Seduta n.155 del 21/12/2005
CLV SEDUTA
(Pomeridiana)
Mercoledì 21 dicembre 2005
Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 16 e 51.
CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 14 dicembre 2005 (150), che è approvato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.
CHERCHI OSCAR, Segretario:
"Interpellanza PACIFICO - URAS - SALIS - COCCO - FRAU - LANZI - SERRA - IBBA - CHERCHI Silvio sulla mancata assunzione dei vincitori del concorso per autisti della Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari". (139)
PRESIDENTE. Comunico all'Aula che, a seguito di un accordo tra tutti i componenti della Commissione e con l'assenso dei Capigruppo, la Commissione ottava è convocata per domani mattina alle ore 10 in luogo delle 17.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Chiedo scusa, Presidente, io sono un componente dell'ottava Commissione ma, non essendo stato messo al corrente di questa variazione, non do la mia disponibilità per domani.
PRESIDENTE. Da questa dichiarazione del consigliere Sanjust deduco che non vi fosse un accordo unanime, per cui la convocazione è sospesa.
PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del disegno di legge 198/A. Passiamo all'esame dell'articolo 2.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2:Art. 2
Conservazione di somme
1. Le somme stanziate in conto competenza e sussistenti in conto residui nel fondo destinato agli interventi di programmazione (UPB S03.008) permangono iscritte nel bilancio regionale sino ad esaurimento delle stesse; le somme destinate a interventi di programmazione integrata e negoziata e sussistenti in conto competenza e residui dei vari capitoli di spesa qualora non impegnati entro il 31 dicembre 2005, permangono nel conto dei residui per essere utilizzate nell'esercizio successivo.
2. Le somme stanziate in conto competenza e sussistenti in conto residui non impegnate alla data del 31 dicembre 2005 in conto dei capitoli 03024 e 03025 (UPB S03.005), 10074-01 e 10074-02 (UPB S10.024) e 12110 e 12211 (UPB S12.030) sono conservate nel conto residui per essere utilizzate, per le finalità ivi previste, nell'esercizio successivo.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di intervenire, metto in votazione l'articolo 2.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale .
PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano al richiesta ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri AMADU, RANDAZZO, SCARPA, LADU, ARTIZZU, SANCIU, LA SPISA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 2.
Rispondono sì i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SPISSU - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - MORO - OPPI - RANDAZZO - SANNA Matteo.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - CONTU - DEDONI - DIANA - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SCARPA - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 65
Votanti 47
Astenuti 18
Maggioranza 24
Favorevoli 38
Contrari 9
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 3.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3:
Art. 3Entrata in vigore
1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge 198/A.
Rispondono sì i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SPISSU - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - MORO - RANDAZZO - SANNA Matteo.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - CONTU - DEDONI - DIANA - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SCARPA - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 64
Votanti 45
Astenuti 19
Maggioranza 23
Favorevoli 40
Contrari 5
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della delibera di autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio. Invito gli onorevoli Questori a prendere posto presso i banchi della Giunta.. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Questore Uras, relatore.
URAS (R.C.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. Passiamo all'esame dell'articolo unico.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo unico:
Articolo unico
E' autorizzato l'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio dal 1° gennaio al 28 febbraio 2006 secondo lo schema degli stati di previsione delle entrate e delle spese del bilancio per l'esercizio finanziario 2005 e dei relativi provvedimenti di variazione.
Durante l'esercizio provvisorio gli impegni di spesa non potranno superare, su ciascun capitolo dello stato di previsione di cui al comma precedente, i due dodicesimi dello stanziamento complessivo; tale limite non si applica qualora si tratti di spesa obbligatoria e non suscettibile di impegni o di pagamenti frazionati in dodicesimi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Il successivo punto all'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 62. (Si riporta di seguito il testo della mozione numero 62:
MOZIONE SANCIU - LA SPISA - DIANA - OPPI - VARGIU - LADU - CONTU - LICANDRO - LOMBARDO - MILIA - PETRINI - PILI - RASSU - SANJUST - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo - AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - BIANCAREDDU - RANDAZZO - CASSANO - DEDONI - PISANO - MURGIONI - GALLUS sui ritardi nella predisposizione del Piano paesaggistico regionale, di cui alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio regionale ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- l'articolo 1 della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, prevede l'adozione, da parte della Giunta regionale, entro i dodici mesi successivi all'approvazione della medesima legge, del Piano paesaggistico regionale (PPR);
- il Piano è individuato quale principale strumento della pianificazione territoriale regionale ai sensi dell'articolo 135 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della Legge 6 luglio 2002, n. 137);
- in particolare, secondo il comma 2 dell'articolo 1, il "PPR costituisce il quadro di riferimento e di coordinamento, per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale, degli atti di programmazione e pianificazione regionale, provinciale e locale ed assume i contenuti di cui all'articolo 143 del decreto legislativo n. 42 del 2004";
- ai dettami del Piano paesaggistico regionale si devono attenere, quindi, Regione, province e comuni per procedere alla programmazione e alla gestione, con relativa adozione di strumenti normativi;
- nelle more dell'approvazione del PPR, l'articolo 3 della citata legge individua alcune misure di salvaguardia con "il divieto di realizzare nuove opere soggette a concessione ed autorizzazione edilizia, nonché quello di approvare, sottoscrivere e rinnovare convenzioni di lottizzazione" nei seguenti ambiti territoriali:
a) territori costieri compresi nella fascia entro i 2000 metri dalla linea di battigia marina, anche per i terreni elevati sul mare;
b) territori costieri compresi nella fascia entro i 500 metri dalla linea di battigia marina, anche per i terreni elevati sul mare, per le isole minori;
c) compendi sabbiosi e dunali;
- l'approvazione della legge regionale n. 8 del 2004, congiuntamente ai citati divieti e in attesa dell'adozione del PPR, ha determinato la sospensione di numerosi interventi programmati e avviati, nonché la paralisi dell'attività delle amministrazioni comunali e provinciali per effetto della mancanza momentanea, determinata dalla legge, di un quadro di riferimento normativo certo in base al quale programmare le attività inerenti la gestione del territorio;
- questa situazione di incertezza rischia di aggravarsi per il ritardo con cui la Giunta regionale sta procedendo alla stesura del PPR che, ad oltre un anno dall'approvazione della legge di riferimento e nonostante il termine perentorio di dodici mesi fissato dal comma 1 dell'articolo 1, non è stato ancora predisposto;
EVIDENZIATO che:
- l'iter per la stesura del Piano dispone la pubblicazione del PPR per sessanta giorni all'albo di tutti i comuni interessati, come disposto dall'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, rinnovellato dalla legge regionale n. 8 del 2004;
- il citato articolo 11 prevede, inoltre, un periodo di trenta giorni, decorrenti dall'ultimo di deposito, entro il quale "chiunque può presentare osservazioni indirizzate al Presidente della Regione";
- terminata questa procedura, la Presidenza della Giunta regionale, per un periodo non precisato, esamina le osservazioni e, sentito il parere del Comitato tecnico regionale, adotta il PPR e lo trasmette al Consiglio regionale nonché ai comuni interessati per la pubblicazione all'albo pretorio per un periodo di quindici giorni;
- il procedimento prevede, infine, l'esame del PPR da parte della Commissione regionale competente in materia di urbanistica per un periodo non superiore ai due mesi e l'approvazione in via definitiva, da parte della Giunta, entro trenta giorni dall'acquisizione del parere della Commissione consiliare;
CONSIDERATO che:
- dalla presentazione della proposta di Piano alla sua approvazione definitiva dovrebbero decorrere oltre sei mesi;
- dopo un anno dall'approvazione della legge, la Giunta regionale non ha ancora predisposto la proposta di PPR, determinando uno slittamento nell'iter generale del provvedimento;
- come esposto in premessa, la legge regionale n. 8 del 2004 ha provocato la sospensione di numerose attività economiche, in molti casi finanziate dallo Stato, dall'Unione europea e dalla Regione, determinando gravi danni economici alle istituzioni pubbliche e ai soggetti privati per effetto della perdita dei finanziamenti che, in molti casi, sono sottoposti a vincoli temporali;
- l'onere del provvedimento ha colpito direttamente il settore delle costruzioni, che ha registrato una elevata diminuzione delle unità lavorative e la chiusura di diverse imprese;
- la prolungata assenza di un quadro di riferimento normativo ha determinato, inoltre, una situazione di stallo nella pubblica amministrazione per l'impossibilità di programmare le attività di pianificazione del territorio; situazione che ricade su imprenditori e cittadini che, contestualmente, non possono programmare investimenti per il diniego delle amministrazioni, ai sensi della legge regionale n. 8 del 2004, al rilascio di concessioni edilizie negli ambiti territoriali di cui all'articolo 3 della legge;
- lo stesso comparto turistico della Sardegna ha subito ripercussioni negative in quanto, allo stato attuale, non è possibile adeguare l'offerta e, in molti casi, procedere all'ammodernamento delle strutture stesse;
- l'economia della Regione sta attraversando una fase di crisi generalizzata che sta causando un malessere diffuso nella società sarda,
sollecita e invita la Giunta regionale
1) a riferire al Consiglio regionale sullo stato della redazione del Piano paesaggistico regionale;
2) a tenere conto dei tempi effettivi di elaborazione e di approvazione del medesimo PPR, e a riconoscere che le previsioni di legge, in merito ai limiti e ai vincoli di salvaguardia, debbono essere riviste. (62)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il consigliere Sanciu per illustrare la mozione numero 62.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, la legge regionale numero 8 del 2004, che noi tutti ancora ben ricordiamo per il lungo travaglio che ha vissuto in quest'Aula, prevedeva da parte della Giunta regionale l'adozione del Piano paesaggistico regionale entro i dodici mesi successivi all'approvazione della medesima legge.
Ebbene, oggi ci troviamo qui ad esaminare una porzione importante di quel progetto per la Sardegna, che è stato a lungo e più volte annunciato dal Presidente, e che solo grazie alle diverse sollecitazioni da parte del centrodestra è stato finalmente, qualcuno dice "purtroppo", reso pubblico nei suoi elementi essenziali. Ho detto "finalmente", ma in realtà la pubblicazione della proposta di Piano paesaggistico regionale rischia di segnare una data nefasta per la nostra Regione; in tutta sincerità, oggi, alla luce dei contenuti di queste linee del Piano possiamo dire che nessuno di noi avrebbe voluto vivere questa giornata. Questa proposta è peggiore di ogni altra cosa che la fantasia più contorta potesse immaginare, non perché la Sardegna viene proiettata in un'epoca remota di chiusura verso l'esterno che, tra l'altro, con impegno e grandi sforzi, eravamo riusciti a superare, ma perché fa della Sardegna una vera e propria gabbia, cari colleghi. Questo piano ingabbia i sardi nel loro territorio come fossero animali allo zoo!
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue SANCIU.) Tutti, e penso anche, a onor del vero, i colleghi della maggioranza, ci saremmo aspettati un PPR che tracciasse le linee direttrici su cui orientare tutte le future scelte in materia urbanistica e di tutela del paesaggio, un PPR che per la sua complessa natura, ed essendo il principale strumento della pianificazione regionale, doveva offrire ben altro in termini progettuali e propositivi, in termini di riferimento e coordinamento, ma soprattutto in termini di linee guida e obiettivi che, invece, ruotano tutti intorno all'assunto "vietato costruire".
Queste, colleghi, sono le linee guida, lo sviluppo della nostra Isola non può essere legato esclusivamente al mattone, e d'altro canto nessuno di noi vuole una cementificazione indiscriminata e a prescindere da tutto, ma non è neanche possibile il protrarsi unicamente di quelle condizioni, di quella politica di divieti introdotta con la legge numero 8 del 2004, e ancor prima con la delibera di agosto che sta facendo sentire pesantemente sull'Isola le sue conseguenze. Che questa Giunta per mano del suo Presidente fosse capace di porre in essere soltanto vincoli, divieti e prescrizioni, non è certamente una novità, ma un PPR degno di questo nome doveva essere in grado di gestire in maniera equilibrata ed armonica la valorizzazione e la salvaguardia ambientale con lo sviluppo economico della nostra Regione. Ci troviamo di fronte, invece, una serie di norme e di disposizioni che affosseranno l'Isola e metteranno in crisi diversi settori economici, i più importanti, della Sardegna, perchè produrranno il protrarsi della sospensione di numerose attività economiche, in molti casi finanziate dallo Stato, dall'Unione Europea e dalla Regione stessa, con ingenti danni economici alle istituzioni pubbliche e ai soggetti privati.
La politica del "blocca tutto" del Presidente in questo Piano si amplia e si espande sino a vincolare anche ogni minima possibilità di scelta personale del cittadino. Vengono vincolate e avvilite nella loro potestà le amministrazioni locali, vengono introdotti strumenti e metodi che voi stessi, Assessore, Presidente, contestate al Governo nazionale, dimostrando ancora una volta che le vertenze da lei e da voi avviate sulle servitù militari, sulle entrate e quant'altro, sono unicamente strumentali e non frutto di una reale consapevolezza e convinzione della loro necessità.
Assessori, l'autonomia non è solo quella che voi rivendicate nei confronti dello Stato, ma è anche quella che la Regione deve riconoscere alle amministrazioni comunali come elemento indispensabile per poter governare il territorio e per poter dare risposte ai cittadini. Viceversa, quello che stanno facendo la Giunta e il Presidente è ribadire, qualora ve ne fosse ancora bisogno, che c'è effettivamente un unico uomo al comando, con un unico punto di vista e un unico metro di giudizio; la sua rivendicazione di autonomia è una rivendicazione di comodo. Si è autonomisti quando si va a Roma, si è accentratori quando si tratta di delegare le competenze a chi effettivamente le ha.
Questo modo di fare ha prodotto una mostruosità che neanche le forze di centrosinistra sentono oggi di condividere. Io sono rimasto sconcertato leggendo i dettami del PPR, le prescrizioni incondizionate che non tengono conto delle reali esigenze e delle diversità dei comuni della Sardegna. È vero, in questo PPR la Sardegna è divisa, sì, in ben ventisette ambiti territoriali, dove per ciascuno sono indicate alcune azioni da voi definite strategiche, ma queste in molti casi collidono con le prescrizioni generali del PPR, che sottopone i territori della nostra Isola a vincoli pressoché assoluti.
La mappa cartografica degli ambiti di paesaggio mi ricorda una cartografia elaborata dal SAR, che rappresenta il processo di desertificazione della Sardegna. Lo ripeto: noi vogliamo la valorizzazione dell'ambiente, come risorsa del nostro territorio e come patrimonio che vogliamo lasciare in eredità. Ma qui non si parla più di lotta alla cementificazione e agli abusi, qui siamo di fronte ad un progetto assurdo, privo di qualsiasi logica e coerenza, un progetto che vincola non solo le zone costiere, ma l'intera Sardegna, impiegando metodi che, contrariamente alle intenzioni, favoriscono lo spopolamento delle campagne.
Cari colleghi, come si può pretendere di voler evitare che i sardi abbandonino i paesi, le frazioni, i borghi e gli stazzi, se la tutela ambientale del presidente Soru è impostata soprattutto sull'esclusione dell'uomo dal territorio? I modelli e gli esempi di tutela ambientale che ci vengono proposti sono, infatti, la Conservatoria delle coste e le oasi ambientalistiche; modelli, questi, che impediscono all'uomo di vivere o di continuare a vivere nel suo ambiente. La vita all'interno dell'Isola è strettamente legata alle attività della campagna. Non si può pensare di relegare i sardi nella cinta daziaria dei comuni di residenza. Ormai è una concezione consolidata in tutto il mondo che la tutela e la valorizzazione dell'ambiente non può prescindere dalla presenza dell'uomo. È l'uomo che garantisce un prezioso e fondamentale presidio del territorio, soprattutto in Sardegna, dove le attività rurali hanno una storia millenaria, e dove i nostri pastori e gli agricoltori si sono impegnati nel difendere e nel salvaguardare il loro ambiente. Dobbiamo ricordare che i sardi hanno un rapporto forte con la terra e con la cultura rurale. Non c'è infatti famiglia in Sardegna che non possegga anche un piccolo appezzamento di terreno.
Oggi, in risposta, troviamo in questo PPR, invece, prescrizioni per il nostro mondo agricolo totalmente scollegate dal contesto storico, ambientale, del sistema e dell'economia agricola isolana. Sono d'accordo che bisogna agire per bloccare speculazioni in zone agricole, ma non posso certamente condividere la volontà di impedire, anche a coloro che provengono dalla cultura rurale, di mantenere le proprie radici nella terra dei loro padri. Basti pensare ad esempio che l'ottanta per cento delle case di campagna della provincia di Sassari è stato realizzato non da imprenditori agricoli ma da coloro che sentono questo forte legame con la terra e che garantiscono, con la loro presenza, le produzioni tradizionali nei vigneti, negli oliveti e negli agrumeti, nonché la difesa e il presidio del territorio; ma lo stesso discorso lo possiamo fare per gli stazzi galluresi e così via.
La stessa Comunità europea riconosce da anni e con diverse politiche l'importanza di garantire e incentivare la presenza dell'uomo nelle zone rurali, e per questo ha avviato una serie di iniziative importanti come il Piano di sviluppo rurale, attraverso il quale vengono addirittura offerti incentivi per salvaguardare il legame tra uomo e territorio. In questo PPR è inoltre palese, ripeto, la volontà di accentrare tutti i poteri in materia urbanistica e di salvaguardia del paesaggio nelle mani del Presidente, delegittimando il potere e le competenze delle amministrazioni locali: province e comuni; le stesse amministrazioni che per circa un anno e mezzo sono state letteralmente bloccate nella gestione del loro territorio, continuano ad esserlo oggi in attesa di conoscere i correttivi da apportare ai propri strumenti urbanistici.
Ci sono numerosi territori della Sardegna dove l'attività amministrativa in materia di ambiente e urbanistica si è pressoché paralizzata per l'impossibilità delle singole amministrazioni di adottare misure e strumenti di gestione del territorio, di rilasciare concessioni e autorizzazioni, anche a seguito di quelle lettere,dal tono quasi minaccioso, inviate dal suo Assessorato, assessore Sanna, . Una situazione quindi gravissima, che si è abbattuta pesantemente sia sugli operatori economici, sia sui cittadini che, in attesa di una norma chiara, non hanno potuto programmare investimenti per l'ampliamento di un'azienda, di un'attività, o persino per edificare una semplice casa di civile abitazione.
In pratica siamo al blocco totale delle attività di gestione del territorio, in una Regione già fortemente penalizzata, in grave ritardo infrastrutturale. Questa situazione di grave incertezza normativa rischia di aggravarsi per effetto della confusione generata dalla stessa Giunta, e segnalata nei giorni scorsi dal collega Floris, in merito all'abrogazione della legge 45/89 prevista dal disegno di legge, non ancora giunto in Consiglio e citato addirittura dalla delibera di approvazione del Piano paesaggistico regionale.
In pratica ci troviamo nella situazione paradossale in cui una Giunta regionale pretende di governare oggi sulla base di normative che, di fatto, non esistono ancora, quasi volesse anticipare e prevedere situazioni future che non si possono ancora conoscere, creando un'ulteriore situazione di incertezza e confusione tra le amministrazioni, comuni e province, ma potremmo dire la stessa cosa anche per i soggetti privati.
Vengono così offerte informazioni contrastanti accentuando l'immobilismo della pubblica amministrazione congiunto a uno stato di grave incertezza. Un esempio è il rischio paventato dai più, ma evidentemente non previsto dalla Giunta, che ha cercato frettolosamente e goffamente di correre ai ripari all'ultimo momentodella valanga di richieste di concessione edilizia che giungeranno alle amministrazioni; amministrazioni che si troveranno inevitabilmente in difficoltà per dare una risposta.
Assessore Sanna, non credo che siano sufficienti le sue circolari inviate ai comuni per porre rimedio a questa situazione di caos che si sta creando e che non siete riusciti a prevedere, tanto meno serviranno a rasserenare le amministrazioni preposte per indicare loro la strada da seguire. Come ha detto il collega Floris questo PPR rappresenta un bluff, una presa in giro nei confronti dei sardi, che hanno atteso per oltre un anno e mezzo che si facesse maggiore chiarezza sugli strumenti normativi in materia urbanistica e poter procedere così, nel rispetto dell'ambiente, alla realizzazione di tutte quelle iniziative sospese praticamente all'atto dell'insediamento di questa Giunta.
Questo piano è un bluff anche nei confronti di questo Consiglio, che ha ugualmente atteso e sollecitato un chiarimento della Giunta che solo oggi presenta una proposta che non fa altro che dimostrare con quanta approssimazione e leggerezza si ponga l'Esecutivo nei confronti di tematiche strategiche per lo sviluppo della nostra Regione.
Noi pensavamo che il presidente Soru avesse un'idea, seppure non condivisa e difficilmente condivisibile, sulle politiche ambientali da adottare in Sardegna, ma dopo aver letto la proposta di Piano mi sento di poter tranquillamente affermare che non c'è alcuna idea, non c'è un progetto globale. Se prima pensavamo che il Presidente intendesse valorizzare le zone interne a discapito dei territori costieri, oggi possiamo assicurare ai sardi che questo Piano non salva né le coste né le zone interne, ma è destinato a provocare l'impoverimento di entrambe.
Noi abbiamo sollecitato la Giunta su un punto che non viene affatto chiarito dal Piano (ce ne sono tanti altri), ma che viceversa è fonte di ulteriore perplessità. Se la legge ha creato una situazione di immobilismo amministrativo ci chiediamo se e per quanto questa situazione deve perdurare. Secondo la legge numero 8, per giungere all'audizione finale del Piano, sono necessari almeno sei mesi dalla data di pubblicazione sull'albo pretorio dei comuni. Vista però la fretta con cui è stato predisposto, e nonostante noi avessimo messo in guardia il Consiglio sulle difficoltà di attuare questa legge in pochi mesi, il Piano avrà un iter che andrà ben oltre questo intervallo temporale, perché dovrà essere sottoposto a continui aggiustamenti e revisioni da parte della Giunta; e direi anche di verifica degli aspetti dello stesso che devono essere coerenti con i dettami della Costituzione.
La Giunta ci deve spiegare ora per quanto tempo i sardi dovranno attendere una normativa in materia urbanistica e se non ritenga opportuno, a questo punto, dilazionare in un tempo maggiore l'iter di attuazione della legge, senza però procrastinare nel tempo anche i vincoli che, lo ricordo, dovevano avere natura temporanea.
Mi rivolgo inoltre alla maggioranza che, un anno fa, non ha voluto ascoltare le nostre sollecitazioni e che si è tacitamente schierata, forse per mancanza di coraggio, sulle posizioni del Presidente sfacendo in modo che questa legge venisse approvata senza alcuna modifica sostanziale.
Colleghi, a questo punto non mi sembra corretto riversare tutte le responsabilità sul presidente Soru. Certo, è sicuramente lui quello che ha portato avanti questa battaglia illogica, ma siete voi ad aver avvallato le sue scelte, voi colleghi del centrosinistra avete oggi le stesse responsabilità di fronte alla situazione disastrosa che si è creata in Sardegna. Oggi, di fronte all'evidente errore commesso un anno fa, non vi chiedo di compiere atti straordinari, ma di esercitare quella facoltà critica e di dissenso che il mandato dei sardi vi ha conferito, e che non potete limitare all'esercizio del voto segreto quando si tratta di bocciare altri provvedimenti di legge.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
Ricordo ai colleghi che si può intervenire per dieci minuti e che le iscrizioni a parlare devono avvenire durante l'intervento del consigliere Rassu.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, colleghi e signori della Giunta, la mozione è stata presentata per sollecitare la presentazione del Piano, giustamente, e in questi giorni abbiamo potuto visionare i contenuti del Piano che la Giunta ha proposto ai sardi e alla Sardegna.
Io personalmente imposterò il mio intervento, non tanto sui dispositivi contenuti nel Piano quanto sul principio che lo informa, rifacendomi in parte alla legge numero 8 del 2004, alla quale il piano sinceramente risponde poco, almeno per quanto ho potuto verificare da una lettura del medesimo.
Io non mi soffermerò sul problema delle coste sul quale sono intervenuto durante la discussione della legge numero 8, la mia opinione in merito è nota, ma mi soffermerò sui dispositivi inerenti le nostre zone rurali, le nostre campagne.
Le zone rurali sono quelle che, al di fuori di tutte le altre zone A), B), C), D) dei Piani urbanistici comunali, sono tradizionalmente dedite all'agricoltura. Ma non per questo, in quanto tutti i cittadini di fronte alla legge sono uguali, è detto da alcuna parte o tanto meno è sancito in legge, costituzionale, che nelle zone rurali possono edificare solo ed esclusivamente coloro i quali sono dediti all'attività agricola, quindi gli imprenditori agricoli e dietro presentazione di un piano aziendale. Ma stiamo parlando di urbanistica o stiamo parlando di investimenti atti ad ottenere mutui od altro? Qui bisogna scindere le due cose.
Io mi ricordo una vecchia canzone chi cantaiamusu a minores: "Tancas serradasa a muru, fattas a s'afferra afferra. Si su chelu vi bi stadu in terra, serradu s'aian cussu puru". Che cosa vuol dire? Vuol dire che a seguito dell'Editto sulle Chiudende i proprietari più grossi, utilizzando la mano d'opera dei poveri, di coloro i quali non avevano il potere, chiusero un gran numero di terre costituendo quei grandi tancati che ancora oggi sono presenti nei nostri paesi. I poveri di allora, eccetto qualche rara eccezione di chi riuscì ad usufruire della De Marzi-Cipolla del '72, sono ancora poveri e i proprietari di cento anni fa, di duecento anni fa, sono gli attuali proprietari. E coloro i quali avevano un appezzamento di terra piccolo, ma custodito, tenuto orgogliosamente, mai venduto malgrado gli stati di necessità delle famiglie, ancora ce l'hanno; e nella proposta della Giunta leggo che se un sardo non è proprietario terriero non può uscire dal proprio centro urbano. Ma di che cosa stiamo parlando? Ma abbiamo perduto il senno? Cioè se uno non dispone di cinque ettari di terra a coltura intensiva non può edificare in campagna? Ma i nostri emigrati - io ho fatto il sindaco per vent'anni quindi li conosco - con i loro piccoli risparmi riescono solo ad acquistare un pezzo di terra dove sperano di impiantare un vigneto, un oliveto e costruirsi una casetta in cui passare gli anni della pensione. O forse potranno costruire ed avere vantaggi solo coloro i quali sino ad oggi hanno avuto i vantaggi, coloro i quali sino ad oggi hanno goduto di proprietà, coloro i quali sino ad oggi si sono potuti permettere tutto e il povero deve essere cacciato via? Perché questo succederà!
Se questo provvedimento, malauguratamente, anzi io me lo auguro, andrà in porto, sono sicuro che tutta la Sardegna, non i sindaci, tutta la Sardegna, scenderà a Cagliari perché la gente non vuole credere che si possa aver pensato una cosa del genere, che possa essere stata escogitata una norma che va contro qualsiasi logica, contro la libertà, contro la democrazia, contro il diritto di proprietà, contro la legalità, contro l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge! Il ricco deve diventare più ricco, in campagna, il povero deve andar via! Io non credo che questo possa essere stato concepito dalla mente che ha studiato i provvedimenti. Probabilmente lo scopo è quello di accorpare le proprietà, ma è un metodo sbagliato; questo è il metodo cinese, perché in Cina stanno facendo questo, chi si oppone lo stanno fucilando; questo dice la televisione. Ma qui non siamo in Cina!
Assessore Sanna, nel testo si dice che la dimensione minima del fondo dovrà essere pari almeno a cinque ettari per colture intensive e venti ettari per colture estensive. Chiederò di fare una indagine tra tutti coloro che vogliono realizzare serre, perché tutte le imprese che vorranno d'ora in avanti realizzare strutture del genere in zona agricola non potranno chiaramente farlo, anche se è un investimento.
Io vi chiedo se vi siete resi conto, in concreto, di dove si vuole arrivare! Qui si imbavaglia la Sardegna, e non sto parlando, credetemi, di avvantaggiare Tizio o avvantaggiare Caio, si attiverà una speculazione vera dove i piccoli saranno costretti a vendere a prezzo stracciato, ma questo la Sardegna - caro Assessore - non l'accetterà mai! E su questo inizieremo una battaglia comune per comune, famiglia per famiglia, e diremo che questa Giunta sta depredando il 98 per cento delle famiglie di quelle poche cose che ha a favore di chi ha troppo! Perché se passa questa normativa nel mio piccolo centro, Torralba, potranno edificare in campagna cinque persone, e tutti gli altri saranno esclusi!
Non c'è legge che possa limitare il diritto di ogni cittadino! Qui si chiude anche il diritto a sognare! Glielo direte voi agli emigrati! Glielo direte voi a coloro che vanno in pensione e ai piccoli impiegati! Altra cosa è l'urbanizzazione selvaggia delle periferie delle grandi città, ma quelle sono zone che devono essere assoggettate a piani particolareggiati, a piani di zona che niente hanno a che fare con le zone agricole isolane. Altra cosa sono le zone da difendere dal punto di vista ambientale, ma se l'ambiente è tutelato e difeso in campagna oggi lo si deve a chi in campagna resta! Lo si deve anche a quei piccoli proprietari che edificando una piccola casa tutelano, salvaguardano e valorizzano il territorio!
Non so se si sia pensato a questo quando leggo, nello stesso articolo, che non è possibile bitumare o cementare strade rurali. Io posso essere d'accordo, ma posso essere d'accordo per le strade rurali che non superano una certa pendenza. Ma vada Felice Floris a dire ai suoi compaesani o al suo comune che non può assolutamente fare una strada per andare in montagna, che deve lasciarla sterrata; è chiaro che quella strada non reggerà più di un inverno! Abbiamo necessità di andare in campagna con mezzi meccanizzati, non possiamo fare gli indiani, non possiamo fare la riserva indiana, la riserva Apache in Sardegna!
Ci sarebbero tante cose da dire, ma questo è un provvedimento - ne approfitto per dirlo - fatto certamente contro gli interessi dei sardi, è un intervento impopolare che danneggia, mortifica ed umilia il 98 per cento della popolazione isolana; e le normative che vanno contro il popolo sono normative illegittime!
Noi non ci faremo intimidire certamente delle lettere mandate ai comuni, perché porteremo qui i comuni, porteremo qui tutta la popolazione sarda, se è vero come è vero che si intende mandare avanti un provvedimento del genere! Sfido chiunque a trovare delle norme simili in tutto il contesto nazionale! La Sardegna deve essere tutelata, ma tutelarla non vuol dire far andar via i sardi a vantaggio di chi ha soldi, di chi ha la proprietà terriera, di chi ha le tanche, dei grossi imprenditori. Anche se probabilmente non è questa l'intenzione, questo provvedimento innescherà forme di speculazione edilizia, ma non lo permetteremo; certamente non favorirà l'accorpamento della proprietà agricola, che è una cosa ben diversa!
Invito quindi a riflettere su questi provvedimenti. È necessario discuterne, giustamente coinvolgere il Consiglio regionale, coinvolgere le autonomie locali che sono escluse dalla pianificazione territoriale, ed è una cosa assurda. E' necessaria una riflessione, perché si può sbagliare pur volendo fare del bene.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Molto brevemente per dire che la mozione presentata tratta un argomento serio, importante per lo sviluppo della nostra Regione, per quello che noi intendiamo come sviluppo, cioè non solo crescita economica i cui benefici poi possono ricadere solo ed esclusivamente su alcuni dei soggetti che partecipano alla vicenda economica della Sardegna, quelli più privilegiati, quelli che sono possessori di mezzi e di strumenti. Noi, in Sardegna, abbiamo una realtà economica che spesso si definisce nana per le dimensioni dell'impresa, ma è la nostra condizione, quella che io ritengo sarà anche la condizione del domani, molto difficilmente superabile se non si ritiene di affidare il governo della nostra regione, anziché ai sardi, a soggetti che provengono da fuori, che hanno strumenti finanziari molto importanti, che hanno capacità di investimento sopra ogni misura. Il nostro tessuto imprenditoriale è formato da piccola e spesso piccolissima impresa e microimpresa, ed è il nostro popolo, quello che lavora tutti i giorni, quello che produce tutti i giorni la ricchezza vera che sta in questa Regione e che in questa regione rimane. L'onorevole Sanciu che partecipa alla vita e al lavoro della Commissione quarta, che ha avuto sempre un'attenzione particolare, non solo ai contenuti che vengono proposti in materia di urbanistica e di pianificazione paesaggistica, ma anche alle procedure che vengono messe in atto al fine di garantire una effettiva partecipazione di tutti, anche degli strati di popolazione che appaiono meno coinvolti, sa bene che il nostro tessuto economico e sociale è formato non da grandi imprenditori turistici, ma da coloro che svolgono piccole attività nel mondo agricolo, nell'edilizia, nel settore turistico.
L'onorevole Sanciu sa anche che, ultimata la predisposizione del Piano, adesso incomincia l'interlocuzione con i soggetti sociali, con il sistema delle autonomie locali, la Commissione sarà investita del compito di istruire e di esprimere un parere sulla cui capacità di vincolo si è molto discusso in Commissione mentre esaminavamo la legge numero 8, ritenendo noi che il vincolo nasce dalla fondatezza delle argomentazioni che noi saremo in grado di proporre a tutela degli interessi generali di questa nostra Regione e della sua popolazione, all'atto della predisposizione del parere. E' in atto, è in corso cioè una vicenda politica che si sviluppa.
Su queste materie in questi ultimi decenni la discussione è stata ampia, ed anche di grande valore, la legge numero 45 dell'89, sono passati ormai sedici anni, è solo uno dei capitoli, la pianificazione paesistica fatta negli anni novanta, poi annullata per le note vicende, è un altro dei capitoli di questa storia, ed oggi se ne scrive un altro!
Quindi ci saranno tempi e modi per discutere di questo argomento in modo più compiuto e con le carte in mano: la normativa che è stata predisposta, le osservazioni formulate dai settori economici e sociali dei diversi territori della nostra Regione.
Io so che il Presidente della Commissione quarta ha fatto richiesta di tutta la documentazione, completa anche delle cartografie, all'Assessorato competente, che da questo punto di vista è stata dimostrata un'ampia disponibilità da parte dell'Assessore, che c'è quindi il tanto per mettersi a lavorare, a leggere le carte, a capire il senso e il significato ultimo dell'operazione di pianificazione che viene proposta. C'è quindi la possibilità di fare bene ancora una volta, di esercitare in pieno ancora una volta la nostra funzione di consiglieri regionali, di legislatori, di soggetti che rappresentano il popolo, che rappresentano settori dell'economia e della società sarda.
Mi sembra inopportuno, quindi, riprendere i ragionamenti che sono stati fatti in sede di esame e di approvazione della legge numero 8. Dobbiamo vedere se gli obiettivi che ci siamo posti con quella legge, che non sono obiettivi di blocco dell'attività economica complessiva della Regione, sono invece obiettivi di qualificazione di quell'attività, trovano una corrispondenza negli elaborati che sono stati realizzati. Su questo ancora nulla si può dire. Io sono molto cauto, ho visto che c'è stato un grande discutere sulla stampa. La stampa raccoglie informazioni, spesso anche indiscrezioni, pareri, opinioni, giustamente attiva il dibattito, coglie l'opinione di strati importanti di popolazione, spesso popolazione che non è in grado di avere gli stessi strumenti di critica, di valutazione che ha chi svolge questa funzione in Consiglio regionale, perché gli mancano i materiali, gli mancano le informazioni puntuali, gli mancano le carte, non perché non sia in grado di capire. La popolazione è in grado di capire, è in grado di capire spesso in modo più diretto, immediato ed anche più efficace rispetto a noi che, soprattutto quando si passano troppe ore dentro il Palazzo, rischiamo di perdere il contatto con i nostri rappresentati, cioè con l'elettorato e con le popolazioni che qua tentiamo di rappresentare al meglio.
Quindi è questo il passo delicato, cerchiamo di fare uno sforzo perché non ci sia, ancora una volta, in via preventiva e disorientante, una campagna che piuttosto che informare disinforma e disorienta. Quindi lavoriamo insieme, onorevole Sanciu, nella Commissione di merito per fare un'analisi compiuta del provvedimento che la Giunta ha disposto.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Grazie Presidente, onorevoli colleghi; quando ho avuto la possibilità di leggere l'articolato del Piano paesaggistico sono tornato indietro di un paio di mesi quando nel corso del confronto, avvenuto molte volte con pacatezza e tante altre volte magari con un po' più di impeto, sul disegno di legge cosiddetto salvacoste, io personalmente ho avuto, sia da parte sua, Assessore, ma soprattutto da parte del collega, stimato, Pirisi, ampie rassicurazioni sul fatto che mai e poi mai sareste andati a creare problemi, a creare preoccupazioni - dispiace doverlo dire -a distruggere il lavoro che in tantissimi anni e con grandissimi sacrifici soprattutto dei giovani sono riusciti ad inventarsi, a costruirsi nei litorali e nelle spiagge della nostra Sardegna.
Sono rimasto veramente colpito da ciò che ho letto all'articolo 29, ed esattamente al terzo comma, e vorrei citarlo testualmente: "Con l'approvazione definitiva del piano paesaggistico regionale da parte della Giunta, in considerazione del valore strategico dei territori costieri e del preminente interesse pubblico, si provvede alla revoca delle concessioni demaniali in essere e alla riassegnazione sulla base di nuove previsioni di pianificazione paesaggistica e delle direttive regionali." Probabilmente, cari colleghi, alcuni sono distratti e me ne dispiace, basterebbe leggere queste quattro - cinque righe per concludere qui il mio intervento, perché in queste quattro, cinque righe è stato detto tutto. Soprattutto vengono evidenziate le ragioni dei nostri timori, delle nostre preoccupazioni, delle nostre convinzioni, e cioè che si volesse togliere a chi in anni di sacrifici è riuscito a costruire qualche cosa, spesso e volentieri dal nulla, per dare chissà a chi, probabilmente a qualche amico che, nel corso degli anni, si è reso conto di poter sfruttare il sacrificio e l'inventiva di altri.
Caro Assessore, io mi auguro che lei abbia il tempo, ma sicuramente ce l'ha, io voglio sperare che ancora questo accada, di riflettere su quali conseguenze una norma di questo genere può determinare nella nostra Sardegna che, come ricordava il collega Uras pochi istanti fa, ha un tessuto imprenditoriale composto prevalentemente da piccole, piccolissime imprese. Collega Uras, questo settore forse è l'anello debole dell'impresa sarda, dell'imprenditoria sarda; il turismo non è fatto solo ed esclusivamente dalle grandi catene alberghiere, non è fatto esclusivamente dalle compagnie dei voli low cost, ma la realtà del turismo sardo è dato anche dalle piccole cooperative di servizi che operano nei nostri litorali.
Vorrei aprire anche un'altra brevissima parentesi su un aspetto che probabilmente non è stato preso in considerazione nel momento in cui è stato scritto questo comma. Vorrei ricordare a tutti i colleghi, ma soprattutto all'Assessore, e spero che queste mie parole arrivino anche alle orecchie dell'assessore Dirindin, che durante tutto il periodo estivo chi si occupa dei soccorsi alla balneazione spesso e volentieri, se non nella loro totalità, sono esclusivamente le cooperative che lavorano nei litorali e che in tutti questi anni hanno effettuato tantissime operazioni di salvataggio in zone di litorale dove non c'è Guardia Costiera, non c'è Polizia Municipale, sono spesso zone impervie nelle quali neanche gli elicotteri spesso riescono ad arrivare.
Assessore, mi auguro che veramente lei riesca a capire quale danno si possa ingenerare attuando queste quattro righe dell'articolato. Per fortuna non si tratta ancora di una legge, per fortuna mi auguro che tra gentiluomini, quali qua dentro siamo, vengano rispettate le parole e i pensieri che sono stati espressi nei mesi scorsi. Quindi io mi appello alla sensibilità del collega Pirisi, alla sensibilità dell'Aula tutta e alla sensibilità sua, Assessore, e del nostro Presidente. PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, io trovo che la mozione presentata sia assolutamente condivisibile e non solo, secondo me, dai colleghi che l'hanno firmata, ma credo che su argomenti come questi, su quello che sta succedendo in campo urbanistico incomincino a porsi problemi anche i colleghi della maggioranza, anche se vedo che stasera non sono molto numerosi in Aula; le vacanze natalizie incombono e i problemi personali forse prevalgono su quelli generali.
Colleghi, il Piano paesaggistico regionale è di là da venire, è lontano dall'essere approvato, in barba a tutte le promesse che vennero fatte quando si discusse la cosiddetta legge salvacoste. Il Piano paesaggistico regionale è importante perché chiaramente senza un Piano paesaggistico rischiamo di fare delle scelte non corrette. Abbiamo letto diverse notizie sui giornali, abbiamo letto di volontà di allungare il blocco anche oltre i duemila metri e fino ai quattro chilometri dalle coste; , l'abbiamo detto con onestà e lo ripetiamo anche adesso, una simile ipotesi di per sé e in sé non ci spaventerebbe in certe zone della Sardegna, non ci spaventerebbe affatto, perché alcune zone effettivamente meritano questo trattamento, meritano di essere tutelate in modo privilegiato per la loro bellezza e per quello che costituiscono per la Sardegna. Sentiamo invece proposte, leggiamo sui giornali, senza un coinvolgimento del Consiglio, di scelte, che la Giunta avrebbe voglia di porre in essere, che non darebbero ai cittadini la possibilità di edificare nel territorio perché imporrebbero limiti veramente impossibili da sostenere, non tenendo in nessun conto legittime aspettative che nascono sulla base di tradizioni (pensiamo al Sulcis, pensiamo alla Gallura dove esiste la cultura dello stazzo) che andrebbero diversamente ponderate.
Durante la discussione generale sulla "salvacoste" ebbi modo di dire, e lo ripeto, che in Sardegna c'è bisogno di regole più che di vincoli e di blocchi, soprattutto di regole su come devono essere edificate le case, perché costruire in sé e per sé, non sempre vuol dire deturpare. La tanto vituperata Costa Smeralda, lo ripeto, sarò il solo in quest'Aula a pensarla così ma sono convinto di quello che dico, ha insegnato come si può costruire con un minimo di impatto ambientale senza deturpare, senza offendere la vista di chi guarda.
Stabilire delle regole che obblighino in campagna a costruire utilizzando i materiali locali, le pietre locali, valorizzando i materiali poveri ma non per questo privi di nobiltà, può dare valore alle costruzioni e impedire di vedere le facciate di mattoni che, non essendo neanche mattoni "faccia a vista", come si usa dire, sono veramente degli obbrobri. Certamente non meraviglia, vedendo gli scempi costruiti in campagna causati da un'anarchia edilizia, che si prendano provvedimenti, ma questi provvedimenti non possono essere tanto drastici da impedire qualunque attività edilizia nel territorio della Sardegna, perché lo scotto da pagare sarebbe l'abbandono dei territori, l'abbandono della campagna data l'impossibilità di viverci, da parte di chi fino ad ora l'ha tutelata e difesa. Una ulteriore conseguenza della desertificazione di questi territori sarebbe, l'allontanamento delle attività economiche, quindi un inurbamento forzato verso le città con tutti i problemi che ne conseguono: la richiesta di servizi, che non siamo in grado di sostenere, l'aggravamento dei problemi delle zone interne.
Però, signori Assessori, signor Presidente ed onorevoli colleghi, io credo che noi non dobbiamo farci prendere la mano dalle ideologie, non dobbiamo farci prendere la mano dai massimalismi perché poi alla fine si rischia di farci male, perché la Sardegna è una Regione già in sé scarsamente popolata, non è come la Toscana, una Regione più o meno grande come la nostra ma molto più popolosa, che ha deciso in maniera secondo me condivisibile, di impedire l'edificabilità di tutto il territorio per salvaguardarne tout court il panorama e il paesaggio unico al mondo, fonte di richiamo turistico. Ma in Sardegna lo spopolamento del territorio è molto più importante di quanto non lo sia in Toscana e in altre Regioni d'Italia. Abbiamo una densità di popolazione bassissima. Il nostro problema è che non c'è gente, il nostro problema è che soprattutto un terzo e più della popolazione della Sardegna vive ed orbita in un raggio di venti chilometri dal comune di Cagliari. Spesso chi vive nei paesi decide di comprarsi una seconda casa in città per far studiare i figli, o per qualunque altro motivo. Tanti continuano però a vivere nei propri territori di origine per una scelta, perché vogliono continuare a vivere nella società nella quale sono nati, vogliono continuare a vivere la vita che più gli aggrada, e noi non possiamo imporgli scelte che non condividono.
Pensateci, onorevoli colleghi della maggioranza, pensateci soprattutto voi, non fatevi prendere la mano da queste scelte che rischiamo di pagare per lungo tempo e che saranno difficili poi da correggere; sono scelte che rischiano di vanificare soprattutto le aspettative delle persone più deboli, di quelli che hanno investito i cento milioni della buonuscita in un terreno per costruire la casetta per i figli. Obbligateli magari a costruire con criteri diversi ma non potete troncare, rovinandoli, le loro aspettative.
Pensate alla tradizione dei sassaresi che intorno alla città, in un immenso uliveto si costruiscono la casa, da sempre, il loro bisogno di avere questa casa nel contado, nella quale andare i fine settimana o addirittura per abitarci tutti i giorni della loro vita non può essere impedito da una scelta come questa che rischia davvero di creare danni sociali, danni materiali che assolutamente non possiamo condividere e dei quali non vogliamo assumerci nessuna responsabilità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Io vorrei innanzitutto dire che la mozione che è stata presentata aveva l'intento di richiamare il Governo della Regione al rispetto dei tempi, è stata scritta il 7 dicembre, però la mozione oggi, vista anche alla luce di quello che è successo, appare quasi fuori luogo, nel senso che ormai il Piano paesaggistico è già stato approvato dalla Giunta ed è stato presentato. Quindi nel prossimo periodo abbiamo un lavoro intenso da portare avanti. Quindi sarei tentato, Presidente, di concludere qui il mio intervento, dato che anche il presentatore della mozione, che mi pare abbia divagato non poco, adesso è abbastanza distratto.
(Interruzione del consigliere Sanciu)
PIRISI (D.S.). L'onorevole Sanciu, come diceva poc'anzi il collega Uras, è vicepresidente della Commissione urbanistica, quindi sa bene che adesso inizia la fase della concertazione, della copianificazione istituzionale con i comuni. Sono state previste ventidue conferenze di pianificazione, il territorio regionale è stato diviso in ventisette ambiti, mentre l'intervento che è stato fatto dà quasi per scontato che la proposta avanzata dalla Giunta sia rigidamente calata dall'alto e che non possa esserci un compromesso. Non è così, è un errore averla presentata in quel modo, collega Sanciu, aver fatto l'intervento nei termini in cui lei l'ha fatto.
Noi ci troviamo di fronte ad una proposta che è stata presentata come proposta aperta, che verrà certamente discussa, sulla quale noi daremo il nostro contributo perché riteniamo che assieme dobbiamo costruire una proposta che risponda agli interessi complessivi della Sardegna.
Va comunque ribadito che nella passata legislatura sono stati fatti errori terribili in quanto la maggioranza di allora, oggi minoranza, ha ritenuto di dover bocciare, ad onor del vero forse con qualche complicità anche da parte dell'opposizione di ieri, la proposta di legge che prevedeva che venissero reiterati i Piani paesistici che, come sappiamo, sono stati bocciati dal TAR e dalla Consulta per carenza di tutela. Ma se noi avessimo approvato quella proposta avremmo avuto tutto il tempo, successivamente, di impostare una nuova pianificazione urbanistica anche dopo l'emanazione del Codice Urbani, che voglio ricordare è un Ministro di Forza Italia, Codice al quale la nostra Regione, così come anche altre Regioni hanno fatto, si deve uniformare.
Però, voglio dirlo chiaramente, caro collega Sanciu, noi non ci stiamo al fatto che si preveda all'interno della prossima finanziaria quella che è già stata chiamata la norma Las Vegas . Non ci stiamo a che si dia l'autorizzazione, in deroga a tutti gli strumenti urbanistici, per costruire sul demanio. Noi non ci stiamo! Questo vuole il Governo Berlusconi, non siamo d'accordo. Il clima è cambiato, vogliamo delle regole, regole che siano condivise.
(Interruzione del consigliere Sanciu)
PIRISI (D.S.). A Budoni si pensa di costruire anche negli stagni, non ci stiamo a questo! Ecco perché dico che il suo è stato un approccio di tipo ideologico, assolutamente ideologico, che vorrebbe cristallizzare le posizioni per far sì che non ci sia un confronto vero. Noi invece scegliamo un terreno diverso, e lei lo sa bene perché lo pratichiamo anche nella Commissione nella quale lavoriamo assieme, e intendiamo farlo ancora.
Noi crediamo che si debba lavorare secondo una prassi consolidata; prima di tutto dobbiamo chiamare l'Assessore perché illustri il Piano, ci dobbiamo confrontare con l'Assessore, noi dobbiamo poi partecipare come Commissione, questo lo chiedo espressamente all'Assessore, all'istruttoria che il Governo regionale farà con gli enti locali in modo tale che abbiamo contezza di quello che accade.
(Interruzione del consigliere Cuccu Franco Ignazio)
PIRISI (D.S.). No, questa fase non è ancora iniziata, perché deve essere preparato un calendario, deve essere avviata la concertazione. Noi abbiamo richiesto, lo ricordava il collega Uras, all'Assessore competente tutto la documentazione inerente il Piano, comprese le cartografie, che ci verrà inviata non appena sarà pronta.
Quindi a me pare che ci sia stato un tentativo, come dire, di estrapolare alcune elementi da una proposta che, lo ripeto, è aperta, ed è doveroso che noi entriamo nel merito, ed effettuiamo tutti gli approfondimenti che il caso impone.
Il collega Rassu ha fatto un discorso "bucolico", ha prospettato un'urbanistica che non esiste relativamente agli interventi nell'agro, ha parlato di cose che non ci sono, cioè non è che uno pensa di costruirsi la propria casetta, va e se la costruisce! Ci sono delle regole per gli interventi nell'agro a cui bisogna sottostare, regole che sono scritte in maniera molto chiara ed esplicita.
Si parla di consentire interventi nell'agro solo in fondi con superficie non inferiore ai venti ettari? È una proposta, la discuteremo. Si sta dicendo che non si può più asfaltare nessuna strada? Anche quella proposta la valuteremo, cercheremo di capire qual è la filosofia che sottende la scelta. Può darsi che si arrivi anche ad una visione convergente su alcune proposte che possono essere modificate.
Si dice che occorrono delle regole? Siamo d'accordo, tutti siamo d'accordo. Berlusconi pare di no e con lui chi oggi sostiene a livello nazionale quelle scelte. Invece noi, è stato detto, non vogliamo cementificare a tutti i costi, vogliamo che la Sardegna punti sullo sviluppo sostenibile, riteniamo che debba esserci, con il contributo di tutti, una strategia per i prossimi anni. Crediamo che debbano essere valorizzati gli imprenditori locali, quelli che sono anche portatori di saperi locali, che sappiamo non scapperanno con il malloppo.
I punti di incontro quindi ci saranno e credo che la Giunta regionale sia aperta ad un confronto che ci darà la possibilità di dare veramente un contributo positivo e propositivo.
Cari colleghi, io trovo perciò un po' spropositato l'aver voluto aprire oggi un dibattito di questa natura soltanto sulla base di alcuni resoconti giornalistici, mentre noi abbiamo il ruolo e la funzione di approfondire meglio, di approfondire di più e di dare il meglio di ciò che possiamo dare nell'interesse della Sardegna.
Onorevole Sanciu, io la inviterei a ritirare la mozione, la ritiri, perché ormai chiaramente lei ha fatto il suo intervento, ha fatto la sua reprimenda, ma io le dico che sarà invece utile avviare un confronto di merito su basi di effettiva collaborazione nell'interesse primario di tutti i sardi; la invito a dare il suo contributo, come d'altrronde spesso è accaduto, ma cerchiamo di eliminare i discorsi ideologici, qualche romanticismo di troppo e qualche, apprezzabile, ragionamento di tipo bucolico, come quello del collega Rassu, che però non ha niente a che vedere con le regole dell'urbanistica vigenti, non future.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli consiglieri e consigliere, lasciatemi iniziare dicendo che sono abbastanza soddisfatto di aver potuto onorare un impegno di legge in una storia della politica regionale che raramente ha vissuto grandi puntualità rispetto agli impegni; e se questo impegno venisse anche messo in rapporto alla quantità e all'onere del lavoro da svolgere, saremmo maggiormente e complessivamente soddisfatti io e tutta la Giunta.
Onorevole Sanciu, vorrei sottolineare il fatto che io, nella mia esperienza politica, mi sono auto educato al fatto che in democrazia bisogna sempre cercare dietro ogni critica che viene mossa l'idea alternativa che dietro quella critica è contenuta. Questo esercizio l'ho fatto anche oggi, l'ho fatto spesso di fronte alle critiche, ma ho difficoltà a capire, a meno che la soluzione, penso sia questa, però se così è abbiate il coraggio di dirla ai sardi, non sia che avete conosciuto altre esperienze nel mondo intorno a noi nelle quali in qualche caso il cambiamento è potuto intervenire accompagnandosi al mantenimento dello status quo.
Se voi conoscete un esempio di questo genere, ditecelo, perché se no è normale che qualcuno si alzi a dire che si sta cambiando. Certo che sta cambiando, e sta cambiando non tanto perché noi abbiamo avuto un'idea di cambiare quanto per il fatto, che capisco sia difficile apprezzare, nella testa e nella cultura di ciascuno di noi, che siamo obbligati a cambiare a seguito di un processo legislativo, nazionale e comunitario, che ha capovolto i principi della pianificazione dopo oltre un decennio nel corso del quale la Corte Costituzionale si è messa ad inseguire nelle sue sentenze, sancendolo ulteriormente, che c'è una prevalenza ed una priorità del principio costituzionale di tutela del paesaggio rispetto all'urbanistica.
Finalmente, piano piano, giustamente il Governo è arrivato con il decreto legislativo numero 42 a dire che entro un termine si doveva ripristinare l'ordine delle gerarchie della pianificazione collocando il paesaggio e la tutela del paesaggio prima e sopra qualunque regola urbanistica.
Questo è il dato e su questo vi dovete confrontare, su un dato che emerge da una disposizione legislativa che è frutto intelligente di un Governo che non è omologo a questo governo regionale ma al quale io riconosco rispetto a questo aspetto un diritto - dovere che ha esercitato uniformandosi ad una cultura ormai internazionale. Ma è possibile che non vi rendiate conto di un aspetto; ci avete criticato, i comuni (poi parlerò anche dei comuni); badate, se volevate mantenere in piedi la legge numero 45 noi vi avremmo presentato un Piano paesaggistico dichiarandolo non modificabile perché così prevede la legge numero 45. La legge numero 45 colloca infatti secondo un rigido percorso gerarchico le competenze di ciascuno, senza concertazione, senza prerogativa di confronto.
Ma abbiamo anche capito che la riforma del Titolo V, intervenuta in materia di equi ordinazione del sistema degli enti locali, ci imponeva una rilettura delle dinamiche nella pianificazione in grado di rimettere in gioco questo principio, e l'abbiamo declinato col principio della copianificazione. Questo è un Piano quindi che ha una sua linea, ha alcune scelte al suo interno ma si apre, come diceva il presidente della Commissione, a una fase di copianificazione che significa decidere insieme ma assumersi anche responsabilità insieme.
Poi c'è un altro aspetto di carattere generale che vorrei sottolineare. Mi parrebbe che sia un'idea che vaga ancora nella politica, un po' naif e anche un po' fuori tempo, onorevole Rassu, che sostiene che lo sviluppo, il cambiamento, il confronto della politica, il merito della politica in Sardegna si debba continuare a fare separando la società per pezzi: gli agricoltori da una parte, gli industriali dall'altra, e questi da una parte e questi dall'altra.
RASSU (F.I.). Questo lo dice il Piano.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. No, non lo dice il Piano, l'ha letto male! Invece siamo chiamati ad affrontare i problemi della pianificazione secondo un orizzonte diverso, che metta al centro non solo uno sguardo a 360 gradi delle problematiche, ma anche la capacità di realizzare attraverso la pianificazione l'obiettivo della coesione sociale. Allora, lei ha a cuore quel problema ed io la rispetto. Ma ce ne sono tanti altri. E come ogni piano, ogni pianificazione, dicono gli studiosi, ha in sè una scelta, e noi una scelta l'abbiamo fatta e può essere discutibile, ne ragioneremo, in relazione proprio a quello che ha prodotto.
Io invidio il consigliere Sanciu, lo invidio molto, perché se abbiamo avuto sedici anni per giudicare l'opera della legge numero 45, lui ne ha impiegato neanche dieci per giudicare quello che ancora non esiste, però anche qui dobbiamo usare lo stesso metro e lo stesso giudizio. Dobbiamo sottoporci ad un confronto leale perché su questo cose si gioca la dignità, la speranza e anche i diritti della gente, non di una parte della società, di tutta la società.
La legge numero 45 ha fatto una scelta che tutto sommato ha disgregato la funzione della città, la funzione della comunità, consentendo di portare tutto fuori, di liberalizzare l'insediamento. In qualche modo, se osserviamo quello che è avvenuto, questo è quello che registrano i dati, i dati territoriali che sono inconfutabili. Noi vorremmo fare, e ci confronteremo, una scelta diversa; in un tempo della storia dell'umanità dove i legami sociali diventano labili, dove c'è bisogno di recuperare i livelli di socialità, di solidarietà, di vicinanza, vorremmo restituire alle comunità le loro funzioni. Le loro funzioni di servizio, le loro funzioni di aggregazione, e vogliamo conseguentemente ridare specializzazione a tutti gli altri comparti.
Noi non abbiamo detto che non vogliamo far costruire in campagna, noi vogliamo dire che la campagna deve essere il luogo che ospita le attività agricole, quelle che, per inciso, lo dico soltanto per alcune enfasi un po' spropositate, rappresentano pochissimi punti percentuali del prodotto intorno lordo in Sardegna. Solo per sottolineare alcune enfasi che non fanno giustizia della responsabilità che abbiamo di mettere tutto insieme, tutte le problematiche insieme. Siccome siamo nel tempo in cui la finanza pubblica, dopo che ha rilasciato la concessione, non può rispondere all'esigenza di mettere i cassonetti per quelli che chiedono quello, di mettere le fogne per quelli che chiedono le fogne, di mandare i pulmini della scuolabus in giro per rispondere alle esigenze complessive, noi diciamo che le funzioni edificatorie in campagna vanno riservate a chi potrà dimostrare l'effettiva connessione di quell'esigenza all'attività agricola e la incentiveremo, mentre se è vero che i comuni mettono nel loro Puc, e andateveli a leggere, quantità industriali di zone di sviluppo e zone C) al perimetro degli ambiti urbani, come possono giustificare una liberalizzazione della costruzione residenziale in campagna?
Sono cose che non si legano e che debbiamo riportare nel rispetto di tutti ad una coerenza dentro un disegno che vuole raggiungere alcuni obiettivi, e che purtroppo, onorevole Floris, non consente più il tempo della nostalgia, de su connottu, delle leggi che dovrebbero vivere per secoli e secoli, perché la legge numero 45 non contempla il modo e le metodiche di rapportare i processi di decisione sulle attività di pianificazione tra le diverse istituzioni, prevede degli strumenti rigidi, non comunicanti, che hanno creato burocrazia su burocrazia, che non hanno dato e non danno mai risposte ai cittadini.
Noi abbiamo invece abbiamo colto l'opportunità per introdurre con una nuova legge, in base ai nuovi principi costituzionali, strumenti nuovi, più democratici nel sistema del confronto, unificanti nella sintesi delle decisioni e dei nulla osta e dei pareri che devono essere assunti per dare risposte democratiche, trasparenti ed univoche, perché non si realizzi quella disparità, perché anche sulle campagne ci sono state amministrazioni che hanno operato benissimo, e amministrazioni che hanno fatto quello che hanno voluto dando vita ai fenomeni che tutti conosciamo e che sono fuori da ogni cognizione di pianificazione urbana e dentro una logica nella quale la Regione, nel rispetto di quella autonomia, si è ritratta sotto il profilo della vigilanza urbanistica.
Non si tratta di togliere dei diritti, si tratta di organizzare delle regole; e questo è il lavoro che abbiamo fatto.
Lo può dimostrare il fatto che la stessa Giunta regionale fino al giorno della sua approvazione ha avuto la non conoscenza di alcune norme come non l'ha avuta nessun altro, perché si è manifestata, e mi dispiace dirlo, ma questa è la nostra Sardegna, purtroppo, questa è la realtà, un'attività impressionante di sollecitazioni, qualche volta di minacce, volte a conoscere la destinazione dei terreni prima delle decisioni, perché la nostra cultura è questa: "Ho un terreno quanti metri cubi vale". Oggi invece questa cultura si supererà, perché se prevale la concezione paesaggistica non ci sarà più una misura per metro cubo, questa potrà esserci solo e soltanto se ci sarnno una legittimità e una coerenza sotto il profilo paesaggistico.
Sulla questione che riguarda il litorale, onorevole Sanjust, è esattamente un atto conseguente e coerente a quello che abbiamo deciso, cioè quello di fare della fascia costiera, quella più delicata, un bene paesaggistico di insieme, cioè un'area soggetta a particolari regole. Nel senso che dovremmo rivederle queste regole, sia perché lo Stato, il Governo sta rivedendo in questi giorni, ha già rivisto il Codice della Navigazione, cambiando le regole che sovrintendono a queste concessioni, e quindi dovendo in qualche modo risponderci, e per altro verso perché riteniamo che in alcuni casi il 35 per cento di occupazione delle spiagge libere sia eccessivo rispetto alla possibilità di carico e di salvaguardia che quei beni devono avere in ragione del loro valore paesaggistico.
Quindi le rivedremo, le rivedremo cercando di portare il risultato di una valorizzazione nella tutela di alcune attività, ma sapendo bene, come lei sa molto bene, che una altissima percentuale di quelle concessioni sono insediate senza autorizzazioni, senza allacci idrici, senza allacci fognari, in pieni abusi di qualunque genere come abbiamo potuto rilevare quest'estate solo ad una esemplificazione di verifica che abbiamo messo in atto. Per cui io credo che sarà l'occasione per rimettere in stato di diritto anche l'occupazione di suolo pubblico, e certamente tutelare quelle attività che positivamente operano e che rispettano i parametri naturali.
Noi abbiamo indicato un percorso che parte con quindici giorni di ritardo, questo è il senso di questa mozione, di cui vi chiedo scusa, se questo è il punto. La Giunta chiede scusa per quindici giorni di ritardo su un lavoro ciclopico che in altri tempi è stato fatto con ben altro tempo, con ben altro tempo e con ben altra strumentazione, con costi che si aggirano intorno ai 30 miliardi di oggi e che noi abbiamo fatto spendendo circa il dieci per cento di quelle cifre. Tutto compreso e utilizzando forze interne all'amministrazione, questo per rispondere a chi ci dice che abbiamo attivato un elevato numero di consulenze.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Non sono forze interne, vengono tutte da fuori.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ho detto "tutto compreso" infatti perché ci sono forze interne e ci sono componenti del Comitato Scientifico esterni, Vede, onorevole Floris, la presenza di esterni ha un aspetto positivo, ha portato a noi delle conoscenze, dei confronti importanti anche sul lavoro che stanno facendo altre realtà e abbiamo potuto dimostrare a questi signori, perché ne siano portavoce, che il lavoro che ha fatto la Sardegna è anche molto più avanzato di quello che stanno immaginando di fare altre regioni.
Non a caso anche questo processo, quando non siamo noi a prendere da loro, ma loro a prendere qualcosa da noi, può essere un approccio alla internazionalizzazione delle capacità e delle intelligenze della Sardegna che vorrei non passasse sottaciuto. In ogni caso io credo che tutto si possa dire fuorché che non saremo puntuali sui tempi.
Noi il quindici gennaio cominciamo le conferenze di copianificazione. Sul Buras sarà pubblicato il calendario degli incontri, verranno stabilite le regole, saranno previsti i tabulati per le osservazioni, perché tutti, voi compresi e primi tra tutti, possiate considerarvi convocati, perché tutti i soggetti saranno convocati, e cominceremo il confronto, un confronto che si baserà su dati scientifici, cartografici e documentali di grandissimo valore, e sul quale non basterà dire: "Io pensavo questo o io penso quell'altro", bisognerà argomentare su quei dati e confutare quei dati e dimostrare che le vocazioni territoriali sono diverse da quelle che abbiamo registrato e i valori paesaggistici che abbiamo segnalato siano diversi da quelli che abbiamo indicato.
Conclusivamente, l'appuntamento è alla verifica definitiva del Piano, che sarà il frutto di questa azione sinergica che parte da una proposta, quella che noi abbiamo approvato, che si completerà in questo percorso, spero intelligente ma anche volto ad integrarsi in una nuova cultura, che significa cambiamento e qualche volta, quando si cambia, si deve essere consapevoli di correre anche qualche rischio e di fare anche qualche errore, e noi l'abbiamo messo nel conto ed è per questo che siamo assolutamente umili di fronte all'esigenza di confrontarci con chicchessia. Però tutto vorremmo, potremmo accettare nel giudizio, salvo una cosa, che vi chiedo con cortesia conclusivamente: non cercate in nessun modo di addossare a questa Giunta una scuola di pensiero che non ha. Perché un anno fa, andando via dal convegno di Olbia, sono stato avvicinato da un signore che mi ha detto: "Complimenti, Assessore, noi abbiamo molta speranza che lei ci restituisca quello che altri ci hanno tolto. Vede, io sono un proprietario di un terreno confinante con la proprietà di Villa Certosa, mi sono rifiutato per molti anni di poter avere le concessioni fino a quando me l'hanno vincolato; adesso il mio terreno è zona H". Noi non abbiamo quella scuola di pensiero. Siamo di una scuola di pensiero che si vuole basare sulle analisi, sui dati, sulla indiscutibilità e trasparenza delle regole perché più ci sarà la regola, sicuramente meno discrezionalità ci sarà e quindi anche il nostro giudizio sarà vincolato a questo principio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Sanciu.
SANCIU (F.I.). Assessore, lei è noto per essere un abile uomo politico e per utilizzare un linguaggio appropriato in Aula e non solo, ma è anche capace di stravolgere le cose che invece sono conosciute da tutti. Lei ha commesso l'errore di parlare di una questione che io conosco benissimo, quando parla di una persona che le ha detto quello che le ha detto, sta parlando di uno intanto, non sta parlando della totalità. Quella persona ha costruito lo stazzo in uno dei posti più belli e incantevoli di quella zona, su un'altura; questo comporterebbe una riflessione ma comunque io non voglio entrare nel merito; il problema nasce in quanto ha citato anche il confinante, il che, dal punto di vista speculativo-politico rende molto.
Le voglio ricordare che in quel terreno di 70 ettari erano previsti tre alberghi, pianificati da voi, dall'amministrazione comunale di centrosinistra di Olbia e dall'amministrazione precedente della Regione Sardegna che aveva in qualche modo favorito questi investimenti. Quell'uomo che ci abita ha rinunciato a tutto questo e ha trasformato quei 70 ettari in parco; questo è per chiarezza, perché su questo avete sempre speculato molto bene, ma le verità bisogna anche dirle.
PIRISI (D.S.). Di chi stai parlando, perché non l'ho capito?
SANCIU (F.I.). Il Presidente della Commissione ha citato un passaggio della finanziaria nazionale che prevede addirittura la possibilità di costruire sulle spiagge, ma non è la finanziaria del 2005-2006, del governo Berlusconi che ha autorizzato queste cose. E' il governo di centrosinistra dell'Emilia Romagna che ha permesso di costruire tutta la spiaggia della costa adriatica, così come l'ha concesso l'amministrazione di centrosinistra della Toscana, per dire anche la verità. Ciò che mi ha impressionato è la mortificazione che subisce il ruolo del consigliere regionale qua in Aula. Anche il vostro in modo particolare, perché questo atteggiamento veramente mieloso, i messaggi che inviate in Aula al centro destra, sono un messaggio anche nei confronti della Giunta.
La verità però è che il buongiorno si vede dal mattino, non sarete ascoltati, ancora una volta sarete mortificati perché le decisioni, le grandi decisioni nel settore urbanistico in Sardegna le prenderà un uomo solo al comando, e cioè Soru, così come è successo con la salvacoste. Di che cosa si può vantare, quali garanzie può dare chi dice che "in Commissione faremo" e con un tono così sdolcinato chiede all'assessore di essere invitati alle conferenze di copianificazione. Ma, forse la ospiteranno qualche volta, ma non incideremo, non saremo incisivi, perché è già stato deciso tutto: dove si può costruire e dove non si può costruire!
La verità è che noi sardi non parteciperemo, in questa fase, alla pianificazione, ma non parteciperemo neanche in futuro a quella porzione di sviluppo turistico e a quant'altro discenderà dalle aperture che ci saranno dopo l'approvazione del Piano, perché si sa anche chi otterrà le volumetrie. Io mi sento di fare questa denuncia in quest'Aula: le cose sono già decise, e questo è l'aspetto più grave. C'è qualcuno che si impegna molto a difenderlo e si vedono le tracce di questo percorso che si sta concretizzando piano piano, e che rivela quale fosse l'interesse più importante da parte di qualcuno sotteso alla partecipazione a questo progetto politico Guardate, stiamo sottovalutando la reazione dei sardi, reagiremo da questo punto di vista, non io, ma la base. Vedrete quante bocciature riceverete nel corso di queste conferenze, e quanto verrete contestati (si armi, Assessore, di casco e di tuta protettiva) soprattutto perché la prevaricazione sulle amministrazioni locali è mortificante.
PORCU (Progetto Sardegna). Cos'è una minaccia?
SANCIU (F.I.). Tu che non vuoi asfalto ti asfalteranno, secondo me, per il modo che hai di fare politica, di agire e di dire! E' meglio che il Capogruppo faccia un po' di scuola non avendo ancora la cultura della "cosa comune".
Le volevo dire anche che il nostro obiettivo noi l'abbiamo raggiunto; era quello di accendere i riflettori, di costringere la Giunta a uscire allo scoperto, e oggi abbiamo ottenuto anche il risultato di capire a quale scuola di pensiero fate riferimento, a nostro avviso è quella del buio totale; noi abbiamo chiara però l'azione che dobbiamo portare avanti da questo momento in poi: ci dobbiamo collegare con la gente, con le amministrazioni, dobbiamo spiegare perfettamente quello che volete fare, ma questo a breve si capirà benissimo.
Presidente, ritiro la mozione perché il nostro obiettivo era non quello di confrontarci in quest'Aula, votando a favore o contro qualcosa, bensì quello di riaccendere i riflettori su una normativa dalla cui applicazione deriverà un impoverimento per tutti i sardi.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. La mozione numero 62, come testè annunciato dall'onorevole Sanciu, primo firmatario, è stata ritirata. Se non vi sono opposizioni rinviamo ad altra data la discussione delle mozioni numero 65 e 66. Il Consiglio è riconvocato a domicilio. Auguro a tutti voi e alle vostre famiglie buone feste e buon inizio d'anno.
La seduta è tolta alle ore 18 e 41.
Allegati seduta
CLV SEDUTA
(Pomeridiana)
Mercoledì 21 dicembre 2005
Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 16 e 51.
CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 14 dicembre 2005 (150), che è approvato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.
CHERCHI OSCAR, Segretario:
"Interpellanza PACIFICO - URAS - SALIS - COCCO - FRAU - LANZI - SERRA - IBBA - CHERCHI Silvio sulla mancata assunzione dei vincitori del concorso per autisti della Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari". (139)
PRESIDENTE. Comunico all'Aula che, a seguito di un accordo tra tutti i componenti della Commissione e con l'assenso dei Capigruppo, la Commissione ottava è convocata per domani mattina alle ore 10 in luogo delle 17.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Chiedo scusa, Presidente, io sono un componente dell'ottava Commissione ma, non essendo stato messo al corrente di questa variazione, non do la mia disponibilità per domani.
PRESIDENTE. Da questa dichiarazione del consigliere Sanjust deduco che non vi fosse un accordo unanime, per cui la convocazione è sospesa.
PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del disegno di legge 198/A. Passiamo all'esame dell'articolo 2.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2:Art. 2
Conservazione di somme
1. Le somme stanziate in conto competenza e sussistenti in conto residui nel fondo destinato agli interventi di programmazione (UPB S03.008) permangono iscritte nel bilancio regionale sino ad esaurimento delle stesse; le somme destinate a interventi di programmazione integrata e negoziata e sussistenti in conto competenza e residui dei vari capitoli di spesa qualora non impegnati entro il 31 dicembre 2005, permangono nel conto dei residui per essere utilizzate nell'esercizio successivo.
2. Le somme stanziate in conto competenza e sussistenti in conto residui non impegnate alla data del 31 dicembre 2005 in conto dei capitoli 03024 e 03025 (UPB S03.005), 10074-01 e 10074-02 (UPB S10.024) e 12110 e 12211 (UPB S12.030) sono conservate nel conto residui per essere utilizzate, per le finalità ivi previste, nell'esercizio successivo.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di intervenire, metto in votazione l'articolo 2.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale .
PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano al richiesta ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri AMADU, RANDAZZO, SCARPA, LADU, ARTIZZU, SANCIU, LA SPISA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 2.
Rispondono sì i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SPISSU - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - MORO - OPPI - RANDAZZO - SANNA Matteo.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - CONTU - DEDONI - DIANA - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SCARPA - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 65
Votanti 47
Astenuti 18
Maggioranza 24
Favorevoli 38
Contrari 9
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 3.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3:
Art. 3Entrata in vigore
1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge 198/A.
Rispondono sì i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SPISSU - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - MORO - RANDAZZO - SANNA Matteo.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - CONTU - DEDONI - DIANA - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SCARPA - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 64
Votanti 45
Astenuti 19
Maggioranza 23
Favorevoli 40
Contrari 5
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della delibera di autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio. Invito gli onorevoli Questori a prendere posto presso i banchi della Giunta.. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Questore Uras, relatore.
URAS (R.C.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. Passiamo all'esame dell'articolo unico.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo unico:
Articolo unico
E' autorizzato l'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio dal 1° gennaio al 28 febbraio 2006 secondo lo schema degli stati di previsione delle entrate e delle spese del bilancio per l'esercizio finanziario 2005 e dei relativi provvedimenti di variazione.
Durante l'esercizio provvisorio gli impegni di spesa non potranno superare, su ciascun capitolo dello stato di previsione di cui al comma precedente, i due dodicesimi dello stanziamento complessivo; tale limite non si applica qualora si tratti di spesa obbligatoria e non suscettibile di impegni o di pagamenti frazionati in dodicesimi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Il successivo punto all'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 62. (Si riporta di seguito il testo della mozione numero 62:
MOZIONE SANCIU - LA SPISA - DIANA - OPPI - VARGIU - LADU - CONTU - LICANDRO - LOMBARDO - MILIA - PETRINI - PILI - RASSU - SANJUST - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo - AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - BIANCAREDDU - RANDAZZO - CASSANO - DEDONI - PISANO - MURGIONI - GALLUS sui ritardi nella predisposizione del Piano paesaggistico regionale, di cui alla legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio regionale ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- l'articolo 1 della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, prevede l'adozione, da parte della Giunta regionale, entro i dodici mesi successivi all'approvazione della medesima legge, del Piano paesaggistico regionale (PPR);
- il Piano è individuato quale principale strumento della pianificazione territoriale regionale ai sensi dell'articolo 135 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della Legge 6 luglio 2002, n. 137);
- in particolare, secondo il comma 2 dell'articolo 1, il "PPR costituisce il quadro di riferimento e di coordinamento, per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale, degli atti di programmazione e pianificazione regionale, provinciale e locale ed assume i contenuti di cui all'articolo 143 del decreto legislativo n. 42 del 2004";
- ai dettami del Piano paesaggistico regionale si devono attenere, quindi, Regione, province e comuni per procedere alla programmazione e alla gestione, con relativa adozione di strumenti normativi;
- nelle more dell'approvazione del PPR, l'articolo 3 della citata legge individua alcune misure di salvaguardia con "il divieto di realizzare nuove opere soggette a concessione ed autorizzazione edilizia, nonché quello di approvare, sottoscrivere e rinnovare convenzioni di lottizzazione" nei seguenti ambiti territoriali:
a) territori costieri compresi nella fascia entro i 2000 metri dalla linea di battigia marina, anche per i terreni elevati sul mare;
b) territori costieri compresi nella fascia entro i 500 metri dalla linea di battigia marina, anche per i terreni elevati sul mare, per le isole minori;
c) compendi sabbiosi e dunali;
- l'approvazione della legge regionale n. 8 del 2004, congiuntamente ai citati divieti e in attesa dell'adozione del PPR, ha determinato la sospensione di numerosi interventi programmati e avviati, nonché la paralisi dell'attività delle amministrazioni comunali e provinciali per effetto della mancanza momentanea, determinata dalla legge, di un quadro di riferimento normativo certo in base al quale programmare le attività inerenti la gestione del territorio;
- questa situazione di incertezza rischia di aggravarsi per il ritardo con cui la Giunta regionale sta procedendo alla stesura del PPR che, ad oltre un anno dall'approvazione della legge di riferimento e nonostante il termine perentorio di dodici mesi fissato dal comma 1 dell'articolo 1, non è stato ancora predisposto;
EVIDENZIATO che:
- l'iter per la stesura del Piano dispone la pubblicazione del PPR per sessanta giorni all'albo di tutti i comuni interessati, come disposto dall'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, rinnovellato dalla legge regionale n. 8 del 2004;
- il citato articolo 11 prevede, inoltre, un periodo di trenta giorni, decorrenti dall'ultimo di deposito, entro il quale "chiunque può presentare osservazioni indirizzate al Presidente della Regione";
- terminata questa procedura, la Presidenza della Giunta regionale, per un periodo non precisato, esamina le osservazioni e, sentito il parere del Comitato tecnico regionale, adotta il PPR e lo trasmette al Consiglio regionale nonché ai comuni interessati per la pubblicazione all'albo pretorio per un periodo di quindici giorni;
- il procedimento prevede, infine, l'esame del PPR da parte della Commissione regionale competente in materia di urbanistica per un periodo non superiore ai due mesi e l'approvazione in via definitiva, da parte della Giunta, entro trenta giorni dall'acquisizione del parere della Commissione consiliare;
CONSIDERATO che:
- dalla presentazione della proposta di Piano alla sua approvazione definitiva dovrebbero decorrere oltre sei mesi;
- dopo un anno dall'approvazione della legge, la Giunta regionale non ha ancora predisposto la proposta di PPR, determinando uno slittamento nell'iter generale del provvedimento;
- come esposto in premessa, la legge regionale n. 8 del 2004 ha provocato la sospensione di numerose attività economiche, in molti casi finanziate dallo Stato, dall'Unione europea e dalla Regione, determinando gravi danni economici alle istituzioni pubbliche e ai soggetti privati per effetto della perdita dei finanziamenti che, in molti casi, sono sottoposti a vincoli temporali;
- l'onere del provvedimento ha colpito direttamente il settore delle costruzioni, che ha registrato una elevata diminuzione delle unità lavorative e la chiusura di diverse imprese;
- la prolungata assenza di un quadro di riferimento normativo ha determinato, inoltre, una situazione di stallo nella pubblica amministrazione per l'impossibilità di programmare le attività di pianificazione del territorio; situazione che ricade su imprenditori e cittadini che, contestualmente, non possono programmare investimenti per il diniego delle amministrazioni, ai sensi della legge regionale n. 8 del 2004, al rilascio di concessioni edilizie negli ambiti territoriali di cui all'articolo 3 della legge;
- lo stesso comparto turistico della Sardegna ha subito ripercussioni negative in quanto, allo stato attuale, non è possibile adeguare l'offerta e, in molti casi, procedere all'ammodernamento delle strutture stesse;
- l'economia della Regione sta attraversando una fase di crisi generalizzata che sta causando un malessere diffuso nella società sarda,
sollecita e invita la Giunta regionale
1) a riferire al Consiglio regionale sullo stato della redazione del Piano paesaggistico regionale;
2) a tenere conto dei tempi effettivi di elaborazione e di approvazione del medesimo PPR, e a riconoscere che le previsioni di legge, in merito ai limiti e ai vincoli di salvaguardia, debbono essere riviste. (62)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il consigliere Sanciu per illustrare la mozione numero 62.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, la legge regionale numero 8 del 2004, che noi tutti ancora ben ricordiamo per il lungo travaglio che ha vissuto in quest'Aula, prevedeva da parte della Giunta regionale l'adozione del Piano paesaggistico regionale entro i dodici mesi successivi all'approvazione della medesima legge.
Ebbene, oggi ci troviamo qui ad esaminare una porzione importante di quel progetto per la Sardegna, che è stato a lungo e più volte annunciato dal Presidente, e che solo grazie alle diverse sollecitazioni da parte del centrodestra è stato finalmente, qualcuno dice "purtroppo", reso pubblico nei suoi elementi essenziali. Ho detto "finalmente", ma in realtà la pubblicazione della proposta di Piano paesaggistico regionale rischia di segnare una data nefasta per la nostra Regione; in tutta sincerità, oggi, alla luce dei contenuti di queste linee del Piano possiamo dire che nessuno di noi avrebbe voluto vivere questa giornata. Questa proposta è peggiore di ogni altra cosa che la fantasia più contorta potesse immaginare, non perché la Sardegna viene proiettata in un'epoca remota di chiusura verso l'esterno che, tra l'altro, con impegno e grandi sforzi, eravamo riusciti a superare, ma perché fa della Sardegna una vera e propria gabbia, cari colleghi. Questo piano ingabbia i sardi nel loro territorio come fossero animali allo zoo!
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue SANCIU.) Tutti, e penso anche, a onor del vero, i colleghi della maggioranza, ci saremmo aspettati un PPR che tracciasse le linee direttrici su cui orientare tutte le future scelte in materia urbanistica e di tutela del paesaggio, un PPR che per la sua complessa natura, ed essendo il principale strumento della pianificazione regionale, doveva offrire ben altro in termini progettuali e propositivi, in termini di riferimento e coordinamento, ma soprattutto in termini di linee guida e obiettivi che, invece, ruotano tutti intorno all'assunto "vietato costruire".
Queste, colleghi, sono le linee guida, lo sviluppo della nostra Isola non può essere legato esclusivamente al mattone, e d'altro canto nessuno di noi vuole una cementificazione indiscriminata e a prescindere da tutto, ma non è neanche possibile il protrarsi unicamente di quelle condizioni, di quella politica di divieti introdotta con la legge numero 8 del 2004, e ancor prima con la delibera di agosto che sta facendo sentire pesantemente sull'Isola le sue conseguenze. Che questa Giunta per mano del suo Presidente fosse capace di porre in essere soltanto vincoli, divieti e prescrizioni, non è certamente una novità, ma un PPR degno di questo nome doveva essere in grado di gestire in maniera equilibrata ed armonica la valorizzazione e la salvaguardia ambientale con lo sviluppo economico della nostra Regione. Ci troviamo di fronte, invece, una serie di norme e di disposizioni che affosseranno l'Isola e metteranno in crisi diversi settori economici, i più importanti, della Sardegna, perchè produrranno il protrarsi della sospensione di numerose attività economiche, in molti casi finanziate dallo Stato, dall'Unione Europea e dalla Regione stessa, con ingenti danni economici alle istituzioni pubbliche e ai soggetti privati.
La politica del "blocca tutto" del Presidente in questo Piano si amplia e si espande sino a vincolare anche ogni minima possibilità di scelta personale del cittadino. Vengono vincolate e avvilite nella loro potestà le amministrazioni locali, vengono introdotti strumenti e metodi che voi stessi, Assessore, Presidente, contestate al Governo nazionale, dimostrando ancora una volta che le vertenze da lei e da voi avviate sulle servitù militari, sulle entrate e quant'altro, sono unicamente strumentali e non frutto di una reale consapevolezza e convinzione della loro necessità.
Assessori, l'autonomia non è solo quella che voi rivendicate nei confronti dello Stato, ma è anche quella che la Regione deve riconoscere alle amministrazioni comunali come elemento indispensabile per poter governare il territorio e per poter dare risposte ai cittadini. Viceversa, quello che stanno facendo la Giunta e il Presidente è ribadire, qualora ve ne fosse ancora bisogno, che c'è effettivamente un unico uomo al comando, con un unico punto di vista e un unico metro di giudizio; la sua rivendicazione di autonomia è una rivendicazione di comodo. Si è autonomisti quando si va a Roma, si è accentratori quando si tratta di delegare le competenze a chi effettivamente le ha.
Questo modo di fare ha prodotto una mostruosità che neanche le forze di centrosinistra sentono oggi di condividere. Io sono rimasto sconcertato leggendo i dettami del PPR, le prescrizioni incondizionate che non tengono conto delle reali esigenze e delle diversità dei comuni della Sardegna. È vero, in questo PPR la Sardegna è divisa, sì, in ben ventisette ambiti territoriali, dove per ciascuno sono indicate alcune azioni da voi definite strategiche, ma queste in molti casi collidono con le prescrizioni generali del PPR, che sottopone i territori della nostra Isola a vincoli pressoché assoluti.
La mappa cartografica degli ambiti di paesaggio mi ricorda una cartografia elaborata dal SAR, che rappresenta il processo di desertificazione della Sardegna. Lo ripeto: noi vogliamo la valorizzazione dell'ambiente, come risorsa del nostro territorio e come patrimonio che vogliamo lasciare in eredità. Ma qui non si parla più di lotta alla cementificazione e agli abusi, qui siamo di fronte ad un progetto assurdo, privo di qualsiasi logica e coerenza, un progetto che vincola non solo le zone costiere, ma l'intera Sardegna, impiegando metodi che, contrariamente alle intenzioni, favoriscono lo spopolamento delle campagne.
Cari colleghi, come si può pretendere di voler evitare che i sardi abbandonino i paesi, le frazioni, i borghi e gli stazzi, se la tutela ambientale del presidente Soru è impostata soprattutto sull'esclusione dell'uomo dal territorio? I modelli e gli esempi di tutela ambientale che ci vengono proposti sono, infatti, la Conservatoria delle coste e le oasi ambientalistiche; modelli, questi, che impediscono all'uomo di vivere o di continuare a vivere nel suo ambiente. La vita all'interno dell'Isola è strettamente legata alle attività della campagna. Non si può pensare di relegare i sardi nella cinta daziaria dei comuni di residenza. Ormai è una concezione consolidata in tutto il mondo che la tutela e la valorizzazione dell'ambiente non può prescindere dalla presenza dell'uomo. È l'uomo che garantisce un prezioso e fondamentale presidio del territorio, soprattutto in Sardegna, dove le attività rurali hanno una storia millenaria, e dove i nostri pastori e gli agricoltori si sono impegnati nel difendere e nel salvaguardare il loro ambiente. Dobbiamo ricordare che i sardi hanno un rapporto forte con la terra e con la cultura rurale. Non c'è infatti famiglia in Sardegna che non possegga anche un piccolo appezzamento di terreno.
Oggi, in risposta, troviamo in questo PPR, invece, prescrizioni per il nostro mondo agricolo totalmente scollegate dal contesto storico, ambientale, del sistema e dell'economia agricola isolana. Sono d'accordo che bisogna agire per bloccare speculazioni in zone agricole, ma non posso certamente condividere la volontà di impedire, anche a coloro che provengono dalla cultura rurale, di mantenere le proprie radici nella terra dei loro padri. Basti pensare ad esempio che l'ottanta per cento delle case di campagna della provincia di Sassari è stato realizzato non da imprenditori agricoli ma da coloro che sentono questo forte legame con la terra e che garantiscono, con la loro presenza, le produzioni tradizionali nei vigneti, negli oliveti e negli agrumeti, nonché la difesa e il presidio del territorio; ma lo stesso discorso lo possiamo fare per gli stazzi galluresi e così via.
La stessa Comunità europea riconosce da anni e con diverse politiche l'importanza di garantire e incentivare la presenza dell'uomo nelle zone rurali, e per questo ha avviato una serie di iniziative importanti come il Piano di sviluppo rurale, attraverso il quale vengono addirittura offerti incentivi per salvaguardare il legame tra uomo e territorio. In questo PPR è inoltre palese, ripeto, la volontà di accentrare tutti i poteri in materia urbanistica e di salvaguardia del paesaggio nelle mani del Presidente, delegittimando il potere e le competenze delle amministrazioni locali: province e comuni; le stesse amministrazioni che per circa un anno e mezzo sono state letteralmente bloccate nella gestione del loro territorio, continuano ad esserlo oggi in attesa di conoscere i correttivi da apportare ai propri strumenti urbanistici.
Ci sono numerosi territori della Sardegna dove l'attività amministrativa in materia di ambiente e urbanistica si è pressoché paralizzata per l'impossibilità delle singole amministrazioni di adottare misure e strumenti di gestione del territorio, di rilasciare concessioni e autorizzazioni, anche a seguito di quelle lettere,dal tono quasi minaccioso, inviate dal suo Assessorato, assessore Sanna, . Una situazione quindi gravissima, che si è abbattuta pesantemente sia sugli operatori economici, sia sui cittadini che, in attesa di una norma chiara, non hanno potuto programmare investimenti per l'ampliamento di un'azienda, di un'attività, o persino per edificare una semplice casa di civile abitazione.
In pratica siamo al blocco totale delle attività di gestione del territorio, in una Regione già fortemente penalizzata, in grave ritardo infrastrutturale. Questa situazione di grave incertezza normativa rischia di aggravarsi per effetto della confusione generata dalla stessa Giunta, e segnalata nei giorni scorsi dal collega Floris, in merito all'abrogazione della legge 45/89 prevista dal disegno di legge, non ancora giunto in Consiglio e citato addirittura dalla delibera di approvazione del Piano paesaggistico regionale.
In pratica ci troviamo nella situazione paradossale in cui una Giunta regionale pretende di governare oggi sulla base di normative che, di fatto, non esistono ancora, quasi volesse anticipare e prevedere situazioni future che non si possono ancora conoscere, creando un'ulteriore situazione di incertezza e confusione tra le amministrazioni, comuni e province, ma potremmo dire la stessa cosa anche per i soggetti privati.
Vengono così offerte informazioni contrastanti accentuando l'immobilismo della pubblica amministrazione congiunto a uno stato di grave incertezza. Un esempio è il rischio paventato dai più, ma evidentemente non previsto dalla Giunta, che ha cercato frettolosamente e goffamente di correre ai ripari all'ultimo momentodella valanga di richieste di concessione edilizia che giungeranno alle amministrazioni; amministrazioni che si troveranno inevitabilmente in difficoltà per dare una risposta.
Assessore Sanna, non credo che siano sufficienti le sue circolari inviate ai comuni per porre rimedio a questa situazione di caos che si sta creando e che non siete riusciti a prevedere, tanto meno serviranno a rasserenare le amministrazioni preposte per indicare loro la strada da seguire. Come ha detto il collega Floris questo PPR rappresenta un bluff, una presa in giro nei confronti dei sardi, che hanno atteso per oltre un anno e mezzo che si facesse maggiore chiarezza sugli strumenti normativi in materia urbanistica e poter procedere così, nel rispetto dell'ambiente, alla realizzazione di tutte quelle iniziative sospese praticamente all'atto dell'insediamento di questa Giunta.
Questo piano è un bluff anche nei confronti di questo Consiglio, che ha ugualmente atteso e sollecitato un chiarimento della Giunta che solo oggi presenta una proposta che non fa altro che dimostrare con quanta approssimazione e leggerezza si ponga l'Esecutivo nei confronti di tematiche strategiche per lo sviluppo della nostra Regione.
Noi pensavamo che il presidente Soru avesse un'idea, seppure non condivisa e difficilmente condivisibile, sulle politiche ambientali da adottare in Sardegna, ma dopo aver letto la proposta di Piano mi sento di poter tranquillamente affermare che non c'è alcuna idea, non c'è un progetto globale. Se prima pensavamo che il Presidente intendesse valorizzare le zone interne a discapito dei territori costieri, oggi possiamo assicurare ai sardi che questo Piano non salva né le coste né le zone interne, ma è destinato a provocare l'impoverimento di entrambe.
Noi abbiamo sollecitato la Giunta su un punto che non viene affatto chiarito dal Piano (ce ne sono tanti altri), ma che viceversa è fonte di ulteriore perplessità. Se la legge ha creato una situazione di immobilismo amministrativo ci chiediamo se e per quanto questa situazione deve perdurare. Secondo la legge numero 8, per giungere all'audizione finale del Piano, sono necessari almeno sei mesi dalla data di pubblicazione sull'albo pretorio dei comuni. Vista però la fretta con cui è stato predisposto, e nonostante noi avessimo messo in guardia il Consiglio sulle difficoltà di attuare questa legge in pochi mesi, il Piano avrà un iter che andrà ben oltre questo intervallo temporale, perché dovrà essere sottoposto a continui aggiustamenti e revisioni da parte della Giunta; e direi anche di verifica degli aspetti dello stesso che devono essere coerenti con i dettami della Costituzione.
La Giunta ci deve spiegare ora per quanto tempo i sardi dovranno attendere una normativa in materia urbanistica e se non ritenga opportuno, a questo punto, dilazionare in un tempo maggiore l'iter di attuazione della legge, senza però procrastinare nel tempo anche i vincoli che, lo ricordo, dovevano avere natura temporanea.
Mi rivolgo inoltre alla maggioranza che, un anno fa, non ha voluto ascoltare le nostre sollecitazioni e che si è tacitamente schierata, forse per mancanza di coraggio, sulle posizioni del Presidente sfacendo in modo che questa legge venisse approvata senza alcuna modifica sostanziale.
Colleghi, a questo punto non mi sembra corretto riversare tutte le responsabilità sul presidente Soru. Certo, è sicuramente lui quello che ha portato avanti questa battaglia illogica, ma siete voi ad aver avvallato le sue scelte, voi colleghi del centrosinistra avete oggi le stesse responsabilità di fronte alla situazione disastrosa che si è creata in Sardegna. Oggi, di fronte all'evidente errore commesso un anno fa, non vi chiedo di compiere atti straordinari, ma di esercitare quella facoltà critica e di dissenso che il mandato dei sardi vi ha conferito, e che non potete limitare all'esercizio del voto segreto quando si tratta di bocciare altri provvedimenti di legge.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
Ricordo ai colleghi che si può intervenire per dieci minuti e che le iscrizioni a parlare devono avvenire durante l'intervento del consigliere Rassu.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, colleghi e signori della Giunta, la mozione è stata presentata per sollecitare la presentazione del Piano, giustamente, e in questi giorni abbiamo potuto visionare i contenuti del Piano che la Giunta ha proposto ai sardi e alla Sardegna.
Io personalmente imposterò il mio intervento, non tanto sui dispositivi contenuti nel Piano quanto sul principio che lo informa, rifacendomi in parte alla legge numero 8 del 2004, alla quale il piano sinceramente risponde poco, almeno per quanto ho potuto verificare da una lettura del medesimo.
Io non mi soffermerò sul problema delle coste sul quale sono intervenuto durante la discussione della legge numero 8, la mia opinione in merito è nota, ma mi soffermerò sui dispositivi inerenti le nostre zone rurali, le nostre campagne.
Le zone rurali sono quelle che, al di fuori di tutte le altre zone A), B), C), D) dei Piani urbanistici comunali, sono tradizionalmente dedite all'agricoltura. Ma non per questo, in quanto tutti i cittadini di fronte alla legge sono uguali, è detto da alcuna parte o tanto meno è sancito in legge, costituzionale, che nelle zone rurali possono edificare solo ed esclusivamente coloro i quali sono dediti all'attività agricola, quindi gli imprenditori agricoli e dietro presentazione di un piano aziendale. Ma stiamo parlando di urbanistica o stiamo parlando di investimenti atti ad ottenere mutui od altro? Qui bisogna scindere le due cose.
Io mi ricordo una vecchia canzone chi cantaiamusu a minores: "Tancas serradasa a muru, fattas a s'afferra afferra. Si su chelu vi bi stadu in terra, serradu s'aian cussu puru". Che cosa vuol dire? Vuol dire che a seguito dell'Editto sulle Chiudende i proprietari più grossi, utilizzando la mano d'opera dei poveri, di coloro i quali non avevano il potere, chiusero un gran numero di terre costituendo quei grandi tancati che ancora oggi sono presenti nei nostri paesi. I poveri di allora, eccetto qualche rara eccezione di chi riuscì ad usufruire della De Marzi-Cipolla del '72, sono ancora poveri e i proprietari di cento anni fa, di duecento anni fa, sono gli attuali proprietari. E coloro i quali avevano un appezzamento di terra piccolo, ma custodito, tenuto orgogliosamente, mai venduto malgrado gli stati di necessità delle famiglie, ancora ce l'hanno; e nella proposta della Giunta leggo che se un sardo non è proprietario terriero non può uscire dal proprio centro urbano. Ma di che cosa stiamo parlando? Ma abbiamo perduto il senno? Cioè se uno non dispone di cinque ettari di terra a coltura intensiva non può edificare in campagna? Ma i nostri emigrati - io ho fatto il sindaco per vent'anni quindi li conosco - con i loro piccoli risparmi riescono solo ad acquistare un pezzo di terra dove sperano di impiantare un vigneto, un oliveto e costruirsi una casetta in cui passare gli anni della pensione. O forse potranno costruire ed avere vantaggi solo coloro i quali sino ad oggi hanno avuto i vantaggi, coloro i quali sino ad oggi hanno goduto di proprietà, coloro i quali sino ad oggi si sono potuti permettere tutto e il povero deve essere cacciato via? Perché questo succederà!
Se questo provvedimento, malauguratamente, anzi io me lo auguro, andrà in porto, sono sicuro che tutta la Sardegna, non i sindaci, tutta la Sardegna, scenderà a Cagliari perché la gente non vuole credere che si possa aver pensato una cosa del genere, che possa essere stata escogitata una norma che va contro qualsiasi logica, contro la libertà, contro la democrazia, contro il diritto di proprietà, contro la legalità, contro l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge! Il ricco deve diventare più ricco, in campagna, il povero deve andar via! Io non credo che questo possa essere stato concepito dalla mente che ha studiato i provvedimenti. Probabilmente lo scopo è quello di accorpare le proprietà, ma è un metodo sbagliato; questo è il metodo cinese, perché in Cina stanno facendo questo, chi si oppone lo stanno fucilando; questo dice la televisione. Ma qui non siamo in Cina!
Assessore Sanna, nel testo si dice che la dimensione minima del fondo dovrà essere pari almeno a cinque ettari per colture intensive e venti ettari per colture estensive. Chiederò di fare una indagine tra tutti coloro che vogliono realizzare serre, perché tutte le imprese che vorranno d'ora in avanti realizzare strutture del genere in zona agricola non potranno chiaramente farlo, anche se è un investimento.
Io vi chiedo se vi siete resi conto, in concreto, di dove si vuole arrivare! Qui si imbavaglia la Sardegna, e non sto parlando, credetemi, di avvantaggiare Tizio o avvantaggiare Caio, si attiverà una speculazione vera dove i piccoli saranno costretti a vendere a prezzo stracciato, ma questo la Sardegna - caro Assessore - non l'accetterà mai! E su questo inizieremo una battaglia comune per comune, famiglia per famiglia, e diremo che questa Giunta sta depredando il 98 per cento delle famiglie di quelle poche cose che ha a favore di chi ha troppo! Perché se passa questa normativa nel mio piccolo centro, Torralba, potranno edificare in campagna cinque persone, e tutti gli altri saranno esclusi!
Non c'è legge che possa limitare il diritto di ogni cittadino! Qui si chiude anche il diritto a sognare! Glielo direte voi agli emigrati! Glielo direte voi a coloro che vanno in pensione e ai piccoli impiegati! Altra cosa è l'urbanizzazione selvaggia delle periferie delle grandi città, ma quelle sono zone che devono essere assoggettate a piani particolareggiati, a piani di zona che niente hanno a che fare con le zone agricole isolane. Altra cosa sono le zone da difendere dal punto di vista ambientale, ma se l'ambiente è tutelato e difeso in campagna oggi lo si deve a chi in campagna resta! Lo si deve anche a quei piccoli proprietari che edificando una piccola casa tutelano, salvaguardano e valorizzano il territorio!
Non so se si sia pensato a questo quando leggo, nello stesso articolo, che non è possibile bitumare o cementare strade rurali. Io posso essere d'accordo, ma posso essere d'accordo per le strade rurali che non superano una certa pendenza. Ma vada Felice Floris a dire ai suoi compaesani o al suo comune che non può assolutamente fare una strada per andare in montagna, che deve lasciarla sterrata; è chiaro che quella strada non reggerà più di un inverno! Abbiamo necessità di andare in campagna con mezzi meccanizzati, non possiamo fare gli indiani, non possiamo fare la riserva indiana, la riserva Apache in Sardegna!
Ci sarebbero tante cose da dire, ma questo è un provvedimento - ne approfitto per dirlo - fatto certamente contro gli interessi dei sardi, è un intervento impopolare che danneggia, mortifica ed umilia il 98 per cento della popolazione isolana; e le normative che vanno contro il popolo sono normative illegittime!
Noi non ci faremo intimidire certamente delle lettere mandate ai comuni, perché porteremo qui i comuni, porteremo qui tutta la popolazione sarda, se è vero come è vero che si intende mandare avanti un provvedimento del genere! Sfido chiunque a trovare delle norme simili in tutto il contesto nazionale! La Sardegna deve essere tutelata, ma tutelarla non vuol dire far andar via i sardi a vantaggio di chi ha soldi, di chi ha la proprietà terriera, di chi ha le tanche, dei grossi imprenditori. Anche se probabilmente non è questa l'intenzione, questo provvedimento innescherà forme di speculazione edilizia, ma non lo permetteremo; certamente non favorirà l'accorpamento della proprietà agricola, che è una cosa ben diversa!
Invito quindi a riflettere su questi provvedimenti. È necessario discuterne, giustamente coinvolgere il Consiglio regionale, coinvolgere le autonomie locali che sono escluse dalla pianificazione territoriale, ed è una cosa assurda. E' necessaria una riflessione, perché si può sbagliare pur volendo fare del bene.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Molto brevemente per dire che la mozione presentata tratta un argomento serio, importante per lo sviluppo della nostra Regione, per quello che noi intendiamo come sviluppo, cioè non solo crescita economica i cui benefici poi possono ricadere solo ed esclusivamente su alcuni dei soggetti che partecipano alla vicenda economica della Sardegna, quelli più privilegiati, quelli che sono possessori di mezzi e di strumenti. Noi, in Sardegna, abbiamo una realtà economica che spesso si definisce nana per le dimensioni dell'impresa, ma è la nostra condizione, quella che io ritengo sarà anche la condizione del domani, molto difficilmente superabile se non si ritiene di affidare il governo della nostra regione, anziché ai sardi, a soggetti che provengono da fuori, che hanno strumenti finanziari molto importanti, che hanno capacità di investimento sopra ogni misura. Il nostro tessuto imprenditoriale è formato da piccola e spesso piccolissima impresa e microimpresa, ed è il nostro popolo, quello che lavora tutti i giorni, quello che produce tutti i giorni la ricchezza vera che sta in questa Regione e che in questa regione rimane. L'onorevole Sanciu che partecipa alla vita e al lavoro della Commissione quarta, che ha avuto sempre un'attenzione particolare, non solo ai contenuti che vengono proposti in materia di urbanistica e di pianificazione paesaggistica, ma anche alle procedure che vengono messe in atto al fine di garantire una effettiva partecipazione di tutti, anche degli strati di popolazione che appaiono meno coinvolti, sa bene che il nostro tessuto economico e sociale è formato non da grandi imprenditori turistici, ma da coloro che svolgono piccole attività nel mondo agricolo, nell'edilizia, nel settore turistico.
L'onorevole Sanciu sa anche che, ultimata la predisposizione del Piano, adesso incomincia l'interlocuzione con i soggetti sociali, con il sistema delle autonomie locali, la Commissione sarà investita del compito di istruire e di esprimere un parere sulla cui capacità di vincolo si è molto discusso in Commissione mentre esaminavamo la legge numero 8, ritenendo noi che il vincolo nasce dalla fondatezza delle argomentazioni che noi saremo in grado di proporre a tutela degli interessi generali di questa nostra Regione e della sua popolazione, all'atto della predisposizione del parere. E' in atto, è in corso cioè una vicenda politica che si sviluppa.
Su queste materie in questi ultimi decenni la discussione è stata ampia, ed anche di grande valore, la legge numero 45 dell'89, sono passati ormai sedici anni, è solo uno dei capitoli, la pianificazione paesistica fatta negli anni novanta, poi annullata per le note vicende, è un altro dei capitoli di questa storia, ed oggi se ne scrive un altro!
Quindi ci saranno tempi e modi per discutere di questo argomento in modo più compiuto e con le carte in mano: la normativa che è stata predisposta, le osservazioni formulate dai settori economici e sociali dei diversi territori della nostra Regione.
Io so che il Presidente della Commissione quarta ha fatto richiesta di tutta la documentazione, completa anche delle cartografie, all'Assessorato competente, che da questo punto di vista è stata dimostrata un'ampia disponibilità da parte dell'Assessore, che c'è quindi il tanto per mettersi a lavorare, a leggere le carte, a capire il senso e il significato ultimo dell'operazione di pianificazione che viene proposta. C'è quindi la possibilità di fare bene ancora una volta, di esercitare in pieno ancora una volta la nostra funzione di consiglieri regionali, di legislatori, di soggetti che rappresentano il popolo, che rappresentano settori dell'economia e della società sarda.
Mi sembra inopportuno, quindi, riprendere i ragionamenti che sono stati fatti in sede di esame e di approvazione della legge numero 8. Dobbiamo vedere se gli obiettivi che ci siamo posti con quella legge, che non sono obiettivi di blocco dell'attività economica complessiva della Regione, sono invece obiettivi di qualificazione di quell'attività, trovano una corrispondenza negli elaborati che sono stati realizzati. Su questo ancora nulla si può dire. Io sono molto cauto, ho visto che c'è stato un grande discutere sulla stampa. La stampa raccoglie informazioni, spesso anche indiscrezioni, pareri, opinioni, giustamente attiva il dibattito, coglie l'opinione di strati importanti di popolazione, spesso popolazione che non è in grado di avere gli stessi strumenti di critica, di valutazione che ha chi svolge questa funzione in Consiglio regionale, perché gli mancano i materiali, gli mancano le informazioni puntuali, gli mancano le carte, non perché non sia in grado di capire. La popolazione è in grado di capire, è in grado di capire spesso in modo più diretto, immediato ed anche più efficace rispetto a noi che, soprattutto quando si passano troppe ore dentro il Palazzo, rischiamo di perdere il contatto con i nostri rappresentati, cioè con l'elettorato e con le popolazioni che qua tentiamo di rappresentare al meglio.
Quindi è questo il passo delicato, cerchiamo di fare uno sforzo perché non ci sia, ancora una volta, in via preventiva e disorientante, una campagna che piuttosto che informare disinforma e disorienta. Quindi lavoriamo insieme, onorevole Sanciu, nella Commissione di merito per fare un'analisi compiuta del provvedimento che la Giunta ha disposto.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Grazie Presidente, onorevoli colleghi; quando ho avuto la possibilità di leggere l'articolato del Piano paesaggistico sono tornato indietro di un paio di mesi quando nel corso del confronto, avvenuto molte volte con pacatezza e tante altre volte magari con un po' più di impeto, sul disegno di legge cosiddetto salvacoste, io personalmente ho avuto, sia da parte sua, Assessore, ma soprattutto da parte del collega, stimato, Pirisi, ampie rassicurazioni sul fatto che mai e poi mai sareste andati a creare problemi, a creare preoccupazioni - dispiace doverlo dire -a distruggere il lavoro che in tantissimi anni e con grandissimi sacrifici soprattutto dei giovani sono riusciti ad inventarsi, a costruirsi nei litorali e nelle spiagge della nostra Sardegna.
Sono rimasto veramente colpito da ciò che ho letto all'articolo 29, ed esattamente al terzo comma, e vorrei citarlo testualmente: "Con l'approvazione definitiva del piano paesaggistico regionale da parte della Giunta, in considerazione del valore strategico dei territori costieri e del preminente interesse pubblico, si provvede alla revoca delle concessioni demaniali in essere e alla riassegnazione sulla base di nuove previsioni di pianificazione paesaggistica e delle direttive regionali." Probabilmente, cari colleghi, alcuni sono distratti e me ne dispiace, basterebbe leggere queste quattro - cinque righe per concludere qui il mio intervento, perché in queste quattro, cinque righe è stato detto tutto. Soprattutto vengono evidenziate le ragioni dei nostri timori, delle nostre preoccupazioni, delle nostre convinzioni, e cioè che si volesse togliere a chi in anni di sacrifici è riuscito a costruire qualche cosa, spesso e volentieri dal nulla, per dare chissà a chi, probabilmente a qualche amico che, nel corso degli anni, si è reso conto di poter sfruttare il sacrificio e l'inventiva di altri.
Caro Assessore, io mi auguro che lei abbia il tempo, ma sicuramente ce l'ha, io voglio sperare che ancora questo accada, di riflettere su quali conseguenze una norma di questo genere può determinare nella nostra Sardegna che, come ricordava il collega Uras pochi istanti fa, ha un tessuto imprenditoriale composto prevalentemente da piccole, piccolissime imprese. Collega Uras, questo settore forse è l'anello debole dell'impresa sarda, dell'imprenditoria sarda; il turismo non è fatto solo ed esclusivamente dalle grandi catene alberghiere, non è fatto esclusivamente dalle compagnie dei voli low cost, ma la realtà del turismo sardo è dato anche dalle piccole cooperative di servizi che operano nei nostri litorali.
Vorrei aprire anche un'altra brevissima parentesi su un aspetto che probabilmente non è stato preso in considerazione nel momento in cui è stato scritto questo comma. Vorrei ricordare a tutti i colleghi, ma soprattutto all'Assessore, e spero che queste mie parole arrivino anche alle orecchie dell'assessore Dirindin, che durante tutto il periodo estivo chi si occupa dei soccorsi alla balneazione spesso e volentieri, se non nella loro totalità, sono esclusivamente le cooperative che lavorano nei litorali e che in tutti questi anni hanno effettuato tantissime operazioni di salvataggio in zone di litorale dove non c'è Guardia Costiera, non c'è Polizia Municipale, sono spesso zone impervie nelle quali neanche gli elicotteri spesso riescono ad arrivare.
Assessore, mi auguro che veramente lei riesca a capire quale danno si possa ingenerare attuando queste quattro righe dell'articolato. Per fortuna non si tratta ancora di una legge, per fortuna mi auguro che tra gentiluomini, quali qua dentro siamo, vengano rispettate le parole e i pensieri che sono stati espressi nei mesi scorsi. Quindi io mi appello alla sensibilità del collega Pirisi, alla sensibilità dell'Aula tutta e alla sensibilità sua, Assessore, e del nostro Presidente. PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, io trovo che la mozione presentata sia assolutamente condivisibile e non solo, secondo me, dai colleghi che l'hanno firmata, ma credo che su argomenti come questi, su quello che sta succedendo in campo urbanistico incomincino a porsi problemi anche i colleghi della maggioranza, anche se vedo che stasera non sono molto numerosi in Aula; le vacanze natalizie incombono e i problemi personali forse prevalgono su quelli generali.
Colleghi, il Piano paesaggistico regionale è di là da venire, è lontano dall'essere approvato, in barba a tutte le promesse che vennero fatte quando si discusse la cosiddetta legge salvacoste. Il Piano paesaggistico regionale è importante perché chiaramente senza un Piano paesaggistico rischiamo di fare delle scelte non corrette. Abbiamo letto diverse notizie sui giornali, abbiamo letto di volontà di allungare il blocco anche oltre i duemila metri e fino ai quattro chilometri dalle coste; , l'abbiamo detto con onestà e lo ripetiamo anche adesso, una simile ipotesi di per sé e in sé non ci spaventerebbe in certe zone della Sardegna, non ci spaventerebbe affatto, perché alcune zone effettivamente meritano questo trattamento, meritano di essere tutelate in modo privilegiato per la loro bellezza e per quello che costituiscono per la Sardegna. Sentiamo invece proposte, leggiamo sui giornali, senza un coinvolgimento del Consiglio, di scelte, che la Giunta avrebbe voglia di porre in essere, che non darebbero ai cittadini la possibilità di edificare nel territorio perché imporrebbero limiti veramente impossibili da sostenere, non tenendo in nessun conto legittime aspettative che nascono sulla base di tradizioni (pensiamo al Sulcis, pensiamo alla Gallura dove esiste la cultura dello stazzo) che andrebbero diversamente ponderate.
Durante la discussione generale sulla "salvacoste" ebbi modo di dire, e lo ripeto, che in Sardegna c'è bisogno di regole più che di vincoli e di blocchi, soprattutto di regole su come devono essere edificate le case, perché costruire in sé e per sé, non sempre vuol dire deturpare. La tanto vituperata Costa Smeralda, lo ripeto, sarò il solo in quest'Aula a pensarla così ma sono convinto di quello che dico, ha insegnato come si può costruire con un minimo di impatto ambientale senza deturpare, senza offendere la vista di chi guarda.
Stabilire delle regole che obblighino in campagna a costruire utilizzando i materiali locali, le pietre locali, valorizzando i materiali poveri ma non per questo privi di nobiltà, può dare valore alle costruzioni e impedire di vedere le facciate di mattoni che, non essendo neanche mattoni "faccia a vista", come si usa dire, sono veramente degli obbrobri. Certamente non meraviglia, vedendo gli scempi costruiti in campagna causati da un'anarchia edilizia, che si prendano provvedimenti, ma questi provvedimenti non possono essere tanto drastici da impedire qualunque attività edilizia nel territorio della Sardegna, perché lo scotto da pagare sarebbe l'abbandono dei territori, l'abbandono della campagna data l'impossibilità di viverci, da parte di chi fino ad ora l'ha tutelata e difesa. Una ulteriore conseguenza della desertificazione di questi territori sarebbe, l'allontanamento delle attività economiche, quindi un inurbamento forzato verso le città con tutti i problemi che ne conseguono: la richiesta di servizi, che non siamo in grado di sostenere, l'aggravamento dei problemi delle zone interne.
Però, signori Assessori, signor Presidente ed onorevoli colleghi, io credo che noi non dobbiamo farci prendere la mano dalle ideologie, non dobbiamo farci prendere la mano dai massimalismi perché poi alla fine si rischia di farci male, perché la Sardegna è una Regione già in sé scarsamente popolata, non è come la Toscana, una Regione più o meno grande come la nostra ma molto più popolosa, che ha deciso in maniera secondo me condivisibile, di impedire l'edificabilità di tutto il territorio per salvaguardarne tout court il panorama e il paesaggio unico al mondo, fonte di richiamo turistico. Ma in Sardegna lo spopolamento del territorio è molto più importante di quanto non lo sia in Toscana e in altre Regioni d'Italia. Abbiamo una densità di popolazione bassissima. Il nostro problema è che non c'è gente, il nostro problema è che soprattutto un terzo e più della popolazione della Sardegna vive ed orbita in un raggio di venti chilometri dal comune di Cagliari. Spesso chi vive nei paesi decide di comprarsi una seconda casa in città per far studiare i figli, o per qualunque altro motivo. Tanti continuano però a vivere nei propri territori di origine per una scelta, perché vogliono continuare a vivere nella società nella quale sono nati, vogliono continuare a vivere la vita che più gli aggrada, e noi non possiamo imporgli scelte che non condividono.
Pensateci, onorevoli colleghi della maggioranza, pensateci soprattutto voi, non fatevi prendere la mano da queste scelte che rischiamo di pagare per lungo tempo e che saranno difficili poi da correggere; sono scelte che rischiano di vanificare soprattutto le aspettative delle persone più deboli, di quelli che hanno investito i cento milioni della buonuscita in un terreno per costruire la casetta per i figli. Obbligateli magari a costruire con criteri diversi ma non potete troncare, rovinandoli, le loro aspettative.
Pensate alla tradizione dei sassaresi che intorno alla città, in un immenso uliveto si costruiscono la casa, da sempre, il loro bisogno di avere questa casa nel contado, nella quale andare i fine settimana o addirittura per abitarci tutti i giorni della loro vita non può essere impedito da una scelta come questa che rischia davvero di creare danni sociali, danni materiali che assolutamente non possiamo condividere e dei quali non vogliamo assumerci nessuna responsabilità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Io vorrei innanzitutto dire che la mozione che è stata presentata aveva l'intento di richiamare il Governo della Regione al rispetto dei tempi, è stata scritta il 7 dicembre, però la mozione oggi, vista anche alla luce di quello che è successo, appare quasi fuori luogo, nel senso che ormai il Piano paesaggistico è già stato approvato dalla Giunta ed è stato presentato. Quindi nel prossimo periodo abbiamo un lavoro intenso da portare avanti. Quindi sarei tentato, Presidente, di concludere qui il mio intervento, dato che anche il presentatore della mozione, che mi pare abbia divagato non poco, adesso è abbastanza distratto.
(Interruzione del consigliere Sanciu)
PIRISI (D.S.). L'onorevole Sanciu, come diceva poc'anzi il collega Uras, è vicepresidente della Commissione urbanistica, quindi sa bene che adesso inizia la fase della concertazione, della copianificazione istituzionale con i comuni. Sono state previste ventidue conferenze di pianificazione, il territorio regionale è stato diviso in ventisette ambiti, mentre l'intervento che è stato fatto dà quasi per scontato che la proposta avanzata dalla Giunta sia rigidamente calata dall'alto e che non possa esserci un compromesso. Non è così, è un errore averla presentata in quel modo, collega Sanciu, aver fatto l'intervento nei termini in cui lei l'ha fatto.
Noi ci troviamo di fronte ad una proposta che è stata presentata come proposta aperta, che verrà certamente discussa, sulla quale noi daremo il nostro contributo perché riteniamo che assieme dobbiamo costruire una proposta che risponda agli interessi complessivi della Sardegna.
Va comunque ribadito che nella passata legislatura sono stati fatti errori terribili in quanto la maggioranza di allora, oggi minoranza, ha ritenuto di dover bocciare, ad onor del vero forse con qualche complicità anche da parte dell'opposizione di ieri, la proposta di legge che prevedeva che venissero reiterati i Piani paesistici che, come sappiamo, sono stati bocciati dal TAR e dalla Consulta per carenza di tutela. Ma se noi avessimo approvato quella proposta avremmo avuto tutto il tempo, successivamente, di impostare una nuova pianificazione urbanistica anche dopo l'emanazione del Codice Urbani, che voglio ricordare è un Ministro di Forza Italia, Codice al quale la nostra Regione, così come anche altre Regioni hanno fatto, si deve uniformare.
Però, voglio dirlo chiaramente, caro collega Sanciu, noi non ci stiamo al fatto che si preveda all'interno della prossima finanziaria quella che è già stata chiamata la norma Las Vegas . Non ci stiamo a che si dia l'autorizzazione, in deroga a tutti gli strumenti urbanistici, per costruire sul demanio. Noi non ci stiamo! Questo vuole il Governo Berlusconi, non siamo d'accordo. Il clima è cambiato, vogliamo delle regole, regole che siano condivise.
(Interruzione del consigliere Sanciu)
PIRISI (D.S.). A Budoni si pensa di costruire anche negli stagni, non ci stiamo a questo! Ecco perché dico che il suo è stato un approccio di tipo ideologico, assolutamente ideologico, che vorrebbe cristallizzare le posizioni per far sì che non ci sia un confronto vero. Noi invece scegliamo un terreno diverso, e lei lo sa bene perché lo pratichiamo anche nella Commissione nella quale lavoriamo assieme, e intendiamo farlo ancora.
Noi crediamo che si debba lavorare secondo una prassi consolidata; prima di tutto dobbiamo chiamare l'Assessore perché illustri il Piano, ci dobbiamo confrontare con l'Assessore, noi dobbiamo poi partecipare come Commissione, questo lo chiedo espressamente all'Assessore, all'istruttoria che il Governo regionale farà con gli enti locali in modo tale che abbiamo contezza di quello che accade.
(Interruzione del consigliere Cuccu Franco Ignazio)
PIRISI (D.S.). No, questa fase non è ancora iniziata, perché deve essere preparato un calendario, deve essere avviata la concertazione. Noi abbiamo richiesto, lo ricordava il collega Uras, all'Assessore competente tutto la documentazione inerente il Piano, comprese le cartografie, che ci verrà inviata non appena sarà pronta.
Quindi a me pare che ci sia stato un tentativo, come dire, di estrapolare alcune elementi da una proposta che, lo ripeto, è aperta, ed è doveroso che noi entriamo nel merito, ed effettuiamo tutti gli approfondimenti che il caso impone.
Il collega Rassu ha fatto un discorso "bucolico", ha prospettato un'urbanistica che non esiste relativamente agli interventi nell'agro, ha parlato di cose che non ci sono, cioè non è che uno pensa di costruirsi la propria casetta, va e se la costruisce! Ci sono delle regole per gli interventi nell'agro a cui bisogna sottostare, regole che sono scritte in maniera molto chiara ed esplicita.
Si parla di consentire interventi nell'agro solo in fondi con superficie non inferiore ai venti ettari? È una proposta, la discuteremo. Si sta dicendo che non si può più asfaltare nessuna strada? Anche quella proposta la valuteremo, cercheremo di capire qual è la filosofia che sottende la scelta. Può darsi che si arrivi anche ad una visione convergente su alcune proposte che possono essere modificate.
Si dice che occorrono delle regole? Siamo d'accordo, tutti siamo d'accordo. Berlusconi pare di no e con lui chi oggi sostiene a livello nazionale quelle scelte. Invece noi, è stato detto, non vogliamo cementificare a tutti i costi, vogliamo che la Sardegna punti sullo sviluppo sostenibile, riteniamo che debba esserci, con il contributo di tutti, una strategia per i prossimi anni. Crediamo che debbano essere valorizzati gli imprenditori locali, quelli che sono anche portatori di saperi locali, che sappiamo non scapperanno con il malloppo.
I punti di incontro quindi ci saranno e credo che la Giunta regionale sia aperta ad un confronto che ci darà la possibilità di dare veramente un contributo positivo e propositivo.
Cari colleghi, io trovo perciò un po' spropositato l'aver voluto aprire oggi un dibattito di questa natura soltanto sulla base di alcuni resoconti giornalistici, mentre noi abbiamo il ruolo e la funzione di approfondire meglio, di approfondire di più e di dare il meglio di ciò che possiamo dare nell'interesse della Sardegna.
Onorevole Sanciu, io la inviterei a ritirare la mozione, la ritiri, perché ormai chiaramente lei ha fatto il suo intervento, ha fatto la sua reprimenda, ma io le dico che sarà invece utile avviare un confronto di merito su basi di effettiva collaborazione nell'interesse primario di tutti i sardi; la invito a dare il suo contributo, come d'altrronde spesso è accaduto, ma cerchiamo di eliminare i discorsi ideologici, qualche romanticismo di troppo e qualche, apprezzabile, ragionamento di tipo bucolico, come quello del collega Rassu, che però non ha niente a che vedere con le regole dell'urbanistica vigenti, non future.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli consiglieri e consigliere, lasciatemi iniziare dicendo che sono abbastanza soddisfatto di aver potuto onorare un impegno di legge in una storia della politica regionale che raramente ha vissuto grandi puntualità rispetto agli impegni; e se questo impegno venisse anche messo in rapporto alla quantità e all'onere del lavoro da svolgere, saremmo maggiormente e complessivamente soddisfatti io e tutta la Giunta.
Onorevole Sanciu, vorrei sottolineare il fatto che io, nella mia esperienza politica, mi sono auto educato al fatto che in democrazia bisogna sempre cercare dietro ogni critica che viene mossa l'idea alternativa che dietro quella critica è contenuta. Questo esercizio l'ho fatto anche oggi, l'ho fatto spesso di fronte alle critiche, ma ho difficoltà a capire, a meno che la soluzione, penso sia questa, però se così è abbiate il coraggio di dirla ai sardi, non sia che avete conosciuto altre esperienze nel mondo intorno a noi nelle quali in qualche caso il cambiamento è potuto intervenire accompagnandosi al mantenimento dello status quo.
Se voi conoscete un esempio di questo genere, ditecelo, perché se no è normale che qualcuno si alzi a dire che si sta cambiando. Certo che sta cambiando, e sta cambiando non tanto perché noi abbiamo avuto un'idea di cambiare quanto per il fatto, che capisco sia difficile apprezzare, nella testa e nella cultura di ciascuno di noi, che siamo obbligati a cambiare a seguito di un processo legislativo, nazionale e comunitario, che ha capovolto i principi della pianificazione dopo oltre un decennio nel corso del quale la Corte Costituzionale si è messa ad inseguire nelle sue sentenze, sancendolo ulteriormente, che c'è una prevalenza ed una priorità del principio costituzionale di tutela del paesaggio rispetto all'urbanistica.
Finalmente, piano piano, giustamente il Governo è arrivato con il decreto legislativo numero 42 a dire che entro un termine si doveva ripristinare l'ordine delle gerarchie della pianificazione collocando il paesaggio e la tutela del paesaggio prima e sopra qualunque regola urbanistica.
Questo è il dato e su questo vi dovete confrontare, su un dato che emerge da una disposizione legislativa che è frutto intelligente di un Governo che non è omologo a questo governo regionale ma al quale io riconosco rispetto a questo aspetto un diritto - dovere che ha esercitato uniformandosi ad una cultura ormai internazionale. Ma è possibile che non vi rendiate conto di un aspetto; ci avete criticato, i comuni (poi parlerò anche dei comuni); badate, se volevate mantenere in piedi la legge numero 45 noi vi avremmo presentato un Piano paesaggistico dichiarandolo non modificabile perché così prevede la legge numero 45. La legge numero 45 colloca infatti secondo un rigido percorso gerarchico le competenze di ciascuno, senza concertazione, senza prerogativa di confronto.
Ma abbiamo anche capito che la riforma del Titolo V, intervenuta in materia di equi ordinazione del sistema degli enti locali, ci imponeva una rilettura delle dinamiche nella pianificazione in grado di rimettere in gioco questo principio, e l'abbiamo declinato col principio della copianificazione. Questo è un Piano quindi che ha una sua linea, ha alcune scelte al suo interno ma si apre, come diceva il presidente della Commissione, a una fase di copianificazione che significa decidere insieme ma assumersi anche responsabilità insieme.
Poi c'è un altro aspetto di carattere generale che vorrei sottolineare. Mi parrebbe che sia un'idea che vaga ancora nella politica, un po' naif e anche un po' fuori tempo, onorevole Rassu, che sostiene che lo sviluppo, il cambiamento, il confronto della politica, il merito della politica in Sardegna si debba continuare a fare separando la società per pezzi: gli agricoltori da una parte, gli industriali dall'altra, e questi da una parte e questi dall'altra.
RASSU (F.I.). Questo lo dice il Piano.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. No, non lo dice il Piano, l'ha letto male! Invece siamo chiamati ad affrontare i problemi della pianificazione secondo un orizzonte diverso, che metta al centro non solo uno sguardo a 360 gradi delle problematiche, ma anche la capacità di realizzare attraverso la pianificazione l'obiettivo della coesione sociale. Allora, lei ha a cuore quel problema ed io la rispetto. Ma ce ne sono tanti altri. E come ogni piano, ogni pianificazione, dicono gli studiosi, ha in sè una scelta, e noi una scelta l'abbiamo fatta e può essere discutibile, ne ragioneremo, in relazione proprio a quello che ha prodotto.
Io invidio il consigliere Sanciu, lo invidio molto, perché se abbiamo avuto sedici anni per giudicare l'opera della legge numero 45, lui ne ha impiegato neanche dieci per giudicare quello che ancora non esiste, però anche qui dobbiamo usare lo stesso metro e lo stesso giudizio. Dobbiamo sottoporci ad un confronto leale perché su questo cose si gioca la dignità, la speranza e anche i diritti della gente, non di una parte della società, di tutta la società.
La legge numero 45 ha fatto una scelta che tutto sommato ha disgregato la funzione della città, la funzione della comunità, consentendo di portare tutto fuori, di liberalizzare l'insediamento. In qualche modo, se osserviamo quello che è avvenuto, questo è quello che registrano i dati, i dati territoriali che sono inconfutabili. Noi vorremmo fare, e ci confronteremo, una scelta diversa; in un tempo della storia dell'umanità dove i legami sociali diventano labili, dove c'è bisogno di recuperare i livelli di socialità, di solidarietà, di vicinanza, vorremmo restituire alle comunità le loro funzioni. Le loro funzioni di servizio, le loro funzioni di aggregazione, e vogliamo conseguentemente ridare specializzazione a tutti gli altri comparti.
Noi non abbiamo detto che non vogliamo far costruire in campagna, noi vogliamo dire che la campagna deve essere il luogo che ospita le attività agricole, quelle che, per inciso, lo dico soltanto per alcune enfasi un po' spropositate, rappresentano pochissimi punti percentuali del prodotto intorno lordo in Sardegna. Solo per sottolineare alcune enfasi che non fanno giustizia della responsabilità che abbiamo di mettere tutto insieme, tutte le problematiche insieme. Siccome siamo nel tempo in cui la finanza pubblica, dopo che ha rilasciato la concessione, non può rispondere all'esigenza di mettere i cassonetti per quelli che chiedono quello, di mettere le fogne per quelli che chiedono le fogne, di mandare i pulmini della scuolabus in giro per rispondere alle esigenze complessive, noi diciamo che le funzioni edificatorie in campagna vanno riservate a chi potrà dimostrare l'effettiva connessione di quell'esigenza all'attività agricola e la incentiveremo, mentre se è vero che i comuni mettono nel loro Puc, e andateveli a leggere, quantità industriali di zone di sviluppo e zone C) al perimetro degli ambiti urbani, come possono giustificare una liberalizzazione della costruzione residenziale in campagna?
Sono cose che non si legano e che debbiamo riportare nel rispetto di tutti ad una coerenza dentro un disegno che vuole raggiungere alcuni obiettivi, e che purtroppo, onorevole Floris, non consente più il tempo della nostalgia, de su connottu, delle leggi che dovrebbero vivere per secoli e secoli, perché la legge numero 45 non contempla il modo e le metodiche di rapportare i processi di decisione sulle attività di pianificazione tra le diverse istituzioni, prevede degli strumenti rigidi, non comunicanti, che hanno creato burocrazia su burocrazia, che non hanno dato e non danno mai risposte ai cittadini.
Noi abbiamo invece abbiamo colto l'opportunità per introdurre con una nuova legge, in base ai nuovi principi costituzionali, strumenti nuovi, più democratici nel sistema del confronto, unificanti nella sintesi delle decisioni e dei nulla osta e dei pareri che devono essere assunti per dare risposte democratiche, trasparenti ed univoche, perché non si realizzi quella disparità, perché anche sulle campagne ci sono state amministrazioni che hanno operato benissimo, e amministrazioni che hanno fatto quello che hanno voluto dando vita ai fenomeni che tutti conosciamo e che sono fuori da ogni cognizione di pianificazione urbana e dentro una logica nella quale la Regione, nel rispetto di quella autonomia, si è ritratta sotto il profilo della vigilanza urbanistica.
Non si tratta di togliere dei diritti, si tratta di organizzare delle regole; e questo è il lavoro che abbiamo fatto.
Lo può dimostrare il fatto che la stessa Giunta regionale fino al giorno della sua approvazione ha avuto la non conoscenza di alcune norme come non l'ha avuta nessun altro, perché si è manifestata, e mi dispiace dirlo, ma questa è la nostra Sardegna, purtroppo, questa è la realtà, un'attività impressionante di sollecitazioni, qualche volta di minacce, volte a conoscere la destinazione dei terreni prima delle decisioni, perché la nostra cultura è questa: "Ho un terreno quanti metri cubi vale". Oggi invece questa cultura si supererà, perché se prevale la concezione paesaggistica non ci sarà più una misura per metro cubo, questa potrà esserci solo e soltanto se ci sarnno una legittimità e una coerenza sotto il profilo paesaggistico.
Sulla questione che riguarda il litorale, onorevole Sanjust, è esattamente un atto conseguente e coerente a quello che abbiamo deciso, cioè quello di fare della fascia costiera, quella più delicata, un bene paesaggistico di insieme, cioè un'area soggetta a particolari regole. Nel senso che dovremmo rivederle queste regole, sia perché lo Stato, il Governo sta rivedendo in questi giorni, ha già rivisto il Codice della Navigazione, cambiando le regole che sovrintendono a queste concessioni, e quindi dovendo in qualche modo risponderci, e per altro verso perché riteniamo che in alcuni casi il 35 per cento di occupazione delle spiagge libere sia eccessivo rispetto alla possibilità di carico e di salvaguardia che quei beni devono avere in ragione del loro valore paesaggistico.
Quindi le rivedremo, le rivedremo cercando di portare il risultato di una valorizzazione nella tutela di alcune attività, ma sapendo bene, come lei sa molto bene, che una altissima percentuale di quelle concessioni sono insediate senza autorizzazioni, senza allacci idrici, senza allacci fognari, in pieni abusi di qualunque genere come abbiamo potuto rilevare quest'estate solo ad una esemplificazione di verifica che abbiamo messo in atto. Per cui io credo che sarà l'occasione per rimettere in stato di diritto anche l'occupazione di suolo pubblico, e certamente tutelare quelle attività che positivamente operano e che rispettano i parametri naturali.
Noi abbiamo indicato un percorso che parte con quindici giorni di ritardo, questo è il senso di questa mozione, di cui vi chiedo scusa, se questo è il punto. La Giunta chiede scusa per quindici giorni di ritardo su un lavoro ciclopico che in altri tempi è stato fatto con ben altro tempo, con ben altro tempo e con ben altra strumentazione, con costi che si aggirano intorno ai 30 miliardi di oggi e che noi abbiamo fatto spendendo circa il dieci per cento di quelle cifre. Tutto compreso e utilizzando forze interne all'amministrazione, questo per rispondere a chi ci dice che abbiamo attivato un elevato numero di consulenze.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Non sono forze interne, vengono tutte da fuori.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ho detto "tutto compreso" infatti perché ci sono forze interne e ci sono componenti del Comitato Scientifico esterni, Vede, onorevole Floris, la presenza di esterni ha un aspetto positivo, ha portato a noi delle conoscenze, dei confronti importanti anche sul lavoro che stanno facendo altre realtà e abbiamo potuto dimostrare a questi signori, perché ne siano portavoce, che il lavoro che ha fatto la Sardegna è anche molto più avanzato di quello che stanno immaginando di fare altre regioni.
Non a caso anche questo processo, quando non siamo noi a prendere da loro, ma loro a prendere qualcosa da noi, può essere un approccio alla internazionalizzazione delle capacità e delle intelligenze della Sardegna che vorrei non passasse sottaciuto. In ogni caso io credo che tutto si possa dire fuorché che non saremo puntuali sui tempi.
Noi il quindici gennaio cominciamo le conferenze di copianificazione. Sul Buras sarà pubblicato il calendario degli incontri, verranno stabilite le regole, saranno previsti i tabulati per le osservazioni, perché tutti, voi compresi e primi tra tutti, possiate considerarvi convocati, perché tutti i soggetti saranno convocati, e cominceremo il confronto, un confronto che si baserà su dati scientifici, cartografici e documentali di grandissimo valore, e sul quale non basterà dire: "Io pensavo questo o io penso quell'altro", bisognerà argomentare su quei dati e confutare quei dati e dimostrare che le vocazioni territoriali sono diverse da quelle che abbiamo registrato e i valori paesaggistici che abbiamo segnalato siano diversi da quelli che abbiamo indicato.
Conclusivamente, l'appuntamento è alla verifica definitiva del Piano, che sarà il frutto di questa azione sinergica che parte da una proposta, quella che noi abbiamo approvato, che si completerà in questo percorso, spero intelligente ma anche volto ad integrarsi in una nuova cultura, che significa cambiamento e qualche volta, quando si cambia, si deve essere consapevoli di correre anche qualche rischio e di fare anche qualche errore, e noi l'abbiamo messo nel conto ed è per questo che siamo assolutamente umili di fronte all'esigenza di confrontarci con chicchessia. Però tutto vorremmo, potremmo accettare nel giudizio, salvo una cosa, che vi chiedo con cortesia conclusivamente: non cercate in nessun modo di addossare a questa Giunta una scuola di pensiero che non ha. Perché un anno fa, andando via dal convegno di Olbia, sono stato avvicinato da un signore che mi ha detto: "Complimenti, Assessore, noi abbiamo molta speranza che lei ci restituisca quello che altri ci hanno tolto. Vede, io sono un proprietario di un terreno confinante con la proprietà di Villa Certosa, mi sono rifiutato per molti anni di poter avere le concessioni fino a quando me l'hanno vincolato; adesso il mio terreno è zona H". Noi non abbiamo quella scuola di pensiero. Siamo di una scuola di pensiero che si vuole basare sulle analisi, sui dati, sulla indiscutibilità e trasparenza delle regole perché più ci sarà la regola, sicuramente meno discrezionalità ci sarà e quindi anche il nostro giudizio sarà vincolato a questo principio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Sanciu.
SANCIU (F.I.). Assessore, lei è noto per essere un abile uomo politico e per utilizzare un linguaggio appropriato in Aula e non solo, ma è anche capace di stravolgere le cose che invece sono conosciute da tutti. Lei ha commesso l'errore di parlare di una questione che io conosco benissimo, quando parla di una persona che le ha detto quello che le ha detto, sta parlando di uno intanto, non sta parlando della totalità. Quella persona ha costruito lo stazzo in uno dei posti più belli e incantevoli di quella zona, su un'altura; questo comporterebbe una riflessione ma comunque io non voglio entrare nel merito; il problema nasce in quanto ha citato anche il confinante, il che, dal punto di vista speculativo-politico rende molto.
Le voglio ricordare che in quel terreno di 70 ettari erano previsti tre alberghi, pianificati da voi, dall'amministrazione comunale di centrosinistra di Olbia e dall'amministrazione precedente della Regione Sardegna che aveva in qualche modo favorito questi investimenti. Quell'uomo che ci abita ha rinunciato a tutto questo e ha trasformato quei 70 ettari in parco; questo è per chiarezza, perché su questo avete sempre speculato molto bene, ma le verità bisogna anche dirle.
PIRISI (D.S.). Di chi stai parlando, perché non l'ho capito?
SANCIU (F.I.). Il Presidente della Commissione ha citato un passaggio della finanziaria nazionale che prevede addirittura la possibilità di costruire sulle spiagge, ma non è la finanziaria del 2005-2006, del governo Berlusconi che ha autorizzato queste cose. E' il governo di centrosinistra dell'Emilia Romagna che ha permesso di costruire tutta la spiaggia della costa adriatica, così come l'ha concesso l'amministrazione di centrosinistra della Toscana, per dire anche la verità. Ciò che mi ha impressionato è la mortificazione che subisce il ruolo del consigliere regionale qua in Aula. Anche il vostro in modo particolare, perché questo atteggiamento veramente mieloso, i messaggi che inviate in Aula al centro destra, sono un messaggio anche nei confronti della Giunta.
La verità però è che il buongiorno si vede dal mattino, non sarete ascoltati, ancora una volta sarete mortificati perché le decisioni, le grandi decisioni nel settore urbanistico in Sardegna le prenderà un uomo solo al comando, e cioè Soru, così come è successo con la salvacoste. Di che cosa si può vantare, quali garanzie può dare chi dice che "in Commissione faremo" e con un tono così sdolcinato chiede all'assessore di essere invitati alle conferenze di copianificazione. Ma, forse la ospiteranno qualche volta, ma non incideremo, non saremo incisivi, perché è già stato deciso tutto: dove si può costruire e dove non si può costruire!
La verità è che noi sardi non parteciperemo, in questa fase, alla pianificazione, ma non parteciperemo neanche in futuro a quella porzione di sviluppo turistico e a quant'altro discenderà dalle aperture che ci saranno dopo l'approvazione del Piano, perché si sa anche chi otterrà le volumetrie. Io mi sento di fare questa denuncia in quest'Aula: le cose sono già decise, e questo è l'aspetto più grave. C'è qualcuno che si impegna molto a difenderlo e si vedono le tracce di questo percorso che si sta concretizzando piano piano, e che rivela quale fosse l'interesse più importante da parte di qualcuno sotteso alla partecipazione a questo progetto politico Guardate, stiamo sottovalutando la reazione dei sardi, reagiremo da questo punto di vista, non io, ma la base. Vedrete quante bocciature riceverete nel corso di queste conferenze, e quanto verrete contestati (si armi, Assessore, di casco e di tuta protettiva) soprattutto perché la prevaricazione sulle amministrazioni locali è mortificante.
PORCU (Progetto Sardegna). Cos'è una minaccia?
SANCIU (F.I.). Tu che non vuoi asfalto ti asfalteranno, secondo me, per il modo che hai di fare politica, di agire e di dire! E' meglio che il Capogruppo faccia un po' di scuola non avendo ancora la cultura della "cosa comune".
Le volevo dire anche che il nostro obiettivo noi l'abbiamo raggiunto; era quello di accendere i riflettori, di costringere la Giunta a uscire allo scoperto, e oggi abbiamo ottenuto anche il risultato di capire a quale scuola di pensiero fate riferimento, a nostro avviso è quella del buio totale; noi abbiamo chiara però l'azione che dobbiamo portare avanti da questo momento in poi: ci dobbiamo collegare con la gente, con le amministrazioni, dobbiamo spiegare perfettamente quello che volete fare, ma questo a breve si capirà benissimo.
Presidente, ritiro la mozione perché il nostro obiettivo era non quello di confrontarci in quest'Aula, votando a favore o contro qualcosa, bensì quello di riaccendere i riflettori su una normativa dalla cui applicazione deriverà un impoverimento per tutti i sardi.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. La mozione numero 62, come testè annunciato dall'onorevole Sanciu, primo firmatario, è stata ritirata. Se non vi sono opposizioni rinviamo ad altra data la discussione delle mozioni numero 65 e 66. Il Consiglio è riconvocato a domicilio. Auguro a tutti voi e alle vostre famiglie buone feste e buon inizio d'anno.
La seduta è tolta alle ore 18 e 41.
Versione per la stampa