Seduta n.235 del 23/04/2002
CCXXXV Seduta
(POMERIDIANA)
Martedì 23 aprile 2002
Presidenza del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 17 e 05.
biaNcu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giovedì 04 aprile 2002 (229), che è approvato.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che il Presidente del Consiglio ha nominato in data 22 aprile 2002, l'onorevole Luigi Biggio, Presidente della Giunta delle elezioni, e l'onorevole Salvatore Sanna, Presidente della Commissione per la biblioteca.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del disegno di legge numero 213. Ricordo che nella precedente seduta è stata posta, ai sensi dell'articolo 86, la questione sospensiva concernente il rinvio in commissione del disegno di legge in esame, la cui discussione non si è conclusa in attesa dei chiarimenti della Giunta sulla copertura finanziaria.
Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'emendamento numero 10 è corretto, esso infatti garantisce la copertura finanziaria di tutti gli interventi nell'anno 2002 e degli interventi relativi agli investimenti per i restanti anni. Resta non coperto l'onere relativo al credito di esercizio, in quanto gli stanziamenti indicati possono essere utilizzati solo per investimenti. D'altra parte, basta leggere l'articolo 5 della legge alla quale la copertura si riferisce, per avere conferma di questo. Comunque, a precisazione di quanto sopra, si segnala che la copertura per il 2002, proviene dall'accantonamento nel fondo nuovi oneri legislativi dell'anno 2001, accantonamento conservato ai termini dell'articolo 30 della legge regionale di contabilità. Per gli altri due anni è utilizzata la voce 3 del fondo nuovi oneri del 2002 destinato a investimenti per opere di carattere permanente, così come elencate nelle lettere a) b) c) e parzialmente d) dell'articolo 5, mentre per quanto riguarda il credito di esercizio è già stato detto.
Per l'eventuale copertura degli ulteriori oneri per gli interventi creditizi, si potrà provvedere in sede di assestamento del bilancio.
FADDA (Popolari-P.S.). Questa copertura viene formalizzata con l'emendamento che è stato presentato?
PRESIDENTE. Con l'emendamento numero 10.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io non ho formalizzato, onorevole Fadda.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Se ho capito bene, quello che dice l'Assessore è questo: il credito di esercizio è scoperto e provvederemo con l'assestamento. Invece gli altri interventi in parte sono coperti con gli stanziamenti contenuti nel fondo nuovi oneri legislativi del 2001, ai sensi dell'articolo 30 della legge di contabilità. Giusto? Magari se ci mette a disposizione un appunto, ce lo guardiamo un momentino, sospendendo per qualche minuto i lavori.
Noi prendiamo atto delle precisazioni dell'Assessore, resta però il fatto che - come l'Assessore ha testè ribadito - la copertura del credito di esercizio non esiste, si garantirà con l'assestamento di bilancio, ma per il momento non c'è e ciò significa che la norma sul credito di esercizio sarà priva di attuazione. In secondo luogo, si copre il 2002 con gli stanziamenti del fondo nuovi oneri legislativi rinvenienti dal 2001, e di questo prediamo atto, prendiamo per buone le precisazioni dell'Assessore, tuttavia restano valide le perplessità espresse stamattina da noi, in particolare dal collega Scano, sulla copertura per gli anni successivi. E' appena il caso di notare che una legge nuova, a cui tutti quanti diamo una grande importanza, dovrebbe avere anche una copertura, sia per la parte relativa al credito di esercizio, sia per i restanti interventi previsti, un po' più certa e un po' più stabile.
PRESIDENTE. Assessore Masala, vuole intervenire?
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. No.
PRESIDENTE. Onorevole Falconi, su che cosa vuole intervenire?
FALCONI (D.S.). Nella discussione generale.
PRESIDENTE. Va bene. Onorevole Capelli, lei su che cosa intende intervenire?
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Su quanto annunciato poc'anzi dall'assessore Masala, avrei qualcosa da chiarire.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Capelli.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Ho capito che per quanto riguarda il credito di esercizio non ci sarebbe la copertura finanziaria; o meglio, che l'emendamento della Giunta non avrebbe copertura finanziaria.
Assessore Masala, scusi, mi è sfuggito il perché talea norma sul credito di esercizio non avrebbe copertura finanziaria, come indicato nell'emendamento numero 10. Cioè la tabella non è coperta? Non ci sono i fondi? Nell'emendamento numero 5 noi abbiamo indicato la UPB S 07037 nella quale non ci sarebbero fondi disponibili? E' una domanda Assessore, non riesco a spiegarmi meglio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io ho parlato dell'emendamento numero 10, onorevole Capelli, stiamo parlando di due cose diverse.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Vorrei capire perché non va bene la copertura indicata dall'emendamento numero 5.
PRESIDENTE. Onorevole Masala, si è parlato nel complesso della copertura finanziaria, riferita alle voci indicate da cui si prelevavano i fondi e in questo senso è stata posta la pregiudiziale e si attendeva una risposta.
Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io chiedo scusa, Presidente, se ho mal compreso la domanda che mi era stata formulata. Io mi sono preoccupato di portare i chiarimenti relativamente all'emendamento numero 10 della Giunta, che veniva presentato a copertura finanziaria di tutti gli emendamenti precedentemente presentati dai consiglieri. Pertanto l'emendamento numero 10 è sostitutivo, allo stato, di tutti gli emendamenti precedentemente presentati; non sono in questo momento nelle condizioni di garantire coperture diverse da quelle che sono state indicate nell'emendamento numero 10 e che sono state oggetto di illustrazione con la nota di cui io sto preparando delle copie per una valutazione da parte dei colleghi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare nella discussione generale il consigliere Falconi. Ne ha facoltà. Ritengo, a questo punto, che la pregiudiziale posta debba intendersi naturalmente ritirata; attendo però una risposta, grazie.
FALCONI (D.S.). Se serve a prendere tempo io posso anche parlare. Mi sono iscritto a parlare da questa mattina, ma nel frattempo sono pervenuti diversi emendamenti della maggioranza e della Giunta ad una leggina che è stata approvata all'unanimità in seno alla Commissione Sesta. Poi, magari, quando si chiede il rinvio, la responsabilità la fate pubblicamente ricadere sulle opposizioni. Ma così non è.
Penso che un po' tutte le parti stiano snobbando questo provvedimento perché riguarda le piccole botteghe commerciali, ma si sta sbagliando, perché, come qualche collega ha già rimarcato questa mattina, il commercio minuto riveste in Sardegna una particolare importanza, perché abbiamo 380 comuni, perché abbiamo non 380 centri storici, ma sicuramente centinaia di centri storici, e il commercio e le botteghe commerciali assicurano molte volte un minimo grado di vivibilità dei nostri centri, dei nostri piccoli centri e in particolare di quelli definiti centri storici.
Il decreto legislativo Bersani, il numero 114, cercava di salvaguardarle a livello nazionale pur inserendo il commercio italiano e il commercio sardo in un contesto europeo moderno e globalizzato. Questo in Sardegna non è stato possibile, perché la Regione Sardegna è l'unica Regione che non ha recepito quel decreto o almeno non ha normato quella che era la sostanza di quel decreto. E siamo ancora in questa situazione. A dire il vero, non possiamo addebitare tutto quanto all'attuale maggioranza; il decreto Bersani è - ahinoi! - del 1998 e a distanza di quattro anni nulla si è mosso. Siamo, ricordo, l'ultima Regione ad attuarlo.
Lo stesso trattamento in materia di consorzi fidi, è stato riservato al commercio: era stato presentato un disegno di legge, l'attuale legge numero 2 del 2001, che riguardava solo l'industria; su iniziativa dell'opposizione, cioè nostra, quella legge si migliorò e si inserirono l'artigianato e il commercio, anche se quella legge, ancora oggi bloccata a Bruxelles, non è operativa. La legge 35 del 1991, che regolamenta tutto commercio in Sardegna, compresi gli incentivi a questo importante comparto, non è mai stata notificata alla Unione Europea e quindi non è operativa. Per cui ci troviamo in presenza di tutta una serie di condizioni assolutamente punitive che se sommate denotano l'assoluta noncuranza del Regione Sardegna nei confronti di questo settore. Questa è la situazione di fatto. Pertanto la Commissione a suo tempo ha riservato una corsia preferenziale a questa legge apripista o se preferite "legge pezzetta", per dare una parziale risposta alla situazione di emergenza del commercio, un settore che in Sardegna assicura lavoro al 20 per cento della base occupativa, perché non ci sono solo 37 mila aziende, ci sono anche centomila addetti nel settore commerciale in Sardegna. Queste cifre a volte le dimentichiamo.
Con questa "leggina-pezzetta" si voleva dare una parziale risposta. Si sono fatte delle mediazioni, qualcuno di noi ha rinunciato ad alcune sue proposte in seno alla Commissione, e questa legge è stata approvata all'unanimità. Arriviamo in Aula e, chissà perché, viene presentata una serie di emendamenti, 12 mi pare, 2 o 3 da consiglieri del Gruppo di Rifondazione, tutto il resto dalla Giunta e dalla maggioranza.
Allora ci chiediamo, stiamo giocando "a bocce ferme" o davvero rimettiamo in discussione ciò che abbiamo approvato, se continuiamo in questo modo ha ragione il collega Selis, l'ho gia detto questa mattina, e lo confermo questo pomeriggio, a chiedere il rinvio in Commissione per rivedere tutto il testo, alla luce anche di questi emendamenti presentati dalla Giunta e dalla maggioranza, perché il testo approvato all'unanimità in Commissione in quanto urgente, verrebbe stravolto.
In ultimo interviene la Giunta questo pomeriggio, dopo un'estenuante mediazione, per dirci che una parte del provvedimento non ha copertura finanziaria. Badate, se ai commercianti togliamo il cosiddetto "credito scorte" o se preferite "credito di esercizio", togliamo tutto perché stiamo salvaguardando le botteghe che sono esistenti, che non hanno bisogno di grandi interventi strutturali, ma che sicuramente hanno bisogno di credito di esercizio. Se togliamo loro questo, gli stiamo togliendo un incentivo che consente loro di resistere nei nostri centri storici. Per cui, a questo punto, mi pare che sia davvero opportuno rinviare il testo in Commissione che lo esamini anche in tempi brevi per riportarlo tra qualche settimana in Aula. Mi rendo conto, nel fare questa proposta, di assumermi una responsabilità che forse non mi compete, perché questa è una legge particolarmente attesa, per diverse ragioni. E` la prima volta che in Sardegna si introduce il contributo in conto capitale nel settore del commercio, e questo a me fa particolarmente piacere perché in questo modo si considerano le imprese commerciali in quanto imprese, applicando anche in Sardegna una concezione europea del settore.
Delle cose, e mi avvio a concludere, dette anche questa mattina, alcune sono condivisibili, altre meno, ma nella sostanza io penso che ci troveremo d'accordo anche sulla grande distribuzione. Io non sono per favorevole a distinguere in legge, grande, piccola, media distribuzione, perché sarà il mercato a farlo, semmai in sede di emanazione delle direttive di attuazione, si possono fare questi distinguo. Non credo che la grande distribuzione come Carrefour, Auchan, Sisa che pure ci sono in Sardegna, siano interessati ai nostri 200 milioni da erogare nell'arco di tre anni con il regime del de minimis, ma seppure dovessero essere interessati su 37 mila imprese incidono per una cifra infinitesimale, per cui stiamo parlando esattamente del nulla. Per cui, io sono la favorevole ad una leggina snella e semmai su questo aspetto si può intervenire con le direttive di attuazione.
Chiudo dicendo che a me, che ho svolto opera di mediazione su diversi aspetti della legge in Commissione per poterla portare in Aula, va bene se si ritirano gli emendamenti, tranne quello essenziale della Giunta sulla copertura finanziaria, altrimenti è opportuno davvero rinviare il testo in Commissione e ridefinire non solo la copertura finanziaria, ma anche altri aspetti, o meglio ancora esaminare anche gli altri progetti di legge in materia, il disegno di legge della Giunta sul commercio che è stato presentato qualche anno fa, il Testo unico che dovrebbe raggruppare tutta questa normativa, e soprattutto deve abrogare una quarantina di leggi regionali che oggi non sono e non possono essere utilizzate. Grazie.
Presidente. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Presidente, credo che la disattenzione e la superficialità con le quali il Consiglio affronta un tema di questa rilevanza, non stupisca più nessuno; in fondo abbiamo di recente sperimentato fino in fondo come questo Consiglio sia sostanzialmente intriso esclusivamente di una cultura dello stanziamento e quando non è questa, esclusivamente della cultura della bottega non intesa in senso commerciale, ma intesa nel senso usato nei detti popolari. E` chiaro che leggi di riforma che hanno quanto meno come ambizione di facciata quella di intervenire in maniera concreta in un settore produttivo a dire il vero per molti anni trascurato e tenuto ai margini della nostra attenzione, pur rappresentando uno dei settori più importanti, forse tra i principali - dopo la pubblica amministrazione è una delle più grandi industrie della Sardegna, se possiamo così dire - non stupisce più nessuno che siano esaminate in questo modo, discutendone tra addetti ai lavori, in parte anche tra persone interessate direttamente o indirettamente o persone sollecitate dai diretti interessati.
L'entità della copertura finanziaria su cui tutti hanno sollevato obiezioni, Assessore, lo dico con franchezza, mi sembra sulla soglia di una ridicola presa in giro al settore del commercio. Di fatto, l'assessore Masala lo sa meglio di noi, la Giunta durante la discussione della legge finanziaria ha realizzato una grande impresa, cioè - è bene che poi l'Aula se ne renda conto nella misura in cui le può interessare - ha reso per questo anno finanziario praticamente inagibile l'attività legislativa, perché per quanto riguarda il fondo nuovi oneri legislativi noi possiamo fare riferimento solo alle leggi previste nelle tabelle A e B, guai se ci mettiamo in testa di varare altre leggi che non potranno, come è dimostrato in questa occasione, avere una copertura finanziaria libera da vincoli e proporzionata agli scopi che noi ci proponiamo di perseguire.
Noi in linea di massima siamo d'accordo sul testo in discussione, se non altro per il tentativo di suscitare un'attenzione in questa direzione, ma vogliamo anche dire che questo rappresenta solo un apprezzabile, timido ed insufficiente tentativo, sia per quanto riguarda l'entità della copertura finanziaria, ampiamente insufficiente, come dichiarato dalle organizzazioni di categoria, rispetto al fabbisogno, sia perché lavorando sul terreno della parzialità dell'intervento, mettendo a regime norme di esclusione della grande distribuzione rispetto al resto delle attività commerciali, non opera in Sardegna quel chiarimento di fondo esplicito di cui questo settore ha bisogno. La sproporzione e lo sbilanciamento dell'attività commerciale nel territorio non presuppone l'esclusione di un comparto di quel settore per favorire l'altro, ma, rispetto alle politiche che si sono fatte fino ad ora, ci chiama a un cimento e ad un ragionamento su come fare convivere questi due aspetti per tutelare sia l'uno che l'altro, partendo di fatto da una considerazione di assoluta insufficienza ed arretramento del piccolo commercio, che sopratutto nelle zone interne paga un prezzo enorme.
Quindi, nelle condizioni in cui noi siamo, escludere la grande distribuzione non esalta la funzione della legge. Ci sarebbe stato bisogno di un raffronto ravvicinato tra questi due mondi, che mettesse in effetti il piccolo commercio, sul quale noi vogliamo giocare una scommessa, forse anche tardiva rispetto agli effetti che ha prodotto la grande distribuzione, in condizioni di ritrovare le ragioni di un radicamento nel territorio, non tanto in termini simbolici. Badate, il commercio è prima di tutto un servizio ai cittadini. Noi non ci siamo mai posti il problema che ci sono nelle nostre città, nelle nostre aree metropolitane e non, intere zone di edilizia residenziale ad altissima densità abitativa che sono sprovviste di qualunque tipo di servizio. Immaginiamo gli anziani, quelli che possono avere degli handicap, quelli che non hanno i mezzi per spostarsi verso i centri di grande distribuzione; immaginiamo le aree che non sono servite adeguatamente, come possono usufruire di questi servizi? Nessuno si pone questo problema.
Il secondo elemento non è la dislocazione di un servizio, è anche realizzare, prendendo in considerazione tutti gli aspetti di questo comparto, condizioni ragionevoli di una competitività sostanziale, che significa in questo caso una ripartizione delle competenze, perché la grande distribuzione non fa quello che fa la piccola distribuzione, la piccola distribuzione non fa oggi, nei paesi dell'interno, quello che fa il commercio ambulante. Allora noi vogliamo capire come perequare questi aspetti che sono tutti concorrenti nella strategia dell'attività commerciale! Questa legge non dà risposte a questo tipo di interrogativo! Badate, anche le ragioni di un'incentivazione di per sé positive a me pongono un problema, un problema di modernizzazione; Assessore, in tutta Europa in materia di incentivazione, prima di varare le leggi, le istituzioni avanzano corretti, completi bandi di manifestazione di interesse attraverso i quali cercano di cogliere non solo i bisogni di quei settori, ma anche l'entità degli interventi finanziari che possono in qualche modo ad essi rispondere, ed allora varano dei provvedimenti che siano modulati sul reale fabbisogno, anche selezionando gli interventi e depurandoli da quelli che non possono essere considerati utili e congrui per quel settore e misurano l'entità delle risorse finanziarie alla manifestazione di interesse che quella realtà ha mostrato.
Questa modernizzazione non avanza in Italia; essendo noi tra l'altro, come Regione Sardegna in Italia in una gravissima - e ce ne renderemo conto - crisi finanziaria che ci obbliga a valutare, a ponderare l'uso delle risorse che noi facciamo, questo ragionamento non viene fatto. Viene stabilito uno stanziamento, per di più in equilibrio precario, di difficile agibilità, ora parzializzato perché si utilizza solo la quota investimenti dimenticandosi che i crediti di esercizio, cioè per quelle attività che normalmente portano alla ristrutturazione degli esercizi, alla loro modernizzazione, all'adeguamento dei servizi e dei regimi di sicurezza, sono quelli che realmente servono a rendere competitivo questo settore, ma per il momento non li possiamo fare funzionare, e quindi, a nostro giudizio, la pur apprezzabile iniziativa non realizza l'obiettivo di affrontare alla radice questo problema per determinare un rilancio del settore.
Dico un'altra cosa; noi in Sardegna non è che partiamo da una condizione che non possiamo immaginare e che nessuno conosce. Noi ci troviamo in una condizione di fortissima polarizzazione del sistema della distribuzione commerciale in Sardegna. Polarizzazione che di fatto ha distrutto il retroterra di un sistema commerciale che è sparito e quindi noi dobbiamo ragionare in termini di reinsediamento di questo tipo di iniziativa, che presuppone non la semplice erogazione di incentivi astratti, ma una politica volta a incentivare realmente il reinsediamento delle attività commerciali dismesse o cedute per realizzare le grandi distribuzioni. Questa situazione, per chi si sposta da Cagliari, da Sassari, da Olbia, dai grandi centri, è talmente evidente che cava gli occhi ad un cieco.
Proprio in questa funzione, io avrei immaginato che in questo settore, forse anche con un rilevante gradimento da parte degli operatori, si fosse anche in via sperimentale, Assessore, tentata un'ipotesi di territorializzazione delle opportunità, perché questo avrebbe consentito, con una normativa flessibile studiata sulla base della situazione di fatto, di orientare i finanziamenti verso la ristrutturazione di questo settore, rimettendolo in piedi dopo anni di disattenzione e di marginalità. Tutto questo non è avvenuto.
Tra l'altro siamo di fronte, soprattutto nella dimensione del piccolo commercio, a fenomeni crescenti, molto connaturati alla nostra identità sarda, di tipicità delle modalità di erogare i servizi, di peculiarità per quanto riguarda alcune produzioni e quindi a marketing particolari che riguardano determinati settori della piccola distribuzione; anche di questo non si fa cenno nella legge.
Io faccio altre due osservazioni molto brevi; la prima è che già partivamo da un'insufficiente dotazione finanziaria alla luce del fatto che questo settore non gode, come altri settori, di altre forme d'incentivazione sostanzialmente apprezzabili, e questa legge, dal punto di vista delle risorse stanziate, non rappresenta una risposta molto forte. Può rappresentare un impegno, ma ripeto, Assessore, lei deve parlare con le organizzazione in maniera trasparente, con molta franchezza, lei quest'anno non è in grado di rispondere in altro modo se non con lo stanziamento che ha proposto, se questa entità le sarà resa disponibile dalle obiezioni che sono state sollevate e che - a mio giudizio - renderanno impraticabile sul terreno finanziario questa legge.
La seconda cosa; noi siamo stati e continuiamo a essere e saremo ancora, fino a quando non prenderemo atto della volontà di questo Consiglio, contrari, fermamente contrari, ad uno spostamento graduale e sistematico dei poteri dall'Assemblea alla Giunta, nel senso che, Assessore, in tutte le forme di governo parlamentare le leggi che prevedono agevolazioni finanziarie stabiliscono i criteri generali entro i quali la Giunta delibera le direttive. Ma io, legislatore, devo poter dare alla Giunta i paletti di larga massima entro i quali queste direttive possano essere emanate ed attuate e siano grado di dare una risposta a quella che voi stessi ci presentate come un'enunciazione di valore verso un obiettivo da cogliere. Io non posso accettare un provvedimento di questa natura che si esaurisce nella delega in bianco alla Giunta di emanare direttive.
Ma neanche questo è sufficiente perché noi dobbiamo poter verificare più avanti gli effetti prodotti, le distorsioni, le resistenze, e dovremo provvedere in quel caso solo modificando la legge, e quindi, è giusto che il Consiglio dia gli indirizzi generali entro i quali la Giunta possa emanare le sue direttive. Questa delega è troppo ampia, noi continuiamo a lavorare e lavoreremo anche nelle altre sedi ad un riequilibrio necessario, Assessore, tra i poteri dell'esecutivo e dell'assemblea legislativa, perché abbiamo detto e ribadiamo anche a proposito di questo aspetto, che in questo difficile passaggio sta anche la valorizzazione di una nostra peculiarità autonomistica, la capacità di dare un equilibrio non strumentale, non propagandistico, non inutilmente e vacuamente innovativo, perché quando noi vogliamo essere innovativi molto spesso in Sardegna abbiamo l'abitudine di scimmiottare quello che fanno gli altri. Le altre realtà sono diverse per origini, natura, tempistiche ed opportunità. Noi vogliamo accompagnare l'attività di riforma di questa Regione dando noi gli elementi operativi, i principi ed i valori entro i quali la Giunta possa emanare delle direttive operative che siano in grado di formulare proposte concrete e rispondenti alle necessità.
Mi dispiace perché io ho sempre avuto nei confronti del settore del commercio una particolare attenzione, non fosse altro che per contrastare questa pluriennale disattenzione del legislatore. Ma, non mi sento di essere soddisfatto di questa riposta, risposta - ripeto- paralizzata da una condizione finanziaria assurda e inconcepibile.
Noi veniamo qua e verremo qua nei prossimi mesi, probabilmente, salvo alcune cose già previste, con la consapevolezza che l'attività legislativa di questo Consiglio regionale è stata inibita e paralizzata da una scelta folle, poco ragionata, poco mediata, poco concordata di una Giunta regionale che non è stata capace di guardare più in là del proprio naso, che non ha voluto guardare all'orizzonte tutelando anche gli interessi di questo Consiglio regionale che è depotenziato di molte sue prerogative.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.). Signor Presidente, anch'io sono molto perplesso su come si è proceduto con questa legge, e devo dire che io, pur facendo parte della Commissione, non ho potuto partecipare alla discussione che portò la Commissione ad approvarla. Partecipai invece ai lavori della Commissione solo nella fase finale dopo l'espressione del parere favorevole della Commissione Bilancio sulla copertura finanziaria. Devo dire che la perplessità, per me che non avevo seguito la prima fase, nacque proprio in quel momento, quando alcuni esponenti della maggioranza, di fronte ad un provvedimento che doveva essere approvato senza nessun problema, perché già discusso e già approvato in precedenza dalla stessa Commissione, sollevarono una serie di problemi, di grossi problemi, dando vita ad una discussione in Commissione, che venne superata non tanto con il mio contributo, perché non avevo seguito le fasi precedenti, ma sicuramente grazie al buon senso dei miei colleghi del centro sinistra, che meravigliati del cambiamento e dell'improvvisazione con la quale alcuni colleghi volevano introdurre cambiamenti dopo che avevano votato a favore qualche settimana prima, decisero di contribuire ad esitare questo provvedimento proprio per l'importanza e l'urgenza che riveste. Devo dire che questo fu l'unica ragione che ci indusse a votare a favore di questa legge, perché diversamente anch'io avrei avuto tante modifiche da proporre in aggiunta a quelle che altri colleghi volevano introdurre dopo che l'avevano approvata qualche settimana prima. L'importanza della legge, le attese tra i commercianti, un po' convinsero tutti a varare questo provvedimento, soprattutto perché poteva essere un provvedimento ponte in attesa dell'approvazione definitiva del disegno di legge di recepimento del decreto Bersani, che anch'esso ha visto in Commissione, nonostante la sua importanza, una serie di balletti, soprattutto da parte della maggioranza, che hanno portato a questo incredibile ritardo per cui il disegno di legge è stato emendato più volte dalla stessa Giunta Regionale, fino a che non si è arrivati, nel mese di dicembre, alla decisione della Commissione di riprendere la discussione, e riscontrare che quel disegno di legge, in sostanza, era superato perché la modifica del Titolo V della Costituzione dà facoltà esclusiva alla Regione sarda di legiferare in questa materia, e pertanto il contenuto del decreto Bersani diventa secondario e comunque irrilevante o al più le sue linee generali sono da considerare come linee guida della politica di commercio del nostro Paese alla quale è necessario uniformarci.
Chiedemmo in quella circostanza all'Assessore competente di farci avere in Commissione rapidamente il provvedimento rivisto dalla Giunta ed adeguato alle nuove competenze attribuite alla nostra Regione dal Titolo V della Costituzione, ma ancora questo grande settore, che aspetta da tantissimo tempo, tanto che siamo l'unica Regione in l'Italia ad essere commissariata dal Governo, dovrà attendere una riforma organica; non mi risulta infatti che il relativo disegno di legge sia pervenuto in Consiglio. Allora, francamente, quando si va a parlare con i commercianti dei loro problemi, quando si fanno facili promesse, proclami, davvero i dubbi che sempre ci vengono, che voi possiate essere all'altezza di risolvere uno solo i problemi di questa Regione sono, mi pare, ampiamente giustificati, perché quello che è successo in Aula con questo provvedimento, è davvero singolare e ha dell'incredibile sopratutto perché la stessa Giunta regionale aveva tutto il tempo nel corso della discussione in Commissione, fino a quando la Commissione non ha varato il provvedimento, di apportare tutte le modifiche che voleva. Un provvedimento varato all'unanimità dalla Commissione ha incontrato questa spiacevole sorpresa dei tanti emendamenti proposti dalla Giunta regionale.
Sono invece convinto che il provvedimento sia urgente, ed è urgente soprattutto, a mio avviso, perché al di là della riforma generale del commercio, doveva essere orientato, almeno così risulta dalle discussioni fatte in Commissione, seppure nell'ultima riunione nella quale è stato approvato, a sostenere il piccolo commercio, giacché, come dice la stessa Giunta regionale, queste piccole imprese si trovano ad affrontare, prive di sostegno, un'impari competizione con i grandi centri commerciali. Io credo che noi siamo qua per cercare di regolare anche il mercato, di dare pari opportunità a tutti quanti, sapendo che il piccolo commercio è quello che oltre a muovere il tessuto economico del nostro Paese è vettore e fonte di socialità, d'incontro, addirittura di costruzione di usi e di cultura nei nostri paesi, nelle nostre città in particolare nei nostri centri storici.
Allora, di fronte a questi emendamenti, a questi ripensamenti della Giunta regionale, io credo che sia il caso di fare una riflessione attenta. Già lo pensavo questa mattina, dopo i primi emendamenti che sono stati presentati, ma dopo l'ammissione da parte dell'Assessore alla programmazione che non esiste la copertura finanziaria per quanto riguarda il credito di esercizio, francamente io credo che sia molto più serio e molto più rispettoso degli utenti finali, che noi questa legge, rapidamente, anche senza eliminarla dall'ordine del giorno del Consiglio, la portiamo nuovamente in Commissione per fare insieme queste riflessioni e poi approvarla rapidamente, perché la superficialità e l'improvvisazione che è stata dimostrata dalla Giunta Regionale è francamente offensiva per i commercianti ai quali diciamo che vogliamo dare un contributo.
Per concludere, Presidente, credo che la cosa più seria sia la proposta fatta dal collega Selis questa mattina, per cui credo che faremmo bene, faremo una cosa saggia e utile per i commercianti se ci prendessimo qualche giorno di riflessione convocando urgentemente la Commissione e sospendessimo l'esame di questo provvedimento; diversamente si rischierebbe di fare l'ennesimo pasticcio e davvero di non accontentare nessuno con questa copertura finanziaria sottodimensionata rispetto agli obiettivi che si vogliono perseguire con la legge; credo che possiamo evitare di fare questo sgarbo e questa offesa ai commercianti che aspettano da tantissimo tempo questo provvedimento.
PRESIDENTE. Se la discussione è terminata, pregherei l'onorevole Selis di comunicare se intende o meno ritirare la pregiudiziale o se dobbiamo metterla ai voti.
Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Non intendo ritirare la questione sospensiva.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (Popolari-P.S.). Chiedo il voto segreto sulla sospensiva a nome del Gruppo Popolare.
Presidente. Ai sensi dell'articolo 86 del Regolamento, non è consentita la votazione a scrutinio segreto.
Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Siccome negli interventi che sono stati svolti dopo la mia precisazione sono state fatte delle affermazioni che dimostrerebbero che io non sia stato sufficientemente chiaro nella spiegazione, debbo rimarcare che l'emendamento numero 10 garantisce la copertura di tutti gli interventi, tutti, nessuno escluso, relativamente al 2002. Rimane da coprire, per il 2003 e il 2004, la partita del credito di esercizio. Mi sembra di aver capito che si sia male interpretato quanto ho precedentemente affermato, perché l'emendamento garantisce la copertura anche del credito di esercizio per il 2002, con l'UPB S 07037 di nuova istituzione.
Con l'occasione vorrei anche integrare l'emendamento 10, perché mi pare che sia doverosa una precisazione, nel senso cioè che dopo le parole "legge 5 maggio 1983 numero 11" vada inserito il periodo "e con l'utilizzo della riserva di cui alla voce 10 della tabella B allegata alla legge regionale 24/4/2001, numero 6", cioè la legge finanziaria dello scorso anno. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Non devo svolgere un intervento sul merito della legge, mi riferisco invece al punto preciso nel quale siamo, cioè la pronuncia del Consiglio sulla sospensiva.
Già stamani io ho chiesto un chiarimento, richiesta che reitero, cioè se la sospensiva richiesta sia sine die o se, come noi abbiamo richiesto che venisse precisato, sia a termine, perché il provvedimento torni in Aula nella seduta del Consiglio già prevista per il 10 maggio. Noi siamo favorevoli ad una sospensiva temporanea che consenta l'approfondimento, però a condizione che la legge venga vista non in qualche minuto o ora, ci sono più di 10 giorni, venga vista, approfondita, precisata per quanto in Commissione si può precisare, e torni in Aula, migliorata, possibilmente, nella seduta già prevista per il 10 maggio. Chiedo ai proponenti, cioè al collega Selis e agli altri se accedono a questa proposta.
PRESIDENTE. Prima che rispondano, le faccio rilevare, onorevole Cogodi, che il Regolamento prevede o meno il rinvio del provvedimento alla Commissione. La Commissione può discutere un giorno, quarantott'ore, dieci giorni, non è posto un termine. Qui si propone di superare il Regolamento. E' un po' contraddittoria la proposta. La Commissione potrà protrarre il suo esame a tempo indeterminato, durerà quello che durerà, però, onde evitare che in Commissione si continui a discutere e poi si arrivi in Aula e il provvedimento venga quasi stravolto, tanto vale rinviarlo in Commissione. E' l'opinione di chi parla.
Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, brevissimamente, il Regolamento prevede che l'esame di un provvedimento possa essere sospeso purché esso torni in aula nella tornata. Ora il termine tornata è un termine molto generale. Siccome il telegramma di convocazione del Consiglio che abbiamo ricevuto da parte del Presidente del Consiglio stesso, programmava i lavori sino all'8 - 9 maggio, io sono favorevole alla sospensione per il tempo più breve possibile, per risolvere due o tre questioni: uno, la copertura finanziaria; due, l'abrogazione delle leggi e le altre cose che ho detto stamattina e che non ripeto, confermando un'attenzione e anche un'attenzione favorevole da parte mia e dei colleghi, che in qualche modo sono intervenuti, alla materia, per evitare che ogni volta siamo d'accordo su tutto e poi su piccole cose - la copertura finanziaria sul credito di esercizio non è una piccola cosa - magari ci perdiamo.
Allora, nel tempo più breve possibile, nell'ambito della tornata che interpreto come conclusa nella seduta dell'8 o 9 maggio, io sono favorevole a che si esiti, col concorso di tutti, la legge stessa, questo era il nostro intendimento, per fare una volta tanto un provvedimento nel quale ci riconosciamo e al quale comunque, nel rispetto dei ruoli di ciascuno, si possa dare un contributo positivo.
PRESIDENTE. Al fine di trovare una soluzione equa, interpretando come interno alla questione pregiudiziale anche il problema posto molto correttamente e seriamente dall'onorevole Falconi, cioè quello del mutamento di alcuni dispositivi della legge che erano già stati concordati in Commissione da tutti i Gruppi, possiamo, col presupposto che ci sono più questioni sospensive, a norma del comma 6 dell'articolo 86, pronunciarci anche sulla durata della sospensiva, come ha indicato l'onorevole Comodi, sospensiva che credo equamente possiamo prevedere abbia termine entro questa tornata.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Presidente, forse non sono stato sufficientemente chiaro prima, ma la maggioranza, a nome della quale intervengo, non è d'accordo sulla sospensiva. E' favorevole a che, pur con le osservazioni che tutti i colleghi vorranno fare, si vada avanti nell'esame dell'articolato sino all'approvazione della legge. Così come ha affermato la Commissione, composta da esponenti di tutti i Gruppi rappresentati in questo Consiglio, nella relazione allo stesso provvedimento, auspicando che, vista l'estrema importanza del provvedimento si proceda ad una rapida approvazione da parte del Consiglio regionale.
Credo che per quanto attiene alla copertura finanziaria pur dichiarando fin d'ora, ma lo vedremo in sede di esame dell'articolo e dell'emendamento, che è opportuna una copertura finanziaria più ampia, noi riteniamo che questa legge debba prendere il via, debba esistere, debba rappresentare un segnale di questo Consiglio e soprattutto siamo convinti che in corso d'opera, con l'assestamento di bilancio e con le prossime finanziarie, ci sarà anche una più adeguata copertura finanziaria.
D'altronde i dodici emendamenti presentati, rispetto al numero usuale di emendamenti, non mi sembrano neanche un numero così stratosferico. Si discuteranno anche questi e non stravolgono il testo in esame, se non alcuni che ovviamente il Consiglio discuterà, tenendo conto delle esigenze espresse e delle garanzie date a chi viene qua sotto a manifestare le proprie esigenze, come per esempio i rappresentanti del settore dell'ambulantato; su ciò tutte le parti del Consiglio hanno concordato; forse il disegno di legge in esame non è la sede opportuna per risolvere quel problema, però rappresenta un'occasione per risolverlo subito e bene. Perciò ritengo che gli altri emendamenti, ovviamente sia quelli dell'opposizione sia quelli della maggioranza, non stravolgano il senso di questa legge, che è opportuno…
COGODI (R.C.). Di quale maggioranza parla?
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Ovviamente auspico anche che magari d'ora in poi l'onorevole Cogodi faccia interventi più appropriati, che non parli sempre del sesso degli angeli, ma parli magari della materia che deve prendere in considerazione.
COGODI (R.C.). Pensa alle inconcludenze tue! A nome di quale maggioranza parli? Della maggioranza "commerciale"? Sono venuti 12 della maggioranza a dire che sono d'accordo e tu parli della maggioranza! Della maggioranza bottegaia!
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi, si passa alla votazione. Onorevole Cogodi, prego, quando lei interviene l'ascoltano tutti, ascolti gli altri in tranquillità.
(Interruzione del consigliere Capelli)
COGODI (R.C.). Tu pensa a te.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Io penso a me, a te ci pensano gli altri.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per cortesia non replichi. Onorevole Capelli, per cortesia!
Metto in votazione la sospensione del DL 213/A.
Siamo in fase di votazione, onorevole Masia di cosa vuole parlare?
Onorevole Capelli, per cortesia!
(Interruzioni)
Onorevole Cogodi per cortesia vada al suo posto, la smetta, faccia lavorare il Consiglio in pace, per cortesia!
Stiamo votando la pregiudiziale proposta dall'onorevole Selis concernente il rinvio in Commissione del disegno di legge che comunque dovrà tornare in aula nell'ambito di questa tornata.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. E` stata chiestala votazione nominale. Ci vogliono sette consiglieri che appoggiano la richiesta.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DETTORI, PIRISI, MASIA, MARROCU, FALCONI, PACIFICO, PINNA.)
PRESIDENTE. Stiamo votando la sospensiva: chi vota "sì" è favorevole, chi vota "no" è contrario.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio palese, con procedimento elettronico, della sospensiva concernente il rinvio in Commissione del provvedimento.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 68
Votanti 68
Maggioranza 35
Favorevoli 30
Contrari 38
(Il Consiglio non approva).
Adesso deve intervenire la Giunta e poi si passa al voto sul passaggio all'esame degli articoli.
C'era la sospensiva, onorevole Fadda, quindi dovevamo prima votare la sospensiva, vedere se rimaneva in piedi oppure no, dopodiché la Giunta conclude la discussione generale.
Di cosa vuole parlare, onorevole Cogodi? Non può parlare dopo che è intervenuto l'Assessore? Grazie.
Per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.
FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Grazie Presidente. Intervengo brevemente solo per puntualizzare su alcuni problemi che sono stati sollevati negli interventi di questa mattina ed anche di questo pomeriggio. Della grande distribuzione se n'è parlato e se ne parla sempre, però io devo ricordare al Consiglio che la grande distribuzione di fatto è stata bloccata; noi non abbiamo, in questi due anni e mezzo, rilasciato autorizzazioni per grandi superfici di vendita. L'abbiamo fermata anche attraverso la delibera della Giunta regionale, quella del 29 dicembre 2000, la numero 55, conseguente al commissariamento della Regione Sardegna in seguito al mancato recepimento del Decreto Bersani. La grande distribuzione da due anni e mezzo è stata di fatto bloccata; come dicevo poc'anzi, non è stata rilasciata alcuna autorizzazione, ad eccezione di qualcuna relativa a istruttorie pregresse per imprese localizzate in alcune aree della Sardegna come ad esempio la provincia di Sassari. Benché con gravi difficoltà - devo ricordare la mancata notifica delle leggi all'Unione Europea, e la definizione del pregresso relativo alla legge 11 dell'88 e alla legge 35 del '91, cioè il pregresso relativo ai consorzi fidi e il pregresso relativo al contributo in conto interessi previsto dalla legge 35 - siamo riusciti a sostenere in questi due anni le piccole imprese del commercio,.
Devo anche brevemente ricordare la legge nazionale 488 sul commercio che seppure è una legge di riforma del settore, come sapete viene regionalizzata attraverso gli indicatori definiti dalla Giunta; bene, la legge 488 è stata dedicata soprattutto, anzi esclusivamente alle piccole imprese del commercio e alle medie strutture di vendita. Ricordo al Consiglio che la media distribuzione in Sardegna è di fatto in mano a imprenditori sardi e di questo, secondo me, il Consiglio regionale deve tenere conto. Dall'altra parte, con il recupero di una delibera del CIPE del 1996 siamo riusciti anche a dare un segnale importante ai consorzi di strade e abbiamo fino adesso erogato, se non ricordo male, circa quattro miliardi ai consorzi di strade in tutta la Sardegna, quindi tale intervento costituisce un aiuto anche a tutto l'associazionismo dei piccoli imprenditori.
Invece in relazione ad alcune perplessità che sono state sollevate questa mattina soprattutto in relazione alla definizione di piccola impresa, devo ricordare che, se leggete l'articolo 14 del testo in esame sui criteri e le direttive di concessione, in particolare il quarto ma anche il terzo comma, potete verificare che il quarto comma stabilisce che la definizione di piccola e media impresa dovrà essere fissata dalla Giunta nelle direttive applicative e dovrà tenere conto dei limiti previsti dalla normativa comunitaria, che per media impresa intende quella che ha fino a duecentocinquanta dipendenti, ma nelle direttive noi possiamo stabilire dei limiti inferiori, così come è nei desiderata del Consiglio e così come è emerso anche dai lavori della Commissione; di fatto noi possiamo prevedere limiti ben al di sotto di questo, e il limite inferiore può essere fissato da un ordine del giorno del Consiglio che poi verrebbe totalmente recepito dalla Giunta all'atto della determinazione delle direttive.
Quindi di fatto noi siamo in grado di arginare il pericolo, quel pericolo che veniva stamattina paventato, e cioè di incentivate la media o addirittura la grande distribuzione anziché le piccole imprese commerciali, che in Sardegna sono di gran lunga più numerose. Correggo un dato che è stato riportato: siamo a questo punto a oltre trentanovemila imprese attive nel 2001, e ben trentamila sono rappresentate da imprese individuali; di fatto si tratta per la stragrande maggioranza di lavoratori autonomi; quindi le osservazioni che venivano fatte stamattina sono assolutamente condivisibili.
Lo stesso articolo 14 al comma terzo prevede che le direttive applicative siano approvate, come dicevo, previo parere della sesta Commissione del Consiglio regionale, e in questo modo avremo due vantaggi. Da un lato si consente al Consiglio di esprimersi, come dicevo poc'anzi, sulla congruità della definizione di piccola e media impresa, dall'altro però se anziché fissarla nella norma, la fissiamo nelle direttive, evitiamo che si cristallizzi in legge una definizione che potrebbe poi risultare inadeguata da qui a qualche anno. Quindi io credo che da questo punto di vista il rischio che si possano dare i contributi alla grande distribuzione sia da intendere completamente superato.
Ricordo anche che questo disegno di legge è stato concertato con le associazioni di categoria; il testo pervenuto all'esame della Commissione era completamente condiviso dalle associazioni di categoria, così come vi era accordo sulle risorse disponibili. La valutazione è stata fatta, certo non attraverso una manifestazione di interesse, come diceva l'onorevole Gian Valerio Sanna, che forse sarebbe il criterio migliore, forse da qui in poi dovremmo cogliere questo suggerimento, ma comunque è stata valutata la copertura finanziaria; le risorse che poi sono state individuate nel disegno di legge, sono state valutate insieme alle associazioni di categoria che ci hanno portato all'attenzione una serie di dati che abbiamo tenuto in debita considerazione.
Io vorrei concludere dicendo che assolutamente è necessario, indispensabile ed urgente pervenire oggi all'approvazione di questo disegno di legge. Le piccole imprese del commercio sono sicuramente in difficoltà per tutte le ragioni che avete detto voi quest'oggi, e quindi sarebbe inutile continuare ad aspettare, si continuerebbe ad acuire quel gap con la grande distribuzione che è stato richiamato; non credo che sia una buona cosa ritardare ulteriormente l'approvazione della legge. Ecco perché credo che sia necessario passare rapidamente all'esame degli articoli ed approvare il disegno di legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Presidente, in realtà mi rivolgo principalmente alla sua cortesia riconosciuta e alla sua sensibilità ugualmente nota; il senso del mio interloquire rapidissimo è il seguente. La Giunta oltre che emendamenti relativi al testo e al senso della legge che porta, non solo come titolo ma come contenuto sostanziale "Agevolazioni contributive alle imprese del comparto commerciale", ha presentato degli emendamenti che non attengono affatto ad agevolazioni contributive alle imprese commerciali, e in particolare il numero 12, presentato questo pomeriggio, quindi da ultimo, che attiene alla nuova disciplina del rilascio delle autorizzazioni per il commercio sulle aree pubbliche e quindi alla nuova disciplina delle autorizzazioni delle forme itineranti di vendita e dell'ambulantato, come ben si vede materia del tutto diversa e nuova rispetto a quella che il disegno di legge prendeva in considerazione, che erano le agevolazioni...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Cogodi, la discussione generale è terminata, lei sta parlando di un emendamento, quando arriveremo al suo esame ne parleremo. In tale occasione potrà avanzare le sue proposte, in questa fase non lo può fare.
COGODI (R.C.). Ma infatti le chiedo scusa. Era solo per concludere...
PRESIDENTE. C'è tutta la sera a disposizione per intervenire.
COGODI (R.C.). Questa richiesta non riguarda questo emendamento, l'ho citato per rappresentare a lei, Presidente del Consiglio, che deve garantire che l'Aula possa conoscere innanzitutto, e conoscendole poi valutare le proposte di legge ed anche volendo emendarle, un problema; posto che un emendamento introduce in questa legge che parla di misure contributive, una nuova disciplina dell'ambulantato, prevedendo addirittura l'abrogazione di intere leggi della Regione in materia di autorizzazioni, le chiedo di avere il tempo, credo ne abbia diritto ogni consigliere regionale, ogni Gruppo; noi comunque, componenti del Gruppo della Rifondazione, chiediamo il tempo appena sufficiente per comprendere con i riferimenti legislativi necessari la proposta da ultimo presentata dalla Giunta.
Quindi le sto chiedendo il tempo tecnico strettamente necessario a comprendere la portata dell'emendamento numero 12 e poter presentare eventualmente proposte, come è nostro diritto, emendative a una legge tutta nuova. Quindi le chiedo almeno un'ora di tempo entro cui noi possiamo studiare, andare a vedere, dare un'occhiata a tutta la normativa, perché con questo emendamento si abrogano intere leggi della Regione e si introduce una disciplina nuova sull'ambulantato.
E` molto chiedere un'ora di tempo per l'esame di una materia tutta nuova che in Aula la Giunta ha introdotto oggi? Non l'ha introdotta in Commissione, non l'ha introdotta in Aula stamattina quando avremmo potuto, nell'intervallo del pranzo, vedere di cosa si trattava, la introduce adesso di pomeriggio; questo non è modo di procedere. E' per questo che ci appelliamo, non al voto del Consiglio, ma alla sensibilità del Presidente che deve garantire tutti noi perché possiamo comprendere di cosa si sta trattando e come le leggi possono essere giudicate e possono anche essere emendate nel corso del loro iter procedurale. Sennò, Assessore, ritiri l'emendamento.
PRESIDENTE. Ho capito perfettamente, onorevole Cogodi, trovo in gran parte condivisibile la sua obiezione e preoccupazione. Ma questo è un fatto personale e non riguarda questa Presidenza in linea generale. Direi che possiamo sospendere la seduta per mezz'ora, non di più, non possiamo neanche votare il passaggio all'esame degli articoli, essendo terminata la discussione generale, perché se ci fosse la necessità di presentare ulteriori emendamenti, bisogna che siano presentati prima.
La seduta è sospesa per mezz'ora; per cortesia, colleghi, siate in Aula alle 18 e 50.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 20 , viene ripresa alle ore 19.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio. Ne ha facoltà.
FRONGIA (A.N.), Assessore del turismo, artigianato e commercio. Vorrei solo annunciare il ritiro dell'emendamento numero 12 relativo al commercio sulle aree pubbliche.
PRESIDENTE. La discussione generale è terminata. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari - P.S.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Ovviamente la mia è una dichiarazione di astensione tecnica, così come tecnica è la richiesta di voto segreto, perché sono convinto che i colleghi dell'opposizione sono estremamente favorevoli a questa legge, però nel confronto politico standosi verificano anche queste cose. Per cui io faccio una dichiarazione di voto di astensione pur essendo ovviamente favorevole alla legge.
Il problema che si pone e che ha allungato a dismisura i tempi è stato proprio il fatto che questa legge, frutto di un laborioso confronto e di un'intesa faticosamente raggiunta, così come ricordava questa mattina nel suo intervento il collega Falconi, frutto anche di mediazioni che hanno impegnato le diplomazie dei vari gruppi presenti in Commissione, per trovare proprio quelle convergenze che comunque consentissero di portare in Aula un provvedimento tanto atteso dalle categorie, questa legge, dicevo, nonostante l'efficace lavoro della Commissione, una volta arrivata in Aula è stata in parte fortemente modificata, se non quasi stravolta, dagli emendamenti. Per cui i presupposti per l'approvazione della legge così, come era stata licenziata, una legge che era stata, come dicevo prima, frutto di quegli accordi, vengono sostanzialmente meno perché quel testo definito e concordato, per effetto delle modifiche successive molte forze politiche non sono più disposte ad approvarlo, ad accettarlo senza un ulteriore confronto che può anche assumere toni aspri nel momento in cui, da una parte e dall'altra, vi sono emendamenti che non sono frutto di un approfondimento concreto.
La legge nasceva proprio dall'esigenza di mettere a disposizione del settore commerciale gli incentivi finanziari che da troppo tempo non erano più presenti nella legislazione regionale, tant'è vero che il settore del commercio ha sofferto più di altri settori importanti e trainanti nell'ambito dell'economia isolana proprio a causa della mancanza degli incentivi. Con le modifiche proposte questo disegno di legge, che tra l'altro è stato licenziato dalla Commissione il 4 giugno del 2001, non ha più la finalità di riproporre incentivi e contributi all'attività commerciale sofferente per tutti i fenomeni che sono stati anche oggi ricordati, e che tutti quanti ben conosciamo, ma diventa una storpiatura di quella che dovrebbe essere la normativa di carattere generale che dovrebbe disciplinare l'intero settore del commercio, anche in attuazione del decreto legislativo Bersani.
Per cui, colleghi, se vogliamo, come tutti quanti abbiamo sostenuto, mettere a disposizione di una categoria importante per lo sviluppo economico della nostra regione queste risorse che con questa legge arriverebbero in tempi rapidissimi, dobbiamo fare tutti quanti dei passi indietro, chi più e chi meno, e ritirare quegli emendamenti che possono anche essere giusti e corretti da un punto di vista più ampio, ma che non lo sono, a mio modo di vedere, nell'ottica e nell'ambito di quelle finalità che questo disegno di legge, nel testo approvato dalla Commissione, intendeva perseguire.
Detto questo, nel ribadire la mia astensione che è, come dicevo poc'anzi, un'astensione tecnica, invito tutti i colleghi a ritirare gli emendamenti presentati, così come ha fatto la Giunta relativamente all'emendamento numero 12, non perché non sia corretta l'impostazione che viene data alla disciplina dell'ambulantato proposta, ma perché certamente necessita di un ulteriore passaggio in Commissione e comunque di un migliore approfondimento nell'ambito della normativa generale; invito pertanto nuovamente i colleghi a ritirare gli emendamenti che hanno una valenza che è perfettamente identica a quella che aveva l'emendamento numero 12 che la Giunta ha testé annunciato di voler ritirare.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto del passaggio all'esame degli articoli del disegno di legge numero 213/A..
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 39
Votanti 37
Astenuti 2
Maggioranza 20
Favorevoli 36
Contrari 1
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: BALLETTO - FADDA.)
Colleghi i votanti sono 39, mancando il numero legale dichiaro nulla la votazione e sospendo la seduta per mezz'ora. Sono le 19 e 10, riprendiamo i lavori alle 19 e 40.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 10, viene ripresa alle ore 19 e 43.)
Presidenza del Presidente Serrenti
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Ricordo che stiamo votando il passaggio all'esame degli articoli, sul quale è stato chiesto il voto segreto. Non c'era il numero legale. La richiesta di voto segreto è stata riconfermata, stiamo per votare. Prego i colleghi che usano i telefonini di silenziarli, grazie.
CARLONI (A.N.). Chi ha chiesto il voto segreto?
PRESIDENTE. L'onorevole Paolo Fadda.
CARLONI (A.N.). Non l'ha chiesto.
CORDA (A.N.). Non l'ha chiesto.
PRESIDENTE. Come no? L'ha chiesto adesso ed essendo Capogruppo ne ha la facoltà.
Seconda votazione a scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico del passaggio agli articoli del disegno di legge numero 213/A..
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione del passaggio agli articoli:
Presenti 39
Votanti 37
Astenuti 2
Maggioranza 19
Favorevoli 37
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PILI - PILO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - FADDA.)
Risultano votanti 38 consiglieri, più l'onorevole Paolo Fadda che non ha votato, però è in aula e ha richiesto il voto segreto, siamo a 39, quindi non abbiamo il numero legale, pertanto annullo la votazione; la seduta riprenderà domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 19 e 47.
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