Seduta n.289 del 05/11/2002
CCLXXXIX SEDUTA
Martedì 5 Novembre 2002
(ANTIMERIDIANA)
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente BIGGIO
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 40.
cappai, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta dell'8 ottobre 2002 (283), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Antonio Frau, Gerolamo Licandro, Pasquale Onida e Beniamino Scarpa hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta del 5 novembre 2002; i consiglieri regionali Pietro Fois e Noemi Sanna Nivoli hanno chiesto di poter usufruire di due giorni di congedo a far data dal 5 novembre 2002. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
Dai consiglieri VARGIU - CASSANO - FANTOLA - PISANO: "Disposizioni in materia di coltivazione, allevamento, sperimentazione, commercializzazione e consumo di organismi geneticamente modificati e per la promozione di prodotti biologici, locali e tipici". (361)
(Pervenuta il 22 ottobre 2002 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dal consigliere ONIDA: "Elezione del Consiglio regionale, forma di governo (ai sensi dell'articolo 15, comma 2 dello Statuto speciale) e partecipazione degli emigrati al voto". (362/Statuto)
(Pervenuta il 30 ottobre 2002 ed assegnata alla prima Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
cappai, Segretario:
"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sull'utilizzo delle risorse destinate all'edilizia scolastica (anno 2002)". (554)
"Interrogazione SANNA Alberto, con richiesta di risposta scritta, sul risanamento dello stagno di Cabras e sugli indennizzi ai pescatori". (555)
"Interrogazione SANNA Salvatore - SANNA Emanuele - BIANCU - ORRU' - SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sull'avviso di selezione per la copertura del 40 per cento dei posti vacanti nella categoria "quadri" dell'Ente foreste della Sardegna". (556)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
cappai, Segretario:
"Interpellanza CAPPAI sui ritardi delle Aziende sanitarie locali della Sardegna nei pagamenti alle aziende fornitrici di beni e servizi e alle strutture convenzionate". (280)
"Interpellanza PUSCEDDU - CALLEDDA - ORRU' - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore sui lavori di sistemazione del canale 'Terramaini' e sui progetti di valorizzazione dei canali navigabili dell'hinterland di Cagliari". (281)
"Interpellanza LAI - SPISSU - SANNA Giacomo - CUGINI - DEIANA - GIAGU - GRANELLA - MASIA - MORITTU - VASSALLO sulla grave situazione del Comune di Ozieri in merito alle procedure regionali per la legge sulle nuove province". (282)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
cappai, Segretario:
"Mozione SPISSU - FADDA - SANNA Giacomo - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS sulla situazione della scuola in Sardegna". (89)
"Mozione BIANCU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio sui PIT (Piani Integrati Territoriali) e sui Programmi per le infrastrutture". (90)
"Mozione SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO sullo stato di attuazione della L.R. n. 29 del 1997 e sul Piano d'ambito adottato con ordinanza n. 321 del 30 settembre 2001 del Commissario governativo per l'emergenza idrica in Sardegna". (91)
Commemorazione delle vittime del terremoto
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, questa seduta del Consiglio vogliamo aprirla nel ricordo della tragedia che ha colpito il Molise e ferito San Giuliano di Puglia nel suo presente e nel suo futuro. Qualcuno, piangendo i ventisei scolari sepolti dalle macerie della loro scuola, ha evocato come brusco arresto della speranza nel futuro il fatto che quel villaggio ha perso un'intera generazione di giovani.
Sono molti i segni di questa tragedia su cui, da giorni, noi e credo l'Italia intera stiamo riflettendo. Ricordo le affermazioni del Presidente della Repubblica sul fatto di non essere stati capaci di proteggere i nostri figli, e quelle di una madre disperata di fronte a quelle bare davvero commoventi che chiedeva scuole sicure mentre piangeva il figlioletto morto. E soprattutto credo che tutti dovremmo piegarci a meditare su questa strage di innocenti che di colpo ha tagliato la comunicazione di una comunità con il suo futuro, con le speranze e con i progetti del suo futuro.
Ci sarà tempo, io credo, per capire che cosa non ha funzionato, per sapere se davvero i grandi hanno tradito la "prepotente" fiducia dei piccoli che pensavano che mai si sarebbero costruiti per loro edifici insicuri, edifici che un giorno si sarebbero potuti sgretolare seppellendoli.
Adesso è tempo di pietà, di dolore e di solidarietà con i feriti, a cui auguriamo un pronto ritorno agli affetti familiari, e di sostegno a quelle otto mila e cinquecento famiglie che sono rimaste senza casa, le famiglie di San Giuliano e dei paesi vicini.
Ma è anche giunto il tempo di promuovere un rinnovato impegno morale anche in questa terra, qui in Sardegna, che la natura ha tenuto lontana dalle tragedie sismiche, come quella che oggi ha colpito il Molise, ieri la Sicilia, la Campania, il Friuli e tante altre zone che invece vivono in maniera preoccupante e drammatica lo scatenarsi degli elementi della natura come i terremoti, che non sempre sono eventi prevedibili.
Un impegno morale, certo, volto a soccorrere con spirito di fratellanza le popolazioni colpite, ma anche, per quanto è nelle nostre possibilità, ad assicurare protezione ai nostri figli.
C'è bisogno, credo che tutti ne conveniamo, di una grande rivoluzione, di un atteggiamento diverso nei confronti della scuola. E' pur vero che è invalsa l'abitudine di mettere in primo piano i problemi sulla spinta dell'emergenza; ed è anche vero che la fine dell'emergenza si porta via spesso anche l'urgenza. Lo dimostrano le migliaia di terremotati, quelli del Belice, dell'Irpinia, che sono spesso dimenticati;eppure anche per loro, quando si verificarono quelle calamità, vi fu una grande manifestazione di solidarietà, ma finita la solidarietà i problemi sono rimasti e la gente vive ancora al freddo, nella neve, in condizioni davvero disumane.
Ma, se tutto si può dimenticare, questa volta quell'insostenibile sguardo, lo sguardo spento di ventisei bambini, , questo no, non si può dimenticare; è lì a ricordare che abbiamo contratto con le nuove generazioni un obbligo che nessuna civiltà può eludere, l'obbligo di trasformarli in cittadini attraverso l'istruzione. All'interno di questo obbligo non può non esserci il dovere di rendere più sicuri i luoghi dell'apprendimento.
Del resto, l'abbiamo letto proprio sui giornali, l'atto di prepotenza dei quattro Assessori provinciali della pubblica istruzione, che va considerato per la sua serietà e anche per la sua coralità, ha un significato molto forte. Voi sapete che i quattro Assessori della pubblica istruzione hanno restituito le chiavi delle scuole chiedendo allo Stato maggiore sicurezza e un maggiore impegno nella scuola che, proprio qui in Sardegna, sta diventando un problema grosso non solo in termini di sicurezza, ma in termini di funzionalità e di futuro che a me pare, credo a tutti, un pochino precario.
COGODI (R.C.). Era una protesta, non era una prepotenza.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, posso anche aver sbagliato, ma la prego, non è il caso di correggermi, siamo seri. Mi creda, guardi, in questo momento sono preso da molta tristezza.
COGODI (R.C.). Tutti lo siamo. Però una protesta non è una prepotenza.
PRESIDENTE. Io credo che la nostra partecipazione al dolore e ai drammi delle popolazioni colpite dal terremoto avrà un significato non formale, se saremo capaci di assumere l'obbligo morale di mettere al primo posto la sicurezza nelle scuole e quindi degli alunni e di chi a loro insegna.
Nel rinnovare il cordoglio del popolo sardo ai familiari delle vittime del terremoto, per ricordare i ventisei bambini e le loro maestre deceduti a San Giuliano di Puglia, vorrei osservare un minuto di silenzio e poi sospendere per qualche minuto la seduta in segno di lutto.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 52, viene ripresa alle ore 10 e 56.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. E' stato presentato un ordine del giorno a firma Spissu e più. Se ne dia lettura.
cappai, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio- SANNA Giacomo- SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO, sulla drammatica situazione delle popolazioni del Molise a seguito del terremoto.
IL CONSIGLIO REGIONALE
UDITE le comunicazioni del Presidente del Consiglio;
CONSIDERATA la drammatica situazione venutasi a creare fra le popolazioni del Molise a seguito del terremoto dei giorni scorsi che ha messo in ginocchio migliaia di persone che hanno visto le proprie abitazioni totalmente distrutte al punto che interi comuni risultano inagibili;
RILEVATO il grave lutto che ha colpito la comunità molisana ed in particolare San Giuliano di Puglia che ha visto 26 giovani vite cancellate nel crollo della propria scuola e il senso di smarrimento e di incredulità che ha colpito popolazioni che vivono come la Sardegna condizioni di difficoltà sociale ed economica con enormi tassi di emigrazione e di spopolamento;
PRESO ATTO che intorno a simili calamità il senso dello Stato ed i sentimenti di solidarietà, in particolar modo fra le regioni del Mezzogiorno di Italia, deve assumere un carattere primario nei rapporti fra comunità, istituzioni e singoli cittadini nella volontà di una rapida e concreta opera di ricostruzione e di ripresa di condizioni normali di vita;
COMMOSSO per la tragica morte di bambini innocenti e solidali con le loro famiglie distrutte dal dolore e dallo smarrimento,
esprime
i propri sinceri sentimenti di fratellanza e di solidarietà alle popolazioni del Molise colpite dal terremoto,
impegna
1) il Presidente del Consiglio regionale a voler significare ai colleghi della Regione Molise i sensi della più sincera partecipazione e vicinanza di tutti i propri componenti;
2) il Presidente della Giunta ed il Governo regionale a voler programmare con gli organi locali competenti, oltre le necessarie urgenze e necessità di protezione civile, concreti interventi volti alla realizzazione, nell'ambito del processo di ricostruzione di San Giuliano di Puglia, di opere di pubblica utilità che manifestino in maniera concreta e permanente la solidarietà e la fratellanza del Popolo Sardo con le popolazioni colpite dal terremoto;
3) la Giunta regionale a voler programmare gli oneri necessari. (1)
PRESIDENTE. Colleghi, in genere gli ordini del giorno sono collegati a un provvedimento di legge, però io credo che in questo caso dobbiamo fare un'eccezione trattandosi di un fatto particolarmente grave e coinvolgente. Io stesso stamattina ho sentito l'esigenza di aprire i lavori facendo alcune dichiarazioni a nome di quest'Aula e dei cittadini che rappresentiamo, allora credo, se non vi sono osservazioni da parte di nessuno, che l'ordine del giorno possa essere illustrato e poi, senza discussione, sottoposto al voto. Pertanto uno dei presentatori dell'ordine del giorno ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io comprendo che l'Aula sia particolarmente interessata alla preparazione degli affari correnti, ma sarebbe opportuno, oltre che dignitoso per l'Aula medesima, che ci fosse un'attenzione diversa a questi problemi, per i quali noi abbiamo proposto un ordine del giorno che significhiamo aperto all'integrazione anche dei consensi da parte dei colleghi della maggioranza.
Vorremmo infatti introdurre una modalità di confronto con queste tragedie nazionali diversa e che vada un po' oltre la semplice formulazione della nostra solidarietà.
E' anche vero che se il Presidente della Giunta e l'Assessore della programmazione prestassero più attenzione sarebbe anche questo un elemento che concorrerebbe all'edificazione di quel momento di riflessione che il Consiglio regionale vuole fare. Noi abbiamo proposto un ordine del giorno nel quale vogliamo prendere atto del fatto che la condizione delle popolazioni terremotate è particolarmente vicina alla realtà della Sardegna. Le aree del Mezzogiorno sono vicine, sia dal punto di vista economico e sociale, ma anche, direi, dal punto di vista antropologico, alla realtà che vive la Sardegna, alle tensioni che viviamo nella ricerca di uno sviluppo che stenta a concretizzarsi, e in questo quadro queste tragedie assumono un valore e una gravità particolarmente significativi.
Noi, oltre a dare mandato, nell'ordine del giorno, al Presidente del Consiglio a voler significare da parte nostra i sensi della solidarietà e della vicinanza ai colleghi del Consiglio regionale del Molise, che saranno ovviamente impegnati alacremente ad affrontare la condizione di emergenza nella quale si trovano, chiediamo, che il Consiglio regionale della Sardegna vada oltre l'espressione della mera solidarietà e si impegni, fin da oggi, a far sì che nella fase della ricostruzione, che comincerà da qui a qualche settimana, una volta che si compiranno i bilanci delle distruzioni, in accordo con la Regione Molise sia possibile realizzare da parte della comunità sarda un qualcosa che sortisca effetti di pubblica utilità per quelle comunità e che resti come segno tangibile della solidarietà del popolo sardo verso queste popolazioni.
Credo che sia un modo anche diverso per relazionare, al di là della sterile burocrazia quotidiana, i rapporti tra regioni che devono essere sempre più stretti non solo nelle difficoltà, ma anche nelle strategie di sviluppo e di crescita comune. Io credo che questo sia il presupposto non solo per riportare all'attenzione, in questa circostanza, la questione meridionale, ma anche per uscire tutti insieme da una condizione di ritardo dello sviluppo e della edificazione umana, perché abbiamo visto anche scene che richiamano forme di isolamento e di degrado delle condizioni di vita di molte popolazioni.
Noi riusciremo così a dare un segno della nostra partecipazione che fuoriesca dai formalismi che spesso celebriamo in quest'Aula e che anche oggi, vista l'attenzione che l'Aula sta prestando, abbiamo celebrato.
Noi vogliamo invece dare un segno di permanente fratellanza e unità nei confronti delle popolazioni oggi in difficoltà.
PRESIDENTE. Metto ora in votazione l'ordine del giorno. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Discussione del disegno di legge: "Disposizioni in materia di agevolazioni alle imprese" (306/A)
PRESIDENTE. E' all'ordine del giorno il disegno di legge numero 306/A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore. Signor Presidente, colleghi, questo disegno di legge è stato predisposto al fine di recepire la normativa statale che ha disposto il trasferimento alle Regioni delle funzioni e delle competenze indicate, in maniera analitica, nel decreto legislativo numero 112 del 31.3.1998.
Va detto che il decreto legislativo numero 234 del 17 aprile 2001, che è il testo di riferimento per la Regione Sardegna, subordinava l'effettività dei trasferimenti all'emanazione di ulteriori provvedimenti di natura normativa da parte del Consiglio dei Ministri; questi provvedimenti sono stati posti in essere recentemente e attraverso essi vengono poi individuate le misure proporzionali delle risorse che devono essere ripartite alle diverse Regioni interessate.
Vi è pertanto la necessità assoluta che la Regione Sardegna, con il disegno di legge in discussione, si doti di una legge organica in maniera tale da poter recepire quella normativa e quindi rendere operanti i trasferimenti statali che altrimenti non potrebbero trovare destinazione nella normativa regionale. Si tratta in buona sostanza di istituire un Fondo di natura regionale dove vengono accolte tutte le provvidenze previste dalla legislazione statale vigente.
Si tratta quindi di un provvedimento di legge importante e da licenziare con urgenza, anche al fine di evitare il possibile ritardo nei trasferimenti dei fondi se non la loro perdita.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
Ricordo che le iscrizioni a parlare devono avvenire durante l'intervento dell'onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Io intervengo, signor Presidente e colleghi, per porre innanzitutto un quesito ai proponenti del disegno di legge e, a questo punto, all'intero Consiglio regionale; un quesito che attiene all'esatta configurazione di questa normativa, cioè alla natura stessa di questo provvedimento di legge. Il Consiglio deve avere contezza dell'esatta natura di questa legge, perché la dizione è di carattere equivoco. Si presta infatti a diverse letture ed anche a contrastanti interpretazioni; e siccome qui siamo in materia di incentivi alle imprese, trattiamo del sostegno alle attività produttive primarie della Regione, e trattiamo del buon uso del danaro pubblico, sia il modo in cui la norma è scritta sia la finalità perseguita non possono essere per niente equivoche, ma devono essere univoche, devono essere chiare, devono essere precise.
A che cosa mi sto riferendo? Mi sto riferendo alla normativa che poi esamineremo punto per punto ma, soprattutto in questa fase, alla illustrazione che di quella normativa semplice, anche scheletrica, viene data nella relazione. La relazione dà il senso della norma, dice del contenuto e del significato. E i proponenti del disegno di legge, quindi gli estensori della relazione, sono gli Assessori La Spisa, Frongia, Contu, che reggono rispettivamente l'industria, l'artigianato e commercio, l'agricoltura, cioè gli Assessorati con le principali competenze e in materia di attività produttive, nonché Fois perché Assessore degli affari generali e quindi interviene con la sua competenza ordinatoria, in questa materia, di tutte le attività produttive come sempre e come necessario.
I proponenti, illustrando questa normativa, nella relazione definiscono la creazione del fondo unico una opportunità. In questo fondo si riverserebbero tutte le risorse statali in materia di incentivi alle attività produttive. Quindi sarebbe un lago alimentato da moltissimi immissari; tanti rigagnoli, tanti fiumiciattoli che invece di continuare disordinatamente il loro percorso ad un certo punto vengono tutti raccolti appunto in un grande lago.
Sorge un problema, e cioè che tutti questi rigagnoli, questi afflussi vengono raccolti in questo lago che è il fondo unico in entrata, ma in uscita che cosa accade? Nel momento nel quale dal lago poi si devono dipartire le diverse direzioni di spesa, cioè, ripartono gli emissari, quando l'acqua defluisce da questo lago, chi decide verso dove deve defluire? Cioè, chi decide le direzioni di spesa? Chi decide l'entità della spesa? Chi decide quale e quanto sostegno economico dev'essere dato, posto che tutto è raccolto in questo lago, denominato fondo unico, chi decide quanto e come e perché poi si deve creare il fiume per l'agricoltura, il fiume per l'industria, il fiume per l'artigianato e così via per tutte le attività produttive?
Tutto questo in legge non è così chiaro, anzi leggendo bene sarebbe così chiaro che la legge andrebbe rispedita al mittente, per due ragioni. In primo luogo perché, a meno che non si corregga la relazione e si modifichi l'interpretazione, e a questo punto sarebbe anche il caso di migliorare la scrittura, dalla lettura si evince che a decidere quanto va poi ai comparti produttivi non sarebbe più il Consiglio regionale che approva le leggi, e non vi sarebbe più la certezza della legge, ma sarebbe la Giunta con propria delibera, cioè sarebbe un atto amministrativo, una delibera dell'Esecutivo che deciderebbe quanto e come andrebbe ai diversi settori produttivi e non invece le leggi che disciplinano - necessariamente le leggi sono del Consiglio regionale - il sostegno alle attività produttive.
Infatti il terz'ultimo capoverso della relazione recita: "L'organo esecutivo con propria delibera individuerà i regimi di incentivazione da attivare, eccetera", quindi la delibera della Giunta regionale sostituisce, sostituirà o parrebbe che sostituisca non solo le leggi di settore, ma anche le disposizioni della finanziaria regionale.
L'ultimo capoverso aggiunge: "La Giunta regionale infatti è il soggetto istituzionale che meglio di qualunque altro è in grado di conoscere le reali esigenze materiali ed economiche del tessuto imprenditoriale sardo". A parte il fatto che la Giunta regionale non è vero che è il soggetto istituzionale che meglio di qualunque altro deve fare queste cose, perché meglio della Giunta regionale lo deve fare il Consiglio regionale, le leggi le fa il Consiglio, e la Giunta (la Giunta migliore) deve attuare al meglio le leggi del Consiglio, finché siamo e rimaniamo in un sistema e in un regime democratico e parlamentare.
E' chiaro che in questa normativa che parrebbe ingenua, semplice, in queste "normette", seppure vestite da agnello si nascondono diversi lupi, così parrebbe. Perché, ripeto, non è la Giunta che deve decidere sui regimi di incentivazione. Perché non è la Giunta che può conoscere meglio del Consiglio quali siano le attività economiche da sostenere prioritariamente, in diversa misura, con le risorse pubbliche. Non è la Giunta che, con il suo bisticcio interno, deciderà se all'agricoltura deve andare zero o pressoché zero, se a all'industria e a quale industria deve andare che cosa e quanto, non è la Giunta che può decidere tutto questo! E voi dite che è la Giunta che conoscerebbe più di qualunque altro le reali esigenze materiali e economiche degli imprenditori!
A parte il fatto che con i termini "materiali" e "economiche" parrebbe dirsi la stessa cosa, perché non capisco che cosa è l'economico: lo spirituale? E il materiale se non è economico in questa materia che cosa è: ideale? Però, voi che conoscete bene più di tutti, anche del Consiglio regionale, queste esigenze delle imprese in Sardegna così materializzate e così rese in economia, non avete il potere sul piano istituzionale di decidere qual è l'entità delle risorse, quali sono le priorità, le compatibilità, gli equilibri, perché queste cose le decidono le leggi della Regione.
Questo va chiarito in premessa, prima che si continui nell'esame particolareggiato della legge, prima che si passi all'articolato, perché sarebbe così evidente l'eccesso di delega, sarebbe così assurda l'espropriazione del potere legislativo che non si comprende come una qualsiasi Giunta possa presentare al Consiglio un tale provvedimento, e così superficialmente una Commissione consiliare lo possa porgere all'Aula, se non è preventivamente definita questa questione.
La relazione va oltre l'intento? Si tolga la relazione e si chiarisca però in altra relazione che relativamente ai fondi del bilancio statale che sorreggono attività economiche in questa Regione, quelli destinati all'agricoltura vanno all'agricoltura, quelli destinati all'industria vanno all'industria, quelli destinati all'artigianato vanno all'artigianato, per le finalità di cui alle leggi dello Stato e soprattutto della Regione, ripeto, per le finalità di cui alle leggi. Perchè non c'è nessuna Giunta, né questa e né altra, che possa definire la finalità nell'uso delle risorse pubbliche, perché la finalità la dà la legge, la dà la legge e nessun altro! Questo equivoco che in partenza è un equivoco, però potrebbe essere qualcosa di più, è ovvio che va chiarito in partenza, perché se la questione va chiarita, ma chiarita in senso, come dire, inoppugnabile ed ineccepibile, che non c'è discrezionalità successiva della Giunta, che la Giunta si limita al passaggio tecnico amministrativo di ricevere i fondi, di registrarli nel bilancio e di consentirne il transito verso le finalità previste nelle leggi, allora il ragionamento può essere adattato e questa legge avrebbe una sua utilità.
Sarebbe infatti una legge di carattere ordinatorio, che migliora un sistema, che lo fa funzionare, che ha un punto di osservazione unitario, il fondo comune, di tutti gli afflussi che dal bilancio dello Stato intervengono a sostegno dell'economia della Sardegna. Queste sono le utilità, ma se il fine recondito è quello di togliere al Consiglio regionale il potere di decidere sull'uso delle risorse, questa finalità sarebbe non solo sbagliata ma impossibile da raggiungere perché si tratterebbe di una sorta di esproprio politico-istituzionale che non è consentito dal nostro sistema. Al di là di quello che può pensare qualsiasi governatore o aspirante governatore.
Io mi limito in questa prima fase del confronto a questo punto, non aggiungendo altro nel merito, perché su questo punto preliminarmente pongo il quesito alla Giunta regionale che è proponente, alla maggioranza che ha ritenuto di sostenere questa proposta intendendo, mi parrebbe, che sia una proposta di carattere organizzativo, di natura organizzatoria e non invece una proposta di carattere sostanziale che cambia il sistema.
Perché se cambia il sistema allora dovremo discuterne, ma immagino che la maggioranza stessa, quella che siede in Consiglio e svolge la funzione di legislazione, si porrebbe il problema che prima di cambiare il sistema con delle leggi ordinarie della Regione bisognerebbe cambiare a monte l'architettura istituzionale e, quindi, avere il potere di attribuire ad altri quei poteri inderogabili di legislazione e di indirizzo che sono del Consiglio e non possono neppure essere delegati alla Giunta se anche si volesse.
Non so se sia chiaro il quesito preliminare, non so se sia chiara la questione che inizialmente noi poniamo. Io personalmente, e il Gruppo della Rifondazione Comunista, la poniamo a tutta l'Aula. La prima questione è una questione di esatta comprensione della legge che si propone e quindi degli effetti che ne possono derivare.
PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare altri tre consiglieri: l'onorevole Sanna Gian Valerio, l'onorevole Falconi e l'onorevole Selis.
E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io operando una lettura di questo disegno di legge direi che rappresenta l'esemplificazione autentica o l'interpretazione autentica di come questo Governo regionale interpreta il principio del decentramento e della sussidiarietà. Perchè al di là della sua parzialità, per il fatto di limitare il provvedimento alla applicazione di leggi di carattere nazionale ed anche dei relativi regolamenti tra l'altro sul piano regionale, la parte sostanziale di questo provvedimento si legge e si comprende da una serie di contraddizioni, contraddizioni che sono insite non solo nella relazione ma anche nel dettato legislativo.
Intanto il tipo di atteggiamento continuo, di carattere permanente, con il quale questa Regione affronta i problemi delle competenze sempre anteponendo a questo atto di recepimento la frase "in attesa di un'apposita disciplina organica". Ora, io voglio capire. Infatti questo Governo regionale, al di là delle sue rappresentazioni, governa da tre anni e qualcosa, aveva tutto il tempo attraverso il lavoro delle Commissioni e il lavoro dell'Aula di poter ottemperare ad un recepimento di queste normative organiche attraverso un interfaccia necessario di queste discipline con la realtà sociale, economica ed imprenditoriale della Sardegna. Noi stiamo invece trasferendo, seppure con una semplificazione, ad un fondo unico una serie di discipline con una delega alla Giunta che a me pare eccessiva, perchè questa non è una delega parziale, ma è una delega di vera e propria programmazione perchè il rapporto tra tutta una serie di legislazioni sulle incentivazioni alle imprese e la sua disciplina all'interno di un contesto regionale, particolare e originale dal suo punto di vista, dà alla vostra proposta un sapore assolutamente centralistico, come d'altronde siamo abituati da alcuni anni a verificare.
Le contraddizioni sono palesi; prima di tutto recepite le norme statali asetticamente. Addirittura nella introduzione al disegno di legge non fate neppure riferimento all'oggetto di queste agevolazioni, per comprendere se queste si sovrappongono a iniziative legislative già in campo da parte della Regione sarda, per verificare come possono adattarsi alla realtà sociale ed economica della Sardegna e come, a loro volta, debbano integrarsi con tutti quei provvedimenti legislativi già operanti e largamente finanziati dalla legislazione regionale.
Ma la cosa sorprendente è che questa delega prevede un accenno ad una sorta di provvisorietà, che si leggerebbe nell'ultimo capoverso della prima pagina della relazione dove si dice "in attesa di un'organica disciplina", ma questa provvisorietà è contraddetta dall'ultima frase, quando si sostiene che solo "la Giunta è il soggetto che meglio di qualunque altro....". Ma stiamo scherzando!? Questa è un'affermazione abusiva, largamente sproporzionata alle capacità di interpretare la realtà della Sardegna mostrate da questa Giunta regionale, e dalla precedente.
Ma come si può avere questa presunzione di affermare, in una relazione ufficiale di una legge, che nessuno meglio di voi può interpretare la realtà sarda, quando al Consiglio regionale compete in via principale la programmazione sociale ed economica della nostra Regione.
Come si può, se non portati da un istinto indistruttibile - a questo punto - al commissariamento di tutto!?
Questa è un'affermazione che denuncia la vostra tendenza al commissariamento permanente di tutto quello che la Regione ha. Questo è coerente con quello che abbiamo visto negli ultimi tempi, con quello che vediamo in queste settimane.
E poi l'altra affermazione, sulla costituzione del fondo unico, è altrettanto preoccupante. Perchè? Perchè laddove una Regione recepisce delle competenze, diremmo anche in sostanziale ritardo rispetto ai tempi dovuti, nella relazione viene invocata una sorta di continuità amministrativa. Ma volete spiegarmi: il senso del decentramento, il senso della assunzione da parte della Regione di funzioni che le appartengono, e che recepisce in questo contesto, porta voi a richiamare in questa sede la continuità amministrativa? Sembra che si dica che lo stiamo facendo ma forse non ce n'era neanche bisogno!
Ma insomma, dobbiamo stare attenti, dobbiamo stare attenti soprattutto quando scriviamo le relazioni che spesso, essendo scritte da mano non troppo implicata nel desiderio della gestione, confessa in maniera abbastanza semplicistica la verità dei fatti ed impone quelle contraddizioni che noi non possiamo accettare.
Io vi sottopongo questa riflessione; non potete prendere il Consiglio regionale per ignoranza e non potete affrontare il confronto dell'Aula basandovi sulla omissione di una serie di questioni che sono fondamentali per l'approvazione di un provvedimento di questo genere.
Una di queste questioni riguarda la conoscenza della natura degli incentivi e del campo nel quale essi intervengono. .
Vi è poi la questione dell'entità delle dotazioni finanziarie che vengono trasferite e che sono necessarie per combinarle con i provvedimenti già esistenti operanti in Sardegna e quindi integrare, dal punto di vista finanziario, il loro servizio al sistema dell'impresa.
Infine una considerazione di carattere generale; il recepimento di un insieme così ampio di normative ha bisogno di una rivisitazione complessiva del sistema dell'incentivazione in Sardegna, che metta il Consiglio regionale in condizioni di riproporre una programmazione - programmazione che è un fatto presupposto alla stessa formulazione del bilancio della Regione - e che porti a quest'Aula le ragioni conoscitive per poter svolgere in modo corretto l'attività consiliare.
Io contesto infine la questione posta dall'articolo 3; non è possibile che voi convogliate in un fondo unico le risorse e poi la Giunta, senza specificare, e quindi by passando il Consiglio, emani direttive sulle singole leggi, mantenendo nel recepimento la natura del provvedimento in sé e non elaborandolo al fine di calare il sistema delle incentivazioni nel contesto regionale; emanate cioè direttive sulla base della legislazione già esistente, parzializzando l'effetto del recepimento e delle competenze che vengono assunte dalla Regione.
Questo è un modo, se mi consentite, grossolano, superficiale ed anche un po' fuori misura rispetto alle responsabilità che ci competono, ma che è compatibile con la vostra natura; perché se una cosa è certa di questa maggioranza è che il confronto di merito cercate di evitarlo, laddove capite che il confronto democratico e il concorso alla programmazione implica difficoltà, perchè non accettate la complessità della democrazia parlamentare.
Lo stesso atteggiamento di commissariamento che in via diretta o in via surrettizia, come in questo caso, portate all'attenzione del Consiglio è la dimostrazione che non perseguite l'efficienza, perchè badate questo provvedimento non concreta nessun tipo di efficientismo, concreta solo il centralismo che spesso è stato dimostrato sconfina nel clientelismo. Perché quando il Consiglio regionale, le Commissioni permanenti non hanno nessun diritto di veto sulle direttive che voi emanate, perchè siete accompagnati da questa impossibile presunzione di essere i depositari della verità e delle conoscenze, come affermate candidamente in questa relazione, allora tutto è riportato ad una logica di carattere clientelare che ci preoccupa molto e che fa di questo provvedimento non un provvedimento importante, e forse anche nodale per la dimensione legislativa della Regione, ma fa un ulteriore atto di vilipendio alle funzioni del Consiglio regionale, di scippo alle sue prerogative, che è coerente con i vostri comportamenti.
Credo che una riflessione più accurata su questo provvedimento dovrebbe suggerirvi di fare qualche passo indietro, in primo luogo per dare al Consiglio non solo la possibilità di discutere di un testo un po' più dignitoso dal punto di vista della sua formulazione, ma anche di restituire al Consiglio regionale, e a tal fine ci impegniamo anche nella sede di questo dibattito, quelle funzioni di programmazione che gli appartengono e che noi, in qualunque modo, abbiamo cercato fino ad oggi di fare comprendere come non possano essere in maniera monocratica sottratte al Consiglio regionale medesimo.
PRESIDENTE. E'iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, questo disegno di legge che recepisce, dopo quattro anni, un decreto legislativo del 1998, non fa altro che creare un contenitore per raccogliere i fondi che lo Stato, attraverso il provvedimento succitato, ha deciso di trasferire alle Regioni. La prima considerazione che voglio fare, che peraltro ha ripreso poc'anzi anche il collega Cogodi, è che già il titolo è sbagliato perchè il provvedimento non concerne disposizioni in materia di agevolazioni alle imprese ma disposizioni in materia di decentramento dallo Stato verso le Regioni. Questo titolo può trarre sicuramente in inganno l'utenza che è interessata a questi provvedimenti.
Inoltre, ma anche questo aspetto è stato ripreso dai colleghi poco fa, questo impianto è considerato dalla Giunta stessa assolutamente provvisorio, e questo ci preoccupa fortemente perchè sia il Governo, attraverso la legislazione nazionale, sia la Comunità Europea indicano alle regioni la strada corretta da percorrere. Infatti al fondo unico per gli incentivi occorre affiancare i testi unici di settore.
Noi da questo punto di vista siamo molto in ritardo, già da due anni sono poste all'attenzione della Commissione sesta e terza diverse proposte, ma la maggioranza non vuole portare avanti quel progetto, proprio perchè quel progetto dà risposte non provvisorie come questo ma risposte definitive. Attenderemo ancora!
Entrando nel merito della discussione vediamo che cosa lo Stato trasferisce alle Regioni con il decreto legislativo numero 112 del 1998. Trasferisce funzioni e compiti e, di conseguenza, le risorse necessarie per assolverli. Ma, ed è questo che io voglio sottolineare, in alcuni casi le leggi nazionali prevedevano incentivi più favorevoli rispetto alle leggi regionali. La legge Bassanini nell'ultimo anno operativo, nel 1998, rispetto alla sua concorrente regionale, la legge numero 21/93, proponeva mutui decennali a tasso zero, cioè gli imprenditori pagavano zero lire di tassi di interesse. Poiché nessuna legge regionale lo prevede, presumibilmente la situazione in questo caso peggiorerà.
La legge numero 221/90, per le aree minerarie dismesse (io sto sottolineando i settori in cui la Sardegna e gli imprenditori sardi un tantino ci rimettono), che operava solo con fondi nazionali, di fatto operava per il novanta per cento in Sardegna, perchè le aree minerarie dismesse erano in Sardegna.
Ora quei fondi non saranno più ripartiti seguendo i parametri di aree minerarie dismesse e loro allocazione, ma verranno distribuiti fra tutte le regioni. Qualcosa di simile accade anche con la 215/92 per l'imprenditoria femminile, che peraltro abbiamo già recepita con nostra legge. Ma questo decentramento voluto nel 1998, e sottolineo questa data, è anche vantaggioso perchè alla Sardegna vengono assegnate risorse di leggi nazionali che non venivano di fatto utilizzate avendo la Sardegna una legislazione concorrente più favorevole. E' il caso della legge numero 44 (legge 95/95) sull'imprenditoria giovanile - tra l'altro sempre operativa - che non opera in Sardegna perchè le leggi regionali numero 28 prima, e adesso numero 1 del 2002 sono molto più convenienti;e in questi casi l'utenza sceglie la legislazione più favorevole, chiaramente.
Le leggi regionali erano più favorevoli in parte per il settore industriale, sicuramente per i settori dell'artigianato, del commercio, per i vari settori produttivi diffusi in Sardegna. Le risorse nazionali provenienti dal riparto diventano quindi risorse aggiuntive; questo è il lato vantaggioso di cui parlavo. In conclusione - ma anche questo punto è stato già sottolineato dai colleghi che mi hanno preceduto - relativamente all'articolo 3 la Commissione terza, su nostra indicazione, ha apportato una modifica migliorativa. Si è deciso che le direttive di attuazione vengono emanate previo parere delle Commissioni consiliari competenti entro un determinato lasso di tempo, scaduto il quale il parere si dà per reso. Parere che non era previsto nel testo della Giunta. Inoltre, io non concordo sulla ripartizione delle risorse come prevista dal secondo comma dell'articolo 2 che la pone in capo all'Assessorato della programmazione. E non escludo, infatti, la presentazione di qualche emendamento in merito. A mio avviso dovrebbe essere il Consiglio ad esprimersi sulla programmazione di questi fondi, seppure a seguito di una proposta della Giunta.
Chiudo, indicando ai colleghi qual è, almeno secondo me, la strada maestra. A mio avviso, dopo aver istituito il fondo unico, , penso che il tempo sia maturo per elaborare il testo unico, che non significa mettere tutto assieme nella stessa legge, significa semplificare. Quello che si è fatto a livello nazionale con la legge Bassanini, con i decreti numero 114 e 112, bisogna farlo a livello regionale. Noi siamo in ritardo solo di quattro anni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, credo che le riflessioni che stiamo facendo in questo momento siano dettate più che da motivi politici, che pure ci sono, e le nostre perplessità sulla condotta della Giunta sono legittime ed evidenti e le ribadiamo, da perplessità di carattere istituzionale sulla correttezza dell'impianto normativo in esame. Tutti noi siamo convinti di dover lavorare su questa materia, il decreto legislativo numero 112 trasferisce una serie di competenze, le competenze sono state elencate in questa sede, però il problema che io pongo, e lo pongo in maniera accorata, è di carattere tecnico e istituzionale. Io mi chiedo cioè se sia possibile pensare di recepire, quindi di fare in qualche modo nostre, con un solo articolo un gran numero di leggi, leggi dello Stato, che contengono le competenze che ci vengono trasferite col 112. Questo recepimento equivale ad una sorta di approvazione delle leggi.
Ora, arrivo al punto nodale, premetto che ho anch'io delle perplessità ma rivolgo un appello agli Assessori, alla Giunta e al Presidente del Consiglio affinché correttamente si valuti se questa procedura contrasti, come a me parrebbe, con l'articolo 30 del nostro Statuto che recita: "Ogni disegno di legge deve essere previamente esaminato da una Commissione, e approvato dal Consiglio, articolo per articolo, con votazione finale".
Le osservazioni che intendo fare sono due. La prima è che ognuno di questi provvedimenti di legge che vengono recepiti riguarda materie diverse, e poiché sono stati approvati tutti dalla Commissione programmazione e bilancio, non vengono approvati dalle singole Commissioni di merito; e quindi c'è un problema di violazione della competenza di una Commissione. Ripeto, pongo questo problema per una riflessione, affinchè venga rispettata la nostra funzione legislativa.
Il secondo argomento che porto alla riflessione dell'Aula è questo. Io, Consiglio, sono obbligato al recepimento totale di queste leggi o no? Perché se sono obbligato al recepimento totale, che bisogno c'è di legiferare ad hoc? Se non sono obbligato al recepimento totale, può darsi il caso, e non è un caso teorico, che della legge numero 1, numero 2 e numero 3 io possa recepire una parte e non recepirne un'altra, ma se il provvedimento non è votato, come dice l'articolo 30 dello Statuto, articolo per articolo, come posso dire che voto l'articolo X della legge Y mentre non voto il precedente o il successivo?
Al Consiglio non è stata data la possibilità di entrare nel merito della singola normativa e quindi, anche da questo punto di vista, ripeto, se non possiamo entrare nel merito perché il recepimento è obbligatorio, non si capisce perché si debba fare una legge; se invece il recepimento non è obbligatorio e io Consiglio regionale devo fare una legge per recepire la legge X, Y e Z devo anche poter interferire sulle singole leggi e, astrattamente, accettarne una parte e non accettarne un'altra, e quindi esercitare la mia funzione legislativa anche nel merito e nel rispetto dell'articolo 30 dello Statuto.
Non so se sia chiaro questo problema, su cui, siccome è una cosa abbastanza delicata, vorrei che ci fosse un momentino di riflessione comune; non è un problema che attribuisco alla politica di destra, è un problema proprio di tecnica legislativa, ma ancora prima di correttezza istituzionale.
La seconda considerazione attiene invece ad una questione di merito. Io credo che il Consiglio regionale e le singole Commissioni - e questo problema deriva dal primo che ho posto - debbano avere la consapevolezza di quello che stanno approvando; ma io sfido chiunque di noi, sfido la Giunta, sfido il Consiglio, sfido i singoli consiglieri, anche i più diligenti, a capire che cosa stiamo votando. Sfido chiunque, i più diligenti di noi, ma anche la Giunta, a dirmi che cosa prevede la legge 27 febbraio del 1985, numero 49, eccetera, eccetera.
Io credo che quanto meno una valutazione delle singole Commissioni, se non proprio un parere di merito, fosse e sia pregiudiziale e utile. Perché, e questa è la terza considerazione che faccio, per noi non si pone solamente il problema di recepire, valutare ed entrare nel merito di un provvedimento statale, e via dicendo, ma si pone anche un problema di coerenza legislativa tra questo disegno di legge e il lavoro che le Commissioni stanno facendo.
Penso, per esempio, alla Commissione sesta che sta varando un testo unico sulle incentivazioni e che quindi si trova davanti probabilmente delle norme che si sovrappongono. Allora, da un lato cerchiamo di compiere un lavoro di organizzazione della normativa vigente, dall' altro mettiamo in essere un'attività di recepimento e di sovrapposizione.
Non mi pare che sia un modo corretto di legiferare, ma anche questo non credo sia un fatto di destra o di sinistra. Invece il fatto politico, che anch'io confermo con molta preoccupazione e con molta decisione, è l'eccesso di delega che è contenuto nella legge, ed emerge dalla relazione laddove si dice che la Giunta gestirà, valuterà, distribuirà le risorse come ritiene perché solo essa conosce, eccetera, eccetera.
Non mi soffermo su questo punto su cui i colleghi, con molta efficacia, hanno già espresso le loro critiche che ribadisco e faccio mie; credo anzi che su questo aspetto dell'eccesso di delega ci sarà da parte nostra un'iniziativa. Ma, a prescindere da questo, ripropongo ancora alla attenzione del Presidente del Consiglio, della Giunta e dell'intero Consiglio il fatto che la tecnica legislativa che stiamo seguendo, secondo me, contrasta con l'articolo 30 dello Statuto.
Ribadisco infatti che se abbiamo l'obbligo di recepire una legge, non c'è bisogno di una nostra legge per farlo; se invece possiamo decidere se recepirla o meno e, eventualmente, quali parti recepire della stessa, dobbiamo avere la possibilità di entrare nel merito e di approvare il provvedimento articolo per articolo.
Se io voglio proporre al Consiglio di non recepire un certo articolo di un provvedimento in discussione, per esempio, come faccio con questo testo? Non è possibile! Quindi dobbiamo entrare nello specifico, e questo entrare nello specifico comporta che si richieda alle Commissioni di merito almeno un parere e, di conseguenza, porsi il problema dell'integrazione tra questo apparato legislativo di incentivazioni che stiamo varando e il nostro apparato legislativo.
Non so se sia stato chiaro; e dato che questi sono problemi abbastanza delicati, invito il Presidente del Consiglio, la Giunta e i colleghi consiglieri ad una pausa di riflessione, se fosse necessario sospendendo anche dieci minuti. Ritengo infatti che una riflessione in materia di tecnica giuridica sarebbe utile.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, io l'ho seguita con molta attenzione, lei ha posto due problemi. Il primo è squisitamente di tecnica legislativa e quindi chiaramente si rivolge a me, il secondo riveste aspetti più politici e la risposta gliela deve dare la Giunta, come lei ben comprende.
Per ciò che riguarda la prima questione che lei pone, credo che fermarci a riflettere, se è necessario, per qualche minuto quando è utile è anche saggio farlo, per cui se la Giunta fosse d'accordo, personalmente non avrei nessun problema a concedere una pausa di riflessione. Però, sul piano puramente tecnico, senza entrare nel merito delle questioni, credo di non poterle dare ragione perché si tratta di leggi alle quali si fa riferimento, leggi che sono in vigore, sono leggi dello Stato che noi facciamo nostre, anzi che valgono nel territorio della Regione, per cui non è che le dobbiamo ridiscutere tutte.
Pertanto noi discuteremo l'articolo 1 entrando nel merito, l'articolo 2, l'articolo 3 e poi proseguiamo così. Tuttavia se su questo, mi rivolgo all'Assessore; se l'Assessore ritiene utile che ci sia un momento ulteriore di confronto, bene, se no dobbiamo per forza procedere.
Ha domandato di parlare l'Assessore dell'industria. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), Assessore dell'Industria. Signor Presidente, io avevo deciso comunque di intervenire. Ovviamente non sono assolutamente contrario a un ulteriore momento di riflessione, però vorrei che questa riflessione fosse arricchita anche dalle considerazioni che hanno dato origine a questo disegno di legge. Un disegno di legge che nasce, obiettivamente, questo è stato detto anche in qualche intervento, dalla particolare situazione creatasi a seguito del trasferimento alla Regione di funzioni e di risorse finanziarie da parte dello Stato in materia di incentivi alle imprese; funzioni che erano svolte appunto dallo Stato utilizzando un numero altissimo di leggi, che qui è stato riportato, quindi le risorse finanziarie trasferite sono complessivamente consistenti, ma sono ripartite tra una miriade di provvedimenti.
Noi abbiamo fatto riferimento, nell'articolo 1, a ventiquattro testi di legge dello Stato.
Sulla base dell'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, datato 22 dicembre 2001, alla Regione Sardegna sono state trasferite risorse, di colpo, nella misura di quasi 50 milioni di euro, a valere su norme distribuite tra un numero veramente altissimo di leggi - ventiquattro appunto -e alcune di queste leggi anche di un certo spessore. E' stato fatto riferimento alla legge numero 221/90, alla legge numero 204, la Sabatini, la legge sulla ricerca applicata alle industrie, parlo ovviamente di quelle che conosco meglio; alcune leggi addirittura sono intersettoriali perché prevedono la possibilità di incentivi sia all'industria, sia all'artigianato, sia all'agricoltura.
Recepire di colpo questa miriade di leggi comporta necessariamente un lavoro tecnico di approfondimento testo per testo, direttiva per direttiva, convenzione bancaria per convenzione bancaria che, ovviamente, non può essere fatto nell'arco di pochi mesi.
Allora, avendo invece di colpo quelle risorse finanziarie e non volendole tenere immobilizzate nel bilancio per troppo tempo ed essendoci da parte delle imprese un'attesa per l'utilizzo di quelle risorse a valere sulle leggi nazionali, che di colpo verrebbero inaridite se non venissero recepite, si è utilizzato questo strumento che è apparso al momento quello più logico, più razionale, cioè di un recepimento delle leggi tout court, a condizione ovviamente che siano state notificate all'Unione Europea, che abbiano comunque la piena validità, quindi possano effettivamente essere attuate, istituendo il fondo unico nel quale far confluire le risorse perché vengano ripartite poi tra i diversi settori.
Io mi rendo conto che sia il testo della legge, e sicuramente l'ultimo periodo della relazione, contengono delle espressioni poco felici ma veramente da parte di chi ha firmato il testo non c'era la presunzione di considerare la Giunta come l'unico soggetto che può capire i problemi della Sardegna e dell'impresa in Sardegna. Se ci siamo espressi male chiedo venia..
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue LA SPISA.) L'unico vero problema è questo, e vorrei che fossimo tutti attenti a questo aspetto, almeno quelli interessati a questo argomento, cioè che la ripartizione tra le Regioni di tutti i fondi a valere su queste leggi di incentivazione è stata fatta sulla base di un principio contestato da molte Regioni, e contestato anche dalla Regione Sardegna in sede di Conferenza Stato-Regioni. Ma credo che questo principio sia stato contestato anche in passato.
Mi sto riferendo al cosiddetto principio "del tiraggio", per cui vengono destinate più risorse alle regioni dove quella legge è stata molto utilizzata. E questo a partire già dai primi decreti di due o tre anni fa. Di fatto è successo, ed è quello che ha sottolineato anche l'onorevole Falconi poco fa, che alcune leggi di incentivazione, poiché in Sardegna vigevano leggi di settore molto più vantaggiose per le imprese, in gran parte non sono state utilizzate o perlomeno sono state sotto utilizzate dalle imprese sarde, per cui la quota di risorse destinata alla Sardegna non era particolarmente elevata.
La quota a noi destinata comunque non è insignificante, è anzi significativa anche rispetto ad altre regioni. Però, poiché il criterio adottato è stato quello della spesa storica, noi ci troviamo oggi a disposizione queste risorse; l'ultimo capoverso della relazione ha questo significato, ed è poi anche il contenuto dell'articolo 2, che potrebbe comunque essere meglio formulato, lo riconosco. In effetti noi facciamo confluire queste risorse in un fondo unico poi, attraverso un decreto dell'Assessore della programmazione e bilancio, queste risorse vengono ripartite tra i diversi settori, tra i diversi stati di previsione sulla base appunto della spesa storica, di quanto fino adesso delle risorse previste da queste leggi è stato utilizzato dall'agricoltura, quanto dall'artigianato, quanto dall'industria.
A mio parere questo criterio, se credete, potrebbe anche essere specificato meglio in legge o con un ordine del giorno, ma non c'è assolutamente, ovviamente, l'intenzione di fare su questo delle sperequazioni tra i diversi settori, oltretutto la legge è proposta da tutti e quattro gli Assessori competenti.
Direi che, eventualmente, per fugare il dubbio di un eccesso di delega a favore della Giunta, si può stabilire che il decreto dell'Assessore della programmazione necessita di un passaggio in Commissione per un parere obbligatorio. Io non sono assolutamente contrario a questa procedura. Credo però che sia utile per tutti che questa legge venga approvata velocemente al fine di sbloccare queste risorse.
Chiudo dicendo, e rispondendo quindi a una critica che riconosco essere perfettamente legittima, che è opportuno varare le leggi di settore, è opportuno presentare il testo unico delle leggi sull'industria, sul commercio, per evitare delle sovrapposizioni; però vi ricordo che è all'esame della sesta Commissione il testo unico sugli incentivi e che proprio in quella sede possono essere apportate, di fatto, le correzioni a queste leggi nazionali che noi provvisoriamente recepiamo attraverso questa leggina e che poi attraverso il testo unico verranno nei suddivise tra i diversi settori.
Mi risulta anzi che nel testo all'esame della Commissione verranno recepite parti importanti di queste leggi che oggi dovremmo invece recepire in modo complessivo e provvisorio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Ho l'esigenza di chiedere un chiarimento all'Assessore.
Soprattutto io non userò l'intervento per parlare di altre cose, pongo degli interrogativi sul testo in esame che è propedeutico alla nostra espressione di voto e al lavoro dell'Aula. Vorrei chiedere all'Assessore, rispetto alla formulazione dell'articolo 5, in base alla quale i contributi saranno erogati in seguito all'esito favorevole dell'esame compiuto dalla Commissione Europea, se l'esame della Commissione Europea è riferito al testo di questa legge o alle singole direttive, una per una, che attuano le singole leggi.
Perché badate, e qui riprendo il discorso nei confronti degli uffici, l'articolo 1 è un rinvio recettizio di una pluralità di norme che prevede al successivo articolo una disciplina autonoma, quindi noi stiamo venendo meno ad un principio fondamentale della legislazione, se per di più il controllo della Comunità deve avvenire singolarmente sulle singole partite è dimostrato questo fatto e, quindi, l'eccezione nel processo legislativo è fondata e chiedo che venga presa in seria considerazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'industria. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Una precisazione effettivamente è utile ancora di più per capire il problema. Noi abbiamo inserito in questo testo soltanto le leggi che a noi risultano notificate e favorevolmente esitate dalla Commissione Europea. Però, per una maggiore garanzia, abbiamo inserito l'articolo 5 in modo tale che non sfugga assolutamente nulla, proprio perché si tratta di leggi nazionali di cui ovviamente non abbiamo fino adesso avuto responsabilità amministrativa.
Voi sapete che la notifica e quindi il conseguente giudizio della Commissione Europea è sul progetto di aiuto, sul progetto di incentivazione in quanto tale; l'Unione Europea non distingue tra legge e direttiva, vuole conoscere qual è il progetto di aiuto che lo Stato membro, quindi la Regione, vuole attuare.
E' evidente quindi che, a seguito delle direttive che saranno emanate, la direttiva che completa il quadro normativo di applicazione dovrà essere evidentemente notificata. Poiché si tratta di materie e di leggi già notificate ed approvate dall'Unione Europea noi crediamo che questo ulteriore giudizio non comporterà tempi particolarmente lunghi ed onerosi, proprio perché sono progetti già in qualche modo collaudati; però è evidente che tutto il progetto normativo ogni volta che c'è una qualunque nuova direttiva va rinotificato all'Unione Europea, perché questa è la prassi che utilizza la Commissione. E' un esempio di quanto sto dicendo, come sapete bene, la legge 17 di cui in questi giorni stiamo sottoponendo a una modifica le direttive, e della quale dobbiamo appunto rinotificare tutto il progetto di aiuto all'Unione Europea. Per questo occorre non perdere tempo ed avviare rapidamente il procedimento.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, mantiene la sua richiesta di una breve interruzione per approfondimenti?
SELIS (La Margherita-D.L.). Se è possibile chiedo una sospensione di cinque minuti, Presidente.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti, con preghiera ai colleghi di non allontanarsi dall'Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 09, viene ripresa alle ore 12 e 44.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
PRESIDENTE. Colleghi, per gentilezza, stiamo riprendendo i lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Corona, sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, per chiedere una Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. E` stata chiesta la Conferenza dei Capigruppo. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, la sua segreteria, tramite una telefonata, ci ha preannunciato la convocazione di una Conferenza dei Capigruppo. Quindi essendo la Conferenza già programmata per la tarda mattinata o il primo pomeriggio, non siamo contrari. Io però chiedo che adesso si vada comunque avanti nell'esame di questo provvedimento.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, io capisco il valore politico delle cose: La Conferenza dei Capigruppo effettivamente era stata preannunciata ed era mia intenzione tenerla alle ore 13.00. Non sono ancora le ore 13.00, e lei mi chiede di votare il passaggio all'esame degli articoli. Chiaramente, come è nel suo diritto, peraltro, lei vuole verificare se la maggioranza è presente in Aula. Onorevole Corona, io le propongo di votare il passaggio all'esame degli articoli e successivamente convocare la Conferenza dei Presidenti di Gruppo. Ha domandato di parlare il consigliere Deiana. Ne ha facoltà.
DEIANA (Gruppo Misto). Per chiedere il voto segreto sul passaggio all'esame degli articoli.
PRESIDENTE. Onorevole Deiana, non essendo lei Capogruppo, la sua richiesta dovrebbe essere fatta propria da un Capogruppo.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Appoggio la richiesta.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli del disegno di legge numero 306/A.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 35
Votanti 33
Astenuti 2
Maggioranza 17
Favorevoli 32
Contrari 1
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - FANTOLA - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SATTA - USAI - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - DEIANA.)
Poiché sono presenti 35 consiglieri, sui 38 richiesti per il numero legale sospendo la seduta. I lavori dovrebbero riprendere, a termini di Regolamento, dopo mezz'ora, ma riprenderemo direttamente questo pomeriggio alle ore 16 e 30. Invito i Invito i colleghi Capigruppo a trattenersi per tenere la Conferenza dei Capigruppo.
La seduta è tolta alle ore 12 e 52.
Allegati seduta
Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA CAPPAI sui ritardi delle Aziende sanitarie locali della Sardegna nei pagamenti alle aziende fornitrici di beni e servizi e alle strutture convenzionate.
Il sottoscritto,
premesso che le Aziende sanitarie locali della Sardegna già da alcuni mesi non procedono più al pagamento dei loro fornitori di beni e servizi e delle strutture convenzionate;
considerato che tale situazione pone in gravissime difficoltà finanziarie sia i citati fornitori che le strutture convenzionate;
considerato, altresì, che vi è il rischio concreto che le aziende fornitrici e le strutture convenzionate possano agire giudiziariamente per il pagamento delle loro prestazioni;
rilevato che un tale fatto non farebbe altro che determinare un ulteriore aggravio, a causa del contenzioso, alle già disastrose finanze delle Aziende sanitari locali isolane,
tutto ciò premesso chiede di interpellare l'Assessore regionale della sanità per conoscere gli intendimenti della Giunta regionale su tale problema e quali possibili iniziative, eventualmente anche legislative, intenda porre in essere per prevenire il rischio paventato. (280)
INTERPELLANZA PUSCEDDU - CALLEDDA - ORRU' - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore, sui lavori di sistemazione del canale "Terramaini" e sui progetti di valorizzazione dei canali navigabili dell'hinterland di Cagliari.
I sottoscritti, premesso che:
· i lavori di sistemazione del canale "Terramaini", affidati dal Comune di Cagliari all'impresa Santa Maria, pur essendo in fase avanzata di attuazione non sono ancora conclusi, in quanto risultano ad oggi completati quattro lotti su sei;
· la suddetta opera, finanziata con fondi statali e regionali per oltre 40 milioni di euro, rischia di non essere ultimata, a causa della imminente interruzione dei lavori, con il conseguente licenziamento delle maestranze;
· la prevista interruzione dei lavori pare dovuta al fatto che il quinto lotto, regolarmente progettato, non risulta attualmente finanziato, mentre per il sesto lotto si è ancora nella fase della progettazione;
accertato che i lavori già ultimati riguardano un tratto di circa sei chilometri, a partire dal ponte di via Italia, a Pirri, del canale che ha una larghezza pressoché costante di 25 metri;
rilevato che:
- le sponde del canale sono state rifatte con muri verticali di calcestruzzo, rivestiti di pietre per eliminare la crescita di vegetazione spontanea, e che sono stati eliminati quasi tutti gli scarichi inquinanti provenienti da Quartu, Quartucciu, Selargius e Monserrato, con miglioramento delle condizioni igieniche dei quartieri costeggiati dal canale;
- i lavori hanno anche interessato il fenomeno delle discariche abusive, che è stato creato un sistema artificiale per favorire il ricambio delle acque e che in corrispondenza dell'ex aeroporto di Monserrato è stato costruito uno slargo del canale, ampio circa 60 metri, per attività sportive;
considerato che l'ultimazione dei lavori, oltre agli innegabili benefici derivanti dal risanamento ambientale, potrebbe contribuire a rendere navigabile il canale, favorendo una mobilità fluviale utile per il decongestionamento del traffico urbano e per la valorizzazione turistica ed occupazionale dell'intera zona umida dell'hinterland cagliaritano;
appurato che gli enti locali interessati, con il coordinamento dell'Amministrazione provinciale di Cagliari, hanno avanzato una richiesta di finanziamento di 6.637.158 euro, nell'ambito del POR 2000-2006, relativa al progetto "canali navigabili nell'hinterland di Cagliari",
chiedono di interpellare l'Assessore della difesa dell'ambiente per conoscere:
1) quali iniziative abbia posto in essere affinché siano ultimati i lavori di bonifica del canale "Terramaini" e sia dato immediato corso ai lavori del quinto lotto con l'impiego delle maestranze qualificate;
2) se non ritenga opportuno svolgere ogni utile iniziativa per il completo risanamento ambientale dell'intero compendio e per la sua valorizzazione;
3) se non ritenga necessaria, di concerto con gli altri Assessori competenti per materia, una puntuale iniziativa di coordinamento delle iniziative progettuali promosse dagli enti locali e finalizzate alla realizzazione di un sistema integrato di mobilità rendendo navigabili i canali dell'hinterland cagliaritano. (281)
INTERPELLANZA LAI - SPISSU - SANNA Giacomo - CUGINI - DEIANA - GIAGU - GRANELLA - MASIA - MORITTU - VASSALLO sulla grave situazione del Comune di Ozieri in merito alle procedure regionali per la legge sulle nuove province.
I sottoscritti, premesso che:
- la legge regionale n. 10 del 2002 prevede l'istituzione di 8 province sarde nel territorio regionale in sostituzione delle 4 precedenti;
- la legge prevede che l'Assessore competente curi la proposta di eventuali variazioni territoriali rispetto allo schema della legge regionale n. 10 del 2002, da parte delle comunità locali;
- l'Assessore degli enti locali ha inviato alle amministrazioni interessate una nota esplicativa per la eventuale richiesta di modifica di assetto da parte del Comune e di richiesta di passaggio ad altra provincia tramite delibera del Consiglio comunale con voto qualificato con il termine del mese di ottobre;
- gli statuti comunali possono prevedere il ricorso a referendum popolare, da parte dei cittadini, avverso le decisioni del Consiglio comunale e che, per essere utilizzabile dalla Regione, l'eventuale referendum deve essere celebrato entro il 31 gennaio in modo da consentire l'espressione della volontà popolare prima della eventuale decisione del Consiglio regionale;
- i "media" hanno dato ampio risalto alla grave situazione che si è generata nel Comune di Ozieri, dove la Giunta comunale pare non intenda consentire la celebrazione del referendum già richiesto come da norma dello statuto comunale, entro il 31 gennaio, e inviare alla Regione solo la delibera del Consiglio comunale;
- i motivi che stanno alla base di questa presunta decisione sono collegati ad una errata valutazione e interpretazione della circolare dell'Assessore degli enti locali;
chiedono di interpellare la Giunta regionale per conoscere:
1) se, nel rispetto dell'autonomia degli enti locali, non intenda invitare questi ultimi a garantire, per decisioni di così rilevante importanza, forme di consultazione popolare le più ampie possibili,
2) quali azioni intenda intraprendere per garantire il pieno manifestarsi della volontà popolare attraverso gli strumenti previsti dagli statuti comunali, assicurando così che anche il Consiglio regionale possa legiferare alla luce del pronunciamento delle popolazioni interessate. (282)
INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sull'utilizzo delle risorse destinate all'edilizia scolastica (anno 2002).
Il sottoscritto,
premesso che, in sede di approvazione del bilancio 2002, il Consiglio regionale ha previsto una somma pari a euro 78.000 (circa 150 miliardi di lire) in favore delle strutture scolastiche sarde;
vista la particolare situazione in cui versa la stragrande maggioranza degli edifici scolastici nella nostra isola;
visto, inoltre, che in alcuni casi non sono rispettate perfino le più elementari norme di sicurezza oltre alle carenze di natura strutturale, didattica e sanitaria;
constatato che mancano poco più di due mesi alla chiusura dell'esercizio finanziario 2002 e a tutt'oggi dei 150 miliardi non solo non si è persa, ma neppure si è impegnata una lire;
avendo appreso che la Regione intende procedere ad un monitoraggio dello stato di salute della scuola sarda, con il rischio di dilatare ancora i tempi per l'utilizzo delle risorse in oggetto;
considerato che lo stato di complessivo malessere in cui versano le strutture scolastiche sarde è ormai sotto gli occhi di tutti, ma confidando nella sensibilità dell'Assessore regionale competente in materia di edilizia scolastica,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della pubblica istruzione per sapere:
- quali provvedimenti intendano assumere per fare in modo che le risorse disponibili del bilancio 2002 vengano spese con immediatezza;
- se non ritengano, considerata l'esiguità delle risorse rispetto alle necessità del settore, di dover predisporre, dopo un'attenta valutazione, una scala di priorità degli interventi da realizzare. (554)
INTERROGAZIONE SANNA Alberto, con richiesta di risposta scritta, sul risanamento dello stagno di Cabras e sugli indennizzi ai pescatori.
Il sottoscritto,
visto l'articolo 12, commi 1 e 2, della legge regionale 19 luglio 2000, n. 14, che prevede, a seguito degli eventi calamitosi verificatisi nello stagno di Cabras nel giugno 1999, l'attuazione di un piano di risanamento che l'Amministrazione regionale avrebbe dovuto predisporre entro i sei mesi successivi all'approvazione della legge regionale n. 14 del 2000;
rilevato che, a distanza di oltre due anni dall'approvazione della legge, il piano per il risanamento e il rilancio produttivo dello stagno è ancora da definire e non sono state realizzate neanche le opere urgenti di primo intervento;
evidenziato l'articolo 12, comma 3, della suddetta legge, che prevede la concessione da parte della Regione degli indennizzi ai pescatori colpiti dagli eventi eccezionali del giugno '99 per il biennio 2000-2002 nella misura complessiva di 7 miliardi e 800 milioni di vecchie lire;
considerato che, a tutt'oggi, nonostante la gravissima situazione economica che attraversano i pescatori e le loro famiglie senza un reddito da diversi anni, nonostante le numerose proteste e gli incontri tenutisi anche a Cagliari in presenza dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, i pescatori devono ancora ricevere 1 miliardo e 900 milioni di vecchie lire di indennizzo,
chiede di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per conoscere quali iniziative e atti abbia o intenda porre in essere:
- per avviare quanto prima il risanamento dello stagno di Cabras;
- per completare l'erogazione degli indennizzi nella misura prevista dalla legge regionale n. 14 del 2000. (555)
INTERROGAZIONE SANNA Salvatore - SANNA Emanuele - BIANCU - ORRU' - SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sull'avviso di selezione per la copertura del 40 per cento dei posti vacanti nella categoria "quadri" dell'Ente foreste della Sardegna.
I sottoscritti,
visto l'avviso di selezione per la copertura del 40 per cento dei posti vacanti nella categoria "quadri" dell'Ente foreste della Sardegna ai sensi delle disposizioni previste dall'articolo 13, lettera d), della legge regionale n. 24 del 1999, così come modificata dalla legge regionale n. 12 del 2002;
ricordato che il succitato articolo presupponeva esplicitamente alla lettera d) l'approvazione con regolamento interno delle modalità per l'effettuazione della selezione,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per conoscere:
1) se l'Ente foreste della Sardegna abbia adottato il richiamato regolamento interno;
2) se tale regolamento disciplini le modalità riguardanti le selezioni interne;
3) se il regolamento sia stato sottoposto al previsto controllo della Giunta regionale;
4) quale sia stato l'esito di tale controllo. (556)
MOZIONE SPISSU - FADDA - SANNA Giacomo - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS, sulla situazione della scuola in Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che, grazie agli organi di stampa nazionali e regionali, che hanno ripetutamente rappresentato l'accrescersi dell'allarmante situazione di incertezza e precarietà dell'intero sistema scolastico sardo, è ormai chiaro che il mondo della scuola in Sardegna sta vivendo un momento di forte crisi e incertezza;
ATTESO che questa difficile situazione riguarda molteplici ambiti ed è quindi un problema generale e diffuso a tutto il sistema scolastico coinvolgendo docenti, studenti e famiglie;
POSTO che i tentativi di sdrammatizzare questa situazione sono tutt'altro che utili alla soluzione dei problemi urgenti in campo;
CONSTATATO che questa Giunta e questa maggioranza di centrodestra sono totalmente assenti e carenti in proposte, soluzioni e investimenti nell'ambito dell'istruzione e del diritto allo studio e che, con il passare dei giorni, la situazione non solo non accenna a migliorare, ma sembra passare sotto l'assoluta indifferenza della Regione Sardegna;
CONSIDERATA la totale mancanza di progettualità che veda la scuola sarda inserita in un progetto di rilancio complessivo che impegni la Regione in un investimento a lungo termine e non solo in interventi sporadici, scollegati tra loro e legati solo alle emergenze;
CONSTATATO che questa assenza di progettualità trascura i grandi temi che dovrebbero rinnovare la scuola sarda come i nuovi curricula, la promozione della cultura sarda, le nuove tecnologie, la logistica e l'articolazione territoriale, il collegamento il tra sistema di istruzione e la formazione;
CONSTATATA la disastrosa incapacità di creare un adeguato e completo collegamento tra la Regione e la Direzione generale dell'istruzione che avrebbe dovuto facilitare gli interventi di riqualificazione del sistema di istruzione in Sardegna e che invece sta compromettendo una serie di progetti tra i quali quello importantissimo contro gli abbandoni scolastici e le ripetenze, fenomeno che in Sardegna registra la percentuale più alta d'Italia;
RILEVATA la pericolosa mancanza di oltre mille insegnanti di sostegno che garantiscano il diritto allo studio a tutti gli studenti che versano in situazioni di disagio e che si ritrovano, ancora una volta, ad essere lasciati a loro stessi, nonostante le Università sarde riescano a specializzare ottanta insegnanti di sostegno ogni anno;
CONSTATATA la mancata attuazione del collegamento tra istruzione e formazione, tra Assessorati e funzioni competenti che, tra le altre cose, blocca la definizione delle "passerelle" tra l'obbligo formativo e la scuola superiore e il relativo riconoscimento da parte degli istituti scolastici dei corsi di obbligo formativo frequentati dagli studenti;
RILEVATA l'inaccettabile assenza di una misura del POR che operativamente e politicamente sostenga la scuola sarda con progetti complessivi e lungimiranti;
CONSTATATA la cronica assenza di questa Giunta per quanto riguarda il problema "precari storici" che, nonostante abbiano reso un servizio all'intera comunità in tanti anni di lavoro contribuendo alla crescita della cultura nel nostro territorio, garantendo l'istruzione alle giovani generazioni con impegno e sacrificio, stanno assistendo alla loro totale esclusione dal sistema scolastico e formativo;
POSTO che a tutto questo va aggiunta la controversia dovuta al rifiuto, da parte della maggior parte delle scuole sarde, della sperimentazione voluta dal Ministro Moratti che ha condizionato l'avvio sereno delle attività in queste scuole che esprimono da anni la parte migliore del nostro sistema di istruzione e che si trovano a dover affrontare una riforma che le riporterebbe indietro dal punto di vista sia pedagogico che didattico;
ATTESO che nell'ultima finanziaria sono previsti 242 milioni di euro di tagli all'istruzione che riguarderanno soprattutto il personale non docente e la mobilità per circa cinquemila insegnanti e che, nel breve periodo, sono anche previsti dei "ridimensionamenti" del numero degli istituti scolastici in Sardegna, è chiaro che la situazione esistente andrà sicuramente peggiorando inasprendo ancora di più i rapporti con tutti i lavoratori della scuola;
CONSIDERATO:
- che nelle ultime settimane si è raggiunto il record di ore di astensione dal lavoro e dalle lezioni nelle scuole culminato con lo sciopero del 14 e del 18 di ottobre che ha visto uniti famiglie, studenti e operatori scolastici;
- come questa grave situazione di tensione del mondo scolastico, che si continuerà a manifestare nell'Isola con partecipate assemblee e proteste, si somma ad una già allarmante problematica di disoccupazione che, in Sardegna, si manifesta come diffusa e generalizzata;
SOTTOLINEATO, infine, che anche il sistema universitario sardo, nonostante i sostegni economici derivanti dai finanziamenti della legge regionale varata dal centrosinistra nel '98 è costretto, per competere con le altre Università italiane, ad aumentare i costi per la frequenza degli studenti e che gli enti per il diritto allo studio regionali, gli ERSU Cagliari e Sassari, dopo sei mesi di ritardo nella nomina dei Consigli di amministrazione dovuti alla Giunta regionale, non sono tuttora in grado di operare ordinariamente e rischiano così di non essere nelle condizioni di garantire il diritto allo studio agli studenti meritevoli ma in condizioni di disagio economico, come prevede la Costituzione e la legge regionale,
impegna la Giunta regionale
a) a riferire in Consiglio sulla situazione della scuola in Sardegna;
b) a riferire sugli interventi settoriali che i diversi Assessorati hanno obbligo di realizzare in base agli impegni presi nel POR, sia per ciò che riguarda il sistema scolastico che quello formativo, quello universitario e quello relativo al mercato del lavoro e al suo collegamento con il mondo della istruzione;
c) ad elaborare un programma che veda la scuola sarda inserita in un progetto di rilancio complessivo a lungo termine attraverso:
1) l'assunzione di tutte le responsabilità relative al nuovo Titolo V della Costituzione che portano in capo alla Regione i compiti legati alla istruzione;
2) la creazione di un adeguato rapporto basato su oneri reciproci e progetti a lungo termine tra la Regione e la Direzione generale dell'istruzione che faciliti gli interventi di riqualificazione e rilancio del sistema di istruzione in Sardegna;
3) lo sblocco della riforma del sistema formativo con la definizione dell'accreditamento delle strutture formative e delle "passerelle" tra l'obbligo formativo e la scuola superiore, in modo da garantire le possibilità di rientro degli allievi dell'obbligo nella scuola statale;
4) la creazione di una serie di azioni tese ad rendere disponibile un numero di insegnanti di sostegno sufficiente a garantire il diritto allo studio agli studenti che si trovano in condizioni di disagio per evitarne l'isolamento;
5) l'adozione di interventi che affrontino il problema dei cosiddetti "precari storici", che si vedono man mano totalmente esclusi dal sistema scolastico e formativo;
6) la ristrutturazione del sistema scolastico regionale in termini di sedi e localizzazione delle scuole, tenendo conto della particolare situazione geografica e sociale delle zone interne;
7) l'evoluzione del sistema dell'istruzione sarda verso un modello europeo capace di garantire coesione sociale e insieme opportunità che consentano a tutti i sardi, senza distinzione di censo, di poter essere competitivi con i giovani di tutti gli Stati d'Europa. (89)
MOZIONE BIANCU - SANNA -Alberto - SANNA Gian Valerio sui PIT (Piani Integrati Territoriali) e sui Programmi per le infrastrutture.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- l'Oristanese e il Nuorese con il loro ritardo di sviluppo hanno determinato il permanere della Sardegna nell'ambito delle Regioni europee dell'Obiettivo 1;
- il Consiglio regionale, ponendosi l'obiettivo del riequilibrio territoriale dell'Isola, al comma 48, art. 1 della legge finanziaria 2001, dispose la previsione della riserva del 60% delle risorse programmate per i PIT, da destinare a favore di quei progetti riguardanti i territori provinciali il cui prodotto interno lordo risulta inferiore al 75% del PIL europeo e gli altri territori nei quali si registrano i maggiori ritardi di sviluppo;
- il documento sui PIT e il relativo bando ponevano grande enfasi sull'integrazione e la complementarietà tra interventi pubblici e piani di sviluppo delle imprese, e la partecipazione dei privati veniva indicata come condizione indispensabile per l'ammissibilità dei PIT proposti;
- l'articolo 23 della legge regionale 22 aprile 2002, n. 7 (legge finanziaria 2002) dispose che i programmi d'interventi dei privati inseriti nei PIT (Programmi Integrati Territoriali), se approvati dalla Giunta regionale, godono della priorità nella concessione dei finanziamenti previsti dalla legislazione regionale di incentivazione del settore;
CONSIDERATO che:
- i parametri utilizzati dalla Giunta regionale con le delibere 29/11 del 29.08.2002 e 32/3 del 26.09.2002, hanno determinato l'inclusione di ben 323 Comuni, sul totale di 377, da considerare tra quelli in ritardo di sviluppo;
- le risorse assegnate alle quattro aree PIT della Provincia di Oristano per le due annualità 2001/2002 sono state solamente pari a euro 85.082.140,00, ossia al 10,9% del totale delle risorse PIT, sostanzialmente la stessa percentuale precedentemente prevista per la ripartizione delle risorse per aree Programma;
- il risultato così ottenuto ha di fatto tradito le scelte del Consiglio Regionale, in quanto non solo non contribuisce al riequilibrio territoriale ma addirittura, utilizzando in modo preminente il parametro della popolazione residente, contribuisce ad accrescere il divario economico tra i diversi territori dell'Isola;
- gli imprenditori, pur rispondendo in modo straordinario alla animazione realizzata nei diversi territori da parte degli enti locali e partecipando al bando PIT con progetti spesso innovativi, di fatto vengono esclusi dalle graduatorie e dalle risorse assegnate a valere su questo strumento;
- il punteggio aggiuntivo del 10%, previsto nelle linee guida, da calcolare sul valore assoluto che verrà previsto nei bandi di misura e riconosciuto alle operazioni imprenditoriali, ricomprese nei PIT approvati con DPGR, non risponde assolutamente alle previsioni dell'art. 23 della legge regionale 22 aprile 2002, n. 7 che invece prevedeva per gli stessi la priorità nella concessione delle risorse nei bandi di misura;
- la mancata risposta alle aspettative dei privati allontanerà gli stessi dalla partecipazione alla selezione 2002 e di fatto ridurrà i PIT ad una mera elencazione di opere pubbliche e al conseguente fallimento dello strumento medesimo;
PREMESSO altresì che è necessario intervenire anche attraverso i Programmi sulle infrastrutture previste per le aree a ritardo di sviluppo, programmi strategici anche al fine della citata politica di riequilibrio territoriale a favore delle Province di Oristano e di Nuoro che, quanto a dotazioni infrastrutturali, occupano gli ultimi posti in Italia;
CONSIDERATO altresì che:
- il Piano Regionale Trasporto dei passeggeri, in fase di avanzata definizione, che si caratterizza per una sostanziale linea al consolidamento delle principali infrastrutture esistenti al servizio delle aree più forti della Sardegna, penalizza fortemente le Province di Oristano e di Nuoro;
- gli interventi delle misure sul ciclo integrato dell'acqua e sui trasporti del POR 2000/2006 (oltre 1.700 miliardi di vecchie lire) escludono quasi completamente il territorio della provincia di Oristano;
- il programma ANAS sulla viabilità statale 2000/2005 (368 miliardi di vecchie lire) non prevede alcun intervento nella Provincia di Oristano nonostante sia interessata (oltre la S.S. 131) dalle S.S. n. 126, 292, 388 e 442;
- l'Accordo di Programma Quadro sulle risorse idriche, fognarie e depurative 2001/2003 approvato dalla Giunta Regionale il 10.09.2001 (834, 260 miliardi di vecchie lire) prevede un solo intervento nella Provincia di Oristano (potenziamento schema idrico 31, 36 miliardi);
- il programma CIPE aree depresse 1999/2001 sulla viabilità, risorse idriche e difesa del suolo (1227,22 miliardi di lire - Del. G.R. 23.10.2001) prevede un solo intervento in Provincia di Oristano (1° lotto invaso Flumineddu 72 miliardi), che appare in contrasto con quanto previsto nelle opere della legge obiettivo approvata dal Parlamento;
- l'elenco delle grandi opere della legge obiettivo (Del. CIPE 21.12.01) che prevede interventi sulle infrastrutture di trasporto (700 miliardi di lire) e idriche (400 miliardi di lire) esclude quasi completamente la Provincia di Oristano;
- infine, i programmi infrastrutturali richiamati pianificano risorse per oltre 4000 miliardi di vecchie lire assegnandone appena 111 alla Provincia di Oristano, non rispettando neanche l'iniquo criterio delle Aree Programma (10,7%) che avrebbe, comunque, assegnato a questo territorio non meno di 400 miliardi di vecchie lire,
impegna il Presidente e la Giunta regionale
a) a modificare i criteri utilizzati per la ripartizione delle risorse riservate ai Progetti Integrati Territoriali (PIT) destinando il 60% alle sole "aree deboli", al fine di avviare il riequilibrio territoriale tra i diversi territori dell'Isola;
b) a voler modificare le linee guida al fine di garantire il finanziamento delle operazioni imprenditoriali ricomprese nei PIT già approvati, e quelli che verranno approvati successivamente;
c) a riconsiderare i programmi infrastrutturali approvati nel senso di un riequilibrio territoriale sostanziale e comunque non inferiore al 10,7 % come previsto per l'Area Programma della Provincia di Oristano;
d) a tenere nella dovuta considerazione, nei prossimi Programmi, la necessità di destinare risorse finanziarie adeguate e in tutti i casi in misura non inferiore al 10,7%, al fine di superare il gap infrastrutturale e per favorire lo sviluppo socio economico della Provincia di Oristano. (90)
MOZIONE SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO, sullo stato di attuazione della L.R. n. 29 del 1997 e sul Piano d'ambito adottato con ordinanza n. 321 del 30 settembre 2001 del Commissario governativo per l'emergenza idrica in Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
- la mozione n. 77 del 12 luglio 2002 denunciava il grave ed incomprensibile ritardo della Giunta regionale e proponeva, tra gli impegni da assumere con urgenza da parte del Presidente e della Giunta, la definizione delle procedure per l'elezione della assemblea dell'Autorità d'ambito da parte dei Comuni e delle Province, cosi come previsto dall'articolo 6 della legge regionale n. 29 del 1997;
- nella stessa mozione erano stati sollevati forti dubbi sulla legittimità dell'ordinanza del Ministro degli interni n. 3196 del 12 aprile 2002, che attribuisce al Commissario governativo per l'emergenza idrica il potere di costituire l'Autorità d'ambito "semprechè non vi provvedano gli organi competenti" e di predisporre ed approvare conseguentemente il Piano d'ambito in deroga alla legge regionale n. 29 del 1997 ed alla Legge n. 36 del 1994;
- la maggioranza, sottovalutando i problemi sollevati dall'opposizione, ha evitato di discutere il merito delle questioni poste ed ha respinto tutte le proposte avanzate;
- la maggioranza, mancando di una chiara strategia per il governo della risorsa idrica, si dibatte in sterili contrapposizioni personalistiche e di potere che continuano a determinare dannosi rinvii sulle scelte legislative da fare creando così le condizioni per le decisioni monocratiche assunte dal Commissario governativo;
VISTA:
- l'ordinanza del Commissario governativo per l'emergenza idrica del 30 settembre 2002, n. 321, che conferisce a se stesso i poteri dell'Autorità d'ambito e conseguentemente propone e approva il piano stesso ai sensi dell'articolo 11 della Legge n. 36 del 1994, in contrasto con quanto previsto dalla relazione sullo stato di avanzamento del Piano d'ambito redatta dal comitato di sorveglianza in data 9 luglio 2002 che prevede l'elezione dell'Autorità d'ambito entro il 30 novembre 2002 e l'approvazione del piano da parte dell'Autorità legittimamente costituita entro il 31 dicembre 2002;
- l'ordinanza del Commissario del 30 settembre 2002, n. 322, che determina l'iter procedurale di attuazione delle disposizioni relative al funzionamento del servizio idrico integrale e fissa il seguente cronogramma:
· entro il 10 novembre 2002 l'approvazione della convenzione-tipo e del relativo disciplinare tecnico;
· entro il 31 dicembre 2002 l'individuazione da parte del commissario della forma di gestione ed adozione del bando di gara;
· entro il 30 giugno 2003 l'aggiudicazione e l'affidamento al gestore del servizio idrico integrato;
RILEVATA la generale contrarietà agli atti commissariali addottati espressa pubblicamente dai rappresentanti del sistema delle autonomie locali, dai presidenti degli enti gestori e dalle organizzazioni sindacali che hanno formulato molte osservazioni critiche sia sotto il profilo del metodo adottato, con la inaccettabile cancellazione del confronto democratico, sia del merito, soprattutto in relazione all'aumento delle tariffe previste e all'ipotesi di gestore unico selezionato con gara internazionale;
VERIFICATO come le norme della legge regionale n. 29 del 1997 che impongono alla Regione l'adozione di tutti gli atti necessari per consentire la costituzione dell'Autorità d'ambito siano rimaste inapplicate e siano state la causa prima della mancata costituzione dell'Autorità d'ambito;
RITENUTO che l'ordinanza del Commissario governativo n. 321 del 30 settembre 2002 di adozione del piano d'ambito si configura come un vero e proprio atto di esproprio ingiustificato dei poteri che la legge regionale n. 29 del 1997 assegna all'autorità d'ambito costituita unicamente dai Comuni e dalle Province;
VISTO il programma delle opere idriche contenuto nella delibera CIPE n. 21/2001, in attuazione della Legge Obiettivo, che prevede la realizzazione del collegamento tra i bacini idrici della Corsica con quelli del nord Sardegna a totale carico delle risorse pubbliche e privo di uno studio di fattibilità tecnica - economica che definisca modalità, tempi e fonti finanziarie certe;
ACCERTATO che questa opera di collegamento con la Corsica, proposta dal Ministro, non è contenuta negli atti di programmazione e di indirizzo approvato dal Consiglio regionale;
RITENUTO che il Governo non possa decidere in modo unilaterale sulla scelta delle opere da realizzare e sulle priorità per affrontare i problemi dell'emergenza idrica in Sardegna, stante la competenza statutaria della Regione Sardegna e soprattutto a seguito della recente riforma del Titolo V della Costituzione che affida alle Regioni la competenza primaria in materia di opere pubbliche,
impegna il Presidente e la Giunta regionale
1) a procedere entro e non oltre il 20 novembre ad indire le elezioni dell'assemblea dell'Autorità d'ambito;
2) a sospendere, in attesa della costituzione dei legittimi organi dell'ATO, l'adozione della convenzione-tipo di cui all'articolo 14 della legge regionale n. 29 del 1997 e di cui all'articolo 11 della Legge n. 36 del 1994;
3) a modificare radicalmente il piano d'ambito adottato a partire dalla revisione delle tariffe previste che sono notevolmente superiori a quelle medie attualmente praticate dagli enti gestori della Sardegna;
4) all'individuazione degli interventi infrastrutturali prioritari, prevedendo una maggiore dotazione finanziaria a carico del bilancio pubblico, finalizzati:
a) alla riqualificazione e risanamento delle reti urbane esistenti per conseguire l'obiettivo dell'abbattimento dei costi di gestione e del risparmio della risorsa idrica;
b) al completamento delle opere necessarie per la messa a norma del sistema fognario-depurativo al fine di una efficiente ed economico utilizzo dei reflui;
5) a riaffermare con forza la competenza primaria della Regione in materia di governo delle acque e delle relative opere pubbliche, respingendo nettamente l'impostazione neocentralista assunta dal Governo con l'approvazione del programma delle infrastrutture strategiche contenuto nella Legge Obiettivo dove sono previste opere, come per esempio il richiamato collegamento idrico con la Corsica, non decise dal Consiglio regionale. (91)
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