Seduta n.438 del 29/01/2004 

CDXXXVIII Seduta

Giovedì 29 gennaio 2004

(Antimeridiana)

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Biggio

indi

del Vicepresidente Sanna Salvatore

La seduta è aperta alle ore 10 e 50.

RANDAZZO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del Martedì 13 Gennaio 2004 (432), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Massimo Fantola, Giambattista Orrù e Franco Sergio Pisano hanno chiesto congedo per la seduta del 29 gennaio 2004. Se non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Colleghi, preso atto dell'impossibilità di procedere sull'ordine del giorno, io riterrei necessaria una sospensione, e poiché nessuno mi ha neanche informato sui lavori della Commissione, a che punto siamo, credo che la sospensione non possa essere inferiore a mezz'ora. Pertanto ci ritroviamo alle 11 e 15. La seduta è sospesa.

(La seduta sospesa alle ore 10 e 52, viene ripresa alle ore 11 e 23).

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau, per riferire all'Aula le decisioni della Commissione.

FRAU (A.N.). Grazie onorevole Presidente. La Commissione ha in pratica concluso i propri lavori, gli uffici stanno estendendo quello che è l'articolato, stiamo predisponendo anche la relazione e quant'altro, affinché poi tutto venga inviato alla Presidenza del Consiglio per essere messo all'ordine del giorno. Io direi che, non lo so, ma ci vorrà credo ancora un'oretta per quanto concerne tutte queste parti burocratico-tecnico, non lo so. Io non so se lei voglia ancora rinviare la riunione del Consiglio o iniziare con qualche altro punto all'ordine del giorno. Non so se il Consiglio si riunisce anche questo pomeriggio. Al limite noi potremmo anche discutere il disegno di legge numero 518 anche questo pomeriggio. Stiamo ancora estendendo quello che è l'articolato, abbiamo fatto una discussione approfondita, ma abbiamo necessità, dal punto di vista tecnico, così, di avere il testo, vedere il tutto, per poterlo portare in Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io ritengo abbastanza bizzarra tutta questa procedura. Il Consiglio regionale è convocato avendo definiti punti al suo ordine del giorno rispetto ai quali deve procedere, regolarmente procedere. Il fatto che si sia data l'autorizzazione in via di deroga perché una Commissione potesse, volendo, riunirsi anche nelle ore di intervallo durante la sessione in corso del Consiglio regionale, non significa che il Consiglio regionale è abolito, è sospeso ed è convocabile in via straordinaria per un'altra legge, per cui non comprendo che cosa si dovrebbe rinviare e che cosa si dovrebbe aspettare e quant'altro.

La Commissione può riunirsi perché ha l'autorizzazione dall'unanimità dei Presidenti dei Gruppi, esamini anche un'altra proposta di legge, quando sarà pronta verrà regolarmente iscritta all'ordine del giorno del Consiglio, e nell'ordine naturale delle cose verrà dal Consiglio regolarmente discussa e trattata. Per intanto io chiedo che il Consiglio regionale proceda, perché c'è già tanto ritardo, nell'esame degli argomenti che regolarmente sono iscritti all'ordine del giorno e per i quali il Consiglio è convocato qui oggi.

PRESIDENTE. Colleghi, dalle informazioni che io avevo, e se non è così mi venga detto, io sapevo che stamattina la Commissione agricoltura in deroga si doveva incontrare per valutare una nuova formulazione di questo disegno di legge e per poter procedere subito alla discussione.

FRAU (A.N.). E questo ha fatto.

PRESIDENTE. Questo mi pareva fosse l'accordo. Posso aver capito male onorevole Cogodi, però questo era ciò che mi constava. Adesso nessuno sta parlando di sospensione. L'onorevole Frau ha detto che gli uffici hanno bisogno di un'ora per mettere a punto il documento. Se si tratta di un'ora, considerando che ormai sono le undici e mezza, decidiamo cosa fare, sennò io, se riusciamo a risolverlo qua bene, sennò convoco la conferenza per decidere come procedere senza interrompere nulla, ma prendendoci il tempo necessario per fare le cose che dobbiamo fare, senza interrompere.

COGODI (R.C.). Ma c'è un ordine del giorno del Consiglio regolare? Si proceda!

PRESIDENTE. Sì, ma onorevole Cogodi, ieri era presente, come lei avrà notato, l'Assessore dell'urbanistica, perché sapeva che avremmo dovuto discutere un suo provvedimento. Il Presidente della Commissione è pronto per fare la relazione, l'Assessore stamattina, informato che prima avremmo trattato altro argomento, non è presente. Allora se aspettiamo un'ora e poi procediamo normalmente...

COGIDI (R.C.). Non è così, chiami l'Assessore dell'urbanistica. Chi ha deciso di sospendere i lavori.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, possiamo... mi scusi, possiamo parlare... a parte il fatto che c'è chi lo può decidere onorevole Cogodi, però se ne parliamo con calma poi una via d'uscita la troviamo, e magari troviamo una via d'uscita e un accordo comune. Questo atteggiamento non aiuta.

COGODI (R.C.). La decisione è quella di non farci lavorare!

PRESIDENTE. Bene, è convocata la conferenza dei Capigruppo perché io non posso discutere questa cosa in questo modo.

(La seduta sospesa alle ore 11 e 30, viene ripresa alle ore 12 e 05. )

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

Discussione generale del testo unificato delle proposte di legge DORE - FADDA - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SELIS: "Normativa regionale in materia di abusivismo edilizio (482) e PIANA: "Normativa regionale in materia di abusivismo edilizio - Recepimento in Sardegna del decreto legge 29 settembre 2003, n. 269, convertito in Legge 31 ottobre 2003 - (Condono edilizio 2003)" (496), del disegno di legge: " Norme di riordino in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, di risanamento urbanistico, di sanatoria di insediamenti ed opere abusive e di snellimento ed accelerazione delle procedure amministrative in materia edilizia" (502) e della proposta di legge: "MORITTU - PIRISI: "Limiti alla definizione agevolata delle violazioni edilizie" (507)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'esame del testo unificato delle proposte e dei disegni i legge sull'abusivismo edilizio, relatore il consigliere Tunis. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Tunis, relatore.

TUNIS (U.D.S.-Centro), relatore. Signor Presidente, colleghi consiglieri, la quarta Commissione permanente, che ho l'onore di presiedere, ha approvato all'unanimità - e poi specifico cosa vuol dire all'unanimità - nella seduta del 13 gennaio ultimo scorso, il testo unificato dei progetti di legge, che erano quattro: il 482, il 496, il 507 e in più il disegno di legge della Giunta, concernente questi argomenti, la normativa regionale in materia di abusivismo edilizio, recepimento in Sardegna del decreto legge 29 settembre 2003, numero 269, che è stato poi convertito con modificazioni in legge 31 ottobre 2003, numero 326.

Il fatto che sia stato approvato all'unanimità potrebbe essere suscettibile di eventuali precisazioni anche da parte dell'opposizione. Quindi tengo a specificare che nella seduta di approvazione la Commissione, che è composta da undici membri, erano presenti nove ed erano assenti uno della maggioranza e uno dell'opposizione. Su nove componenti sei erano della maggioranza, e hanno votato, tre dell'opposizione si sono allontanati, per cui non hanno espresso il voto, e quindi i sei presenti della maggioranza istituzionalmente hanno dato adito a questa parola "all'unanimità", però bisognava specificare questo, quello che ho già detto.

La Commissione, dopo un attento e approfondito esame delle proposte e del disegno di legge della Giunta, che erano all'ordine del giorno dei lavori, e dopo una disamina delle attuali contingenze istituzionali e politiche, perché abbiamo fatto delle valutazioni al riguardo, la Commissione ha individuato, in una celere e rapida normativa regionale di recepimento della disciplina statale, lo strumento più opportuno e politicamente praticabile per poter dare risposte certe, efficaci e tempestive ai cittadini sardi.

La Commissione ha infatti avvertito il pericolo che un'ulteriore rinvio dell'approvazione di una normativa di recepimento sollecitata dai cittadini, dai consiglieri, sollecitata anche da autorità che avevano partecipato a un convegno proprio qui in Consiglio regionale poche settimane prima, avevano detto che occorreva, comunque sia, portare una normativa di recepimento.

E allora ribadisco, la Commissione, avvertito questo pericolo di un ulteriore rinvio, anche se giustificata dalla volontà di un apprezzabile sforzo di approfondimento, perché noi avevamo capito che occorreva approfondire l'argomento e che occorreva anche un aggiornamento e un adeguamento della normativa, avrebbe realisticamente impedito l'esercizio per i sardi di quelle possibilità di adire le procedure di sanatoria a cui possono accedere tutti gli altri cittadini italiani, perché la legge nazionale imponeva la data del 31 marzo. Quindi noi, essendo a metà gennaio, occorreva per forza impedire che si potessero avere diversi comportamenti nei confronti dei cittadini, da una parte gli italianisti e dall'altra parte i sardi, con un evidente, quindi iniquo e ingiustificato, trattamento di sfavore per i cittadini sardi.

Pertanto la situazione istituzionale contingente, stretta tra l'approvazione dei complessi strumenti di programmazione economica e finanziaria che avevamo e la fase conclusiva della legislatura che si approssima, e i termini stringenti previsti dalla normativa statale per la presentazione delle domande di permesso di costruire, di autorizzazione in sanatoria, che era fissato nel 31 marzo 2004, hanno indotto la Commissione ad imboccare l'unica soluzione concretamente ed efficacemente praticabile, qual è quella contenuta nella normativa approvata, cioè del recepimento della normativa nazionale, pur con dei paletti ben determinati. Ciò nella piena consapevolezza che il disegno di legge proposto dalla Giunta regionale, completo e organico nella riscrittura, cioè quello che è stato oggetto di discussione nella seduta che ho citato, quindi nella consapevolezza che il disegno di legge della Giunta regionale che aveva proposto, e che era un compendio della normativa in materia di sanatoria, ha fatto sì che con le modifiche statali che sono state introdotte negli ultimi tempi, avrebbe rappresentato in una differente contingenza politica istituzionale il testo base su cui articolare la nuova e organica disciplina del controllo dell'attività urbanistica ed edilizia in Sardegna, innovando una legislazione che è ormai datata alla metà degli anni '80. Quindi, pur in presenza di un testo di un disegno di legge più organico e più completo, noi avevamo ravvisato, abbiamo notato quelli che erano gli elementi più importanti e più innovativi. Abbiamo cercato di collegarci ad un testo che fosse più semplice possibile per poter recepire quelle norme. Quindi questa consapevolezza e la volontà di non rinviare decisioni politiche di notevole rilevanza per la Sardegna, hanno - ripetiamo - determinato l'assunzione della decisione di adottare un testo di recepimento della normativa nazionale, i cui punti salienti quindi sono - e qui bisogna ribadirli -: Sono state espressamente recepite tutte le disposizioni contenute nell'articolo 32 del decreto legge numero 269 del 2003, che poi è stato convertito nella legge numero 326 del 2003, che introducono le varie ipotesi ammissibilità, limiti, condizioni della sanatoria delle opere abusive. Noi abbiamo quindi recepito questo tipo di ipotesi: ammissibilità, limiti, condizioni della sanatoria e delle opere abusive. Poi, secondo punto: non viene utilizzata la possibilità che era stata concessa dal medesimo articolo 32 della normativa citata, di applicare una maggiorazione degli oneri concessori, cioè noi potevamo prevedere anche una maggiorazione e abbiamo in Commissione ritenuto di non aggiungere un ulteriore onere a carico dei cittadini sardi. Tale misura, giustificata dalla volontà del legislatore nazionale di dotare i comuni di maggiori risorse per la realizzazione delle necessarie opere di urbanizzazione, non è stata introdotta nella consapevolezza della piena congruità delle tariffe contenenti la misura dell'oblazione e degli oneri accessori. Quindi è stata valutata, si è voluto, in definitiva, evitare di aggravare una procedura di sanatoria già onerosa per i cittadini sardi.

Terzo punto. Il procedimento di presentazione della domanda e di rilascio del titolo edilizio in sanatoria è disciplinato dalla vigente legislazione regionale di cui viene riconfermata l'efficacia. Cioè noi, anziché procedere a una normativa diversa, ci siamo riferiti a una normativa che era già esistente e che era stata già applicata fino al 1985, e quindi ne era stata riconfermata l'efficacia, per non discostarcene, che era già stata scelta a base da precedenti maggioranze, sulle quali noi abbiamo fatto un'opportuna valutazione.

Quarto: viene indicato in novanta giorni - ecco la novità - a decorrere dalla pubblicazione di questa legge - se verrà approvata - il termine perentorio per la presentazione della domanda. Abbiamo cercato di poter salvaguardare almeno tre mesi a carico dei cittadini sardi, per cui se non facevamo questo noi andavamo incontro a danneggiare i nostri concittadini.

Ultimo: si sottolinea l'assoluta esclusione, ecco il punto, del condono, per le opere realizzate nelle zone di rilevante interesse paesistico e ambientale disciplinate queste ed elencate dall'articolo 10 bis della legge regionale numero 45 del 1989.

Noi abbiamo fatto riferimento a quella elencazione, e quindi siamo stati molto severi in queste considerazioni di sanatoria, quindi abbiamo escluso queste che sono le opere realizzate in zone impossibili, da poter appunto sanare. La Commissione pertanto, in considerazione di queste aspettative che i cittadini sardi chiedevano e che anche i professionisti e i cultori della materia hanno espresso - ribadisco -, quindi la Commissione in considerazione di queste aspettative che suscitano nei cittadini sardi, ne auspica un esame rapidissimo e approvazione da parte dell'Assemblea.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

Ricordo all'assemblea che le iscrizioni sono da farsi durante il primo intervento della discussione generale, per cui chi si dovesse iscrivere a parlare è pregato di farlo nell'ambito del tempo dell'intervento dell'onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Io vorrei dire, Presidente, colleghi, che intanto appare preoccupante la faciloneria con la quale la stessa relazione introduttiva o illustrativa ritiene di avviare l'esame di una materia così delicata e complessa, depone non certamente bene; speriamo che il Consiglio sia capace, nel frattempo, di correggere, di sopperire, di comprendere la delicatezza, la complessità e la rilevanza, invece, della materia che con legge regionale si vuole e si deve disciplinare. Tutta l'impostazione che il collega Tunis dianzi esponeva si traduce in questo: la Regione Autonoma della Sardegna adotti, prenda, recepisca dice lui, la normativa statale in materia di sanatoria degli abusi edilizi. Io mi domando se muovendosi l'Assemblea legislativa sarda nel campo di una competenza primaria di questa materia, può puramente e semplicemente abdicare al suo ruolo e può ritenere che la soluzione più favorevole per gli interessi sardi possa essere la copiatura della normativa statale in materia, ma non per una questione di principio, non per una questione di rivendicazione astratta dei propri poteri, ma questa cosa va affermata perché dev'essere innanzitutto dato un giudizio di merito sulla sanatoria, così come disciplinata dalla normativa statale. Insomma, l'autonomia regionale, secondo il "Tunis pensiero", dovrebbe essere ridotta, in questa circostanza, ad una Regione che fa l'esattore per conto dello Stato, perché la sanatoria statale non è una normativa ambientale di assetto territoriale; la normativa statale è una normativa puramente fiscale, cioè la logica, la filosofia delle sanatorie, non solo quelle fiscali. Chi non paga le tasse può non pagarle, tanto prima o poi pagherà un pezzo e non tutto, quindi con quel tratto anche di immoralità che è contenuta nelle sanatorie generalizzate e ripetute, ma in materia edilizia, in materia di assetto del territorio, non interviene solo una questione di ordine finanziario. La moneta, per quanto sia importante è pur sempre un bene fungibile, il territorio no, per cui nel momento nel quale si sana non un abuso e una legalità fiscale, chi non ha pagato paghi dopo e paghi meno in barba a chi ha fatto il suo dovere, però, tutto sommato, questa vicenda della sanatoria o delle sanatorie fiscali, si riduce a una questione puramente monetaria. Ripeto: importante, perché con le risorse pubbliche si affrontano poi i bisogni pubblici, o si dovrebbero affrontare, ma l'effetto è meno nocivo, è meno devastante di quando invece si dichiara, con legge legale, quello che prima non lo era, e quella illegalità mantiene, conserva, tratti di danno che diventano permanenti. Allora, nel momento nel quale si pone l'obiettivo di una sanatoria edilizia, che può contenere in sé anche l'obiettivo della fiscalità o la natura della fiscalità, non può un legislatore non porsi contestualmente il problema di come quel che ne deriva dall'illegale al legale, di come si regola, cioè di come quell'impatto che non era solo un impatto visivo, estetico, ma di come quell'impatto materiale sul territorio, quella manomissione del territorio, diventi poi compatibile, o come si possa rendere compatibile, con l'ambiente, col paesaggio, con lo sviluppo edilizio, con la dotazione dei servizi, con i diritti altri che nascono anche in capo a chi prima non aveva e poi invece ha un diritto consolidato. Cioè siamo in un campo di interventi nel quale non è consentita la semplificazione, perché la materia è complessa e nella sua complessità deve essere esaminata e dev'essere normata.

Ora la Regione, questa Regione vuol ridursi solo ad essere esattore per conto del Governo? Sarebbe una cosa, come dire, meschina, che l'autonomia si riduca a questo ruolo, perché poi quello che sarebbe l'esazione per versare alle casse dello Stato, sarebbe poi che cosa? Il "prezium sceleris", cioè una parte di quel danno che è stato compiuto all'ambiente, al territorio, alla società.

Lo Stato, in realtà, ha due leve in mano quando fa la sanatoria edilizia, perché lo Stato non aziona una sola leva, cioè quella sempre ai fini fiscali, non chiede solo, come dire, un corrispettivo, oneri di sanatoria, questo è un aspetto, a parte che incamera tutto lo Stato e poi il territorio danneggiato rimane danneggiato e non si comprende …il privato no, il pubblico neppure, perché non dispone manco dei mezzi perché la Regione, il comune, come dire, i soggetti istituzionali che debbono poi regolare, risanare il territorio, non hanno i mezzi, perché i mezzi li incamera tutti lo Stato, ma gli oneri i sanatoria sono solo una parte. Quando fa sanatoria edilizia, lo Stato usa anche un'altra leva, usa anche la leva penale, perché essendo l'edificazione abusiva anche reato, lo Stato, come dire, depenalizzando, compie l'operazione di tradurre in moneta anche il fatto penale. Infatti in realtà non è che avviene una depenalizzazione e basta, non è che avviene un'amnistia, che interviene un'amnistia, quel fatto non è più reato, no, lo Stato fa un'altra cosa. Lo Stato dice: "Io estinguo il reato in capo a chi lo ha commesso a condizione che paghi una seconda volta", perché l'onere di sanatoria è una cosa, ed è l'onere amministrativo, lo Stato a questo aggiunge il perdono penale che si traduce in monetizzazione attraverso l'oblazione, che è un'offerta di denaro che è consentito di fare al colpevole, non a chi non è colpevole, a chi è colpevole, il quale, con un tot di denaro può portare a una dichiarazione di estinzione del reato pagando. Quindi lo Stato incassa due volte, e incassa tutto. La Regione incassa niente, il comune incassa niente, la comunità incassa nulla, e la comunità si tiene l'effetto perverso di una edificazione, come dire, illegale, e si suppone quindi anche disordinata, e i danni di questo disordine non è dato di sapere chi, come e quando li possa rimediare. Ecco perché la Regione, esercitando in materia un suo potere primario, nel contempo deve sì, certo, tener conto che lo Stato pur sbagliando opera sanatorie a ripetizione, ormai periodiche, per cui si ingenera nell'opinione, non dico generale, ma insomma, in fasce di opinione pubblica, l'idea che le regole servano a nulla, tanto chi le viola, soprattutto in materia edilizia, aspetta il prossimo condono, per cui il cittadino che rispetta le regole, i piani urbanistici, le prescrizioni edilizie e paga gli oneri peraltro per la dotazione dei servizi in parte, quel cittadino si sente anche beffato, e gli altri si sentono invogliati, e quindi c'è anche una sorta di incentivo, come dire, alla trasgressione, all'illegalità, perché la sanatoria ripetuta nel tempo, ormai son vent'anni che si ripetono nel tempo, inducono oggettivamente questo tipo di atteggiamento e di convincimento.

In conclusione, ogni tanto lo Stato incassa e le comunità si prendono i danni, non si fa riequilibrio, non ci si pone il problema di come il territorio dev'essere nel contempo, come dire, non solo il manufatto legalizzato, ma il territorio anche risanato e dotato dei servizi.

A onor del vero, e questa è la seconda cosa che voglio dire adesso, in premessa, questa Regione si è posta questo problema, e lo ha pure regolato, lo ha pure normato, e debbo dire che è una felice coincidenza che un giovane, allora più giovane, e bravo funzionario della Regione abbia contribuito a redigere le buone leggi della Regione quando l'ingegner Asunis appunto svolgeva quella funzione e quel ruolo insieme ad altri valenti tecnici di questa nostra Regione negli anni '80. L'ingegner Asunis oggi è Assessore, quindi ricopre l'incarico politico primario di competenza in questa materia, accade anche questo, che chi ha contribuito, con la sua competenza e professionalità, a fare buone leggi della Regione, oggi si ritrovi a vedere quelle leggi praticamente disattese, a vedere quelle leggi, come dire, quasi dimenticate, quasi non appartenessero, non dico al contesto normativo e basta, ma anche al patrimonio politico, e politico-culturale di questa Regione, perché la legge 23 del 1985 è la prima legge di riordino territoriale edilizio e in parte urbanistico, prima ancora della legge 45, più organica che questa Regione per la prima volta ha avuto la possibilità di avere nel 1989, la legge 23 è un corpus normativo complesso, articolato, che si poneva, anche allora, nell'emergenza, dalla prima sanatoria statale, nel 1985, questo obiettivo in modo ordinato, cioè di come anche in Sardegna potesse operare una legalizzazione, ma nel contempo anche un riordino territoriale. Quindi una legge organica, di carattere generale, che sicuramente dopo diciotto anni merita di essere precisata, di essere migliorata, perché sono intervenute nel frattempo anche nuove normative in materia urbanistica, in materia ambientale, in materia paesistica. E quindi quella legge 23 va sicuramente rivisitata e migliorata, però non può essere disattesa, non può essere dimenticata; è una legge organica che tratta la disciplina della sanatoria edilizia in questa Regione, la tratta con equilibrio, la tratta con efficacia, quindi può dirsi, si dice, e nessuno può contraddirlo, perché la legge 23 non è abrogata da nessuno, solo il Consiglio regionale può abrogare una sua legge, e mai in questi diciotto anni è stata abrogata, e quindi la legge 23 dell'85 è legge in vigore, applicata in parte, applicata male, ma è una legge in vigore, della quale si deve dire se va del tutto bene o se deve essere oggi migliorata.

Questo è il tema, questo è il compito che ha davanti oggi il Consiglio regionale, non di ricopiare, non di recepire la normativa ultima del Governo nazionale, che è puramente e semplicemente, ripeto, una normativa di tipo fiscale, che chiede un gettito puramente e semplicemente ai cittadini senza porsi il problema del riordino territoriale. Questa Regione ha la possibilità, quindi, di migliorare, se vuole, e nel frattempo, se va bene, di applicare esattamente la legge 23, la quale legge 23 dell'85 in via continuativa prevede le ipotesi di sanatoria in questa regione, che sono ipotesi neppure minimali, ma sono ipotesi compatibili col contesto ambientale e territoriale, perché la legge 23 prevede che la sanatoria sia ammissibile in tema di destinazione d'uso o meglio di modifica di destinazione d'uso; qualora questa modifica non richiesta, e quindi non autorizzata, risulti però non incompatibile con l'uso diverso nel contesto generale territoriale, ambientale, ma anche sociale ed economico che se ne vuole fare, perché se un locale di abitazione viene trasformato in esercizio commerciale e quell'esercizio commerciale in quel luogo e con quelle caratteristiche può essere ritenuto compatibile al piano commerciale, si può dare la sanatoria. Ma se quella modifica di destinazione d'uso, che apre attività commerciali danneggiando altre attività commerciali fuori da una regolazione, da una programmazione dell'economia, è dannosa per la società e per l'economia e quindi non risulterebbe sanabile. Quindi sono criteri razionali quelli che sono contenuti nella legge 23 e anche il criterio quantitativo è disciplinato in modo equilibrato, perché si prevede la sanatoria laddove chi costruisce varia la costruzione, amplia anche la costruzione in modo illegittimo, ecco perché può essere sanato, però non oltre il limite del 10 per cento di quanto era autorizzato, perché si suppone che soprattutto nell'autocostruzione il progetto originario è quello che uno pensa di usare per realizzare la sua abitazione, poi magari c'è di più uno sgabuzzino, c'è di più un bagno e, insomma, entro il 10 per cento di compatibilità con le destinazioni di zona, cioè se l'avesse chiesto gli sarebbe stato autorizzato, non l'ha chiesto, quindi non è autorizzato ed è illegittimo, entro quel limite del 10 per cento di manufatti che sono autorizzati in parte al 90 per cento o potrebbero essere stati autorizzati se diversamente fosse stato richiesto, e quello è il limite della sanatoria regionale, così come inserito nella legge 23, anche una sanatoria semplificata, perché non riconoscerlo, che non è neppure nella normativa statale, e che è pressoché gratuita e quindi non si danno manco i danari allo Stato, che sono le piccole variazioni, le variazioni interne, la chiusura di balconate o di loggiati, quando non modificano o non danneggiano il prospetto principale delle abitazioni, dei caseggiati o degli edifici, cioè tutti quegli aggiustamenti, assestamenti, che poi a contare, se si va a numero, sono la stragrande parte di quelli che vengono classificati oggi abusi o illegalità edilizie, la stragrande parte che la legge regionale già contempla, già prevede, per altro semplifica enormemente. Così come la legge regionale comprende quella parte innovativa dei piani di risanamento urbanistico, che la legge dello Stato non prevede, cioè laddove vi è una pluralità di manufatti non autorizzati, non basta la sanatoria a uno a uno, perché dalla sanatoria a uno a uno viene fuori una pelle di leopardo di caseggiati che vengono ritenuti legittimi in una condizione poi di dispersione, di irrazionalità e di danno sociale, perché in quelle case a una a una poi sanate non c'è la dotazione dei servizi, non ci sono i tracciati viari, non ci sono neppure gli spazi per i servizi sociali che devono essere prima o poi edificati. E allora tutta la parte che è relativa alla legge 23, ai piani di risanamento urbanistico, prevede questa sanatoria, come dire, di insieme, all'interno di un piano che è di una entità di case sparse abusive, pensa di realizzare un quartiere servito, e sono i piani di risanamento che molti comuni della Sardegna, chi bene, chi male, chi malissimo, hanno pure in questi anni applicato. Pensiamo a Barracca Manna a Cagliari, che è addirittura oggetto oggi di un piano di risanamento a finanziamento europeo, intanto si è potuto fare in quanto quel quartiere, con il piano di risanamento della legge 23, si è potuto legalizzare. E questa normativa è nella legge della Regione sarda, che ha competenza primaria, non è nella normativa dello Stato, che pensa solo a fare cassa, perché lo Stato pensa a fare cassa e facendo cassa a scassare il territorio e a lasciarlo disordinato!

Ecco perché in questa materia necessita un approfondimento, una riflessione, una normativa che sia positiva, che pur partendo da una patologia costruisca nuova fisiologia di regolazione, di equilibrio, di risanamento territoriale, ambientale e anche sociale, per ricostituire cioè quegli equilibri sociali che sono turbati nel momento nel quale c'è chi rispetta le regole e paga e chi non le rispetta e verrebbe in qualche modo premiato. Quindi c'è una questione di ambiente, di territorio, c'è una questione di costi, c'è una questione di servizi, c'è una questione di quantità, perché la gran parte delle cose alle quali ci stiamo riferendo, poi nel corso del dibattito sarà possibile dire ancora qualche parola anche sul servizio di vigilanza edilizia che questa Regione ha istituito, se quel servizio quando si vuole viene attivato o in altre epoche e in altri governi, in altre situazioni non viene attivato e viene anche mortificato. Ecco, ci sono da dire, credo, cose che valgono non a fare una critica e basta, a dire l'articoletto che è venuto fuori dalla Commissione non vale, perché è certo che non vale nulla, è già nella normativa statale quello, ma perché nei modi e nei tempi dovuti, quanto prima, nell'arco di qualche giorno, questo Consiglio possa varare una legge, una normativa organica che serva alle finalità per le quali questa questione dal Consiglio regionale, dall'Assemblea legislativa deve essere trattata.

Al di fuori di questo, per eccepire leggi dello Stato basta un atto amministrativo, non c'è bisogno di Consigli regionali e non c'è bisogno di competenze primarie. Questa e altre cose credo debbano essere affrontate, dibattute, ma anche soprattutto decise per fare una buona legge.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

Le chiedo scusa onorevole Morittu, gli iscritti a parlare sono, oltre all'onorevole Morittu, gli onorevoli Piana, Dore, Pirisi, Masia e Tunis. Prego, onorevole Morittu.

MORITTU (D.S.). Signor Presidente, io concordo molto con le diverse considerazioni che ha svolto qualche minuto fa il collega Cogodi, peraltro non soltanto le condivido, ma quelle considerazioni sono alla base di una proposta di legge che è stata avanzata da alcuni compagni del Gruppo dei D.S., che, ahimè, non ha trovato molta fortuna nei lavori della Commissione, ai quali lavori io personalmente non ho potuto partecipare perché impegnato a Porto Torres con la Commissione industria e ambiente, trattandosi del problema drammatico dei liquidi di Porto Torres.

Io non ho potuto partecipare a quella riunione, ma credo che qualche mio collega della opposizione che vi ha partecipato ne riferirà con dovizia di particolari. Io ritengo che la decisione assunta dalla Commissione sia stata una decisione irresponsabile, innanzitutto sotto il profilo del metodo del confronto politico, prima ancora che sotto il profilo del merito. Io, ritornando su queste questioni, ripeto, credo che riferiranno con maggiore precisione i colleghi che erano presenti in Commissione. Io sorvolo questa parte e vado a una riflessione di merito sul condono, sulla proposta nazionale e sulla proposta poi della Commissione che recepisce in maniera integrale e anzi, se così si può dire, anche peggiorandola, la proposta, anche il disegno di legge della stessa Giunta regionale.

Ma insomma, ogni dieci anni mi pare, perché questa è la cadenza temporale, si annuncia e si vara un condono edilizio in Italia: il primo è stato nel 1984, il secondo nel 1994, il terzo nel 2004, sembra un condono comandato a orologeria. E puntualmente, peraltro, questi condoni si annunciano con dei titoli (alle leggi si danno dei titoli) che non sono solo ingannevoli, ma sono assolutamente intrisi di ipocrisia. L'ultimo titolo della legge nazionale recita: "Misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica, per l'incentivazione" - ahimè - "dell'attività di repressione dell'abusivismo edilizio, nonché per la definizione degli illeciti…" e così via. Insomma, si cerca di nascondere con delle parole buone, diciamo così, un contenuto assolutamente pessimo della legge, e l'obiettivo vero non è la riqualificazione, non è nient'altro che, come diceva il collega Cogodi, quello di fare cassa. Il vero obiettivo è svendere il territorio per quattro soldi! E questo obiettivo è il fondamento delle motivazioni con le quali il TAR Sardegna sentenzia ultimamente dicendo: "La scelta del legislatore" - leggo dalla sentenza - "non è quella di sanare gli abusi; la scelta è quella di procurarsi risorse finanziarie subendo gli effetti del condono". In poche parole, vendiamoci pure una fetta del territorio o vendetevi pure voi che avete potestà primaria, Regioni e Comuni, una fetta del territorio, a me datemi il corrispettivo della oblazione in danari sonanti; a voi rimarrà poi l'onere di sanare, di riqualificare e di rimediare ai danni del condono. In poche parole lo Stato dice: statalizziamo gli incassi, cioè rastrelliamo un po' di danari e invece decentriamo gli oneri per il risanamento e la riqualificazione del territorio. E tutto questo poco importa se se lo devono sopportare i poveri Comuni con le loro già scarse risorse.

Io mi sono preso un po' il gusto di andare a vedere un grafico che è stato prodotto dal Cresme e che indica l'andamento dell'attività edilizia, illegale o abusiva che dir si voglia, a partire dal 1984 al 2004, e abbiamo un grafico che è formato da tre picchi: un picco nel 1984, un picco nel 1994 e un picco nel 2004. Un picco significa una punta, cioè è un andamento sismografico quasi, con le punte che coincidono con l'annuncio o con il varo della legge sul condono edilizio.

Andando ad analizzare meglio la questione si vede che dopo il secondo condono, quello del 1994, che è stata la scossa di assestamento rispetto al condono del 1984, quello più devastante, che poi il collega Cogodi ricordava che la Regione Sardegna ha quanto meno normato con una sua legge che aveva l'ambizione, che ha avuto l'ambizione e anche degli effetti positivi, per certi versi, nell'opera di repressione e di contenimento dell'abusivismo edilizio in Sardegna; nel 1994 la scossa di assestamento, un calo fortissimo nella seconda metà degli anni novanta dell'attività edilizia, non solo in Sardegna, ma anche a livello nazionale, una ripresa del picco nel 2002, a seguito dell'annuncio del condono da parte del Governo Berlusconi, quantificabile nell'ordine, dice il Cresme, del 10 per cento dell'attività edilizia illegale. Oggi il Cresme ci dice: nel 2004 in Italia avremo un'attività depressa dell'edilizia legale, avremo di converso invece un'attività edilizia illegale dell'ordine del 30 per cento. Insomma, stiamo affidando lo sviluppo edilizio della nostra Italia agli effetti devastanti del condono edilizio, a una ripresa dell'attività illegale edilizia.

Se questo è, a me pare che l'attività edilizia illegale in Italia e anche in Sardegna ormai sia diventata endemica, quasi come la peste suina africana. Ma è diventata endemica per induzione, per effetto cioè induttivo da parte delle leggi nazionali sul condono edilizio, e guardate, nella seconda metà degli anni novanta io do anche una lettura politica del fenomeno di forte depressione degli abusi edilizi e dell'attività illegale in generale, nella seconda metà degli anni novanta, e che non coincide soltanto con il fatto che al governo ci andò il centrosinistra in quegli anni e iniziò un'attività virtuosa da questo punto di vista: non vi furono sanatorie né edilizie, né fiscale, né previdenziali e così via, ma vi fu anche un'attività, da parte della magistratura e da parte di numerosi sindaci, di gestione responsabile del territorio. Ed è in quegli anni che noi vedemmo per la prima volta l'abbattimento dell'albergo sulla scogliera, l'abbattimento delle bruttissime torri del villaggio Coppola nel salernitano, l'abbattimento, oggi, a Bari, di quel bruttissimo palazzo che si scaglia sulla spiaggia della città barese, tutte attività che hanno comportato anche coraggio e responsabilità da parte di chi le ha promosse e le ha mandate avanti cercando di affermare il principio di legalità e il principio di uno stato di diritto che è costato fatica e che stava producendo effetti fortemente positivi in Italia e anche in Sardegna, tant'è che stando ad una relazione che la nostra Commissione ha richiesto agli uffici della urbanistica, allora retti dall'attuale Assessore allora responsabile dei quel servizio, da una relazione sullo stato dell'abusivismo in Sardegna emerge, secondo l'ufficio, che l'abusivismo è sostanzialmente un abusivismo minore. Era un abusivismo minore, lo era prima dell'annuncio del 2002 e prima del varo della legge del 2003, ma oggi forse in Sardegna, proprio per effetto di questo meccanismo, l'abusivismo è diventata altra cosa rispetto alle verande, rispetto al cambio di destinazione d'uso, rispetto a qualche pezzo di seminterrato in più e così via, oggi sta diventando l'attività edilizia illegale dominante in Sardegna.

Questa legge che voi come maggioranza proponete al Consiglio oggi davvero è l'annuncio della ripresa della illegalità edilizia in Sardegna, vi state così rendendo responsabili di una inversione di tendenza rispetto ad una fase che io chiamo virtuosa o che iniziava ad essere virtuosa nell'attività edilizia e nell'uso del territorio. Insomma, questa legge oltre che produrre danni di natura finanziaria ai comuni che dovranno sobbarcarsi l'onere della riqualificazione del territorio, sta producendo un danno che è anche un danno culturale, è un danno che mina ancor di più l'etica civile della nostra comunità. Un'etica civile che fonda naturalmente lo sviluppo su un principio ordinato di convivenza civile e di rispetto delle regole, e guardate il senso civico o il rispetto delle regole comuni non sono soltanto a mio parere dei valori etici, come dire, astratti che dividono i buoni dai cattivi, sono anche valori economici. E sono anche valori economici perché se uno si va a vedere la correlazione che esiste tra senso civico o rispetto delle regole in alcune società improntate al rispetto e al senso civico e ad altre società che invece del senso civico un po', come dire, ne fanno un elastico molto lasco, noi notiamo che vi è una correlazione, a maggiore senso civico corrisponde un maggiore sviluppo economico e sociale di quelle comunità. Quindi non parliamo di senso civico e di rispetto delle regole soltanto da un punto di vista dei buoni e dei cattivi o da un punto di vista etico, io credo che sia anche un valore di carattere economico. Guardate, a questo danno economico poi ci dobbiamo aggiungere il danno economico che deriva dalla depressione delle attività edilizie legali, l'ANCE, la CNA hanno tuonato contro l'abusivismo edilizio, perché sanno bene che l'abusivismo edilizio incrementando l'attività illegale deprime l'attività legame e quindi è un danno per le imprese sane, per le imprese che stanno sul mercato e per le imprese che affrontano i rischi del mercato. Ma è anche un danno per il lavoro perché incrementa comunque il lavoro illegale, il lavoro nero, il lavoro abusivo, e questo a danno dei lavoratori, a danno della sicurezza e di quant'altro, è un danno per il territorio. Non si riqualifica il territorio con le leggi che sanano gli abusi tal quali come voi oggi li proponete, nella dimensione, nella quantità e nella qualità che voi oggi ci proponete. Sono sicuramente un danno rilevante per il nostro territorio, così come peraltro grande esperienza ne abbiamo da questo punto di vista, il collega Piana che conosce i dintorni di Sassari sicuramente si rende conto di quanti danni sono stati fatti alle zone olivetate e all'agricoltura di quel territorio di cui lui si vanta di essere un tutore, ma l'urbanizzazione selvaggia delle zone olivetate del sassarese ha di fatto cancellato l'attività agricola che era un'attività primaria di quel territorio fondata sulla olivicoltura, e non credo che bastino le mostre o le attività culturali connesse per poter rilanciare questo settore. Quindi danni economici, danni sociali, danni ambientali, un danno per l'erario, perché è vero che lo Stato fa un po' di cassa a danno del territorio, ma è anche vero che incrementando l'attività illegale perde quote previdenziali per il lavoro nero, perde quote di fiscalità per il lavoro nero non denunciato, quindi vi è anche un danno all'erario che noi cittadini onesti, io ritengo che siamo tutti qua dentro cittadini onesti e non solo qua dentro, moltissimi in Italia sono cittadini onesti, poi dovranno sobbarcarsi l'onere di ripianare il mancato introito erariale dovuto all'attività dei furbi che noi poi, sistematicamente, andiamo a premiare. Poi questi furbi mi stanno diventando ancora più furbi perché, stante una notizia che ieri abbiamo letto su Il Sole 24 ore, molti di questi furbi che stanno commettendo attività illegittima oggi - e poi dirò su questo anche di una mancanza da parte della Regione Autonoma della Sardegna che aveva strumenti in qualche misura per usare deterrenti - oggi non stanno facendo domande sul condono e non solo perché la Regione non legifera, ma perché ritengono quel condono nazionale un po' troppo oneroso e allora aspettano di ingaggiare una qualche azione con lo Stato che ha messo in conto circa 3,5 miliardi di euro di incassi dal condono, lo prendono un po' per fame: quando non incassa vedrai che abbassa anche il tono e il tiro o prolunga ulteriormente la data di denuncia della sanatoria. Rispetto a tutto ciò questa Regione che è autonoma, che è speciale, che ha potestà primaria in materia di urbanistica e di edilizia che cosa fa? Non fa altro che recepire supinamente tutto ciò che è previsto nella legge nazionale.

Io dicevo che il disegno di legge della Giunta almeno si poneva in qualche modo l'idea o il problema di diminuire l'impatto da un punto di vista quantitativo e parlava di 350 metri cubi o di 1800 cumulati con naturalmente l'escamotage che se i volumi superiori a questi in qualche misura non potevano essere demoliti in quanto arrecavano danno all'intera struttura, si potevano sanare sino ai 3000 nazionali e i 750 nazionali, in qualche modo ha cercato di introdurre un elemento di differenziazione anche un po' per salvare la faccia. Ma questa Regione autonoma, questa Regione che invoca l'autonomia per ammazzare stornelli e pettirossi, va bene?, questa Regione autonoma ma che cosa ha fatto? Le altre Regioni ordinarie, la maggior parte, anche il Lazio che è governato dal centrodestra, ha impugnato la legge nazionale nanti la Corte Costituzionale così come hanno fatto la Regione Toscana, l'Emilia, il Friuli, le Marche e così via. Noi abbiamo accettato supinamente tutto, non abbiamo neanche emesso un piccolo vagito, fatto finta di opporci, niente, e poi la Commissione via, ci mancava poco che la Commissione non prevedesse anche un contributo regionale per pagare l'oblazione da parte dei cittadini abusivi, perché riporta "niente è dovuto di più di quanto previsto dalla legge nazionale" precipitandosi a chiarire che attenzione, noi non chiediamo neanche una lira di più. Guardate, da questo punto di vista il disegno di legge della Giunta prevedeva quanto meno un incremento degli oneri dovuti. Ma questa famigerata Commissione, peraltro nutrita di grandissimi esperti...

PRESIDENTE. Concluda onorevole Morittu.

MORITTU (D.S.). Solo trenta secondi, arrivati lì probabilmente del tutto disinteressati si sono precipitati ad approvare un testo di accoglimento totale preoccupandosi anche di diminuire, poveretti, al massimo gli oneri per gli abusivi. Una battuta: abusivismo di necessità in Italia oggi e in Sardegna anche non ne esiste, non c'è più come nel 1984 un problema sociale legato all'attività edilizia illegale, non c'è più questo, c'è solo ed esclusivamente l'abusivismo dei furbi o piccoli abusivismi che anche noi nella nostra proposta, partendo dal recepimento della "23", abbiamo ritenuto ammissibili. Tutto ciò che è conforme alla normativa edilizia e urbanistica vigente senza la doppia conformità, e a differenza della "23", è sanabile diciamo noi nella nostra proposta e nei nostri emendamenti. Di più, siccome sappiamo che la maggior parte degli abusi acclarati dall'ufficio urbanistica e risalenti comunque all'ultimo decennio sono piccoli abusi di chiusure di verande o di piccole modifiche di destinazione d'uso e quant'altro, noi riteniamo che quelli siano ammissibili. Diamo una soluzione al piccolo abusivismo, chiamiamolo pure di necessità o comunque al piccolo abusivismo che non dà alcun impatto né alcun danno da un punto di vista ambientale, risolve i problemi di moltissimi che sì hanno per l'appunto chiuso la veranda o quant'altro, ma non accettiamo né possiamo accettare l'abusivismo sulle coste, l'abusivismo sulle campagne, i grandi abusivi, le grande sanatorie di operazioni di speculazione edilizia che si trovano anche queste non moltissime forse, ma che aspettano soluzioni da tempo in Sardegna e anche nelle grandi città della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà. Con l'intervento del consigliere Piana si concluderanno i lavori della mattina.

PIANA (U.D.C.). Presidente, abbiamo ascoltato con molta attenzione l'intervento di due colleghi che nella loro filosofia sono in linea di massima contrari all'applicazione di un condono edilizio anche in Sardegna. Alcuni spunti sono stati anche quelli di affermare che come in altre Regioni, devo anche quasi tutte o tutte con maggioranza di centrosinistra, hanno dato avvio ad atti per respingere l'applicazione della legge sul condono edilizio che lo Stato, che il Governo, e quindi anche il Parlamento ha approvato. Devo dire che indubbiamente la materia urbanistica è una materia che fa riflettere e che prescinde obbligatoriamente da alcune scelte politiche, non c'è nell'urbanistica che una scelta politica su quello che si vuole approvare in norme e in leggi.

Dico subito che, essendo anche uno dei proponenti della proposta di legge sul recepimento della normativa nazionale, anzi devo prendere atto che non ho partecipato ai lavori della Commissione perché non ne faccio parte, ma che la Commissione stessa ha preso come testo base quello che porta la mia firma, la proposta di legge che porta la mia firma. Indubbiamente la legge 326 del 24 novembre 2003 introduce in Italia il terzo condono edilizio, come è stato ricordato il primo nel 1985 e il secondo nel 1994. La tecnica legislativa nazionale usata è stata quella del rinvio ricettizio con modifiche alla legge 47 del 1985 e la legge 724 del 1994, ovvero alle leggi che hanno disposto due precedenti sanatorie. Il provvedimento fa rinvio, quello approvato dal Parlamento, alle leggi regionali chiamate a definire in via generale elementi importanti della sanatoria quali: importo dell'oblazione con possibile incremento del 10 per cento; un importo degli oneri concessori con possibile incremento del cento per cento. Qua abbiamo già una prima carenza a mio avviso. La carenza è che la stessa legge riportava che le Regioni avevano 60 giorni di tempo dalla data del 2 dicembre per legiferare eventualmente aumenti dell'oblazione del dieci per cento degli oneri concessori sino ad un massimo del cento per cento. Diciamo subito che qualsiasi legge che questo Consiglio regionale oggi, domani o nei giorni successivi possa approvare, non può prevedere nessun aumento di percentuali nei costi di oblazione e di oneri concessori, perché la stessa legge nazionale prevedeva che le Regioni dovevano legiferare entro 60 giorni su tale atto. Su questo c'è una normativa di Corte Costituzionale, di pronunciamenti di TAR regionali, quindi abbiamo una casistica anche di pronunciamenti definitivi.

La stessa legge poi rimandava alla definizione di abusi condonabili con riferimento agli illeciti relativi agli interventi edilizi minori, e quindi qua sì che eventualmente potremmo vincolare sull'ampliamento o la riduzione delle opere sanabili previste nella legge nazionale. In più la legge nazionale rimanda alle Regioni, in modo particolare alle Regioni a statuto speciale, procedure da seguire per la definizione delle pratiche. Ora la proposta di legge approvata dalla Commissione urbanistica fa riferimento in modo chiaro che per tutto quanto concerne alle procedure da seguire per la definizione delle pratiche si fa riferimento alla legge 23 del 1985, quindi c'è già un aggancio, una norma, una legge che in Sardegna è attuale anche per questo terzo condono. Indubbiamente devo dire che il primo comma dell'articolo 32 della legge 326 parla di condono e di titolo abitativo in sanatoria, quindi il meccanismo giuridico introdotto è dunque quello del condono, cioè dell'estinzione dell'illecito e dei suoi effetti giuridici, come è stato ricordato dal relatore e da chi è intervenuto. La sanatoria però, o condono, indubbiamente è costretta a districarsi sul rapporto tra legge statale e legge regionale, e qua molte cose non sono chiare, le deleghe alle Regioni, il Titolo V, ci sono Regioni che non hanno approvato il testo unico dell'edilizia, qua in Sardegna abbiamo agganciato nella finanziaria 2002, alla DIA e soprattutto allo sportello unico nei comuni, però non abbiamo recepito ancora il testo unico dell'edilizia, quindi siamo in una fase di non chiaro rapporto fra quelle che sono le competenze nazionali con quelle che sono le competenze regionali. In modo particolare proprio nelle scorse settimane si è chiesto se le Regioni possono escludere l'applicazione integrale delle disposizioni sul condono edilizio e da tutte le norme che poc'anzi ho detto e da tutte le sentenze sembra proprio assolutamente che le Regioni, quindi la Regione Sardegna, non possa rigettare, o non applicare, con propria legge il condono edilizio che è materia nazionale.

Qui ho sentito tantissime cose anche da due interventi, sicuramente poi nel dibattito sull'articolato che poi andremo a fare entreremo nei dettagli; però vedete, oggi noi ci ritroviamo in Sardegna (al riguardo alcuni hanno fatto anche l'esempio di Sassari, poi c'è un emendamento mio che andrà discusso, sarà bocciato) una situazione per cui abbiamo un'altissima percentuale di comuni che ancora non hanno adeguato i PUC, alcuni non l'hanno ancora approvato ma alcuni non l'hanno adeguato, ed indubbiamente c'è una fortissima esigenza di costruzioni, di avere abitazioni per necessità. Allora perchè uno si spinge a fare un'opera abusiva? In genere in Sardegna, io credo, da alcuni calcoli, che questo condono edilizio apporterà circa 35-40 mila domande in Sardegna di concessione edilizia; condono edilizio tra l'altro che è oneroso, perchè l'anticipazione cento euro per le residenze dell'oblazione e 71 euro per i comuni da 100 a 300 mila abitanti per l'anticipo degli oneri concessori, 171 euro a metro quadro non è neanche un condono che non costa, è un condono che costa e costa tantissimo.

Qua stiamo parlando di un condono che sana il 30 per cento, nel caso di residenze, dell'intera volumetria che sia fatto, cioè quello che gli nasce il figlio, ha un'abitazione residenziale in periferia di una città e si costruisce una nuova stanza. Poi anche per quanto riguarda le città la casistica dice che il 70 per cento forse degli abusi è dovuto dalla chiusura della terrazza, ma anche lì, molte volte, perchè nella terrazza si mettono poi i locali adibiti a cucina in modo da recuperare un'altra stanza per uso abitativo.

Quindi sono fermamente convinto che in Sardegna dobbiamo applicare e recepire interamente il dispositivo della legge nazionale; ritengo che non possiamo più apportare delle modifiche sull'aumento previsto dalla legge alle regioni dell'aumento degli oneri concessori e dell'oblazione; ritengo che dobbiamo fare riferimento alla legge 23, così come la Commissione ha portato nel suo articolato il riferimento alla legge 23 del 1985, potremmo stasera, domani, eventualmente valutare eventuali restrizioni su abusi non a uso a destinazione residenziale, certo che lungo la fascia del mare, o abusi che si trasformano in attività commerciali o si trasformano in altre attività con cambio di destinazione d'uso. Indubbiamente lì possiamo aprire un ragionamento ed apportare anche delle modifiche restrittive, però a mio avviso, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda gli abusi che riguardano il titolo residenziale, credo che veramente non dobbiamo assolutamente portare nessuna modifica ma recepire e di questo ne sono fermamente convinto.

Tra l'altro qua siamo anche in una situazione di forte ritardo, perchè come dicevo la legge prevedeva i 60 giorni che sono scaduti esattamente il 24 gennaio, tra l'altro nei comuni stanno già arrivando le prime domande di condono, quindi ci sono anche molti comuni che stanno ricevendo, sono già organizzati con i propri uffici per la ricezione delle pratiche. Nella proposta di legge della Commissione si prevede di spostare di novanta giorni le date che sono il 31 marzo 2004 per presentare la domanda ai comuni e pagare l'anticipazione, il 30 per cento dell'oblazione e degli oneri concessori.

Io ho molta perplessità che la Regione possa spostare questa data perchè la legge nazionale prevede che la domanda debba essere, e come titolo principale per il suo accoglimento, debba contenere il bollettino di anticipazione dell'oblazione e l'anticipazione degli oneri concessori, quindi quella parte che va al Comune. Quindi forti dubbi anche su questo, poc'anzi leggevo alcune circolari che sono state anche emanate da parte del Ministero dell'economia e delle finanze datate tra l'altro il 16 gennaio, quindi anche di questa settimana, che piano piano fanno chiarezza su alcune norme interpretative perchè molte volte il legislatore, e qua anche noi, approviamo alcune leggi che hanno necessità poi di norme applicative e di interpretazioni anche reali.

Quindi in questo contesto veramente ritengo che la Regione Sardegna debba applicare il condono edilizio, che sia anche una esigenza abitativa per quanto riguarda il tipo di abuso residenziale, credo anche che per quanto riguarda l'aumento che è in capo alle regioni sulla oblazione e sugli oneri concessori questa non possa essere più apportata, poi entrerò nel dettaglio quando stasera procederemo con il dibattito all'interno dell'articolato.

PRESIDENTE. Come preannunciato l'intervento dell'onorevole Piana è stato l'ultimo intervento della mattinata, i lavori si concludono qui e riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30. Il primo intervento sarà dell'onorevole Carlo Dore.

La seduta è tolta alle ore 13 e 11.



Allegati seduta

CDXXXVIII Seduta

Giovedì 29 gennaio 2004

(Antimeridiana)

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Biggio

indi

del Vicepresidente Sanna Salvatore

La seduta è aperta alle ore 10 e 50.

RANDAZZO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del Martedì 13 Gennaio 2004 (432), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Massimo Fantola, Giambattista Orrù e Franco Sergio Pisano hanno chiesto congedo per la seduta del 29 gennaio 2004. Se non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Colleghi, preso atto dell'impossibilità di procedere sull'ordine del giorno, io riterrei necessaria una sospensione, e poiché nessuno mi ha neanche informato sui lavori della Commissione, a che punto siamo, credo che la sospensione non possa essere inferiore a mezz'ora. Pertanto ci ritroviamo alle 11 e 15. La seduta è sospesa.

(La seduta sospesa alle ore 10 e 52, viene ripresa alle ore 11 e 23).

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau, per riferire all'Aula le decisioni della Commissione.

FRAU (A.N.). Grazie onorevole Presidente. La Commissione ha in pratica concluso i propri lavori, gli uffici stanno estendendo quello che è l'articolato, stiamo predisponendo anche la relazione e quant'altro, affinché poi tutto venga inviato alla Presidenza del Consiglio per essere messo all'ordine del giorno. Io direi che, non lo so, ma ci vorrà credo ancora un'oretta per quanto concerne tutte queste parti burocratico-tecnico, non lo so. Io non so se lei voglia ancora rinviare la riunione del Consiglio o iniziare con qualche altro punto all'ordine del giorno. Non so se il Consiglio si riunisce anche questo pomeriggio. Al limite noi potremmo anche discutere il disegno di legge numero 518 anche questo pomeriggio. Stiamo ancora estendendo quello che è l'articolato, abbiamo fatto una discussione approfondita, ma abbiamo necessità, dal punto di vista tecnico, così, di avere il testo, vedere il tutto, per poterlo portare in Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io ritengo abbastanza bizzarra tutta questa procedura. Il Consiglio regionale è convocato avendo definiti punti al suo ordine del giorno rispetto ai quali deve procedere, regolarmente procedere. Il fatto che si sia data l'autorizzazione in via di deroga perché una Commissione potesse, volendo, riunirsi anche nelle ore di intervallo durante la sessione in corso del Consiglio regionale, non significa che il Consiglio regionale è abolito, è sospeso ed è convocabile in via straordinaria per un'altra legge, per cui non comprendo che cosa si dovrebbe rinviare e che cosa si dovrebbe aspettare e quant'altro.

La Commissione può riunirsi perché ha l'autorizzazione dall'unanimità dei Presidenti dei Gruppi, esamini anche un'altra proposta di legge, quando sarà pronta verrà regolarmente iscritta all'ordine del giorno del Consiglio, e nell'ordine naturale delle cose verrà dal Consiglio regolarmente discussa e trattata. Per intanto io chiedo che il Consiglio regionale proceda, perché c'è già tanto ritardo, nell'esame degli argomenti che regolarmente sono iscritti all'ordine del giorno e per i quali il Consiglio è convocato qui oggi.

PRESIDENTE. Colleghi, dalle informazioni che io avevo, e se non è così mi venga detto, io sapevo che stamattina la Commissione agricoltura in deroga si doveva incontrare per valutare una nuova formulazione di questo disegno di legge e per poter procedere subito alla discussione.

FRAU (A.N.). E questo ha fatto.

PRESIDENTE. Questo mi pareva fosse l'accordo. Posso aver capito male onorevole Cogodi, però questo era ciò che mi constava. Adesso nessuno sta parlando di sospensione. L'onorevole Frau ha detto che gli uffici hanno bisogno di un'ora per mettere a punto il documento. Se si tratta di un'ora, considerando che ormai sono le undici e mezza, decidiamo cosa fare, sennò io, se riusciamo a risolverlo qua bene, sennò convoco la conferenza per decidere come procedere senza interrompere nulla, ma prendendoci il tempo necessario per fare le cose che dobbiamo fare, senza interrompere.

COGODI (R.C.). Ma c'è un ordine del giorno del Consiglio regolare? Si proceda!

PRESIDENTE. Sì, ma onorevole Cogodi, ieri era presente, come lei avrà notato, l'Assessore dell'urbanistica, perché sapeva che avremmo dovuto discutere un suo provvedimento. Il Presidente della Commissione è pronto per fare la relazione, l'Assessore stamattina, informato che prima avremmo trattato altro argomento, non è presente. Allora se aspettiamo un'ora e poi procediamo normalmente...

COGIDI (R.C.). Non è così, chiami l'Assessore dell'urbanistica. Chi ha deciso di sospendere i lavori.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, possiamo... mi scusi, possiamo parlare... a parte il fatto che c'è chi lo può decidere onorevole Cogodi, però se ne parliamo con calma poi una via d'uscita la troviamo, e magari troviamo una via d'uscita e un accordo comune. Questo atteggiamento non aiuta.

COGODI (R.C.). La decisione è quella di non farci lavorare!

PRESIDENTE. Bene, è convocata la conferenza dei Capigruppo perché io non posso discutere questa cosa in questo modo.

(La seduta sospesa alle ore 11 e 30, viene ripresa alle ore 12 e 05. )

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

Discussione generale del testo unificato delle proposte di legge DORE - FADDA - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SELIS: "Normativa regionale in materia di abusivismo edilizio (482) e PIANA: "Normativa regionale in materia di abusivismo edilizio - Recepimento in Sardegna del decreto legge 29 settembre 2003, n. 269, convertito in Legge 31 ottobre 2003 - (Condono edilizio 2003)" (496), del disegno di legge: " Norme di riordino in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, di risanamento urbanistico, di sanatoria di insediamenti ed opere abusive e di snellimento ed accelerazione delle procedure amministrative in materia edilizia" (502) e della proposta di legge: "MORITTU - PIRISI: "Limiti alla definizione agevolata delle violazioni edilizie" (507)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'esame del testo unificato delle proposte e dei disegni i legge sull'abusivismo edilizio, relatore il consigliere Tunis. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Tunis, relatore.

TUNIS (U.D.S.-Centro), relatore. Signor Presidente, colleghi consiglieri, la quarta Commissione permanente, che ho l'onore di presiedere, ha approvato all'unanimità - e poi specifico cosa vuol dire all'unanimità - nella seduta del 13 gennaio ultimo scorso, il testo unificato dei progetti di legge, che erano quattro: il 482, il 496, il 507 e in più il disegno di legge della Giunta, concernente questi argomenti, la normativa regionale in materia di abusivismo edilizio, recepimento in Sardegna del decreto legge 29 settembre 2003, numero 269, che è stato poi convertito con modificazioni in legge 31 ottobre 2003, numero 326.

Il fatto che sia stato approvato all'unanimità potrebbe essere suscettibile di eventuali precisazioni anche da parte dell'opposizione. Quindi tengo a specificare che nella seduta di approvazione la Commissione, che è composta da undici membri, erano presenti nove ed erano assenti uno della maggioranza e uno dell'opposizione. Su nove componenti sei erano della maggioranza, e hanno votato, tre dell'opposizione si sono allontanati, per cui non hanno espresso il voto, e quindi i sei presenti della maggioranza istituzionalmente hanno dato adito a questa parola "all'unanimità", però bisognava specificare questo, quello che ho già detto.

La Commissione, dopo un attento e approfondito esame delle proposte e del disegno di legge della Giunta, che erano all'ordine del giorno dei lavori, e dopo una disamina delle attuali contingenze istituzionali e politiche, perché abbiamo fatto delle valutazioni al riguardo, la Commissione ha individuato, in una celere e rapida normativa regionale di recepimento della disciplina statale, lo strumento più opportuno e politicamente praticabile per poter dare risposte certe, efficaci e tempestive ai cittadini sardi.

La Commissione ha infatti avvertito il pericolo che un'ulteriore rinvio dell'approvazione di una normativa di recepimento sollecitata dai cittadini, dai consiglieri, sollecitata anche da autorità che avevano partecipato a un convegno proprio qui in Consiglio regionale poche settimane prima, avevano detto che occorreva, comunque sia, portare una normativa di recepimento.

E allora ribadisco, la Commissione, avvertito questo pericolo di un ulteriore rinvio, anche se giustificata dalla volontà di un apprezzabile sforzo di approfondimento, perché noi avevamo capito che occorreva approfondire l'argomento e che occorreva anche un aggiornamento e un adeguamento della normativa, avrebbe realisticamente impedito l'esercizio per i sardi di quelle possibilità di adire le procedure di sanatoria a cui possono accedere tutti gli altri cittadini italiani, perché la legge nazionale imponeva la data del 31 marzo. Quindi noi, essendo a metà gennaio, occorreva per forza impedire che si potessero avere diversi comportamenti nei confronti dei cittadini, da una parte gli italianisti e dall'altra parte i sardi, con un evidente, quindi iniquo e ingiustificato, trattamento di sfavore per i cittadini sardi.

Pertanto la situazione istituzionale contingente, stretta tra l'approvazione dei complessi strumenti di programmazione economica e finanziaria che avevamo e la fase conclusiva della legislatura che si approssima, e i termini stringenti previsti dalla normativa statale per la presentazione delle domande di permesso di costruire, di autorizzazione in sanatoria, che era fissato nel 31 marzo 2004, hanno indotto la Commissione ad imboccare l'unica soluzione concretamente ed efficacemente praticabile, qual è quella contenuta nella normativa approvata, cioè del recepimento della normativa nazionale, pur con dei paletti ben determinati. Ciò nella piena consapevolezza che il disegno di legge proposto dalla Giunta regionale, completo e organico nella riscrittura, cioè quello che è stato oggetto di discussione nella seduta che ho citato, quindi nella consapevolezza che il disegno di legge della Giunta regionale che aveva proposto, e che era un compendio della normativa in materia di sanatoria, ha fatto sì che con le modifiche statali che sono state introdotte negli ultimi tempi, avrebbe rappresentato in una differente contingenza politica istituzionale il testo base su cui articolare la nuova e organica disciplina del controllo dell'attività urbanistica ed edilizia in Sardegna, innovando una legislazione che è ormai datata alla metà degli anni '80. Quindi, pur in presenza di un testo di un disegno di legge più organico e più completo, noi avevamo ravvisato, abbiamo notato quelli che erano gli elementi più importanti e più innovativi. Abbiamo cercato di collegarci ad un testo che fosse più semplice possibile per poter recepire quelle norme. Quindi questa consapevolezza e la volontà di non rinviare decisioni politiche di notevole rilevanza per la Sardegna, hanno - ripetiamo - determinato l'assunzione della decisione di adottare un testo di recepimento della normativa nazionale, i cui punti salienti quindi sono - e qui bisogna ribadirli -: Sono state espressamente recepite tutte le disposizioni contenute nell'articolo 32 del decreto legge numero 269 del 2003, che poi è stato convertito nella legge numero 326 del 2003, che introducono le varie ipotesi ammissibilità, limiti, condizioni della sanatoria delle opere abusive. Noi abbiamo quindi recepito questo tipo di ipotesi: ammissibilità, limiti, condizioni della sanatoria e delle opere abusive. Poi, secondo punto: non viene utilizzata la possibilità che era stata concessa dal medesimo articolo 32 della normativa citata, di applicare una maggiorazione degli oneri concessori, cioè noi potevamo prevedere anche una maggiorazione e abbiamo in Commissione ritenuto di non aggiungere un ulteriore onere a carico dei cittadini sardi. Tale misura, giustificata dalla volontà del legislatore nazionale di dotare i comuni di maggiori risorse per la realizzazione delle necessarie opere di urbanizzazione, non è stata introdotta nella consapevolezza della piena congruità delle tariffe contenenti la misura dell'oblazione e degli oneri accessori. Quindi è stata valutata, si è voluto, in definitiva, evitare di aggravare una procedura di sanatoria già onerosa per i cittadini sardi.

Terzo punto. Il procedimento di presentazione della domanda e di rilascio del titolo edilizio in sanatoria è disciplinato dalla vigente legislazione regionale di cui viene riconfermata l'efficacia. Cioè noi, anziché procedere a una normativa diversa, ci siamo riferiti a una normativa che era già esistente e che era stata già applicata fino al 1985, e quindi ne era stata riconfermata l'efficacia, per non discostarcene, che era già stata scelta a base da precedenti maggioranze, sulle quali noi abbiamo fatto un'opportuna valutazione.

Quarto: viene indicato in novanta giorni - ecco la novità - a decorrere dalla pubblicazione di questa legge - se verrà approvata - il termine perentorio per la presentazione della domanda. Abbiamo cercato di poter salvaguardare almeno tre mesi a carico dei cittadini sardi, per cui se non facevamo questo noi andavamo incontro a danneggiare i nostri concittadini.

Ultimo: si sottolinea l'assoluta esclusione, ecco il punto, del condono, per le opere realizzate nelle zone di rilevante interesse paesistico e ambientale disciplinate queste ed elencate dall'articolo 10 bis della legge regionale numero 45 del 1989.

Noi abbiamo fatto riferimento a quella elencazione, e quindi siamo stati molto severi in queste considerazioni di sanatoria, quindi abbiamo escluso queste che sono le opere realizzate in zone impossibili, da poter appunto sanare. La Commissione pertanto, in considerazione di queste aspettative che i cittadini sardi chiedevano e che anche i professionisti e i cultori della materia hanno espresso - ribadisco -, quindi la Commissione in considerazione di queste aspettative che suscitano nei cittadini sardi, ne auspica un esame rapidissimo e approvazione da parte dell'Assemblea.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

Ricordo all'assemblea che le iscrizioni sono da farsi durante il primo intervento della discussione generale, per cui chi si dovesse iscrivere a parlare è pregato di farlo nell'ambito del tempo dell'intervento dell'onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Io vorrei dire, Presidente, colleghi, che intanto appare preoccupante la faciloneria con la quale la stessa relazione introduttiva o illustrativa ritiene di avviare l'esame di una materia così delicata e complessa, depone non certamente bene; speriamo che il Consiglio sia capace, nel frattempo, di correggere, di sopperire, di comprendere la delicatezza, la complessità e la rilevanza, invece, della materia che con legge regionale si vuole e si deve disciplinare. Tutta l'impostazione che il collega Tunis dianzi esponeva si traduce in questo: la Regione Autonoma della Sardegna adotti, prenda, recepisca dice lui, la normativa statale in materia di sanatoria degli abusi edilizi. Io mi domando se muovendosi l'Assemblea legislativa sarda nel campo di una competenza primaria di questa materia, può puramente e semplicemente abdicare al suo ruolo e può ritenere che la soluzione più favorevole per gli interessi sardi possa essere la copiatura della normativa statale in materia, ma non per una questione di principio, non per una questione di rivendicazione astratta dei propri poteri, ma questa cosa va affermata perché dev'essere innanzitutto dato un giudizio di merito sulla sanatoria, così come disciplinata dalla normativa statale. Insomma, l'autonomia regionale, secondo il "Tunis pensiero", dovrebbe essere ridotta, in questa circostanza, ad una Regione che fa l'esattore per conto dello Stato, perché la sanatoria statale non è una normativa ambientale di assetto territoriale; la normativa statale è una normativa puramente fiscale, cioè la logica, la filosofia delle sanatorie, non solo quelle fiscali. Chi non paga le tasse può non pagarle, tanto prima o poi pagherà un pezzo e non tutto, quindi con quel tratto anche di immoralità che è contenuta nelle sanatorie generalizzate e ripetute, ma in materia edilizia, in materia di assetto del territorio, non interviene solo una questione di ordine finanziario. La moneta, per quanto sia importante è pur sempre un bene fungibile, il territorio no, per cui nel momento nel quale si sana non un abuso e una legalità fiscale, chi non ha pagato paghi dopo e paghi meno in barba a chi ha fatto il suo dovere, però, tutto sommato, questa vicenda della sanatoria o delle sanatorie fiscali, si riduce a una questione puramente monetaria. Ripeto: importante, perché con le risorse pubbliche si affrontano poi i bisogni pubblici, o si dovrebbero affrontare, ma l'effetto è meno nocivo, è meno devastante di quando invece si dichiara, con legge legale, quello che prima non lo era, e quella illegalità mantiene, conserva, tratti di danno che diventano permanenti. Allora, nel momento nel quale si pone l'obiettivo di una sanatoria edilizia, che può contenere in sé anche l'obiettivo della fiscalità o la natura della fiscalità, non può un legislatore non porsi contestualmente il problema di come quel che ne deriva dall'illegale al legale, di come si regola, cioè di come quell'impatto che non era solo un impatto visivo, estetico, ma di come quell'impatto materiale sul territorio, quella manomissione del territorio, diventi poi compatibile, o come si possa rendere compatibile, con l'ambiente, col paesaggio, con lo sviluppo edilizio, con la dotazione dei servizi, con i diritti altri che nascono anche in capo a chi prima non aveva e poi invece ha un diritto consolidato. Cioè siamo in un campo di interventi nel quale non è consentita la semplificazione, perché la materia è complessa e nella sua complessità deve essere esaminata e dev'essere normata.

Ora la Regione, questa Regione vuol ridursi solo ad essere esattore per conto del Governo? Sarebbe una cosa, come dire, meschina, che l'autonomia si riduca a questo ruolo, perché poi quello che sarebbe l'esazione per versare alle casse dello Stato, sarebbe poi che cosa? Il "prezium sceleris", cioè una parte di quel danno che è stato compiuto all'ambiente, al territorio, alla società.

Lo Stato, in realtà, ha due leve in mano quando fa la sanatoria edilizia, perché lo Stato non aziona una sola leva, cioè quella sempre ai fini fiscali, non chiede solo, come dire, un corrispettivo, oneri di sanatoria, questo è un aspetto, a parte che incamera tutto lo Stato e poi il territorio danneggiato rimane danneggiato e non si comprende …il privato no, il pubblico neppure, perché non dispone manco dei mezzi perché la Regione, il comune, come dire, i soggetti istituzionali che debbono poi regolare, risanare il territorio, non hanno i mezzi, perché i mezzi li incamera tutti lo Stato, ma gli oneri i sanatoria sono solo una parte. Quando fa sanatoria edilizia, lo Stato usa anche un'altra leva, usa anche la leva penale, perché essendo l'edificazione abusiva anche reato, lo Stato, come dire, depenalizzando, compie l'operazione di tradurre in moneta anche il fatto penale. Infatti in realtà non è che avviene una depenalizzazione e basta, non è che avviene un'amnistia, che interviene un'amnistia, quel fatto non è più reato, no, lo Stato fa un'altra cosa. Lo Stato dice: "Io estinguo il reato in capo a chi lo ha commesso a condizione che paghi una seconda volta", perché l'onere di sanatoria è una cosa, ed è l'onere amministrativo, lo Stato a questo aggiunge il perdono penale che si traduce in monetizzazione attraverso l'oblazione, che è un'offerta di denaro che è consentito di fare al colpevole, non a chi non è colpevole, a chi è colpevole, il quale, con un tot di denaro può portare a una dichiarazione di estinzione del reato pagando. Quindi lo Stato incassa due volte, e incassa tutto. La Regione incassa niente, il comune incassa niente, la comunità incassa nulla, e la comunità si tiene l'effetto perverso di una edificazione, come dire, illegale, e si suppone quindi anche disordinata, e i danni di questo disordine non è dato di sapere chi, come e quando li possa rimediare. Ecco perché la Regione, esercitando in materia un suo potere primario, nel contempo deve sì, certo, tener conto che lo Stato pur sbagliando opera sanatorie a ripetizione, ormai periodiche, per cui si ingenera nell'opinione, non dico generale, ma insomma, in fasce di opinione pubblica, l'idea che le regole servano a nulla, tanto chi le viola, soprattutto in materia edilizia, aspetta il prossimo condono, per cui il cittadino che rispetta le regole, i piani urbanistici, le prescrizioni edilizie e paga gli oneri peraltro per la dotazione dei servizi in parte, quel cittadino si sente anche beffato, e gli altri si sentono invogliati, e quindi c'è anche una sorta di incentivo, come dire, alla trasgressione, all'illegalità, perché la sanatoria ripetuta nel tempo, ormai son vent'anni che si ripetono nel tempo, inducono oggettivamente questo tipo di atteggiamento e di convincimento.

In conclusione, ogni tanto lo Stato incassa e le comunità si prendono i danni, non si fa riequilibrio, non ci si pone il problema di come il territorio dev'essere nel contempo, come dire, non solo il manufatto legalizzato, ma il territorio anche risanato e dotato dei servizi.

A onor del vero, e questa è la seconda cosa che voglio dire adesso, in premessa, questa Regione si è posta questo problema, e lo ha pure regolato, lo ha pure normato, e debbo dire che è una felice coincidenza che un giovane, allora più giovane, e bravo funzionario della Regione abbia contribuito a redigere le buone leggi della Regione quando l'ingegner Asunis appunto svolgeva quella funzione e quel ruolo insieme ad altri valenti tecnici di questa nostra Regione negli anni '80. L'ingegner Asunis oggi è Assessore, quindi ricopre l'incarico politico primario di competenza in questa materia, accade anche questo, che chi ha contribuito, con la sua competenza e professionalità, a fare buone leggi della Regione, oggi si ritrovi a vedere quelle leggi praticamente disattese, a vedere quelle leggi, come dire, quasi dimenticate, quasi non appartenessero, non dico al contesto normativo e basta, ma anche al patrimonio politico, e politico-culturale di questa Regione, perché la legge 23 del 1985 è la prima legge di riordino territoriale edilizio e in parte urbanistico, prima ancora della legge 45, più organica che questa Regione per la prima volta ha avuto la possibilità di avere nel 1989, la legge 23 è un corpus normativo complesso, articolato, che si poneva, anche allora, nell'emergenza, dalla prima sanatoria statale, nel 1985, questo obiettivo in modo ordinato, cioè di come anche in Sardegna potesse operare una legalizzazione, ma nel contempo anche un riordino territoriale. Quindi una legge organica, di carattere generale, che sicuramente dopo diciotto anni merita di essere precisata, di essere migliorata, perché sono intervenute nel frattempo anche nuove normative in materia urbanistica, in materia ambientale, in materia paesistica. E quindi quella legge 23 va sicuramente rivisitata e migliorata, però non può essere disattesa, non può essere dimenticata; è una legge organica che tratta la disciplina della sanatoria edilizia in questa Regione, la tratta con equilibrio, la tratta con efficacia, quindi può dirsi, si dice, e nessuno può contraddirlo, perché la legge 23 non è abrogata da nessuno, solo il Consiglio regionale può abrogare una sua legge, e mai in questi diciotto anni è stata abrogata, e quindi la legge 23 dell'85 è legge in vigore, applicata in parte, applicata male, ma è una legge in vigore, della quale si deve dire se va del tutto bene o se deve essere oggi migliorata.

Questo è il tema, questo è il compito che ha davanti oggi il Consiglio regionale, non di ricopiare, non di recepire la normativa ultima del Governo nazionale, che è puramente e semplicemente, ripeto, una normativa di tipo fiscale, che chiede un gettito puramente e semplicemente ai cittadini senza porsi il problema del riordino territoriale. Questa Regione ha la possibilità, quindi, di migliorare, se vuole, e nel frattempo, se va bene, di applicare esattamente la legge 23, la quale legge 23 dell'85 in via continuativa prevede le ipotesi di sanatoria in questa regione, che sono ipotesi neppure minimali, ma sono ipotesi compatibili col contesto ambientale e territoriale, perché la legge 23 prevede che la sanatoria sia ammissibile in tema di destinazione d'uso o meglio di modifica di destinazione d'uso; qualora questa modifica non richiesta, e quindi non autorizzata, risulti però non incompatibile con l'uso diverso nel contesto generale territoriale, ambientale, ma anche sociale ed economico che se ne vuole fare, perché se un locale di abitazione viene trasformato in esercizio commerciale e quell'esercizio commerciale in quel luogo e con quelle caratteristiche può essere ritenuto compatibile al piano commerciale, si può dare la sanatoria. Ma se quella modifica di destinazione d'uso, che apre attività commerciali danneggiando altre attività commerciali fuori da una regolazione, da una programmazione dell'economia, è dannosa per la società e per l'economia e quindi non risulterebbe sanabile. Quindi sono criteri razionali quelli che sono contenuti nella legge 23 e anche il criterio quantitativo è disciplinato in modo equilibrato, perché si prevede la sanatoria laddove chi costruisce varia la costruzione, amplia anche la costruzione in modo illegittimo, ecco perché può essere sanato, però non oltre il limite del 10 per cento di quanto era autorizzato, perché si suppone che soprattutto nell'autocostruzione il progetto originario è quello che uno pensa di usare per realizzare la sua abitazione, poi magari c'è di più uno sgabuzzino, c'è di più un bagno e, insomma, entro il 10 per cento di compatibilità con le destinazioni di zona, cioè se l'avesse chiesto gli sarebbe stato autorizzato, non l'ha chiesto, quindi non è autorizzato ed è illegittimo, entro quel limite del 10 per cento di manufatti che sono autorizzati in parte al 90 per cento o potrebbero essere stati autorizzati se diversamente fosse stato richiesto, e quello è il limite della sanatoria regionale, così come inserito nella legge 23, anche una sanatoria semplificata, perché non riconoscerlo, che non è neppure nella normativa statale, e che è pressoché gratuita e quindi non si danno manco i danari allo Stato, che sono le piccole variazioni, le variazioni interne, la chiusura di balconate o di loggiati, quando non modificano o non danneggiano il prospetto principale delle abitazioni, dei caseggiati o degli edifici, cioè tutti quegli aggiustamenti, assestamenti, che poi a contare, se si va a numero, sono la stragrande parte di quelli che vengono classificati oggi abusi o illegalità edilizie, la stragrande parte che la legge regionale già contempla, già prevede, per altro semplifica enormemente. Così come la legge regionale comprende quella parte innovativa dei piani di risanamento urbanistico, che la legge dello Stato non prevede, cioè laddove vi è una pluralità di manufatti non autorizzati, non basta la sanatoria a uno a uno, perché dalla sanatoria a uno a uno viene fuori una pelle di leopardo di caseggiati che vengono ritenuti legittimi in una condizione poi di dispersione, di irrazionalità e di danno sociale, perché in quelle case a una a una poi sanate non c'è la dotazione dei servizi, non ci sono i tracciati viari, non ci sono neppure gli spazi per i servizi sociali che devono essere prima o poi edificati. E allora tutta la parte che è relativa alla legge 23, ai piani di risanamento urbanistico, prevede questa sanatoria, come dire, di insieme, all'interno di un piano che è di una entità di case sparse abusive, pensa di realizzare un quartiere servito, e sono i piani di risanamento che molti comuni della Sardegna, chi bene, chi male, chi malissimo, hanno pure in questi anni applicato. Pensiamo a Barracca Manna a Cagliari, che è addirittura oggetto oggi di un piano di risanamento a finanziamento europeo, intanto si è potuto fare in quanto quel quartiere, con il piano di risanamento della legge 23, si è potuto legalizzare. E questa normativa è nella legge della Regione sarda, che ha competenza primaria, non è nella normativa dello Stato, che pensa solo a fare cassa, perché lo Stato pensa a fare cassa e facendo cassa a scassare il territorio e a lasciarlo disordinato!

Ecco perché in questa materia necessita un approfondimento, una riflessione, una normativa che sia positiva, che pur partendo da una patologia costruisca nuova fisiologia di regolazione, di equilibrio, di risanamento territoriale, ambientale e anche sociale, per ricostituire cioè quegli equilibri sociali che sono turbati nel momento nel quale c'è chi rispetta le regole e paga e chi non le rispetta e verrebbe in qualche modo premiato. Quindi c'è una questione di ambiente, di territorio, c'è una questione di costi, c'è una questione di servizi, c'è una questione di quantità, perché la gran parte delle cose alle quali ci stiamo riferendo, poi nel corso del dibattito sarà possibile dire ancora qualche parola anche sul servizio di vigilanza edilizia che questa Regione ha istituito, se quel servizio quando si vuole viene attivato o in altre epoche e in altri governi, in altre situazioni non viene attivato e viene anche mortificato. Ecco, ci sono da dire, credo, cose che valgono non a fare una critica e basta, a dire l'articoletto che è venuto fuori dalla Commissione non vale, perché è certo che non vale nulla, è già nella normativa statale quello, ma perché nei modi e nei tempi dovuti, quanto prima, nell'arco di qualche giorno, questo Consiglio possa varare una legge, una normativa organica che serva alle finalità per le quali questa questione dal Consiglio regionale, dall'Assemblea legislativa deve essere trattata.

Al di fuori di questo, per eccepire leggi dello Stato basta un atto amministrativo, non c'è bisogno di Consigli regionali e non c'è bisogno di competenze primarie. Questa e altre cose credo debbano essere affrontate, dibattute, ma anche soprattutto decise per fare una buona legge.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

Le chiedo scusa onorevole Morittu, gli iscritti a parlare sono, oltre all'onorevole Morittu, gli onorevoli Piana, Dore, Pirisi, Masia e Tunis. Prego, onorevole Morittu.

MORITTU (D.S.). Signor Presidente, io concordo molto con le diverse considerazioni che ha svolto qualche minuto fa il collega Cogodi, peraltro non soltanto le condivido, ma quelle considerazioni sono alla base di una proposta di legge che è stata avanzata da alcuni compagni del Gruppo dei D.S., che, ahimè, non ha trovato molta fortuna nei lavori della Commissione, ai quali lavori io personalmente non ho potuto partecipare perché impegnato a Porto Torres con la Commissione industria e ambiente, trattandosi del problema drammatico dei liquidi di Porto Torres.

Io non ho potuto partecipare a quella riunione, ma credo che qualche mio collega della opposizione che vi ha partecipato ne riferirà con dovizia di particolari. Io ritengo che la decisione assunta dalla Commissione sia stata una decisione irresponsabile, innanzitutto sotto il profilo del metodo del confronto politico, prima ancora che sotto il profilo del merito. Io, ritornando su queste questioni, ripeto, credo che riferiranno con maggiore precisione i colleghi che erano presenti in Commissione. Io sorvolo questa parte e vado a una riflessione di merito sul condono, sulla proposta nazionale e sulla proposta poi della Commissione che recepisce in maniera integrale e anzi, se così si può dire, anche peggiorandola, la proposta, anche il disegno di legge della stessa Giunta regionale.

Ma insomma, ogni dieci anni mi pare, perché questa è la cadenza temporale, si annuncia e si vara un condono edilizio in Italia: il primo è stato nel 1984, il secondo nel 1994, il terzo nel 2004, sembra un condono comandato a orologeria. E puntualmente, peraltro, questi condoni si annunciano con dei titoli (alle leggi si danno dei titoli) che non sono solo ingannevoli, ma sono assolutamente intrisi di ipocrisia. L'ultimo titolo della legge nazionale recita: "Misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica, per l'incentivazione" - ahimè - "dell'attività di repressione dell'abusivismo edilizio, nonché per la definizione degli illeciti…" e così via. Insomma, si cerca di nascondere con delle parole buone, diciamo così, un contenuto assolutamente pessimo della legge, e l'obiettivo vero non è la riqualificazione, non è nient'altro che, come diceva il collega Cogodi, quello di fare cassa. Il vero obiettivo è svendere il territorio per quattro soldi! E questo obiettivo è il fondamento delle motivazioni con le quali il TAR Sardegna sentenzia ultimamente dicendo: "La scelta del legislatore" - leggo dalla sentenza - "non è quella di sanare gli abusi; la scelta è quella di procurarsi risorse finanziarie subendo gli effetti del condono". In poche parole, vendiamoci pure una fetta del territorio o vendetevi pure voi che avete potestà primaria, Regioni e Comuni, una fetta del territorio, a me datemi il corrispettivo della oblazione in danari sonanti; a voi rimarrà poi l'onere di sanare, di riqualificare e di rimediare ai danni del condono. In poche parole lo Stato dice: statalizziamo gli incassi, cioè rastrelliamo un po' di danari e invece decentriamo gli oneri per il risanamento e la riqualificazione del territorio. E tutto questo poco importa se se lo devono sopportare i poveri Comuni con le loro già scarse risorse.

Io mi sono preso un po' il gusto di andare a vedere un grafico che è stato prodotto dal Cresme e che indica l'andamento dell'attività edilizia, illegale o abusiva che dir si voglia, a partire dal 1984 al 2004, e abbiamo un grafico che è formato da tre picchi: un picco nel 1984, un picco nel 1994 e un picco nel 2004. Un picco significa una punta, cioè è un andamento sismografico quasi, con le punte che coincidono con l'annuncio o con il varo della legge sul condono edilizio.

Andando ad analizzare meglio la questione si vede che dopo il secondo condono, quello del 1994, che è stata la scossa di assestamento rispetto al condono del 1984, quello più devastante, che poi il collega Cogodi ricordava che la Regione Sardegna ha quanto meno normato con una sua legge che aveva l'ambizione, che ha avuto l'ambizione e anche degli effetti positivi, per certi versi, nell'opera di repressione e di contenimento dell'abusivismo edilizio in Sardegna; nel 1994 la scossa di assestamento, un calo fortissimo nella seconda metà degli anni novanta dell'attività edilizia, non solo in Sardegna, ma anche a livello nazionale, una ripresa del picco nel 2002, a seguito dell'annuncio del condono da parte del Governo Berlusconi, quantificabile nell'ordine, dice il Cresme, del 10 per cento dell'attività edilizia illegale. Oggi il Cresme ci dice: nel 2004 in Italia avremo un'attività depressa dell'edilizia legale, avremo di converso invece un'attività edilizia illegale dell'ordine del 30 per cento. Insomma, stiamo affidando lo sviluppo edilizio della nostra Italia agli effetti devastanti del condono edilizio, a una ripresa dell'attività illegale edilizia.

Se questo è, a me pare che l'attività edilizia illegale in Italia e anche in Sardegna ormai sia diventata endemica, quasi come la peste suina africana. Ma è diventata endemica per induzione, per effetto cioè induttivo da parte delle leggi nazionali sul condono edilizio, e guardate, nella seconda metà degli anni novanta io do anche una lettura politica del fenomeno di forte depressione degli abusi edilizi e dell'attività illegale in generale, nella seconda metà degli anni novanta, e che non coincide soltanto con il fatto che al governo ci andò il centrosinistra in quegli anni e iniziò un'attività virtuosa da questo punto di vista: non vi furono sanatorie né edilizie, né fiscale, né previdenziali e così via, ma vi fu anche un'attività, da parte della magistratura e da parte di numerosi sindaci, di gestione responsabile del territorio. Ed è in quegli anni che noi vedemmo per la prima volta l'abbattimento dell'albergo sulla scogliera, l'abbattimento delle bruttissime torri del villaggio Coppola nel salernitano, l'abbattimento, oggi, a Bari, di quel bruttissimo palazzo che si scaglia sulla spiaggia della città barese, tutte attività che hanno comportato anche coraggio e responsabilità da parte di chi le ha promosse e le ha mandate avanti cercando di affermare il principio di legalità e il principio di uno stato di diritto che è costato fatica e che stava producendo effetti fortemente positivi in Italia e anche in Sardegna, tant'è che stando ad una relazione che la nostra Commissione ha richiesto agli uffici della urbanistica, allora retti dall'attuale Assessore allora responsabile dei quel servizio, da una relazione sullo stato dell'abusivismo in Sardegna emerge, secondo l'ufficio, che l'abusivismo è sostanzialmente un abusivismo minore. Era un abusivismo minore, lo era prima dell'annuncio del 2002 e prima del varo della legge del 2003, ma oggi forse in Sardegna, proprio per effetto di questo meccanismo, l'abusivismo è diventata altra cosa rispetto alle verande, rispetto al cambio di destinazione d'uso, rispetto a qualche pezzo di seminterrato in più e così via, oggi sta diventando l'attività edilizia illegale dominante in Sardegna.

Questa legge che voi come maggioranza proponete al Consiglio oggi davvero è l'annuncio della ripresa della illegalità edilizia in Sardegna, vi state così rendendo responsabili di una inversione di tendenza rispetto ad una fase che io chiamo virtuosa o che iniziava ad essere virtuosa nell'attività edilizia e nell'uso del territorio. Insomma, questa legge oltre che produrre danni di natura finanziaria ai comuni che dovranno sobbarcarsi l'onere della riqualificazione del territorio, sta producendo un danno che è anche un danno culturale, è un danno che mina ancor di più l'etica civile della nostra comunità. Un'etica civile che fonda naturalmente lo sviluppo su un principio ordinato di convivenza civile e di rispetto delle regole, e guardate il senso civico o il rispetto delle regole comuni non sono soltanto a mio parere dei valori etici, come dire, astratti che dividono i buoni dai cattivi, sono anche valori economici. E sono anche valori economici perché se uno si va a vedere la correlazione che esiste tra senso civico o rispetto delle regole in alcune società improntate al rispetto e al senso civico e ad altre società che invece del senso civico un po', come dire, ne fanno un elastico molto lasco, noi notiamo che vi è una correlazione, a maggiore senso civico corrisponde un maggiore sviluppo economico e sociale di quelle comunità. Quindi non parliamo di senso civico e di rispetto delle regole soltanto da un punto di vista dei buoni e dei cattivi o da un punto di vista etico, io credo che sia anche un valore di carattere economico. Guardate, a questo danno economico poi ci dobbiamo aggiungere il danno economico che deriva dalla depressione delle attività edilizie legali, l'ANCE, la CNA hanno tuonato contro l'abusivismo edilizio, perché sanno bene che l'abusivismo edilizio incrementando l'attività illegale deprime l'attività legame e quindi è un danno per le imprese sane, per le imprese che stanno sul mercato e per le imprese che affrontano i rischi del mercato. Ma è anche un danno per il lavoro perché incrementa comunque il lavoro illegale, il lavoro nero, il lavoro abusivo, e questo a danno dei lavoratori, a danno della sicurezza e di quant'altro, è un danno per il territorio. Non si riqualifica il territorio con le leggi che sanano gli abusi tal quali come voi oggi li proponete, nella dimensione, nella quantità e nella qualità che voi oggi ci proponete. Sono sicuramente un danno rilevante per il nostro territorio, così come peraltro grande esperienza ne abbiamo da questo punto di vista, il collega Piana che conosce i dintorni di Sassari sicuramente si rende conto di quanti danni sono stati fatti alle zone olivetate e all'agricoltura di quel territorio di cui lui si vanta di essere un tutore, ma l'urbanizzazione selvaggia delle zone olivetate del sassarese ha di fatto cancellato l'attività agricola che era un'attività primaria di quel territorio fondata sulla olivicoltura, e non credo che bastino le mostre o le attività culturali connesse per poter rilanciare questo settore. Quindi danni economici, danni sociali, danni ambientali, un danno per l'erario, perché è vero che lo Stato fa un po' di cassa a danno del territorio, ma è anche vero che incrementando l'attività illegale perde quote previdenziali per il lavoro nero, perde quote di fiscalità per il lavoro nero non denunciato, quindi vi è anche un danno all'erario che noi cittadini onesti, io ritengo che siamo tutti qua dentro cittadini onesti e non solo qua dentro, moltissimi in Italia sono cittadini onesti, poi dovranno sobbarcarsi l'onere di ripianare il mancato introito erariale dovuto all'attività dei furbi che noi poi, sistematicamente, andiamo a premiare. Poi questi furbi mi stanno diventando ancora più furbi perché, stante una notizia che ieri abbiamo letto su Il Sole 24 ore, molti di questi furbi che stanno commettendo attività illegittima oggi - e poi dirò su questo anche di una mancanza da parte della Regione Autonoma della Sardegna che aveva strumenti in qualche misura per usare deterrenti - oggi non stanno facendo domande sul condono e non solo perché la Regione non legifera, ma perché ritengono quel condono nazionale un po' troppo oneroso e allora aspettano di ingaggiare una qualche azione con lo Stato che ha messo in conto circa 3,5 miliardi di euro di incassi dal condono, lo prendono un po' per fame: quando non incassa vedrai che abbassa anche il tono e il tiro o prolunga ulteriormente la data di denuncia della sanatoria. Rispetto a tutto ciò questa Regione che è autonoma, che è speciale, che ha potestà primaria in materia di urbanistica e di edilizia che cosa fa? Non fa altro che recepire supinamente tutto ciò che è previsto nella legge nazionale.

Io dicevo che il disegno di legge della Giunta almeno si poneva in qualche modo l'idea o il problema di diminuire l'impatto da un punto di vista quantitativo e parlava di 350 metri cubi o di 1800 cumulati con naturalmente l'escamotage che se i volumi superiori a questi in qualche misura non potevano essere demoliti in quanto arrecavano danno all'intera struttura, si potevano sanare sino ai 3000 nazionali e i 750 nazionali, in qualche modo ha cercato di introdurre un elemento di differenziazione anche un po' per salvare la faccia. Ma questa Regione autonoma, questa Regione che invoca l'autonomia per ammazzare stornelli e pettirossi, va bene?, questa Regione autonoma ma che cosa ha fatto? Le altre Regioni ordinarie, la maggior parte, anche il Lazio che è governato dal centrodestra, ha impugnato la legge nazionale nanti la Corte Costituzionale così come hanno fatto la Regione Toscana, l'Emilia, il Friuli, le Marche e così via. Noi abbiamo accettato supinamente tutto, non abbiamo neanche emesso un piccolo vagito, fatto finta di opporci, niente, e poi la Commissione via, ci mancava poco che la Commissione non prevedesse anche un contributo regionale per pagare l'oblazione da parte dei cittadini abusivi, perché riporta "niente è dovuto di più di quanto previsto dalla legge nazionale" precipitandosi a chiarire che attenzione, noi non chiediamo neanche una lira di più. Guardate, da questo punto di vista il disegno di legge della Giunta prevedeva quanto meno un incremento degli oneri dovuti. Ma questa famigerata Commissione, peraltro nutrita di grandissimi esperti...

PRESIDENTE. Concluda onorevole Morittu.

MORITTU (D.S.). Solo trenta secondi, arrivati lì probabilmente del tutto disinteressati si sono precipitati ad approvare un testo di accoglimento totale preoccupandosi anche di diminuire, poveretti, al massimo gli oneri per gli abusivi. Una battuta: abusivismo di necessità in Italia oggi e in Sardegna anche non ne esiste, non c'è più come nel 1984 un problema sociale legato all'attività edilizia illegale, non c'è più questo, c'è solo ed esclusivamente l'abusivismo dei furbi o piccoli abusivismi che anche noi nella nostra proposta, partendo dal recepimento della "23", abbiamo ritenuto ammissibili. Tutto ciò che è conforme alla normativa edilizia e urbanistica vigente senza la doppia conformità, e a differenza della "23", è sanabile diciamo noi nella nostra proposta e nei nostri emendamenti. Di più, siccome sappiamo che la maggior parte degli abusi acclarati dall'ufficio urbanistica e risalenti comunque all'ultimo decennio sono piccoli abusi di chiusure di verande o di piccole modifiche di destinazione d'uso e quant'altro, noi riteniamo che quelli siano ammissibili. Diamo una soluzione al piccolo abusivismo, chiamiamolo pure di necessità o comunque al piccolo abusivismo che non dà alcun impatto né alcun danno da un punto di vista ambientale, risolve i problemi di moltissimi che sì hanno per l'appunto chiuso la veranda o quant'altro, ma non accettiamo né possiamo accettare l'abusivismo sulle coste, l'abusivismo sulle campagne, i grandi abusivi, le grande sanatorie di operazioni di speculazione edilizia che si trovano anche queste non moltissime forse, ma che aspettano soluzioni da tempo in Sardegna e anche nelle grandi città della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà. Con l'intervento del consigliere Piana si concluderanno i lavori della mattina.

PIANA (U.D.C.). Presidente, abbiamo ascoltato con molta attenzione l'intervento di due colleghi che nella loro filosofia sono in linea di massima contrari all'applicazione di un condono edilizio anche in Sardegna. Alcuni spunti sono stati anche quelli di affermare che come in altre Regioni, devo anche quasi tutte o tutte con maggioranza di centrosinistra, hanno dato avvio ad atti per respingere l'applicazione della legge sul condono edilizio che lo Stato, che il Governo, e quindi anche il Parlamento ha approvato. Devo dire che indubbiamente la materia urbanistica è una materia che fa riflettere e che prescinde obbligatoriamente da alcune scelte politiche, non c'è nell'urbanistica che una scelta politica su quello che si vuole approvare in norme e in leggi.

Dico subito che, essendo anche uno dei proponenti della proposta di legge sul recepimento della normativa nazionale, anzi devo prendere atto che non ho partecipato ai lavori della Commissione perché non ne faccio parte, ma che la Commissione stessa ha preso come testo base quello che porta la mia firma, la proposta di legge che porta la mia firma. Indubbiamente la legge 326 del 24 novembre 2003 introduce in Italia il terzo condono edilizio, come è stato ricordato il primo nel 1985 e il secondo nel 1994. La tecnica legislativa nazionale usata è stata quella del rinvio ricettizio con modifiche alla legge 47 del 1985 e la legge 724 del 1994, ovvero alle leggi che hanno disposto due precedenti sanatorie. Il provvedimento fa rinvio, quello approvato dal Parlamento, alle leggi regionali chiamate a definire in via generale elementi importanti della sanatoria quali: importo dell'oblazione con possibile incremento del 10 per cento; un importo degli oneri concessori con possibile incremento del cento per cento. Qua abbiamo già una prima carenza a mio avviso. La carenza è che la stessa legge riportava che le Regioni avevano 60 giorni di tempo dalla data del 2 dicembre per legiferare eventualmente aumenti dell'oblazione del dieci per cento degli oneri concessori sino ad un massimo del cento per cento. Diciamo subito che qualsiasi legge che questo Consiglio regionale oggi, domani o nei giorni successivi possa approvare, non può prevedere nessun aumento di percentuali nei costi di oblazione e di oneri concessori, perché la stessa legge nazionale prevedeva che le Regioni dovevano legiferare entro 60 giorni su tale atto. Su questo c'è una normativa di Corte Costituzionale, di pronunciamenti di TAR regionali, quindi abbiamo una casistica anche di pronunciamenti definitivi.

La stessa legge poi rimandava alla definizione di abusi condonabili con riferimento agli illeciti relativi agli interventi edilizi minori, e quindi qua sì che eventualmente potremmo vincolare sull'ampliamento o la riduzione delle opere sanabili previste nella legge nazionale. In più la legge nazionale rimanda alle Regioni, in modo particolare alle Regioni a statuto speciale, procedure da seguire per la definizione delle pratiche. Ora la proposta di legge approvata dalla Commissione urbanistica fa riferimento in modo chiaro che per tutto quanto concerne alle procedure da seguire per la definizione delle pratiche si fa riferimento alla legge 23 del 1985, quindi c'è già un aggancio, una norma, una legge che in Sardegna è attuale anche per questo terzo condono. Indubbiamente devo dire che il primo comma dell'articolo 32 della legge 326 parla di condono e di titolo abitativo in sanatoria, quindi il meccanismo giuridico introdotto è dunque quello del condono, cioè dell'estinzione dell'illecito e dei suoi effetti giuridici, come è stato ricordato dal relatore e da chi è intervenuto. La sanatoria però, o condono, indubbiamente è costretta a districarsi sul rapporto tra legge statale e legge regionale, e qua molte cose non sono chiare, le deleghe alle Regioni, il Titolo V, ci sono Regioni che non hanno approvato il testo unico dell'edilizia, qua in Sardegna abbiamo agganciato nella finanziaria 2002, alla DIA e soprattutto allo sportello unico nei comuni, però non abbiamo recepito ancora il testo unico dell'edilizia, quindi siamo in una fase di non chiaro rapporto fra quelle che sono le competenze nazionali con quelle che sono le competenze regionali. In modo particolare proprio nelle scorse settimane si è chiesto se le Regioni possono escludere l'applicazione integrale delle disposizioni sul condono edilizio e da tutte le norme che poc'anzi ho detto e da tutte le sentenze sembra proprio assolutamente che le Regioni, quindi la Regione Sardegna, non possa rigettare, o non applicare, con propria legge il condono edilizio che è materia nazionale.

Qui ho sentito tantissime cose anche da due interventi, sicuramente poi nel dibattito sull'articolato che poi andremo a fare entreremo nei dettagli; però vedete, oggi noi ci ritroviamo in Sardegna (al riguardo alcuni hanno fatto anche l'esempio di Sassari, poi c'è un emendamento mio che andrà discusso, sarà bocciato) una situazione per cui abbiamo un'altissima percentuale di comuni che ancora non hanno adeguato i PUC, alcuni non l'hanno ancora approvato ma alcuni non l'hanno adeguato, ed indubbiamente c'è una fortissima esigenza di costruzioni, di avere abitazioni per necessità. Allora perchè uno si spinge a fare un'opera abusiva? In genere in Sardegna, io credo, da alcuni calcoli, che questo condono edilizio apporterà circa 35-40 mila domande in Sardegna di concessione edilizia; condono edilizio tra l'altro che è oneroso, perchè l'anticipazione cento euro per le residenze dell'oblazione e 71 euro per i comuni da 100 a 300 mila abitanti per l'anticipo degli oneri concessori, 171 euro a metro quadro non è neanche un condono che non costa, è un condono che costa e costa tantissimo.

Qua stiamo parlando di un condono che sana il 30 per cento, nel caso di residenze, dell'intera volumetria che sia fatto, cioè quello che gli nasce il figlio, ha un'abitazione residenziale in periferia di una città e si costruisce una nuova stanza. Poi anche per quanto riguarda le città la casistica dice che il 70 per cento forse degli abusi è dovuto dalla chiusura della terrazza, ma anche lì, molte volte, perchè nella terrazza si mettono poi i locali adibiti a cucina in modo da recuperare un'altra stanza per uso abitativo.

Quindi sono fermamente convinto che in Sardegna dobbiamo applicare e recepire interamente il dispositivo della legge nazionale; ritengo che non possiamo più apportare delle modifiche sull'aumento previsto dalla legge alle regioni dell'aumento degli oneri concessori e dell'oblazione; ritengo che dobbiamo fare riferimento alla legge 23, così come la Commissione ha portato nel suo articolato il riferimento alla legge 23 del 1985, potremmo stasera, domani, eventualmente valutare eventuali restrizioni su abusi non a uso a destinazione residenziale, certo che lungo la fascia del mare, o abusi che si trasformano in attività commerciali o si trasformano in altre attività con cambio di destinazione d'uso. Indubbiamente lì possiamo aprire un ragionamento ed apportare anche delle modifiche restrittive, però a mio avviso, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda gli abusi che riguardano il titolo residenziale, credo che veramente non dobbiamo assolutamente portare nessuna modifica ma recepire e di questo ne sono fermamente convinto.

Tra l'altro qua siamo anche in una situazione di forte ritardo, perchè come dicevo la legge prevedeva i 60 giorni che sono scaduti esattamente il 24 gennaio, tra l'altro nei comuni stanno già arrivando le prime domande di condono, quindi ci sono anche molti comuni che stanno ricevendo, sono già organizzati con i propri uffici per la ricezione delle pratiche. Nella proposta di legge della Commissione si prevede di spostare di novanta giorni le date che sono il 31 marzo 2004 per presentare la domanda ai comuni e pagare l'anticipazione, il 30 per cento dell'oblazione e degli oneri concessori.

Io ho molta perplessità che la Regione possa spostare questa data perchè la legge nazionale prevede che la domanda debba essere, e come titolo principale per il suo accoglimento, debba contenere il bollettino di anticipazione dell'oblazione e l'anticipazione degli oneri concessori, quindi quella parte che va al Comune. Quindi forti dubbi anche su questo, poc'anzi leggevo alcune circolari che sono state anche emanate da parte del Ministero dell'economia e delle finanze datate tra l'altro il 16 gennaio, quindi anche di questa settimana, che piano piano fanno chiarezza su alcune norme interpretative perchè molte volte il legislatore, e qua anche noi, approviamo alcune leggi che hanno necessità poi di norme applicative e di interpretazioni anche reali.

Quindi in questo contesto veramente ritengo che la Regione Sardegna debba applicare il condono edilizio, che sia anche una esigenza abitativa per quanto riguarda il tipo di abuso residenziale, credo anche che per quanto riguarda l'aumento che è in capo alle regioni sulla oblazione e sugli oneri concessori questa non possa essere più apportata, poi entrerò nel dettaglio quando stasera procederemo con il dibattito all'interno dell'articolato.

PRESIDENTE. Come preannunciato l'intervento dell'onorevole Piana è stato l'ultimo intervento della mattinata, i lavori si concludono qui e riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30. Il primo intervento sarà dell'onorevole Carlo Dore.

La seduta è tolta alle ore 13 e 11.