Seduta n.267 del 24/07/2002
CCLXVII Seduta
Mercoledì 24 Luglio 2002
Antimeridiana
Presidenza del Vicepresidente Salvatore Sanna
La seduta è aperta alle ore 10 e 04.
Lai, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana dell'11 Luglio 2002 (261), che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Sono pervenute le seguenti richieste di congedo: il consigliere regionale Nicolò Rassu ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 24 luglio 2002; il consigliere Pasquale Onida ha chiesto di poter usufruire di due giorni congedo a far data dal 24 luglio 2002. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Mi pare di poter riscontrare l'assenza della Giunta, quindi, sospendiamo la seduta per quindici minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 07 viene ripresa alle ore10 e 20.)
PRESIDENTE. Riprende la seduta. Comunico che è pervenuta questa lettera del Presidente della Regione Mauro Pili:
"Caro Presidente, a seguito della ripresa del confronto con le organizzazioni sindacali le chiedo di poter sospendere i lavori del Consiglio domani alle ore 12 per consentire alla Giunta di partecipare all'incontro con CGIL, C.I.S.L. e U.I.L.", pertanto informo i colleghi che la seduta antimeridiana odierna si concluderà alle ore 12, poi, naturalmente i lavori verranno aggiornati alle ore 16 e 30.
PRESIDENTE. Ricordo che è all'ordine del giorno la mozione numero 67, la cui discussione prosegue con l'intervento del consigliere Demuru, che ha facoltà di parlare.
DEMURU (D.S.). Grazie Presidente. La grave crisi economica che investe le zone interne della Sardegna è evidenziata e certificata da quegli indicatori economici che a suo tempo avevano determinato la permanenza della Sardegna nell'Obiettivo 1 E` una situazione che contribuisce all'aggravarsi del malessere sociale ed alla recrudescenza di fenomeni criminosi contro amministratori, forze dell'ordine ed uffici pubblici, nonché al diffondersi in modo allarmante di episodi di microcriminalità.
L'analisi dell'andamento demografico in Sardegna nell'ultimo decennio evidenzia che il tasso annuo medio di crescita della popolazione si è dimezzato; l'indice di vecchiaia ha superato il valore soglia di 100 con oltre due anziani per ogni bambino. La Sardegna presenta attualmente la più bassa densità abitativa del mezzogiorno con circa 69 abitanti per chilometro quadrato e solo 37 nella provincia di Nuoro.
Dopo un periodo di stasi ha ripreso vigore il fenomeno dell'emigrazione; in questo contesto si registra un divario nella dinamica della popolazione con l'aggravarsi del fenomeno dell'abbandono delle zone interne, con la perdita ogni anno di circa due abitanti ogni cento residenti, che nelle realtà più arretrate e più piccole raggiunge anche cifre maggiori con un trend che minaccia la desertificazione di vaste porzioni del territorio regionale.
Purtroppo questo fenomeno non riesce ad arrivare all'attenzione delle istituzioni, delle forze politiche e sociali e dell'opinione pubblica per quanto la sua gravità e drammaticità imporrebbe, anche perché la profondità dell'analisi spesso si ferma a livello regionale col rischio di sottovalutare fenomeni e problematiche che si generano nei territori periferici. Valga come esempio il fenomeno dell'emigrazione che viene valutato sul numero di partenze dall'Isola verso il Continente nazionale o l'estero, prestando poca attenzione alla migrazione interna che sta determinando lo spostamento di interi nuclei familiari verso la città e le coste, con la conseguente congestione delle aree urbane e l'aggravarsi dello spopolamento interno.
Agli inizi degli anni Settanta in risposta alla situazione di malessere derivante dallo stato di arretratezza delle zone centrali della Sardegna, la più volte citata Commissione Medici individuò nello sviluppo del territorio lo strumento idoneo a risolvere questa situazione. Questa strategia di intervento aveva creato migliaia di nuovi occupati ed una nuova cultura del lavoro e ha contribuito in maniera rilevante alla trasformazione dell'economia di questi territori, caratterizzata fino a quel momento dalla monocoltura agro-pastorale e di sussistenza, in un'economia diversificata ed aperta all'innovazione e al mondo esterno, con notevoli benefici sul versante sociale e civile delle popolazioni. Di questo intervento pubblico straordinario, attraverso varie fasi di privatizzazione, razionalizzazione e ristrutturazione, rimane un patrimonio industriale, occupazionale, di professionalità e di capacità produttive nel quale si è innestato un contratto d'area grazie alla mobilitazione generale del territorio che ne ha rafforzato le potenzialità attuali e di prospettiva.
Numerosi, però, sono i punti di debolezza che possono compromettere e vanificare ogni sforzo; alcuni di questi punti sono specifici dell'area industriale della Sardegna centrale, ma sono gli stessi che non consentono un adeguato sviluppo dell'intera Isola ed impediscono alle zone interne di uscire dalla situazione di arretratezza e di sottosviluppo. Questi i punti: dotazione carente ed inadeguata di infrastrutture, strade, rete ferroviaria, impianti elettrici, acquedotti e depuratori, telecomunicazioni, aeroporti, servizi alle imprese e così via (la provincia di Nuoro è collocata all'ultimo posto tra le province italiane per la dotazione infrastrutturale materiale, immateriale e sociale); difficoltà dell'accesso al credito sia per quanto riguarda una efficiente struttura finanziaria che per quanto riguarda i costi dei tassi di interesse, che per le province di Nuoro e di Oristano sono di quasi tre punti più alti rispetto alla media nazionale; costi elevati dell'energia; mancanza di una politica formativa legata alle nuove esigenze produttive; scarsa disponibilità di aree industrializzate ed industriali attrezzate; territorio agricolo ancora privo in larga parte di elettrificazione rurale e povero di infrastrutture di base quali reti idriche e collegamenti di penetrazione agraria; una pubblica amministrazione inadeguata e centralistica che invece di essere strumento per agevolare lo sviluppo, diventa ulteriore ostacolo ad ogni iniziativa, con comportamenti di burocratismo esasperato e deleterio.
A questa situazione di grave crisi economica-sociale che investe le zone interne della Sardegna, che sta generando ed accentuando alcuni fenomeni negativi e che aggravano in modo angosciante il vivere civile e le prospettive di sviluppo di questa parte della Sardegna, il Governo nazionale attuale guidato solo da criteri economicistici, ragionieristici e di risparmio, risponde con tagli indiscriminati nel settore della pubblica amministrazione: nelle scuole, nelle poste, nella pubblica sicurezza, nella giustizia e nella sanità, determinando il totale abbandono della presenza dello Stato in questi territori.
Il Governo regionale nonostante gli indirizzi più volte espressi da questo Consiglio regionale che lo sollecitano a destinare consistenti risorse alle aree interne svantaggiate, onde consentire un riequilibrio dello sviluppo territoriale, ha disatteso queste indicazioni. Anzi, nell'ultimo documento di programmazione economico-finanziaria viene cancellato ogni proposito di riequilibro; nessun cenno viene fatto al grave problema dello spopolamento di molti comuni dell'interno. Questo fenomeno determinerà, se non arginato, la scomparsa di molte comunità e l'abbandono del presidio di vaste aree della zona centrale, con il conseguente degrado del territorio, con grave danno culturale, ambientale, paesaggistico ed economico. Per interrompere un circolo vizioso che porterà inevitabilmente all'aggravarsi della crisi e al degrado ulteriore delle condizioni sociali, economiche e di vita dei cittadini delle zone interne, è necessario uno sforzo straordinario dello Stato e della Regione, con il coinvolgimento degli enti locali, di tutte le parti istituzionali, imprenditoriali e sociali, finalizzato alla ricerca di risorse finanziarie adeguate, all'aggiornamento e alla predisposizione di nuovi strumenti legislativi e normativi, alla stipula di accordi di programma che pongano le basi e diano l'avvio ad un nuovo e duraturo sviluppo di questo territorio.
Lo Stato italiano dovrà garantire uno sforzo e un intervento straordinari per eliminare quei punti di debolezza e di grave inadeguatezza che frenano lo sviluppo. Infrastrutturazione, accessibilità al credito, abbattimento dei costi energetici, trasporti, formazione, dovranno essere adeguati per poter programmare ed attuare lo sviluppo. Dovrà inoltre garantire a presidio di questi...
PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per concludere.
DEMURU (D.S.). Grazie Presidente. Dovrà inoltre garantire a presidio di questi territori la sua presenza con la scuola, la pubblica sicurezza, la giustizia, le poste e le articolazioni della pubblica amministrazione.
Se da una parte il rilancio e il consolidamento dell'apparato industriale della Sardegna centrale, dopo la fase di privatizzazione, ristrutturazione e trasformazione, rappresenta un efficace strumento su cui basare lo sviluppo di queste zone, capace di produrre ricchezza, occupazione e nuova cultura di impresa, capace di dare fiducia all'imprenditoria locale che già coraggiosamente ha scommesso su questa realtà e di stimolare le intelligenze e le qualità dei giovani sardi per creare nuova impresa, dall'altra parte per uscire dalla crisi economica e sociale che attanaglia queste zone bisogna perseguire con tenacia il rilancio, l'ammodernamento con nuove basi di cultura imprenditoriale delle attività tradizionali della Sardegna: l'agricoltura, l'allevamento, la serricoltura e le produzioni artigianali.
Il rilancio di questi due pilastri di sviluppo, assieme alla presenza di tutta la pubblica amministrazione, statale, regionale e delle autonomie locali, arresteranno l'emorragia di popolazione da queste zone, anzi si creerà un'inversione del fenomeno innescando un meccanismo virtuoso; ciò garantirà il presidio di questi territori, presupposto per la conservazione dell'enorme patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale, delle tradizioni di cui è ricco questo territorio. La conservazione e l'incremento di questo enorme patrimonio è indispensabile per poter realizzare quell'obiettivo tanto caro e tante volte proclamato dal Presidente della Giunta: lo sviluppo turistico con l'integrazione delle zone costiere con le zone interne, con l'ampliamento a tutto l'anno del periodo turistico facendolo uscire dalla stagionalità balneare ed elevandolo da settore a sistema in modo da contribuire ad un vero, duraturo e armonioso sviluppo di tutta la Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, credo che sia poco utile per tutti continuare la discussione con otto colleghi della maggioranza presenti, su un tema come quello delle zone interne che richiederebbe un'attenzione maggiore da parte dell'Aula ed una adeguata partecipazione alla discussione. Quindi, io le chiederei di sospendere per qualche minuto la seduta e pregare i colleghi della maggioranza, attraverso i Capigruppo, di essere presenti in Aula altrimenti noi riterremo che non ci siano le condizioni per proseguire la discussione su questa mozione.
PRESIDENTE. Io non ho alcuna difficoltà ad accedere alla richiesta, onorevole Spissu, voglio però ricordare che si tratterebbe della seconda interruzione della mattinata e che naturalmente non dipende da questa Presidenza la maggiore partecipazione ai lavori, ma dipende esclusivamente dalla sensibilità dei colleghi.
SPISSU (D.S.). Dipende dai Capigruppo.
PRESIDENTE. Io credo che dipenda dalla sensibilità di tutti i colleghi e non solo dei Capigruppo. Sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 35, viene ripresa alle ore 10 e 48.)
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Presidente, io avevo preparato il mio intervento su un problema che ritengo di vitale importanza per lo sviluppo e per il progresso nella nostra Regione, però rinuncio a svolgere il mio intervento in quanto non vi sono le condizioni. La maggioranza è assente ed i pochi consiglieri presenti si permettono anche di insultare chi sta cercando seriamente di dare il suo contributo per risolvere i problemi. Per cui, Presidente, rinuncio per protesta al mio intervento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Chiedo cortesemente di conoscere, siccome mi risultano essere iscritti anche esponenti della maggioranza, se é possibile applicare la norma regolamentare dell'alternanza, in modo che conosciamo più esattamente quali sono i cortesi interlocutori.
PRESIDENTE. I colleghi della maggioranza iscritti sono il collega Murgia, il collega Pittalis e il collega Balletto. Posso dare la parola all'onorevole Murgia.
E` iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Grazie Presidente, svolgerò delle brevi riflessioni sulla mozione che il centro sinistra ha presentato e che è stata illustrata dal collega Falconi. In premessa vorrei sottolineare come, a mio avviso, in realtà la mozione abbia uno schema, un canovaccio che il collega Falconi, a mio modo di vedere, non ha seguito completamente, nel senso che io ho apprezzato la sua relazione che ho giudicato una puntuale analisi del fenomeno zone interne, mentre invece nella mozione vi sono una serie di elementi sui quali noi, ovviamente, non possiamo essere d'accordo. Questa valutazione nasce soprattutto dall'analisi di alcuni documenti che sono stati pubblicati dagli istituti di statistica ed anche da articoli che il quotidiano finanziario Il Sole 24 Ore ha pubblicato proprio in quest'ultimo periodo, nei quali si sostiene che vi sarebbe un risveglio delle zone interne - poi, ci sarebbe anche da chiarire che cosa sono le zone interne - comunque ci sarebbe un risveglio di quelle zone che noi consideriamo marginali e disagiate che soprattutto stanno nella zona geografica del centro Sardegna. Anche i dati in nostro possesso parlano chiaro, per cui vorrei sottolineare un primo elemento: io smetterei in qualche modo di parlare delle zone interne sempre con un fare di lamento, di lamento continuo ed esasperato, proprio perché i dati ci raccontano di una realtà che è in movimento. Per esempio, Il Sole 24 Ore dell'11 giugno 2002 titolava così una pagina della sua inchiesta sul Mezzogiorno: "Milano è in testa, ma la sorpresa è Nuoro". Peraltro anche il rapporto del Banco di Sardegna in qualche modo dice che vi è un risveglio in termini di creazione d'impresa, e sostiene, questo è detto tra virgolette: "la Provincia di Nuoro è quella con meno disoccupati". E quindi effettivamente noi ci troviamo di fronte ad un rompicapo e parlare delle zone interne - mi perdoni l'amico Demuru - in termini così distruttivi e a volte anche enfatici se non retorici non aiuta la nostra causa.
La mozione si occupa di una serie di cose che hanno a che fare, anche queste, con tutto il battage mediatico, cioè quei famosi riflettori, che è stato fatto in quest'ultimo periodo proprio sulle zone interne, soprattutto per delle iniziative che sono state prese - il caso di Lula è un caso emblematico -; però io mi chiedo: senza quei riflettori, senza quel battage mediatico saremmo arrivati allo stesso risultato? E` una domanda provocatoria perché io credo che certamente saremmo arrivati allo stesso risultato anche facendo un tipo di azione politica diversa, però è anche vero che se noi non aggrediamo il problema, noi siamo sicuri che i temi nascosti rimangono tali, rimangono sempre nascosti, rimangono nell'oscurità. Questa è una valutazione che lascio anche ai colleghi del centro sinistra perché poi per le note vicende tutti gli esponenti nazionali ed importanti personaggi politici hanno fatto un salto a Lula per testimoniare che quel piccolo paese in qualche modo aveva la sua importanza.
Un'altra questione voglio sottolineare, per poi arrivare ad alcune proposte. Nella mozione si parla espressamente del tema della programmazione negoziata. Ora, io vorrei sottolineare ai colleghi del centro sinistra, non lo faccio con fare provocatorio, che nel documento che tutti noi conosciamo e che si chiama "Patto per l'Italia" che è stato siglato proprio recentemente dal Governo, dalla Confindustria e da una quarantina di sigle sindacali, ovviamente esclusa la C.G.I.L., c'è un paragrafo dove si sostiene proprio che il Governo, nell'ambito dell'attività relativa alla programmazione negoziata, si impegna a favorire, con il concorso delle parti sociali, l'effettiva operatività della regionalizzazione dei patti territoriali e via dicendo.
E` una affermazione, secondo noi, di fondamentale importanza, perché richiama alla nostra memoria un altro grido d'allarme, che credo possa essere lasciato all'attenzione, non solo dei colleghi del centro destra, ma anche dei colleghi del centro sinistra, cioè il grido di allarme che il Presidente della Confindustria nuorese, il Dottor Denti, ha lanciato proprio recentemente quando un po' se la prendeva con il responsabile primo della programmazione negoziata e del patto per la Sardegna centrale, e cioè il Presidente della Provincia, perché, sosteneva Denti, operai licenziati ed imprenditori in fuga dalla Sardegna centrale sono certamente fatti che non possono essere addebitati al centro destra; allora una valutazione un po' più seria, un po' più serena sulle questioni della programmazione negoziata dovrà essere fatta. Perché se la programmazione negoziata è uno strumento al quale hanno creduto in molti nel mondo politico e sul quale noi puntiamo ancora, c'è anche da dire che la troppa burocrazia certamente non l'ha favorita e certamente non ha portato a quei risultati che noi tutti speravamo, ed allora, mi permetto di sottolineare questo primo aspetto.
Ma vorrei anche evidenziare alcuni nodi che riguardano proprio le zone interne: noi abbiamo un problema criminalità; io sono assolutamente convinto che non servano più carabinieri, che non serva una presenza ancora più massiccia dell'esercito, tuttavia è chiaro che il territorio dev'essere controllato, però c'è anche un messaggio importante che noi ci sentiamo di dare, un messaggio che il centro destra vuole che sia assolutamente condiviso soprattutto dalle popolazioni delle zone interne, e cioè che bisogna che vi sia tolleranza zero per tutti gli eventi criminosi, e cioè non vi può essere nessuna comprensione del fenomeno e nessuna analisi sociologica del fenomeno perché questo ci riporterebbe indietro nel tempo e probabilmente sarebbe anche grave perché spesso e volentieri dalle nostre parti si è affermato che la violenza era frutto comunque del malessere e del disagio sociale. E' un'analisi che noi non condividiamo assolutamente, quindi chiediamo che vi sia tolleranza zero sul problema della criminalità.
Infrastrutture: è vero che la carenza di infrastrutture è forse l'elemento che salta maggiormente agli occhi, perché il deficit di infrastrutture è la grande questione da risolvere, su questo dobbiamo puntare - lo ha sottolineato il dibattito che in questi giorni si è sviluppato - a partire dal DPEF per proseguire col piano di rinascita, così come ha brillantemente esposto il Presidente della Regione, e su questo problema noi crediamo che dobbiamo intervenire ancora di più ed ancora meglio.
Io mi sarei aspettato in questa mozione di leggere alcune proposte che tuttavia non vedo, mi sembra che contenga alcuni impegni generici, poi io sono anche disponibile, parlo per Alleanza Nazionale, a che si possa giungere ad un documento unitario, al fatto che comunque una classe dirigente, sul problema della Sardegna centrale si metta insieme per trovare una soluzione che possa essere almeno in parte condivisa, però, secondo me la mozione è generica nella parte in cui parla dello sviluppo culturale e scolastico. Io parlerei invece più puntualmente delle questioni che sono sul tappeto, dei problemi che noi abbiamo, cioè del problema dell'università nuorese. Recentemente a turno e a vario titolo gli esponenti nuoresi, sia della Casa delle Libertà che del centro sinistra, hanno sottolineato come probabilmente questa università abbia ancora poco sviluppo, proprio perché è un'università che dipende da altri. Noi provocatoriamente avevamo lanciato l'idea di un'università autonoma proprio per dare un segnale importante e preciso sul territorio. Su questo credo che si possano fare, cari colleghi del centro sinistra, delle battaglie condivise e forti...
PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per concludere.
MURGIA (A.N.). Qualche secondo e concludo signor Presidente. Sull'università nuorese ci siamo capiti, c'è anche la possibilità di un polo tecnologico.
Due brevissime cose sulla questione dei fondi europei. Io dico che siamo arrivati credo al nodo cruciale. Primo bando e secondo bando; non possiamo perdere questo treno, i dati che noi abbiamo sono positivi, rispetto alle consorelle la Sardegna sta crescendo e sta crescendo bene, noi pensiamo che non servano delle opere mirabolanti, serve però un'attenzione molto precisa alle realtà del territorio. Presidente ed Assessore Masala, primo e secondo bando per noi sono delle grandi urgenze, noi sappiamo che ci state lavorando. Sulla proposta di una grande conferenza, una grande apertura di dibattito col mondo del credito sardo siamo d'accordo; sappiamo benissimo che oggi le banche non ragionano come gli imprenditori e gli unici imprenditori che possono offrire garanzie sono gli imprenditori del mattone, significa che noi tentiamo di costituire i poli tecnologici però poi siamo legati ad un tipo di economia che conosciamo fin troppo bene.
Ultima questione: puntare sui giovani; formazione mirata, micro credito, io sono a favore dell'impresa sociale e dei prestiti d'onore quando sono gestiti con attenzione, credo che anche il segnale che abbiamo dato rifinanziando la ex legge 28 non vada trascurato, dobbiamo concludere le pratiche pregresse e trovare le risorse per incentivare della buona impresa da qui al futuro.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente e colleghi, presenti ovviamente, agli assenti poi riferiremo, a me non pare che la mozione che è in discussione sia pervasa da accenti di lamento, non ho trovato in nessun rigo, e neppure tra le righe, alcuna lamentazione. La mozione pone una questione di prima grandezza in questa Regione, la pone all'attenzione del Consiglio e propone un programma coordinato di interventi economici, sociali e culturali per lo sviluppo e l'occupazione delle aree interne della Sardegna, propone il sostegno ad investimenti produttivi e la dotazione delle infrastrutture, propone interventi nel sistema culturale e scolastico ed altre cose che non mi paiono proprio lamenti ma indicazioni, indirizzi che il Consiglio regionale, se vuole, dà alla Giunta, cioè al Governo della Regione, perché faccia cose concrete.
Ora, a voler polemizzare con l'opposizione si corre il rischio di negare anche l'evidenza dei fatti. Il collega Murgia poc'anzi è arrivato a dire quasi che il problema non esiste. Come non esiste un problema di squilibrio interno in questa nostra Regione, come si fa a sostenerlo?
MURGIA (A.N.). Ho detto di partire dalle cose positive che esistono.
COGODI (R.C.). Queste sono le cose positive, quali altre cose positive si possono immaginare? Chi ha altre indicazioni positive, migliori di queste, avanzi la proposta, indichi altre cose positive migliori di queste! Ma se nell'inerzia della Giunta e della maggioranza, nell'assenza, nella precarietà e nella debolezza del Governo l'opposizione assolve al suo ruolo, che è quello comunque di avanzare proposte almeno di indirizzo, perché è l'unica cosa che può fare - l'opposizione non ha potere di Governo attivo e avanza le sue proposte nella sede propria che è il Consiglio regionale - la maggioranza, che è colpevole di omissione, di incapacità, dice che non si può, che non si deve, diserta pure il confronto, tanto queste sarebbero parole.
Poi la maggioranza dice cose ancora più simpatiche: questa iniziativa deriverebbe dall'eccesso di battage mediatico che si sarebbe scatenato attorno alla vicenda di Lula. Ma chi l'ha scatenato quel battage mediatico? Ma chi l'ha indotto, ma chi lo ha diretto, ma chi lo ha praticato se non voi? C'eravamo forse noi a proclamare al mondo che si doveva restituire la democrazia alla civilissima comunità di Lula o non c'eravate voi? L'avete restituita o no la democrazia? L'avete restituita, evviva la democrazia! Insieme alla democrazia, quella democrazia caritatevole, autoritaria e caritatevole di cui unicamente siete capaci, avete portato ai bambini di Lula pure l'elemosina dei ricchi spendaccioni e dissipatori, scialacquatori non solo delle risorse proprie ma anche di quelle altrui. Cresceranno quei bambini e vi saranno grati per aver portato per mano e per indicazione della prima autorità politica istituzionale della nostra Regione la carità pelosa, gli avanzi del banchetto dei ricchi scialacquatori.
Questa metafora triste non è solo una gaffe, non è una gaffe che appartiene all'ambito dei comportamenti privati, questa è un'offesa politica ed istituzionale che dev'essere in qualche modo rimossa. Poi il vostro sindaco, vostro, che è la bandiera della nuova democrazia, proclama pure che riceverà, con tutti i ringraziamenti del caso, quelle briciole cadute dal sontuoso banchetto dei ricchi del Billionaire e che il Presidente della Regione gli ha benevolmente indirizzato. Adesso se il Presidente si alza e sta per andare a Lula non porti altre briciole, porti semmai a Lula e a tutte le zone interne della Sardegna, quelle garanzie di benessere, di sicurezza per le persone, di sviluppo ordinato, di riequilibro, che sono le cose di cui ha bisogno non una parte, ma tutta la Sardegna. Questo è il punto che io volevo richiamare.
Parlare, analizzare, porsi l'obiettivo di risolvere lo squilibrio interno, non è una questione di una parte della Sardegna, è una questione di tutta la Sardegna, perché, se volete, il confronto di oggi è la prosecuzione di quello di ieri, o di quello di avant'ieri. Che cosa è la rinascita? Che cosa è lo sviluppo economico di insieme della nostra Regione, il Dpef e la finanziaria regionale, l'uso ordinato e programmato delle risorse, se non lo sviluppo vero, cioè di tutti, e dappertutto? E se vogliamo ancora approfondire il ragionamento - e non possiamo sfuggire ad un approfondimento - vi è un aspetto di questa "internità" delle zone e delle aree che riveste un carattere prevalentemente territoriale e che non coincide con le province; non è che sono zone interne in Sardegna con particolari problemi ed esigenze le province di Nuoro e Oristano interamente e sono zone esterne, quindi migliori nelle loro condizioni, quelle di Sassari e di Cagliari, stando all'attuale configurazione delle Province, non è così! Prevalentemente ciò si configura, però è chiaro ed è evidente che vi sono anche aree e zone interne alle zone interne, più interne delle interne, in un sistema di centri concentrici, aree che abbisognerebbero di un'attenzione particolare, anche di interventi speciali e straordinari, di sostegno maggiore e diverso rispetto alla fisiologica evoluzione degli interventi pubblici.
Io penso ad alcune aree storicamente definite nella nostra Regione che sono interne alle zone interne, più interne delle interne e più svantaggiate delle svantaggiate; sono state individuate e non c'è bisogno di andarle sempre a ricercare: vi è un'area che possiamo definire a cavallo tra il Sarrabus Gerrei ed Alta Trexenta, c'è un'area che coincide grossomodo con l'Alta Marmilla, c'è un'area che è una parte del Goceano, c'è un'area che è una parte dell'Ogliastra interna, dove, se andate a vedere e a leggere le analisi economiche, non solo in termini di investimenti, di prodotto interno lordo ma di indicatori esistenziali, cioè della qualità della vita, del modo in cui si può respirare, cioè davvero vivere in quei territori, voi troverete una caduta a picco di tutti gli indicatori, cioè aree particolarmente bisognose di interventi pubblici, aggiuntivi e non solo finanziari, perché non vi è solo un problema di ripartizione di risorse, c'è un problema anche di attenzioni altre sotto il profilo della crescita complessiva e dello stimolo, dell'animazione, dell'intervento che aiuti la migliore espressività delle forze migliori, che sicuramente anche in quei territori sono presenti. E da ultimo, perché la tematica delle zone interne parla di questa dimensione territoriale ma anche di una dimensione sociale, non è che tutti gli abitanti di due province in Sardegna stanno bene, e tutti gli abitante delle altre due province stanno male; va fatta anche un'analisi più ordinata, che non è in contrasto con le considerazioni precedenti, anche sulla differenziazione sul piano sociale, sulla dimensione sociale.
PRESIDENTE. Concediamo ancora qualche secondo all'onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Per concludere, i colleghi ne sono edotti e, quindi, approfondiranno sicuramente l'argomento, richiamo non uno dei tanti istituti di indagine sull'economia e sull'occupazione e lo sviluppo in Sardegna, ma il titolo di prima pagina del 20 luglio di quest'anno, pertanto non roba dell'anteguerra, di uno dei giornali più diffusi nella nostra Isola: "Povertà a Cagliari: 30 mila persone in questa città verso la soglia della povertà" cioè alle quali mancano i beni essenziali per un'esistenza dignitosa al minimo, 30 mila persone in una città di 170 mila abitanti. Il Vescovo della città dice: "Noi aiutiamo chi possiamo, ma dovremmo poter dare un'occasione di lavoro produttivo a queste persone, e non è compito e non è potere nostro", e ha ragione; si tratta di 30 mila persone delle quali in una pagina intera vengono riportati tutti i contorni in un'inchiesta giornalistica esemplare ed eccezionale, e noi leggiamo i giornali e leggiamo i giornali più diffusi, una pagina intera di qualche giorno fa; in trenta secondi vi leggo di una famiglia, una delle tante i cui componenti rientrano in queste 30 mila persone distribuite in una città che è il capoluogo della Regione, che dovrebbe essere la parte ricca, e così può essere di Sassari e così può essere di Quartu Sant'Elena, così può essere di ogni città della Sardegna, di ogni agglomerato umano. La storia della famiglia Melis ha per sfondo una casa popolare di via Seruci ad Is Mirrionis è una delle migliaia famiglie che si trovano in queste condizioni in cui versano 30 mila persone in questa città, capoluogo della Regione. "Qua i poveri sono davvero tanti" commenta Gianni Chessa consigliere comunale dell'U.D.C., non di Rifondazione, U.D.C., "ma la miseria colpisce ormai fasce insospettabili". Il dipendente pubblico che guadagna 800 euro se ha una fidanzata o se si sposa - voi siete, come tutti siamo, sostenitori della famiglia, del sostegno alla famiglia - diventa immediatamente un povero, perchè quasi tutti hanno anche un lavoro atipico, part time, a tempo determinato, ma il risultato è la disoccupazione crescente e la disperazione. Insomma quando questa è la situazione di migliaia e migliaia di famiglie nella città capoluogo della Regione, noi dobbiamo avere presente che oltre alla dimensione territoriale vi è una dimensione sociale dei problemi.
La donna, la mamma di questa famiglia…
PRESIDENTE. Concluda onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Ho concluso, voglio richiamare solo una riga. La mamma di questa famiglia dice: "Cercate un esempio dei 30 mila poveri della città di Cagliari? Ecco qua! Noi siamo tre, tre esistenze appese ad un filo, un filo di 500 euro al mese, quelli della pensione di mio marito che è un ex autista, però io per risparmiare, per far quadrare i conti, per arrivare alla fine del mese, per poter iniziare un nuovo mese, non so esattamente come faccio; non mangio mai carne, anzi mangio poco per risparmiare, non vado mai dalla parrucchiera. Mia figlia ha 37 anni ed è disoccupata, è ancora in attesa di un primo lavoro.". Se questa è una lezione, se questa parla di aree e di zone interne, della dimensione sociale, della discriminazione e dello sviluppo ineguale, parliamo di territori come è giusto parlarne, parliamo di società com'è giustissimo parlarne.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, voglio far notare che all'onorevole Cogodi ha concesso circa cinque minuti in più.
(Interruzione)
Signor Presidente, per la verità l'argomento trattato dalla mozione presentata dai colleghi del centrosinistra di per sé merita attenzione e merita anche partecipazione da parte di tutti per la sua particolare importanza, ma, leggendo la mozione, non nascondo il mio stupore ed anche la delusione perché un problema serio ed importante come quello delle zone interne viene trattato alla stregua di qualunque problema, secondo l'ormai inevitabile logica della mera contrapposizione politica, dell'attacco nei confronti del Governo nazionale, del Governo regionale, tutto fatto - consentitemi - con una superficialità ed in maniera davvero aprioristica e dico subito perché.
Vedete, il problema delle zone interne era stato già sollevato anche nella scorsa legislatura, quando i Gruppi di Forza Italia e Alleanza Nazionale erano all'opposizione, e avevamo allora denunciato, e parliamo del 1995, ho ancora l'intervento sotto le mani, la particolare condizione di malessere della provincia mettendo in evidenza come le potenzialità delle province di Nuoro, di Oristano, delle zone interne nel loro complesso, rimanevano dolorosamente inespresse; dalla scuola, al lavoro, alla giustizia, alla pubblica amministrazione, ai settori sociali, economici e produttivi, per le nostre zone interne si è prodotta - ricordavo in quella occasione - da parte di commissioni di studio e di indagine- segnalo per tutte la Commissione Medici - una massa cartacea prodiga di diagnosi, ma non ci risulta che sia mai stata attuata alcuna adeguata terapia. Anzi per contro abbiamo assistito ed assistiamo ad una evoluzione criminale con ritmi di una incredibile rapidità. Questo lo dicevamo nel 1995, sottolineando anche il problema della inquieta realtà giovanile, del lavoro, delle politiche ad esso legate, della disoccupazione che in quel periodo, onorevole Cogodi, quando lei sedeva in quei banchi, aveva raggiunto, non solo in tutta la Sardegna, ma in particolare nelle zone interne dell'isola, percentuali mai conosciute in passato, e si denunciava proprio come tra i giovani si diffondeva con la disperazione per il loro avvenire un clima di indifferenza, quando non di complicità.
Colleghi, vedete, allora il centrosinistra, che era al governo della Regione, che era al governo del Paese, risposte non solo non ne ha dato, ma, anzi, quella premessa dalla quale muove la mozione, in cui leggo di "assurdi provvedimenti governativi che, nel quadro di una contrazione della spesa pubblica, tagliano scuole, uffici postali, procure, uffici della pubblica amministrazione, privando la popolazione di quella rete essenziale di servizi alla collettività e alle persone", bene, è stata oggetto di una costante denuncia dei nostri Gruppi verso il Governo nazionale presieduto da Prodi, D'Alema e poi da Amato, verso la Giunta regionale di centrosinistra, allora presieduta dall'onorevole Palomba, perché vi era una sistematica cancellazione dal territorio di uffici e servizi: chiusura di scuole, di uffici postali, chiusura delle sedi periferiche dell'amministrazione finanziaria, chiusura delle preture, degli uffici giudiziari, ma è tutta opera vostra, è tutta opera dei governi di centrosinistra.
Quindi, onorevole Falconi, lei anche nel suo intervento ha giustamente posto in evidenza questo problema, io sono solidale con lei, ma non possiamo oggi strumentalmente rovesciare su questa parte politica responsabilità che sono e rimangono, e rimarranno nella storia, solo ed esclusivamente vostre, perché si tratta di situazioni, ahimè!, che si sono verificate anche nel recente passato, quando i governi erano a guida del centrosinistra.
Ma oggi quando mettiamo anche in evidenza che nelle zone interne è carente la rete di trasporti, diciamo un'altra verità; per la verità, per quanto ci riguarda, questo Governo di centrodestra ha iniziato a mettere mano al problema della viabilità, al problema dell'isolamento nel quale vivono le nostre popolazioni, perché, vedete, il problema dei problemi è sempre stato questo, ma mai nessuno si è fatto carico di dare ad esso concreta soluzione. Parlano i fatti, parlano i documenti della programmazione nel corso di questi primi due anni e mezzo, tre anni di governo del centrodestra, che stanno ad evidenziare come siano stati portati avanti diversi interventi, per esempio la strada per il collegamento delle zone interne che da Monastir dovrebbe poi ricollegarsi addirittura con Fonni passando per Serri. Sono stati fatti interventi, lo stesso Presidente Pili ne ha dato comunicazione, per l'inserimento tra le grandi opere pubbliche, quindi avente anche un'attenzione da parte del Governo nazionale, della strada di collegamento Arbatax-Oristano, che è una importante arteria che, insieme a quella che ho appena citato, alla 125 in corso di esecuzione, dovrebbe risolvere, almeno in grandissima parte, il problema dei collegamenti interni.
Ma ciò che io qui voglio, cari colleghi, confessare, di fronte alla presa di posizione della opposizione, e soprattutto anche dei colleghi del nuorese, è che quando sono arrivate le risorse in Provincia, io ricordo, da Assessore della programmazione, non c'era atto che non venisse censurato. Bene, io lo devo dire ad alta voce, avrei voluto nascondere questo fatto, avrei voluto tacerlo perché non lo sapessero i colleghi né di Cagliari, né di Sassari, ma di fronte ad atteggiamenti che spesso rasentano veramente il masochismo, io qui dico che durante i due anni di responsabilità al Governo, il 38,17 per cento delle risorse destinate alla programmazione negoziata di valenza regionale è andato alla Provincia di Nuoro.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Lo sappiamo.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Allora, lo dico e ne vado orgoglioso, perché è stato pagato un debito nei confronti di quel territorio, lo rifarei perché è stata un'iniziativa di tutta la maggioranza di centrodestra, che ha voluto percorrere questa strada, ed allora mi chiedo e vi chiedo: ma dove sta scritto che c'è uno smantellamento della programmazione negoziata di livello regionale o di livello nazionale?
PRESIDENTE. Concediamo qualche secondo all'onorevole Pittalis.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Certo, mi fa specie che almeno quei colleghi del centrosinistra che in qualche modo sono anche idealmente legati alla C.I.S.L. e alla U.I.L., non abbiano avuto la cura di leggere il patto per l'Italia, siglato col Governo nazionale dove, non solo non si parla di smantellamento degli strumenti della programmazione negoziata, ma si parla addirittura di un impegno ad aumentare le risorse, per localizzare attività produttive ancora nelle aree del sud, addirittura per incentivare lo strumento del contratto di programma ed altre iniziative che danno sicura speranza di sviluppo e di benessere per le zone interne. Ma voglio ricordare che, rispetto al nulla che i governi del centrosinistra avevano fatto in precedenza, noi abbiamo almeno provato. L'onorevole Pirastu, assessore dell'industria, l'onorevole Frongia, assessore del turismo, ricorderanno che abbiamo fatto bandi mirati, specifici per le zone interne, quelli sull'industria, quelli sul turismo proprio perché ritenevamo che bandi specifici potessero dare un'occasione in più; e ancora, i contratti del settore lattiero-caseario, i contratti Sandalia, i contratti ai quali la Regione ha dato un grosso apporto attraverso il cofinanziamento, vedete, cari colleghi, sono tutte realtà indiscutibili, che esistono.
Allora noi dobbiamo semmai porci un altro problema, lo sforzo che congiuntamente dobbiamo fare deve essere ancora maggiore, io ritengo, perché tutto ciò non è sufficiente a riequilibrare quello squilibrio di cui giustamente hanno parlato i colleghi del centrosinistra. Io dico: stiamo attenti agli indicatori, perché l'indicatore che porta ad evidenziare la provincia di Nuoro con il minor tasso di disoccupazione, che è un dato reale, non è di per sé sufficiente per dire che viviamo in una condizione di benessere, anzi. Ed allora ecco perché impegni che sono stati presi anche nel corso della finanziaria, come quel contratto di programma che prevede circa ottanta miliardi per riavviare il settore agro-pastorale, questo importante comparto, nelle zone della Baronia devono, mi auguro, vedere uniti centrosinistra e centrodestra in una battaglia a favore di quel territorio.
Ma veramente, quando affrontiamo temi di questa natura è offensivo sentire l'onorevole Cogodi ancora non avere rispetto delle realtà democratiche del nuorese. Di Lula l'onorevole Cogodi dovrebbe semmai esaltare il momento, dovrebbe esaltare le persone coraggiose che hanno affrontato questa sfida democratica, non dovrebbe confondere il coraggio di alcune persone di una comunità con delle faziose invettive che nulla hanno a che fare con essa. Forse lui è abituato ai salotti della Cagliari bene, noi siamo abituati ai posti umili, forse di Lula, di Orune.
COGODI (R.C). Con i ministri al seguito.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Caro Luigi, abbi maggior rispetto, perché sono persone impegnate in prima linea, con tutti i problemi che gli amministratori vivono; e di questa mozione mi sento solo ed esclusivamente proprio di sottoscrivere la piena ed incondizionata solidarietà a tutti gli amministratori che hanno subìto attentati.
COGODI (R.C.). A tutti gli amministratori.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Perché è un problema che forse dovrebbe costituire oggetto di specifica discussione in questo Consiglio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (SDI-SU). Signor Presidente, la mozione sulle zone interne segue, non certo per importanza o per fantasia propositiva, ma solo nella successione temporale, la discussione sulle dichiarazioni svolte dal Presidente Pili ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento.
Non vi è chi non veda che fra i due argomenti trattati vi è una forte connessione, anche se la sensazione è che il Presidente sia ricorso ad un artifizio regolamentare a seguito dell'incarico attribuito al professor Paolo Savona per evitare una annunciata mozione da parte del centrosinistra. Se questo sospetto fosse fondato, lo spirito del documento che sollecita la collaborazione delle opposizioni sarebbe puramente fittizio. Nel merito, poi, ma intendo superare rapidamente l'argomento, il documento che ci è stato consegnato, e ne parlo proprio per le connessioni fra i due argomenti, pare una specie di "bugiardino", quel foglietto che si trova all'interno delle scatole dei medicinali, dove ci sono le istruzioni per l'uso! Presidente, ciò che ci ha consegnato ieri è un compitino preparato in maniera diligente, ma che non contiene nulla di nuovo, e le contestazioni mosse da più parti relative alla consapevolezza e coscienza autonomistica io credo che debbano essere tenute in conto, perché davvero nel documento questa coscienza e questa consapevolezza autonomistica mancano, sono totalmente escluse. E chi non ha questa consapevolezza non credo che sia idoneo a proporre ipotesi di rilancio di nuovi Piani di rinascita.
Poi, c'è da dire subito un'altra cosa; l'esistente, quell'esistente anche arraffazzonato, ma quell'esistente che in ogni caso è produttivo, che dà occupazione, che dà con difficoltà lavoro, che produce con difficoltà, ma in ogni caso, reddito, quell'esistente va conservato interamente, va difeso, seppure è poca cosa. Mentre l'individuare alla base del sottosviluppo alcuni errori del passato e limitarsi a questa individuazione non crea reali prospettive di sviluppo per il futuro. Ma che ne facciamo di Arbatax? Che ne facciamo di Ottana, di Porto Torres, del Sulcis-Iglesiente!
Nelle zone interne una delle problematiche all'attenzione di tutti, ormai da più tempo, che si pone in maniera forte, pressante è quella dello spopolamento. Spopolamento significa rischio di perdita d'identità, spopolamento significa poi perdita del proprio passato, non integrazione fra nuove culture; nelle zone interne lo spopolamento è figlio del basso reddito. I servizi sociali, onorevole Pittalis, io credo che continuino ad essere assolutamente insufficienti, perché vi è una qualità della vita che è molto problematica, perché c'è ancora in maniera forte e decisa l'esclusione sociale, e perché è ripresa, contrariamente a tutti quegli altri indicatori economici che venivano citati, in maniera forte, pressante, l'emigrazione dalle zone interne, non solo, come dicevamo prima, verso le zone più fortunate della Sardegna, ma nuovamente, come in passato, verso l'esterno della Sardegna ed anche verso i paesi esteri. Allora qual è il valore di quegli indicatori sociali ed econometrici? Come fanno le misurazioni? Su che cosa si basano? Sinceramente vorrei saperlo. L'onorevole Capelli e l'onorevole Murgia hanno licenziato l'argomento con semplicità; pare che nelle zone interne vi sia una condizione di assoluto benessere, di forte ripresa economica, di disoccupazione calante, che non esistano affatto problemi. Allora dice: "A che cosa ci attacchiamo, come misuriamo le cose?"
Onorevole Pittalis, io adesso non so se davvero il 38 per cento delle risorse, così come lei ha accennato, relative alla programmazione negoziata siano andate alla provincia di Nuoro. Se così fosse me ne preoccupo ancora di più, perché non ce ne siamo accorti, perché nessuno se n'è accorto, perché quelle iniziative che lei ha citato sono ancora ai margini, perché non trovano gambe per camminare. Ed allora questo 38 per cento di risorse dove sta? Dove è finito? Come è stato speso? Perché non ha influenzato minimamente il sistema economico? Allora erano sbagliati i presupposti, se fosse veritiero il dato, oppure il dato è meno veritiero ed è estrapolato da una serie di dati che non tengono conto solo, evidentemente, di quegli aspetti.
Che le scuole vivano momenti di difficoltà con gli accorpamenti, che gli uffici postali vengano tagliati, che l'Enel stia smembrando e decidendo di accorpare funzionalmente il dipartimento di Nuoro alla zona del cagliaritano, con conseguente perdita e di professionalità, e di managerialità, e di intelligenze, e di occupazione è un dato di fatto. Poco conta, poi, quando queste ipotesi siano nate, oggi sono sul tappeto, e oggi va cercata una risposta! E` inutile che richiamiamo la memoria storica nel tentativo di individuare responsabilità. Questo è lo stato di fatto odierno, a questo stato di fatto dobbiamo in ogni caso trovare modi e forme di opporci per risolvere i problemi.
Onorevole Pittalis, la strada 128, che tutti sappiamo quale importanza abbia nei collegamenti fra territori diversi della Sardegna, io credo che sia in assoluto la strada più sfasciata di tutta la Sardegna, eppure è una arteria di collegamento indispensabile. Onorevole Pittalis, Nuoro era, è, continua ad essere, e temo lo sarà ancora in futuro, l'unica città capoluogo d'Italia dove vi è una rete ferroviaria a scartamento ridotto!
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Chiedetevelo voi perché.
BALIA (SDI-SU). No, lo chiedo a voi! Onorevole Pittalis, il problema non è quello di darci risposte reciproche, il problema non è quello di individuare le responsabilità.
MURGIA (A.N.). Il sindaco e il presidente della provincia sono vostri!
BALIA (SDI-SU).Il problema è quello di che cosa oggi voi alla guida della Regione, Berlusconi a Roma state facendo per risanare queste situazioni!
(Interruzioni)
BALIA (SDI-SU). Onorevole Pittalis...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.
BALIA (SDI-SU). Onorevole Pittalis, la A.S.L. di Nuoro, pure dotata di professionalità intelligenti, pure dotata di alcuni servizi efficienti è una A.S.L. che viene guidata, mi assumo la responsabilità di ciò che dico in questa sede, con una fortissima logica clientelare. Non c'è nulla dentro quella A.S.L. che non sia prima…
PRESIDENTE. Concediamo qualche secondo all'onorevole Balia.
BALIA (SDI-SU). Presidente, dicevo che in quella A.S.L. non c'è nulla che non sia strettamente collegato, diretto, deciso in sedi differenti, a partire da chi ha responsabilità, non dico diretta, Assessore della sanità, non è obbligatorio, ma da chi ha forti responsabilità nella conduzione di assessorati regionali. Adesso apprendiamo da una noticina della A.S.L. di Nuoro che sta per nascere, attraverso una scissione del reparto della ginecologia, il reparto della ginecologia oncologica chirurgica, unico esempio non in Sardegna ma in Italia. Vorrò vedere a quale luminare di questo settore verrà affidata la direzione di quel reparto!
E che fine hanno fatto i PIT? Io non voglio discuterne il contenuto, dove sono, quali effetti stanno producendo, sono compresi in quel 38 per cento della spesa per la programmazione negoziata, nel senso che hanno fatto la stessa fine? Perché nessuno ne sa nulla, non sono affatto decollati; a questo proposito chiedo anche dove sia finito il riequilibrio che doveva essere fatto con la seconda annualità. Io continuo a credere che da più parti - e concludo, Presidente, e chiedo scusa -, ma emerge anche dalla filosofia che permeava l'intera relazione che ieri il Presidente Pili ci ha consegnato, si pensi ancora ad un possibile sviluppo della Sardegna solo ed esclusivamente attraverso nuovi Master Plan, da localizzare naturalmente laddove le zone sono più ricche, da localizzare naturalmente laddove poi sviluppo ce n'è già, e per le zone interne, quelle sinergie, quel collegamento appena accennato, evidentemente, restino solo ed esclusivamente un sogno nel cassetto!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, la mozione indubbiamente pone dei problemi, gravi certamente, ma non solo di oggi, problemi che, evidentemente, non sono stati creati dall'attuale maggioranza. Ha detto correttamente il collega Murgia che bisognerebbe partire dalle cose buone che sono state fatte per cercare insieme quelle soluzioni che veramente diano risposta a questo sentito problema. Ma qui abbiamo assistito oggi, come peraltro anche in passato, all'università della faziosità, dove le circostanze e le situazioni vengono riproposte come se si fossero create per incanto dall'oggi al domani, e come se le responsabilità di esse dipendessero e fossero carico solamente di chi governa da poco tempo.
SPISSU (D.S.). Da tre anni!
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Poco tempo, due anni e mezzo, collega Spissu, due anni e mezzo! Nei quarantasette anni precedenti...
SPISSU (D.S.). Quarantacinque.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, posso svolgere il mio intervento?
PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi per cortesia, davvero, di non interrompere l'oratore.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Io attacco chi non ha fatto, chiunque esso sia, e dovunque oggi sieda; comunque esiste anche il rinsavimento, perché ci sono persone che possono aver militato da una parte, che poi cambiano perché hanno visto i fallimenti totali in quarantasette anni! Come si può pensare, colleghi, ma adesso partiamo...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi!
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Vogliamo lasciar perdere le faziosità e cercare di discutere per risolvere il problema? Perché nel momento in cui da una parte si afferma che il 38 per cento delle risorse della programmazione negoziata sono state impiegate nella Provincia di Nuoro e non se ne sono visti i risultati, bisognerebbe chiedere, se si volesse essere faziosi e mettere la questione sullo stesso piano, dove era l'onorevole Balia e dove ha vissuto se non è riuscito a capire o a vedere quali sono le utilità delle risorse. Allora vogliamo essere faziosi, vogliamo mettere il dibattito su questo piano? In questo modo non approdiamo a nulla.
Noi sappiamo per certo che ci stiamo impegnando per risolvere questo problema, e pretendere che in due anni e mezzo, tre (come qualcuno ha sostenuto), sia già risolto o che si possano avere segnali concreti della sua soluzione, vuol dire vivere in un altro mondo, vuol dire che si vuole strumentalizzare il problema per la battaglia politica e di parte; le questioni vengono poste non per essere risolte, ma vengono poste solamente per gettare fango, per insultare la controparte, per cercare di minarne la credibilità e per cercare di ridurre la portata del suo operato. E` un po' come aveva detto alla trasmissione "Porta a Porta" l'onorevole Diliberto, affermando che compito della opposizione è quello di impedire a qualsiasi maggioranza di operare, non di fare proposte per cercare di rendere migliore l'azione di governo e andare incontro a quelle che sono le esigenze della popolazione. Io so solo che recentemente nella Commissione Bilancio e Programmazione è stato dato parere positivo alla direttiva sui criteri per la ripartizione delle risorse regionali non più sulla base delle sette aree programma, ma sulla base delle nuove province, e questo è certamente un atto dovuto, concreto, che va in quella direzione, a sostegno delle realtà che sono più deboli.
Lo spopolamento delle campagne, quindi la perdita della cultura, delle tradizioni, colleghi, chiediamoci da che cosa dipendono. Dipendono forse da scelte del passato che hanno privilegiato l'industria pesante e hanno favorito quel tipo di intervento e di spostamento? Allora, se a questa domanda sappiamo darci una risposta trovandola insieme, senza insultarci reciprocamente, perché non cerchiamo una soluzione per risolvere questo tipo di problema?
SPISSU (D.S.). Prima ci date dei buffoni, poi... Ci chieda scusa, almeno, onorevole Balletto.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Presidente, posso...
PRESIDENTE. Colleghi, veramente non si può lavorare in questa maniera! Onorevole Spissu, per cortesia! Non si può interrompere il collega che sta intervenendo!
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Noi dobbiamo cercare di capire che lo sviluppo, quello equilibrato, quello che tutti vorremmo, ma che diventa utopia, è praticamente irraggiungibile, perché non c'è nessuna parte del mondo dove questo avviene. E` un po' come il neonato, che ha ventre spropositato e testa sovradimensionata rispetto agli arti e rispetto al tronco. Se il bambino, il neonato dovesse crescere armonicamente, tra virgolette, ma mantenendo le proporzioni iniziali, alla fine, da adulto, si ritroverebbe con un ventre enorme e con una testa eccessivamente grande, ed è impossibile. Così è anche la questione dello sviluppo economico: esistono i poli di sviluppo, perché non è pensabile, non è possibile che questo possa avvenire dappertutto e in tutte le parti del territorio. Lo sviluppo va controllato, va gestito, va seguito, e naturalmente questo deve avvenire calcolando le risorse disponibili, che non sono infinite e che sono limitate, la cui limitatezza sino a non molto tempo fa, per l'esigenza di rientrare nei parametri imposti dall'Europa, ha imposto al Governo di centro sinistra, io ritengo legittimamente, tutte quelle economie e tutti quei tagli, che hanno portato anche a quelle scelte alle quali ha fatto riferimento in precedenza il collega Pittalis. In quel biennio o triennio abbiamo assistito, ma non solo in Sardegna, in tutta Italia, a tagli sconsiderati, che hanno determinato chiusura di scuole, chiusura di uffici postali, chiusura di uffici dell'amministrazione finanziaria, abbandono del territorio da parte delle forze politiche.
Io dico che sono state anche scelte condizionate ed obbligatorie, ma che poi hanno portato anche, o hanno acuito quei problemi ai quali oggi noi, tutti quanti, ci poniamo la domanda di dover dare una risposta. E poi, ancora, per concludere, io apprezzo l'intervento del collega Murgia, però non considero questi problemi totalmente distanti rispetto al problema dell'ordine pubblico. Il problema dell'ordine pubblico nelle zone interne oggi si pone perché purtroppo deriva da quella cultura, dall'educazione che quella popolazione nella generalità ha, perché la maggioranza è composta da galantuomini, che dipende anche dalla difficoltà e dalla incapacità del potere politico e di chi ha governato, ciascuno (consentitemi di dirlo senza polemica) con le proprie responsabilità, di essere adeguati educatori.
Io chiudo qui chiedendo veramente scusa ai colleghi dell'opposizione per quanto accaduto in occasione delle interruzioni, perché anche in quel momento volevo, certamente con fare esagerato, rimarcare che la inconcludenza di questo Consiglio e l'incapacità di lavorare e di affrontare i problemi molto spesso dipendono anche da un uso strumentale che dell'Aula si fa. In quel momento mi è sembrato di vedere un uso strumentale e quindi ho fatto quel tipo di intervento. Ovviamente, non voleva avere nulla di personale, ma era solamente una posizione politica nei confronti di un'altra posizione politica che in quel momento a me sembrava dilatoria.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Balletto.
Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, colleghi, la mozione sulle zone interne intende richiamare l'attenzione di questo Consiglio sul tema dello sviluppo distorto ed ineguale della nostra Isola. Vi è un intento: quello di interrogarci sulla politica che viene applicata o non viene esercitata da questa Regione, con buona pace dei colleghi del centro destra, per colmare un insopportabile divario che persiste e cresce tra le diverse zone della nostra Sardegna.
Onorevole Balletto, non c'è nessuna strumentalizzazione, si tratta di una questione che è aperta, che è davanti agli occhi di tutti e non potete ancora una volta, quando si cerca di porvi di fronte alle responsabilità, che pure avete, parlare di strumentalizzazione, parlare di un gioco al massacro portato avanti dall'opposizione, parlare di atteggiamenti ostruzionistici per non farvi fare quello che voi vorreste fare. La verità è che vi stiamo chiamando a fare qualcosa su questo tema, perché è stato dimostrato ampiamente che quasi nulla state facendo.
Il tema del quale dibattiamo, seppure circoscritto dalla mozione alle zone interne dell'Isola, intese come zone più povere o aree a forte ritardo di sviluppo, ha una valenza di carattere planetario, imposto all'agenda dei potenti del mondo dai movimenti No global e New global, ed è un urlo squassante che sale dai poveri del mondo, che reclamano il diritto alla vita e, per dirlo con Naomi Klein, invocano uno sviluppo basato sul civismo e contro il consumismo imposto dalle multinazionali. E` probabile che l'eco di queste tematiche non varcherà mai la soglia di questo Palazzo in maniera ufficiale, ma parlando di zone interne, di aree depresse, di zone del malessere, stiamo affrontando il tema delle ingiustizie e dello sviluppo negato a molti cittadini e figli di questo pianeta.
Ma specificatamente oggi parliamo di uomini e donne che vivono in zone marginali della nostra Isola, ma anche in zone marginali delle nostre città. Abbiamo letto, e quindi conosciamo i guasti che furono provocati nelle periferie delle grandi città a causa dell'inurbamento selvaggio, a seguito dell'avvento della macchina a vapore; abbiamo letto ed ancora verifichiamo che esiste una questione meridionale in Italia, formulata dal cervello e dall'intuizione di quel grande sardo che è stato Antonio Gramsci. Ed oggi dobbiamo dire che la questione meridionale è ancora attuuale, ed è purtroppo (possiamo dire per certi versi) davanti agli occhi di tutti dal momento che ce ne stiamo occupando. E le scelte di questo Governo nazionale, con la succube e complice acquiescenza di ministri e parlamentari sardi del centro destra, tendono a far crescere la forbice tra nord e sud con l'intento di perpetuare l'arretratezza del sud, relegandolo al ruolo di fornitore di braccia per le aziende del nord. Altro che propositività del Patto per l'Italia, onorevole Murgia e onorevole Pittalis. In quel patto c'è la mortificazione per il sud, e quindi anche per la Sardegna.
Non esiste nessun querulo piagnisteo, cari colleghi del centro destra; rispetto agli anni Settanta tanti passi in avanti sono stati fatti nel campo dell'economia, della qualità della vita e così via, e certi fenomeni di criminalità, dobbiamo dirlo, quali sequestri di persona, sembrano sconfitti, anche grazie alle forze dell'ordine e alla Magistratura, ma continuano a permanere i barbari omicidi di cui oggi anche la stampa ci dà conto - nei giorni scorsi abbiamo visto donne vittime di questa efferatezza e di questa crudeltà - i criminali attentati contro gli amministratori continuano a persistere, e continuano a persistere attentati contro i singoli cittadini.
Continua a permanere, dobbiamo dirlo, una forte arretratezza nelle infrastrutture che è stata citata ampiamente, e io non richiamo. A proposito della rete stradale, comunque inadeguata, e degli interventi che si stanno facendo sulla 128, onorevole Pittalis, ma che c'entra il centro destra? Che c'entra! L'ammodernamento della 128 rientra nelle iniziative portate avanti dal Governo di centro sinistra di quest'Isola! Dai predecessori, non certo da lei, mi scusi. Anche lo spopolamento cresce ed appare inarrestabile. I quattordicimila abitanti in meno negli ultimi dieci anni rappresentano un fenomeno serio, e quindi, onorevole Murgia, io credo che anche i dati che lei ha richiamato siano assolutamente decontestualizzati.
(Interruzione)
Non c'è ombra di dubbio, però lei sa bene che questi sono dati e sono numeri, ed allora è utopia chiedere il riequilibrio?
Io credo che vada detto con forza che anche in una parte delle zone interne dell'Isola, il nuorese ed anche l'oristanese, sono stati fatti dei passi in avanti per le politiche poste in essere dai governi del centro sinistra sia a livello regionale che nazionale, e grazie ad una forte coesione che esisteva tra le istituzioni e i sindacati, le forze imprenditoriali e così via. In una stagione di fruttuosa e solidale collaborazione abbiamo messo in campo tutti gli strumenti della programmazione negoziata, così come ricordava il collega onorevole Falconi.
Il contratto d'area ha qualche ritardo, è stato denunciato, non vanno coperti ritardi quando questi ci sono, però va detto con chiarezza che, durante tutta quella stagione, voi del centro destra eravate totalmente assenti. Questo Consiglio, perché non dirlo, ha dimostrato, anche se tardivamente, una certa attenzione verso le zone interne, verso quelle zone in ritardo di sviluppo che, a causa del loro basso prodotto interno lordo, hanno trascinato verso il basso il PIL della Sardegna, consentendoci la permanenza tra le regioni dell'Obiettivo 1. L'attenzione fu dimostrata quando nel corso della discussione della legge finanziaria del 2000 fu approvato un emendamento del centro sinistra, che prevedeva che il 60 per cento di risorse dovesse essere destinato ai PIT, che rappresentavano il 40 per cento dell'intero POR, da attuare nelle aree con un PIL inferiore al 75 per cento.
Io vorrei chiedere: in che modo quell'attenzione del Consiglio, che è diventata norma della legge finanziaria, si è trasformata in azione concreta da parte della Giunta e dall'Assessore competente, onorevole Pittalis? Domanda retorica, mi si dovrebbe rispondere, dal momento che le leggi devono essere rispettate da tutti i cittadini sardi ed il Governo di questa Regione ha l'obbligo di attuarle. Ma così non è stato, come ha avuto modo di affermare il collega Falconi con una puntigliosa elencazione di cifre e di dati. La Giunta e l'Assessorato competente hanno sciupato, sperperato, buttato al vento un'occasione importante per avviare un doveroso riequilibrio nella nostra Isola, e questo non è tollerabile da parte dei cittadini che vivono nelle zone con forte ritardo di sviluppo, ma credo non sia tollerabile neppure da parte di questo Consiglio, che vede la propria volontà disattesa e calpestata, ed è insufficiente e parziale la correzione che è stata introdotta dall'attuale Assessore della programmazione.
Noi crediamo che ci siano delle responsabilità oggettive, collega Pittalis -anche se telefona - in capo all'Assessorato che gestiva quelle risorse dei PIT e che niente ha fatto affinché si desse attuazione alle politiche che questo Consiglio aveva deciso. Nel DPEF non c'è alcuna traccia del problema del riequilibrio, caro collega Murgia. E meraviglia che colleghi che hanno ruolo e funzione alta nel centro destra, non abbiano richiamato il Presidente della Giunta e la Giunta stessa affinché questo elemento fosse corretto; credo che questa sia una responsabilità addebitabile al centro destra, a questa maggioranza, a questa Giunta; la responsabilità per i danni provocati dai ritardi nell'attuazione dei PIT credo che graverà totalmente sul centro destra. Noi abbiamo detto anche - ed è stato scritto - che era necessario valorizzare le risorse ambientali. Nulla anche su questo viene detto e fatto, a parte la retorica quanto fumosa enunciazione che bisogna valorizzare le risorse ambientali. Ma il dato vero è che voi avevate promesso di fare qualche piano operativo per le zone interne, però non avete fatto nessuna politica che incidesse realmente sullo sviluppo di quei territori e di quelle zone.
Il Governo di centro sinistra della Regione, aveva inoltre portato a casa un'intesa con lo Stato firmata dall'allora Presidente Palomba e dall'assessore del bilancio, onorevole Scano. Ebbene, che ne avete fatto di quell'intesa? A che punto è la sua attuazione? Quali sono le risorse che erano destinate e che voi state utilizzando? C'è un ritardo che è spaventoso e le responsabilità sono vostre. Del Piano di rinascita si parla in una pagina, non posso indicarla perché non è numerata, si dice solo: "Integrare lo sviluppo territoriale delle zone interne con quelle costiere". "Zone interne" è stato aggiunto a penna, perché questo problema era stato completamente cancellato dalla testa dell'onorevole Pili ed anche dalla testa dell'onorevole Savona.
E` evidente che però quando vengono presentati documenti di tal fatta è necessario intervenire per correggerli, e credo che la sensibilità dei colleghi debba essere solerte per cercare di correggere le cose che riguardano le zone più povere e deboli della nostra Isola da cui tanti colleghi provengono. Però questo non è stato fatto. Io credo, invece, che vada rifiutato l'approccio di quella carità compassionevole che si è espressa attraverso l'elemosina data ad un paese, e abbiamo letto anche che c'è qualche altro sindaco che ha avanzato la richiesta di ottenere dei vantaggi di quella natura. Ma non è questo il compito di una Regione che vuole creare il riequilibrio territoriale, non è questa la funzione di una Regione come la nostra che deve badare concretamente a far sì che l'equilibrio sia reale e effettivo.
La mozione quindi, ha lo scopo di sollecitare la Giunta non solo ad impegnarsi concretamente, ma anche a dar prova attraverso l'attuazione di quanto è previsto nelle leggi, di saper realizzare ciò che il Consiglio ha stabilito; oggi chiediamo, attraverso il dispositivo di questa mozione, un maggiore impegno da parte della Regione sarda, affinché ci sia un riequilibrio totale e complessivo della nostra Isola, e affinché a tutti siano riconosciuti gli stessi diritti.
PRESIDENTE. Come preannunciato la seduta antimeridiana si conclude ora per il preannunciato incontro tra la Giunta e le organizzazioni sindacali. La seduta riprenderà questa sera alle ore 16.30. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Lai.
La seduta è tolta alle ore 12 e 05.
Versione per la stampa