Seduta n.295 del 13/11/2002
SEDUTA CCXCV
Mercoledì 13 Novembre 2002
(POMERIDIANA)
Presidenza del Vicepresidente Salvatore Sanna
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 17 e 11.
cappai, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 5 novembre 2002, che è approvato.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente, visto il numero dei colleghi presenti e in considerazione anche del fatto che è in corso un incontro tra i colleghi della maggioranza e della opposizione per verificare se ci sono le condizioni per la presentazione di un ordine del giorno unitario, chiedo se è possibile che si sospendano i lavori del Consiglio per un quarto d'ora - venti minuti.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa. I lavori riprenderanno alle ore 17 e 30.
(La seduta sospesa alle ore 17 e 12, viene ripresa alle ore 17 e 59.)
Continuazione della discussione della mozione Spissu - Fadda - Balia - Cogodi - Sanna Giacomo - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Morittu - Orrù - Ortu - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Vassallo sullo stato di attuazione della L.R. n. 29 del 1997 e sul Piano d'ambito adottato con ordinanza n. 321 del 30 settembre 2002 del Commissario governativo per l'emergenza idrica in Sardegna (91)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta.
E` stato presentato un ordine del giorno, se ne dia lettura.
(Interruzione del consigliere Cogodi)
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Siccome è stato distribuito - e noi lo apprendiamo ora - un ordine del giorno a firma di vari consiglieri in rappresentanza dei diversi Gruppi, tra cui il nostro, non essendo noi stati partecipi in nessun modo, né diretto, né indiretto, è ovvio che il riferimento al mio nome in qualità di Presidente del Gruppo della Rifondazione Comunista è del tutto - uso questa espressione - superfluo, cioè si deve intendere come non ci fosse: Se c'è una firma, è apocrifa, di questo ordine del giorno, allo stato, non so ancora niente, per cui con molta attenzione attendo che se ne dia lettura in modo da poterne apprendere il contenuto. Grazie.
PRESIDENTE. Prendiamo atto della dichiarazione dell'onorevole Cogodi. E` stato presentato anche un altro ordine del giorno, adesso ne diamo lettura.
(Interruzione del consigliere Pittalis)
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Qui, Presidente, viene denunciato un fatto. Mi pare che, prima di dare lettura dell'ordine del giorno, sia opportuno che si sospendano i lavori e che la Presidenza accerti questo fatto, perché ci rifiutiamo di proseguire di fronte ad un'ipotesi che si configura, come dice l'onorevole Cogodi, come un falso, se non anche una truffa istituzionale. Non si può gridare, a livello nazionale, sulla giusta questione dei "pianisti" e passare sotto silenzio un fatto di questa portata. Quindi, Presidente, io chiedo formalmente che si sospenda la seduta almeno per dieci minuti per accertare questo fatto, perchè è un fatto che getta discredito sull'intera Assemblea.
PRESIDENTE. Colleghi, io non intendo aprire un dibattito su questa questione. Quindi sospendiamo la seduta per dieci minuti perchè, tra l'altro, deve essere riprodotto e distribuito il secondo ordine del giorno.
(La seduta, sospesa alle ore18 e 02, viene ripresa alle ore18 e 10 )
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori.
(Interruzione del consigliere Fadda)
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Fadda. Prego i colleghi però di partire dal presupposto che la discussione è chiusa, anzi non è stata neanche aperta. Io ho già dichiarato, onorevole Fadda, che non intendo aprire dibattiti su questa questione. C'è stato un formale...
(Interruzione)
Onorevole Fadda, per cortesia, mi ascolti. E` stata formalmente ritirata la firma del consigliere Cogodi dall'ordine del giorno numero 1, per cui siamo in una situazione di normalità. Io intendo riprendere i lavori con la lettura dei due ordini del giorno. Quindi, onorevole Fadda, le darò la parola dopo la lettura degli ordini del giorno.
FADDA (La Margherita-D.L.). Vorrei parlare sul secondo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, io intendo procedere adesso con la lettura degli ordini del giorno da parte del Segretario. Prego.
LICANDRO, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO SPISSU - FADDA - BALIA - SANNA Giacomo sulle iniziative da intraprendere in merito al Piano d'ambito adottato per fronteggiare l'emergenza idrica in Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione della discussione della mozione n. 91 concernente lo stato di attuazione della legge regionale n. 29 del 1997 e sul Piano d'ambito adottato con ordinanza n. 321 del 30 settembre 2002 del Commissario governativo per l'emergenza idrica in Sardegna;
RICHIAMATAla mozione n. 77 del 12 luglio 2002 sulla gravissima emergenza idrica della Sardegna e sulle iniziative necessarie per governare una risorsa vitale per lo sviluppo dell'Isola;
PRESO ATTOdel dibattito consiliare,
impegna la Giunta regionale
1) a indire, entro e non oltre il 30 novembre 2002, le elezioni dell'assemblea dell'autorità d'ambito e a sospendere, in attesa dell'insediamento degli organi di governo della A.T.O., l'adozione della convenzione tipo di cui all'art.14 della legge regionale n. 29/97;
2) a modificare il piano d'ambito adottato nella direzione volta:
- alla revisione delle tariffe previste, con particolare attenzione alla tutela delle fasce più deboli della società e delle aree svantaggiate;
- a prevedere, al fine di conseguire l'obiettivo dell'abbattimento dei costi di gestione e del risparmio della risorsa pubblica, maggiori investimenti pubblici necessari per la riqualificazione delle reti idrico-fognarie esistenti e per l'attivazione di campagne educative sull'uso della risorsa idrica;
3) all'affidamento diretto agli attuali enti gestori del servizio idrico intergrato, salvaguardandone le gestioni ed i livelli occupativi;
4) alla previsione di una articolazione territoriale dell'attuale ambito unico in più sub-ambiti gestionali, in coerenza con il piano acquedottistico regionale;
5) a riaffermare la competenza primaria della Regione Sardegna in materia di governo delle acque e delle relative opere pubbliche, respingendo diverse e contrastanti impostazioni che non trovino riscontro negli atti di programmazione del Consiglio regionale. (1)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno numero 2 ha nell'intestazione i nomi di sei colleghi, ma in calce si riscontrano solo quattro firme, nel senso che mancano le firme dell'onorevole Murgia e dell'onorevole Vargiu che naturalmente possono farlo proprio e quindi dare il loro assenso.
(Interruzioni)
Si dia lettura dell'ordine del giorno numero 2.
LICANDRO, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO CORONA - MURGIA - VARGIU - CAPELLI - ONIDA - BUSINCO
Il Consiglio regionale
a conclusione della discussione della mozione n. 91 concernente lo stato di attuazione della legge regionale n. 29 del 1997 e sul Piano d'ambito adottato con ordinanza del Commissario governativo per l'emergenza idrica in Sardegna del 30 settembre 2002, n. 321; valutati positivamente
- l'ordinanza straordinaria del 12 aprile 2002 del Ministro dell'Interno, che ha accolto la richiesta di "nuovi poteri" del Presidente della Giunta Regionale;
- l'operato del Commissario governativo per l'emergenza idrica in attuazione della suddetta ordinanza;
- in particolare, l'ordinanza del Commissario governativo per l'emergenza idrica n. 321 del 30.9.2002 che ha istituito l'Autorità d'Ambito ed ha approvato il Piano d'Ambito permettendo in questo modo alla Regione Sarda di recuperare i ritardi accumulati negli anni, di accelerare i tempi di attuazione, di accedere ai fondi del secondo quadriennio del POR;
impegna la Giunta regionale
a procedere in tempi rapidi alla costituzione dell'Autorità d'Ambito ai sensi degli articoli 5 e 6 della legge regionale 24 ottobre 1997, n. 29;
impegna il Consiglio regionale
ad approvare in tempi rapidi un atto di indirizzo concernente
1. l'articolazione dell'unico Ambito idrico in più sub ambiti organizzativi;
2. l'adozione di fasce tariffarie che tengano adeguatamente conto delle legittime esigenze delle utenze più svantaggiate;
3. l'individuazione di una procedura di affidamento della gestione del servizio idrico integrato in Sardegna che, nel presupposto della particolare potestà normativa sancita dallo Statuto speciale e non intaccata dalle recenti modifiche costituzionali, valorizzi le società di capitali già costituite o in via di costituzione in Sardegna, incentivando forme di incorporazione, fusione ed organizzazione tra di esse, con l'obbligo di prevedere entro due anni la partecipazione dei privati attraverso la cessione di almeno il 30% del capitale e salvaguardando i livelli occupativi,
impegna altresì il Consiglio regionale
4. a discutere ed approvare, nei tempi più rapidi possibili, le proposte e i disegni di legge concernenti la normativa di recepimento della disciplina nazionale sull'istituzione dell'Autorità di bacino, da tempo presentate e tutt'ora non discusse né approvate;
5. a porre indirizzi prioritari per la definizione del Piano stralcio di Bacino. (2)
PRESIDENTE. Grazie, chiedo ai presentatori se la mozione si intenda ritirata. Ricordo ai colleghi che il ritiro della mozione comporta anche la decadenza dell'emendamento che è stato presentato alla mozione.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io, come tutti i colleghi, sono abbastanza attento alla dizione, al senso e alla portata dei regolamenti. Era in discussione una mozione, l'atto consiliare principale, a quel documento è stato presentato un emendamento aggiuntivo. Punto primo: deve essere data la possibilità ai presentatori di illustrare questo emendamento aggiuntivo, perchè l'emendamento aggiuntivo significa che, per una parte dei presentatori della mozione, cioè per chi propone l'emendamento, c'è da fare una modifica alla mozione, una integrazione. Se noi dovessimo ritirare la mozione è chiaro che dovremmo ritirare anche la proposta di modifica cioè l'emendamento; ma prima l'emendamento deve essere illustrato.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Cogodi; alcuni dei presentatori hanno dichiarato di voler ritirare la mozione, lei che è un firmatario della mozione naturalmente può farla propria e mantenerla e mantenere conseguentemente l'emendamento del suo Gruppo.
COGODI (R.C.). Presidente, mi scusi, lei regola i lavori del Consiglio e dobbiamo andare avanti, ma io ritengo che si possa dichiarare che la mozione viene ritirata solo dopo che sono espletati tutti gli adempimenti relativi alla mozione stessa, ivi compresa la possibilità di proporre una sua eventuale modifica attraverso emendamenti. Non è che la mozione si ritira prima, si ritira dopo che sono state espletate tutte le procedure e le formalità inerenti la mozione, ivi compreso l'esame degli emendamenti, se no può succedere che alcuni presentatori ritirino la mozione e ritirino anche gli emendamenti presentati da altri. Non può accadere che uno ritiri un emendamento presentato da altri.
In ogni caso per semplificare, è ovvio che noi, avendo presentato un emendamento, per poter mantenere l'emendamento dobbiamo mantenere anche la mozione.
PRESIDENTE. E' esattamente quello che le ho proposto onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Ecco, però, siccome noi avremmo potuto avere anche l'interesse a ritirare la mozione, siamo costretti a mantenerla per il solo fatto che se no ci viene fatto decadere l'emendamento, a meno che non ci sia consentito di mantenere la mozione e l'emendamento trasformando la mozione in ordine del giorno presentando l'ordine del giorno numero 3, con una parte in comune con l'ordine del giorno numero 1.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io ho già illustrato la situazione; lei mantiene la mozione, quindi possiamo darle la parola per illustrare l'emendamento alla mozione, naturalmente può anche presentare un ordine del giorno che lei, e altri che intendessero farlo, potrete firmare e presentare come ordine del giorno numero 3. Dunque alla mozione è stato presentato un emendamento, la mozione sopravvive perchè voi l'avete fatta propria, e io le do la parola per illustrare l'emendamento alla mozione.
Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'emendamento alla mozione.
COGODI (R.C.). Grazie Presidente; il Consiglio comprenderà, e comprenderanno quelli ai quali da questo Consiglio noi ci rivolgiamo, che l'integrazione che noi abbiamo proposto su questo tema non è una questione secondaria. Noi riteniamo che, trattando di gestione dei servizi, in questo particolare frangente la gestione del bene acqua, una regione come la nostra non possa ignorare l'esistenza ed il condizionamento pesante che l'intera regione, non la maggioranza o l'opposizione, che l'intera regione subisce in forza di un'imposizione legislativa proposta dal Governo ed approvata dal Parlamento nazionale, dalla maggioranza nazionale, che è contenuto nell'articolo 15 della legge finanziaria dello Stato 2002. Non della legge finanziaria in fieri, della finanziaria nazionale già fatta, quella che è diventata legge dello Stato e che costringe le regioni e gli enti locali ad una serie di adempimenti ai quali, finché vige quella legge, non si può sfuggire. E` quella legge dello Stato italiano che dichiara la gestione dell'acqua nel novero della gestione dei servizi relativi ai prodotti industriali; e noi abbiamo contestato, alla pari di tante altre regioni italiane di diverso colore politico, che hanno impugnato nanti la Corte Costituzionale, appunto per incostituzionalità, quell'articolo 15 della finanziaria nazionale, perchè lede i diritti, le prerogative, i poteri delle regioni e dei comuni, i quali, dovendo gestire un bene naturale essenziale come l'acqua, possono decidere, essendo liberi, nell'interesse delle loro comunità, di affidare in tutto o in parte a privati la gestione di quei servizi, o possono anche decidere di gestirla in proprio o di gestirla tramite aziende pubbliche. Non si può imporre con legge ai gestori dei servizi essenziali, di cui sono titolari gli enti locali di avviare entro un certo tempo una procedura di privatizzazione.
Badate, di privatizzazione della gestione, non di privatizzazione delle strutture, perchè ben s'intende gli acquedotti li devono fare lo Stato, la regione, il comune con i danari pubblici, mai e poi mai che il privato debba fare acquedotti, o reti, o dighe, no, tutto questo lo deve fare lo Stato, lì si conserva, come dire, la prerogativa pubblica. Dove non si conserva la prerogativa pubblica è nella gestione del servizio, cioè dove c'è da guadagnare, cioè nel dare l'acqua, nel vendere l'acqua, nel fissare tariffe, e lì si guadagna. Lo ha detto lo stesso Presidente Pili nella sua replica, vantandosi che la Regione sarda avrebbe contenuto entro il livello minimo possibile del 30 per cento la quota di capitale privato, perché si poteva arrivare fino al 50, e questo consentirebbe di contenere, se non proprio di calmierare, le tariffe; il che vuol dire che si riconosce implicitamente che più si privatizza più aumenta il costo dell'acqua. Se no perché ci si vanterebbe di aver deciso di prevedere il livello minimo di partecipazione di capitale privato, anche con l'obiettivo di mantenere bassa la tariffa? Se non si privatizza niente è chiaro che si può ridurre ulteriormente la tariffa. Però è vero, la Regione, allo stato delle cose, non può non privatizzare, entro i termini che la legge prevede, una parte della gestione, perché lo impone quella legge dello Stato. Quella legge dello Stato, molte Regioni, ripeto, di diverso segno politico, l'hanno impugnata, noi chiediamo che anche questa Regione compia il gesto che hanno fatto altre Regioni, e accompagni le altre Regioni italiane, e gli altri enti locali di fronte alla Corte Costituzionale, accompagni gli altri soggetti istituzionali e le buone ragioni delle autonomie locali nel contestare quell'articolo 15 della finanziaria nazionale, per riaffermare che l'acqua è un bene naturale, che l'acqua non è un servizio industriale, e che deve procedersi alla gestione ottimale sia nella previsione e nella dotazione delle strutture, ma anche nell'attività di servizio che poi è quella che incide di più nel costo finale del bene acqua. Tutto qui, è una proposta stravolgente? E` una proposta che, come dire, travolge il sistema? E` eversiva? No, è del tutto moderata, del tutto logica e del tutto ragionevole. Quello che non è ragionevole è che, quando si vuole dare un contributo in un'assemblea politica, istituzionale, di massimo livello come questa, passino le intemperanze, passino le cose svelte e cessi l'interlocuzione, cessi la dialettica e qualche volta persino il rispetto reciproco.
Il senso dell'emendamento è questo, ed è un emendamento che noi proponiamo all'attenzione di tutto il Consiglio; ovviamente lo proponiamo come arricchimento e specificazione innanzitutto della mozione che era la mozione dell'opposizione o per meglio dire delle opposizioni, e quindi innanzitutto la nostra richiesta è rivolta a quelle parti che insieme a noi, e noi insieme a loro, hanno elaborato la mozione originaria. Ora apprendiamo che, per scelta condivisibile, da chi l'ha fatta questa scelta, legittima, la gran parte dei Gruppi proponenti decidono di ritirare la mozione, ed in luogo della mozione presentano un ordine del giorno che a noi pare che, nella sostanza, mantenga il contenuto della mozione stessa. Ragione per la quale, fatta questa precisazione, dato questo nostro doveroso contributo, noi riteniamo di poter dichiarare fin d'ora di condividere l'ordine del giorno numero 1 con pochi adattamenti, integrandolo con l'emendamento che noi abbiamo proposto. Proponiamo quindi l'ordine del giorno numero 3 che ripercorre il contenuto dell'ordine del giorno numero 1 con la proposta migliorativa del contenuto dell'emendamento alla mozione. Se ne potrà chiedere, se altri vorranno distinguersi, la votazione per parti, per cui non succederà nulla se, nella chiarezza delle posizioni, nel rispetto reciproco che vale oggi come doveva valere ieri e dovrebbe valere domani, noi procederemo in questo modo a stabilire convergenze unitarie e maggiore produttività politica, nella chiarezza dell'attività complessiva che il Consiglio regionale compie, e che anche le opposizioni quando vogliono, possono e dovrebbero condurre insieme.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cogodi; le chiedo se, con la presentazione dell'ordine del giorno numero 3, anche per voi la mozione s'intende ritirata.
COGODI (R.C.). La presentazione dell'ordine del giorno corrisponde al ritiro anche per noi della mozione.
PRESIDENTE. Sospendo per 10 minuti la seduta in attesa dell'ordine del giorno numero 3.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(La seduta viene sospesa alle ore 18 e 32, viene ripresa alle ore 18 e 45.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Come il Presidente Sanna aveva già annunciato, la mozione è stata ritirata. È stato presentato l'ordine del giorno numero 3. Se ne dia lettura:
LICANDRO, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO COGODI - ORTU
a conclusione della discussione della mozione n. 91 concernente lo stato di attuazione della legge regionale n. 29 del 1997 e sul Piano d'ambito adottato con ordinanza n. 321del 30 settembre 2002 del Commissario Governativo per l'emergenza idrica in Sardegna,;
RICHIAMATAla mozione n. 77 del 12 luglio 2002 sulla gravissima emergenza idrica della Sardegna e sulle iniziative necessarie per governare una risorsa vitale per lo sviluppo dell'Isola;
PRESO ATTOdel dibattito consiliare;
impegna la Giunta regionale
1. a indire, entro e non oltre il 30 novembre 2002, le elezioni dell'assemblea dell'autorità d'ambito ed a sospendere, in attesa dell'insediamento degli organi di governo della A.T.O., l'adozione della convenzione tipo di cui all'art. 14 della legge regionale n° 29/97;
2. a modificare il piano d'ambito adottato nella direzione volta:
- alla revisione delle tariffe previste con particolare attenzione alla tutela delle fasce più deboli della società e delle aree svantaggiate;
- a prevedere, al fine di conseguire l'obiettivo dell'abbattimento dei costi di gestione e del risparmio della risorsa pubblica maggiori investimenti pubblici necessari per la riqualificazione delle reti idrico-fognarie esistenti e per l'attivazione di campagne educative sull'uso della risorsa idrica;
3. a garantire la gestione pubblica del servizio idrico integrato, salvaguardando i livelli occupativi;
4. alla previsione di una articolazione territoriale dell'attuale ambito unico in più sub-ambiti gestionali, in coerenza con il piano acquedottistico regionale;
5. a riaffermare la competenza primaria della Regione Sardegna in materia di governo delle acque e delle relative opere pubbliche, respingendo diverse e contrastanti impostazioni che non trovino riscontro negli atti di programmazione del Consiglio regionale.
6. a contestare sul piano politico le scelte del Governo nazionale; ad impugnare e sostenere con ogni mezzo la eventuale impugnativa degli Enti Locali, per incostuzionabilità, dell'art. 35 della Legge Finanziaria 2002 della Stato nella parte in cui dispone l'obbligo per le Aziende speciali pubbliche e per gli Enti Locali del procedimento di privatizzazione dei servizi di carattere industriale, fra cui si fa ricadere anche la gestione dell'acqua. Poiché l'acqua è un bene naturale, di cui deve essere garantito innanzitutto l'uso sociale, attraverso strumenti efficaci gestiti dal potere pubblico, a partire dal potere locale. (3)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Chiedo di parlare sulla modalità di votazione dell'ordine del giorno numero 1.
PRESIDENTE. Onorevole Spissu gli ordini del giorno, come lei sa, in base al Regolamento, essendo stati presentati dopo la chiusura della discussione, non possono essere illustrati, ma la Giunta deve esprimere il proprio parere, poi ci saranno le dichiarazioni di voto e lei potrà chiedere di intervenire.
Per esprimere il parere della Giunta su tutti e tre gli ordini del giorno, ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
PILI (F.I. - Sardegna). Presidente della Giunta. Grazie Presidente, esprimo il parere contrario della Giunta sugli ordini del giorno numero 1 e numero 3, e il parere favorevole sul numero 2. Per quanto riguarda i temi proposti dai due ordini del giorno sul quale la Giunta esprime il parere contrario, mi soffermo, così come ho cercato di fare stamane nella mia replica...
FADDA (La Margherita - D.L.). Deve esprimere solo il parere e non soffermarsi.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, il Regolamento lo consente, lo consentiamo a tutti, anche nelle dichiarazioni di voto.
FADDA (La Margherita - D.L.). Non è una dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Sì, ma il Presidente Pili sta esprimendo un parere, onorevole Fadda abbia pazienza, lasci che la Giunta motivi il parere contrario, io non credo che possiamo essere lapidari e dire solo sì o no, ci sono evidentemente ragioni per dire sì e per dire no, peraltro viene concesso a qualsiasi consigliere di argomentare le proprie posizioni avendo un minimo di tempo. Il Presidente, per Regolamento, ha dieci minuti di tempo per esprimere il suo parere, lasciamogli i dieci minuti che gli spettano, e poi lei trarrà le conclusioni che vorrà.
FADDA (La Margherita - D.L.). Dieci minuti?
PRESIDENTE. Sì, il Regolamento, onorevole Fadda, se si avvicina glielo leggo. Vuole continuare, per cortesia, Presidente?
PILI (F.I. Sardegna). Presidente della Giunta. Mi dispiace che si voglia impedire anche la motivazione di un parere, anche perché, se non lo facessimo, probabilmente si direbbe che abbiamo un pregiudizio rispetto agli ordini del giorno presentati. Per quanto riguarda alcuni temi in particolar modo, io vorrei soffermarmi sulla impraticabilità di alcune questioni sollevate. Quando si parla di modificare il piano d'ambito in direzione della revisione delle tariffe non si prende atto della norma, si dimostra una scarsa conoscenza della norma. Il modello normalizzato approvato nel '96 dal Governo, che ha stabilito il metodo per delineare le tariffe, è stato deliberato dall'autorità di vigilanza sulle risorse idriche, e quindi è impossibile proporre questo. Io avrei compreso una proposta in tal senso se si fossero riscontrati degli errori, cosa che evidentemente non risulta.
Si dice: "Con attenzione alla tutela delle fasce più deboli della società e delle aree svantaggiate", ma questo è assolutamente improponibile perché la norma vieta una articolazione territoriale e per fasce. Io vorrei dire che in questo caso è possibile intervenire, ma è possibile intervenire con risorse finanziarie specifiche attribuite agli enti locali che direttamente intervengano a favore delle fasce più deboli. Ma non è assolutamente proponibile in termini normativi l'adesione ad una richiesta di revisione e di differenziazione delle tariffe, anche perché la legge 29 che voi avete approvato prevede la tariffa unica regionale, che era un sistema per evitare le sperequazioni territoriali e per riportare tutti a una tariffa unitaria. Quindi proporre oggi questa questione non ha alcun tipo di valenza né sul piano tecnico, né su quello politico, tanto meno su quello amministrativo.
Per quanto riguarda l'abbattimento dei costi di gestione e del risparmio della risorsa pubblica con maggiori investimenti pubblici, anche in questo caso si omette di tener conto della percentuale del 30 per cento che vincola la soglia minima della partecipazione privata prevista in legge, ed è evidente che se noi dovessimo aumentare la soglia della partecipazione pubblica agli investimenti, verrebbe meno quel vincolo che a livello comunitario è stato fissato come elemento di equilibrio tra la partecipazione pubblica e quella privata. Quindi è evidente che anche questa proposta è assolutamente non corrispondente alle norme vigenti, quindi appare demagogia pura.
Per quanto riguarda l'affidamento diretto agli attuali enti gestori, abbiamo già detto che vi sono delle indicazioni, contenute puntualmente nell'ordine del giorno numero 2, alla previsione di una articolazione dell'attuale ambito unico in più sub-ambiti in coerenza col piano acquedottistico regionale. Mi soffermo soltanto un attimo per giustificare il parere contrario della Giunta, io vorrei soltanto ricordare che il piano acquedottistico regionale prevede 49 schemi. Allora, qui va detto che, se dobbiamo fare le articolazioni in più sub-ambiti, in relazione al piano acquedottistico regionale, stiamo ripercorrendo una strada di frammentazione che certamente non è opportuna.
FADDA (La Margherita - D.L.). Questo disegno di legge è stato proposto da Ladu e approvato anche dalla Giunta.
PILI (F.I. Sardegna). Presidente della Giunta. Gli schemi idrici sono 49.
PRESIDENTE. Chiedo scusa. colleghi, poi ci saranno le dichiarazioni di voto e ognuno potrà esprimere anche opinioni contrarie ma adesso facciamo fare al Presidente le dichiarazioni che deve fare sugli ordini del giorno, senza commenti.
Presidente Pili la prego continui.
PILI (F.I. Sardegna). Presidente della Giunta. Per quanto riguarda il quinto punto del primo ordine del giorno, anche in questo caso mi pare di dover dire che tutti i provvedimenti che sono stati adottati hanno avuto non solo il consenso del Governo regionale, ma sono stati proposti dal Governo regionale a quello nazionale, quindi va assolutamente respinto il tentativo di far passare i provvedimenti approvati con l'accordo di programma quadro da una parte e con il successivo accordo relativo alla legge obiettivo, come opere imposte alla Regione Sarda, ma è avvenuto l'esatto contrario.
Per questo motivo ribadisco il parere contrario della Giunta sull'ordine del giorno numero 1 e conseguentemente su quello numero 3 che ha una impostazione simile, e esprimo un parere assolutamente favorevole sull'impostazione e sulle scelte che vengono proposte sull'ordine del giorno numero 2.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1,
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Chiedo la votazione per scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno numero 1 è stata chiesta la votazione a scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico dell'ordine del giorno numero 1.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 73
Votanti 72
Astenuti 1
Maggioranza 37
Favorevoli 38
Contrari 33
Voti nulli 1
Il Consiglio approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU -SANNA Alberto - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
PRESIDENTE. Colleghi, abbiamo bisogno di qualche minuto, perché, avendo approvato questo ordine del giorno, dobbiamo valutare gli altri due ordini del giorno perché non possiamo votare di nuovo su cose che abbiamo già votato, com'è previsto dal Regolamento.
L'ordine del giorno numero 2 di fatto decade, per cui non lo mettiamo in votazione.
Dell'ordine del giorno numero 3 dobbiamo votare il sesto paragrafo, che è aggiuntivo rispetto all'ordine del giorno che abbiamo già votato. Pertanto chiedo ai colleghi di prendere posto perché dobbiamo procedere alla votazione.
Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione il punto 6 dell'ordine del giorno numero 3. Chi lo approva alzi la mano. Cosa c'è, onorevole Cogodi?
Cogodi (R.C.). E' ancora consentito fare dichiarazioni di voto?
PRESIDENTE. Ho già chiesto ai consiglieri di alzare la mano per esprimere il proprio voto, onorevole Cogodi, ma se lei vuole fare una dichiarazione di voto, ha facoltà di parlare.
COGODI (R.C.). Prima di chiedere di alzare la mano, lei deve consentire che si possano espletare tutte le procedure che il Regolamento prevede, ivi compresa la possibilità, per i consiglieri che lo ritengono, quando si tratta di voto palese, così come noi chiediamo, di fare una dichiarazione di voto.
Noi abbiamo preso atto, con tutta la soddisfazione che la situazione consente e suggerisce, del fatto che a voto segreto il Consiglio regionale ha approvato già, e quindi pure noi abbiamo approvato già la gran parte dell'ordine del giorno numero 3, che fino al punto 5 esattamente ripercorre e coincide, perché sono i punti della mozione unitaria che avevamo presentato e discusso, con il contenuto dell'ordine del giorno che abbiamo già votato. Abbiamo già detto e giova che, seppure con poche parole, ripetiamo e ribadiamo che l'ordine del giorno numero 3 contiene, rispetto al numero 1, che abbiamo già approvato, solo un'indicazione ulteriore che noi sottoponiamo alla valutazione del Consiglio in termini di estrema chiarezza.
E' appunto quello che era contenuto nell'emendamento alla mozione che è stato trasferito nell'ordine del giorno, chiediamo cioè - e il Consiglio regionale lo dovrebbe fare con tutta tranquillità, anzi, alla luce dell'ordine del giorno già approvato, lo dovrebbe fare ancora di più, siccome altre Regioni italiane ed enti locali hanno impugnato di fronte alla Corte Costituzionale la norma di cui all'articolo 35 della finanziaria 2002 dello Stato, perché quella è la fonte di molti mali, quell'articolo 35 della finanziaria nazionale che attiva quel processo di privatizzazione, in materia di gestione di un bene naturale, prezioso e indispensabile, per la vita civile innanzitutto, come l'acqua - chiediamo che anche il Consiglio regionale della Sardegna, così come tanti altri consigli regionali - si assumano le informazioni del caso - impugni per incostituzionalità l'articolo 35 della finanziaria nazionale. Perché? Perché lede i diritti di autonomia della Regione e degli enti locali, perché impone un processo di privatizzazione di un bene e della gestione di un bene naturale come l'acqua. E' inutile che qui si vogliano fare tante dichiarazioni forti di autonomia - e ne sentiremo tra poco, quando esprimeremo un parere sulle modalità di revisione dello Statuto - se quando poi in concreto dobbiamo difendere le prerogative del potere autonomistico, se lo Stato decide di espropriare dei loro diritti la Regione e gli enti locali anche nella gestione dell'acqua, c'è una specie di acquiescenza, di subalternità, perché mai? Non si offende nessuno, credo, né cadrà il Governo nazionale, se il Consiglio regionale della Sardegna, alla pari di tante altre Regioni d'Italia, richiede le tutele, le garanzie costituzionali, restituendo al sistema autonomistico la facoltà, quindi la possibilità di decidere le modalità di gestione della risorsa acqua, ivi comprese le modalità pubbliche, ivi comprese le modalità private …
PRESIDENTE. La prego, concluda, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Ivi comprese le modalità private, ma ivi comprese le modalità pubbliche se fossero più convenienti.
Alla luce dell'ordine del giorno già approvato, io credo che questa ulteriore specificazione contenuta al punto 6 sia di grande aiuto anche per l'impostazione delle attività future del Governo della Regione, naturalmente se il Governo della Regione sarà un po' diverso da questo e più attento agli interessi generali della Regione di quanto non lo sia stata fino ad oggi la Giunta Pili.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 3.
(Segue la votazione)
PUSCEDDU (D.S.). Signor Presidente, io intendevo votare a favore ma per errore mi sono astenuto.
PRESIDENTE. Onorevole Pusceddu, ne abbiamo preso atto.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SCANO - SELIS - SPISSU.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RASSU - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 69
Votanti 68
Astenuti 1
Maggioranza 34
Favorevoli 28
Contrari 40
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca ora la discussione del documento numero 45/A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna, relatore.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.), relatore. Signor Presidente, colleghi, io mi rimetto in larga misura alla relazione e al parere che la prima Commissione ha espresso, tenendo conto che l'ha espresso all'unanimità.
Mi limito a rilevare come questo disegno di legge costituzionale si propone un ripristino delle condizioni di specialità e di differenziazione della specialità rispetto all'allineamento che la legge costituzionale numero 3 del 2001 di fatto aveva introdotto eliminando i caratteri di marcata specialità delle Regioni ad autonomia differenziata. La legge si limita, per quanto riguarda la Sardegna, a esplicitare, all'articolo 3, che le modificazioni dello Statuto sono approvate previa intesa col Consiglio regionale. Viene ripristinato così il principio pattizio in base al quale qualunque modifica deve avvenire attraverso una procedura bilaterale.
Io credo che questa proposta abbia un senso - a parte l'attenzione dell'Aula - soprattutto per quel traguardo delle ulteriori forme e condizioni di autonomia che sono contenute nelle modifiche dell'articolo 116 della Costituzione.
La proposta di legge, infine, non si pone in contrasto con le precedenti deliberazioni del Consiglio regionale della Sardegna, nel senso che ripristina una potestà dell'autonomia speciale, ma non nega la possibilità che questa possa conseguire livelli più avanzati e più determinati della propria autonomia.
Per il resto, mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanna. Come i colleghi sanno si tratta di un parere, quindi il parere va espresso con la votazione dell'ordine del giorno che è stato presentato dai consiglieri Sanna Gian Valerio, Spissu, Fadda, Balia e più.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C). Voglio fare una rapida dichiarazione su questa questione, che si compone di un parere che dev'essere espresso attraverso un ordine del giorno. Ordine del giorno che io vorrei avere, perché non so se è stato distribuito, però prendo atto di quello che è stato detto, che l'ordine del giorno riprende la relazione della Commissione.
Se è così. inviterei qualche collega a compiere un piccolo sforzo perché argomenti di questa natura non vengano liquidati come semplici adempimenti formali. Il Consiglio regionale della Sardegna sta esprimendo un parere su una questiona di estrema rilevanza. È vero che la fatica pesa, che le giornate sono lunghe, che è accaduto anche qualcosa di molto importante poco fa, è vero, però questa non è una buona ragione per cui su questioni così rilevanti non si intervenga, non si ascolti, si continui bellamente a parlare d'altro.
Se ci fossero delle novità - intendo delle buone nuove - che riguardino il Consiglio regionale, che riguardino la Sardegna, quale per esempio la già pervenuta lettera di dimissioni del presidente Pili, converrebbe dirlo subito...
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego, continui. Che ci sia qualche collega distratto, non è la prima volta, capita a tutti.
COGODI (R.C.). Che ci sia qualche collega distratto va bene, ma che lei ritenga...
(Interruzioni)
Tanto, guardi, staremo qualche giorno ancora in questo Consiglio regionale, si regoli, garantisca la serietà dei lavori del Consiglio regionale!
PRESIDENTE. Io questo lo chiedo a tutti, onorevole, continuamente, e capita a turno un po' a tutti di essere distratti.
COGODI (R.C). Se i colleghi, non io, ma più volte, di diverse parti politiche…
PRESIDENTE. Mi scusi un secondo. Assessore La Spisa, può tornare, per gentilezza al suo posto?
COGODI (R.C.). …devono implorare di non essere disturbati, non di essere ascoltati - perché c'è anche la facoltà di non ascoltare - ma di non essere disturbati, chi deve garantire che non siano disturbati? Lo deve garantire il Presidente del Consiglio, se vuole fare il Presidente del Consiglio, ma non siamo così sicuri che lo voglia fare!
Dicevo che l'argomento che è posto all'attenzione del Consiglio è posto in ora tarda, è posto in esito a una giornata faticosa di lavoro, è posto in esito a un accadimento politico di grande rilevanza, perché il Presidente della Giunta e la Giunta intera sono stati messi in minoranza un attimo dopo che hanno rilasciato una dichiarazione ritenuta fondamentale per l'azione di governo, condividendo, come fatto di estrema rilevanza, il contenuto di un ordine del giorno che invece di fatto è stato respinto perché è stato approvato quello di natura diversa e contraria.
Più smentita politica di questa, più manifestazione di sfiducia politica di questa, nei confronti del Presidente della Giunta e della Giunta intera! Quale manifestazione di sfiducia più grave di questa può esserci? Non vorremmo che ancora una volta si facesse finta che in questa Regione la democrazia è sospesa, e che l'autonomia sia un alibi perché non si rispettino le regole elementari della democrazia e anche della decenza politica. Noi pensiamo che il gesto immediato del Presidente, che si è alzato dalla sua sedia e si è mosso un po' intorno, sia coinciso col fatto che abbia già consegnato al Presidente del Consiglio la sua lettera di dimissioni e aspettiamo di averne lettura.
In relazione, invece, al tema sottoposto all'attenzione del Consiglio non è sufficiente dire: "Liquidiamo questa questione con un parere unanime e tutto va bene!" Tutti sapete e sappiamo che in questa materia di relazioni istituzionali fra Stato centrale e Regione autonoma e ragioni della specialità è aperta una questione di prima grandezza che non attiene solo alle procedure, ma che attiene alla qualità dell'autonomia, alla capacità dell'autogoverno, ai poteri della Regione e al modo in cui questo sistema di relazioni possa e debba essere migliorato, non puramente e semplicemente garantito nelle procedure, ma migliorato nella sostanza, nel merito. Cioè, si dice, un nuovo Statuto di autonomia con più ampi poteri e con più incidenti e rilevanti garanzie di esercizio dei diritti e di soddisfazione dei bisogni dei cittadini in questa regione.
Ora accade che parlamentari nazionali di cui non ricordo esattamente il nome, Rollandin, e anche Thaler Ausserhofer, mi pare di capire che siano parlamentari nazionali delle zone di confine (intendevo il confine nord, poi ci sono anche quelli del confine sud), propongano una norma che ha la sua validità, ma non ogni cosa che è valida, è di per sé sufficiente. Cioè dicono questi signori parlamentari nazionali: "Qualora si modifichi lo Statuto di una Regione autonoma, su quelle modifiche dev'essere acquisito il parere positivo", cioè si deve concordare, in buona sostanza, ci dev'essere un'intesa con il Consiglio regionale della Regione interessata. C'è da dire: meglio di niente! C'è da dire: ci mancherebbe! Però siccome potrebbe anche non accadere, è giusto che chi propone una cosa che è poco poco più avanti rispetto al sistema attuale, non venga - come dire - maltrattato. E` poco poco più avanti la procedura, o almeno si propone che sia, perché questa è una proposta di legge, non è mica una legge, quindi va bene, però non si risolve il problema, non facciamo finta di aver risolto alcun problema.
Già in Commissione io ho sollevato alcune obiezioni e alcuni elementi di riflessione. Per esempio per quanto riguarda questa procedura di intesa, parliamo di Statuto di autonomia, quindi di legge di rango costituzionale, e la modifica della Costituzione avviene con certe garanzie, con la richiesta di una maggioranza qualificata per l'approvazione e con la doppia lettura nelle Camere, non basta la maggioranza semplice del Parlamento per modificare la Costituzione, ivi compreso lo Statuto di autonomia che è norma di rango costituzionale.
Noi ci troveremmo invece, in ipotesi, in un Consiglio regionale dove una maggioranza semplice potrebbe determinare l'approvazione di modifiche anche disinvolte. Chi l'ha detto che le modifiche possono essere solo migliorative? Le modifiche possono essere anche peggiorative e la garanzia della maggioranza qualificata per esprimere questo parere di intesa, per il Consiglio regionale della Sardegna, non c'è. Io devo dire onestamente: a vedere come si comportano le maggioranze semplici, poi si tratta di vedere le maggioranze qualificate, qualche volta le maggioranze qualificate si comportano anche peggio, qualificate intendendo molto estese nel numero, pensiamo ai governissimi che hanno fatto le cose peggiori, sotto il profilo della gestione del governo. Perché è chiaro che dove si attenua la forza dell'opposizione, quindi anche del controllo democratico, è chiaro che una maggioranza che è stramaggioranza pensa di poter fare quello che vuole, e il più delle volte lo fa anche, perché dove si attenua la forza dell'opposizione, è chiaro ed evidente che quella stragrande maggioranza fa un po' quello che vuole, travolgendo i criteri non solo di buon governo ma anche di buona condotta, qualche volta.
Per esempio, poco fa, questo Consiglio regionale non ha voluto contestare, sul piano costituzionale, una norma del Parlamento centrale che espropria questa Regione e gli enti locali dei loro diritti. Perché? Perché non vuole fare una critica al Governo centrale, però nel non voler fare una critica al Governo centrale, perchè Berlusconi si arrabbia, contestualmente si sancisce un torto, si riconosce e si accetta un esproprio di diritti propri della Regione e degli enti locali. Cioè una proposta ovvio di difesa dell'autonomia, poco fa la maggioranza semplice l'ha respinta perché è supinamente sdraiata sulla maggioranza di governo nazionale.
Questa è una prima riflessione, che una qualsiasi maggioranza semplice nel Consiglio regionale della Sardegna potrebbe dare pareri di conformità che modifichino lo Statuto e, ripeto, non sempre gli Statuti, essendo un sistema di regole e di norme, si modificano in senso migliorativo. Potrebbe essere anche una proposta peggiorativa e una qualsiasi maggioranza occasionale, supinamente sdraiata, come lo è quella attuale rispetto al Governo Berlusconi, potrebbe anche dare un parere che tocca i diritti, i poteri e le prerogative fondamentali dello Statuto di autonomia. Quindi, non è sufficiente concordare, bisogna vedere a che livello, con quali procedure rafforzate anche qui, oltre che nel Parlamento nazionale, avviene questa contrattazione e l'acquisizione e la convergenza delle volontà.
Seconda questione, o riflessione se volete: lo Statuto di autonomia, quando è stato modificato, e modificato anche profondamente, il più delle volte è stato toccato e colpito non da leggi nazionali che portassero nel frontespizio "Proposta di modifica dello Statuto sardo", il più delle volte lo Statuto di autonomia, norma costituzionale, è stato modificato con norme innovative, sempre di rango costituzionale, ben si intende, che non dichiaravano nel titolo tale obiettivo, quindi in quelle ipotesi la procedura pattizia non funzionerebbe perché lo Statuto sarebbe modificato in modo implicito.
(Interruzioni)
COGODI (R.C). Ma la vuoi smettere Corona? Io non so più che cosa fare. Non è che voi siete stanchi e io no. Sarò anche, oltre che duro, forte come una roccia, però non è possibile intervenire qui in questo modo. Presidente, suoni piano piano quel campanello, faccia star zitti quelli che sono qui. Corona, te ne vuoi andare al tuo posto? Io penso che non stiamo dicendo cosette, non stiamo giocando, poi se qualcuno pensa che qui si giochi, giocate!
PRESIDENTE. Qui non sta giocando nessuno. Se l'onorevole Corona si sposta come capita a tutti…
COGODI (R.C.). Ma non è che si sposta, è qui che chiacchiera in continuazione e, se permette, sto chiedendo solo di poter svolgere un ragionamento, mi pare che non stia raccontando storielle e barzellette.
PRESIDENTE. Ma lei lo sta svolgendo, i colleghi sono tutti molto attenti, che cosa vuole che dica? Onorevole Corona.
CORONA (F.I.-Sardegna). Mi sono avvicinato per ascoltare, Presidente.
COGODI (R.C.). Allora ascolta zitto! Se ti sei avvicinato per ascoltare hai fatto benissimo, c'è il rischio che impari anche qualcosa.
Dicevo che il più delle volte è accaduto che le norme del nostro Statuto siano state modificate non con proposte di legge che portassero nel frontespizio "Modifiche dello Statuto sardo", ma sia stato modificato, in modo indiretto, attraverso altre iniziative; da ultimo, per esempio, abbiamo scoperto che i Tribunali hanno dichiarato nulle e inefficaci norme della nostra Regione in materia, per esempio, di regolazione dell'albo degli appaltatori, che erano valide quando il Consiglio le ha votate, ed erano validi i Decreti della Giunta, quando li ha varati. Sono diventati inefficaci e nulli nel momento nel quale, con il riordino del Titolo V della Costituzione, attraendo lo Stato alla sua competenza centrale alcune materie in via esclusiva, ad esempio la concorrenza e tutto quello che si muove attorno alla dimensione economica della concorrenza, questo, secondo i Tribunali, avrebbe caducato, cioè reso nullo, espunto, cancellato parte dell'articolo 3 del nostro Statuto e quindi competenze importanti in materia economica.
E` quindi accaduto che sia stato colpito lo Statuto di autonomia attraverso un procedimento, giusto o sbagliato, questo dipende dai punti di vista per quel procedimento; la gran parte di voi (intendo dire delle forze politiche che sono presenti anche in questo Consiglio), per esempio, ha condiviso nel suo insieme quella modifica del Titolo V della Costituzione, ritenendolo un passo avanti, seppure contraddittorio, seppure timido rispetto alla situazione precedente sul tema del riconoscimento delle autonomie ed anche dello smistamento dei poteri e persino, qualcuno si avventurava a dire, del federalismo incipiente. Noi, per esempio, siamo stati contrari, ma non perché siamo centralisti, e abbiamo votato contro nel referendum, non perché non vogliamo più poteri all'autonomia e parità di dignità nelle istituzioni fra Regioni ad autonomia speciale e Stato, ma perché volevamo e vogliamo che di più e meglio queste potestà siano garantite, non solo affermate nelle carte, ma fatte vivere nella realtà della vita politica e istituzionale, cosa che nella vita non accade, come ogni giorno siamo costretti a valutare.
Sentiamo oggi che non l'opposizione estrema, non quei comunisti radicali, movimentisti, no global di Cogodi ed Ortu - per dire quelli che siamo qui oggi, ma anche Vassallo è d'accordo su questo - non noi, ma consiglieri di istituzioni autonomiste, di enti locali, oggi propongono interpellanze, interrogazioni e domande preoccupate circa la notizia che sta circolando, cioè che tutte le basi militari della Turchia, perché lì le elezioni sono andate in un certo modo, pare che possano essere dislocate in Sardegna. E sono consiglieri provinciali, locali, anche della destra, che quindi avranno qualche notizia più di noi, essendo più vicini al Governo; sarà più facile che Pisano dica qualcosa ad uno di Forza Italia di Sassari che non a me, o a Ortu, o a Vassallo da queste parti. E se quelle basi militari della Turchia, e se gli otto sommergibili nucleari, e gli ottomila uomini venissero portati a La Maddalena, nel Parco Naturale de La Maddalena, l'autonomia c'entrerebbe qualcosa? E se queste voci circolano già oggi, è possibile che non ci sia un accenno timido di un'informativa, che il potere costituito, il potere autonomistico, non si interroghi subito. Se ciò non è vero, tranquillizziamo subito l'opinione pubblica; ma se è vero, chiamiamo in piazza l'opinione pubblica.. Niente!
Qui può accadere di tutto in nome dell'autonomia, in questo riparo, sotto questo ombrello, dove pare che non debba piovere e non debba passare il raggio del sole - così intendete voi l'autonomia - si continua a svolgere placidamente e in modo sonnacchioso quella vita politico-istituzionale che voi ritenete essere il riparo e l'alibi dell'autonomia. Non è così!
Quindi di queste cose stiamo parlando. Esprimendo pareri in questo Consiglio regionale su procedure di revisione dello Statuto, noi ci stiamo ponendo non solo questioni rilevanti di modalità, ma questioni ben più vitali di obiettivi e di sostanza dell'autonomia, della politica e della vita in questa nostra Regione.
Per questo motivo, noi condividendo ed avendo dato un contributo in Commissione e volendolo dare anche in Aula su questo tema, per il modo, almeno apparentemente sbrigativo, con cui si stanno trattando queste questioni, esprimiamo una valutazione positiva nell'insieme ma non interamente soddisfatta di questa modalità e quindi il nostro voto, su questo parere, seppur con questo accenno di positività e con queste riflessioni, sarà un voto di astensione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
Scano (Gruppo Misto). Presidente, io intervengo, anche se solo per dire due parole perché mi dispiace che un tema di questo genere, che pure ha qualche rilevanza, passi in Aula senza un minimo di attenzione.
L'approvazione del disegno di legge costituzionale, su cui il Consiglio è chiamato ad esprimere un parere, senza risolvere il problema delle procedure e tanto meno dei contenuti degli Statuti delle Regioni a Statuto speciale, si può dire, credo con sufficiente consapevolezza, costituirebbe un passo positivo, parziale, sia chiaro, però positivo. La ragione è molto semplice, si tratterebbe, ove approvata dal Parlamento, di una norma che difenderebbe, nelle procedure di modifica degli Statuti delle Regioni speciali, di iniziativa parlamentare o governativa, le Regioni speciali da modifiche unilaterali, perché renderebbe indispensabile l'espressione di un parere, non solo, questo è già così, ma il raggiungimento anche di un'intesa.
In sostanza, una norma di questo genere, una volta divenuta norma costituzionale, impedirebbe il ripetersi di ciò che è ordinariamente avvenuto, credo a tutte le Regioni a statuto speciale, sicuramente a noi, cioè che le modifiche del nostro Statuto quasi mai sono state attivate da una procedure endogena, invece siamo stati destinatari, spesso inconsapevoli, talvolta disinformati, sicuramente del tutto inefficaci, di modifiche apportate al nostro Statuto su iniziativa del Parlamento o del Governo. Se venisse approvato questo piccolo ma importante e significativo disegno di legge costituzionale, questo non accadrebbe più.
Quindi credo che bene abbia fatto la prima Commissione a proporre al Consiglio, all'unanimità, un parere favorevole e bene farebbe il Consiglio ad esprimersi positivamente. Io concludo dicendo che dobbiamo essere consapevoli naturalmente che rimane in piedi tutta la discussione che è in corso in Sardegna, e anche nelle altre Regioni a Statuto speciale, ma noi ci occupiamo primariamente di noi, sui nuovi Statuti e sul nostro nuovo Statuto, sulle procedure per modificarlo, sui contenuti federalistici che noi, o molti di noi, pensano debbano caratterizzare il nuovo Statuto.
Quindi, tutta questa materia rimane in piedi, intanto diamo un parere positivo perché venga introdotta nell'ordinamento una norma di garanzia, di autodifesa, di autotutela che impedirebbe processi di modifica degli Statuti, come sono avvenuti, dicevamo, regolarmente nel passato, che vadano avanti nella nostra passività, nella nostra inerzia, nella nostra assenza di consapevolezza. D'ora in poi, se questo disegno di legge venisse approvato dal Parlamento, naturalmente con la procedura di revisione costituzionale, quindi la doppia lettura, eccetera eccetera, queste cose non avverrebbero più, e questo sarebbe un fatto parziale, non esaustivo della nostra riflessione e anche delle nostre rivendicazioni autonomistiche, però sicuramente positivo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita-D.L.). Anch'io parlerò brevemente su questo problema e anch'io non posso esimermi dall'iniziare questo breve intervento sottolineando la scarsa attenzione e l'inammissibile disinteresse che accompagna la trattazione di questo argomento che è fondamentale. Direi che, al di là del fatto che ciò che ci viene prospettato non sia il massimo, tuttavia si tratta di un argomento che potremmo definire rivoluzionnario perché finalmente crea i presupposti per far saltare il disposto dell'articolo 54 dello Statuto regionale che, così com'era espresso, era veramente inaccettabile.
Quindi, come dicevo, non è il meglio che ci viene proposto, però è quantomeno un segnale intelligente di attenzione e dimostra che qualcuno, anche fuori dall'Isola, sebbene magari per difendere interessi coincidenti, ha finalmente capito che bisogna cambiare qualcosa anche sotto questo profilo, cioè in relazione agli Statuti, all'approvazione delle modifiche degli Statuti delle Regioni a statuto speciale.
E` chiaro, basta leggere i nomi, è evidente che si tratta prevalentemente di parlamentari altoatesini e forse qualcuno del Friuli, non so se c'è qualche esponente della Valle d'Aosta. Peccato che manchi qualche parlamentare sardo. Questo, tutto sommato, dispiace, non vorrei che fosse un segnale di disinteresse, ma, quanto meno, si tratta del fatto che le persone (almeno mi auguro che sia questo il motivo) non sono state coinvolte nell'iniziativa nella quale compare anche il "Mostro Sacro Andreotti" che, passando le sue vacanze notoriamente in quel di Merano, evidentemente è entrato in contatto con costoro.
Comunque, venendo al nocciolo della questione, io personalmente mi sarei aspettato che la formula fosse un pochino più coraggiosa, cioè prevedesse che l'iniziativa dovesse comunque provenire dai Consigli regionali e comunque, visto che non sono né un separatista, né qualcosa del genere, che venisse poi concordata con l'istituzione parlamentare, cioè il contrario di ciò che succede ora. Però forse, data la situazione attuale, era pretendere troppo; io credo che ci sarebbe voluto un po' più di coraggio, comunque sono d'accordo sul fatto che si tratta di un segnale rivoluzionario, innovativo, che finalmente avvia la soluzione di questi problemi in quello che dovrebbe essere l'alveo naturale, stabilendo cioè che non si può approvare una modifica dello Statuto di una Regione autonoma senza il coinvolgimento dell'Assemblea della stessa Regione.
Credo che questo sia un principio fondamentale. Non è soltanto un problema di federalismo, è un problema di rispetto delle autonomie locali, di civiltà, di correttezza anche costituzionale, in senso lato, a prescindere dalle disposizioni specifiche.
Quindi bene ha fatto la prima Commissione ad approvare celermente il testo, e questo è un'ulteriore conferma del fatto che è una Commissione che sta lavorando veramente bene, con impegno, con serietà, con competenza e con scrupolo. Magari ce ne fossero altre che lavorano in questo modo, senza offesa per nessuno!
Quindi, senz'altro credo che questo parere si debba approvare, e mi auguro che venga approvato da tutti i colleghi, perché serva anche questo a mettere un tassello per la soluzione del problema che ci sta un po' tormentando da un paio d'anni, cioè la revisione dello Statuto, che dovremmo trovare il modo di risolvere tutti insieme, senza quelle contrapposizioni che finora ci sono state, che erano forse inevitabili, ma che a questo punto, a meno di un anno e mezzo dalla fine della legislatura, dovremmo essere in grado di superare, cercando di seguire l'ipotesi più ragionevole, più facile, più semplice e più rapida che salvi il rispetto dell'ordinamento costituzionale e statutario vigente, dei limiti che sono imposti e con quali dobbiamo misurarci, e allo stesso tempo garantisca il coinvolgimento della società sarda e, in particolare, del mondo delle autonomie locali, della cosiddetta società civile, cercando di seguire la strada più rapida, più svelta, più semplice e più elementare.
Con questo, in qualche modo, sto facendo riferimento a quella modestissima, elementare proposta di legge che io presentai oltre un anno fa, che mi sono permesso di richiamare recentemente con una lettera inviata a tutti i consiglieri, chiedendo loro una risposta che fino ad ora non è ancora arrivata, ma che comunque farebbe sempre in tempo ad arrivare.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
MASALA (a.n.) Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. La Giunta esprime il ringraziamento alla Commissione per il lavoro svolto, con riferimento al disegno di legge costituzionale presentato nel Senato della Repubblica con il numero 1238. Indubbiamente questo disegno di legge rappresenta un passo in avanti ulteriore rispetto all'ordinamento vigente, anche se non raggiunge gli obiettivi che questo Consiglio regionale si è proposto di ottenere attraverso la legge con la quale viene invocata l'istituzione della Assemblea costituente, ma indubbiamente rappresenta un notevole passo in avanti perché evidentemente sottrae al Parlamento nazionale il potere di modificare lo statuto delle Regioni a statuto speciale in modo unilaterale, e impone che sulla proposta di modifica degli statuti delle Regioni a statuto speciale intervenga obbligatoriamente l'intesa con il Consiglio regionale. Quindi è una affermazione di un principio che colloca i Consigli regionali in una posizione paritaria, sia pure un pochino differenziata, rispetto al Parlamento nazionale.
Pertanto si invoca evidentemente anche da questo Consiglio l'approvazione del parere della Commissione, quindi l'espressione di un parere favorevole a questo disegno di legge.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'ordine del giorno.
LICANDRO, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO SANNA Gian Valerio - SPISSU - FADDA - BALIA - BUSINCO - GIOVANNELLI - ONIDA - BIANCU - ORRU' - SANNA Salvatore - DIANA sul disegno di legge costituzionale n. 1238 (Modifica agli statuti delle Regioni a Statuto speciale).
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione del dibattito sul Documento n. 45/A - Richiesta di parere su disegno di legge costituzionale n. 1238 Atti Senato, d'iniziativa dei senatori Rollandin, Thaler Ausserhofer, Andreotti, Kofler, Peterlini, Michelini, Betta, Ruvolo e Salzano, recante "Modifica agli statuti delle regioni a statuto speciale", sul quale il Consiglio regionale deve esprimere il suo parere ai sensi del secondo comma dell'articolo 54 dello Statuto;
CONSIDERATO che il disegno di legge, sancendo che le modifiche degli statuti delle regioni ad autonomia speciale possono essere approvate soltanto previa intesa con le regioni interessate (intesa che si ritiene debba essere estesa a tutte le modificazioni o integrazioni degli statuti, oltre a quelle formalmente così titolate), propone una nuova e più moderna definizione delle autonomie speciali nel contesto ordinamentale italiano, facendo diventare centrale, nel processo di arricchimento "delle ulteriori forme e condizioni di autonomia", il principio della pattuizione e dell'intesa fra Stato e regione ed avanzando indirettamente un riconoscimento più marcato e sostanziale dei poteri di autogoverno delle specialità regionali, così da incidere in maniera significativa sulle opportunità introdotte dalla legge costituzionale n. 3 del 2001;
RITENUTO che il disegno di legge costituzionale non inficia altresì le precedenti determinazioni assunte dal Consiglio regionale della Sardegna in materia di riforma dello Statuto di autonomia, nel senso che colloca le potestà regionali ad autonomia speciale in una condizione istituzionale paritaria, certamente più vantaggiosa di quanto oggi previsto, e comunque non impedisce la ricerca e l'approdo verso più avanzate prerogative in materia di modifiche statutarie. Infatti il disegno di legge, mentre conferma che la modifica degli statuti speciali deve attuarsi attraverso lo strumento della legge costituzionale, proprio in virtù dei vincoli che questa esprime, sia per la Regione che per lo stesso Stato, tuttavia sottolinea come lo statuto di autonomia debba rappresentare nella sostanza il più alto livello di espressione della volontà e dell'identità della comunità regionale;
VALUTATO che complessivamente il disegno di legge in esame è coerente e rispettoso del diritto costituzionale del popolo sardo a darsi norme e principi di autonomia ed autogoverno e perciò rappresenterebbe una utile ed intelligente integrazione della complessiva riforma del titolo quinto della Costituzione rispetto alle realtà regionali ad autonomia speciale,
TUTTO CIÒ CONSIDERATO
esprime parere favorevole, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 54 dello Statuto speciale per la Sardegna, sul disegno di legge costituzionale n. 1238 (Modifiche agli statuti delle Regioni a Statuto speciale). (1)
PRESIDENTE. Credo sia superfluo chiedere il parere del relatore. La Giunta ha già espresso il proprio parere.
Metto in votazione l'ordine del giorno. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Colleghi, al punto 10 dell'ordine del giorno uno schema di norma di attuazione su cui il Consiglio deve esprimersi, che è all'ordine del giorno da moltissimo tempo, e poiché non mi pare che presenti particolare difficoltà, se i colleghi sono d'accordo, lo discutiamo.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore, consigliere Biancu.
BIANCU (La Margherita-D.L.), relatore. La presente norma di attuazione....
PRESIDENTE. Onorevole Biancu, abbia pazienza, mi pare di capire che c'è qualche contrarietà. Onorevole Cogodi, prego.
Cogodi (R.C.). A me dispiace dover esprimere contrarietà ma, in questo Consiglio, c'è chi sa e chi non sa. Si era previsto un ordine degli argomenti e noi abbiamo per altro sul tavolo le carte relative agli argomenti che si erano previsti. Ora ci si chiede di discutere uno schema di norme di attuazione, ma io non credo che uno schema di norme di attuazione sia una cosa qualsiasi. Non dico di non farlo, si tratta di una inversione dell'ordine del giorno e io non mi oppongo a questa inversione, chiedo il tempo per poter dare uno sguardo alle carte, per poter essere presente rispetto all'argomento che il Consiglio deve discutere.
PRESIDENTE. Devo chiedere scusa perché lei ha ragione, anche se devo ricordare a me stesso prima di tutto che questo argomento è da sei mesi all'ordine del giorno, però lei non era preparato giustamente a discuterlo stasera, ha perfettamente ragione.
SPISSU (D.S.). E' all'ordine del giorno da un anno e mezzo.
PRESIDENTE. Possiamo rinviarlo a domani mattina, così c'è tutto il tempo di valutarlo. Le chiedo scusa, onorevole Biancu. Riprenderà la parola domani mattina.
I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10 e 30.
La seduta è tolta alle ore 19 e 57.
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