Seduta n.8 del 15/09/1999 

VIII Seduta

(Pomeridiana)

Mercoledì 15 settembre 1999

Presidenza del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 16 e 02.

LODDO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 15 settembre 1999 (7), che è approvato.

Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche

del Presidente della Giunta

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta. Comunico che il Presidente Pili mi ha informato che renderà le sue dichiarazioni in sede di replica.

Ho fra gli iscritti a parlare un oratore del Gruppo D.S.-F.D., siccome non mi è stato dato né il nome, né il cognome, vorrei sapere di chi si tratta.

CUGINI (D.S.-F.D.). Non c'è nessun consigliere del Gruppo D.S.-F.D. che intende parlare.

PRESIDENTE. La prego di prendere posto e di informarci sulle intenzioni del suo Gruppo. Onorevole Cugini, l'oratore di questo Gruppo rinuncia a parlare?

CUGINI (D.S.-F.D.). Presidente, segua pure l'ordine dei successivi interventi.

PRESIDENTE. Allora l'oratore del Gruppo Democratici di Sinistra rinuncia al suo intervento. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari). Rinuncio all'intervento in segno di sdegno per la grave offesa inferta all'autonomia e al popolo sardo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Floris Mario. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (U.D.R.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori consiglieri, non possiamo non avvertire tutti, ne sono pienamente convinto, la gravità della condizione sociale ed economica che vive la nostra Isola; è un dato storico incontrovertibile, purtroppo certificato puntualmente anche dagli istituti statistici e di ricerca più qualificati. E` un dato che credo, al di là degli avvenimenti anche di stamattina, richiami tutti ad un senso di grande responsabilità ad utilizzare gli strumenti della politica unicamente per cercare le soluzioni più adeguate e rispondenti ai bisogni del popolo sardo. Questa consapevolezza porta a ribadire, nella solennità di questa Assemblea, che non è il momento di cercare responsabilità di qualunque natura, che pure ci sono, lo dico per il presente e lo dico per il passato, riguardo ad una crisi preoccupante e per certi versi drammatica soprattutto sul fronte dell'occupazione.

E` il momento invece a mio giudizio, e a giudizio dell'U.D.R., di analisi serene e oggettive, di individuazione dei problemi primari e prioritari da risolvere, di approntamento di strumenti adeguati e soluzioni concrete, insomma di fatti che possono essere verificati e toccati con mano soprattutto da parte di coloro che attendono da questo Consiglio alcuni provvedimenti importanti.

Ritengo anche che la ricerca delle responsabilità non vada fatta così, come con presunzione ogni Giunta regionale non può buttare alle ortiche quanto di buono è stato fatto anche in un recente passato ma, anzi, deve riproporlo e cercare di portarlo a compimento con i tempi rapidi che la società moderna ci impone.

Se continuiamo in questo Consiglio a fare le analisi politiche, mi si consenta, che io ho sentito anche all'inizio di questo dibattito, noi non andremo da nessuna parte perché anzi si sviano i problemi della Sardegna e ci si attarda su questioni che non hanno un significato, almeno da un punto di vista politico sostanziale; certo, è legittimo, ed è chiaro, che l'opposizione o la minoranza meno forte possa porre dei problemi che anche per noi hanno un significato politico.

Allora dobbiamo assumere - con la consapevolezza delle nostre forze e delle nostre capacità - l'unità sostanziale, la coesione morale, intellettuale e progettuale del popolo sardo come discriminante per vincere la battaglia nella quale siamo impegnati, una battaglia innanzitutto di civiltà politica e giuridica, essenziale per il progresso sociale ed economico della Sardegna.

Le ragioni della nostra scelta di far parte di questa maggioranza, di dare un apporto politico, culturale, programmatico e di uomini al nuovo Governo della Regione sono tutte all'interno di un percorso di coerenza e di chiarezza. L'azione politica, da noi finora svolta, è nota. Essa si è sviluppata con una connotazione specifica: la tutela e la valorizzazione della "sardità" intesa come valore generale, come strumento capace di generare processi di crescita e di sviluppo connaturati alla nostra Isola, al nostro popolo, a quell'immenso patrimonio di natura, ambiente, cultura, storia e tradizione che fanno ricca la Sardegna di fermenti originari e irripetibili.

Questo è un messaggio, onorevole Cogodi, che abbiamo rivolto a tutte le forze politiche, autenticamente regionaliste e autonomiste per costruire insieme il progetto di cambiamento che il popolo sardo ha sollecitato e sollecita con vigore; è un fronte sul quale siamo impegnati con convinzione per realizzare una nuova e moderna prospettiva di sviluppo della Sardegna, quella che chiamiamo la via sarda allo sviluppo e al cambiamento.

Le indicazioni espresse dal voto del 13 e del 27 giugno sono per noi inequivocabili, pur derivando da una legge elettorale iniqua, che deve essere presto cambiata; per garantire la democrazia dell'alternanza occorrono nuove regole; per conseguire reali obiettivi di sviluppo è necessario un progetto politico e culturale innovativo improntato agli ideali autonomistici del popolo sardo, ideali che per noi sono naturali, originali, irrinunciabili. Questa non è una strada facile, irta com'è anche di antichi e antistorici pregiudizi, retaggio di una cultura politica di subalternità che intendiamo superare con determinazione, convinti come siamo che è questa la strada del futuro della Sardegna.

Per raggiungere tale obiettivo abbiamo sollecitato, e lo facciamo anche in occasione della solennità di questo dibattito, quanti ritengono di condividere ideali e azione politica, pronti a recepire contributi positivi con la consapevolezza che, su questa strada di civiltà e di progresso, non è possibile tornare indietro se si vuole essere artefici del nostro destino e del nostro divenire. Gli elettori sardi hanno colto l'essenza di questo messaggio e hanno affidato, secondo noi, all'U.D.R. e ai Partiti di centro autonomisti e regionalisti la funzione di cerniera del cambiamento e della discontinuità.

La Casa comune dei sardi ha questi obiettivi. Bachisio Bandinu, nuovo direttore de "L'Unione Sarda", intellettuale di profonda cultura sarda, si è chiesto in un recente editoriale perché la Casa comune vuole incidere così fortemente sull'indirizzo politico della nuova Giunta regionale.

La risposta è nello stesso editoriale, una risposta che condividiamo perché riteniamo coerente e giusta: la Casa comune pone il territorio, quindi i fermenti umani, culturali, storici ed economici della Sardegna, presenti nelle città e nei piccoli comuni del cuore dell'Isola, come fulcro delle maggiori questioni sociali, politiche e imprenditoriali, dunque centro di decisioni, interessi e valori.

E' la stessa concezione dell'autonomia a rappresentare la pietra angolare del nuovo impegno politico che perseguiamo e sollecitiamo. L'autonomia e la specialità non sono concessioni, seppure illuminate, dello Stato centralista e accentratore, oggi più che mai contro questa logica noi intendiamo combattere e combatteremo; la strada che il Parlamento italiano sta purtroppo percorrendo non ci piace, e contrasta con gli ideali del popolo sardo mantenuto ai margini del dibattito e del confronto.

L'autonomia speciale della Sardegna è un'entità giuridica e politica naturale e originaria, come ebbe a definirla 50 anni fa il compianto Salvatore Mannironi; la Sardegna come popolo e la Regione sarda devono riappropriarsi di questa caratterizzazione, devono farlo subito prima che sia troppo tardi, attraverso una forte azione politica unitaria perché ciò rappresenta il cardine del nostro futuro.

E` necessario ribellarsi a qualsiasi tentativo dello Stato (lo diceva Mario Melis, da Presidente della Regione, nel 1985 intervenendo ai lavori della Commissione Bicamerale per le Questioni regionali presieduta dall'onorevole Cossutta) di lasciare la Regione, come purtroppo sta avvenendo oggi, fuori da ogni forma di partecipazione e concorso alla definizione del nuovo assetto dei poteri costituzionali e istituzionali.

Oggi purtroppo sta avvenendo quanto Mario Melis denunciava, il Governo e il Parlamento hanno operato in questi ultimi anni, e stanno operando in questi giorni, in maniera sistematica verso questa direzione, espropriando il potere autonomo di reali capacità di governo, con continue invasioni di campo anche attraverso il surrettizio ricorso a leggi ordinarie, che hanno soltanto il nomen iuris di riforma economico-- sociale, ma che sostanzialmente sono volte a recuperare competenze regionali al potere centrale. Si è andata così spegnendo, in questi ultimi anni, la cultura dell'autonomia con la colpevole acquiescenza o talvolta con la voce fioca della Regione e dei poteri locali.

Contro questo stato di cose intendiamo riprendere con vigore la battaglia autonomista e delle specialità, la quale è fonte - come dicevano anche alcuni colleghi che sono intervenuti prima di me - di democrazia e di responsabilità, condizioni essenziali per costruire gli assetti civili, le strutture economiche, le elaborazioni culturali ed etiche che, nel loro insieme, con lo sviluppo, danno vita alla nostra civiltà.

Su queste basi allora dobbiamo costruire il nuovo rapporto con lo Stato e con l'Europa ritagliandoci un ruolo specifico, anche di soggettività internazionale, per poter essere partecipi e artefici delle scelte e delle decisioni che direttamente riguardano la Sardegna. Perciò dobbiamo dar vita ad una nuova stagione regionalista, autonomista e federalista in Italia e in Europa, che esca dalle stanze del Palazzo e dei Partiti, aperta alla partecipazione attiva del popolo sardo capace di suscitarne tutte le energie e potenzialità, a cominciare dall'Assemblea costituente da eleggere col sistema proporzionale puro per costruire dal basso la nuova carta dell'autonomia speciale della Sardegna, senza dimenticare che deve essere data completa attuazione allo Statuto vigente, attraverso una contrattazione complessiva con lo Stato e non con norme di attuazione a foglia di carciofo, com'è avvenuto anche con i recenti provvedimenti in tema di demanio e di partecipazione a trattati economici internazionali.

Poi c'è tutta la questione delle regole, dalla legge elettorale regionale all'elezione diretta del Presidente della Regione, dai poteri della Giunta regionale fino alla redistribuzione dei poteri al sistema delle autonomie locali e alla riorganizzazione dell'apparato amministrativo e burocratico; così come è necessario, signor Presidente del Consiglio, ripensare il ruolo e la funzione dello stesso Consiglio regionale, lo status del consigliere regionale, perché possa esercitare a tempo pieno il suo mandato, l'organizzazione dei lavori dell'Assemblea, l'abolizione del voto segreto, l'ammodernamento della struttura tecnico-organizzativa del personale per adeguare tutto ciò alle esigenze di modernità ed efficienza.

Sono questi alcuni dei temi della sfida che dobbiamo affrontare e che ci danno anche la dimensione dell'impegno che ci attende. In tale contesto credo che una particolare attenzione deve essere posta allo stato dell'informazione in Sardegna per il ruolo che ha e per la funzione che assolve nella società civile. Su questo tema abbiamo registrato un allentamento del dibattito e del confronto, che si erano sviluppati nelle passate legislature fino agli anni '90, che avevano dato un notevole contributo, in termini culturali e politici, alla crescita civile della nostra comunità, e che devono essere ripresi al più presto, in particolare sullo stato dell'informazione pubblica in Sardegna, sulla sua presenza, struttura, qualità e contenuti.

Ma dobbiamo avere anche un occhio di riguardo nei confronti di quanto sta avvenendo, a livello parlamentare e di governo, sulla par condicio e sulla privatizzazione della RAI; stanno passando norme che, se approvate come sono state proposte, tagliano completamente fuori le Regioni da qualsiasi competenza in materia radiotelevisiva pubblica e infliggono un colpo mortale all'emittenza privata. Un emendamento, proposto dal Governo, addirittura esclude la Sardegna dalla disciplina prevista in materia di tutela delle minoranze linguistiche applicata invece al Friuli Venezia Giulia, alla Valle d'Aosta e al Trentino Alto Adige, Regioni che sono ammesse a concorrere alla pianificazione delle frequenze radiotelevisive locali destinate alla promozione della cultura, dell'identità e della lingua.

Un capitolo a sé deve essere riservato al sistema degli enti locali che rappresentano lo snodo delle riforme e dello sviluppo, il collegamento più immediato con le diverse realtà della società. Rispetto alle innovazioni introdotte a partire dalla legge numero 142 ad oggi, la Regione sarda è rimasta sostanzialmente al palo, non ha esercitato la potestà ordinamentale attribuita con la legge costituzionale numero 2, tanto meno quelle statutarie e originarie che prevedono il trasferimento e la delega di funzioni agli enti locali.

C'è stato un momento felice nel rapporto Regione - enti locali, nel corso della X legislatura, ai primi degli anni '90, quando venne approvata la legge regionale numero 25, in materia di attribuzione diretta di risorse finanziarie che ha anche introdotto un principio di riequilibrio territoriale, soprattutto nei confronti dei piccoli comuni, e quando venne istituita la Conferenza permanente Regione - enti locali. Questa strada è stata interrotta, ma è necessario riprenderla per scrivere insieme, Regione, Comuni e Province, le pagine mancanti del libro dell'autonomia e dei poteri locali, fulcro della vita sociale, culturale, politica e amministrativa dello sviluppo della Sardegna.

Così come dobbiamo dare impulso alla conoscenza e all'innovazione, armi strategiche della competizione e dello sviluppo, . La scelta effettuata ai primi degli anni '80 di portare in Sardegna il premio Nobel Carlo Rubbia, che ha fatto della nostra Isola un centro di ricerca di rilevanza mondiale, è la strada maestra che, sul fronte della crescita civile e dello sviluppo, dobbiamo continuare a percorrere accelerando il passo. Su questa strada però non possiamo essere lasciati soli, ci devono per forza soccorrere lo Stato e l'Europa; se la Sardegna è, come è, al centro del Mediterraneo e terra di frontiera anche di accordi strategici internazionali, l'Italia e l'Europa devono concorrere a sollevarla dalle condizioni di sottosviluppo nelle quali è stata lasciata per tanto tempo e consentirle di realizzare reali processi di sviluppo, valorizzando al massimo le sue immense risorse nel rispetto dell'ambiente e della qualità della vita.

Un particolare riferimento credo debba essere fatto, come è stato fatto nelle dichiarazioni programmatiche, e che a mio giudizio è il nerbo di esse, alla strada sulla quale la Sardegna può salvare il proprio futuro e il proprio progresso con la ripresa della battaglia nei confronti dello Stato per la riforma del Titolo III dello Statuto della Sardegna, una battaglia iniziata e mai conclusa. Non è possibile che noi continuiamo a riscuotere le accise, le imposte di fabbricazione della benzina, soltanto per la benzina consumata in Sardegna e non per la benzina prodotta in Sardegna, facendo in modo che siano altre Regioni a riscuotere indebitamente risorse per un peso che grava sulla nostra Isola.

Questa è una battaglia che dobbiamo riprendere totalmente perché non ci può essere autonomia politica senza autonomia finanziaria. Il nuovo modello di sviluppo, con il quale intendiamo aggredire e sconfiggere il male tremendo della disoccupazione, impone di canalizzare tutte le risorse di cui possiamo disporre verso settori mirati, signor Presidente. Definire una nuova e diversa politica di sviluppo per la Sardegna richiede coraggio, capacità e volontà di cambiare, con interventi precisi e concreti, capaci di farci partecipare allo sviluppo in settori dai quali siamo fuori o che ci vedono soltanto come protagonisti passivi.

E` un discorso di specializzazione, ecco la novità, perché la Sardegna possa ritagliarsi piccole ma significative fette ad alto reddito del mercato internazionale. Dobbiamo allora attrezzarci verso questi obiettivi per sostenere il nostro sistema economico, indirizzandogli interventi verso quei settori che riteniamo strategici a nostro...

PRESIDENTE. Onorevole Floris, la prego di concludere.

FLORIS MARIO (U.D.R). Non credo di parlare da venti minuti.

PRESIDENTE. C'è un segnalatore automatico del tempo, onorevole Floris!

FLORIS MARIO (U.D.R). Mi pare che il suo Vicepresidente, lei dovrebbe dare anche disposizioni a riguardo, ieri ha fatto parlare l'onorevole Cogodi per trenta minuti, non vedo proprio l'opportunità di questo richiamo.

PRESIDENTE. Onorevole Floris, abbia pazienza, non rispondo del mio Vicepresidente. Il tempo è scaduto, la prego in un minuto di concludere il suo intervento.

FLORIS MARIO (U.D.R.). A nostro giudizio occorre porre l'accento su alcune scelte di fondo però, signor Presidente, confermo quanto ho detto stamattina. Non voglio fare polemica, perché capisco qual è il ruolo del Presidente, e lo rispetto, ma desidero essere rispettato come consigliere regionale, e se vengo convocato alle dieci, desidero che alle dieci l'Assemblea si apra.

PRESIDENTE. Onorevole Floris, adesso non capisco che cosa c'entra questo.

FLORIS MARIO (U.D.R). Io non sono qui per aspettare nessuno, né conferenze, né altre conferenze.

PRESIDENTE. La prego adesso di concludere il suo intervento, sia cortese.

FLORIS MARIO (U.D.R). Concludo. Io credo che il programma della Giunta regionale esprima e sviluppi le linee portanti dell'azione di governo che intende portare avanti con grande senso di responsabilità, nel rispetto dei ruoli e dei compiti che a ciascuno competono. Per finire, a me non scandalizza affatto che, nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta, siano state portate idee e concetti appartenenti ad altre parti del territorio nazionale, le idee non hanno confine, le idee quando sono buone valgono per tutti.

Prima di fare alcune cose qui in Sardegna, nei diversi ruoli che ho avuto in questa Assemblea e in Giunta, sono andato a visitare gli Stati Uniti d'America, tutte le altre nazioni d'Europa e del continente e credo di aver portato qui idee, che erano confacenti alla Sardegna, attinenti ai bisogni dei sardi, della Sardegna e che come tali sono state portate avanti e hanno portato un grande contributo alla causa dei sardi e della Sardegna. Io ritengo queste polemiche sterili; capisco un'altra cosa, quando l'opposizione si pone il problema...

PRESIDENTE. Onorevole Floris, la devo invitare a concludere il suo intervento, abbia pazienza! Il tempo a disposizione previsto dal Regolamento è venti minuti, le ho concesso un ulteriore minuto; onorevole Floris, sia cortese, si attenga anche lei al Regolamento.

FLORIS MARIO (U.D.R). Io sono cortesissimo, prego anche lei di essere cortese, credo che anche l'opposizione stia dicendo di farmi parlare, non capisco, non c'è dissenso.

PRESIDENTE. Io devo applicare il Regolamento, l'opposizione può dire quello che vuole, la invito a concludere, se no mi costringe a toglierle la parola.

FLORIS MARIO (U.D.R). Io voglio dire che il problema che si pone ha due risvolti, uno relativo al fatto che siano i sardi e la Sardegna a decidere il proprio destino, ed è un discorso che io condivido totalmente, mentre l'altro, che invece riguarda alcune cose di carattere formale, io non lo condivido. Sono d'accordo con le preoccupazioni che vengono espresse, sono anche preoccupazioni nostre; staremo attenti a che i nostri destini vengano decisi qui e non da altri, al di fuori del nostro territorio.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Floris, ma la prego per il futuro di attenersi strettamente al tempo che ha a disposizione, lei è stato Presidente del Consiglio.

E` iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

MANCA (P.S.d'Az.). Faccio una doverosa precisazione, il mio intervento è frutto di mie esperienze personali e non di trasposizione fotostatica di qualche manuale di zootecnia. Parlo a nome e per conto dei miei elettori. Cercherò molto brevemente di esprimere alcune riflessioni sulle dichiarazioni programmatiche lette dal Presidente Pili nel corso del suo discorso. Ho seguito con molta attenzione la relazione del Presidente, ho cercato di leggere e di valutare, nei limiti temporali consentitici, il voluminoso fascicolo consegnatoci ad integrazione di esse. Anche voi sicuramente, politicamente più esperti di me, avrete più approfonditamente fatto tutte queste considerazioni e queste valutazioni.

Ma anche il Gruppo Sardista ha riflettuto ed analizzato per cercare di dare un minimo contributo di chiarezza all'intricatissimo quadro politico fino ad ora manifestato, e per fare alcune puntualizzazioni ed osservazioni su alcuni passaggi che sono da sempre nostro patrimonio e che regolarmente tutte le Giunte ripropongono.

Il quadro politico che ha espresso il Presidente Pili è responsabile di questa situazione - diciamo - poco chiara e riteniamo che, in maniera, presuntuosa abbia commesso una serie poco edificante di errori, soprattutto nei riguardi del nostro Partito; su tale situazione noi riteniamo debbano essere fatte profonde meditazioni.

Presidente Pili, sì, lei è stato votato da 152 mila elettori, ma la sua coalizione per raggiungere l'agognata maggioranza non ha pensato meglio che spaccare un partito, piuttosto che dialogare con esso. Lei ha utilizzato un vecchio e poco gratificante sistema fatto di dialoghi con i singoli consiglieri, quello stesso sistema che a livello nazionale voi aborrite. Insistere su questo è stato un errore politico madornale! Lei oggi può concretamente vedere sotto i suoi occhi le conseguenze. La limitatezza o, diciamo meglio, la scarsa consistenza numerica della sua presunta maggioranza è un fattore che limiterà notevolmente gli obiettivi programmatici che stanno alla base del suo agire politico, agire che sta dilatando i tempi a danno di tutta la popolazione della Sardegna che, incredula, non riesce a cogliere tutte le alchimie politiche che il Palazzo, purtroppo, riesce a manifestare e a produrre.

Lei ha effettuato il periplo della Sardegna per raccogliere lamentele, conoscere problemi e ricevere suggerimenti, ma erano cose di cui lei, come responsabile principale della sua coalizione, doveva essere già perfettamente a conoscenza.

La responsabilità che il Consiglio regionale le ha attribuito nell'eleggerla a Presidente è enorme; mi auguro che, con decisione, sappia dirigere questo Esecutivo, anche se a noi tutto ciò pare la riproposizione di un vecchio modo di fare e di gestire la politica. Il nostro Gruppo, per altro non ancora costituito, valuta molto criticamente ciò che lei ci ha illustrato. Riteniamo pertanto che non vi siano i presupposti per un rapporto di fiducia. Devono essere recuperati alcuni principi fondamentali, che stanno alla base del dialogo politico, in modo da consentire alle forze politiche, su posizioni di pari dignità e di reciproco rispetto che i ruoli ci impongono, di dialogare e discutere per risolvere i problemi che attanagliano la Sardegna.

Nella sua prefazione, il riferimento che lei, con molta enfasi, ha rivolto al senatore Emilio Lussu, uno dei padri fondatori del nostro Partito, per noi sardisti è poco azzeccato. Le sue dichiarazioni programmatiche sono per molti versi insufficienti e politicamente poco convincenti. Il suo predecessore Palomba fu molto più ardito, anche se poi il risultato ottenuto non fu sicuramente all'altezza delle dichiarazioni rese. Alcuni punti, quale l'impegno per l'Assemblea costituente, non sono stati neppure citati, così come non vi è alcun cenno alla sovranità del Popolo sardo, mentre il concetto di federalismo è rimandato a quanto si svilupperà in ambito internazionale. Per quanto attiene la parte economica il nostro Partito ritiene che essa sia poco esaustiva, anche se si riscontrano alcuni importanti accenni alla zona franca e alla questione fiscale. A tale proposito, noi riteniamo che la vera chiave di svolta dell'economia sarda siano: zona franca, entrate tributarie, sviluppo del settore agropastorale.

Zona franca: non vi è Consiglio regionale che, nell'ultimo ventennio, non abbia proposto, accanto alle altre iniziative parlamentari, la propria legge di istituzione della zona franca. Ricordiamo che, in ambito europeo, le zone franche non hanno quasi più ragione di esistere, si parla infatti di zone speciali dove vigono particolari regimi di defiscalizzazione che non hanno bisogno del parere dell'Unione Europea, a norma dell'articolo 92 del Trattato, essendo la loro istituzione di pertinenza dei Governi nazionali. E` chiaro che tale regime dovrebbe essere esteso all'intero territorio sardo, ma tutto ciò non si desume dalle sue dichiarazioni. La zona franca doganale tecnicamente può invece riguardare i porti e gli aeroporti, al fine di sviluppare i commerci e le produzioni rivolte ai paesi extraeuropei. Dalle sue dichiarazioni sembra di capire che la zona franca sia prospettata esclusivamente alla produzione, la quale da sola però non è sufficiente ad attrarre imprese e capitali tali da consentire un'accelerazione dell'economia.

Per quanto riguarda le entrate tributarie sono attualmente regolate - come lei ben sa - dell'articolo 8 dello Statuto regionale, che fa riferimento non alle imposte prodotte in Sardegna, ma a quelle riscosse nel territorio sardo. Pertanto, in attesa della determinazione della Sardegna quale zona franca e speciale, che rimane l'unica vera rivoluzione economica, può essere modificato l'articolo 8 dello Statuto, comprendendo in tale articolo anche l'IVA e prevedendo che i trasferimenti dallo Stato siano, per le imposte dirette ed indirette, su tutto ciò che viene prodotto in Sardegna e non come adesso, sulle imposte riscosse in Sardegna.

Quasi tutte le vostre rivendicazioni in materia economica sono argomenti già trattati e ritrattati che hanno, a nostro giudizio, il solo scopo di attrarre il nostro voto favorevole, ma dobbiamo tener conto che manca un seppur minimo accenno alla mozione sulla sovranità del Popolo sardo, approvata quasi all'unanimità dall'ultimo Consiglio regionale. A tale proposito, vi è da segnalare che è in atto a livello nazionale il dibattito sulla riforma federale dello Stato che, lungi dal voler concedere nuovi spazi di autonomia alle regioni, propende verso l'eliminazione di alcune autonomie speciali e tra queste quella della Regione Sardegna.

Per ultimo ho lasciato i settori dell'agricoltura e agropastorale, da lei trascurati, e che sento più vicini a me dato che esercito la professione di veterinario. A questi ultimi settori lei, signor Presidente, nel documento politico non fa alcun cenno; nel dettaglio, si limita a fare riferimento al bilancio di questi due settori fondamentali per la nostra isola, senza indicare le cause né i possibili rimedi di una crisi che, se non affrontata con la giusta determinazione, potrebbe creare seri problemi. Lei probabilmente infatti non conosce profondamente questi settori, ma le garantisco che ora sono a livello di sopravvivenza, e il loro continuo progressivo ed inesorabile declino sarà per migliaia di persone un vero dramma. Il problema è impellente ed i prossimi cinque anni saranno fondamentali per dare una svolta al comparto agricolo e zootecnico che necessita di profondi interventi per consentire ai nostri prodotti la loro giusta collocazione nei mercati, perché solo la loro valorizzazione da attuarsi con miglioramenti legislativi tecnici e strutturali, non con i soliti vecchi aiuti di tipo assistenziale, potrà consentire a questa importante branca dell'economia sarda, se non di risorgere, almeno di assicurare agli operatori che ancora resteranno nelle campagne un futuro più roseo e dignitoso.

In paesi a totale economia agropastorale, come sono tantissimi nostri comuni dell'interno, non si può continuare nelle attuali condizioni. Non si può dire ai giovani di intraprendere questa attività, non lo consigliano i loro padri che conoscono la dura vita della campagna, si immagini, signor Presidente, se lo possiamo consigliare noi. Ma è nostro obbligo offrire e garantire qualcosa a questi giovani. L'augurio è che il collega Usai sappia davvero (conoscendolo da molto tempo, so che ne ha le capacità tecniche) iniziare un discorso nuovo che dia veramente a tutti coloro che lavorano in questo settore un futuro più certo e sicuro.

Per concludere, questa Giunta, complessivamente, non da l'impressione di essere politicamente in grado di affrontare e risolvere tutti i problemi che attanagliano la nostra Isola. L'augurio è che, se votata, pur con tutte le critiche da noi espresse, sappia portare avanti iniziative che siano finalizzate al solo e imprescindibile benessere del Popolo sardo. Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

Spissu (D.S.-F.D.) . Mi astengo per rispetto a questo Istituto autonomistico.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

Selis(Popolari). Signor Presidente, colleghi consiglieri e consigliere, il mio intervento è un intervento di sintesi di tutti gli interventi della Coalizione Autonomista e forse anche dei Democratici, che può darsi facciano poi un altro intervento, un intervento che non avremmo mai voluto pronunciare in quest'Aula, perché avevamo deciso, e lei lo sa, di intervenire in tanti, ci eravamo iscritti tutti, in nome dell'esigenza di interpretare un momento delicato, qual è quello della discussione delle dichiarazioni programmatiche, alla quale ognuno di noi sentiva e sente il dovere di dare un apporto in nome di un'opposizione che il Consiglio deciderà se deve essere tale o se si può ribaltare, ma che - se questa fosse la volontà del Consiglio - sarà, e vorrà essere, un'opposizione costruttiva perché abbiamo in cima ai nostri pensieri, alle nostre intenzioni, al nostro impegno, gli interessi del Popolo sardo.

Volevamo cioè con i nostri interventi arricchire, integrare, correggere, ed anche criticare (perché questo è legittimo) le dichiarazioni programmatiche e, pur nei limiti di tempo, abbiamo cercato di approfondirle con serietà e rigore, ma il guaio è proprio questo: l'approfondimento. E' l'approfondimento che ci ha creato dei problemi, perché nello studiare a fondo il materiale abbastanza ampio, o almeno così sembrava all'inizio e poi il lavoro si è semplificato, pur nei limiti di tempo che ci sono stati dati, siamo stati posti di fronte a un fatto, grave, evidente, incredibile e assurdo; forse il tempo limitato doveva impedirci di effettuare questi approfondimenti. Abbiamo iniziato questa legislatura sapendo che sarà difficile per tutti, per noi, per voi, e per chiunque dovrà governare o stare all'opposizione, cercando di dare a noi stessi un metodo di disciplina, di serietà e di rigore. Abbiamo visto da questo approfondimento che interi capitoli sono stati copiati, trasposti, integrati nelle dichiarazioni rese dal Presidente Pili dal Programma del Presidente della Giunta regionale della Lombardia Formigoni, un programma, per altro di anni fa, che attiene a un'altra Regione.

Ci siamo chiesti se questo fosse il programma della Casa comune dei Sardi o della Casa comune della Lombardia. Le idee, certo, vanno rispettate, osservate e studiate, ma una cosa è essere attenti alle idee altrui, una cosa è costruire con le forbici e con la colla le dichiarazioni programmatiche; questa non è più allora un'attenzione a idee che possono venire dalla Lombardia, dall'Irlanda o dagli U.S.A., e che poi vanno radicate, inserite e confrontate, perché la nostra situazione è diversa dalla situazione della Lombardia, perché il problema del lavoro che ha la Lombardia è di chiamare nuovi lavoratori, il nostro invece è di occupare nuovi lavoratori, perché il problema del territorio della Lombardia è un problema di territorio montano totalmente diverso dal nostro, così come è totalmente diverso il problema delle aree urbane della Lombardia, e ancora perché il problema del sistema sociale - ad alta densità demografica - della Lombardia è totalmente diverso.

Allora, quando ieri qualche collega mi ha accennato la questione, io ho detto: "Parliamone, parlatene anche con il Presidente Pili". Credevo che fosse una citazione, qualche riga, qualche elemento di arricchimento, ma poi quando siamo andati questa notte a leggere le dichiarazioni programmatiche, non ci siamo ritrovati di fronte a qualche riga o a qualche citazione, ci siamo trovati di fronte a interi brani, capitoli, delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione Lombardia.

Ci aveva colpito la frase, era d'effetto, contenuta a pagina 23 delle dichiarazioni programmatiche "Sarà guerra alla disoccupazione", titolo del paragrafo che iniziava con "Cominciamo con una dichiarazione", così come iniziava il Presidente Formigoni, e ancora il Presidente Pili continuava, come il Presidente Formigoni, (qua c'è stata l'attenzione di scrivere per fortuna "in Sardegna" anziché "in Lombardia"), "In Lombardia da oggi e fino ai prossimi cinque anni sarà guerra alla disoccupazione". Idem. E così pure "Più flessibilità e garanzie", paragrafo a pagina 25, il Presidente Pili dice "Per raggiungere la piena occupazione e dare così lavoro a tutti, è necessario aumentare i margini di flessibilità", e poi continua "Il lavoro di qualità" e poi si va avanti con la politica della famiglia e addirittura si cita il caso di una famiglia sfrattata in Lombardia che, con una piccola limatura, appare sfrattata in un centro della Sardegna, e non è così.

Le citazioni sono utili, l'importante è indicare la fonte, a scuola ci hanno insegnato ad aprire e chiudere le virgolette, ci hanno insegnato a non copiare i compiti ma anche che è utile citare. Cosa pensare quando uno fa un compito e cita decine di capitoli? Potrei continuare a lungo, cari colleghi, siete attenti come me, ma ve ne ricordo ancora qualcuno: "Cinque assi per la famiglia", "Prestiti fiduciari a tasso agevolato", "Consultori familiari", "Incentivi economici", "Nidi famiglia", "Riqualificazione professionale", "Una casa più facile", "La solidarietà chiama i comuni...", "ma la Regione non starà a guardare". Cari colleghi, stesse espressioni, stessa retorica! "Una nuova legge sul volontariato e sullo sport", poi andiamo avanti sulle politiche dell'ambiente "Verde dentro e fuori le città", "Salvare la montagna" (un capitolo sul territorio montano che è strutturalmente diverso dalla Lombardia), "L'emergenza rifiuti" e così via, fino ad arrivare all'assurdo delle undici province in Sardegna alle quali, per quanti sforzi possano fare e faranno i nostri amici sindaci, mi sembra difficile arrivare.

Ieri sera io avevo detto a qualche collega di lasciar stare e di chiedere chiarimenti al Presidente Pili; poi quando ho visto interi capitoli (vi ho citato solo i principali) con la stessa punteggiatura, con la stessa ortografia, con le stesse espressioni, con lo stesso linguaggio, con la stessa retorica, con lo stesso stile comunicativo, ho ritenuto che questo non fosse più il rispetto, l'attenzione alle idee che tutti dobbiamo avere soprattutto nei riguardi delle regioni più avanzate, questo è plagio! Questo è recepimento, questa è appropriazione indebita, che non è corretta neanche quando si tratta di idee, soprattutto quando non vengono specificati i punti precisi e non vengono citate le fonti.

Noi non volevamo sollevare il caso, perché ci mortifica e mi mortifica questo intervento, abbiamo cercato di portarlo in Conferenza di Capigruppo, lo sapete, non era un modo per guadagnare dieci minuti di tempo, ma per provare a rimettere le cose sul binario giusto; queste decine di capitoli, che ho citato, rappresentano una parte essenziale del materiale consegnato e non ammetterlo aggrava la situazione.

Allora quando noi, questa mattina e questo pomeriggio, abbiamo rinunciato a tenere la gran parte degli interventi dicendo: "Ci sentiamo offesi e offesa è l'autonomia", non volevamo rinunciare a dare il nostro contributo, non vogliamo rinunciare a dare il nostro contributo. Questa Regione, questa Sardegna, questa Istituzione ha bisogno del contributo di tutti ma ci chiediamo se siamo qua per discutere dei nostri problemi o per discutere delle dichiarazioni programmatiche di Formigoni. In questa situazione è difficile, dovremo sospendere la discussione, valutare quali sono le parti che riguardano la Sardegna e discutere di quelle, stralciando le altre. Ma è possibile questo?

Il sotterfugio che è stato usato, quasi di uno studente che copia il compito senza farne notizia e menzione, è una scorrettezza istituzionale che davvero, cari colleghi, lo dico con grandissima amarezza, se non fosse gravissimo, sarebbe ridicolo, buffo, penoso. L'aspetto un po' comico forse lo coglieranno i mass media, io non ci riesco. Io che, come voi, ho fatto e vissuto la campagna elettorale, ho provato e sentito l'amarezza delle nostre difficoltà, dei giovani che cercano lavoro, della famiglia. Tutti condividiamo e conosciamo i problemi che ci sono, ma c'è una Regione che è cresciuta, nuovi imprenditori, nuovi amministratori locali, nuovi intellettuali che sono cresciuti, ai quali va la nostra ammirazione, e che devono diventare protagonisti di questa Regione; conosciamo i problemi, che sono gravi, diciamo che essi non vanno solo enunciati ma affrontati, e per fare ciò bisogna avere le competenze professionali e culturali, oltre alla serietà e al rigore. In questa occasione sono mancati la serietà, il rigore e la competenza. Questo ci offende!

Quando gli amici Grauso, Mario Floris, i Sardisti citano la Casa dei sardi, credo che sentiamo tutti un brivido e un'attenzione, ma la Casa dei sardi è qualcosa di diverso dalla Casa della Lombardia. La Casa dei sardi è l'impegno e il rispetto delle nostre idee. Noi ci sentiamo davvero umiliati ed offesi. Forse i mass media coglieranno l'aspetto buffo di questa vicenda, noi non ci riusciamo perché abbiamo di fronte i problemi, le difficoltà e le amarezze del nostro popolo. M'immagino l'amarezza dei nostri emigrati, quando domani i mezzi di comunicazione di massa divulgheranno la notizia che "La Sardegna non sa neanche scrivere il proprio programma", "La Sardegna copia il suo programma dalla Lombardia"; i miei e i vostri concittadini emigrati si sentiranno umiliati ed offesi. Ecco perché non riusciamo ad apprezzare neanche l'aspetto buffo e ridicolo della situazione, mentre ci pesa come un'offesa l'aspetto drammatico e irridente. Avete detto di aver consultato decine di imprenditori e di amministratori locali; li avete insultati! Perché questo è un modo di insultare gli amministratori locali!

Ha detto il Presidente Pili: "Ho convocato e chiesto a questa classe dirigente di scrivere di fatto il programma di governo e di fatto l'ha scritto". Ma chi l'ha scritto questo programma? A quale classe dirigente si riferiva? Alla classe dirigente della Sardegna o della Lombardia? Ancora vedo scritto "Ora vorrei chiamare a realizzarlo..."; ma lo deve realizzare colui che l'ha scritto, o chi deve realizzare questo programma?

Io ho sperato che, in queste ore, da ieri ad oggi, ci fosse un momento di resipiscenza, un momento di correzione. Abbiamo cercato fino all'ultimo questa mattina di parlarne in maniera riservata, in quanto non serve a nessuno questa umiliazione, ma siamo stati portati a parlarne in Aula, ed allora in quest'Aula con molto rigore e serenità noi diciamo che non abbiamo bisogno di una Giunta dipendente, né culturalmente, né politicamente, dalla Lombardia, da Arcore o da nessun altro posto.

Invece oggi ci troviamo purtroppo a constatare una dichiarazione di dipendenza non d'indipendenza, una dichiarazione di subordinazione non di autonomia, una dichiarazione di mortificazione non di orgoglio personale, ed allora ci chiediamo se quest'opera è un plagio solamente di un gruppo di lavoro o seppure coinvolge l'intero impianto della coalizione, se è stato un errore di Villa Devoto o un errore di Arcore, se è stato un errore nostro, dei sardi, o se c'è una più ampia e più generale complicità. Vorremmo anche sapere qual è la responsabilità e il giudizio di questi altri centri di potere.

E` questa la nuova tensione morale di cui avete parlato? E` questa la tensione riformista, l'autonomia, l'indipendenza? E' questa la base su cui si vuole costruire la nuova sovranità della Regione? Ad essa si faceva riferimento, negli ultimi discorsi quando si è affermato "rafforziamo queste basi di sovranità, ci vuole più potere e più autorevolezza?". E` questa la nuova programmazione? Ce la facciamo mandare per fax da Milano? Oltre a ciò, abbiamo rilevato - l'ha fatto anche l'assessore Scano - molti errori e molte inesattezze sui quali oggi non parleremo, li avremmo corretti in un dibattito serio e rigoroso, sicuri che l'attenzione reciproca ci avrebbe consentito di migliorare scambievolmente.

Signor Presidente, cari colleghi, che fare adesso? Io mi chiedo se questo, che non è un errore, perché se fosse stato solo un errore da ieri ad oggi sarebbe stato corretto, coinvolga tutti. Se siete d'accordo su questa linea tutti, C.C.D., U.D.R. e altri partiti, i riformisti, i sardisti, li abbiamo già sentiti si sono chiarissimamente espressi; se è sufficiente ora dire che siamo mortificati e dirlo in privato, o se non sia il momento del coraggio e della coscienza pubblica, riconoscendo che in questa situazione non possiamo costruire la nuova legislatura e la nuova Giunta. Che cosa penseranno tutti coloro che sono stati interpellati, convinti di dare un contributo alla costruzione di dichiarazioni programmatiche che erano probabilmente già scritte, perché queste sono dichiarazioni di anni fa? Si sentiranno consultati o insultati?

Mi chiedo che cosa penserebbe Lussu. Lo chiedo ai sardisti, ma anche a tutti noi perché il suo pensiero è patrimonio comune. E che cosa pensa Dettori? Uso il presente perché, per chi crede, questo spirito è dentro di noi; chi ha lavorato con Dettori, come me e come tanti altri, sa che cosa pensava, sa che rinunciò a costituire la Giunta Regionale perché non c'erano i sardisti e non agì per spaccare il partito, rinunciò, si ritrasse. Che cosa pensano Lussu e Dettori? Lussu parlava di "italioti", per dire ai sardi che sono dipendenti culturalmente e psicologicamente dall'estero. Allora io sento la voce silenziosa e il timbro forte dei padri dell'autonomia! La voce di Lussu e di Dettori, padri dell'autonomia, è silenziosa perché non ci sono più, ma il timbro è forte, l'abbiamo nell'anima e nella coscienza e ci vieta di profanare il loro nome.

"Il ponte passerella", sento la voce di Lussu che dice: "Attenzione che il ponte passerella non sia il ponte per far passare una Giunta passerella"; la politica non è una passerella, per fare passerelle occorre disinvoltura - una disinvoltura dimostrata anche in questa Aula - politica, culturale e forse anche etica, mentre la politica è sentire davvero sulle proprie spalle il peso, il destino e l'amarezza di tutti noi.

Sappiamo di avere grandi responsabilità, noi di questa parte, non so ancora se le nostre saranno di maggioranza o di opposizione, ma non si risolvono in questo modo; noi abbiamo anche il merito di aver costruito un paese, una regione, un'autonomia con fatica, ed io personalmente, lo ricordava ieri con molta onestà il collega Masala, da quei banchi ho dato atto all'opposizione, durante la passata legislatura, di aver apportato contributi positivi.

Oggi noi non possiamo entrare nel merito di queste dichiarazioni programmatiche perché il contributo non lo daremo alle dichiarazioni del Presidente della Regione Sarda, ma alle dichiarazioni del Presidente della Regione Lombardia, e francamente mi auguro che anche lui dalla prossima legislatura cambi.

(Vivi applausi dai consiglieri di centro-sinistra)

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

Rassu (F.I.-Sardegna). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.-F.D.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Deiana. Ne ha facoltà.

DEIANA (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, non ho chiesto di parlare.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Popolari). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Salvatore . Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.-F.D.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pacifico. Ne ha facoltà.

PACIFICO (D.S.-F.D.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Mereu. Ne ha facoltà.

MEREU (F.S.D.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU'(D.S.-F.D.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Nuvoli. Ne ha facoltà.

Nuvoli (F.I.-Sardegna). Io rinuncio all'intervento, ma non certo per ricollegarmi a un qualche sentimento di offesa che avrei ricevuto rispetto alla tutela dell'autonomia regionale, come molti colleghi della Sinistra si sono preoccupati di evidenziare a motivo della loro rinuncia.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Tunis Gianfranco. Ne ha facoltà.

TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fois. Ne ha facoltà.

FOIS (Popolari). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Onnis. Ne ha facoltà.

ONNIS (A.N.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.

ONIDA (Popolari). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.-F.D.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (Popolari). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.-F.D.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

MORITTU (D.S.-F.D.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Loddo. Ne ha facoltà.

LODDO (I DEMOCRATICI). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.

CALLEDDA (D.S.-F.D.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Floris Emilio. Ne ha facoltà.

FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Dettori Ivana. Ne ha facoltà.

DETTORI IVANA (D.S.-F.D.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (P.S.d'Az.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, "Il Partito Sardo d'Azione non è mai stato un partito elettoralistico, chè le elezioni sono state sempre per noi un episodio secondario, necessità non scopo; ed è per questo che, pur non avendo vinto in queste ultime elezioni, noi abbiamo politicamente trionfato... E' che abbiamo influenzato tutti, tutti i partiti, in Sardegna in senso autonomistico: non solo i democristiani che, fino a ieri, un giorno parlavano d'autonomia amministrativa e un giorno di saggio decentramento, ma persino i comunisti che, per organizzazione e orientamento teoretico, non erano i più facilmente influenzabili, e persino i qualunquisti, i quali non si sa ancora che cosa diavolo siano ma che parlano d'autonomismo in modo certo. Questa è la nostra vittoria."

Questo appena riportato è il brano con il quale Emilio Lussu, il 19 settembre del 1946 sulle pagine de "Il Solco", commentò un risultato elettorale per la verità non troppo lusinghiero per il Partito sardo, che veniva definito dallo stesso Lussu un vero trionfo del sardismo. Non credo possano trovarsi parole più appropriate e calzanti di quelle scritte da Lussu, oltre mezzo secolo fa, per descrivere l'attuale momento politico e comprendere quale sia il punto di vista dei sardisti di oggi dinanzi allo scenario politico sardo all'indomani delle regionali del giugno scorso. Ma tali parole credo siano sufficienti a comprendere che, se cinquant'anni fa poteva giustificarsi un'apertura di una linea di credito verso gli autonomisti dell'ultima ora, dopo mezzo secolo dare una qualche fiducia e credere sulla parola ai democristiani, ai comunisti, e ai qualunquisti, sia un atteggiamento politico - oltreché inadeguato - persino masochista. A ciò si aggiunga che, se per mezzo secolo le conquiste autonomistiche significavano per i sardi il possibile avvio di un percorso di libertà, dopo cinquant'anni di esperienza autonomistica e decine di dibattiti, analisi, confronti e studi - che ne hanno denunciato i limiti e il fallimento - presentarsi oggi per rilanciare l'autonomismo invece che annunciarne il superamento, significa non aver compreso quali siano le aspirazioni, le aspettative e le reali esigenze autenticamente riformatrici della Sardegna e del suo popolo.

Sarebbe stato sufficiente che il Presidente gettasse lo sguardo sugli atti della passata legislatura per accorgersi che, meno di un anno fa, questo Consiglio approvò a larga maggioranza una mozione proposta dal Gruppo sardista nella quale si affermava la sovranità del popolo sardo sul suo territorio. Quel pronunciamento non significava e non significa certo una rottura traumatica con lo Stato italiano, ma ha tracciato un cammino che, partendo dal superamento dell'esperienza autonomistica, afferma il più attuale principio dell'autodeterminazione dei popoli.

Il nostro popolo non ha bisogno di tutori che ne difendano l'espressione, ha bisogno di strumenti per governare il proprio territorio, il proprio sviluppo ed il proprio futuro, strumenti che lo rendano protagonista del proprio destino e sovrano sulla nostra Isola.

Nell'oratio pro Villa Devoto del Presidente non vi è un solo accenno a questo nuovo percorso che la Sardegna deve necessariamente intraprendere per uscire dall'emarginazione e dal sottosviluppo. Vi è un continuo ridondare di termini obsoleti (nuova autonomia, gestire l'autonomia, confronto serrato con lo Stato) che denunciano quanto strumentali siano le attenzioni verso i sardisti, e quanto superficiali i numerosi riferimenti al sardismo. Su questo versante, le dichiarazioni programmatiche del Presidente rappresentano un clamoroso arretramento persino rispetto alle posizioni del suo predecessore il quale ebbe almeno il coraggio, nel settembre del 1994, di definire in quest'Aula l'autonomia come una categoria non sufficiente ad esprimere le attese della società sarda, oltre che l'ardire di parlare di nazione sarda, di lingua e cultura sarde. D'altronde credo che il Presidente abbia mostrato, nell'intervento di lunedì, tutta la sua coerenza, la coerenza di chi è il Presidente di questa coalizione, che fa del nazionalismo, quello italiano, il proprio credo. Il Presidente di quei partiti che hanno simboli, vessilli e nomi che inneggiano all'Italia e al tricolore.

Non capisco, a questo proposito, come qualcuno abbia potuto pensare che l'invito al sostegno, indirizzato alle forze meno lontane, fosse destinato al Partito Sardo d'Azione. E' sufficiente il nome e il simbolo del mio Partito per comprendere la distanza che corre fra i sardisti, questa Giunta e questo Presidente. Ma forse qualcuno è stato tratto in inganno dall'abilità che il Presidente mostra nell'assortire merci e personaggi profondamente diversi; così come mescola libero mercato ed assistenzialismo più o meno velato, mescola Lussu a Paolo Dettori, e nella sua Giunta mescola la D.C., uscita dalle catacombe, con tutto il rispetto anche per gli anni di collaborazione avuta con la stessa D.C., con il partito delle innovazioni e della discontinuità.

Non serve citare Lussu, dirigente sardista e pensatore socialista, ad uso di una Giunta formata da una parte rispettabile di post-fascisti e di profughi democristiani votati all'eternità del potere, per gettare un "ponte passerella" fra questo Presidente e il Partito Sardo d'Azione. I sardisti sono consci della propria identità e credono nella centralità sardista in questo contesto politico. Lei, Presidente, è fra quelli che credono invece che le sfilze delle relazioni del Forum delle opposizioni di Aritzo possano diventare il nuovo testo sacro del sardismo anni 2000, e che pretendono di considerare quel complesso di tesi politiche, pensate per opporsi alle inefficienze della Giunta Palomba, come documento "fondativo" di una nuova centralità sardista. Così non è, e la sua Giunta lo conferma. Avete preso un grosso abbaglio e vi ritrovate a fare i conti con la centralità democristiana della prima Repubblica. Questo è il suo fallimento. Questo è il fallimento degli strateghi di Aritzo, di coloro che hanno cercato, ma invano, di compiere un'operazione di marketing post-elettorale proponendo, in un mercato asfittico, le idee e le intuizioni nobili del Partito Sardo d'Azione, scorporandole dal patrimonio ideale del mio Partito, che ha dato un contributo alla storia, cercando di innestarle nelle istituzioni, preservandole dalle sovietizzazioni e dalla riduzione degli archetipi buoni per tutte le stagioni.

Ma anche in questo lei, signor Presidente, va lodato per la sua coerenza, la coerenza nell'essere e nel prospettarci un prodotto di marketing. In quest'ottica si comprende ancora meglio perché lei e la sua coalizione abbiate preferito accordi personali con singoli esponenti del mio Partito, piuttosto che un confronto franco e leale col Partito Sardo d'Azione. Volevate mettere sulla vostra Giunta un bollino che desse credibilità al vostro prodotto, obiettivamente scadente, volevate il bollino sardista; però avevate la consapevolezza che mai avreste potuto conciliare le posizioni, comunque meritevoli di rispetto politico anche se non condivise, dei post-fascisti con quelle di chi afferma la sovranità del popolo sardo, le posizioni di chi si presenta alle elezioni con la bandiera della Sardegna con quelle di coloro che si presentano sotto il tricolore. E' per questo che, non potendo contare sul Partito sardo, vi siete accontentati di un pezzo di esso; così come la sinistra, non più tardi di un anno fa, anzi due per l'esattezza, preferì proprio in quest'Aula dar credito ad una fotocopia sbiadita di uno pseudo Partito sardo invece che ricercare un confronto col Partito.

I fatti ci hanno dato ragione, ed oggi chi mise in sella Palomba, spacciandosi per sardista, cerca di mettere in sella lei e la sua Giunta. I fatti ci daranno ragione anche quando lei e i suoi alleati vi accorgerete che i bollini si mettono sulle banane e non sulle Giunte e che in politica, come nella vita, le furberie e le scorrettezze non pagano mai; è vero che le idee, non solo politiche, non soltanto quelle sardiste, sono di tutti, ma di tutti quelli che si possono assumere l'impegno di condividerle e divulgarle. Ciò non significa che il Partito Sardo d'Azione possa mettere le sue idee a disposizione di chi mostra di non averne per inventarsi una cultura di militanza senza etica e senza regole. Così come il Partito Sardo d'Azione non affida a nessuno dei due poli minoritari il proprio programma alternativo, tanto meno è disposto a cederne la paternità a chi, occupando una casa politica abusiva, intende utilizzarlo per promuovere l'ennesima avventura politica di alcuni personaggi senza storia o per scrivere una sceneggiatura a ridosso di qualche carriera.

Il limite maggiore di questa Giunta è proprio la carenza programmatica; non basta ripetere quali siano i mali dell'amministrazione regionale, quanto alto sia il tasso di disoccupazione, quanto penalizzanti i gap infrastrutturali, per risolvere i tanti problemi della Sardegna. Tutti, anche i più scettici, attendevano chissà quali innovative ricette, ed invece abbiamo ritrovato le ennesime dichiarazioni di intenti, abbiamo ritrovato addirittura le stesse impostazioni delle dichiarazioni del suo predecessore (Titolo III dello Statuto, zona franca, continuità territoriale, riforma del credito, costo del denaro, più sviluppo ed occupazione). Ma dove sono le innovazioni programmatiche sbandierate in campagna elettorale? Dov'è la discontinuità con le precedenti Giunte? Lei si propone di fare oggi quello che altri hanno disfatto ieri con una Giunta formata per metà da cavalli di ritorno, mentre l'altra metà è ancora tramortita per la scelta del vertice concertata nelle ultime mezze ore, e può contare su due Assessori della Giunta Palomba. Spero non abbia chiamato questi ultimi perché ripianino i quattromila miliardi di debito, che lei ha menzionato, accumulati in questi ultimi cinque anni da quello stesso Governo Palomba. I due colleghi non lo meritano, sono amministratori seri ed oculati; ho avuto modo di constatarlo dividendo con essi oneri ed onori nel Governo di centro-sinistra. Se non fossimo chiamati ad assolvere un compito tremendamente serio, troveremmo forse la "tenerezza" per tranquillizzare questi turisti per caso nella massima istituzione regionale.

Il vostro Presidente parla di tempi: tre mesi per la zona franca (per Palomba erano addirittura due), sei mesi per una legge quadro, un anno per una cosa, due per un'altra, ma non ci ha parlato di un tempo molto più prossimo, non ci ha detto con quale maggioranza vorrà intraprendere questa serie di progetti di longevità che va ben oltre quello esistenziale dello stesso Presidente, se è vero che l'onorevole Berlusconi ci ha fatto sapere che lo ha destinato a diventare il suo numero uno. Un ponte passerella tira l'altro. Se quella di oggi, senza una maggioranza, si rileverà una passerella senza seguito, è sempre agibile il ponte per Roma, e se oggi si troverà in quest'Aula una maggioranza anche risicata, il ponte consentirà alla politica romana e al potere finanziario milanese un accesso più agevole alle istituzioni autonomiste. La nostra distanza sta proprio in questa metafora. I sardisti vorrebbero che chi governa la Sardegna rompesse i ponti con la politica italiana, lei invece, oltre a quello che ha, vorrebbe costruirne degli altri.

Auguri Presidente Pili, ed auguri alla sua Giunta. Ricordi di dire ai suoi nuovi Assessori che ci vogliono molti anni per diventare giovani, mentre nascere vecchi è possibile venendo concepiti dentro le vecchie rendite di posizione. E' successo a molti.

(Applausi dai consiglieri del centro-sinistra)

PRESIDENTE. Io voglio sperare che adesso non si applauda sempre, è una novità in quest'Aula. Speriamo che non sia sempre così.

E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.

SANNA EMANUELE (D.S.-F.D.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.

GIAGU (Popolari). Rinuncio.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Grauso. Ne ha facoltà.

GRAUSO (P.S.d'Az.). Io devo dire, senza nessuna ironia, credetemi, che ho trovato alcuni passaggi del discorso dell'onorevole Selis (ripeto che lo dico senza ironia) assolutamente emozionanti e, ritengo, condivisibili da tutti i consiglieri presenti in quest'Aula. E` ovvio chiaramente che altro tema è poi discutere, analizzare ed approfondire quale retroterra reale, pratico e concreto, esista dietro quelle parole, quale credibilità - ancorché queste parole abbiano avuto una forma esaltante ed emozionante - possa vantare, e quale storia e quale disponibilità a trovare percorsi che in passato siano stati assolutamente opposti alle linee, alle proposte e ai temi che l'onorevole Selis ha trattato.

Devo dire che anche l'onorevole Selis, forse senza rendersene conto, ha in un certo senso commesso lo stesso errore dell'onorevole Pili, anche lui ha copiato questa sera, perché ha citato le copiature, le trasposizioni che l'onorevole Pili ha compiuto dal testo di Formigoni, senza però a sua volta citare la fonte, cioè il sottoscritto; ha fatto proprie, come appartenenti all'opposizione di centro-sinistra, queste considerazioni e queste scoperte, dimenticando evidentemente che chi ha manifestato per primo, e chi ha accertato per primo l'esistenza di questi refusi, chiamiamoli così, è stato il Nuovo Movimento.

Bene, per non commettere lo stesso errore di superficialità, per non cadere nelle stesse imprecisioni che la fretta, forse cattiva consigliera, ha determinato e indotto anche l'onorevole Pili a commettere, avendo immaginato il sottoscritto (dopo aver visto l'elenco degli oratori che lo precedevano) di dover fare il suo intervento domani o dopodomani, ed avendo (dopo aver scoperto le copiature) avviato, sui testi dell'onorevole Pili, un rapido e veloce lavoro di verifica di esistenza o meno di altri refusi di questo tipo, io mi dichiaro, per onestà intellettuale, impreparato a compiere il mio intervento in questo momento, perché non ho tutti gli elementi, devo vedere, così come ho fatto ieri, attraverso Internet se vi siano altre parti del discorso mutuate da interventi di Presidenti di altre Regioni. Non conoscendo il Regolamento - quindi scusate se mi esprimo in questo modo - chiedo cortesemente se è possibile domandare ed ottenere un aggiornamento dei lavori che mi consenta di intervenire domani, preannunciando che evidentemente, ove questo mi fosse negato, l'unica azione che io posso fare è quella di lasciare l'Aula e sperare che, venendo meno il numero legale, di fatto questo Consiglio sia obbligato ad aggiornare i propri lavori a domani.

Chiedo, in conclusione, se è possibile aggiornare i lavori a domani, altrimenti il Nuovo Movimento lascerà l'Aula.

PRESIDENTE. Io non so, onorevole Grauso, che cosa deciderà l'Aula sul proseguo dei lavori. Le posso dire per certo che il Regolamento non consente a nessun consigliere di intervenire due volte sullo stesso argomento; essendo lei in effetti intervenuto stasera, non potrà intervenire su questo argomento anche domani.

Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.-F.D.). Presidente, ognuno è libero di valutare il contenuto dell'intervento del collega Grauso come meglio crede, personalmente mi pare che la premessa, il contenuto, la conclusione dell'intervento fosse la base per chiedere di poter parlare domani. A nome del Gruppo, della Coalizione, e di chi è disponibile a farlo parlare domani, dichiaro di essere totalmente d'accordo e solidale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Il collega onorevole Grauso ha avanzato una legittima richiesta, non mi pare che esistano ragioni ostative per non accoglierla, avendo egli, come anche altri consiglieri, programmato l'intervento non per la giornata odierna, ma per quella di domani.

Signor Presidente, io proporrei adesso la continuazione del dibattito, perché mi pare che vi siano altri oratori iscritti a parlare, dando la parola domani mattina all'onorevole Grauso per il suo intervento. Ritengo che la richiesta possa, anzi debba, essere accolta. proprio per le ragioni che egli stesso ha illustrato in Aula e che mi paiono fondate.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). A me pare, signor Presidente, che la richiesta dell'onorevole Grauso debba essere interpretata come una richiesta di spostamento del momento del suo intervento. Ora, è vero che la Presidenza stabilisce un ordine tenendo conto delle esigenze di alternanza, però diciamo che è anche nella sua facoltà consentire, come altre volte è successo, che un oratore possa intervenire in un momento diverso da quello in cui è stato stabilito. Per cui a me pare che la richiesta possa essere serenamente e tranquillamente accolta senza che venga violato il Regolamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris Mario sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (U.D.R.). Mi è sembrato di capire dall'intervento dell'onorevole Grauso che egli abbia bisogno sì di maturare le sue convinzioni, di esaminare e di effettuare delle verifiche, ma abbia chiesto di intervenire domani in sede di dichiarazione di voto. Io credo che possa farlo, e direi di andare avanti adesso nel dibattito, regolarmente, con la replica del Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, siccome io sono iscritto a parlare per ultimo, mi pare, cedo all'onorevole Grauso, senza nessun problema, la possibilità di intervenire al mio posto; questo elimina ogni questione, e quindi l'onorevole Grauso, nella giornata di domani, avrà tutto il tempo per intervenire.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Chiedo scusa, abbiate pazienza, l'osservazione e il rispetto rigoroso del Regolamento non appartiene ai Capigruppo, ma riguarda tutta l'Aula, quindi io non posso accontentarmi del parere di alcuni, seppure autorevoli, colleghi su una questione del genere. Intanto chiedo all'onorevole Grauso se ritiene esaustiva della sua necessità la possibilità di intervenire domani in sede di dichiarazione di voto, ricordandogli che, in tal caso, gli sono concessi cinque minuti di tempo, o se invece insista nel ritenere il suo intervento di poco fa una richiesta di posposizione del suo intervento a domani. In questo caso, io dovrei interpellare l'Aula.

Ha domandato di parlare il consigliere Grauso. Ne ha facoltà.

GRAUSO (P.S.d'Az.). Mi verrebbe da chiedere se sono cinque minuti come quelli dell'onorevole Cogodi o cinque minuti come quelli dell'onorevole Floris.

PRESIDENTE. Cinque minuti in quest'Aula sono cinque minuti!

GRAUSO (P.S.d'Az.). Scherzi a parte, per sdrammatizzare la tensione, è chiaro che io preferirei avere a disposizione i venti minuti di tempo concessi dal Regolamento in sede di discussione generale.

PRESIDENTE. Metto in votazione la richiesta dell'onorevole Grauso di posporre a domani il suo intervento. Chi la approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non la approva alzi la mano.

(E' approvata)

Onorevole Grauso, l'Aula accoglie la sua richiesta. Lei, se vorrà, potrà fare il suo intervento domani.

Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche

del Presidente della Giunta

PRESIDENTE. Continuiamo col dibattito.

E` iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.R.). Signor Presidente, colleghi, spero che l'onorevole Grauso nel proseguo non faccia ulteriori richieste; mi sembra che tutti coccolino in maniera particolare le sue esigenze.

Io avevo pensato di dare una lettura...

(I consiglieri dei Gruppi di centro-sinistra, tranne i consiglieri Selis, Vassallo, Dore, Dettori e Ladu, abbandonano l'Aula)

PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto. C'è un oratore che sta parlando. Mi pare che dobbiamo rispetto a tutti.

CAPELLI (U.D.R.). Signor Presidente, dopo lunghe ed estenuanti giornate di confronto, presumo che ci accingeremo, nella giornata di domani, a votare - secondo la fredda regola dei numeri - un nuovo Governo per la Sardegna, l'unico possibile in relazione ai risultati elettorali. Ritengo di poter dire che, in totale coerenza con la nostra campagna elettorale rivolta al cambiamento rispetto agli ultimi anni di governo, ci apprestiamo a sostenere lealmente il Presidente Pili, come già detto, rispettosi delle indicazioni elettorali e fiduciosi nella proposta politico-programmatica dallo stesso fatta.

Non credo non si possa evidenziare la concretezza e la bontà dei propositi e dei progetti di fattibilità espressi nelle dichiarazioni programmatiche. Da alcune parti si rimprovera che, come successo in occasione di precedenti dichiarazioni programmatiche illustrate in quest'Aula nel corso di decenni, le stesse non siano mai state portate a compimento...

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, mi scusi un secondo. Onorevoli colleghi, vi prego di prendere posto, c'è un collega che sta parlando, chi non intende ascoltare può uscire, però vi prego di collaborare all'ordinato svolgimento dei lavori Prego.

CAPELLI (U.D.R.). Dicevo che alle precedenti dichiarazioni programmatiche, presentate nel corso di decenni, si rimprovera di non essere mai state portate a compimento o realizzate per l'accentuata conflittualità politica e partitica dovuta spesso e volentieri ad esasperate contrapposizioni individuali. Sarei ben lieto di poter contribuire a introdurre in quest'Aula, nell'interesse del popolo sardo, un ulteriore grande elemento di novità, cioè il dialogo, dando così gambe a quei progetti di sviluppo economico e culturale che tutti aspettano.

Noi dell'U.D.R. abbiamo combattuto la nostra battaglia in alcuni casi nel disinteresse generale, bistrattati, a volte derisi e a volte volgarmente offesi. Nello stesso tempo, abbiamo rimarcato ripetutamente con decisione la nostra completa autonomia da indicazioni e consigli non richiesti, anzi spesso dannosi, da parte di centrali di oltre Tirreno; abbiamo così combattuto una battaglia politica non guardando né a destra né a sinistra, formula logora e superata, ma rivolgendoci a idee, programmi e progetti per cambiare una Sardegna in crisi irreversibile. Avevamo e abbiamo un solo forte obiettivo: contribuire a ridare dignità ad un centro politico, democratico, cattolico, autonomistico che ponga al centro dei suoi programmi la Sardegna e la sua gente. Abbiamo cercato nel recente passato, e lo faremo con fermezza e decisione nel prossimo futuro, di raggrupparci con tutti quei partiti, movimenti, persone che credono in questi valori.

Non va sicuramente disconosciuto il grande merito di chi, anche nel recente passato, durante la scorsa legislatura e fuori da quest'Aula, ha combattuto una lotta serrata affinché si determinasse una svolta epocale nell'amministrazione della Sardegna, una svolta che ha portato il Presidente Pili alla guida della costituenda maggioranza e che ha contribuito in modo sostanziale a costruire quella svolta tutta sarda che ritroviamo nella Casa comune dei Sardi. E` vero non siamo ancora arrivati alla costruzione della Casa comune dei Sardi, ma riteniamo di avere dato corso, insieme ad altri, alla costruzione di solide fondamenta, attenti e rispettosi del travaglio interno delle altre compagini politiche ed anche di singole persone, alle quali comunque ci sentiamo molto vicini, fiduciosi che alla fine prevarranno le scelte che tengono conto unicamente della dignità, dei bisogni e delle aspettative dei sardi.

Siamo stati indicati come un partito di iugulatori, di mercanti di assessorati o di vacche (affermazioni spesso fatte da chi era ed è disponibile ad offrire di più), solo per avere avuto la legittima pretesa di essere considerati per quello che riteniamo di valere e contare, grazie ai consensi ricevuti e nel pieno rispetto della voglia di centro che gli elettori ci hanno manifestato.

L'indiscussa simpatia da "Giamburrasca" dell'onorevole Cogodi purtroppo non produce effetti sostanziali per risolvere i problemi delle imprese, dei disoccupati, degli emigrati, del degrado culturale. Oltre a fare ridere, bisogna anche poter consentire alla gente di avere una dignità culturale, economica e sociale. Sicuramente l'onorevole Cogodi risolve il primo dei problemi, riesce a farci ridere.

Vedete, colleghi e colleghe, l'U.D.R. non è qui per porsi pregiudizialmente contro qualcosa o qualcuno, né pensiamo a costruire le nostre singole carriere, già in passato abbiamo compiuto scelte politiche che ci hanno portato ad abbandonare posizioni di potere, e andiamo fieri di essere stati coerenti con le nostre idee. Non cerchiamo trampolini di lancio, siamo liberi, sotto tutti i punti di vista, di pensare e agire coerentemente con i nostri ideali. Dico questo perché sarebbe vergognoso ritenere che, in nome del popolo, taluno di noi consiglieri fosse qui con lo scopo di utilizzare quest'Aula per appagare il personale arrivismo. Non siamo qui per soddisfare le ambizioni dei singoli, ma perché abbiamo ambito a rappresentare i sardi e a programmare il futuro di questo popolo. Intendiamo unicamente rispettare il mandato elettorale e, in qualità di eletti, sentiamo il peso e la responsabilità di questo onere e di questo onore. Sarà l'elettorato a giudicare il nostro operato ma ci dobbiamo adoperare affinché ne abbia gli strumenti quando sarà chiamato a decidere se saremo riusciti a rispondere ai suoi bisogni e alle sue aspettative, le aspettative di 350 mila disoccupati, degli emigrati, delle imprese. Imprese mortificate da una politica del credito che pone la banca come socio di maggioranza e quindi unico delegato a riscuotere sempre e comunque gli utili dell'impresa, e dall'altra parte lo Stato che, in qualità di socio occulto, batte sempre cassa. Imprese penalizzate dal sistema dei trasporti, bloccate da una burocrazia che è nemica della snellezza propria delle imprese; paralizzate da una politica regionale che, fino ad oggi, non è riuscita a tutelare le piccole e medie imprese dall'oppressione e dalla dipendenza dai colossi commerciali e finanziari. Abbiamo uomini, donne, idee e una cultura da difendere e valorizzare. Non concordo con quanto detto dall'onorevole Pusceddu nel suo intervento di ieri. Le imprese non hanno bisogno delle nostre idee, hanno bisogno degli strumenti che le mettano in condizioni paritetiche.

Oggi ci troviamo a sostenere una maggioranza nella quale crediamo con convinzione, e per la quale abbiamo messo a disposizione i nostri uomini migliori. Sono certo che, insieme a loro, sapremo cogliere tutte le indicazioni, i suggerimenti, le critiche costruttive che le forze di opposizione esprimeranno perché dobbiamo lavorare insieme per la nostra gente, ognuno rispettoso del suo ruolo, ma tutti con il comune obiettivo di recuperare il terreno perduto in sterili contrapposizioni e goliardiche prese di posizione. Vogliamo dialogare con tutti e, per ciò che ci accomuna, evitare che in Sardegna le divisioni, pur esistenti in ambito nazionale, ci inducano a separarci fino al conflitto. Dobbiamo superare le diversità ideologiche perché siamo in quest'Aula per amministrare. Da quello che decideremo dipende l'avvenire della nostra Isola e così, per chiunque verrà dopo, sarà più agevole cercare di migliorare una regione con meno disoccupazione, una regione più ricca e autodeterminata, più europea. Se riusciremo in questo sarà soltanto perché ognuno di noi avrà svolto il suo ruolo in maniera proficua al servizio del popolo sardo, restituendo dignità alla politica, in particolare a quest'Aula e al ruolo che abbiamo voluto e che ci è stato assegnato.

Per quanto ci riguarda non ci presteremo a nessuna rappresentazione teatrale o da palcoscenico, daremo e chiederemo rispetto ma soprattutto rispetteremo chi, da noi, attende risposte concrete e non inutili discussioni. Dobbiamo ricominciare la nostra vita avendo fiducia in noi stessi, quindi lavorare di più, studiare di più, conoscere i nostri problemi e quelli degli altri, sacrificare l'individuale al collettivo e sperimentare di più, entrare più profondamente in questa civiltà moderna d'Italia, d'Europa e del mondo, spezzare questo isolamento che è diventato psicologico dopo essere stato prima naturale. Dobbiamo universalizzarci, ma per questo è necessario avere presupposti di vita autonoma. Spero nel prossimo futuro, questa è una mia speranza, di non risentire più attuali le parole proferite da Emilio Lussu nel 1947.

In particolare guardiamo con interesse ed attenzione a tutte le forze moderate che vorranno contribuire a rafforzare quel centro che ci onoriamo di rappresentare, non solo politico ma anche geografico. Con maggiore sensibilità dobbiamo guardare alle nostre zone interne che vivono probabilmente uno dei periodi più tristi e bui della loro storia. Zone che, in passato, con i loro uomini hanno dato lustro a quest'Aula, a questa Regione e che oggi vengono troppo spesso dimenticate e considerate marginali da una disattenta politica regionale. Permettetemi di ricordare a me stesso, ai miei colleghi nuoresi e a voi tutti, che tra i padri della nostra cultura universalmente riconosciuta e della nostra storia sono diversi coloro i quali avevano salde radici nell'entroterra. Tutti noi siamo ancora debitori nei confronti loro e della nostra gente che merita più rispetto ed attenzione. Dobbiamo recuperare quel ruolo di centralità, che storicamente abbiamo avuto, senza farci abbindolare dalle luci della ribalta o da facili palcoscenici.

Questa parte del mio intervento, signor Presidente, non va sicuramente intesa come provocatoria contrapposizione provinciale, ma come richiamo al ruolo che, ritengo, ognuno di noi debba assumere nel rappresentare il proprio elettorato, nel totale rispetto di tutti i colleghi e di tutti i sardi.

Oggi abbiamo scelto di formare questa maggioranza insieme a chi, a nostro avviso, ha fatte sue le nostre pregiudiziali programmatiche basate sul pieno riconoscimento ed attuazione della specificità ed autonomia della Sardegna. Su questo noi non intendiamo transigere. Una maggioranza, quella che sostiene la Giunta, certamente ridotta, ma la più ampia possibile; una maggioranza, come più volte rimarcato dal nostro segretario regionale, onorevole Floris, che in corso d'opera è destinata ad accrescere il suo consenso, perché nella società civile esso è già molto più ampio.

Finisco, signor Presidente, augurando a tutti un sereno e proficuo lavoro, ognuno per la sua parte, ma tutti insieme per la nostra gente. Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.

PIANA (C.C.D.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo politico Centro Cristiano Democratico condivide la proposta di indirizzo politico-programmatico, formulata e illustrata dall'onorevole Pili, nel contenuto, negli obiettivi e nelle finalità. E` una condivisione che nasce dal fatto che oggi la Sardegna vive uno dei periodi più difficili della sua storia dopo che, in cinque anni di governo di centro-sinistra, nessun problema che la affligge è stato seriamente affrontato e risolto.

In questi anni è cresciuta l'opulenza solo di una piccola parte del Paese; mentre il Nord, con la sua capacità di produrre ricchezza, continua a soffrire un'opprimente pressione fiscale e un progressivo declino di quelle infrastrutture basilari per una continua crescita economica, il Sud invece, e in particolare la Sardegna nella sua specificità, vive oggi una condizione di povertà produttiva di lavoro sommerso, irregolare, precario, con una disoccupazione sempre più dilagante e preoccupante anche per i gravi fenomeni di media e piccola criminalità che sicuramente ad essa sono socialmente collegati.

In questo panorama sociale e politico, la Sardegna ha bisogno di un nuovo indirizzo di governo che bene emerge dalle linee programmatiche illustrate in quest'Aula dall'onorevole Pili; indirizzo che non deve più passare, come è avvenuto in precedenza, attraverso la tradizionale politica assistenziale di sovvenzioni generalizzate e clientelari che mi risulta essere state finora fallimentari. E` un indirizzo che non deve neanche passare attraverso quelle restrizioni e quei vincoli formali e burocratici che, paralizzando ogni procedura amministrativa, limita il processo di sviluppo. Infatti occorre intervenire per incentivare l'efficienza della pubblica amministrazione, snellire l'apparato normativo, cambiare le procedure burocratiche semplificandole e rendendole così più celeri, efficaci ed efficienti.

Il C.C.D. condivide le linee programmatiche illustrate dall'onorevole Mauro Pili riguardo l'individuazione degli obiettivi primari da raggiungere, dei tempi, dei criteri e delle metodologie da seguire come forza di governo regionale; così come, fin dall'inizio della campagna elettorale, con coerenza e lealtà il C.C.D. ha sempre e fermamente condiviso il progetto comune e la validità dell'indirizzo politico-programmatico, al quale anche oggi il nostro Gruppo conferma il suo appoggio.

Il successo ottenuto in Sardegna dal Centro Cristiano Democratico, come il successo di tutte le forze del Polo per le libertà, è una chiara dimostrazione della volontà di cambiamento manifestata dagli elettori con il voto; nel panorama politico oggi esistente, pur essendo questo Consiglio evidentemente sovrano circa l'individuazione di quella che deve essere la maggioranza di governo regionale, non si può non tener conto di questo segnale di volontà di cambiamento espresso dalla maggioranza politica dei sardi, segnale che apre nuovi orizzonti in vista di una reale rinascita della Sardegna. Sussistono le condizioni tra tutte quelle forze politiche, democratiche e liberali per un'alleanza che, prima di tutto, è una alleanza tra forze che si oppongono fermamente allo statalismo, è una alleanza contro l'invadenza della mano pubblica, contro l'occupazione della società civile e contro la mortificazione della sua autonomia culturale e economica. Si propone un'alleanza tra forze che guardino con sensibilità alla specificità della questione sarda, all'autonomia regionale, al decentramento dei poteri, per accelerare nel rispetto del principio di sussidiarietà la trasformazione del nostro Stato in senso marcatamente federalistico, senza compromettere l'unità e l'indivisibilità della Repubblica. Un'alleanza che guardi con sensibilità al federalismo fiscale basato prima di tutto su un'ampia partecipazione delle Regioni al gettito delle imposte dirette e indirette, poi sul legame tra prelievo fiscale e suo utilizzo sul territorio regionale, inoltre che guardi all'elezione diretta del Presidente della Giunta Regionale nell'ambito di una legge elettorale chiara e trasparente che permetta di creare maggioranze sicure e stabili, rispecchiando la volontà degli elettori, ed un'opposizione in grado di controllare la legittimità e la validità dell'operato politico delle forze di maggioranza. La composizione di questa alleanza è espressione della bontà della maggioranza dei concittadini sardi; essa nasce con il proposito di realizzare quelle condizioni che, interrompendo il trend negativo che ha caratterizzato in Sardegna la politica improduttiva ed assistenziale della sinistra in questi ultimi anni, orientino l'Isola verso un graduale processo di crescita economica e di sviluppo di tutte le potenzialità che la Sardegna possiede.

L'indirizzo politico proposto guarda ad un programma politico concreto rivolto con specificità ai problemi della Sardegna riuscendo a dare al popolo sardo quella certezza che finora è sempre mancata per l'immobilismo che ha caratterizzato finora la politica improduttiva del governo regionale. E` un indirizzo che deve stimolare la nascita delle capacità imprenditoriali, di nuove e valide energie imprenditoriali, chiamando le banche ad un ruolo più attivo di guida e di sostegno alle attività di impresa, indirizzandole seriamente verso una nuova e più moderna professionalità. In quest'ottica occorre sviluppare una politica economica e del lavoro che, superando la rigidità del rapporto di lavoro, raggiunga flessibilità e mobilità tali da rendere possibile nuova occupazione. Al contempo deve essere sviluppata una politica del credito a favore della piccola e media impresa, la quale deve rappresentare il fulcro dell'economia della Sardegna, per consentire la fruizione concreta dei fondi comunitari anche mediante l'intervento delle loro associazioni. Sotto tale profilo un graduale sviluppo dell'economia della Sardegna deve passare attraverso una politica di tutela dell'attività agricola che, per noi del C.C.D., rappresenta, e deve rappresentare, uno dei settori più importanti, è una vera ricchezza per l'Isola e può essere fonte di valida occupazione, purtroppo finora è stata abbandonata a se stessa. Anche in questo caso occorre innanzitutto sfruttare al meglio tutte le risorse finanziarie a disposizione, soprattutto quelle comunitarie, migliorando l'efficienza della loro erogazione; occorre informare meglio gli agricoltori circa le opportunità offerte dall'Unione Europea, e adoperarsi affinché le provvidenze comunitarie vengano trasferite celermente a favore degli agricoltori, provvedendo poi al controllo della corretta destinazione ed utilizzazione dei fondi. La Regione deve porsi al servizio dell'agricoltura, l'agricoltore deve poter contare sull'efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa della Regione; a tale scopo sarà necessaria e obbligatoria, perché stabilito da una legge della Repubblica, l'istituzione di una agenzia regionale per l'adeguamento e la gestione dell'assistenza economica all'agricoltura e dei fondi U.E., agenzia che si dovrà chiamare AGEA e che va a sostituire definitivamente l'AIMA.

Bisogna tutelare e migliorare le produzioni dell'Isola al fine di rendere le aziende agricole sarde competitive sul mercato nazionale ed internazionale, facendo in modo che i prodotti agricoli si adattino sempre meglio alle loro richieste, favorendo anche una politica di promozione dei prodotti sardi e incoraggiando l'attività di agriturismo che, se da un lato una integrazione del reddito per il piccolo e medio imprenditore agricolo, dall'altro costituisce un modo per richiamare le tradizioni artigianali di molti paesi della Sardegna. Bisogna poi facilitare e sostenere la presenza dell'uomo, come agricoltore e allevatore nelle campagne, e come boscaiolo in montagna e in collina, per tutelare il territorio e la ricchezza che in esso l'Isola possiede; senza la loro presenza, il territorio viene abbandonato a se stesso.

Ma per fare uscire da questa grave crisi il comparto agricolo e pastorale è necessario intervenire pure sulla gestione del sistema idrico che risulta ancora fortemente burocratizzato e frammentario. Vi sono zone della Sardegna ove gli agricoltori vivono gravi problemi di carenza di acqua per l'irrigazione dei campi, e quando poi non piove per mesi la crisi diventa devastante, nonostante le numerose dighe che però purtroppo non sono state ancora collaudate. Finora nessuno si è accorto di loro. Occorre allora intervenire per mettere a punto una ordinata pianificazione delle risorse idriche esistenti nell'Isola, riorganizzando i servizi di approvvigionamento e di distribuzione, realizzando definitivamente le infrastrutture necessarie, potenziando i servizi già esistenti di gestione dell'acqua. Occorre intervenire per evitare gli sprechi incentivando una politica del riuso delle acque e delle produzioni a basso consumo. Solo mediante un insieme coordinato di interventi pubblici e privati è possibile uscire dalla fase di recessione.

A questo proposito è necessario intervenire nel settore dei trasporti; finora ci si è limitati a discutere, a siglare tanti accordi, solo promesse mai mantenute. In questo comparto occorre intervenire con urgenza per fare uscire la Sardegna dall'isolamento, stabilendo la priorità degli investimenti da destinare anche attraverso l'utilizzo di risorse private laddove è possibile, per la realizzazione di infrastrutture, per il potenziamento delle dotazioni infrastrutturali già esistenti, per la costruzione di strade per una moderna viabilità interna, utilizzando a tal fine sia i finanziamenti dello Stato che dell'Unione Europea.

In Sardegna il settore dei trasporti è totalmente inefficiente ed antiquato, mancano le infrastrutture, i mezzi sono inadeguati, vi è una assoluta carenza di collegamenti, con un'assenza totale di regole generali di governo del settore e di una strategia politica che affronti tale problema in modo organico ed ordinato. L'arretratezza economica e sociale in cui si trova il popolo sardo è dovuta anche alle limitazioni di spostamento e di comunicazione, che vanno a pregiudicare le condizioni di uguaglianza tra tutti i cittadini che risiedono nella penisola; ma queste limitazioni pregiudicano anche ogni iniziativa economica di sviluppo.

Proprio per ovviare a tali problemi nasce la proposta della zona franca. La zona franca è un obiettivo politico-economico primario da raggiungere incondizionatamente nell'interesse del popolo sardo per la salvezza economica della nostra Isola. Infatti le agevolazioni fiscali e finanziarie sono lo strumento da prevedere a favore delle imprese che vengono a installarsi in Sardegna; solo attraverso la concessione di agevolazioni di varia natura, a favore delle imprese situate o create all'interno dell'isola, quindi solo attraverso la zona franca, si possono realizzare davvero le condizioni perché la Sardegna si sviluppi economicamente con la creazione di nuove imprenditorialità e nuovi posti di lavoro per i giovani all'interno del suo territorio.

Non dimentichiamo poi che la nostra Isola possiede quella grande ricchezza che in passato veniva chiamata "il petrolio dei paesi poveri", cioè l'attività turistica, la quale è sempre stata considerata un'attività marginale, di secondo piano, in quanto l'importanza della risorsa turismo è stata sottovalutata anche da molti economisti. Oggi non si può certo continuare a definire il turismo "la risorsa dei poveri", se solo si pensa che Paesi ricchi, come la Francia e gli Stati Uniti, sono diventati tra i maggiori utilizzatori di tale risorsa .

La Sardegna, nel settore turistico, possiede enormi potenzialità; si consideri per esempio che solo il comune di Sassari, che è il terzo d'Italia per estensione con 54 mila chilometri quadri di territorio, possiede 40 chilometri lineari di coste, o per fare altri esempi, zone come Porto Ferro, l'Argentiera, Villaggio Nurra che, pur essendo da qualificare come zone ad alta vocazione turistica, sono totalmente prive di strutture ricettive, abbandonate a se stesse, rovinate dalla presenza di campeggi abusivi e da spiagge poco curate. Questa immensa risorsa, allo stato attuale, non viene sfruttata in tutta la sua ricchezza, occorre dunque creare le condizioni primarie perché le sue potenzialità siano sfruttate al meglio, stimolando una imprenditorialità locale, promuovendo la crescita dell'offerta di servizi, l'allungamento della stagione turistica, intervenendo - eventualmente di concerto con lo Stato - per promuovere agevolazioni a sostegno dei servizi turistici, e il riconoscimento del ruolo dei comuni a vocazione turistica, infine occorre informare adeguatamente le imprese turistiche perché abbiano un agevole accesso ai fondi comunitari.

La Sardegna ha bisogno di una politica di pianificazione turistica che incentivi, in località ove ciò sia possibile, la realizzazione di validi campeggi organizzati, con la partecipazione concordata del privato e del pubblico, che incentivi anche sulla base del criterio della capacità insediativa la realizzazione di strutture immobiliari ove essa non comporti un pregiudizio all'equilibrio ambientale. A questo proposito non si può non richiamare l'inutilità e il pregiudizio vincolistico in senso assoluto che i piani territoriali paesistici hanno determinato e continuano a determinare, sebbene con sentenza del Consiglio di Stato siano stati dichiarati decaduti, con vincoli che comprimono totalmente e permanentemente la proprietà privata e quindi impediscono l'esercizio di attività economiche e produttive sul territorio. L'efficienza e l'efficacia dell'azione del Governo regionale dovrà concretizzarsi anche attraverso la tutela urbanistica degli assetti territoriali esistenti, dovrà orientare lo sviluppo complessivo del territorio verso obiettivi di qualità ponendo in primo piano la qualità della vita e dei centri urbani coniugando interessi pubblici con quelli privati, ponendo in primo piano il principio che la normativa urbanistica deve anche essere strumento di composizione degli opposti e naturali interessi ma sempre in un ambito generale di libero mercato ove la tutela del bisogno umano e dei diritti fondamentali deve essere posta in posizione di assoluta preminenza.

Concludendo, signor Presidente, il Gruppo C.C.D. conferma l'appoggio alla proposta di indirizzo politico illustrata dall'onorevole Pili.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Chiedo di poter intervenire al termine del dibattito, quando prenderanno la parola i Presidenti dei Gruppi. Manifesto quindi la volontà di intervenire dopo l'onorevole Grauso. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cossa sull'ordine dei lavori.

Cossa(Patto Segni-Rif. Sardi). Presidente, con tutto il rispetto per l'onorevole Grauso, mi associo a quanto appena detto dal collega Dettori, per cui se ci sarà data facoltà d'intervenire dopo l'onorevole Grauso, così come è sempre successo, io parlerò, altrimenti anch'io rinuncerò all'intervento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Condividendo lo spirito delle richieste, chiedo che i lavori vengano aggiornati a domani mattina alle ore 10.00.

PRESIDENTE. Faccio solo osservare all'onorevole Dettori e all'onorevole Cossa che, di fatto, siamo già nella parte finale del dibattito e quindi stanno già intervenendo i Capigruppo. C'è una richiesta di proseguire il dibattito domani, se non ci sono opposizioni, il Consiglio è aggiornato a domani alle ore 10.00.

La seduta è tolta alle ore 18 e 08.