Seduta n.160 del 31/07/2001
Seduta CLx
(ANTIMERIDIANA)
Martedì 31 Luglio 2001
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 12.
LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del Martedì 24 Luglio 2001, che è approvato.
Assenza per motivi istituzionali
Presidente. Comunico, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, che l'assessore Silvestro Ladu è assente nella seduta del 31 luglio 2001, in quanto fuori sede per motivi istituzionali.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle proposte di legge nazionale numero 1, 2, 5 e 7. Sono iscritti a parlare i consiglieri consigliere Dore, che non è presente in Aula, e Scano, che rinuncia.
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
Cugini (D.S.). Se procediamo seguendo la procedura consueta lei ha perfettamente ragione a chiamare i consiglieri iscritti a parlare seguendo l'ordine di iscrizione, ma in questo modo veniamo meno all'impostazione che abbiamo deciso di dare alla discussione ieri, quindi è necessario che interrompiamo qualche minuto la seduta per riorganizzare la discussione. L'avrebbero dovuto chiedere i colleghi della maggioranza, ma sono distratti dal problema delle nomineper le banche, quindi lo faccio io per loro.
PRESIDENTE. Sospendiamo la seduta per un quarto d'ora.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 14, viene ripresa alle ore 10 e 42.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
dore (I DEMOCRATICI). L'altro giorno si è verificato l'ennesimo episodio tragico nella storia del lavoro di quest'Isola. Due lavoratori, Salvatore Gadau e Gavino Pittalis, sono tragicamente deceduti. Purtroppo si verificano numerose tragedie come questa, però io credo che, in occasione del dibattito sulla riforma dello Statuto, che dovrebbe essere anche la riforma della Regione, forse sarebbe opportuno che questo Consiglio, per un attimo, si raccogliesse in memoria di queste persone che così tragicamente hanno pagato per il loro diritto al lavoro in Sardegna.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Dore, capisco il valore della sua richiesta, ci sono però delle prassi che noi rispettiamo. In questi casi il Consiglio regionale, pur rendendosi conto della tragicità degli avvenimenti, si è sempre limitato ad approvare degli ordini del giorno proposti dai singoli consiglieri. Se lei lo ritiene opportuno, potrà seguire questa strada. Intanto io devo rispettare l'ordine del giorno previsto.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Alberto Randazzo ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo, a far data dal 31 luglio 2001.
Poiché non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.
Continuazione della discussione del testo unificato delle proposte di legge nazionale Cossa - Cassano - Demontis - Fantola: "Istituzione dell'Assemblea costituente del popolo sardo" (1), Giunta Regionale: "Istituzione dell'Assemblea costituente regionale" (2), Sanna Giacomo - Manca: "Assemblea costituente del popolo sardo" (5) e Scano - Dettori Ivana - Pacifico: "Revisione straordinaria dello Statuto speciale per la Sardegna. Istituzione dell'assemblea costituente regionale" (7)
PRESIDENTE L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato delle proposte di legge nazionale numero 1, 2 5 e 7.
E' iscritto a parlare il consigliere Deiana. Ne ha facoltà.
deiana (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, colleghi,nel febbraio del 1948, quando fu approvata la legge costituzionale numero 3, lo Statuto speciale per la Sardegna, molti colleghi eletti nell'attuale dodicesima legislatura non erano nati, pochissimi, forse solo uno, erano in età di voto. Nessuno forse pensava di candidarsi e di essere eletto consigliere regionale. In questi cinquantatré anni la classe dirigente sarda ha creduto nell'autonomia e nei maggiori poteri ad essa connessi; la specialità nell'azione politica e amministrativa si è realizzata con soddisfazione ma anche con qualche delusione. Non sono mancati i grandi impegni, basti ricordare i piani di rinascita, il periodo dell'industrializzazione; si sono verificati momenti di tensione e anche di contestazione nei rapporti col Governo nazionale sui limiti reali dell'autonomia, che è stata sempre rivendicata con correttezza, autorità, serietà istituzionale.
Oggi registriamo una dinamicità della società superiore a quella della politica, su temi quali l'ambiente, la nuova disoccupazione, la scienza genomica, la società, e il mondo giovanile in particolare, avanzano in anticipo rispetto alla politica e alla burocrazia. Le direttive e le azioni dell'Unione Europea e i problemi della globalizzazione completano un quadro generale che coinvolge l'intera società. Ed essa, società, deve essere chiamata a decidere chi deve scrivere e come le regole fondamentali, e scelte di così grande importanza sono tali se decise da un'Assemblea eletta dal popolo. L'essere isola se da una parte può creare disagi dall'altra esalta i valori della sardità. L'entità territoriale è più definita, la cultura nelle sue diverse espressioni è originale e maggiormente espressiva, le tradizioni e i costumi sono unici. La centralità della Sardegna nel Mediterraneo le attribuisce una importanza europea più grande rispetto ad altri territori e la distanza dalla penisola italiana fa sì che la terra sarda sia allo stesso tempo vicina e lontana dall'Italia e dall'Europa. Questa condizione le permette di rivendicare un'autonomia statutaria speciale, con maggiori poteri, meritata e dovuta in virtù del patrimonio culturale e di identità del suo popolo che deve partecipare alla costruzione del proprio futuro.
L'Assemblea costituente, da eleggere a suffragio universale col sistema proporzionale, rappresenta un progetto ambizioso. In esso bisogna coinvolgere le forze sociali e gli imprenditori e tutti i livelli della società. Le persone di scienza e d'arte, congiuntamente a quelle che non hanno avuto fino ad oggi possibilità di partecipare, devono avere voce e ruolo. Negli ultimi tempi si è diffusa una sfiducia nei confronti dei partiti accompagnata da un rifiuto sempre maggiore della politica. In occasione degli appuntamenti elettorali si assiste frequentemente al disinteresse dei cittadini; in oltre 200 dei 381 comuni della Sardegna si ha un continuo spopolamento e cresce la sfiducia nelle istituzioni. In una popolazione di 1.651.000 abitanti, molte persone illuminate, oggi disimpegnate, se coinvolte sulle scelte relative alla riforma statutaria, potrannodare contributi e svolgere un ruolo importante, acquistando nuova fiducia. L'elezione dell'Assemblea costituente rappresenterà un momento di impegno per una nuova stagione di passione politica.
Le regole che verranno approvate devono essere le regole di tutti e per tutti; le istituzioni continueranno a vivere anche quando noi e i partiti non ci saremo più, per questo dobbiamo avere il coraggio di incontrarci pur nella diversità. Le regole non sono patrimonio esclusivo né della destra né della sinistra; esse devono essere prodotte dall'equilibrio di tutti e, nell'interesse generale, dobbiamo fare uno sforzo per rinunciare a strategie di posizione e a interessi di parte. Chi vi parla, cari colleghi, ha avuto la fortuna di essere eletto per quattro volte consigliere regionale, per questo ringrazio sentitamente gli elettori. Ho avuto e ho l'onore di far parte del Consiglio regionale della Sardegna; molte cose non sono riuscito a portarle a compimento; sono stato felice di assistere all'approvazione di alcune. Un tema, nelle ultime tre legislature, è stato costantemente richiamato e discusso, quello delle riforme, concludendo quasi sempre il dibattito con l'approvazione di un documento di intenti e niente di più. Nella legislatura in corso all'inizio ho scritto e presentato la mozione numero 1 sul governo delle regole. Risultato: nessuna risposta. Ho firmato l'ordine del giorno numero 39, quello approvato dall'Aula il 5 luglio di quest'anno. L'esperienza mi porta alla conclusione che il Consiglio, purtroppo, sul tema riforme non è riuscito a concretizzare alcunché. Mi prendo la parte di responsabilità che mi spetta, ma col voto alla legge in discussione penso di dare agli elettori sardi la possibilità di eleggere l'Assemblea costituente affinché essa possa produrre ciò che il Consiglio non è riuscito a fare in questi due anni.
(Interruzione)
Collega, nel caso fosse necessario sono anche pronto a dimettermi, non ci sono problemi da questo punto di vista, se la mia sostituzione servisse per portare avanti questa iniziativa. Lo dico e lo affermo pubblicamente, chiedo che lei faccia altrettanto.
In questi due anni della XII legislatura ho scritto, se non ricordo male, circa 13 proposte di legge e ne ho firmate molte altre. Nessuna di queste è arrivata in Consiglio, è una conferma di quanto ho già detto. Non dobbiamo avere paura di essere rappresentati nell'Assemblea costituente da altri sardi, è necessario dimostrare nella nostra azione di legislatori la modestia e il coraggio di riconoscere il ruolo che possono svolgere cittadini capaci, che possono fare bene quanto noi e forse più di noi. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (D.S.). Signor Presidente, svolgerò un brevissimo intervento anche perché l'intervento di ieri sera del collega Silvio Lai, che ha svolto in maniera esemplare alcuni ragionamenti, mi consente di poter serenamente evitare di addentrarmi in una serie di ragionamenti che avremo sicuramente modo e occasione di riprendere nel prosieguo del dibattito sia sullo Statuto sia sulle riforme in generale, almeno questo è il mio auspicio. Voglio fare alcune considerazioni per ribadire un fatto: credo che sulla necessità di una revisione dello Statuto non ci sia molto da aggiungere rispetto a quello che è stato detto in tutti questi anni. Dal 1948 ad oggi sono tanti e tali i cambiamenti e le modificazioni intervenuti a livello regionale, ma direi anche nazionale, europeo e mondiale che di fatto impongono un ripensamento, una revisione complessiva della nostra carta costituzionale, soprattutto impongono una ridefinizione delle regole, che debbono essere regole condivise ed accettate da tutto il popolo sardo.
Io confesso di essermi preoccupato molto leggendo l'intervista del padrone de "L'Unione Sarda" su "Sardegna News". Se la prospettiva verso la quale noi stiamo marciando è quella di una società assolutamente priva di regole, come il padrone, sottolineo il padrone, de "L'Unione Sarda" prospetta in quell'intervista, cari colleghi, attrezziamoci adeguatamente.
E` chiaro che il problema delle regole è un problema serio, è chiaro che la definizione di nuove regole è un problema che richiede l'impegno e la partecipazione di tutti, perché esse siano davvero condivise ed accettate da tutti, però per fare questo credo siano necessarie alcune condizioni, che a me pare - lo dico con molta serenità - che il progetto di Assemblea Costituente che oggi stiamo esaminando nell'Aula non garantisca. A mio avviso, una delle condizioni necessarie è innanzitutto la partecipazione del popolo sardo. I colleghi proponenti sono convinti che l'Assemblea Costituente sia uno strumento di partecipazione, io non sono convinto di questo. E vorrei che qualcuno provasse a convincermi, ma non confondiamo la partecipazione vera con i simulacri della partecipazione…
Presidente, io non riesco a parlare, bisognerebbe spegnere i telefonini, abbiate pazienza, io non ho problemi a rinunciare a svolgere il mio intervento.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, le chiedo scusa, e chiedo scusa anche ai colleghi, vi prego di fare un po' di silenzio e di prestare attenzione e soprattutto, lo ripeto ancora una volta, silenziate i telefonini. Prego onorevole Sanna, scusi.
SANNA SALVATORE (D.S.). Dicevo, dobbiamo stare attenti a non confondere la partecipazione vera con i simulacri della partecipazione, io oggi non vedo molti momenti di partecipazione, né rappresentanze sociali che possano davvero affermare di rappresentare qualcuno; non lo vedo guardando ai partiti, e questo è un dramma che tutti viviamo quotidianamente, io così lo vivo, ma non lo vedo neanche per le organizzazioni sindacali, e lo dico con preoccupazione, la mia non è un'accusa, ci mancherebbe altro! Ma siamo davvero certi, sono davvero certi oggi i dirigenti sindacali di poter dire di rappresentare organizzazioni a larga partecipazione? La domanda è: cosa succederebbe se non vi fosse un quasi obbligo di iscrizione ai sindacati? Quale sarebbe il livello di partecipazione vera? E lo stesso possiamo dire per gli altri organismi di rappresentanza sociale e economica. Forse da questo ragionamento sfuggono soltanto le organizzazioni del volontariato.
Allora, quando si parla di partecipazione, voi davvero siete convinti (lo chiedo ai colleghi che propongono l'Assemblea Costituente) di ottenere una partecipazione reale con l'elezione di un'Assemblea Costituente? Voi davvero siete convinti che il moto di partecipazione popolare possa trovare la più alta rappresentazione in un ennesimo momento elettorale? Io credo che questo sia un punto sul quale dobbiamo riflettere - il collega Silvio Lai ieri ha posto con forza questi problemi - perché credo che nessuno di noi possa davvero dire che la revisione della Carta costituzionale della Sardegna possa esaurirsi in un momento circoscritto, seppure importante come quello della partecipazione ad un'altra tornata elettorale. Io spero che ci siano altri momenti per riprendere questo ragionamento sulla partecipazione, che non riguarda soltanto le questioni legate allo Statuto. Riguarda, a mio avviso, un modo di intendere la politica e soprattutto l'attività politica; riguarda soprattutto i modelli istituzionali che noi abbiamo in testa. Nel momento in cui siamo stati tutti quanti presi dalla smania presidenzialista ed aziendalista, al punto da trasformare i Consigli comunali e le giunte dei nostri Comuni in piccoli consigli d'amministrazione, ed avendo partecipato a cancellare totalmente il ruolo e la funzione di rappresentanza dei Consigli comunali che, essi sì, rappresentano il punto più alto di rappresentanza delle comunità locali, bene, credo che gli effetti a catena siano normali, che siano quelli che oggi abbiamo davanti a noi.
Allora il problema non è quello di cancellare un pezzo di riforma fatta, il problema non è cancellare l'elezione diretta del sindaco, ma sicuramente è quello di temperare la sproporzione di funzioni e di responsabilità che sono interamente schiacciate su un versante, quello esecutivo, e ridare alito, ridare vita ai momenti di rappresentanza assembleare. E, badate, questo problema noi lo avremo a breve, qua dentro, in quest'Aula, quando dovremo discutere - io spero presto - Statuto o non Statuto, perché questo lo possiamo fare, sulla forma di governo.
Abbiamo detto che è indispensabile la partecipazione, io aggiungo, come elemento necessario per una revisione seria dello Statuto, anche l'unità di intenti, colleghi. A me pare che non ci sia stata unità di intenti; a me pare che la carta della revisione statutaria sia stata giocata prevalentemente sugli scontri interni ed esterni ai partiti, sugli incontri interni ed esterni alle coalizioni, sugli scontri interni ed esterni tra livelli istituzionali e società civile. Credo che dovremo lavorare molto per recuperare l'unità di intenti. Credo che dovremo disarmare gli eserciti, o peggio le fazioni.
Però il problema è che, oltre alla partecipazione, oltre all'unità di intenti, e lo dico soprattutto agli amici, ai colleghi, ai compagni anche dello schieramento di centrosinistra, che, per loro scelta legittima, hanno deciso di appoggiare la proposta di istituire l'Assemblea Costituente, occorre anche un altro elemento importante: la credibilità politica e istituzionale. Senza credibilità politica e istituzionale io non ho ancora capito dove si possa andare. Io non ho ancora capito quale possa essere il livello di riscontro che noi dovremmo incontrare, o che voi dovreste incontrare a livello di opinione pubblica. Ripeto, attenzione, quando si parla di opinione pubblica, a non confondere i simulacri con la realtà.
Partecipazione per me era la stagione dei primi anni '70, delle Giunte di intesa che lanciarono in Sardegna le grandi parole d'ordine sulla nuova programmazione, che coinvolsero davvero il popolo sardo. Ma lo coinvolsero dal più piccolo comune sino al più grande! Quella è la partecipazione, non altro!
Credibilità politica, dunque, di persone che nella pratica quotidiana dimostrano di avere la statura politica, etica, morale per poter chiedere al popolo sardo di appoggiare le proposte o di partecipare a costruire le proposte! La domanda è quindi: qual è la credibilità politica attuale di un centrodestra che da due anni sta "sgovernando" la Sardegna? Io adesso non voglio fare l'elenco dei problemi, avremo altre occasioni per poterlo fare. Qual è la credibilità politica? Basta leggere i giornali tutti i giorni. Ma soprattutto qual è il modello di società, qual è il modello di sviluppo che il centrodestra oggi ci propone? E perché queste forze politiche, questa coalizione, d'incanto, dovrebbero cambiare modo di pensare, modo di elaborare progetti, sostanza, solo all'interno dell'Assemblea costituente? Questo è il punto! Se il modello è l'Aga Khan e Alberto di Monaco, ed è un modello che ci ripropongono quotidianamente, perché io debbo pensare che in seno all'Assemblea costituente questi signori cambieranno idea? Perché noi siamo più bravi e li obbligheremo a ragionare come noi pensiamo sia giusto ragionare?
Ecco - e mi avvio a concludere - io credo che di una cosa sia opportuno (questa è la mia opinione e la esprimo a titolo personale) dare atto ai proponenti l'Assemblea costituente, di essere comunque riusciti davvero a far passare nell'immaginario collettivo una idea salvifica dell'Assemblea costituente. Il centrosinistra ha perso tempo, ha perso terreno. Ci siamo attardati e adesso è necessario recuperarlo questo terreno. Io credo che vada trovato un punto di incontro, la proposta di legge nazionale sull'Assemblea costituente entro oggi verrà varata dall'Aula, perché c'è una maggioranza non discutibile. Lo dico a Massimo Fantola, lo dico a Piersandro Scano, lo dico agli altri: colleghi, la sfida inizia domani mattina. Inizia domani mattina a partire da quelle cose che potevano essere fatte, come aveva detto il Presidente Floris, entro tre mesi, e che non sono ancora state fatte. E la domanda è: chi è che ha impedito di fare queste cose? C'era forse un vincolo statutario che impediva di fare le cose che Floris aveva detto di poter fare in tre mesi? Credo di no. Ai grandi imprenditori della Sardegna, quelli che vivono molto anche grazie ai soldi pubblici dell'intervento statale o regionale, chiedo: c'è qualche vincolo statutario che davvero è stato un blocco, è stato un impedimento allo sviluppo? Se c'è me lo dicano, perché io non lo so. Io li sento continuare a fare affermazioni contro questo e contro quello, mai una parola di autocritica, mai! Però, dicevo, la sfida inizia domani mattina. A partire da quelle riforme piccole, perché i saggi ed anche gli studiosi ci hanno sempre detto che soprattutto nel campo delle riforme contano i piccoli passi, l'importante è che i piccoli passi avvengano all'interno di un disegno strategico.
Noi del centrosinistra ce l'abbiamo un disegno strategico ce l'abbiamo. E rappresenta anche la continuità, e lo dico all'amico fraterno Giacomo Sanna, di quel cammino e di quel ragionamento che iniziammo nella passata legislatura. Io non so se il centrodestra ,abbia un disegno strategico, all'interno del quale collocare i piccoli passi delle piccole riforme, quelle che molte volte non vengono avvertite da nessuno, quando vengono fatte, e i cui effetti, però, si manifestano e con forza quando magari sono già attuate da tempo. Allora iniziamo da qui, iniziamo da quello che ragionevolmente possiamo fare. Poi lanceremo la sfida nel senso che molte proposte di legge, che fanno parte del disegno strategico, giacciono da più di due anni in commissione e non sono andate avanti, forse anche per incuria nostra.
Ripartiamo da lì, io dico: "disarmiamo gli eserciti e soprattutto le fazioni"; Luigi Cogodi mi dice: "No, se necessario armiamole". D'accordo, l'importante è che gli eserciti combattano aspramente e duramente solo su un punto, sulla difesa degli interessi generali della Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Consiglio sta affrontando un tema di straordinario rilievo politico e istituzionale, ed anche se molti colleghi, soprattutto della maggioranza, partecipano distratti e un po' infastiditi a questa discussione, forse perché la considerano un rito dall'esito ormai scontato, io penso che sia non solo utile ma doveroso per ciascuno di noi partecipare a questo confronto parlamentare. E` ben vero che appena venti giorni fa, nel corso della seduta straordinaria del Consiglio, promossa dalla coalizione autonomista, il tema dello Statuto e degli strumenti più efficaci per riformarlo è stato dibattuto non superficialmente in quest'Aula. Però sbagliano - a mio giudizio - sia quelli che pensano che quel dibattito sia stato esaustivo, sia quelli che ritengono, illudendosi, che con l'approvazione di una proposta di legge nazionale, istitutiva della cosiddetta Assemblea costituente, questo grande problema uscirà di fatto dagli impegni del Consiglio di questa legislatura.
Nei prossimi mesi, signor Presidente, i fatti si incaricheranno di mettere a nudo questa illusione; il Consiglio regionale non potrà eludere le sue responsabilità e sicuramente tornerà a discutere di Statuto e di riforme istituzionali. Però è bene che in questo delicato passaggio le posizioni dei Gruppi politici ed anche di ciascun consigliere regionale, anche individualmente, si esprimano con la massima chiarezza e vengano consegnate senza alcun tatticismo o ambiguità agli atti del Consiglio. Questo è un passaggio nel quale occorre la massima chiarezza e un'esplicita assunzione di responsabilità anche personale, perché il compito di realizzare e rinnovare la nostra Costituzione autonomistica è il cuore, cari colleghi, del nostro mandato popolare, il primo dovere al quale siamo chiamati nell'esercizio della delega democratica. Siamo stati eletti appena due anni fa, assumendo tutti l'impegno che la riforma dello Statuto, la difesa e il potenziamento della nostra autonomia speciale sarebbero stati al centro del nostro lavoro; ora dobbiamo valutare, dopo una fase di inerzia che è durata circa due anni, se il passo che stiamo per compiere ci porta più vicino a questo obiettivo o più lontano da esso.
So che a questo quesito la risposta è stata in larga parte data, con le posizioni espresse nella precedente seduta del Consiglio e adesso con le relazioni e con gli interventi sulla proposta di legge nazionale che stiamo esaminando. Le posizioni sono sulla carta abbastanza definite e, a giudicare dai numeri, signor Presidente, (mi rivolgo al Presidente del Consiglio, che è distratto dalla collega Pilo, mentre il Presidente della Giunta deve essere impegnato nei corridoi a rattoppare la sua traballante maggioranza) qualcuno potrebbe considerare persino accademica o velleitaria la nostra opposizione alla cosiddetta Assemblea costituente. C'è un'ampia maggioranza numerica favorevole a questa proposta di legge, quasi tutta l'attuale maggioranza di centro destra, che su questo tema ritrova un'entusiasmante afflato unitario, due consiglieri del Partito Sardo d'Azione e quattro consiglieri dell'Ulivo. Noi consiglieri dei Gruppi della Coalizione autonomista che ci opponiamo, con robuste motivazioni, siamo per adesso in netta minoranza. Qualcuno dice che bisognerebbe pragmaticamente prendere atto delle forze e degli schieramenti in campo, e che attardarsi a discutere può non solo portare a una perdita di tempo, a ridosso delle ferie estive, ma può soprattutto portare ad una ulteriore e dannosa divaricazione tra le forze politiche.
Io resto invece, Presidente, dell'opinione che un confronto parlamentare serrato e leale sia il migliore antidoto ad un processo di divaricazione autonomistica che da questa seduta e da quest'Aula si può trasferire nei prossimi mesi nella società sarda e può diventare irreversibile e paralizzante per qualsiasi tentativo di riformare e rinvigorire la nostra autonomia regionale.
Se questo è un Parlamento e per quanto stretti siano ormai gli spazi di mediazione politica, vediamo, cari colleghi, di confrontare ancora le nostre posizioni e di evitare lacerazioni irreparabili che, verso il Parlamento nazionale, al quale questo progetto di legge viene indirizzato, e soprattutto verso la società sarda, rischiano di apparire come un atto di disunità autonomistica.
Io ho già espresso le mie opinioni e le mie preoccupazioni nei mesi scorsi nelle sedi politiche, senza gridarle sulla stampa, e le ho sommessamente ribadite nella seduta straordinaria del Consiglio dello scorso 5 luglio. Sento il dovere, cari colleghi, di farlo anche oggi, non per testimoniare una posizione politica personale, ma per stimolare una più ponderata riflessione da parte di tutti i colleghi sulle conseguenze del passo istituzionale che stiamo per compiere. Bandiamo intanto dal nostro confronto odierno qualsiasi inutile e a questo punto dannosa recriminazione. Per quanto possa apparire paradossale, l'accelerazione della discussione sui disegni e sui progetti di legge per la Costituente, è stata determinata dall'iniziativa dei Gruppi e dei consiglieri che si oppongono a questa inedita e discutibile via per la riforma del nostro Statuto speciale, anche se qualcuno, poco responsabilmente, ironizza in queste ore sulla mozione della Coalizione autonomista, di cui è stato primo firmatario il collega Balia, dicendo: "Volevate la sessione costituente, invece vi siete ritrovati con l'Assemblea costituente. Volevate un confronto e una strada unitaria e vi siete scontrati un po' ingenuamente con la risposta muscolosa di un'anomala maggioranza che ha fissato tempi molto stretti per l'esame in Commissione e in Aula dei progetti di legge per la Costituente". Bene, a chi mostra più muscoli che cervello, più animosità che riflessione e dubbi su questa delicata materia, io rispondo pacatamente che il passo da noi fatto è stato, ai primi di luglio, un atto di responsabilità e di chiarezza. Forse andava fatto anche prima, perché, rispetto al clima confuso fino ai limiti della reticenza o dell'ambiguità degli ultimi mesi, adesso il quadro è chiaro e le posizioni di ogni consigliere regionale rispetto a questa rilevantissima questione si devono definire in maniera limpida anche con distinzioni e con le assunzioni di responsabilità rispetto ai Gruppi consiliari di appartenenza. Su questo punto non devono rimanere zone d'ombra.
Fin da quando si è avviata la discussione su questo tema, nel centro sinistra, nel mio Gruppo e nel mio partito, io ho ascoltato con la massima attenzione le opinioni dei colleghi che propendevano per lo strumento straordinario dell'Assemblea costituente, e pur manifestando la mia motivata contrarietà per una strada suggestiva, ma quasi certamente a fondo cieco, ho anche sempre sottolineato che questa non è materia sulla quale si possano meccanicamente riprodurre gli schieramenti politici di governo, ed ancor meno materia sulla quale si possano invocare obbedienze o discipline di partito o di coalizione. Naturalmente sarebbe preferibile che tutti i componenti di un Gruppo politico o di una coalizione politica trovassero una sintesi e una posizione comune, prima di affrontare il momento delle scelte nelle sedi istituzionali. Ma questa esigenza, che io considero irrinunciabile rispetto ai programmi di governo, nel campo delle riforme elettorali e istituzionali può essere meno cogente, e può anche giustificare, come sta avvenendo, posizioni individuali distinte e motivate sul piano delle scelte legislative. In presenza di posizioni differenziate negli schieramenti politici del centro sinistra, e mi pare di capire anche in qualche settore del centro destra, io penso che questo punto vada chiarito per non intossicare ulteriormente il confronto politico.
Si dice che si aiuta (affronto un punto politico delicato), o si rischia di aiutare, l'attuale maggioranza in una fase molto critica con il paravento dell'Assemblea costituente. Io ho un'opinione precisa su questo punto: questa maggioranza è allo sbando, utilizza sicuramente anche questo rilevantissimo tema per mascherare la sua crisi, per prolungare la sua agonia e rinviare di qualche settimana la sua traumatica resa dei conti, ma si tratta comunque di un po' di ossigeno per un malato ormai nella fase terminale.
Nessun fiume - lo vorrei dire al Presidente Floris - si può separare dalla sua sorgente, e il modo anomalo con cui è nata questa coalizione inseguirà i protagonisti di questa stagione politica; quando si accetta, cari colleghi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia, il terreno scivoloso del trasformismo, del ricatto del potere di coalizione di gruppi minoritari e residuali, nessun progetto serio di governo si può realizzare. Con quelle logiche e con quella etica politica si può gestire il Palazzo, ma non si può governare nella stabilità e in sintonia con le istanze popolari. L'approvazione di questa legge, proiettata - temo - verso un binario morto dell'agenda dei lavori parlamentari, vi darà un alibi per giustificare la vostra assoluta incapacità, onorevole Assessore, di proporre un progetto per partecipare attivamente al processo riformatore in corso su scala nazionale e nell'ordinamento autonomistico del nostro Paese. Forse vi darà ossigeno per qualche settimana, ma questo assetto della coalizione e dei vertici istituzionali a me sembra che sia definitivamente giunto al capolinea.
Detto questo, però, considero strumentale la critica di chi adombra sponde politiche offerte dallo schieramento della costituente a questa sconnessa e infida coalizione, e io sono certo che fin da oggi tutto lo schieramento autonomistico e democratico darà comunque battaglia per provocare l'epilogo di questa insostenibile situazione che vede di fatto la Sardegna priva di un governo credibile e legittimato da una vera maggioranza consiliare. Penso, l'ho detto in tante circostanze, qui e altrove, che le adesioni di un frammento del centrosinistra al progetto della costituente non siano strumentali e nascano da motivazioni serie, anche se a me e alla maggior parte di noi appaiono inadeguate per imboccare questa strada, forse senza ritorno, e infine sterile sul terreno dei risultati.
Questa proposta nasce dal pessimismo dell'esperienza, da un complesso di inferiorità istituzionale e politica rispetto agli organi centrali dello Stato, nasce dalla sfiducia pregiudiziale sulla nostra capacità di negoziato e di lotta verso il Parlamento nazionale. Nasce anche, e questo è il punto sul quale io sono più attento e più sensibile, dall'esigenza di suscitare un moto di riscossa autonomistica nella società sarda, si collegano gli eletti con gli elettori e si cerca di coinvolgere nel progetto in maniera feconda il popolo. Io ho ascoltato queste ragioni e continuo a farlo, ma spero che anche le nostre obiezioni, signor Presidente, e le nostre proposte vengano ascoltate e rispettate e che non si bollino come conservatori quelli che non hanno firmato gli appelli, i manifesti e le proposte di legge per l'Assemblea costituente.
Da cosa nascono le nostre obiezioni e la nostra indisponibilità? Innanzitutto, a mio avviso, con questa via noi stiamo rinunciando, cari colleghi, a utilizzare gli strumenti e le opportunità di questa fase storica. Parlo a ragion veduta di inedite opportunità, cari colleghi, che non c'erano né quando sono stato eletto io nel 1979, né quando sono stati eletti in questo consesso i colleghi Pier Sandro Scano e Massimo Fantola dieci anni dopo, nel 1989. Allora non c'era la riforma del Titolo V della Costituzione, che non è un problema per noi di mero recepimento, non c'era la legge costituzionale numero 2 del 2001, non c'era la riscrittura di articoli fondamentali della nostra Costituzione repubblicana, avvenuta nella passata legislatura, che ridisegnano lo stato autonomistico e vanno verso lo Stato federale della Repubblica italiana, non c'erano il diritto e la normativa comunitaria.
Chi parla all'ingrosso degli ultimi cinquantadue anni e giustifica l'Assemblea costituente con l'inerzia del Consiglio regionale, in un contesto politico e costituzionale del tutto differente, fa un'analisi grossolana e non corretta. Lussu e Laconi, Cardia e Dettori, Soddu, Raggio, aggiungo Anedda e Dessanay non hanno operato, cari colleghi, nel contesto politico, giuridico e costituzionale nel quale noi oggi possiamo operare. Il Consiglio che io ho presieduto, o quello che ha presieduto molto prima di me il collega Felicetto Contu non avevano questi strumenti, questi poteri e queste inedite opportunità.
C'era, è vero, e c'è ancora, da cinquantadue anni l'articolo 54 dello Statuto, quello che si vuole modificare, il grimaldello, si dice, per assumere noi veri poteri costituenti. Discutiamo anche di questo razionalmente, cari colleghi; io non dico che è un sogno o un imbroglio, dico che è rischioso e forse impraticabile. Cosa dice l'articolo 54 della nostra Costituzione autonomistica? Dice che le proposte di modifica dello Statuto possono essere avanzate al Parlamento della Repubblica dal Consiglio regionale, da ventimila elettori, dai parlamentari della Repubblica. I nostri parlamentari lo faranno nei prossimi giorni, e voi sapete che entro trenta giorni questa Assemblea si deve pronunciare sulle proposte di revisione dello Statuto che vengono presentate in Parlamento, e in caso di parere contrario di questo Consiglio il Presidente della Giunta regionale ha i poteri per indire un referendum popolare. Voi state decidendo di cambiare la procedura prevista dall'articolo 54, ma questo rafforza o indebolisce il nostro potere contrattuale e negoziale con lo Stato? Ho ascoltato con molta attenzione l'illustrazione molto puntuale e documentata che ha fatto in particolare il collega e compagno Piersandro Scano: noi avanziamo a testa alta al Parlamento, con l'Assemblea costituente, una proposta che il Parlamento può respingere o accettare. Ci rafforza o ci indebolisce? Il patto solo alle condizioni di uno dei due contraenti è giusto, è realistico? E se fosse giusto e ci dovessero dire di no, cosa si fa, cosa succede? Se l'Assemblea costituente venisse oggi consentita per la Sardegna, perché domani no per altre venti regioni italiane? E se ci fossero venti no, o dieci no e dieci sì, cosa succederebbe?
Le costituzioni non si fanno a brandelli. Attenzione, cari colleghi, perché noi stiamo affrontando una materia molto delicata. Io mi sento già oggi un "sarditeuro", un cittadino sardo, italiano ed europeo. Noi siamo già in parte cittadini di una comunità sovranazionale sul terreno economico e produttivo, su quello commerciale e finanziario. Il nostro federalismo non ha una visione angusta, autarchica, micronazionalitaria, frammentativa e conservativa delle relazioni tra popoli e comunità, tra popoli e regioni d'Europa, ma ha un respiro universalistico, moderno, fondato sulla pari dignità e sul confronto continuo che arricchisce e non contrappone le diversità. Noi siamo, signor Presidente, soci fondatori dello stato unitario e della repubblica democratica, e come sardi non intendiamo né disgregare né indebolire le basi costituzionali e i fondamenti comuni della convivenza dei cittadini italiani.
Naturalmente, dobbiamo affrontare questi temi con grande senso di responsabilità. L'ultimo punto che voglio affrontare è questo del lodevole intendimento di allargare la base dei partecipanti e dei rappresentati nella scrittura della nuova costituzione autonomistica. Io penso che attraverso questa strada, se non ho letto male il contenuto di questa proposta di legge, se il Parlamento dovesse, ma temo di no, approvare questa proposta di legge nazionale, quando torneremo qui in Consiglio regionale io credo che ci troveremo di fronte a un altro terribile problema, perché la mia preoccupazione è che con il lodevole intendimento di allargare la base dei partecipanti e dei rappresentati nella riscrittura della nuova costituzione autonomistica si rischia di allargare la platea dei rappresentanti con un doppione del Consiglio regionale e relativo status parlamentare, selezionato di fatto dal collaudato sistema dei partiti.
Signor Presidente, mentre noi sogniamo l'alba della nuova autonomia che sorge dalla volontà comune di tutti i sardi, mentre noi sogniamo tutto questo, lo Stato rischia di essere completamente riformato e riordinato, parlo dello Stato italiano, nei suoi poteri democratici, e noi rischiamo di essere trascinati e collocati come un peso morto dentro un ordinamento deciso altrove e da altri, cari colleghi. A chi spetta questo compito, se non a noi che abbiamo la delega democratica e il dovere di esercitare la sovranità popolare in quest'aula per promuovere l'autogoverno reale e il riscatto del nostro popolo?
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, grazie dell'opportunità che questo Consiglio regionale ci dà di affrontare un tema non facile. Emilio Lussu, nel '47 intervenendo in Parlamento, raccontava di un'evoluzione dello Statuto sardo parlando del sole e della primavera, ed oggi quel sole e quella primavera mi ricordano in qualche modo l'intervento dell'amico Massimo Fantola.
Pian piano, però, - diceva Lussu - lungo il dibattito il clima è precipitato, la primavera è scomparsa, ed anche l'estate è scomparsa, è sopravvenuto d'improvviso l'autunno e sono cadute anche le foglie. Ora - diceva Lussu allora, quando si stava cominciando a perdere la speranza di costruire davvero uno Statuto autonomistico per la Sardegna -siamo in pieno inverno. Ecco, noi oggi in Sardegna siamo in pieno inverno, ed ascoltando le parole dell'onorevole Emanuele Sanna, ricordo quello che Lussu diceva riferendosi a Nitti, uno dei più profondi nemici dell'autonomia regionale sarda, "Quando parla Nitti" - io dico: "quando parla Sanna" - "si sente in Sardegna addirittura il bisogno della pelliccia".
COGODI (R.C.). Lascia stare Lussu che questa è una versione romanzata. Cita Nitti.
PILI (F.I.-SARDEGNA). Onorevole Cogodi, lei la pelliccia ce l'ha rossa da tempo.
PILI (F.I.-SARDEGNA). E quindi credo, onorevole Sanna, in questo caso Salvatore, di poter condividere un'analisi che è stata proposta in quest'Aula. L'Assemblea Costituente che noi oggi stiamo cercando di prevedere è lontana dai cittadini. I cittadini sono lontani dall'Assemblea Costituente, così come sono straordinariamente lontani da quest'Aula. Il compito della classe politica non è quello di rilevare questa grande distanza e non fare niente per colmarla. L'obiettivo straordinario che questa classe politica deve avere è quello di guardare in faccia ai gravi problemi istituzionali di governabilità che riguardano tanto noi quanto voi nel recente passato. E quindi non è un problema della destra o del centrodestra, della sinistra o del centrosinistra, è un problema che sta dentro quest'Aula. O abbiamo la capacità di comprendere che è necessario uno sforzo comune per ripristinare quel legame - noi potremmo essere domani capaci in quest'Aula di riscrivere totalmente lo Statuto autonomistico dello Sardegna, se ci impegnassimo tutti - o non raggiungeremo quell'obiettivo straordinario che con la proposta di istituire l'Assemblea Costituente si vuole porre, cioè ricongiungere questa Assemblea con il suo popolo, con le sue autonomie locali, con quelle capacità che sono presenti in Sardegna, e che non sono esclusivamente allocate in quest'Aula.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
(Segua PILI.) Ci sono tante potenzialità presenti nella nostra isola, tanti uomini, da Savona a Soru, che possono e devono essere coinvolti in un progetto autonomistico vero, capace di produrre un giusto e nuovo equilibrio tra poteri anche in Sardegna, dando davvero un ruolo però, questa è la cosa più importante, ad una Regione che rischia di diventare una Regione piatta, una Regione senza una ragione d'esistere; una Regione bloccata, una Regione lenta, una Regione che non è capace di progettare il proprio futuro.
Io ricevo sollecitazioni dal territorio perché nella proposta di istituzione dell'Assemblea Costituente si stabilisca che siano rappresentati i diversi territori e tutte le categorie. Attenzione, su questo punto ha ragione l'onorevole Sanna, sta all'intelligenza dei partiti, all'intelligenza di questa classe politica di elevare il ruolo dell'Assemblea Costituente. Se noi non saremo in grado di fare questo perderemo definitivamente la nostra battaglia.
Abbiamo il compito di coinvolgere davvero tutte le energie, pensando che in Sardegna è importante guardare non allo scontro per la gestione dei fondi comunitari, per la quale le province fanno la guerra contro la Regione, i comuni la fanno contro le province e viceversa, è necessario creare i confini veri di questa nostra autonomia esterna ed interna, e bisogna ripercorrere quello che diceva Lussu, commentando l'approvazione dello Statuto autonomistico della Sardegna che questa autonomia poteva rientrare nella grande famiglia del federalismo, così come il gatto rientra nella famiglia del leone. Credo che noi non faremo la fine del gatto, né quella del leone, rischiamo di fare la fine del topo, schiacciati davvero dalla nostra incapacità di reazione.
L'Assemblea Costituente può diventare per tutti, e lo si è visto nel dibattito davvero elevato che si è svolto in questo Consiglio regionale, un elemento di confronto con noi stessi. Chiunque affermi che noi stiamo abdicando al nostro ruolo, lo fa strumentalmente, non tenendo conto di un grande potenziale che questo Consiglio ha. Intanto ci sono due "può": "Il Consiglio può istituire l'Assemblea Costituente", ma così come si dice nel capoverso successivo "Il Consiglio può presentare una propria proposta di Statuto". Questa è una spada di Damocle, io dico una spada con una funzione positiva, che ci può aiutare a precorrere i tempi e ad elaborare anche in quest'Aula una proposta da sottoporre all'Assemblea Costituente. Troviamo qui dentro lo strumento per confrontarci anche sullo Statuto, anche se devo dire che molte altre cose hanno necessità di essere esaminate da quest'Aula, e certamente non per incapacità, ma forse perché prevale anche qui la "sindrome dello struzzo" - abbiamo forse inventato in questo Consiglio regionale, così come in Sardegna, la "sindrome dello struzzo" - abbiamo l'abitudine di non guardare i problemi perché ci appaiono difficili, come difficili sono, ma dobbiamo avere il coraggio di affrontarli e far diventare possibile con l'impegno congiunto quello che ci appare impossibile. Per fare che cosa? Per rafforzare l'unità nazionale.
Chiunque pensi che l'Assemblea Costituente possa essere il grimaldello per scardinare l'unità nazionale sbaglia. L'Assemblea Costituente può e deve servire a rafforzare nella diversità delle Regioni, e della Sardegna per prima, l'unità nazionale. Dobbiamo scongiurare l'appiattimento. Oggi in Sardegna più che mai vi è l'esigenza di cogliere quelle peculiarità politiche, istituzionali e anche il ruolo che la Sardegna può avere verso i paesi del Magreb e quindi anche un ruolo, consentitemelo, internazionale che può e deve essere riconosciuto dalla classe politica nazionale.
E quindi non spallate, ed aggiungo nemmeno picconate, all'unità nazionale con l'istituzione dell'Assemblea Costituente, ma una seria azione di ricostruzione della motivazione del popolo sardo di avere riconosciuta la propria identità e la propria valenza non di Stato, ma di nazione, intendendo con ciò la consapevolezza che il popolo può davvero essere protagonista del proprio futuro; con un impianto statutario che deve consentirci di colmare il divario che in questi anni è andato avanti, senza che nessuno di noi facesse niente per evitare che esso diventasse incolmabile. Abbiamo perpetrato in quest'Aula, così come in tutti i consessi, l'autodifesa del nostro ruolo, l'autodifesa e il protezionismo della nostra posizione elitaria rispetto alle altre componenti della società.
Non dobbiamo abdicare un bel niente, abbiamo il compito di affidare a questo Consiglio regionale altre riforme importanti per il nostro futuro, per esempio quella della legge numero 1. In Sardegna l'Assessorato della pubblica istruzione, non ha competenza sulla formazione professionale, sono due ambiti separati benché il continuum tra istruzione e formazione debba essere assolutamente acclarato e dichiarato, così come le norme comunitarie ci impongono. Abbiamo Assessorati che si occupano di tutela del paesaggio ed altri che si occupano di urbanistica; non siamo riusciti a cogliere le elementari esigenze di una modifica interna. Abbiamo un Consiglio regionale che approva l'istituzione di otto province e mantiene ancora in piedi tantissime Comunità Montane, con una conseguente sovrapposizione di poteri e uno spreco di denaro pubblico, -e né le maggioranze di centrodestra né quelle di centrosinistra sono state capaci di fare niente nei cinque anni precedenti e nemmeno in questi due. Ed allora bisogna pensare ad una Regione moderna, una Regione che abbia, istituendo l'Assemblea costituente - consentitemi questo passaggio politico - non l'obiettivo di costruire mere maggioranze politiche, come qualcuno forse ha pronosticato o leccandosi i baffi aveva pensato, e non mi riferisco certamente al collega Piersandro Scano, e credo che chiunque pensi di ipotizzare con l'Assemblea Costituente maggioranze numeriche di governo abbia l'obiettivo di svilire il progetto culturale anche trasversale che in quest'Aula si sta manifestando. Occorre un processo politico della classe dirigente regionale.
Ed io non mi rivolgo agli ex socialisti, mi rivolgo ai socialisti, alla dignità dei socialisti presenti in quest'Aula. Mi rivolgo ai sardisti, non in termini strumentali, ma ben sapendo che il percorso non si risolve con un voto in più o in meno a questa maggioranza! Stiamo parlando d'altro, stiamo parlando di un assetto costituzionale del nostro Statuto che può davvero servirci ad elevare, questo sì, il pensiero, la realizzazione e la gestione. Dobbiamo mettere alla base del nostro progetto il pensiero dei sardi, vogliamo una nazione che abbia potenzialità statutariamente riconosciute per poter governare l'economia, la cultura, la pubblica istruzione, la crescita dei nostri giovani. Abbiamo il compito di conferire alla politica la qualità di essere concreta e capace di tradursi in azioni pratiche che sono tra i nostri obiettivi programmatici. Abbiamo il compito di tradurre il pensiero in gestione concreta; la gestione è lontana da questo palazzo, così come è lontana da viale Trento. Spesso non pensiamo che tutto ciò che realizziamo e pensiamo poi deve essere attuato e gestito, abbiamo il compito di farlo.
L'Assemblea costituente nasce in un momento straordinario in cui noi, da ultimi, possiamo straordinariamente diventare primi, perché nel mondo avanza Internet, avanza l'impresa, avanza l'economia fondata sulla compartecipazione dei privati che, insieme al pubblico, collaborano alla realizzazione con poteri definiti. Abbiamo la necessità di rapportarci con l'Europa, un'Europa che appare in Sardegna sempre più lontana.
In altre regioni d'Europa si è costituito un sistema normativo e amministrativo capace di utilizzare le procedure di gestione dei fondi europei; in Sardegna questo non si è fatto. Occorre anche per questo rifondare le nostre leggi ed anche arrivare a una rielaborazione della Costituzione che possa consentire uno Statuto autonomistico, ma anche uno Statuto europeo per la Sardegna.
L'onorevole Sanna preannuncia che i parlamentari dell'Ulivo precorreranno i tempi e presenteranno una proposta nei prossimi giorni. Io mi domando: "Perché solo ora?", e mi chiedo dove eravate prima. Io sono convinto che anche quell'iniziativa, però, sia salutare, vuol dire che Massimo Fantola e Piersandro Scano hanno visto bene e hanno suscitato quella giusta e corretta emotività, quel giusto impegno che serve per il confronto, ed oggi in Sardegna possiamo confrontarci.
Il Consiglio può istituire l'Assemblea costituente, lo decideremo quando il confronto con il Parlamento sarà foriero di risultati positivi per noi; a quel punto il Consiglio regionale dovrà arrivarecon una proposta reale di Statuto, di governo del nostro futuro. Se avremo questa lungimiranza di aprirci, di confrontarci, di fare un lavoro serio, di alto interesse per la nostra terra, la Sardegna non avrà bisogno della pelliccia, ma potrà sfruttare davvero il suo sole, la sua energia per crescere, per diventare una nazione vera al servizio dei sardi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io continuo a chiedermi, anche dopo l'intervento dell'onorevole Pili che rimprovera alla destra e alla sinistra, a tutti, di non aver fatto questo e quest'altro - poi non si capisce dove sia lui, e quali compiti abbia il suo partito che é il maggior partito che governa anche la Regione sarda - continuo a chiedermi per quale motivo noi, Regione autonoma della Sardegna, dobbiamo chiedere al Parlamento nazionale addirittura di modificare la Costituzione per dare a noi dei poteri che già abbiamo, cioè per farci esercitare, tra tre o quattro anni, poteri e funzioni che noi abbiamo la possibilità di esercitare da subito, e che non abbiamo mai esercitato. Io mi chiedo anche se questo modo di fare non sia anch'esso una evidente dimostrazione dell'incapacità di una classe dirigente di esercitare, di far vivere l'autonomia, di darle i contenuti e gli strumenti, che il governo di una fase complessa e delicata come quella che stiamo vivendo richiederebbe.
Riscrivere lo Statuto, aprire la nuova fase dell'autonomia e della specialità, questo è il compito che la massima espressione istituzionale del popolo sardo, che è questo Consiglio, ha. Questo è il suo compito principale. Rinunciare a questo compito insieme difficilissimo e nobilissimo, equivale, a mio parere, a rinunciare ad assumere quella quota di responsabilità importantissima che a noi è stata attribuita dal voto popolare. Significa svuotare il Consiglio regionale della sua funzione più alta, significa delegittimarlo ulteriormente, come leggiamo anche nella stampa di questi giorni; si tratta di un processo che è già in atto e con questa iniziativa si dà un ulteriore colpo alla legittimità di questo Consiglio.
La Sardegna vive una realtà davvero paradossale: non va avanti il processo riformatore di decentramento e la nuova articolazione dei poteri, in relazione ai bisogni di una società complessa; non siamo stati capaci, nel corso di questi dieci anni, di attuare in Sardegna la riforma della legge numero 142, tutte le leggi Bassanini, la riforma elettorale; adesso siamo di fronte alla sfida della riforma federalista dello Stato. Insomma, in questi ultimi dieci anni quello Stato centrale che tanto, e molte volte anche giustamente, abbiamo criticato, è stato capace di avviare un profondo processo di autoriforma; la Regione sarda non solo non è stata capace di partecipare a questo processo, che nello Stato italiano è in atto da dieci anni, ma ha usato la sua specialità per difendere un mostro burocratico che usa i propri poteri per mantenere la Sardegna fuori dal processo riformatore, fuori dall'Italia e fuori dall'Europa.
Ci sono responsabilità vecchie e nuove e penso che siano distribuite in tutti gli schieramenti; però io credo che perseverare sia diabolico! Una classe dirigente che non fa quello che può, e che dovrebbe fare, non è credibile nella sua dichiarata vocazione riformatrice. Quando noi dobbiamo constatare che tutte le regioni a statuto ordinario nel nostro Paese hanno partecipato al processo riformatore di questi anni, adeguando la propria legislazione e fornendo ai propri cittadini strumenti ed opportunità che i cittadini sardi ancora non hanno, c'è sinceramente da chiedersi che senso abbia la nostra autonomia e la nostra specialità, e c'è anche da chiedersi in che mani siano finite.
No, cari colleghi, non sono i limiti del nostro Statuto a impedire alla nostra Regione di riformarsi; l'ostacolo vero è una cultura politica vecchia e superata, è un ceto politico che, pur di difendere i privilegi e gli interessi forti e ben individuati, impedisce alla nostra Isola di crescere, di andare al passo con i tempi; questo è il vero ostacolo che impedisce alla Sardegna di diventare una Regione moderna, una Regione sviluppata.
Se oggi avessimo già a disposizione lo Statuto riformato approvato dall'Assemblea costituente, se noi oggi avessimo già in Sardegna il nuovo Statuto, forse che i problemi che abbiamo oggi, e che riguardano la riforma del potere in Sardegna, il suo sviluppo economico e sociale, forse che quei problemi non sarebbero ancora tutti lì, a richiedere politiche e risposte adeguate che non possono essere date che da chi la governa, dalla sua classe dirigente? Questi sono i problemi ai quali nessuno può sfuggire; la proposta di legge per l'istituzione dell'Assemblea costituente rischia di essere un'ulteriore giustificazione dell'inerzia e della non volontà di fare tutto ciò che può essere fatto adesso e subito.
Mi chiedo anche quale sia l'ostacolo, che cosa impedisca a questa Assemblea di promuovere una partecipazione effettiva del popolo sardo in tutte le sue espressioni, culturali, sociali, economiche e politiche. Chi ce lo impedisce? In teoria non ce lo impedisce nessuno; in pratica ce lo impediscono coloro che questa partecipazione non la vogliono. Dichiarano di volerla ad ogni piè sospinto ma in realtà non la vogliono e fanno di tutto perché non ci sia. Sono coloro che, pur dichiarandosi riformatori, ripeto, ad ogni piè sospinto, non fanno un passo per riformare questa Regione e la sua politica e che oggi, con l'alibi dell'Assemblea costituente, hanno messo in atto di fatto un processo che sposta in avanti qualsiasi assunzione di responsabilità e qualsiasi risposta riformatrice in questa nostra Regione.
Voglio fare qualche considerazione anche sul metodo, che non è cosa diversa, cosa altra rispetto alla sostanza e agli obiettivi che si vogliono perseguire. Il centro sinistra aveva portato in quest'Aula la mozione su questo problema, perché voleva, da un lato, incominciare a fare il punto sulla questione rilevantissima della riforma dello Statuto e della riforma della Regione nel suo complesso, e, dall'altro, voleva anche avviare una discussione seria su questi problemi per arrivare a una sessione costituente nel corso della quale si discutesse dei contenuti della riforma dello Statuto, dei contenuti della riforma della Regione. Questo ci è stato impedito, lo voglio ricordare, perché ritengo il fatto di estrema gravità. Questo è stato impedito: si è perseguita in modo scrupoloso la strada della divisione, e mi è dispiaciuto moltissimo che questa strada sia stata perseguita anche da miei compagni di partito; questo mi è dispiaciuto tantissimo e mi amareggia non poco, perché io sono rispettoso delle opinioni di ciascuno, soprattutto quando queste si riferiscono a problemi di questa rilevanza; però non è accettabile che si persegua l'obiettivo della divisione, che si impedisca di discutere.
Cosa sarebbe cambiato se in questa Regione questa proposta fosse arrivata a fine ottobre o a fine novembre? Dopo cinquant'anni che questa Regione non riesce a riformare il suo Statuto, cosa sarebbe cambiato se questa discussione si fosse fatta fra tre mesi e nel frattempo si fosse data la possibilità di discutere dei contenuti di questo nuovo Statuto? Della Sardegna, del progetto di Sardegna che vorremmo realizzare, di quello che abbiamo in mente? Questo è stato impedito, ed è chiaro che non si possono fare grandi riforme se si persegue la divisione. Le regole sono di tutti, e proprio perché sono di tutti non si può, da un lato, fare queste affermazioni e poi, nella pratica concreta, perseguire obiettivi di altro genere, cioè perseguire comportamenti e modi di fare che tendono, invece, alla divisione e tendono a far sì che le regole siano ripensate e riscritte solo da alcuni. Questo modo di fare lo voglio stigmatizzare, perché è l'esatto contrario, non solo nella forma, ma nella sostanza, dello spirito che dovrebbe animare i propositi e le discussioni su una questione di questa rilevanza.
L'altra questione legata a questo aspetto che voglio rilevare, è che questa proposta sarà presentata al Parlamento senza il voto unanime di questo Consiglio; è una proposta debole, che esprime anche la debolezza di una classe dirigente che è incapace di esercitare l'autonomia di cui dispone e si presenta divisa anche di fronte ad un appuntamento di questo genere.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Piersandro Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Io non so, signor Presidente, colleghi, se avessero ragione i latini, quando dicevano ottimisticamente: repetita iuvant; però può essere - dobbiamo avere fiducia nella discussione, nel dialogo - che qualche approfondimento giovi alla riflessione comune di questo Consiglio, a una riflessione che dovrà ritrovare - il mio è un auspicio, ma anche un convincimento - le vie dell'unità fondamentale dei sardi.
Coloro che con serietà, legittimamente, contrastano la proposta dell'Assemblea costituente, avanzano due critiche di segno contrario. Da una parte si dice: "L'Assemblea costituente non è quasi nulla". "Si sta rinviando - ho sentito dire ripetutamente questo nella discussione di ieri in particolare, ma anche di oggi - qualcosa che il Consiglio Regionale potrebbe fare già oggi". Quindi l'Assemblea costituente sarebbe, in fondo, una cosetta. Dall'altra parte si dice - abbiamo letto, abbiamo sentito - che l'Assemblea costituente è incostituzionale, illegittima. Qualcuno - sulla stampa, non in Aula, speriamo di sentirlo anche in Aula - ha anche assunto i panni nel Pubblico Ministero nel processo all'eversione: questa Assemblea costituente è perfino pericolosa, chissà cosa può succedere! E' una mina sotto l'impianto dello Stato italiano. Però, amici, delle due l'una: l'Assemblea costituente o è un petardo o è una bomba, o non è né l'uno né l'altra. Quello che è certo è che per essere credibili bisogna che uno sia d'accordo innanzitutto con sé stesso, e che scelga se criticare l'Assemblea costituente perché non è nulla o criticarla perché è troppo.
Ma, al di là della dialettica e degli argomenti polemici, mi interessa affrontare il nodo, e cioè la tesi che il Consiglio regionale può fare oggi tutto ciò che si potrà fare domani con l'Assemblea costituente. Ebbene, io sostengo, come altri hanno fatto prima di me, che oggi, prima di modificare l'articolo 54 dello Statuto e con il Consiglio regionale, non si possono fare due cose. La prima è la questione della procedura, che è delicata. Io invito chi sta sottovalutando questo aspetto a rifletterci, così come io rifletto sui loro argomenti, in una logica di reciprocità, perché la discussione è utile se ci si ascolta, altrimenti non serve.
Il Consiglio regionale, oggi 31 luglio 2001, può avanzare una proposta, può esercitare il potere di iniziativa legislativa. Il Parlamento - si ascolti - emenda, taglia, aggiunge , cambia, il Parlamento fa lo Statuto della Sardegna. Il Parlamento fa lo Statuto della Sardegna! Questo va cambiato, e va cambiato da una parte per una ragione pratica, evidente, sulla quale non mi soffermo nemmeno: è del tutto evidente che con una procedura differente si dislocano diversamente i poteri, lo comprendono anche i bambini. Ma non mi interessa questo, mi interessa la differenza di principio, perché questa è importante, perché noi dobbiamo combinare due esigenze: la prima è che il sistema sardo, attraverso i rappresentanti eletti dai sardi - che siano consiglieri regionali o Assemblea costituente non cambia sotto il profilo della questione che io ora sto affrontando -si dia interamente il proprio Statuto, senza emendamenti esterni, senza manomissioni esterne, senza contributi, anche positivi, esterni perché la responsabilità del nostro Statuto è esclusivamente nostra, lo Statuto sarà ciò che noi riusciiremo a fare, ma la responsabilità è nostra, non è del Parlamento.
Forse non ci abbiamo riflettuto abbastanza: questa è una formidabile questione di principio, non è una bagattella! Però c'è un'altra esigenza, che il Parlamento, certo senza emendamenti, approvi o respinga, approvi, io dico, lo Statuto. E perché? Perché lo Statuto della Sardegna non c'entra nulla con gli statuti delle regioni ordinarie di cui si sta parlando. Quelli sono strumenti di organizzazione interna; qui stiamo parlando di un'altra cosa, stiamo parlando di uno statuto che deve incidere sul versante dello Stato. Chi può fare questo? Il Parlamento.
Quindi, noi dobbiamo combinare queste due esigenze: l'approvazione del Parlamento che delibera su materia pattizia, e quindi impone vincoli e obblighi agli organi centrali dello Stato, e l'approvazione interamente nostra. La modifica dell'articolo 54 che noi proponiamo, forse imperfettamente, forse non siamo riusciti a fare di meglio, però affronta questa questione, e a mio giudizio la risolve.
C'è un'altra cosa che non si può fare oggi, ed è scrivere lo Statuto secondo un preciso mandato degli elettori. Sì, noi abbiamo un mandato generale, ma non abbiamo sottoposto agli elettori dei progetti di Statuto. Qui stiamo parlando di un'altra cosa, stiamo parlando di elezioni per l'Assemblea costituente che si faranno su un progetto di Statuto o su qualcosa di molto vicino a un progetto di Statuto. Andremo infatti a chiedere un mandato su come cambiare lo Statuto, cioè la carta primaria della nostra comunità. E' un'idea fortissima! Io sento delle argomentazioni, che rispetto naturalmente, ne capisco anche l'intento positivo, ma non comprendo, sulla partecipazione, come se ci fossero sistemi di consultazione, di coinvolgimento dei cittadini, superiori al voto. Non c'è molto da discutere, il voto a suffragio universale è, nella storia delle istituzioni, lo strumento più forte di partecipazione democratica, non ne è stato inventato un altro.
Per quanto riguarda la questione dell'articolo 54, io sono certo, lo dico con stima e con amicizia ai compagni e ai tanti colleghi del centrosinistra, che quando presenterete, o spero presenteremo quelle proposte, voi prevederete la modifica dell'articolo 54, ne sono sicuro, perché molti di voi hanno la stessa cultura autonomistica e federalistica che, poca, ho io. E' la stessa cultura e arriverete a questo. Però ci arriverete, lo dico senza polemica, simpaticamente, come diceva Napoleone dell'Austria: sempre in ritardo, di un'idea - diceva lui dell'Austria -, di un'armata, di un'annata.
Sulla tesi che tutto ciò sia una perdita di tempo, non questa discussione, l'Assemblea costituente: badate, lo Statuto aggiornato - questo ormai l'abbiamo chiaro tutti, all'inizio di questa discussione non ci era chiaro, ma ormai è chiaro a tutti - sarà operante probabilmente già a ottobre; lo Statuto aggiornato, non quello prodotto dall'Assemblea costituente, quello prodotto dal nuovo Titolo V, sarà operante, non per opera nostra. Si dice: "Ma le altre Regioni entro dicembre faranno i loro statuti", non c'entra nulla, sgombriamo il campo da argomenti che non sono argomenti. L'ho già detto, sono norme di autorganizzazione, stiamo parlando di altra cosa, questi si fanno, non con legge ordinaria del Parlamento, c'è stato un dibattito su questo, si fanno con legge della Regione. Per forza!
Noi stiamo parlando di una cosa molto più forte, molto più densa! Con il nuovo riparto delle competenze legislative - badate il Titolo V su questo apre un'epoca nuova rispetto al passato, io lo dico anche a chi potrebbe avere la tentazione di votare contro al referendum - la specialità, lo dico così, un po' all'ingrosso, per capirci, è di tutti, leggiamo anche la nuova formulazione dell'articolo 116 che sancisce questo punto, parla delle Regioni speciali e poi c'è il codicillo sulle altre. E noi siamo lieti, non dobbiamo dire: "La volevamo solo per noi", nemmeno per idea! Mica vogliamo restringere i poteri delle altre Regioni, però naturalmente siamo in uno scenario nuovo, siamo in uno scenario in cui l'autogoverno sardo, come specificità di un'entità storico-culturale distinta, se prima c'era poco, non ci sarà più affatto, per nulla. E si è al bivio di cui parlavo ieri, tra stare dentro tale cornice e aprire una frontiera nuova, l'orizzonte federale. Ma l'orizzonte federale non è una cosa da poco.
Io penso che l'idea di coinvolgere i cittadini nell'esercizio massimo possibile della loro potestà di incidere sulla formazione delle scelte, cioè andare al voto per l'Assemblea costituente, nasca da qui. Perché se davvero noi volessimo solo recepire il Titolo V, o anche, con grande applicazione mentale di tutti noi, dei nostri amici costituzionalisti, volessimo lavorare un po' sull'estensione delle competenze legislative, lambiccandoci il cervello, perché - badate- lì c'è davvero non dico tutto ma quasi tutto, che senso avrebbe l'Assemblea Costituente? L'Assemblea Costituente allora sì sarebbe un alibi, un imbroglio, una "presa per i fondelli", quello che volete. Solo che siamo in una situazione diversa, stiamo dicendo ai sardi se si è d'accordo oppure no, chiusa la fase dell'autonomismo, di imboccare la strada del federalismo e come organizzarlo, e chiediamo mandato per l'Assemblea Costituente.
Sulla questione dei contenuti ci sono dei colleghi - mi si perdoni - che hanno usato anche simpaticamente (poi insomma se la discussione non ha anche un po' di sale e di pepe non è nemmeno bella) delle espressioni in cui ho sentito qualcosa di pacificamente minaccioso, come dire: " Quando si parlerà dei contenuti si vedrà!". E' come se si prevedesse che i sostenitori dell'Assemblea Costituente interrogati taceranno come scolaretti impreparati, vuoti, superficiali, un po' ignoranti, ci sarà qualcun altro che ha il monopolio del cervello. Mi limito a dire che siamo già entrati nel capitolo dei contenuti, ci siamo già dentro, ne stiamo parlando! Anche poco fa sentivo qualcuno dire "Ci impedite di parlare dei contenuti". Ma dove siete? In quest'Aula o fuori di qui? Qui stiamo parlando dei contenuti oggi! Stiamo parlando dei contenuti e a me sembra che siano in campo - sì, Gian Mario, stiamo iniziando a parlare dei contenuti e adesso te lo dimostro, tu sei sempre più avanti di tutti, non essere così veloce, perché a volte essere veloce non è una virtù - mi pare che ci siano in campo due visioni, ed aggiungo che non sono del tutto coincidenti con gli schieramenti sull'Assemblea Costituente e può essere anche che non lo siano significativamente. Non mi scandalizzo mica!
Oggi votiamo sull'Assemblea Costituente con un inizio di confronto sui contenuti. Ci sono due visioni: una che colloca la Sardegna nel quadro costituzionale attuale, modificato naturalmente dal nuovo Titolo V, con una ricerca sull'espansione delle competenze legislative per rimotivare una qualche specialità. L'altra visione è condivisa da tanti che oggi sono per l'Assemblea Costituente, e tanti che oggi non sono per l'Assemblea Costituente, che assumono con chiarezza l'orizzonte federalistico. Quindi io non dico che gli schieramenti sui contenuti sono questi. Dico che parlando dell'Assemblea Costituente si è aperto il confronto sui contenuti, con posizioni sicuramente differenziate, nell'uno e nell'altro fronte.
L'impianto dello Stato - io penso che questa sia la grande questione che dobbiamo porre - deve mutare, pensando l'Italia come una nazione di Regioni e di nazionalità dove ci sono Regioni che non sono nazionalità - ecco perché il problema delle 20 assemblee costituenti, secondo me non si pone - ma dove ci sono anche nazionalità che non sono solo Regioni, fra queste la Sardegna, per la nostra storia, per la nostra sensibilità, con un quadro di federalismo asimmetrico dove non c'è, come in altri Stati d'Europa vicini a noi, lo stesso rapporto tra ogni parte e il tutto.
In questo scenario la Sardegna dovrebbe costruire, io penso, una Regione che sia espressione di un popolo, che assuma su di sé il massimo possibile delle funzioni statuali nel quadro di una solidarietà che imponga impegni e doveri reciproci per tutti i soggetti dell'ordinamento italiano. Del resto, questa della corresponsabilità tra la Repubblica e la Regione è la concezione moderna del federalismo, come tanti di noi sanno perché hanno letto, studiato e discusso, consistente, quindi, non tanto nel difendere dall'esterno un ambito proprio, quanto nel concorrere effettivamente alle scelte della Repubblica e dell'Unione Europea. Per fare ciò occorre andare oltre il quadro del nuovo Titolo V, e per fare quest'ultima cosa è indispensabile conquistare un procedimento nuovo.
Sul Consiglio, mi pare che si sia già detto, che il suo esautoramento sta nel fatto che sul tema dello Statuto il Consiglio si è fatto scavalcare dai tempi e dai processi, non è l'Assemblea Costituente che lo esautora, però apriamo subito la fase costituente, senza rinvii, immediatamente. Il Consiglio regionale interloquisca con il Parlamento e con il processo di devolution, apra subito la partita della riforma interna e discuta dello Statuto. Chi ha mai detto che non si deve discutere qui dello Statuto? Ci mancherebbe altro!
Concludo con una battuta. Un collega a cui voglio molto bene e stimo molto, ha parlato criticamente del Movimento per le riforme, cosa di ieri ormai. Bisogna fare un bilancio vero, sono d'accordo. Io rivendico quella esperienza, quella battaglia che vide vittorie e sconfitte, però va detto, Silvio, che in campo non c'era solo il Movimento delle riforme, non giocava da solo senza avversari, ed allora bisogna fare, insieme al bilancio vero del Movimento per le riforme, il bilancio vero delle classi dirigenti che hanno tenuto in mano il potere interno ed esterno alle formazioni politiche, insieme, perché stiamo parlando della stessa cosa.
Voglio dire un'ultima cosa: ieri è stata fatta una catalogazione, non so in quale categoria rientro, se in quella della persone per bene ma tonte, in quella delle persone intelligenti ma furbe o in qualche altra categoria, potrei dilettarmi anch'io a classificare chi la pensa diversamente da me, ma non lo faccio; voglio dire con serietà e senza battute che in questo esercizio, anche se lo facessi io, ci sarebbe uno stile non democratico, uno spirito di intolleranza; una battuta si può fare, come quella ingiusta e scherzosa che ho fatto nei confronti di Carlo, ma ci sono cose che non sono battute. Distinguiamo tra battute ed argomentazioni serie e impariamo - lo dico per me, non lo dico per altri - a rispettare chi la pensa diversamente. Dico anche che se non si rispetta chi la pensa diversamente, c'è anche tra quelli che la pensano diversamente, chi ha la forza intellettuale e politica di farsi rispettare. Per vincere grandi battaglie come questa, occorrerà di sicuro una grande unità. Nessuno ha il diritto di procedere da solo, sbaglierebbe chi volesse fare questo, ma nessuno ha diritto di veto. Si farà una scelta, io spero che si scelga l'Assemblea Costituente, la scelta non dovrà dare luogo ad un fossato ma dovrà dar luogo ad un percorso di confronto e di dialogo, anche nelle differenze, perché questa battaglia potrà essere vinta solo se ci sarà un grado elevato di unità e solo così potrà essere conquistato il nostro nuovo autogoverno per risolvere il problema dello sviluppo economico e civile della Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, per conto del Gruppo della Rifondazione Comunista, noi abbiamo già svolto le nostre considerazioni fondamentali sul tema, ragione per la quale rinunciamo all'intervento in questa fase del dibattito e ci riserviamo di intervenire invece, più puntualmente, sull'articolato.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi. Mi ricordano tra l'altro che lei aveva già preso la parola nella discussione generale.
COGODI (R.C.). L'avevo già detto io.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi ero preparato diligentemente il compitino da leggere, ma preferisco parlare a braccio perché questa mattina ci sono stati alcuni interventi che, a mio giudizio, vanno sottolineati. In particolare, mi riferisco all'intervento dell'onorevole Salvatore Sanna, ma in parte anche all'intervento di Emanuele Sanna.
Io avrei iniziato il compitino dicendo che avrei preferito che su un tema così importante, come quello della opportunità di varare un'Assemblea costituente sarda, non ci fosse stata una contrapposizione precostituita tra gli schieramenti politici già esistenti, cioè tra chi governa e chi sta all'opposizione, ritenendo che su questo tema ciascun consigliere regionale, a prescindere dell'appartenenza ad una coalizione, dovrebbe avere il diritto di esprimere la propria opinione prescindendo dall'appartenenza ad una coalizione.
Tant'è vero che alcuni colleghi del centrosinistra hanno voluto distinguersi da altri colleghi di questo schieramento, questo non è avvenuto nel centrodestra - e io potrei anche esserne felice per certi aspetti - ma l'impressione che ho avuto è che siamo arrivati ad una strumentalizzazione del tema, nel senso cioè che questo tema è servito più a rimarcare la differenza tra centrodestra e centrosinistra, che non ad affrontare un problema vero sul quale, forse, avremmo potuto trovare delle convergenze.
Io non sono tra i firmatari dei progetti di legge sulla creazione dell'Assemblea costituente, ho aderito successivamente perché da uomo di legge, molto scarso naturalmente, avevo qualche perplessità di natura giuridico-istituzionale. Però l'esperienza di questa Assemblea mi ha portato a condividere almeno un principio, anzi due. Il primo è che questa Assemblea, presa dalle problematiche quotidiane, presa dall'affanno della contrapposizione, qualche volta anche violenta, tra chi governa e chi è all'opposizione, non avrebbe certamente trovato né la serenità né il tempo per affrontare un tema così importante come quello dell'Assemblea costituente.
Il dibattito di ieri sera è stato un po' diverso da quello di questa mattina, vorrei fare notare che c'è una differenza, io ho trovato gli interventi , di tutti coloro che hanno preso la parola questa mattina, molto pacati e sereni. Soprattutto, voglio ricordare che mentre ieri il collega Gian Valerio - non l'avrei mai pensato, perché lo ritengo una persona molto moderata nell'espressione, molto attenta al linguaggio - ha qualificato coloro i quali credono nell'Assemblea costituente "mistificatori e velleitari".
Bene, io penso che sia più accettabile la proposta che ha fatto l'onorevole Salvatore Sanna e la condivido. Credo che sia arrivato il momento di disarmare gli eserciti e le fazioni, perché un tema come questo della riscrittura dello Statuto sardo, può trovarci anche divisi per certi aspetti sulle vie da seguire, ma non è questo il vero dibattito al quale noi dobbiamo partecipare. Il vero dibattito sarà quello sul contenuto del nuovo Statuto sardo!
Nessuno di coloro che vuole l'Assemblea costituente crede di avere ragione in assoluto, può darsi che sia persino uno strumento inadeguato, ma non sono neanche convinto che la scelta di coloro che ritengano che debba essere questo Consiglio ad affrontare il tema, sia una scelta felice. E aggiungo che paradossalmente il dibattito che c'è stato fino a ieri sera mi ha convinto del contrario, cioè dell'impossibilità quasi che questa Assemblea affronti serenamente un dibattito che invece ci deve vedere sereni e possibilmente anche uniti, seppure nei diversi apprezzamenti e nelle diverse valutazioni.
Io non sono d'accordo con coloro che dicono che questo Consiglio regionale viene esautorato, io dico che non è così. Pensiamo alle leggi ordinarie che oggi possiamo fare in materia di ordinamento interno, sistema elettorale, riforma interna della Regione, tutto questo noi possiamo farlo. Possiamo utilizzare anche lo stesso articolo 54, fino a quando non verrà approvata dal Parlamento la modifica. Io sono tra quelli che non pensano che i tempi di approvazione e quindi di attuazione - ammesso che il Parlamento l'approvi - della legge sulla istituzione dell'Assemblea costituente, siano brevi, capisco anche io che sono tempi lunghi. Ma nelle more, il Consiglio potrebbe anche continuare ad utilizzare l'articolo 54, se vuole. Il problema per me non è giuridico. Il collega Scano ha detto una cosa che mi ha colpito, cioè che ormai il problema non è più neanche un problema giuridico, ma è un problema di principi. Chi come me crede che il popolo sardo rappresenti una nazione, che sia un'etnia diversa da quella italiana, io mi sento sardo, cittadino italiano, ma non sono italiano……
COGODI (R.C.). Sono d'accordo.
CONTU (C.C.D.). Questa è la mia opinione, la rispetti come io rispetto le sue opinioni! La prego di non interrompermi. Salvatore Sanna ci ha chiesto di non interromperlo e noi siamo stati in rigoroso silenzio. La prego di ascoltarmi. Ma dico, come vogliamo noi, almeno coloro che come me pensano che sia necessario intraprendere un processo attraverso il quale questo popolo raggiunga una certa forma di autogoverno, come pensano che si possa fare se non con una battaglia che va fatta all'interno della Sardegna? La conquista della nostra Costituente va fatta da noi. Ma veramente non ci siamo accorti che viviamo in una nuova epoca storica? Noi fino a poco tempo fa, eravamo presi da un giacobinismo deteriore, l'Evo moderno ha accentrato i poteri nello Stato, ha cancellato le varie etnie, ha cancellato i vari popoli che uno scrittore, con una felice espressione, chiamava "i popoli dalle lingue tagliate", ma tutto questo oggi è cambiato, i popoli che hanno avuto le lingue tagliate stanno risollevando la testa. E' possibile che noi non ci rendiamo conto che l'Europa di oggi non è l'Europa dell'800 e neanche dei primi del '900 e che oggi in questa Europa i bretoni, i frisoni, i gallesi, gli scozzesi, i catalani, i gaelici della zona della Cornovaglia, e potrei continuare, i sardi, i provenzali e così via……
(Interruzioni)
Viaggiando in Francia e vedendo nelle zone vicino a Bordeaux le scritte a favore dell'Aquitania, pensavo che l'Aquitania era scomparsa, la lingua d'oc era scomparsa perché la lingua d'oil, attraverso i conquistatori franchi, aveva vietato addirittura l'espressione di una civiltà formidabile, della stessa civiltà provenzale che solo ultimamente, attraverso i suoi poeti, come Mistral ed altri, ha dato voce nuovamente al desiderio di sentirsi un popolo! Ma veramente non ci rendiamo conto che esiste una situazione nuova, un anelito dei popoli che sono stati assoggettati, soppressi, che stavano perdendo la loro identità, a riappropriarsi di questa identità? E come possiamo farlo noi se non attraverso questa difficile conquista?
Può essere anche vero quello che voi dite, che difficilmente il Parlamento italiano approverà una legge che dia a noi sardi il diritto di eleggere un'Assemblea Costituente e di scrivere il nostro Statuto, lo capisco benissimo, non mi nascondo queste difficoltà, capisco benissimo perché il Parlamento italiano abbia eliminato la parola "federale" dalla legge di riforma del Titolo V della Costituzione. Dall'espressione Repubblica federale italiana è stata tolta la parola "federale", il che mi dimostra che ancora oggi noi vogliamo uno Stato unitario, vogliamo le autonomie regionali, le vogliamo senz'altro, ma c'è una grande differenza tra uno stato regionalista e uno stato federalista. Uno stato federale è quello Svizzero; anche la Repubblica tedesca è uno stato federale, mentre la Spagna, nonostante le autonomie consentite ai baschi, nonostante le autonomie consentite ai catalani, non è una Repubblica federale. Nella Repubblica federale noi abbiamo un insieme di piccoli stati che rinunziano ad alcune loro competenze per attribuirle al governo centrale, ma che si considerano Stati. Nei lander tedeschi la polizia è dei Lander, nei cantoni Svizzeri perfino i tribunali sono cantonali, c'è un approccio diverso alla questione della sovranità. Ed allora, io mi chiedo: come vogliamo conquistare questa sovranità, se non attraverso una lotta che non sarà facile, che vedrà probabilmente il Parlamento nazionale contro di noi? Ma il popolo sardo deve incominciare la sua lunga marcia verso la riconquista della sua sovranità, seppure attraverso un accordo federale con lo Stato italiano, seppure dentro un quadro europeo che veda però questo piccolo stato sardo riaffermare la propria sovranità e il proprio essere nazione.
Io vorrei ripetere le parole con le quali Martin Luther King iniziò un suo famoso discorso: "Ho fatto un sogno". Forse avete ragione, forse io sto sognando ad occhi aperti, ma lasciatemi dire: "Ho fatto un sogno", perché se all'uomo togliete il sogno togliete la speranza e io sogno e spero che attraverso questa battaglia che noi stiamo facendo il popolo sardo si riprenda quel posto che merita in un quadro europeo. E capisco anche che per ottenere questo occorre una certa unità di intenti. Ecco perché il dibattito, ha ragione Scano, è appena iniziato; ma è già iniziato. In fondo io mi auguro che il vero dibattito non sia quello sullo strumento ma quello sul contenuto, e vi posso garantire che quando si affronterà questo argomento non conterà più l'appartenenza ad una coalizione, probabilmente qualche mio collega del centro destra non la penserà come la penso io, ma può darsi che anche nel centro sinistra ci siano differenziazioni e, quindi, sul contenuto io credo che ognuno di noi porterà il suo apporto personale secondo quello che pensa, secondo quello che sente. Ma da questo coacervo di apporti, può nascere l'unità che può in qualche maniera produrre quello che rappresenta il mio sogno, cioè la Sardegna che riprende la sua sovranità e che ridiventa finalmente nazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Non le nascondo, Presidente, che ho una certa difficoltà ad intervenire dopo il discorso così infervorato dell'onorevole Contu. Onorevole Contu, la stiamo riscoprendo un rivoluzionario.
I sogni servono, servono anche le illusioni, perché sogni ed illusioni alimentano in qualche maniera le speranze. Il problema è che dobbiamo agire in maniera tale che i nostri sogni non si trasformino in incubi, in incubi per i cittadini, per il popolo sardo. L'onorevole Scano ha rivolto un appello, ha detto che vanno eliminati i toni da Pubblico Ministero dentro l'Aula, io concordo ad una condizione: laddove c'è un Pubblico Ministero accanito, solitamente c'è un avvocato di parte civile altrettanto accanito, c'è un avvocato difensore ugualmente accanito e vi è un organo collegiale che poi deve sentenziare, deve giudicare, deve decidere. In questo caso, onorevole Scano, l'organo collegiale non siamo noi, non illudiamoci, sono i cittadini, il popolo ed è dal popolo, sotto questo profilo, che verremo giudicati.
Oggi qualcuno ha parlato di occasione storica, ne hanno parlato soprattutto quelli che hanno parlato poco dei contenuti del nuovo Statuto, ma per esservi un'occasione storica ci dev'essere una pulsione, ci deve essere una tensione, ci deve essere una partecipazione non solo verbale, onorevole Contu, e non solo nostra, e non solo nel chiuso di quest'Aula, e non solo dei consiglieri regionali. Ma dove sono la pulsione, la tensione, la partecipazione, la passione se l'assessore Masala è rimasto quasi solo nei banchi della Giunta regionale? Non c'è nessuno; qual è il livello di tensione che si è riusciti a creare? Qual è il livello di partecipazione a questo dibattito e l'intensità della partecipazione da parte dei cittadini? Le tribune del pubblico sono quasi completamente vuote. Io riconosco che l'onorevole Scano, insieme all'onorevole Sanna, relativamente a questa proposta, hanno le idee assolutamente chiare e con caparbietà, con determinazione, stanno perseguendo un progetto rispondente a quelle idee, tanto che pongono alcuni problemi che non possiamo non riconoscere che siano profondamente seri, quale quello della modifica dell'articolo 54. Ma, mentre l'onorevole Scano e l'onorevole Sanna pongono questi problemi, dai banchi del centrodestra vengono rilanciate le sfide, con richiami a enunciati di altri, come il richiamo dell'onorevole Pili alla metafora dei felini, che, nella concezione lussiana, voleva esprimere un altro concetto, differente da quello che l'onorevole Pili ha espresso in quest'Aula. Non solo, ma l'onorevole Pili continua a rilanciare attraverso la battaglia per lo Statuto, la sfida all'interno del centrodestra e si rivolge al Presidente della Giunta regionale, per altro assente, che ha fatto un richiamo agli ex socialisti. Ora è assente anche l'onorevole Pili, me ne dispiace. Il richiamo comunque certamente non era rivolto a noi, perché non siamo ex, siamo socialisti e quindi non ci riguardava. Il richiamo del presidente Floris probabilmente era rivolto direttamente all'onorevole Pili che ex socialista invece è, diversamente non capirei a chi quel richiamo fosse rivolto.
L'onorevole Scano dice (chiedo scusa se sono costretto a richiamare spesso gli onorevoli Scano e Sanna, perché sono gli unici che hanno cercato di dare dignità e contenuto alla proposta, quindi mi vedo costretto obbligatoriamente a questi richiami) che stiamo già discutendo dello statuto, che non è vero che siamo ancora alla forma, alle modalità, siamo già all'interno dei contenuti e vogliamo continuare a parlarne.
Ecco, a me a questo punto sorge un dubbio: io ho paura di non aver capito assolutamente nulla del dibattito che si è svolto l'altro giorno, perché da tutti gli interventi che sono venuti dai banchi del centrosinistra è salito forte, con passione, un richiamo. In quel richiamo c'era una speranza, onorevole Contu: non bruciamoci queste opportunità dividendo il Consiglio regionale, ma arriviamo all'approvazione di un ordine del giorno, sia pure non totalmente condiviso da tutte le parti, ma che contenga, che contemperi, che faccia sintesi politica delle differenze che dalle varie parti sono state espresse. Noi sostenevamo allora che non volevamo impedire né il dibattito né l'approvazione della proposta per l'istituzione dell'Assemblea costituente, ma che volevamo che nel contempo dentro quell'ordine del giorno si dichiarasse il preciso impegno da parte dell'Aula per aprire in Consiglio regionale, entro il mese di settembre, un dibattito sui contenuti dello Statuto. Ma perché oggi si dice che vi è disponibilità ad aprire il dibattito sui contenuti, che questo anzi è anche l'intendimento dei proponenti del progetto di Assemblea costituente, e ieri, invece, si è voluto, su questo fatto specifico, spaccare il Consiglio regionale, quando invece tutti avevamo consapevolezza che serviva piena unità? Ecco cosa contesto. Non contesto la diversità di opinioni, è legittima; non contesto la diversità di idee, è legittima; contesto la procedura con cui oggi si è voluti arrivare al dibattito in Aula; contesto le forzature, contesto l'aggressività che in quella fase vi è stata, una aggressività fondata solo sui numeri e non sui contenuti, mentre in quel momento servivano atti di diplomazia, servivano atti che portassero il Consiglio regionale a ricercare le forme per addivenire all'espressione di un ordine del giorno comune che contemperasse l'esigenza di chi voleva proporre l'ipotesi di Assemblea costituente e l'esigenza di chi invece, dall'altra parte, sosteneva che il Consiglio regionale aveva in sé le risorse, le forze e tutte le energie per discutere direttamente, formulare ed eventualmente approvare direttamente un nuovo Statuto.
Non si è voluta la gestione politica delle differenze, si è voluto lo scontro, onorevole Contu. Quello scontro non serve al Consiglio regionale, non serve a noi e soprattutto non serve ai risultati, perché è uno scontro difficile da assorbire e che richiederà del tempo, comunque richiederà un impegno maggiore di quello che sarebbe stato necessario nel caso in cui si fosse andati verso un'ipotesi di confronto e non verso un'ipotesi di scontro.
Del merito della proposta parleremo dopo, quando vi arriveremo; questa è la discussione generale. Nella proposta sono palesi alcune incongruenze, ma ne parleremo in una seconda fase. C'è un'incongruenza, che è un'incongruenza permanente, onorevole Fantola, me lo consenta, non vuole essere una critica inutile nei suoi confronti, lo dico anche con spirito di profonda amicizia, ma lei, che era nel passato così convinto propositore persino dell'esigenza, manifestata poi attraverso, credo, un progetto di legge, della riduzione del numero dei componenti del Consiglio regionale, riduzione che doveva portare questa assemblea da ottanta a sessanta componenti, oggi invece si trova ad essere tra i proponenti di un progetto che tende a moltiplicare il numero dei componenti, sia pure riservando all'altra Assemblea, quella costituente, procedure particolari e assegnandole compiti particolari. Ma è un'incongruenza permanente questa che io rilevo, e mentre quelle battaglie sono ormai battaglie lontane, perse nel tempo, e di esse non ci arrivano neanche più gli echi, se ne iniziano altre senza preoccuparsi di quale sarà la loro fine. Pare che ciò che conta sia continuare a proporre alcune cose pure con la consapevolezza che difficilmente si troverà la giusta strada per realizzarle.
Lo stesso onorevole Fantola qua ha detto che c'è l'esigenza di riscrivere lo Statuto, non di modificarlo, di riscriverlo. E ha discusso a lungo su questo fatto. Siamo tutti d'accordo che c'è l'esigenza di riscriverlo; è sul metodo scelto che oggi facciamo fatica a trovare un accordo. Il Consiglio regionale è per Statuto destinato a svolgere le funzioni legislative; tra le funzioni legislative vi è anche quella di riscrittura dello Statuto, perché delegarla? Si dice che si crea maggiore mobilitazione, che si crea maggiore movimento, che solo così si chiama a raccolta il popolo sardo, che solo così si sarebbe in grado di coinvolgere le altre istituzioni. Ma perché noi non dovremmo essere in grado di produrre quegli stessi effetti? Perché non dovremmo essere in grado di coinvolgere? Perché non dovremmo essere in grado di uscire dal palazzo e di presentare proposte sulle quali aprire un dibattito serio dentro le altre istituzioni e nei territori? E' un problema di volontà, non è un problema di metodo.
Se non siamo alla delegittimazione del Consiglio regionale certamente non siamo alla sua esaltazione. In ogni caso, vi è una mortificazione; tant'è che, in uno degli ultimi interventi si è detto: "Ma perché il Consiglio regionale è mortificato? Non lo è affatto! Ci sono tante materie sulle quali deve legiferare." E ci mancherebbe, se così non fosse non capirei davvero perché noi stiamo qui, non capirei davvero quali sono i compiti e le funzioni e che ci sono state delegate, e come si faccia a dire che i tempi non contano.
I tempi non contano perché, sino ad oggi, siamo stati incapaci di introdurre modifiche e quindi pare che, un anno in più, io dico lustro in più, non contino niente. Ma contano, perché il rischio, onorevole Scano, è che dopo il referendum la confermativo sulla modifica del Titolo Quinto, noi con il passare dei mesi, con il passare degli anni, abbiamo perso totalmente la specialità della nostra autonomia e lei tanto ne è consapevole che oggi quel concetto lo supera affermando che ormai è necessario porre in essere un federalismo solidale. Ma badi che non credo proprio che questi due concetti comportino differenze, siamo tutti ben consapevoli che oggi si tratta di altra cosa, ma non è una cosa diversa, lei sta esponendo semplicemente una nuova concezione della specialità. Lei sta esprimendo un concetto aggiornato, moderno della specialità, non sta dicendo che non c'è specialità, siamo Isola e questo fa la nostra specialità, e solo da questo discende quell'esigenza di solidarietà, non è un problema di trasposizione di termini.
Io non so quali siano oggi le possibilità di recuperare, attraverso questo dibattito, un percorso unitario. E` tutto notevolmente più difficile di prima. Ed è tutto notevolmente più difficile di prima, perché ci pareva che il centrodestra tendesse a dire che, con l'eventuale approvazione da parte del Parlamento di questo testo sull'istituzione dell'Assemblea Costituente - e non è ancora escluso che così non sia - il Consiglio regionale di fatto non potrà più occuparsi in prima persona della riforma statutaria, se non riservandosi di legiferare solo sul sistema elettorale, sulla forma di governo e quant'altro. In buona sostanza si intendeva affermare, da parte del centrodestra, che in qualche modo, non per un fatto giuridico, ma per considerazioni di opportunità, nel momento in cui questo progetto di legge dovesse trovare approvazione, il Consiglio regionale di fatto sarebbe esautorato, e l'unica cosa che potrebbe fare sarebbe discutere sui metodi, sulle forme e sugli indirizzi da dare ai nuovi costituenti.
E se questo era l'intendimento è naturale che dall'altra parte ci si sia difesi, e per questo ieri è stato presentato un progetto di nuovo Statuto, firmato da alcuni consiglieri regionali del centrosinistra, primo firmatario l'onorevole Tore Sanna, secondo firmatario l'onorevole Mondino Ibba, più altri, che non vuole essere una ulteriore sfida, voleva e vuole essere un contributo e un modo per aprire un dibattito. Non è - badate - una fuga in avanti, la fuga in avanti l'avete fatta voi, è il tentativo di trovare formulazioni serie seppure ancora incomplete, che dobbiamo essere in grado di discutere. Questo testo di riforma dello Statuto, verrà presentato domani anche in Parlamento da tutti i parlamentari del centrosinistra della Sardegna.Esso rappresenta una sfida per riaprire il dibattito e il confronto e verrà illustrato in una conferenza stampa di qui a qualche giorno.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Patto Segni-Rif.Sardi). Grazie Presidente e colleghi del Consiglio, io credo che le riflessioni che sono state fatte nella giornata di ieri e nella giornata di oggi in Aula, accolte da tutte le parti e messe in discussione durante questo dibattito con spirito di ragionevolezza e con quell'apertura al confronto e al ragionamento che da più parti è stato sottolineato essere un elemento cardine di ogni forma di democrazia, abbiano aiutato ciascuno di noi a superare quelle che erano le posizioni iniziali per arrivare a delle considerazioni che sono senz'altro più mature.
Credo che una cosa decisamente importante sia la valutazione del contesto storico in cui si svolge questo dibattito. La specialità della Regione Autonoma della Sardegna, oltre cinquant'anni fa, quando essa è stata riconosciuta dallo Stato nazionale che ha deciso di dare alla Sardegna, come ad altre Regioni italiane, il ruolo di Regione speciale, aveva probabilmente delle ragioni di esistere che erano completamente diverse da quelle attuali; oggi questa specialità, che l'onorevole Balia ha ricordato essere data anche da aspetti geografici che comunque non possono essere in nessuna misura superati, tende ad essere superata nell'ambito del dibattito che si svolge a livello nazionale da un'ulteriore specialità che è quella rivendicata da molte delle Regioni del nord, che chiedono che ci sia un'inversione nel modo di ragionare sui rapporti tra Stato e Regioni all'interno del futuro Stato federale, e che ci sia un nuovo modo di valutare la specialità delle singole Regioni soprattutto dal punto di vista fiscale.
Io credo che l'importanza di questo ragionamento non possa sfuggire a noi che siamo i legislatori di una Regione, di un popolo, quello sardo, né ci possa sfuggire come nel frattempo siano stati completamente ridefiniti, oltre che i rapporti tra le singole Regioni italiane, quelli tra ogni singola Regione e lo Stato, il tutto nel contesto europeo e direi, alla luce degli eventi del G8, che hanno colpito ed impressionato tutti noi, anche in una dimensione che va al di là di quella europea.
E` per questo che io ritengo che, al di là del periodo che forse non è dei più facili per poter svolgere in Aula una discussione serena ed approfondita sul tema dell'Assemblea Costituente, sia inevitabile che questo Consiglio regionale si occupi di tematiche quali quelle correlate con la revisione dello Statuto, con una discussione a 360 gradi, che essendo una discussione sulle regole non può certo essere legata a posizioni di schieramento tra maggioranza e minoranza, centrodestra e centrosinistra, ma deve essere una discussione tra libere coscienze, che confrontano col metodo proprio della dialettica parlamentare le rispettive posizioni, con l'idea di accettare ciascuna un pezzo delle riflessioni dell'altra, non certo di chiudersi a riccio ciascuno nelle proprie concezioni. Non sarebbe, io credo, nell'interesse di nessuno.
E` per questo che il dibattito consiliare che noi stiamo facendo in questi giorni merita il massimo rispetto, perché non è un dibattito per confrontare posizioni divaricate su una singola proposta di legge, ma è una discussione su differenti filosofie che probabilmente hanno, per tanta parte, dei punti di contatto. Io nel mio intervento vorrei sottolineare quelli che sono i punti di contatto nella convinzione che questo ragionamento possa avere degli sviluppi.
Il primo punto di contatto che è emerso, e che è stato accettato da tutti, è che questa debba essere una discussione super partes.Se si formerà una maggioranza intorno all'idea dell'Assemblea costituente sarà una maggioranza consiliare, non una maggioranza di schieramento politico, e nessuno di coloro che intervengono in quest'Aula è autorizzato ad utilizzare la discussione sull'Assemblea costituente per forzare in qualche maniera discussioni di ordine politico che hanno senz'altro una diversa prospettiva e seguono logiche diverse.
La seconda considerazione condivisa riguarda l'importanza della modifica dello Statuto ed è stata nuovamente sottolineata nell'ultima parte dell'intervento del collega Balia, che ha annunciato che verrà presentata nei prossimi giorni, o è stata già presentata una proposta di legge di modifica dello Statuto, firmata da alcuni consiglieri regionali del centrosinistra e sponsorizzata dai parlamentari di questo schieramento, che si riconoscono in una posizione che ha un'ampia adesione in quest'Aula, e cioè l'affermazione della necessità di modificare lo Statuto.Su questo, quindi, credo che ci sia da segnalare un primo importantissimo punto di contatto.La necessità della riforma dello Statuto è quindi, una necessità che è nelle cose, ed è una necessità su cui tutta l'Aula, in maniera differente, ma condividendo l'obiettivo, conviene sostanzialmente all'unanimità.
Un terzo punto, che mi sembra sia condiviso da tutti, è che questo dibattito sul cambiamento dello Statuto e quindi sul cambiamento del modo in cui la Sardegna vuol continuare ad intessere i propri rapporti con l'Europa e con Roma, non debba rimanere all'interno di quest'Aula.Se noi ritenessimo che il dibattito deve restare qui dentro, probabilmente faremmo un errore storico, perché negheremmo ai sardi la possibilità di intervenire su una scelta fondamentale per il loro destino.
Ci sono, ed è stato ripetuto più volte, delle cose che devono seguire le vie ordinarie per poter essere fatte, e sono probabilmente la maggior parte.Ci sono delle cose che richiedono una presa di coscienza straordinaria, e mi sembra che tutti quanti abbiamo convenuto che a questo ci si trovi di fronte nel momento in cui andiamo a parlare della riforma dello Statuto. Credo oltre tutto, ma mi sembra che in questa direzione vada anche l'ultima parte dell'intervento del collega Balia, che noi stiamo andando a toccare dei temi che dovrebbero essere tra i più cari al mondo della sinistra, perché i temi dell'autonomia, i temi dello statuto, i temi della possibilità di avere dei rapporti con lo Stato su base federale, sono sempre stati dei temi sui quali tradizionalmente la cultura di sinistra si è cimentata chiedendo che ci fosse il più ampio coinvolgimento possibile delle popolazioni. Credo che il fatto che oggi l'intero Consiglio condivida questa impostazione rappresenti una vittoria delle idee e della possibilità di scambio e di confronto e di superamento delle rispettive posizioni, che la forza delle idee per fortuna conserva.
Un'ultima perplessità che io credo sia stata trattata in maniera sostanzialmente unanime dall'intero Consiglio, è quella sui tempi, che personalmente condivido nella sostanza, nel senso che sono convinto che l'unica strada che si poteva scegliere, che è quella che stiamo scegliendo, non sia senz'altro una strada breve, e che sia importantissimo che l'intero Consiglio manifesti una totale disponibilità ed una totale ai partecipazione sui temi che saranno in discussione, se vorremo che questi temi trovino un iter che, pure nella lunghezza dei tempi che comunque comporta, sia il più veloce e il più rapido possibile nell'interesse di tutti quanti.
D'altra parte, leggendo sui giornali, in questi giorni, delle proposte che si pongono in alternativa con l'Assemblea costituente e degli uomini rispettabilissimi che guidavano il movimento culturale che si contrappone alla Costituente, abbiamo letto tanti nomi di ultrasettantenni che probabilmente, nei 52 anni di vigenza dello Statuto, avrebbero avuto tempo e modo di intervenire sull'articolo 54 dello Statuto, e di fare delle proposte, qualora ritenute necessarie, di modifica dello stesso.
Quindi, non palleggiamoci in quest'Aula la responsabilità per non aver fatto sino ad oggi, le riforme. E non palleggiamoci la responsabilità per non essere intervenuti nell'adeguamento dello Statuto. Ciascuno di noi, ciascuna delle culture che noi rappresentiamo ha probabilmente delle responsabilità; oggi è necessario che ci sia uno sforzo quanto più unitario possibile e che ci sia la maggior condivisione possibile, se vogliamo dare una speranza di successo alle intenzioni che noi abbiamo dichiarato.
Su una cosa invece io devo dire di non concordare con alcuni degli interventi che sono stati fatti, e cioè sul fatto che l'argomento della Costituente sia stato utilizzato da chicchessia a titolo strumentale; lo devo ricordare perché il lavoro sulla Costituente nasce da lontano, nasce in anni in cui in questo Consiglio la sensibilità, forse non era ancora matura, nasce da intuizioni che nel 1997 hanno portato tanti di noi, oggi consiglieri regionali, allora semplici cittadini, ad utilizzare le nostre ferie per andare a raccogliere le firme per la legge di iniziativa popolare sull'Assemblea costituente, che nella scorsa legislatura venne liquidata in Aula a seguito di una discussione assai ridotta e nel generale disinteresse della maggior parte dei consiglieri.
Fantola - non spetta certo a me difenderlo, perché è capacissimo di farlo da solo - ha ricevuto molti attacchi in quest'Aula in questi giorni. Alcuni sono probabilmente motivati e saranno stati per lui spunto di riflessione, altri sono, secondo me, assolutamente gratuiti, perché quando nel 1997 noi andavamo a raccogliere le firme per l'Assemblea costituente, da soli, nella derisione generale, non pensavamo certo di utilizzare per la "staffetta 4 per 100 o 4 per 400", un argomento di questo genere. C'era l'intenzione, c'era l'interesse e c'era la volontà di rendere un servizio a tutta la Sardegna; forse in questo sbagliavamo e forse sbagliamo ancora oggi, come qualche collega in quest'Aula ha sostenuto, ma questo era l'unico motivo per cui andavamo in giro per la Sardegna.
Quando, rientrando da Carloforte il 30 dicembre del 1997, dopo aver preso molta poggia, vento e freddo, ed anche qualche firma per la Costituente, mi chiedevo se non fosse da visionari, da sognatori, come dice l'onorevole Contu, andare avanti su questa battaglia, la risposta fu che le battaglie si fanno quando è giusto farle e non quando esiste una convergenza totale intorno alla battaglia. La convergenza totale si crea; Fantola e tutti quelli che intorno a Fantola si sono mossi, non certo tutti del suo schieramento politico, oggi hanno portato in Aula questa proposta e hanno ottenuto un grande risultato. E speriamo possa essere ancor più grande nella sua successiva evoluzione.
Io ho sottolineato gli elementi comuni di questa battaglia, che sono elementi comuni a tutto il Consiglio; dobbiamo valorizzare tale condivisione; perché io sono d'accordo sull'obiezione che è stata posta da molti, cioè che questo non può essere un tema che provoca divisione, perché, se tale dato permane, sarà un autogol per l'intero Consiglio, e sarà comunque un'occasione sprecata per tutti noi.
Alexis De Tocqueville 170 anni fa, probabilmente immaginando il dibattito che ci sarebbe stato in quest'Aula, aveva detto che nulla vi è che la volontà umana non possa raggiungere con l'azione libera del potere collettivo dei cittadini. Di questo noi ci dobbiamo ricordare. Non c'è niente di insormontabile per la libera volontà espressa dai cittadini, quando questa libera volontà si esprime attraverso le proprie istituzioni democratiche.
Quindi, la cosa più importante che noi adesso dobbiamo fare è andare tra la gente per creare una nuova identità orgogliosa dell'essere sardi che attraverso la Costituente possa riallacciare quel rapporto tra le istituzioni, tra il Consiglio regionale e i cittadini sardi, che oggi - ma voi lo sapete quanto me - è assolutamente deteriorato.Credo che questo sia l'obiettivo che noi abbiamo e l'impegno che tutti i consiglieri di quest'Aula hanno.
Giacomo Sanna, mentre qualcuno di noi parlava, lo invitava ad aderire materialmente, ai sardisti, ritenendo che nelle parole degli interventi di qualcuno in quest'Aula ci fossero tanti elementi di sardismo. Ecco, credo che forse noi stiamo andando oggi ad interpretare il nuovo sardismo del terzo millennio, forse Giacomo Sanna ha ragione di sottolinearlo. C'è un nuovo modo di essere sardisti, che non è più quello dell'ex combattentismo, perché non sono più i tempi della fine della prima Guerra Mondiale, ma non è un modo meno nobile né meno necessario per la Sardegna, questo lo dobbiamo capire tutti quanti in quest'Aula, perché non è un discorso di maggioranza, né un discorso di opposizione.
Credo che in questo noi dovremmo essere uniti perché ha ragione chi ha detto che oggi questo Consiglio regionale ha un'occasione storica. Ha ragione, è un'occasione storica, nel senso che quello che noi possiamo fare in questi giorni, può essere una cosa che incide davvero, per quanto piccola sia, nella storia della nostra terra. Ma, è anche vero che possiamo fare un flop, non storico, quotidiano, minimale, piccolo piccolo, e tutto questo dipende soltanto da noi, non dipende da nessun altro; ma se, anche sulla Costituente, noi Consiglio regionale della Sardegna faremo un flop, amici che non condividete il disegno della Costituente, questa non sarà una battaglia che si concluderà con vincitori e vinti, ci sarà soltanto uno sconfitto e sarà la Sardegna e con essa la speranza dei sardi.
PRESIDENTE. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 19.
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