Seduta n.240 del 19/12/1997 

CCXL SEDUTA

(Pomeridiana)

Venerdì 19 dicembre 1997

Presidenza del Presidente SELIS

indi

del Vicepresidente MILIA

indi

del Presidente SELIS

indi

del Vicepresidente ZUCCA

indi

del Presidente SELIS

La seduta è aperta alle ore 17 e 47.

PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 17 dicembre 1997 (236), che è approvato.

Continuazione della discussione della mozione Pittalis - Balletto - Bertolotti - Biancareddu - Casu - Federici - Floris - Granara - Lippi - Lombardo - Marracini - Milia - OPPIA - Pirastu - Tunis Marco di sfiducia alla Giunta regionale per le gravi inadempienze in materia di programmazione economica e finanziaria (140)

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricorderete che in sede di dibattito generale avevo dato la parola al collega Casu, al quale era subentrato per un intervento sull'ordine dei lavori il collega Pittalis, che aveva posto al presidente Palomba degli interrogativi che eventualmente possono essere riproposti. Il presidente Palomba aveva chiesto una sospensione che poi, anche in seguito all'incontro in Conferenza dei Capigruppo, si è protratta sino a ora. Chiedo al presidente Palomba se intende prendere la parola.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Sì, grazie, signor Presidente. Ho chiesto una sospensione perché avvertivo l'esigenza di riordinare le idee in rapporto al percorso che si sta seguendo. Adesso devo innanzi tutto rispondere a una richiesta che mi è stata fatta. Vorrei dire che ci sono gli Assessori di Federazione democratica e del Partito Sardo d'Azione che hanno messo a disposizione del Presidente il loro mandato assessoriale, e tuttavia io ritengo che per rispetto all'Assemblea sia opportuna la prosecuzione del dibattito, anche perché una volta incardinato il dibattito stesso non appartiene più alla opposizione o alla maggioranza, se da essa promosso, ma è un valore per l'intera Assemblea e per il popolo che essa rappresenta.

Siamo in una fase delicata per la verifica e per la soluzione della crisi. Io credo che un contributo essenziale alla chiarificazione dei fatti e alla soluzione della crisi sia quello che può e deve venire da quel profondo chiarimento che la mozione di sfiducia ha proposto, e anche dal dibattito che deve coinvolgere in maniera molto limpida tutti i Gruppi della coalizione, tutti i Gruppi consiliari, tutte le espressioni consiliari, al fine di verificare se c'è, io credo che ci sia,, una maggioranza coesa che è in grado di continuare il percorso. Io credo che questa sia la sede nella quale, in piena autonomia, in piena limpidezza, tutte le forze politiche nel rispetto della istituzione consiliare possono esprimere la loro opinione al fine di verificare se ci sia la volontà da parte della coalizione di respingere la mozione di sfiducia e quindi continuare nella propria strada. Credo che questi elementi ci siano, so che molti Gruppi politici hanno lavorato seriamente per la soluzione della crisi in maniera molto impegnata, è quindi giusto che in questa sede dalla diretta espressione degli stessi Gruppi politici possano venire le indicazioni per la soluzione della crisi.

Io credo che il Consiglio regionale, che è la massima istituzione, che rappresenta il popolo sardo, debba essere posto in condizioni di avere tutti gli elementi per esprimere una valutazione molto chiara sul percorso da seguire. Le forze politiche del Consiglio nel prosieguo del dibattito illustreranno quali sono le loro posizioni e anche l'accordo che hanno stretto in ordine alla soluzione della crisi.

Il dibattito certamente darà un importante contributo e anticipatamente io ringrazio tutti coloro che interverranno, perché sono convinto che questo dibattito sarà un elemento assolutamente prezioso e determinante per contribuire alle prospettive del superamento di questa situazione di disagio e per contribuire al rilancio forte di una coalizione.

All'esito di questo dibattito restano affidate le successive determinazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.). Signor Presidente, per l'ennesima volta interveniamo in quest'aula in relazione a un motto di sfiducia nei confronti della Giunta. Ho seguito il dibattito questa mattina, anche se a un certo punto si è interrotto, c'è stato qualche intervento che mi ha colpito, e mi riferisco non a interventi relativamente alla critica rivolta alla Giunta, ma all'intervento del collega Capogruppo del Partito Democratico della Sinistra, dell'onorevole Scano. Ha fatto una certa analisi dei mali che affliggono un po' tutte le istituzioni, il Consiglio, la Giunta, i Gruppi consiliari, i partiti. Io credo che effettivamente questo discorso meriti una riflessione, però devo dire che curare questi mali richiede parecchio tempo, non credo che sia un discorso che possa essere affrontato, se non iniziato, entro breve termine. Allora, cosa ci rimane da fare, noi ci dobbiamo chiedere cosa possiamo fare di fronte a questi problemi che oggi dobbiamo affrontare a livello di Consiglio, a livello di Giunta, a livello di Gruppi consiliari. Questa litigiosità effettivamente è vera, non l'ha inventata l'onorevole Scano, però io dico che noi, nonostante questi mali che affliggono le istituzioni, dobbiamo affrontare il problema, dobbiamo dare delle risposte alla comunità sarda. Come diamo delle risposte? Io ritengo che l'occasione più opportuna, più favorevole per tentare di dare una risposta, nessuno di noi e di voi ha la bacchetta magica, questo lo capisco, però che noi possiamo affrontare i problemi con serietà e con impegno io credo che sia un discorso fattibile. Ecco, la legge finanziaria: mi dispiace qui dover forse rinnovare un po' i rimproveri, le accuse che sono state rivolte alla Giunta del ritardo col quale si affronta questo problema. Perdonatemi se faccio questo riferimento: nel 1994, quando entrai in Consiglio, la prima cosa che feci qui dentro fu quella di procurarmi un bilancio di previsione. Io avevo una certa conoscenza sulla struttura dei bilanci delle aziende pubbliche, però non conoscevo in particolare quello della Regione, ecco, mi spinse a fare questo lavoro di ricerca il bisogno di comprendere come si articolava questo atto fondamentale nella vita della Regione. Spesse volte si sente dire, anche da parte di esponenti qualificati, quando noi parliamo di manovra finanziaria, di bilancio di previsione e di rendiconto, spesse volte si sente dire "sono fatti tecnici", no, signori, questo non è vero, non sono fatti tecnici. Il bilancio della Regione, la legge finanziaria è l'atto tecnico sì in parte, ma è l'atto politico più importante che viene compiuto in questo Consiglio. La previsione non è solo previsione, è programmazione, è il Governo della Regione che formula, presenta in Consiglio il programma che intende realizzare in un anno di lavoro, e non basta in un anno, perché deve lanciare le direttive anche per un triennio. Questa è la legge finanziaria, questo è il bilancio di previsione. Ritengo quindi che meriti tutta l'attenzione, spesse volte quest'Aula è troppo distratta, meriti tutta l'attenzione da parte dei consiglieri, perché noi stiamo esaminando, approvando o non approvando il programma di lavoro della Giunta per un anno, il programma di lavoro per la nostra comunità. Non è un qualcosa di nostro, noi operiamo in qualità di delegati da parte degli elettori che ci hanno dato il mandato, che ci hanno dato l'incarico. A me pare, signor Presidente della Giunta, non mi rivolgo agli altri componenti perché non vedo seduto nessuno ai banchi della giunta, a me pare che la Giunta spesse volte abbia ritenuto pesante il controllo da parte del Consiglio e quando faccio questa affermazione, onorevole Presidente della Giunta, la faccio a ragione veduta, perché mi è capitato più volte, non in una sola circostanza, di vedere degli atti compiuti dalla Giunta che dovevano essere presentati in Consiglio e in Consiglio non sono stati presentati. Mi riferisco alla legge numero 402 del 1994, legge dello Stato italiano, con la quale venivano stanziati un minipiano di rinascita di 910 miliardi, non era tanto mini, perché ogni anno venivano messi a disposizione 190 miliardi. Questa è entrata in vigore nel 1994, ormai siamo alle porte del 1998, cosa si è fatto sino adesso? Ecco non ci è stato mai detto nulla, ma le dirò di più...dì che stiano zitti lì dietro, per cortesia..

PRESIDENTE. Scusate, chiedo scusa all'onorevole Casu, ma c'è brusio.

CASU (F.I.). Le dirò di più, il programma tracciato dalla Giunta venne approvato in questo Consiglio, il programma approvato da questo Consiglio non passò presso il CIPE, tornò indietro, venne modificato, integrato, completato da parte della Giunta, ebbene questo programma non è ripassato in Consiglio, doveva ripassare in Consiglio, cioè il Consiglio deve sapere qual è il programma che la Giunta intende realizzare nei suoi particolari, se questi particolari sono richiesti. Non è stato fatto. Ma soprattutto io chiederei, se fosse qui presente l'Assessore del bilancio e della programmazione economica, quanto si è speso sino adesso dei 910 miliardi, per che cosa sono stati spesi i soldi? Ecco, io credo che abbia diritto e dovere di sapere, diritto in qualità di consigliere, dovere in qualità di rappresentante di una fetta dell'opinione pubblica, non c'è stato mai detto. Passiamo ai quadri comunitari di sostegno, analogo discorso. Questo Consiglio nel 1993, settembre 1993, traccia le linee di questo programma, questo programma è rimasto per qualche anno, poi nel 1996 senza dare alcuna spiegazione è stato modificato. Certi elementi del programma sono stati cancellati, se ne sono introdotti degli altri, al Consiglio non è stato detto nulla. Il Consiglio non è stato informato. Da qui mi pare di poter trarre la convinzione che la Giunta soffra del controllo che viene esercitato da parte del Consiglio. Io credo che non debba soffrire perché le leggi tracciano la sfera di competenza della Giunta, la sfera di competenza del Consiglio e io dico che l'una e l'altro debbono rimanere nell'ambito della propria sfera di competenza, ma devono rispondere però; che soffra, che non tolleri questo controllo, io credo che lo possa ripetere anche in relazione ai vari rendiconti che sono stati presentati. Quando un consigliere, un gruppo di consiglieri, la Corte dei Conti rimprovera alla Giunta certi inadempimenti, certe violazioni di legge, della legge nazionale, della legge regionale, ecco, qual è l'organo amministrativo che non corre immediatamente ai ripari. Questo discorso lo stiamo facendo dal 1994, da quando abbiamo approvato il rendiconto relativo all'anno 1993, perché non avete mai fornito una risposta adeguata a questo problema? Perché non viene formulato il rendiconto completo così come la legge regionale numero 11 del 1983 stabilisce? Ve lo dice la Corte dei Conti, perché non lo fate? Ribadisce la Corte dei Conti che il controllo fatto da parte della Corte non è un controllo completo, non è un controllo integrale, in quanto manca una parte del rendiconto. Il rendiconto è costituito da alcuni documenti, ne viene compilato uno, non viene compilato l'altro, quello che riguarda il patrimonio. Ecco la mia convinzione è che la Giunta non tolleri i controlli da parte di questo Consiglio. Ma, lasciamo perdere le critiche, passiamo...non sono molto importanti le cose che sto dicendo, però gradirei ugualmente un po' di silenzio.

PRESIDENTE. Onorevole Casu, c'è un po' di nervosismo, lei ha ragione, prego i colleghi.

CASU (F.I.). Io credo che chi non vuole ascoltare può anche uscire, ci sono due porte una da un lato e una dall'altro. Ecco, dicevo, quale miglior occasione, per affrontare i problemi della Sardegna, si può presentare a questo Consiglio, della manovra finanziaria? Onorevoli colleghi, io vi posso dire che la contabilità della Regione l'ho definita qualche volta un colabrodo, lo posso sostenere anche oggi che è un po' un colabrodo: bisogna mettere ordine nei conti della Regione. Io leggo anche nella finanziaria che mi è stata appena consegnata che risultano fondi di rotazione disponibili per oltre mille miliardi, aggiungete ai fondi disponibili per oltre mille miliardi i fondi delle contabilità speciali che ammontano ad altri sei settecento miliardi. Ma quando mai noi lasciamo al di fuori del bilancio regionale fondi per circa millecinquecento, millesettecento miliardi, con il bisogno che abbiamo. Non dimenticate che il rendiconto dell'anno 1996 comincia a far paura per la situazione finanziaria negativa per quasi duemila miliardi, 1961 miliardi. E' una situazione che non si può certamente tamponare dall'oggi al domani. Ecco i problemi che noi dobbiamo affrontare nella legge finanziaria, li dobbiamo affrontare seriamente; non possiamo continuare a vivere dall'oggi al domani. Qui è necessario un programma che affronti la situazione finanziaria dell'ente, ma che la affronti in modo strutturale e duraturo. Qualche anno fa in quest'aula dopo le pressioni, credo di poterlo dire, esercitate da me in particolare che non facevo altro che mettere il dito sulla piaga, si approvò un ordine del giorno che impegnava la Giunta ad eliminare la crescita del debito regionale. Anche questa è stata una vana promessa, non si è portato avanti il discorso, l'ordine del giorno che è morto lì approvato alla unanimità ma che non ha avuto alcun seguito. Ma basta che voi vediate, il collega Emilio Floris questa mattina vi chiedeva dei chiarimenti relativamente ai residui passivi. La risposta gliela posso dare io. E la posso dare anche agli altri. Caro Emilio, sai perchè non pagano i residui passivi o rallentano il pagamento dei residui passivi? Rallentano il pagamento dei residui passivi perché diversamente la situazione finanziaria della Regione diventa drammatica. Quando io leggo disavanzo di amministrazione, ve lo ripeto, 1961 miliardi, se noi paghiamo i residui passivi la cassa della Regione comincia a soffrire sul serio. Che già la Giunta non abbia una grande voglia di lavorare e di collaborare nel senso di impegnare le somme che vengono stanziate nei bilanci, io credo che lo si possa rilevare ancora dai numeri, abbiate pazienza, se noi parliamo di finanziaria ci dobbiamo immergere nei numeri. Non possiamo parlare di finanziaria, di bilancio della Regione senza esaminare i numeri. E io ve ne voglio dare qualcuno a titolo di esempio, non ve ne leggerò molti. Situazione della spesa al 26 novembre 1997. Quindi 26 novembre, siamo ormai agli undici dodicesimi del periodo amministrativo. Ecco io leggo: totale degli stanziamenti relativamente alla spesa 12546 miliardi. Poi passo alla colonna successiva e cominciano a cadermi le braccia; impegni 5711 miliardi. Non vi parlo dei pagamenti, mi fermo agli stanziamenti e agli impegni. Stanziamenti 12 mila miliardi, impegni 5 mila miliardi. Questi credo che siano dati obiettivi dai quali chiunque può rilevare che il lavoro della Giunta è stato certamente ridotto, ha proceduto a scartamento ridotto. Ecco allora che si spiega, onorevole Bonesu, mi riferisco ai famosi residui di stanziamento; perché i residui di stanziamento censurati dalla Corte dei conti nella relazione al bilancio dell'anno 1996 emergano legge o non legge regionale a ogni pie' sospinto, perché gli impegni non vengono fatti durante il corso dell'esercizio, allora per tenere in vita gli stanziamenti si ricorre in modo improprio, in modo direi non del tutto legittimo a lasciare gli stanziamenti per operare gli impegni nell'anno successivo. Perciò noi andiamo ad esaminare i residui passivi esistenti nel rendiconto e non riusciamo a renderci perfettamente conto di quale sia l'entità dei residui passivi perché ogni anno i residui che ci portiamo appresso dagli anni precedenti variano per cinquecento, seicento miliardi. Io credo che questo non sia un modo logico, razionale di operare. Io credo che dobbiamo cominciare a intavolare il discorso di fare una legge finanziaria più seria, un rendiconto completo e operare per quanto riguarda tutta l'attività finanziaria della Regione, in modo più corretto, in modo più trasparente, in modo più cristallino.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di entrare nel merito della discussione in atto vorrei fare un inciso; un inciso sulla situazione della informazione in Sardegna, in quest'ultimo periodo in questi ultimi giorni in particolare. Per denunciare un fatto soprattutto che si rileva sui servizi della televisione di Stato poi seguita dalle televisioni private. Se anche in Sardegna ci dovesse essere una par conditio, quindi un vero rispetto della democrazia, maggiore attenzione riteniamo che dovrebbe essere data ad un Gruppo politico come Rifondazione. Difatti nei resoconti della stessa discussione di oggi nessun accenno alla espressione politica di questo partito è stata riferita. Riteniamo che sia un fatto grave, un fatto di democrazia, e forse le cose che diceva stamattina l'onorevole Scano, che in quest'Aula si dovrebbe affrontare il problema della informazione, di come in Sardegna viene fatta e da chi viene fatta, forse è un problema che questo Consiglio regionale dovrà affrontare con coraggio, con determinazione per fare chiarezza. Io chiedo anche a lei , Presidente, che è il garante legale di quest'Aula, di verificare queste cose con attenzione, perché riteniamo che l'informazione soprattutto oggi che i mass media assumono una funzione fondamentale, non dico che debbano essere controllati ma l'informazione deve essere la più democratica possibile. Venendo a noi, all'inizio della seduta su questa discussione sulla mozione di sfiducia i capigruppo stavano esplorando la possibilità che questa Assemblea avesse la possibilità di espletare quei provvedimenti ritenuti urgenti e indifferibili. E debbo dire che su quei provvedimenti tra i Gruppi vi era anche grande convergenza. Cosa peraltro ribadita e ripescata dall'intervento del capogruppo Scano del PDS. Noi siamo d'accordo su questa esigenza però vogliamo ricordare che questa esigenza si era manifestata in quella riunione dei Presidenti di Gruppo, dove si chiedeva peraltro al Presidente, in maniera preventiva, di sapere a che cosa si era di fronte, per cui si chiedeva esplicitamente al Presidente se si era di fronte a una crisi ormai consolidata per vedere i passi e i passaggi come comunque arrivare alla discussione di quei punti da tutti ritenuti indefferibili. Il Presidente rispose che non era in grado di dare una riposta, nel senso "vediamo l'Aula," come peraltro ha dichiarato ed espresso poc'anzi nel proprio intervento, quasi lasciando tutto all'Aula la decisione sulla scelta politica che dovesse determinare il proseguo o l'interruzione di questa legislatura. Io, vedete, mi sembra che questo fatto sia grave e anche poco serio, perché come si può pensare che da una discussione dell'Aula si possa arrivare a quelle convergenze politiche e programmatiche di governo per il rilancio di una nuova stagione di governo, di una rinnovata efficienza nell'azione amministrativa, di rilancio dell'iniziativa politica, quando a monte non vi è questo programma, non vi sono questi intendimenti, per cui è chiaro che qualunque maggioranza che si dovesse formare nell'arco di queste ore, può darsi anche tra i pochi minuti che rimangono probabilmente alla votazione finale o quant'altro si possa pensare che qualunque maggioranza si venga a consolidare sia frutto di una convergenza politica. Probabilmente è frutto di un pastrocchio che vede solamente l'insieme di numeri che permette l'alzata di una serie di mani che determina una maggioranza e la caduta della Giunta e del suo Presidente. Alcuni giornali riportavano stamattina che questa Giunta viaggia a vista; io ripeto quello che dichiaravo ieri, che questa Giunta, più che a vista, viaggia al buio, continua a viaggiare al buio continuamente. Ma non è soltanto un problema della Giunta, non è soltanto un problema del suo Presidente, è un problema della maggioranza è un problema delle forze politiche che sostengono la maggioranza, è un problema dei partiti che sostengono questa maggioranza. Non si può tutto limitare a far ricadere la responsabilità su una singola persona o su un'insieme di persone; qua la responsabilità, è stato detto, è una responsabilità collegiale e ognuno se ne deve prendere la propria parte e se la deve prendere sulla base della forza che rappresenta, sulla base delle forze che ha dentro questa Giunta, sulla base di quello che rappresenta, in termini di potere, in termini di numeri all'interno di questa Assemblea. Vedete, stamattina Floris diceva che tempo fa, qualche anno fa, si ribadiva da parte delle forze sociali, anche della stessa stampa eccetera: non disturbate il manovratore. Io non so se quelle forze allora avessero ragione o meno; forse erano giustificate dal fatto che poco tempo era passato, per cui un giudizio compiuto allora non si poteva dare. Oggi Floris dice: la richiesta invece di queste stesse forze è quella di richiedere l'uscita del Presidente, l'uscita di questa Giunta. Io non voglio mettermi a interpretare cosa dicono e cosa pensano le forze sociali ed economiche della nostra Regione. Io ritengo però (e lo dico e lo ritengo come forza politica, come Rifondazione Comunista) che questa denuncia è giusta, ma è una denuncia che deve non soltanto essere rivolta al suo Presidente e a suoi Assessori ma deve essere rivolta alla maggioranza nel suo insieme, per cui deve essere rivolta alle singole forze politiche. All'inizio della legislatura ci fu lo strappo con Rifondazione Comunista; ricordo che il PDS e altre forze della sinistra, quelle forze che poi avevano fatto la campagna elettorale insieme , motivarono quella scelta come una scelta di garanzia, una scelta di stabilità di governo, una scelta di governo, un fatto di responsabilità, e su quel fatto di responsabilità maturò lo strappo. E mi ricordo anche come si sono evolute le varie crisi e le varie contraddizioni e lacerazioni all'interno della stessa maggioranza; basterebbe andarsi a rileggersi i vari documenti politici e programmatici. Si iniziò con un patto politico strategico e programmatico; si continuò con un patto soltanto programmatico e via via, man mano che si andava avanti anche negli stessi documenti ufficiali della stessa maggioranza, si vedeva che queste forze stavano insieme più che altro per riuscire a non perdere la faccia, per cui di dare una semplice continuità politico-amministrativa, ma che questa continuità politica amministrativa non aveva più il senso di un'unione politica, nel senso di un'insieme di valori che incarnavano un programma preciso per la Sardegna. E siamo arrivati ai giorni nostri, dove non ci sembra che, in queste ultime settimane, in questi ultimi mesi, in queste ultime ore, sia cambiato questo stato di cose. Non ci sembra che siamo di fronte a un cambiamento del modo di essere delle stesse forze politiche, non mi sembra che siamo di fronte al fatto che le forze politiche che fanno parte della maggioranza hanno capito e hanno recepito, con consapevolezza che non fa bene a nessuno e soprattutto non fa bene a loro (poi i risultati elettorali di questa ultima tornata sulle amministrative in Sardegna ne è una dimostrazione) presentarsi divisi. Ma è pure vero che non si può pensare che l'unione possa essere un'unione del tipo puramente numerico. Lo stesso congresso dei Popolari, dopo che c'è stato il congresso dei Popolari, tutti i segretari dei partiti, incominciando dal partito di maggioranza relativa, quello del PDS, si vedeva questo cambiamento di tono, sembrava quasi quasi che tutti i problemi fossero risolti. Si è fatto il congresso dei Popolari, questo partito adesso ha una dirigenza, sulla base di questo siamo convinti che si potrà ricostruire un'aggregazione politica con precisi indirizzi di politica economica e quant'altro per poter determinare la governabilità, quando non si capisce che non è soltanto un problema di cambiamento di uomini, più o meno bravi, se insieme al cambiamento degli uomini non si unisce la programmazione delle azioni che insieme si devono fare, se non si sviluppa quell'azione politica programmatica che permetta la governabilità non soltanto di una Regione ma di qualunque ente, anche del più piccolo ente locale. Noi abbiamo provato a correggere queste storture e abbiamo posto un percorso basato su un progetto politico e programmatico di fine legislatura, per quello che ormai rimane, su alcune cose ritenute da tutti fondamentali, per cui non soltanto da noi, ma cercando e ricercando una convergenza anche con gli altri. Nonostante tutto abbiamo registrato che non si voleva lasciare il posto alla politica per continuare con la logica spartitoria. Poi avete voglia di dire "c'è poco da spartire". Il problema non è tanto di quello che rimane ancora da spartire, ci sono alcune forze, come Rinnovamento italiano, per altro l'han detto, l'hanno espresso molto chiaramente anche pubblicamente: non siamo disposti a partecipare al governo se non siamo coinvolti anche direttamente nelle stanze del potere, per cui se non abbiamo qualche assessore. Non è un segreto per nessuno, peraltro è una aspirazione anche legittima, voglio dire, non mi scandalizzo tanto di questo, ma mi scandalizzo del fatto che tutto si basi su questo dato di fatto, sul fatto che tutto va bene se si riescono a trovare i giusti incastri per dare soddisfazione a quella forza politica, a quell'altra forza politica e a quell'altra forza politica ancora, senza prima aver determinato quelle convergenze politiche e programmatiche che dovrebbero permettere di portare veramente la fine della legislatura con un programma e una serie di intenti molto precisi. Perché se non vi è questo si determina quello che è successo ieri col voto sul piano della rete ospedaliera. Quando non vi è un preciso indirizzo politico-programmatico poi si determinano quelle situazioni lì, dove qualunque cosa, qualunque provvedimento seppur importante diviene occasione di scontro, occasione per lanciare segnali, ma in questo caso in negativo alla Giunta, ma soprattutto, io dico, al popolo sardo in generale. E mi duole un fatto: che in questa logica massacratrice che vi è all'interno della maggioranza l'opposizione, quella di destra in particolare, Forza Italia scateni la sua offensiva attraverso l'utilizzo del voto segreto, che nei fatti provoca le profonde non lacerazioni nella maggioranza, che quelle ci sono già tutte e non c'è bisogno che siano riscontrate con voto segreto, ma che nei fatti permettono l'affossamento di provvedimenti che danneggia questa nostra Isola, che permette di far perdere alla nostra Regione decine e decine di miliardi. Per cui non so quanto convenga dal punto di vista operativo un atteggiamento di questo tipo. Non era il caso di arrivare a questo perché la debolezza di questa maggioranza, di questo modo di essere, del fatto che è quella che è, è qua sotto gli occhi di tutti, così come era ieri, penso che non c'era bisogno di ribadirlo attraverso quella richiesta e attraverso poi il risultato che si è avuto dal voto. Per cui, pur non essendo i diretti responsabili anche perché voi, peraltro, avevate dichiarato espressamente in apertura di dibattito che su quel provvedimento avreste votato contro.

Io mi accingo a chiudere questo mio intervento, però una risposta riteniamo che vada data anche all'onorevole Scano, che nel suo intervento ha lanciato un messaggio di apertura dichiarando: "Noi non abbiamo rinunciato a una soluzione strategica che veda l'accordo con Rifondazione. Intanto ci sarebbe da fare una breve ma incisa analisi su quello che era il ragionamento sulla crisi e sulla transizione. Si diceva mancano le regole e diceva nel passato c'erano i partiti. Vedete, è vero che molte cose sono cambiate ed è vero anche che la funzione dei partiti non è più quella di prima, però un ragionamento andrebbe fatto a mio avviso, onorevole Scano, con tutto il rispetto che le devo, per la stima che le riconosco anche per la correttezza che ha sempre avuto, forse un ragionamento andrebbe fatto sul ruolo dei partiti e sul recupero che questi partiti dovrebbero avere, soprattutto i nostri, quelli della sinistra dovrebbero avere nei confronti della società, perché il fatto che manca un ruolo dei partiti non è un fatto da constatare e basta e nemmeno da godersene del fatto che questo ruolo sia venuto meno, ma sulle azioni che noi, soprattutto i partiti della sinistra, ma io dico un po' tutti i partiti in generale, compresi quelli del Polo e del centro destra, dovevano avere nella società, perché in questo senso ritengo che la società e i partiti abbiano fatto veramente un passo indietro.

Mancano le regole. È vero che le regole si possono sempre aggiustare, si possono aggiustare anche in meglio perché siano più corrispondenti alle cose che mutano e a una società che muta. Però qua non è soltanto un problema di regole, non è soprattutto un problema di regole, perché si possono fissare tutte le regole di questo mondo, ma quando si è di fronte a una classe politica, a una maggioranza di governo che non vuole governare per altri motivi, per la litigiosità, per gli interessi che vanno al di fuori degli stessi ragionamenti politici di merito delle varie questioni che qua si discutono, non penso che ci siano regole che possono tenere, per cui non è un problema solamente di regole, o soprattutto non è un problema di regole, nel senso che le regole si possono fare e si possono migliorare, ma qua è un problema di essere delle singole forze politiche.

Per ritornare alla dichiarazione dell'onorevole Scano, dove diceva "non abbiamo rinunciato a una soluzione strategica che vede l'accordo con Rifondazione Comunista, a noi fa piacere una dichiarazione di questo tipo, nel senso che apprezziamo il fatto che da parte di una forza politica come il PDS ci sia sempre questa sensibilità verso una forza come la nostra che è tipicamente di sinistra, ma è un invito che cade nel vuoto, nel senso che è un invito che potrebbe andar bene al di fuori di quest'aula, per cercare in altre situazioni, dove vi sono le condizioni, collaborazioni e quant'altro, confronti tra le varie forze politiche su temi e su percorsi particolari che si possono trovare in altre occasioni, ma mi chiedo: come ci si può chiedere con questo invito di accettare un livello di collaborazione? Mi sembra che sia una richiesta che per forza di cose cade nel vuoto, perché noi non vogliamo soltanto ricercare una collaborazione col PDS, come per altro in tante sedi, in tanti momenti, in altri consessi istituzionali già troviamo; noi vogliamo trovare e spingere perché si trovi e si sviluppi la possibilità perché questo centrosinistra, le forze dell'Ulivo, le forze che rappresentano questa maggioranza trovino la capacità di stare insieme. E' chiaro che se non siamo di fronte alla verifica scontata che questa cosa può avvenire e avverrà, per cui si dimostra che veramente c'è un cambio di tendenza, nel senso che si cambia veramente, non ci si può chiedere di impantanarci, di partecipare anche noi a continuare insieme a voi una lite che non finisce più e che dura ormai da troppo tempo, da tempi ormai immemorabili.

Per cui non possiamo accogliere questo invito. Potremmo accogliere questo invito e il partito, le nostre organizzazioni potranno rivalutare e riconsiderare la cosa se veramente saremo di fronte a un cambiamento concreto nel modo di essere di questa maggioranza.

Con questa dichiarazione termino l'intervento. Peraltro l'onorevole Montis stamattina aveva precisato molto chiaramente qual era la nostra espressione di voto rispetto alla mozione presentata dal centrodestra, non voglio riprendere le cose che ha detto Montis, peraltro dette anche molto chiare, in modo sintetico e in maniera molto limpida, chiara e lineare, per cui ribadisco solamente il nostro voto favorevole alla mozione presentata dal Polo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Progr. S.F.D.). Signori Presidenti, io credo che in una fase quale quella che stiamo vivendo, come maggioranza del governo regionale, occorra un grande, grandissimo, fortissimo equilibrio. Probabilmente i tatticismi politici che pure non sono cosa da disprezzare, talvolta sono un'arte, e quindi sono anche aspetto e prassi positiva, ci impongano di intervenire misurando le parole, soppesando i termini, presi da una preoccupazione: che una parola, una frase poco chiara o male interpretata, in una situazione di grande difficoltà, quale quella che allo stato delle cose stiamo vivendo, potrebbe costituire la classica goccia d'acqua che poi potrebbe affossare un'esperienza. Io non nascondo che intervengo oggi con un grandissimo disagio, un disagio che devo raffrontare ovviamente con quelli che erano gli entusiasmi della campagna elettorale da parte di tutti i partiti dell'Ulivo, entusiasmi che vedevano allora Federazione Democratica come movimento politico assieme al presidente Palomba e agli altri compagni con i quali avevamo organizzato la lista per il livello delle elezioni regionali, per il livello regionale delle elezioni, ci aveva visto, dicevo, battere le piazze ed essere allora convinti assertori che le liste di progresso per idee, per innovazione, per programmi, per voglia di fare, per capacità propositiva, per anche capacità di fare sintesi politica, per voglia e desiderio di produrre, per quella capacità riformatrice che ci portiamo appresso da parecchio tempo e che fa parte ormai della nostra storia, ecco, allora dicevo, vi era questo entusiasmo. Oggi a quell'entusiasmo non nascondo che è subentrato un grande disagio, anche grande disagio personale rispetto agli entusiasmi iniziali.

Abbiamo in quest'Aula, come Federazione Democratica, più volte ripetuto una chiara scelta di campo e una netta adesione alle linee politiche del centro sinistra e dell'Ulivo ed abbiamo escluso ripetutamente in tutte le occasioni che si è avuta la possibilità, per parte di Federazione Democratica, in una fase quale questa, di aderire ad ipotesi di natura differente. Noi rimarchiamo oggi, come allora, questa scelta di campo, rimarchiamo oggi, come allora, la nostra adesione a quella linea, a quei principi, convinti allora ed oggi che solo chi si ritrova all'interno di quelle liste di progresso, all'interno delle liste dell'Ulivo, solo chi si riconosce in un certo modo di fare politica e di affrontare i problemi possa vederci partecipi assieme a loro di quelle esperienze. Ecco, onorevole Palomba, dopo di allora v'è stato un grande dibattito anche all'interno della maggioranza, un fiorire di discussioni, una capacità di produrre idee ed opinioni, una voglia di modificare una situazione che a livello regionale ci pareva eccessivamente incancrenita e pareva non viaggiare più in armonia con quelli che erano i tempi, in armonia con quelle che erano le aspettative e le speranze dei cittadini. In questo dibattito, in questo fiorire di cose, in questo grande confronto anche dialettico c'è stato un processo di accumulo, un processo di accumulo che è partito prima come accumulo di idee personali, poi è diventato accumulo di posizioni di Gruppo e quindi parzialmente collettivo, e in alcuni casi, in molti casi, direi, è diventato un accumulo di posizioni politiche comuni, di tutta la parte della maggioranza che dentro l'Ulivo il centro sinistra si riconosceva. Questo accumulo ci portava a dire che avremmo entro breve tempo proceduto ad un'opera di bonifica di un bilancio regionale eccessivamente appesantito, che entro breve tempo si sarebbe provveduto a modificare tutte le leggi di settore che concorrevano a tenere quel bilancio in una posizione quasi di imbalsamazione, che entro breve tempo avremmo concorso a produrre un testo di legge finanziaria snella, riformata, capace di affrontare i problemi, e in linea con i tempi moderni. Ma questo era un aspetto, quello del bilancio e della spesa, ma tutti assieme, la maggioranza si riproponeva di affrontare il grande tema delle riforme, dalla riforma della Regione alla riforma degli enti strumentali, partendo dal presupposto che, senza un'opera di totale trasformazione e modifica di assetti consolidati e utili talvolta appesantiti, non si sarebbe potuto produrre un governo efficiente, un'amministrazione moderna, un'amministrazione in linea con i tempi. La riforma degli enti strumentali, le deleghe di competenze, di funzioni e di risorse agli enti locali avrebbe dovuto contribuire tutto questo alla costituzione di una Regione moderna, di una Regione rivolta soprattutto verso l'aspetto o gli aspetti che avevano caratteristiche essenzialmente di natura programmatoria per trascurare quasi totalmente, attraverso un regime di delega, di natura che privilegiava, che favoriva lo sviluppo dei livelli di democrazia, trasferendo, dicevo, i livelli di spesa verso gli enti e le istituzioni locali. Ecco, noi oggi mistichiferemmo, se dovessimo dire che abbiamo ottenuto questi risultati. Poi vedremo di chi le colpe, poi parleremo un attimino delle responsabilità, però è onesto dire e serio e giusto, è giusto anche politicamente riconoscere i propri errori e i propri limiti che noi questo processo di accumulo lo abbiamo avviato in termini di maturazione di idee, in termini di capacità personali e forse anche di Gruppo, di farlo arrivare a definizione ma è un processo che si è interrotto lungo un itinerario appena intrapreso. Non siamo riusciti nostro malgrado, come maggioranza, a portarlo a compimento nelle linee più importanti. Questo non significa che nulla si sia fatto, questo non significa che non si sia iniziato un itinerario ma non siamo riusciti a perseguire l'obiettivo che allora ci eravamo proposti. E quindi questo, il mancato perseguimento di quell'obiettivo. Io ho elencato, ovviamente a titolo esemplificativo, meramente esemplificativo, alcune delle cose che la maggioranza si proponeva e che la maggioranza ha mancato, ma solo il perseguimento di quegli obiettivi ci avrebbe consentito di continuare in maniera decorosa ad andare avanti convinti, convinti di fare l'interesse integrale dei cittadini e del popolo sardo. Certo c'è un Consiglio litigioso, c'è una classe politica all'esterno di quest'aula rappresentata dai partiti che è una classe politica spesso assente. Quando da questi stessi banchi, da più parti si è denunciato il fallimento dell'accordo elettorale anche delle ultime elezioni, si è denunciata la mancanza di una regia che non era una regia che doveva sedere solo sui banchi di questo Consiglio regionale o sui banchi della Giunta regionale ma era la regia politica rappresentata dai partiti. E' mancata anche quella e la mancanza di quella regia ha sicuramente elevato, moltiplicato il livello di litigiosità all'interno del Consiglio regionale e le metodiche che non servono neanche più a dare garanzie alla minoranza, ma quelle metodiche contenute in un Regolamento che è un Regolamento ormai superato, di natura quasi borbonica, perché oggi in due anni le cose vengono completamente stravolte e tutto ciò che due anni fa era attuale oggi è già maturo, è già stantio , è già vecchio, ha condizionato quel Regolamento, la attività e la produttività di questa maggioranza. Però dobbiamo essere onesti sino in fondo e riconoscere che se vi fosse stata una maggioranza capace, consapevole, solidale, matura, decisa su quel processo riformatore a cui si è fatto riferimento non si sarebbe fatta battere in aula dalla richiesta delle minoranze di voto segreto. Avrebbe accolto il voto segreto e, nella quasi totalità dei casi, avrebbe risposto in maniera decisa. Il fatto che in maniera decisa in moltissimi casi non abbia risposto è anch'esso un termometro, un segnale terribile del malessere che la maggioranza ha al proprio interno. Ovviamente, per la parte che mi riguarda io condanno chi si serve del voto segreto per combattere contro logiche che pure non comprende e non condivide. La logica dovrebbe essere quella del dialogo, quella del dibattito, quella del tentativo di raggiungere accordi in maniera palese e alla luce del sole. Però la presenza quasi sistematica del voto segreto su cose importanti e meno importanti segnava e segna il malessere della maggioranza, ne sono un termometro terribile dicevo. E' vero che più volte, lo riconosco io, io che ho militato nel Partito socialista italiano, quindi lo riconosco da socialista, che più volte, in più occasioni, nel passato il Partito socialista, i rappresentanti del Partito socialista dentro livelli istituzionali hanno scaricato tensioni interne sulla istituzione. Stavolta però, mi si consenta di dirlo a merito di Federazione democratica e socialista, noi le nostre conflittualità, i disagi interni, le problematiche interne le abbiamo risolte nelle sedi giuste ed opportune. Non le abbiamo portate dentro questa istituzione. Dentro questa istituzione ci siamo arrivati in maniera trasparente, e in maniera trasparente abbiamo espresso le nostre idee e abbiamo proposto e ipotizzato soluzioni; e poi, quando anche alcune soluzioni ipotizzate da altri ci vedevano indecisi e non totalmente consenzienti, in maniera molto corretta, siccome si trattava di problematiche che non ponevano problemi di natura morale rispetto ai quali, evidentemente, non avremmo trasgredito ci siamo adeguati a quelle che erano le volontà espresse dalla maggioranza. Da socialisti in passato spesso, ed era uno dei torti, abbiamo utilizzato la rendita di posizione; oggi abbiamo rinunciato all'utilizzo della rendita di posizione facendo una chiara scelta di campo. E a quella chiara scelta di campo abbiamo omologato tutti i nostri comportamenti e le nostre azioni. Io per esempio resto sorpreso, lo dico anche con un profondo malessere, quando leggo su un quotidiano isolano di oggi che il segretario del maggior partito di maggioranza avverte i partner di governo, avverte gli alleati di stare attenti ai comportamenti, di stare attenti a ciò che si farà perché diversamente quel partito prenderà le distanze. Ma, le distanze da chi, le distanze da che cosa, le distanze perché, le distanze su che cosa? Prendere le distanze, significa da se stessi, io non riesco a trovare altra giustificazione se non quella. Attenti perché prenderanno le distanze da se stessi. Presidente Palomba, io non credo, l'ho già detto in altre occasioni, lo ripeto credo con onestà intellettuale in questa occasione, io non credo che questa Giunta a partire dal Presidente, per proseguire con gli Assessori, abbia operato al di sotto di una soglia di accettabilità e cioè in maniera più o meno paritaria alla operatività e alle capacità di operatività dimostrata in passato da altre giunte regionali, badate anche da giunte di centro sinistra e di sinistra. Però, i tempi sono diversi, in tre anni tutto si è modificato. Io non faccio più il richiamo alle grandi attese, alle grandi cose, ai disoccupati che premono; sono tutte notizie che ormai sono diventate patrimonio collettivo e patrimonio comune di tutti noi. Però i cittadini oggi si aspettano un ritmo diverso, i cittadini oggi pretendono ben altro, i cittadini vogliono che le proposizioni quando legittime, quando giuste, quando serie, quando utili vengano immediatamente tradotte in fatto operativo e non siano solo dichiarazioni di propositi o cose conclamate. Uno dei grandi torti, io lo voglio dire pubblicamente, ma l'ho già detto sulla stampa, che ha questa Giunta regionale, poi vedremo le responsabilità personali e dei singoli, è che per quarta volta consecutiva la manovra di bilancio, la legge finanziaria accumula ritardi incredibili, per la quarta volta consecutiva. La scusante sta nella maggioranza litigiosa, sta nella crisi permanente. Sta nel fatto, diceva stamani l'onorevole Scano, che quello non è atto individuale ma atto di natura collegiale e che quindi collegialmente coinvolge nella sua responsabilità l'intera Giunta regionale. Io concordo che quello è atto collegiale, così come altri atti sono atti collegiali. Io concordo che quello è atto collegiale ma vi è qualcuno che deve dare un impulso, e chi deve dare l'impulso è l'Assessore competente per materia. E ove l'Assessore competente per materia, Presidente Palomba, dia un impulso con un ritmo non frenetico, il Presidente, che è il capo dell'Esecutivo, e che è colui il quale ha la responsabilità di tenere assieme le forze di maggioranza e di renderle le più produttive possibili, ha quindi anche la responsabilità di dare quell'imput, di svegliare la gente, di sollecitarla, di costringerla a produrre una legge finanziaria, sia pure di natura solo e squisitamente politica. Perché badate, in tutta onestà, presidente Secci, le leggi finanziarie di questi altri tre anni trascorsi avevano qualcosa di diverso, di eccezionale, al di là della felice intuizione sui piani integrati d'area che poi però abbisogna di mutamenti, di accorgimenti e modifiche perché diventi realmente produttiva. Le passate leggi finanziarie degli altri tre anni, presidente Secci, erano rivoluzionarie o erano la fotografia e la consacrazione dell'ordinarietà? E allora, se queste erano, che cos'è che ha impedito la litigiosità del Consiglio, delle commissioni, che cosa ha impedito che venisse rispettata una prescrizione legislativa anche contemporaneamente al fatto temporale, ma non nel preciso rispetto del termine del 30 settembre, ma nell'avvicinarsi il più possibile a quel termine in maniera di evitare, perlomeno una volta in quattro anni di questa legislatura, il ricorso all'esercizio provvisorio. Non è un fatto che deve essere enfatizzato questo più di altri, però è un fatto importante che va segnalato e sul quale le mistificazioni non servono. Ci sono le responsabilità personali, ci sono le responsabilità dei singoli, ci saranno anche quelle collettive, ma fra le une e le altre corrono spazi incredibili e terribili. Ecco, e allora dentro questa maggioranza io mi rivolgo al Consiglio ma mi rivolgo ai consiglieri di maggioranza nello specifico. E' necessario un chiarimento profondo, un chiarimento di metodo, perché ci sono anche problemi di metodo, un chiarimento di sostanza. Qualche anno fa, nel momento in cui si affrontava un'altra crisi regionale, io dicevo che se non vi erano le condizioni il ricorso alle elezioni anticipate mi appariva allora come un percorso quasi obbligato. A distanza di un anno e mezzo e con le difficoltà burocratiche, giuridiche che questo comporta, oggi io credo che siano una grandissima sciocchezza, credo che siano una grandissima sciocchezza. Se qualcuno vuole correre un'avventura del genere che la corra; ne prenderemo atto, non siamo disponibili per avventure per evitare le elezioni anticipate, ne prenderemo atto in quel caso, ma ciascuno caricherà il proprio Gruppo e il proprio partito della giusta dose di responsabilità, anche in quel caso e anche in quell'evenienza. Oggi i due assessori di Federazione Democratica, l'onorevole Ballero e l'onorevole Manchinu, assieme ad assessori espressioni di altre forze politiche hanno rassegnato le dimissioni dalla Giunta regionale nelle mani dell'onorevole Palomba. Lo conoscevamo l'onorevole Palomba in maniera molto corretta rispetto a una domanda che è stata posta in questa sede dall'onorevole Pittalis, ha reso edotta l'Assemblea di quanto era avvenuto. I nostri assessori, Presidente, si sono dimessi nel tentativo di ricercare una soluzione; se è necessario anche attraverso la formalizzazione e l'apertura di una crisi, se necessario a condizione che sia una crisi che faccia chiarezza sino in fondo sulle procedure, sui programmi, sugli assetti e su quant'altro è necessario ed opportuno per tenere giustamente amalgamata una maggioranza degna di questo nome. Noi ci riferiamo sempre, per quella scelta di campo a cui abbiamo fatto riferimento prima, alla riformulazione di maggioranza di centro sinistra, dell'Ulivo, che ricomprendano tutte le forze disponibili del centro che si riconoscono in un'ipotesi di quel tipo, le forze sardiste, le forze della sinistra sino a Rifondazione Comunista, ma non solo, ivi comprese quelle forze che oggi sono accumulate nel Gruppo Misto, ma accumulate in una posizione di assoluta disomogeneità, perché alcune forze presenti nel Gruppo Misto sono forze autentiche che, in maniera autentica, credono nel centro sinistra e nell'Ulivo. Ecco, Presidente, noi siamo in attesa di eventi, noi stiamo cercando di comprendere quali saranno gli sviluppi da adesso a fra qualche ora. Ci sono quattro Assessori che hanno rassegnato nelle sue mani le dimissioni, noi Federazione Democratica siamo disponibili, a una sola condizione, a respingere la mozione di sfiducia delle destre. E la condizione è che prima, in quest'Aula, a voce alta, i rappresentanti dei vari Gruppi dell'attuale maggioranza dichiarino identica disponibilità a marciare verso questo obiettivo e a perseguire questo percorso. Se ciò non fosse una prosecuzione difficile, stentorea, inutile, di un'esperienza che si trascina senza che quel necessario chiarimento sia avvenuto, evidentemente riterremo questo itinerario inutile e da abbandonare. Io, signor Presidente, la stimavo e continuo a stimarla, so che lei ha altissimo il senso della democrazia, so che ha altissimo il senso della responsabilità, so che perverrà a conclusioni e determinazioni finali non nell'interesse suo personale, ma credo che lo farà, Presidente, ne sono sicuro, nell'interesse dei sardi, coniugando quell'interesse dei sardi con l'interesse del centrosinistra e dell'Ulivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghe e colleghi, nella costante prassi costituzionale le mozioni di sfiducia generalmente assolvono il compito di far esplodere, se posso dirlo, i contrasti eventualmente esistenti all'interno della maggioranza, cioè le minoranze, ma qualche volta anche componenti della maggioranza chiedono alle assemblee di verificare se i contrasti dei quali si parla, i contrasti che si manifestano nel quadro politico e nel quadro di maggioranza siano confortati dal voto. Singolarmente questa mozione assolve...

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Masala. Prego i colleghi di prendere posto. Onorevole Ballero, le dispiace prendere posto?

MASALA (A.N.). Singolarmente questa mozione assolve quasi un compito anomalo, un pochino diverso, perché in realtà ha provocato non una verifica dei contrasti della sussistenza o meno dei contrasti all'interno della maggioranza, ma ha indotto la maggioranza tutta intera a verificare se maggioranza esista e se la stessa si riconosca nel governo regionale e segnatamente nel suo Presidente. La spietata, puntuale, precisa analisi poc'anzi fatta dall'onorevole Balia dimostra con chiarezza che effettivamente questa mozione ha assolto questo compito. Io capisco che in una situazione di questo genere è di tutta evidenza che una volta che la minoranza ha assolto il suo compito di incardinare il dibattito sulla fiducia al governo siano molto più importanti le parole che pronunciano, hanno pronunciato o pronunceranno gli esponenti della maggioranza piuttosto che le parole che pronunciano gli esponenti della minoranza. Questo è evidente perché nella minoranza e nella opposizione le parole possono anche considerarsi scontate e superflue, perché evidentemente chi è all'opposizione deve svolgere questo ruolo di opporsi al governo, di controllarlo, di verificarlo, di evidenziarne gli eventuali contrasti, di mettere a nudo le eventuali contraddizioni e nient'altro. Le crisi nascono, si evolvono, maturano soltanto se all'interno delle maggioranze costituite insorgono contrasti, si sgretolano le maggioranze, le maggioranze perdono la coesione, se mai questa coesione hanno avuto.

E' chiaro che in un dibattito come quello di oggi, che è un pochino diverso da quelli che si sono svolti in precedenza in occasioni analoghe, io non posso non seguire un ragionamento un pochino, diciamo così, al di fuori e almeno al di sopra, diciamo al di fuori per non apparire immodesto dalla polemica, qual è il ruolo di una maggioranza? Il ruolo di una maggioranza, e mi permetto di dirlo in quanto, per la verità, molti esponenti della maggioranza in altre occasioni hanno detto quale fosse o dovesse essere il ruolo della minoranza, ma lo dico non con intento di voler dare lezioni a chicchessia, ma per registrare una situazione di fatto, la maggioranza deve avere un programma che sia condiviso da tutte le sue componenti, soprattutto quando le maggioranze sono maggioranze di coalizione e non formate da un unico partito, e poi devono esprimere un governo che sia in grado di attuare un programma che la maggioranza si è dato. E nel caso specifico della Sardegna, che è una Regione e quindi vede il Presidente della Regione nella duplice veste di capo del governo ma anche di rappresentante della Regione, di un Presidente che guidi l'azione di governo ma allo stesso tempo assolva quel ruolo direi superiore e che va oltre la rappresentanza di maggioranze o di minoranze, ma come rappresentante dell'intera Regione, che svolga quel ruolo di rappresentante della Regione, e cioè è un ruolo altamente qualificato e deve essere all'altezza del compito che questo Presidente deve svolgere.

Dal mese di marzo del 1997 ci troviamo in uno stato di crisi della maggioranza; la crisi è strisciante, abbiamo sentito l'onorevole Scano stamattina dire che la crisi permane. Poc'anzi il presidente Palomba ci ha detto che siamo in una fase di verifica e che questo dibattito potrebbe contribuire alla soluzione della crisi. Quindi questa crisi che è stata aperta nel marzo-aprile 1997, e che è stata formalmente risolta con la nomina della Giunta fotocopia nell'agosto del 1997, non ha risolto la crisi, il dibattito dimostra che la crisi è ancora in atto. E allora, se io sento il Presidente della Giunta regionale affermare in quest'aula questo pomeriggio che il Consiglio regionale è la massima istituzione della Regione, mi debbo chiedere e mi chiedo se il Presidente della Regione abbia assolto, in questo momento non mi interessa tanto il ruolo di capo del governo e della coalizione, ma se abbia veramente assolto i suoi alti compiti istituzionali di rappresentante della Regione. Perché, caro presidente Palomba, nell'immaginario collettivo se il Presidente della Regione appare credibile agli occhi della opinione pubblica sono credibili tutte le istituzioni se il Presidente della Regione non appare credibile, tutte le istituzioni della Regione vengono coinvolte sempre in quell'immaginario collettivo. Ecco perché negli ultimi mesi tutto il Consiglio, tutto l'intero Consiglio, maggioranza e opposizione è stata coinvolta in questo giudizio negativo, e poiché i ruoli sono distinti, sono distinti i ruoli della maggioranza da quelli dell'opposizione, sono distinti i ruoli del Consiglio da quelli della Giunta, ma poiché è difficile far capire alla gente che sono istituzioni tutte essenziali ma comunque diverse, con funzioni diverse, allora è chiaro che questo coinvolgimento dell'intero Consiglio ci tocca anche sul piano personale. Noi dobbiamo protestare per questa situazione che si è venuta a creare e della quale forse lei come Presidente della Regione non può certo dire di non aver alcuna responsabilità. Il nostro non è un Gruppo che dice tanto peggio tanto meglio, infatti se dovessimo fare un ragionamento di questo genere, come scherzosamente diciamo, ma non me ne vogliano tra i colleghi anche degli altri gruppi, diciamo agli amici dell'Ulivo, andiamo alle elezioni la prossima volta con il presidente Palomba candidato dell'Ulivo e così il Polo vincerà. Se noi dovessimo fare un ragionamento del tanto peggio tanto meglio, noi questo ragionamento dovremmo fare, però non lo possiamo fare.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Non correte quel pericolo!

MASALA (A.N.). Non lo possiamo fare e non possiamo guardare la situazione e verificare quale sia il quadro politico in questo momento. Ci troviamo di fronte a quattro Assessori che hanno rassegnato le dimissioni e quindi diciamo due componenti della maggioranza che hanno ritirato le rispettive delegazioni. Quindi hanno fatto venir meno la fiducia nel Governo e nel suo Presidente. Questo è un dato matematico, oserei dire quasi matematico, quindi ci dobbiamo porre la domanda se esista o non esista la maggioranza, è lo stesso interrogativo che dai banchi della maggioranza ha detto stamattina l'onorevole Scano, anch'egli vuole verificare in quest'Aula se esista o non esista una maggioranza. Ma nel rispondere a questa domanda, l'Aula, e soprattutto lei, non deve cadere in un equivoco che è un equivoco che si è già consumato in un'altra circostanza. Occorre cioè eliminare l'equazione che, se la mozione di sfiducia non trova la maggioranza, sia equivalente alla maggioranza o alla fiducia. No, sono due cose diverse. Il fatto che nella circostanza precedente la mozione di sfiducia non sia passata per uno o due voti, non significa che il Governo, e lei Presidente, godesse della maggioranza del Consiglio, tant'è che quando si è arrivati alla sua rielezione lei di voti ne ha preso soltanto 29, il che dimostra che lei non aveva la fiducia, anche se formalmente la mozione di sfiducia non trovò l'approvazione dell'Assemblea. Cioè in una parola per governare non basta avere una maggioranza contro, perché è molto probabile che se i Gruppi dell'attuale maggioranza dovessero tra poco votare, può darsi che votino contro la mozione di sfiducia ma questo non significa, lo abbiamo sentito, che se l'onorevole Balia e il Gruppo dei Progressisti Federativi dovesse votare contro la mozione di sfiducia, che debba essere interpretato come voto di fiducia a suo favore. Non l'ha detto, ha detto esattamente il contrario, ha detto che vuole delle condizioni precise, ha detto che vuole l'azzeramento della situazione e ridiscutere il tutto passando attraverso metodi, contenuti, assetti e quant'altro. Quindi io invito il Presidente e l'Assemblea a non cadere in questo equivoco perché già una volta ci siamo caduti. Ora il fatto che quattro Assessori, due per componente politica dell'attuale coalizione, siano usciti dal Governo regionale in questo momento dimostrano, è nelle cose, diciamo, che non esiste la maggioranza e che comunque non esiste quella maggioranza che aveva dato la fiducia a questo Governo. Questo è un altro dato pure matematico, loro hanno preso atto della volontà del Consiglio, della situazione che si è maturata all'interno della maggioranza, e cioè del fatto che sia pure attraverso il voto di leggi non hanno goduto dell'appoggio della maggioranza, e hanno tratto le conseguenze, si sono dimessi, hanno rassegnato le dimissioni e hanno chiesto che si faccia una verifica. Allora, di questo deve prendere atto non soltanto gli Assessori che hanno rassegnato le dimissioni ma ne deve prendere atto l'intero Consiglio, è l'intero Consiglio che deve prendere atto del fatto che non esiste una maggioranza anche se esiste, perché è stato detto anche questo, un quadro politico nell'ambito del quale possa essere ricomposta una determinata maggioranza. Però evidentemente ci sono degli ostacoli alla creazione e alla verifica di questa maggioranza, e può darsi che l'ostacolo sia rappresentato proprio dal Presidente della Giunta. Lei, egregio presidente Palomba, alcuni giorni fa ha dichiarato alla stampa che l'Ulivo in Sardegna era sparito, io questo ho letto, l'Ulivo è fallito

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Si leggono tante cose soprattutto i titoli.

MASALA (A.N.). E' stato attribuito a lei, se lei non lo ha detto non sta a me giustificare la stampa che lo ha riportato, ma se anche lei avesse detto questo, non ci avrebbe detto se l'Ulivo in Sardegna è fallito, cosa che ovviamente non mi dispiace, sia detto senza mezzi termini, però in ogni caso non ci ha detto se l'Ulivo sia fallito per colpa della coalizione o delle componenti dell'Ulivo stesso, oppure per colpa di colui il quale, messo a capo dell'Esecutivo regionale, avrebbe dovuto guidare, avrebbe dovuto rappresentare il momento di sintesi nell'azione politica dell'amministrazione regionale. Questo non lo ha detto e mi pare che il dibattito non lo abbia ancora chiarito. Però è un interrogativo al quale forse sarebbe opportuno che qualche attimo di riflessione debba porre anche lei. Io ho preso atto che l'onorevole Balia ha, diciamo così, molto serenamente ma debbo dire anche con molta correttezza, abbia assunto per sé e per la maggioranza, per quella parte di maggioranza che rappresenta in quest'Aula, abbia assunto le proprie responsabilità. Io penso che qualche altro debba assumere le proprie responsabilità, cioè anche lei, presidente Palomba, deve prendere atto del fatto che non ha più una maggioranza e deve trarre le conclusioni. Ovviamente se queste conclusioni non saranno assunte prima, il Gruppo di Alleanza Nazionale ovviamente voterà a favore della mozione di sfiducia. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Randaccio. Ne ha facoltà.

RANDACCIO (Gruppo Misto). Gentili colleghi, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, nel mese di ottobre scorso con la decisione di lasciare l'esecutivo, assicurando il solo appoggio esterno, i consiglieri di Rinnovamento italiano hanno voluto evidenziare l'urgenza di un immediato chiarimento all'interno dell'esecutivo, non soltanto per ristabilire condizioni di lealtà, correttezza e rispetto di tutti i partner dell'attuale maggioranza, ma anche e soprattutto per rimarcare il ruolo propositivo di Rinnovamento italiano sul rilancio di alcuni fondamentali temi programmatici che fra una crisi e l'altra sono stati totalmente sacrificati dall'esecutivo. La manovra finanziaria diventava pertanto il banco di prova della reale volontà di questo esecutivo di accogliere le istanze programmatiche di Rinnovamento italiano nel rispetto della decisione assunta di appoggiare l'esecutivo dall'esterno. Così purtroppo non è stato; da quel mese di ottobre scorso non si è fatta nessuna chiarezza e la situazione è ulteriormente degenerata. La Giunta regionale ha continuato e continua dal nostro punto di vista, a navigare pericolosamente a vista dando prove reiterate di non essere sufficientemente incisiva per far fronte al momento di grave crisi socio economica della Sardegna. I ritardi e gli inadempimenti nella predisposizione della manovra finanziaria, con grave pregiudizio verso il Consiglio e con un conseguente inasprimento dei rapporti istituzionali, sono solo l'ultimo atto di un modo di governare sfilacciato e senza chiare prospettive programmatiche, proprio quelle prospettive fortemente rivendicate da Rinnovamento italiano. Non è accettabile infatti dal nostro punto di vista che la Giunta, o meglio l'Assessore modifichi di imperio importanti atti di programmazione, e parlo del quadro comunitario di sostegno 94/99 e del piano di rinascita, senza coinvolgere il Consiglio che resta sovrano nella definizione degli indirizzi e nel controllo sull'operato della Giunta. Sulla manovra finanziaria va inoltre sottolineato come sembri del tutto discutibile che l'esecutivo non abbia coinvolto nella definizione della stessa le parti sindacali e le parti datoriali, rinnegando proprio quel metodo della concertazione che costituisce oggi uno dei punti di forza del governo Prodi. E' evidente inoltre che non avere avuto neanche il buon senso di informare e coinvolgere Rinnovamento italiano sulle scelte legate alla predisposizione della manovra finanziaria considerato che, come detto, proprio Rinnovamento italiano aveva fatto degli aspetti programmatici la ragione principale del suo appoggio esterno alla Giunta, rappresenta per noi un atto politico inqualificabile.

Presidenza del Vicepresidente Milia

(segue RANDACCIO.) Caro Presidente Palomba, è inspiegabile che lei da tempo abbia in mano le formali dimissioni di un suo Assessore e non ne abbia tratto fino ad oggi le debite conseguenze, nonostante fossimo stati proprio noi in quest'Aula ad invitarla ad assumere l'interim di quell'assessorato. Dell'atteggiamento di responsabilità e di correttezza di Rinnovamento italiano si continua ad abusare, pensando che tutto e il contrario di tutto sia permesso, slealtà e protervia compresi, ma così non è e quanto sta succedendo oltrepassa abbondantemente ogni limite. Ci spiace dover constatare che sino ad oggi il nostro patto di lealtà con le forze della maggioranza venga purtroppo interpretato come se fosse qualcosa che impegna solo Rinnovamento italiano in modo esclusivo e unilaterale; ma se unilateralità deve esserci decidiamo senza indugi di esercitarla nel solo rispetto della nostra coscienza e dei nostri elettori. A scanso di equivoci sia ben chiaro che non intendiamo prendere le distanze dal progetto strategico del centro sinistra per la Sardegna, per il quale continueremo a lavorare seriamente anche fuori dalle istituzioni con tutti coloro che si pongano come obiettivo vero quello di arrivare a creare le condizioni che consentano ai tre fondamentali blocchi culturali del nostro paese, quello liberal democratico, al quale noi ci riferiamo con forza, quello del cattolicesimo democratico dei popolari e quello della moderna socialdemocrazia europea del PDS e delle forze ovviamente che hanno uno sguardo attento alle problematiche della Sardegna come i sardisti, di dialogare costruttivamente su comuni intenti programmatici. Non si può pensare di creare queste condizioni di dialogo costruttivo tra questi due blocchi fondamentali mantenendo posizioni egemoni e intolleranti e sacrificando la precondizione della pari dignità tra le diverse forze che devono costituire la coalizione. Sono stati questi atteggiamenti negativi che hanno portato progressivamente al fallimento della attuale esperienza del centro sinistra in Sardegna, come detto da diversi colleghi in quest'aula. E' quindi necessario un segnale forte di discontinuità con il passato. Per questo segnale forte di discontinuità con il passato abbiamo con impegno lavorato in questi giorni convulsi della crisi assieme alle forze moderate della maggioranza. Sta di fatto che dal punto di vista politico noi e gli altri partiti del centro moderato abbiamo proposto una soluzione che noi credevamo credibile e di alto profilo politico e programmatico. Rinnovamento italiano è disponibile a rigettare la mozione di sfiducia del Polo se, e solo, le forze di maggioranza si assumono la responsabilità politica di condividere il percorso che le forze moderate della coalizione hanno proposto. Signor Presidente, restiamo quindi in attesa di un segnale orientato a ricompattare le ragioni dello stare insieme di cui lei può iniziare ed essere nuovo interprete e garante. Ci riserviamo pertanto nelle dichiarazioni di voto di valutare quegli auspicabili segni di responsabilità, oggi indispensabili per recuperare il tempo perduto e assicurare maggiore serenità e prospettive di rilancio alla Sardegna e ai sardi, che ci guardano con occhi sempre più critici, senza i quali Rinnovamento italiano conferma la sua forte posizione critica che evidenzierà in sede di voto.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 33, viene ripresa alle ore 18 e 38.)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (Popolari). Signor Presidente, io credo di essere anche abbastanza breve perché mi pare che il panorama della situazione si sia abbastanza chiarito e delineato. Io dico subito che la mozione di sfiducia, così come contemplata nel nostro Regolamento, è un istituto vecchio, ed è soprattutto, un istituto sterile, nel senso che non produce effetti pratici sul piano della democrazia. Intendo dire che, lo diceva l'onorevole Masala prima, io condivido molto quello che diceva l'onorevole Masala, è figlio di una stagione vecchia, è figlio di una stagione in cui le maggioranze erano interscambiabili, a geometria variabile, una stagione in cui i destini delle istituzioni erano affidati interamente alle mani dei partiti. Non c'è la sfiducia costruttiva, non c'è un sistema che ormai è normale; non è anglosassone, è normale anche in molte parti d'Italia. Intendo dire che i partiti e i gruppi che propongono la sfiducia e che cogliessero l'obiettivo di sfiduciare una Giunta in una democrazia normale, compiuta, hanno l'obbligo di proporre un'altra maggioranza e un'altra Giunta. Qui, cari colleghi, sappiamo tutti che questa condizione non c'è, per le dichiarazioni fin qui rese. Se l'ultima è la mia, la mia sarà ed è una dichiarazione di indisponibilità a cambiare maggioranza. Quindi la mozione di sfiducia, da questo punto di vista, è un istituto vecchio e sterile; non produce gli effetti di cambiare le regole e di cambiare in una democrazia compiuta. E' certo che noi abbiamo i vincoli statutari, è certo che abbiamo i vincoli di una legge elettorale vecchia che non ci consente di essere all'altezza neanche delle altre regioni d'Italia, delle regioni a Statuto ordinario. Noi avevamo colto, all'inizio della legislatura, questa grande incompiuta nella Regione sarda, questo vincolo politico e normativo che impediva, in qualche modo, il normale svolgimento della legislatura. E quando avevamo scelto di votare l'onorevole Palomba come Presidente della Regione, l'avevamo fatto come un tentativo iniziale di cambiamento delle regole, tentando di superare lo schema classico della coalizione interscambiabile per essere i più aderenti possibili al risultato elettorali. E' chiaro che anche all'interno di quel sistema potevano essere colte tutte le potenzialità che quel sistema stesso offriva, in una fase che è sicuramente di transizione e che affida comunque sempre, al Presidente della Regione, un compito esclusivamente di coordinamento politico ma non un compito forte, cogente, di indirizzo delle politiche. E' una anomalia tutta sarda che rimane e non siamo stati ancora, non ci siamo messi nelle condizioni ancora di modificare questa gravissima anomalia. Uno degli obiettivi quindi immediati, cari colleghi, è quello non di interrompere la legislatura ma di cambiare davvero la legge elettorale per renderla nelle forme possibili, anche da subito, per renderla possibile di creare le condizioni della governabilità vera. L'aggancio di questa mozione e i documenti finanziari. Noi abbiamo espresso, nei giorni scorsi, nelle settimane scorse, una forte critica per i ritardi con cui la legge finanziaria e di bilancio è stata trasmessa in Consiglio regionale. Io qui debbo essere molto chiaro ed esplicito: le responsabilità e i doveri delle procedure istituzionali non possono essere confusi con i ritmi della politica, i ritmi della dialettica politica o degli scontri politici. La Giunta regionale e l'assessore del bilancio avevano il dovere istituzionale di trasmettere, entro i termini procedurali, i documenti di bilancio al Consiglio regionale. Altrimenti c'è un'altra regola precisa, che se l'assessore del bilancio e della programmazione riteneva che in quella fase non c'erano le condizioni per rispettare un dovere che è istituzionale, doveva o trarne le conseguenze o trasmettere questa gravissima difficoltà nei termini giusti, politici, istituzionali al Consiglio regionale. Il senso della nostra critica era questo, perché se inchiodiamo, se appendiamo le procedure delle istituzioni, che devono restare sempre e comunque svincolate dai ritmi della politica, se le appendiamo alla conflittualità interna al Consiglio regionale, alle maggioranze del Consiglio regionale, io credo che facciamo un sopruso che non possiamo assolutamente permetterci. Ecco perché abbiamo anche espresso riserve molto forti sulla dichiarazione, che sono state rese dall'assessore del bilancio, sulle motivazioni dei ritardi che venivano affidate , lo diceva già il collega Balia, alla difficoltà della maggioranza, alla conflittualità all'interno della maggioranza o comunque a una situazione di litigiosità nel Consiglio regionale. E' una giustificazione che non può essere accettata né adesso né mai. Il rispetto verso i tempi, le procedure, comunque deve essere in qualche modo assoluto. Dobbiamo abituarci e riappropriarci di questo rispetto da parte di tutti delle istituzioni. Quindi no alla mozione da parte nostra direi che è scontato, proprio perché è uno strumento assolutamente inefficace che ripropone, in termini se vogliamo un po' diversi ma ripropone comunque alle forze della maggioranza il dovere di dare una Giunta e un governo alla Sardegna. Ci porta solo ed esclusivamente a settimane o forse a mesi di caos; ci porta al blocco dei lavori consiliari e non solo dei lavori della finanziaria, ma ci porta al blocco legislativo di leggi importanti, come sappiamo tutti i colleghi che svolgiamo il lavoro in Consiglio regionale di norme, di leggi importanti che stanno per essere esitate dalle Commissioni.

La riflessione che faccio è che siamo nell'ultima fase della legislatura, e a nessuno ormai è più consentito tenere le carte nascoste o tenere qualche carta nascosta. Le carte ormai sono tutte sul tavolo, con responsabilità reciproche, e non è il mio un appello retorico, non ho questa abitudine ed è molto lontana dalle mie convinzioni. E' certo comunque, perché lo avvertiamo tutti, che c'è un dovere generale, che è quello di tentare, io credo che sia molto difficile riuscirci, ma almeno tentare di riconciliare in qualche modo l'istituto autonomistico, il Consiglio regionale, l'assemblea parlamentare della Sardegna con i cittadini. E questo riguarda tutti, maggioranza e opposizione, perché dal giudizio generalizzato, al di là delle contrapposizioni politiche sulla incapacità della classe dirigente politica, onorevole Scano, poi noi possiamo anche indicare e denunciare le responsabilità e i gravissimi ritardi della classe dirigente complessiva in Sardegna, ma per il rapporto diretto che c'è fra le istituzioni pubbliche, fra la politica e i cittadini, le responsabilità più evidenti, più leggibili, più lette e anche maggiormente sovraccaricate di responsabilità sono quelle della politica. Noi dobbiamo tentare, non so se ci riusciamo, di riconciliare in qualche modo l'istituto autonomistico con i cittadini. Lo deve fare anche l'opposizione, badate, perché l'opposizione di candida e farà il suo mestiere, farà il suo dovere, e credo che non ci farà sconti in questo fine legislatura, perché si candida, e io credo che dopo le ultime elezioni amministrative si candida seriamente non alla conclusione di questo voto comunque esso vada, ma si candida a sostituire il centrosinistra alla guida della Regione. Lo farà in maniera chiara, lo farà in maniera trasparente con una opposizione costante, continua, che attraverserà tutta quest'ultima fase della legislatura. Il problema è della maggioranza. Io credo che, e ce lo siamo detti diverse volte in questi dibattiti, dobbiamo fare una operazione, lo diceva l'onorevole Balia, di chiarimento totale. Noi dobbiamo in questi giorni decidere come attraversare quest'ultimo tratto di strada della legislatura, che nell'ambizione che abbiamo noi tutti non conclude solo un'esperienza, ma diventano mesi di cerniera, di raccordo verso la proiezione della prossima legislatura. Anche noi abbiamo assoluta esigenza e necessità di un chiarimento di fondo, di un chiarimento sugli impegni programmatici, su ciò che vogliamo fare e intendiamo fare per la Sardegna, sul piano del governo e sul piano degli impegni legislativi in questi prossimi mesi. E vogliamo farlo anche semplificando le procedure della politica, vogliamo farlo cercando di aggregare, non di disgregare.

Io credo che anche le forze che compongono il centrosinistra debbano porsi l'obiettivo di semplificare la visibilità della politica. Lo deve fare la sinistra e lo deve fare il centro. Noi stiamo lavorando perché questa semplificazione avvenga, perché chi legge la politica dall'esterno, ma chi la legge anche dall'interno, al di là dei tatticismo o delle furbizie possa e riesca a individuare con immediatezza strategie, convincimenti, potenzialità, scelte concrete. Noi stiamo lavorando a questo, ci sono già atti visibili, che abbiamo reso visibili e su questo intendiamo ancora procedere con grande determinazione. Le questioni che si pongono e che sono davanti a noi sono tante; dobbiamo avere la capacità di fare una scala di priorità, una gerarchia di priorità. Noi dobbiamo mettere a punto da subito il ruolo della finanziaria regionale nel quadro del possibile sviluppo della Sardegna. Non possiamo oltrepassare questi prossimi mesi, abbiamo già votato tre mesi di esercizio provvisorio, ma non possiamo passare questi prossimi mesi rendendo la finanziaria un terreno di scontro, una corsa a ostacoli, una trincea sulla quale si consumano vendette, privilegi, corporativismi o clientelismi. Noi dobbiamo chiarirci prima di tutto all'interno che ruolo diamo alla finanziaria '98. Dobbiamo mettere a punto il rapporto tra le finanze della Regione, che si trovano, come sappiamo, in una situazione abbastanza difficile, il ruolo delle finanze regionali con lo sviluppo della regione, con le imprese della regione, con l'economia complessiva della regione. Questo è il primo punto che dobbiamo affrontare.

La seconda questione che si pone, che è davanti a noi, e l'han detto gli amici che mi hanno preceduto, che dobbiamo mettere a punto in qualche modo la macchina della Regione, dobbiamo cioè dare un chiaro segnale legislativo nei prossimi mesi sul ruolo della Regione, dei poteri degli enti locali, sul ruolo di una politica di riassegnazione, di assegnazione di poteri fuori dai palazzi regionali. Anche questo è uno dei punti fondamentali che noi poniamo come condizione per ristipulare il patto all'interno della maggioranza. La terza condizione è che dobbiamo mettere mano concretamente alla regola fondamentale della rappresentanza, e cioè alla riforma elettorale, valutandone tutti gli aspetti che ci consentano di dare agli elettori che saranno chiamati a votare per la prossima legislatura la possibilità di scegliere un governo con chiarezza e una maggioranza.

La quarta questione che noi intendiamo affrontare è la questione della informazione. C'è all'attenzione dei gruppi politici una mozione, io credo che noi dovremo discuterla a breve, e dobbiamo anche su questa materia che non è una variabile indipendente rispetto alla regola della rappresentanza e alle regole della politica, in Sardegna non è una variabile indipendente, è una variabile oggi sin troppo inserita nei meccanismi della politica, nei meccanismi degli scontri della politica. Io sono stato oggetto qualche giorno fa di una aggressione inaudita, fra l'altro frutto, parrebbe, di atteggiamenti conseguenti allo svolgimento delle mie funzioni di rappresentante politico. Ma questo conta poco, io credo che noi dobbiamo fare una valutazione seria su forme di terrorismo che apparentemente possono essere terrorismo agricolo o terrorismo rurale, ma in effetti è un condizionamento pesante dello svolgimento delle attività politiche e istituzionali. Il Consiglio regionale non ha mai pensato seriamente ad una difesa delle prerogative costituzionali e istituzionali dei consiglieri regionali. Non l'ha fatto, forse non ci sono le condizioni, forse non c'era la volontà, per quanto mi riguarda lo farò da solo e lo farò con le forme e con i modi che le condizioni mi consentiranno a tutti i livelli, ma io credo che anche questo punto della salvaguardia delle prerogative costituzionali nello svolgimento politico dell'attività politica dei rappresentanti del popolo, o popolari se volete, deve essere in qualche modo garantita da una regola che il Consiglio regionale si deve dare.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SELIS

(Segue MARTEDDU.) Io credo che comunque la Giunta che dovremo formare deve essere adeguata e conseguente rispetto a questi indirizzi all'altezza e coerente con gli indirizzi di programma che ci intendiamo dare. Deve essere capace di dare risposte immediate a una scheda di impegni che la maggioranza si pone per questo fine legislatura. Il quadro politico non è in discussione, ma la maggioranza fino a questo momento non è stata in condizione di darsi i ritmi o di dare ritmi all'evoluzione verso la stipula di un nuovo patto. Siamo ancora in questo momento sotto la spada di Damocle della mozione di sfiducia delle opposizioni. Se la Giunta cade, non cade perché la maggioranza fa una riflessione dentro se stessa, si pone obiettivi precisi e detta a se stessa i ritmi dei prossimi passaggi. A questo momento, questo non c'è, io credo che sia un fatto molto grave, e credo anche, me lo diceva l'onorevole Balia, che anche qui la riflessione logica e cronologica rispetto alle elezioni che si sono svolte qualche settimana fa, la riflessione che avvertiamo come centrosinistra è che c'è stato un diffuso senso di fastidio, di malessere, di un indicatore preciso di quel senso di diffidenza che i sardi stanno iniziando ad avere verso un progetto politico che era nato con grandi ambizioni. Sappiamo che dentro questa crisi, che nelle responsabilità che in queste ore abbiamo, c'è anche il peso di queste riflessioni, ma dobbiamo ripartire e da dove dobbiamo ripartire? Io credo che non possiamo ripartire prendendo le distanze prima di tutto, ho letto anche io le dichiarazioni del segretario del partito di maggioranza dell'alleanza. L'ho solo ascritto a una riflessione, onorevole Zucca, una riflessione hegeliana. Anche questo è un principio filosofico non politico, esiste anche l'altro da sè, esiste anche la coscienza infelice ma non si ascrive alla politica, la politica è l'assunzione di responsabilità che deriva soprattutto dal mandato elettorale. Quindi anche questo chiediamo, una assunzione precisa di responsabilità in questo momento. Il Presidente ha le carte che ha, che è in condizioni di avere, io personalmente e il Gruppo Popolare credo che abbia esaurito tutte le sue possibilità e le sue potenzialità, siamo anche quasi colpiti da afasia. Il Presidente sa che ha per intero la nostra disponibilità, che i nostri Assessori sono... la disponibilità delle dimissioni dei nostri Assessori è sul campo, ci sono, per ricostruire da subito, per indicare tappe precise, per partire da domani a ricostruire un percorso che veda obiettivi certi programmatici e obiettivi certi politici. Dicevo all'inizio che noi abbiamo assunto l'orientamento di votare contro la mozione di sfiducia prima di tutto perché, come dicevo, è un istituto vecchio e inadeguato che non offre alcuna possibilità, nelle condizioni date, di creare una maggioranza diversa e alternativa. Però consentitemi, colleghi, di assumere come Gruppo Popolare le decisioni finali solo a conclusione del dibattito e dopo le dichiarazioni del Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, penso che si debba applicare una regola, io qualche volta ho ceduto per ragioni di correttezza, io non so se il presidente Scano voglia intervenire o se questo sia...

PRESIDENTE. L'onorevole Scano ha già parlato nel dibattito, credo, mi ha preannunciato un intervento dopo l'intervento del Presidente, in sede di dichiarazione di voto, come chiunque di voi insomma. Quindi non credo, gli faremo un regalo eccessivo a farlo parlare due volte, se proprio insiste, lui è disponibile, scusi per chiarire io non ho iscritto nessun altro a parlare, perché questa era la tornata dei Capigruppo, quindi l'onorevole Scano ha già parlato stamattina, se intende parlare per dichiarazione di voto come chiunque di voi per cinque minuti può farlo, quindi la parola per l'ultimo intervento è dell'onorevole Pittalis, poi la Giunta, il Presidente della Giunta e poi le dichiarazioni di voto.

Prego onorevole Pittalis.

PITTALIS (F.I.). Grazie signor Presidente, pensavo che intervenisse qualcuno del Gruppo Progressista, anche perché anche io ho già svolto questa mattina nel corso dell'illustrazione della mozione di sfiducia quella che è la posizione del Gruppo di Forza Italia e quindi è perfettamente inutile ripetere considerazioni già fatte. Però approfitto dell'occasione datami dal Presidente del Consiglio per trarre qualche breve conclusione a seguito del dibattito che ha accompagnato appunto la giornata odierna. Un dibattito, a mio avviso, un po' fiacco e forse anche scontato e, come volevasi dimostrare, ancora una volta si è tentato di mettere una coperta su tutto, per la verità abbiamo appreso che un altro Assessore allunga la lista di coloro che hanno presentato le dimissioni nelle mani del presidente Palomba e ci rammarica il fatto, Presidente, che lei non abbia comunicato all'Aula ciò che abbiamo appreso dal collega Randaccio. E' emerso in tutta la sua evidenza lo stato grave di crisi, la situazione grave e drammatica, un Presidente della Giunta che è ostaggio di questa maggioranza. Tutti coloro che sono intervenuti hanno posto in chiaro che una crisi c'è nei fatti, che si debba voltare pagina, tutti hanno posto condizioni e ciò che però non ho sentito, a chiare lettere anche perché in politica quando si registra il fallimento di una coalizione, di fallimento di un'azione di governo, avrei voluto sentire da qualche esponente della maggioranza che ha denunciato tutto ciò che l'opposizione ha denunciato in questi tre anni, avrei voluto sentire la parola dimissioni. Noi, Presidente Palomba, insistiamo; è vero ha ragione il collega Marteddu a dire che la mozione di sfiducia è un istituto vecchio. Però, caro collega, è vero anche che alcuni metodi nel concepire la politica purtroppo ancora oggi risentono troppo del vecchio. E se è vero che in una democrazia compiuta chi propone la mozione di sfiducia deve indicare la nuova maggioranza, io chiedo allora all'onorevole Marteddu che cosa deve fare una maggioranza che fallisce, perché non si è posto questo elementare quesito. Che cosa devono fare una Giunta e un Presidente di Giunta che hanno fallito su tutto. La risposta mi pare sia chiara: devono andarsene. A noi non interessa quale sarà l'esito della mozione di sfiducia. Se la maggioranza ha i numeri la può respingere, noi la sosterremo. Presidente Palomba, io ritengo, come già ha detto il collega Masala, che per noi della opposizione è una grande fortuna che rimanga lei seduto su quella poltrona. Ci consentirà di poter fare una campagna elettorale nel '99 sicuramente molto più agevole. Ma non consentiremo, non anteporremo a questo nostro interesse elettorale gli interessi della Sardegna. Non le consentiremo, né a lei, né alla sua Giunta, né a questa maggioranza di completare il lavoro di dissolvimento della democrazia e dello sfascio della Sardegna. A questo, in questo anno e mezzo di legislatura che rimane, signor Presidente, ci opporremo con tutte le nostre forze.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Presidente della Giunta.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, abbiamo sentito con molta attenzione un dibattito preoccupato, ma fermamente costruttivo, anche se sincero. Riprenderò tra poco i punti più importanti di questo dibattito e all'esito delle successive dichiarazioni di voto, credo che saremo tutti in condizione di esprimere delle valutazioni compiute. Sinora nessuna delle componenti della coalizione ha detto che sosterrà la mozione di sfiducia anche se alcune delle componenti hanno detto che attendono la replica per le dichiarazioni di voto; qualche altra forza politica ancora non si è pronunciata credo che lo farà nelle dichiarazioni di voto stesse, perché è giusto che qui si veda se attraverso la mozione di sfiducia, come io credo, c'è una coalizione che è consapevole di sé, della propria forza e soprattutto della propria volontà di arrivare a costruire una alleanza molto più coesa, più forte, che consenta al centro sinistra e alle forze sardiste di sprigionare le possibilità che essa ha e di arrivare in maniera vittoriosa alla prossima competizione elettorale. Ma io vorrei dire una cosa alle opposizioni che oggi hanno cercato di fare anche la maggioranza, cercando cioè di dire come la maggioranza dovrebbe comportarsi al proprio interno. Le opposizioni facciano l'opposizione, è la maggioranza che deve decidere di se stessa, quale deve essere il proprio destino. Soprattutto è la maggioranza che deve decidere come andare avanti, come raccogliere la sfida che viene anche dalle opposizioni per costruire un grande rafforzamento della alleanza stessa. Mi pare che la coalizione si è interrogata con molta sincerità ma con grande volontà di costruire e di rafforzare l'alleanza. E' consapevole dei problemi che sta attraversando; sono problemi legati all'amalgama, alla necessità di ricercare la coesione di una alleanza in cui le forze che vi concorrono vogliono superare la diversità, considerarla come ricchezza da offrire al disegno comune. Questa è la volontà che ho registrato in tutto questo periodo e questa è la volontà che è emersa anche dal dibattito. Che in agosto non si sia chiusa la crisi lo riconosciamo con molta verità. Il rinvio, la riproposizione della stessa Giunta era stato considerato come un elemento di carattere tecnico che doveva consentire alla coalizione, superate alcune fasi, di trovare la propria forza e di andare avanti e concludere un grande progetto di sviluppo per questa Regione. Ora queste condizioni ci sono, ora tutte le forze politiche hanno concluso la loro stagione congressuale, ora ci sono le capacità e le possibilità per cui una grande alleanza venga rafforzata e rinnovata. D'altra parte questo è l'impegno che anche in questi giorni le forze politiche si sono date: stabilire un atteggiamento deciso e netto nei confronti della mozione di sfiducia proposta dalle opposizioni e poi da subito, in tempi rapidissimi, lavorare per un rafforzamento profondo e un rinnovamento profondo della coalizione sotto il profilo del programma, sotto il profilo degli assetti. Questo è l'impegno che le forze politiche si sono scambiate e che il Presidente ha pienamente condiviso e per il quale ha manifestato il proprio impegno. La presentazione della mozione di sfiducia è intervenuta in un momento nel quale, indipendentemente da questo fatto istituzionale, le forze politiche del centro sinistra e sardiste stavano portando avanti un progetto forte, di revisione, un progetto forte di rafforzamento della propria alleanza. Un percorso che, subito dopo l'ultimo congresso, quello del Partito Popolare, avrebbe visto le forze politiche lavorare ad un progetto serio e definitivo di ricostruzione dell'alleanza. Ora queste condizioni ci sono. La mozione di sfiducia è intervenuta nel pieno di questo percorso, nel pieno di questo processo, ma esso era già cominciato molto prima e si sarebbe concluso e si concluderà entro breve tempo. Perché l'Ulivo non è affatto fallito, qualcuno lo scrive perché gli fa comodo scriverlo, ma l'Ulivo è un grande progetto presente nella realtà sarda, presente nella società sarda, presente nelle forze sociali. Il problema che adesso si ha è quello del rafforzamento e dell'allargamento di questa coalizione attraverso alcune indicazioni importanti, anche importanti che sono emerse in questo dibattito. Dunque, subito dopo la mozione di sfiducia, occorrerà rapidamente, in tempi molto brevi, concludere il processo di rafforzamento che riguarda gli assetti, che riguarda il programma, che riguarda anche l'ampliamento di questa coalizione che si presenta in termini assolutamente suscettibili di rafforzamento. E' emerso qui, anche da alcune indicazioni che ci sono state, ad esempio, il riferimento importante ad importanti componenti, colleghi stimati del Gruppo Misto, i quali possono portare un grande contributo, un grande contributo al Governo, e possono portare grandi responsabilità al governo complessivo della coalizione. Abbiamo anche sentito un passo importante e significativo del Gruppo di Rifondazione Comunista che dice che c'è la possibilità di ripensare e di rivedere la situazione. Quindi c'è una situazione in movimento che andrà nel suo complesso verificata immediatamente dopo la conclusione di questa vicenda, immediatamente dopo la decisione di questa maggioranza di respingere, se vorrà respingerla, la mozione di sfiducia. La capacità e la volontà c'è all'interno dell'Ulivo, c'è la determinazione di arrivare all'interno del centrosinistra delle forze sardiste, c'è la volontà e la determinazione di arrivare ad un risultato di grande significato. Di questo sono pienamente convinto; questo è l'auspicio delle forze esterne a questo Consiglio, questa mi pare essere anche la volontà forte e compatta della coalizione. Questa coalizione, all'esito delle dichiarazioni di voto, io chiedo una pronuncia ancora più chiara affinché poi si possa capire quale è l'orientamento e la determinazione della maggioranza e con questo assumere le determinazioni del caso. Io faccio gli auguri a questa coalizione che ha il suo futuro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Progr. Fed.). Io colgo l'occasione della dichiarazione di voto per ribadire rapidissimamente un concetto che abbiamo espresso stamattina. La crisi c'era, non è stata superata con la riproposizione della Giunta operata ad agosto, la crisi, allo stato delle cose, al di là della sua veste formale e istituzionale, tuttora sussiste. Si tratta di capire, questo noi vogliamo capire, se è possibile una soluzione vera, strutturale, se si può cioè, col rilancio del centrosinistra, in tutte le sue componenti, di centro, di sinistra e sardiste, governare, governare sul serio il finale della legislatura oppure no. Non ci interessa invece, l'ho chiarito e lo ribadisco, guadagnare due settimane o due mesi, non ci interessa tirare a campare, non ci interessa una deriva e un declino lunghi un anno e mezzo. Non si può rimanere impantanati nelle sabbie mobili perché affonderebbero la politica e le istituzioni. Noi sentiamo la crisi profonda dell'idea di Regione, sentiamo la critica profonda che c'è verso la Regione e verso la politica regionale. Si può uscire in due modi da questa situazione. Uno è positivo, noi per questo lavoriamo, cioè per il rilancio del centrosinistra. L'altra sarebbe una via negativa, col prendere atto che questo Consiglio non può produrre una maggioranza.

A chi ha chiesto di chiarire meglio che cosa intendiamo quando diciamo che potremmo prendere le distanze, chiarisco che per noi, secondo la nostra opinione, un anno e mezzo di logoramento, di stabile instabilità, di agguati e di furberie, sarebbe per la Sardegna il male peggiore. Questo è il senso di quella affermazione, non siamo disponibili a stare nel pantano. Aggiungo una parola sul fatto che di questa crisi lunga, permanente occorre dare una analisi corretta e una spiegazione seria e adeguata, una spiegazione seria del travaglio della politica regionale, della coalizione di maggioranza e del Consiglio regionale.

Non ci convincono né i discorsi sulla pochezza e sulla litigiosità del Consiglio, né la teoria del complotto e dell'intrigo. L'essenza di questa crisi, di questo travaglio è il fatto che dopo la caduta della prima Repubblica, per dirlo in forme sintetiche, brevi, siamo in presenza di una assenza delle regole, come abbiamo detto stamattina, e delle coalizioni del bipolarismo. Siamo in mezzo al passaggio, si può andare verso la nuova sponda con un processo di cambiamento o si può tornare verso la vecchia sponda, la vecchia logica di coalizione, verso i modelli e i contenuti del sistema tradizionale di potere.

Noi lavoriamo per uscire dalla governabilità di vecchio tipo, affrontando con una politica di largo respiro la crisi istituzionale, il tema quindi delle nuove regole istituzionali e la crisi politica, il tema cioè della costruzione dei soggetti della politica e delle nuove coalizioni del bipolarismo.

La nostra conclusione, il punto di sintesi del Gruppo progressista federativo e del PDS è questo: noi siamo disponibili, come sempre abbiamo detto, a cose serie, siamo disponibili a un rilancio del centrosinistra per governare questo finale di legislatura e per aprire la strada strategicamente in prospettiva elettorale a una continuazione della alleanza del centrosinistra. Non siamo disponibili invece a rattoppi. A che cosa siamo di fronte? All'uno o all'altro scenario? Siamo di fronte a un accordo serio che può costituire la premessa di un rilancio o siamo di fronte a una scelta che si collochi in una mera logica di sopravvivenza? Allo stato delle cose debbo dire con franchezza che non abbiamo tutti gli elementi. Il nostro giudizio su questo punto è sospeso. Diranno le prossime ore, i prossimi giorni, se siamo di fronte a una possibilità autentica di rilancio del centrosinistra.

Il Gruppo Progressista federativo, come già preannunciato, voterà no alla mozione di sfiducia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (Popolari). Chiedo a lei e ai colleghi, prima della dichiarazione di voto la cortesia di accordarci tre minuti. Tre minuti, onorevole Pittalis, può anche continuare la discussione se volete, non è un problema.

PRESIDENTE. L'onorevole Marteddu dice che la discussione può continuare. Sono iscritti a parlare gli onorevoli Masala, Dettori e Bonesu, quindi c'è almeno un quarto d'ora di discussione prima che debbano intervenire altri esponenti del Gruppo popolare.

E' iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente, io ho chiesto la parola soltanto per confermare quello che è ovvio, e cioè che il nostro voto sarà a favore della mozione, ma per prendere atto che il Presidente della Giunta ha confermato che la crisi esiste, il dibattito ha confermato che la crisi esiste, e mi chiedo se abbia, il Presidente della Regione, un così alto senso dei concetti di rappresentanza. Dai Gruppi abbiamo sentito che non c'è coincidenza tra il voto eventualmente contro la mozione di sfiducia, non c'è coincidenza col voto a favore della Giunta. L'onorevole Marteddu ha chiaramente, sia pure in modo soft, detto che non abbiamo lo strumento regolamentare e legislativo della fiducia costruttiva e quindi è costretto a prendere atto della situazione legislativa e regolamentare esistente, ma chiaramente intendendo dire che il suo voto contrario alla fiducia non doveva essere interpretato come voto a favore della Giunta. Quindi è bene che il Presidente della Giunta prenda atto del fatto che non esiste una maggioranza e tragga le sue conclusioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Signor Presidente, una mozione di sfiducia è un fatto politico di grande rilevanza, è l'occasione per tutti di migliorare la capacità di ascolto per una riflessione profonda sugli stessi temi che nella mozione sono indicati. Non c'è dubbio, siamo in presenza di una crisi, di una crisi subdola. L'analisi oggettiva della nostra realtà denuncia un diffuso senso di malessere; le difficoltà in cui ci troviamo, tuttavia, devono trovare risposte. Ci sono difficoltà nelle scelte e nelle strategie, troviamo difficoltà a coniugare la progettazione con la realizzazione. Il futuro ormai ci pone tutti di fronte a una resa incondizionata senza alternativa, se non facciamo appello a un decisivo senso di responsabilità nei confronti di questa istituzione e soprattutto nei confronti di tutti i sardi. Questa situazione vede complici molti fattori, che in questi tempi hanno acquistato molta, anzi troppa visibilità: particolarismi, divisioni, egocentrismi, ambizioni, tutti sottili tentacoli di un potere non sempre visibile, che ha falciato molte costruttive volontà. Una sfida difficile, quindi, alla quale non possiamo sottrarci in difesa di valori che abbiamo il dovere di rappresentare, valori che devono consentire di superare le barriere della superficialità e dell'irresponsabilità. Basta con le formule sterili, diciamo basta agli slogans e basta con gli ultimatum. Tutti ci dobbiamo sentire impegnati a costruire un progetto concreto su basi coscienti e convinte, indirizzato a superare particolarismi e individualismi in difesa dei valori che possano garantire il superamento di questa fase così tormentata. E' giunto il momento di scegliere, di scegliere per oggi e per domani, per promuovere la dignità di ciascuno e favorire la confluenza della diversità verso più alte mete. E' giunto il momento di assumere comportamenti solidali, coerenti nel pensare e nell'agire. L'ipotesi pertanto di rendersi disponibili per un protocollo d'intesa nell'area di centro, nel quadro di una convergenza complessiva che punti a semplificare i percorsi per poter uscire da questa situazione di stallo non può che essere salutata positivamente. I democratici per la Sardegna, giovane formazione politica del nostro panorama, chiede rispetto e dignità, ed è disponibile senza ambiguità e con coerenza per l'elaborazione di un accordo alto di fine legislatura condiviso e partecipato, ma non possiamo accettare ruoli di rincalzo né ruoli da comprimari.

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Dettori, prego per cortesia, c'è un brusio che rende difficile sentire da questa parte.

DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Signor Presidente, la ringrazio ma non chiedevo tanto. I colleghi possono continuare a conversare. La battaglia di oggi, intrisa di interessi individualistici, con l'anarchia di idee e di progetti, va spezzata con decisione e superata con una proposta alta che se da una parte intende far chiarezza fino in fondo sulla strategia di questa maggioranza, per l'oggi e per domani, dall'altra possa corrispondere alle aspettative dei sardi che ormai da troppo tempo vantano nei confronti della politica un credito molto alto. Non siamo favorevoli per una crisi al buio e respingiamo con forza questa mozione; presidente Palomba, assuma lei l'iniziativa e avvii con urgenza quel percorso di chiarezza di cui in quest'Aula, è palese, c'è estremo bisogno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, stamattina ho consegnato al Presidente della Giunta regionale, onorevole Federico Palomba, una lettera del seguente tenore: I sottoscritti Assessori regionali, considerato che la maggioranza che sostiene la Giunta è venuta meno per il ritiro della fiducia da parte dei consiglieri di Rinnovamento Italiano e per le dimissioni degli assessori di Federazione Democratica, rassegnano le dimissioni dalla carica di Assessore, restando a disposizione per il disbrigo degli affari correnti. Lettera firmata dagli assessori Giacomo Sanna e Efisio Serrenti. Non sono intervenuto nel dibattito precedentemente perché ritenevo che il Presidente, di fronte a una dichiarazione che motivava le dimissioni degli assessori col fatto che la maggioranza che sosteneva la Giunta fosse venuta meno, ne avrebbe tratto le conclusioni o in positivo cercando di rimettere insieme la maggioranza o in negativo rassegnando le dimissioni dell'intera Giunta. Questo non è avvenuto per cui a questo punto si è arrivati a dover votare questa mozione di sfiducia e il Gruppo del Partito Sardo d'Azione intende essere conseguente ed è conseguente ritenendo che la mozione di sfiducia non abbia più ragione di essere, essendo venuto meno il presupposto perché non è più confrontarsi tra una maggioranza e una opposizione contando la consistenza di due schieramenti, in quanto lo schieramento di maggioranza per il venir meno dell'appoggio di tre forze e credo che anche le altre due, dai discorsi che hanno fatto, diano un appoggio puramente di bandiera, è assolutamente venuto meno. Noi non abbiamo certamente voluto questa crisi, noi abbiamo rivolto soprattutto negli ultimi tempi critiche alla Giunta, in particolare chi era presente alla seduta di lunedì ricorda che ci siamo dichiarati insoddisfatti delle risposte della Giunta sui due temi come quello del riassetto provinciale della zona franca in cui la Giunta doveva eseguire precisi deliberati legislativi o ordini del giorno del Consiglio su argomenti che riteniamo di vitale importanza. Nonostante questo non siamo stati certamente noi a mettere in discussione la maggioranza ma era chiaro che, all'interno della maggioranza, esistevano problemi che si sono trascinati per mesi e mesi. La risposta del Presidente, in sede di dichiarazioni, è stata una dichiarazione estremamente deludente perché anche in quella sede anziché cercare di ricompattare la maggioranza si è andati a cercare appoggi fuori dalla maggioranza, richieste di ingresso di forze che non fanno parte della maggioranza. Quando si ha una maggioranza si ha il dovere prima di tutto di difenderne la compattezza non di cercare di introdurre altre forze creando squilibri, creando contrapposizioni e ingigantendo problemi che già tra forze composite come quelle dell'attuale maggioranza sono difficili da risolvere. Noi non voteremo la mozione di sfiducia perché riteniamo appunto che abbia cessato il suo oggetto, noi riteniamo che votare contro quella mozione sarebbe comunque cercare di dar vita a una Giunta e a una maggioranza che oggi non esistono, e quindi un voto contrario alla mozione di sfiducia non può che avallare una situazione che non corrisponde alla realtà. Pertanto adotteremo la decisione di non partecipare al voto, invitando i proponenti la mozione e il Presidente della Giunta a trarre le opportune e realistiche conseguenze della situazione che si è creata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Telegraficamente, dall'intervento del Presidente ci sembra che non siano apparse significative novità per cui non possiamo che ribadire il nostro voto favorevole alla mozione di sfiducia. Peraltro dopo la dichiarazione dell'onorevole Bonesu, mi sembra che farebbe bene il Presidente a trarne subito le conseguenze per cui evitare di arrivare anche a un voto che comunque se non si arriva adesso ad una conclusione di fine mandato, si arriverebbe comunque nei prossimi giorni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Randaccio. Ne ha facoltà.

RANDACCIO (Gruppo Misto). Signor Presidente della Giunta, le argomentazioni portate da lei non soddisfano Rinnovamento Italiano. Sono state portate a lei, Presidente, delle possibili vie politiche che a nostro parere avrebbe potuto considerare in maniera più costruttiva, quindi il Gruppo di Rinnovamento Italiano significa il proprio dissenso e comunica che non parteciperà alla votazione della mozione di sfiducia uscendo dall'Aula.

Dimissioni della Giunta regionale

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta regionale. Ne ha facoltà.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi, e colleghe, il dibattito ha sortito il suo effetto, quello di declarare, se c'erano, le condizioni per andare ad un voto nei confronti della mozione di sfiducia. Queste condizioni non ci sono perciò io responsabilmente rassegno le dimissioni al Consiglio.

PRESIDENTE. Convoco la Conferenza dei Capigruppo, sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta sospesa alle ore 19 e 45, viene ripresa alle ore 20 e 14.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Onorevoli colleghi voi sapete che la norma costituzionale prevede che la prima seduta dopo le dimissioni del Presidente della Giunta sia dedicata alla elezione del Presidente. Cioè l'elezione del Presidente è il primo atto obbligatorio dopo la seduta in cui sono avvenute le dimissioni. Quindi non possiamo ipotizzare nuove sedute se non dopo l'elezione del Presidente. Questa seduta è ancora in corso. In Conferenza dei Capigruppo abbiamo valutato i provvedimenti che avevamo in carico per cercare di capire se si trovava l'accordo unanime su qualche provvedimento che esigeva maggiore attenzione e che aveva fondati motivi di urgenza. Si è concordato di fare un provvedimento che incide su una intera categoria, appunto quella del commercio, perché disciplina la stagione dei saldi e quindi incide sulla situazione economica e aziendale. Con questa avvertenza che faremo solamente questo provvedimento, io credo che possiamo proseguire e poi chiuderemo la tornata dei lavori. Prego un Assessore di prendere posto. Chiedo all'Assessore Ballero di rappresentare momentaneamente la Giunta.

Chiedo ai colleghi che hanno seguito la materia quale dei due provvedimenti sul commercio sia più urgente. A me risulta essere il disegno di legge numero 338. Prego onorevole Bertolotti.

BERTOLOTTI (F.I.). Entrambi hanno problemi di scadenza, sicuramente il più urgente in assoluto è il regolamento numero 15 che riguarda una proroga dei termini per consentire ai commercianti ambulanti di poter riavere diritto ai rinnovi delle autorizzazioni amministrative. Nell'altro testo però sono contenute norme che regolano i saldi che se non passano nella giornata di oggi rendono vani gli sforzi di poter impostare la prossima annata commerciale. Io li reputo egualmente importanti. Secondo me sono due atti che possono essere licenziati, se l'Assemblea è d'accordo, nel giro di una ventina di minuti.

PRESIDENTE. Questo dei saldi, onorevole Bertolotti, è il numero 338?.

BERTOLOTTI (F.I.). Sì, è il numero 338; io li farei secondo l'iscrizione all'ordine del giorno.

Discussione e approvazione del disegno di legge: "Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 31 ottobre 1991, n. 35 (Disciplina del settore commerciale)" (338)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale sul disegno di legge numero 338. Ha facoltà di parlare il consigliere Bertolotti, relatore.

BERTOLOTTI (F.I.), relatore. Per dire che si dà per illustrato il provvedimento.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare dichiaro chiusa la discussione generale. Poiché la Giunta si rimette all'aula, metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi li approva alzi la mano.

(E' approvato)

Presidenza del Vicepresidente Zucca

PRESIDENTE. Si dia lettura del Titolo.

CONCAS, Segretaria:

TITOLO I

Modifiche alla legge regionale 31 ottobre 1991, n. 35.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul titolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1

1. Al comma 1 dell'articolo 3 la parola "quinquennale" è sostituita con la parola "pluriennale".

2. Al comma 6 dell'articolo 3 dopo le parole "di cui al" la parola "primo" viene sostituita con la parola "precedente" e la frase "devono ...." sino a "... 426", è abrogata.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 bis.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 bis

1. Al comma 1 dell'articolo 4 dopo le parole "articolato in" è introdotta la parola "eventualmente".

2. Al comma 2 dell'articolo 4 le parole "della presente legge" vengono sostituite dalle parole "del Piano regionale".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 ter.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 ter

1. Al comma 2 dell'articolo 7 viene aggiunta la seguente lettera:

"i) un rappresentante dei consumatori designato dalle Associazioni dei consumatori più rappresentative".

2. Al comma 6 dell'articolo 7 dopo le parole "maggioranza dei componenti" è aggiunta la seguente frase "in prima convocazione, mentre per la seconda convocazione è sufficiente un terzo dei suoi componenti".

3. Al comma 8 dell'articolo 7 dopo la parola "provvede" è aggiunta la parola "comunque".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 quater.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 quater

1. All'articolo 8 vengono aggiunte le seguenti lettere:

"e) esprime proposte in merito all'articolo 62 punto 3;

f) esprime pareri relativamente al Piano regionale di cui all'articolo 5, comma 1;

g) esprime pareri relativamente alle autoriz-zazioni sulla creazione dei mercati all'in-grosso di cui all'articolo 33, comma 4;

h) esprime pareri su ogni altra problematica inerente il comparto se richiesto dal Presidente o da almeno cinque componenti".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 quinquies.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 quinquies

1. Al comma 1 dell'articolo 13 dopo le parole "comunali e intercomunali" sono aggiunte le seguenti "ovvero dei criteri provvisori".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 sexies.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 sexies

1. Al comma 2 dell'articolo 19 dopo le parole "o di ampliamento" sono aggiunte le seguenti parole "di qualunque entità".

2. Al comma 3 dell'articolo 19 è aggiunta la seguente frase: "I nulla osta concessi si considerano decaduti se entro un anno dal loro rilascio non vengono attivati, salvo proroghe motivate concesse dall'Assessore regionale competente qualora il mancato esercizio dell'attività non sia imputabile al soggetto interessato.".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 septies.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 septies

1. Al comma 6 dell'articolo 20 è aggiunta la seguente frase: "Il libro dei soci deve essere depositato presso il Comune competente entro il 31 gennaio di ciascun anno.".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 octies.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 octies

1. Il comma 2 dell'articolo 26 è sostituito dal seguente:

"2. L'autorizzazione non può derogare alle norme in materia di P.S., igiene e sanità, sicurezza e alla normativa antincendio".

2. Al comma 5 dell'articolo 26 dopo le parole "al punto" è aggiunta la lettera "a) e".

3. Al comma 6 dell'articolo 26 dopo la parola "servizi" è aggiunta la frase "ed orari praticati" e dopo "vendita" sono aggiunte le parole "e/o di somministrazione".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 novies.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 novies

1. L'articolo 35 della legge regionale n. 35 del 1991 è sostituito dal seguente:

"Art. 35 - Gestione di mercati all'ingrosso di prodotti agro-alimentari

1. Lo svolgimento dell'attività di gestione di mercati all'ingrosso di prodotti agro-alimentari è disciplinata da un regolamento-tipo approvato dalla Giunta regionale.

2. I rapporti tra ente di gestione, operatori alle vendite ed operatori ai servizi connessi sono regolati da concessione amministrativa. Nel caso in cui il mercato agro-alimentare sia realizzato con prevalente capitale pubblico, l'assegnazione degli spazi di vendita e dei magazzini spetterà all'ente di gestione sulla base dei criteri previsti dal regolamento del mercato.

3. Con il provvedimento istitutivo sono determinate le zone finitime al mercato e funzionalmente collegate alle esigenze di questo, nelle quali non possono insediarsi i commercianti all'ingrosso degli stessi prodotti trattati nel mercato.".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 decies.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 decies

1. Al comma 1 dell'articolo 36, lettera b) viene aggiunta all'inizio la seguente frase: "Nel caso in cui il mercato agro-alimentare sia realizzato con prevalente capitale pubblico.".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 undecies.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 undecies

1. All'articolo 39 sono aggiunti i seguenti commi:

"4. Ai consorzi costituiti esclusivamente tra piccole e medie imprese commerciali e del comparto del turismo sono concessi, al fine di rivitalizzare i centri urbani, contributi a fondo perduto pari al 70% delle spese sostenute per la realizzazione di infrastrutture urbanistiche quali parcheggi, illuminazione, gallerie, zone attrezzate e verde.

5. Agli stessi consorzi sono estesi i benefici di cui al precedente comma 2 anche per i servizi di vigilanza e assistenza baby-parking, ricovero e sosta di animali domestici, azioni promozionali, pubblicitarie, comunque atte alla predisposizione di una migliore accoglienza per l'utenza.

6. Per le infrastrutture di utilità comune l'erogazione avverrà per il 50% all'approvazione del progetto da parte del Comune e per il residuo 50% ad opere ultimate.".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 duodecies.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 duodecies

1. Il comma 7 dell'articolo 42 è sostituito dal seguente:

"7. Ai mercati e alle fiere locali che si svolgono con cadenza superiore al mese possono partecipare i titolari di autorizzazione al commercio su aree pubbliche di cui all'articolo 41 provenienti da tutto il territorio nazionale nei limiti della disponibilità delle aree destinate a tale scopo, da assegnare in primo luogo secondo il criterio del più alto numero di presenze fatte registrare sul mercato o sulla fiera registrate nell'ultimo triennio.".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 terdecies.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 ter decies

1. Il comma 6 dell'articolo 43, è sostituito dal seguente:

"6. Le aree in cui si svolgono fiere-mercato o sagre sono preferibilmente assegnate, sulla base del criterio del più alto numero di presenze registrate nell'ultimo triennio, ai soggetti che dispongono del titolo autorizzatorio di cui all'articolo 42, commi 3 e 4".

2. Il comma 7dell'articolo 43 è così modificato:

"7. Il trasferimento della gestione o della titolarità di una azienda per l'esercizio della vendita ambulante per atto tra vivi o a causa di morte comporta il trasferimento dell'autorizzazione e delle relative concessioni di posteggio, sempre che sia provato l'effettivo trapasso dell'azienda e il subentrante sia iscritto nel registro degli esercenti il commercio.".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 quater decies.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 quater decies

1. Il comma 4 dell'articolo 45 è sostituito dal seguente:

"4. Per le violazioni di cui ai commi 1, 2 e 3, l'autorità competente a ricevere il rapporto di cui all'articolo 17 della Legge 24 novembre 1981, n. 689, è il Sindaco del Comune nel cui territorio ha avuto luogo la violazione.".

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:





PRESIDENTE. Uno dei presentatori degli emendamenti 1 e 2 ha facoltà di illustrarli.

OPPIA (F.I.). Brevemente, questi due emendamenti tendono a permettere ad alcune attività imprenditoriali, strettamente connesse alle attività commerciali, di poter usufruire delle agevolazioni finanziarie di cui già usufruiscono le attività strettamente commerciali. Si tratta, in particolare, dei servizi ausiliari, come le agenzie, gli agenti e rappresentanti, gli agenti di affari in mediazione, le agenzie di viaggio in particolare che appartengono al settore commerciale, inteso in senso lato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 4 ha facoltà di illustrarlo.

FALCONI (Progr. Fed.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere Bertolotti.

BERTOLOTTI (F.I.). Mi rimetto all'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

BALLERO (Progr. S.F.D.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Mi rimetto all'Aula.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare metto in votazione l'articolo. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 quindecies.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 quindecies

1. Il comma 1 dell'articolo 63 è sostituito dal seguente:

"1. Le vendite straordinarie e di liquidazione sono regolate, sul territorio della Sardegna, dalla legge 19 marzo 1980, n. 80 e successive integrazioni e modificazioni, integrata dalle presenti norme.".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 sedecies.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 sedecies

1. Il comma 1 dell'articolo 64 è sostituito dal seguente:

"1. Le vendite proposte in conseguenza della circostanza individuata dall'articolo 2, punto 4, della Legge 19 marzo 1980, n. 80 e successive integrazioni e modificazioni, non possono essere effettuate nei 60 giorni antecedenti il periodo dei saldi ed i lavori di trasformazione o rinnovo dei locali devono comportare la chiusura dell'esercizio per almeno 20 giorni lavorativi.".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1 septies decies.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1 septies decies

1. Al comma 1 dell'articolo 65 il numero "5" è sostituito col numero "3".

2. Il comma 2 dell'articolo 65 è sostituito dal seguente:

"2. Le vendite di cui al comma 1 del presente articolo devono avere una durata massima di tre settimane e, relativamente ai prodotti compresi nella tabella IX e XIV - articoli sportivi ed accessori per l'abbigliamento - non potranno svolgersi nei 60 giorni antecedenti i periodi stabiliti per l'effettuazione delle vendite di fine stagione compresi fra il 1° febbraio - 15 marzo e tra il 1° agosto - 15 settembre.".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

CONCAS, Segretaria:

TITOLO II

Abrogazioni alla L.R. n. 35 del 1991

Art. 2

1. Al comma 1, lettera g), dell'articolo 6 sono abrogati il secondo ed il terzo periodo dalle parole "per gli esercizi", sino alle parole "nuova urbanizzazione".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2 bis.

CONCAS, Segretaria:

Art. 2 bis

1. Al comma 4 dell'articolo 7 dopo le parole "Giunta regionale" sono abrogate le parole "entro 60 giorni dalla sua prima costituzione".

2. Al comma 8 dell'articolo 7 dopo le parole "nomina dei componenti" è abrogata la parola "non".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2 ter.

CONCAS, Segretaria:

Art. 2 ter

1. L'articolo 14 è abrogato.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2 quater.

CONCAS, Segretaria:

Art. 2 quater

1. Al comma 1 dell'articolo 26 dopo le parole "specifiche autorizzazioni" la parola "non" è abrogata.

2. Al comma 3 dell'articolo 26 dopo le parole "può essere concessa" la parola "solo" è abrogata.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento ha facoltà di illustrarlo.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, io credo che la norma, come prevista dal primo comma dell'articolo 2 quater sia una norma estremamente pericolosa, perché è vero che già occorre limitare e impedire i falsi circoli privati, ma se la norma venisse approvata sarebbe risultato che qualunque sindaco potrebbe bloccare tutti i circoli privati, perché chiaramente l'apertura di spacci in circoli privati sarebbe consentita soltanto se prevista nei piani del commercio che attualmente nessuno lo prevede. Quindi io ritengo che la norma, anziché conseguire l'effetto di diminuire i falsi circoli privati, finisce per bloccare, creare un blocco a tutti i circoli a discrezione dei sindaci per cui chiaramente quelli di tendenza politica opposta non avranno vita facile. Per cui essendo la norma limitativa della libertà di associazione ne chiedo l'abolizione e ovviamente il problema dei falsi circoli privati occorrerà affrontarlo con altri strumenti.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere Bertolotti.

BERTOLOTTI (F.I.). E' il caso semplicemente di specificare che la norma che andiamo a modificare praticamente dà, nel caso venga approvata la norma così com'è, quindi bocciato l'eventuale emendamento, la facoltà ai sindaci di poter concedere autorizzazioni senza dar luogo a tutta un'altra serie di attività di carattere burocratico, purché la presenza dei circoli sia prevista dal piano commerciale. Ancora oggi però nella norma c'è egualmente il fatto che debbono essere previsti dal piano commerciale. L'unica differenza è che, nel caso approviamo l'articolo così com'è, i sindaci possano a loro discrezione, dar luogo al rilascio delle autorizzazioni, purché sia previsto nel piano.

Presidenza del Presidente Selis

(Segue BERTOLOTTI.) Nel caso invece venga approvato l'emendamento a firma Bonesu i sindaci devono comunque tener conto di nuovo, daccapo, di tutta quella serie di normative e autorizzazioni e di pareri che sono previsti invece attualmente. Per quel che riguarda l'approvazione o meno mi rimetto, anche in questo caso, all'Aula.

BALLERO (Progr. S.F.D.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (Progr. Fed.). Un minuto solo per dichiararmi d'accordo con le considerazioni fatte poc'anzi dal relatore. Condivido ciò che ha detto perché va da sé che anche i circoli debbano rientrare nei piani commerciali comunali, altrimenti potrebbe verificarsi in alcuni paesi che si aprano 20 circoli e un bar e l'unico a sottostare alle regole comunali è proprio il bar. E' giusto che vengano controllati anch'essi dalle amministrazioni comunali.

PRESIDENTE. Poiché nessuno altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 2 quater. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (Popolari). Signor Presidente, sull'ordine dei lavori. Io penso che sia corretto e legittimo approvare provvedimento che hanno un riconosciuto carattere d'urgenza, però, tenuto conto del momento e delle condizioni in cui questi provvedimenti si stanno discutendo e approvando, ritengo che siano ammissibili soltanto emendamenti strettamente tecnici, perché se si tratta di provvedimenti che vengono emendati in termini sostanziali penso che ci sia bisogno probabilmente di un minimo di riflessione. Si corre il rischio di introdurre nella norma delle cose poco meditate che in questo momento non siamo in condizioni nessuno di valutare appieno. Per cui le chiedo cortesemente se è possibile che questo principio venga affermato.

PRESIDENTE. Mi sembra una giusta osservazione, osservo anch'io che non ci sono più emendamenti salvo la norma finanziaria, che è adeguata agli emendamenti.

Si dia lettura dell'articolo 2 quinquies.

CONCAS, Segretaria:

Art. 2 quinquies

1. All'articolo 33, comma 3, le parole "a prevalente partecipazione pubblica" sono soppresse.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2 sexies.

CONCAS, Segretaria:

Art. 2 sexies

1. Al comma 2 dell'articolo 39 le parole "a livello regionale" ed "a livello provinciale e/o intermedio" sono soppresse.

2. Al comma 3 dell'articolo 39 le parole "a livello regionale ed a 50 milioni di lire a livello provinciale e/o intermedio" sono soppresse.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

CONCAS, Segretaria:

Art. 3

Pubblicazione testo coordinato

1. Entro 30 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Presidente della Giunta regionale provvede, ai soli fini conoscitivi, alla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione di un testo coordinato della legge regionale n. 35 del 1991 con le modifiche introdotte dalla presente legge.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3 bis.

CONCAS, Segretaria:

Art. 3 bis

Norma finanziaria

1. Per le finalità di cui al precedente articolo 1 undecies il capitolo 07053 del bilancio regionale per l'anno 1997 è incrementato di lire 1.000.000.000.

2. Alla relativa copertura finanziaria si fa fronte mediante storno di pari importo dal capitolo 07055 del bilancio regionale per l'anno 1997.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:




PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bertolotti per illustrare l'emendamento numero 5.

BERTOLOTTI (F.I.). Si dà per illustrato, è soltanto un emendamento di carattere tecnico, legato al fatto che siamo a fine anno e quindi doveva essere riportato con l'anno successivo.

PRESIDENTE. Il relatore si è già espresso. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

BALLERO (Progr. S.F.D.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4.

CONCAS, Segretaria:

Art. 4

Entrata in vigore

1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi e per gli effetti dell'articolo 33 dello Statuto speciale per la Sardegna ed entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del disegno di legge numero 338.

Rispondono sì i consiglieri: ARESU - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - DEGORTES - DEMONTIS - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FEDERICI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LADU - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MANCHINU - MANUNZA - MARRAS - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Rispondono no i consiglieri: CUCCA - CUGINI - SASSU.

Si sono astenuti: il Presidente SELIS e il consigliere DIANA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 68

Votanti 66

Astenuti 2

Maggioranza 34

Favorevoli 63

Contrari 3

(Il Consiglio approva).

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Questo era l'unico provvedimento sul quale si era trovato l'accordo unitario per farlo in deroga stasera. Il proseguimento dei lavori è previsto con la Conferenza dei Capigruppo convocata per martedì alle ore 10, nella quale si deciderà la data di convocazione dell'Assemblea.

Ha domandato di parlare il consigliere Lorenzoni. Ne ha facoltà.

LORENZONI (Popolari). Sull'ordine dei lavori, signor Presidente, chiedo scusa per averla interrotta. Io volevo far notare alla Presidenza e all'Aula che il disegno di legge numero 334, interventi vari in agricoltura, reca alcune norme che consentono la spendita dei fondi FEOGA. La mancata approvazione di questo provvedimento, signor Presidente, impedisce alle strutture di trasformazione del latte di adeguarsi agli standard europei, e quindi impedisce materialmente, a partire dal 1998, la commercializzazione del formaggio pecorino, che è la maggiore risorsa di trasformazione della nostra zootecnia. Peraltro, se noi non avremo la capacità di approvare in questo anno questo provvedimento, tutte le iniziative che la Regione ha preso in materia, anche con l'adeguamento delle aziende, saranno vanificate dal mancato completamento delle operazioni. Volevo invitare l'Aula a riflettere su questo argomento.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lorenzoni. Credo che questo provvedimento, come altri che sono stati urgenti, il secondo del commercio, la Bassanini, Caprera eccetera, formeranno oggetto di valutazione martedì nella Conferenza dei Capigruppo. Se mi consentite solo due parole, non credo di dover fare oggi dei discorsi, delle valutazioni, il clima induce tutti noi a un momento di riflessione e di valutazione personale e collettiva sul momento politico che stiamo vivendo, sul momento che vivono le nostre istituzioni, sul momento che vive la politica, che vive l'economia, che vive la società. Nonostante ciò pur non rinunciando a proporvi delle considerazioni di fine anno, secondo la prassi, mi riservo magari di farvele avere, quindi risparmiandovi adesso questi pochi minuti, nonostante ciò credo che vorrei fare a tutti voi, alle vostre famiglie gli auguri più cordiali, gli auguri più affettuosi per queste festività e per l'anno prossimo. La speranza, e credo che sia la speranza di tutti, è che anche questi momenti difficili siano per tutti un momento di crescita, individuale e collettiva, di crescita di una classe dirigente, nuova, di cui la Sardegna ha bisogno e che noi rappresentiamo come espressione democratica di questo popolo, vi auguro e auguro a tutti noi, che siamo in grado di catalizzare energie nuove che ci sono in questa società e che possono essere davvero il motore del nuovo sviluppo e di una crescita e di una Sardegna più libera, più civile, più serena e vi auguro anche, ci auguriamo che l'anno prossimo sia un anno fecondo ognuno con i propri progetti e con le proprie aspirazioni, un anno fecondo per le istituzioni, un anno fecondo per la nostra Regione. Io non vorrei dirvi altro, vorrei davvero esprimervi i sentimenti di amicizia e di affetto che nutro per tutti voi, ritengo che, nonostante tanti momenti di difficoltà che abbiamo vissuto in quest'Aula, i sentimenti e il rispetto reciproco sono un elemento che qualifica questa Assemblea, un elemento di civiltà che ci può consentire nei prossimi mesi, nei prossimi anni, di dare un senso non solo alla nostra esperienza, alla nostra generazione ma anche alla nostra legislatura. Questo è il mio augurio, l'augurio che faccio a tutti voi, alle vostre famiglie, all'intera Sardegna. Vi ringrazio.

La seduta è tolta alle ore 20 e 48.