Seduta n.193 del 18/05/2006 

CXCIIISeduta

(ANTIMERIDIANA)

Giovedì 18 maggio 2006

Presidenza del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 27.

CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 10 maggio 2006 (187), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Giuseppe Cuccu, Gessa, Licandro e Maninchedda hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di giovedì 18 maggio 2006.

Poiché non vi sono opposizioni questi congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazione

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza.

CHERCHI OSCAR, Segretario:

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sull'illegale serrata dell'azienda IBS Design spa di Ottana". (504)

Continuazione della discussione generale della proposta di legge Balia - Maninchedda - Orrù - Corrias - Sanna Francesco - Cuccu Giuseppe - Uras: "Iniziative per la predisposizione del nuovo Statuto speciale di autonomia della Regione Sardegna. Istituzione, attribuzioni e disciplina della Consulta regionale per il nuovo statuto" (78/A)

PRESIDENTE. Colleghi, l'ordine del giorno reca la prosecuzione della discussione generale della proposta di legge numero 78/A.

E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi,il dibattito che si è svolto nella giornata di ieri, animato e ricco di spunti, ha messo in evidenza, a mio avviso, due temi principali. Il primo, sollevato dai colleghi della minoranza, riguarda l'adeguatezza o meno dello strumento della Consulta per la riscrittura della nostra Carta costituzionale; il secondo, che è stato presente nei commenti di tutto il Consiglio, riguarda l'importanza e l'urgenza dell'adeguamento dello Statuto o, meglio, il capire se questa importanza e questa urgenza siano effettivamente reali o se invece rimangano su un piano più teorico. Io ritengo che i due temi siano fortemente collegati tra di loro, perché la scelta dello strumento non credo possa in alcun modo prescindere dai tempi che intendiamo darci per la riscrittura dello Statuto.

Abbiamo cioè la responsabilità e il dovere, nel momento in cui decidiamo di riscrivere il nostro patto costituzionale, di coniugare il necessario dialogo, la partecipazione, la funzione di ascolto e di recepimento delle istanze di tutta la società sarda, con la necessità - questa volta con assunzione piena di responsabilità, di far sì che un dibattito, che per certi versi non si è mai pienamente chiuso, dall'approvazione dello Statuto sardo da parte dell'Assemblea costituente, il 31 gennaio del 1948, arrivi finalmente a un traguardo.

I colleghi che mi hanno preceduto, a cominciare dal relatore di maggioranza, l'onorevole Balia, hanno elencato molte problematiche, anche di stretta attualità, che hanno caratterizzato il dibattito svolto in quest'Aula, su materie in merito alle quali è emersa l'importanza di ottenere, a livello regionale, maggiori poteri e competenze.

Si è parlato, per esempio, del tema delle entrate; entrate che non sono completamente certe, soprattutto perchè non è definita la modalità con cui devono essere effettivamente incassate e riscosse dalla nostra Regione. Si è parlato del problema, annoso, delle servitù militari; la nostra regione sopporta sul suo territorio il 60 per cento di tutte le servitù presenti sul territorio nazionale. In merito poi all'istituzione dei parchi si è ampiamente dibattuto in questa Assemblea se dei parchi, che potevano apparire calati o guidati dall'alto, potessero rispondessero pienamente alle esigenze delle comunità locali.

Nei mesi e negli anni scorsi, - lo ricordiamo - sembrava che la Sardegna dovesse diventare terra di deposito delle scorie radioattive di tutta la comunità nazionale e anche territorio su cui costruire impianti eolici in quantità tali da poter parlare di "servitù eoliche". Si è parlato di rapporti con l'Unione Europea e col Mediterraneo;e si è parlato di gestione di beni culturali, archeologici e ambientali. La nostra Regione, oggi, non possiede neanche un bronzetto fra i tanti reperti lasciati in eredità dal nostro passato.

Noi allora dobbiamo chiederci, per dare un senso a questo dibattito, se vogliamo veramente modificare nel corso di questa legislatura lo Statuto, o se invece vogliamo continuare a procrastinare per altri anni, per altri decenni, questa necessaria revisione.

Se la risposta è sì, dobbiamo dirci con coraggio, con chiarezza, con nettezza, che lo strumento non è e non potrà mai essere quello dell'Assemblea costituente. E' una strada che abbiamo già percorso, è una strada che non ci ha portato da nessuna parte se non a consegnare le nostre proposte all'oblio degli archivi del Senato.

E' una strada, ci dicono gli esperti della materia, che è comunque a grave rischio di incostituzionalità, perché prevede un percorso diverso, per le modifiche costituzionali, rispetto a quello sancito dall'articolo 54 del nostro Statuto e dall'articolo 138 della nostra Costituzione.

Con l'istituzione dell'Assemblea costituente stiamo in pratica chiedendo allo Stato di dissolvere il patto costituzionale originario, in cambio di non si sa bene quali benefici concreti, di quale maggiore partecipazione, di quale maggiore legittimazione del nostro Statuto.

Cari colleghi, mi rivolgo soprattutto ai colleghi della minoranza, una minoranza che spesso in quest'Aula non è stata mera opposizione, ma è stata minoranza costruttiva partecipando in maniera fattiva anche alla redazione e alla modifica di leggi importanti,se la scelta dell'Assemblea costituente è una scelta strumentale, per dire che la revisione dello Statuto non va fatta, lo si dica! Lo si dica con chiarezza! E' una posizione che non condividiamo, ma è una posizione che almeno ha il pregio della chiarezza. Se invece riteniamo che le modifiche statutarie vadano fatte -mi rivolgo in particolare ai colleghi Riformatori che, mi dispiace non siano presenti in quest'Aula, questo problema hanno posto - riportiamo il dibattito nell'ambito delle cose possibili.

Proponiamo di allargare il dibattito, proponiamo che ci siano più risorse per l'informazione e la diffusione del primo elaborato che sarà pronto fra circa quattro mesi; chiediamo magari che, come previsto dall'articolo 54 del nostro Statuto, sia possibile indire, tra le due letture parlamentari, un referendum consultivo per consentire maggiore partecipazione, e quindi ancora più dignità, alla elaborazione del nuovo Statuto.

Ripeto, quindi, che dobbiamo chiederci - e credo sia importante dare una risposta oggi - se vogliamo veramente riscrivere il nostro Statuto non nel giro di anni, ma nel giro di pochi mesi per concluderne l'iter entro questa legislatura.

Dispiace, poi, che alcuni autorevoli colleghi, come l'onorevole Pili, cerchino in modo assolutamente strumentale di sottrarsi al dibattito. Io mi rivolgo all'onorevole Pili, anche in sua assenza, per dirgli che non c'è stato alcun vulnus iniziale nel dibattito su questo tema che sta caratterizzando questo Consiglio dall'ottobre del 2004. Non c'è stato alcun commissariamento della prima Commissione da parte del Presidente della Regione, c'è un Gruppo consiliare che nel profondo rispetto dei Regolamenti di questa Assemblea, ha scelto di sostituire un commissario dimissionario della prima Commissione.

Ritornare su questo tema, non rispettare le decisioni autonome di un Gruppo consiliare - e i Gruppi costituiscono il nucleo fondamentale attraverso il quale funziona quest'Aula - vuol dire mettere in discussione le regole elementari della convivenza in quest'Aula parlamentare. Quindi, io chiedo all'onorevole Pili, di portare la sua intelligenza, le sue idee al servizio di questa proposta, di non sottrarsi al dibattito, ma eventualmente di assumersi la piena responsabilità di spiegare ai sardi perché deve essere impedito loro di dotarsi di uno strumento finalmente adeguato alle problematiche economiche e sociali che questa Regione deve affrontare.

A mio avviso è molto più utile la posizione assunta da alcuni colleghi (il collega Floris, il collega Diana, il collega Atzeri come esponente sardista) che sono intervenuti, in maniera costruttiva, nel merito di questa proposta di istituzione della Consulta, nel tentativo non di rimandare o di procrastinare il percorso della modifica statutaria, ma di renderlo più agevole, più snello, più compiuto. L'onorevole Floris parlava, per esempio, della necessità di rendere obbligatorio un preambolo; se questo è un elemento che ci può avvicinare io sono d'accordo con lui e credo che la sua proposta vada accolta.

Siamo aperti al dialogo, siamo aperti al confronto per cercare di migliorare questa proposta fino all'ultimo secondo utile ma, nello stesso tempo, non accetteremo, posizioni che, strumentalmente, tendano a procrastinare ulteriormente la necessaria revisione dello Statuto.

Io credo che questa sia una buona proposta; una proposta che è la sintesi delle posizioni emerse in questi lunghi mesi di dibattito, è una proposta che ha il merito di individuare tempi certi: quattro mesi per presentare una prima proposta, e altri quattro per promuovere un dibattito allargato a tutta la società sarda.

Io non credo, onorevole Artizzu, che questo significhi esautorare il Consiglio,. La Consulta rimane un organo di questo Consiglio che può emendare e modificare pienamente, con piena titolarità, la proposta che riceve. Il Consiglio nomina, all'interno di rose di nomi, i componenti della Consulta, componenti che avranno la necessaria esperienza per poter portare un utile contributo a questa proposta di percorso per la modifica dello Statuto. E' una proposta, infatti, che vuole coniugare la necessaria partecipazione con la certezza dei tempi, per dare finalmente risposte.

Entrando nel merito dell'articolato, credo sia importante sottolineare - e qualche collega l'ha già fatto con considerazioni per certi versi opposte alla mia - che dall'attuale formulazione dell'articolo 2, in particolare le lettere d) ed e), potrebbero insorgere dei problemi. Nell'articolo 2, come tutti sapete, è indicata una serie di argomenti; alcuni degli argomenti (rapporti con gli enti locali, forma di governo, partecipazione dei cittadini), attengono a materie decostituzionalizzate con la riforma del Titolo V varata nel 2001. si Poichè il rango costituzionale di quanto inseriamo nel nostro Statuto è un elemento qualitativo imprescindibile, si potrebbe correre il pericolo di tornare a un'impostazione originaria, per cui sarebbe come affermare che quello che possiamo approvarci da soli, a semplice maggioranza dei componenti di questo Consiglio, ha meno dignità, ha meno importanza, ha meno valore di quello che, per essere modificato, ha bisogno dell'altrui approvazione.

Su questi temi: forma di governo, rapporti con gli enti locali, legge elettorale, io penso che il dibattito debba essere ampio e possa anche caratterizzare i lavori della Consulta, però dico che sarebbe un paradosso se fossero oggetto dell'articolato del nostro Statuto, perché sarebbe come rinunciare alla nostra maggiore autonomia, vorrebbe dire rinunciare ai maggiori poteri che già oggi l'articolo 15 del nostro Statuto ci assegna.

Non mi dilungo su questo, ma preannuncio che non presenteremo emendamenti, pur sollecitando su questi temi il dibattito e il confronto.

In chiusura del mio intervento, ritengo utile e importante sottolineare anche un altro motivo per cui è urgente arrivare a una rapida revisione dello Statuto. Credo sia doveroso dare atto ai padri costituenti di avere già stabilito all'articolo 5 della Costituzione che la Repubblica "una ed indivisibile" riconosce e promuove le autonomie locali. Certo, oggi la situazione è cambiata, nel dopoguerra bisognava dotarsi di strumenti speciali per recuperare ritardi, per colmare i gap economici e sociali di alcune regioni rispetto ad altre della nostra Italia; ma oggi, in un momento in cui il contesto nazionale e internazionale è profondamente cambiato, gli strumenti di una governance multilivello a mio avviso ridiventano assolutamente fondamentali, assolutamente strategici.

Noi viviamo in un contesto in cui la globalizzazione avanza, in cui è in atto una sempre più forte standardizzazione e omologazione dei prodotti; un contesto in cui oggi mantenere le differenze assume un valore economico se queste differenze consentono di produrre beni e servizi riconoscibili, unici. Io credo, quindi, che quella possibilità di governance multilivello ci dia una maggiore possibilità di far diventare valore queste differenze.

Oggi, una maggiore autonomia è necessaria non per rivendicare esclusivamente migliori condizioni di vita, né come risarcimento per l' isolamento, per lo sfruttamento che abbiamo subito in passato, ma perchè può rappresentare, soprattutto, una opportunità per le grandi sfide che ci offrono i mercati globali, per l'emergere sempre di più di "non luoghi", di prodotti e di servizi standard, di .commodity, come vengono chiamati in termini economici, ovvero di prodotti il cui prezzo, proprio perché è un prodotto uguale agli altri, è sempre più schiacciato sul mero costo di produzione.

Condivido e condividiamo quindi il principio che la revisione dello Statuto sia più che mai urgente, ma non semplicemente per chiedere un risarcimento, ma per far sì che ci si doti di strumenti che possano custodire e valorizzare in maniera più ampia le diversità ambientali, storiche, culturali e sociali che caratterizzano la nostra Isola. Strumenti che possano promuovere, cari colleghi, un nuovo concetto di insularità non più come mero dato geografico ma come diritto della Sardegna di far parte delle reti globali che ci connettono con il mercato, reti che non sono soltanto fisiche ma a volte sono informatiche, sono le reti dell'energia, sono le reti infrastrutturali, viarie, ma anche culturali. La revisione dello Statuto credo serva a rafforzare i nuovi strumenti in materia di finanza e di politiche fiscali senza i quali non è possibile sostenere una autonomia che sia reale ed efficace: senza risorse finanziarie non esiste alcuna autonomia.

Quindi oggi, e qui rivolgo un nuovo appello ai colleghi della minoranza affinchè partecipino a questo dibattito, abbiamo un motivo in più per procedere alla revisione dello Statuto, abbiamo un motivo in più per chiedere maggiori ambiti di sovranità e di autogoverno, e il motivo è che oggi dobbiamo rispondere, anche nel nuovo contesto competitivo globale, alla domanda di coesione sociale, di competitività e di nuova occupazione che pone con forza la comunità sarda

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signor Presidente della Regione, onorevoli colleghi, è ormai da molti anni che la politica sarda parla di una riscrittura dello Statuto di autonomia; questa urgenza nessuno l'ha messa in dubbio, né negli interventi che si sono svolti nella giornata di ieri, né in quelli svolti nelle altre sedute del Consiglio che si sono succedute sia in questa che nella passata legislatura.

Diversi oratori, nel corso delle loro riflessioni, hanno sostenuto che questa esigenza di riscrittura si sia manifestata addirittura già all'indomani dell'approvazione dello Statuto nel lontano 1948; ma se questa valutazione allora era il frutto della insoddisfazione per il risultato conseguito, oggi nasce dall'esigenza avvertita dalla comunità sarda di dar vita, registrando i limiti dell'attuale Statuto, ad un nuovo patto politico e sociale che coinvolga cittadini e istituzioni e segni una nuova fase nella storia autonomistica della nostra Regione.

Un nuovo patto che dovrà avere a fondamento la promozione e la garanzia dei diritti dei sardi e l'impegno di Stato e Regione di assicurare ad essi pari opportunità, rispetto al resto del Paese, di sviluppo e di crescita economica, sociale e culturale, garantendo i caratteri di specialità dell'Isola quale contributo utile al progresso dell'intero Paese.

Il principio di specialità, tuttora attuale e irrinunciabile va rafforzato ed adeguato alla luce sia delle ragioni strutturali (insularità, posizione geografica nel Mediterraneo, storia, attese autonomistiche, identità culturale), sia delle ragioni economiche e sociali che danno luogo, ancora, a una non più tollerabile differenziazione in termini di diritti, di opportunità, di condizioni vita, sia dell'esigenza di una più forte presenza della Sardegna in un'Europa che dovrà essere sempre più una Europa delle Regioni.

Diversi sono stati i tentativi e le esperienze passate che hanno tentato di affrontare il tema di riscrittura dello Statuto, tentativi miseramente naufragati, come puntualmente hanno ricordato diversi colleghi anche nella giornata di ieri. Anche nella commemorazione dell'onorevole Masia, che è stata celebrata ieri, si ricordava che già nel lontano 3 febbraio del 1978 lo stesso onorevole Masia aveva presentato una proposta per la istituzione di una commissione speciale per la riscrittura dello Statuto.

In ultimo, nella passata legislatura, un lungo e faticoso dibattito aveva limitato la discussione allo strumento da adottare, sfociato poi nell'approvazione, il 31 luglio del 2001, ossia all'inizio della legislatura nazionale, della legge costituzionale per l'istituzione dell'Assemblea costituente. Ma nonostante l'omogeneità politica della maggioranza regionale e di quella presente nel Parlamento e al Governo, nonostante le rassicurazioni e le promesse del presidente Berlusconi, il progetto dell'Assemblea costituente è fallito senza produrre risultato alcuno.

La coalizione "Sardegna insieme", ma come ricordava ieri il collega Francesco Sanna, anche la coalizione di centrodestra, nei propri programmi elettorali si sono impegnate con gli elettori ad affrontare il capitolo delle riforme ed in particolare la riforma dello Statuto di autonomia. Per questo, sin dall'inizio della legislatura abbiamo avviato in quest'Aula il percorso per riuscire nei cinque anni del nostro mandato a portare a compimento la riscrittura e l'approvazione del nuovo Statuto.

Gli ordini del giorno del 7 ottobre 2004, e quello successivo del 19 ottobre 2005, a conclusione di ampi dibattiti svoltisi in quest'Aula, sono stati approvati a maggioranza, ma con il voto favorevole su alcune parti di forze politiche dell'opposizione; questi ordini del giorno definivano i principi del nuovo Statuto ma in particolare lo strumento, la Consulta statutaria di nomina consiliare, ossia una soluzione di equilibrio tra l'Assemblea costituente e lo Statuto elaborato direttamente dal Consiglio; e mi sembrerebbe di capire che risulti essere una soluzione di equilibrio anche alla luce di alcuni interventi che si sono succeduti nella giornata di ieri.

La scelta dell'Assemblea costituente non va del tutto contro le posizioni di Alleanza Nazionale, posizioni riportare ieri in modo non pregiudiziale dai colleghi Diana, Moro e Artizzu in quanto l'approvazione definitiva rimane in capo al Consiglio regionale. Condividiamo le valutazioni sostenute circa l'esistenza dell'organo elettivo legittimato: il Consiglio regionale, e pertanto non possiamo rinunciare al mandato affidatoci dal popolo sardo.

La Consulta statutaria, infatti, non espropria il Consiglio regionale delle sue funzioni, non va del tutto contro le posizioni di coloro che mantengono ancora in vita, ormai sembrerebbe solo con l'ossigeno, la proposta dell'Assemblea Costituente risultata irrealizzabile, in quanto viene garantito comunque il coinvolgimento dell'insieme delle forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, nel rispetto dei risultati elettorali conseguiti nelle ultime elezioni regionali e, inoltre, garantisce la presenza anche a quelle forze che non hanno espresso rappresentanza consiliare. Viene garantita inoltre, l'ampia partecipazione del sistema degli enti locali, delle rappresentanze sociali, economiche e culturali e del mondo dell'emigrazione.

La proposta esitata dalla prima Commissione ritengo sia una base molto utile per realizzare in Aula quella condivisione con tutte le forze politiche che non è stato possibile realizzare in Commissione. L'articolato in discussione non solo definisce puntualmente lo strumento che si propone per realizzare la bozza di Statuto che dovrà essere approvata, in via definitiva, da questo Consiglio, ma indica, ancorché, in modo non esaustivo, principi e temi su cui la Consulta statutaria dovrà lavorare.

Un articolato aperto ai contributi che dovessero arrivare da tutte le parti di questo Consiglio perché ci è chiaro che la portata di questo impegno non consente di considerarlo come materia di competenza di una sola parte politica, per quanto maggioranza investita dai cittadini della responsabilità di governo. Quando si definiscono le regole, e in particolare quando si affronta la definizione della nostra Carta costituzionale, in cui tutti devono riconoscersi, occorre ricercare il massimo della condivisione e del coinvolgimento.

Crediamo che in queste materie le soluzioni di parte siano difettose per definizione, e comunque, destinate a risultare inefficaci. Noi riteniamo un obbligo della maggioranza coinvolgere l'opposizione per la riscrittura dello Statuto, così come riteniamo un dovere e una responsabilità di tutti partecipare a questo processo.

Tutti noi, probabilmente, potremo essere ricordati dal popolo sardo per aver partecipato alla definizione della nuova carta statutaria, soprattutto se saremo stati capaci di rispondere alle sue aspettative, odierne e future, non già per aver assunto una posizione aventiniana di disimpegno. Per questo siamo pronti a confrontarci con la massima apertura con il Consiglio, nella sua interezza, perchè lo strumento che definiremo sia in grado di consentirci di realizzare in questa legislatura la riforma dello Statuto. L'urgenza dell'approvazione del nuovo Statuto nasce sia per rimediare al ritardo accumulato, sia per cogliere l'opportunità di agganciarci alle proposte di nuovo Statuto presentate in Parlamento dalle altre Regioni a Statuto speciale quali la Sicilia e il Friuli Venezia Giulia. Un nuovo Statuto quindi in grado tra l'altro di dar vita ad un nuovo patto politico-sociale tra istituzioni e società, per aprire una nuova fase nella storia autonomistica della nostra Regione.

Noi riteniamo che il confronto possa realizzarsi tranquillamente in Aula, garantendo sin d'ora che non ci sarà nessuna chiusura preconcetta sulle proposte che dovessero venire dai partiti dell'opposizione; ma se fosse necessaria una qualsiasi interlocuzione, anche fuori dall'Aula, siamo interessati e pronti ad avviarla perché la legge la vogliamo fare con voi, la vogliamo fare con il più ampio coinvolgimento possibile.

Abbiamo ascoltato una posizione di anacronistico arroccamento espressa da una parte dell'opposizione, ma soprattutto abbiamo registrato con molta attenzione le disponibilità emerse in diversi interventi; penso tra gli altri agli interventi dei colleghi Atzeri, Diana, Capelli e la loro disponibilità a partecipare in modo costruttivo alla definizione della legge per l'istituzione della Consulta E' necessario, colleghi, che tra maggioranza ed opposizione si compiano passi in avanti sul piano del reciproco riconoscimento; da parte nostra lo garantiamo non vi saranno atti di chiusura e tanto meno di prepotenza.

Credo che ciascuno di noi debba avvertire la grande responsabilità che deriva dall'essere investiti di questo compito impegnativo, responsabilità che non potrà essere assente anche nel momento in cui questo Consiglio dovrà eleggere i consultori. Spetterà a noi tutti, onorevole Artizzu, dimostrare di essere all'altezza del compito affidatoci e delle aspettative del popolo sardo, eleggendo esclusivamente figure portatrici di competenze specifiche.

Se vorremo, ne sono convinto, saremo capaci di sviluppare un confronto aperto e autentico sul merito della questione, per costruire insieme, maggioranza e opposizione, uno strumento capace di garantire quella specialità nuova che ricordava il collega Cugini nel suo intervento; una specialità in grado di rispondere alle necessità della Sardegna; se ci riusciremo sarà merito di tutti. Questo farà onore a tutto il Consiglio e, inoltre, avremo reso davvero un grande servizio alla nostra terra e onorato degnamente il mandato ricevuto dai nostri concittadini.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, io nella prima parte dell'intervento del collega che mi ha preceduto ho visto una chiusura della quale, sulla base dei precedenti interventi, mi sono meravigliato; però il tiro è stato corretto e quindi il mio intervento si baserà sulle conclusioni del collega Biancu.

L'appello lanciato dalla maggioranza, per trovare questa unità di intenti sulla proposta di legge istitutiva della Consulta trova favorevole l'U.D.C., a patto però che sul progetto di legge venga effettuata una riflessione ad opera di un gruppo di saggi, così l'ha definito ieri il collega Capelli, per tracciare un percorso che possa essere il più largamente condiviso e non perdere un'occasione storica per il futuro della Sardegna.

La Commissione competente - e qui consentitemi una chiosa - ha svolto un buon lavoro, ma di fatto non c'è stata, tranne qualche eccezione, una proficua collaborazione; cioè noi parliamo molto però operiamo male perché da più parti non si è data la necessaria valenza a questa Commissione. Il nostro partito ha nominatoun suo rappresentante all'interno della Commissione, altri non l'hanno fatto e, tranne alcune eccezioni, questo va detto perchè io, pur non facendo parte di questa Commissione, ho partecipato a qualche seduta e ho constatato assenze non giustificabili dei commissari che, quindi, non hanno collaborato attivamente alla stesura di questa legge. Questo va detto a chiare lettere per evitare che ci si nasconda dietro un cespuglio e poi si vogliano fare fughe in avanti.

Le strade intraprese ,sinora sono due; c'è chi ha optato per quella che porta alla Consulta e chi invece (questo è il vero motivo per cui non c'è stata collaborazione)da sempre si è battuto per percorrere quella che porta alla Costituente. Ci sarebbe un'altra possibilità, intermedia, e cioè partire da questo provvedimento ma arricchendolo; il nostro punto di vista, che ho esposto ieri, è che bisogna fermarci, riflettere anche a livello di partiti che non sono stati parte integrante nella discussione di questa legge.

E' mancata nel corso dell'istruttoria di questa proposta di legge una serie di interlocuzioni o colleganze necessarie stante la valenza della proposta medesima, se ci crediamo.

E' giusto dare spazio alle intelligenze esterne al Parlamento sardo però bisogna evitare quelle che, se dovessi entrare nel merito della legge, palesemente chiamerei "blindature" che non tengono conto delle diverse opinioni. Io conosco, chi da sempre si è battuto per le riforme, mi riferisco per esempio ai sindacati, il CREL è una bella cosa però i sindacati hanno una parte fondamentale, l'hanno sempre avuta, nei processi riformatori. Quindi qualcosa bisogna correggere. E' utile ed opportuno che tutti facciano, a questo riguardo, un piccolo passo indietro, perché solo in questo modo e trovando un percorso comune si può arrivare al traguardo, con le interlocuzioni in atto, senza antagonismi radicali tra maggioranza e opposizione.

Il collega Capelli a nome non personale, a nome della intera U.D.C., ha formulato una proposta che non è Vangelo, che probabilmente può essere rivista e corretta, è una proposta aperta, nel cui merito non entro, che potrebbe creare le condizioni, ovviamente anche correggendola, per far sì che nella scelta delle persone, per esempio, si favoriscano non i portatori di voti ma le intelligenze, e che riacquisti la centralità il Consiglio regionale.

Perché dico questo? Se c'è una interlocuzione in atto la nostra posizione è quella definita ieri dal collega Capelli nel suo intervento; se questa interlocuzione non c'è, è chiaro - questo lo dico a priori - che noi, facendo parte di una coalizione, ci adeguiamo, rigorosamente e lealmente, alla linea data dalla coalizione, ma siamo comunque per aprire al dialogo e per trovare soluzioni intelligenti.

Soluzioni intelligenti indipendentemente dai tempi, collega Porcu, perché si parla sempre di tempi, ma non è che non si stia procedendo con i lavori, non è che questa Commissione soprattutto nella prima fase, e anche attualmente, non sia quella che probabilmente ha tenuto più riunioni, e infatti molti dei provvedimenti in esame sono stati esitati.

Però, noi vediamo tutti i giorni cose anomale; eppure noi vogliamo, trovare assieme la soluzione per rimarcare la centralità del Consiglio. Vedete, mi dispiace doverlo dire, ma è evidente che noi non abbiamo neanche la forza per stravolgere questo testo. Voi avete i numeri, avete esitato un testo, è giusto che lo sosteniate; credo però che gli arricchimenti che può portare l'opposizione siano fondamentali. Avete detto che siete aperti al dialogo, dimostratecelo nel concreto attraverso una interlocuzione, accettando quella pausa di riflessione che noi riteniamo essere necessaria per, eventualmente, comporre le posizioni differenziate all'interno della stessa maggioranza e della stessa opposizione. Diciamo questo perché, lo ripeto, noi vogliamo ripristinare la centralità del Consiglio. concludo, perché il mio intervento mira essenzialmente a riproporre la posizione che abbiamo assunto ieri e mira, soprattutto, a verificare se vogliamo realmente arrivare, sinergicamente, alla approvazione di questo provvedimento, tenendo conto di ciò che io ho proposto.

Vedete, in questo periodo, purtroppo, non si può parlare di centralità, Presidente, circola un po' di follia e la follia può determinare cose strane. Vi porto un esempio. Io premetto di non averne mai fatto, ma voi sapete che tra i compiti istituzionali dei consiglieri regionali, singoli o come componenti di una Commissione, vi è anche quello di effettuare ispezioni. E' legittimo farle e non è consentito al primo asino di turno, che da questa istituzione ha avuto un ruolo (mi riferisco a Gumirato), dire che questi consiglieri, anziché andare a cercare i topolini al Santissima Trinità, avrebbero fatto meglio a fare il loro dovere! Questo atteggiamento non è consentito! Questo è un atteggiamento che nuoce, che pregiudica futuri comportamenti e, soprattutto, denigra il ruolo del Consiglio regionale!

CAPPAI (U.D.C.). Deve dimettersi!

OPPI (U.D.C.). Dobbiamo chiedere effettivamente le dimissioni, la sostituzione di questo soggetto? Presidente, indire un'assemblea e consentire praticamente a tutto l'apparato di una A.S.L., la più complessa della Sardegna, di timbrare il cartellino alla Fiera campionaria è un reato!

AMADU (U.D.C.). Apra un'indagine, Presidente!.

OPPI (U.D.C.). Questa è una vergogna! Quanto è accaduto nella giornata di ieri va chiarito. Non si può consentire che mille persone siano legittimate a non svolgere la propria attività all'interno di un ospedale per partecipare ad una assemblea. Perché chi è legittimato, e mi appello al Presidente, agli esperti in questo settore, a fare la razionalizzazione della rete ospedaliera è questo Consiglio (ecco perché parliamo di centralità), non il direttore di una struttura per anziani, senza arte né parte! Questa è la verità!

Noi ribadiamo quindi, con forza, l'esigenza della centralità del Consiglio regionale e riteniamo opportuna e necessaria una interlocuzione; una interlocuzione che, senza avere la presunzione di stravolgere una legge nella sua impostazione generale (l'avete formulata voi con senso di responsabilità, è una vostra competenza, e ritengo che voi non vogliate stravolgerla), consenta sia di trovare soluzioni che non mortifichino chi ha combattuto per anni per una riforma più articolata, sia di arricchire con una sintesi delle posizioni la proposta di legge per far sì che diventi una legge di tutti, perchè serve alla Sardegna ed è necessario che abbia il contributo di tutte le forze politiche presenti all'interno di questo Istituto autonomistico.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi, in premessa mi dichiaro totalmente d'accordo sull'ultima parte dell'intervento del collega Oppi. Anche a me pare che nessuno possa andare oltre le proprie funzioni né che possa essere consentito offendere dei colleghi. Sarebbe quindi opportuno che si verificasse la legittimità e forse anche il modo in cui si organizzano queste adunate. Mi è capitato spesso, ultimamente, intervenendo in quest'Aula di iniziare il mio intervento con le parole "mi dispiace". E debbo ripeterle anche oggi; mi dispiace che anche su un argomento così importante, la riscrittura della nostra Carta costituzionale, questo Consiglio non sia in grado di trovare una sintesi, di ritrovare la sua unità. Mi dispiace. Io non escludo che la maggioranza abbia anche commesso errori , che forse vi sia stata una sottovalutazione in questi mesi per cui, dal giorno della approvazione di questo provvedimento da parte della Commissione competente, ormai due mesi fa, ad oggi, non si sia tentata una interlocuzione tra noi e la minoranza. E di questo mi assumo la responsabilità, essendo il Capogruppo del Gruppo più numeroso della maggioranza.

Sicuramente anche da parte nostra è stato commesso qualche errore seppure - l'hanno detto anche in Aula i colleghi della prima Commissione - siano stati fatti molti sforzi per tentare di coinvolgere la minoranza. L'onorevole Francesco Sanna ricordava la disponibilità manifestata dalla maggioranza al ritiro del progetto di legge al fine di ripresentarlo a nome dell'intera Commissione, come testo base per approfondire e discutere l'argomento Consulta. Devo dare anche atto, mi sia consentito, dell'atteggiamento serio, sobrio, equilibrato del presidente della Commissione, Stefano Pinna, che ha smentito con i fatti l'accusa che veniva rivolta a lui e al suo Gruppo prima della sua elezione appunto alla presidenza della Commissione. Però, nonostante questo, il fatto che si arrivi ad oggi a cercare -sono d'accordo con l'affermazione del collega Porcu - sino all'ultimo minuto utile di recuperare quella unità e quella sintesi che sono necessarie per affrontare un tema come questo, significa che qualche errore - lo ripeto - possiamo averlo commesso anche noi.

Devo dire inoltre che c'è all'interno della minoranza, o di parti della minoranza, a mio avviso, la preoccupazione che alla fine si concretizzi realmente quel processo di riforma, non solo dello Statuto, ma di questa Regione che abbiamo proposto e che da anni un po' tutti indicano come la strada da intraprendere, e che questo possa rafforzare e premiare l'attuale maggioranza e non invece l'intero Consiglio regionale.

C'è un tentativo, da parte di alcuni colleghi del centrodestra , di manifestare comunque una opposizione a prescindere dall'argomento, in qualche caso con toni anche offensivi; usare il termine "condominio" quando si parla di Consulta statutaria, di riforme, è in effetti offensivo nei confronti non solo della attuale maggioranza, ma di tutti. . A me pare che qualche collega voglia consumare, non so, direi una sorta di vendetta prima di andare via da questo Consiglio, ma non so neppure se nei nostri confronti oppure nei confronti di qualche collega del suo stesso Gruppo e della sua stessa coalizione.

Allora io parlerei di un tentativo di fuga perché, vedi Giorgio, tu hai detto che il collega Capelli non ha parlato a titolo personale, ma ha parlato a nome di un Gruppo della CDL, non a nome della CDL.

OPPI (U.D.C.). Il Gruppo che io rappresento!

MARROCU (D.S.).. Le posizioni della minoranza oggi sono molto differenziate, sono una opposta all'altra. C'è chi sostiene, all'interno della minoranza, che tentare strade come l'Assemblea costituente o come la Consulta costituisca un'offesa alla sovranità di questo Consiglio, che può e deve legiferare in materia di proposta di rinnovo dello Statuto; c'è chi sostiene invece che lasciare in capo al Consiglio, e a una Consulta costituita attraverso il voto del Consiglio che allarghi la partecipazione, sia un modo di non rendere partecipe di una cosa così importante e così coinvolgente il popolo sardo, e ritiene si debba seguire la strada dell'Assemblea costituente.

Posizioni che sono l'una l'opposto dell'altra, e che portano proprio per mancanza di sintesi, innanzitutto all'interno della minoranza, ad assumere il comportamento che unifica, cioè la fuga, il tirarsi indietro rispetto al confronto, alla discussione su come rinnovare lo Statuto. Non voglio ovviamente offendere nessuno dei colleghi, ma tra di voi le posizioni sono così distanti che si sceglie la strada che le unifica , cioè quella di sottrarsi al confronto venendo meno all'impegno di partecipare alla Consulta. Io credo che noi dovremmo invece, e passo alla parte positiva, capire ciò che ci unisce rispetto a questo tema.

In primo luogo noi riteniamo, e io credo che nessuno degli ottantacinque consiglieri regionali dissenta su questo, che sia giusto riconfermare la nostra specialità. Io ricordo il dibattito che precedette la presentazione dell'ordine del giorno che fu votato a maggioranza pur raccogliendo grandi consensi; io ricordo il dibattito che ha preceduto la presentazione del disegno di legge relativo alla legge statutaria e la preoccupazione, diffusa in tutto il Consiglio, che si volesse trasferire alla legge statutaria, e quindi a una legge ordinaria, ciò che non si riusciva a rinnovare all'interno dello Statuto come legge, invece, costituzionale, e quindi la difesa dello Statuto per la sua specialità e per il rango di legge costituzionale che ha . Non c'è nessuno tra di noi, e questo è un elemento che ci unifica, che metta in discussione l'esigenza di riconfermare la specialità. E non c'è nessuno tra di noi che non riconosca l'esigenza di rinnovare lo Statuto, per adeguarlo ad una realtà socio-economica che è cambiata - concordo con Cugini - in una Sardegna che è cresciuta in questi cinquant'anni, con legge costituzionale. Questi sono i due elementi che ci unificano e che dovrebbero consentirci di giungere ad una sintesi.

Noi abbiamo sperimentato nel passato le due strade che voi indicate. Una, quella proposta da Alleanza Nazionale e che privilegia la sovranità del Consiglio, io l'ho percorsa dal 1994 al 1999 con la Commissione speciale, la Commissione per la riforma dello Statuto, presieduta da un collega tra l'altro valido, capace, brillante, il collega Bonesu, esponente di un partito, il Partito Sardo d'Azione, che della battaglia per l'autonomia e la specialità ha fatto la sua bandiera. Ebbene, i lavori di quella Commissione si sono conclusi con un nulla di fatto.

Abbiamo vissuto anche la vicenda dell'Assemblea costituente; noi non eravamo favorevoli, però non posso non dare atto che l'Assemblea costituente ha portato il dibattito sullo Statuto tra la gente, un vero dibattito che anche in quel caso si è concluso con un nulla di fatto. A seguito di queste vicende abbiamo proposto una strada che unisca gli elementi positivi delle due esperienze precedenti. Da un lato non viene messa in discussione la sovranità del Consiglio , perché il testo avrà l'apporto del Consiglio e dal Consiglio verrà licenziato. Quindi, ribadendo la sovranità del Consiglio, si dà una risposta alle esigenze poste dai colleghi di A.N. Da un altro lato si risponde all'esigenza posta da chi ha lottato per l'istituzione dell'Assemblea costituente, e cioè che non è sufficiente che l'azione di riforma abbia l'imprimatur di questo Consiglio.

Badate, io ero tra coloro che si opponevano alla nascita dell'Assemblea costituente, perché mi sembrava assurdo che il Consiglio venisse delegittimato da un altro "Consiglio elettivo"; anch'io infatti ho ricevuto un mandato dai cittadini elettori che mi legittima ad occuparmi di riforme. Mi sembrava ridicolo pensare che questa Aula per un periodo avrebbe dovuto essere a disposizione dei consiglieri, , per un altro a disposizione dei costituenti per portare avanti un'azione che poteva essere fatta propria dallo stesso Consiglio.

Come ho detto prima, la battaglia per l'Assemblea costituente, pur non avendo visto né me né il nostro partito tra i protagonisti, anzi abbiamo pagato quella posizione in termini sia di lacerazioni interne che anche di qualche fuoriuscita dal partito, ha avuto il merito di portare la discussione fuori dal Palazzo, fuori dal Consiglio e di coinvolgere i cittadini.

La Consulta quindi consente da un lato di non intaccare la sovranità del Consiglio e dall'altro di allargare la partecipazione alla redazione della proposta di rinnovo dello Statuto all'insieme delle componenti sociali e culturali che la Sardegna esprime; noi nomineremo questi rappresentanti democraticamente e cercando di coinvolgere il più possibile c la classe dirigente sarda, la nostra maggiore ricchezza dal punto di vista culturale, economico, e così via.

Questo è l'obiettivo: mettere insieme le due esigenze, che voi oggi ancora mantenete distinte e che vi dividono al vostro interno molto più di quanto dividano noi da voi, e cioè la sovranità del Consiglio e l'allargamento della partecipazione popolare alla riscrittura dello Statuto. Così nasce la Consulta.

C'è bisogno poi di un approfondimento per capire se il meccanismo di scelta dei componenti il nuovo organismo, che noi proponiamo, quasi paritario tra i due schieramenti, ha bisogno ancora di un aggiustamento. Io credo che ci sia la possibilità, consentendo un'interruzione per far sì che si possano riunire sia la Commissione che i Capigruppo di entrambi gli schieramenti, di modificare la norma esitata dalla Commissione, di migliorarla, affinchè vi sia realmente una partecipazione di tutti, sulla base delle rappresentanze sociali, perché ognuno di noi è portatore di interessi diversi che qui appunto rappresentiamo.

Io credo sia ancora possibile modificare la norma in questione, ma occorre uno sforzo unitario per giungere ad una sintesi sull'argomento così che la Sardegna possa presentare una proposta condivisa, quindi difenderla e ottenere che non venga emendata a Roma.

Oggi, e finisco, ho letto sui giornali che sarebbero già stati assegnati gli incarichi all'interno della Consulta. Io credo che anche le nomine debbano nascere da una discussione che coinvolga tutti; chi sarà chiamato a presiedere la Consulta dovrà essere un presidente di garanzia, non dovrà essere il presidente di una parte, dovrà essere il presidente di tutti e quindi sarà sicuramente concordato fra tutti. Nessun cappello quindi è stato messo sulla sedia del presidente, ma se così non fosse è giusto che venga tolto.

In queste che ore che rimangono io spero che si possa, anche attraverso una intensificazione degli incontri tra le parti, trovare una sintesi su questo punto, e sottrarre quindi la discussione sullo Statuto, e su come rinnovare lo Statuto, alla battaglia politica quotidiana come avvenne quando lo Statuto nacque in periodi molto più difficili di quello attuale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, io vorrei iniziare il mio intervento facendo una precisazione rispetto a quanto detto dall'onorevole Marrocu; una precisazione che, concludendosi ormai questo confronto, ritengo fondamentale.

L'opposizione, ha detto l'onorevole Marrocu, è molto divisa al suo interno, è su posizioni antitetiche rispetto alle questioni relative al processo riformatore statutario. Io credo che la diversità di posizioni sulla scelta del percorso attraverso il quale arrivare a un testo condiviso sia più che legittima, anzi, credo sia salutare. Guai se su ogni cosa fossimo tutti d'accordo in partenza, ci sarebbe l'omologazione più totale. E' più che giusto che anche tra i partiti dell'opposizione su questo tema ci sia, riguardo non alla strategia ma alla tattica da adottare per assumere una posizione politica forte su questo argomento, diversità di opinioni. E' salutare e state tranquilli che noi su questo lavoreremo e faremo di tutto per chiarire tra noi come giungere a un risultato importante.

State però altrettanto certi che sulla strategia, cioè sull'individuazione dell'obiettivo e, ancora di più, sullo strumento oggi in discussione, l'opposizione è totalmente unita nel giudicare in modo fortemente negativo il metodo con cui la sinistra sta affrontando il problema dello Statuto, il problema molto più complesso, a monte, presente non soltanto nella politica regionale, del rapporto tra la società civile e le istituzioni, fra la società civile, le istituzioni e le maggioranze e le minoranze parlamentari. Su questo il nostro giudizio è univoco ed è, lo ripeto, fortemente negativo anche per l' incapacità che oggi, in questi giorni, in queste settimane, la sinistra sta dimostrando nel leggere quanto sta accadendo nel Paese.

Qualcuno di voi ha detto che l'opposizione è lacerata, cari amici e compagni, non è l'opposizione che è lacerata, a parte che dovreste guardare che cosa sta succedendo, e che cosa succede continuamente nella maggioranza, qui e altrove, non tenete conto realisticamente che la lacerazione, la spaccatura è nel nostro Paese e quindi anche nella nostra regione. Veniamo da una consultazione elettorale, ,da una campagna elettorale condotta senza esclusione di colpi che ha dato un risultato chiarissimo: una sostanziale parità tra due schieramenti politici; tuttavia la legge elettorale permette che una maggioranza numericamente minima, 0,0 qualcosa, per la stabilità del governo possa, giustamente, governare, nell'interesse di tutti.

Io credo che sia indiscutibile da parte di chiunque, anche da parte nostra, ritenere che chi vince, anche con uno scarto di ventiquattro mila voti, debba governare, è molto discutibile che si accaparri però la presidenza di entrambe le Camere e addirittura la Presidenza della Repubblica. E non pensate che questo sia un argomento troppo lontano da noi, dalla politica regionale; no, perché il metodo è lo stesso.

L' opposizione, l'attuale minoranza politica della Regione, che non sappiamo quanto sia effettivamente minoranza nell'elettorato, è unitissima nel denunciare una fortissima, grave incapacità di questa sinistra, di questo centrosinistra, ma sempre più sinistra che centro, di leggere che cosa accade nel Paese; questa maggioranza quindi ha uno strano concetto di termini quali dialogo, unitarietà, unanimità, e usa di fatto la minoranza per renderla complice di azioni politiche che sono, evidentemente, a favore di un'unica parte.

Si chiede cioè un confronto che in realtà non è un vero confronto, si chiede alla minoranza un supporto, una copertura formale a decisioni che vengono prese altrove, si chiede al centrodestra di condividere uno strumento, quello della Consulta, che voi difendete quando qualcuno di noi la paragona a un "condominio"; ma non credo che il collega Pili volesse essere offensivo nei confronti di alcuno. Ma voi considerate dignitoso, considerate un'operazione politica intelligente l'istituzione di una Consulta nella quale la minoranza otterrebbe dodici componenti su trenta eletti?

Questo mi risulta, più o meno, dai calcoli effettuati, cioè poco più di un terzo; voi non avete certo fatto a caso le vostre valutazioni perché la componente elettiva è calcolata sul risultato della circoscrizione regionale, non avete certo indicato nella vostra grande generosità, nella vostra grande lungimiranza, che la parametrazione avvenga sulla base dei risultati delle circoscrizioni provinciali in cui la differenza è, come sapete, minima sulla base dei risultati del 2004.

Nella circoscrizione regionale la differenza è certamente molto più ampia e i risultati sono questi.

(Interruzioni)

Certo, quando vi si prospetta qualche problema di proporzioni enormi siete anche disponibili a tornare indietro, ma voi avete avanzato questa proposta, e questa è una proposta offensiva perché stabilisce una proporzione che è artificiosamente vantaggiosa per le forze politiche di maggioranza, è una forzatura istituzionale; e voi a questo punto chiedete l'assenso, per questo delitto istituzionale, alla vittima.

Ci dispiace, ma questo noi non lo possiamo accettare, non per noi stessi ma quanto meno per quella parte di cittadini che rappresentiamo.

Ora, attenzione, detto questo, io sono totalmente d'accordo, credo tutti noi siamo d'accordo, che un processo riformatore dell'assetto statutario della nostra autonomia richieda effettivamente una unitarietà di intenti, una unitarietà di percorso e, possibilmente, una unitarietà di contenuti. Questo per due buone ragioni, perché innanzitutto le regole della democrazia non fanno parte della funzione di governo perciò devono essere condivise il più ampiamente possibile ma ancora di più, e lo sapete, per una ragione anche utilitaristica da parte di tutti e cioè che questa Consulta, o qualunque strumento si voglia trovare porterà al Consiglio regionale una proposta di nuovo Statuto che, anche se venisse approvata da questo Consiglio, dovrà comunque affrontare un difficilissimo percorso all'interno del Parlamento italiano dove occorrerà ben altra forza che una legge votata a maggioranza. Per questo è necessario che sia sul metodo che sui contenuti ci sia davvero la voglia di condivisione di uno strumento, ma questo dev'essere fatto ad una condizione.

Su questo tema le posizioni sono, in misura maggiore o minore, di disponibilità ad un confronto; nessuno di noi credo, in questa opposizione, si rifiuterà di confrontarsi con voi sulle vostre proposte. Ma io ritengo che si debba porre una condizione essenziale, non di poco conto, e cioè che la maggioranza attuale (questo vale per qualunque maggioranza) nel momento in cui si affronta il problema della riforma dello Statuto si spogli della forza numerica attribuitale dal sistema elettorale.

Di fronte al processo riformatore dello Statuto e dell'autonomia sarda non esistono maggioranza e opposizione, esistono forze politiche che sui contenuti possono anche raggiungere - e le raggiungeranno - posizioni maggioritarie o minoritarie, nei contenuti, ma che al punto di partenza sono paritetiche; questo è, a mio avviso, un principio corretto la cui non applicazione è il limite fondamentale di questa proposta di istituzione della Consulta.

Una proposta di istituzione della Consulta che parte da un ordine del giorno dell'ottobre 2004 votato a maggioranza, che parte da una proposta che la Giunta regionale ha, mettendo "i piedi sul piatto", autonomamente avanzato, e sulla quale ha fatto un passo indietro solo di fronte alla presa di posizione dei Gruppi di maggioranza che hanno sottolineato la non competenza della Giunta su queste questioni. Ma non è di poco conto il fatto che la Giunta regionale abbia iniziato questa legislatura dicendo che sui problemi delle riforme istituzionali, della riscrittura dello Statuto, della legge statutaria, , della legge di riforma dell'amministrazione (in questo caso è giusto che l'abbia) voglia avere una sua posizione ben chiara e che la posizione della Giunta sia quindi la posizione del leader della Giunta e del leader della maggioranza. Questo è un nodo politico di fondo che voi dovete scegliere!

Le riforme non si fanno guardando al governo!

Il governo saggiamente, visto che parliamo di saggi, dovrebbe dire esplicitamente che sulle riforme, sia dello Statuto sia della legge statutaria, non vuole influenzare le forze politiche di questo Consiglio regionale o di qualunque altro strumento di consultazione e di decisione si voglia individuare.

Questa è a mio parere una discriminante forte.

Inoltre si deve volere, se si vuole discutere seriamente, che lo strumento che si sceglierà sia effettivamente aperto alla partecipazione popolare attraverso una forma di elezione che non sia quella ridicola prevista in questa leggina, in cui in Consiglio regionale si presentano liste contrapposte per garantire rappresentanze con un sistema proporzionale che è proprio di un sistema elettivo a suffragio universale, non di un sistema elettivo di un'Aula parlamentare.

Questi sono i punti sui quali noi chiediamo che si voglia veramente discutere perché altrimenti questo nuovo organismo, questa Consulta sarà soltanto un ibrido, un qualcosa a metà tra una Commissione speciale e un'Assemblea costituente, un'Assemblea elettiva ma eletta dentro un palazzo. Se voi volete l'unitarietà, lavorateci, l'unitarietà ha un costo, colleghi, e voi non potete essere talmente avari da non inserire questo costo nel vostro bilancio.

Se volete l'unitarietà costruitela, ma costruitela tenendo un atteggiamento costante che su ogni cosa sia espressione, davvero, di una volontà di rispetto di ciò che la minoranza assembleare rappresenta in questa Regione,di che cosa propone, quale sia il significato, per esempio, in una leggina molto particolare, come quella che abbiamo esaminato venerdì, di una proposta in cui si sostiene che non è opportuno che un collegio di verifica contabile sia eletto dalla Giunta che diventerebbe amministratore e protagonista anche della funzione di controllo.

Si può discutere su questo, per carità, ma è un insieme di segni, che evidenzia la totale e reale indisponibilità a un dialogo; il problema è che vi dovete rendere conto che una minoranza che vuole essere anche opposizione intende costruire, intende proporre; e voi stessi ci date atto che in tante situazioni abbiamo formulato proposte, siamo venuti incontro ad alcune posizioni, abbiamo addirittura condiviso, rischiando ciascuno all'interno del proprio schieramento, posizioni che andavano addirittura contro il governo nazionale di centrodestra.

Voi, di fronte a tutto questo però, e rispetto a una questione così importante vi limitate a dire che volete l'unitarietà, ma la volete purché si acceda alla vostra ipotesi!

E' il "metodo Napolitano", il metodo adottato anche a livello nazionale per la scelta delle cariche istituzionali: prima risolvete i vostri problemi interni, stabilite a quali partiti vanno gli incarichi e, poi, chiedete l'assenso dell'opposizione.

E così è accaduto e sta accadendo su questo tema; voi decidete che si istituisce la Consulta e non l'Assemblea Ccostituente che, pur proposta da tanti, ha sicuramente come punto di riferimento inequivocabile il movimento dei Riformatori cui va riconosciuto questo merito; e non accedete neanche all'ipotesi formulata da Alleanza Nazionale secondo la qualesostanzialmente, io almeno la interpreto così, se non si dà vita all'Assemblea costituente è inutile scegliere le vie intermedie, ma occorre presentare le proposte subito al Consiglio regionale e in questa sede discuterle.

La differenza tra di noi, anche da un punto di vista tattico, verte su questo, ma io penso che potremmo trovare una unità su un obiettivo forte, un obiettivo veramente forte.

L'obiettivo forte è quello di riformare questa Regione prestando attenzione sia al testo statutario che all'azione di governo.

Il governo faccia quello che deve fare, ma lasci che la Sardegna lavori per disegnare la regione che la Sardegna vuole non quella che vuole "l'amministratore delegato" della Sardegna. Senza offesa, se il termine può essere interpretato male mi correggo subito, non è assolutamente un paragone offensivo, quella di amministratore delegato è una funzione nobile, l'azione di governo è una azione che deve essere effettivamente snella e decisionista.

Siamo d'accordo, per questo è richiesta la stabilità, per questo c'è il premio di maggioranza, ma non può decidere il Presidente della Regione come sarà la nuova Regione, come saranno i rapporti tra la Regione e lo Stato.

Occorre che associazioni, categorie di produttori, sindacati si incontrino, dicano le loro proposte, occorrono partiti che ascoltino queste realtà; noi non stiamo scegliendo l'Aventino nel dichiarare che non parteciperemo al voto su questa legge, non vi facciamo questa cortesia, non togliamo il disturbo da quest'Aula, non preoccupatevi!

Noi non staremo su un colle o in un palazzo, siete voi che se porrete in essere questo strumento vi rinchiuderete in un palazzo, con i posti assegnati per ciascuno; un palazzo è un organismo chiuso e, tra l'altro, costosissimo, perché con uno stanziamento di due milioni e cinquecentomila euro si poteva indire una consultazione elettorale ampia e non limitarsi soltanto a pagare cinquanta consultori.

Allora, io credo che se vogliamo davvero arrivare a qualche conclusione interessante dobbiamo ribaltare totalmente il metodo seguito finora.

Noi non parteciperemo al voto se voi deciderete di proseguire l'esame di questa legge; è evidente che non si negherà mai il confronto, ma non dovrà essere un confronto volto a trovare qualche aggiustamento tecnico-politico per riportare nel Palazzo questo strumento: non ci interessa. Io, personalmente, e il mio Gruppo vi diciamo chiaramente che a questo non siamo interessati, e su questo argomento, onorevole Marrocu, non ci sono falchi e colombe.

Non ci sono colleghi che vogliono mettersi in evidenza prima di andare via da quest'Aula, non è così, avete proprio sbagliato!

Avete sbagliato perché nell'azione di governo e nella vostra azione parlamentare, dei Gruppi di maggioranza, sino ad ora è stato sottovalutato questo aspetto, e cioè che il confronto deve essere reale, deve svolgersi tra persone che si guardano in faccia e quello che dicono poi lo fanno, sempre; il confronto deve essere volto a trovare un punto di incontro reale, non fittizio, non può essere un tentativo di annessione: anche su questo siete sabaudi come l'Assessore della sanità.

Voi tendenzialmente occupate spazi, ne occupate sempre un po' di più di quelli che, istituzionalmente, vi competerebbero, e poi chiedete che questi spazi vengano legittimati dalla minoranza in nome di una unitarietà fittizia, di facciata. Noi a questo gioco non vogliamo partecipare, su questa questione non ci sono né falchi né colombe, credetemi, se qualcuno vuole aggiustare questa legge lo faccia pure, ma il problema non è un aggiustamento, il problema è di volersi sedere attorno ad un tavolo per dire che cosa si vuole fare del processo riformatore statutario, e quel tavolo deve essere sgombro da pregiudiziali.

Noi, se questo si verificasse, potremmo anzi dovremmo essere disponibili ad eliminare da quel tavolo le nostre pregiudiziali, ma altrettanto dovreste essere disponibili a fare voi, il caso contrario sarebbe il segno che si vuole semplicemente utilizzare gli spazi di lavoro di un difficile percorso riformatore in funzione dell'azione di governo, cioè in funzione dell'occupazione del potere e voi state operando in un momento straordinario: ormai tra il Paese, la Regione e gli enti locali avete molto, quasi tutto.

MARROCU (D.S.). Tra poco Cagliari, questione di giorni!

ARTIZZU (A.N.). No!

LA SPISA (F.I.). Io spero che venga premiata adeguatamente dagli elettori anche questa vostra sicurezza, premiata come sa fare l'elettorato però!

Allora, dicevo, voi avete tutto e quindi state certamente assaporando la dolcezza di una primizia, attenti, però, perchè il frutto man mano che lo si addenta, rivela all'interno una parte amara. State attenti!CUGINI (D.S.). A te è già capitato!

LA SPISA (F.I.). Stati attenti, perché man mano che si addenta, man mano che si occupa il potere, arrivano anche le amarezze e su questo la storia ha dato ampie dimostrazioni a tutti: a destra, a sinistra, al centro; quindi, se si vuole aprire un confronto politico anche aspro sulle cose che contano, sulle cose soprattutto che attengono l'azione di governo (piano paesaggistico, politica dell'istruzione, politica sanitaria), su alcune grandi questioni che dettano le regole della nostra convivenza politica, se si vuole veramente avviare un percorso di questo tipo, cercate di evitare di addentare tutto, cercate di limitarvi alle dolcezze derivanti dall'esercizio del potere di governo, ma almeno lasciate fare quel lavoro amaro, costante per poter dare alla Sardegna un nuovo, vero Statuto e nuove istituzioni che diano risposte ai problemi reali e pesanti che vive la nostra gente; questo lasciatelo fare: un lavoro duro, forte e impegnativo al quale tutti possano dare il proprio contributo, e nel corso del quale maggioranza e opposizione di turno possano fare ciascuna la propria parte.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, signori consiglieri, prendo la parola su due questioni. Innanzitutto sulle dichiarazioni rese in Aula stamattina dall'onorevole Oppi. L'onorevole Oppi ha riportato delle affermazioni di cui io non ero a conoscenza, le ho sentite poco fa e, quindi, non so se siano vere e se siano state riportate correttamente.

Se fossero vere, ritengo chiaramente sbagliato che un direttore generale di una A.S.L. dica che cosa devono fare i consiglieri regionali, come debbano occupare il loro tempo. Verificherò quindi la veridicità di queste dichiarazioni che, nel caso, saranno censurate. I consiglieri regionali, infatti, possano autonomamente decidere che cosa fare del loro tempo, nel bene e nel male.

Sul tema, invece, all'ordine del giorno vorrei, perché ancora non l'ho fatto, ringraziarvi per avermi fatto partecipare all'elezione del Presidente della Repubblica. E' stata un'esperienza politicamente molto importante per me, di cui mi sento onorato, che mi ha arricchito in diversi modi. Vi ringrazio anche perché non è scontato. Il nostro Consiglio regionale ha proceduto in maniera decisa alle nomine dei rappresentanti dell'Assemblea regionale seguendo la consuetudine, mentre in altre Assemblee regionali questo non è accaduto. Si percepisce l'importanza, perciò, di rappresentare un'Assemblea regionale che, in casi importanti, unanimemente porta avanti un interesse generale, e, in questo caso, una consuetudine comunque preziosa.

Il presidente Napolitano nel suo discorso, al di là del "metodo Napolitano", tra le cose che io ho rilevato come importanti, ha fatto un richiamo sul fatto che in una democrazia matura, sempre di più, occorrerebbe trovare degli obiettivi condivisibili dall'intera Assemblea. In una democrazia matura non ci si confronta muro contro muro, non c'è uno che vince e uno che perde e si dà vita all'alternanza solo a seguito di un risultato elettorale.

In una democrazia matura qualcuno ha responsabilità del governo, qualcuno ha la responsabilità di guidare un'Assemblea, qualcuno ha maggiormente la responsabilità del conseguimento di un risultato di un'Assemblea, ma una democrazia matura ci chiama in ogni caso sempre, tutte e due le parti, a collaborare e a indirizzare la nostra intelligenza, la nostra conoscenza, la nostra passione e la nostra sensibilità all'ottenimento di un risultato complessivo di un'Assemblea.

Una democrazia matura non può essere separazione, non può vedere protagonista solo una parte, in una democrazia matura necessariamente deve essere possibile prendere il meglio del tutto, di tutta l'Assemblea, in tutti i casi e, a maggior ragione, in sempre più casi che siano in maniera evidente importanti e di interesse comune.

A noi, oggi, capita di discutere di uno di quei casi che evidentemente sono di interesse straordinariamente comune, straordinariamente importante, per cui in maniera straordinaria deve essere fatto ogni sforzo, vero e non di facciata come qualcuno ha richiamato, perché non sia solamente una parte di questa Assemblea a partecipare al risultato finale.

La settimana scorsa io ero particolarmente contento, come tanti di noi, forse come tutti noi, del risultato del lavoro compiuto dal Consiglio regionale, concretizzatosi nell'approvazione di due leggi. Ero particolarmente contento perché ho compreso, come tanti di noi credo, il valore che assume una legge approvata all'unanimità, mi riferisco a quella sul commercio, alla quale tutti abbiamo collaborato, per cui tutti siamo tornati a casa contenti di aver fatto qualcosa di buono.

E, in parte, devo dire che sono stato contento anche della legge sull'ARPAS, perché tutto si può dire di quella legge, ma non che non sia stata migliorata in Consiglio regionale. E' stata migliorata, cambiata, è stato valorizzato il lavoro importante svolto nella Commissione competente che ha esitato un testo unificato, sforzandosi di presentare un buon testo.

Il Consiglio regionale non si è accontentato di quel testo e, attraverso gli emendamenti, ha compiuto un importante lavoro di modifica e la legge, certamente, è uscita dall'Aula migliorata rispetto a come era entrata; di questo ringrazio anche, per la parte che mi compete, la minoranza che ha partecipato alla discussione con la presentazione di emendamenti trovando, probabilmente, una disponibilità al confronto al di là delle sue attese, in alcuni casi.

Quindi questo sforzo al confronto, al dialogo, al voler lavorare assieme, che noi abbiamo fatto la settimana scorsa, credo rappresenti un'esperienza preziosa che ci deve guidare nel prosieguo della legislatura. Sia i Capigruppo, che mi hanno preceduto, nei loro interventi, sia tutti gli altri oratori hanno sottolineato questa volontà di apertura, di dialogo, di voler lavorare maggiormente assieme per il bene comune.

Io non mi offendo per le parole "amministratore delegato", anzi, ne sono contento perché in questo caso mi aiutano a spiegare.

LA SPISA (F.I.). Non era un'offesa!

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Infatti, non mi offendono e mi aiutano a chiarire, se può essere utile, ciò che lei ha detto. Il Presidente della Regione deve essere l'amministratore delegato della Regione?! Può esserlo; si può anche pensare di dirgli di occuparsi dell'Esecutivo, di starsene in viale Trento a fare le cose che deve fare, senza intervenire nelle questioni più propriamente politiche: un amministratore delegato appunto.

Io tante volte mi sono chiesto se devo avere questo atteggiamento verso questa responsabilità che per qualche tempo ho, o se invece non debba avere anche un atteggiamentoun pochino più politico tenuto conto che, in base a questo sistema elettorale, va rimarcato, forse potrà essere modificato, il Presidente della Regione è anche un consigliere regionale come voi e questo richiede, forse, da parte mia anche un atteggiamento politico. Il Presidente della Regione è quindi un consigliere regionale ed in qualche maniera è anche il portavoce, il responsabile della maggioranza. Quindi, non per essere un amministratore delegato, ma per essere, comunque, una parte della discussione politica, credo che il Presidente della Regione abbia tutto il diritto e anche il dovere, a questo punto, di essere una parte della discussione politica, il che non significa che debba prevaricarla.

La Giunta regionale, come parte della discussione politica, come organo che comunque ha la capacità di iniziativa legislativa, ha presentato non una proposta di Statuto, se n'è guardata bene, ha presentato una proposta di legge statutaria, questa sì, una proposta aperta, apertissima di legge statutaria che è stata discussa in maggioranza, che è stata poi presentata appunto in Consiglio regionale, e fra un po', spero, potrà essere discussa in Commissione. Una proposta che è già profondamente diversa dal disegno originale della Giunta e che potrà diventare ancora totalmente diversa per come il Consiglio regionale avrà la volontà di modificarla; e io penso che sarà sicuramente migliore rispetto alla proposta odierna

Sullo Statuto, concordo, la Giunta non c'entra nulla e concordo anche che non possa essere uno Statuto di una maggioranza e tanto meno di una maggioranza segnata da un premio di maggioranza dettato da un sistema elettorale. Dev'essere lo Statuto dei sardi, dev'essere lo Statuto di tutti, dev'essere lo Statuto di chi è maggioranza oggi e di chi sarà minoranza domani e viceversa, dev'essere il nostro Statuto in cui tutti ci riconosciamo; e sarebbe persino offensivo, verso chiunque, pensarlo da parte mia, che io possa avere una qualche possibilità di incidere più di chiunque altro in questa Regione.

Sul dibattito in corso, anche sulla base di quest'ultimo intervento, io in realtà ho delle speranze perché sono moltissime le cose che ci uniscono. Innanzitutto, credo che in ottantacinque consiglieri regionali vogliamo modificare lo Statuto; pensiamo che questa specialità debba essere rafforzata e aggiornata per tanti motivi. Ci divide, in maniera importante, il modo con cui avvicinarci a questo dibattito sul nuovo Statuto: se l'Assemblea costituente o il Consiglio regionale. Io sarei stato felice se il precedente Parlamento avesse dato alla Sardegna la delega di fare una bella Assemblea costituente grazie alla quale approvare il nostro Statuto, sarei stato felice. Però, anche il Parlamento italiano in qualche maniera si difende, e cioè non si spoglia di una prerogativa, non ci dà la possibilità, in casa nostra, di decidere come vogliamo che siano il nostro Statuto, le nostre prerogative, le nostre competenze. Non l'ha fatto il precedente Parlamento e, purtroppo, per quel minimo di interlocuzioni che anch'io ho avuto non lo farà nemmeno questo Parlamento. Io credo che neppure tutti i parlamentari sardi condividano l'ipotesi di dare a noi qui, in Sardegna, la possibilità di elaborare il nostro Statuto anziché presentare una proposta di legge costituzionale sulla quale anche loro possono intervenire. Quindi, la nostra maggioranza, poiché ritiene che non sia una strada percorribile nemmeno in questa legislatura , pensa che per non interrompere questo processo, che tutti sappiamo necessario, si debba seguire una strada diversa.

Una strada diversa poteva essere quella di interessare il Consiglio, la Commissione autonomia al fine di presentare una proposta e decidere autonomamente. Siamo legittimati a farlo? L'abbiamo già detto, sì, siamo stati votati e siamo stati votati anche per portare avanti questo compito; nel programma di "Sardegna Insieme" c'è scritto che avremmo proposto una riscrittura dello Statuto. Quindi ci siamo presentati agli elettori anche per questo, e siamo stati votati anche per questo. Mi sembra di aver capito che anche nel vostro programma, presentato nella precedente legislatura, fosse presente questo obiettivo, e quindi eravate legittimati anche voi, specificatamente, a portarlo avanti.

Si poteva quindi decidere di interessare unicamente il Consiglio regionale, però, per questa volontà di voler far partecipare tutti e di tenere conto delle volontà di tutti si è pensato alla Consulta statutaria cercando di mantenere fortissimo, e direi imprescindibile, risolutorio insomma, il ruolo del Consiglio regionale. In qualche intervento è stato manifestato il dubbio che il Consiglio in realtà, per come é scritta la legge, sia solo chiamato ad approvare. Neanche io sarei d'accordo su una impostazione del genere; se questo si può leggere meglio si può forse anche scrivere meglio.

Il Consiglio dev'essere chiamato a discutere, anch'io vorrò discutere. Anch'io vorrò continuare ad avere la possibilità di presentare una proposta migliorativa, di poter portare anche il mio contributo fino alla fine. Allora se questo non si capisce possiamo ancora scriverlo meglio. Abbiamo detto però che si voleva tenere anche quella possibilità di maggior apertura verso la società sarda che l'Assemblea costituente avrebbe comunque garantito.

Questo tentativo, questa volontà è espressa nella legge che stiamo discutendo. E' espressa sufficientemente bene? Si può esprimere meglio? Facciamolo! non c'è nella proposta nessun tipo di alchimia o di ingegneria politica per cercare di guadagnare dei posti o pensando già a qualcuno. Per esempio, l'onorevole La Spisa ha rilevato un problema. Anche a mio parere la rappresentanza dei partiti politici nell'Assemblea costituente deve essere perfettamente proporzionale, senza nessun premio di maggioranza.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Anche delle donne, Presidente!

(Interruzioni)

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Chiedo scusa, può essere perfettamente proporzionale quindi si può scrivere meglio. Circa la partecipazione delle università, dei sindacati, delle imprese, nella proposta attuale c'è scritto che il Consiglio nomina sulla base di rose di nomi. Forse si può scegliere una maggiore vicinanza alle singole componenti stabilendo, ad esempio, che il Consiglio fa proprie le nomine decise autonomamente dal Consiglio delle autonomie o dalle parti sociali. E' un'ipotesi che può essere discussa.

Diverse altre questioni possono essere discusse e approfondite in maniera tale che questa sia effettivamente la legge di tutti e si possa effettivamente proseguire il lavoro.

Onorevole Caligaris, lei ieri è intervenuta per dire che, in qualche maniera, la turbava che il Presidente della Regione potesse intervenire troppo spesso, in continuazione, nel dibattito su questo tema. La turbava pur essendo io e lei parte di una lista comune. Ci siamo presentati assieme agli elettori e assieme abbiamo ricevuto questo mandato, poteva esserci quindi un clima di maggior fiducia. Ma se questo la turba o turba l'Aula, o se può sembrare l'avere un "piede nel piatto" come ha detto l'onorevole La Spisa, rinunciate a questa previsione normativa! Rinunciate! Chiamerete il Presidente della Regione, per intervenire ai lavori della Consulta, tutte le volte che lo riterrete opportuno, quando non sarà opportuno non lo chiamerete. .

Si abbia la pazienza di trovare una proposta comune, che sia veramente di tutti; perché è vero che non c'è più il clima di tre anni fa che, così egregiamente, era stato animato anche dalla vostra proposta di Assemblea costituente, però un qualche clima comunque c'è. I sardi si sono riconosciuti nella vertenza sulle entrate, si riconoscono in quella sulle servitù militari. C'è una coscienza forte sull'ambiente pur in presenza di diverse sensibilità, c'è una coscienza forte sui beni culturali in questo momento, sulla lingua negli ultimi giorni. Badate, io non me ne ero mai accorto, ma il Capo dello Stato nel corso delle consultazioni che precedono il conferimento dell'incarico per la formazione del governo sente persino i rappresentanti delle minoranze linguistiche. Vedete quindi che importanza ha anche questo aspetto. Allora, ci sono i temi per cui sarà facile richiamare un moto popolare, un moto di attenzione della nostra comunità sarda al lavoro di preparazione del nuovo Statuto; però bisogna partire col piede giusto.

Come lo richiameremo questo moto popolare se anche sulla scelta dello strumento, nell'avvio di questa discussione, saremo divisi?

Se è effettivamente questo quello che vogliamo: richiamare l'intera società sarda; se è effettivamente questo che vogliamo: fare il miglior Statuto possibile e se effettivamente vogliamo farlo lo Statuto, allora non è marginale il modo con il quale noi faremo il primo passo; e io credo che ci sia la disponibilità di tutta la maggioranza, ma di tantissimi di noi, di far bene il primo passo. Prendiamoci il tempo occorrente e facciamo tutte le necessarie discussioni nelle prossime ore, in maniera che questo primo passo sia fatto veramente nel miglior modo possibile.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, io prendo la parola per formulare una proposta, ma anche per richiamare un impegno etico-morale assunto nella Prima Commissione della quale io faccio parte. Torneremo in un altro momento sulle dichiarazioni del Presidente; anche lui in un momento di sincerità credo abbia avvertito l'esigenza di avere ruoli, competenze e funzioni precise in questa Regione.

Ognuno di noi, Presidente, Giunta, Presidenza del Consiglio, il Consiglio nella sua interezza, (così mi pare che non si possa andare avanti) ha assunto questa posizione sulla base di una legge nazionale che non definisce chiaramente quali sono le competenze e i limiti di ciascuno di noi.

Ora io dico ai componenti della prima Commissione che bisogna essere "sinceri e cavalieri" comprendendo anche i ruoli che ognuno di noi gioca nell'ambito della parte in cui sta: maggioranza o opposizione.

Non è assolutamente vero che in Commissione sia stato fatto un qualche sforzo per tentare un approccio unitario sulla istituzione della Consulta.

E' vera un'altra cosa: c'era l'esigenza innanzitutto di adempiere ad un ordine del giorno del Consiglio ma, essendosi accavallati tanti provvedimenti quali la legge finanziaria, il bilancio della Regione, il maxicollegato e così via,di questo argomento ci siamo occupati nei ritagli di tempo. Alcune delle questioni che sono state riportate in Aula sono state discusse in Commissione; io ricordo che il problema dell'inserimento di un preambolo, cioè della necessità di indicare alla Consulta su quali basi avrebbe dovuto lavorare, è stato trattato in Commissione. Siccome non era stato possibile definirlo in Commissione si era deciso di rimandare la discussione all'Aula per verificare, una volta affrontata la discussione generale, se ci fossero le condizioni per far sì che questo preambolo potesse essere inserito. Nelle altre Regioni, infatti, qualunque sia stato lo strumento adottato per l'elaborazione dello Statuto: Assemblea costituente, Consulte o gruppi di esperti, si è lavorato sulla base di un mandato.

A me è sembrato che nella discussione in Aula ci siano state delle aperture al riguardo da parte di alcuni Gruppi della maggioranza che hanno dato la loro disponibilità a rivedere il percorso da seguire per la modifica della nostra Carta costituzionale. Abbiamo parlato di un problema fisico, di un problema etico, abbiamo aggiunto il problema istituzionale, che ci dà la vera dimensione del nostro essere diversi rispetto alle altre venti regioni italiane. Mi pare che questo sia un argomento che richiede una ulteriore riflessione.

Dalle parole del Presidente Soru mi è parso inoltre di capire che si vuole creare un organismo super partes, un organismo che non nasca sulla base di indirizzi precostituiti di tipo ideologico perché, se così non fosse, come potremmo imporre uno Statuto che dovrebbe essere lo Statuto di tutti i sardi? E' necessario che queste questioni vengano in qualche modo definite, approfondite, occorre perciò una interlocuzione politica.

Concludendo, signor Presidente del Consiglio, io credo che, terminata la discussione generale, sia necessario un passaggio in Commissione, se c'è la disponibilità, affinchè i Gruppi, i Capigruppo della maggioranza, tutto il Consiglio compiano una ulteriore riflessione sulla base delle valutazioni emerse dal dibattito svolto in questi giorni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Federalista Autonomista Sardo). Signor Presidente, intervengo per esprimere adesione alla proposta dell'onorevole Floris, ma anche per introdurre qualche elemento di ulteriore precisazione.

Condivido l'esigenza di un ulteriore passaggio del testo in Commissione, alle cui sedute partecipino i Capigruppo, ma ritengo onorevole Floris che a questo punto sia necessario sospendere i lavori del Consiglio in modo che la Commissione possa riunirsi immediatamente per verificare le modifiche possibili.

PRESIDENTE. Era mia intenzione proporre di sospendere i lavori dell'Aula e di convocare la prima Commissione, con la partecipazione dei Capigruppo, per valutare quali condizioni ci siano per modificare la proposta nelle parti nelle quali è opportuno modificarla per raggiungere il massimo consenso possibile in quest'Aula.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue verifica)

Risultato della verifica

(Risultano presenti i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancareddu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cappai - Cassano - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gallus - Giagu - Giorico - Ibba - La Spisa - Ladu - Lai - Lanzi - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Milia - Moro - Oppi - Orrù - Petrini - Pili - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Pittalis - Porcu - Randazzo - Rassu - Sabatini - Salis - Sanciu - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Spissu - Uggias - Vargiu.)

PRESIDENTE. Comunico che sono presenti 71 consiglieri. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 12 e 11.



Allegati seduta

Testo dell' interrogazione annunziata in apertura di seduta

Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sull'illegale serrata dell'azienda IBS Design spa di Ottana.

Il sottoscritto,

PREMESSO che la Sardegna vive una grave crisi occupazionale che non le permette di accettare la perdita neanche di un solo posto di lavoro;

VISTO che la Regione deve avere l'obiettivo prioritario di creare occupazione e soprattutto di garantire la conservazione del posto di lavoro a coloro che fortunatamente lo hanno;

AVENDO APPRESO che lo scorso 20 febbraio 2006 l'azienda IBS Design spa ha deciso unilateralmente la chiusura della fabbrica affiggendo un comunicato aziendale ai cancelli, senza fornire alcuna spiegazione ai sindacati ed ai lavoratori;

CONSIDERATO che da allora gli operai, per la maggior parte sposati e con figli a carico, non percepiscono lo stipendio e ad oggi non sanno se e quando l'azienda riprenderà l'attività,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e l'Assessore regionale dell'industria per sapere se:

1) quanto su esposto corrisponda al vero;

2) l'Assessorato regionale competente abbia provveduto a contattare il titolare della IBS Design spa con sede legale a Brescia per conoscere i motivi della grave decisione adottata;

3) non ritengano di dover attivare al più presto ogni opportuna forma di cautela e di garanzia per quei lavoratori sardi che, senza alcuna spiegazione e, ancora peggio, senza alcuna prospettiva sono stati mandati a casa. (504)