Seduta n.136 del 15/03/2001
CxXXVi SEDUTA
Giovedì, 15 Marzo 2001
(POMERIDIANA)
Presidenza del Vicepresidente CARLONI
indi
del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 15 e 49.
ortu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 13 Marzo 2001, che è approvato.
Congedi
Presidente. Comunico all'Aula che i consiglieri regionali Mauro Pili ed Edoardo Usai hanno chiesto di poter usufruire di congedo per la seduta pomeridiana del 15 marzo 2001, il primo per impegni fuori sede, il secondo per motivi personali. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 141/A. Dobbiamo ora procedere alla votazione dell'emendamento numero 71 ai commi dal 53 al 60 dell'articolo 1.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto. Votiamo subito, Presidente.
PRESIDENTE. Non si può votare prima che siano trascorsi dieci minuti dall'inizio della seduta.
FADDA (Popolari-P.S.). Sono già trascorsi venticinque minuti.
PRESIDENTE. Venticinque minuti sono decorsi dall'ora che si era concordata per aprire la seduta. La seduta è stata invece aperta tre minuti fa, quindi devono decorrere altri sette minuti.
FADDA (Popolari-P.S.). Possiamo procedere alla votazione.
PRESIDENTE. I dieci minuti scadono alle ore 15 e 59.
(Proteste dai banchi del centrosinistra.)
PRESIDENTE. Io sono entrato in aula alle ore 15 e 30.
FADDA (Popolari-P.S.). E avrebbe dovuto aprire subito la seduta!
PRESIDENTE. Visto che erano presenti solo tre consiglieri, ho dovuto ritardare l'apertura della seduta.
Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Siamo in sede di votazione.
LIORI (A.N). Signor Presidente, intendo dichiarare la mia astensione. Ho il diritto di dichiarare il mio voto.
PRESIDENTE. Onorevole Liori, le ricordo che siamo in sede di votazione a scrutino segreto e in questa fase si può dichiarare solo l'astensione.
LIORI (A.N). Io mi asterrò, Presidente e voglio motivare la mia astensione.
PRESIDENTE. Benissimo, ha facoltà di parlare.
LIORI (A.N). Nella scorsa legislatura ho sentito parlare in quest'aula, in tantissime sedute (non saprei quantificarle, ma certamente mi hanno consentito di acquisire una discreta esperienza), del rispetto che ognuno di noi deve avere verso le istituzioni. I diversi ruoli di maggioranza e opposizione hanno consentito di andare al di sopra delle righe più di una volta, però a me sembra che ultimamente si stiano travalicando i limiti del buon senso e del rispetto che dobbiamo non tanto alle persone che siedono nei banchi di quest'aula, cioè ai consiglieri e ai rappresentanti della Giunta, quanto a tutti i sardi. Noi della maggioranza quando ci assentiamo dalle votazioni forse ci comportiamo in modo poco ortodosso e anche offensivo nei confronti dell'opposizione, però, certamente, il rumoreggiare, il battere sui banchi, l'inveire, l'urlare sono comportamenti degni di altri consessi e non si conciliano col mandato che ci ha dato il popolo sardo.
Io voglio astenermi da questa votazione proprio per non confondermi con chi si lascia andare ad atteggiamenti di questo tenore. Non è una cosa da poco e non vuol essere monito per nessuno, ma soltanto un'osservazione modesta da parte di un altrettanto modesto consigliere, quale io sono. Credo che questo sia un motivo sufficiente per giustificare la mia astensione in una votazione che si svolge con queste premesse. Certamente gli atteggiamenti contestatori hanno un loro significato, però non possono travalicare i limiti della decenza, oserei dire della buona educazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Intervengo semplicemente per dire, senza ricorrere a chissà quali sforzi di fantasia o di intelligenza, che l'amico e collega Liori facendo la "verginella" ha raggiunto il suo scopo. Dica pure: "Sono una verginella, se non lo sono, voglio apparirlo, devo guadagnare ancora un paio di minuti perché i miei amici e sodali stanno arrivando". Dica quello che vuole, può parlare di quello che gli pare in sede di dichiarazione di voto, ma per favore non si mostri scandalizzato!
LIORI (A.N.). Io ho dichiarato di astenermi e mi astengo.
COGODI (R.C.). Ci mancherebbe che avesse dichiarato di astenersi e poi non si astenesse! Il fatto è che la riunione del Consiglio è stata sospesa, mi pare, alle ore 14, ed è stato dato un breve intervallo di tempo con l'impegno di essere in aula alle 15 e 30. Non è obbligatorio per i consiglieri essere in aula alla ripresa dei lavori, di sicuro è obbligatorio per la Presidenza. E' inammissibile un atteggiamento del genere, cioè che il Presidente non sia in aula alla ripresa dei lavori.
Caro Liori, io ti comprendo, mi pare che tu debba partecipare a una riunione di Commissione. Già fatto? Complimenti, ma come può il Presidente del Consiglio affacciarsi in aula qualche minuto dopo l'ora stabilita per iniziare i lavori? Il Presidente del Consiglio, chiunque esso sia, quando presiede è il garante del Consiglio, anche se è espressione della maggioranza. Invece, il presidente Carloni si affaccia in aula, nota che ci sono pochi consiglieri, alcuni di minoranza e quasi nessuno di maggioranza, e anziché prendere atto di quella situazione e dire: "Poiché non ci sono le condizioni per procedere, sospendo per mezz'ora o dieci minuti la seduta" (con garbo e cortesia, così uno ha il tempo di prendere un caffè, leggere una pagina di un libro), constatando che la sua parte politica non è in maggioranza scompare, e riappare dopo venti minuti, quando gli viene comunicato via cavo che la sua maggioranza è presente. Ti sembra questo il rispetto delle istituzioni, Liori? Pensi che il popolo sardo, come dici tu, apprezzi queste cose? Altro che rispetto delle istituzioni! Noi eravamo qui alle 15 e 30, quelli che c'erano, c'eri anche tu, allora abbi un pizzico di dignità, non dico di orgoglio, perché sarebbe pretendere troppo. Almeno chi non è in torto, per favore, non si addossi il torto degli altri. Non succede nulla se si rimanda l'inizio della seduta di dieci o venti minuti, ciò che non è tollerabile è questa furberia eletta a sistema, per cui pare che gli altri siano fessi qua dentro.
Il Presidente del Consiglio prima appare, poi si nasconde, se ne va e si fa trovare solo quando lo avvertono che la sua maggioranza c'è. Ma scusate, questo non è un Consiglio regionale? Qualche collega mi chiede di non parlare, perché può darsi che ci stiano contando e noi siamo uno in più. Che cosa vuol dire? Potremmo approvare un articolo di legge o un emendamento solo perché occasionalmente siamo uno in più?
(Interruzione)
Sì, d'accordo, ma togliendo il diritto di esprimere una sua opinione a un consigliere regionale?
FADDA (Popolari-P.S.). Deve essere in aula chi ha questo diritto.
COGODI (R.C.). Io sono in aula, sto esercitando il mio diritto di parola, di espressione, di interlocuzione; vale per tutti e quindi anche per me il non profittare dell'attimo fuggente; diverso è quando la maggioranza non c'è. E' chiaro che se non c'è la maggioranza è colpevole, si rimarca questo e infatti ho detto: non si è potuto iniziare all'ora stabilita perché per mezz'ora abbondante non si era composta l'Assemblea, non c'erano le condizioni minime sufficienti per lavorare. Badate che quand'anche fossimo cinque a quattro, cioè nove consiglieri in tutto, se siamo persone serie non deliberiamo niente.
PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto. La sua dichiarazione di voto, onorevole Cogodi?
COGODI (R.C.). Non gliela dico, mi ha tolto la parola.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 71.
(Segue la votazione)
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 37
votanti 36
astenuti 1
maggioranza 19
favorevoli 1
contrari 34
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORONA - COSSA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONNIS - PIANA - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - SANNA NIVOLI - SCARPA - TUNIS - Gianfranco - TUNIS Marco - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto il consigliere: BALIA.)
Comunico all'Aula che non essendosi raggiunto il numero legale la votazione è nulla. Sospendo la seduta per trenta minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 07, viene ripresa alle ore 16 e 37.)
PRESIDENTE. Siamo in sede di seconda votazione dell'emendamento numero 71, sul quale era stato chiesto il voto segreto. Onorevole Fadda, conferma la richiesta di votazione a scrutino segreto?
FADDA (Popolari-P.S.). Sì.
Seconda votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la seconda votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 71.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 39
votanti 37
astenuti 2
maggioranza 19
favorevoli 4
contrari 32
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - DETTORI Ivana - FANTOLA -- FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - PIANA - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SCANO - SCARPA - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: FLORIS Emilio - LIORI.)
Poiché non si è raggiunto il numero legale la votazione è nulla. La seduta è sospesa per trenta minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 40, viene ripresa alle ore 17 e 10.)
Presidenza del Presidente Serrenti
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio. Vorrei sapere se il richiedente conferma la richiesta di votazione a scrutinio segreto.
FADDA (Popolari-P.S.). Confermo la richiesta, Presidente.
Terza votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la terza votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 71.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 43
votanti 41
astenuti 2
maggioranza 21
favorevoli 2
contrari 39
(Il Consiglio non approva)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CORDA - CORONA - COSSA - DEIANA - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONNIS - PIANA - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI -SCARPA - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - FADDA.)
Metto in votazione l'emendamento numero 93. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Gli emendamenti numero 222 e 223 sono spostati all'articolo 3; l'emendamento numero 185 è spostato all'articolo 2.
E' stato presentato un emendamento, recante la firma di tutti i Capigruppo, sostitutivo degli emendamenti numero 123 e 449, il cui esame era stato sospeso. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Balia - Biggio - Cugini - Fadda - Floris E. - Dettori B. - Cogodi - Capelli - Cossa - Sanna G. - Amadu.
Art. 1
Al comma 42 è aggiunto il seguente 42 bis:
"Al fine di realizzare la coesione economica e sociale dell'isola le risorse del POR Sardegna 2000-2006 riservate ai "progetti integrati territoriali" - P.I.T. - sono destinate:
- nella misura non inferiore al 60% al finanziamento di programmi nei territori provinciali il cui prodotto interno lordo risulta inferiore al 75% del P.I.L. europeo ed altri ambiti territoriali nei quali si registrano i maggiori ritardi nello sviluppo, identificabili prioritariamente dal tasso di disoccupazione e di spopolamento. (463)
PRESIDENTE. Se nessuno intende illustrare questo emendamento, si dà per illustrato.
Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore di maggioranza.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Esprimo parere favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Anche la Giunta esprime parere favorevole.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 463. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Comunico che all'articolo 1 sono stati presentati gli emendamenti aggiuntivi numero 167, 365, 366, 367 e 368. Se ne dia lettura.
balletto (f.i.-Sardegna). E l'emendamento numero 185?
Presidente. Ho annunciato prima che l'emendamento numero 185 è stato spostato all'articolo 2, quindi sarà esaminato in sede di discussione dell'articolo 2.
Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
Selis (Popolari-p.s.). Presidente, per semplificare i lavori, propongo di sospendere l'esame di questi emendamenti e di accorparli agli altri emendamenti recanti norme di natura programmatica, che sono stati presentati, mi pare, all'articolo 2 o 3, solo per una questione di omogeneizzazione della materia.
Presidente. Se non ci sono opposizioni la richiesta è accolta. Passiamo quindi all'articolo 2. Si dia lettura del titolo.
LICANDRO, Segretario:
PRESIDENTE. Al titolo sono stati presentati gli emendamenti numero 395, 412, 409, 410, 411, 389 e 461, sostitutivo del 396. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo.
Art. 2
All'articolo 2, dopo il titolo, è aggiunto il seguente:
Per l'attuazione degli interventi regionali in materia di politiche attive del lavoro è istituito nello stato di previsione della spesa dell'Assessorato Regionale del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale il "Fondo Regionale per l'Occupazione Produttiva", alimentato per l'intera durata del Q.C.S. nei seguenti modi:
- Disponibilità finanziarie residue e di competenza relative all'attuazione dell'art. 24 della L.R. 20 aprile 2000, n. 4, valutati in lire 110 miliardi per l'esercizio 2001 - UPBS04.017 (cap. 0402102);
- Disponibilità finanziarie residue relative all'attuazione dell'art. 6 della L.R. 20 gennaio 1997, n. 7, valutati in lire 10,150 miliardi per l'esercizio 2001 - UPBS10.024 (cap. 10104/00);
- Disponibilità finanziarie residue e di competenza relative all'attuazione dell'art. 6 della L.R. 20 gennaio 1997, n. 7, e art. 31, comma 2, della L.R. 8 marzo 1997, n. 8 e art. 38, L.R. 15 aprile 1998, n. 11, art. 14 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37 per l'esercizio 2001 - UPBS10.024 (cap. 10136/03), valutati in lire 850 milioni;
- Disponibilità finanziarie residue e di competenza relative all'attuazione dell'art. 15 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, per l'esercizio 2001 - UPBS10.024 (cap. 10136/04), valutati in lire 21 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue relative all'attuazione dell'art. 16 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, per l'esercizio 2001 - UPBS10.024 (cap. 10136/05), valutati in lire 13 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue relative all'attuazione dell'art. 16 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, per l'esercizio 2001 - UPBS10.024 (cap. 10136/05), valutati in lire 13 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue relative all'attuazione dell'art. 1, 2 e 6 della L.R. 20 gennaio 1997, n. 7, per l'esercizio 2001 - UPBS10.037 (cap. 10103/00), valutati in lire 20,075 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue relative all'attuazione dell'art. 94 della L.R. 4 giugno 1998, n. 11, per l'esercizio 2001 - UPBS10.038 (cap. 10100/00) valutati in lire 13,693 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue relative all'attuazione dell'art. 25 della L.R. 10 novembre 1995, n. 28, art. 42, comma 2, L.R. 15 febbraio 1996, n. 9 e articolo 37, L.R. 6 dicembre 1997, n. 32, per l'esercizio 2001 - UPBS10.038 (cap. 10101/00), valutati in lire 2,356 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue e di competenza relative all'attuazione dell'art. 15 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, per l'esercizio 2001 - UPBS10.024 (cap. 10136/04), valutati in lire 21 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue relative all'attuazione dell'art. 12, 13, 14, 15 della L.R. 7 giugno 1984, n. 28, per l'esercizio 2001 - UPBS10.038 (cap. 10102/00), valutati in lire 6,695 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue e di competenza relative all'attuazione dell'art. 17 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, per l'esercizio 2001 - UPBS10.0228 (cap. 10136/04), valutati in lire 4,350 miliardi;
- Disponibilità finanziarie destinate agli interventi di cui alle misure 3.1, 3.4, 3.11, 3.12, 3.10, UPBS10.027 (cap.li 10073/00 al 10172/01), quantificabili in lire 79,482 miliardi per l'anno 2001, 49,398 per l'anno 2002, 60,251 per l'anno 2003;
- Trasferimenti finanziari dello Stato destinati alle politiche attive del lavoro, compresi quelli finalizzati al reinserimento e stabilizzazione occupazionale dei lavoratori socialmente utili del bacino regionale, quantificabili in 100 miliardi di lire annui per il triennio 2001/2003;
- Trasferimenti finanziari dell'Unione Europea destinati a programmi contro l'esclusione sociale e per le politiche attive del lavoro, quantificabili in lire 50 miliardi per il triennio 2001/2003;
- Nuove entrate regionali derivanti dalla gestione produttiva del demanio pubblico, quantificabile in 25 miliardi annui per il triennio 2001/2003;
- Destinazioni dal Bilancio regionale quantificabili in lire 100 miliardi annui per il triennio 2001/2003, anche finalizzate al reinserimento e stabilizzazione occupazionale dei lavoratori socialmente utili, con corrispondenti riduzioni delle spese, avuto riguardo al triennio 1998/2000, finalizzate al mantenimento e al funzionamento dell'apparato amministrativo burocratico della Regione e degli Enti, da operarsi attraverso l'attivazione di efficaci processi di ottimizzazione delle relative risorse professionali, strumentali e finanziarie.
Il fondo garantisce agli Enti locali i trasferimenti finanziari previsti a loro favore, dalla predetta vigente legislazione, per l'attuazione degli interventi di politica in materia di lavoro. (395)
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Vassallo - Ortu.
Art. 2
All'articolo 2, dopo il titolo, è aggiunto il seguente:
Per l'attuazione degli interventi regionali in materia di politiche attive del lavoro è istituito nello stato di previsione della spesa dell'Assessorato Regionale del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale il "Fondo Regionale per l'Occupazione Produttiva", alimentato per l'intera durata del Q.C.S. nei seguenti modi:
- Disponibilità finanziarie residue e di competenza relative all'attuazione dell'art. 24 della L.R. 20 aprile 2000, n. 4, valutati in lire 110 miliardi per l'esercizio 2001 - UPBS04.017 (cap. 0402102);
- Disponibilità finanziarie residue relative all'attuazione dell'art. 6 della L.R. 20 gennaio 1997, n. 7, valutati in lire 10,150 miliardi per l'esercizio 2001 - UPBS10.024 (cap. 10104/00);
- Disponibilità finanziarie residue e di competenza relative all'attuazione dell'art. 6 della L.R. 20 gennaio 1997, n. 7, e art. 31, comma 2, della L.R. 8 marzo 1997, n. 8 e art. 38, L.R. 15 aprile 1998, n. 11, art. 14 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37 per l'esercizio 2001 - UPBS10.024 (cap. 10136/03), valutati in lire 850 milioni;
- Disponibilità finanziarie residue e di competenza relative all'attuazione dell'art. 15 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, per l'esercizio 2001 - UPBS10.024 (cap. 10136/04), valutati in lire 21 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue relative all'attuazione dell'art. 16 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, per l'esercizio 2001 - UPBS10.024 (cap. 10136/05), valutati in lire 13 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue relative all'attuazione dell'art. 16 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, per l'esercizio 2001 - UPBS10.024 (cap. 10136/05), valutati in lire 13 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue relative all'attuazione dell'art. 1, 2 e 6 della L.R. 20 gennaio 1997, n. 7, per l'esercizio 2001 - UPBS10.037 (cap. 10103/00), valutati in lire 20,075 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue relative all'attuazione dell'art. 94 della L.R. 4 giugno 1998, n. 11, per l'esercizio 2001 - UPBS10.038 (cap. 10100/00) valutati in lire 13,693 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue relative all'attuazione dell'art. 25 della L.R. 10 novembre 1995, n. 28, art. 42, comma 2, L.R. 15 febbraio 1996, n. 9 e articolo 37, L.R. 6 dicembre 1997, n. 32, per l'esercizio 2001 - UPBS10.038 (cap. 10101/00), valutati in lire 2,356 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue e di competenza relative all'attuazione dell'art. 15 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, per l'esercizio 2001 - UPBS10.024 (cap. 10136/04), valutati in lire 21 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue relative all'attuazione dell'art. 12, 13, 14, 15 della L.R. 7 giugno 1984, n. 28, per l'esercizio 2001 - UPBS10.038 (cap. 10102/00), valutati in lire 6,695 miliardi;
- Disponibilità finanziarie residue e di competenza relative all'attuazione dell'art. 17 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, per l'esercizio 2001 - UPBS10.0228 (cap. 10136/04), valutati in lire 4,350 miliardi;
- Disponibilità finanziarie destinate agli interventi di cui alle misure 3.1, 3.4, 3.11, 3.12, 3.10, UPBS10.027 (cap.li 10073/00 al 10172/01), quantificabili in lire 79,482 miliardi per l'anno 2001, 49,398 per l'anno 2002, 60,251 per l'anno 2003;
- Trasferimenti finanziari dello Stato destinati alle politiche attive del lavoro, compresi quelli finalizzati al reinserimento e stabilizzazione occupazionale dei lavoratori socialmente utili del bacino regionale, quantificabili in 100 miliardi di lire annui per il triennio 2001/2003;
- Trasferimenti finanziari dell'Unione Europea destinati a programmi contro l'esclusione sociale e per le politiche attive del lavoro, quantificabili in lire 50 miliardi per il triennio 2001/2003;
- Nuove entrate regionali derivanti dalla gestione produttiva del demanio pubblico, quantificabile in 25 miliardi annui per il triennio 2001/2003;
Destinazioni dal Bilancio regionale quantificabili in lire 100 miliardi annui per il triennio 2001/2003, anche finalizzate al reinserimento e stabilizzazione occupazionale dei lavoratori socialmente utili, con corrispondenti riduzioni delle spese, avuto riguardo al triennio 1998/2000, finalizzate al mantenimento e al funzionamento dell'apparato amministrativo burocratico della Regione e degli Enti, da operarsi attraverso l'attivazione di efficaci processi di ottimizzazione delle relative risorse professionali, strumentali e finanziarie. (412)
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo.
Art. 2
Dopo il titolo è aggiunto il seguente comma 01:
Comma 01. Per l'attuazione degli interventi regionali in materia di politiche attive del lavoro è istituito nello stato di previsione della spesa dell'Assessorato Regionale del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale il "Fondo Regionale per l'Occupazione Produttiva" nel quale, prioritariamente, confluiscono le disponibilità finanziarie residue, non impegnete entro la data di entrata in vigore della presente legge per responsabilità dei soggetti attuatori, per mancanza dei necessari atti deliberativi o non rispondenza degli stessi alle finalità di legge, relativi agli stanziamenti degli stati di previsione della spesa:
- dell'Assessorato del Lavoro per l'attuazione degli interventi di cui all'articolo 25 della L.R. 17/2000 in materia di lavori socialmente utili, cap. 10136/03, 10136/04 e 10136/05 (UPB S10.024 - proposta di bilancio)
- dell'Assessorato degli Enti locali, Finanze e Urbanistica per l'attuazione degli articoli 19 della L.R. 37/98 e dell'art. 94 della L.R. 11/1988, così come rispettivamente modificati dagli articoli 23 e 24 della L.R. 4/2000, capitoli 04019/03 (UPB S04017) e 04021/02 (UPB S04017). (409)
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo.
Art. 2
Dopo il titolo è aggiunto il seguente comma :
Comma 02. In via transitoria, per l'esercizio finanziario 2001, il "Fondo Regionale per l'Occupazione Produttiva" istituito dall'Amministrazione regionale per il finanziamento degli interventi in materia di politiche del lavoro, è costituito da assegnazioni pari a 200 miliardi di lire, oltre le disponibilità residue e gli eventuali proventi finanziari derivanti da trasferimenti nazionali e comunitari per iniziative finalizzate a favorire l'occupazione.
La relativa copertura finanziaria è assicurata a valere sulle disponibilità residue 2000 e di competenza 2001 di cui all'asse prioritario del POR - risorse umane. (410)
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo.
Art. 2
Dopo il titolo è aggiunto il seguente comma 03:
Comma 03. L'Amministrazione per il finanziamento degli interventi regionali in materia di politiche attive del lavoro costituisce un Fondo per l'Occupazione Produttiva con dotazioni finanziarie a carico del Bilancio Regionale, a partire dall'esercizio 2002, non inferiori L. 500.000.000.000 (500 miliardi) annui per l'intera durata del Q.C.S.. La Regione promuove nei confronti dello Stato ogni necessaria iniziativa istituzionale atta ad assicurare al Fondo la partecipazione finanziaria nazionale, almeno in misura pari a quella regionale.
Alla copertura finanziaria si provvederà dall'esercizio 2002 tramite il reperimento di nuove entrate. (411)
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo.
Art. 2
All'articolo 2, dopo il titolo, sono aggiunti i seguenti:
La Regione, tramite l'Agenzia Regionale del Lavoro, in deroga alla vigente legislazione e in forma di società per azioni, costituisce uno specifico soggetto operativo, ai fini del reinserimento occupazionale dei lavoratori dei progetti L.S.U. del bacino della Sardegna e dei lavoratori disoccupati per licenziamenti derivanti da crisi di area o di settore produttivo, o riduzione o mancati investimenti in attività concesse in appalto nei settori dell'energia, delle telecomunicazioni, e delle infrastrutture civili e industriali in genere.
Alla costituzione della predetta società per azioni possono partecipare, con quote complessivamente non maggioritarie, le società di promozione dello sviluppo e dell'occupazione già operanti in Sardegna e altri qualificati soggetti imprenditoriali.
La Regione provvede, attraverso la società di cui al precedente comma, alla predisposizione e l'esecuzione di un progetto regionale pluriennale di "lavoro verde", articolato su base territoriale, finalizzato: al recupero e riqualificazione di zone compromesse da fenomeni di inquinamento o aggredite da incendi; alla valorizzazione di compendi di riconosciuto valore ambientale, con riferimento particolare a quelli montani, boschivi e costieri; alla realizzazione e la gestione di parchi urbani; alla tutela e alla promozione del patrimonio culturale della Sardegna; alla realizzazione dei necessari interventi di recupero, restauro e manutenzione conservativa di siti archeologici, anche industriali e geo-minerari, di strutture e opere di valore storico e culturale; alla dotazione dei servizi e degli assetti civili; alla sicurezza degli impianti; alla manutenzione e cura del patrimonio pubblico; ai servizi socio assistenziali.
A tal fine la società avvia al lavoro le succitate categorie di lavoratori, adoperandosi per un loro successivo impiego in attività produttive stabili, garantendo loro retribuzione, assicurazioni, previdenza e ogni altro beneficio connesso alla prestazione lavorativa.
Il progetto di lavoro verde è attuato in coordinamento con i Comuni, singoli o associati, i quali indicano alla Regione entro 60 giorni dall'entrata in vigore della presente legge settori e priorità degli interventi da attuarsi negli ambiti di propria competenza.
La Regione entro 30 giorni dall'entrata in vigore della presente legge approva lo statuto della Società e nomina i propri rappresentanti all'interno del Consiglio di Amministrazione.
La Giunta regionale è impegnata ad acquisire uno stanziamento pari a quello previsto nel Bilancio Regionale ai sensi dei successi cinque commi, a valere sul Fondo Nazionale per l'Occupazione, previo specifico accordo con lo Stato e in attuazione del Decreto Legislativo 28 febbraio 2000 n. 81.
Gli oneri derivanti dall'applicazione del presente articolo sono valutati in lire 100 miliardi per ciascuno degli anni 2001, 2002, 2003.
In diminuzione per l'esercizio 2001, 2002 e 2003 - Stato di previsione della spesa Assessorato degli Enti locali, Finanze e Urbanistica - UPBS04.033 - L. 25 miliardi.
In diminuzione per il 2001, 2002 e 2003 - della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio - UPBS03.006 - L. 25 miliardi.
In diminuzione per il 2001, 2002 e 2003 - della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio - UPBS03.007 - L. 50 miliardi.
In aumento per il 2001, 2002 e 2003 - Stato di previsione della spesa Assessorato del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale - UPBS10.053 - L. 100 miliardi. (389)
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo.
Art. 2
All'articolo 2, dopo il titolo, sono aggiunti i seguenti:
La Regione, con Decreto del Presidente, previa delibera della Giunta Regionale individua e promuove un soggetto operativo al fine di procedere al progressivo avviamento al lavoro dei disoccupati; al reinserimento occupazionale dei lavoratori dei progetti L.S.U. del bacino della Sardegna e dei lavoratori disoccupati a causa di licenziamenti derivanti da crisi di area o di settore produttivo, con priorità ai settori dell'impiantistica, delle telecomunicazioni e delle infrastrutture civili e industriali in genere.
Alla costituzione del predetto soggetto operativo possono essere chiamati a partecipare, con quote complessivamente non maggioritarie, le società di promozione dello sviluppo e dell'occupazione e altri qualificati soggetti imprenditoriali.
La Regione provvede, attraverso il soggetto operativo di cui al precedente comma, alla predisposizione e l'esecuzione di un progetto regionale pluriennale di "lavoro verde", articolato su base territoriale, e finalizzato alla valorizzazione di compendi di riconosciuto valore ambientale, con riferimento particolare a quelli montani, boschivi e costieri, alla realizzazione e la gestione di parchi urbani, alla realizzazione dei necessari interventi di recupero, restauro e manutenzione conservativa di siti archeologici, anche industriali e geo-minerari, alla dotazione dei servizi e degli assetti civili, alla manutenzione e cura del patrimonio pubblico, ai servizi sociali, ricerca sanitaria, prevenzione e cura del patrimonio zootecnico.
Il "soggetto operativo", nell'esecuzione del predetto progetto, avvia al lavoro le succitate categorie di lavoratori garantendo loro retribuzione, assicurazioni, previdenza e ogni altro beneficio connesso alla prestazione lavorativa, adoperandosi, nel contempo, per un loro successivo impiego in attività produttive stabili.
A tal fine il "soggetto operativo" utilizza le risorse finanziarie regionali e quelle assegnate dallo Stato, secondo le modalità concordate ai sensi del D.Lgs. 81/2000, art. 8 e D.L. 346/2000, art. 2, per l'attuazione degli interventi di stabilizzazione previsti dalla vigente legislazione in materia.
Il progetto di lavoro verde è attuato in coordinamento con i Comuni, singoli o associati, i quali indicano alla Regione entro 60 giorni dall'entrata in vigore della presente legge settori e priorità degli interventi da attuarsi negli ambiti di propria competenza.
Gli oneri a carico del Bilancio Regionale derivanti dall'applicazione del presente articolo sono valutati in lire 50 miliardi per il 2001, e 100 miliardi per ciascuno degli anni successivi.
La Giunta regionale è impegnata ad acquisire uno stanziamento almeno pari a quello previsto nel Bilancio Regionale, a valere sul Fondo Nazionale per l'Occupazione, in attuazione del Decreto Legislativo 28 febbraio 2000 n. 81, e dell'art. 2, del D.L. n. 346 del 24.11.2000.
Nel progetto regionale di "lavoro verde" confluiscono via via tutte le risorse e gli interventi finalizzate alle stesse attività e ricadenti nell'ambito di competenza della Regione.
Per l'annualità 2001 gli stanziamenti previsti faranno carico a corrispondenti Capitoli di Bilancio, parte corrente e fondi residui delle UPB dell'Assessorato del Lavoro e della Sicurezza Sociale. S 10.024 - S 10.038 e per lire 30 miliardi UPB S03007 voce 1 N.I.
Agli stanziamenti per le annualità successive si provvederà attraverso le corrispettive leggi di Bilancio. (461)
PRESIDENTE. Questi emendamenti sono stati tutti presentati dai colleghi Cogodi, Ortu e Vassallo, possono quindi essere illustrati assieme.
Cogodi (r.c.). Non comprendo perché, o meglio, che possano essere illustrati tutti assieme lo comprendo, ma che debbano essere illustrati tutti assieme, pur essendo differenti, non lo comprendo. Procedo all'illustrazione del primo degli emendamenti. Non comprendo perché, sono diversi!
Presidente. Onorevole Cogodi, forse non ci siamo capiti. Per evitare di ridarle la parola dopo l'illustrazione di ogni singolo emendamento le sto sin d'ora dicendo che può illustrarli tutti di seguito. Si prenda il tempo che le serve.
Cogodi (r.c.). Questa è una facoltà, mi consenta, non è un obbligo.
Per intanto io procedo all'illustrazione dell'emendamento numero 395, dicendo subito al Presidente, alla Giunta regionale, ai colleghi del Consiglio, che noi faremo un tentativo per spiegare le ragioni che ispirano e che sostengono queste proposte di norme. Dalla lettura degli emendamenti si comprende che abbiamo compiuto anche un certo sforzo di elaborazione, che questi emendamenti non sono frutto di una improvvisazione. Abbiamo lavorato nel tempo per fornire al Consiglio regionale un contributo su un tema così delicato e rilevante, e abbiamo ritenuto, e vogliamo continuare a ritenere, che il nostro lavoro possa essere, se non interamente, almeno parzialmente apprezzato e acquisito dal Consiglio regionale per migliorare la sua legislazione e definire un orientamento, ancorché parziale, della spesa pubblica verso una finalità, quella cioè di favorire l'occupazione, il lavoro e la produzione, che meritano sicuramente maggiore sostegno.
Questi emendamenti hanno dei punti di conformità e dei punti di differenza, per cui non è il caso che ci ripetiamo. Icompagni Ortu e Vassallo ed io faremo uno sforzo per considerare una sola volta i diversi punti che caratterizzano questa proposta normativa, quella più generale, quella più mediata e anche quella più ridotta, perché sia più chiaro non solo il nostro intendimento, ma anche l'utilità che ne può derivare.
Per intanto mi soffermo un attimo sulla prima delle proposte che avanziamo, una proposta che di questi tempi si suole definire a costo zero. In realtà questa proposta non solo è a costo zero, ma è a grande, enorme risparmio di risorse. Si propone, infatti, in materia di politiche attive del lavoro, così come negli altri comparti dell'amministrazione regionale, la costituzione di un fondo unico, che raccolga i diversi stanziamenti che per le stesse o analoghe finalità sono sparsi, qualche volta anche dispersi, nelle diverse leggi regionali.
Guardate che questa proposta è così seria e attuale che corrisponde esattamente alla nuova struttura del bilancio. Che cosa è la riforma del bilancio, di cui si vanta chi l'ha approvata a suo tempo e di cui si vanta chi la sta applicando in questo tempo, se non il passare dai capitoli, dispersi e dispersivi, alle unità previsionali di base? E' un accorpamento che consente non solo una migliore lettura, ma anche una migliore gestione delle risorse, quindi consente di avere la rappresentazione dell'insieme e di programmare gli interventi all'interno dell'unità previsionale di base. E' ovvio che si può programmare di più se si hanno in mano tutte le leve che possono azionare la macchina verso un determinato obiettivo; si può programmare di meno se queste leve sono disperse in diverse macchine, cioè in tanti istituti normativi. Tutto qui.
Quindi, la prima proposta che avanziamo è quella di costituire, in coerenza, in armonia con la nuova struttura del bilancio, con la riforma del bilancio (questa bella parola, riforma, per cui nascono addirittura movimenti, partiti, gruppi che si chiamano riformatori, ma perché poi le riforme si invocano e mai le si vogliono fare?), un fondo che comprenda tutte le risorse destinate allo stesso fine. In qualche modo un fondo siffatto è in armonia con l'unità previsionale di base, che è l'elemento ispiratore, portante dell'attuale struttura di bilancio. Perché dovreste dire no a questa prima proposta? Per fare questo c'è una necessità, derivante dal fatto che la legislazione relativa alle politiche attive del lavoro in questa nostra regione si è costruita nel tempo. Non c'è solo una legge concernente le politiche del lavoro; nel tempo via via, in base alle diverse esigenze, alle diverse esperienze, alle diverse sensibilità e anche ai diversi rapporti di forza sul piano politico, si sono approvate diverse leggi. Nel 1983 fu approvata la legge numero 28, finalizzata a incentivare l'imprenditorialità dei giovani e delle donne, degli emigrati di ritorno, dei disoccupati e senza mezzi. Si era detto a suo tempo: ai sardi che abbiano capacità imprenditoriale e una buona idea, ma non i danari per realizzarla, la Regione fornisce il capitale minimo indispensabile per poter divenire imprenditori. Successivamente, nel 1988, fu approvata la legge numero 33, che istituiva l'Agenzia regionale del lavoro e il primo intervento straordinario per il 1988, e poi i progetti speciali, i primi interventi a favore dei comuni, inizialmente attraverso la cantieristica e poi attraverso i progetti locali, la legge numero 11/98, e poi ancora il secondo intervento straordinario per il lavoro, cioè le leggi 36 e 37 del 1998. Come vedete si è determinata una stratificazione, qualche volta anche un affastellamento di normative, in questo caso solo della Regione, ma poi vi sono le normative di derivazione statale e di orientamento comunitario, che hanno bisogno non solo di un testo unico di miglioramento tecnico-normativo, ma anche di armonizzazione, perché vi sono ripetizioni, dispersioni e anche difficoltà gestionali. Il fondo unico è dunque la premessa, lo strumento indispensabile per procedere al riordino di tutte queste normative.
Prego la Presidenza di avvertirmi quando scade il tempo per ogni emendamento, perché li illustro pure di seguito, ma singolarmente.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io non le ho chiesto di parlare per un tempo inferiore. Le ho consentito di illustrare gli emendamenti tutti insieme per evitare di doverle ridare la parola al termine della illustrazione di ciascun emendamento.
Cogodi (r.c.). D'accordo, però io gradirei essere avvertito quando scade il tempo per ogni emendamento, quindi sono ancora al primo emendamento.
PRESIDENTE. Va bene.
COGODI (R.C.). Io ho rappresentato al Consiglio la prima delle nostre proposte e avanzo questa domanda: non dico i riformatori di professione, ma i riformatori almeno di vocazione, i riformisti con almeno un minimo di convincimento, gli amministratori saggi, perché dovrebbero tenere dispersa questa materia? Perché non accettare questa prima proposta, che consentirebbe di disporre di circa 500 miliardi all'anno (nell'emendamento numero 395 vi è una prima ricerca di residui e un'indicazione parziale delle somme che usualmente sono destinate alle politiche del lavoro), senza tener conto dei contributi in conto occupazione previsti dalla legge 36, degli sgravi fiscali...
PRESIDENTE. E' scaduto il tempo per l'illustrazione del primo emendamento.
COGODI (R.C.). Quindi procedo all'illustrazione dell'emendamento numero 412. Dicevo che questo calcolo approssimato di quasi 500 miliardi all'anno ancora non tiene conto del comparto della formazione professionale, cioè di quella parte di formazione finalizzata all'occupazione, che pure è nei bilanci della Regione.
Quindi sussiste questa particolare condizione. Certo vi è il contributo considerevole previsto dall'articolo 19 della legge 37/98, ossia i 333 miliardi all'anno per il triennio 1999-2001, però diciamo che in questi ultimi anni la Regione ha riversato per questa finalità una quantità di risorse superiore a 500 miliardi. I risultati della spendita di questa già considerevole quantità di risorse non sono adeguati; sono interessanti, incoraggianti, meno male che tutte queste leggi ci sono, però non sono proporzionati, secondo noi e secondo la conoscenza che si ha, alla quantità di risorse impiegate. Badate, non basta stanziare i fondi nel bilancio regionale, perché poi le leggi devono essere attuate e per far ciò ci vogliono capacità attuativa e anche controllo, osservazione (quello che oggi si suole chiamare monitoraggio), verifica del risultato e via via interventi correttivi. E occorre anche il convincimento di volere queste politiche, perché chi non le vuole, chi non le condivide lascia che questi rivoli scorrano per conto loro. Non li si vuole unificare in un fiume, ma soprattutto non si vuole che scorrano verso il mare.
Quindi, in questi anni, è derivata una condotta politica che spesso si è tradotta nel tentativo di far scorrere il rivolo per conto suo. E' un tentativo difficile da attuare, però in questa materia si riesce a fare anche miracoli, il malgoverno sotto questo profilo è più facile. Io non dico che ci sia stata la preordinata volontà in tutti di colpire a morte le leggi della Regione; vi può essere stata però un'incapacità, una freddezza o una incomprensione da parte degli apparati politici e tecnici che non ha consentito a queste leggi di dare i risultati che potenzialmente avrebbero potuto e potrebbero ancora dare.
Badate, se noi ipotizzassimo in un anno un corrispettivo per un lavoratore applicato a produrre beni o servizi, non quindi un'indennità di disoccupazione, o un sussidio, ma una retribuzione, comprensiva di contributi assicurativi e previdenziali, e tirassimo di calcolo, con 500 miliardi si potrebbero avere integralmente occupate più di 12 mila persone.
Se noi chiamassimo lo Stato e l'Unione europea a convogliare le risorse previste in cofinanziamento da tante leggi nazionali e misure comunitarie, potremmo raddoppiare questa entità di risorse nell'anno e avere all'incirca mille miliardi da destinare a queste finalità, potremmo cioè retribuire circa 30 mila unità lavorative in Sardegna, senza intaccare di molto le risorse della Regione, cioè senza dover aggiungere molto di più di quanto attualmente nei bilanci della Regione è previsto per queste finalità. Ecco perché sono indispensabili il coordinamento, il fondo unico e la programmazione e la tempestività degli interventi.
Questa prima riflessione noi la offriamo al Consiglio regionale, all'interlocuzione politica. Cos'altro abbiamo tentato di fare in questi mesi se non questo? Abbiamo fatto le bizze? Abbiamo proposto cose impossibili? Abbiamo forse detto: "Si disperda una sola lira della Regione?" Converrete con noi che questa prima parte del ragionamento, in riferimento a questa proposta, va tutta nel senso di risparmiare risorse e di rendere produttive quelle che la Regione già impegna.
Seconda questione: non è detto che questi sette emendamenti debbano essere tutti mantenuti; possono essere ridotti, sintetizzati e, con un'operazione e un passaggio tecnico che noi abbiamo già ipotizzato, per non perdere tempo, possono essere mantenuti gli istituti migliori in una norma in parte programmatica, perché il coordinamento non può farsi automaticamente in un giorno. Però si può fare una norma programmatica che preveda tutto ciò in alcune settimane o nel giro di qualche mese, e per intanto si può già prevedere in una norma cogente questa prima finalità. Sarebbe un grande risultato, senza lasciare le cose nel generico, nel vago. "Si farà la riforma delle politiche del lavoro" non significa nulla; la riforma, se è vera riforma, deve essere precisata negli obiettivi, nei tempi, negli strumenti e nei soggetti.
Questa materia in particolare è un po' più delicata, rispetto alle altre, sul piano sociale e anche sul piano operativo, perché le specializzazioni servono per ogni cosa, e questa è una Regione, diciamo la verità, che ha molti difetti e molte debolezze, però è anche una Regione che nel tempo, da quando è nata, in qualche cosa si è pure specializzata. La storia da cui noi proveniamo è quella del Partito comunista, di una forza democratica e autonomista, che non ha mai espresso il giudizio che la Regione sarda, le istituzioni dell'autonomia, per quanto insufficienti, per quanto in ritardo, siano state inutili o peggio dannose per il popolo sardo. Noi abbiamo dato un giudizio di insufficienza, ma abbiamo anche detto: i poteri dell'autonomia, ancorché limitati e qualche volta limitanti, perché non si sono saputi utilizzare nel modo migliore, hanno rappresentato anch'essi una risorsa non solo per lo sviluppo, ma anche per l'emancipazione e per il progresso di questa nostra Isola.
Però questa Regione si è specializzata in alcune cose, ha approvato nel tempo, dal '48 in poi, interventi in materia agricola, industriale, artigianale, cioè in diversi comparti dell'economia, però non ha acquisito una sua tecnica, perché non aveva le sue leggi, perché non era attuale il tema, in materia di politiche attive del lavoro. Per cui io non sto rimproverando ancora nessuno, non sto dicendo che questa Giunta sia colpevole di tutto il ritardo che in questo comparto si manifesta. Le politiche attive del lavoro sono un'applicazione di questa Regione relativamente recente: io ho citato leggi e provvedimenti approvati dal 1983 in poi, cioè negli ultimi quindici, massimo vent'anni, ma molti provvedimenti sono recentissimi.
Finito il tempo concesso per l'illustrazione del secondo emendamento, passo a illustrare l'emendamento numero 409.
Dicevo che per questo secondo aspetto vi è la necessità di una strumentazione adeguata e di una competenza anche tecnica che gli uffici della Regione non avevano e quindi non hanno potuto affinare. La legge numero 28 fu in gran parte affidata alle istruttorie delle banche, ma non perché non si avesse fiducia negli uffici regionali; si trattava di valutare le tendenze economiche e le compatibilità fra investimenti in materia di politiche del lavoro, non fra investimenti di altro genere, come dopo si è interpretato, per cui si riteneva che un ufficio specialistico di una banca potesse dare questo servizio che la Regione non poteva offrire. A un certo punto, si è posta l'esigenza, in Sardegna come in altre regioni, ma a quel tempo la Regione sarda non rimase indietro, di istituire uno strumento specifico e fu quindi istituita, con la legge numero 33 del 1988, l'Agenzia regionale del lavoro.
Questa Regione ha una capacità tutta sua, quella di fare i figli e di abbandonarli. E a noi pare che i figli che abbandona spesso non siano i peggiori; qualche volta abbandona i figli migliori. E infatti questa Regione, che ha fame di lavoro, ma ha anche un profondo bisogno di organizzare le sue politiche, le sue tecniche, le sue professionalità, per gestire le politiche del lavoro, ha prima creato una struttura specialistica come l'Agenzia del lavoro, l'ha dotata di finalità egregie, l'ha accompagnata precedendo tutti gli istituti successivi, per esempio quello della partecipazione, del partenariato sociale, con un comitato per il lavoro dove siedono tutte le associazioni imprenditoriali e sindacali, del lavoro dipendente e del lavoro autonomo (quindi non in consociazione, ma in compartecipazione, affinché chi ha un'idea in questa materia possa dare un contributo e creare la programmazione regionale in materia di politiche del lavoro), e poi l'ha abbandonata. Perché questo strumento, dopo che faticosamente era riuscito a partire è stato bloccato, fermato, decapitato? Noi dobbiamo porci questi interrogativi per venirne a capo. Io non posso dire che la colpa esclusiva è di questa Giunta o dell'attuale Assessore del lavoro. Certo, nell'ultimo anno e mezzo la colpa del blocco permanente di questo strumento specialistico, che è l'Agenzia del lavoro, è di sicuro di questa Giunta, perché non è in carica da quindici giorni, ma governa appunto da un anno e mezzo. La colpa è dell'attuale Assessore del lavoro, perché anche lui non c'è da quindici ore, ma da un anno e mezzo.
Io, per quanto è possibile, pure nella vivacità della dialettica politica, vorrei dire delle cose che non possano essere ritenute animate da vis polemica, però, se qualcosa deve rendere onore alla verità bisogna pur dirla. Il Consiglio regionale ha approvato la legge 33 e ha previsto che questa Agenzia (si chiama agenzia perché è uno strumento che deve agire; se avesse voluto creare uno strumento che doveva dormire lo avrebbe chiamato dormitorio!) non fosse in senso tecnico un ufficio regionale e basta; l'ha poi dotata di autonomia funzionale, cioè ha previsto che avesse finalità, compiti, strumentazione e anche un "cervello" nella compartecipazione sociale, ossia il Comitato per il lavoro, di cui fanno parte le associazioni imprenditoriali e le associazioni del lavoro. Però ha previsto che avesse anche un'anima, un braccio operativo, che era in capo alla direzione, e ha stabilito che il direttore dell'Agenzia del lavoro fosse un tecnico dotato di capacità specifica, proprio perché si pensava di costruire una politica che fino ad allora non c'era. A tal fine ha pensato di fare un pubblico avviso - che non è in senso tecnico un concorso - per consentire a chiunque si sentisse munito di questa capacità e di certi requisiti di avanzare domanda e presentare titoli per diventare il direttore dell'Agenzia del lavoro.
Quest'ultima selezione è stata bandita due anni fa e sono state istruite le relative domande. E' accaduto che in cima a questa "graduazione", chiamiamola così, perché non era una graduatoria in senso tecnico, di persone sarde capaci figurassero alcune persone. Che cosa si può dedurre, logicamente, se non il fatto che non si sia voluto procedere alla nomina di chi aveva i migliori titoli perché quelle persone non piacevano? Sono due anni che noi andiamo ripetendo: perché non attivate la procedura per la nomina del direttore? Dopo che per due anni abbiamo interrogato, svolto dibattiti in quest'aula e posto quesiti formali in Commissione, finalmente, qualche mese fa, questa istruttoria si è fatta e il Comitato per il lavoro ha dato le sue indicazioni alla Giunta. La Giunta però non approva la delibera, la tiene ferma. Perché la tenete ferma? Quelle indicazioni vengono da una procedura garantita, date conclusione a quella procedura; avete la responsabilità, oltre che il dovere, di nominare chi ha più titolo, chi vi è stato indicato in esito a una procedura complessa, con la partecipazione di tutte le parti sociali e con l'istruttoria tecnici degli uffici della Regione. Voi avete una terna di nomi, un'indicazione derivante da una selezione e da una graduatoria, perché non volete fare la nomina? Non vi piace qualcuno per ragioni diverse da quelle professionali?
Noi non ci vogliamo credere, però non portateci a credere che state commettendo un danno e, mai capiti, anche un arbitrio, perché se in presenza di una graduatoria non decidete mai realizzate un danno, commettete anche un arbitrio. Chiunque abbia diritti da difendere li difenderà, però decidete. Non eravate quelli della nuova cultura della decisione? Non eravate quelli che dovevano portare nella politica il modello aziendale? Ma almeno in questo siate poco poco aziendali!
La verità è che voi fate funzionare solo le aziende vostre. Quando l'azienda è un valore generale, quando sfugge al controllo diretto, allora si blocca. Noi vi chiediamo non solo di dare, come è doveroso, all'Agenzia regionale del lavoro la sua direzione, ma di utilizzare questo strumento per tutte le funzioni che gli attribuisce la legge della Regione, per evitare che sia un ufficio con molti dipendenti e nessuna attività. Mi riferisco alle funzioni stabilite dalla legge 33, a tutte le attività, compresi l'animazione economica e i nuclei di assistenza tecnica e progettuale agli enti locali. E' tutto scritto nella legge 33, una legge di tredici anni fa! Non si possono scrivere leggi inutilmente, costruire uffici inutilmente, dimenticare che queste leggi e che questi uffici, che per altro costano, devono essere funzionali allo scopo per il quale sono stati costituiti.
Ecco la seconda proposta che può essere compendiata in una norma di poche righe: fatto il fondo unico coordinato per le politiche del lavoro, a chi spetta la gestione operativa delle politiche del lavoro? Allo strumento che la legge ha costituito, cioè l'Agenzia regionale del lavoro, che, va ricordato, esiste proprio per svolgere questa funzione. L'Agenzia regionale del lavoro esiste in tutte le regioni, ma in Sardegna vale di più.
PRESIDENTE. Si riaccenda il microfono dell'onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Illustro adesso l'emendamento numero 410. L'Agenzia regionale del lavoro in Sardegna vale di più, perché già a suo tempo, quando furono istituite le agenzie di tutte le regioni d'Italia, in virtù dei poteri dell'autonomia il Governo nazionale di allora concesse la delega anche di funzioni statali all'Agenzia regionale del lavoro sarda. Per cui la nostra Agenzia ha tutta una serie di competenze che le agenzie del lavoro delle Regioni a Statuto ordinario non hanno. Non le esercita, forse neanche si sa che le ha, però c'è un atto ufficiale di delega del Governo di allora. Ricordo che era Ministro del lavoro l'onorevole Formica. L'Assessore regionale del lavoro, direte voi, non del tutto capace, comunque ero io, quindi ricordo bene i fatti di cui la Regione è stata artefice, tramite la nostra e anche la mia personale attività, quindi parlo di cose che conosco molto bene.
Il secondo elemento non solo di riflessione, ma di proposta per migliorare il sistema che noi vi stiamo offrendo, è dunque relativo al recupero delle funzioni dell'Agenzia e all'attribuzione delle funzioni operative in materia di politiche del lavoro.
Il terzo elemento di riflessione, e penso che sia l'ultimo che in questa fase preliminare vi esporrò, riguarda l'opportunità che in questo Consiglio regionale sia fatta chiarezza su quello che sono, non su quello che ognuno immagina che siano, le politiche attive del lavoro. Ogni tanto, lo dico ai colleghi, secondo me molte difficoltà nascono dalla incomprensione o dalla non conoscenza (non voglio dire dalla ignoranza, anche se in senso tecnico è ignoranza, e non sia offensivo per nessuno) delle cose di cui si tratta. Le politiche attive del lavoro non sono ogni e qualsiasi politica che possa dare lavoro; anche la costruzione di una strada dà lavoro, perché ci vogliono i tecnici, i progettisti, coloro che eseguono i lavori e quant'altro; anche la costruzione di un ponte o di una scuola dà lavoro, tutto in qualche modo dà lavoro perché per fare le cose ci vuole l'applicazione umana e per quanto nella new economy sia ridotta al minimo essa è necessaria anche per fare cose molto virtuali e poco reali. Se c'è qualcosa che rimane reale è la persona che interviene in tutte le forme di economia: antiche, vecchie, nuove e nuovissime. Tutto richiede l'applicazione umana, quindi tutto in senso generico può dare lavoro.
Le politiche attive del lavoro sono un'altra cosa e io ho cercato di dire, ma devo ripeterlo, che esse non sono una prerogativa dei paesi poveri; le politiche attive del lavoro non sono una caratteristica del Terzo mondo, sono bensì una novità del primo mondo, del mondo ricco, del mondo evoluto, del mondo tecnicizzato, perché è in questa parte del mondo che è nata, nell'era moderna, una nuova contraddizione: un tempo per produrre più ricchezza e più beni era necessario aumentare il numero delle persone addette, cioè dei lavoratori occupati, quindi lo sviluppo dell'economia in qualche modo andava di pari passo con l'aumento dell'occupazione. Poi questo parallelismo non ha funzionato più perché l'evoluzione tecnologica, contro la quale non si può andare, ha comportato il fatto che nel primo mondo, cioè nella parte del mondo più ricca, non in quella più povera, si producono più beni, si produce più ricchezza con un numero inferiore di persone applicate. Ecco, allora, che nasce la disoccupazione nuova, che è strutturale, tecnologica, che non è tutta assorbibile nel sistema produttivo dato, a meno che non lo si voglia tenere fermo e si rifiuti l'innovazione. Ma per chi non vuole rifiutare l'innovazione, a fianco dei sistemi produttivi ordinari, nel Nord Europa, cioè nell'Europa più ricca e più civile, sono nate le tecniche, perché sono anche tecniche, sono parametri, sono obiettivi, sono procedure chiamate politiche attive. In che cosa consistono le politiche attive? Consistono nel fatto che una parte delle ricchezze, di cui oggi si dispone in misura di gran lunga superiore rispetto al passato, con meno occupazione però, torni al pubblico, allo Stato, attraverso il sistema fiscale, venga reimpiegata in attività ugualmente produttive, che si sogliono chiamare attività leggere e che riguardano servizi sociali, miglioramento della qualità della vita, prevenzione, cura dell'ambiente, gestione dei beni culturali, cioè tutte quelle attività nelle quali nessun privato investe danari perché non generano profitti. Gestire beni culturali, conservare un patrimonio librario per un privato non è né utile, né proficuo Chi ispira la politica e anche l'economia al criterio esclusivo del privato dimentica che la molla del profitto privato è avere un tornaconto economico. Laddove il tornaconto deve essere pubblico non è detto che non vi sia un'utilità, però è un'utilità di insieme. Un privato non avrà mai interesse a curare la manutenzione dei beni pubblici e a tenere gli stessi fruibili, perché dovrebbe sostenere costi altissimi. Mentre la gestione mirata e organizzata consente molte applicazioni di lavoro anche a costi più contenuti.La nostra regione è un patrimonio enorme di beni culturali, è un giacimento immenso di ricchezze, anche sul piano economico, che farebbero la fortuna di ogni regione in ogni parte del mondo. Non mi riferisco solo agli oltre 8000 nuraghi, ma anche ai tantissimi, e spesso neppure interamente conosciuti, siti archeologici e beni culturali di altra natura. Organizzare questo patrimonio innanzitutto attraverso un'attività di recupero, di custodia, di immissione nel circuito della fruizione, vuol dire produrre beni materiali e immateriali e vuol dire creare strutture di servizio anche per l'altra economia.
Tutti voi che parlate spesso di turismo e pensate che turismo siano solo gli alberghi a cinque stelle, possibilmente costruiti sulla spiaggia, immaginate per un turismo sano e continuativo quanto sarebbe di ausilio e di servizio un'attività culturale di livello in questa nostra regione, che si avvalga non solo di operai, ma anche di tecnici qualificati, di studiosi, di ricercatori, di figure di alta professionalità. Sarebbe un tipico esempio di politica attiva del lavoro, di occupazione produttiva che in partenza non può che essere sorretta dall'intervento pubblico, dalla legge e dalle risorse pubbliche, come hanno fatto i paesi scandinavi che riescono a mettere a frutto le poche cose che hanno. Immaginate il sole, la natura, le spiagge, i mari, i boschi, i giacimenti culturali, da ultimo il parco geominerario, tutte le cose di cui andiamo parlando, e pensate che per questa regione così bella, che è fra le più grandi d'Italia per territorio, ma ha una densità di popolazione bassissima (è grande quanto la Lombardia, ma non ha nove milioni di abitanti, ne ha solo un milione e mezzo!), quei 200 mila disoccupati sono un dramma sociale. Eppure, 200 mila disoccupati, con una programmazione seria, un diverso modello di sviluppo e una organizzazione di politica del lavoro come quella di cui ho parlato, potrebbero essere, non dico in un solo giorno, ma in un arco di tempo congruo, sicuramente tutti impegnati in lavori utili e produttivi.
Ecco perché vi abbiamo detto che le politiche del lavoro non sono assistenza; le politiche del lavoro non sono attività residuali, roba da vecchi comunisti, come voi intendete; sono semmai, perché io sono orgoglioso di essere comunista, roba da nuovi comunisti, da veri comunisti, ma intendendo in senso bello l'idea del bene comune, intendendo nel senso migliore l'idea della comune vocazione sociale, del destino che ci accomuna. E se volete poi la chiamiamo identità, se volete la chiamiamo nazionalità o sentimento nazionale, se volete la chiamiamo con quelle nozioni e quei concetti migliori che ogni tanto qui si rappresentano, spesso a fini strumentali...
PRESIDENTE. E' scaduto il tempo, onorevole Cogodi. Ha facoltà di illustrare l'emendamento numero 411.
COGODI (R.C.). Dicevo, che ogni tanto ci rivolgete questo appellativo, ma voi pensate a cose nobili, generose, parlate di lavoratori! Ho sentito anche oggi una dichiarazione simpatica del collega La Spisa: "Tutti noi vogliamo l'occupazione, anzi noi" - immagino che intendesse dire "noi di destra", essendo lui collocato nei banchi e nella coalizione di destra - "ci teniamo più di quelli di sinistra. Io, Giorgio La Spisa, ci tengo più di Luigi Cogodi". Io vorrei che fosse così, vorrei che questi assunti, questi obiettivi, queste proposte le presentassi tu. Non siamo gelosi, presentale tu, noi le votiamo, perché in questa materia non ci può essere competizione negativa. Però, se tu dici, e so che puoi dirlo in buona fede, come tutti qui, anche il collega Balletto: "Noi vogliamo l'occupazione, ma la vogliamo insieme allo sviluppo economico", dici una cosa scontata, perché tutti vogliamo l'occupazione insieme allo sviluppo economico, la differenza sta nel fatto che voi prima fate lo sviluppo economico, cioè quello delle aziende e del sistema dato. E' vero che quello sviluppo economico non necessariamente è criminale, può essere anche buono, ma è strutturalmente incapace, con le tecniche moderne, di dare risposte e occupazione a tutti. Ecco dov'è la differenza. E se voi aspettate che la risposta all'occupazione venga solo da quello sviluppo economico, avremo un mondo sempre più ricco e più esclusivo per pochi, ed anche escludente per pochi. Occupazione e sviluppo devono essere affiancati e si devono fare entrambi, perché se non si fanno l'una e l'altra cosa nasce il dramma sociale.
L'Assessore della programmazione - uso un'espressione enfatica, perché l'ha usata lo stesso Assessore della programmazione; se non l'avesse usata lui a ritenuto fin di bene io non la userei, perché non ne sono del tutto convinto - da alcuni mesi a questa parte va dicendo: "Abbiamo un sacco di soldi, abbiamo un bilancio ricco". E in effetti il bilancio di questa nostra Regione povero povero non è: 13 mila miliardi, con circa 4 mila miliardi in più del bilancio tradizionale. C'è anche la quota del Quadro comunitario di sostegno, dell'obiettivo 1, che aumenta, per sei anni, le disponibilità finanziarie di questa nostra Regione, però attenti a come usiamo queste risorse, perché se gli 11 mila miliardi provenienti dal Quadro comunitario li diamo a chi ha già, costui potrà accrescere i suoi beni, ma chi non ha e continuerà a non avere nulla non potrà migliorare la sua condizione. Quando voi dite: "Il nostro progetto di sviluppo è finanziare le aziende", dovete stare attenti, perché non tutta la società sarda è raccolta nelle attuali aziende. Noi dobbiamo pensare a sostenere le aziende, il sistema economico, quello buono, quello produttivo, quello sano, che pure esiste, ma dobbiamo anche pensare a costruire altre aziende e a far nascere altre imprese.
Voi dite: "Noi siamo per l'impresa". No, voi siete per quelle imprese, il più delle volte siete per le vostre imprese. Chi è davvero per le imprese lo è per tutte, ed è pronto a sostenere anche l'idea imprenditoriale del giovane colto, che ha studiato, che ha un progetto, che ha capacità, ma non ha danari. E se non ha danari bisogna darglieli, perché la sua idea spesso vale di più del danaro necessario per realizzarla. Ci sono tante imprese che vivono con molti danari, molte risorse, molti capitali e poche idee e capacità. Se noi, invece, insieme consentiamo che la nuova impresa nasca, anche la piccola impresa (la quale non perché è piccola è bella; qualche volta ciò che è piccolo è anche bello, ma non sempre è così) potrà crescere. Questo è quello che voi non volete capire. E voi dovete consentire che nei luoghi, nei territori, in tutti gli ambiti sociali ed economici ci possa essere questa crescita. Ecco qual era la filosofia del Piano straordinario del lavoro, e dell'articolo 19 della legge 37/98 in particolare. I mille miliardi che in questi anni abbiamo dato ai comuni erano finalizzati non a fare ponti e muraglioni, ma a creare politiche locali di sviluppo. Volevamo cioè dire: "La Regione si propone di far sì che in ogni comune della Sardegna eventuali nuove idee imprenditoriali possano essere adeguatamente sostenute dal punto di vista finanziario. La gestione dell'articolo 19 della legge 37/98 grosso modo (non possiamo dirlo con precisione, perché la Giunta non ci ha fornito la necessaria documentazione) ha dato come risultato che i piccoli comuni della Sardegna, che sono moltissimi, propri quelli privi di mezzi, con i due miliardi circa che gli sono spettati nel triennio hanno favorito la nascita di qualche nuova impresa. Io sono a conoscenza di esempi bellissimi, e ogni tanto incontro dei giovani che hanno idee belle e innovative. Ecco il paradosso: i piccoli comuni, con qualche miliardo che gli è toccato nel triennio, hanno creato nuova occupazione e hanno premiato le idee belle e anche innovative. I comuni più grandi, invece (quelli medi hanno avuto 20 miliardi, quelli grandi ne hanno avuto 80), come Cagliari, che hanno strutture, organizzazione, e dovrebbero avere più cultura e più "cervelli", non hanno attuato nessuna politica per il lavoro. Io ho visto l'elenco degli interventi che con 80 miliardi, cioè i danari destinati al lavoro, quindi ai disoccupati, alle nuove imprese locali, intende realizzare il Comune di Cagliari: una teleferica alla Sella del Diavolo, che per altro sarebbe un disastro, meno male che ci sono venticinque vincoli paesistici, un palaghiaccio, la ristrutturazione dell'ippodromo, qualche opera pubblica. Non dico che le opere pubbliche non siano utili, ma non c'entrano nulla con le finalità della legge 37, del Piano straordinario del lavoro. Ecco perché lo sforzo che noi dobbiamo compiere è quello di riconsiderare queste cose. Non stiamo discutendo principalmente, allo stato delle cose, di danari; siamo qui per parlare di leggi, poi, quando parliamo con i sindacati possiamo anche dire altre cose, ma qui siamo i legislatori, siamo componenti del Consiglio regionale della Sardegna, che deve fare leggi, deve destinare le risorse finanziarie attraverso il bilancio regionale e deve anche dare indirizzi e svolgere la funzione di controllo, come dice la Costituzione. Quindi man mano che facciamo nuove leggi, controlliamo quelle esistenti e diamo indirizzi per le attività che si devono migliorare.
La Giunta questo secondo me non l'ha capito, o meglio, una parte della Giunta l'ha capito. Io non ho creduto al Presidente della Regione, in questi ultimi due giorni, ma non gli ho creduto a fin di bene. Sì, lo so, il Presidente della Regione non è arruolato nell'esercito zapatista.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, è terminato il tempo per l'illustrazione dell'emendamento numero 411. Ha facoltà di illustrare l'emendamento numero 389.
COGODI (R. C.). Io so bene, dicevo, che il presidente Floris non è cugino del subcomandante Marcos, però so che ha una cultura e una sensibilità democratica. So che le contingenze della vita politica portano oggi l'onorevole Mario Floris ad essere presidente di una combinazione politica di centrodestra, però vorrei dirgli: non se la prenda se io non le ho creduto in questi ultimi due giorni. Quando lei, ieri sera, ha detto, con tono di sfida: "La vostra proposta non passerà", noi ci siamo offesi, è vero, perché nella nostra proposta non c'è una sfida. Nella nostra proposta c'è la generosità e la serietà di una elaborazione; nella nostra proposta c'è la bontà di un contributo che l'opposizione democratica, tutta la Coalizione autonomista, e in particolare noi del Gruppo della Rifondazione Comunista vogliamo dare al miglioramento del bilancio della spesa regionale e della politica regionale. Lei non ci deve mai dire, con quel tono, che non passerà una nostra buona proposta. Lei deve dire: "Mi dispiace che non passi", allora possiamo crederle. Quindi non se la prenda se noi, in questi due giorni, non le abbiamo creduto e non le vogliamo credere, perché sappiamo che quella non è una sua convinzione profonda. I falchi della sua maggioranza le hanno detto in questi giorni: "Quello che tu hai lasciato intendere che possa essere approvato con questa finanziaria non passerà, se no nascono complicazioni politiche in questa maggioranza". Io non entro adesso in questa vicenda, allora ci dica, sono cose giuste quelle che noi chiediamo di approvare? Ci dica: "Io non le posso garantire, vorrei, ma non posso garantirle in questa situazione", ma non ci dica che sono cose sbagliate, perché non lo sono. E vorrei dirlo anche a quelli che pensano di essere bravi perché sono dei falchi. Sì, lo so, esistono anche i bravi falchi, quelli che afferrano di più con i lori artigli, ma non fate i falchi in queste condizioni. Non mi rivolgo a nessuno in particolare, mi rivolgo a chi è tentato da questa filosofia che immagina essere espressione di forza, ma è invece una debolezza. Quando voi, con quegli artigli, afferrate qualcuno, non afferrate noi tre del Gruppo di Rifondazione Comunista, piccolo gruppo; non afferrate noi trenta dell'opposizione democratica. Quando voi sfoderate quegli artigli afferrate bensì quell'individuo debole, indifeso, emarginato, quello che aspetta da tutti noi una risposta vera, che non può essere data sempre con una benedizione, con un augurio, con un auspicio, con una solidarietà vuota.
Noi siamo qui per discutere un bilancio di 12.000 miliardi, stiamo decidendo come spendere queste risorse, perciò vi abbiamo suggerito di ordinare il sistema, orientare meglio la spesa, garantire che le risorse destinate al lavoro saranno utilizzate proprio per il lavoro e non per altro, magari aggiungendo qualcosa, perché se nel bilancio regionale quest'anno ci sono circa 4.000 miliardi in più rispetto agli altri anni, vi sembra davvero uno sforzo epico destinare 100 miliardi a quei 400 o 500 lavoratori di cui vi parlavo prima?
Diamo continuità, diamo un segnale, diamo anche più risorse, miglioriamo il sistema tutti insieme. Il Consiglio vuole fare tutto questo meglio? Si dia il tempo che ritiene. Noi, che siamo radicalmente contrari a ogni forma di commistione, di consociativismo, di assembramento confusionario, se volete siamo disponibili a partecipare a un gruppo di lavoro unitario (non a una commissione speciale che debba eleggersi presidenti, vicepresidenti e così via), composto da volontari di ogni parte politica del Consiglio, che per esempio in trenta giorni elabori un testo unico, una normativa che garantisca le finalità, che recuperi le risorse finanziarie disperse qua e là, che sono danaro pubblico. Vi ricordo che un comunista sardo, esempio di grande moralità, Antonio Gramsci, parlava non solo di utilità, ma persino di sacralità del danaro pubblico, perché ogni lira di danaro pubblico è un patrimonio comune, e noi che siamo amministratori di patrimoni comuni dobbiamo essere attenti, ci devono tremare le vene dei polsi quando decidiamo a chi dare questi danari che sono di tutti. Ma lo comprendiamo che non soltanto il miliardo, ma persino quella lira che noi stiamo dando per uno sgravio fiscale a un'impresa o per un'altra ragione a un'altra impresa, appartiene anche ai disoccupati? Comprendiamo che se il patrimonio è comune e se il bilancio è di tutti i sardi, noi stiamo amministrando anche una parte dei danari di quei 200.000 disoccupati? Io non dico: facciamo a fette il bilancio e diamo a ognuno la sua parte, perché non avremmo risolto nessun problema; dico, invece, attiviamo politiche di sviluppo economico, ma anche sociale, in modo equilibrato. Voi dovete dare una risposta a questi quesiti e a questi interrogativi.
Io in questa fase mi limito a considerazioni e prospettazioni di carattere generale. Ho illustrato per conto del mio Gruppo una parte degli emendamenti, discuteremo poi sul merito degli emendamenti stessi e dell'articolo a cui si riferiscono. Se volete - ne avete il tempo, e noi vi aiuteremo anche a non impegnarne troppo - nel volgere di qualche ora potremmo trovare una degna soluzione a questa questione. Noi siamo disponibili.
Posso dirtelo Luigi Biggio? Come vedi non c'è nessuna presunzione da parte nostra. Noi non vogliamo parlare di certe cose per farci più belli, noi vogliamo parlarne insieme, vediamo qual è l'utilità generale per la Regione e soprattutto vediamo quale può essere il migliore ruolo da parte nostra e di questo Consiglio regionale, dell'istituzione autonomistica, per rispondere, una volta tanto, io vorrei dire sempre, in modo più adeguato alle attese di tutti i sardi, e non solo di una parte della popolazione. Badate, quando noi diamo risposte a una sola parte non soddisfiamo le esigenze del popolo, bensì appunto di una parte della popolazione. Un giorno discuteremo - e c'è il tanto di discuterne - della differenza profonda che c'è tra la dimensione quantitativa di "popolazione" e la dimensione culturale e politica di "popolo".
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, ha ancora dieci minuti per illustrare l'emendamento numero 461.
COGODI (R.C.). Questi dieci minuti che il Regolamento ci concede li vorremmo lasciare alla Giunta e ai colleghi perché li utilizzino per trovare, inventare, ipotizzare qualche soluzione positiva sulle questioni che abbiamo prospettato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore di maggioranza.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Questo gruppo di emendamenti, concernente le politiche del lavoro, è stato, come si è visto, presentato e anche illustrato a puntate dal collega Cogodi.
Alle politiche del lavoro anche quest'anno la Commissione competente per materia ha dedicato molto tempo e molte energie. Questo certamente anche su sollecitazione dell'opposizione, ma non dobbiamo dimenticare che il tempo e le energie profuse su questo tema derivano innanzitutto dalla proposta di legge finanziaria presentata dalla Giunta, che ha stanziato per questo fine una quantità di risorse sicuramente notevole. Vorrei ricordare molto brevemente che le politiche del lavoro non sono soltanto quelle appena descritte dall'onorevole Cogodi; le politiche del lavoro, che nel nostro bilancio assorbono, anche quantitativamente, molte energie finanziarie, non sono soltanto le politiche per i lavoratori socialmente utili. Le politiche del lavoro si distinguono, tutti lo sappiamo, quanto meno in due filoni molto importanti: il primo è quello che comprende gli interventi finalizzati a sostenere la domanda di lavoro, che è propria del sistema delle imprese. C'è una domanda di lavoro debole a fronte di un'offerta di lavoro sovrabbondante, particolarmente in Sardegna e nel resto del Mezzogiorno in Italia. La prima categoria importantissima delle politiche del lavoro, che è ampiamente finanziata dalla Regione e ampiamente rifinanziata dalla proposta di bilancio che stiamo esaminando, è quindi quella che comprende una serie di interventi finalizzati a sostenere la domanda di lavoro da parte delle imprese. E c'è una grande mole di interventi in questo senso, come gli sgravi contributivi, a cui sono destinati 75 miliardi in cinque anni, o gli incentivi per l'apprendistato, in particolare nel settore dell'artigianato, per i quali sono previsti 60 miliardi in tre anni in "un'ipotesi" di disegno di legge collegato alla finanziaria.
Il secondo rilevantissimo filone delle politiche del lavoro è quello che concerne gli interventi finalizzati alla creazione di nuove imprese, soprattutto al sostengo dell'imprenditoria giovanile. Nei prossimi tre anni 600 miliardi saranno indirizzati al sostegno dell'imprenditoria giovanile, attraverso una legge che verrà fatta nei prossimi mesi, ma per la quale è già previsto uno stanziamento di risorse in questa finanziaria.
Non possiamo poi dimenticare che questa finanziaria è infarcita di altri piccoli provvedimenti che hanno una grandissima rilevanza e un importante impatto occupazionale. Mi riferisco agli interventi per il terzo settore, alle agevolazioni per le cooperative sociali, che creano continuamente nuovi posti di lavoro, che fanno molto meno rumore dei lavoratori socialmente utili, ma che sicuramente sono un seme di nuova occupazione, di nuova capacità di rischio nel sistema produttivo e sociale della Sardegna. Non dimentichiamoci, poi, che c'è la mole rilevantissima di incentivi alle imprese per investimenti che abbiano evidentemente una ricaduta occupazionale. Si tratta di centinaia di miliardi che stiamo dando al sistema delle aziende sarde che porteranno senz'altro, se adeguatamente sostenute, nuova occupazione, occupazione stabile, occupazione accompagnata da una capacità di affrontare il rischio d'impresa e i problemi connessi all'attività lavorativa veramente con un senso di responsabilità nuovo.
Noi non ci dimentichiamo per questo delle aree più marginali; sappiamo perfettamente che il sistema delle imprese non è da solo capace di far fronte a tutte le esigenze di lavoro provenienti soprattutto dalle aree marginali della forza lavoro, cioè le aree dei più giovani oppure quelle dei più anziani o di coloro che hanno difficoltà a entrare nel mondo del lavoro, che vengono espulsi in età tarda e che difficilmente possono essere riassorbiti. Per questo noi non ci siamo tirati indietro in questi due anni di governo della Regione. L'onorevole Cogodi non può dimenticare, e sono sicuro che non ha dimenticato che questa legge finanziaria, come la precedente, ha mantenuto tutti gli impegni precedentemente assunti in questi anni sul fronte delle politiche attive del lavoro. I cantieri comunali, introdotti credo proprio dall'onorevole Cogodi, nel lontano 1988, sono stati rifinanziati l'anno scorso e quest'anno sono stati rifinanziati tutti i progetti speciali per l'occupazione introdotti dalla stessa legge, per almeno una trentina di miliardi. E' stata rifinanziata la terza tranche del Piano straordinario del lavoro per un importo di 333 miliardi, e non è poco, il totale è di quasi 1000 miliardi in tre anni, e vorremmo sapere quanto vero lavoro aggiuntivo hanno portato. Ma non ci siamo sottratti alla responsabilità di rifinanziare anche questi interventi, e siamo ancora in questa situazione, cercando di far fronte all'emergenza, che è quella dei lavoratori socialmente utili, con il finanziamento dei piani di stabilizzazione. La Giunta e la maggioranza hanno dichiarato la piena disponibilità a inserire in questa legge finanziaria la dotazione di risorse finanziarie sufficiente per garantire un minimo di serenità alle famiglie che si trovano in una situazione drammatica. Si è cioè offerta la disponibilità a reperire altri 30 miliardi per sostenere i programmi di stabilizzazione dei lavori socialmente utili.
Questo è stato l'impegno preso e mantenuto in questa finanziaria. L'unico punto che resta ancora da discutere riguarda la norma sostanziale che dovrà disegnare l'assetto normativo per il futuro, e quindi indicare i soggetti che dovranno curare la stabilizzazione di questi lavoratori.
Su questo tema sappiamo perfettamente tutti, al di là delle ipocrisie, che sia nella maggioranza, sia nell'opposizione c'è una preoccupazione fondamentale, che è quella di non creare dei soggetti pararegionali che possano diventare un ricettacolo di aspettative che in modo irresponsabile e demagogico potrebbero essere alimentate da una politica non indirizzata veramente alla stabilizzazione di posti di lavoro produttivo. Non possiamo generare una nuova GEPI, non possiamo generare una nuova INSAR; dobbiamo invece trovare delle forme veramente moderne che, facendo fronte all'emergenza e attuando una politica del lavoro solo in parte assistenziale, senza voler dare a questo termine nessuna connotazione negativa, evitino il rischio di ingenerare un senso di deresponsabilizzazione nelle giovani generazioni, che le porterebbe ad aspettarsi il posto di lavoro assistito e garantito dallo Stato. Non è più quel tempo, dobbiamo superare questa fase a favore di una normativa adatta all'obiettivo che intendiamo conseguire. La maggioranza è disponibile e credo che infatti nel prosieguo della discussione questa prospettiva potrà maturare.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi abbiamo ascoltato con grande attenzione quanto è stato detto in quest'aula in materia di lavoro e apprezziamo lo sforzo di elaborazione che è stato fatto, anche se riteniamo questa elaborazione culturalmente e ideologicamente ispirata.
Noi non siamo qui per generare valori, perché la politica non genera valori, ma li sceglie e li seleziona, facendo scelte corrispondenti ai propri principi, alle proprie idee e, se mi consentite, anche "ai propri interessi", agli interessi che noi rappresentiamo. Se così non fosse e se così non facessimo asseconderemmo il disegno di chi vuol decidere per conto nostro, senza di noi o addirittura contro di noi.
Noi sappiamo benissimo che in Sardegna abbiamo creato negli anni un esercito di disoccupati, che è in continua crescita. Allora occorre, credo, una nuova fantasia, una nuova volontà di cambiamento per entrare da protagonisti nel mercato tecnologico; occorrono quindi nuove scelte economiche, che devono orientare ed orientarsi verso un nuovo orizzonte e ritagliare segmenti di mercato nel mercato nazionale e internazionale. E per realizzare questa linea dobbiamo essere capaci di interrompere questa spirale della disoccupazione, attraverso un radicale cambiamento delle politiche regionali.
Anche verso questo stato sociale dobbiamo essere in condizioni di avere una Regione moderna, capace di creare le condizioni - come abbiamo fatto questa mattina, approvando un emendamento importante - per lo sviluppo delle aree più deboli, evitando il progressivo impoverimento dei ceti medi e portando larghe fasce dei ceti poveri a maggiore dignità di vita e di lavoro. Chi difende a oltranza lo stato sociale così com'è evidentemente si vuole chiudere nel serraglio protettivo di chi già ha avuto, tenendo fuori dalla giustizia sociale larghi settori del bisogno e della società. Liberare l'uomo dal bisogno è un valore che noi dobbiamo cercare di verificare e di affermare, toccando, se occorre, interessi consolidati e non giusti.
Noi ci troviamo di fronte a una Sardegna che ha dimostrato grande solidarietà, a una Sardegna, direi, cristianamente ispirata. Le politiche attive del lavoro sono legate allo sviluppo, le altre politiche riguardano le emergenze sociali, di cui certamente dobbiamo tener conto, ma sono emergenze sociali a cui abbiamo dato risposte in questi anni con ingenti risorse del popolo sardo, lo richiamava poc'anzi il Presidente della Commissione bilancio. Chi vi parla è stato colui che ha voluto il primo convegno sardo per il Piano straordinario per l'occupazione, che la Giunta di allora aveva portato all'attenzione generale; un Piano straordinario per l'occupazione da cui è discesa tutta una serie di normative regionali che identificavano la volontà della Regione di andare incontro a queste emergenze.
E noi siamo anche dell'opinione che occorra utilizzare gli esperimenti fatti, l'esperienza che abbiamo maturato, gli errori che abbiamo commesso, per valutare quali modifiche è necessario apportare. Siamo perciò aperti all'ulteriore ricerca del nuovo, del diverso, delle esigenze che abbiamo maturato e di quelle che abbiamo verificato nel tempo. Ma per fare questo occorre che facciamo un dibattito serio, non perché questo non lo sia, intendo dire un dibattito apposito, verificando ciò che in tema di emergenze sociali possiamo affrontare.
D'altra parte abbiamo avuto delle norme di attuazione che sono state recepite da questo Consiglio, che sono state approvate dal Consiglio dei ministri alcuni giorni fa, che decentrano alla Regione - udite, udite! - tutti gli uffici di collocamento e quindi tutte le strutture del lavoro in Sardegna. E' evidente che noi dobbiamo fare i conti con questa nuova realtà ed è evidente che ci dobbiamo dare una politica, che non può essere la politica nazionale, e dobbiamo adeguare queste strutture ai bisogni e alle necessità della Sardegna.
Ecco perché noi non siamo favorevoli alle commissioni di studio e alla costituzione di nuovi enti, nuove "carrozze" che non risolvono i problemi. Quando è stato detto: "Sistemiamo i lavoratori socialmente utili in un contenitore in attesa che abbiano il lavoro", noi abbiamo risposto: "No, abbiamo 3.153 lavoratori socialmente utili che dobbiamo stabilizzare subito, se non lo facessimo perderemmo i finanziamenti statali, perché più situazioni di lavoro stabile creiamo per loro maggiori saranno i fondi a nostra disposizione". Allora, in questo processo di stabilizzazione abbiamo detto: "Siamo pronti, in questa finanziaria, ad iniziare da questo che ci sembrava e ci sembra uno degli elementi più qualificanti".
Ecco perché noi non possiamo accogliere questa impostazione, perché credo che in questo Consiglio non ci sia nessuno più attento o meno attento a queste necessità e a questi bisogni, che conosciamo tutti; si tratta di affrontarli in una direzione che deve essere la più larga possibile, ispirata dalla buona volontà di rispondere ad esigenze che tutte le Giunte si sono poste e che anche questa Giunta si pone, in armonia, ma senza però ripetere ciò che abbiamo già sperimentato, che non ha portato i frutti sperati e che probabilmente non li porterà mai.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Signor Presidente, effettivamente non tanto il testo di legge che stiamo discutendo e gli emendamenti ad esso presentati, quanto l'argomento stesso che stiamo portando alla riflessione del Consiglio merita un'attenzione particolare da parte dei colleghi, come ha sottolineato lo stesso Presidente della Commissione, l'onorevole La Spisa, per costruire - e io sono d'accordo - soluzioni in materia di politiche del lavoro che rispondano in modo positivo alla domanda di lavoro che c'è in Sardegna.
Questo argomento è stato ripreso, secondo il suo punto di vista, dal presidente Floris, il quale ha anche richiamato la nostra attenzione su politiche del lavoro assunte in passato per iniziativa della Regione autonoma della Sardegna. Quindi, ripeto, al di là degli emendamenti presentati e al di là del testo che è in discussione, si possono misurare le diverse posizioni delle forze politiche presenti in questo Consiglio: dalla posizione del Gruppo della Rifondazione Comunista, a quella della Giunta di centrodestra e, se ci permettete, anche a quella del Gruppo dei Democratici di sinistra insieme a tutta la Coalizione autonomista. Sulla questione del lavoro le sensibilità sono diverse, però il punto unitario penso sia dato dal fatto che l'alto numero dei disoccupati presenti nella nostra regione impone la scelta delle politiche attive per il lavoro. Allora, ci chiediamo: lo sforzo che la vostra Giunta sta facendo è finalizzato a porre questo argomento al centro della manovra finanziaria, anche dal punto di vista dell'uso delle risorse pubbliche, per risolvere i problemi legati al lavoro? Non vi pare, invece, che tutti i provvedimenti che sono stati assunti in questi mesi, pur trattando le questioni del lavoro, non siano riferiti specificamente alle zone, ai segmenti e ai settori che possono attivare politiche del lavoro?
Non è presente, infatti, nella finanziaria - ma neanche nei provvedimenti precedenti - un asse attorno al quale far ruotare l'insieme delle politiche per il lavoro. Quando parliamo del lavoro siamo tutti portati, un po' per cultura, un po' per tradizione, un po' per difficoltà, a pensare prevalentemente al lavoro manuale. Invece noi sappiamo che il lavoro manuale si sviluppa maggiormente nelle realtà dove il lavoro intellettuale e tecnologico si è affermato.
Noi tutti abbiamo un limite, che deriva da un fatto prevalentemente culturale, cioè parliamo tanto dell'esigenza di conservare la lingua materna, per tutto quello che comporta nel sistema produttivo sardo, soprattutto nel comparto agropastorale, e parliamo poco della lingua della tecnologia. La lingua della tecnologia non è un argomento presente in voi, e anche il confronto che abbiamo sviluppato in questi giorni conferma che siete più attaccati al vecchio che è stato realizzato in Sardegna che non al nuovo che noi abbiamo prospettato anche con i nostri emendamenti.
Abbiamo potuto verificare in Commissione e nel dibattito in Aula, che voi trattate le questioni strategiche dello sviluppo, come ad esempio ha fatto l'Assessore del turismo per quanto riguarda il passaggio da settore a sistema del comparto turistico, proprio secondo la logica degli emendamenti che questa mattina sono stati invece criticati dai colleghi di maggioranza, e che riguardano gli strumenti capaci di attivare nei diversi settori dell'economia politiche del lavoro che abbiano effetti positivi.
Dirò di più: il passaggio da settore a sistema del comparto agropastorale (è qui l'Assessore competente per materia) è legato di più al conosciuto, al tradizionale, che al mercato che si evolve nel mondo. Lei, presidente Floris, giustamente, ha detto: "Io sono stato uno degli attori principali, in passato, di un'iniziativa politica a sostegno del lavoro". Lei non è stato solo uno di quegli attori di allora...
Se il collega Scarpa, che è stato eletto, mi pare con 600 voti, nella provincia di Sassari, ed esattamente nel collegio di Porto Torres, dove c'è una situazione di crisi permanente, dov'è in discussione il comparto della chimica, si distrae e non segue il dibattito, dà il segnale di quanto voi, come maggioranza, intendete partecipare alla costruzione di soluzioni.
SCARPA (Gruppo Misto). Sono attentissimo. E poi ho preso 1034 voti.
CUGINI (D.S.). Tutti a Porto Torres? Ecco, nonostante i voti che ha preso, lei si assenta dalla discussione. Questa sua precisazione è ancora più grave rapportata alle considerazioni che io sto facendo. Nonostante abbia avuto oltre mille voti a Porto Torres, e pochi nel resto della provincia, lei si assenta dalla discussione sulle politiche del lavoro, ed è anche Presidente di una Commissione che dovrebbe dimensionare la sua iniziativa su politiche attive del lavoro a livello nazionale ed europeo! Quindi, stia attento e non replichi a chi parla al microfono, perché non le conviene.
CORDA (A.N.). Siamo tutti tremolanti!
(Esclamazioni ironiche dai banchi della destra)
PRESIDENTE. Colleghi, vi devo chiedere di non interrompere.
CUGINI (D.S.). E allora è bene che replichiate iscrivendovi a parlare.
CORDA (A.N.). Noi siamo iscritti a parlare. Parla tu, anziché coinvolgere gli altri. Parla tu, se hai qualcosa da dire!
PRESIDENTE. Onorevole Corda, la prego, non serve a nulla dialogare in questo modo.
CUGINI (D.S.). Io parlo rivolgendomi ai colleghi, chiaramente, perché penso che sia opportuno richiamare la loro attenzione. E se il collega Corda ci volesse intrattenere sull'argomento, essendo persona attenta alla materia in discussione, perché per tanti anni ha operato nel settore della formazione, quindi può senz'altro dare…
CORDA (A.N.). Parla per te!
CUGINI (D.S.). …dei suggerimenti utili sull'argomento, io, naturalmente, lo ascolterò con attenzione, perché c'è sempre da imparare. Si possono imparare cose positive e cose negative, senz'altro quelle negative le impareremo dopo l'intervento del collega Corda.
Dicevo, signor Presidente della Giunta, che lei ha richiamato un fatto, però non può non ricordare a noi tutti che siamo in politica da tempo, che la nostra regione è stata al centro, in passato, di scelte nazionali che non hanno prodotto le soluzioni sperate. La politica per poli e anche la politica del periodo delle intese (vedi la legge 33), non ha raggiunto gli obiettivi che venivano proposti all'attenzione della Regione. La politica per poli è fallita e adesso ragioniamo, giustamente, degli LSU, che sono prevalentemente figli di quella scelta politica. Anche le politiche di settore dei diversi comparti, e devo dire persino la vecchia concezione dei piani di rinascita, presidente Floris, non è più attuale, è fallita. Invece, attraverso i ragionamenti che voi ci state proponendo noi veniamo richiamati prevalentemente a questo genere di politica. Adesso, alla nostra Regione vengono demandate le competenze in materia di collocamento, dobbiamo perciò costruire degli strumenti regionali su questo argomento che non siano improvvisati, ma sui quali si sia prima dibattuto in Consiglio.
PRESIDENTE.. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU. (D.S.). Vorrei portare, più che un ragionamento compiuto su questo tema, la testimonianza di un amministratore pubblico che è ancora in carica come sindaco in un comune che ha circa 7.500 abitanti, di cui 2.100 sono iscritti nelle liste del collocamento.
So bene che questi 2.100 iscritti in queste liste non corrispondono a 2.100 veri disoccupati, così come so bene che i 160 mila disoccupati di cui si parla, in Sardegna, non sono davvero 160 mila veri disoccupati, ma il numero dei disoccupati che comunque vi sono nel mio paese, così come nel resto della Sardegna, è davvero alto e rappresenta una drammatica emergenza sociale.
So bene, come tutti noi, che il problema del lavoro è complesso; è un problema che la Sardegna ha certamente non da oggi. Il presidente Floris ricordava che lui, tanti anni fa, forse vent'anni fa (mi pare che nel 1984 sia stata varata la legge regionale numero 28, che è ancora attiva tanto che gli ultimi debiti della Regione per gli interventi previsti da questa legge, come ricordava l'assessore Pittalis, assommano a qualcosa come 600 miliardi), fu uno dei primi, allora assessore, probabilmente…
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Ero all'opposizione.
MORITTU (D.S.). Stiamo parlando del periodo 1980-1984, cioè di 15 anni fa. Chiedo scusa, era aspirante assessore, mi suggerisce l'onorevole Cugini.
Il presidente Floris ricordava comunque il dibattito di quegli anni che sfociò nel primo Piano straordinario del lavoro, ma ancora prima la legge 28 agì sul terreno dell'occupazione giovanile e sul binario dell'occupazione, non certamente dell'assistenza, per il tramite dell'iniziativa d'impresa, e quindi per il tramite dello sviluppo. Nonostante le diverse leggi varate, i vari piani varati, ci troviamo comunque in una situazione - lo ricordava lo stesso presidente Floris - abbastanza drammatica, e dai risvolti tragici, come nel caso di qualche operaio che si è tolto la vita. E' successo prima a Porto Torres e ultimamente a Carbonia, dove un operaio del sindacato UIL si è tolto la vita, come ricordava l'onorevole Cogodi, in un luogo simbolico, cioè nella sede del suo sindacato.
So bene che il lavoro ha anche tante altre sfaccettature, come quella del lavoro nero, che è assai diffuso soprattutto nel settore dell'edilizia. Anche lì il lavoro nero porta tragedie, porta morti per insicurezza sul posto di lavoro e insicurezza, naturalmente, anche di vita nel fare questi lavori. Sappiamo bene che tutto questo è anche il prodotto di una crisi che data dagli anni '70, dalle prime crisi della chimica allo smantellamento del sistema dell'industria delle partecipazioni statali in Sardegna, che ha lasciato tanti cimiteri nel Sulcis e in tante altre zone, producendo quel fenomeno dei tanti disoccupati messi prima dentro la nicchia della cassa integrazione e poi degli LSU, e così via. Sappiamo bene che dare una risposta in tempi ragionevolmente rapidi a questo problema non è facile, ne siamo tutti coscienti, e sappiamo pure che a volte le risposte, anche quelle più generose in termini di risorse, non producono i risultati attesi. Ne abbiamo, come qualcuno ricordava, esempi continui e ancora oggi, tutti gli anni, così come l'anno scorso, nella legge finanziaria si ritorna a porre questo problema con forza.
Sono state varate, negli anni passati, alcune leggi molto importanti che hanno prodotto effetti positivi, anche se questi effetti sono risultati poi, in rapporto alla dimensione del problema, insufficienti. Mi riferisco alle leggi regionali numero 37 e 36. La legge regionale numero 37 è stata utilizzata dalla stessa Giunta per esempio nel caso di un emendamento teso a dare risposta al problema dei lavoratori socialmente utili, che in Sardegna sono attualmente 3.150. Nonostante la legge 37, che agli articoli 14, 15 e 16 prevede degli interventi, oggi rafforzati dalla proposta contenuta nell'emendamento della Giunta, l'utilizzo delle risorse destinate a questo fine è stato molto limitato. Lo è stato per diversi ordini di motivi:primo, perché probabilmente le imprese non trovano conveniente utilizzare i lavoratori socialmente utili; secondo, perché forse non si incentivavo in maniera adeguata questi stessi lavoratori a esporsi, a uscire fuori dal grembo protettivo degli LSU per avventurarsi in prima persona sul terreno della imprenditorialità. Ma forse, vi è un altro motivo, ancora più forte, cioè il fatto che il tessuto economico della Sardegna, soprattutto dei nostri paesi, mal si adatta alla navigazione pericolosa per questi lavoratori in una intrapresa individuale o associata. Non vi sono molte opportunità, ed essi cercherebbero di occupare uno spazio che è già ampiamente occupato, per esempio, da altri artigiani, che si barcamenano con difficoltà nel tessuto economico e produttivo della nostra Isola.
Questo è uno degli elementi più forti che, secondo me, impedisce la risoluzione di questo problema. Allora come agiamo con gli LSU? Va bene agire con interventi rafforzativi della legge 37, aumentandone la dotazione finanziaria, ma secondo me non è sufficiente. Secondo me è necessario, per favorire la fuoruscita dal grembo protettivo in cui questi lavoratori si trovano (protettivo per modo di dire, perché poi prendono un milione e centomila lire al mese e mi sembra abbastanza difficile mandare avanti una famiglia con un milione e centomila lire al mese, tant'è che vivono in uno stato davvero di nuova povertà), un intervento un po' più forte, che non "snoccioli"tre o quattro lavoratori di qua e di là. Anche questo va fatto e va rafforzato, sono d'accordo sui provvedimenti rafforzativi degli articoli 14, 15 e 16 della legge 37, ma secondo me è necessario un intervento un po' più forte, un intervento che, in qualche modo, consenta di mettere questa platea di 3.150 lavoratori non in un altro nuovo mercato protetto del pubblico, ma nel mercato del lavoro privato, agevolandone l'inserimento e dando per questo fine forti incentivi alle imprese.
Credo che qualche progetto speciale ad hoc sul terreno della tutela e del risanamento ambientale possa essere prodotto. Così come lo si sta ipotizzando per il parco geominerario, può essere ipotizzato per il parco dell'Asinara e per altre situazioni che necessitano di un intervento di risanamento ambientale. Certo, non bisogna creare nuove nicchie, o nuovi grembi dove racchiudere e tutelare sine die; occorre invece immettere i lavoratori nel circuito produttivo, perché, secondo me, di questo si ha bisogno per - uso un'espressione antipatica - "svuotare il bacino degli LSU".
Non sono sufficienti, assessore Luridiana, gli interventi, seppure positivi, di rafforzamento degli strumenti della legge 37; è necessario anche qualche altro intervento determinante che, in qualche modo, consenta di avviare a soluzione questo annoso problema.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, intendo fare alcune brevi considerazioni su un tema che - sono d'accordo col presidente Floris - richiederebbe uno spazio più ampio di discussione, di riflessione e anche di valutazione delle problematiche che passano genericamente sotto i termini di occupazione e lavoro.
Tuttavia, siccome in questi giorni questo è un tema ricorrente di discussione, sia perché viene così appassionatamente sollevato in Aula, sia perché è comunque un tema intorno al quale ci dobbiamo applicare, anche in occasione dell'esame di questa finanziaria, credo che occorra provare a recuperare dei toni pacati perché - e anche su questo condivido un'affermazione del presidente Floris - il rischio è che affrontiamo questo tema rinchiudendoci in una gabbia ideologica. E la gabbia ideologica può essere, naturalmente, un modo assistenziale di affrontare questo argomento, scaricando sul pubblico tutta l'acutezza della problematica occupazionale.
Un tema altrettanto ideologico o "ingabbiato" rischia di essere quello di chi agita un liberismo che può essere di moda, che può essere propagandistico, ma che sappiamo non essere praticabile nella nostra Regione; sappiamo che di fatto è una virtù che non attraversa questa legge finanziaria e non attraversa le azioni che vengono da noi sviluppate, non in questo campo, ma in tutti i campi della nostra economia.
Allora, io rifuggirei da questi due estremi e dai toni esasperati ed esagerati che si sono usati in quest'aula intorno alla problematica del lavoro e proverei a fare una riflessione sul fatto che se il problema del lavoro fosse soltanto sardo, lo si potrebbe isolare, e noi potremmo dilungarci sull'incapacità manifestata dalla classe dirigente sarda nell'affrontare questa tematica. Questo è un tema, invece, intorno al quale dibattono tutte le società occidentali opulente. Il tasso di disoccupazione, infatti, non è elevato soltanto nel Meridione d'Italia; è elevato anche in Francia e in altri paesi con economie forti quanto la nostra, dove il problema della disoccupazione viene affrontato con misure di tipo strutturale, ma anche emergenziale.
Credo che anche noi faremmo bene, da una parte, a tenere sempre presente la rotta delle politiche strutturali, che sono le politiche dello sviluppo in tutti i settori e della creazione permanente di ricchezza e di occupazione stabile, dall'altra parte a riconoscere che esiste un'emergenza occupazione, che esiste un problema in cui il confine tra le politiche attive del lavoro e le politiche sociali è quasi inesistente, per non dire che ce lo dobbiamo inventare.
Intanto io credo che conosciamo assai poco il tema di cui parliamo; lo conosciamo nel suo dato numerico risultante dagli uffici di collocamento, sappiamo che l'ISTAT legge in modo diverso i dati sulla disoccupazione, ma non conosciamo, per esempio, gli effetti che la nostra legge 28 ha prodotto in anni di attuazione, in anni di attività, e continuiamo a stanziare risorse per gli interventi previsti dalla legge 28, anche per sanare le situazioni del '99 e non soltanto per vedere cosa può succedere con la nuova legge. E' difficile fare una nuova legge se non si sono compresi gli effetti dell'attuazione delle leggi vecchie.
Credo che sia sbagliato dire, per esempio, che tutte le politiche attive del lavoro e i piani straordinari del lavoro messi in campo in questi ultimi dieci anni siano di tipo assistenziale, che non abbiano prodotto niente, che siano stati uno spreco inaudito per la nostra regione. Credo che anche qui, dovremmo sforzarci di leggere il dato con attenzione e di vedere cos'altro avremmo potuto mettere in campo in una fase in cui la nostra economia era in grandissima difficoltà, con le aziende che licenziavano piuttosto che assumere, con le limitatissime risorse degli enti locali, per il periodo nel quale lo Stato doveva risanare il suo bilancio e lo faceva anche a carico delle economie e dei bilanci degli enti locali. Le politiche attive del lavoro in Sardegna hanno non solo consentito di rispondere all'emergenza occupazionale e di evitare che l'acutezza sociale diventasse un dramma, ma hanno anche consentito agli enti locali di mettere in campo attività di carattere sociale, di utilità collettiva che andrebbero valutate, che non possono essere liquidate così come noi rischiamo di fare appassionandoci nell'estremizzazione delle nostre discussioni.
Credo che non sfugga a nessuno il fatto che, insieme alle politiche di carattere strutturale, comunque vadano messe in campo delle politiche attive del lavoro che diano risposta non soltanto a quei lavoratori diseredati, che sono ai limiti della nostra società, anche dal punto di vista degli strumenti che possiedono per sopravvivere, ma anche ai giovani qualificati o a quelli che non sono più giovani, ma che hanno diritto, oltre che a un salario, a una forma di prestazione lavorativa che finora è stata loro negata.
Credo che a questi problemi abbiamo il dovere di trovare, in quest'aula, una soluzione equilibrata, che dia risposte adeguate. Non possiamo dire che siccome stiamo mettendo in campo delle azioni di tipo strutturale, non parliamo di politiche attive del lavoro e quindi nemmeno di assistenza e di piani straordinari del lavoro. Credo che queste due tematiche, in questa fase di transizione, possano assolutamente coesistere e credo anche che quest'Aula debba trovare il modo per discutere sia della stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili, sia del problema della disoccupazione in generale, prevedendo azioni socialmente utili, e quindi misurabili da tutta la collettività, che diano risposta a quella che è una vera e propria emergenza sociale.
Credo che in questo modo faremmo il nostro lavoro di legislatori e di classe dirigente di questa nostra Isola.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Prendo con piacere atto che su un tema così importante, qual è quello dell'occupazione, i toni si siano raffreddati, la discussione sia più pacata e si esamini un problema che, ripeto, è fortemente sentito da tutti, ma che nella distinzione di ciascuno di noi, in relazione all'appartenenza politica, trova linee di intervento e di soluzione che differiscono.
Noi siamo persone che credono nell'impresa come unico soggetto capace di garantire lo sviluppo e con essa l'occupazione. Quando l'intervento è stato rivolto in modo massiccio, se non determinante, in altre direzioni, quelle che per l'appunto prevedevano lo Stato imprenditore, la Regione imprenditore, l'ente pubblico imprenditore, si è creato un debito nazionale di dimensioni spaventose (due milioni e mezzo di miliardi), che ha messo a un certo punto i nostri governanti, le forze politiche responsabili di fronte a una situazione di dissesto, di bancarotta della finanza pubblica, pertanto responsabilmente si è registrata un'inversione di tendenza che scaturiva dalla considerazione del fallimento di quel tipo di intervento e di quel tipo di politica.
In Sardegna abbiamo esempi notevoli: si sono creati posti di lavoro con la costituzione di "carrozzoni" che da una parte hanno lenito la giusta sofferenza di chi reclamava il diritto al lavoro e quindi alla retribuzione, diritti questi sacrosanti, ma dall'altra hanno originato sperpero di denaro pubblico. Quelle cause, oggi, noi del centrodestra intendiamo rimuoverle, perché ci portiamo ancora dietro gli effetti devastanti che hanno inciso sulla finanza pubblica e che incideranno ancora sulla finanza pubblica.
Noi coraggiosamente, ritengo, e con una lungimiranza che dal punto di vista politico non paga e non premia nell'immediato, cerchiamo con tutte le nostre forze di intervenire per capovolgere il problema, cioè eliminare le cause che creano questa necessità di intervento. Sbaglieremo, non abbiamo, come ha detto il Presidente, la pretesa di essere depositari della verità, però amici, colleghi, siamo di fronte a una situazione che, a posteriori, ci dà la fotografia del fallimento di un certo tipo di politica e fa emergere l'esigenza della ricerca di nuove soluzioni e di nuove politiche, e quindi di interventi in direzioni diverse, proprio perché situazioni di questo genere non abbiano a riprodursi nel futuro per una politica che si dimostra, a mio modo di vedere, non molto oculata.
L'Europa degli Stati, il nostro ingresso nell'Europa, che nessuno mette in discussione, ha comportato il ridimensionamento della spesa pubblica e quindi minori trasferimenti statali agli enti locali, Regioni in primis, con il ridimensionamento degli impegni che sono tipici dello Stato e che oggi lo Stato pretende che siano risolti dagli enti locali.
Presidenza del Vicepresidente Spissu
(Segue BALLETTO) Ma qua gli enti locali, quindi le Regioni, non sono i veri depositari delle politiche di sviluppo, perché le Regioni, badate, sono enti di spesa, che devono utilizzare le risorse finanziarie nel modo più oculato per sostenere le iniziative. E mi spiego meglio: le Regioni non hanno potere impositivo, la politica fiscale è dello Stato, quindi se lo Stato applica una politica fiscale di "oppressione" del sistema produttivo, il sistema produttivo non parte, le Regioni non possono incidere, l'impresa è attratta nei diversi contesti produttivi da condizioni che esulano dalle potestà della Regione, perché non è facile trovare imprenditori che facciano nuova impresa in quelle regioni dove non esiste sicurezza. Ma in materia di sicurezza intervengono le politiche dello Stato e non certamente le politiche regionali; noi non siamo in grado di incidere sulle politiche della scuola e dell'istruzione, quelle che formano i cervelli e la nuova classe dirigente perché lì interviene ancora lo Stato, e non siamo in grado di incidere nemmeno sulle politiche della giustizia che garantiscono ai cittadini certezze delle loro azioni, delle loro attività, del loro operare.
E' tutto lasciato allo Stato, non contesto questo, ci mancherebbe altro, ma noi non siamo nella fase di poter incidere. Siamo un grosso ente di spesa, dobbiamo spendere le nostre risorse in maniera oculata per sostenere il sistema produttivo, cosa che noi stiamo cercando di fare e il Presidente della Commissione bilancio, La Spisa, nel suo intervento, ha dato ampia dimostrazione, se ancora ce ne fosse stato bisogno, di quali sono le direzioni in cui la maggioranza e il suo Esecutivo si sono mossi proprio per dare questo tipo di risposta a queste esigenze.
Io credo che non si possa fare molto di più e ribadisco, ancora una volta, che questo è ciò che si è cercato di fare con tutte le capacità e la forza che questa maggioranza può esprimere. Crediamo nell'impresa, quindi, come unico soggetto capace di produrre ricchezza aggiuntiva e con essa investimenti nuovi e occupazione. E badate, colleghi, solo la ricchezza che si produce e che può essere quindi prelevata e ridistribuita con un sistema fiscale equo, consente all'ente pubblico, allo Stato in prima istanza, e quindi alle Regioni, di dare piena attuazione a quelle politiche sociali che uno Stato moderno e progredito non può e non deve assolutamente trascurare.
Ma il problema che è stato sollevato in aula dal Gruppo della Rifondazione Comunista è un problema vero, reale e impegnale coscienze di noi tutti, legislatori regionali, a riflettere e a trovare le soluzioni più adatte per risolverlo. A questo punto io chiedo a voi tutti, colleghi: per la vastità del problema può esaurirsi la ricerca della soluzione in un dibattito che, per quanto approfondito, si svolge nell'ambito della legge finanziaria, o non sarebbe più opportuno, come molto spesso si è detto in quest'aula, ma altrettanto sovente si è trascurato, presentare una progetto di legge e discuterlo nella sede più appropriata e cioè nella Commissione di merito?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (D.S.). Anch'io concordo, Presidente, con le affermazioni fatte da alcuni colleghi che ponevano il problema della difficoltà di indicare delle soluzioni percorribili in un dibattito, per quanto alto e approfondito, svolto durante l'esame della finanziaria. Il problema è che le occasioni che ci vengono date per discutere di queste questioni non sono molte, ed è quindi evidente che occorre utilizzarle tutte per cercare di portare avanti le indicazioni e le proposte.
Noi stasera stiamo svolgendo questo dibattito, un po' tirati per i capelli, dalla posizione forte che hanno assunto i colleghi di Rifondazione Comunista. Già questo ci dovrebbe far riflettere, perché da un lato, a mio avviso, anche questo evidenzia l'assoluta mancanza, peraltro riscontrabile direi quotidianamente, da parte di questa maggioranza e di questo Governo regionale di una strategia complessiva dello sviluppo della Sardegna. Credo che questo sia un dato inequivocabile, non avete una strategia. Il collega Balletto ha affermato che la Regione è un ente di spesa, va bene, d'accordo, ma se così fosse che senso ha che vi sia il Consiglio regionale? Possiamo scioglierlo, funzionerebbe meglio un consiglio di amministrazione! Prendiamone atto, se siete convinti che la Regione Autonoma della Sardegna sia un ente di spesa sciogliamo il Consiglio regionale. Che cosa ci sta a fare? Il fatto è che davvero voi siete convinti di questo e qui sta anche, a mio avviso, la pericolosità di questa vostra posizione. Io spero che, per esempio, su che cosa debba essere una Regione autonoma, una Regione speciale in un sistema nazionale che si sta definendo e ipotizzando, e quali debbano essere il suo ruolo e le sue funzioni all'interno di un quadro definito e condiviso, si possa tornare a discutere in tempi rapidi.
Tornando al tema di oggi e alla strategia complessiva dello sviluppo, parto da una considerazione che riguarda soltanto un aspetto della problematica, e cioè noi dobbiamo mettere al centro della nostra attenzione la qualità ambientale dello sviluppo come valore aggiunto, come tipicità, come specificità, e se non assumiamo l'impegno di tutelare questa nostra specificità, che è una specificità ambientale, del paesaggio, della cultura, dei prodotti locali nostri, è del tutto evidente che non andremo da nessuna parte. E, badate, ci sono indicatori quotidiani che ci portano a dire questo. Ho letto ieri un trafiletto, che mi è stato gentilmente consegnato da un dipendente del Consiglio regionale, del quotidiano inglese The Sun, che parlava delle spiagge della Sardegna e le qualificava come le più belle dell'intera Europa. Non l'ha scritto un giornaletto locale, l'ha scritto uno dei più importanti quotidiani europei.
Ma di esempi del genere ne potremmo fare tanti. Cosa voglio dire con questo? Se ciò che io ho detto corrisponde al vero, e sono personalmente convinto che sia così, se cioè la qualità ambientale e la qualità ambientale dello sviluppo devono essere poste al centro delle nostre politiche di sviluppo e devono attraversare trasversalmente tutti i settori del nostro sviluppo, noi dobbiamo comportarci conseguentemente, dobbiamo cioè fare delle scelte che siano conseguenti con questo.
Allora, per esempio - parlando naturalmente sempre per settori limitati o per esempi limitati, senza avere la pretesa di far diventare questo ragionamento globale - perché state facendo la scelta di abbandonare la politica delle aree protette in Sardegna? Quale può essere l'obiettivo di sviluppo delle zone interne della Sardegna, se noi le sradichiamo da quella che è la risorsa più importante che esse hanno? Come è pensabile una qualsiasi politica di sviluppo, e quindi di impresa nelle zone interne, se noi non incardiniamo su questo aspetto fondamentale tutte le nostre scelte? Come pensate che sia possibile tenere insieme quella miriade di piccoli paesi, di persone che disperatamente rimangono attaccate alla loro terra e vogliono rimanere lì se continuiamo a non offrire loro nessuna prospettiva? Ma quali possono essere le indicazioni che noi offriamo come Regione, se non puntiamo sull'esaltazione di queste qualità?
Allora smantellare la politica dei parchi, delle aree protette, è una scelta che inevitabilmente ci porterà ad avere, nei prossimi anni, un ulteriore incremento di persone sradicate che si catapulteranno sempre di più verso le aree urbane, oppure rimarranno completamente emarginate e tagliate fuori dal processo di sviluppo. Dicevo che occorre fare scelte conseguenti con una Regione che smetta una volta per tutte di pretendere di avere le mani in pasta su tutto. E se noi diciamo di credere nella programmazione negoziata, se diciamo di credere nello sviluppo locale, perché non facciamo scelte conseguenti? Perché davvero non ci sforziamo di prestare la nostra attenzione verso quei livelli istituzionali, quei giovani, quegli imprenditori che nei territori, in questi anni, hanno dimostrato davvero di avere una straordinaria capacità inventiva, di sapersi muovere e di sapersi proiettare verso il futuro.
Badate, lo faccio mal volentieri, ma come ha fatto il collega Morittu nel suo intervento, anch'io porto la mia testimonianza come sindaco di un comune che in qualche modo ha cercato, pur tra mille errori, di sviluppare il ragionamento che io sto cercando di fare qui, e vi posso testimoniare che è stato sufficiente istituire l'area marina protetta...
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato, onorevole Sanna. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, credo che siano tre sostanzialmente i filoni verso i quali l'amministrazione regionale deve indirizzare le sue politiche per creare lavoro, sviluppo e occupazione. Il primo, al quale do molta importanza, è quello che tende a rendere competitivo il sistema Sardegna. Credo che se noi non creiamo le precondizioni per superare il gap infrastrutturale che purtroppo esiste (vedi trasporti, energia, acqua) e che ci impedisce di avere le opportunità che hanno altre aree del nostro Paese e d'Europa, se non adeguiamo il sistema della formazione alle sempre nuove esigenze del mercato del lavoro, se non siamo capaci di fare scelte politiche strategiche in questa direzione non riusciremo a rendere competitivo il sistema economico sardo. Quindi c'è il rischio che gli investimenti, anche quelli di sostegno alle imprese, e in genere tutti gli investimenti che tendono a creare ricchezza e occupazione alla lunga non siano capaci di reggere le regole del mercato che purtroppo sono regole spietate. Quindi, ripeto, il primo obiettivo è rendere competitivo il sistema Sardegna.
L'altro grande filone che io vedo è quello delle politiche di sostegno alle imprese. Su questo piano, sia il Governo nazionale che l'Unione europea, nonché le diverse Giunte regionali che si sono susseguite in questi anni, penso abbiano sviluppato una strumentazione molto importante, varia e articolata, una strumentazione che dispone anche di risorse ugualmente importanti e adeguate. E in questo anche la programmazione negoziata sta dando risposte, a me pare, nuove e importanti.
Credo che su questa strada si debba proseguire con decisione, perché i risultati stanno già arrivando: si è per esempio ridotto, sia in termini assoluti sia in termini percentuali, il numero dei disoccupati, ed è un segnale positivo anche in Sardegna e nel Mezzogiorno d'Italia. Credo che l'amministrazione regionale debba andare con determinazione verso questa direzione.
E in questo senso io darei molta importanza anche all'articolo 19 della legge 37, e più in generale a quel Piano straordinario del lavoro, approvato dalla precedente Giunta di centrosinistra, che ha messo consistenti risorse a disposizione delle imprese, soprattutto dei giovani che hanno un'idea e vogliono realizzarla, dando così una risposta anche al problema occupazionale. Credo che l'articolo 19, in modo particolare con la formula del "de minimis", abbia dato risultati molto incoraggianti di cui l'amministrazione regionale deve tener conto per sostenere questa azione.
In questo senso, però, credo che occorra segnalare che c'è la necessità, soprattutto nei territori più deboli della nostra Isola, di sviluppare un'azione capillare di animazione economica e di sostegno alle imprese, perché c'è bisogno di informazione e di strumenti per concretizzare le idee, per trasformarle in progetti, in piani d'impresa, in sostanza in occasione produttiva e di lavoro.
L'altro filone importante è quello delle politiche attive del lavoro, e io questo filone lo indirizzerei soprattutto verso il sociale e verso l'ambiente, due grandi aspetti della nostra comunità regionale, che non hanno, in genere, un ritorno economico immediato e che, quindi, non rappresentano un punto di riferimento per il sistema delle imprese, che giustamente debbono avere un margine di utili per poter essere imprese produttive, quindi capaci di reggere il mercato.
Quindi verso questi aspetti, ripeto, il sociale e l'ambiente, io credo che dobbiamo fare un grande sforzo come amministrazione regionale destinando risorse adeguate che riescano ad assicurare interventi adeguati e produttivi, certamente, anche se non immediatamente produttivi. Però io credo che questa grande azione debba essere affiancata da un disegno di decentramento di risorse e di competenze in questa materia; un disegno che valorizzi il livello delle autonomie locali, le province, i comuni, le associazioni intercomunali, perché quel sistema può davvero intervenire nel sociale e nell'ambiente, perché quel sistema è un sistema decentrato che opera a livello dei bisogni delle comunità locali. Io sono contrario alle forme gestionali centralizzate, che hanno dato sempre risultati negativi anche in quest'ambito. Sono invece favorevole alla responsabilizzazione dei comuni, delle province, delle comunità montane, delle associazioni intercomunali. Naturalmente, però, perché questo avvenga ci vogliono altre risorse, perché il livello attuale dei trasferimenti è inadeguato a reggere una sfida come quella che stiamo vivendo.
Sono favorevole, per esempio, al superamento dei vecchi cantieri di lavoro comunali e all'utilizzo delle relative risorse per gli interventi previsti dalla legge 25, dando ai comuni maggiore autonomia nella gestione di queste stesse risorse, perché troppe volte abbiamo constatato che i cantieri comunali sono una specie di luogo dove di fatto si lavora poco e male. Questo non va bene, e anche quei lavoratori, seppure in genere poco qualificati, possono essere utilizzati in modo più produttivo per le nostre comunità.
In sintesi, sono dell'opinione che questa Regione abbia uno strumento molto importante, cioè la legge regionale 37/98. Credo che vada fatto il punto sullo stato di attuazione di questa legge, ma l'impianto di questa legge è comunque positivo, e se ci sono modifiche e aggiornamenti da fare si facciano. Io però ritengo che vada potenziato il sistema delle autonomie locali, attraverso il trasferimento di risorse e la semplificazione delle procedure. Mi sembrano questi gli strumenti validi per fare in modo che anche le politiche attive del lavoro, che sono indispensabili soprattutto per quei lavoratori che non hanno una qualifica e che quindi hanno bisogno dell'intervento del pubblico per poter avere una prospettiva di lavoro, abbiano da parte dell'amministrazione regionale il massimo di attenzione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Anch'io voglio portare alcune brevi considerazioni in questo dibattito che, come ha ricordato il collega Balletto, si fa è fatto serio perché l'argomento è piuttosto serio. Questa affermazione la condivido, così come condivido molte altre affermazioni da lui fatte poco fa. Quelle che condivido le riprenderò magari più avanti nel corso del mio intervento, adesso voglio invece riprendere alcune sue affermazioni che davvero non mi trovano d'accordo, in particolare quando ha parlato della politica nazionale, del bilancio dello Stato.
E' vero che lo Stato italiano ha un deficit di due milioni e mezzo di miliardi, ma forse il collega Balletto ha celato, non so perché, alcuni dati che vanno letti diversamente. Nel mese di febbraio, cioè nel mese scorso, per la prima volta si è invertita questa tendenza: da 2 milioni e mezzo di miliardi si è scesi al di sotto di 40 mila miliardi, e soprattutto è importante sottolineare che questo è venuto da una politica, è venuto da un'azione di governo che durava da cinque anni e che ha consentito nel mese di gennaio di quest'anno, quindi due mesi fa, un aumento del gettito fiscale del 169 per cento. E' sui giornali di ieri.
Così come è sui giornali da cinque anni che l'avanzo primario dei bilanci dello Stato appunto degli ultimi cinque anni oscillava tra i 60 e gli 80 mila miliardi, risorse che hanno consentito ai governi nazionali di centrosinistra di attuare una politica per l'occupazione senza precedenti in Italia, con la creazione di un milione di posti di lavoro soprattutto nel Meridione, che non erano stati promessi, ma che si sono effettivamente realizzati in questi cinque anni. La differenza fra noi e voi è proprio questa: noi li abbiamo davvero creati questi posti di lavoro attraverso le leggi, alcune piuttosto datate, altre recenti, alle quali dovremo guardare con molta attenzione anche come Consiglio regionale.
La legge nazionale numero 488 del 1992 sta dispiegando solamente adesso, seppure in ritardo, tutta la sua azione positiva nel Meridione; la legge 448 - da non confondersi con la legge 488 del 1999, che è la finanziaria nazionale - ha per la prima volta introdotto il meccanismo che anche noi abbiamo introdotto qui in Sardegna con la legge 36/98, cioè l'abbattimento degli oneri previdenziali e assistenziali a carico delle imprese.
Il credito d'imposta che questo Governo ha concesso alle imprese è uno strumento assolutamente nuovo che ha inciso nella creazione di quel milione di posti di lavoro. E' ridecollata la legge 44 sull'imprenditoria giovanile, stanno decollando i prestiti d'onore, e potrei continuare. Noi a queste leggi siamo stati attenti alla fine della precedente legislatura e siamo stati attenti soprattutto a un aspetto che sta esplicando i suoi effetti benefici adesso, ossia a non accavallare e a non mettere in concorrenza tra loro le leggi dello Stato con quelle della Regione. Vi faccio un esempio per capirci: la legge nazionale numero 448, che agevola i primi tre anni di assunzione, non si accavalla con la legge regionale numero 36, ma è aggiuntiva rispetto ad essa, per cui oggi in Sardegna abbiamo un sistema che nessun'altra regione in Italia ha, cioè l'abbattimento degli oneri sociali per tre anni da parte dello Stato, e per cinque anni da parte della Regione, che si aggiunge ai contributi previsti per due anni per la frequenza di corsi di formazione professionale. Cioè un lavoratore viene seguito, sotto forma di incentivi, per i primi dieci anni dalla sua assunzione. Questo accade solamente in Sardegna; in Sicilia gli stessi incentivi sono previsti per un periodo inferiore di due anni, perché la nostra legge 36 è nata dopo la legge siciliana, se vi ricordate.
Allora, sono questi gli aspetti che dovremmo approfondire e migliorare anche in questa occasione, perché stanno davvero producendo effetti benefici. Per migliorarli - faccio un breve accenno, perché in pochi minuti non si può approfondire questo argomento - basta riprendere la storia delle leggi 36 e 37: noi parliamo di Piano straordinario del lavoro, ma si tratta una serie di leggi, scaturite da disegni di legge della Giunta di allora e da proposte di legge di iniziativa consiliare, che abbiamo messo insieme organicamente per un'azione efficace. Quelle due leggi prevedevano un mix di interventi, organici tra loro, per il lavoro d'impresa e il lavoro assistito. Erano presi in considerazione entrambi questi aspetti, perché non è detto che se si presta attenzione all'impresa non si possa prestare attenzione anche al cosiddetto, erroneamente, "lavoro assistito" del quale oggi stiamo ampiamente parlando.
Bisogna riprendere ancora oggi i temi centrali delle leggi 36 e 37, e quindi del Piano straordinario del lavoro, perché quelle leggi stanno dispiegando oggi il loro effetto positivo in Sardegna; c'è un'inversione di tendenza adesso, in questa legislatura, a distanza di due anni, e non per l'azione di questa Giunta, come essa stessa ha riconosciuto, ma per l'azione di quelle leggi, di quella intuizione che si ebbe alla fine della precedente legislatura.
Allora oggi non siamo chiamati, a mio avviso, a inventare tutto quanto ex novo; non partiamo dall'anno "zero", dobbiamo partire dall'esistente per migliorare quegli aspetti, per ritoccare delle leggi che stanno funzionando, ma che possono funzionare ancora meglio proprio nel creare le condizioni perché il sistema delle imprese assorba anche i lavoratori in mobilità.
Concludendo, collega Balletto, noi siamo sensibili alle esigenze dell'impresa, ma bisogna che stiamo attenti, e anche la Comunità Europea, attraverso le sue direttive, ci rivolge questo invito, a non creare impresa assistita, stiamo attenti a non esagerare in questa direzione, perché altrimenti non creiamo imprenditori, ma appunto impresa assistita.
Noi dobbiamo invece, con le leggi giuste, creare degli incubatoi d'impresa che assorbano, con gli incentivi, anche i lavoratori in mobilità. Perché no? Anche i Comuni possono dare il loro contributo in questa direzione, come è stato ricordato poc'anzi, per esempio nell'esercizio di attività quali la salvaguardia ambientale e la salvaguardia dei centri storici cittadini.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Presidente, onorevoli colleghi, io ritengo che si stia facendo un dibattito serio e anche approfondito. Non so cosa esattamente produrrà questo dibattito, ma un obiettivo di sicuro è stato raggiunto, quello di aver messo al centro della discussione il problema del lavoro, anche dal punto di vista della tutela delle fasce più deboli dei lavoratori.
Noi abbiamo presentato sette emendamenti e chi ha avuto l'accortezza di leggerli si sarà reso conto che non si tratta di emendamenti formulati per perdere del tempo, o per avere l'opportunità di parlare più a lungo. Sono, invece, sette emendamenti che si ispirano a una precisa filosofia, quella di mettere in evidenza lo stato dell'arte rispetto a una serie di leggi regionali che dovevano, nell'intento originario del legislatore, esplicare un'azione positiva nell'ambito delle politiche attive del lavoro. L'abbiamo voluto mettere in evidenza anche facendo riferimento ai relativi capitoli di bilancio e soprattutto precisando tutte le risorse finanziarie che sono a disposizione in questi capitoli. Se fate una verifica vi accorgerete che la maggior parte di queste risorse (che non sono poche, perché si tratta di più di 100 miliardi) è in conto residui. Tutto ciò avrà pur un senso, qualche domanda ce la dobbiamo porre, soprattutto ci dobbiamo chiedere perché i fondi impegnati e allocati in quei capitoli siano rimasti lì fermi per due anni. A che cosa è dovuto questo? E' dovuto al fatto che il Governo della Regione non ha provveduto ad attivare le azioni che invece avrebbe dovuto attivare, per cui i fondi sono ancora lì e si è fatto in modo che non potessero essere utilizzati, tant'è che le stesse norme di riferimento risultano ormai inadeguate rispetto all'obiettivo che si ponevano.
Allora, quando proponiamo di costituire un fondo unico ci poniamo proprio l'obiettivo di razionalizzare le risorse che abbiamo per meglio indirizzarle verso i fini che ci siano prefissi. E' un delitto questo o non segue forse la filosofia a cui è improntata anche la nuova legge di contabilità e di formulazione del bilancio della Regione?
Su questo problema che noi abbiamo posto il Presidente della Commissione finanze ha dato una risposta di tipo politico che non soltanto non convince, ma lascia il tempo che trova. Qua è bello fare discussioni di carattere anche sociologico sul tema del lavoro, sulla precarietà del lavoro… Vedo che gli amici del centrodestra sono molto interessati a questo dibattito, e infatti dopo che fanno il loro intervento si distraggono perché tanto quello che dicono gli altri non serve a nulla! Questo dà anche il segno della sensibilità che vi è in quella parte dell'emiciclo riguardo alle cose di cui stiamo discutendo.
PRESIDENTE. Aspetti un attimo, onorevole Vassallo. So, onorevole Granara, che lei oggi ha dei motivi per essere soddisfatto, ma invito lei e anche l'onorevole Corona a stare ai vostri posti. Prego, onorevole Vassallo.
VASSALLO (R.C.). Parlavo della sensibilità dimostrata dai colleghi del centrodestra, ma voglio superare questo concetto per ragionare invece su argomenti concreti.
Noi abbiamo lanciato un'idea e abbiamo anche fatto una proposta, per cui, oltre ai ragionamenti che si sono fatti sulla natura sociale o meno dei problemi del lavoro, della disoccupazione, dell'emarginazione, noi riteniamo che da quest'Aula debba provenire una proposta. Se ci sono altre idee, le si prospetti; non possiamo accontentarci di semplici pronunciamenti di intenzioni. Noi abbiamo fatto una proposta precisa, indicando esattamente l'obiettivo che vogliamo raggiungere. Voi non siete d'accordo? Allora dite pure che non siete d'accordo, ma fate una proposta alternativa e altrettanto concreta, che vada nella direzione che voi prima avete indicato.
Qua, invece, tutti discutono, tutti dicono che l'argomento è bello ed è giusto che se ne discuta, però nessuno fa una controproposta concreta. Peraltro, un emendamento che ho visto circolare poc'anzi, credo predisposto dalla Giunta regionale, o comunque frutto di un'interlocuzione con la Giunta regionale, contrasta con quanto detto sia dal Presidente della Commissione bilancio, sia dal Presidente della Giunta regionale. Entrambi, infatti, hanno affermato che vi era l'impegno di trovare dei fondi da destinare alla stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili, ma nell'emendamento che è stato predisposto non vi è alcun riferimento a questo. Incominciate a risolvere questo problema prima di presentare l'emendamento all'Aula, quanto meno cominciate a risolverlo all'interno della maggioranza, perché altrimenti si dà l'impressione che con i ragionamenti fatti si intendesse prendere in giro qualcuno.
Dato che noi non vogliamo farci raggirare e siamo disponibili a ragionare su cose concrete, siamo anche disposti a credere che comunque voi avete già l'idea - anche se non ci avete detto come ve la siete fatta - di stabilizzare tutti i lavoratori socialmente utili, per cui possiamo anche accedere all'idea che le risorse finanziarie che saranno disponibili per quest'anno e per gli anni successivi non siano destinate direttamente ai lavoratori socialmente utili, in quanto vi prendiamo in parola quando dite che stabilizzerete tutti questi lavoratori, però chiediamo che quelle stesse risorse siano comunque finalizzate ad un'azione precisa, e siano indicati chiaramente i tempi e gli strumenti che si vogliono utilizzare per raggiungere quell'obiettivo. O vogliamo forse rimandare tutto ad altri disegni o proposte di legge? E' possibilestabilire adesso almeno un indirizzo preciso, dire come dovrà essere formulato quel disegno di legge? Noi abbiamo esplicato in poche righe la nostra idea, volete farlo anche voi? Non so se chiediamo troppo, mi sembra veramente di no!
Sono state dette tante cose a sostegno della tesi che l'unica possibilità di sviluppo è quella che deriva dall'impresa. Nessuno nega il fatto che l'impresa, in quanto tale, crei occupazione. Vi dovete, però, chiedere perché le imprese non assumono i lavoratori socialmente utili, e io lo chiedo soprattutto a coloro che vivono nelle realtà in cui operano i lavoratori socialmente utili, e non solo a loro, perché ci sono anche migliaia di lavoratori qualificati, che magari hanno alle spalle trent'anni di lavoro, che sono stati espulsi dal ciclo produttivo e per una mancata coincidenza temporale non hanno potuto salire sul carro degli LSU. Vi siete chiesti perché le imprese non assumono questi lavoratori? Forse perché non sono specializzati? Non è vero, essi sono specializzati! La verità è che il sistema di incentivi che è stato introdotto in Sardegna, e non solo nella nostra regione, rende la loro assunzione non conveniente. Il tempo è scaduto, proseguirò dopo questo discorso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.). Rinuncio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Io spero che la fatica accumulata in questi giorni mi consenta di sviluppare un ragionamento appropriato, così come la discussione richiederebbe.
Intanto vorrei dire che noi un risultato pensiamo di averlo conseguito, lo diciamo senza enfasi e senza scopi reconditi, abbiamo cioè ottenuto, con grande fatica e con grande dispendio di energie, il risultato di costringere quest'Aula, nel corso dell'esame di una manovra così importante che destina una "montagna" di risorse finanziarie, a concentrare per un attimo la sua attenzione su una questione che noi consideriamo fondamentale e prioritaria. Speriamo che questo risultato non venga disperso nel prosieguo dei lavori, speriamo che venga utilizzato, se non oggi, almeno nel tempo, per tentare di compiere un passo avanti in questa direzione.
Nel merito vorrei porre alcune questioni. Intanto vogliamo essere chiari, come ha già detto il collega Cogodi nel suo intervento: noi non contrapponiamo la nostra concezione su questa questione ad un'altra concezione. Abbiamo posto una questione, che riteniamo, tra l'altro, compatibile con la cultura di un paese moderno, sviluppato, diciamo di un paese occidentale. Chi invece ha elevato in quest'aula degli steccati, mi dispiace dirlo, ancora una volta è stato il Presidente della Giunta regionale, che ha usato nei nostri confronti una terminologia discutibile, che sinceramente penso rifletta l'ispirazione fondamentale del suo disegno politico. In passato anche da questo punto di vista egli era più attento e più sensibile. Il presidente Floris ha sostenuto che noi avremmo una posizione culturalmente ed ideologicamente ispirata. Questo è vero, ma non riguarda la questione che stiamo ponendo. Egli dice: "Attenti, io sono qui per governare la Sardegna e debbo tutelare interessi precisi". Benissimo, lo sapevamo, ne prendiamo atto! Ma noi poniamo un altro problema, lo poniamo alle forze politiche democratiche, lo poniamo al centro del confronto politico in questo Consiglio: noi poniamo cioè l'esigenza che in un paese sviluppato, occidentale, democratico siano perseguite delle politiche di distribuzione del reddito.
Non stiamo chiedendo di costruire una società socialista o come volete definirla; stiamo ponendo un problema semplice che è all'attenzione di tutte le società occidentali sviluppate e che concerne le riforme: stiamo cioè ponendo l'esigenza di attuare una politica riformista che sia capace di ridistribuire la ricchezza.
Di quanto questo sia necessario, anche se inascoltati, ci siamo sforzati di spiegarlo nel corso di questi giorni, producendo anche della documentazione al riguardo. Abbiamo detto - e lo ripeto per l'onorevole Balletto che non vedo in aula, ma anche per tanti altri - che bisogna trarre, prima o poi, un bilancio sociale di quanto è accaduto in questi anni nel nostro Paese. Questo è il problema che poniamo, perché non è accettabile che si venga in quest'aula e si pensi di poter dire di avere l'acqua calda - nuova scoperta! - a portata di mano, perché le politiche che si dice di voler perseguire, la cui filosofia è stata riproposta dal Presidente della Giunta regionale, sono in atto nel nostro Paese ormai da anni. Questo è il punto, ripeto, sono politiche in atto nel nostro Paese ormai da anni! Allora, io ho indicato alcuni risultati, ho fatto un bilancio di quelle politiche, un bilancio sociale di quanto è accaduto nel corso di questi anni nel nostro Paese, quindi anche in Sardegna. E' accaduto - ripeto - che i profitti netti, cioè gli utili delle imprese sono cresciuti come non mai in questo Paese, e sono cresciuti soprattutto negli ultimi dieci anni, cioè quando sono state attuate tutte le politiche possibili e immaginabili di sostegno alle imprese.
Ebbene, ilprofitto netto è cresciuto del 6,4 per cento; il reddito del lavoro dipendente è caduto, in questi ultimi dieci anni, del 7,2 per cento. Questi sono i dati reali, che non ci siamo inventati; sono dati forniti da lor signori, nei giornali di lor signori, e, guarda caso, quelli più avveduti, li guardano anche con preoccupazione, perché se si vuole alimentare il mercato, se si vuole alimentare la domanda, ci vogliono anche le risorse; se i lavoratori non hanno soldi da spendere, non c'è mercato!
Ma è accaduto anche un altro fenomeno di cui non si vuole parlare, l'ho citato e lo ripeto: ho detto che la ricchezza in questo Paese si è concentrata, tanto che nel corso di questi ultimi anni è risultato che il 7 per cento degli italiani possiede il 44 per cento della ricchezza. Ma qualcuno pensa o può pensare che tra questo 7 per cento ci sia anche quel lavoratore della Keller di Villacidro che l'altra settimana è stato licenziato solo ed esclusivamente perché è stato ricoverato per due volte di seguito in ospedale? Questo è il bilancio sociale di questi anni in questo Paese.
Badate, crescono i profitti, cresce la ricchezza, si concentra la ricchezza e nei segmenti dell'economia dove maggiormente crescono i profitti, cioè nella grande e nella media industria l'occupazione non cresce, anzi tende a diminuire. Allora noi ci chiediamo se in un Paese moderno e civile non si possa tentare di attuare una politica - come diceva Luigi Cogodi - non contro i sistemi ordinari di sviluppo economico, perché non vogliamo, da questo punto di vista, cancellare nulla, bensì una politica che in parallelo guardi a quella parte della società che da quei processi viene emarginata e che oggi è confinata nella disperazione.
Esiste una politica di questo tipo? Deve esistere. Possibile che chi governa e chi dice anche di avere, come ha detto il Presidente della Giunta regionale, un'ispirazione cristiana e cattolica, non guardi e non senta l'esigenza di guardare con attenzione al problema che noi abbiamo sollevato, alla questione che noi poniamo?
Badate, anche queste cose le diciamo senza enfasi. Qui si dice: "No, lo strumento sono quisquilie, voi siete arretrati, siete retrogradi, di che cosa state parlando?. Lo strumento è uno strumento nuovo: incentivi alle imprese". Ebbene, in Sardegna esiste la maggiore incentivazione alle imprese, così come ha ricordato poc'anzi il collega Falconi, che non ha prodotto, fra l'altro alcun risultato.
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato, onorevole Ortu. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, non avrei voluto fare questo tipo di intervento, tanto meno dopo tutti gli interventi precedenti, tuttavia ritengo che il rispetto reciproco e la tutela dell'onorabilità di ciascuno di noi siano una condizione essenziale perché ciascuno possa svolgere il proprio lavoro serenamente.
In quest'ottica, mi sconcertano le affermazioni che il collega Cugini ha fatto nei miei confronti prima, mentre io ero in aula e ascoltavo il suo intervento, perché le trovo ingiustificate, infondate, incomprensibili, e considerato anche che in quest'ultimo anno e mezzo di lavori egli non ha mai espresso nessuna riserva nei confronti del mio operato, né in Commissione, né in Aula, considerato anche che io non mi sono mai assentato né dai lavori della Commissione né da quelli dell'Aula. Questo attacco penso di poterlo imputare a ragioni che non conosco, legate forse, in qualche maniera, a vicende di Porto Torres passate, presenti o future, oppure, se così non fosse, dovrei necessariamente imputarlo alla maleducazione e, in questo caso, mi aspetterei delle scuse dal collega.
Veniamo al contenuto delle cose che sono state dette: il collega ha ricordato i voti che ho preso a Porto Torres, 1.034 per la precisione.
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Scarpa, ma lei interviene per fatto personale?
SCARPA (Gruppo Misto). No sto intervenendo per il motivo per cui mi ha dato la parola. Così come prima non è stata levata la parola al collega, gradirei che non venisse levata a me ora.
Dicevo che i voti che ho preso sono voti - ognuno di noi porta qui dentro la propria storia personale - di un giovane avvocato di provincia, che non aveva nessun precedente elettorale. Il suo partito, onorevole Cugini, ne ha ottenuto 1.443 con qualche giorno in più di campagna elettorale, forse qualche lustro più, e quindi la stessa attenzione che devo porre io a questi problemi la deve porre a maggior ragione il suo partito.
Mentre parlava l'onorevole Vassallo, erano presenti solo tre consiglieri, mentre io ero qui tutto intero.
Venendo all'argomento del lavoro, ciascuno porta qui la sua storia personale; io non so cosa faccia lei nella vita, io faccio l'avvocato a Porto Torres.
PRESIDENTE. Onorevole Scarpa, la prego di attenersi all'argomento in discussione.
SCARPA (Gruppo Misto). Sto parlando di problemi del lavoro, Presidente, non mi interrompa per cortesia, se no perdo il filo. Non ha interrotto nessuno, se interrompe solo me lo considero uno sgarbo personale.
Dicevo, non sono avvocato né di banche, né di assicurazioni, ricevo i miei clienti che sono lavoratori, e so dei lavoratori in mobilità che non vengono riassunti, che hanno difficoltà a mandare i propri figli a scuola e a pagare le bollette. Conosco il panorama sconcertante, a Porto Torres, dei numerosi lavori socialmente utili, dei cassintegrati da vent'anni in mobilità, ecc.. Sulle ragioni di questo potremmo aprire uno scenario vastissimo, ma voglio solo dire una cosa: lei mi accusava di essere scarsamente attento ai problemi dell'occupazione e del lavoro, ma io ero qui in aula, il vostro Gruppo c'era solo per un terzo, il suo partito governa lo Stato, fino a qualche mese fa governava la Regione, la Provincia e governa ancora il comune di Porto Torres. E allora, se qualcuno era distratto e ed è stato distratto in passato era qualcun altro.
PRESIDENTE. L'onorevole Scarpa ha parlato per fatto personale, senza che nessuno gli desse la parola a termini di Regolamento. Proseguiamo con gli interventi sull'argomento in discussione adesso.
Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Signor Presidente, colleghi, io credo che questo pomeriggio stiamo facendo una discussione interessante, finalmente, e sento anche di dover dire che va riconosciuto un merito alla determinazione e alla ostinazione di Rifondazione Comunista.
Io penso che il problema che abbiamo di fronte è che questo Consiglio legifera più volte in una legislatura, più volte in un anno, spesso anche più volte in un mese, su materie come queste, o sui vari aspetti delle politiche per il lavoro, senza peraltro - non sto dicendo che è colpa del singolo; è un problema che abbiamo da molti anni - che siamo mai in condizioni di fare un bilancio degli strumenti esistenti.
Faccio un esempio: un anno introduciamo le società miste, le limitiamo, giusto o sbagliato che sia, agli enti locali, diciamo che la quota massima del pubblico è del 50 per cento. L'anno dopo, senza che nessuno si sia curato di spiegare perché, e anche di verificare esattamente cosa è successo, si dice: no, non sono più solo gli enti locali, sono gli enti utilizzatori, e la quota massima del pubblico non è più il 50 per cento, ma il 90 per cento. Non è che io sia contrario a questo, ma vorrei che qualcuno me ne spiegasse il perché.
Insomma, questa è una materia sulla quale dobbiamo avere grande sensibilità, ma anche grande rigore intellettuale e politico. Io voglio affrontare tre argomenti rapidamente. Il primo è questo: occorre fare una distinzione chiara tra il campo delle politiche di sviluppo e il campo delle politiche sociali di sostegno e di assistenza. Occorre distinguere queste due politiche non perché se ne debba fare una e non l'altra, ma perché bisogna farle ambedue meglio, con strumenti più efficienti, e anche con più risorse, quando ce la facciamo. E bisogna sapere che si sta facendo politica di sviluppo quando si fa politica di sviluppo, e politica sociale e di assistenza quando si fa politica sociale e di assistenza. Confonderle non serve né sull'uno, né sull'altro versante, perché le politiche di sviluppo hanno come obiettivo la produttività, cioè la capacità di un'economia e delle sue produzioni di stare sul mercato; le politiche sociali di assistenza non possono che avere come fine la solidarietà e il sostegno ai deboli.
Secondo punto: in Sardegna ci sono 130.000 disoccupati, questo dice l'ISTAT, da cui poi, in un quadro più articolato, va detratto almeno il sommerso. Cioè, in realtà i disoccupati, pur essendo un'enormità, sono meno di quanto si dice, e dovremmo iniziare da qui a usare le cifre giuste; sono un'enormità perché il tasso di disoccupazione è comunque assolutamente anomalo e insostenibile.
Però io dico che bisogna usare le cifre corrette perché sono convinto che si possa in pochi anni aggredire il divario di sviluppo e di produttività che c'è rispetto alle aree più avanzate del Paese, e che si possa anche aggredire il divario sia nel tasso di occupazione che nel tasso di disoccupazione. Lo strumento principale per fare questa operazione è dato sicuramente dalle politiche di sviluppo e dal riordino della pubblica amministrazione, poi ci sono le politiche attive, le politiche sociali, le politiche di assistenza. E qui, quello che voglio ricordare, non perché i colleghi non l'abbiano presente, ma perché è meglio sottolinearlo, è che ci sono bacini diversi e a ciascuno di essi dobbiamo guardare: ai lavoratori socialmente utili, alle ragazze e ai ragazzi in cerca di prima occupazione, che sono tra l'altro assai numerosi, ai quarantenni e ai cinquantenni espulsi dal processo produttivo, e questo è forse, senza togliere nulla agli altri, il problema socialmente e umanamente più delicato e doloroso. E allora bisogna considerare l'insieme, puntando certo alla stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili, ma guardando anche a chi sta in una condizione diversa, cioè ai cinquantenni e quarantenni di cui parlavo, alle ragazze e ai ragazzi in cerca di prima occupazione, o comunque in cerca di un inserimento nel mondo produttivo.
La terza tesi, che voglio rapidissimamente sostenere - anche qui sfondo una porta aperta, ma evidentemente bisogna ogni tanto sfondare anche le porte aperte - è che questa non è questione che scopriamo oggi. Io cito solo, perché non ho tempo, i due passaggi principali: la classe dirigente sarda si è confrontata con questa problematica negli ultimi decenni, attraverso la riflessione e la legislazione degli anni ottanta da una parte, e la riflessione e la legislazione degli anni '97 e '98 dall'altra, che veniva ricordata poc'anzi, in termini che io condivido, dal collega Falconi. Io penso che dobbiamo evitare di comportarci come se scrivessimo su un foglio bianco. Non è l'anno "zero", si diceva, perché badate, altrimenti, e torno al punto da cui sono partito, noi produciamo leggi e strumenti che si depositano su ciò che esiste, che si confondono con ciò che esiste, senza che sappiamo che cosa, ciò che esiste, ha prodotto e produce. La nuova legge è utile se c'è un bilancio di ciò che esiste - questo è il famoso monitoraggio -, se c'è una verifica dei risultati, se quando facciamo la nuova legge lasciamo ciò che serve e cancelliamo quello che non serve.
E allora, se facciamo una norma programmatica, come mi pare che dal confronto, dal dialogo positivo, utile, fruttuoso stia emergendo, essa deve rispondere almeno a queste due esigenze: la prima è quella di guardare all'insieme delle tre partite della disoccupazione, e non fare una norma per una sola di esse; la seconda è quella di proporci, attraverso la norma programmatica, rinviando di pochi mesi l'appuntamento, di coordinare gli strumenti esistenti. Io voglio sapere, mentre facciamo la nuova legge, che fine fanno le leggi 37 e 36, che fine fanno i residui della legislazione della prima stagione delle politiche per l'occupazione, e questo non per dire di chi è merito, o di chi non lo è, cosa è stato fatto bene o cosa è stato fatto male, ma per lasciare in piedi solo ciò che serve.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, anch'io voglio dire poche parole, perché mi pare che il livello del dibattito oggi pomeriggio si sia elevato, e ringrazio sia coloro che l'hanno promosso, come hanno già fatto altri colleghi, sia coloro che sono intervenuti, della maggioranza e della opposizione, in particolare i colleghi La Spisa e Balletto, il presidente Floris e naturalmente i miei colleghi del centrosinistra, che sono intervenuti più numerosi, perché riteniamo questo problema cruciale, senza nulla togliere agli altri.
Credo che il confronto di stasera abbia, diciamo così, elevato il livello della discussione; forse avevamo avuto, in precedenza, momenti di stanchezza, ma consentite anche a me di dire due parole in questa parentesi significativa che la serata di oggi ha aperto nel corso dell'esame del disegno di legge finanziaria. Faccio, innanzi tutto, due considerazioni ricollegandomi a quanto ha affermato in un articolo il collega Pittalis e a quanto ha detto poc'anzi il presidente Floris. In un suo articolo il collega Pittalis ci ha richiamato alle teorie keynesiane. Se egli fosse convinto di quanto ha affermato, credo che saremmo concettualmente molto vicini, invece io ho la sensazione, da alcuni interventi che ho sentito, che molti di voi abbiano l'idea, che io condivido, che il mercato, lo dico esplicitamente, sia mosso dalla famosa mano invisibile di classica memoria, e porti in sé, secondo la legge di un economista, scusate la citazione, di Jean-Baptiste Say, il pieno impiego di fattori, e quindi la massima occupazione. E' un'idea storicamente e teoricamente smentita. In tutto il diciannovesimo secolo questa era fede complessiva dell'economia classica; la crisi di Wall Street all'inizio del ventesimo secolo ha smantellato questa idea, che si fondava sul postulato - questa era la legge di Say - che tutto ciò che viene percepito dai lavoratori e dai partecipanti alla produzione viene consumato, e quindi l'offerta crea la domanda e il massimo di consumo crea il massimo di occupazione. La storia ci ha dimostrato che nei momenti di crisi la propensione al risparmio sostituisce la propensione al consumo, e la propensione al risparmio - questa era l'idea di Keynes, a cui faceva riferimento il collega Pittalis -, che è una virtù privata, diventa un vizio pubblico, perché cumulando le propensioni al risparmio di tutti noi sottraiamo risorse al ciclo produttivo, deprimiamo la domanda, e deprimendo la domanda deprimiamo l'offerta e quindi l'occupazione. Perché ho fatto questa osservazione? Perché è implicito nella teoria keynesiana, che sosteneva, appunto, superando il liberismo, che lo Stato, le istituzioni devono intervenire nel mercato e sostenere le politiche del lavoro anche - diceva Keynes - a costo di far fare ai lavoratori dei buchi e poi ricoprirli, che le politiche di sviluppo sono una componente strutturale. Anche queste teorie sono oggi in parte superate perché, se noi sostenessimo la domanda senza dare un adeguato sostegno anche all'offerta, l'effetto moltiplicatore di queste politiche andrebbe all'esterno e noi diventeremmo più dipendenti e sottosviluppati. Questo è il discorso. Allora io credo, e concordo anche con quanto diceva Pier Sandro Scano prima, che le politiche del lavoro, se sono coordinate in base alle concezioni keynesiane, diventano non solo politiche di assistenza, ma anche politiche strutturali di sviluppo.
La seconda considerazione riguarda le cose dette dal presidente Floris sulla ispirazione cristiana. Le teorie keynesiane, che risalgono agli anni trenta, sono arrivate in ritardo a sancire quanto già molti imprenditori, e anche molte autorità intellettuali e morali avevano detto, in particolare il Magistero della Chiesa con la Rerum Novarum. La dottrina sociale della Chiesa sosteneva che lo sviluppo è essenziale per la solidarietà; se non c'è sviluppo non c'è solidarietà, e quindi il mercato e l'impresa creano ricchezza; senza mercato e senza impresa non ci può essere sviluppo e senza sviluppo non ci può essere solidarietà. Però - questo è il punto teorizzato dalla dottrina sociale della Chiesa - il mercato non si occupa della giustizia e della distribuzione, e quindi la distribuzione e l'equità, che è la qualità dello sviluppo, che deve integrare la quantità dello sviluppo, non possono essere lasciate solo al mercato. Il mercato lasciato funzionare secondo le proprie logiche, crea certo sviluppo, ma altrettanti squilibri, altrettanta povertà, altrettanti bisogni. Per cui occorre una comunità solidale, questa è la sfida della modernità: coniugare libertà e sviluppo e cercare di perseguire l'equità con una solidarietà che non sia assistenza, ma che sia invece la coscienza massima di una comunità che si organizza come istituzione, e come istituzione affronta la grande sfida delle democrazie moderne, che non riguarda più il potere autoritario di qualcuno, ma riguarda invece lo squilibrio, la disoccupazione, l'alienazione di massa.
Questa è la sfida che abbiamo davanti, e di fronte a questa sfida io credo che noi dobbiamo tutti quanti trovare le convergenze possibili per legittimare una classe dirigente - maggioranza, opposizione, Giunta e Consiglio - che sostenga il mercato, l'impresa, lo sviluppo di quantità, la modernità, la competitività e così via. E questo si fa con le leggi, con gli incentivi, con le politiche di sistema, con la formazione, con la ricerca, con l'innovazione e così via.
Apro una parentesi: in questi cinque anni il Governo nazionale di centrosinistra ha saputo creare un milione di posti di lavoro e 250.000 nuove imprese. Ora noi, con le politiche di bilancio, finanziarie e di sviluppo che stiamo cercando di mettere a punto insieme, dobbiamo porci il problema non solo della quantità dello sviluppo, ma della qualità. E la qualità dello sviluppo è tale se coinvolge tutte le persone, se considera l'uomo non solo come fattore produttivo, ma come persona che ha diritti e doveri, che una dignità che noi dobbiamo salvaguardare, fondando sul lavoro i grandi diritti di libertà, di democrazia, perché senza il lavoro questi diritti non sono nulla. Ecco perché dobbiamo coniugare le politiche dello sviluppo con le politiche del lavoro. Lo dicevano i colleghi sia di maggioranza sia di opposizione che sono intervenuti: negli anni scorsi, pur tra conflitti e differenze di posizioni, noi abbiamo fatto dei passi avanti. Le leggi 37 e 36, le politiche sulla formazione professionale, la normativa sui cantieri di lavoro, eccetera, vanno oggi raccordate per cercare di affrontare a livello regionale il problema del lavoro, che è un problema strutturale, non frizionale, che deriva cioè dal passaggio rapido da una società rurale (non dimentichiamoci che negli anni cinquanta il 50 per cento dei lavoratori era addetto all'agricoltura) a una società industriale e postindustriale, dalla crisi degli apparati industriali, dal ritardo nei processi di sviluppo e anche dalla scarsa qualità del nostro sistema formativo in generale.
Affrontiamo questi problemi con le politiche di impresa, di mercato, di innovazione, di competitività, ma chiediamoci anche come queste politiche si collegano con le politiche del lavoro. Sono d'accordo con chi mi ha preceduto riguardo ai problemi dei lavoratori socialmente utili, ai problemi dei nuovi giovani che devono essere invece una risorsa fondamentale su cui investire, al problema dei lavoratori magari di mezza età espulsi dal ciclo produttivo. Allora, in questa prospettiva, occorre affrontare questo discorso con una norma programmatica, che disciplini le nuove competenze che stanno per essere trasferite alla Regione con le leggi già operanti, nel campo del lavoro e della formazione, e stanzi le risorse che si ritengono opportune. Siamo convinti che, in questo senso, le politiche del lavoro non siano solo politiche di solidarietà o assistenziali; sono anche assistenziali, ma sono necessarie per tutelare la persona, e se ben collegate alle politiche di sviluppo, possono essere un sistema non solo per sostenere la domanda interna, ma per trainare l'economia e creare nuove occasioni di sviluppo, non sono qualitativo, quindi non solo economico, ma anche civile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signori Presidenti, colleghi consiglieri, io ritenevo di non dover più intervenire; avevo espresso la mia opinione illustrando gli emendamenti, e l'avvio della discussione pareva che annunciasse qualcosa di più utile, di più produttivo. Devo invece prendere atto, con qualche rammarico, che la china che ha preso il confronto in aula porta, o pare che porti, verso una soluzione di tipo consolatorio.
A noi viene dato merito di aver posto la questione, di avere introdotto un dibattito importante. In effetti il Consiglio regionale oggi ha inaugurato una sorta di labour day - così facciamo contento il collega Balletto e tutta l'ala berlusconiana ritenuta più fedele -, abbiamo cioè discusso effettivamente del tema del lavoro. Una bella discussione, che qualcuno potrà ricordare, non per molto tempo, forse per qualche giorno: labour day. Ciò che ci preoccupa però è la soluzione, lo sbocco, l'utilità, e non preoccupa solo noi del Gruppo della Rifondazione Comunista, ma anche tutti i consiglieri regionali della Coalizione autonomista, della opposizione democratica. Sarebbe una consolazione troppo magra. Siamo tutti un po' stanchi, e permanendo in aula ieri sera (e vi permarremo anche stanotte), noi del Gruppo della Rifondazione Comunista non abbiamo inteso fare un gesto, come dire, né clamoroso, né propagandistico. Abbiamo semplicemente voluto, con i pochi mezzi che abbiamo, rivolgere un invito al Consiglio, e soprattutto alla maggioranza e alla Giunta, l'invito cioè a riconsiderare almeno in parte la sua condotta, a rispondere almeno in parte ad alcuni quesiti che abbiamo posto.
Noi non possiamo fare filosofia delle politiche del lavoro qui; abbiamo esposto i nostri diversi punti di vista, però ognuno partendo dal suo diverso punto di vista dica quale ritiene che sia la giusta soluzione. Dobbiamo dire a quei lavoratori che sono accampati in via Roma da tre mesi quando potranno tornare a casa tranquilli, quando e da chi verranno assunti.
Voi non potete dire che la politica dello sviluppo la regola il mercato, e le politiche di assistenza le regolano le istituzioni. Appellatevi alla filosofia che volete, e se la soluzione al dramma della disoccupazione la dà il mercato, caro collega Balletto, caro Presidente della Giunta e cari tutti voi, per favore chiamate il "signor Mercato" e chiedetegli quando quei lavoratori, accampati da tre mesi, avranno lavoro e da chi.
Voi affermate di aver individuato la soluzione per i lavoratori socialmente utili, dite che la risposta a questa emergenza è nelle vostre proposte. Dov'è? Io ho scorso tutti gli emendamenti, tutti noi stiamo cercando questa vostra proposta normativa e di sostegno finanziario, dov'è? La dovete ancora presentare? Aspettiamo che la presentiate per poterla valutare.
Tutti sapete che le politiche di sviluppo sono distinte nettamente dalle politiche di sostegno al lavoro; sono due ambiti diversi, l'abbiamo detto, ma sono come le rotaie di un binario, cioè le politiche di sviluppo e le politiche di sostegno al lavoro vanno necessariamente insieme. Noi non possiamo accettare l'idea espressa da qualcuno di voi (che non è colto, ma è solo saccente, che non ha letto molti libri, ma semmai qualche retrocopertina di libro) che la politica dello sviluppo, la grande politica dello sviluppo apparterebbe a voi, mentre a noi apparterrebbero le politiche dell'assistenza. Ma voi siete matti! Noi parliamo di politiche di sviluppo, noi parliamo di centralità dell'impresa più di voi, e affermiamo che c'è una centralità dell'impresa che dà lavoro e c'è una centralità del lavoro che dà impresa. Ma chi le sostiene le imprese, se non i lavoratori? E non solo i lavoratori manuali, ma anche i lavoratori intellettuali. Le capacità dirigenziali, l'ideazione, la managerialità non sono anch'esse applicazioni umane di lavoro? Dov'è questo mercato astratto di cui voi parlate? Quale impresa non riceve il sostegno del danaro pubblico? Se si fa assistenza in Italia, in questa regione, sono proprio le imprese che ne usufruiscono. Quella è economia assistita. Non c'è nessuno che sia più assistito di un'impresa, e se quell'assistenza va bene la si tenga, però non offendete nessuno, non offendete quelli che non hanno nulla, che non sono assistiti e semmai sarebbero candidati a un'assistenza. Hanno magari fatto domanda per avere una qualche assistenza, ma non ne avranno e voi li offendete.
Allora io non posso, per ragioni di tempo, farla lunga, però vi invito a ripensarci. Non potete liquidare questa partita così! La Giunta non ha ancora presentato proposte su questa questione, se ne ha le presenti, mettiamole in parallelo con le nostre. Vediamo che cosa si può trarre dalle proposte che avanza il Consiglio, perché ci sono questi emendamenti, ma ce ne sono anche altri che sono stati presentati ai vari articoli della finanziaria, anche da parte di altri Gruppi. Vediamo cosa propone la Giunta, e che cosa se ne può ricavare di utile, di concreto, di risolutivo.
Noi abbiamo presentato da ultimo l'emendamento numero 461 in sostituzione di un altro emendamento, che è una sintesi, un compendio degli altri nostri emendamenti; potremmo anche ritirarli tutti, per convergere l'attenzione nostra, altri Gruppi politici, della maggioranza e della Giunta attorno a una proposta risolutiva. Il nostro emendamento numero 461 rappresenta quel livello di intesa possibile che due giorni fa la maggioranza e la Giunta hanno ritenuto raggiungibile. Datevi e dateci il tempo di valutare se almeno questa soluzione parziale è ancora possibile. Al di fuori di questo, è chiaro che noi dovremo ancora utilizzare tutte le energie che abbiamo e non solo in termini di tempo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, quella del lavoro è la partita più delicata a cui la politica ha il dovere di dare le risposte più significative.
Ho apprezzato molto le parole pronunciate dall'ex sindaco di Cagliari, Mariano Delogu, quando, dopo essersi dimesso, nel salutare e ringraziare i collaboratori ha detto che gli rimaneva un rammarico profondo, quello di non essere riuscito, nei suoi sette anni di mandato, a modificare la situazione del lavoro nella città di Cagliari.
Io credo che oggi uno degli elementi che riguardano il modo di fare politica e che pongono problemi di natura esistenziale a tutti noi, sia proprio il parametro che ciascuno di noi deve avere su quanto riesce a modificare questo stato di cose. Credo che non ci sia peggiore sconfitta per una classe dirigente, per una classe politica, che quella di non avere la fantasia per poter rimuovere quelli che sono gli ostacoli allo sviluppo, gli ostacoli alla creazione di lavoro. Dunque, non si tratta solamente di mettere a disposizione dei denari e pensionare i nostri giovani a diciotto anni. Io credo che qui nessuno abbia questo tipo di atteggiamento. Non si tratta di fare una valutazione di questa ingiustizia sociale, che non consente a gran parte dei sardi di inserirsi nel processo produttivo. Qui noi dobbiamo riuscire a capire se attraverso l'animazione economica, gli investimenti, l'uso delle risorse, sia possibile creare produttività e ricchezza, perché il lavoro possa rispondere al suo requisito fondamentale, così come riportato anche dai testi di economia: il lavoro è quella attività che non è fine a sé stessa, ma tende al conseguimento di altri fini.
Non sfugge a nessuno che questo è un problema che investe le nostre coscienze, perché sappiamo bene che cosa significa essere estranei al processo produttivo; sappiamo benissimo, per cultura, che cosa significa non avere la speranza di potersi inserire nel processo produttivo. Io credo che oggi non ci sia più la necessità che un Gruppo politico permanga per una seconda notte in quest'aula, per cui chiedo al Gruppo della Rifondazione Comunista di sospendere questa iniziativa, perché credo che il Consiglio abbia acquisito la sensibilità necessaria per trattare questa materia. Credo che tutti noi ne siamo coscienti. So che sono state avanzate delle ipotesi, la Giunta adesso presenterà delle proposte, a cui credo abbiano lavorato diversi colleghi, e questo forzo, comunque, ci deve vedere tutti non arrendevoli, ma partecipi e protagonisti, perché le proposte che avanzeremo non rimarranno qui, ma andranno all'esterno e saranno valutate all'esterno. Io mio auguro, quindi, che si trovi, per quanto riguarda la partita lavoro, una spinta in avanti, che consenta a chi un lavoro non ha, di sperare ancora di poterlo ottenere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Ne ha facoltà.
LURIDIANA, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Diciamo che questa è stata una serata in cui si è svolto un dibattito sereno su un argomento molto delicato e difficile. Sono sicuro, e penso che lo siano anche tutti quelli che hanno partecipato al dibattito, che il difficile problema del lavoro, che non è di oggi, ma è datato nel tempo, non si può risolvere in una serata. Abbiamo un po' sviscerato i motivi per cui forse non si è riusciti fino ad oggi a trovare una soluzione, nonostante la Regione sarda in questi anni abbia approvato innumerevoli leggi su questa materia.
Forse uno dei problemi maggiori, come qualcuno ha sottolineato prima, è che si è sempre pensato a legiferare, si è sempre pensato a trovare novità, ma non si è fatto un monitoraggio serio delle leggi vigenti, e, soprattutto, spesso molte leggi sono rimaste sulla carta, non sono mai state attuate o si è lasciato passare troppo tempo e quindi sono apparse superate.
Quello che noi stiamo cercando di fare è rendere operative le leggi vigenti, mi riferisco soprattutto alle leggi numero 36 e 37, che soltanto un anno fa sono state attuate per quanto riguarda, per esempio, le politiche attive del lavoro. E mi pare che l'Assessorato del lavoro, la Giunta e il Consiglio abbiano fatto tutto quello che si doveva fare: la legge 36 è diventata operativa, in ventotto giorni sono state erogate tutte le somme che erano state stanziate, anche quelle stanziate con provvedimento successivo.
Paragonando queste leggi a una legge vecchia, la numero 33 del 1988, all'inizio del mio mandato ho potuto verificare che la spendita dei fondi era ferma, per quanto riguarda la prima linea di intervento, alle richieste inoltrate nel 1993, per quanto riguarda la seconda linea a quelle inoltrate nei primi mesi del 1997. Quest'anno, grazie a una modifica approvata dalla Giunta, riusciremo a esaurire in pochi mesi i fondi residui. Eppure si tratta di una legge che doveva incentivare l'occupazione e quelle imprese che avevano fatto affidamento sui contributi da esse previsti, hanno potuto usufruirne solo sette anni dopo la presentazione delle domande. Nel frattempo molte imprese sono fallite, e voi potete capire quale fine possa fare il progetto di un'azienda che crede in certi obiettivi, che ipotizza dei costi e non riceve i contributi a cui ritiene di avere diritto. In questi giorni, infatti, il TAR ha emesso alcune sentenze che condannano la Regione perché non ha pagato i contributi o perché li sta pagando dopo sei anni. Alcune imprese nel frattempo sono fallite, ma sono fallite anche per colpa nostra, e oggi il TAR sta dando loro ragione, quindi sta facendo pagare alla Regione anche quei contributi che fino ad oggi non aveva mai pagato o non aveva voluto pagare.
Politiche dello sviluppo: si è parlato tanto di incentivi alle imprese, e forse noi, nel nostro immaginario, pensiamo sempre alle grandi imprese; invece le imprese che si stanno avvicinando oggi al nostro Assessorato, e chiedono sostegno in base alle leggi regionali, sono piccole imprese, imprese quasi familiari, a misura sarda, composte cioè da tre, quattro o cinque dipendenti. Sono imprese che si autoassumono, nel senso che danno lavoro allo stesso datore di lavoro.
E noi stiamo cercando innanzitutto di accertare, per esempio, quali sono i motivi per cui la legge numero 36 ha avuto un così grande successo. C'è un emendamento che è stato presentato a un collegato alla finanziaria - perché il nostro intento non è quello di fare altre leggi, ma di migliorare quelle esistenti - che amplia ulteriormente la possibilità della Regione di fare convenzioni, in maniera che altri enti previdenziali, oltre all'INPS, possano convenzionarsi e quindi dare la possibilità di usufruire di questi vantaggi. Altrettanto vale per la legge 37.
Quando io sono diventato Assessore, i lavoratori socialmente utili per i quali noi davamo un contributo di 200.000 lire, erano 5.500; oggi sono 3.160. Non è tutto merito della Regione sarda, perché, è vero, non ci sono più i lavoratori ministeriali, però possiamo dire che da novembre, cioè da quando questi lavoratori non c'erano già più, sono fuoriuscite altre 700 persone, o perché hanno trovato lavoro o perché, per altre ragioni, non sono più compresi negli LSU. E allora, noi non vogliamo buttare via la legge 37, perché ci siamo accorti che è una buona legge, ma riteniamo che debba essere migliorata, soprattutto in quegli articoli che incentivano la fuoriuscita dei lavoratori dal sistema degli LSU, perché fino ad oggi non avevamo neanche strumenti per poterlo fare. Ricordiamoci che gli LSU li abbiamo ereditati, tanto che l'anno scorso abbiamo dovuto stanziare ulteriori 8 miliardi per far fronte, al posto degli enti utilizzatori, a quel 50 per cento che non veniva più corrisposto dallo Stato.
Noi stiamo cercando di migliorare quegli articoli di legge per incentivare l'assunzione di questi lavoratori e la loro fuoruscita dal sistema degli LSU. Questa politica non è mai stata portata avanti in maniera decisa, anche perché le proroghe si susseguivano una dietro l'altra e forse gli enti utilizzatori non avevamo neanche la convenienza a favorire la fuoruscita degli LSU, in quanto potevano avere mano d'opera a costo zero. Ma, ricordiamoci, è mano d'opera per la quale non vengono pagati i contributi figurativi, che quindi non poteva e non può sperare in una pensione futura adeguata. Esamineremo probabilmente domani un emendamento che incrementa alcune poste di bilancio e crediamo che questa operazione avrà un grande successo.
Oltre a questo, ci stiamo preparando a una grande riforma, quella dei servizi per l'impiego. Ormai il Consiglio dei ministri ha deliberato, quindi questi poteri saranno a noi attribuiti entro breve tempo e ci impegneremo di conseguenza. La riforma dei servizi per l'impiego non può essere isolata, ma senz'altro dovrà combaciare con le politiche del lavoro, con la formazione, altro strumento molto importante. Abbiamo già fatto un grosso passo avanti con il Complemento di programmazione per quanto riguarda il POR. Abbiamo incominciato a cambiare questo tipo di formazione, avvicinandola al mondo del lavoro e soprattutto ai lavoratori, e riuscirà senz'altro a dare quella qualificazione richiesta dal mercato: obbligo formativo, formazione finalizzata e formazione continua. La formazione continua, in particolare, aiuterà chi lavora ad essere sempre aggiornato e quindi valido nel mercato e, come qualcuno ha detto stasera, qualora perdesse il posto di lavoro potrà più facilmente trovare un'altra occupazione.
Abbiamo considerato anche i problemi legati all'attuazione della legge nazionale 215/92: è di questi giorni il bando, che scadrà il 31 maggio, e stiamo adempiendo di corsa tutti gli obblighi burocratici per rendere questa legge operativa e soprattutto per fare formazione. Nel momento in cui questo si farà, verrà fatto un monitoraggio e chiederemo in Giunta, ma anche in Consiglio regionale che si faccia fronte anche agli interventi previsti da questa legge, che, mi sono accorto, in questi giorni, dalle richieste che pervengono in Assessorato, sta ispirando un grande interesse nel mondo femminile. E, soprattutto, le politiche del lavoro debbono riguardare certamente non solo gli LSU, ma anche tutti i disoccupati, gli inoccupaati, i giovani e le donne, che, come qualcuno ha detto poc'anzi, sono circa 130.000. Tutti perciò dobbiamo cercare di portare avanti queste politiche.
Voglio soltanto dire ancora qualcosa sugli emendamenti in discussione: noi non condividiamo questi emendamenti, perché bloccano proprio quel processo di stabilizzazione degli LSU che in questo momento si sta cercando di avviare. Molte di quelle somme che oggi si cerca di spostare o questo ente che viene creato credo che possano creare una distorsione in questo processo di stabilizzazione. Noi abbiamo già incontrato sia le associazioni degli enti locali, sia i sindacati e stiamo incontrando pian piano tutti gli enti utilizzatori, i quali dimostrano grande disponibilità. Dateci ancora il tempo di operare con i mezzi che abbiamo e con quelli che vi abbiamo chiesto e noi siamo quasi certi di riuscire a mantenere l'impegno che il Ministero del lavoro ci ha chiesto: cioè 900 lavoratori socialmente utili stabilizzati entro l'anno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Signor Presidente, le opinioni sono diverse, io ho cercato di illustrare la mia, però considero anch'io la discussione che abbiamo fatto positiva. C'è un punto, mi rivolgo al presidente Floris, che forse merita, prima di procedere, come stava proponendo il presidente Spissu, un attimo di attenzione: nel corso della discussione se ne è parlato, ma non ha ottenuto neanche nelle conclusioni dell'Assessore una risposta conseguente alle considerazioni che sono state fatte. Abbiamo parlato degli LSU, degli strumenti che dovremo attivare per le competenze che ci verranno trasferite dallo Stato, in relazione alla nuova politica del collocamento, ma c'è un'emergenza che è stata richiamata nel dibattito, un'emergenza nell'emergenza si può dire, e che è data dai lavoratori che sono accampati di fronte al palazzo del Consiglio.
Sembrava che ci fosse una possibile risposta per questi lavoratori, che poi non è emersa nella discussione. Io ricordo, però, e ne chiedo conferma al presidente Floris, che per quanto riguarda i lavoratori dell'impresa Mazzoni, appunto quelli che sono giù nel piazzale, si era pensato di assegnare a questa impresa, che appalta lavori telefonici, una quota di lavoro per poter ricollocare questi lavoratori in attività. Se è così, se ricordo bene e se questo dovesse essere confermato, è chiaro che la Giunta e quindi dell'Assessore competente devono rapidamente attivare il tavolo di confronto tra l'appaltatore e l'impresa in modo tale che questi lavoratori possano essere immessi di nuovo nel ciclo produttivo. Se questa è la linea che voi volevate esprimere e se verrà confermata, allora è chiaro che il tutto si può considerare un momento della nostra iniziativa consiliare per poi procedere nei termini che i colleghi proporranno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, a completamento di quanto detto testé dall'onorevole Cugini, io confermo che il tavolo di confronto esiste già, abbiamo contattato tutte le società di telecomunicazioni, abbiamo parlato delle infrastrutture, del polo telematico, delle telecomunicazioni, e abbiamo posto questa esigenza che è stata richiamata perché, nelle more dell'approvazione di un piano complessivo, ci sia un'equa distribuzione delle risorse date alla Sardegna, in particolare a due di queste società di telecomunicazioni, mentre una è rimasta esclusa.
Riconfermo la volontà del Presidente della Giunta e degli Assessori della programmazione, dell'industria e del lavoro, non soltanto di tenere aperto il tavolo di confronto, ma di intervenire presso la Telecom perché questo avvenga e questi lavoratori possano rientrare a lavoro. Entro breve tempo si procederà alla discussione del piano generale relativo a questa materia.
Penso che l'approvazione di questa finanziaria e questo segnale importante che il Consiglio regionale sta dando a questo settore possano agevolare questo percorso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, io sono convinto che il dibattito che si è sviluppato nella serata di oggi sia molto importante. E' intervenuto due volte il Presidente della Giunta, è intervenuto l'Assessore del lavoro, sono intervenuti anche colleghi della maggioranza e tanti colleghi dell'opposizione.
Sul problema del lavoro non ci possiamo dividere, quindi io propongo di andare avanti nell'esame della finanziaria, saltando questa parte, per verificare se ci sono le condizioni per trovare quell'unità che credo tutta la Sardegna si aspetta da noi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Mi pare che questa proposta possa trovare accoglimento da parte della Giunta utilizzando anche le ore successive ai nostri lavori per definire, entro questa notte, una soluzione che ci consenta - io me lo propongo come Assessore del bilancio - di accelerare i lavori nella giornata di domani.
PRESIDENTE. La proposta è di sospendere questi emendamenti al titolo dell'articolo 2 e di procedere all'esame dei commi dell'articolo 2 che vanno dal'1 all'11.
Si dia lettura dei commi dall'1 all'11 dell'articolo 2.
LICANDRO, Segretario:
Art. 2
Disposizioni in materia di ricerca, lavoro, occupazione e formazione professionale
1. Nel comma 2 dell'articolo 46 della legge regionale 3 aprile 1991, n. 13, sostituito dall'articolo 19, della legge regionale 8 marzo 1997, n. 8, la valutazione dell'onere per l'anno 2001 è modificata in lire 3.000.000.000 (euro 1.549.370,7) (UPB S03.052 - cap. 03069).
2. A valere sulle disponibilità sussistenti sul titolo di spesa 11.3.10/I del programma d'intervento per gli anni 1988/1989/1990 di cui alla Legge 24 giugno 1974, n. 268, la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, predispone, in collaborazione con le Università sarde, il Consorzio 21, il CRS4, il BIC Sardegna e gli altri soggetti pubblici operanti nel settore, un programma per la sperimentazione e la messa a regime di una metodologia operativa finalizzata all'attrazione in Sardegna di iniziative industriali ad elevata tecnologia e delle connesse attività di ricerca e sviluppo, da localizzarsi nelle aree industriali e nei poli del Parco Scientifico e Tecnologico. Il suddetto programma è sottoposto al preventivo parere della Commissione consiliare competente che deve essere espresso entro dieci giorni dalla data di ricezione del Consiglio; trascorso detto termine si prescinde dal parere.
3. La metodologia di cui al comma 2 consiste nell'offerta combinata, in favore delle imprese esterne, di laboratori pubblici attrezzati per lo svolgimento delle loro attività di ricerca, sviluppo e sperimentazione, di servizi di formazione avanzata, in particolare nel campo dell'elettronica e dell'elettrotecnica applicata, e dei supporti finanziari per concorrere alla realizzazione delle attività di ricerca applicata e di commercializzazione dei risultati della ricerca, da remunerarsi attraverso le royalties derivanti dalla vendita dei prodotti o dei servizi delle imprese medesime.
4. Dopo il comma 6 dell'articolo 17 della legge regionale 18 gennaio 1999, n. 1, sono aggiunti i seguenti:
"6 bis. Ai fini dell'attuazione degli interventi di cui ai commi che precedono possono essere utilizzate le modalità di cui all'articolo 4 della legge regionale 7 gennaio 1975, n. 1, e successive modificazioni. Tali modalità sono estendibili anche ad interventi finanziati con altre risorse destinate agli stessi soggetti attuatori dei commi che precedono.
6 ter. I beni acquisiti dal Consorzio 21 in attuazione del comma 5 sono acquisiti al patrimonio dallo stesso soggetto delegato; in caso di scioglimento del Consorzio gli stessi beni sono acquisiti al patrimonio regionale.
6 quater. Al fine di dare attuazione agli interventi di cui al presente articolo, l'Amministrazione regionale è autorizzata a sostenere gli oneri conseguenti alla procedura abbreviata per il rimborso dell'imposta sul valore aggiunto, nonché gli interessi passivi sostenuti per l'anticipazione dell'imposta sul valore aggiunto dovuta per i pagamenti relativi alla realizzazione dei suddetti interventi, nella misura prevista dal proprio tesoriere per le giacenze attive.
6 quinquies. L'onere derivante dall'applicazione del comma 6 quater è valutato in lire 1.000.000.000 (euro 516.456,90) e fa carico alle disponibilità del titolo di spesa 11.3.10/I del programma d'intervento per gli anni 1988-1989-1990, approvato dal CIPE il 12 marzo 1991, della contabilità speciale di cui all'articolo 2 della Legge 24 giugno 1974, n. 268.".
5. Nella rendicontazione conclusiva dell'intero finanziamento deve essere allegata l'attestazione di regolarità amministrativa e contabile da parte del Collegio sindacale.
6. Per le finalità previste dall'articolo 37 della legge regionale 29 gennaio 1994, n. 2, così come modificato dall'articolo 40 della legge regionale 7 aprile 1995, n. 6, e dall'articolo 22, comma 1, della legge regionale 15 aprile 1998, n. 11, è autorizzato, nell'anno 2001, lo stanziamento di lire 10.000.000.000 (euro 5.164.568,99) (UPB S03.029 - cap. 03034/01).
7. L'onere per l'attuazione per gli interventi previsti al comma 1 dell'articolo 26 della legge regionale 24 dicembre 1998, n. 37, è determinato per l'anno 2001 in lire 12.000.000.000 (euro 6.197.482,78) (UPB S03.029 - cap. 03034/01).
8. Gli stanziamenti di cui ai commi 6 e 7 sono trasferiti alla contabilità speciale di cui all'articolo 2 della Legge 24 giugno 1974, n. 268, per essere attribuiti al titolo di spesa 11.3.10/I del Programma di intervento per gli anni 1988-1989-1990 approvato dal CIPE il 12 marzo 1991.
9. Per il finanziamento degli interventi previsti dall'articolo 19 della legge regionale n. 37 del 1998, destinati ad iniziative per lo sviluppo e l'occupazione da parte dei comuni, anche in regime di cofinanziamento con altri soggetti pubblici o privati, è autorizzato, nell'anno 2001, lo stanziamento di lire 333.000.000.000 (euro 171.980.147,40) (UPB S04.017 - cap. 04019/03); il relativo onere è valutato in lire 35.415.000.000 (euro 18.290.321,08) per gli anni dal 2001 al 2015 (UPB S03.038 - cap. 03150/01) (UPB S03.039 - cap. 03150/02).
10. Per l'attuazione del comma 9 si applicano le disposizioni di cui ai commi dal 2 al 10 dell'articolo 23 della legge regionale 20 aprile 2000, n. 4.
11. Per le finalità di cui all'articolo 24 della legge regionale n. 4 del 2000, è autorizzato, nell'anno 2001, l'ulteriore stanziamento di lire 70.000.000.000 (euro 36.151.982,94) (UPB S04.017 - cap. 04021/02).
PRESIDENTE. All'articolo 2 sono stati presentati gli emendamenti numero 299, 298, 297, 296, 294, 11, 295, 143, 175, 466, 163, 238. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento soppressivo totale Selis - Scano - Cugini - Fadda - Biancu - Ortu.
Art. 2
Disposizioni in materia di ricerca, lavoro, occupazione e formazione professionale
Il comma 4 dell'articolo 2 è soppresso.
Emendamento soppressivo totale Selis - Scano - Fadda - Biancu - Cugini - Cogodi.
Art. 2
Disposizioni in materia di ricerca, lavoro, occupazione e formazione professionale
Il comma 5 dell'articolo 2 è soppresso. (298)
Emendamento soppressivo parziale Selis - Scano - Balia - Biancu - Lai - Calledda.
Il comma 8 dell'articolo 2 è soppresso. (297)
Emendamento soppressivo parziale Selis - Dettori Bruno - Fadda - Cugini - Masia - Demuru - Dore.
Il comma 10 dell'articolo 2 è soppresso. (296)
Emendamento soppressivo parziale Selis - Scano - Dettori - Biancu - Pusceddu.
Il comma 11 dell'articolo 2 è soppresso. (294)
Emendamento soppressivo parziale Tunis Marco Fabrizio - Usai - Corona.
Il 7° comma dell'art. 2 è sostituito dal seguente:
7. L'onere per l'attuazione dell'intervento previsto al comma 1 dell'art. 26 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, è determinato per l'anno 2001 in lire 16.000.000.000 (UPB S03.029 cap. 03034/01), 10.000.000.000 dei quali da destinare al CRS4 per l'attività di istituto e per l'attuazione del Piano Strategico, l'implemento e il riammodernamento delle strutture delle reti e dei sistemi di calcolo, per attuare il centro di Bioinformatica, così come previsto nel programma della Ricerca Scientifica Tecnologica del MURST per il 2001 e per la partecipazione a programmi e progetti cofinanziati.
COPERTURA FINANZIARIA
03 Ass. programamzione - Bilancio e Assetto del Territorio
In aumento
(UPB S03.029 - cap. 03034/01)
versamento alle contabilità speciali + 4.000.000.000
In diminuzione
(UPB S03.007 - cap. 03017)
Fondo n. ol conto capitale - 4.000.000.000 (11)
Emendamento sostitutivo parziale Spissu - Falconi - Fadda - Masia - Dore.
Il comma 7 dell'articolo 2 è sostituito dal seguente:
"7. L'onere per l'attuazione degli interventi previsti al comma 1 dell'articolo 26 della legge regionale 24 dicembre 1998, n. 37, è determinato per l'anno 2001 in lire 15.000.000.000= (UPB S03.029 - cap. 03034/01)". (295)
Emendamento sostitutivo parziale Orrù - Selis - Fadda - Dore - Pacifico - Cogodi.
Il comma 10 è sostituito dal seguente:
"10. Per l'attuazione del comma 9 si applicano le disposizioni previste ai commi 4, 5, 6 dell'articolo 19 della legge regionale 24.12.1998, n. 37." (143)
Emendamento aggiuntivo Fadda - Balia - Pirisi - Dettori Ivana - Cugini.
Al comma 2 dell'articolo 2, dopo le parole "scientifico e tecnologico", aggiungere:
"e predisporre a tal fine un programma di realizzazione di uno o più poli specializzati nei quali siano concentrati locali e servizi appropriati per le suddette iniziative e per quelle relative alle aziende indicate alla lettera c), comma 33 dell'articolo 1". (175)
Emendamento sostitutivo totale Spissu - Fadda - Balia - Pirisi - Dettori Ivana - Cugini - Lai.
Al comma 2 dell'articolo 2, dopo le parole "scientifico e tecnologico", aggiungere:
"e predisporre a tal fine un programma di realizzazione di uno o più poli specializzati nei quali siano concentrati locali e servizi appropriati per le suddette iniziative e per quelle relative alle aziende indicate alla lettera c), comma 33 dell'articolo 1. la Regione è autorizzata inoltre a destinare per l'esercizio 2001 la somma di L. 1.000.000.000 come quota di cofinanziamento regionale per l'attuazione del programma di ricerca "tetti fotovoltaici" di cui al titolo 1, art. 7 deld ecreto 99 del 22 dicembre 2000, del Ministero dell'ambiente". (466)
Emendamento aggiuntivo Selis - Cugini - Spissu - Fadda - Dore - Ortu.
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:
"2/bis. Lo stanziamento della UPB S03.059 è destinato al sostegno della ricerca applicata nei settori di cui all'art. 2 per una quota non inferiore al 50 per cento. Il programma relativo verrà approvato dalla Giunta regionale previo parere della Commissione Programmazione da esprimersi entro 15 giorni dal ricevimento." (163)
Emendamento aggiuntivo Biancu - Sanna Gian Valerio - Demuru - Pirisi - Sanna Salvatore - Orrù - Sanna Alberto - Fadda - Cogodi.
Dopo il comma dell'art. 2 è inserito il seguente:
16 bis. Nelle more del recepimento del Regolamento di attuazione della legeg quadro in materia di lavori pubblici, 11 febbraio 1999, n. 109, e successive modificazioni, i singoli progetti comunali finalizzati all'occupazione e ai lavori assunti in amministrazione diretta non possono comportare una spesa complessiva superiore a 150.000 euro. (238)
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 299 ha facoltà di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Si tratta di un emendamento soppressivo totale del comma 4 dell'articolo 2, che, come ho avuto già modo di significare al Consiglio e ai colleghi, desta molte perplessità, non sono nel centrosinistra, ma nei tantissimi amministratori locali che anche noi rappresentiamo, perché riguarda la riadozione di un metodo di finanziamento a dir poco desueto, risalente al 1975, quando fu introdotto per finanziare progetti e interventi della Regione attraverso l'uso dei conti correnti bancari intestati alla Regione. I conti correnti "dovranno essere distinti", dice la legge, "per ogni singola opera e i pagamenti a loro carico dovranno effettuarsi con assegni esclusivamente intestati ai creditori". Potete immaginare l'incredibile procedura che assoggetta le amministrazioni locali a oneri burocratici che sono incoerenti rispetto a tutte le norme di semplificazione sia della legislazione nazionale che della legislazione regionale recentemente adottate, e che mostra per altro una riluttanza direi contraddittoria rispetto alle comuni tendenze in atto.
In tema di riconoscimento del ruolo attivo degli enti locali e della capacità di indurre anche atteggiamenti di fiducia attraverso il trasferimento delle risorse, perché possano in piena autonomia decidere in ordine agli appalti e all'esecuzione dei lavori, noi riteniamo che la soppressione di questa norma rappresenti un gesto di coerenza rispetto alla dichiarata volontà di realizzare anche in Sardegna, attraverso sforzi, per altro, fino adesso molto annunciati, ma poco praticati, di un federalismo interno nei confronti degli enti locali, i cui organici, a causa della carenza e della continua diminuzione di trasferimenti finanziari sono notevolmente ridotti, condizione che rende ulteriormente ingiustificabile una modalità di finanziamento che aggrava le procedure e che concreta delle responsabilità in capo ai funzionari delegati delle amministrazioni, nonché impone tutta una sequenza incredibile di oneri di rendicontazione che prolungano nel tempo e ripristinano quella condizione che abbiamo tentato di rimuovere con il richiamo all'articolo 1, commi 1 e 2, in base alla quale l'Amministrazione regionale ogni anno dovrebbe fare questa operazione di rendicontazione dei conti correnti giacenti da anni con cifre più o meno significative che pesano sul bilancio regionale. Tale disposizione inoltre dimostra anche scarso coraggio non agevolando quel processo di decentramento verso gli enti locali in grado di responsabilizzarli e di attribuire pienamente ad essi la gestione delle proprie risorse attraverso i meccanismi di trasferimento che già esistono, e per altro funzionano, non generando questo genere di aggravio finanziario e burocratico nei confronti degli enti locali.
Mi sembra che sia un tentativo che dovremmo fare e che metterebbe l'amministrazione regionale nella condizione, in un tempo comprensibilmente contenuto, di affrontare il problema del recupero delle risorse sui conti correnti in maniera definita. In questo modo, invece, se da un lato si cerca di recuperare, dall'altro si crea di nuovo il fenomeno, mantenendo l'amministrazione in una situazione di difficoltà contabile. Nei confronti di tale meccanismo di finanziamento ci fu una precisa critica da parte di componenti di questa maggioranza, oggi Assessori, e in particolare dell'attuale Assessore della programmazione per quanto riguarda il passato, ma possiamo verificare che nel recente passato di governo del centrosinistra questo fenomeno ha avuto un rallentamento sostanziale, che si deduce dalle denunce e dalle lamentazioni che anche le organizzazioni di rappresentazione degli enti locali hanno avanzato alla Giunta in fase di predisposizione della presente legge finanziaria, e che mi sembra opportuno recepire come segno di maturità complessiva e di reciproca fiducia.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 298 ha facoltà di illustrarlo.
SELIS (Popolari-P.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 297 ha facoltà di illustrarlo.
SELIS (Popolari-P.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 296 ha facoltà di illustrarlo.
SELIS (Popolari-P.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 294 ha facoltà di illustrarlo.
SELIS (Popolari-P.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 11 ha facoltà di illustrarlo.
TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 295 ha facoltà di illustrarlo.
FADDA (Popolari-P.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 143 ha facoltà di illustrarlo.
FADDA (Popolari- P.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 466, sostitutivo dell'emendamento numero 175, ha facoltà di illustrarlo.
FADDA (Popolari-P.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 163 ha facoltà di illustrarlo.
SELIS (Popolari-P.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 238 ha facoltà di illustrarlo.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, questo emendamento, pur non comportando una spesa aggiuntiva, può favorire la creazione di occupazione nei molti comuni della Sardegna che hanno da molti anni avviato positivamente progetti comunali gestiti in amministrazione diretta. Purtroppo, nella nostra Regione non vengono realizzate non solo le grandi riforme, ma neanche le piccole riforme, così come non vengono recepite le diverse leggi nazionali che hanno profondamente riformato e modernizzato il nostro Paese.
L'emendamento numero 238 tende a sopperire al mancato recepimento del regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici, che sta creando notevoli problemi anche ai comuni della Sardegna che responsabilmente e positivamente, attraverso la gestione di lavori in economia diretta, hanno contribuito a creare occupazione e a dare risposte a molti disoccupati della nostra Isola.
Le difficoltà sono determinate dalla limitazione dell'importo complessivo per singolo progetto (50 mila euro) previsto dal regolamento di attuazione della legge 109/94, che, come dicevo prima, deve ancora essere recepita dalla nostra Regione. Un importo così limitato crea notevoli difficoltà ai comuni della Sardegna per la duplicazione delle procedure, per l'aumento delle spese generali e conseguentemente si determina una diminuzione della occupazione possibile.
Per questo, nel sollecitare, e in attesa del recepimento del regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici, si propone che l'importo dei singoli progetti gestiti in amministrazione diretta venga elevato a 150 mila euro.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Esprimo parere contrario sugli emendamenti numero 299, 298, 297, 296, 294, 295,143, 466 e 163; mi rimetto all'Aula per quanto riguarda gli emendamenti numero 11 e 238.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio credito e assetto del territorio.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è sostanzialmente conforme a quello del relatore. Per quanto riguarda l'emendamento numero 11 si reitera l'invito a ritirarlo, altrimenti su di esso il parere della Giunta è contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (D.S.). Presidente, intervengo per riprendere delle considerazioni fatte, in ordine ad alcuni emendamenti all'articolo 1, in particolare all'emendamento numero 71, che non è stato approvato dall'Aula.
Presidenza del Presidente Serrenti
(Segue SALVATORE SANNA.) Ci troviamo adesso di fronte allo stesso problema con una serie di emendamenti e ho preso atto del parere su di essi espresso sia dal Presidente della Commissione che dall'Assessore della programmazione.
Io non riesco a capire questa vostra ostinazione nel non voler recepire una proposta che in qualche modo tende a ottenere un risultato motivato dalle cose che hanno detto tutti quelli che sono intervenuti su questo problema. Davvero vi chiederei, per cortesia, di darci delle risposte, delle motivazioni, perché non può essere, assessore Pittalis, che lei continui a respingere questi emendamenti soltanto perché gli uffici della Regione, in particolare gli uffici del suo Assessorato, hanno preso posizione e le hanno imposto di mantenere in piedi il ricorso a questa procedura assolutamente demenziale. Non è ammissibile ed è una vergogna che un funzionario regionale imponga al proprio Assessore di mantenere in piedi procedure che non stanno né in cielo né in terra, che non hanno nessuna ragion d'essere. O spiegate per quale motivo vi ostinate a tenere in piedi questa procedura o se no io davvero non capisco.
Dov'è la vostra buona volontà di ripristinare in aula elementi di normale contributo alla composizione dei problemi? Ci fossero questioni di principio, questioni fondamentali, questioni finanziarie, economiche, quello che volete, lo capirei; ma in questo caso, ve lo stiamo dicendo in tutti i modi, ve l'hanno detto le associazioni dei comuni e anche il collega Giambattista Orrù ha sostenuto che questa procedura non è ammissibile nella gestione dei comuni per effetto delle norme previste dal testo unico. Ci volete spiegare davvero per quale motivo vi ostinate a riproporre l'uso sconsiderato del ricorso ai conti correnti da dare in gestione delegata a funzionari che non sono dipendenti neanche funzionalmente della Regione, tra l'altro, caricando sulla Regione stessa l'obbligo di controlli per i quali dovrete sicuramente istituire un apposito settore? Non lo capisco, abbiate pazienza. Non capisco per quale motivo voi state continuando a rigettare le nostre proposte.
Naturalmente sono favorevole all'emendamento numero 238, presentato dal collega Biancu, sottolineo però, che il rimettersi all'Aula, come hanno fatto il relatore di maggioranza e la Giunta, sembra quasi un invito a considerare con sufficienza questo problema. Ma voi avete idea di che cosa significhi per la vita di un comune elevare il limite di spesa nella gestione degli appalti all'importo proposto nell'emendamento? Evidentemente non ve ne rendete conto. Quando parlate di comuni, di enti locali, lo fate giusto per sentito dire? Cosa vuol dire ci rimettiamo all'Aula? Vi costa molto dire che siete d'accordo? Credete che questo possa stravolgere tutto l'impianto della finanziaria? Andiamo, colleghi della maggioranza, almeno su queste cose, per una questione di stile, se davvero credete ad alcune cose che affermate in continuazione, io vi invito ad essere un tantino più disponibili.
Credo che non ci sia niente di particolarmente strano se il Presidente della Commissione e l'Assessore alla programmazione nell'esprimere il loro parere dicono: "Va bene, questo è un emendamento accoglibile", perché tutti, ma proprio tutti siamo convinti che possa essere utile, seppure in piccolo, a risolvere qualche problema.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, intervengo su alcuni degli emendamenti presentati all'articolo 2, in particolare sull'emendamento numero 143. Non intendo riprendere l'argomento della gestione per conti correnti, perché condivido interamente le cose sostenute dal collega Salvatore Sanna poc'anzi, vorrei però dire che questo piccolo comma 10 contiene un riferimento non solo a una gestione contabile, appunto demenziale, visto che esistono strumenti più agili, più snelli, più moderni e soprattutto non in contrasto con la legislazione vigente, ma anche all'insieme dello strumentario che i comuni hanno cominciato a sperimentare in questi mesi.
Faccio solo un esempio: il programma del mio comune, approvato nei termini prescritti, è finito in un ufficio del co.ci.co. di Iglesias e non si sa il perché. Questo per dire che c'è tutta una strumentazione che è stata messa in piedi; non si capisce bene se sia una struttura di controllo al servizio dei comuni, probabilmente recupera qualche vuoto sottraendo mansioni ad uffici che sono sovraccarichi di lavoro e affidandole ad uffici che ne hanno di meno. La Regione aveva cominciato, nel 1999, a sperimentare autonomamente una forma di decentramento, fidando nella responsabilizzazione dei propri uffici, e in molti casi misurandosi anche con problemi attinenti allo sportello unico, alla promozione di impresa, alla necessità di dare risposte. Credo che abbia interessato un po' tutti i comuni. Nel 2000 (questo comma fa riferimento alla procedura del 2000 e la ripete per il 2001) si cambia, macchine indietro, e si adotta una procedura senza che se ne capisca la ragione, in quanto si appesantisce l'apparato regionale, impegnando decine e decine di funzionari in un'attività di controllo o istruttoria, sulla quale per altro possono incidere ben poco, perché non hanno il potere di modificare i programmi comunali. E ancora non siamo arrivati alla fase della rendicontazione, delle verifiche e di quant'altro, insomma.
Ciò che noi proponiamo a questo riguardo non costa nulla, non comporta nessun aggravio, attua una fase di decentramento, utilizza le strutture comunali, responsabilizza quelle amministrazioni, solleva la Regione da questa incombenza, eppure viene respinto, senza che nessuno però ci abbia ancora spiegato il perché.
Dopodiché credo che responsabilmente la Giunta, che dice di no a una semplificazione vera, debba anche assumersi la responsabilità dei problemi che nasceranno, e io mi auguro che sulle contabilità speciali, fra tre o quattro anni, perché stiamo parlando in molti casi della gestione di miliardi, non accada qualcosa anche di spiacevole, come è già successo in passato. Noi vi stiamo adesso suggerendo ciò che può accadere, voi dite che sbagliamo noi, io penso di no.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, intervengo brevemente sull'emendamento numero 163, che merita una spiegazione. L'emendamento recita: "Lo stanziamento della UPB S03.059 è destinato al sostegno della ricerca applicata nei settori di cui all'articolo 2 per una quota non inferiore al 50 per cento. Il programma relativo verrà approvato dalla Giunta…" Vorrei specificare che questo emendamento era legato a un discorso che abbiamo sviluppato ieri per quanto riguarda il sostegno alle imprese dei settori della nuova economia, chiamiamoli così, cioè informatica, elettronica, biotecnologie, eccetera, per i quali avevamo chiesto che si trovasse, almeno in via di prima approssimazione, una forma di sostegno specifico, visto che questi settori in Sardegna sono particolarmente vitali. Noi proponevamo che sulle leggi esistenti, non solo la legge nazionale numero 488, ma anche la legge numero 15, ci fosse una riserva di risorse finalizzata a sostenere le imprese operanti in questi settori.
La Giunta ha condiviso questa preoccupazione e noi abbiamo ritirato l'emendamento, accordandoci sul fatto che si sarebbe steso un apposito documento, anzi invito l'assessore Pirastu a stenderlo il più presto possibile.
Siccome c'era stata un'attenzione da parte della Giunta, che noi abbiamo apprezzato, per dare sostegno a queste imprese attraverso un provvedimento amministrativo più che legislativo, ho preso la parola per ribadire che l'emendamento numero 163 si collega alla logica, alla strategia di sostenere questo tipo di imprese non solo con gli incentivi della legge nazionale numero 488 e della legge regionale numero 15, ma anche con una parte delle risorse per le ricerche che sono state già stanziate col Complemento di programmazione e che sono messe in capo all'Assessore della programmazione.
Se c'è la volontà di sostenere queste imprese con un provvedimento amministrativo e se gli Assessori dell'industria e della programmazione concordano anche su questa forma di sostegno alla ricerca potremmo unificare le due cose e anche questo emendamento può essere ritirato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta concorda con l'impostazione che richiamava il collega Selis, anche perché il collega Pirastu aveva già provveduto a dare assicurazioni su settori che riteniamo strategici per l'economia isolana, i settori appunto della new economy. Quindi accettiamo come raccomandazione la richiesta formulata dall'onorevole Selis.
Approfitto dell'occasione anche per dire all'onorevole Biancu, presentatore dell'emendamento 238, che dopo una consultazione con il collega Ladu, competente per materia, il quale ha espresso parere favorevole, la Giunta accoglie questo emendamento e invita l'Aula ad approvarlo.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, l'emendamento numero 163, se non ho inteso male, è ritirato.
SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, poco fa mi sono avvicinato al collega Spissu per chiedergli se un emendamento da lui presentato, di cui non ricordo esattamente i termini, era collegato a questo. Confidando sulla parola degli assessori Pittalis e Pirastu, ritiro l'emendamento 163, non perché non intenda sostenerlo, ma anzi perché, avendo trovato accoglimento presso la Giunta, prima che si concluda la sessione di bilancio possiamo trovare una via non legislativa, ma amministrativa per realizzare quanto in esso contenuto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Vorrei solamente chiedere all'Assessore della programmazione una risposta in merito alla questione dei conti correnti su cui sono intervenuti alcuni colleghi. Eventualmente mi riservo di intervenire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ha ragione il collega Pirisi, la stanchezza fa anche dimenticare le cose. Il problema posto dall'onorevole Salvatore Sanna ha fondamento, ma con riferimento al sistema degli enti locali, argomento che è stato già considerato in relazione a un altro emendamento. C'è un'assicurazione da parte del mio Assessorato affinché la materia venga rivista alla luce delle considerazioni di cui ho preso buona nota, perché sono fondate.
Nel caso di specie, però, si riferiscono all'attuazione degli interventi che riguardano il Consorzio 21, che quindi è già situazione differente rispetto a quella degli enti locali. Sostanzialmente si consente al Consorzio 21 di poter disporre dell'intero importo che la Regione destina ogni anno a favore dello stesso, e vi assicuro che così si elimina tutta una serie di passaggi procedurali. Pensate che ci sono difficoltà enormi per le erogazioni anche a favore di terzi; si pensi ai servizi reali alle imprese o ad altri interventi nei settori della ricerca per i quali il il Consorzio 21 ha gravi difficoltà ad operare. Quindi questa è una fattispecie a sé ben definita, con riferimento al sistema degli enti locali. Prendiamo come buona raccomandazione anche le notazioni critiche che sono venute dal collega Sanna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-p.s.). Intervengo per chiedere la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 299.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (d.s.). Signor Presidente, intanto prendo atto dell'atteggiamento favorevole sia dell'assessore Ladu sia dell'assessore Pittalis per quanto riguarda l'emendamento proposto dal collega Biancu, ed esprimo soddisfazione per l'accoglimento di questa nostra proposta.
Sull'altra questione, prendo per buono quanto diceva l'assessore Pittalis, però, attenzione, sorge un problema, perché se noi definiamo in legge lo strumento, dobbiamo aspettare a modificare la legge per accogliere la raccomandazione. Questo è il punto che io pongo anche alla sua attenzione, assessore Pittalis, quindi lascio aperto questo problema. Onestamente non ho neanche lo strumento tecnico per dire, in questo momento, facciamo in altro modo. Dalle questioni che stavamo vedendo anche insieme al collega Orrù a noi non sembra che si faccia riferimento, nelle norme richiamate, soltanto alla questione del Consorzio 21. La nostra preoccupazione si riferisce esclusivamente al problema del trasferimento delle risorse e alla gestione delle stesse da parte degli enti locali, in particolare dei comuni. Può anche essere che per il Consorzio 21 questa sia la procedura giusta e corretta, io questo non lo discuto, perché tra l'altro non conosco bene il problema e quindi non mi avventuro in giudizi, ma vorrei essere un po' più tranquillo per quanto attiene invece al trasferimento e alla gestione delle risorse da parte degli enti locali per i motivi che abbiamo detto ieri, che abbiamo ripetuto oggi e che non sono un nostro capriccio, ma sono davvero la sottolineatura di un problema reale e concreto. In tutti i casi voto a favore.
PRESIDENTE. La richiesta di votazione nominale con procedimento elettronico in base al Regolamento interno deve essere appoggiata da sette consiglieri, ai quali chiedo di alzarsi in piedi.
(Appoggiano la richiesta di votazione nominale i consiglieri Bruno DETTORI, CUGINI, BIANCU, CALLEDDA, MORITTU, PIRISI, MARROCU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 299.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - GIAGU - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SELIS - SPISSU -VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONNIS - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - SANNA NIVOLI - SCARPA - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 71
votanti 70
astenuti 1
maggioranza 36
favorevoli 30
contrari 40
(Il Consiglio non approva)
Metto in votazione l'emendamento numero 298. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 297. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 296. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 294. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
L'emendamento numero 11 è ritirato.
Metto in votazione dell'emendamento numero 295. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
L'emendamento 466, che dovrebbe sostituire il 175, non ha copertura finanziaria, pertanto metto in votazione l'emendamento numero 175. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 143. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione i commi dall'1 all'11 dell'articolo 2. Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non li approva alzi la mano.
(Sono approvati)
Metto in votazione l'emendamento numero 238. Chi lo approva alzi la mano.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Più che fare una dichiarazione di voto, anche in accordo con gli altri presentatori dell'emendamento, io vorrei rappresentare l'opportunità di apportare cautelativamente una parziale modifica per sfuggire al rischio di un rilievo che potrebbe essere sollevato in via tecnica di controllo per la presenza di un'evidente distonia o disarmonia, chiamiamola come vogliamo. Siccome la finalità dell'emendamento è quella di consentire maggiore agibilità ai comuni in materia di lavori assunti in amministrazione diretta e di progetti finalizzati all'occupazione, dire che questa modifica interviene attraverso una deroga, ancorché implicita, al regolamento di attuazione di una legge nazionale, significa derogare con norma regionale a una norma nazionale. Quindi sollevo dubbi sul potere della Regione di derogare con propria norma a una norma nazionale.
Se la norma a monte è una norma di legge nazionale non è derogabile di sicuro con legge regionale. Qui, però, parrebbe di intendere che questo limite di spesa per i comuni sia contenuto nel regolamento nazionale di attuazione, il quale dovrebbe essere recepito dalla Regione, però nel contempo e nel frattempo questo regolamento è vincolante e viene ritenuto attuato ed attuabile in sede locale.
Per tutte queste ragioni, il suggerimento che si dà, ripeto in accordo con i colleghi Gian Valerio Sanna, Biancu e gli altri presentatori dell'emendamento numero 238, è di modificare questo emendamento saltando il riferimento al regolamento di attuazione della legge quadro nazionale. Con un linguaggio non del tutto parlamentare si potrebbe dire di "non svegliare i cani che dormono" e di partire invece con la dizione e la prescrizione in positivo: "I singoli progetti comunali finalizzati all'occupazione e ai lavori assunti in amministrazione diretta non possono comportare una spesa complessiva superiore a 150.000 euro", la qual cosa significa che la Regione sta statuendo. Se vi fosse oggettivamente un limite che deriva da altra legge, chi può in via attuativa obiettare, obietti pure, però di sicuro non può contestare il controllo governativo, perché qui c'è un rischio, in quanto esplicitamente stiamo affermando di fare deroga a una norma nazionale. Non so se il concetto è chiaro.
Quindi propongo un emendamento orale per mantenere la parte positiva della norma, eliminando invece il riferimento al regolamento di attuazione della legge quadro nazionale.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta accoglie la proposta del consigliere Cogodi.
PRESIDENTE. Con questa modifica, metto in votazione l'emendamento numero 238. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Colleghi, i lavori del Consiglio sono così terminati. Poiché ho bisogno di capire come devono proseguire i lavori, convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per le ore 9 e 30 di domani. Il Consiglio è convocato invece per le ore 10.
La seduta è tolta alle ore 22 e 04.
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