Seduta n.92 del 11/05/2005 

XCII Seduta

Mercoledì 11 maggio 2005

Presidenza del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 17 e 18.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 5 aprile 2005 (87), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Cappai, Ladu e Rassu hanno chiesto congedo per la seduta dell'11 maggio 2005. Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 29 e 31 marzo 2005, del 7, 11 e 12 aprile 2005.

Comunico inoltre che, nel BURAS numero 14 del 2 maggio 2005, è stato pubblicato il ricorso presentato dal Consiglio dei Ministri contro la legge approvata dal Consiglio regionale il 17 gennaio 2005 numero 1, "Istituzione del Consiglio delle autonomie locali e della Conferenza permanente Regione-enti locali".

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:

"Modifiche alla legge regionale 17 maggio 1957, n. 20 (Norme in materia di referendum popolare regionale)". (133)

(Pervenuto il 27 aprile 2005 ed assegnato alla prima Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

RASSU: "Ristrutturazione finanziaria delle imprese agricole e agro-pastorali". (129)

(Pervenuta il 13 aprile 2005 ed assegnata alla quinta Commissione.)

SANNA Simonetta - BIANCU - COCCO - CUCCA Giuseppe - FADDA Paolo - GIAGU - MANCA - SABATINI - SANNA Francesco - SECCI - UGGIAS: "Istituzione del Garante dell'infanzia e dell'adolescenza". (130)

(Pervenuta il 13 aprile 2005 ed assegnata alla seconda Commissione.)

RASSU - PETRINI - LICANDRO: "Istituzione di un centro multidisciplinare per il monitoraggio dei tumori e per la prevenzione oncologica in Sardegna". (131)

(Pervenuta il 14 aprile 2005 ed assegnata alla settima Commissione.)

LA SPISA - RASSU - SANJUST - CONTU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - PETRINI - PILI: "Norme in materia di polizia locale della Regione autonoma della Sardegna". (132)

(Pervenuta il 22 aprile 2005 ed assegnata alla prima Commissione.)

CHERCHI Oscar: "Costituzione della Fondazione Sartiglia". (134)

(Pervenuta il 4 maggio 2005 ed assegnata all'ottava Commissione.)

SANNA Francesco - CALLEDDA: "Modifica della denominazione della Provincia di Carbonia-Iglesias in Provincia del Sulcis Iglesiente". (135)

(Pervenuta il 5 maggio 2005 ed assegnata alla prima Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione CAPELLI sulla paventata soppressione della linea Arst Meana Sardo-Borgata S.Sofia-Isili". (187)

(Risposta scritta in data 15 aprile 2005.)

"Interrogazione CAPELLI sulle incompatibilità di alcuni dirigenti dell'Amministrazione regionale". (188)

(Risposta scritta in data 15 aprile 2005.)

"Interrogazione MURGIONI - LADU - ONIDA sul pendolarismo degli studenti del Gerrei". (178)

(Risposta scritta in data 18 aprile 2005.)

"Interrogazione PETRINI sulla inadeguatezza dei mezzi di trasporto a favore dei disabili, sia cittadino e/o metropolitano, che nelle reti di collegamento extra cittadine gestite dall'ARST e dalle società di trasporto viario come le Ferrovie Complementari Sarde e le Ferrovie dello Stato". (186)

(Risposta scritta in data 18 aprile 2005.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione VARGIU, con richiesta di risposta scritta, sulle possibili integrazioni della convenzione Regione-INPS per l'esercizio delle funzioni di concessione dei trattamenti di invalidità civile". (203)

"Interrogazione CACHIA, con richiesta di risposta scritta, sulla crisi della mitilicoltura di Olbia e il riconoscimento della certificazione DOP". (204)

"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sui monopoli delle tratte aeree da e per la Sardegna". (205)

"Interrogazione FLORIS Vincenzo, con richiesta di risposta scritta, sulle difficoltà della Commissione medica periferica per l'accertamento delle infermità dovute a causa di servizio della provincia di Nuoro". (206)

"Interrogazione MURGIONI, con richiesta di risposta scritta, sulla segnaletica stradale nei quartieri cagliaritani Del Sole, La Palma, S. Bartolomeo, Borgo S.Elia e Calamosca". (207)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla deliberazione del Direttore generale della ASL n. 1 di Sassari del 24 febbraio 2005, n. 74 (consulenza occasionale)". (208)

"Interrogazione CAPELLI, con richiesta di risposta scritta, sulle presunte irregolarità riscontrate presso la ditta Mannai Luigi Sas appaltatrice presso l'Esaf dell'ATI-servizi integrati srl". (209)

"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla riduzione degli sprechi nel settore dello spettacolo e della cultura". (210)

"Interrogazione CHERCHI Oscar, con richiesta di risposta scritta, sull'individuazione dei siti per gli impianti di trattamento dei rifiuti nella provincia di Oristano alternativi a Bau Carboni". (211)

"Interrogazione DAVOLI - PISU - URAS, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione creata dalla mancata attivazione, da parte dell'Università di Cagliari, di corsi per l'abilitazione degli insegnanti di sostegno". (212)

"Interrogazione SERRA, con richiesta di risposta scritta, sull'aggravamento della crisi nel settore agricolo di Assemini per i danni causati dalle avverse condizioni climatiche". (213)

"Interrogazione SCARPA, con richiesta di risposta scritta, sulla minacciata riduzione degli organici da parte della TE.CO. scarl, impresa appaltatrice presso lo stabilimento di Porto Torres della multinazionale della chimica Syndial". (214)

"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulle possibili riduzioni delle corse nella tratta marina La Maddalena-Palau ad opera della Tirrenia Spa". (215)

"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulla definizione di criteri e direttive per l'assegnazione dei contributi per manifestazioni turistiche (deliberazione della Giunta regionale 9 marzo 2005, n. 9/11)". (216)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sull'utilizzo dei locali di proprietà della Regione autonoma della Sardegna siti in via Roma a Sassari come Ufficio di rappresentanza del Presidente del Consiglio regionale". (217)

"Interrogazione BALIA - MASIA, con richiesta di risposta scritta, sul trasferimento dei lavoratori all'Esaf Spa e sui rischi conseguenti alla privatizzazione del comparto idrico della Sardegna". (218)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interpellanza URAS - DAVOLI - PISU sulla revoca del comodato alla cooperativa sociale "Comunità il Seme" per l'uso di un terreno in località S. Martino da parte della Direzione ASL di Oristano". (81)

"Interpellanza PISANO - CASSANO sulla vicenda dell'aviere scelto Cristian Cabiddu che dopo 18 mesi di servizio militare è stato congedato perché affetto da favismo". (82)

"Interpellanza OPPI - CAPELLI - AMADU - CAPPAI - CUCCU Franco - RANDAZZO sulle illegittime assunzioni in atto al consorzio di bonifica del Cixerri". (83)

PRESIDENTE. Colleghi, se siete d'accordo, convoco una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo per organizzare i lavori di queste prossime due giornate. Sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 23, viene ripresa alle ore 17 e 41.)

PRESIDENTE. Colleghi, se prendete posto, comunico le decisioni assunte dalla Conferenza dei Presidenti di Gruppo. A causa della impossibilità del presidente Soru di essere presente nella mattinata di domani, la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di procedere subito ad esaminare il secondo punto all'ordine del giorno, il disegno di legge numero 133, e di riprendere i lavori, esaurito questo punto, direttamente domani sera alle ore 16 e 30, con l'esame della mozione numero 33, per proseguire poi sul terzo e quarto punto dell'ordine del giorno, questo per consentire al presidente Soru di partecipare ai lavori su questi due importanti argomenti.

Procediamo adesso all'esame del disegno di legge numero 133.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

Vuole organizzarli in maniera diversa?

CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì. Francamente, Presidente, mi aspettavo che, nell'ordine del giorno, fosse compresa anche la nomina dei rappresentanti della Consulta per l'emigrazione; siccome lei mi aveva dato ampie assicurazioni la volta precedente, sono rimasta interdetta per il suo mancato inserimento, spero che la nomina venga messa nell'ordine del giorno comunque di questa sessione, così come lei mi aveva garantito, Presidente. Anche perché il mondo dell'emigrazione ha sollecitato la Consulta, si sono tenuti degli incontri e si è dato per certo che sarebbe stata risolta la questione in tempi brevissimi.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Caligaris, le chiedo scusa per aver dimenticato di inserire all'ordine del giorno questo punto che è pronto, è stata proprio una svista. Le assicuro che, in questa sessione, con un ordine del giorno suppletivo, inseriremo questo argomento e provvederemo quindi alla nomina dei rappresentanti nella Consulta.

Discussione e approvazione del disegno di legge: "Norme in materia di abbinamento dei referendum regionali con i referendum nazionali. Modifiche alla legge regionale 17 maggio 1957, n. 20 (Norme in materia di referendum popolare regionale)" (133)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 133; ricordo che questo disegno di legge è stato iscritto direttamente all'ordine del giorno nel testo del proponente, ai sensi dell'articolo 102 del nostro Regolamento, pertanto non c'è relatore; viene illustrato dall'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica essendo un provvedimento della Giunta.

Dichiaro aperta la discussione generale. Per illustrare il disegno di legge numero 133, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze e urbanistica. Espongo alcune brevi considerazioni per introdurre l'argomento. Come probabilmente gli onorevoli consiglieri conoscono, il Presidente della Regione, il 31 gennaio di quest'anno, ha decretato l'indizione di un referendum popolare di tipo regionale, ai sensi degli articoli 32, 43 e 54 dello Statuto speciale della Regione sarda.

Il primo aprile del 2004, la Cancelleria della Corte d'Appello di Cagliari ha ricevuto 15.986 sottoscrizioni relative ad una richiesta referendaria che, il 14 aprile 2004, sempre l'Ufficio regionale del referendum ha trasmesso al Presidente della Regione, previa verifica positiva, ovviamente, della ammissibilità e della legittimità del numero delle firme e la regolarità di queste per quanto prescritto dalla legge regionale numero 20 sul procedimento del referendum abrogativo.

Nello stesso provvedimento, ai sensi della stessa legge, il decreto del Presidente della Regione ha previsto che questo referendum dovrà essere indetto in una domenica compresa tra il primo aprile e il 30 giugno di quest'anno.

Di che cosa tratta il referendum regionale? Il referendum regionale ha come oggetto la abrogazione della legge regionale numero 8 del 19 giugno 2001 che interviene ad integrare la legge regionale numero 6 del 2001, ovvero la legge finanziaria per quanto riguarda il comma 19 bis, correlato al "19" dell'articolo 6 della legge regionale numero 6. Il comma 19 prevedeva e prescriveva il divieto di trasportare, stoccare, conferire, trattare o smaltire nel territorio della Regione Sardegna rifiuti, comunque classificati, di origine extraregionale.

Con l'introduzione prodotta dalla legge regionale numero 8, il "19 bis" ha aggiunto che: "Le disposizioni di cui al comma 19 non si applica ai rifiuti di origine sempre extraregionale da utilizzarsi esclusivamente quali materie prime nei processi produttivi degli impianti industriali ubicati in Sardegna e già operanti alla data di approvazione della presente legge, non finalizzati al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti". Insomma ha introdotto una deroga alla disciplina generale sull'ingresso, stoccaggio e utilizzo di un certo tipo di rifiuto ai fini industriali o produttivi. Il referendum si pone quindi l'obiettivo di abrogare la norma che ha introdotto questa deroga, da qui la sua indizione. Questo a livello informativo, perché si è parlato poco e poco si sa su questo referendum.

Invece il disegno di legge numero 133 ha praticamente preso origine dal fatto che, successivamente al decreto di indizione del referendum regionale, il Governo nazionale ha convocato quattro referendum in materia di procreazione assistita per i giorni 12 e 13 giugno 2005.

Dal tipo di coincidenza dei due appuntamenti, referendum nazionali e referendum regionale, derivano alcune problematiche legate alla differenza fra le due discipline in materia referendaria, quella nazionale e quella regionale, che nello specifico riguardano la durata delle operazioni elettorali e il numero degli scrutatori degli uffici di ogni sezione.

Quindi la soluzione prevista nel disegno di legge, all'articolo 1 comma 1, consiste sostanzialmente nell'introduzione di una norma di carattere generale che trovi applicazione in tutti i casi in cui il referendum regionale si svolga in contemporanea con quello nazionale, in tal caso vengono applicate le norme della legge numero 352 relative al referendum nazionale sempre nella materia che riguarda le questioni differenziali.

Pertanto l'applicazione di questa norma consentirà la semplificazione delle procedure elettorali in quanto troveranno applicazione le medesime regole per entrambi i referendum fatte salve in ogni caso le prerogative specifiche proprie del referendum regionale, vale a dire il quorum e il corpo elettorale, che in nessun modo nel computo del valore referendario verranno intaccate in quanto il rinvio operato nella legge è specifico agli ambiti che abbiamo sopra richiamato, cioè la durata delle operazioni di voto e la composizione e il funzionamento dei seggi elettorali.

Il comma 2 prevede sostanzialmente che le operazioni di spoglio, cioè la verifica degli esiti referendari, seguano le tempistiche del referendum nazionale in maniera tale che avvenga tutto contestualmente. La Giunta ritiene che la norma proposta sani un vuoto normativo in quanto nessuna disposizione vigente prevedeva il comportamento da adottarsi in questo caso di concomitanza e marginalmente, ma non marginalmente per quello che ci riguarda, la norma produce anche delle economie finanziarie potendosi utilizzare a pieno titolo l'organizzazione elettorale che il Governo nazionale disporrà per il referendum nazionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, esprimendo ovviamente parere favorevole sul disegno di legge numero 133, che è stato presentato dalla Giunta, coglierei comunque l'occasione per rappresentare la mia idea e quella del mio Gruppo in modo particolare sui prossimi referendum nazionali che noi stiamo andando ad accorpare. Io chiederei che, per questa volta, non ci sia un accorpamento tra referendum nazionali e referendum regionale. Spiego perché: pur condividendo e sostenendo il referendum regionale, è diverso l'atteggiamento che noi abbiamo nei confronti dei referendum nazionali. Come tutti sapete (e se non lo sapete ve lo annunciamo), noi porteremo avanti l'astensionismo sui referendum nazionali, stiamo parlando dei referendum indetti a livello nazionale, per il 12 giugno, sulla legge 40 e sulla procreazione assistita. E' chiaro che questo si potrebbe scontrare, anche se ogni cittadino è libero di...

(Brusio in Aula)

Io chiederei un'espressione di impegno alla Giunta e al Consiglio, per cui se si può avere un po' di silenzio sarei grato ai colleghi! Posso anche capire che non interessi il tema, ma a me va di esporlo all'Aula!

Volevo aggiungere, Presidente e signori della Giunta, che per noi il referendum nazionale riveste un'importanza non marginale rispetto al referendum regionale e il promuovere l'astensionismo, chiedendo ai cittadini italiani e sardi in modo particolare di non recarsi alle urne per il 12 giugno, mal si combina invece con la volontà di esprimere il proprio parere sul referendum regionale.

E' anche vero che ogni cittadino è libero di poter esprimere la propria opinione su uno e dichiarare la sua astensione o non partecipare all'altro, ma voi tutti capirete che, in questo periodo di continue votazioni, in questo periodo di confusione anche sui vari sistemi elettorali e sulle motivazioni che portano all'andare o al non andare a votare, che comunque è un'espressione di voto in questo caso, chiederlo per non raggiungere il quorum necessario perché ci si possa esprimere sui referendum nazionali del 12 giugno, contrasta un po' con l'azione che gran parte delle forze politiche, in modo particolare l'U.D.C. e il Gruppo che rappresento, sta portando avanti.

Chiedo perciò agli altri colleghi e alle altre forze politiche, pur contrarie a questa posizione, di poter liberamente portare avanti questa opinione e di non avere, per questa tornata referendaria, una sovrapposizione che non consentirebbe, a mio avviso, di poter esprimere liberamente una linea politica e una valutazione non solo politica ma anche morale sui referendum nazionali. Per le motivazioni addotte, noi chiediamo un impegno della Giunta affinché questi referendum non vengano accorpati, perché, ripeto, una sovrapposizione li minerebbe in partenza per una non puntuale, corretta, tempestiva e analitica informazione alla giusta posizione che va rispettata di tutte le parti politiche, di tutti quei cittadini, cattolici o non, che intendano assumere una posizione netta e chiara nei confronti dei referendum nazionali sulla legge 40.

Ecco perché in questo caso,pur condividendo lo spirito del disegno di legge numero 133, chiedo che ci sia un impegno della Giunta affinché il referendum regionale venga svolto in data diversa rispetto ai referendum nazionali; comprendo che anche questo è un sacrificio di tipo economico, perchè vuol dire riportare alle urne i sardi per un doppio turno, visto che ci sono anche tornate elettorali in alcune città, in alcuni territori, e ulteriori tempi per i ballottaggi che avremo nella settimana a venire. Comprendo tutto questo, ma il fine, per il quale noi ci battiamo, ritengo che sia di valenza superiore a tutte le difficoltà, si può anche stabilire che comunque i referendum vengano svolti in giornate diverse, anche successive, ma con una netta distinzione dei tempi. Cioè portiamo due volte in due giorni successivi i sardi a votare, ma distinguiamo i tempi affinché non ci sia confusione sulle scelte, sulle modalità, sulla necessità di spiegare fino all'ultimo momento la nostra contrarietà alla legge 40.

Io credo che questa posizione debba godere del massimo rispetto, così come noi rispettiamo le posizioni degli altri Gruppi politici in merito alla materia. Certo il brusio dell'Aula non aiuta sicuramente a esprimere le proprie opinioni o avere il giusto rispetto per le opinioni degli altri.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Onorevole Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri, intervengo sull'argomento con una premessa che mi vede discostarmi nel merito dall'appello poc'anzi pronunciato dall'onorevole Capelli, nel senso che non voglio che il mio intervento venga strumentalizzato come presa di posizione pro o contro i referendum nazionali.

Fatta questa premessa, ritengo però, nella sostanza, di dover condividere le perplessità che ha manifestato l'onorevole Capelli, perché se è vero come è vero che per anni siamo stati educati, dalla nostra cultura di appartenenza, sia al sociale che alla politica, ad una partecipazione sempre e comunque alle manifestazioni di voto, fossero esse per il rinnovo di consigli amministrativi, di organi politici e allo stesso modo per le consultazioni referendarie, è altrettanto vero ed è vero seriamente che l'astensione alle consultazioni referendarie ha assunto un contenuto di vera e propria scelta politica. Non potendo essere interpretato come diserzione rispetto al dovere di partecipazione, comunque rappresenta o ha rappresentato oramai una scelta politica, talvolta nel merito, da parte delle diverse forze politiche, fossero esse di centrodestra o di centrosinistra, a seconda del tema dei diversi referendum che sono stati proposti e affrontati.

Allora, se è vero come è vero ciò che ho detto, è altrettanto vero, Presidente, che la scelta di convocare i comizi elettorali, o meglio referendari, per affrontare un tema referendario locale in aggiunta ad un tema referendario nazionale, può rappresentare una scelta politica, rafforzare o non rafforzare un livello di partecipazione, posticipando o anticipando una determinata scelta può rappresentare l'uso di un potere, che è quello della convocazione, pro o contro quel referendum, in questo caso nazionale, e quindi comportare in qualche modo una scelta politica su un tema che non è quello della Regione, che non è del referendum a livello regionale che di volta in volta si è chiamati ad affrontare.

Ecco quindi che, rispetto a questa proposta, legittima dal punto di vista tecnico, forse occorre valutare gli aspetti politici e le conseguenze politiche, non tanto del soggetto che in questo momento può fare la scelta di convocazione del referendum (perché non è certamente in discussione l'intenzione del presidente Soru di condizionare o meno il referendum nazionale) ma per il futuro dobbiamo tener presente che un pericolo di questo genere si può certamente manifestare, cioè ipotizziamo che ci possa essere un referendum per il quale la maggioranza che esprime il Presidente della Giunta, o il Presidente della Sardegna in questo caso, possa essere favorevole o meno, allora domani potremmo dover sottostare ad una scelta che già in partenza vede o può vedere condizionato l'esito favorevole o meno del referendum.

Ecco perché auspico che, in quest'Aula, possa nascere e svilupparsi un dibattito libero, sereno, sulla proposta che viene presentata oggi e che la conclusione possa essere quella che, fatti tutti i debiti ragionamenti, venga individuata come soluzione migliore.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pacifico. Ne ha facoltà.

PACIFICO (D.S.). Ho ascoltato, nonostante il brusio, l'intervento del collega Capelli. Io non vorrei entrare nel merito specifico della discussione, né credo che sia questo l'argomento oggi, perché l'onorevole Capelli ha di fatto anche argomentato le motivazioni dell'astensione sui referendum sulla legge 40; noi ovviamente partiamo da presupposti diversi e auspichiamo invece una larga partecipazione a quei referendum. Però, molto brevemente, io credo che l'indicazione di una data unica per l'istituto referendario sia un'indicazione congrua e anche utile alla funzionalità complessiva. Ci dobbiamo abituare ad una pluralità di quesiti, così come in altre parti dell'Europa, per intenderci la Svizzera, dove i referendum, a volte sono quindici, sono undici, sono stati numerosissimi. Noi come elettori abbiamo anche un'altra possibilità, quella dell'istituto del non ritiro della scheda per chi non vuole votare, quindi se vi è un problema di coscienza anche da questo punto di vista nel non far raggiungere il quorum a livello referendario, io credo che questa sia una delle possibilità che gli elettori comunque hanno.

Su questo elemento si è espresso qualche leader nazionale, anche del centrodestra; l'onorevole Fini, ad esempio, il quale ha detto che voterà "sì" a tre referendum e non ritirerà la scheda per uno dei referendum inerenti la legge 40, quello sulla fecondazione eterologa. Credo che questa libertà esista per tutti i cittadini, né io credo dobbiamo pensare che i cittadini sardi, gli elettori sardi, non abbiano quel tasso culturale o di coscienza tale per cui noi dobbiamo spingerli su un astensionismo solo perché possiamo pensare che potrebbero votare contro coscienza o in maniera errata.

Io credo che la discussione debba essere libera e franca da questo punto di vista, però mi pare che l'escamotage della divisione delle date per non far raggiungere il quorum su un referendum offenda un po' l'intelligenza dei sardi; questo non deve essere avvertito con tale significato. Ritengo che la discussione possa andare avanti, ma l'indicazione di una data unica per una consultazione referendaria sarebbe la cosa più logica, mentre sarebbe incomprensibile, anche agli occhi dei nostri cittadini, degli elettori, l'indicazione di una data diversa semplicemente per una divisione sui contenuti dei quesiti referendari.

Per quanto ci riguarda, io credo che, da questo punto di vista, nonostante la discussione si possa sviluppare, l'indicazione dell'unicità della data sia la cosa più giusta e utile.

PRESIDENTE. Colleghi, preciso che gli oratori che chiedono di parlare ora si sarebbero dovuti iscrivere a parlare durante l'intervento dell'onorevole Capelli, primo iscritto, pertanto potranno intervenire successivamente in sede di dichiarazione di voto, sono i colleghi Uras, Davoli, Pili e La Spisa.

Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Intervengo brevemente, Presidente, perché l'onorevole Capelli ha posto una questione diretta nei confronti della Giunta. In questa sede, io posso solamente ricordare che il disegno di legge è un disegno di legge che ha un carattere e una natura di portata generale; solo incidentalmente e per un fatto esemplificativo, ho citato la coincidenza dei prossimi appuntamenti referendari, come tale chiediamo che l'esame del Consiglio avvenga intorno a questa problematica.

Peraltro i consiglieri sanno bene che è funzione del Presidente emanare il decreto di fissazione della data e, così come è avvenuto anche in questa stessa legislatura, il Presidente, per adottare questo provvedimento, raggiunge le opportune intese, valuta e ascolta le diverse posizioni delle forze rappresentate in sede regionale. Sarà quella probabilmente la sede nella quale, propriamente con indirizzo specificatamente politico, il Presidente dovrà valutare le diverse posizioni e adottare a chiusura la sua decisione sulla fissazione della data.

E' importante però che questa opportunità allarghi lo spettro di possibilità legislativa, che la Regione sarda aveva finora, di poter anche optare per la sua unificazione. Per cui, più che prendere un impegno, l'invito è quello di rinviare la sottolineatura di questi aspetti nella sede nella quale il Presidente della Regione ascolterà le diverse forze politiche per addivenire alla fissazione della data.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Prima della votazione per il passaggio all'esame degli articoli, chiedo cinque minuti di sospensione per la presentazione di un emendamento.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, la seduta è sospesa sino alle ore 18 e 20.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 11, viene ripresa alle ore 18 e 27.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.

Alcuni colleghi intendevano intervenire. Onorevole Davoli, intende intervenire per dichiarazione di voto sul passaggio all'esame degli articoli?

DAVOLI (R.C.). Sì.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). L'intervento dell'onorevole Capelli in qualche modo non mi ha sorpreso, forse deve riprendersi ancora dal buon risultato - mi consiglia e mi suggerisce Renato Cugini - delle elezioni comunali a Nuoro. Mi sorprende perché su questo argomento, proprio perché molti lo trattano come un problema di coscienza, una parte del mondo politico legittimamente, evidentemente, lo tratta in questi termini, un'altra parte politica ha un'interpretazione diversa, più laica, più collegata alla politica. Mi sorprende che si sia intervenuti appunto per evitare che il maggior numero di cittadini possa andare a votare, perché l'obiettivo nascosto degli interventi che mi hanno preceduto di fatto è questo. Quindi un impedimento alla partecipazione, un impedimento all'espressione del voto, come appunto la Costituzione ci garantisce.

Ma d'altronde in questi referendum ci sono schede nettamente diverse, che affrontano problematiche completamente diverse; uno può anche rifiutare una scheda e accettarne un'altra. Ma davvero crediamo che i cittadini sardi non siano in grado di capire e di scegliere in un momento così particolare? L'hanno fatto pochi giorni fa, credo che siano in grado di farlo anche il 12 giugno. Siccome qualcuno ha parlato di strumentalizzazioni, per favore non iniziamo da oggi a strumentalizzare questo appuntamento estremamente importante! D'altronde gli schieramenti politici si sono presentati, l'altro giorno il viceministro è stato molto, molto chiaro, ha detto la sua, c'è già un confronto, c'è già un dibattito, un confronto molto vero, molto forte. Questo confronto servirà ai cittadini sardi per discernere, per distinguere, per separare i due voti e io credo che i sardi siano in grado appunto di fare questo. Per questo, lo dico già da ora così non interverrò dopo, sono assolutamente d'accordo sulla proposta fatta dalla Giunta di abbinare nella stessa giornata le due votazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Dichiaro il mio voto favorevole all'articolato in questione anche in base a quanto contenuto nella relazione di presentazione del provvedimento, ovvero in ragione del collegamento alla contingenza, cioè del probabile abbinamento della consultazione referendaria regionale con quella nazionale. I temi sono diversi, hanno portata e dimensione sicuramente diversa, la motivazione che si adduce per prevedere date diverse pregiudizialmente vorrebbe sostenere una tesi manifestata pubblicamente in questi giorni da alcune rappresentanze culturali e politiche; io credo che la legge invece debba tutelare un punto di partenza, diciamo, di pari opportunità tra le correnti di pensiero che si affronteranno nel corso della campagna referendaria relativa ai referendum sulla legge sulla procreazione assistita.

Sostenendo la tesi che, per legge o anche per provvedimento amministrativo in capo al Presidente della Regione, si disgiunge la consultazione referendaria relativa alla procreazione assistita da quella regionale relativa all'abrogazione della legge in materia di divieto di trasporto, stoccaggio e conferimento dei rifiuti nel nostro territorio, mi parrebbe di dare l'opportunità, ai sardi che hanno già assunto la posizione della non partecipazione ai referendum nazionali, di recarsi alle urne in maniera più convinta rispetto al referendum regionale. Come dire: creiamo le condizioni per cui la tesi che dice "sì" all'astensionismo dal voto referendario è la tesi che è della Regione, del suo Consiglio regionale o della sua Giunta regionale. Invece questo non è possibile, non possono abbracciare una tesi, neppure quella dell'astensionismo, la Giunta regionale e il Consiglio regionale.

I cittadini sono maturi, sanno come scegliere, quando sono chiamati a scegliere in forza della loro coscienza, sulla base delle loro convinzioni. Lo faranno. Se vogliono partecipare al voto, parteciperanno a uno dei referendum sui quali è aperta la consultazione elettorale; se non vogliono andare, non andranno; se vogliono votare "sì" all'abrogazione delle norme, voteranno "sì" all'abrogazione delle norme; se vogliono votare "no", voteranno "no". Il nostro elettorato, l'elettorato sardo è maturo, si vede dal giudizio che esprime nei confronti delle forze politiche e di chi li governa, qualunque carica loro ricoprano. Si vede, è un elettorato maturo, che ci piaccia o no, quando perdiamo e quando vinciamo, così è anche nella consultazione elettorale referendaria. Non utilizziamo stratagemmi, saremo puniti per averli utilizzati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, credo che le questioni che sono state introdotte anche da questi ultimi interventi convincano me a una riflessione ancora più attenta sulla opportunità che, a pochi giorni dalla indizione e dallo svolgimento degli stessi referendum nazionali e regionale, si possa proporre questo tema dell'accorpamento. Vedete, è chiaro che vi è un tentativo sotterraneo, forse non dichiarato, di inficiare un'azione politica; un'azione politica dichiarata, che sta a destra così come sta a sinistra, di utilizzare un'opportunità di scelta di voto che non è, per quanto riguarda il referendum, limitata a due opzioni. Per quanto riguarda il referendum ci sono tre scelte che il cittadino può fare: quella del "sì", quella del "no" e quella, legittima istituzionalmente riconosciuta, dell'astensione.

Ognuno di noi può scegliere, secondo la sua libertà di coscienza, quello che ritiene meglio fare; credo che non sia questa l'occasione di confrontarci sulle reciproche opinioni, libere e di coscienza, però, credo che oggi, lo dico per coloro che stanno riflettendo anche sugli appelli che in queste ore si stanno succedendo, in Sardegna sia una forzatura politico-istituzionale e ideologica, consentitemelo, che rischia di incrinare una libertà referendaria nel messaggio che invece è necessario dare chiaro per temi omogenei. Non è un caso che in nessuna competizione elettorale possa essere accorpato qualunque referendum, voi sapete che questo non può avvenire per le elezioni né politiche né regionali né locali. Nella giornata dedicata al referendum non vi può essere nessun altro tipo di consultazione.

Oggi, con questo disegno di legge, la Giunta ci chiede di accorpare due questioni e non lo fa in termini generali, ma in termini puntuali su questo referendum, propone di accorpare due tematiche assolutamente lontane l'una dall'altra. Una di esse è ambientale, cioè vi è la valutazione che una parte degli elettori sardi sottopongono all'attenzione della complessità del corpo elettorale della nostra Regione per dichiarare se è necessario o meno limitare le materie prime o i rifiuti o ciò che è indicato nella norma approvata qualche anno fa per stoccare in Sardegna rifiuti di varia natura; un tema che può coinvolgere l'intera Regione e dove il trasversalismo politico può arrivare a creare, su di esso, un dibattito che non può essere condizionato. Qui è il punto fondamentale. Con questa proposta di abbinare due temi assolutamente disomogenei, assolutamente diversi, si rischia di inficiare il dibattito politico nella chiarezza del messaggio che la classe dirigente è chiamata a sostenere.

Per questo, abbiamo presentato un emendamento alla legge per proporre temi omogenei e solo in quella fattispecie la possibilità di abbinamento e di accorpamento, ritenendo questa una forzatura politica e ideologica non accettabile a nemmeno un mese dallo svolgimento delle elezioni referendarie.

PRESIDENTE. Siamo alla votazione del passaggio all'esame degli articoli. Colleghi, vi siete iscritti per dichiarazione di voto? Adesso? . Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Credo che, essendo io intervenuto per chiedere la sospensione della seduta, la mia prenotazione si sia cancellata automaticamente, questo spiegherebbe il fatto che non le compaia il mio nome. Vorrei fare la mia dichiarazione.

PRESIDENTE. Prego. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Io credo che sia stato detto bene su questo argomento poco fa dal collega Pili, apprezzo e condivido quello che ha detto il collega Capelli, mi suscita grande rispetto e apprezzamento anche la lealtà e la franchezza con la propria coscienza dell'onorevole Uggias, e dico che su questo argomento non è il caso di mostrare infingimenti e di usare la diplomazia con tutto il suo carico quasi necessario a volte di ipocrisia. Non stiamo parlando di un argomento che è neutrale, non è una leggina che serve per razionalizzare il sistema, o meglio la legge servirà sicuramente a razionalizzare il sistema, ma proposta oggi in tutta fretta e presentata in questo modo, dal punto di vista politico, non vuole raggiungere questo scopo, ma mira a portare più voti ai sostenitori del referendum.

La nostra posizione è chiaramente, se voi volete dire, anche spudoratamente, contraria a questo, esplicitamente contraria al voto favorevole al quesito referendario su tutti i problemi riguardanti la legge 40, la nostra posizione è esplicitamente a favore dell'astensionismo. Un astensionismo che è legittimo e previsto, come è stato già detto ampiamente e non mi ripeto perché il tempo è poco; è un astensionismo che ha un valore culturale molto importante, perché in questo referendum non si confrontano destra e sinistra e neanche laici e cattolici. Ci sono laici a favore dell'astensionismo e cattolici probabilmente che saranno a favore del "sì". Si stanno confrontando due concezioni della vita, due concezioni del mondo e della società, due concezioni anche del rapporto della ragione umana rispetto al percorso della scienza, della tecnologia e dell'impresa su questi argomenti. Il confronto è molto più profondo di quanto si possa pensare, non può essere banalizzato.

La nostra posizione, in questo momento, è politicamente proprio a sostegno dell'astensionismo per il referendum su questi argomenti, crediamo quindi che sia inopportuno e anche politicamente scorretto che si voglia oggi compiere una forzatura di questo tipo, cioè introdurre nell'ordinamento regionale una legge che, con la scusa di razionalizzare e addirittura anche di fare risparmiare soldi, tenta semplicemente di portare più votanti, magari anche più votanti inconsapevoli, che sollevino il quorum di questo referendum.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io rispetto tutti gli interventi che, ho sentito, si sono succeduti in Aula. Si è parlato di pari opportunità, la mia richiesta era di avere pari opportunità. Non ne voglio fare una questione né politica, di parte, né culturale, niente di tutto questo. Ognuno, all'interno del proprio partito, all'interno della propria comunità, secondo i suoi principi, porterà avanti la sua opinione sulla legge 40 e sui referendum sulla procreazione medicalmente assistita. All'interno dei vari partiti, mi auguro che tutti pensino e ragionino singolarmente su questo problema e non per indicazioni politiche o di altre associazioni.

Mi spiace che alcuni stimabilissimi colleghi abbiano portato e sostenuto delle tesi che appartengono solo alla demagogia. Io, in quest'Aula, mi sento di dire che ho sempre rispettato, come sempre rispetterò, l'opinione di tutti i sardi che esprimono coscientemente delle scelte che penalizzano oggi l'uno e domani l'altro, scelte espresse in maniera democratica, credo che nessuno possa sostenere il contrario di quanto gli stessi colleghi hanno sostenuto, cioè che, sul metodo, sui sistemi di voto, sulle modalità di voto, esistano dei problemi sui quali insieme dovremmo ragionare. Voi sapete, cari colleghi, che impostare una data eseguendo un accorpamento significa che uno si vede consegnare al seggio due schede, e indubbiamente c'è chi sa che un sistema democratico può consentirgli di rifiutarne una, l'ho detto prima nel precedente intervento. Tutto questo però non favorisce in maniera cristallina e trasparente una scelta, anche perché molti, purtroppo, ancora oggi non sanno che questa è una possibilità; non avremo il tempo, il modo e gli strumenti perché tutti noi riusciamo a spiegare in maniera semplice quali sono i diritti del cittadino che vota, tra i quali c'è anche il diritto di rifiutare una scheda. Questo non aiuta un confronto che dia pari opportunità. Questo non aiuta!

Sulla omogeneità o meno c'è tanto da discutere, condivido il fatto che quesiti referendari omogenei possano essere accorpati, sarebbe questo di grande logica per poter portare avanti ognuno le proprie opinioni e rappresentarle agli elettori, credo che su questo l'emendamento proposto abbia una seria giustificazione dei fondamenti che debbono fare ragionare il Consiglio e la Giunta. Ho presentato un ordine del giorno perché non si vadano ad inficiare o mortificare i fini del "133". Ho già dichiarato che, il "133", se poi verrà accolto anche l'emendamento proposto, sia nel merito condivisibile, che esso apra un sistema condivisibile che permetta di discernere tra argomenti diversi e date diverse; più che sul "133", chiedo una libera espressione, non condizionata dai partiti, di voto palese, lo vedremo dopo, sull'ordine del giorno proposto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo a titolo personale la mia dichiarazione di voto su questo problema. Chiedo scusa... signor Presidente, colleghi, onorevoli Assessori, a titolo personale vorrei dichiarare che io mi trovo assolutamente in disaccordo sull'unificazione dei due referendum per un semplice susseguirsi di argomentazioni che brevemente cercherò di esporre. Prima di tutto, per il rispetto che si deve all'elettorato in una materia così delicata come quella delle scorie; anche se la gente è sicuramente portata a votare sul problema delle scorie in Sardegna, la popolazione sarda è certamente contraria all'importazione delle scorie, credo che sia assolutamente giusto impostare una campagna elettorale che non può essere improvvisata nel breve termine concesso, dal momento che oggi, se si facesse questo accorpamento, non ci sarebbe tempo per una campagna elettorale, che invece per i referendum nazionali è sicuramente già in uno stato di propaganda inoltrato per cui la gente ha già iniziato a farsi una certa coscienza.

In ogni caso, sono favorevole alla separazione dei referendum perché anch'io, senza infingimenti, sono del parere che ognuno deve avere la disponibilità di combattere con le armi che la politica e i regolamenti gli mettono a disposizione;quindi, essendo io contrario a qualunque forma di partecipazione ai referendum nazionali, relativi alla legge 40, ritengo che non sia giusto e che non sia neanche suggeribile, anzi lo trovo politicamente scorretto, che si proponga o si faccia un accorpamento con referendum nazionali che niente hanno a che vedere con il referendum regionale.

Si parla di tutt'altro ordine di argomentazioni, la gente non può essere indotta a votare con un artifizio su un problema che mi sembra comunque lontano dalla nostra Isola, anche perché poi si è visto che, a livello nazionale, non si era individuata la Sardegna come sito del deposito delle scorie nucleari, quindi ritengo che non sia altro che un artifizio quello che oggi si sta portando avanti per favorire la partecipazione ai referendum nazionali e il raggiungimento del quorum a questo referendum regionale.

Quindi si vogliono imbrogliare le carte, credo che sia un aiuto assolutamente non giusto né corretto; come ha detto un collega poco fa, l'elettorato conosce le armi e usa lo strumento del referendum come vuole, ma l'elettorato è maturo; è stato usato altre volte il sistema dell'astensionismo da più parti, dal centro, dalla destra, dalla sinistra e anche dai Radicali, quindi credo che sia legittimo combattere con le armi che si hanno a disposizione.

Credo che sia ingiusto e scorretto continuare su questa tesi dell'accorpamento dei referendum, anche se capisco chi dice che bisogna razionalizzare, risparmiare e proporre referendum che hanno senso su un problema come quello delle scorie nucleari che, per la Sardegna, non esiste, perché noi non siamo il sito di destinazione delle scorie nucleari d'Italia. Come abbiamo sempre sostenuto, non è proponibile un referendum di questo tipo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Francamente sono un po' perplesso, se non peggio, dal tono della discussione. L'obiettivo del disegno di legge della Giunta è quello, mi sembra, di armonizzare, di favorire la partecipazione dei cittadini, dei cittadini sardi in primo luogo. Questo astrattamente come sempre quando si predispongono disegni di legge che non sono ad personam indipendentemente dal contenuto del quesito referendario. Ovviamente se l'attenzione è sul prossimo appuntamento referendario del 12 giugno, devo dire innanzitutto che questo ha due contenuti, non ne ha solo uno, quindi i riflessi vanno esaminati sull'uno ed eventualmente anche sull'altro. Ma poiché credo, anzi sono sicuro, che non sarà l'ultimo referendum su cui verranno chiamati a pronunciarsi gli elettori e le elettrici sarde, può anche darsi che il prossimo appuntamento del 2007, dopo le elezioni politiche, ci veda su posizioni differenti, cioè gli stessi che oggi propongono la non partecipazione potranno avere interesse alla partecipazione.

L'argomento non può essere, credo, affrontato in questi termini. Le materie referendarie, come è naturale, prevedono sempre una terza possibilità che è quella dell'astensione, che è una posizione politica molto importante, in un appuntamento con un contenuto referendario può essere più o meno rilevante, in un altro può essere più decisiva, più determinante, però non può essere piegata a questa logica, fermo restando che la possibilità di utilizzare questo strumento c'è; come naturalmente c'è l'effetto traino, intendiamo, non è che non ci sia, una volta che l'elettore si reca al seggio, diciamo che c'è una percentuale inferiore di possibilità che non utilizzi questo diritto esistente e comunque garantito.

Ora, io non credo che debba essere sposata solo una tesi perché, se si discute di contenuti, dobbiamo affrontare anche l'altro aspetto, non mi sembra corretto tener conto solo di un aspetto e non dell'altro. Ad esempio, se vogliamo usare questa espressione, l'abbinamento certamente dà una mano ai proponenti l'abrogazione dell'articolo 8 della legge 8, relativa ai rifiuti, perchè ha un effetto traino; allora questa posizione politica, una volta posta - anche se in questo Consiglio non è rappresentata, perché è una libera iniziativa nata fuori da quest'Aula - dovrebbe trovare legittimità e grande attenzione anche dentro quest'Aula; non possiamo porci solo un aspetto, poniamoci anche l'altro.

Io credo che, se teniamo fermo l'obiettivo nobile, al di là del contenuto, è legittimo che si sostenga l'astensione sul merito, è possibile ricorrervi; ma se si mantiene quell'obiettivo di favorire la partecipazione e non di ostacolarla, io credo che quest'Aula farà una buona scelta, e non invece arrampicarsi con l'ipocrisia nel sostenere il contrario, credo che questo sia del tutto inopportuno.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli; prego i colleghi di predisporsi alla votazione. Possiamo fare anche palese, non è stata chiesta la votazione elettronica.

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Però bisogna chiederla! Bene, è stata chiesta la votazione nominale. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CONTU, LA SPISA, SANJUST, LOMBARDO, SANCIU, MURGIONI, PETRINI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - SPISSU - URAS.

Rispondono no i consiglieri: BIANCAREDDU - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - PORCU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - OPPI - RANDAZZO - UGGIAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 66

Astenuti 6

Maggioranza 34

Favorevoli 47

Contrari 19

(Il Consiglio approva)

Passiamo all'esame dell'articolo 1.All'articolo 1 è stato presentato un emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e del relativo emendamento:

Art. 1

Abbinamento dei referendum regionali

con i referendum nazionali.

Modifiche alla legge regionale n. 20 del 1957

1. Dopo l'articolo 27 della legge regionale 17 maggio 1957, n. 20 (Norme in materia di referendum popolare regionale), è aggiunto il seguente:

"Art. 27 bis - (Abbinamento dei referendum regionali con i referendum nazionali)

1. In caso di contemporaneo svolgimento di referendum regionale e referendum nazionali, alle consultazioni referendarie regionali si applicano, relativamente alla durata delle operazioni di voto e di scrutinio, alla composizione ed al funzionamento dei seggi elettorali, le disposizioni concernenti i referendum nazionali di cui alla Legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo).

2. Nel caso di cui al comma 1 le operazioni di spoglio relative ai referendum regionali cominciano, in ciascun seggio elettorale, al termine delle operazioni dei referendum nazionali.".

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - CONTU - SANJUST - SANCIU - CUCCU Franco Ignazio - CAPELLI

All'art. 1 comma 1 dopo le parole referendum regionali e referendum nazionali", sono aggiunte le seguenti parole: "limitatamente a materie omogenee". (1).)

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 1 ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento è concepito in maniera tale da inserire, nell'articolo 1, la possibilità che l'abbinamento dei diversi tipi di referendum regionale e nazionale avvenga limitatamente ai casi in cui si tratti di materie omogenee. E' evidentemente difficile intervenire tecnicamente su questo articolo in maniera da ottenere come risultato, sul piano della disposizione normativa, che l'abbinamento dei due referendum avvenga soltanto in casi di materie omogenee, ma evidentemente questa è la finalità.

Noi crediamo che si possa così in qualche modo fare salva l'esigenza di uniformare o comunque far convogliare le iniziative, quindi anche relativamente a tutto il dispendio di risorse organizzative e finanziarie, per lo svolgimento di una consultazione referendaria, soltanto in alcuni casi, cioè nei casi in cui l'abbinamento sia giustificato dal fatto che si intervenga su questioni che possono essere ragionevolmente abbinate, non facendo svolgere le consultazioni referendarie quando invece sono in campo questioni di diversa natura che possono generare, nei cittadini elettori, una confusione e una difficoltà ad esprimere compiutamente la propria posizione e la propria scelta.

Crediamo che, su questo, si possa ragionare anche in considerazione delle cose che si dicevano prima, riguardo cioè al fatto che, in questa occasione, la manifestazione dell'astensione ha un suo significato ben preciso che non è propriamente di rinuncia all'espressione di una volontà, ma è invece una modalità prevista dalla stessa legge istitutiva dei referendum per esprimere una volontà proprio sull'argomento in discussione.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, il parere della Giunta sull'emendamento è negativo per il semplice fatto - lo motivo brevemente - che l'emendamento contraddice l'affermazione di condivisione del disegno di legge numero 133. Mi spiego: la coincidenza delle cosiddette materie omogenee può avere un senso quando la potestà dell'iniziativa referendaria è unificata, stiamo parlando di unificare due potestà differenti, per cui è facilmente desumibile che, sul piano statistico, sarebbe un provvedimento inutile perché laddove potesse capitare contemporaneamente un'uniformità di materia referendaria nazionale e regionale, inficerebbe di fatto a fondo il senso di questa disposizione.

L'altra questione sollevata è sulla velata, ma neanche tanto, speculazione politica che si vorrebbe fare in questa circostanza; se anche fosse vero che - vista la portata generale della legge - in questa tornata possa essere anche così, avendo questa legge un significato un po' più ampio, probabilmente in altre circostanze non avverrebbe, e ciò denuncia il fatto che non è questo il nostro intendimento.

Ultima cosa: credo che ci sia un'eccessiva sottovalutazione della maturità dell'elettorato, voglio ricordare che ci sono stati altri casi, anche da poco tempo, in cui lo stesso Governo nazionale ha indetto tornate elettorali con ben undici quesiti tutti differenziati l'uno dall'altro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, intervengo nonostante il collega La Spisa abbia già espresso in maniera chiara e puntuale le ragioni di questo emendamento che l'assessore Sanna ha cercato in maniera capziosa forse di rimandare al mittente adducendo tesi sulla maturità dell'elettorato e sul fatto che sarebbe un provvedimento inutile nell'accorpamento di due occasioni elettorali referendarie che difficilmente, rispetto alla potestà, possono trovarsi unificate.

E' altrettanto vero che la casistica che oggi compare agli occhi del legislatore è una casistica esemplare, parliamo di un tema straordinariamente delicato come quello della coscienza, di criteri etici, di regole di ricerca scientifica e dall'altra parliamo di rifiuti; cioè stiamo mettendo forzatamente sullo stesso piano due temi diametralmente opposti, dove non vi può essere coincidenza né politica né sostanziale atta a coinvolgere - su temi così delicati - l'elettorato in una campagna referendaria che ognuno di noi può argomentare come meglio crede, ma che sicuramente non può essere inficiata alla fonte da una scelta pretestuosa e capziosa che ha oggi, anche rispetto alle parole dell'assessore Sanna, ancora di più una lettura politica - di cui occorre assumersi fino in fondo la responsabilità - che questa maggioranza e, a questo punto, questa Giunta stanno portando avanti.

Vedete, colleghi, può sembrare strano che noi si sia proposto un emendamento all'ultimo momento su questo tema, ma io vi ricordo che abbiamo svolto in quest'Aula, qualche mese fa, una lunga discussione sulla necessità di accorpare le elezioni regionali, le elezioni provinciali con quelle nazionali, avete portato avanti tutta una serie di azioni che si sono dimostrate deleterie sul piano istituzionale e sul piano dello svolgimento delle elezioni perché siete dovuti ricorrere a decreti uno dietro l'altro, avete cercato la sovrapposizione tra elezioni regionali e comunali, oggi ci dite che questa legge è una legge di interesse generale e che è in qualche modo slegata da una precisa chiamata alle urne degli italiani. Non è così, è chiara la norma che nasce specificatamente per l'obiettivo (che l'onorevole La Spisa ha richiamato insieme a altri colleghi) di tentare di indurre i sardi a non prendere in considerazione l'opportunità di diversificare la scelta di fronte al Presidente di seggio, cioè di prendere o non prendere quelle tre o quattro schede dei referendumche si andrà a svolgere.

Ecco, io credo che, da questo punto di vista, la scelta che state facendo è una scelta politica molto chiara ed io pensavo giusto, parlavo poc'anzi col collega La Spisa, chiedere il voto segreto, perché si tratta di un problema di coscienza. Io credo che molti cattolici, che pensano di votare a malincuore questa norma perché hanno un obbligo di maggioranza, possano essere messi nella condizione invece di esprimere liberamente, secondo coscienza, il proprio orientamento anche nel segreto di un voto che in questo caso richiama la coscienza.

Non utilizzeremo lo strumento del voto segreto perché riteniamo che qui occorra conoscere tutti coloro che hanno scelto di accorpare un tema così rilevante come quello etico, su cui siamo chiamati a compiere scelte precise rispetto ad una materia così delicata, mentre si vuole invece tentare una campagna referendaria sui rifiuti che possono più o meno arrivare in Sardegna, anche lì con tutta una serie di varianti sulle quali ovviamente abbiamo discusso a lungo in questo Consiglio regionale.

Quindi io non solo sostengo questo emendamento, ma credo che sia un emendamento da porre all'attenzione dell'Aula per far rendere questa proposta assolutamente più coerente con quel principio che deve dare all'azione legislativa una portata più generale e non limitata a un caso così particolare per il quale è evidente, è sotto gli occhi di tutti, il tentativo di inficiarne la chiarezza. Non si tratta di inficiare il voto, si tratta di inficiare la chiarezza nello svolgimento della campagna referendaria introducendo un tema che è assolutamente privo di qualsiasi legame di omogeneità con quello che invece si svolgerà il 12 e 13 giugno rispetto al tema della maturità, qualcuno così l'ha chiamato, dei cattolici o meno.

Caro assessore Sanna, non è un problema di maturità perché io credo che coloro che hanno la maturità corretta sanno che questi non sono argomenti che possono essere liquidati con un accorpamento elettorale, con un abbinamento referendario tra rifiuti e principi della vita e della ricerca scientifica. Chi fa questo tipo di tentativo vuole giocare sull'immaturità.

Noi riteniamo che la maturità debba portare a una campagna referendaria chiara su temi che sono nettamente separati, che non possono essere in alcun modo messi insieme. Quindi è un provvedimento assolutamente inutile sul piano legislativo ma che ha una chiarezza sul piano politico che voi perseguite in tutti i modi, in questo caso in maniera pretestuosa, ma sicuramente puntuale, per portare avanti risultati politici che certamente non possono essere valutati positivamente quando si gioca sulla libertà di poter utilizzare il voto referendario sulle tre variabili che la Costituzione ha dato ai cittadini: il "sì", il "no" e il voto di astensione. Tra l'altro, un voto di astensione che più volte avete puntualmente esercitato, cito per tutti il caso dell'articolo 18 nel 2003, allora grandi organizzazioni, dai D.S. sino ad arrivare alla C.I.S.L., l'hanno esercitato pienamente.

Quindi credo davvero che questa sia una forzatura politica e ideologica che noi non possiamo accettare e che certamente respingeremo con tutte le nostre forze.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, non siamo in sede di dichiarazione di voto, vero?

PRESIDENTE. No.

CAPELLI (U.D.C.). Vista la richiesta di voto segreto, volevo accertarmi di questo. Intervengo nella discussione per chiarire alcuni aspetti contenuti nella risposta e nell'intervento della Giunta, circa la potestà sicuramente di decidere tra i contenuti dei referendum proposti; può ovviamente essere in capo soltanto alla Regione per quanto riguarda i temi regionali e non per quanto riguarda i temi nazionali, per cui - come già detto in precedenza - possiamo essere d'accordo sul concetto di massima di accorpamento, perché rimane comunque in capo alla Regione la facoltà e la potestà di discernere, quindi anche di decidere diversamente, perciò la facoltà di capire e comprendere che temi talmente distanti possano e debbano essere trattati in tempi diversi, pur riservandoci appunto con la "133" ugualmente la facoltà di accorpamento.

Perciò noi chiediamo che questa facoltà e potestà sia in capo alla Giunta e alla Regione, cioè la possibilità di decidere come e quando, di decidere sui temi e di decidere se non sia il caso invece, a volte, di discernere; perché non dovremmo riservarci questa facoltà? Anche perché io non credo, Assessore, che ci siano intendimenti in questa scelta o ci siano stati intendimenti di dare un'indicazione politica o favorire o dare un orientamento, io non credo assolutamente a questo.

Ritengo che sia legittimo presentare, anche in questo momento, questo disegno di legge; credo che però non si sia pensato, per un attimo non si sia tenuto conto della forte incidenza che ha l'accorpamento sull'esito di uno dei due referendum nell'occasione specifica. Probabilmente non si è riflettuto abbastanza, voglio credere che non si sia pensato a questo, per cui chiedo una maggiore attenzione alla specificità degli argomenti trattati perché ci sia la facoltà e la possibilità di discernere.

E' vero che anch'io credo alla maturità degli elettori, che fanno sempre scelte coscienziose e ragionate; però, vedete, caro Assessore e caro collega Davoli, abbiamo avuto modo di partecipare insieme ad una trasmissione durante la quale… certo i colleghi che stanno chiacchierando sicuramente esprimeranno un voto di coscienza e di valutazione di quello che si sta dicendo in quest'Aula, oppure sicuramente sentiranno unicamente l'indicazione del Capogruppo e diranno rosso, verde e giallo o quant'altro, poi magari non sanno neanche che cosa stanno votando!

Dicevo, caro collega Davoli, abbiamo partecipato insieme ad una trasmissione durante la quale era in corso un sondaggio, se lei ricorda, si chiedeva all'elettorato, al cittadino, come poteva definire o se conosceva le finalità del voto disgiunto o voto congiunto, cioè in definitiva che cos'era. Si ricorda quella trasmissione? Il 90 per cento non ha saputo rispondere, così come credo che anche lei sappia che, se parliamo di PIL, se parliamo di cancellierato alla tedesca, di presidenzialismo alla francese, di proporzionale corretto, di inflazione, di voto disgiunto e congiunto, o in ultimo di PMA, secondo lei risponderanno molti "piccola/media azienda" o "procreazione medicalmente assistita"? O parleremo di referendum abrogativi o propositivi? Nel pieno rispetto della maturità dell'elettorato è come parlare nel pieno rispetto di quando sono entrato qui e ho sentito parlare di UPB; è lo stesso discorso, non sapevo neanche che cosa fosse, credo che molti di noi si siano trovati in questa situazione e non c'è nessuna vergogna a dirlo, o non conoscere che cos'è fino in fondo l'effetto, la ratio, la valenza di una finanziaria regionale, o tanti altri argomenti.

Ebbene, non conoscere vuol dire mettere in discussione la maturità dell'elettorato? Assolutamente. Vuol dire mettere l'elettorato nelle condizioni ottimali per esprimere il proprio parere e giudizio; noi dobbiamo metterlo nelle condizioni ottimali, non cercare escamotage di sorta per confondere le idee, perché confondere nel metodo a volte porta alla confusione delle idee. Perciò, quando si parla o si dice o con demagogia si richiama la maturità dell'elettorato, credo che bisogna stare attenti, noi dobbiamo avere la consapevolezza di fare quanto di meglio perché l'espressione di un voto, di un parere, di un giudizio sia espresso con piena coscienza e conoscenza. Perciò cercare la semplificazione che porti alla conoscenza e all'espressione compiuta di un valore, di un'idea, di una scelta su delle persone, non credo che sia un attentato alla democrazia, al sistema o a quant'altro; poi si può, ripeto, vincere o perdere, anzi si deve vincere o perdere, ci si può anche abituare a perdere, ma noi non siamo di quelli che ci vogliamo abituare o abbonare. Sicuramente non voglio ironizzare su un tema ben più importante di quello che stiamo trattando in questo momento, una leggina, la "133", perché gli argomenti sono ben altri.

Allora che cosa c'è nel chiedere che si tratti di temi omogenei? Niente, si chiede alla Giunta che eserciti la facoltà e la potestà di discernere, di valutare coscientemente quello che si fa, né più né meno. Il succo, il merito, la sostanza della legge non è modificata ma è arricchita, allora - se vogliamo - confrontiamoci con lealtà e chiarezza, non per quello che sentono fuori ma per quello che noi conosciamo, su che cosa producono alcune norme che noi stiamo redigendo, che stiamo presentando e che stiamo esaminando, in coscienza le dobbiamo portare avanti, se un po' di coscienza è rimasta.

Ecco perché l'emendamento, a mio avviso, lo dichiaro fin d'ora, mi trova concorde, porta oltre quella dei colleghi presentatori anche altre firme. Ma soprattutto voglio dire che queste occasioni ci sono date per confrontarci su temi ben più importanti, non utilizzando il ragionamento libero e lineare, senza voler in questo modo utilizzare delle norme per portare il consenso a una parte o all'altra, assolutamente, ma semplicemente far sì che la scelta sia, il più possibile, cosciente, libera e cristallina.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, io credo che sia utile utilizzare questi minuti della discussione generale che spettano ad ogni consigliere per dare una spiegazione al motivo per cui i Riformatori hanno votato contro il passaggio all'esame degli articoli della legge che abbiamo in discussione, e i motivi per cui continueranno ad avere un atteggiamento contrario rispetto a questa legge.

Per quello che può valere, è opportuno che sia chiaro il motivo; il motivo è che questa è una legge opportuna (noi la condividiamo, ma l'avremmo fatta leggermente diversa e poi spiegheremo come) ma presentata in tempi assolutamente inopportuni. Nel senso che ogni qualvolta si interviene su norme astratte e generali, avendo come riferimento l'imminenza della competizione elettorale, come in questo caso che abbiamo un mese di distanza rispetto all'espressione del corpo elettorale sui quesiti referendari, le considerazioni che sono state fatte dai diversi colleghi in quest'Aula, che hanno sollevato dei dubbi sulla opportunità dell'abbinamento, diventano considerazioni che non pesano come pietre ma come macigni. E' evidente che ogni cambiamento delle regole in corso di gioco lascia il sospetto che le regole vengano cambiate per favorire qualcuna delle due parti in gioco. Le regole vanno fatte in momenti neutri in cui nessuno possa pensare che esistano degli interessi concreti di parte, contingenti nell'ispirazione delle regole, altrimenti non sono più regole garantiste, non sono più regole generaliste, non sono più regole che difendono il diritto di tutti, ma finiscono col difendere il diritto soltanto di una parte.

Io credo che questa legge sia opportuna, anzi sarebbe stato opportuno un vincolo che impegnasse la Regione ogni volta esistano dei quesiti referendari nazionali e dei quesiti referendari regionali ad abbinare comunque le due consultazioni; sarebbe stato opportuno per un ragionamento semplicissimo, nel senso che, poiché noi stiamo dibattendo in questi mesi dei costi della politica, quello che noi possiamo fare di materiale per ridurre i costi della politica è ragionevole che lo si faccia, quindi ogni ragionamento sulla riduzione delle spese, dei costi della politica, che poi non viene seguito da un atto concreto quando ci si trova di fronte a episodi appunto reali, rischia di essere una presa in giro che viene ribaltata da una parte e dall'altra a seconda delle esigenze specifiche delle due parti che contendono.

Noi riteniamo che ci sia un motivo di opportunità assoluta nell'abbinamento delle due consultazioni elettorali referendarie o di tutte le consultazioni referendarie come norma generale. Aggiungo anche una seconda considerazione che ovviamente ha un significato relativo in questo caso e non assoluto come la prima, cioè noi crediamo nell'istituto referendario, lo riteniamo un istituto attraverso cui i cittadini possono esprimersi anche in difformità rispetto alla volontà del Parlamento che hanno eletto o del Consiglio regionale che hanno eletto; credo che il legislatore, quando ha previsto che esistesse l'istituto referendario, avesse in mente questo. Cioè aveva in mente che, su argomenti specifici di particolare delicatezza, di particolare importanza, di particolare risonanza dal punto di vista etico, ci potesse essere da parte del corpo elettorale la possibilità di esprimersi in maniera difforme rispetto agli stessi organi di democrazia delegata che il cittadino stesso aveva eletto.

Se noi poniamo in discussione - ovviamente questa è opinione personale, non penso e non ritengo che possa essere opinione obbligatoriamente condivisa da tutti - l'istituto referendario utilizzando la regola dell'astensionismo, cioè andando ad addizionare a quella parte che fisiologicamente non va alle urne, la parte che invece voterebbe "no" rispetto al quesito referendario, a quel punto stiamo facendo un'operazione che non va nell'interesse della democrazia e che abitua i cittadini a quell'astensionismo di cui noi politici facciamo finta di lamentarci quando ci colpisce durante le elezioni politiche, durante le elezioni amministrative, durante le elezioni per il Parlamento regionale.

Quindi noi vorremmo lanciare ai cittadini il messaggio che l'istituto referendario è un valore aggiunto della democrazia e, come tale, va sempre sostenuto; in questo cerchiamo di essere coerenti con la storia del nostro movimento, nel senso che noi stessi abbiamo fatto le spese, varie volte, della indicazione astensionistica che, su quesiti referendari proposti dai Riformatori o dal Patto Segni, è stata data da altri.

Basterebbe ricordare il referendum dell'aprile 1999 per l'abolizione della quota proporzionale, quando si arrivò a raggiungere il 49,8 per cento nell'ambito degli aventi diritto al voto e mancò quella percentuale dello 0,2 per cento che avrebbe cambiato, forse oggi qualcuno si pente, i corsi e i destini della democrazia italiana. Basterebbe ricordare due referendum regionali promossi dai Riformatori che furono sottoposti al voto nell'ottobre-novembre 1999, con l'indicazione per l'elezione diretta del Presidente della Regione e per il sistema elettorale del maggioritario che, nonostante avessero preso posizione per l'astensionismo tante forze politiche presenti allora in Consiglio, riuscirono a raggiungere quel quorum richiesto perché avesse validità l'espressione del voto da parte dei cittadini sardi.

Pertanto io credo che una riflessione sull'uso strumentale delle argomentazioni, che oggi è stata fatta in quest'Aula, andrebbe forse rifatta con un attimo di ragionamento in più da parte di tutte le forze che hanno espresso un parere in Aula. A fronte di queste considerazioni, va fatta e rimane l'ultima considerazione, cioè quella che, se anche io personalmente fossi, come sono, non d'accordo con l'istituto che vuole debba essere raggiunto il 50 per cento più uno dei votanti per la validità del parere espresso dal corpo elettorale in corso di referendum, vale il fatto che ad oggi la regola dice - regola che io non condivido - che, se non si raggiunge il 50 per cento più uno, non ha validità l'espressione del corpo elettorale, il che significa che legittimamente, fino a quando le regole sono queste, chi vuole, come ha fatto in passato, indicare ai cittadini, e non è una scelta educativa, la strada dell'astensionismo sui referendum, lo può legittimamente fare.

Oggi, a un mese di distanza dall'espressione del voto su problemi di rilevante valenza etica, quali sono quelli che coinvolgono il senso della vita e che probabilmente per ciascuno di noi hanno una valenza, un'espressione, una risonanza emotiva differente, a seconda della coscienza e a seconda di quello che la coscienza di ciascuno di noi detta, a un mese di distanza da questo, lo ripeto, ed è il motivo fondamentale della nostra opposizione rispetto a questa legge,l'emanazione di questa legge è inopportuna, perché è una legge che induce nella convinzione che la scelta politica da parte della Giunta, che potrà essere per l'accorpamento o contro l'accorpamento, non sia una scelta dettata da criteri generali di economicità o da criteri generali della necessità di garantire la massima espressione possibile da parte dell'elettore sui quesiti referendari, ma sia una scelta dettata dalla volontà di andare contro la corrente culturale e politica che invece sta indicando la strada dell'astensionismo.

Questa legge, presentata in questo momento, è una legge che non ha le caratteristiche di neutralità e di generalità di una norma che ciascuna legge deve avere; è questo il motivo per cui noi continuiamo ad avere un parere contrario e, da qui fino alla sua votazione finale, saremo conseguenti rispetto a questo parere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, intervenire in questo dibattito è necessario proprio per il taglio non tecnico ma politico che gli si è dato. Cosa dice l'articolo 1, che poi è l'unico articolo che ha valenza normativa, di questo provvedimento? L'articolo 1 dice che: …"In caso di contemporaneo svolgimento di referendum regionale e referendum nazionali, alle consultazioni referendarie regionali si applicano, relativamente alla durata delle operazioni di voto e di scrutinio, alla composizione ed al funzionamento dei seggi elettorali, le disposizioni concernenti i referendum nazionali…", cioè regola l'attività elettorale nei seggi. Non dice che i referendum nazionali e regionali debbono essere abbinati, dice semplicemente che possono essere abbinati e che, nel caso in cui debbano o possono o risultino abbinati, si applicano disposizioni di legge di un certo tipo, cioè quelle della normativa nazionale.

Si dice che questa norma serve per consentire l'abbinamento; non credo che sia così, sennò sarebbe detto in modo esplicito nella norma che la funzione è quella di arrivare all'abbinamento delle consultazioni referendarie in ogni caso ove si registrino le condizioni per farlo, mettendo un cappello di principio che avrebbe potuto stare benissimo dentro la disposizione di legge che si propone nella discussione del Consiglio e alla sua approvazione.

Una cosa - secondo me - ordinaria, normale, peraltro normale dappertutto, prima si diceva della Svizzera, ma pensiamo agli Stati Uniti, che non sono il sistema sociale e politico al quale io, in modo privilegiato, mi riferisco, è quello a cui vi riferite voi, dove ha vinto le elezioni, in California, il famoso attore del cinema di origine austriaca Schwarzenegger, quello che ci ha insegnato a divertirci attraverso il massacro degli innocenti, attraverso una lotta fisica, e che fra l'altro è un conservatore dello stesso Partito di Bush; in California, insieme alle consultazioni elettorali, sono state proposte diverse consultazioni referendarie, alcune anche con contenuti simili a quelli a cui noi dobbiamo apprestarci, e in California sono andati a votare, i cittadini hanno scelto, non si sono confusi tra elezioni di tipo amministrativo e politico, consultazioni elettorali diverse e così via.

Il problema non è la confusione; il problema è segnare oggi un passo che certifichi, nella sede sbagliata e su un argomento che non c'entra nulla, una possibile divisione della maggioranza. Il problema è questo, cioè l'uso strumentale che si è voluto fare di una disposizione di legge di razionalizzazione, una delle tante che stiamo affrontando in questa legislatura, che qualche volta ci trovano concordi e qualche volta discordi sul merito ma non sul piano ideologico e neppure sul piano ideale. La strumentalità con la quale si approccia questo argomento, per cui si difende la posizione di astensionismo come una delle posizioni possibili di fronte a una consultazione referendaria, è di un astensionismo che è già stato dichiarato da parte di un collocato movimento contro l'abrogazione della legge sulla procreazione assistita; beh, voglio dire chiama noi a difendere la posizione politica e culturale di antitesi a quell'astensionismo.

Se si limita il ragionamento alla legge, se si fosse limitato il ragionamento al contenuto dell'articolo, si sarebbe potuto tranquillamente ragionare chiedendoci: "E' congruo, è funzionale, è utile questo possibile accorpamento, oppure l'utilizzo di quelle disposizioni, i quorum richiesti per il referendum regionale diversi da quelli per i referendum previsti dalla legislazione nazionale, le stesse operazioni di voto facilitano la discussione o meno sui temi di carattere regionale piuttosto che confonderli su quelli di carattere nazionale?". Cioè si sarebbe potuto ragionare sul merito del provvedimento e su quello molto serenamente articolare una discussione ed anche raggiungere obiettivi comuni di una razionalizzazione chiara, in funzione dell'espressione dell'elettorato oggi, domani, dopodomani, tra un anno, tra due, su qualunque argomento.

Ma qui si vuole invece politicizzare, o meglio non solo politicizzare sul piano culturale, ma politicizzare sul piano della divisione delle componenti, che pure sono presenti con ispirazioni diverse all'interno di una coalizione. C'è chi ha un pensiero più laico, c'è chi ce l'ha invece riferito più alla cultura cattolica, chi alla cultura socialista e c'è chi ce l'ha con riferimento alla cultura laico-liberista. Si tende a segnare una frattura politico-culturale interna alla coalizione di maggioranza.

Io penso che questo non sia possibile perchè credo che noi voteremo nel merito del provvedimento. Credo che non sia possibile, non perchè non ci siano differenze tra le diverse componenti e i diversi singoli consiglieri appartenenti alla maggioranza, che non si presteranno perchè qua non si decide se vince il "sì" o il "no" rispetto ai referendum proposti, questo non lo si decide qui e non lo decideremo noi, ma perchè il referendum è uno strumento nella disponibilità del popolo. Qua si decide solo se razionalizzare ancora una volta, e meglio, tutte le operazioni di voto per rendere libera e consapevole l'espressione dei cittadini.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Io vorrei replicare, molto brevemente, anche per sfatare qualunque lettura che attribuisca volontà di strumentalizzazione partitica, faziosa, sulla posizione che stiamo esprimendo adesso, però vorrei farlo incisivamente - per quanto posso - sulla sostanza delle cose che devono essere affrontate con questa legge che effettivamente ha, sicuramente anche, io credo, una motivazione all'origine, eminentemente tecnica, di razionalizzazione del sistema delle procedure, di semplificazione dei tempi e di risparmio anche di risorse finanziarie, ma che di fatto, volenti o nolenti, assume in questo momento una valenza politica che non è che possa essere letta nei termini di utilizzo per una tattica che tende a dividere le forze al proprio interno, perchè dovremmo noi lanciare il sasso in questo momento su un problema che divide anche il nostro schieramento, la nostra coalizione, almeno gli uomini politici della nostra coalizione.

E' notizia di oggi che non c'è uniformità di posizioni anche al nostro interno, questo da un certo punto di vista va anche bene perchè dimostra quello che ho cercato di dire prima, che questa davvero non è una questione che divide in Italia, o che possa dividere in Italia, la destra e la sinistra, o i laici e i cattolici, è veramente una questione che non è di stampo confessionale, ma che attiene a una concezione dell'uomo, della vita e della ragione e del rapporto tra l'uomo, la ragione e la vita e la scienza, la tecnologia e l'impresa. Questo è il punto su cui ci si confronterà poi quando faremo la campagna referendaria. Ma ben venga ogni tanto, anche in quest'Aula o comunque nel mondo politico, noi l'abbiamo voluta cogliere in questo senso, un'occasione in cui gli uomini politici, addirittura i partiti, si pronuncino non solo su questioni di politica economica, di politica istituzionale, di rapporti tra Stato, Regione ed enti locali, sull'utilizzo delle risorse, ma si pronuncino su questioni che riguardino l'uomo, il rapporto tra l'uomo e la vita, tra l'uomo e la società, tra l'uomo e la scienza e l'impresa.

Ben vengano occasioni in cui nei partiti e tra i partiti ci sia la possibilità anche di confrontarsi senza grandi calcoli di convenienze politiche, senza calcolare troppo se ci conviene, dal punto di vista elettorale, pronunciarci oggi per il "sì" o per l'astensione, se pronunciarci per questa legge o per una sua cancellazione dal sistema normativo, così come viene proposto oggi in questo appuntamento referendario.

Ben venga un dibattito in cui ci possiamo confrontare anche sulla concezione della vita che ciascuno di noi ha. Mantenendo le stesse appartenenze politiche portando però finalmente anche nel mondo politico la possibilità che si possa non calcolare mille voti in più o in meno, una simpatia in meno o in più nei salotti buoni dell'intellighenzia italiana o sarda, ma si possa dire di pensarla in un certo modo e per questo battersi. Io, anzi noi la pensiamo in questo modo, ci pronunciamo esplicitamente per l'astensione su questo referendum, l'abbiamo motivato e lo stiamo motivando, per una concezione che noi abbiamo della vita, della persona, della stessa ragione umana di fronte ai diritti dell'uomo e della donna concepiti, anche se come embrioni, non solo con un metodo naturale, ma anche in provetta.

Ci pronunciamo espressamente in questo modo senza calcoli politici o elettorali di fronte all'occasione di una leggina come questa che ha riflessi su questo argomento. E' anche l'unico motivo per cui abbiamo proposto questo emendamento, per questo possiamo andare avanti. Poi se anche voi, nei vostri schieramenti, nei vostri partiti, tra di voi, avete davvero l'esigenza di fare in modo che la libertà di coscienza si esprima senza calcoli, manifestate una vostra posizione, avanzate una vostra proposta, fate in modo di potenziare il valore politico, sul referendum, di questa leggina.

Troviamo insieme un argomento per disinnescare l'effetto di questa legge, probabilmente allora ci ritroveremo a parlare di questi stessi argomenti sulle piazze, nei dibattiti, in tv, dove volete voi, parleremo della sostanza delle cose, ma oggi non prestiamo una questione tecnica e giuridica sul referendum, non utilizziamola come uno strumento per sostenere l'una o l'altra parte che si confronterà sul referendum.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, il collega La Spisa non si offenderà senz'altro se mi rifaccio al suo intervento per esprimere una valutazione di tipo tecnico, non di tipo politico. Questa legge è stata messa all'ordine del giorno con un colpo di mano della maggioranza? Ossia i Capigruppo della maggioranza hanno fatto un colpo di mano nei confronti dei Capigruppo della minoranza mettendola all'ordine del giorno con forza, con la vostra opposizione? No, non è avvenuto così, la legge è stata messa all'ordine del giorno perchè voi avete detto che andava messa all'ordine del giorno insieme agli altri colleghi Capigruppo della maggioranza. Quella era la sede tecnica per introdurre argomenti di natura tecnica, per ragionare di questa materia in un momento diverso da quello di oggi.

Perchè allora insistete con argomenti che, invece di determinare attenzione, rischiano di determinare irritazione? Io non ho partecipato a nessuna riunione, e così i colleghi del centrosinistra, nella quale sia stato detto di compiere un colpo di mano su questo argomento. Sì, perché sembra che l'abbiamo fatto noi per raggiungere il quorum o cose di questo tipo. Eliminiamo questo argomento, non c'entra. Ci possiamo dare reciproco affidamento che non c'è questa volontà? Allora, non c'è questa volontà!

Rimaniamo pertanto al fatto tecnico e non utilizziamo argomenti strumentali, tipo la vita o queste cose qua, quello sarà argomento di confronto quando saremo chiamati al confronto. Non c'entra nulla con questa discussione, perché la norma che viene proposta dalla Giunta dice: "In caso di contemporaneo svolgimento di…", parla di consultazioni referendarie. Non è detto che saranno insieme le consultazioni.

PILI (F.I.). Legga prima.

CUGINI (D.S.). Ma leggo prima il titolo: "Abbinamento dei referendum regionali con i referendum nazionali".

PILI (F.I.). Legga l'ultimo capoverso della relazione della Giunta, è scritto esplicitamente!

CUGINI (D.S.). Ascolti Pili, io sto argomentando per dire....

PILI (F.I.). Deve leggerla tutta.

CUGINI (D.S.). Sì, ma lei deve ascoltare anche il suo Capogruppo. Se lei vuole svolgere la funzione del suo Capogruppo, è chiaro che non troviamo un punto di incontro.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini! Onorevole Pili, lasci intervenire!

CUGINI (D.S.). Il suo Capogruppo, intervenendo, ha detto al Consiglio: "Vediamo se assieme troviamo un punto di incontro per...". Io ho richiamato il suo intervento per dire che cerco di muovermi sulle indicazioni che ha proposto il collega La Spisa, ma se lei è contrario, io rinuncio a fare l'intervento.

Allora io penso che occorra stare al fatto tecnico. Qual è uno dei fatti tecnici che, secondo me, secondo noi, non è stato valutato, quando è stata messa la legge all'ordine del giorno? C'è un fatto tecnico che noi vi consigliamo di valutare: il referendum nazionale per essere valido e abrogare una legge ha bisogno del 50 per cento più uno, il referendum regionale ha bisogno del 30 per cento; sono due fatti tecnici di tipo non omogeneo. Durante l'esame della legge, quando abbiamo discusso il quorum, a suo tempo, ci siamo richiamati al 30 per cento perché quello era un momento di poca partecipazione alle consultazioni referendarie ed era importante un pronunciamento largo, eccetera, eccetera. In questa occasione invece non l'abbiamo minimamente valutato quando abbiamo ragionato dell'argomento. E' possibile valutarlo? Io penso che, serenamente, senza strumentalizzazioni, possa essere valutato, perché non siamo in presenza di una omogeneità di tipo tecnico, anzi siamo in presenza di una disparità di partecipazione, quindi io vi invito a valutarlo.

In più, voi state presentando un ordine del giorno che io leggo, permettetemi, anche quello, in modo strumentale, perché un ordine del giorno sulle consultazioni elettorali l'abbiamo votato qualche mese fa quando abbiamo spostato la data delle elezioni e abbiamo detto al Presidente della Giunta di sentire le forze politiche per stabilirla. Quindi io mi richiamo a quell'ordine del giorno, in quanto c'è già un pronunciamento del Consiglio che indica e impone una linea di comportamento.

Poi aggiungo che non c'è nessun calcolo per fare l'operazione che viene richiamata, collega La Spisa, tant'è che io dico, noi diciamo che se c'è bisogno di un'ulteriore riflessione, tenendo presenti questi elementi, facciamola, ma se poi, alla fine, le considerazioni dovessero produrre una conferma delle posizioni che abbiamo già espresso non facciamone un fatto politico. Sono considerazioni di tipo tecnico che non c'entrano niente con gli argomenti estremamente importanti e delicati che tratteremo quando si discuterà del referendum, per il quale ognuno liberamente dirà la propria opinione, non credo che sia il caso di utilizzarla per ragionare su questa materia che oggi ci viene proposta.

Non lo so, mi appello al Presidente, anche se so di richiamarlo per svolgere una funzione impropria. Sentiamo ulteriori opinioni, sentiamo ulteriori valutazioni, poi facciamo qualche minuto di riflessione, magari nella Conferenza dei Capigruppo, in modo tale che la cosa venga disinnescata degli argomenti che voi state proponendo e rimangano solo quelli di tipo tecnico, poi si deciderà come procedere.

Penso che un'ulteriore riflessione possa aiutare a ragionare sul testo non caricandolo di aspetti di merito, che invece sono in discussione, perché essi creano problemi alle coscienze dei singoli che io, siccome si tratta di una cosa tecnica, vorrei personalmente in questa occasione evitare di sottoporre a giudizio.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione elettronica palese.

PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, Paolo Terzo SANNA, CONTU, ARTIZZU, SANCIU, LOMBARDO, DIANA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 1.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SPISSU - URAS.

Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CONTU - DIANA - LA SPISA - LOMBARDO - MANCA - PILI - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.

Si sono astenuti i consiglieri: CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - OPPI - UGGIAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 55

Votanti 51

Astenuti 4

Maggioranza 26

Favorevoli 40

Contrari 11

(Il Consiglio approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 1.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo il voto elettronico palese.

PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, Paolo Terzo SANNA, CONTU, ARTIZZU, SANCIU, LOMBARDO, DIANA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CAPELLI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - GESSA - LA SPISA - LOMBARDO - OPPI - PILI - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 53

Astenuti 1

Maggioranza 27

Favorevoli 13

Contrari 40

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 2.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2:

Art. 2

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Comunico che è pervenuto un ordine del giorno.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno:ORDINE DEL GIORNO CAPELLI - OPPI - LA SPISA - VARGIU - MURGIONI - DIANA sulla opportunità di stabilire la data del prossimo referendum regionale in una giornata diversa da quella prevista per lo svolgimento del referendum nazionale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione dell'esame del disegno di legge n. 133 "Abbinamento dei referendum regionali con i referendum nazionali",

PRESO ATTO che il 12 giugno 2005 si svolgerà in sede nazionale il referendum sulla legge n. 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita;

CONSIDERATO che il disegno di legge n. 133 prevede la possibilità di abbinamento di referendum regionali con referendum nazionali;

RILEVATA l'importanza e la disomogeneità dei temi trattati dalle due consultazioni referendarie,

impegna il Presidente della Regione

a stabilire la data del prossimo referendum regionale in una giornata diversa da quella prevista per lo svolgimento del referendum nazionale fissato per il 12 giugno 2005. (1).)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per illustrare l'ordine del giorno.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, anticipo che c'è un'altra firma, quella del consigliere Pili, che probabilmente non è stata riportata.

PRESIDENTE. Quale firma? Capelli, Oppi, La Spisa, Vargiu, Murgioni, Diana, ce n'è un'altra?

CAPELLI (U.D.C.). C'è anche la firma del consigliere Pili.

PRESIDENTE. Perfetto, prego.

CAPELLI (U.D.C.). Ovviamente si è discusso indirettamente sull'ordine del giorno, anzi direttamente, durante l'esame del "133", perciò non mi attarderò e non vi annoierò nell'illustrazione dell'ordine del giorno in sé, ma vorrei fare riferimento a quanto affermato poc'anzi dall'onorevole Cugini. Quando io ho sottolineato quanto sostenuto dalla Giunta, ripetendo e sottolineando a mia volta che non riscontravo nessun intendimento, nel "133", di indirizzare una scelta di tipo politico nell'accorpamento dei due referendum, ho rimarcato che probabilmente c'è stata qualche disattenzione o dimenticanza nella valutazione tecnica dell'effetto che i referendum accorpati possono produrre sui nazionali; meglio è stato sottolineato ancor più, io lo davo per scontato tra i colleghi, il fatto che si fossero riscontrate delle metodologie completamente diverse nella scelta di avere un quorum regionale, operando la scelta regionale per il 30 per cento mentre per il nazionale è quella del 50 per cento più uno.

Dopo aver rimarcato questo, vorrei aggiungere che è vero che c'è già un ordine del giorno che dà un indirizzo di metodo nella scelta della data per le consultazioni elettorali, tra l'altro allargabili alle consultazioni referendarie, ma noi con questo ordine del giorno vorremmo che pubblicamente il Consiglio si esprima. Non abbiamo bisogno di andare a trattativa privata, non abbiamo bisogno di incontrare il Presidente per portare le nostre ragioni su un fatto che non è solamente e puramente tecnico, ma cogliamo l'occasione per chiedere che il Consiglio dia un indirizzo chiaro ed esplicito alla Giunta.

Lo dia nelle forme che ritiene più opportune, votare l'emendamento è un indirizzo alla Giunta, un indirizzo non su una semplice consultazione elettorale, legata alle scelte dei partiti, alla prontezza e preparazione dei partiti, coincidenza o meno con finanziaria e tempi della finanziaria, così come è successo nella scelta della data delle votazioni per le amministrative sarde, ma ha un significato ben diverso, in questo caso si chiede, con la votazione dell'ordine del giorno, che il Consiglio esprima un orientamento definito sulla data del referendum regionale e quindi che indirettamente si esprima sul fatto che le consultazioni referendarie, nazionali e regionale, non debbano essere accorpate per tutte le motivazioni addotte nel corso della discussione del "133". Se veramente non c'è indirizzo politico nel "133", non ci dovrebbero essere assolutamente problemi ad accogliere il fatto che il Consiglio chieda al Presidente della Giunta di non far coincidere le date, per i motivi su esposti, possiamo dire, o precedentemente esposti, che non sto qui a ripetere ovviamente.

Ecco perché chiediamo che ci sia un ulteriore distinguo dall'ordine del giorno che insieme abbiamo votato perché ci sia sempre una consultazione tra Giunta, Consiglio e forze politiche componenti il Consiglio per stabilire le date delle consultazioni elettorali. Questo è un caso diverso e come tale va trattato; insistiamo e continuiamo a insistere sulla necessità che i due referendum disomogenei, per questioni tecniche e non omogeneizzabili, per valutazioni di tipo personale, morale e, per chi vuole, anche politico, non si svolgano nella stessa giornata.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze e urbanistica. Non si accoglie.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione dell'ordine del giorno per il quale sono ammesse dichiarazioni di voto.

Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, per chiedere all'opposizione - e svilupperò brevemente la motivazione - di ritirare l'ordine del giorno. E' stato già chiarito dall'onorevole Cugini che la maggioranza non ha secondi scopi e secondi fini su questo argomento. Giustifica il non comprendersi in quest'Aula, soltanto una visione strumentale o una volontà di caricare strumentalmente la legge di valori e di significati che non ha.

Provo a rimettere in fila alcuni ragionamenti che sono già presenti nell'argomentazione dell'Assessore. La legge non determina l'accorpamento, cioè l'indizione congiunta, sappiamo bene che ha degli aspetti tecnici che andrebbero ponderati, quali quelli individuati dall'onorevole Cugini. Allora, la proposta che faccio all'opposizione, se ho il piacere di avere la loro attenzione, è di ribadire l'atto di indirizzo, l'ordine del giorno che noi abbiamo già votato in occasione della legge di indizione delle elezioni, che chiede al Presidente della Giunta di concordare la data delle elezioni, nel caso specifico del referendum, con le forze politiche. Qualora il centrodestra ritirasse il suo ordine del giorno e accedesse nella forma, che io adesso non so formalizzare, a ribadire l'atto di indirizzo che abbiamo già votato, a confermarlo, credo che tutti saremmo nella condizione di poter affrontare gli aspetti tecnici individuati dall'onorevole Cugini e di poter sminare questa vicenda, che è meramente tecnica, da aspetti del confronto politico su cui io mi vorrei cimentare, ma che mi sembra siano stati sollevati su una vicenda che ha altre argomentazioni.

Chiederei al centrodestra, come spesso ho chiesto a noi del centrosinistra, di valutare la proposta e ribadisco ciò che ha chiesto l'onorevole Cugini. Se per questo serve una minima sospensione, che se ne facciano interpreti presso la Presidenza del Consiglio per verificare se la strada può essere quella di ritirare l'ordine del giorno e ribadire l'atto di indirizzo che abbiamo già votato in occasione della norma sulla indizione delle elezioni. Qualora questo non accadesse, il mio voto rispetto alla proposta di ordine del giorno è contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, da autorevoli colleghi della maggioranza giungono importanti disponibilità a discutere sulla possibilità di delegare a una fase successiva all'approvazione di questa legge la definizione della data. L'onorevole Cugini ha richiamato un aspetto - credo - sostanziale e cioè la validità del referendum rispetto alla partecipazione al voto, poc'anzi l'onorevole Maninchedda ci ricordava che esiste un antefatto, un presupposto fondamentale che è quello di un indirizzo del Consiglio regionale secondo il quale il Presidente della Giunta, prima di indire, consulta i rappresentanti dei singoli partiti.

C'è subito un problema: quell'ordine del giorno di allora focalizza una valutazione anteposta alla indizione dei comizi elettorali. In questo caso, invece, ci troviamo in una situazione diversa, perché, come lei forse meglio di me saprà, onorevole Maninchedda, esiste già un decreto del Presidente della Giunta regionale del 31 gennaio 2005 che indice i comizi referendari per quanto riguarda la consultazione regionale. E' chiaro, quindi, che ci troviamo di fronte a una situazione che non è in alcun modo prevista nell'ordine del giorno approvato da questo Consiglio regionale, ma è altrettanto vero, così come dice l'onorevole Cugini, che non possiamo porre la questione della modifica delle regole, anche in questo caso sostanziali, a comizi già indetti.

E' evidente che, se noi ci poniamo di fronte a quella marea, a quella giungla normativa in materia elettorale che c'è sia a livello regionale che nazionale, stiamo andando incontro ad un atteggiamento che rischia di inficiare la stessa consultazione regionale, perchè? Perchè noi stiamo modificando sostanzialmente le norme, che sono già scritte 30 giorni prima, di un decreto che ha chiamato i sardi al voto per il 12 giugno 2005. Qual è la consultazione sulla scala gerarchica della chiamata al voto più rilevante e che avrà maggiore pregnanza sul piano della valutazione, anche della fattibilità di questa modifica? Credo che abbia maggiore rilevanza un referendum abrogativo rispetto ad uno consultivo ed è un passaggio di non poco conto sul quale io credo si debba assolutamente riflettere.

Io non credo che all'onorevole Cugini sia sfuggito il fatto che gli interventi di questa coalizione, di tutti i colleghi della coalizione d'opposizione, abbiano richiamato il fatto che questa non fosse una legge astratta o comunque non specifica, perchè - seppure nel testo della legge non c'è il richiamo puntuale al referendum del 12 e 13 giugno - è scritto in maniera esplicita e chiara, non ricordo se all'ultimo comma o al penultimo comma della relazione, che fino a prova contraria è una indicazione puntuale di interpretazione della norma, che questo deve consentire, permettendo così che le prossime operazioni di voto si possano svolgere nei giorni 12 e 13 giugno; quindi la volontà esplicita della Giunta è quella di consentire in quella data, anzi lo preannuncia, lo svolgimento di quel tipo di accorpamento e di abbinamento.

E' per questa ragione che è evidente che non può essere ritirata, per quanto mi riguarda, la firma da quell'ordine del giorno perchè ne servirebbe un altro che integrasse nella fattispecie il precedente con la possibilità di modificare l'indizione dei comizi elettorali rispetto a quella già promulgata dal Presidente della Regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Chi è, lo dice la relazione, il colpevole dell'abbinamento? Il colpevole dell'abbinamento è lo Stato o meglio il Governo nazionale il quale, per far fallire il referendum regionale, che aveva come oggetto la cancellazione della deroga all'impedimento di trasferire ogni genere di rifiuto nella nostra Sardegna, ha pensato giustamente di fare questo tipo di intervento, cioè il Governo nazionale ha indetto, successivamente alla convocazione del referendum regionale, i referendum nazionali con questo preciso scopo.

Noi che vogliamo difendere la nostra Regione dall'attacco sistematico e continuato di coloro che vogliono trasformare in una provincia subordinata la Sardegna insieme al resto del mezzogiorno, capeggiati come sono dal binomio Bossi-Tremonti di cultura nordista e xenofoba, vogliamo invece sostenere il diritto dei sardi a non ricevere nessun tipo di rifiuto, riteniamo che sia a questo punto (nonostante in alcuni ambienti vi sia una diffusa tendenza all'astensionismo rispetto al referendum nazionale) utile questa posizione, perchè sul referendum nazionale si discuterà molto e siccome il quoziente, il quorum che sarà necessario raggiungere sarà del 50 per cento a livello nazionale non a livello locale, io credo avrà un effetto positivo l'abbinamento del referendum regionale, il quale ha bisogno soltanto del 30 per cento per arrivare al quorum.

Lo raggiungeremo e difenderemo la nostra Sardegna dall'assalto dei diversi soggetti che vogliono ridurla a una discarica pubblica e privata di ogni genere di rifiuti, ed essendo la Sardegna di appena un milione e 600 mila abitanti cioè con una dimensione demografica insignificante, come densità di popolazione, rispetto agli esiti del referendum nazionale, ogni motivazione che tende a ragionare in modo diverso, cioè a pensare che si tende a favorire l'esito referendario nazionale, sia priva di fondamento.

Noi dobbiamo andare a questi referendum insieme, così salveremo la Sardegna dai rifiuti che, come si dice, sono rifiuti comunque classificati, cioè ci sono quelli pericolosi, le scorie radioattive, anche ogni genere di altro rifiuto reperibile non ancora classificato in tutta la nostra penisola e oltre. Salviamo la Sardegna, andiamo a referendum nella stessa data, tanto le questioni di principio e di ordine morale attorno alla vicenda della legge sulla procreazione assistita non saranno determinate dall'esito del voto in Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che il voto, anche se uno solo, quando liberamente espresso, non sia insignificante, per il valore che do io al voto. Perciò l'onorevole Uras può considerare la Sardegna insignificante sui valori nazionali, ma a mio avviso è significativo anche l'ultimo dei voti se si vuol dare alla consultazione elettorale o referendaria un significato. Così come credo e non credo che il referendum sulle scorie sia insignificante per lo stesso tipo di ragionamento che ha fatto poc'anzi l'onorevole Uras nei confronti del Governo italiano; io credo che sarà significante e significativo e noi voteremo a favore, glielo posso dire fin da ora; lei non l'ha ancora dichiarato, ma io lo dichiaro: voteremo a favore, nel senso che la Sardegna non deve essere pattumiera dell'Italia o dell'Europa.

Lo dichiariamo fin d'ora anche se questo, agli occhi del Governo nazionale, qualunque esso sia, può apparire insignificante, sfrutterò comunque la libertà di espressione, anche un voto o un'opinione sono significativi; così come quest'ordine del giorno, che non vuole essere di parte, anzi posso valutare di ritirarlo se ne proporrete un altro che raggiunga gli stessi fini, con espressioni diverse, con modalità diverse, con tutto quello che si vuole, per arrivare comunque ad una dichiarazione di quest'Aula senza voler entrare in falsi moralismi, non voglio entrare in una suddivisione tra cattolici o non, o tra convinti o non di alcune tesi.

Non voglio entrare nel merito di ciò; vi entreremo quando andremo a votare ed ognuno di noi porterà avanti la sua linea. Però noi qui abbiamo già l'obbligo di dare una linea, abbiamo il diritto-dovere di dare una linea, la Giunta dovrebbe dichiarare fin d'oggi che non sarà la data del 12 e 13 giugno quella per il referendum regionale, ma non perché vogliamo posticipare, si può anche anticipare, non vogliamo dilazionare i termini del referendum regionale, vogliamo scorporare i tempi sui referendum nazionali e regionale e il momento per esprimersi in quest'Aula è adesso. Possiamo farlo anche domani se volete del tempo, però a me basta che la Giunta dichiari che quello che c'è scritto nella relazione è puramente indicativo, che non ci sarà un accorpamento tra i due referendum, che si consulteranno le forze politiche nel pieno rispetto dell'ordine del giorno poc'anzi ricordato, e che comunque c'è la sua disponibilità a prendere quest'ordine del giorno come testo delle forze politiche che già fin da oggi chiedono che le date non siano accorpate; poi le firme su quest'ordine del giorno possono essere tolte, aggiunte, cancellate, rivisitate, non è un fatto politico, non è nostra intenzione strumentalmente farne un fatto politico.

Possiamo anche sospendere un attimo, riscriverlo insieme a quattro mani, cambiare l'ordine delle firme, fare ciò che ritenete più opportuno, se questo è il vostro fine; non ho questa ristrettezza mentale, per fortuna. Io non so se l'Aula accoglierà l'ordine del giorno. Si è disponibili a farlo insieme, cancellarlo per rifarne un altro che alla fine raggiunga gli stessi obiettivi: che il referendum regionale non sia nella stessa data dei referendum nazionali. In ogni caso questa è la certificazione, potrà anche evitare di consultarci il presidente Soru o chi per lui perchè questa è l'indicazione oggi, per domani e per quel momento di consultazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Credo che sia necessario un chiarimento di fondo. Il referendum regionale è fissato dal 31 gennaio 2005 nella data del 12 giugno 2005. Il Governo nazionale successivamente ha fissato i suoi referendum il 12 e il 13; paradossalmente il problema è esattamente il contrario, se c'è uno strumento perchè il Presidente della Regione, posto anche che sia fattibile, visti i tempi… onorevole Capelli, se mi ascolta, vorrei riferirmi a quello che ha detto lei… paradossalmente se c'è un'ipotesi tecnica di rettifica del decreto del Presidente, che lo fissava il 12 giugno, è esattamente l'approvazione di questa legge per il semplice fatto che l'accorpamento...

(Interruzione)

No, non è così, non è così, perché non si può pretendere di dire al Presidente: "Tu non lo fai", senza avere ancora votato la legge; la legge non è votata…

(Interruzione)

La voteremo dopo, appunto. Quindi bisogna anche essere conseguenti, insistere su una linea politica che tenderebbe ad imputare al Governo regionale un'idea assolutamente originale ma concausa di una decisione - guarda caso - del Governo nazionale di accorpare i referendum nazionali a quello regionale, mi sembra un paradosso. Il referendum, in base alla legge regionale numero 20, ha dei tempi prestabiliti per la decretazione da parte del Presidente, che altro non poteva fare che fissarlo in quella data. Vorrei anche ricordare, per chi è più distratto e ha meno memoria, che il giorno in cui il Presidente ha ascoltato le forze politiche, sulla data di fissazione delle elezioni amministrative, ha precisato che conseguentemente avrebbe immaginato di fissare la data referendaria per il 12 giugno perchè era assolutamente correlabile alla fissazione della data per le amministrative.

Ciò è avvenuto, quindi alla luce di questo si dovrebbe ragionare senza imporre preventivamente al Presidente una cosa che oggi, a decreto emanato, non è possibile fare se non attraverso una valutazione tecnica sull'opportunità che, a seguito dell'entrata in vigore della legge, il Presidente non debba essere obbligato a rettificare un decreto già espresso nei termini di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che l'assessore Sanna, che pure ha sottolineato una cosa di cui noi eravamo consapevoli, non abbia aggiunto niente di sostanziale ai termini del ragionamento, nel senso che, comunque sia, una legge che viene approvata ad un mese di distanza dall'espressione del voto è da considerarsi una legge che interferisce in maniera pesante su un gioco di cui le regole sono fissate da tempo e che possono essere e vengono cambiate solo con il consenso generale.

Il problema fondamentale che noi ci poniamo, colleghi del centrosinistra, è finita la campagna elettorale e potremmo essere più sereni nei toni e più pregnanti nei ragionamenti, è che mentre noi liberali abbiamo capito il vostro ragionamento sulle libertà sostanziali e lo abbiamo fatto nostro tardivamente, ci avete convinto, sembra che noi non siamo riusciti a convincervi dell'importanza altrettanto forte delle libertà formali e quindi dei diritti di garanzia di ciascun cittadino e conseguentemente della necessità che tutte le norme che noi approviamo in sede legislativa siano sempre norme che abbiano rispettato il principio dell'astrattezza e della garanzia del diritto di tutti.

E' questo il ragionamento che noi stiamo facendo, il ragionamento che la legge va bene, anzi a nostro avviso dovrebbe essere cogente, cioè ogni qualvolta ci sono nello stesso periodo consultazioni referendarie nazionali e regionali, queste vanno comunque abbinate, anche per non lasciare alla Giunta, a chi governa in quel momento, una discrezionalità di tipo politico che può essere utilizzata come una clava e quindi ledere il principio della garanzia e della neutralità della norma. In questo caso, quindi, il ragionamento è conseguente, nel senso che noi chiediamo che, in questa situazione, sia garantita la dissociazione tra i due momenti perché esiste una campagna politica già in atto, con forze che hanno preso posizioni differenti, le hanno prese con vigore, e fanno credere nell'opportunità che ci debba essere una dissociazione dei due momenti.

Io aggiungerei, lo farei quasi in maniera provocatoria, se non ci credessi profondamente, una considerazione che deve far riflettere anche il collega comunista Uras, cioè noi abbiamo detto che gli ambienti cattolici che invitano all'astensionismo sarebbero danneggiati in qualche misura dall'abbinamento delle due consultazioni che porterebbe a votare più gente in Sardegna. Io devo ribaltare l'argomentazione, noi che invitiamo ad andare a votare sul referendum delle scorie, saremmo danneggiati dall'astensionismo che comunque si riverbererebbe anche sul referendum delle scorie; una cosa è avere un referendum contro le scorie in Sardegna votato dall'80 per cento o dal 70 per cento dei sardi, un'altra cosa è averlo votato dal 35, dal 40, dal 50 per cento dei sardi. E' vero che la consultazione è valida, ma è vero che ci sarebbe la stessa considerazione che fece l'onorevole Cogodi, quando vennero approvati col 42 per cento i referendum indetti dai Riformatori, quando disse che la maggioranza del corpo elettorale non si era espressa, quindi i referendum sostanzialmente non erano validi.

Se noi non raggiungessimo il 55, il 60, l'80 per cento sulle scorie, il Governo nazionale ci potrebbe dire che avendo votato il 45 per cento, il 50 per cento, il 52 per cento dei sardi, significa che l'altro 48 per cento vuole lo stoccaggio o comunque non è d'accordo sull'interpretazione; per cui è una peculiarità della Regione Sardegna impedire lo stoccaggio delle scorie all'interno del proprio territorio. Questa è un'argomentazione altrettanto forte quanto l'altra e vale sostanzialmente per chiedere la dissociazione delle due date.

PRESIDENTE. Va bene, colleghi, siamo in fase di votazione dell'ordine del giorno. Prego i colleghi di stare in Aula.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Sull'ordine del giorno, Presidente, approfitto, perchè per quanto mi riguarda accoglierei l'invito fatto dall'assessore Sanna; cioè se è solo una questione di tempi, votare prima o dopo l'ordine del giorno per togliere qualsiasi dubbio sulla modalità, se l'Aula ovviamente si esprime a favore, possiamo anche votarlo dopo; se sono questi gli argomenti che si portano. Per il resto, non credo che possiamo incidere sul Governo nazionale per cambiare le date nazionali, sono delle giustificazioni che lasciano il tempo che trovano.

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Onorevole Pili, su che cosa intende intervenire?

PILI (F.I.). Chiedo il voto elettronico palese.

PRESIDENTE. La votazione sull'ordine del giorno avviene prima della votazione conclusiva sulla legge, per Regolamento. Poi capisco la ragione politica che sosteneva l'argomento dell'assessore Sanna e quello dell''onorevole Capelli adesso, però sarebbe un fatto inusuale. In ogni caso, dal punto di vista politico, non cambia la sostanza.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BIANCU - CAPELLI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - PILI - RANDAZZO - SANCIU - SANNA Matteo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 55

Votanti 54

Astenuti 1

Maggioranza 28

Favorevoli 13

Contrari 41

(Il Consiglio non approva)

Passiamo alla votazione conclusiva del disegno di legge numero 133.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, non voglio far perdere tempo all'Aula…

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, non ho la prenotazione che si fa normalmente sul monitor.

CAPELLI (U.D.C.). C'era Presidente, lampeggiava.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Non voglio far perder tempo all'Aula ma noi non votiamo pregiudizialmente le leggi, così come poc'anzi c'è stato un voto che non è stato sicuramente dettato da scelte libere o preceduto da valutazioni sulle conseguenze del voto su quell'ordine del giorno, ma ci sono stati ordini di scuderia da rispettare anche in questo caso. Non c'era nessuna volontà di condizionamento politico, di strumentalizzazione politica di quell'ordine del giorno, ovviamente ognuno è libero di crederci o meno e, come al solito, risponde sempre alla propria coscienza.

Intervengo per dire che non siamo condizionati dai pregiudizi quando una legge è condivisa, l'assessore Sanna avrebbe fatto bene a verificare, leggere l'esito del voto sugli articoli, sul passaggio all'esame degli articoli, a dare una lettura a quei voti che, come ha visto, non sono stati omogenei, e hanno espresso su tutti i passaggi l'astensione del Gruppo dell'U.D.C. sulla legge stessa, tant'è che abbiamo cercato di migliorare con un emendamento che non è legato a nessun ordine di scuderia il nostro giudizio.

Invece sull'ordine del giorno ho notato che molti hanno sicuramente, con quel voto, rinnegato una propria linea di coscienza che probabilmente esprimeranno nell'esito dei comizi elettorali, o meglio comizi referendari, perchè sicuramente esprimeranno anche in quel caso una scelta pregiudiziale o indicheranno delle scelte verso i cittadini sardi che sono strettamente legate alle volontà del partito e non alle libere coscienze.

Perciò, come abbiamo fatto finora, dichiaro l'astensione sul disegno di legge.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 133.

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SCARPA - SECCI - SERRA - SPISSU - URAS.

Rispondono no i consiglieri: CONTU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - PILI - SANCIU - SANNA Matteo - VARGIU.

Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - UGGIAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 57

Votanti 52

Astenuti 5

Maggioranza 27

Favorevoli 44

Contrari 8

(Il Consiglio approva)

I lavori del Consiglio si chiudono qui, la seduta riprenderà domani, giovedì 12 maggio, alle ore 16.30. Comunico che si lavorerà soltanto domani, venerdì il Consiglio non lavora.

La seduta è tolta alle ore 20 e 34.



Allegati seduta

XCII Seduta

Mercoledì 11 maggio 2005

Presidenza del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 17 e 18.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 5 aprile 2005 (87), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Cappai, Ladu e Rassu hanno chiesto congedo per la seduta dell'11 maggio 2005. Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 29 e 31 marzo 2005, del 7, 11 e 12 aprile 2005.

Comunico inoltre che, nel BURAS numero 14 del 2 maggio 2005, è stato pubblicato il ricorso presentato dal Consiglio dei Ministri contro la legge approvata dal Consiglio regionale il 17 gennaio 2005 numero 1, "Istituzione del Consiglio delle autonomie locali e della Conferenza permanente Regione-enti locali".

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:

"Modifiche alla legge regionale 17 maggio 1957, n. 20 (Norme in materia di referendum popolare regionale)". (133)

(Pervenuto il 27 aprile 2005 ed assegnato alla prima Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

RASSU: "Ristrutturazione finanziaria delle imprese agricole e agro-pastorali". (129)

(Pervenuta il 13 aprile 2005 ed assegnata alla quinta Commissione.)

SANNA Simonetta - BIANCU - COCCO - CUCCA Giuseppe - FADDA Paolo - GIAGU - MANCA - SABATINI - SANNA Francesco - SECCI - UGGIAS: "Istituzione del Garante dell'infanzia e dell'adolescenza". (130)

(Pervenuta il 13 aprile 2005 ed assegnata alla seconda Commissione.)

RASSU - PETRINI - LICANDRO: "Istituzione di un centro multidisciplinare per il monitoraggio dei tumori e per la prevenzione oncologica in Sardegna". (131)

(Pervenuta il 14 aprile 2005 ed assegnata alla settima Commissione.)

LA SPISA - RASSU - SANJUST - CONTU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - PETRINI - PILI: "Norme in materia di polizia locale della Regione autonoma della Sardegna". (132)

(Pervenuta il 22 aprile 2005 ed assegnata alla prima Commissione.)

CHERCHI Oscar: "Costituzione della Fondazione Sartiglia". (134)

(Pervenuta il 4 maggio 2005 ed assegnata all'ottava Commissione.)

SANNA Francesco - CALLEDDA: "Modifica della denominazione della Provincia di Carbonia-Iglesias in Provincia del Sulcis Iglesiente". (135)

(Pervenuta il 5 maggio 2005 ed assegnata alla prima Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione CAPELLI sulla paventata soppressione della linea Arst Meana Sardo-Borgata S.Sofia-Isili". (187)

(Risposta scritta in data 15 aprile 2005.)

"Interrogazione CAPELLI sulle incompatibilità di alcuni dirigenti dell'Amministrazione regionale". (188)

(Risposta scritta in data 15 aprile 2005.)

"Interrogazione MURGIONI - LADU - ONIDA sul pendolarismo degli studenti del Gerrei". (178)

(Risposta scritta in data 18 aprile 2005.)

"Interrogazione PETRINI sulla inadeguatezza dei mezzi di trasporto a favore dei disabili, sia cittadino e/o metropolitano, che nelle reti di collegamento extra cittadine gestite dall'ARST e dalle società di trasporto viario come le Ferrovie Complementari Sarde e le Ferrovie dello Stato". (186)

(Risposta scritta in data 18 aprile 2005.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione VARGIU, con richiesta di risposta scritta, sulle possibili integrazioni della convenzione Regione-INPS per l'esercizio delle funzioni di concessione dei trattamenti di invalidità civile". (203)

"Interrogazione CACHIA, con richiesta di risposta scritta, sulla crisi della mitilicoltura di Olbia e il riconoscimento della certificazione DOP". (204)

"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sui monopoli delle tratte aeree da e per la Sardegna". (205)

"Interrogazione FLORIS Vincenzo, con richiesta di risposta scritta, sulle difficoltà della Commissione medica periferica per l'accertamento delle infermità dovute a causa di servizio della provincia di Nuoro". (206)

"Interrogazione MURGIONI, con richiesta di risposta scritta, sulla segnaletica stradale nei quartieri cagliaritani Del Sole, La Palma, S. Bartolomeo, Borgo S.Elia e Calamosca". (207)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla deliberazione del Direttore generale della ASL n. 1 di Sassari del 24 febbraio 2005, n. 74 (consulenza occasionale)". (208)

"Interrogazione CAPELLI, con richiesta di risposta scritta, sulle presunte irregolarità riscontrate presso la ditta Mannai Luigi Sas appaltatrice presso l'Esaf dell'ATI-servizi integrati srl". (209)

"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla riduzione degli sprechi nel settore dello spettacolo e della cultura". (210)

"Interrogazione CHERCHI Oscar, con richiesta di risposta scritta, sull'individuazione dei siti per gli impianti di trattamento dei rifiuti nella provincia di Oristano alternativi a Bau Carboni". (211)

"Interrogazione DAVOLI - PISU - URAS, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione creata dalla mancata attivazione, da parte dell'Università di Cagliari, di corsi per l'abilitazione degli insegnanti di sostegno". (212)

"Interrogazione SERRA, con richiesta di risposta scritta, sull'aggravamento della crisi nel settore agricolo di Assemini per i danni causati dalle avverse condizioni climatiche". (213)

"Interrogazione SCARPA, con richiesta di risposta scritta, sulla minacciata riduzione degli organici da parte della TE.CO. scarl, impresa appaltatrice presso lo stabilimento di Porto Torres della multinazionale della chimica Syndial". (214)

"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulle possibili riduzioni delle corse nella tratta marina La Maddalena-Palau ad opera della Tirrenia Spa". (215)

"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulla definizione di criteri e direttive per l'assegnazione dei contributi per manifestazioni turistiche (deliberazione della Giunta regionale 9 marzo 2005, n. 9/11)". (216)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sull'utilizzo dei locali di proprietà della Regione autonoma della Sardegna siti in via Roma a Sassari come Ufficio di rappresentanza del Presidente del Consiglio regionale". (217)

"Interrogazione BALIA - MASIA, con richiesta di risposta scritta, sul trasferimento dei lavoratori all'Esaf Spa e sui rischi conseguenti alla privatizzazione del comparto idrico della Sardegna". (218)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interpellanza URAS - DAVOLI - PISU sulla revoca del comodato alla cooperativa sociale "Comunità il Seme" per l'uso di un terreno in località S. Martino da parte della Direzione ASL di Oristano". (81)

"Interpellanza PISANO - CASSANO sulla vicenda dell'aviere scelto Cristian Cabiddu che dopo 18 mesi di servizio militare è stato congedato perché affetto da favismo". (82)

"Interpellanza OPPI - CAPELLI - AMADU - CAPPAI - CUCCU Franco - RANDAZZO sulle illegittime assunzioni in atto al consorzio di bonifica del Cixerri". (83)

PRESIDENTE. Colleghi, se siete d'accordo, convoco una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo per organizzare i lavori di queste prossime due giornate. Sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 23, viene ripresa alle ore 17 e 41.)

PRESIDENTE. Colleghi, se prendete posto, comunico le decisioni assunte dalla Conferenza dei Presidenti di Gruppo. A causa della impossibilità del presidente Soru di essere presente nella mattinata di domani, la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di procedere subito ad esaminare il secondo punto all'ordine del giorno, il disegno di legge numero 133, e di riprendere i lavori, esaurito questo punto, direttamente domani sera alle ore 16 e 30, con l'esame della mozione numero 33, per proseguire poi sul terzo e quarto punto dell'ordine del giorno, questo per consentire al presidente Soru di partecipare ai lavori su questi due importanti argomenti.

Procediamo adesso all'esame del disegno di legge numero 133.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

Vuole organizzarli in maniera diversa?

CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì. Francamente, Presidente, mi aspettavo che, nell'ordine del giorno, fosse compresa anche la nomina dei rappresentanti della Consulta per l'emigrazione; siccome lei mi aveva dato ampie assicurazioni la volta precedente, sono rimasta interdetta per il suo mancato inserimento, spero che la nomina venga messa nell'ordine del giorno comunque di questa sessione, così come lei mi aveva garantito, Presidente. Anche perché il mondo dell'emigrazione ha sollecitato la Consulta, si sono tenuti degli incontri e si è dato per certo che sarebbe stata risolta la questione in tempi brevissimi.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Caligaris, le chiedo scusa per aver dimenticato di inserire all'ordine del giorno questo punto che è pronto, è stata proprio una svista. Le assicuro che, in questa sessione, con un ordine del giorno suppletivo, inseriremo questo argomento e provvederemo quindi alla nomina dei rappresentanti nella Consulta.

Discussione e approvazione del disegno di legge: "Norme in materia di abbinamento dei referendum regionali con i referendum nazionali. Modifiche alla legge regionale 17 maggio 1957, n. 20 (Norme in materia di referendum popolare regionale)" (133)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 133; ricordo che questo disegno di legge è stato iscritto direttamente all'ordine del giorno nel testo del proponente, ai sensi dell'articolo 102 del nostro Regolamento, pertanto non c'è relatore; viene illustrato dall'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica essendo un provvedimento della Giunta.

Dichiaro aperta la discussione generale. Per illustrare il disegno di legge numero 133, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze e urbanistica. Espongo alcune brevi considerazioni per introdurre l'argomento. Come probabilmente gli onorevoli consiglieri conoscono, il Presidente della Regione, il 31 gennaio di quest'anno, ha decretato l'indizione di un referendum popolare di tipo regionale, ai sensi degli articoli 32, 43 e 54 dello Statuto speciale della Regione sarda.

Il primo aprile del 2004, la Cancelleria della Corte d'Appello di Cagliari ha ricevuto 15.986 sottoscrizioni relative ad una richiesta referendaria che, il 14 aprile 2004, sempre l'Ufficio regionale del referendum ha trasmesso al Presidente della Regione, previa verifica positiva, ovviamente, della ammissibilità e della legittimità del numero delle firme e la regolarità di queste per quanto prescritto dalla legge regionale numero 20 sul procedimento del referendum abrogativo.

Nello stesso provvedimento, ai sensi della stessa legge, il decreto del Presidente della Regione ha previsto che questo referendum dovrà essere indetto in una domenica compresa tra il primo aprile e il 30 giugno di quest'anno.

Di che cosa tratta il referendum regionale? Il referendum regionale ha come oggetto la abrogazione della legge regionale numero 8 del 19 giugno 2001 che interviene ad integrare la legge regionale numero 6 del 2001, ovvero la legge finanziaria per quanto riguarda il comma 19 bis, correlato al "19" dell'articolo 6 della legge regionale numero 6. Il comma 19 prevedeva e prescriveva il divieto di trasportare, stoccare, conferire, trattare o smaltire nel territorio della Regione Sardegna rifiuti, comunque classificati, di origine extraregionale.

Con l'introduzione prodotta dalla legge regionale numero 8, il "19 bis" ha aggiunto che: "Le disposizioni di cui al comma 19 non si applica ai rifiuti di origine sempre extraregionale da utilizzarsi esclusivamente quali materie prime nei processi produttivi degli impianti industriali ubicati in Sardegna e già operanti alla data di approvazione della presente legge, non finalizzati al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti". Insomma ha introdotto una deroga alla disciplina generale sull'ingresso, stoccaggio e utilizzo di un certo tipo di rifiuto ai fini industriali o produttivi. Il referendum si pone quindi l'obiettivo di abrogare la norma che ha introdotto questa deroga, da qui la sua indizione. Questo a livello informativo, perché si è parlato poco e poco si sa su questo referendum.

Invece il disegno di legge numero 133 ha praticamente preso origine dal fatto che, successivamente al decreto di indizione del referendum regionale, il Governo nazionale ha convocato quattro referendum in materia di procreazione assistita per i giorni 12 e 13 giugno 2005.

Dal tipo di coincidenza dei due appuntamenti, referendum nazionali e referendum regionale, derivano alcune problematiche legate alla differenza fra le due discipline in materia referendaria, quella nazionale e quella regionale, che nello specifico riguardano la durata delle operazioni elettorali e il numero degli scrutatori degli uffici di ogni sezione.

Quindi la soluzione prevista nel disegno di legge, all'articolo 1 comma 1, consiste sostanzialmente nell'introduzione di una norma di carattere generale che trovi applicazione in tutti i casi in cui il referendum regionale si svolga in contemporanea con quello nazionale, in tal caso vengono applicate le norme della legge numero 352 relative al referendum nazionale sempre nella materia che riguarda le questioni differenziali.

Pertanto l'applicazione di questa norma consentirà la semplificazione delle procedure elettorali in quanto troveranno applicazione le medesime regole per entrambi i referendum fatte salve in ogni caso le prerogative specifiche proprie del referendum regionale, vale a dire il quorum e il corpo elettorale, che in nessun modo nel computo del valore referendario verranno intaccate in quanto il rinvio operato nella legge è specifico agli ambiti che abbiamo sopra richiamato, cioè la durata delle operazioni di voto e la composizione e il funzionamento dei seggi elettorali.

Il comma 2 prevede sostanzialmente che le operazioni di spoglio, cioè la verifica degli esiti referendari, seguano le tempistiche del referendum nazionale in maniera tale che avvenga tutto contestualmente. La Giunta ritiene che la norma proposta sani un vuoto normativo in quanto nessuna disposizione vigente prevedeva il comportamento da adottarsi in questo caso di concomitanza e marginalmente, ma non marginalmente per quello che ci riguarda, la norma produce anche delle economie finanziarie potendosi utilizzare a pieno titolo l'organizzazione elettorale che il Governo nazionale disporrà per il referendum nazionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, esprimendo ovviamente parere favorevole sul disegno di legge numero 133, che è stato presentato dalla Giunta, coglierei comunque l'occasione per rappresentare la mia idea e quella del mio Gruppo in modo particolare sui prossimi referendum nazionali che noi stiamo andando ad accorpare. Io chiederei che, per questa volta, non ci sia un accorpamento tra referendum nazionali e referendum regionale. Spiego perché: pur condividendo e sostenendo il referendum regionale, è diverso l'atteggiamento che noi abbiamo nei confronti dei referendum nazionali. Come tutti sapete (e se non lo sapete ve lo annunciamo), noi porteremo avanti l'astensionismo sui referendum nazionali, stiamo parlando dei referendum indetti a livello nazionale, per il 12 giugno, sulla legge 40 e sulla procreazione assistita. E' chiaro che questo si potrebbe scontrare, anche se ogni cittadino è libero di...

(Brusio in Aula)

Io chiederei un'espressione di impegno alla Giunta e al Consiglio, per cui se si può avere un po' di silenzio sarei grato ai colleghi! Posso anche capire che non interessi il tema, ma a me va di esporlo all'Aula!

Volevo aggiungere, Presidente e signori della Giunta, che per noi il referendum nazionale riveste un'importanza non marginale rispetto al referendum regionale e il promuovere l'astensionismo, chiedendo ai cittadini italiani e sardi in modo particolare di non recarsi alle urne per il 12 giugno, mal si combina invece con la volontà di esprimere il proprio parere sul referendum regionale.

E' anche vero che ogni cittadino è libero di poter esprimere la propria opinione su uno e dichiarare la sua astensione o non partecipare all'altro, ma voi tutti capirete che, in questo periodo di continue votazioni, in questo periodo di confusione anche sui vari sistemi elettorali e sulle motivazioni che portano all'andare o al non andare a votare, che comunque è un'espressione di voto in questo caso, chiederlo per non raggiungere il quorum necessario perché ci si possa esprimere sui referendum nazionali del 12 giugno, contrasta un po' con l'azione che gran parte delle forze politiche, in modo particolare l'U.D.C. e il Gruppo che rappresento, sta portando avanti.

Chiedo perciò agli altri colleghi e alle altre forze politiche, pur contrarie a questa posizione, di poter liberamente portare avanti questa opinione e di non avere, per questa tornata referendaria, una sovrapposizione che non consentirebbe, a mio avviso, di poter esprimere liberamente una linea politica e una valutazione non solo politica ma anche morale sui referendum nazionali. Per le motivazioni addotte, noi chiediamo un impegno della Giunta affinché questi referendum non vengano accorpati, perché, ripeto, una sovrapposizione li minerebbe in partenza per una non puntuale, corretta, tempestiva e analitica informazione alla giusta posizione che va rispettata di tutte le parti politiche, di tutti quei cittadini, cattolici o non, che intendano assumere una posizione netta e chiara nei confronti dei referendum nazionali sulla legge 40.

Ecco perché in questo caso,pur condividendo lo spirito del disegno di legge numero 133, chiedo che ci sia un impegno della Giunta affinché il referendum regionale venga svolto in data diversa rispetto ai referendum nazionali; comprendo che anche questo è un sacrificio di tipo economico, perchè vuol dire riportare alle urne i sardi per un doppio turno, visto che ci sono anche tornate elettorali in alcune città, in alcuni territori, e ulteriori tempi per i ballottaggi che avremo nella settimana a venire. Comprendo tutto questo, ma il fine, per il quale noi ci battiamo, ritengo che sia di valenza superiore a tutte le difficoltà, si può anche stabilire che comunque i referendum vengano svolti in giornate diverse, anche successive, ma con una netta distinzione dei tempi. Cioè portiamo due volte in due giorni successivi i sardi a votare, ma distinguiamo i tempi affinché non ci sia confusione sulle scelte, sulle modalità, sulla necessità di spiegare fino all'ultimo momento la nostra contrarietà alla legge 40.

Io credo che questa posizione debba godere del massimo rispetto, così come noi rispettiamo le posizioni degli altri Gruppi politici in merito alla materia. Certo il brusio dell'Aula non aiuta sicuramente a esprimere le proprie opinioni o avere il giusto rispetto per le opinioni degli altri.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Onorevole Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri, intervengo sull'argomento con una premessa che mi vede discostarmi nel merito dall'appello poc'anzi pronunciato dall'onorevole Capelli, nel senso che non voglio che il mio intervento venga strumentalizzato come presa di posizione pro o contro i referendum nazionali.

Fatta questa premessa, ritengo però, nella sostanza, di dover condividere le perplessità che ha manifestato l'onorevole Capelli, perché se è vero come è vero che per anni siamo stati educati, dalla nostra cultura di appartenenza, sia al sociale che alla politica, ad una partecipazione sempre e comunque alle manifestazioni di voto, fossero esse per il rinnovo di consigli amministrativi, di organi politici e allo stesso modo per le consultazioni referendarie, è altrettanto vero ed è vero seriamente che l'astensione alle consultazioni referendarie ha assunto un contenuto di vera e propria scelta politica. Non potendo essere interpretato come diserzione rispetto al dovere di partecipazione, comunque rappresenta o ha rappresentato oramai una scelta politica, talvolta nel merito, da parte delle diverse forze politiche, fossero esse di centrodestra o di centrosinistra, a seconda del tema dei diversi referendum che sono stati proposti e affrontati.

Allora, se è vero come è vero ciò che ho detto, è altrettanto vero, Presidente, che la scelta di convocare i comizi elettorali, o meglio referendari, per affrontare un tema referendario locale in aggiunta ad un tema referendario nazionale, può rappresentare una scelta politica, rafforzare o non rafforzare un livello di partecipazione, posticipando o anticipando una determinata scelta può rappresentare l'uso di un potere, che è quello della convocazione, pro o contro quel referendum, in questo caso nazionale, e quindi comportare in qualche modo una scelta politica su un tema che non è quello della Regione, che non è del referendum a livello regionale che di volta in volta si è chiamati ad affrontare.

Ecco quindi che, rispetto a questa proposta, legittima dal punto di vista tecnico, forse occorre valutare gli aspetti politici e le conseguenze politiche, non tanto del soggetto che in questo momento può fare la scelta di convocazione del referendum (perché non è certamente in discussione l'intenzione del presidente Soru di condizionare o meno il referendum nazionale) ma per il futuro dobbiamo tener presente che un pericolo di questo genere si può certamente manifestare, cioè ipotizziamo che ci possa essere un referendum per il quale la maggioranza che esprime il Presidente della Giunta, o il Presidente della Sardegna in questo caso, possa essere favorevole o meno, allora domani potremmo dover sottostare ad una scelta che già in partenza vede o può vedere condizionato l'esito favorevole o meno del referendum.

Ecco perché auspico che, in quest'Aula, possa nascere e svilupparsi un dibattito libero, sereno, sulla proposta che viene presentata oggi e che la conclusione possa essere quella che, fatti tutti i debiti ragionamenti, venga individuata come soluzione migliore.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pacifico. Ne ha facoltà.

PACIFICO (D.S.). Ho ascoltato, nonostante il brusio, l'intervento del collega Capelli. Io non vorrei entrare nel merito specifico della discussione, né credo che sia questo l'argomento oggi, perché l'onorevole Capelli ha di fatto anche argomentato le motivazioni dell'astensione sui referendum sulla legge 40; noi ovviamente partiamo da presupposti diversi e auspichiamo invece una larga partecipazione a quei referendum. Però, molto brevemente, io credo che l'indicazione di una data unica per l'istituto referendario sia un'indicazione congrua e anche utile alla funzionalità complessiva. Ci dobbiamo abituare ad una pluralità di quesiti, così come in altre parti dell'Europa, per intenderci la Svizzera, dove i referendum, a volte sono quindici, sono undici, sono stati numerosissimi. Noi come elettori abbiamo anche un'altra possibilità, quella dell'istituto del non ritiro della scheda per chi non vuole votare, quindi se vi è un problema di coscienza anche da questo punto di vista nel non far raggiungere il quorum a livello referendario, io credo che questa sia una delle possibilità che gli elettori comunque hanno.

Su questo elemento si è espresso qualche leader nazionale, anche del centrodestra; l'onorevole Fini, ad esempio, il quale ha detto che voterà "sì" a tre referendum e non ritirerà la scheda per uno dei referendum inerenti la legge 40, quello sulla fecondazione eterologa. Credo che questa libertà esista per tutti i cittadini, né io credo dobbiamo pensare che i cittadini sardi, gli elettori sardi, non abbiano quel tasso culturale o di coscienza tale per cui noi dobbiamo spingerli su un astensionismo solo perché possiamo pensare che potrebbero votare contro coscienza o in maniera errata.

Io credo che la discussione debba essere libera e franca da questo punto di vista, però mi pare che l'escamotage della divisione delle date per non far raggiungere il quorum su un referendum offenda un po' l'intelligenza dei sardi; questo non deve essere avvertito con tale significato. Ritengo che la discussione possa andare avanti, ma l'indicazione di una data unica per una consultazione referendaria sarebbe la cosa più logica, mentre sarebbe incomprensibile, anche agli occhi dei nostri cittadini, degli elettori, l'indicazione di una data diversa semplicemente per una divisione sui contenuti dei quesiti referendari.

Per quanto ci riguarda, io credo che, da questo punto di vista, nonostante la discussione si possa sviluppare, l'indicazione dell'unicità della data sia la cosa più giusta e utile.

PRESIDENTE. Colleghi, preciso che gli oratori che chiedono di parlare ora si sarebbero dovuti iscrivere a parlare durante l'intervento dell'onorevole Capelli, primo iscritto, pertanto potranno intervenire successivamente in sede di dichiarazione di voto, sono i colleghi Uras, Davoli, Pili e La Spisa.

Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Intervengo brevemente, Presidente, perché l'onorevole Capelli ha posto una questione diretta nei confronti della Giunta. In questa sede, io posso solamente ricordare che il disegno di legge è un disegno di legge che ha un carattere e una natura di portata generale; solo incidentalmente e per un fatto esemplificativo, ho citato la coincidenza dei prossimi appuntamenti referendari, come tale chiediamo che l'esame del Consiglio avvenga intorno a questa problematica.

Peraltro i consiglieri sanno bene che è funzione del Presidente emanare il decreto di fissazione della data e, così come è avvenuto anche in questa stessa legislatura, il Presidente, per adottare questo provvedimento, raggiunge le opportune intese, valuta e ascolta le diverse posizioni delle forze rappresentate in sede regionale. Sarà quella probabilmente la sede nella quale, propriamente con indirizzo specificatamente politico, il Presidente dovrà valutare le diverse posizioni e adottare a chiusura la sua decisione sulla fissazione della data.

E' importante però che questa opportunità allarghi lo spettro di possibilità legislativa, che la Regione sarda aveva finora, di poter anche optare per la sua unificazione. Per cui, più che prendere un impegno, l'invito è quello di rinviare la sottolineatura di questi aspetti nella sede nella quale il Presidente della Regione ascolterà le diverse forze politiche per addivenire alla fissazione della data.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Prima della votazione per il passaggio all'esame degli articoli, chiedo cinque minuti di sospensione per la presentazione di un emendamento.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, la seduta è sospesa sino alle ore 18 e 20.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 11, viene ripresa alle ore 18 e 27.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.

Alcuni colleghi intendevano intervenire. Onorevole Davoli, intende intervenire per dichiarazione di voto sul passaggio all'esame degli articoli?

DAVOLI (R.C.). Sì.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). L'intervento dell'onorevole Capelli in qualche modo non mi ha sorpreso, forse deve riprendersi ancora dal buon risultato - mi consiglia e mi suggerisce Renato Cugini - delle elezioni comunali a Nuoro. Mi sorprende perché su questo argomento, proprio perché molti lo trattano come un problema di coscienza, una parte del mondo politico legittimamente, evidentemente, lo tratta in questi termini, un'altra parte politica ha un'interpretazione diversa, più laica, più collegata alla politica. Mi sorprende che si sia intervenuti appunto per evitare che il maggior numero di cittadini possa andare a votare, perché l'obiettivo nascosto degli interventi che mi hanno preceduto di fatto è questo. Quindi un impedimento alla partecipazione, un impedimento all'espressione del voto, come appunto la Costituzione ci garantisce.

Ma d'altronde in questi referendum ci sono schede nettamente diverse, che affrontano problematiche completamente diverse; uno può anche rifiutare una scheda e accettarne un'altra. Ma davvero crediamo che i cittadini sardi non siano in grado di capire e di scegliere in un momento così particolare? L'hanno fatto pochi giorni fa, credo che siano in grado di farlo anche il 12 giugno. Siccome qualcuno ha parlato di strumentalizzazioni, per favore non iniziamo da oggi a strumentalizzare questo appuntamento estremamente importante! D'altronde gli schieramenti politici si sono presentati, l'altro giorno il viceministro è stato molto, molto chiaro, ha detto la sua, c'è già un confronto, c'è già un dibattito, un confronto molto vero, molto forte. Questo confronto servirà ai cittadini sardi per discernere, per distinguere, per separare i due voti e io credo che i sardi siano in grado appunto di fare questo. Per questo, lo dico già da ora così non interverrò dopo, sono assolutamente d'accordo sulla proposta fatta dalla Giunta di abbinare nella stessa giornata le due votazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Dichiaro il mio voto favorevole all'articolato in questione anche in base a quanto contenuto nella relazione di presentazione del provvedimento, ovvero in ragione del collegamento alla contingenza, cioè del probabile abbinamento della consultazione referendaria regionale con quella nazionale. I temi sono diversi, hanno portata e dimensione sicuramente diversa, la motivazione che si adduce per prevedere date diverse pregiudizialmente vorrebbe sostenere una tesi manifestata pubblicamente in questi giorni da alcune rappresentanze culturali e politiche; io credo che la legge invece debba tutelare un punto di partenza, diciamo, di pari opportunità tra le correnti di pensiero che si affronteranno nel corso della campagna referendaria relativa ai referendum sulla legge sulla procreazione assistita.

Sostenendo la tesi che, per legge o anche per provvedimento amministrativo in capo al Presidente della Regione, si disgiunge la consultazione referendaria relativa alla procreazione assistita da quella regionale relativa all'abrogazione della legge in materia di divieto di trasporto, stoccaggio e conferimento dei rifiuti nel nostro territorio, mi parrebbe di dare l'opportunità, ai sardi che hanno già assunto la posizione della non partecipazione ai referendum nazionali, di recarsi alle urne in maniera più convinta rispetto al referendum regionale. Come dire: creiamo le condizioni per cui la tesi che dice "sì" all'astensionismo dal voto referendario è la tesi che è della Regione, del suo Consiglio regionale o della sua Giunta regionale. Invece questo non è possibile, non possono abbracciare una tesi, neppure quella dell'astensionismo, la Giunta regionale e il Consiglio regionale.

I cittadini sono maturi, sanno come scegliere, quando sono chiamati a scegliere in forza della loro coscienza, sulla base delle loro convinzioni. Lo faranno. Se vogliono partecipare al voto, parteciperanno a uno dei referendum sui quali è aperta la consultazione elettorale; se non vogliono andare, non andranno; se vogliono votare "sì" all'abrogazione delle norme, voteranno "sì" all'abrogazione delle norme; se vogliono votare "no", voteranno "no". Il nostro elettorato, l'elettorato sardo è maturo, si vede dal giudizio che esprime nei confronti delle forze politiche e di chi li governa, qualunque carica loro ricoprano. Si vede, è un elettorato maturo, che ci piaccia o no, quando perdiamo e quando vinciamo, così è anche nella consultazione elettorale referendaria. Non utilizziamo stratagemmi, saremo puniti per averli utilizzati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, credo che le questioni che sono state introdotte anche da questi ultimi interventi convincano me a una riflessione ancora più attenta sulla opportunità che, a pochi giorni dalla indizione e dallo svolgimento degli stessi referendum nazionali e regionale, si possa proporre questo tema dell'accorpamento. Vedete, è chiaro che vi è un tentativo sotterraneo, forse non dichiarato, di inficiare un'azione politica; un'azione politica dichiarata, che sta a destra così come sta a sinistra, di utilizzare un'opportunità di scelta di voto che non è, per quanto riguarda il referendum, limitata a due opzioni. Per quanto riguarda il referendum ci sono tre scelte che il cittadino può fare: quella del "sì", quella del "no" e quella, legittima istituzionalmente riconosciuta, dell'astensione.

Ognuno di noi può scegliere, secondo la sua libertà di coscienza, quello che ritiene meglio fare; credo che non sia questa l'occasione di confrontarci sulle reciproche opinioni, libere e di coscienza, però, credo che oggi, lo dico per coloro che stanno riflettendo anche sugli appelli che in queste ore si stanno succedendo, in Sardegna sia una forzatura politico-istituzionale e ideologica, consentitemelo, che rischia di incrinare una libertà referendaria nel messaggio che invece è necessario dare chiaro per temi omogenei. Non è un caso che in nessuna competizione elettorale possa essere accorpato qualunque referendum, voi sapete che questo non può avvenire per le elezioni né politiche né regionali né locali. Nella giornata dedicata al referendum non vi può essere nessun altro tipo di consultazione.

Oggi, con questo disegno di legge, la Giunta ci chiede di accorpare due questioni e non lo fa in termini generali, ma in termini puntuali su questo referendum, propone di accorpare due tematiche assolutamente lontane l'una dall'altra. Una di esse è ambientale, cioè vi è la valutazione che una parte degli elettori sardi sottopongono all'attenzione della complessità del corpo elettorale della nostra Regione per dichiarare se è necessario o meno limitare le materie prime o i rifiuti o ciò che è indicato nella norma approvata qualche anno fa per stoccare in Sardegna rifiuti di varia natura; un tema che può coinvolgere l'intera Regione e dove il trasversalismo politico può arrivare a creare, su di esso, un dibattito che non può essere condizionato. Qui è il punto fondamentale. Con questa proposta di abbinare due temi assolutamente disomogenei, assolutamente diversi, si rischia di inficiare il dibattito politico nella chiarezza del messaggio che la classe dirigente è chiamata a sostenere.

Per questo, abbiamo presentato un emendamento alla legge per proporre temi omogenei e solo in quella fattispecie la possibilità di abbinamento e di accorpamento, ritenendo questa una forzatura politica e ideologica non accettabile a nemmeno un mese dallo svolgimento delle elezioni referendarie.

PRESIDENTE. Siamo alla votazione del passaggio all'esame degli articoli. Colleghi, vi siete iscritti per dichiarazione di voto? Adesso? . Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Credo che, essendo io intervenuto per chiedere la sospensione della seduta, la mia prenotazione si sia cancellata automaticamente, questo spiegherebbe il fatto che non le compaia il mio nome. Vorrei fare la mia dichiarazione.

PRESIDENTE. Prego. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Io credo che sia stato detto bene su questo argomento poco fa dal collega Pili, apprezzo e condivido quello che ha detto il collega Capelli, mi suscita grande rispetto e apprezzamento anche la lealtà e la franchezza con la propria coscienza dell'onorevole Uggias, e dico che su questo argomento non è il caso di mostrare infingimenti e di usare la diplomazia con tutto il suo carico quasi necessario a volte di ipocrisia. Non stiamo parlando di un argomento che è neutrale, non è una leggina che serve per razionalizzare il sistema, o meglio la legge servirà sicuramente a razionalizzare il sistema, ma proposta oggi in tutta fretta e presentata in questo modo, dal punto di vista politico, non vuole raggiungere questo scopo, ma mira a portare più voti ai sostenitori del referendum.

La nostra posizione è chiaramente, se voi volete dire, anche spudoratamente, contraria a questo, esplicitamente contraria al voto favorevole al quesito referendario su tutti i problemi riguardanti la legge 40, la nostra posizione è esplicitamente a favore dell'astensionismo. Un astensionismo che è legittimo e previsto, come è stato già detto ampiamente e non mi ripeto perché il tempo è poco; è un astensionismo che ha un valore culturale molto importante, perché in questo referendum non si confrontano destra e sinistra e neanche laici e cattolici. Ci sono laici a favore dell'astensionismo e cattolici probabilmente che saranno a favore del "sì". Si stanno confrontando due concezioni della vita, due concezioni del mondo e della società, due concezioni anche del rapporto della ragione umana rispetto al percorso della scienza, della tecnologia e dell'impresa su questi argomenti. Il confronto è molto più profondo di quanto si possa pensare, non può essere banalizzato.

La nostra posizione, in questo momento, è politicamente proprio a sostegno dell'astensionismo per il referendum su questi argomenti, crediamo quindi che sia inopportuno e anche politicamente scorretto che si voglia oggi compiere una forzatura di questo tipo, cioè introdurre nell'ordinamento regionale una legge che, con la scusa di razionalizzare e addirittura anche di fare risparmiare soldi, tenta semplicemente di portare più votanti, magari anche più votanti inconsapevoli, che sollevino il quorum di questo referendum.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io rispetto tutti gli interventi che, ho sentito, si sono succeduti in Aula. Si è parlato di pari opportunità, la mia richiesta era di avere pari opportunità. Non ne voglio fare una questione né politica, di parte, né culturale, niente di tutto questo. Ognuno, all'interno del proprio partito, all'interno della propria comunità, secondo i suoi principi, porterà avanti la sua opinione sulla legge 40 e sui referendum sulla procreazione medicalmente assistita. All'interno dei vari partiti, mi auguro che tutti pensino e ragionino singolarmente su questo problema e non per indicazioni politiche o di altre associazioni.

Mi spiace che alcuni stimabilissimi colleghi abbiano portato e sostenuto delle tesi che appartengono solo alla demagogia. Io, in quest'Aula, mi sento di dire che ho sempre rispettato, come sempre rispetterò, l'opinione di tutti i sardi che esprimono coscientemente delle scelte che penalizzano oggi l'uno e domani l'altro, scelte espresse in maniera democratica, credo che nessuno possa sostenere il contrario di quanto gli stessi colleghi hanno sostenuto, cioè che, sul metodo, sui sistemi di voto, sulle modalità di voto, esistano dei problemi sui quali insieme dovremmo ragionare. Voi sapete, cari colleghi, che impostare una data eseguendo un accorpamento significa che uno si vede consegnare al seggio due schede, e indubbiamente c'è chi sa che un sistema democratico può consentirgli di rifiutarne una, l'ho detto prima nel precedente intervento. Tutto questo però non favorisce in maniera cristallina e trasparente una scelta, anche perché molti, purtroppo, ancora oggi non sanno che questa è una possibilità; non avremo il tempo, il modo e gli strumenti perché tutti noi riusciamo a spiegare in maniera semplice quali sono i diritti del cittadino che vota, tra i quali c'è anche il diritto di rifiutare una scheda. Questo non aiuta un confronto che dia pari opportunità. Questo non aiuta!

Sulla omogeneità o meno c'è tanto da discutere, condivido il fatto che quesiti referendari omogenei possano essere accorpati, sarebbe questo di grande logica per poter portare avanti ognuno le proprie opinioni e rappresentarle agli elettori, credo che su questo l'emendamento proposto abbia una seria giustificazione dei fondamenti che debbono fare ragionare il Consiglio e la Giunta. Ho presentato un ordine del giorno perché non si vadano ad inficiare o mortificare i fini del "133". Ho già dichiarato che, il "133", se poi verrà accolto anche l'emendamento proposto, sia nel merito condivisibile, che esso apra un sistema condivisibile che permetta di discernere tra argomenti diversi e date diverse; più che sul "133", chiedo una libera espressione, non condizionata dai partiti, di voto palese, lo vedremo dopo, sull'ordine del giorno proposto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo a titolo personale la mia dichiarazione di voto su questo problema. Chiedo scusa... signor Presidente, colleghi, onorevoli Assessori, a titolo personale vorrei dichiarare che io mi trovo assolutamente in disaccordo sull'unificazione dei due referendum per un semplice susseguirsi di argomentazioni che brevemente cercherò di esporre. Prima di tutto, per il rispetto che si deve all'elettorato in una materia così delicata come quella delle scorie; anche se la gente è sicuramente portata a votare sul problema delle scorie in Sardegna, la popolazione sarda è certamente contraria all'importazione delle scorie, credo che sia assolutamente giusto impostare una campagna elettorale che non può essere improvvisata nel breve termine concesso, dal momento che oggi, se si facesse questo accorpamento, non ci sarebbe tempo per una campagna elettorale, che invece per i referendum nazionali è sicuramente già in uno stato di propaganda inoltrato per cui la gente ha già iniziato a farsi una certa coscienza.

In ogni caso, sono favorevole alla separazione dei referendum perché anch'io, senza infingimenti, sono del parere che ognuno deve avere la disponibilità di combattere con le armi che la politica e i regolamenti gli mettono a disposizione;quindi, essendo io contrario a qualunque forma di partecipazione ai referendum nazionali, relativi alla legge 40, ritengo che non sia giusto e che non sia neanche suggeribile, anzi lo trovo politicamente scorretto, che si proponga o si faccia un accorpamento con referendum nazionali che niente hanno a che vedere con il referendum regionale.

Si parla di tutt'altro ordine di argomentazioni, la gente non può essere indotta a votare con un artifizio su un problema che mi sembra comunque lontano dalla nostra Isola, anche perché poi si è visto che, a livello nazionale, non si era individuata la Sardegna come sito del deposito delle scorie nucleari, quindi ritengo che non sia altro che un artifizio quello che oggi si sta portando avanti per favorire la partecipazione ai referendum nazionali e il raggiungimento del quorum a questo referendum regionale.

Quindi si vogliono imbrogliare le carte, credo che sia un aiuto assolutamente non giusto né corretto; come ha detto un collega poco fa, l'elettorato conosce le armi e usa lo strumento del referendum come vuole, ma l'elettorato è maturo; è stato usato altre volte il sistema dell'astensionismo da più parti, dal centro, dalla destra, dalla sinistra e anche dai Radicali, quindi credo che sia legittimo combattere con le armi che si hanno a disposizione.

Credo che sia ingiusto e scorretto continuare su questa tesi dell'accorpamento dei referendum, anche se capisco chi dice che bisogna razionalizzare, risparmiare e proporre referendum che hanno senso su un problema come quello delle scorie nucleari che, per la Sardegna, non esiste, perché noi non siamo il sito di destinazione delle scorie nucleari d'Italia. Come abbiamo sempre sostenuto, non è proponibile un referendum di questo tipo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Francamente sono un po' perplesso, se non peggio, dal tono della discussione. L'obiettivo del disegno di legge della Giunta è quello, mi sembra, di armonizzare, di favorire la partecipazione dei cittadini, dei cittadini sardi in primo luogo. Questo astrattamente come sempre quando si predispongono disegni di legge che non sono ad personam indipendentemente dal contenuto del quesito referendario. Ovviamente se l'attenzione è sul prossimo appuntamento referendario del 12 giugno, devo dire innanzitutto che questo ha due contenuti, non ne ha solo uno, quindi i riflessi vanno esaminati sull'uno ed eventualmente anche sull'altro. Ma poiché credo, anzi sono sicuro, che non sarà l'ultimo referendum su cui verranno chiamati a pronunciarsi gli elettori e le elettrici sarde, può anche darsi che il prossimo appuntamento del 2007, dopo le elezioni politiche, ci veda su posizioni differenti, cioè gli stessi che oggi propongono la non partecipazione potranno avere interesse alla partecipazione.

L'argomento non può essere, credo, affrontato in questi termini. Le materie referendarie, come è naturale, prevedono sempre una terza possibilità che è quella dell'astensione, che è una posizione politica molto importante, in un appuntamento con un contenuto referendario può essere più o meno rilevante, in un altro può essere più decisiva, più determinante, però non può essere piegata a questa logica, fermo restando che la possibilità di utilizzare questo strumento c'è; come naturalmente c'è l'effetto traino, intendiamo, non è che non ci sia, una volta che l'elettore si reca al seggio, diciamo che c'è una percentuale inferiore di possibilità che non utilizzi questo diritto esistente e comunque garantito.

Ora, io non credo che debba essere sposata solo una tesi perché, se si discute di contenuti, dobbiamo affrontare anche l'altro aspetto, non mi sembra corretto tener conto solo di un aspetto e non dell'altro. Ad esempio, se vogliamo usare questa espressione, l'abbinamento certamente dà una mano ai proponenti l'abrogazione dell'articolo 8 della legge 8, relativa ai rifiuti, perchè ha un effetto traino; allora questa posizione politica, una volta posta - anche se in questo Consiglio non è rappresentata, perché è una libera iniziativa nata fuori da quest'Aula - dovrebbe trovare legittimità e grande attenzione anche dentro quest'Aula; non possiamo porci solo un aspetto, poniamoci anche l'altro.

Io credo che, se teniamo fermo l'obiettivo nobile, al di là del contenuto, è legittimo che si sostenga l'astensione sul merito, è possibile ricorrervi; ma se si mantiene quell'obiettivo di favorire la partecipazione e non di ostacolarla, io credo che quest'Aula farà una buona scelta, e non invece arrampicarsi con l'ipocrisia nel sostenere il contrario, credo che questo sia del tutto inopportuno.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli; prego i colleghi di predisporsi alla votazione. Possiamo fare anche palese, non è stata chiesta la votazione elettronica.

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Però bisogna chiederla! Bene, è stata chiesta la votazione nominale. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CONTU, LA SPISA, SANJUST, LOMBARDO, SANCIU, MURGIONI, PETRINI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - SPISSU - URAS.

Rispondono no i consiglieri: BIANCAREDDU - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - PORCU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - OPPI - RANDAZZO - UGGIAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 66

Astenuti 6

Maggioranza 34

Favorevoli 47

Contrari 19

(Il Consiglio approva)

Passiamo all'esame dell'articolo 1.All'articolo 1 è stato presentato un emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e del relativo emendamento:

Art. 1

Abbinamento dei referendum regionali

con i referendum nazionali.

Modifiche alla legge regionale n. 20 del 1957

1. Dopo l'articolo 27 della legge regionale 17 maggio 1957, n. 20 (Norme in materia di referendum popolare regionale), è aggiunto il seguente:

"Art. 27 bis - (Abbinamento dei referendum regionali con i referendum nazionali)

1. In caso di contemporaneo svolgimento di referendum regionale e referendum nazionali, alle consultazioni referendarie regionali si applicano, relativamente alla durata delle operazioni di voto e di scrutinio, alla composizione ed al funzionamento dei seggi elettorali, le disposizioni concernenti i referendum nazionali di cui alla Legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo).

2. Nel caso di cui al comma 1 le operazioni di spoglio relative ai referendum regionali cominciano, in ciascun seggio elettorale, al termine delle operazioni dei referendum nazionali.".

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - CONTU - SANJUST - SANCIU - CUCCU Franco Ignazio - CAPELLI

All'art. 1 comma 1 dopo le parole referendum regionali e referendum nazionali", sono aggiunte le seguenti parole: "limitatamente a materie omogenee". (1).)

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 1 ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento è concepito in maniera tale da inserire, nell'articolo 1, la possibilità che l'abbinamento dei diversi tipi di referendum regionale e nazionale avvenga limitatamente ai casi in cui si tratti di materie omogenee. E' evidentemente difficile intervenire tecnicamente su questo articolo in maniera da ottenere come risultato, sul piano della disposizione normativa, che l'abbinamento dei due referendum avvenga soltanto in casi di materie omogenee, ma evidentemente questa è la finalità.

Noi crediamo che si possa così in qualche modo fare salva l'esigenza di uniformare o comunque far convogliare le iniziative, quindi anche relativamente a tutto il dispendio di risorse organizzative e finanziarie, per lo svolgimento di una consultazione referendaria, soltanto in alcuni casi, cioè nei casi in cui l'abbinamento sia giustificato dal fatto che si intervenga su questioni che possono essere ragionevolmente abbinate, non facendo svolgere le consultazioni referendarie quando invece sono in campo questioni di diversa natura che possono generare, nei cittadini elettori, una confusione e una difficoltà ad esprimere compiutamente la propria posizione e la propria scelta.

Crediamo che, su questo, si possa ragionare anche in considerazione delle cose che si dicevano prima, riguardo cioè al fatto che, in questa occasione, la manifestazione dell'astensione ha un suo significato ben preciso che non è propriamente di rinuncia all'espressione di una volontà, ma è invece una modalità prevista dalla stessa legge istitutiva dei referendum per esprimere una volontà proprio sull'argomento in discussione.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, il parere della Giunta sull'emendamento è negativo per il semplice fatto - lo motivo brevemente - che l'emendamento contraddice l'affermazione di condivisione del disegno di legge numero 133. Mi spiego: la coincidenza delle cosiddette materie omogenee può avere un senso quando la potestà dell'iniziativa referendaria è unificata, stiamo parlando di unificare due potestà differenti, per cui è facilmente desumibile che, sul piano statistico, sarebbe un provvedimento inutile perché laddove potesse capitare contemporaneamente un'uniformità di materia referendaria nazionale e regionale, inficerebbe di fatto a fondo il senso di questa disposizione.

L'altra questione sollevata è sulla velata, ma neanche tanto, speculazione politica che si vorrebbe fare in questa circostanza; se anche fosse vero che - vista la portata generale della legge - in questa tornata possa essere anche così, avendo questa legge un significato un po' più ampio, probabilmente in altre circostanze non avverrebbe, e ciò denuncia il fatto che non è questo il nostro intendimento.

Ultima cosa: credo che ci sia un'eccessiva sottovalutazione della maturità dell'elettorato, voglio ricordare che ci sono stati altri casi, anche da poco tempo, in cui lo stesso Governo nazionale ha indetto tornate elettorali con ben undici quesiti tutti differenziati l'uno dall'altro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, intervengo nonostante il collega La Spisa abbia già espresso in maniera chiara e puntuale le ragioni di questo emendamento che l'assessore Sanna ha cercato in maniera capziosa forse di rimandare al mittente adducendo tesi sulla maturità dell'elettorato e sul fatto che sarebbe un provvedimento inutile nell'accorpamento di due occasioni elettorali referendarie che difficilmente, rispetto alla potestà, possono trovarsi unificate.

E' altrettanto vero che la casistica che oggi compare agli occhi del legislatore è una casistica esemplare, parliamo di un tema straordinariamente delicato come quello della coscienza, di criteri etici, di regole di ricerca scientifica e dall'altra parliamo di rifiuti; cioè stiamo mettendo forzatamente sullo stesso piano due temi diametralmente opposti, dove non vi può essere coincidenza né politica né sostanziale atta a coinvolgere - su temi così delicati - l'elettorato in una campagna referendaria che ognuno di noi può argomentare come meglio crede, ma che sicuramente non può essere inficiata alla fonte da una scelta pretestuosa e capziosa che ha oggi, anche rispetto alle parole dell'assessore Sanna, ancora di più una lettura politica - di cui occorre assumersi fino in fondo la responsabilità - che questa maggioranza e, a questo punto, questa Giunta stanno portando avanti.

Vedete, colleghi, può sembrare strano che noi si sia proposto un emendamento all'ultimo momento su questo tema, ma io vi ricordo che abbiamo svolto in quest'Aula, qualche mese fa, una lunga discussione sulla necessità di accorpare le elezioni regionali, le elezioni provinciali con quelle nazionali, avete portato avanti tutta una serie di azioni che si sono dimostrate deleterie sul piano istituzionale e sul piano dello svolgimento delle elezioni perché siete dovuti ricorrere a decreti uno dietro l'altro, avete cercato la sovrapposizione tra elezioni regionali e comunali, oggi ci dite che questa legge è una legge di interesse generale e che è in qualche modo slegata da una precisa chiamata alle urne degli italiani. Non è così, è chiara la norma che nasce specificatamente per l'obiettivo (che l'onorevole La Spisa ha richiamato insieme a altri colleghi) di tentare di indurre i sardi a non prendere in considerazione l'opportunità di diversificare la scelta di fronte al Presidente di seggio, cioè di prendere o non prendere quelle tre o quattro schede dei referendumche si andrà a svolgere.

Ecco, io credo che, da questo punto di vista, la scelta che state facendo è una scelta politica molto chiara ed io pensavo giusto, parlavo poc'anzi col collega La Spisa, chiedere il voto segreto, perché si tratta di un problema di coscienza. Io credo che molti cattolici, che pensano di votare a malincuore questa norma perché hanno un obbligo di maggioranza, possano essere messi nella condizione invece di esprimere liberamente, secondo coscienza, il proprio orientamento anche nel segreto di un voto che in questo caso richiama la coscienza.

Non utilizzeremo lo strumento del voto segreto perché riteniamo che qui occorra conoscere tutti coloro che hanno scelto di accorpare un tema così rilevante come quello etico, su cui siamo chiamati a compiere scelte precise rispetto ad una materia così delicata, mentre si vuole invece tentare una campagna referendaria sui rifiuti che possono più o meno arrivare in Sardegna, anche lì con tutta una serie di varianti sulle quali ovviamente abbiamo discusso a lungo in questo Consiglio regionale.

Quindi io non solo sostengo questo emendamento, ma credo che sia un emendamento da porre all'attenzione dell'Aula per far rendere questa proposta assolutamente più coerente con quel principio che deve dare all'azione legislativa una portata più generale e non limitata a un caso così particolare per il quale è evidente, è sotto gli occhi di tutti, il tentativo di inficiarne la chiarezza. Non si tratta di inficiare il voto, si tratta di inficiare la chiarezza nello svolgimento della campagna referendaria introducendo un tema che è assolutamente privo di qualsiasi legame di omogeneità con quello che invece si svolgerà il 12 e 13 giugno rispetto al tema della maturità, qualcuno così l'ha chiamato, dei cattolici o meno.

Caro assessore Sanna, non è un problema di maturità perché io credo che coloro che hanno la maturità corretta sanno che questi non sono argomenti che possono essere liquidati con un accorpamento elettorale, con un abbinamento referendario tra rifiuti e principi della vita e della ricerca scientifica. Chi fa questo tipo di tentativo vuole giocare sull'immaturità.

Noi riteniamo che la maturità debba portare a una campagna referendaria chiara su temi che sono nettamente separati, che non possono essere in alcun modo messi insieme. Quindi è un provvedimento assolutamente inutile sul piano legislativo ma che ha una chiarezza sul piano politico che voi perseguite in tutti i modi, in questo caso in maniera pretestuosa, ma sicuramente puntuale, per portare avanti risultati politici che certamente non possono essere valutati positivamente quando si gioca sulla libertà di poter utilizzare il voto referendario sulle tre variabili che la Costituzione ha dato ai cittadini: il "sì", il "no" e il voto di astensione. Tra l'altro, un voto di astensione che più volte avete puntualmente esercitato, cito per tutti il caso dell'articolo 18 nel 2003, allora grandi organizzazioni, dai D.S. sino ad arrivare alla C.I.S.L., l'hanno esercitato pienamente.

Quindi credo davvero che questa sia una forzatura politica e ideologica che noi non possiamo accettare e che certamente respingeremo con tutte le nostre forze.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, non siamo in sede di dichiarazione di voto, vero?

PRESIDENTE. No.

CAPELLI (U.D.C.). Vista la richiesta di voto segreto, volevo accertarmi di questo. Intervengo nella discussione per chiarire alcuni aspetti contenuti nella risposta e nell'intervento della Giunta, circa la potestà sicuramente di decidere tra i contenuti dei referendum proposti; può ovviamente essere in capo soltanto alla Regione per quanto riguarda i temi regionali e non per quanto riguarda i temi nazionali, per cui - come già detto in precedenza - possiamo essere d'accordo sul concetto di massima di accorpamento, perché rimane comunque in capo alla Regione la facoltà e la potestà di discernere, quindi anche di decidere diversamente, perciò la facoltà di capire e comprendere che temi talmente distanti possano e debbano essere trattati in tempi diversi, pur riservandoci appunto con la "133" ugualmente la facoltà di accorpamento.

Perciò noi chiediamo che questa facoltà e potestà sia in capo alla Giunta e alla Regione, cioè la possibilità di decidere come e quando, di decidere sui temi e di decidere se non sia il caso invece, a volte, di discernere; perché non dovremmo riservarci questa facoltà? Anche perché io non credo, Assessore, che ci siano intendimenti in questa scelta o ci siano stati intendimenti di dare un'indicazione politica o favorire o dare un orientamento, io non credo assolutamente a questo.

Ritengo che sia legittimo presentare, anche in questo momento, questo disegno di legge; credo che però non si sia pensato, per un attimo non si sia tenuto conto della forte incidenza che ha l'accorpamento sull'esito di uno dei due referendum nell'occasione specifica. Probabilmente non si è riflettuto abbastanza, voglio credere che non si sia pensato a questo, per cui chiedo una maggiore attenzione alla specificità degli argomenti trattati perché ci sia la facoltà e la possibilità di discernere.

E' vero che anch'io credo alla maturità degli elettori, che fanno sempre scelte coscienziose e ragionate; però, vedete, caro Assessore e caro collega Davoli, abbiamo avuto modo di partecipare insieme ad una trasmissione durante la quale… certo i colleghi che stanno chiacchierando sicuramente esprimeranno un voto di coscienza e di valutazione di quello che si sta dicendo in quest'Aula, oppure sicuramente sentiranno unicamente l'indicazione del Capogruppo e diranno rosso, verde e giallo o quant'altro, poi magari non sanno neanche che cosa stanno votando!

Dicevo, caro collega Davoli, abbiamo partecipato insieme ad una trasmissione durante la quale era in corso un sondaggio, se lei ricorda, si chiedeva all'elettorato, al cittadino, come poteva definire o se conosceva le finalità del voto disgiunto o voto congiunto, cioè in definitiva che cos'era. Si ricorda quella trasmissione? Il 90 per cento non ha saputo rispondere, così come credo che anche lei sappia che, se parliamo di PIL, se parliamo di cancellierato alla tedesca, di presidenzialismo alla francese, di proporzionale corretto, di inflazione, di voto disgiunto e congiunto, o in ultimo di PMA, secondo lei risponderanno molti "piccola/media azienda" o "procreazione medicalmente assistita"? O parleremo di referendum abrogativi o propositivi? Nel pieno rispetto della maturità dell'elettorato è come parlare nel pieno rispetto di quando sono entrato qui e ho sentito parlare di UPB; è lo stesso discorso, non sapevo neanche che cosa fosse, credo che molti di noi si siano trovati in questa situazione e non c'è nessuna vergogna a dirlo, o non conoscere che cos'è fino in fondo l'effetto, la ratio, la valenza di una finanziaria regionale, o tanti altri argomenti.

Ebbene, non conoscere vuol dire mettere in discussione la maturità dell'elettorato? Assolutamente. Vuol dire mettere l'elettorato nelle condizioni ottimali per esprimere il proprio parere e giudizio; noi dobbiamo metterlo nelle condizioni ottimali, non cercare escamotage di sorta per confondere le idee, perché confondere nel metodo a volte porta alla confusione delle idee. Perciò, quando si parla o si dice o con demagogia si richiama la maturità dell'elettorato, credo che bisogna stare attenti, noi dobbiamo avere la consapevolezza di fare quanto di meglio perché l'espressione di un voto, di un parere, di un giudizio sia espresso con piena coscienza e conoscenza. Perciò cercare la semplificazione che porti alla conoscenza e all'espressione compiuta di un valore, di un'idea, di una scelta su delle persone, non credo che sia un attentato alla democrazia, al sistema o a quant'altro; poi si può, ripeto, vincere o perdere, anzi si deve vincere o perdere, ci si può anche abituare a perdere, ma noi non siamo di quelli che ci vogliamo abituare o abbonare. Sicuramente non voglio ironizzare su un tema ben più importante di quello che stiamo trattando in questo momento, una leggina, la "133", perché gli argomenti sono ben altri.

Allora che cosa c'è nel chiedere che si tratti di temi omogenei? Niente, si chiede alla Giunta che eserciti la facoltà e la potestà di discernere, di valutare coscientemente quello che si fa, né più né meno. Il succo, il merito, la sostanza della legge non è modificata ma è arricchita, allora - se vogliamo - confrontiamoci con lealtà e chiarezza, non per quello che sentono fuori ma per quello che noi conosciamo, su che cosa producono alcune norme che noi stiamo redigendo, che stiamo presentando e che stiamo esaminando, in coscienza le dobbiamo portare avanti, se un po' di coscienza è rimasta.

Ecco perché l'emendamento, a mio avviso, lo dichiaro fin d'ora, mi trova concorde, porta oltre quella dei colleghi presentatori anche altre firme. Ma soprattutto voglio dire che queste occasioni ci sono date per confrontarci su temi ben più importanti, non utilizzando il ragionamento libero e lineare, senza voler in questo modo utilizzare delle norme per portare il consenso a una parte o all'altra, assolutamente, ma semplicemente far sì che la scelta sia, il più possibile, cosciente, libera e cristallina.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, io credo che sia utile utilizzare questi minuti della discussione generale che spettano ad ogni consigliere per dare una spiegazione al motivo per cui i Riformatori hanno votato contro il passaggio all'esame degli articoli della legge che abbiamo in discussione, e i motivi per cui continueranno ad avere un atteggiamento contrario rispetto a questa legge.

Per quello che può valere, è opportuno che sia chiaro il motivo; il motivo è che questa è una legge opportuna (noi la condividiamo, ma l'avremmo fatta leggermente diversa e poi spiegheremo come) ma presentata in tempi assolutamente inopportuni. Nel senso che ogni qualvolta si interviene su norme astratte e generali, avendo come riferimento l'imminenza della competizione elettorale, come in questo caso che abbiamo un mese di distanza rispetto all'espressione del corpo elettorale sui quesiti referendari, le considerazioni che sono state fatte dai diversi colleghi in quest'Aula, che hanno sollevato dei dubbi sulla opportunità dell'abbinamento, diventano considerazioni che non pesano come pietre ma come macigni. E' evidente che ogni cambiamento delle regole in corso di gioco lascia il sospetto che le regole vengano cambiate per favorire qualcuna delle due parti in gioco. Le regole vanno fatte in momenti neutri in cui nessuno possa pensare che esistano degli interessi concreti di parte, contingenti nell'ispirazione delle regole, altrimenti non sono più regole garantiste, non sono più regole generaliste, non sono più regole che difendono il diritto di tutti, ma finiscono col difendere il diritto soltanto di una parte.

Io credo che questa legge sia opportuna, anzi sarebbe stato opportuno un vincolo che impegnasse la Regione ogni volta esistano dei quesiti referendari nazionali e dei quesiti referendari regionali ad abbinare comunque le due consultazioni; sarebbe stato opportuno per un ragionamento semplicissimo, nel senso che, poiché noi stiamo dibattendo in questi mesi dei costi della politica, quello che noi possiamo fare di materiale per ridurre i costi della politica è ragionevole che lo si faccia, quindi ogni ragionamento sulla riduzione delle spese, dei costi della politica, che poi non viene seguito da un atto concreto quando ci si trova di fronte a episodi appunto reali, rischia di essere una presa in giro che viene ribaltata da una parte e dall'altra a seconda delle esigenze specifiche delle due parti che contendono.

Noi riteniamo che ci sia un motivo di opportunità assoluta nell'abbinamento delle due consultazioni elettorali referendarie o di tutte le consultazioni referendarie come norma generale. Aggiungo anche una seconda considerazione che ovviamente ha un significato relativo in questo caso e non assoluto come la prima, cioè noi crediamo nell'istituto referendario, lo riteniamo un istituto attraverso cui i cittadini possono esprimersi anche in difformità rispetto alla volontà del Parlamento che hanno eletto o del Consiglio regionale che hanno eletto; credo che il legislatore, quando ha previsto che esistesse l'istituto referendario, avesse in mente questo. Cioè aveva in mente che, su argomenti specifici di particolare delicatezza, di particolare importanza, di particolare risonanza dal punto di vista etico, ci potesse essere da parte del corpo elettorale la possibilità di esprimersi in maniera difforme rispetto agli stessi organi di democrazia delegata che il cittadino stesso aveva eletto.

Se noi poniamo in discussione - ovviamente questa è opinione personale, non penso e non ritengo che possa essere opinione obbligatoriamente condivisa da tutti - l'istituto referendario utilizzando la regola dell'astensionismo, cioè andando ad addizionare a quella parte che fisiologicamente non va alle urne, la parte che invece voterebbe "no" rispetto al quesito referendario, a quel punto stiamo facendo un'operazione che non va nell'interesse della democrazia e che abitua i cittadini a quell'astensionismo di cui noi politici facciamo finta di lamentarci quando ci colpisce durante le elezioni politiche, durante le elezioni amministrative, durante le elezioni per il Parlamento regionale.

Quindi noi vorremmo lanciare ai cittadini il messaggio che l'istituto referendario è un valore aggiunto della democrazia e, come tale, va sempre sostenuto; in questo cerchiamo di essere coerenti con la storia del nostro movimento, nel senso che noi stessi abbiamo fatto le spese, varie volte, della indicazione astensionistica che, su quesiti referendari proposti dai Riformatori o dal Patto Segni, è stata data da altri.

Basterebbe ricordare il referendum dell'aprile 1999 per l'abolizione della quota proporzionale, quando si arrivò a raggiungere il 49,8 per cento nell'ambito degli aventi diritto al voto e mancò quella percentuale dello 0,2 per cento che avrebbe cambiato, forse oggi qualcuno si pente, i corsi e i destini della democrazia italiana. Basterebbe ricordare due referendum regionali promossi dai Riformatori che furono sottoposti al voto nell'ottobre-novembre 1999, con l'indicazione per l'elezione diretta del Presidente della Regione e per il sistema elettorale del maggioritario che, nonostante avessero preso posizione per l'astensionismo tante forze politiche presenti allora in Consiglio, riuscirono a raggiungere quel quorum richiesto perché avesse validità l'espressione del voto da parte dei cittadini sardi.

Pertanto io credo che una riflessione sull'uso strumentale delle argomentazioni, che oggi è stata fatta in quest'Aula, andrebbe forse rifatta con un attimo di ragionamento in più da parte di tutte le forze che hanno espresso un parere in Aula. A fronte di queste considerazioni, va fatta e rimane l'ultima considerazione, cioè quella che, se anche io personalmente fossi, come sono, non d'accordo con l'istituto che vuole debba essere raggiunto il 50 per cento più uno dei votanti per la validità del parere espresso dal corpo elettorale in corso di referendum, vale il fatto che ad oggi la regola dice - regola che io non condivido - che, se non si raggiunge il 50 per cento più uno, non ha validità l'espressione del corpo elettorale, il che significa che legittimamente, fino a quando le regole sono queste, chi vuole, come ha fatto in passato, indicare ai cittadini, e non è una scelta educativa, la strada dell'astensionismo sui referendum, lo può legittimamente fare.

Oggi, a un mese di distanza dall'espressione del voto su problemi di rilevante valenza etica, quali sono quelli che coinvolgono il senso della vita e che probabilmente per ciascuno di noi hanno una valenza, un'espressione, una risonanza emotiva differente, a seconda della coscienza e a seconda di quello che la coscienza di ciascuno di noi detta, a un mese di distanza da questo, lo ripeto, ed è il motivo fondamentale della nostra opposizione rispetto a questa legge,l'emanazione di questa legge è inopportuna, perché è una legge che induce nella convinzione che la scelta politica da parte della Giunta, che potrà essere per l'accorpamento o contro l'accorpamento, non sia una scelta dettata da criteri generali di economicità o da criteri generali della necessità di garantire la massima espressione possibile da parte dell'elettore sui quesiti referendari, ma sia una scelta dettata dalla volontà di andare contro la corrente culturale e politica che invece sta indicando la strada dell'astensionismo.

Questa legge, presentata in questo momento, è una legge che non ha le caratteristiche di neutralità e di generalità di una norma che ciascuna legge deve avere; è questo il motivo per cui noi continuiamo ad avere un parere contrario e, da qui fino alla sua votazione finale, saremo conseguenti rispetto a questo parere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, intervenire in questo dibattito è necessario proprio per il taglio non tecnico ma politico che gli si è dato. Cosa dice l'articolo 1, che poi è l'unico articolo che ha valenza normativa, di questo provvedimento? L'articolo 1 dice che: …"In caso di contemporaneo svolgimento di referendum regionale e referendum nazionali, alle consultazioni referendarie regionali si applicano, relativamente alla durata delle operazioni di voto e di scrutinio, alla composizione ed al funzionamento dei seggi elettorali, le disposizioni concernenti i referendum nazionali…", cioè regola l'attività elettorale nei seggi. Non dice che i referendum nazionali e regionali debbono essere abbinati, dice semplicemente che possono essere abbinati e che, nel caso in cui debbano o possono o risultino abbinati, si applicano disposizioni di legge di un certo tipo, cioè quelle della normativa nazionale.

Si dice che questa norma serve per consentire l'abbinamento; non credo che sia così, sennò sarebbe detto in modo esplicito nella norma che la funzione è quella di arrivare all'abbinamento delle consultazioni referendarie in ogni caso ove si registrino le condizioni per farlo, mettendo un cappello di principio che avrebbe potuto stare benissimo dentro la disposizione di legge che si propone nella discussione del Consiglio e alla sua approvazione.

Una cosa - secondo me - ordinaria, normale, peraltro normale dappertutto, prima si diceva della Svizzera, ma pensiamo agli Stati Uniti, che non sono il sistema sociale e politico al quale io, in modo privilegiato, mi riferisco, è quello a cui vi riferite voi, dove ha vinto le elezioni, in California, il famoso attore del cinema di origine austriaca Schwarzenegger, quello che ci ha insegnato a divertirci attraverso il massacro degli innocenti, attraverso una lotta fisica, e che fra l'altro è un conservatore dello stesso Partito di Bush; in California, insieme alle consultazioni elettorali, sono state proposte diverse consultazioni referendarie, alcune anche con contenuti simili a quelli a cui noi dobbiamo apprestarci, e in California sono andati a votare, i cittadini hanno scelto, non si sono confusi tra elezioni di tipo amministrativo e politico, consultazioni elettorali diverse e così via.

Il problema non è la confusione; il problema è segnare oggi un passo che certifichi, nella sede sbagliata e su un argomento che non c'entra nulla, una possibile divisione della maggioranza. Il problema è questo, cioè l'uso strumentale che si è voluto fare di una disposizione di legge di razionalizzazione, una delle tante che stiamo affrontando in questa legislatura, che qualche volta ci trovano concordi e qualche volta discordi sul merito ma non sul piano ideologico e neppure sul piano ideale. La strumentalità con la quale si approccia questo argomento, per cui si difende la posizione di astensionismo come una delle posizioni possibili di fronte a una consultazione referendaria, è di un astensionismo che è già stato dichiarato da parte di un collocato movimento contro l'abrogazione della legge sulla procreazione assistita; beh, voglio dire chiama noi a difendere la posizione politica e culturale di antitesi a quell'astensionismo.

Se si limita il ragionamento alla legge, se si fosse limitato il ragionamento al contenuto dell'articolo, si sarebbe potuto tranquillamente ragionare chiedendoci: "E' congruo, è funzionale, è utile questo possibile accorpamento, oppure l'utilizzo di quelle disposizioni, i quorum richiesti per il referendum regionale diversi da quelli per i referendum previsti dalla legislazione nazionale, le stesse operazioni di voto facilitano la discussione o meno sui temi di carattere regionale piuttosto che confonderli su quelli di carattere nazionale?". Cioè si sarebbe potuto ragionare sul merito del provvedimento e su quello molto serenamente articolare una discussione ed anche raggiungere obiettivi comuni di una razionalizzazione chiara, in funzione dell'espressione dell'elettorato oggi, domani, dopodomani, tra un anno, tra due, su qualunque argomento.

Ma qui si vuole invece politicizzare, o meglio non solo politicizzare sul piano culturale, ma politicizzare sul piano della divisione delle componenti, che pure sono presenti con ispirazioni diverse all'interno di una coalizione. C'è chi ha un pensiero più laico, c'è chi ce l'ha invece riferito più alla cultura cattolica, chi alla cultura socialista e c'è chi ce l'ha con riferimento alla cultura laico-liberista. Si tende a segnare una frattura politico-culturale interna alla coalizione di maggioranza.

Io penso che questo non sia possibile perchè credo che noi voteremo nel merito del provvedimento. Credo che non sia possibile, non perchè non ci siano differenze tra le diverse componenti e i diversi singoli consiglieri appartenenti alla maggioranza, che non si presteranno perchè qua non si decide se vince il "sì" o il "no" rispetto ai referendum proposti, questo non lo si decide qui e non lo decideremo noi, ma perchè il referendum è uno strumento nella disponibilità del popolo. Qua si decide solo se razionalizzare ancora una volta, e meglio, tutte le operazioni di voto per rendere libera e consapevole l'espressione dei cittadini.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Io vorrei replicare, molto brevemente, anche per sfatare qualunque lettura che attribuisca volontà di strumentalizzazione partitica, faziosa, sulla posizione che stiamo esprimendo adesso, però vorrei farlo incisivamente - per quanto posso - sulla sostanza delle cose che devono essere affrontate con questa legge che effettivamente ha, sicuramente anche, io credo, una motivazione all'origine, eminentemente tecnica, di razionalizzazione del sistema delle procedure, di semplificazione dei tempi e di risparmio anche di risorse finanziarie, ma che di fatto, volenti o nolenti, assume in questo momento una valenza politica che non è che possa essere letta nei termini di utilizzo per una tattica che tende a dividere le forze al proprio interno, perchè dovremmo noi lanciare il sasso in questo momento su un problema che divide anche il nostro schieramento, la nostra coalizione, almeno gli uomini politici della nostra coalizione.

E' notizia di oggi che non c'è uniformità di posizioni anche al nostro interno, questo da un certo punto di vista va anche bene perchè dimostra quello che ho cercato di dire prima, che questa davvero non è una questione che divide in Italia, o che possa dividere in Italia, la destra e la sinistra, o i laici e i cattolici, è veramente una questione che non è di stampo confessionale, ma che attiene a una concezione dell'uomo, della vita e della ragione e del rapporto tra l'uomo, la ragione e la vita e la scienza, la tecnologia e l'impresa. Questo è il punto su cui ci si confronterà poi quando faremo la campagna referendaria. Ma ben venga ogni tanto, anche in quest'Aula o comunque nel mondo politico, noi l'abbiamo voluta cogliere in questo senso, un'occasione in cui gli uomini politici, addirittura i partiti, si pronuncino non solo su questioni di politica economica, di politica istituzionale, di rapporti tra Stato, Regione ed enti locali, sull'utilizzo delle risorse, ma si pronuncino su questioni che riguardino l'uomo, il rapporto tra l'uomo e la vita, tra l'uomo e la società, tra l'uomo e la scienza e l'impresa.

Ben vengano occasioni in cui nei partiti e tra i partiti ci sia la possibilità anche di confrontarsi senza grandi calcoli di convenienze politiche, senza calcolare troppo se ci conviene, dal punto di vista elettorale, pronunciarci oggi per il "sì" o per l'astensione, se pronunciarci per questa legge o per una sua cancellazione dal sistema normativo, così come viene proposto oggi in questo appuntamento referendario.

Ben venga un dibattito in cui ci possiamo confrontare anche sulla concezione della vita che ciascuno di noi ha. Mantenendo le stesse appartenenze politiche portando però finalmente anche nel mondo politico la possibilità che si possa non calcolare mille voti in più o in meno, una simpatia in meno o in più nei salotti buoni dell'intellighenzia italiana o sarda, ma si possa dire di pensarla in un certo modo e per questo battersi. Io, anzi noi la pensiamo in questo modo, ci pronunciamo esplicitamente per l'astensione su questo referendum, l'abbiamo motivato e lo stiamo motivando, per una concezione che noi abbiamo della vita, della persona, della stessa ragione umana di fronte ai diritti dell'uomo e della donna concepiti, anche se come embrioni, non solo con un metodo naturale, ma anche in provetta.

Ci pronunciamo espressamente in questo modo senza calcoli politici o elettorali di fronte all'occasione di una leggina come questa che ha riflessi su questo argomento. E' anche l'unico motivo per cui abbiamo proposto questo emendamento, per questo possiamo andare avanti. Poi se anche voi, nei vostri schieramenti, nei vostri partiti, tra di voi, avete davvero l'esigenza di fare in modo che la libertà di coscienza si esprima senza calcoli, manifestate una vostra posizione, avanzate una vostra proposta, fate in modo di potenziare il valore politico, sul referendum, di questa leggina.

Troviamo insieme un argomento per disinnescare l'effetto di questa legge, probabilmente allora ci ritroveremo a parlare di questi stessi argomenti sulle piazze, nei dibattiti, in tv, dove volete voi, parleremo della sostanza delle cose, ma oggi non prestiamo una questione tecnica e giuridica sul referendum, non utilizziamola come uno strumento per sostenere l'una o l'altra parte che si confronterà sul referendum.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, il collega La Spisa non si offenderà senz'altro se mi rifaccio al suo intervento per esprimere una valutazione di tipo tecnico, non di tipo politico. Questa legge è stata messa all'ordine del giorno con un colpo di mano della maggioranza? Ossia i Capigruppo della maggioranza hanno fatto un colpo di mano nei confronti dei Capigruppo della minoranza mettendola all'ordine del giorno con forza, con la vostra opposizione? No, non è avvenuto così, la legge è stata messa all'ordine del giorno perchè voi avete detto che andava messa all'ordine del giorno insieme agli altri colleghi Capigruppo della maggioranza. Quella era la sede tecnica per introdurre argomenti di natura tecnica, per ragionare di questa materia in un momento diverso da quello di oggi.

Perchè allora insistete con argomenti che, invece di determinare attenzione, rischiano di determinare irritazione? Io non ho partecipato a nessuna riunione, e così i colleghi del centrosinistra, nella quale sia stato detto di compiere un colpo di mano su questo argomento. Sì, perché sembra che l'abbiamo fatto noi per raggiungere il quorum o cose di questo tipo. Eliminiamo questo argomento, non c'entra. Ci possiamo dare reciproco affidamento che non c'è questa volontà? Allora, non c'è questa volontà!

Rimaniamo pertanto al fatto tecnico e non utilizziamo argomenti strumentali, tipo la vita o queste cose qua, quello sarà argomento di confronto quando saremo chiamati al confronto. Non c'entra nulla con questa discussione, perché la norma che viene proposta dalla Giunta dice: "In caso di contemporaneo svolgimento di…", parla di consultazioni referendarie. Non è detto che saranno insieme le consultazioni.

PILI (F.I.). Legga prima.

CUGINI (D.S.). Ma leggo prima il titolo: "Abbinamento dei referendum regionali con i referendum nazionali".

PILI (F.I.). Legga l'ultimo capoverso della relazione della Giunta, è scritto esplicitamente!

CUGINI (D.S.). Ascolti Pili, io sto argomentando per dire....

PILI (F.I.). Deve leggerla tutta.

CUGINI (D.S.). Sì, ma lei deve ascoltare anche il suo Capogruppo. Se lei vuole svolgere la funzione del suo Capogruppo, è chiaro che non troviamo un punto di incontro.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini! Onorevole Pili, lasci intervenire!

CUGINI (D.S.). Il suo Capogruppo, intervenendo, ha detto al Consiglio: "Vediamo se assieme troviamo un punto di incontro per...". Io ho richiamato il suo intervento per dire che cerco di muovermi sulle indicazioni che ha proposto il collega La Spisa, ma se lei è contrario, io rinuncio a fare l'intervento.

Allora io penso che occorra stare al fatto tecnico. Qual è uno dei fatti tecnici che, secondo me, secondo noi, non è stato valutato, quando è stata messa la legge all'ordine del giorno? C'è un fatto tecnico che noi vi consigliamo di valutare: il referendum nazionale per essere valido e abrogare una legge ha bisogno del 50 per cento più uno, il referendum regionale ha bisogno del 30 per cento; sono due fatti tecnici di tipo non omogeneo. Durante l'esame della legge, quando abbiamo discusso il quorum, a suo tempo, ci siamo richiamati al 30 per cento perché quello era un momento di poca partecipazione alle consultazioni referendarie ed era importante un pronunciamento largo, eccetera, eccetera. In questa occasione invece non l'abbiamo minimamente valutato quando abbiamo ragionato dell'argomento. E' possibile valutarlo? Io penso che, serenamente, senza strumentalizzazioni, possa essere valutato, perché non siamo in presenza di una omogeneità di tipo tecnico, anzi siamo in presenza di una disparità di partecipazione, quindi io vi invito a valutarlo.

In più, voi state presentando un ordine del giorno che io leggo, permettetemi, anche quello, in modo strumentale, perché un ordine del giorno sulle consultazioni elettorali l'abbiamo votato qualche mese fa quando abbiamo spostato la data delle elezioni e abbiamo detto al Presidente della Giunta di sentire le forze politiche per stabilirla. Quindi io mi richiamo a quell'ordine del giorno, in quanto c'è già un pronunciamento del Consiglio che indica e impone una linea di comportamento.

Poi aggiungo che non c'è nessun calcolo per fare l'operazione che viene richiamata, collega La Spisa, tant'è che io dico, noi diciamo che se c'è bisogno di un'ulteriore riflessione, tenendo presenti questi elementi, facciamola, ma se poi, alla fine, le considerazioni dovessero produrre una conferma delle posizioni che abbiamo già espresso non facciamone un fatto politico. Sono considerazioni di tipo tecnico che non c'entrano niente con gli argomenti estremamente importanti e delicati che tratteremo quando si discuterà del referendum, per il quale ognuno liberamente dirà la propria opinione, non credo che sia il caso di utilizzarla per ragionare su questa materia che oggi ci viene proposta.

Non lo so, mi appello al Presidente, anche se so di richiamarlo per svolgere una funzione impropria. Sentiamo ulteriori opinioni, sentiamo ulteriori valutazioni, poi facciamo qualche minuto di riflessione, magari nella Conferenza dei Capigruppo, in modo tale che la cosa venga disinnescata degli argomenti che voi state proponendo e rimangano solo quelli di tipo tecnico, poi si deciderà come procedere.

Penso che un'ulteriore riflessione possa aiutare a ragionare sul testo non caricandolo di aspetti di merito, che invece sono in discussione, perché essi creano problemi alle coscienze dei singoli che io, siccome si tratta di una cosa tecnica, vorrei personalmente in questa occasione evitare di sottoporre a giudizio.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione elettronica palese.

PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, Paolo Terzo SANNA, CONTU, ARTIZZU, SANCIU, LOMBARDO, DIANA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 1.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SPISSU - URAS.

Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CONTU - DIANA - LA SPISA - LOMBARDO - MANCA - PILI - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.

Si sono astenuti i consiglieri: CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - OPPI - UGGIAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 55

Votanti 51

Astenuti 4

Maggioranza 26

Favorevoli 40

Contrari 11

(Il Consiglio approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 1.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo il voto elettronico palese.

PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, Paolo Terzo SANNA, CONTU, ARTIZZU, SANCIU, LOMBARDO, DIANA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CAPELLI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - GESSA - LA SPISA - LOMBARDO - OPPI - PILI - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 53

Astenuti 1

Maggioranza 27

Favorevoli 13

Contrari 40

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 2.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2:

Art. 2

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Comunico che è pervenuto un ordine del giorno.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno:ORDINE DEL GIORNO CAPELLI - OPPI - LA SPISA - VARGIU - MURGIONI - DIANA sulla opportunità di stabilire la data del prossimo referendum regionale in una giornata diversa da quella prevista per lo svolgimento del referendum nazionale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione dell'esame del disegno di legge n. 133 "Abbinamento dei referendum regionali con i referendum nazionali",

PRESO ATTO che il 12 giugno 2005 si svolgerà in sede nazionale il referendum sulla legge n. 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita;

CONSIDERATO che il disegno di legge n. 133 prevede la possibilità di abbinamento di referendum regionali con referendum nazionali;

RILEVATA l'importanza e la disomogeneità dei temi trattati dalle due consultazioni referendarie,

impegna il Presidente della Regione

a stabilire la data del prossimo referendum regionale in una giornata diversa da quella prevista per lo svolgimento del referendum nazionale fissato per il 12 giugno 2005. (1).)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per illustrare l'ordine del giorno.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, anticipo che c'è un'altra firma, quella del consigliere Pili, che probabilmente non è stata riportata.

PRESIDENTE. Quale firma? Capelli, Oppi, La Spisa, Vargiu, Murgioni, Diana, ce n'è un'altra?

CAPELLI (U.D.C.). C'è anche la firma del consigliere Pili.

PRESIDENTE. Perfetto, prego.

CAPELLI (U.D.C.). Ovviamente si è discusso indirettamente sull'ordine del giorno, anzi direttamente, durante l'esame del "133", perciò non mi attarderò e non vi annoierò nell'illustrazione dell'ordine del giorno in sé, ma vorrei fare riferimento a quanto affermato poc'anzi dall'onorevole Cugini. Quando io ho sottolineato quanto sostenuto dalla Giunta, ripetendo e sottolineando a mia volta che non riscontravo nessun intendimento, nel "133", di indirizzare una scelta di tipo politico nell'accorpamento dei due referendum, ho rimarcato che probabilmente c'è stata qualche disattenzione o dimenticanza nella valutazione tecnica dell'effetto che i referendum accorpati possono produrre sui nazionali; meglio è stato sottolineato ancor più, io lo davo per scontato tra i colleghi, il fatto che si fossero riscontrate delle metodologie completamente diverse nella scelta di avere un quorum regionale, operando la scelta regionale per il 30 per cento mentre per il nazionale è quella del 50 per cento più uno.

Dopo aver rimarcato questo, vorrei aggiungere che è vero che c'è già un ordine del giorno che dà un indirizzo di metodo nella scelta della data per le consultazioni elettorali, tra l'altro allargabili alle consultazioni referendarie, ma noi con questo ordine del giorno vorremmo che pubblicamente il Consiglio si esprima. Non abbiamo bisogno di andare a trattativa privata, non abbiamo bisogno di incontrare il Presidente per portare le nostre ragioni su un fatto che non è solamente e puramente tecnico, ma cogliamo l'occasione per chiedere che il Consiglio dia un indirizzo chiaro ed esplicito alla Giunta.

Lo dia nelle forme che ritiene più opportune, votare l'emendamento è un indirizzo alla Giunta, un indirizzo non su una semplice consultazione elettorale, legata alle scelte dei partiti, alla prontezza e preparazione dei partiti, coincidenza o meno con finanziaria e tempi della finanziaria, così come è successo nella scelta della data delle votazioni per le amministrative sarde, ma ha un significato ben diverso, in questo caso si chiede, con la votazione dell'ordine del giorno, che il Consiglio esprima un orientamento definito sulla data del referendum regionale e quindi che indirettamente si esprima sul fatto che le consultazioni referendarie, nazionali e regionale, non debbano essere accorpate per tutte le motivazioni addotte nel corso della discussione del "133". Se veramente non c'è indirizzo politico nel "133", non ci dovrebbero essere assolutamente problemi ad accogliere il fatto che il Consiglio chieda al Presidente della Giunta di non far coincidere le date, per i motivi su esposti, possiamo dire, o precedentemente esposti, che non sto qui a ripetere ovviamente.

Ecco perché chiediamo che ci sia un ulteriore distinguo dall'ordine del giorno che insieme abbiamo votato perché ci sia sempre una consultazione tra Giunta, Consiglio e forze politiche componenti il Consiglio per stabilire le date delle consultazioni elettorali. Questo è un caso diverso e come tale va trattato; insistiamo e continuiamo a insistere sulla necessità che i due referendum disomogenei, per questioni tecniche e non omogeneizzabili, per valutazioni di tipo personale, morale e, per chi vuole, anche politico, non si svolgano nella stessa giornata.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze e urbanistica. Non si accoglie.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione dell'ordine del giorno per il quale sono ammesse dichiarazioni di voto.

Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, per chiedere all'opposizione - e svilupperò brevemente la motivazione - di ritirare l'ordine del giorno. E' stato già chiarito dall'onorevole Cugini che la maggioranza non ha secondi scopi e secondi fini su questo argomento. Giustifica il non comprendersi in quest'Aula, soltanto una visione strumentale o una volontà di caricare strumentalmente la legge di valori e di significati che non ha.

Provo a rimettere in fila alcuni ragionamenti che sono già presenti nell'argomentazione dell'Assessore. La legge non determina l'accorpamento, cioè l'indizione congiunta, sappiamo bene che ha degli aspetti tecnici che andrebbero ponderati, quali quelli individuati dall'onorevole Cugini. Allora, la proposta che faccio all'opposizione, se ho il piacere di avere la loro attenzione, è di ribadire l'atto di indirizzo, l'ordine del giorno che noi abbiamo già votato in occasione della legge di indizione delle elezioni, che chiede al Presidente della Giunta di concordare la data delle elezioni, nel caso specifico del referendum, con le forze politiche. Qualora il centrodestra ritirasse il suo ordine del giorno e accedesse nella forma, che io adesso non so formalizzare, a ribadire l'atto di indirizzo che abbiamo già votato, a confermarlo, credo che tutti saremmo nella condizione di poter affrontare gli aspetti tecnici individuati dall'onorevole Cugini e di poter sminare questa vicenda, che è meramente tecnica, da aspetti del confronto politico su cui io mi vorrei cimentare, ma che mi sembra siano stati sollevati su una vicenda che ha altre argomentazioni.

Chiederei al centrodestra, come spesso ho chiesto a noi del centrosinistra, di valutare la proposta e ribadisco ciò che ha chiesto l'onorevole Cugini. Se per questo serve una minima sospensione, che se ne facciano interpreti presso la Presidenza del Consiglio per verificare se la strada può essere quella di ritirare l'ordine del giorno e ribadire l'atto di indirizzo che abbiamo già votato in occasione della norma sulla indizione delle elezioni. Qualora questo non accadesse, il mio voto rispetto alla proposta di ordine del giorno è contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, da autorevoli colleghi della maggioranza giungono importanti disponibilità a discutere sulla possibilità di delegare a una fase successiva all'approvazione di questa legge la definizione della data. L'onorevole Cugini ha richiamato un aspetto - credo - sostanziale e cioè la validità del referendum rispetto alla partecipazione al voto, poc'anzi l'onorevole Maninchedda ci ricordava che esiste un antefatto, un presupposto fondamentale che è quello di un indirizzo del Consiglio regionale secondo il quale il Presidente della Giunta, prima di indire, consulta i rappresentanti dei singoli partiti.

C'è subito un problema: quell'ordine del giorno di allora focalizza una valutazione anteposta alla indizione dei comizi elettorali. In questo caso, invece, ci troviamo in una situazione diversa, perché, come lei forse meglio di me saprà, onorevole Maninchedda, esiste già un decreto del Presidente della Giunta regionale del 31 gennaio 2005 che indice i comizi referendari per quanto riguarda la consultazione regionale. E' chiaro, quindi, che ci troviamo di fronte a una situazione che non è in alcun modo prevista nell'ordine del giorno approvato da questo Consiglio regionale, ma è altrettanto vero, così come dice l'onorevole Cugini, che non possiamo porre la questione della modifica delle regole, anche in questo caso sostanziali, a comizi già indetti.

E' evidente che, se noi ci poniamo di fronte a quella marea, a quella giungla normativa in materia elettorale che c'è sia a livello regionale che nazionale, stiamo andando incontro ad un atteggiamento che rischia di inficiare la stessa consultazione regionale, perchè? Perchè noi stiamo modificando sostanzialmente le norme, che sono già scritte 30 giorni prima, di un decreto che ha chiamato i sardi al voto per il 12 giugno 2005. Qual è la consultazione sulla scala gerarchica della chiamata al voto più rilevante e che avrà maggiore pregnanza sul piano della valutazione, anche della fattibilità di questa modifica? Credo che abbia maggiore rilevanza un referendum abrogativo rispetto ad uno consultivo ed è un passaggio di non poco conto sul quale io credo si debba assolutamente riflettere.

Io non credo che all'onorevole Cugini sia sfuggito il fatto che gli interventi di questa coalizione, di tutti i colleghi della coalizione d'opposizione, abbiano richiamato il fatto che questa non fosse una legge astratta o comunque non specifica, perchè - seppure nel testo della legge non c'è il richiamo puntuale al referendum del 12 e 13 giugno - è scritto in maniera esplicita e chiara, non ricordo se all'ultimo comma o al penultimo comma della relazione, che fino a prova contraria è una indicazione puntuale di interpretazione della norma, che questo deve consentire, permettendo così che le prossime operazioni di voto si possano svolgere nei giorni 12 e 13 giugno; quindi la volontà esplicita della Giunta è quella di consentire in quella data, anzi lo preannuncia, lo svolgimento di quel tipo di accorpamento e di abbinamento.

E' per questa ragione che è evidente che non può essere ritirata, per quanto mi riguarda, la firma da quell'ordine del giorno perchè ne servirebbe un altro che integrasse nella fattispecie il precedente con la possibilità di modificare l'indizione dei comizi elettorali rispetto a quella già promulgata dal Presidente della Regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Chi è, lo dice la relazione, il colpevole dell'abbinamento? Il colpevole dell'abbinamento è lo Stato o meglio il Governo nazionale il quale, per far fallire il referendum regionale, che aveva come oggetto la cancellazione della deroga all'impedimento di trasferire ogni genere di rifiuto nella nostra Sardegna, ha pensato giustamente di fare questo tipo di intervento, cioè il Governo nazionale ha indetto, successivamente alla convocazione del referendum regionale, i referendum nazionali con questo preciso scopo.

Noi che vogliamo difendere la nostra Regione dall'attacco sistematico e continuato di coloro che vogliono trasformare in una provincia subordinata la Sardegna insieme al resto del mezzogiorno, capeggiati come sono dal binomio Bossi-Tremonti di cultura nordista e xenofoba, vogliamo invece sostenere il diritto dei sardi a non ricevere nessun tipo di rifiuto, riteniamo che sia a questo punto (nonostante in alcuni ambienti vi sia una diffusa tendenza all'astensionismo rispetto al referendum nazionale) utile questa posizione, perchè sul referendum nazionale si discuterà molto e siccome il quoziente, il quorum che sarà necessario raggiungere sarà del 50 per cento a livello nazionale non a livello locale, io credo avrà un effetto positivo l'abbinamento del referendum regionale, il quale ha bisogno soltanto del 30 per cento per arrivare al quorum.

Lo raggiungeremo e difenderemo la nostra Sardegna dall'assalto dei diversi soggetti che vogliono ridurla a una discarica pubblica e privata di ogni genere di rifiuti, ed essendo la Sardegna di appena un milione e 600 mila abitanti cioè con una dimensione demografica insignificante, come densità di popolazione, rispetto agli esiti del referendum nazionale, ogni motivazione che tende a ragionare in modo diverso, cioè a pensare che si tende a favorire l'esito referendario nazionale, sia priva di fondamento.

Noi dobbiamo andare a questi referendum insieme, così salveremo la Sardegna dai rifiuti che, come si dice, sono rifiuti comunque classificati, cioè ci sono quelli pericolosi, le scorie radioattive, anche ogni genere di altro rifiuto reperibile non ancora classificato in tutta la nostra penisola e oltre. Salviamo la Sardegna, andiamo a referendum nella stessa data, tanto le questioni di principio e di ordine morale attorno alla vicenda della legge sulla procreazione assistita non saranno determinate dall'esito del voto in Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che il voto, anche se uno solo, quando liberamente espresso, non sia insignificante, per il valore che do io al voto. Perciò l'onorevole Uras può considerare la Sardegna insignificante sui valori nazionali, ma a mio avviso è significativo anche l'ultimo dei voti se si vuol dare alla consultazione elettorale o referendaria un significato. Così come credo e non credo che il referendum sulle scorie sia insignificante per lo stesso tipo di ragionamento che ha fatto poc'anzi l'onorevole Uras nei confronti del Governo italiano; io credo che sarà significante e significativo e noi voteremo a favore, glielo posso dire fin da ora; lei non l'ha ancora dichiarato, ma io lo dichiaro: voteremo a favore, nel senso che la Sardegna non deve essere pattumiera dell'Italia o dell'Europa.

Lo dichiariamo fin d'ora anche se questo, agli occhi del Governo nazionale, qualunque esso sia, può apparire insignificante, sfrutterò comunque la libertà di espressione, anche un voto o un'opinione sono significativi; così come quest'ordine del giorno, che non vuole essere di parte, anzi posso valutare di ritirarlo se ne proporrete un altro che raggiunga gli stessi fini, con espressioni diverse, con modalità diverse, con tutto quello che si vuole, per arrivare comunque ad una dichiarazione di quest'Aula senza voler entrare in falsi moralismi, non voglio entrare in una suddivisione tra cattolici o non, o tra convinti o non di alcune tesi.

Non voglio entrare nel merito di ciò; vi entreremo quando andremo a votare ed ognuno di noi porterà avanti la sua linea. Però noi qui abbiamo già l'obbligo di dare una linea, abbiamo il diritto-dovere di dare una linea, la Giunta dovrebbe dichiarare fin d'oggi che non sarà la data del 12 e 13 giugno quella per il referendum regionale, ma non perché vogliamo posticipare, si può anche anticipare, non vogliamo dilazionare i termini del referendum regionale, vogliamo scorporare i tempi sui referendum nazionali e regionale e il momento per esprimersi in quest'Aula è adesso. Possiamo farlo anche domani se volete del tempo, però a me basta che la Giunta dichiari che quello che c'è scritto nella relazione è puramente indicativo, che non ci sarà un accorpamento tra i due referendum, che si consulteranno le forze politiche nel pieno rispetto dell'ordine del giorno poc'anzi ricordato, e che comunque c'è la sua disponibilità a prendere quest'ordine del giorno come testo delle forze politiche che già fin da oggi chiedono che le date non siano accorpate; poi le firme su quest'ordine del giorno possono essere tolte, aggiunte, cancellate, rivisitate, non è un fatto politico, non è nostra intenzione strumentalmente farne un fatto politico.

Possiamo anche sospendere un attimo, riscriverlo insieme a quattro mani, cambiare l'ordine delle firme, fare ciò che ritenete più opportuno, se questo è il vostro fine; non ho questa ristrettezza mentale, per fortuna. Io non so se l'Aula accoglierà l'ordine del giorno. Si è disponibili a farlo insieme, cancellarlo per rifarne un altro che alla fine raggiunga gli stessi obiettivi: che il referendum regionale non sia nella stessa data dei referendum nazionali. In ogni caso questa è la certificazione, potrà anche evitare di consultarci il presidente Soru o chi per lui perchè questa è l'indicazione oggi, per domani e per quel momento di consultazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Credo che sia necessario un chiarimento di fondo. Il referendum regionale è fissato dal 31 gennaio 2005 nella data del 12 giugno 2005. Il Governo nazionale successivamente ha fissato i suoi referendum il 12 e il 13; paradossalmente il problema è esattamente il contrario, se c'è uno strumento perchè il Presidente della Regione, posto anche che sia fattibile, visti i tempi… onorevole Capelli, se mi ascolta, vorrei riferirmi a quello che ha detto lei… paradossalmente se c'è un'ipotesi tecnica di rettifica del decreto del Presidente, che lo fissava il 12 giugno, è esattamente l'approvazione di questa legge per il semplice fatto che l'accorpamento...

(Interruzione)

No, non è così, non è così, perché non si può pretendere di dire al Presidente: "Tu non lo fai", senza avere ancora votato la legge; la legge non è votata…

(Interruzione)

La voteremo dopo, appunto. Quindi bisogna anche essere conseguenti, insistere su una linea politica che tenderebbe ad imputare al Governo regionale un'idea assolutamente originale ma concausa di una decisione - guarda caso - del Governo nazionale di accorpare i referendum nazionali a quello regionale, mi sembra un paradosso. Il referendum, in base alla legge regionale numero 20, ha dei tempi prestabiliti per la decretazione da parte del Presidente, che altro non poteva fare che fissarlo in quella data. Vorrei anche ricordare, per chi è più distratto e ha meno memoria, che il giorno in cui il Presidente ha ascoltato le forze politiche, sulla data di fissazione delle elezioni amministrative, ha precisato che conseguentemente avrebbe immaginato di fissare la data referendaria per il 12 giugno perchè era assolutamente correlabile alla fissazione della data per le amministrative.

Ciò è avvenuto, quindi alla luce di questo si dovrebbe ragionare senza imporre preventivamente al Presidente una cosa che oggi, a decreto emanato, non è possibile fare se non attraverso una valutazione tecnica sull'opportunità che, a seguito dell'entrata in vigore della legge, il Presidente non debba essere obbligato a rettificare un decreto già espresso nei termini di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che l'assessore Sanna, che pure ha sottolineato una cosa di cui noi eravamo consapevoli, non abbia aggiunto niente di sostanziale ai termini del ragionamento, nel senso che, comunque sia, una legge che viene approvata ad un mese di distanza dall'espressione del voto è da considerarsi una legge che interferisce in maniera pesante su un gioco di cui le regole sono fissate da tempo e che possono essere e vengono cambiate solo con il consenso generale.

Il problema fondamentale che noi ci poniamo, colleghi del centrosinistra, è finita la campagna elettorale e potremmo essere più sereni nei toni e più pregnanti nei ragionamenti, è che mentre noi liberali abbiamo capito il vostro ragionamento sulle libertà sostanziali e lo abbiamo fatto nostro tardivamente, ci avete convinto, sembra che noi non siamo riusciti a convincervi dell'importanza altrettanto forte delle libertà formali e quindi dei diritti di garanzia di ciascun cittadino e conseguentemente della necessità che tutte le norme che noi approviamo in sede legislativa siano sempre norme che abbiano rispettato il principio dell'astrattezza e della garanzia del diritto di tutti.

E' questo il ragionamento che noi stiamo facendo, il ragionamento che la legge va bene, anzi a nostro avviso dovrebbe essere cogente, cioè ogni qualvolta ci sono nello stesso periodo consultazioni referendarie nazionali e regionali, queste vanno comunque abbinate, anche per non lasciare alla Giunta, a chi governa in quel momento, una discrezionalità di tipo politico che può essere utilizzata come una clava e quindi ledere il principio della garanzia e della neutralità della norma. In questo caso, quindi, il ragionamento è conseguente, nel senso che noi chiediamo che, in questa situazione, sia garantita la dissociazione tra i due momenti perché esiste una campagna politica già in atto, con forze che hanno preso posizioni differenti, le hanno prese con vigore, e fanno credere nell'opportunità che ci debba essere una dissociazione dei due momenti.

Io aggiungerei, lo farei quasi in maniera provocatoria, se non ci credessi profondamente, una considerazione che deve far riflettere anche il collega comunista Uras, cioè noi abbiamo detto che gli ambienti cattolici che invitano all'astensionismo sarebbero danneggiati in qualche misura dall'abbinamento delle due consultazioni che porterebbe a votare più gente in Sardegna. Io devo ribaltare l'argomentazione, noi che invitiamo ad andare a votare sul referendum delle scorie, saremmo danneggiati dall'astensionismo che comunque si riverbererebbe anche sul referendum delle scorie; una cosa è avere un referendum contro le scorie in Sardegna votato dall'80 per cento o dal 70 per cento dei sardi, un'altra cosa è averlo votato dal 35, dal 40, dal 50 per cento dei sardi. E' vero che la consultazione è valida, ma è vero che ci sarebbe la stessa considerazione che fece l'onorevole Cogodi, quando vennero approvati col 42 per cento i referendum indetti dai Riformatori, quando disse che la maggioranza del corpo elettorale non si era espressa, quindi i referendum sostanzialmente non erano validi.

Se noi non raggiungessimo il 55, il 60, l'80 per cento sulle scorie, il Governo nazionale ci potrebbe dire che avendo votato il 45 per cento, il 50 per cento, il 52 per cento dei sardi, significa che l'altro 48 per cento vuole lo stoccaggio o comunque non è d'accordo sull'interpretazione; per cui è una peculiarità della Regione Sardegna impedire lo stoccaggio delle scorie all'interno del proprio territorio. Questa è un'argomentazione altrettanto forte quanto l'altra e vale sostanzialmente per chiedere la dissociazione delle due date.

PRESIDENTE. Va bene, colleghi, siamo in fase di votazione dell'ordine del giorno. Prego i colleghi di stare in Aula.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Sull'ordine del giorno, Presidente, approfitto, perchè per quanto mi riguarda accoglierei l'invito fatto dall'assessore Sanna; cioè se è solo una questione di tempi, votare prima o dopo l'ordine del giorno per togliere qualsiasi dubbio sulla modalità, se l'Aula ovviamente si esprime a favore, possiamo anche votarlo dopo; se sono questi gli argomenti che si portano. Per il resto, non credo che possiamo incidere sul Governo nazionale per cambiare le date nazionali, sono delle giustificazioni che lasciano il tempo che trovano.

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Onorevole Pili, su che cosa intende intervenire?

PILI (F.I.). Chiedo il voto elettronico palese.

PRESIDENTE. La votazione sull'ordine del giorno avviene prima della votazione conclusiva sulla legge, per Regolamento. Poi capisco la ragione politica che sosteneva l'argomento dell'assessore Sanna e quello dell''onorevole Capelli adesso, però sarebbe un fatto inusuale. In ogni caso, dal punto di vista politico, non cambia la sostanza.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BIANCU - CAPELLI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - PILI - RANDAZZO - SANCIU - SANNA Matteo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 55

Votanti 54

Astenuti 1

Maggioranza 28

Favorevoli 13

Contrari 41

(Il Consiglio non approva)

Passiamo alla votazione conclusiva del disegno di legge numero 133.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, non voglio far perdere tempo all'Aula…

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, non ho la prenotazione che si fa normalmente sul monitor.

CAPELLI (U.D.C.). C'era Presidente, lampeggiava.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Non voglio far perder tempo all'Aula ma noi non votiamo pregiudizialmente le leggi, così come poc'anzi c'è stato un voto che non è stato sicuramente dettato da scelte libere o preceduto da valutazioni sulle conseguenze del voto su quell'ordine del giorno, ma ci sono stati ordini di scuderia da rispettare anche in questo caso. Non c'era nessuna volontà di condizionamento politico, di strumentalizzazione politica di quell'ordine del giorno, ovviamente ognuno è libero di crederci o meno e, come al solito, risponde sempre alla propria coscienza.

Intervengo per dire che non siamo condizionati dai pregiudizi quando una legge è condivisa, l'assessore Sanna avrebbe fatto bene a verificare, leggere l'esito del voto sugli articoli, sul passaggio all'esame degli articoli, a dare una lettura a quei voti che, come ha visto, non sono stati omogenei, e hanno espresso su tutti i passaggi l'astensione del Gruppo dell'U.D.C. sulla legge stessa, tant'è che abbiamo cercato di migliorare con un emendamento che non è legato a nessun ordine di scuderia il nostro giudizio.

Invece sull'ordine del giorno ho notato che molti hanno sicuramente, con quel voto, rinnegato una propria linea di coscienza che probabilmente esprimeranno nell'esito dei comizi elettorali, o meglio comizi referendari, perchè sicuramente esprimeranno anche in quel caso una scelta pregiudiziale o indicheranno delle scelte verso i cittadini sardi che sono strettamente legate alle volontà del partito e non alle libere coscienze.

Perciò, come abbiamo fatto finora, dichiaro l'astensione sul disegno di legge.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 133.

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SCARPA - SECCI - SERRA - SPISSU - URAS.

Rispondono no i consiglieri: CONTU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - PILI - SANCIU - SANNA Matteo - VARGIU.

Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - UGGIAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 57

Votanti 52

Astenuti 5

Maggioranza 27

Favorevoli 44

Contrari 8

(Il Consiglio approva)

I lavori del Consiglio si chiudono qui, la seduta riprenderà domani, giovedì 12 maggio, alle ore 16.30. Comunico che si lavorerà soltanto domani, venerdì il Consiglio non lavora.

La seduta è tolta alle ore 20 e 34.