Seduta n.297 del 20/02/2007
CCXCVII Seduta
(Antimeridiana)
Martedì 20 febbraio 2007
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente SECCI
INDICE
La seduta è aperta alle ore 11 e 11.
SERRA, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 13 febbraio 2007 (291), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Francesca Barracciu, Mario Bruno, Carmelo Cachia, Renato Cugini, Mario Diana, Giovanni Giagu, Marco Meloni, Giovanni Pileri, Nicolò Rassu, Carlo Sanjust e Pierpaolo Vargiu hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 20 febbraio 2007.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
SCARPA: "Norme per promuovere la partecipazione democratica dei cittadini alla vita delle istituzioni pubbliche e per combattere l'esclusione digitale". (272)
(Pervenuta il 15 febbraio 2007 e assegnata alla prima Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione Mattana - Marrocu - Calledda - Pacifico - Barracciu - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Floris Vincenzo - Lai - Orrù - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Franco sullo stato delle procedure riguardanti la realizzazione della nuova SS n. 195 "Sulcitana" e in ordine all'avvio dei lavori di costruzione del nuovo tracciato stradale e alla prosecuzione dei lavori di messa in sicurezza dell'attuale tracciato della SS n. 195". (716)
(Risposta scritta in data 16 febbraio 2007.)
"Interrogazione Dedoni - Vargiu - Cassano - Pisano sull'ammissione della società Airecovery ai partenariati della progettazione integrata POR Sardegna 2000-2006" (740)
(Risposta scritta in data 16 febbraio 2007.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:
SERRA, Segretario f.f.:
"Interrogazione Pileri - La Spisa - Petrini - Contu - Licandro - Rassu - Sanjust - Lombardo, con richiesta di risposta scritta, sull'attuazione del Piano paesaggistico regionale". (754)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulle nomine regionali nelle agenzie per l'agricoltura AGRIS, ARGEA e LAORE". (755)
"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sugli ingenti danni subiti dai produttori di carciofi nei Comuni di Ittiri, Ossi, Usini, Uri e Tissi". (756)
"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sulle recenti nomine di dirigenti tecnici operate dal dirigente dell'Ufficio scolastico regionale". (757)
"Interrogazione Cherchi Oscar - Floris Mario, con richiesta di risposta scritta, sul controllo degli organi degli enti locali". (758)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'articolato del disegno di legge numero 5-Stat/A.
Colleghi, eravamo arrivati all'emendamento aggiuntivo all'articolo 10 numero 805, che è un emendamento che sostituisce il "342", a pagina 278. Il relatore ne aveva proposto l'accoglimento e anche un emendamento orale.
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna, relatore. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Grazie, Presidente. Poiché l'emendamento orale non è stato accolto e trattandosi, sia nel caso dell' "805" come del "342", di due emendamenti aggiuntivi io chiedo la sospensione di questi due emendamenti, li riprendiamo casomai più avanti in attesa di una formulazione ancora condivisa e quindi di passare direttamente alla votazione dell'emendamento numero 506.
PRESIDENTE. Va bene. Emendamento numero 506 a pagina 279, lo mettiamo in votazione, colleghi.
ARTIZZU (A.N.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Va bene. E' stata richiesta la votazione elettronica. Prego i colleghi di prendere posto.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 506.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Murgioni - Scarpa.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Biancu - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Lai Silvio - Lanzi - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras.
Si sono astenuti: Il Presidente Spissu - Artizzu - Atzeri.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 42
votanti 39
astenuti 3
maggioranza 20
favorevoli 2
contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 11. All'articolo 11 sono stati presentati gli emendamenti soppressivi totali numero 34, 77 e 251; i sostitutivi parziali numero 241, sostituito dal numero 803, e il "507"; gli aggiuntivi numero 344, che ha due emendamenti all'emendamento, "802" e "804", il "509" e il "508".
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 11 e dei relativi emendamenti:
Art. 11Controllo della spesa
1. Le amministrazioni pubbliche regionali perseguono il rigore nella spesa per il funzionamento degli organi istituzionali e per lo svolgimento della azione amministrativa e ne assicurano efficienza, efficacia ed economicità.
2. Sono disciplinate, sulla base di previsioni di legge, adeguate forme di controllo e valutazione della spesa.
EMENDAMENTO soppressivo totale FLORIS Mario - CHERCHI Oscar.
Articolo 11
Il 1° comma, dell'art. 11 è soppresso.
Il 2° comma, dell'art. 11 è soppresso. (34)
EMENDAMENTO soppressivo totale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 11
L'art. 11 è soppresso. (77)
EMENDAMENTO soppressivo totale FARIGU.
Articolo 11
L'articolo 11 è soppresso. (251)
EMENDAMENTO sostitutivo totale PINNA - URAS - BALIA - ORRÙ - SANNA Francesco - PITTALIS - SECCI - CUGINI - CORRIAS
Emendamento all'emendamento numero 241
Art. 11
Trasparenza e controllo della spesa
1. La Regione e gli enti, agenzie, aziende regionali, perseguono il rigore della spesa per il loro funzionamento e per lo svolgimento della propria azione amministrativa. (803)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale URAS - LICHERI - DAVOLI - FADDA - LANZI - PISU.
Articolo 11
Il comma 1 dell'art. 11 è modificato come segue: "1. Le Amministrazioni pubbliche regionali e quelle, comunque, sottoposte al controllo della Regione, perseguono il rigore della spesa per il loro funzionamento e per lo svolgimento della propria azione amministrativa." (241)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 11
Il comma 2 è sostituito dal seguente: "2. La Regione disciplina con legge regionale ordinaria adeguate forme di valutazione e controllo della spesa". (507)
EMENDAMENTO sostitutivo totale PINNA - BALIA - ORRÙ - SANNA Francesco - URAS - SECCI - PITTALIS - CUGINI - CORRIAS
Emendamento all'emendamento numero 344
L'emendamento numero 344 è sostituito dal seguente:
2 bis. Contributi, compensi a qualunque titolo erogati dalla Regione, dagli enti, agenzie ed aziende regionali, sono resi pubblici tramite messi di informazione di facile accesso nel rispetto delle normative in materia di tutela delle persone in relazione al trattamento dei dati sensibili. (804)
EMENDAMENTO sostitutivo totale PINNA - BALIA - ORRÙ - SANNA Francesco - URAS - SECCI - PITTALIS - CUGINI - CORRIAS
Emendamento all'emendamento numero 344
L'emendamento 344 è sostituito dal seguente:
2 bis. Contributi, compensi a qualunque titolo erogati dalla Regione, dagli enti, agenzie ed aziende regionali, sono resi pubblici tramite mezzi di informazione di facile accesso nel rispetto delle normative in materia di tutela delle persone in relazione al trattamento dei dati sensibili. (802)
EMENDAMENTO aggiuntivo BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Vittorio Renato.
Articolo 11
Dopo il comma 2 è inserito il seguente comma: 2 bis La Giunta regionale è tenuta a redigere, ed a rendere pubblico anche nel sito internet della Regione, aggiornandolo settimanalmente, un elenco di tutti gli incarichi professionali e di tutte le consulenze, con i relativi termini ed importi, sotto qualsiasi forma attivate, disposte con atto del Presidente, degli Assessori, dei Dirigenti regionali e dei corrispondenti livelli degli Enti e delle Agenzie Regionali, oltre che dei dirigenti della ASL. (344)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 11
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: "2 bis. Al fine di rendere effettivo il contenimento della spesa, la Regione si impegna a ridurre il ricorso a professionalità esterne operanti in regime di convenzione ai soli casi di necessità provata e documentabile. Non è ammesso il ricorso a personale convenzionato per l'espletamento di mansioni che possono essere assegnate al personale già nell'organico della Regione e per le categorie lavorative per le quali vigono contratti collettivi nazionali, che la Regione si impegna ad applicare". (509)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 11
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: "2 bis. Al fine di promuovere la partecipazione dei cittadini al controllo e alla valutazione della spesa, la Regione si dota di strumenti legislativi perla redazione del bilancio sociale, secondo criteri di trasparenza e di effettiva partecipazione dei cittadini, sia come singoli che in forma associata". (508).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'articolo 11, signor Presidente, è un articolo che sinceramente non pone problemi particolarissimi. La dizione, trattandosi anche di un articolo molto breve, è obiettivamente molto generale in questo articolo titolato, rubricato: "Controllo della spesa", afferma un principio, cioè che le amministrazioni pubbliche della Regione debbono rispettare nella loro azione amministrativa il rigore della spesa per il funzionamento degli organi istituzionali e per lo svolgimento dell'azione amministrativa e il fine è quello di assicurare efficienza, efficacia e insieme però economicità. Il secondo comma precisa ancora che a questo fine apposite leggi, successive quindi all'approvazione della legge statutaria, possano disciplinare forme di controllo e di valutazione della spesa, forme di controllo e di valutazione della spesa che, d'altra parte, sono previste sia da altre norme di legge, ma la legislazione ordinaria in questo da tempo si è orientata sicuramente ad istituire forme di controllo interne all'amministrazione sulla gestione, sia successivamente sia in parte anche preventivamente all'azione amministrativa. E' un gravissimo problema, un problema cioè molto rilevante, trattandosi di un'esigenza molto sentita che più volte negli anni passati, direi addirittura nei decenni passati, aveva portato a profonde modificazioni del sistema legislativo, proprio sulla materia dei controlli, per raggiungere lo scopo di garantire sì forme adeguate di controllo, ma anche di garantire l'efficienza dell'amministrazione e il raggiungimento degli scopi, liberando il procedimento amministrativo da una serie di strumenti, di interventi, soprattutto quelli preventivi alla definizione, alla definitività dell'atto, che nella storia delle nostre istituzioni hanno dimostrato più volte di costituire delle forme di rallentamento molto forte. Tutta la legislazione in materia di controllo amministrativo, di controllo sulla legittimità degli atti amministrativi ha vissuto questa situazione e si è orientata progressivamente nel ridurre i controlli preventivi per orientare l'intervento e qualificare l'azione di controllo soprattutto nella fase successiva all'emanazione dell'atto, per verificarne proprio il raggiungimento dei risultati in termini di efficacia e di efficienza oltre naturalmente alle forme di controllo interno o esterno all'amministrazione riguardante il rispetto delle norme sulla contabilità. Ma quello che più stupisce di questo articolo è una formulazione che apparentemente sembra innocua ma che pone un problema politico importante, su cui io vorrei in qualche modo richiamare l'attenzione, porre innanzitutto la mia attenzione e richiamare quella dei colleghi, e cioè che la formulazione di questo articolo, soprattutto nel primo comma, attribuisce l'obiettivo del perseguimento del rigore nella spesa alle amministrazioni pubbliche della Regione, ma non solo - avendo come oggetto di questa azione volta a perseguire il rigore della spesa - non soltanto lo svolgimento all'azione amministrativa, ma anche il funzionamento degli organi istituzionali. Questo è ciò che credo ponga qualche problema, cioè attribuire alla pubblica amministrazione anche il fine di raggiungere, di perseguire il principio e l'obiettivo del controllo e del mantenimento del rigore della spesa anche per il funzionamento degli organi istituzionali. Gli organi istituzionali sono delle realtà giuridiche che non si riducono e non si confondono con l'azione amministrativa, se per organi istituzionali cioè si intende anche il Consiglio regionale, se si intende la Giunta in quanto istituzione... non in quanto... la Giunta in quanto rappresentante del potere esecutivo, rappresentante cioè del potere da un lato di esecuzione delle leggi, ma dall'altro anche di impulso dell'azione politica, l'organo principale dell'indirizzo politico insieme al Consiglio regionale. Se cioè, quindi, attraverso questo articolo si vuole dire che è la pubblica amministrazione, è l'amministrazione regionale che deve avere come fine quello di perseguire il rigore della spesa per il funzionamento degli organi istituzionali, significherebbe in qualche modo in questa dizione - che noi francamente riteniamo infelice - sottoporre l'azione degli organi istituzionali del Consiglio, sottoporla all'azione amministrativa, cosa che non è corretta; gli organi istituzionali hanno una funzione che va ben al di là di quella di garantire un'azione amministrativa e va anche ben al di là di quella di garantire efficienza, efficacia ed economicità all'amministrazione stessa. Il funzionamento degli organi istituzionali è un funzionamento che è a garanzia della rappresentatività popolare; la funzione legislativa così come la funzione di indirizzo politico ha una propria autonomia rispetto alla questione amministrativa, anzi ha una funzione sovraordinata rispetto alla funzione amministrativa, tanto che è impensabile che il funzionamento di questi organi possa essere soggetto, sia pure per un obiettivo più che legittimo, cioè quello di limitare le spese allo stretto necessario e non evidentemente attribuire alla gestione degli organi istituzionali della Regione una illimitata capacità di spesa che nessuno può permettere, il rigore della spesa cioè la finalizzazione della spesa pubblica al raggiungimento di fini esclusivamente pubblici deve essere garantita, ma dobbiamo riflettere sul fatto che attribuire all'amministrazione il potere di interferire sui limiti della spesa per il funzionamento degli organi istituzionali in qualche modo significa assoggettare la politica - nel punto più alto che è quello, appunto, degli organi istituzionali, sia del potere legislativo sia del potere esecutivo - subordinare all'azione amministrativa, è totalmente il contrario! A meno che non si voglia specificare che l'obiettivo del perseguimento del rigore della spesa vale anche per le amministrazioni interne degli organi istituzionali, inteso in questo modo può essere anche ritenuta accettabile, ma la formulazione di questo comma credo che dia adito a dubbi su una cosa che può non sembrare di evidentissima attuazione, ma che attiene a una questione di fondo, e cioè che - come abbiamo detto più volte - la rappresentanza degli interessi della società che si rappresenta e si manifesta nell'azione politica che si svolge nella maniera più alta proprio negli organi istituzionali, ha i suoi costi, ha i suoi costi che non devono essere assoggettati a un potere di sindacato sulla modalità attraverso cui queste spese vengono fatte che è in capo ad un altro potere, che è quello amministrativo che invece deve essere soggetto agli organi istituzionali. Credo che una correzione, una precisazione in questo senso possa ridare eventualmente a questa formulazione il suo vero significato nel rispetto proprio della funzione altissima che hanno gli organi istituzionali della Regione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole La Spisa. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie Presidente. E' evidente che se ci fosse un'amministrazione pubblica regionale che persegue lo sperpero del denaro pubblico per il funzionamento degli organi istituzionali, e per lo svolgimento dell'azione amministrativa, penso che le magistrature contabile e penale interverrebbero con determinazione, e certo non lascerebbero scampo. Peraltro il comma uno non prevede sanzioni, e anche in questo caso occorre un'altra legge. Quindi ci stiamo riferendo ad un articolo, l'articolo 11, relativo al controllo della spesa, che, oggettivamente, si dimostra particolarmente insignificante; e lo è ancora di più se si considera che sono stati abrogati gli articoli 2 e 3 e proprio l'articolo 3 dedicato in modo specifico al tema della legalità, imparzialità, efficienza e trasparenza nell'azione amministrativa. Del resto l'articolo 3, se non ricordo male, è stato soppresso, perché materia non contemplata dall'articolo 15 dello Statuto, così come è modificato. Beh adesso mi sembra che stiamo riproponendo una parte dello stesso argomento seppure in un altro articolo. E questa è una delle ragioni per cui sosterrò gli emendamenti soppressivi numero 34 numero 77 e numero 251. Qualora l'Aula, tuttavia, decidesse di mantenere l'articolo, faccio notare, che sul comma uno la Commissione ha presentato un emendamento, l'emendamento numero 803, con cui si modifica in parte il contenuto, ma resta valida la considerazione sulla ovvietà di quanto viene espresso in questo comma. Mancando le sanzioni, inoltre, resterà, e resta, lettera morta qualunque nobile principio venga affermato, se poi risulta superfluo, beh si corre anche il rischio del ridicolo. Faccio inoltre notare che al comma due sono stati presentati addirittura tre emendamenti aggiuntivi, e ad uno di questi, l'emendamento numero 344, altri due emendamenti. L'ultimo, quello che reca il numero 804 poi non risolve, ma anzi mi sembra complichi il problema a cui vorrebbe porre rimedio. Ma ne parleremo successivamente, mi riservo di intervenire nelle dichiarazioni di voto sugli emendamenti e approfitto degli ultimi minuti a disposizione per dire, che se non è possibile, sarebbe scorretto trasferire su questa legislatura le difficoltà derivanti dalla transizione al sistema maggioritario e presidenziale, analogamente non si può parlare di nostalgia del parlamentarismo per come è stata vissuta l'esperienza della precedente legislatura. Non è possibile, infatti, assimilare tout court l'esperienza del parlamentarismo alla dodicesima legislatura, e dico questo perché stiamo riflettendo sulla forma di governo, stiamo parlando del ruolo del Consiglio regionale e anche di quello che inevitabilmente è accaduto negli ultimi anni, perché l'onda lunga della sfiducia indotta nei confronti dei partiti ha prodotto evidentemente uno scadimento della qualità della politica, che ha travolto i ruoli, travolgendo le istituzioni, le forme di governo e per fino la pratica della democrazia. E' stato un percorso lento, che a mio avviso ancora non si è concluso, e che ovviamente non possiamo neanche far finta che sia limitato ad una sola legislatura. Per cui ci troviamo immersi ancora in questo clima; e credo che per questo motivo sia ancora più necessario andare con i piedi di piombo su tutte quelle scelte che dovranno caratterizzare proprio la forma di governo di questa Regione. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie.
E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Io credo di poter dire che dopo il preambolo, ma subito prima dell'articolo numero 1, dell'articolo 2, dell'articolo numero 3 della legge statutaria, l'articolo numero 11 è forse, come dire, uno dei più inopportuni articoli all'interno della legge statutaria. Primo: perché con la legge statutaria non ha nulla a che vedere, è uno di quegli articoli come il 2 e il 3, che non ha nessun senso inserire nella legge statutaria. E poi mi chiedo se ha senso comunque inserirlo se poi nello stesso articolato si rimanda ad una futura legge regionale, le adeguate forme di controllo e di valutazione della spesa, una materia, o la si regola compiutamente oppure neanche se ne parla, e si è comunque liberi di regolamentarla nei testi di legge opportuni che siano essi disegni di legge o proposte di legge. Ma quello che più, per poi entrare nel merito e nel significato dell'articolo numero 11, quello che più mi colpisce, è che qui si definiscano le amministrazioni pubbliche regionale, a me risulta che esista un'unica amministrazione regionale, articolata con gli enti con tutta la sua struttura, ma che letteralmente vada definita l'amministrazione regionale che fra l'altro non può che essere pubblica, l'amministrazione regionale, o le amministrazioni se vorrete tenere questa dicitura impropria. Non mi risulta che ci siano delle amministrazioni regionali private, perché il contrario di pubblico, non può che essere privato, perciò già nella sua struttura e stesura l'articolo numero 11 credo che lasci molto a desiderare e contribuisca a rendere ancor più critico il giudizio dato dalle organizzazioni sindacali, più precisamente da un'organizzazione sindacale, e cioè un disegno di legge e una proposta rivista poi dalla Commissione decisamente di basso livello. Mi chiedo inoltre, che cosa enuncia l'articolo numero 11? Enuncia che l'azione di amministrativa deve garantire l'efficacia, l'efficienza e l'economicità; sono concetti pleonastici, mi chiedo se noi utilizziamo i contrari perché dovrebbe essere inefficiente, perché dovrebbe essere inefficace, perché deve essere anti economica? Cioè stiamo dichiarando una cosa che fa a pugni con il concetto di pubblica amministrazione, tanto più che rimandiamo poi le fasi di controllo e di valutazione della spesa, che necessità c'è di esprimere questi concetti; mi chiedo se questi concetti invece nascondano, purtroppo, un'azione amministrativa che lascia molto a dubitare sulla efficacia, sull'efficienza e sulla economicità. Sull'economicità mi auguro che si continui ad esprimersi, ma si esprima con maggior efficacia ed efficienza la Corte dei Conti, che è l'unico strumento rimasto per il controllo dell'amministrazione regionale. Sull'efficacia e l'efficienza ci sono anche qui altre istituzioni, che mi auguro un giorno, improvvisamente svegliandosi, abbiano il coraggio di rispettare il mandato per cui sono state istituite, cioè quello di controllare l'efficienza e l'efficacia della pubblica amministrazione. Ma io direi che aggiungerei, nel caso, anche la legittimità degli atti della pubblica amministrazione. Se per efficacia ed efficienza si intende che si è efficienti quando chi dissente dall'azione politica della Giunta, inserendosi impropriamente nell'azione amministrativa, quindi andando contro legge, viene defenestrato regolarmente, perché dichiarato nemico della politica della Giunta, e quindi di maggioranza, perché Giunta e maggioranza sono indissolubilmente legate. Dobbiamo aspettare le accuse degli amministratori, dei dirigenti della pubblica amministrazione, perché improvvisamente anche questo Consiglio scopra che siamo in mano a chi vuole costruire un sistema monarchico, sotto tutti punti di vista, che se si va contro le imposizioni e le indicazioni del principe, si deve andare tutti alla gogna? Non lo dico io sicuramente questo, prima di me hanno avuto modo di dirlo all'assessore Pigliaru, prima di me ha avuto modo di dirlo all'assessore Dessì, oggi lo dice il dirigente appena defenestrato dalla sanità, l'ha detto ieri un componente di un importante gara di appalto, come la Satchi & Satchi, il dottor Brigaglia, l'hanno detto altri funzionari e dirigenti pubblici negli atti che, mi auguro presto, arriveranno all'attenzione della Commissione d'inchiesta, ma che sono già a conoscenza di molti di noi. Credo che, tra gli altri, abbiano piena conoscenza anche altre istituzioni dei movimenti, delle pressioni e soprusi che hanno dovute subire alcune funzionarie pubbliche, facenti parte della commissione di gara della Satchi, quelle che verranno dopo Girau, il dottor Girau, che a loro volta verranno defenestrate se possibile, questo è nell'intendimento della Giunta, dell'Assessore e del Presidente, oppure che verranno relegate in qualche sottoscala di angusti palazzi della Regione. Ma questo avviene normalmente, sono due anni e mezzo che l'opposizione - ma qui, per essere onesti, devo allargare il cerchio -, anche componenti della maggioranza, hanno costantemente denunciato in quest'Aula che è il luogo idoneo, luogo di riferimento, perché le leggi vengono seguite, perché ci sia trasparenza, perché ci sia efficacia, perché ci sia efficienza, perché ci sia economicità. Ma, regolarmente, le denunce che sono riportate nelle mozioni, che sono riportate nelle interrogazioni, che sono riportate nelle interpellanze, negli ordini del giorno, e se andiamo indietro nel tempo, anche nelle dichiarazioni di qualche Assessore a inizio legislatura, queste sono state regolarmente dimenticate, omesse. Mi potrà insegnare sicuramente il professor Gessa ed il collega Gessa, che ci sono delle cose che nel nostro cervello vengono accantonate, quasi involontariamente, e appartengono a quelle cose dimenticate o che si vogliono dimenticare. Ecco, io credo che quella parte del nostro cervello, del vostro cervello, sia molto ampia in questo momento; ed è nostro compito ricordarle, è nostro compito ricordare che quelli sono chiari esempi di efficienza e di efficacia e di trasparenza, e aggiungo, del primo dovere che noi dobbiamo avere, di legittimità degli atti, delle regole certe che devono essere seguite sino a quel potere, che noi abbiamo più di altri, a cambiarle; a cambiarle con gli strumenti democratici che sono in nostro possesso. Ecco, tutto questo è l'articolo 11, tutto questo dice l'articolo 11, lo dice nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, con parole sbagliate, perciò l'unica cosa, l'unico pregio di questo articolo è che fortunatamente c'è l'occasione per parlarne, e l'occasione per parlarne è quest'Aula, in un corretto confronto che ci veda finalmente capaci di dare dignità alla nostra azione politica, e quindi dare dignità ai sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Sì, grazie Presidente. Io non utilizzerò l'intero tempo a mia disposizione, anche perché altrimenti rischio di ripetere alcuni concetti che i miei colleghi hanno già dichiarato. Sta di fatto che l'articolo 11, del quale stiamo andando a parlare, a mio giudizio, ha subito una vera e propria mutazione genetica, nel senso che la proposizione dell'articolo 11, così com'era stata fatta dalla Giunta regionale, aveva un significato totalmente opposto e totalmente diverso. Già il titolo era diverso, perché il titolo parlava di costi della politica e, entrando nel merito di ciò che l'articolo 11 proposto dalla Giunta diceva, si limitava ovviamente a prendere in considerazione il problema, da un punto di vista ovviamente del principio, della spesa per il funzionamento degli organi istituzionali, e quindi non creava quella confusione alla quale già hanno fatto cenno, appunto, altri interventi, tra spese di funzionamento negli organi e spesa e rigore della spesa relativa, naturalmente, all'azione amministrativa. Quindi, si è voluto, nel dibattito in Commissione, evidentemente annacquare questo principio, trasformandone il concetto e quindi nascondendo in realtà, nascondendolo dentro un principio già richiamato, che era quello che è contenuto nell'articolo 3, che abbiamo ovviamente già affrontato. Allora mi chiedo, e lo chiedo naturalmente all'intera Aula, ma così trasformato, così modificato, che senso ha tenerlo questo articolo 11? Non può avere più alcun senso, a mio giudizio, perché è un principio che viene richiamato che è totalmente incongruente rispetto all'articolo 15 del nostro Statuto, l'articolo 15 come è stato ovviamente modificato dalla legge costituzionale numero 2. Quindi, credo che andrebbe, da un punto di vista anche della razionalità del testo che poi andremo ad approvare, davvero soppresso, perché non ha più alcun significato e crea soltanto confusione anche nel richiamo del principio. D'altro canto, ciò che si vorrebbe o si intende fare con il comma 1 di questo articolo 11, quindi l'obiettivo strategico dell'articolo 11, è un obiettivo che è di tipo regolamentare, perché non può che essere competenza di un regolamento, riferibile naturalmente agli organi, agli enti regionali, alla stessa Regione, quello del rigore e dell'utilizzo delle risorse in capo all'organo stesso. Questo dimostra, e lo dico con una caratterizzazione che è ovviamente più ampia, che noi ci stiamo muovendo male in questo dibattito relativo alla composizione di questa legge statutaria. Ancora una volta, in questo caso, stiamo uscendo fuori dal binario dettato dall'articolo 15 e stiamo andando a sconfinare, questa volta, proprio sul lato, cosiddetto, ordinario. Noi non possiamo richiamare un principio che già è stato approvato e che significherebbe esattamente espropriare quella che è la competenza ordinaria, anzi probabilmente ancor meno della competenza ordinaria, proprio perché andrebbe a ricollocarsi in quella che è la competenza regolamentare, quella, sì, affidata evidentemente alla Giunta regionale.
Se noi vogliamo fare un discorso, invece, come era nelle intenzioni e nella testa della Giunta regionale, questo non dobbiamo che farlo con maggior coraggio, dire che il costo della politica, se lo vogliamo affrontare, ma non è questo di certo la sede in ogni caso, il costo della politica va normato è un costo che si presenta a tantissimi aspetti da un punto di vista del dibattito, anche sul piano dei principi, che chiaramente non possiamo eludere ma che cosa ha a che fare con questa statutaria? Sicuramente non ha a che fare niente. Quindi, la nostra proposta è che l'articolo 11 venga soppresso perché, l'hanno detto anche altri, è totalmente ininfluente. Se noi oggi non l'avessimo, dentro questo testo, nulla cambierebbe, perché comunque rimane il principio così diluito, così annacquato che è già contenuto negli articoli che precedentemente abbiamo approvato, anzi in maniera rafforzata è contenuto negli altri principi e qui ormai ha perso di ogni concreta incisività. Quindi, sono d'accordo sulla proposta che ha fatto l'onorevole Caligaris che gli emendamenti soppressivi dell'articolo 11 meritino di essere approvati.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, questo articolo 11 mi richiama un po' quelle orchestrine che vengono chiamate ad integrare le feste o il grande spettacolo, non potendo reggere per un'intera serata l'attore principale, il cantante di grido, si chiamano ogni tanto queste orchestrine un po' anonime per riempire la serata. Questo articolo mi sembra che ci richiami un po' questo. Oppure, che dire? Dico che la grande regia che sta dietro questa proposta di legge, questo disegno di legge, ci sia un grande, non so se posso usare un'espressione sarda, perché non me ne viene una di altrettanta efficacia, mi sembra come dire il frutto di unu grandi trasseri, una trassa è difficile da tradurre nella pienezza perché è un po' furbizia, un po' trappola, un po' tutto, un po' giocosa, un po' anche comunque cattivella. Trasseri per distrarre un po' la gente e farla cadere, perché siamo passati dall'articolo 10, si è registrata una grave ipoteca sul presenzialismo e quindi bisogna anche un pochino abbassare la tensione con un "articolo intermezzo", perché è perfettamente inutile. E' un articolo ha fatto di ovvietà, di cose che, francamente, lo dico e vorrei non mancare di rispetto a nessuno, mi sembra davvero una civetteria, un'operazione di cosmesi giuridica perfettamente inutile. Dove peraltro il pennello del parrucchiere ha compiuto anche qualche svirgolatura, come nel comma primo dell'articolo, si è sempre parlato qui di distinzione di ruoli politico e amministrativo, dicendo che appunto il ruolo politico non poteva invadere quello amministrativo, però evidentemente non si intendeva esattamente che il contrario, l'amministrativo sì che può invadere quello politico, perché qui dalla lettura letterale del primo comma, questo si afferma ed è un fatto estremamente grave e contraddittorio a tutto quello che si è affermato fino ad adesso.
Signor Presidente, io non so evidentemente questa definizione di disegno di legge statutaria, questa parola deve avere un po' ubriacato tutti e si è creduto attraverso questo di fare cose straordinarie che dovessero cambiare l'immagine, il ruolo, la sostanza di questa nostra autonomia. Senza la capacità di intendere veramente che per legge statutaria si devono intendere tutte quelle leggi che con la procedura non costituzionale, ma ordinaria eppur rafforzata, doveva disciplinare, legiferare, normare quello che è stato tradotto dentro il secondo comma dell'articolo 15 e riportati punto. Ma la parola statutaria deve avere un effetto magico, evidentemente, quasi stordente e ha fatto fare le cose… questo articolo veramente è stato per un verso di ovvietà, di cose perfettamente inutili, quasi che rivolesse trovare un qualche cosa per intrattenersi e per passare da una cosa importante, molto grave, come era l'articolo 10, per poi passare al resto, perché de trassas ce ne sono anche successivamente, negli articoli successivi, che sono vere e proprie trappole giuridiche. Io davvero mi chiedo se dobbiamo continuare a portare avanti questi disegni di legge e se un altissimo senso nascosto di responsabilità, un senso di profondo attaccamento ai principi fondanti dell'autonomia, perché ha bisogno di rivitalizzazione, non ci dicesse fermiamoci un momentino, smettiamola, e cerchiamo di ritrovare tra le forze sinceramente riformiste e autonomiste un momento di autosintesi per affrontare le grandi questioni riformatrici, davvero, della nostra Regione. E ripartire con quasi un rilancio, una rivitalizzazione perché deve essere accompagnata da altro. Noi vediamo tutto quello che sta accadendo anche qui, fatti di estrema gravità e responsabilità io non li vorrei, come dire, far travolgere dalle cronache di questi giorni o dei giorni scorsi, però molte cose che qui sono state denunciate, anche modestamente dal sottoscritto, come ho detto, non mi pare che tutto quello che è stato denominato come atto riformatore, al nostro grande Governatore non gli interessi niente, come obiettivo primario. Che gli interessano soltanto gli effetti indotti e i risultati obliqui a quelli che sono legati alla centralità che sono indicati nei progetti riformatori, così dicasi per la sanità, e mi pare che questo stia venendo fuori. Signor Presidente, francamente mi trovo in estremo disagio a trovarci ad esaminare articoli, come questo, 11, di una legge che ha la pretesa di essere un atto riformatore. Un articolo scritto, nella migliore delle ipotesi, ripeto di affermazioni ovvie, perché giustamente diceva il collega Capelli, proviamo a ragionare anche al contrario: potrebbe essere l'amministrazione non è efficiente, non trasparente? Ma, dico, quando mai? E' ovvio, sono cose assolutamente ovvie! Sono ovvie perché non si può neanche pensare al contrario. Allora, signor Presidente io non so più davvero… avevo avuto a momenti una certa speranza, di una certa risposta, a certe espressioni e presente di questo Consiglio, ma qualche volta ripiombo in una sorta di depressione, proprio siamo senza speranza? Io non voglio rassegnarmi a vivere questa mia rilevante esperienza in questo Consiglio senza una speranza di vedere la Regione, la nostra Regione, riprendesi e riportarla ad un grande ruolo nel contesto delle autonomie speciali, ma nel contesto anche di questo nostro paese e fargli giocare un grande ruolo anche a livello europeo, perché ne ha tutte le potenziali condizioni. Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie, signor Presidente. Tutti gli intervenuti, sino a questo momento, sull'articolo 11 hanno praticamente tracciato l'inutilità, qualcuno ha detto che era pleonastico, altri hanno detto che bisognerebbe cassarlo perché è una cosa ovvia che questi costi della politica, il controllo della politica vengano ridotti. E a questo proposito uno dei punti di azione governativa, di elezione della Giunta che possono ridurre i costi della politica, a parer mio oltre a tutti gli emendamenti che vi sono, sarebbe anche quello di portare in aula quella legge finanziaria del 2007, e io che non sono molto esperto di Internet, questa mattina mi sono fatto, per essere esatti, alle 10 e 21, mi sono addentrato e ho visto che già 13 giorni dopo questa presunta approvazione di questa finanziaria che dovrebbe effettivamente riportare ad una riduzione dei costi della politica, non chiarisce nessun dubbio il sito, anzi ne alimenta molti, perché di finanziaria non se ne parla assolutamente. Infatti, nella sezione del sito dedicata ai comunicati stampa della Giunta non c'è alcuna traccia di documenti finanziari e nella sezione delibere ben tre pagine sono occupate dall'importantissima seduta del 7 febbraio che contiene dodici delibere, ma soltanto tre non può essere visualizzato il testo, e lo sa quali sono queste tre delibere delle quali non può essere evidenziato il testo? Sono le delibere 526, 527 e 528. La prima del programma regionale di sviluppo, la seconda della proposta di Legge finanziaria per l'anno 2007 e la terza del disegno di legge concernente la proposta di bilancio per l'anno 2007 e il bilancio pluriennale 2007 - 2010. Quindi, di questi provvedimenti citati c'è solo il titolo, ma neppure una riga di testo e quanto al prezzo, lo stanno pagando da due mesi tutti i sardi a causa dell'esercizio provvisorio, ancora non si sa quando arriverà il conto finale, ma c'è un particolare che voglio portare all'attenzione di quest'aula, che è ancora più rilevante questa gravissima omissione della Giunta, che la maggioranza si ostina a derubricare la voce "problemi tecnici", questione di qualche giorno e altre fesserie del genere, diciamocelo chiaramente. Siccome è costume del Presidente prendere per mano i sardi ed accompagnarli affettuosamente nel lungo viaggio attraverso la situazione planetaria dell'informazione, nel sito si spiega con puntiglio pedagogico che cosa sono le delibere, ed è scritto testualmente: " l'attività della Giunta si esprime attraverso atti amministrativi che assumono la forma di delibere, provvedimenti con cui vengono formalizzate le decisioni collegiali", davvero una bella lezioncina di diritto amministrativo e anche di massima trasparenza in pillole alla portata di tutti come si dice. Bene, bisogna solo chiarire che cosa ha fatto la Giunta nel caso della finanziaria che sarebbe quell'atto molto importante per cercare di incanalare i costi della politica e del bilancio e del piano regionale di sviluppo. Si è espressa attraverso atti amministrativi, questi hanno assunto la forma di delibere, si tratta di provvedimenti che formalizzano decisioni sbagliate, collegiali? Se la risposta fosse sì non si capirebbe perché solo quegli atti fra gli atti della seduta del 7 febbraio siano stati virtualmente sbianchettati. Noi facciamo qualche riflessione e diciamo che in attesa di fare sbianchettare nella finanziaria nazionale qualche altro atto, il Presidente sta sbianchettando le pagine delle delibere. Se fosse no, ma non si sa cosa sia peggio, si potrebbe pensare che a fronte dei titoli, le pagine del testo siano ancora tutte bianche, cioè non abbiamo una finanziaria. In entrambi i casi il Presidente anche nella sua veste di Assessore ad interim della programmazione e super assessore trasversale oltre che allo scibile umano come pretenderebbe la statutaria è un tizio che gioca scorretto senza nemmeno salvare la faccia, nasconde le carte perché le vuole truccare, insomma uno dal quale sarebbe consigliabile non comprare una macchina usata perché come diceva il famoso slogan, alla prima curva si rischia di andare fuori strada. Ma fino a quando gli si potrà consentire di mandare la Regione fuoristrada? E' politicamente, istituzionalmente e moralmente accettabile che una Regione in difficoltà gravissime prolunghi ulteriormente l'esercizio provvisorio solo perché si sta chiedendo al governo amico di aggiustare e di sbianchettare anche questa volta norme palesemente illegittime come quelle che dovrebbero far quadrare il bilancio con risorse virtuali?
Si potrebbe dire con i soldi del "Monopoli". Ecco per quale motivo molti colleghi chiedono che addirittura, e hanno portato anche qualche emendamento di correttivo per quest'articolo che è opportuno, signor Assessore, cancellare.
Alcuni organi di informazione pur non riferendo le parole testuali che molti in quest'aula per altro ben conoscono hanno pubblicato un fuori onda del Presidente all'interno di un colloquio che doveva restare riservato. La frase suonava più o meno così: "gliela faccio vedere io a questi qui, teste di... mischia, la finanziaria la porto in aula quando dico io". Qualcuno lo svegli perché crede di essersi comprato la Regione senza metterci un euro logicamente ed ecco per quale insisto ancora Presidente perché ci si ravveda e si possa pensare che questi due commi dell'articolo 11 possano essere cancellati. Non è discutibile, penso che sia che anche fuori luogo cercare di allungare il brodo come diceva il collega, di distrarre un po' l'opinione pubblica portando l'orchestrina di rimpiazzo perché il cantante solista è un po' stanco. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Moro. L'onorevole Artizzu, decade.
L'onorevole Francesco Sanna decade.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Grazie. L'emendamento numero 34, il parere è negativo, il 77 è negativo, il 251 è negativo, al 241 è stato presentato un emendamento all'emendamento l'803 e il parere è positivo. Il 507 è negativo, al 344 sono stati presentati da ultimo l'804 che è l'emendamento all'emendamento per il quale si esprime un parere positivo, per il 509 il parere è negativo, per il 508 il parere è negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Si, il parere della Giunta è conforme a quello del Presidente della Commissione.
PRESIDENTE. Grazie. Emendamento numero 34.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io voterò ovviamente a favore dell'emendamento numero 34 e contro l'articolo 11 per diversi motivi, perché l'articolo 11 mi sembra un articolo palliativo, populista, impertinente che vuole scaricarsi le coscienze e che è tipico di una certa parte della politica italiana, cioè questa superbia intellettuale, questa funzione educatrice che la Regione vorrebbe avere nei confronti delle altre amministrazioni. Ma questo ruolo non esiste più perché sappiamo benissimo che gli enti locali con la riforma del Titolo V della Costituzione non sono enti subordinati ma sono enti autonomi con vita propria, con dignità propria, con pari dignità nei confronti della Regione e poi la Regione si guardi al proprio interno, noi abbiamo più volte nella finanziaria presentato gli emendamenti che prevedono un organismo esterno che veda e controlli la spesa della Regione perché noi non sappiamo come spendono i soldi le Regioni, cosa avviene nell'Assessorato alla programmazione, non lo sappiamo noi e riteniamo che milioni di elettori vadano a leggere l'articolo 11 della nostra legge elettorale.
Intanto perché rimanga un'altra legge, non so più Assessore quante leggi dovremmo fare noi perché stiamo facendo una legge statutaria che prevede che altre, tante altre leggi e mi auguro che la prima Commissione sia in grado di farle, non dovremo aspettare certo che la Giunta su anche questa funzione educatrice faccia le leggi e ci trasferisca una miriade di leggi che questa legge statutaria sta cercando di mettere in movimento. Ma già tutto questo era contenuto nell'articolo 3 di questo disegno di legge, è in contrasto con l'articolo 7, con il comma 7 dell'articolo 12, lede l'autonomia delle amministrazioni e poi, consentitemi, è veramente pleonastico, nessuna legge prevede il non rigore, restano i sistemi democratici di controllo politico, amministrativo e penale che garantiscono la correttezza dell'attività amministrativa e contabile. Quindi riteniamo che questo articolo non ci sia fare niente.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Per chiedere il voto elettronico palese, Presidente.
PRESIDENTE. Sono in votazione gli emendamenti numero 34, 77 e 251 che sono uguali, soppressivi totali dell'articolo 11. Votazione elettronica, prego i colleghi di prendere posto. Dichiaro aperta la votazione.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 34, 77 e 251.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Caligaris - Capelli - Cassano - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Lombardo - Milia - Moro - Murgioni - Pisano - Randazzo Alberto.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Biancu - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Ibba - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Si è astenuto: il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 51
votanti 50
astenuti 1
maggioranza 26
favorevoli 12
contrari 38
(Il Consiglio non approva).
Emendamento numero 803, che è sostitutivo del numero 241. E' stato espresso parere positivo.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, Presidente, per annunciare il mio voto contrario all'emendamento perché, anche se modifica il testo, resta in piedi la considerazione che stiamo esprimendo un'ovvietà e, quindi, ritengo che per coerenza con quanto ho sostenuto relativamente agli emendamenti soppressivi, anche questo rientri all'interno di quella valutazione. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie. E' in votazione l'emendamento numero 803.
(E' approvato)
Emendamento numero 507.
(Non è approvato)
Votiamo il testo dell'articolo 11.
Poiché nessuno è iscritto a parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Emendamento aggiuntivo numero 804, che è sostitutivo del numero 344 e dell'802.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, grazie Presidente. Per sottolineare un aspetto che mi sembra sia passato sotto silenzio e cioè che, in questo emendamento, si pone l'accento sulla necessità di rendere palesi, evidenti e quindi dare visibilità a tutti i contributi e i compensi. Ritengo che sia stato sottovalutato il fondo, per esempio i fondi di beneficenza, o le spese di rappresentanza che restano e devono restare indistinti perché, secondo me, entrano in contrasto con la legge sulla privacy. Poi, non si capisce bene questa sottolineatura: "Tramite mezzi di informazione e di facile accesso". Cioè, intanto andrebbe chiarito che devono essere pubblicati sul BURAS, che è lo strumento ufficiale con cui si devono rendere pubblici tutti gli atti e, poi, c'è anche questo fatto, che "i mezzi di informazione di facile accesso" è una determinazione estremamente generica che non corrisponde poi, materialmente, alla definizione. Noi, per esempio, abbiamo nel BURAS la possibilità di conoscere la questione delle convenzioni. Nell'ultimo BURAS, per esempio, ci sono tutte quelle che sono state stipulate dall'assessorato agli enti locali, quindi mi sembra che questa norma, questo emendamento non sia adeguato a ciò che vuole rappresentare e per questo voterò contro. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Vittorio Randazzo. Ne ha facoltà.
RANDAZZO VITTORIO (U.D.C.). Solo per chiedere il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Grazie Presidente. Credo che l'aver sostituito con l l'emendamento numero 804 l'emendamento numero 344 molto probabilmente non coglie tutto lo spirito e i contenuti del numero 344, perché se è vero che si sta rendendo più leggibile la pubblicità di quelli che sono i contributi e le altre forme di compenso previste dalla norma ed erogate dalla Regione, è altrettanto vero che, forse, i mezzi di informazione di facile accesso avevano bisogno, eventualmente, di un'esplicazione migliore, nel senso che la pubblicazione, perlomeno sulla stampa quotidiana oltre che sul BURAS, molto probabilmente avrebbero reso ragione, più e meglio, su questi mezzi di informazione di facile accesso; perché? Noi sappiamo benissimo che abbiamo uno strumento oggi a disposizione, quello di Internet, però, il facile accesso per chi pure è dotato di strumento e per chi ha a disposizione il mezzo informatico nello stesso tempo è limitato nell'accesso da che cosa? E' limitato, per esempio, dal non avere i dati in tempo utile, è limitato dalla non presenza dei dati, è limitato dalla non pubblicazione di certi atti, è limitato, per esempio, da questi vuoti che si generano nella redazione del piano di comunicazione. Allora devo dire, la "facile comunicazione" o i mezzi di informazione di facile accesso, molto probabilmente, andava esplicitato meglio e credo che rendesse ragione meglio e di più a quello che, molto probabilmente, poteva essere nell'interesse o negli intendimenti dei colleghi che hanno presentato l'emendamento numero 804. Per cui io chiederei di poter fare un emendamento verbale, Presidente, dove i mezzi di informazione di facile accesso dovessero essere invece trasformati sul BURAS e nella stampa quotidiana. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Contu. Naturalmente ci rimettiamo su questo al relatore e alla Giunta, altrimenti lo votiamo così come.
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore.Per dire che non accogliamo la proposta emendativa proprio perché è stato lasciato un termine non così definito perché, poi, la legge dovrà disciplinare un po' più in dettaglio, allora il concetto "di mezzo di informazione di facile accesso", poi, può essere disciplinato nelle forme che sono state ripetute anche in alcuni interventi fatti poco fa in Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Sì, io penso che si possa accogliere lo spirito del suggerimento che veniva dall'onorevole Contu. Nel senso che quando si parla di mezzi di informazione di facile accesso bisogna intendere tutti quei mezzi, tutti gli strumenti ad iniziare dai nuovi mezzi di telecomunicazione, ai mezzi telematici, ai nuovi strumenti delle nuove tecnologie dell'era digitale, comunque tutti i mezzi che possono consentire a chiunque di avere accesso a queste informazioni. Quindi, io coglierei lo spirito del suggerimento nel senso che si intende che tutti i mezzi di comunicazione oggi a disposizione, ad iniziare dai più nuovi e dai più moderni, devono essere utilizzati per consentire quest'accesso.
PRESIDENTE. Grazie. E' stata richiesta la votazione elettronica sull'emendamento numero 804.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 804.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Atzeri - Balia - Biancu - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Dedoni - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Ibba - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras.
Rispondono no i consiglieri: Caligaris - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Farigu - Gallus - La Spisa - Liori - Lombardo - Moro - Petrini - Randazzo Vittorio.
Si sono astenuti: Il Presidente Spissu - Floris Mario.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 54
Votanti 52
Astenuti 2
Maggioranza 27
Favorevoli 41
Contrari 11
(Il Consiglio approva).
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 12. All'articolo 12 sono stati presentati i seguenti emendamenti: sostitutivo totale numero 35, i soppressivi parziali dal numero 252 e al 175, i sostitutivi parziali dal numero 711 al 700 e gli aggiuntivi dal numero 723 al 232.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 12 e dei relativi emendamenti:
Art. 12Consiglio regionale
1. Il Consiglio regionale è composto da ottanta consiglieri eletti a suffragio universale e diretto. Il Presidente della Regione è eletto contestualmente al Consiglio e ne fa parte. Con legge regionale approvata ai sensi dell'articolo 15, comma secondo, dello Statuto è stabilito il sistema elettorale sulla base dei principi di rappresentatività e stabilità.
2. Il Consiglio regionale è eletto per cinque anni. Il quinquennio decorre dalla data delle elezioni.
3. Le elezioni del nuovo Consiglio sono indette dal Presidente della Regione e possono aver luogo a decorrere dalla quarta domenica precedente e non oltre la seconda domenica successiva al compimento del periodo di cui al comma 2. Il decreto di indizione deve essere pubblicato non oltre il quarantacinquesimo giorno antecedente la data stabilita per la votazione.
4. In caso di cessazione anticipata della legislatura, le elezioni si svolgono entro sessanta giorni dalla data dello scioglimento del Consiglio.
5 Il nuovo Consiglio si riunisce entro venti giorni dalla proclamazione degli eletti, su convocazione del Presidente della Regione proclamato eletto.
6. Il sistema elettorale per l'elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Regione garantisce la rappresentanza consiliare a ciascuna provincia della Sardegna. Al fine di conseguire l'equilibrio della rappresentanza dei sessi, la legge elettorale promuove condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali.
7. Il Consiglio regionale ha autonomia organizzativa, funzionale, finanziaria e contabile, in conformità al Regolamento interno adottato a maggioranza assoluta dei suoi componenti.
EMENDAMENTO sostitutivo totale FLORIS Mario - CHERCHI Oscar.
Articolo 12
L'art. 12 è sostituito dal seguente:
1. Il Consiglio regionale è composto da 60 Consiglieri, comprende il Presidente e il Vice presidente della regione, il candidato secondo maggior votato nella circoscrizione regionale per l'elezione del presidente e del Vice presidente della Regione e 57 Consiglieri eletti con sistema proporzionale nelle circoscrizioni elettorali provinciali.
2. Il Presidente ed il Vice Presidente della Regione, il secondo maggior votato tra i candidati alla carica di Presidente della Regione e i restanti 57 Consiglieri regionali sono eletti contestualmente a suffragio universale, con voto diretto, libero e segreto attribuito a candidati e liste di candidati concorrenti rispettivamente nelle circoscrizioni elettorali regionali e provinciali.
Ciascuna lista o raggruppamento di liste per la circoscrizione regionale, indica i propri candidati alla carica di Presidente e di Vice Presidente della Regione e per le circoscrizioni elettorali provinciali i candidati alla carica di Consigliere regionale.
Le votazioni per l'elezione del Presidente e del Vice Presidente della Regione e quelle per l'elezione dei Consiglieri Regionali avvengono mediante due schede distinte.
3. Sono eletti Presidente e Vice Presidente della Regione i candidati che abbiano avuto il maggior numero di consensi sommando i voti direttamente ottenuti nelle circoscrizioni elettorali provinciali dalla lista o dal raggruppamento di liste che li hanno espressi.
La dichiarazione di candidatura alla carica di presidente della Regione è depositata presso la Corte d'Appello di Cagliari, unitamente al programma di governo che si intende attuare.
4. per l'elezione dei restanti 57 Consiglieri regionali il territorio regionale è ripartito in collegi provinciali, corrispondenti ai territori delle Province istituite con leggi nazionali e regionali.
La ripartizione dei seggi tra i collegi provinciali è stabilita sulla base della popolazione residente, prima della convocazione dei comizi elettorali, con Decreto del Presidente della Regione.
Il numero dei seggi spettanti a ciascun collegio provinciale è calcolato dividendo per 57 la cifra della popolazione residente nella Regione, così come risulta dall'ultimo stato ufficiale dell'ISTAT, ed assegnando ad ogni collegio provinciale tanti seggi quante volte il quoziente è convertito nella cifra della popolazione residente nello stesso collegio.
I seggi eventualmente rimanenti sono attribuiti ai collegi provinciali che hanno i resti più alti.
I seggi di cui ai precedenti commi sono ripartiti fra le liste o le coalizioni che hanno conseguito rispettivamente il 3% o il 10% del totale dei voti complessivamente espressi nelle circoscrizioni provinciali.
I seggi sono assegnati in modo tale da garantire alla lista o al raggruppamento di liste che ha ottenuto complessivamente il maggior numero di voti, considerando la somma dei consensi ricevuti dai propri candidati nelle circoscrizioni regionali e nelle circoscrizioni provinciali, una rappresentanza, compresi il Presidente ed il Vice Presidente eletti, nel Consiglio regionale di 35 consiglieri.
Nelle votazioni, nei collegi provinciali è consentita l'espressione di un solo voto di preferenza.
5. All'atto della presentazione dei candidati alle cariche di Presidente e Vice Presidente della Regione e dei Consiglieri regionali i responsabili delle liste o dei raggruppamenti di liste devono consegnare un documento, debitamente certificato, che viene altresì formalmente trasmesso ai competenti uffici del Consiglio regionale, contenente il programma di Governo, la composizione dettagliata, con le rispettive competenze, della Giunta regionale, che in caso di successo nelle elezioni, dovrà attuarlo e l'indicazione di tre garanti sulla realizzazione dello stesso programma.
La carica di componente la Giunta regionale è incompatibile con quella di consigliere regionale.
Al momento della nomina ad Assessore il Consigliere regionale è sostituito temporaneamente, per il solo periodo dell'incarico nell'esecutivo regionale, dal primo dei non eletti nella lista o nel raggruppamento di liste che l'hanno espresso. (35)
EMENDAMENTO soppressivo parziale FARIGU.
Articolo 12
Al comma 1 dell'articolo 12 sono soppresse le parole: "Il Presidente della Regione è eletto contestualmente al Consiglio e ne fa parte". (252)
EMENDAMENTO soppressivo parziale BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Vittorio Renato.
Articolo 12
Nel primo comma è soppressa l'espressione "è eletto contestualmente al Consiglio e". (345)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 12
Al comma 1 dell'art. 12, le parole da "Con legge regionale" fino a "e stabilità" sono soppresse. (78)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO Vittorio - RANDAZZO Alberto - MILIA - AMADU - CAPPAI.
Articolo 12
Al 6° comma dell'art. 12 le parole da "…e del…." Fino a "…Regione…" sono soppresse. (369)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al comma 6, le parole "del Presidente della Regione" sono soppresse. (510)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CALIGARIS.
Articolo 12
Nel comma 7 dell'articolo 12 sono soppresse le paro. (175)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - LA SPISA - VARGIU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 12
Il titolo dell'articolo è sostituito dal seguente: "Parlamento regionale". (711)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale URAS - LICHERI - DAVOLI - FADDA - LANZI - PISU.
Articolo 12
Il comma 1 dell'art. 12 è modificato come segue: Il Consiglio regionale, composto così come indicato nello Statuto Speciale, è eletto a suffragio universale, con voto diretto e segreto. (240)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.
Articolo 12
Al primo comma dell'articolo 12, alla seconda riga, la parola "ottanta" è sostituita dalla parola "sessanta". (212)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al comma 1, le parole "ottanta consiglieri" sono sostituite con: "cinquanta consiglieri". (511)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al comma 1, le parole "Il Presidente della Regione è eletto contestualmente al Consiglio e ne fa parte" sono sostituite con: "Il Presidente della Regione fa parte del Consiglio". (512)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - AMADU - MILIA - CAPPAI.
Articolo 12
Al 1° comma dell'art. 12 dopo le parole "…contestualmente al… sono sostituite dalla parola "…dal…" (368)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 12
Al comma 1 dell'art. 12, le parole da "Con legge regionale" fino a "e stabilità" sono sostituite dalle parole "Con successiva legge regionale, da approvarsi, entro un anno dall'approvazione della presente legge, ai sensi dell'art. 15, 2 comma, dello statuto, saranno determinati il sistema e le modalità di elezione dei Consiglieri regionali, sulla base dei principi di stabilità e di rappresentatività. A tal fine, la giunta regionale dovrà predisporre un progetto di legge in tempi tali da assicurare il rispetto del predetto termine annuale". (79)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.
Articolo 12
Al primo comma dell'art. 12, il periodo compreso tra e parole "Con legge regionale…" sino a "…e stabilità" è sostituito dal seguente: "Ai sensi dell'art. 15, comma secondo, dello Statuto la Regione adotta una legge elettorale con sistema maggioritario, con premio di maggioranza attribuito al maggior partito della coalizione vincente". (205)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale FARIGU - LADU - LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU -SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 12
Nel comma 3 le parole "possono avere luogo" sono sostituite dalle seguenti: "hanno luogo". (699)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al comma 3, le parole "dalla quarta domenica precedente" sono sostituite con: "dalla terza domenica precedente". (513)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al comma 3, le parole "la seconda domenica successiva" sono sostituite con: "la terza domenica successiva". (514)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al comma 5, le parole "entro venti giorni" sono sostituite con: "entro quindici giorni". (515)
EMENDAMENTO soppressivo parziale ATZERI - MANINCHEDDA.
Articolo 12
Al comma 5 sostituire le parole "proclamato eletto" con le parole "in carica". (223)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO Alberto - CAPPAI - RANDAZZO Vittorio - AMADU - MILIA.
Articolo 12
Al comma 5 dell'art. 12 le parole "proclamato eletto" sono sostituite dalle seguenti: "in carica". (366)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CORRIAS - BARRACCIU - LOMBARDO - LANZI - SANNA Simonetta - CERINA.
Articolo 12
Il comma 6 è così sostituito: "6. Il sistema elettorale per l'elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Regione garantisce la rappresentanza consiliare a ciascuna provincia della Sardegna. Al fine di conseguire l'equilibrio della rappresentanza dei seggi, la legge elettorale promuove con appositi provvedimenti, condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali." (334)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CALIGARIS.
Articolo 12
Nel comma 6 dell'articolo 12 sostituire il verbo "promuove" con il verbo "garantisce". (174)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale LADU - LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU -SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 12
Nel comma 6 le parole "la legge elettorale promuove" sono sostituite dalle seguenti: "la legge elettorale detta. (700)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - LADU - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO Alberto - ARTIZZU - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al 1° comma dell'art. 12 dopo la parola "…diretto" sono inserite le seguenti: "…, eletti nelle otto circoscrizioni provinciali che complessivamente costituiscono il collegio unico regionale.". (323)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.
Articolo 12
Nel comma 1 dell'articolo 12 dopo l'avverbio "contestualmente" aggiungere le parole "ma separatamente". (171)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.
Articolo 12
Nel comma 6 dell'articolo 12 dopo la parola "Sardegna" aggiungere le parole "assicurando la parità tra i generi". (172)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 12
Al 6 comma dell'art. 12, dopo le parole "la legge elettorale" sono aggiunte le parole "di cui al 1 comma del presente articolo". (81)
EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU -SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 12
Nel comma 6 dopo le parole "la legge elettorale promuove" sono aggiunte le seguenti parole: "con appositi provvedimenti". (701)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.
Articolo 12
Nel comma 6 dell'articolo 12 dopo le parole "consultazioni elettorali" aggiungere "Per conseguire questa finalità saranno previste apposite sanzioni qualora il principio non venga rispettato". (173)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al termine del comma 6, è aggiunto: "anche attraverso l'indicazione di una quota percentuale minima di candidati di ciascun sesso da rispettare nella composizione delle liste elettorali, pena l'esclusione delle liste dalla competizione elettorale". (516)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPPAI - DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo - MURGIONI - AMADU - PILERI - CASSANO - SANJUST - RANDAZZO Vittorio - RANDAZZO Alberto - CUCCU Franco Ignazio.
Articolo 12
All'articolo 12 è aggiunto il seguente comma: "7 bis. Il Presidente del Consiglio rappresenta il Consiglio regionale e ne è l'oratore ufficiale.". (232).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, abbiamo testé votato l'articolo 11 che parla di controllo della spesa. Siamo chiamati adesso a dimostrare la nostra coerenza di legislatori sardi con questi principi che abbiamo testé annunciato, che abbiamo anche annunciato con l'articolo 3 della legge statutaria. Io credo che il contenuto di questo articolo può dar senso a questa legge che diversamente senso non avrebbe se stancamente ci stiamo avviando, come ci stiamo avviando, a mantenere inalterato tutto il sistema politico ed elettorale sardo senza modificare niente, neppure quelle parti che tutti quanti abbiamo ritenuto siano da modificare completamente e profondamente.
Non è la prima volta che si parla in questo Consiglio regionale dei problemi che vengono trattati nell'articolo 12. Ci sono state diverse proposte di legge costituzionale di revisione dello Statuto della Sardegna, che riguardano la riduzione del numero dei consiglieri regionali. Ricordo a me stesso e ai colleghi del Consiglio che l'articolo 16 della legge costituzionale del 26 febbraio 1948 numero 3, ovverosia lo Statuto speciale per la Sardegna, stabiliva originariamente che il numero dei consiglieri regionali fosse determinato in ragione di un consigliere ogni 20.000 abitanti. Per effetto dell'incremento demografico i consiglieri regionali crebbero progressivamente dagli iniziali 60 - voglio ricordare che inizialmente erano 60 - fino agli 81 della nona legislatura, nel corso della quale fu proposta dal Consiglio regionale ed approvata dal Parlamento una modifica dello Statuto, la legge costituzionale numero 9 del 1986, numero 1, che abbandonando il principio della composizione del Consiglio regionale in ragione del numero degli abitanti in proporzione alla popolazione fissava ad 80 il numero dei consiglieri assegnati alla Regione Sardegna. Nel 1992 fu sottoscritta da 18.000 elettori, ai sensi della legge regionale numero 20 del '57, una richiesta di referendum consultivo sulla riduzione da 80 a 60 del numero dei consiglieri regionali, referendum che non si celebrò perché il Consiglio regionale della Sardegna presentò al Parlamento, nell'ottobre del 1993, una proposta di legge costituzionale per la riduzione del numero dei consiglieri regionali che tuttavia non poté essere approvata per fine anticipata della legislatura. Esistono, come abbiamo detto tante volte, ragioni ed esigenze di contenimento della spesa pubblica e di razionalizzazione dell'attività del Consiglio. Ne abbiamo parlato tante volte, ma ne abbiamo parlato in maniera inusuale e direi anche offensiva nei confronti dei consiglieri regionali perché sentire dire, signor Presidente, che l'Ufficio di Presidenza non adegua gli stipendi dei consiglieri regionali perché si vuole contenere la spesa a me questo fa semplicemente sorridere. Perché guarda caso anche tutti quei giornalisti che denunciano il trattamento economico dei parlamentari, nazionali o regionali, si dimenticano di dire che i parlamentari non prendono quello stipendio e se lo metto in tasca come fanno i giornalisti, ma hanno delle spese che certamente non vengono ricompensate attraverso le indennità che vengono corrisposte dal Parlamento o dal Consiglio, perché non esiste consigliere regionale serio che non debba avere i suoi uomini da consultare, non esiste un consigliere regionale serio che non abbia una sua segreteria particolare, che non abbia i telefoni, che non versi contributi ai partiti. Queste spese non vengono mai considerate e comunque sono un palliativo rispetto a un ragionamento di contenimento della spesa che già ha avuto nella bicamerale e dappertutto un'eco molto più consistente, che è la riduzione dei parlamentari. Se voi pensate che noi abbiamo un rapporto di consiglieri regionali per popolazione che è un rapporto spropositato nei confronti degli altri. Noi abbiamo la Basilicata con 30 consiglieri regionali, la Calabria con 50 consiglieri regionali, la Campania con 60, l'Emilia-Romagna con 52, il Friuli Venezia Giulia con 60, il Lazio con 70, la Liguria con 50, le Marche con 42, il Molise con 30, il Piemonte con 60, la Puglia con 70, la Sardegna con 85. E poi non capisco come si possa mettere qui il numero dei consiglieri regionali con la legge che abbiamo, perché non ho capito come si può fissare questo numero mantenendo inalterata tutta la disposizione della legge elettorale nazionale, perché potrebbero essere 80 come potrebbero essere 85, come potrebbero essere 90. Se non risolviamo e non rivediamo tutto il sistema elettorale vorrei vedere come è possibile fissare in legge un numero di consiglieri regionali.
Io credo che questo sia il modo per risparmiare, il modo per decurtare le spese perché vede, signor Presidente, ho fatto un conto: di indennità consiliare noi risparmiamo qualche cosa come 4 milioni all'anno di euro, contributo spese aggiornamento 702.000 euro, le spese di segreteria e di rappresentanza 1.000.000 di euro, un totale di 6 milioni di euro. Se poi andiamo a vedere tutte le altre indennità di 1.348.000 più 750 per la costituzione dei Gruppi, ecco questo è il contenimento della spesa della politica. Questo è un migliore funzionamento del Consiglio regionale! Questo è un modo di venire incontro alle richieste dei cittadini che chiedono che la politica costi meno. Qui il Consiglio regionale si deve esprimere, qui ogni consigliere regionale deve rimanere attento alla propria coscienza. Io mi rendo conto che il ragionamento che sto facendo è un ragionamento che probabilmente non produrrà effetti positivi, ma ho ritenuto doveroso riportarlo in quest'Aula perché questo è il vero cancro della politica, questo è un modo per venire incontro realmente alle esigenze che il popolo italiano e il popolo sardo chiedono e su questo credo che il Consiglio avrà modo di dibattere e di confrontarsi.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Floris. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Grazie, Presidente. L'articolo 12 ci consente di riprendere in maniera appropriata la discussione interrotta sulla forma di Governo, perché precisa la contestualità dell'elezione del Consiglio regionale con l'elezione del Presidente della Giunta. Contestualità che alla luce della sentenza della Corte Costituzionale - spesso citata in quest'Aula in questi giorni - comporta quel simul stabunt simul cadent di cui abbiamo parlato spesso. Allora, è questo l'articolo che ci consente di riprendere un ragionamento su questi argomenti, magari verificando anche alcune obiezioni alla tesi, che personalmente sostengo, che è ostile alla elezione diretta del Presidente e alla contestualità di tale elezione con il Consiglio regionale. Intanto va rimarcato un elemento e va ricordato in quest'Aula ciò che il centrosinistra disse della riforma Berlusconi-Bossi su questi argomenti: molti commentatori, in quella circostanza, dichiararono la loro ostilità all'elezione diretta del premier perché argomentarono dicendo "In questo modo il premier non diviene il capo della maggioranza, ma diviene anche il capo del Parlamento, diventa un dominus del Parlamento". Questo dissero i molti commentatori del centrosinistra, commentando quanto disposto dalla riforma Berlusconi-Bossi. L'argomento che questa obiezione vale sul livello nazionale e non vale sul livello regionale cade laddove si vadano a leggere contributi importanti del ministro Amato o dell'onorevole Violante che dicono "Oggi lo Stato ha trasferito moltissime delle sue competenze alle Regioni e quindi le Regioni sono pezzi di Stato". E allora, se ragioniamo in un modo quando ragioniamo sullo Stato e sulle riforme elettorali dello Stato, non diversamente dovremmo ragionare quando ragioniamo su pezzi di Stato. Allora, l'elezione diretta che comporta un potere in capo al Presidente di sciogliere il Parlamento risulta per tabulas che determina, incardina nella funzione di Governo non solo il capo del Governo, ma fa il capo del Governo il dominus del Parlamento, non solo della sua maggioranza, ma del Parlamento, questo accade! Non a caso questa forma di presidenzialismo recepita nella proposta della statutaria non è neanche coerente con le forme di presidenzialismo che vediamo vigere in altri ordinamenti, laddove Parlamento e Presidente hanno legittimazioni autonome e quindi non possono e non vengono l'una subordinata all'altra. Si dirà che queste sono questioni già dette, già ripetute, però occorre dirlo, occorre ripeterlo perché noi stiamo - da un punto di vista inatteso che è quello della cultura riformista, cosiddetta riformista - sostenendo una proposta di forma di Governo che non più di qualche mese fa, applicata a una scala più grande, abbiamo contestato. Io mi sento coerente a ciò che si diceva mesi fa, ma si dice "Chi contesta questa forma è un nostalgico della instabilità delle Giunte", si parla delle sei crisi delle Giunte Palomba e si dice "Voi volete tornare a quella condizione". Ora, intanto io penso che sia ingiusto modificare gli orientamenti degli altri per poi dimostrare l'infondatezza, nessuno di noi dice questo, nessuno che dice di essere a favore dell'elezione del Presidente da parte del Consiglio dice di avere nostalgia per quella forma e spiego anche tecnicamente perché non sia nostalgia, perché nessuno dice che le maggioranze si devono formare in Consiglio regionale! Con la legge elettorale noi possiamo fare in modo che le maggioranze si formino con chiarezza nel corpo elettorale, con la legge elettorale noi possiamo prevedere che ci siano norme antiribaltone. Le crisi in precedenza erano dovute al fatto che il Presidente costruiva in Aula la sua maggioranza, non la costruiva col mandato elettorale. Non si dica, dunque, che chi dissente da una cosa viene scritto d'ufficio al peggio sperimentato, nessuno vuole tornare al peggio sperimentato, nessuno! Le maggioranza con una solida legge elettorale possono formarsi fuori e devo dire che se andiamo a vedere la riforma Berlusconi-Bossi c'era un elemento nella riforma della Berlusconi-Bossi, sembra paradossale, che è anche un pochino più democratico rispetto a quello che stiamo proponendo noi, perché c'era una norma antiribaltone e c'era anche prevista la sfiducia costruttiva in capo al Presidente, che era uno strumento per il Parlamento, cosa che invece non prevediamo neanche nella statutaria! Allora nessuno vuol tornare al peggio sperimentato, noi pensiamo che con la legge elettorale si possono creare delle maggioranze e il mandato elettorale sia chiaro, nessuno vuole tornare a Presidenti deboli ostaggi di forme extraparlamentari di militanza politica, nessuno ha questo intendimento. Viceversa, si ha un intendimento molto chiaro di innovazione del sistema politico, perchè l'altra accusa che va respinta è dire "Ci vuole un dominus perché così la finiamo con tutte queste oligarchie politiche-territoriali che hanno ammorbato la vita democratica, la finiamo, in fin dei conti un Presidente forte spazza il pavimento dalle incrostazioni di persone che sono in politica da troppo tempo, eccetera, eccetera". Bene, questa è una affermazione che si è letta in questi giorni anche da parte di autorevoli intellettuali sardi che però non trova corrispondenza nei fatti, non trova corrispondenza nei fatti perché non è propriamente vero che la concentrazione di potere - laddove si è realizzata, e come si sta realizzando anche in Sardegna - produce un'innovazione del sistema politico, produce un rinnovamento della classe dirigente, mentre è vero che le classi dirigenti si riformano in tutto il mondo e stanno cambiando, laddove abbiamo incentivazioni a un'organizzazione a rete della militanza politica e delle istituzioni, laddove si creano vertici nascono nuove burocrazie, nascono nuove familiarità, nascono nuovi circuiti privilegiati, questo accade dappertutto, è evidente, come dicono i giuristi, per tabulas, cioè anche per i documenti! Allora, non è sostenibile la concentrazione nel potere anche per un'esigenza, come dire, neanche per un'esigenza innovativa perché l'esperienza ci insegna che la concentrazione del potere rallenta l'attuazione delle riforme, rallenta la condivisione, non produce innovazione nella classe dirigente e progressivamente determina un distacco dalle emergenze sociali che non si organizzano in forme politiche rilevanti. Non a caso negli Stati uniti vanno a votare un terzo, forse, un quarto, un terzo della popolazione. Questi sono i dati, per cui noi riteniamo che il parlamentarismo non sia il passato perché non proponiamo una forma parlamentare becera, proporzionalista in termini arcaici, ma che, anzi, possa essere un argomento su cui ragionando seriamente e con la serenità che è necessaria, la Sardegna possa fare seriamente un passo in avanti di modernizzazione e di ampliamento degli spazi di libertà.
PRESIDENTE. Grazie. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Ma nell'articolo numero 12, la legge statutaria affronta uno dei temi cardine della normativa, si riferisce, infatti, direttamente al Consiglio regionale di cui determina, cioè individua e indica, i principi o gli indirizzi a cui dovrà riferirsi successivamente, rispettandoli, la legge elettorale. Intanto non possiamo dimenticare che avendo congelato l'articolo 1 e soppressi gli articoli 2 e 3, risulta sempre più difficile orientarsi in modo organico rispetto al testo. C'è infatti il serio rischio di produrre una norma scarsamente corrispondente sia ai valori del parlamentarismo che a quelli del presidenzialismo. Secondo me, tuttavia, il numero dei consiglieri non può contravvenire al dettato dello Statuto, così come la durata del mandato elettorale deve restare quella dei cinque anni, è la legge elettorale a dover trovare, a dover dare soluzione a questo problema della inadeguatezza o dell'eccesso del numero, noi stiamo vivendo una conseguenza dell'applicazione di una legge nazionale e non già una nostra scelta. Sorprende, però, che pur rinviando ad un'apposita legge elettorale emergano a più riprese nel testo aspetti non riconducibili a principi decisamente teorici, ma che richiamano, ma che richiamano dei contenuti. La Commissione, per esempio, correttamente ha eliminato nel testo originario della Giunta la scelta del sistema maggioritario per le elezioni dei componenti l'Assemblea, il sistema maggioritario, infatti, questo è il mio punto di vista critico, favorisce la rappresentanza delle fasce sociali più attrezzate economicamente ed esclude tendenzialmente tutti i soggetti deboli, e tra questi ci sono decisamente le donne. La Commissione, nonostante il grande lavoro svolto, non è riuscita però a formulare un'indicazione per quanto riguarda i principi ispiratori della legge elettorale se non su due aspetti, uno di essi, peraltro, rivela un tratto decisamente maschilista. Faccio infine osservare che ha modificato il dettato Costituzionale dello Statuto su un particolare, tutt'altro che insignificante, quello in cui a convocare il nuovo Consiglio regionale sia il Presidente eletto, è non quello in carica, come prevede lo Statuto vigente. Nel dettaglio la proposta del testo alla nostra attenzione riproduce, in buona sostanza, quanto si afferma nello Statuto indicando che la legge elettorale dovrà garantire la rappresentanza consiliare a ciascuna Provincia della Sardegna; afferma, inoltre, che per conseguire l'equilibrio della rappresentanza di genere, la legge elettorale promuove condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali. Intanto, faccio notare che nel testo della Giunta si affermava che il sistema elettorale assicura la parità di accesso tra donne e uomini, il che è molto di più di quanto affermato nel testo, che stiamo esaminando, al punto che l'onorevole Angelina Corrias si è dovuta astenere. Ma la promozione con appositi provvedimenti delle pari opportunità di accesso alle cariche elettive, è già disposto dagli articoli 51 e 117 della Costituzione, c'è inoltre il codice delle pari opportunità dell'11 aprile 2006, c'è la Carta Europea dell'uguaglianza del maggio 2006, e non dimentichiamolo il 2007 è l'anno europeo delle pari opportunità per tutti e speriamo anche per noi. A 60 anni dal voto alle donne, dopo i ripetuti appelli del Capo dello Stato c'è solo da vergognarsi che in Italia si sia ancora costretti a parlare di questo argomento. Nella società sarda, come in quella nazionale, è avvenuta una rivoluzione, le donne hanno studiato, occupano posti di responsabilità ad ogni livello, hanno acquisito una reale forza sociale, ma, come si legge nelle comitato speciale delle nazione unite per la lotta contro le discriminazioni, nel nostro paese la donna è ancora vista come un oggetto sessuale e come la principale responsabile dell'educazione dei figli, a causa di un atteggiamento patriarcale con stereotipi molto radicati suoi ruoli e sulle responsabilità all'interno delle famiglie.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue CALIGARIS.) La legge statutaria della Sardegna, non può quindi limitarsi a riprodurre il dettato costituzionale, deve fare di più, si assicura la rappresentanza delle Province perché non fa altrettanto con quella di genere? Che cosa lo impedisce? Assolutamente nulla! Ritengo offensivo, per la dignità delle persone candidate e dell'elettorato passivo, che le donne possano avere accesso alle istituzioni perché un leader le impone con un listino. Dobbiamo aspettare e sperare in un Renato Soru bis, ammesso che nel frattempo non abbia cambiato idea, per vedere donne sui banchi o assumiamo un'iniziativa meno Pilatesca. Le quote Rosa sono divenute una di necessità ed è quindi indispensabile che questa legge cominci a dare indicazioni precise. Non vorrei che anche in questa nobile Assemblea fosse radicato il pensiero dell'onorevole Rocco Bottiglione che davanti ad una Commissione del Parlamento di Strasburgo aveva affermato che la famiglia esiste per permettere alla donna di avere figli e di essere protetta dal marito. Siamo tutti consapevoli che le pari opportunità non si pongono come un'opzione, ma come un'esigenza anche di democrazia compiuta e di utilità per la società di disporre di intelligenze e sensibilità differenti in grado di integrarsi e di migliorare la qualità della politica. Lo Stato assistenziale svedese, per esempio, si basa su un modello familiare in cui sono due le persone che contribuiscono alla cura della famiglia. Comunque, ritenendo di dare un modesto contributo migliorativo alla legge, ho presentato cinque emendamenti a questo articolo; mi riferisco in particolare in questo intervento generale all'emendamento numero 174 a pagina 311, dove si sostituisce il verbo "promuove" con il verbo "garantisce", condizione di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali, analogo senso, indirizzo all'emendamento numero 172 sul significato del termine garantisce rispetto a promuove, ovviamente l'ho già detto e non ci ritorno. C'è inoltre con l'emendamento numero 173 a pagina 318, la previsione di sanzioni, qualora non venga rispettato il principio, e anche questo è un tema di rilievo che non può essere ignorato. Per quanto riguarda poi il temperamento del presidenzialismo, ho ritenuto di proporre l'emendamento numero 171 a pagina 314, laddove si propone l'elezione contestuale ma separata del Presidente, ritenendo che possa essere anche questo un piccolo segnale significativo, qualora questo presidenzialismo debba e voglia trovare uno sviluppo reale in questa legge statutaria. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Ho seguito con molta attenzione gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto. Io cercherò di seguire una linea di coerenza, spinto dalle osservazioni della collega Caligaris, che ha fatto riferimento ai suoi emendamenti, spero che abbia preso visione anche degli altri, che nel merito di quello che ha detto colgono alcune delle osservazioni che lei ha posto all'Aula. Ma, in modo particolare, devo sottolineare che l'articolo 12, qualcuno ha detto: "Entra nel cuore del problema", del problema della legge elettorale, dell'impostazione che noi vogliamo dare alla nostra Regione in termini di presidenzialismo o parlamentarismo. Questo percorso è già iniziato dall'articolo 10, perciò mi sembra un infingimento quello che stiamo portando avanti, pensando che solo all'articolo 12, sull'articolo 12, noi possiamo intervenire per modificare un indirizzo che quest'Aula a maggioranza, perciò il Consiglio regionale a maggioranza, ha dato nell'esame dei precedenti articoli, cioè ha già scelto un'impostazione presidenziale. E abbiamo avuto modo di soffermarci sul precedente comma 3 dell'articolo 10 in modo particolare, ma ancor prima negli articoli precedenti. Ora, l'articolo 12, ovviamente, coerentemente continua a tracciare una via che la Giunta e questa maggioranza, che non si è distinta nei voti dell'Aula, ha scelto, cioè l'impostazione presidenziale; e questo è legittimo, per carità, non vuol essere un'accusa, è una constatazione! Constatazione che, ancor più, è suffragata dal comma 1 dell'articolo 12, dove chiaramente si stabiliscono i due tempi di elezione, il Presidente eletto a suffragio universale, così come il Consiglio regionale. Scorrendo diversi emendamenti si coglie lo spirito, io non dico nostalgico, ma riformista che c'è in alcuni emendamenti. Io non credo che nostalgico sia necessariamente un'accezione negativa. Quando si parla di politica e si dice che qualcuno è nostalgico, lo si usa generalmente come termine negativo. Se è nostalgia significa riproporre i baroni della politica, riproporre un sistema becero, un sistema incancrenito dal clientelismo, un sistema che giustamente, per certi versi, è stato smontato anche con l'intervento della magistratura, bene, allora io non sono nostalgico di tutto questo. Ma, non sono neanche, termine abusato in quest'aula, per buttar via il bambino con l'acqua sporca. Quel sistema, cari colleghi, ci ha permesso di essere qui, quel sistema ci ha cresciuto, quel sistema dimenticato ha concesso anche a noi ultimi di poter essere qua e di poter discutere liberamente delle posizioni e delle opinioni diverse. La voglia di modificare comunque ci ha portato ad un sistema che non ci appartiene, il sistema presidenziale, e in questo giudizio vorrei intellettualmente distaccarmi dalla situazione attuale, che è un'esasperazione negativa del presidenzialismo. L'interpretazione data in questa legislatura del presidenzialismo, e non è un'accusa al presidente Soru, lo è anche a lui, ma soprattutto a chi gli consente di farlo, di interpretare il presidenzialismo in questo modo, e quindi l'accusa diretta è alla maggioranza che lo sostiene, perché diversamente avrebbe goduto anche il presidente Soru di un'interpretazione diversa del presidenzialismo, se la maggioranza fosse stata una maggioranza intellettualmente e politicamente libera, in grado di poter discutere, controbattere, e perché no, negare anche al Presidente alcune azioni di tipo politico, legislativo e amministrativo, che sicuramente non condividete, singolarmente non condividete. Perciò ci ha creato questo sistema è questa maggioranza, non il presidente Soru, che parte, a suo tempo, come altri, di voi sono partiti, sbagliando e cercando la proposizione alla carica di Presidente di chi ha notorietà rispetto a chi ha conoscenza, contezza, competenza, in termini amministrativi e politici, e partitici dico anche. Perciò l'errore ricade sempre su di noi, che scegliamo l'immagine da proporre per vincere, le coalizioni numeriche e non politiche per vincere, che poi gettano e pongono le condizioni perché l'amministrazione sia quella che noi abbiamo sotto gli occhi e che viviamo quotidianamente come cittadini, cioè la negazione della politica, un serio deficit di democrazia, e quindi un sistema che non funziona e di cui tutti siamo responsabili, compresi noi che abbiamo votato quella legge, e ne siamo responsabili anche se quella legge non l'abbiamo votata, e non abbiamo avuto la forza di spiegare le nostre ragioni. Ecco, tutto questo non è marcato da nostalgia, ma dal fatto che governabilità e stabilità le si possono ottenere se c'è una scuola politica, cosa che ormai è dimenticata nell'organizzazione dei nostri partiti, di tutti quanti, cosa che è dimenticata nell'educazione civica, nel come si deve gestire per il bene comune e l'interesse generale, la politica. Allora, se noi muoviamo da questo assunto e ci rendiamo conto che l'errore è a monte, soltanto così possiamo ragionare liberamente ed ognuno secondo le proprie opinioni, con l'accortezza di andare ad ascoltare anche le opinioni degli altri, possiamo ragionare di legge elettorale. La scorsa legislatura, a livello nazionale, e ci insegnato almeno una cosa di positivo, tra alcune che condivido siano negative, tante altre positive. Ci ha insegnato che si può avere stabilità e governabilità per cinque anni, pur in assenza dell'arma ricattatoria del Presidente dimissionario. Veniamo da cinquant'anni che ci hanno insegnato il contrario, ci hanno dimostrato il contrario, veniamo da cinque anni che ci hanno comunque dimostrato che è possibile governare, è possibile avere stabilità, pur non avendo un assetto presidenzialista e rispettoso anche della nostra cultura, e senza la necessità di sbeffeggiare sempre la legge un po' tedesca, un po' inglese, un po' americana, un po' francese, per fare la solita legge italiana, cioè un po' di tutto, qualcosa di tutto, per fare il solito minestrone italiano. Ecco perché, e adesso arrivo alle motivazioni del perché, con l'assunto che ci deve essere alla base una cultura e un insegnamento politico, noi abbiamo impostato i nostri emendamenti che indicano una via parlamentare, noi scegliamo il parlamentarismo, senza nessun tipo di nostalgia. Posso avere nostalgia di un sistema, che non necessariamente deve essere legato all'avere nostalgia di alcuni uomini che hanno mal interpretato quel sistema o abusato di quel sistema, anche in questo mi devo liberare, mi libero da Soru nell'interpretare il presidenzialismo, ma mi libero anche di tutti quegli aspetti, uomini e donne, che negativamente hanno inciso per creare in alcuni di voi, un rigetto di un sistema che, sicuramente, fino a prova contraria, è l'unico che fino ad oggi ha garantito democrazia, rappresentanza, rappresentatività e, soprattutto, partecipazione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Grazie, Presidente. Numerosi consiglieri, nel dibattito generale che si è svolto in quest'aula, e fra questi il sottoscritto, siamo intervenuti relativamente all'aspetto parlamentarismo-presidenzialismo. Si sono espresse opinioni completamente diverse in alcuni casi, opinioni simili in altri; son stati richiamati comportamenti tenuti in passato, da uomini e partiti fortemente ancorati alla sinistra, che hanno promosso iniziative referendarie per rifiutare una logica che da altri veniva imposta, e che era quella una logica che viaggiava in senso contrario rispetto al potenziamento della democrazia. In quell'occasione, del dibattito generale, avevo richiamato e letto un testo di intervento scritto su un giornale, qualche giorno prima del referendum, da un costituzionalista, il professor Zagrebelsky. Lo stesso professor Zagrebelsky in un libro notevolmente in maniera più approfondita di quanto non faccia in quell'articolo ed in tempi certamente, anche politicamente, meno sospetti, perché notevolmente antecedenti rispetto a quel referendum, sosteneva più o meno le stesse tesi in un testo intitolato "Il crucifige e la democrazia", arrivava a formulare un concetto di democrazia piena prendendo ad esempio i comportamenti tenuti da Barabba in occasione della crocifissione di Cristo, quando Barabba si rivolgeva appunto al popolo. E sosteneva che quella era una forma fittizia di democrazia e non una democrazia reale, neanche quel interpellare il popolo era una democrazia reale. Ora, io credo che noi siamo chiamati, in quest'aula ed in questo momento, ad una grande responsabilità, il concetto presidenzialismo-parlamentarismo trova poi a rotazione, una scelta definitiva e conclusiva nell'articolo 18 della legge statutaria. Ma, come giustamente veniva sottolineato in qualche intervento che mi ha preceduto, alcune basi sono evidentemente richiamate, e risultano basi impegnative, già negli articoli precedenti. Quando in occasione del dibattito generale si è detto che il rifuggire dal concetto di parlamentarismo, il rinnegarlo, il farlo apparire come cosa antiquata e superata, in quella occasione, si è detto che il dibattito però sulla forma di governo parlamentarismo e presidenzialismo era fortemente all'ordine del giorno anche dei partiti politici della sinistra; anzi, era all'ordine del giorno soprattutto dei partiti politici della sinistra. Prima fra tutti, in quella occasione, il sottoscritto richiamava il dibattito che c'è, a livello nazionale, all'interno del partito dei D.S.; a conferma di quelle tesi richiamo un intervento dell'onorevole Andrea Raggio, uscito qualche giorno fa su "L'unione sarda" laddove testualmente viene detto: "Il testo della Commissione - sta parlando di questa legge, della legge statutaria - tenta di riequilibrare il rapporto tra Giunta e Consiglio, in realtà - continua l'onorevole Raggio - non ci potrà essere riequilibrio finché il Consiglio sarà sotto ricatto. Perché allora la scelta di un ordinamento che anche gli elettori sardi hanno rifiutato come sistema di governo nazionale?". Quindi l'onorevole Raggio riconosce, afferma, al pari di tanti altri, che quel richiamo avanzato al referendum che allora si era svolto era un richiamo assolutamente pertinente e necessitato e non, come alcuni hanno cercato di dire, un richiamo che nulla aveva a che fare con la situazione sarda e con il presidenzialismo in Sardegna. L'onorevole Raggio continua: "La verità è che i partiti scaricano sull'Istituzione la loro debolezza politico-programmatica", e lo fanno attraverso una forma di governo che è quella presidenziale. I partiti alimentano i falsi miti del decisionismo e della stabilità, ma lo fanno riducendo la democrazia e aprendo la porta appunto al presidenzialismo. Infine, conclude: "La Regione presidenziale, in conclusione, non è autonomia, ma non è - neanche - Europa". Questo per dire che quei ragionamenti che il mondo politico sta facendo, sono ragionamenti assolutamente pertinenti, sono ragionamenti non rinunciabili. E avere la e io credo, per quanto mi riguarda, che nella battaglia per la formazione del presidenzialismo continuerò e lo farò in modo specifico nel momento in cui arriviamo all'articolo 18, laddove sono firmatario di un emendamento che in maniera chiara e trasparente dice le modalità di elezione del Presidente della Regione. Richiamando il fatto che è eletto dal Consiglio regionale e che quindi la forma che vorrei venisse introdotta sarebbe quella del parlamentarismo.
Ora, venendo all'emendamento di cui il sottoscritto è il primo firmatario, il numero 345 all'articolo 12, è un emendamento che trova poi ulteriore consistenza e sostanza nell'articolo 18 e nell'articolo 22, ai quali articoli sono stati presentati emendamenti legati con quello tradotto all'articolo 12. Quello dell'articolo 12 così come quelli dell'articolo 18 e 22 relativamente a quest'aspetto sono emendamenti subordinati rispetto alla scelta del parlamentarismo, praticamente viene rinviata con l'estrapolazione delle parole "il Presidente è eletto contestualmente al Consiglio" estrapolando quelle parole viene rinviata la forma di elezione, viene rinviata la scelta, il sistema ad una seconda fase. Perché se poi, poi...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Balia!
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Sì, grazie Presidente, pure restando in caso di bocciatura dell'emendamento principale dell'articolo 18 la forma del presidenzialismo, altre, in presenza di una modifica statutaria forme diverse dal presidenzialismo attuale possono essere introdotte. In questo senso viaggia l'emendamento all'articolo 12.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Balia. E' iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (F.I.). Grazie Presidente. Assessore, colleghe e colleghi, gli emendamenti che abbiamo presentato insieme alle colleghe Corrias, Barracciu, Lanzi, Sanna, Cocco e Cerina e che vengono sostenuti anche dalla Commissione regionale per le pari opportunità, riportano ancora una volta in quest'aula il problema della parità nella rappresentanza. Già nella scorsa legislatura in occasione della discussione sulla legge elettorale, alcuni colleghi ricorderanno che con le colleghe di centrosinistra e del centrodestra di allora portammo avanti un'azione eclatante, ci presentammo infatti in aula con una maglietta rosa con la scritta "per la parità".
Volevamo con quel gesto richiamare l'attenzione del Consiglio ma anche della società sarda rispetto ad un problema anche attraverso una petizione popolare, dicevo un problema di deficit di democrazia. Un problema nei confronti del quale la classe politica regionale, aggiungo maschile, di allora, si dimostrò sorda ed ottusa, ostaggio più per convenienza che per convinzione di un retaggio sociale e culturale che vede la donna relegata ad un ruolo di subalternità e di esclusione dai centri decisionali e del potere. La modifica dell'articolo 51 della Costituzione che sancisce il diritto per le donne ad avere le stesse opportunità di accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive, rischia di rappresentare una mera dichiarazione se non seguita da atti concreti che affermino nella sostanza e non solo nella forma il principio di parità. E' sulle leggi elettorali che bisogna incidere, su quella nazionale e su quelle regionali, ed oggi noi attraverso la discussione della Legge statutaria abbiamo la possibilità di mettere un primo tassello in questa direzione. La questione della parità nella rappresentanza non deve essere riduttivamente concepita come una forma di contrapposizione o competizione tra generi, magari da governare attraverso il solo strumento di interventi di incremento quantitativo in favore del genere sottorappresentato e cioè quello femminile, ma bensì come supporto della democrazia nel senso di un'adeguata rappresentanza di tutti i soggetti facenti parte della nostra società. Le donne infatti oggi sono sottorappresentate e mentre in tutta Europa la presenza delle donne in tutti i settori sociali e da tutti i livelli professionali è ormai una realtà consolidata, in Italia invece la situazione è drammaticamente diversa nonostante le donne rappresentino la maggioranza assoluta della popolazione, ben il 53 percento. C'è quindi un vuoto da riempire nella vita democratica del nostro Paese, è il vuoto dell'assenza delle donne nei luoghi della decisione e della rappresentanza. E' la miseria di un Paese che non riesce a valorizzare una parte fondamentale dei suoi cittadini e che di conseguenza si taglia fuori dalle linee politiche, programmatiche e di intervento concreto dell'Unione Europea. E' uno spreco di intelligenze, di risorse e di competenze ed è anche un sintomo di forte carenza democratica nella vita del Paese. Questo vuoto non si riempie in modo naturale con il passare degli anni o dei secoli, bisogna pensare a correttivi adeguati, ora e subito. Vogliamo una rappresentanza femminile adeguata al numero delle elettrici, ad ogni livello ed in ogni luogo dove si progetta, si decide e si amministra. Vogliamo la possibilità per le donne di partecipare alle competizioni elettorali in condizioni pari. Sia chiaro che si tratta di applicare il principio di uguaglianza e non di violarlo, noi chiediamo la parità di accesso, non la parità di risultato. I numeri parlano chiaro, in Parlamento le donne sono appena il 16,1 percento, siamo al cinquantanovesimo posto nel mondo superati da Paesi come il Ruanda che con il suo 48,8 percento si guadagna il primo posto o come la Svezia con il 47 percento. Siamo molto al di sotto della media europea del 22 percento, a Montecitorio siedono 109 deputate su 630, al Senato 44 su 322, 14 parlamentari europee su 78, in Consiglio regionale appena 8 su 85, 6 ministri donne su 25, ci sono invece Paesi europei come la Spagna 8 su 16 e La Svezia 11 su 22 in cui le donne ministro sono esattamente la metà, il 50 percento, la stessa percentuale da noi proposta negli emendamenti a proposito di candidature e nomine assessoriali e negli enti. I dati ci dicono ancora che la presenza femminile tende a ridursi man mano che cresce l'importanza ed il peso politico dell'istituzione da rappresentare. Il più alto numero di donne elette in Italia si è avuto in presenza di leggi elettorali che prevedessero quote. E' marginale la presenza femminile nei Partiti politici, nelle organizzazioni imprenditoriali e sociali e negli ordini professionali. C'è una significativa differenza nella partecipazione al voto, gli uomini votano per il 4,5 percento in più delle donne. I dati appena succitati ci fanno capire che la politica delle quote che peraltro io rifiuto in quanto, lo ribadisco con fermezza, sono per una legislazione paritaria che vada oltre la politica della riserva indiana che mi umilia come donna ed offende la dignità della persona. Non può considerarsi di certo lo strumento risolutivo di un problema che va affrontato sotto molteplici aspetti. Non è solo una questione di norme legislative, ma anche e soprattutto a parer mio, di una presa di coscienza di tutte le donne e dei Partiti, dell'importanza della presenza femminile in politica e non solo, per il contributo che le stesse possono dare in termini diversi rispetto agli uomini. Il problema è il superamento di una cultura prevalente anche e soprattutto tra le donne perché ce lo dobbiamo dire, che vede la politica come un universo esclusivamente maschile che ha dato agli uomini che non alle donne. Promuovere la presenza delle donne vuol dire riaffermare la credibilità della democrazia soprattutto in un momento come questo di grande disaffezione nei confronti della politica e delle istituzioni. Non si tratta più di un problema delle donne, ma come dicevo all'inizio del mio intervento, della democrazia italiana. Non si tratta più di superare un gap tra le capacità delle donne e i compiti istituzionali, quello che occorre superare è un gap tra la realtà e la politica, tra la società e le istituzioni. La vera arma vincente in questo caso deve essere proprio la valorizzazione in chiave positiva delle differenze e delle risorse peculiari che una donna può mettere in campo, allo stesso tempo però occorre scardinare una cultura diffusa che pure a parità di competenze attribuisce comunque alle donne ruoli diversi da quelli degli uomini. Sono convinta fermamente che una maggiore presenza femminile nei Partiti e nelle istituzioni consentirebbe di dare un'impronta diversa alla politica con l'apertura di un nuovo corso. E' nostro preciso dovere impegnarci per far sì che le cose cambino e per individuare validi strumenti di sensibilizzazione dell'opinione pubblica per il raggiungimento di un obiettivo che non è di parte ma dell'intera società. La previsione di una eguale presenza di candidati dei due sessi nelle liste elettorali è in piena corrispondenza con gli articoli 3 e 51 della Costituzione. Ancora oggi, infatti, non tutti i cittadini possono effettivamente accedere alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza. Per le donne la disparità dei punti di partenza è vistosa. Il monopolio maschile nei partiti e nella politica, conseguenza anche della lunga esclusione del sesso femminile dall'elettorato, è di ostacolo all'inserimento delle donne nelle liste elettorali. Una normativa che si limiti a richiedere l'eguale presenza di candidati in entrambi i sessi nelle liste elettorali può essere considerata pienamente legittima. Non si determina, infatti, alcuna condizione di favore per uno a favore dell'altro in deroga al principio di uguaglianza formale, né si garantisce automaticamente il risultato; l'elezione, semplicemente a donne e uomini viene fornita un'effettiva parità di chances. Concludo, cari colleghi, con l'auspicio che questo Consiglio regionale, a differenza del precedente… posso concludere?
PRESIDENTE. Concluda.
LOMBARDO (F.I.). ... dimostri di avere maturità e sensibilità democratica. In particolare mi auguro che l'istinto di sopravvivenza non prevalga sul buon senso, perché è chiaro che se più donne entrano nelle istituzioni più uomini devono uscirne. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Lombardo.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei chiedere la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Chi si associa?
(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu)
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri Manca e Cassano sono presenti.
(Risultano presenti i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Balia - Biancu - Caligaris - Cassano - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Farigu - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Ibba - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Mattana - Orrù - Pacifico - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Uras.)
PRESIDENTE. Sono presenti 40 consiglieri, siamo in numero legale.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Rinuncio Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, io ho presentato, mi pare, sicuramente, un emendamento all'articolo 12 per cercare, come avevo fatto sull'articolo 10, di evitare la iscrizione di un'altra ipoteca sulla scelta: presidenzialismo o parlamentarismo, in modo che questo argomento lo affrontassimo in maniera organica e sistematica nell'articolo 18. Quindi, dovrei ripetere le cose che altri hanno detto, che io stesso ho detto rispetto a questo argomento. Il problema vero è che vi è all'interno di questo Consiglio, sicuramente, una grande, singolare sensibilità al parlamentarismo che è affogato, inutilizzato e privo di espressione per un malinteso spirito di disciplina di partito o di coalizione. E' il momento, questo, in cui davvero ciascuno di noi deve recuperare per intero, ma davvero per intero, il proprio autonomo spirito libertario e democratico. Io so, perché mi capita assai di frequente di interloquire su questo argomento con colleghi, rappresentanti in questo Consiglio e con molti altri che sono intorno a loro in termini politici e in termini di impegno politico, e non sono pochi, davvero, i perplessi rispetto a questo discorso. Qualcuno, infatti, fece una domanda in occasione di un incontro con le parti sociali che si esprimevano contrari a questo disegno di legge proprio per il suo marcato, dicevano loro, profilo presidenziale contro il presidenzialismo, ed erano le organizzazioni sindacali dei lavoratori, unanimi sotto questo aspetto. Bene, fece una domanda per capire se questa loro contrarietà a questo disegno di legge, e venivano ascoltati in merito all'esame di questo disegno di legge, non accidentalmente in occasione di altri incontri, no, specificatamente per conoscere il loro parere su questo disegno di legge, un collega, autorevolissimo collega, fece una domanda; ma sei contrario in termini di principio o la tua contrarietà deriva dalla gestione attuale e politica del presidenzialismo governante? Sorrisero un po' perché volevano dire anche quello, però hanno affermato che la loro contrarietà era in termini di principio. E allora, se noi siamo dei democratici, il primo dovere di un democratico è ascoltare, registrare, essere sensibili, percepire la volontà della gente, e le organizzazioni sindacali sono una volontà di gente organizzata. Il collega che mi ha preceduto, il collega Balia, ha ricordato, molto a proposito, il referendum che si fece in merito a livello nazionale; anche in Sardegna il voto fu contrario al presidenzialismo. E allora dove sta questa nostra ostentazione quasi ossessiva, continuo richiamo alla volontà democratica per … istituti che dovrebbero arricchire, in termini di più avanzata e più corrispondente al sistema democratico, la nostra Regione, quando tutto questo ci dice che sono contrari. Allora, verrebbe a me e io so che è inutile, verrebbe a me la tentazione di rivolgere un appello qui, in questa Aula, ai colleghi, tutti quelli che sono contrari al presidenzialismo; ritroviamoci, superiamo le divisioni su altro, su questa questione fondamentale e ritroviamoci davvero per andare non solo dentro l'aula ad esprimere un voto, che questo verrà quasi… non credo neanche alla consequenzialità per le ragioni che dicevo prima, ma, insomma, alcune parti che si sono manifestate apertamente è chiaro che saranno coerenti e voteranno contro. Ma mi riferisco soprattutto agli altri, ai silenziosi, a quelli sostanzialmente, per così dire, impediti dal sistema di avere la sufficiente autonomia per esprimere per intero quello che pensano rispetto al problema fondamentale che è questo: sistema presidenziale o no. Perché so che ce ne sono davvero tanti. Ecco, allora, signor Presidente perché quanto meno non rinviamo questa parte dell'articolo 12 per vedere se al momento in cui andremo ad esaminare l'articolo 18, dove in termini sistematici si affronta questo problema, tutti possiamo, come dire, maturare un'ulteriore riflessione e lì esprimerci in maniera definitiva su questo argomento, ma non inseriamo, eliminiamo questa parte del primo comma dove si dice che il Presidente è eletto contestualmente al Consiglio perché è un'altra grave ipoteca. E il ragionamento che ha riferito il presidente Spissu, verso il quale ribadisco la mia stima in riconoscimento della sua…, non mi ha convinto allora e non mi convince adesso quando dice: "Bene, se dopo, agli articoli successivi il Consiglio prenderà provvedimenti opposti ritorneremo ad esaminare articoli già approvati". E' un tipo di ragionamento che non mi convince ma lasciamo perdere, lasciamo perdere perché dobbiamo sicuramente rispettare, e guai se io non lo facessi, un parlamentarista convinto come sono, uno che religiosamente vuole rispettare le istituzioni democratiche e il Consiglio è la più alta istituzione democratica. Io sono qui a ripetere cose già dette, ma non posso fare diversamente. Un organo che deriva dalla stessa e contemporanea espressione di volontà, il popolo, che elegge contemporaneamente il Presidente, che sarebbe la massima espressione dell'Esecutivo, il vertice dell'Esecutivo, e il Consiglio regionale, la massima espressione chiamata a svolgere il ruolo legislativo. Come si potrà mai trovare, avendo una comune origine di manifestazione di volontà, un contemperamento? Non è possibile. E mi domando io, alle forze democratiche e qui nell'arco, diciamo che ormai ci sono tutte, compresa Alleanza Nazionale, ieri collocata in un'area quasi, come dire, al di fuori dell'arco costituzionale, ha compiuto tali e così significativi passi che adesso chiedono addirittura di entrare a far parte del Partito Popolare Europeo, quindi credo che abbiano compiuto, sotto questo profilo, passi enormi. Ma come è, allora, che per un verso registriamo movimenti, organizzazioni che si allontanano sempre più dalle istituzioni di tipo monocratico, che sono certamente meno democratiche - io non voglio dire che sono necessariamente antidemocratiche, ma sicuramente meno democratiche - ecco, tutto il movimento storico tradizionale che era parlamentarista diventa presidenzialista. E' una specie di…
Ho concluso, Presidente.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Farigu.
FARIGU (Gruppo Misto). E' una specie, come dire, di confessione di impotenza a voler rinnovare partiti che sono i cardini del sistema democratico e rinnovare lle istituzioni. Quest'atto di rinuncia è un fatto estremamente grave. Ci vuole davvero una riflessione profonda da parte dei partiti politici, degli uomini politici che sono stati formati e costruiti culturalmente e politicamente in quel segno che riprendano ad aver fiducia in se stessi e nei movimenti di proprio riferimento. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Farigu.
E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Rinuncio all'intervento, Presidente.
PRESIDENTE. L'onorevole Sanna rinuncia.
E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Sì, grazie Presidente. La prima considerazione è che queste rinunce non ci aiutano a fare dei ragionamenti compiuti e un confronto serio, quindi avremmo preferito che sia la voce dell'onorevole Uras sia la voce dell'onorevole Francesco Sanna le avessimo potute ascoltare in modo anche davvero di mostrare che l'intenzione che era stata palesata qualche giorno fa nel dire che si trattava di un testo aperto a tutti i contributi davvero potesse avere riscontro attraverso questo dibattito, ma credo che non mancherà l'opportunità successiva.
Si è detto che l'articolo 12, che è il primo degli articoli che compongono il Capo II di questo testo, costituisce la centralità del dibattito che noi qui in questo caso affrontiamo. Io credo che davvero possa costituire la centralità del dibattito se poniamo una condizione, una condizione che diventa anche un presupposto per il dibattito futuro: quella di ritenere che tutto ciò che segue e ciò che già abbiamo approvato, e per intenderci ciò che abbiamo scritto negli articoli del Capo II sulla partecipazione popolare e quello che scriveremo degli articoli del Capo IV e del Capo V, relativi cioè alla figura del Presidente della Regione e alla Giunta regionale, ecco, se tutto ciò che scriveremo sarà, come dire, statico, inamovibile, non modificabile. Allora davvero diventa centrale. Diventa centrale perché noi abbiamo il proposito e anche l'obiettivo, che è quello che la Giunta aveva indicato nella relazione di accompagnamento, di riequilibrare i poteri in capo al Consiglio regionale in rapporto a quelli che, invece, sono affidati al Presidente della Giunta regionale e alla Giunta regionale stessa. Io per questo apprezzo molto l'intervento che ha fatto l'onorevole Balia poco fa citando, appunto, l'intervento dell'onorevole Raggio. L'onorevole Raggio, che ovviamente vanta un'esperienza che pochi hanno di militanza politica e gli è riconosciuta una grande valenza da statista di questa nostra isola, credo che abbia ragione nel dire che c'è molto infingimento in questo riequilibro che noi vogliamo ottenere dentro l'articolo 12 e gli articoli successivi. E questo infingimento è dimostrato dalle cose che sono scritte perché il primo comma dell'articolo 12 non fa che ripetere pedissequamente l'articolo 16 del nostro Statuto. Quindi mi chiedo: a che cosa serve ripetere integralmente, anche nelle virgole, ciò che abbiamo scritto già nello Statuto? Significa rafforzare? Significa ribadire? Significa che cosa? Significa rilevare probabilmente il nostro limite in quella che è la capacità vera dentro questa legge statutaria di poter modificare qualcosa, perché nel momento in cui noi scriviamo nel comma 1 che il Consiglio regionale è composto da 80 consiglieri è evidente che stiamo dicendo esattamente l'opposto di quello che è l'intendimento, cioè stiamo dicendo: "Attenti, guardate che non possiamo modificare il numero dei consiglieri regionali in capo al Consiglio". Eppure è stato scritto e allora se è stato scritto si vuol dimostrare evidentemente che invece è un termine modificabile. C'è una contraddizione, che io colgo naturalmente ma potrei sbagliarmi, che davvero non è molto accettabile e che rischia di diventare infingimento, ipocrisia. Così come è stato scritto il comma 2 e il comma 3 che ripetono l'articolo 18 dello Statuto, tale e quale, senza nemmeno una modifica delle virgole e, quindi, dico che senso ha ripetere in una norma che non ha rango costituzionale ciò che già è scritto in uno Statuto che invece è norma statutaria e quindi di rango costituzionale? E' evidente, si vuole dimostrare la nostra insufficienza, altro non può essere che questa l'interpretazione che noi vogliamo dare! Però, ragioniamo in maniera aperta, supponiamo che davvero il dibattito, come è stato annunciato, sia un dibattito aperto e facciamo finta anche noi, che svolgiamo il nostro ruolo, naturalmente, di oppositori, di poter dare un contributo e se è così è evidente che la prima cosa - anche in coerenza delle cose che noi abbiamo fatto - andiamo a proporre, diventa anche una grande e unica opportunità, proporre che il numero dei consiglieri regionali sia ridotto da 80 a 60. Altri colleghi sono già intervenuti in questo senso, l'intervento lo ritengo molto apprezzabile da questo punto di vista, io vorrei ricordare solo questo: che nel 1992, oltre dieci anni fa, noi Riformatori Sardi - che allora non si chiamavamo ancora Riformatori Sardi - abbiamo fatto una proposta di legge raccogliendo 60 mila firme, non 10 mila firme, 60 mila firme che sono state depositate richiedendo, naturalmente, un referendum per la modifica, per l'abrogazione, appunto, dell'articolo dello Statuto che indicava in 80 il numero dei consiglieri regionali. Il referendum non fu ammesso perché non si poteva proporre un referendum che avesse un tema costituzionale, statutario. Però, resta di fatto, che emerse in maniera netta, in maniera non equivoca quella che era la volontà di tutti i sardi, quella esattamente di voler proporre un numero di consiglieri regionali più adeguato a quella che davvero è questa Assemblea. Quindi, 60 consiglieri regionali rappresentano a nostro avviso un equilibrio, un forte equilibrio, e d'altro canto va molto in sintonia questa nostra proposta, e abbiamo presentato un emendamento in questa direzione, va molto in sintonia con quella che è la specificità dell'obiettivo strategico della Giunta regionale. Se la Giunta dice "Vogliamo ridurre il numero degli Assessori, vogliamo introdurre come principio la semplificazione anche amministrativa, ma anche negli organi istituzionali di questa nostra Regione", è evidente che non può non essere stato pensato, almeno sul piano del principio, anche la riduzione del numero dei consiglieri regionali. Non faccio fatica a pensare - cosa non dimostrabile ovviamente da nessuno - che nella mente del presidente Soru questo principio davvero ci fosse. Credo di interpretare in questo modo, magari poi ci sono state delle condizioni che lo hanno frenato, magari ci sono state delle condizioni che si sono dimostrate inattuabili rispetto al dibattito che è quasi gravitazionale qui dentro, che non è modificabile, che non è assolutamente davvero aperto, al contrario di ciò che si è detto. Ritorneremo comunque su questo tema e credo proprio che la volontà dei sardi, che è quella di voler organi istituzionali in equilibrio rispetto alle attese e anche in funzione di principi conclamati ma poi non attuati, che è quella anche del risparmio dei costi del costo della politica generale...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Pisano.
PISANO (Riformatori Sardi). ... grazie... possano davvero avere accoglimento. Riflettiamo tutti insieme su questi principi e c'è e tentiamo di dare risposte attuazione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
L'onorevole Ladu non è in Aula e decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Grazie, Presidente. Qualche giorno fa abbiamo discusso gli articoli 3, 4, 5 - mi pare, non ricordo bene - gli articoli che riguardavano la partecipazione ai referendum. Ahimé, non è stata una grande discussione, a mio parere, però l'argomento era lì presente, forse è stato sottovalutato da tanti di noi. Oggi iniziamo una discussione che si incentra o inizia quanto meno a discutere dell'argomento centrale di questa legge, l'argomento centrale è il presidenzialismo. Vedete, in questi giorni, in queste settimane, si sta già discutendo all'interno dei partiti, dei partiti della sinistra, del centrosinistra anche e soprattutto, siamo in una stagione congressuale noi l'abbiamo finito qualche settimana fa e abbiamo preso una posizione molto chiara, molto precisa, molto coerente che tutti voi conoscete, che tutti noi intendiamo quanto meno far conoscere a chi, appunto, non la conosce. Ma anche negli altri partiti della sinistra riformista moderata, non solo in quella antagonista, cosiddetta radicale, si sta discutendo, appunto, delle forme di rappresentanza, si sta discutendo delle forme di Governo, si sta discutendo delle varie forme di presidenzialismo. All'interno dei D.S. c'è un dibattito molto interessante, molto serrato, molto aspro anche, su questo argomento; probabilmente questo è anche un elemento che determina anche le diversità delle emozioni all'interno dei democratici di sinistra. Quindi, il dibattito esiste nella società, esiste nella gente, non ce lo stiamo inventando noi! Però è anche vero che da un po' di tempo a questa parte è stato introdotto nella discussione politica il concetto di semplificare la politica o il concetto di semplificazione della realtà, già dai precedenti referendum fatti una quindicina di anni, cosa vuol dire questo? Vuol dire rafforzare le forme di Governo? Vuol dire davvero rafforzare la stabilità? Vuol dire davvero rendere più chiaro, più trasparente e più compatto il sistema politico? O forse non vuol dire nascondere, offuscare, dimenticare quella che è la nuova realtà politica e sociale di questi tempi? Ma come, scusate, non prendere in considerazione che oggi la società è molto più complessa, è molto più diversificata. Qualcuno il termine complessa lo usa per dire che la società è più frammentata e quindi bisogna riunificarla, non è così! La scienza e le innovazioni tecnologiche di questi ultimi anni hanno determinato uno scomporsi delle varie forme sociali, hanno determinato anche e per fortuna, le conosciamo, hanno determinato la conoscenza di tantissime forme di vita sociale. Oggi si parla, appunto, di globalizzazione, oggi parliamo con molta tranquillità e con molta facilità dei problemi indiani, dei problemi cinesi, dei problemi dei Paesi che fino ad ora erano sconosciuti, quindi la società è più complessa, ma è più complessa nei fatti, nella realtà, i rapporti di lavoro sono altri non sono quelli classici degli anni sessanta quando la FIAT aveva 100 mila operai e c'era un unico contratto di lavoro. Oggi i contratti di lavoro sono diversi, vengono chiamati molto di questi atipici, ma perché diversi sono i rapporti sociali. Ma anche nell'ambito intellettuale, usiamo questa parola che tanto tempo fa veniva usata in maniera aristocratica, oggi addirittura non si usa neanche. Ma anche in quel settore ci sono rapporti diversi, pensate all'università come è cambiata l'università! Ma pensate a come sta cambiando il mondo della scuola, il mondo della scuola che oggi viene visto come un mondo secondario, aggiuntivo, aggiuntivo a quale, a quel mondo che invece deve produrre esclusivamente profitti, e infatti oggi il livello dei nostri ragazzi mi pare che sia molto molto molto deludente. Allora se la società si è diversificata in più parti, perché la vogliamo semplificare? Perché la vogliamo ridurre ad un tutt'uno? Perché, vedete la proposta della forma presidenzialista significa questo, ma quando si parla, ad esempio, anche che bisogna inserire nelle competizioni elettorali percentuali del 7,8, qualcuno addirittura del 10 percento per avere una rappresentanza in Parlamento, che significa questo? Ma significa davvero che noi siamo migliorando i nostri rapporti politici, che stiamo mettendo in condizione la gente, il popolo, i cittadini di affrontare i problemi propri, di discutere di conoscere, di acquisirli? A me pare di no, a me pare che stiamo costruendo una istituzione che delega, che utilizza il massimo della delega ad una entità, ad una entità che in questo caso è il Presidente. E voi sapete che la delega funziona, ha funzionato, per certi versi, funziona a volte negativamente. Allora io credo che sia un grosso errore questo, e noi di Rifondazione Comunista, ma non solo di Rifondazione Comunista siamo contrari a questa semplificazione, perché in questo modo la vera rappresentanza della società non viene trasferita nell'aula parlamentare, nella assemblea istituzionale. O forse davvero qualcuno pensa che la stabilità di un governo è determinata esclusivamente, o quasi esclusivamente, dalla forma del governo, dalla forma elettorale? Ma abbiate pazienza, abbiamo assistito in questi anni a ribaltoni continui, quindi non è detto che meno partiti producano più stabilità, perché basterebbe costituirsi una piccola lobby interna all'interno dello stesso partito che fa saltare il tavolo; adesso io giusto un po' per divagare, il rappresentante dell'Italia dei valori De Gregorio, che ad un certo punto ha deciso perché la destra gli ha promesso di diventare Presidente della Commissione difesa, non ci ha pensato mica due volte a cambiare da una parte all'altra, ed è diventato Presidente della Commissione difesa.
ARTIZZU (A.N.). Ha fatto bene!
DAVOLI (R.C.). Qualcuno apprezza, lo so, tenetevelo però, tenetevelo bene. Allora quindi la nostra preoccupazione è proprio questo, che non c'è corrispondenza tra strumento governativo e realtà sociale, che cosa è la politica altrimenti, se non questo. Ma oggi, oggi conosciamo molto molto molto di più di 10 anni fa, di 20 anni fa, di trent'anni vedete io non sto criminalizzando il presidenzialismo in sé perché ci sono varie forme di presidenzialismo, però il concetto fondamentale che oggi viene, diciamo così, discusso nel nostro paese è questo: ma come si fa a considerare l'Italia un paese del Mediterraneo, di una cultura che ha trascorsi i più disparati, diversi eccetera eccetera, con la cultura anglosassone? Ma perché dobbiamo uniformare la nostra cultura, e anche il nostro modo di rappresentare la società, con una cultura anglosassone nord americana, che è diversa dalla nostra, perché diversi sono i rapporti. Non è pensabile offuscare tutto questo, ecco perché noi siamo fondamentalmente contrari ad una forma di governo presidenziale, non perché abbiamo il capriccio di dire no, ci conoscete lo sapete tutti, e noi questa battaglia la continueremo a fare. Ma, abbiate pazienza, prendete la Sardegna, la Sardegna è un piccolo mondo, ma è un piccolo mondo fatto di tante differenze, a volte le terminologie le usiamo quando ci fanno comodo, ci sono tantissime realtà sociali molto diverse che sono collegate a realtà territoriali, geografiche, anche perché la geografia in qualche modo condiziona anche lo sviluppo economico, insomma, no a seconda dei territori si prospettano degli sviluppi e delle evoluzioni. Ma vogliamo semplificare anche questo? Vogliamo fare finta che queste diversità non esistano? No cari colleghi! Chiaro che noi dobbiamo fare assolutamente il contrario, le nostre proposte, i nostri emendamenti che abbiamo inserito appunto guardano…
PRESIDENTE. Concluda onorevole Davoli.
DAVOLI (R.C.). Ma come ragionamento, questo elemento centrale, noi continueremo a ragionare in questo modo attraverso i nostri emendamenti e poi specificheremo meglio quello che vorremmo dire. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei. I lavori della mattina si concludono qui riprendono alle ore 16. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Atzeri.
La seduta è tolta alle ore 13 e 55.
Allegati seduta
CCXCVII Seduta
(Antimeridiana)
Martedì 20 febbraio 2007
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente SECCI
INDICE
La seduta è aperta alle ore 11 e 11.
SERRA, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 13 febbraio 2007 (291), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Francesca Barracciu, Mario Bruno, Carmelo Cachia, Renato Cugini, Mario Diana, Giovanni Giagu, Marco Meloni, Giovanni Pileri, Nicolò Rassu, Carlo Sanjust e Pierpaolo Vargiu hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 20 febbraio 2007.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
SCARPA: "Norme per promuovere la partecipazione democratica dei cittadini alla vita delle istituzioni pubbliche e per combattere l'esclusione digitale". (272)
(Pervenuta il 15 febbraio 2007 e assegnata alla prima Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione Mattana - Marrocu - Calledda - Pacifico - Barracciu - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Floris Vincenzo - Lai - Orrù - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Franco sullo stato delle procedure riguardanti la realizzazione della nuova SS n. 195 "Sulcitana" e in ordine all'avvio dei lavori di costruzione del nuovo tracciato stradale e alla prosecuzione dei lavori di messa in sicurezza dell'attuale tracciato della SS n. 195". (716)
(Risposta scritta in data 16 febbraio 2007.)
"Interrogazione Dedoni - Vargiu - Cassano - Pisano sull'ammissione della società Airecovery ai partenariati della progettazione integrata POR Sardegna 2000-2006" (740)
(Risposta scritta in data 16 febbraio 2007.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:
SERRA, Segretario f.f.:
"Interrogazione Pileri - La Spisa - Petrini - Contu - Licandro - Rassu - Sanjust - Lombardo, con richiesta di risposta scritta, sull'attuazione del Piano paesaggistico regionale". (754)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulle nomine regionali nelle agenzie per l'agricoltura AGRIS, ARGEA e LAORE". (755)
"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sugli ingenti danni subiti dai produttori di carciofi nei Comuni di Ittiri, Ossi, Usini, Uri e Tissi". (756)
"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sulle recenti nomine di dirigenti tecnici operate dal dirigente dell'Ufficio scolastico regionale". (757)
"Interrogazione Cherchi Oscar - Floris Mario, con richiesta di risposta scritta, sul controllo degli organi degli enti locali". (758)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'articolato del disegno di legge numero 5-Stat/A.
Colleghi, eravamo arrivati all'emendamento aggiuntivo all'articolo 10 numero 805, che è un emendamento che sostituisce il "342", a pagina 278. Il relatore ne aveva proposto l'accoglimento e anche un emendamento orale.
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna, relatore. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Grazie, Presidente. Poiché l'emendamento orale non è stato accolto e trattandosi, sia nel caso dell' "805" come del "342", di due emendamenti aggiuntivi io chiedo la sospensione di questi due emendamenti, li riprendiamo casomai più avanti in attesa di una formulazione ancora condivisa e quindi di passare direttamente alla votazione dell'emendamento numero 506.
PRESIDENTE. Va bene. Emendamento numero 506 a pagina 279, lo mettiamo in votazione, colleghi.
ARTIZZU (A.N.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Va bene. E' stata richiesta la votazione elettronica. Prego i colleghi di prendere posto.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 506.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Murgioni - Scarpa.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Biancu - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Lai Silvio - Lanzi - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras.
Si sono astenuti: Il Presidente Spissu - Artizzu - Atzeri.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 42
votanti 39
astenuti 3
maggioranza 20
favorevoli 2
contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 11. All'articolo 11 sono stati presentati gli emendamenti soppressivi totali numero 34, 77 e 251; i sostitutivi parziali numero 241, sostituito dal numero 803, e il "507"; gli aggiuntivi numero 344, che ha due emendamenti all'emendamento, "802" e "804", il "509" e il "508".
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 11 e dei relativi emendamenti:
Art. 11Controllo della spesa
1. Le amministrazioni pubbliche regionali perseguono il rigore nella spesa per il funzionamento degli organi istituzionali e per lo svolgimento della azione amministrativa e ne assicurano efficienza, efficacia ed economicità.
2. Sono disciplinate, sulla base di previsioni di legge, adeguate forme di controllo e valutazione della spesa.
EMENDAMENTO soppressivo totale FLORIS Mario - CHERCHI Oscar.
Articolo 11
Il 1° comma, dell'art. 11 è soppresso.
Il 2° comma, dell'art. 11 è soppresso. (34)
EMENDAMENTO soppressivo totale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 11
L'art. 11 è soppresso. (77)
EMENDAMENTO soppressivo totale FARIGU.
Articolo 11
L'articolo 11 è soppresso. (251)
EMENDAMENTO sostitutivo totale PINNA - URAS - BALIA - ORRÙ - SANNA Francesco - PITTALIS - SECCI - CUGINI - CORRIAS
Emendamento all'emendamento numero 241
Art. 11
Trasparenza e controllo della spesa
1. La Regione e gli enti, agenzie, aziende regionali, perseguono il rigore della spesa per il loro funzionamento e per lo svolgimento della propria azione amministrativa. (803)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale URAS - LICHERI - DAVOLI - FADDA - LANZI - PISU.
Articolo 11
Il comma 1 dell'art. 11 è modificato come segue: "1. Le Amministrazioni pubbliche regionali e quelle, comunque, sottoposte al controllo della Regione, perseguono il rigore della spesa per il loro funzionamento e per lo svolgimento della propria azione amministrativa." (241)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 11
Il comma 2 è sostituito dal seguente: "2. La Regione disciplina con legge regionale ordinaria adeguate forme di valutazione e controllo della spesa". (507)
EMENDAMENTO sostitutivo totale PINNA - BALIA - ORRÙ - SANNA Francesco - URAS - SECCI - PITTALIS - CUGINI - CORRIAS
Emendamento all'emendamento numero 344
L'emendamento numero 344 è sostituito dal seguente:
2 bis. Contributi, compensi a qualunque titolo erogati dalla Regione, dagli enti, agenzie ed aziende regionali, sono resi pubblici tramite messi di informazione di facile accesso nel rispetto delle normative in materia di tutela delle persone in relazione al trattamento dei dati sensibili. (804)
EMENDAMENTO sostitutivo totale PINNA - BALIA - ORRÙ - SANNA Francesco - URAS - SECCI - PITTALIS - CUGINI - CORRIAS
Emendamento all'emendamento numero 344
L'emendamento 344 è sostituito dal seguente:
2 bis. Contributi, compensi a qualunque titolo erogati dalla Regione, dagli enti, agenzie ed aziende regionali, sono resi pubblici tramite mezzi di informazione di facile accesso nel rispetto delle normative in materia di tutela delle persone in relazione al trattamento dei dati sensibili. (802)
EMENDAMENTO aggiuntivo BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Vittorio Renato.
Articolo 11
Dopo il comma 2 è inserito il seguente comma: 2 bis La Giunta regionale è tenuta a redigere, ed a rendere pubblico anche nel sito internet della Regione, aggiornandolo settimanalmente, un elenco di tutti gli incarichi professionali e di tutte le consulenze, con i relativi termini ed importi, sotto qualsiasi forma attivate, disposte con atto del Presidente, degli Assessori, dei Dirigenti regionali e dei corrispondenti livelli degli Enti e delle Agenzie Regionali, oltre che dei dirigenti della ASL. (344)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 11
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: "2 bis. Al fine di rendere effettivo il contenimento della spesa, la Regione si impegna a ridurre il ricorso a professionalità esterne operanti in regime di convenzione ai soli casi di necessità provata e documentabile. Non è ammesso il ricorso a personale convenzionato per l'espletamento di mansioni che possono essere assegnate al personale già nell'organico della Regione e per le categorie lavorative per le quali vigono contratti collettivi nazionali, che la Regione si impegna ad applicare". (509)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 11
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: "2 bis. Al fine di promuovere la partecipazione dei cittadini al controllo e alla valutazione della spesa, la Regione si dota di strumenti legislativi perla redazione del bilancio sociale, secondo criteri di trasparenza e di effettiva partecipazione dei cittadini, sia come singoli che in forma associata". (508).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'articolo 11, signor Presidente, è un articolo che sinceramente non pone problemi particolarissimi. La dizione, trattandosi anche di un articolo molto breve, è obiettivamente molto generale in questo articolo titolato, rubricato: "Controllo della spesa", afferma un principio, cioè che le amministrazioni pubbliche della Regione debbono rispettare nella loro azione amministrativa il rigore della spesa per il funzionamento degli organi istituzionali e per lo svolgimento dell'azione amministrativa e il fine è quello di assicurare efficienza, efficacia e insieme però economicità. Il secondo comma precisa ancora che a questo fine apposite leggi, successive quindi all'approvazione della legge statutaria, possano disciplinare forme di controllo e di valutazione della spesa, forme di controllo e di valutazione della spesa che, d'altra parte, sono previste sia da altre norme di legge, ma la legislazione ordinaria in questo da tempo si è orientata sicuramente ad istituire forme di controllo interne all'amministrazione sulla gestione, sia successivamente sia in parte anche preventivamente all'azione amministrativa. E' un gravissimo problema, un problema cioè molto rilevante, trattandosi di un'esigenza molto sentita che più volte negli anni passati, direi addirittura nei decenni passati, aveva portato a profonde modificazioni del sistema legislativo, proprio sulla materia dei controlli, per raggiungere lo scopo di garantire sì forme adeguate di controllo, ma anche di garantire l'efficienza dell'amministrazione e il raggiungimento degli scopi, liberando il procedimento amministrativo da una serie di strumenti, di interventi, soprattutto quelli preventivi alla definizione, alla definitività dell'atto, che nella storia delle nostre istituzioni hanno dimostrato più volte di costituire delle forme di rallentamento molto forte. Tutta la legislazione in materia di controllo amministrativo, di controllo sulla legittimità degli atti amministrativi ha vissuto questa situazione e si è orientata progressivamente nel ridurre i controlli preventivi per orientare l'intervento e qualificare l'azione di controllo soprattutto nella fase successiva all'emanazione dell'atto, per verificarne proprio il raggiungimento dei risultati in termini di efficacia e di efficienza oltre naturalmente alle forme di controllo interno o esterno all'amministrazione riguardante il rispetto delle norme sulla contabilità. Ma quello che più stupisce di questo articolo è una formulazione che apparentemente sembra innocua ma che pone un problema politico importante, su cui io vorrei in qualche modo richiamare l'attenzione, porre innanzitutto la mia attenzione e richiamare quella dei colleghi, e cioè che la formulazione di questo articolo, soprattutto nel primo comma, attribuisce l'obiettivo del perseguimento del rigore nella spesa alle amministrazioni pubbliche della Regione, ma non solo - avendo come oggetto di questa azione volta a perseguire il rigore della spesa - non soltanto lo svolgimento all'azione amministrativa, ma anche il funzionamento degli organi istituzionali. Questo è ciò che credo ponga qualche problema, cioè attribuire alla pubblica amministrazione anche il fine di raggiungere, di perseguire il principio e l'obiettivo del controllo e del mantenimento del rigore della spesa anche per il funzionamento degli organi istituzionali. Gli organi istituzionali sono delle realtà giuridiche che non si riducono e non si confondono con l'azione amministrativa, se per organi istituzionali cioè si intende anche il Consiglio regionale, se si intende la Giunta in quanto istituzione... non in quanto... la Giunta in quanto rappresentante del potere esecutivo, rappresentante cioè del potere da un lato di esecuzione delle leggi, ma dall'altro anche di impulso dell'azione politica, l'organo principale dell'indirizzo politico insieme al Consiglio regionale. Se cioè, quindi, attraverso questo articolo si vuole dire che è la pubblica amministrazione, è l'amministrazione regionale che deve avere come fine quello di perseguire il rigore della spesa per il funzionamento degli organi istituzionali, significherebbe in qualche modo in questa dizione - che noi francamente riteniamo infelice - sottoporre l'azione degli organi istituzionali del Consiglio, sottoporla all'azione amministrativa, cosa che non è corretta; gli organi istituzionali hanno una funzione che va ben al di là di quella di garantire un'azione amministrativa e va anche ben al di là di quella di garantire efficienza, efficacia ed economicità all'amministrazione stessa. Il funzionamento degli organi istituzionali è un funzionamento che è a garanzia della rappresentatività popolare; la funzione legislativa così come la funzione di indirizzo politico ha una propria autonomia rispetto alla questione amministrativa, anzi ha una funzione sovraordinata rispetto alla funzione amministrativa, tanto che è impensabile che il funzionamento di questi organi possa essere soggetto, sia pure per un obiettivo più che legittimo, cioè quello di limitare le spese allo stretto necessario e non evidentemente attribuire alla gestione degli organi istituzionali della Regione una illimitata capacità di spesa che nessuno può permettere, il rigore della spesa cioè la finalizzazione della spesa pubblica al raggiungimento di fini esclusivamente pubblici deve essere garantita, ma dobbiamo riflettere sul fatto che attribuire all'amministrazione il potere di interferire sui limiti della spesa per il funzionamento degli organi istituzionali in qualche modo significa assoggettare la politica - nel punto più alto che è quello, appunto, degli organi istituzionali, sia del potere legislativo sia del potere esecutivo - subordinare all'azione amministrativa, è totalmente il contrario! A meno che non si voglia specificare che l'obiettivo del perseguimento del rigore della spesa vale anche per le amministrazioni interne degli organi istituzionali, inteso in questo modo può essere anche ritenuta accettabile, ma la formulazione di questo comma credo che dia adito a dubbi su una cosa che può non sembrare di evidentissima attuazione, ma che attiene a una questione di fondo, e cioè che - come abbiamo detto più volte - la rappresentanza degli interessi della società che si rappresenta e si manifesta nell'azione politica che si svolge nella maniera più alta proprio negli organi istituzionali, ha i suoi costi, ha i suoi costi che non devono essere assoggettati a un potere di sindacato sulla modalità attraverso cui queste spese vengono fatte che è in capo ad un altro potere, che è quello amministrativo che invece deve essere soggetto agli organi istituzionali. Credo che una correzione, una precisazione in questo senso possa ridare eventualmente a questa formulazione il suo vero significato nel rispetto proprio della funzione altissima che hanno gli organi istituzionali della Regione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole La Spisa. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie Presidente. E' evidente che se ci fosse un'amministrazione pubblica regionale che persegue lo sperpero del denaro pubblico per il funzionamento degli organi istituzionali, e per lo svolgimento dell'azione amministrativa, penso che le magistrature contabile e penale interverrebbero con determinazione, e certo non lascerebbero scampo. Peraltro il comma uno non prevede sanzioni, e anche in questo caso occorre un'altra legge. Quindi ci stiamo riferendo ad un articolo, l'articolo 11, relativo al controllo della spesa, che, oggettivamente, si dimostra particolarmente insignificante; e lo è ancora di più se si considera che sono stati abrogati gli articoli 2 e 3 e proprio l'articolo 3 dedicato in modo specifico al tema della legalità, imparzialità, efficienza e trasparenza nell'azione amministrativa. Del resto l'articolo 3, se non ricordo male, è stato soppresso, perché materia non contemplata dall'articolo 15 dello Statuto, così come è modificato. Beh adesso mi sembra che stiamo riproponendo una parte dello stesso argomento seppure in un altro articolo. E questa è una delle ragioni per cui sosterrò gli emendamenti soppressivi numero 34 numero 77 e numero 251. Qualora l'Aula, tuttavia, decidesse di mantenere l'articolo, faccio notare, che sul comma uno la Commissione ha presentato un emendamento, l'emendamento numero 803, con cui si modifica in parte il contenuto, ma resta valida la considerazione sulla ovvietà di quanto viene espresso in questo comma. Mancando le sanzioni, inoltre, resterà, e resta, lettera morta qualunque nobile principio venga affermato, se poi risulta superfluo, beh si corre anche il rischio del ridicolo. Faccio inoltre notare che al comma due sono stati presentati addirittura tre emendamenti aggiuntivi, e ad uno di questi, l'emendamento numero 344, altri due emendamenti. L'ultimo, quello che reca il numero 804 poi non risolve, ma anzi mi sembra complichi il problema a cui vorrebbe porre rimedio. Ma ne parleremo successivamente, mi riservo di intervenire nelle dichiarazioni di voto sugli emendamenti e approfitto degli ultimi minuti a disposizione per dire, che se non è possibile, sarebbe scorretto trasferire su questa legislatura le difficoltà derivanti dalla transizione al sistema maggioritario e presidenziale, analogamente non si può parlare di nostalgia del parlamentarismo per come è stata vissuta l'esperienza della precedente legislatura. Non è possibile, infatti, assimilare tout court l'esperienza del parlamentarismo alla dodicesima legislatura, e dico questo perché stiamo riflettendo sulla forma di governo, stiamo parlando del ruolo del Consiglio regionale e anche di quello che inevitabilmente è accaduto negli ultimi anni, perché l'onda lunga della sfiducia indotta nei confronti dei partiti ha prodotto evidentemente uno scadimento della qualità della politica, che ha travolto i ruoli, travolgendo le istituzioni, le forme di governo e per fino la pratica della democrazia. E' stato un percorso lento, che a mio avviso ancora non si è concluso, e che ovviamente non possiamo neanche far finta che sia limitato ad una sola legislatura. Per cui ci troviamo immersi ancora in questo clima; e credo che per questo motivo sia ancora più necessario andare con i piedi di piombo su tutte quelle scelte che dovranno caratterizzare proprio la forma di governo di questa Regione. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie.
E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Io credo di poter dire che dopo il preambolo, ma subito prima dell'articolo numero 1, dell'articolo 2, dell'articolo numero 3 della legge statutaria, l'articolo numero 11 è forse, come dire, uno dei più inopportuni articoli all'interno della legge statutaria. Primo: perché con la legge statutaria non ha nulla a che vedere, è uno di quegli articoli come il 2 e il 3, che non ha nessun senso inserire nella legge statutaria. E poi mi chiedo se ha senso comunque inserirlo se poi nello stesso articolato si rimanda ad una futura legge regionale, le adeguate forme di controllo e di valutazione della spesa, una materia, o la si regola compiutamente oppure neanche se ne parla, e si è comunque liberi di regolamentarla nei testi di legge opportuni che siano essi disegni di legge o proposte di legge. Ma quello che più, per poi entrare nel merito e nel significato dell'articolo numero 11, quello che più mi colpisce, è che qui si definiscano le amministrazioni pubbliche regionale, a me risulta che esista un'unica amministrazione regionale, articolata con gli enti con tutta la sua struttura, ma che letteralmente vada definita l'amministrazione regionale che fra l'altro non può che essere pubblica, l'amministrazione regionale, o le amministrazioni se vorrete tenere questa dicitura impropria. Non mi risulta che ci siano delle amministrazioni regionali private, perché il contrario di pubblico, non può che essere privato, perciò già nella sua struttura e stesura l'articolo numero 11 credo che lasci molto a desiderare e contribuisca a rendere ancor più critico il giudizio dato dalle organizzazioni sindacali, più precisamente da un'organizzazione sindacale, e cioè un disegno di legge e una proposta rivista poi dalla Commissione decisamente di basso livello. Mi chiedo inoltre, che cosa enuncia l'articolo numero 11? Enuncia che l'azione di amministrativa deve garantire l'efficacia, l'efficienza e l'economicità; sono concetti pleonastici, mi chiedo se noi utilizziamo i contrari perché dovrebbe essere inefficiente, perché dovrebbe essere inefficace, perché deve essere anti economica? Cioè stiamo dichiarando una cosa che fa a pugni con il concetto di pubblica amministrazione, tanto più che rimandiamo poi le fasi di controllo e di valutazione della spesa, che necessità c'è di esprimere questi concetti; mi chiedo se questi concetti invece nascondano, purtroppo, un'azione amministrativa che lascia molto a dubitare sulla efficacia, sull'efficienza e sulla economicità. Sull'economicità mi auguro che si continui ad esprimersi, ma si esprima con maggior efficacia ed efficienza la Corte dei Conti, che è l'unico strumento rimasto per il controllo dell'amministrazione regionale. Sull'efficacia e l'efficienza ci sono anche qui altre istituzioni, che mi auguro un giorno, improvvisamente svegliandosi, abbiano il coraggio di rispettare il mandato per cui sono state istituite, cioè quello di controllare l'efficienza e l'efficacia della pubblica amministrazione. Ma io direi che aggiungerei, nel caso, anche la legittimità degli atti della pubblica amministrazione. Se per efficacia ed efficienza si intende che si è efficienti quando chi dissente dall'azione politica della Giunta, inserendosi impropriamente nell'azione amministrativa, quindi andando contro legge, viene defenestrato regolarmente, perché dichiarato nemico della politica della Giunta, e quindi di maggioranza, perché Giunta e maggioranza sono indissolubilmente legate. Dobbiamo aspettare le accuse degli amministratori, dei dirigenti della pubblica amministrazione, perché improvvisamente anche questo Consiglio scopra che siamo in mano a chi vuole costruire un sistema monarchico, sotto tutti punti di vista, che se si va contro le imposizioni e le indicazioni del principe, si deve andare tutti alla gogna? Non lo dico io sicuramente questo, prima di me hanno avuto modo di dirlo all'assessore Pigliaru, prima di me ha avuto modo di dirlo all'assessore Dessì, oggi lo dice il dirigente appena defenestrato dalla sanità, l'ha detto ieri un componente di un importante gara di appalto, come la Satchi & Satchi, il dottor Brigaglia, l'hanno detto altri funzionari e dirigenti pubblici negli atti che, mi auguro presto, arriveranno all'attenzione della Commissione d'inchiesta, ma che sono già a conoscenza di molti di noi. Credo che, tra gli altri, abbiano piena conoscenza anche altre istituzioni dei movimenti, delle pressioni e soprusi che hanno dovute subire alcune funzionarie pubbliche, facenti parte della commissione di gara della Satchi, quelle che verranno dopo Girau, il dottor Girau, che a loro volta verranno defenestrate se possibile, questo è nell'intendimento della Giunta, dell'Assessore e del Presidente, oppure che verranno relegate in qualche sottoscala di angusti palazzi della Regione. Ma questo avviene normalmente, sono due anni e mezzo che l'opposizione - ma qui, per essere onesti, devo allargare il cerchio -, anche componenti della maggioranza, hanno costantemente denunciato in quest'Aula che è il luogo idoneo, luogo di riferimento, perché le leggi vengono seguite, perché ci sia trasparenza, perché ci sia efficacia, perché ci sia efficienza, perché ci sia economicità. Ma, regolarmente, le denunce che sono riportate nelle mozioni, che sono riportate nelle interrogazioni, che sono riportate nelle interpellanze, negli ordini del giorno, e se andiamo indietro nel tempo, anche nelle dichiarazioni di qualche Assessore a inizio legislatura, queste sono state regolarmente dimenticate, omesse. Mi potrà insegnare sicuramente il professor Gessa ed il collega Gessa, che ci sono delle cose che nel nostro cervello vengono accantonate, quasi involontariamente, e appartengono a quelle cose dimenticate o che si vogliono dimenticare. Ecco, io credo che quella parte del nostro cervello, del vostro cervello, sia molto ampia in questo momento; ed è nostro compito ricordarle, è nostro compito ricordare che quelli sono chiari esempi di efficienza e di efficacia e di trasparenza, e aggiungo, del primo dovere che noi dobbiamo avere, di legittimità degli atti, delle regole certe che devono essere seguite sino a quel potere, che noi abbiamo più di altri, a cambiarle; a cambiarle con gli strumenti democratici che sono in nostro possesso. Ecco, tutto questo è l'articolo 11, tutto questo dice l'articolo 11, lo dice nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, con parole sbagliate, perciò l'unica cosa, l'unico pregio di questo articolo è che fortunatamente c'è l'occasione per parlarne, e l'occasione per parlarne è quest'Aula, in un corretto confronto che ci veda finalmente capaci di dare dignità alla nostra azione politica, e quindi dare dignità ai sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Sì, grazie Presidente. Io non utilizzerò l'intero tempo a mia disposizione, anche perché altrimenti rischio di ripetere alcuni concetti che i miei colleghi hanno già dichiarato. Sta di fatto che l'articolo 11, del quale stiamo andando a parlare, a mio giudizio, ha subito una vera e propria mutazione genetica, nel senso che la proposizione dell'articolo 11, così com'era stata fatta dalla Giunta regionale, aveva un significato totalmente opposto e totalmente diverso. Già il titolo era diverso, perché il titolo parlava di costi della politica e, entrando nel merito di ciò che l'articolo 11 proposto dalla Giunta diceva, si limitava ovviamente a prendere in considerazione il problema, da un punto di vista ovviamente del principio, della spesa per il funzionamento degli organi istituzionali, e quindi non creava quella confusione alla quale già hanno fatto cenno, appunto, altri interventi, tra spese di funzionamento negli organi e spesa e rigore della spesa relativa, naturalmente, all'azione amministrativa. Quindi, si è voluto, nel dibattito in Commissione, evidentemente annacquare questo principio, trasformandone il concetto e quindi nascondendo in realtà, nascondendolo dentro un principio già richiamato, che era quello che è contenuto nell'articolo 3, che abbiamo ovviamente già affrontato. Allora mi chiedo, e lo chiedo naturalmente all'intera Aula, ma così trasformato, così modificato, che senso ha tenerlo questo articolo 11? Non può avere più alcun senso, a mio giudizio, perché è un principio che viene richiamato che è totalmente incongruente rispetto all'articolo 15 del nostro Statuto, l'articolo 15 come è stato ovviamente modificato dalla legge costituzionale numero 2. Quindi, credo che andrebbe, da un punto di vista anche della razionalità del testo che poi andremo ad approvare, davvero soppresso, perché non ha più alcun significato e crea soltanto confusione anche nel richiamo del principio. D'altro canto, ciò che si vorrebbe o si intende fare con il comma 1 di questo articolo 11, quindi l'obiettivo strategico dell'articolo 11, è un obiettivo che è di tipo regolamentare, perché non può che essere competenza di un regolamento, riferibile naturalmente agli organi, agli enti regionali, alla stessa Regione, quello del rigore e dell'utilizzo delle risorse in capo all'organo stesso. Questo dimostra, e lo dico con una caratterizzazione che è ovviamente più ampia, che noi ci stiamo muovendo male in questo dibattito relativo alla composizione di questa legge statutaria. Ancora una volta, in questo caso, stiamo uscendo fuori dal binario dettato dall'articolo 15 e stiamo andando a sconfinare, questa volta, proprio sul lato, cosiddetto, ordinario. Noi non possiamo richiamare un principio che già è stato approvato e che significherebbe esattamente espropriare quella che è la competenza ordinaria, anzi probabilmente ancor meno della competenza ordinaria, proprio perché andrebbe a ricollocarsi in quella che è la competenza regolamentare, quella, sì, affidata evidentemente alla Giunta regionale.
Se noi vogliamo fare un discorso, invece, come era nelle intenzioni e nella testa della Giunta regionale, questo non dobbiamo che farlo con maggior coraggio, dire che il costo della politica, se lo vogliamo affrontare, ma non è questo di certo la sede in ogni caso, il costo della politica va normato è un costo che si presenta a tantissimi aspetti da un punto di vista del dibattito, anche sul piano dei principi, che chiaramente non possiamo eludere ma che cosa ha a che fare con questa statutaria? Sicuramente non ha a che fare niente. Quindi, la nostra proposta è che l'articolo 11 venga soppresso perché, l'hanno detto anche altri, è totalmente ininfluente. Se noi oggi non l'avessimo, dentro questo testo, nulla cambierebbe, perché comunque rimane il principio così diluito, così annacquato che è già contenuto negli articoli che precedentemente abbiamo approvato, anzi in maniera rafforzata è contenuto negli altri principi e qui ormai ha perso di ogni concreta incisività. Quindi, sono d'accordo sulla proposta che ha fatto l'onorevole Caligaris che gli emendamenti soppressivi dell'articolo 11 meritino di essere approvati.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, questo articolo 11 mi richiama un po' quelle orchestrine che vengono chiamate ad integrare le feste o il grande spettacolo, non potendo reggere per un'intera serata l'attore principale, il cantante di grido, si chiamano ogni tanto queste orchestrine un po' anonime per riempire la serata. Questo articolo mi sembra che ci richiami un po' questo. Oppure, che dire? Dico che la grande regia che sta dietro questa proposta di legge, questo disegno di legge, ci sia un grande, non so se posso usare un'espressione sarda, perché non me ne viene una di altrettanta efficacia, mi sembra come dire il frutto di unu grandi trasseri, una trassa è difficile da tradurre nella pienezza perché è un po' furbizia, un po' trappola, un po' tutto, un po' giocosa, un po' anche comunque cattivella. Trasseri per distrarre un po' la gente e farla cadere, perché siamo passati dall'articolo 10, si è registrata una grave ipoteca sul presenzialismo e quindi bisogna anche un pochino abbassare la tensione con un "articolo intermezzo", perché è perfettamente inutile. E' un articolo ha fatto di ovvietà, di cose che, francamente, lo dico e vorrei non mancare di rispetto a nessuno, mi sembra davvero una civetteria, un'operazione di cosmesi giuridica perfettamente inutile. Dove peraltro il pennello del parrucchiere ha compiuto anche qualche svirgolatura, come nel comma primo dell'articolo, si è sempre parlato qui di distinzione di ruoli politico e amministrativo, dicendo che appunto il ruolo politico non poteva invadere quello amministrativo, però evidentemente non si intendeva esattamente che il contrario, l'amministrativo sì che può invadere quello politico, perché qui dalla lettura letterale del primo comma, questo si afferma ed è un fatto estremamente grave e contraddittorio a tutto quello che si è affermato fino ad adesso.
Signor Presidente, io non so evidentemente questa definizione di disegno di legge statutaria, questa parola deve avere un po' ubriacato tutti e si è creduto attraverso questo di fare cose straordinarie che dovessero cambiare l'immagine, il ruolo, la sostanza di questa nostra autonomia. Senza la capacità di intendere veramente che per legge statutaria si devono intendere tutte quelle leggi che con la procedura non costituzionale, ma ordinaria eppur rafforzata, doveva disciplinare, legiferare, normare quello che è stato tradotto dentro il secondo comma dell'articolo 15 e riportati punto. Ma la parola statutaria deve avere un effetto magico, evidentemente, quasi stordente e ha fatto fare le cose… questo articolo veramente è stato per un verso di ovvietà, di cose perfettamente inutili, quasi che rivolesse trovare un qualche cosa per intrattenersi e per passare da una cosa importante, molto grave, come era l'articolo 10, per poi passare al resto, perché de trassas ce ne sono anche successivamente, negli articoli successivi, che sono vere e proprie trappole giuridiche. Io davvero mi chiedo se dobbiamo continuare a portare avanti questi disegni di legge e se un altissimo senso nascosto di responsabilità, un senso di profondo attaccamento ai principi fondanti dell'autonomia, perché ha bisogno di rivitalizzazione, non ci dicesse fermiamoci un momentino, smettiamola, e cerchiamo di ritrovare tra le forze sinceramente riformiste e autonomiste un momento di autosintesi per affrontare le grandi questioni riformatrici, davvero, della nostra Regione. E ripartire con quasi un rilancio, una rivitalizzazione perché deve essere accompagnata da altro. Noi vediamo tutto quello che sta accadendo anche qui, fatti di estrema gravità e responsabilità io non li vorrei, come dire, far travolgere dalle cronache di questi giorni o dei giorni scorsi, però molte cose che qui sono state denunciate, anche modestamente dal sottoscritto, come ho detto, non mi pare che tutto quello che è stato denominato come atto riformatore, al nostro grande Governatore non gli interessi niente, come obiettivo primario. Che gli interessano soltanto gli effetti indotti e i risultati obliqui a quelli che sono legati alla centralità che sono indicati nei progetti riformatori, così dicasi per la sanità, e mi pare che questo stia venendo fuori. Signor Presidente, francamente mi trovo in estremo disagio a trovarci ad esaminare articoli, come questo, 11, di una legge che ha la pretesa di essere un atto riformatore. Un articolo scritto, nella migliore delle ipotesi, ripeto di affermazioni ovvie, perché giustamente diceva il collega Capelli, proviamo a ragionare anche al contrario: potrebbe essere l'amministrazione non è efficiente, non trasparente? Ma, dico, quando mai? E' ovvio, sono cose assolutamente ovvie! Sono ovvie perché non si può neanche pensare al contrario. Allora, signor Presidente io non so più davvero… avevo avuto a momenti una certa speranza, di una certa risposta, a certe espressioni e presente di questo Consiglio, ma qualche volta ripiombo in una sorta di depressione, proprio siamo senza speranza? Io non voglio rassegnarmi a vivere questa mia rilevante esperienza in questo Consiglio senza una speranza di vedere la Regione, la nostra Regione, riprendesi e riportarla ad un grande ruolo nel contesto delle autonomie speciali, ma nel contesto anche di questo nostro paese e fargli giocare un grande ruolo anche a livello europeo, perché ne ha tutte le potenziali condizioni. Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie, signor Presidente. Tutti gli intervenuti, sino a questo momento, sull'articolo 11 hanno praticamente tracciato l'inutilità, qualcuno ha detto che era pleonastico, altri hanno detto che bisognerebbe cassarlo perché è una cosa ovvia che questi costi della politica, il controllo della politica vengano ridotti. E a questo proposito uno dei punti di azione governativa, di elezione della Giunta che possono ridurre i costi della politica, a parer mio oltre a tutti gli emendamenti che vi sono, sarebbe anche quello di portare in aula quella legge finanziaria del 2007, e io che non sono molto esperto di Internet, questa mattina mi sono fatto, per essere esatti, alle 10 e 21, mi sono addentrato e ho visto che già 13 giorni dopo questa presunta approvazione di questa finanziaria che dovrebbe effettivamente riportare ad una riduzione dei costi della politica, non chiarisce nessun dubbio il sito, anzi ne alimenta molti, perché di finanziaria non se ne parla assolutamente. Infatti, nella sezione del sito dedicata ai comunicati stampa della Giunta non c'è alcuna traccia di documenti finanziari e nella sezione delibere ben tre pagine sono occupate dall'importantissima seduta del 7 febbraio che contiene dodici delibere, ma soltanto tre non può essere visualizzato il testo, e lo sa quali sono queste tre delibere delle quali non può essere evidenziato il testo? Sono le delibere 526, 527 e 528. La prima del programma regionale di sviluppo, la seconda della proposta di Legge finanziaria per l'anno 2007 e la terza del disegno di legge concernente la proposta di bilancio per l'anno 2007 e il bilancio pluriennale 2007 - 2010. Quindi, di questi provvedimenti citati c'è solo il titolo, ma neppure una riga di testo e quanto al prezzo, lo stanno pagando da due mesi tutti i sardi a causa dell'esercizio provvisorio, ancora non si sa quando arriverà il conto finale, ma c'è un particolare che voglio portare all'attenzione di quest'aula, che è ancora più rilevante questa gravissima omissione della Giunta, che la maggioranza si ostina a derubricare la voce "problemi tecnici", questione di qualche giorno e altre fesserie del genere, diciamocelo chiaramente. Siccome è costume del Presidente prendere per mano i sardi ed accompagnarli affettuosamente nel lungo viaggio attraverso la situazione planetaria dell'informazione, nel sito si spiega con puntiglio pedagogico che cosa sono le delibere, ed è scritto testualmente: " l'attività della Giunta si esprime attraverso atti amministrativi che assumono la forma di delibere, provvedimenti con cui vengono formalizzate le decisioni collegiali", davvero una bella lezioncina di diritto amministrativo e anche di massima trasparenza in pillole alla portata di tutti come si dice. Bene, bisogna solo chiarire che cosa ha fatto la Giunta nel caso della finanziaria che sarebbe quell'atto molto importante per cercare di incanalare i costi della politica e del bilancio e del piano regionale di sviluppo. Si è espressa attraverso atti amministrativi, questi hanno assunto la forma di delibere, si tratta di provvedimenti che formalizzano decisioni sbagliate, collegiali? Se la risposta fosse sì non si capirebbe perché solo quegli atti fra gli atti della seduta del 7 febbraio siano stati virtualmente sbianchettati. Noi facciamo qualche riflessione e diciamo che in attesa di fare sbianchettare nella finanziaria nazionale qualche altro atto, il Presidente sta sbianchettando le pagine delle delibere. Se fosse no, ma non si sa cosa sia peggio, si potrebbe pensare che a fronte dei titoli, le pagine del testo siano ancora tutte bianche, cioè non abbiamo una finanziaria. In entrambi i casi il Presidente anche nella sua veste di Assessore ad interim della programmazione e super assessore trasversale oltre che allo scibile umano come pretenderebbe la statutaria è un tizio che gioca scorretto senza nemmeno salvare la faccia, nasconde le carte perché le vuole truccare, insomma uno dal quale sarebbe consigliabile non comprare una macchina usata perché come diceva il famoso slogan, alla prima curva si rischia di andare fuori strada. Ma fino a quando gli si potrà consentire di mandare la Regione fuoristrada? E' politicamente, istituzionalmente e moralmente accettabile che una Regione in difficoltà gravissime prolunghi ulteriormente l'esercizio provvisorio solo perché si sta chiedendo al governo amico di aggiustare e di sbianchettare anche questa volta norme palesemente illegittime come quelle che dovrebbero far quadrare il bilancio con risorse virtuali?
Si potrebbe dire con i soldi del "Monopoli". Ecco per quale motivo molti colleghi chiedono che addirittura, e hanno portato anche qualche emendamento di correttivo per quest'articolo che è opportuno, signor Assessore, cancellare.
Alcuni organi di informazione pur non riferendo le parole testuali che molti in quest'aula per altro ben conoscono hanno pubblicato un fuori onda del Presidente all'interno di un colloquio che doveva restare riservato. La frase suonava più o meno così: "gliela faccio vedere io a questi qui, teste di... mischia, la finanziaria la porto in aula quando dico io". Qualcuno lo svegli perché crede di essersi comprato la Regione senza metterci un euro logicamente ed ecco per quale insisto ancora Presidente perché ci si ravveda e si possa pensare che questi due commi dell'articolo 11 possano essere cancellati. Non è discutibile, penso che sia che anche fuori luogo cercare di allungare il brodo come diceva il collega, di distrarre un po' l'opinione pubblica portando l'orchestrina di rimpiazzo perché il cantante solista è un po' stanco. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Moro. L'onorevole Artizzu, decade.
L'onorevole Francesco Sanna decade.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Grazie. L'emendamento numero 34, il parere è negativo, il 77 è negativo, il 251 è negativo, al 241 è stato presentato un emendamento all'emendamento l'803 e il parere è positivo. Il 507 è negativo, al 344 sono stati presentati da ultimo l'804 che è l'emendamento all'emendamento per il quale si esprime un parere positivo, per il 509 il parere è negativo, per il 508 il parere è negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Si, il parere della Giunta è conforme a quello del Presidente della Commissione.
PRESIDENTE. Grazie. Emendamento numero 34.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io voterò ovviamente a favore dell'emendamento numero 34 e contro l'articolo 11 per diversi motivi, perché l'articolo 11 mi sembra un articolo palliativo, populista, impertinente che vuole scaricarsi le coscienze e che è tipico di una certa parte della politica italiana, cioè questa superbia intellettuale, questa funzione educatrice che la Regione vorrebbe avere nei confronti delle altre amministrazioni. Ma questo ruolo non esiste più perché sappiamo benissimo che gli enti locali con la riforma del Titolo V della Costituzione non sono enti subordinati ma sono enti autonomi con vita propria, con dignità propria, con pari dignità nei confronti della Regione e poi la Regione si guardi al proprio interno, noi abbiamo più volte nella finanziaria presentato gli emendamenti che prevedono un organismo esterno che veda e controlli la spesa della Regione perché noi non sappiamo come spendono i soldi le Regioni, cosa avviene nell'Assessorato alla programmazione, non lo sappiamo noi e riteniamo che milioni di elettori vadano a leggere l'articolo 11 della nostra legge elettorale.
Intanto perché rimanga un'altra legge, non so più Assessore quante leggi dovremmo fare noi perché stiamo facendo una legge statutaria che prevede che altre, tante altre leggi e mi auguro che la prima Commissione sia in grado di farle, non dovremo aspettare certo che la Giunta su anche questa funzione educatrice faccia le leggi e ci trasferisca una miriade di leggi che questa legge statutaria sta cercando di mettere in movimento. Ma già tutto questo era contenuto nell'articolo 3 di questo disegno di legge, è in contrasto con l'articolo 7, con il comma 7 dell'articolo 12, lede l'autonomia delle amministrazioni e poi, consentitemi, è veramente pleonastico, nessuna legge prevede il non rigore, restano i sistemi democratici di controllo politico, amministrativo e penale che garantiscono la correttezza dell'attività amministrativa e contabile. Quindi riteniamo che questo articolo non ci sia fare niente.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Per chiedere il voto elettronico palese, Presidente.
PRESIDENTE. Sono in votazione gli emendamenti numero 34, 77 e 251 che sono uguali, soppressivi totali dell'articolo 11. Votazione elettronica, prego i colleghi di prendere posto. Dichiaro aperta la votazione.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 34, 77 e 251.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Caligaris - Capelli - Cassano - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Lombardo - Milia - Moro - Murgioni - Pisano - Randazzo Alberto.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Biancu - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Ibba - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Si è astenuto: il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 51
votanti 50
astenuti 1
maggioranza 26
favorevoli 12
contrari 38
(Il Consiglio non approva).
Emendamento numero 803, che è sostitutivo del numero 241. E' stato espresso parere positivo.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, Presidente, per annunciare il mio voto contrario all'emendamento perché, anche se modifica il testo, resta in piedi la considerazione che stiamo esprimendo un'ovvietà e, quindi, ritengo che per coerenza con quanto ho sostenuto relativamente agli emendamenti soppressivi, anche questo rientri all'interno di quella valutazione. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie. E' in votazione l'emendamento numero 803.
(E' approvato)
Emendamento numero 507.
(Non è approvato)
Votiamo il testo dell'articolo 11.
Poiché nessuno è iscritto a parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Emendamento aggiuntivo numero 804, che è sostitutivo del numero 344 e dell'802.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, grazie Presidente. Per sottolineare un aspetto che mi sembra sia passato sotto silenzio e cioè che, in questo emendamento, si pone l'accento sulla necessità di rendere palesi, evidenti e quindi dare visibilità a tutti i contributi e i compensi. Ritengo che sia stato sottovalutato il fondo, per esempio i fondi di beneficenza, o le spese di rappresentanza che restano e devono restare indistinti perché, secondo me, entrano in contrasto con la legge sulla privacy. Poi, non si capisce bene questa sottolineatura: "Tramite mezzi di informazione e di facile accesso". Cioè, intanto andrebbe chiarito che devono essere pubblicati sul BURAS, che è lo strumento ufficiale con cui si devono rendere pubblici tutti gli atti e, poi, c'è anche questo fatto, che "i mezzi di informazione di facile accesso" è una determinazione estremamente generica che non corrisponde poi, materialmente, alla definizione. Noi, per esempio, abbiamo nel BURAS la possibilità di conoscere la questione delle convenzioni. Nell'ultimo BURAS, per esempio, ci sono tutte quelle che sono state stipulate dall'assessorato agli enti locali, quindi mi sembra che questa norma, questo emendamento non sia adeguato a ciò che vuole rappresentare e per questo voterò contro. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Vittorio Randazzo. Ne ha facoltà.
RANDAZZO VITTORIO (U.D.C.). Solo per chiedere il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Grazie Presidente. Credo che l'aver sostituito con l l'emendamento numero 804 l'emendamento numero 344 molto probabilmente non coglie tutto lo spirito e i contenuti del numero 344, perché se è vero che si sta rendendo più leggibile la pubblicità di quelli che sono i contributi e le altre forme di compenso previste dalla norma ed erogate dalla Regione, è altrettanto vero che, forse, i mezzi di informazione di facile accesso avevano bisogno, eventualmente, di un'esplicazione migliore, nel senso che la pubblicazione, perlomeno sulla stampa quotidiana oltre che sul BURAS, molto probabilmente avrebbero reso ragione, più e meglio, su questi mezzi di informazione di facile accesso; perché? Noi sappiamo benissimo che abbiamo uno strumento oggi a disposizione, quello di Internet, però, il facile accesso per chi pure è dotato di strumento e per chi ha a disposizione il mezzo informatico nello stesso tempo è limitato nell'accesso da che cosa? E' limitato, per esempio, dal non avere i dati in tempo utile, è limitato dalla non presenza dei dati, è limitato dalla non pubblicazione di certi atti, è limitato, per esempio, da questi vuoti che si generano nella redazione del piano di comunicazione. Allora devo dire, la "facile comunicazione" o i mezzi di informazione di facile accesso, molto probabilmente, andava esplicitato meglio e credo che rendesse ragione meglio e di più a quello che, molto probabilmente, poteva essere nell'interesse o negli intendimenti dei colleghi che hanno presentato l'emendamento numero 804. Per cui io chiederei di poter fare un emendamento verbale, Presidente, dove i mezzi di informazione di facile accesso dovessero essere invece trasformati sul BURAS e nella stampa quotidiana. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Contu. Naturalmente ci rimettiamo su questo al relatore e alla Giunta, altrimenti lo votiamo così come.
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore.Per dire che non accogliamo la proposta emendativa proprio perché è stato lasciato un termine non così definito perché, poi, la legge dovrà disciplinare un po' più in dettaglio, allora il concetto "di mezzo di informazione di facile accesso", poi, può essere disciplinato nelle forme che sono state ripetute anche in alcuni interventi fatti poco fa in Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Sì, io penso che si possa accogliere lo spirito del suggerimento che veniva dall'onorevole Contu. Nel senso che quando si parla di mezzi di informazione di facile accesso bisogna intendere tutti quei mezzi, tutti gli strumenti ad iniziare dai nuovi mezzi di telecomunicazione, ai mezzi telematici, ai nuovi strumenti delle nuove tecnologie dell'era digitale, comunque tutti i mezzi che possono consentire a chiunque di avere accesso a queste informazioni. Quindi, io coglierei lo spirito del suggerimento nel senso che si intende che tutti i mezzi di comunicazione oggi a disposizione, ad iniziare dai più nuovi e dai più moderni, devono essere utilizzati per consentire quest'accesso.
PRESIDENTE. Grazie. E' stata richiesta la votazione elettronica sull'emendamento numero 804.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 804.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Atzeri - Balia - Biancu - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Dedoni - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Ibba - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras.
Rispondono no i consiglieri: Caligaris - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Farigu - Gallus - La Spisa - Liori - Lombardo - Moro - Petrini - Randazzo Vittorio.
Si sono astenuti: Il Presidente Spissu - Floris Mario.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 54
Votanti 52
Astenuti 2
Maggioranza 27
Favorevoli 41
Contrari 11
(Il Consiglio approva).
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 12. All'articolo 12 sono stati presentati i seguenti emendamenti: sostitutivo totale numero 35, i soppressivi parziali dal numero 252 e al 175, i sostitutivi parziali dal numero 711 al 700 e gli aggiuntivi dal numero 723 al 232.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 12 e dei relativi emendamenti:
Art. 12Consiglio regionale
1. Il Consiglio regionale è composto da ottanta consiglieri eletti a suffragio universale e diretto. Il Presidente della Regione è eletto contestualmente al Consiglio e ne fa parte. Con legge regionale approvata ai sensi dell'articolo 15, comma secondo, dello Statuto è stabilito il sistema elettorale sulla base dei principi di rappresentatività e stabilità.
2. Il Consiglio regionale è eletto per cinque anni. Il quinquennio decorre dalla data delle elezioni.
3. Le elezioni del nuovo Consiglio sono indette dal Presidente della Regione e possono aver luogo a decorrere dalla quarta domenica precedente e non oltre la seconda domenica successiva al compimento del periodo di cui al comma 2. Il decreto di indizione deve essere pubblicato non oltre il quarantacinquesimo giorno antecedente la data stabilita per la votazione.
4. In caso di cessazione anticipata della legislatura, le elezioni si svolgono entro sessanta giorni dalla data dello scioglimento del Consiglio.
5 Il nuovo Consiglio si riunisce entro venti giorni dalla proclamazione degli eletti, su convocazione del Presidente della Regione proclamato eletto.
6. Il sistema elettorale per l'elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Regione garantisce la rappresentanza consiliare a ciascuna provincia della Sardegna. Al fine di conseguire l'equilibrio della rappresentanza dei sessi, la legge elettorale promuove condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali.
7. Il Consiglio regionale ha autonomia organizzativa, funzionale, finanziaria e contabile, in conformità al Regolamento interno adottato a maggioranza assoluta dei suoi componenti.
EMENDAMENTO sostitutivo totale FLORIS Mario - CHERCHI Oscar.
Articolo 12
L'art. 12 è sostituito dal seguente:
1. Il Consiglio regionale è composto da 60 Consiglieri, comprende il Presidente e il Vice presidente della regione, il candidato secondo maggior votato nella circoscrizione regionale per l'elezione del presidente e del Vice presidente della Regione e 57 Consiglieri eletti con sistema proporzionale nelle circoscrizioni elettorali provinciali.
2. Il Presidente ed il Vice Presidente della Regione, il secondo maggior votato tra i candidati alla carica di Presidente della Regione e i restanti 57 Consiglieri regionali sono eletti contestualmente a suffragio universale, con voto diretto, libero e segreto attribuito a candidati e liste di candidati concorrenti rispettivamente nelle circoscrizioni elettorali regionali e provinciali.
Ciascuna lista o raggruppamento di liste per la circoscrizione regionale, indica i propri candidati alla carica di Presidente e di Vice Presidente della Regione e per le circoscrizioni elettorali provinciali i candidati alla carica di Consigliere regionale.
Le votazioni per l'elezione del Presidente e del Vice Presidente della Regione e quelle per l'elezione dei Consiglieri Regionali avvengono mediante due schede distinte.
3. Sono eletti Presidente e Vice Presidente della Regione i candidati che abbiano avuto il maggior numero di consensi sommando i voti direttamente ottenuti nelle circoscrizioni elettorali provinciali dalla lista o dal raggruppamento di liste che li hanno espressi.
La dichiarazione di candidatura alla carica di presidente della Regione è depositata presso la Corte d'Appello di Cagliari, unitamente al programma di governo che si intende attuare.
4. per l'elezione dei restanti 57 Consiglieri regionali il territorio regionale è ripartito in collegi provinciali, corrispondenti ai territori delle Province istituite con leggi nazionali e regionali.
La ripartizione dei seggi tra i collegi provinciali è stabilita sulla base della popolazione residente, prima della convocazione dei comizi elettorali, con Decreto del Presidente della Regione.
Il numero dei seggi spettanti a ciascun collegio provinciale è calcolato dividendo per 57 la cifra della popolazione residente nella Regione, così come risulta dall'ultimo stato ufficiale dell'ISTAT, ed assegnando ad ogni collegio provinciale tanti seggi quante volte il quoziente è convertito nella cifra della popolazione residente nello stesso collegio.
I seggi eventualmente rimanenti sono attribuiti ai collegi provinciali che hanno i resti più alti.
I seggi di cui ai precedenti commi sono ripartiti fra le liste o le coalizioni che hanno conseguito rispettivamente il 3% o il 10% del totale dei voti complessivamente espressi nelle circoscrizioni provinciali.
I seggi sono assegnati in modo tale da garantire alla lista o al raggruppamento di liste che ha ottenuto complessivamente il maggior numero di voti, considerando la somma dei consensi ricevuti dai propri candidati nelle circoscrizioni regionali e nelle circoscrizioni provinciali, una rappresentanza, compresi il Presidente ed il Vice Presidente eletti, nel Consiglio regionale di 35 consiglieri.
Nelle votazioni, nei collegi provinciali è consentita l'espressione di un solo voto di preferenza.
5. All'atto della presentazione dei candidati alle cariche di Presidente e Vice Presidente della Regione e dei Consiglieri regionali i responsabili delle liste o dei raggruppamenti di liste devono consegnare un documento, debitamente certificato, che viene altresì formalmente trasmesso ai competenti uffici del Consiglio regionale, contenente il programma di Governo, la composizione dettagliata, con le rispettive competenze, della Giunta regionale, che in caso di successo nelle elezioni, dovrà attuarlo e l'indicazione di tre garanti sulla realizzazione dello stesso programma.
La carica di componente la Giunta regionale è incompatibile con quella di consigliere regionale.
Al momento della nomina ad Assessore il Consigliere regionale è sostituito temporaneamente, per il solo periodo dell'incarico nell'esecutivo regionale, dal primo dei non eletti nella lista o nel raggruppamento di liste che l'hanno espresso. (35)
EMENDAMENTO soppressivo parziale FARIGU.
Articolo 12
Al comma 1 dell'articolo 12 sono soppresse le parole: "Il Presidente della Regione è eletto contestualmente al Consiglio e ne fa parte". (252)
EMENDAMENTO soppressivo parziale BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Vittorio Renato.
Articolo 12
Nel primo comma è soppressa l'espressione "è eletto contestualmente al Consiglio e". (345)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 12
Al comma 1 dell'art. 12, le parole da "Con legge regionale" fino a "e stabilità" sono soppresse. (78)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO Vittorio - RANDAZZO Alberto - MILIA - AMADU - CAPPAI.
Articolo 12
Al 6° comma dell'art. 12 le parole da "…e del…." Fino a "…Regione…" sono soppresse. (369)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al comma 6, le parole "del Presidente della Regione" sono soppresse. (510)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CALIGARIS.
Articolo 12
Nel comma 7 dell'articolo 12 sono soppresse le paro. (175)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - LA SPISA - VARGIU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 12
Il titolo dell'articolo è sostituito dal seguente: "Parlamento regionale". (711)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale URAS - LICHERI - DAVOLI - FADDA - LANZI - PISU.
Articolo 12
Il comma 1 dell'art. 12 è modificato come segue: Il Consiglio regionale, composto così come indicato nello Statuto Speciale, è eletto a suffragio universale, con voto diretto e segreto. (240)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.
Articolo 12
Al primo comma dell'articolo 12, alla seconda riga, la parola "ottanta" è sostituita dalla parola "sessanta". (212)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al comma 1, le parole "ottanta consiglieri" sono sostituite con: "cinquanta consiglieri". (511)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al comma 1, le parole "Il Presidente della Regione è eletto contestualmente al Consiglio e ne fa parte" sono sostituite con: "Il Presidente della Regione fa parte del Consiglio". (512)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - AMADU - MILIA - CAPPAI.
Articolo 12
Al 1° comma dell'art. 12 dopo le parole "…contestualmente al… sono sostituite dalla parola "…dal…" (368)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 12
Al comma 1 dell'art. 12, le parole da "Con legge regionale" fino a "e stabilità" sono sostituite dalle parole "Con successiva legge regionale, da approvarsi, entro un anno dall'approvazione della presente legge, ai sensi dell'art. 15, 2 comma, dello statuto, saranno determinati il sistema e le modalità di elezione dei Consiglieri regionali, sulla base dei principi di stabilità e di rappresentatività. A tal fine, la giunta regionale dovrà predisporre un progetto di legge in tempi tali da assicurare il rispetto del predetto termine annuale". (79)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.
Articolo 12
Al primo comma dell'art. 12, il periodo compreso tra e parole "Con legge regionale…" sino a "…e stabilità" è sostituito dal seguente: "Ai sensi dell'art. 15, comma secondo, dello Statuto la Regione adotta una legge elettorale con sistema maggioritario, con premio di maggioranza attribuito al maggior partito della coalizione vincente". (205)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale FARIGU - LADU - LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU -SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 12
Nel comma 3 le parole "possono avere luogo" sono sostituite dalle seguenti: "hanno luogo". (699)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al comma 3, le parole "dalla quarta domenica precedente" sono sostituite con: "dalla terza domenica precedente". (513)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al comma 3, le parole "la seconda domenica successiva" sono sostituite con: "la terza domenica successiva". (514)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al comma 5, le parole "entro venti giorni" sono sostituite con: "entro quindici giorni". (515)
EMENDAMENTO soppressivo parziale ATZERI - MANINCHEDDA.
Articolo 12
Al comma 5 sostituire le parole "proclamato eletto" con le parole "in carica". (223)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO Alberto - CAPPAI - RANDAZZO Vittorio - AMADU - MILIA.
Articolo 12
Al comma 5 dell'art. 12 le parole "proclamato eletto" sono sostituite dalle seguenti: "in carica". (366)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CORRIAS - BARRACCIU - LOMBARDO - LANZI - SANNA Simonetta - CERINA.
Articolo 12
Il comma 6 è così sostituito: "6. Il sistema elettorale per l'elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Regione garantisce la rappresentanza consiliare a ciascuna provincia della Sardegna. Al fine di conseguire l'equilibrio della rappresentanza dei seggi, la legge elettorale promuove con appositi provvedimenti, condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali." (334)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CALIGARIS.
Articolo 12
Nel comma 6 dell'articolo 12 sostituire il verbo "promuove" con il verbo "garantisce". (174)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale LADU - LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU -SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 12
Nel comma 6 le parole "la legge elettorale promuove" sono sostituite dalle seguenti: "la legge elettorale detta. (700)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - LADU - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO Alberto - ARTIZZU - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al 1° comma dell'art. 12 dopo la parola "…diretto" sono inserite le seguenti: "…, eletti nelle otto circoscrizioni provinciali che complessivamente costituiscono il collegio unico regionale.". (323)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.
Articolo 12
Nel comma 1 dell'articolo 12 dopo l'avverbio "contestualmente" aggiungere le parole "ma separatamente". (171)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.
Articolo 12
Nel comma 6 dell'articolo 12 dopo la parola "Sardegna" aggiungere le parole "assicurando la parità tra i generi". (172)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 12
Al 6 comma dell'art. 12, dopo le parole "la legge elettorale" sono aggiunte le parole "di cui al 1 comma del presente articolo". (81)
EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU -SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 12
Nel comma 6 dopo le parole "la legge elettorale promuove" sono aggiunte le seguenti parole: "con appositi provvedimenti". (701)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.
Articolo 12
Nel comma 6 dell'articolo 12 dopo le parole "consultazioni elettorali" aggiungere "Per conseguire questa finalità saranno previste apposite sanzioni qualora il principio non venga rispettato". (173)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 12
Al termine del comma 6, è aggiunto: "anche attraverso l'indicazione di una quota percentuale minima di candidati di ciascun sesso da rispettare nella composizione delle liste elettorali, pena l'esclusione delle liste dalla competizione elettorale". (516)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPPAI - DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo - MURGIONI - AMADU - PILERI - CASSANO - SANJUST - RANDAZZO Vittorio - RANDAZZO Alberto - CUCCU Franco Ignazio.
Articolo 12
All'articolo 12 è aggiunto il seguente comma: "7 bis. Il Presidente del Consiglio rappresenta il Consiglio regionale e ne è l'oratore ufficiale.". (232).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, abbiamo testé votato l'articolo 11 che parla di controllo della spesa. Siamo chiamati adesso a dimostrare la nostra coerenza di legislatori sardi con questi principi che abbiamo testé annunciato, che abbiamo anche annunciato con l'articolo 3 della legge statutaria. Io credo che il contenuto di questo articolo può dar senso a questa legge che diversamente senso non avrebbe se stancamente ci stiamo avviando, come ci stiamo avviando, a mantenere inalterato tutto il sistema politico ed elettorale sardo senza modificare niente, neppure quelle parti che tutti quanti abbiamo ritenuto siano da modificare completamente e profondamente.
Non è la prima volta che si parla in questo Consiglio regionale dei problemi che vengono trattati nell'articolo 12. Ci sono state diverse proposte di legge costituzionale di revisione dello Statuto della Sardegna, che riguardano la riduzione del numero dei consiglieri regionali. Ricordo a me stesso e ai colleghi del Consiglio che l'articolo 16 della legge costituzionale del 26 febbraio 1948 numero 3, ovverosia lo Statuto speciale per la Sardegna, stabiliva originariamente che il numero dei consiglieri regionali fosse determinato in ragione di un consigliere ogni 20.000 abitanti. Per effetto dell'incremento demografico i consiglieri regionali crebbero progressivamente dagli iniziali 60 - voglio ricordare che inizialmente erano 60 - fino agli 81 della nona legislatura, nel corso della quale fu proposta dal Consiglio regionale ed approvata dal Parlamento una modifica dello Statuto, la legge costituzionale numero 9 del 1986, numero 1, che abbandonando il principio della composizione del Consiglio regionale in ragione del numero degli abitanti in proporzione alla popolazione fissava ad 80 il numero dei consiglieri assegnati alla Regione Sardegna. Nel 1992 fu sottoscritta da 18.000 elettori, ai sensi della legge regionale numero 20 del '57, una richiesta di referendum consultivo sulla riduzione da 80 a 60 del numero dei consiglieri regionali, referendum che non si celebrò perché il Consiglio regionale della Sardegna presentò al Parlamento, nell'ottobre del 1993, una proposta di legge costituzionale per la riduzione del numero dei consiglieri regionali che tuttavia non poté essere approvata per fine anticipata della legislatura. Esistono, come abbiamo detto tante volte, ragioni ed esigenze di contenimento della spesa pubblica e di razionalizzazione dell'attività del Consiglio. Ne abbiamo parlato tante volte, ma ne abbiamo parlato in maniera inusuale e direi anche offensiva nei confronti dei consiglieri regionali perché sentire dire, signor Presidente, che l'Ufficio di Presidenza non adegua gli stipendi dei consiglieri regionali perché si vuole contenere la spesa a me questo fa semplicemente sorridere. Perché guarda caso anche tutti quei giornalisti che denunciano il trattamento economico dei parlamentari, nazionali o regionali, si dimenticano di dire che i parlamentari non prendono quello stipendio e se lo metto in tasca come fanno i giornalisti, ma hanno delle spese che certamente non vengono ricompensate attraverso le indennità che vengono corrisposte dal Parlamento o dal Consiglio, perché non esiste consigliere regionale serio che non debba avere i suoi uomini da consultare, non esiste un consigliere regionale serio che non abbia una sua segreteria particolare, che non abbia i telefoni, che non versi contributi ai partiti. Queste spese non vengono mai considerate e comunque sono un palliativo rispetto a un ragionamento di contenimento della spesa che già ha avuto nella bicamerale e dappertutto un'eco molto più consistente, che è la riduzione dei parlamentari. Se voi pensate che noi abbiamo un rapporto di consiglieri regionali per popolazione che è un rapporto spropositato nei confronti degli altri. Noi abbiamo la Basilicata con 30 consiglieri regionali, la Calabria con 50 consiglieri regionali, la Campania con 60, l'Emilia-Romagna con 52, il Friuli Venezia Giulia con 60, il Lazio con 70, la Liguria con 50, le Marche con 42, il Molise con 30, il Piemonte con 60, la Puglia con 70, la Sardegna con 85. E poi non capisco come si possa mettere qui il numero dei consiglieri regionali con la legge che abbiamo, perché non ho capito come si può fissare questo numero mantenendo inalterata tutta la disposizione della legge elettorale nazionale, perché potrebbero essere 80 come potrebbero essere 85, come potrebbero essere 90. Se non risolviamo e non rivediamo tutto il sistema elettorale vorrei vedere come è possibile fissare in legge un numero di consiglieri regionali.
Io credo che questo sia il modo per risparmiare, il modo per decurtare le spese perché vede, signor Presidente, ho fatto un conto: di indennità consiliare noi risparmiamo qualche cosa come 4 milioni all'anno di euro, contributo spese aggiornamento 702.000 euro, le spese di segreteria e di rappresentanza 1.000.000 di euro, un totale di 6 milioni di euro. Se poi andiamo a vedere tutte le altre indennità di 1.348.000 più 750 per la costituzione dei Gruppi, ecco questo è il contenimento della spesa della politica. Questo è un migliore funzionamento del Consiglio regionale! Questo è un modo di venire incontro alle richieste dei cittadini che chiedono che la politica costi meno. Qui il Consiglio regionale si deve esprimere, qui ogni consigliere regionale deve rimanere attento alla propria coscienza. Io mi rendo conto che il ragionamento che sto facendo è un ragionamento che probabilmente non produrrà effetti positivi, ma ho ritenuto doveroso riportarlo in quest'Aula perché questo è il vero cancro della politica, questo è un modo per venire incontro realmente alle esigenze che il popolo italiano e il popolo sardo chiedono e su questo credo che il Consiglio avrà modo di dibattere e di confrontarsi.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Floris. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Grazie, Presidente. L'articolo 12 ci consente di riprendere in maniera appropriata la discussione interrotta sulla forma di Governo, perché precisa la contestualità dell'elezione del Consiglio regionale con l'elezione del Presidente della Giunta. Contestualità che alla luce della sentenza della Corte Costituzionale - spesso citata in quest'Aula in questi giorni - comporta quel simul stabunt simul cadent di cui abbiamo parlato spesso. Allora, è questo l'articolo che ci consente di riprendere un ragionamento su questi argomenti, magari verificando anche alcune obiezioni alla tesi, che personalmente sostengo, che è ostile alla elezione diretta del Presidente e alla contestualità di tale elezione con il Consiglio regionale. Intanto va rimarcato un elemento e va ricordato in quest'Aula ciò che il centrosinistra disse della riforma Berlusconi-Bossi su questi argomenti: molti commentatori, in quella circostanza, dichiararono la loro ostilità all'elezione diretta del premier perché argomentarono dicendo "In questo modo il premier non diviene il capo della maggioranza, ma diviene anche il capo del Parlamento, diventa un dominus del Parlamento". Questo dissero i molti commentatori del centrosinistra, commentando quanto disposto dalla riforma Berlusconi-Bossi. L'argomento che questa obiezione vale sul livello nazionale e non vale sul livello regionale cade laddove si vadano a leggere contributi importanti del ministro Amato o dell'onorevole Violante che dicono "Oggi lo Stato ha trasferito moltissime delle sue competenze alle Regioni e quindi le Regioni sono pezzi di Stato". E allora, se ragioniamo in un modo quando ragioniamo sullo Stato e sulle riforme elettorali dello Stato, non diversamente dovremmo ragionare quando ragioniamo su pezzi di Stato. Allora, l'elezione diretta che comporta un potere in capo al Presidente di sciogliere il Parlamento risulta per tabulas che determina, incardina nella funzione di Governo non solo il capo del Governo, ma fa il capo del Governo il dominus del Parlamento, non solo della sua maggioranza, ma del Parlamento, questo accade! Non a caso questa forma di presidenzialismo recepita nella proposta della statutaria non è neanche coerente con le forme di presidenzialismo che vediamo vigere in altri ordinamenti, laddove Parlamento e Presidente hanno legittimazioni autonome e quindi non possono e non vengono l'una subordinata all'altra. Si dirà che queste sono questioni già dette, già ripetute, però occorre dirlo, occorre ripeterlo perché noi stiamo - da un punto di vista inatteso che è quello della cultura riformista, cosiddetta riformista - sostenendo una proposta di forma di Governo che non più di qualche mese fa, applicata a una scala più grande, abbiamo contestato. Io mi sento coerente a ciò che si diceva mesi fa, ma si dice "Chi contesta questa forma è un nostalgico della instabilità delle Giunte", si parla delle sei crisi delle Giunte Palomba e si dice "Voi volete tornare a quella condizione". Ora, intanto io penso che sia ingiusto modificare gli orientamenti degli altri per poi dimostrare l'infondatezza, nessuno di noi dice questo, nessuno che dice di essere a favore dell'elezione del Presidente da parte del Consiglio dice di avere nostalgia per quella forma e spiego anche tecnicamente perché non sia nostalgia, perché nessuno dice che le maggioranze si devono formare in Consiglio regionale! Con la legge elettorale noi possiamo fare in modo che le maggioranze si formino con chiarezza nel corpo elettorale, con la legge elettorale noi possiamo prevedere che ci siano norme antiribaltone. Le crisi in precedenza erano dovute al fatto che il Presidente costruiva in Aula la sua maggioranza, non la costruiva col mandato elettorale. Non si dica, dunque, che chi dissente da una cosa viene scritto d'ufficio al peggio sperimentato, nessuno vuole tornare al peggio sperimentato, nessuno! Le maggioranza con una solida legge elettorale possono formarsi fuori e devo dire che se andiamo a vedere la riforma Berlusconi-Bossi c'era un elemento nella riforma della Berlusconi-Bossi, sembra paradossale, che è anche un pochino più democratico rispetto a quello che stiamo proponendo noi, perché c'era una norma antiribaltone e c'era anche prevista la sfiducia costruttiva in capo al Presidente, che era uno strumento per il Parlamento, cosa che invece non prevediamo neanche nella statutaria! Allora nessuno vuol tornare al peggio sperimentato, noi pensiamo che con la legge elettorale si possono creare delle maggioranze e il mandato elettorale sia chiaro, nessuno vuole tornare a Presidenti deboli ostaggi di forme extraparlamentari di militanza politica, nessuno ha questo intendimento. Viceversa, si ha un intendimento molto chiaro di innovazione del sistema politico, perchè l'altra accusa che va respinta è dire "Ci vuole un dominus perché così la finiamo con tutte queste oligarchie politiche-territoriali che hanno ammorbato la vita democratica, la finiamo, in fin dei conti un Presidente forte spazza il pavimento dalle incrostazioni di persone che sono in politica da troppo tempo, eccetera, eccetera". Bene, questa è una affermazione che si è letta in questi giorni anche da parte di autorevoli intellettuali sardi che però non trova corrispondenza nei fatti, non trova corrispondenza nei fatti perché non è propriamente vero che la concentrazione di potere - laddove si è realizzata, e come si sta realizzando anche in Sardegna - produce un'innovazione del sistema politico, produce un rinnovamento della classe dirigente, mentre è vero che le classi dirigenti si riformano in tutto il mondo e stanno cambiando, laddove abbiamo incentivazioni a un'organizzazione a rete della militanza politica e delle istituzioni, laddove si creano vertici nascono nuove burocrazie, nascono nuove familiarità, nascono nuovi circuiti privilegiati, questo accade dappertutto, è evidente, come dicono i giuristi, per tabulas, cioè anche per i documenti! Allora, non è sostenibile la concentrazione nel potere anche per un'esigenza, come dire, neanche per un'esigenza innovativa perché l'esperienza ci insegna che la concentrazione del potere rallenta l'attuazione delle riforme, rallenta la condivisione, non produce innovazione nella classe dirigente e progressivamente determina un distacco dalle emergenze sociali che non si organizzano in forme politiche rilevanti. Non a caso negli Stati uniti vanno a votare un terzo, forse, un quarto, un terzo della popolazione. Questi sono i dati, per cui noi riteniamo che il parlamentarismo non sia il passato perché non proponiamo una forma parlamentare becera, proporzionalista in termini arcaici, ma che, anzi, possa essere un argomento su cui ragionando seriamente e con la serenità che è necessaria, la Sardegna possa fare seriamente un passo in avanti di modernizzazione e di ampliamento degli spazi di libertà.
PRESIDENTE. Grazie. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Ma nell'articolo numero 12, la legge statutaria affronta uno dei temi cardine della normativa, si riferisce, infatti, direttamente al Consiglio regionale di cui determina, cioè individua e indica, i principi o gli indirizzi a cui dovrà riferirsi successivamente, rispettandoli, la legge elettorale. Intanto non possiamo dimenticare che avendo congelato l'articolo 1 e soppressi gli articoli 2 e 3, risulta sempre più difficile orientarsi in modo organico rispetto al testo. C'è infatti il serio rischio di produrre una norma scarsamente corrispondente sia ai valori del parlamentarismo che a quelli del presidenzialismo. Secondo me, tuttavia, il numero dei consiglieri non può contravvenire al dettato dello Statuto, così come la durata del mandato elettorale deve restare quella dei cinque anni, è la legge elettorale a dover trovare, a dover dare soluzione a questo problema della inadeguatezza o dell'eccesso del numero, noi stiamo vivendo una conseguenza dell'applicazione di una legge nazionale e non già una nostra scelta. Sorprende, però, che pur rinviando ad un'apposita legge elettorale emergano a più riprese nel testo aspetti non riconducibili a principi decisamente teorici, ma che richiamano, ma che richiamano dei contenuti. La Commissione, per esempio, correttamente ha eliminato nel testo originario della Giunta la scelta del sistema maggioritario per le elezioni dei componenti l'Assemblea, il sistema maggioritario, infatti, questo è il mio punto di vista critico, favorisce la rappresentanza delle fasce sociali più attrezzate economicamente ed esclude tendenzialmente tutti i soggetti deboli, e tra questi ci sono decisamente le donne. La Commissione, nonostante il grande lavoro svolto, non è riuscita però a formulare un'indicazione per quanto riguarda i principi ispiratori della legge elettorale se non su due aspetti, uno di essi, peraltro, rivela un tratto decisamente maschilista. Faccio infine osservare che ha modificato il dettato Costituzionale dello Statuto su un particolare, tutt'altro che insignificante, quello in cui a convocare il nuovo Consiglio regionale sia il Presidente eletto, è non quello in carica, come prevede lo Statuto vigente. Nel dettaglio la proposta del testo alla nostra attenzione riproduce, in buona sostanza, quanto si afferma nello Statuto indicando che la legge elettorale dovrà garantire la rappresentanza consiliare a ciascuna Provincia della Sardegna; afferma, inoltre, che per conseguire l'equilibrio della rappresentanza di genere, la legge elettorale promuove condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali. Intanto, faccio notare che nel testo della Giunta si affermava che il sistema elettorale assicura la parità di accesso tra donne e uomini, il che è molto di più di quanto affermato nel testo, che stiamo esaminando, al punto che l'onorevole Angelina Corrias si è dovuta astenere. Ma la promozione con appositi provvedimenti delle pari opportunità di accesso alle cariche elettive, è già disposto dagli articoli 51 e 117 della Costituzione, c'è inoltre il codice delle pari opportunità dell'11 aprile 2006, c'è la Carta Europea dell'uguaglianza del maggio 2006, e non dimentichiamolo il 2007 è l'anno europeo delle pari opportunità per tutti e speriamo anche per noi. A 60 anni dal voto alle donne, dopo i ripetuti appelli del Capo dello Stato c'è solo da vergognarsi che in Italia si sia ancora costretti a parlare di questo argomento. Nella società sarda, come in quella nazionale, è avvenuta una rivoluzione, le donne hanno studiato, occupano posti di responsabilità ad ogni livello, hanno acquisito una reale forza sociale, ma, come si legge nelle comitato speciale delle nazione unite per la lotta contro le discriminazioni, nel nostro paese la donna è ancora vista come un oggetto sessuale e come la principale responsabile dell'educazione dei figli, a causa di un atteggiamento patriarcale con stereotipi molto radicati suoi ruoli e sulle responsabilità all'interno delle famiglie.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue CALIGARIS.) La legge statutaria della Sardegna, non può quindi limitarsi a riprodurre il dettato costituzionale, deve fare di più, si assicura la rappresentanza delle Province perché non fa altrettanto con quella di genere? Che cosa lo impedisce? Assolutamente nulla! Ritengo offensivo, per la dignità delle persone candidate e dell'elettorato passivo, che le donne possano avere accesso alle istituzioni perché un leader le impone con un listino. Dobbiamo aspettare e sperare in un Renato Soru bis, ammesso che nel frattempo non abbia cambiato idea, per vedere donne sui banchi o assumiamo un'iniziativa meno Pilatesca. Le quote Rosa sono divenute una di necessità ed è quindi indispensabile che questa legge cominci a dare indicazioni precise. Non vorrei che anche in questa nobile Assemblea fosse radicato il pensiero dell'onorevole Rocco Bottiglione che davanti ad una Commissione del Parlamento di Strasburgo aveva affermato che la famiglia esiste per permettere alla donna di avere figli e di essere protetta dal marito. Siamo tutti consapevoli che le pari opportunità non si pongono come un'opzione, ma come un'esigenza anche di democrazia compiuta e di utilità per la società di disporre di intelligenze e sensibilità differenti in grado di integrarsi e di migliorare la qualità della politica. Lo Stato assistenziale svedese, per esempio, si basa su un modello familiare in cui sono due le persone che contribuiscono alla cura della famiglia. Comunque, ritenendo di dare un modesto contributo migliorativo alla legge, ho presentato cinque emendamenti a questo articolo; mi riferisco in particolare in questo intervento generale all'emendamento numero 174 a pagina 311, dove si sostituisce il verbo "promuove" con il verbo "garantisce", condizione di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali, analogo senso, indirizzo all'emendamento numero 172 sul significato del termine garantisce rispetto a promuove, ovviamente l'ho già detto e non ci ritorno. C'è inoltre con l'emendamento numero 173 a pagina 318, la previsione di sanzioni, qualora non venga rispettato il principio, e anche questo è un tema di rilievo che non può essere ignorato. Per quanto riguarda poi il temperamento del presidenzialismo, ho ritenuto di proporre l'emendamento numero 171 a pagina 314, laddove si propone l'elezione contestuale ma separata del Presidente, ritenendo che possa essere anche questo un piccolo segnale significativo, qualora questo presidenzialismo debba e voglia trovare uno sviluppo reale in questa legge statutaria. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Ho seguito con molta attenzione gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto. Io cercherò di seguire una linea di coerenza, spinto dalle osservazioni della collega Caligaris, che ha fatto riferimento ai suoi emendamenti, spero che abbia preso visione anche degli altri, che nel merito di quello che ha detto colgono alcune delle osservazioni che lei ha posto all'Aula. Ma, in modo particolare, devo sottolineare che l'articolo 12, qualcuno ha detto: "Entra nel cuore del problema", del problema della legge elettorale, dell'impostazione che noi vogliamo dare alla nostra Regione in termini di presidenzialismo o parlamentarismo. Questo percorso è già iniziato dall'articolo 10, perciò mi sembra un infingimento quello che stiamo portando avanti, pensando che solo all'articolo 12, sull'articolo 12, noi possiamo intervenire per modificare un indirizzo che quest'Aula a maggioranza, perciò il Consiglio regionale a maggioranza, ha dato nell'esame dei precedenti articoli, cioè ha già scelto un'impostazione presidenziale. E abbiamo avuto modo di soffermarci sul precedente comma 3 dell'articolo 10 in modo particolare, ma ancor prima negli articoli precedenti. Ora, l'articolo 12, ovviamente, coerentemente continua a tracciare una via che la Giunta e questa maggioranza, che non si è distinta nei voti dell'Aula, ha scelto, cioè l'impostazione presidenziale; e questo è legittimo, per carità, non vuol essere un'accusa, è una constatazione! Constatazione che, ancor più, è suffragata dal comma 1 dell'articolo 12, dove chiaramente si stabiliscono i due tempi di elezione, il Presidente eletto a suffragio universale, così come il Consiglio regionale. Scorrendo diversi emendamenti si coglie lo spirito, io non dico nostalgico, ma riformista che c'è in alcuni emendamenti. Io non credo che nostalgico sia necessariamente un'accezione negativa. Quando si parla di politica e si dice che qualcuno è nostalgico, lo si usa generalmente come termine negativo. Se è nostalgia significa riproporre i baroni della politica, riproporre un sistema becero, un sistema incancrenito dal clientelismo, un sistema che giustamente, per certi versi, è stato smontato anche con l'intervento della magistratura, bene, allora io non sono nostalgico di tutto questo. Ma, non sono neanche, termine abusato in quest'aula, per buttar via il bambino con l'acqua sporca. Quel sistema, cari colleghi, ci ha permesso di essere qui, quel sistema ci ha cresciuto, quel sistema dimenticato ha concesso anche a noi ultimi di poter essere qua e di poter discutere liberamente delle posizioni e delle opinioni diverse. La voglia di modificare comunque ci ha portato ad un sistema che non ci appartiene, il sistema presidenziale, e in questo giudizio vorrei intellettualmente distaccarmi dalla situazione attuale, che è un'esasperazione negativa del presidenzialismo. L'interpretazione data in questa legislatura del presidenzialismo, e non è un'accusa al presidente Soru, lo è anche a lui, ma soprattutto a chi gli consente di farlo, di interpretare il presidenzialismo in questo modo, e quindi l'accusa diretta è alla maggioranza che lo sostiene, perché diversamente avrebbe goduto anche il presidente Soru di un'interpretazione diversa del presidenzialismo, se la maggioranza fosse stata una maggioranza intellettualmente e politicamente libera, in grado di poter discutere, controbattere, e perché no, negare anche al Presidente alcune azioni di tipo politico, legislativo e amministrativo, che sicuramente non condividete, singolarmente non condividete. Perciò ci ha creato questo sistema è questa maggioranza, non il presidente Soru, che parte, a suo tempo, come altri, di voi sono partiti, sbagliando e cercando la proposizione alla carica di Presidente di chi ha notorietà rispetto a chi ha conoscenza, contezza, competenza, in termini amministrativi e politici, e partitici dico anche. Perciò l'errore ricade sempre su di noi, che scegliamo l'immagine da proporre per vincere, le coalizioni numeriche e non politiche per vincere, che poi gettano e pongono le condizioni perché l'amministrazione sia quella che noi abbiamo sotto gli occhi e che viviamo quotidianamente come cittadini, cioè la negazione della politica, un serio deficit di democrazia, e quindi un sistema che non funziona e di cui tutti siamo responsabili, compresi noi che abbiamo votato quella legge, e ne siamo responsabili anche se quella legge non l'abbiamo votata, e non abbiamo avuto la forza di spiegare le nostre ragioni. Ecco, tutto questo non è marcato da nostalgia, ma dal fatto che governabilità e stabilità le si possono ottenere se c'è una scuola politica, cosa che ormai è dimenticata nell'organizzazione dei nostri partiti, di tutti quanti, cosa che è dimenticata nell'educazione civica, nel come si deve gestire per il bene comune e l'interesse generale, la politica. Allora, se noi muoviamo da questo assunto e ci rendiamo conto che l'errore è a monte, soltanto così possiamo ragionare liberamente ed ognuno secondo le proprie opinioni, con l'accortezza di andare ad ascoltare anche le opinioni degli altri, possiamo ragionare di legge elettorale. La scorsa legislatura, a livello nazionale, e ci insegnato almeno una cosa di positivo, tra alcune che condivido siano negative, tante altre positive. Ci ha insegnato che si può avere stabilità e governabilità per cinque anni, pur in assenza dell'arma ricattatoria del Presidente dimissionario. Veniamo da cinquant'anni che ci hanno insegnato il contrario, ci hanno dimostrato il contrario, veniamo da cinque anni che ci hanno comunque dimostrato che è possibile governare, è possibile avere stabilità, pur non avendo un assetto presidenzialista e rispettoso anche della nostra cultura, e senza la necessità di sbeffeggiare sempre la legge un po' tedesca, un po' inglese, un po' americana, un po' francese, per fare la solita legge italiana, cioè un po' di tutto, qualcosa di tutto, per fare il solito minestrone italiano. Ecco perché, e adesso arrivo alle motivazioni del perché, con l'assunto che ci deve essere alla base una cultura e un insegnamento politico, noi abbiamo impostato i nostri emendamenti che indicano una via parlamentare, noi scegliamo il parlamentarismo, senza nessun tipo di nostalgia. Posso avere nostalgia di un sistema, che non necessariamente deve essere legato all'avere nostalgia di alcuni uomini che hanno mal interpretato quel sistema o abusato di quel sistema, anche in questo mi devo liberare, mi libero da Soru nell'interpretare il presidenzialismo, ma mi libero anche di tutti quegli aspetti, uomini e donne, che negativamente hanno inciso per creare in alcuni di voi, un rigetto di un sistema che, sicuramente, fino a prova contraria, è l'unico che fino ad oggi ha garantito democrazia, rappresentanza, rappresentatività e, soprattutto, partecipazione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Grazie, Presidente. Numerosi consiglieri, nel dibattito generale che si è svolto in quest'aula, e fra questi il sottoscritto, siamo intervenuti relativamente all'aspetto parlamentarismo-presidenzialismo. Si sono espresse opinioni completamente diverse in alcuni casi, opinioni simili in altri; son stati richiamati comportamenti tenuti in passato, da uomini e partiti fortemente ancorati alla sinistra, che hanno promosso iniziative referendarie per rifiutare una logica che da altri veniva imposta, e che era quella una logica che viaggiava in senso contrario rispetto al potenziamento della democrazia. In quell'occasione, del dibattito generale, avevo richiamato e letto un testo di intervento scritto su un giornale, qualche giorno prima del referendum, da un costituzionalista, il professor Zagrebelsky. Lo stesso professor Zagrebelsky in un libro notevolmente in maniera più approfondita di quanto non faccia in quell'articolo ed in tempi certamente, anche politicamente, meno sospetti, perché notevolmente antecedenti rispetto a quel referendum, sosteneva più o meno le stesse tesi in un testo intitolato "Il crucifige e la democrazia", arrivava a formulare un concetto di democrazia piena prendendo ad esempio i comportamenti tenuti da Barabba in occasione della crocifissione di Cristo, quando Barabba si rivolgeva appunto al popolo. E sosteneva che quella era una forma fittizia di democrazia e non una democrazia reale, neanche quel interpellare il popolo era una democrazia reale. Ora, io credo che noi siamo chiamati, in quest'aula ed in questo momento, ad una grande responsabilità, il concetto presidenzialismo-parlamentarismo trova poi a rotazione, una scelta definitiva e conclusiva nell'articolo 18 della legge statutaria. Ma, come giustamente veniva sottolineato in qualche intervento che mi ha preceduto, alcune basi sono evidentemente richiamate, e risultano basi impegnative, già negli articoli precedenti. Quando in occasione del dibattito generale si è detto che il rifuggire dal concetto di parlamentarismo, il rinnegarlo, il farlo apparire come cosa antiquata e superata, in quella occasione, si è detto che il dibattito però sulla forma di governo parlamentarismo e presidenzialismo era fortemente all'ordine del giorno anche dei partiti politici della sinistra; anzi, era all'ordine del giorno soprattutto dei partiti politici della sinistra. Prima fra tutti, in quella occasione, il sottoscritto richiamava il dibattito che c'è, a livello nazionale, all'interno del partito dei D.S.; a conferma di quelle tesi richiamo un intervento dell'onorevole Andrea Raggio, uscito qualche giorno fa su "L'unione sarda" laddove testualmente viene detto: "Il testo della Commissione - sta parlando di questa legge, della legge statutaria - tenta di riequilibrare il rapporto tra Giunta e Consiglio, in realtà - continua l'onorevole Raggio - non ci potrà essere riequilibrio finché il Consiglio sarà sotto ricatto. Perché allora la scelta di un ordinamento che anche gli elettori sardi hanno rifiutato come sistema di governo nazionale?". Quindi l'onorevole Raggio riconosce, afferma, al pari di tanti altri, che quel richiamo avanzato al referendum che allora si era svolto era un richiamo assolutamente pertinente e necessitato e non, come alcuni hanno cercato di dire, un richiamo che nulla aveva a che fare con la situazione sarda e con il presidenzialismo in Sardegna. L'onorevole Raggio continua: "La verità è che i partiti scaricano sull'Istituzione la loro debolezza politico-programmatica", e lo fanno attraverso una forma di governo che è quella presidenziale. I partiti alimentano i falsi miti del decisionismo e della stabilità, ma lo fanno riducendo la democrazia e aprendo la porta appunto al presidenzialismo. Infine, conclude: "La Regione presidenziale, in conclusione, non è autonomia, ma non è - neanche - Europa". Questo per dire che quei ragionamenti che il mondo politico sta facendo, sono ragionamenti assolutamente pertinenti, sono ragionamenti non rinunciabili. E avere la e io credo, per quanto mi riguarda, che nella battaglia per la formazione del presidenzialismo continuerò e lo farò in modo specifico nel momento in cui arriviamo all'articolo 18, laddove sono firmatario di un emendamento che in maniera chiara e trasparente dice le modalità di elezione del Presidente della Regione. Richiamando il fatto che è eletto dal Consiglio regionale e che quindi la forma che vorrei venisse introdotta sarebbe quella del parlamentarismo.
Ora, venendo all'emendamento di cui il sottoscritto è il primo firmatario, il numero 345 all'articolo 12, è un emendamento che trova poi ulteriore consistenza e sostanza nell'articolo 18 e nell'articolo 22, ai quali articoli sono stati presentati emendamenti legati con quello tradotto all'articolo 12. Quello dell'articolo 12 così come quelli dell'articolo 18 e 22 relativamente a quest'aspetto sono emendamenti subordinati rispetto alla scelta del parlamentarismo, praticamente viene rinviata con l'estrapolazione delle parole "il Presidente è eletto contestualmente al Consiglio" estrapolando quelle parole viene rinviata la forma di elezione, viene rinviata la scelta, il sistema ad una seconda fase. Perché se poi, poi...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Balia!
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Sì, grazie Presidente, pure restando in caso di bocciatura dell'emendamento principale dell'articolo 18 la forma del presidenzialismo, altre, in presenza di una modifica statutaria forme diverse dal presidenzialismo attuale possono essere introdotte. In questo senso viaggia l'emendamento all'articolo 12.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Balia. E' iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (F.I.). Grazie Presidente. Assessore, colleghe e colleghi, gli emendamenti che abbiamo presentato insieme alle colleghe Corrias, Barracciu, Lanzi, Sanna, Cocco e Cerina e che vengono sostenuti anche dalla Commissione regionale per le pari opportunità, riportano ancora una volta in quest'aula il problema della parità nella rappresentanza. Già nella scorsa legislatura in occasione della discussione sulla legge elettorale, alcuni colleghi ricorderanno che con le colleghe di centrosinistra e del centrodestra di allora portammo avanti un'azione eclatante, ci presentammo infatti in aula con una maglietta rosa con la scritta "per la parità".
Volevamo con quel gesto richiamare l'attenzione del Consiglio ma anche della società sarda rispetto ad un problema anche attraverso una petizione popolare, dicevo un problema di deficit di democrazia. Un problema nei confronti del quale la classe politica regionale, aggiungo maschile, di allora, si dimostrò sorda ed ottusa, ostaggio più per convenienza che per convinzione di un retaggio sociale e culturale che vede la donna relegata ad un ruolo di subalternità e di esclusione dai centri decisionali e del potere. La modifica dell'articolo 51 della Costituzione che sancisce il diritto per le donne ad avere le stesse opportunità di accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive, rischia di rappresentare una mera dichiarazione se non seguita da atti concreti che affermino nella sostanza e non solo nella forma il principio di parità. E' sulle leggi elettorali che bisogna incidere, su quella nazionale e su quelle regionali, ed oggi noi attraverso la discussione della Legge statutaria abbiamo la possibilità di mettere un primo tassello in questa direzione. La questione della parità nella rappresentanza non deve essere riduttivamente concepita come una forma di contrapposizione o competizione tra generi, magari da governare attraverso il solo strumento di interventi di incremento quantitativo in favore del genere sottorappresentato e cioè quello femminile, ma bensì come supporto della democrazia nel senso di un'adeguata rappresentanza di tutti i soggetti facenti parte della nostra società. Le donne infatti oggi sono sottorappresentate e mentre in tutta Europa la presenza delle donne in tutti i settori sociali e da tutti i livelli professionali è ormai una realtà consolidata, in Italia invece la situazione è drammaticamente diversa nonostante le donne rappresentino la maggioranza assoluta della popolazione, ben il 53 percento. C'è quindi un vuoto da riempire nella vita democratica del nostro Paese, è il vuoto dell'assenza delle donne nei luoghi della decisione e della rappresentanza. E' la miseria di un Paese che non riesce a valorizzare una parte fondamentale dei suoi cittadini e che di conseguenza si taglia fuori dalle linee politiche, programmatiche e di intervento concreto dell'Unione Europea. E' uno spreco di intelligenze, di risorse e di competenze ed è anche un sintomo di forte carenza democratica nella vita del Paese. Questo vuoto non si riempie in modo naturale con il passare degli anni o dei secoli, bisogna pensare a correttivi adeguati, ora e subito. Vogliamo una rappresentanza femminile adeguata al numero delle elettrici, ad ogni livello ed in ogni luogo dove si progetta, si decide e si amministra. Vogliamo la possibilità per le donne di partecipare alle competizioni elettorali in condizioni pari. Sia chiaro che si tratta di applicare il principio di uguaglianza e non di violarlo, noi chiediamo la parità di accesso, non la parità di risultato. I numeri parlano chiaro, in Parlamento le donne sono appena il 16,1 percento, siamo al cinquantanovesimo posto nel mondo superati da Paesi come il Ruanda che con il suo 48,8 percento si guadagna il primo posto o come la Svezia con il 47 percento. Siamo molto al di sotto della media europea del 22 percento, a Montecitorio siedono 109 deputate su 630, al Senato 44 su 322, 14 parlamentari europee su 78, in Consiglio regionale appena 8 su 85, 6 ministri donne su 25, ci sono invece Paesi europei come la Spagna 8 su 16 e La Svezia 11 su 22 in cui le donne ministro sono esattamente la metà, il 50 percento, la stessa percentuale da noi proposta negli emendamenti a proposito di candidature e nomine assessoriali e negli enti. I dati ci dicono ancora che la presenza femminile tende a ridursi man mano che cresce l'importanza ed il peso politico dell'istituzione da rappresentare. Il più alto numero di donne elette in Italia si è avuto in presenza di leggi elettorali che prevedessero quote. E' marginale la presenza femminile nei Partiti politici, nelle organizzazioni imprenditoriali e sociali e negli ordini professionali. C'è una significativa differenza nella partecipazione al voto, gli uomini votano per il 4,5 percento in più delle donne. I dati appena succitati ci fanno capire che la politica delle quote che peraltro io rifiuto in quanto, lo ribadisco con fermezza, sono per una legislazione paritaria che vada oltre la politica della riserva indiana che mi umilia come donna ed offende la dignità della persona. Non può considerarsi di certo lo strumento risolutivo di un problema che va affrontato sotto molteplici aspetti. Non è solo una questione di norme legislative, ma anche e soprattutto a parer mio, di una presa di coscienza di tutte le donne e dei Partiti, dell'importanza della presenza femminile in politica e non solo, per il contributo che le stesse possono dare in termini diversi rispetto agli uomini. Il problema è il superamento di una cultura prevalente anche e soprattutto tra le donne perché ce lo dobbiamo dire, che vede la politica come un universo esclusivamente maschile che ha dato agli uomini che non alle donne. Promuovere la presenza delle donne vuol dire riaffermare la credibilità della democrazia soprattutto in un momento come questo di grande disaffezione nei confronti della politica e delle istituzioni. Non si tratta più di un problema delle donne, ma come dicevo all'inizio del mio intervento, della democrazia italiana. Non si tratta più di superare un gap tra le capacità delle donne e i compiti istituzionali, quello che occorre superare è un gap tra la realtà e la politica, tra la società e le istituzioni. La vera arma vincente in questo caso deve essere proprio la valorizzazione in chiave positiva delle differenze e delle risorse peculiari che una donna può mettere in campo, allo stesso tempo però occorre scardinare una cultura diffusa che pure a parità di competenze attribuisce comunque alle donne ruoli diversi da quelli degli uomini. Sono convinta fermamente che una maggiore presenza femminile nei Partiti e nelle istituzioni consentirebbe di dare un'impronta diversa alla politica con l'apertura di un nuovo corso. E' nostro preciso dovere impegnarci per far sì che le cose cambino e per individuare validi strumenti di sensibilizzazione dell'opinione pubblica per il raggiungimento di un obiettivo che non è di parte ma dell'intera società. La previsione di una eguale presenza di candidati dei due sessi nelle liste elettorali è in piena corrispondenza con gli articoli 3 e 51 della Costituzione. Ancora oggi, infatti, non tutti i cittadini possono effettivamente accedere alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza. Per le donne la disparità dei punti di partenza è vistosa. Il monopolio maschile nei partiti e nella politica, conseguenza anche della lunga esclusione del sesso femminile dall'elettorato, è di ostacolo all'inserimento delle donne nelle liste elettorali. Una normativa che si limiti a richiedere l'eguale presenza di candidati in entrambi i sessi nelle liste elettorali può essere considerata pienamente legittima. Non si determina, infatti, alcuna condizione di favore per uno a favore dell'altro in deroga al principio di uguaglianza formale, né si garantisce automaticamente il risultato; l'elezione, semplicemente a donne e uomini viene fornita un'effettiva parità di chances. Concludo, cari colleghi, con l'auspicio che questo Consiglio regionale, a differenza del precedente… posso concludere?
PRESIDENTE. Concluda.
LOMBARDO (F.I.). ... dimostri di avere maturità e sensibilità democratica. In particolare mi auguro che l'istinto di sopravvivenza non prevalga sul buon senso, perché è chiaro che se più donne entrano nelle istituzioni più uomini devono uscirne. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Lombardo.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei chiedere la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Chi si associa?
(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu)
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri Manca e Cassano sono presenti.
(Risultano presenti i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Balia - Biancu - Caligaris - Cassano - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Farigu - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Ibba - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Mattana - Orrù - Pacifico - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Uras.)
PRESIDENTE. Sono presenti 40 consiglieri, siamo in numero legale.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Rinuncio Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, io ho presentato, mi pare, sicuramente, un emendamento all'articolo 12 per cercare, come avevo fatto sull'articolo 10, di evitare la iscrizione di un'altra ipoteca sulla scelta: presidenzialismo o parlamentarismo, in modo che questo argomento lo affrontassimo in maniera organica e sistematica nell'articolo 18. Quindi, dovrei ripetere le cose che altri hanno detto, che io stesso ho detto rispetto a questo argomento. Il problema vero è che vi è all'interno di questo Consiglio, sicuramente, una grande, singolare sensibilità al parlamentarismo che è affogato, inutilizzato e privo di espressione per un malinteso spirito di disciplina di partito o di coalizione. E' il momento, questo, in cui davvero ciascuno di noi deve recuperare per intero, ma davvero per intero, il proprio autonomo spirito libertario e democratico. Io so, perché mi capita assai di frequente di interloquire su questo argomento con colleghi, rappresentanti in questo Consiglio e con molti altri che sono intorno a loro in termini politici e in termini di impegno politico, e non sono pochi, davvero, i perplessi rispetto a questo discorso. Qualcuno, infatti, fece una domanda in occasione di un incontro con le parti sociali che si esprimevano contrari a questo disegno di legge proprio per il suo marcato, dicevano loro, profilo presidenziale contro il presidenzialismo, ed erano le organizzazioni sindacali dei lavoratori, unanimi sotto questo aspetto. Bene, fece una domanda per capire se questa loro contrarietà a questo disegno di legge, e venivano ascoltati in merito all'esame di questo disegno di legge, non accidentalmente in occasione di altri incontri, no, specificatamente per conoscere il loro parere su questo disegno di legge, un collega, autorevolissimo collega, fece una domanda; ma sei contrario in termini di principio o la tua contrarietà deriva dalla gestione attuale e politica del presidenzialismo governante? Sorrisero un po' perché volevano dire anche quello, però hanno affermato che la loro contrarietà era in termini di principio. E allora, se noi siamo dei democratici, il primo dovere di un democratico è ascoltare, registrare, essere sensibili, percepire la volontà della gente, e le organizzazioni sindacali sono una volontà di gente organizzata. Il collega che mi ha preceduto, il collega Balia, ha ricordato, molto a proposito, il referendum che si fece in merito a livello nazionale; anche in Sardegna il voto fu contrario al presidenzialismo. E allora dove sta questa nostra ostentazione quasi ossessiva, continuo richiamo alla volontà democratica per … istituti che dovrebbero arricchire, in termini di più avanzata e più corrispondente al sistema democratico, la nostra Regione, quando tutto questo ci dice che sono contrari. Allora, verrebbe a me e io so che è inutile, verrebbe a me la tentazione di rivolgere un appello qui, in questa Aula, ai colleghi, tutti quelli che sono contrari al presidenzialismo; ritroviamoci, superiamo le divisioni su altro, su questa questione fondamentale e ritroviamoci davvero per andare non solo dentro l'aula ad esprimere un voto, che questo verrà quasi… non credo neanche alla consequenzialità per le ragioni che dicevo prima, ma, insomma, alcune parti che si sono manifestate apertamente è chiaro che saranno coerenti e voteranno contro. Ma mi riferisco soprattutto agli altri, ai silenziosi, a quelli sostanzialmente, per così dire, impediti dal sistema di avere la sufficiente autonomia per esprimere per intero quello che pensano rispetto al problema fondamentale che è questo: sistema presidenziale o no. Perché so che ce ne sono davvero tanti. Ecco, allora, signor Presidente perché quanto meno non rinviamo questa parte dell'articolo 12 per vedere se al momento in cui andremo ad esaminare l'articolo 18, dove in termini sistematici si affronta questo problema, tutti possiamo, come dire, maturare un'ulteriore riflessione e lì esprimerci in maniera definitiva su questo argomento, ma non inseriamo, eliminiamo questa parte del primo comma dove si dice che il Presidente è eletto contestualmente al Consiglio perché è un'altra grave ipoteca. E il ragionamento che ha riferito il presidente Spissu, verso il quale ribadisco la mia stima in riconoscimento della sua…, non mi ha convinto allora e non mi convince adesso quando dice: "Bene, se dopo, agli articoli successivi il Consiglio prenderà provvedimenti opposti ritorneremo ad esaminare articoli già approvati". E' un tipo di ragionamento che non mi convince ma lasciamo perdere, lasciamo perdere perché dobbiamo sicuramente rispettare, e guai se io non lo facessi, un parlamentarista convinto come sono, uno che religiosamente vuole rispettare le istituzioni democratiche e il Consiglio è la più alta istituzione democratica. Io sono qui a ripetere cose già dette, ma non posso fare diversamente. Un organo che deriva dalla stessa e contemporanea espressione di volontà, il popolo, che elegge contemporaneamente il Presidente, che sarebbe la massima espressione dell'Esecutivo, il vertice dell'Esecutivo, e il Consiglio regionale, la massima espressione chiamata a svolgere il ruolo legislativo. Come si potrà mai trovare, avendo una comune origine di manifestazione di volontà, un contemperamento? Non è possibile. E mi domando io, alle forze democratiche e qui nell'arco, diciamo che ormai ci sono tutte, compresa Alleanza Nazionale, ieri collocata in un'area quasi, come dire, al di fuori dell'arco costituzionale, ha compiuto tali e così significativi passi che adesso chiedono addirittura di entrare a far parte del Partito Popolare Europeo, quindi credo che abbiano compiuto, sotto questo profilo, passi enormi. Ma come è, allora, che per un verso registriamo movimenti, organizzazioni che si allontanano sempre più dalle istituzioni di tipo monocratico, che sono certamente meno democratiche - io non voglio dire che sono necessariamente antidemocratiche, ma sicuramente meno democratiche - ecco, tutto il movimento storico tradizionale che era parlamentarista diventa presidenzialista. E' una specie di…
Ho concluso, Presidente.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Farigu.
FARIGU (Gruppo Misto). E' una specie, come dire, di confessione di impotenza a voler rinnovare partiti che sono i cardini del sistema democratico e rinnovare lle istituzioni. Quest'atto di rinuncia è un fatto estremamente grave. Ci vuole davvero una riflessione profonda da parte dei partiti politici, degli uomini politici che sono stati formati e costruiti culturalmente e politicamente in quel segno che riprendano ad aver fiducia in se stessi e nei movimenti di proprio riferimento. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Farigu.
E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Rinuncio all'intervento, Presidente.
PRESIDENTE. L'onorevole Sanna rinuncia.
E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Sì, grazie Presidente. La prima considerazione è che queste rinunce non ci aiutano a fare dei ragionamenti compiuti e un confronto serio, quindi avremmo preferito che sia la voce dell'onorevole Uras sia la voce dell'onorevole Francesco Sanna le avessimo potute ascoltare in modo anche davvero di mostrare che l'intenzione che era stata palesata qualche giorno fa nel dire che si trattava di un testo aperto a tutti i contributi davvero potesse avere riscontro attraverso questo dibattito, ma credo che non mancherà l'opportunità successiva.
Si è detto che l'articolo 12, che è il primo degli articoli che compongono il Capo II di questo testo, costituisce la centralità del dibattito che noi qui in questo caso affrontiamo. Io credo che davvero possa costituire la centralità del dibattito se poniamo una condizione, una condizione che diventa anche un presupposto per il dibattito futuro: quella di ritenere che tutto ciò che segue e ciò che già abbiamo approvato, e per intenderci ciò che abbiamo scritto negli articoli del Capo II sulla partecipazione popolare e quello che scriveremo degli articoli del Capo IV e del Capo V, relativi cioè alla figura del Presidente della Regione e alla Giunta regionale, ecco, se tutto ciò che scriveremo sarà, come dire, statico, inamovibile, non modificabile. Allora davvero diventa centrale. Diventa centrale perché noi abbiamo il proposito e anche l'obiettivo, che è quello che la Giunta aveva indicato nella relazione di accompagnamento, di riequilibrare i poteri in capo al Consiglio regionale in rapporto a quelli che, invece, sono affidati al Presidente della Giunta regionale e alla Giunta regionale stessa. Io per questo apprezzo molto l'intervento che ha fatto l'onorevole Balia poco fa citando, appunto, l'intervento dell'onorevole Raggio. L'onorevole Raggio, che ovviamente vanta un'esperienza che pochi hanno di militanza politica e gli è riconosciuta una grande valenza da statista di questa nostra isola, credo che abbia ragione nel dire che c'è molto infingimento in questo riequilibro che noi vogliamo ottenere dentro l'articolo 12 e gli articoli successivi. E questo infingimento è dimostrato dalle cose che sono scritte perché il primo comma dell'articolo 12 non fa che ripetere pedissequamente l'articolo 16 del nostro Statuto. Quindi mi chiedo: a che cosa serve ripetere integralmente, anche nelle virgole, ciò che abbiamo scritto già nello Statuto? Significa rafforzare? Significa ribadire? Significa che cosa? Significa rilevare probabilmente il nostro limite in quella che è la capacità vera dentro questa legge statutaria di poter modificare qualcosa, perché nel momento in cui noi scriviamo nel comma 1 che il Consiglio regionale è composto da 80 consiglieri è evidente che stiamo dicendo esattamente l'opposto di quello che è l'intendimento, cioè stiamo dicendo: "Attenti, guardate che non possiamo modificare il numero dei consiglieri regionali in capo al Consiglio". Eppure è stato scritto e allora se è stato scritto si vuol dimostrare evidentemente che invece è un termine modificabile. C'è una contraddizione, che io colgo naturalmente ma potrei sbagliarmi, che davvero non è molto accettabile e che rischia di diventare infingimento, ipocrisia. Così come è stato scritto il comma 2 e il comma 3 che ripetono l'articolo 18 dello Statuto, tale e quale, senza nemmeno una modifica delle virgole e, quindi, dico che senso ha ripetere in una norma che non ha rango costituzionale ciò che già è scritto in uno Statuto che invece è norma statutaria e quindi di rango costituzionale? E' evidente, si vuole dimostrare la nostra insufficienza, altro non può essere che questa l'interpretazione che noi vogliamo dare! Però, ragioniamo in maniera aperta, supponiamo che davvero il dibattito, come è stato annunciato, sia un dibattito aperto e facciamo finta anche noi, che svolgiamo il nostro ruolo, naturalmente, di oppositori, di poter dare un contributo e se è così è evidente che la prima cosa - anche in coerenza delle cose che noi abbiamo fatto - andiamo a proporre, diventa anche una grande e unica opportunità, proporre che il numero dei consiglieri regionali sia ridotto da 80 a 60. Altri colleghi sono già intervenuti in questo senso, l'intervento lo ritengo molto apprezzabile da questo punto di vista, io vorrei ricordare solo questo: che nel 1992, oltre dieci anni fa, noi Riformatori Sardi - che allora non si chiamavamo ancora Riformatori Sardi - abbiamo fatto una proposta di legge raccogliendo 60 mila firme, non 10 mila firme, 60 mila firme che sono state depositate richiedendo, naturalmente, un referendum per la modifica, per l'abrogazione, appunto, dell'articolo dello Statuto che indicava in 80 il numero dei consiglieri regionali. Il referendum non fu ammesso perché non si poteva proporre un referendum che avesse un tema costituzionale, statutario. Però, resta di fatto, che emerse in maniera netta, in maniera non equivoca quella che era la volontà di tutti i sardi, quella esattamente di voler proporre un numero di consiglieri regionali più adeguato a quella che davvero è questa Assemblea. Quindi, 60 consiglieri regionali rappresentano a nostro avviso un equilibrio, un forte equilibrio, e d'altro canto va molto in sintonia questa nostra proposta, e abbiamo presentato un emendamento in questa direzione, va molto in sintonia con quella che è la specificità dell'obiettivo strategico della Giunta regionale. Se la Giunta dice "Vogliamo ridurre il numero degli Assessori, vogliamo introdurre come principio la semplificazione anche amministrativa, ma anche negli organi istituzionali di questa nostra Regione", è evidente che non può non essere stato pensato, almeno sul piano del principio, anche la riduzione del numero dei consiglieri regionali. Non faccio fatica a pensare - cosa non dimostrabile ovviamente da nessuno - che nella mente del presidente Soru questo principio davvero ci fosse. Credo di interpretare in questo modo, magari poi ci sono state delle condizioni che lo hanno frenato, magari ci sono state delle condizioni che si sono dimostrate inattuabili rispetto al dibattito che è quasi gravitazionale qui dentro, che non è modificabile, che non è assolutamente davvero aperto, al contrario di ciò che si è detto. Ritorneremo comunque su questo tema e credo proprio che la volontà dei sardi, che è quella di voler organi istituzionali in equilibrio rispetto alle attese e anche in funzione di principi conclamati ma poi non attuati, che è quella anche del risparmio dei costi del costo della politica generale...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Pisano.
PISANO (Riformatori Sardi). ... grazie... possano davvero avere accoglimento. Riflettiamo tutti insieme su questi principi e c'è e tentiamo di dare risposte attuazione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
L'onorevole Ladu non è in Aula e decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Grazie, Presidente. Qualche giorno fa abbiamo discusso gli articoli 3, 4, 5 - mi pare, non ricordo bene - gli articoli che riguardavano la partecipazione ai referendum. Ahimé, non è stata una grande discussione, a mio parere, però l'argomento era lì presente, forse è stato sottovalutato da tanti di noi. Oggi iniziamo una discussione che si incentra o inizia quanto meno a discutere dell'argomento centrale di questa legge, l'argomento centrale è il presidenzialismo. Vedete, in questi giorni, in queste settimane, si sta già discutendo all'interno dei partiti, dei partiti della sinistra, del centrosinistra anche e soprattutto, siamo in una stagione congressuale noi l'abbiamo finito qualche settimana fa e abbiamo preso una posizione molto chiara, molto precisa, molto coerente che tutti voi conoscete, che tutti noi intendiamo quanto meno far conoscere a chi, appunto, non la conosce. Ma anche negli altri partiti della sinistra riformista moderata, non solo in quella antagonista, cosiddetta radicale, si sta discutendo, appunto, delle forme di rappresentanza, si sta discutendo delle forme di Governo, si sta discutendo delle varie forme di presidenzialismo. All'interno dei D.S. c'è un dibattito molto interessante, molto serrato, molto aspro anche, su questo argomento; probabilmente questo è anche un elemento che determina anche le diversità delle emozioni all'interno dei democratici di sinistra. Quindi, il dibattito esiste nella società, esiste nella gente, non ce lo stiamo inventando noi! Però è anche vero che da un po' di tempo a questa parte è stato introdotto nella discussione politica il concetto di semplificare la politica o il concetto di semplificazione della realtà, già dai precedenti referendum fatti una quindicina di anni, cosa vuol dire questo? Vuol dire rafforzare le forme di Governo? Vuol dire davvero rafforzare la stabilità? Vuol dire davvero rendere più chiaro, più trasparente e più compatto il sistema politico? O forse non vuol dire nascondere, offuscare, dimenticare quella che è la nuova realtà politica e sociale di questi tempi? Ma come, scusate, non prendere in considerazione che oggi la società è molto più complessa, è molto più diversificata. Qualcuno il termine complessa lo usa per dire che la società è più frammentata e quindi bisogna riunificarla, non è così! La scienza e le innovazioni tecnologiche di questi ultimi anni hanno determinato uno scomporsi delle varie forme sociali, hanno determinato anche e per fortuna, le conosciamo, hanno determinato la conoscenza di tantissime forme di vita sociale. Oggi si parla, appunto, di globalizzazione, oggi parliamo con molta tranquillità e con molta facilità dei problemi indiani, dei problemi cinesi, dei problemi dei Paesi che fino ad ora erano sconosciuti, quindi la società è più complessa, ma è più complessa nei fatti, nella realtà, i rapporti di lavoro sono altri non sono quelli classici degli anni sessanta quando la FIAT aveva 100 mila operai e c'era un unico contratto di lavoro. Oggi i contratti di lavoro sono diversi, vengono chiamati molto di questi atipici, ma perché diversi sono i rapporti sociali. Ma anche nell'ambito intellettuale, usiamo questa parola che tanto tempo fa veniva usata in maniera aristocratica, oggi addirittura non si usa neanche. Ma anche in quel settore ci sono rapporti diversi, pensate all'università come è cambiata l'università! Ma pensate a come sta cambiando il mondo della scuola, il mondo della scuola che oggi viene visto come un mondo secondario, aggiuntivo, aggiuntivo a quale, a quel mondo che invece deve produrre esclusivamente profitti, e infatti oggi il livello dei nostri ragazzi mi pare che sia molto molto molto deludente. Allora se la società si è diversificata in più parti, perché la vogliamo semplificare? Perché la vogliamo ridurre ad un tutt'uno? Perché, vedete la proposta della forma presidenzialista significa questo, ma quando si parla, ad esempio, anche che bisogna inserire nelle competizioni elettorali percentuali del 7,8, qualcuno addirittura del 10 percento per avere una rappresentanza in Parlamento, che significa questo? Ma significa davvero che noi siamo migliorando i nostri rapporti politici, che stiamo mettendo in condizione la gente, il popolo, i cittadini di affrontare i problemi propri, di discutere di conoscere, di acquisirli? A me pare di no, a me pare che stiamo costruendo una istituzione che delega, che utilizza il massimo della delega ad una entità, ad una entità che in questo caso è il Presidente. E voi sapete che la delega funziona, ha funzionato, per certi versi, funziona a volte negativamente. Allora io credo che sia un grosso errore questo, e noi di Rifondazione Comunista, ma non solo di Rifondazione Comunista siamo contrari a questa semplificazione, perché in questo modo la vera rappresentanza della società non viene trasferita nell'aula parlamentare, nella assemblea istituzionale. O forse davvero qualcuno pensa che la stabilità di un governo è determinata esclusivamente, o quasi esclusivamente, dalla forma del governo, dalla forma elettorale? Ma abbiate pazienza, abbiamo assistito in questi anni a ribaltoni continui, quindi non è detto che meno partiti producano più stabilità, perché basterebbe costituirsi una piccola lobby interna all'interno dello stesso partito che fa saltare il tavolo; adesso io giusto un po' per divagare, il rappresentante dell'Italia dei valori De Gregorio, che ad un certo punto ha deciso perché la destra gli ha promesso di diventare Presidente della Commissione difesa, non ci ha pensato mica due volte a cambiare da una parte all'altra, ed è diventato Presidente della Commissione difesa.
ARTIZZU (A.N.). Ha fatto bene!
DAVOLI (R.C.). Qualcuno apprezza, lo so, tenetevelo però, tenetevelo bene. Allora quindi la nostra preoccupazione è proprio questo, che non c'è corrispondenza tra strumento governativo e realtà sociale, che cosa è la politica altrimenti, se non questo. Ma oggi, oggi conosciamo molto molto molto di più di 10 anni fa, di 20 anni fa, di trent'anni vedete io non sto criminalizzando il presidenzialismo in sé perché ci sono varie forme di presidenzialismo, però il concetto fondamentale che oggi viene, diciamo così, discusso nel nostro paese è questo: ma come si fa a considerare l'Italia un paese del Mediterraneo, di una cultura che ha trascorsi i più disparati, diversi eccetera eccetera, con la cultura anglosassone? Ma perché dobbiamo uniformare la nostra cultura, e anche il nostro modo di rappresentare la società, con una cultura anglosassone nord americana, che è diversa dalla nostra, perché diversi sono i rapporti. Non è pensabile offuscare tutto questo, ecco perché noi siamo fondamentalmente contrari ad una forma di governo presidenziale, non perché abbiamo il capriccio di dire no, ci conoscete lo sapete tutti, e noi questa battaglia la continueremo a fare. Ma, abbiate pazienza, prendete la Sardegna, la Sardegna è un piccolo mondo, ma è un piccolo mondo fatto di tante differenze, a volte le terminologie le usiamo quando ci fanno comodo, ci sono tantissime realtà sociali molto diverse che sono collegate a realtà territoriali, geografiche, anche perché la geografia in qualche modo condiziona anche lo sviluppo economico, insomma, no a seconda dei territori si prospettano degli sviluppi e delle evoluzioni. Ma vogliamo semplificare anche questo? Vogliamo fare finta che queste diversità non esistano? No cari colleghi! Chiaro che noi dobbiamo fare assolutamente il contrario, le nostre proposte, i nostri emendamenti che abbiamo inserito appunto guardano…
PRESIDENTE. Concluda onorevole Davoli.
DAVOLI (R.C.). Ma come ragionamento, questo elemento centrale, noi continueremo a ragionare in questo modo attraverso i nostri emendamenti e poi specificheremo meglio quello che vorremmo dire. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei. I lavori della mattina si concludono qui riprendono alle ore 16. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Atzeri.
La seduta è tolta alle ore 13 e 55.
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