Seduta n.87 del 02/10/2000
Seduta LXxxvii
Lunedì 2 ottobre 2000
Presidenza del Vicepresidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 17 e 27.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 3 agosto 2000 (82), che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali La Spisa e Sanna Nivoli hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 2 ottobre 2000. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Assenza per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Comunico che l'Assessore dei lavori pubblici, onorevole Ladu, sarà assente nei giorni 2 e 3 ottobre per motivi istituzionali.
PRESIDENTE. Comunico che, in data 21 settembre 2000, ho autorizzato la costituzione del Gruppo Popolari-Popolari Sardi che risulta composto dai consiglieri Paolo Fadda, Giovanni Giagu, Gian Valerio Sanna e Gian Mario Selis. Comunico inoltre che, in data 22 settembre 2000, l'onorevole Paolo Fadda è stato nominato Presidente del Gruppo Popolari-Popolari Sardi.
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione PILO - CORONA - LA SPISA - NUVOLI sul duplice incarico di responsabilità nel CRS4 e nel progetto "Marte". (104)
(Risposta scritta in data 19 settembre 2000)
Interrogazione IBBA su legittimità ed opportunità atti deliberativi della Direzione Generale della ASL n. 8 di Cagliari. (178)
(Risposta scritta in data 19 settembre 2000)
Interrogazione FOIS sul focolaio della peste suina classica. (179)
(Risposta scritta in data 19 settembre 2000)
Interrogazione FADDA sui disservizi amministrativi e gestionali che si stanno determinando nello IACP di Cagliari per effetto della mancata delega alla firma al nuovo Presidente del Consiglio di Amministrazione e per il ritardo della nomina del rappresentante della Provincia di Cagliari nello stesso organo. (182)
(Risposta scritta in data 19 settembre 2000)
Interrogazione LAI - FADDA - SANNA Emanuele - PUSCEDDU - CALLEDDA sulle competenze del commissario del Consorzio industriale di Portovesme. (212)
(Risposta scritta in data 19 settembre 2000)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CAPPAI,Segretario:
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di risolvere i problemi relativi al Riu Mannu in località Bidolzu a Buddusò. (219)
"Interrogazione ONNIS, con richiesta di risposta scritta, sulla richiesta dello stato di calamità naturale a seguito della perdurante siccità. (220)
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla repentina chiusura di un ufficio postale a Sassari". (221)
"Interrogazione CALLEDDA - SANNA Emanuele - CUGINI - PINNA, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione verificatasi nella discarica consortile dell'ex bacino di Carbonia. (222)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla estensione della caccia in febbraio e sulla possibilità di portare a tre le giornate di caccia alla migratoria. (223)
"Interrogazione FANTOLA - COSSA, con richiesta di risposta scritta, sulla scarsa efficacia del piano di vendita dello IACP di Cagliari (Legge n. 560 del 1993). (224)
"Interrogazione TUNIS Marco Fabrizio, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata erogazione degli indennizzi ai viticoltori del comuni dell'area a rischio ambientale. (225)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
CAPPAI,Segretario:
"Interpellanza PINNA - PACIFICO - CUGINI - CALLEDDA - DEMURU - DETTORI Ivana - FALCONI - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SCANO - SPISSU sulla crisi del settore dell'installazione delle reti per le telecomunicazioni della Sardegna. (71)
"Interpellanza ORTU - COGODI - VASSALLO sulla necessità di assumere un'iniziativa urgente per scongiurare che il 16 settembre vengano licenziati i 153 lavoratori della Nuova Scaini di Villacidro. (72)
"Interpellanza DETTORI Ivana - BALIA - MANCA sulla costruzione di un impianto di smaltimento di rifiuti speciali in località "Coronas Bentosas" in territorio di Bolotana. (73)
"Interpellanza ORTU - COGODI - VASSALLO sulla mancata partecipazione della Giunta regionale all'incontro, tenutosi venerdì 15 settembre scorso, presso il Ministero dell'industria sulla vertenza Nuova Scaini di Villacidro. (74)
"Interpellanza SANNA Giacomo - MANCA sull'incagliamento della motonave Eurobulker IV nelle coste del Sulcis. (75)
Svolgimento di interpellanze
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento diinterpellanze. Ricordo ai colleghi che il comma 5 dell'articolo 109 del Regolamento prevede che il tempo concesso all'interpellante per l'illustrazione e per l'eventuale replica alle dichiarazioni della Giunta non possa superare complessivamente i cinque minuti.
Passiamo allo svolgimento dell'interpellanza numero 41. Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
"Interpellanza Morittu - Cugini - Orru' - Falconi - Calledda - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Salvatore sulle motivazioni alla base della revoca della deliberazione della Giunta regionale n. 36 del 2 agosto 1999 e della programmazione degli interventi.
I sottoscritti,
vista la D.G. n. 52/134 del 28 dicembre 1999, avente per oggetto: "L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, art. 27, Realizzazione di un programma di completamento di opere atte a valorizzare le località di interesse turistico, già finanziate ai sensi della L.R. 21 marzo 1957, n. 7", con la quale la Giunta regionale ha revocato la D.G. n. 36/6 del 2 agosto 1999 di pari oggetto ed ha riprogrammato la spesa di 15 miliardi con criteri e modalità differenti;
ritenuto che le motivazioni riportate in delibera a giustificazione della revoca: "…programma che tuttavia si ritiene conforme ai criteri indicati nello stesso art. 27 della L.R. 37/98 per cui si impone la necessità di revocare la citata deliberazione n. 36/6…", "….nel nuovo programma le istanze da ammettere a finanziamento dovranno necessariamente individuarsi tra quelle pervenute successivamente alla data di entrata in vigore della L.R. 37/'98 ed elencate nell'allegato A", sono del tutto generiche ed inconsistenti e totalmente prive di riscontri normativi;
accertato che il richiamato articolo 27 della L.R. 37/98 non prevede alcuna procedura concorsuale per bandi pubblici che, infatti, non risultano emanati come atti preliminari alla redazione del programma, ma è previsto chiaramente che il relativo programma di interventi debba essere approvato dalla Giunta regionale su proposta dell'Assessore competente in materia di turismo, ai sensi dell'articolo 4, lettera i, della L.R. 7 gennaio 1977, n. 1, che, infatti, testualmente recita: "approva, su proposta dell'Assessore competente per materia, di concerto con l'Assessore al bilancio ed alla programmazione, che esprime il concerto, sentito il parere del Comitato per la programmazione, i programmi di intervento annuali e pluriennali che non debbono essere realizzati secondo progetti, nonché i relativi interventi";
ritenuto l'atto di revoca del tutto arbitrario ed illegittimo, e pertanto discutibile sotto il profilo della correttezza istituzionale e della opportunità politica;
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e dell'Assessore del turismo per conoscere quali siano le vere e gravi motivazioni alla base della revoca di una delibera approvata dalla Giunta precedente, posto che quelle riportate in delibera non appaiono né chiare né giustificate. (41)
PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Morittu.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, mi rivolgo innanzitutto al Presidente della Giunta, in qualità di capo dell'Esecutivo, e all'Assessore del Turismo quale proponente la delibera su cui verte la mia interpellanza.
Con l'interpellanza si vuole sapere in sintesi quali sono le vere motivazioni che hanno convinto la Giunta regionale a revocare - io lo ritengo un fatto assolutamente irrituale e grave - una delibera assunta dalla Giunta precedente, presieduta dall'onorevole Palomba, relativa alla realizzazione di un programma di completamento di opere atte a valorizzare le località di interesse turistico previste dall'articolo 27 della legge numero 37 del 1998. La motivazione posta a base della revoca risulta intanto assai breve e scarna oltre che, secondo me, non chiara.
Da un attento esame emergono sostanzialmente due argomentazioni. Prima di tutto si dice che le domande pervenute successivamente alla data di pubblicazione della legge numero 37 non vengono accettate per legge; ma c'è da obiettare che il provvedimento riguarda il completamento delle opere turistiche previste dalla legge numero 7 del 1954!
Non si capisce per quale motivo le domande di finanziamento, dirette al completamento di opere turistiche, pervenute un anno o due anni prima all'Assessorato del Turismo, non siano state ammesse al finanziamento. Io l'avrei capito se i comuni avessero dovuto agire sulla base di un bando emesso dalla Giunta, come è stato fatto dall'onorevole Onida (Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport) forse un mesetto fa per quanto riguarda il finanziamento diretto alla gestione delle biblioteche, dei musei e quant'altro; o come sempre ha fatto lo stesso Onida, per esempio, per quanto riguarda il completamento di opere sportive, a giugno del 2000. In assenza di un bando, non si capisce perché una domanda pervenuta un anno prima non debba essere accolta dall'Assessore ed inserita nel programma; questo ragionamento mi sembra alquanto pretestuoso.
In premessa alla delibera viene fatto cenno ad un'altra argomentazione, cioè la necessità di escludere dal programma - che ne prevedeva molti - gli interventi che non completavano le opere turistiche; in questo modo da quel programma sono stati eliminati quarantadue comuni, prima inclusi nella delibera della Giunta Palomba, e ne sono stati aggiunti altri sette che non lo erano; cioè, anziché restringerlo, così come prevedeva il ragionamento in premessa, il campo è stato allargato. Vi sono state esclusioni, vecchie esclusioni, e nuove inclusioni; non mi pare davvero che questo atteggiamento caratterizzi positivamente questa Giunta regionale. Peraltro, si tratta di una delibera assunta il 31 dicembre della quale abbiamo avuto conoscenza molto più tardi, quattro o cinque mesi dopo.
Siamo inoltre venuti a conoscenza del fatto che numerose amministrazioni comunali hanno inoltrato note di vibrata protesta al Presidente della Giunta e all'Assessore competente. Di questi documenti ne ho contato almeno 15 e in essi le amministrazioni comunali chiedevano oltretutto di essere sentite dal Presidente della Giunta e dall'Assessore competente per discutere e per verificare i veri motivi di questa loro esclusione.Mi risulta che abbiano ricevuto soltanto una risposta alquanto irrituale a firma del Coordinatore generale e non dell'Assessore competente nonostante il fatto che le note di protesta fossero tutte rivolte al Presidente della Giunta e all'Assessore competente. Mi si spieghi dunque come mai la risposta è stata data da un funzionario, risposta che, per certi versi, appare anche, come dire, quasi minacciosa nei confronti dei sindaci che le hanno inviate.
Ora, al di là del merito, in questo caso si tratta anche di un problema di rapporti istituzionali: il rapporto istituzionale con un sindaco, con un'amministrazione pubblica, quando la protesta è politica, non può essere tenuto da un pubblico dipendente per quanto alta sia la carica che riveste.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.
FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Io leggerò le motivazioni con le quali è stato modificato quel precedente programma di interventi e devo dire che, in merito al tono della risposta data dal Direttore generale dell'Assessorato, credo che la causa sia dovuta allo stesso tono minaccioso usato nella domanda ricevuta che probabilmente in qualche modo metteva in dubbio la correttezza e la legittimità dell'azione amministrativa da parte degli uffici dell'Assessorato. Io credo che sia dovuto a questo e non ad altro. Chiaramente nessuna risposta politica è stata data in merito al programma dal Direttore generale, si è trattato solo di una corretta difesa dell'operato degli uffici.
Leggo la risposta all'interpellanza, cercando di entrare nel dettaglio e sperando di risolvere alcune delle perplessità che sono state sollevate nella stessa. L'articolo 27 della legge regionale 24 dicembre 1998, numero 37, pubblicato in pari data sul Buras, recita testualmente: "Valorizzazione delle località turistiche. E` autorizzata la spesa complessiva di lire 30.000.000, in ragione di lire 15.000.000, per ciascuno degli anni 1999 e 2000, per la realizzazione di un programma di completamento di opere atte a valorizzare le località di interesse turistico, già finanziate ai sensi della legge regionale 21 marzo 1957, numero 7 (cap.07003/06). Il relativo programma d'intervento è approvato dalla Giunta regionale su proposta dell'Assessore competente in materia di turismo, ai termini dell'articolo 4, lettera i), della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, e successive modifiche e integrazioni". In primo luogo è del tutto evidente che le richieste di accesso ai benefici di una legge non possono precedere l'entrata in vigore della legge medesima, salvo che tale possibilità sia esplicitamente prevista. Nel caso specifico, l'articolo 27 della legge regionale numero 37 del 1998 non prevede tale deroga, ma anche a voler ammettere, il che non è, che le richieste di completamento possano prescindere dalla loro anzianità anagrafica, si sarebbero allora dovute prendere in considerazione tutte le domande pervenute nel corso degli anni, dal 1957 in poi, ammontanti a svariate centinaia di miliardi di lire. La precedente delibera prendeva in considerazione solo alcune domande datate dal 1994 in poi. Occorre inoltre osservare come la ratio della legge è evidentemente quella di consentire la definizione di alcune tra le diverse centinaia di incompiute disseminate sul territorio dell'Isola.
Per tale ragione, i finanziamenti previsti dall'articolo 27 sono stati esplicitamente finalizzati al completamento di opere turistiche già precedentemente finanziate ai sensi della legge regionale numero 7 del 1957. Invece, nessuna delle ottantotto iniziative comprese nella richiamata delibera 36/6 del 2 agosto 1999, salvo alcune in merito alle quali si riferirà in seguito, si sarebbe potuta portare a completamento. Difatti, gli importi a finanziamento previsti in tale delibera risultavano di regola inferiori di molto rispetto a quelli richiesti dai vari comuni per completare le singole opere. Non solo, ma molte domande, risalenti a diversi anni or sono, sono state inserite in programmi, previe drastiche riduzioni degli importi richiesti, ancorché gli stessi siano oggi evidentemente inattuali a causa degli ovvii incrementi che fisiologicamente avvengono, sia nei costi dei materiali sia in quelli della manodopera. Il programma di cui alla delibera 36/6 del 2 agosto 1999 completava inoltre diversi casi singolari rappresentati in particolare da iniziative inserite nonostante mancasse la necessaria richiesta da parte del comune interessato, da importi di finanziamento di gran lunga superiori alle richieste presentate, per opere a favore delle quali non esisteva alcun precedente finanziamento concesso ai sensi della legge regionale numero 7 del 1957, come esplicitamente disposto dalla legge.
Nella formulazione del nuovo programma, nel rispetto delle percentuali di finanziamento previste per aree di programma, sono state invece prese in considerazione esclusivamente le domande pervenute successivamente alla data di pubblicazione della legge, già finanziate ai sensi della legge regionale numero 7 del 1957 per gli importi effettivamente richiesti per il completamento delle relative opere. In tale ambito è stata data priorità alle opere già comprese nel programma di cui alla delibera 36/6 del 2 agosto del 1999, aggiornandone gli importi in maniera da consentirne il completamente previsto in legge. La nuova deliberazione comprende pertanto trentuno iniziative, ventisei delle quali previste dalla precedente deliberazione e disposte dopo averne aggiornato gli importi. Le richieste di tutti gli investimenti di competenza delle amministrazioni comunali mittenti delle note inoltrate all'Assessorato (in questo caso abbiamo preso in esame tutte le note pervenute dalle amministrazioni comunali, che sono di fatto tutte uguali e lamentano tutte le stesse cose) non presentavano i requisiti previsti dalla legge regionale numero 7 del 1998 e necessari per consentirne l'accoglimento, addirittura in alcuni casi gli importi di spesa previsti per il completamento delle opere risultavano eccessivamente elevati rispetto alla disponibilità totale presente nel competente capitolo di spesa.
Inoltre il numero degli interventi non è stato aumentato, bensì ridotto, per consentire l'effettivo completamento degli stessi, da 88 a 31, 26 dei quali già ricompresi nella deliberazione revocata. Non si è provveduto - per rispondere ad alcune delle note scritte in quelle delibere di protesta delle Giunte comunali - a depennare i comuni più piccoli e svantaggiati, ma sono stati inseriti nel programma quelli che presentavano i requisiti previsti dalla legge., Occorre ribadire che, per gli stessi ricompresi nella precedente delibera, i singoli importi di spesa sono stati aggiornati per consentire l'effettivo complemento delle opere. I comuni aggiunti ex novo sono solo cinque e nessuno dei beneficiari è stato gratificato con più di un intervento. L'elenco dei comuni non è stato, per quanto precedentemente significato, né completamente rivisto né tanto meno sconvolto.
Non corrisponde evidentemente al vero l'affermazione secondo la quale i comuni destinatari dei provvedimenti, compresi nella più volte richiamata nota del 30/6/2000 e della successiva 26/7/2000, si sono visti privare dei finanziamenti indispensabili per portare a compimento le opere previste, atteso che gli importi di finanziamento originariamente concessi non avrebbero consentito di portare a termine alcuna opera disattendendo così una precisa disposizione di legge.
Per poter verificare quanto ho detto, è possibile avere tutta la documentazione che è depositata presso l'Assessorato e che sicuramente attesta inequivocabilmente quanto abbiamo fin qui riferito.
PRESIDENTE. Ricordo che il limite di tempo sia per gli interroganti che per la Giunta è di cinque minuti.
Ha facoltà di parlare il consigliere Morittu per dichiarare se è soddisfatto.
MORITTU (D.S.). Non abuserò del tempo, perché non ne ho neanche bisogno. Spiace, comunque, dichiarare davvero la completa insoddisfazione rispetto alle argomentazioni portate dall'Assessore. Peraltro ha letto un documento che io già conoscevo, che è quello che il Direttore generale del turismo, Valdès, ha mandato al Comune di Seui in risposta alla nota di protesta. Non ha aggiunto nient'altro, se non il fatto che anziché dire "ventisei delle quali provenienti" ha detto "ventisei delle quali previste". Quindi niente ha aggiunto rispetto alle cose che già conoscevo e che ritengo assolutamente insufficienti a motivare il grave atto politico che questa Giunta regionale ha commesso revocando un atto di una precedente Giunta, senza davvero mettere in campo delle vere motivazioni. E se queste vi erano in relazione ad alcuni casi, l'Assessore avrebbe dovuto richiamare quei Comuni o l'insieme dei Comuni e approfondire le questioni, ma non arrivare in contumacia, senza che i comuni interessati ne sapessero niente, a revocare il finanziamento che loro sapevano di aver ottenuto sulla base del programma della Giunta Palomba.
Io rinnovo al Presidente della Giunta una richiesta di incontro con i sindaci interessati all'esclusione, che sono ben 42 di quarantadue comuni della Sardegna. Chiedo che venga organizzato un incontro con loro per chiarire l'intera vicenda, non per andare all'Assessorato del turismo a vedere atti. Chiedo che l'incontro abbia un carattere politico e sia presieduto dal Presidente della Giunta.
Rinnovo ancora un'altra protesta formale nei confronti del Presidente della Giunta, che ora è al telefono, ma spero che con l'altro orecchio riesca a sentirmi, riguardante il diritto di ottenere le necessarieinformazioni. In qualità di consigliere regionale sono stufo di pietire le delibere della Giunta dopo tre o quattro mesi dalla loro assunzione; sono stufo di non avere le informazioni necessarie per svolgere compiutamente il mio dovere. Da questo punto di vista, chiedo, al Presidente della Giunta che molto semplicemente inserisca sia le proposte che le delibere di Giunta in un sito Internet al quale tutti possano accedere. Davvero sono stanco di ripetere al mio Gruppo di chiedere questa o quest'altra delibera. Alcuni Assessori di questa Giunta affermano, in maniera roboante, che l'informazione dovrebbe essere il motore dello sviluppo di quest'Isola, mentre la nascondono per poterla utilizzare anche in termini clientelari, alla vecchia maniera.
Chiedo che questa vecchia prassi sia davvero superata correttamente dalla Giunta con un piccolo intervento, posizionando le informazioni in un sito Internet e facendo sì che davvero i consiglieri regionali possano adempiere il loro dovere con correttezza e tempestività.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca ora lo svolgimento dell'interpellanza numero 58. Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
Interpellanza Pinna - Cugini - Calledda - Pacifico - Pusceddu sul fallimento della privatizzazione dello stabilimento SARDAMAG di S. Antioco.
I sottoscritti.
PREMESSO che, nel corso delle audizioni effettuate dalla Sesta Commissione permanente del Consiglio regionale il 17 maggio u.s., il rappresentante legale della SEAMAG S.p.A. ha comunicato alla stessa Commissione l'esistenza di ostacoli che impediscono la realizzazione del piano industriale oggetto del contratto di privatizzazione dello stabilimento per la produzione di ossido di magnesio di S. Antioco della società regionale NUOVA SARDAMAG S.r.l. in liquidazione ;
CONSTATATO che ad oltre due anni dalla stipula del contratto per la privatizzazione dello stabilimento non sono stati rispettati gli impegni sottoscritti per la ristrutturazione e la riattivazione produttiva dello stesso stabilimento con la prevista assunzione di 125 lavoratori;
PRESO ATTO che l'Assessore regionale dell'Industria, nel corso della stessa audizione del 17 maggio u.s., ha ribadito i contenuti di una nota stampa diffusa nei giorni precedenti nella quale ha sostenuto come "la Regione abbia adempiuto a tutte le obbligazioni contrattuali previste nel contratto di cessione del ramo di azienda stipulato in data 4.04.1998";
VALUTATO che la mancata realizzazione del piano industriale oggetto del contratto di privatizzazione determina l'immediata rescissione dello stesso contratto senza oneri per la Regione che ha adempiuto a tutte le obbligazioni;
RILEVATO che a distanza di oltre un mese dalla conferma del fallimento della privatizzazione da parte dei soggetti contraenti nulla è stato fatto per la risoluzione del contratto;
APPRESO che la SEAMAG S.p.A., pur avendo comunicato che sono venute a mancare le condizioni per il rispetto degli impegni contrattuali, sembrerebbe ancora pretendere di commercializzare i prodotti giacenti nello stabilimento di S. Antioco e quelli rivenienti dalla cava di proprietà della società PALMAS CAVE S.p.A. ubicata nello stesso Comune di S. Antioco ed oggetto di contratto di affitto al solo scopo di consentire alla SEAMAG S.p.A. di utilizzare i materiali estratti ed estraibili esclusivamente per la produzione di ossido di magnesio;
EVIDENZIATO che la commercializzazione e l' utilizzo dei prodotti giacenti nello stabilimento e quelli rivenienti dalla cava, se effettuati al di fuori del rispetto dei vincoli contrattuali, creano ulteriori danni economici, se pure indotti, alla Regione Sarda;
ATTESO che il tanto propagandato progetto turistico alternativo all'attività industriale si è rivelato privo di consistenza tecnico-economica oltre che di titolarità, avendone anche l'Assessore del turismo, nella richiamata audizione del 17 maggio u.s., negato la paternità attribuitagli dal rappresentante legale della SEAMAG S.p.A. nel corso della stessa audizione;
CONSIDERATO che non è stato ancora dato avvio ai lavori per il risanamento ambientale dello stagno di Is Pruinis nel quale sono stati riversati gli scarichi dello stabilimento della NUOVA SARDAMAG, nonostante siano stati già stanziati per l' esecuzione di tali lavori 10 miliardi a valere sugli interventi per il risanamento dell' area ad alto rischio di crisi ambientale del Sulcis tra i quali è compreso questo importante compendio umido naturale recentemente inserito tra i siti di interesse comunitario (NATURA 2000 ) ;
RICORDATO che è stata finora disattesa la risoluzione approvata all' unanimità dalla Sesta Commissione del Consiglio Regionale in data 18 maggio 2000 con la quale si invitava la Giunta e l'Assessore regionale dell'Industria "a provvedere all'immediato ricollocamento di tutti i1 125 lavoratori ex NUOVA SARDAMAG, compresi quelli già assunti dalla SEAMAG, nell'ambito di aziende regionali nel rispetto degli impegni assunti dall'Assessore regionale dell'Industria";
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore dell'industria, l'Assessore del turismo e l'Assessore dell'ambiente per sapere se non ritengano, nell'esercizio dei poteri di indirizzo e di controllo di cui dispongono e a cui sono tenuti per tutelare gli interessi della Regione sarda, di :
1) richiedere la rescissione dei contratti per la cessione dello stabilimento della NUOVA SARDAMAG S.r.l. in liquidazione e per l'affitto della cava della PALMAS CAVE S.p.A. essendo venute a mancare, come ammesso dal privato contraente, le condizioni per realizzare l'oggetto degli stessi contratti;
2) impedire che, anche nella more della definizione dei rapporti contrattuali, la SEAMAG S.p.A. prosegua nelle operazioni di commercializzazione dei prodotti giacenti nell'impianto e nella cava di S. Antioco con conseguente presumibile aggravio degli oneri a carico della Regione;
3) verificare se l' impiego dei ricavi rivenienti dalle vendite già effettuate dei prodotti giacenti nello stabilimento e dei materiali della cava siano stati utilizzati nel rigoroso rispetto dei vincoli contrattuali pattuiti;
4) dare attuazione agli impegni sottoscritti con le organizzazioni sindacali e sollecitati dalla Sesta Commissione del Consiglio Regionale per l'immediato ricollocamento di tutti i 125 lavoratori ex SARDAMAG, compresi quelli già assunti dalla SEAMAG S.p.A., nell'ambito di aziende regionali;
5) impiegare gli stessi lavoratori nelle operazioni di demolizione degli impianti, di bonifica del sito industriale, di recupero ambientale dell'area di cava e di risanamento dello stagno di IS PRUINIS sotto la direzione della società regionale già operante nel settore del risanamento ambientale, utilizzando, d'intesa con il comune di S. Antioco, le risorse finanziarie già disponibili, al fine di contenere gli oneri a carico della Regione;
6) chiarire il ruolo svolto e le finalità perseguite dall'Assessore del turismo nel promuovere e propagandare il fantomatico progetto turistico alternativo all'attività industriale il quale ha contribuito ad accrescere l'ostilità che ha impedito la ripresa dell'attività produttiva dello stabilimento, causa principale, quest'ultima, degli oneri conseguentemente generati a carico della Regione per la ricollocazione dei lavoratori e per la risoluzione dei rapporti contrattuali con la SEAMAG S.p.A.;
7) vigilare affinché i lavori di risanamento ambientale dello stagno di IS PRUINIS, qualora non affidati direttamente ad un ente regionale dotato di strutture aziendali competenti con il vincolo di impiegare i lavoratori ex SARDAMAG, vengano assegnati a società di comprovata esperienza e capacità nel rigoroso rispetto della normativa in materia di appalti pubblici, anche per non deludere le aspettative degli oltre 3000 abitanti di S. Antioco che, nel sottoscrivere una specifica petizione popolare, hanno richiesto il risanamento ambientale dell'area per tutelare la salute dei cittadini e non già per favorire gli interessi di novelli ed improbabili imprenditori ambientali;
8) procedere, a seguito della risoluzione dei richiamati contratti, alla dismissione delle proprietà immobiliari della NUOVA SARDAMAG S.r.l. in liquidazione e della PALMAS CAVE S.p.A. attraverso bandi pubblici di vendita affidati da un adivisor qualificato al fine di rendere trasparenti le operazioni di cessione del patrimonio delle società pubbliche regionali assicurando nel contempo la riconversione economica dei siti nel rispetto degli strumenti di programmazione e di sviluppo adottati dall'Amministrazione comunale di S. Antioco;
9) verificare la correttezza degli atti compiuti in relazione alla gestione dei rapporti contrattuali sulla cessione dell'impianto, sull'affitto della cava e sull'affidamento dei lavori per il risanamento ambientale dello stagno di Is Pruinis al fine di fugare eventuali dubbi e perplessità sulla legittimità delle procedure seguite come segnalato da più parti attraverso la stampa locale. (58)
PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Pinna. Le ricordo, onorevole Pinna, che tra illustrazione e replica lei ha diritto a cinque minuti di tempo complessivamente.
PINNA (D.S.). Spero di riuscire a contenere il mio interventoall'interno dei cinque minuti che mi spettano. Con questa interpellanza si vuole chiedere alla Giunta regionale, dico alla Giunta perché su questa vicenda della privatizzazione della SARDAMAG e su tutta la vicenda dell'industria di Sant'Antioco non è competente soltanto l'Assessore dell'industria, ma anche l'Assessore dell'ambiente per quanto riguarda i lavori di bonifica e l'Assessore del turismo che ha proposto, per quel sito, la riconversione economica dall'industria al turismo.
Tutti conoscete la situazione della SARDAMAG, perché ne hanno parlato abbondantemente i giornali, ed è stata discussa anche nella Commissione industria. Una delle poche cose che ha fatto la Commissione industria infatti è stata quella di affrontare il problema della SARDAMAG e della sua privatizzazione che lo stesso imprenditore, con pieno disprezzo degli impegni assunti, nell'audizione in Commissione, ha dichiarato non potersi più realizzare, quindi verrà meno la realizzazione del Piano industriale con l'assunzione dei 125 lavoratori presso la nuova società a cui è stato ceduto lo stabilimento mentre la Regione, attraverso l'Assessore dell'industria, ha dichiarato di aver adempiuto a tutti gli obblighi contrattuali.
Questa privatizzazione è giunta al fallimento non perché l'ossido di magnesio non avesse più mercato, o perché non esistevano le condizioni economiche, semplicemente perché si è cercato di sabotare, in qualche modo, il riavvio dell'attività industriale che - ripeto - occupava 125 lavoratori almeno nell'ultimo periodo; ad accelerare questo processo non è stata soltanto una scelta, in termini di programmazione, dell'amministrazione comunale di Sant'Antioco, scelta legittima perchèil Comune poteva decidere di fare quello che riteneva più opportuno nel suo territorio, ma andavano rispettate le leggi e, nel rispetto delle leggi, quello stabilimento poteva essere riavviato.
Quello che ha turbato il tutto, sono stati il desiderio e la voglia conclamata dell'Assessore del turismo di smantellare l'apparato industriale, dichiarando di voler chiudere la SARDAMAG e la Carbosulcis, per destinare immediatamente quelle aree a fini turistici . Spero che riesca nel suo intento; in pochissimo tempo l'Assessore del turismo vuole reimpiegare, in progetti turistici, oltre mille lavoratori appartenenti alla Carbosulcis e alla SARDAMAG.
L'imprenditore interessato alla SARDAMAG dichiara che l'Assessore del turismo propone un progetto turistico, mentre quest'ultimo nega di averlo fatto; tuttavia in ragione della speranza del nuovo "Eldorado" turistico, si chiude lo stabilimento industriale e non si avviano le iniziative turistiche.
Il problema grosso è che il contratto, relativo al riavvio dello stabilimento, non viene rispettato per quanto riguarda l'assunzione dei lavoratori, mentre si scopre che - in base al contratto di acquisizione - lo stabilimento resta in mano dell'imprenditore che lo ha sottoscrittoe; cioè in base ad un contratto capestro, sul quale ci sarà tutto da approfondire, un imprenditore senza mettere un soldo e senza rispettare gli impegni assunti diventa proprietario di un grande patrimonio immobiliare ed impiantistico.
Con questa interpellanza vogliamo sapere a che punto è questa farsa della privatizzazione della SARDAMAG, per quale ragione e in nome di quali progetti è fallito o si è contribuito a far fallire il progetto industriale; a che punto è la ricollocazione dei lavoratori, in considerazione anche del fatto che una risoluzione, approvata all'unanimità dalla Sesta commissione consiliare nel mese di maggio dell'anno scorso, invitava la Giunta regionale a risistemare i lavoratori interessati in strutture regionali, soprattutto impegnandoli nei lavori di bonifica, in particolare nello stagno di Is Pruinis, (dove la SARDAMAG ha scaricato sempre i suoi rifiuti, per il quale esiste un finanziamento, a valere sui fondi per la zona d'alto rischio ambientale, tendente al recupero ambientale della cava della PALMAS CAVE S.p.A. sempre di Sant'Antioco), e quindi in interventi per i quali, all'interno dei lavoratori della SARDAMAG, esistono le professionalità e, in parte, anche le coperture finanziarie.
Questi sono gli interrogativi, ma principalmente con l'interpellanza vogliamo sapere per quale ragione questa privatizzazione è fallita, perchè l'imprenditore, che non ha rispettato i suoi impegni, è ancora in possesso dello stabilimento, e perché non solo sta vendendo i prodotti ma parrebbe, dalle ultime notizie che si hanno, che stia vendendo i materiali di consumo, il carbon-coke, addirittura pezzi dell'impianto, i refrattari degli impianti e così via. Io credo che su questa faccenda sia indispensabile fare chiarezza, lo diciamo senza nessun problema e senza nessun imbarazzo, ben sapendo chela responsabilità amministrativa di far rispettare l'impianto, e comunque di impedire che un bene della Regione vada in mano gratuitamente ad un privato, è comunque di chi gestisce la Regione in questo momento; infine dall'Assessore dell'ambiente vogliamo la garanzia che saranno effettuati i lavori adeguati di ripristino, con società e interventi qualificati, per quanto riguarda il recupero dello stagno di Is Pruinis.
PRESIDENTE. Per rispondere ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.
PIRASTU (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Signor Presidente, colleghi consiglieri, sarò sintetico al massimo. Condivido molte delle considerazioni avanzate dal collega Pinna relativamente alla privatizzazione della ex SARDAMAG. Prima di tutto però vorrei ricordare che la SEAMAG non ha il possesso dello stabilimento industriale, ma ne è proprietaria in forza di un atto pubblico stipulato il 1 aprile 1998 con il quale si perfezionò la privatizzazione, ora fallita, della NUOVA SARDAMAG. Non entro nel merito dei motivi che hanno fatto fallire la mancata riattivazione del sito industriale, ho già avuto occasione di soffermarmi su questo aspetto nella seduta dell'audizione della Sesta commissione, sicuramente posso ribadire che non c'è stato nessun inadempimento da parte della Regione e, per quanto riguarda le obbligazioni essenziali, nemmeno da parte dell'imprenditore.
Vorrei esporre alcuni motivi: la mancata autorizzazione all'utilizzo dell'acqua industriale del Comune di Sant'Antioco e il mancato arrivo di una serie di autorizzazioni da parte dell'Ufficio tutela del paesaggio, nonché il rilascio della concessione mineraria la quale, è pur vero che dipende dall'Assessorato dell'industria, in mancanza di alcuni pareri non poteva essere accordata.
Tutto sommato, direi che questa vicenda si è positivamente conclusa con la firma di un accordo tra la Regione e le organizzazioni sindacali, proprio per garantire la continuità amministrativa; ripeto che non è mio compito dire che sicuramente il contratto, stipulato il 1 aprile 1998, era un contratto fatto male, nel quale non era prevista per esempio una clausola risolutiva nell'ipotesi di mancata riattivazione del sito industriale, tanto è vero che le organizzazioni sindacali avevano previsto la possibilità che il sito industriale non fosse riattivato e la Regione non inserì tale ipotesi tra le clausole contrattuali. Ma, ripeto, io ho dovuto regolarmi sulla base dei contratti che ho ereditato.
Venerdì scorso, dopo una lunga trattativa, la PALMAS CAVE S.p.A. è riuscita a rientrare nel possesso della cava, fatto estremamente importante, attraverso una risoluzione consensuale, con la SEAMAG, del contratto di locazione, senza dover effettuare nessuna rinuncia, vorrei ben chiarirlo e ben specificarlo. Ciò ci permette di adempiere agli obblighi e agli impegni assunti con le organizzazioni sindacali che hanno come punto principale la salvaguardia dei livelli occupativi.
Domani, all'attenzione della Giunta, vi è proprio la ratifica di questo accordo secondo il quale riusciremo entro l'anno, sempre collegandoci alla scadenza della mobilità, a riassumere tutti i 125 dipendenti, detratti circa 18 su cui si stanno studiando con i sindacati delle forme di esodo incentivato. La cosa più importante è che si riuscirà ad effettuare la bonifica della cava di proprietà della PALMAS CAVE S.p.A., di cui essa ha riottenuto il possesso, senza richiedere nuovi oneri, autofinanziando totalmente l'operazione con i proventi della vendita dei materiali.
Da quando è stato fatto il "necrologio" sulla riattivazione del sito industriale, la NUOVA SARDAMAG - azienda interamente partecipata della Regione attraverso la finanziaria SIGMA INVEST - ha incassato tutte le somme derivanti dalla vendita dei materiali. Quindi oggi attualmente le casse della NUOVA SARDAMAG, quindi indirettamente quelle della PALMAS CAVE (in quanto la NUOVA SARDAMAG ha dei debiti nei confronti della SIGMA INVEST che, a sua volta, è socia azionista totalitaria della PALMAS CAVE) hanno due miliardi di disponibilità liquide, più un altro miliardo che dovrebbe arrivare nei prossimi quindici giorni, e l'intera operazione sarà autofinanziata con 5 miliardi. Vorrei subito chiarire che siamo arrivati solo da poco a questa soluzione, perché prima non potevamo far avere la disponibilità della cava.
A questo punto, per quanto riguarda il sito industriale, la prima possibilitàpotrebbe essere quella di arrivare ad un accordo col legittimo proprietario, che è la SEAMAG, accordo che sarà ovviamente trasparente, che sarà valutato dalla Giunta, ma nel quale la Regione non potrà fare nessuna rinuncia, anche perché sappiamo bene che non è possibile rinunciare a crediti.
Voglio subito chiarire che le accuse fatte dal collega Pinna all'Assessore del turismo sono totalmente infondate, in quanto l'Assessore del turismo ha sì partecipato, insieme al Presidente della Giunta e al sindaco di Sant'Antioco, ad alcune riunioni, ma in esse si è parlato, in termini generali, di un progetto alternativo per lo sviluppo turistico della zona, anche io personalmente non ho mai visto questo progetto, ed essendo la SEAMAG proprietaria dell'area ed essendoci anche da parte del comune di Sant'Antioco una destinazione delle aree diversa dalla precedente, sicuramente tale progetto sarà valutato nelle opportune sedi.
La prima fase si è conclusa con un importante risultato su cui anche le organizzazioni sindacali hanno espresso un giudizio positivo, gli operai non sono rimasti a terra, si è riottenuto il possesso (in quanto la proprietà ce l'ha già) della cava, si provvederà ora a bonificarla e, per quanto riguarda il sito industriale, se troveremo un accordo positivo per la Regione lo concluderemo, diversamente si aprirà un contenzioso, ovviamente, per risolvere il contratto del 1 aprile 1998.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pinna per dichiarare se è soddisfatto.
PINNA (D.S). Rapidamente. Prendo atto di questi aggiornamenti per quanto riguarda la sistemazione dei lavoratori. Ero un po' meravigliato perché, quando mezz'ora fa ho sentito i lavoratori, non avevano notizie di riassunzioni, ma poiché l'impegno era quello di sistemarli, il fatto che la Giunta intenda approvare domani tutta l'operazione, ci consente di essere fiduciosi. Prima di tutto vorrei dire che, a mio avviso, è indispensabile che si arrivi ad un chiarimento definitivo sul contratto di cessione, per evitare che ci sia questa sorta di scippo nei confronti della Regione di un impianto e di un sito così importante. E, in secondo luogo, per quanto riguarda le attività turistiche, non sono io ad aver mosso accuse all'Assessore del turismo, ma l'imprenditore durante la sua audizione in Commissione (si può verificare attraverso le registrazioni della seduta) quando il Presidente della SEAMAG ha sostenuto di essere d'accordo sul progetto turistico proposto dall'Assessore del turismo. Questa dichiarazione è agli atti della Sesta Commissione. Spero che questa riconversione possa avvenire - ma non è questo il problema - e che ci siano imprenditori disposti a realizzare questo investimento; non saremo contrari ma tutto certamente dovrà avvenire nella più totale trasparenza, anche possibilmente con l'emanazione di bandi pubblici per la cessione di quello stabilimento e dei 200 ettari di terreni che ci sono nell'area circostante.
PRESIDENTE. Passiamo allo svolgimento dell'interpellanza numero 63.Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, chiedo di poter abbinare lo svolgimento delle nostre tre interpellanze, la numero 63, la numero 72 e la numero 74, che vertono su argomenti connessi; vorrei poter disporre di quindici minuti per illustrarle tutte e tre.
PRESIDENTE. Sì, ci sono tre interpellanze sullo stesso argomento.
ORTU (R.C.). Sono connesse, anzi l'una è conseguente all'altra.
PRESIDENTE. Sì, acconsento alla richiesta, tenendo conto che sono collegate, ma le ricordo che il tempo che le è concesso non ammonta a quindici minuti come lei ha detto.
Si dia lettura delle interpellanze 63, 72 e 74.
CAPPAI, Segretario:
Interpellanza Ortu - Cogodi - Vassallo sulla drammatica situazione determinatasi alla Scaini di Villacidro dopo la mancata presentazione dell'Agip al tavolo delle trattative del Ministero dell'Industria.
I sottoscritti,
PREMESSO che l'incontro, tenutosi nella giornata di lunedì 31 luglio presso il Ministero dell'Industria, si è chiuso con un nulla di fatto per l'assenza dal tavolo delle trattative delle Partecipazioni Statali, in particolare dell'Agip Petroli proprietaria di fatto della Nuova Scaini di Villacidro;
CONSIDERATO che l'Agip è responsabile delle conseguenze nefaste provocate dallo scellerato processo di privatizzazione, messo in atto dalle partecipazioni statali alla Nuova Scaini di Villacidro, che ha visto l'imprenditore privato nel giro di due anni portare al fallimento uno dei più moderni stabilimenti esistenti in Italia per la produzione di batterie, con la conseguente chiusura di una fabbrica che rappresenta nel territorio e nella Sardegna una delle poche iniziative sostitutive delle attività minerarie dismesse, ottenuta dopo duri anni di mobilitazione e di lotte delle popolazioni dell'intero bacino minerario;
RILEVATO che l'Agip-ENI, colpevole del processo fallimentare di privatizzazione, non può oggi scaricare le sue responsabilità sui 154 lavoratori prevedendone il licenziamento per il 16 settembre e che, attraverso le chiusure e le dismissioni dei suoi stabilimenti in Sardegna, non può continuare nel processo di disimpegno delle attività industriali, dando un ulteriore colpo all'economia di quel territorio e dell'intera Isola;
CONSTATATO che l'atteggiamento inqualificabile ed inaccettabile messo in atto dall'Agip-ENI, anche in questi giorni, prima assumendo l'impegno con i lavoratori e con le organizzazioni sindacali di ritirare il provvedimento di mobilità e di liquidare due mensilità arretrate e successivamente non presentandosi all'incontro presso il Ministero dell'Industria, non può tradursi in una beffa a danno dei lavoratori, delle popolazioni, della Sardegna e dell'economia dell'intera Isola;
TUTTO CIO' PREMESSO chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per conoscere:
1) quali iniziative intendano assumere per chiedere al Ministro dell'Industria ed al Governo nazionale quali strumenti intenda utilizzare per portare l'Agip-ENI al tavolo delle trattative;
2) se non ritengano necessario chiedere che in via preliminare venga bloccato il processo di liquidazione da parte dell'Agip della Nuova Scaini al fine di impedire che i lavoratori siano collocati in mobilità e quindi di fatto licenziati a partire dal 16 settembre prossimo;
3) se non debbano essere adottate tutte le misure necessarie, per evitare che lo stabilimento venga chiuso, anche attraverso la ripresa della attività con la conduzione e la gestione dello stabilimento da parte delle Partecipazioni Statali, evitando così processi strumentali che tendono, sulle spalle dei lavoratori, dell'economia, dell'intero territorio e dell'Isola, ad appropriarsi di un marchio che a tutt'oggi conserva un prestigio nel mercato nazionale ed estero delle batterie. (63)
Interpellanza Ortu - Cogodi - Vassallo sulla necessita' di assumere una iniziativa urgente per scongiurare che il 16 settembre vengano licenziati i 153 lavoratori della Nuova Scaini di Villacidro.
I sottoscritti
PREOCCUPATI della ormai imminente scadenza del 16 settembre, termine entro il quale il Commissario liquidatore della Nuova Scaini di Villacidro ha indicato per la messa in mobilità dei 153 lavoratori, che di fatto equivarrebbe al loro licenziamento;
CONSIDERATO che i numerosi incontri tenutosi presso il Ministero dell'Industria, nonché presso la sede romana dell'Agip, non hanno portato ad alcun risultato utile, nonostante il fatto che nelle ultime settimane il Commissario liquidatore sia stato affiancato dall'ENI-SUD, nelle trattative per la collocazione dell'azienda presso i privati;
RILEVATO che il licenziamento dei lavoratori equivarrebbe a mettere in discussione l'effettiva ripresa produttiva dello stabilimento e la perdita di un grande patrimonio professionale, maturato nel corso di due decenni, senza il quale appare impossibile la ripresa dell'attività di produzione delle batterie;
CONSTATATO che l'assenza ad oggi di segnali di disponibilità, al fine di una soluzione positiva della vertenza, fa pensare che la decisione di licenziare i lavoratori venga assunta come un dato acquisito, mentre al contrario ciò porterebbe ad una drammatizzazione della vertenza con conseguenze e risvolti non calcolabili anche sul piano dell'ordine pubblico;
RILEVATO ALTRESÌ che ormai dopo lunghi mesi di presidio dello stabilimento, quelle maestranze sono giunte allo stremo oltre che sul piano economico anche dal punto di vista psicofisico, e che ciò potrebbe portare a reazioni non calcolate e non volute,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori dell'industria e del lavoro per chiedere:
1) un intervento immediato ed urgentissimo presso il Presidente del Consiglio dei Ministri, i Ministri dell'Industria e del Lavoro per evitare il provvedimento di messa in mobilità dei 153 lavoratori;
2) di mettere in atto tutte le misure che si rendano opportune, attraverso il Ministero dell'Industria o lo stesso Assessorato regionale dell'industria, per garantire anche attraverso l'intervento pubblico la ripresa dell'attività dello stabilimento e il mantenimento del posto di lavoro per i 153 lavoratori. (72)
Interpellanza Ortu - Cogodi - Vassallo sulla mancata partecipazione della Giunta regionale all'incontro, tenutosi venerdì 15 settembre scorso, presso il Ministero dell'Industria sulla vertenza Nuova Scaini di Villacidro.
I sottoscritti,
CONSIDERATO che il Presidente della Giunta regionale, gli Assessori dell'industria e del lavoro erano a perfetta conoscenza dell'importanza dell'incontro tenutosi venerdì 15 settembre a Roma presso il Ministero dell'Industria sulla vertenza Nuova Scaini di Villacidro, con l'obiettivo dichiarato dai lavoratori e dalle loro organizzazioni di chiedere una proroga rispetto al termine del 16 settembre, indicato dal Commissario liquidatore per la messa in mobilità dei 153 lavoratori, che equivarrebbe di fatto al licenziamento dal posto di lavoro;
RILEVATO che la Giunta regionale, più volte ha dichiarato di volersi opporre rispetto a qualsiasi atto che porti
allo smantellamento dello stabilimento e al licenziamento dei lavoratori, impegnandosi ad assumere tutte le iniziative opportune per scongiurare una tale atto;
PRESO ATTO che nell'incontro di venerdì 15 settembre scorso, decisivo per le sorti dei lavoratori, si è registrata, ancora una volta, l'assenza dei rappresentanti della Giunta regionale,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale, gli Assessori dell'industria e del lavoro per conoscere:
1) quali siano le ragioni che hanno portato a disertare gli incontri, ivi compreso quello risolutivo di venerdì 15 settembre presso il Ministero dell'Industria;
2) se non ritengano che le ripetute assenze dal tavolo delle trattative, nonostante le prese di posizioni contrarie, avvalorino la tesi del disimpegno e quindi che l'assenza di fatto costituisca la dimostrazione che la Giunta regionale condivide la volontà di licenziare i 153 lavoratori e di conseguenza dopo la beffa del disimpegno delle partecipazioni statali oggi registriamo l'inganno della Giunta regionale.(74)
PRESIDENTE. Per illustrare le tre interpellanze ha facoltà di parlare il consigliere Ortu.
ORTU (R.C.). Presidente, la Giunta conosce bene la situazione che noi abbiamo rappresentato con le tre interpellanze che, tra l'altro, sono connesse, nel senso che l'una è conseguente all'altra. Siccome la Giunta conosce bene la vicenda della Nuova Scaini, è anche con meraviglia che noi abbiamo presentato la terza interpellanza; con essa prendiamo atto purtroppo che, nonostante gli impegni assunti a più riprese, la Giunta regionale in sostanza non ha fatto altro che ripetere, seguire ed accettare l'atteggiamento assunto dal Ministro dell'industria. Ma proprio perché la Giunta regionale conosce bene la vicenda, avremmo voluto che avesse adottato un atteggiamento ben diverso nell'interesse di quei lavoratori e di quel territorio, territorio che non va sottovalutato, territorio che è devastato dai processi di deindustrializzazione; chiuse le miniere, chiusa l'attività tessilchimica, in quell'area sono oggi ubicati alcuni stabilimenti che mantengono una presenza industriale che è ormai da considerare quasi residuale. Quindi avremmo voluto un atteggiamento ben diverso da parte della Giunta regionale per avviare davvero un confronto con il Governo nazionale sulle politiche industriali per la nostra Isola.
Le vicende sono note, la Giunta regionale è a conoscenza dell'occupazione o, come si dice oggi, del presidio dello stabilimento, sa dei lunghi mesi di lotta di quei lavoratori ed anche delle loro famiglie, degli abitanti di quel territorio, è a conoscenza della marcia che li ha condotti a Cagliari, dei conseguenti incontri e degli impegni assunti dalle forze politiche, dalla stessa Giunta regionale, per voce del Presidente della Giunta e dell'Assessore dell'industria; addirittura ci fu un incontro promosso dal Presidente del Consiglio regionale a conclusione della marcia di quei lavoratori attraverso l'intera provincia di Cagliari.
Tra l'altro questa vertenza si è svolta contestualmente alla vertenza dell'Enichem nei due stabilimenti di Macchiareddu e di Ottana, in sostanza si è trattato della questione che riproponeva il ruolo e il significato della presenza delle Partecipazioni statali in Sardegna. Tutte queste vicende si possono ricondurre all'ENI, anche quella dell'Agip, e anche l'occupazione dello stabilimento di Macchiareddu ed altre vertenze aperte nei diversi siti industriali dell'isola. Tant'è che, in quel periodo, il Presidente della Giunta tuonò: "Faremo pagare all'ENI i danni che ha arrecato alla Sardegna". Noi, forse anche ingenuamente debbo confessare, in quel momento pensammo, e credemmo ovviamente, a uno scatto di dignità da parte della Giunta regionale; pensavamo che finalmente, dato il significato più profondo di alcune di queste vertenze, fosse giunto il momento di rimettere in discussione non solo la presenza industriale in aree importanti, ma addirittura l'intero processo industriale della nostra Isola. Quindi pensammo che con alcune di queste vicende si poteva aprire davvero un confronto serio con il Governo per stabilire quale politica industriale poteva e doveva essere perseguita nell'ambito della nostra Isola.
Il risultato è la beffa! Noi non intendiamo fare alcuno sconto al Governo nazionale per le sue inadempienze, un Governo, un Ministro che non riescono a portare al tavolo delle trattative nemmeno il commissario liquidatore. Questo la dice lunga sulla volontà del Governo, perché non penso che un Ministro non abbia strumenti, capacità e forza politica per portare al tavolo delle trattative le parti che sono interessate, fosse solo per sentirsi dire "no". Noi non nascondiamo le responsabilità del Governo e delle Partecipazioni statali in una privatizzazione fallimentare, in un processo industriale che avrebbe dovuto dare speranze e sviluppo ad un territorio, un processo industriale che - non dobbiamo dimenticarlo - è stato conquistato con dure lotte dalle popolazioni del bacino minerario. Come non dobbiamo dimenticare che con la Scaini si volle compiere un tentativo di verticalizzare e quindi di sviluppare e restituire a quelle zone quanto era stato tolto loro nei secoli dello sfruttamento dall'attività mineraria. Uno stabilimento che fu conquistato con grandi mobilitazioni e con grandi sacrifici; uno stabilimento che è stato vanificato sull'altare della logica delle privatizzazioni a ogni costo. E' per questa ragione che in quello stabilimento è stato introdotto non solo un imprenditore che non era, come infatti poi si è rivelato, capace di intraprendere alcuna attività industriale, ma non sono stati adottati nemmeno gli accorgimenti minimi essenziali per vigilare sulla conduzione di quella privatizzazione, quindi le conseguenze, dovute all'impostazione di quella privatizzazione, non potevano essere altro che il fallimento, e così è stato.
Il fallimento che ha portato... Presidente mi ha detto quindici minuti e dopo cinque minuti mi toglie la parola...
PRESIDENTE. Io non le ho detto che le spettavano quindici minuti, l'ha detto lei; abbiamo detto che avremmo tenuto conto del fatto che lei, avendo presentato tre interpellanze diverse sullo stesso argomento ma connesse, le avrebbe illustrate contemporaneamente.
ORTU (R.C.). Va bene, Presidente. Va bene che c'è anche l'onorevole Corda che non vuole far parlare l'opposizione.
PRESIDENTE. Lasci perdere l'onorevole Corda, io devo interpretare il Regolamento e non essere...
ORTU (R.C.). Va bene Presidente, avrebbe potuto precisare eventualmente che i quindici minuti non erano accordati. Mi sarei regolato in un altro modo.
PRESIDENTE. La sua interpretazione del Regolamento era arbitraria, quindi, onorevole Ortu, si avvii alla conclusione.
ORTU (R.C.). Presidente, lei nella sua posizione è tenuto eventualmente a confutare anche le interpretazioni arbitrarie.
Nel concludere, Presidente, l'assurdo è che all'atteggiamento incredibile e al danno causato dalla politica scellerata, perseguita a livello nazionale dal Ministero dell'industria, si è aggiunta la beffa del disimpegno della Giunta regionale, nonostante gli impegni assunti in quest'Aula; tant'è che la vertenza è stata disattesa anche dai rappresentanti della Giunta regionale, altro che: "Faremo pagare i danni all'ENI e ne trarremo tutte le conseguenze". La Giunta regionale, all'incontro decisivo per la soluzione della vertenza, tenutosi l'altro venerdì, non si è presentata, quindi di fatto ha accettato le conclusioni e le impostazioni del Ministero dell'Industria. E' di questo che noi chiediamo conto alla Giunta regionale: com'è possibile assumere in quest'Aula, di fronte al Consiglio, alle rappresentanze dei Gruppi, alle rappresentanze delle organizzazioni dei lavoratori e agli stessi lavoratori, l'impegno così significativo di seguire con attenzione la vertenza e di non accettare le conseguenze di una privatizzazione la cui responsabilità va ricondotta all'atteggiamento seguito dalle partecipazioni statali, quindi di conseguenza al Governo, e poi disattenderlo? Com'è possibile che la Giunta regionale, nonostante gli impegni, di fatto diserti gli incontri? Cosa altro vuol significare questo, se non che, ancora una volta, sulle spalle di quei lavoratori si è voluto non solo perseguire la beffa, ma anche l'inganno.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ortu, lei ha parlato per dodici minuti...
COGODI (R.C.). Sono tre in meno.
PRESIDENTE. No, non sono tre in meno, perché nei quindici minuti è ricompresa anche l'eventuale replica; onorevole Cogodi, la prego di lasciar fare al Presidente il suo lavoro. Grazie.
Per rispondere ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.
PIRASTU (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Presidente, per analogia anch'io ho quindici minuti?
PRESIDENTE. Solo se adottassimo l'interpretazione estensiva del Regolamento. Sono pertanto cinque minuti. Prego Assessore.
PIRASTU (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Io ho bisogno di pochi minuti anche perché, senza voler assolutamente fare ironia nella mia risposta, vorrei dire che, per la maggior parte degli aspetti oggetto delle interpellanze, il destinatario sarebbe dovuto essere il Ministero dell'Industria e non l'Assessore regionale dell'industria. L'analisi, fatta dal collega Ortu, sulla privatizzazione compiuta dall'Agip, egli dice in termini selvaggi e poco responsabili, si può condividere o non condividere, ma nessuna responsabilità ha la Regione, così come non c'è stato alcun disimpegno. Vorrei anche specificare - non certo per difendere il Ministro dell'Industria, perché non è mio ruolo, nè mia funzione - che per quanto riguarda la liquidazione della Nuova Scaini né il Ministero dell'Industria, né l'Assessore, né il Presidente della Giunta, né il Presidente della Repubblica hanno il potere di portare intorno ad un tavolo coattivamente dei professionisti, dei commercialisti che svolgono il loro lavoro, male o bene che sia, non è compito, né mio né nostro esprimere questi giudizi. La Nuova Scaini è una società a capitale privato e la sua assemblea ha nominato dei liquidatori che rispondono solo ed esclusivamente all'azionista.
Noi siamo stati in continuo contatto in tutti gli incontri, compreso quello del 15 settembre. Vorrei anche specificare che l'Amministrazione regionale non ha espresso solidarietà solo a parole, ma ha fatto tutto quello che era nei suoi poteri; precisamente l'8 agosto, su proposta della Presidenza, è stata adottata una delibera relativa agli interventi a sostegno dei lavoratori occupati nei settori produttivi dell'industria, colpiti da licenziamenti o sospensioni di lavoro, interventi collegabili a quanto previsto nella legge regionale 26 aprile 1993 numero 20, nella cui parte finale è stata impegnata la complessiva somma di lire 331 milioni e 950 mila. sul bilancio regionale a valere sul capitolo 01068, a favore dei dipendenti della Nuova Scaini S.p.A. in liquidazione, con sede legale a Villacidro. Si è motivata la necessità di intervenire attraverso questa legge, proprio in prospettiva di una possibilità della ripresa produttiva collegata alla vendita della stabilimento; purtroppo le notizie hanno carattere di riservatezza per cui, se domani l'Assessore dell'industria volesse chiedere la documentazione relativa alle proposte pervenute alla Nuova Scaini, il liquidatore, così come ha già fatto anche col Ministero dell'Industria, può tranquillamente rifiutarsi di ottemperare alla richiesta.
Vorrei anche specificare che, in mancanza di altri strumenti finanziari, è stato erogato un contributo per la manifestazione a Roma dei lavoratori con i fondi della Presidenza; cioè abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare. Proprio per dare una risposta precisa a quel territorio, anche in considerazione del fallimento - chiamiamolo così, anche se poi di fallimento non si tratta - della Nuova Scaini, vorrei anche dire che, nella "448", e l'onorevole Ortu lo sa bene, abbiamo individuato una graduatoria speciale riguardante, oltre ai comuni dell'Ogliastra, il comune di Villacidro, con uno stanziamento di ben 123 miliardi.
Onorevole Ortu, sicuramente per risolvere il problema della Nuova Scaini, una volta che la Regione ha espletato queste misure, sarà necessario che un imprenditore la compri. Inoltre vorrei anche dire, e non lo dico solo io questo, ma anche i liquidatori, che uno dei motivi per cui finora la privatizzazione ha avuto qualche problema è che i contratti dei lavoratori della Nuova Scaini rispetto ai parametri nazionali, sono superiori del 33 per cento; questo io ho riferito durante l'audizione nella Commissione consiliare competente, di fronte ai lavoratori.
Mi auguro che questi aspetti vengano superati, anche perché la Nuova Scaini in questi mesi non è stata abbandonata; devo dire che, a parte l'Agip, sono stati pagati tutti i debiti, compreso quello verso il Credito Industriale Sardo. Si parlava di 7 miliardi, essi sono fisiologici e vengono regolarmente pagati dalla Nuova Scaini, e in questa situazione l'AGIP riveste la figura di fideiussore, non è latitante. Il problema si risolverà nel momento in cui la privatizzazione sarà rimodulata attraverso la liquidazione. Vorrei specificare ovviamente che a questo punto è compito della Regione essere vigile, e infatti siamo estremamente attenti alla vicenda; io personalmente ho persone da me delegate che hanno sempre partecipato alle riunioni dove si devono prendere le decisioni importanti. Faremo la nostra parte, ma sicuramente senza un acquirente. Il problema della Nuova Scaini non è l'unico, ci sono tanti altri casi difficili e situazioni critiche, ma la Regione non può sicuramente fare più di tanto
PRESIDENTE. Ho dato la parola alla Giunta, mentre avrei dovuto chiedere, secondo me, all'assessore Pirastu di attendere l'illustrazione dell'altra mozione presentata sempre sullo stesso argomento. Se l'onorevole Ortu è d'accordo, io darei la parola a uno...
ORTU (R.C.). No, vorrei fare due battute…
PRESIDENTE. Allora si limiti a due battute perché le sono rimasti solo due minuti del tempo a lei concesso. Le chiedevo di farle dopo, tutto qui. Prego.
ORTU (R.C.). Presidente, anch'io avrei preferito magari una discussione più estesa, purtroppo non c'è il tempo di riprendere le cose dette dall'Assessore che sono estremamente significative ed interessanti; tra l'altro lui ha concluso dicendo che la Giunta regionale ha partecipato alle riunioni decisive. Ciò vuole dire che l'Assessore non considerava decisiva l'ultima riunione, quella in cui i lavoratori hanno appreso il licenziamento; quindi ancora una volta quei lavoratori sono stati addirittura imbrogliati, perché essi, poveracci, si sono recati a Roma, mentre la Giunta regionale non c'era in quanto sapeva che quell'incontro non sarebbe servito a niente, anzi che in quell'incontro i lavoratori sarebbero stati ancora una volta beffati. Forse sarebbe stato più opportuno risparmiare loro quel viaggio e quella ulteriore beffa.
Assessore, io conosco le altre vicende così come conosco gli interventi che ha messo in atto la Giunta, come d'altronde era suo dovere fare. Però prendo anche atto, Assessore, che lei di fatto condivide la posizione assunta dal Governo; lo ribadisce anche con le argomentazioni che ha utilizzato. In sostanza lei ha detto chiaro e tondo, Assessore, che, in realtà, per la cessione a privati di quello stabilimento - non sappiamo bene per quale utilizzo - erano d'ingombro i diritti dei lavoratori, ma questo ai lavoratori si doveva dire subito, all'inizio, proprio quando anch'io l'ho chiesto. Io ritengo che sia estremamente grave che lei abbia affermato che i contratti dei lavoratori erano d'ostacolo, tant'è che poi sono stati stracciati i contratti e le conquiste di quei lavoratori, ed essi sono stati licenziati.
Adesso, magari si venderà a qualche privato, si venderà senza i lavoratori, si utilizzerà quello stabilimento non so bene per che cosa, si daranno ulteriori finanziamenti a chi subentrerà, oltre a quelli dati all'imprenditore che ha portato quello stabilimento al fallimento, e magari la stessa Regione darà le incentivazioni, previste dai contratti di formazione lavoro, ai poveri diavoli che sostituiranno questi 153 lavoratori, per essere anche loro, magari tra un paio d'anni, beffati e ingannati dalle politiche che vengono perseguite a livello nazionale e che questa Giunta - nonostante affermi a più riprese di voler in qualche modo ostacolare e contrastare - poi, non solo finisce per condividere, ma addirittura per assecondare e lo dichiara anche in Aula!
Non c'è nulla che vi divide da questo punto di vista, ne prendiamo atto, speriamo che ne prendano atto anche i lavoratori.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 77.
Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
Interpellanza Marrocu - Orru' - Sanna Emanuele - Calledda - Scano - Sanna Salvatore - Pusceddu - Pinna, sul licenziamento dei 152 lavoratori della Nuova Scaini di Villacidro.
I sottoscritti,
PRESO ATTO del licenziamento dei 152 lavoratori della Nuova Scaini, che operava a Villacidro dal 1979, producendo batterie per automobili e costituendo uno dei pochi esempi di verticalizzazione produttiva del piombo estratto e lavorato in Sardegna, fino al 1997 di proprietà pubblica, poi privatizzata;
CONSIDERATO che l'impegno della compagine societaria era quello di attuare un risanamento per rimodernare lo stabilimento, ottimizzare la rete commerciale e ricercare nuovi mercati;
EVIDENZIATO che invece, il 30 aprile del 1999, e cioè dopo meno di due anni, l'assemblea straordinaria dei soci ha messo in liquidazione volontaria la società nominando un commissario liquidatore;
SOTTOLINEATEle innumerevoli ed eclatanti iniziative di protesta poste in atto dai lavoratori nel tentativo di difendere i posti di lavoro, che sono servite solo ad ottenere nell'ottobre del 1999 l'accordo sulla cassa integrazione guadagni straordinaria con scadenza ottobre 2000,
chiedono di interpellare in Aula il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori dell'industria e del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere:
1) se non ritengano opportuno un urgente intervento presso il Presidente del Consiglio dei Ministri, i Ministri dell'industria e del lavoro per evitare il provvedimento di messa in mobilità dei 152 lavoratori;
2) quali atti abbiano posto o intendano porre in essere per consentire che l'azienda riprenda l'attività e garantisca il posto di lavoro dei dipendenti ormai esasperati dalle gravissime e preoccupanti condizioni economiche derivate da mesi senza salario e dalla messa in mobilità. (77)
PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Orrù.
ORRU` (D.S.). Signor Presidente, forse sarebbe stato opportuno, come ha detto lei, illustrare questa interpellanza in successione e consentire alla Giunta una risposta su tutte le interpellanze.
Cio che rimane da dire è che la messa in liquidazione della Nuova Scaini ha comunque concluso il suo corso, nonostante gli ordini del giorno, le prese di posizione, gli impegni assunti dai diversi livelli istituzionali (Giunta regionale e gli stessi Ministeri dell'Industria e del Lavoro, per intenderci), e nonostante la mobilitazione dei lavoratori, delle autonomie locali e dei territori interessati. Nessuno di noi ha una posizione aprioristica o pregiudiziale nei confronti delle privatizzazioni, non l'aveva prima, non l'ha adesso, però esistono, purtroppo, come dimostra questo caso, delle privatizzazione condotte bene e altre male, con atteggiamenti superficiali, per non dire peggio.
La Nuova Scaini è un esempio negativo di un processo di privatizzazione gestito appunto in quel modo. Stiamo parlando del 1997. E' stata una privatizzazione condotta senza la ricerca e la verifica puntuale delle garanzie che i soggetti privati dovevano offrire, soprattutto per quanto riguarda la capacità di assicurare la continuità e il rilancio dell'attività produttiva; tutto questo formalmente c'è stato anche nel 1997 ma, in concreto, poi così non è stato. Si è lasciata, di fatto, mano libera all'AGIP, ad un soggetto che aveva tutte le intenzioni di privatizzare, punto e basta!
Non si sono tenute in alcuna considerazione le richieste di incontro, di verifica preliminare da parte delle organizzazioni sindacali, degli enti locali, dei sindaci, delle stesse forze politiche presenti allora in Consiglio regionale, perché anche allora furono presentate interpellanze che affacciavano dubbi su questo processo di privatizzazione di cui nulla si sapeva. Si è andati incontro, come è stato già detto, a una privatizzazione al buio, poi è successo quel che è successo: il soggetto imprenditoriale che ha acquisito la maggioranza della Nuova Scaini ha, in questi due anni, condotto progressivamente l'impianto, lo stabilimento, alla messa in liquidazione di un anno fa.
Ora, tenendo conto delle risposte che ha già dato la Giunta, attraverso l'Assessore dell'industria, io voglio sottolineare che dagli errori bisogna imparare. Non bisogna dimenticare i sacrifici che i lavoratori hanno fatto, sono da un anno senza retribuzione, io penso che la loro presenza abbia anche mantenuto aperta una speranza o perlomeno ha contribuito a mantenerla aperta. Credo che il ruolo della Giunta regionale non possa e non debba essere quello di spettatore, ammesso e non concesso che lo sia stato finora, perché vi sono le condizioni per svolgere un ruolo attivo, perché si hanno anche strumenti, mi pare che li abbia citati l'Assessore poc'anzi, come la legge numero 488, con il 20 per cento di riserva che può essere utilizzato. Io direi che ci sono le condizioni per essere anche soggetto responsabile della verifica appunto della bontà del progetto, perché non vi sono solo notizie riservate, vi sono anche posizioni formali, assunte dall'Agip, nonché dagli stessi Ministeri del Lavoro e dell'Industria, sulle diverse opzioni d'acquisto che sono all'attenzione dell'Agip.
Io penso, quindi, che il Governo regionale debba svolgere fino in fondo questo ruolo e debba porsi due obiettivi, in modo particolare il primo, che è ovviamente quello di consentire la possibilità di rilancio dell'impianto, verificata la procedura di dismissione e, se vogliamo, di acquisto da parte di nuovi soggetti imprenditoriali; vi sono le condizioni, perché c'è il mercato; non siamo davanti ad un rudere industriale, ma vi è la possibilità reale di rilancio produttivo. Il secondo obiettivo, sul quale chiediamo alla Giunta un impegno formale, è quello di adottare tutte le iniziative necessarie (la legge numero 488, l'utilizzo di quella riserva del 20 per cento, che non riguarda però solo quel territorio, e l'accordo di programma sulle nuove iniziative industriali) affinché nessuno di quei 152 lavoratori rimanga sulla strada, perché questo sarebbe davvero uno schiaffo allo spirito di sacrificio e alla capacità che tutti loro hanno dimostrato in questi mesi.
PRESIDENTE. Per rispondere ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.
PIRASTU (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Intervengo molto brevemente per dichiarare che anche io condivido le considerazioni del collega; l'ordine del giorno che è stato votato unitariamente dal Consiglio non viene assolutamente disatteso. Chiaramente, ripeto, condivido il giudizio avanzato sul processo di privatizzazione ritenendolo sicuramente condotto in modo sbagliato, però la Regione sicuramente non ha avuto, e non poteva avere, un ruolo da protagonista nel processo di privatizzazione che ha visto coinvolta l'Agip; l'interlocutore era un altro.
Non siamo, e l'ho detto fin dall'inizio, spettatori, ma abbiamo svolto un ruolo di testimonianza attiva, concretizzatosi anche in misure a favore dei lavoratori; io personalmente ho incontrato, insieme al Presidente della Giunta, fuori dagli schemi ufficiali, e prima che la situazione precipitasse, uno dei due liquidatori il quale ci ha informato, in termini ovviamente non specifici, sulle diverse proposte che erano pervenute. Sicuramente il bando della "488" ha favorito e ha reso più appetibile l'occasione; oggi qualsiasi imprenditore che si pone nella prospettiva di rilevare la Nuova Scaini sa che partecipando al bando, quasi sicuramente, riuscirà ad ottenere le agevolazioni della "488" per la grande disponibilità di risorse, se il piano industriale sarà giudicato valido.
Quindi non c'è nessuna fuga da parte della Regione, la quale continuerà a svolgere un ruolo, però separando i vari livelli di responsabilità e nei limiti delle sue competenze. Ovviamente l'obiettivo è quello di salvaguardare i livelli occupativi e di far sì che la vendita dello stabilimento possa avvenire in tempi rapidi. Se questo avverrà, sarà dovuto alla scelta compiuta dalla Regione di individuare anche la zona di Villacidro come area particolarmente depressa indirizzando le risorse della "488" su di essa.
PRESIDENTE. Passiamo ora allo svolgimento dell'interpellanza numero 67. Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario.
Interpellanza Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Calledda - Pinna - Dettori Ivana - Pacifico - Marroccu - Demuru, sull'epidemia di "Lingua blu" che ha colpito numerosi allevamenti ovini della Sardegna sud-occidentale e del Sulcis.
I sottoscritti,
VENUTI a conoscenza della presenza del morbo della "Lingua blu" che ha colpito numerosi allevamenti ovini di diversi comuni del Sulcis e della Sardegna sud-occidentale;
VISTO il provvedimento adottato dal Ministero della sanità che ha vietato sia lo spostamento delle greggi dalle loro aree di pascolo ad altre zone dell'isola che l'esportazione del bestiame da tutta la Sardegna;
CONSIDERATI i pericoli di diffusione della malattia nelle altre zone dell'isola e i conseguenti gravissimi danni che da ciò ne deriverebbero sia alla economia sarda, per la quale la zootecnia e il lattiero-caseario rappresentano i settori più importanti, che alla immagine dei prodotti isolani;
SOTTOLINEATA la grave situazione in cui sono costretti ad operare gli allevatori interessati sia in relazione alle misure da adottare per fronteggiare la malattia, sia in relazione ai danni economici che le aziende colpite dovranno sopportare;
TENUTO CONTO delle responsabilità che fanno capo agli amministratori delle ASL, ai funzionari dei servizi veterinari e ai Sindaci dei comuni colpiti dalla malattia;
RILEVATA, inoltre, l'assoluta necessità di intervenire con la massima urgenza per fronteggiare e debellare l'epidemia limitando al minimo i danni relativi,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per conoscere quali iniziative concrete la Giunta regionale abbia posto o intenda porre in essere per:
a) accertare le cause e le condizioni che hanno favorito la diffusione della malattia;
b) individuare e circoscrivere i territori e gli allevamenti interessati valutando la reale dimensione dell'epidemia;
c) impedire il diffondersi della malattia in altre aree della Sardegna;
d) fornire tempestivamente alle ASL, ai comuni interessati e agli allevatori tutti i sostegni conoscitivi, tecnici e operativi necessari affinché possano operare nel modo più efficace possibile per debellare rapidamente l'epidemia;
e) provvedere all'indennizzo delle aziende colpite;
f) definire un piano di prevenzione che eviti il ripetersi dell'epidemia.(67)
PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Alberto.
SANNA ALBERTO (D.S.). Ringrazio l'onorevole Oppi per l'attenzione, ma se anche l'Assessore dell'agricoltura volesse seguire lo svolgimento di questa interpellanza, che riguarda anche lui, sarebbe senz'altro molto utile alla discussione. La nostra interpellanza era stata presentata i primi giorni di settembre, quando il male, che già si presentava molto pericoloso, aveva ancora pochi focolai; oggi la situazione è estremamente grave e questa interpellanza purtroppo è ancora di grandissima attualità.. Io parto da alcuni dati della realtà, poi ascolterò molto attentamente la risposta, spero con dati aggiornati, che la Giunta ci vorrà dare su questa drammatica situazione.
A tutt'oggi non ci risulta esserci stato il coinvolgimento del Governo e dell'Unione Europea, che noi avevamo posto come questione prioritaria e centrale, perché ci rendiamo conto che l'Amministrazione regionale e i Servizi Veterinari delle A.S.L. non sono in grado di fronteggiare un'emergenza di questo genere, sia perché per fortuna non conoscevano, finora, questa malattia, e sia perché non hanno l'organizzazione adeguata.)- Ripeto, questo era, probabilmente, il punto più qualificante di un piano d'intervento, e a tutt'oggi non abbiamo notizia che sia stato messo in pratica.
Per quanto riguarda i rapporti con le A.S.L., l'onorevole Oppi ci ha detto e ripetuto, anche recentemente, che esse hanno la responsabilità piena; questo, se da un lato è vero, dall'altro non può significare che l'Assessore della sanità rinunci al suo ruolo di governo, anche nell'ambito delle sue competenze. Non si può scaricare sulle A.S.L. una questione di questa rilevanza.
Il rapporto con i sindaci è ugualmente molto manchevole, episodico, limitato prevalentemente ai sindaci dei territori colpiti dalla malattia; il rapporto con gli allevatori poi è forse quello che presenta l'aspetto più carente della situazione, gli allevatori in genere non sanno che cosa fare perché sono scarsamente informati.
Sul sostegno alle aziende, l'onorevole Pittalis ha dichiarato che la Giunta metterà a disposizione 50 miliardi, anche per surrogare il loro mancato reddito, però ha scelto lo strumento del mutuo, per la cui concessione sono richiesti tempi lunghi, mentre queste aziende hanno bisogno di interventi urgenti prima che siano travolte da questa situazione.
Sulla disinfestazione, molti esperti sostengono che essa si stia facendo in un periodo sbagliato e che, quindi, sarebbe inefficace; mentre invece sarebbe necessario, al momento opportuno, mettere in atto la lotta antilarvale.
Sulla vaccinazione l'onorevole Usai all'inizio disse: "Quando individueremo il virus metteremo a punto il vaccino e poi si procederà ad iniettarlo in maniera generalizzata ai nostri ovini". Già in diverse occasioni, invece, ha dichiarato che la vaccinazione ha forti controindicazioni e che è opportuno non eseguirla. Anche con queste dichiarazioni si alimenta una forte confusione che, circolando per il territorio, emerge con grande intensità.
Abbiamo serissime riserve su come si sta conducendo lo smaltimento; abbiamo elementi per dire che si sta seguendo una soluzione non a norma, ma comunque avremo modo di tornare su questa questione di estrema delicatezza. Sui controlli sanitari del bestiame all'ingresso nei nostri porti, non mi risulta che sia stato fatto niente, non vorrei che anche oggi mi si ripetesse che è di competenza del Governo. Noi crediamo che il rapporto tra la Giunta regionale e il Governo, un rapporto basato sul principio di sussidiarietà, sia il presupposto per affrontare anche i problemi che possono, o che potrebbero, essere di competenza del Governo.
In molte occasioni gli Assessori competenti ci hanno detto che tutto era sotto controllo; la realtà è che oggi abbiamo più di 40 mila capi abbattuti, cioè più di mille capi al giorno! Se questo significa avere la situazione sotto controllo c'è proprio di che sperare!
PRESIDENTE. Per rispondere ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Avendo presentato un'interpellanza sul medesimo argomento, chiedo che ne venga abbinato lo svolgimento.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, se l'assessore Oppi è d'accordo, facciamo illustrare anche l'altra interpellanza, mi pare la numero 70, che tratta lo stesso argomento. Chiedo scusa ancora, ma l'interpellanza numero 70, che ha anche come presentatore Fadda, non è sull'argomento, quindi non so lei, onorevole Fadda, quale ordine del giorno stia seguendo.
FADDA (Popolari-P.S.). Veramente non so che ordine del giorno stia seguendo lei, Presidente.
PRESIDENTE. Quello approvato dalla Conferenza dei Capigruppo, onorevole!
FADDA (Popolari-P.S.). Allora, siccome il Gruppo dei Popolari ha presentato un'interpellanza...
PRESIDENTE. Questo è vero, ma non è fra quelle segnalate peressere inserite all'ordine del giorno.
FADDA (Popolari P.S.). Presidente, mi corregga se sbaglio, ci possono essere stati degli errori, anche se io non so da parte di chi, ma questa interpellanza è sullo stesso argomento per cui mi meraviglio che la Presidenza non ne abbia abbinato la discussione con quella appena illustrata.Se vogliamo svolgerla in un'altra riunione, durante una discussione sullo stesso argomento, facciamolo pure! Gliela consegno.
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Fadda, ma naturalmente la Presidenza non può decidere né di abbinare né di spaiare, la Presidenza inserisce all'ordine del giorno le interpellanze che vengono segnalate dai Capigruppo nell'apposita Conferenza.
FADDA (Popolari-P.S.). Noi l'abbiamo segnalata.
PRESIDENTE. Le ripeto che non è fra quelle segnalate; comunque se l'Aula è d'accordo, io non ho nessuna difficoltà a procedere adesso alla discussione abbinata di questa interpellanza, che tratta del medesimo argomento, e a fargliela illustrare. Si tratta dell'interpellanza numero 68. Chiedo scusa all'assessore Oppi, il quale risponderà poi a tutte e due le interpellanze.
Si dia lettura dell'interpellanza numero 68.
CAPPAI, Segretario:
Interpellanza Fadda - Giagu - Sanna Gian Valerio - Selis - Tunis Gianfranco sulla gravissima emergenza sanitaria creatasi con il diffondersi del virus della "lingua blu" che sta colpendo il patrimonio ovino in tutta l'Isola.
I sottoscritti,
PREOCCUPATI dalle drammatiche conseguenze che il virus della "lingua blu" sta determinando in diverse zone della Sardegna con il rischio reale che la situazione drammatica in cui versano le zone colpite coinvolga l'intera Isola;
ACCERTATO che stante la particolare gravità di quanto si è verificato e si sta verificando nelle diverse zone della Sardegna è necessario sapere se le azioni intraprese dalla Regione, per contrastare il propagarsi dell'epidemia, siano adeguate e siano state prontamente messe in opera;
RILEVATO che un'altra emergenza, "pecora pazza", si sta presentando in alcuni allevamenti del nord Sardegna dove sono stati abbattuti centinai di capi ovini;
CONSTATATO che per debellare tali epidemie evidentemente è necessaria una azione, coordinata dalla Regione, ma che coinvolga in modo capillare gli enti locali e le sedi periferiche dei diversi enti regionali che devono essere forniti tempestivamente di mezzi e finanziamenti;
STABILITO che la Regione deve informare correttamente e puntualmente sul propagarsi dell'epidemia evitando la sottovalutazione dell'evento;
ACCERTATO che i danni subiti dal comparto zootecnico e lattiero caseario sono tali che abbisognano di un intervento immediato e che le aziende devono essere prontamente sostenute;
ACCERTATO che i comuni stanno facendo fronte con propri mezzi finanziari alle necessità urgenti che si sono presentate nei loro territori derivanti da questo evento;
TUTTO CIÒ PREMESSO chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale, gli Assessori della sanità e dell'agricoltura per conoscere:
- quali iniziative sono state adottate per fronteggiare il particolare momento di crisi al quale si aggiunge l'epidemia nota come "pecora pazza" che purtroppo aggrava una situazione che per come si sta evolvendo va affrontata con la necessaria risolutezza;
- se la Giunta ha emanato provvedimenti che stabiliscano tempi e criteri di indennizzo immediato per le aziende danneggiate da questa epidemia;
per sapere:
- quali provvedimenti la Giunta ha adottato per consentire agli enti locali la disponibilità di strumenti, mezzi e finanziamenti adeguati per far fronte all'epidemia e evitare il suo propagarsi;
- le reali cause che hanno provocato l'epidemia, se i controlli sanitari siano stati effettuati diligentemente e quale piano di prevenzione si intende adottare per scongiurare il diffondersi di questo evento di particolare gravità. (68)
PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Fadda.
FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, non intendo illustrare l'interpellanza, per rispetto anche al Regolamento, ma eventualmente utilizzare i cinque minuti di tempo, previsti dal Regolamento stesso, per poter dichiarare la mia soddisfazione o insoddisfazione, in replica alle dichiarazioni della Giunta regionale..
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fadda.
Per rispondere ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Io credo che l'onorevole Fadda abbia ragione, infatti venerdì abbiamo ricevuto la documentazione relativa alle interpellanze che dovevano essere oggetto di discussione oggi, e fra esse non era contenuta quest'ultima. Giovedì, durante la Conferenza dei Capigruppo, mi è stato detto che sabato mattina sarebbe stata inviata in Assessorato una pratica; ma poiché gli uffici degli Assessorati normalmente sono chiusi il sabato mattina, è chiaro che questo avrà creato disfunzioni relativamente alle questioni che poc'anzi sollevava Paolo Fadda. Voglio dire con questo che non è la prima volta che capita che non siamo informati in modo puntuale.
Da ciò ne consegue che non sapevo di dover intervenire.Inoltre, essendo state le interpellanze presentate anteriormente alla precedente discussione sull'argomento, credo che la Giunta abbia già risposto in Aula ai questiti posti. Però, in risposta alle osservazioni avanzate dal Gruppo del Pds, io dico subito che se qualcuno pensa che noi dobbiamo imporre al Governo cose che non sono di nostra competenza ha sbagliato. Tutto rimane com'è, in quanto noi abbiamo ritenuto validi tutti i suggerimenti che qui sono stati dati, mettendoli puntualmente in pratica, per cui, relativamente alla vostra interpellanza, ritengo che, per quanto mi riguarda, abbiamo esitato tutti i provvedimenti inerenti.
Innanzitutto ho già precisato che, non esistendo una struttura apposita per la prevenzione all'interno dell'Assessorato della sanità (argomento che è stato oggetto di discussioni, di conferenze stampa eccetera) e non essendoci oggi la possibilitàdi utilizzare l'istituto del comando, abbiamo conseguentemente costituito questa unità di crisi, allargata; abbiamo organizzato un incontro, al quale abbiamo invitato le province, l'Anci, le associazioni dei pastori e degli allevatori, che sono venuti agli incontri specifici fatti, le strutture di prevenzione delle A.S.L. della Sardegna, nessuna esclusa, e tutte le persone valide e competenti che ci è stato detto potessero dare dei suggerimenti.
Abbiamo convocato a questa riunione anche il dottor Contini, che vi ha partecipato contribuendo alla discussione dell'argomento, un parassitologo, Costantino Palmas e tutti coloro la cui presenza è stata ritenuta utile, proprio per allargare la fascia di competenza e di conoscenza sul problema. Ovviamente in questo campo, come in altri, succede che anche seguendo in modo puntualela teoria, non si trova poi riscontro nella pratica; senza tema di smentite, posso dire che c'è un gruppo di persone che, pur non essendo parte integrante dell'Assessorato, lavora 16 o 18 ore al giorno, parlo di un gruppo di esperti di Teramo, ma soprattutto della dottoressa Patta e dei suoi collaboratori dell'Istituto zooprofilattico, e altri, che pur avendo una competenza tale da controbattere ogni discorso da qualunque parte esso arrivi, stanno seguendo in modo puntuale tutte le osservazioni che vengono fatte, raccordandosi con il Ministero e con le altre persone competenti.
Abbiamo assunto, nei pochi giorni intercorrenti dalla riunione del Consiglio ad oggi, tanti veterinari quanti ne sono necessari per essere dislocati in modo puntuale nelle varie unità di crisi periferiche, per esempio sono stati dislocati altri tre veterinari, di supporto agli altri già presenti, nel Sulcis Iglesiente il quale è stato diviso in sette o otto strutture periferiche , così è avvenuto nel cagliaritano, e in tutto il resto della Sardegna, dal nuorese all'oristanese, sino alle altre aree;i dieci veterinari nuovi assunti stanno operando in modo puntuale e preciso, secondo le norme di legge.
Quindi è vero che la blue tongue non tende a ridursi. Ho già detto che abbiamo convocato i sindaci, cioè l'Anci, che ha partecipato attraverso due suoi rappresentanti, e alla prossima riunione parteciperà il Presidente in quel momento impossibilitato.
Abbiamo fatto in modo che, in questi piccoli gruppi di unità di crisi periferici vengano invitati i sindaci, gli allevatori, le varie categorie, unitamente alle strutture di prevenzione locale, per decidere responsabilmente insieme ai veterinari; cosa che puntualmente si sta facendo. Non si tratta di voler demandare ad altri, semplicemente la Regione non ha questa competenza; quando un sindaco ci scrive, noi ci attiviamo scrupolosamente nei confronti della struttura preposta a svolgere la funzione interessata, perché - ripeto - noi non abbiamo un'organizzazione per svolgerla, il dottor Mantega ha dimostrato con dovizia di particolari che molte cose non si possono fare.
Il qui presente mio dirimpettaio, onorevole Pinna, ci ha dato il suggerimento di utilizzare le strutture preposte, come i tre mezzi disponibili, per trasferire le carcasse, suggerimento sul quale abbiamo chiesto verifiche di fattibilità, pronti ad avviare anche subito il pre trattamento. Purtroppo si è verificato - perché bisogna anche seguire le norme di legge - che la società indicata, la Agrolip, se non sbaglio, che ha fatto la domanda per avere l'autorizzazione ad esercitare questa funzione, non è stata autorizzata dal Ministero, quindi non possiamo utilizzare una struttura che, in questo momento, non è legittimata a svolgere tale funzione, avendo presentato solo avant'ieri la domanda.
Dopodomani si terrà una apposita riunione al Ministero per evitare il propagarsi di ulteriori danni in futuro; è vero, il Ministero ha agito in un certo modo, ma noi abbiamo adottato quattro decreti con i quali si sperava di arginare l'epidemia; nonostante questo, c'è stato un incremento, non in termini macroscopici, per cui speriamo che in questi giorni l'abbassamento del clima si configuri come l'elemento fondamentale.
Noi riteniamo, per quanto riguarda i punti a), b), c), d), e) ed f), di aver esercitato le nostre funzioni, di aver dato gli input alle strutture preposte, al fine di permettere alle A.S.L. di mettere in atto le azioni necessarie per contenere l'epidemia.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Emanuele per dichiarare se è soddisfatto.
SANNA EMANUELE (D.S.). Io ho tre minuti di tempo, perché il mio collega Sanna Alberto ne ha utilizzato solo due per l'illustrazione; abbiamo fraternamente diviso i cinque minuti a disposizione.
Intervengo per dire, Presidente ed onorevoli colleghi e Assessori, che è vero che la nostra interpellanza è datata 1 settembre e che quindi apparentemente può sembrare superata dal dibattito molto appassionato e serrato che abbiamo fatto dieci giorni fa in quest'Aula, sempre su iniziativa della Coalizione Autonomista. Ma ritengo altrettanto vero che non sia fuori luogo la sollecitazione, avanzata dai Gruppi consiliari alla Giunta, perché si ritorni in Aula a compiere una verifica su questa delicatissima situazione determinatasi a seguito dell'epidemia da blue tongue in Sardegna.
Le previsioni più pessimistiche sono state travolte degli eventi, assessore Oppi, come lei purtroppo ben sa. Le previsioni più pessimistiche, Assessore, sono state travolte dalla cronologia degli eventi, come lei l'ha chiamata, prima nella relazione e poi qui in Aula. Oggi, 2 ottobre, rispetto al 19 settembre, ci sono novità rilevanti e particolarmente allarmanti; io sono sicuro che la Giunta è preoccupata quanto noi e spero che non manifesti alcun fastidio per il fatto che noi chiediamo, di nuovo, in Consiglio Regionale, questa verifica.
Dieci giorni fa, Assessore, i capi morti o abbattuti erano circa 25 mila, ce lo ha detto lei; oggi quanti sono? Quante sono le aziende interessate? Quanti sono i comuni interessati? Io mi sarei aspettato oggi una risposta e qualche maggiore informazione. Fino a 15 giorni fa...
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Le ho detto che non ero a conoscenza che ci fosse oggi lo svolgimento di una interpellanza su questo argomento.
SANNA EMANUELE (D.S.). Assessore, lei ha tutta la mia comprensione, però questo è un problema che riguarda la Presidenza del Consiglio e la Presidenza della Giunta Regionale. Io esercito il mio diritto di consigliere regionale, e di rappresentante del popolo sardo, di interpellare e sentire la Giunta secondo quanto prevede il nostro Regolamento. Abbiamo detto al Presidente della Giunta stasera, dopo aver visto che non erano presenti in Aula gli Assessori dell'agricoltura e della sanità, che eravamo disponibili anche a svolgere questa interpellanza domani mattina. Quindi capisco il vostro disagio, però noi abbiamo posto e poniamo delle questioni molto serie.
Non stiamo dando la caccia all'untore, assessore Oppi, ma alla luce dei fatti dello stato attuale della diffusione della malattia in tutto il territorio regionale, le misure sanitarie sono risultate inefficaci e, se mi consente l'assessore Usai, anche un po' velleitarie.
Quelle contro il vettore appaiono, secondo me, altrettanto velleitarie, molte di esse costose e addirittura di dubbia utilità, non lo dico io, ma uno degli entomologi più qualificati, che mi risulta essere stato adesso coinvolto da voi nella Commissione dei consulenti della Giunta regionale; sui giornali sardi di avant'ieri appariva scritto che il professor Contini dichiarava che la Regione contro l'insetto, contro il moscerino responsabile della blue tongue, sta sparando a salve. Lo dice il professor Contini, non lo dice Emanuele Sanna, non lo dice il Gruppo dei D.S., a questo proposito le ricordo, assessore Oppi, che il Gruppo del P.D.S. non c'è più, ora si chiama Gruppo dei D.S..
Avrei preferito sentire oggi, qui in Aula, l'assessore Usai che mi sembra un po' interdetto in questa materia, un po' in affanno, e mentre se la prende con lo smantellamento del Craai, il Centro regionale antimalarico ed antinsetti, intanto la blue tongue, Assessore, sta diventando un dramma per migliaia di allevatori e temo che stia diventando purtroppo un business e un affare per le ditte private che stanno irrorando di insetticidi le nostre campagne.
Avrei molto apprezzato la Giunta regionale se oggi ci avesse dato conferma di quella terribile notizia, spero infondata, pubblicata tre giorni fa sempre dai giornali sardi, che nell'altipiano di San Cosimo è stato trovato un muflone sieropositivo per la blue tongue, perché se così fosse, Assessore, poi ce lo dirà, è del tutto evidente che il rischio di endemia che tutti quanti stiamo paventando sta diventando una cosa molto concreta.
Allora, onorevoli Assessori e signori della Giunta, aggiornate i dati e forniteli al Consiglio, il quale dev'essere informato, ha il diritto di essere informato, perché una minaccia così pesante e così pressante per l'economia e per la zootecnia della Sardegna non c'è mai stata.
Quindi, noi attendiamo che voi ci informiate più adeguatamente e per questo, signor Presidente, trasformiamo, ai sensi dell'articolo 110 del Regolamento, la nostra interpellanza in mozione per ritornare a discutere di questo argomento in Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Fadda per dichiarare se è soddisfatto.
FADDA (Popolari-P.S.). Dopo quanto dichiarato dal collega Sanna, cercherò di non utilizzare tutti i cinque minuti a mia disposizione, perché anche noi intendiamo trasformare in mozione, credo che lo faremo insieme, l'interpellanza che abbiamo presentato. Non credo che il dramma che si sta vivendo in Sardegna, che i nostri pastori e i nostri sindaci stanno vivendo in Sardegna, possa essere - abbiamo cercato di dirlo alla Giunta - accollato solamente sulle spalle della Giunta regionale. Ma se dobbiamo essere corresponsabili di un'azione politica, di un'azione sanitaria, credo che abbiamo il diritto, per poter dare delle informazioni, di essere informati noi per primi. Qui si fanno solo delle ipotesi sui capi abbattuti (si parla di 30 mila) perché neanche la stampa ha più le informazioni necessarie; si partecipa a degli incontri, io dico ben vengano gli incontri, promossi da Assessori e da consiglieri regionali, però, credo che una domanda che viene posta a tutti noi, alla Giunta regionale e alla quale non abbiamo ancora dato risposta è: quando riusciremo a debellare, e in che modo, questa epidemia? Adesso l'onorevole Sanna ha dichiarato che siamo ancora in presenza di quel rischio che noi avevamo paventato in occasione della discussione sulle comunicazioni che la Giunta regionale ha voluto fare all'Aula su questo argomento. Sì, assessore Usai, la Giunta regionale ha reso delle dichiarazioni al Consiglio regionale sulle quali poi si è aperto un dibattito; noi abbiamo ritenuto che l'attenzione del Consiglio regionale dovesse essere tenuta viva su questo argomento, senza che noi richiamassimo anche le interpellanze presentate, come è vivo tra la gente, tra i pastori, tra gli amministratori locali. Voi siete invitati continuamente a partecipare a riunioni con gli amministratori e con i pastori, la stessa cosa sta succedendo a noi; non abbiamo sentito nulla per quanto riguarda il rispetto delle leggi; entro 60 giorni i pastori dovevano essere rimborsati, secondo legge...
(Interruzioni)
Sono stati rimborsati? Può darsi, non ho notizie. Ora sto solo ponendo delle domande. . Che cosa si sta facendo per il mancato guadagno? Quali sono le iniziative che la Giunta regionale ha intrapreso? Quando i pastori potranno avere i soldi? Per quanto riguarda gli aspetti sanitari, sono stati già illustrati dai colleghi.
Mi pare che a questo punto si renda necessario trasformare questa interpellanza in mozione, perché, nell'interesse del Consiglio e della Giunta credo che di questo argomento se ne debba discutere di nuovo in quest'Aula. Siamo totalmente insoddisfatti delle risposte che la Giunta regionale ha dato e ci auguriamo che nei prossimi giorni, attraverso la discussione della nostra mozione, si possa - riparlando dell'argomento - dare un minimo di certezza ai pastori, agli operatori e ai sindaci.
PRESIDENTE. Passiamo allo svolgimento delle interpellanze numero 70 e 75 che riguardano lo stesso argomento. Credo sia giusto concordare sul modo in cui bisogna procedere poiché, se vengono illustrate separatamente, la Giunta ha diritto a replicare ad entrambe per un tempo di cinque minuti ad interpellanza.
Si dia lettura delle interpellanze.
CAPPAI, Segretario:
Interpellanza Fadda - Selis - Calledda - Dore - Ibba - Pacifico - Pinna Sanna Emanuele - Tunis Gianfranco sul gravissimo danno ambientale che sta colpendo le zone costiere del Sulcis.
I sottoscritti,
CONSTATATO che l'incidente occorso alla nave carboniera Eurobulker IV per le conseguenze che ha già determinato e per ciò che potrebbe determinare, trasformando l'attuale emergenza in vero e proprio disastro ecologico, è l'ennesima, annunciato prova che i mari della Sardegna sono solcati, al pari dei mari asiatici, da natanti che considerato ciò che trasportano, invece di essere dotati di sistemi di sicurezza superiori, pare non possiedano nemmeno le carte nautiche;
ACCERTATO che i danni ambientali provocati derivano da incuria e negligenza;
ACCERTATO che è necessario, e possibile, determinare le condizioni necessarie affinché questi eventi dannosi non siano generati;
RICHIAMATI gli avvertimenti delle varie organizzazioni ambientaliste che da tempo si stanno battendo affinché alcune zone della Sardegna siano rigorosamente escluse dalle rotte delle petroliere;
ACCERTATO che è possibile, quantunque risulti mai fatto, effettuare quei controlli necessari a verificare se i natanti che trasportano materiali inquinanti risultino in regola con le norme di sicurezza richieste;
RILEVATA l'entità del disastro ambientale, dei danni economici provocati, rilevato inoltre il costo sostenuto dalle amministrazioni dei Comuni di Carloforte, Gonnesa, Portoscuso e S. Antioco per affrontare prontamente l'emergenza e fornire i primi mezzi di lotta anti inquinamento;
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'ambiente per conoscere:
- la portata del danno ecologico e ambientale determinato dal natante in oggetto;
- se sono stati attivati tutti i sistemi volti a garantire, qualora si presentasse il peggio, che l'onda di catrame venga arginata;
- se i Comuni interessati sono stati messi in condizione, con adeguati mezzi non esclusi quelli finanziari, di far fronte ai primi interventi;
- se si sono predisposti gli atti per accertare le responsabilità dei committenti;
- quali iniziative si intendano adottare per obbligare i committenti a verificare che i trasporti vengano effettuati su mezzi idonei, con equipaggi che diano garanzie di serietà e professionalità;
- se la Giunta regionale non ritiene promuovere un'azione legale nei confronti di chi ha provocato il disastro ambientale;
- se la Giunta, considerato che le bellezze ambientali della Sardegna sono patrimonio di tutti, non intende promuovere tutte quelle iniziative volte a stabilire:
a) le rotte consentite e quelle assolutamente vietate a natanti che trasportano materiali inquinanti;
b) le caratteristiche di sicurezza imprescindibili per solcare il mare prospiciente le coste isolane;
c) i sistemi di controllo di rispetto di tali norme. (70)
Interpellanza Sanna Giacomo - Manca Pasqualino sull'incagliamento della motonave Eurobulker IV nelle coste del Sulcis.
I sottoscritti,
CONSTATATO che l'incidente occorso alla motonave Eurobulker IV ha causato un grave danno ecologico alle coste sud-occidentali della nostra Isola;
PREOCCUPATI per le ulteriori conseguenze che il naufragio della nave potrebbe determinare all'ambiente circostante,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore alla difesa dell'ambiente per conoscere quali interventi si sono succeduti all'incagliamento e di conoscere, inoltre, se risponda al vero che:
- le fasce di mare inquinate non vennero immediatamente aggredite con gli opportuni strumenti antinquinamento;
- intorno alla nave non furono immediatamente sistemate panne galleggianti del tipo assorbente, che avrebbero potuto limitare il disastro;
- le testimonianze, a caldo, del comandante della nave e di alcuni ufficiali dell'equipaggio rese immediatamente dopo il naufragio hanno riportato che la decisione di non attendere il servizio di pilotaggio al punto stabilito, venne presa a seguito di un colloquio via radio con il pilota preposto ad introdurre le navi in sicurezza tra le pericolose acque di San Pietro e Portoscuso.
Vogliano inoltre accertare:
- a che ora e con quali mezzi le ditte affidatarie, da parte del Ministero dell'ambiente e del Ministero della marina mercantile, dell'appalto per il servizio di prevenzione e disinquinamento delle coste intervennero;
- se vi siano stati ritardi o negligenze negli interventi di prevenzione il cui effetto possa aver moltiplicato il danno ambientale, inizialmente minimo provocato dal naufragio.
Se non ritengano opportuno:
- nominare un'apposita Commissione d'inchiesta, della quale facciano anche parte esperti, periti tecnici e legali, del settore, al fine di accertare se vi siano da attribuire altre responsabilità per l'entità raggiunta dal disastro oltre a quelle già note ascrivibili al comandante della nave;
- chiedere al Ministero dell'ambiente ed al Ministero della marina mercantile apposita delega per la direzione dei mezzi e dei sistemi di prevenzione e di disinquinamento che oggi risulterebbe lasciata ai dirigenti del Ministero risiedenti a Roma;
- predisporre un servizio idoneo di vigilanza, prevenzione e disinquinamento locale per ciascuna delle zone a rischio che possa immediatamente intervenire nei casi di emergenza, senza il preventivo parere o la preventiva autorizzazione dei Ministeri romani. (75)
PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza numero 70 ha facoltà di parlare il consigliere Calledda.
CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, giovedì mattina i firmatari di questa interpellanza si sono recati sul luogo dell'incidente per verificare personalmente la condizione nella quale si trovava la nave. La situazione è a dir poco grave e, nonostante il tempo sia stato in qualche misura clemente, ci risulta che dal 9 settembre, giorno in cui è avvenuto il disastro, sino a venerdì non è stata attivata nessuna operazione di recupero del materiale onde poter liberare la nave dal carico pericoloso. Questo fatto ha provocato una nostra reazione, non dico scomposta, ma preoccupata.
Non dimentichiamo che il Sulcis, e quel territorio in particolare, è stato dichiarato zona ad alto rischio ambientale, e il fatto specifico accaduto a Portovesme, oltre a non essere il primo che accade in Sardegna, compromette ulteriormente l'intera zona. Non voglio entrare nel merito delle responsabilità di carattere penale o civile, se ci sono o meno, però sicuramente voglio entrare nel merito delle responsabilità di carattere morale esistenti. Allora l'ENEL S.p.A., quale committente, evidentemente non può essere solo disponibile al recupero del rottame o al recupero del materiale che si trova all'interno della nave; l'ENEL, in qualche misura, ci deve garantire, per i futuri accordi di committenza di questa natura, che richiamerà le società e gli armatori a non adoperare le cosiddette "carrette del mare", ma navi adeguate in grado di poter trasportare il carbone così come prevedono anche le norme di carattere internazionale. A questo punto però si aggiunge anche la beffa: a tre chilometri di distanza dalla località nella quale stava arrivando il carbone, si trova la miniera della Carbosulcis.
Allora, proprio perché questa è una situazione intollerabile, io chiedo, in modo particolare al Governo regionale, quando - oltre a risolvere i problemi di carattere ambientale creati da questa disgrazia - si riprenderà a fare la battaglia per mettere in funzione urgentemente anche la miniera della Carbosulcis, in quanto credo che non possiamo più permetterci di sopportare disastri di questa naturae di questo tenore.
PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza numero 75 ha facoltà di parlare il consigliere Giacomo Sanna .
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Prima di illustrare l'interpellanza, signor Presidente, vorrei capire se l'Assessore ha intenzione di rispondere oppure no, perché se si tratta di illustrarla ai colleghi presenti in Aula, credo di poterne fare a meno. Perciò pongo questa domanda.
PRESIDENTE. L'Assessore deve rispondere, o lui o chi per la Giunta. Prego onorevole Sanna.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Quindi la illustro. Un incidente come quello del 9 settembre in questa parte dell'Isola non era certo auspicabile, l'attenzione maggiore su questo tipo di inquinamento è stata dedicata, negli anni, alle Bocche di Bonifacio. Ciò che è successo il 9 settembre ci dice che il problema sussiste non solo per le Bocche di Bonifacio, in quanto in questa zona legato alla difficoltà del transito e a quant'altro, ma riguarda anche altri due siti soggetti a rischio di inquinamento cioè Portovesme, dove è avvenuto l'incidente, e Sarroch.
Spero che l'Assessore sia in grado di dare risposta ai molti punti dubbi che esistono. Prima di tutto, per quello che mi risulta, mi chiedo come mai l'Assessorato dell'ambiente, dopo aver predisposto che venissero scattate alcune foto aeree sulla zona interessata, circa 11 ore dopo il verificarsi del disastro, avendo così il quadro della situazione abbastanza chiaro, non sia intervenuto anche per quanto riguarda il risanamento ambientale, quanto meno nel suggerire a chi di dovere non solo il tipo di intervento, ma anche indicare l'area più esposta.
Ma ciò che lascia più perplessi è che, alla fine, solo il comandante della nave ha subito le conseguenze dovute al disastro: è stato arrestato. Credo che adesso questo non sia più l'elemento prioritario, ma mi corre l'obbligo di capire più attentamente il motivo per cui il pilota non si trovasse a bordo nel momento in cui la nave doveva essere guidata all'attracco, ma abbia effettuato via radio l'intervento indicando al comandante della nave la direzione da intraprendere, cosa che stava facendo tanto bene che la nave si è incagliata.
Il problema che ora mi lascia più dubbioso però riguarda non solo l'intervento di risanamento, ma anche quello di prevenzione che rimane compito del Ministero dell'Ambiente, quel Ministero dell'Ambiente che avrebbe dovuto condurre le operazioni necessarie immediatamente dopo l'incidente. Un Ministero dell'Ambiente che, attraverso la società avente in sette punti strategici d'Italia, compresa Cagliari, la bellezza di 71 mezzi (divisi come unità d'altura, unità costiere, unità litoranee), dovrebbe immediatamente intervenire; vorrei capire perché ha agito con questo ritardo, come vorrei capire il perché della scarsa strumentazione e dello scarso materiale a disposizione per l'opera di risanamento.
Sono manchevolezze pesanti e inadempienze gravi a carico di queste società nei confronti del Ministero. La parte più preoccupante però è che noi non abbiamo competenza specifica neanche sul mare limitrofo, se non quella di andare, attraverso i rangers, a contare i ricci pescati dai nostri vacanzieri, se non dai nostri residenti.
Allora mi chiedo intanto come mai non sia stata costituita un'apposita commissione d'inchiesta sull'incidente e, secondariamente, come non si sia da tempo chiesta al Ministero dell'Ambiente apposita delega e quindi competenza specifica per poter intervenire noi stessi con i mezzi che, pagati dal Ministero dell'Ambiente, dovrebbero intervenire, per evitarecosì i ritardi e gli sbagli.
Inoltre, se è vero che la predisposizione di una vigilanza continua, e quindi di una prevenzione continua, rientra nei compiti delle ditte affidatarie dell'appalto, non mi chiedo se ci siano altri difetti nella convenzione firmata a suo tempo il 3 dicembre 1998 dal Ministero dell'Ambiente con la Castalia Ecolmar, oltre all'atto aggiuntivo firmato il 22 dicembre 1999, con il quale si è ulteriormente ampliata la forza di intervento di questi signori. Una forza d'intervento che noi non abbiamo visto, mentre abbiamo potuto vedere il danno provocato, abbiamo verificato l'inefficienza e soprattutto abbiamo constatato che la Regione è incapace di farsi sentire, oltre ad essere incapace di sensibilizzare, come di dovere, il Ministero dell'Ambiente. Non è possibile assistere in futuro a situazioni come questa; se l'incidente, anziché succedere a Portovesme, fosse successo nel Nord Sardegna, nelle Bocche di Bonifacio, lascio a voi prevedere che cosa avrebbe provocato.
PRESIDENTE. Per rispondere ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Rispondo senza aver purtroppo con me la documentazione che ho raccolto e che, se avessi avuto la conferma della discussione dell'interpellanza nella seduta odierna, avrei avuto il dovere e il piacere di presentare agli interessati. Mi riservo di farlo domani, mentre ora risponderò, per quanto mi è possibile, a mente circa gli eventi per i quali sono stato interpellato.
I fatti sono conosciuti; mi corre invece l'obbligo di evidenziare, contrariamente a quanto nell'interpellanza si espone, che gli interventi sono stati, almeno questa volta e in questa infausta circostanza, a mio giudizio, tempestivi e puntuali, sia ad opera dei due Ministeri competenti che degli organi regionali deputati ad intervenire.
Andiamo per ordine: alle prime luci dell'alba del 15 settembre, la motonave Eurobulker IV si apprestava a portare a compimento l'attracco e l'approccio al porto di Portovesme, dopo aver trascorso la notte (le documentazioni fotografiche lo dimostrano) a ridosso dell'isola di San Pietro, a fianco dell'isola di Sant'Antioco, in quanto durante le ore notturne tale approccio alla costa risultava impossibile per le sfavorevoli condizioni meteo dovute a vento da nord-ovest forza 5. La mattina, il comandante, avendo fatto il periplo dell'isola di Carloforte all'esterno, cioè verso ovest, ha chiesto l'approccio in conseguenza del quale il pilota è uscito dal porto e, rispettando il dettato dell'ordinanza della Capitaneria, si apprestava a salire a bordo. Il pilota, convinto di aver a che fare con un comandante che conoscesse la rotta, così come capita per la flotta Eurobulker, peraltro, aveva dato l'autorizzazione all'accosto entro i limiti del prelievo a bordo del pilota stesso. Di solito, in questi casi, il pilota chiede al comandante se conosce lo stato dei luoghi; in questa occasioneinvece non è chiaro il comportamento che è stato tenuto dal pilota e non ho potuto accertare meglio (nonostante le relazioni inviatemi dalla Capitaneria, in seguito alle mie richieste, e le risposte fornite alle interrogazioni parlamentari che sul problema sono state presentate) -perché ci si è fermati ai limiti della competenza territoriale del pilota stesso. Quest'ultimo ha fatto male a non accertare quale fosse la situazione di ignoranza del comandante della nave, non solo, ma a non accertare se, presso il tavolo di carteggio, fosse presente un'adeguata documentazione della planimetria aggiornata.
Comunque, non è vero che abbia indicato al comandante di proseguire mantenendo la rotta, gli ha detto soltanto di venire avanti, però la nave aveva la prua indirizzata verso la zona antistante allo scoglio di "Pan di zucchero", quindi di traverso; solo quando il pilota ha visto che il comandante invertiva rotta, dirigendosi verso la sua imbarcazione che aveva intravisto in mezzo al mare, e quindi verso il canale, si è accorto del pericolo e ha cercato di spiegarsi, di far capire che la rotta era sbagliata, però evidentemente, comunicando via radio, c'è stata confusione. Sul comportamento del pilota è stata aperta un'inchiesta e, non avendo la Regione nessuna competenza allo stato attuale, la Capitaneria ha proposto un biasimo per l'azione svolta. Sta di fatto, però, che immediatamente siamo intervenuti, sia io che il prefetto Catenacci, chiedendo l'intervento immediato del Ministero dell'Ambiente, ma poiché il giorno dopo era festivo, era domenica, i funzionari del Ministero… abbiate pazienza...
CALLEDDA (D.S.). Era il 9 settembre!
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Io sono intervenuto immediatamente e, per quanto si riferisce alla situazione della nave, è stato tutto messo sotto controllo, il lunedì sono poi intervenuti il rappresentante del Ministero della Marina mercantile e il rappresentante del Ministero dell'Ambiente.
PRESIDENTE. Assessore, le chiedo scusa, io ho l'ingrato compito di richiamarla al rispetto dei tempi.
PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. A quel punto si sono apprestate le operazioni di tutela della costa che purtroppo, in presenza di un vento insistente come quello, sono state lente, non era possibile sistemare le panne di protezione pur avendo a disposizione qualsiasi mezzo. I mezzi della Castalia Ecolmar, che sono intervenuti subito dopo, hanno operato nei limiti del possibile e per fortuna hanno risolto i problemi dell'inquinamento dopo pochi giorni.
Abbiamo presentato un'ipotesi di negligenza anchhe a carico dell'Enel che aveva provveduto all'acquisto del carbone direttamente sulla nave, cioè mi hanno spiegato che l'Enel non ha acquistato il carbone e poi noleggiato il trasporto, ha acquistato il carbone direttamente imbarcato su quel mezzo, così come fanno di solito i contrattisti che acquistano prodotti energetici, idrocarburi, carbone di quel tipo, che è antracite gassosa speciale, prodotta per il mercato della cogestione elettrica e che è un prodotto nel "manifesto dell'ambiente" non inquinante, mentre erano inquinanti gli idrocarburi a bordo della nave e soprattutto l'olio combustibile.
Comunque, nei giorni successivi, e quindi entro la settimana, gli idrocarburi sono stati totalmente prelevati, e allo stato attuale si sta provvedendo, naturalmente con le capacità e le possibilità che le condizioni meteo consentono, anche allo svuotamento del carbone. L'Enel si è fatta carico di questa operazione, mentre il Ministero della Marina mercantile si farà carico delle operazioni di sezionamento della nave (che non può essere asportata dal sito se non sezionata) oltre che della tutela di quel sito.
Noi stiamo fortemente reclamando adesso nei confronti del Ministero competente prima di tutto perchè vorremmo che il porto di Portovesme fosse dotato di una delegazione di Capitaneria, come il porto di Sant'Antioco; abbiamo chiesto, sempre al Ministero, di assegnare dotazioni idonee ai piloti per l'approccio alle navi oltre la secca grande, quella nella quale è andato ad impattare il bastimento in questione; e di equipaggiare il porto di Sant'Antioco, che è il primo in Italia con cinque milioni di tonnellate di collettame, cioè merce sciolta, di mezzi sufficienti perché si evitino altre disgrazie di questo genere. Ben diversa sarebbe stata la conseguenza se, al posto di quella nave di carbone, fosse impattata una nave della stessa tipologia e delle stesse caratteristiche, sempre della stessa compagnia (la flotta Eurobulker è formata da dodici navi da trasporto di prodotti di questo genere) ma con carico diverso, per esempio l'olio pesante per la centrale; quello sì, sarebbe stato un disastro assolutamente irrimediabile. Per questo motivo io ho sollecitato il Ministero ad intraprendere tutte quelle più energiche azioni, a livello internazionale, perché attorno ai mari, almeno della nostra isola, nelle zone più importanti, sia evitato l'accosto di navi non aventi l'idoneità e la certificazione internazionale valida.
PRESIDENTE. Posso concedere solo pochi secondi ai presentatori delle interpellanze per dichiararsi soddisfatti o meno della replica dell'Assessore, perché i tempi sono stati abbondantemente consumati.
Ha facoltà di parlare il consigliere Pinna per dichiarare se è soddisfatto.
Pinna (D.S). Caro Presidente, cari colleghi, di fronte alla risposta così articolata dell'Assessore, non si può ridurre la replica a una battuta di due secondi, quindi mi consenta, per lo meno, che di fronte ai quindici minuti d'intervento dell'Assessore, si possa parlare qualche minuto, perché ...
Presidente. No, chiedo scusa, onorevole, lei può dichiararsi insoddisfatto e trasformare l'interpellanza in mozione se ritieneche ci sia bisogno di un ulteriore dibattito. Ciascun interpellante ha avuto a disposizione oltre cinque minuti, l'Assessore ha risposto a due interpellanze, così come avevo annunciato e così come prevede il Regolamento. Quindi lei rapidamente ...
Pinna (D.S.). Il collega Calledda ha parlato per due minuti, quindi io ho ancora almeno tre minuti di tempo; abbia pazienza, Presidente, io ci tengo ad avere questi tre minuti perché le dichiarazioni dell'Assessore, dalle quali sono emerse le sue competenze da nocchiero, che abbiamo apprezzato, richiedono una replica perché siamo insoddisfatti e molto preoccupati per tutti gli aspetti di carattere politico e istituzionale, soprattutto alla luce delle notizie che riguardano le operazioni di svuotamento. Le operazioni di svuotamento non sono in corso, sono state sospese questa notte dopo il recupero di sole 800 tonnellate dal natante, e le notizie di un'ora fa, diramate dai bollettini, annunciano l'arrivo di una burrasca con la quasi sicura trasformazione in tempesta.
Per cui, io voglio lanciare un segnale di emergenza perché si sta verificando quel disastro ambientale da noi denunciato nei giorni scorsi dopo aver effettuato un sopralluogo. Comunico pertanto che, ai sensi dell'articolo 110 del Regolamento, trasformeremo la nostra interpellanza in mozione e, ripeto, voglio lanciare, in questo Consiglio regionale, un grido di allarme sul probabile, anzi certo, disastro ambientale in quelle coste che tutti quanti abbiamo paventato e di cui ci siamo preoccupati presentando di conseguenza queste interpellanze. Con esse abbiamo messo in evidenza e toccato con mano, come diceva anche il collega Giacomo Sanna poco fa, che non sono stati utilizzati i mezzi perché, nonostante si dica che ci sono, non ce ne sono; il comandante della Capitaneria ci ha detto che era disponibile soltanto una bettolina, che si potevano evacuare solo 8000 tonnellate ogni quarantotto oread iniziare da venerdì, invece si è arrivati soltanto al recupero di 800 tonnellate, abbiamo la nave imbarcata e con le stive aperte!
Con il maestrale e con la burrasca che si sta trasformando in temporale, noi rischiamo di avere, da questo momento, il Golfo di Palmas invaso dal carbone.Quindi non possono bastare solo due minuti per replicare all'Assessore. E` indispensabile che tutta l'Amministrazione regionale, che la Giunta regionale si mobilitino immediatamente, anche al di là delle proprie competenze, perché noi rischiamo un disastro ambientale, un disastro ecologico in questo Golfo e questo non ce lo possiamo permettere.
Sporgo questa denuncia per dire che, se non si interviene con la dovuta tempestività, tutti noi ci dobbiamo assumere la responsabilità di questo disastro. Giovedì, dopo il nostro sopralluogo, ho telefonato all'Assessore, il quale mi ha assicurato che tutto era sotto controllo e che le navi stavano per procedere al recupero del carico, e così è successo; ma da allora manca completamente l'informazione. Annuncio pertanto che le operazioni di scarico sono state sospese stanotte, Assessore, che il tempo sta volgendo al peggio, alla burrasca, che le stive della nave in avaria sono aperte e che il natante è ancora più inclinato verso il maestrale.
Cari colleghi, sappiate che noi, se non interveniamo rapidamente, al di là delle competenze sul mare territoriale o su quello che volete, rischiamo di diventare complici di un disastro ambientale. Prendiamo noi l'iniziativa, perché non è pensabile che le competenze stabilite per legge ci impediscano di intervenire per difendere un patrimonio ambientale di grande valore per la Sardegna.
Presidente. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Giacomo per dichiarare se è soddisfatto.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Utilizzo cinque minuti del mio collega Manca, so che per Regolamento non è possibile, ma non avendo altro tempo a disposizione.
Se l'allarme per questo benedetto incidente non fosse così grave, ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate, nel senso che riusciamo a inquinare i nostri mari trasportando carbone nel Sulcis; questo fatto suscita la più grande ilarità non solo in Sardegna, ma soprattutto fuori, dopo tutto ciò che si è detto in quest'Aula e fuori di quest'Aula sul carbone sardo. Non è accettabile, assolutamente, assessore Pani, sentirsi dire che, se si ha la necessità dell'intervento del Ministero il giorno del sabato, e se il funzionario di turno a Roma non è reperibile e quindi non può dare l'okay. per l'intervento, noi dobbiamo passare la domenica a cercarlo,e, guarda caso, lo si rintraccia solo il lunedì, giorno nel quale autorizza l'intervento.. Io non voglio addossare queste responsabilità alla Giunta, o alla sua persona, ma voglio cercare chi le ha! Voi avete invece responsabilità di carattere politico, dopo tutti gli allarmi che sono arrivati, possibile che non vi venga in mente di trattare con il Governo centrale il trasferimento alla Regione di questa competenza, insieme ai denari che invece vengono dati alla ditta affidataria dell'appalto per il servizio di prevenzione e disinquinamento delle coste, in modo tale che la Regione possa disporre immediatamente, quando è necessario, qualsiasi tipo di intervento in tempi ragionevolmente brevi.
A lei, che era contento dell'intervento della Castalia, chiedo di spiegarmi, intanto, perché la nave era orientata ad ovest, non so dove stesse andando con quella rotta, non stava andando certo a Portovesme che si trova completamente dall'altra parte, io non sono navigatore, però tra est ed ovest riesco ancora a distinguere; in secondo luogo perché abbia messo le panne galleggianti solo ed esclusivamente nel lato sottovento. Anche io, come tutti quanti, so che le panne galleggianti si mettono lungo tutto il perimetro della nave altrimenti il cambiamento delle correnti trasporta il gasolio sulla riva; è impensabile ciò che è stato fatto,hanno messo le panne sottovento, solo da una parte, e lei sa benissimo che così facendo il gasolio spinto dalla corrente, ha aggirato le panne galleggianti sino a trovare uno sbocco. Non avevano altre panne galleggianti! Non avevano altro materiale! Sono venuti qua a riposarsi. Questo incidente, che era imprevisto, che nessuno poteva immaginare potesse accadere in questa zona, perché da ben altra parte si aspettavano gli incidenti, e pur essendo Cagliari una delle sette basi in Italia, la ditta affidataria non è stata in grado di intervenire. E' stato compiuto un intervento di poco conto rispetto all'incidente, perchè non erano attrezzati, se a tutto ciò si somma il ritardo del Ministero nell'autorizzare l'intervento, lascio che sia lei a darsi la risposta, non gliela voglio dare io.
Allora, per quanto ci riguarda, dato che per cercare di riportare il dibattito in quest'Aula su temi veramente delicati e importanti, visto che il question time è stato sostituito con questa carrellata di interpellanze (ma credo che la differenza sia poca), è d'obbligo anche per noi trasformare la nostra interpellanza in mozione.
Presidente. Poiché abbiamo concluso lo svolgimento delle interpellanze iscritte all'ordine del giorno, in ragione di un'intesa intervenuta fra i Capigruppo, concludiamo la seduta odierna a questo punto. Il Consiglio è riconvocato per le ore 10 di domani mattina, martedì 3 ottobre.
La seduta è tolta alle ore19 e 40
Allegati seduta
Risposa scritta ad interrogazioni
Risposta scritta dell'Assessore della Pubblica istruzione, Beni culturali, Informazione, Spettacolo e Sport all'interrogazione Pilo - Corona - La Spiasa - Nuvoli sul duplice incarico di responsabilità nel CRS4 e nel progetto Marte. (104)
Con riferimento all'interrogazione indicata in oggetto, e facendo seguito alla nota n. 4557 del 28.2.2000, si forniscono i seguenti elementi di risposta all'interrogazione indicata in oggetto.
Con nota n. 4555 in data 28.2.2000, sulla questione prospettata nell'interrogazione, veniva posto un quesito al Servizio Legislativo della Regione. Seguiva una corrispondenza relativa all'acquisizione dell'atto costitutivo e dello statuto, ai fini di una verifica più puntuale, da parte del emdesimo Ufficio Legislativo, della asserita posizione di incompatibilità del Prof. Tagliagambe, nella duplice veste di amministratore del CRS4, che ha redatto il progetto M.A.R.T.E., e di responsabile scientifico del progetto medesimo.
Infine, con nota n. L/2556 del 14 luglio 2000, pervenuta all'Assessorato in data 25 dello stesso mese, l'Area Legale della Presidenza della Giunta comunicava di aver accertato che, a seguito del rinnovo degli organi di amministrazione del CRS4, il Professor Tagliagambe non figura tra i titolari di cariche presso il suindicato Consorzio e che, pertanto, il parere richiesto al predetto Ufficio regionale abbia perso di rilevanza.
Tanto si comunica, ai fini della risposta all'interrogazione in oggetto, significando la condivisione del predetto avviso da parte dello scrivente.
Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene, sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione Ibba sulla legittimità ed opportunità degli atti deliberativi della Direzione generale dell'Asl. n. 8 di Cagliari. (178)
Si trasmettono allegati alla presente gli elementi di risposta relativi alla materia di cui sopra acquisiti e trasmessi agli Uffici di questo Assessorato.
In riferimento alla nota n. 23941 del 17 Luglio 2000 con la quale si richiedono notizie sugli atti deliberativi n. 1755, 1756, 1757 del 30 Marzo 1998, si ritiene opportuno far presente che l'Azienda, al fine di rispondere alle esigenze emerse dalla nuova struttura organizzativa derivante dalla applicazione delle disposizioni contenute nella legislazione vigente, con proprio regolamento ha istituito il Nucleo di Valutazione quale struttura autonoma con il compito di controllo interno e di verifica sull'operato delle varie articolazioni organizzative di questa Azienda.
Considerata la particolare importanza strategica del Nucleo di Valutazione nella nuova realtà in cui l'Azienda si trova ad operare, si è ritenuto necessario e prioritario individuare tra i dirigenti di II° Livello coloro che, sulla base dell'esperienza e della professionalità maturata, potessero svolgere il delicato compito di controllo interno, di controllo di gestione ed esercitare le funzioni di studio, programmazione e organizzazione nell'ambito della Direzione Generale.
Peraltro, le indispensabili e peculiari qualità di obiettività, di ponderazione e di lungimiranza proprie del rilevante incarico, hanno indirizzato le scelte Aziendali su Dirigenti in possesso di tutti i requisiti sopra richiamati, al fine di consentire un valido e costruttivo contributo nel raggiungimento degli obiettivi prefissati.
In tal senso con le deliberazioni sopracitate, già a suo tempo inviate e che si riallegano in copia, l'Azienda scrivente ha provveduto ad attribuire gli incarichi di cui trattasi.
Corre l'obbligo di sottolineare che gli incarichi di tale rilevanza è stato ritenuto opportuno che venissero attribuiti in via prevalente a dirigenti di ex II° livello, in quanto avrebbero potuto certamente esercitare con maggiore professionalità e autorevolezza le funzioni di verifica anche nei confronti dei più alti responsabili di struttura all'interno dell'Azienda, in linea con le indicazioni contenute nei Decreti legislativi 502/92 e 29/93 e sucessive modificazioni e integrazioni, nella L.R. n. 5/95 e nello Statuto e nel regolamento dell'Azienda.
Inoltre, si deve precisare che del Nucleo di Valutazione fanno parte anche alcuni dirigenti medici di I° Livello, a cui sono stati attribuiti solamente compiti specifici di raccordo tra settori di attività e il Nucleo stesso.
Per quanto sopra, sono palesi le motivazioni che hanno indotto l'Azienda nell'individuare tra i Dirigenti di II° Livello, a cui sono state riconosciute capacità, esperienza e professionalità, i soggetti determinanti quale espressione più alta di elaborazione progettuale e di attività programmatoria necessarie per il raggiungimento degli obiettivi fissati.
E' opportuno infine porre in evidenza la circostanza che tutti gli interessati, già dalla data di nomina, stanno svolgendo con regolarità le funzioni attribuite senza attivare eventuali iniziative di opposizione o ricorso in sede giurisdizionale.
Certo di aver dissipato ogni dubbio si porgono distinti saluti.
Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione Fois sul focolaio della peste suina classica. (179)
Con riferimento alla nota n° 401/int. del 19.7.2000, riferita all'oggetto, si comunica quanto appresso.
La Commissione delle Comunità Europee, con decisione n° 2000/5/CE del 30 novembre 1999, ha approvato il piano di eradicazione e sorveglianza della peste suina classica ed africana presentato dall'Italia-Sardegna per l'anno 2000 cofinanziando lo stesso piano con contributo pari a 400.000 EUR.
Successivamente il Ministero della Sanità ha comunicato che lo Stato italiano non intende sostenere alcuna ulteriore spesa per l'eradicazione e sorveglianza delle predette malattie e che per attuare alcune azioni del citato Piano debbono essere reperite ed impiegate risorse proprie da parte della regione Sardegna.
Di conseguenza, venuto a mancare l'intervento finanziario dello Stato e per non vanificare i risultati finora raggiunti, si è reso necessario procedere ad una rimodulazione delle azioni di sorveglianza.
Nella seduta del 26 giugno c.a., con atto n° 26/19, la Giunta Regionale ha approvato il piano di eradicazione della peste suina africana e classica per l'anno 2000, che è stato immediatamente reso esecutivo e pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione (n° 21 del 07.07.2000).
Per quanto riguarda le azioni sanitarie da svolgere dai medici veterinari per l'attuazione del Piano si fa presente che le stesse fanno carico ai medici veterinari ufficiali delle aziende USL i quali, peraltro, sono stati sgravati da alcune azioni di intervento istituzionali in quanto la Regione Sardegna è stata dichiarata ufficialmente indenne da altre malattie, quali tubercolosi, brucellosi, etc.
Inoltre, per assicurare i controlli sierologici ed altre attività da svolgere è stata prevista, al di fuori del piano di eradicazione, la collaborazione di circa 20 veterinari liberi professionisti ai quali verrà conferita la qualifica di veterinario coadiutore.
Si fa presente, infine, che è stata predisposta l'assegnazione di un° 3 agenti tecnici all'Azienda USL n° 1 di Sassari.
Risposta scritta dell'Assessore dell'industria all'interrogazione Lai - Fadda - Sanna Emanuele - Pusceddu - Calledda sulle competenze del commissario del Consorzio Industriale di Portovesme. (212)
In allegato alla presente si trasmette la risposta all'interrogazione n. 212/A sulle competenze del commissario del Consorzio Industriale di Portovesme.
Come emerge dalla stessa interrogazione consiliare (che parla di "presunta intenzione"), nessun atto amministrativo è stato sinora adottato, predisposto con riferimento alla materia oggetto dell'interrogazione, ovvero la nomina di un capo ufficio tecnico esterno.
Tuttavia, al di là delle intenzioni, il problema sussiste: il primo settembre è andato in quiescenza il capo ufficio tecnico del Consorzio e ove non si adottino provvedimenti, il Consorzio rischia di restare senza responsabile tecnico almeno fino al 27 ottobre (data in cui è stata convocata l'Assemblea dei soci), oltre ai tempi tecnici per una nomina definitiva.
A conferma che il supporto tecnico sia indispensabile basti ricordare alcuni importanti e urgenti impegni, delegati dall'amministrazione Regionale, che il Cnisi ha in itinere.
- Definizione della convenzione con ATI, concessionaria dei lavori per il gassificatore del Sulcis;
- Progetti relativi al risanamento ambientale dell'area ad alto rischio;
- Consegna ed inizio lavori della costruzione della banchina lato est del porto di Portovesme (1° lotto);
- Preparazione gara di appalto dei lavori relativi all'escavo del porto di Portovesme.
Sempre sul piano delle intenzioni, la soluzione potrebbe essere ricercata all'interno delle Società "satelliti" del Consorzio (ovvero quelle di cui il Consorzio ha la maggioranza assoluta di partecipazione azionaria), le quali dispongono di figure tecniche adeguate alle esigenze sopraindicate.
Per quanto riguarda i poteri del Commissario straordinario, va preliminarmente sottolineato che essi sono stati conferiti per mesi sei e non per mesi tre; in secondo luogo il decreto di nomina indica il conferimento di potere "per la provvisoria gestione del Consorzio" nonché lo specifico mandato per "le procedure di rinnovo degli Organi Statuari".
Nell'ambito della prima categoria di poteri, è opportuno sottolineare la differenza tra poteri provvisori (cioè limitati nel tempo) e poteri di ordinaria amministrazione: le due categorie non necessariamente coincidono.
E' appena il caso di ricordare che il Commissario Straordinario non è un commissario "ad acta" e che ha sostituito in data 9 maggio 2000, l'organo ordinario di governo del Consorzio che era in regime di prorogatio dal 15 dicembre del 1998.
A conferma di quanto sopra, si potrebbe citare come esempio il fatto (ricordare) che la stessa Giunta Regionale ha ritenuto che le procedure per la Convenzione per il gassificatore (sicuramente non qualificabili per complessità, natura e impegno tra le attività di ordinaria amministrazione) dovessero e potessero proseguire anche sotto la reggenza del Commissario Straordinario.
(Il testo degli allegati è agli atti del Consiglio regionale della Sardegna).
Testo delle interpellanze e interrogazioni annunziate in apertura di seduta
Interpellanza Pinna - Pacifico - Cugini - Calledda - Demuru - Dettori Ivana -Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orru' - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Salvatore - Scano - Spissu sulla crisi del settore dell'installazione delle reti per le telecomunicazioni della Sardegna.
I sottoscritti,
PREMESSO che il settore dell'installazione di reti per le telecomunicazioni è stato interessato negli ultimi dieci anni da un radicale processo di ristrutturazione a causa del cambiamento epocale che ha interessato a livello mondiale l'intero sistema delle telecomunicazioni;
CONSIDERATO che da anni i lavoratori del settore sono impegnati in una dura vertenza per la crisi di un settore che ha visto la perdita di oltre 1300 posti di lavoro in tutta la Sardegna;
EVIDENZIATA l'arretratezza della rete telematica in Sardegna al contrario di altre regioni Italiane ove sono stati predisposti piani di rifacimento dei sistemi delle telecomunicazioni e di cablaggio delle reti che consentano di interloquire con i mercati globalizzati;
RILEVATO che nel mondo della informazione e della comunicazione è in atto uno straordinario cambiamento che condiziona il modo di vivere, comunicare e lavorare e che sulla efficienza delle reti di telecomunicazione si baserà la competitività dell'intero sistema economico, sociale, produttivo, formativo e della pubblica amministrazione della Sardegna;
VERIFICATO che nel febbraio del 1999 è stato presentato dalla precedente Giunta regionale un progetto di piano telematico della Sardegna di cui non si ha più notizia;
CONSTATATO che nel mese di luglio del corrente anno sia il Ministero dell'industria che il Ministero del lavoro, a seguito dell'incontro con le organizzazioni sindacali, si siano attivati per insediare un tavolo di confronto sulle politiche di sviluppo del settore con il coinvolgimento delle associazioni datoriali del settore e le principali imprese di servizi di telecomunicazioni con l'obiettivo della verifica di nuovi percorsi di accompagnamento e riqualificazione del personale e della definizione di un pacchetto di politiche di sviluppo in linea con l'evoluzione economica e sociale dei diversi territori;
PRESO ATTO che dal maggio del corrente anno le organizzazioni sindacali di categoria hanno richiesto alla Presidenza della Giunta l'attivazione di un tavolo di confronto con lo scopo di individuare soluzioni adeguate per superare la crisi del settore e per scongiurare l'eventualità della perdita di 350 ulteriori posti di lavoro,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta Regionale per sapere:
1) quali ragioni abbiano impedito l'attivazione di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali di categoria finalizzato ad affrontare le problematiche occupazionali e di sviluppo del settore delle telecomunicazioni in Sardegna;
2) quali iniziative intenda intraprendere nei confronti del Governo nazionale per individuare un sistema di ammortizzatori sociali in grado di favorire i processi di ristrutturazione del settore;
3) se non ritenga, d'intesa con le imprese del settore operanti in Sardegna, di attivare un piano per la riconversione e la riqualificazione professionale dei lavoratori;
4) se non ritenga di attivare un tavolo di confronto con i gestori di telecomunicazioni operanti in Sardegna e le organizzazioni sindacali di categoria al fine di individuare gli interventi più adeguati per il risanamento e l'ammodernamento della rete e del sistema regionale delle telecomunicazioni, programmando a tal fine un piano pluriennale di investimenti con l'impegno dei fondi strutturali del QCS;
5) se non ritenga, infine, di adottare definitivamente il progetto di Piano telematico regionale predisposto dalla precedente Giunta regionale quale strumento di programmazione e sviluppo del settore delle telecomunicazioni della Sardegna. (71)
Interpellanza Ortu - Cogodi - Vassallo sulla necessita' di assumere una iniziativa urgente per scongiurare che il 16 settembre vengano licenziati i 153 lavoratori della Nuova Scaini di Villacidro.
I sottoscritti
PREOCCUPATI della ormai imminente scadenza del 16 settembre, termine entro il quale il Commissario liquidatore della Nuova Scaini di Villacidro ha indicato per la messa in mobilità dei 153 lavoratori, che di fatto equivarrebbe al loro licenziamento;
CONSIDERATO che i numerosi incontri tenutosi presso il Ministero dell'Industria, nonché presso la sede romana dell'Agip, non hanno portato ad alcun risultato utile, nonostante il fatto che nelle ultime settimane il Commissario liquidatore sia stato affiancato dall'ENI-SUD, nelle trattative per la collocazione dell'azienda presso i privati;
RILEVATO che il licenziamento dei lavoratori equivarrebbe a mettere in discussione l'effettiva ripresa produttiva dello stabilimento e la perdita di un grande patrimonio professionale, maturato nel corso di due decenni, senza il quale appare impossibile la ripresa dell'attività di produzione delle batterie;
CONSTATATO che l'assenza ad oggi di segnali di disponibilità, al fine di una soluzione positiva della vertenza, fa pensare che la decisione di licenziare i lavoratori venga assunta come un dato acquisito, mentre al contrario ciò porterebbe ad una drammatizzazione della vertenza con conseguenze e risvolti non calcolabili anche sul piano dell'ordine pubblico;
RILEVATO altresì che ormai dopo lunghi mesi di presidio dello stabilimento, quelle maestranze sono giunte allo stremo oltre che sul piano economico anche dal punto di vista psicofisico, e che ciò potrebbe portare a reazioni non calcolate e non volute,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori dell'industria e del lavoro per chiedere:
1) un intervento immediato ed urgentissimo presso il Presidente del Consiglio dei Ministri, i Ministri dell'Industria e del Lavoro per evitare il provvedimento di messa in mobilità dei 153 lavoratori;
2) di mettere in atto tutte le misure che si rendano opportune, attraverso il Ministero dell'Industria o lo stesso Assessorato regionale dell'industria, per garantire anche attraverso l'intervento pubblico la ripresa dell'attività dello stabilimento e il mantenimento del posto di lavoro per i 153 lavoratori. (72)
Interpellanza Dettori Ivana - Balia - Manca sulla costruzione di un impianto di smaltimento di rifiuti speciali in località "Coronas Bentosas" in territorio di Bolotana.
I sottoscritti,
VENUTI a conoscenza dell'avvio della costruzione di una discarica controllata (del tipo 2B) destinata allo smaltimento dei rifiuti speciali del nucleo industriale di Ottana i cui lavori sono iniziati il 2 marzo scorso, a seguito di una Conferenza di servizi convocata ai sensi dell'articolo 3 bis della Legge n. 441 del 1987, che deve essere poi resa esecutiva con delibera della Giunta regionale entro il termine perentorio di 120 giorni;
CONSIDERATO CHE:
- è pendente al TAR Sardegna una causa di merito sulla legittimità della concessione tra il Comune di Bolotana e l'impresa realizzatrice della discarica;
- l'opera, che dovrebbe trattare fanghi di provenienza TAS, ENICHEM, comprensoriali e quelli derivanti da bonifiche, demarcherebbe un depotenziamento dell'attrattività dell'area e metterebbe a rischio una parte di quelle iniziative, inserite nel Contratto d'area, che necessitano di un ambiente non invalidato;
RILEVATO che il progetto, che venne autorizzato dalla Regione nel 1993, rischia di diventare, sia per le modifiche legislative intervenute in materia ambientale con il decreto Ronchi, sia dopo il cambio della destinazione strategica della piana di Ottana passata negli ultimi anni dall'industria chimica al contratto d'area della piccola e media impresa, un grosso ostacolo proprio per il cammino del contratto d'area;
SOTTOLINEATO, inoltre, che la discarica consentirebbe di realizzare solamente una decina di posti di lavoro e porrebbe, invece, a rischio gli interessi generali del territorio;
TENUTO conto, ancora, che l'Accordo di programma tra la Regione Sardegna e il Ministero dell'industria stipulato nel 1999, riguarda il finanziamento e il risanamento delle aree minerarie dismesse e in nessun caso si parla di realizzazione di discariche,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori dell'industria e della difesa dell'ambiente per sapere quali atti abbiano compiuto o intendano compiere per rivedere la pratica in questione e per sospendere l'autorizzazione alla costruzione dell'impianto, in attesa di uno studio sull'impatto ambientale alla luce della nuova realtà produttiva che si va configurando nella zona industriale. (73)
Interpellanza Ortu - Cogodi - Vassallo sulla mancata partecipazione della Giunta regionale all'incontro, tenutosi venerdì 15 settembre scorso, presso il Ministero dell'Industria sulla vertenza Nuova Scaini di Villacidro.
I sottoscritti,
CONSIDERATO che il Presidente della Giunta regionale, gli Assessori dell'industria e del lavoro erano a perfetta conoscenza dell'importanza dell'incontro tenutosi venerdì 15 settembre a Roma presso il Ministero dell'Industria sulla vertenza Nuova Scaini di Villacidro, con l'obiettivo dichiarato dai lavoratori e dalle loro organizzazioni di chiedere una proroga rispetto al termine del 16 settembre, indicato dal Commissario liquidatore per la messa in mobilità dei 153 lavoratori, che equivarrebbe di fatto al licenziamento dal posto di lavoro;
RILEVATO che la Giunta regionale, più volte ha dichiarato di volersi opporre rispetto a qualsiasi atto che porti
allo smantellamento dello stabilimento e al licenziamento dei lavoratori, impegnandosi ad assumere tutte le iniziative opportune per scongiurare una tale atto;
PRESO ATTO che nell'incontro di venerdì 15 settembre scorso, decisivo per le sorti dei lavoratori, si è registrata, ancora una volta, l'assenza dei rappresentanti della Giunta regionale,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale, gli Assessori dell'industria e del lavoro per conoscere:
1) quali siano le ragioni che hanno portato a disertare gli incontri, ivi compreso quello risolutivo di venerdì 15 settembre presso il Ministero dell'Industria;
2) se non ritengano che le ripetute assenze dal tavolo delle trattative, nonostante le prese di posizioni contrarie, avvalorino la tesi del disimpegno e quindi che l'assenza di fatto costituisca la dimostrazione che la Giunta regionale condivide la volontà di licenziare i 153 lavoratori e di conseguenza dopo la beffa del disimpegno delle partecipazioni statali oggi registriamo l'inganno della Giunta regionale. (74)
Interpellanza Sanna Giacomo - Manca Pasqualino sull'incagliamento della motonave Eurobulker IV nelle coste del Sulcis.
I sottoscritti,
CONSTATATO che l'incidente occorso alla motonave Eurobulker IV ha causato un grave danno ecologico alle coste sud-occidentali della nostra Isola;
PREOCCUPATI per le ulteriori conseguenze che il naufragio della nave potrebbe determinare all'ambiente circostante,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore alla difesa dell'ambiente per conoscere quali interventi si sono succeduti all'incagliamento e di conoscere, inoltre, se risponda al vero che:
- le fasce di mare inquinate non vennero immediatamente aggredite con gli opportuni strumenti antinquinamento;
- intorno alla nave non furono immediatamente sistemate panne galleggianti del tipo assorbente, che avrebbero potuto limitare il disastro;
- le testimonianze, a caldo, del comandante della nave e di alcuni ufficiali dell'equipaggio rese immediatamente dopo il naufragio hanno riportato che la decisione di non attendere il servizio di pilotaggio al punto stabilito, venne presa a seguito di un colloquio via radio con il pilota preposto ad introdurre le navi in sicurezza tra le pericolose acque di San Pietro e Portoscuso.
Vogliano inoltre accertare:
- a che ora e con quali mezzi le ditte affidatarie, da parte del Ministero dell'ambiente e del Ministero della marina mercantile, dell'appalto per il servizio di prevenzione e disinquinamento delle coste intervennero;
- se vi siano stati ritardi o negligenze negli interventi di prevenzione il cui effetto possa aver moltiplicato il danno ambientale, inizialmente minimo provocato dal naufragio.
Se non ritengano opportuno:
- nominare un'apposita Commissione d'inchiesta, della quale facciano anche parte esperti, periti tecnici e legali, del settore, al fine di accertare se vi siano da attribuire altre responsabilità per l'entità raggiunta dal disastro oltre a quelle già note ascrivibili al comandante della nave;
- chiedere al Ministero dell'ambiente ed al Ministero della marina mercantile apposita delega per la direzione dei mezzi e dei sistemi di prevenzione e di disinquinamento che oggi risulterebbe lasciata ai dirigenti del Ministero risiedenti a Roma;
- predisporre un servizio idoneo di vigilanza, prevenzione e disinquinamento locale per ciascuna delle zone a rischio che possa immediatamente intervenire nei casi di emergenza, senza il preventivo parere o la preventiva autorizzazione dei Ministeri romani. (75)
Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di risolvere i problemi relativi al Riu Mannu in località Bidolzu a Buddusò.
Il sottoscritto,
PREMESSO che nella località in questione ha sede un'azienda vivaistica forestale, realizzata con finanziamento di cui alla Legge n. 95 del 1995, di proprietà della società DEPP GREEN S.r.l.;
CONSIDERATO che:
- tale società ha già dovuto superare nel recente passato dei problemi di allagamento, anche se recentemente non vi è stata abbondanza di precipitazioni;
- è dal mese di febbraio 1999 che tale società sollecita un intervento mirato alla pulizia e al ripristino dell'alveo di tale fiume, in cui a causa delle esondazioni in occasione di forti piogge e violenti temporali si sono create situazioni preoccupanti;
RILEVATO che il corso d'acqua in oggetto ha subìto delle deviazioni in vari punti, è proprio questa la causa dello straripamento, originata dall'accumulo e dal deposito di detriti che con l'andar del tempo hanno modificato il naturale corso del fiume che è a carattere torrentizio;
CONSIDERATO che il Comune di Buddusò, in data 22 maggio 1998, ha inoltrato domanda di finanziamento all'Assessorato della difesa dell'ambiente per interventi di pulizia dell'alveo di tale fiume e che sono state anche già presentate due interrogazioni dallo scrivente in data 10 marzo 1999 e 3 dicembre 1999, ma che a tutto ciò è seguito un inspiegabile silenzio,
chiede di interrogare gli Assessori della difesa dell'ambiente e dei lavori pubblici per conoscere quali interventi urgenti intendano mettere in atto per risolvere una situazione di pericolo che si protrae da tempo, onde garantire il regolare deflusso delle acque in quanto, se dovessero verificarsi eventi atmosferici straordinari, la società citata si troverebbe a gestire delle emergenze con conseguenti disagi e danni alle strutture e macchinari. (219)
Interrogazione Onnis, con richiesta di risposta scritta, sulla richiesta dello stato di calamità naturale a seguito della perdurante siccità.
Il sottoscritto,
PREMESSO CHE:
- la Sardegna risente da tempo di irreparabili danni provocati da una perdurante e gravissima siccità che pregiudica le principali attività economiche, segnatamente l'agricoltura e l'allevamento, e determina disagi e tensioni sociali: il corrente anno idrologico rappresenta, per le rarissime ed inconsistenti precipitazioni, il più critico degli ultimi 80 anni;
- a causa della persistente siccità anche il settore vitivinicolo della Sardegna è in ginocchio: la prossima vendemmia è radicalmente compromessa; la drastica riduzione delle precipitazioni ha trasformato le aziende vitivinicole in aride distese gialle; i sopralluoghi effettuati sul campo dagli esperti hanno evidenziato un gravissimo "stress idrico" delle colture; i danni non riguardano soltanto il prodotto, ma anche i ceppi, molti dei quali oramai irreversibilmente rinsecchiti;
- la situazione, talmente grave e preoccupante, investe anche il settore olivicolo: la raccolta delle olive nel prossimo autunno e nell'autunno successivo sarà drasticamente ridimensionata e, in ogni caso, irreversibilmente compromessa;
CONSIDERATO CHE:
- le colture interessate rappresentano una indubbia fonte di reddito per una economia agricola, già di per sé notevolmente precaria: l'attuale annata siccitosa segue altre e precedenti annate scarsamente remunerative;
- i numerosi viticoltori ed olivicoltori, dopo aver dedicato un anno di lavoro e di fatica per la cura delle loro aziende, si trovano di fronte ad una vera e propria calamità naturale: gli effetti della siccità, benché si producano lentamente nel tempo, sono sovente più gravi delle conseguenze di altre calamità naturali che si consumano in un breve contesto temporale,
tanto premesso e considerato chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere se non ritengano di assumere, senza indugio, le iniziative di loro competenza al fine di attivare la procedura per la sollecita ed auspicata dichiarazione dello stato di calamità naturale, in modo tale da assicurare, anche ai viticoltori ed olivicoltori, le provvidenze economiche necessarie per fronteggiare la gravissima crisi provocata dalla perdurante siccità. (220)
Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sulla repentina chiusura di un ufficio postale a Sassari.
Il sottoscritto,
PREMESSO CHE:
a) alcuni mesi orsono venne finalmente aperto nel popoloso quartiere di "Monserrato" a Sassari un ufficio postale, con grande compiacimento dei residenti che vedevano concretizzarsi positivamente le lunghissime battaglie portate avanti insieme alle istituzioni;
b) purtroppo però nel volgere di poco tempo l'ufficio è stato inaspettatamente chiuso senza preavviso alcuno, ad eccezione di un cartello con la scritta "l'ufficio avanzato delle poste italiane è stato trasferito in altra sede";
c) questo fatto sta procurando molto malumore fra i cittadini del quartiere, perché "questa altra sede" non si sa dove sia ubicata, sicuramente non all'interno del perimetro del quartiere medesimo, vanificando di fatto la lunga attesa,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:
1) quali siano i motivi che hanno indotto l'Ente Poste ad aprire un nuovo ufficio postale nel rione di "Monserrato" a Sassari, tanto atteso dai residenti, per poi chiuderlo nel giro di pochi mesi;
2) dove tale ufficio sia stato trasferito (stante un cartello apposto nei locali che ospitavano l'ex ufficio);
3) se non sia opportuno intervenire con urgenza presso la Direzione regionale dell'Ente Poste al fine di conoscere che fine abbia fatto questo ufficio "fantasma", perché non si vorrebbe che anche questa apertura/chiusura rientri nel famigerato piano di razionalizzazione, indirizzato allo smantellamento di un servizio importante anche nelle grandi città e non solo nei piccoli centri. (221)
Interrogazione Calledda - Sanna Emanuele - Cugini - Pinna, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione verificatasi nella discarica consortile dell'ex bacino di Carbonia.
I sottoscritti,
CONSIDERATO che ormai da troppo tempo il centro abitato di Is Gannaus-Is Maccionis, e buona parte della città di Carbonia, sono periodicamente invasi da gas provenienti dalla discarica;
ACCERTATO che le istituzioni locali hanno più volte sollevato il problema in varie riunioni con le autorità provinciali e regionali, al fine di comprendere le cause del fenomeno e individuare i possibili interventi per la soluzione del problema;
RILEVATO che gli odori provenienti dalla discarica si sono accentuati con l'aumento della volumetria smaltita a causa del conferimento dei rifiuti solidi urbani provenienti dalla area di Cagliari, e nonostante le contrarietà manifestate dal Comune di Carbonia;
SOTTOLINEATO che in occasione di vari incontri tra amministrazione comunale di Carbonia, IXX Comunità Montana e Assessore dell'ambiente della Regione sarda, relativi al conferimento dei rifiuti solidi urbani provenienti dall'area cagliaritana, si sottoscrisse l'impegno per accelerare l'esame della procedura autorizzativa per la realizzazione della discarica di servizio, presentata dal "Tecnocasic", sul cui progetto si sarebbe dovuto pronunciare il Consiglio provinciale;
RIMARCATO che, ad oggi, non risulta che l'Assessore dell'ambiente della Regione sarda abbia deciso di convocare la Conferenza di servizio per arrivare alla definitiva risoluzione del problema;
chiedono di interrogare l'Assessore dell'ambiente per sapere quali iniziative concrete intenda porre in essere per:
a) convocare la Conferenza di servizio per la definizione della discarica di servizio "Tecnocasic";
b) accelerare l'iter per consentire la messa in esercizio dell'impianto di conferimento sito nel comune di Iglesias;
c) sospendere il conferimento dei rifiuti provenienti dall'area di Cagliari nell'ex bacino n. 2 di Carbonia. (222)
Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla estensione della caccia in febbraio e sulla possibilità di portare a tre le giornate di caccia alla migratoria.
Il sottoscritto,
PREMESSO che con l'inizio dell'attività venatoria in Sardegna si ripete, senza soluzione, l'attesa di migliaia di cacciatori sardi che chiedono di poter proseguire l'attività venatoria anche nel mese di febbraio;
CONSIDERATO che, nonostante l'approvazione di una legge nazionale di iniziativa regionale e numerose mozioni e iniziative politiche e legislative miranti a modificare la legge nazionale che fa cessare a gennaio la caccia in tutto il territorio nazionale, senza tenere conto delle peculiarità ambientali e geografiche della nostra Isola e della presenza della selvaggina migratoria in Sardegna ben oltre gennaio; il termine è rimasto inalterato con delusione delle aspettative dei cacciatori sardi;
RITENUTO che occorra assumere nuove iniziative atte a recepire le legittime istanze dei cacciatori sardi,
chiede di interrogare l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere quali iniziative intenda immediatamente assumere per consentire la caccia in febbraio e se ritenga di far deliberare al Comitato regionale faunistico, in attesa delle determinazioni del Parlamento sul termine dell'attività venatoria, la possibilità di portare a tre le giornate di caccia alla selvaggina migratoria. (223)
Interrogazione Fantola - Cossa, con richiesta di risposta scritta, sulla scarsa efficacia del piano di vendita dello IACP di Cagliari (Legge n. 560 del 1993).
I sottoscritti,
PRESO ATTO che dopo circa sette anni dall'entrata in vigore della Legge n. 560 del 1993 è stato venduto il 14,5 per cento del patrimonio edilizio incluso nel piano vendita e che detto piano comprende il 50 per cento del patrimonio alienabile, portando così l'aliquota a 7,25 per cento;
TENUTO CONTO che l'aliquota cala ancora se si considera che nel patrimonio alienabile vanno inclusi anche agli alloggi ex INCIS/militari, inizialmente esclusi;
PREMESSO che lo IACP di Cagliari non risulta abbia mai dato corso ai piani di adeguamento, che dovevano essere proposti obbligatoriamente alla scadenza del sesto mese successivo all'esecutività dei piani di vendita (delibera Giunta regionale 11/41 del 12 aprile 1994);
CONSIDERATO che una aliquota così bassa evidenzia gravi inadempienze dello IAPC di Cagliari in relazione all'attuazione della Legge n. 560 del 1993 e che tali inadempienze sussistono nonostante gli assegnatari - in particolare nel caso di alloggi ex INCIS/militari - abbiano dimostrato una altissima propensione all'acquisto,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere quali iniziative intenda assumere affinché il nuovo Consiglio di amministrazione dello IACP di Cagliari favorisca una più rigorosa e puntuale attuazione della Legge n. 560 del 1993 superando le lentezze riscontrate nel passato. (224)
Interrogazione Tunis Marco Fabrizio, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata erogazione degli indennizzi ai viticoltori dei comuni dell'area a rischio ambientale.
Il sottoscritto,
PREMESSO che negli anni 1998 e 1999 i viticoltori dei comuni di San Giovanni Suergiu, Portoscuso e Carbonia hanno regolarmente conferito alla Cantina Sociale di Sant'Antioco le uve prodotte nell'area ad alto rischio ambientale;
EVIDENZIATO che la Cantina Sociale di Sant'Antioco è l'unico operatore economico del settore vitivinicolo abilitato a ricevere il conferimento di uve "contaminate" e indennizzare i viticoltori interessati,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere:
1) se corrisponda al vero che a distanza di due anni i viticoltori dei comuni dell'area ad alto rischio ambientale non hanno ancora ricevuto alcun indennizzo per il conferimento dell'uva nel 1998 e tantomeno per il 1999, malgrado la Giunta regionale di allora avesse emanato i decreti autorizzatori per tale tipo di conferimento stabilendo anche gli indennizzi relativi;
2) in caso di risposta positiva, se non ritengano di intervenire tempestivamente presso gli amministratori della Cantina Sociale di Sant'Antioco al fine di sbloccare gli indennizzi che i viticoltori attendono come una salutare "boccata di ossigeno" per le loro aziende. (225)
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