Seduta n.34 del 07/11/2004 

XXXIV SEDUTA

Domenica 7 novembre 2004

Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda

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del Presidente Spissu

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della Vicepresidente Lombardo

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del Presidente Spissu

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del Vicepresidente Paolo Fadda

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del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 06.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del mercoledì 3 novembre 2004, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Licandro, Marracini e Petrini hanno chiesto congedo per la seduta del 7 novembre 2004. Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione VARGIU, con richiesta di risposta scritta, sul decentramento delle farmacie della città di Cagliari". (61)

"Interrogazione PILI, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima situazione idrogeologica nel Comune di Bonorva con conseguenze sulla protezione civile". (62)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sull'espletamento dei concorsi interni all'Amministrazione regionale". (63)

"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima crisi della Palmera". (64)

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del testo unificato del disegno di legge numero 20, della proposta di legge numero 24 e della proposta di legge numero 28. Siamo arrivati alle dichiarazioni di voto sull'emendamento numero 10. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, anche questo emendamento presentato dai colleghi del Gruppo dei Riformatori intende sottoporre all'attenzione del Consiglio la procedura per l'approvazione del piano paesaggistico regionale. A differenza degli altri che sono stati presentati, questo mette in evidenza la necessità di un'ulteriore concertazione propedeutica all'approvazione da parte della Giunta del piano paesaggistico regionale. In questo caso si tiene conto della concertazione istituzionale come base per la discussione e l'esame dello strumento di pianificazione territoriale, ma inserisce anche il parere della Conferenza Regione-enti locali, attribuendo quindi alle autonomie locali quel ruolo importante che deve essergli riconosciuto per consentire alle stesse di poter, sul piano degli indirizzi, intervenire ed esprimere il proprio parere.

In questa direzione noi abbiamo voluto, sostenendo anche questo emendamento, riproporre all'Aula il tema sacrosanto della procedura e del coinvolgimento dello stesso Consiglio regionale nell'esame del piano paesaggistico regionale, ricordando a voi tutti che nel 1989, quando fu approvata la legge numero 45, il Consiglio regionale individuò, con gli articoli 11 e 10, tutte le categorie che dovevano essere sottoposte a vincolo e a valorizzazione ambientale. L'Aula quindi, con la legge citata, ha espresso, in maniera vincolante e vincolistica, tutti i parametri, tutte le categorie da sottoporre a valutazione del piano territoriale paesistico, ma è stata l'Aula, è stato il Consiglio regionale, ad individuare quei parametri. A differenza di quanto è stato sostenuto nei giorni scorsi, noi riteniamo che questo potere debba rimanere ancora in capo al Consiglio regionale.

Per quanto riguarda l'approvazione tecnico-amministrativa dei piani territoriali paesistici, soltanto l'ultima fase di essa era lasciata in capo alla Giunta regionale, in presenza, peraltro, di una configurazione istituzionale diversa rispetto a quella attuale. La configurazione istituzionale precedente comportava un legame forte tra l'Assemblea legislativa e l'Esecutivo, l'Esecutivo che costituisce diretta emanazione del Consiglio regionale.

Essendo modificato lo scenario istituzionale ed essendo stato attribuito all'Esecutivo un ruolo molto più indipendente nei confronti del Consiglio regionale, è evidente che oggi il contenuto nell'articolo 10 della legge numero 45 ha ancora maggior ragione di esistere. La capacità del Consiglio regionale di individuare non soltanto le misure di salvaguardia e gli ambiti in cui queste si devono esercitare, ma delle anche le zone di rilevante interesse paesaggistico ambientale degne di tutela appare quindi ancora più giustificata. Ed era così che in quella legge regionale venivano recepite come noi chiediamo venga fatto anche in questa, le indicazioni della norma nazionale (allora la "legge Galasso", oggi il "Codice Urbani").

Il primo dato che deve essere confermato è quello dei 300 metri. Una linea di demarcazione importante, condivisa da tutte le parti, sulla quale è indispensabile ancor oggi riaffermare la necessità di fondare un ragionamento serio; e questo è uno dei punti cardine sui quali bisogna tentare di raggiungere un'intesa. Se non vi è, su questo tema dei 300 metri, un'intesa identificata, appunto, nell'articolo 10 bis, e quindi richiamata anche nella convergenza delle procedure...

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pili, il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, l'emendamento numero 10 è, a nostro parere, da approvare, pertanto dichiariamo il nostro voto favorevole. La proposta dei colleghi Pisano, Cassano, Dedoni e Vargiu ha infatti come finalità quella di migliorare il contenuto dell'articolo 1 riguardante la pianificazione paesaggistica regionale, in un punto che, in realtà, sotto il profilo anche formale e redazionale della legge, viene trattato più diffusamente e più analiticamente nell'articolo 2 che come rubricatitelo recita: piano paesaggistico regionale-procedure.

È evidente che questo emendamento prende come spunto il termine temporale previsto dall'articolo 1 al comma 1 per l'adozione, da parte della Giunta regionale, del piano paesaggistico regionale entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge. È un termine che perviene inserito in un articolo che ha come scopo fondamentale quello di individuare gli obiettivi, le finalità della legge. Però il comma 10 comincia già ad introdurre alcune proposte di tipo procedurale che hanno uno scopo ben preciso; poi ci saranno anche altri emendamenti, altre proposte presentate anche da altri colleghi, anche da noi quindi, che, immetteranno nella fase di avvio del procedimento per la proposta e poi l'adozione del piano paesaggistico regionale, un elemento molto importante che tocca una questione di fondo di questa legge, una carenza molto grave di questa legge, cioè il mancato coinvolgimento pieno delle autonomie locali.

Si prevede sostanzialmente un procedimento che è centrato sul protagonismo della Giunta regionale, e comunque della Regione, dell'istituzione regionale rispetto ai poteri locali. Manca una concezione aperta al contributo degli attori, dei protagonisti sul territorio, della gestione della politica nel governo del territorio. Voi state proponendo - e i colleghi della maggioranza hanno dichiarato di volerlo approvare - un testo in cui la Giunta regionale sostanzialmente si limita ad informare i soggetti protagonisti sia dei diversi livelli decisionali della politica urbanistica, sia dell'economia e del mondo imprenditoriale, prevedendo un procedimento che agli enti locali non assegna alcun ruolo. Tutt'al più c'è una generica assicurazione di una concertazione istituzionale che però avviene al momento in cui la proposta di piano paesaggistico regionale è già stata pubblicata. Invito a leggere la modifica che voi proponete all'articolo 2 nel comma 1 quando si propone di modificare, di novellare l'articolo 11 della legge numero 45 del 1989 in materia urbanistica.

Ora, questo è un problema di non poco conto, cioè, noi crediamo che il piano paesaggistico regionale debba veramente attribuire...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per invitare a leggere con attenzione quanto previsto dall'articolo 1 e ad esaminare con maggiore attenzione quanto previsto dall'articolo 2. Giustamente il collega La Spisa ha affermato che questo emendamento sarebbe da approvare nell'interesse generale. L'articolo 1 recita: "La Giunta regionale entro 12 mesi dall'entrata in vigore della presente legge adotta il piano paesaggistico regionale". Noi proponiamo: "La Giunta regionale entro sei mesi". Perché entro sei mesi? Perché poi tutta la procedura prevista dall'articolo 2 e da voi approvata richiederebbe ben oltre i 12 mesi previsti al comma 1 dell'articolo 1. Ma soprattutto c'è una contraddizione nell'esplicazione dell'articolo 2: infatti da una parte si usa il termine "adotta il piano regionale paesistico", dall'altra si parla di proposta. Quindi già questo imporrebbe, Presidente della Commissione, di riesaminare con maggior attenzione questo passaggio.

Questo lo affermo perché all'articolo 2, nelle procedure, è indicato che tutte le istituzioni, i soggetti interessati, vengono chiamati in un periodo successivo per attuare la cosiddetta concertazione, quando invece sarebbe opportuno e giusto, a nostro avviso, che tutti i soggetti interessati venissero chiamati prima. Ecco perché si propone: "Entro sei mesi"; in modo da limitare al massimo i tempi, e in ogni caso ricevere i pareri previsti in tempi ragionevolmente brevi.

diciamoci è necessario perché altrimenti tra pubblicazioni e quant'altro verrebbero superati anche i termini che voi avete indicato nell'ultima proposta (quella dei 18 mesi) approdata in Aula. Oltrepasseremmo, sommando tutti questi tempi, i 24 mesi. Con ciò vogliamo venire incontro anche alle esigenze principali e precipue degli enti locali, che si troverebbero nell'impossibilità, per due anni e più, di adottare i rispettivi piani, lasciando, per un periodo superiore a venti mesi, il proprio territorio in balia di ogni possibile accadimento.

Quindi inviterei anche la maggioranza a rivedere con attenzione il collegamento tra l'articolo 1 e l'articolo 2 e a votare a favore dell'emendamento numero 10.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, prima di dichiarare il mio voto favorevole sull'emendamento numero 10 proposto dagli amici dei Riformatori, volevo dire che è arrivato a tutti i Capigruppo del Consiglio un invito ad un incontro da parte di un'associazione di categoria, che da giorni presidia il palazzo regionale per sensibilizzare sia il mondo politico che i cittadini al problema del prezzo del latte che sta mettendo in crisi questo importante settore. Credo che stare vicino a questi lavoratori in un momento come questo sia importante. Siamo stati invitati, all'entrata del palazzo, alle undici e mezza, tutti i consiglieri regionali, ad assistere alla Santa Messa. Se fosse possibile, i Capigruppo dovrebbero esprimersi, accettare questo invito e poi permettere ai consiglieri di assistere almeno alla messa.

Esprimo comunque il mio voto a favore dell'emendamento numero 10, in quanto questo emendamento mira ad apportare tre modifiche sostanziali al comma 1 dell'articolo 1.

La prima modifica riguarda appunto la tempistica, cioè sei mesi anziché dodici. Si tratta di un traguardo che noi speriamo raggiungibile, utilizzando, se fosse possibile, tutto il lavoro sapientemente svolto dalle amministrazioni provinciali.

La seconda modifica riguarda l'introduzione, nell'articolo, di un concetto fondamentale: la concertazione. Un termine prima molto usato ma da qualche tempo caduto in disuso. La concertazione esprime un concetto che è alla base di una consolidata e voluta azione di governo, basata appunto sul principio di dover fondere molteplici interessi intorno al bene comune, richiamando il coinvolgimento di tutte le parti interessate. Non mi sarei pertanto mai aspettato che, come ha fatto notare l'onorevole Matteo Sanna l'altro giorno, questo termine scomparisse anche dal vocabolario della maggioranza, dove ha occupato per anni un posto di rilievo.

Come abbiamo avuto modo di ribadire più volte, questa legge avrebbe dovuto interessare una pluralità di soggetti, una serie di interlocutori che non sono stati invece in nessun modo coinvolti, né prima della stesura della delibera 33/1, né tanto meno durante la preparazione di questo testo approvato dalla Commissione urbanistica, senza, appunto, il contributo di chi veramente vive e opera nella realtà sarda.

La scelta della tutela e della valorizzazione del territorio implica di considerarlo sempre nella sua interezza, complessità e diversità. Io credo, crediamo, e l'abbiamo sempre sostenuto, che il piano paesaggistico regionale debba essere predisposto con il contributo di tutti: delle forze sociali, produttive, e in modo particolare degli enti locali, dei sindacati, e del mondo ambientalista, insomma, di tutti coloro che vivono e operano quotidianamente nel territorio, che ne conoscono le peculiarità, le carenze, le risorse e le possibilità di crescita. Devono essere anche loro annoverati tra i protagonisti che indirizzano il Governo regionale sul tipo di sviluppo più adatto e più rispondente alle caratteristiche del loro territorio.

La terza modifica contenuta in questo emendamento riguarda la sostituzione della parola "adotta" con i termini "delibera la proposta". Sono immediate le considerazioni e gli effetti che questo cambiamento porta con sé. Non è più la Giunta che "adotta", bensì "delibera la proposta" di piano paesaggistico regionale; e "adottare" e "deliberare" una proposta ovviamente sono due concetti differenti. Questo passaggio della legge, oltre a confermare la necessità di un ampio coinvolgimento nella predisposizione di una norma in materia urbanistica..

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi crediamo che se questo emendamento fosse arrivato in Aula in un clima diverso probabilmente sarebbe stato possibile avviare quella riflessione di merito che stiamo sollecitando da diversi giorni in tutti i modi. Questo emendamento in realtà è il primo di una serie di emendamenti che esprime la nostra posizione, ripetuta più volte, peraltro, nelle ore che hanno preceduto la discussione specifica dell'emendamento stesso, sul problema in argomento.

Noi riteniamo che questa legge sull'urbanistica costituisca il primo atto legislativo importante di questa legislatura, e riteniamo che questa legislatura sia una legislatura nuova dal punto di vista del rapporto istituzionale tra i poteri della Regione. Il Presidente della Regione è stato infatti eletto in un modo differente rispetto alla scorsa legislatura; nella scorsa legislatura vigeva un sistema parlamentare, in cui comunque la quota più importante dei poteri rimaneva attribuita al Consiglio regionale, che aveva la possibilità di eleggere e anche di cambiare il proprio Presidente. Oggi invece c'è un equilibrio diverso dei poteri, al quale noi Riformatori abbiamo sempre detto, combattendo in quella direzione, di essere favorevoli; il Presidente della Giunta regionale, il Presidente della Regione Sardegna, ha poteri ben differenti da quelli che ha avuto sino alla legislatura precedente.

È dunque evidente che questo Consiglio si debba porre il problema di verificare in quale maniera il rapporto tra l'istituzione che detiene il potere legislativo, e cioè il Consiglio, e quella che detiene il potere esecutivo, cioè il Presidente della Giunta, debba considerarsi per i prossimi cinque anni; e ciò che faremo durante la discussione di questa legge non è indifferente a ciò che il Consiglio deciderà di fare anche in futuro.

Uno squilibrio eventuale di poteri nei confronti di una delle due istituzioni costituirebbe una prima avvisaglia di come il Consiglio intenda comportarsi anche nel proseguo della legislatura, e nel varo di tutte le ulteriori leggi che questa legislatura ovviamente renderà necessarie. Questo è il problema che noi stiamo ponendo, colleghi, al centrosinistra; problema che è contenuto in maniera addirittura esemplificativa, all'interno di questo emendamento. Nell'emendamento numero 10, e nel successivo emendamento numero 6, senza voler in maniera alcuna estendere la lunghezza del periodo di tempo necessario per adottare il piano paesistico regionale, e quindi senza voler inficiare il portato della legge che voi stessi avete presentato, noi però proponiamo un diverso meccanismo per quanto riguarda l'approvazione del piano, nel senso che proponiamo che i dodici mesi previsti per andare alla definizione del piano siano divisi in due tranche di sei mesi.

Il primo periodo di sei mesi dovrebbe servire alla Giunta per sentire il parere di tutte le istituzioni, tutte le rappresentanze territoriali che costituiscono comunque l'espressione del modo di sentire del territorio sull'argomento specifico, per redigere il piano paesistico regionale e deliberarlo. I successivi 6 mesi servono invece al Consiglio regionale per l'approvazione definitiva. Esiste quindi una centralità della Giunta nella fase di proposizione, esiste una centralità del Consiglio nella fase di approvazione.

Noi riteniamo che in questo modo il Consiglio continui a mantenere il suo ruolo, che non è quello di un club che si riunisce per ascoltare ma è quello della massima Assemblea legislativa sarda che viene convocato per prendere decisioni. Non crediamo che l'emendamento in oggetto abbia natura provocatoria; riteniamo che rappresenti, invece, una indicazione di direzione di buon senso, e quindi chiediamo anche ai colleghi del centrosinistra di riflettere su questa indicazione di buon senso e di farci sapere se sono d'accordo o in disaccordo sul contenuto dell'emendamento stesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, preliminarmente auguro buona domenica a tutti. È molto importante, almeno relativamente a quello che dirò, la presenza del Presidente, pertanto lo ringrazio per essere qui con noi oggi.

Stamattina, quando sono andato ad acquistare il giornale, per un momento sono stato preso dallo sconforto alla lettura della notizia che la Giunta vorrebbe vendere i "gioielli di famiglia". In quel momento, sinceramente, ho avuto un attimo di perplessità. Si parla, infatti, di cartolarizzazione, di vendita di uffici e forse di ospedali.

Fin qui niente di strano, se non magari il dispiacere di aver ereditato una situazione dai decenni passati che probabilmente porterà a questa cartolarizzazione, però la cosa che più mi preoccupa, e che penso ben si sposi con il ragionamento che ormai da giorni stiamo facendo ininterrottamente qua in Aula, è la vendita all'asta dei terreni.

Ecco, quello che io mi auguro e spero è che, almeno fino a quando non venga approvato, ma soprattutto fino a quando non si vedano gli effetti concreti di questo disegno di legge, la Giunta non permetta, nella maniera più assoluta, che vengano messi all'asta terreni entro i due chilometri, perché non vorrei che si potesse a questo punto anche paventare una - che io definisco pericolosissima - speculazione in campo edilizio.

Questo è un invito che io mi permetto di rivolgere a lei Presidente, alla Giunta; e ritengo che su questo argomento si debba, non solo aprire una discussione, ma anche far seguire ad essa degli atti concreti da parte della Giunta per poter sgombrare il campo da ogni possibile rischio. Nello stesso tempo mi piacerebbe, che su questo argomento intervenisse anche una presa di posizione da parte della maggioranza, perché se è reale quello che oggi si legge sul giornale, tra vedere e non vedere penso che un intervento da parte dell'Assemblea sarebbe auspicabile e importante.

Io ho sentito numerosi colleghi che nei giorni scorsi, nel preannunciare il loro voto, hanno dichiarato di non avere assolutamente interessi dal punto di vista edilizio. Io sono sicuro che tutti noi qua dentro non abbiamo questo genere di problema, però è giusto che anche chi non siede in quest'Aula, non colga l'occasione di sfruttare questa legge che, ripeto, secondo me, non è assolutamente tutta da buttare, come non sono tutti da buttare gli emendamenti che presentiamo noi. Però non vorrei veramente che si determinasse il pericolo di una speculazione in questi 2000 metri con la messa all'asta di terreni di proprietà demaniale che invece in questo limite di fascia costiera sono tantissimi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, io voterò a favore di questo emendamento perché accelera i tempi e utilizza la concertazione - che è un termine, a parole, a tutti molto caro - e ci offre anche la possibilità di insistere nel sostenere quello che abbiamo sempre detto su questa legge. Noi abbiamo presentato al riguardo anche altri emendamenti, che però sono relativi soprattutto all'articolo 3.

Ora io, stamattina, al mio rientro, voglio precisare tre cose. Primo, nessuno ha avuto il coraggio di concedere, né noi l'abbiamo chiesta, una giornata di sospensione dei lavori per permetterci di recarci alla riunione dell'ANCI. Avete chiesto voi l'interruzione del sabato; la maggior parte dei colleghi, è vero, sono foranei e quindi avevano l'esigenza di recarsi a casa per procurarsi il cambio del vestiario. Ma con i soldi (troppi) che, lavorando poco, molti di noi guadagnano, cinque camicie potevano comprarsele anche qui.

Spero che i colleghi che percepiscono l'indennità chilometrica vi rinuncino; molti la prendono in modo legittimo, e molti, e lo dirò più tardi, la percepiscono illegittimamente. Basterebbe questo per risparmiare una cifra molto consistente. Per questioni di correttezza ho distinto tra quelli che la percepiscono in modo legittimo e quelli che la percepiscono in modo illegittimo…

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, vorrei richiamarla al tema della dichiarazione di voto.

OPPI (U.D.C.). È il tema della discussione. Lei sa benissimo che mi è consentito, è collegato nel finale...

PRESIDENTE. Lei è fuori tema e lo sa.

OPPI (UDC). Nel corso dell'intervento, come tutti, posso leggere anche un libro; l'importante è che in conclusione esprima la dichiarazione di voto.

Comunque è chiaro che in quest'Aula si vuol tentare una prova di forza; qualcuno ha anche detto che i lavori si concluderanno mercoledì. Non concluderemo, collega Biancu, mercoledì, e neanche quello successivo, e neanche quello ancora successivo. State rafforzando l'opposizione, perché anche coloro i quali erano malati arriveranno e faranno il loro dovere sino in fondo. Le carte le abbiamo noi, prima le avevate voi, adesso le abbiamo noi le carte per fare ciò che legittimamente ci consente il Regolamento. Ciò vuol dire che quando siete pochi di notte chiederemo il numero legale, che quando lo riterremo opportuno faremo i turni di presenza sino alle due, le tre, non fino alle quattro, perché le sei ore di riposo sono obbligatorie per legge. Evidentemente avete scelto questa strada; è una responsabilità vostra che vi assumete sino alla fine, con atteggiamenti che non ci vanno bene, con fughe in avanti che non vanno bene. A proposito della cartolarizzazione, visto che lei ha interrotto me e non ha interrotto gli altri; voglio ricordare che la cartolarizzazione è una iniziativa portata avanti da altri, cioè dalle Giunte precedenti, portata avanti dal Presidente Pili, attivata, per quanto riguarda gli ospedali, dall'onorevole Capelli e da me in precedenza, è un fatto legittimo che...

(Interruzione)

Gli ospedali sono un'altra cosa. La Giunta e l'Assessore competente stabiliscono le linee guida, tutto il resto è di competenza dell'ospedale, che non c'entra niente con la Regione. Gli ospedali sono soggetti diversi dalla Regione; c'è un interlocutore e una scala gerarchica. Questo è il fatto.

Comunque io voto a favore di questo emendamento, ribadendo che con i vostri atteggiamenti un po' sprezzanti, ci costringete a far venire in Aula anche chi è malato, chi si era fratturato, chi ha avuto incidenti eccetera. Evidentemente c'è una battaglia in atto, si vogliono misurare i muscoli, e noi misureremo i muscoli.

PRESIDENTE. Io mi sono permesso, onorevole Oppi, di richiamare la sua attenzione perché il suo intervento era veramente fuori tema. Lei sa benissimo che quando si pronunciano le dichiarazioni di voto bisogna attenersi all'argomento... Le do atto comunque che ad altri colleghi non abbiamo riservato lo stesso trattamento che abbiamo riservato a lei interrompendola.

Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, nel manifestare il mio voto favorevole all'emendamento numero 10, premetto subito che mai nella storia la sola e semplice politica vincolistica della tutela del paesaggio e del territorio ha prodotto sviluppo e benessere. Quindi per noi - parlo a nome di Alleanza Nazionale - è necessario tentare di coniugare il concetto di tutela caro a tutti con l'esigenza ben più nobile dello sviluppo. Per questo, lo annunciamo stamattina in Aula, nella proposta di Statuto che noi di Alleanza Nazionale presenteremo a breve, considereremo l'ambiente e la salvaguardia delle coste il primo bene che la nostra terra possiede, e questo bene dev'essere riconosciuto, così come è riconosciuto dalla nostra Costituzione all'articolo 9.

Questa legge, Presidente, è una legge vincolistica, è una legge che sì, pensa di tutelare il paesaggio, ma lo fa con i vincoli, mentre il discorso che si dovrebbe fare è quello di una tutela attiva del paesaggio, del territorio, nell'ottica di uno sviluppo compatibile, non solo per quanto riguarda le coste ma anche per quanto riguarda le zone interne. Noi riteniamo che ci siano parti del nostro territorio che debbano essere conservate e protette non solamente nella Sardegna costiera, ma anche nelle zone interne.

È troppo semplice per noi tracciare con una penna o con un pennarello, come qualcuno nei giorni passati asseriva, una linea nella fascia di due chilometri e dire: "Qui non si fa niente". Non si può pianificare senza coinvolgere - e su questo sarò ripetitivo sino alla nausea - gli enti locali e le popolazioni interessate; non si può calare un piano dall'alto senza il consenso delle amministrazioni interessate, o comunque senza un interlocutore valido, come sono, appunto, le amministrazioni comunali legittimate a questo.

Questa legge, per noi, non va guardata soltanto sotto il profilo della tutela del valore del paesaggio; è evidente che per quanto prioritario sia il valore del paesaggio non rappresenta tuttavia le istanze attraverso le quali una comunità cresce e si trasforma nel tempo. Negli ultimi dieci anni la Regione sarda è stata la regione che in Italia è cresciuta di più per quanto riguarda il numero di posti, quelli ufficiali, nel settore del turismo. Oggi in Sardegna, per delineare la prospettiva del futuro, la salvaguardia ambientale, è importantissimo, però dev'essere coniugata con un'ipotesi di crescita economica, che offra risposte credibili al problema della forza lavoro, una forza lavoro che freme e chiede di poter lavorare, di poter essere occupata.

I posti di lavoro nel settore turistico - l'ho appreso anche in Aula - costano mediamente cinque volte in meno rispetto a ciò che costa un posto di lavoro creato nell'industria. Questo dato è ancora più significativo se lo si mette in relazione con il fatturato medio prodotto in Sardegna dal comparto turistico, senza considerare poi l'indotto e tutto quello che è collegato indirettamente.

Per questo credo che in questo dibattito sia anche necessaria la presenza dell'Assessore del turismo, perché anche dall'Assessore del turismo noi vorremmo sapere che cosa ne pensa di questa legge, che cosa ne pensa di questa discussione. E pertanto noi riteniamo che l'organizzazione del territorio e il problema dello sviluppo siano fondamentali e vadano contemplati, in questa legge, che secondo noi è una legge calata dall'alto, che non tiene conto, appunto, di quella concertazione tanto abusata in passato e abusata anche da me oggi, in questi giorni, in quest'Aula...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, io su questa legge ho una posizione personale, anche perché oltre che consigliere regionale sono sindaco di un comune costiero, tra l'altro fortunato perché è uno di quei comuni che ha pianificato in tempo utile, e quindi indispone di un proprio piano urbanistico, e so quanto è costato questo piano urbanistico. Su questo piano io, la Giunta, il Consiglio, abbiamo lavorato per ben otto anni, otto anni di incontri, verifiche, discussioni, riflessioni sul territorio, il mercato, perché non si può pianificare se non si guarda a chi poi va offerta questa pianificazione, per cui questa legge, che concede diciotto mesi di tempo per dare alla Sardegna, in questo caso ai comuni, la possibilità di poter operare, appare francamente poco realistica.

L'Onorevole Pili affermava giustamente che serviranno minimo quattro anni, ma quattro anni se tutto va bene. A me aveva colpito favorevolmente, e mi dispiace che sia uscito l' intervento del Presidente Soru pronunciato in occasione della presentazione delle dichiarazioni programmatiche, quando aveva esordito da buon padre di famiglia, cercando di far riflettere tutti noi su ciò che si doveva fare nei prossimi cinque anni nell'interesse dei sardi. Dopodiché si era soffermato a parlare di sviluppo della Sardegna incentrando tutta la riflessione sullo sviluppo turistico, e sottolineando perfino il segmento da scegliere. Nel parlare di presenza turistica aveva evitato infatti di citare il cosiddetto turismo di massa, individuando così un segmento ben preciso.

Poi era passato a parlare di formazione, quindi di cultura. Certamente è necessario parlarne, perché non si può essere protagonisti dello sviluppo se non si è all'altezza della situazione, per cui avere i sardi preparati a poter affrontare questo sviluppo, diventa necessario e doveroso. Alla fine, stando almeno a quello che mi è sembrato di capire, dopo due giorni di lavoro tirava le somme e sembrava soddisfatto, perché aveva capito che tutto sommato il lavoro, gli interventi pronunciati, presentavano dei contenuti importanti e rendevano possibile una auspicabile collaborazione. Infatti nel concludere il suo intervento affermava di essere convinto che si sarebbe andati avanti bene con la collaborazione sia della maggioranza che della minoranza nell'affrontare i problemi della Sardegna.

Visto quello che è successo, visto quello che sta succedendo, a me non sembra che questo auspicio si stia realizzando. La maggioranza appare infatti chiusa, non tanto nei confronti di questa minoranza, perché sarebbe la cosa meno grave, ma soprattutto nei confronti dei sardi o di chi li rappresenta. Nelle audizioni che si erano infatti tenute in Commissione - e il Presidente Pirisi è presente - tutti coloro che erano intervenuti, eccetto mi sembra la CNA, che poi dopo sul giornale ha corretto la sua posizione, avevano dichiarato erano di essere insoddisfatti per la mancata concertazione prima dell'approvazione di questa legge...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è concluso. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, più si va avanti e più mi sento disorientato riguardo a tutta questa vicenda. Di fronte ad un provvedimento di legge così importante, che incide fortemente sull'economa della Sardegna, non si discute, non si dibatte, c'è solo il monologo dell'opposizione. Ciò che stupisce è questo, e non si può affermare come scusa che è necessario ritirare gli emendamenti. E' chiaro che gli emendamenti costituiscono una provocazione, perché se si ritirassero gli emendamenti cadrebbe anche la discussione. Questa è la sacrosanta verità.

Se la maggioranza avesse intenzione di confrontarsi su questa legge, che presenta aspetti positivi e, a nostro parere, aspetti negativi, la legge diventerebbe frutto e prodotto del dibattito consiliare e quindi sarebbe legittimata dall'Aula stessa. Ma qui si sta accettando in toto, a scatola chiusa, un provvedimento piovuto dall'alto, un provvedimento che non ha assolutamente tenuto conto della concertazione né con gli enti locali, né con il mondo delle imprese, né con i cittadini, né con nessuno. Allora, ci si domanda qual è lo scopo, qual è l'obiettivo? L'obiettivo è la tutela delle coste o all'interno ci sono altri interessi? E in tal caso a chi fanno capo questi interessi? Chi li persegue?

Questa non è una discussione tra sordi e tra stupidi, perché la gente ci sente, capisce e sa valutare. Ci si chiede perché il limite di due chilometri e non di tre chilometri, non di un chilometro e mezzo? Ci si chiede se è stata effettuata un'analisi per sapere quante imprese lavorino nella fascia dei due chilometri dalla battigia e quante di queste imprese verranno danneggiate. Ci si chiede quanti programmi, quanti PUC, così come poc'anzi ha accennato il collega che mi ha preceduto, vengano di fatto bloccati. Ci si chiede qual è il danno economico che il blocco di quella fascia apporterà all'interno della Sardegna.

Un piano paesaggistico, una legge che si rifà ad un piano paesaggistico, un qualsiasi strumento pianificatore deve essere predisposto con un criterio che consenta il mantenimento degli equilibri tra ciò che viene fatto in questa fascia vincolata e quello che succederà all'interno. Stupisce la fretta con cui a tutti i costi si vuole approvare questo provvedimento. Perché non si affronta il dibattito? Perché alcuni illustri colleghi qua dentro, che rappresentano anche il mondo delle imprese, non prendono la parola? Hanno sentito i loro iscritti, hanno sentito l'opinione degli artigiani, della piccola e media impresa? Penso che l'abbiano sentita e abbiano anche ascoltato ciò che questi hanno detto. Allora perché a tutti i costi si vuole accettare un provvedimento senza dibattiti in Aula? Da quando in qua - e lo ripeto sino alla fine - le leggi le fa l'Esecutivo? L'Esecutivo le propone, propone gli indirizzi, ma è l'Aula che deve discutere e approvare la legge, è l'Aula parlamentare, noi ci siamo per questo, non per altro e ci si sta togliendo anche questo diritto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, signori assessori, onorevoli colleghi, dispiace che questa domenica, un giorno che dovrebbe essere dedicato ad altre attività, noi ci troviamo qui. Però è il nostro dovere, ci siamo dedicati alla politica e non ce l'ha chiesto il medico di farlo, quindi dobbiamo accettarne le conseguenze, anche se con dispiacere.

Detto questo, a me spiace dover ripartire dall'argomento del quale ho già parlato nell'ultima giornata dei lavori e che è stato ripreso dal collega Matteo Sanna. Uno dei motivi della mia opposizione a questa legge è proprio la circostanza che sia ispirata soltanto alla salvaguardia del bene paesaggistico delle coste. Io concordo pienamente nel valore del patrimonio paesaggistico costiero, che peraltro è un patrimonio che non è soltanto dei sardi, è di tutti coloro che vogliono goderselo d'estate, ed è un patrimonio che ha delle ricadute non indifferenti sulla nostra società, pertanto è giusto tutelarlo.

La mia lamentela discende dal fatto che però la Sardegna non si ferma a due chilometri dalla battigia. Le norme, infatti, dovrebbero tutelare anche le zone interne della Sardegna. Non ho capito perché il Gennargentu non debba essere tutelato, non ho capito perché i paesi della Marmilla non debbano essere tutelati, perché in mancanza di un piano paesistico dell'interno, nell'interno si possa costruire e nelle coste no.

Ho conosciuto il mio paese quando era il classico paese di pastori, le case tutte costruite in scisto, le strade col selciato; eravamo forse un po' più arretrati, ma vivevamo anche in un paese molto, molto più bello di quello che oggi ci ritroviamo. Ho conosciuto gli anni dell'edilizia selvaggia, quando si abbattevano le dimore dei nostri antenati, e in mezzo al paese, in mezzo a un centro storico bellissimo, pastorale, unico nella sua fisionomia, sono spuntate abitazioni che ancora aspettano di essere completate, non intonacate e con orribili mattoni a vista. Io non capisco perché si possa continuare con questo scempio in Sardegna, perché si voglia fare un piano paesistico a tutela delle coste e non di tutta la Sardegna. Tutta la Sardegna ha bisogno e ha diritto di essere tutelata nelle proprie aspettative di crescita civile.

Ma ciò detto, ritengo anche che la Regione non possa continuare in eterno a decidere delle sorti di ogni cittadino; non possa entrare nel merito e decidere se chi costruisce lo può fare, oppure no, sulla base del fatto che sia amico o nemico della Giunta di turno. La Regione, giustamente, deve predisporre un piano paesistico generale e poi deve delegare alle Province, ai Comuni, alle Comunità montane (che io spero come ente di programmazione del territorio vengano abolite, comunque adesso esistono e le cito) deve delegare a chi è più vicino alla gente il potere di decidere in merito alla concessione delle licenze edilizie.

Ciò detto questa Giunta, per predisporre il piano paesistico della Regione, ma che in realtà riguarda solo coste, sta bloccando tutto. Questa Giunta diventerà la Giunta dei blocchi: la Giunta del blocco degli esami, la Giunta del blocco dei corsi, la Giunta del blocco dei concorsi, del blocco degli appalti, tra un po' la Sardegna verrà tutta bloccata, ci sarà un blocco di destra e di sinistra perché quest'Aula è paralizzata ed è bloccata dalla volontà di questa Giunta di non accettare la collaborazione della opposizione anche nelle questioni più marginali. Annuncio il mio voto favorevole all'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, colleghi, il Gruppo di Fortza Paris voterà a favore di questo emendamento per due motivazioni. La prima motivazione riguarda l'accorciamento dei tempi dell'iter relativo all'approvazione del Piano paesistico regionale, e la seconda motivazione, che per noi è altrettanto importante, riguarda il coinvolgimento degli enti locali nella predisposizione del Piano paesistico regionale. Sono due aspetti di fondamentale importanza, che noi vogliamo rimarcare e che vogliamo difendere.

Sui tempi - l'abbiamo già detto in diverse occasioni, ma lo ripetiamo ancora adesso - noi siamo convinti che non meno di quattro anni, se si dovesse seguire questo iter, saranno indispensabili per fare in modo che la Sardegna abbia uno strumento urbanistico capace di offrire una risposta ai sardi. Noi riteniamo che vadano trovate le soluzioni affinché la Sardegna abbia la disponibilità di uno strumento così importante, sicuramente molto prima di quattro anni, altrimenti sarebbe veramente un disastro.

L'altro aspetto riguarda il ruolo degli enti locali, non è possibile che si approvi uno strumento senza il consenso degli enti locali, pertanto questo vede essere un invito, una richiesta a questa coalizione affinché, accetti questa concertazione, questo confronto con gli enti locali che sono, alla fine, i veri protagonisti dell'attuazione di questa legge di riforma urbanistica.

Ho letto stamattina alcune dichiarazioni del Capogruppo della Margherita, il quale Riafferma che si sta conducendo un'opposizione sterile, che bisogna essere credibili quando si fa l'opposizione, e che quindi solo adesso si sta operando seriamente. Io rispondo al collega Biancu che forse dovrebbe ripassarsi un po' di matematica. Nella passata legislatura, quando non si operava seriamente come afferma l'onorevole Biancu, la disoccupazione è scesa dal 24 per cento al 18 per cento, il numero degli occupati è aumentato. Io allora voglio capire qual è la politica che vuole portare avanti questa maggioranza, se prevede una riduzione dei disoccupati in Sardegna.

Mi pare che si stia andando verso una soluzione diametralmente opposta a quanto affermava il collega Biancu. Bisogna essere credibili anche quando si pronunciano le dichiarazioni, bisogna giustamente porre il problema di alcune situazioni che sono ancora in piedi, non lo nego insomma, ci sono situazioni…

(Interruzione del consigliere Biancu)

LADU (Fortza Paris). In cinque anni la coalizione che è uscita ha aumentato il numero degli occupati e ha ridotto di cinque punti la disoccupazione. Io voglio capire quali saranno le scelte di questa Giunta che faranno ridurre il numero dei disoccupati in Sardegna, perché mi pare che di questo passo il numero dei disoccupati in Sardegna aumenterà, aumenterà la disperazione e tornerà l'emigrazione, come ai vecchi tempi.

Quello che non hai capito, caro Biancu, è che tu ti devi leggere gli atti, gli atti che documentano ciò che è successo in questi anni e ciò che sta succedendo adesso, perché non si fanno dichiarazioni come stai facendo tu, senza prendere in considerazione gli atti veri, quelli che contano, non le dichiarazioni che poi alla fine faranno contento qualche ambientalista, ma non risolveranno i problemi della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, ben trovato in questa giornata domenicale, ben trovati tutti i colleghi, avremo il piacere di continuare questo confronto con la compagnia che ormai è destinata ad essere costante, giornaliera e di lungo periodo, dei colleghi del Consiglio. Perciò approfittiamo per continuare il dialogo e cercare anche di comprendere i termini degli emendamenti che abbiamo proposto.

L'emendamento numero 10 è uno di quegli emendamenti che avremmo gradito veramente confrontare con la maggioranza; è uno di quegli emendamenti che apre a un dibattito impostato e anticipato dalla stessa maggioranza. Correggiamo il termine da dodici mesi a sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, per dimostrare tutta la nostra disponibilità ad accelerare i tempi. Questo emendamento dimostra la nostra disponibilità a esitare un provvedimento di legge in tempi utili, celeri, che possano consentire di non continuare in questo blocco e in questa lungaggine burocratica e istituzionale.

C'è però un altro concetto importante all'interno del nostro emendamento: quello della "previa concertazione". Io credo che proprio su come la maggioranza e la minoranza intendono la concertazione vada aperto un dibattito. Tra le diverse associazioni che hanno manifestato il loro disappunto per questo disegno di legge, la Confindustria, per bocca del suo Presidente, ha affermato testualmente: "Si è troppo spesso interpretato il momento concertativo come un momento di comunicazione". Ora quello che non è e non può essere la concertazione è proprio un momento di mera comunicazione. E' invece un momento di confronto; concertazione è saper ascoltare le istanze di tutti, saper ascoltare sopratutto le istanze in un tema così importante portato avanti dagli enti locali, che devono essere gli attori principali, i protagonisti della pianificazione urbanistica e paesaggistica. Ed è proprio su questo concetto che iniziamo a non intenderci: l'utilizzo, il senso, l'importanza della concertazione.

Se questa concertazione ci fosse stata, sopratutto ci fosse stato il dialogo, nei momenti opportuni previsti dal Regolamento (quel Regolamento che si vuole cambiare, ma arriveremo anche a questo) se ci fosse stato un confronto concertativo già in sede di audizione della Commissione, un confronto fra maggioranza e minoranza, probabilmente oggi noi saremo qua o non saremo qua nel tentativo estenuante di convincere chi non ascolta a voler ascoltare.

Io credo che stamattina vivremo un momento importante. Qualcuno ci richiama al significato della domenica, al senso di responsabilità di cittadini, per quanto mi riguarda di cattolici e di cristiani. Io chiedo, Presidente, credo che già sia stato fatto, ma nel caso mi permetto di farlo io, di dare risposta all'invito degli allevatori e delle associazioni di categoria della Sardegna, cioè quello di sospendere i lavori alle 11 e 30, per consentire a chi vorrà e a chi ancora dà un senso a queste cose, di partecipare assieme agli allevatori e alle associazioni di categoria alla Santa Messa che è stata organizzata all'ingresso del Consiglio regionale.

Chiedo che il Consiglio si esprima su questa richiesta e prenda preventivamente, visto che sono le 11 e 13 minuti, una decisione. Il mio comportamento, comunque, non sarà legato alle decisioni dell'Aula, perché in quei momenti mi assenterò e risponderò all'invito degli allevatori e delle associazioni di categoria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, dopo una giornata di riposo, di meditazione, torniamo qui per affrontare i problemi legati a questo iniquo, ingiusto, improponibile, inaccettabile disegno di legge che ci perviene dalla Giunta regionale. Un disegno di legge che arriva in quest'Aula per salvaguardare la delibera del 10 agosto, reiterata da questo Consiglio, col nostro voto contrario, e che presenta un solo aspetto positivo: quello di aver generato, all'interno di questo Consiglio regionale, un'attenzione particolare su tutti i problemi urbanistici, paesaggistici e ambientali di questa regione.

Per riallacciarmi al concetto del costo della democrazia, io credo che anche questo costo fosse necessario, se non indispensabile, perché credo che al termine di questa maratona ognuno di noi, almeno per quanto mi riguarda, ma credo per quanto riguarda i colleghi della minoranza, spero anche della maggioranza, avremo una conoscenza certamente maggiore delle problematiche, delle norme, delle leggi, di tutto ciò che regolamenta il paesaggio, l'urbanistica, le coste, le zone interne.

Credo che ci sia stata - e che ci sarà nei prossimi giorni - una continua formazione, perché non dimentichiamo che noi siamo entrati in quest'Aula consiliare non per una specifica competenza, ma perché i cittadini hanno ritenuto che fossimo degni di rappresentare una comunità più ampia. Bene, da qui nasce la necessità che anche i 1600 emendamenti, che anche il nostro dissenso, che anche il vostro silenzio, che anche le vostre idee che non sono condivise da noi possano essere esaminate e discusse; credo che questo costituirà un altissimo grado di formazione. Forse anche per coloro che non prendono parte a questa discussione.

Per questo noi siamo convinti che queste discussioni non siano inutili; che queste lungaggini - come le ha definite qualcuno della maggioranza - non siano solo un appesantimento dell'iter. Noi vogliamo concorrere, partecipare, vogliamo essere attivi per contribuire allo sviluppo del territorio, per realizzare una gestione responsabile del capitale ambientale naturale, come afferma un grandissimo esperto europeo. E già nel momento in cui lo si definisce "capitale ambientale" dobbiamo ricordare che l'ambiente non può essere fine a se stesso, ma deve essere misurato, concordato con le esigenze del genere umano.

Questo è il problema grosso, e in questa legge non traspare niente di tutto ciò. È una legge di divieti, è una legge nella quale ci sono parti assolutamente non condivisibili, non si capisce quale sia veramente il fine ultimo che ci si vuole proporre. Allora, di fronte a questa nostra battaglia che ci vedrà qui anche nei giorni successivi, se non nelle settimane successive, il nostro sforzo non è assolutamente commisurato a quello che non state facendo voi, in quanto non avete inviato il minimo segnale di voler verificare, cambiare, modificare.

Ho invitato il Presidente della Regione a farsi interprete di questo. Non ha risposto la prima volta, riformulo in questa occasione la stessa domanda: voglio capire se l'autorevolezza, l'autorità del nostro Presidente è ancora valida o se pure l'elezione diretta del Presidente della Regione non pone in grado di contribuire in alcun modo a far sì che in questo Consiglio Regionale si operi nell'interesse di tutti e non nell'interesse di pochi.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo, per cortesia, che il Consiglio si possa esprimere sull'ordine dei lavori, sapere se c'è la volontà o no di sospendere alle 11 e 30 per mezzora la seduta.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, avrà notato che il Presidente dell'Assemblea ha fatto cadere la proposta che lei ha avanzato. Non credo che quest'Aula si debba esprimere su chi debba andare a messa, se si debba partecipare o meno. Non credo che voi possiate essere accusati di fare ostruzionismo utilizzando la Messa. Chi intende andare a Messa vada, ma noi dobbiamo proseguire i nostri lavori.

CAPELLI (U.D.C.). Scusi, Presidente, io non ho chiesto di andare a messa e non chiedo il permesso né a lei né all'Aula e mi sembra strano che lei abbia interpretato in questo modo la mia richiesta.

Io ho qui un documento degli allevatori e delle associazioni di categoria dove viene richiesta una sospensione dei lavori. Chiedo che, come sempre è avvenuto in quest'Aula, venga data una risposta, poi ognuno può andare dove gli pare!

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente della Regione, signori Assessori, colleghi consiglieri, onorevole Capelli, mentre ero in macchina ho ascoltato la messa perché sapevo benissimo che quest'Aula non mi avrebbe potuto concedere di sopostarmi; mi auguro che sia valida. Essendo una giornata festiva avremmo fatto a meno - e forse anche la stragrande maggioranza dei sardi sarebbe stata d'accordo - di riunirci per discutere questo provvedimento blocca tutto.

Per quanto riguarda il testo dell'emendamento, mi sento di dire in coscienza che i sei mesi possono essere più che sufficienti e utili soprattutto alla luce delle lungaggini che si stanno verificando in questa discussione. Ho sentito in Aula qualche collega che ha richiamato il concetto di concertazione; chi ha detto che non c'è stata concertazione? La concertazione l'hanno fatta con gli ambientalisti, con i verdi, con gli amici della terra, con i gruppi di intervento giuridico; tutte associazioni dietro i cui nomi non c'è nessuno. Se queste associzioni avessero avuto una qualche rappresentatività ci sarebbe stato qualche loro esponente eletto regolarmente in questo Consiglio. Invece non c'è nessuno. Però lei, signor Presidente, si ricorda sempre di parlare di concertazione con questi signori. I grandi esclusi sono stati, invece, i sindaci della Sardegna, con questi sì che avrebbe potuto e dovuto fare concertazione. Sono convinto di quello che affermo; perché non c'è stato confronto con i sindaci perché tutte le associazioni e tutti i comuni si sono opposti al decreto cosiddetto "salvacoste" del 10 agosto.

Ecco per quale motivo oggi noi ci troviamo qui - e non vorremmo esservi - a discutere su un provvedimento che quasi la maggior parte della Sardegna rifiuta. Come ha ricordato un collega che mi ha preceduto, questo provvedimento si occupa solo ed esclusivamente delle coste, mentre noi abbiamo anche una parte interna della Sardegna che merita effettivamente di essere presa in considerazione. I piani paesistici non dovrebbero riguardare solo ed esclusivamente la costa, ma tutta la Sardegna.

Quando è stata nominata la Giunta comunale a Sassari, non volevo accettare l'incarico di Assessore all'Urbanistica perché pensavo che l'urbanistica fosse una materia arida, invece mi rendo conto dal dibattito, dal movimento che ha creato la decisione assunta dal Presidente della Regione che è forse un argomento che avremmo dovuto prendere in considerazione molto tempo prima.

Noi, come Alleanza Nazionale, logicamente voteremo a favore dell'emendamento; mi dispiace che la discussione si dilunghi in questo modo, che si "allunghi il brodo" ma se ci fosse stata veramente quella concertazione di cui parlavo,se ci si fosse confrontati non solo con tutti i Sindaci, ma con la stessa maggioranza che ha subito, signor Presidente, la sua decisione assunta estemporaneamento in un convegno, così, come un pensiero in libertà (e ciò mi preoccupa molto) tutto questo non sarebbe successo. La maggioranza - l'ho visto da tutti gli atteggiamenti assunti dopo il 10 agosto - ha cercato di correggere il tiro ma non c'è riuscita.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, in sede di esame dell'emendamento numero 26, col mio intervento chiarivo la mia posizione sulla modifica del titolo dell'articolo 1, chiedendo appunto che si precisasse il riferimento alla valorizzazione paesaggistica regionale. In quell'occasione spiegavo cosa si intendeva per valorizzazione, annunciando il voto a favore di quell'emendamento. Il paesaggio - riprendo i concetti espressi nel mio precedente intervento - richiama alla mente la cartolina, ma l'ambiente non può essere inteso come un fatto statico, (come materia arida diceva il collega Moro poc'anzi) come un qualcosa che non si modifica, che non si può modificare. Ecco perché richiamavo l'attenzione dell'assessore Sanna sulla differenza tra la progettazione di qualsiasi opera che intervenga sull'ambiente e la definizione di una norma che deve prevedere nei suoi contenuti tutti quei mutamenti che sono propri delle dinamiche ambientali.

Devo dire che mi sono definito un non competente; io non ho una preparazione in campo urbanistico, però davvero in questo "corso accelerato", che sarà tanto più lungo quanto più la maggioranza vorrà continuare a mantenere il silenzio, a mantenere questa posizione statica rispetto ad una legge che non ammette assolutamente nessuna modifica, spero di imparare parecchio. Signor Presidente, si sta commettendo un errore storico; perché resterà consegnato alla storia non solo una riunione domenicale come quella di oggi, ma permarrà come fatto storico il radicalismo che caratterizza gli atteggiamenti di un Presidente e della sua maggioranza, di una maggioranza che davvero non ha molto probabilmente ancora ben presenti i connotati di una pianificazione che interessa la nostra Regione, ma che interessa soprattutto la quintessenza…

(Interruzione del consigliere Pirisi)

CONTU (F.I.). Ascolti, consigliere Pirisi, mi faccia la cortesia… Presidente, è possibile far accomodare il consigliere Pirisi. Queste intemperanze non te le puoi permettere neanche tu, Pirisi!

PIRISI (D.S.). Ha sbagliato emendamento. Sta parlando dell'emendamento numero 27.

CONTU (F.I.). "Spegniti" Pirisi, per cortesia, abbi pazienza. Io sto intervenendo e non voglio essere disturbato!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, se lei vuole aiutare la Presidenza a presiedere la ringrazio, è sempre molto gentile, grazie onorevole Pirisi.

PIRISI (D.S.). Ha sbagliato pagina, sta parlando di un altro emendamento.

CONTU (F.I.). Caro architetto Pirisi, abbia pazienza, i concetti che ho espresso all'assessore Sanna la volta scorsa valgono anche per lei. Molto probabilmente quando avete la matita in mano sapete anche tracciare delle linee più o meno precise sulle vostre opinioni in termini di progettazione, ma quando si parla di ambiente, quando si parla di paesaggio, dovete ancora sviluppare delle idee precise. Tant'è vero che avrà bisogno di confrontarsi ancora in Commissione e in Consiglio. Il tempo ce l'avrà, e ne avrà anche molto perché noi vorremmo utilizzarlo tutto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni.

PIRISI (D.S.). Però non sbagli pagina!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, allora è vero quello che hanno scritto i giornali stamattina su di lei, che nessun Presidente riesce a controllarla. Cerchi di stare un po' più tranquillo. La ringrazio, onorevole Pirisi.

Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi, non è l'esuberanza dell'onorevole Pirisi che ci potrà aiutare a trovare soluzioni che possano incontrare il consenso di tutti nell'identificare il bene per cui dovremmo lavorare, probabilmente la sua creatività di architetto lo porta all'esuberanza; mi auguro che questa creatività sfoci in qualcosa di proficuo e di utile.

Certo, c'è stata la richiesta di partecipare alla Santa Messa organizzata sotto i portici del Palazzo dai coltivatori diretti, ma noi siamo in uno Stato laico che rispetta tutte le confessioni e pertanto si è operata la scelta di lavorare la domenica, lasciando libero il venerdì sera (perché probabilmente siamo mezzo musulmani) e il sabato (perché siamo ebrei). Ma questo poco importa; si è scelto di lavorare la domenica e va benissimo, ognuno ha la propria coscienza, ognuno può lavorare quando lo ritiene pià opportuno. La domenica si santifica, per chi crede, anche portando a compimento i valori e le opere di bene che si vogliono destinare al prossimo.

L'emendamento numero 10 ancora una volta sottolinea la preoccupazione, non affatto dipanata né dissipata da chi di dovere, sulle competenze effettive di un Consiglio e di una Giunta in presenza di un Presidente che ha la rilevanza e i poteri che gli sono stati attribuiti dalla nuova legge elettorale. La preoccupazione c'è tutta, ma quello che è grave - io richiamo alcuni concetti espressi dall'onorevole Uras in quest'Aula - non è solo lavorare la domenica, è attardarci a lavorare in un'Aula dove imperversa il filibustering, l'ostruzionismo dell'opposizione e la difesa di un mal guidato sentimento di tutela delle coste, perché le coste possono essere certamente tutelate anche nei trecento metri. Non è stata infatti spiegata la ratio del limite dei duemila metri, piuttosto che dei tremila o di lasciare i trecento metri come lo stesso partito dei D.S. ha proposto in Commissione.

Mi preoccupa, dicevo - è stato richiamato dall'onorevole Uras, ma io stesso me ne sono fatto carico - non solo il caso delle lavoratrici che stanno ai piedi della scalinata del palazzo dell'ENEL, ma anche quello del quarantenne espulso dal mercato del lavoro che ha difficoltà di reinserirsi, come tutti i quarantenni. Si dovrebbe lavorare per trovare una soluzione comune, perché si incentivi non solo la permanenza nel lavoro, ma anche il reinserimento di questi ultra quarantenni espulsi dal mercato del lavoro. Mi si dice che non si possa nominare una Commissione; io dico: sospendiamo i lavori e nominiamo la Commissione - sto parlando della Commissione regionale per l'impiego - così garantiamo che coloro che hanno possibilità di mobilità non perdano ciò che è giusto che mantengano.

Stiamo sacrificando probabilmente ancora, con questi lavori, non solo quei 2700 disoccupati del gruppo Sandalia, ma credo che stiamo ponendo le basi, continuando così, per sacrificarne anche altri. Vorrei ricordare al Presidente della Commissione Lavoro che giace da mesi, nella sua Commissione…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, non so quando si concluderà questo dibattito, non so se l'atteggiamento suicida dell'opposizione si protrarrà per tutto l'esame di questa legge e poi per l'assestamento, per il Dpef e per la legge finanziaria, so però di certo che noi andremo avanti comunque per dare alla Sardegna leggi, come quella che viene oggi discussa, che vadano a favore degli interessi dei Sardi.

Purtroppo nel corso di questo dibattito ho ascoltato anche qualche intervento un po' fuori luogo e mi dispiace perché tra l'altro è stato pronunciato da un collega che stimo e di lunga esperienza; ci sono stati anche atteggiamenti minacciosi verso una collega, ("Parlerò", "dirò", "ci vorrà la stampa") che non avevano proprio nessun senso.

OPPI (U.D.C.). Presidente, è fuori tema!

MARROCU (D.S.). Ma di cosa si parla? Qui ci sono gli strumenti più importanti di pianificazione territoriale, i piani paesistici, che sono stati bocciati a seguito di accoglimento di ricorso. Per anni, nonostante i disegni di legge del centrodestra, della Giunta precedente che poneva l'urgenza, che sottolineava il bisogno di porre rimedio a questa situazione non si è fatto nulla.

OPPI (U.D.C.). Anche Palomba

MARROCU (D.S.). Sì, non cambia nulla. Questa situazione di mancanza di regole ha esposto la Sardegna ad interventi non tutti nell'interesse dell'industria turistica, molti anche nell'interesse esclusivamente della speculazione affaristica ed immobiliare.

La Giunta presenta un disegno di legge dove prevede che nei Comuni che hanno approvato i PUC, quindi quei Comuni che si sono messi in regola con i vincoli poi annullati, resta salva l'operatività dello strumento urbanistico comunale, per cui quei Comuni mantengono quella tutela che gli altri comuni hanno perso, rimangono in piedi quelle norme, poi, quando ci sarà il nuovo piano territoriale regionale paesaggistico, si adotteranno quelle norme che metteranno in sintonia quei PUC col nuovo piano. Negli altri comuni ci si ferma, si approva il piano territoriale regionale paesaggistico e ci si mette in regola con quel nuovo piano e poi si introduce una salvaguardia di diritti acquisiti che anche per quei comuni è prevista, perché è la norma che la prevede. Voi citate continuamente due cose, poi non dite mai cosa volete, citate la programmazione negoziata e citate le zone industriali.

Sulla programmazione negoziata, a me pare, e vi sfido a dimostrarmi il contrario, che è già compresa dentro quel progetto di legge che oggi è in discussione, perché o questa è programmazione negoziata nazionale, che prevede la cantierabilità oppure quei progetti che vi sono inseriti, sono stati inseriti illegittimamente. Infatti quei progetti dove sono inseriti? Su lottizzazioni già convenzionate nelle quali le urbanizzazioni sono già avvenute e avviate, oppure no? Perché se non sono inseriti dentro un piano di lottizzazione convenzionata quei progetti sono stati illegittimamente introdotti nella programmazione negoziata nazionale in quanto non erano cantierabili.

Così sulle zone industriali; nelle zone industriali si può concedere un terreno, se non sono già urbanizzate, ad un'impresa? No; sappiamo tutti che è impossibile farlo. Sappiamo tutti benissimo che nessun consorzio industriale può cedere neanche un metro di terreno se non è già urbanizzato. E allora quella norma dell'articolo 3 già salvaguarda gli interventi in zona industriale.In realtà abbiamo di fronte un'opposizione che, secondo me, è suicida, che continua a dire: "Non c'è interlocuzione" e avanza due questioni che per me sono già risolte. Perché questa legge ha due obiettivi; la tutela del territorio, ma anche la certezza del diritto per chi i diritti li ha acquisiti; non esporre, con la scusa di voler salvaguardare l'industria turistica, il territorio regionale a speculazioni immobiliari che lo hanno deturpato anche sotto amministrazioni di sinistra, come qualcuno di voi spesso ricorda. Per questo è necessario un momento sovra comunale che dica stop, anche alle amministrazioni di sinistra se queste sbagliano.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Signor Presidente, ritorno sul tema - in modo che nessuno possa dire che andiamo a parlare del sesso degli angeli - ritorno sul tema dell'emendamento numero 10, partendo dall'intervento del collega Marrocu, che io stimo, Capogruppo del partito di maggioranza relativa, quando afferma che la maggioranza vuole approvare una legge nell'interesse dei sardi.

Noi, con questo emendamento numero 10, abbiamo tentato di accorciare i termini nell'interesse dei sardi e di introdurre una concertazione istituzionale con tutti i soggetti interessati, prevedendo anche i pareri della Conferenza Regione-enti locali. Ora, se le parole - come ha detto in altre occasioni il presidente Soru - rimangono, rimangono ancora di più quando sono scritte, soprattutto quando sono scritte nelle dichiarazioni programmatiche. Se poi quanto scritto non va nella direzione di quanto poi viene proposto in un disegno di legge come quello che stiamo esaminando, vuol dire che qualcosa stride. Stride la legge, stride la proposta e stride quello che si vuole, cioè l'interesse comune e soprattutto l'interesse dei sardi.

Nelle dichiarazioni programmatiche, a pagina 41, si parla di "pianificazione come metodo che deve basarsi sul momento del programma che, oltre a costituire un momento di verifica e di eventuale aggiornamento del piano, è anche un momento in cui si devono costituire una serie di accordi di massima rilevanza, ai fini della pianificazione effettivamente operata. In primo luogo, il raccordo con l'insieme delle istanze politiche attraverso cui si esprime la sovranità popolare, in secondo luogo il raccordo con la politica di bilancio dell'ente cui è affidato il compito della pianificazione, in terzo luogo, il raccordo con quella vasta gamma di operatori pubblici e privati che dovrà realizzare e gestire le scelte del piano e del programma".

Quindi, questa partecipazione reale al progetto di pianificazione è prevista nelle dichiarazioni programmatiche. Noi diciamo ancora di più; quando si fa concertazione occorre il coinvolgimento delle associazioni economiche locali in merito agli obiettivi strategici e allo sviluppo da perseguire, prevedendo forme di pubblicità e di consultazione dei cittadini e delle associazioni costituite per la tutela degli interessi diffusi. Questo viene previsto nel vostro disegno di legge all'articolo 2.

Ma ciò che è più importante da sottolineare - e che credo sia facilmente rilevabile - è che una cosa è prevedere obtorto collo, perché lo impone la legge, che vengano affisse all'albo pretorio tutte le proposte di pianificazione in modo che poi i soggetti interessati, rappresentanti degli interessi diffusi, possano opporsi, altra cosa è concertare la pianificazione a monte. Evidentemente a voi questo concetto della concertazione per la pianificazione in qualche modo dà fastidio, perché tutto l'iter di questa legge prevede esclusivamente la possibilità, per chi non è d'accordo, di opporsi con gli strumenti previsti per legge a monte. Allora, Presidente Soru, una cosa sono le dichiarazioni programmatiche, una cosa è il documento di cui noi oggi discutiamo.

Queste sono le osservazioni che esprimiamo; non stiamo praticando nessun tipo di ostruzionismo quando chiediamo di dimezzare i termini da dodici mesi a sei mesi, quando chiediamo di concertare preventivamente quello che si deve pianificare piuttosto che avviare successivamente una serie di ricorsi, come già la legge nazionale prevede. Questo è il nostro obiettivo, è un obiettivo molto semplice, non stiamo contrattando niente, non stiamo chiedendo niente, non è nel nostro costume contrattare.

Presidenza del Presidente Spissu

(Segue MILIA.) Forse qualcuno pensa che abbiamo imparato la lezione dall'opposizione passata, che arrivava sempre alla contrattazione, al mercatino; noi invece stiamo facendo opposizione per perseguire interessi generali, non per mercanteggiare. Perciò annuncio il voto favorevole.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento sostitutivo parziale numero 10. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, CONTU, MILIA, SANJUST, SANCIU, LOMBARDO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento sostitutivo parziale numero 10.

Prendo atto che i consiglieri Davoli, Masia, Gessa, Cerina e Giorico hanno inteso votare contro; che il consigliere Mario Floris ha inteso astenersi e che il consigliere La Spisa ha inteso votare a favore.

Rispondono sì i consiglieri: CONTU - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - OPPI - PILI - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 64

votanti 59

astenuti 5

maggioranza 30

favorevoli 16

contrari 43

(Il Consiglio non approva).

Emendamento sostitutivo parziale numero 28. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Anche l'emendamento 28 ripropone un tema richiamato più volte in quest'Aula. Come spesso abbiamo sottolineato, infatti, nel 2001 è intervenuta la modificazione dell'assetto costituzionale rispetto alle competenze della legislazione esclusiva e di quella concorrente. Lo Stato ha mantenuto per sé la tutela ambientale, con tutto quello che poi viene a valle disciplinato, lasciando alla competenza concorrente la valorizzazione paesaggistica, ambientale e culturale.

La valenza della riforma costituzionale dell'articolo 117 che, come sapete, è stata voluta e introdotta dal centrosinistra nel 2001, trova riscontro nel codice Urbani, che ha puntualmente recepito la riforma costituzionale individuando tutti i parametri di pianificazione paesaggistica che riguardano la tutela, e delegando alle regioni la partita della valorizzazione paesaggistica stessa. Per questo motivo noi abbiamo voluto sottolineare ed introdurre, ancora una volta, in questo emendamento, così come abbiamo già sostenuto in fase di illustrazione, il termine valorizzazione, che ha una valenza politica forte, per quanto ci riguarda, ma ha anche una valenza costituzionale, di rispetto della norma che il centrosinistra nel 2001 ha introdotto con la riforma. Alla luce di tutto ciò noi riteniamo assolutamente determinante un intervento da parte del Consiglio regionale per sostituire la frase "piano paesaggistico regionale" con la frase "piano per la valorizzazione paesaggistica regionale".

Questo mi consente, però, di ricollegarmi alla confusione del Capogruppo dei D.S. che continua (probabilmente senza conoscere l'argomento, senza averlo approfondito, come era suo compito, forse perché impegnato a bearsi della presenza del presidente Soru per ottenere qualche gallone in più) che continua a ridurre la nostra azione a soli due punti, dicendo e dichiarando che sono contenuti comunque nella legge; affermazione totalmente falsa. È falso che quei due elementi che lei ha richiamato siano contenuti nella legge in discussione. La programmazione negoziata in Sardegna è vietata per ieri, per oggi e per domani, non è una legge provvisoria, è una legge di quattro anni, cinque anni che bloccherà integralmente la Sardegna. Non solo non tutela le coste, ma le attacca con azioni di speculazione potenziale che vanno nell'interesse di altri, non certo della Sardegna.

Quando si deprezza un apparato ambientale, così come si fa con questa norma, si sferra un grave assalto alle coste della Sardegna, e voi siete, insieme al crollo dello sviluppo, anche i portatori di quell'azione speculativa che qualcuno oggi ha già avuto modo di richiamare. Quando si dice: "I diritti acquisiti, le lottizzazioni, le convenzioni...". La norma che è inserita nella legge è ridicola e la smonteremo punto per punto per dimostrarvi che la lottizzazione, la convenzione e le urbanizzazioni sono tre cose che vanno di pari passo; il diritto acquisito nasce in un determinato momento nella visione giuridica che si deve avere e che invece voi avete soltanto dimenticato e sottaciuto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, personalmente voterò a favore di questo emendamento numero 28. Non mi attarderò perché l'ha già fatto il collega Pili, sulla valenza giuridica dell'introduzione del termine "valorizzazione" all'interno della legge, mentre vorrei soffermarmi per qualche minuto, sulla valenza semantica del termine valorizzazione.

L'introduzione del termine valorizzazione va sicuramente nel senso di quel sentimento di comprensione dello sviluppo ambientale, di profonda condivisione dello sviluppo ambientale come atto di programmazione sul territorio che ha valenza sugli anni a venire, che c'è stato comunicato, trasmesso con enfasi e passione dall'intervento del presidente Soru pronunciato in sede di Commissione urbanistica quando venne a spiegarci la filosofia di fondo che ispirava questo provvedimento. Quindi io credo che il termine valorizzazione sia un termine che bene esprima quella filosofia.

Devo peraltro dire, forse in questo differenziandomi dal collega Pili, che ho apprezzato l'intervento del Capogruppo dei D.S., Marrocu. Al di là del fatto che posso non aver condiviso una parte di ciò che il collega Marrocu ha detto, è però senz'altro importante vedere che pur con il giusto centellinamento di interventi, essendo la tecnica utilizzata dal centrodestra, una tecnica di tipo ostruzionistico, il centrosinistra cerchi ugualmente di spiegare le sue ragioni. Il tentativo di spiegare le ragioni aiuta l'ascolto e dà anche un senso alle "tecniche" adottate in Aula.

Noi, infatti, lo ribadiamo come Riformatori, non mettiamo minimamente in dubbio il diritto della maggioranza di portare a compimento una legge sul tema dell'urbanistica, una legge che esprima la filosofia della maggioranza. Noi possiamo essere espressione di una filosofia diversa, ma la maggioranza ha dei diritti e noi, con l'atteggiamento ostruzionistico sinora tenuto, non abbiamo nessuna intenzione di negarli, abbiamo semplicemente l'intenzione di ribadire il diritto della minoranza, che è un diritto altrettanto valido, di impostare un ragionamento su alcuni argomenti, su alcuni temi.

Noi ve ne abbiamo proposto alcuni dall'inizio di questa discussione; quelli dell'articolo 5, quelli del maggior controllo da parte del Consiglio come punto di equilibrio dei rapporti tra legislativo e Giunta. Sono questi gli argomenti che giustificano la nostra presenza in Consiglio di domenica mattina per mostrarci rispettivamente i limiti delle rispettive impostazioni di tecnica d'Aula. Per noi, in questo momento, non esiste nessun altro modo per penetrare all'interno di un muro di gomma. Su un quotidiano sardo di venerdì, sottolineando la situazione di stallo che si era generata in Consiglio regionale, un giornalista scriveva: "Nella scorsa legislatura il maestro di questa tecnica era il citatissimo in Aula, Onorevole Cogodi", poi commentava: "Beh, forse si sarebbe trovato a disagio se si fosse ripresentato e fosse stato rieletto, nello stare dall'altra parte della barricata".

Scusate colleghi, io non credo che il collega Cogodi sarebbe stato dall'altra parte della barricata. Non siamo una squadra di calcio dove si intervista Zola sul Parma e Zola dice: "Adesso sono del Cagliari e dovrò fare goal nella porta del Parma, fino a quando avevo la maglietta del Parma, cercavo di farlo in quello del Cagliari". Noi non siamo persone che cambiamo la casacca e la cultura di provenienza a seconda delle circostanze di essere in maggioranza o in opposizione; la cultura di provenienza rimane la stessa. Se il collega Cogodi ha la cultura della difesa del diritto della minoranza, non del diritto della minoranza a prevaricare la maggioranza, ma del diritto della minoranza di difendere i propri diritti, sulla base di questa cultura si sarebbe trovato dalla nostra parte, nel senso che avrebbe difeso il nostro diritto a parlare e probabilmente avrebbe stimolato il centrosinistra a dialogare, perché dal dialogo tante volte siamo riusciti a superare gli stalli, mentre dal confronto muscolare, colleghi…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Posso intervenire dopo Sanciu?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, signori assessori, signor Presidente della Giunta, colleghi, dichiaro il mio voto a favore dell'emendamento numero 28 perché ripropone un elemento gravemente ignorato, ma di fondamentale importanza per la pianificazione del territorio: la valorizzazione paesaggistica; omissione già riscontrata peraltro nel Titolo dell'articolo 1 della presente proposta di legge.

Per me, per noi la politica ambientale non può essere limitata ad una sequenza di sterili precetti e divieti che hanno lo scopo di imbalsamare il paesaggio e le attività che l'uomo ha realizzato. Il termine "piano paesaggistico regionale" denuncia e dichiara la scarsa volontà di proporre idee, progetti e prospettive di sviluppo futuro. Come abbiamo visto dalla lettura dell'articolato della proposta, si tratta di un approccio destinato a compromettere qualsiasi intervento di tutela dell'ambiente, perché è assente un elemento chiave come la valorizzazione. Noi ci batteremo - lo stiamo dimostrando - sino in fondo perché venga modificata, per quanto sarà possibile naturalmente, la filosofia che sottende questa legge. Noi vogliamo moderni strumenti di salvaguardia volti alla valorizzazione del territorio, all'esaltazione delle caratteristiche locali, al rispetto delle vocazioni ambientali ed economiche di ogni singola comunità.

È vero che il codice Urbani più volte richiamato, ma forse trascurato da chi ha redatto la presente legge, parla di pianificazione paesaggistica in generale, ma al comma 9 dell'articolo 143 si indica come il piano paesaggistico individui anche progetti, parliamo di progetti, prioritari per la conservazione, il recupero, la riqualificazione, la valorizzazione e la gestione del paesaggio regionale indicandone gli strumenti di attuazione, comprese le misure incentivanti.

Ciascun territorio, sia esso della costa o dell'entroterra, deve essere messo in grado di fare del proprio ambiente un luogo di benessere, di sviluppo, di crescita economica. Noi siamo convinti che i primi ad essere interessati a tutelare l'ambiente siano coloro ai quali è stata offerta la possibilità di trarre benessere dal proprio territorio. Essi sanno benissimo che la sopravvivenza e il successo delle proprie attività, anche economiche, dipende dalla salvaguardia dell'ambiente. Gli operatori del settore turistico, ad esempio, sanno che i flussi turistici sono determinati da quello che si offre, nel quale gioca un ruolo fondamentale la valorizzazione ambientale del territorio, quindi sono i primi sostenitori della tutela del paesaggio, sono i primi che non vogliono trasformare le nostre coste in una grigia colata di cemento; essi vogliono tutelare l'ambiente, soprattutto valorizzarlo. Questo, presidente Soru, lei non lo ha ancora capito, e noi continueremo a ribadirlo perché siamo convinti che sulla valorizzazione dell'ambiente la Sardegna potrà giocare una delle carte vincenti.

Ma la valorizzazione richiede concorso di idee e impegno da parte di tutti, a noi sembra invece che questo impegno non venga profuso proprio dalla Giunta e dal suo Presidente. E' grave, anzi gravissimo che gli intenti di valorizzazione non vengano neanche menzionati. Ribadisco, Presidente, e confermo il mio voto favorevole a questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, dichiaro anche sull'emendamento numero 28 il mio voto favorevole. E' un emendamento che segue quello precedente che, pur non essendo stato approvato, poneva un problema di carattere più generale sulla competenza della Regione in materia paesaggistica. Il precedente era sul Titolo, questo è sul contenuto, ma al di là del contenuto specifico di questo emendamento, credo che il nostro voto favorevole, ripetuto ed insistente, derivi da una convinzione molto chiara, e la nostra insistenza, anche di domenica, nel tenere in piedi questa discussione è indirizzata a mettere davanti all'opinione pubblica, molto chiaramente, quali sono gli effetti che essa può determinare. Tanti cittadini, attraverso richieste di chiarimenti, cercano di capire se il proprio progetto di investimento nel territorio per finalità turistiche potrà o no avere un esito positivo, e le risposte sono continuamente negative perché giorno dopo giorno si capisce che questa legge, letteralmente, ferma qualunque iniziativa che nell'arco di pochi anni potrebbe incrementare la nostra capacità ricettiva.

Nel settore turistico ci sono piccoli imprenditori, non speculatori, che vorrebbero semplicemente investire i loro risparmi, mettere su un'intrapresa rischiando in proprio, alcuni indebitandosi, altri lo sono già, perché vedono il loro terreno completamente svalutato, con un'incidenza - qui sì - davvero speculativa da parte di chi ha voluto mettere in maniera così affrettata, così improvvisa, così immotivata e così non preannunciata un vincolo talmente esteso e duro.

Per chi ci accusa di voler fare ostruzionismo e di tenere in ostaggio quest'Aula credo sia utile ricordare che, nella prassi parlamentare, che così tanto viene richiamata, vi è sempre stata la possibilità di adottare tecniche che tendano in qualche modo a frenare iniziative che possano avere un effetto gravissimo sul territorio, sui cittadini, sull'economia e sulle società. Questo è il caso in cui ci troviamo, e non ci stancheremo di ripetere che l'iniziativa che stiamo portando avanti è unicamente tesa ad evitare un atto che non è assolutamente giustificato e che ha conseguenze molto negative sull'economia della Sardegna. Crediamo di averne diritto, crediamo soprattutto che ne abbiano diritto coloro che, avendoci riposto la loro fiducia per rappresentarli in quest'Aula, si aspettano che rappresentiamo gli interessi di tutti, non di alcuni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, signori assessori, onorevoli colleghi. Il testo dell'emendamento 28 sottolinea il concetto che il piano paesaggistico regionale, che la Giunta vuole varare, deve varare, ha per noi il significato di una valorizzazione paesaggistica; e questo non potrebbe essere altrimenti. Però io ho molti dubbi che si possa raggiungere un simile obiettivo perché, come ho già avuto più volte occasione di dire, per incidere veramente sul paesaggio di tutta la Sardegna e farne un qualcosa di uniforme, di veramente programmato senza che si noti una differenza stridente tra la zona protetta dei due chilometri dalle coste e il resto della Sardegna, è chiaro che dobbiamo, prima di procedere alla stesura del piano, fare un lungo discorso che ci porterebbe molto lontano. Da qui arrivano i dubbi sulla capacità di predisporre un piano paesaggistico serio per la Sardegna.

Intanto bisognerebbe ripensare alla ristrutturazione delle aziende agricole sarde, e noi sappiamo che l'agricoltura ha tanta influenza sulla modificazione del paesaggio, basti vedere com'è diventato il Campidano da quando si è sviluppata l'attività aziendale di tipo agro pastorale; sono spariti quasi completamente gli alberi, con fortissime influenze sul clima, con fortissime influenze sui venti, con fortissime influenze anche sulla cacciagione, non si trova più un muretto a secco, non si trova più un riparo per un animale. Quindi, anche il paesaggio, in negativo, è stato fortemente influenzato da un'attività aziendale selvaggia, senza regolamentazioni e anche qui niente di nuovo.

Ho già avuto modo di citare la Francia che da oltre 200 anni ha una regolamentazione delle attività aziendali agricole, agro-pastorali, silvestri. Anch'io concordo con l'antipatia del Presidente Soru verso le essenze non autoctone; però che politica abbiamo condotto fino a oggi in Sardegna? Una forestazione a pini, non una forestazione di tipo industriale, ma una forestazione realizzata così, per rimboscare le montagne, per impedire il degrado idrogeologico. Niente di più brutto, niente di più inquinante per la Sardegna di questo verde di importazione, peraltro dannosissimo per tutto, per le specie selvatiche, per l'uomo e perché priva la Sardegna di zone che potrebbero essere benissimo rimboscate con altre essenze o fruttifere o comunque (se la legge non lo concede), con essenze autoctone.

Pensiamo, per esempio, alla zona che da Sardara degrada verso il Campidano di Oristano; una zona che è stata incendiata un secolo e mezzo fa dai piemontesi per debellare i banditi che imperversavano in quelle foreste sterminate di quercie da sughero; non era possibile debellarli in altro modo, secondo loro, che bruciando questa estesissima foresta, con un danno incredibile per la Sardegna e con ricadute che ancora oggi avvertiamo nel campo economico.

Se dobbiamo rimboscare la Sardegna scegliamo almeno - e questo ce l'ha insegnato l'Aga Khan - le essenze autoctone non solo nelle coste, ma anche nell'interno, anche perché hanno ricadute benefiche non soltanto in termini paesaggistici, ma anche sulle possibilità degli animali selvatici di proliferare, e sugli uomini. Pensiamo soltanto allo sfruttamento industriale del mirto e del corbezzolo, del lentischio che con le sue bacche consente di produrre oli che permettono diverse utilizzazioni da parte delle popolazioni locali. Quindi credo che la Regione, non avendo impostato un ragionamento serio su questo tema, non sia in grado, in Sardegna, di portare avanti una politica di nuovo paesaggio…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, preliminarmente devo precisare che non sono nervoso, ho preso quattro volte l'aereo ieri, quindi sono molto riposato. Per quanto riguarda questo emendamento, innanzitutto non ho inteso offendere nessuno; ho solo detto che sarebbe opportuno oggi che i consiglieri che non sono realmente foranei rinunciassero all'indennità per andare a pranzo, perché possono andarci senza problemi. Io sono considerato foraneo in termini di residenza, però non ne approfitto e verificherò se gli altri fanno lo stesso, perché voglio rinunciare a qualcosa che probabilmente è passibile domani di denuncia. Non intendevo offendere la collega Caligaris, ma darle dei suggerimenti, come ne darò in sede di assestamento di bilancio per evitare che vengano sperperati sedici miliardi all'anno.

Condivido, Onorevole Marrocu, lo spirito della legge; non stiamo chiedendo due "cosucce"; non chiediamo niente, non ci siamo capiti. Ci sono stati errori a partire dal '93; i PTP potevano essere impugnati e non sono stati impugnati, perché evidentemente il "Carnelutti" che doveva occuparsene non era all'altezza e non è riuscito nell'intento, non poteva riuscirci, invece altri ci sono riusciti perché hanno portato argomentazioni serie e puntuali.

Per quanto riguarda il resto, noi presenteremo a breve un emendamento ad un emendamento perché vogliamo evitare quanto voi il continuo deturpamento dell'ambiente. Va ricordato che molti anni fa, quando si parlava di abusivismo, è stato un esponente della mia componente politica, l'assessore competente di Quartu, che è rinomato per altro in tutta la Sardegna, a buttar giù tante case abusive quante nessun altro assessore comunale della Sardegna. Però è pur vero che bisognerebbe presentare un emendamento se teniamo tanto a non deturpare il paesaggio; potremmo riuscire, attraverso uno strumento legislativo, ad eliminare tutto quello che (da Capo Comino, a La Marmolada, a Portisco e potrei continuare per molto tempo) c'è di obbrobrioso in Sardegna?

Anche in quel povero territorio di Teulada è stato buttato giù un grosso complesso e poi si sono accorti che vi erano alcune anomalie e alcuni errori di impostazione. Ma la nostra preoccupazione non è quella di essere per forza contrari al fatto che si giochi a biglie ferme; non è questo! Innanzitutto non capisco un problema e lo voglio precisare: se siete convinti che questo decreto reiterato sia legittimo, perché vi preoccupate della scadenza del 20? Io vi ho proposto: invertiamo l'ordine del giorno, collaboriamo attivamente con voi e approviamo l'assestamento di bilancio. Quindi, se i ritardi ci sono, non possono essere imputati a noi.

La nostra preoccupazione nasce soprattutto dal fatto che ci sono tanti operatori seri che hanno percorso tutto l'iter e per soli due giorni non hanno ottenuto l'autorizzazione della Sovrintendenza. Sono imprenditore che hanno effetuato investimenti e che si trovano in situazioni obiettivamente di disagio e questo non è giusto perché con questa legge non vengono tutelati nemmeno i sacrosanti diritti acquisiti. Mi pongo allora il problema: quale sviluppo è possibile avere? A suo tempo, si doveva tenere un'asta in una località turistica, precisamente nelle vecchie laverie di Buggerru, dove un operatore sardo, Giorgio Mazzella - mi piace fare i nomi - intendeva realizzare un albergo, con grande enfasi a livello locale etc.; ovviamente non si potrà più fare.

C'è poi un altro caso eclatante, sempre relativo alla tutela del paesaggio: l'Igea ha ritardato i tempi, c'erano due, tre o quattro iniziative nel territorio di Nebida avrebbero potuto portare, per la prima volta nella storia, un minimo di ricettività, e ormai non possono più essere realizzate. Quindi finiscono per rimanere bloccati anche quei territori dove, di fatto, siamo all'anno zero.

Allora, onorevole Marrocu, io non voglio due "cosettine"; non posso essere citato un giorno per essere moderato, che concede aperture e un altro giorno per essere nervoso. Addirittura volere due "cosettine"! Io non voglio niente! Io in Commissione assumo posizioni che ritengo confacenti e corrette, assumo in Aula atteggiamenti confacenti e corretti; ho avanzato delle proposte, le proposte sono quelle di discutere prima un argomento rispetto a un altro, in modo tale da darci i tempi e preoccuparci di tanti problemi, di tante anomalie e di tanti atti di arroganza che viviamo giornalmente.

Queste condizioni non ci sono, ci sono interpretazioni distorte e io ribadisco che obiettivamente 27 milioni netti al mese sono tanti, e se uno vuole può andare benissimo a mangiare in ristorante. Io normalmente non mangio qui, se non qualche rara volta. Quindi ho fatto una battuta, che però non è solo una battua; se la gente evitasse di fare affermazioni gratuite ne guadagneremmo tutti. Voto ovviamente a favore dell'emendamento numero 28.

PRESIDENTE. Io penso che sarebbe utile per tutti anche se evitassimo di parlare di questo argomento in maniera così estemporanea, parziale e anche mal interpretabile da chi ascolta e non conosce, come noi, i termini in cui la questione si pone. Naturalmente sono a disposizione e dobbiamo essere tutti a disposizione per affrontare questo argomento nei modi in cui dev'essere affrontato. Quindi prego i colleghi di non costringermi ad interromperli mentre introducono temi diversi da quelli in discussione.

Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (Forza Italia). Signor Presidente, colleghe, colleghi del Consiglio, l'emendamento in discussione, che sarà da me votato a favore, prevede la soppressione e la sostituzione, all'articolo 1, delle parole "Piano paesaggistico regionale" con "Piano per la valorizzazione paesaggistica regionale".

Al collega Pirisi, che ascolta con attenzione, vorrei suggerire - prima di informarmi che molto probabilmente non mi sto attenendo all'oggetto della discussione - di dare una scorsa alla modalità di articolazione di questi emendamenti. L'onorevole Pirisi sarebbe stato senz'altro più informato se avesse davvero verificato il contenuto degli emendamenti, sia quelli in trattazione che quelli a seguire. Ecco perché, riprendendo l'argomento della valorizzazione paesaggistica regionale, io continuo il discorso iniziato con l'emendamento numero 20, dove l'inserimento del concetto valorizzazione è di sicuro pertinente. E' un momento di valutazione della terminologia che noi vogliamo sia nei contenuti della legge, soprattutto perché dicevo, venerdì, sono concetti e parole che esprimono pregnanza e che esprimono soprattutto quella che è l'importanza che noi attribuiamo a questa normativa di pianificazione urbanistica e paesaggistica della nostra Sardegna. Di sicuro c'è un dato, onorevole Pirisi; la legittimazione che gli elettori ci hanno riconosciuto eleggendoci in questa Assise, eleggendoci a svolgere una funzione; e la funzione primaria del Consiglio regionale è quella legislativa. Io ho svolto, fino a qualche mese fa, il ruolo di Assessore al lavoro della Provincia di Cagliari e devo dire che sono d'accordo sul fatto che molto probabilmente l'interesse dell'Aula potrebbe essere anche indirizzato più utilmente verso altre iniziative. Io sono convinto che se non fosse stato attivato questo muro contro muro, se non aveste presentato in Aula questo disegno di legge che non è suscettibile di modificazioni, di variazioni, un punto di incontro si sarebbe trovato. Possiamo capire cosa si nasconde dietro questa posizione ferrea imposta dal Presidente, possiamo capire e interpretare le vostre posizioni, ma non sappiamo qual è il vostro pensiero.

Del resto anche la convocazione della riunione di oggi, Presidente, mi sembra che sia stata richiesta da un consigliere che non vedo in Aula. E' un'istanza presentata dal Presidente di un Gruppo che fa riferimento al Presidente della Regione e che, stranamente, oggi non è presente in Aula. Io finora non l'ho visto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che lei abbia fatto molto bene a pronunciare quel richiamo poc'anzi in Aula che accolgo nella totalità, però aggiungerei una raccomandazione, non relativa a quell'argomento, ma sempre alla legge urbanistica. Ne abbiamo già discusso l'altro giorno in Aula: è opportuno che i consiglieri, noi tutti, io per primo, utilizziamo termini che non tendano sempre a far prevalere le nostre ragioni o portare avanti le nostre ragioni con parole, frasi demagogiche che inducono soprattutto a un inasprimento del confronto in Aula, ma anche fuori di quest'Aula.

E' vero, noi stiamo portando avanti la nostra linea utilizzando il Regolamento; non siamo disponibili a nessun tipo di trattativa a questo punto, perché non stiamo trattando. Stiamo parlando di una legge, noi vogliamo il confronto sulla legge, l'abbiamo richiesto prima in Commissione e non l'abbiamo ottenuto, chiediamo adesso il confronto in Aula.

L'emendamento precedente a questo, di cui ovviamente non è consentito parlare, essendo stato già votato, costituiva un'occasione di confronto. Era una di quelle occasioni sulle quali la maggioranza avrebbe dovuto accettare il dibattito ed era un'opportunità per tagliare i tempi della legge, ma per tagliare anche i tempi di quest'Aula. Si poteva comunque iniziare a parlare, poi l'emendamento poteva anche essere bocciato, come è avvenuto, ma non si colgono le occasioni, perché c'è una chiusura totale da parte della maggioranza, che crede che tenendoci in Aula a oltranza possa convincerci a "mollare".

Io non credo che molti qui, escluso il Presidente della Regione, siano consapevoli o coscienti di che cosa è una trattativa commerciale. Il Presidente invece lo sa benissimo ed è anche molto capace, e non lo sto dicendo ironicamente, è persona molto capace sotto questo punto di vista, e dovrebbe accettare pertanto di confrontarsi con le altre persone, anche se meno capaci di lui. Cosa che però generalmente non accetta.

Tornando alle frasi che si sono sentite in questi giorni - e me ne dispiace presidente Pirisi, perché lei sa che abbiamo intavolato questo confronto in maniera pacata, in maniera onesta, in maniera civile - quando si dice: "Non abbiamo mai avuto intenzione di bloccare tutto, ma è chiaro che le proteste di chi non vuol vedere bloccato il proprio investimento personale non le accettiamo", mi sembra che si utilizzi una frase un po' pesante, anche perché, continuo a dire, invece di fare illazioni, è meglio che si dichiarino apertamente quali sono gli interessi personali.

Io non voglio essere inserito nel mucchio, o meglio, se lei ritiene che personalmente possa essere inserito nel mucchio, mi inserisca pure, però queste affermazioni vanno esattamente indirizzate, perché altrimenti di finisce per fare di tutta un'erba un fascio. Chi sono gli imprenditori dai 3500 posti che si vogliono agevolare o bloccare? Di che parte sono? Che appartenenza politica hanno? Vediamo realmente chi sono i sindaci che hanno interessi personali nello sviluppo edilizio e turistico, vediamo anche chi sono quei sindaci che si sono mossi a supporto di certe iniziative, e abbiamo fatto l'esempio l'altro giorno del blocco dei lavori a San Teodoro. Io, conoscendo perfettamente la situazione in quel comune, sia urbanistica che di interessi, sono disponibile a parlarne. Parliamone pure prima di ergerci a paladini e a difesa di chi invece - poverino! - afferma di non avere nessun tipo di interesse, oppure di voler salvaguardare l'interesse generale.

Mi piacerebbe molto approfondire il discorso sulla speculazione di San Teodoro, di Costa Caddu, di Capo Coda Cavallo, di Puntaldia, dell'Isuledda, eccetera.

PRESIDENTE: Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, per annunciare ovviamente il voto favorevole all'emendamento numero 28, perché noi riteniamo che questo piano debba necessariamente prevedere la valorizzazione del paesaggio regionale. Riferivo prima dell'Agenzia europea dell'ambiente, che chiede una gestione responsabile del capitale ambientale. Ma se si parla di gestione responsabile del capitale ambientale è chiaro che si intende l'ambiente come qualcosa di economico, di produttivo, pertanto non possiamo fare a meno di rilevare che la dizione "piano per la valorizzazione paesaggistica regionale"rappresenta fedelmente il contenuto di questo articolo 1.

E questo deriva certamente dalle indicazioni che nascono non solo dall'Unione Europea, ma credo da un contesto mondiale, e nascono anche, dalla normativa di riferimento che voi avete detto essere la norma principe, e cioè il Codice Urbani. Non c'è un solo articolo in tutta la normativa che prevede la valorizzazione del paesaggio dove non si parli di valorizzazione del paesaggio. Allora non ho capito che cosa impedisce alla maggioranza di definire la valorizzazione paesaggistica regionale.

Se ne parla in merito di cooperazione tra amministrazioni pubbliche - e abbiamo già affrontato questo argomento - dove si prevede che le amministrazioni pubbliche contribuiscano al recupero, alla riqualificazione e valorizzazione del paesaggio. Lo prevedono le convenzioni internazionali, lo prevede la stessa pianificazione paesaggistica, che all'articolo 135, affida alle Regioni il compito di assicurare che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato. Quindi non stiamo inventando proprio un bel niente!

Questo non è un ostruzionismo strumentale, colleghi, è previsto, e così deve essere, perché da qui nasce l'idea che abbiamo tutti quanti dell'ambiente. Se invece così non è, allora fate prima a dirci che non ritenete opportuno valorizzare l'ambiente, che non ritenete opportuno tramutare in risultati anche di tipo economico l'utilizzo dell'ambiente. Diteci questo, così avremo la conferma che questa legge ancora una volta è stata scritta dai fondamentalisti verdi, da Legambiente, da tutte le associazioni che pretendono una dizione di questo genere e che quindi stanno affossando lo sviluppo turistico del nostro territorio.

Da qui nasce la nostra perplessità, che ormai non è più una perplessità, ormai è diventata una certezza. Chiedo pertanto per l'ennesima volta al Presidente Soru, lo faccio anche in sua assenza, perché ogni tanto appare e poi scompare; Presidente Soru (tanto so che mi sta ascoltando da qualche parte, e qualcuno comunque provvederà a riferirglielo) abbia la compiacenza di far sospendere i lavori del Consiglio e di chiedere la convocazione di una Conferenza dei Capigruppo per riferirci esattamente quali sono i margini di manovra, se esistono. Se non esistono diremo noi a tutti i sardi che il presidente Soru non è disponibile a raggiungere un accordo con la minoranza, non vuole dialogare con noi, ma ce lo dica una volta per tutte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, annuncio il mio voto favorevole all'emendamento numero 28. Noi infatti intendiamo la valorizzazione del paesaggio non come un optional estetico o occasionale, bensì come la valorizzazione di quei luoghi nei quali abitiamo e viviamo e dove, prima di noi, altri hanno vissuto e continueranno a vivere in futuro.

La parola paesaggio per noi, e in particolare modo la valorizzazione del paesaggio, ha il pregio di attirare l'attenzione sulle qualità formali, estetiche e simboliche di un luogo. Alla fisionomia di un luogo o di una Regione come la nostra hanno concorso negli anni, e concorrono, le segnature del passato, cioè tutte quelle peculiarità che differenziano i nostri territori: dall'abitazione, alla coltivazione di particolari specie selvatiche, boschive, a tipi di colture agricole, ai tracciati stradali, alle modalità di costruire, sino a quelli che noi chiamiamo comunemente monumenti, alle tracce architettoniche e topografiche più antiche.

Queste considerazioni dovrebbero consentire di comprendere come nella nostra idea di tutela del paesaggio di una Regione sia depositato quel patrimonio d'identità, di cultura e di memoria che solo rende possibile il senso d'appartenenza e di progettualità situato appunto in una comunità. Conservare i tratti identificativi, e quindi valorizzarli, dei propri territori non vuole dire dunque in primo luogo adattarsi in un fastidiosissimo compito di tutela del vecchio, impigliarsi nei vincoli che questa legge impone e nelle limitazioni necessarie a qualsiasi intervento che non sia di nichilistica distruzione; significa, invece, per noi, operare affinché possa continuare una cultura, una forma d'identità nelle sue interne differenziazioni e articolazioni accanto ad altre forme e manifestazioni d'identità culturale, territoriale e ambientale.

In passato, e sino a qualche tempo fa, il concetto di gestione territoriale in termini politici, amministrativi e progettuali si sostanziava in una rappresentazione delle differenze, delle sedimentazioni storiche e culturali, degli aspetti qualitativi e anche di quei colori e di quelle figure che per noi appunto compongono con il loro gioco le differenze dei luoghi. Noi vogliamo inserire, con questo emendamento, "la valorizzazione paesaggistica regionale", perché abbiamo un'idea diversa della tutela del paesaggio e della valorizzazione del paesaggio, quell'idea che, come dicevo in sede di esama dell'altro emendamento, deve partire dal basso e non può essere calata dall'alto senza una discussione, senza analizzare puntualmente ciascuna realtà locale, senza dar voce agli operatori che lavorano sul campo.

Noi vogliamo tutelare le nostre coste e valorizzare ciò che abbiamo e non distruggere come qualcuno vuol far credere attraverso la stampa, perché la nostra cultura paesaggistica e la nostra idea di tutela del paesaggio non è certamente inferiore a quella che gli ambientalisti dell'ultim'ora ogni tanto o attraverso la stampa, o attraverso iniziative sporadiche, tentano di inculcare ai nostri giovani ed in particolar modo alle nuove generazioni. Noi abbiamo un'idea diversa del paesaggio e abbiamo soprattutto un'idea diversa della tutela e della valorizzazione del paesaggio, per questo il mio voto sarà favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, effettivamente parlare ad un'Aula che non ascolta viene un po' in salita. Mio padre licenziò un suo contadino che zappava in campagna perché quando parlava non lo guardava in faccia. Io sono abituato sempre a guardare in faccia il mio interlocutore ma mi rendo conto che la situazione è cambiata e mi adeguerò. Vorrei anche dare un suggerimento, prima di iniziare, signor Presidente, ai miei colleghi Oppi e Diana che chiedono insistentemente, già da tanto tempo, un po' di collaborazione al Presidente Soru. Io credo che non si avrà collaborazione né da parte del Presidente Soru né da parte di questa maggioranza come dimostra l'esperienza di qualche giorno fa, quando al termine del dibattito sulla formazione, non è stato approvato un nostro ordine del giorno che nelle conclusioni era identico a quello presentato dalla maggioranza, perché parte dell'introduzione era differente. E ciò nonostante lo stesso Presidente Soru avesse affermato che se fosse stao approvato un ordine del giorno unitario avremmo avuto senz'altro maggior forza contrattuale nei confronti dello Stato.

Quindi, ritornando al discorso d'oggi, ciò che vogliamo fare con l'approvazione dell'emendamento ora in esame non è, come diceva qualche collega che mi ha preceduto, questione di poco conto. Con questo emendamento, infatti, vorremmo attribuire una valenza centrale allo sviluppo turistico all'interno "sistema Sardegna", cosa che veniva prima sempre contestata dalla sinistra.

Su questo punto immediatamente inizia il fuoco di sbarramento dell'ambientalismo fondamentalista, che noi, signor Presidente, vogliamo combattere, perché è un ambientalismo che non ha il senso reale della società sarda, come dimostrano i risultati elettorali. Piuttosto che incontrarsi, accettare di dibattere, si preferisce andare contro e battersi soltanto a forza di slogan che alzano steccati tra la Regione e le autonomie locali; l'esempio della politica delle coste è illuminante.

La prego, Presidente, di ascoltare le serie preoccupazioni dei sindaci, che voi completamente ignorate; se queste preoccupazioni fossero state prese in considerazione avremmo realizzato le tanto auspicate sinergie del sistema delle imprese fra turismo costiero e zone interne. Si tende invece a demonizzare, senza conoscerle, tutte le richieste e tutti i nuovi progetti, così come si demonizzano le energie alternative, specialmente quelle eoliche che pure fanno parte degli obiettivi strategici dell'Unione Europea. Del resto, se la Sardegna vuole restare all'interno di essa dovrà logicamente sperimentarle.

Noi non diciamo che bisogna costituire parchi eolici ovunque e comunque….

PRESIDENTE: Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signore Presidente, io credo che, considerate le argomentazioni con cui ci stiamo scervellando nell'analisi lessicale della titolazione degli articoli, se questi lavori dovessero divenire oggetto di una tesi di laurea senz'altro né deriverebbe uno studio scientifico che potrebbe servire da base alle generazioni future per l'interpretazione della politica, dei momenti contingenti, come li chiamo io. Ora questo momento contingente a noi impone questo tipo di azione politica, che è dura e pesante per noi, ma non invidio comunque i colleghi della maggioranza, perché credo che malgrado la loro scena muta e il loro apparente disinteresse, avvertano ormai la stanchezza ed una certa insofferenza.

Detto questo, io ritengo che la titolazione "Piano Paesaggistico Regionale"sia stata voluta per gettare fumo negli occhi, è un titolo roboante: mai si è parlato, mai è esistito in Sardegna un piano paesaggistico regionale o provinciale o comunale o di un territorio. Con questo cappello, con questo strumento si vuole infatti coprire quello che effettivamente c'è dentro questo piano paesaggistico, perché quando andiamo a vedere il disposto della norma, è vero che c'è il vincolo, che è calato dall'alto come un'accetta, che taglia tutto il territorio lungo i due chilometri dalla costa, non un metro in più e non un metro in meno, separando le aree in cui si può o non si può d'ora in avanti vivere o operare, ma al di là di questo tutto il resto si rifà alle normali regole urbanistiche.

Si cita il codice Urbani, certamente, ma è giusto dire che il codice Urbani pone i piani paesaggistici allo stesso livello degli altri piani, in sott'ordine rispetto al piano urbanistico regionale che deve essere la norma madre che controlla e da cui discendono tutti i piani urbanistici, paesaggistici di tutela archeologica, ambientale eccetera, redatti dalle province, dai comuni e dagli enti preposti. Quindi è solo, secondo me, una mossa per buttare fumo negli occhi; non si spiega, infatti, che non si voglia in alcun modo accettare la dicitura di piano per la valorizzazione paesaggistica regionale, perché non solo come dicitura ma anche sotto il profilo interpretativo e lessicale è una forma più completa e più rispondente a tutto quello che è presente in questa norma.

Il fatto è che non c'è dialogo, che malgrado tutti gli inviti rivolti da me, da Oppi, da Diana, da tutti gli altri, non si vuole arrivare ad un confronto sereno, per salvare la maggior parte delle cose giuste che ci sono in questa legge e entrare nel merito degli altri aspetti più discutibili. Qui ci sono validi rappresentanti delle imprese, io vorrei sapere che cosa ne pensano le banche che hanno fatto investimenti, che hanno concesso mutui e prestiti alle imprese; vedrete come tireranno il freno a mano d'ora in avanti;, sarà una reazione a catena negativa dal punto di vista economico. Ecco perché si vuole entrare nel merito e vedere quello che deve essere giustamente mandato avanti. Siamo tutti, io per primo, a favore dalla salvaguardia delle coste.Io non ho mai avuto un metro quadro di terreno edificabile; l'unica proprietà che mio padre ha lasciato a me e ai miei fratelli è un terreno agricolo di ottomila metri quadri da dividere in cinque, per essere chiari; quindi non ho assolutamente alcun interesse speculativo; ho l'interesse a salvaguardare l'ambiente, il paesaggio, le coste, la montagna e tutti quegli ambienti insostituibili che la Sardegna, che la nostra Regione grazie al buon Dio ci offre. Non in questa maniera, ma con uno strumento equilibrato, con uno strumento equilibrato dove ci si possa confrontare, caro amico….

PRESIDENTE: Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, sarà un caso fortuito, però da quando è iniziata questa legislatura ogni volta che intervengo ho la sfortuna di non trovare il Presidente Soru presente in Aula. Questo lo dico perché ritengo che anche lui possa imparare, stando qua, cosa è la democrazia e la difesa della democrazia. Io voterò a favore di questo emendamento presentato dal centrodestra e lo stesso dovreste fare voi; ve lo chiedo ancora una volta: leggete con attenzione il comma 2 del disegno di legge, siete voi stessi che parlate di valorizzazione paesaggistica e regionale, ne parlate nell'esprimere il concetto proprio al comma 2.

Intervengo soprattutto perché mi dispiace non essere stato presente al dibattito in Aula sin dal primo momento, però essendo rientrato ieri notte, tra ieri notte e stamattina ho cercato di documentarmi, di capire che cosa era successo in questi giorni in Aula. Devo dire che mi ha preoccupato la dichiarazione dell'onorevole Caligaris contenuta in una intervista rilasciata ad un giornale locale, venerdì mi pare, quando ha invitato il centrodestra a ritirare parte degli emendamenti per accelerare i lavori di quest'Aula. Veda, onorevole Caligaris, noi vorremmo accelerare, però abbiamo presentato gli emendamenti perché vogliamo spiegare ai sardi cosa c'è di nascosto in questo disegno di legge.

Lei dice che ha chiesto un segnale di disponibilità per discutere attraverso gli emendamenti solo le questioni realmente importanti. Io avrei capito la posizione della collega Caligaris se ci avesse indicato in Aula quali erano le questioni importanti, invece lei e tutto il centrosinistra sono rimasti e rimangono assorti in un mutismo inspiegabile.

Allora, se nel proseguo del dibattito, onorevole Caligaris, volesse indicarci le questioni importanti, gli aspetti che dobbiamo spiegare ai sardi se ne avvantaggerebbe tutta la discussione in Aula. Tutti siamo stati eletti in quest'Aula, chi presentandosi direttamente al giudizio degli elettori e chi no, ma soprattutto chi è stato esposto al giudizio degli elettori deve rispondere a quegli elettori. Ecco perché avvertiamo la necessità di spiegare alla gente perché abbiamo presentato gli emendamenti e perché siamo contrari a questo disegno di legge.

Onorevole Caligaris, noi non condividiamo l'impostazione che ha voluto dare il Presidente Soru a questo disegno di legge, non la condividiamo dalle sue fondamenta, e l'unico strumento che abbiamo a disposizione per contrastarla è intervenire in Aula e spiegare ai sardi perché non la condividiamo. Ho avuto modo di spiegare nel mio precedente intervento, in occasione del dibattito generale, il motivo per cui a Costa Rei ieri si è operato in un modo, da parte del centrosinistra, ed oggi si opera in altro modo. State arrecando danni agli imprenditori, a coloro che hanno investito in quella località prima con un provvedimento ed oggi con un provvedimento che si muove in direzione totalmente opposta. Allora spiegate perché fate queste cose! Forse prima non si ragionava mentre oggi si ragiona, o viceversa? Ecco perché è necessario spiegare.

Non basterà neanche il dibattito odierno per sottolineare gli errori di questo disegno di legge, ma ripeto, ci fosse stato il Presidente Soru gli avrei fatto anche un altro esempio….

PRESIDENTE: Non mancheranno occasioni, onorevole Cappai. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, l'intenzione dei presentatori di questo emendamento era quella di modificare la sostanza di questo provvedimento, proprio partendo dal Titolo. Infatti quando si propone di sostituire la dicitura "Pianificazione paesaggistica regionale" con la dicitura "Piano per la valorizzazione paesaggistica regionale" è chiaro che ha un significato.. Oh Pirisi non mi interrompere, insomma…

PIRISI (D.S.). Insomma, cerca di non disturbarmi tu.

PRESIDENTE: No, onorevole Ladu, lasci perdere, lei non risponda all'onorevole Pirisi, parli all'Aula, faccia finta che l'onorevole Pirisi non sia in Aula. Prego.

LADU (Fortza Paris). Siccome continua ad interrompere tutti.

(Interruzione del consigliere Pirisi)

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, si accomodi, prego

(Interruzione del consigliere Pirisi)

LADU (Fortza Paris). No, tu hai interrotto, tu hai tentato di interrompere il mio ragionamento, io sto sviluppando il mio ragionamento, tu hai…

(Interruzione del consigliere Pirisi)

PRESIDENTE: Onorevole Pirisi.

LADU (Fortza Paris). Tu non atteggiarti…onorevole Pirisi!

PRESIDENTE: Onorevole Ladu, ci penso io a riportare l'ordine, lei svolga il suo intervento.

LADU (Fortza Paris). Sì, ci penso io, ma è dall'inizio…

PRESIDENTE: Sì, ci penso io! Onorevole Pirisi si accomodi e non interrompa ulteriormente.

LADU (Fortza Paris). Insomma, dall'inizio del dibattito non c'è intervento che non venga interrotto dal Presidente della Commissione.

PIRISI (D.S.). Ma che cosa sta dicendo? Lei vaneggia.

LADU (Fortza Paris). Allora, Pirisi, io ti voglio dire che tu sei semplicemente un Presidente di Commissione, figuriamoci se fossi altro! Lascia parlare la gente, lascia sviluppare un ragionamento, perché veramente, insomma, bisogna stare con i piedi per terra e far parlare la gente. Se vuoi entrare nel merito, chiedi la parola e parla.

Noi quindi, con questo emendamento, stiamo tentando di modificare concettualmente la legge; quando si dice che praticamente c'è un sistema di norme basato soprattutto sulle distanze e non si entra nel merito delle questioni, noi diciamo che questa impostazione è sbagliata, perché oggi ci sono tendenze nuove, che vedono e concepiscono l'urbanistica in modo diverso. Noi oggi ci stiamo affidando alle distanze; io non credo che sia un criterio giusto, un modo giusto, perché, l'ho già detto in altre circostanze, ci possono essere delle situazioni in cui il danno può essere di gran lunga maggiore se si costruisce, per esempio, a tre chilometri dalla costa.

Questo per dire che il territorio va analizzato, va studiato, l'abito deve essere confezionato su misura, ma per ogni zona della Sardegna, non deve essereci un unico abito che vale per tutte le zone, perché questo è ciò che stiamo approvando. Siamo quindi alla ricerca, in tutti questi giorni, di soluzioni che ci portino ad una sintesi. Abbiamo osservato, in questi giorni, il manifestarsi di contraddizioni all'interno della maggioranza, perché, sicuramente, non tutti sono della stessa opinione. Io ho accolto favorevolmente le aperture di alcuni consiglieri (dalla Caligaris, lo stesso Maninchedda e qualche altro) però poi mi rendo conto che si tratta di voci fuori dal coro, subito contraddette da chi, a nome della maggioranza, interviene successivamente.

Ho sentito, dopo l'intervento dell'onorevole Maninchedda ieri, qualcuno che affermava che qui non siamo al mercato e che non si deve trattare nulla. Io voglio capire - l'ho detto ieri, ma lo ripeto anche oggi - se effettivamente ci siano le condizioni per migliorare la legge, quali siano i margini di migliorabilità della legge, senza chiedere nulla, né "cosucce" né altro perché, almeno per quanto mi riguarda, non dobbiamo chiedere nulla, chiediamo solo che si approvi una legge in grado di fornire risposte ai sardi.

PRESIDENTE: Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Signor Presidente, onorevole assessore, onorevoli colleghi, io mi rifaccio - e cito sempre ad esempio- a quel moderato del collega Marrocu che è intervenuto prima, il quale sostiene che qualcuno dell'opposizione è un po' adirato. Io non vedo colleghi dell'opposizione un po' alterati, anche se la domenica magari avremmo preferito fare altro, come probabilmente anche lei, piuttosto che stare in questa Aula. Quando solleviamo dei dubbi, li solleviamo perché la maggior parte dei comuni costieri che, non so se bene o male, sono gestiti dal centrosinistra, hanno sollevato dei dubbi, e li hanno portati a noi in Commissione, dove era presente anche il Presidente della Commissione, che fa parte dei D.S. non certo del mio partito, ed erano presenti tutti i membri dei Gruppi parlamentari rappresentati in questa Assise.

Voglio citare il caso del comune di Pula, uno tra i tanti che è governato dal centrosinistra: Pula è un comune, come ho ricordato anche l'altra volta nel mio intervento, che secondo me, dal punto di vista turistico, è all'avanguardia, come pure Alghero e altri comuni balneari qua rappresentati. Ora, se il sindaco del comune di Pula all'atto di bocciare un progetto per la realizzazione di alberghi dice: "Non prendetevela con me, ma prendetevela con il decreto salva coste, prendetevela con la Regione; non è colpa mia", evidentemente quella concertazione non c'è stata neanche tra i rappresentanti della vostra parte politica. In ogni convegno a cui partecipate vi vantate dicendo che Soru ha vinto con centomila preferenze; ma anche i sindaci si sono presentati alla popolazione e hanno ricevuto un consenso popolare.

Quando leggo sul giornale che altre amministrazioni del centrosinistra sono state tranquillizzate - cito il comune di Capoterra che da quarant'anni non ha un piano urbanistico - per me va benissimo, però se l'assessore dell'urbanistica ha avuto la pazienza di tranquillizzare il comune vicino alla sua area politica, perché nell'incontro con i 70 amministratori dei comuni costieri non hanno tranquillizzato anche tutti gli altri? Mi ricollego un attimo al comune di Pula perché alcuni partiti che compongono l'attuale maggioranza in Consiglio regionale fanno parte della maggioranza anche in quel comune, mentre altri fanno parte dell'opposizione. La parte che sta all'opposizione, quella dei D.S., dice: "Intanto il piano è illegittimo, l'avete approvato e la Regione provvederà a farlo cassare". La parte di maggioranza che sta in maggioranza, scusate il gioco di parole, invece replica: "No, rientra nella legge perché abbiamo fatto una consultazione con la Regione".

E' chiaro che un cittadino di fronte a tutto ciò pensi che ci debba essere qualche piccola incomprensione, visto che coloro che hanno un mandato popolare - come ce l'abbiamo noi - devono rendere conto delle mancate risposte alle istanze degli impresari che nel territorio vogliono investire e che hanno chiesto di poter investire in quei determinati punti.

Qualcuno si è stupito che la maggior parte dei progetti turistici siano previsti all'interno della fascia costiera tra i 300 metri e i 2.000 metri. Io non mi sono mai stupito, io non rientro tra coloro che devono effettuare investimenti in quella fascia costiera. Noi però abiamo un diverso modo di intendere il turismo, viene sempre inteso come turismo costiero; il 90 per cento del turismo nella nostra Isola è turismo costiero. Quando sono state intervistate le famiglie che trascorrono le vacanze nella nostra Isola tutte hanno confermato che al di fuori del periodo estivo si recano in località montane a visitare i parchi, i laghi, a visitare tutto quello che vuoi. Però, nel periodo estivo, che ci piaccia o no, la gente preferisce venire in Sardegna…

PRESIDENTE: Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, io parto da posizioni diverse rispetto ad alcuni miei colleghi, ed in particolare rispetto all'onorevole Cappai, che si dichiara in disaccordo sui principi del decreto "salva coste", presentato dalla Giunta, per i suoi contenuti. Io invece sono d'accordo con i contenuti di principio, perché - come è emerso anche dalla discussione generale, dove tutti, nessuno escluso, hanno parlato di ambiente e della sua importanza per la Sardegna - la valorizzazione ambientale diventa necessaria, se non indispensabile, per arricchire quell'offerta turistica che oggi, a detta di molti, specialmente e logicamente di tutta la maggioranza, è in crisi. Quest'anno, infatti, si è avuto realmente un calo di presenze; e questo oramai è un dato assodato che viene riportato da tutti. Ciò non toglie però che il settore turistico rimanga per la Sardegna un settore importante, strategico, anche perché nessun altro comparto, considerata la situazione del mercato, può dirsi esente da crisi.

L'agricoltura: oggi sotto i portici del palazzo del Consiglio, è stata celebrata una messa in occasione della protesta organizzata dagli agricoltori per sensibilizzare il mondo politico nei confronti del problema del prezzo del latte. In quell'occasione è apparsa evidente la difficoltà che attraversa il settore dell'agricoltura. Per quanto riguarda l'industria tutti conoscono le difficoltà che affliggono questo comparto. Altri punti di forza per la Sardegna - al di là di dire che l'ambiente è un bene ottimale - quali sono? Rimane il turismo, che piaccia o no.

Io sono contrario che si parli di turismo solamente riferito alla costa, ai due chilometri, io sono per un turismo integrato - questo l'ho detto e lo ribadisco - quindi noi facciamo male a focalizzare l'attenzione sui due chilometri, però purtroppo lo facciamo perché questa legge riguarda proprio il vincolo dei due chilometri. Il vero nocciolo della questione è che manca una strategia da indicare alla Sardegna, manca il dialogo su che tipo di economia vogliamo portare avanti.

Questo è uno degli argomenti che il Presidente Soru ha sottolineato nel suo primo intervento pronunciato in sede di presentazione delle dichiarazioni programmatiche; disse che alla Sardegna mancava un progetto generale e che bisognava lavorare per arrivare a ciò. È questo che dobbiamo fare qua dentro, non perdere tempo in (scusatemi la parola) sciocchezze. Il disegno di legge non è perfetto e va rivisto. Allora dateci l'opportunità di rivederlo insieme; non restate arroccati in una posizione oltranzista che non porta da nessuna parte, se non a stare qui a parlare forse di nulla. Certamente così non stiamo facendo il bene della Sardegna. Questo è un fatto.

PRESIDENTE: Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per rispondere, preannunciando il mio voto contrario, all'onorevole Cappai che, nell'esprimere delle valutazioni in merito all'andamento dei lavori di venerdì, leggendo un resoconto di stampa mi ha attribuito una dichiarazione ai giornalisti che io non ho rilasciato. Ho parlato esclusivamente in Aula e i giornalisti hanno riportato, evidentemente, autonomamente le considerazioni che hanno ritenuto più opportuno sottolineare. La frase è virgolettata ma l'ho pronunciata in Aula, non ho rilasciato interviste, onorevole Cappai; questo come precisazione.

Quella affermazione - la ribadisco nella giornata odierna - si riferisce al fatto che ho ritenuto 1884 emendamenti, di cui 1026 relativi ad emendamenti di emendamenti, difficili da spiegare sotto il profilo della razionalità. E come altri suoi autorevoli colleghi hanno evidenziato - faccio riferimento in particolare all'onorevole Diana - gli emendamenti originariamente proposti dal centrodestra erano pochi, si limitavano soltanto a dieci. Io ho chiesto un maggior senso di responsabilità e che si affrontassero le questioni che l'opposizione ritiene veramente importanti senza nessun mercato e senza nessun atteggiamento moralistico da parte mia. Se è stato interpretato diversamente è stato interpretato in senso malevole, perché io non ho inteso dare lezioni a nessuno. E non ritengo di doverle dare a nessuno, perché non sono qui per dare lezioni, ma per partecipare ad un dibattito sereno, che riguardi le questioni importanti.

E con qualche riferimento velatamente polemico dico anche all'onorevole Oppi - ho visto che oggi l'U.D.C. mi ha riservato una particolare attenzione - che non ho capito esattamente a che cosa si riferisse quando diceva che io lo sapevo; sono comunque disposta, in qualunque luogo ritenga opportuno, a procedere a un chiarimento. Considerato poi che mi si accusa di voler portare argomenti moralistici, io ritengo che comunque ci siano degli aspetti delle nostre prerogative che sarebbe opportuno discutere serenamente.

Ho espresso le mie valutazioni e ho l'impressione, dopo due giorni di dibattito, che il centrodestra non abbia chiari quali siano i punti nodali sui quali intende dibattere; forse sarebbe necessario anche un chiarimento all'interno dell'opposizione, in modo tale che si capiscano meglio quali sono i punti che non posso indicare io, ma fanno parte della vostra capacità, maturità e soprattutto preparazione.

Io sono una neofita, onorevole Cappai, ho tutto da imparare e francamente e modestamente sto cercando di farlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente, ho concluso il precedente intervento ricordando che da qualche mese è giacente presso la Commissione lavoro una proposta di legge relativa all'attivazione dei servizi per l'impiego; so che nel frattempo ne sono arrivate altre. E seppure, come sosteneva un collega, questa condizione ci è stata lasciata in eredità dalla scorsa legislatura, è vero anche che è necessario ripercorrere il perché si è arrivati alla condizione, nella trascorsa legislatura, di non approvare una legge organica, ma di addivenire ad uno stralcio con l'approvazione avvenuta in Aula di un testo recante la firma di tutti i Capigruppo.

La norma era già stata predisposta con una concertazione ampia, che ha visto d'accordo tutte le parti sociali e sindacali, ad eccezione di una organizzazione sindacale che ne ha determinato il rinvio per un anno e mezzo. Era una norma che avrebbe agevolato certamente il mercato del lavoro e avrebbe consentito di superare l'attuale arretratezza degli uffici di collocamento.

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni capisco che lei...

DEDONI (Rif. Sardi). Presidente...

PRESIDENTE. Mi lasci dire. Io la invito a parlare del tema, quando parleremo di impiego, prego.

DEDONI (Rif. Sardi). Presidente, quando lei si è spostato per altri impegni istituzionali e l'Assemblea era presieduta da altro Presidente, io nella continuazione di quel ragionamento che era attinente a quell'emendamento, ma non certamente distante neanche da quello che stiamo discutendo adesso, avevo chiosato sulla necessità che questo Consiglio regionale si occupasse di questioni molto più, come dire, attinenti alle aspettative e alle speranze della Sardegna e non solo di bloccare uno spazio opportuno...

(Interruzione del consigliere Pirisi)

DEDONI (Rif. Sardi). Vuole interrompermi ulteriormente l'architetto.

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni io la invito a proseguire nel suo intervento e magari a attenersi all'argomento in discussione; capisco che è la coda o la testa di un altro ragionamento, ma provi a rimanenere nel tema.

DEDONI (Rif. Sardi). Ma infatti sto rimanendo nel tema Presidente.

PRESIDENTE. Le ricordo che siamo all'emendamento numero 28.

DEDONI (Rif. Sardi). Stavo dicendo che questa proposta blocca effettivamente le possibilità di creare sviluppo ed occupazione, perché anziché salvaguardare le coste della Sardegna nella fascia dei 300 metri dal mare, cerca di salvarle nella fascia dei 2000 metri; bontà di chi pensa che le coste possano essere salvate bloccando ogni possibile iniziativa dentro i 2000 metri. Ci vorrebbe molta più disponibilità ed attenzione verso i problemi veri della Sardegna, ed uno di quei problemi veri e seri è la mancanza di occupazione. Bene quindi ha fatto il collega Uras a sollevare queste tematiche, perché su queste ci dovremo confrontare, su come rivitalizzare un mercato del lavoro che è stagnante, bloccato.

Sembrerebbe, stando a quello che riesco a capire e a riscontrare, dalle letture dei giornali e dalle notizie fornite dai mass media, che stiamo crescendo in opportunità di occupazione e di lavoro, e questo ci aiuterà molto di più. Siccome siamo in tema, mi pare che questa proposta di legge, attraverso il blocco dei lavori nelle coste entro i 2000 metri, miri anche a offrire opportunità diverse con un turismo alternativo. Bene, io credo che questo ci agevolerà di molto in questa prospettiva.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni. Io le chiedo scusa ma bisogna che ci aiutiate a svolgere il nostro lavoro, così non ci rendiamo antipatici e non commettiamo parzialità. Se ognuno sta nel tema noi non facciamo nient'altro che concedere la facoltà di parlare. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Signor Presidente, intervengo sull'emendamento numero 28 per svolgere alcune considerazioni. Io non sto a riprendere certamente i colleghi che sono intervenuti prima di me, però è ingeneroso da parte della collega Caligaris - ma non credo che ci fosse malevolenza nei confronti di questa coalizione di opposizione - sostenere l'assenza di un disegno da parte da chi le parla e di chi parla a quest'Aula. C'è invece un disegno che è esattamente opposto a quello che è in discussione oggi, non solo nelle parole, ma anche nei fatti e nei documenti che sono stati presentati alla Commissione competente, sia nell'attuale sia nella precedente legislatura. I punti di dissenso sono molto chiari: il blocco indiscriminato, la mancata concertazione, il voler andare avanti a tutti i costi attenendosi solo a quelle leggi che governano la pianificazione a livello nazionale subito dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, quindi l'articolo 117 del Decreto Urbani.

Crediamo che i concetti che stiamo esprimendo siano comprensibili, condivisibili soprattutto, perché una cosa è concetti chiari ma non condivisibili, altra cosa invece è esprimere concetti condivisibili; concetti condivisibili che, evidentemente, non trovano alloggio neanche nei pensieri di chi vuole andare avanti in questa proposta di legge, che a noi spaventa. Spaventa soprattutto chi, come me, non ha interessi particolari da difendere, spaventa sapere che moltissimi artigiani nella mia provincia viaggiano tutti i giorni per cercare di trovare lavoro in quelle aree di sviluppo che d'ora in poi saranno bloccate. Spaventa sapere che, per fare un esempio, anche artigiani ed operai del campidanese vanno a dormire nei container, in Gallura, nella speranza di trovare quello che non trovano a casa loro e che per adesso e per i prossimi anni, io ho paura che saranno molti, queste speranze e non solo le speranze saranno vanificate da questo disegno di legge.

La tutela indiscriminata del limite dei due chilometri è ugualmente uno dei concetti che combattiamo, così come combattiamo l'idea di carenza di tutele, che noi sosteniamo erronea, perché esistono leggi che governano il territorio, che tutelano certamente quelle zone sensibili che stanno a cuore a tutti. La pianificazione poteva realizzarsi senza applicare misure così drastiche, che noi riteniamo non solo impopolari ed antieconomiche, ma addirittura dannose per questa nostra Sardegna.

Quindi, questi sono i concetti che stiamo tentando di esprimere sin dal primo momento in cui è iniziata la discussione di questo disegno di legge, sono concetti che credo ai non esperti o ai più esperti siano molti chiari, sono concetti suoi quali credevamo di poterci confrontare. Questo non ci è permesso e quindi continuiamo ad andare avanti nell'esprimere le nostre posizioni, mi auguro non solamente in quest'Aula dove necessariamente l'eco si limita a queste pareti, sperando che questi nostri concetti arrivino e tocchino le coscienze più sensibili di chi, fuori da questo Palazzo, ci ha accordato il suo consenso e ha permesso a tutti di arrivare qua a rappresentare il popolo sardo.

Crediamo che la nostra sia un'azione meritevole di essere tutelata, così come il Presidente che dirige atualmente i lavori dell'Aula e gli altri Presidenti hanno fatto con la massima correttezza. Crediamo che quest'azione debba inevitabilmente portare ad un confronto sul merito che per adesso non esiste. Questo confronto, evidentemente, non è voluto o c'è qualcuno che impedisce che si svolga in quest'Aula e quindi ormai...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto a favore, mio e del mio Gruppo, sull'emendamento numero 28, che ha come obiettivo quello di individuare, nella valorizzazione del paesaggio, la finalità più importante che il centrodestra vuole restituire a questo strumento urbanistico.

Io credo che parlare di valorizzazione significhi davvero affrontare il nodo più importante del proposito normativo, cioè quello di capire come si voglia, sul presupposto urbanistico, impiantare una norma che ponga davvero le premesse per uno sviluppo turistico sostenibile. E siccome noi, per turismo sostenibile, non intendiamo la chiusura col cellophane di tutto ciò che abbiamo di bello e di fruibile dal punto di vista ambientale, ma intendiamo l'utilizzazione compatibile con una fruizione anche da parte delle generazioni future, ecco che questo diventa un concetto altamente economico.

Non dimentichiamo, tra l'altro, che questa valorizzazione nasce in funzione di una proposta normativa fortemente impositiva. Un vincolo così esteso, vincolo che costituisce un sacrificio grande della proprietà privata, introduce necessariamente un elemento di grande fragilità nella norma stessa. C'è pertanto da aspettarsi un ampio contenzioso giuridico di fronte ad una legge così impregnata, appunto, di elementi di imposizione vincolistica.

Noi diciamo, anzi, che qualsiasi rigidità apportata - e che noi sappiamo bene essere stata introdotta dal "decreto di San Lorenzo" e poi reiterata da quest'eroico ordine del giorno del 4 novembre - non può che essere accompagnata da un'analisi documentata - così come qualsiasi provvedimento amministrativo - che davvero individui la necessità, l'urgenza di un sacrificio così elevato che viene richiesto ad un quindici per cento del territorio sardo.

Io ho anche esaminato, tra l'altro, alcuni anacronismi che deriverebbero dall'applicazione di una norma così fatta. In pratica il Consiglio è chiamato a reiterare un provvedimento, appunto, emanato dalla Giunta e quindi dichiarare l'utilità del vincolo dei due chilometri dalla battigia, senza aver voce in capitolo nella fase successiva, quando si andrà a costruire questo strumento di programmazione paesaggistica regionale, che individuerà l'esatta linea di demarcazione di questo vincolo.

Il mio carissimo amico e collega onorevole Porcu diceva: "Sì, ma noi abbiamo in mente un modello "a dente di sega" cioè un modello che nelle "punte" potrebbe prevedere una distanza dalla battigia anche di quattro chilometri". Quindi una sega con dei denti un po' anomali da questo punto di vista, con qualche punta che potrebbe arrivare a quattro, cinque chilometri. Io credo che questa sia la vera, grande preoccupazione oggi del centrodestra. Noi non possiamo pensare di non partecipare a questo studio, a questa analisi, all'approvazione di uno strumento così importante...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente; io intervengo per confermare che noi voteremo contro l'emendamento in discussione e per riprendere anche alcune considerazioni che sono state esposte, compresa l'ultima del collega Pisano. Io ammetto - e lo ammetto per il nostro Gruppo, ma penso di poterlo ammettere per l'intera maggioranza - che noi non siamo in grado di elaborare una sintesi delle vostre posizioni. Non abbiamo la conoscenza delle posizioni delle singole forze politiche, aggiungo che non siamo in grado di operare una valutazione per richiamare le differenze dei singoli interventi, persino degli stessi Gruppi, quindi non siamo in grado di dare una risposta che elabori la sintesi delle vostre posizioni.

È chiaro che non essendo in grado di operare questa sintesi - lo ammettiamo senza nessuna difficoltà - spetta a voi farla. Spetta alla minoranza elaborare una sintesi delle proprie posizioni, esprimerla in quest'Aula, perché siamo contrari ad operazioni che non avvengano qua dentro (come diceva il collega Pisano, richiamato tante volte da altri colleghi) però per attuare in Aula un confronto che contribuisca a definire una posizione convergente, è bene che la minoranza su singoli punti o sull'insieme del provvedimento - che sarebbe la soluzione migliore - ci faccia sapere qual'è la sua opinione. In presenza di una vostra indicazione complessiva se volete, parziale se non siete in grado di farla complessiva, si può senz'altro, sempre in Aula, aprire un confronto più ravvicinato.

Questa può essere una strada, la strada della partecipazione, come sosteneva l'onorevole Pisano, la strada della responsabilità, tenendo presente che noi siamo esposti, abbiamo reiterato il provvedimento l'altro giorno, il 4, il giorno della festa dei combattenti e dei caduti in guerra. Noi siamo i combattenti, voi rischiate di cadere in guerra. Penso che questo percorso possa essere al momento - e concludo - per quanto riguarda il centrosinistra, un'ipotesi di lavoro, un'ipotesi di lavoro, niente di più, niente di meno. Un'ipotesi di lavoro che non vuole contribuire ad esasperare le differenze, che sottoponiamo alla vostra valutazione non perché vogliamo aprire una discussione sul tema, ma perché riteniamo che sia giusto dimostrare attenzione a buona parte delle considerazioni che voi avete pronunciato. A voi la risposta.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione. Prego i colleghi di predisporre la scheda.

SANJUST (F.I.). Chiedo di intervenire.

PRESIDENTE. Colleghi non va bene, avevo già annunziato la votazione, onorevole Sanjust, avevo guardato ed aspettato qualche seconda prima di chiamarla.

SANJUST (F.I.). Presidente, io le chiedo per la prossima volta.

PRESIDENTE. No, io le chiedo per la prossima volta di iscriversi!

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'emendamento numero 28.

Rispondono sì i consiglieri: CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA- CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

presenti 67

votanti 64

astenuti 3

maggioranza 32

favorevoli 21

contrari 43

(Il Consiglio non approva).

Emendamento 35. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, è difficile pronunciare una dichiarazione strettamente attinente all'articolo 1, comma 2 e a questo emendamento, dopo le affermazioni del collega Cugini. Sorprende, infatti, che il segretario regionale dei Democratici di Sinistra, dopo tre giorni di discussioni, evidentemente assuefatto dalle troppe parole del centrodestra, non sia riuscito a cogliere i punti essenziali della nostra azione. Io mi permetto di sintetizzarli, onorevole Cugini, perché rileggendo gli emendamenti forse si possono comprendere.

Il primo è quello che stiamo discutendo, che è una conditio sine qua non, per andare avanti. Avete infatti prevaricato il ruolo che spetta e che è riconosciuto al Consiglio in tutte le regioni italiane. Oggi posso affermare che in tutte le regioni italiane (l'Abruzzo, la Basilicata, la Calabria, la Campania, l'Emilia Romagna, il Lazio e la Liguria) il soggetto che approva i piani territoriali paesistici è il Consiglio regionale. Questo è il primo punto su cui dobbiamo confrontarci, il punto di partenza essenziale dal quale procedere.

Ma è indubbio che l'altro elemento è quello del Codice Urbani. Non si può pretendere che in Sardegna vigano dei vincoli arbitrari, perché sarebbero incostituzionali, considerato che la tutela rimane in capo allo Stato e non alla Regione, per volere del centrosinistra nel 2001, e perché il Codice Urbani fissa precisamente le categorie e gli ambiti di tutela. Quindi non possiamo far gravare sulla Sardegna vincoli inaccettabili. L'articolo 142 del Codice Urbani deve pertanto costituire il punto d'incontro sul quale trovare tutte le intese possibili e immaginabili.

Terzo punto; diritti acquisiti. Sembra assurdo che una forza politica di opposizione debba richiamare il rispetto dei diritti acquisiti. In questo disegno di legge vengono violati tutti i diritti acquisiti.

Ultimo punto è proprio questo emendamento. Il quadro di riferimento e di coordinamento non è il piano territoriale paesistico, è il piano urbanistico territoriale che è alla base di tutta la pianificazione statale e regionale e di tutte le Regioni italiane. Siamo pronti a confrontarci su ogni singola Regione per verificare cosa hanno fatto le altre Regioni. La confusione che avete messo in campo ponendo come primo elemento di pianificazione quello paesaggistico è frutto di confusione e di errata interpretazione delle stesse norme nazionali.

Quindi noi ribadiamo che siamo pronti a discutere, prendendo come base di partenza il progetto dei Democratici di Sinistra, che è un progetto ben fatto, che è inquadrato in questa logica, che non prevarica certamente la logica della pianificazione, un progetto che parte dal piano territoriale regionale per poi scendere sino agli altri. Su questo progetto siamo pronti a confrontarci immediatamente. Questi sono i punti. Se invece si vuole ribadire che il quadro di riferimento e di coordinamento è il piano paesaggistico regionale non possiamo certamente collaborare, onorevole Cugini, perché è un errore concettuale, è un errore politico ed è una sottovalutazione invece del bisogno che si aveva in Sardegna di una pianificazione più puntuale sul piano regionale. E non si possono davvero introdurre norme che hanno come unico obiettivo quello di bloccare lo sviluppo, di non creare le condizioni perché la Sardegna possa, in questi prossimi cinque anni, cresere economicamente.

Basterebbe applicare il Codice Urbani, l'articolo 142 (ma anche il 136 e il 132) per avere davvero quelle indicazioni di sviluppo insieme con le misure di salvaguardia che vengono utilizzate in tutte le altre regioni italiane, Liguria compresa. Se infatti operasse la legge sarda in Liguria, dovrebbero costruire in Piemonte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, nel dichiarare che voterò a favore di questo emendamento, voglio pronunciare una serie di considerazioni. La prima esula dall'emendamento, ma sarò brevissimo. Forse, Presidente, potremmo ipotizzare di ripensare al sistema di prenotazione degli interventi, di cui si è parlato varie volte in questo Consiglio. Questa è una delle poche aule che io conosca che adotta questo sistema e che, alla fine, crea qualche imbarazzo o nel Presidente o in coloro che ritenevano di essere stati notati quando avevano segnalato la propria intenzione di intervenire. Ci sarà senz'altro qualche periodo in cui quest'Aula rimarrà inutilizzata; in quell'occasione si potrebbereo adottare quegli accorgimenti tecnici per rendere più funzionale il sistema di votazione agli interessi complessivi della gestione dell'Aula.

Premesso questo, sull'emendamento specifico, il collega Cugini, ha affermato un concetto importantissimo; che ogni ragionamento sulla legge ha come sede naturale l'Aula, nel senso che, né il centrosinistra né l'opposizione, hanno alcuna intenzione di utilizzare ambienti esterni rispetto a quest'Aula per effettuare le proprie riflessioni. Collega Cugini, lei nel suo intervento ha esordito, come sempre in maniera divertente, peccato che non lo faccia lei l'ostruzionismo, perché ascoltarla sarebbe uno spasso, purtroppo lo facciamo noi che abbiamo meno senso dell'umorismo.

CUGINI (D.S.). Io non ho mai fatto ostruzionismo.

VARGIU (Rif. Sardi). Benissimo! Peccato, è un peccato perché è divertente ascoltarla, ma è un complimento quello che le sto rivolgendo, sarebbe senz'altro più gradevole, considerato che ci dobbiamo stare in quest'Aula, ascoltare i suoi ragionamenti, che presentano sempre uno spiccatissimo senso dello humor piuttosto che altri, che magari sono privi di questa qualità.

Lei - dicevo - nel suo intervento ha esordito col ragionamento sul 4 novembre e ha scelto ovviamente la parte in cui collocarsi, lasciando a noi quella dei caduti in guerra. Io accetto il ruolo che lei ci ha assegnato, però, richiamandomi al famoso "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria, le ricordo che molto spesso i caduti in guerra, qualunque sia la guerra e qualunque sia il motivo per cui la guerra è nata, finiscono per diventare degli eroi nell'immaginario popolare. Allora, io preferisco non cadere e non diventare eroe, nel senso che mi auguro che la Provvidenza consenta a ciascuno di noi lunghe permanenze in questa valle di lacrime, dove pure abbiamo trovato un equilibrio per star bene.

Vorrei pertanto che l'opposizione non cadesse e non cadendo non avesse la possibilità di diventare un giorno eroica per quello che sta facendo oggi. Perché quello che noi stiamo facendo, lo abbiamo ripetuto varie volte, non è una sfida e quindi non abbiamo come aspirazione quella di diventare eroi. Abbiamo invece un'altra aspirazione, da lei sottolineata nel suo ragionamento, e cioè quella di aprire un dialogo che sino ad ora ci sembra mancare. E l'apertura del dialogo deve avvenire, colleghi del centrosinistra, almeno per quanto riguarda noi Riformatori, con la piena accettazione del ruolo della maggioranza.

Noi infatti non siamo d'accordo sulla legge che voi ci state proponendo, ma siamo assolutamente d'accordo sul vostro diritto a proporcela e sul vostro diritto di approvarla. Quindi lo spirito dell'atteggiamento che noi abbiamo sino a questo momento tenuto in Aula non è quello di negare l'approvazione della legge, ma è semplicemente quello di introdurre, nell'ambito della legge, dei correttivi che per noi sono importanti e che ovviamente non alterano le valutazioni di fondo che voi state facendo. Nel senso che se per voi l'argomento fondante e centrale della legge è il limite dei due chilometri - ma il Presidente quando venne in Commissione urbanistica sottolineò che non era quello - potremmo anche fare in modo di non aprire su quel tema il confronto. Il primo tema su cui aprire il confronto è probabilmente quello che ha appena evocato il collega Pili, e cioè il ruolo del Consiglio, anche perché non è un tema che riguarda solo questa legge, ma è uno dei temi dei prossimi cinque anni di legislatura. Quindi la volontà di confrontarci su quest'argomento costituisce già un passo avanti che probabilmente ci aiuterà a "potare" interventi ed emendamenti. Ma deve essere l'Aula - ha ragione lei collega Cugini - la sede principale dove dorà avvenire il confronto.

PRESIDENTE. Onorevole Vargiu, il futuro sistema elettronico di votazione includerà anche la prenotazione degli interventi. Però vi assicuro che non solo il Presidente, ma nessuno di coloro che siedono nei banchi della Presidenza ha registrato iscrizioni a parlare. Confermo che se ci aiutiamo in questo difficile lavoro, che fra l'altro non è occasionale, ma durerà il tempo di esaminare 1800 emendamenti, speriamo di meno, forse anche il Presidente non commetterà errori e i lavori procederanno meglio. Per questo vi chiedo, se è possibile, che chi deve iscriversi a parlare per dichiarazione di voto lo faccia per tempo, entro i primi interventi e non aspetti soprattutto tra un intervento e l'altro che il Presidente indica la votazione, perché questo sta avvenendo. Quindi vi chiedo, ancora una volta, se è possibile, di aiutare il lavoro di chi a turno presiede l'Aula. Per esempio, dopo il suo intervento non ho iscritti a parlare, onorevole Vargiu.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, per esempio, io pensavo di essere stato visto prima, non da lei, ma ho sollevato subito la mano durante il primo intervento, così come, per onor del vero, non se ne farà sicuramente un caso, mentre parlava l'onorevole Pisano io posso sostenere di aver visto l'onorevole Sanjust che chiedeva di intervenire, però può essere sfuggito.

Annunciando il mio voto favorevole all'emendamento, vorrei riprendere un po' quanto sostenuto in un intervento sempre puntuale e a volte semiserio dell'onorevole Cugini, e aggiungerei agli elementi prima posti in discussione dall'onorevole Milia, dall'onorevole Pili dopo e dal collega Vargiu nell'ultimo intervento, che già spiegano molto bene qual è la posizione del centrodestra e quali sono le intenzioni del centrodestra, aggiungerei due considerazioni, onde non cadere in equivoci, in tranelli o quant'altro. Noi vogliamo garantire un andamento democratico e il giudizio democratico sull'azione della Giunta manifestatasi prima con la delibera della stessa e poi con la proposta di questa legge. Noi riteniamo che per garantire un percorso democratico potremmo riprendere i lavori il 21, in modo da riconoscere dignità alla sentenza del Tribunale amministrativo sulla delibera della Giunta, attesa per il giorno 20. Non vogliamo, infatti, che questa decada perché approviamo la legge. Per cui una prima data è il 20, che potrebbe essere - seconda proposta - utilizzata non per perdere del tempo ma per permettere alla Commissione di procedere ad un serio esame degli emendamenti, ad una seria ricognizione degli emendamenti, ad un serio confronto tra le parti degli emendamenti stessi, che possono sicuramente essere rivisti, soprattutto nel numero. Quindi si utilizzi il tempo da qui al giorno 20 per un confronto in Commissione. Perciò, se la maggioranza concordasse sul fatto che tutto questo debba avvenire all'interno della Commissione, si ridurrebbero i tempi, preso atto che noi intendiamo comunque arrivare, come minimo a quella data, e poi si valuterà di giorno in giorno, a seconda dell'atteggiamento della maggioranza. Credo che ci siano argomenti che nella scale delle priorità vengono molto prima della legge urbanistica. Basta leggere i giornali: vorremmo parlare di sicurezza, degli attentati agli amministratori, della mancanza di fiducia nella politica; vorremmo parlare dei concorsi regionali, vorremmo parlare della cartolarizzazione, perché anche qui vedo che ci sono degli elementi discordanti, ma molto spesso gli elementi discordanti sono dovuti al fatto che non ci intendiamo sui termini, ma riprenderemo questo argomento nel corso della giornata.

Così come vorremmo parlare con le forze sociali, confrontarci con esse, perché qualcuno ha asserito in quest'Aula che non capisce l'essenza, la ratio, la ragione e la finalità di 1026 emendamenti. E' un problema suo se non la comprende, basti leggerseli, studiarseli. Era possibile fare questo in una sede diversa, che è quella della Commissione; noi siamo pronti a tornare in Commissione con la legge e con gli emendamenti e sicuramente da lì si potrà uscire con un testo che velocemente potrà essere esitato dall'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (Forza Italia). Signor Presidente, la consumata esperienza e abilità del collega Cugini gli fa dire di non aver ben capito quali siano gli elementi fondanti per la minoranza e opposizione sui quali aprire un dialogo serio, concreto, fattivo e positivo che possa, prima o poi, portare all'approvazione o meno di questa legge, o almeno, se non approvarla, affinché l'opposizione possa concorrere in maniera concreta e in maniera positiva e fattiva alla sua approvazione.

Penso sia abbastanza chiaro quali siano le motivazioni che inducono l'opposizione a portare avanti questo ostruzionismo - sono state ricordate anche dai colleghi Pili e Vargiu - che è pesante per noi, ma credo sia ancora più pesante e imbarazzante per la maggioranza. Quindi ritengo, così come ha sostenuto il collega Capelli, che se si rinviasse la legge in Commissione e si discutesse su alcuni emendamenti fondanti, potrebbe essere trovata la strada per portare alla conclusione il dibattito nei termini e nei tempi che quest'Aula riterrà, mano a mano, giorno per giorno, più opportuni.

Per quanto riguarda l'emendamento in esame non può essere detto - come sostanzialmente si afferma al secondo comma dell'articolo 1 - che il piano paesaggistico è l'elemento di riferimento e di coordinamento di tutta la normativa urbanistica regionale, perché è un'eresia. E' un'eresia urbanistica dire questo. E' un'eresia e se lei lo chiede al suo collega Cugini (stia tranquillo, non può parlare perché ha il bavaglio) però mi creda che direbbe la stessa cosa. Perché da che mondo e mondo è la legge urbanistica ...

(Interruzione del consigliere Cugini)

RASSU (F.I.). Guardi, collega Cugini, io lo ammetto, però il Verbo incarnato purtroppo non dimora né in me né in lei. Esiste una scienza urbanistica da cui discende tutta la materia socioeconomica che regola i piani di valorizzazione e di tutela territoriale, chiamati piani urbanistici e non piani paesaggistici. Io l'ho detto poc'anzi: con questa terminologia roboante si getta fumo negli occhi ai vari fondamentalisti e ambientalisti affinché tacciano, ma leggendo tra le righe è facile individuare motivi seri di preoccupazione da parte nostra, ma credo anche, sotto certi aspetti, da parte vostra.

Non lo si vuole ammettere ma le cose purtroppo stanno così. Questa è una norma transitoria che durerà anni, non mesi purtroppo, perché se durasse sei mesi credo che non staremmo qui a battagliare giorno per giorno con emendamenti su emendamenti, ma durerà anni e per anni bloccherà lo sviluppo socioeconomico, non solo di quelle zone, ma in buona parte bloccherà lo sviluppo socioeconomico della Sardegna. Da qui le preoccupazioni delle associazioni di categoria, da qui le preoccupazioni delle imprese, da qui le preoccupazioni fondate degli enti locali.

Perché non si vogliono ascoltare questi soggetti? Nessuno vuole impedire che siano approvati un progetto di legge che come principio, ho ripetuto e lo ripeto ancora, è sano e giusto, ma troviamo una maniera equilibrata dibattendo, confrontandoci, di portare avanti una disposizione di legge così importante.

PRESIDENTE. Sospende la seduta sino alle ore 15 e 30. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Cappai.

(La seduta, sospesa alle ore 14, viene ripresa alle ore 15 e 43.)

Presidenza della Vicepresidente Lombardo

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta.

Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, signori Assessori e onorevoli colleghi: nell'annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 35 entro subito del merito dell'espressione "elemento indispensabile di riferimento" riferita al piano paesistico regionale ai fini specificati dal comma 2 dell'articolo 1.

Perché è indispensabile questo piano? è indispensabile come ebbi già occasione di dire questa mattina e l'altro giorno nell'ultima seduta, in quanto il piano paesistico deve essere regionale per avere una sua funzione e per potersi considerare realmente un piano, e non uno stralcio del piano paesistico regionale, il quale necessariamente, se fatto in maniera affrettata, diventerà il piano paesistico cosiddetto salva coste. Noi abbiamo bisogno di ripensare, di rivedere, come già hanno fatto anche altre regioni d'Italia, il piano per la tutela del nostro paesaggio tipico.

La Regione Toscana, per esempio, ha approvato un piano che vieta la costruzione di abitazioni nelle campagne, per salvaguardare quel paesaggio tipico che noi già conosciamo dai quadri che riprodotti nei libri di storia dell'arte, dipinti nel Rinascimento italiano. Quindi, hanno operato delle scelte precise: hanno salvaguardato le coste, hanno salvaguardato l'interno del loro territorio e hanno approvato un piano di sviluppo, di urbanizzazione, un piano che stabilisce la tipologia delle case, caratterizzando il paesaggio anche delle campagne. Ciò dimostra l'esistenza di idee chiare su tutto quello che deve essere fatto per salvaguardare il paesaggio dell'intera Regione.

Io sostengo che anche l'interno della Sardegna presenti delle specificità non solo da salvaguardare ma anche da valorizzare: le case tipiche campidanesi della Marmilla, per esempio, sono diverse da quelle di altre regioni del Campidano di Cagliari. Esistono senz'altro delle caratteristiche abitative, costruttive, di urbanizzazione dei centri abitati che vanno salvaguardati, che diventa indispensabile prendere in considerazione per poter dire che si approva un piano paesistico di carattere regionale.

Ecco perché io dico: "Vediamo quali sono i tipi di flora, vediamo com'è il paesaggio che vogliamo disegnare in Sardegna". Io spero che non sia soltanto un disegno ingegneristico, che non sia cioè affidato ai soliti cosiddetti esperti; ci deve essere un concorso di parti, ci deve essere, cioè, la partecipazione degli imprenditori, dei proprietari, ci devono essere le comunità locali che devono esprimere le caratteristiche che intendono valorizzare nelle loro zone. Le norme regionali devono stabilire anche la tipologia dei mezzi di costruzione, cioè le pietre locali, e la loro stessa sistemazione. E' chiaro, altrimenti, che noi non faremmo quanto necessario per gettare le basi di un piano paesistico ragionato e costruito sulle necessità dell'intera Sardegna.

Bene, onorevoli colleghi, noi dobbiamo ripensare - come ho detto prima - anche la politica agricola, dobbiamo ripensare i bisogni del territorio, perché anche il territorio ha necessità di opere importanti di salvaguardia di carattere geologico. Abbiamo zone dissestate dal punto di vista idrogeologico, però dobbiamo avere anche un piano preciso di quello che va fatto. La Regione deve dettare le direttrici, deve limitarsi a dettare queste direttrici di salvaguardia; starà ai Comuni, ai quali noi dobbiamo delegare le competenze, decidere paese per paese le scelte urbanistiche, portarle a compimento e farle rispettare.

Se noi continueremo a difendere questo decreto salva coste l'urbanizzazione selvaggia e l'abusivismo edilizio dilagheranno, perché sarà un abusivismo…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, non avendo avuto l'opportunità di concludere la mia dichiarazione di voto relativa all'emendamento precedente, cercherò di farlo adesso, seppure nel breve spazio che ci viene riservato dal Regolamento. Mi dispiace che l'onorevole Caligaris abbia mal interpretato il mio intento. Avremo modo comunque, con l'onorevole Caligaris, di riaffrontare successivamente il problema.

Per quanto riguarda invece l'emendamento in esame, per il quale voterò naturalmente a favore, mi meraviglia che il segretario regionale dei D.S., il mio amico onorevole Cugini, che afferma di voler aprire il dialogo e chiede quali siano le nostre esigenze, cosa vorremmo fare noi di questo disegno di legge. Il collega Cugini, evidentemente, non ha letto tutti gli emendamenti, oppure non ha riflettuto su tutti gli emendamenti; perché se avesse letto, anche superficialmente, una parte degli emendamenti, probabilmente non ci avrebbe rivolto questa domanda. In parte ha già risposto il mio vice Capogruppo questa mattina quando ha detto che siamo disponibili a un confronto e ad un dialogo, ma dopo il 20, fino al 20 continueremo la nostra battaglia". E così come ho affermato prima, la continueremo con un unico obbiettivo che è quello di spiegare ai sardi il danno che arrecherà questo disegno di legge.

Purtroppo, sarò ripetitivo, continuo a sostenere che quello in esame non è neanche un disegno di legge della maggioranza; è il disegno di legge del Presidente Soru. Io lo dico e continuerò a ripeterlo perché penso che anche all'interno della maggioranza ci siano dei sindaci, ci siano degli amministratori locali e non penso che questi sindaci possano condividere in toto questo disegno di legge. Mi dispiace - e lo ripeterò all'infinito - che non ci sia il Presidente Soru perché adesso porto un altro esempio: la Wind sta realizzando una rete da Cagliari a Oristano, e ha chiesto l'autorizzazione per installare un traliccio in agro di Furtei, che non rientra nel mio collegio elettorale ma in quello di qualche sindaco presente in quest'Aula. L'ufficio tecnico del comune di Furtei istruisce la pratica, prepara il decreto di concessione, esce il decreto Soru, e il decreto di concessone non può più essere rilasciato. Questo è un altro degli esempi, seppur piccolo, dei danni arrecati da questo decreto. Arrecati a tutti, perché senza il traliccio a Furtei la Wind non può arrivare a Oristano. Ma la Wind serve a tutti, non serve solo al Comune di Furtei o al Comune di Oristano o al Comune di Cagliari, serve a tutta la Regione sarda.

Allora, di questi esempi successivamente ne porteremo molti. Noi ce lo siamo studiati il disegno di legge. Siamo andati a verificare passo per passo i danni che crea. E se altrettanto avessero fatto molti dei colleghi che non parlano in quest'aula, (stanno zitti perché gli è stato imposto di stare zitti) se avessero esaminato attentamente il disegno di legge, probabilmente interverrebbero di più, almeno per correggere gli errori macroscopici in esso presenti. Noi siamo disposti, ripeto, al confronto, però lo saremo in seguito, caro collega Cugini, dopo che Soru sarà sceso a più miti consigli.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto . Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, in questa maratona dovremo ripeterci spesso perché l'argomento che viene trattato è sempre il solito. Siamo stati accusati comunque dalla maggioranza di praticare ostruzionismo; sarebbe opportuno capire il significato di questo ostruzionismo. Nel gioco del calcio, durante una partita, se un giocatore commette un fallo di ostruzione viene punito con una punizione in seconda, e viene praticamente ringraziato dalla sua squadra perché ha impedito alla squadra avversaria di poter andare a rete, quindi ha compiuto opera meritoria nei confronti di una certa parte; analogamente il nostro ostruzionismo serve solo ed esclusivamente per i sardi, per salvare i sardi da una legge che li condannerebbe alla recessione. Per cui tutta la nostra attività di questi giorni sarà solo ed esclusivamente improntata a migliorare la condizione di vita e lo sviluppo di tutto il tessuto regionale.

Abbiamo sentito, anche nel corso del dibattito, qualche suggerimento proveniente da esponenti della maggioranza, della cosiddetta maggioranza;esponenti anche di un certo livello. A noi fa piacere riscontare queste aperture, questo cambiamento di rotta da parte loro, però, considerato ciò che è accaduto in quest'ultimo periodo, possiamo far poco affidamento sulla proposta fattaci dalla maggioranza, perché con le continue smentite, da parte del Presidente, delle posizioni assunte dagli Assessori, sarebbe molto ma molto più opportuno che fosse lo stesso Presidente, lo stesso Governatore a chiedere un time out per sederci attorno a un tavolo a discutere su quali possano essere le nuove strade o la strada da far percorrere a questo provvedimento. Questo non penso che avverrà, per cui da parte nostra continueremo senz'altro un'azione nella nostra azione nel tentativo di apportare, almeno nella misura in cui sarà possibile farlo, qualche cambiamento a questa legge.

Con l'emendamento che stiamo discutendo - e anticipo al Presidente e all'Aula che voterò a favore - si intende sostituire al comma 2 dell'articolo 1 la frase "il quadro di riferimento e di coordinamento" con la frase "elemento indispensabile di riferimento". Non si tratta di un problema puramente terminologico ma di frasi che rivelano un diverso modo di concepire la strumentazione urbanistica. Mi auguro che si riesca a prendere questi temi nella dovuta considerazione. Noi, ripeto, stiamo discutendo in quest'Aula una legge che senz'altro i sardi potranno ricordare, perché non è mai capitato nella storia della Regione Autonoma della Sardegna, che si potesse arrivare ad un muro contro muro tra le due posizioni, ossia tra le due parti, la maggioranza e l'opposizione. Ma noi ci sentiamo obbligati a percorrere questa strada, perché la maggioranza mira ad attuare un programma, che sarà oltremodo deleterio per i sardi.

Noi sosteniamo dire che decreto cosiddetto salva coste, non è un progetto salva coste; ormai se ne rendono conto i sardi e tutte le persone che svolgono la loro attività non soltanto all'interno delle coste, ma anche all'interno della Sardegna.. Io dissi all'Assessore competente che dovendo predisporre un piano urbanistico comunale, poiché il mio comune si trova in una fascia di non facile amministrazione come quella costiera, mi troverei nella condizione di non poterlo nemmeno presentare. Io gli sto chiedendo da tanto tempo - e mi auguro che possa ricevere una risposta anche a breve - quali possano essere le strade che deve percorrere Sassari per potersi vedere approvato il piano urbanistico comunale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, per rimanere in linea e in argomento esprimo il mio voto a favore dell'emendamento numero 35, perché anche questo è coerente con quanto abbiamo più volte ribadito, sia nei lavori in Commissione sia in questi giorni nel corso, appunto, del dibattito in Aula.

La Regione ha il dovere di indicare alle amministrazioni locali ed ai cittadini una normativa di riferimento in base alla quale poter pianificare e programmare il futuro sviluppo del territorio. Sostanzialmente ha il dovere di dare certezze su come agire e operare. L'insediamento di questa Giunta ha viceversa coinciso con l'emanazione di provvedimenti che hanno contribuito a turbare, a preoccupare e direi, quasi ad intimorire. Ha creato quel clima di grave incertezza che mortifica lo spirito di intraprendere qualsiasi attività e non permette un pieno utilizzo delle risorse umane e la completa esaltazione delle potenzialità della Sardegna. Compito di una Regione che ha a cuore lo sviluppo del suo territorio non può essere quello di mantenere i cittadini in una grave situazione di stallo, uno stallo che secondo noi durerà 4 o 5 anni.

Ecco perché, a nostro parere, il piano paesaggistico regionale non si dovrà limitare ad essere un generico quadro di riferimento e di coordinamento, bensì un elemento indispensabile - e vorrei rimarcare appunto il termine indispensabile - di riferimento per lo sviluppo sostenibile. I cittadini non hanno bisogno di esagerati divieti, ma di proposte e indicazioni certe su come operare. Le amministrazioni locali e tutti quei cittadini che con questa proposta di legge, ma ancora più con la proroga del limite di inedificabilità nella fascia costiera dei duemila metri, si trovano in una sorta di limbo, hanno bisogno di sapere se i loro sforzi ed i loro investimenti non andranno perduti.

La riforma Urbani ha determinato l'ingresso nel nostro sistema giuridico del codice dei beni culturali e del paesaggio; l'utilizzo del termine "codice" rappresenta indubbiamente un impegno importante per qualunque legislatore. Io credo che i colleghi presenti in quest'Aula, molti dei quali sono anche avvocati, sapranno meglio di me di che cosa si tratta. Come è noto il codice, nel suo senso più lato, rappresenta una raccolta di norme, organizzata metodicamente per la disciplina organica di una determinata materia, con la naturale pretesa di essere esaustiva e definitiva. Il Codice Urbani va letto in quest'ottica e interpretato alla luce degli ulteriori strumenti messi a disposizione del legislatore delegato per tutelare e promuovere efficacemente tutto il settore.

Il Codice Urbani stabilisce, tra l'altro, che il piano paesaggistico regionale ha contenuto descrittivo, prescrittivo e propositivo. Noi ci domandiamo: che contenuti propositivi potrà mai avere un piano che nasce da una legge che vieta e basta? Quali proposte, quali indicazioni e quali rassicurazioni potranno giungere ai cittadini da un piano paesaggistico regionale figlio di una delibera che, secondo noi, causerà danni diretti per 5 mila e 700 miliardi delle vecchie lire, più quelli indiretti non ancora quantificabili?

Vedete, è l'approccio proprio culturale che non va in questa proposta di legge. Si respira un mal celato fastidio per tutto ciò che è attinente con i tempi dell'economia e per le esigenze degli operatori economici, che sono poi quelli che creano occupazione, sviluppo, benessere diffuso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole all'emendamento in esame. Le riflessioni pronunciate poc'anzi dal collega Moro, aprono un momento di doverosa riflessione rispetto all'evolversi di questo disegno di legge e alle conseguenze, io non parlo di conseguenze catastrofiche per lo meno adesso, ma soprattutto alle conseguenze nell'immediato che esso può determinare.

Io rivolgo una domanda al presidente Soru, che segue i lavori con molta attenzione come sempre. Sassari, seconda città della Sardegna, città che purtroppo versa in un momento difficilissimo sia economico che culturale, non può approvare secondo questa normativa, che piaccia o non piaccia, il piano urbanistico comunale perché ha borgata che si chiama Biancareddu (non ha nulla a che vedere con il nostro collega gallurese) che è ubicata a meno di due chilometri dal mare. Per redigere un piano urbanistico completo occorre l'insieme di tutti gli elementi, centro, centro storico abitato e borgate, e Sassari ha un sistema complesso tra agro e borgate, che poi costituiscono la storia di questa città.

Pertanto un progetto di riqualificazione - credo che qualsiasi parte politica dalla sinistra alla destra dovrebbe pensare a un progetto di riqualificazione globale di Sassari, delle sue periferie e delle sue borgate - non potrà decollare sino a iter avvenuto di approvazione del piano paesistico e di tutto quello che ne consegue, compreso l'adattamento del nuovo piano urbanistico comunale. Io allora chiedo all'Aula una situazione del genere, se non si apportano correzioni serie, possa essere pensata. E dico solo pensata, e mi limito a questo.

Qua non stiamo toccando zone sensibili, stiamo pensando al futuro di un territorio, di una città che costituisce punto di riferimento per l'intero territorio, una città che è già stata martoriata da scelte politiche che noi abbiamo condannato, ma alcuni dicono che fossero inevitabili, come quelle degli anni '60. Una città che ha uno sbocco ben definito che è quello del mare del nord-ovest della Sardegna, è una città che non può darsi una dimensione nuova e non può ipotizzare uno sviluppo e una crescita compatibile con quella che è la sua vocazione, perché arriva questo provvedimento che di fatto ingesserà - io mi tengo molto prudente - per lo meno per tre anni, una qualunque ipotesi e in qualunque maniera venisse pensata; questo è uno dei punti.

Un altro punto credo che possa essere ben identificato con un'altra riflessione sul tema. La riflessione è questa; io già immagino gli spot:" Venite in Sardegna, la terra, la Regione che ha vietato qualsiasi speculazione, la Regione che vuole conservare intatte le sue coste, la Regione che offre quella garanzia di ambiente e di natura unica nel bacino del Mediterraneo". Ma, quando i turisti arriveranno e troveranno servizi e sottoservizi obsoleti o non adeguati a quell'offerta di qualità che lei stesso ha preconizzato nelle sue dichiarazioni programmatiche (e anche questo per 2-3 anni dovrà succedere inevitabilmente, sempre tenendomi ottimisticamente prudenziale come valutazione di medio periodo) pensiamo noi che questi turisti, i tour operator che governano ormai il mondo, perché non sono certo gli albergatori sardi o continentali che governano i flussi turistici, riusciranno e avranno la pazienza di aspettare?

Alla bellezza naturale e alle coste intonse - quelle che sono rimaste e sono tantissime - e al tessuto culturale, economico e sociale della Sardegna, è necessario aggiungere un'offerta di servizi di qualità senza la quale i flussi turistici non possono più venire in soccorso di quella che ormai è diventata la prima industria in Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio e della Giunta, intervengo per annunciare il mio voto a favore dell'emendamento numero 35.

L'emendamento sostitutivo parziale prevede all'articolo 1 comma 2, la sostituzione dell'espressione "Il quadro di riferimento e di coordinamento" con l'espressione "elemento indispensabile di riferimento". Mi viene spontaneo, signor Presidente, pensare al piano paesaggistico regionale, ma a pensarlo come strumento correlato al piano urbanistico, per cui il piano paesaggistico non può essere il quadro di riferimento e di coordinamento, ma penso che sia invece uno strumento che affrontando appunto gli aspetti più specificatamente paesaggistici, debba essere definito in termini normativi proprio dal piano urbanistico regionale.

Dicevo prima che se noi dovessimo partire dall'idea che il piano paesaggistico sia un piano composto di tante cartoline, molto probabilmente quella che deve essere la caratteristica prima di un piano urbanistico, cioè quella di seguire l'evoluzione nei tempi e negli anni, di costituire una sintesi delle regole che devono caratterizzare i futuri sviluppi della nostra regione sul sistema dei comuni costieri, come su tutto il territorio regionale, verrebbe senz'altro a mancare. Diventa quasi impossibile non pensare che questo diventi un progetto di staticità, un progetto di relazione statica di un sistema che al lato pratico viene privato di una delle sue caratteristiche che devono portare alla programmazione dello sviluppo.

Quindi, una situazione statica, una situazione di blocco, una situazione dove effettivamente non è possibile pensare di far crescere le nostre realtà sia in termini urbanistici sia soprattutto in termini di servizi, intendendo come servizi la messa a disposizione delle nostre comunità di quel patrimonio ambientale che deve costituisce l'immagine promozionale della nostra terra, sia quando si interviene sulla programmazione economica in generale, sia quando si interviene sulla programmazione di settore (turistico o agricolo, industriale, ecc.).

Devo dire che ci stiamo impegnando tutti nel tentativo di scuotere le menti, le menti pensanti - passi per chi non ha voglia di impegnarsi in questi discorsi - dei colleghi della maggioranza con questo sforzo di formazione sul tema dell'urbanistica e del paesaggio.

Noi continuiamo a dire, signor Presidente, che l'urbanistica, che un piano paesaggistico non può essere una materia arida, una materia statica, una materia sulla quale…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Murgioni, io ti ho risposto. Adesso attendo risposte.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, io intervengo e dichiaro il mio voto favorevole su questo emendamento per il semplice fatto che l'articolo 1 quando definisce il Piano paesistico regionale "quadro di riferimento di coordinamento" degli atti di programmazione e pianificazione regionale, fa riferimento allo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale. Invece, questo provvedimento si limita - e l'ho detto prima - ad affrontare l'argomento del limite dei due chilometri. Alla fine scopriamo che in questi due chilometri (dove ci sono circa 70 comuni, presidente Soru) solo 21 comuni hanno approvato il loro piano urbanistico comunale. Forse adesso arriviamo a 25, non di più. Ciò vuole dire che i restanti comuni sono senza piano urbanistico, cioè non possono pianificare.

Io sono un sindaco che ha pianificato e che sta attuando la pianificazione e quindi conosco quali sono i tempi ed i termini d'intervento in un territorio. Le posso assicurare che sono lunghissimi! Lo dicevo questa mattina, lei non c'era, ma lo ripeto: noi a Castiadas abbiamo impiegato circa sei anni per mettere a fuoco il piano urbanistico, tenendo conto chiaramente delle nostre risorse, perché prima occorre procedere ad un'analisi sul territorio, su quelli che sono i punti di forza e di debolezza e dopo si definisce un progetto per arrivare poi alla pianificazione; quello che si sarebbe dovuto fare anche qua dentro e che purtroppo non si è fatto.

Qui si è partiti con un progetto di legge che non tiene conto, secondo me, degli obiettivi da raggiungere, e questo è il problema reale che abbiamo in Sardegna. Lei - e lo ripeto perché prima non c'era - ha detto in sede di presentazione delle dichiarazioni programmatiche - ed ero d'accordo con lei e sono d'accordo con lei - che manca un progetto di sviluppo complessivo per l'intera Sardegna, dove mettere a fuoco tutti i comparti, quelli più avanzati e quelli più arretrati, per poi poterli inserire in un progetto strategico, in modo che tutti producano un certo ritorno economico, cioè una certa soddisfazione per i cittadini sardi. Del resto siamo un milione e mezzo di abitanti, non siamo 50 milioni di persone.

Non si capisce allora perché, nonostante siamo pochi, nonostante viviamo in una regione di una certa dimensione, nonostante abbiamo alcune ricchezze importanti strategiche, siamo poveri! Questo non si capisce. C'è qualcosa che non funziona!

Oggi, nel 2004, il mercato è molto veloce; o lo si è altrettanto o si rimane fuori, e lei lo sa molto bene tra l'altro. Non possiamo imporre al mercato le nostre regole, perché nel mercato il consumatore finale acquista il prodotto che meglio crede di acquistare! Non è che noi possiamo imporre quello che noi abbiamo. Assolutamente! Lo possiamo anche portare sul mercato, e se siamo fortunati possiamo trovare un consumatore finale che l'acquista, altrimenti il prodotto, pur presente nel mercato, non produrrà alcun tornaconto.

Allora, la mia riflessione è questa: considerato che mancano 55 Comuni, dove tra l'altro ci vive il 65 per cento del popolo sardo, e siccome qui stiamo parlando degli interessi della Sardegna, non sarebbe il caso, Presidente, di prendere atto, senza nessuna sconfitta da parte di qualcuno, della necessità di approfondire l'argomento? Prima affrontando il problema dello sviluppo della Sardegna in quest'Aula, per arrivare a capire cosa possiamo fare per questa regione, poi cercando di pervenire ad una pianificazione.

So che l'argomento è profondo e andrebbe affrontato certamente non in 5 minuti, però per rispondere all'onorevole Cugini: onorevole Cugini è chiaro che tutti quanti abbiamo bisogno di incontrarci per discutere su questo provvedimento. Alla fine che cosa le posso dire? Le posso dire: passi che non ascoltiate la minoranza, che al limite conta poco, però sono arrivate qui le parti sociali, cioè coloro che rappresentano la Sardegna, che hanno portato avanti delle istanze; almeno tenete conto di queste! Se si parte dalle istanze di chi è venuto in Commissione per rappresentarci i loro problemi, io credo che si sia già a un punto di partenza. Lei mi dice di no. Io altri consigli non ne posso dare.

CUGINI (D.S.). Sei tu che devi rispondere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA (Prog. Sardegna). Signor Presidente, in questa fase m i sembra giusto effettuare alcune puntualizzazioni. La prima è questa: non si può continuare a ritenere che questa legge sia una legge improvvisata, una legge che non abbia un sostegno, un riferimento in un programma. Questa legge è l'espressione di un programma elettorale con il quale ci siamo presentati, un programma elettorale che in questa prima fase, amplissima di consultazione, ha avuto un sostegno.

Questa legge è stata presentata dalla Giunta nella sua collegialità; non dimentichiamoci del fatto che il concetto di nuovo governo e di coalizione prevede la compartecipazione, ma riconosce un ruolo importante anche al leader della Giunta e dell'intera coalizione. Questa legge però è stata arricchita, integrata, è stata emendata, è stata completata dal lavoro dell'intera coalizione, non per niente sono stati presentati degli emendamenti. Non solo, ma questa legge ha anche recepito, nelle ritualità che qualcuno contesta, ha recepito molte delle osservazioni che ci sono state fatte in sede anche di consultazione. La concertazione, anche il codice urbani lo ripete, la concertazione riguarda le fasi che poi portano alla costruzione dei programmi definiti nella loro articolazione. Per cui è stato fatto forse anche un po' di più rispetto allo spirito di questo testo unificato.

Bene: noi ribadiamo che questa legge è una legge che viene da lontano, è una legge che si fonda sul concetto di sviluppo sostenibile, riteniamo che solamente lo sviluppo sostenibile sia in grado di equilibrare l'interno e l'esterno, riteniamo che intervenendo in questa zona costiera, noi operiamo un intervento significativo per il resto dell'intero territorio regionale. Riteniamo che il piano paesistico regionale sia sovraordinato, abbia una funzione strategica rispetto alla definizione anche dei piani urbanistici. Riteniamo ed abbiamo dimostrato questo che questa legge è perfettibile. Quello che contestiamo è il fatto che la si possa stravolgere.

Se nell'ambito dei criteri, se nell'ambito dello spirito generale che ha presieduto la proposta, l'integrazione, l'elaborazione di questo testo che é alla discussione di quest'Aula, ci sono spazi per il confronto per l'integrazione, per il miglioramento - cosa che è accaduta già in alcune fasi - ebbene, noi siamo disponibili! Non siamo invece disponibili ad uno stravolgimento.

E allora, sotto questo punto di vista si è discusso. La prima osservazione che ci è stata mossa è la seguente: "Perché prevedete che nell'ambito o nello spazio dei primi 300 metri si debbano fare delle ristrutturazioni? Così facendo si compirebbero delle discriminazioni". Benissimo. Vogliamo che questo testo sia un testo più rigoroso? Siamo disponibili. Un'altra associazione riguarda la questione dei diritti acquisiti. Abbiamo già dimostrato, presentando gli emendamenti, di essere assolutamente attenti e disponibili per far sì che questa legge non sia considerata una legge che blocca, ma una legge che promuove, una legge che conserva, una legge che rende possibile poi lo sviluppo per tutti. Sotto questo punto di vista noi siamo assolutamente disponibili. Vogliamo aprire un confronto nel rispetto della cornice generale, nel rispetto cioè dei principi anche economici che sostengono questa legge? Siamo disponibili!

Vogliamo parlare delle zone D, vogliamo parlare delle zone E? Del resto, in parte l'abbiamo anche fatto. Vogliamo affrontare il tema anche dei contratti di programma, della programmazione negoziata? Discutiamone! Nel rispetto però dei principi fondamentali rispetto ai quali noi non ci facciamo intimidire da nessuna minoranza. Ci possono tenere qua fino al mese di dicembre ma noi da questo punto di vista…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, io credo che l'intervento dell'onorevole Pinna ci aiuti davvero a individuare elementi non solo di apertura, come mi è parso di cogliere, ma elementi che potrebbero portarci a dei ragionamenti complessivi, nel rispetto dei reciproci ruoli. Perché noi siamo i primi - l'abbiamo già detto e lo ripetiamo - ad avere rispetto del ruolo della maggioranza. Noi vogliamo offrire dei contributi, dei miglioramenti, come li ha chiamati l'onorevole Pinna. D'altro canto io mi immagino che siano già percettibili, già visivamente osservabili questi elementi di miglioramento.

La prima nostra richiesta in assoluto, lo ripetiamo, è che venga confermato un principio a nostro giudizio statutario e quindi imprescindibile: quello di restituire a questo Consiglio la competenza su quello strumento di alta programmazione, così come d'altro canto è stato detto e riferito dall'onorevole Pinna, che è il Piano paesistico regionale. Noi non vogliamo infatti stravolgere le cose, vogliamo il rispetto degli elementi di composizione dello stesso strumento. Ma ci sono altri punti sui quali sarebbe opportuno ragionare insieme. Per esempio: la generalizzazione del vincolo che porta la fascia protetta da 300 metri a 2000 metri (quindi poco più di un miglio che si aggiunge ai 300 metri già esistenti, che potremo idealmente chiamare " il miglio verde"), che si va ad aggiungere ulteriormente a quella mappatura dei vari siti che sono in maniera generalizzata indicati come destinatari di un vincolo di inedificabilità totale, non può non crearci preoccupazioni.

La sovrapposizione mappale soltanto dei cosiddetti 14 comuni a rischio idrogeologico, ad alto rischio, degli ulteriori 34 comuni a rischio idrogeologico, che pure sono individuati, la mappatura di tutto ciò che è definito dalla Regione Sarda come sito d'interesse comunitario, la grossa contraddizione scaturente dal piano paesaggistico del Sinis che, oggi come oggi, porterebbe a poter costruire dai 300 ai 2000 metri sono tutti aspetti e problemi che meriterebbero di essere rivisti, ma proprio con il raziocinio di tutti, facendo ragionamenti concreti, tenendo in considerazione ciò che diceva poco fa il sindaco di Castiadas, quando affermava di essere un sindaco penalizzato (intendendo naturalmente il suo territorio), proprio perché ha fatto le cose per bene!

L'"effetto Villasimius" che è un effetto contiguo a Castiadas, non può sfuggire a nessuno di noi. Oggi l'aver riempito tutto e probabilmente quasi più di tutto a Villasimius, premia Villasimius perché potrà costruire ancora oltre i due chilometri! Mantenendo quella pressione, che giustamente è stata rilevata in più occasioni, che diventa ancora superiore! Cioè la pressione antropica, alla quale qui abbiamo fatto vari richiami, va ad accrescersi là dove effettivamente non vi è più spazio. Una continuità edificatoria senza limiti, quindi, una situazione a mio giudizio ingiusta, che può essere corretta.

È molto ma molto apprezzabile, a mio parere, l'intervento che ha pronunciato questa mattina l'onorevole Cugini, così come quello dell'onorevole Pinna, proprio perché dimostrano questa disponibilità. Trovare il metodo significa esattamente stabilire quale è il percorso, perché nessuno di noi ha obiettivi reconditi diversi; non ci sono questi obiettivi, per lo meno noi riformatori non perseguiamo obiettivi diversi, il nostro unico obiettivo è costruire una strumento che risponda a quello che oggi la Sardegna chiede.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, sia pur di domenica, sia pur con una certa stanchezza, però forse alcuni elementi sostanziali stanno emergendo in quest'Aula. Nel dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento vorrei esprimere alcune considerazioni generali che riguardano però anche l'emendamento in esame. Due sono, a mio parere, i livelli su cui ci stiamo confrontando: uno riguarda un problema politico di fondo, l'altro un problema di tipo più specifico, settoriale, di politica urbanistica.

Per quanto riguarda il problema politico di fondo, voi avete iniziato l'esame di questa legge, la prima legge presentata in questo Consiglio regionale da voi, con un atteggiamento che emergeva dagli interventi, dal modo con cui entravate in quest'Aula e ne uscivate, dal modo con cui avete partecipato a qualunque dibattito, anche nelle precedenti mozioni, e cioè quello dei vincitori: "abbiamo vinto, i numeri li abbiamo noi per governare, il Consiglio è una propaggine dell'organo esecutivo, quindi a parte le questioni istituzionali, di riforma, per quanto riguarda il governo lasciateci lavorare".

Voi avete pensato quello che tante volte avete contrastato nella dialettica, nella vostra retorica che si contrapponeva magari alla nostra, e cioè che la democrazia fosse confronto muscolare, confronto di numeri. Chi vince deve governare, chi non vince stia buono e aspetti il prossimo turno, se arriverà. È proprio il contrario. Io mi rivolgo non tanto a Renato Cugini, ma a quello che ha detto prima Paolo Maninchedda in un intervento precedente: "Prendete atto che avete perso le elezioni, capita a tutti di perdere nella vita e capita di vincere, adesso state buoni, lasciate perdere il lutto e cominciate a lavorare". Il problema è un altro.

CUGINI (D.S.). Ma perché non gli rispondi? Rispondi a Pinna.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego di smetterla.

LA SPISA (F.I.). Non c'è problema, non lo sento perché quando io voglio dialogare dialogo diversamente con il collega Cugini, non così.

Io capisco quanto ha detto qualche giorno fa l'onorevole Maninchedda, ma occorre tenere presente che in un'Aula così, in cui c'è una maggioranza che ha ottenuto il 60 per cento di seggi grazie ad un premio di maggiore (non perché avesse ottenuto il 60 per cento dei voti) non è ragionevole procedere solamente sulla base dei rapporti di forza, perché allora basterebbe presentare le leggi, e poi (come si faceva nei congressi di alcuni partiti dove si contavano le tessere) contare i seggi; che problema c'è?

Ma è un altro il problema, colleghi ed amici (non lo so se amici della Giunta) vi rendete conto che forse noi non siamo i difensori della speculazione in Sardegna? Può darsi che lo siamo, ma può darsi anche che non lo siamo. Può darsi che alcune delle 1800 ragioni che abbiamo documentato attraverso i nostri emendamenti abbiano qualche fondamento almeno su quei tre punti, e cioè il limite del vincolo nel rispetto del Codice Urbani, la questione dei diritti acquisiti e la questione del coinvolgimento del sistema delle autonomie locali.

Su queste tre grandi questioni ci vogliamo confrontare? Ma confrontare seriamente. Se c'è un confronto vero emerga innanzitutto in quest'Aula, nella serietà degli interventi e nella disponibilità ad entrare nel merito delle questioni. Noi le questioni a cui tenevamo le abbiamo enunciate e scritte in questi giorni. Ci fate capire se anche da parte vostra c'è un pò più di umiltà rispetto a quella che avevate quando avete iniziato l'esame di questa legge?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, credo che ciò che ha rappresentato poc'anzi il collega onorevole Stefano Pinna non sia stato colto, e credo anche che - lo dico con il massimo rispetto nei confronti del rappresentante capogruppo di Forza Italia - abbia ingenerato, anche col suo intervento, qualche elemento ulteriore di confusione. Perché l'onorevole Pili ha affermato, nel suo ultimo intervento, che c'erano almeno tre punti, poi ne ha aggiunto un quarto che però non ha esplicitato bene, e ha parlato del ruolo del Consiglio regionale all'interno delle problematiche relative alla pianificazione paesaggistica, ha parlato del Codice Urbani affermando anche - ha citato l'articolo 142 - che il vincolo dei due mila metri è anticostituzionale. Poi, la terza questione, ha parlato dei diritti acquisiti. Lei, onorevole La Spisa, adesso ne ha aggiunto un altro, che forse l'onorevole Pili si era dimenticato di citare, ed era il coinvolgimento del sistema delle autonomie locali.

Credo che con il tempo poco che abbiamo a disposizione non possiamo confrontarci concretamente sulle questioni da voi proposte. Stamattina l'onorevole Cugini vi ha chiesto di operare una sintesi tra di voi, Gruppo per Gruppo per lo meno. Io l'ho detto ieri: voi se dovete fare ostruzionismo leggete il Corriere dei Piccoli, ma non andate parlare dei piani paesaggistici comunali, provinciali o quant'altro; sono materie che vi sono totalmente estranee come formazione politica e come cultura, altrimenti avreste avuto modo di esprimerle in passato. Vi è stato detto...

(Interruzioni)

E' così Assessore, mi dispiace tanto per lei, ma guardi, per carità di Dio, io qualche volta rispondo a ciò che voi dite perché ho il compito, anzi il supplizio, di dover ascoltare tutti gli interventi che pronunciate.

(Interruzioni)

Noi vi abbiamo detto: "Diteci quale è la sintesi delle questioni sulle quale volete che ci confrontiamo", perché non è improbabile che certe questioni delle quali state parlando siano già contenute all'interno degli emendamenti che la Giunta ha presentato e che sono il frutto delle interlocuzioni che abbiamo avuto con le parti sociali, con i sindacati, con gli imprenditori, con il sistema delle autonomie locali e con tutti coloro che abbiamo incontrato. Allora se vogliamo scontrarci tanto per scontrarci ...

MORO (A.N.). Non serve.

PIRISI (D.S.). Non è che non serva, serve. Lei probabilmente gli emendamenti della Giunta non li ha neanche letti, Assessore del Comune di Sassari, scusi se glielo dico in questi termini, probabilmente non li ha letti, però noi oggi vi stiamo dicendo: vogliamo fare una fotografia della situazione esistente in questo momento per proporre qualcosa che costituisce un obbligo di legge, che discende dal Codice Urbani; su questo punto noi intendiamo procedere. Su cosa verte la differenza di opinioni? Sul momento in cui deve esserci la fase transitoria.

Noi crediamo che la fotografia debba essere "scattata" nella fascia dei duemila metri e fermarla un po', dopodiché, se vogliamo veramente confrontarci, ci sono i modi e le forme, altrimenti, signori, continuate a fare la vostra demagogia, però non dite a noi che non vogliamo accedere a un confronto, siete voi che state parlando di altro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Intervengo molto brevemente per riprendere il filo di un ragionamento che mi pare si stia avviando. Il Presidente del mio Gruppo, Progetto Sardegna, che non è un partito irrilevante in quest'Aula, ha pronunciato forse uno degli interventi più saggi che si siano sentiti in questi giorni. Io vorrei ripartire da lì, alla luce anche di ciò che diceva l'onorevole La Spisa.

Noi abbiamo sempre sostenuto di essere aperti alla ragionevolezza e al rispetto delle ragioni altrui; apprezziamo moltissimo ciò che è stato detto dal Gruppo dei Riformatori, teniamo molto a mantenere gli impegni generali per i quali abbiamo un mandato elettorale. Penso che una persona democratica di formazione, se non di approdo, come l'onorevole La Spisa, possa capire che il mandato elettorale ha un'importanza in quest'Aula. Ha iniziato l'onorevole Cugini, ha continuato l'onorevole La Spisa, vi è stato ripetuto dal Presidente della Commissione. Mi pare che il punto adesso sia il metodo, perché - l'onorevole Pisano l'ha detto con chiarezza - non è questione di virtù morali, cioè di umiltà o altro. Si tratta di dire: quest'Aula recupera ciò che è tipico di una democrazia parlamentare, c'è una maggioranza che ha la responsabilità del governo, ma sa di non essere perfetta nelle sue determinazioni.

L'onorevole Pirisi ha ricordato che l'impostazione degli interventi dell'onorevole Pili è di totale stravolgimento della legge. Se questo è lo scopo stiamo qui un mese, quanto vi serve. Se invece riconoscete che noi dobbiamo rispettare un mandato elettorale, dobbiamo tradurlo in atti di legge, e voi volete concorrere, come è giusto, con le vostre ragioni su fatti specifici, avete molti strumenti. Chiedete una Conferenza dei Capigruppo di maggioranza e opposizione e cominciate a confrontarvi nel merito, chiedete che alla Conferenza partecipi la Giunta e partecipi il Presidente della Commissione in maniera tale che sia presente una componente tecnica.

Noi non vorremmo tornare in Commissione; voi che avete una maggiore esperienza consiliare di noi, avanzate una proposta anche di metodo, ma che abbia questo requisito, che si capisca di che si parla, qui, senza nessuna difficoltà, però non dite che è tutto come prima, perché non è tutto come prima. Se voi continuate come se niente fosse, il problema di umiltà riguarderà voi, ma riguarderà voi anche il problema dell'intelligenza delle dinamiche parlamentari.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 35. Chi l'approva alzi la mano.

CUGINI (D.S.). E' stata chiesta la controprova.

PRESIDENTE. Sì, infatti, ho chiesto "chi l'approva alzi la mano". Lei sta mettendo in discussione qualcosa che io non ho fatto, onorevole Cugini, e io le sto rispondendo. Ho chiesto "chi l'approva alzi la mano", non ho detto "dichiaro aperta la votazione".

CAPPAI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, CONTU, LIORI, PILI, SANJUST, RASSU, MILIA, PISANO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'emendamento numero 35.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Onorevole Cappai, il suo voto risulta nullo, lo dichiari.

CAPPAI (U.D.C.). Favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, prego.

CUGINI (D.S.). Contrario.

Rispondono sì i consiglieri: CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DEDONI - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU -BRUNO -CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SORU.

Si sono astenuti i consiglieri: CHERCHI Oscar - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 55

Votanti 53

Astenuti 2

Maggioranza 27

Favorevoli 18

Contrari 35

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'articolo 1. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). L'articolo che stiamo per votare sarebbe, sul piano della trattativa politica che in questi ultimi interventi è stata rilanciata, assai compromesso se non avessimo a disposizione altri quattro emendamenti aggiuntivi che potrebbero essere, su uno dei punti fondamentali posti dall'opposizione a confronto con la maggioranza, un elemento cardine e determinante. Il riconoscimento del ruolo del Consiglio regionale, ribadisco, avviene in tutte le Regioni italiane; l'approvazione dei piani paesistici e paesaggistici è, da tutte le Regioni che hanno normato in materia di paesaggio, di competenza del Consiglio regionale. Lo è in maniera ancora più forte in tutte le Regioni governate dal centrosinistra, a partire dalla Regione Emilia Romagna che ha puntualmente articolato il governo della pianificazione territoriale con due strumenti: il piano territoriale regionale e, a cascata, il piano territoriale paesistico regionale.

Voglio leggervi la norma perché tutti siate edotti di ciò che prevede la Regione di centrosinistra: "Il Consiglio regionale adotta i piani su proposta della Giunta regionale". Articolo 25, procedimento di approvazione. Il PTR e il PTPR sono tutti e due approvati dal Consiglio regionale dell'Emilia Romagna, "previo parere della Conferenza Regione-autonomie locali e della Conferenza regionale per l'economia e il lavoro".

E' evidente che in Emilia Romagna il piano adottato non è depositato presso la Giunta, è depositato presso le sedi del Consiglio regionale. Cioè nella Regione più rossa dell'Italia è stabilito che anche l'adozione e la pubblicazione è in capo all'organo legislativo e non a quello esecutivo.

PIRISI (D.S.). Perché non l'avete scritto voi nella vostra proposta di legge?

PILI (F.I.). Se lei avesse letto la proposta di legge presentata...

PIRISI (D.S.). La vostra proposta non lo prevede.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, la prego un'altra volta di non interrompere i colleghi per non costringere la Presidenza ad adottare strumenti che non vorrebbe adottare, grazie. Prego, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Lo abbiamo detto e scritto nella proposta di legge numero 28, che prevede che la competenza ricada tutta in capo al Consiglio regionale, tenendo conto del nuovo quadro istituzionale che si è venuto a creare in Sardegna, così come si è creato in tutte le altre Regioni italiane, dove il Consiglio regionale, proprio in virtù del nuovo sistema elettorale, è chiamato a svolgere un ruolo di indirizzo più forte rispetto a quello che avveniva in passato.

E' per questo motivo che noi voteremo contro questo articolo, che non ha tenuto conto dei suggerimenti dati in Commissione. In Commissione abbiamo ripresentato totalmente e integralmente l'articolo della proposta di legge che ha visto come primi firmatari i colleghi Milia, Onida e Biancareddu, perché crediamo e siamo convinti che quella fosse la strada di rivisitazione istituzionale in qualche modo più corretta.

Io mi rivolgo ai colleghi di prima nomina, perché è a loro che viene sottratto, più che ad altri, il potere di intervenire sul ruolo del Consiglio regionale. Il ruolo del Consiglio regionale da questo momento in poi, dopo questo voto, sarà assolutamente insufficiente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che le aperture reciproche che si sono notate in quest'Aula costituiscono un elemento importante che non possa essere in alcun modo trascurato, e credo che se poi noi ricadiamo, quanto meno nei toni, se non nella sostanza di quanto affermiamo, in tentativi di esasperazione, questo non aiuti il ragionamento e la riflessione e riduca anche l'impatto e l'importanza delle aperture verificatesi. Quindi invito i colleghi, nei loro interventi, moltiplicando la sensibilità nel rispetto di quello che devono dire nei confronti di altri colleghi o di altre posizioni politiche, ad andare nella direzione delle aperture manifestate, perché le aperture che sono state manifestate, non sono da poco, nel senso che, se io non ho capito male - e se ho capito male sono sempre disponibile ad essere corretto - si dice quello che noi stiamo sostenendo da qualche giorno, e cioè che se la minoranza non intende stravolgere il testo della legge, su ciò che non è considerato sostanza della legge è possibile aprire un ragionamento, un confronto e apportare delle modifiche alla stessa. E questa è una cosa diversa rispetto a quella che fino a qualche ora fa noi abbiamo percepito.

Quindi io credo che ci siano degli aspetti - ad esempio il fatto che il piano paesaggistico sia sovraordinato, lo avete detto adesso, rispetto a quello urbanistico - sui quali noi possiamo non essere d'accordo, ma che ci rendiamo conto che rappresentano l'essenza stessa della legge. Pertanto, dopo avervi detto che secondo noi state sbagliando, potete anche perseverare nella direzione dell'errore che probabilmente verrà dimostrato in seguito, mentre ci sono degli altri aspetti sui quali noi non vogliamo soltanto dirvi che state sbagliando, ma vorremmo sentire come si può, secondo voi, riuscire ad evitare l'errore o quali sono le considerazioni che noi non stiamo facendo per evitare l'errore.

Parlo ad esempio, di ciò che ha sottolineato per l'ennesima volta il collega Pili, cioè del ruolo che il Consiglio regionale deve esercitare sul piano paesistico regionale. Se voi ritenete che il ruolo sia quello di un mero ascoltatore, che ascolta, l'abbiamo detto altre volte, allora noi siamo condannati a restare qui, noi, non voi, se voi non volete stare non stateci. Se invece su questo tema si può ragionare, i metodi li conosciamo: si procede alla votazione di questo articolo, sul quale noi voteremo contro, si sospendono i lavori, si consente a maggioranza e minoranza di fermarsi un attimo e in un Consiglio che lavora dalle 9 e mezzo del mattino a mezzanotte e mezzo non ci si ferma semplicemente si dorme qualche ora, e, dopo aver fatto il ragionamento ciascuno per le sue parti, incontrarsi e verificare se esistono dei margini per ragionare insieme senza estenuarci in una guerra di trincea in aula che non giova a nessuno, che non aiuta a nessuno e che non ha nessuno obiettivo reale se non quello di ribadirci l'uno con l'altro che non siamo d'accordo e che finché non abbiamo trovato nessun canale di comunicazione si continua a restare qui dalle 9 e mezza a mezzanotte e mezza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, è da stamattina - questo è ormai il quarto o quinto intervento - che sosteniamo che è necessario sospendere i lavori, fermarsi un attimo a ragionare. Abbiamo proposto di tornare in Commissione non come segnale di vittoria o di sconfitta, ma perché quella è la sede istituzionale dove si può ragionare nel merito per individuare i punti che possono avvicinare le parti. E' da stamattina che ripetiamo che sarebbe opportuna una Conferenza dei Capigruppo, anzi la chiedo ufficialmente, subito dopo il voto dell'articolo, perché ci possa essere un momento di seria, pacata riflessione sulla legge. Non si può però esordire subito affermando: se queste sono le vostre richieste continuiamo, non andiamo avanti. Le richieste avanzate, o meglio, i miglioramenti della legge che noi chiediamo, come ho già detto in precedenza, ma, ancor prima di me, l'hanno detto i colleghi Pili, Vargiu, Milia, La Spisa ed da altri, sono i punti sui quali invitiamo la maggioranza a riflettere, a confrontarsi senza preclusioni pregiudiziali.

Non ci si può chiedere di confrontarci e di dire sì solo alle vostre proposte. E' un metodo che già traspare in diversi interventi pronunciati da componenti della maggioranza nei quali si fa riferimento soltanto al mandato elettorale che avete avuto voi. Anche noi abbiamo ricevuto un mandato elettorale, che vogliamo fedelmente rispettare. Anche noi vogliamo rispondere alla parte della società civile che ci ha eletto per portare democrazia, confronto e arricchimento in quest'Aula; non esiste un solo mandato elettorale. Se poi il vostro concetto di governo è quello di decidere senza discutere, ditecelo subito, risparmiamo tempo tutti, voi votate le leggi, noi esercitiamo il diritto di utilizzare gli strumenti regolamentari e democratici che ci consentono di dire la nostra.

Anche voi però mi sembra che stiate imparando, perché io apprezzo l'assessore Dadea, pur non condividendone la sua azione politica, quando afferma di essersi fatto attore di scambi di idee in Giunta. Questa mi sembra una vittoria, mi sembra una cosa corretta, giusta. Nessuno può demonizzare il fatto che uno discuta, e da parte nostra e da parte mia non vorrei strumentalizzare questo aspetto. Allora discutiamo anche qua.

La discussione istituzionalmente, regolarmente… Onorevole Pirisi, tutto quello che ha detto lei, che è apprezzabile, perché non l'ha detto in Commissione? Mi deve dare una risposta, me la può dare anche con un movimento della testa: condivide il fatto che non c'è stato motivo, condizione perché noi potessimo discutere in Commissione?

PIRISI (D.S.). Lo chieda all'onorevole Pili!

CAPELLI (U.D.C.). Io lo chiedo a lei, in qualità di Presidente. Siccome non è avvenuto, e lei me ne dà atto che non è avvenuto, la concertazione non è avvenuta, allora lei capisce che quanto meno questa è un'anomalia. Adesso mi dice che non c'è tempo. Non è vero neanche questo: c'è la proroga dei tre mesi, abbiamo tutto il tempo che vogliamo.

Non c'è tempo per il DPEF che non avete ancora presentato. Non c'è tempo per l'assestamento di bilancio. Non c'è tempo per la finanziaria. Non c'è tempo per la formazione, non c'è tempo per i contratti: quelle sono priorità, urgenze! Noi condividiamo queste urgenze, ed anche questa rientra in una priorità giusta, corretta, vostra del programma elettorale, ma non è la priorità dei sardi; siccome abbiamo guadagnato altri tre mesi, perché questa farsa? A chi giova questa farsa? Vogliamo fare il gioco di colui che essendo proprietario del pallone pretende di battere tutte le punizioni altrimenti tutti a casa? Ma stiamo scherzando davvero! Ragioniamo di democrazia; la nostra proposta è tornare in Commissione, un giorno, due, giorni, due ore, tre ore, perché si discuta quanto avete proposto...

CUGINI (D.S.). La nostra risposta è: no!

CAPELLI (U.D.C.). Benissimo!

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la maggioranza avrà la possibilità, con un intervento, di rispondere alla proposta dell'onorevole Capelli. Non mi sembra il caso di intervenire in quel modo e di rispondere, per cui la invito a controllarsi. Può recuperare, onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Perciò presumo che non valga neanche la proposta di indire una Conferenza dei Presidenti di Gruppo, ma vale soltanto un sì alla vostra proposta…

CUGINI (D.S.). No, è un'altra cosa.

CAPELLI (U.D.C.). Ma è un'altra cosa che dovresti spiegare in italiano e democraticamente, e soprattutto quando hai facoltà di parlare, perciò domanda di parlare e spiega cosa vuoi fare perché non si capisce, o per lo meno io non capisco, perciò gradirei che me la spiegassi ancora meglio.

CUGINI (D.S.). In italiano?

CAPELLI (U.D.C.). In italiano, certo, anche in sardo se vuoi, oppure con la tua ironia, col tuo sfottò, l'importante è che dica qualcosa di serio e costruttivo. L'accordo si deve raggiungere, non nelle segrete stanze, non nei corridoi, ma nelle sedi istituzionali col Regolamento alla mano e nei modi corretti che sono sempre stati usati che sono, a mio avviso, la Conferenza dei Presidenti di Gruppo e la Commissione. Dopo di che, se ne vogliamo inventare degli altri, siamo anche disponibili a giochi di fantasia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, forse poc'anzi ci siamo illusi perché è sembrato che, malgrado tutto, ci fosse una apertura invece si continua il discorso tra sordi, muro contro muro. Il collega Cugini ridacchia. Il collega Cugini fa il regista. Il collega Cugini profonde il suo verbo all'Aula, eppure non è ancora convincente, con tutto il rispetto. Sostiene che la minoranza non ha posto chiaramente in luce quali sono gli elementi del confronto. Dal collega La Spisa, dal collega Pili, dal collega Vargiu, così come da altri colleghi e da me i temi del confronto invece sono stati, almeno in quest'Aula, succintamente spiegati. Allora mi domando: se ci deve essere un incontro, se ci deve essere un chiarimento, è chiaro che è necessario che si convochi una Conferenza dei Capigruppo, perché il sospetto su questa discussione è che manchi completamente un rapporto democratico.

Qui è in ballo, cari colleghi, il rapporto democratico, l'essenza, la ragion d'essere del Consiglio. Io nella scorsa legislatura, mi creda, Presidente Soru, non ho visto mai né da una parte, né dall'altra, un atteggiamento del genere. Ci siamo confrontati, scontrati anche vivacemente su tutto - faccio riferimento principalmente alla legge finanziaria - ma il confronto tra le parti non è mai mancato. Ognuno ha letto la sua parte rispondendo al mandato elettorale, abbiamo. Io qui sono un consigliere regionale, così come tutti gli altri, che vuole confrontarsi su alcuni aspetti di questa norma, che come principio ritengo giusta, che sotto alcuni aspetti...

PRESIDENTE. Mi scusi un attimo, onorevole Rassu, prego i colleghi di prendere posto altrimenti non andiamo avanti. Tutti i colleghi, onorevole Vargiu, onorevole Sanciu, per cortesia. Onorevole Rassu, prego, continui.

RASSU (F.I.). Ripeto che sotto alcuni aspetti, a detta di tutti e principalmente del sottoscritto, è accettabile, ma ciò non vuol dire che non sia discutibile. Ma qual è la paura? Di cosa si ha paura? E' questo che non si riesce ad afferrare. Perché manca il confronto, il dibattito, perché? Perché non ci confrontiamo? Perché non vengono risposte dalla maggioranza? Perché si risponde solo: "ma diteci dove volete arrivare, diteci cosa volete?" Qui non si dice niente, qui ci si confronta su una norma. Sed'ora in avanti si dovesse continuare ad andare avanti con questo sistema, a che scopo è stato eletto dai sardi il Consiglio regionale? Non possiamo ratificare a scatola chiusa.

Può darsi, però, che dopo i chiarimenti, e se veramente rinunciamo a confrontarci, si trovino i punti d'incontro, ma non possiamo andare avanti con un monologo, perché non possiamo fornire risposte a noi stessi. E' in gioco il potere legislativo del Consiglio. Stiamo rinunciando ad un diritto-dovere. Di cosa si ha paura, caro collega Cugini? Non basta dire: dateci gli elementi, confrontiamoci. Benissimo, chiedete una riunione della Conferenza dei Capigruppo e vediamo se ci sono gli estremi e gli elementi per un confronto dialettico, per l'apertura di un dibattito e dopo si decida se andare in Commissione o no. Ma non si vuole arrivare neanche a questo, la verità sta qui. Allora bisogna andare avanti muro contro muro per giorni, per settimane? Non è costruttivo né per voi, né per noi. Per noi è defaticante, sinceramente demotivante, ma principalmente credo lo sia per voi.

Ognuno di noi può offrire un contributo positivo anche alla legge; purtroppo se manca il dialogo ciò non è possibile. Questo lo stiamo gridando, almeno per quanto mi riguarda, da tre giorni con tutta la buona volontà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto contrario all'articolo 1. Gli ultimi interventi dei colleghi del centrosinistra però mi portano ad una riflessione. Intanto noto che alcuni Gruppi non si sono espressi; mi riferisco a La Margherita, mi riferisco a Rifondazione Comunista, mi riferisco allo S.D.I. C'è stato un velato tentativo di apertura da parte dei D.S. e di Progetto Sardegna, con un distinguo all'interno di Progetto Sardegna, perché l'amico Pinna ha pronunciato un'affermazione che immediatamente dopo è stata smentita dall'onorevole Maninchedda, nquando ha sostenuto che non si deve tornare in Commissione.

Quindi questa sembra essere una conditio sine qua non: se vogliamo convocare i Capigruppo e decidere come procedere, non dobbiamo avanzare la proposta di tornare in Commissione. Io dico che possiamo seguire entrambe le strade: chiediamo la convocazione della Conferenza dei Capigruppo, e in quella sede noi proporremo di tornare in Commissione. Risponde l'onorevole Cugini "No". E lo dice anche ad alta voce. Allora vorremmo capire quali sono gli elementi di apertura, vorremmo capire quali sono i percorsi che si vogliono intraprendere assieme, vogliamo capire quale ruolo vuole essere assegnato a questo Consiglio regionale, vogliamo capire insomma che cosa si intende per dialogo. Noi le idee le abbiamo abbastanza chiare.

Veda, onorevole Biancu, lei ha dichiarato alla stampa - perché qui non ha parlato, però parla attraverso la stampa - che l'opposizione è "sfascista". Io non lo so se quella "s" dipenda da qualche suo difetto di pronuncia, perché se intendeva dire veramente "fascista" è chiaro che questo termine va rispedito al mittente. Quando infatti una maggioranza non vuole dialogare e non vuole affrontare i nodi cruciali di un problema vuol dire che allora (io non userei lo stesso termine, preferirei il termine "stalinista") vuole dire imporre le proprie decisioni, il proprio modo di interpretare le esigenze della società sarda.

Onorevole Cugini, veramente l'U.D.C. non ha capito cosa intende dire lei quando propone l'apertura, ce lo dovrebbe rispiegare dal momento che notiamo in quest'Aula che spesso e volentieri ciò che dice il segretario regionale è diverso da ciò che dice il Capogruppo dei DS e qualche volta, sia l'uno che l'altro, sono stati smentiti dalla Giunta. Allora, spiegate anche a noi sordi, a noi che abbiamo poca capacità di apprendimento, spiegateci che cosa intendete dire quando dichiarate di volere l'apertura al dialogo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto . Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, devo dire che sto affrontando questo dibattito con un grande disagio, perché a distanza di un paio di giorni dall'inizio della discussione, nonostante siano state espresse volontà diverse per arrivare ad una sintesi, al momento di chiudere c'è sempre qualcosa che impedisce di farlo. Quindi veramente mi pongo il problema di cosa fare per far capire esattamente quello che noi vogliamo fare per arrivare ad una definizione.

Devo dire che in vita mia poche volte mi sono trovato in una situazione del genere; quando voglio che la gente mi capisca, generalmente mi capisce. Qui non si riesce a farsi comprendere, sicuramente sarà un difetto nostro. La fase è delicata, il messaggio evidentemente non è facile da capire e da interpretare, però credo che uno forzo ancora vada compiuto.

Ho accolto molto favorevolmente alcuni interventi pronunciati oggi dove, sia pur con molti distinguo, è emersa la volontà di arrivare ad una ipotesi di accordo. Io partirei da questo punto, dall'ipotesi di accordo che questo Consiglio regionale può raggiungere per approvare una legge che secondo me è una legge di straordinaria importanza in questo momento. Ma è chiaro che deve essere una legge accettata, condivisa dalle parti in campo, sia dalla maggioranza sia naturalmente dall'opposizione oltre che dalle parti sociali.

Anche se - infatti lo diceva qualcuno che mi ha preceduto - noi ci troviamo all'opposizione, i nostri consensi li abbiamo ricevuti, i voti li abbiamo presi, insomma. Voglio dire che credo che noi abbiamo diritto, all'interno di quest'Aula, di far valere le nostre ragioni, perché anche noi rappresentiamo una parte importante dell'elettorato. Allora io parto proprio da questi ultimi interventi. Si dice che c'è la volontà di raggiungere un accordo: ecco, allora iniziamo a dire come questo accordo dev'essere raggiunto. E' indispensabile sospendere, convocare una riunione di Capigruppo per valutare come esaminare i punti d'incontro che ci possono essere fra la maggioranza e l'opposizione? Può essere più opportuno, come io ritengo, che il testo ritorni in Commissione e magari, dopo una lettura più approfondita, più attenta, potrebbe ricevere il consenso da parte di tutti i partiti, di tutte le componenti di questo Consiglio regionale.

Ecco, io credo che a questo punto, al di là della manifesta volontà di trovare un accordo, sia importante chiarire come questo accordo dev'essere raggiunto. E' evidente che l'Aula non è la sede più adatta per tentare di trovare una soluzione. Questa è la sede più opportuna per sviluppare i ragionamenti, però un accordo chiaramente, lo sappiamo tutti, perché altrimenti ci stiamo veramente prendendo in giro, un accordo non può essere ricercato e consegnato in quest'Aula. Troviamo il sistema per incontrarci e per vedere quali sono i punti sui quali ci può essere un'intesa.Noi siamo disposti a misurarci e ad andare avanti perché noi, come voi, abbiamo necessità di stabilire regole certe dal punto di vista urbanistico...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, nel dichiarare il mio voto credo che sia opportuno precisare, in sintesi, la proposta che noi ci sentiamo di avanzare e di sintetizzare anche puntualmente. A questo punto del dibattito da parte della maggioranza, così come da parte dell'opposizione, si rende evidente l'esigenza di dialogare sui contenuti della legge per verificare in maniera esplicita quali siano le questioni di fondo, di politica urbanistica che possono essere effettivamente contenute in questa legge e quali contenuti possano essere in qualche modo puntualizzati in modo tale che si tenga conto delle diverse esigenze che le parti politiche interpretano in quest'Aula.

Credo che la metodologia migliore sia quella di procedere ad una prima verifica procedurale in sede di Conferenza dei Capigruppo, e successivamente accertare, sul piano politico, se ci sono delle questioni, dei contenuti su cui c'è da chiarire qualche aspetto, tenendo conto di quei tre punti fondamentali che noi abbiamo posto - e che sono quelli che l'opposizione in tutti questi giorni ha ribadito - per un confronto politico dignitoso.. Il confronto può avvenire in Commissione o in un'altra sede politica, però deve essere aperto, leale e chiaro. Per fare questo occorre che però che i lavori vengono sospesi la prima della votazione dell'articolo 1 perché le eventuali modifiche che si volessero apportare potrebbero riguardare anche questo articolo, e quindi è necessario che il chiarimento, se deve esserci, sia preliminare alla votazione.

Io credo che questa sia un'esigenza comprensibilissima da parte di chi ha avuto il compito in quest'Aula, in questi giorni, faticosamente, di approfondire la definizione di alcuni punti, che vanno dalle norme fondamentali, dal rapporto con la legislazione nazionale, dal Codice Urbani, alla questione del livello dei vincoli, del rapporto tra istituzioni locali e quindi al coinvolgimento delle autonomie locali e, all'interno della Regione, al rapporto fra Giunta e Consiglio nella ripartizione delle competenze. Poi la c'è il problema dell'incidenza sul sistema economico e quindi dell'esame serio, responsabile, delle conseguenze concrete dal punto di vista economico per quanto riguarda gli interessi legittimi e i diritti soggettivi che possono essere maturati.

Se queste sono le possibilità è possibile che si intraprenda un altro percorso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Rinuncio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, diventa difficile, dopo l'intervento del mio Capogruppo, pronunciare ulteriori precisazioni sulla necessità di trovare un momento di riflessione.La maggioranza deve manifestare apertamente la volontà di sospendere i lavori per valutare quali possano essere i passaggi capaci di toglierci da questa impasse in cui il Consiglio purtroppo si è trovato.

Secondo noi la scelta preannunciata e portata avanti in questi giorni di discussione ha condotto il Consiglio davanti ad un bivio; bisogna pertanto scegliere la via maestra e non perdere l'occasione per rendere positivo, capace di individuare le giuste soluzioni. Forse la giornata domenicale, l'esserci necessariamente trovati in una giornata festiva impegnati in Consiglio in questo dibattito, ci sta forzatamente responsabilizzando. Davvero i nodi che si devono sciogliere a questo punto diventano prioritari rispetto al proseguo della discussione.

Il fatto più importante, giusto per riprendere un aspetto già toccato dal sottoscritto nell'intervento precedente, il ruolo cardine che legittima la riunione di oggi e che legittima l'azione dell'Assise regionale, è quello di legiferare. Molto probabilmente ci si era abituati a dimenticare questo aspetto. Le precedenti legislature non sono state di sicuro prodighe di leggi, prodighe di quella attività di legiferazione che dovrebbe caratterizzare l'azione del Consiglio regionale.

Devo ricordare che, oltre a questa legge sul piano paesistico regionale, sono stati depositati già diversi altri disegni legge; cito per primo quello che riguarda la riforma del mercato del lavoro. Leggendo anche la stampa di oggi, l'emergenza che si sta profilando rispetto alla crisi dell'industria, l'emergenza che si sta profilando rispetto ai tassi di disoccupazione (che in Sardegna sono sempre i più alti d'Italia), le emergenze che si stanno profilando quindi in questo settore molto probabilmente dovrebbero indurci a smettere, per primo il sottoscritto e a seguire tutti gli altri, di relegare il Consiglio a un luogo dove davvero prevalgono il silenzio, le assenze, la coercizione esercitata sulle menti, e soprattutto il protagonismo da parte di qualcuno - e chi non ha colpe scagli la prima pietra - e cercare di far sì che esso diventi luogo di coinvolgimento di tutte le componenti ...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, intervengo per tentare di offrire un contributo ulteriore, perché credo che con queste ultime affermazioni qualche passo in avanti si sia fatto, quindi sarebbe davvero poco conveniente, in questo momento, non rendersi conto di questa diversa disponibilità che si sta affacciando in quest'Aula. Credo che quando si cerchi una convergenza, così come accade normalmente quando si va dal meccanico, occorra davvero "mollare" un po' tutto e quindi fare in modo che vi sia la possibilità di assettare, su linee che poi convergono, le posizioni attuali.

Dobbiamo fare questo in questo momento, quindi il percorso è più o meno quello che ha proposto il mio collega Vargiu. E io credo che la prima cosa che possa essere chiesta sia appunto una sospensione. Io ritengo sia più opportuna la sospensione prima ancora dell'approvazione dell'articolo 1, ma non ne voglio fare una questione pregiudiziale, anche perché poi ci sono gli emendamenti aggiuntivi. E dico di più: siccome a qualcuno pare che la proposta abbia intenti meramente dilatori, cioè costituisca una strategia per perdere ulteriore tempo, per dimostrare la nostra disponibilità noi possiamo ritirare anche qualcuno degli emendamenti aggiuntivi, considerato che ognuno di quegli emendamenti richiede un'ora ad essere discusso, perché dodici sono i Consiglieri che prendono la parola. Il ritiro di due emendamenti significherebbe disporre di due ore preziosissime.

Allora facciamo nostra e accogliamo l'apertura dell'onorevole Pinna, dell'onorevole Maninchedda, ma anche quella che lo stesso onorevole Pili, a mio giudizio, ha manifestato in quest'Aula; facciamo in modo che i falchi, se ci sono, ma io penso che non ci siano, per un momento rimangano in silenzio, facciamo parlare le colombe e vediamo un po' di arrivare ad una convergenza che io sono certissimo potrà essere già intravista da stasera.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Signor presidente, la riflessione che è doveroso fare dopo tutti questi interventi che, a parole, appaiono volti a trovare un primo snodo a questa discussione rituale che ormai si trascina da giorni, e che pare si debba trascinare ancora per molto tempo, è la seguente: se a parti inverse il presidente Pili avesse presentato un progetto di legge che di fatto sottraesse al Consiglio regionale uno dei poteri e dei doveri che tutte le regioni italiane attribuiscono ai consigli regionali, io penso che dai banchi opposti non solo si sarebbero levate urla di diniego, ma avremmo assistito - perché riconosciamo la capacità di fare politica e di rendere pubblica l'azione politica che il centrosinistra ha, l'ha dimostrato la scorsa legislatura - avremmo assistito ad una levata di scudi su tutto il territorio regionale, come è avvenuto nella scorsa legislatura quando in qualsiasi occasione e con qualsiasi argomento in discussione si è parlato di espropriazione dei poteri del Consiglio.

Senza andare lontano ricordo i Dpef che ritornavano in Giunta perché dovevano essere sviscerati capitolo per capitolo, dovevano essere sviscerate le azioni, dovevano essere sviscerati gli obiettivi. Per non parlare poi di Presidenti di Commissione, anche della nostra maggioranza, che pretendevano di vagliare i programmi della Giunta regionale e addirittura di correggerli volta per volta. Se questo fosse avvenuto a parti inverse anche questa parte politica avrebbe condotto una battaglia comune con l'altra parte politica contro questa eventualità. Questo è il primo punto che mi pare non possa non saltare agli occhi di chiunque abbia buona fede in quest'Aula.

Altro punto: sono stati effettuati dei tentativi (chiamiamoli così) di trovare un momento di concertazione, o, per lo meno, di scambio d'opinioni su aspetti fondamentali di questa legge. Perché non si vuole percorrere questa via? Perché pare che ci sia la convinzione che da questa parte ci siano i greci che offrono doni, e siccome si conosce il comportamento reiterato e continuato di chi fa opposizione in una certa maniera (e chi l'ha fatta lo conosce) non si vuole accedere alla minima richiesta di sospensione. Questo mi sembra che sia nei fatti.

Siamo stati molto chiari nell'esporre il nostro pensiero. Penso che il Presidente Pili abbia esposto molto chiaramente quali sono i punti, su questo primo articolo, che noi riteniamo assolutamente prioritari, e non solo prioritari, ma anche nell'interesse del Consiglio regionale, di tutto il Consiglio regionale, certamente degni di una possibile discussione. Se non c'è nessun punto di contatto, nessuna convergenza, non prendiamoci in giro perché ognuno fa la sua parte, l'importante è che la faccia con onestà, come la stiamo facendo fino adesso noi e come la state facendo voi legittimamente col silenzio, che ha voluto essere il tema fondante del vostro comportamento in Aula se non per...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è finito. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Grazie signor Presidente, nel dichiarare il mio voto contrario all'approvazione dell'articolo 1 volevo fare alcune considerazioni anche alla luce degli ultimi interventi. Sino alla pausa pranzo di stamattina sembrava che il noto detto sardo: "Chentu concas chentu berrittas", che ha sempre rappresentato la ricchezza e la varietà di opinioni all'interno delle popolazioni dell'Isola, e purtroppo anche la storica disunione che ci ha sempre differenziato, non trovasse applicazione in quest'Aula, dove invece si sarebbero dovute convogliare le diversità di opinione e di confronto tipiche di una Assemblea elettiva. Trovava certamente maggior fortuna il detto: "Chimbantachimbe berrittas e una sola conca".

Invece ora, piano piano, mi pare che le teste si stiano mettendo a lavorare, si stiano mettendo la berritta e stanno iniziando a ragionare. Mi sembra di aver assistito, nelle ultime ore, ad alcune interessanti aperture al dialogo da parte di alcuni esponenti della maggioranza; aperture che ho apprezzato, come ho apprezzato la disponibilità al confronto manifestata dal segretario regionale dei D.S., l'onorevole Cugini. Quel confronto noi l'avevamo già avviato con la maggioranza in Commissione, dove tra la proposta congiunta del centrodestra e quella a firma Pirisi e più erano stati riscontrati diversi punti d'incontro; un dialogo che poi si è interrotto per le vicende che abbiamo più volte ricordato; oggi invece sembrano esserci i presupposti per riprenderlo.

Come mai però questo confronto non si è potuto sviluppare concretamente in Commissione, onorevole Pirisi? Lei sa che i problemi partono da lontano. Ho apprezzato l'ulteriore disponibilità al dialogo manifestata anche da parte del Capogruppo di Progetto Sardegna, l'onorevole Pinna, e dall'onorevole Maninchedda. A questo punto le diplomazie presenti in quest'Aula consiliare che costituisce la stanza di compensazione dove deve avvenire il democratico confronto tra maggioranza e opposizione, tra idee, proposte e osservazioni, si mettano a lavorare in modo trasparente. I Capigruppo si facciano carico di presentare una loro proposta; una mi permetto di avanzarla anch'io: chiedo che dopo la Conferenza dei Capigruppo si riunisca la Commissione urbanistica insieme agli stessi Capigruppo e alla Giunta; sempre che ci sia veramente la volontà di portare a sintesi le esigenze che noi, maggioranza e minoranza, rappresentiamo.

Io auspico che anche questo mio richiamo al confronto possa essere realmente accolto sia dalla maggioranza sia dalla minoranza, perché soprattutto questo è il compito di chi siede su questi banchi. Quindi auspico che i Capigruppo di maggioranza chiedano la convocazione della Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, intervengo intanto per replicare ad un'affermazione, del Capogruppo di Progetto Sardegna, che secondo la quale questa legge sarebbe nata nei programmi elettorali. Questo non è vero, e l'onorevole Soru lo sa benissimo perché tutto è nato da un'affermazione da lui pronunciata in occasione di un convegno dell'Istituto Nazionale di Urbanistica. In quell'occasione affermò che si sarebbero potuti vincolare anche tutti i termini sino a duemila metri dalla battigia, e attorno a questa affermazione si è costruito il cosiddetto decreto salva coste.

Non solo: il Capogruppo di Progetto Sardegna, in un'intervista rilasciata non so a quale emittente televisiva privata, aveva sostenuto che questa maggioranza ha i numeri per poter amministrare, e che l'opposizione dovrebbe cercare di rimanere un po' indietro e lasciarla amministrare. Molto facile, basta che lui chieda ai suoi predecessori per rendersi conto che non è questa la regola. Anche in passato con una maggioranza, seppur qualificata, non si è potuto amministrare per l'ostruzionismo posto in essere dall'opposizione.

C'è sempre una parte del Consiglio che deve e vuole proporre le sue idee e un'altra parte invece che si vuole contrapporre. Noi non vogliamo contrapporci. Noi vogliamo cercare di migliorare questa legge; non siamo - come siamo stati praticamente tacciati di essere - dei paladini della speculazione edilizia, perché di "eco mostri" in questi cinque anni passati, proprio per non riferirci anche ancora di più al passato, non ne sono stati costruiti, come risulta anche dagli studi effettuati. Quindi non c'era l'urgenza di inserire come primo argomento di discussione di questo nuovo Consiglio regionale, di questa nuova legislatura. il progetto salva coste.

Io vedo che la maggioranza è in fibrillazione; ha paura di non poter legiferare e sta cercando di incunearsi nei meandri dell'opposizione per cercare di porre fine a questa tragedia, perché questa è una tragedia. Non si riesce a legiferare, ma non si riesce a legiferare per l'inconsistenza della maggioranza stessa, per le proposte che questa maggioranza avanza. E qui addirittura si arriva all'assurdo: si vuole snaturare, si vuole "scippare" il Consiglio della sua vera essenza. Si è tentato addirittura di fare lo Statuto fuori da questo Consiglio. Le leggi regionali si fanno all'interno del Consiglio regionale, e noi su questo principio resteremo fermi.

Quindi io, con molto trasporto, voterò contro: questo articolo 1 dev'essere respinto. Io penso che tra persone civili si possa e si debba dialogare, però vorrei che non fossimo noi a dire come, perché il pallino ce l'avete voi. Quando infatti l'onorevole Pinna afferma: "Noi siamo pronti ad accettare le vostre proposte purché rimanga in piedi l'impianto della legge", vuol dire, in altre parole: non vi potete muovere.Io ritengo invece, siccome abbiamo presentato delle proposte alternative, che sia dovere della maggioranza individuare i punti d'incontro. Purtroppo non si discute sui punti d'incontro, si mettono solo in evidenza le divisioni. Vorrei sapere in che modo dobbiamo incontrarci.

Noi non vorremmo che questa legge urbanistica, dello determinante per lo sviluppo socio-economico della nostra Sardegna, scaturisca solo ed esclusivamente dalla volontà di una persona. Noi qui rappresentiamo, maggioranza ed opposizione, tutti i sardi; è vero che la legge elettorale ha premiato una parte di questa popolazione, però sappiate, non dimenticatelo, che rappresentate lo stesso numero di cittadini…

PRESIDENTE. In tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Signori consiglieri, da quando è iniziata questa maratona, con accentuazioni diverse da parte del Gruppo dei Riformatori, è stata manifestata a quest'Aula la disponibilità a trovare una soluzione che fosse la più soddisfacente possibile e che vedesse il popolo sardo partecipe di una norma capace di determinarne al meglio il proprio destino. Anche stasera i colleghi hanno espresso questo indirizzo, e sembra che sia stato accolto, perché autorevoli esponenti del partito del Presidente Soru, lo stesso Capogruppo di Progetto Sardegna, Pinna, e il collega Paolo Maninchedda, hanno espresso la volontà di trovare un momento di raccordo, un momento di sintesi per conseguire, in un dialogo proficuo, un risultato utile, perché questa situazione di stallo venisse a cessare.

Onorevole Milia, io non credo che ci sia il timeo danaos da parte dell'opposizione, quello che a me pare è che dai banchi dell'opposizione alla richiesta di apertura di un confronto fra i Capigruppo per poi eventualmente proseguire il dibattito in Commissione, non sia pervenuta nessuna dichiarazione di disponibilità. Molti dei partiti della maggioranza non hanno aderito alla richiesta di sospensione dei lavori, prima del voto dell'articolo 1, per offrire quell'opportunità di una visione complessiva dei punti salienti della questione che, se qualcuno ancora non li conosce, onorevole Pirisi, sono quelli che abbiamo ricordato in questi giorni. Io li ripeto con estrema tranquillità, anche perché vogliamo che quello che succede in quest'Aula sia conosciuto anche fuori.

Spesso, infatti, i mezzi di informazione riducono tutto a una mera contrapposizione, mentre da parte nostra c'è uno sforzo reale per cercare di migliorare questa norma, come peraltro è stato riconosciuto dai rappresentanti della maggioranza. qualificatoli nostro obiettivo è quello di qualificare il ruolo del Consiglio regionale, del Parlamento dei sardi, così come, peraltro, è stato ricordato da lei stesso, quando leggeva, in contemporanea con l'onorevole Pili, il testo di legge dell'Emilia Romagna, l'Emilia Romagna. Come importante è pure il ruolo - e nessuno lo disconosce - degli enti locali in tutta la dinamica della normativa regionale, ancor di più in quella che tocca interessi diretti delle autonomie locali.

Lo stesso Presidente Soru, nell'incipit dei suoi ragionamenti qui in Consiglio, disse di auspicare un incontro virtuoso fra Presidenza, Giunta e Consiglio regionale, riconoscendo a ciascuno il proprio ruolo e offrendo chiaramente l'opportunità di ottenere quella giusta rilevanza istituzionale che reclamano sia la maggioranza che l'opposizione. Io credo, proprio per questo, che il Presidente Soru abbia offerto questa disponibilità in più di una circostanza. Quindi non vogliamo, come opposizione, snaturare nessuna legge né creare ostacoli di nessuna natura ma trovare convergenze.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, credo che il senso del mio discorso vada riferito soprattutto al Presidente della Giunta, perché è lui il vero interlocutore, "il convitato di pietra", che oggi è stato assente (sicuramente aveva da lavorare, aveva impegni, firmare qualche delibera nella sala che il Consiglio dedica alla Presidenza della Giunta), e che in questo momento è presente. È giusto pertanto rivolgergli direttamente alcune considerazioni.

L'altro giorno noi abbiamo raccolto l'invito della gentile collega Caligaris la quale, partendo dal presupposto che qualcosa di serio poteva provenire anche dai colleghi del centrodestra, chiedeva di esaminare se potesse trovare un accordo su sette - otto punti (poi oggi si è parlato di tre - quattro) e arrivare al ritiro di tutti gli emendamenti. È comprensibile quello che ha detto nella sostanza la collega Caligaris, anche politicamente non si potevano ritirare immediatamente 1800 emendamenti per poi magari sentire una risposta negativa dell'Aula. Però poi, dopo le proclamazioni che sono seguite (se non ricordo male da Biancu, se ricordo male mi scusi onorevole Biancu) secondo le quali sembrava quasi offensivo per la maggioranza che si potesse dialogare con l'opposizione, oggi arrivano degli inviti più o meno nella stessa direzione, però più prudenti. Allora io credo che l'invito se c'è deve provenire dal vero padrone di quest'Aula. L'esperienza infatti ci insegna che gli Assessori possono essere e sono stati smentiti dal Presidente della Giunta, che i consiglieri regionali possono essere e sono stati costretti in Aula a ritirare emendamenti, a ritirare proposte, a ritirare ordini del giorno comuni (è così, anche se qualcuno fa la smorfia). Quindi il Presidente della Regione, se ha interesse a una collaborazione dell'Aula ce lo deve dire personalmente, perché non è pensabile che tra un intervento e l'altro della maggioranza si possa continuare ad avanzare delle proposte serie. Del resto il Presidente della Regione è il Presidente dei sardi, è anche il mio Presidente.

Il mio voto contrario all'articolo 1, perché lo devo annunciare, nasce da tutte quelle considerazioni che sono state svolte fino adesso, prima fra tutte la volontà di opporsi ad una espropriazione di una facoltà e di una potestà del Consiglio alla quale io, almeno come Consigliere, non intendo rinunciare facilmente, e per difendere la quale sono disposto anche a fare ostruzionismo a oltranza, a restare in Aula fino a mezzanotte e mezza e a venire anche l'indomani mattina alle sei, se il Consiglio dovesse essere convocato per quell'ora, e credo nello stesso modo si comporterebbero anche gli altri consiglieri. Se ci pensiamo bene si tratta di un problema di vita, di convivenza che d'ora in avanti influenzerà tutta l'attività del Consiglio, tant'è che qualche consigliere - Vargiu e Pili se non ricordo male - ha sollevato il problema della riforma dell'attività dell'Aula, del Regolamento, di tutto ciò che ci può aiutare a vivere questi cinque - si spera - anni di esperienza politica in Consiglio.

Chi ha vinto ha vinto. Noi faremo la nostra parte, però è chiaro che quando ci si considera di poca utilità, di poco peso già in quanto Consiglio, e quando poi la maggioranza non invita l'opposizione a un dialogo, a una collaborazione, trattandola quasi con sufficienza, viene naturale ricordare l'esperienza degli anni passati, quando si presentavano ordini del giorno, emendamenti, mozioni, di cui nessuno si ricorda l'utilità. Nessuno dei sardi ha avuto motivi per ringraziare l'opposizione di allora, tant'è che non l'ha premiata, ma ha premiato Soru. L'ho già detto in quest'Aula: la maggioranza dei seggi assegnati ai partiti di governo è dovuta alla vittoria di Soru, non della maggioranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, l'onorevole Liori mi ha ricordato che il Presidente Soru è anche il nostro Presidente; io per un attimo, me ne ero quasi dimenticato, però adesso mi ricordo, e sono convinto, che il Presidente Soru è anche il mio Presidente, e quindi è il Presidente anche del Gruppo di Alleanza Nazionale, e così immagino che venga ritenuto Presidente anche degli altri gruppi di minoranza oltre che di quelli di opposizione. E allora, se così è, Presidente Soru, lei non è che deve fare i conti solo con la sua maggioranza, debba fare i conti anche con noi, perché questo riconoscimento che noi le vogliamo attribuire, richiede almeno, come dire, un segnale.

La cosa peggiore che può capitare ad una persona è o non essere riconosciuta dal proprio padre o non riconoscere il proprio padre. Lei da buon padre di famiglia - perché questa è una delle conseguenze del fatto di essere stato eletto da tutti i sardi - probabilmente dovrebbe comportarsi in modo diverso. Lei forse ha "preso le misure" del Consiglio regionale, ha iniziato a capire che purtroppo (o per fortuna, dipende dai punti di vista) il Consiglio regionale non è un consiglio d'amministrazione. Qui i numeri, anche quelli piccoli, contano, e contano molto. Di fronte ad una situazione di questo genere un buon padre di famiglia non può fare "figli e figliastri" ma deve a un certo punto fermare i giochi e dire: "Alt, un attimo di riflessione, io non posso distruggere la mia famiglia, per gli interessi di altri". Per gli interessi di molti si, ma probabilmente anche per gli interessi di pochi, se quei pochi ancora non sono convinti che gli interessi dei molti siano gli interessi dei cittadini sardi, e noi siamo in questa situazione Presidente.

Stiamo per arrivare al termine della fase di riscaldamento, le schermaglie stanno per finire, onorevole Pinna, ma quando terminano le schermaglie inizia la partita. Allora, se un arbitro in questo momento dichiara che è impraticabile e dice: "Fermiamoci un attimo, aspettiamo che spiova, aspettiamo e vediamo se riusciamo a giocare una partita in maniera diversa dalla partita che stiamo giocando", io credo che tutti lo seguirebbero. Le assicuro, Presidente, che se continuiamo con questo andazzo, con questo teatrino delle aperture che non vengono recepite dall'altra parte è facile immaginare che sarà necessaria ancora qualche settimana prima di terminare la discussione di questa legge, che alla fine potrete anche riuscire ad approvare, assumendovene tutta la responsabilità, ma a discapito dell'opposizione in tempi ragionevoli di una manovra finanziaria molto più importante, molto più attuale. Una manovra finanziaria che forse è più necessitata, anzi, quella era stata definita necessitata, questa legge invece non è stata mai definita necessitata, è spuntata all'improvviso come un fungo quando nessuno se l'aspettava, e noi meno di voi.

Allora, per non ripetermi, Presidente Soru, abbia il coraggio di fermare un attimo la partita, senta magari prima la sua maggioranza, convochi o faccia convocare una Conferenza dei Capigruppo; noi siamo tutti disponibili. Io credo che se fossi al suo posto, con la mia maggioranza parlerei, se non altro per avere un conforto, per sapere se andare avanti, se fermarsi o meno. Perché questa è una responsabilità che non può assumere solo lei. Lei la può assumere in Giunta ma non la può assumere in Consiglio. Questo è quello che pensa un buon figliolo del proprio padre; se invece il padre vuole procedere come il padre padrone, padronissimo di farlo, nessuno glielo può impedire, però ovviamente le conseguenze saranno quelle che tutti quanti non ci auguriamo, e potremmo anche perseverare nel nostro atteggiamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F. I.). Signor Presidente, io, stamani, nel mio primo intervento, ho iniziato augurando a tutti una buona domenica e sono assolutamente convinto, o quanto meno resta comunque in me la speranza, che questa, alla fine, possa essere veramente per tutti una buona domenica.

Presidenza del Presidente Spissu

(Segue SANJUST.) Nel senso che dalle aperture che comunque ci sono state e dalle chiusure che sono state manifestate subito dopo, non riuscendo a capirne la motivazione, mi sembra di iniziare a intravedere, rispetto ai giorni passati, la possibilità di una soluzione, spero definitiva, a una situazione che sta diventando quanto meno, lo dico in maniera assolutamente spensierata e impersonale, quasi anacronistica. Io mi pongo nei panni non solo del consigliere che per la prima volta mette piede in quest'Aula, ma mi sforzo di mettermi nei panni - forse perché fino a ieri così era anche per me - di chi sta fuori del palazzo. E allora, nel momento in cui riesco a capire quali sono i ruoli della maggioranza e quali quelli della opposizione, cerco di far capire a chi sta fuori, dietro questo palazzo, i motivi per i quali esistono e perdurano determinati atteggiamenti.

Ora, siccome ho sicuramente tanto da imparare - e spero che ci sia il tempo per poterlo fare - mi piacerebbe, considerando che sono ancora giovane, avere la possibilità di apprendere qualche cosa in questi giorni. E si impara qualche cosa anche quando si vede recedere una parte o l'altra da posizioni che sembrano essere assolutamente irrinunciabili. Quindi l'invito che rivolgo ad una parte e all'altra - ed è l'invito che rivolge un giovane che si avvicina alla politica solo ed esclusivamente da un paio d'anni - è quello di arrivare, non dico a una soluzione finale della questione, però almeno a un tentativo serio, che non può essere quello di gettare l'amo e poi ritirare immediatamente la lenza, ma quello quanto meno di far sembrare, e non solo far sembrare, all'opinione pubblica e non soltanto a noi stessi, di voler trovare una soluzione.

Quindi l'invito non è quello di restare un mese in Commissione, ma è quello di ritornare in Commissione per fare lì il sunto, non in Aula, perché il sunto in Aula significa il sunto di ottantacinque consiglieri o quanto meno quello solo ed esclusivamente dei consiglieri della minoranza, il che diventa, secondo me, un po' più difficile.

Pertanto vi prego di interpretare la mia esigenza, la mia richiesta, non solo ed esclusivamente come quella di un componente del Consiglio regionale, ma anche come se provenisse da un semplice cittadino che continua, purtroppo, ad essere assente nei banchi del pubblico che vedono solo ed esclusivamente giornalisti, forse perché continuiamo - un po' da una parte e un po' dall'altra - a dimostrare degli atteggiamenti che anziché avvicinare la gente, alla politica, la allontanano.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPELLI, VARGIU, LOMBARDO, SANCIU, CONTU, SANNA Paolo Terzo, PISANO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 1.

Prendo atto che i consiglieri Pinna, Cugini, Gessa e Giorico hanno inteso votare a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SORU.

Rispondono no i consiglieri: CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 61

votanti 57

astenuti 4

maggioranza 29

favorevoli 38

contrari 19

(Il Consiglio approva).

Passiamo agli emendamenti aggiuntivi. Onorevole Capelli, aveva chiesto una Conferenza dei Capigruppo? E' questa la richiesta?

CAPELLI (U.D.C.). Sì.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. C'è una richiesta di sospensione dei lavori dell'Aula per convocare una Conferenza dei Capigruppo. L'ha avanzata l'onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Ritiro la proposta.

PRESIDENTE. L'onorevole Capelli ha ritirato la proposta. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Se la proposta l'ha ritirata l'onorevole Capelli, la faccio mia, nel senso che chiedo la convocazione di una Conferenza dei Capigruppo nel corso della quale possano essere discusse le aperture che si sono manifestate in Aula. È inutile che restiamo in Aula a parlarci addosso se da ciò che ci diciamo non scaturisce mai nessuna novità e nessuna possibilità di dialogo reale.

PRESIDENTE. Se questo è l'intendimento dei Presidenti dei Gruppi io ne prendo atto, chiedo ai Capigruppo, anche con brevi cenni di... Onorevole Vargiu, se lei vuole ci rimettiamo all'Aula. Prego.

VARGIU (Rif. Sardi). Benissimo, io chiedo che ci si rimetta all'Aula in maniera tale che sia chiaro se ciò che il collega Pinna, il collega Maninchedda e il collega Cugini avevano detto, erano parole in libertà oppure manifestavano la sostanziale volontà di intraprendere questo dialogo. Se c'è una sede diversa dalla Conferenza dei Capigruppo dove può essere iniziato il dialogo io propongo una sospensione dei lavori d'Aula in alternativa alla Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE. Le due richieste sono differenti: una riguarda la sospensione dei lavori perché venga convocata una Conferenza dei Capigruppo, un'altra, successiva chiede una sospensione comunque dei lavori dell'Aula. Mi rimetto all'Aula perché valuti la possibilità di sospendere i lavori. Mi pare che a favore si sia parlato. Onorevole Marrocu, vuole parlare contro?

MARROCU (D.S.). Sì.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, penso che non ci siano le condizioni né per la convocazione della Conferenza dei Capigruppo, in questo momento, né per una sospensione. Le aperture di cui si parla, che hanno coinvolto qualche collega, erano relative al fatto che da quattro giorni noi continuiamo a dire le stesse cose, cioè qual è l'obiettivo per il centrodestra. E l'obiettivo del centrodestra, con i 1800 emendamenti, è evidente. Volevamo capire se c'è un obiettivo politico da raggiungere o se invece si vuole effettivamente partecipare, interloquire per il miglioramento della legge. Ma se si vuole interloquire per il miglioramento della legge allora non vale più l'obiettivo politico che viene invece annunciato in continuazione, che è: "Blocchiamo tutto e ritorniamo in Commissione".

Pertanto ci sembra che anche queste parziali aperture siano strumentali all'obiettivo di impedire che si vada avanti; perché se veramente ci fosse la volontà di interloquire su quelle due, tre, quattro cose importanti, quelle due, tre, quattro cose importanti avrebbero potuto essere oggetto di tre, quattro emendamenti che sostituirebbero quel quintale di emendamenti lì depositati. Ad oggi ci pare che queste condizioni non ci siano e quindi, per il momento, risulta un po' strumentale la richiesta avanzata dai colleghi dell'opposizione e quindi non accoglibile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io ho semplicemente ritirato la mia proposta, perché ho visto che non c'era disponibilità da parte dei colleghi della maggioranza, e sostengo invece la proposta del collega Vargiu.

Il collega Marrocu probabilmente è stato assente in queste ore per seguire gli eventi sportivi, non lo so, perché sta negando la proposta avanzata da colleghi della sua parte. Ma questa non mi sembra che sia una novità, visto che il collega Marrocu molto spesso entra in contraddizione con quanto sostiene la sua parte o con quanto lui stesso aveva precedentemente annunciato. Noi abbiamo recepito l'invito proveniente dal Capogruppo di Progetto Sardegna, l'abbiamo avallato, abbiamo condiviso anche quanto detto dal collega Maninchedda, suggerendo un metodo, che non è quello di bloccare i lavori dell'Aula e tornare in Commissione con i 1800 emendamenti.

E' già stato spiegato, è già stato detto, e per non perdere tempo non mi attardo nel rispiegarlo. Il problema è che probabilmente non si è ascoltato. Chiediamo semplicemente, recependo un invito della maggioranza, di convocare una Conferenza di Capigruppo dove possa esplicitarsi il confronto e il metodo. Poi, dopo dieci minuti, si può tornare in Aula per proseguire allo stesso modo o per dire che si è trovata una soluzione per accelerare il confronto. Noi abbiamo tutta l'intenzione di andare avanti nei lavori consiliari, per esempio, con l'assestamento di bilancio, che ci sembra una priorità rispetto a questa legge, per il quale avete illegittimamente votato anche una proroga, e di rendere produttivi i lavori dell'Aula e delle Commissioni. Questo abbiamo sostenuto. Poi, evidentemente, nelle interlocuzioni che avete tenuto non avete trovato un accordo e state rinnegando la vostra proposta; ma questo ormai per noi è un film che abbiamo visto diverse volte negli ultimi mesi, per cui non ci stupiamo.

Ma la proposta dell'onorevole Vargiu, sulla quale si è dibattuto per circa un'ora, è corretta, e se voi la rinnegherete, dovete assumervene la responsabilità con un voto, cioè rigettando la vostra stessa proposta. Non parlate, però, poi, di ostruzionismo, non parlate di "due o tre cose", non si parla di due o tre cose quando si discute una legge. Questa espressione appartiene ad altri tipi di trattative, a trattative sportive, commerciali, altro genere di trattative che siamo disponibili a intraprendere comunque, ma a continuarle anche a oltranza, perché tanto nessuno si stanca.

MARROCU (D.S.). Neanche noi ci stanchiamo!

CAPELLI (U.D.C.). Perfetto, allora prima di avanzare una proposta consultatevi, perché noi siamo totalmente d'accordo sul fatto che c'è la possibilità di discutere. Voi fate un passo avanti e due indietro! Consultatevi prima e risparmierete a noi e ai sardi una farsa che si aggiunge alla farsa di questa legge.

PRESIDENTE. Bene, ci rimettiamo al volere dell'Aula.

PILI (Forza Italia). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, non si può fare la votazione nominale per questo. Si vota per alzata di mano.

Metto in votazione la proposta del consigliere Vargiu. Chi l'approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Siamo arrivati all'emendamento aggiuntivo numero 6. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, io annuncio il mio voto favorevole all'emendamento numero 6. Esprimo però una sorpresa per un fatto nuovo accaduto in quest'Aula e che, a mia memoria, non si era mai verificato nella precedente legislatura. Mai era successo, infatti, che di fronte a una richiesta di sospensione dei lavori dell'Aula per una Conferenza dei Capigruppo qualche Capogruppo si esprimesse negativamente e si dovesse, conseguentemente, mettere ai voti la richiesta di sospensione.

Io credo che se questo è... Stanno discutendo?

PRESIDENTE. Prego, onorevole Vargiu. Chiedo ai collegi di non disturbare l'oratore.

VARGIU (Rif. Sardi). Se il collega Marrocu deve interloquire posso attendere ancora qualche secondo, non ho problemi. Presidente, volevo interloquire con lei.

LA SPISA (F.I.). Lo dice il Regolamento che ci si deve rivolgere al Presidente.

VARGIU (Rif. Sardi). Presidente, le chiedo scusa.

PRESIDENTE. Io sono attento, poi non so se ci si debba rivolgere in maniera specifica al Presidente.

VARGIU (Rif. Sardi). Presidente, in maniera specifica, perché le volevo dire che a mia memoria, almeno per lo scorcio della scorsa legislatura in cui sono stato consigliere, non si è mai verificato che di fronte alla richiesta di un Capogruppo di sospensione dei lavori dell'Aula per poter meglio coordinare il successivo svolgimento o per discutere di un argomento che comunque era un argomento importante, mai si è verificato che il Presidente fosse costretto a mettere ai voti la proposta. Credo che sia un precedente che non giovi, tutto sommato, al futuro svolgimento dei lavori dell'Aula, e credo che sia anche un precedente che non abbia grande senso in quell'ottica di ragionamento e di riflessione sul procedimento in discussione che sembrava che l'Aula avesse adottato, nel senso che io mi chiedo, a questo punto, quale sia il...

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Vargiu, ma devo invitare nuovamente i colleghi a non disturbare i lavori.

VARGIU (Rif. Sardi). Questo emendamento che noi ci apprestiamo ad esaminare è proprio uno degli emendamenti, come gli altri che seguono, decisivi per quanto riguarda quel famoso riequilibrio dei rapporti tra Legislativo ed Esecutivo di cui abbiamo parlato tante volte. Quindi l'apertura che si è realizzata in Aula da parte di alcuni autorevoli e prestigiosi colleghi, che hanno detto che volentieri avrebbero iniziato la discussione, diventa veramente un esercizio verbale privo di qualsiasi riscontro concreto, anzi, diventa un ostruzionismo da parte della maggioranza se agli interventi nostri si aggiungono interventi di colleghi della maggioranza che non hanno seguito nelle cose che si fanno.

E fa specie che il collega Marrocu - e lo dico veramente senza nessuno spirito polemico - riproponga il problema del ritiro degli emendamenti. Il problema del ritiro degli emendamenti - il collega Marrocu ha una grande esperienza di "navigazione" in quest'Aula consiliare, pertanto lo comprende bene - è evidente che non si pone, perché altrimenti la minoranza si priverebbe dell'unico elemento di sostegno alle proprie tesi. Quindi l'apertura esiste ed è totale da parte nostra; il problema è che pur essendo raccolta in maniera accorata da alcuni autorevoli e prestigiosi colleghi della maggioranza, , poi quando si tratta di arrivare a definire un metodo nessun metodo va bene.

Colleghi, io sono senza parole, nel senso che se l'esercizio ginnico e verbale che dobbiamo continuare in quest'Aula ad oltranza è questo ed è gradito agli ottantacinque consiglieri bene, berremo fino in fondo l'amaro calice, ciascuno di noi recitando il ruolo che si è ritagliato o che gli hanno, di fatto, ritagliato gli elettori. Ma se esiste un metodo diverso da quello che abbiamo proposto, cioè diverso dalla convocazione della Conferenza dei Capigruppo, diverso dalla sospensione dei lavori dell'Aula per poter discutere all'interno degli schieramenti e tra gli schieramenti, beh, indicatecelo voi. Io sin d'ora dico di essere d'accordo, nel senso che, di fronte alla proposta del dialogo e del confronto, il metodo a questo punto lo scelga la maggioranza, visto che quelli della minoranza non vanno bene.

PRESIDENTE. Io registro semplicemente l'opinione dell'Aula. Ammetto che altre volte, ovviamente con l'accordo dei Gruppi e fra i Gruppi, si è arrivati ad un'intesa in tal senso. Questa volta evidentemente non c'è la volontà. Quando matureranno opinioni diverse le registreremo puntualmente e con interesse.

Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Noi le idee le abbiamo chiare. Con questo emendamento effettivamente si intende ridare dignità - che poi è un ritornello costante - al Consiglio regionale. Non modifichiamo virgole su quello che riteniamo sia un provvedimento illegittimo - lo abbiamo sempre ribadito - sulla base dell'articolo 117, anche se mi sono astenuto, come il Presidente avrà visto, nell'eccepire sul comportamento.

In passato c'era un maestro che presentava emendamenti trasversali, quasi sempre perché aveva un interesse, non dico soggettivo, ma riusciva comunque ad equilibrare le cose. Se poi questo maestro obiettivamente cambia, muta come il vento, non è un problema che ci riguarda. Sono io il primo che ha sostenuto non oggi, già da cinque - sei giorni, l'esigenza (perché ci possono essere fra noi anche barricadieri) di un momento di riflessione e di confronto, in modo tale da consentirci un'inversione dell'ordine del giorno - quello che si vuole. Noi proponiamo questo. Un'inversione dell'ordine del giorno che ci metta in condizioni di guadagnare tempo, certamente, in attesa della pronuncia del TAR, che non è prevista per il 20 (sono anche disinformati) ma per il 24..

E se, come ho detto stamattina, la gente è convinta che questo provvedimento sia legittimo bene, ben venga, nessuno ha da fare eccezioni. Nel frattempo noi garantiamo almeno, che entro quella data, nell'arco di una settimana - dieci giorni, venga esitato il provvedimento relativo all'assestamento di bilancio, poi, ovviamente, si cercherà di concordare, di andare in Commissione ed esaminare gli emendamenti, ridurli e contingentare i tempi, in modo tale che questa legge venga approvata, ovviamente col voto della maggioranza a favore e col voto dell'opposizione contrario. Questo è il limite del confronto.

Confronto vuol dire approvare i provvedimenti attraverso motivazioni, attraverso azioni serie. Se invece si vuole continuare muro contro muro, continuiamo muro contro muro, però, ho detto stamattina, dovrete essere sempre presenti, perché noi alterneremo, anche se le sei ore di sonno sono garantite a tutela dei lavoratori di qualsiasi categoria, e lo sa bene Floris e i sindacalisti di alto rango. Quindi noi andremo avanti. Io al posto del centrodestra mi sarei comunque astenuto perché è mortificante chiedere una cosa e poi non essere d'accordo. Non è quasi mai successo - ha ragione Vargiu - che non si desse neanche la possibilità di una sospensione dei lavori. Del resto ha iniziato la Caligaris a dire: riapriamo il confronto, e l'avete tutti quanti smentita.

Stasera sono intervenuti autorevoli amici di Progetto Sardegna, e non penso che parlassero a titolo personale, ma parlavano col buon senso che porta a determinati ragionamenti. Questa legge dobbiamo approvarla? Dovete approvarla? Beh, io credo che la tempistica sia quella che abbiamo tracciato noi, che consenta legittimamente a chi ha una visione diversa, a chi opera una valutazione diversa, di attendere quel momento particolare che è il giorno 24. Ma chiedere a noi: "Ritirate gli emendamenti, date questo segnale, accettate le nostre posizioni" non è corretto. Voi non avete mai acceduto alle nostre posizioni e avete sempre detto: "Quello che viene fatto bene, le correzioni, i correttivi, sono merito nostro, quello che è fatto male è colpa degli altri", e noi diremo lo stesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, noi volevamo evitare quanto sta avvenendo in questi minuti, noi volevamo e una discussione alla luce del sole, seguendo i metodi e i luoghi istituzionali per confrontarci e raggiungere un accordo. Come lei avrà notato, Presidente, si è svuotata l'Aula. Il Presidente della Giunta ha chiamato a rapporto diversi esponenti della sua maggioranza, e ora negli anditi, nei corridoi, si cerca di raggiungere un'intesa che noi invece volevamo pubblica. Noi avevamo proposto la sede giusta, corretta, e non vuole essere anche questa, vi garantisco, una provocazione; ne verranno delle altre magari subito dopo.

Noi vogliamo seguire la via istituzionale e regolamentare che ci è stata insegnata. E' stata una brutta pagina per questa legislatura quella di rifiutare la proposta di convocazione di una Conferenza dei Capigruppo. Poi se, secondo lo "stile Marrocu", si fosse voluto contrattare magari avremmo potuto ritirare due o tre emendamenti, per recuperare il tempo necessario per la Conferenza dei Capigruppo, ma anche per proporre questo ci vuole fantasia, e mi pare che di questo siate alquanto deficitari.

L'emendamento numero 6 era un'occasione per misurarci sulle cose dette dai colleghi del centrosinistra, cioè sul ruolo del Consiglio regionale. E' vero: anche su questo si può dissentire, però è possibile che fino ad oggi non abbiate fatto altro che dire che tutti gli esaminati avevano solo intenti ostruzionistici e non ne abbiate letto uno? Questo emendamento, il numero 6, è un emendamento ostruzionistico? Si può discutere del ruolo del Consiglio? Un articolo dello stesso tenore è contenuto nella proposta di legge numero 24, Balia-Masia, e lo rifiutate soltanto perché è contenuto in un emendamento della minoranza? Questa si chiama - perdonando per il termine, non me ne viene altro - stupidità. Non si rifiuta per partito preso, pregiudizialmente, questo non è il ruolo dell'Assemblea più alta della Regione Sarda. Imparate dall'assessore Dadea almeno questo. C'è la libertà di discutere.

Se questa legge fosse stata presentata dall'assessore Dadea noi probabilmente adesso staremmo discutendo, perché probabilmente avrebbe aperto un confronto democratico, corretto e leale che avremmo sicuramente perso, ma avremmo discusso, parlato, non ci saremmo appiattiti sulla legge del padrone, perché questo col vostro fare ci state imponendo, dimostrateci che non è così. Io credo che il Presidente Soru potrebbe accedere a questa richiesta; forse qualcuno sta utilizzando la voce popolare che dice che il Presidente Soru è un intransigente per portare avanti la sua di intransigenza. Confrontiamoci, parliamone. Ed è l'ultimo appello per la giornata di oggi, perché non vogliamo convincervi a non stare qui. Fra l'altro non abbiamo neanche più niente da fare per tutta la serata; ormai il tempo è trascorso; possiamo concedere le otto ore, non le sei ore, di riposo garantite dallo Statuto dei lavoratori, e poi ritrovarci piacevolmente, perché piacevolmente vi rivedo in quest'Aula.

Spero anche di potervi sentire. Spero che il Presidente Soru, rinnovando quanto successo la volta scorsa, vi ridia la voce, perché è vero, passati i morti, passata la commemorazione anche dei morti del 4 novembre, c'è quella dei Santi a cui qualcuno si sta riferendo, perché è riuscito a ridarvi la parola in varie occasioni. Spero che possa succedere anche nella giornata odierna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, mentre ringrazio il collega Capelli per aver detto che chi vota contro questo emendamento evidentemente lo fa per stupidità, annuncio il mio voto contrario all'emendamento. La situazione odierna, l'evolversi della situazione, però credo meriti qualche parola a chiarimento. Voglio ricordare che occasioni di questo tipo con ricorso al voto dell'Aula e successive negazioni di convocazione di Conferenze di Capigruppo nella passata legislatura se ne sono verificate più di una volta e nessuno ha gridato allo scandalo. Oggi assistiamo in quest'Aula ad una strategia permanente del centrodestra perpetrata attraverso la presentazione di circa 1900 emendamenti, alcuni dei quali hanno sicuramente una loro logica ma il 99,99 per cento dei quali hanno una funzione squisitamente strumentale ad obiettivi meramente dilatori.

Bene, arrivati a questo punto, sulla base di aperture che pure sono venute da parte della maggioranza, ad un'ipotesi di attivazione di dialogo si risponde con la richiesta di sospensione immediata dei lavori e di convocazione di una Conferenza dei Capigruppo che si sarebbe tradotta soltanto in una ulteriore perdita di tempo, se non altro per un motivo di natura formale. Come fanno, infatti, l'onorevole Capelli, l'onorevole Vargiu e l'onorevole Oppi ad ignorare che se c'è un organismo deputato ad aprire trattative, quell'organismo certamente non è la Conferenza dei Capigruppo, che ha funzioni e compiti ben determinati dal Regolamento e che sono completamente diversi da quelli di cui si è parlato stasera?

Allora tagliamo fuori la Conferenza dei Capigruppo, che nulla ha a che vedere con quelle proposte; se si tratta di proposte minimamente serie e se anch'esse non hanno la funzione di far perdere ulteriore tempo, a conclusione dei lavori di stasera, pure in incontri informali e durante la seduta, si valuti se per un andamento più razionale dei lavori dell'Aula domani mattina, mezz'ora prima eventualmente dell'inizio dei lavori, non sia opportuno convocare la Conferenza dei Presidenti di Gruppo, la quale Conferenza non può in ogni caso occuparsi di ipotesi di accordo, perché sono ipotesi che non possono passare attraverso quel livello istituzionale. Tanto basta, almeno per quanto mi riguarda, per giustificare il mio voto contrario alla proposta di sospensione.

Non è pertanto né rifiuto di dialogo né becera voglia di restare arroccato in quest'Aula su posizioni di tipo unilaterale. Si è aperti al confronto, a condizione che il confronto sia produttivo ed avvenga nei luoghi che sono deputati a ciò, e non invece in quelli che hanno altre funzioni e altri compiti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, signori del Consiglio, l'intervento è teso a esprimere appunto il mio voto a favore dell'emendamento che recita: Dopo le parole "Al fine di assicurare un'adeguata tutela e valorizzazione del paesaggio" sono aggiunte le seguenti parole: "La proposta di Piano Paesistico Regionale deliberata dalla Giunta regionale viene trasmessa al Consiglio regionale che ne approva l'adozione entro sei mesi secondo le procedure indicate all'articolo 2 della presente legge".

Io, anche nell'ultimo intervento, ho ricordato che uno dei compiti del Consiglio regionale è quello di provvedere alla stesura e all'approvazione di leggi. Allora mi domando quali siano le effettive volontà di questo Consiglio rispetto alla reale necessità di confrontarsi sui diversi temi, soprattutto sui vincoli che la maggioranza pone, per l'approvazione di questa legge.

Io, collega Balia, se davvero la Conferenza dei Capigruppo non è la sede idonea ad affrontare i termini e i contenuti della legge, ma i compiti della Conferenza dei Capigruppo, come definiti appunto nel Regolamento, sono altri, credo che anche il retrobottega (per non parlare di corridoi, per non parlare di stanze segrete) non sia la sede giusta.

Eppure questa è una procedura che addirittura la maggioranza ha adottato durante la campagna elettorale, se è vero quanto ha dichiarato il collega Pinna nel suo intervento che sembrava voler essere di apertura, di confronto, quando ha affermato che la legge è stata oggetto di discussione in fase di predisposizione del programma di governo.

Ma io vorrei capire in quali stanze, in quali uffici, in quali studi professionali, vorrei capire dove effettivamente si è tentato di legiferare in nome e per conto di questo Consiglio, se davvero risponde al vero quanto ha dichiarato l'onorevole Pinna. Io sono preoccupato, Presidente, perché davvero il Consiglio in questo modo è stato espropriato del suo ruolo non solo nella sua componente di maggioranza, ma anche nella sua componente di minoranza, che ho il diritto di partecipare alla predisposizione e all'adozione anche di una norma così importante.

Molto probabilmente sta sfuggendo di mano il controllo delle affermazioni che si pronunciano, e questo è un problema che a questo punto si ingarbuglia ancora di più, perché davvero non si riesce a capire quale sia la via da percorrere per uscire da questa impasse.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, mancano molti colleghi, ritengo comunque opportuno riprendere qualche considerazione che abbiamo espresso tutti assieme, non uno solo di noi, tutti assieme nella giornata di oggi, per dire che, l'articolo 1 l'abbiamo votato a maggioranza, pertanto, per quanto ci riguarda quell'articolo deve rimanere. Si comprende allora che noi quei quattro emendamenti aggiuntivi che avete presentato non lo approveremo; si comprende. Voi li volete confermare e va beh, si comprende anche questo.

Stavo per intervenire prima della votazione sulla richiesta di riconvocazione della Conferenza dei Capigruppo, poi tecnicamente non ho fatto a tempo. Avrei detto quello che ha sostenuto il collega Balia: che non si può convocare una Conferenza dei Capigruppo presieduta dal Presidente del Consiglio per trattare il merito di una legge. Sappiamo che questa sarebbe stata una procedura errata dal punto di vista politico, come dal punto di vista tecnico. Se non è matura una convergenza, come non è matura, collega Oppi, lei ha parlato poco fa e si comprende che non è matura nel merito; almeno io ho capito così...

OPPI (U.D.C.). Io ho chiesto una inversione dell'ordine del giorno.

CUGINI (D.S.). Può essere che mi sbagli, ma insomma, ci conosciamo da un po', ci siamo capiti in tanti momenti, penso che, insomma, forse non ho compreso tutto, ma la grande parte di quello che lei ha detto penso di averla capita. Sarebbe sbagliato politicamente andare rapidamente ad una Conferenza, a un incontro aggiungo io - perché la Conferenza è quella le cui competenze sono state ricordate dal collega Balia - andare a un incontro tra i Capigruppo per sancire che non ci sono le condizioni per procedere alla costruzione di una soluzione. Politicamente - lo dico per chi ha un'idea diversa dalla mia - lo considero un errore.

Quando si arriva al momento del confronto ravvicinato, tutte le pratiche che lo precedono devono essere espletate; e il collega Oppi, che è anche un giocatore avveduto, non nella politica, nella parte tecnica della non politica, non può non comprendere che era proprio un errore. Lo dico per il collega Vargiu, ma lo dico soprattutto non tanto per l'episodio in sé, ma per confermare che l'apertura che noi abbiamo manifestato rimane tutta così come i colleghi l'hanno manifestata, nel merito, andando oltre le considerazioni che ho pronunciato io, che erano esclusivamente considerazioni di metodo, che voglio confermare, confermando nel merito anche le considerazioni che hanno espresso gli altri colleghi.

Poi Balia è andato oltre, e io lo apprezzo per lo sforzo che ha compiuto, e ha addirittura proposto (non stabilito, perché se le parti si devono incontrare le parti devono concorrere anche sul piano tecnico alla costruzione persino delle procedure) ha proposto un'indicazione di lavoro che personalmente apprezzo. Ci sono gli emendamenti, ci sono gli articoli, andiamo avanti sul lavoro che dobbiamo compiere. Nessuna interruzione in Aula perché si presterebbe a letture sbagliate - e quando non si è ragionato nel merito non si determina convergenza - stasera, a conclusione dei lavori, a mezzanotte e mezza, una ristretta delegazione delle due scuole di pensiero sul tema che è in discussione si misura, si confronta, e poi domani si torna in Aula e si ragiona, perché è l'Aula che decide.

Badate, colleghi, gli emendamenti sono stati presentati, sono lì e nessuno li può seppellire, anche se la maggioranza della minoranza dovesse decidere di ritirarli, quando sono firmati da tanti colleghi si sa che basta che uno solo li voglia mantenere e li mantiene. Parliamoci chiaramente, conosciamo le tecniche dell'Aula, io suggerisco: continuiamo la discussione. Ad esempio, se davvero c'è una volontà di incontro, visto che l'articolo è stato votato, ritirate questi quattro emendamenti aggiuntivi e confermate la disponibilità al dialogo, e questo conferma la volontà!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, inizio col replicare all'ultima parte dell'intervento del collega Cugini. Noi ritiriamo gli emendamenti perché, come ho avuto modo di dirle nel mio precedente intervento, onorevole Cugini, contengono degli elementi migliorativi della legge. E' d'accordo anche lei, lo ha appena detto è l'Aula l'organo deputato a prendere le decisioni. E allora questo emendamento vuole proprio ridare all'Aula il potere di decidere in materia. Secondo me invece adesso l'Aula non decide; secondo me l'Aula non è messa nelle condizioni di decidere e lo dimostra.

Veda, onorevole Balia, lei afferma di essere contrario all'emendamento, di voler votare contro perché non lo ritiene, in questo particolare momento del dibattito, un emendamento giusto; e ciò nonostante, come ha spiegato bene il mio collega Capelli, sia una vostra proposta fatta propria anche da noi.. Io non riesco a capire perché, quando si tratta di discutere di aspetti migliorativi secondo noi, peggiorativi secondo voi, non si dibatta in Aula. Il presidente Soru chiama a raccolta dietro la tenda i capigruppo del centrosinistra, contraddicendo anche il suo capogruppo quando si è dichiarato disponibile ad un confronto, chiama a raccolta tutti, decide fuori e poi viene ad imporre in quest'Aula il suo pensiero. Lo ha fatto la settimana scorsa per la formazione, lo sta ripetendo oggi su questo tema. State attenti: non vorrei che ve lo imponesse per tutta la durata della legislatura. Noi ci stiamo attrezzando per combattere.

Onorevole Maninchedda, lei ha dichiarato quando è intervenuto aprendo il confronto, il dialogo, che "non si torna in Commissione"; noi vi stiamo dicendo: "torniamo in Commissione", può darsi che in quella occasione si rivedano anche gli emendamenti, ma perché dobbiamo accettare la vostra proposta di ritirare prima gli emendamenti e, poi, dialogare? Questo è l'aspetto che a noi sfugge. Non cadiamo nei tranelli, ce lo avete insegnato voi come si fa, e il maestro siede nei banchi della Giunta, è l'attuale Assessore dell'urbanistica. Quando noi gli chiedevamo di togliere dalla legge finanziaria gli emendamenti senza significato, perché per ogni comma, per ogni articolo presentava un emendamento, presentava migliaia di emendamenti, la sua risposta non era certo di accoglimento delle nostre richieste. Me lo ha insegnato l'onorevole Sanna come si fa l'opposizione.

Ed allora, ecco, noi non facciamo altro che fare quello che facevate voi quando eravate all'opposizione. Il dialogo lo dovrebbe aprire il Presidente della Giunta.

CUGINI (D.S.). Masala lo faceva! O Pili!

CAPPAI (U.D.C.). Masala in più di un'occasione! Ed alle forze politiche vorrei dire un'altra cosa: non dimenticate che il centrodestra, nonostante fosse sfasciato, nonostante fosse sempre in minoranza, non si è mai tirato indietro ad una richiesta di sospensione dei lavori. Vedete, il mio capogruppo era contrario e si è astenuto; io dico invece che voi avete commesso un ulteriore errore politico, perché in quella stessa Conferenza dei Capigruppo si sarebbe potuto aprire il dialogo. Invece è stato il governatore a dire, dopo che voli l'avete proposta: "niente sospensione, niente riunione dei Capigruppo".

Ed allora mettetevi d'accordo, perché un Gruppo politico dice una cosa e l'altro immediatamente dopo ne dice un'altra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori e colleghi, a me sembra che si debba partire da una frase che io, che ho studiato dai Salesiani, ho imparato presto in gioventù e che veniva attribuita a Don Bosco: "perder tempo a chi più sa più spiace". Certamente in quest'Aula ci sono colleghi che almeno di urbanistica, e non solo, ne sanno più di me, e quindi spiacerà a molti quello che sta succedendo in quest'Aula. Ma si dà il caso che io medico sto somministrando una medicina che devo bere anch'io, e che quindi se ostruzionismo c'è anch'io sto perdendo tempo, anch'io sto subendo la stessa condanna alla quale stiamo trascinando i colleghi e l'Aula.

Però, diciamo che aveva ragione il collega che mi ha preceduto: qui non si muove foglia che il presidente Soru non voglia; è lui il vero padrone della situazione, che è lui che ha deciso di resistere, di resistere e di resistere, e a questa dichiarazione non si può che rispondere che tireremo dritto, se mi si passa la frase poco di moda, però, quanto mai adatta. E lui si accorgerà ben presto che questo non è il consiglio d'amministrazione di Tiscali, e che non può pensare di tenere in ostaggio non solo la maggioranza - che glielo concede, bontà sua - ma anche l'opposizione, perché noi non abbiamo nessun interesse e non abbiamo nessuna intenzione di restare prigionieri dalla maggioranza e soprattutto dal presidente Soru.

Mi dispiace dover dare torto al collega Balia, apprezzabilissimo ed attento collega di maggioranza, ed anche al collega Cugini, altrettanto attento ed apprezzabilissimo, che si sono assunti l'onere e l'incarico di difendere la Giunta di fronte all'opinione pubblica, rilanciando la responsabilità di questa scarsa volontà di collaborazione alla opposizione, perché non è così. Il consigliere Oppi, non ha avanzato la proposta di indire una Conferenza di Capigruppo, così come anche Capelli, per discutere di un possibile accordo per invertire l'ordine del giorno, in modo da concedere il tempo - mentre si esmaina in Aula un altro argomento - alle persone deputate nei luoghi deputati, di trovare un accordo che non snaturi la legge, ma almeno recepisca alcuni punti essenziali proposti dall'opposizione. Si sarebbero così create le condizioni per ritirare la gran parte degli emendamenti e portare la legge a compimento, con il voto probabilmente anche contrario nostro, ma non con l'ostruzionismo, perché noi riconosciamo alla maggioranza il diritto di legiferare.

La maggioranza ha diritto, è stato più volte detto, di presentare le proposte e di legiferare, però, non ha il diritto di affermare che la legge non è modificabile, che la legge nella sua struttura non è alterabile, altrimenti noi che cosa stiamo a fare qui? La legge la vogliamo modificare e possibilmente anche in profondità, quanto più è possibile, altrimenti che senso ha l'ostruzionismo? Che senso ha presentare 1800 o 1900 emendamenti?

Questo però non è consociativismo - parola che ha circolato talvolta in quest'Aula - questo è il gioco dei rapporti tra maggioranza ed opposizione; consociativismo sarebbe se ci mettessimo d'accordo per curare interessi privati; di questo non si tratta almeno per quanto mi riguarda, perché sfido chiunque a dimostrare che io o i miei familiari abbiamo interessi da difendere e da tutelare nella fascia dei due chilometri. Non stiamo operando speculazioni private, stiamo cercando di approvare una legge nell'interesse della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi, c'è una canzone di Celentano che recita esattamente "a mezzanotte e mezza sai", la mezz'ora è in più, l'ho aggiunta io, me lo perdonerete, il titolo della canzone era "Un pugno e una carezza" e questo titolo spiega esattamente come stanno le cose. Qui evidentemente subito dopo la carezza c'è il pugno! Ma, "Che domenica speciale", si potrebbe pure dire! Insomma, questa serata la potremmo cantare quasi per intero.

A me dispiace veramente tanto che dopo questa apertura oggi si registri improvvisamente una chiusura, perché si stava andando nella direzione giusta e i sette carissimi colleghi del Progetto Sardegna rischiano di apparire oggi come i fratelli Maccabei della prima lettura della Santa Messa di questa domenica sacrificati in funzione della loro verità, del credere in un qualcosa che contrasta con la volontà di un re che invece voleva imporre qualcosa di diverso.

Insomma, io mi sarei aspettato, dall'intervento sempre attento e brillante dell'onorevole Balia, una risposta concreta su un elemento concreto, soprattutto in considerazione del fatto che nella sua proposta - qualcuno lo ha detto -aveva introdotto giustamente ed equamente l'ipotesi che la competenza legislativa del Consiglio regionale non fosse posta in discussione, che è l'oggetto di quest'emendamento. Quindi, quello sarebbe stato un primo elemento di buona volontà. Poi, invece, si è smentito perché ha affermato che non il 99 per cento, ma il 99,99 per cento degli emendamenti è improponibile", il che significa che lui accetterebbe uno su diecimila emendamenti, e che noi avremmo dovuto presentarne diecimila perché l'onorevole Balia ne trovasse uno valido, e non può essere ovviamente causale quest'indicazione; si tratta davvero di non ammettere che possa esistere un'ipotesi di convergenza.

Io ritengo che la nostra apertura debba essere massima, dobbiamo nutrire fiducia che in questo momento si stia sviluppando un dibattito serio, un confronto serio, anche se nei corridoi. Si procede pure ai confronti nei corridoi se davvero serviranno a far sortire qualche elemento di novità. Se dobbiamo davvero aspettare mezzanotte e mezzo perché questa novità possa essere palesata, continuiamo a fare questo sacrificio, continueremo a fare il nostro dovere.

Vorrei, però, sottolineare un aspetto importante che ha dimostrato la buona volontà di questo centrodestra. Noi abbiamo chiesto la sospensione dopo l'approvazione dell'articolo, nonostante il nostro pieno dissenso nei confronti del terzo comma dello stesso articolo, l'abbiamo chiesto, quindi, quando la situazione era ormai irreversibile. Il comma tre è quello che fa a pugni con il comma due, che prevede, cioè, che il piano paesaggistico regionale possa essere fatto anche per collage, per pezzetti, riproponendo lo stesso punto di debolezza contenuto nella legge numero 45 del 1999 e nei piani territoriali paesaggistici e che poi ha determinato la loro caduta. Perché i piani paesaggistici territoriali non potevano essere omogeneizzati a posteriori attraverso quell'operazione che noi tutti conosciamo essere avvenuta. Noi vi chiediamo pertanto di dimostrarci la vostra buona volontà, accogliendo quest'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, io mi rivolgo ai colleghi della minoranza: escluso che si potesse convocare per queste ragioni una Conferenza dei Capigruppo - e peraltro l'Aula ha negato questa possibilità - c'è stata una proposta avanzata da me a nome del Gruppo di Alleanza Nazionale. Io mi sono rivolto personalmente al Presidente chiedendogli se non era il caso che sentisse prima la maggioranza ed eventualmente poi la minoranza. Il Presidente, io credo con molta sagacia, con molto savoir faire come si conviene a un buon amministratore, a un buon padre di famiglia, probabilmente sta cercando di portare sulla retta via dei figlioli che in qualche maniera erano troppo proiettati verso una posizione fondamentalista, intransigente.

Invito quindi i colleghi della minoranza ad aspettare, perché io sono fiducioso che il Presidente arriverà in Aula. Potrebbe adottare diverse strategie; una per esempio potrebbe essere quella di ritirare provvisoriamente il disegno di legge, e di invitare il Consiglio a lavorare su altro argomento; Un'altra potrebbe essere un'interlocuzione che può avvenire ... onorevole Balia ed onorevole Cugini, ne abbiamo visto troppe di interlocuzioni trasversali, io non molte però in quattro anni qualcuna l'ho vista. Spesso ci siamo fatti male.

CUGINI (D.S.). Voi soprattutto.

DIANA (A.N.). Sì, certo anche! Siccome io non voglio il male di nessuno, ma vorrei essere qui per fare il bene di tutti, una volta che si verificano delle aperture come quelle intervenute anche da parte della maggioranza, soprattutto da parte della maggioranza (perché se le nostre potevano essere provocatorie, provocatorie non sono state quelle che ha fatto la maggioranza) cerchiamo di trovare il modo per proseguire. Fino adesso abbiamo assistito esclusivamente ad un arroccamento di difesa di una certa posizione; cerchiamo di superare questa impasse che si è creata.

Siccome sono fiducioso e siccome sono sempre stato un ottimista presumo che il presidente Soru appena rientrerà in Aula, troverà una soluzione o cercherà una soluzione; di fronte ad una situazione di questo genere non ci resta che aspettare. Insomma cerchiamo, colleghi della minoranza, di essere ottimisti, perché altrimenti sembra che noi dobbiamo solo perdere tempo; noi non vogliamo perdere tempo, siamo pronti a sederci ad un tavolo con un responsabile autorevole che possa indicarci il tratto di strada che dobbiamo percorrere assieme. E se invece dobbiamo percorrere sentieri diversi, va beh, buona fortuna a tutti, saranno i sardi a giudicarvi. Voto a favore dell'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, affinché non ci siano equivoci, preliminarmente annuncio il mio voto a favore di quest'emendamento che tenta di ridare al Consiglio quella potestà che in qualche maniera in questi giorni gli si vuole ridurre, se non sottrarre del tutto. L'onorevole Diana credo che sia troppo fiducioso perché a mezzanotte e mezza non succederà niente; ormai è evidente quali siano le intenzioni della maggioranza. Si è detto che non si era stati chiari e che non erano presentate proposte concrete; sono state presentate, ed è stato richiesto un incontro dei Capigruppo affinché ci si confrontasse e poi si decidesse come proseguire i lavori dell'Aula. Non è andato bene, il collega Vargiu ha proposto addirittura un incontro in Aula e non è stata accettata neanche questa proposta. È chiaro che siamo di fronte ad una farsa, perché così è, e che quindi si dovrà purtroppo andare avanti, io spero di no e me lo auguro, in questa maniera.

Presidenza del Vicepresidente Paolo fadda

(Segue RASSU.) Se questa fosse una strategia potrebbe anche essere accettabile, poiché rientrerebbe in un gioco delle parti, democratico, legittimo e trasparente, e questo va bene. Il problema è un altro. Il problema è che c'è un grave sospetto che ci sia in atto un grosso condizionamento, non certamente di tutto il Consiglio ma della maggioranza. Questa è la verità che non può essere ormai nascosta, perché quando si rifiuta il confronto, quando si afferma, giustamente ma pretestuosamente, che alla Conferenza dei Capigruppo spettano altri compiti istituzionali e non quello di decidere il prosieguo o meno di questo dibattito, e in che maniera bisogna decidere, si è di fronte alla mistificazione, si è di fronte alla pretestuosità più iniqua, si è di fronte ad una presa in giro: la verità è questa.

Noi continuiamo, almeno per quanto mi riguarda, spiacevolmente per quanto mi riguarda, a voler presentare le nostre opinioni che, dolenti o nolenti, sono anche opinioni la cui manifestazione in questo momento determina giustamente e democraticamente un ostruzionismo, perché alla minoranza non è stata lasciata altra arma. Si dice: "ritirate gli emendamenti", ma gli emendamenti sono l'unica arma a disposizione dell'opposizione per convincere la maggioranza ad un dialogo, perché se si dovessero ritirare quegli emendamenti è chiaro che la legge verrebbe approvata entro stasera a colpi di maggioranza, senza offrire la possibilità a nessuno di noi di esprimere la propria opinione, di esprimere ciò che pensa su questa legge, articolo per articolo, rendendo noto all'esterno che il Consiglio regionale in questo momento è tenuto sotto scacco, è tenuto in ostaggio dal rifiuto della maggioranza di interloquire, di dibattere e di confrontarsi.

E questa strategia, io credo, non farà guadagnare tempo, anzi ne farà perdere molto, ma molto di più; io sono contrario a questo tipo di opzione politica perché abbiamo visto ciò che ha provocato nella scorsa legislatura, però, vedo che non viene lasciata altra arma all'opposizione per poter esprimere le proprie opinioni e per rendere noto all'esterno che il Consiglio regionale ha ancora una voce libera e una voce democratica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, io chiaramente voto a favore dell'emendamento numero 6 però francamente sono mortificato per quello che è successo questo pomeriggio, perché mi sembrava, di fronte ad un argomento così importante per la Sardegna, di fronte a una legge che tende a dare una risposta alla pianificazione del territorio regionale, che dà a sua volta una risposta ad un settore strategico qual è il turismo, che si sia tornati a una situazione di stallo, dove da una parte c'è una maggioranza, per carità forte, arroccata sulla sua posizione, su una proposta di legge che recherà dei danni alla Sardegna, ed una minoranza che non fa altro che il suo dovere, che è quello di proporre dei correttivi. Poi, capisco che ci siano delle posizioni più estremiste, ma c'è, anche all'interno di questa maggioranza, qualcuno che vuole lasciare perdere queste posizioni per tentare di dare risposta alle persone che fuori stanno aspettando.

Personalmente non capisco perché non si voglia prendere atto di questa situazione; del resto quando si fa politica e si decide di amministrare penso che l'unica volontà sia quella di amministrare nell'interesse della gente che si rappresenta. In questo caso si sa - e lo sottolineo ancora un'altra volta - che si sta creando un danno a questa gente, specialmente in alcuni settori, come quello turistico che è sicuramente quello più colpito. Dico alcuni settori perché insieme al turismo noi stiamo condannando anche altri settori come quello agricolo, artigianale, del commercio, dell'edilizia, e lo stesso ambiente - a mio avviso - viene mortificato. Perché dico lo stesso ambiente? Perché al da là delle belle parole che qui sono state utilizzate sul discorso ambientale, e cioè di voler proteggere e di tutelare l'ambiente, si è realizzato l'esatto contrario, e cioè la sua distruzione. Ciò è avvenuto soprattutto dove vi erano amministrazioni che avevano una colorazione politica ben precisa, e cioè in quelle governate dal centrosinistra.

Nella nostra zona, il sud est della Sardegna, vi sono delle realtà presenti sul mercato che quest'anno hanno subito un calo dal punto di vista del proprio ritorno economico, e lo hanno subito non tanto perché il mare e l'ambiente sono stati modificati o si siano modificati in questi ultimi due - tre anni, ma lo hanno subito perché l'offerta che si sta proponendo ad un mercato che, attraverso la sua globalizzazione, è diventato più selettivo e più ampio, di conseguenza più difficile, non è più concorrenziale. Ed allora, invece di analizzare le motivazioni di questo calo abbiamo avuto, e calo significa meno introiti, meno somme a disposizione dei sardi, si affronta l'argomento attraverso una legge addirittura restrittiva, e cioè non si fa nulla per verificare, e a sondare e sviscerare le motivazioni che stanno portando a questa disfatta turistica...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, si potrebbe affermare che questa legge che sia pensata e scritta dai sardi perché è stato annunciato nel programma elettorale del presidente Soru, che ha vinto le elezioni. In questo modo si vorrebbe dare l'impressione che sia stata accettata pedissequamente e tranquillamente da tutti i sardi. Ciò invece non corrisponde al vero; perché? Perché se così fosse quel grido di allarme, di dolore, chiamiamolo così, e di disperazione emerso da sindaci, non avrebbe alcuna motivazione.

Invece contro questa legge si sono pronunciati circa settanta sindaci dei comuni costieri oltre a tutti quelli che si trovano nell'impossibilità di programmare e di pianificare i loro territori. Ma non solo i sindaci, anche una miriade di imprenditori, siano essi agricoli, dell'edilizia, del turismo e dell'artigianato, e dietro di loro un'infinità di operatori vedranno sfumare le loro opportunità di lavoro. Io penso che i danni per i comuni siano già incalcolabili perché verrà bloccata tutta la loro pianificazione, e non solo quella della fascia compresa nei duemila metri dal mare.

Se è vero, infatti, che i comuni che ancora non hanno adeguato i loro strumenti urbanistici dovranno attendere i nuovi piani territoriali paesistici, gli altri mi chiedo che cosa potranno fare. Mi rivolgo come appunto ha fatto lo stesso onorevole Diana ai colleghi dell'opposizione, ed in particolare modo all'onorevole Vargiu perché è stato il primo a chiedere di parlare con il Presidente del Consiglio.

Io penso che l'interlocutore giusto non fosse l'onorevole Spissu, ma l'onorevole Soru, perché è lui che tira le fila della maggioranza. del resto è stato proprio il presidente Soru che ha dato qualche speranza ad alcune parti dell'opposizione, lasciando intravedere che ci potesse essere tra noi e la maggioranza un dialogo aperto per cercare di trovare un accorso, di venire a capo di questo "incartamento", perché effettivamente la maggioranza si è "incartata" su questo atteggiamento.

L'onorevole Diana, quasi come un fanciullo, ha risposto a questa apparente apertura, con un ottimismo che non trova riscontro in nessun atto passato attraverso questo Consiglio. Ho detto nell'intervento precedente che mi aveva stupito il fatto che ci fosse stata una divisione fra opposizione e maggioranza quando si era parlato di un argomento dove le proposte avanzate alla Giunta erano perfettamente sovrapponibili, addirittura fotocopie delle sue. Bene, nonostante ciò, non abbiamo votato allo stesso modo. Per questo mi sembra eccessivo l'ottimismo del collega Diana.

Qualcuno ha detto: dimostrateci la vostra buona volontà. Ho sentito che qualche altro collega è caduto nel tranello perché ha pensato che fosse intervenuta un'apertura da parte della maggioranza nei confronti dell'opposizione, ma io penso che per la supponenza con cui si propongono non abbiano nessuna intenzione di arrivare a un'apertura. Quale apertura? Addirittura si è cercato di portare il problema all'attenzione di una Conferenza di Capigruppo. Ce ne sono state una miriade, mi hanno detto addirittura che nella precedente legislatura si ricorresse a questo, chiamiamolo impropriamente, "stratagemma", per cercare di arrivare a soluzioni unitarie, oggi neanche quella strada è percorribile.

Ecco per quale motivo io non sono ottimista; non sono un falco, ma non sono nemmeno una colomba; non cado nei tranelli che la maggioranza prepara e sono convinto che questa è una battaglia dura che bisognerà combattere fino in fondo, per cercare di salvare quello che è salvabile di questa legge, perché, come ho detto prima, i sardi stanno soffrendo e anche troppo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, anch'io mi associo, annunciando il voto favorevole a quest'emendamento, alle dichiarazioni del mio Capogruppo. Mi pare, infatti, che la linea che il Gruppo di Alleanza Nazionale sta cercando di indicare, potrebbe essere quella in grado di portare a un effettivo dialogo, o perlomeno a uno scambio di opinioni, che magari non porrà fine a questa battaglia parlamentare, però potrebbe cercare di porre almeno in parte rimedio a questa legge, che nel suo complesso e nei suoi diversi articoli, a nostro avviso, è sbagliata, è negativa per la Sardegna e va assolutamente rivista.

Io credo che dal movimento che si è creato tra molti sindaci della Sardegna, ma anche da un certo sentimento popolare che tutti noi che viviamo a contatto con la gente, con gli elettori dei collegi di nostra provenienza stiamo percependo, è palpabile una certa preoccupazione. Questo emendamento che noi abbiamo presentato e sul quale io annuncio il voto favorevole, è pertanto finalizzato a restituire al Consiglio regionale un ruolo maggiormente incisivo, un ruolo più decoroso e una maggiore dignità. Una dignità e un ruolo di cui il Consiglio, comunque, nel corso di questa maratona si sta riappropriando, perché ritengo che ciò che noi della opposizione stiamo facendo in Aula in questi giorni non si possa definire semplicisticamente ostruzionismo.

Ritengo che la battaglia che noi stiamo conducendo sia una battaglia giusta, sia una battaglia fondata su ragioni che probabilmente nel loro intimo anche molti colleghi della maggioranza condividono, perché non posso pensare che i colleghi della maggioranza accettino entusiasticamente una legge simile. Non posso pensare che colleghi che vivono a contatto con la gente, così come vivo io, e che hanno anche molta più esperienza di me e dai quali ho soltanto tanto da imparare, possano essere soddisfatti del ruolo nel quale il Presidente della Regione li ha relegati, e cioè quello di difensori d'ufficio di un provvedimento che non va bene, di un provvedimento che non è frutto di una concertazione, di un provvedimento che non tiene conto delle esigenze della gente, ma anzi sembra che proprio vada contro le esigenze, le aspirazioni e i desideri della nostra popolazione; un provvedimento che, per ovvi motivi e per lealtà verso la loro coalizione e verso il loro Presidente, debbono per forza difendere.

E allora, certamente, chi invece può opporsi e chi può cercare di offrire un contribuito, anche se in buona parte non in linea col contenuto del provvedimento legislativo in esame, deve ottenere da parte della maggioranza il riconoscimento dell'importanza del lavoro che sta portando avanti, ancge in relazione al fatto che con il nostro impegno in questi giorni stiamo cercando di riattribuire all'Aula - e ci stiamo senz'altro riuscendo - quel ruolo e quella dignità che l'operato del Presidente della Regione sta mortificando.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, dico subito che voterò a favore di questo emendamento; un emendamento che tende a restituire a quest'Aula quella dignità e quel primato tanto invocato in questi giorni e che ultimato stava venendo a mancare. Dico subito, con grande franchezza, che non credo alle riunioni ad excludendum che sono in atto in questo momento, a quelle riunioni carbonare tenute in stanze clandestine, bensì credo al lavoro dell'Aula, credo al contributo che ciascuno di noi può offrire su un argomento così importante, altrimenti non mi sarei neanche candidato. E credo che questo valga per me, ma valga anche per i tanti giovani e per le tante persone, per i tanti colleghi che, come me, per la prima volta hanno l'onore di sedere su questi banchi.

Quindi è questa l'Aula preposta a discutere, a decidere e a legiferare; è questa l'Aula che è legittimata a fare questo. Per me personalmente non esistono altre aule, non esistono altri tavoli e credo che quindi occorra sedersi, essere presenti qui in quest'Aula, ascoltare gli interventi di tutti, così come tento di fare io, compatibilmente con altri impegni, e cercare di offrire un contributo fattivo, reale, vero, sincero a questa legge. Una legge che - è inutile ripeterlo - a noi non piace, a me personalmente non piace e credo che vada rivista. E va rivista anche e soprattutto attraverso soprattutto questi emendamenti, questi tanti emendamenti che abbiamo presentato e sottoscritto e che ora, appunto, ci accingiamo a votare.

Volevo inoltre aggiungere - rivolgendomi ai colleghi dell'opposizione, in particolar modo ai giovani - che qua si sta perdendo un'occasione unica, che è quella di perseguire gli interessi dei sardi, quella soprattutto di agire, e quella di incidere sulla politica regionale per creare delle occasioni di sviluppo e di progresso per la nostra Sardegna.

Presidente, lei che è politico di lungo corso m'insegna che la politica è l'arte di operare sintesi, l'arte di mediare e non l'arte di "inciuciare"! E' l'arte, quindi, di trovare una soluzione a problemi reali, problemi che riguardano tutti i sardi e che non una parte ristretta di essi o una parte ristretta del Consiglio regionale. La spinta personalistica che qualcuno in quest'Aula vuol imprimere a questo tema, in particolar modo all'interno della maggioranza, sta riducendo ogni progetto strategico e futuro di quest'Aula consiliare. E lo dico con grande rammarico. E tutto ciò, cari colleghi alle prime armi, riduce anche le possibilità della costituzione di una classe dirigente futura della Sardegna.

Questo atteggiamento è destinato a uccidere la democrazia parlamentare di quest'Aula o a bruciarsi e a bruciare quindi anche noi, e a finire col personaggio e la sua stagione. Quindi noi riteniamo che deve essere la politica a decidere e, come ho detto in altre occasioni, noi siamo per il primato della politica. I fattori esterni a quest'Aula aiutano sicuramente, possono consigliare ciascun consigliere, ma per le decisioni e le scelte e per ciò che concerne materie così importanti deve essere l'Aula a decidere.

Noi siamo quindi per la piena riaffermazione del primato dell'Aula; un primato dell'Aula che si fa valere stando presenti in Aula; un primato dell'Aula che si fa valere discutendo, scambiando opinioni, litigando anche (in una logica democratica litigare spesso porta a trovare soluzioni importanti per tutto e per tutti); un primato dell'Aula che sono sicuro potrà assicurare al centrosinistra un corretto rispetto delle regole, del sistema democratico, dell'esercizio del mestiere del governare e a noi di fare opposizione nell'interesse generale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente, i lavori di quest'Aula proseguono in modo stanco, non certamente attento e credo che in questo modo si continuerà per parecchio tempo. La vivacità dell'Assessore dell'urbanistica e la sua resistenza sarà posta comunque a prova col tempo che trascorre.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Anche la sua!

DEDONI (Rif. Sardi). Il problema è che tra i punti dove vi era possibilità di interlocuzione c'era una parte che riguardava l'articolo 1, ma l'onorevole Cugini ci ha fatto sapere che non è più in discussione. Pertanto io credo che privare il Consiglio di determinate competenze certamente non sia un premio alla democrazia, perché bisogna spesso intendersi su cosa significa democrazia per noi che di questa parola ci riempiamo la bocca: se la rappresentanza è la più larga possibile credo che sia anche quella che più adeguatamente rappresenta tutte le istanze, tutte le esigenze, tutte le necessità che vengono dal popolo che diciamo di rappresentare. Quanto più questa si concentra, anche se in un autorevole Esecutivo, non votato, ma emanazione dello stesso Presidente, tanto più si restringe la capacità di rappresentare l'opinione della maggiore parte della collettività.

La democrazia, quindi, è rappresentativa quando ha una larga rappresentanza. Se essa si concentra in un'unica persona, si verifica quella situazione che in altri tempi si chiamava in un certo modo. Che poi sia una dittatura di un colore o una dittatura di un altro colore poco importa, oggi c'è uno e domani ci sarà un altro. E questo è grave per chi dice di professare democrazia e di voler rappresentare le istanze e le esigenze della gente.

Può darsi che stiamo pronunciando parole al vento, ma non ci stanchiamo di ripeterle, perché credo che tutte le volte che ci si dimentica che democrazia è partecipazione, che democrazia è rappresentanza, tutte le volte che un'Aula parlamentare viene calpestata, tutte le volte che a quell'Aula parlamentare non viene riconosciuta la capacità di rappresentanza effettiva delle istanze popolari non si è fatto un grande passo in avanti. Forse si è data l'opportunità di procedere velocemente, di prendere decisioni nel più breve tempo possibile, però tutte le istanze di democrazia così non vengono soddisfatte. Mi meraviglia soprattutto l'atteggiamento di alcuni partiti della sinistra che si richiamano spesso alle tradizioni delle democrazie parlamentari.

Oggi abbiamo realizzato il contrario di quello che voi andate a predicare nelle piazze, il contrario di quello che voi affermate ideologicamente, che la democrazia parlamentare è una rappresentanza del popolo seria, che va rispettata, che va onorata, che deve essere partecipata. Voi oggi l'avete stracciata! Avete detto che una persona singola, pur in rappresentanza di una Giunta nominata dalla stessa persona singola, può decidere e fare quello che meglio ritiene in materia di urbanistica, di paesaggio, su tutto ciò che è in discussione all'interno di questa legge. E' un fatto gravissimo! Voi oggi avete leso veramente una parte significativa della democrazia in questa regione e avete mortificato ancora di più il popolo che dite di rappresentare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, nell'annunciare il mio voto a favore di questo emendamento, mi ricollego all'intervento dell'onorevole Pisano, citando un'altra canzone di Adriano Celentano, quella che ha per titolo Svalutation, per ricordare la fine che stanno facendo i terreni situati nella fascia dei due chilometri dal mare grazie al decreto o, meglio, alla delibera della Giunta e alla legge che stiamo per approvare.

Io credo che in questa giornata di pausa non sia stato il solo ad essere contattato da gente che era veramente preoccupata dalla situazione che si stava e che si sta venendo a creare grazie ai vostri sciagurati interventi, prima amministrativi e poi legislativi. La permanenza in Aula così assidua, a parte le patologie da permanenza in Aula, che generalmente arrivavano dopo la terza legislatura e che attualmente, invece, si verificano prima, perché la densità di riunioni settimanali è aumentata notevolmente (non cito le patologie, ma potete immaginare di quale tipo di patologie si tratti) ha recato comunque un vantaggio: che il dibattito, anche se unilaterale, prolungato, sta mettendo a nudo diverse incongruenze, che magari non avremmo notato se avessimo procedendo a un'approvazione spedita della legge.

Fra le incongruenze che ho già avuto modo di elencare ne ho trovato un'altra, quella che riguarda le zone C. Infatti, nell'articolo 2 della delibera di Giunta sono enumerati gli interventi eccezionalmente ammessi in deroga al blocco generalizzato della fascia dei 2.000 metri dal mare. Al numero 1 del primo comma è contemplata l'eccezione più significativa, precisando che sono consentiti gli interventi previsti per le zone A e B dagli strumenti urbanistici vigenti. Come si vede non sono menzionate le zone C, che quindi devono ritenersi non ammesse e pertanto escluse. Invero, trattandosi di eccezioni alla regola generale, l'elencazione deve ritenersi tassativa e quindi deve intendersi che la deliberazione impugnata sottoponga a vincolo anche le zone C. L'inclusione delle zone C tra le aree soggette alla inedificabilità è però illegittima per sicura violazione della normativa nazionale e regionale e tale inclusione assume una valenza di massimo rilievo, poiché le zone C sono per definizione zone di espansione, per cui il trattamento da riservare ad esse avrebbe richiesto la massima attenzione al fine di raggiungere un equilibrio ottimale fra interessi contrapposti.

In proposito occorre soffermarsi un momento. Si è già detto che il decreto Galasso ha introdotto il sistema di identificazione dei beni protetti per categorie, di guisa che la sussistenza del vincolo va ricollegata alla rispondenza a quei connotati tipici previsti nella legge. In definitiva, il legislatore del 1985 ha inteso sottoporre in via generale al vincolo in modo diretto ed immediato tutti i beni elencati indicati nell'articolo 1. Proprio questa nuova modalità - l'individuazione di vari ambiti - comporta la necessità di coordinare l'interesse paesistico ambientale con le realtà urbanistiche esistenti e anche con quelle meramente programmate. Il legislatore del 1985 ha pertanto escluso dal nuovo sistema di protezione territoriale il paesaggio urbano, ma è andato oltre, ha escluso infatti dal vincolo anche le zone del territorio nelle quali, pur non sussistendo un'autorizzazione di edilizia urbanistica già consolidata, sono previste in via di programma le future espansioni dell'abitato, secondo ragioni di opportunità valutate dall'amministrazione comunale in sede di pianificazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, annuncio il mio voto a favore dell'emendamento numero 6. Questo emendamento ripropone alcuni termini che i presentatori dello stesso avevano già avuto modo di introdurre con l'emendamento numero 10 precedentemente da noi discusso. Quindi anche questa dichiarazione di voto sarà in linea con i concetti più volte richiamati ed espressi. Purtroppo continua a riproporsi la situazione alla quale abbiamo assistito nel corso dei lavori in Commissione e in questi giorni in Aula. Ai timidi e isolati tentativi di apertura al dialogo si è risposto (e non se ne conosce il motivo) con un voto negativo alla richiesta di convocazione della Conferenza dei Capigruppo. A noi ciò è servito per capire con chi abbiamo a che fare. Una situazione quindi analoga a quella che si era creata in Commissione dove, all'iniziale confronto, aveva fatto seguito un'inspiegabile su un tema particolarmente delicato e importante per la Sardegna come quello della tutela e salvaguardia ambientale.

Con questa legge, però, è in gioco non solo la tutela e la salvaguardia del nostro ambiente, ma i principi fondamentali sui quali si deve reggere l'attività del Consiglio regionale, quali l'autonomia, l'indipendenza e la libertà del confronto. Sia dai contenuti della presente proposta di legge, che dall'assenza della maggioranza dal dibattito in corso e dalla reale assenza di disponibilità di seguito manifestata, sta emergendo un grave ridimensionamento del ruolo del Consiglio regionale.

Alcuni colleghi avevano manifestato delle aperture verso il dialogo, verso il confronto, ma sembrano essere cadute nel vuoto. Noi siamo presenti qui in Aula per esporre proposte, modifiche e correttivi a questo testo di legge, ma la maggioranza stenta a partecipare al dibattito e non vorrei che si stesse tramutando in una coalizione di muti alzatori di mani, meri esecutori della volontà del Presidente Soru. Con questi emendamenti non stiamo facendo ostruzionismo come voi ci accusate, noi non ci siamo mai aspettati delle trattative, non siamo certo al mercato, siamo in un'Aula consiliare a rappresentare i sardi e i loro interessi. Le modifiche introdotte da quest'emendamento restituiscono al Consiglio regionale il suo ruolo e il suo potere legislativo.

Quest'emendamento aggiuntivo all'articolo 1 della proposta di legge mira quindi a confermare la necessità di non trasformare le prerogative del Consiglio regionale in un'infeconda presa d'atto dell'attività della Giunta. Non si deve ridurre il tutto alla contrapposizione, bianco o nero, divieto o assenso, voto favorevole o voto contrario, in cui non trova spazio nessun tipo di visione poliedrica e intermedia, che invece meriterebbe una legge che impone come obiettivo norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale. Per queste ragioni ribadisco il mio voto favorevole a quest'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, dopo il fallimento del tentativo ulteriore di mediazione e di apertura, non resta altra strada che continuare con gli interventi; interventi che non sono di mero ostruzionismo, ma che hanno lo scopo di facilitare. Negli interventi del primo pomeriggio ho sentito parlare di atteggiamento suicida rivolto a questi banchi del Consiglio. Questa posizione espressa da alcuni autorevoli esponenti del centrosinistra, non mi trova assolutamente d'accordo, mentre sono assolutamente convinto che questo atteggiamento intransigente porterà sicuramente l'elettorato che vi è stato così favorevole fino ad un paio di mesi fa ad iniziare un ripensamento sulle scelte operate.

Ma venendo al punto in questione è assolutamente innegabile che vi sia assenza di una chiara regolamentazione sull'utilizzo del demanio marittimo. Tutto ciò si è riflesso negli insediamenti lungo le nostre coste che certamente, siamo noi i primi a dirlo, potrebbero migliorare sia da un punto di vista qualitativo sia soprattutto per quanto riguarda l'offerta dei servizi. Le imprese infatti che oggi vi operano, che operano nelle spiagge e soprattutto nel demanio (sono circa 900 in tutta la Sardegna) vivono un costante e preoccupante stato di precarietà, non esistendo per esse alcuna certezza di diritto. E ciò da che cosa è derivato? È derivato dalle circostanze che, una volta acquisita la funzione delegata specifica, la nostra Regione non ha predisposto strumenti legislativi atti a regolamentare questo settore.

Con questo disegno di legge si tenta, si tenta, secondo noi e secondo me illegittimamente, di risolvere questo problema bloccando ogni tentativo di sviluppo. Penso che invece avrebbe fatto piacere non solo ed esclusivamente a noi ma, ripeto, penso di poter dire soprattutto a chi opera in questo settore, che è forse uno di quelli più fiorenti - e tale dovrebbe essere - della nostra terra, avrebbe fatto invece piacere un programma più organico, rivolto a vincolare ciò che effettivamente andrebbe tutelato e a porre dei seri punti di partenza per uno sviluppo economico di quei territori che rappresentano un forte valore aggiunto all'economia della nostra terra.

Noi - e questo spero di non doverlo più ripetere - non vogliamo cemento, non siamo assolutamente dei cementificatori, non lo siamo mai stati e penso che chi dall'altra parte affermasse una cosa del genere dovrebbe forse avere un po' di tempo, per visitare un paese che era così bello tanti anni fa - mi riferisco a Villasimius - e che da …

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Signor Presidente, intervengo sull'emendamento numero 6, aggiuntivo all'articolo già votato, per riprendere quel discorso di tutela del Consiglio regionale che dai più è stato in qualche modo iniziato, e sul quale si vede che non c'è volontà di confrontarsi. Al di là delle aperture, delle chiusure, delle conferenze negate, di quest'argomento, che riguarda la spoliazione o meno dei poteri del Consiglio regionale, dei diritti-doveri sacrosanti dei consiglieri regionali pare nessuno voglia parlare in questo momento specifico. Mi si passi il paragone, ma questa maggioranza mi sembra che assomigli un po' alla Francia che, da un lato, si riempie la bocca citando massimo organismo mondiale, l'O.N.U., quando nega il diritto di intraprendere guerre con l'Iraq e nell'altro distrugge gli aerei della Costa d'Avorio quando c'è da difendere il cacao, infischiandosene dell'O.N.U. e di tutti gli organismi sovranazionali.

In una materia come questa, tutti i Consigli regionali di tutte le regioni d'Italia sono stati investiti per l'approvazione dei piani, qui invece si fa finta di nulla perché evidentemente non si vuole disturbare il manovratore.

Crediamo che in quest'occasione stiate veramente perdendo un treno importante, dico stiate perché - dispiace dirlo - l'ho già detto nei miei precedenti interventi, le attenzioni, il sussiego e le espressioni usate nella difesa dei diritti del Consiglio regionale nelle passate legislature, perlomeno quelle in cui io ho avuto l'onore di ricoprire il ruolo di consigliere, sono diametralmente opposte a questa ignavia ed a questo silenzio che, se mi si passa un'espressione abusata, non si può che definire assordante.

E' gravissimo che in un'occasione del genere, con precedenti che dimostrano quale sia l'importanza per un Consiglio regionale di avere nelle proprie facoltà la possibilità di approvare degli strumenti fondanti e fondamentali per lo sviluppo del proprio territorio, si voglia abdicare a queste prerogative. Beh, noi non vogliamo abdicare, continuiamo a ripeterlo, lo ripetiamo qua, lo ripeteremo fuori, ed è triste che molti illustri colleghi che hanno intrapreso battaglie non solo per l'autonomia della Sardegna, ma soprattutto per le prerogative di questo Consiglio, in questo momento non facciano…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, io mi aspettavo che in queste ultime ore intervenissero delle novità, a seguito della riunione di tutti i Capigruppo della maggioranza tenuta, mi pare, alla presenza del Presidente. Noi abbiamo pensato che ci potesse essere qualcosa di nuovo, che tenesse conto del dibattito che si sta sviluppando in questo Consiglio regionale, che poi è il dibattito emerso nella società civile in Sardegna nelle settimane scorse.

Le associazioni sindacali di categoria e il mondo produttivo hanno assunto una presa di posizione chiara; qui, invece, mi pare, che nulla stia cambiando. Quindi i ragionamenti che stiamo facendo in queste ore probabilmente risulteranno inutili, nel senso che forse non porteranno a niente di nuovo e di concreto. Io credo comunque che sia necessaria una lettura di quello che sta succedendo in questo Consiglio regionale; e devo dire che le massime aperture provengono proprio da alcuni settori della maggioranza, da quei settori della maggioranza che hanno una precisa tradizione e cultura politica.

Noi confidiamo che questa posizione venga approfondita e valutata, perché solo così si può arrivare ad una ipotesi di accordo. Purtroppo vedo che la prevalenza della maggioranza è arroccata su posizioni oltranziste e radicali che stanno avendo ancora la meglio su quelle posizioni più moderate e ragionevoli, che sicuramente da parte nostra ricevono maggiore attenzione e considerazione.

Io non so come si concluderà questo dibattito stasera o in questi giorni, ma vorrei che davvero si arrivasse, nel tempo più rapido possibile, ad un ipotesi di accordo che, come dicevo prima, non può essere trovata all'interno di quest'Aula, ma va costruita nelle sedi opportune. Ecco, quello che noi non possiamo accettare è che questo Consiglio regionale venga completamente esautorato, come parrebbe volere una parte della maggioranza. Anche perché, grazie a questa legge elettorale che io, lo devo dire, non condivido, chi decide, almeno per la stragrande maggioranza dei casi, non è chi ha il consenso popolare. Ci troviamo, cioè, obbligati ad accettare scelte che non sono nate all'interno di questo Consiglio regionale, e soprattutto - e ciò è ancora più grave - chi decide oggi, a parte il Presidente, sono persone che hanno avuto la fortuna, fra parentesi, di essere chiamate al Governo…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, noi voteremo naturalmente a favore di questo emendamento è. Si tratta di un emendamento che, già dall'illustrazione, è apparso come uno dei punti su cui si concentra l'attenzione dell'opposizione nell'avanzare le proprie proposte. La stessa questione potrebbe essere anche propriamente affrontata in sede di esame dell'articolo 2 relativo alle procedure, invece viene proposta con un emendamento all'articolo 1 per il fatto che lo stesso articolo 1 è stato formulato già nelle prime parole che introducono il primo comma, indicando per l'adozione del piano paesaggistico regionale, un termine e un soggetto ben preciso.

La scelta avrebbe potuto essere diversa, cioè sarebbe potuto formulare un testo dove la norma programmatica recante con le finalità non contenesse norme procedurali. In quell'ipotesi evidentemente non avrebbe avuto senso una proposta di questo tipo, però poiché il primo comma prevede, oltre che all'indicazione del piano paesaggistico come principale strumento della pianificazione territoriale regionale, anche un termine di dodici mesi entro il quale il piano deve essere adottato, è necessario collegare anche a questo articolo una proposta di emendamento che introduca una procedura diversa, o meglio, che rinvia a una procedura diversa, perché l'emendamento rinvia alle procedure indicate nell'articolo 2 della legge, limitandosi semplicemente a stabilire che la Giunta regionale abbia un ruolo di semplice elaborazione e deliberazione di una proposta, mentre al Consiglio regionale spetti la fase fondamentale di di approvazione dell'adozione.

E' quella, infatti, la fase in cui il contenuto viene in qualche modo fermato, è la fase del procedimento dalla quale discendono alcune norme ulteriori di salvaguardia, in cui scattano alcuni termini poi di consultazione, di approfondimento dei contenuti, di pubblicazione di atti, di possibilità di osservazioni da parte di tutti i cittadini al contenuto del piano. Noi riteniamo che questa fase importante debba essere attribuita al Consiglio regionale; e d'altra parte l'emendamento specifica ulteriormente non solo l'indicazione dell'organismo che deve adottare il piano, ma anche la riduzione significativa dei termini temporali per l'adozione, perché viene introdotta la proposta che l'adozione avvenga entro sei mesi. Quindi cambio e modifica della titolarità del soggetto che deve adottare il piano ed anche modifica dei tempi di adozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, in queste ore mi sono preso lo scrupolo di fare un po' di calcoli. Praticamente, lavorando dieci ore al giorno, si possono utilizzare seicento minuti; considerato che gli emendamenti sono 1.800, moltiplicando 1.800 per cinque minuti, arriviamo a 9.000 minuti e quindi praticamente se ogni consigliere volesse intervenire su tutti gli emendamenti potrebbe parlare per quindici giorni; se poi aggiungiamo l'illustrazione degli emendamenti arriviamo a quarantacinque giorni per ogni consigliere. Siccome oggi è giornata di caccia e l'onorevole Cugini è, come sapete, un cacciatore, ha fatto levare le colombe per poi spararle.

CUGINI (D.S.). E' chiusa la caccia alle colombe!

PILI (F.I.). Ma essendo lei un bracconiere gli ha sparato comunque, ha fatto la finta, ha fatto levare il Gruppo di Progetto Sardegna in volo e poi ha sparato, ha sparato colpendo.

Non c'è più da fidarsi delle aperture ed io sono qui per riferiRe la mia personale posizione, cioè che non crederò più a nessuna apertura se non la proverrà direttamente dalla Giunta, che si è dimostrata in questa fase l'unica capace di dettare le regole in quest'Aula. Quindi se ci sarà l'apertura della Giunta ad un dialogo, nelle forme che riterrà di dover proporre all'Aula, ben venga questa disponibilità. Ma è anche evidente che la disponibilità nasce da ciò che i Capigruppo hanno già detto, considerato che noi useremo tutto il tempo necessario per arrivare sino al giorno della pronuncia del TAR, per sapere cosa ne pensa il TAR di questa vicenda.

La proposta che è stata avanzata, e cioè quella di iniziare subito la sessione dell'assestamento di bilancio, per evitare che vi assumiate la responsabilità di bloccare anche quello, riteniamo che possa essere senz'altro accolta. Se invece non si vogliono inviare segnali concreti, non credo che sia più il tempo di giocare con aperture, semi-aperture, (l'onorevole Marrocu tre giorni fa, l'onorevole Pinna oggi, l'onorevole Caligaris due giorni fa), che non hanno mostrato, nel momento dell'incontro, nessuna concretezza. Anche di fronte ad una posizione che questa parte politica ha manifestato in maniera unitaria non c'è Capogruppo che si sia in alcun modo distaccato dalla linea seguita da tutti i Gruppi dell'opposizione; chiunque faccia finta di leggere altro sbaglia.

Sono quattro i punti: il ruolo del Consiglio regionale, i diritti acquisiti, le misure di salvaguardia in linea con il codice Urbani e la programmazione negoziata. Su questi quattro punti tutti i Capigruppo che hanno parlato in questa sessione hanno detto di essere d'accordo per metterli alla base della discussione. Se invece si vuole continuare a non prendere sul serio questi quattro punti, che sono peraltro anche da voi condivisi, sono gli stessi punti che voi negli anditi e negli angoli di questo palazzo continuate a ripeterci che non volete portare avanti cercando un escamotage per bloccare questo nefasto provvedimento, armiamoci di coraggio, prendiamo una pausa di riflessione di qualche giorno e iniziamo l'esame in Aula dell'assestamento di bilancio.

Abbiamo già dichiarato, lo hanno fatto i Capigruppo, che non vi sarà ostruzionismo sull'assestamento di bilancio; l'ostruzionismo non è una regola che noi possiamo attuare su tutti i provvedimenti; questo è un provvedimento strategico per la Sardegna e merita di essere bloccato con tutte le forze. Sull'assestamento di bilancio manifesteremo quel senso di responsabilità che credo nessuno ci possa disconoscere e, quindi, da quel punto di vista saremo pronti a discutere di quel tema con tutta l'apertura politica che sarà necessaria. Quindi la riflessione è in mano vostra che dopo aver proposto riunioni di Capigruppo, di Commissioni, apertura di tavoli politici, vi siete sistematicamente rimangiato tutto. E per questo quindi votiamo a favore anche di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, l'emendamento richiama il ruolo e la funzione del Consiglio regionale. Io, come ho avuto modo di ripetere, non solo per storia personale, ma anche per convinzione e appartenenza politica ad un partito che è per la democrazia partecipata, sono favorevole al mantenimento di tutti gli spazi che la democrazia fino ad oggi è riuscita ad ottenere e a conservare, fronteggiare gli attacchi sempre più massicci, motivati spesso da culture qualunquiste che si ergono a censori dei comportamenti della politica e di chi svolge funzioni di rappresentanza. Pertanto proverò a svolgere un piccolo ragionamento che non riguarda il merito del provvedimento, ma che lo tocca comunque.

Qua si chiede che il Consiglio regionale si esprima o con pareri vincolanti della Commissione, o con approvazione del piano paesistico regionale: cioè si richiama il ruolo del Consiglio. Gli anni novanta per molti di noi che hanno osservato la politica un po' più dall'esterno, ma anche per gli altri che l'hanno anche vissuta in quest'Aula, ricorderanno la stagione dei pareri delle Commissioni. Io me ne ricordo uno, quello sui progetti speciali finalizzati all'occupazione, approvati nel 1989. Quei progetti sono rimasti quattro anni in Commissione, in attesa dei parere. Si è dovuto abolire il parere della Commissione per poter procedere a qualche assu con quello strumento.

Allora il problema non è, onorevole Pili, il merito dell'intervento della legge, il problema è un altro, il problema è che la trattativa si chiuda tra il capo dell'opposizione e il capo del governo, e cioè si certifichi attraverso un ostruzionismo così, diciamo asfissiante, così catastrofico…

PILI (F.I.). Cogodiano!

URAS (R.C.) Cogodiano! Cogodi aveva il punto di caduta, sapeva esattamente dove doveva arrivare. Piano straordinario per il lavoro, se c'erano i soldi per i poveri, per i disoccupati, per chi aveva bisogno, si chiudeva la trattativa.

PILI (F.I.). E così faremo noi!

URAS (R.C.). Voi no, voi avete in mente esattamente altro, avete in mente la certificazione dell'impoverimento del ruolo di quest'Aula e lo volete fare, e volete che sia la sinistra a farlo! Può darsi che parti della sinistra, anche un po' annebbiate dalla fatica, possano cadere in questo trabocchetto, ma quelli che bevono caffè e che evitano di mangiare scaloppine sono lucidi.

Ed io avrei pensato, Presidente - ma siccome sono un umile consigliere e la stanza dei bottoni è un po' distante, la vedo ma non partecipo - avrei suggerito di stare qui tutto il tempo necessario per procedere con ritmi molto più accelerati di quelli che ci propone l'onorevole Pili. Quante ore bastano per riposarsi? Quattro? Allora noi lavoriamo le altre venti, e lavoriamo le altre venti perché vogliamo difendere il ruolo di quest'Aula e non lo vogliamo elaborare, vittima del qualunquismo! Noi vogliamo un'ostruzione finalizzata "se c'è) per raggiungere un obiettivo politico (se c'è) per il bene della Sardegna non per una parte soltanto, non per l'affermazione del privilegio di essere in qualche misura nella condizione di poter trattare alla pari tra uomini soli al comando.

PRESIDENTE. Se non ho compreso male, lei vota contro?

URAS (R.C.). Sì

PRESIDENTE. ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale sull'emendamento numero 6.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LIORI, MORO, BIANCAREDDU, LADU, SANCIU, LA SPISA, RASSU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'emendamento numero 6. Prendo atto che il consigliere Giuseppe Cuccu ha inteso votare contro.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - DEDONI - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

presenti 68

votanti 66

astenuti 2

maggioranza 34

favorevoli 21

contrari 45

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 30. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, probabilmente avrò necessità di concludere un piccolo ragionamento, spero che il tempo mi basti, altrimenti le chiederò qualche secondo in più. Mi voglio infatti riallacciare al passionale intervento dell'onorevole Uras che ogni tanto, con i suoi discorsi, rianima la discussione in quest'Aula. L'onorevole Uras afferma che la difesa delle prerogative del Consiglio è nella storia stessa del suo partito, negli ideali del suo partito, però dall'altro canto, dice: "Non ho fiducia nelle Commissioni, che possono spostare la conclusione dell'iter di un anno o di due addirittura". Cioè ritiene che tale sistema potrebbe consentire di allungare oltre modo i tempi.

Per evitare ciò però si potrebbe stabilire che il provvedimento debba essere esitato dalla Commissione entro trenta giorni o dal Consiglio entro quarantacinque giorni, ritenendo, in caso contrario, il parere acquisito, e questa sarebbe una soluzione che salvaguarderebbe da una parte i diritti del Consiglio e dall'altra il diritto ad avere una burocrazia celere che sveltisce i procedimenti consiliari. Come vede, probabilmente discutendo si sarebbe potuto arrivare a un punto d'incontro.

Si è detto che qualcun altro in quest'Aula negli anni passati sapeva individuare il punto di caduta, ma io credo che il punto di caduta sia stato illustrato ripetutamente da noi tutti in quest'Aula: la salvaguardia dei diritti acquisiti, la salvaguardia dello sviluppo, la salvaguardia dei posti di lavoro che verrebbero messi in discussione, a nostro avviso, dal provvedimento esitato in questo modo. Sono posti di lavoro che valgono quanto i posti di lavoro a cui tenete voi col piano straordinario, dimenticando però che quell'opposizione ha causato una montagna di residui nel bilancio regionale. Si sono fatte le lotte per coprire quel capitolo di bilancio con somme eccessive, non entrando nel merito della spesa, ma semplicemente continuando a legiferare per l'impegno e non per la reale spesa, tant'è che l'applicazione dell'articolo 19 della legge numero 37 del 1998 ad oggi mi sembra che sia ferma al 2001.

Avete reso indisponibili somme per altri provvedimenti che meritavano più attenzione da parte di quest'Aula soltanto perchè vi siete ostinati a praticare un ostruzionismo durante l'esame della finanziaria per uscire fuori con la bandierina dei salvatori dei posti di lavoro, che peraltro non sono arrivati, causando soltanto danni nei bilanci. Del resto non credo che sia un delitto salvaguardare gli investimenti, e noi vorremmo salvaguardarli. Vorremmo salvaguardare il rispetto per i dipendenti regionali (credo che questo sia possibile se si discute) così come e possibile non svendere il patrimonio. Questo è quello che vorremmo fare occupando il tempo da qui ai prossimi giorni per parlare di assestamento di bilancio, non è un segno di debolezza accettare di ridiscutere la legge in altra sede, scegliete voi quale, affinchè si possano abbreviare i tempi consiliari. Anche questo è un punto di incontro che si potrebbe raggiungere, ragioniamo sulla legge, siamo di nuovo pronti a parlarne nei momenti e nei modi che voi riterrete opportuni.

Parliamone, e secondo me i tempi dell'Aula si potranno abbreviare a vantaggio della Regione sarda, a vantaggio del Dpef che speriamo un giorno o l'altro presentiate, a vantaggio dell'assestamento di bilancio, a vantaggio della finanziaria, a vantaggio di tutti quei giovani a cui dobbiamo cercare di ridare fiducia, a vantaggio di quegli amministratori che sono nuovamente nell'occhio del ciclone della delinquenza. Occorre infatti anche capire (e non significa assolvere) quali sono i motivi di questa recrudescenza nei confronti degli amministratori locali. Parlare dell'industria, dell'agricoltura, del prezzo del latte, della lingua blu, della peste suina…

PRESIDENTE. Le concedo ancora qualche secondo per concludere.

CAPELLI (UDC). Non ci sono soldi, voi dite, a nostro avviso si possono trovare le soluzioni. Queste sono le priorità, questi sono i nostri punti di caduta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, voterò a favore di quest'emendamento, perché è uno di quegli emendamenti, così come i precedenti, che tentano di ridare voce e competenza legislativa al Consiglio regionale. Mi ricordo che nella passata legislatura, nella mia Commissione almeno, su tutti i provvedimenti che l'Aula doveva esaminare, veniva richiesto, si sollecitazione di tutti, ma principalmente del centrosinista, il parere vincolante della Commissione di pertinenza. Ciò si imponeva affinché non fosse solo ed esclusivamente l'Esecutivo a determinare le sorti dei diversi settori, coi suoi disegni di legge. Il parere vincolante della Commissione di pertinenza era richiesto perché la Commissione era un'espressione del Consiglio. Noi oggi tentiamo di difendere la dignità e il ruolo del Consiglio regionale e, per quanto mi riguarda, la mia prerogativa di consigliere regionale. In qualità di consigliere regionale ho infatti il diritto - dovere di partecipare al confronto, di offrire il mio modesto contributo, e questo diritto non lo faccio sindacare da nessuno.

Poc'anzi un consigliere ha detto che questo è un ostruzionismo che non ha un obiettivo certo; non è vero, questo ostruzionismo, è comunque un ostruzionismo costruttivo, perchè per quanto mi riguarda mi sto esprimendo linearmente su ogni emendamento, non per perdere tempo, ma per palesare la mia opinione. L'obiettivo c'è, l'obiettivo è quello di offrire alla Sardegna uno strumento, di importanza strategica e vitale per il suo prossimo sviluppo socio - economico, un dibattito sereno, un dibattito che occupi il tempo che deve occupare, poiché io sinceramente non riesco a capire quale sia l'impellenza, l'improcrastinabilità, l'improrogabilità di questo provvedimento transitorio. La realtà è che questo provvedimento transitorio non è perché è un provvedimento che purtroppo la Sardegna si dovrà tenere per almeno tre anni. Se fossimo certi, infatti, che questo provvedimento fosse sostituito dalla legge entro sei mesi, io credo che probabilmente qui dentro si sarebbe trovata subito un'intesa. Questo è un provvedimento transitorio che regolerà e controllerà e pianificherà urbanisticamente la Sardegna almeno per i prossimi tre anni. Rivolgo ancora la domanda che mi sono posto fin dall'inizio: in quelle fasce vincolate quale sarà il destino delle piccole e medie imprese? Quale sarà il destino dei cittadini, degli enti locali, il destino di sviluppo socio - economico? Chi è che tutelerà le iniziative delle imprese? Che fine faranno gli investimenti già in atto? Perché non si vogliono approfondire alcuni aspetti che riguardano direttamente la pelle dei cittadini sardi? Non mi riferisco solo a quelli che hanno interessi nella fascia dei duemila metri dal mare, perché per riflesso tutto ciò che succederà o non succederà, per questo vincolo in quei territori, si rifletterà all'interno. Io credo che questo non si voglia capire e ribadisco ancora che, per quanto mi riguarda, nessuno vuole assolutamente, dico assolutamente, boicottare questo provvedimento o praticare ostruzionismo becero. Vogliamo parlarne? vogliamo discuterne? Solo così si può trovare un'intesa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io mi accingo a compiere sull'emendamento numero 30 all'articolo 1 comma 1 il mio dovere nell'espressione del voto e annuncio pertanto il voto favorevole. Ovviamente non entro più nel merito di eventuali dialoghi tra maggioranza e opposizione, nel senso che mi sembra che sia fuori luogo continuare a farlo. Ci è stato spiegato in maniera brillante in quest'Aula che bisogna aspettare che maturino i tempi, io immagino che i tempi siano come la frutta, cioè maturino da soli, basta aspettare. Quindi è inutile lanciare appelli ad una mela perché da verde diventi rossa e vellutata e sia possibile mangiarla subito, bisogna aspettare che il sole la cuocia o che il tempo cuocia i nostri cervelli stanchi e bisogna dare alla mela il tempo di diventare commestibile. Attendiamo.

Ma per attendere bisogna ingannare il tempo, nel senso che in qualche maniera bisogna giustificare che tutto l'apparato, che per una "domenica bestiale" è stato messo in piedi, sia in qualche modo funzionale a qualcuno che occupa il suo tempo in Consiglio. Io lo faccio e lo faccio in maniera attinente all'emendamento, anche se mi sembra di pestare acqua nel mortaio, nel senso che quest'emendamento e i due emendamenti successivi, in realtà, non sono emendamenti ostruzionistici, anche se è ostruzionistica poi la tecnica che noi usiamo in Aula, sono veramente emendamenti di sostanza, e io mi sorprendo che questa sostanza non venga raccolta da culture, forze politiche, singoli individui presenti in quest'Aula che hanno senz'altro una grande sensibilità in tema di divisione dei poteri.

Il mio collega e amico Raimondo Ibba mi ha regalato qualche anno fa, per il mio compleanno, un interessantissimo libro sulla formazione della cultura liberale in Europa. Io quel libro l'ho letto a spezzoni (Mondino, ti chiedo scusa) però ho letto bene la parte che riguardava Montesquieu e che riguardava la divisione dei poteri, che poi venne ripresa in tutto il pensiero successivo liberal - democratico, da Toqueville e da tutti coloro che si sono confrontati su quello che doveva essere il moderno ruolo di uno Stato. Noi siamo convinti - non solo la cultura liberale ne è convinta, ne è convinta un'ampia parte della cultura di sinistra - che il meccanismo della divisione dei poteri sia quello che garantisca la libertà di ciascun individuo e delle istituzioni. Quindi, sostanzialmente, con questo emendamento noi riproponiamo per la millesima volta questa tematica.

Il collega Uras, nel suo precedente intervento, ha detto: "Sai, se si iscrive in Commissione poi ci resta quattro anni", gli ha risposto il collega Capelli: "Va beh, mettiamoci un limite, scriviamoci entro trenta giorni, quindici giorni, entro quarantacinque giorni, diamo tempi certi". La certezza delle regole è sempre la stella polare di ciascun stato di diritto, però siamo tranquilli, sereni e sicuri che questa divisione dei poteri tra il Legislativo e l'Esecutivo si realizzerà. Ed è un problema, colleghi, che noi vivremo per cinque anni, nel senso che questa è la prima legge di questa legislatura, ma ne approveremo tante altre. Voi avete diritto di approvarne tante altre. Allora sulle tante altre leggi che approverete nel corso della legislatura, se vi regolate in questo modo all'inizio, vi regolerete nello stesso modo? E' interessante per noi saperlo perchè ovviamente dalla percezione della cultura politica che voi avete intenzione di "infilare" su quest'argomento. discendono delle considerazioni per ciascuno di noi e nascono anche dei rapporti importanti per la legislatura.

Noi potremmo scoprire di avere affinità con alcune parti del centrosinistra più che con qualche parte della stessa nostra minoranza e voi potreste scoprire lo stesso, nel senso che sul sistema delle regole non è detto che ci si incontri per maggioranze precostituite, è possibile che ci siano sensibilità diverse anche all'interno degli schieramenti, ed è giusto che all'interno dell'Aula queste differenze, se ci sono, vengano alla luce. Su queste tematiche dobbiamo iniziare un dialogo proficuo. Dobbiamo restare nell'Aula? Bene, cerchiamo almeno di utilizzare in maniera utile questo tempo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, gentilissimo Assessore, onorevoli colleghi, l'emendamento numero 30, che ricalca il concetto che abbiamo ampiamente illustrato nell'emendamento precedente, prevede che il Consiglio regionale esprima, sul piano in oggetto un parere vincolante. Ecco quindi che ritorna sempre il tema del ruolo del Consiglio che è stato oggetto anche del mio intervento precedente. Veda onorevole Assessore, vedete onorevoli colleghi, non è una questione di lana caprina parlare del ruolo che noi ci ritagliamo per i prossimi cinque anni in quest'Aula; è un argomento importante che discende (e si capisce, e c'era da aspettarselo che accadesse) dal fatto che cambiando la legge elettorale, avendo un Presidente eletto direttamente dal popolo, è chiaro che si determina, in capo a quest'ultimo, un potere e una visibilità dentro l'Aula ma anche una capacità contrattuale fortissima che assolutamente va delimitata e va rinegoziata, e comunque va sottoposta alla nostra massima attenzione fin dall'inizio della legislatura.

E' un bene che questa legge abbia sollevato il problema oggi, cioè in sede di esame della prima legge importante di questa legislatura. E' chiaro che deve esistere un sistema di poteri, di contropoteri, di bilanciamento dei poteri. Così come detto dal collega Vargiu, noi siamo qui per difendere il ruolo non solo del Consiglio ma anche all'opposizione, infatti il ruolo del Presidente è cresciuto in quest'Aula ed è cresciuto nei confronti dell'Aula, figuriamoci quanto è cresciuto nei confronti della opposizione! E' quindi naturale che noi solleviamo più di altri, con un'enfasi maggiore, il problema della salvaguardia del nostro ruolo, della nostra dignità all'interno dell'Aula.

Per tornare poi nello specifico, il parere vincolante del Consiglio in un atto di programmazione è necessario se si vuole che ognuno di noi possa contribuire a migliorare il piano o a limitare i danni. Non credo, infatti, che il Presidente, che la Giunta mettano mano personalmente al piano paesistico regionale, questo verrà approvato sicuramente da consulenti bravissimi nei loro campi, ma che magari con la politica non hanno mai avuto niente da spartire.

La politica non sempre vuol dire sporco, non sempre vuol dire consociativismo, non sempre vuol dire malaffare; la politica è anche un'attività dignitosa, nobile, un'arte di eccellenza dell'umanità, per chi la sa praticare, la vuole praticare, la esercita con maggiore dignità di noi. Noi comunque facciamo del nostro meglio, con modestia e cercheremo di dare il nostro contributo. Quindi rivendichiamo la possibilità di intervenire su qualche stortura, rivendichiamo la possibilità di influire con qualche nostra proposta. Magari le proposte non verranno dalla mia persona, io non mi sono mai occupato di urbanistica, non ne capisco niente probabilmente e probabilmente non ne capirò mai niente, però in quest'Aula può esserci il portatore di qualche proposta assolutamente positiva e non vedo perché debba essere sottratta a questo collega, che magari ha una competenza specifica, professionale, o maturata per qualunque evento della vita, la possibilità di offrire alla Sardegna quel contributo per il quale è stato eletto ed è stato mandato in quest'Aula a compiere il proprio dovere

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, il Consiglio regionale esercita le potestà legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle altre norme vigenti.

Presidenza Del Presidente Spissu

(Segue SANCIU.) Da alcuni mesi e con diversi atti di questo Governo abbiamo, invece, assistito al tentativo di esautorare il Consiglio regionale, privandolo delle sue funzioni istituzionali e del suo ruolo di controllo e indirizzo politico. La delibera della Giunta, la numero 33/1 del 10 agosto 2004, quella che è stata da voi ribattezzata "salva coste", da noi "blocca sviluppo", rappresentava il primo atto di quest'azione e metteva in luce quello che sarebbe stato poi l'iter procedurale voluto dal presidente Soru e che ha condotto questa proposta di legge.

Il nostro Regolamento interno, all'articolo 25, illustrando le funzioni delle Commissioni consiliari, recita: "Le Commissioni permanenti, alle quali sono attribuite specifiche competenze per materie, sono organi interni del Consiglio regionale, svolgono funzioni in sede referente, redigente, consultiva, conoscitiva e di controllo. Possono altresì adottare risoluzioni". Le Commissioni svolgono le su indicate attività con autonomia funzionale quindi. Ebbene, onorevoli colleghi, in Commissione urbanistica, come ho già avuto modo di evidenziare, ho personalmente assistito, e con immenso dispiacere, all'assenza di autonomia di scelta dei commissari di maggioranza.

Non è stato possibile procedere alla ponderata valutazione delle varie proposte di legge presentate all'attenzione della Commissione stessa e dei vari emendamenti al testo della Giunta, presentati indistintamente da maggioranza e opposizione, come per altro avrebbero auspicato tutti i commissari e lo stesso Presidente. Tutto ciò avrebbe permesso di portare avanti con spirito produttivo e risolutivo un'attenta analisi delle reali necessità in materia di tutela del territorio e salvaguardia paesaggistica della nostra Isola. Oggi in Aula si sta riproponendo una procedura analoga, nella quale alla libertà di pensiero dei singoli consiglieri si risponde con un'immediata chiusura del dialogo e della fase di concertazione auspicata.

Produrre un testo di legge unificato, rispettando i contributi di maggioranza e opposizione, non avrebbe portato alla presentazione di una mole considerevole di emendamenti; emendamenti necessari per aiutarvi a fare qualcosa di meglio e per evitare l'insorgere di tutte quelle problematiche derivanti dall'applicazione di questa norma. Emendamenti che sarebbero stati sicuramente superflui se il testo fosse stato frutto di un lavoro congiunto, col riconoscimento e il rispetto delle diversità e delle uguaglianze. Per questo motivo annuncio ancora una volta il mio voto favorevole a questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, io mi convinco sempre più che probabilmente quest'Aula, questa maggioranza vuole licenziare un provvedimento di legge nel quale non crede. Che non ci creda è dimostrato dal fatto che lo sta "drogando" con elementi che sicuramente verranno subito eliminati indebolendolo di fronte a una qualsiasi attività giudiziaria che ne chiedesse conto.

Noi qui abbiamo sicuramente molti colleghi che hanno una preparazione giuridica anche solida. Io credo che dovremmo far tesoro della competenza di questi colleghi e chiedere loro se davvero si può pensare che sia legittimo licenziare una legge che affida la competenza dell'approvazione del Piano paesaggistico regionale ad una Giunta regionale. E' immediata la risposta. Io non ho ancora sentito un parere che in questa direzione desse ragione all'orientamento attuale della maggioranza.

Quindi vuol dire che si vuole licenziare un provvedimento di legge che avrà una durata di pochi mesi e che avvierà inevitabilmente un contenzioso che allungherà i tempi: non più diciotto mesi, ma diciotto più altri ventiquattro, probabilmente; però questo poco male. E che poi sia un provvedimento di legge che capovolge completamente è l'ordine naturale delle scelte mi pare che lo si possa dedurre facilmente anche dal programma di Progetto Sardegna, che prevedeva un piano di sviluppo turistico sostenibile. E il piano di sviluppo turistico non può avere come presupposto una legge urbanistica già costruita. E' esattamente l'inverso: un piano di sviluppo turistico sostenibile ha bisogno di essere studiato contemporaneamente a qualsiasi progetto di legge urbanistica, proprio perché la legge urbanistica diventa elemento essenziale dello sviluppo sostenibile.

Oggi noi andiamo a creare un mostro giuridico, un intervento a filo spinato. I siti di importanza comunitaria sono individuati per 4.617 chilometri quadrati, il miglio verde è di 3.600 chilometri quadrati, i comuni a rischio idrogeologico sono 53 e risultano essere per altri 3.100 chilometri quadrati. Non so valutare quanta possa essere la superficie dei compendi sabbiosi e delle dune. Io credo che questo intervento interessi qualcosa come il 30 per cento della superficie della Sardegna.

Se a questi vincoli di inedificabilità andiamo a sommare i vincoli relativi al patrimonio culturale, al patrimonio archeologico, a tutto ciò che dentro i vari strumenti, noi abbiamo, io credo che bisognerà soltanto dire: "Ma chi ci salvaguarderà dai salvaguardatori oggi?". Salvaguardare una superficie così immensa in una regione pur bellissima ed affascinante richiede infatti una politica esattamente opposta aquella che stiamo praticando. Io credo che il termine di mezzanotte e mezza che stiamo aspettando possa davvero ancora una volta essere propiziatorio. Noi siamo ancora fiduciosi, lo diciamo per chi ha lanciato prima il grido; l'invito...

PRESIDENTE. L'Invito al prossimo intervento, onorevole Pisano. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, noi abbiamo iniziato questa maratona (che porteremo a termine, al di là di tutti gli inviti) soprattutto per conservare e rafforzare il ruolo del Consiglio. Lo dico anche alla luce di alcuni avvenimenti verificatisi nel mio comune quando ho presentato all'Aula del Consiglio comunale di Sassari il regolamento edilizio. In un passaggio che riguardava appunto le ristrutturazioni, era stato previsto che la relativa autorizzazione fosse competenza della Giunta, senza che il Consiglio potesse esprimersi. Ci fu un'alzata di scudi, che partì dal centrosinista, che là è opposizione, e si chiese che anche questa autorizzazione, che a mio avviso non riveste particolare importanza, passasse tra le maglie della decisione del Consiglio.

Oggi, discutendo questi problemi, mi rendo invece conto che era giusto che il provvedimento passasse al vaglio del Consiglio perché il Consiglio comunale rappresenta la massima autorità della città, ed è inconcepibile che un consigliere comunale veda svilupparsi il proprio territorio senza essere stato coinvolto in precedenza. E alla maggioranza, a parer mio, qui in Regione sfugge un aspetto essenziale della democrazia, che è meglio venga recuperato, perché io penso che a nessuno possa balenare l'idea di restare sempre in maggioranza. Oggi siete maggioranza, domani senz'altro sarete opposizione, per cui impedire al Consiglio di essere autorevole come deve essere, mi sembra che sia un'aberrazione politica oltre che giuridica.

Specialmente a seguito della riforma elettorale, che ha previsto l'elezione di un governatore, di un Presidente a suffragio regionale, è necessario bilanciare lo strapotere di questa figura con un Consiglio che abbia poteri e autorevolezza. Non si può infatti disconoscere che anche la maggioranza oggi è relegata in un cantuccio e deve recarsi a Canossa ogni volta che ritiene opportuno proporre qualche modifica a una legge pensata esclusivamente da un uomo solo. Non vogliamo nasconderlo, lo scrivono i giornali, lo vediamo noi in Aula: c'è un atteggiamento di inferiorità di questa parte del Consiglio nei confronti del Presidente della Giunta regionale. Un domani l'attuale Presidente della Giunta regionale siederà tra questi banchi, e non vorrei che toccasse a lui andare a ??dire nei confronti del prossimo governatore.Quindi il bilanciamento tra Giunta e Consiglio ci deve essere.

Oggi molti hanno chiesto che ci potesse essere un incontro, lo hanno chiesto al presidente Spissu, io ho detto al collega Vargiu che aveva sbagliato indirizzo, perché l'unica persona a cui avrebbe dovuto rivolgersi era il Presidente della Giunta regionale, che è colui che tira le fila di tutta la situazione, il "padre padrone".

Soltanto lui avrebbe potuto prendere una decisione; non i Capigruppo della maggioranza perché sono imbrigliati, sono relegati in un cantuccio; lo capiscono tutti, lo capisco anch'io che sono arrivato avantieri in quest'Aula.

Noi siamo qui perché vogliamo ridare al Consiglio, con questi emendamenti, quella dignità che oggi appare compromessa. Ricordatevi che se oggi siete maggioranza domani sarete opposizione e se permane questo sbilanciamento tra poteri della Regione potrete contare meno del quattro di picche. Per questi motivi esprimo parere favorevole su questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente, intervengo per esprimere parere favorevole all'emendamento e per sottolineare, ancora una volta, l'importanza della difesa delle prerogative del Consiglio regionale. Con questo emendamento, infatti, si vuole riassegnare al Consiglio regionale il ruolo che gli spetta e non relegarlo a semplice spettatore di decisioni assunte dalla Giunta o dallo stesso Presidente, perché la Giunta altro non è che espressione del Presidente.

Qualcuno citava Montesquieu, uno dei primi illuministi francesi. In effetti era un'anima eclettica, fece parte del Parlamento di Bordeaux, pubblicò diversi studi, si dedicò alla scienza politica, alla sociologia politica e all'analisi della nascita e della decadenza dell'impero romano. Ma l'opera che segna la maturità del pensiero di Montesquieu è il suo trattato "Lo spirito delle leggi", dove analizza il sistema parlamentare o del sistema delle rappresentanze nei vari Stati e le diverse tipologie di governo, individuando tre funzioni espressioni dell'esercizio della sovranità: la funzione esecutiva, la funzione legislativa e la funzione giudiziaria. Sulla base di questa tripartizione elaborò quella teoria della divisione di poteri che è arrivata fino a noi e che uniforma il sistema liberal-democratico occidentale da sempre. Per quanto riguarda le diverse queste forme di governo, Montesquieu ne individuò tre: quello repubblicano, quello monarchico e quello dispotico. A ciascuna di queste forme di governo corrispondeva un principio, inteso nel duplice senso di fattore originario e di elemento costitutivo, al quale esse dovevano mantenersi fedeli se volevano conservarsi a lungo.

Nel governo repubblicano, distinto a sua volta in democratico e aristocratico, il potere, detenuto da più persone (rispettivamente tutti o alcuni cittadini) era esercitato in conformità alla legge; il suo principio era la virtù. Nel governo monarchico il potere era detenuto da uno solo, ancora in conformità alla legge e il suo principio era l'onore. Nel governo dispotico il potere era detenuto da uno solo, ma era esercitato in modo arbitrario e il suo principio era la paura.

Montesquieu, pur non nascondendo le sue simpatie per la soluzione monarchica di tipo costituzionale secondo il modello inglese, ritiene che non si possa stabilire in assoluto quale di queste tre forme di governo sia la migliore, la validità di ciascuna di esse è relativa al popolo a cui si applica. L'intento quindi di Montesquieu è quello di indicare la preferenza ma mantenendo sempre la separazione dei poteri. Se non vi è vera rappresentanza dei poteri e separazione degli stessi, si corre il rischio di avere un Presidente della Giunta che può esprimere tranquillamente una Giunta e decidere qualunque cosa.

Ora io ho stima del Presidente Soru, il ragionamento però non toglie che oggi si è maggioranza e domani si può essere opposizione, ma quel che è peggio è che non si sa chi prenderà il posto del presidente Soru e chi saranno i rappresentanti di questa che dovrebbe essere un'Aula parlamentare.

PRESIDENTE. Montesquieu per quest'emendamento cosa prevede onorevole Dedoni? Il voto favorevole o contrario?

DEDONI (Rif. Sardi). L'ho detto all'inizio, Presidente.

PRESIDENTE. Chiedo scusa. Sospendo la seduta per trenta minuti. Riprendiamo alle 21 e 35.

(La seduta, sospesa alle ore 21 e 04, viene ripresa alle ore 21.55.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, inizio il mio intervento col rivolgere un altro accorato appello, per sfruttare magari di più la presenza femminile in Aula. Nel senso che, visto...

PRESIDENTE. In senso figurato, naturalmente.

SANJUST (F.I.). Nel senso figurato, ma più che altro nel senso che, considerato l'apporto veramente notevole, oltre che di spessore, da loro offerto, improntato alla ricerca di una soluzione che metta un po' tutti d'accordo all'interno delle Commissioni, è probabile che un intervento più compiuto durante le discussioni in Aula, magari assumano anche il ruolo di ambasciatrici per promuovere e facilitare i contatti tra la maggioranza e l'opposizione, possa aiutare a sbloccare questa situazione. Purtroppo non sono presenti tutte le colleghe, confido in quelle presenti, sperando che possano, insieme alle altre, aiutare a sbloccare la situazione.

Ma scendendo più nello specifico, volevo dire che con l'articolo 6 del decreto legge numero 400 del 1993, poi convertito nella legge numero 494, sempre del 1993, le Regioni devono predisporre il Piano di utilizzazione del litorale (PUL) sul Demanio Marittimo con finalità turistiche e ricreative. Ciò vuol dire che la Regione dovrebbe attuare un piano di programmazione territoriale per il corretto utilizzo delle concessioni demaniali lungo i litorali della Sardegna. Appare evidente che, con la crescita esponenziale verificatasi almeno nell'ultimo decennio, delle imprese che operano in regime di concessione demaniale, diventi un obbligo per lo sviluppo economico procedere ad una regolamentazione, anziché ad un blocco, cancellando, anche se temporaneamente, tutti quei diritti acquisiti sorti in capo a queste imprese ormai da diversi anni.

Ho già riferito anche stamattina che si tratta di circa 900 concessionari, che costituiscono un comparto che garantisce non solo ed esclusivamente servizi che devono essere sempre più confacenti alle esigenze dei turisti, ma soprattutto posti di lavoro che possono essere quantificati in circa quattro - cinquemila unità stagionali, oltre che due servizi assolutamente fondamentali e importanti come quelli della pulizia degli arenili e del salvataggio a mare.

Si prende atto che l'emendamento della Giunta, col quale viene ripristinato lo stato di diritto per i concessionari, è stato effettivamente presentato e, sicuramente, avrà anche il mio voto favorevole, però si fa presente che il testo dell'articolo 3 del disegno di legge, al punto c, dove si fa riferimento ai compendi sabbiosi dunali sciolti, è incompatibile con le funzioni delegate dallo Stato alla Regione in ambito di Demanio Marittimo ad uso ricreativo e turistico.

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, prego.

SANJUST (F.I.). Il citato articolo, sempre al punto c, pone divieti sul patrimonio statale e non su quello regionale. Quindi in sintesi i compendi sabbiosi non possono far parte degli interventi di vincolo in quanto la delega conferita alla Regione riguarda aspetti amministrativi e di spesa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPELLI, OPPI, SANJUST, SANCIU, LOMBARDO.)

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 30 per la verifica del numero legale.

Risultato della verifica

(Sono presenti: il Presidente SPISSU - ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Oscar - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FRAU - GIAGU - LANZI - MANINCHEDDA - MATTANA - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - VARGIU.)

PRESIDENTE. Sono presenti 25 consiglieri. Constatata la mancanza del numero legale, sospendo la seduta per trenta minuti; i lavori riprenderanno alle ore 22 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 22 e 03, viene ripresa alle ore 22 e 30.)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 30. Chi lo approva alzi lo mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Emendamento numero 31. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Prog. Sardegna). Presidente, volevo solo far notare che l'emendamento numero 31, a mio avviso, non andrebbe posto in votazione perché sostanzialmente uguale all'emendamento numero 30 che abbiamo appena votato, per cui le chiedo di valutare l'opportunità - considerato che il Consiglio ha appena respinto l'emendamento numero 30 - di non porlo in votazione.

PRESIDENTE. Concordo con la sua valutazione. Fra l'altro è incomprensibile cosa significhi "tener conto di un parere vincolante" in una legge. Pertanto dichiaro decaduto l'emendamento numero 31.

Emendamento numero 32. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Mi consenta di affermare che si tratta di un altro blitz, perché chiunque avrebbe compreso che "tener conto" del parere vincolante del Consiglio è diverso da "recepire" il parere vincolante del Consiglio.

PRESIDENTE. Se vuole ce la può spiegare la differenza e come sia compatibile l'espressione "tener conto" col "parere vincolante", se vuole, perché poi ci possiamo rimettere all'Aula, così lasciamo perdere i blitz, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Credo che lei sia uomo ferrato che può davvero…

PRESIDENTE. Sono le 22 e 35 quindi…

PILI (F.I.). Prendiamo atto che in questa mezz'ora le abbiamo dato il tempo di concordare questa soluzione con l'onorevole Porcu.

PRESIDENTE. Onorevole Pili svolga la sua dichiarazione di voto sull'emendamento numero 32.

PILI (F.I.). Signor Presidente, questo che stiamo esaminando è l'ennesimo emendamento sostanziale alla legge, perché, come abbiamo avuto modo di dire più volte nel corso della seduta di oggi, ma anche in quelle dei giorni precedenti, è in gioco uno dei punti cardine della legge, e cioè il coinvolgimento del Consiglio regionale della Sardegna nella fase più importante, che è quella dell'approvazione dei piani territoriali paesistici.

Io credo che su questo tema, così come è stato più volte ribadito, occorrerà soffermarsi anche nel prosieguo dei nostri lavori; perché abbiamo ripetutamente detto che siamo disponibili al dialogo, abbiamo più volte sottolineato alcuni punti su cui è indispensabile soffermarsi per capire se vi è una maturazione - per rubare le parole all'onorevole Cugini - del confronto su alcuni punti.

Uno dei punti ribaditi da tutti gli esponenti dell'opposizione è quello del ruolo del Consiglio regionale. Vi è la disponibilità di trovare un interesse, considerato che questo costituisce ormai l'ultimo degli emendamenti che permette di introdurre nell'articolo 1 un passaggio procedurale che prevede il ruolo del Consiglio regionale nell'approvazione del piano territoriale paesistico? C'è questa disponibilità? C'è questa volontà, questo impegno?

Io credo che su questo punto sia necessaria una riflessione anche da parte dei colleghi del centrosinistra. È stato detto più volte, a più riprese, che forse è il caso di fermarsi un attimo prima che sia troppo tardi, perché che se non vi è questa disponibilità, abbiamo già detto quale può essere il percorso. Abbiamo tutti focalizzato una data, che è quella del pronunciamento di un organo giudiziario su questa delibera che avete voluto a tutti i costi reiterare, è la data del 24, del 25. Dobbiamo scegliere se arrivare al 24 o al 25 con l'esame dettagliato di tutti gli emendamenti, o se invece vogliamo arrivare al 24 o al 25 con l'approvazione dell'assestamento di bilancio, un atto che noi riteniamo di importanza strategica, non soltanto per le finanze della Regione, ma soprattutto per quei tanti comuni che hanno bisogno di una risposta.

Non è una vittoria politica né nostra né vostra, è il senso di responsabilità che ci deve indurre a condurre un'azione importante. Credo che tutti abbiamo bisogno di riflettere sul ruolo del Consiglio regionale in questa legge di importanza strategica per tutta la legislatura.

Io non voglio contraddire nessuno di coloro che hanno parlato prima di me, ma questa è una norma che incide sui quattro quinti della legislatura. Per questo vi invitiamo a votare a favore di questo emendamento….

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (UDC). Signor Presidente, anche io ritengo che i tre emendamenti, il 30, il 31 e il 32 siano sostanzialmente uguali. Il più blando è il numero 31 "tenendo conto", poi viene il 30 "recependo" e infine il 32, pertanto, in altre circostanze non avrei avuto difficoltà a pronunciare un solo intervento. Però, le ricordo, Presidente, che alle 22 e 03 lei ha dichiarato sospesi i lavori per mezzora, e io alle 22 e 32 quando sono ritornato assieme al collega in Aula, ero stato già cancellato dall'elenco degli iscritti a parlare. Avrei quindi dei buoni motivi per intervenire più volte. Comunque non mi interessa, l'intervento sarebbe stato uno lo stesso, glielo avrei proposto io.

Innanzitutto ribadisco che non ci sono maratone, perché le maratone - come ha detto il collega Moro - si sa quando iniziano e non si sa quando finiscono (oggi peraltro si è tenuta quella di New York) e, del resto, credo che non servano a niente. Così come non serve dire: "Ma il Presidente è padrone incontrastato". Il presidente esercita le proprie competenze, è legittimato a farlo, l'ho detto altre volte. Noi eravamo contrari che gli venissero attribuiti poteri, volevamo instaurare un metodo diverso, ma il nostro tentativo ha avuto un esito negativo. Del resto chiunque, al suo posto, avrebbe attuato le stesse competenze.

La mia sensazione è che il Presidente stasera abbia manifestato dei segnali di apertura, abbia offerto una disponibilità e quindi prendo di atto di questo. Però entrato nel merito di questo emendamento, io non cambio una virgola, l'ho detto anche ai colleghi della maggioranza, di quello che ho detto. Ritengo che nell'arco di dieci giorni, approvando un'inversione dell'ordine del giorno, alla quale noi avremmo assicurato la nostra disponibilità, si sarebbe potuto procedere all'assestamento di bilancio, poi se l'udienza del TAR, prevista per il 24, avesse avuto esito negativo si sarebbero potuti accelerare i tempi e approvare rapidamente, non con le stesse modalità, il disegno di legge relativo, con le opportune modifiche.

Credo però che in un clima diverso questo emendamento sarebbe stato accolto, con una piccolissima modifica, magari con un emendamento orale. Del resto era stato stabilito che il provvedimento potesse andare in Consiglio per essere approvato se non fosse stato esitato dalla Commissione entro 15 giorni. Cioè che venisse considerato come approvato dalla Commissione. È un atto di correttezza politica da voi sempre richiesto su ogni provvedimento.

La differenza è che le Commissioni prima non funzionavano perché la maggioranza era risicata, pertanto era difficile raggiungere il numero legale, quindi si perdevano mesi, qualche volta un anno. Oggi però non è più così: in certe Commissioni voi siete nove contro tre, e in questi casi una regola di questo genere costituisce un gesto di democrazia. Quindici giorni comunque non si negano perché, di fatto, lo scollamento che esisteva prima esiste anche oggi, oggi forse meno, ma nelle passate legislature esisteva un forte scollamento fra l'Esecutivo e il Legislativo, soprattutto all'interno della maggioranza. Oggi i numeri sono tali che le Commissioni e l'Aula possono contare su una maggioranza "blindata". Per cui forse i quindici giorni non sono nemmeno necessari.

Comunque io voterò a favore di questo emendamento che poteva essere modificato, mi dispiace non essere intervenuto prima, sono intervenuto dopo, ma tanto avrei svolto un unico intervento. Però, obiettivamente, Presidente riconosca che è stato particolarmente veloce, probabilmente da giovane lei era scattista.

PRESIDENTE. Ero fondista, onorevole Oppi. Avevo dichiarato che i lavori sarebbero ricominciati alle 22 e 30 e così è stato. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, evidentemente il giudizio che si ha di noi è un giudizio così negativo da poter pensare che questa maggioranza possa addivenire ad una soluzione come quella che è stata prospettata: cioè di sospendere la discussione e l'approvazione del disegno di legge, passare ad argomento e farci dettare i tempi di lavoro dal Tribunale Amministrativo Regionale.

Che giudizio avete di noi se pensate che possiamo accogliere questa proposta? È inaccettabile e conferma quella preoccupazione manifestata anche nel precedente mio intervento che non c'è la volontà di perseguire quello che è stato...

(Interruzioni)

Scusami però io non ti ho interrotto. Se c'è la volontà si conclude in un giorno. Noi minoranza vogliamo che il ruolo del Consiglio si eserciti, vogliamo che un disegno di legge non sia imposto prima alla Giunta e poi alla maggioranza e infine al Consiglio; vogliamo che il Consiglio eserciti il suo ruolo; vogliamo poter partecipare come minoranza alle modifiche, al miglioramento del disegno di legge.

Allora, se l'obiettivo è questo, noi dichiariamo la disponibilità ad incontrarci per migliorare il disegno di legge, per capire quali sono le vostre proposte in merito. Se l'obiettivo invece è un altro, ed è semplicemente quello di prendere tempo, di rinviare, e di impedire che il Consiglio approvi la legge, è chiaro che non può trovarci neppure disponibili alla discussione. Se l'obiettivo è quello di migliorare la legge si può approvare in un giorno e passare subito all'assestamento di bilancio, e poi al Dpef e poi infine alla Finanziaria 2005. Se l'obiettivo invece è quello di conseguire un risultato politico, dopo che per tre mesi questo provvedimento è stato al centro dell'attenzione dei sardi, al fine di poter dire: "Siamo riusciti a farlo ritirare", pensate che saremmo così stolti da aiutarvi a conseguire un risultato come questo?

Allora siate onesti: se l'obiettivo è quello di modificare la legge diteci dove la volete modificare. Io non ritengo ammissibile che possa essere modificato quello che, tra l'altro, era previsto già nella legge 45/89, cioè i passaggi burocratici da seguire per l'approvazione dei P.T.P. Concordo con quanto ha detto sull'argomento Luciano Uras. Se l'obiettivo è quello di modificare la legge negli altri punti confrontiamoci e può darsi che il centrodestra consegua anche un risultato politico che gli permetta di dite che grazie a me ha ottenuto una modifica della legge o un miglioramento della legge. Se l'obiettivo, invece, è quello politico di pensare di poter sconfiggere il centrosinistra attraverso un'opera di ostruzionismo, sappiate che noi non vi seguiamo, che siamo pronti a rimanere qui il 24, il 25, il 26 novembre, i tempi forse non possiamo stabilirli - seppure il Regolamento lo utilizzeremo anche noi - però la legge la approveremo come riteniamo che sia giusto nell'interesse dei sardi.

PRESIDENTE. Quindi onorevole Marrocu come vota l'emendamento?

MARROCU (D.S.). Contro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, ancora una volta il mio Capogruppo lancia la ciambella e nessuno la raccoglie. Se è di pietra ci si sposta, se è di plastica ci si aggrappa; evidentemente voi avete paura, non ne riconoscete da lontano la composizione e scansate.

Veda, onorevole Marrocu, io sono d'accordo con lei quando afferma che questa legge si potrebbe approvare anche in 24 ore, però ancora non abbiamo notato alcuna apertura sui quattro punti principali da noi elencati, ed io insisto nel dire che l'apertura non dipende da voi, dipende dal Presidente della Giunta, il quale non si esprime, così come non si esprime l'Assessore dell'urbanistica, continuano ad essere sordi. Ed è chiaro che noi proseguiremo nel nostro comportamento. Ma l'intervento dell'onorevole Marrocu mi richiama ad un altro articolo pubblicato stamattina, che riportava una dichiarazione del capogruppo della Margherita, l'onorevole Biancu, il quale così si esprimeva: "Facciano quello che vogliono, dimostrino di essere credibili, comunque sia noi entro il 20...".

SECCI (la Margherita-D.L.). Ce l'hai detto anche di pomeriggio, questo!

CAPPAI (U.D.C.). Lo ripeto perché non c'è peggior sordo di chi non vuole intendere, quindi continuo a ripeterlo anche stanotte. L'onorevole Biancu dichiara "comunque entro il 20 noi approveremo il disegno di legge". Se l'onorevole Biancu è convinto di poter approvare entro il 20 il disegno di legge, che lo approvi; non vi stiamo certo dicendo di non approvarlo, però consentite anche a noi di esprimere le nostre valutazioni, il nostro giudizio sul provvedimento, che è totalmente negativo almeno finché alcuni punti non verranno modificati. Allora, voi avete tentato stasera un'apertura dicendo: "Siamo disponibili ad ascoltare", poi siete stati richiamati dal Presidente della Giunta e siete tornati in Aula affermando di non essere disponibili.

L'onorevole Marrocu si domandi che giudizio abbiamo della maggioranza. Io le ricordo solo, parlo a titolo personale, mi consenta onorevole Marrocu, per l'amicizia che ci lega, che lei per ben due volte ha proposto il dialogo in Aula ed è stato smentito. Allora stasera una volta per tutte ci dica come dobbiamo procedere, ma ce lo dica a nome della maggioranza, del suo Gruppo, ce lo dica come vuole, però fino a questo momento noi non abbiamo ancora capito come volete andare avanti. Comunque il mio voto è favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere il Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, credo che questo emendamento abbia ben poco di diverso dagli emendamenti numero 30 e 31. Il mio pensiero l'ho espresso quando ho pronunciato la dichiarazione di voto sull'emendamento numero 30, quindi, credo che ci sia ben poco altro da dire se non i concetti già espressi. Avevo affermato, in precedenza, che mi era sembrato di intravvedere uno spiraglio, sia pur minimo, per l'apertura di una trattativa.

Ora, se si vuole affrontare seriamente il confronto è necessario che da ambedue le parti non ci siano equivoci, né tanto meno reticenze. Se invece si decide di andare avanti con questa strategia, si va avanti, noi svolgeremo il nostro ruolo e sosterremo le nostre tesi. La maggioranza, giustamente, è deputata ad approvare le leggi (e quindi io non mi sogno minimamente di metterlo in discussione) però anche l'opposizione, la minoranza, deve svolgere il suo ruolo. L'importante è che sia chiaro ed evidente che deve essere garantita al Consiglio la prerogativa insostituibile di legiferare; è questa la preoccupazione principale.

Io ho detto e sono convinto che la maggioranza stia subendo dei condizionamenti, altrimenti non saprei come spiegarmi il mutismo e la rinuncia ad intervenire in un dibattito così importante, in un confronto così serrato. Sarebbe bene, così come è stato suggerito da qualcuno, che si interrompessero i lavori, anche per poco, per tentare di trovare un accordo. Un accordo leale, un accordo corretto che possa portare entro questa fatidica data, o anche prima, sia all'approvazione di questo provvedimento di legge sia all'approvazione dell'assestamento sul bilancio, perché - come ho detto nel mio precedente intervento riferendomi all'emendamento similare a questo - non riesco ad individuare proprio l'indifferibilità, l'urgenza massima che si è voluta attribuire a questo provvedimento di fronte a tante urgenze, gravi, che sta attraversando la nostra economia, a tanti gravi problemi che stanno attanagliando la nostra società, non ultimo il problema agro-pastorale, il problema dei nostri lavoratori dell'industria, i problemi della piccola e media impresa.

Credo che urgenze ce ne siano tante giustificabili quanto questa. Credo che se si vuole affrontare un confronto sereno e costruttivo possano essere senz'altro trovate le motivazioni capaci di consentirlo, senza rivalse né da una parte e né dall'altra. Ritango che in quest'Aula ci siano persone di buona volontà da una parte e dall'altra, che vogliono arrivare ad una conclusione positiva della vicenda. Il mio voto è chiaramente favorevole all'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, io dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 32, che rappresenta l'ultimo di una lunga serie di emendamenti finalizzata a richiamare l'attenzione di questo Consiglio sulla necessità di iniziare a porci il problema del riequilibrio dei poteri. E per quanto riguarda questo riequilibrio, non volendo continuare nelle citazioni di Montesquieu e di Toqueville, che forse hanno il difetto di essere lontani da noi di qualche secolo, sarebbe forse il caso di evocare le parole di un emerito costituzionalista, il professor Giuseppe Volpe, docente di diritto costituzionale presso l'università di Pisa, che oltre ad essere uno studioso dei due filosofi è andato anche oltre il loro pensiero ponendosi il problema della eguaglianza formale dei tre poteri, considerato che nello stato liberale ottocentesco si è privilegiato il potere legislativo rispetto agli altri due poteri.

Si poneva pertanto il problema opposto rispetto a quello che noi stiamo sollevando in quest'Aula: il problema di mantenere ben visibile la sede dove viene effettuato l'indirizzo della politica, quindi la sede che è governante. Però lo stesso professor Volpe, dopo aver sottolineato la centralità dell'apporto diretto dei cittadini nel potere governante afferma: "Un primo ministro e il suo governo che abbiano in mano la politica e l'economia e le ordinarie attività normative per il periodo stabilito dal corpo elettorale è cosa buona, però al Parlamento (che lui auspica) ridotto nella sua componente numerica (quindi forse il nostro lo infastidirebbe) deve spettare un forte potere di convalidazione e di controllo dell'indirizzo politico e dell'operato del Governo, oltre che la riserva della grande legislazione".

Io credo che lo spirito degli emendamenti che abbiamo sinora discusso vada proprio in questa direzione, non certo in quello di contrastare il potere legittimamente conferito dal corpo elettorale con l'elezione diretta del Presidente e della sua Giunta, e non potrebbero esserci obiezioni da parte dei Riformatori su questo, visto che siamo stati sostenitori e siamo sostenitori del presidenzialismo. Il presidenzialismo funziona se esiste il meccanismo del riequilibrio, e negli emendamenti che noi abbiamo proposto all'introduzione nel testo c'era senz'altro forte questo senso del riequilibrio, che poi non è altro che un rafforzamento del rapporto tra chi esercita il potere esecutivo e chi esercita il potere legislativo.

Premesso tutto ciò, qualche parola merita anche l'intervento del collega Marrocu, che ci ha lasciato un po' perplessi. Collega Marrocu, lei contesta quello che ha proposto Oppi. Oppi propone un percorso, che è discutibile; lei lo contesta. Lei lo contesta e risponde con le stesse parole che noi abbiamo sentito già dal collega Maninchedda e dal collega Pinna, e che sappiamo che esprimono il pensiero solo di chi le ha pronunciate, perché chi si è fidato di quelle parole è rimasto scottato. Allora io propongo: si levino in piedi tutti i consiglieri del centrosinistra e ci facciano sapere qual'è la loro proposta di percorso condivisa dall'intero centrosinistra, sulla quale eventualmente possiamo riflettere come minoranza per capire se possiamo essere d'accordo.

Ciò che abbiamo proposto noi non è andato bene; ne prendiamo atto. Ci sono delle strade alternative? Però se ci sono delle strade alternative fatecele conoscere, fatecele rappresentare in quest'Aula da qualcuno che abbia l'autorevolezza per poterlo fare. Non sto contestando la sua autorevolezza, semplicemente vorremmo sapere se è una proposta di tutti o sua personale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, l'onorevole Marrocu insiste nel difendere una posizione che molto probabilmente gli è stata imposta dall'alto e che non tiene conto di tutte quelle aperture rivolte al Presidente e ai Capigruppo, da quei consiglieri che hanno trovato il coraggio di prendere la parola per elaborare una proposta che potesse aiutare l'avvio di un confronto.

Il mio Capogruppo, e a seguire tanti altri colleghi della minoranza, hanno fatto rilevare come questo emendamento - come pure il 31 e il 32 si ponessero contro la tesi secondo la quale la Giunta entro 12 mesi deve adottare un piano paesaggistico regionale, senza passare attraverso il Consiglio regionale. per questo motivo non posso non dichiarare il mio voto favorevole su questo emendamento. Non è una scelta personale, è una scelta che deve operare il Consiglio. Io continuo a richiamare la vostra attenzione sul ruolo del Consiglio. Collega Biancu, se noi neghiamo al Consiglio l'esercizio del suo ruolo cardine, del suo ruolo principale, quello di legiferare, finiamo davvero col darci la zappa sui piedi, finiamo davvero come quel signore che, per fare un dispetto alla moglie... il proseguo lo conoscono tutti.

CALLEDDA (D.S.). Io no!

CONTU (F.I.) Se lei non lo conosce cerchi di non applicarlo, perlomeno. Per fare un dispetto alla moglie, come si usa dire, ha fatto un dispetto non solo a se stesso, ma molto probabilmente a tutta la sua possibile futura progenie. Detto questo, noi tutti dobbiamo prendere coscienza del fatto che abbiamo un ruolo ben preciso al quale non abbiamo di sicuro la volontà di abdicare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, annuncio il mio voto favorevole a questo emendamento, perché ritengo che sia un emendamento finalizzato a restituire al Consiglio regionale una dignità e un ruolo che ci sembra leso da questa legge, dal suo contenuto, da come essa è nata e da come potrebbe negativamente influire sulla Sardegna e sul sistema economico. Considerato che è in corso una maratona, e che continuerà ancora, e visto che noto con profonda soddisfazione l'unità esistente all'interno del centrodestra su questo tema, ritornando indietro nella storia e facendo un paragone con la battaglia di Maratona, credo che i greci siano i sardi, e che i persiani in questo caso, siano proprio i colleghi della maggioranza, e noi siamo Filippide, cioè siamo disposti a correre, a correre fino alla fine, fino magari allo stremo, però dopo aver compiuto la nostra missione che abbiamo intenzione di portare avanti fino in fondo.

Detto questo, è chiaro che il mio voto sarà favorevole. Io temo che dietro questa legge, al di là delle valutazioni, che naturalmente sono contrarie da parte nostra e favorevoli da parte della maggioranza, un po' perché davvero ci credete e un po' per dovere di lealtà verso il Presidente, si nasconde un grosso pericolo. Ci si dovrebbe porre, infatti, il problema di quello che nell'economia della Sardegna sta per succedere, di quella e grossa bolla speculativa che sta per scoppiare sulle coste sarde, ma non solo sulle coste, anche se è in queste ultime che si muovono più soldi.

Io non so quante saranno le vittime di questa speculazione e non so chi ne usufruirà, chi saranno gli speculatori che si arricchiranno in questi tre anni, o quattro anni o cinque anni in cui si manterrà questo stato di cose. È chiaro che quando diminuisce la disponibilità di un bene il prezzo sale in modo abnorme; credo che stia succedendo esattamente questo. La cronaca - non scomodiamo la storia - ci dirà chi in virtù di questo provvedimento si sarà arricchito e chi si sarà impoverito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che il dibattito ormai, per la serata di oggi, si stia stancamente avviando alla conclusione, probabilmente ne avremo ancora per un'ora o un'ora e mezzo. Insomma, credo che esamineremo gli ultimi emendamenti dell'articolo 1 avendo realisticamente prodotto poco; prodotto poco perché non si è registrato nella discussione sugli emendamenti, alcun progresso per quanto riguarda l'apertura di un confronto. Io comunque continuo a dire che l'emendamento 6 ed anche il 32 costituivano e costituiscono un'ottima occasione di confronto; si poteva comunque arrivare alla conclusione di bocciare l'emendamento, ma almeno ci si sarebbe confrontati nel merito.

Anche nell'ultimo intervento del Presidente del Gruppo dei D.S. credo che si sia evitato con grande maestria di entrare nel merito dell'articolo 1 e dell'emendamento proposto. Io sinceramente, non credo che siano stati impartiti diktat o indicazioni particolari; mi sembra che, come spesso avviene nel nostro Paese quando si vuole coprire qualcosa, si voglia trovare sempre e comunque un responsabile delle scelte che poi magari responsabile non è. Non credo sinceramente che ci sia stata un'imposizione in questo caso, perché si poteva discutere, ne avevamo il tempo e comunque lo stiamo utilizzando. Ed allora cerchiamo di trascorrerlo nel migliore modo possibile, e nel modo più produttivo. Se arrivassero delle risposte, forse si potrebbero anche eliminare alcuni emendamenti nel proseguo, forse si potrebbero evitare degli interventi. Quando si procede con dei monologhi è chiaro che ognuno di noi, in mancanza di risposte chiare e di confronto nel merito, non potrà fare altro che dilungarsi a parlare dell'articolo 1, della legge e dell'emendamento stesso.

Io non credo che chiedere una previa approvazione da parte del Consiglio regionale sia reato. Ripeto, come ho detto prima rispondendo all'onorevole Uras, si possono stabilire anche i tempi, d'altronde la legge urbanistica è maestra in materia di silenzio assenso. Passato un certo periodo, che possiamo determinare in giorni o in mesi, si prosegua con il silenzio assenso. Si tratta di offrire la possibilità al Consiglio di esprimersi e poi sarà l'Aula stessa a stabilire se vorrà utilizzare la facoltà di esprimersi nel merito del piano proposto.

D'altronde c'è un orientamento a seguire le indicazioni dell'articolo 11 della legge numero 45 del 1989, pur modificandolo, e molto spesso lo si modifica proprio in quella parte. Ed è questo che risulta strano, cosa sarebbe successo infatti a parti invertite? E' stato già sottolineato da qualche collega, comunque poco importa cosa sarebbe successo, valutiamo che cosa sta succedendo. Noi, con questo emendamento, che è forse meno chiaro di altri precedentemente bocciati, possiamo comunque recuperare il ruolo del Consiglio regionale, aprendo lo spazio per un confronto democratico tra Giunta e Consiglio.

Nel merito io vi chiedo di esprimervi. Io, ovviamente, voterò a favore di questo emendamento, che costituisce una delle ultime occasioni per ristabilire un po' d'equità. Ma ne siete voi i responsabili e nessun altro. Se invece questo confronto e questa equità non si vorrà raggiungere...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, in un precedente intervento, e soprattutto quando si parlava delle due velocità che, con questo decreto legge, si imprimevano alle città della Sardegna, tra quelle cioè che hanno il PUC e quelle che non ce l'hanno, avevo sottolineato come in questo modo si creavano pochi nuovi ricchi e molti nuovi poveri. Aggiungevo che questa era una delle prime gravi ferite che questa legge procurava alla Sardegna. Pensavo che fosse la più grave e invece non lo era. La più grave è quella che stiamo consumando oggi, quella di disconoscere a questa Assemblea che rappresenta tutti i sardi, la dignità che deve avere.

Sento, da parte della maggioranza, parlare di confronto, di dialogo. Ma dov'è questo confronto? Confronto non ce n'è, perché non può esserci confronto quando affermate che la cornice della legge deve essere quella e anche la fotografia che c'è all'interno della cornice deve restare immutata. Quindi dialogo e confronto: zero. Voi fingente solo di ascoltare; non ascoltate, perché sono convinto che tanti input sono arrivati da parte del centrodestra e sarebbero potuti essere presi quasi al volo, e invece li avete lasciati cadere. Perché? Perché fingete di ascoltare. Il senso di responsabilità invece vuole, almeno per salvare la faccia a questo Consiglio, che si dia e che si riceva. Questi emendamenti che noi stiamo discutendo, specialmente quest'ultimo che richiede la cioè "previa approvazione del Consiglio regionale", vogliono solo garantire a quest'Aula quel potere di convalida e di controllo che è scritto su tutti i testi che parlano di politica.

Se si analizzano attentamente, diceva un collega, gli emendamenti, si noterà che tutti tendono a questo fine, cioè tendono a un riequilibrio, come dicevo nel precedente intervento, tra i poteri del Presidente della Regione, la Giunta e il Consiglio. Ecco, non si vuol vedere, non si vuole capire che noi bocciando questi emendamenti stiamo condannando i sardi a non contare; fuori dalle righe, fuori da quest'Aula gli stessi consiglieri di maggioranza riconoscono che il Consiglio regionale si sta riducendo a una comparsa. Io non vorrei che si consumasse questo delitto nei confronti dei sardi perché tutti i consiglieri (eccetto quelli che non sono stati votati e che siedono in quest'Aula insieme a coloro che sono stati legittimamente votati) rappresentano i sardi e se non si prende in considerazione questo riequilibrio, questa dignità che bisogna riconoscere a questo Consiglio, sono convinto che saranno i sardi stessi a patirne le conseguenze.

Ogni volta che mi rivolgo a lui non c'è mai, ma vorrei chiedere al consigliere Vargiu - che è colui che più volte si rivolge alla maggioranza per avere il sostegno di un confronto più serrato - qual è l'iter che bisogna percorrere per conseguire questa sinergia tra maggioranza e opposizione utile per costruire una legge equa? Io chiedo all'onorevole Vargiu di non ripetersi almeno su questa linea, perché questa maggioranza non ha il potere per decidere qual è il percorso per poter arrivare ad una legge equa. Se vuole davvero ottenere qualche indicazione deve rivolgersi sempre al presidente Soru, perché è l'unico che ha l'autorità per darle. Io, infatti, ogni volta che lo vedo qui sono soddisfatto perché è l'unico che può prendere delle decisioni, soltanto lui!

Ecco che cosa dico all'onorevole Vargiu: eviti di rivolgersi ai colleghi della maggioranza, perché non hanno la possibilità di cambiare nulla, non hanno la possibilità di apportare cambiamenti che il presidente Soru non voglia in quest'Aula. Naturalmente il mio voto su questo emendamento sarà favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente, vorrei dire all'onorevole Moro che noi reiteriamo, invece, la richiesta alla maggioranza di individuare momenti di sintesi per meglio governare i processi legislativi nell'interesse del popolo sardo. Poi, non essendo d'accordo in questo caso letterario con il mio Capogruppo che parlava di Montesquieu e di Alexis de Tocqueville come di qualcosa di molto lontano, dirò qualcosa su Alexis de Tocqueville molto vicino all'argomento in esame, anche se lontano nel tempo.

Alexis de Tocqueville - e siamo in tema, Presidente, siamo in tema, nella difesa di quelle che sono le prerogative di uno Stato parlamentare e quindi nella difesa di un'istituzione come quella del parlamento dei sardi - Alexis de Tocqueville svolse delle analisi politiche sulla conquista della libertà e della democrazia in America, e sui suoi possibili sviluppi, utilizzando anche l'esperienza del vecchio continente, e in particolar modo della rivoluzione francese. Egli ricordava che l'uguaglianza non vuol dire necessariamente democrazia effettiva, perché si può essere tutti uguali e tutti poveri come servi della gleba. Confidava invece molto sulla grande opportunità che aveva il popolo americano di creare, attraverso associazioni di tutti i tipi, una democrazia veramente partecipata.

De Tocqueville ripercorre poi il senso della nascita di una maggioranza: la maggioranza - afferma - è come una giuria incaricata di rappresentare tutta la società e applicare la giustizia, che è la società. E' molto significativo il richiamo costante al rapporto tra attività di governo e principio generale di giustizia. Esiste una legge generale che è stata creata, o perlomeno adottata, non solo dalla maggioranza di questo o di quel periodo, ma dalla maggioranza di tutti gli uomini; questa legge è la giustizia. E' l'appello a considerare un potere sociale superiore; potere sociale superiore che non è altro che il potere sovrano del popolo. Continuiamo dopo.

PRESIDENTE. Questo saggio non ce la facciamo a finirlo, insomma! Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente del Consiglio signor Presidente della Regione, colleghi del Consiglio, dichiaro subito il voto contrario, anche perché il ragionamento, da ieri sera, non verte più solo sugli emendamenti, ma si estende a tutto il contenuto della legge. Volevo però far rilevare una contraddizione. Mentre, da un lato, con gli ultimi emendamenti aggiuntivi, si richiama e si esalta il ruolo del Consiglio, dall'altro i consiglieri dell'opposizione, sostenendo che non è pensabile avviare un'interlocuzione con la maggioranza, ma è preferibile avviare un rapporto diretto con il Presidente per risolvere il problema finiscono per mortificarlo. Io credo che questa sia una contraddizione di fondo. Addirittura si va oltre: nel richiamare il ruolo del Consiglio il presidente Pili cita più volte l'Emilia Romagna, anzi sostiene che i PTR e i PTP vengono approvati dal Consiglio, dall'organo legislativo, in una regione rossa, badate bene! Ecco, questa è la dimostrazione tangibile che noi non siamo abituati a copiare e che siamo autonomi anche quando presentiamo le leggi in seno al Consiglio regionale.

Io ho apprezzato alcuni interventi dell'opposizione, in particolar modo quello dell'onorevole Cappai quando ha affermato: "Non condivido nulla dello strumento legislativo che voi avete presentato in Aula. Non condivido nulla per tutta una serie di ragioni, perché ritengo che il turismo sia un comparto strategico per la Sardegna e perché penso che tutta una serie di aziende subiscano con questo decreto e con questa proposta legislativa un danno irreversibile". Bene, è la sua idea, è legittima, diversa dalla nostra perché ha un modo diverso di concepire la società, però la mette in campo e dice: questa è l'alternativa rispetto alla vostra legge.

L'onorevole Cappai ha anche affermato che è mancato per due giorni da quest'Aula, ma che comunque è stato subito informato del dibattito in corso. Beh, io le ricordo che è stato informato molto male, anche perché in tre giorni si è discusso di tutto eccetto che di una proposta chiara del centrodestra. Una proposta che poteva essere anche diversa, forse più leggibile rispetto a quella del centrosinistra, che però non si evince dagli emendamenti che ha presentato, dai 1800 emendamenti presentati dall'onorevole Pili.

Si è affermato più volte in quest'Aula che Soru non collabora. Soru non collabora, l'Assessore non collabora, la Giunta non collabora, e allora io ricordo una volta per tutte, affinché sia chiaro, che questa non è la legge proposta da Renato Soru. Questa è la legge proposta dalla Giunta, questa è la legge proposta dalla maggioranza, rispettosa di una linea che ci siamo dati prima della campagna elettorale e dopo la campagna elettorale.

Sempre dai banchi del centrodestra, se non ricordo male, l'onorevole Rassu ha sostenuto che dopo tre giorni di dibattito serrato, condotto esclusivamente dalla minoranza, si potrebbe scrivere il manuale scientifico della politica (me lo sono appuntato), che potrebbe costituire un bene prezioso per le nuove generazioni. Non so cosa voglia dire "un manuale scientifico della politica", io so solo che in tre giorni si è discusso di tutto: siamo passati dalle lumache di Selegas dell'onorevole Pisano, al mito di Atlantide dell'onorevole Contu, alle verdi praterie francesi descritte in modo esemplare dall'onorevole Liori, ai servizi d'impiego regionali dell'onorevole Dedoni. Bene, bel manuale! Abbiamo scritto il manuale della confusione!

Allora iniziamo ad essere seri e a discutere su elementi chiari. Se ci fosse una proposta chiara noi saremmo pronti ad aprire la discussione, ma la discussione si apre quando ci sono dei progetti sul tavolo, dei progetti ben distinti. Da lì bisogna partire per capire se vi sono punti di convergenza. Non può esserci un'interlocuzione se da una parte c'è qualcuno che dice: "Bene siamo pronti a ritirare gli emendamenti se passa la nostra linea". No, questo è un sistema che va bene al mercato, ma non può andar bene in un'aula istituzionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, Assessori, colleghi, l'onorevole Licheri, vista l'ora, si è fatto un po' prendere la mano; io non porto l'orologio normalmente, ma a quest'ora ci vorrebbe la sveglia per tutti! Io non sono simpatico come l'onorevole Cugini e certamente non riuscirò a suonare la sveglia a quest'Aula come avrebbe bisogno. Ne avrebbe bisogno non tanto per dare regione a noi o a voi, intendendo, per noi e per voi, il centrodestra e il centrosinistra, ma per dare ragione ai sardi, i quali aspettano una risposta in merito alla questione in oggetto.

E io dubito molto, onorevole Licheri, perché poi il gioco delle parti fa dire tante cose - io ho confessato che di urbanistica ne so poco - dubito molto che lei sia andato in giro in campagna elettorale, o qualcun altro dell'attuale maggioranza, a dire ai sardi che avremmo bloccato quasi quattrocentomila ettari del territorio più pregiato della Sardegna dal punto di vista urbanistico. E dubito, se qualcuno avesse detto questo e ciò fosse stato riportato adeguatamente dalla stampa, che l'attuale coalizione di maggioranza avrebbe vinto le elezioni. Quindi questa è la mia risposta in merito alla sua affermazione.

Se il mio calcolo non è errato, ogni chilometro di costa è pari a duecento ettari vincolati; se si moltiplica questo valore per 1500/1800 chilometri di costa arriviamo a tre o quattrocento mila ettari di territorio, che costituiscono un parco immenso. Però, se è vero, come affermano persone che ne capiscono più di me, che ci vogliono 4 o 5 anni per risolvere questo problema e per garantire ai proprietari di questi terreni certezza del loro diritto, questi proprietari si vedranno conculcata per un arco di tempo enorme un'aspettativa legittima legata al diritto di proprietà. Evidentemente - e ciò non mi meraviglia il nostro concetto di proprietà e di tutela dell'esercizio della stessa è diverso dal vostro. Così come è diversa la sensibilità che noi dimostriamo nei confronti di queste persone. Ciò è palese a tutti, e non si meravigli se difendiamo in maniera diversa dalla vostra questi proprietari.

Se per cinque anni questo diritto viene conculcato, io credo che i giudici, ad un certo punto, potrebbero riconoscere, se i proprietari facessero ricorso, un risarcimento per occupazione abusiva e illegittima della loro proprietà, perché noi siamo entrati con la violenza del decreto a limitare l'esercizio legittimo del diritto di proprietà. Non è pensabile che noi accettiamo di buon grado che per tanti anni questo diritto venga bloccato; potremmo capire per sei mesi, al massimo un anno per dare il tempo, come è giusto che sia, a questa maggioranza di impartire delle direttive generali ed uguali per tutti, quindi giuste. È vero che la giustizia probabilmente non è di questa terra, ma almeno l'onestà e la disposizione mentale di essere equanimi con tutti ci deve essere. È giusto che venga data risposta all'aspettativa della gente se questa risposta viene data in termini accettabili; se non viene data in termini accettabili è giusto che noi difendiamo le aspettative dei proprietari di questi terreni, che noi difendiamo le aspettative dei sindaci, delle amministrazioni comunali che vogliono giustamente decidere della destinazione d'uso dei terreni, che vogliono programmare nei loro comuni lo sviluppo, che vogliono offrire risposte ai cittadini, che vogliono dare risposte quindi ai sardi che noi vogliamo tutelare. Vedo che il tempo a mia disposizione è terminato e mi riservo di concludere al prossimo appuntamento. Annuncio naturalmente il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, è evidente un certo rammarico, una certa delusione, per il lavoro che abbiamo svolto in questi giorni e per i risultati che abbiamo ottenuto. Abbiamo approvato l'articolo 1, non credo che questi ultimi emendamenti riusciranno a modificarlo; ciò significa che questa legge verrà approvata così come è stata proposta e che un paio di giorni di discussione, come quelli che abbiamo affrontato in quest'Aula, non sono serviti praticamente a nulla. Siamo insomma arrivati a un vicolo cieco. Credo che se non interverranno delle novità, questa legge, anche se non so quando, verrà approvata così come è stata proposta.

Io credo che davvero questo costituisca un danno; e se con gli ultimi emendamenti che abbiamo presentato intendevamo garantire un ruolo più forte al Consiglio regionale, non credo che ciò potesse scalfire e sminuire il ruolo della Giunta regionale, perché credo che attribuire una maggiore competenza al CConsiglio regionale in un momento in cui, bisogna dirlo, l'ultima legge elettorale conferisce poteri enormi al Governatore, non sia un errore; anche perché bisogna pensare che le maggioranze vanno e vengono, però, le leggi e i regolamenti che approviamo rimangono per tutti, sia per chi è alla maggioranza oggi e chi può essere all'opposizione domani, e viceversa.

Quindi, io credo che voi stiate facendo un errore a non prendere in considerazione gli emendamenti dell'opposizione, anche perché non sarebbe la Sardegna l'unica regione ad attribuire poteri al Consiglio regionale in questa materia. Si è portato, in precedenza, il caso dell'Emilia Romagna; Licheri ha risposto "sì questo è vero, però noi non vogliamo copiare dall'Emilia Romagna". Ma il problema non è quello di copiare o meno; il brutto è che quando si copia, si copia anche male!

(Interruzioni)

Poi, possiamo anche copiare, ma da chi opera meglio di noi. Non credo che sia peccato mortale prendere spunto da chi opera meglio di noi. Quindi non vedo una scandalosa copiatura; prendere come riferimento importanti chi ha lavorato, credo almeno come noi, se non meglio di noi, non penso sia un grave errore.

Dopo tutta questa discussione, dopo i segnali di apertura intervenuti in queste ultime ore ci si sarebbe aspettato un atteggiamento diverso, che magari ci permettesse nei prossimi giorni di procedere molto più spediti. Lo dico, senza entusiasmo: continuando di questo passo si produce poco e si lavora molto, la stanchezza naturalmente aumenta. Però, devo ammettere che l'ultimo intervento pronunciato dal Capogruppo dei D.S, l'onorevole Marrocu...

PRESIDENTE. Dichiari il voto, onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). Favorevole

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Non c'è uno spettro che si aggira su quest'Aula; qualcuno si meraviglierà perché dopo Uras è intervenuto Licheri e subito dopo interviene Davoli. Io sinceramente sto intervenendo perché mi sono svegliato! Perché la noia e il torpore provocato dagli interventi del centrodestra mi hanno convinto che qualcosa bisogna pur dire.

Mi trovo un po' a disagio, ve lo confesso; sentire questo insistente ma anche noioso, scusate, appello a tutto il Consiglio - e quindi anche alla maggioranza - per un intervento a salvaguardia delle prerogative del Consiglio suona strano. Noi di Rifondazione, infatti, forse in quest'Aula siamo l'unico partito (poi chiaramente ci sono anche le posizioni individuali) che ha cercato, e non ce l'ha fatta, di difendere strenuamente quel concetto di partecipazione popolare e quel concetto di collegamento tra istituzioni e popolo che voi adesso dite di voler garantire. Non ce l'abbiamo fatta, tant'è vero che è passata quella riforma istituzionale che voi, voi del centrodestra, avete proprugnato in questi anni e state appunto portando a compimento.

Allora, quando sento l'onorevole Pili, l'onorevole Ladu, l'onorevole La Spisa parlare di questa battaglia interna per salvaguardare le prerogative del Consiglio, non posso che rilevare che circola un ragionamento mistificatorio in quest'Aula che non può approdare a nulla. Noi siamo difensori, forse perdenti, ma difensori appunto di questo concetto di alta democrazia, quindi non prendiamoci in giro; voi siete coloro che hanno costruito questo potere immenso individuale in capo al Presidente del Consiglio dei ministri, in capo ai vari governatori, che avete approvato la legge sui comuni, la legge sulle province eccetera, eccetera. Nascondete la realtà cercando di convincere il centrosinistra (siccome la sinistra in genere difende questi principi, e Rifondazione ovviamente in primis), ad appoggiare le vostre proposte. Noi però a volte siamo anche disobbedienti e disobbediamo; se qualcuno pensa che Rifondazione Comunista sia subalterna, sia sottomessa ad un capo e ad un Presidente factotum, si sbaglia di grosso. Però, il nostro primo obiettivo in questa campagna elettorale è stato quello di costruire un'alleanza politica per cercare di mandare a casa la Giunta precedente, per cercare di mandare a casa il centrodestra che tanti guasti ha compiuto in questa Regione.

Ma è possibile, entrando nel merito, che non si possa ragionare un attimo su questa legge urbanistica in termini un po' più generali a prescindere dagli emendamenti? Noi condividiamo l'impostazione di questa legge per il semplice fatto che presenta veri elementi di salvaguardia territoriale che offrono un'indicazione, danno una prospettiva di uno sviluppo diverso, soprattutto se si pensa a ciò che potrebbe accadere da una parte sulle coste (la cosiddetta città lineare) e dall'altra nelle zone interne, con lo spopolamento e l'impoverimento. E se qualcuno pensa che lo sviluppo edilizio costiero sia l'unico modello, l'unica alternativa di sviluppo alla Sardegna, secondo noi di Rifondazione Comunista si sbaglia di grosso.

Ecco perché, nonostante ci siano alcuni elementi che ci suscitano qualche dubbio e qualche perplessità, condividiamo nella sostanza...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, all'onorevole Licheri rispondo subito in questi termini: lei non si sarebbe dovuto meravigliare per il fatto che questo manuale della confusione sia stato scritto in questi giorni; il manuale della confusione nasce in maniera quasi ovvia perché lei deve sapere, onorevole Licheri, ma sicuramente lo sa, che nel 1973 un famoso fisico aveva dimostrato, attraverso la teoria dell'entropia, che la confusione in un sistema chiuso aumenta, e questo è un sistema chiuso; è un sistema che non riesce a compensare, a dialogare e quindi con il passare del tempo, incrementa la confusione. Aveva previsto anche qualcosa che oggi davvero ci fa riflettere in maniera attenta.

Noi siamo arrivati all'ultimo emendamento utile. Siamo, come dire, proprio a quello che lui definì il punto di non ritorno; era una definizione che preludeva alla dimostrazione di ciò che Einstein aveva teorizzato e cioè il buco nero, quindi la gravitazione cosiddetta irreversibile. Allora, noi dobbiamo a questo punto renderci conto di una cosa: che se non si apre in questo momento uno spiraglio per raggiungere un accordo il tutto diventa irreversibile, perché questa è l'ultima opportunità. La situazione diventa davvero completamente chiusa e l'entropia continua ad aumentare.

Tra l'altro ho apprezzato molto anche l'intervento dell'onorevole Marrocu; lui non ha conosciuto un suo antenato ed è un peccato, però, penso che sappia che è esistito un poeta che si chiamava Savio Marrocu e noto anche per essere una persona molto saggia. Anche lui, come tutti i Marrocu, era originario della Trexenta. Questo grande poeta aveva scritto- che si olisi incungiai debbi portai sa mandada pru bella a su castiadori, a su predi e a su biscinu. Cioè quando si ammazza il maiale bisogna portare il piatto (sa mandada) alle persone più care, perché con loro bisogna dividere e fare accordi, se si vuole arrivare al raccolto finale (si ulu olidi incungiai).

Io credo che Savio Marrocu potesse impartire qualche utile insegnamento a Siro Marrocu. Allora, probabilmente l'indicazione è talmente...

(Interruzione)

Colleghi, io dico che davvero bisogna riflettere un attimo, anche perché la mezzanotte e mezza annunciata si avvicina in maniera quasi inesorabile. Quindi, visto e considerato che da parte di tutti, in maniera informale, è stato detto che c'è la disponibilità per arrivare a degli accordi, insomma, vediamo davvero di dare un contributo in questo senso. Contributo che può davvero salvarci anche dal fornire un'immagine all'esterno, che non aiuta a nessuno, né maggioranza e né opposizione, in questo momento. La Sardegna ha bisogno di persone che lavorino davvero per i sardi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, io volego dire all'onorevole Davoli che, nella sostanza, pur con molte perplessità, condividiamo anche noi questa legge, perché sul principio della tutela del paesaggio abbiamo le stesse convinzioni. Quindi, non è questo il problema; peraltro anche lei ha dovuto ammettere che ci sono alcuni aspetti in questo provvedimenti che non vanno bene neanche a voi. Quindi, a poco a poco, le aperture sono arrivate, sono pervenute proposte da una parte e dall'altra, però bisognerebbe fermarsi ad un certo punto, altrimenti si rischia di compromettere tutto e magari irrimediabilmente.

Non è il numero delle ore che noi impegniamo qui che determina il risultato positivo; al contrario, allungando il tempo ed allungando il brodo fino alle 23 e 30 si finisce probabilmente per perdere lucidità e quindi si svilisce anche il dibattito, che in certi momenti ha registrato un tono alto. Così come quando si vuole imporre un limite e un vincolo di 2000 metri, sul quale sembrerebbe che non ci sia possibilità di tornare indietro, non ci si può lamentare se si presenta un numero ingente di emendamenti. Si tratta, del resto, di emendamenti importanti. Quest'emendamento, in particolare, chiede che venga garantito un ruolo al Consiglio regionale nella pianificazione paesistica, non perché non si abbia fiducia nella Giunta, non lo abbiamo mai detto e non lo dico neanche io in questo momento, ma poiché si tratta di una materia talmente importante per il futuro della nostra Isola che un attimo di meditazione sul fatto che il Consiglio regionale possa ritornare su questa materia anche in una fase successiva, credo che sia indispensabile.

Come si può pensare, del resto, che, a seguito della bocciatura dei piani paesistici e del nuovo assetto normativo che scaturirà da questa e da altre leggi (perché con questa legge stiamo affrontando una parte del problema, poi bisognerà affrontare il resto) il Consiglio regionale possa restare escluso dall'esercizio di una funzione importantissima che potrebbe, per altro, modificare completamente l'impostazione economico-turistica di questo territorio?

Però su questa materia, che è la materia più importante, io non ho ancora sentito considerazioni che ci possono aiutare a capire come la pensa la maggioranza. Abbiamo parlato tutti di sviluppo sostenibile, di turismo sostenibile, però la sostenibilità ambientale viene interpretata nel resto dell'Europa in maniera piuttosto difformi da Stato a Stato, da Regione a Regione. Ora noi vorremmo comprendere esattamente se lo spirito della vostra ecumenica partecipazione alla sostenibilità ambientale ha un retroterra che vi permette di parlarne in maniera concreta, o seppure per parti voi ritenete che ci sia una possibilità di arrivare ad un certo risultato senza avere la convinzione che questo sia il meglio che si può dare ai sardi.

Ecco perché dico che probabilmente continuare per ore a discutere può non servire a niente, anzi, può contribuire ad allargare le divaricazioni e le divergenze che esistono tra noi e il centrosinistra.

Io credo, infatti, che su una materia così importante, dal punto di vista non solo ambientale e paesaggistico ma anche dal punto di vista economico, sia assolutamente necessario che il Presidente ci faccia capire con chiarezza quali siano gli scenari che si prefigureranno con l'approvazione di questa legge. Questo è quello che mi interessa particolarmente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, intervengo nel merito dell'emendamento perché non riesco a cogliere il senso. Che senso ha, infatti, prevedere che la Giunta regionale, previa approvazione da parte del Consiglio regionale, adotti il piano paesaggistico regionale? Mi sembra che, a proposito di "codice della confusione", si ottenga solo una grande confusione di risultato. Cosa vuol dire: "adotta la Giunta regionale un piano paesaggistico che è approvato dal Consiglio regionale"? Lo trova per strada e lo porta a casa? Lo considera come un trovatello? Gli vuole dare una famiglia? Non riesco a capire il senso di questo emendamento. E del resto è molto complesso trovare un senso a questo tipo di emendamenti quando gli emendamenti, giusto per fare numero ed arrivare a 1.800, vengono presentati senza una riflessione di merito che serva anche ad indicare alla maggioranza una strada per raccogliere qualche suggerimento.

Mi è sembrato molto più produttivo l'atteggiamento che alcuni colleghi della minoranza hanno tenuto in Commissione da parte di colleghi della minoranza; in qualche momento c'è stata anche una disponibilità a ragionare su alcune questioni, che poi, se andiamo a veder bene, in parte sono anche raccolte dagli emendamenti che la Giunta ha presentato al disegno di legge uscito dalla Commissione. E allora il problema non è il merito - ecco perché è difficile trovare gli accordi - il problema è politico; cioè il problema è ancora una volta definire un crollo di credibilità delle istituzioni.

Questo Consiglio regionale, badate, esce fuori e sostituisce un altro Consiglio regionale; un Consiglio regionale fatto di tende e di voti espressi da dietro tende, un Consiglio regionale di indennizzi per accenni d'infarto; un Consiglio regionale che è finito sulla stampa quotidianamente per essere diventato, non la sede di rappresentanza dei sardi, ma la sede della compromissione della credibilità della politica.

La preoccupazione nostra - ed ecco anche il cambio di atteggiamento del mio partito e del mio Gruppo in questi giorni - è che si voglia percorrere la strada di cinque anni fa, è che si voglia cioè ripetere quell'esperienza negativa, che si voglia colpire a morte questo Consiglio, questa rappresentanza, questa Aula parlamentare. Ed è su questo che noi non possiamo raggiungere nessun accordo. Paradossalmente, mentre voi sostenete di volere recuperare il ruolo del Consiglio con questo ostruzionismo, con il protrarsi di una discussione vaga, confusa (altro che codice della confusione, qua c'è l'insieme di tutti i testi, c'è la Babilonia!) voi lo mortificate. Non si vuole raggiungere un obiettivo; voi dite: "Non ci sono i 1.000 miliardi per il piano per il lavoro! Se non ci sono i 1.000 miliardi noi non approviamo, prepariamo 1.000 emendamenti, 1.500, 2.000!". Questo è il vostro modo di procedere.

E non si dica che il provvedimento in esame in questi giorni blocca l'edilizia costiera in Sardegna, perché non è vero e lo sapete anche voi. Voi dire: "Castiadas si blocca!". Non è vero: Castiadas non si blocca, Castiadas costruisce, i piani di lottizzazione sono fatti salvi, i capannoni dei pastori sono fatti salvi, le costruzioni relative all'azienda agricola sono fatte salvei ed è stato fatto salvo molto: non è vero quindi che si blocca. Si vuole invece bloccare quest'Aula, per poter dire ancora una volta: "Siamo incapaci di legiferare, abbiamo bisogno di regole più stringenti, abbiamo bisogno di seguire una strada, un percorso così chiuso da non poter nemmeno svolgere le funzioni di rappresentanti del popolo sardo".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita D.L.). Signor Presidente, anch'io intervengo per dichiarare il mio voto negativo sull'emendamento numero 32, perché questa norma che si vorrebbe introdurre ci riporterebbe indietro rispetto alla stessa legge numero 45 del 1989 o, meglio, alle modifiche che vennero apportate con la legge del '93 per risolvere le carenze che la stessa "45" presentava, quindi di praticabilità e di agibilità della norma medesima.

La preoccupazione che è stata espressa in diversi interventi nella giornata di oggi, ma anche nella giornata di venerdì, è quella relativa al ruolo del Consiglio regionale per quanto riguarda l'approvazione dei piani paesaggistici regionali, quindi al ruolo e al coinvolgimento del Consiglio. Io vorrei rassicurare i colleghi dell'opposizione che per quanto riguarda il coinvolgimento, andando con attenzione a verificare il complesso della norma, esso trova già una risposta soddisfacente nel comma sei dell'articolo 2.

Il collega Moro sosteneva che noi finora abbiamo solo finto di ascoltare. No, collega Moro, noi abbiamo ascoltato e abbiamo registrato anche favorevolmente alcune disponibilità che sono emerse nel dibattito prevalentemente della giornata di oggi, disponibilità che non ci lasciano insensibili e distratti. E se nella minoranza prevalgono le posizioni di chi vuole migliorare la legge e non di coloro che invece hanno come obiettivo quello di non approvare una legge che metta ordine nel settore urbanistico, abbiamo già detto che c'è la disponibilità, da parte nostra, a verificare le proposte, ad attivare il confronto.

Quindi io credo che siamo nelle condizioni di potere avviare concretamente un confronto per raccogliere il contributo di tutti e addivenire ad una norma che tenga conto degli interessi generali dei sardi. Io sono ottimista, collega Cappai, credo che riusciremo ad approvare la legge entro il 20, forse anche prima del 20, se quelle disponibilità che sono emerse nel dibattito della giornata di oggi rispondono al vero e non continueranno a prevalere le posizioni di coloro che invece, anche so non lo dicono, la legge non la vogliono.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, credo che l'intervento che ha preceduto quello ultimo dell'onorevole Biancu, abbia diritto ad una risposta onesta, almeno dal punto di vista tecnico. Io penso che l'onorevole Uras abbia ragione sul piano formale, nel senso che effettivamente una modifica in cui, preventivamente a un'adozione da parte della Giunta, sia prevista un'approvazione da parte del Consiglio regionale, possa essere impropria dal punto di vista anche strettamente giuridico. Ma rimane il senso sostanziale che potrebbe al limite essere recuperato con un emendamento verbale. Noi infatti chiediamo che non sia affidato alla Giunta totalmente il ruolo di protagonista nella adozione e poi nella approvazione del piano paesaggistico. Sarebbe almeno significativo che l'adozione da parte della Giunta venisse quantomeno preceduta da manifestazione di un atto d'indirizzo da parte del Consiglio regionale, o comunque da un pronunciamento da parte del Consiglio.

D'altra parte credo che nella fase in cui ci troviamo il problema poi non sia neanche sostanzialmente questo; il problema è quello a cui si è fatto riferimento durante tutto il pomeriggio, durante tutta questa sera, e cioè se l'opposizione che ha presentato tanti emendamenti sia in realtà disponibile a migliorare la legge. Noi insistiamo, la nostra risposta è: "Sì, noi siamo disponibili a migliorare la legge", soltanto che non possiamo accettare che le migliorie di questo testo siano limitate a quelle che voi già preventivamente indicate. O si è disponibili ad accettare un confronto politico a tutto campo, serio, sui diversi punti che su questa legge noi abbiamo posto come prioritari, che ci rendiamo conto non sono pochi, che ci rendiamo conto che certamente incidono sull'impianto fondamentale di questa legge, oppure sarà difficile andare avanti.

Forse è questo che c'impedisce politicamente di incontrarci, questo forse è ciò che dobbiamo ammettere alla fine di questa giornata di lavoro. Tutti vorremmo migliorare questa legge, forse anche voi vorreste migliorarla in alcuni punti, ma il punto di vista dell'opposizione, ciò che noi abbiamo cercato faticosamente, e stiamo ancora cercando faticosamente, di porre all'attenzione di quest'Aula, è che questa legge ha profonde necessità e di miglioramenti. Non basta incidere su qualche piccolo punto, occorre veramente agire sulleparti fondamentali: sull'estensione e sulla valenza dei vincoli, sul rapporto con gli enti locali, sul rapporto fra Esecutivo e Consiglio regionale, e certamente anche sul problema dei diritti o degli interessi legittimi che ormai sono sorti in capo a decine, centinaia e migliaia di cittadini.

Questi sono i problemi che noi abbiamo in qualche modo cercato di risolvere con i nostri emendamenti; non è vero che non emerge chiaramente che cosa vogliamo, emerge molto chiaramente se si cerca un terreno di intesa onestamente e lealmente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, nell'esprimere il mio voto favorevole all'emendamento numero 32 vorrei ritornare su alcune considerazioni espresse in questi giorni in quest'Aula e in particolar modo sul ruolo della maggioranza e della minoranza, e su come stanno procedendo i lavori che dovrebbero portare all'approvazione di questa legge.

È stato detto che i nostri emendamenti sono pretestuosi e sono solo frutto di una volontà ostruzionistica. Noi abbiamo dimostrato che ciò non è vero, ma che nascono dalla necessità di introdurre quei correttivi alla legge, che non è stato possibile apportare in precedenza per mancanza di disponibilità da parte vostra, diciamolo (colleghi della maggioranza) ad esaminare le nostre proposte. Questa è la conseguenza del vostro comportamento. D'altra parte il testo di legge era praticamente "blindato" e anche le vostre proposte e i vostri emendamenti sono stati pressoché ignorati e siete stati costretti a ritirarli.

Sull'importanza di portare avanti la nostra azione migliorativa non mi voglio soffermare, avendo spiegato a lungo spiegato la necessità di questa estremamente maratona. Voi stessi avete aperto la strada per avviare un confronto produttivo, salvo poi ritrattare sull'argomento. Adesso ci sono nuove aperture: ben vengano! Vi è stato chiesto di compiere un passo avanti, di aprirvi al dibattito, secondo però dei capisaldi che abbiamo già illustrato e che sono gli elementi cardine sui quali noi non siamo disposti a transigere. Mi riferisco al ruolo del Consiglio che non deve essere in nessun modo e da nessuno prevaricato.

In questa proposta di legge deve essere riconosciuta piena dignità e libertà di scelta ai consiglieri. Da qui la necessità di far si che il Consiglio si pronunci sull'approvazione del piano. Un altro caposaldo è rappresentato dal rispetto dei diritti acquisiti e dall'inserimento degli interventi che ricadono nella programmazione negoziata, tra gli interventi ammissibili, che vede già la Regione impegnata con quote di cofinanziamento e sulla quale comunque c'è un'apertura da parte vostra. Infine, non certo per ordine d'importanza, si mira alla predisposizione e all'adozione di misure di salvaguardia realmente in linea con il decreto Urbani. Queste rappresentano dei punti di partenza dalle quali è possibile avviare un serio dibattito democratico, che porti alla stesura di un testo di legge che costituisca uno strumento e una guida per lo sviluppo del territorio regionale.

Sta a voi, quindi, colleghi di maggioranza, ragionare in questi termini. Si lavori, i capigruppo si incontrino, si lasci da parte l'orgoglio, si avvii il dialogo, altrimenti la legge sarà inevitabilmente approvata nei tempi dettati dai nostri interventi che, lo ripeto, consideriamo non strumentali ma concreti.

Onorevole Marrocu, la maggioranza ha il diritto di portare a termine l'iter della legge e di approvare un testo in linea con i suoi obiettivi; la minoranza ha il dovere di proporre dei correttivi; si entri nel merito delle proposte avanzate da noi! Se lo spirito della maggioranza è quello che aleggia in questi giorni attorno al dibattito sulla legge in discussione, l'unica strada percorribile dalla minoranza, per far sentire la sua voce e vedere riconosciuto il suo ruolo, sarà quella di presentare un gran numero di emendamenti su ogni atto di governo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, io volevo manifestare il mio voto favorevole all'emendamento proposto dall'opposizione di centrodestra e ricordare (dopo aver ascoltato con grande attenzione molti degli autorevoli interventi di chi mi ha preceduto, sia dai banchi di centrodestra sia dai banchi del centrosinistra) che "Non vi è principio per quanto giusto e ragionevole, il quale se lo si esageri non possa condurci alle conseguenze più funeste". Queste parole le ha pronunciate Camillo Benso di Cavour nel remoto febbraio 1851 e credo che sintetizzino, con estrema efficacia, i problemi che stanno sorgendo in quest'Aula durante la discussione di questa legge.

È una legge proposta dalla maggioranza di centrosinistra, è una legge che voi ritenete giusta, importante, la migliore in questo momento per quanto riguarda le vostre strategie e i vostri programmi; noi invece riteniamo che sia una legge migliorabile, che sia una legge che con questi emendamenti che noi stiamo presentando all'attenzione dell'Aula possa essere in qualche misura adattata anche alle esigenze di tutto il territorio.

Allora io mi rivolgo al presidente Soru e gli chiedo che senso ha continuare in una contrapposizione così sterile, in una contrapposizione che certamente non porta a quell'apertura, a quel dialogo tanto auspicato e tanto annunciato da più parti anche nella giornata odierna? Credo che sia importante riflettere sulle migliorie da apportare a questa legge, sulle migliorie che emergono anche dai nostri emendamenti che, credetemi, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda Alleanza Nazionale, non sono e non vogliono essere solo esclusivamente emendamenti ostruzionistici, ma vogliono essere prevalentemente emendamenti che contribuiscono a migliorare questa legge.

Quindi rivolgendomi al Presidente, oggi presente in Aula, gli chiedo che senso ha questa contrapposizione, che senso ha questo rifiutare il nostro dialogo, che senso ha questo rifiutare, quello che di buono e non solo di ostruzionistico emerge dai nostri emendamenti?

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Consigliere Cugini sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S). La ringrazio Presidente. Prima le avevo chiesto quanti colleghi erano iscritti a parlare per capire orientativamente a che ora si potevano concludere i lavori. Adesso io non so quanti siano gli iscritti a parlare, ma so una cosa, che è bene che, visto che siamo all'ultimo emendamento, l'emendamento 32, che si faccia la discussione e parlino tutti quelli che devono parlare, ma chiedo che si prosegua l'esame della legge sino alla votazione dell'emendamento senza aggiornare a domani mattina.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Io parlo a titolo personale, non a nome del Gruppo e non intendo impegnare nessuno a fornirmi una risposta, però ritengo che l'accordo prevedesse che si chiudesse a mezzanotte a mezza.

(Interruzioni)

A me non importa che si chiuda alle tre o alle quattro del mattino, ciò che è importante è che sia garantito un congruo periodo di riposo prima della ripresa dei lavori, perché tutti abbiamo diritto di dormire per un certo numero di ore.

PRESIDENTE. Va bene, colleghi, devono parlare ancora tre consiglieri, è questo è l'ultimo emendamento, perché il 29 è decaduto. Quindi chiudiamo la votazione con l'emendamento numero 32.

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C). Signor residente, colleghi, ho assistito tutta la sera, anche se sono arrivato in ritardo, ai vari approcci tra maggioranza e minoranza; sinceramente non so se augurarmi che si possa addivenire ad un accordo, oppure che la maggioranza vada avanti e approvi questa legge così com'è, in modo che i cittadini sardi provino sulla loro pelle i risultati del Governo che guida questa Regione. Però stamattina leggevo una notizia che si collega a quanto dicevo ieri rispetto alle turbative di mercato, che la delibera di Giunta del 10 agosto e questa legge possono creare, sarebbe pertanto opportuno che si utilizzassero i lati positivi anche di questa disgrazia.

Se è vero che il presidente Soru e l'Assessore degli enti locali vogliono dismettere i beni, cosa che io volevo fare già dalla scorsa legislatura, quando l'assessore Sanna affermava che svendere i beni della Regione era una vergogna, io chiaramente non posso non essere d'accordo però vi invito a vendere prima e subito i beni che si trovano entro la fascia di due chilometri dal mare, come alcuni alberghi ESIT, e l'Ospedale Marino, che adesso valgono molto, mentre vi invito ad astenervi dalla vendita dei terreni perché non guadagneremo nulla.

Sempre nell'ottica del risparmio, che io condivido, voglio aggiungere qualcosa a proposito del commissariamento delle aziende di soggiorno. Il commissariamento non è servito a risparmiare, è servito a gravare di ulteriori spese l'amministrazione regionale, perché avete nominato commissari alcuni funzionari che abitano ancora più lontano dei precedenti e che hanno diritto, pertanto, a una indennità di trasferta superiore. Quindi invece di risparmiare avete speso di più e inoltre avete privato gli uffici regionali di bravi funzionari. Questa è una situazione che si era già verificata; perché voi siete maestri nel far nominare chi volete voi, Assessore Dirindin le racconto un episodio che risale al 1995 quando il centrosinistra, allora al Governo, face finta di emanare una specie di bando per nominare i nuovi direttori generali che, guarda caso, otto appartenevano tutti e otto al centrosinistra.

Quello che nominarono nella A.S.L. di Olbia-Tempio, che era una brava persona e che io ho conosciuto personalmente, faceva il direttore delle carceri e riuscì a superare i suoi concorrenti, sempre brave persone, per un motivo specificato proprio nella graduatoria: perché nel suo periodo di permanenza come direttore delle carceri la popolazione carceraria era aumentata. Questo è stato il titolo preferenziale per cui fu nominato direttore generale scavalcando gli altri. Chiaramente la graduatoria venne impugnata e noi ci facemmo anche tante risate. Questo per evidenziare l'assurdità di chi vuole dare l'apparenza di un risparmio e poi nomina persone completamente incompetenti a dirigere i servizi.

Tornando invece al tema delle zone C di cui parlavo prima, è chiaro che…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.

LIORI (A.N.). Va bene, se il tempo è terminato dichiaro il mio voto favorevole e chiedo scusa per la divagazione. Grazie Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, anch'io annuncio il mio voto favorevole all'emendamento anche se incontro un po' di difficoltà a intervenire soprattutto dopo avere sentito tantissimi discorsi dove si è parlato di tutto e di più, meno che del problema che forse riguarda i sardi. Personalmente ho ascoltato il presidente Soru sia in Consiglio e sia nell'incontro tenuto con i sindaci ad Alghero; in quell'occasione egli spiegò molto bene quali fossero le sue intenzioni in merito allo sviluppo turistico in Sardegna, tanto è vero che i sindaci presero atto della sua posizione e non mi risulta che qualcuno abbia manifestato contrarietà, se non sui contenuti della normativa, perché già allora si parlava del limite dei due chilometri. Pertantoinsomma, quello era il problema vero.

Per quanto riguarda Castiadas, onorevole Uras, è vero che è fatto salvo, ma è uno dei ventuno comuni o uno dei ventiquattro oggi, però gli altri 55, non possono pianificare, ed è qui che sta il problema. Quella che però viene a mancare è una chiara presa di posizione dei consiglieri di maggioranza, perché, al di là di prendere posizioni sul decreto che ha presentato la Giunta, in sostanza nessuno ha pronunciato delle dichiarazioni, nessuno ha spiegato perché si è arrivati a proporre questo decreto; e qualcuno in Commissione lo ha fatto ma non gli altri

Io personalmente affermo che molto probabilmente la nostra posizione non porterà da nessuna parte, perché voi avete già preso la decisione. C'è questa legge che porterete a termine, questo si capisce molto chiaramente. Al di là di tutto però io vorrei darvi dei consigli, se fosse possibile, anche perché su un quotidiano mi sembra di avere letto una dichiarazione dell'onorevole Pirisi che afferma che questa legge non è perfetta, ma è perfettibile. pertanto si può, secondo me, rivedere e integrare. Allora, nell'integrazione io direi di non dimenticare…

(Interruzioni)

No, io non cado nel tranello, sono dichiarazioni che ho pronunciato la volta scorsa e le voglie ripetere, non mi posso rimangiare quello che ho già detto, abbiate pazienza! Io ho chiesto che venissero fatti salvi alcuni interventi, chiaramente parlo della fascia dei due chilometri, soprattutto quelli relativi alla programmazione negoziata. Io comunque direi che la programmazione negoziata va inserita tutta, e dico tutta perché ci sono dei casi di pianificazione, purtroppo anche di poca importanza sotto l'aspetto del contenuto finanziario e anche della volumetria, che riguardano per esempio i patti territoriali sottoscritti nel 1996, se non ricordo male, o nel 1997, che hanno attraversato un iter lunghissimo non per colpa dei cittadini che hanno avuto la possibilità di essere inseriti, ma per colpa della burocrazia, vuoi comunale, vuoi regionale o vuoi della provincia., Fatto sta che questi cittadini, che oggi stanno arrivando a concludere finalmente dopo tanti sacrifici l'iter, con questa norma di legge rimarrebbero fuori. Io penso che questo costituisca un sacrilegio nei confronti di questi cittadini, e non parlo di persone che arrivano dall'esterno e utilizzano i soldi assegnati per la Sardegna, ma di cittadini sardi. Voto a favore però mi dispiace.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Signor Presidente, sarò breve, visto che siamo tutti moto stanchi.

Voterò a favore di questo emendamento, perché credo che l'autonomia del Consiglio debba essere sempre tutelata, come sostenevano e sostengono molti amici dell'attuale maggioranza, e soprattutto perché, a dicembre, vi sarà una pronuncia del TAR che si stabilirà se questo Consiglio rimarrà in piedi o no. Mettiamo il caso che il Consiglio venga sciolto; non vorrei domani trovarmi in maggioranza e dire: "Non ho la possibilità di discutere con la Giunta, perché non siamo riusciti a tutelare gli organi e le prerogative dei consiglieri regionali". Lo facciamo per il vostro bene, non avete capito il senso dell'emendamento!

A parte questo, mi ricollego al discorso che ha pronunciato il collega e amico Licheri, che prima ha citato un collega che è stato assente per due giorni. Io non faccio mai l'avvocato di nessuno, però voglio ricordare che in contemporanea con i lavori di quest'Aula si è tenuto un convegno dell'ANCI, altrettanto importante, visto che la Sardegna è rappresentata da pochi sindaci. Come al solito i sindaci delle città maggiori hanno avuto il meglio, però bisogna portare le voci anche dei piccoli comuni della Sardegna che hanno bisogno di tutela a tutti i livelli.

Non voglio però allungare la discussione, avremo modo domani mattina di dibattere del tema, voglio solo annunciare il mio voto favorevole. Comunque, sperando che poi quel ricorso non venga accolto, sappiate che se noi saremo in maggioranza non ci opporremo mai alla richiesta di convocazione di una Conferenza dei Capigruppo, da chiunque pervenga, dal partito più grande al partito più piccolo di quest'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, voglio intervenire brevemente prima di tutto per esprimere il parere negativo su questo emendamento che è stato proposto e poi per pronunciare qualche considerazione, perché vedo che i nostri colleghi del centrodestra nominano… Bin Laden, fai da bravo!

LADU (Fortza Paris). Bin Laden ha fatto danni una volta, tu tutti i giorni!

PIRISI (D.S.). "Bin Ladu", ho sbagliato, non agitarti, dai, stai tranquillo!

Dicevo che i colleghi del centrodestra citano spesso il principio della separazione dei poteri, però mi pare che lo pratichino a intermittenza: quando sono al potere si dimenticano e presentano un provvedimento come il progetto di legge che aveva presentato Biancareddu e il progetto di legge presentato da Milia e Onida, dove la parola Consiglio regionale non è presente neanche una volta. Cari colleghi questo è il grande e alto concetto che voi avete del Consiglio regionale e del parlamento dei sardi!

OPPI (U.D.C.). Infatti non l'abbiamo approvato.

PIRISI (D.S.). No, non l'avete approvato perché siete stati anche incapaci di portarlo in discussione e probabilmente oggi, se l'aveste fatto, ci troveremmo in una condizione diversa. Onorevole Pili, non è credibile quando lei interviene dicendo ciò che dice, avendo scritto tutt'altre cose, perché lei era il Presidente della Regione e quindi sotto questo profilo credo che lei non possa impartire lezioni a nessuno.

Per quanto riguarda, poi, la proposta che voi avanzate, è stata verificata l'impraticabilità di campo, nel senso con la legge numeo 45 del 1989 se si volevano approvare i piani paesistici era necessario fare ciò che è stato fatto nel 1993, con le norme di omogeneizzazione, quando è stato deciso che in sede di prima applicazione era necessaria l'approvazione della Giunta. Ora, onorevole Pili, lei che ha ricoperto ruolo e funzione di presidente per cinque anni; se non le stava bene quello che era previsto nel 1993 avrebbe potuto modificarlo. Invece, afferma che questo emendamento costituirebbe l'ultima spiaggia oltre la quale ci sarebbe l'abisso, il baratro del totalitarismo nelle mani del Presidente della Regione e a questa negletta Assemblea non resterebbe che coprirsi il capo di cenere.

Badate, vi avviso, cari colleghi, ci sono altri emendamenti nei quali voi riproponete la stessa solfa. Siete un po' distratti, leggete i testi degli emendamenti prima di venire a pronunciare discorsi apocalittici come quelli che abbiamo sentito per tutta la sera. Cercate di coordinarvi in maniera adeguata sotto questo profilo.

Quindi io credo che il confronto tra di noi, cari colleghi, debba avvenire sulla base dell'onestà di principi e di concetti., O veramente ci ritroviamo sotto questo profilo o altrimenti credo che la vostra battaglia si ridurrà a ostruzionismo puro, non per migliorare la legge, ma per cercare di ottenere qualche risultato sul piano della comunicazione e per porre qualche cerottino alle ferite che vi sono state inferte con la sconfitta elettorale.

Allora, abbandoniamo questo terreno, confrontiamoci nel merito, noi siamo disponibili a farlo, ma su un piano di concretezza e non, collega Sanciu, rispondendo a interventi proposti in anticipo, letti e ripetuti varie volte. Tenga conto anche del dibattito che si svolge in Aula, confrontiamoci qualche volta anche ascoltandoci reciprocamente e non arrivando qui a leggere il compitino pronto. Quindi, domani, iniziamo la giornata con uno spirito diverso, con uno spirito improntato alla concretezza.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 32.

CAPPAI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CONTU, SANNA Matteo, PILI, SANJUST, LOMBARDO, SANNA Paolo Terzo, LADU.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 32.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Matteo Sanna ha inteso votare a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CONTU - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 65

votanti 62

astenuti 3

maggioranza 32

favorevoli 21

contrari 41

(Il Consiglio non approva).

L'emendamento aggiuntivo numero 29 è decaduto, in seguito all'approvazione dell'articolo. I lavori del Consiglio riprenderanno lunedì 8 novembre alle ore 9 e 45.

La seduta è tolta alle ore 0 e 45 di lunedì 8 novembre.



Allegati seduta

XXXIV SEDUTA

Domenica 7 novembre 2004

Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

del Presidente Spissu

indi

della Vicepresidente Lombardo

indi

del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 06.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del mercoledì 3 novembre 2004, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Licandro, Marracini e Petrini hanno chiesto congedo per la seduta del 7 novembre 2004. Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione VARGIU, con richiesta di risposta scritta, sul decentramento delle farmacie della città di Cagliari". (61)

"Interrogazione PILI, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima situazione idrogeologica nel Comune di Bonorva con conseguenze sulla protezione civile". (62)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sull'espletamento dei concorsi interni all'Amministrazione regionale". (63)

"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima crisi della Palmera". (64)

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del testo unificato del disegno di legge numero 20, della proposta di legge numero 24 e della proposta di legge numero 28. Siamo arrivati alle dichiarazioni di voto sull'emendamento numero 10. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, anche questo emendamento presentato dai colleghi del Gruppo dei Riformatori intende sottoporre all'attenzione del Consiglio la procedura per l'approvazione del piano paesaggistico regionale. A differenza degli altri che sono stati presentati, questo mette in evidenza la necessità di un'ulteriore concertazione propedeutica all'approvazione da parte della Giunta del piano paesaggistico regionale. In questo caso si tiene conto della concertazione istituzionale come base per la discussione e l'esame dello strumento di pianificazione territoriale, ma inserisce anche il parere della Conferenza Regione-enti locali, attribuendo quindi alle autonomie locali quel ruolo importante che deve essergli riconosciuto per consentire alle stesse di poter, sul piano degli indirizzi, intervenire ed esprimere il proprio parere.

In questa direzione noi abbiamo voluto, sostenendo anche questo emendamento, riproporre all'Aula il tema sacrosanto della procedura e del coinvolgimento dello stesso Consiglio regionale nell'esame del piano paesaggistico regionale, ricordando a voi tutti che nel 1989, quando fu approvata la legge numero 45, il Consiglio regionale individuò, con gli articoli 11 e 10, tutte le categorie che dovevano essere sottoposte a vincolo e a valorizzazione ambientale. L'Aula quindi, con la legge citata, ha espresso, in maniera vincolante e vincolistica, tutti i parametri, tutte le categorie da sottoporre a valutazione del piano territoriale paesistico, ma è stata l'Aula, è stato il Consiglio regionale, ad individuare quei parametri. A differenza di quanto è stato sostenuto nei giorni scorsi, noi riteniamo che questo potere debba rimanere ancora in capo al Consiglio regionale.

Per quanto riguarda l'approvazione tecnico-amministrativa dei piani territoriali paesistici, soltanto l'ultima fase di essa era lasciata in capo alla Giunta regionale, in presenza, peraltro, di una configurazione istituzionale diversa rispetto a quella attuale. La configurazione istituzionale precedente comportava un legame forte tra l'Assemblea legislativa e l'Esecutivo, l'Esecutivo che costituisce diretta emanazione del Consiglio regionale.

Essendo modificato lo scenario istituzionale ed essendo stato attribuito all'Esecutivo un ruolo molto più indipendente nei confronti del Consiglio regionale, è evidente che oggi il contenuto nell'articolo 10 della legge numero 45 ha ancora maggior ragione di esistere. La capacità del Consiglio regionale di individuare non soltanto le misure di salvaguardia e gli ambiti in cui queste si devono esercitare, ma delle anche le zone di rilevante interesse paesaggistico ambientale degne di tutela appare quindi ancora più giustificata. Ed era così che in quella legge regionale venivano recepite come noi chiediamo venga fatto anche in questa, le indicazioni della norma nazionale (allora la "legge Galasso", oggi il "Codice Urbani").

Il primo dato che deve essere confermato è quello dei 300 metri. Una linea di demarcazione importante, condivisa da tutte le parti, sulla quale è indispensabile ancor oggi riaffermare la necessità di fondare un ragionamento serio; e questo è uno dei punti cardine sui quali bisogna tentare di raggiungere un'intesa. Se non vi è, su questo tema dei 300 metri, un'intesa identificata, appunto, nell'articolo 10 bis, e quindi richiamata anche nella convergenza delle procedure...

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pili, il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, l'emendamento numero 10 è, a nostro parere, da approvare, pertanto dichiariamo il nostro voto favorevole. La proposta dei colleghi Pisano, Cassano, Dedoni e Vargiu ha infatti come finalità quella di migliorare il contenuto dell'articolo 1 riguardante la pianificazione paesaggistica regionale, in un punto che, in realtà, sotto il profilo anche formale e redazionale della legge, viene trattato più diffusamente e più analiticamente nell'articolo 2 che come rubricatitelo recita: piano paesaggistico regionale-procedure.

È evidente che questo emendamento prende come spunto il termine temporale previsto dall'articolo 1 al comma 1 per l'adozione, da parte della Giunta regionale, del piano paesaggistico regionale entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge. È un termine che perviene inserito in un articolo che ha come scopo fondamentale quello di individuare gli obiettivi, le finalità della legge. Però il comma 10 comincia già ad introdurre alcune proposte di tipo procedurale che hanno uno scopo ben preciso; poi ci saranno anche altri emendamenti, altre proposte presentate anche da altri colleghi, anche da noi quindi, che, immetteranno nella fase di avvio del procedimento per la proposta e poi l'adozione del piano paesaggistico regionale, un elemento molto importante che tocca una questione di fondo di questa legge, una carenza molto grave di questa legge, cioè il mancato coinvolgimento pieno delle autonomie locali.

Si prevede sostanzialmente un procedimento che è centrato sul protagonismo della Giunta regionale, e comunque della Regione, dell'istituzione regionale rispetto ai poteri locali. Manca una concezione aperta al contributo degli attori, dei protagonisti sul territorio, della gestione della politica nel governo del territorio. Voi state proponendo - e i colleghi della maggioranza hanno dichiarato di volerlo approvare - un testo in cui la Giunta regionale sostanzialmente si limita ad informare i soggetti protagonisti sia dei diversi livelli decisionali della politica urbanistica, sia dell'economia e del mondo imprenditoriale, prevedendo un procedimento che agli enti locali non assegna alcun ruolo. Tutt'al più c'è una generica assicurazione di una concertazione istituzionale che però avviene al momento in cui la proposta di piano paesaggistico regionale è già stata pubblicata. Invito a leggere la modifica che voi proponete all'articolo 2 nel comma 1 quando si propone di modificare, di novellare l'articolo 11 della legge numero 45 del 1989 in materia urbanistica.

Ora, questo è un problema di non poco conto, cioè, noi crediamo che il piano paesaggistico regionale debba veramente attribuire...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per invitare a leggere con attenzione quanto previsto dall'articolo 1 e ad esaminare con maggiore attenzione quanto previsto dall'articolo 2. Giustamente il collega La Spisa ha affermato che questo emendamento sarebbe da approvare nell'interesse generale. L'articolo 1 recita: "La Giunta regionale entro 12 mesi dall'entrata in vigore della presente legge adotta il piano paesaggistico regionale". Noi proponiamo: "La Giunta regionale entro sei mesi". Perché entro sei mesi? Perché poi tutta la procedura prevista dall'articolo 2 e da voi approvata richiederebbe ben oltre i 12 mesi previsti al comma 1 dell'articolo 1. Ma soprattutto c'è una contraddizione nell'esplicazione dell'articolo 2: infatti da una parte si usa il termine "adotta il piano regionale paesistico", dall'altra si parla di proposta. Quindi già questo imporrebbe, Presidente della Commissione, di riesaminare con maggior attenzione questo passaggio.

Questo lo affermo perché all'articolo 2, nelle procedure, è indicato che tutte le istituzioni, i soggetti interessati, vengono chiamati in un periodo successivo per attuare la cosiddetta concertazione, quando invece sarebbe opportuno e giusto, a nostro avviso, che tutti i soggetti interessati venissero chiamati prima. Ecco perché si propone: "Entro sei mesi"; in modo da limitare al massimo i tempi, e in ogni caso ricevere i pareri previsti in tempi ragionevolmente brevi.

diciamoci è necessario perché altrimenti tra pubblicazioni e quant'altro verrebbero superati anche i termini che voi avete indicato nell'ultima proposta (quella dei 18 mesi) approdata in Aula. Oltrepasseremmo, sommando tutti questi tempi, i 24 mesi. Con ciò vogliamo venire incontro anche alle esigenze principali e precipue degli enti locali, che si troverebbero nell'impossibilità, per due anni e più, di adottare i rispettivi piani, lasciando, per un periodo superiore a venti mesi, il proprio territorio in balia di ogni possibile accadimento.

Quindi inviterei anche la maggioranza a rivedere con attenzione il collegamento tra l'articolo 1 e l'articolo 2 e a votare a favore dell'emendamento numero 10.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, prima di dichiarare il mio voto favorevole sull'emendamento numero 10 proposto dagli amici dei Riformatori, volevo dire che è arrivato a tutti i Capigruppo del Consiglio un invito ad un incontro da parte di un'associazione di categoria, che da giorni presidia il palazzo regionale per sensibilizzare sia il mondo politico che i cittadini al problema del prezzo del latte che sta mettendo in crisi questo importante settore. Credo che stare vicino a questi lavoratori in un momento come questo sia importante. Siamo stati invitati, all'entrata del palazzo, alle undici e mezza, tutti i consiglieri regionali, ad assistere alla Santa Messa. Se fosse possibile, i Capigruppo dovrebbero esprimersi, accettare questo invito e poi permettere ai consiglieri di assistere almeno alla messa.

Esprimo comunque il mio voto a favore dell'emendamento numero 10, in quanto questo emendamento mira ad apportare tre modifiche sostanziali al comma 1 dell'articolo 1.

La prima modifica riguarda appunto la tempistica, cioè sei mesi anziché dodici. Si tratta di un traguardo che noi speriamo raggiungibile, utilizzando, se fosse possibile, tutto il lavoro sapientemente svolto dalle amministrazioni provinciali.

La seconda modifica riguarda l'introduzione, nell'articolo, di un concetto fondamentale: la concertazione. Un termine prima molto usato ma da qualche tempo caduto in disuso. La concertazione esprime un concetto che è alla base di una consolidata e voluta azione di governo, basata appunto sul principio di dover fondere molteplici interessi intorno al bene comune, richiamando il coinvolgimento di tutte le parti interessate. Non mi sarei pertanto mai aspettato che, come ha fatto notare l'onorevole Matteo Sanna l'altro giorno, questo termine scomparisse anche dal vocabolario della maggioranza, dove ha occupato per anni un posto di rilievo.

Come abbiamo avuto modo di ribadire più volte, questa legge avrebbe dovuto interessare una pluralità di soggetti, una serie di interlocutori che non sono stati invece in nessun modo coinvolti, né prima della stesura della delibera 33/1, né tanto meno durante la preparazione di questo testo approvato dalla Commissione urbanistica, senza, appunto, il contributo di chi veramente vive e opera nella realtà sarda.

La scelta della tutela e della valorizzazione del territorio implica di considerarlo sempre nella sua interezza, complessità e diversità. Io credo, crediamo, e l'abbiamo sempre sostenuto, che il piano paesaggistico regionale debba essere predisposto con il contributo di tutti: delle forze sociali, produttive, e in modo particolare degli enti locali, dei sindacati, e del mondo ambientalista, insomma, di tutti coloro che vivono e operano quotidianamente nel territorio, che ne conoscono le peculiarità, le carenze, le risorse e le possibilità di crescita. Devono essere anche loro annoverati tra i protagonisti che indirizzano il Governo regionale sul tipo di sviluppo più adatto e più rispondente alle caratteristiche del loro territorio.

La terza modifica contenuta in questo emendamento riguarda la sostituzione della parola "adotta" con i termini "delibera la proposta". Sono immediate le considerazioni e gli effetti che questo cambiamento porta con sé. Non è più la Giunta che "adotta", bensì "delibera la proposta" di piano paesaggistico regionale; e "adottare" e "deliberare" una proposta ovviamente sono due concetti differenti. Questo passaggio della legge, oltre a confermare la necessità di un ampio coinvolgimento nella predisposizione di una norma in materia urbanistica..

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi crediamo che se questo emendamento fosse arrivato in Aula in un clima diverso probabilmente sarebbe stato possibile avviare quella riflessione di merito che stiamo sollecitando da diversi giorni in tutti i modi. Questo emendamento in realtà è il primo di una serie di emendamenti che esprime la nostra posizione, ripetuta più volte, peraltro, nelle ore che hanno preceduto la discussione specifica dell'emendamento stesso, sul problema in argomento.

Noi riteniamo che questa legge sull'urbanistica costituisca il primo atto legislativo importante di questa legislatura, e riteniamo che questa legislatura sia una legislatura nuova dal punto di vista del rapporto istituzionale tra i poteri della Regione. Il Presidente della Regione è stato infatti eletto in un modo differente rispetto alla scorsa legislatura; nella scorsa legislatura vigeva un sistema parlamentare, in cui comunque la quota più importante dei poteri rimaneva attribuita al Consiglio regionale, che aveva la possibilità di eleggere e anche di cambiare il proprio Presidente. Oggi invece c'è un equilibrio diverso dei poteri, al quale noi Riformatori abbiamo sempre detto, combattendo in quella direzione, di essere favorevoli; il Presidente della Giunta regionale, il Presidente della Regione Sardegna, ha poteri ben differenti da quelli che ha avuto sino alla legislatura precedente.

È dunque evidente che questo Consiglio si debba porre il problema di verificare in quale maniera il rapporto tra l'istituzione che detiene il potere legislativo, e cioè il Consiglio, e quella che detiene il potere esecutivo, cioè il Presidente della Giunta, debba considerarsi per i prossimi cinque anni; e ciò che faremo durante la discussione di questa legge non è indifferente a ciò che il Consiglio deciderà di fare anche in futuro.

Uno squilibrio eventuale di poteri nei confronti di una delle due istituzioni costituirebbe una prima avvisaglia di come il Consiglio intenda comportarsi anche nel proseguo della legislatura, e nel varo di tutte le ulteriori leggi che questa legislatura ovviamente renderà necessarie. Questo è il problema che noi stiamo ponendo, colleghi, al centrosinistra; problema che è contenuto in maniera addirittura esemplificativa, all'interno di questo emendamento. Nell'emendamento numero 10, e nel successivo emendamento numero 6, senza voler in maniera alcuna estendere la lunghezza del periodo di tempo necessario per adottare il piano paesistico regionale, e quindi senza voler inficiare il portato della legge che voi stessi avete presentato, noi però proponiamo un diverso meccanismo per quanto riguarda l'approvazione del piano, nel senso che proponiamo che i dodici mesi previsti per andare alla definizione del piano siano divisi in due tranche di sei mesi.

Il primo periodo di sei mesi dovrebbe servire alla Giunta per sentire il parere di tutte le istituzioni, tutte le rappresentanze territoriali che costituiscono comunque l'espressione del modo di sentire del territorio sull'argomento specifico, per redigere il piano paesistico regionale e deliberarlo. I successivi 6 mesi servono invece al Consiglio regionale per l'approvazione definitiva. Esiste quindi una centralità della Giunta nella fase di proposizione, esiste una centralità del Consiglio nella fase di approvazione.

Noi riteniamo che in questo modo il Consiglio continui a mantenere il suo ruolo, che non è quello di un club che si riunisce per ascoltare ma è quello della massima Assemblea legislativa sarda che viene convocato per prendere decisioni. Non crediamo che l'emendamento in oggetto abbia natura provocatoria; riteniamo che rappresenti, invece, una indicazione di direzione di buon senso, e quindi chiediamo anche ai colleghi del centrosinistra di riflettere su questa indicazione di buon senso e di farci sapere se sono d'accordo o in disaccordo sul contenuto dell'emendamento stesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, preliminarmente auguro buona domenica a tutti. È molto importante, almeno relativamente a quello che dirò, la presenza del Presidente, pertanto lo ringrazio per essere qui con noi oggi.

Stamattina, quando sono andato ad acquistare il giornale, per un momento sono stato preso dallo sconforto alla lettura della notizia che la Giunta vorrebbe vendere i "gioielli di famiglia". In quel momento, sinceramente, ho avuto un attimo di perplessità. Si parla, infatti, di cartolarizzazione, di vendita di uffici e forse di ospedali.

Fin qui niente di strano, se non magari il dispiacere di aver ereditato una situazione dai decenni passati che probabilmente porterà a questa cartolarizzazione, però la cosa che più mi preoccupa, e che penso ben si sposi con il ragionamento che ormai da giorni stiamo facendo ininterrottamente qua in Aula, è la vendita all'asta dei terreni.

Ecco, quello che io mi auguro e spero è che, almeno fino a quando non venga approvato, ma soprattutto fino a quando non si vedano gli effetti concreti di questo disegno di legge, la Giunta non permetta, nella maniera più assoluta, che vengano messi all'asta terreni entro i due chilometri, perché non vorrei che si potesse a questo punto anche paventare una - che io definisco pericolosissima - speculazione in campo edilizio.

Questo è un invito che io mi permetto di rivolgere a lei Presidente, alla Giunta; e ritengo che su questo argomento si debba, non solo aprire una discussione, ma anche far seguire ad essa degli atti concreti da parte della Giunta per poter sgombrare il campo da ogni possibile rischio. Nello stesso tempo mi piacerebbe, che su questo argomento intervenisse anche una presa di posizione da parte della maggioranza, perché se è reale quello che oggi si legge sul giornale, tra vedere e non vedere penso che un intervento da parte dell'Assemblea sarebbe auspicabile e importante.

Io ho sentito numerosi colleghi che nei giorni scorsi, nel preannunciare il loro voto, hanno dichiarato di non avere assolutamente interessi dal punto di vista edilizio. Io sono sicuro che tutti noi qua dentro non abbiamo questo genere di problema, però è giusto che anche chi non siede in quest'Aula, non colga l'occasione di sfruttare questa legge che, ripeto, secondo me, non è assolutamente tutta da buttare, come non sono tutti da buttare gli emendamenti che presentiamo noi. Però non vorrei veramente che si determinasse il pericolo di una speculazione in questi 2000 metri con la messa all'asta di terreni di proprietà demaniale che invece in questo limite di fascia costiera sono tantissimi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, io voterò a favore di questo emendamento perché accelera i tempi e utilizza la concertazione - che è un termine, a parole, a tutti molto caro - e ci offre anche la possibilità di insistere nel sostenere quello che abbiamo sempre detto su questa legge. Noi abbiamo presentato al riguardo anche altri emendamenti, che però sono relativi soprattutto all'articolo 3.

Ora io, stamattina, al mio rientro, voglio precisare tre cose. Primo, nessuno ha avuto il coraggio di concedere, né noi l'abbiamo chiesta, una giornata di sospensione dei lavori per permetterci di recarci alla riunione dell'ANCI. Avete chiesto voi l'interruzione del sabato; la maggior parte dei colleghi, è vero, sono foranei e quindi avevano l'esigenza di recarsi a casa per procurarsi il cambio del vestiario. Ma con i soldi (troppi) che, lavorando poco, molti di noi guadagnano, cinque camicie potevano comprarsele anche qui.

Spero che i colleghi che percepiscono l'indennità chilometrica vi rinuncino; molti la prendono in modo legittimo, e molti, e lo dirò più tardi, la percepiscono illegittimamente. Basterebbe questo per risparmiare una cifra molto consistente. Per questioni di correttezza ho distinto tra quelli che la percepiscono in modo legittimo e quelli che la percepiscono in modo illegittimo…

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, vorrei richiamarla al tema della dichiarazione di voto.

OPPI (U.D.C.). È il tema della discussione. Lei sa benissimo che mi è consentito, è collegato nel finale...

PRESIDENTE. Lei è fuori tema e lo sa.

OPPI (UDC). Nel corso dell'intervento, come tutti, posso leggere anche un libro; l'importante è che in conclusione esprima la dichiarazione di voto.

Comunque è chiaro che in quest'Aula si vuol tentare una prova di forza; qualcuno ha anche detto che i lavori si concluderanno mercoledì. Non concluderemo, collega Biancu, mercoledì, e neanche quello successivo, e neanche quello ancora successivo. State rafforzando l'opposizione, perché anche coloro i quali erano malati arriveranno e faranno il loro dovere sino in fondo. Le carte le abbiamo noi, prima le avevate voi, adesso le abbiamo noi le carte per fare ciò che legittimamente ci consente il Regolamento. Ciò vuol dire che quando siete pochi di notte chiederemo il numero legale, che quando lo riterremo opportuno faremo i turni di presenza sino alle due, le tre, non fino alle quattro, perché le sei ore di riposo sono obbligatorie per legge. Evidentemente avete scelto questa strada; è una responsabilità vostra che vi assumete sino alla fine, con atteggiamenti che non ci vanno bene, con fughe in avanti che non vanno bene. A proposito della cartolarizzazione, visto che lei ha interrotto me e non ha interrotto gli altri; voglio ricordare che la cartolarizzazione è una iniziativa portata avanti da altri, cioè dalle Giunte precedenti, portata avanti dal Presidente Pili, attivata, per quanto riguarda gli ospedali, dall'onorevole Capelli e da me in precedenza, è un fatto legittimo che...

(Interruzione)

Gli ospedali sono un'altra cosa. La Giunta e l'Assessore competente stabiliscono le linee guida, tutto il resto è di competenza dell'ospedale, che non c'entra niente con la Regione. Gli ospedali sono soggetti diversi dalla Regione; c'è un interlocutore e una scala gerarchica. Questo è il fatto.

Comunque io voto a favore di questo emendamento, ribadendo che con i vostri atteggiamenti un po' sprezzanti, ci costringete a far venire in Aula anche chi è malato, chi si era fratturato, chi ha avuto incidenti eccetera. Evidentemente c'è una battaglia in atto, si vogliono misurare i muscoli, e noi misureremo i muscoli.

PRESIDENTE. Io mi sono permesso, onorevole Oppi, di richiamare la sua attenzione perché il suo intervento era veramente fuori tema. Lei sa benissimo che quando si pronunciano le dichiarazioni di voto bisogna attenersi all'argomento... Le do atto comunque che ad altri colleghi non abbiamo riservato lo stesso trattamento che abbiamo riservato a lei interrompendola.

Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, nel manifestare il mio voto favorevole all'emendamento numero 10, premetto subito che mai nella storia la sola e semplice politica vincolistica della tutela del paesaggio e del territorio ha prodotto sviluppo e benessere. Quindi per noi - parlo a nome di Alleanza Nazionale - è necessario tentare di coniugare il concetto di tutela caro a tutti con l'esigenza ben più nobile dello sviluppo. Per questo, lo annunciamo stamattina in Aula, nella proposta di Statuto che noi di Alleanza Nazionale presenteremo a breve, considereremo l'ambiente e la salvaguardia delle coste il primo bene che la nostra terra possiede, e questo bene dev'essere riconosciuto, così come è riconosciuto dalla nostra Costituzione all'articolo 9.

Questa legge, Presidente, è una legge vincolistica, è una legge che sì, pensa di tutelare il paesaggio, ma lo fa con i vincoli, mentre il discorso che si dovrebbe fare è quello di una tutela attiva del paesaggio, del territorio, nell'ottica di uno sviluppo compatibile, non solo per quanto riguarda le coste ma anche per quanto riguarda le zone interne. Noi riteniamo che ci siano parti del nostro territorio che debbano essere conservate e protette non solamente nella Sardegna costiera, ma anche nelle zone interne.

È troppo semplice per noi tracciare con una penna o con un pennarello, come qualcuno nei giorni passati asseriva, una linea nella fascia di due chilometri e dire: "Qui non si fa niente". Non si può pianificare senza coinvolgere - e su questo sarò ripetitivo sino alla nausea - gli enti locali e le popolazioni interessate; non si può calare un piano dall'alto senza il consenso delle amministrazioni interessate, o comunque senza un interlocutore valido, come sono, appunto, le amministrazioni comunali legittimate a questo.

Questa legge, per noi, non va guardata soltanto sotto il profilo della tutela del valore del paesaggio; è evidente che per quanto prioritario sia il valore del paesaggio non rappresenta tuttavia le istanze attraverso le quali una comunità cresce e si trasforma nel tempo. Negli ultimi dieci anni la Regione sarda è stata la regione che in Italia è cresciuta di più per quanto riguarda il numero di posti, quelli ufficiali, nel settore del turismo. Oggi in Sardegna, per delineare la prospettiva del futuro, la salvaguardia ambientale, è importantissimo, però dev'essere coniugata con un'ipotesi di crescita economica, che offra risposte credibili al problema della forza lavoro, una forza lavoro che freme e chiede di poter lavorare, di poter essere occupata.

I posti di lavoro nel settore turistico - l'ho appreso anche in Aula - costano mediamente cinque volte in meno rispetto a ciò che costa un posto di lavoro creato nell'industria. Questo dato è ancora più significativo se lo si mette in relazione con il fatturato medio prodotto in Sardegna dal comparto turistico, senza considerare poi l'indotto e tutto quello che è collegato indirettamente.

Per questo credo che in questo dibattito sia anche necessaria la presenza dell'Assessore del turismo, perché anche dall'Assessore del turismo noi vorremmo sapere che cosa ne pensa di questa legge, che cosa ne pensa di questa discussione. E pertanto noi riteniamo che l'organizzazione del territorio e il problema dello sviluppo siano fondamentali e vadano contemplati, in questa legge, che secondo noi è una legge calata dall'alto, che non tiene conto, appunto, di quella concertazione tanto abusata in passato e abusata anche da me oggi, in questi giorni, in quest'Aula...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, io su questa legge ho una posizione personale, anche perché oltre che consigliere regionale sono sindaco di un comune costiero, tra l'altro fortunato perché è uno di quei comuni che ha pianificato in tempo utile, e quindi indispone di un proprio piano urbanistico, e so quanto è costato questo piano urbanistico. Su questo piano io, la Giunta, il Consiglio, abbiamo lavorato per ben otto anni, otto anni di incontri, verifiche, discussioni, riflessioni sul territorio, il mercato, perché non si può pianificare se non si guarda a chi poi va offerta questa pianificazione, per cui questa legge, che concede diciotto mesi di tempo per dare alla Sardegna, in questo caso ai comuni, la possibilità di poter operare, appare francamente poco realistica.

L'Onorevole Pili affermava giustamente che serviranno minimo quattro anni, ma quattro anni se tutto va bene. A me aveva colpito favorevolmente, e mi dispiace che sia uscito l' intervento del Presidente Soru pronunciato in occasione della presentazione delle dichiarazioni programmatiche, quando aveva esordito da buon padre di famiglia, cercando di far riflettere tutti noi su ciò che si doveva fare nei prossimi cinque anni nell'interesse dei sardi. Dopodiché si era soffermato a parlare di sviluppo della Sardegna incentrando tutta la riflessione sullo sviluppo turistico, e sottolineando perfino il segmento da scegliere. Nel parlare di presenza turistica aveva evitato infatti di citare il cosiddetto turismo di massa, individuando così un segmento ben preciso.

Poi era passato a parlare di formazione, quindi di cultura. Certamente è necessario parlarne, perché non si può essere protagonisti dello sviluppo se non si è all'altezza della situazione, per cui avere i sardi preparati a poter affrontare questo sviluppo, diventa necessario e doveroso. Alla fine, stando almeno a quello che mi è sembrato di capire, dopo due giorni di lavoro tirava le somme e sembrava soddisfatto, perché aveva capito che tutto sommato il lavoro, gli interventi pronunciati, presentavano dei contenuti importanti e rendevano possibile una auspicabile collaborazione. Infatti nel concludere il suo intervento affermava di essere convinto che si sarebbe andati avanti bene con la collaborazione sia della maggioranza che della minoranza nell'affrontare i problemi della Sardegna.

Visto quello che è successo, visto quello che sta succedendo, a me non sembra che questo auspicio si stia realizzando. La maggioranza appare infatti chiusa, non tanto nei confronti di questa minoranza, perché sarebbe la cosa meno grave, ma soprattutto nei confronti dei sardi o di chi li rappresenta. Nelle audizioni che si erano infatti tenute in Commissione - e il Presidente Pirisi è presente - tutti coloro che erano intervenuti, eccetto mi sembra la CNA, che poi dopo sul giornale ha corretto la sua posizione, avevano dichiarato erano di essere insoddisfatti per la mancata concertazione prima dell'approvazione di questa legge...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è concluso. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, più si va avanti e più mi sento disorientato riguardo a tutta questa vicenda. Di fronte ad un provvedimento di legge così importante, che incide fortemente sull'economa della Sardegna, non si discute, non si dibatte, c'è solo il monologo dell'opposizione. Ciò che stupisce è questo, e non si può affermare come scusa che è necessario ritirare gli emendamenti. E' chiaro che gli emendamenti costituiscono una provocazione, perché se si ritirassero gli emendamenti cadrebbe anche la discussione. Questa è la sacrosanta verità.

Se la maggioranza avesse intenzione di confrontarsi su questa legge, che presenta aspetti positivi e, a nostro parere, aspetti negativi, la legge diventerebbe frutto e prodotto del dibattito consiliare e quindi sarebbe legittimata dall'Aula stessa. Ma qui si sta accettando in toto, a scatola chiusa, un provvedimento piovuto dall'alto, un provvedimento che non ha assolutamente tenuto conto della concertazione né con gli enti locali, né con il mondo delle imprese, né con i cittadini, né con nessuno. Allora, ci si domanda qual è lo scopo, qual è l'obiettivo? L'obiettivo è la tutela delle coste o all'interno ci sono altri interessi? E in tal caso a chi fanno capo questi interessi? Chi li persegue?

Questa non è una discussione tra sordi e tra stupidi, perché la gente ci sente, capisce e sa valutare. Ci si chiede perché il limite di due chilometri e non di tre chilometri, non di un chilometro e mezzo? Ci si chiede se è stata effettuata un'analisi per sapere quante imprese lavorino nella fascia dei due chilometri dalla battigia e quante di queste imprese verranno danneggiate. Ci si chiede quanti programmi, quanti PUC, così come poc'anzi ha accennato il collega che mi ha preceduto, vengano di fatto bloccati. Ci si chiede qual è il danno economico che il blocco di quella fascia apporterà all'interno della Sardegna.

Un piano paesaggistico, una legge che si rifà ad un piano paesaggistico, un qualsiasi strumento pianificatore deve essere predisposto con un criterio che consenta il mantenimento degli equilibri tra ciò che viene fatto in questa fascia vincolata e quello che succederà all'interno. Stupisce la fretta con cui a tutti i costi si vuole approvare questo provvedimento. Perché non si affronta il dibattito? Perché alcuni illustri colleghi qua dentro, che rappresentano anche il mondo delle imprese, non prendono la parola? Hanno sentito i loro iscritti, hanno sentito l'opinione degli artigiani, della piccola e media impresa? Penso che l'abbiano sentita e abbiano anche ascoltato ciò che questi hanno detto. Allora perché a tutti i costi si vuole accettare un provvedimento senza dibattiti in Aula? Da quando in qua - e lo ripeto sino alla fine - le leggi le fa l'Esecutivo? L'Esecutivo le propone, propone gli indirizzi, ma è l'Aula che deve discutere e approvare la legge, è l'Aula parlamentare, noi ci siamo per questo, non per altro e ci si sta togliendo anche questo diritto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, signori assessori, onorevoli colleghi, dispiace che questa domenica, un giorno che dovrebbe essere dedicato ad altre attività, noi ci troviamo qui. Però è il nostro dovere, ci siamo dedicati alla politica e non ce l'ha chiesto il medico di farlo, quindi dobbiamo accettarne le conseguenze, anche se con dispiacere.

Detto questo, a me spiace dover ripartire dall'argomento del quale ho già parlato nell'ultima giornata dei lavori e che è stato ripreso dal collega Matteo Sanna. Uno dei motivi della mia opposizione a questa legge è proprio la circostanza che sia ispirata soltanto alla salvaguardia del bene paesaggistico delle coste. Io concordo pienamente nel valore del patrimonio paesaggistico costiero, che peraltro è un patrimonio che non è soltanto dei sardi, è di tutti coloro che vogliono goderselo d'estate, ed è un patrimonio che ha delle ricadute non indifferenti sulla nostra società, pertanto è giusto tutelarlo.

La mia lamentela discende dal fatto che però la Sardegna non si ferma a due chilometri dalla battigia. Le norme, infatti, dovrebbero tutelare anche le zone interne della Sardegna. Non ho capito perché il Gennargentu non debba essere tutelato, non ho capito perché i paesi della Marmilla non debbano essere tutelati, perché in mancanza di un piano paesistico dell'interno, nell'interno si possa costruire e nelle coste no.

Ho conosciuto il mio paese quando era il classico paese di pastori, le case tutte costruite in scisto, le strade col selciato; eravamo forse un po' più arretrati, ma vivevamo anche in un paese molto, molto più bello di quello che oggi ci ritroviamo. Ho conosciuto gli anni dell'edilizia selvaggia, quando si abbattevano le dimore dei nostri antenati, e in mezzo al paese, in mezzo a un centro storico bellissimo, pastorale, unico nella sua fisionomia, sono spuntate abitazioni che ancora aspettano di essere completate, non intonacate e con orribili mattoni a vista. Io non capisco perché si possa continuare con questo scempio in Sardegna, perché si voglia fare un piano paesistico a tutela delle coste e non di tutta la Sardegna. Tutta la Sardegna ha bisogno e ha diritto di essere tutelata nelle proprie aspettative di crescita civile.

Ma ciò detto, ritengo anche che la Regione non possa continuare in eterno a decidere delle sorti di ogni cittadino; non possa entrare nel merito e decidere se chi costruisce lo può fare, oppure no, sulla base del fatto che sia amico o nemico della Giunta di turno. La Regione, giustamente, deve predisporre un piano paesistico generale e poi deve delegare alle Province, ai Comuni, alle Comunità montane (che io spero come ente di programmazione del territorio vengano abolite, comunque adesso esistono e le cito) deve delegare a chi è più vicino alla gente il potere di decidere in merito alla concessione delle licenze edilizie.

Ciò detto questa Giunta, per predisporre il piano paesistico della Regione, ma che in realtà riguarda solo coste, sta bloccando tutto. Questa Giunta diventerà la Giunta dei blocchi: la Giunta del blocco degli esami, la Giunta del blocco dei corsi, la Giunta del blocco dei concorsi, del blocco degli appalti, tra un po' la Sardegna verrà tutta bloccata, ci sarà un blocco di destra e di sinistra perché quest'Aula è paralizzata ed è bloccata dalla volontà di questa Giunta di non accettare la collaborazione della opposizione anche nelle questioni più marginali. Annuncio il mio voto favorevole all'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, colleghi, il Gruppo di Fortza Paris voterà a favore di questo emendamento per due motivazioni. La prima motivazione riguarda l'accorciamento dei tempi dell'iter relativo all'approvazione del Piano paesistico regionale, e la seconda motivazione, che per noi è altrettanto importante, riguarda il coinvolgimento degli enti locali nella predisposizione del Piano paesistico regionale. Sono due aspetti di fondamentale importanza, che noi vogliamo rimarcare e che vogliamo difendere.

Sui tempi - l'abbiamo già detto in diverse occasioni, ma lo ripetiamo ancora adesso - noi siamo convinti che non meno di quattro anni, se si dovesse seguire questo iter, saranno indispensabili per fare in modo che la Sardegna abbia uno strumento urbanistico capace di offrire una risposta ai sardi. Noi riteniamo che vadano trovate le soluzioni affinché la Sardegna abbia la disponibilità di uno strumento così importante, sicuramente molto prima di quattro anni, altrimenti sarebbe veramente un disastro.

L'altro aspetto riguarda il ruolo degli enti locali, non è possibile che si approvi uno strumento senza il consenso degli enti locali, pertanto questo vede essere un invito, una richiesta a questa coalizione affinché, accetti questa concertazione, questo confronto con gli enti locali che sono, alla fine, i veri protagonisti dell'attuazione di questa legge di riforma urbanistica.

Ho letto stamattina alcune dichiarazioni del Capogruppo della Margherita, il quale Riafferma che si sta conducendo un'opposizione sterile, che bisogna essere credibili quando si fa l'opposizione, e che quindi solo adesso si sta operando seriamente. Io rispondo al collega Biancu che forse dovrebbe ripassarsi un po' di matematica. Nella passata legislatura, quando non si operava seriamente come afferma l'onorevole Biancu, la disoccupazione è scesa dal 24 per cento al 18 per cento, il numero degli occupati è aumentato. Io allora voglio capire qual è la politica che vuole portare avanti questa maggioranza, se prevede una riduzione dei disoccupati in Sardegna.

Mi pare che si stia andando verso una soluzione diametralmente opposta a quanto affermava il collega Biancu. Bisogna essere credibili anche quando si pronunciano le dichiarazioni, bisogna giustamente porre il problema di alcune situazioni che sono ancora in piedi, non lo nego insomma, ci sono situazioni…

(Interruzione del consigliere Biancu)

LADU (Fortza Paris). In cinque anni la coalizione che è uscita ha aumentato il numero degli occupati e ha ridotto di cinque punti la disoccupazione. Io voglio capire quali saranno le scelte di questa Giunta che faranno ridurre il numero dei disoccupati in Sardegna, perché mi pare che di questo passo il numero dei disoccupati in Sardegna aumenterà, aumenterà la disperazione e tornerà l'emigrazione, come ai vecchi tempi.

Quello che non hai capito, caro Biancu, è che tu ti devi leggere gli atti, gli atti che documentano ciò che è successo in questi anni e ciò che sta succedendo adesso, perché non si fanno dichiarazioni come stai facendo tu, senza prendere in considerazione gli atti veri, quelli che contano, non le dichiarazioni che poi alla fine faranno contento qualche ambientalista, ma non risolveranno i problemi della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, ben trovato in questa giornata domenicale, ben trovati tutti i colleghi, avremo il piacere di continuare questo confronto con la compagnia che ormai è destinata ad essere costante, giornaliera e di lungo periodo, dei colleghi del Consiglio. Perciò approfittiamo per continuare il dialogo e cercare anche di comprendere i termini degli emendamenti che abbiamo proposto.

L'emendamento numero 10 è uno di quegli emendamenti che avremmo gradito veramente confrontare con la maggioranza; è uno di quegli emendamenti che apre a un dibattito impostato e anticipato dalla stessa maggioranza. Correggiamo il termine da dodici mesi a sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, per dimostrare tutta la nostra disponibilità ad accelerare i tempi. Questo emendamento dimostra la nostra disponibilità a esitare un provvedimento di legge in tempi utili, celeri, che possano consentire di non continuare in questo blocco e in questa lungaggine burocratica e istituzionale.

C'è però un altro concetto importante all'interno del nostro emendamento: quello della "previa concertazione". Io credo che proprio su come la maggioranza e la minoranza intendono la concertazione vada aperto un dibattito. Tra le diverse associazioni che hanno manifestato il loro disappunto per questo disegno di legge, la Confindustria, per bocca del suo Presidente, ha affermato testualmente: "Si è troppo spesso interpretato il momento concertativo come un momento di comunicazione". Ora quello che non è e non può essere la concertazione è proprio un momento di mera comunicazione. E' invece un momento di confronto; concertazione è saper ascoltare le istanze di tutti, saper ascoltare sopratutto le istanze in un tema così importante portato avanti dagli enti locali, che devono essere gli attori principali, i protagonisti della pianificazione urbanistica e paesaggistica. Ed è proprio su questo concetto che iniziamo a non intenderci: l'utilizzo, il senso, l'importanza della concertazione.

Se questa concertazione ci fosse stata, sopratutto ci fosse stato il dialogo, nei momenti opportuni previsti dal Regolamento (quel Regolamento che si vuole cambiare, ma arriveremo anche a questo) se ci fosse stato un confronto concertativo già in sede di audizione della Commissione, un confronto fra maggioranza e minoranza, probabilmente oggi noi saremo qua o non saremo qua nel tentativo estenuante di convincere chi non ascolta a voler ascoltare.

Io credo che stamattina vivremo un momento importante. Qualcuno ci richiama al significato della domenica, al senso di responsabilità di cittadini, per quanto mi riguarda di cattolici e di cristiani. Io chiedo, Presidente, credo che già sia stato fatto, ma nel caso mi permetto di farlo io, di dare risposta all'invito degli allevatori e delle associazioni di categoria della Sardegna, cioè quello di sospendere i lavori alle 11 e 30, per consentire a chi vorrà e a chi ancora dà un senso a queste cose, di partecipare assieme agli allevatori e alle associazioni di categoria alla Santa Messa che è stata organizzata all'ingresso del Consiglio regionale.

Chiedo che il Consiglio si esprima su questa richiesta e prenda preventivamente, visto che sono le 11 e 13 minuti, una decisione. Il mio comportamento, comunque, non sarà legato alle decisioni dell'Aula, perché in quei momenti mi assenterò e risponderò all'invito degli allevatori e delle associazioni di categoria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, dopo una giornata di riposo, di meditazione, torniamo qui per affrontare i problemi legati a questo iniquo, ingiusto, improponibile, inaccettabile disegno di legge che ci perviene dalla Giunta regionale. Un disegno di legge che arriva in quest'Aula per salvaguardare la delibera del 10 agosto, reiterata da questo Consiglio, col nostro voto contrario, e che presenta un solo aspetto positivo: quello di aver generato, all'interno di questo Consiglio regionale, un'attenzione particolare su tutti i problemi urbanistici, paesaggistici e ambientali di questa regione.

Per riallacciarmi al concetto del costo della democrazia, io credo che anche questo costo fosse necessario, se non indispensabile, perché credo che al termine di questa maratona ognuno di noi, almeno per quanto mi riguarda, ma credo per quanto riguarda i colleghi della minoranza, spero anche della maggioranza, avremo una conoscenza certamente maggiore delle problematiche, delle norme, delle leggi, di tutto ciò che regolamenta il paesaggio, l'urbanistica, le coste, le zone interne.

Credo che ci sia stata - e che ci sarà nei prossimi giorni - una continua formazione, perché non dimentichiamo che noi siamo entrati in quest'Aula consiliare non per una specifica competenza, ma perché i cittadini hanno ritenuto che fossimo degni di rappresentare una comunità più ampia. Bene, da qui nasce la necessità che anche i 1600 emendamenti, che anche il nostro dissenso, che anche il vostro silenzio, che anche le vostre idee che non sono condivise da noi possano essere esaminate e discusse; credo che questo costituirà un altissimo grado di formazione. Forse anche per coloro che non prendono parte a questa discussione.

Per questo noi siamo convinti che queste discussioni non siano inutili; che queste lungaggini - come le ha definite qualcuno della maggioranza - non siano solo un appesantimento dell'iter. Noi vogliamo concorrere, partecipare, vogliamo essere attivi per contribuire allo sviluppo del territorio, per realizzare una gestione responsabile del capitale ambientale naturale, come afferma un grandissimo esperto europeo. E già nel momento in cui lo si definisce "capitale ambientale" dobbiamo ricordare che l'ambiente non può essere fine a se stesso, ma deve essere misurato, concordato con le esigenze del genere umano.

Questo è il problema grosso, e in questa legge non traspare niente di tutto ciò. È una legge di divieti, è una legge nella quale ci sono parti assolutamente non condivisibili, non si capisce quale sia veramente il fine ultimo che ci si vuole proporre. Allora, di fronte a questa nostra battaglia che ci vedrà qui anche nei giorni successivi, se non nelle settimane successive, il nostro sforzo non è assolutamente commisurato a quello che non state facendo voi, in quanto non avete inviato il minimo segnale di voler verificare, cambiare, modificare.

Ho invitato il Presidente della Regione a farsi interprete di questo. Non ha risposto la prima volta, riformulo in questa occasione la stessa domanda: voglio capire se l'autorevolezza, l'autorità del nostro Presidente è ancora valida o se pure l'elezione diretta del Presidente della Regione non pone in grado di contribuire in alcun modo a far sì che in questo Consiglio Regionale si operi nell'interesse di tutti e non nell'interesse di pochi.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo, per cortesia, che il Consiglio si possa esprimere sull'ordine dei lavori, sapere se c'è la volontà o no di sospendere alle 11 e 30 per mezzora la seduta.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, avrà notato che il Presidente dell'Assemblea ha fatto cadere la proposta che lei ha avanzato. Non credo che quest'Aula si debba esprimere su chi debba andare a messa, se si debba partecipare o meno. Non credo che voi possiate essere accusati di fare ostruzionismo utilizzando la Messa. Chi intende andare a Messa vada, ma noi dobbiamo proseguire i nostri lavori.

CAPELLI (U.D.C.). Scusi, Presidente, io non ho chiesto di andare a messa e non chiedo il permesso né a lei né all'Aula e mi sembra strano che lei abbia interpretato in questo modo la mia richiesta.

Io ho qui un documento degli allevatori e delle associazioni di categoria dove viene richiesta una sospensione dei lavori. Chiedo che, come sempre è avvenuto in quest'Aula, venga data una risposta, poi ognuno può andare dove gli pare!

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente della Regione, signori Assessori, colleghi consiglieri, onorevole Capelli, mentre ero in macchina ho ascoltato la messa perché sapevo benissimo che quest'Aula non mi avrebbe potuto concedere di sopostarmi; mi auguro che sia valida. Essendo una giornata festiva avremmo fatto a meno - e forse anche la stragrande maggioranza dei sardi sarebbe stata d'accordo - di riunirci per discutere questo provvedimento blocca tutto.

Per quanto riguarda il testo dell'emendamento, mi sento di dire in coscienza che i sei mesi possono essere più che sufficienti e utili soprattutto alla luce delle lungaggini che si stanno verificando in questa discussione. Ho sentito in Aula qualche collega che ha richiamato il concetto di concertazione; chi ha detto che non c'è stata concertazione? La concertazione l'hanno fatta con gli ambientalisti, con i verdi, con gli amici della terra, con i gruppi di intervento giuridico; tutte associazioni dietro i cui nomi non c'è nessuno. Se queste associzioni avessero avuto una qualche rappresentatività ci sarebbe stato qualche loro esponente eletto regolarmente in questo Consiglio. Invece non c'è nessuno. Però lei, signor Presidente, si ricorda sempre di parlare di concertazione con questi signori. I grandi esclusi sono stati, invece, i sindaci della Sardegna, con questi sì che avrebbe potuto e dovuto fare concertazione. Sono convinto di quello che affermo; perché non c'è stato confronto con i sindaci perché tutte le associazioni e tutti i comuni si sono opposti al decreto cosiddetto "salvacoste" del 10 agosto.

Ecco per quale motivo oggi noi ci troviamo qui - e non vorremmo esservi - a discutere su un provvedimento che quasi la maggior parte della Sardegna rifiuta. Come ha ricordato un collega che mi ha preceduto, questo provvedimento si occupa solo ed esclusivamente delle coste, mentre noi abbiamo anche una parte interna della Sardegna che merita effettivamente di essere presa in considerazione. I piani paesistici non dovrebbero riguardare solo ed esclusivamente la costa, ma tutta la Sardegna.

Quando è stata nominata la Giunta comunale a Sassari, non volevo accettare l'incarico di Assessore all'Urbanistica perché pensavo che l'urbanistica fosse una materia arida, invece mi rendo conto dal dibattito, dal movimento che ha creato la decisione assunta dal Presidente della Regione che è forse un argomento che avremmo dovuto prendere in considerazione molto tempo prima.

Noi, come Alleanza Nazionale, logicamente voteremo a favore dell'emendamento; mi dispiace che la discussione si dilunghi in questo modo, che si "allunghi il brodo" ma se ci fosse stata veramente quella concertazione di cui parlavo,se ci si fosse confrontati non solo con tutti i Sindaci, ma con la stessa maggioranza che ha subito, signor Presidente, la sua decisione assunta estemporaneamento in un convegno, così, come un pensiero in libertà (e ciò mi preoccupa molto) tutto questo non sarebbe successo. La maggioranza - l'ho visto da tutti gli atteggiamenti assunti dopo il 10 agosto - ha cercato di correggere il tiro ma non c'è riuscita.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, in sede di esame dell'emendamento numero 26, col mio intervento chiarivo la mia posizione sulla modifica del titolo dell'articolo 1, chiedendo appunto che si precisasse il riferimento alla valorizzazione paesaggistica regionale. In quell'occasione spiegavo cosa si intendeva per valorizzazione, annunciando il voto a favore di quell'emendamento. Il paesaggio - riprendo i concetti espressi nel mio precedente intervento - richiama alla mente la cartolina, ma l'ambiente non può essere inteso come un fatto statico, (come materia arida diceva il collega Moro poc'anzi) come un qualcosa che non si modifica, che non si può modificare. Ecco perché richiamavo l'attenzione dell'assessore Sanna sulla differenza tra la progettazione di qualsiasi opera che intervenga sull'ambiente e la definizione di una norma che deve prevedere nei suoi contenuti tutti quei mutamenti che sono propri delle dinamiche ambientali.

Devo dire che mi sono definito un non competente; io non ho una preparazione in campo urbanistico, però davvero in questo "corso accelerato", che sarà tanto più lungo quanto più la maggioranza vorrà continuare a mantenere il silenzio, a mantenere questa posizione statica rispetto ad una legge che non ammette assolutamente nessuna modifica, spero di imparare parecchio. Signor Presidente, si sta commettendo un errore storico; perché resterà consegnato alla storia non solo una riunione domenicale come quella di oggi, ma permarrà come fatto storico il radicalismo che caratterizza gli atteggiamenti di un Presidente e della sua maggioranza, di una maggioranza che davvero non ha molto probabilmente ancora ben presenti i connotati di una pianificazione che interessa la nostra Regione, ma che interessa soprattutto la quintessenza…

(Interruzione del consigliere Pirisi)

CONTU (F.I.). Ascolti, consigliere Pirisi, mi faccia la cortesia… Presidente, è possibile far accomodare il consigliere Pirisi. Queste intemperanze non te le puoi permettere neanche tu, Pirisi!

PIRISI (D.S.). Ha sbagliato emendamento. Sta parlando dell'emendamento numero 27.

CONTU (F.I.). "Spegniti" Pirisi, per cortesia, abbi pazienza. Io sto intervenendo e non voglio essere disturbato!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, se lei vuole aiutare la Presidenza a presiedere la ringrazio, è sempre molto gentile, grazie onorevole Pirisi.

PIRISI (D.S.). Ha sbagliato pagina, sta parlando di un altro emendamento.

CONTU (F.I.). Caro architetto Pirisi, abbia pazienza, i concetti che ho espresso all'assessore Sanna la volta scorsa valgono anche per lei. Molto probabilmente quando avete la matita in mano sapete anche tracciare delle linee più o meno precise sulle vostre opinioni in termini di progettazione, ma quando si parla di ambiente, quando si parla di paesaggio, dovete ancora sviluppare delle idee precise. Tant'è vero che avrà bisogno di confrontarsi ancora in Commissione e in Consiglio. Il tempo ce l'avrà, e ne avrà anche molto perché noi vorremmo utilizzarlo tutto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni.

PIRISI (D.S.). Però non sbagli pagina!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, allora è vero quello che hanno scritto i giornali stamattina su di lei, che nessun Presidente riesce a controllarla. Cerchi di stare un po' più tranquillo. La ringrazio, onorevole Pirisi.

Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi, non è l'esuberanza dell'onorevole Pirisi che ci potrà aiutare a trovare soluzioni che possano incontrare il consenso di tutti nell'identificare il bene per cui dovremmo lavorare, probabilmente la sua creatività di architetto lo porta all'esuberanza; mi auguro che questa creatività sfoci in qualcosa di proficuo e di utile.

Certo, c'è stata la richiesta di partecipare alla Santa Messa organizzata sotto i portici del Palazzo dai coltivatori diretti, ma noi siamo in uno Stato laico che rispetta tutte le confessioni e pertanto si è operata la scelta di lavorare la domenica, lasciando libero il venerdì sera (perché probabilmente siamo mezzo musulmani) e il sabato (perché siamo ebrei). Ma questo poco importa; si è scelto di lavorare la domenica e va benissimo, ognuno ha la propria coscienza, ognuno può lavorare quando lo ritiene pià opportuno. La domenica si santifica, per chi crede, anche portando a compimento i valori e le opere di bene che si vogliono destinare al prossimo.

L'emendamento numero 10 ancora una volta sottolinea la preoccupazione, non affatto dipanata né dissipata da chi di dovere, sulle competenze effettive di un Consiglio e di una Giunta in presenza di un Presidente che ha la rilevanza e i poteri che gli sono stati attribuiti dalla nuova legge elettorale. La preoccupazione c'è tutta, ma quello che è grave - io richiamo alcuni concetti espressi dall'onorevole Uras in quest'Aula - non è solo lavorare la domenica, è attardarci a lavorare in un'Aula dove imperversa il filibustering, l'ostruzionismo dell'opposizione e la difesa di un mal guidato sentimento di tutela delle coste, perché le coste possono essere certamente tutelate anche nei trecento metri. Non è stata infatti spiegata la ratio del limite dei duemila metri, piuttosto che dei tremila o di lasciare i trecento metri come lo stesso partito dei D.S. ha proposto in Commissione.

Mi preoccupa, dicevo - è stato richiamato dall'onorevole Uras, ma io stesso me ne sono fatto carico - non solo il caso delle lavoratrici che stanno ai piedi della scalinata del palazzo dell'ENEL, ma anche quello del quarantenne espulso dal mercato del lavoro che ha difficoltà di reinserirsi, come tutti i quarantenni. Si dovrebbe lavorare per trovare una soluzione comune, perché si incentivi non solo la permanenza nel lavoro, ma anche il reinserimento di questi ultra quarantenni espulsi dal mercato del lavoro. Mi si dice che non si possa nominare una Commissione; io dico: sospendiamo i lavori e nominiamo la Commissione - sto parlando della Commissione regionale per l'impiego - così garantiamo che coloro che hanno possibilità di mobilità non perdano ciò che è giusto che mantengano.

Stiamo sacrificando probabilmente ancora, con questi lavori, non solo quei 2700 disoccupati del gruppo Sandalia, ma credo che stiamo ponendo le basi, continuando così, per sacrificarne anche altri. Vorrei ricordare al Presidente della Commissione Lavoro che giace da mesi, nella sua Commissione…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, non so quando si concluderà questo dibattito, non so se l'atteggiamento suicida dell'opposizione si protrarrà per tutto l'esame di questa legge e poi per l'assestamento, per il Dpef e per la legge finanziaria, so però di certo che noi andremo avanti comunque per dare alla Sardegna leggi, come quella che viene oggi discussa, che vadano a favore degli interessi dei Sardi.

Purtroppo nel corso di questo dibattito ho ascoltato anche qualche intervento un po' fuori luogo e mi dispiace perché tra l'altro è stato pronunciato da un collega che stimo e di lunga esperienza; ci sono stati anche atteggiamenti minacciosi verso una collega, ("Parlerò", "dirò", "ci vorrà la stampa") che non avevano proprio nessun senso.

OPPI (U.D.C.). Presidente, è fuori tema!

MARROCU (D.S.). Ma di cosa si parla? Qui ci sono gli strumenti più importanti di pianificazione territoriale, i piani paesistici, che sono stati bocciati a seguito di accoglimento di ricorso. Per anni, nonostante i disegni di legge del centrodestra, della Giunta precedente che poneva l'urgenza, che sottolineava il bisogno di porre rimedio a questa situazione non si è fatto nulla.

OPPI (U.D.C.). Anche Palomba

MARROCU (D.S.). Sì, non cambia nulla. Questa situazione di mancanza di regole ha esposto la Sardegna ad interventi non tutti nell'interesse dell'industria turistica, molti anche nell'interesse esclusivamente della speculazione affaristica ed immobiliare.

La Giunta presenta un disegno di legge dove prevede che nei Comuni che hanno approvato i PUC, quindi quei Comuni che si sono messi in regola con i vincoli poi annullati, resta salva l'operatività dello strumento urbanistico comunale, per cui quei Comuni mantengono quella tutela che gli altri comuni hanno perso, rimangono in piedi quelle norme, poi, quando ci sarà il nuovo piano territoriale regionale paesaggistico, si adotteranno quelle norme che metteranno in sintonia quei PUC col nuovo piano. Negli altri comuni ci si ferma, si approva il piano territoriale regionale paesaggistico e ci si mette in regola con quel nuovo piano e poi si introduce una salvaguardia di diritti acquisiti che anche per quei comuni è prevista, perché è la norma che la prevede. Voi citate continuamente due cose, poi non dite mai cosa volete, citate la programmazione negoziata e citate le zone industriali.

Sulla programmazione negoziata, a me pare, e vi sfido a dimostrarmi il contrario, che è già compresa dentro quel progetto di legge che oggi è in discussione, perché o questa è programmazione negoziata nazionale, che prevede la cantierabilità oppure quei progetti che vi sono inseriti, sono stati inseriti illegittimamente. Infatti quei progetti dove sono inseriti? Su lottizzazioni già convenzionate nelle quali le urbanizzazioni sono già avvenute e avviate, oppure no? Perché se non sono inseriti dentro un piano di lottizzazione convenzionata quei progetti sono stati illegittimamente introdotti nella programmazione negoziata nazionale in quanto non erano cantierabili.

Così sulle zone industriali; nelle zone industriali si può concedere un terreno, se non sono già urbanizzate, ad un'impresa? No; sappiamo tutti che è impossibile farlo. Sappiamo tutti benissimo che nessun consorzio industriale può cedere neanche un metro di terreno se non è già urbanizzato. E allora quella norma dell'articolo 3 già salvaguarda gli interventi in zona industriale.In realtà abbiamo di fronte un'opposizione che, secondo me, è suicida, che continua a dire: "Non c'è interlocuzione" e avanza due questioni che per me sono già risolte. Perché questa legge ha due obiettivi; la tutela del territorio, ma anche la certezza del diritto per chi i diritti li ha acquisiti; non esporre, con la scusa di voler salvaguardare l'industria turistica, il territorio regionale a speculazioni immobiliari che lo hanno deturpato anche sotto amministrazioni di sinistra, come qualcuno di voi spesso ricorda. Per questo è necessario un momento sovra comunale che dica stop, anche alle amministrazioni di sinistra se queste sbagliano.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Signor Presidente, ritorno sul tema - in modo che nessuno possa dire che andiamo a parlare del sesso degli angeli - ritorno sul tema dell'emendamento numero 10, partendo dall'intervento del collega Marrocu, che io stimo, Capogruppo del partito di maggioranza relativa, quando afferma che la maggioranza vuole approvare una legge nell'interesse dei sardi.

Noi, con questo emendamento numero 10, abbiamo tentato di accorciare i termini nell'interesse dei sardi e di introdurre una concertazione istituzionale con tutti i soggetti interessati, prevedendo anche i pareri della Conferenza Regione-enti locali. Ora, se le parole - come ha detto in altre occasioni il presidente Soru - rimangono, rimangono ancora di più quando sono scritte, soprattutto quando sono scritte nelle dichiarazioni programmatiche. Se poi quanto scritto non va nella direzione di quanto poi viene proposto in un disegno di legge come quello che stiamo esaminando, vuol dire che qualcosa stride. Stride la legge, stride la proposta e stride quello che si vuole, cioè l'interesse comune e soprattutto l'interesse dei sardi.

Nelle dichiarazioni programmatiche, a pagina 41, si parla di "pianificazione come metodo che deve basarsi sul momento del programma che, oltre a costituire un momento di verifica e di eventuale aggiornamento del piano, è anche un momento in cui si devono costituire una serie di accordi di massima rilevanza, ai fini della pianificazione effettivamente operata. In primo luogo, il raccordo con l'insieme delle istanze politiche attraverso cui si esprime la sovranità popolare, in secondo luogo il raccordo con la politica di bilancio dell'ente cui è affidato il compito della pianificazione, in terzo luogo, il raccordo con quella vasta gamma di operatori pubblici e privati che dovrà realizzare e gestire le scelte del piano e del programma".

Quindi, questa partecipazione reale al progetto di pianificazione è prevista nelle dichiarazioni programmatiche. Noi diciamo ancora di più; quando si fa concertazione occorre il coinvolgimento delle associazioni economiche locali in merito agli obiettivi strategici e allo sviluppo da perseguire, prevedendo forme di pubblicità e di consultazione dei cittadini e delle associazioni costituite per la tutela degli interessi diffusi. Questo viene previsto nel vostro disegno di legge all'articolo 2.

Ma ciò che è più importante da sottolineare - e che credo sia facilmente rilevabile - è che una cosa è prevedere obtorto collo, perché lo impone la legge, che vengano affisse all'albo pretorio tutte le proposte di pianificazione in modo che poi i soggetti interessati, rappresentanti degli interessi diffusi, possano opporsi, altra cosa è concertare la pianificazione a monte. Evidentemente a voi questo concetto della concertazione per la pianificazione in qualche modo dà fastidio, perché tutto l'iter di questa legge prevede esclusivamente la possibilità, per chi non è d'accordo, di opporsi con gli strumenti previsti per legge a monte. Allora, Presidente Soru, una cosa sono le dichiarazioni programmatiche, una cosa è il documento di cui noi oggi discutiamo.

Queste sono le osservazioni che esprimiamo; non stiamo praticando nessun tipo di ostruzionismo quando chiediamo di dimezzare i termini da dodici mesi a sei mesi, quando chiediamo di concertare preventivamente quello che si deve pianificare piuttosto che avviare successivamente una serie di ricorsi, come già la legge nazionale prevede. Questo è il nostro obiettivo, è un obiettivo molto semplice, non stiamo contrattando niente, non stiamo chiedendo niente, non è nel nostro costume contrattare.

Presidenza del Presidente Spissu

(Segue MILIA.) Forse qualcuno pensa che abbiamo imparato la lezione dall'opposizione passata, che arrivava sempre alla contrattazione, al mercatino; noi invece stiamo facendo opposizione per perseguire interessi generali, non per mercanteggiare. Perciò annuncio il voto favorevole.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento sostitutivo parziale numero 10. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, CONTU, MILIA, SANJUST, SANCIU, LOMBARDO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento sostitutivo parziale numero 10.

Prendo atto che i consiglieri Davoli, Masia, Gessa, Cerina e Giorico hanno inteso votare contro; che il consigliere Mario Floris ha inteso astenersi e che il consigliere La Spisa ha inteso votare a favore.

Rispondono sì i consiglieri: CONTU - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - OPPI - PILI - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 64

votanti 59

astenuti 5

maggioranza 30

favorevoli 16

contrari 43

(Il Consiglio non approva).

Emendamento sostitutivo parziale numero 28. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Anche l'emendamento 28 ripropone un tema richiamato più volte in quest'Aula. Come spesso abbiamo sottolineato, infatti, nel 2001 è intervenuta la modificazione dell'assetto costituzionale rispetto alle competenze della legislazione esclusiva e di quella concorrente. Lo Stato ha mantenuto per sé la tutela ambientale, con tutto quello che poi viene a valle disciplinato, lasciando alla competenza concorrente la valorizzazione paesaggistica, ambientale e culturale.

La valenza della riforma costituzionale dell'articolo 117 che, come sapete, è stata voluta e introdotta dal centrosinistra nel 2001, trova riscontro nel codice Urbani, che ha puntualmente recepito la riforma costituzionale individuando tutti i parametri di pianificazione paesaggistica che riguardano la tutela, e delegando alle regioni la partita della valorizzazione paesaggistica stessa. Per questo motivo noi abbiamo voluto sottolineare ed introdurre, ancora una volta, in questo emendamento, così come abbiamo già sostenuto in fase di illustrazione, il termine valorizzazione, che ha una valenza politica forte, per quanto ci riguarda, ma ha anche una valenza costituzionale, di rispetto della norma che il centrosinistra nel 2001 ha introdotto con la riforma. Alla luce di tutto ciò noi riteniamo assolutamente determinante un intervento da parte del Consiglio regionale per sostituire la frase "piano paesaggistico regionale" con la frase "piano per la valorizzazione paesaggistica regionale".

Questo mi consente, però, di ricollegarmi alla confusione del Capogruppo dei D.S. che continua (probabilmente senza conoscere l'argomento, senza averlo approfondito, come era suo compito, forse perché impegnato a bearsi della presenza del presidente Soru per ottenere qualche gallone in più) che continua a ridurre la nostra azione a soli due punti, dicendo e dichiarando che sono contenuti comunque nella legge; affermazione totalmente falsa. È falso che quei due elementi che lei ha richiamato siano contenuti nella legge in discussione. La programmazione negoziata in Sardegna è vietata per ieri, per oggi e per domani, non è una legge provvisoria, è una legge di quattro anni, cinque anni che bloccherà integralmente la Sardegna. Non solo non tutela le coste, ma le attacca con azioni di speculazione potenziale che vanno nell'interesse di altri, non certo della Sardegna.

Quando si deprezza un apparato ambientale, così come si fa con questa norma, si sferra un grave assalto alle coste della Sardegna, e voi siete, insieme al crollo dello sviluppo, anche i portatori di quell'azione speculativa che qualcuno oggi ha già avuto modo di richiamare. Quando si dice: "I diritti acquisiti, le lottizzazioni, le convenzioni...". La norma che è inserita nella legge è ridicola e la smonteremo punto per punto per dimostrarvi che la lottizzazione, la convenzione e le urbanizzazioni sono tre cose che vanno di pari passo; il diritto acquisito nasce in un determinato momento nella visione giuridica che si deve avere e che invece voi avete soltanto dimenticato e sottaciuto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, personalmente voterò a favore di questo emendamento numero 28. Non mi attarderò perché l'ha già fatto il collega Pili, sulla valenza giuridica dell'introduzione del termine "valorizzazione" all'interno della legge, mentre vorrei soffermarmi per qualche minuto, sulla valenza semantica del termine valorizzazione.

L'introduzione del termine valorizzazione va sicuramente nel senso di quel sentimento di comprensione dello sviluppo ambientale, di profonda condivisione dello sviluppo ambientale come atto di programmazione sul territorio che ha valenza sugli anni a venire, che c'è stato comunicato, trasmesso con enfasi e passione dall'intervento del presidente Soru pronunciato in sede di Commissione urbanistica quando venne a spiegarci la filosofia di fondo che ispirava questo provvedimento. Quindi io credo che il termine valorizzazione sia un termine che bene esprima quella filosofia.

Devo peraltro dire, forse in questo differenziandomi dal collega Pili, che ho apprezzato l'intervento del Capogruppo dei D.S., Marrocu. Al di là del fatto che posso non aver condiviso una parte di ciò che il collega Marrocu ha detto, è però senz'altro importante vedere che pur con il giusto centellinamento di interventi, essendo la tecnica utilizzata dal centrodestra, una tecnica di tipo ostruzionistico, il centrosinistra cerchi ugualmente di spiegare le sue ragioni. Il tentativo di spiegare le ragioni aiuta l'ascolto e dà anche un senso alle "tecniche" adottate in Aula.

Noi, infatti, lo ribadiamo come Riformatori, non mettiamo minimamente in dubbio il diritto della maggioranza di portare a compimento una legge sul tema dell'urbanistica, una legge che esprima la filosofia della maggioranza. Noi possiamo essere espressione di una filosofia diversa, ma la maggioranza ha dei diritti e noi, con l'atteggiamento ostruzionistico sinora tenuto, non abbiamo nessuna intenzione di negarli, abbiamo semplicemente l'intenzione di ribadire il diritto della minoranza, che è un diritto altrettanto valido, di impostare un ragionamento su alcuni argomenti, su alcuni temi.

Noi ve ne abbiamo proposto alcuni dall'inizio di questa discussione; quelli dell'articolo 5, quelli del maggior controllo da parte del Consiglio come punto di equilibrio dei rapporti tra legislativo e Giunta. Sono questi gli argomenti che giustificano la nostra presenza in Consiglio di domenica mattina per mostrarci rispettivamente i limiti delle rispettive impostazioni di tecnica d'Aula. Per noi, in questo momento, non esiste nessun altro modo per penetrare all'interno di un muro di gomma. Su un quotidiano sardo di venerdì, sottolineando la situazione di stallo che si era generata in Consiglio regionale, un giornalista scriveva: "Nella scorsa legislatura il maestro di questa tecnica era il citatissimo in Aula, Onorevole Cogodi", poi commentava: "Beh, forse si sarebbe trovato a disagio se si fosse ripresentato e fosse stato rieletto, nello stare dall'altra parte della barricata".

Scusate colleghi, io non credo che il collega Cogodi sarebbe stato dall'altra parte della barricata. Non siamo una squadra di calcio dove si intervista Zola sul Parma e Zola dice: "Adesso sono del Cagliari e dovrò fare goal nella porta del Parma, fino a quando avevo la maglietta del Parma, cercavo di farlo in quello del Cagliari". Noi non siamo persone che cambiamo la casacca e la cultura di provenienza a seconda delle circostanze di essere in maggioranza o in opposizione; la cultura di provenienza rimane la stessa. Se il collega Cogodi ha la cultura della difesa del diritto della minoranza, non del diritto della minoranza a prevaricare la maggioranza, ma del diritto della minoranza di difendere i propri diritti, sulla base di questa cultura si sarebbe trovato dalla nostra parte, nel senso che avrebbe difeso il nostro diritto a parlare e probabilmente avrebbe stimolato il centrosinistra a dialogare, perché dal dialogo tante volte siamo riusciti a superare gli stalli, mentre dal confronto muscolare, colleghi…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Posso intervenire dopo Sanciu?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, signori assessori, signor Presidente della Giunta, colleghi, dichiaro il mio voto a favore dell'emendamento numero 28 perché ripropone un elemento gravemente ignorato, ma di fondamentale importanza per la pianificazione del territorio: la valorizzazione paesaggistica; omissione già riscontrata peraltro nel Titolo dell'articolo 1 della presente proposta di legge.

Per me, per noi la politica ambientale non può essere limitata ad una sequenza di sterili precetti e divieti che hanno lo scopo di imbalsamare il paesaggio e le attività che l'uomo ha realizzato. Il termine "piano paesaggistico regionale" denuncia e dichiara la scarsa volontà di proporre idee, progetti e prospettive di sviluppo futuro. Come abbiamo visto dalla lettura dell'articolato della proposta, si tratta di un approccio destinato a compromettere qualsiasi intervento di tutela dell'ambiente, perché è assente un elemento chiave come la valorizzazione. Noi ci batteremo - lo stiamo dimostrando - sino in fondo perché venga modificata, per quanto sarà possibile naturalmente, la filosofia che sottende questa legge. Noi vogliamo moderni strumenti di salvaguardia volti alla valorizzazione del territorio, all'esaltazione delle caratteristiche locali, al rispetto delle vocazioni ambientali ed economiche di ogni singola comunità.

È vero che il codice Urbani più volte richiamato, ma forse trascurato da chi ha redatto la presente legge, parla di pianificazione paesaggistica in generale, ma al comma 9 dell'articolo 143 si indica come il piano paesaggistico individui anche progetti, parliamo di progetti, prioritari per la conservazione, il recupero, la riqualificazione, la valorizzazione e la gestione del paesaggio regionale indicandone gli strumenti di attuazione, comprese le misure incentivanti.

Ciascun territorio, sia esso della costa o dell'entroterra, deve essere messo in grado di fare del proprio ambiente un luogo di benessere, di sviluppo, di crescita economica. Noi siamo convinti che i primi ad essere interessati a tutelare l'ambiente siano coloro ai quali è stata offerta la possibilità di trarre benessere dal proprio territorio. Essi sanno benissimo che la sopravvivenza e il successo delle proprie attività, anche economiche, dipende dalla salvaguardia dell'ambiente. Gli operatori del settore turistico, ad esempio, sanno che i flussi turistici sono determinati da quello che si offre, nel quale gioca un ruolo fondamentale la valorizzazione ambientale del territorio, quindi sono i primi sostenitori della tutela del paesaggio, sono i primi che non vogliono trasformare le nostre coste in una grigia colata di cemento; essi vogliono tutelare l'ambiente, soprattutto valorizzarlo. Questo, presidente Soru, lei non lo ha ancora capito, e noi continueremo a ribadirlo perché siamo convinti che sulla valorizzazione dell'ambiente la Sardegna potrà giocare una delle carte vincenti.

Ma la valorizzazione richiede concorso di idee e impegno da parte di tutti, a noi sembra invece che questo impegno non venga profuso proprio dalla Giunta e dal suo Presidente. E' grave, anzi gravissimo che gli intenti di valorizzazione non vengano neanche menzionati. Ribadisco, Presidente, e confermo il mio voto favorevole a questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, dichiaro anche sull'emendamento numero 28 il mio voto favorevole. E' un emendamento che segue quello precedente che, pur non essendo stato approvato, poneva un problema di carattere più generale sulla competenza della Regione in materia paesaggistica. Il precedente era sul Titolo, questo è sul contenuto, ma al di là del contenuto specifico di questo emendamento, credo che il nostro voto favorevole, ripetuto ed insistente, derivi da una convinzione molto chiara, e la nostra insistenza, anche di domenica, nel tenere in piedi questa discussione è indirizzata a mettere davanti all'opinione pubblica, molto chiaramente, quali sono gli effetti che essa può determinare. Tanti cittadini, attraverso richieste di chiarimenti, cercano di capire se il proprio progetto di investimento nel territorio per finalità turistiche potrà o no avere un esito positivo, e le risposte sono continuamente negative perché giorno dopo giorno si capisce che questa legge, letteralmente, ferma qualunque iniziativa che nell'arco di pochi anni potrebbe incrementare la nostra capacità ricettiva.

Nel settore turistico ci sono piccoli imprenditori, non speculatori, che vorrebbero semplicemente investire i loro risparmi, mettere su un'intrapresa rischiando in proprio, alcuni indebitandosi, altri lo sono già, perché vedono il loro terreno completamente svalutato, con un'incidenza - qui sì - davvero speculativa da parte di chi ha voluto mettere in maniera così affrettata, così improvvisa, così immotivata e così non preannunciata un vincolo talmente esteso e duro.

Per chi ci accusa di voler fare ostruzionismo e di tenere in ostaggio quest'Aula credo sia utile ricordare che, nella prassi parlamentare, che così tanto viene richiamata, vi è sempre stata la possibilità di adottare tecniche che tendano in qualche modo a frenare iniziative che possano avere un effetto gravissimo sul territorio, sui cittadini, sull'economia e sulle società. Questo è il caso in cui ci troviamo, e non ci stancheremo di ripetere che l'iniziativa che stiamo portando avanti è unicamente tesa ad evitare un atto che non è assolutamente giustificato e che ha conseguenze molto negative sull'economia della Sardegna. Crediamo di averne diritto, crediamo soprattutto che ne abbiano diritto coloro che, avendoci riposto la loro fiducia per rappresentarli in quest'Aula, si aspettano che rappresentiamo gli interessi di tutti, non di alcuni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, signori assessori, onorevoli colleghi. Il testo dell'emendamento 28 sottolinea il concetto che il piano paesaggistico regionale, che la Giunta vuole varare, deve varare, ha per noi il significato di una valorizzazione paesaggistica; e questo non potrebbe essere altrimenti. Però io ho molti dubbi che si possa raggiungere un simile obiettivo perché, come ho già avuto più volte occasione di dire, per incidere veramente sul paesaggio di tutta la Sardegna e farne un qualcosa di uniforme, di veramente programmato senza che si noti una differenza stridente tra la zona protetta dei due chilometri dalle coste e il resto della Sardegna, è chiaro che dobbiamo, prima di procedere alla stesura del piano, fare un lungo discorso che ci porterebbe molto lontano. Da qui arrivano i dubbi sulla capacità di predisporre un piano paesaggistico serio per la Sardegna.

Intanto bisognerebbe ripensare alla ristrutturazione delle aziende agricole sarde, e noi sappiamo che l'agricoltura ha tanta influenza sulla modificazione del paesaggio, basti vedere com'è diventato il Campidano da quando si è sviluppata l'attività aziendale di tipo agro pastorale; sono spariti quasi completamente gli alberi, con fortissime influenze sul clima, con fortissime influenze sui venti, con fortissime influenze anche sulla cacciagione, non si trova più un muretto a secco, non si trova più un riparo per un animale. Quindi, anche il paesaggio, in negativo, è stato fortemente influenzato da un'attività aziendale selvaggia, senza regolamentazioni e anche qui niente di nuovo.

Ho già avuto modo di citare la Francia che da oltre 200 anni ha una regolamentazione delle attività aziendali agricole, agro-pastorali, silvestri. Anch'io concordo con l'antipatia del Presidente Soru verso le essenze non autoctone; però che politica abbiamo condotto fino a oggi in Sardegna? Una forestazione a pini, non una forestazione di tipo industriale, ma una forestazione realizzata così, per rimboscare le montagne, per impedire il degrado idrogeologico. Niente di più brutto, niente di più inquinante per la Sardegna di questo verde di importazione, peraltro dannosissimo per tutto, per le specie selvatiche, per l'uomo e perché priva la Sardegna di zone che potrebbero essere benissimo rimboscate con altre essenze o fruttifere o comunque (se la legge non lo concede), con essenze autoctone.

Pensiamo, per esempio, alla zona che da Sardara degrada verso il Campidano di Oristano; una zona che è stata incendiata un secolo e mezzo fa dai piemontesi per debellare i banditi che imperversavano in quelle foreste sterminate di quercie da sughero; non era possibile debellarli in altro modo, secondo loro, che bruciando questa estesissima foresta, con un danno incredibile per la Sardegna e con ricadute che ancora oggi avvertiamo nel campo economico.

Se dobbiamo rimboscare la Sardegna scegliamo almeno - e questo ce l'ha insegnato l'Aga Khan - le essenze autoctone non solo nelle coste, ma anche nell'interno, anche perché hanno ricadute benefiche non soltanto in termini paesaggistici, ma anche sulle possibilità degli animali selvatici di proliferare, e sugli uomini. Pensiamo soltanto allo sfruttamento industriale del mirto e del corbezzolo, del lentischio che con le sue bacche consente di produrre oli che permettono diverse utilizzazioni da parte delle popolazioni locali. Quindi credo che la Regione, non avendo impostato un ragionamento serio su questo tema, non sia in grado, in Sardegna, di portare avanti una politica di nuovo paesaggio…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, preliminarmente devo precisare che non sono nervoso, ho preso quattro volte l'aereo ieri, quindi sono molto riposato. Per quanto riguarda questo emendamento, innanzitutto non ho inteso offendere nessuno; ho solo detto che sarebbe opportuno oggi che i consiglieri che non sono realmente foranei rinunciassero all'indennità per andare a pranzo, perché possono andarci senza problemi. Io sono considerato foraneo in termini di residenza, però non ne approfitto e verificherò se gli altri fanno lo stesso, perché voglio rinunciare a qualcosa che probabilmente è passibile domani di denuncia. Non intendevo offendere la collega Caligaris, ma darle dei suggerimenti, come ne darò in sede di assestamento di bilancio per evitare che vengano sperperati sedici miliardi all'anno.

Condivido, Onorevole Marrocu, lo spirito della legge; non stiamo chiedendo due "cosucce"; non chiediamo niente, non ci siamo capiti. Ci sono stati errori a partire dal '93; i PTP potevano essere impugnati e non sono stati impugnati, perché evidentemente il "Carnelutti" che doveva occuparsene non era all'altezza e non è riuscito nell'intento, non poteva riuscirci, invece altri ci sono riusciti perché hanno portato argomentazioni serie e puntuali.

Per quanto riguarda il resto, noi presenteremo a breve un emendamento ad un emendamento perché vogliamo evitare quanto voi il continuo deturpamento dell'ambiente. Va ricordato che molti anni fa, quando si parlava di abusivismo, è stato un esponente della mia componente politica, l'assessore competente di Quartu, che è rinomato per altro in tutta la Sardegna, a buttar giù tante case abusive quante nessun altro assessore comunale della Sardegna. Però è pur vero che bisognerebbe presentare un emendamento se teniamo tanto a non deturpare il paesaggio; potremmo riuscire, attraverso uno strumento legislativo, ad eliminare tutto quello che (da Capo Comino, a La Marmolada, a Portisco e potrei continuare per molto tempo) c'è di obbrobrioso in Sardegna?

Anche in quel povero territorio di Teulada è stato buttato giù un grosso complesso e poi si sono accorti che vi erano alcune anomalie e alcuni errori di impostazione. Ma la nostra preoccupazione non è quella di essere per forza contrari al fatto che si giochi a biglie ferme; non è questo! Innanzitutto non capisco un problema e lo voglio precisare: se siete convinti che questo decreto reiterato sia legittimo, perché vi preoccupate della scadenza del 20? Io vi ho proposto: invertiamo l'ordine del giorno, collaboriamo attivamente con voi e approviamo l'assestamento di bilancio. Quindi, se i ritardi ci sono, non possono essere imputati a noi.

La nostra preoccupazione nasce soprattutto dal fatto che ci sono tanti operatori seri che hanno percorso tutto l'iter e per soli due giorni non hanno ottenuto l'autorizzazione della Sovrintendenza. Sono imprenditore che hanno effetuato investimenti e che si trovano in situazioni obiettivamente di disagio e questo non è giusto perché con questa legge non vengono tutelati nemmeno i sacrosanti diritti acquisiti. Mi pongo allora il problema: quale sviluppo è possibile avere? A suo tempo, si doveva tenere un'asta in una località turistica, precisamente nelle vecchie laverie di Buggerru, dove un operatore sardo, Giorgio Mazzella - mi piace fare i nomi - intendeva realizzare un albergo, con grande enfasi a livello locale etc.; ovviamente non si potrà più fare.

C'è poi un altro caso eclatante, sempre relativo alla tutela del paesaggio: l'Igea ha ritardato i tempi, c'erano due, tre o quattro iniziative nel territorio di Nebida avrebbero potuto portare, per la prima volta nella storia, un minimo di ricettività, e ormai non possono più essere realizzate. Quindi finiscono per rimanere bloccati anche quei territori dove, di fatto, siamo all'anno zero.

Allora, onorevole Marrocu, io non voglio due "cosettine"; non posso essere citato un giorno per essere moderato, che concede aperture e un altro giorno per essere nervoso. Addirittura volere due "cosettine"! Io non voglio niente! Io in Commissione assumo posizioni che ritengo confacenti e corrette, assumo in Aula atteggiamenti confacenti e corretti; ho avanzato delle proposte, le proposte sono quelle di discutere prima un argomento rispetto a un altro, in modo tale da darci i tempi e preoccuparci di tanti problemi, di tante anomalie e di tanti atti di arroganza che viviamo giornalmente.

Queste condizioni non ci sono, ci sono interpretazioni distorte e io ribadisco che obiettivamente 27 milioni netti al mese sono tanti, e se uno vuole può andare benissimo a mangiare in ristorante. Io normalmente non mangio qui, se non qualche rara volta. Quindi ho fatto una battuta, che però non è solo una battua; se la gente evitasse di fare affermazioni gratuite ne guadagneremmo tutti. Voto ovviamente a favore dell'emendamento numero 28.

PRESIDENTE. Io penso che sarebbe utile per tutti anche se evitassimo di parlare di questo argomento in maniera così estemporanea, parziale e anche mal interpretabile da chi ascolta e non conosce, come noi, i termini in cui la questione si pone. Naturalmente sono a disposizione e dobbiamo essere tutti a disposizione per affrontare questo argomento nei modi in cui dev'essere affrontato. Quindi prego i colleghi di non costringermi ad interromperli mentre introducono temi diversi da quelli in discussione.

Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (Forza Italia). Signor Presidente, colleghe, colleghi del Consiglio, l'emendamento in discussione, che sarà da me votato a favore, prevede la soppressione e la sostituzione, all'articolo 1, delle parole "Piano paesaggistico regionale" con "Piano per la valorizzazione paesaggistica regionale".

Al collega Pirisi, che ascolta con attenzione, vorrei suggerire - prima di informarmi che molto probabilmente non mi sto attenendo all'oggetto della discussione - di dare una scorsa alla modalità di articolazione di questi emendamenti. L'onorevole Pirisi sarebbe stato senz'altro più informato se avesse davvero verificato il contenuto degli emendamenti, sia quelli in trattazione che quelli a seguire. Ecco perché, riprendendo l'argomento della valorizzazione paesaggistica regionale, io continuo il discorso iniziato con l'emendamento numero 20, dove l'inserimento del concetto valorizzazione è di sicuro pertinente. E' un momento di valutazione della terminologia che noi vogliamo sia nei contenuti della legge, soprattutto perché dicevo, venerdì, sono concetti e parole che esprimono pregnanza e che esprimono soprattutto quella che è l'importanza che noi attribuiamo a questa normativa di pianificazione urbanistica e paesaggistica della nostra Sardegna. Di sicuro c'è un dato, onorevole Pirisi; la legittimazione che gli elettori ci hanno riconosciuto eleggendoci in questa Assise, eleggendoci a svolgere una funzione; e la funzione primaria del Consiglio regionale è quella legislativa. Io ho svolto, fino a qualche mese fa, il ruolo di Assessore al lavoro della Provincia di Cagliari e devo dire che sono d'accordo sul fatto che molto probabilmente l'interesse dell'Aula potrebbe essere anche indirizzato più utilmente verso altre iniziative. Io sono convinto che se non fosse stato attivato questo muro contro muro, se non aveste presentato in Aula questo disegno di legge che non è suscettibile di modificazioni, di variazioni, un punto di incontro si sarebbe trovato. Possiamo capire cosa si nasconde dietro questa posizione ferrea imposta dal Presidente, possiamo capire e interpretare le vostre posizioni, ma non sappiamo qual è il vostro pensiero.

Del resto anche la convocazione della riunione di oggi, Presidente, mi sembra che sia stata richiesta da un consigliere che non vedo in Aula. E' un'istanza presentata dal Presidente di un Gruppo che fa riferimento al Presidente della Regione e che, stranamente, oggi non è presente in Aula. Io finora non l'ho visto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che lei abbia fatto molto bene a pronunciare quel richiamo poc'anzi in Aula che accolgo nella totalità, però aggiungerei una raccomandazione, non relativa a quell'argomento, ma sempre alla legge urbanistica. Ne abbiamo già discusso l'altro giorno in Aula: è opportuno che i consiglieri, noi tutti, io per primo, utilizziamo termini che non tendano sempre a far prevalere le nostre ragioni o portare avanti le nostre ragioni con parole, frasi demagogiche che inducono soprattutto a un inasprimento del confronto in Aula, ma anche fuori di quest'Aula.

E' vero, noi stiamo portando avanti la nostra linea utilizzando il Regolamento; non siamo disponibili a nessun tipo di trattativa a questo punto, perché non stiamo trattando. Stiamo parlando di una legge, noi vogliamo il confronto sulla legge, l'abbiamo richiesto prima in Commissione e non l'abbiamo ottenuto, chiediamo adesso il confronto in Aula.

L'emendamento precedente a questo, di cui ovviamente non è consentito parlare, essendo stato già votato, costituiva un'occasione di confronto. Era una di quelle occasioni sulle quali la maggioranza avrebbe dovuto accettare il dibattito ed era un'opportunità per tagliare i tempi della legge, ma per tagliare anche i tempi di quest'Aula. Si poteva comunque iniziare a parlare, poi l'emendamento poteva anche essere bocciato, come è avvenuto, ma non si colgono le occasioni, perché c'è una chiusura totale da parte della maggioranza, che crede che tenendoci in Aula a oltranza possa convincerci a "mollare".

Io non credo che molti qui, escluso il Presidente della Regione, siano consapevoli o coscienti di che cosa è una trattativa commerciale. Il Presidente invece lo sa benissimo ed è anche molto capace, e non lo sto dicendo ironicamente, è persona molto capace sotto questo punto di vista, e dovrebbe accettare pertanto di confrontarsi con le altre persone, anche se meno capaci di lui. Cosa che però generalmente non accetta.

Tornando alle frasi che si sono sentite in questi giorni - e me ne dispiace presidente Pirisi, perché lei sa che abbiamo intavolato questo confronto in maniera pacata, in maniera onesta, in maniera civile - quando si dice: "Non abbiamo mai avuto intenzione di bloccare tutto, ma è chiaro che le proteste di chi non vuol vedere bloccato il proprio investimento personale non le accettiamo", mi sembra che si utilizzi una frase un po' pesante, anche perché, continuo a dire, invece di fare illazioni, è meglio che si dichiarino apertamente quali sono gli interessi personali.

Io non voglio essere inserito nel mucchio, o meglio, se lei ritiene che personalmente possa essere inserito nel mucchio, mi inserisca pure, però queste affermazioni vanno esattamente indirizzate, perché altrimenti di finisce per fare di tutta un'erba un fascio. Chi sono gli imprenditori dai 3500 posti che si vogliono agevolare o bloccare? Di che parte sono? Che appartenenza politica hanno? Vediamo realmente chi sono i sindaci che hanno interessi personali nello sviluppo edilizio e turistico, vediamo anche chi sono quei sindaci che si sono mossi a supporto di certe iniziative, e abbiamo fatto l'esempio l'altro giorno del blocco dei lavori a San Teodoro. Io, conoscendo perfettamente la situazione in quel comune, sia urbanistica che di interessi, sono disponibile a parlarne. Parliamone pure prima di ergerci a paladini e a difesa di chi invece - poverino! - afferma di non avere nessun tipo di interesse, oppure di voler salvaguardare l'interesse generale.

Mi piacerebbe molto approfondire il discorso sulla speculazione di San Teodoro, di Costa Caddu, di Capo Coda Cavallo, di Puntaldia, dell'Isuledda, eccetera.

PRESIDENTE: Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, per annunciare ovviamente il voto favorevole all'emendamento numero 28, perché noi riteniamo che questo piano debba necessariamente prevedere la valorizzazione del paesaggio regionale. Riferivo prima dell'Agenzia europea dell'ambiente, che chiede una gestione responsabile del capitale ambientale. Ma se si parla di gestione responsabile del capitale ambientale è chiaro che si intende l'ambiente come qualcosa di economico, di produttivo, pertanto non possiamo fare a meno di rilevare che la dizione "piano per la valorizzazione paesaggistica regionale"rappresenta fedelmente il contenuto di questo articolo 1.

E questo deriva certamente dalle indicazioni che nascono non solo dall'Unione Europea, ma credo da un contesto mondiale, e nascono anche, dalla normativa di riferimento che voi avete detto essere la norma principe, e cioè il Codice Urbani. Non c'è un solo articolo in tutta la normativa che prevede la valorizzazione del paesaggio dove non si parli di valorizzazione del paesaggio. Allora non ho capito che cosa impedisce alla maggioranza di definire la valorizzazione paesaggistica regionale.

Se ne parla in merito di cooperazione tra amministrazioni pubbliche - e abbiamo già affrontato questo argomento - dove si prevede che le amministrazioni pubbliche contribuiscano al recupero, alla riqualificazione e valorizzazione del paesaggio. Lo prevedono le convenzioni internazionali, lo prevede la stessa pianificazione paesaggistica, che all'articolo 135, affida alle Regioni il compito di assicurare che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato. Quindi non stiamo inventando proprio un bel niente!

Questo non è un ostruzionismo strumentale, colleghi, è previsto, e così deve essere, perché da qui nasce l'idea che abbiamo tutti quanti dell'ambiente. Se invece così non è, allora fate prima a dirci che non ritenete opportuno valorizzare l'ambiente, che non ritenete opportuno tramutare in risultati anche di tipo economico l'utilizzo dell'ambiente. Diteci questo, così avremo la conferma che questa legge ancora una volta è stata scritta dai fondamentalisti verdi, da Legambiente, da tutte le associazioni che pretendono una dizione di questo genere e che quindi stanno affossando lo sviluppo turistico del nostro territorio.

Da qui nasce la nostra perplessità, che ormai non è più una perplessità, ormai è diventata una certezza. Chiedo pertanto per l'ennesima volta al Presidente Soru, lo faccio anche in sua assenza, perché ogni tanto appare e poi scompare; Presidente Soru (tanto so che mi sta ascoltando da qualche parte, e qualcuno comunque provvederà a riferirglielo) abbia la compiacenza di far sospendere i lavori del Consiglio e di chiedere la convocazione di una Conferenza dei Capigruppo per riferirci esattamente quali sono i margini di manovra, se esistono. Se non esistono diremo noi a tutti i sardi che il presidente Soru non è disponibile a raggiungere un accordo con la minoranza, non vuole dialogare con noi, ma ce lo dica una volta per tutte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, annuncio il mio voto favorevole all'emendamento numero 28. Noi infatti intendiamo la valorizzazione del paesaggio non come un optional estetico o occasionale, bensì come la valorizzazione di quei luoghi nei quali abitiamo e viviamo e dove, prima di noi, altri hanno vissuto e continueranno a vivere in futuro.

La parola paesaggio per noi, e in particolare modo la valorizzazione del paesaggio, ha il pregio di attirare l'attenzione sulle qualità formali, estetiche e simboliche di un luogo. Alla fisionomia di un luogo o di una Regione come la nostra hanno concorso negli anni, e concorrono, le segnature del passato, cioè tutte quelle peculiarità che differenziano i nostri territori: dall'abitazione, alla coltivazione di particolari specie selvatiche, boschive, a tipi di colture agricole, ai tracciati stradali, alle modalità di costruire, sino a quelli che noi chiamiamo comunemente monumenti, alle tracce architettoniche e topografiche più antiche.

Queste considerazioni dovrebbero consentire di comprendere come nella nostra idea di tutela del paesaggio di una Regione sia depositato quel patrimonio d'identità, di cultura e di memoria che solo rende possibile il senso d'appartenenza e di progettualità situato appunto in una comunità. Conservare i tratti identificativi, e quindi valorizzarli, dei propri territori non vuole dire dunque in primo luogo adattarsi in un fastidiosissimo compito di tutela del vecchio, impigliarsi nei vincoli che questa legge impone e nelle limitazioni necessarie a qualsiasi intervento che non sia di nichilistica distruzione; significa, invece, per noi, operare affinché possa continuare una cultura, una forma d'identità nelle sue interne differenziazioni e articolazioni accanto ad altre forme e manifestazioni d'identità culturale, territoriale e ambientale.

In passato, e sino a qualche tempo fa, il concetto di gestione territoriale in termini politici, amministrativi e progettuali si sostanziava in una rappresentazione delle differenze, delle sedimentazioni storiche e culturali, degli aspetti qualitativi e anche di quei colori e di quelle figure che per noi appunto compongono con il loro gioco le differenze dei luoghi. Noi vogliamo inserire, con questo emendamento, "la valorizzazione paesaggistica regionale", perché abbiamo un'idea diversa della tutela del paesaggio e della valorizzazione del paesaggio, quell'idea che, come dicevo in sede di esama dell'altro emendamento, deve partire dal basso e non può essere calata dall'alto senza una discussione, senza analizzare puntualmente ciascuna realtà locale, senza dar voce agli operatori che lavorano sul campo.

Noi vogliamo tutelare le nostre coste e valorizzare ciò che abbiamo e non distruggere come qualcuno vuol far credere attraverso la stampa, perché la nostra cultura paesaggistica e la nostra idea di tutela del paesaggio non è certamente inferiore a quella che gli ambientalisti dell'ultim'ora ogni tanto o attraverso la stampa, o attraverso iniziative sporadiche, tentano di inculcare ai nostri giovani ed in particolar modo alle nuove generazioni. Noi abbiamo un'idea diversa del paesaggio e abbiamo soprattutto un'idea diversa della tutela e della valorizzazione del paesaggio, per questo il mio voto sarà favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, effettivamente parlare ad un'Aula che non ascolta viene un po' in salita. Mio padre licenziò un suo contadino che zappava in campagna perché quando parlava non lo guardava in faccia. Io sono abituato sempre a guardare in faccia il mio interlocutore ma mi rendo conto che la situazione è cambiata e mi adeguerò. Vorrei anche dare un suggerimento, prima di iniziare, signor Presidente, ai miei colleghi Oppi e Diana che chiedono insistentemente, già da tanto tempo, un po' di collaborazione al Presidente Soru. Io credo che non si avrà collaborazione né da parte del Presidente Soru né da parte di questa maggioranza come dimostra l'esperienza di qualche giorno fa, quando al termine del dibattito sulla formazione, non è stato approvato un nostro ordine del giorno che nelle conclusioni era identico a quello presentato dalla maggioranza, perché parte dell'introduzione era differente. E ciò nonostante lo stesso Presidente Soru avesse affermato che se fosse stao approvato un ordine del giorno unitario avremmo avuto senz'altro maggior forza contrattuale nei confronti dello Stato.

Quindi, ritornando al discorso d'oggi, ciò che vogliamo fare con l'approvazione dell'emendamento ora in esame non è, come diceva qualche collega che mi ha preceduto, questione di poco conto. Con questo emendamento, infatti, vorremmo attribuire una valenza centrale allo sviluppo turistico all'interno "sistema Sardegna", cosa che veniva prima sempre contestata dalla sinistra.

Su questo punto immediatamente inizia il fuoco di sbarramento dell'ambientalismo fondamentalista, che noi, signor Presidente, vogliamo combattere, perché è un ambientalismo che non ha il senso reale della società sarda, come dimostrano i risultati elettorali. Piuttosto che incontrarsi, accettare di dibattere, si preferisce andare contro e battersi soltanto a forza di slogan che alzano steccati tra la Regione e le autonomie locali; l'esempio della politica delle coste è illuminante.

La prego, Presidente, di ascoltare le serie preoccupazioni dei sindaci, che voi completamente ignorate; se queste preoccupazioni fossero state prese in considerazione avremmo realizzato le tanto auspicate sinergie del sistema delle imprese fra turismo costiero e zone interne. Si tende invece a demonizzare, senza conoscerle, tutte le richieste e tutti i nuovi progetti, così come si demonizzano le energie alternative, specialmente quelle eoliche che pure fanno parte degli obiettivi strategici dell'Unione Europea. Del resto, se la Sardegna vuole restare all'interno di essa dovrà logicamente sperimentarle.

Noi non diciamo che bisogna costituire parchi eolici ovunque e comunque….

PRESIDENTE: Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signore Presidente, io credo che, considerate le argomentazioni con cui ci stiamo scervellando nell'analisi lessicale della titolazione degli articoli, se questi lavori dovessero divenire oggetto di una tesi di laurea senz'altro né deriverebbe uno studio scientifico che potrebbe servire da base alle generazioni future per l'interpretazione della politica, dei momenti contingenti, come li chiamo io. Ora questo momento contingente a noi impone questo tipo di azione politica, che è dura e pesante per noi, ma non invidio comunque i colleghi della maggioranza, perché credo che malgrado la loro scena muta e il loro apparente disinteresse, avvertano ormai la stanchezza ed una certa insofferenza.

Detto questo, io ritengo che la titolazione "Piano Paesaggistico Regionale"sia stata voluta per gettare fumo negli occhi, è un titolo roboante: mai si è parlato, mai è esistito in Sardegna un piano paesaggistico regionale o provinciale o comunale o di un territorio. Con questo cappello, con questo strumento si vuole infatti coprire quello che effettivamente c'è dentro questo piano paesaggistico, perché quando andiamo a vedere il disposto della norma, è vero che c'è il vincolo, che è calato dall'alto come un'accetta, che taglia tutto il territorio lungo i due chilometri dalla costa, non un metro in più e non un metro in meno, separando le aree in cui si può o non si può d'ora in avanti vivere o operare, ma al di là di questo tutto il resto si rifà alle normali regole urbanistiche.

Si cita il codice Urbani, certamente, ma è giusto dire che il codice Urbani pone i piani paesaggistici allo stesso livello degli altri piani, in sott'ordine rispetto al piano urbanistico regionale che deve essere la norma madre che controlla e da cui discendono tutti i piani urbanistici, paesaggistici di tutela archeologica, ambientale eccetera, redatti dalle province, dai comuni e dagli enti preposti. Quindi è solo, secondo me, una mossa per buttare fumo negli occhi; non si spiega, infatti, che non si voglia in alcun modo accettare la dicitura di piano per la valorizzazione paesaggistica regionale, perché non solo come dicitura ma anche sotto il profilo interpretativo e lessicale è una forma più completa e più rispondente a tutto quello che è presente in questa norma.

Il fatto è che non c'è dialogo, che malgrado tutti gli inviti rivolti da me, da Oppi, da Diana, da tutti gli altri, non si vuole arrivare ad un confronto sereno, per salvare la maggior parte delle cose giuste che ci sono in questa legge e entrare nel merito degli altri aspetti più discutibili. Qui ci sono validi rappresentanti delle imprese, io vorrei sapere che cosa ne pensano le banche che hanno fatto investimenti, che hanno concesso mutui e prestiti alle imprese; vedrete come tireranno il freno a mano d'ora in avanti;, sarà una reazione a catena negativa dal punto di vista economico. Ecco perché si vuole entrare nel merito e vedere quello che deve essere giustamente mandato avanti. Siamo tutti, io per primo, a favore dalla salvaguardia delle coste.Io non ho mai avuto un metro quadro di terreno edificabile; l'unica proprietà che mio padre ha lasciato a me e ai miei fratelli è un terreno agricolo di ottomila metri quadri da dividere in cinque, per essere chiari; quindi non ho assolutamente alcun interesse speculativo; ho l'interesse a salvaguardare l'ambiente, il paesaggio, le coste, la montagna e tutti quegli ambienti insostituibili che la Sardegna, che la nostra Regione grazie al buon Dio ci offre. Non in questa maniera, ma con uno strumento equilibrato, con uno strumento equilibrato dove ci si possa confrontare, caro amico….

PRESIDENTE: Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, sarà un caso fortuito, però da quando è iniziata questa legislatura ogni volta che intervengo ho la sfortuna di non trovare il Presidente Soru presente in Aula. Questo lo dico perché ritengo che anche lui possa imparare, stando qua, cosa è la democrazia e la difesa della democrazia. Io voterò a favore di questo emendamento presentato dal centrodestra e lo stesso dovreste fare voi; ve lo chiedo ancora una volta: leggete con attenzione il comma 2 del disegno di legge, siete voi stessi che parlate di valorizzazione paesaggistica e regionale, ne parlate nell'esprimere il concetto proprio al comma 2.

Intervengo soprattutto perché mi dispiace non essere stato presente al dibattito in Aula sin dal primo momento, però essendo rientrato ieri notte, tra ieri notte e stamattina ho cercato di documentarmi, di capire che cosa era successo in questi giorni in Aula. Devo dire che mi ha preoccupato la dichiarazione dell'onorevole Caligaris contenuta in una intervista rilasciata ad un giornale locale, venerdì mi pare, quando ha invitato il centrodestra a ritirare parte degli emendamenti per accelerare i lavori di quest'Aula. Veda, onorevole Caligaris, noi vorremmo accelerare, però abbiamo presentato gli emendamenti perché vogliamo spiegare ai sardi cosa c'è di nascosto in questo disegno di legge.

Lei dice che ha chiesto un segnale di disponibilità per discutere attraverso gli emendamenti solo le questioni realmente importanti. Io avrei capito la posizione della collega Caligaris se ci avesse indicato in Aula quali erano le questioni importanti, invece lei e tutto il centrosinistra sono rimasti e rimangono assorti in un mutismo inspiegabile.

Allora, se nel proseguo del dibattito, onorevole Caligaris, volesse indicarci le questioni importanti, gli aspetti che dobbiamo spiegare ai sardi se ne avvantaggerebbe tutta la discussione in Aula. Tutti siamo stati eletti in quest'Aula, chi presentandosi direttamente al giudizio degli elettori e chi no, ma soprattutto chi è stato esposto al giudizio degli elettori deve rispondere a quegli elettori. Ecco perché avvertiamo la necessità di spiegare alla gente perché abbiamo presentato gli emendamenti e perché siamo contrari a questo disegno di legge.

Onorevole Caligaris, noi non condividiamo l'impostazione che ha voluto dare il Presidente Soru a questo disegno di legge, non la condividiamo dalle sue fondamenta, e l'unico strumento che abbiamo a disposizione per contrastarla è intervenire in Aula e spiegare ai sardi perché non la condividiamo. Ho avuto modo di spiegare nel mio precedente intervento, in occasione del dibattito generale, il motivo per cui a Costa Rei ieri si è operato in un modo, da parte del centrosinistra, ed oggi si opera in altro modo. State arrecando danni agli imprenditori, a coloro che hanno investito in quella località prima con un provvedimento ed oggi con un provvedimento che si muove in direzione totalmente opposta. Allora spiegate perché fate queste cose! Forse prima non si ragionava mentre oggi si ragiona, o viceversa? Ecco perché è necessario spiegare.

Non basterà neanche il dibattito odierno per sottolineare gli errori di questo disegno di legge, ma ripeto, ci fosse stato il Presidente Soru gli avrei fatto anche un altro esempio….

PRESIDENTE: Non mancheranno occasioni, onorevole Cappai. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, l'intenzione dei presentatori di questo emendamento era quella di modificare la sostanza di questo provvedimento, proprio partendo dal Titolo. Infatti quando si propone di sostituire la dicitura "Pianificazione paesaggistica regionale" con la dicitura "Piano per la valorizzazione paesaggistica regionale" è chiaro che ha un significato.. Oh Pirisi non mi interrompere, insomma…

PIRISI (D.S.). Insomma, cerca di non disturbarmi tu.

PRESIDENTE: No, onorevole Ladu, lasci perdere, lei non risponda all'onorevole Pirisi, parli all'Aula, faccia finta che l'onorevole Pirisi non sia in Aula. Prego.

LADU (Fortza Paris). Siccome continua ad interrompere tutti.

(Interruzione del consigliere Pirisi)

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, si accomodi, prego

(Interruzione del consigliere Pirisi)

LADU (Fortza Paris). No, tu hai interrotto, tu hai tentato di interrompere il mio ragionamento, io sto sviluppando il mio ragionamento, tu hai…

(Interruzione del consigliere Pirisi)

PRESIDENTE: Onorevole Pirisi.

LADU (Fortza Paris). Tu non atteggiarti…onorevole Pirisi!

PRESIDENTE: Onorevole Ladu, ci penso io a riportare l'ordine, lei svolga il suo intervento.

LADU (Fortza Paris). Sì, ci penso io, ma è dall'inizio…

PRESIDENTE: Sì, ci penso io! Onorevole Pirisi si accomodi e non interrompa ulteriormente.

LADU (Fortza Paris). Insomma, dall'inizio del dibattito non c'è intervento che non venga interrotto dal Presidente della Commissione.

PIRISI (D.S.). Ma che cosa sta dicendo? Lei vaneggia.

LADU (Fortza Paris). Allora, Pirisi, io ti voglio dire che tu sei semplicemente un Presidente di Commissione, figuriamoci se fossi altro! Lascia parlare la gente, lascia sviluppare un ragionamento, perché veramente, insomma, bisogna stare con i piedi per terra e far parlare la gente. Se vuoi entrare nel merito, chiedi la parola e parla.

Noi quindi, con questo emendamento, stiamo tentando di modificare concettualmente la legge; quando si dice che praticamente c'è un sistema di norme basato soprattutto sulle distanze e non si entra nel merito delle questioni, noi diciamo che questa impostazione è sbagliata, perché oggi ci sono tendenze nuove, che vedono e concepiscono l'urbanistica in modo diverso. Noi oggi ci stiamo affidando alle distanze; io non credo che sia un criterio giusto, un modo giusto, perché, l'ho già detto in altre circostanze, ci possono essere delle situazioni in cui il danno può essere di gran lunga maggiore se si costruisce, per esempio, a tre chilometri dalla costa.

Questo per dire che il territorio va analizzato, va studiato, l'abito deve essere confezionato su misura, ma per ogni zona della Sardegna, non deve essereci un unico abito che vale per tutte le zone, perché questo è ciò che stiamo approvando. Siamo quindi alla ricerca, in tutti questi giorni, di soluzioni che ci portino ad una sintesi. Abbiamo osservato, in questi giorni, il manifestarsi di contraddizioni all'interno della maggioranza, perché, sicuramente, non tutti sono della stessa opinione. Io ho accolto favorevolmente le aperture di alcuni consiglieri (dalla Caligaris, lo stesso Maninchedda e qualche altro) però poi mi rendo conto che si tratta di voci fuori dal coro, subito contraddette da chi, a nome della maggioranza, interviene successivamente.

Ho sentito, dopo l'intervento dell'onorevole Maninchedda ieri, qualcuno che affermava che qui non siamo al mercato e che non si deve trattare nulla. Io voglio capire - l'ho detto ieri, ma lo ripeto anche oggi - se effettivamente ci siano le condizioni per migliorare la legge, quali siano i margini di migliorabilità della legge, senza chiedere nulla, né "cosucce" né altro perché, almeno per quanto mi riguarda, non dobbiamo chiedere nulla, chiediamo solo che si approvi una legge in grado di fornire risposte ai sardi.

PRESIDENTE: Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Signor Presidente, onorevole assessore, onorevoli colleghi, io mi rifaccio - e cito sempre ad esempio- a quel moderato del collega Marrocu che è intervenuto prima, il quale sostiene che qualcuno dell'opposizione è un po' adirato. Io non vedo colleghi dell'opposizione un po' alterati, anche se la domenica magari avremmo preferito fare altro, come probabilmente anche lei, piuttosto che stare in questa Aula. Quando solleviamo dei dubbi, li solleviamo perché la maggior parte dei comuni costieri che, non so se bene o male, sono gestiti dal centrosinistra, hanno sollevato dei dubbi, e li hanno portati a noi in Commissione, dove era presente anche il Presidente della Commissione, che fa parte dei D.S. non certo del mio partito, ed erano presenti tutti i membri dei Gruppi parlamentari rappresentati in questa Assise.

Voglio citare il caso del comune di Pula, uno tra i tanti che è governato dal centrosinistra: Pula è un comune, come ho ricordato anche l'altra volta nel mio intervento, che secondo me, dal punto di vista turistico, è all'avanguardia, come pure Alghero e altri comuni balneari qua rappresentati. Ora, se il sindaco del comune di Pula all'atto di bocciare un progetto per la realizzazione di alberghi dice: "Non prendetevela con me, ma prendetevela con il decreto salva coste, prendetevela con la Regione; non è colpa mia", evidentemente quella concertazione non c'è stata neanche tra i rappresentanti della vostra parte politica. In ogni convegno a cui partecipate vi vantate dicendo che Soru ha vinto con centomila preferenze; ma anche i sindaci si sono presentati alla popolazione e hanno ricevuto un consenso popolare.

Quando leggo sul giornale che altre amministrazioni del centrosinistra sono state tranquillizzate - cito il comune di Capoterra che da quarant'anni non ha un piano urbanistico - per me va benissimo, però se l'assessore dell'urbanistica ha avuto la pazienza di tranquillizzare il comune vicino alla sua area politica, perché nell'incontro con i 70 amministratori dei comuni costieri non hanno tranquillizzato anche tutti gli altri? Mi ricollego un attimo al comune di Pula perché alcuni partiti che compongono l'attuale maggioranza in Consiglio regionale fanno parte della maggioranza anche in quel comune, mentre altri fanno parte dell'opposizione. La parte che sta all'opposizione, quella dei D.S., dice: "Intanto il piano è illegittimo, l'avete approvato e la Regione provvederà a farlo cassare". La parte di maggioranza che sta in maggioranza, scusate il gioco di parole, invece replica: "No, rientra nella legge perché abbiamo fatto una consultazione con la Regione".

E' chiaro che un cittadino di fronte a tutto ciò pensi che ci debba essere qualche piccola incomprensione, visto che coloro che hanno un mandato popolare - come ce l'abbiamo noi - devono rendere conto delle mancate risposte alle istanze degli impresari che nel territorio vogliono investire e che hanno chiesto di poter investire in quei determinati punti.

Qualcuno si è stupito che la maggior parte dei progetti turistici siano previsti all'interno della fascia costiera tra i 300 metri e i 2.000 metri. Io non mi sono mai stupito, io non rientro tra coloro che devono effettuare investimenti in quella fascia costiera. Noi però abiamo un diverso modo di intendere il turismo, viene sempre inteso come turismo costiero; il 90 per cento del turismo nella nostra Isola è turismo costiero. Quando sono state intervistate le famiglie che trascorrono le vacanze nella nostra Isola tutte hanno confermato che al di fuori del periodo estivo si recano in località montane a visitare i parchi, i laghi, a visitare tutto quello che vuoi. Però, nel periodo estivo, che ci piaccia o no, la gente preferisce venire in Sardegna…

PRESIDENTE: Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, io parto da posizioni diverse rispetto ad alcuni miei colleghi, ed in particolare rispetto all'onorevole Cappai, che si dichiara in disaccordo sui principi del decreto "salva coste", presentato dalla Giunta, per i suoi contenuti. Io invece sono d'accordo con i contenuti di principio, perché - come è emerso anche dalla discussione generale, dove tutti, nessuno escluso, hanno parlato di ambiente e della sua importanza per la Sardegna - la valorizzazione ambientale diventa necessaria, se non indispensabile, per arricchire quell'offerta turistica che oggi, a detta di molti, specialmente e logicamente di tutta la maggioranza, è in crisi. Quest'anno, infatti, si è avuto realmente un calo di presenze; e questo oramai è un dato assodato che viene riportato da tutti. Ciò non toglie però che il settore turistico rimanga per la Sardegna un settore importante, strategico, anche perché nessun altro comparto, considerata la situazione del mercato, può dirsi esente da crisi.

L'agricoltura: oggi sotto i portici del palazzo del Consiglio, è stata celebrata una messa in occasione della protesta organizzata dagli agricoltori per sensibilizzare il mondo politico nei confronti del problema del prezzo del latte. In quell'occasione è apparsa evidente la difficoltà che attraversa il settore dell'agricoltura. Per quanto riguarda l'industria tutti conoscono le difficoltà che affliggono questo comparto. Altri punti di forza per la Sardegna - al di là di dire che l'ambiente è un bene ottimale - quali sono? Rimane il turismo, che piaccia o no.

Io sono contrario che si parli di turismo solamente riferito alla costa, ai due chilometri, io sono per un turismo integrato - questo l'ho detto e lo ribadisco - quindi noi facciamo male a focalizzare l'attenzione sui due chilometri, però purtroppo lo facciamo perché questa legge riguarda proprio il vincolo dei due chilometri. Il vero nocciolo della questione è che manca una strategia da indicare alla Sardegna, manca il dialogo su che tipo di economia vogliamo portare avanti.

Questo è uno degli argomenti che il Presidente Soru ha sottolineato nel suo primo intervento pronunciato in sede di presentazione delle dichiarazioni programmatiche; disse che alla Sardegna mancava un progetto generale e che bisognava lavorare per arrivare a ciò. È questo che dobbiamo fare qua dentro, non perdere tempo in (scusatemi la parola) sciocchezze. Il disegno di legge non è perfetto e va rivisto. Allora dateci l'opportunità di rivederlo insieme; non restate arroccati in una posizione oltranzista che non porta da nessuna parte, se non a stare qui a parlare forse di nulla. Certamente così non stiamo facendo il bene della Sardegna. Questo è un fatto.

PRESIDENTE: Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per rispondere, preannunciando il mio voto contrario, all'onorevole Cappai che, nell'esprimere delle valutazioni in merito all'andamento dei lavori di venerdì, leggendo un resoconto di stampa mi ha attribuito una dichiarazione ai giornalisti che io non ho rilasciato. Ho parlato esclusivamente in Aula e i giornalisti hanno riportato, evidentemente, autonomamente le considerazioni che hanno ritenuto più opportuno sottolineare. La frase è virgolettata ma l'ho pronunciata in Aula, non ho rilasciato interviste, onorevole Cappai; questo come precisazione.

Quella affermazione - la ribadisco nella giornata odierna - si riferisce al fatto che ho ritenuto 1884 emendamenti, di cui 1026 relativi ad emendamenti di emendamenti, difficili da spiegare sotto il profilo della razionalità. E come altri suoi autorevoli colleghi hanno evidenziato - faccio riferimento in particolare all'onorevole Diana - gli emendamenti originariamente proposti dal centrodestra erano pochi, si limitavano soltanto a dieci. Io ho chiesto un maggior senso di responsabilità e che si affrontassero le questioni che l'opposizione ritiene veramente importanti senza nessun mercato e senza nessun atteggiamento moralistico da parte mia. Se è stato interpretato diversamente è stato interpretato in senso malevole, perché io non ho inteso dare lezioni a nessuno. E non ritengo di doverle dare a nessuno, perché non sono qui per dare lezioni, ma per partecipare ad un dibattito sereno, che riguardi le questioni importanti.

E con qualche riferimento velatamente polemico dico anche all'onorevole Oppi - ho visto che oggi l'U.D.C. mi ha riservato una particolare attenzione - che non ho capito esattamente a che cosa si riferisse quando diceva che io lo sapevo; sono comunque disposta, in qualunque luogo ritenga opportuno, a procedere a un chiarimento. Considerato poi che mi si accusa di voler portare argomenti moralistici, io ritengo che comunque ci siano degli aspetti delle nostre prerogative che sarebbe opportuno discutere serenamente.

Ho espresso le mie valutazioni e ho l'impressione, dopo due giorni di dibattito, che il centrodestra non abbia chiari quali siano i punti nodali sui quali intende dibattere; forse sarebbe necessario anche un chiarimento all'interno dell'opposizione, in modo tale che si capiscano meglio quali sono i punti che non posso indicare io, ma fanno parte della vostra capacità, maturità e soprattutto preparazione.

Io sono una neofita, onorevole Cappai, ho tutto da imparare e francamente e modestamente sto cercando di farlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente, ho concluso il precedente intervento ricordando che da qualche mese è giacente presso la Commissione lavoro una proposta di legge relativa all'attivazione dei servizi per l'impiego; so che nel frattempo ne sono arrivate altre. E seppure, come sosteneva un collega, questa condizione ci è stata lasciata in eredità dalla scorsa legislatura, è vero anche che è necessario ripercorrere il perché si è arrivati alla condizione, nella trascorsa legislatura, di non approvare una legge organica, ma di addivenire ad uno stralcio con l'approvazione avvenuta in Aula di un testo recante la firma di tutti i Capigruppo.

La norma era già stata predisposta con una concertazione ampia, che ha visto d'accordo tutte le parti sociali e sindacali, ad eccezione di una organizzazione sindacale che ne ha determinato il rinvio per un anno e mezzo. Era una norma che avrebbe agevolato certamente il mercato del lavoro e avrebbe consentito di superare l'attuale arretratezza degli uffici di collocamento.

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni capisco che lei...

DEDONI (Rif. Sardi). Presidente...

PRESIDENTE. Mi lasci dire. Io la invito a parlare del tema, quando parleremo di impiego, prego.

DEDONI (Rif. Sardi). Presidente, quando lei si è spostato per altri impegni istituzionali e l'Assemblea era presieduta da altro Presidente, io nella continuazione di quel ragionamento che era attinente a quell'emendamento, ma non certamente distante neanche da quello che stiamo discutendo adesso, avevo chiosato sulla necessità che questo Consiglio regionale si occupasse di questioni molto più, come dire, attinenti alle aspettative e alle speranze della Sardegna e non solo di bloccare uno spazio opportuno...

(Interruzione del consigliere Pirisi)

DEDONI (Rif. Sardi). Vuole interrompermi ulteriormente l'architetto.

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni io la invito a proseguire nel suo intervento e magari a attenersi all'argomento in discussione; capisco che è la coda o la testa di un altro ragionamento, ma provi a rimanenere nel tema.

DEDONI (Rif. Sardi). Ma infatti sto rimanendo nel tema Presidente.

PRESIDENTE. Le ricordo che siamo all'emendamento numero 28.

DEDONI (Rif. Sardi). Stavo dicendo che questa proposta blocca effettivamente le possibilità di creare sviluppo ed occupazione, perché anziché salvaguardare le coste della Sardegna nella fascia dei 300 metri dal mare, cerca di salvarle nella fascia dei 2000 metri; bontà di chi pensa che le coste possano essere salvate bloccando ogni possibile iniziativa dentro i 2000 metri. Ci vorrebbe molta più disponibilità ed attenzione verso i problemi veri della Sardegna, ed uno di quei problemi veri e seri è la mancanza di occupazione. Bene quindi ha fatto il collega Uras a sollevare queste tematiche, perché su queste ci dovremo confrontare, su come rivitalizzare un mercato del lavoro che è stagnante, bloccato.

Sembrerebbe, stando a quello che riesco a capire e a riscontrare, dalle letture dei giornali e dalle notizie fornite dai mass media, che stiamo crescendo in opportunità di occupazione e di lavoro, e questo ci aiuterà molto di più. Siccome siamo in tema, mi pare che questa proposta di legge, attraverso il blocco dei lavori nelle coste entro i 2000 metri, miri anche a offrire opportunità diverse con un turismo alternativo. Bene, io credo che questo ci agevolerà di molto in questa prospettiva.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni. Io le chiedo scusa ma bisogna che ci aiutiate a svolgere il nostro lavoro, così non ci rendiamo antipatici e non commettiamo parzialità. Se ognuno sta nel tema noi non facciamo nient'altro che concedere la facoltà di parlare. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Signor Presidente, intervengo sull'emendamento numero 28 per svolgere alcune considerazioni. Io non sto a riprendere certamente i colleghi che sono intervenuti prima di me, però è ingeneroso da parte della collega Caligaris - ma non credo che ci fosse malevolenza nei confronti di questa coalizione di opposizione - sostenere l'assenza di un disegno da parte da chi le parla e di chi parla a quest'Aula. C'è invece un disegno che è esattamente opposto a quello che è in discussione oggi, non solo nelle parole, ma anche nei fatti e nei documenti che sono stati presentati alla Commissione competente, sia nell'attuale sia nella precedente legislatura. I punti di dissenso sono molto chiari: il blocco indiscriminato, la mancata concertazione, il voler andare avanti a tutti i costi attenendosi solo a quelle leggi che governano la pianificazione a livello nazionale subito dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, quindi l'articolo 117 del Decreto Urbani.

Crediamo che i concetti che stiamo esprimendo siano comprensibili, condivisibili soprattutto, perché una cosa è concetti chiari ma non condivisibili, altra cosa invece è esprimere concetti condivisibili; concetti condivisibili che, evidentemente, non trovano alloggio neanche nei pensieri di chi vuole andare avanti in questa proposta di legge, che a noi spaventa. Spaventa soprattutto chi, come me, non ha interessi particolari da difendere, spaventa sapere che moltissimi artigiani nella mia provincia viaggiano tutti i giorni per cercare di trovare lavoro in quelle aree di sviluppo che d'ora in poi saranno bloccate. Spaventa sapere che, per fare un esempio, anche artigiani ed operai del campidanese vanno a dormire nei container, in Gallura, nella speranza di trovare quello che non trovano a casa loro e che per adesso e per i prossimi anni, io ho paura che saranno molti, queste speranze e non solo le speranze saranno vanificate da questo disegno di legge.

La tutela indiscriminata del limite dei due chilometri è ugualmente uno dei concetti che combattiamo, così come combattiamo l'idea di carenza di tutele, che noi sosteniamo erronea, perché esistono leggi che governano il territorio, che tutelano certamente quelle zone sensibili che stanno a cuore a tutti. La pianificazione poteva realizzarsi senza applicare misure così drastiche, che noi riteniamo non solo impopolari ed antieconomiche, ma addirittura dannose per questa nostra Sardegna.

Quindi, questi sono i concetti che stiamo tentando di esprimere sin dal primo momento in cui è iniziata la discussione di questo disegno di legge, sono concetti che credo ai non esperti o ai più esperti siano molti chiari, sono concetti suoi quali credevamo di poterci confrontare. Questo non ci è permesso e quindi continuiamo ad andare avanti nell'esprimere le nostre posizioni, mi auguro non solamente in quest'Aula dove necessariamente l'eco si limita a queste pareti, sperando che questi nostri concetti arrivino e tocchino le coscienze più sensibili di chi, fuori da questo Palazzo, ci ha accordato il suo consenso e ha permesso a tutti di arrivare qua a rappresentare il popolo sardo.

Crediamo che la nostra sia un'azione meritevole di essere tutelata, così come il Presidente che dirige atualmente i lavori dell'Aula e gli altri Presidenti hanno fatto con la massima correttezza. Crediamo che quest'azione debba inevitabilmente portare ad un confronto sul merito che per adesso non esiste. Questo confronto, evidentemente, non è voluto o c'è qualcuno che impedisce che si svolga in quest'Aula e quindi ormai...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto a favore, mio e del mio Gruppo, sull'emendamento numero 28, che ha come obiettivo quello di individuare, nella valorizzazione del paesaggio, la finalità più importante che il centrodestra vuole restituire a questo strumento urbanistico.

Io credo che parlare di valorizzazione significhi davvero affrontare il nodo più importante del proposito normativo, cioè quello di capire come si voglia, sul presupposto urbanistico, impiantare una norma che ponga davvero le premesse per uno sviluppo turistico sostenibile. E siccome noi, per turismo sostenibile, non intendiamo la chiusura col cellophane di tutto ciò che abbiamo di bello e di fruibile dal punto di vista ambientale, ma intendiamo l'utilizzazione compatibile con una fruizione anche da parte delle generazioni future, ecco che questo diventa un concetto altamente economico.

Non dimentichiamo, tra l'altro, che questa valorizzazione nasce in funzione di una proposta normativa fortemente impositiva. Un vincolo così esteso, vincolo che costituisce un sacrificio grande della proprietà privata, introduce necessariamente un elemento di grande fragilità nella norma stessa. C'è pertanto da aspettarsi un ampio contenzioso giuridico di fronte ad una legge così impregnata, appunto, di elementi di imposizione vincolistica.

Noi diciamo, anzi, che qualsiasi rigidità apportata - e che noi sappiamo bene essere stata introdotta dal "decreto di San Lorenzo" e poi reiterata da quest'eroico ordine del giorno del 4 novembre - non può che essere accompagnata da un'analisi documentata - così come qualsiasi provvedimento amministrativo - che davvero individui la necessità, l'urgenza di un sacrificio così elevato che viene richiesto ad un quindici per cento del territorio sardo.

Io ho anche esaminato, tra l'altro, alcuni anacronismi che deriverebbero dall'applicazione di una norma così fatta. In pratica il Consiglio è chiamato a reiterare un provvedimento, appunto, emanato dalla Giunta e quindi dichiarare l'utilità del vincolo dei due chilometri dalla battigia, senza aver voce in capitolo nella fase successiva, quando si andrà a costruire questo strumento di programmazione paesaggistica regionale, che individuerà l'esatta linea di demarcazione di questo vincolo.

Il mio carissimo amico e collega onorevole Porcu diceva: "Sì, ma noi abbiamo in mente un modello "a dente di sega" cioè un modello che nelle "punte" potrebbe prevedere una distanza dalla battigia anche di quattro chilometri". Quindi una sega con dei denti un po' anomali da questo punto di vista, con qualche punta che potrebbe arrivare a quattro, cinque chilometri. Io credo che questa sia la vera, grande preoccupazione oggi del centrodestra. Noi non possiamo pensare di non partecipare a questo studio, a questa analisi, all'approvazione di uno strumento così importante...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente; io intervengo per confermare che noi voteremo contro l'emendamento in discussione e per riprendere anche alcune considerazioni che sono state esposte, compresa l'ultima del collega Pisano. Io ammetto - e lo ammetto per il nostro Gruppo, ma penso di poterlo ammettere per l'intera maggioranza - che noi non siamo in grado di elaborare una sintesi delle vostre posizioni. Non abbiamo la conoscenza delle posizioni delle singole forze politiche, aggiungo che non siamo in grado di operare una valutazione per richiamare le differenze dei singoli interventi, persino degli stessi Gruppi, quindi non siamo in grado di dare una risposta che elabori la sintesi delle vostre posizioni.

È chiaro che non essendo in grado di operare questa sintesi - lo ammettiamo senza nessuna difficoltà - spetta a voi farla. Spetta alla minoranza elaborare una sintesi delle proprie posizioni, esprimerla in quest'Aula, perché siamo contrari ad operazioni che non avvengano qua dentro (come diceva il collega Pisano, richiamato tante volte da altri colleghi) però per attuare in Aula un confronto che contribuisca a definire una posizione convergente, è bene che la minoranza su singoli punti o sull'insieme del provvedimento - che sarebbe la soluzione migliore - ci faccia sapere qual'è la sua opinione. In presenza di una vostra indicazione complessiva se volete, parziale se non siete in grado di farla complessiva, si può senz'altro, sempre in Aula, aprire un confronto più ravvicinato.

Questa può essere una strada, la strada della partecipazione, come sosteneva l'onorevole Pisano, la strada della responsabilità, tenendo presente che noi siamo esposti, abbiamo reiterato il provvedimento l'altro giorno, il 4, il giorno della festa dei combattenti e dei caduti in guerra. Noi siamo i combattenti, voi rischiate di cadere in guerra. Penso che questo percorso possa essere al momento - e concludo - per quanto riguarda il centrosinistra, un'ipotesi di lavoro, un'ipotesi di lavoro, niente di più, niente di meno. Un'ipotesi di lavoro che non vuole contribuire ad esasperare le differenze, che sottoponiamo alla vostra valutazione non perché vogliamo aprire una discussione sul tema, ma perché riteniamo che sia giusto dimostrare attenzione a buona parte delle considerazioni che voi avete pronunciato. A voi la risposta.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione. Prego i colleghi di predisporre la scheda.

SANJUST (F.I.). Chiedo di intervenire.

PRESIDENTE. Colleghi non va bene, avevo già annunziato la votazione, onorevole Sanjust, avevo guardato ed aspettato qualche seconda prima di chiamarla.

SANJUST (F.I.). Presidente, io le chiedo per la prossima volta.

PRESIDENTE. No, io le chiedo per la prossima volta di iscriversi!

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'emendamento numero 28.

Rispondono sì i consiglieri: CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA- CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

presenti 67

votanti 64

astenuti 3

maggioranza 32

favorevoli 21

contrari 43

(Il Consiglio non approva).

Emendamento 35. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, è difficile pronunciare una dichiarazione strettamente attinente all'articolo 1, comma 2 e a questo emendamento, dopo le affermazioni del collega Cugini. Sorprende, infatti, che il segretario regionale dei Democratici di Sinistra, dopo tre giorni di discussioni, evidentemente assuefatto dalle troppe parole del centrodestra, non sia riuscito a cogliere i punti essenziali della nostra azione. Io mi permetto di sintetizzarli, onorevole Cugini, perché rileggendo gli emendamenti forse si possono comprendere.

Il primo è quello che stiamo discutendo, che è una conditio sine qua non, per andare avanti. Avete infatti prevaricato il ruolo che spetta e che è riconosciuto al Consiglio in tutte le regioni italiane. Oggi posso affermare che in tutte le regioni italiane (l'Abruzzo, la Basilicata, la Calabria, la Campania, l'Emilia Romagna, il Lazio e la Liguria) il soggetto che approva i piani territoriali paesistici è il Consiglio regionale. Questo è il primo punto su cui dobbiamo confrontarci, il punto di partenza essenziale dal quale procedere.

Ma è indubbio che l'altro elemento è quello del Codice Urbani. Non si può pretendere che in Sardegna vigano dei vincoli arbitrari, perché sarebbero incostituzionali, considerato che la tutela rimane in capo allo Stato e non alla Regione, per volere del centrosinistra nel 2001, e perché il Codice Urbani fissa precisamente le categorie e gli ambiti di tutela. Quindi non possiamo far gravare sulla Sardegna vincoli inaccettabili. L'articolo 142 del Codice Urbani deve pertanto costituire il punto d'incontro sul quale trovare tutte le intese possibili e immaginabili.

Terzo punto; diritti acquisiti. Sembra assurdo che una forza politica di opposizione debba richiamare il rispetto dei diritti acquisiti. In questo disegno di legge vengono violati tutti i diritti acquisiti.

Ultimo punto è proprio questo emendamento. Il quadro di riferimento e di coordinamento non è il piano territoriale paesistico, è il piano urbanistico territoriale che è alla base di tutta la pianificazione statale e regionale e di tutte le Regioni italiane. Siamo pronti a confrontarci su ogni singola Regione per verificare cosa hanno fatto le altre Regioni. La confusione che avete messo in campo ponendo come primo elemento di pianificazione quello paesaggistico è frutto di confusione e di errata interpretazione delle stesse norme nazionali.

Quindi noi ribadiamo che siamo pronti a discutere, prendendo come base di partenza il progetto dei Democratici di Sinistra, che è un progetto ben fatto, che è inquadrato in questa logica, che non prevarica certamente la logica della pianificazione, un progetto che parte dal piano territoriale regionale per poi scendere sino agli altri. Su questo progetto siamo pronti a confrontarci immediatamente. Questi sono i punti. Se invece si vuole ribadire che il quadro di riferimento e di coordinamento è il piano paesaggistico regionale non possiamo certamente collaborare, onorevole Cugini, perché è un errore concettuale, è un errore politico ed è una sottovalutazione invece del bisogno che si aveva in Sardegna di una pianificazione più puntuale sul piano regionale. E non si possono davvero introdurre norme che hanno come unico obiettivo quello di bloccare lo sviluppo, di non creare le condizioni perché la Sardegna possa, in questi prossimi cinque anni, cresere economicamente.

Basterebbe applicare il Codice Urbani, l'articolo 142 (ma anche il 136 e il 132) per avere davvero quelle indicazioni di sviluppo insieme con le misure di salvaguardia che vengono utilizzate in tutte le altre regioni italiane, Liguria compresa. Se infatti operasse la legge sarda in Liguria, dovrebbero costruire in Piemonte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, nel dichiarare che voterò a favore di questo emendamento, voglio pronunciare una serie di considerazioni. La prima esula dall'emendamento, ma sarò brevissimo. Forse, Presidente, potremmo ipotizzare di ripensare al sistema di prenotazione degli interventi, di cui si è parlato varie volte in questo Consiglio. Questa è una delle poche aule che io conosca che adotta questo sistema e che, alla fine, crea qualche imbarazzo o nel Presidente o in coloro che ritenevano di essere stati notati quando avevano segnalato la propria intenzione di intervenire. Ci sarà senz'altro qualche periodo in cui quest'Aula rimarrà inutilizzata; in quell'occasione si potrebbereo adottare quegli accorgimenti tecnici per rendere più funzionale il sistema di votazione agli interessi complessivi della gestione dell'Aula.

Premesso questo, sull'emendamento specifico, il collega Cugini, ha affermato un concetto importantissimo; che ogni ragionamento sulla legge ha come sede naturale l'Aula, nel senso che, né il centrosinistra né l'opposizione, hanno alcuna intenzione di utilizzare ambienti esterni rispetto a quest'Aula per effettuare le proprie riflessioni. Collega Cugini, lei nel suo intervento ha esordito, come sempre in maniera divertente, peccato che non lo faccia lei l'ostruzionismo, perché ascoltarla sarebbe uno spasso, purtroppo lo facciamo noi che abbiamo meno senso dell'umorismo.

CUGINI (D.S.). Io non ho mai fatto ostruzionismo.

VARGIU (Rif. Sardi). Benissimo! Peccato, è un peccato perché è divertente ascoltarla, ma è un complimento quello che le sto rivolgendo, sarebbe senz'altro più gradevole, considerato che ci dobbiamo stare in quest'Aula, ascoltare i suoi ragionamenti, che presentano sempre uno spiccatissimo senso dello humor piuttosto che altri, che magari sono privi di questa qualità.

Lei - dicevo - nel suo intervento ha esordito col ragionamento sul 4 novembre e ha scelto ovviamente la parte in cui collocarsi, lasciando a noi quella dei caduti in guerra. Io accetto il ruolo che lei ci ha assegnato, però, richiamandomi al famoso "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria, le ricordo che molto spesso i caduti in guerra, qualunque sia la guerra e qualunque sia il motivo per cui la guerra è nata, finiscono per diventare degli eroi nell'immaginario popolare. Allora, io preferisco non cadere e non diventare eroe, nel senso che mi auguro che la Provvidenza consenta a ciascuno di noi lunghe permanenze in questa valle di lacrime, dove pure abbiamo trovato un equilibrio per star bene.

Vorrei pertanto che l'opposizione non cadesse e non cadendo non avesse la possibilità di diventare un giorno eroica per quello che sta facendo oggi. Perché quello che noi stiamo facendo, lo abbiamo ripetuto varie volte, non è una sfida e quindi non abbiamo come aspirazione quella di diventare eroi. Abbiamo invece un'altra aspirazione, da lei sottolineata nel suo ragionamento, e cioè quella di aprire un dialogo che sino ad ora ci sembra mancare. E l'apertura del dialogo deve avvenire, colleghi del centrosinistra, almeno per quanto riguarda noi Riformatori, con la piena accettazione del ruolo della maggioranza.

Noi infatti non siamo d'accordo sulla legge che voi ci state proponendo, ma siamo assolutamente d'accordo sul vostro diritto a proporcela e sul vostro diritto di approvarla. Quindi lo spirito dell'atteggiamento che noi abbiamo sino a questo momento tenuto in Aula non è quello di negare l'approvazione della legge, ma è semplicemente quello di introdurre, nell'ambito della legge, dei correttivi che per noi sono importanti e che ovviamente non alterano le valutazioni di fondo che voi state facendo. Nel senso che se per voi l'argomento fondante e centrale della legge è il limite dei due chilometri - ma il Presidente quando venne in Commissione urbanistica sottolineò che non era quello - potremmo anche fare in modo di non aprire su quel tema il confronto. Il primo tema su cui aprire il confronto è probabilmente quello che ha appena evocato il collega Pili, e cioè il ruolo del Consiglio, anche perché non è un tema che riguarda solo questa legge, ma è uno dei temi dei prossimi cinque anni di legislatura. Quindi la volontà di confrontarci su quest'argomento costituisce già un passo avanti che probabilmente ci aiuterà a "potare" interventi ed emendamenti. Ma deve essere l'Aula - ha ragione lei collega Cugini - la sede principale dove dorà avvenire il confronto.

PRESIDENTE. Onorevole Vargiu, il futuro sistema elettronico di votazione includerà anche la prenotazione degli interventi. Però vi assicuro che non solo il Presidente, ma nessuno di coloro che siedono nei banchi della Presidenza ha registrato iscrizioni a parlare. Confermo che se ci aiutiamo in questo difficile lavoro, che fra l'altro non è occasionale, ma durerà il tempo di esaminare 1800 emendamenti, speriamo di meno, forse anche il Presidente non commetterà errori e i lavori procederanno meglio. Per questo vi chiedo, se è possibile, che chi deve iscriversi a parlare per dichiarazione di voto lo faccia per tempo, entro i primi interventi e non aspetti soprattutto tra un intervento e l'altro che il Presidente indica la votazione, perché questo sta avvenendo. Quindi vi chiedo, ancora una volta, se è possibile, di aiutare il lavoro di chi a turno presiede l'Aula. Per esempio, dopo il suo intervento non ho iscritti a parlare, onorevole Vargiu.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, per esempio, io pensavo di essere stato visto prima, non da lei, ma ho sollevato subito la mano durante il primo intervento, così come, per onor del vero, non se ne farà sicuramente un caso, mentre parlava l'onorevole Pisano io posso sostenere di aver visto l'onorevole Sanjust che chiedeva di intervenire, però può essere sfuggito.

Annunciando il mio voto favorevole all'emendamento, vorrei riprendere un po' quanto sostenuto in un intervento sempre puntuale e a volte semiserio dell'onorevole Cugini, e aggiungerei agli elementi prima posti in discussione dall'onorevole Milia, dall'onorevole Pili dopo e dal collega Vargiu nell'ultimo intervento, che già spiegano molto bene qual è la posizione del centrodestra e quali sono le intenzioni del centrodestra, aggiungerei due considerazioni, onde non cadere in equivoci, in tranelli o quant'altro. Noi vogliamo garantire un andamento democratico e il giudizio democratico sull'azione della Giunta manifestatasi prima con la delibera della stessa e poi con la proposta di questa legge. Noi riteniamo che per garantire un percorso democratico potremmo riprendere i lavori il 21, in modo da riconoscere dignità alla sentenza del Tribunale amministrativo sulla delibera della Giunta, attesa per il giorno 20. Non vogliamo, infatti, che questa decada perché approviamo la legge. Per cui una prima data è il 20, che potrebbe essere - seconda proposta - utilizzata non per perdere del tempo ma per permettere alla Commissione di procedere ad un serio esame degli emendamenti, ad una seria ricognizione degli emendamenti, ad un serio confronto tra le parti degli emendamenti stessi, che possono sicuramente essere rivisti, soprattutto nel numero. Quindi si utilizzi il tempo da qui al giorno 20 per un confronto in Commissione. Perciò, se la maggioranza concordasse sul fatto che tutto questo debba avvenire all'interno della Commissione, si ridurrebbero i tempi, preso atto che noi intendiamo comunque arrivare, come minimo a quella data, e poi si valuterà di giorno in giorno, a seconda dell'atteggiamento della maggioranza. Credo che ci siano argomenti che nella scale delle priorità vengono molto prima della legge urbanistica. Basta leggere i giornali: vorremmo parlare di sicurezza, degli attentati agli amministratori, della mancanza di fiducia nella politica; vorremmo parlare dei concorsi regionali, vorremmo parlare della cartolarizzazione, perché anche qui vedo che ci sono degli elementi discordanti, ma molto spesso gli elementi discordanti sono dovuti al fatto che non ci intendiamo sui termini, ma riprenderemo questo argomento nel corso della giornata.

Così come vorremmo parlare con le forze sociali, confrontarci con esse, perché qualcuno ha asserito in quest'Aula che non capisce l'essenza, la ratio, la ragione e la finalità di 1026 emendamenti. E' un problema suo se non la comprende, basti leggerseli, studiarseli. Era possibile fare questo in una sede diversa, che è quella della Commissione; noi siamo pronti a tornare in Commissione con la legge e con gli emendamenti e sicuramente da lì si potrà uscire con un testo che velocemente potrà essere esitato dall'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (Forza Italia). Signor Presidente, la consumata esperienza e abilità del collega Cugini gli fa dire di non aver ben capito quali siano gli elementi fondanti per la minoranza e opposizione sui quali aprire un dialogo serio, concreto, fattivo e positivo che possa, prima o poi, portare all'approvazione o meno di questa legge, o almeno, se non approvarla, affinché l'opposizione possa concorrere in maniera concreta e in maniera positiva e fattiva alla sua approvazione.

Penso sia abbastanza chiaro quali siano le motivazioni che inducono l'opposizione a portare avanti questo ostruzionismo - sono state ricordate anche dai colleghi Pili e Vargiu - che è pesante per noi, ma credo sia ancora più pesante e imbarazzante per la maggioranza. Quindi ritengo, così come ha sostenuto il collega Capelli, che se si rinviasse la legge in Commissione e si discutesse su alcuni emendamenti fondanti, potrebbe essere trovata la strada per portare alla conclusione il dibattito nei termini e nei tempi che quest'Aula riterrà, mano a mano, giorno per giorno, più opportuni.

Per quanto riguarda l'emendamento in esame non può essere detto - come sostanzialmente si afferma al secondo comma dell'articolo 1 - che il piano paesaggistico è l'elemento di riferimento e di coordinamento di tutta la normativa urbanistica regionale, perché è un'eresia. E' un'eresia urbanistica dire questo. E' un'eresia e se lei lo chiede al suo collega Cugini (stia tranquillo, non può parlare perché ha il bavaglio) però mi creda che direbbe la stessa cosa. Perché da che mondo e mondo è la legge urbanistica ...

(Interruzione del consigliere Cugini)

RASSU (F.I.). Guardi, collega Cugini, io lo ammetto, però il Verbo incarnato purtroppo non dimora né in me né in lei. Esiste una scienza urbanistica da cui discende tutta la materia socioeconomica che regola i piani di valorizzazione e di tutela territoriale, chiamati piani urbanistici e non piani paesaggistici. Io l'ho detto poc'anzi: con questa terminologia roboante si getta fumo negli occhi ai vari fondamentalisti e ambientalisti affinché tacciano, ma leggendo tra le righe è facile individuare motivi seri di preoccupazione da parte nostra, ma credo anche, sotto certi aspetti, da parte vostra.

Non lo si vuole ammettere ma le cose purtroppo stanno così. Questa è una norma transitoria che durerà anni, non mesi purtroppo, perché se durasse sei mesi credo che non staremmo qui a battagliare giorno per giorno con emendamenti su emendamenti, ma durerà anni e per anni bloccherà lo sviluppo socioeconomico, non solo di quelle zone, ma in buona parte bloccherà lo sviluppo socioeconomico della Sardegna. Da qui le preoccupazioni delle associazioni di categoria, da qui le preoccupazioni delle imprese, da qui le preoccupazioni fondate degli enti locali.

Perché non si vogliono ascoltare questi soggetti? Nessuno vuole impedire che siano approvati un progetto di legge che come principio, ho ripetuto e lo ripeto ancora, è sano e giusto, ma troviamo una maniera equilibrata dibattendo, confrontandoci, di portare avanti una disposizione di legge così importante.

PRESIDENTE. Sospende la seduta sino alle ore 15 e 30. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Cappai.

(La seduta, sospesa alle ore 14, viene ripresa alle ore 15 e 43.)

Presidenza della Vicepresidente Lombardo

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta.

Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, signori Assessori e onorevoli colleghi: nell'annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 35 entro subito del merito dell'espressione "elemento indispensabile di riferimento" riferita al piano paesistico regionale ai fini specificati dal comma 2 dell'articolo 1.

Perché è indispensabile questo piano? è indispensabile come ebbi già occasione di dire questa mattina e l'altro giorno nell'ultima seduta, in quanto il piano paesistico deve essere regionale per avere una sua funzione e per potersi considerare realmente un piano, e non uno stralcio del piano paesistico regionale, il quale necessariamente, se fatto in maniera affrettata, diventerà il piano paesistico cosiddetto salva coste. Noi abbiamo bisogno di ripensare, di rivedere, come già hanno fatto anche altre regioni d'Italia, il piano per la tutela del nostro paesaggio tipico.

La Regione Toscana, per esempio, ha approvato un piano che vieta la costruzione di abitazioni nelle campagne, per salvaguardare quel paesaggio tipico che noi già conosciamo dai quadri che riprodotti nei libri di storia dell'arte, dipinti nel Rinascimento italiano. Quindi, hanno operato delle scelte precise: hanno salvaguardato le coste, hanno salvaguardato l'interno del loro territorio e hanno approvato un piano di sviluppo, di urbanizzazione, un piano che stabilisce la tipologia delle case, caratterizzando il paesaggio anche delle campagne. Ciò dimostra l'esistenza di idee chiare su tutto quello che deve essere fatto per salvaguardare il paesaggio dell'intera Regione.

Io sostengo che anche l'interno della Sardegna presenti delle specificità non solo da salvaguardare ma anche da valorizzare: le case tipiche campidanesi della Marmilla, per esempio, sono diverse da quelle di altre regioni del Campidano di Cagliari. Esistono senz'altro delle caratteristiche abitative, costruttive, di urbanizzazione dei centri abitati che vanno salvaguardati, che diventa indispensabile prendere in considerazione per poter dire che si approva un piano paesistico di carattere regionale.

Ecco perché io dico: "Vediamo quali sono i tipi di flora, vediamo com'è il paesaggio che vogliamo disegnare in Sardegna". Io spero che non sia soltanto un disegno ingegneristico, che non sia cioè affidato ai soliti cosiddetti esperti; ci deve essere un concorso di parti, ci deve essere, cioè, la partecipazione degli imprenditori, dei proprietari, ci devono essere le comunità locali che devono esprimere le caratteristiche che intendono valorizzare nelle loro zone. Le norme regionali devono stabilire anche la tipologia dei mezzi di costruzione, cioè le pietre locali, e la loro stessa sistemazione. E' chiaro, altrimenti, che noi non faremmo quanto necessario per gettare le basi di un piano paesistico ragionato e costruito sulle necessità dell'intera Sardegna.

Bene, onorevoli colleghi, noi dobbiamo ripensare - come ho detto prima - anche la politica agricola, dobbiamo ripensare i bisogni del territorio, perché anche il territorio ha necessità di opere importanti di salvaguardia di carattere geologico. Abbiamo zone dissestate dal punto di vista idrogeologico, però dobbiamo avere anche un piano preciso di quello che va fatto. La Regione deve dettare le direttrici, deve limitarsi a dettare queste direttrici di salvaguardia; starà ai Comuni, ai quali noi dobbiamo delegare le competenze, decidere paese per paese le scelte urbanistiche, portarle a compimento e farle rispettare.

Se noi continueremo a difendere questo decreto salva coste l'urbanizzazione selvaggia e l'abusivismo edilizio dilagheranno, perché sarà un abusivismo…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, non avendo avuto l'opportunità di concludere la mia dichiarazione di voto relativa all'emendamento precedente, cercherò di farlo adesso, seppure nel breve spazio che ci viene riservato dal Regolamento. Mi dispiace che l'onorevole Caligaris abbia mal interpretato il mio intento. Avremo modo comunque, con l'onorevole Caligaris, di riaffrontare successivamente il problema.

Per quanto riguarda invece l'emendamento in esame, per il quale voterò naturalmente a favore, mi meraviglia che il segretario regionale dei D.S., il mio amico onorevole Cugini, che afferma di voler aprire il dialogo e chiede quali siano le nostre esigenze, cosa vorremmo fare noi di questo disegno di legge. Il collega Cugini, evidentemente, non ha letto tutti gli emendamenti, oppure non ha riflettuto su tutti gli emendamenti; perché se avesse letto, anche superficialmente, una parte degli emendamenti, probabilmente non ci avrebbe rivolto questa domanda. In parte ha già risposto il mio vice Capogruppo questa mattina quando ha detto che siamo disponibili a un confronto e ad un dialogo, ma dopo il 20, fino al 20 continueremo la nostra battaglia". E così come ho affermato prima, la continueremo con un unico obbiettivo che è quello di spiegare ai sardi il danno che arrecherà questo disegno di legge.

Purtroppo, sarò ripetitivo, continuo a sostenere che quello in esame non è neanche un disegno di legge della maggioranza; è il disegno di legge del Presidente Soru. Io lo dico e continuerò a ripeterlo perché penso che anche all'interno della maggioranza ci siano dei sindaci, ci siano degli amministratori locali e non penso che questi sindaci possano condividere in toto questo disegno di legge. Mi dispiace - e lo ripeterò all'infinito - che non ci sia il Presidente Soru perché adesso porto un altro esempio: la Wind sta realizzando una rete da Cagliari a Oristano, e ha chiesto l'autorizzazione per installare un traliccio in agro di Furtei, che non rientra nel mio collegio elettorale ma in quello di qualche sindaco presente in quest'Aula. L'ufficio tecnico del comune di Furtei istruisce la pratica, prepara il decreto di concessione, esce il decreto Soru, e il decreto di concessone non può più essere rilasciato. Questo è un altro degli esempi, seppur piccolo, dei danni arrecati da questo decreto. Arrecati a tutti, perché senza il traliccio a Furtei la Wind non può arrivare a Oristano. Ma la Wind serve a tutti, non serve solo al Comune di Furtei o al Comune di Oristano o al Comune di Cagliari, serve a tutta la Regione sarda.

Allora, di questi esempi successivamente ne porteremo molti. Noi ce lo siamo studiati il disegno di legge. Siamo andati a verificare passo per passo i danni che crea. E se altrettanto avessero fatto molti dei colleghi che non parlano in quest'aula, (stanno zitti perché gli è stato imposto di stare zitti) se avessero esaminato attentamente il disegno di legge, probabilmente interverrebbero di più, almeno per correggere gli errori macroscopici in esso presenti. Noi siamo disposti, ripeto, al confronto, però lo saremo in seguito, caro collega Cugini, dopo che Soru sarà sceso a più miti consigli.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto . Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, in questa maratona dovremo ripeterci spesso perché l'argomento che viene trattato è sempre il solito. Siamo stati accusati comunque dalla maggioranza di praticare ostruzionismo; sarebbe opportuno capire il significato di questo ostruzionismo. Nel gioco del calcio, durante una partita, se un giocatore commette un fallo di ostruzione viene punito con una punizione in seconda, e viene praticamente ringraziato dalla sua squadra perché ha impedito alla squadra avversaria di poter andare a rete, quindi ha compiuto opera meritoria nei confronti di una certa parte; analogamente il nostro ostruzionismo serve solo ed esclusivamente per i sardi, per salvare i sardi da una legge che li condannerebbe alla recessione. Per cui tutta la nostra attività di questi giorni sarà solo ed esclusivamente improntata a migliorare la condizione di vita e lo sviluppo di tutto il tessuto regionale.

Abbiamo sentito, anche nel corso del dibattito, qualche suggerimento proveniente da esponenti della maggioranza, della cosiddetta maggioranza;esponenti anche di un certo livello. A noi fa piacere riscontare queste aperture, questo cambiamento di rotta da parte loro, però, considerato ciò che è accaduto in quest'ultimo periodo, possiamo far poco affidamento sulla proposta fattaci dalla maggioranza, perché con le continue smentite, da parte del Presidente, delle posizioni assunte dagli Assessori, sarebbe molto ma molto più opportuno che fosse lo stesso Presidente, lo stesso Governatore a chiedere un time out per sederci attorno a un tavolo a discutere su quali possano essere le nuove strade o la strada da far percorrere a questo provvedimento. Questo non penso che avverrà, per cui da parte nostra continueremo senz'altro un'azione nella nostra azione nel tentativo di apportare, almeno nella misura in cui sarà possibile farlo, qualche cambiamento a questa legge.

Con l'emendamento che stiamo discutendo - e anticipo al Presidente e all'Aula che voterò a favore - si intende sostituire al comma 2 dell'articolo 1 la frase "il quadro di riferimento e di coordinamento" con la frase "elemento indispensabile di riferimento". Non si tratta di un problema puramente terminologico ma di frasi che rivelano un diverso modo di concepire la strumentazione urbanistica. Mi auguro che si riesca a prendere questi temi nella dovuta considerazione. Noi, ripeto, stiamo discutendo in quest'Aula una legge che senz'altro i sardi potranno ricordare, perché non è mai capitato nella storia della Regione Autonoma della Sardegna, che si potesse arrivare ad un muro contro muro tra le due posizioni, ossia tra le due parti, la maggioranza e l'opposizione. Ma noi ci sentiamo obbligati a percorrere questa strada, perché la maggioranza mira ad attuare un programma, che sarà oltremodo deleterio per i sardi.

Noi sosteniamo dire che decreto cosiddetto salva coste, non è un progetto salva coste; ormai se ne rendono conto i sardi e tutte le persone che svolgono la loro attività non soltanto all'interno delle coste, ma anche all'interno della Sardegna.. Io dissi all'Assessore competente che dovendo predisporre un piano urbanistico comunale, poiché il mio comune si trova in una fascia di non facile amministrazione come quella costiera, mi troverei nella condizione di non poterlo nemmeno presentare. Io gli sto chiedendo da tanto tempo - e mi auguro che possa ricevere una risposta anche a breve - quali possano essere le strade che deve percorrere Sassari per potersi vedere approvato il piano urbanistico comunale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, per rimanere in linea e in argomento esprimo il mio voto a favore dell'emendamento numero 35, perché anche questo è coerente con quanto abbiamo più volte ribadito, sia nei lavori in Commissione sia in questi giorni nel corso, appunto, del dibattito in Aula.

La Regione ha il dovere di indicare alle amministrazioni locali ed ai cittadini una normativa di riferimento in base alla quale poter pianificare e programmare il futuro sviluppo del territorio. Sostanzialmente ha il dovere di dare certezze su come agire e operare. L'insediamento di questa Giunta ha viceversa coinciso con l'emanazione di provvedimenti che hanno contribuito a turbare, a preoccupare e direi, quasi ad intimorire. Ha creato quel clima di grave incertezza che mortifica lo spirito di intraprendere qualsiasi attività e non permette un pieno utilizzo delle risorse umane e la completa esaltazione delle potenzialità della Sardegna. Compito di una Regione che ha a cuore lo sviluppo del suo territorio non può essere quello di mantenere i cittadini in una grave situazione di stallo, uno stallo che secondo noi durerà 4 o 5 anni.

Ecco perché, a nostro parere, il piano paesaggistico regionale non si dovrà limitare ad essere un generico quadro di riferimento e di coordinamento, bensì un elemento indispensabile - e vorrei rimarcare appunto il termine indispensabile - di riferimento per lo sviluppo sostenibile. I cittadini non hanno bisogno di esagerati divieti, ma di proposte e indicazioni certe su come operare. Le amministrazioni locali e tutti quei cittadini che con questa proposta di legge, ma ancora più con la proroga del limite di inedificabilità nella fascia costiera dei duemila metri, si trovano in una sorta di limbo, hanno bisogno di sapere se i loro sforzi ed i loro investimenti non andranno perduti.

La riforma Urbani ha determinato l'ingresso nel nostro sistema giuridico del codice dei beni culturali e del paesaggio; l'utilizzo del termine "codice" rappresenta indubbiamente un impegno importante per qualunque legislatore. Io credo che i colleghi presenti in quest'Aula, molti dei quali sono anche avvocati, sapranno meglio di me di che cosa si tratta. Come è noto il codice, nel suo senso più lato, rappresenta una raccolta di norme, organizzata metodicamente per la disciplina organica di una determinata materia, con la naturale pretesa di essere esaustiva e definitiva. Il Codice Urbani va letto in quest'ottica e interpretato alla luce degli ulteriori strumenti messi a disposizione del legislatore delegato per tutelare e promuovere efficacemente tutto il settore.

Il Codice Urbani stabilisce, tra l'altro, che il piano paesaggistico regionale ha contenuto descrittivo, prescrittivo e propositivo. Noi ci domandiamo: che contenuti propositivi potrà mai avere un piano che nasce da una legge che vieta e basta? Quali proposte, quali indicazioni e quali rassicurazioni potranno giungere ai cittadini da un piano paesaggistico regionale figlio di una delibera che, secondo noi, causerà danni diretti per 5 mila e 700 miliardi delle vecchie lire, più quelli indiretti non ancora quantificabili?

Vedete, è l'approccio proprio culturale che non va in questa proposta di legge. Si respira un mal celato fastidio per tutto ciò che è attinente con i tempi dell'economia e per le esigenze degli operatori economici, che sono poi quelli che creano occupazione, sviluppo, benessere diffuso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole all'emendamento in esame. Le riflessioni pronunciate poc'anzi dal collega Moro, aprono un momento di doverosa riflessione rispetto all'evolversi di questo disegno di legge e alle conseguenze, io non parlo di conseguenze catastrofiche per lo meno adesso, ma soprattutto alle conseguenze nell'immediato che esso può determinare.

Io rivolgo una domanda al presidente Soru, che segue i lavori con molta attenzione come sempre. Sassari, seconda città della Sardegna, città che purtroppo versa in un momento difficilissimo sia economico che culturale, non può approvare secondo questa normativa, che piaccia o non piaccia, il piano urbanistico comunale perché ha borgata che si chiama Biancareddu (non ha nulla a che vedere con il nostro collega gallurese) che è ubicata a meno di due chilometri dal mare. Per redigere un piano urbanistico completo occorre l'insieme di tutti gli elementi, centro, centro storico abitato e borgate, e Sassari ha un sistema complesso tra agro e borgate, che poi costituiscono la storia di questa città.

Pertanto un progetto di riqualificazione - credo che qualsiasi parte politica dalla sinistra alla destra dovrebbe pensare a un progetto di riqualificazione globale di Sassari, delle sue periferie e delle sue borgate - non potrà decollare sino a iter avvenuto di approvazione del piano paesistico e di tutto quello che ne consegue, compreso l'adattamento del nuovo piano urbanistico comunale. Io allora chiedo all'Aula una situazione del genere, se non si apportano correzioni serie, possa essere pensata. E dico solo pensata, e mi limito a questo.

Qua non stiamo toccando zone sensibili, stiamo pensando al futuro di un territorio, di una città che costituisce punto di riferimento per l'intero territorio, una città che è già stata martoriata da scelte politiche che noi abbiamo condannato, ma alcuni dicono che fossero inevitabili, come quelle degli anni '60. Una città che ha uno sbocco ben definito che è quello del mare del nord-ovest della Sardegna, è una città che non può darsi una dimensione nuova e non può ipotizzare uno sviluppo e una crescita compatibile con quella che è la sua vocazione, perché arriva questo provvedimento che di fatto ingesserà - io mi tengo molto prudente - per lo meno per tre anni, una qualunque ipotesi e in qualunque maniera venisse pensata; questo è uno dei punti.

Un altro punto credo che possa essere ben identificato con un'altra riflessione sul tema. La riflessione è questa; io già immagino gli spot:" Venite in Sardegna, la terra, la Regione che ha vietato qualsiasi speculazione, la Regione che vuole conservare intatte le sue coste, la Regione che offre quella garanzia di ambiente e di natura unica nel bacino del Mediterraneo". Ma, quando i turisti arriveranno e troveranno servizi e sottoservizi obsoleti o non adeguati a quell'offerta di qualità che lei stesso ha preconizzato nelle sue dichiarazioni programmatiche (e anche questo per 2-3 anni dovrà succedere inevitabilmente, sempre tenendomi ottimisticamente prudenziale come valutazione di medio periodo) pensiamo noi che questi turisti, i tour operator che governano ormai il mondo, perché non sono certo gli albergatori sardi o continentali che governano i flussi turistici, riusciranno e avranno la pazienza di aspettare?

Alla bellezza naturale e alle coste intonse - quelle che sono rimaste e sono tantissime - e al tessuto culturale, economico e sociale della Sardegna, è necessario aggiungere un'offerta di servizi di qualità senza la quale i flussi turistici non possono più venire in soccorso di quella che ormai è diventata la prima industria in Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio e della Giunta, intervengo per annunciare il mio voto a favore dell'emendamento numero 35.

L'emendamento sostitutivo parziale prevede all'articolo 1 comma 2, la sostituzione dell'espressione "Il quadro di riferimento e di coordinamento" con l'espressione "elemento indispensabile di riferimento". Mi viene spontaneo, signor Presidente, pensare al piano paesaggistico regionale, ma a pensarlo come strumento correlato al piano urbanistico, per cui il piano paesaggistico non può essere il quadro di riferimento e di coordinamento, ma penso che sia invece uno strumento che affrontando appunto gli aspetti più specificatamente paesaggistici, debba essere definito in termini normativi proprio dal piano urbanistico regionale.

Dicevo prima che se noi dovessimo partire dall'idea che il piano paesaggistico sia un piano composto di tante cartoline, molto probabilmente quella che deve essere la caratteristica prima di un piano urbanistico, cioè quella di seguire l'evoluzione nei tempi e negli anni, di costituire una sintesi delle regole che devono caratterizzare i futuri sviluppi della nostra regione sul sistema dei comuni costieri, come su tutto il territorio regionale, verrebbe senz'altro a mancare. Diventa quasi impossibile non pensare che questo diventi un progetto di staticità, un progetto di relazione statica di un sistema che al lato pratico viene privato di una delle sue caratteristiche che devono portare alla programmazione dello sviluppo.

Quindi, una situazione statica, una situazione di blocco, una situazione dove effettivamente non è possibile pensare di far crescere le nostre realtà sia in termini urbanistici sia soprattutto in termini di servizi, intendendo come servizi la messa a disposizione delle nostre comunità di quel patrimonio ambientale che deve costituisce l'immagine promozionale della nostra terra, sia quando si interviene sulla programmazione economica in generale, sia quando si interviene sulla programmazione di settore (turistico o agricolo, industriale, ecc.).

Devo dire che ci stiamo impegnando tutti nel tentativo di scuotere le menti, le menti pensanti - passi per chi non ha voglia di impegnarsi in questi discorsi - dei colleghi della maggioranza con questo sforzo di formazione sul tema dell'urbanistica e del paesaggio.

Noi continuiamo a dire, signor Presidente, che l'urbanistica, che un piano paesaggistico non può essere una materia arida, una materia statica, una materia sulla quale…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Murgioni, io ti ho risposto. Adesso attendo risposte.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, io intervengo e dichiaro il mio voto favorevole su questo emendamento per il semplice fatto che l'articolo 1 quando definisce il Piano paesistico regionale "quadro di riferimento di coordinamento" degli atti di programmazione e pianificazione regionale, fa riferimento allo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale. Invece, questo provvedimento si limita - e l'ho detto prima - ad affrontare l'argomento del limite dei due chilometri. Alla fine scopriamo che in questi due chilometri (dove ci sono circa 70 comuni, presidente Soru) solo 21 comuni hanno approvato il loro piano urbanistico comunale. Forse adesso arriviamo a 25, non di più. Ciò vuole dire che i restanti comuni sono senza piano urbanistico, cioè non possono pianificare.

Io sono un sindaco che ha pianificato e che sta attuando la pianificazione e quindi conosco quali sono i tempi ed i termini d'intervento in un territorio. Le posso assicurare che sono lunghissimi! Lo dicevo questa mattina, lei non c'era, ma lo ripeto: noi a Castiadas abbiamo impiegato circa sei anni per mettere a fuoco il piano urbanistico, tenendo conto chiaramente delle nostre risorse, perché prima occorre procedere ad un'analisi sul territorio, su quelli che sono i punti di forza e di debolezza e dopo si definisce un progetto per arrivare poi alla pianificazione; quello che si sarebbe dovuto fare anche qua dentro e che purtroppo non si è fatto.

Qui si è partiti con un progetto di legge che non tiene conto, secondo me, degli obiettivi da raggiungere, e questo è il problema reale che abbiamo in Sardegna. Lei - e lo ripeto perché prima non c'era - ha detto in sede di presentazione delle dichiarazioni programmatiche - ed ero d'accordo con lei e sono d'accordo con lei - che manca un progetto di sviluppo complessivo per l'intera Sardegna, dove mettere a fuoco tutti i comparti, quelli più avanzati e quelli più arretrati, per poi poterli inserire in un progetto strategico, in modo che tutti producano un certo ritorno economico, cioè una certa soddisfazione per i cittadini sardi. Del resto siamo un milione e mezzo di abitanti, non siamo 50 milioni di persone.

Non si capisce allora perché, nonostante siamo pochi, nonostante viviamo in una regione di una certa dimensione, nonostante abbiamo alcune ricchezze importanti strategiche, siamo poveri! Questo non si capisce. C'è qualcosa che non funziona!

Oggi, nel 2004, il mercato è molto veloce; o lo si è altrettanto o si rimane fuori, e lei lo sa molto bene tra l'altro. Non possiamo imporre al mercato le nostre regole, perché nel mercato il consumatore finale acquista il prodotto che meglio crede di acquistare! Non è che noi possiamo imporre quello che noi abbiamo. Assolutamente! Lo possiamo anche portare sul mercato, e se siamo fortunati possiamo trovare un consumatore finale che l'acquista, altrimenti il prodotto, pur presente nel mercato, non produrrà alcun tornaconto.

Allora, la mia riflessione è questa: considerato che mancano 55 Comuni, dove tra l'altro ci vive il 65 per cento del popolo sardo, e siccome qui stiamo parlando degli interessi della Sardegna, non sarebbe il caso, Presidente, di prendere atto, senza nessuna sconfitta da parte di qualcuno, della necessità di approfondire l'argomento? Prima affrontando il problema dello sviluppo della Sardegna in quest'Aula, per arrivare a capire cosa possiamo fare per questa regione, poi cercando di pervenire ad una pianificazione.

So che l'argomento è profondo e andrebbe affrontato certamente non in 5 minuti, però per rispondere all'onorevole Cugini: onorevole Cugini è chiaro che tutti quanti abbiamo bisogno di incontrarci per discutere su questo provvedimento. Alla fine che cosa le posso dire? Le posso dire: passi che non ascoltiate la minoranza, che al limite conta poco, però sono arrivate qui le parti sociali, cioè coloro che rappresentano la Sardegna, che hanno portato avanti delle istanze; almeno tenete conto di queste! Se si parte dalle istanze di chi è venuto in Commissione per rappresentarci i loro problemi, io credo che si sia già a un punto di partenza. Lei mi dice di no. Io altri consigli non ne posso dare.

CUGINI (D.S.). Sei tu che devi rispondere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA (Prog. Sardegna). Signor Presidente, in questa fase m i sembra giusto effettuare alcune puntualizzazioni. La prima è questa: non si può continuare a ritenere che questa legge sia una legge improvvisata, una legge che non abbia un sostegno, un riferimento in un programma. Questa legge è l'espressione di un programma elettorale con il quale ci siamo presentati, un programma elettorale che in questa prima fase, amplissima di consultazione, ha avuto un sostegno.

Questa legge è stata presentata dalla Giunta nella sua collegialità; non dimentichiamoci del fatto che il concetto di nuovo governo e di coalizione prevede la compartecipazione, ma riconosce un ruolo importante anche al leader della Giunta e dell'intera coalizione. Questa legge però è stata arricchita, integrata, è stata emendata, è stata completata dal lavoro dell'intera coalizione, non per niente sono stati presentati degli emendamenti. Non solo, ma questa legge ha anche recepito, nelle ritualità che qualcuno contesta, ha recepito molte delle osservazioni che ci sono state fatte in sede anche di consultazione. La concertazione, anche il codice urbani lo ripete, la concertazione riguarda le fasi che poi portano alla costruzione dei programmi definiti nella loro articolazione. Per cui è stato fatto forse anche un po' di più rispetto allo spirito di questo testo unificato.

Bene: noi ribadiamo che questa legge è una legge che viene da lontano, è una legge che si fonda sul concetto di sviluppo sostenibile, riteniamo che solamente lo sviluppo sostenibile sia in grado di equilibrare l'interno e l'esterno, riteniamo che intervenendo in questa zona costiera, noi operiamo un intervento significativo per il resto dell'intero territorio regionale. Riteniamo che il piano paesistico regionale sia sovraordinato, abbia una funzione strategica rispetto alla definizione anche dei piani urbanistici. Riteniamo ed abbiamo dimostrato questo che questa legge è perfettibile. Quello che contestiamo è il fatto che la si possa stravolgere.

Se nell'ambito dei criteri, se nell'ambito dello spirito generale che ha presieduto la proposta, l'integrazione, l'elaborazione di questo testo che é alla discussione di quest'Aula, ci sono spazi per il confronto per l'integrazione, per il miglioramento - cosa che è accaduta già in alcune fasi - ebbene, noi siamo disponibili! Non siamo invece disponibili ad uno stravolgimento.

E allora, sotto questo punto di vista si è discusso. La prima osservazione che ci è stata mossa è la seguente: "Perché prevedete che nell'ambito o nello spazio dei primi 300 metri si debbano fare delle ristrutturazioni? Così facendo si compirebbero delle discriminazioni". Benissimo. Vogliamo che questo testo sia un testo più rigoroso? Siamo disponibili. Un'altra associazione riguarda la questione dei diritti acquisiti. Abbiamo già dimostrato, presentando gli emendamenti, di essere assolutamente attenti e disponibili per far sì che questa legge non sia considerata una legge che blocca, ma una legge che promuove, una legge che conserva, una legge che rende possibile poi lo sviluppo per tutti. Sotto questo punto di vista noi siamo assolutamente disponibili. Vogliamo aprire un confronto nel rispetto della cornice generale, nel rispetto cioè dei principi anche economici che sostengono questa legge? Siamo disponibili!

Vogliamo parlare delle zone D, vogliamo parlare delle zone E? Del resto, in parte l'abbiamo anche fatto. Vogliamo affrontare il tema anche dei contratti di programma, della programmazione negoziata? Discutiamone! Nel rispetto però dei principi fondamentali rispetto ai quali noi non ci facciamo intimidire da nessuna minoranza. Ci possono tenere qua fino al mese di dicembre ma noi da questo punto di vista…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, io credo che l'intervento dell'onorevole Pinna ci aiuti davvero a individuare elementi non solo di apertura, come mi è parso di cogliere, ma elementi che potrebbero portarci a dei ragionamenti complessivi, nel rispetto dei reciproci ruoli. Perché noi siamo i primi - l'abbiamo già detto e lo ripetiamo - ad avere rispetto del ruolo della maggioranza. Noi vogliamo offrire dei contributi, dei miglioramenti, come li ha chiamati l'onorevole Pinna. D'altro canto io mi immagino che siano già percettibili, già visivamente osservabili questi elementi di miglioramento.

La prima nostra richiesta in assoluto, lo ripetiamo, è che venga confermato un principio a nostro giudizio statutario e quindi imprescindibile: quello di restituire a questo Consiglio la competenza su quello strumento di alta programmazione, così come d'altro canto è stato detto e riferito dall'onorevole Pinna, che è il Piano paesistico regionale. Noi non vogliamo infatti stravolgere le cose, vogliamo il rispetto degli elementi di composizione dello stesso strumento. Ma ci sono altri punti sui quali sarebbe opportuno ragionare insieme. Per esempio: la generalizzazione del vincolo che porta la fascia protetta da 300 metri a 2000 metri (quindi poco più di un miglio che si aggiunge ai 300 metri già esistenti, che potremo idealmente chiamare " il miglio verde"), che si va ad aggiungere ulteriormente a quella mappatura dei vari siti che sono in maniera generalizzata indicati come destinatari di un vincolo di inedificabilità totale, non può non crearci preoccupazioni.

La sovrapposizione mappale soltanto dei cosiddetti 14 comuni a rischio idrogeologico, ad alto rischio, degli ulteriori 34 comuni a rischio idrogeologico, che pure sono individuati, la mappatura di tutto ciò che è definito dalla Regione Sarda come sito d'interesse comunitario, la grossa contraddizione scaturente dal piano paesaggistico del Sinis che, oggi come oggi, porterebbe a poter costruire dai 300 ai 2000 metri sono tutti aspetti e problemi che meriterebbero di essere rivisti, ma proprio con il raziocinio di tutti, facendo ragionamenti concreti, tenendo in considerazione ciò che diceva poco fa il sindaco di Castiadas, quando affermava di essere un sindaco penalizzato (intendendo naturalmente il suo territorio), proprio perché ha fatto le cose per bene!

L'"effetto Villasimius" che è un effetto contiguo a Castiadas, non può sfuggire a nessuno di noi. Oggi l'aver riempito tutto e probabilmente quasi più di tutto a Villasimius, premia Villasimius perché potrà costruire ancora oltre i due chilometri! Mantenendo quella pressione, che giustamente è stata rilevata in più occasioni, che diventa ancora superiore! Cioè la pressione antropica, alla quale qui abbiamo fatto vari richiami, va ad accrescersi là dove effettivamente non vi è più spazio. Una continuità edificatoria senza limiti, quindi, una situazione a mio giudizio ingiusta, che può essere corretta.

È molto ma molto apprezzabile, a mio parere, l'intervento che ha pronunciato questa mattina l'onorevole Cugini, così come quello dell'onorevole Pinna, proprio perché dimostrano questa disponibilità. Trovare il metodo significa esattamente stabilire quale è il percorso, perché nessuno di noi ha obiettivi reconditi diversi; non ci sono questi obiettivi, per lo meno noi riformatori non perseguiamo obiettivi diversi, il nostro unico obiettivo è costruire una strumento che risponda a quello che oggi la Sardegna chiede.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, sia pur di domenica, sia pur con una certa stanchezza, però forse alcuni elementi sostanziali stanno emergendo in quest'Aula. Nel dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento vorrei esprimere alcune considerazioni generali che riguardano però anche l'emendamento in esame. Due sono, a mio parere, i livelli su cui ci stiamo confrontando: uno riguarda un problema politico di fondo, l'altro un problema di tipo più specifico, settoriale, di politica urbanistica.

Per quanto riguarda il problema politico di fondo, voi avete iniziato l'esame di questa legge, la prima legge presentata in questo Consiglio regionale da voi, con un atteggiamento che emergeva dagli interventi, dal modo con cui entravate in quest'Aula e ne uscivate, dal modo con cui avete partecipato a qualunque dibattito, anche nelle precedenti mozioni, e cioè quello dei vincitori: "abbiamo vinto, i numeri li abbiamo noi per governare, il Consiglio è una propaggine dell'organo esecutivo, quindi a parte le questioni istituzionali, di riforma, per quanto riguarda il governo lasciateci lavorare".

Voi avete pensato quello che tante volte avete contrastato nella dialettica, nella vostra retorica che si contrapponeva magari alla nostra, e cioè che la democrazia fosse confronto muscolare, confronto di numeri. Chi vince deve governare, chi non vince stia buono e aspetti il prossimo turno, se arriverà. È proprio il contrario. Io mi rivolgo non tanto a Renato Cugini, ma a quello che ha detto prima Paolo Maninchedda in un intervento precedente: "Prendete atto che avete perso le elezioni, capita a tutti di perdere nella vita e capita di vincere, adesso state buoni, lasciate perdere il lutto e cominciate a lavorare". Il problema è un altro.

CUGINI (D.S.). Ma perché non gli rispondi? Rispondi a Pinna.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego di smetterla.

LA SPISA (F.I.). Non c'è problema, non lo sento perché quando io voglio dialogare dialogo diversamente con il collega Cugini, non così.

Io capisco quanto ha detto qualche giorno fa l'onorevole Maninchedda, ma occorre tenere presente che in un'Aula così, in cui c'è una maggioranza che ha ottenuto il 60 per cento di seggi grazie ad un premio di maggiore (non perché avesse ottenuto il 60 per cento dei voti) non è ragionevole procedere solamente sulla base dei rapporti di forza, perché allora basterebbe presentare le leggi, e poi (come si faceva nei congressi di alcuni partiti dove si contavano le tessere) contare i seggi; che problema c'è?

Ma è un altro il problema, colleghi ed amici (non lo so se amici della Giunta) vi rendete conto che forse noi non siamo i difensori della speculazione in Sardegna? Può darsi che lo siamo, ma può darsi anche che non lo siamo. Può darsi che alcune delle 1800 ragioni che abbiamo documentato attraverso i nostri emendamenti abbiano qualche fondamento almeno su quei tre punti, e cioè il limite del vincolo nel rispetto del Codice Urbani, la questione dei diritti acquisiti e la questione del coinvolgimento del sistema delle autonomie locali.

Su queste tre grandi questioni ci vogliamo confrontare? Ma confrontare seriamente. Se c'è un confronto vero emerga innanzitutto in quest'Aula, nella serietà degli interventi e nella disponibilità ad entrare nel merito delle questioni. Noi le questioni a cui tenevamo le abbiamo enunciate e scritte in questi giorni. Ci fate capire se anche da parte vostra c'è un pò più di umiltà rispetto a quella che avevate quando avete iniziato l'esame di questa legge?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, credo che ciò che ha rappresentato poc'anzi il collega onorevole Stefano Pinna non sia stato colto, e credo anche che - lo dico con il massimo rispetto nei confronti del rappresentante capogruppo di Forza Italia - abbia ingenerato, anche col suo intervento, qualche elemento ulteriore di confusione. Perché l'onorevole Pili ha affermato, nel suo ultimo intervento, che c'erano almeno tre punti, poi ne ha aggiunto un quarto che però non ha esplicitato bene, e ha parlato del ruolo del Consiglio regionale all'interno delle problematiche relative alla pianificazione paesaggistica, ha parlato del Codice Urbani affermando anche - ha citato l'articolo 142 - che il vincolo dei due mila metri è anticostituzionale. Poi, la terza questione, ha parlato dei diritti acquisiti. Lei, onorevole La Spisa, adesso ne ha aggiunto un altro, che forse l'onorevole Pili si era dimenticato di citare, ed era il coinvolgimento del sistema delle autonomie locali.

Credo che con il tempo poco che abbiamo a disposizione non possiamo confrontarci concretamente sulle questioni da voi proposte. Stamattina l'onorevole Cugini vi ha chiesto di operare una sintesi tra di voi, Gruppo per Gruppo per lo meno. Io l'ho detto ieri: voi se dovete fare ostruzionismo leggete il Corriere dei Piccoli, ma non andate parlare dei piani paesaggistici comunali, provinciali o quant'altro; sono materie che vi sono totalmente estranee come formazione politica e come cultura, altrimenti avreste avuto modo di esprimerle in passato. Vi è stato detto...

(Interruzioni)

E' così Assessore, mi dispiace tanto per lei, ma guardi, per carità di Dio, io qualche volta rispondo a ciò che voi dite perché ho il compito, anzi il supplizio, di dover ascoltare tutti gli interventi che pronunciate.

(Interruzioni)

Noi vi abbiamo detto: "Diteci quale è la sintesi delle questioni sulle quale volete che ci confrontiamo", perché non è improbabile che certe questioni delle quali state parlando siano già contenute all'interno degli emendamenti che la Giunta ha presentato e che sono il frutto delle interlocuzioni che abbiamo avuto con le parti sociali, con i sindacati, con gli imprenditori, con il sistema delle autonomie locali e con tutti coloro che abbiamo incontrato. Allora se vogliamo scontrarci tanto per scontrarci ...

MORO (A.N.). Non serve.

PIRISI (D.S.). Non è che non serva, serve. Lei probabilmente gli emendamenti della Giunta non li ha neanche letti, Assessore del Comune di Sassari, scusi se glielo dico in questi termini, probabilmente non li ha letti, però noi oggi vi stiamo dicendo: vogliamo fare una fotografia della situazione esistente in questo momento per proporre qualcosa che costituisce un obbligo di legge, che discende dal Codice Urbani; su questo punto noi intendiamo procedere. Su cosa verte la differenza di opinioni? Sul momento in cui deve esserci la fase transitoria.

Noi crediamo che la fotografia debba essere "scattata" nella fascia dei duemila metri e fermarla un po', dopodiché, se vogliamo veramente confrontarci, ci sono i modi e le forme, altrimenti, signori, continuate a fare la vostra demagogia, però non dite a noi che non vogliamo accedere a un confronto, siete voi che state parlando di altro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Intervengo molto brevemente per riprendere il filo di un ragionamento che mi pare si stia avviando. Il Presidente del mio Gruppo, Progetto Sardegna, che non è un partito irrilevante in quest'Aula, ha pronunciato forse uno degli interventi più saggi che si siano sentiti in questi giorni. Io vorrei ripartire da lì, alla luce anche di ciò che diceva l'onorevole La Spisa.

Noi abbiamo sempre sostenuto di essere aperti alla ragionevolezza e al rispetto delle ragioni altrui; apprezziamo moltissimo ciò che è stato detto dal Gruppo dei Riformatori, teniamo molto a mantenere gli impegni generali per i quali abbiamo un mandato elettorale. Penso che una persona democratica di formazione, se non di approdo, come l'onorevole La Spisa, possa capire che il mandato elettorale ha un'importanza in quest'Aula. Ha iniziato l'onorevole Cugini, ha continuato l'onorevole La Spisa, vi è stato ripetuto dal Presidente della Commissione. Mi pare che il punto adesso sia il metodo, perché - l'onorevole Pisano l'ha detto con chiarezza - non è questione di virtù morali, cioè di umiltà o altro. Si tratta di dire: quest'Aula recupera ciò che è tipico di una democrazia parlamentare, c'è una maggioranza che ha la responsabilità del governo, ma sa di non essere perfetta nelle sue determinazioni.

L'onorevole Pirisi ha ricordato che l'impostazione degli interventi dell'onorevole Pili è di totale stravolgimento della legge. Se questo è lo scopo stiamo qui un mese, quanto vi serve. Se invece riconoscete che noi dobbiamo rispettare un mandato elettorale, dobbiamo tradurlo in atti di legge, e voi volete concorrere, come è giusto, con le vostre ragioni su fatti specifici, avete molti strumenti. Chiedete una Conferenza dei Capigruppo di maggioranza e opposizione e cominciate a confrontarvi nel merito, chiedete che alla Conferenza partecipi la Giunta e partecipi il Presidente della Commissione in maniera tale che sia presente una componente tecnica.

Noi non vorremmo tornare in Commissione; voi che avete una maggiore esperienza consiliare di noi, avanzate una proposta anche di metodo, ma che abbia questo requisito, che si capisca di che si parla, qui, senza nessuna difficoltà, però non dite che è tutto come prima, perché non è tutto come prima. Se voi continuate come se niente fosse, il problema di umiltà riguarderà voi, ma riguarderà voi anche il problema dell'intelligenza delle dinamiche parlamentari.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 35. Chi l'approva alzi la mano.

CUGINI (D.S.). E' stata chiesta la controprova.

PRESIDENTE. Sì, infatti, ho chiesto "chi l'approva alzi la mano". Lei sta mettendo in discussione qualcosa che io non ho fatto, onorevole Cugini, e io le sto rispondendo. Ho chiesto "chi l'approva alzi la mano", non ho detto "dichiaro aperta la votazione".

CAPPAI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, CONTU, LIORI, PILI, SANJUST, RASSU, MILIA, PISANO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'emendamento numero 35.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Onorevole Cappai, il suo voto risulta nullo, lo dichiari.

CAPPAI (U.D.C.). Favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, prego.

CUGINI (D.S.). Contrario.

Rispondono sì i consiglieri: CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DEDONI - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU -BRUNO -CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SORU.

Si sono astenuti i consiglieri: CHERCHI Oscar - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 55

Votanti 53

Astenuti 2

Maggioranza 27

Favorevoli 18

Contrari 35

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'articolo 1. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). L'articolo che stiamo per votare sarebbe, sul piano della trattativa politica che in questi ultimi interventi è stata rilanciata, assai compromesso se non avessimo a disposizione altri quattro emendamenti aggiuntivi che potrebbero essere, su uno dei punti fondamentali posti dall'opposizione a confronto con la maggioranza, un elemento cardine e determinante. Il riconoscimento del ruolo del Consiglio regionale, ribadisco, avviene in tutte le Regioni italiane; l'approvazione dei piani paesistici e paesaggistici è, da tutte le Regioni che hanno normato in materia di paesaggio, di competenza del Consiglio regionale. Lo è in maniera ancora più forte in tutte le Regioni governate dal centrosinistra, a partire dalla Regione Emilia Romagna che ha puntualmente articolato il governo della pianificazione territoriale con due strumenti: il piano territoriale regionale e, a cascata, il piano territoriale paesistico regionale.

Voglio leggervi la norma perché tutti siate edotti di ciò che prevede la Regione di centrosinistra: "Il Consiglio regionale adotta i piani su proposta della Giunta regionale". Articolo 25, procedimento di approvazione. Il PTR e il PTPR sono tutti e due approvati dal Consiglio regionale dell'Emilia Romagna, "previo parere della Conferenza Regione-autonomie locali e della Conferenza regionale per l'economia e il lavoro".

E' evidente che in Emilia Romagna il piano adottato non è depositato presso la Giunta, è depositato presso le sedi del Consiglio regionale. Cioè nella Regione più rossa dell'Italia è stabilito che anche l'adozione e la pubblicazione è in capo all'organo legislativo e non a quello esecutivo.

PIRISI (D.S.). Perché non l'avete scritto voi nella vostra proposta di legge?

PILI (F.I.). Se lei avesse letto la proposta di legge presentata...

PIRISI (D.S.). La vostra proposta non lo prevede.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, la prego un'altra volta di non interrompere i colleghi per non costringere la Presidenza ad adottare strumenti che non vorrebbe adottare, grazie. Prego, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Lo abbiamo detto e scritto nella proposta di legge numero 28, che prevede che la competenza ricada tutta in capo al Consiglio regionale, tenendo conto del nuovo quadro istituzionale che si è venuto a creare in Sardegna, così come si è creato in tutte le altre Regioni italiane, dove il Consiglio regionale, proprio in virtù del nuovo sistema elettorale, è chiamato a svolgere un ruolo di indirizzo più forte rispetto a quello che avveniva in passato.

E' per questo motivo che noi voteremo contro questo articolo, che non ha tenuto conto dei suggerimenti dati in Commissione. In Commissione abbiamo ripresentato totalmente e integralmente l'articolo della proposta di legge che ha visto come primi firmatari i colleghi Milia, Onida e Biancareddu, perché crediamo e siamo convinti che quella fosse la strada di rivisitazione istituzionale in qualche modo più corretta.

Io mi rivolgo ai colleghi di prima nomina, perché è a loro che viene sottratto, più che ad altri, il potere di intervenire sul ruolo del Consiglio regionale. Il ruolo del Consiglio regionale da questo momento in poi, dopo questo voto, sarà assolutamente insufficiente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che le aperture reciproche che si sono notate in quest'Aula costituiscono un elemento importante che non possa essere in alcun modo trascurato, e credo che se poi noi ricadiamo, quanto meno nei toni, se non nella sostanza di quanto affermiamo, in tentativi di esasperazione, questo non aiuti il ragionamento e la riflessione e riduca anche l'impatto e l'importanza delle aperture verificatesi. Quindi invito i colleghi, nei loro interventi, moltiplicando la sensibilità nel rispetto di quello che devono dire nei confronti di altri colleghi o di altre posizioni politiche, ad andare nella direzione delle aperture manifestate, perché le aperture che sono state manifestate, non sono da poco, nel senso che, se io non ho capito male - e se ho capito male sono sempre disponibile ad essere corretto - si dice quello che noi stiamo sostenendo da qualche giorno, e cioè che se la minoranza non intende stravolgere il testo della legge, su ciò che non è considerato sostanza della legge è possibile aprire un ragionamento, un confronto e apportare delle modifiche alla stessa. E questa è una cosa diversa rispetto a quella che fino a qualche ora fa noi abbiamo percepito.

Quindi io credo che ci siano degli aspetti - ad esempio il fatto che il piano paesaggistico sia sovraordinato, lo avete detto adesso, rispetto a quello urbanistico - sui quali noi possiamo non essere d'accordo, ma che ci rendiamo conto che rappresentano l'essenza stessa della legge. Pertanto, dopo avervi detto che secondo noi state sbagliando, potete anche perseverare nella direzione dell'errore che probabilmente verrà dimostrato in seguito, mentre ci sono degli altri aspetti sui quali noi non vogliamo soltanto dirvi che state sbagliando, ma vorremmo sentire come si può, secondo voi, riuscire ad evitare l'errore o quali sono le considerazioni che noi non stiamo facendo per evitare l'errore.

Parlo ad esempio, di ciò che ha sottolineato per l'ennesima volta il collega Pili, cioè del ruolo che il Consiglio regionale deve esercitare sul piano paesistico regionale. Se voi ritenete che il ruolo sia quello di un mero ascoltatore, che ascolta, l'abbiamo detto altre volte, allora noi siamo condannati a restare qui, noi, non voi, se voi non volete stare non stateci. Se invece su questo tema si può ragionare, i metodi li conosciamo: si procede alla votazione di questo articolo, sul quale noi voteremo contro, si sospendono i lavori, si consente a maggioranza e minoranza di fermarsi un attimo e in un Consiglio che lavora dalle 9 e mezzo del mattino a mezzanotte e mezzo non ci si ferma semplicemente si dorme qualche ora, e, dopo aver fatto il ragionamento ciascuno per le sue parti, incontrarsi e verificare se esistono dei margini per ragionare insieme senza estenuarci in una guerra di trincea in aula che non giova a nessuno, che non aiuta a nessuno e che non ha nessuno obiettivo reale se non quello di ribadirci l'uno con l'altro che non siamo d'accordo e che finché non abbiamo trovato nessun canale di comunicazione si continua a restare qui dalle 9 e mezza a mezzanotte e mezza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, è da stamattina - questo è ormai il quarto o quinto intervento - che sosteniamo che è necessario sospendere i lavori, fermarsi un attimo a ragionare. Abbiamo proposto di tornare in Commissione non come segnale di vittoria o di sconfitta, ma perché quella è la sede istituzionale dove si può ragionare nel merito per individuare i punti che possono avvicinare le parti. E' da stamattina che ripetiamo che sarebbe opportuna una Conferenza dei Capigruppo, anzi la chiedo ufficialmente, subito dopo il voto dell'articolo, perché ci possa essere un momento di seria, pacata riflessione sulla legge. Non si può però esordire subito affermando: se queste sono le vostre richieste continuiamo, non andiamo avanti. Le richieste avanzate, o meglio, i miglioramenti della legge che noi chiediamo, come ho già detto in precedenza, ma, ancor prima di me, l'hanno detto i colleghi Pili, Vargiu, Milia, La Spisa ed da altri, sono i punti sui quali invitiamo la maggioranza a riflettere, a confrontarsi senza preclusioni pregiudiziali.

Non ci si può chiedere di confrontarci e di dire sì solo alle vostre proposte. E' un metodo che già traspare in diversi interventi pronunciati da componenti della maggioranza nei quali si fa riferimento soltanto al mandato elettorale che avete avuto voi. Anche noi abbiamo ricevuto un mandato elettorale, che vogliamo fedelmente rispettare. Anche noi vogliamo rispondere alla parte della società civile che ci ha eletto per portare democrazia, confronto e arricchimento in quest'Aula; non esiste un solo mandato elettorale. Se poi il vostro concetto di governo è quello di decidere senza discutere, ditecelo subito, risparmiamo tempo tutti, voi votate le leggi, noi esercitiamo il diritto di utilizzare gli strumenti regolamentari e democratici che ci consentono di dire la nostra.

Anche voi però mi sembra che stiate imparando, perché io apprezzo l'assessore Dadea, pur non condividendone la sua azione politica, quando afferma di essersi fatto attore di scambi di idee in Giunta. Questa mi sembra una vittoria, mi sembra una cosa corretta, giusta. Nessuno può demonizzare il fatto che uno discuta, e da parte nostra e da parte mia non vorrei strumentalizzare questo aspetto. Allora discutiamo anche qua.

La discussione istituzionalmente, regolarmente… Onorevole Pirisi, tutto quello che ha detto lei, che è apprezzabile, perché non l'ha detto in Commissione? Mi deve dare una risposta, me la può dare anche con un movimento della testa: condivide il fatto che non c'è stato motivo, condizione perché noi potessimo discutere in Commissione?

PIRISI (D.S.). Lo chieda all'onorevole Pili!

CAPELLI (U.D.C.). Io lo chiedo a lei, in qualità di Presidente. Siccome non è avvenuto, e lei me ne dà atto che non è avvenuto, la concertazione non è avvenuta, allora lei capisce che quanto meno questa è un'anomalia. Adesso mi dice che non c'è tempo. Non è vero neanche questo: c'è la proroga dei tre mesi, abbiamo tutto il tempo che vogliamo.

Non c'è tempo per il DPEF che non avete ancora presentato. Non c'è tempo per l'assestamento di bilancio. Non c'è tempo per la finanziaria. Non c'è tempo per la formazione, non c'è tempo per i contratti: quelle sono priorità, urgenze! Noi condividiamo queste urgenze, ed anche questa rientra in una priorità giusta, corretta, vostra del programma elettorale, ma non è la priorità dei sardi; siccome abbiamo guadagnato altri tre mesi, perché questa farsa? A chi giova questa farsa? Vogliamo fare il gioco di colui che essendo proprietario del pallone pretende di battere tutte le punizioni altrimenti tutti a casa? Ma stiamo scherzando davvero! Ragioniamo di democrazia; la nostra proposta è tornare in Commissione, un giorno, due, giorni, due ore, tre ore, perché si discuta quanto avete proposto...

CUGINI (D.S.). La nostra risposta è: no!

CAPELLI (U.D.C.). Benissimo!

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la maggioranza avrà la possibilità, con un intervento, di rispondere alla proposta dell'onorevole Capelli. Non mi sembra il caso di intervenire in quel modo e di rispondere, per cui la invito a controllarsi. Può recuperare, onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Perciò presumo che non valga neanche la proposta di indire una Conferenza dei Presidenti di Gruppo, ma vale soltanto un sì alla vostra proposta…

CUGINI (D.S.). No, è un'altra cosa.

CAPELLI (U.D.C.). Ma è un'altra cosa che dovresti spiegare in italiano e democraticamente, e soprattutto quando hai facoltà di parlare, perciò domanda di parlare e spiega cosa vuoi fare perché non si capisce, o per lo meno io non capisco, perciò gradirei che me la spiegassi ancora meglio.

CUGINI (D.S.). In italiano?

CAPELLI (U.D.C.). In italiano, certo, anche in sardo se vuoi, oppure con la tua ironia, col tuo sfottò, l'importante è che dica qualcosa di serio e costruttivo. L'accordo si deve raggiungere, non nelle segrete stanze, non nei corridoi, ma nelle sedi istituzionali col Regolamento alla mano e nei modi corretti che sono sempre stati usati che sono, a mio avviso, la Conferenza dei Presidenti di Gruppo e la Commissione. Dopo di che, se ne vogliamo inventare degli altri, siamo anche disponibili a giochi di fantasia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, forse poc'anzi ci siamo illusi perché è sembrato che, malgrado tutto, ci fosse una apertura invece si continua il discorso tra sordi, muro contro muro. Il collega Cugini ridacchia. Il collega Cugini fa il regista. Il collega Cugini profonde il suo verbo all'Aula, eppure non è ancora convincente, con tutto il rispetto. Sostiene che la minoranza non ha posto chiaramente in luce quali sono gli elementi del confronto. Dal collega La Spisa, dal collega Pili, dal collega Vargiu, così come da altri colleghi e da me i temi del confronto invece sono stati, almeno in quest'Aula, succintamente spiegati. Allora mi domando: se ci deve essere un incontro, se ci deve essere un chiarimento, è chiaro che è necessario che si convochi una Conferenza dei Capigruppo, perché il sospetto su questa discussione è che manchi completamente un rapporto democratico.

Qui è in ballo, cari colleghi, il rapporto democratico, l'essenza, la ragion d'essere del Consiglio. Io nella scorsa legislatura, mi creda, Presidente Soru, non ho visto mai né da una parte, né dall'altra, un atteggiamento del genere. Ci siamo confrontati, scontrati anche vivacemente su tutto - faccio riferimento principalmente alla legge finanziaria - ma il confronto tra le parti non è mai mancato. Ognuno ha letto la sua parte rispondendo al mandato elettorale, abbiamo. Io qui sono un consigliere regionale, così come tutti gli altri, che vuole confrontarsi su alcuni aspetti di questa norma, che come principio ritengo giusta, che sotto alcuni aspetti...

PRESIDENTE. Mi scusi un attimo, onorevole Rassu, prego i colleghi di prendere posto altrimenti non andiamo avanti. Tutti i colleghi, onorevole Vargiu, onorevole Sanciu, per cortesia. Onorevole Rassu, prego, continui.

RASSU (F.I.). Ripeto che sotto alcuni aspetti, a detta di tutti e principalmente del sottoscritto, è accettabile, ma ciò non vuol dire che non sia discutibile. Ma qual è la paura? Di cosa si ha paura? E' questo che non si riesce ad afferrare. Perché manca il confronto, il dibattito, perché? Perché non ci confrontiamo? Perché non vengono risposte dalla maggioranza? Perché si risponde solo: "ma diteci dove volete arrivare, diteci cosa volete?" Qui non si dice niente, qui ci si confronta su una norma. Sed'ora in avanti si dovesse continuare ad andare avanti con questo sistema, a che scopo è stato eletto dai sardi il Consiglio regionale? Non possiamo ratificare a scatola chiusa.

Può darsi, però, che dopo i chiarimenti, e se veramente rinunciamo a confrontarci, si trovino i punti d'incontro, ma non possiamo andare avanti con un monologo, perché non possiamo fornire risposte a noi stessi. E' in gioco il potere legislativo del Consiglio. Stiamo rinunciando ad un diritto-dovere. Di cosa si ha paura, caro collega Cugini? Non basta dire: dateci gli elementi, confrontiamoci. Benissimo, chiedete una riunione della Conferenza dei Capigruppo e vediamo se ci sono gli estremi e gli elementi per un confronto dialettico, per l'apertura di un dibattito e dopo si decida se andare in Commissione o no. Ma non si vuole arrivare neanche a questo, la verità sta qui. Allora bisogna andare avanti muro contro muro per giorni, per settimane? Non è costruttivo né per voi, né per noi. Per noi è defaticante, sinceramente demotivante, ma principalmente credo lo sia per voi.

Ognuno di noi può offrire un contributo positivo anche alla legge; purtroppo se manca il dialogo ciò non è possibile. Questo lo stiamo gridando, almeno per quanto mi riguarda, da tre giorni con tutta la buona volontà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto contrario all'articolo 1. Gli ultimi interventi dei colleghi del centrosinistra però mi portano ad una riflessione. Intanto noto che alcuni Gruppi non si sono espressi; mi riferisco a La Margherita, mi riferisco a Rifondazione Comunista, mi riferisco allo S.D.I. C'è stato un velato tentativo di apertura da parte dei D.S. e di Progetto Sardegna, con un distinguo all'interno di Progetto Sardegna, perché l'amico Pinna ha pronunciato un'affermazione che immediatamente dopo è stata smentita dall'onorevole Maninchedda, nquando ha sostenuto che non si deve tornare in Commissione.

Quindi questa sembra essere una conditio sine qua non: se vogliamo convocare i Capigruppo e decidere come procedere, non dobbiamo avanzare la proposta di tornare in Commissione. Io dico che possiamo seguire entrambe le strade: chiediamo la convocazione della Conferenza dei Capigruppo, e in quella sede noi proporremo di tornare in Commissione. Risponde l'onorevole Cugini "No". E lo dice anche ad alta voce. Allora vorremmo capire quali sono gli elementi di apertura, vorremmo capire quali sono i percorsi che si vogliono intraprendere assieme, vogliamo capire quale ruolo vuole essere assegnato a questo Consiglio regionale, vogliamo capire insomma che cosa si intende per dialogo. Noi le idee le abbiamo abbastanza chiare.

Veda, onorevole Biancu, lei ha dichiarato alla stampa - perché qui non ha parlato, però parla attraverso la stampa - che l'opposizione è "sfascista". Io non lo so se quella "s" dipenda da qualche suo difetto di pronuncia, perché se intendeva dire veramente "fascista" è chiaro che questo termine va rispedito al mittente. Quando infatti una maggioranza non vuole dialogare e non vuole affrontare i nodi cruciali di un problema vuol dire che allora (io non userei lo stesso termine, preferirei il termine "stalinista") vuole dire imporre le proprie decisioni, il proprio modo di interpretare le esigenze della società sarda.

Onorevole Cugini, veramente l'U.D.C. non ha capito cosa intende dire lei quando propone l'apertura, ce lo dovrebbe rispiegare dal momento che notiamo in quest'Aula che spesso e volentieri ciò che dice il segretario regionale è diverso da ciò che dice il Capogruppo dei DS e qualche volta, sia l'uno che l'altro, sono stati smentiti dalla Giunta. Allora, spiegate anche a noi sordi, a noi che abbiamo poca capacità di apprendimento, spiegateci che cosa intendete dire quando dichiarate di volere l'apertura al dialogo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto . Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, devo dire che sto affrontando questo dibattito con un grande disagio, perché a distanza di un paio di giorni dall'inizio della discussione, nonostante siano state espresse volontà diverse per arrivare ad una sintesi, al momento di chiudere c'è sempre qualcosa che impedisce di farlo. Quindi veramente mi pongo il problema di cosa fare per far capire esattamente quello che noi vogliamo fare per arrivare ad una definizione.

Devo dire che in vita mia poche volte mi sono trovato in una situazione del genere; quando voglio che la gente mi capisca, generalmente mi capisce. Qui non si riesce a farsi comprendere, sicuramente sarà un difetto nostro. La fase è delicata, il messaggio evidentemente non è facile da capire e da interpretare, però credo che uno forzo ancora vada compiuto.

Ho accolto molto favorevolmente alcuni interventi pronunciati oggi dove, sia pur con molti distinguo, è emersa la volontà di arrivare ad una ipotesi di accordo. Io partirei da questo punto, dall'ipotesi di accordo che questo Consiglio regionale può raggiungere per approvare una legge che secondo me è una legge di straordinaria importanza in questo momento. Ma è chiaro che deve essere una legge accettata, condivisa dalle parti in campo, sia dalla maggioranza sia naturalmente dall'opposizione oltre che dalle parti sociali.

Anche se - infatti lo diceva qualcuno che mi ha preceduto - noi ci troviamo all'opposizione, i nostri consensi li abbiamo ricevuti, i voti li abbiamo presi, insomma. Voglio dire che credo che noi abbiamo diritto, all'interno di quest'Aula, di far valere le nostre ragioni, perché anche noi rappresentiamo una parte importante dell'elettorato. Allora io parto proprio da questi ultimi interventi. Si dice che c'è la volontà di raggiungere un accordo: ecco, allora iniziamo a dire come questo accordo dev'essere raggiunto. E' indispensabile sospendere, convocare una riunione di Capigruppo per valutare come esaminare i punti d'incontro che ci possono essere fra la maggioranza e l'opposizione? Può essere più opportuno, come io ritengo, che il testo ritorni in Commissione e magari, dopo una lettura più approfondita, più attenta, potrebbe ricevere il consenso da parte di tutti i partiti, di tutte le componenti di questo Consiglio regionale.

Ecco, io credo che a questo punto, al di là della manifesta volontà di trovare un accordo, sia importante chiarire come questo accordo dev'essere raggiunto. E' evidente che l'Aula non è la sede più adatta per tentare di trovare una soluzione. Questa è la sede più opportuna per sviluppare i ragionamenti, però un accordo chiaramente, lo sappiamo tutti, perché altrimenti ci stiamo veramente prendendo in giro, un accordo non può essere ricercato e consegnato in quest'Aula. Troviamo il sistema per incontrarci e per vedere quali sono i punti sui quali ci può essere un'intesa.Noi siamo disposti a misurarci e ad andare avanti perché noi, come voi, abbiamo necessità di stabilire regole certe dal punto di vista urbanistico...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, nel dichiarare il mio voto credo che sia opportuno precisare, in sintesi, la proposta che noi ci sentiamo di avanzare e di sintetizzare anche puntualmente. A questo punto del dibattito da parte della maggioranza, così come da parte dell'opposizione, si rende evidente l'esigenza di dialogare sui contenuti della legge per verificare in maniera esplicita quali siano le questioni di fondo, di politica urbanistica che possono essere effettivamente contenute in questa legge e quali contenuti possano essere in qualche modo puntualizzati in modo tale che si tenga conto delle diverse esigenze che le parti politiche interpretano in quest'Aula.

Credo che la metodologia migliore sia quella di procedere ad una prima verifica procedurale in sede di Conferenza dei Capigruppo, e successivamente accertare, sul piano politico, se ci sono delle questioni, dei contenuti su cui c'è da chiarire qualche aspetto, tenendo conto di quei tre punti fondamentali che noi abbiamo posto - e che sono quelli che l'opposizione in tutti questi giorni ha ribadito - per un confronto politico dignitoso.. Il confronto può avvenire in Commissione o in un'altra sede politica, però deve essere aperto, leale e chiaro. Per fare questo occorre che però che i lavori vengono sospesi la prima della votazione dell'articolo 1 perché le eventuali modifiche che si volessero apportare potrebbero riguardare anche questo articolo, e quindi è necessario che il chiarimento, se deve esserci, sia preliminare alla votazione.

Io credo che questa sia un'esigenza comprensibilissima da parte di chi ha avuto il compito in quest'Aula, in questi giorni, faticosamente, di approfondire la definizione di alcuni punti, che vanno dalle norme fondamentali, dal rapporto con la legislazione nazionale, dal Codice Urbani, alla questione del livello dei vincoli, del rapporto tra istituzioni locali e quindi al coinvolgimento delle autonomie locali e, all'interno della Regione, al rapporto fra Giunta e Consiglio nella ripartizione delle competenze. Poi la c'è il problema dell'incidenza sul sistema economico e quindi dell'esame serio, responsabile, delle conseguenze concrete dal punto di vista economico per quanto riguarda gli interessi legittimi e i diritti soggettivi che possono essere maturati.

Se queste sono le possibilità è possibile che si intraprenda un altro percorso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Rinuncio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, diventa difficile, dopo l'intervento del mio Capogruppo, pronunciare ulteriori precisazioni sulla necessità di trovare un momento di riflessione.La maggioranza deve manifestare apertamente la volontà di sospendere i lavori per valutare quali possano essere i passaggi capaci di toglierci da questa impasse in cui il Consiglio purtroppo si è trovato.

Secondo noi la scelta preannunciata e portata avanti in questi giorni di discussione ha condotto il Consiglio davanti ad un bivio; bisogna pertanto scegliere la via maestra e non perdere l'occasione per rendere positivo, capace di individuare le giuste soluzioni. Forse la giornata domenicale, l'esserci necessariamente trovati in una giornata festiva impegnati in Consiglio in questo dibattito, ci sta forzatamente responsabilizzando. Davvero i nodi che si devono sciogliere a questo punto diventano prioritari rispetto al proseguo della discussione.

Il fatto più importante, giusto per riprendere un aspetto già toccato dal sottoscritto nell'intervento precedente, il ruolo cardine che legittima la riunione di oggi e che legittima l'azione dell'Assise regionale, è quello di legiferare. Molto probabilmente ci si era abituati a dimenticare questo aspetto. Le precedenti legislature non sono state di sicuro prodighe di leggi, prodighe di quella attività di legiferazione che dovrebbe caratterizzare l'azione del Consiglio regionale.

Devo ricordare che, oltre a questa legge sul piano paesistico regionale, sono stati depositati già diversi altri disegni legge; cito per primo quello che riguarda la riforma del mercato del lavoro. Leggendo anche la stampa di oggi, l'emergenza che si sta profilando rispetto alla crisi dell'industria, l'emergenza che si sta profilando rispetto ai tassi di disoccupazione (che in Sardegna sono sempre i più alti d'Italia), le emergenze che si stanno profilando quindi in questo settore molto probabilmente dovrebbero indurci a smettere, per primo il sottoscritto e a seguire tutti gli altri, di relegare il Consiglio a un luogo dove davvero prevalgono il silenzio, le assenze, la coercizione esercitata sulle menti, e soprattutto il protagonismo da parte di qualcuno - e chi non ha colpe scagli la prima pietra - e cercare di far sì che esso diventi luogo di coinvolgimento di tutte le componenti ...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, intervengo per tentare di offrire un contributo ulteriore, perché credo che con queste ultime affermazioni qualche passo in avanti si sia fatto, quindi sarebbe davvero poco conveniente, in questo momento, non rendersi conto di questa diversa disponibilità che si sta affacciando in quest'Aula. Credo che quando si cerchi una convergenza, così come accade normalmente quando si va dal meccanico, occorra davvero "mollare" un po' tutto e quindi fare in modo che vi sia la possibilità di assettare, su linee che poi convergono, le posizioni attuali.

Dobbiamo fare questo in questo momento, quindi il percorso è più o meno quello che ha proposto il mio collega Vargiu. E io credo che la prima cosa che possa essere chiesta sia appunto una sospensione. Io ritengo sia più opportuna la sospensione prima ancora dell'approvazione dell'articolo 1, ma non ne voglio fare una questione pregiudiziale, anche perché poi ci sono gli emendamenti aggiuntivi. E dico di più: siccome a qualcuno pare che la proposta abbia intenti meramente dilatori, cioè costituisca una strategia per perdere ulteriore tempo, per dimostrare la nostra disponibilità noi possiamo ritirare anche qualcuno degli emendamenti aggiuntivi, considerato che ognuno di quegli emendamenti richiede un'ora ad essere discusso, perché dodici sono i Consiglieri che prendono la parola. Il ritiro di due emendamenti significherebbe disporre di due ore preziosissime.

Allora facciamo nostra e accogliamo l'apertura dell'onorevole Pinna, dell'onorevole Maninchedda, ma anche quella che lo stesso onorevole Pili, a mio giudizio, ha manifestato in quest'Aula; facciamo in modo che i falchi, se ci sono, ma io penso che non ci siano, per un momento rimangano in silenzio, facciamo parlare le colombe e vediamo un po' di arrivare ad una convergenza che io sono certissimo potrà essere già intravista da stasera.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Signor presidente, la riflessione che è doveroso fare dopo tutti questi interventi che, a parole, appaiono volti a trovare un primo snodo a questa discussione rituale che ormai si trascina da giorni, e che pare si debba trascinare ancora per molto tempo, è la seguente: se a parti inverse il presidente Pili avesse presentato un progetto di legge che di fatto sottraesse al Consiglio regionale uno dei poteri e dei doveri che tutte le regioni italiane attribuiscono ai consigli regionali, io penso che dai banchi opposti non solo si sarebbero levate urla di diniego, ma avremmo assistito - perché riconosciamo la capacità di fare politica e di rendere pubblica l'azione politica che il centrosinistra ha, l'ha dimostrato la scorsa legislatura - avremmo assistito ad una levata di scudi su tutto il territorio regionale, come è avvenuto nella scorsa legislatura quando in qualsiasi occasione e con qualsiasi argomento in discussione si è parlato di espropriazione dei poteri del Consiglio.

Senza andare lontano ricordo i Dpef che ritornavano in Giunta perché dovevano essere sviscerati capitolo per capitolo, dovevano essere sviscerate le azioni, dovevano essere sviscerati gli obiettivi. Per non parlare poi di Presidenti di Commissione, anche della nostra maggioranza, che pretendevano di vagliare i programmi della Giunta regionale e addirittura di correggerli volta per volta. Se questo fosse avvenuto a parti inverse anche questa parte politica avrebbe condotto una battaglia comune con l'altra parte politica contro questa eventualità. Questo è il primo punto che mi pare non possa non saltare agli occhi di chiunque abbia buona fede in quest'Aula.

Altro punto: sono stati effettuati dei tentativi (chiamiamoli così) di trovare un momento di concertazione, o, per lo meno, di scambio d'opinioni su aspetti fondamentali di questa legge. Perché non si vuole percorrere questa via? Perché pare che ci sia la convinzione che da questa parte ci siano i greci che offrono doni, e siccome si conosce il comportamento reiterato e continuato di chi fa opposizione in una certa maniera (e chi l'ha fatta lo conosce) non si vuole accedere alla minima richiesta di sospensione. Questo mi sembra che sia nei fatti.

Siamo stati molto chiari nell'esporre il nostro pensiero. Penso che il Presidente Pili abbia esposto molto chiaramente quali sono i punti, su questo primo articolo, che noi riteniamo assolutamente prioritari, e non solo prioritari, ma anche nell'interesse del Consiglio regionale, di tutto il Consiglio regionale, certamente degni di una possibile discussione. Se non c'è nessun punto di contatto, nessuna convergenza, non prendiamoci in giro perché ognuno fa la sua parte, l'importante è che la faccia con onestà, come la stiamo facendo fino adesso noi e come la state facendo voi legittimamente col silenzio, che ha voluto essere il tema fondante del vostro comportamento in Aula se non per...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è finito. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Grazie signor Presidente, nel dichiarare il mio voto contrario all'approvazione dell'articolo 1 volevo fare alcune considerazioni anche alla luce degli ultimi interventi. Sino alla pausa pranzo di stamattina sembrava che il noto detto sardo: "Chentu concas chentu berrittas", che ha sempre rappresentato la ricchezza e la varietà di opinioni all'interno delle popolazioni dell'Isola, e purtroppo anche la storica disunione che ci ha sempre differenziato, non trovasse applicazione in quest'Aula, dove invece si sarebbero dovute convogliare le diversità di opinione e di confronto tipiche di una Assemblea elettiva. Trovava certamente maggior fortuna il detto: "Chimbantachimbe berrittas e una sola conca".

Invece ora, piano piano, mi pare che le teste si stiano mettendo a lavorare, si stiano mettendo la berritta e stanno iniziando a ragionare. Mi sembra di aver assistito, nelle ultime ore, ad alcune interessanti aperture al dialogo da parte di alcuni esponenti della maggioranza; aperture che ho apprezzato, come ho apprezzato la disponibilità al confronto manifestata dal segretario regionale dei D.S., l'onorevole Cugini. Quel confronto noi l'avevamo già avviato con la maggioranza in Commissione, dove tra la proposta congiunta del centrodestra e quella a firma Pirisi e più erano stati riscontrati diversi punti d'incontro; un dialogo che poi si è interrotto per le vicende che abbiamo più volte ricordato; oggi invece sembrano esserci i presupposti per riprenderlo.

Come mai però questo confronto non si è potuto sviluppare concretamente in Commissione, onorevole Pirisi? Lei sa che i problemi partono da lontano. Ho apprezzato l'ulteriore disponibilità al dialogo manifestata anche da parte del Capogruppo di Progetto Sardegna, l'onorevole Pinna, e dall'onorevole Maninchedda. A questo punto le diplomazie presenti in quest'Aula consiliare che costituisce la stanza di compensazione dove deve avvenire il democratico confronto tra maggioranza e opposizione, tra idee, proposte e osservazioni, si mettano a lavorare in modo trasparente. I Capigruppo si facciano carico di presentare una loro proposta; una mi permetto di avanzarla anch'io: chiedo che dopo la Conferenza dei Capigruppo si riunisca la Commissione urbanistica insieme agli stessi Capigruppo e alla Giunta; sempre che ci sia veramente la volontà di portare a sintesi le esigenze che noi, maggioranza e minoranza, rappresentiamo.

Io auspico che anche questo mio richiamo al confronto possa essere realmente accolto sia dalla maggioranza sia dalla minoranza, perché soprattutto questo è il compito di chi siede su questi banchi. Quindi auspico che i Capigruppo di maggioranza chiedano la convocazione della Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, intervengo intanto per replicare ad un'affermazione, del Capogruppo di Progetto Sardegna, che secondo la quale questa legge sarebbe nata nei programmi elettorali. Questo non è vero, e l'onorevole Soru lo sa benissimo perché tutto è nato da un'affermazione da lui pronunciata in occasione di un convegno dell'Istituto Nazionale di Urbanistica. In quell'occasione affermò che si sarebbero potuti vincolare anche tutti i termini sino a duemila metri dalla battigia, e attorno a questa affermazione si è costruito il cosiddetto decreto salva coste.

Non solo: il Capogruppo di Progetto Sardegna, in un'intervista rilasciata non so a quale emittente televisiva privata, aveva sostenuto che questa maggioranza ha i numeri per poter amministrare, e che l'opposizione dovrebbe cercare di rimanere un po' indietro e lasciarla amministrare. Molto facile, basta che lui chieda ai suoi predecessori per rendersi conto che non è questa la regola. Anche in passato con una maggioranza, seppur qualificata, non si è potuto amministrare per l'ostruzionismo posto in essere dall'opposizione.

C'è sempre una parte del Consiglio che deve e vuole proporre le sue idee e un'altra parte invece che si vuole contrapporre. Noi non vogliamo contrapporci. Noi vogliamo cercare di migliorare questa legge; non siamo - come siamo stati praticamente tacciati di essere - dei paladini della speculazione edilizia, perché di "eco mostri" in questi cinque anni passati, proprio per non riferirci anche ancora di più al passato, non ne sono stati costruiti, come risulta anche dagli studi effettuati. Quindi non c'era l'urgenza di inserire come primo argomento di discussione di questo nuovo Consiglio regionale, di questa nuova legislatura. il progetto salva coste.

Io vedo che la maggioranza è in fibrillazione; ha paura di non poter legiferare e sta cercando di incunearsi nei meandri dell'opposizione per cercare di porre fine a questa tragedia, perché questa è una tragedia. Non si riesce a legiferare, ma non si riesce a legiferare per l'inconsistenza della maggioranza stessa, per le proposte che questa maggioranza avanza. E qui addirittura si arriva all'assurdo: si vuole snaturare, si vuole "scippare" il Consiglio della sua vera essenza. Si è tentato addirittura di fare lo Statuto fuori da questo Consiglio. Le leggi regionali si fanno all'interno del Consiglio regionale, e noi su questo principio resteremo fermi.

Quindi io, con molto trasporto, voterò contro: questo articolo 1 dev'essere respinto. Io penso che tra persone civili si possa e si debba dialogare, però vorrei che non fossimo noi a dire come, perché il pallino ce l'avete voi. Quando infatti l'onorevole Pinna afferma: "Noi siamo pronti ad accettare le vostre proposte purché rimanga in piedi l'impianto della legge", vuol dire, in altre parole: non vi potete muovere.Io ritengo invece, siccome abbiamo presentato delle proposte alternative, che sia dovere della maggioranza individuare i punti d'incontro. Purtroppo non si discute sui punti d'incontro, si mettono solo in evidenza le divisioni. Vorrei sapere in che modo dobbiamo incontrarci.

Noi non vorremmo che questa legge urbanistica, dello determinante per lo sviluppo socio-economico della nostra Sardegna, scaturisca solo ed esclusivamente dalla volontà di una persona. Noi qui rappresentiamo, maggioranza ed opposizione, tutti i sardi; è vero che la legge elettorale ha premiato una parte di questa popolazione, però sappiate, non dimenticatelo, che rappresentate lo stesso numero di cittadini…

PRESIDENTE. In tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Signori consiglieri, da quando è iniziata questa maratona, con accentuazioni diverse da parte del Gruppo dei Riformatori, è stata manifestata a quest'Aula la disponibilità a trovare una soluzione che fosse la più soddisfacente possibile e che vedesse il popolo sardo partecipe di una norma capace di determinarne al meglio il proprio destino. Anche stasera i colleghi hanno espresso questo indirizzo, e sembra che sia stato accolto, perché autorevoli esponenti del partito del Presidente Soru, lo stesso Capogruppo di Progetto Sardegna, Pinna, e il collega Paolo Maninchedda, hanno espresso la volontà di trovare un momento di raccordo, un momento di sintesi per conseguire, in un dialogo proficuo, un risultato utile, perché questa situazione di stallo venisse a cessare.

Onorevole Milia, io non credo che ci sia il timeo danaos da parte dell'opposizione, quello che a me pare è che dai banchi dell'opposizione alla richiesta di apertura di un confronto fra i Capigruppo per poi eventualmente proseguire il dibattito in Commissione, non sia pervenuta nessuna dichiarazione di disponibilità. Molti dei partiti della maggioranza non hanno aderito alla richiesta di sospensione dei lavori, prima del voto dell'articolo 1, per offrire quell'opportunità di una visione complessiva dei punti salienti della questione che, se qualcuno ancora non li conosce, onorevole Pirisi, sono quelli che abbiamo ricordato in questi giorni. Io li ripeto con estrema tranquillità, anche perché vogliamo che quello che succede in quest'Aula sia conosciuto anche fuori.

Spesso, infatti, i mezzi di informazione riducono tutto a una mera contrapposizione, mentre da parte nostra c'è uno sforzo reale per cercare di migliorare questa norma, come peraltro è stato riconosciuto dai rappresentanti della maggioranza. qualificatoli nostro obiettivo è quello di qualificare il ruolo del Consiglio regionale, del Parlamento dei sardi, così come, peraltro, è stato ricordato da lei stesso, quando leggeva, in contemporanea con l'onorevole Pili, il testo di legge dell'Emilia Romagna, l'Emilia Romagna. Come importante è pure il ruolo - e nessuno lo disconosce - degli enti locali in tutta la dinamica della normativa regionale, ancor di più in quella che tocca interessi diretti delle autonomie locali.

Lo stesso Presidente Soru, nell'incipit dei suoi ragionamenti qui in Consiglio, disse di auspicare un incontro virtuoso fra Presidenza, Giunta e Consiglio regionale, riconoscendo a ciascuno il proprio ruolo e offrendo chiaramente l'opportunità di ottenere quella giusta rilevanza istituzionale che reclamano sia la maggioranza che l'opposizione. Io credo, proprio per questo, che il Presidente Soru abbia offerto questa disponibilità in più di una circostanza. Quindi non vogliamo, come opposizione, snaturare nessuna legge né creare ostacoli di nessuna natura ma trovare convergenze.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, credo che il senso del mio discorso vada riferito soprattutto al Presidente della Giunta, perché è lui il vero interlocutore, "il convitato di pietra", che oggi è stato assente (sicuramente aveva da lavorare, aveva impegni, firmare qualche delibera nella sala che il Consiglio dedica alla Presidenza della Giunta), e che in questo momento è presente. È giusto pertanto rivolgergli direttamente alcune considerazioni.

L'altro giorno noi abbiamo raccolto l'invito della gentile collega Caligaris la quale, partendo dal presupposto che qualcosa di serio poteva provenire anche dai colleghi del centrodestra, chiedeva di esaminare se potesse trovare un accordo su sette - otto punti (poi oggi si è parlato di tre - quattro) e arrivare al ritiro di tutti gli emendamenti. È comprensibile quello che ha detto nella sostanza la collega Caligaris, anche politicamente non si potevano ritirare immediatamente 1800 emendamenti per poi magari sentire una risposta negativa dell'Aula. Però poi, dopo le proclamazioni che sono seguite (se non ricordo male da Biancu, se ricordo male mi scusi onorevole Biancu) secondo le quali sembrava quasi offensivo per la maggioranza che si potesse dialogare con l'opposizione, oggi arrivano degli inviti più o meno nella stessa direzione, però più prudenti. Allora io credo che l'invito se c'è deve provenire dal vero padrone di quest'Aula. L'esperienza infatti ci insegna che gli Assessori possono essere e sono stati smentiti dal Presidente della Giunta, che i consiglieri regionali possono essere e sono stati costretti in Aula a ritirare emendamenti, a ritirare proposte, a ritirare ordini del giorno comuni (è così, anche se qualcuno fa la smorfia). Quindi il Presidente della Regione, se ha interesse a una collaborazione dell'Aula ce lo deve dire personalmente, perché non è pensabile che tra un intervento e l'altro della maggioranza si possa continuare ad avanzare delle proposte serie. Del resto il Presidente della Regione è il Presidente dei sardi, è anche il mio Presidente.

Il mio voto contrario all'articolo 1, perché lo devo annunciare, nasce da tutte quelle considerazioni che sono state svolte fino adesso, prima fra tutte la volontà di opporsi ad una espropriazione di una facoltà e di una potestà del Consiglio alla quale io, almeno come Consigliere, non intendo rinunciare facilmente, e per difendere la quale sono disposto anche a fare ostruzionismo a oltranza, a restare in Aula fino a mezzanotte e mezza e a venire anche l'indomani mattina alle sei, se il Consiglio dovesse essere convocato per quell'ora, e credo nello stesso modo si comporterebbero anche gli altri consiglieri. Se ci pensiamo bene si tratta di un problema di vita, di convivenza che d'ora in avanti influenzerà tutta l'attività del Consiglio, tant'è che qualche consigliere - Vargiu e Pili se non ricordo male - ha sollevato il problema della riforma dell'attività dell'Aula, del Regolamento, di tutto ciò che ci può aiutare a vivere questi cinque - si spera - anni di esperienza politica in Consiglio.

Chi ha vinto ha vinto. Noi faremo la nostra parte, però è chiaro che quando ci si considera di poca utilità, di poco peso già in quanto Consiglio, e quando poi la maggioranza non invita l'opposizione a un dialogo, a una collaborazione, trattandola quasi con sufficienza, viene naturale ricordare l'esperienza degli anni passati, quando si presentavano ordini del giorno, emendamenti, mozioni, di cui nessuno si ricorda l'utilità. Nessuno dei sardi ha avuto motivi per ringraziare l'opposizione di allora, tant'è che non l'ha premiata, ma ha premiato Soru. L'ho già detto in quest'Aula: la maggioranza dei seggi assegnati ai partiti di governo è dovuta alla vittoria di Soru, non della maggioranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, l'onorevole Liori mi ha ricordato che il Presidente Soru è anche il nostro Presidente; io per un attimo, me ne ero quasi dimenticato, però adesso mi ricordo, e sono convinto, che il Presidente Soru è anche il mio Presidente, e quindi è il Presidente anche del Gruppo di Alleanza Nazionale, e così immagino che venga ritenuto Presidente anche degli altri gruppi di minoranza oltre che di quelli di opposizione. E allora, se così è, Presidente Soru, lei non è che deve fare i conti solo con la sua maggioranza, debba fare i conti anche con noi, perché questo riconoscimento che noi le vogliamo attribuire, richiede almeno, come dire, un segnale.

La cosa peggiore che può capitare ad una persona è o non essere riconosciuta dal proprio padre o non riconoscere il proprio padre. Lei da buon padre di famiglia - perché questa è una delle conseguenze del fatto di essere stato eletto da tutti i sardi - probabilmente dovrebbe comportarsi in modo diverso. Lei forse ha "preso le misure" del Consiglio regionale, ha iniziato a capire che purtroppo (o per fortuna, dipende dai punti di vista) il Consiglio regionale non è un consiglio d'amministrazione. Qui i numeri, anche quelli piccoli, contano, e contano molto. Di fronte ad una situazione di questo genere un buon padre di famiglia non può fare "figli e figliastri" ma deve a un certo punto fermare i giochi e dire: "Alt, un attimo di riflessione, io non posso distruggere la mia famiglia, per gli interessi di altri". Per gli interessi di molti si, ma probabilmente anche per gli interessi di pochi, se quei pochi ancora non sono convinti che gli interessi dei molti siano gli interessi dei cittadini sardi, e noi siamo in questa situazione Presidente.

Stiamo per arrivare al termine della fase di riscaldamento, le schermaglie stanno per finire, onorevole Pinna, ma quando terminano le schermaglie inizia la partita. Allora, se un arbitro in questo momento dichiara che è impraticabile e dice: "Fermiamoci un attimo, aspettiamo che spiova, aspettiamo e vediamo se riusciamo a giocare una partita in maniera diversa dalla partita che stiamo giocando", io credo che tutti lo seguirebbero. Le assicuro, Presidente, che se continuiamo con questo andazzo, con questo teatrino delle aperture che non vengono recepite dall'altra parte è facile immaginare che sarà necessaria ancora qualche settimana prima di terminare la discussione di questa legge, che alla fine potrete anche riuscire ad approvare, assumendovene tutta la responsabilità, ma a discapito dell'opposizione in tempi ragionevoli di una manovra finanziaria molto più importante, molto più attuale. Una manovra finanziaria che forse è più necessitata, anzi, quella era stata definita necessitata, questa legge invece non è stata mai definita necessitata, è spuntata all'improvviso come un fungo quando nessuno se l'aspettava, e noi meno di voi.

Allora, per non ripetermi, Presidente Soru, abbia il coraggio di fermare un attimo la partita, senta magari prima la sua maggioranza, convochi o faccia convocare una Conferenza dei Capigruppo; noi siamo tutti disponibili. Io credo che se fossi al suo posto, con la mia maggioranza parlerei, se non altro per avere un conforto, per sapere se andare avanti, se fermarsi o meno. Perché questa è una responsabilità che non può assumere solo lei. Lei la può assumere in Giunta ma non la può assumere in Consiglio. Questo è quello che pensa un buon figliolo del proprio padre; se invece il padre vuole procedere come il padre padrone, padronissimo di farlo, nessuno glielo può impedire, però ovviamente le conseguenze saranno quelle che tutti quanti non ci auguriamo, e potremmo anche perseverare nel nostro atteggiamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F. I.). Signor Presidente, io, stamani, nel mio primo intervento, ho iniziato augurando a tutti una buona domenica e sono assolutamente convinto, o quanto meno resta comunque in me la speranza, che questa, alla fine, possa essere veramente per tutti una buona domenica.

Presidenza del Presidente Spissu

(Segue SANJUST.) Nel senso che dalle aperture che comunque ci sono state e dalle chiusure che sono state manifestate subito dopo, non riuscendo a capirne la motivazione, mi sembra di iniziare a intravedere, rispetto ai giorni passati, la possibilità di una soluzione, spero definitiva, a una situazione che sta diventando quanto meno, lo dico in maniera assolutamente spensierata e impersonale, quasi anacronistica. Io mi pongo nei panni non solo del consigliere che per la prima volta mette piede in quest'Aula, ma mi sforzo di mettermi nei panni - forse perché fino a ieri così era anche per me - di chi sta fuori del palazzo. E allora, nel momento in cui riesco a capire quali sono i ruoli della maggioranza e quali quelli della opposizione, cerco di far capire a chi sta fuori, dietro questo palazzo, i motivi per i quali esistono e perdurano determinati atteggiamenti.

Ora, siccome ho sicuramente tanto da imparare - e spero che ci sia il tempo per poterlo fare - mi piacerebbe, considerando che sono ancora giovane, avere la possibilità di apprendere qualche cosa in questi giorni. E si impara qualche cosa anche quando si vede recedere una parte o l'altra da posizioni che sembrano essere assolutamente irrinunciabili. Quindi l'invito che rivolgo ad una parte e all'altra - ed è l'invito che rivolge un giovane che si avvicina alla politica solo ed esclusivamente da un paio d'anni - è quello di arrivare, non dico a una soluzione finale della questione, però almeno a un tentativo serio, che non può essere quello di gettare l'amo e poi ritirare immediatamente la lenza, ma quello quanto meno di far sembrare, e non solo far sembrare, all'opinione pubblica e non soltanto a noi stessi, di voler trovare una soluzione.

Quindi l'invito non è quello di restare un mese in Commissione, ma è quello di ritornare in Commissione per fare lì il sunto, non in Aula, perché il sunto in Aula significa il sunto di ottantacinque consiglieri o quanto meno quello solo ed esclusivamente dei consiglieri della minoranza, il che diventa, secondo me, un po' più difficile.

Pertanto vi prego di interpretare la mia esigenza, la mia richiesta, non solo ed esclusivamente come quella di un componente del Consiglio regionale, ma anche come se provenisse da un semplice cittadino che continua, purtroppo, ad essere assente nei banchi del pubblico che vedono solo ed esclusivamente giornalisti, forse perché continuiamo - un po' da una parte e un po' dall'altra - a dimostrare degli atteggiamenti che anziché avvicinare la gente, alla politica, la allontanano.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPELLI, VARGIU, LOMBARDO, SANCIU, CONTU, SANNA Paolo Terzo, PISANO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 1.

Prendo atto che i consiglieri Pinna, Cugini, Gessa e Giorico hanno inteso votare a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SORU.

Rispondono no i consiglieri: CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 61

votanti 57

astenuti 4

maggioranza 29

favorevoli 38

contrari 19

(Il Consiglio approva).

Passiamo agli emendamenti aggiuntivi. Onorevole Capelli, aveva chiesto una Conferenza dei Capigruppo? E' questa la richiesta?

CAPELLI (U.D.C.). Sì.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. C'è una richiesta di sospensione dei lavori dell'Aula per convocare una Conferenza dei Capigruppo. L'ha avanzata l'onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Ritiro la proposta.

PRESIDENTE. L'onorevole Capelli ha ritirato la proposta. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Se la proposta l'ha ritirata l'onorevole Capelli, la faccio mia, nel senso che chiedo la convocazione di una Conferenza dei Capigruppo nel corso della quale possano essere discusse le aperture che si sono manifestate in Aula. È inutile che restiamo in Aula a parlarci addosso se da ciò che ci diciamo non scaturisce mai nessuna novità e nessuna possibilità di dialogo reale.

PRESIDENTE. Se questo è l'intendimento dei Presidenti dei Gruppi io ne prendo atto, chiedo ai Capigruppo, anche con brevi cenni di... Onorevole Vargiu, se lei vuole ci rimettiamo all'Aula. Prego.

VARGIU (Rif. Sardi). Benissimo, io chiedo che ci si rimetta all'Aula in maniera tale che sia chiaro se ciò che il collega Pinna, il collega Maninchedda e il collega Cugini avevano detto, erano parole in libertà oppure manifestavano la sostanziale volontà di intraprendere questo dialogo. Se c'è una sede diversa dalla Conferenza dei Capigruppo dove può essere iniziato il dialogo io propongo una sospensione dei lavori d'Aula in alternativa alla Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE. Le due richieste sono differenti: una riguarda la sospensione dei lavori perché venga convocata una Conferenza dei Capigruppo, un'altra, successiva chiede una sospensione comunque dei lavori dell'Aula. Mi rimetto all'Aula perché valuti la possibilità di sospendere i lavori. Mi pare che a favore si sia parlato. Onorevole Marrocu, vuole parlare contro?

MARROCU (D.S.). Sì.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, penso che non ci siano le condizioni né per la convocazione della Conferenza dei Capigruppo, in questo momento, né per una sospensione. Le aperture di cui si parla, che hanno coinvolto qualche collega, erano relative al fatto che da quattro giorni noi continuiamo a dire le stesse cose, cioè qual è l'obiettivo per il centrodestra. E l'obiettivo del centrodestra, con i 1800 emendamenti, è evidente. Volevamo capire se c'è un obiettivo politico da raggiungere o se invece si vuole effettivamente partecipare, interloquire per il miglioramento della legge. Ma se si vuole interloquire per il miglioramento della legge allora non vale più l'obiettivo politico che viene invece annunciato in continuazione, che è: "Blocchiamo tutto e ritorniamo in Commissione".

Pertanto ci sembra che anche queste parziali aperture siano strumentali all'obiettivo di impedire che si vada avanti; perché se veramente ci fosse la volontà di interloquire su quelle due, tre, quattro cose importanti, quelle due, tre, quattro cose importanti avrebbero potuto essere oggetto di tre, quattro emendamenti che sostituirebbero quel quintale di emendamenti lì depositati. Ad oggi ci pare che queste condizioni non ci siano e quindi, per il momento, risulta un po' strumentale la richiesta avanzata dai colleghi dell'opposizione e quindi non accoglibile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io ho semplicemente ritirato la mia proposta, perché ho visto che non c'era disponibilità da parte dei colleghi della maggioranza, e sostengo invece la proposta del collega Vargiu.

Il collega Marrocu probabilmente è stato assente in queste ore per seguire gli eventi sportivi, non lo so, perché sta negando la proposta avanzata da colleghi della sua parte. Ma questa non mi sembra che sia una novità, visto che il collega Marrocu molto spesso entra in contraddizione con quanto sostiene la sua parte o con quanto lui stesso aveva precedentemente annunciato. Noi abbiamo recepito l'invito proveniente dal Capogruppo di Progetto Sardegna, l'abbiamo avallato, abbiamo condiviso anche quanto detto dal collega Maninchedda, suggerendo un metodo, che non è quello di bloccare i lavori dell'Aula e tornare in Commissione con i 1800 emendamenti.

E' già stato spiegato, è già stato detto, e per non perdere tempo non mi attardo nel rispiegarlo. Il problema è che probabilmente non si è ascoltato. Chiediamo semplicemente, recependo un invito della maggioranza, di convocare una Conferenza di Capigruppo dove possa esplicitarsi il confronto e il metodo. Poi, dopo dieci minuti, si può tornare in Aula per proseguire allo stesso modo o per dire che si è trovata una soluzione per accelerare il confronto. Noi abbiamo tutta l'intenzione di andare avanti nei lavori consiliari, per esempio, con l'assestamento di bilancio, che ci sembra una priorità rispetto a questa legge, per il quale avete illegittimamente votato anche una proroga, e di rendere produttivi i lavori dell'Aula e delle Commissioni. Questo abbiamo sostenuto. Poi, evidentemente, nelle interlocuzioni che avete tenuto non avete trovato un accordo e state rinnegando la vostra proposta; ma questo ormai per noi è un film che abbiamo visto diverse volte negli ultimi mesi, per cui non ci stupiamo.

Ma la proposta dell'onorevole Vargiu, sulla quale si è dibattuto per circa un'ora, è corretta, e se voi la rinnegherete, dovete assumervene la responsabilità con un voto, cioè rigettando la vostra stessa proposta. Non parlate, però, poi, di ostruzionismo, non parlate di "due o tre cose", non si parla di due o tre cose quando si discute una legge. Questa espressione appartiene ad altri tipi di trattative, a trattative sportive, commerciali, altro genere di trattative che siamo disponibili a intraprendere comunque, ma a continuarle anche a oltranza, perché tanto nessuno si stanca.

MARROCU (D.S.). Neanche noi ci stanchiamo!

CAPELLI (U.D.C.). Perfetto, allora prima di avanzare una proposta consultatevi, perché noi siamo totalmente d'accordo sul fatto che c'è la possibilità di discutere. Voi fate un passo avanti e due indietro! Consultatevi prima e risparmierete a noi e ai sardi una farsa che si aggiunge alla farsa di questa legge.

PRESIDENTE. Bene, ci rimettiamo al volere dell'Aula.

PILI (Forza Italia). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, non si può fare la votazione nominale per questo. Si vota per alzata di mano.

Metto in votazione la proposta del consigliere Vargiu. Chi l'approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Siamo arrivati all'emendamento aggiuntivo numero 6. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, io annuncio il mio voto favorevole all'emendamento numero 6. Esprimo però una sorpresa per un fatto nuovo accaduto in quest'Aula e che, a mia memoria, non si era mai verificato nella precedente legislatura. Mai era successo, infatti, che di fronte a una richiesta di sospensione dei lavori dell'Aula per una Conferenza dei Capigruppo qualche Capogruppo si esprimesse negativamente e si dovesse, conseguentemente, mettere ai voti la richiesta di sospensione.

Io credo che se questo è... Stanno discutendo?

PRESIDENTE. Prego, onorevole Vargiu. Chiedo ai collegi di non disturbare l'oratore.

VARGIU (Rif. Sardi). Se il collega Marrocu deve interloquire posso attendere ancora qualche secondo, non ho problemi. Presidente, volevo interloquire con lei.

LA SPISA (F.I.). Lo dice il Regolamento che ci si deve rivolgere al Presidente.

VARGIU (Rif. Sardi). Presidente, le chiedo scusa.

PRESIDENTE. Io sono attento, poi non so se ci si debba rivolgere in maniera specifica al Presidente.

VARGIU (Rif. Sardi). Presidente, in maniera specifica, perché le volevo dire che a mia memoria, almeno per lo scorcio della scorsa legislatura in cui sono stato consigliere, non si è mai verificato che di fronte alla richiesta di un Capogruppo di sospensione dei lavori dell'Aula per poter meglio coordinare il successivo svolgimento o per discutere di un argomento che comunque era un argomento importante, mai si è verificato che il Presidente fosse costretto a mettere ai voti la proposta. Credo che sia un precedente che non giovi, tutto sommato, al futuro svolgimento dei lavori dell'Aula, e credo che sia anche un precedente che non abbia grande senso in quell'ottica di ragionamento e di riflessione sul procedimento in discussione che sembrava che l'Aula avesse adottato, nel senso che io mi chiedo, a questo punto, quale sia il...

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Vargiu, ma devo invitare nuovamente i colleghi a non disturbare i lavori.

VARGIU (Rif. Sardi). Questo emendamento che noi ci apprestiamo ad esaminare è proprio uno degli emendamenti, come gli altri che seguono, decisivi per quanto riguarda quel famoso riequilibrio dei rapporti tra Legislativo ed Esecutivo di cui abbiamo parlato tante volte. Quindi l'apertura che si è realizzata in Aula da parte di alcuni autorevoli e prestigiosi colleghi, che hanno detto che volentieri avrebbero iniziato la discussione, diventa veramente un esercizio verbale privo di qualsiasi riscontro concreto, anzi, diventa un ostruzionismo da parte della maggioranza se agli interventi nostri si aggiungono interventi di colleghi della maggioranza che non hanno seguito nelle cose che si fanno.

E fa specie che il collega Marrocu - e lo dico veramente senza nessuno spirito polemico - riproponga il problema del ritiro degli emendamenti. Il problema del ritiro degli emendamenti - il collega Marrocu ha una grande esperienza di "navigazione" in quest'Aula consiliare, pertanto lo comprende bene - è evidente che non si pone, perché altrimenti la minoranza si priverebbe dell'unico elemento di sostegno alle proprie tesi. Quindi l'apertura esiste ed è totale da parte nostra; il problema è che pur essendo raccolta in maniera accorata da alcuni autorevoli e prestigiosi colleghi della maggioranza, , poi quando si tratta di arrivare a definire un metodo nessun metodo va bene.

Colleghi, io sono senza parole, nel senso che se l'esercizio ginnico e verbale che dobbiamo continuare in quest'Aula ad oltranza è questo ed è gradito agli ottantacinque consiglieri bene, berremo fino in fondo l'amaro calice, ciascuno di noi recitando il ruolo che si è ritagliato o che gli hanno, di fatto, ritagliato gli elettori. Ma se esiste un metodo diverso da quello che abbiamo proposto, cioè diverso dalla convocazione della Conferenza dei Capigruppo, diverso dalla sospensione dei lavori dell'Aula per poter discutere all'interno degli schieramenti e tra gli schieramenti, beh, indicatecelo voi. Io sin d'ora dico di essere d'accordo, nel senso che, di fronte alla proposta del dialogo e del confronto, il metodo a questo punto lo scelga la maggioranza, visto che quelli della minoranza non vanno bene.

PRESIDENTE. Io registro semplicemente l'opinione dell'Aula. Ammetto che altre volte, ovviamente con l'accordo dei Gruppi e fra i Gruppi, si è arrivati ad un'intesa in tal senso. Questa volta evidentemente non c'è la volontà. Quando matureranno opinioni diverse le registreremo puntualmente e con interesse.

Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Noi le idee le abbiamo chiare. Con questo emendamento effettivamente si intende ridare dignità - che poi è un ritornello costante - al Consiglio regionale. Non modifichiamo virgole su quello che riteniamo sia un provvedimento illegittimo - lo abbiamo sempre ribadito - sulla base dell'articolo 117, anche se mi sono astenuto, come il Presidente avrà visto, nell'eccepire sul comportamento.

In passato c'era un maestro che presentava emendamenti trasversali, quasi sempre perché aveva un interesse, non dico soggettivo, ma riusciva comunque ad equilibrare le cose. Se poi questo maestro obiettivamente cambia, muta come il vento, non è un problema che ci riguarda. Sono io il primo che ha sostenuto non oggi, già da cinque - sei giorni, l'esigenza (perché ci possono essere fra noi anche barricadieri) di un momento di riflessione e di confronto, in modo tale da consentirci un'inversione dell'ordine del giorno - quello che si vuole. Noi proponiamo questo. Un'inversione dell'ordine del giorno che ci metta in condizioni di guadagnare tempo, certamente, in attesa della pronuncia del TAR, che non è prevista per il 20 (sono anche disinformati) ma per il 24..

E se, come ho detto stamattina, la gente è convinta che questo provvedimento sia legittimo bene, ben venga, nessuno ha da fare eccezioni. Nel frattempo noi garantiamo almeno, che entro quella data, nell'arco di una settimana - dieci giorni, venga esitato il provvedimento relativo all'assestamento di bilancio, poi, ovviamente, si cercherà di concordare, di andare in Commissione ed esaminare gli emendamenti, ridurli e contingentare i tempi, in modo tale che questa legge venga approvata, ovviamente col voto della maggioranza a favore e col voto dell'opposizione contrario. Questo è il limite del confronto.

Confronto vuol dire approvare i provvedimenti attraverso motivazioni, attraverso azioni serie. Se invece si vuole continuare muro contro muro, continuiamo muro contro muro, però, ho detto stamattina, dovrete essere sempre presenti, perché noi alterneremo, anche se le sei ore di sonno sono garantite a tutela dei lavoratori di qualsiasi categoria, e lo sa bene Floris e i sindacalisti di alto rango. Quindi noi andremo avanti. Io al posto del centrodestra mi sarei comunque astenuto perché è mortificante chiedere una cosa e poi non essere d'accordo. Non è quasi mai successo - ha ragione Vargiu - che non si desse neanche la possibilità di una sospensione dei lavori. Del resto ha iniziato la Caligaris a dire: riapriamo il confronto, e l'avete tutti quanti smentita.

Stasera sono intervenuti autorevoli amici di Progetto Sardegna, e non penso che parlassero a titolo personale, ma parlavano col buon senso che porta a determinati ragionamenti. Questa legge dobbiamo approvarla? Dovete approvarla? Beh, io credo che la tempistica sia quella che abbiamo tracciato noi, che consenta legittimamente a chi ha una visione diversa, a chi opera una valutazione diversa, di attendere quel momento particolare che è il giorno 24. Ma chiedere a noi: "Ritirate gli emendamenti, date questo segnale, accettate le nostre posizioni" non è corretto. Voi non avete mai acceduto alle nostre posizioni e avete sempre detto: "Quello che viene fatto bene, le correzioni, i correttivi, sono merito nostro, quello che è fatto male è colpa degli altri", e noi diremo lo stesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, noi volevamo evitare quanto sta avvenendo in questi minuti, noi volevamo e una discussione alla luce del sole, seguendo i metodi e i luoghi istituzionali per confrontarci e raggiungere un accordo. Come lei avrà notato, Presidente, si è svuotata l'Aula. Il Presidente della Giunta ha chiamato a rapporto diversi esponenti della sua maggioranza, e ora negli anditi, nei corridoi, si cerca di raggiungere un'intesa che noi invece volevamo pubblica. Noi avevamo proposto la sede giusta, corretta, e non vuole essere anche questa, vi garantisco, una provocazione; ne verranno delle altre magari subito dopo.

Noi vogliamo seguire la via istituzionale e regolamentare che ci è stata insegnata. E' stata una brutta pagina per questa legislatura quella di rifiutare la proposta di convocazione di una Conferenza dei Capigruppo. Poi se, secondo lo "stile Marrocu", si fosse voluto contrattare magari avremmo potuto ritirare due o tre emendamenti, per recuperare il tempo necessario per la Conferenza dei Capigruppo, ma anche per proporre questo ci vuole fantasia, e mi pare che di questo siate alquanto deficitari.

L'emendamento numero 6 era un'occasione per misurarci sulle cose dette dai colleghi del centrosinistra, cioè sul ruolo del Consiglio regionale. E' vero: anche su questo si può dissentire, però è possibile che fino ad oggi non abbiate fatto altro che dire che tutti gli esaminati avevano solo intenti ostruzionistici e non ne abbiate letto uno? Questo emendamento, il numero 6, è un emendamento ostruzionistico? Si può discutere del ruolo del Consiglio? Un articolo dello stesso tenore è contenuto nella proposta di legge numero 24, Balia-Masia, e lo rifiutate soltanto perché è contenuto in un emendamento della minoranza? Questa si chiama - perdonando per il termine, non me ne viene altro - stupidità. Non si rifiuta per partito preso, pregiudizialmente, questo non è il ruolo dell'Assemblea più alta della Regione Sarda. Imparate dall'assessore Dadea almeno questo. C'è la libertà di discutere.

Se questa legge fosse stata presentata dall'assessore Dadea noi probabilmente adesso staremmo discutendo, perché probabilmente avrebbe aperto un confronto democratico, corretto e leale che avremmo sicuramente perso, ma avremmo discusso, parlato, non ci saremmo appiattiti sulla legge del padrone, perché questo col vostro fare ci state imponendo, dimostrateci che non è così. Io credo che il Presidente Soru potrebbe accedere a questa richiesta; forse qualcuno sta utilizzando la voce popolare che dice che il Presidente Soru è un intransigente per portare avanti la sua di intransigenza. Confrontiamoci, parliamone. Ed è l'ultimo appello per la giornata di oggi, perché non vogliamo convincervi a non stare qui. Fra l'altro non abbiamo neanche più niente da fare per tutta la serata; ormai il tempo è trascorso; possiamo concedere le otto ore, non le sei ore, di riposo garantite dallo Statuto dei lavoratori, e poi ritrovarci piacevolmente, perché piacevolmente vi rivedo in quest'Aula.

Spero anche di potervi sentire. Spero che il Presidente Soru, rinnovando quanto successo la volta scorsa, vi ridia la voce, perché è vero, passati i morti, passata la commemorazione anche dei morti del 4 novembre, c'è quella dei Santi a cui qualcuno si sta riferendo, perché è riuscito a ridarvi la parola in varie occasioni. Spero che possa succedere anche nella giornata odierna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, mentre ringrazio il collega Capelli per aver detto che chi vota contro questo emendamento evidentemente lo fa per stupidità, annuncio il mio voto contrario all'emendamento. La situazione odierna, l'evolversi della situazione, però credo meriti qualche parola a chiarimento. Voglio ricordare che occasioni di questo tipo con ricorso al voto dell'Aula e successive negazioni di convocazione di Conferenze di Capigruppo nella passata legislatura se ne sono verificate più di una volta e nessuno ha gridato allo scandalo. Oggi assistiamo in quest'Aula ad una strategia permanente del centrodestra perpetrata attraverso la presentazione di circa 1900 emendamenti, alcuni dei quali hanno sicuramente una loro logica ma il 99,99 per cento dei quali hanno una funzione squisitamente strumentale ad obiettivi meramente dilatori.

Bene, arrivati a questo punto, sulla base di aperture che pure sono venute da parte della maggioranza, ad un'ipotesi di attivazione di dialogo si risponde con la richiesta di sospensione immediata dei lavori e di convocazione di una Conferenza dei Capigruppo che si sarebbe tradotta soltanto in una ulteriore perdita di tempo, se non altro per un motivo di natura formale. Come fanno, infatti, l'onorevole Capelli, l'onorevole Vargiu e l'onorevole Oppi ad ignorare che se c'è un organismo deputato ad aprire trattative, quell'organismo certamente non è la Conferenza dei Capigruppo, che ha funzioni e compiti ben determinati dal Regolamento e che sono completamente diversi da quelli di cui si è parlato stasera?

Allora tagliamo fuori la Conferenza dei Capigruppo, che nulla ha a che vedere con quelle proposte; se si tratta di proposte minimamente serie e se anch'esse non hanno la funzione di far perdere ulteriore tempo, a conclusione dei lavori di stasera, pure in incontri informali e durante la seduta, si valuti se per un andamento più razionale dei lavori dell'Aula domani mattina, mezz'ora prima eventualmente dell'inizio dei lavori, non sia opportuno convocare la Conferenza dei Presidenti di Gruppo, la quale Conferenza non può in ogni caso occuparsi di ipotesi di accordo, perché sono ipotesi che non possono passare attraverso quel livello istituzionale. Tanto basta, almeno per quanto mi riguarda, per giustificare il mio voto contrario alla proposta di sospensione.

Non è pertanto né rifiuto di dialogo né becera voglia di restare arroccato in quest'Aula su posizioni di tipo unilaterale. Si è aperti al confronto, a condizione che il confronto sia produttivo ed avvenga nei luoghi che sono deputati a ciò, e non invece in quelli che hanno altre funzioni e altri compiti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, signori del Consiglio, l'intervento è teso a esprimere appunto il mio voto a favore dell'emendamento che recita: Dopo le parole "Al fine di assicurare un'adeguata tutela e valorizzazione del paesaggio" sono aggiunte le seguenti parole: "La proposta di Piano Paesistico Regionale deliberata dalla Giunta regionale viene trasmessa al Consiglio regionale che ne approva l'adozione entro sei mesi secondo le procedure indicate all'articolo 2 della presente legge".

Io, anche nell'ultimo intervento, ho ricordato che uno dei compiti del Consiglio regionale è quello di provvedere alla stesura e all'approvazione di leggi. Allora mi domando quali siano le effettive volontà di questo Consiglio rispetto alla reale necessità di confrontarsi sui diversi temi, soprattutto sui vincoli che la maggioranza pone, per l'approvazione di questa legge.

Io, collega Balia, se davvero la Conferenza dei Capigruppo non è la sede idonea ad affrontare i termini e i contenuti della legge, ma i compiti della Conferenza dei Capigruppo, come definiti appunto nel Regolamento, sono altri, credo che anche il retrobottega (per non parlare di corridoi, per non parlare di stanze segrete) non sia la sede giusta.

Eppure questa è una procedura che addirittura la maggioranza ha adottato durante la campagna elettorale, se è vero quanto ha dichiarato il collega Pinna nel suo intervento che sembrava voler essere di apertura, di confronto, quando ha affermato che la legge è stata oggetto di discussione in fase di predisposizione del programma di governo.

Ma io vorrei capire in quali stanze, in quali uffici, in quali studi professionali, vorrei capire dove effettivamente si è tentato di legiferare in nome e per conto di questo Consiglio, se davvero risponde al vero quanto ha dichiarato l'onorevole Pinna. Io sono preoccupato, Presidente, perché davvero il Consiglio in questo modo è stato espropriato del suo ruolo non solo nella sua componente di maggioranza, ma anche nella sua componente di minoranza, che ho il diritto di partecipare alla predisposizione e all'adozione anche di una norma così importante.

Molto probabilmente sta sfuggendo di mano il controllo delle affermazioni che si pronunciano, e questo è un problema che a questo punto si ingarbuglia ancora di più, perché davvero non si riesce a capire quale sia la via da percorrere per uscire da questa impasse.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, mancano molti colleghi, ritengo comunque opportuno riprendere qualche considerazione che abbiamo espresso tutti assieme, non uno solo di noi, tutti assieme nella giornata di oggi, per dire che, l'articolo 1 l'abbiamo votato a maggioranza, pertanto, per quanto ci riguarda quell'articolo deve rimanere. Si comprende allora che noi quei quattro emendamenti aggiuntivi che avete presentato non lo approveremo; si comprende. Voi li volete confermare e va beh, si comprende anche questo.

Stavo per intervenire prima della votazione sulla richiesta di riconvocazione della Conferenza dei Capigruppo, poi tecnicamente non ho fatto a tempo. Avrei detto quello che ha sostenuto il collega Balia: che non si può convocare una Conferenza dei Capigruppo presieduta dal Presidente del Consiglio per trattare il merito di una legge. Sappiamo che questa sarebbe stata una procedura errata dal punto di vista politico, come dal punto di vista tecnico. Se non è matura una convergenza, come non è matura, collega Oppi, lei ha parlato poco fa e si comprende che non è matura nel merito; almeno io ho capito così...

OPPI (U.D.C.). Io ho chiesto una inversione dell'ordine del giorno.

CUGINI (D.S.). Può essere che mi sbagli, ma insomma, ci conosciamo da un po', ci siamo capiti in tanti momenti, penso che, insomma, forse non ho compreso tutto, ma la grande parte di quello che lei ha detto penso di averla capita. Sarebbe sbagliato politicamente andare rapidamente ad una Conferenza, a un incontro aggiungo io - perché la Conferenza è quella le cui competenze sono state ricordate dal collega Balia - andare a un incontro tra i Capigruppo per sancire che non ci sono le condizioni per procedere alla costruzione di una soluzione. Politicamente - lo dico per chi ha un'idea diversa dalla mia - lo considero un errore.

Quando si arriva al momento del confronto ravvicinato, tutte le pratiche che lo precedono devono essere espletate; e il collega Oppi, che è anche un giocatore avveduto, non nella politica, nella parte tecnica della non politica, non può non comprendere che era proprio un errore. Lo dico per il collega Vargiu, ma lo dico soprattutto non tanto per l'episodio in sé, ma per confermare che l'apertura che noi abbiamo manifestato rimane tutta così come i colleghi l'hanno manifestata, nel merito, andando oltre le considerazioni che ho pronunciato io, che erano esclusivamente considerazioni di metodo, che voglio confermare, confermando nel merito anche le considerazioni che hanno espresso gli altri colleghi.

Poi Balia è andato oltre, e io lo apprezzo per lo sforzo che ha compiuto, e ha addirittura proposto (non stabilito, perché se le parti si devono incontrare le parti devono concorrere anche sul piano tecnico alla costruzione persino delle procedure) ha proposto un'indicazione di lavoro che personalmente apprezzo. Ci sono gli emendamenti, ci sono gli articoli, andiamo avanti sul lavoro che dobbiamo compiere. Nessuna interruzione in Aula perché si presterebbe a letture sbagliate - e quando non si è ragionato nel merito non si determina convergenza - stasera, a conclusione dei lavori, a mezzanotte e mezza, una ristretta delegazione delle due scuole di pensiero sul tema che è in discussione si misura, si confronta, e poi domani si torna in Aula e si ragiona, perché è l'Aula che decide.

Badate, colleghi, gli emendamenti sono stati presentati, sono lì e nessuno li può seppellire, anche se la maggioranza della minoranza dovesse decidere di ritirarli, quando sono firmati da tanti colleghi si sa che basta che uno solo li voglia mantenere e li mantiene. Parliamoci chiaramente, conosciamo le tecniche dell'Aula, io suggerisco: continuiamo la discussione. Ad esempio, se davvero c'è una volontà di incontro, visto che l'articolo è stato votato, ritirate questi quattro emendamenti aggiuntivi e confermate la disponibilità al dialogo, e questo conferma la volontà!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, inizio col replicare all'ultima parte dell'intervento del collega Cugini. Noi ritiriamo gli emendamenti perché, come ho avuto modo di dirle nel mio precedente intervento, onorevole Cugini, contengono degli elementi migliorativi della legge. E' d'accordo anche lei, lo ha appena detto è l'Aula l'organo deputato a prendere le decisioni. E allora questo emendamento vuole proprio ridare all'Aula il potere di decidere in materia. Secondo me invece adesso l'Aula non decide; secondo me l'Aula non è messa nelle condizioni di decidere e lo dimostra.

Veda, onorevole Balia, lei afferma di essere contrario all'emendamento, di voler votare contro perché non lo ritiene, in questo particolare momento del dibattito, un emendamento giusto; e ciò nonostante, come ha spiegato bene il mio collega Capelli, sia una vostra proposta fatta propria anche da noi.. Io non riesco a capire perché, quando si tratta di discutere di aspetti migliorativi secondo noi, peggiorativi secondo voi, non si dibatta in Aula. Il presidente Soru chiama a raccolta dietro la tenda i capigruppo del centrosinistra, contraddicendo anche il suo capogruppo quando si è dichiarato disponibile ad un confronto, chiama a raccolta tutti, decide fuori e poi viene ad imporre in quest'Aula il suo pensiero. Lo ha fatto la settimana scorsa per la formazione, lo sta ripetendo oggi su questo tema. State attenti: non vorrei che ve lo imponesse per tutta la durata della legislatura. Noi ci stiamo attrezzando per combattere.

Onorevole Maninchedda, lei ha dichiarato quando è intervenuto aprendo il confronto, il dialogo, che "non si torna in Commissione"; noi vi stiamo dicendo: "torniamo in Commissione", può darsi che in quella occasione si rivedano anche gli emendamenti, ma perché dobbiamo accettare la vostra proposta di ritirare prima gli emendamenti e, poi, dialogare? Questo è l'aspetto che a noi sfugge. Non cadiamo nei tranelli, ce lo avete insegnato voi come si fa, e il maestro siede nei banchi della Giunta, è l'attuale Assessore dell'urbanistica. Quando noi gli chiedevamo di togliere dalla legge finanziaria gli emendamenti senza significato, perché per ogni comma, per ogni articolo presentava un emendamento, presentava migliaia di emendamenti, la sua risposta non era certo di accoglimento delle nostre richieste. Me lo ha insegnato l'onorevole Sanna come si fa l'opposizione.

Ed allora, ecco, noi non facciamo altro che fare quello che facevate voi quando eravate all'opposizione. Il dialogo lo dovrebbe aprire il Presidente della Giunta.

CUGINI (D.S.). Masala lo faceva! O Pili!

CAPPAI (U.D.C.). Masala in più di un'occasione! Ed alle forze politiche vorrei dire un'altra cosa: non dimenticate che il centrodestra, nonostante fosse sfasciato, nonostante fosse sempre in minoranza, non si è mai tirato indietro ad una richiesta di sospensione dei lavori. Vedete, il mio capogruppo era contrario e si è astenuto; io dico invece che voi avete commesso un ulteriore errore politico, perché in quella stessa Conferenza dei Capigruppo si sarebbe potuto aprire il dialogo. Invece è stato il governatore a dire, dopo che voli l'avete proposta: "niente sospensione, niente riunione dei Capigruppo".

Ed allora mettetevi d'accordo, perché un Gruppo politico dice una cosa e l'altro immediatamente dopo ne dice un'altra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori e colleghi, a me sembra che si debba partire da una frase che io, che ho studiato dai Salesiani, ho imparato presto in gioventù e che veniva attribuita a Don Bosco: "perder tempo a chi più sa più spiace". Certamente in quest'Aula ci sono colleghi che almeno di urbanistica, e non solo, ne sanno più di me, e quindi spiacerà a molti quello che sta succedendo in quest'Aula. Ma si dà il caso che io medico sto somministrando una medicina che devo bere anch'io, e che quindi se ostruzionismo c'è anch'io sto perdendo tempo, anch'io sto subendo la stessa condanna alla quale stiamo trascinando i colleghi e l'Aula.

Però, diciamo che aveva ragione il collega che mi ha preceduto: qui non si muove foglia che il presidente Soru non voglia; è lui il vero padrone della situazione, che è lui che ha deciso di resistere, di resistere e di resistere, e a questa dichiarazione non si può che rispondere che tireremo dritto, se mi si passa la frase poco di moda, però, quanto mai adatta. E lui si accorgerà ben presto che questo non è il consiglio d'amministrazione di Tiscali, e che non può pensare di tenere in ostaggio non solo la maggioranza - che glielo concede, bontà sua - ma anche l'opposizione, perché noi non abbiamo nessun interesse e non abbiamo nessuna intenzione di restare prigionieri dalla maggioranza e soprattutto dal presidente Soru.

Mi dispiace dover dare torto al collega Balia, apprezzabilissimo ed attento collega di maggioranza, ed anche al collega Cugini, altrettanto attento ed apprezzabilissimo, che si sono assunti l'onere e l'incarico di difendere la Giunta di fronte all'opinione pubblica, rilanciando la responsabilità di questa scarsa volontà di collaborazione alla opposizione, perché non è così. Il consigliere Oppi, non ha avanzato la proposta di indire una Conferenza di Capigruppo, così come anche Capelli, per discutere di un possibile accordo per invertire l'ordine del giorno, in modo da concedere il tempo - mentre si esmaina in Aula un altro argomento - alle persone deputate nei luoghi deputati, di trovare un accordo che non snaturi la legge, ma almeno recepisca alcuni punti essenziali proposti dall'opposizione. Si sarebbero così create le condizioni per ritirare la gran parte degli emendamenti e portare la legge a compimento, con il voto probabilmente anche contrario nostro, ma non con l'ostruzionismo, perché noi riconosciamo alla maggioranza il diritto di legiferare.

La maggioranza ha diritto, è stato più volte detto, di presentare le proposte e di legiferare, però, non ha il diritto di affermare che la legge non è modificabile, che la legge nella sua struttura non è alterabile, altrimenti noi che cosa stiamo a fare qui? La legge la vogliamo modificare e possibilmente anche in profondità, quanto più è possibile, altrimenti che senso ha l'ostruzionismo? Che senso ha presentare 1800 o 1900 emendamenti?

Questo però non è consociativismo - parola che ha circolato talvolta in quest'Aula - questo è il gioco dei rapporti tra maggioranza ed opposizione; consociativismo sarebbe se ci mettessimo d'accordo per curare interessi privati; di questo non si tratta almeno per quanto mi riguarda, perché sfido chiunque a dimostrare che io o i miei familiari abbiamo interessi da difendere e da tutelare nella fascia dei due chilometri. Non stiamo operando speculazioni private, stiamo cercando di approvare una legge nell'interesse della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi, c'è una canzone di Celentano che recita esattamente "a mezzanotte e mezza sai", la mezz'ora è in più, l'ho aggiunta io, me lo perdonerete, il titolo della canzone era "Un pugno e una carezza" e questo titolo spiega esattamente come stanno le cose. Qui evidentemente subito dopo la carezza c'è il pugno! Ma, "Che domenica speciale", si potrebbe pure dire! Insomma, questa serata la potremmo cantare quasi per intero.

A me dispiace veramente tanto che dopo questa apertura oggi si registri improvvisamente una chiusura, perché si stava andando nella direzione giusta e i sette carissimi colleghi del Progetto Sardegna rischiano di apparire oggi come i fratelli Maccabei della prima lettura della Santa Messa di questa domenica sacrificati in funzione della loro verità, del credere in un qualcosa che contrasta con la volontà di un re che invece voleva imporre qualcosa di diverso.

Insomma, io mi sarei aspettato, dall'intervento sempre attento e brillante dell'onorevole Balia, una risposta concreta su un elemento concreto, soprattutto in considerazione del fatto che nella sua proposta - qualcuno lo ha detto -aveva introdotto giustamente ed equamente l'ipotesi che la competenza legislativa del Consiglio regionale non fosse posta in discussione, che è l'oggetto di quest'emendamento. Quindi, quello sarebbe stato un primo elemento di buona volontà. Poi, invece, si è smentito perché ha affermato che non il 99 per cento, ma il 99,99 per cento degli emendamenti è improponibile", il che significa che lui accetterebbe uno su diecimila emendamenti, e che noi avremmo dovuto presentarne diecimila perché l'onorevole Balia ne trovasse uno valido, e non può essere ovviamente causale quest'indicazione; si tratta davvero di non ammettere che possa esistere un'ipotesi di convergenza.

Io ritengo che la nostra apertura debba essere massima, dobbiamo nutrire fiducia che in questo momento si stia sviluppando un dibattito serio, un confronto serio, anche se nei corridoi. Si procede pure ai confronti nei corridoi se davvero serviranno a far sortire qualche elemento di novità. Se dobbiamo davvero aspettare mezzanotte e mezzo perché questa novità possa essere palesata, continuiamo a fare questo sacrificio, continueremo a fare il nostro dovere.

Vorrei, però, sottolineare un aspetto importante che ha dimostrato la buona volontà di questo centrodestra. Noi abbiamo chiesto la sospensione dopo l'approvazione dell'articolo, nonostante il nostro pieno dissenso nei confronti del terzo comma dello stesso articolo, l'abbiamo chiesto, quindi, quando la situazione era ormai irreversibile. Il comma tre è quello che fa a pugni con il comma due, che prevede, cioè, che il piano paesaggistico regionale possa essere fatto anche per collage, per pezzetti, riproponendo lo stesso punto di debolezza contenuto nella legge numero 45 del 1999 e nei piani territoriali paesaggistici e che poi ha determinato la loro caduta. Perché i piani paesaggistici territoriali non potevano essere omogeneizzati a posteriori attraverso quell'operazione che noi tutti conosciamo essere avvenuta. Noi vi chiediamo pertanto di dimostrarci la vostra buona volontà, accogliendo quest'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, io mi rivolgo ai colleghi della minoranza: escluso che si potesse convocare per queste ragioni una Conferenza dei Capigruppo - e peraltro l'Aula ha negato questa possibilità - c'è stata una proposta avanzata da me a nome del Gruppo di Alleanza Nazionale. Io mi sono rivolto personalmente al Presidente chiedendogli se non era il caso che sentisse prima la maggioranza ed eventualmente poi la minoranza. Il Presidente, io credo con molta sagacia, con molto savoir faire come si conviene a un buon amministratore, a un buon padre di famiglia, probabilmente sta cercando di portare sulla retta via dei figlioli che in qualche maniera erano troppo proiettati verso una posizione fondamentalista, intransigente.

Invito quindi i colleghi della minoranza ad aspettare, perché io sono fiducioso che il Presidente arriverà in Aula. Potrebbe adottare diverse strategie; una per esempio potrebbe essere quella di ritirare provvisoriamente il disegno di legge, e di invitare il Consiglio a lavorare su altro argomento; Un'altra potrebbe essere un'interlocuzione che può avvenire ... onorevole Balia ed onorevole Cugini, ne abbiamo visto troppe di interlocuzioni trasversali, io non molte però in quattro anni qualcuna l'ho vista. Spesso ci siamo fatti male.

CUGINI (D.S.). Voi soprattutto.

DIANA (A.N.). Sì, certo anche! Siccome io non voglio il male di nessuno, ma vorrei essere qui per fare il bene di tutti, una volta che si verificano delle aperture come quelle intervenute anche da parte della maggioranza, soprattutto da parte della maggioranza (perché se le nostre potevano essere provocatorie, provocatorie non sono state quelle che ha fatto la maggioranza) cerchiamo di trovare il modo per proseguire. Fino adesso abbiamo assistito esclusivamente ad un arroccamento di difesa di una certa posizione; cerchiamo di superare questa impasse che si è creata.

Siccome sono fiducioso e siccome sono sempre stato un ottimista presumo che il presidente Soru appena rientrerà in Aula, troverà una soluzione o cercherà una soluzione; di fronte ad una situazione di questo genere non ci resta che aspettare. Insomma cerchiamo, colleghi della minoranza, di essere ottimisti, perché altrimenti sembra che noi dobbiamo solo perdere tempo; noi non vogliamo perdere tempo, siamo pronti a sederci ad un tavolo con un responsabile autorevole che possa indicarci il tratto di strada che dobbiamo percorrere assieme. E se invece dobbiamo percorrere sentieri diversi, va beh, buona fortuna a tutti, saranno i sardi a giudicarvi. Voto a favore dell'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, affinché non ci siano equivoci, preliminarmente annuncio il mio voto a favore di quest'emendamento che tenta di ridare al Consiglio quella potestà che in qualche maniera in questi giorni gli si vuole ridurre, se non sottrarre del tutto. L'onorevole Diana credo che sia troppo fiducioso perché a mezzanotte e mezza non succederà niente; ormai è evidente quali siano le intenzioni della maggioranza. Si è detto che non si era stati chiari e che non erano presentate proposte concrete; sono state presentate, ed è stato richiesto un incontro dei Capigruppo affinché ci si confrontasse e poi si decidesse come proseguire i lavori dell'Aula. Non è andato bene, il collega Vargiu ha proposto addirittura un incontro in Aula e non è stata accettata neanche questa proposta. È chiaro che siamo di fronte ad una farsa, perché così è, e che quindi si dovrà purtroppo andare avanti, io spero di no e me lo auguro, in questa maniera.

Presidenza del Vicepresidente Paolo fadda

(Segue RASSU.) Se questa fosse una strategia potrebbe anche essere accettabile, poiché rientrerebbe in un gioco delle parti, democratico, legittimo e trasparente, e questo va bene. Il problema è un altro. Il problema è che c'è un grave sospetto che ci sia in atto un grosso condizionamento, non certamente di tutto il Consiglio ma della maggioranza. Questa è la verità che non può essere ormai nascosta, perché quando si rifiuta il confronto, quando si afferma, giustamente ma pretestuosamente, che alla Conferenza dei Capigruppo spettano altri compiti istituzionali e non quello di decidere il prosieguo o meno di questo dibattito, e in che maniera bisogna decidere, si è di fronte alla mistificazione, si è di fronte alla pretestuosità più iniqua, si è di fronte ad una presa in giro: la verità è questa.

Noi continuiamo, almeno per quanto mi riguarda, spiacevolmente per quanto mi riguarda, a voler presentare le nostre opinioni che, dolenti o nolenti, sono anche opinioni la cui manifestazione in questo momento determina giustamente e democraticamente un ostruzionismo, perché alla minoranza non è stata lasciata altra arma. Si dice: "ritirate gli emendamenti", ma gli emendamenti sono l'unica arma a disposizione dell'opposizione per convincere la maggioranza ad un dialogo, perché se si dovessero ritirare quegli emendamenti è chiaro che la legge verrebbe approvata entro stasera a colpi di maggioranza, senza offrire la possibilità a nessuno di noi di esprimere la propria opinione, di esprimere ciò che pensa su questa legge, articolo per articolo, rendendo noto all'esterno che il Consiglio regionale in questo momento è tenuto sotto scacco, è tenuto in ostaggio dal rifiuto della maggioranza di interloquire, di dibattere e di confrontarsi.

E questa strategia, io credo, non farà guadagnare tempo, anzi ne farà perdere molto, ma molto di più; io sono contrario a questo tipo di opzione politica perché abbiamo visto ciò che ha provocato nella scorsa legislatura, però, vedo che non viene lasciata altra arma all'opposizione per poter esprimere le proprie opinioni e per rendere noto all'esterno che il Consiglio regionale ha ancora una voce libera e una voce democratica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, io chiaramente voto a favore dell'emendamento numero 6 però francamente sono mortificato per quello che è successo questo pomeriggio, perché mi sembrava, di fronte ad un argomento così importante per la Sardegna, di fronte a una legge che tende a dare una risposta alla pianificazione del territorio regionale, che dà a sua volta una risposta ad un settore strategico qual è il turismo, che si sia tornati a una situazione di stallo, dove da una parte c'è una maggioranza, per carità forte, arroccata sulla sua posizione, su una proposta di legge che recherà dei danni alla Sardegna, ed una minoranza che non fa altro che il suo dovere, che è quello di proporre dei correttivi. Poi, capisco che ci siano delle posizioni più estremiste, ma c'è, anche all'interno di questa maggioranza, qualcuno che vuole lasciare perdere queste posizioni per tentare di dare risposta alle persone che fuori stanno aspettando.

Personalmente non capisco perché non si voglia prendere atto di questa situazione; del resto quando si fa politica e si decide di amministrare penso che l'unica volontà sia quella di amministrare nell'interesse della gente che si rappresenta. In questo caso si sa - e lo sottolineo ancora un'altra volta - che si sta creando un danno a questa gente, specialmente in alcuni settori, come quello turistico che è sicuramente quello più colpito. Dico alcuni settori perché insieme al turismo noi stiamo condannando anche altri settori come quello agricolo, artigianale, del commercio, dell'edilizia, e lo stesso ambiente - a mio avviso - viene mortificato. Perché dico lo stesso ambiente? Perché al da là delle belle parole che qui sono state utilizzate sul discorso ambientale, e cioè di voler proteggere e di tutelare l'ambiente, si è realizzato l'esatto contrario, e cioè la sua distruzione. Ciò è avvenuto soprattutto dove vi erano amministrazioni che avevano una colorazione politica ben precisa, e cioè in quelle governate dal centrosinistra.

Nella nostra zona, il sud est della Sardegna, vi sono delle realtà presenti sul mercato che quest'anno hanno subito un calo dal punto di vista del proprio ritorno economico, e lo hanno subito non tanto perché il mare e l'ambiente sono stati modificati o si siano modificati in questi ultimi due - tre anni, ma lo hanno subito perché l'offerta che si sta proponendo ad un mercato che, attraverso la sua globalizzazione, è diventato più selettivo e più ampio, di conseguenza più difficile, non è più concorrenziale. Ed allora, invece di analizzare le motivazioni di questo calo abbiamo avuto, e calo significa meno introiti, meno somme a disposizione dei sardi, si affronta l'argomento attraverso una legge addirittura restrittiva, e cioè non si fa nulla per verificare, e a sondare e sviscerare le motivazioni che stanno portando a questa disfatta turistica...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, si potrebbe affermare che questa legge che sia pensata e scritta dai sardi perché è stato annunciato nel programma elettorale del presidente Soru, che ha vinto le elezioni. In questo modo si vorrebbe dare l'impressione che sia stata accettata pedissequamente e tranquillamente da tutti i sardi. Ciò invece non corrisponde al vero; perché? Perché se così fosse quel grido di allarme, di dolore, chiamiamolo così, e di disperazione emerso da sindaci, non avrebbe alcuna motivazione.

Invece contro questa legge si sono pronunciati circa settanta sindaci dei comuni costieri oltre a tutti quelli che si trovano nell'impossibilità di programmare e di pianificare i loro territori. Ma non solo i sindaci, anche una miriade di imprenditori, siano essi agricoli, dell'edilizia, del turismo e dell'artigianato, e dietro di loro un'infinità di operatori vedranno sfumare le loro opportunità di lavoro. Io penso che i danni per i comuni siano già incalcolabili perché verrà bloccata tutta la loro pianificazione, e non solo quella della fascia compresa nei duemila metri dal mare.

Se è vero, infatti, che i comuni che ancora non hanno adeguato i loro strumenti urbanistici dovranno attendere i nuovi piani territoriali paesistici, gli altri mi chiedo che cosa potranno fare. Mi rivolgo come appunto ha fatto lo stesso onorevole Diana ai colleghi dell'opposizione, ed in particolare modo all'onorevole Vargiu perché è stato il primo a chiedere di parlare con il Presidente del Consiglio.

Io penso che l'interlocutore giusto non fosse l'onorevole Spissu, ma l'onorevole Soru, perché è lui che tira le fila della maggioranza. del resto è stato proprio il presidente Soru che ha dato qualche speranza ad alcune parti dell'opposizione, lasciando intravedere che ci potesse essere tra noi e la maggioranza un dialogo aperto per cercare di trovare un accorso, di venire a capo di questo "incartamento", perché effettivamente la maggioranza si è "incartata" su questo atteggiamento.

L'onorevole Diana, quasi come un fanciullo, ha risposto a questa apparente apertura, con un ottimismo che non trova riscontro in nessun atto passato attraverso questo Consiglio. Ho detto nell'intervento precedente che mi aveva stupito il fatto che ci fosse stata una divisione fra opposizione e maggioranza quando si era parlato di un argomento dove le proposte avanzate alla Giunta erano perfettamente sovrapponibili, addirittura fotocopie delle sue. Bene, nonostante ciò, non abbiamo votato allo stesso modo. Per questo mi sembra eccessivo l'ottimismo del collega Diana.

Qualcuno ha detto: dimostrateci la vostra buona volontà. Ho sentito che qualche altro collega è caduto nel tranello perché ha pensato che fosse intervenuta un'apertura da parte della maggioranza nei confronti dell'opposizione, ma io penso che per la supponenza con cui si propongono non abbiano nessuna intenzione di arrivare a un'apertura. Quale apertura? Addirittura si è cercato di portare il problema all'attenzione di una Conferenza di Capigruppo. Ce ne sono state una miriade, mi hanno detto addirittura che nella precedente legislatura si ricorresse a questo, chiamiamolo impropriamente, "stratagemma", per cercare di arrivare a soluzioni unitarie, oggi neanche quella strada è percorribile.

Ecco per quale motivo io non sono ottimista; non sono un falco, ma non sono nemmeno una colomba; non cado nei tranelli che la maggioranza prepara e sono convinto che questa è una battaglia dura che bisognerà combattere fino in fondo, per cercare di salvare quello che è salvabile di questa legge, perché, come ho detto prima, i sardi stanno soffrendo e anche troppo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, anch'io mi associo, annunciando il voto favorevole a quest'emendamento, alle dichiarazioni del mio Capogruppo. Mi pare, infatti, che la linea che il Gruppo di Alleanza Nazionale sta cercando di indicare, potrebbe essere quella in grado di portare a un effettivo dialogo, o perlomeno a uno scambio di opinioni, che magari non porrà fine a questa battaglia parlamentare, però potrebbe cercare di porre almeno in parte rimedio a questa legge, che nel suo complesso e nei suoi diversi articoli, a nostro avviso, è sbagliata, è negativa per la Sardegna e va assolutamente rivista.

Io credo che dal movimento che si è creato tra molti sindaci della Sardegna, ma anche da un certo sentimento popolare che tutti noi che viviamo a contatto con la gente, con gli elettori dei collegi di nostra provenienza stiamo percependo, è palpabile una certa preoccupazione. Questo emendamento che noi abbiamo presentato e sul quale io annuncio il voto favorevole, è pertanto finalizzato a restituire al Consiglio regionale un ruolo maggiormente incisivo, un ruolo più decoroso e una maggiore dignità. Una dignità e un ruolo di cui il Consiglio, comunque, nel corso di questa maratona si sta riappropriando, perché ritengo che ciò che noi della opposizione stiamo facendo in Aula in questi giorni non si possa definire semplicisticamente ostruzionismo.

Ritengo che la battaglia che noi stiamo conducendo sia una battaglia giusta, sia una battaglia fondata su ragioni che probabilmente nel loro intimo anche molti colleghi della maggioranza condividono, perché non posso pensare che i colleghi della maggioranza accettino entusiasticamente una legge simile. Non posso pensare che colleghi che vivono a contatto con la gente, così come vivo io, e che hanno anche molta più esperienza di me e dai quali ho soltanto tanto da imparare, possano essere soddisfatti del ruolo nel quale il Presidente della Regione li ha relegati, e cioè quello di difensori d'ufficio di un provvedimento che non va bene, di un provvedimento che non è frutto di una concertazione, di un provvedimento che non tiene conto delle esigenze della gente, ma anzi sembra che proprio vada contro le esigenze, le aspirazioni e i desideri della nostra popolazione; un provvedimento che, per ovvi motivi e per lealtà verso la loro coalizione e verso il loro Presidente, debbono per forza difendere.

E allora, certamente, chi invece può opporsi e chi può cercare di offrire un contribuito, anche se in buona parte non in linea col contenuto del provvedimento legislativo in esame, deve ottenere da parte della maggioranza il riconoscimento dell'importanza del lavoro che sta portando avanti, ancge in relazione al fatto che con il nostro impegno in questi giorni stiamo cercando di riattribuire all'Aula - e ci stiamo senz'altro riuscendo - quel ruolo e quella dignità che l'operato del Presidente della Regione sta mortificando.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, dico subito che voterò a favore di questo emendamento; un emendamento che tende a restituire a quest'Aula quella dignità e quel primato tanto invocato in questi giorni e che ultimato stava venendo a mancare. Dico subito, con grande franchezza, che non credo alle riunioni ad excludendum che sono in atto in questo momento, a quelle riunioni carbonare tenute in stanze clandestine, bensì credo al lavoro dell'Aula, credo al contributo che ciascuno di noi può offrire su un argomento così importante, altrimenti non mi sarei neanche candidato. E credo che questo valga per me, ma valga anche per i tanti giovani e per le tante persone, per i tanti colleghi che, come me, per la prima volta hanno l'onore di sedere su questi banchi.

Quindi è questa l'Aula preposta a discutere, a decidere e a legiferare; è questa l'Aula che è legittimata a fare questo. Per me personalmente non esistono altre aule, non esistono altri tavoli e credo che quindi occorra sedersi, essere presenti qui in quest'Aula, ascoltare gli interventi di tutti, così come tento di fare io, compatibilmente con altri impegni, e cercare di offrire un contributo fattivo, reale, vero, sincero a questa legge. Una legge che - è inutile ripeterlo - a noi non piace, a me personalmente non piace e credo che vada rivista. E va rivista anche e soprattutto attraverso soprattutto questi emendamenti, questi tanti emendamenti che abbiamo presentato e sottoscritto e che ora, appunto, ci accingiamo a votare.

Volevo inoltre aggiungere - rivolgendomi ai colleghi dell'opposizione, in particolar modo ai giovani - che qua si sta perdendo un'occasione unica, che è quella di perseguire gli interessi dei sardi, quella soprattutto di agire, e quella di incidere sulla politica regionale per creare delle occasioni di sviluppo e di progresso per la nostra Sardegna.

Presidente, lei che è politico di lungo corso m'insegna che la politica è l'arte di operare sintesi, l'arte di mediare e non l'arte di "inciuciare"! E' l'arte, quindi, di trovare una soluzione a problemi reali, problemi che riguardano tutti i sardi e che non una parte ristretta di essi o una parte ristretta del Consiglio regionale. La spinta personalistica che qualcuno in quest'Aula vuol imprimere a questo tema, in particolar modo all'interno della maggioranza, sta riducendo ogni progetto strategico e futuro di quest'Aula consiliare. E lo dico con grande rammarico. E tutto ciò, cari colleghi alle prime armi, riduce anche le possibilità della costituzione di una classe dirigente futura della Sardegna.

Questo atteggiamento è destinato a uccidere la democrazia parlamentare di quest'Aula o a bruciarsi e a bruciare quindi anche noi, e a finire col personaggio e la sua stagione. Quindi noi riteniamo che deve essere la politica a decidere e, come ho detto in altre occasioni, noi siamo per il primato della politica. I fattori esterni a quest'Aula aiutano sicuramente, possono consigliare ciascun consigliere, ma per le decisioni e le scelte e per ciò che concerne materie così importanti deve essere l'Aula a decidere.

Noi siamo quindi per la piena riaffermazione del primato dell'Aula; un primato dell'Aula che si fa valere stando presenti in Aula; un primato dell'Aula che si fa valere discutendo, scambiando opinioni, litigando anche (in una logica democratica litigare spesso porta a trovare soluzioni importanti per tutto e per tutti); un primato dell'Aula che sono sicuro potrà assicurare al centrosinistra un corretto rispetto delle regole, del sistema democratico, dell'esercizio del mestiere del governare e a noi di fare opposizione nell'interesse generale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente, i lavori di quest'Aula proseguono in modo stanco, non certamente attento e credo che in questo modo si continuerà per parecchio tempo. La vivacità dell'Assessore dell'urbanistica e la sua resistenza sarà posta comunque a prova col tempo che trascorre.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Anche la sua!

DEDONI (Rif. Sardi). Il problema è che tra i punti dove vi era possibilità di interlocuzione c'era una parte che riguardava l'articolo 1, ma l'onorevole Cugini ci ha fatto sapere che non è più in discussione. Pertanto io credo che privare il Consiglio di determinate competenze certamente non sia un premio alla democrazia, perché bisogna spesso intendersi su cosa significa democrazia per noi che di questa parola ci riempiamo la bocca: se la rappresentanza è la più larga possibile credo che sia anche quella che più adeguatamente rappresenta tutte le istanze, tutte le esigenze, tutte le necessità che vengono dal popolo che diciamo di rappresentare. Quanto più questa si concentra, anche se in un autorevole Esecutivo, non votato, ma emanazione dello stesso Presidente, tanto più si restringe la capacità di rappresentare l'opinione della maggiore parte della collettività.

La democrazia, quindi, è rappresentativa quando ha una larga rappresentanza. Se essa si concentra in un'unica persona, si verifica quella situazione che in altri tempi si chiamava in un certo modo. Che poi sia una dittatura di un colore o una dittatura di un altro colore poco importa, oggi c'è uno e domani ci sarà un altro. E questo è grave per chi dice di professare democrazia e di voler rappresentare le istanze e le esigenze della gente.

Può darsi che stiamo pronunciando parole al vento, ma non ci stanchiamo di ripeterle, perché credo che tutte le volte che ci si dimentica che democrazia è partecipazione, che democrazia è rappresentanza, tutte le volte che un'Aula parlamentare viene calpestata, tutte le volte che a quell'Aula parlamentare non viene riconosciuta la capacità di rappresentanza effettiva delle istanze popolari non si è fatto un grande passo in avanti. Forse si è data l'opportunità di procedere velocemente, di prendere decisioni nel più breve tempo possibile, però tutte le istanze di democrazia così non vengono soddisfatte. Mi meraviglia soprattutto l'atteggiamento di alcuni partiti della sinistra che si richiamano spesso alle tradizioni delle democrazie parlamentari.

Oggi abbiamo realizzato il contrario di quello che voi andate a predicare nelle piazze, il contrario di quello che voi affermate ideologicamente, che la democrazia parlamentare è una rappresentanza del popolo seria, che va rispettata, che va onorata, che deve essere partecipata. Voi oggi l'avete stracciata! Avete detto che una persona singola, pur in rappresentanza di una Giunta nominata dalla stessa persona singola, può decidere e fare quello che meglio ritiene in materia di urbanistica, di paesaggio, su tutto ciò che è in discussione all'interno di questa legge. E' un fatto gravissimo! Voi oggi avete leso veramente una parte significativa della democrazia in questa regione e avete mortificato ancora di più il popolo che dite di rappresentare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, nell'annunciare il mio voto a favore di questo emendamento, mi ricollego all'intervento dell'onorevole Pisano, citando un'altra canzone di Adriano Celentano, quella che ha per titolo Svalutation, per ricordare la fine che stanno facendo i terreni situati nella fascia dei due chilometri dal mare grazie al decreto o, meglio, alla delibera della Giunta e alla legge che stiamo per approvare.

Io credo che in questa giornata di pausa non sia stato il solo ad essere contattato da gente che era veramente preoccupata dalla situazione che si stava e che si sta venendo a creare grazie ai vostri sciagurati interventi, prima amministrativi e poi legislativi. La permanenza in Aula così assidua, a parte le patologie da permanenza in Aula, che generalmente arrivavano dopo la terza legislatura e che attualmente, invece, si verificano prima, perché la densità di riunioni settimanali è aumentata notevolmente (non cito le patologie, ma potete immaginare di quale tipo di patologie si tratti) ha recato comunque un vantaggio: che il dibattito, anche se unilaterale, prolungato, sta mettendo a nudo diverse incongruenze, che magari non avremmo notato se avessimo procedendo a un'approvazione spedita della legge.

Fra le incongruenze che ho già avuto modo di elencare ne ho trovato un'altra, quella che riguarda le zone C. Infatti, nell'articolo 2 della delibera di Giunta sono enumerati gli interventi eccezionalmente ammessi in deroga al blocco generalizzato della fascia dei 2.000 metri dal mare. Al numero 1 del primo comma è contemplata l'eccezione più significativa, precisando che sono consentiti gli interventi previsti per le zone A e B dagli strumenti urbanistici vigenti. Come si vede non sono menzionate le zone C, che quindi devono ritenersi non ammesse e pertanto escluse. Invero, trattandosi di eccezioni alla regola generale, l'elencazione deve ritenersi tassativa e quindi deve intendersi che la deliberazione impugnata sottoponga a vincolo anche le zone C. L'inclusione delle zone C tra le aree soggette alla inedificabilità è però illegittima per sicura violazione della normativa nazionale e regionale e tale inclusione assume una valenza di massimo rilievo, poiché le zone C sono per definizione zone di espansione, per cui il trattamento da riservare ad esse avrebbe richiesto la massima attenzione al fine di raggiungere un equilibrio ottimale fra interessi contrapposti.

In proposito occorre soffermarsi un momento. Si è già detto che il decreto Galasso ha introdotto il sistema di identificazione dei beni protetti per categorie, di guisa che la sussistenza del vincolo va ricollegata alla rispondenza a quei connotati tipici previsti nella legge. In definitiva, il legislatore del 1985 ha inteso sottoporre in via generale al vincolo in modo diretto ed immediato tutti i beni elencati indicati nell'articolo 1. Proprio questa nuova modalità - l'individuazione di vari ambiti - comporta la necessità di coordinare l'interesse paesistico ambientale con le realtà urbanistiche esistenti e anche con quelle meramente programmate. Il legislatore del 1985 ha pertanto escluso dal nuovo sistema di protezione territoriale il paesaggio urbano, ma è andato oltre, ha escluso infatti dal vincolo anche le zone del territorio nelle quali, pur non sussistendo un'autorizzazione di edilizia urbanistica già consolidata, sono previste in via di programma le future espansioni dell'abitato, secondo ragioni di opportunità valutate dall'amministrazione comunale in sede di pianificazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, annuncio il mio voto a favore dell'emendamento numero 6. Questo emendamento ripropone alcuni termini che i presentatori dello stesso avevano già avuto modo di introdurre con l'emendamento numero 10 precedentemente da noi discusso. Quindi anche questa dichiarazione di voto sarà in linea con i concetti più volte richiamati ed espressi. Purtroppo continua a riproporsi la situazione alla quale abbiamo assistito nel corso dei lavori in Commissione e in questi giorni in Aula. Ai timidi e isolati tentativi di apertura al dialogo si è risposto (e non se ne conosce il motivo) con un voto negativo alla richiesta di convocazione della Conferenza dei Capigruppo. A noi ciò è servito per capire con chi abbiamo a che fare. Una situazione quindi analoga a quella che si era creata in Commissione dove, all'iniziale confronto, aveva fatto seguito un'inspiegabile su un tema particolarmente delicato e importante per la Sardegna come quello della tutela e salvaguardia ambientale.

Con questa legge, però, è in gioco non solo la tutela e la salvaguardia del nostro ambiente, ma i principi fondamentali sui quali si deve reggere l'attività del Consiglio regionale, quali l'autonomia, l'indipendenza e la libertà del confronto. Sia dai contenuti della presente proposta di legge, che dall'assenza della maggioranza dal dibattito in corso e dalla reale assenza di disponibilità di seguito manifestata, sta emergendo un grave ridimensionamento del ruolo del Consiglio regionale.

Alcuni colleghi avevano manifestato delle aperture verso il dialogo, verso il confronto, ma sembrano essere cadute nel vuoto. Noi siamo presenti qui in Aula per esporre proposte, modifiche e correttivi a questo testo di legge, ma la maggioranza stenta a partecipare al dibattito e non vorrei che si stesse tramutando in una coalizione di muti alzatori di mani, meri esecutori della volontà del Presidente Soru. Con questi emendamenti non stiamo facendo ostruzionismo come voi ci accusate, noi non ci siamo mai aspettati delle trattative, non siamo certo al mercato, siamo in un'Aula consiliare a rappresentare i sardi e i loro interessi. Le modifiche introdotte da quest'emendamento restituiscono al Consiglio regionale il suo ruolo e il suo potere legislativo.

Quest'emendamento aggiuntivo all'articolo 1 della proposta di legge mira quindi a confermare la necessità di non trasformare le prerogative del Consiglio regionale in un'infeconda presa d'atto dell'attività della Giunta. Non si deve ridurre il tutto alla contrapposizione, bianco o nero, divieto o assenso, voto favorevole o voto contrario, in cui non trova spazio nessun tipo di visione poliedrica e intermedia, che invece meriterebbe una legge che impone come obiettivo norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale. Per queste ragioni ribadisco il mio voto favorevole a quest'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, dopo il fallimento del tentativo ulteriore di mediazione e di apertura, non resta altra strada che continuare con gli interventi; interventi che non sono di mero ostruzionismo, ma che hanno lo scopo di facilitare. Negli interventi del primo pomeriggio ho sentito parlare di atteggiamento suicida rivolto a questi banchi del Consiglio. Questa posizione espressa da alcuni autorevoli esponenti del centrosinistra, non mi trova assolutamente d'accordo, mentre sono assolutamente convinto che questo atteggiamento intransigente porterà sicuramente l'elettorato che vi è stato così favorevole fino ad un paio di mesi fa ad iniziare un ripensamento sulle scelte operate.

Ma venendo al punto in questione è assolutamente innegabile che vi sia assenza di una chiara regolamentazione sull'utilizzo del demanio marittimo. Tutto ciò si è riflesso negli insediamenti lungo le nostre coste che certamente, siamo noi i primi a dirlo, potrebbero migliorare sia da un punto di vista qualitativo sia soprattutto per quanto riguarda l'offerta dei servizi. Le imprese infatti che oggi vi operano, che operano nelle spiagge e soprattutto nel demanio (sono circa 900 in tutta la Sardegna) vivono un costante e preoccupante stato di precarietà, non esistendo per esse alcuna certezza di diritto. E ciò da che cosa è derivato? È derivato dalle circostanze che, una volta acquisita la funzione delegata specifica, la nostra Regione non ha predisposto strumenti legislativi atti a regolamentare questo settore.

Con questo disegno di legge si tenta, si tenta, secondo noi e secondo me illegittimamente, di risolvere questo problema bloccando ogni tentativo di sviluppo. Penso che invece avrebbe fatto piacere non solo ed esclusivamente a noi ma, ripeto, penso di poter dire soprattutto a chi opera in questo settore, che è forse uno di quelli più fiorenti - e tale dovrebbe essere - della nostra terra, avrebbe fatto invece piacere un programma più organico, rivolto a vincolare ciò che effettivamente andrebbe tutelato e a porre dei seri punti di partenza per uno sviluppo economico di quei territori che rappresentano un forte valore aggiunto all'economia della nostra terra.

Noi - e questo spero di non doverlo più ripetere - non vogliamo cemento, non siamo assolutamente dei cementificatori, non lo siamo mai stati e penso che chi dall'altra parte affermasse una cosa del genere dovrebbe forse avere un po' di tempo, per visitare un paese che era così bello tanti anni fa - mi riferisco a Villasimius - e che da …

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Signor Presidente, intervengo sull'emendamento numero 6, aggiuntivo all'articolo già votato, per riprendere quel discorso di tutela del Consiglio regionale che dai più è stato in qualche modo iniziato, e sul quale si vede che non c'è volontà di confrontarsi. Al di là delle aperture, delle chiusure, delle conferenze negate, di quest'argomento, che riguarda la spoliazione o meno dei poteri del Consiglio regionale, dei diritti-doveri sacrosanti dei consiglieri regionali pare nessuno voglia parlare in questo momento specifico. Mi si passi il paragone, ma questa maggioranza mi sembra che assomigli un po' alla Francia che, da un lato, si riempie la bocca citando massimo organismo mondiale, l'O.N.U., quando nega il diritto di intraprendere guerre con l'Iraq e nell'altro distrugge gli aerei della Costa d'Avorio quando c'è da difendere il cacao, infischiandosene dell'O.N.U. e di tutti gli organismi sovranazionali.

In una materia come questa, tutti i Consigli regionali di tutte le regioni d'Italia sono stati investiti per l'approvazione dei piani, qui invece si fa finta di nulla perché evidentemente non si vuole disturbare il manovratore.

Crediamo che in quest'occasione stiate veramente perdendo un treno importante, dico stiate perché - dispiace dirlo - l'ho già detto nei miei precedenti interventi, le attenzioni, il sussiego e le espressioni usate nella difesa dei diritti del Consiglio regionale nelle passate legislature, perlomeno quelle in cui io ho avuto l'onore di ricoprire il ruolo di consigliere, sono diametralmente opposte a questa ignavia ed a questo silenzio che, se mi si passa un'espressione abusata, non si può che definire assordante.

E' gravissimo che in un'occasione del genere, con precedenti che dimostrano quale sia l'importanza per un Consiglio regionale di avere nelle proprie facoltà la possibilità di approvare degli strumenti fondanti e fondamentali per lo sviluppo del proprio territorio, si voglia abdicare a queste prerogative. Beh, noi non vogliamo abdicare, continuiamo a ripeterlo, lo ripetiamo qua, lo ripeteremo fuori, ed è triste che molti illustri colleghi che hanno intrapreso battaglie non solo per l'autonomia della Sardegna, ma soprattutto per le prerogative di questo Consiglio, in questo momento non facciano…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, io mi aspettavo che in queste ultime ore intervenissero delle novità, a seguito della riunione di tutti i Capigruppo della maggioranza tenuta, mi pare, alla presenza del Presidente. Noi abbiamo pensato che ci potesse essere qualcosa di nuovo, che tenesse conto del dibattito che si sta sviluppando in questo Consiglio regionale, che poi è il dibattito emerso nella società civile in Sardegna nelle settimane scorse.

Le associazioni sindacali di categoria e il mondo produttivo hanno assunto una presa di posizione chiara; qui, invece, mi pare, che nulla stia cambiando. Quindi i ragionamenti che stiamo facendo in queste ore probabilmente risulteranno inutili, nel senso che forse non porteranno a niente di nuovo e di concreto. Io credo comunque che sia necessaria una lettura di quello che sta succedendo in questo Consiglio regionale; e devo dire che le massime aperture provengono proprio da alcuni settori della maggioranza, da quei settori della maggioranza che hanno una precisa tradizione e cultura politica.

Noi confidiamo che questa posizione venga approfondita e valutata, perché solo così si può arrivare ad una ipotesi di accordo. Purtroppo vedo che la prevalenza della maggioranza è arroccata su posizioni oltranziste e radicali che stanno avendo ancora la meglio su quelle posizioni più moderate e ragionevoli, che sicuramente da parte nostra ricevono maggiore attenzione e considerazione.

Io non so come si concluderà questo dibattito stasera o in questi giorni, ma vorrei che davvero si arrivasse, nel tempo più rapido possibile, ad un ipotesi di accordo che, come dicevo prima, non può essere trovata all'interno di quest'Aula, ma va costruita nelle sedi opportune. Ecco, quello che noi non possiamo accettare è che questo Consiglio regionale venga completamente esautorato, come parrebbe volere una parte della maggioranza. Anche perché, grazie a questa legge elettorale che io, lo devo dire, non condivido, chi decide, almeno per la stragrande maggioranza dei casi, non è chi ha il consenso popolare. Ci troviamo, cioè, obbligati ad accettare scelte che non sono nate all'interno di questo Consiglio regionale, e soprattutto - e ciò è ancora più grave - chi decide oggi, a parte il Presidente, sono persone che hanno avuto la fortuna, fra parentesi, di essere chiamate al Governo…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, noi voteremo naturalmente a favore di questo emendamento è. Si tratta di un emendamento che, già dall'illustrazione, è apparso come uno dei punti su cui si concentra l'attenzione dell'opposizione nell'avanzare le proprie proposte. La stessa questione potrebbe essere anche propriamente affrontata in sede di esame dell'articolo 2 relativo alle procedure, invece viene proposta con un emendamento all'articolo 1 per il fatto che lo stesso articolo 1 è stato formulato già nelle prime parole che introducono il primo comma, indicando per l'adozione del piano paesaggistico regionale, un termine e un soggetto ben preciso.

La scelta avrebbe potuto essere diversa, cioè sarebbe potuto formulare un testo dove la norma programmatica recante con le finalità non contenesse norme procedurali. In quell'ipotesi evidentemente non avrebbe avuto senso una proposta di questo tipo, però poiché il primo comma prevede, oltre che all'indicazione del piano paesaggistico come principale strumento della pianificazione territoriale regionale, anche un termine di dodici mesi entro il quale il piano deve essere adottato, è necessario collegare anche a questo articolo una proposta di emendamento che introduca una procedura diversa, o meglio, che rinvia a una procedura diversa, perché l'emendamento rinvia alle procedure indicate nell'articolo 2 della legge, limitandosi semplicemente a stabilire che la Giunta regionale abbia un ruolo di semplice elaborazione e deliberazione di una proposta, mentre al Consiglio regionale spetti la fase fondamentale di di approvazione dell'adozione.

E' quella, infatti, la fase in cui il contenuto viene in qualche modo fermato, è la fase del procedimento dalla quale discendono alcune norme ulteriori di salvaguardia, in cui scattano alcuni termini poi di consultazione, di approfondimento dei contenuti, di pubblicazione di atti, di possibilità di osservazioni da parte di tutti i cittadini al contenuto del piano. Noi riteniamo che questa fase importante debba essere attribuita al Consiglio regionale; e d'altra parte l'emendamento specifica ulteriormente non solo l'indicazione dell'organismo che deve adottare il piano, ma anche la riduzione significativa dei termini temporali per l'adozione, perché viene introdotta la proposta che l'adozione avvenga entro sei mesi. Quindi cambio e modifica della titolarità del soggetto che deve adottare il piano ed anche modifica dei tempi di adozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, in queste ore mi sono preso lo scrupolo di fare un po' di calcoli. Praticamente, lavorando dieci ore al giorno, si possono utilizzare seicento minuti; considerato che gli emendamenti sono 1.800, moltiplicando 1.800 per cinque minuti, arriviamo a 9.000 minuti e quindi praticamente se ogni consigliere volesse intervenire su tutti gli emendamenti potrebbe parlare per quindici giorni; se poi aggiungiamo l'illustrazione degli emendamenti arriviamo a quarantacinque giorni per ogni consigliere. Siccome oggi è giornata di caccia e l'onorevole Cugini è, come sapete, un cacciatore, ha fatto levare le colombe per poi spararle.

CUGINI (D.S.). E' chiusa la caccia alle colombe!

PILI (F.I.). Ma essendo lei un bracconiere gli ha sparato comunque, ha fatto la finta, ha fatto levare il Gruppo di Progetto Sardegna in volo e poi ha sparato, ha sparato colpendo.

Non c'è più da fidarsi delle aperture ed io sono qui per riferiRe la mia personale posizione, cioè che non crederò più a nessuna apertura se non la proverrà direttamente dalla Giunta, che si è dimostrata in questa fase l'unica capace di dettare le regole in quest'Aula. Quindi se ci sarà l'apertura della Giunta ad un dialogo, nelle forme che riterrà di dover proporre all'Aula, ben venga questa disponibilità. Ma è anche evidente che la disponibilità nasce da ciò che i Capigruppo hanno già detto, considerato che noi useremo tutto il tempo necessario per arrivare sino al giorno della pronuncia del TAR, per sapere cosa ne pensa il TAR di questa vicenda.

La proposta che è stata avanzata, e cioè quella di iniziare subito la sessione dell'assestamento di bilancio, per evitare che vi assumiate la responsabilità di bloccare anche quello, riteniamo che possa essere senz'altro accolta. Se invece non si vogliono inviare segnali concreti, non credo che sia più il tempo di giocare con aperture, semi-aperture, (l'onorevole Marrocu tre giorni fa, l'onorevole Pinna oggi, l'onorevole Caligaris due giorni fa), che non hanno mostrato, nel momento dell'incontro, nessuna concretezza. Anche di fronte ad una posizione che questa parte politica ha manifestato in maniera unitaria non c'è Capogruppo che si sia in alcun modo distaccato dalla linea seguita da tutti i Gruppi dell'opposizione; chiunque faccia finta di leggere altro sbaglia.

Sono quattro i punti: il ruolo del Consiglio regionale, i diritti acquisiti, le misure di salvaguardia in linea con il codice Urbani e la programmazione negoziata. Su questi quattro punti tutti i Capigruppo che hanno parlato in questa sessione hanno detto di essere d'accordo per metterli alla base della discussione. Se invece si vuole continuare a non prendere sul serio questi quattro punti, che sono peraltro anche da voi condivisi, sono gli stessi punti che voi negli anditi e negli angoli di questo palazzo continuate a ripeterci che non volete portare avanti cercando un escamotage per bloccare questo nefasto provvedimento, armiamoci di coraggio, prendiamo una pausa di riflessione di qualche giorno e iniziamo l'esame in Aula dell'assestamento di bilancio.

Abbiamo già dichiarato, lo hanno fatto i Capigruppo, che non vi sarà ostruzionismo sull'assestamento di bilancio; l'ostruzionismo non è una regola che noi possiamo attuare su tutti i provvedimenti; questo è un provvedimento strategico per la Sardegna e merita di essere bloccato con tutte le forze. Sull'assestamento di bilancio manifesteremo quel senso di responsabilità che credo nessuno ci possa disconoscere e, quindi, da quel punto di vista saremo pronti a discutere di quel tema con tutta l'apertura politica che sarà necessaria. Quindi la riflessione è in mano vostra che dopo aver proposto riunioni di Capigruppo, di Commissioni, apertura di tavoli politici, vi siete sistematicamente rimangiato tutto. E per questo quindi votiamo a favore anche di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, l'emendamento richiama il ruolo e la funzione del Consiglio regionale. Io, come ho avuto modo di ripetere, non solo per storia personale, ma anche per convinzione e appartenenza politica ad un partito che è per la democrazia partecipata, sono favorevole al mantenimento di tutti gli spazi che la democrazia fino ad oggi è riuscita ad ottenere e a conservare, fronteggiare gli attacchi sempre più massicci, motivati spesso da culture qualunquiste che si ergono a censori dei comportamenti della politica e di chi svolge funzioni di rappresentanza. Pertanto proverò a svolgere un piccolo ragionamento che non riguarda il merito del provvedimento, ma che lo tocca comunque.

Qua si chiede che il Consiglio regionale si esprima o con pareri vincolanti della Commissione, o con approvazione del piano paesistico regionale: cioè si richiama il ruolo del Consiglio. Gli anni novanta per molti di noi che hanno osservato la politica un po' più dall'esterno, ma anche per gli altri che l'hanno anche vissuta in quest'Aula, ricorderanno la stagione dei pareri delle Commissioni. Io me ne ricordo uno, quello sui progetti speciali finalizzati all'occupazione, approvati nel 1989. Quei progetti sono rimasti quattro anni in Commissione, in attesa dei parere. Si è dovuto abolire il parere della Commissione per poter procedere a qualche assu con quello strumento.

Allora il problema non è, onorevole Pili, il merito dell'intervento della legge, il problema è un altro, il problema è che la trattativa si chiuda tra il capo dell'opposizione e il capo del governo, e cioè si certifichi attraverso un ostruzionismo così, diciamo asfissiante, così catastrofico…

PILI (F.I.). Cogodiano!

URAS (R.C.) Cogodiano! Cogodi aveva il punto di caduta, sapeva esattamente dove doveva arrivare. Piano straordinario per il lavoro, se c'erano i soldi per i poveri, per i disoccupati, per chi aveva bisogno, si chiudeva la trattativa.

PILI (F.I.). E così faremo noi!

URAS (R.C.). Voi no, voi avete in mente esattamente altro, avete in mente la certificazione dell'impoverimento del ruolo di quest'Aula e lo volete fare, e volete che sia la sinistra a farlo! Può darsi che parti della sinistra, anche un po' annebbiate dalla fatica, possano cadere in questo trabocchetto, ma quelli che bevono caffè e che evitano di mangiare scaloppine sono lucidi.

Ed io avrei pensato, Presidente - ma siccome sono un umile consigliere e la stanza dei bottoni è un po' distante, la vedo ma non partecipo - avrei suggerito di stare qui tutto il tempo necessario per procedere con ritmi molto più accelerati di quelli che ci propone l'onorevole Pili. Quante ore bastano per riposarsi? Quattro? Allora noi lavoriamo le altre venti, e lavoriamo le altre venti perché vogliamo difendere il ruolo di quest'Aula e non lo vogliamo elaborare, vittima del qualunquismo! Noi vogliamo un'ostruzione finalizzata "se c'è) per raggiungere un obiettivo politico (se c'è) per il bene della Sardegna non per una parte soltanto, non per l'affermazione del privilegio di essere in qualche misura nella condizione di poter trattare alla pari tra uomini soli al comando.

PRESIDENTE. Se non ho compreso male, lei vota contro?

URAS (R.C.). Sì

PRESIDENTE. ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale sull'emendamento numero 6.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LIORI, MORO, BIANCAREDDU, LADU, SANCIU, LA SPISA, RASSU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'emendamento numero 6. Prendo atto che il consigliere Giuseppe Cuccu ha inteso votare contro.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - DEDONI - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

presenti 68

votanti 66

astenuti 2

maggioranza 34

favorevoli 21

contrari 45

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 30. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, probabilmente avrò necessità di concludere un piccolo ragionamento, spero che il tempo mi basti, altrimenti le chiederò qualche secondo in più. Mi voglio infatti riallacciare al passionale intervento dell'onorevole Uras che ogni tanto, con i suoi discorsi, rianima la discussione in quest'Aula. L'onorevole Uras afferma che la difesa delle prerogative del Consiglio è nella storia stessa del suo partito, negli ideali del suo partito, però dall'altro canto, dice: "Non ho fiducia nelle Commissioni, che possono spostare la conclusione dell'iter di un anno o di due addirittura". Cioè ritiene che tale sistema potrebbe consentire di allungare oltre modo i tempi.

Per evitare ciò però si potrebbe stabilire che il provvedimento debba essere esitato dalla Commissione entro trenta giorni o dal Consiglio entro quarantacinque giorni, ritenendo, in caso contrario, il parere acquisito, e questa sarebbe una soluzione che salvaguarderebbe da una parte i diritti del Consiglio e dall'altra il diritto ad avere una burocrazia celere che sveltisce i procedimenti consiliari. Come vede, probabilmente discutendo si sarebbe potuto arrivare a un punto d'incontro.

Si è detto che qualcun altro in quest'Aula negli anni passati sapeva individuare il punto di caduta, ma io credo che il punto di caduta sia stato illustrato ripetutamente da noi tutti in quest'Aula: la salvaguardia dei diritti acquisiti, la salvaguardia dello sviluppo, la salvaguardia dei posti di lavoro che verrebbero messi in discussione, a nostro avviso, dal provvedimento esitato in questo modo. Sono posti di lavoro che valgono quanto i posti di lavoro a cui tenete voi col piano straordinario, dimenticando però che quell'opposizione ha causato una montagna di residui nel bilancio regionale. Si sono fatte le lotte per coprire quel capitolo di bilancio con somme eccessive, non entrando nel merito della spesa, ma semplicemente continuando a legiferare per l'impegno e non per la reale spesa, tant'è che l'applicazione dell'articolo 19 della legge numero 37 del 1998 ad oggi mi sembra che sia ferma al 2001.

Avete reso indisponibili somme per altri provvedimenti che meritavano più attenzione da parte di quest'Aula soltanto perchè vi siete ostinati a praticare un ostruzionismo durante l'esame della finanziaria per uscire fuori con la bandierina dei salvatori dei posti di lavoro, che peraltro non sono arrivati, causando soltanto danni nei bilanci. Del resto non credo che sia un delitto salvaguardare gli investimenti, e noi vorremmo salvaguardarli. Vorremmo salvaguardare il rispetto per i dipendenti regionali (credo che questo sia possibile se si discute) così come e possibile non svendere il patrimonio. Questo è quello che vorremmo fare occupando il tempo da qui ai prossimi giorni per parlare di assestamento di bilancio, non è un segno di debolezza accettare di ridiscutere la legge in altra sede, scegliete voi quale, affinchè si possano abbreviare i tempi consiliari. Anche questo è un punto di incontro che si potrebbe raggiungere, ragioniamo sulla legge, siamo di nuovo pronti a parlarne nei momenti e nei modi che voi riterrete opportuni.

Parliamone, e secondo me i tempi dell'Aula si potranno abbreviare a vantaggio della Regione sarda, a vantaggio del Dpef che speriamo un giorno o l'altro presentiate, a vantaggio dell'assestamento di bilancio, a vantaggio della finanziaria, a vantaggio di tutti quei giovani a cui dobbiamo cercare di ridare fiducia, a vantaggio di quegli amministratori che sono nuovamente nell'occhio del ciclone della delinquenza. Occorre infatti anche capire (e non significa assolvere) quali sono i motivi di questa recrudescenza nei confronti degli amministratori locali. Parlare dell'industria, dell'agricoltura, del prezzo del latte, della lingua blu, della peste suina…

PRESIDENTE. Le concedo ancora qualche secondo per concludere.

CAPELLI (UDC). Non ci sono soldi, voi dite, a nostro avviso si possono trovare le soluzioni. Queste sono le priorità, questi sono i nostri punti di caduta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, voterò a favore di quest'emendamento, perché è uno di quegli emendamenti, così come i precedenti, che tentano di ridare voce e competenza legislativa al Consiglio regionale. Mi ricordo che nella passata legislatura, nella mia Commissione almeno, su tutti i provvedimenti che l'Aula doveva esaminare, veniva richiesto, si sollecitazione di tutti, ma principalmente del centrosinista, il parere vincolante della Commissione di pertinenza. Ciò si imponeva affinché non fosse solo ed esclusivamente l'Esecutivo a determinare le sorti dei diversi settori, coi suoi disegni di legge. Il parere vincolante della Commissione di pertinenza era richiesto perché la Commissione era un'espressione del Consiglio. Noi oggi tentiamo di difendere la dignità e il ruolo del Consiglio regionale e, per quanto mi riguarda, la mia prerogativa di consigliere regionale. In qualità di consigliere regionale ho infatti il diritto - dovere di partecipare al confronto, di offrire il mio modesto contributo, e questo diritto non lo faccio sindacare da nessuno.

Poc'anzi un consigliere ha detto che questo è un ostruzionismo che non ha un obiettivo certo; non è vero, questo ostruzionismo, è comunque un ostruzionismo costruttivo, perchè per quanto mi riguarda mi sto esprimendo linearmente su ogni emendamento, non per perdere tempo, ma per palesare la mia opinione. L'obiettivo c'è, l'obiettivo è quello di offrire alla Sardegna uno strumento, di importanza strategica e vitale per il suo prossimo sviluppo socio - economico, un dibattito sereno, un dibattito che occupi il tempo che deve occupare, poiché io sinceramente non riesco a capire quale sia l'impellenza, l'improcrastinabilità, l'improrogabilità di questo provvedimento transitorio. La realtà è che questo provvedimento transitorio non è perché è un provvedimento che purtroppo la Sardegna si dovrà tenere per almeno tre anni. Se fossimo certi, infatti, che questo provvedimento fosse sostituito dalla legge entro sei mesi, io credo che probabilmente qui dentro si sarebbe trovata subito un'intesa. Questo è un provvedimento transitorio che regolerà e controllerà e pianificherà urbanisticamente la Sardegna almeno per i prossimi tre anni. Rivolgo ancora la domanda che mi sono posto fin dall'inizio: in quelle fasce vincolate quale sarà il destino delle piccole e medie imprese? Quale sarà il destino dei cittadini, degli enti locali, il destino di sviluppo socio - economico? Chi è che tutelerà le iniziative delle imprese? Che fine faranno gli investimenti già in atto? Perché non si vogliono approfondire alcuni aspetti che riguardano direttamente la pelle dei cittadini sardi? Non mi riferisco solo a quelli che hanno interessi nella fascia dei duemila metri dal mare, perché per riflesso tutto ciò che succederà o non succederà, per questo vincolo in quei territori, si rifletterà all'interno. Io credo che questo non si voglia capire e ribadisco ancora che, per quanto mi riguarda, nessuno vuole assolutamente, dico assolutamente, boicottare questo provvedimento o praticare ostruzionismo becero. Vogliamo parlarne? vogliamo discuterne? Solo così si può trovare un'intesa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io mi accingo a compiere sull'emendamento numero 30 all'articolo 1 comma 1 il mio dovere nell'espressione del voto e annuncio pertanto il voto favorevole. Ovviamente non entro più nel merito di eventuali dialoghi tra maggioranza e opposizione, nel senso che mi sembra che sia fuori luogo continuare a farlo. Ci è stato spiegato in maniera brillante in quest'Aula che bisogna aspettare che maturino i tempi, io immagino che i tempi siano come la frutta, cioè maturino da soli, basta aspettare. Quindi è inutile lanciare appelli ad una mela perché da verde diventi rossa e vellutata e sia possibile mangiarla subito, bisogna aspettare che il sole la cuocia o che il tempo cuocia i nostri cervelli stanchi e bisogna dare alla mela il tempo di diventare commestibile. Attendiamo.

Ma per attendere bisogna ingannare il tempo, nel senso che in qualche maniera bisogna giustificare che tutto l'apparato, che per una "domenica bestiale" è stato messo in piedi, sia in qualche modo funzionale a qualcuno che occupa il suo tempo in Consiglio. Io lo faccio e lo faccio in maniera attinente all'emendamento, anche se mi sembra di pestare acqua nel mortaio, nel senso che quest'emendamento e i due emendamenti successivi, in realtà, non sono emendamenti ostruzionistici, anche se è ostruzionistica poi la tecnica che noi usiamo in Aula, sono veramente emendamenti di sostanza, e io mi sorprendo che questa sostanza non venga raccolta da culture, forze politiche, singoli individui presenti in quest'Aula che hanno senz'altro una grande sensibilità in tema di divisione dei poteri.

Il mio collega e amico Raimondo Ibba mi ha regalato qualche anno fa, per il mio compleanno, un interessantissimo libro sulla formazione della cultura liberale in Europa. Io quel libro l'ho letto a spezzoni (Mondino, ti chiedo scusa) però ho letto bene la parte che riguardava Montesquieu e che riguardava la divisione dei poteri, che poi venne ripresa in tutto il pensiero successivo liberal - democratico, da Toqueville e da tutti coloro che si sono confrontati su quello che doveva essere il moderno ruolo di uno Stato. Noi siamo convinti - non solo la cultura liberale ne è convinta, ne è convinta un'ampia parte della cultura di sinistra - che il meccanismo della divisione dei poteri sia quello che garantisca la libertà di ciascun individuo e delle istituzioni. Quindi, sostanzialmente, con questo emendamento noi riproponiamo per la millesima volta questa tematica.

Il collega Uras, nel suo precedente intervento, ha detto: "Sai, se si iscrive in Commissione poi ci resta quattro anni", gli ha risposto il collega Capelli: "Va beh, mettiamoci un limite, scriviamoci entro trenta giorni, quindici giorni, entro quarantacinque giorni, diamo tempi certi". La certezza delle regole è sempre la stella polare di ciascun stato di diritto, però siamo tranquilli, sereni e sicuri che questa divisione dei poteri tra il Legislativo e l'Esecutivo si realizzerà. Ed è un problema, colleghi, che noi vivremo per cinque anni, nel senso che questa è la prima legge di questa legislatura, ma ne approveremo tante altre. Voi avete diritto di approvarne tante altre. Allora sulle tante altre leggi che approverete nel corso della legislatura, se vi regolate in questo modo all'inizio, vi regolerete nello stesso modo? E' interessante per noi saperlo perchè ovviamente dalla percezione della cultura politica che voi avete intenzione di "infilare" su quest'argomento. discendono delle considerazioni per ciascuno di noi e nascono anche dei rapporti importanti per la legislatura.

Noi potremmo scoprire di avere affinità con alcune parti del centrosinistra più che con qualche parte della stessa nostra minoranza e voi potreste scoprire lo stesso, nel senso che sul sistema delle regole non è detto che ci si incontri per maggioranze precostituite, è possibile che ci siano sensibilità diverse anche all'interno degli schieramenti, ed è giusto che all'interno dell'Aula queste differenze, se ci sono, vengano alla luce. Su queste tematiche dobbiamo iniziare un dialogo proficuo. Dobbiamo restare nell'Aula? Bene, cerchiamo almeno di utilizzare in maniera utile questo tempo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, gentilissimo Assessore, onorevoli colleghi, l'emendamento numero 30, che ricalca il concetto che abbiamo ampiamente illustrato nell'emendamento precedente, prevede che il Consiglio regionale esprima, sul piano in oggetto un parere vincolante. Ecco quindi che ritorna sempre il tema del ruolo del Consiglio che è stato oggetto anche del mio intervento precedente. Veda onorevole Assessore, vedete onorevoli colleghi, non è una questione di lana caprina parlare del ruolo che noi ci ritagliamo per i prossimi cinque anni in quest'Aula; è un argomento importante che discende (e si capisce, e c'era da aspettarselo che accadesse) dal fatto che cambiando la legge elettorale, avendo un Presidente eletto direttamente dal popolo, è chiaro che si determina, in capo a quest'ultimo, un potere e una visibilità dentro l'Aula ma anche una capacità contrattuale fortissima che assolutamente va delimitata e va rinegoziata, e comunque va sottoposta alla nostra massima attenzione fin dall'inizio della legislatura.

E' un bene che questa legge abbia sollevato il problema oggi, cioè in sede di esame della prima legge importante di questa legislatura. E' chiaro che deve esistere un sistema di poteri, di contropoteri, di bilanciamento dei poteri. Così come detto dal collega Vargiu, noi siamo qui per difendere il ruolo non solo del Consiglio ma anche all'opposizione, infatti il ruolo del Presidente è cresciuto in quest'Aula ed è cresciuto nei confronti dell'Aula, figuriamoci quanto è cresciuto nei confronti della opposizione! E' quindi naturale che noi solleviamo più di altri, con un'enfasi maggiore, il problema della salvaguardia del nostro ruolo, della nostra dignità all'interno dell'Aula.

Per tornare poi nello specifico, il parere vincolante del Consiglio in un atto di programmazione è necessario se si vuole che ognuno di noi possa contribuire a migliorare il piano o a limitare i danni. Non credo, infatti, che il Presidente, che la Giunta mettano mano personalmente al piano paesistico regionale, questo verrà approvato sicuramente da consulenti bravissimi nei loro campi, ma che magari con la politica non hanno mai avuto niente da spartire.

La politica non sempre vuol dire sporco, non sempre vuol dire consociativismo, non sempre vuol dire malaffare; la politica è anche un'attività dignitosa, nobile, un'arte di eccellenza dell'umanità, per chi la sa praticare, la vuole praticare, la esercita con maggiore dignità di noi. Noi comunque facciamo del nostro meglio, con modestia e cercheremo di dare il nostro contributo. Quindi rivendichiamo la possibilità di intervenire su qualche stortura, rivendichiamo la possibilità di influire con qualche nostra proposta. Magari le proposte non verranno dalla mia persona, io non mi sono mai occupato di urbanistica, non ne capisco niente probabilmente e probabilmente non ne capirò mai niente, però in quest'Aula può esserci il portatore di qualche proposta assolutamente positiva e non vedo perché debba essere sottratta a questo collega, che magari ha una competenza specifica, professionale, o maturata per qualunque evento della vita, la possibilità di offrire alla Sardegna quel contributo per il quale è stato eletto ed è stato mandato in quest'Aula a compiere il proprio dovere

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, il Consiglio regionale esercita le potestà legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle altre norme vigenti.

Presidenza Del Presidente Spissu

(Segue SANCIU.) Da alcuni mesi e con diversi atti di questo Governo abbiamo, invece, assistito al tentativo di esautorare il Consiglio regionale, privandolo delle sue funzioni istituzionali e del suo ruolo di controllo e indirizzo politico. La delibera della Giunta, la numero 33/1 del 10 agosto 2004, quella che è stata da voi ribattezzata "salva coste", da noi "blocca sviluppo", rappresentava il primo atto di quest'azione e metteva in luce quello che sarebbe stato poi l'iter procedurale voluto dal presidente Soru e che ha condotto questa proposta di legge.

Il nostro Regolamento interno, all'articolo 25, illustrando le funzioni delle Commissioni consiliari, recita: "Le Commissioni permanenti, alle quali sono attribuite specifiche competenze per materie, sono organi interni del Consiglio regionale, svolgono funzioni in sede referente, redigente, consultiva, conoscitiva e di controllo. Possono altresì adottare risoluzioni". Le Commissioni svolgono le su indicate attività con autonomia funzionale quindi. Ebbene, onorevoli colleghi, in Commissione urbanistica, come ho già avuto modo di evidenziare, ho personalmente assistito, e con immenso dispiacere, all'assenza di autonomia di scelta dei commissari di maggioranza.

Non è stato possibile procedere alla ponderata valutazione delle varie proposte di legge presentate all'attenzione della Commissione stessa e dei vari emendamenti al testo della Giunta, presentati indistintamente da maggioranza e opposizione, come per altro avrebbero auspicato tutti i commissari e lo stesso Presidente. Tutto ciò avrebbe permesso di portare avanti con spirito produttivo e risolutivo un'attenta analisi delle reali necessità in materia di tutela del territorio e salvaguardia paesaggistica della nostra Isola. Oggi in Aula si sta riproponendo una procedura analoga, nella quale alla libertà di pensiero dei singoli consiglieri si risponde con un'immediata chiusura del dialogo e della fase di concertazione auspicata.

Produrre un testo di legge unificato, rispettando i contributi di maggioranza e opposizione, non avrebbe portato alla presentazione di una mole considerevole di emendamenti; emendamenti necessari per aiutarvi a fare qualcosa di meglio e per evitare l'insorgere di tutte quelle problematiche derivanti dall'applicazione di questa norma. Emendamenti che sarebbero stati sicuramente superflui se il testo fosse stato frutto di un lavoro congiunto, col riconoscimento e il rispetto delle diversità e delle uguaglianze. Per questo motivo annuncio ancora una volta il mio voto favorevole a questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, io mi convinco sempre più che probabilmente quest'Aula, questa maggioranza vuole licenziare un provvedimento di legge nel quale non crede. Che non ci creda è dimostrato dal fatto che lo sta "drogando" con elementi che sicuramente verranno subito eliminati indebolendolo di fronte a una qualsiasi attività giudiziaria che ne chiedesse conto.

Noi qui abbiamo sicuramente molti colleghi che hanno una preparazione giuridica anche solida. Io credo che dovremmo far tesoro della competenza di questi colleghi e chiedere loro se davvero si può pensare che sia legittimo licenziare una legge che affida la competenza dell'approvazione del Piano paesaggistico regionale ad una Giunta regionale. E' immediata la risposta. Io non ho ancora sentito un parere che in questa direzione desse ragione all'orientamento attuale della maggioranza.

Quindi vuol dire che si vuole licenziare un provvedimento di legge che avrà una durata di pochi mesi e che avvierà inevitabilmente un contenzioso che allungherà i tempi: non più diciotto mesi, ma diciotto più altri ventiquattro, probabilmente; però questo poco male. E che poi sia un provvedimento di legge che capovolge completamente è l'ordine naturale delle scelte mi pare che lo si possa dedurre facilmente anche dal programma di Progetto Sardegna, che prevedeva un piano di sviluppo turistico sostenibile. E il piano di sviluppo turistico non può avere come presupposto una legge urbanistica già costruita. E' esattamente l'inverso: un piano di sviluppo turistico sostenibile ha bisogno di essere studiato contemporaneamente a qualsiasi progetto di legge urbanistica, proprio perché la legge urbanistica diventa elemento essenziale dello sviluppo sostenibile.

Oggi noi andiamo a creare un mostro giuridico, un intervento a filo spinato. I siti di importanza comunitaria sono individuati per 4.617 chilometri quadrati, il miglio verde è di 3.600 chilometri quadrati, i comuni a rischio idrogeologico sono 53 e risultano essere per altri 3.100 chilometri quadrati. Non so valutare quanta possa essere la superficie dei compendi sabbiosi e delle dune. Io credo che questo intervento interessi qualcosa come il 30 per cento della superficie della Sardegna.

Se a questi vincoli di inedificabilità andiamo a sommare i vincoli relativi al patrimonio culturale, al patrimonio archeologico, a tutto ciò che dentro i vari strumenti, noi abbiamo, io credo che bisognerà soltanto dire: "Ma chi ci salvaguarderà dai salvaguardatori oggi?". Salvaguardare una superficie così immensa in una regione pur bellissima ed affascinante richiede infatti una politica esattamente opposta aquella che stiamo praticando. Io credo che il termine di mezzanotte e mezza che stiamo aspettando possa davvero ancora una volta essere propiziatorio. Noi siamo ancora fiduciosi, lo diciamo per chi ha lanciato prima il grido; l'invito...

PRESIDENTE. L'Invito al prossimo intervento, onorevole Pisano. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, noi abbiamo iniziato questa maratona (che porteremo a termine, al di là di tutti gli inviti) soprattutto per conservare e rafforzare il ruolo del Consiglio. Lo dico anche alla luce di alcuni avvenimenti verificatisi nel mio comune quando ho presentato all'Aula del Consiglio comunale di Sassari il regolamento edilizio. In un passaggio che riguardava appunto le ristrutturazioni, era stato previsto che la relativa autorizzazione fosse competenza della Giunta, senza che il Consiglio potesse esprimersi. Ci fu un'alzata di scudi, che partì dal centrosinista, che là è opposizione, e si chiese che anche questa autorizzazione, che a mio avviso non riveste particolare importanza, passasse tra le maglie della decisione del Consiglio.

Oggi, discutendo questi problemi, mi rendo invece conto che era giusto che il provvedimento passasse al vaglio del Consiglio perché il Consiglio comunale rappresenta la massima autorità della città, ed è inconcepibile che un consigliere comunale veda svilupparsi il proprio territorio senza essere stato coinvolto in precedenza. E alla maggioranza, a parer mio, qui in Regione sfugge un aspetto essenziale della democrazia, che è meglio venga recuperato, perché io penso che a nessuno possa balenare l'idea di restare sempre in maggioranza. Oggi siete maggioranza, domani senz'altro sarete opposizione, per cui impedire al Consiglio di essere autorevole come deve essere, mi sembra che sia un'aberrazione politica oltre che giuridica.

Specialmente a seguito della riforma elettorale, che ha previsto l'elezione di un governatore, di un Presidente a suffragio regionale, è necessario bilanciare lo strapotere di questa figura con un Consiglio che abbia poteri e autorevolezza. Non si può infatti disconoscere che anche la maggioranza oggi è relegata in un cantuccio e deve recarsi a Canossa ogni volta che ritiene opportuno proporre qualche modifica a una legge pensata esclusivamente da un uomo solo. Non vogliamo nasconderlo, lo scrivono i giornali, lo vediamo noi in Aula: c'è un atteggiamento di inferiorità di questa parte del Consiglio nei confronti del Presidente della Giunta regionale. Un domani l'attuale Presidente della Giunta regionale siederà tra questi banchi, e non vorrei che toccasse a lui andare a ??dire nei confronti del prossimo governatore.Quindi il bilanciamento tra Giunta e Consiglio ci deve essere.

Oggi molti hanno chiesto che ci potesse essere un incontro, lo hanno chiesto al presidente Spissu, io ho detto al collega Vargiu che aveva sbagliato indirizzo, perché l'unica persona a cui avrebbe dovuto rivolgersi era il Presidente della Giunta regionale, che è colui che tira le fila di tutta la situazione, il "padre padrone".

Soltanto lui avrebbe potuto prendere una decisione; non i Capigruppo della maggioranza perché sono imbrigliati, sono relegati in un cantuccio; lo capiscono tutti, lo capisco anch'io che sono arrivato avantieri in quest'Aula.

Noi siamo qui perché vogliamo ridare al Consiglio, con questi emendamenti, quella dignità che oggi appare compromessa. Ricordatevi che se oggi siete maggioranza domani sarete opposizione e se permane questo sbilanciamento tra poteri della Regione potrete contare meno del quattro di picche. Per questi motivi esprimo parere favorevole su questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente, intervengo per esprimere parere favorevole all'emendamento e per sottolineare, ancora una volta, l'importanza della difesa delle prerogative del Consiglio regionale. Con questo emendamento, infatti, si vuole riassegnare al Consiglio regionale il ruolo che gli spetta e non relegarlo a semplice spettatore di decisioni assunte dalla Giunta o dallo stesso Presidente, perché la Giunta altro non è che espressione del Presidente.

Qualcuno citava Montesquieu, uno dei primi illuministi francesi. In effetti era un'anima eclettica, fece parte del Parlamento di Bordeaux, pubblicò diversi studi, si dedicò alla scienza politica, alla sociologia politica e all'analisi della nascita e della decadenza dell'impero romano. Ma l'opera che segna la maturità del pensiero di Montesquieu è il suo trattato "Lo spirito delle leggi", dove analizza il sistema parlamentare o del sistema delle rappresentanze nei vari Stati e le diverse tipologie di governo, individuando tre funzioni espressioni dell'esercizio della sovranità: la funzione esecutiva, la funzione legislativa e la funzione giudiziaria. Sulla base di questa tripartizione elaborò quella teoria della divisione di poteri che è arrivata fino a noi e che uniforma il sistema liberal-democratico occidentale da sempre. Per quanto riguarda le diverse queste forme di governo, Montesquieu ne individuò tre: quello repubblicano, quello monarchico e quello dispotico. A ciascuna di queste forme di governo corrispondeva un principio, inteso nel duplice senso di fattore originario e di elemento costitutivo, al quale esse dovevano mantenersi fedeli se volevano conservarsi a lungo.

Nel governo repubblicano, distinto a sua volta in democratico e aristocratico, il potere, detenuto da più persone (rispettivamente tutti o alcuni cittadini) era esercitato in conformità alla legge; il suo principio era la virtù. Nel governo monarchico il potere era detenuto da uno solo, ancora in conformità alla legge e il suo principio era l'onore. Nel governo dispotico il potere era detenuto da uno solo, ma era esercitato in modo arbitrario e il suo principio era la paura.

Montesquieu, pur non nascondendo le sue simpatie per la soluzione monarchica di tipo costituzionale secondo il modello inglese, ritiene che non si possa stabilire in assoluto quale di queste tre forme di governo sia la migliore, la validità di ciascuna di esse è relativa al popolo a cui si applica. L'intento quindi di Montesquieu è quello di indicare la preferenza ma mantenendo sempre la separazione dei poteri. Se non vi è vera rappresentanza dei poteri e separazione degli stessi, si corre il rischio di avere un Presidente della Giunta che può esprimere tranquillamente una Giunta e decidere qualunque cosa.

Ora io ho stima del Presidente Soru, il ragionamento però non toglie che oggi si è maggioranza e domani si può essere opposizione, ma quel che è peggio è che non si sa chi prenderà il posto del presidente Soru e chi saranno i rappresentanti di questa che dovrebbe essere un'Aula parlamentare.

PRESIDENTE. Montesquieu per quest'emendamento cosa prevede onorevole Dedoni? Il voto favorevole o contrario?

DEDONI (Rif. Sardi). L'ho detto all'inizio, Presidente.

PRESIDENTE. Chiedo scusa. Sospendo la seduta per trenta minuti. Riprendiamo alle 21 e 35.

(La seduta, sospesa alle ore 21 e 04, viene ripresa alle ore 21.55.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, inizio il mio intervento col rivolgere un altro accorato appello, per sfruttare magari di più la presenza femminile in Aula. Nel senso che, visto...

PRESIDENTE. In senso figurato, naturalmente.

SANJUST (F.I.). Nel senso figurato, ma più che altro nel senso che, considerato l'apporto veramente notevole, oltre che di spessore, da loro offerto, improntato alla ricerca di una soluzione che metta un po' tutti d'accordo all'interno delle Commissioni, è probabile che un intervento più compiuto durante le discussioni in Aula, magari assumano anche il ruolo di ambasciatrici per promuovere e facilitare i contatti tra la maggioranza e l'opposizione, possa aiutare a sbloccare questa situazione. Purtroppo non sono presenti tutte le colleghe, confido in quelle presenti, sperando che possano, insieme alle altre, aiutare a sbloccare la situazione.

Ma scendendo più nello specifico, volevo dire che con l'articolo 6 del decreto legge numero 400 del 1993, poi convertito nella legge numero 494, sempre del 1993, le Regioni devono predisporre il Piano di utilizzazione del litorale (PUL) sul Demanio Marittimo con finalità turistiche e ricreative. Ciò vuol dire che la Regione dovrebbe attuare un piano di programmazione territoriale per il corretto utilizzo delle concessioni demaniali lungo i litorali della Sardegna. Appare evidente che, con la crescita esponenziale verificatasi almeno nell'ultimo decennio, delle imprese che operano in regime di concessione demaniale, diventi un obbligo per lo sviluppo economico procedere ad una regolamentazione, anziché ad un blocco, cancellando, anche se temporaneamente, tutti quei diritti acquisiti sorti in capo a queste imprese ormai da diversi anni.

Ho già riferito anche stamattina che si tratta di circa 900 concessionari, che costituiscono un comparto che garantisce non solo ed esclusivamente servizi che devono essere sempre più confacenti alle esigenze dei turisti, ma soprattutto posti di lavoro che possono essere quantificati in circa quattro - cinquemila unità stagionali, oltre che due servizi assolutamente fondamentali e importanti come quelli della pulizia degli arenili e del salvataggio a mare.

Si prende atto che l'emendamento della Giunta, col quale viene ripristinato lo stato di diritto per i concessionari, è stato effettivamente presentato e, sicuramente, avrà anche il mio voto favorevole, però si fa presente che il testo dell'articolo 3 del disegno di legge, al punto c, dove si fa riferimento ai compendi sabbiosi dunali sciolti, è incompatibile con le funzioni delegate dallo Stato alla Regione in ambito di Demanio Marittimo ad uso ricreativo e turistico.

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, prego.

SANJUST (F.I.). Il citato articolo, sempre al punto c, pone divieti sul patrimonio statale e non su quello regionale. Quindi in sintesi i compendi sabbiosi non possono far parte degli interventi di vincolo in quanto la delega conferita alla Regione riguarda aspetti amministrativi e di spesa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPELLI, OPPI, SANJUST, SANCIU, LOMBARDO.)

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 30 per la verifica del numero legale.

Risultato della verifica

(Sono presenti: il Presidente SPISSU - ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Oscar - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FRAU - GIAGU - LANZI - MANINCHEDDA - MATTANA - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - VARGIU.)

PRESIDENTE. Sono presenti 25 consiglieri. Constatata la mancanza del numero legale, sospendo la seduta per trenta minuti; i lavori riprenderanno alle ore 22 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 22 e 03, viene ripresa alle ore 22 e 30.)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 30. Chi lo approva alzi lo mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Emendamento numero 31. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Prog. Sardegna). Presidente, volevo solo far notare che l'emendamento numero 31, a mio avviso, non andrebbe posto in votazione perché sostanzialmente uguale all'emendamento numero 30 che abbiamo appena votato, per cui le chiedo di valutare l'opportunità - considerato che il Consiglio ha appena respinto l'emendamento numero 30 - di non porlo in votazione.

PRESIDENTE. Concordo con la sua valutazione. Fra l'altro è incomprensibile cosa significhi "tener conto di un parere vincolante" in una legge. Pertanto dichiaro decaduto l'emendamento numero 31.

Emendamento numero 32. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Mi consenta di affermare che si tratta di un altro blitz, perché chiunque avrebbe compreso che "tener conto" del parere vincolante del Consiglio è diverso da "recepire" il parere vincolante del Consiglio.

PRESIDENTE. Se vuole ce la può spiegare la differenza e come sia compatibile l'espressione "tener conto" col "parere vincolante", se vuole, perché poi ci possiamo rimettere all'Aula, così lasciamo perdere i blitz, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Credo che lei sia uomo ferrato che può davvero…

PRESIDENTE. Sono le 22 e 35 quindi…

PILI (F.I.). Prendiamo atto che in questa mezz'ora le abbiamo dato il tempo di concordare questa soluzione con l'onorevole Porcu.

PRESIDENTE. Onorevole Pili svolga la sua dichiarazione di voto sull'emendamento numero 32.

PILI (F.I.). Signor Presidente, questo che stiamo esaminando è l'ennesimo emendamento sostanziale alla legge, perché, come abbiamo avuto modo di dire più volte nel corso della seduta di oggi, ma anche in quelle dei giorni precedenti, è in gioco uno dei punti cardine della legge, e cioè il coinvolgimento del Consiglio regionale della Sardegna nella fase più importante, che è quella dell'approvazione dei piani territoriali paesistici.

Io credo che su questo tema, così come è stato più volte ribadito, occorrerà soffermarsi anche nel prosieguo dei nostri lavori; perché abbiamo ripetutamente detto che siamo disponibili al dialogo, abbiamo più volte sottolineato alcuni punti su cui è indispensabile soffermarsi per capire se vi è una maturazione - per rubare le parole all'onorevole Cugini - del confronto su alcuni punti.

Uno dei punti ribaditi da tutti gli esponenti dell'opposizione è quello del ruolo del Consiglio regionale. Vi è la disponibilità di trovare un interesse, considerato che questo costituisce ormai l'ultimo degli emendamenti che permette di introdurre nell'articolo 1 un passaggio procedurale che prevede il ruolo del Consiglio regionale nell'approvazione del piano territoriale paesistico? C'è questa disponibilità? C'è questa volontà, questo impegno?

Io credo che su questo punto sia necessaria una riflessione anche da parte dei colleghi del centrosinistra. È stato detto più volte, a più riprese, che forse è il caso di fermarsi un attimo prima che sia troppo tardi, perché che se non vi è questa disponibilità, abbiamo già detto quale può essere il percorso. Abbiamo tutti focalizzato una data, che è quella del pronunciamento di un organo giudiziario su questa delibera che avete voluto a tutti i costi reiterare, è la data del 24, del 25. Dobbiamo scegliere se arrivare al 24 o al 25 con l'esame dettagliato di tutti gli emendamenti, o se invece vogliamo arrivare al 24 o al 25 con l'approvazione dell'assestamento di bilancio, un atto che noi riteniamo di importanza strategica, non soltanto per le finanze della Regione, ma soprattutto per quei tanti comuni che hanno bisogno di una risposta.

Non è una vittoria politica né nostra né vostra, è il senso di responsabilità che ci deve indurre a condurre un'azione importante. Credo che tutti abbiamo bisogno di riflettere sul ruolo del Consiglio regionale in questa legge di importanza strategica per tutta la legislatura.

Io non voglio contraddire nessuno di coloro che hanno parlato prima di me, ma questa è una norma che incide sui quattro quinti della legislatura. Per questo vi invitiamo a votare a favore di questo emendamento….

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (UDC). Signor Presidente, anche io ritengo che i tre emendamenti, il 30, il 31 e il 32 siano sostanzialmente uguali. Il più blando è il numero 31 "tenendo conto", poi viene il 30 "recependo" e infine il 32, pertanto, in altre circostanze non avrei avuto difficoltà a pronunciare un solo intervento. Però, le ricordo, Presidente, che alle 22 e 03 lei ha dichiarato sospesi i lavori per mezzora, e io alle 22 e 32 quando sono ritornato assieme al collega in Aula, ero stato già cancellato dall'elenco degli iscritti a parlare. Avrei quindi dei buoni motivi per intervenire più volte. Comunque non mi interessa, l'intervento sarebbe stato uno lo stesso, glielo avrei proposto io.

Innanzitutto ribadisco che non ci sono maratone, perché le maratone - come ha detto il collega Moro - si sa quando iniziano e non si sa quando finiscono (oggi peraltro si è tenuta quella di New York) e, del resto, credo che non servano a niente. Così come non serve dire: "Ma il Presidente è padrone incontrastato". Il presidente esercita le proprie competenze, è legittimato a farlo, l'ho detto altre volte. Noi eravamo contrari che gli venissero attribuiti poteri, volevamo instaurare un metodo diverso, ma il nostro tentativo ha avuto un esito negativo. Del resto chiunque, al suo posto, avrebbe attuato le stesse competenze.

La mia sensazione è che il Presidente stasera abbia manifestato dei segnali di apertura, abbia offerto una disponibilità e quindi prendo di atto di questo. Però entrato nel merito di questo emendamento, io non cambio una virgola, l'ho detto anche ai colleghi della maggioranza, di quello che ho detto. Ritengo che nell'arco di dieci giorni, approvando un'inversione dell'ordine del giorno, alla quale noi avremmo assicurato la nostra disponibilità, si sarebbe potuto procedere all'assestamento di bilancio, poi se l'udienza del TAR, prevista per il 24, avesse avuto esito negativo si sarebbero potuti accelerare i tempi e approvare rapidamente, non con le stesse modalità, il disegno di legge relativo, con le opportune modifiche.

Credo però che in un clima diverso questo emendamento sarebbe stato accolto, con una piccolissima modifica, magari con un emendamento orale. Del resto era stato stabilito che il provvedimento potesse andare in Consiglio per essere approvato se non fosse stato esitato dalla Commissione entro 15 giorni. Cioè che venisse considerato come approvato dalla Commissione. È un atto di correttezza politica da voi sempre richiesto su ogni provvedimento.

La differenza è che le Commissioni prima non funzionavano perché la maggioranza era risicata, pertanto era difficile raggiungere il numero legale, quindi si perdevano mesi, qualche volta un anno. Oggi però non è più così: in certe Commissioni voi siete nove contro tre, e in questi casi una regola di questo genere costituisce un gesto di democrazia. Quindici giorni comunque non si negano perché, di fatto, lo scollamento che esisteva prima esiste anche oggi, oggi forse meno, ma nelle passate legislature esisteva un forte scollamento fra l'Esecutivo e il Legislativo, soprattutto all'interno della maggioranza. Oggi i numeri sono tali che le Commissioni e l'Aula possono contare su una maggioranza "blindata". Per cui forse i quindici giorni non sono nemmeno necessari.

Comunque io voterò a favore di questo emendamento che poteva essere modificato, mi dispiace non essere intervenuto prima, sono intervenuto dopo, ma tanto avrei svolto un unico intervento. Però, obiettivamente, Presidente riconosca che è stato particolarmente veloce, probabilmente da giovane lei era scattista.

PRESIDENTE. Ero fondista, onorevole Oppi. Avevo dichiarato che i lavori sarebbero ricominciati alle 22 e 30 e così è stato. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, evidentemente il giudizio che si ha di noi è un giudizio così negativo da poter pensare che questa maggioranza possa addivenire ad una soluzione come quella che è stata prospettata: cioè di sospendere la discussione e l'approvazione del disegno di legge, passare ad argomento e farci dettare i tempi di lavoro dal Tribunale Amministrativo Regionale.

Che giudizio avete di noi se pensate che possiamo accogliere questa proposta? È inaccettabile e conferma quella preoccupazione manifestata anche nel precedente mio intervento che non c'è la volontà di perseguire quello che è stato...

(Interruzioni)

Scusami però io non ti ho interrotto. Se c'è la volontà si conclude in un giorno. Noi minoranza vogliamo che il ruolo del Consiglio si eserciti, vogliamo che un disegno di legge non sia imposto prima alla Giunta e poi alla maggioranza e infine al Consiglio; vogliamo che il Consiglio eserciti il suo ruolo; vogliamo poter partecipare come minoranza alle modifiche, al miglioramento del disegno di legge.

Allora, se l'obiettivo è questo, noi dichiariamo la disponibilità ad incontrarci per migliorare il disegno di legge, per capire quali sono le vostre proposte in merito. Se l'obiettivo invece è un altro, ed è semplicemente quello di prendere tempo, di rinviare, e di impedire che il Consiglio approvi la legge, è chiaro che non può trovarci neppure disponibili alla discussione. Se l'obiettivo è quello di migliorare la legge si può approvare in un giorno e passare subito all'assestamento di bilancio, e poi al Dpef e poi infine alla Finanziaria 2005. Se l'obiettivo invece è quello di conseguire un risultato politico, dopo che per tre mesi questo provvedimento è stato al centro dell'attenzione dei sardi, al fine di poter dire: "Siamo riusciti a farlo ritirare", pensate che saremmo così stolti da aiutarvi a conseguire un risultato come questo?

Allora siate onesti: se l'obiettivo è quello di modificare la legge diteci dove la volete modificare. Io non ritengo ammissibile che possa essere modificato quello che, tra l'altro, era previsto già nella legge 45/89, cioè i passaggi burocratici da seguire per l'approvazione dei P.T.P. Concordo con quanto ha detto sull'argomento Luciano Uras. Se l'obiettivo è quello di modificare la legge negli altri punti confrontiamoci e può darsi che il centrodestra consegua anche un risultato politico che gli permetta di dite che grazie a me ha ottenuto una modifica della legge o un miglioramento della legge. Se l'obiettivo, invece, è quello politico di pensare di poter sconfiggere il centrosinistra attraverso un'opera di ostruzionismo, sappiate che noi non vi seguiamo, che siamo pronti a rimanere qui il 24, il 25, il 26 novembre, i tempi forse non possiamo stabilirli - seppure il Regolamento lo utilizzeremo anche noi - però la legge la approveremo come riteniamo che sia giusto nell'interesse dei sardi.

PRESIDENTE. Quindi onorevole Marrocu come vota l'emendamento?

MARROCU (D.S.). Contro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, ancora una volta il mio Capogruppo lancia la ciambella e nessuno la raccoglie. Se è di pietra ci si sposta, se è di plastica ci si aggrappa; evidentemente voi avete paura, non ne riconoscete da lontano la composizione e scansate.

Veda, onorevole Marrocu, io sono d'accordo con lei quando afferma che questa legge si potrebbe approvare anche in 24 ore, però ancora non abbiamo notato alcuna apertura sui quattro punti principali da noi elencati, ed io insisto nel dire che l'apertura non dipende da voi, dipende dal Presidente della Giunta, il quale non si esprime, così come non si esprime l'Assessore dell'urbanistica, continuano ad essere sordi. Ed è chiaro che noi proseguiremo nel nostro comportamento. Ma l'intervento dell'onorevole Marrocu mi richiama ad un altro articolo pubblicato stamattina, che riportava una dichiarazione del capogruppo della Margherita, l'onorevole Biancu, il quale così si esprimeva: "Facciano quello che vogliono, dimostrino di essere credibili, comunque sia noi entro il 20...".

SECCI (la Margherita-D.L.). Ce l'hai detto anche di pomeriggio, questo!

CAPPAI (U.D.C.). Lo ripeto perché non c'è peggior sordo di chi non vuole intendere, quindi continuo a ripeterlo anche stanotte. L'onorevole Biancu dichiara "comunque entro il 20 noi approveremo il disegno di legge". Se l'onorevole Biancu è convinto di poter approvare entro il 20 il disegno di legge, che lo approvi; non vi stiamo certo dicendo di non approvarlo, però consentite anche a noi di esprimere le nostre valutazioni, il nostro giudizio sul provvedimento, che è totalmente negativo almeno finché alcuni punti non verranno modificati. Allora, voi avete tentato stasera un'apertura dicendo: "Siamo disponibili ad ascoltare", poi siete stati richiamati dal Presidente della Giunta e siete tornati in Aula affermando di non essere disponibili.

L'onorevole Marrocu si domandi che giudizio abbiamo della maggioranza. Io le ricordo solo, parlo a titolo personale, mi consenta onorevole Marrocu, per l'amicizia che ci lega, che lei per ben due volte ha proposto il dialogo in Aula ed è stato smentito. Allora stasera una volta per tutte ci dica come dobbiamo procedere, ma ce lo dica a nome della maggioranza, del suo Gruppo, ce lo dica come vuole, però fino a questo momento noi non abbiamo ancora capito come volete andare avanti. Comunque il mio voto è favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere il Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, credo che questo emendamento abbia ben poco di diverso dagli emendamenti numero 30 e 31. Il mio pensiero l'ho espresso quando ho pronunciato la dichiarazione di voto sull'emendamento numero 30, quindi, credo che ci sia ben poco altro da dire se non i concetti già espressi. Avevo affermato, in precedenza, che mi era sembrato di intravvedere uno spiraglio, sia pur minimo, per l'apertura di una trattativa.

Ora, se si vuole affrontare seriamente il confronto è necessario che da ambedue le parti non ci siano equivoci, né tanto meno reticenze. Se invece si decide di andare avanti con questa strategia, si va avanti, noi svolgeremo il nostro ruolo e sosterremo le nostre tesi. La maggioranza, giustamente, è deputata ad approvare le leggi (e quindi io non mi sogno minimamente di metterlo in discussione) però anche l'opposizione, la minoranza, deve svolgere il suo ruolo. L'importante è che sia chiaro ed evidente che deve essere garantita al Consiglio la prerogativa insostituibile di legiferare; è questa la preoccupazione principale.

Io ho detto e sono convinto che la maggioranza stia subendo dei condizionamenti, altrimenti non saprei come spiegarmi il mutismo e la rinuncia ad intervenire in un dibattito così importante, in un confronto così serrato. Sarebbe bene, così come è stato suggerito da qualcuno, che si interrompessero i lavori, anche per poco, per tentare di trovare un accordo. Un accordo leale, un accordo corretto che possa portare entro questa fatidica data, o anche prima, sia all'approvazione di questo provvedimento di legge sia all'approvazione dell'assestamento sul bilancio, perché - come ho detto nel mio precedente intervento riferendomi all'emendamento similare a questo - non riesco ad individuare proprio l'indifferibilità, l'urgenza massima che si è voluta attribuire a questo provvedimento di fronte a tante urgenze, gravi, che sta attraversando la nostra economia, a tanti gravi problemi che stanno attanagliando la nostra società, non ultimo il problema agro-pastorale, il problema dei nostri lavoratori dell'industria, i problemi della piccola e media impresa.

Credo che urgenze ce ne siano tante giustificabili quanto questa. Credo che se si vuole affrontare un confronto sereno e costruttivo possano essere senz'altro trovate le motivazioni capaci di consentirlo, senza rivalse né da una parte e né dall'altra. Ritango che in quest'Aula ci siano persone di buona volontà da una parte e dall'altra, che vogliono arrivare ad una conclusione positiva della vicenda. Il mio voto è chiaramente favorevole all'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, io dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 32, che rappresenta l'ultimo di una lunga serie di emendamenti finalizzata a richiamare l'attenzione di questo Consiglio sulla necessità di iniziare a porci il problema del riequilibrio dei poteri. E per quanto riguarda questo riequilibrio, non volendo continuare nelle citazioni di Montesquieu e di Toqueville, che forse hanno il difetto di essere lontani da noi di qualche secolo, sarebbe forse il caso di evocare le parole di un emerito costituzionalista, il professor Giuseppe Volpe, docente di diritto costituzionale presso l'università di Pisa, che oltre ad essere uno studioso dei due filosofi è andato anche oltre il loro pensiero ponendosi il problema della eguaglianza formale dei tre poteri, considerato che nello stato liberale ottocentesco si è privilegiato il potere legislativo rispetto agli altri due poteri.

Si poneva pertanto il problema opposto rispetto a quello che noi stiamo sollevando in quest'Aula: il problema di mantenere ben visibile la sede dove viene effettuato l'indirizzo della politica, quindi la sede che è governante. Però lo stesso professor Volpe, dopo aver sottolineato la centralità dell'apporto diretto dei cittadini nel potere governante afferma: "Un primo ministro e il suo governo che abbiano in mano la politica e l'economia e le ordinarie attività normative per il periodo stabilito dal corpo elettorale è cosa buona, però al Parlamento (che lui auspica) ridotto nella sua componente numerica (quindi forse il nostro lo infastidirebbe) deve spettare un forte potere di convalidazione e di controllo dell'indirizzo politico e dell'operato del Governo, oltre che la riserva della grande legislazione".

Io credo che lo spirito degli emendamenti che abbiamo sinora discusso vada proprio in questa direzione, non certo in quello di contrastare il potere legittimamente conferito dal corpo elettorale con l'elezione diretta del Presidente e della sua Giunta, e non potrebbero esserci obiezioni da parte dei Riformatori su questo, visto che siamo stati sostenitori e siamo sostenitori del presidenzialismo. Il presidenzialismo funziona se esiste il meccanismo del riequilibrio, e negli emendamenti che noi abbiamo proposto all'introduzione nel testo c'era senz'altro forte questo senso del riequilibrio, che poi non è altro che un rafforzamento del rapporto tra chi esercita il potere esecutivo e chi esercita il potere legislativo.

Premesso tutto ciò, qualche parola merita anche l'intervento del collega Marrocu, che ci ha lasciato un po' perplessi. Collega Marrocu, lei contesta quello che ha proposto Oppi. Oppi propone un percorso, che è discutibile; lei lo contesta. Lei lo contesta e risponde con le stesse parole che noi abbiamo sentito già dal collega Maninchedda e dal collega Pinna, e che sappiamo che esprimono il pensiero solo di chi le ha pronunciate, perché chi si è fidato di quelle parole è rimasto scottato. Allora io propongo: si levino in piedi tutti i consiglieri del centrosinistra e ci facciano sapere qual'è la loro proposta di percorso condivisa dall'intero centrosinistra, sulla quale eventualmente possiamo riflettere come minoranza per capire se possiamo essere d'accordo.

Ciò che abbiamo proposto noi non è andato bene; ne prendiamo atto. Ci sono delle strade alternative? Però se ci sono delle strade alternative fatecele conoscere, fatecele rappresentare in quest'Aula da qualcuno che abbia l'autorevolezza per poterlo fare. Non sto contestando la sua autorevolezza, semplicemente vorremmo sapere se è una proposta di tutti o sua personale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, l'onorevole Marrocu insiste nel difendere una posizione che molto probabilmente gli è stata imposta dall'alto e che non tiene conto di tutte quelle aperture rivolte al Presidente e ai Capigruppo, da quei consiglieri che hanno trovato il coraggio di prendere la parola per elaborare una proposta che potesse aiutare l'avvio di un confronto.

Il mio Capogruppo, e a seguire tanti altri colleghi della minoranza, hanno fatto rilevare come questo emendamento - come pure il 31 e il 32 si ponessero contro la tesi secondo la quale la Giunta entro 12 mesi deve adottare un piano paesaggistico regionale, senza passare attraverso il Consiglio regionale. per questo motivo non posso non dichiarare il mio voto favorevole su questo emendamento. Non è una scelta personale, è una scelta che deve operare il Consiglio. Io continuo a richiamare la vostra attenzione sul ruolo del Consiglio. Collega Biancu, se noi neghiamo al Consiglio l'esercizio del suo ruolo cardine, del suo ruolo principale, quello di legiferare, finiamo davvero col darci la zappa sui piedi, finiamo davvero come quel signore che, per fare un dispetto alla moglie... il proseguo lo conoscono tutti.

CALLEDDA (D.S.). Io no!

CONTU (F.I.) Se lei non lo conosce cerchi di non applicarlo, perlomeno. Per fare un dispetto alla moglie, come si usa dire, ha fatto un dispetto non solo a se stesso, ma molto probabilmente a tutta la sua possibile futura progenie. Detto questo, noi tutti dobbiamo prendere coscienza del fatto che abbiamo un ruolo ben preciso al quale non abbiamo di sicuro la volontà di abdicare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, annuncio il mio voto favorevole a questo emendamento, perché ritengo che sia un emendamento finalizzato a restituire al Consiglio regionale una dignità e un ruolo che ci sembra leso da questa legge, dal suo contenuto, da come essa è nata e da come potrebbe negativamente influire sulla Sardegna e sul sistema economico. Considerato che è in corso una maratona, e che continuerà ancora, e visto che noto con profonda soddisfazione l'unità esistente all'interno del centrodestra su questo tema, ritornando indietro nella storia e facendo un paragone con la battaglia di Maratona, credo che i greci siano i sardi, e che i persiani in questo caso, siano proprio i colleghi della maggioranza, e noi siamo Filippide, cioè siamo disposti a correre, a correre fino alla fine, fino magari allo stremo, però dopo aver compiuto la nostra missione che abbiamo intenzione di portare avanti fino in fondo.

Detto questo, è chiaro che il mio voto sarà favorevole. Io temo che dietro questa legge, al di là delle valutazioni, che naturalmente sono contrarie da parte nostra e favorevoli da parte della maggioranza, un po' perché davvero ci credete e un po' per dovere di lealtà verso il Presidente, si nasconde un grosso pericolo. Ci si dovrebbe porre, infatti, il problema di quello che nell'economia della Sardegna sta per succedere, di quella e grossa bolla speculativa che sta per scoppiare sulle coste sarde, ma non solo sulle coste, anche se è in queste ultime che si muovono più soldi.

Io non so quante saranno le vittime di questa speculazione e non so chi ne usufruirà, chi saranno gli speculatori che si arricchiranno in questi tre anni, o quattro anni o cinque anni in cui si manterrà questo stato di cose. È chiaro che quando diminuisce la disponibilità di un bene il prezzo sale in modo abnorme; credo che stia succedendo esattamente questo. La cronaca - non scomodiamo la storia - ci dirà chi in virtù di questo provvedimento si sarà arricchito e chi si sarà impoverito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che il dibattito ormai, per la serata di oggi, si stia stancamente avviando alla conclusione, probabilmente ne avremo ancora per un'ora o un'ora e mezzo. Insomma, credo che esamineremo gli ultimi emendamenti dell'articolo 1 avendo realisticamente prodotto poco; prodotto poco perché non si è registrato nella discussione sugli emendamenti, alcun progresso per quanto riguarda l'apertura di un confronto. Io comunque continuo a dire che l'emendamento 6 ed anche il 32 costituivano e costituiscono un'ottima occasione di confronto; si poteva comunque arrivare alla conclusione di bocciare l'emendamento, ma almeno ci si sarebbe confrontati nel merito.

Anche nell'ultimo intervento del Presidente del Gruppo dei D.S. credo che si sia evitato con grande maestria di entrare nel merito dell'articolo 1 e dell'emendamento proposto. Io sinceramente, non credo che siano stati impartiti diktat o indicazioni particolari; mi sembra che, come spesso avviene nel nostro Paese quando si vuole coprire qualcosa, si voglia trovare sempre e comunque un responsabile delle scelte che poi magari responsabile non è. Non credo sinceramente che ci sia stata un'imposizione in questo caso, perché si poteva discutere, ne avevamo il tempo e comunque lo stiamo utilizzando. Ed allora cerchiamo di trascorrerlo nel migliore modo possibile, e nel modo più produttivo. Se arrivassero delle risposte, forse si potrebbero anche eliminare alcuni emendamenti nel proseguo, forse si potrebbero evitare degli interventi. Quando si procede con dei monologhi è chiaro che ognuno di noi, in mancanza di risposte chiare e di confronto nel merito, non potrà fare altro che dilungarsi a parlare dell'articolo 1, della legge e dell'emendamento stesso.

Io non credo che chiedere una previa approvazione da parte del Consiglio regionale sia reato. Ripeto, come ho detto prima rispondendo all'onorevole Uras, si possono stabilire anche i tempi, d'altronde la legge urbanistica è maestra in materia di silenzio assenso. Passato un certo periodo, che possiamo determinare in giorni o in mesi, si prosegua con il silenzio assenso. Si tratta di offrire la possibilità al Consiglio di esprimersi e poi sarà l'Aula stessa a stabilire se vorrà utilizzare la facoltà di esprimersi nel merito del piano proposto.

D'altronde c'è un orientamento a seguire le indicazioni dell'articolo 11 della legge numero 45 del 1989, pur modificandolo, e molto spesso lo si modifica proprio in quella parte. Ed è questo che risulta strano, cosa sarebbe successo infatti a parti invertite? E' stato già sottolineato da qualche collega, comunque poco importa cosa sarebbe successo, valutiamo che cosa sta succedendo. Noi, con questo emendamento, che è forse meno chiaro di altri precedentemente bocciati, possiamo comunque recuperare il ruolo del Consiglio regionale, aprendo lo spazio per un confronto democratico tra Giunta e Consiglio.

Nel merito io vi chiedo di esprimervi. Io, ovviamente, voterò a favore di questo emendamento, che costituisce una delle ultime occasioni per ristabilire un po' d'equità. Ma ne siete voi i responsabili e nessun altro. Se invece questo confronto e questa equità non si vorrà raggiungere...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, in un precedente intervento, e soprattutto quando si parlava delle due velocità che, con questo decreto legge, si imprimevano alle città della Sardegna, tra quelle cioè che hanno il PUC e quelle che non ce l'hanno, avevo sottolineato come in questo modo si creavano pochi nuovi ricchi e molti nuovi poveri. Aggiungevo che questa era una delle prime gravi ferite che questa legge procurava alla Sardegna. Pensavo che fosse la più grave e invece non lo era. La più grave è quella che stiamo consumando oggi, quella di disconoscere a questa Assemblea che rappresenta tutti i sardi, la dignità che deve avere.

Sento, da parte della maggioranza, parlare di confronto, di dialogo. Ma dov'è questo confronto? Confronto non ce n'è, perché non può esserci confronto quando affermate che la cornice della legge deve essere quella e anche la fotografia che c'è all'interno della cornice deve restare immutata. Quindi dialogo e confronto: zero. Voi fingente solo di ascoltare; non ascoltate, perché sono convinto che tanti input sono arrivati da parte del centrodestra e sarebbero potuti essere presi quasi al volo, e invece li avete lasciati cadere. Perché? Perché fingete di ascoltare. Il senso di responsabilità invece vuole, almeno per salvare la faccia a questo Consiglio, che si dia e che si riceva. Questi emendamenti che noi stiamo discutendo, specialmente quest'ultimo che richiede la cioè "previa approvazione del Consiglio regionale", vogliono solo garantire a quest'Aula quel potere di convalida e di controllo che è scritto su tutti i testi che parlano di politica.

Se si analizzano attentamente, diceva un collega, gli emendamenti, si noterà che tutti tendono a questo fine, cioè tendono a un riequilibrio, come dicevo nel precedente intervento, tra i poteri del Presidente della Regione, la Giunta e il Consiglio. Ecco, non si vuol vedere, non si vuole capire che noi bocciando questi emendamenti stiamo condannando i sardi a non contare; fuori dalle righe, fuori da quest'Aula gli stessi consiglieri di maggioranza riconoscono che il Consiglio regionale si sta riducendo a una comparsa. Io non vorrei che si consumasse questo delitto nei confronti dei sardi perché tutti i consiglieri (eccetto quelli che non sono stati votati e che siedono in quest'Aula insieme a coloro che sono stati legittimamente votati) rappresentano i sardi e se non si prende in considerazione questo riequilibrio, questa dignità che bisogna riconoscere a questo Consiglio, sono convinto che saranno i sardi stessi a patirne le conseguenze.

Ogni volta che mi rivolgo a lui non c'è mai, ma vorrei chiedere al consigliere Vargiu - che è colui che più volte si rivolge alla maggioranza per avere il sostegno di un confronto più serrato - qual è l'iter che bisogna percorrere per conseguire questa sinergia tra maggioranza e opposizione utile per costruire una legge equa? Io chiedo all'onorevole Vargiu di non ripetersi almeno su questa linea, perché questa maggioranza non ha il potere per decidere qual è il percorso per poter arrivare ad una legge equa. Se vuole davvero ottenere qualche indicazione deve rivolgersi sempre al presidente Soru, perché è l'unico che ha l'autorità per darle. Io, infatti, ogni volta che lo vedo qui sono soddisfatto perché è l'unico che può prendere delle decisioni, soltanto lui!

Ecco che cosa dico all'onorevole Vargiu: eviti di rivolgersi ai colleghi della maggioranza, perché non hanno la possibilità di cambiare nulla, non hanno la possibilità di apportare cambiamenti che il presidente Soru non voglia in quest'Aula. Naturalmente il mio voto su questo emendamento sarà favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente, vorrei dire all'onorevole Moro che noi reiteriamo, invece, la richiesta alla maggioranza di individuare momenti di sintesi per meglio governare i processi legislativi nell'interesse del popolo sardo. Poi, non essendo d'accordo in questo caso letterario con il mio Capogruppo che parlava di Montesquieu e di Alexis de Tocqueville come di qualcosa di molto lontano, dirò qualcosa su Alexis de Tocqueville molto vicino all'argomento in esame, anche se lontano nel tempo.

Alexis de Tocqueville - e siamo in tema, Presidente, siamo in tema, nella difesa di quelle che sono le prerogative di uno Stato parlamentare e quindi nella difesa di un'istituzione come quella del parlamento dei sardi - Alexis de Tocqueville svolse delle analisi politiche sulla conquista della libertà e della democrazia in America, e sui suoi possibili sviluppi, utilizzando anche l'esperienza del vecchio continente, e in particolar modo della rivoluzione francese. Egli ricordava che l'uguaglianza non vuol dire necessariamente democrazia effettiva, perché si può essere tutti uguali e tutti poveri come servi della gleba. Confidava invece molto sulla grande opportunità che aveva il popolo americano di creare, attraverso associazioni di tutti i tipi, una democrazia veramente partecipata.

De Tocqueville ripercorre poi il senso della nascita di una maggioranza: la maggioranza - afferma - è come una giuria incaricata di rappresentare tutta la società e applicare la giustizia, che è la società. E' molto significativo il richiamo costante al rapporto tra attività di governo e principio generale di giustizia. Esiste una legge generale che è stata creata, o perlomeno adottata, non solo dalla maggioranza di questo o di quel periodo, ma dalla maggioranza di tutti gli uomini; questa legge è la giustizia. E' l'appello a considerare un potere sociale superiore; potere sociale superiore che non è altro che il potere sovrano del popolo. Continuiamo dopo.

PRESIDENTE. Questo saggio non ce la facciamo a finirlo, insomma! Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente del Consiglio signor Presidente della Regione, colleghi del Consiglio, dichiaro subito il voto contrario, anche perché il ragionamento, da ieri sera, non verte più solo sugli emendamenti, ma si estende a tutto il contenuto della legge. Volevo però far rilevare una contraddizione. Mentre, da un lato, con gli ultimi emendamenti aggiuntivi, si richiama e si esalta il ruolo del Consiglio, dall'altro i consiglieri dell'opposizione, sostenendo che non è pensabile avviare un'interlocuzione con la maggioranza, ma è preferibile avviare un rapporto diretto con il Presidente per risolvere il problema finiscono per mortificarlo. Io credo che questa sia una contraddizione di fondo. Addirittura si va oltre: nel richiamare il ruolo del Consiglio il presidente Pili cita più volte l'Emilia Romagna, anzi sostiene che i PTR e i PTP vengono approvati dal Consiglio, dall'organo legislativo, in una regione rossa, badate bene! Ecco, questa è la dimostrazione tangibile che noi non siamo abituati a copiare e che siamo autonomi anche quando presentiamo le leggi in seno al Consiglio regionale.

Io ho apprezzato alcuni interventi dell'opposizione, in particolar modo quello dell'onorevole Cappai quando ha affermato: "Non condivido nulla dello strumento legislativo che voi avete presentato in Aula. Non condivido nulla per tutta una serie di ragioni, perché ritengo che il turismo sia un comparto strategico per la Sardegna e perché penso che tutta una serie di aziende subiscano con questo decreto e con questa proposta legislativa un danno irreversibile". Bene, è la sua idea, è legittima, diversa dalla nostra perché ha un modo diverso di concepire la società, però la mette in campo e dice: questa è l'alternativa rispetto alla vostra legge.

L'onorevole Cappai ha anche affermato che è mancato per due giorni da quest'Aula, ma che comunque è stato subito informato del dibattito in corso. Beh, io le ricordo che è stato informato molto male, anche perché in tre giorni si è discusso di tutto eccetto che di una proposta chiara del centrodestra. Una proposta che poteva essere anche diversa, forse più leggibile rispetto a quella del centrosinistra, che però non si evince dagli emendamenti che ha presentato, dai 1800 emendamenti presentati dall'onorevole Pili.

Si è affermato più volte in quest'Aula che Soru non collabora. Soru non collabora, l'Assessore non collabora, la Giunta non collabora, e allora io ricordo una volta per tutte, affinché sia chiaro, che questa non è la legge proposta da Renato Soru. Questa è la legge proposta dalla Giunta, questa è la legge proposta dalla maggioranza, rispettosa di una linea che ci siamo dati prima della campagna elettorale e dopo la campagna elettorale.

Sempre dai banchi del centrodestra, se non ricordo male, l'onorevole Rassu ha sostenuto che dopo tre giorni di dibattito serrato, condotto esclusivamente dalla minoranza, si potrebbe scrivere il manuale scientifico della politica (me lo sono appuntato), che potrebbe costituire un bene prezioso per le nuove generazioni. Non so cosa voglia dire "un manuale scientifico della politica", io so solo che in tre giorni si è discusso di tutto: siamo passati dalle lumache di Selegas dell'onorevole Pisano, al mito di Atlantide dell'onorevole Contu, alle verdi praterie francesi descritte in modo esemplare dall'onorevole Liori, ai servizi d'impiego regionali dell'onorevole Dedoni. Bene, bel manuale! Abbiamo scritto il manuale della confusione!

Allora iniziamo ad essere seri e a discutere su elementi chiari. Se ci fosse una proposta chiara noi saremmo pronti ad aprire la discussione, ma la discussione si apre quando ci sono dei progetti sul tavolo, dei progetti ben distinti. Da lì bisogna partire per capire se vi sono punti di convergenza. Non può esserci un'interlocuzione se da una parte c'è qualcuno che dice: "Bene siamo pronti a ritirare gli emendamenti se passa la nostra linea". No, questo è un sistema che va bene al mercato, ma non può andar bene in un'aula istituzionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, Assessori, colleghi, l'onorevole Licheri, vista l'ora, si è fatto un po' prendere la mano; io non porto l'orologio normalmente, ma a quest'ora ci vorrebbe la sveglia per tutti! Io non sono simpatico come l'onorevole Cugini e certamente non riuscirò a suonare la sveglia a quest'Aula come avrebbe bisogno. Ne avrebbe bisogno non tanto per dare regione a noi o a voi, intendendo, per noi e per voi, il centrodestra e il centrosinistra, ma per dare ragione ai sardi, i quali aspettano una risposta in merito alla questione in oggetto.

E io dubito molto, onorevole Licheri, perché poi il gioco delle parti fa dire tante cose - io ho confessato che di urbanistica ne so poco - dubito molto che lei sia andato in giro in campagna elettorale, o qualcun altro dell'attuale maggioranza, a dire ai sardi che avremmo bloccato quasi quattrocentomila ettari del territorio più pregiato della Sardegna dal punto di vista urbanistico. E dubito, se qualcuno avesse detto questo e ciò fosse stato riportato adeguatamente dalla stampa, che l'attuale coalizione di maggioranza avrebbe vinto le elezioni. Quindi questa è la mia risposta in merito alla sua affermazione.

Se il mio calcolo non è errato, ogni chilometro di costa è pari a duecento ettari vincolati; se si moltiplica questo valore per 1500/1800 chilometri di costa arriviamo a tre o quattrocento mila ettari di territorio, che costituiscono un parco immenso. Però, se è vero, come affermano persone che ne capiscono più di me, che ci vogliono 4 o 5 anni per risolvere questo problema e per garantire ai proprietari di questi terreni certezza del loro diritto, questi proprietari si vedranno conculcata per un arco di tempo enorme un'aspettativa legittima legata al diritto di proprietà. Evidentemente - e ciò non mi meraviglia il nostro concetto di proprietà e di tutela dell'esercizio della stessa è diverso dal vostro. Così come è diversa la sensibilità che noi dimostriamo nei confronti di queste persone. Ciò è palese a tutti, e non si meravigli se difendiamo in maniera diversa dalla vostra questi proprietari.

Se per cinque anni questo diritto viene conculcato, io credo che i giudici, ad un certo punto, potrebbero riconoscere, se i proprietari facessero ricorso, un risarcimento per occupazione abusiva e illegittima della loro proprietà, perché noi siamo entrati con la violenza del decreto a limitare l'esercizio legittimo del diritto di proprietà. Non è pensabile che noi accettiamo di buon grado che per tanti anni questo diritto venga bloccato; potremmo capire per sei mesi, al massimo un anno per dare il tempo, come è giusto che sia, a questa maggioranza di impartire delle direttive generali ed uguali per tutti, quindi giuste. È vero che la giustizia probabilmente non è di questa terra, ma almeno l'onestà e la disposizione mentale di essere equanimi con tutti ci deve essere. È giusto che venga data risposta all'aspettativa della gente se questa risposta viene data in termini accettabili; se non viene data in termini accettabili è giusto che noi difendiamo le aspettative dei proprietari di questi terreni, che noi difendiamo le aspettative dei sindaci, delle amministrazioni comunali che vogliono giustamente decidere della destinazione d'uso dei terreni, che vogliono programmare nei loro comuni lo sviluppo, che vogliono offrire risposte ai cittadini, che vogliono dare risposte quindi ai sardi che noi vogliamo tutelare. Vedo che il tempo a mia disposizione è terminato e mi riservo di concludere al prossimo appuntamento. Annuncio naturalmente il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, è evidente un certo rammarico, una certa delusione, per il lavoro che abbiamo svolto in questi giorni e per i risultati che abbiamo ottenuto. Abbiamo approvato l'articolo 1, non credo che questi ultimi emendamenti riusciranno a modificarlo; ciò significa che questa legge verrà approvata così come è stata proposta e che un paio di giorni di discussione, come quelli che abbiamo affrontato in quest'Aula, non sono serviti praticamente a nulla. Siamo insomma arrivati a un vicolo cieco. Credo che se non interverranno delle novità, questa legge, anche se non so quando, verrà approvata così come è stata proposta.

Io credo che davvero questo costituisca un danno; e se con gli ultimi emendamenti che abbiamo presentato intendevamo garantire un ruolo più forte al Consiglio regionale, non credo che ciò potesse scalfire e sminuire il ruolo della Giunta regionale, perché credo che attribuire una maggiore competenza al CConsiglio regionale in un momento in cui, bisogna dirlo, l'ultima legge elettorale conferisce poteri enormi al Governatore, non sia un errore; anche perché bisogna pensare che le maggioranze vanno e vengono, però, le leggi e i regolamenti che approviamo rimangono per tutti, sia per chi è alla maggioranza oggi e chi può essere all'opposizione domani, e viceversa.

Quindi, io credo che voi stiate facendo un errore a non prendere in considerazione gli emendamenti dell'opposizione, anche perché non sarebbe la Sardegna l'unica regione ad attribuire poteri al Consiglio regionale in questa materia. Si è portato, in precedenza, il caso dell'Emilia Romagna; Licheri ha risposto "sì questo è vero, però noi non vogliamo copiare dall'Emilia Romagna". Ma il problema non è quello di copiare o meno; il brutto è che quando si copia, si copia anche male!

(Interruzioni)

Poi, possiamo anche copiare, ma da chi opera meglio di noi. Non credo che sia peccato mortale prendere spunto da chi opera meglio di noi. Quindi non vedo una scandalosa copiatura; prendere come riferimento importanti chi ha lavorato, credo almeno come noi, se non meglio di noi, non penso sia un grave errore.

Dopo tutta questa discussione, dopo i segnali di apertura intervenuti in queste ultime ore ci si sarebbe aspettato un atteggiamento diverso, che magari ci permettesse nei prossimi giorni di procedere molto più spediti. Lo dico, senza entusiasmo: continuando di questo passo si produce poco e si lavora molto, la stanchezza naturalmente aumenta. Però, devo ammettere che l'ultimo intervento pronunciato dal Capogruppo dei D.S, l'onorevole Marrocu...

PRESIDENTE. Dichiari il voto, onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). Favorevole

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Non c'è uno spettro che si aggira su quest'Aula; qualcuno si meraviglierà perché dopo Uras è intervenuto Licheri e subito dopo interviene Davoli. Io sinceramente sto intervenendo perché mi sono svegliato! Perché la noia e il torpore provocato dagli interventi del centrodestra mi hanno convinto che qualcosa bisogna pur dire.

Mi trovo un po' a disagio, ve lo confesso; sentire questo insistente ma anche noioso, scusate, appello a tutto il Consiglio - e quindi anche alla maggioranza - per un intervento a salvaguardia delle prerogative del Consiglio suona strano. Noi di Rifondazione, infatti, forse in quest'Aula siamo l'unico partito (poi chiaramente ci sono anche le posizioni individuali) che ha cercato, e non ce l'ha fatta, di difendere strenuamente quel concetto di partecipazione popolare e quel concetto di collegamento tra istituzioni e popolo che voi adesso dite di voler garantire. Non ce l'abbiamo fatta, tant'è vero che è passata quella riforma istituzionale che voi, voi del centrodestra, avete proprugnato in questi anni e state appunto portando a compimento.

Allora, quando sento l'onorevole Pili, l'onorevole Ladu, l'onorevole La Spisa parlare di questa battaglia interna per salvaguardare le prerogative del Consiglio, non posso che rilevare che circola un ragionamento mistificatorio in quest'Aula che non può approdare a nulla. Noi siamo difensori, forse perdenti, ma difensori appunto di questo concetto di alta democrazia, quindi non prendiamoci in giro; voi siete coloro che hanno costruito questo potere immenso individuale in capo al Presidente del Consiglio dei ministri, in capo ai vari governatori, che avete approvato la legge sui comuni, la legge sulle province eccetera, eccetera. Nascondete la realtà cercando di convincere il centrosinistra (siccome la sinistra in genere difende questi principi, e Rifondazione ovviamente in primis), ad appoggiare le vostre proposte. Noi però a volte siamo anche disobbedienti e disobbediamo; se qualcuno pensa che Rifondazione Comunista sia subalterna, sia sottomessa ad un capo e ad un Presidente factotum, si sbaglia di grosso. Però, il nostro primo obiettivo in questa campagna elettorale è stato quello di costruire un'alleanza politica per cercare di mandare a casa la Giunta precedente, per cercare di mandare a casa il centrodestra che tanti guasti ha compiuto in questa Regione.

Ma è possibile, entrando nel merito, che non si possa ragionare un attimo su questa legge urbanistica in termini un po' più generali a prescindere dagli emendamenti? Noi condividiamo l'impostazione di questa legge per il semplice fatto che presenta veri elementi di salvaguardia territoriale che offrono un'indicazione, danno una prospettiva di uno sviluppo diverso, soprattutto se si pensa a ciò che potrebbe accadere da una parte sulle coste (la cosiddetta città lineare) e dall'altra nelle zone interne, con lo spopolamento e l'impoverimento. E se qualcuno pensa che lo sviluppo edilizio costiero sia l'unico modello, l'unica alternativa di sviluppo alla Sardegna, secondo noi di Rifondazione Comunista si sbaglia di grosso.

Ecco perché, nonostante ci siano alcuni elementi che ci suscitano qualche dubbio e qualche perplessità, condividiamo nella sostanza...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, all'onorevole Licheri rispondo subito in questi termini: lei non si sarebbe dovuto meravigliare per il fatto che questo manuale della confusione sia stato scritto in questi giorni; il manuale della confusione nasce in maniera quasi ovvia perché lei deve sapere, onorevole Licheri, ma sicuramente lo sa, che nel 1973 un famoso fisico aveva dimostrato, attraverso la teoria dell'entropia, che la confusione in un sistema chiuso aumenta, e questo è un sistema chiuso; è un sistema che non riesce a compensare, a dialogare e quindi con il passare del tempo, incrementa la confusione. Aveva previsto anche qualcosa che oggi davvero ci fa riflettere in maniera attenta.

Noi siamo arrivati all'ultimo emendamento utile. Siamo, come dire, proprio a quello che lui definì il punto di non ritorno; era una definizione che preludeva alla dimostrazione di ciò che Einstein aveva teorizzato e cioè il buco nero, quindi la gravitazione cosiddetta irreversibile. Allora, noi dobbiamo a questo punto renderci conto di una cosa: che se non si apre in questo momento uno spiraglio per raggiungere un accordo il tutto diventa irreversibile, perché questa è l'ultima opportunità. La situazione diventa davvero completamente chiusa e l'entropia continua ad aumentare.

Tra l'altro ho apprezzato molto anche l'intervento dell'onorevole Marrocu; lui non ha conosciuto un suo antenato ed è un peccato, però, penso che sappia che è esistito un poeta che si chiamava Savio Marrocu e noto anche per essere una persona molto saggia. Anche lui, come tutti i Marrocu, era originario della Trexenta. Questo grande poeta aveva scritto- che si olisi incungiai debbi portai sa mandada pru bella a su castiadori, a su predi e a su biscinu. Cioè quando si ammazza il maiale bisogna portare il piatto (sa mandada) alle persone più care, perché con loro bisogna dividere e fare accordi, se si vuole arrivare al raccolto finale (si ulu olidi incungiai).

Io credo che Savio Marrocu potesse impartire qualche utile insegnamento a Siro Marrocu. Allora, probabilmente l'indicazione è talmente...

(Interruzione)

Colleghi, io dico che davvero bisogna riflettere un attimo, anche perché la mezzanotte e mezza annunciata si avvicina in maniera quasi inesorabile. Quindi, visto e considerato che da parte di tutti, in maniera informale, è stato detto che c'è la disponibilità per arrivare a degli accordi, insomma, vediamo davvero di dare un contributo in questo senso. Contributo che può davvero salvarci anche dal fornire un'immagine all'esterno, che non aiuta a nessuno, né maggioranza e né opposizione, in questo momento. La Sardegna ha bisogno di persone che lavorino davvero per i sardi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, io volego dire all'onorevole Davoli che, nella sostanza, pur con molte perplessità, condividiamo anche noi questa legge, perché sul principio della tutela del paesaggio abbiamo le stesse convinzioni. Quindi, non è questo il problema; peraltro anche lei ha dovuto ammettere che ci sono alcuni aspetti in questo provvedimenti che non vanno bene neanche a voi. Quindi, a poco a poco, le aperture sono arrivate, sono pervenute proposte da una parte e dall'altra, però bisognerebbe fermarsi ad un certo punto, altrimenti si rischia di compromettere tutto e magari irrimediabilmente.

Non è il numero delle ore che noi impegniamo qui che determina il risultato positivo; al contrario, allungando il tempo ed allungando il brodo fino alle 23 e 30 si finisce probabilmente per perdere lucidità e quindi si svilisce anche il dibattito, che in certi momenti ha registrato un tono alto. Così come quando si vuole imporre un limite e un vincolo di 2000 metri, sul quale sembrerebbe che non ci sia possibilità di tornare indietro, non ci si può lamentare se si presenta un numero ingente di emendamenti. Si tratta, del resto, di emendamenti importanti. Quest'emendamento, in particolare, chiede che venga garantito un ruolo al Consiglio regionale nella pianificazione paesistica, non perché non si abbia fiducia nella Giunta, non lo abbiamo mai detto e non lo dico neanche io in questo momento, ma poiché si tratta di una materia talmente importante per il futuro della nostra Isola che un attimo di meditazione sul fatto che il Consiglio regionale possa ritornare su questa materia anche in una fase successiva, credo che sia indispensabile.

Come si può pensare, del resto, che, a seguito della bocciatura dei piani paesistici e del nuovo assetto normativo che scaturirà da questa e da altre leggi (perché con questa legge stiamo affrontando una parte del problema, poi bisognerà affrontare il resto) il Consiglio regionale possa restare escluso dall'esercizio di una funzione importantissima che potrebbe, per altro, modificare completamente l'impostazione economico-turistica di questo territorio?

Però su questa materia, che è la materia più importante, io non ho ancora sentito considerazioni che ci possono aiutare a capire come la pensa la maggioranza. Abbiamo parlato tutti di sviluppo sostenibile, di turismo sostenibile, però la sostenibilità ambientale viene interpretata nel resto dell'Europa in maniera piuttosto difformi da Stato a Stato, da Regione a Regione. Ora noi vorremmo comprendere esattamente se lo spirito della vostra ecumenica partecipazione alla sostenibilità ambientale ha un retroterra che vi permette di parlarne in maniera concreta, o seppure per parti voi ritenete che ci sia una possibilità di arrivare ad un certo risultato senza avere la convinzione che questo sia il meglio che si può dare ai sardi.

Ecco perché dico che probabilmente continuare per ore a discutere può non servire a niente, anzi, può contribuire ad allargare le divaricazioni e le divergenze che esistono tra noi e il centrosinistra.

Io credo, infatti, che su una materia così importante, dal punto di vista non solo ambientale e paesaggistico ma anche dal punto di vista economico, sia assolutamente necessario che il Presidente ci faccia capire con chiarezza quali siano gli scenari che si prefigureranno con l'approvazione di questa legge. Questo è quello che mi interessa particolarmente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, intervengo nel merito dell'emendamento perché non riesco a cogliere il senso. Che senso ha, infatti, prevedere che la Giunta regionale, previa approvazione da parte del Consiglio regionale, adotti il piano paesaggistico regionale? Mi sembra che, a proposito di "codice della confusione", si ottenga solo una grande confusione di risultato. Cosa vuol dire: "adotta la Giunta regionale un piano paesaggistico che è approvato dal Consiglio regionale"? Lo trova per strada e lo porta a casa? Lo considera come un trovatello? Gli vuole dare una famiglia? Non riesco a capire il senso di questo emendamento. E del resto è molto complesso trovare un senso a questo tipo di emendamenti quando gli emendamenti, giusto per fare numero ed arrivare a 1.800, vengono presentati senza una riflessione di merito che serva anche ad indicare alla maggioranza una strada per raccogliere qualche suggerimento.

Mi è sembrato molto più produttivo l'atteggiamento che alcuni colleghi della minoranza hanno tenuto in Commissione da parte di colleghi della minoranza; in qualche momento c'è stata anche una disponibilità a ragionare su alcune questioni, che poi, se andiamo a veder bene, in parte sono anche raccolte dagli emendamenti che la Giunta ha presentato al disegno di legge uscito dalla Commissione. E allora il problema non è il merito - ecco perché è difficile trovare gli accordi - il problema è politico; cioè il problema è ancora una volta definire un crollo di credibilità delle istituzioni.

Questo Consiglio regionale, badate, esce fuori e sostituisce un altro Consiglio regionale; un Consiglio regionale fatto di tende e di voti espressi da dietro tende, un Consiglio regionale di indennizzi per accenni d'infarto; un Consiglio regionale che è finito sulla stampa quotidianamente per essere diventato, non la sede di rappresentanza dei sardi, ma la sede della compromissione della credibilità della politica.

La preoccupazione nostra - ed ecco anche il cambio di atteggiamento del mio partito e del mio Gruppo in questi giorni - è che si voglia percorrere la strada di cinque anni fa, è che si voglia cioè ripetere quell'esperienza negativa, che si voglia colpire a morte questo Consiglio, questa rappresentanza, questa Aula parlamentare. Ed è su questo che noi non possiamo raggiungere nessun accordo. Paradossalmente, mentre voi sostenete di volere recuperare il ruolo del Consiglio con questo ostruzionismo, con il protrarsi di una discussione vaga, confusa (altro che codice della confusione, qua c'è l'insieme di tutti i testi, c'è la Babilonia!) voi lo mortificate. Non si vuole raggiungere un obiettivo; voi dite: "Non ci sono i 1.000 miliardi per il piano per il lavoro! Se non ci sono i 1.000 miliardi noi non approviamo, prepariamo 1.000 emendamenti, 1.500, 2.000!". Questo è il vostro modo di procedere.

E non si dica che il provvedimento in esame in questi giorni blocca l'edilizia costiera in Sardegna, perché non è vero e lo sapete anche voi. Voi dire: "Castiadas si blocca!". Non è vero: Castiadas non si blocca, Castiadas costruisce, i piani di lottizzazione sono fatti salvi, i capannoni dei pastori sono fatti salvi, le costruzioni relative all'azienda agricola sono fatte salvei ed è stato fatto salvo molto: non è vero quindi che si blocca. Si vuole invece bloccare quest'Aula, per poter dire ancora una volta: "Siamo incapaci di legiferare, abbiamo bisogno di regole più stringenti, abbiamo bisogno di seguire una strada, un percorso così chiuso da non poter nemmeno svolgere le funzioni di rappresentanti del popolo sardo".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita D.L.). Signor Presidente, anch'io intervengo per dichiarare il mio voto negativo sull'emendamento numero 32, perché questa norma che si vorrebbe introdurre ci riporterebbe indietro rispetto alla stessa legge numero 45 del 1989 o, meglio, alle modifiche che vennero apportate con la legge del '93 per risolvere le carenze che la stessa "45" presentava, quindi di praticabilità e di agibilità della norma medesima.

La preoccupazione che è stata espressa in diversi interventi nella giornata di oggi, ma anche nella giornata di venerdì, è quella relativa al ruolo del Consiglio regionale per quanto riguarda l'approvazione dei piani paesaggistici regionali, quindi al ruolo e al coinvolgimento del Consiglio. Io vorrei rassicurare i colleghi dell'opposizione che per quanto riguarda il coinvolgimento, andando con attenzione a verificare il complesso della norma, esso trova già una risposta soddisfacente nel comma sei dell'articolo 2.

Il collega Moro sosteneva che noi finora abbiamo solo finto di ascoltare. No, collega Moro, noi abbiamo ascoltato e abbiamo registrato anche favorevolmente alcune disponibilità che sono emerse nel dibattito prevalentemente della giornata di oggi, disponibilità che non ci lasciano insensibili e distratti. E se nella minoranza prevalgono le posizioni di chi vuole migliorare la legge e non di coloro che invece hanno come obiettivo quello di non approvare una legge che metta ordine nel settore urbanistico, abbiamo già detto che c'è la disponibilità, da parte nostra, a verificare le proposte, ad attivare il confronto.

Quindi io credo che siamo nelle condizioni di potere avviare concretamente un confronto per raccogliere il contributo di tutti e addivenire ad una norma che tenga conto degli interessi generali dei sardi. Io sono ottimista, collega Cappai, credo che riusciremo ad approvare la legge entro il 20, forse anche prima del 20, se quelle disponibilità che sono emerse nel dibattito della giornata di oggi rispondono al vero e non continueranno a prevalere le posizioni di coloro che invece, anche so non lo dicono, la legge non la vogliono.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, credo che l'intervento che ha preceduto quello ultimo dell'onorevole Biancu, abbia diritto ad una risposta onesta, almeno dal punto di vista tecnico. Io penso che l'onorevole Uras abbia ragione sul piano formale, nel senso che effettivamente una modifica in cui, preventivamente a un'adozione da parte della Giunta, sia prevista un'approvazione da parte del Consiglio regionale, possa essere impropria dal punto di vista anche strettamente giuridico. Ma rimane il senso sostanziale che potrebbe al limite essere recuperato con un emendamento verbale. Noi infatti chiediamo che non sia affidato alla Giunta totalmente il ruolo di protagonista nella adozione e poi nella approvazione del piano paesaggistico. Sarebbe almeno significativo che l'adozione da parte della Giunta venisse quantomeno preceduta da manifestazione di un atto d'indirizzo da parte del Consiglio regionale, o comunque da un pronunciamento da parte del Consiglio.

D'altra parte credo che nella fase in cui ci troviamo il problema poi non sia neanche sostanzialmente questo; il problema è quello a cui si è fatto riferimento durante tutto il pomeriggio, durante tutta questa sera, e cioè se l'opposizione che ha presentato tanti emendamenti sia in realtà disponibile a migliorare la legge. Noi insistiamo, la nostra risposta è: "Sì, noi siamo disponibili a migliorare la legge", soltanto che non possiamo accettare che le migliorie di questo testo siano limitate a quelle che voi già preventivamente indicate. O si è disponibili ad accettare un confronto politico a tutto campo, serio, sui diversi punti che su questa legge noi abbiamo posto come prioritari, che ci rendiamo conto non sono pochi, che ci rendiamo conto che certamente incidono sull'impianto fondamentale di questa legge, oppure sarà difficile andare avanti.

Forse è questo che c'impedisce politicamente di incontrarci, questo forse è ciò che dobbiamo ammettere alla fine di questa giornata di lavoro. Tutti vorremmo migliorare questa legge, forse anche voi vorreste migliorarla in alcuni punti, ma il punto di vista dell'opposizione, ciò che noi abbiamo cercato faticosamente, e stiamo ancora cercando faticosamente, di porre all'attenzione di quest'Aula, è che questa legge ha profonde necessità e di miglioramenti. Non basta incidere su qualche piccolo punto, occorre veramente agire sulleparti fondamentali: sull'estensione e sulla valenza dei vincoli, sul rapporto con gli enti locali, sul rapporto fra Esecutivo e Consiglio regionale, e certamente anche sul problema dei diritti o degli interessi legittimi che ormai sono sorti in capo a decine, centinaia e migliaia di cittadini.

Questi sono i problemi che noi abbiamo in qualche modo cercato di risolvere con i nostri emendamenti; non è vero che non emerge chiaramente che cosa vogliamo, emerge molto chiaramente se si cerca un terreno di intesa onestamente e lealmente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, nell'esprimere il mio voto favorevole all'emendamento numero 32 vorrei ritornare su alcune considerazioni espresse in questi giorni in quest'Aula e in particolar modo sul ruolo della maggioranza e della minoranza, e su come stanno procedendo i lavori che dovrebbero portare all'approvazione di questa legge.

È stato detto che i nostri emendamenti sono pretestuosi e sono solo frutto di una volontà ostruzionistica. Noi abbiamo dimostrato che ciò non è vero, ma che nascono dalla necessità di introdurre quei correttivi alla legge, che non è stato possibile apportare in precedenza per mancanza di disponibilità da parte vostra, diciamolo (colleghi della maggioranza) ad esaminare le nostre proposte. Questa è la conseguenza del vostro comportamento. D'altra parte il testo di legge era praticamente "blindato" e anche le vostre proposte e i vostri emendamenti sono stati pressoché ignorati e siete stati costretti a ritirarli.

Sull'importanza di portare avanti la nostra azione migliorativa non mi voglio soffermare, avendo spiegato a lungo spiegato la necessità di questa estremamente maratona. Voi stessi avete aperto la strada per avviare un confronto produttivo, salvo poi ritrattare sull'argomento. Adesso ci sono nuove aperture: ben vengano! Vi è stato chiesto di compiere un passo avanti, di aprirvi al dibattito, secondo però dei capisaldi che abbiamo già illustrato e che sono gli elementi cardine sui quali noi non siamo disposti a transigere. Mi riferisco al ruolo del Consiglio che non deve essere in nessun modo e da nessuno prevaricato.

In questa proposta di legge deve essere riconosciuta piena dignità e libertà di scelta ai consiglieri. Da qui la necessità di far si che il Consiglio si pronunci sull'approvazione del piano. Un altro caposaldo è rappresentato dal rispetto dei diritti acquisiti e dall'inserimento degli interventi che ricadono nella programmazione negoziata, tra gli interventi ammissibili, che vede già la Regione impegnata con quote di cofinanziamento e sulla quale comunque c'è un'apertura da parte vostra. Infine, non certo per ordine d'importanza, si mira alla predisposizione e all'adozione di misure di salvaguardia realmente in linea con il decreto Urbani. Queste rappresentano dei punti di partenza dalle quali è possibile avviare un serio dibattito democratico, che porti alla stesura di un testo di legge che costituisca uno strumento e una guida per lo sviluppo del territorio regionale.

Sta a voi, quindi, colleghi di maggioranza, ragionare in questi termini. Si lavori, i capigruppo si incontrino, si lasci da parte l'orgoglio, si avvii il dialogo, altrimenti la legge sarà inevitabilmente approvata nei tempi dettati dai nostri interventi che, lo ripeto, consideriamo non strumentali ma concreti.

Onorevole Marrocu, la maggioranza ha il diritto di portare a termine l'iter della legge e di approvare un testo in linea con i suoi obiettivi; la minoranza ha il dovere di proporre dei correttivi; si entri nel merito delle proposte avanzate da noi! Se lo spirito della maggioranza è quello che aleggia in questi giorni attorno al dibattito sulla legge in discussione, l'unica strada percorribile dalla minoranza, per far sentire la sua voce e vedere riconosciuto il suo ruolo, sarà quella di presentare un gran numero di emendamenti su ogni atto di governo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, io volevo manifestare il mio voto favorevole all'emendamento proposto dall'opposizione di centrodestra e ricordare (dopo aver ascoltato con grande attenzione molti degli autorevoli interventi di chi mi ha preceduto, sia dai banchi di centrodestra sia dai banchi del centrosinistra) che "Non vi è principio per quanto giusto e ragionevole, il quale se lo si esageri non possa condurci alle conseguenze più funeste". Queste parole le ha pronunciate Camillo Benso di Cavour nel remoto febbraio 1851 e credo che sintetizzino, con estrema efficacia, i problemi che stanno sorgendo in quest'Aula durante la discussione di questa legge.

È una legge proposta dalla maggioranza di centrosinistra, è una legge che voi ritenete giusta, importante, la migliore in questo momento per quanto riguarda le vostre strategie e i vostri programmi; noi invece riteniamo che sia una legge migliorabile, che sia una legge che con questi emendamenti che noi stiamo presentando all'attenzione dell'Aula possa essere in qualche misura adattata anche alle esigenze di tutto il territorio.

Allora io mi rivolgo al presidente Soru e gli chiedo che senso ha continuare in una contrapposizione così sterile, in una contrapposizione che certamente non porta a quell'apertura, a quel dialogo tanto auspicato e tanto annunciato da più parti anche nella giornata odierna? Credo che sia importante riflettere sulle migliorie da apportare a questa legge, sulle migliorie che emergono anche dai nostri emendamenti che, credetemi, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda Alleanza Nazionale, non sono e non vogliono essere solo esclusivamente emendamenti ostruzionistici, ma vogliono essere prevalentemente emendamenti che contribuiscono a migliorare questa legge.

Quindi rivolgendomi al Presidente, oggi presente in Aula, gli chiedo che senso ha questa contrapposizione, che senso ha questo rifiutare il nostro dialogo, che senso ha questo rifiutare, quello che di buono e non solo di ostruzionistico emerge dai nostri emendamenti?

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Consigliere Cugini sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S). La ringrazio Presidente. Prima le avevo chiesto quanti colleghi erano iscritti a parlare per capire orientativamente a che ora si potevano concludere i lavori. Adesso io non so quanti siano gli iscritti a parlare, ma so una cosa, che è bene che, visto che siamo all'ultimo emendamento, l'emendamento 32, che si faccia la discussione e parlino tutti quelli che devono parlare, ma chiedo che si prosegua l'esame della legge sino alla votazione dell'emendamento senza aggiornare a domani mattina.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Io parlo a titolo personale, non a nome del Gruppo e non intendo impegnare nessuno a fornirmi una risposta, però ritengo che l'accordo prevedesse che si chiudesse a mezzanotte a mezza.

(Interruzioni)

A me non importa che si chiuda alle tre o alle quattro del mattino, ciò che è importante è che sia garantito un congruo periodo di riposo prima della ripresa dei lavori, perché tutti abbiamo diritto di dormire per un certo numero di ore.

PRESIDENTE. Va bene, colleghi, devono parlare ancora tre consiglieri, è questo è l'ultimo emendamento, perché il 29 è decaduto. Quindi chiudiamo la votazione con l'emendamento numero 32.

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C). Signor residente, colleghi, ho assistito tutta la sera, anche se sono arrivato in ritardo, ai vari approcci tra maggioranza e minoranza; sinceramente non so se augurarmi che si possa addivenire ad un accordo, oppure che la maggioranza vada avanti e approvi questa legge così com'è, in modo che i cittadini sardi provino sulla loro pelle i risultati del Governo che guida questa Regione. Però stamattina leggevo una notizia che si collega a quanto dicevo ieri rispetto alle turbative di mercato, che la delibera di Giunta del 10 agosto e questa legge possono creare, sarebbe pertanto opportuno che si utilizzassero i lati positivi anche di questa disgrazia.

Se è vero che il presidente Soru e l'Assessore degli enti locali vogliono dismettere i beni, cosa che io volevo fare già dalla scorsa legislatura, quando l'assessore Sanna affermava che svendere i beni della Regione era una vergogna, io chiaramente non posso non essere d'accordo però vi invito a vendere prima e subito i beni che si trovano entro la fascia di due chilometri dal mare, come alcuni alberghi ESIT, e l'Ospedale Marino, che adesso valgono molto, mentre vi invito ad astenervi dalla vendita dei terreni perché non guadagneremo nulla.

Sempre nell'ottica del risparmio, che io condivido, voglio aggiungere qualcosa a proposito del commissariamento delle aziende di soggiorno. Il commissariamento non è servito a risparmiare, è servito a gravare di ulteriori spese l'amministrazione regionale, perché avete nominato commissari alcuni funzionari che abitano ancora più lontano dei precedenti e che hanno diritto, pertanto, a una indennità di trasferta superiore. Quindi invece di risparmiare avete speso di più e inoltre avete privato gli uffici regionali di bravi funzionari. Questa è una situazione che si era già verificata; perché voi siete maestri nel far nominare chi volete voi, Assessore Dirindin le racconto un episodio che risale al 1995 quando il centrosinistra, allora al Governo, face finta di emanare una specie di bando per nominare i nuovi direttori generali che, guarda caso, otto appartenevano tutti e otto al centrosinistra.

Quello che nominarono nella A.S.L. di Olbia-Tempio, che era una brava persona e che io ho conosciuto personalmente, faceva il direttore delle carceri e riuscì a superare i suoi concorrenti, sempre brave persone, per un motivo specificato proprio nella graduatoria: perché nel suo periodo di permanenza come direttore delle carceri la popolazione carceraria era aumentata. Questo è stato il titolo preferenziale per cui fu nominato direttore generale scavalcando gli altri. Chiaramente la graduatoria venne impugnata e noi ci facemmo anche tante risate. Questo per evidenziare l'assurdità di chi vuole dare l'apparenza di un risparmio e poi nomina persone completamente incompetenti a dirigere i servizi.

Tornando invece al tema delle zone C di cui parlavo prima, è chiaro che…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.

LIORI (A.N.). Va bene, se il tempo è terminato dichiaro il mio voto favorevole e chiedo scusa per la divagazione. Grazie Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, anch'io annuncio il mio voto favorevole all'emendamento anche se incontro un po' di difficoltà a intervenire soprattutto dopo avere sentito tantissimi discorsi dove si è parlato di tutto e di più, meno che del problema che forse riguarda i sardi. Personalmente ho ascoltato il presidente Soru sia in Consiglio e sia nell'incontro tenuto con i sindaci ad Alghero; in quell'occasione egli spiegò molto bene quali fossero le sue intenzioni in merito allo sviluppo turistico in Sardegna, tanto è vero che i sindaci presero atto della sua posizione e non mi risulta che qualcuno abbia manifestato contrarietà, se non sui contenuti della normativa, perché già allora si parlava del limite dei due chilometri. Pertantoinsomma, quello era il problema vero.

Per quanto riguarda Castiadas, onorevole Uras, è vero che è fatto salvo, ma è uno dei ventuno comuni o uno dei ventiquattro oggi, però gli altri 55, non possono pianificare, ed è qui che sta il problema. Quella che però viene a mancare è una chiara presa di posizione dei consiglieri di maggioranza, perché, al di là di prendere posizioni sul decreto che ha presentato la Giunta, in sostanza nessuno ha pronunciato delle dichiarazioni, nessuno ha spiegato perché si è arrivati a proporre questo decreto; e qualcuno in Commissione lo ha fatto ma non gli altri

Io personalmente affermo che molto probabilmente la nostra posizione non porterà da nessuna parte, perché voi avete già preso la decisione. C'è questa legge che porterete a termine, questo si capisce molto chiaramente. Al di là di tutto però io vorrei darvi dei consigli, se fosse possibile, anche perché su un quotidiano mi sembra di avere letto una dichiarazione dell'onorevole Pirisi che afferma che questa legge non è perfetta, ma è perfettibile. pertanto si può, secondo me, rivedere e integrare. Allora, nell'integrazione io direi di non dimenticare…

(Interruzioni)

No, io non cado nel tranello, sono dichiarazioni che ho pronunciato la volta scorsa e le voglie ripetere, non mi posso rimangiare quello che ho già detto, abbiate pazienza! Io ho chiesto che venissero fatti salvi alcuni interventi, chiaramente parlo della fascia dei due chilometri, soprattutto quelli relativi alla programmazione negoziata. Io comunque direi che la programmazione negoziata va inserita tutta, e dico tutta perché ci sono dei casi di pianificazione, purtroppo anche di poca importanza sotto l'aspetto del contenuto finanziario e anche della volumetria, che riguardano per esempio i patti territoriali sottoscritti nel 1996, se non ricordo male, o nel 1997, che hanno attraversato un iter lunghissimo non per colpa dei cittadini che hanno avuto la possibilità di essere inseriti, ma per colpa della burocrazia, vuoi comunale, vuoi regionale o vuoi della provincia., Fatto sta che questi cittadini, che oggi stanno arrivando a concludere finalmente dopo tanti sacrifici l'iter, con questa norma di legge rimarrebbero fuori. Io penso che questo costituisca un sacrilegio nei confronti di questi cittadini, e non parlo di persone che arrivano dall'esterno e utilizzano i soldi assegnati per la Sardegna, ma di cittadini sardi. Voto a favore però mi dispiace.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Signor Presidente, sarò breve, visto che siamo tutti moto stanchi.

Voterò a favore di questo emendamento, perché credo che l'autonomia del Consiglio debba essere sempre tutelata, come sostenevano e sostengono molti amici dell'attuale maggioranza, e soprattutto perché, a dicembre, vi sarà una pronuncia del TAR che si stabilirà se questo Consiglio rimarrà in piedi o no. Mettiamo il caso che il Consiglio venga sciolto; non vorrei domani trovarmi in maggioranza e dire: "Non ho la possibilità di discutere con la Giunta, perché non siamo riusciti a tutelare gli organi e le prerogative dei consiglieri regionali". Lo facciamo per il vostro bene, non avete capito il senso dell'emendamento!

A parte questo, mi ricollego al discorso che ha pronunciato il collega e amico Licheri, che prima ha citato un collega che è stato assente per due giorni. Io non faccio mai l'avvocato di nessuno, però voglio ricordare che in contemporanea con i lavori di quest'Aula si è tenuto un convegno dell'ANCI, altrettanto importante, visto che la Sardegna è rappresentata da pochi sindaci. Come al solito i sindaci delle città maggiori hanno avuto il meglio, però bisogna portare le voci anche dei piccoli comuni della Sardegna che hanno bisogno di tutela a tutti i livelli.

Non voglio però allungare la discussione, avremo modo domani mattina di dibattere del tema, voglio solo annunciare il mio voto favorevole. Comunque, sperando che poi quel ricorso non venga accolto, sappiate che se noi saremo in maggioranza non ci opporremo mai alla richiesta di convocazione di una Conferenza dei Capigruppo, da chiunque pervenga, dal partito più grande al partito più piccolo di quest'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, voglio intervenire brevemente prima di tutto per esprimere il parere negativo su questo emendamento che è stato proposto e poi per pronunciare qualche considerazione, perché vedo che i nostri colleghi del centrodestra nominano… Bin Laden, fai da bravo!

LADU (Fortza Paris). Bin Laden ha fatto danni una volta, tu tutti i giorni!

PIRISI (D.S.). "Bin Ladu", ho sbagliato, non agitarti, dai, stai tranquillo!

Dicevo che i colleghi del centrodestra citano spesso il principio della separazione dei poteri, però mi pare che lo pratichino a intermittenza: quando sono al potere si dimenticano e presentano un provvedimento come il progetto di legge che aveva presentato Biancareddu e il progetto di legge presentato da Milia e Onida, dove la parola Consiglio regionale non è presente neanche una volta. Cari colleghi questo è il grande e alto concetto che voi avete del Consiglio regionale e del parlamento dei sardi!

OPPI (U.D.C.). Infatti non l'abbiamo approvato.

PIRISI (D.S.). No, non l'avete approvato perché siete stati anche incapaci di portarlo in discussione e probabilmente oggi, se l'aveste fatto, ci troveremmo in una condizione diversa. Onorevole Pili, non è credibile quando lei interviene dicendo ciò che dice, avendo scritto tutt'altre cose, perché lei era il Presidente della Regione e quindi sotto questo profilo credo che lei non possa impartire lezioni a nessuno.

Per quanto riguarda, poi, la proposta che voi avanzate, è stata verificata l'impraticabilità di campo, nel senso con la legge numeo 45 del 1989 se si volevano approvare i piani paesistici era necessario fare ciò che è stato fatto nel 1993, con le norme di omogeneizzazione, quando è stato deciso che in sede di prima applicazione era necessaria l'approvazione della Giunta. Ora, onorevole Pili, lei che ha ricoperto ruolo e funzione di presidente per cinque anni; se non le stava bene quello che era previsto nel 1993 avrebbe potuto modificarlo. Invece, afferma che questo emendamento costituirebbe l'ultima spiaggia oltre la quale ci sarebbe l'abisso, il baratro del totalitarismo nelle mani del Presidente della Regione e a questa negletta Assemblea non resterebbe che coprirsi il capo di cenere.

Badate, vi avviso, cari colleghi, ci sono altri emendamenti nei quali voi riproponete la stessa solfa. Siete un po' distratti, leggete i testi degli emendamenti prima di venire a pronunciare discorsi apocalittici come quelli che abbiamo sentito per tutta la sera. Cercate di coordinarvi in maniera adeguata sotto questo profilo.

Quindi io credo che il confronto tra di noi, cari colleghi, debba avvenire sulla base dell'onestà di principi e di concetti., O veramente ci ritroviamo sotto questo profilo o altrimenti credo che la vostra battaglia si ridurrà a ostruzionismo puro, non per migliorare la legge, ma per cercare di ottenere qualche risultato sul piano della comunicazione e per porre qualche cerottino alle ferite che vi sono state inferte con la sconfitta elettorale.

Allora, abbandoniamo questo terreno, confrontiamoci nel merito, noi siamo disponibili a farlo, ma su un piano di concretezza e non, collega Sanciu, rispondendo a interventi proposti in anticipo, letti e ripetuti varie volte. Tenga conto anche del dibattito che si svolge in Aula, confrontiamoci qualche volta anche ascoltandoci reciprocamente e non arrivando qui a leggere il compitino pronto. Quindi, domani, iniziamo la giornata con uno spirito diverso, con uno spirito improntato alla concretezza.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 32.

CAPPAI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CONTU, SANNA Matteo, PILI, SANJUST, LOMBARDO, SANNA Paolo Terzo, LADU.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 32.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Matteo Sanna ha inteso votare a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CONTU - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 65

votanti 62

astenuti 3

maggioranza 32

favorevoli 21

contrari 41

(Il Consiglio non approva).

L'emendamento aggiuntivo numero 29 è decaduto, in seguito all'approvazione dell'articolo. I lavori del Consiglio riprenderanno lunedì 8 novembre alle ore 9 e 45.

La seduta è tolta alle ore 0 e 45 di lunedì 8 novembre.