Seduta n.130 del 13/10/2005 

CXXX Seduta

(Antimeridiana)

Giovedì 13 Ottobre 2005

Presidenza del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 31.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 22 settembre 2005 (125), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Nicolò Rassu e Nazareno Pacifico hanno chiesto congedo per la seduta del 13 ottobre 2005.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Assenza per motivi istituzionali

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, i consiglieri regionali Cappai, Floris Vincenzo, Pisu e Sanjust sono in missione per incarico ricevuto dal Consiglio. Il consigliere Cappai per la giornata del 13 ottobre 2005, i consiglieri Floris Vincenzo, Pisu e Sanjust per le giornate del 13 e del 14 ottobre 2005.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 13, 20 e 27 settembre 2005.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

CHERCHI Silvio - MARROCU - BARRACCIU - CALLEDDA - CORRIAS - CUGINI - FLORIS Vincenzo - LAI - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Francesco: "Istituzione del Parco naturale e archeologico 'Stagno di Cagliari, Saline di Macchiareddu, Laguna di Santa Gilla e Tuvixeddu'". (175)

(Pervenuta il 7 ottobre 2005 ed assegnata alla quinta Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione SERRA sull'adeguamento degli ambiti territoriali delle Aziende sanitarie locali". (307)

(Risposta scritta in data 10 ottobre 2005.)

"Interrogazione CALIGARIS - COCCO - SERRA - ATZERI sul ruolo e la funzione dell'Ufficio della consigliera e del consigliere di parità". (309)

(Risposta scritta in data 10 ottobre 2005.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione dell'ARST (Azienda Regionale Sarda Trasporti) e sulla necessità di provvedimenti urgenti per il rilancio dell'azienda". (343)

"Interrogazione VARGIU, con richiesta di risposta scritta, sulla velocità delle pratiche di accertamento di invalidità civile". (344)

"Interrogazione CAPELLI - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO, con richiesta di risposta scritta, sulle nomine dei direttori generali amministrativi e sanitari delle ASL della Sardegna". (345)

"Interrogazione CHERCHI Oscar, con richiesta di risposta scritta, sul mancato inserimento del museo dei fenici nell'accordo di programma quadro". (346)

"Interrogazione CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sulla sospensione degli agenti tecnici dei piani peste suina africana e classica". (347)

"Interrogazione CUCCU Giuseppe, con richiesta di risposta scritta, sulla ventilata soppressione, nell'ambito della ristrutturazione dei trasporti e delle concessioni delle autolinee di alcuni collegamenti da e per Cagliari e da e per l'aeroporto di Elmas, oggi assicurato dalla Pani autolinee". (348)

"Interrogazione CHERCHI Oscar, con richiesta di risposta scritta, sul rinnovo del CIRL del personale dell'Ente foreste della Sardegna e sulle mancate assunzioni nei nuovi cantieri". (349)

"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sul trasferimento dei beni e del personale degli Uffici del lavoro dallo Stato alle province". (350)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura dell'ufficio di collocamento di Sassari". (351)

"Interrogazione LIORI - DIANA - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sull'aumento del mille per cento della tassa di concessione regionale per il rilascio dell'abilitazione all'esercizio venatorio". (352)

"Interrogazione PORCU - CERINA - GESSA, con richiesta di risposta scritta, sull'installazione a Cagliari di stazioni radio base per telefonia mobile". (353)

Dichiarazioni della Giunta sulle riforme statutarie e di organizzazione, ai sensi dell'articolo 120

PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca le dichiarazioni della Giunta sulle riforme statutarie e di organizzazione, ex articolo 120. Si avvia oggi un confronto a 360 gradi su una materia che è stata spesso richiamata in quest'Aula, evocata nelle campagne elettorali, comunemente sentita dal sistema politico e dai Gruppi dirigenti sardi come urgente, necessaria, non più rinviabile anche alla luce delle modifiche profonde del nostro sistema costituzionale, quelle già avvenute e quelle in corso.

Il confronto sulla revisione degli assi portanti della nostra autonomia speciale (Statuto, legge statutaria, organizzazione della Regione, legge elettorale) è un compito impegnativo, ha necessità di un'alta tensione politica e morale del Consiglio regionale in tutte le sue componenti, di maggioranza e di opposizione, della convinzione che ci apprestiamo ad una azione politica importante e che possiamo essere i protagonisti di una vicenda che ridefinisce i contorni della nostra istituzione democratica, dei suoi rapporti con la società sarda, della partecipazione dei cittadini.

Senza retorica dobbiamo sentire su di noi il peso di questo non ordinario compito, che supera la momentanea collocazione dei Gruppi politici in maggioranza o in minoranza, pur senza confusione di ruoli e di responsabilità.

Come altre volte ho avuto modo di chiarire le grandi riforme, quelle che interessano il nostro sistema, non sono un compito della maggioranza, vanno scritte da tutti e tutti si devono sentire partecipi. Le grandi riforme necessitano soprattutto di due condizioni di partenza: la volontà politica comune di perseguire l'obiettivo delle riforme e una grande capacità di ascolto delle ragioni altrui. Non ci sono tesi e articolati precostituiti in questa discussione, ci sono contributi al lavoro ai quali certamente altri si aggiungeranno.

Registro un buon clima al quale in questi giorni abbiamo lavorato per affrontare questo impegnativo compito che, sono certo, porteremo a partire dalla giornata e dal dibattito di questi giorni ad una buona conclusione.

Ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, ho chiesto per la prima volta di poter fare delle dichiarazioni in questa Assemblea per condividere insieme a voi alcune considerazioni sulla necessità di accelerare il processo di riforma della Regione e sulle modalità migliori attraverso le quali questo processo di riforma può essere avviato, conseguito, portato a termine.

Faccio queste considerazioni direi con maggiore emozione rispetto al solito data l'importanza del tema che discutiamo, così come lei, signor Presidente, ha appena ricordato.

Le faccio nella consapevolezza che è un tema che riguarda questa legislatura, ma riguarderà soprattutto altre legislature, che impegna noi e impegnerà altri che verranno dopo di noi. È un impegno importante, un lavoro arduo che va al di là delle nostre possibilità individuali, al di là dei nostri meriti, a cui però ci capita di partecipare e tutti, credo, in questa partecipazione vogliamo fare il massimo possibile.

Segnalo l'urgenza di intraprendere rapidamente, dopo questo primo anno passato ad avviare le riforme di settore, il processo delle riforme istituzionali; urgenza alla quale sono stato richiamato anche da diversi membri della Commissione autonomia, che mi hanno segnalato appunto la necessità di avviare quanto prima la discussione su questa materia.

Quanto queste riforme siano urgenti lo sappiamo tutti. Ne abbiamo discusso in diverse sedi e riscontriamo nel nostro agire quotidiano quanto sia urgente la riforma dell'organizzazione della Regione, una rivisitazione della legge 1 e della legge 31. L'organizzazione della Regione e la sua strutturazione in enti regionali sono stati in parte delle grandi intuizioni della politica dell'epoca, ma oggi segnano il tempo, scontano le difficoltà di un mondo totalmente cambiato rispetto al periodo in cui questa organizzazione è stata pensata.

Questa legislatura, ci siamo detti tempo fa, vuole essere una legislatura di riforme; proviamo ad affrontarle partendo dalla riforma forse più semplice, quella dell'organizzazione regionale. È necessario ripensare rapidamente l'organizzazione della Giunta, l'articolazione, la distribuzione delle deleghe nella Giunta per materie omogenee, tenendo fermi alcuni principi cardine che sono già stati sanciti da questa Assemblea, come quello della separazione tra il potere politico e il potere amministrativo, rendendo anzi questa separazione ancora più marcata e più netta, ma non di meno rendendo l'Amministrazione regionale capace anche di quella sintesi e di quella focalizzazione per materie che permetta di dare risposte ai suoi cittadini in modo più efficiente, più efficace e più pronto .

La nostra Regione, l'abbiamo già detto tante volte, nei prossimi anni uscirà dall'Obiettivo 1, nel prossimo Quadro comunitario di sostegno entrerà nell'Obiettivo competitività, ha quindi il dovere di rendersi più competitiva in tutti i suoi aspetti. Ha il dovere di rendersi più competitiva in ognuno di noi. Ognuno di noi deve acquisire maggiori saperi, maggiori conoscenze. Ogni impresa deve acquisire maggiore capacità di penetrazione dei mercati, maggiore capacità di innovazione. Ognuno di noi deve acquisire maggiore coraggio nel fare la sua parte nella società. L'Amministrazione regionale deve acquisire maggiore capacità di distribuire i suoi servizi ai cittadini e di affiancare il ruolo delicatissimo e difficile delle amministrazioni locali. La maggiore competitività nasce, appunto, anche da un processo veloce di ammodernamento dell'Amministrazione regionale in tutte le sue articolazioni.

Pensare però ad un cambiamento dell'Amministrazione regionale non è possibile senza pensare ad alcuni temi fondamentali che l'articolo 15 del nostro Statuto prevede come i temi della legge statutaria, e cioè la forma di governo innanzitutto, il ruolo del Consiglio e della Giunta, i rapporti tra il Presidente e gli Assessori, la partecipazione popolare. Senza delle decisioni su quale sia la forma di governo che la Sardegna vorrà darsi per i prossimi anni, non per sempre ma per i prossimi anni, non è possibile decidere su quale sia la forma migliore dell'Amministrazione regionale e degli enti regionali.

Per questo questi argomenti vanno trattati insieme, vanno affrontati insieme, vanno discussi insieme, fanno parte di un unico quadro di riferimento, di un unico progetto interessante il sistema politico regionale per i prossimi anni. In merito alla legge statutaria, io credo sia responsabilità dell'Esecutivo predisporre un progetto di legge di organizzazione, di modifica della legge 1 e della legge 31. Chi ha la responsabilità dell'Esecutivo ha anche la responsabilità di presentare quello che, a suo avviso,è il miglior progetto di possibile modello di Amministrazione regionale.

Sarà naturalmente una proposta, a cui la Giunta ha lavorato nei mesi scorsi, che ha bisogno di tutto il vostro contributo, di tutta la vostra capacità di proposta, di miglioramento, di analisi, ma una proposta che comunque va avviata e va finalmente portata alla vostra attenzione.

Sulla legge statutaria ci siamo permessi di organizzare un nostro contributo, se n'è parlato nei giorni scorsi, per rendere più facile, appunto, l'articolazione di un progetto unitario di legge di organizzazione in un contesto di un sistema politico.

Abbiamo, quindi, iniziato l'elaborazione di una proposta che possa essere la base di una discussione, la più ampia e la più approfondita possibile; una proposta che può essere migliorata, che può essere contraddetta, che può essere modificata anche in maniera importante, come è nelle prerogative di questo Consiglio, ma una proposta comunque da cui almeno si possa partire per avviare un dibattito non più rimandabile,

per arrivare ad una conclusione che in nessun modo è la conclusione di nessuno di noi, ma deve essere necessariamente la conclusione di tutti noi che in maniera diversa rappresentiamo il popolo sardo, ognuno ne rappresenta una parte ma nel rappresentarne parte vogliamo tutti rappresentarne l'unità e vogliamo tutti lavorare per l'unità che, sola, sarà capace di darci la migliore legge possibile. Una legge che segnerà la strada di questa Amministrazione regionale, ma anche di tutte quelle di segno diverso che, per alterne vicende, verranno negli anni successivi. Nel fare una proposta di partenza di legge statutaria abbiamo comunque evitato di occuparci della legge elettorale pensando che sia un tema prettamente del Consiglio regionale, che possa essere trattato separatamente dagli altri punti che l'articolo 15 del nostro Statuto pone come oggetto della legge statutaria.

Ci siamo riferiti, quindi, alla partecipazione popolare, ci siamo riferiti alla forma di governo, anche lì in maniera molto aperta, libera e da approfondire. Abbiamo semplicemente richiamato il referendum del 1999 che, con una maggioranza importantissima (mi pare quasi il novanta per cento della partecipazione al voto e quasi il settanta per cento degli aventi diritto), ha stabilito che per la Sardegna in questo momento siano desiderabili l'elezione diretta del Presidente della Regione ed un sostegno maggioritario capaci di dare stabilità all'esecutivo e all'intero sistema politico.

Abbiamo previsto la possibilità di concentrare l'azione di governo con un numero inferiore di Assessori capaci di rispondere più velocemente alle necessità dell'azione di governo e anche di rifocalizzare i temi in una maniera più moderna, più attuale e più rispondente alle necessità del governo regionale. Abbiamo fatto del nostro meglio riconoscendone comunque tutti i limiti e riconoscendo tutta la necessità del vostro approfondimento e del vostro contributo; il contributo di tutti quanti, della maggioranza innanzitutto che comunque ha una responsabilità in questo momento, ma necessariamente di tutto il Consiglio regionale che rappresenta l'intero popolo sardo.

Vorrei richiamare anche l'ultimo pilastro, il più importante delle riforme istituzionali: lo Statuto, lo Statuto della specialità. Ci siamo detti ormai, quasi un anno fa, della necessità di ripensare lo Statuto, di riscriverlo, di adeguarlo ai tempi cambiati, ad un'Italia totalmente diversa rispetto a quella di quasi sessant'anni fa,, ad un'Italia in Europa, un'Europa a 25, in un mondo delle comunicazioni totalmente cambiato, in un'economia che si è globalizzata, in un'Isola che è totalmente diversa dall'Isola di sessant'anni fa, e in un mondo in cui l'isolamento non è dato più dal mare ma da tante altre cose, e in cui all'isolamento si aggiungono gli isolamenti e in cui gli isolamenti naturali possono essere ampiamente compensati.

Abbiamo detto che in un mondo cambiato abbiamo bisogno di ripensare il nostro Statuto. Volevo richiamare la necessità di agire in fretta, la necessità di attuare al più presto la decisione, che era stata presa da questo Consiglio regionale, di istituire una Consulta statutaria. Chiedo che venga attuata nel migliore modo possibile, tenendo conto del Consiglio delle Autonomie locali, recentemente costituito, tenendo conto della necessità da più parti richiamata di aprire il dibattito alla società sarda, di portarlo fuori da quest'Aula, così da ricomprendere in questo dibattito non solamente chi ha responsabilità politica elettiva, ma anche i rappresentanti degli enti locali, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, delle organizzazioni produttive, del mondo della cultura, delle università. Ricomprendere quindi nel dibattito tutti i sardi e far partecipare al dibattito tutti i sardi.

È necessario che questo lavoro parta subito. In questo momento sono state già consegnate alla Camera le proposte di legge di nuovo Statuto della Sicilia e del Friuli Venezia Giulia. Tra qualche mese, probabilmente con la prossima legislatura, potrà iniziare il dibattito; è bene che a quel dibattito partecipi anche la proposta di legge per la riforma dello Statuto della Sardegna. È bene che al dibattito che interessa queste regioni forti, che forse hanno conquistato maggiori margini di autonomia, che forse hanno avuto uno Statuto che ha garantito loro maggiori spazi di autonomia, di decisione, di sovranità in qualche caso, di maggiore sicurezza in tema di entrate, possa partecipare anche la Sardegna e farsi forte di un dibattito che riguardi tutti .

Occorre quindi accelerare questo processo anche per dare forza all'azione di governo, di questo e di quelli che verranno. Di fatto il dibattito sullo Statuto è il "dibattito di tutti i giorni". La settimana scorsa abbiamo parlato di servitù militari: è il dibattito sullo Statuto; oggi incontrerò il Ragioniere generale dello Stato per definire almeno una giusta interpretazione di quanto è già previsto dal nostro Statuto in materia di entrate. Il dibattito sulle servitù militari, sulle entrate, sulla capacità autonoma di valorizzare le nostre ricchezze, innanzitutto le ricchezze ambientali e storico - culturali, è il dibattito di tutti i giorni e va circostanziato con maggiori poteri, con i poteri quindi dello Statuto.

Ecco perché bisogna accelerare questo dibattito. Questo dibattito, che sarà ricco del contributo di tutti, che sarà ricco del contributo dell'intera società sarda presente fuori da quest'Aula, rappresentata da ciascuno di noi e rappresentata anche dalle persone che saranno chiamate a far parte di questa Consulta.

Nella proposta di legge statutaria abbiamo preso in considerazione la possibilità di anticipare alcuni principi e valori cunei quali il popolo sardo possa riconoscersi; principi e valori che nella legge statutaria possono valere come mere enunciazioni di principio e che nello Statuto invece dovranno essere ribaditi, riaffermati e, soprattutto, articolati e tradotti in poteri. Sarà un lavoro importantissimo ed estremamente necessario. Credo sia arrivato il momento, in un mondo totalmente cambiato, che la Sardegna riproponga con forza alcuni principi fondamentali. Il principio di maggiore sovranità in tema di controllo del suo territorio, in tema di servitù militari; il principio di maggiore sovranità in tema di materie fiscali con partecipazione ai gettiti fiscali, ma anche in tema di decisione sulle politiche fiscali.

In queste settimane si parla della opportunità, della necessità per il Mezzogiorno d'Italia di poter attuare politiche fiscali di vantaggio. Il nuovo Statuto si deve occupare dell'isolamento, l'isola circondata dal mare, e quindi del tema della continuità territoriale delle persone e delle merci, ma anche dell'isolamento di oggi che è causato dall'isolamento delle reti; cioè nel nostro rapporto con lo Stato non può esistere che ci sia una rete in Italia di cui la Sardegna non faccia parte, sia essa una rete di elettricità, sia essa una rete del gas, sia essa una rete di trasporto, sia essa una rete di telecomunicazioni. Il mondo di oggi in rete segna l'isolamento, ancor più che l'isolamento fisico segna l'isolamento nella non partecipazione alle reti.

Il nuovo Statuto credo che si possa occupare dei grandi temi, innanzitutto della difesa dell'identità sarda, della sua storia, della sua cultura, di quelli che in tanti consideriamo un'identità nazionale, la difesa della sua lingua, la difesa della sua distribuzione nel territorio regionale, la difesa dei principi di solidarietà tra la città, le coste e l'interno del paese, la difesa dei piccoli paesi e lo spopolamento. Il nuovo Statuto si dovrà occupare di principi di solidarietà tra generazioni, tra la nostra generazione e tra i giovani e tra le generazioni che verranno; giovani ai quali dobbiamo restituire un ambiente migliore, un'economia migliore e non impoverita dalle nostre inefficienze.

Lo Statuto si dovrà occupare di un'Europa cambiata, un'Europa che è stata allargata ad altri dieci paesi, sette dei quali mi pare abbiano una popolazione inferiore alla nostra, sette paesi che competeranno con noi per lo sviluppo con i fondi straordinari dell'Obiettivo 1 e con un rapporto diretto con Bruxelles. La Sardegna, che per Statuto aveva comunque la possibilità di partecipare alla discussione di trattati commerciali che la riguardavano, deve prevedere in maniera chiara le modalità di partecipazione della nostra comunità regionale alle discussioni con l'Unione Europea.

Lo Statuto deve comprendere in maniera chiara la partecipazione a tutti i livelli della nostra comunità regionale nelle istituzioni comunitarie, compreso il Parlamento Europeo. Il nostro Statuto deve essere il nuovo patto tra noi sardi, deve essere il nuovo patto da cui possa nascere maggiormente che nel passato la coscienza di popolo e di nazione, deve essere il nuovo patto che sappia uscire anche dai regionalismi, allargarsi alla comunità autonoma regionale, che sappia guadagnare spazi di sovranità e di autodecisione perché sono indispensabili per il nostro sviluppo, sono indispensabili per dare lavoro, sono indispensabili per immaginare e per incoraggiare tutti noi a partecipare alla costruzione di una Sardegna migliore.

Ho concluso il mio modestissimo contributo,. teso soprattutto a sottolineare la necessità di agire in fretta; non ci può essere infatti una buona politica senza una buona amministrazione ed il lavoro di noi politici ma anche di tutti i dirigenti, di tutto il personale della Regione può essere mortificato da un'organizzazione non più attuale. In questi mesi si è parlato spesso del ruolo della Giunta e del ruolo del Consiglio; il Consiglio svolge il un ruolo altissimo di segnare la strada non solo di questa Amministrazione e di questa Giunta, ma delle Giunte che verranno. Su questi temi il Consiglio governa per oggi e governa per il futuro. A tutti noi ci capita di partecipare ad un Consiglio che, credo, senza retorica avrà un ruolo storico:scrivere il nuovo Statuto scrivere le nuove regole di convivenza, scrivere della nuova sovranità di questa Regione.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi col sistema elettronico non oltre la conclusione del primo intervento.

PILI (F.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, i principali quotidiani della Sardegna oggi riportano l'appello rivolto dalla maggioranza al Presidente della Regione a volare alto.

Volare alto, in politica, significa cercare di traguardare orizzonti nuovi, essere capaci di uscire dalle secche della demagogia tentando di elevare il confronto tra le diverse parti politiche. Volare alto significa anche, colleghi, porsi in posizione elevata, non dominus ma super partes. Se mi è permesso, però, anche alla luce delle considerazioni che il Presidente della Regione ha voluto rivolgere a quest'Aula, da osservatore vorrei dire che volare alto non significa perdersi tra le nuvole; non significa vagare senza meta.

Oggi, in questi giorni, in queste settimane, abbiamo ascoltato più che una riforma che vola alto, una riforma a spasso tra le nuvole. I colleghi della maggioranza hanno esortato il Presidente della Regione a volare alto ben sapendo di avergli già tolto il paracadute. Mi sarei aspettato un documento scritto formato da punti certi su cui avviare il confronto politico serio, ancora prima che un articolato di legge così come è stato presentato all'opposizione. Il Presidente del Consiglio, con l'abilità che gli deriva dalla sua esperienza politica, nella sua premessa di oggi ha invitato a discutere senza basarsi sugli articolati. Ma c'è un articolato, eccome se c'è un articolato che segna, quello sì, un primo ostacolo forte al dibattito democratico e libero di questo Consiglio regionale; perché tutti sapevamo che una partita così rilevante nasce laddove deve essere creata la riforma, cioè nel Consiglio regionale.

Niente di tutto ciò, niente proposta organica di individuazione dei temi su cui è competente la Giunta e temi su cui è competente il Consiglio; forse il compito di tracciare le linee di confine tra la competenza della Giunta e del Consiglio in ambito delle riforme sarebbe spettato allo stesso Presidente del Consiglio. Permettetemi di dire che se questa è l'alba delle riforme credo che, per quanto riguarda la sostanza delle cose, siamo già al tramonto. Io mi domando se voi, colleghi, presenti in questa e nelle precedenti legislature, avreste mai accettato di parlare di riforme con la prima Commissione consiliare, la Commissione autonomia, commissariata dalla coppia presidenziale formata dal Presidente del Consiglio e dal Presidente della Regione; se non vi pare che il commissariamento della Commissione autonomia sia un presupposto fondamentale per aprire un serrato confronto tra maggioranza e opposizione, o meglio tra i consiglieri eletti in questa Assemblea; se avreste mai accettato di parlare di riforma statutaria con "un'entrata a gamba tesa" come quella rappresentata dalla proposta di legge statutaria presentata della Presidenza della Regione, già scritta per articoli e non per principi.

Ma, soprattutto, mi domando se avreste mai accettato un finto dialogo con chi, ogni giorno, cerca di delegittimare questo Consiglio regionale; poi si cercherà nelle parole, nella filosofia della politica di dire che così non è, ma voi tutti sapete che questo è davvero il dato fondamentale. Ancora mi domando se avreste mai accettato di aprire un confronto serio e costruttivo con chi tutti i giorni non ha perso nemmeno un'occasione per minare il ruolo del Consiglio; e ce ne sarebbero davvero tanti di momenti da ricordare in cui il Consiglio è stato obbligato ad abdicare ai suoi compiti di indirizzo, di pianificazione, di gestione della partita legislativa. Se questi sono i presupposti, colleghi, la mia esortazione è solo una: andate pure avanti, ma non cercate la complicità di chi alle riforme crede davvero, ma riforme che sappiano tradursi in risultati concreti, non in alchimie della politica fine a se stessa che non produce assolutamente niente. Per un confronto serio, colleghi, occorre sminare il terreno di gioco, cosa che oggi non esiste, e voi sapete benissimo che così non può esserci nessun confronto serio.

Mettete tutti nelle condizioni di partecipare, chiaritevi non con mezze frasi e mezze accuse, ma attraverso un percorso chiaro, con ordini del giorno che consentano di discutere sulle parole, sui punti, sugli elementi principali del confronto democratico e non invece sulla inutilità delle riforme. Le riforme non si impongono dall'alto, è questo l'altro tema fondamentale, ma si costruiscono dal basso e non con la strada elitaria della Consulta, che mal si addice ad un'azione che invece si registra disgregante e assolutista all'interno del governo della Regione. Io non voglio ripercorrere la strada della Costituente, che abbiamo sostenuta più volte in quest'Aula, ma certamente oggi viene meno anche quel processo proprio della Consulta che voi stessi avete proposto, anzi si fa l'esatto contrario. Il vertice decide, impone, detta le condizioni del governo delle riforme. Serve un confronto forte con la società sarda innanzitutto, un confronto al cui interno non si lancia solo l'allarme presidenzialismo, come qualcuno di voi ha fatto, ma non si accetta nemmeno che le riforme vengano proposte, con un testo articolato, proprio da chi dite di voler ridimensionare.

Pensate forse che le galline possano essere tranquille nel sapere che il progettista, il costruttore del proprio pollaio è la volpe? Io non credo che possa essere questa la strada del confronto parlamentare. Colleghi della maggioranza, scrivete il percorso; indicatelo nella Commissione competente che di per sé aveva già individuato il percorso, i confini tra il ruolo del Consiglio e il ruolo della Giunta. Oggi però, a differenza di quello che ha tentato di fare il Presidente del Consiglio, che soltanto nella seconda parte della sua introduzione lo ha richiamato, questo dibattito nasce su iniziativa del Presidente della Giunta. La sostanza politica è che il Presidente della Giunta mette in mora l'intero Consiglio regionale; il primo della classe si erge a prendere a sculacciate l'intero Consiglio regionale richiamando, con l'articolo 120 del Regolamento, la chiamata in correo del Consiglio regionale inadempiente su questo. E noi possiamo accettare che il Presidente del Consiglio, che ha fatto di tutto per commissariare la Commissione autonomia, da una parte crei il danno e poi si erga ad accusatore con la convocazione, attraverso l'articolo 120 del Regolamento, del Consiglio regionale per discutere sulle riforme? Bisogna ristabilire un luogo non fisico di confronto e quello della Commissione autonomia è davvero il primo terreno.

C'è poi la partita del contenuto. Il contenuto, dall'intervento del Presidente della Regione, non si evince con chiarezza. Chiunque abbia avuto l'accortezza di leggere il vecchio, desueto articolo 15 dello Statuto, si sarà reso conto che avrebbe avuto un significato richiamare la legge statutaria, la legge 1, la legge elettorale, la legge 31 al momento della nascita dello Statuto. Pensate che nell'articolo 15 dello Statuto è scritto, per giunta, che occorre dare parità elettorale all'uomo e alla donna, cioè si pone ancora il problema della possibilità che le donne possano accedere al voto.

Io credo davvero, colleghi, che non possa essere questo il percorso confusionario e confuso per affrontare il tema delle riforme. La proposta avanzata, quella dell'articolato, che io prendo soltanto come elemento di riflessione, perché devo dire che nel passeggio tra le nuvole non se n'è percepito nulla di più e nulla di diverso da quello scritto in quella legge, si dice che bisogna disciplinare la forma di governo. Voi sapete che nella gerarchia delle fonti prima si situa lo Statuto e poi la legge statutaria. Io, allora, vi vorrei domandare se nello Statuto autonomo della Sardegna è scritta la forma di governo Forse a qualcuno è sfuggito che nella precedente legislatura il Parlamento ha introdotto una modifica statutaria che riguarda la forma di governo; e c'è scritto il presidenzialismo, c'è scritto un passaggio fondamentale che regola la forma di governo, sulla quale non c'è legge statutaria che possa intervenire se non attraverso, ripeto, la modifica dello Statuto stesso.

Si dice ,nell'articolo 15, che deve essere disciplinata la modalità di elezione, rispetto alla legge statutaria questo è un richiamo. Il Presidente della Regione ha detto che questo non può essere un argomento proposto dalla Giunta regionale, quindi non è di sua competenza, è un altro elemento che viene a mancare. Prendiamo atto delle affermazioni del Presidente della Regione, che ha detto che la Sardegna è fuori dall'Obiettivo 1; io ribadisco che non si è fatto niente e niente si sta facendo rispetto al secondo memorandum del Governo italiano, rispetto alle comunicazioni fatte che puntavano a creare le condizioni perché la Sardegna non entrasse nell'imbroglio dell'Obiettivo "Competitività". Ma chi vogliamo imbrogliare? La Sardegna non può essere competitiva se non riesce ad eliminare quei gap infrastrutturali che ostacolano la sua presenza sul mercato; perché si può essere competitivi solo se si parte tutti da uno stesso punto di partenza, cioè a parità di condizioni . Se invece, così come è oggi davanti agli occhi di tutti, questo punto di partenza è squilibrato, se c'è chi è avanti e c'è chi è indietro per condizioni strutturali importanti come l'insularità, allora è una partita assolutamente persa.

Che significato può avere inserire un comma nel quale si scrive che per la realizzazione di un'Europa unita la Sardegna collabora al processo di integrazione europea "uniformando" la sua azione al rispetto dei principi democratici e dei diritti sanciti nei documenti costituzionali dell'Unione Europea. Vi pare che sia la scoperta di un elemento fondante della nostra autonomia che noi ci "uniformiamo"? Non ci dobbiamo "uniformare"! Dobbiamo fare la battaglia per vedere riconosciuti i poteri statutari stabiliti nel 1948, poteri che devono essere tradotti in azione di governance con l'Unione Europea. Altro che chiacchiere! Serve un patto trilaterale, un patto di governance, così come le nuove regole comunitarie stabiliscono, che possa mettere la Regione in condizioni di portare avanti la rivendicazione di alcuni punti essenziali nei confronti dell'Europa. Si chiama patto di governance, di cui qui non solo non si parla, ma si ignora totalmente la possibilità di individuare un percorso utile alla sua formazione. E non mi si dica che non è tema della riforma statuaria, della legge statutaria, perché è scritto nel codice anche grafico che il tema è riconducibile alla Presidenza della Regione.

Si dice sempre nella proposta che la Regione sarda nei limiti della propria competenza legislativa e delle norme costituzionali può stipulare accordi con Stati esteri e con enti territoriali interni ad essi. Ma sappiamo che esiste, firmata dal presidente D'Alema nell'agosto del 1999, una norma d'attuazione che riguarda l'internazionalizzazione della Sardegna e la sua capacità di interagire con altre realtà europee e internazionali? Questo punto è pleonastico, è superato dai fatti ed è assolutamente inutile al raggiungimento di qualsiasi risultato concreto per l'interesse primario della Sardegna: il suo sviluppo economico.

Non c'è una proposta, colleghi, ma c'è un tentativo di utilizzare le riforme come paravento ad una totale incapacità di assunzione di responsabilità nel governo della Regione. E' solo questo l'elemento dominante in un tema che ritorna ciclicamente nella storia della Sardegna: quando non si riesce ad affrontare i temi del pane e del lavoro si parla delle riforme, perché con le riforme si può campare a lungo. E' una palla che rimbalza dallo Stato alla Regione, dalla Regione all'Europa, nessuno però dice che basterebbero poche modifiche. Se si intendeva ridurre gli Assessorati, sarebbe bastato che i partiti della maggioranza si fossero messi d'accordo per adottare quello che, tecnicamente, si chiama interim. Si vuole unificare l'Assessorato dell'agricoltura con quello delle attività produttive lo? Bene, si tolga un Assessorato e lo si assegni ad interim per non perdere troppo tempo, se la riforma è urgente, così come voi dite. Si vogliono unificare i trasporti con i lavori pubblici? Fate l'interim. Sapete tutti che così non si può fare, sapete che si eliminano gli "spazi" della politica, della ripartizione degli incarichi della politica, ed è quindi pleonastico e assolutamente fuorviante che voi cerchiate di nascondere le incapacità del Governo regionale rispetto a temi di rilevanza strategica. Non c'è in questa proposta e nello stesso intervento del Presidente della Regione, nessun elemento di ritorno economico.

Nel mondo, e in Europa in particolare modo, si dice che tutte le riforme legislative devono puntare a un risultato economico; si fa una legge, si modificano tre passaggi della burocrazia per produrre più accelerazione dell'economia, più accelerazione dell'impresa, maggiore occupazione. Tutto questo non si legge in nessuna delle parti di questa inefficiente e inefficace proposta di riforma.

Colleghi, voi avete fatto un passo falso, ma c'è il modo per una concreta attuazione di una riforma strutturale della Regione ripartendo da capo e dal binario giusto. Questo di oggi è un incidente di percorso; voi sapete di averlo subito, avete subito che il Presidente della Regione abbia usato l'articolo 120 del Regolamento per convocarci a parlare di riforme; io vi invito a ripartire subito dall'alveo naturale delle riforme facendo ripartire non soltanto la Commissione autonomia, che deve essere lo strumento regolatore della discussione, ma tutta la società sarda. Non vi piace la Costituente? Troviamo una formula perché quella Consulta non resti un processo elitario, ma sappiate ascoltare, perché qui non ci può essere nessuno che ha il dogma delle riforme. Ci può essere, in questo Consiglio regionale, l'intelligenza per elevare il dibattito, non per farlo scadere. Il contenuto della riforma è determinante per far crescere in Sardegna una coscienza di nuova autonomia, non l'autonomia che protesta, non l'autonomia della rivendicazione a tutti i costi contro lo Stato, contro l'Europa, ma un'autonomia che si sappia elevare nella proposta.

Questo oggi viene a mancare ed è per questo, credo, che il prosieguo sarà segnato da una presa di coscienza da parte di tutti noi per un confronto che sia serio, costruttivo e produttivo.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, io non voglio mettere in discussione le sue opinioni, ma soltanto correggere forse una cattiva informazione che deriva anche da una mia responsabilità. Il dibattito di oggi è un dibattito fortemente voluto dal Consiglio e dalla Conferenza dei Capigruppo. Abbiamo utilizzato l'articolo 120 del Regolamento, ma su una volontà del Consiglio, cui la Giunta si è, naturalmente, associata trovando un modo per avviare questa discussione.

E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio mi domando e domando cui prodest? A chi giova un dibattito così importante, in assenza di premesse oggettive, se ipotesi, tesi, antitesi e conclusioni sono imprigionate dentro un unico contenitore del culto dell'io e del personalismo?

E' vero, oggi il Presidente ha volato alto, è arrivato in cielo e lì mi sono perso. Un soggetto politico, seppure pieno di risorse e illuminato, non può sostituirsi ai valori della nostra autonomia. Quello di oggi, non si può negare, è un dibattito che nasce nel palazzo e per il palazzo, senza alcun altro apporto, avulso dalla realtà sociale, estraneo alla storia, alla cultura, alla tradizione giuridico-democratica della Sardegna, privo di rigore logico e scientifico, che ignora persino quei pochi risultati positivi conseguiti in questo primo scorcio di legislatura.

Bene faremmo, pertanto, se con tutta umiltà riconoscessimo il limite di questa iniziativa, in primo luogo il Presidente che l'ha voluta e proposta e, facendo ammenda di quello che può essere considerato un atto imprudente, si avviasse un nuovo percorso virtuoso ricominciando tutto daccapo. Solo così queste ore che stiamo dedicando a un dibattito ingessato e ingabbiato non sarebbero tempo perduto.

Queste considerazioni, badate bene, non sono dettate da un ruolo di minoranza o di opposizione, perché a mio giudizio rappresentano la sintesi delle posizioni presenti all'interno della stessa maggioranza, sia nei Gruppi che nei partiti che hanno contestato e contestano metodo e contenuti. Così come sono forti le critiche e le contrarietà delle rappresentanze degli enti locali, delle parti sociali e dell'economia che vedono calare dall'alto riforme, programmi e progetti che non hanno il conforto neppure di un confronto preliminare, fondamento e perno di ogni democrazia partecipata.

Ma c'è di più: comunque la vogliamo girare, il tentativo di voler imporre all'organo legislativo, deputato costituzionalmente a formare le leggi regionali, la volontà di un organo di governo monocratico, attraverso la forza dei numeri di una maggioranza in stato di perenne e latente condizionamento e soggezione politica, umilia la funzione di rappresentanza dei singoli consiglieri e riduce oltre ogni limite il tasso di democrazia delle istituzioni autonomistiche.

L'invito formulato l'altro ieri dalla coordinatrice di Progetto Sardegna di perseguire una sintesi unitaria, decidendo modalità di incontro e di discussione, per essere accolto deve uscire dal recinto stretto delle forze di maggioranza e deve vedere promossa la più ampia, totale partecipazione democratica attraverso il coinvolgimento delle autonomie locali, delle forze sociali, culturali ed economiche della Sardegna. Sarebbe un atto di coraggio, che però contrasta con i segnali che provengono da altri settori della maggioranza che preferiscono riforme riassuntive della volontà della Giunta e dei partiti di maggioranza, assegnando un ruolo fideista al Governatore ed escludendo dal confronto tutte le altre componenti della società.

Progettare la nuova Regione insieme ai sardi non è uno slogan. Il dibattito, il confronto, la raccolta delle idee sulle riforme, aperti all'intera società isolana dovrebbero essere l'inizio del percorso, non la conclusione come invece si pretende di fare oggi. Non si può andare nelle piazze a dire che il confronto non può rimanere imprigionato nelle stanze del palazzo e nel contempo porre scelte e decisioni in capo ad una élite. Badate, se andiamo a vedere quello che è scritto in quella legge statutaria, l'avevano scritto già trent'anni fa quelli che hanno presentato le proprie proposte. Non lo dico solo io, lo dicono autorevoli esponenti della maggioranza, rappresentanti di partiti di ampia tradizione democratica e autonomistica dentro e fuori di quest'Aula. Basta leggere le dichiarazioni dei colleghi Marrocu, Cugini, Balia, Atzeri, Caligaris, dei compagni di Rifondazione Comunista, di un sindaco autorevole come Tore Cerchi, per citarne alcuni. Basta leggere il recente documento dell'ANCI e dell'Assemblea dei sindaci della Sardegna per confermare il giudizio negativo sui metodi e sui contenuti di una proposta di riforma da "azzeccagarbugli".

Sulle riforme non accettiamo scorciatoie, ha detto Tore Cherchi, mettendo un fermo alto là al presidenzialismo. Si va consolidando un pericoloso neocentralismo regionale, soprattutto un neocentralismo presidenziale, come denuncia l'ANCI che accusa la Regione di non coinvolgerla nelle riforme e nelle scelte. Le riforme approvate non vengono addirittura praticate. Il Consiglio delle autonomie, per esempio, eletto nel luglio scorso, non è stato ancora insediato, la Conferenza Regione-enti locali non è mai stata convocata.

Noi abbiamo raccolto, come Gruppo, questa denuncia. Abbiamo posto la questione al Presidente del Consiglio e al Presidente della Giunta; nulla si muove, tutto stagna, sono evidenti le responsabilità politico-amministrative che non possono essere sottaciute e vanno rimosse perché siamo in presenza di evidenti violazioni a di legge. E' la logica dell'uomo solo al comando e dei suoi gregari. E' la logica che si sta mettendo in campo nei rapporti con gli enti e con il personale della Regione, attraverso un sistematico accorpamento di poteri intorno alla figura del Governatore, che alla fine diventerà una sorta di amministratore unico dell'intero sistema regionale trasformato in una società per azioni e non più organo di democrazia.

Quanto sta accadendo in Regione, cari amici, che passa anch'esso come riforma, in attuazione della legge finanziaria 2005, è esattamente il processo contrario ai principi di democrazia, di federalismo interno e di partecipazione. Si sta creando la figura di un Presidente tuttofare, che tiene sotto tutela tutti e tutto con una superburocrazia fedelissima - i colonnelli del Presidente - interposta tra Presidente e Assessori, tra Presidente e agenzie regionali, a tutela di un potere personalistico e carismatico pericoloso per la società, per la democrazia e per lo stesso Presidente.

Una Regione che, nel suo complesso, anziché aprirsi si isola, senza che il cittadino abbia possibilità di contatto e di controllo, se non quello che passa tramite Internet o tramite Tiscali. Chi occupa Villa Devoto, chi occupa viale Trento diventa così una casta, diventa essa stessa una classe politica tecnocratica, organica e funzionale al disegno dell'uomo solo al comando, al disegno di affermazione del personalismo presidenziale.

E' evidente che a questo punto la questione non è più soltanto una questione politica, ma è una questione morale, e non possiamo proprio non porre la questione morale della politica in cima agli interessi del dibattito e del confronto che deve ripartire da zero e coinvolgere tutta la società, non solo la società politica, non solo la maggioranza.

L'appello del sindacato è fondato e non può essere disatteso. La CISL sarda ha scritto al Presidente invitandolo ad aprire un tavolo di confronto sulla riforma della Regione e sulle riforme istituzionali. Una richiesta condivisa da tutte le forze sociali, giustamente preoccupate per una involuzione della rappresentanza istituzionale orientata verso un modello esclusivamente governatoriale, contrario alle aspirazioni di una regione caratterizzata da un forte federalismo interno, dalla partecipazione e dalla condivisione degli enti locali e del parternariato economico e sociale alle scelte e alla crescita dello sviluppo. Abbiamo purtroppo registrato una evidente insofferenza, lo devo dire, del Presidente verso queste tematiche e verso queste istanze, insofferenza che il dibattito politico e le note sugli organi di informazione forse hanno anche amplificato, questo ci preoccupa.

Vede, Presidente, ella sbaglia a pensare che la Sardegna moderna nasca con lei, con il suo modo di concepire la politica e il governo della Regione, la sua teoria sulla conoscenza è limitata, ignora la storia del divenire delle istituzioni democratiche. La Regione moderna è nata con le lotte politiche, con la partecipazione alla liberazione, con l'impegno dei rappresentanti della Sardegna nella Costituente, con lo Statuto di autonomia, con la specialità autonomistica che non è stata e non è una concessione dello Stato, ma un diritto naturale. Da allora è incominciato il cammino difficile ed anche pieno di contraddizioni, ma esaltante e positivo del cambiamento della Sardegna, che è cresciuta e si è sviluppata, che ha percorso la strada della modernità, strada che continua e deve continuare nel segno della democrazia e della partecipazione.

Dalla Sardegna nasce lo Stato italiano, la Sardegna ha dato un contributo esclusivo alla civiltà politica e culturale e giuridica dell'Italia e dell'Europa, da Gramsci a Lussu a Mannironi, da Antonio Segni a Cossiga a Berlinguer, a Saragat; da Salvatore Satta al premio Nobel Grazia Deledda, donne e uomini che hanno dato lustro alla Sardegna, rappresentano le radici della modernità della nostra isola, modernità antica già presente nella Carta de Logu di Eleonora d'Arborea impregnata di civiltà giuridica i cui principi, ancora oggi, sono cardini dei codici di paesi europei. A quei principi, a quegli insegnamenti dobbiamo attingere se vogliamo dare alla Sardegna e ai sardi regole e strumenti idonei a governare il proprio futuro nella nuova era mondiale. Regole e strumenti che si chiamano Statuto, legge statutaria, federalismo interno, legge elettorale, equilibrio di poteri, condivisione delle scelte, capisaldi della democrazia e dell'autonomia.

Tutto questo è elemento fondante della Regione, è la base di un ragionamento e di una discussione che vanno affrontati senza limiti e pregiudizi, aperti al confronto e ai contributi positivi. Altre volte abbiamo affrontato queste tematiche in quest'Aula; nei decenni passati abbiamo fatto proposte e scelte, talune sono ancora ferme a livello statale, altre a livello locale perché non siamo stati conseguenti. Le responsabilità sono note, hanno riferimenti puntuali, richiamare il passato come la madre di tutti i mali di questa Regione è fare torto alle proprie intelligenze, all'intelligenza dei sardi, oltre che alla verità della storia. Quelle di oggi sono nostre responsabilità che attengono al nostro ruolo, alle nostre funzioni e alle nostre prerogative. Rinunciare ad esse in nome di un'appartenenza, di un sistema politico e di una forma di governo calati dall'alto, estranei al nostro sistema autonomistico significa abdicare al patto solenne che ci lega tutti, maggioranza e minoranza, al popolo sovrano, il popolo sardo che ha nell'autonomia e nella partecipazione il suo D.N.A..

Per questa ragione il dibattito e il confronto non possono essere ingabbiati nelle rigide strette briglie della tempistica regolamentare, tutti dobbiamo avere la necessaria opportunità, per quanto abbisogna, perché le nuove regole dell'autonomia devono essere scritte da tutti perché ciascuno, nessuno escluso, ha eguali prerogative e deve poterle esercitare in condizioni di parità. Ma prima di tutto, colleghi del Consiglio, prima di porre mano alle riforme, prima di parlare delle riforme credo che sia indispensabile chiarirci le idee non sulla nuova Regione ma su quale Regione: qual è il suo ruolo, qual è la funzione che deve svolgere?

La Regione deve diventare, come io auspico e spero, un organo di programmazione e di scelte politiche generali, un ente di definizione di linee generali oppure diventare sempre di più un ente di gestione? Se si deve spogliare di un'infinità di incombenze per puntare tutto sulla programmazione, allora non vi è dubbio che i poteri devono essere spostati verso il Consiglio e non viceversa; la Consulta regionale e l'Assemblea costituente hanno già chiarito il ruolo del Consiglio quale sede fondamentale ed insostituibile del potere legislativo e dell'indirizzo politico della Regione; l'applicazione di una legge elettorale nazionale con l'elezione diretta del Presidente non può snaturare la nostra Carta costituzionale. Questa idea è stata rafforzata, anche sostenuta e sottolineata, nella fase di definizione dello Statuto sardo con l'attribuzione all'Assemblea regionale oltre che del potere legislativo anche della competenza ad adottare i regolamenti, proposta sostenuta da Mannironi ed approvata dal presidente Ambrosini; il Consiglio più che la Giunta appare la sede naturale del coordinamento normativo regolamentare tra Regione ed enti locali. Si vuole ancora fare marcia indietro? Si vuole ancora ricorrere alla Corte Costituzionale, che pure ha dato ragione a questo Consiglio, visto che nella proposta della legge statutaria regolamentala potestà regolamentare viene spostata dal Consiglio alla Giunta? Questi ed altri sono gli argomenti da trattare pregiudizialmente. Se non ci sarà data l'opportunità vuol dire che presenteremo mozioni apposite, una dopo l'altra, per discutere di questi problemi, per discutere su questi principi.

Io non ho il tempo adesso di sottolineare che nelle altre Regioni viene scritto negli Statuti tutto quello che la Regione vuole introdurre nella legge statutaria. Ma in questa fase preliminare, e chiederei un attimo di attenzione, di discussione noi dobbiamo sgombrare il campo da incomprensioni, da dubbi, da remore che possono impedire il cammino delle riforme.

Ma, soprattutto, ci dobbiamo affrancare da pressioni anche se soltanto di carattere psicologico che possono frenare o impedire l'esercizio pieno di liberi legislatori; allora anticipiamo le riforme, cominciamo a fare una norma stralcio, una norma statutaria stralcio; non ho il tempo per argomentarla, ci saranno altre occasioni, variamo subito una norma statutaria stralcio per evitare lo scioglimento del Consiglio regionale in caso di dimissioni del Presidente.

Credo che in questo modo contribuiremo tutti a lavorare con più serenità, alacrità, senza distinzione di ruoli, maggioranza ed opposizione, esercitando le nostre prerogative legislative; vedete, il tema delle riforme costituzionali è vitale per la vita stessa delle istituzioni e per il loro sviluppo, è indispensabile un approfondito e franco dibattito nel quale tutti i consiglieri possano esprimere le loro tesi e formulare le proprie proposte secondo coscienza, nel modo più libero e senza condizionamenti. Questa possibilità, lo sappiamo, al momento è messa in dubbio dal fatto che pesa sul Consiglio, sui consiglieri e sullo stesso Presidente della Giunta la spada di Damocle dello scioglimento del Consiglio che può condizionare la nostra libertà di espressione; è necessario perciò, prima di toccare questi delicati argomenti, che riguardano in ugual misura maggioranza ed opposizione, affrancare il Consiglio dal condizionamento della possibilità di scioglimento. Da parte di tutti i Gruppi si proponga, si approvi una norma stralcio di legge statutaria che preveda che eventuali dimissioni del Presidente della Giunta o la sfiducia allo stesso non danno luogo allo scioglimento del Consiglio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.

CACHIA (Gruppo Misto). Signori Presidenti, colleghi consiglieri, da neofita di questo Consiglio, è piuttosto arduo per me prendere la parola dopo due ex Presidenti della Regione. Cercherò di superare l'impasse e di fare il mio intervento. Io dico che in questa sede tutti, maggioranza ed opposizione, abbiamo la consapevolezza dell'importanza cruciale del percorso che stiamo per iniziare, nel quale l'intervento del presidente Soru, leader della maggioranza, perchè non dimentichiamoci che il Presidente oggi con i poteri che ha è il leader della maggioranza, costituisce un opportuno preambolo;, probabilmente, poiché negli anni scorsi incombevano altri problemi, i precedenti Presidenti hanno preso leggermente sottogamba il problema delle riforme.

Il presidente Soru, come leader della maggioranza, oggi ha aperto un dibattito; un dibattito che è credo sostanzioso ed inizia con l'idea di riforma della Regione che lui ha in testa e che credo costituisca un contributo al dibattito che il Consiglio, e questo lo sottolineo, in tutta autonomia intende sviluppare.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA PAOLO

(Segue CACHIA.) La vigilia di questo evento politico, senza dubbio di grande spessore, come dicevo, è stata contrassegnata da polemiche, che io considero inutili, ed anche da qualche utile precisazione. Qui non si discute, questo vorrei far capire e questo ho capito io, alcun disegno di legge che è stato predisposto dalla Giunta e tanto meno la bozza di una legge statutaria. Si tracciano invece alcune linee generali nel cui ambito, e con il consenso quanto più ampio possibile, devono maturare le idee. Qui si parla di processo riformista ritenuto necessario per aggiornare le istituzioni regionali ai nostri tempi. Gli atti in vigore, a cominciare dalla Carta costituzionale dello Statuto sono datati, in ritardo con l'evoluzione sociale ed economica, ma soprattutto in ritardo con i tempi e le tecnologie moderne.

Il dibattito di oggi, linee generali di indirizzo è stato detto, non può che essere generale, e delineare i principi e gli indirizzi secondo i quali le riforme devono essere compiute. Sono quattro, è stato detto, i punti focali delle riforme. Prima di tutti, per il peso che avrà negli anni a venire, il nuovo Statuto; in secondo luogo la legge statutaria che dallo Statuto non può essere disgiunta e che ci avvicina alle Regioni a statuto ordinario ma non può allontanarci dalle nostre precipue specialità. In terzo luogo vi è la legge elettorale che dovrà affrancarci dalla legge in vigore per le regioni ordinarie e prefigurare le migliori rappresentatività del popolo sardo comprese le minoranze, perchè il Consiglio regionale sia davvero la casa comune di tutti i sardi. Infine la riorganizzazione della macchina sia politica che burocratica della Regione secondo principi di efficienza e di trasparenza che determinano maggiori benefici per l'utente finale, che è il popolo sardo.

Tanta carne al fuoco, come si vede, che ribadisce la centralità del Consiglio, la sua autonomia rispetto ad altri poteri; altro consideriamo rispetto al legislativo il potere esecutivo ed insistiamo per separare le due forme respingendo qualunque ipotesi che tenda a ridurre o, ancora peggio, a subordinare il ruolo dell'Assemblea, esperienza senza dubbio democratica e pluralista che in una società democratica sarebbe insostituibile.

Alle riforme senza dubbio arriviamo in ritardo pagando il dazio di un'autonomia che sembra ridotta nei contenuti e di una specialità incompiuta e meno sentita rispetto al favore di qualche decennio fa. Cito la grande mobilitazione, in parte delusa, per sostenere i criteri di aggiuntività dei piani di rinascita ritenuti strumenti indispensabili per ricucire, nell'ambito della questione meridionale è chiaro, come diceva Croce "un'Italia tagliata in due", nel dopoguerra si viveva l'ansia di eliminare questo gap intollerabile esistente tra il nord e il sud. Fu quella una stagione ideale di riforme che apriva un profondo contenzioso con lo Stato e indicava alcuni strumenti possibili per accelerare quello che sarebbe stato poi il processo di sviluppo.

Molte di quelle tesi, legate alle tendenze economiche di allora ed agli scenari che sembrano ormai lontanissimi, da noi si sono rivelate inadeguate, ma l'assetto istituzionale della Regione, parlo della Regione sarda, da allora non è mutato o è mutato molto poco. Oggi partecipiamo all'Europa e al mercato globale; dall'Europa ci attendiamo attenzioni diverse dal passato, molto meno aleatorie, meno legate a parametri mutevoli come quello dell'insularità; pensiamo che l'Europa delle regioni avrà senz'altro corso e dobbiamo prepararci a vivere da adulti questa esperienza. Il forte odore di polvere del passato non può condizionarci, né può rallentare l'entusiasmo che abbiamo nel vivere il nostro futuro, le riforme ci devono accompagnare in questo percorso, devono accompagnare tutto il popolo sardo.

Per questo motivo le riforme non sono né del presidente Soru, né della maggioranza, né dell'opposizione, ma sono le riforme di tutto il popolo sardo. Sono perciò sottratte alla stessa concezione della politica quotidiana, del confronto dialettico che ci deve sempre essere tra una maggioranza e un'opposizione. O si fanno essendo noi tutti d'accordo o rischiamo di non farle e sarebbe davvero una grande occasione mancata, una nuova occasione mancata come le occasioni mancate negli anni scorsi. Credo di poter rivolgere, anche da parte mia, un appello alla minoranza perchè non si sottragga al confronto, assuma anche la minoranza il proprio fardello di responsabilità ed eluda la tentazione di parlare di riforme anziché cercare di farle.

Un secondo punto che ritengo essenziale è quello del percorso tutto consiliare che vogliamo sia compiuto in questo processo riformista assumendo la consapevolezza diffusa che sarà l'Assemblea, questa Assemblea a segnare il percorso.

Il discorso introduttivo del Presidente credo che segni un inizio; il Presidente ha ragione quando chiede al Consiglio di andare avanti con una certa rapidità, rapidità rispetto alla lunga stasi di questi ultimi anni, credo che sia quello che si sono scordati di mettere in evidenza gli oratori che mi hanno preceduto. Non rapidità in assoluto, questa è materia di vasta riflessione; qualunque altra legge, anche la più importante, può essere corretta e può essere ripresa in mano dopo un periodo di monitoraggio, come si usa dire, che calcoli gli effetti che la stessa legge produce.

Sulle riforme istituzionali credo che sia difficile domani ritornare indietro, esse disegnano l'autonomia e la nostra storia, appartengono alla nostra civiltà e resteranno probabilmente immutate, come è stato precedentemente, per decenni. Da esse, dicevo, dipende una parte rilevante del futuro nostro e dei nostri figli; devono rispettare alcuni principi basilari, secondo me, cose già dette: la democrazia, la partecipazione, la tutela della peculiarità del nostro popolo e costituire una sorta di "chiamata alle armi" per le coscienze del popolo sardo.

Non è assolutamente pensabile rimettere le mani sullo Statuto e sulla legge statutaria senza una convergenza tra maggioranza e minoranza; occorre perciò che le riforme siano l'espressione più alta della nostra capacità e qualità di legislatori senza pregiudizi o spazi da difendere; sono norme che riguardano tutti e da tutti o almeno dal novanta per cento di noi devono essere condivise.

Dovremmo discutere con serenità anche i contenuti della legge statutaria, definita da qualcuno uno Statuto interno; essa nasce come tutti sanno dalle esigenze poste da una modifica del Titolo Quinto della Costituzione. Per le regioni ordinarie ha un altro valore, in essa può essere inserita forma di Governo e legge pre-elettorale. Per noi no, il nostro Statuto è di rango costituzionale e tale condizione va conservata.

Lo Statuto, dico solo pochissime cose rimandando alla discussione che sarà fatta a suo tempo, ha una priorità incontestabile e non può essere alleggerito di alcuni principi o poteri. Quei principi e quei poteri - anche di questo credo parleremo a lungo quando sarà il momento - che sarebbero perfino a rischio di incostituzionalità trasferire in altre sedi.

Poteri veri, di cui nessuno senza dubbio ci può privare. Riscrivere, quindi, la Carta costituzionale sarà per questo Consiglio un impegno di popolo, di tutto il popolo; il Consiglio regionale già si è espresso con un suo documento unitario nell'ottobre del 2004, nel quale sceglieva di aprirsi alla società sarda attraverso una Consulta alla quale partecipano chiaramente sia le forze sociali, sia gli enti locali. La Consulta, secondo me, dovrebbe essere istituita entro dicembre, sarebbe un ulteriore passo verso quella riforma dal basso che coinvolge tutta la gente, figurarsi poi se riforme di questa importanza possano avvenire in ambiti ristretti o ancora peggio in ambiti verticistici.

Credo che sia opportuno, alla luce di queste considerazioni, che le proposte maturino attraverso il confronto e non appaiano, come qualcuno vuole farci credere preconfezionate . Il nuovo Statuto non dovrà essere scalfito dalla legge statutaria che potrà contenere aspetti diversi, di disciplina delle istituzioni non contenute nello Statuto ed ovviamente non in contrasto con esso.

Ora, se me lo consentite, poiché come dicevano i latini non tutto quello che è stato fatto sinora è da distruggere, chiudo con una citazione latina che è il motto ispiratore dell'università di Cagliari: nova erigere vetera serbare.

Anche lei Presidente punta sulla tradizione e sull'innovazione che insieme costituiscono la strada per le riforme.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, chiedo di parlare sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Onorevole Diana, le do la parola dopo l'intervento dell'onorevole Uras.

URAS (R.C.). Signor Presidente, signor Presidente della Regione, signori Assessori ed onorevoli colleghi, vorrei iniziare questo mio intervento partendo anziché da un ragionamento generale da un episodio, per dire quanto sia importante poi per la vita delle istituzioni, ma io credo soprattutto per la vita dei cittadini, costruire un sistema fondato sui diritti e, quindi, anche sul primo dei diritti e cioè quello del rispetto, prima delle persone e poi delle comunità, un rispetto che deve essere sostanziale, sempre praticato e mai dimenticato soprattutto da chi esercita responsabilità di rappresentanza, funzioni di governo della cosa pubblica, cioè di chi ha nelle mani il destino della vita dei cittadini e delle comunità.

L'episodio che, devo dire francamente, ci ha colpito si è verificato ieri in via Manzoni, angolo via Carducci, all'interno di una città cementificata e disordinata, da sempre oggetto di programmi, di sistemazione positiva dal punto di vista urbanistico e della gestione di un traffico congestionato, con una organizzazione di servizi pessima, una città ormai senza anima, una bella città potenziale, una brutta città da vivere!

La città è il capoluogo della Regione, è la capitale della Sardegna, è Cagliari, in questa città un gruppo di pensionati e di casalinghe con carrozzelle, di uomini e donne che vivono in un quartiere tra palazzoni da otto - dieci - dodici piani, in mezzo alla confusione, all'inquinamento acustico, a quello dell'aria, a quello della vita e dell'esistenza, ed anche spesso in mezzo all'immondizia, quella prodotta giornalmente da ciascuno di noi ma anche da chi opera nelle imprese, in quelle commerciali e in altre, difendeva la speranza di avere uno spazio verde e una possibilità di vita leggermente più equilibrata, più armonica; difendeva cioè il diritto di vivere bene come altri. Altri che hanno addirittura zone estese di proprietà che gli consentono di gestire bene la loro condizione di vita, estensioni dove respirare; altri che fanno diventare privato il pubblico, che acquisiscono le bellezze migliori di questa nostra Regione o di altre regioni in altre parti del mondo. Questi pensionati, vecchi insegnanti, donne con carrozzelle, bambini, un po' di rappresentanti delle istituzioni, sono stati invece forzatamente cacciati da quello spiazzo, con l'uso della forza pubblica, su ordine dell'amministratore, del Sindaco, del rappresentante del popolo, del rappresentante di quella comunità, perchè l'obiettivo era chiaro: soddisfare le esigenze dell'impresa. Quale impresa? Quella che deve costruire i parcheggi. Quale impresa? Quella che deve vendere i polli al mercato! Quale impresa? Quella dei negozi, dei centri commerciali, dei supermercati della zona. Quale impresa? Quella degli studi professionali che insistono e gravano su quei posti. Quale impresa? Quella dei diversi istituti di credito che hanno in quella zona una loro sede. Quindi non solo viene impedito al cittadino, al pensionato, all'uomo, alla donna, al bambino che vuole giocare, come altri bambini in altre parti della città, in altre parti di quest'Isola, in altre parti di questa Italia in uno spazio verde, di avere questo spazio, ma se prova a difenderlo è colpito. È colpito!

Noi abbiamo avviato un'iniziativa consiliare, abbiamo investito della questione diversi Assessori, abbiamo presentato un'interpellanza, ci aspettiamo che la Giunta faccia pienamente il proprio dovere; però ho richiamato questo episodio in questa circostanza per dire che il fondamento delle istituzioni democratiche di questo Paese e di questa Regione deve partire dal rispetto della persona, dal rispetto delle comunità. Al centro delle normative, delle disposizioni di legge di valore costituzionale e non, ci deve essere sempre la persona, non può essere l'impresa, non può essere il profitto. Perchè da quando è così, e da alcuni anni è così, tutto sta andando peggio, anche l'economia che si vorrebbe in qualche misura sostenere ed aiutare: tutto sta andando peggio!

I ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sono sempre più poveri, i poveri sono sempre di più! Presenta sempre più difficoltà la possibilità di una convivenza civile, rispettosa, armonica all'interno della società. I risultati di quel tipo di politica sono dei risultati pessimi, sono risultati di cui bisogna prendere atto per cambiare rotta; ma di questo occorre essere tutti convinti, così come lo erano i Costituenti nel 1945; se la Repubblica Italiana anziché fondarsi sul profitto e sull'impresa si fonda sul lavoro la ragione nasce dalla convinzione di quei Costituenti che il centro dell'azione istituzionale, il senso delle istituzioni democratiche fossero i cittadini, gli uomini e le donne di questo Paese, cioè le comunità con le loro culture, con le loro capacità di organizzazione, con le loro prospettive, con le loro aspirazioni, con i loro bisogni.

Il percorso, gli strumenti, i contenuti dell'azione riformatrice odierna acquisiscono un senso e hanno un valore se si ricostruisce questo clima, che non può vedere nessuno tagliato fuori, ovviamente, ma che non può essere fondato, io dico, sulla competitività. Non può essere fondato sulla competitività, deve essere fondato sui diritti. Il patto è stipulato prima tra i cittadini viventi (poi vedremo le nuove generazioni) di questa Regione con lo Stato e l'Europa. Il mio partito, ma non solo il mio partito, grandi masse di popolo europeo, dove è stato possibile, hanno bocciato la Costituzione europea In Italia questo non è stato possibile perché le grandi formazioni politiche hanno deciso di non sottoporre alla valutazione del cittadino, quindi delle persone, degli uomini e delle donne di questo Paese il Trattato costituzionale europeo Dove il testo è stato sottoposto alla valutazione dei cittadini è stato clamorosamente bocciato, perchè gli elementi sostanziali e più rilevanti di quel trattato sono le regole del libero mercato, la DG concorrenza dell'Unione europea, la competitività che passa sopra tutti e sopra tutto. In quel Trattato è presente la scelta di non fare più agricoltura in Europa e di demandarla alle multinazionali che la fanno in Sud America, in Africa, in Asia. C'è l'idea dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, c'è la riduzione dei diritti ad un puro riconoscimento di accesso, c'è insomma un impoverimento culturale delle istituzioni e soprattutto delle istituzioni sovra nazionali.

Questo dato è un dato che ci deve convincere a capovolgere il ragionamento nel percorso, negli strumenti e nei contenuti che noi dobbiamo mettere in campo. Io parlo dell'Europa anche con una certa ansia, una certa voglia di credere a questa non istituzione, a questa grande occasione che è per tutti, che può diventare qualcosa di più, di meglio. Faccio un esempio relativo alla miniera di Silius. Noi chiudiamo la miniera di Silius, l'unica miniera di fluorite in Europa, quindi priva di concorrenza, perché devo tutelare la concorrenza potenziale nell'ambito della Unione europea; non posso sostenerecioè finanziariamente, con denaro pubblico, l'estrazione di un minerale, la coltivazione di una miniera che ha una natura strategica, in quanto la DG concorrenza pensa che domani, può darsi, si possa anche da qualche parte fare una ricerca mineraria e trovare un'altra miniera di fluorite (al momento le altre miniere sono in Cina che può decidere di vendercela o non vendercela, di farci chiudere le nostre fabbriche o di lasciarle aperte),Per una concorrenza potenziale io tolgo duecento lavoratori da una parte, trecento lavoratori dall'altra, butto un territorio nella fame e ho fatto l'Europa unita della DG concorrenza. Cioè della competitività che guarda ai profitti, che guarda l'impresa e che ha un'altra centralità.

Io non voglio quella Europa, io voglio l'Europa dei popoli, delle regioni, voglio l'Europa dei cittadini che si riconoscono e che viaggiano e comunicano tra loro, l'Europa aperta, quella che non vuole l'isolamento delle persone ed anzi che toglie fuori dall'isolamento le persone e le comunità e le mette in relazione, e non le danneggia, anzi, voglio l'Europa che si fa amare, e come l'Europa che si fa amare voglio anche l'Italia che si fa amare. Voglio anche la Sardegna che si fa amare dai sardi! Voglio cioè contribuire a costruire un percorso con tutti, liberamente, dicendo il mio pensiero, che non è obbligatorio sia il pensiero degli altri, che invece è doveroso che tutti noi ed anche gli altri tengano in considerazione, lo valutino, vedano ciò che di buono c'è senza pregiudizi, senza calcoli, senza strumentalità. Voglio, cioè, un momento alto di confronto e di discussione, voglio che il rispetto che va tradotto poi nelle disposizioni e nelle norme si realizzi anche nelle procedure che servono a costruire quelle norme, voglio cioè una speranza di stare meglio, io e il mio popolo; voglio vedere nella carne la differenza tra una cosa che non va bene e una cosa che va bene, voglio meno poveri, voglio meno bisogno, voglio più soddisfazione e più gioia, più armonia. Io voglio questo; perchè lo voglio?

Io penso che debba essere promossa proprio una nuova stagione, una stagione costituente; una stagione costituente non vuol dire necessariamente un'Assemblea costituente; la stagione costituente è frutto di sentimenti veri, quindi via le strumentalità tra destra e sinistra, via ogni atteggiamento precostituito, grande apertura, grande disponibilità, lavoriamo insieme avendo come obiettivo finale la nascita di un nuovo umanesimo, uomini e donne che si organizzano tra loro, che vivono pacificamente e civilmente tra loro, che insieme, in modo cooperativo, soddisfano i loro bisogni, organizzano le loro risorse, tentano cioè di superare sé stessi e di migliorare, di qualificare, di aiutare anche gli altri, quelli che hanno più bisogno. Io voglio cioè una "civiltà alta", e non sarà più un problema la forma attraverso la quale questa "civiltà alta" si estrinsecherà. Sarà la forma più idonea, quella più garantista rispetto agli obiettivi che ci siamo posti. Non sarà più neppure un problema di tempi, perchè avremo fretta tutti per raggiungere il risultato; e non sarà più neppure un problema di relazioni perchè avremo concorso in pari modo, tutti quanti, a migliorare la nostra società ed insieme alla nostra anche quella dei paesi vicini, delle regioni vicine, della nostra Europa e del mondo.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, vorrei capire come procederà il dibattito, tenendo conto che il presidente Soru, per questioni certamente importanti, ci ha comunicato che sarà assente nella giornata di questo pomeriggio. Io credo che sia opportuno e forse indispensabile che il presidente Soru presenzi ad un dibattito di questa importanza, e che ascolti con attenzione tutti gli interventi. Non stiamo dibattendo una materia che può essere delegata alla Giunta o solo alla Giunta, credo sia opportuno valutare attentamente questo aspetto per cui ritengo che i nostri discorsi, i nostri richiami e le nostre considerazioni, anche alla luce del suo intervento, debbano avere come interlocutore principale il presidente Soru.

PRESIDENTE. Io vorrei ricordare al collega Diana che questo dibattito è stato voluto da tutto il Consiglio e da tutti i Capigruppo, anche se abbiamo usato lo strumento delle dichiarazioni della Giunta. Io non so se il Presidente stasera sarà presente o meno, quello che le posso garantire è che non inizieremo i lavori se non ci sarà la Giunta.

Continuazione della discussione sulle dichiarazioni della Giunta sulle riforme statutarie e di organizzazione, ai sensi dell'articolo 120

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, il dibattito è iniziato con delle contestazioni. L'obiettivo - almeno l'obiettivo della maggioranza - è quello di aprire un confronto; allora c'è bisogno di stabilire forse uno schema di procedura perchè il presidente Soru, in accordo totale e generale con la maggioranza, ha voluto proporre un metodo di lavoro con l'obiettivo di dare e di riconfermare a questo Consiglio regionale una grande funzione sul tema delle riforme. Io penso che a questa considerazione, che è una considerazione della maggioranza presentata dal Presidente, occorra dare una risposta; vogliamo, come Consiglio regionale, svolgere la funzione che viene proposta con l'apertura del dibattito e la relazione del Presidente? Questa è la domanda alla quale bisogna rispondere e non si può rispondere dicendo che guai alle galline che si mettono nelle mani della volpe per costruire il pollaio! Si sa che le galline non hanno cervello, e quindi, non possono fare neanche quel ragionamento!

Io penso che occorra mettere il cervello a disposizione per costruire una partecipazione ed una risposta; se il Presidente alle considerazioni di merito che ha fatto avesse aggiunto anche una proposta di tipo organizzativo, ci sarebbe stata una reazione di chiusura da parte delle opposizioni. Non è stata fatta questa proposta per rispetto del Consiglio, ed allora si sviluppa una critica perchè non c'è una proposta.

Il nostro obiettivo è quello proposto nella relazione introduttiva: impegnare il Consiglio in un confronto ampio che ci permetta di stabilire procedure di partecipazione, di coinvolgimento e di impegno di tutta la società sarda. Il Presidente dice che si tratta di costruire il domani per le nuove generazioni, io aggiungo che per costruire il domani per le nuove generazioni bisogna costruire il domani per le nuove istituzioni con l'obiettivo, come è stato detto, di far partecipare tutti i cittadini sardi attraverso le istituzioni ed attraverso le organizzazioni ad un dibattito per ricostruire la Costituzione della Sardegna.

Se il Consiglio regionale rinuncia a questa funzione per dare spazio solo alla parte polemica del confronto è chiaro che sprecheremo, lo dico per il presidente Floris che non ha certamente questo obiettivo, altri cinque anni; non si deve offendere nessuno se, a distanza di cinque anni, oggi possiamo dire che tutta l'impostazione della fase costituente è stata un fallimento per quanto riguarda i risultati. Poi aggiungo che c'è una scusante che è comunque una colpa, e cioè l'ingenuità dei propositori dell'Assemblea costituente che hanno assegnato a Berlusconi il ruolo e la funzione di farci accedere a quella discussione. Un'ingenuità colpevole! Oggi un risultato è sotto gli occhi di tutti: non avete neanche il coraggio di chiedere a Berlusconi il perché non è stato concretizzato nessuno degli impegni che aveva assunto con voi a Roma.

Si torna, quindi, ad un'impostazione che era della minoranza di allora, oggi maggioranza , ma noi vorremmo che diventasse un'impostazione del Consiglio regionale, cioè il ruolo e la funzione del Parlamento dei sardi nella costruzione delle leggi fondamentali per il futuro di questa Regione.

Ci sono tanti colleghi della maggioranza, lo dico io che tante volte mi sono differenziato, e lo dico per il presidente Floris, che non subiscono in silenzio, che reagiscono e discutono; reagiscono, discutono e costruiscono soluzioni perchè la funzione politica della maggioranza è quella di proporre soluzioni di governo per questa Regione.

Siamo d'accordo per accelerare il confronto come dice il presidente Soru? Se siamo d'accordo bisogna fare stamattina uno sforzo ulteriore per superare le considerazioni che facciamo come maggioranza, si deve stabilire tra di noi una competizione per fare in fretta e bene, avendo chiaro che stiamo parlando di leggi fondamentali per la democrazia della nostra Regione, per ridisegnare la funzione della Sardegna in Italia ed in Europa.

Si indica, io dico giustamente, l'esigenza di far partecipare la nostra Regione, al pari delle altre regioni a Statuto speciale, al confronto nazionale, per recuperare che cosa? Per recuperare un ritardo antico della partecipazione della nostra Regione, se pure il presidente Floris ha ragione, Gramsci, Lussu, Bellieni e tanti altri hanno contribuito, ma si deve riconoscere che lo Statuto dell'autonomia della Sardegna è una conquista che è stata realizzata allora ma per un ragionamento che altri hanno fatto per noi. Perchè non è vero che la Sardegna ha partecipato con la stessa forza con cui ha partecipato la Sicilia o con cui hanno partecipato le regioni del nord Italia. Il nostro Statuto, che è uno Statuto importante per la vita che abbiamo vissuto, non è però partecipato come era stato partecipato allora, tant'è che a metà degli anni Cinquanta in Sardegna, per recuperare una partecipazione di popolo e di massa, e lo dico per il compagno Uras, dei ceti popolari, dei lavoratori, si fece il congresso del popolo sardo, proprio per riempire di contenuti ulteriori la Carta costituzionale della nostra Regione, per assegnare una funzione ed una partecipazione alle classi produttive di allora nella costruzione del futuro.

Insomma, mi pare, ed io lo affermo convintamente, che l'impostazione che diamo come maggioranza, presente anche nella relazione del Presidente, è che occorre ricostruire quella larga partecipazione, perchè stiamo parlando di una legge che non deve avere colori, se non quello della nostra Regione. Ci state, cari colleghi, a questo ragionamento? Lo volete fare con noi questo ragionamento? O invece stiamo stabilendo da subito che c'è una parte di questo Consiglio che si collega con la società di riferimento per costruire una proposta di Statuto, di leggi importanti per la Regione, e poi c'è un'altra parte importante di questo Consiglio, che è l'opposizione, che si riferisce ad una parte del popolo sardo per contrapporlo nella costruzione della Carta costituzionale della nostra Regione?

Perchè ci vogliamo proporre con un ragionamento di contrapposizione e non, come abbiamo fatto questa mattina già dalla relazione introduttiva, con uno sforzo unitario nel confronto di merito ed anche nelle procedure? Forse perchè non volete dare a Soru e a questa maggioranza la funzione di governo? Ma quella l'hanno data gli elettori, cari amici e cari colleghi, non è che l'hanno data quando abbiamo votato per le regionali, l'hanno data recentemente, confermando uno schieramento e un'impostazione politica e programmatica. Si tratta di rispettare quei risultati che ci sono stati e di aprire allora questa nuova pagina, come è stata chiamata, dell'autonomia. Per fare che cosa?

Presidente Floris, per fare molte delle cose che lei nel suo intervento ha detto. Però se lei le richiama, e noi ci dichiariamo d'accordo, perchè stiamo parlando di titoli, dei titoli che sono stati proposti, lei assieme a noi deve fare un passo in avanti e quei titoli, quei temi, quei valori, quelle funzioni, quel ruolo della Regione li facciamo diventare partecipazione di popolo, partecipazione di popolo non per assegnare ad una parte dei rappresentanti del popolo una funzione superiore nei confronti di un'altra parte, no! Per fargli assegnare una funzione unitaria, paritaria nella costruzione delle nuove leggi. Se c'è un limite perchè non riconoscerlo? Se c'è un limite che stiamo nascondendo e invece non si deve nascondere, è che se c'è una legge zoppa, quella che abbiamo trasferito dal Parlamento nazionale al Parlamento dei sardi che sancisce l'elezione diretta del Presidente, se c'è una legge zoppa la colpa è di quelli fra noi che siamo qui e che eravamo qui anche nella precedente legislatura, e siamo circa venticinque!

Quando si dice, lo dice il Presidente, che c'è bisogno di riequilibrare i poteri, non lo richiamiamo perchè è un titolo, ma perchè occorre entrare nel merito per riequilibrare i poteri, ma è chiaro che noi siamo per l'elezione diretta del Presidente così come abbiamo detto in tante altre occasioni. Però come si ricostruisce una funzione unitaria della vita di questo Consiglio, del Parlamento dei sardi, sia nell'espressione legislativa che in quella esecutiva? Questo è il punto entrando nel merito ed aggiungo, lo dico per il collega Pili, entrando nel merito non solo nella Commissione autonomia. Non solo nella Commissione autonomia! C'è una differenza sostanziale tra l'intervento del presidente Floris per quanto riguarda la partecipazione, e quello che ha fatto il collega Pili. Si capisce che c'è nella minoranza una visione diversa della prospettiva che si vuole costruire, e si capisce. Ma io vorrei apprezzare almeno le parti che convergono sul metodo, poi ci misureremo nel merito.

E'di qualche giorno fa l'operazione di Pisanu di farvi militare tutti nella stessa organizzazione pur sapendo che non è possibile un'operazione di quel tipo, ma non perchè non c'è una volontà di aggregare, ma perchè c'è una differenza culturale anche nell'opposizione che si tocca con mano quando si affrontano i problemi. Altro che cercare le difficoltà della maggioranza! Allora, queste differenze, che noi sosteniamo e consideriamo una ricchezza del centrosinistra, fatele diventare una ricchezza del centrodestra, ma non può essere che voi proponete un meccanismo di confronto che sfocia nella paralisi, nel non fare, mentre c'è bisogno di fare e di fare in fretta.

Ho già detto in un'altra occasione che noi abbiamo rinunciato a lanciare sfide, noi vogliamo fare solo inviti alla partecipazione e lo facciamo anche in un momento di difficoltà nel rapporto tra le forze politiche nazionali, perchè l'esempio del Parlamento nazionale su una legge fondamentale come quella elettorale non è un esempio al quale richiamarsi in una discussione come questa, perchè è stata modificata una norma sotto le elezioni, ma noi avendo chiaro che anche questo è un elemento che può incidere non positivamente nella discussione, abbiamo preferito aprire il confronto; aprire il confronto sottolineando che persino i testi che abbiamo messo in circolazione noi stessi li consideriamo un contributo alla discussione. . Lo stesso Presidente dice, giustamente, che i testi possono essere cambiati, totalmente cambiati, riccamente cambiati, ma dandoci comunque dei tempi certi per la realizzazione di questa grande impresa che viene messa in capo a questo Consiglio regionale.

Al momento, lo dicevo prima al capogruppo Marrocu, non mi pare che sia stato colto lo spirito vero dell'iniziativa della maggioranza e non mi pare che sia stata colta neanche l'impostazione che è stata proposta dalla maggioranza per quanto riguarda il metodo del confronto. Ci sono molti, tanti iscritti a parlare, ma parliamoci tra di noi, vediamo come darci un obiettivo, nella giornata di oggi e di domani, per dire che questo scontro, se scontro deve essere, ha prodotto però un risultato e una convergenza o se invece, eliminata persino la parola scontro, diciamo che questo confronto ha prodotto una soluzione.

Ma se riuscissimo a dire che il confronto rimane aperto, a darci un appuntamento intermedio, ad avviare il lavoro che è stato proposto dal Presidente e riferito alla Consulta, e se vi proponiamo di incominciare il confronto anche di merito, da subito nella prima Commissione, di stabilire assieme come sentire le grandi organizzazioni sindacali e il sistema delle imprese, e poi assieme - assieme, lo dico per Floris, per Diana e per Giorgio Oppi -stabiliamo di convocare tutti i consigli comunali della Sardegna in una grande manifestazione solenne per avviare questo confronto sul lavoro unitario che noi abbiamo fatto, ma perché dovete dire di no? Ma perché dovete rinunciare a partecipare alla costruzione di questa grande stagione democratica? Perché? Per non dare la soddisfazione al centrosinistra di portare a conclusione un ragionamento antico che è quello della Costituzione che ha la mia età, 57 anni? E allora? E' vecchio, mi sento vecchio io, pensiamo quanto sono vecchie le norme!

E allora è possibile che nel giro di un mese, il tempo tecnico di organizzarlo, il Presidente della Regione possa fare una grande comunicazione al popolo sardo, rappresentato dagli eletti, per dire che questi sono i principi sui quali si apre la discussione e sui quali vogliamo lavorare?. Facciamo fare un grande passo in avanti alla nostra Regione per recuperare quel rapporto con la Sicilia, per recuperare quel rapporto con il Trentino, per recuperare il rapporto con il Parlamento nazionale. Perché non la facciamo questa operazione? Che cosa ci impedisce di farla? Che cosa ci impedisce di andare di fronte agli eletti, tutta gente che sa leggere e scrivere sul piano politico, che non si convince per le belle parole che può dire uno di noi, perché esiste militanza, partecipazione, cultura, sostegno di parti importanti delle scelte economiche che si fanno in Sardegna; quindi apriamo il confronto e nessuna di queste persone darà ragione a questo o a quell'altro senza avere fatto un proprio ragionamento.

Ma se dovessimo uscire da qui dicendo che il mese di novembre è il mese del grande confronto unitario con tutti i consigli comunali convocati solennemente a Cagliari per discutere del contenuto dei tre testi importanti, fondamentali: Statuto, legge elettorale e legge statutaria, se apriamo questa grande, democratica, organizzata e coordinata discussione, senza che la maggioranza le faccia da padrona e gli altri siano lì soltanto per fare presenza, se facciamo questo confronto ci guadagna la politica, ci guadagnano le istituzioni, ci guadagnano i partiti ma soprattutto ci guadagnano i cittadini. E a noi, a quelli che sono qui, viene riconosciuto un ruolo e una funzione e si parlerà di noi non solo per gli stipendi, non solo per le cose delle quali normalmente parla chi ha cervello da gallina!

Allora se intendiamo portare avanti questa grande iniziativa noi potremo dire che si apre una stagione di riforme non nel palazzo per il palazzo, ma io che sono di cultura marxista, quindi anche leninista, non solo il compagno Uras, dico che le grandi idee vengono proposte e le proposte normalmente vengono fatte da chi svolge una funzione. Se la Giunta regionale quindi ha richiamato tutti noi a svolgere una funzione e poi, magari, nel merito avevamo opinioni diverse, intanto si apprezza l'iniziativa, poi si entra nel merito e poi si fa l'accordo, e quando non si hanno le opinioni convergenti si discute sino a trovare il punto d'incontro. Non si può dire però che si avanza una proposta per limitare la partecipazione, perchè non era questa la nostra intenzione, per cui anche quando voi non solo "la penserete così" , ma "la canterete così", vi dobbiamo dire che la nostra posizione non è quella, è questa che vi stiamo dicendo. Gradiremmo avere risposte e aggiungo, perché la materia è complessa, risposte anche non conclusive; ma io sono convinto che riceveremo delle risposte positive almeno sulla procedura.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, a dire la verità io mi accingo a svolgere questo intervento con un po' di imbarazzo. E, badate, l'imbarazzo non è legato a una particolare circostanza, per cui lo manifesto oggi in assenza di altri sentimenti; io parlo per me, ma credo di interpretare anche il pensiero dei colleghi di Forza Italia e di altri colleghi, non soltanto della opposizione, perché credo che siano tanti quelli che o per ruoli o anche per stato di necessità non possono esprimersi liberamente.

Dunque dovremo discutere delle regole - il presidente Spissu ha parlato di una discussione a 360 gradi - che legano dal punto di vista istituzionale le comunità dei sardi fra loro, la Sardegna all'Italia e anche all'Unione Europea. Noi dovremo cioè, e questo su indicazione e richiesta del Presidente della Regione, iniziare a riscrivere le regole del patto democratico. E nel fare questo, però, cari colleghi, iniziamo certamente nel peggiore dei modi perché prendiamo atto che la Giunta regionale, o meglio il suo Presidente, ha già scritto il corpus delle norme e delle regole. Non è ben chiaro e, badate, io questo lo dico assolutamente senza nessuna ironia, se il Consiglio è veramente chiamato a recepire queste norme già pronte per il tramite di una Consulta che dovrà essere insediata (ma io sinceramente non so quali potranno essere i poteri reali di questa Consulta), oppure se invece questo Parlamento, così come sarebbe logico, come sarebbe giusto, ha ancora conservato il proprio ruolo, che, non dimentichiamolo, è quello di legiferare e di legiferare in tutte le materie, dall'acqua all'aria, sulle coste così come sui mari.

Purtroppo, spero di non essere troppo pessimista, credo che l'ipotesi più giusta sia invece la prima e questo perché credo che il Consiglio regionale, e con lui tutta la Sardegna, stia vivendo la peggiore delle stagioni. La stagione della mortificazione istituzionale a fronte di un Esecutivo strabordante; un Esecutivo che decide tutto e per tutti e che ci costringe, a dir la verità più a voi che a noi, a prendere atto solamente delle verità che ci vengono proposte in quest'Aula. E questo spesso sotto la costante minaccia dello scioglimento, lo ha sottolineato prima il collega Floris, che ci costringerebbe quindi a tornare in anticipo alle urne e alla campagna elettorale. Però basta accettare semplicemente lo stato delle cose ed ecco che tutto diventa certamente più facile.

Questo, colleghi, è il quadro, è la fotografia delle nostre istituzioni oggi, la fotografia di una Sardegna, di un'Isola che appare come un immenso campo minato per cui dovunque giriamo si corre il rischio di saltare per aria. Il Consiglio regionale è ingessato, non cammina perché a ogni sua riunione è costretto ad affrontare temi lanciati dalla Giunta, anzi di più, a ratificarli. E la Commissione autonomia, lo ha già detto il collega Mauro Pili, che dovrebbe essere il primo dei motori dei cambiamenti istituzionali della nostra Isola, anche quella è ingessata e minata, anzi di più, è saltata in aria con un Presidente, il collega Maninchedda, che ha il difetto soltanto di non essere più in linea con il Presidente della Regione. Dunque il collega Maninchedda è perdente, deve essere rimosso anche se tutti i partiti, compresi i partiti della maggioranza, possono pensare diversamente.

Bisogna riconoscere che questo è un riformismo che non si ferma soltanto al Presidente della Regione, perché procede e insieme maschera la realtà di un fallimento oramai conclamato, perché, diciamolo chiaramente, la Sardegna in quest'ultimo anno e mezzo non è cambiata, non è certamente cambiato nulla! C'era la lottizzazione nelle ASL, l'avete detto nella scorsa legislatura, e lottizzazione c'è ancora negli uffici, nel sottogoverno della sanità. C'erano figli e figliastri nella pubblica amministrazione, ci sono ancora e forse ce ne sono ancora di più, sardi e non sardi. Il presidente Soru - mi dispiace che sia andato via - stamattina ha parlato delle servitù militari e ancora una volta, certo, si combatte e dobbiamo combattere contro gli americani per La Maddalena. Ma è altrettanto certo, colleghi, e tutti in quest'Aula, noi lo sappiamo, ma è molto più facile fare finta di non saperlo, che si combatte una battaglia che non può essere né vinta né persa oggi, quindi diventa una battaglia sterile e di facciata, soltanto fumo da buttare in faccia ai cittadini sardi.

Nel frattempo le servitù militari che si possono liberare in tutta Italia sono ancora al loro posto. Perché non si combattono le battaglie possibili, caro Presidente? E poi c'è la questione del lavoro, che è realmente la tragedia che colpisce tutte le città e tutti i comuni dell'Isola.

Dicevate che le misure economiche di sviluppo del centrodestra erano fallimentari, d'accordo, ma le vostre dove sono? Cosa vuol dire che puntate sulla conoscenza e l'innovazione? Dove sono le buste paga della conoscenza e della innovazione? Sono questi i temi, questi e tanti altri, la sovranità, i diritti minimi e le garanzie sociali, sono questi i temi da recepire nel nuovo Statuto. Sono questi i temi che dobbiamo affrontare e sui quali dovete trovare una posizione che sia utile alle nuove e prossime generazioni dei sardi, perché per loro sarà il nuovo Statuto, come per noi è stato, in questi cinquant'anni, questo Statuto che, giusto o ingiusto che fosse, ce lo hanno lasciato i padri costituenti della Repubblica.

La prima delle regole per impostare il nuovo Statuto è il rispetto del valore democratico. Invece si dice no all'Assemblea costituente, no quindi ad un processo democratico di consultazione con gli elettori, ma si istituisce una Consulta dopo che il Presidente ha già definito il campo, anche se apprezzo molto il tentativo dell'onorevole Cugini di coinvolgere assieme, e assieme lo ha sottolineato più di una volta, tutti i consigli comunali dell'Isola. Ma questa non è quell'Assemblea costituente che molti di noi hanno cercato di realizzare nella scorsa legislatura, molti sono presenti anche in quest'Aula, senza appartenenze partitiche e senza colori politici se non quello della Regione, onorevole Cugini.

Il presidente Soru ha detto che questa proposta potrà essere cambiata, migliorata, addirittura contraddetta. Ma io mi chiedo che cosa accadrà mai se questa Consulta dovesse deliberare norme o sposare principi poco chiari e poco cari - scusate il bisticcio di parole - al presidente Soru? Un'altra carica come quella impiegata contro il Consiglio, contro la Commissione autonomia e quindi un'altra mina contro la Sardegna e contro la democrazia. Grazie, Presidente, e alla prossima riforma!

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, stimati Assessori, colleghe e colleghi, nel prendere la parola nel corso di questo importante appuntamento sulle riforme, mi permetto di sottolineare che questa giornata è segnata da un tratto decisamente negativo per la Repubblica e per la democrazia. Quello che è accaduto ieri alla Camera è il sintomo di una mentalità che, alimentando l'esclusione della rappresentanza delle donne nelle istituzioni, ribadisce la volontà di una visione monosessuata della vita democratica.

Quello che a me sembra più grave, tuttavia, al di là del vergognoso voto che ha negato anche una misera presenza femminile nelle liste di un proporzionale finto e ingannatore è quanto è avvenuto fuori dall'Aula: troppi deputati hanno festeggiato un risultato del quale avrebbero dovuto soltanto vergognarsi. Non è, quindi, fuori tema sottolineare che non può mancare nello Statuto d'autonomia, nella legge elettorale, nella legge statutaria e anche nella legge di organizzazione il principio di parità d'accesso di donne e uomini.

Il discorso in particolare riguarda la legge elettorale: le liste per le elezioni regionali devono contenere un eguale numero di candidati dei due sessi, elencati in modo alterno e deve essere data agli elettori la possibilità di esprimere un doppio voto di preferenza indirizzato a candidati della stessa lista, ma di sesso diverso. Ovviamente, un analogo discorso vale per la formazione della Giunta e degli organi di amministrazione degli enti. E' una battaglia, cari colleghi, che le donne hanno ingaggiato, seppure vanamente, da diverse legislature non per sé stesse, badate, ma per dare maggiore dignità all'Assemblea rappresentativa del popolo sardo. Per questo motivo il nuovo Statuto e la Consulta che dovrà elaborarlo dovranno tenere conto del percorso di emancipazione delle donne e del nuovo ruolo che hanno assunto all'interno della società. Come socialista mi impegnerò perché si trovino tutte le convergenze possibili per realizzare una società meno squilibrata e attivare forme di rappresentanza che favoriscano la crescita di tutti, indipendentemente dal sesso.

Per quanto concerne la riforma che il Consiglio dovrà approvare in tempi rapidi, che significa non frettolosamente, non è possibile prescindere, benché si tratti di un pacchetto molto articolato, dalla grave situazione di emergenza sociale che riscontriamo nell'Isola, una condizione veramente preoccupante. Autogoverno, sovranità, autodeterminazione devono conciliarsi con l'esigenza di mantenere sempre alta la dignità delle diverse componenti della società e quindi del popolo. Ciò significa intervenire per garantire maggiore occupazione e sostenere le fasce più deboli. Secondo i socialisti, ed in proposito la segreteria ha elaborato un apposito documento, deve essere istituita al più presto la Consulta sulla base della proposta di legge, di cui è primo firmatario l'onorevole Peppino Balia, attualmente all'esame della Commissione autonomia. Essa dovrà contenere principi e valori della specialità autonomistica del popolo sardo, definire i rapporti con lo Stato e l'Unione Europea, prevedere nuovi strumenti per la solidarietà nazionale, integrare le competenze primarie legislative della Regione, nonché garantire risorse finanziare adeguate ma stabili e fissare i cardini della forma di governo; prevedere, inoltre, l'elezione del Consiglio regionale con il sistema proporzionale.

E' opportuno che alla Consulta sia affiancato un albo regionale, come proposto in una lettera alla Commissione autonomia dalle colleghe consigliere Giovanna Cerina, Mariuccia Cocco e da me. Un albo aperto ai contributi di cittadine e cittadini, singoli o associati, in modo da arricchire ulteriormente il panorama dei saperi e delle idee, come peraltro previsto nella proposta di legge dalla costituzione del comitato, che avrebbe con l'albo uno strumento in più per sentire tutte le voci, quelle dissonanti e quelle più lontane dalle istituzioni.

Alla base del nuovo Statuto per i socialisti devono esserci numerose competenze primarie tra cui quelle sui diritti civili, oltre ovviamente la questione femminile, tutta la sfera dei diritti dei cittadini. Occorre pensare, per esempio, al fondo regionale di previdenza complementare, a istituire la figura e l'ufficio del difensore civico. E' altresì indispensabile inserire una questione delicatissima per i nostri tempi, cioè il sistema delle comunicazioni e l'istituzione di una autorità regionale indipendente che possa governare tutta la materia in Sardegna. Inoltre la messa al bando degli OGM, gli organismi geneticamente modificati, a salvaguardia dell'identità o, se si preferisce, per essere più precisi, delle biodiversità e della qualità quindi dei nostri prodotti agro alimentari.

Con specifico riferimento alla legge statutaria, lo SDI ritiene necessario prevedere una disciplina limitata a quanto previsto nell'articolo 15 dello Statuto senza estensioni né a materie tipiche dello Statuto, cioè ai principi e ai valori che sono propri della Carta costituzionale o di competenza del Regolamento consiliare e di altre leggi ordinarie. Inoltre deve prevedere una Giunta di governo che abbia poteri propri anche riguardo a successivi atti del Presidente e dei singoli Assessori e che sia composta da almeno un vice presidente, come del resto già oggi recita la normativa con cui si è votato, oltre che da un numero adeguato di Assessori ai quali attribuire le funzioni previste dall'articolo 34 dello Statuto speciale. Fermo restando i poteri costituzionali del Presidente di nomina e di revoca degli Assessori, la legge statutaria deve prevedere che ciò avvenga dopo il voto del Consiglio regionale. La legge di organizzazione, infine, deve farsi garante del principio di legalità, prevedendo che sia la norma legislativa e non il regolamento a definire le attribuzioni delle direzioni generali rinviando, invece, ad un atto amministrativo, benché non regolamentare, l'ulteriore strutturazione interna.

Sono profondamente convinta della necessità di una stagione di riforme che sia condivisa, espressione della Sardegna attuale, fortemente orientata verso il futuro; una stagione in cui andrà a manifestarsi il senso di appartenenza e il rispetto delle istanze provenienti dalle forze sociali e dal mondo produttivo per ridefinire il nostro profilo in evoluzione senza rinunciare alle radici.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sabatini. Ne ha facoltà.

SABATINI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, intervengo solo per contribuire al dibattito con alcune sollecitazioni. Sappiamo tutti che in quest'ultimo decennio nella nostra Regione vi è stato un importante dibattito, un enorme lavoro di elaborazione sui temi della riforma dello Statuto; io ho dedicato alcune ore, in queste ultime settimane, a rileggere atti, interventi, testi che sono appunto il frutto di questo dibattito. Un frutto importante che è diventato ormai parte del patrimonio culturale di tutti noi; e alcuni dei concetti riproposti all'opinione pubblica in questi giorni, ma alcuni degli stessi contenuti della bozza di legge statutaria proposta dalla Giunta, sono secondo me proprio il frutto di quelle elaborazioni, sono la conseguenza di quel lungo dibattito che si è tenuto in questi anni.

Dire che non c'è niente di nuovo per me è un fatto positivo, nel senso che dobbiamo valorizzare ciò che è avvenuto in passato, ciò che si è discusso, ciò che si è elaborato, non deve essere perso niente, certamente la nostra funzione è di aggiornare quel patrimonio, di rapportarlo ai fatti di oggi, ma non va disperso anzi va valorizzato come è giusto e come si sta facendo. Credo però che sia maturo il tempo in cui si deve passare dalle parole ai fatti, alla scrittura di un articolato che raccolga tutte le nostre idee, tutti i nostri principi, tutte le nostre elaborazioni in materia di Statuto, legge statutaria, riforme in generale. Riconosciamo tutti, come è stato detto da chi è intervenuto prima di me, l'urgenza di riscrivere lo Statuto e la legge statutaria per riaffermare innanzitutto il principio della nostra autonomia che deve essere alla base della Carta fondamentale dei sardi, ma anche per ripensarne i principi fondamentali che dovranno guidare nel futuro noi e la nostra Regione.

La prima Commissione ha elaborato un disegno di legge che credo sia il momento di esaminare, di portare in Aula e di apportare le correzioni che riteniamo utili, ma credo sia anche il momento di nominare una Consulta. Questo lavoro va avviato, come diceva bene il collega Cugini, con una concertazione di tutti i Gruppi consiliari, con un grande consenso, con una larga intesa perchè tutto ciò dev'essere il frutto di un grande patto che dev'essere costruito all'interno di quest'Aula. Ma abbiamo anche il dovere di avviare ciò che il Titolo V ci consente, cioè la costruzione di una legge statutaria che in tempi più brevi può essere approvata, tempi brevi che saranno dettati dalla nostra capacità di aprire il dialogo, ecco perché è importante la concertazione. Abbiamo avuto l'esempio di un obiettivo raggiunto in tempi brevi e con l'accordo fra tutte le parti, maggioranza e opposizione, con l'approvazione del Regolamento interno; quella è la via maestra che dobbiamo perseguire perchè anche per la legge statutaria si possa arrivare in breve tempo all'approvazione.

Condivido e ritengo positivo il fatto che si sia messa a disposizione una bozza di legge statutaria che ci consente di entrare nel merito, come ha detto più volte l'assessore Dadea; una bozza che ci consente di dire ciò che va bene e ciò che non va bene, ciò che vogliamo cambiare e come vogliamo cambiarlo. Questo è il lavoro e il grande sforzo che tutti noi dobbiamo compiere, perché quella bozza è aperta al ragionamento, è aperta al cambiamento senza nessun condizionamento.

Personalmente credo di poter affermare che all'interno del nostro Gruppo è in corso un dialogo franco, sereno su tutti i fronti; stiamo infatti approntando un documento che suggerirà a quest'Aula, alla Giunta, tutte le modifiche che noi riteniamo necessarie per migliorare quel testo. Questa è la via che stiamo percorrendo, che non mi pare una via che condizioni nessuno, anzi è una via aperta al confronto con tutti. Ma ribadisco che il confronto deve essere franco, leale, sereno, perché stiamo progettando il futuro della nostra Regione. Il presidente Spissu diceva prima che non stiamo affrontando un ordinario compito, non stiamo costruendo un legge ordinaria di questa Regione, stiamo scrivendo i principi fondamentali che dovranno guidare il futuro della nostra Regione;quindi questo non lo può fare la sola maggioranza.

E' necessario davvero riflettere sulla necessità di un grande impegno perché questa è una sfida per tutti, maggioranza ed opposizione, deve essere quindi il frutto di una grande intesa e di un patto tra i sardi, ma io direi di più, è necessaria una riflessione allargata a tutto il popolo sardo. Non possiamo relegare questa riflessione, questo lavoro ai soli Gruppi consiliari, alla Giunta, alle sole direzioni dei partiti, è necessario andare nei territori per ascoltare la gente; qualcuno proponeva una grande assemblea dei sindaci a Cagliari, io pensavo a grandi assemblee nelle otto province sarde dove ascoltare la gente, dove spiegare l'impegno che ci anima, il perché vogliamo riformare lo Statuto e, allo stato tempo, metterci in ascolto per raccogliere elementi di novità sulle urgenze che la nostra società esprime. Credo che se queste saranno assemblee vere non saranno una perdita di tempo, ma saranno un elemento positivo, daranno un apporto e un contributo importanti.

La nostra Regione vive momenti di forte difficoltà economica, e questo è un elemento importante che ci guida alla riscrittura dello Statuto, alla scrittura della legge statutaria ma anche alla realizzazione di tutto il progetto di riforma della Regione. Vogliamo rendere, attraverso lo Statuto e il progetto di riforma, la Regione più efficiente, più incisiva. L'Istat nei giorni scorsi ha diffuso uno studio dal quale risulta che il 12 per cento delle famiglie italiane vive uno stato di disagio, sicuramente il dato relativo alla Sardegna è molto più alto. Siccome noi siamo sensibili come coalizione di centrosinistra, ma lo è anche tutto il Consiglio, alle esigenze delle nostre famiglie, dei nostri territori, dei nostri imprenditori, dei nostri enti locali, riteniamo necessario lavorare per un progetto di riforme sapendo però che le riforme hanno bisogno di tempo, perchè le riforme vanno pensate, vanno condivise, vanno scritte, ma non basta, poi bisogna realizzarle, metterle a regime perché finalmente operino positivamente sull'economia dei nostri territori. Quindi, le riforme hanno bisogno di tempo, ma intanto dobbiamo cercare di accelerare e dare attuazione a tutte quelle leggi che nell'immediato possono dare risposte e sulle quali dobbiamo sollecitare la Giunta. Penso alle leggi di incentivazione (la 51, la 9, la 15) che tardano ad arrivare al destinatario finale. Penso ad esempio agli incentivi per l'occupazione, penso ai voucher formativi che i giovani attendono e ancora non sono disponibili. Penso ai ritardi esistenti nel trasferimento dei finanziamenti ai comuni, comuni che hanno realizzato le opere, opere addirittura collaudate, ma che non possono pagare le ditte appaltatrici perché non hanno a disposizione i fondi, con la conseguente messa in crisi di quelle imprese.

Dobbiamo lavorare quindi per accelerare la ripresa dei processi produttivi; pensiamo ai laboratori territoriali sulla programmazione negoziata che sono in corso e per i quali mi auguro che si arrivi, nel più breve tempo possibile, alla pubblicazione dei bandi così che possano essere stanziate le risorse a favore di quei territori.

A proposito di comuni vorrei dire che noi nella prossima finanziaria non possiamo permetterci di tagliare i trasferimenti ai comuni, molti dei quali già l'anno scorso hanno avuto difficoltà a rispettare il patto di stabilità; e non rispettare il patto di stabilità significa non poter contrarre mutui, e non contrarre mutui significa non poter partecipare agli stessi bandi Por che pubblicheremo nei prossimi mesi. Allora bisogna avere una attenzione particolare in questo momento per gli enti locali perchè la finanziaria nazionale li penalizzerà ulteriormente.

Detto questo concludo dicendo che tutti noi dobbiamo veramente capire l'importanza e l'urgenza di procedere speditamente alle realizzazione delle riforme, alla riscrittura dello Statuto: questo obiettivo sarà possibile senza seguire scorciatoie. L'onorevole Floris suggeriva l'approvazione di norme stralcio, queste norme sono incostituzionali, chi ha percorso queste vie è stato ripreso infatti dalla Corte Costituzionale, quindi è un percorso non utilizzabile, mentre noi abbiamo dei percorsi chiari su cui lavorare e procedere. Tutto questo sarà possibile se saremo capaci di dialogare, affiancando al dialogo la capacità di lavorare insieme.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, Assessori, colleghi del Consiglio, l'intervento dell'onorevole Cugini, con l'immancabile invito ad una collaborazione fra maggioranza e opposizione, non mi ha stupito, è un ritornello che viene riproposto ogni qualvolta si presentano ostacoli e problemi di una certa levatura. L'invito a questo ragionamento comune cade ogni qualvolta dobbiamo fare qualche scelta e la maggioranza prosegue il suo cammino come se fosse un rullo compressore.,

Presidenza del Presidente Spissu

(Segue MORO.) Negli interventi sia del Presidente del Consiglio, Spissu, che del Presidente della Giunta regionale è emersa soprattutto la parola "urgente". È urgente lo Statuto, è urgente la legge elettorale, è urgente la riorganizzazione della Regione Autonoma della Sardegna; e se non mi ha stupito l'onorevole Cugini, mi hanno stupito invece il tono e il modo, che né io né il Consiglio conoscevamo, con cui il Presidente della Giunta regionale ci ha presentato la proposta di legge statutaria dicendo che come Giunta avevano elaborato una proposta che il Consiglio, se vuole, può anche modificare, stravolgere, , bocciare.

Non più tardi di qualche mese fa, il presidente Soru, quando si è presentato in quest'Aula per fare importanti comunicazioni sui problemi delle strutture in agricoltura, ai giornalisti, ai curiosi, agli ottantacinque consiglieri ha detto, molto serafico, con quella crudezza telegrafica che fino a oggi gli ho riconosciuto, di aver sostituito l'assessore Addis;, oggi invece si scusa per aver redatto una bozza sulle riforme.

Credo che mai come in questa occasione, cioè la presentazione della proposta si legge statutaria del presidente Soru, si sia registrato un dissenso trasversale così profondo, convinto e motivato sul metodo e sul merito. Certo, gli accenti sono diversi perché la maggioranza dopo una serie di strappi prova a minimizzare quello che invece emerge come un grande dato politico di fondo.

La maggioranza non riesce cioè ad essere una vera coalizione, non ha coesione sulle cose importanti e nemmeno su quelle secondarie, è incapace di elaborare un progetto che risponda davvero alle attese, ormai troppo lunghe, dei sardi, non si riconosce mai in ciò che fa il Presidente e quasi mai neppure in se stessa, come dimostra la frammentazione di alcuni Gruppi che la compongono.

Cari colleghi, questo è il clima peggiore possibile per fare una riforma così importante. Ma in questa sede non ci interessa tanto portare nuove prove dell'immobilismo politico e programmatico del governo regionale, quanto piuttosto far conoscere ai sardi le nostre opinioni sul nuovo Statuto della Regione di cui certamente c'è un forte bisogno.

Il nostro giudizio complessivo sul progetto del presidente Soru è del tutto negativo per le ragioni che spiegheremo in dettaglio più avanti, volendone dare una definizione si può dire che non ha un'anima, è un progetto senz'anima, trascura colpevolmente i più alti principi della Costituzione, non incide sulla società sarda perché ne ignora i valori profondi, è attraversato da un allarmante relativismo etico sul piano sociale, propone in alcune parti un misto di assolutismo personale del Presidente, , di demagogia spicciola e di fondamentalismo, come è stato appunto rimarcato in diversi interventi dei colleghi che mi hanno preceduto.

Il nostro esame del documento inizia con la sottolineatura di un principio fondamentale, contenuto nello Statuto vigente, che viene completamente sovvertito nonostante sia una enunciazione di grande buon senso e cioè che il governo regionale agisce su base collegiale sotto il coordinamento del Presidente per attuare il programma politico della maggioranza consiliare. Questo è enunciato nello Statuto vigente.

Qualcuno di destra, di centro, di sinistra, di alto o di basso vorrei che mi dicesse se è o non è d'accordo su questa dichiarazione, su questo principio; io credo sinceramente che tutti concordiamo. Se così è crolla immediatamente il primo caposaldo della proposta del presidente Soru, direi l'architrave che sorregge l'intera costruzione e che è l'esatto contrario del precedente enunciato in quanto si dice che la Giunta attua il programma del governo sulla base degli indirizzi del Presidente, quindi è impossibile individuare un modello costituzionale o statutario che contenga un passaggio del genere.

Qualunque forma di governo, e restiamo ovviamente nell'ambito delle democrazie, è fondata sul diritto - dovere di governare che gli elettori assegnano alla maggioranza. La sovranità appartiene al popolo, dice la Costituzione, che la esercita nelle forme previste dalla legge attraverso appunto la libera espressione del corpo elettorale da cui nasce una maggioranza. Nel nostro sistema i cittadini scelgono, e giustamente, prima del voto anche il programma che la maggioranza potrà attuare se avrà il necessario consenso.

È vero, gli elettori scelgono anche il Presidente, ma solo come espressione di una coalizione. Scelgono il programma ma solo come conseguenza della elaborazione di una serie di proposte provenienti da una coalizione. Qui invece siamo di fronte ad un corpo elettorale che non conta nulla perché tanto gli indirizzi di governo li detta il Presidente. E non conta nulla nemmeno la maggioranza per lo stesso motivo e nemmeno i componenti della Giunta per ragioni analoghe.

Se volessimo fare una provocazione, e consentitemi di poterla fare, ruberò soltanto qualche secondo in più, se esistesse al mondo un sistema con queste caratteristiche ne deriverebbe una sola conseguenza, e cioè che il Presidente si dovrebbe candidare da solo o con un suo partito e raggiungere un consenso del 51 per cento dei voti. Proseguendo nelle tesi provocatorie potremmo aggiungere che se il presidente Berlusconi, che qui viene citato ad ogni pie' sospinto sia dalla maggioranza che dall'opposizione, avesse lanciato un'idea lontanamente simile a quella di Soru sarebbe venuta giù l'Italia e forse anche l'Europa.

Sarebbe interessante in proposito sapere che cosa pensano i colleghi della sinistra ed i loro alleati di questo passaggio così innovativo, per noi eversivo, di quella che dovrebbe essere la loro riforma. Numerosi articoli del testo, come dicevo in precedenza, si prestano a più di una giusta critica sotto diversi profili. Difficile immaginare ad esempio in che cosa consista l'arbitraria estensione di appartenenti alla comunità sarda, attribuita anche a coloro che posseggono una semplice tradizione familiare o generici legami con l'isola di natura culturale, economica, sociale.

A parte il fatto di per sè e per niente trascurabile che il nostro ordinamento disciplina compiutamente il concetto di cittadinanza, e il documento del presidente Soru sorvola con grande disinvoltura su questo aspetto, occorre porsi alcune domande. Chi e in quale forma innanzi tutto potrà acquisire la qualifica di componente della comunità sarda e quali diritti-doveri faranno capo a questo singolare istituto? Chi potrà certificare lo spessore delle tradizioni familiari o l'incidenza di eventuali legami di natura culturale con la nostra terra?

A volere sorvolare su questi elementi fondamentali, senza i quali non si può configurare nessuno status, degno di questo nome, sembra di trovarsi di fronte ad una nuova specie di cittadinanza sarda onoraria. Ma da quando in qua le regioni attribuiscono cittadinanze onorarie? Questo riconoscimento non lo possono dare certo le regioni, forse la Regione Autonoma della Sardegna intende sovrapporsi allo Stato su questa materia e fare le leggi che più le piacciono.

Scorrendo poi la ricca casistica delle incompatibilità ci si potrebbe astrattamente imbattere in qualcuno di solidi legami, eccetera, con la Sardegna ma che purtroppo per lui dirige un'azienda in legittimi rapporti di affari con l'Amministrazione regionale. Forse lei stesso, presidente Soru, avrebbe corso il rischio di restare impigliato nella griglia di incompatibilità che adesso ha predisposto. Questo fortunato personaggio, dicevamo, avrebbe i titoli per essere componente della comunità sarda ma non quelli per essere candidato consigliere regionale. Ai posteri l'arduo compito di dirimere la complessa questione giuridica che potrebbe essere sollevata davanti a chissà quale Tribunale!

Analoghe considerazioni si possono svolgere su un'altra parte del testo, che forse secondo le intenzioni vorrebbe essere qualificante, quello sulla lingua sarda. Nel testo proposto si dice che è elemento costitutivo dell'identità;, se ci fermiamo sul piano dell'enunciazione del principio, e non di più, possiamo anche essere d'accordo. Però nel testo si prosegue precisando ciò che tutti i sardi sanno benissimo, e cioè che non esiste una lingua comune dei sardi, da La Maddalena a Carloforte, da Alghero a Villasimius, per il semplice fatto che non è mai esistita. Al massimo la si può costruire a tavolino ma allora è tutta un'altra cosa. Difatti, proseguendo nella lettura del documento, ci si imbatte nella tutela delle minoranze storiche e linguistiche, come dire che siccome non esiste una lingua comune e ne è stata creata una in provetta, poi bisogna tutelare le minoranze linguistiche che queste, sì, invece, sono storicamente radicate nelle diverse aree della Sardegna, e queste, sì, hanno concorso e concorrono a formare l'identità regionale. Davvero un esercizio dialettico di alta acrobazia per accontentare tutti, senza in realtà riconoscere niente a nessuno, interpretando in modo assai maccheronico la storia della Sardegna che avrebbe diritto a ben altra considerazione.

La lacuna più grave di questa proposta, come abbiamo detto in apertura schierandoci decisamente contro il relativismo etico e morale che la attraversa, è il vuoto assoluto dei valori; confondendo i mezzi con i fini si immagina una Sardegna del futuro orientata alla conoscenza e alla innovazione, e questa è materia di tutti i giorni ogni qualvolta ci confrontiamo con il Presidente. Concetti estremamente cari al presidente Soru che, come si sa, su questo ha costruito la sua fortuna di imprenditore.

Per noi conoscenza e innovazione sono e restano mezzi per raggiungere obiettivi giusti e condivisibili se si vuole, ma sempre al servizio dell'uomo, di un uomo che non può esaurire la sua esistenza solo accrescendo le sue conoscenze tecnologiche e connettendosi velocemente, magari anche a basso costo, alle reti planetarie. Una persona ha bisogno di altro, e ha bisogno anche di ritrovare questo altro nella carta fondamentale della sua regione oltre che nella Costituzione della sua Nazione.

In questa bozza, speriamo che sia tale e che rimanga tale, di legge statutaria, ecco il molto altro di cui parlavo prima che manca, non compare neanche una volta, vi sfido a trovarla, la parola "famiglia". Non si fa cenno neanche una volta alle problematiche dell'infanzia, degli anziani, dei disabili, non c'è un riferimento alla Chiesa, come grande e insostituibile soggetto sociale della comunità sarda. Su questi temi c'è un vuoto allarmante, segno di una cultura non laica ma laicista che non può essere colmato da generici richiami a una cittadinanza sociale fatta, sì, di servizi, assistenza e prestazioni, ma che tiene volutamente nascosta la parte più significativa della realtà in cui viviamo.

A questo punto ci chiediamo se può esistere una vera cittadinanza ssociale che prescinde dal ruolo della famiglia, dai problemi degli adolescenti e degli anziani, dall'attenzione che questi soggetti devono incontrare presso tutte le istituzioni. Comprendo che per la sinistra di oggi, come per quella di ieri, questo sia un terreno quanto mai scivoloso, e mi sorprendo del fatto che tra i suoi alleati, della cosiddetta area moderata, nessuno abbia trovato il tempo di lamentarsi dell'assordante silenzio di questo testo su temi di tale rilevanza. Si poteva scrivere, per esempio, che la Regione sarda tutela la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio? Si poteva scrivere che la Regione tutela il primato della persona e della vita? Si poteva scrivere che la Regione sarda istituisce un osservatorio permanente sui problemi della famiglia o che favorisce con ogni mezzo, anche attraverso una apposita consulta, i processi di inclusione sociale dei disabili? Si poteva scrivere che la Regione collabora con la Chiesa cattolica e con quelle di altre religioni con le quali lo Stato stipuli, eventualmente, accordi o intese per il perseguimento del bene comune? A nostro avviso queste cose, e anche molte altre, non solo si potevano, ma si dovevano scrivere. Invece non ci sono, ed è una scelta che denunciamo e condanniamo, siamo davanti ad un testo che contiene un sistema di valori di riferimento che ci trova assolutamente contrari.

Così come non condividiamo la parte del documento che probabilmente è stata scritta con più attenzione o, meglio, con l'obiettivo di raggiungere certi risultati politici per regolare i conti di certi rapporti interni tra Presidente e maggioranza arrivati al minimo storico. Il testo ovviamente tira tutta la coperta dalla parte del Presidente, questo Presidente, come abbiamo ricordato in apertura. Viene annacquata la figura del vice Presidente, si tagliano gli Assessorati, naturalmente solo alcuni e solo quelli dove il Presidente vuole tenersi le mani libere, si accentrano le nomine e si dà un contentino alle Commissioni. C'è la sfiducia senza conseguenze per il Presidente. Ma manca la fiducia. Ci sono gli Assessori a tempo, ben sapendo che nella Pubblica amministrazione sono proprio i tempi che non si riesce a rispettare. C'è il Presidente dimezzato della Consulta di garanzia. Insomma nel progetto di questo edificio si vogliono riscuotere, e come, le quote di tutti i condomini ma la cosa più importante è che non si disturbi l'amministratore unico o il capo condomino, come normalmente viene detto, che lo si lasci lavorare come sa solo lui senza fargli perdere la pazienza.

Eppure in politica, cari colleghi, la pazienza ha un ruolo ed è una delle doti indispensabili per chi fa politica. Una volta chiesero ad Alcide De Gasperi se per governare servisse anche una buona dose di pazienza e lo statista rispose che ci voleva solo pazienza; e di quella dei sardi, restando in tema, questo Governo regionale e soprattutto questo Presidente ne hanno abusato fin troppo, anche perchè, parliamoci chiaro, i sardi non mangiano pane e riforme, qualcuno l'ha anche accennato questo problema, e con questo non vogliamo dire che le riforme non ci vogliono, tutt'altro, ma certamente non questo tipo di riforme. Sarebbe stato più opportuno individuare la nuova legge statutaria come un grande obiettivo di legislatura perchè è abbastanza difficile convincere i cittadini che questa è una priorità dell'oggi quando ogni giorno ne hanno davanti ben altre. E ben altre erano state le promesse della campagna elettorale. Il Presidente ha voluto dare una spallata? Bene, se ne assuma le responsabilità.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, il collega Diana ha posto il problema, ma ne hanno parlato anche altri colleghi, che la eventuale assenza del Presidente avrebbe dovuto portare ad una interruzione dei lavori Devo dire che proprio nel momento in cui si interviene per affermare la centralità del Consiglio, anzi sia colleghi del centrodestra che del centrosinistra invitano a liberarsi dal giogo tiranno del Presidente su un argomento, come quello delle riforme, che è specificatamente in capo a questo Consiglio, per me è una contraddizione assurda che si decida poi di interrompere i lavori del Consiglio proprio in assenza del Presidente della Regione..

Ciò che dispiace è non l'eventuale assenza del Presidente, giustificata da un impegno istituzionale importante per tutta la Sardegna, bensì l'assenza dei colleghi che ribadiscono la centralità del Consiglio e che, di fronte a un argomento così importante per il futuro della Sardegna, dimostrano invece poca passione e poco impegno istituzionale disertando i lavori dell'Aula. Io sono quindi del parere che noi dobbiamo proseguire i lavori e, semmai, come Capigruppo impegnarci a far sì che i colleghi siano presenti in Aula. Così si difende la funzione del Consiglio e dei consiglieri, non certamente con atteggiamenti di sfida e di autonomia annunciata ma non praticata nel concreto della nostra azione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, la richiesta di sospendere i lavori in assenza del Presidente della Regione è fondata sul rispetto che si ha per il ruolo istituzionale e la figura del Presidente della Giunta che è un componente essenziale e principale di questo Consiglio e con il quale c'è la necessità di un confronto e di un dialogo; non c'è nessuna volontà di dilazionare i tempi, quindi, tutt'altro. Tanto è vero, che se ci fossero le condizioni noi saremmo disposti a attendere l'arrivo del Presidente e continuare i lavori anche in tarda serata. Ma continuare i lavori mi sembra poco rispettoso verso il Consiglio, poco rispettoso verso il Presidente poco rispettoso verso i colleghi che hanno necessità di rivolgersi al Presidente in questo confronto; soprattutto mi sembra poco rispettoso nel caso si prosegua il dibattito, vista l'assenza dell'unica componente politica della Giunta. Con tutto il rispetto per gli Assessori tecnici, credo che questo sia un dibattito politico che coinvolge direttamente il Consiglio, pariteticamente con il Presidente. Stiamo discutendo sulle dichiarazioni del Presidente, sulla apertura dei lavori, sulo documento, su questo ognuno ha la sua visione delle cose; per quanto riguarda i colleghi assenti non li giustifico, non intendo giustificare né da una parte né dall'altra.

Lei sa bene, onorevole Marrocu, che molti colleghi seguono il dibattito in corso attraverso il circuito televisivo presente nelle stanze, sistema di cui anche lei usufruisce molto spesso; è ovvio che un dibattito di tale importanza richiede la presenza, ma questo è affidato al buon senso e agli impegni dei colleghi.

Presidente, ribadisco che la richiesta di interruzione, perlomeno da parte nostra, non è strumentale; comprendiamo che gli impegni istituzionali siano improrogabili e siamo disponibili a attendere nella stessa giornata di oggi e a proseguire nella giornata di domani. Credo che all'apertura dei lavori di questo pomeriggio sia opportuno che i Capigruppo si esprimano, o anche adesso se lei ritiene, sulla organizzazione dei lavori, tenendo conto che è necessario un reciproco rispetto tra il Presidente, artefice di questa discussione, e il Consiglio che deve svolgere il suo ruolo in un corretto, leale e opportuno confronto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, io ho sollevato il problema, ma non volevo creare un problema; infatti ho chiesto solo di capire se era opportuno che i lavori continuassero anche in assenza del Presidente. Punto. Questa era la nostra posizione, la posizione di un Gruppo che è presente in Aula con tutti i suoi componenti, che vuole partecipare alla costruzione delle riforme, che vuole anche scontrarsi nel merito, che sta seguendo un suo percorso, che credo sia in grado di proseguire (abbiamo già l'ha fatto predisponendo progetti di legge), per cui il riferimento al mio intervento, relativamente al voler strumentalizzare la presenza o meno del Presidente è un problema che non ci riguarda. Noi abbiamo solo detto che era opportuno valutare se la presenza in Aula del Presidente fosse indispensabile o meno.

Alla luce delle cose che ci ha riferito, devo dire anche in maniera piacevole, l'onorevole Marrocu, probabilmente ci stiamo indirizzando verso la giusta direzione, perchè il Consiglio si riappropria di un potere che gli è proprio. Io credo quindi che si debba lavorare in questa direzione e non trovare altri motivi per creare lo scontro o evitare di affrontare i problemi.

PRESIDENTE. Convoco una breve Conferenza dei Capigruppo, con i Capigruppo presenti, invitando i colleghi a stare in Aula per conoscere le decisioni della Conferenza sul proseguimento o meno dei lavori stasera..

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 38, viene ripresa alle ore 13 e 53.)

PRESIDENTE. Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di proporre all'Assemblea la prosecuzione dei lavori questo pomeriggio dalle 16 e 30. Quindi lavoreremo per l'intera serata, domani non ci sarà Consiglio e proseguiremo la discussione martedì alle 10 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 54.



Allegati seduta

isposta scritta a interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione SERRA sull'adeguamento degli ambiti territoriali delle Aziende sanitarie locali. (307)

In riferimento all'interrogazione in oggetto si forniscono gli elementi utili alla risposta.

Questo Assessorato sta procedendo alla definizione dei criteri per il trasferimento di strutture, servizi e personale ai nuovi ambiti territoriali, nonché alla ricognizione dei beni, delle attività e degli operatori interessati al passaggio. L'orientamento dell'Assessorato è quello di dare decorrenza all'adeguamento degli ambiti territoriali dal 01/01/2006, per evitare che tale operazioni, se posta in essere nel corso del presente anno, possa determinare disguidi dal punto di vista gestionale-amministrativo.

Al fine di assicurare la piena funzionalità dei sevizi e delle prestazioni da attribuire ai nuovi ambiti territoriali si sono fornite le opportune indicazioni alle Aziende USL interessate.

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione CALIGARIS - COCCO - SERRA - ATZERI sul ruolo e la funzione dell'Ufficio della consigliera e del consigliere di parità. (309)

Con riferimento alla interrogazione in oggetto si forniscono i seguenti elementi di risposta:

La legge 125 del 1991, al fine di favorire l'occupazione femminile e realizzare l'uguaglianza tra uomini e donne nel lavoro, anche mediante l'adozione di misure denominate "azioni positive" per le donne, nonché per la realizzazione delle pari opportunità, ha istituito la figura del Consigliere/Consigliera di parità, le cui funzioni originariamente previste all'art. 8 della succitata legge (titolarità dell'azione in giudizio avverso discriminazioni di carattere collettivo) sono state ulteriormente potenziate dal Decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 196:

Allo stato il Consigliere/Consigliera regionale di parità è preposto alla promozione e controllo dell'attuazione dei principi di uguaglianza di opportunità e non discriminazione per donne e uomini nei lavoro, e svolge compiti specificamente individuati dalla legge (art. 3, D.lgs 196/00) intraprendendo ogni utile iniziativa nell'ambito delle funzioni e compiti ad essi assegnati e dotato di autonomia funzionale.

Premesso quanto sopra, si precisa che la Consigliere regionale di parità per la Regione Sardegna è stata nominata dal Ministro del lavoro alla fine del 2003.

Nonostante il lasso di tempo trascorso dalla sua nomina, all'atto dell'insediamento dell'attuale Amministrazione regionale (luglio 2004), non risultavano ancora avviate le procedure dirette ad attribuire agli Uffici della Consigliere regionale e provinciali, i mezzi finanziari assegnati dallo Stato, per il loro regolare funzionamento, né risultava stipulata la convenzione regolatrice dei rapporti tra la Regione e il Ministero del lavoro, relativamente alle strutture, ai mezzi ed al personale.

Pertanto i primi interventi posti in essere dalla scrivente Assessore sono stati quelli diretti al superamento dei limiti frapposti al pieno svolgimento dell'attività, ovvero, previa determinazione dei criteri, ha proceduto alla ripartizione delle risorse assegnate dallo Stato tra la Consigliera regionale e le Consigliere provinciali.

Ancora prima della stipula della convenzione di cui all'art. 5, comma 2, del D.Lgs 23 maggio 2000, n. 196, ha anche provveduto all'assegnazione all'Ufficio della Consigliera regionale di alcuni locali ubicati presso la sede di questo Assessorato, le attrezzature ed il personale.

Tale assegnazione è quella risultante nella convenzione attualmente alla firma del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

I predetti adempimenti sono gli unici posti a carico dell'Amministrazione regionale.

La precarietà logistica in cui versa l'Assessorato al Lavoro, come è noto, ubicato in un ex albergo dell'Esit e attualmente interessato da rilevanti interventi di ristrutturazione e adeguamento della vecchia struttura alberghiera in uffici, non consente una diversa collocazione dell' Ufficio della Consigliera.

Alla stessa, tuttavia, sono assicurati tutti gli accessi necessari al tipo di attività svolta, compreso l'utilizzo della sala riunioni e con l'intesa di verificare al compimento dei lavori in corso, la destinazione di altri locali per una sistemazione che sia anche più confortevole.

Presso l'Ufficio della Consigliera operano diverse unità lavorative facenti parte della dotazione della stessa e tra queste 2 dipendenti uno dei quali a tempo pieno, appartenenti al ruolo unico regionale di Cat. C dell'area Amministrativa. Altro personale dell'Assessorato è chiamato, di volta in volta a collaborare con la Consigliera, per quanto concerne il supporto amministrativo e l'assistenza per l'ufficio, attraverso il coordinamento della Direzione Generale.

La figura della Consigliera di parità opera in piena autonomia per quanto concerne l'organizzazione della sua attività.

Nell'ambito dell'attività propria della Consigliera figura anche quella diretta alla sensibilizzazione, informazione, pubblicizzazione del suo ruolo e compiti, attività che peraltro risulta compiuta con grande competenza e professionalità.

La scrivente Assessore ha in molteplici occasioni sia nelle sedi istituzionali e sia nelle sedi politiche, dato risalto alla nuova funzione, non ultimo nella pubblicazione dell'opuscolo "Donne e Lavoro" edito da questo Assessorato in occasione della festività dell'8 marzo, inoltre, più recentemente, riservando alla Consigliera di parità lo svolgimento di una relazione al Convegno sul "Prestito d'onore rosa" finalizzato alla promozione degli strumenti regionali in favore dell'imprenditorialità femminile.

La medesima Consigliera regionale è presente in tutte le sedi di concertazione istituzionali e politiche attinenti questo Assessorato (C.R.I., Commissione art. 12, L.R. 26, Comitato del Lavoro, Comitato di sorveglianza) ed altre, ivi compresa la Consulta regionale per l'immigrazione ed è altresì invitata a tutte le iniziative che possano coinvolgere i suoi settori di intervento.

Parimenti, la Consigliera di parità è stata chiamata a partecipare agli incontri preliminari alla definitiva stesura del disegno di legge sulla riforma dei servizi per l'impiego.

Infine la scrivente dà atto che già dal mese di Aprile sono stati attivati presso questo Assessorato una serie di incontri con i Direttori Generali dei diversi Assessorati regionali, le segreterie delle OO.SS dei regionali, i referenti di Asse e di misura POR, allo scopo di sviluppare e potenziare collaborazioni e sinergie produttive per la lotta alla discriminazione di genere nei luoghi di lavoro.

Alle iniziative sinora assunte potranno affiancarsene altre e, al riguardo, si ringraziano gli Onorevoli interpellanti per i preziosi suggerimenti.


Testo delle interrogazioni annunziate in apertura di seduta

INTERROGAZIONEAMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione dell'ARST (Azienda Regionale Sarda Trasporti) e sulla necessità di provvedimenti urgenti per il rilancio dell'azienda.

Il sottoscritto,

preso atto della grave situazione in cui versa attualmente l'ARST (Azienda Regionale Sarda Trasporti) la cui ristrutturazione sta avvenendo senza il coinvolgimento, in particolare, delle parti sociali interessate, situazione che è stata duramente denunciata durante la riunione, svoltasi il 5 settembre 2005 ad Oristano delle sezioni aziendali sindacali della CISL in seno all'ARST;

constatato che, dopo aver sciolto inopinatamente il consiglio di amministrazione dell'ARST, la Giunta regionale ha commissariato l'ente ed ha acconsentito alla nomina di un direttore generale facente funzioni in sostituzione del titolare collocato in pensione senza procedere in modo trasparente ad un concorso pubblico previsto dalla normativa vigente;

rilevato che questi atti non hanno determinato alcun miglioramento nella gestione aziendale, dato che, è peggiorata l'erogazione delle ferie al personale conducente sono aumentati i disservizi e le lamentele dell'utenza per l'avaria degli autobus, le condizioni igieniche dei mezzi etc, si registrano insopportabili carenze di organico, sono inapplicate le norme del CCNL relative all'utilizzo dei conducenti di linea part-time, vi è un diffuso malessere tra il personale viaggiante a causa dei tagli alle linee, inoltre, i lavoratori sono tenuti all'oscuro sul piano di riordino aziendale, un'araba fenice di cui non si conoscono i contenuti e le finalità,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale di trasporti:

- per sapere se sono a conoscenza della gravissima situazione in cui versa l'ARST;

- per conoscere i provvedimenti urgenti che la Giunta regionale intende adottare, compresa la garanzia che il piano di riordino aziendale debba essere concertato con le forze sociali al fine di salvaguardare i diritti dei lavoratori interessati e le esigenze di mobilità degli utenti. (343)

INTERROGAZIONE VARGIU, con richiesta di risposta scritta, sulla velocità delle pratiche di accertamento di invalidità civile.

Il sottoscritto,

rilevato:

- il grande numero di cittadini sardi che ogni anno presenta istanza alle competenti istituzioni per ottenere il riconoscimento dello status di invalido civile;

- che lo stesso Consiglio regionale nel 2003 ha approvato una specifica legge rivolta a dare la massima accelerazione possibile all'iter di tali pratiche, affinché coloro che posseggono i requisiti possano quanto prima beneficiare degli interventi economici e normativi previsti dalla legge;

ben sapendo che il primo importante passaggio per l'accertamento dello status di invalido civile è rappresentato dalla verifica posta in essere dalla commissione medica di prima istanza presso la ASL che, nel tempo più breve possibile, deve visitare il paziente che ha fatto domanda per il riconoscimento del proprio stato di invalidità;

avendo appreso che, in data 28 settembre 2005, la Direzione generale dell'Assessorato regionale all'igiene, sanità e assistenza sociale ha inviato la disposizione n. 33218/4 alle ASL perché il lavoro di tali commissioni sia effettuato all'interno dell'orario di servizio dei componenti;

rilevato altresì:

- come lo svolgimento di tali visite all'interno dell'orario di servizio comporterebbe una proporzionale riduzione delle altre attività del personale impegnato nelle commissioni, causando un ritardo nello svolgimento degli altri compiti istituzionali;

- che allo stato attuale non risulta allo scrivente che sia costituito il servizio di medicina in nessuna ASL della Sardegna per cui gli eventuali ritardi in compiti istituzionali ricadrebbero pertanto sui servizi estremamente delicati come quelli di igiene pubblica, di medicina preventiva, di medicina del territorio, che già oggi appaiono in grave sofferenza nella maggior parte della ASL sarde;

- come ben quattro leggi finanziarie della Regione Sardegna (1988, 1992, 1993 e 2002) abbiano stabilito il principio della corresponsione di un gettone di partecipazione per i componenti delle commissioni, ovviamente finalizzato allo smaltimento delle liste d'attesa;

considerato che, sempre secondo la nota Assessoriale n. 33218/4, l'innovazione prospettata avrebbe come fine quello di omogeneizzare le procedure e il numero delle visite per seduta di ciascuna commissione,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:

- sulla base di quale calcolo dei carichi di lavoro si sia potuta prospettare l'ipotesi che i servizi di igiene pubblica delle ASL sarde possano far fronte in orario di servizio all'attuale richiesta di visite per l'accertamento dell'invalidità civile, senza che ci sia un disastroso allungamento dei tempi nell'esecuzione di prestazioni assai attese dalla parte più debole dei cittadini sardi;

- se sia stata preliminarmente valutata la possibilità di omogeneizzare il numero delle visite per seduta, semplicemente dando un'indicazione su tali numeri alle presidenze di ciascuna commissione e chiedendo le necessarie spiegazioni alle commissioni che si dovessero rilevare inadempienti;

- se sia stata presa in esame l'ipotesi di trovare nuovi meccanismi per la parametrazione dei compensi fuori orario di servizio dei componenti delle commissioni, anche passando dal sistema dei rimborsi a seduta a quello dei rimborsi a prestazione, che forse meglio consentirebbe di premiare l'effettiva produttività di ciascuna commissione, garantendo altresì la maggior riduzione possibile dei tempi di attesa da parte dei cittadini. (344)

INTERROGAZIONE CAPELLI - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO, con richiesta di risposta scritta, sulle nomine dei direttori generali amministrativi e sanitari delle ASL della Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che:

- già in occasione della nomina dei direttori generali delle ASL si è assistito ad una vera e propria inflazione deliberativa, causata dalla necessità della Giunta regionale di porre rimedio alle varie irregolarità procedurali in cui essa stessa era incorsa;

- continuano comunque a sussistere legittime perplessità in ordine al possesso dei requisiti di legge in capo a taluni dei direttori generali in carica;

preso atto che i vari direttori generali hanno di recente proceduto alla nomina dei direttori sanitari ed amministrativi;

visti:

- i relativi atti di nomina e preso atto delle dichiarazioni ivi contenute e dei relativi allegati;

visto altresì:

-      il comma 7 dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 502 del 1992, che testualmente recita: "Il direttore amministrativo è un laureato in discipline giuridiche o economiche che non abbia compiuto il sessantacinquesimo anno di età e che abbia svolto per almeno cinque anni una qualificata attività di direzione tecnica o amministrativa in enti o strutture sanitarie pubbliche o private di media o grande dimensione";
 

atteso che:

- alcuni dei nominati, ed in particolare i direttori amministrativi delle ASL n.8 di Cagliari e n.4 di Lanusei, risultano non essere in possesso dei requisiti richiesti dalla normativa sopra richiamata,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per conoscere:

1) quali atti e provvedimenti abbiano assunto e/o intendano assumere in riferimento alle illegittimità e illegalità delle nomine dei direttori amministrativi delle ASL n. 8 di Cagliari e n.4 di Lanusei;

2) quali azioni intendano intraprendere per una corretta e puntuale verifica della legittimità e legalità delle nomine dei direttori generali, sanitari e amministrativi di tutte le ASL sarde. (345)

INTERROGAZIONE CHERCHI Oscar, con richiesta di risposta scritta, sul mancato inserimento del museo dei fenici nell'accordo di programma quadro.

Il sottoscritto,

premesso che il territorio oristanese può ad ampio titolo rivendicare la propria rappresentatività di culla della civiltà fenicia, con le preziose documentazioni e le testimonianze dei vari siti, dal centro arcaico di Othoca (presso Santa Giusta) alla nuova città Neapolis a Santa Maria di Nabui e infine Tharros presso San Giovanni in Sinis di Cabras e nucleo urbano originario di Oristano;

constatato che tra gli intenti prioritari della Giunta regionale vi è anche l'obiettivo di migliorare l'offerta culturale rendendola meno frammentaria, privilegiando un approccio sistemico alla gestione delle istituzioni culturali-come si legge nella deliberazione 14/1 del 31 marzo 2005 - tramite la creazione di sistemi integrati territoriali nel settore culturale o di musei diffusi su tutto il territorio";

considerato che la Giunta regionale con la suddetta deliberazione ha disposto la ripartizione programmatica delle risorse complessive (pari a 284.856.264 euro) assegnate dal CIPE per il finanziamento del programma regionale della Regione Sardegna, destinando 25 milioni di euro per i beni culturali;

preso atto che nella ripartizione di queste risorse non figura la realizzazione e l'allestimento del Museo della cultura fenicia nel territorio oristanese;

considerato però che negli ultimi mesi la scelta della Giunta regionale sull'ubicazione del museo si è indirizzata verso l'oristanese, con ripetute dichiarazioni, pubbliche ed ufficiali, che lasciavano chiaramente intendere che la sede definitiva sarebbe stata questa;

rilevato che durante i numerosi incontri, la recente conferenza di servizi con gli Assessori regionali alla Cultura Elisabetta Pilia, agli enti locali Gian Valerio Sanna e gli amministratori della Provincia e del Comune di Oristano è stata confermata la scelta dell'oristanese come sede ideale per ospitare il museo;

constatato che gli stessi esponenti della Giunta regionale, in occasione della conferenza di servizi, hanno chiesto agli amministratori locali di mettere da parte le conflittualità pena "il cambiamento di sede", lasciando intendere quindi che il territorio oristanese continuava ad essere il miglior candidato per il museo della civiltà fenicia;

preso atto che nella deliberazione 45/20 del 27 settembre 2005 sull'Accordo di Programma quadro "Beni culturali" - Modifiche e integrazioni alla delibera della Giunta regionale n. 14/1 del 31 marzo 2005 non compare la realizzazione e l'allestimento del museo fenicio nell'oristanese;

considerato che nel territorio si erano create numerose e forti aspettative per l'imminente nascita di un nuovo museo, concepito come occasione di sviluppo e crescita non soltanto culturale ma anche economico-turistico e sociale;

rilevato che anche le aspre polemiche sorte tra gli amministratori locali sono, nonostante tutto, sintomatiche dell'importanza e del valore che una struttura museale nuova può rivestire per un territorio come l'oristanese, ricco di potenzialità non sempre sfruttate adeguatamente;

preoccupato che eventuali interessi scientifici o politici possano aver influito in questa scelta, a danno completo però dell'interesse e dei vantaggi più autentici del territorio oristanese che, a buon diritto, può essere considerato estremamente rappresentativo per la civiltà fenicia nel Mediterraneo;

chiede di interrogare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport:

1) per conoscere le ragioni che hanno determinato questo cambiamento di indirizzo sull'ubicazione del museo della civiltà fenicia;

2) se è ancora intenzione della Giunta regionale istituire il museo della civiltà fenicia nella Provincia di Oristano, quale finanziamento intenda stanziare ed eventualmente presso quale città intenda realizzarlo. (346)

INTERROGAZIONE CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sulla sospensione degli agenti tecnici dei piani peste suina africana e classica.

La sottoscritta,

premesso che:

- la peste suina africana, ormai divenuta malattia endemica e quella classica impongono gravi limitazioni alla esportazione degli insaccati prodotti in Sardegna;

- con grande senso di responsabilità la Giunta regionale ha approvato la delibera per attuare i piani per la eradicazione della malattia;

- la stessa Giunta regionale ha autorizzato l'Istituto zooprofilatico sperimentale della Sardegna a reclutare ventidue agenti tecnici per un periodo di dodici mesi;

appreso che il direttore dell'Istituto zooprofilatico sperimentale della Sardegna ha sospeso dall'incarico gli agenti tecnici attualmente in servizio nelle ASL di Sassari, Olbia, Nuoro, Lanusei e Oristano,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:

1) se sia a conoscenza del provvedimento e delle conseguenze che la sospensione dell'attività avrà sul controllo delle malattie;

2) se non ritenga opportuno provvedere alla stabilizzazione degli agenti tecnici il cui rapporto di lavoro da almeno dodici anni è improntato alla precarietà;

3) quali iniziative intenda assumere per rendere più efficienti ed efficaci i servizi veterinari nei confronti di quelle malattie come la peste suina africana e classica che stanno determinando un progressivo depauperamento di un settore determinante per l'economia isolana. (347)

INTERROGAZIONE CUCCU Giuseppe, con richiesta di risposta scritta, sulla ventilata soppressione, nell'ambito della ristrutturazione dei trasporti e delle concessioni delle autolinee di alcuni collegamenti da e per Cagliari e da e per l'aereoporto di Elmas, oggi assicurato dalla Pani autolinee.

Il sottoscritto,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dei trasporti per conoscere se corrispondano al vero le notizie riguardanti la soppressione delle corse ordinarie della Pani autolinee da Macomer-Oristano per Cagliari e Cagliari-aereoporto di Elmas, e viceversa.

Tale provvedimento, contenuto nell'ambito del piano di ristrutturazione dei trasporti in Sardegna, parrebbe giustificato dal fatto che Macomer e Oristano sono sedi di scalo ferroviario e quindi trasporto primario da privilegiare. Lo stesso provvedimento, se adottato, non terrebbe conto dei notevoli e gravissimi disagi a danno delle popolazioni di importanti centri della provincia del Medio Campidano che oggi possono raggiungere Cagliari e Cagliari aereoporto di Elmas grazie, esclusivamente, ai quattro collegamenti garantiti dalla Pani autolinee, collegamenti che verrebbero cancellati nel momento in cui alla stessa Pani non vanisse più concesso effettuare le corse ordinarie oltre Macomer e Oristano verso Cagliari. (348)

INTERROGAZIONE CHERCHI Oscar, con richiesta di risposta scritta, sul rinnovo del CIRL del personale dell'ente foreste della Sardegna e sulle mancate assunzioni nei nuovi cantieri.

Il sottoscritto,

premesso che la Giunta regionale ha recentemente previsto, con delibera n. 42 del 6 settembre 2005, l'erogazione di euro 12.500.000 per il rinnovo del CIRL 2004/2007 del personale dell'Ente foreste della Sardegna a fronte dei circa 23.000.000 di euro stanziati con la precedente legge finanziaria;

considerato che tale erogazione risulta ampiamente insufficiente a fare fronte agli aumenti contrattuali per il quadriennio 2004/2007 e per la parità retributiva-normativa tra impiegati e operai negli scatti di anzianità, nella malattia etc.;

constatato che dal suddetto taglio discende non soltanto l'impossibilità di provvedere all'adeguamento contrattuale per il quadriennio 2004/2007, ma anche una discriminazione relativamente al trattamento retributivo-normativo tra impiegati e operai dipendenti dello stesso ente, una disparità di trattamento sanzionata innanzitutto da norme costituzionali;

rilevato che, in tempi recenti, l'Amministrazione regionale ha ripetutamente manifestato la volontà di procedere all'apertura di nuovi cantieri di forestazione, attraverso delibere della Giunta regionale e della competente Commissione consiliare;

considerato inoltre che l'apertura di nuovi cantieri avrebbe dovuto determinare l'assunzione di un certo numero di operai a tempo indeterminato (come di fatto è accaduto) e anche di un numero di operai scaglionati in turnazioni semestrali (turnisti);

preso atto che a tutto settembre 2005 nei cantieri di Villaurbana, Fordongianus, Busachi, Siamanna, Neoneli e altri cantieri di forestazione del territorio sardo non risulta essere stata avviata alcuna assunzione dei suddetti turnisti;

tenuto conto che tali assunzioni rappresentano un'aspettativa di vitale importanza per i lavoratori e le rispettive famiglie e che l'Ente foreste stesso svolge un ruolo di primaria importanza per la conservazione, la cura e la salvaguardia del nostro territorio,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere:

1) se con la finanziaria 2006 saranno integrate tutte le risorse indispensabili sia per procedere all'aumento contrattuale per il 2004/2007 per i dipendenti dell'Ente foreste della Sardegna, sia per ottenere la parità di trattamento retributiva-normativa (come previsto dalle norme dell'ordinamento regionale e costituzionale);

2) quando si procederà alla conseguente assunzione delle figure professionali necessarie. (349)

INTERROGAZIONE DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sul trasferimento dei beni e del personale degli Uffici del lavoro dallo Stato alle province.

Il sottoscritto,

premesso che lo Stato, con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 luglio 2004 ha indicato le modalità per il trasferimento alla Regione Sardegna dei beni e delle risorse umane relative alle nuove competenze in materia di collocamento;

visto che il Ministero del lavoro con decreti del 10 giugno 2005 pubblicati sulle Gazzette ufficiali del

5 e 6 settembre 2005, ha individuato il personale da trasferire alla Regione con decorrenza 1° ottobre 2005;

considerato che la Regione Sardegna con la determinazione della direzione generale dell'organizzazione e del personale n. 1017 del 27 settembre 2005, ha provveduto a trasferire alle province il personale per l'esercizio delle funzioni delegate e ha chiaramente indicato che il trattamento economico degli ex statali dovrà essere corrisposto dallo Stato fino al 31 dicembre 2005;

constatato che la procedura indicata alcuni mesi fa è stata attivata e resa operativa soltanto in quest'ultima settimana, con conseguenti disagi all'utenza che si protrarranno per alcuni mesi poiché non è stata ancora esitata la norma regionale che riforma i servizi all'impiego e dà piena efficacia alla delega delle province;

avendo appreso che la citata determinazione n. 1017 non avrebbe soddisfatto appieno le amministrazioni provinciali in merito alla gestione del personale acquisito e dei beni transitati in competenza, per cui si è realizzato un provvisorio protocollo fra l'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e le province in attesa della definitiva articolazione di legge;

evidenziato che tra gli utenti del servizio per l'impiego risultano esservi le categorie più deboli della società, tra cui i giovani uomini e donne in cerca di prima occupazione, ultraquarantenni espulsi dal sistema della produzione con gravi difficoltà nell'inserimento lavorativo e che inoltre si sottolinea la numerosa presenza di disabili che, come previsto dalla legge n. 68 del 1999, dovrebbero trovare piena disponibilità e competenza nella intermediazione con le imprese;

considerato, inoltre, che gli uffici pare siano attualmente chiusi al pubblico con tutti i disagi che ciò comporta per la già scarsa presenza di possibilità di inserimento lavorativo nella nostra Isola tormentata da una crisi sociale ed economica fra le più acute che si sono concretizzate;

accertato che ulteriori disagi si vivono nelle neo province regionali ed in particolare in quelle parti di territorio transitate da una provincia all'altra, come per esempio Laconi e ancora più marcatamente Bosa e la Planargia ove, anziché creare i presupposti per la costituzione di una SCICA, sono stati assegnati alla provincia di Nuoro anche quei dipendenti residenti a Bosa ed in servizio presso quella sezione del lavoro;

tenuto conto che è pur vero che gli operatori hanno trenta giorni di tempo per chiedere il transito da una provincia all'altra, ma ciò potrebbe penalizzare ancora di più territori e strutture che hanno necessità urgente di essere attivate per garantire un servizio indispensabile nella intermediazione fra domanda ed offerta nel mercato del lavoro,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere:

1) se siano a conoscenza della situazione venutasi a creare nell'attuazione delle procedure di trasferimento di beni e di personale dallo Stato alle amministrazioni provinciali;

2) se non ritengano urgente ed opportuno, oltre che necessario, richiedere una corsia preferenziale per l'approvazione della legge di riforma dei servizi per l'impiego e nel contempo porre in essere ogni utile azione, in sintonia con le amministrazioni provinciali per rendere gli uffici immediatamente operativi evitando, o limitando comunque al minimo, i disagi per gli utenti ed in particolare, per coloro che necessitano di maggiore tutela ed attenzione come i diversamente abili. (350)

INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura dell'ufficio di collocamento di Sassari.

Il sottoscritto,

premesso che lo Stato con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 luglio 2004 ha dichiarato le modalità per il trasferimento alla Regione Sardegna dei beni e delle risorse umane relative alle nuove competenze in materia di collocamento;

visto che il Ministero del lavoro con il decreto del 10 giugno 2005 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del

6 settembre 2005, ha individuato il personale da trasferire alla Regione con decorrenza il 1° ottobre 2005;

considerato che la Regione Sardegna con la determinazione della direzione generale dell'organizzazione e del personale n. 1017 del 27 settembre 2005, ha provveduto a trasferire alle province il personale per l'esercizio delle funzioni delegate e ha chiaramente indicato che il trattamento economico degli ex statali dovrà fino al 31 dicembre 2005 essere corrisposto dallo Stato;

constatato che la procedura indicata alcuni mesi fa è stata attivata e resa operativa soltanto in quest'ultima settimana, con conseguenti disagi all'utenza per almeno un mese, secondo le dichiarazioni dell'Assessore competente della Provincia di Sassari apparse il 7 ottobre 2005 sulla stampa;

avendo appreso che la citata determinazione n. 1017 non avrebbe soddisfatto appieno le amministrazioni provinciali in merito al pagamento degli stipendi del personale acquisito e che pertanto è previsto un incontro tra le parti per la metà del mese di ottobre;

evidenziato che tra gli utenti del servizio di collocamento della Provincia di Sassari risultano presenti circa 5.000 disabili che, così come previsto dalla legge 12 marzo 1999, n. 68 si rivolgono ad esso per usufruire di un servizio di mediazione con i futuri datori di lavoro;

considerato, inoltre, che gli uffici pare siano attualmente chiusi al pubblico,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere:

1) se siano a conoscenza della situazione venutasi a creare nell'attuazione delle procedure di trasferimento di competenze e di personale dallo Stato alle amministrazioni provinciali;

2) se non ritengano di anticipare l'incontro con le amministrazioni provinciali per fornire loro le opportune rassicurazioni e garanzie sul pagamento degli stipendi al personale e per rendere gli uffici immediatamente operativi, evitando o limitando comunque al minimo i possibili disagi per gli utenti ed in particolare per coloro che necessitano di maggiore tutela ed attenzione come sono i disabili. (351)

INTERROGAZIONE LIORI - DIANA - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, del mille per cento della tassa di concessione regionale per il rilascio dell'abilitazione all'esercizio venatorio.

I sottoscritti,

premesso che:

- la Legge 11 febbraio 1992, n. 157 prevede all'articolo 23 che "…" le Regioni, per conseguire i mezzi finanziari necessari per realizzare i fini previsti dalla stessa legge e dalle leggi regionali in materia, sono autorizzate ad istituire una tassa di concessione regionale, ai sensi dell'articolo 3 della Legge 16 maggio 1970, n. 281, e successive modificazioni, per il rilascio dell'abilitazione dell'esercizio venatorio"…;

- la medesima tassa è soggetta a rinnovo annuale e può essere fissata in misura non inferiore al 50 per cento e non superiore al cento per cento della tassa erariale di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641;

- la nota n. 5 all'articolo 23 delle note alla medesima legge redatta ai sensi del comma 3 dell'articolo 10 del Testo unico sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica Italiana (note redatte al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge) recita che: "con legge regionale possono essere disposti, ogni anno, aumenti della tariffa anche con riferimento solo ad alcune voci, con effetto dal 1° gennaio dell'anno successivo, in misura non superiore al venti per cento degli importi determinati per il periodo precedente, ovvero in misura non eccedente la maggiore percentuale di incremento disposta dallo Stato per le tasse sulle concessioni governative;

- i proventi della tassa devono essere utilizzati per il finanziamento o per il concorso nel finanziamento di progetti di valorizzazione del territorio presentati nell'ambito della programmazione regionale;

constatato che la Regione sarda con legge regionale 21 aprile 2005, n. 7 ha invece disposto l'aumento della tassa in parola in misura del mille per cento, con decorrenza immediata,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per conoscere:

1) se non ritenga che tale aumento sia da considerarsi illegittimo e pertanto non siano da ritenersi illegittimamente percepiti anche gli introiti derivanti dalla riscossione della tassa;

2) se comunque, nel determinare l'aumento, abbia effettuato la ricognizione degli importi previsti dalla legge per il periodo precedente e per connessioni governative;

3) quali siano inoltre i criteri attraverso i quali sia arrivato alla determinazione di un importo ingiustificato e così rilevante;

4) se infine, siano stati predisposti i progetti previsti dalla normativa e quali siano i progetti stesi. (352)

INTERROGAZIONE PORCU - CERINA - GESSA, con richiesta di risposta scritta, sull'installazione a Cagliari di stazioni radio base per telefonia mobile.

I sottoscritti,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente e l'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica per sapere se corrisponda al vero che:

1) nelle more della mancata applicazione da parte del Comune di Cagliari di opportuni regolamenti attuativi per la prevenzione e riduzione del rischio elettrosmog delegati ai comuni della Legge 22 febbraio 2001, n. 36 non esiste alcuna disposizione regionale che possa proteggere i cittadini dalla localizzazione selvaggia e non regolamentata di impianti generatori di elettrosmog;

2) i comuni possono rilasciare autorizzazioni per l'installazione di stazioni radio base per telefonia mobile anche in assenza di un piano di rete generale che sia stato approvato con procedure di evidenza pubblica;

3) i comuni possono autorizzare impianti anche di notevole altezza (oltre i 30 metri) e dimensioni al di fuori di qualsiasi pianificazione urbanistica;

4) il rappresentante della Regione autonoma della Sardegna -Assessorato della difesa dell'ambiente- in sede di Conferenza di servizi del Comune di Cagliari svoltasi il 9 giugno 2005, abbia dato parere favorevole all'installazione di due stazioni radio base da localizzarsi in via Crespellani e in via Ghibli a Cagliari, situate a meno di 20 metri in linea d'aria dai palazzi circostanti e, nel caso di via Ghibli, a 50 metri da un asilo infantile e da una scuola materna;

5) le autorizzazioni per l'installazione di impianti produttori di elettrosmog vengono al momento concesse dai comuni con semplice visto della ASL, senza utilizzare le strutture dell'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente e senza applicare il principio di precauzione sancito dalle normative vigenti. (353)