Seduta n.228 del 08/09/2006 

CCXXVIII SEDUTA

VENERDI' 8 SETTEMBRE 2006

Presidenza del Vicepresidente SECCI

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 14.

SERRA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 2 agosto 2006 (222), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Raffaele Farigu e Paolo Maninchedda hanno chiesto congedo per la seduta dell'8 settembre 2006.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Vittorio Randazzo, in data 7 settembre 2006, ha dichiarato di aver aderito al Gruppo consiliare U.D.C.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:

SERRA, Segretario:

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sulle bonifiche nelle aree minerarie dismesse, sullo sviluppo delle stesse e sul ruolo dell'Igea e del Parco geominerario". (594)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla gara d'appalto per uno studio di fattibilità relativamente all'inventario dei beni e delle risorse delle società Fms e FdS e al risanamento aziendale delle due società". (595)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sul concreto rischio che nel territorio della Sardegna possa propagarsi un'epidemia di tubercolosi". (596)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sul vincolo paesaggistico cui sarebbe stata sottoposta l'area dei Colli di Sant'Avendrace, nella città di Cagliari, e sui rapporti tra la Regione e l'imprenditore edile Gualtiero Cualbu". (597)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'accordo stipulato dalle società Sonatrach, Gazprom e Lukoil avente per oggetto i canali di approvvigionamento di metano dei paesi dell'Unione europea e sulle conseguenze che ne deriverebbero per la Sardegna". (598)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione del collegamento settimanale Cagliari-Trapani-Tunisi della compagnia marittima Tirrenia". (599)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sullo stato dei lavori di miglioramento e potenziamento del sistema lagunare e relativo sforzo di pesca negli stagni di Cabras". (600)

"Interrogazione Gallus - Ladu - Murgioni, con richiesta di risposta scritta, sulla graduatoria relativa al bando regionale per lo sviluppo delle reti di distribuzione del metano". (601)

Continuazione della discussione delle dichiarazioni del Presidente della Regione sul Piano paesaggistico regionale

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle dichiarazioni del Presidente della Regione sul Piano paesaggistico regionale.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Intervengo sull'ordine dei lavori, Presidente, intanto per farle notare che non si può iniziare il dibattito in un'aula semideserta; in secondo luogo questo dibattito richiede la presenza del Presidente della Regione, e credo che la sua sensibilità le consenta di notare che non è possibile iniziare il dibattito e proseguirlo in assenza del Presidente della Regione. Grazie.

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, lei sa quanto me che il Regolamento interno prevede la presenza della Giunta. La Giunta è autorevolmente rappresentata, per cui, evidentemente, se si vuole fare altro bisogna utilizzare altri strumenti.

LA SPISA (F.I.). Il dibattito è sulle dichiarazioni del Presidente della Regione!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Chiedo scusa, signor Presidente, non è proprio così. Questo dibattito è iniziato sulle dichiarazioni del Presidente della Regione e deve proseguire non con la presenza di Assessori, che per carità sono assolutamente rappresentativi e degni del massimo rispetto, ma con la presenza del Presidente della Regione. Lei capisce che in caso contrario questo dibattito non avrebbe alcun senso.

PRESIDENTE. Io capisco tutto, onorevole Artizzu, però capisca anche lei che i miei doveri istituzionali mi portano a dire le cose che ho detto. Se lei ritiene che il dibattito non si possa svolgere in questa forma, proponga al Consiglio cose differenti.

MORO (A.N.). Va bene, chiediamo la verifica del numero legale!

ARTIZZU (A.N.). Se lei ritiene, io potrei anche chiedere la verifica del numero legale e il dibattito non si potrebbe fare perché il numero legale non c'è.

PRESIDENTE. Io non chiedo niente.

CUGINI (D.S.). Presidente, posso?

ARTIZZU (A.N.). Io sto facendo un discorso che richiama la sua sensibilità nel comprendere che il dibattito è iniziato sulle dichiarazioni del Presidente della Regione e deve proseguire con la presenza del Presidente della Regione in aula. Mi sembra la cosa più scontata e naturale!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Intervengo anch'io sull'ordine dei lavori, Presidente, perché una parte delle considerazioni del collega Artizzu può essere valutata positivamente, ma l'altra parte non è neanche giusto proporla all'attenzione del Consiglio. Egli dice: "Non c'è una parte del Consiglio". Se manca una parte del Consiglio che problema c'è? I colleghi della opposizione che non vengono in aula non possono pensare di impedire la discussione, in particolare quelli che si sono iscritti a parlare! Io sono presente, ma gli iscritti a parlare della tua Alleanza, caro collega Artizzu, non sono presenti!

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego non faccia un intervento.

CUGINI (D.S.). Non sto facendo un intervento. Siccome la Giunta è presente e ci sono degli iscritti a parlare, le chiedo, Presidente, di proseguire i lavori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Presidente, chiedo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Per consentire il decorso dei termini prescritti dall'articolo 91 del Regolamento, sospendo la seduta sino alle ore 10 e 25.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 20, viene ripresa alle ore 10 e 26.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Ritiro la richiesta di verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Rinuncio.

Continuazione della discussione sulle dichiarazioni del Presidente della Regione sul Piano paesaggistico regionale

PRESIDENTE. E'scritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Guarda che nei banchi dietro di te non c'è nessuno, tienine conto nel tuo intervento!

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego, stiamo cominciando bene, aiutiamoci ad andare avanti meglio.

MORO (A.N.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, le dichiarazioni del presidente Soru ci portano ad affrontare il problema del Piano paesaggistico regionale e sono convinto che di questa brutta pagina della storia del Consiglio regionale, che una parte di questa Assemblea si accinge a scrivere, ne parleremo ancora a lungo, purtroppo. Ne parleremo, ricordando l'assoluta anomalia istituzionale e costituzionale dell'iter di questo provvedimento, nato da un'estemporanea esternazione del Presidente in un convegno - gliel'ho ricordato già diverse volte -, le altre numerose anomalie procedurali che lo hanno caratterizzato, nonché le ripetute umiliazioni del ruolo del Consiglio e dei suoi organi. E le ripetute umiliazioni del Consiglio, Presidente, gliele hanno ricordate anche i suoi colleghi di maggioranza. Fuori di questo palazzo, ne parleranno ancora a lungo le migliaia di amministratori dei comuni della Sardegna, che si troveranno di colpo commissariati in materia urbanistica, gli ordini professionali interessati, le categorie produttive, che si sono espresse più volte in modo assai critico sul Piano paesaggistico regionale, di cui si parlerà molto, infine, anche nelle aule giudiziarie, come alcuni settori della maggioranza hanno previsto, e anche noi prevediamo, per le palesi illegittimità in esso contenute.

Sotto questo profilo ci dispiace essere profeti di sventure, che certamente non abbiamo causato noi, ma assisteremo a un film già visto per quanto riguarda la stangata fiscale sul turismo e la Consulta statutaria. Lo strappo istituzionale e costituzionale sarà troppo largo per essere rattoppato dal Governo nazionale amico, sulla cui vicinanza al Governo regionale sono stati versati, dalla stampa compiacente e allineata, fiumi di inutile retorica.

Questa brutta storia, in altre parole, non finisce qui. Qui finisce, invece, la politica della sinistra, che nel 2004 riuscì a illudere i sardi con un programma carico di promesse, soprattutto sul lavoro, che non è stato minimamente realizzato. Qui finisce anche la politica della sinistra che promette partecipazione, scelte condivise, rispetto delle realtà locali.

In quest'aula ormai potremmo collocare il famoso cartello con il messaggio ideato sessant'anni fa dalla propaganda fascista: "Qui non si fa politica". Questo provvedimento, infatti, è l'ennesima riprova che la Regione sarda è diventata uno strano impasto di monocrazia e tecnocrazia: decide uno solo, lei, signor Presidente, affiancato dai pochi consulenti con i quali è riuscito a mantenere i rapporti politici o anche personali. Per quanto riguarda l'attività di Giunta, Consiglio e Commissioni consiliari, ci sono solo atti da firmare e leggi da votare a scatola chiusa, punto e basta. Da votare - aggiungiamo noi - a tutti i costi, anche a costo di perdere la faccia davanti all'Italia intera, com'è accaduto per la stangata sul turismo e la Consulta statutaria, ma non al costo di perdere il seggio o il posto.

Siamo scampati a un rimpasto balneare che era già stato programmato, naturalmente senza alcuna motivazione politica, per discutibile che potesse essere, ma questa è la logica, sarebbe molto meglio dire l'andazzo: chi dissente salta e, com'è già accaduto, in cambio riceve al massimo una letterina di commiato di quattro righe.

La sinistra perderà la faccia anche questa volta, ma certo conserverà il potere, che è quello che più interessa, e in questo scenario, politicamente indecente e impresentabile, ingoierà perfino il rospo dei poteri forti, perché fra le tante vergogne di questa legge vi è anche quella di piegarsi a interessi esterni che nulla hanno a che vedere con lo sviluppo dell'Isola.

La politica è questa e la pubblica amministrazione non dovrebbe fare differenze, poniamo, tra il progetto presentato da Berlusconi e quello proposto da Tronchetti Provera o dal signor tal dei tali. Il progetto di Berlusconi non passerà mai, perché è espressione del male assoluto, quello di Tronchetti Provera passerà perché questo signore è compagno di gite in elicottero del presidente Soru, quello del signor tal dei tali sarà bocciato, perché non c'è nessuno che lo raccomandi, al Presidente naturalmente. E tutto ciò accade mentre la Sardegna si consolida sempre di più all'ultimo posto fra le regioni italiane in termini di addetti nel settore turistico - questo è un dato molto importante che dovrebbe scuoterla, Presidente -, con solo 7.000 unità contro le 25.000 del Veneto. Non sono dati inventati da me, sono dati dell'INPS.

Avremmo voluto discutere di un Piano paesaggistico diverso, confrontarci e magari scontrarci su come tutelare meglio l'ambiente, su come favorire lo sviluppo turistico e su come riordinare le nostre aree agricole, ma per tutto questo non c'è stato spazio, perché c'era da mettere una pietra tombale sullo sviluppo turistico della nostra Isola e da assestare il colpo di grazia alla nostra agricoltura, senza che il suo Assessore di riferimento proferisse parola. E non si dica che c'era da arginare il fiume carsico dell'abusivismo edilizio, perché è una balla! Nella relazione nazionale sull'andamento dell'abusivismo, presentata nello scorso mese di aprile e relativa agli anni 2003 e 2004, la Sardegna è agli ultimi posti, e addirittura figura, insieme al Friuli, alle Marche, al Trentino e al Molise, fra le regioni in cui gli abusi edilizi sono diminuiti. Qui non è in discussione la qualità o la quantità del rigore in materia di pianificazione urbanistica; qui non c'è pianificazione urbanistica, perché non potendosi fare niente, non c'è niente da pianificare. Tranne le operazioni immobiliari dei soliti amici!

Inoltre, a nostro giudizio, restano sostanzialmente con le mani in mano anche tanti assessori dell'urbanistica dei nostri comuni, con i rispettivi uffici tecnici, a prescindere dal fatto che il PUC sia stato approvato o no. Ho sentito personalmente, dopo il 25 maggio, un dirigente dell'assessorato dell'urbanistica di un comune dire quasi con compiacimento: "Da oggi non si firmano più concessioni edilizie". Che bella soddisfazione!

Con parole semplici potremmo tradurla così: se nel vostro territorio esistono aree con potenzialità di sviluppo turistico rivolgetevi direttamente alla Regione. Per gli amministratori locali, a quel punto, sarà praticamente impossibile, oltre che perfettamente inutile, selezionare questo o quell'intervento, sollecitare modifiche ai proponenti, immaginare vantaggiosi accordi tra pubblico e privato, avviare dibattiti all'interno delle comunità per verificare il livello di consenso delle iniziative.

Quindi non solo gli enti locali saranno espropriati del loro diritto-dovere di governare e gli stessi cittadini di scegliere il loro futuro, ma di fatto sarà messo in discussione il principio costituzionale della sovranità popolare, nonché quello della sussidiarietà, contenuto nella Costituzione, secondo il quale le decisioni devono essere adottate dal livello di governo più vicino ai cittadini, che non è certo la Regione, ma sono i comuni di riferimento. Il loro lavoro consisterà in attività residuali, riguardanti anche aree di centri urbani, per il resto tutto resterà fermo.

Non meno gravi e preoccupanti saranno gli effetti di questo Piano nelle campagne, dove viene reintrodotto surrettiziamente il latifondo, che i sardi pensavano di essersi lasciati alle spalle. Il nuovo limite di 10 ettari per l'insediamento delle attività agricole non solo altera profondamente i legittimi meccanismi del mercato, ma sarà causa dell'improvviso arricchimento di pochi a danno di molti, che si vedranno privati delle loro fonti di sostentamento.

(Interruzione del Presidente della Regione)

(Segue MORO.) Nelle norme tecniche di attuazione è scritto che il limite è di 10 ettari, quindi non si deve stupire, Presidente, se viene riportato anche qui.

Non meno gravi e preoccupanti, dicevo, sono gli effetti del Piano sulle campagne, dove viene reintrodotto il limite di 10 ettari per l'insediamento delle attività agricole, che non solo altera profondamente i legittimi meccanismi del mercato, ma sarà causa dell'improvviso arricchimento di pochi a danno di molti, che si vedranno privati della loro fonte di sostentamento. Così come appare ridicola la norma sulle strade rurali, destinate a rimanere, per legge, polvere d'estate e fango d'inverno.

E ancora, ci sono situazioni locali, come quella di Sassari, che sono state colpevolmente trascurate. L'assessore Sanna dovrebbe confermare che su questo specifico punto, rispondendo a una mia interrogazione, disse che la strategia del Piano riguarda il territorio regionale e non situazioni particolari. Lo ricorda, assessore Sanna? Ma quella di Sassari è, se è possibile, la situazione più particolare della Sardegna, se non tra le più particolari d'Italia, per l'estensione del suo agro, stiamo parlando di 56 mila ettari. Attorno alla città - e su questo appunto volevo che si focalizzasse l'attenzione del Presidente - c'è una cintura di circa 2 mila ettari, rappresentata dalle periferie urbanizzate, seguita da una fascia più esterna di circa 7 mila ettari, con scarsa densità abitativa e insediamenti agricoli di piccole e medie dimensioni. In quella che possiamo chiamare una cintura, non c'è mai stata cementificazione e nemmeno speculazione, ma solo casi di sviluppo incontrollato, ormai del tutto sanati. Se osserviamo i dati dei condoni edilizi della città di Sassari, relativi al periodo 1985-1994, notiamo che ci sono stati circa 1.000 casi di abusivismo in vent'anni, e molto spesso, signor Presidente, per necessità. Inoltre, circa 1.000 è il numero delle famiglie che vivono in una lottizzazione urbana. E se non esiste l'invasione di cemento, tanto meno regge il discorso sulla speculazione: comprare a poco per rivendere a molto, questa è la speculazione, che però non riguarda nello specifico l'agro di Sassari. Nel comune di Sassari, in particolare, si è radicata una consuetudine di oltre trent'anni, e nel Piano urbanistico che io avevo messo in piedi, che poi non ha avuto la fortuna di raggiungere i lidi ufficiali, vi era il riferimento a uno studio fatto dall'Università di Sassari, secondo cui la peculiarità, la predisposizione naturale del cittadino sassarese è quella di stabilirsi nell'agro. Ed era stato escogitato anche un meccanismo d'azione per cercare di non pesare sulle casse pubbliche, per cui, praticamente, sarebbero stati gli stessi abitanti a pagare tutti gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria. Quindi, in trent'anni, si sono adeguate tutte le amministrazioni a una situazione di fatto che non consente di classificare come agro la porzione di territorio comunale che costituisce una cintura di periferia molto vicina alla città, altamente urbanizzata e sostanzialmente priva di insediamenti agricoli. Si tratta di 7 mila ettari attorno alla città, dove ormai è tutto costruito.

Completamente diversa è la situazione del restante territorio classificato come agro, che, come ho detto poc'anzi, è di circa 54.600 ettari. Sassari, appunto per questo motivo, è considerato il comune più grande della Sardegna e forse anche d'Italia. Come dimostrano i dati relativi alle domande di condono edilizio presentate negli anni dal 1985 al 1994 e nel 2004, per il condono previsto nella finanziaria nazionale del 2003, circa l'80 per cento delle domande dei cittadini sassaresi ha riguardato l'agro e le residenze. Per ciò che concerne queste ultime, anche la classificazione di abuso totale è stata applicata a manufatti non superiori a 100 metri quadri di superficie. Ciò dimostra la scarsissima incidenza su quell'area delle attività agricole e configura gli stessi abusi, parziali o totali, come abusi non speculativi, ma di necessità, espressione cioè di un forte e costante disagio abitativo riconducibile alle fasce sociali meno abbienti.

Vorrei prendere in considerazione, se mi è consentito, quanto è stato proferito in quest'Aula nel dibattito generale. Mi meraviglia che il collega Manca, il quale sembra che abbia vissuto in un'altra città, eppure era consigliere dello stesso comune in cui io ero assessore, non fosse a conoscenza di tutto il tessuto sociale della città. Se ne accorgerà da solo, in seguito, quando sentirà urlare i suoi concittadini vessati, appunto, da questo famigerato Piano paesaggistico regionale. Forse è meglio che non dica del plauso da lui manifestato, ieri, nel suo intervento, per la nascita di questo Piano. Anche il collega Uras, mi consenta, ha plaudito alla nascita del PPR e ha detto addirittura che è un grande successo solo il fatto che esso esista, senza rendersi conto che qualche volta sarebbe meglio abortire piuttosto che far nascere mostri di questa natura. Egli ha giustificato questo Piano con la necessità di bloccare la nascita di nuovi ecomostri. E' stato fatto uno studio molto accurato in merito da cui risulta che non c'è un solo ecomostro in Sardegna, quindi quella del collega Uras è un'illusione!

Vorrei ancora citare, se il tempo a disposizione me lo consente, la collega Caligaris. Io ho sempre pensato che la presenza di un Presidente ingombrante non fosse dovuta a una peculiarità individuale, ma fosse il frutto di una legge elettorale che mette tutti coloro che ricoprono questa carica in condizione di diventare ingombranti come il presidente Soru. Come ho già detto, ogni qual volta dovrò intervenire in quest'Aula mi converrà citare Catone, "Cartago delenda est", e proporre lo studio di una nuova legge elettorale che corregga le discrasie che ci sono fra il Presidente della Regione e il Consiglio che rappresenta i sardi.

Tutti hanno detto che al Consiglio regionale sono state tarpate le ali, che è un Consiglio ormai espropriato delle sue fondamentali prerogative, messo all'angolo. E, infatti, tutti i consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, se ne sono lamentati. Mi piace ricordare le dichiarazioni molto caute del collega Balia, che non condivide in pieno l'esito del Piano paesaggistico regionale. Il presidente Soru, lo dicono tutti ormai, propone, programma, attua e chiede al Consiglio di approvare, perché la sua attenzione - è stato detto anche questo - è riservata solo a interlocutori speciali, e mi spiace che noi si viva una situazione di questa natura. Lascio valutare ai tanti colleghi che sono stati amministratori locali se questa situazione merita una considerazione diversa. E del piano di cui avevamo veramente bisogno oggi non c'è traccia! Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, signori della Giunta, onorevoli colleghe e colleghi, questa discussione arriva in Aula in un momento delicato per la nostra Isola e per la nostra collettività. Un momento delicato che viene oggi evidenziato anche dall'intervento del Segretario generale della CISL, su un autorevole quotidiano sardo, e che mette in risalto la crescita zero della Sardegna e i tanti poveri che quotidianamente bussano alle porte delle associazioni, perché non hanno quelle risposte occupazionali e soprattutto quelle prospettive di sviluppo che si aspettavano anche da questo Piano paesaggistico. Un Piano che ho cercato di analizzare con la serietà che ciascuno di noi dovrebbe avere in quest'Aula, anche quando parlano colleghi meno autorevoli.

Ho cercato di analizzare alcuni punti che consentano di mettere a fuoco la filosofia, perché di filosofia si tratta, che sovrintende all'azione di governo e a questo Piano paesaggistico regionale. Punti utili per condividere o eventualmente contrastare non già gli obiettivi, ma gli strumenti che la Giunta regionale vuole utilizzare per un'efficace, duratura e sostenibile salvaguardia e trasformazione ambientale.

La nostra storia in merito alla conservazione del territorio e alla trasformazione dello stesso annovera, in campo regionale, l'esperienza della legge numero 45 del 1989; legge, a mio modo di vedere, affetta da un grave limite operativo che, di fatto, ha poi reso inefficaci alcuni suoi contenuti altrimenti qualificanti. Eppure, questa stessa legge racchiude una grande lezione di democrazia, quella democrazia che invece è mancata nella stesura di questo Piano. Infatti, entrò in vigore nel 1989, data in cui si concluse, a parti politiche invertite, un iter iniziato già nel 1985 e accompagnato da un acceso dibattito. Qual era dunque il punto debole di questa legge? L'essere antesignana dei processi di pianificazione cosiddetti contrattati; antesignana di un contesto ove la separazione delle competenze e delle responsabilità tra il livello di indirizzo, proprio del Consiglio, e il livello esecutivo, proprio della Giunta, nei confronti del livello tecnico gestionale, proprio della dirigenza, era ancora di là da venire. In quel quadro legislativo la contrattazione, quindi l'elemento di mediazione - che è mancato in questa fase - tra sviluppo e ambiente, era affidata ai cosiddetti accordi di programma, che peraltro sarebbero divenuti operativi ed efficaci solo con l'approvazione di una specifica legge regionale. E il punto debole stava proprio in questa complessa procedura, che peraltro verso costituiva un fattore garantista della democraticità delle decisioni finali assunte dallo stesso Consiglio regionale.

In questo contesto, poi, si sono sviluppati, con l'adozione e l'approvazione da parte della Giunta regionale, i Piani territoriali paesistici passati e cassati, che hanno visto l'attiva partecipazione professionale di alcuni degli attuali componenti del Comitato scientifico. Soltanto uno di quei piani è sopravvissuto ai ricorsi, ma questa è storia recente, che tutti conosciamo. Contestando, poi, le contraddizioni normative esistenti tra la dichiarata salvaguardia integrale e le trasformazioni ammesse all'interno dei medesimi areali - parlo delle associazioni ricorrenti - si è fatto cadere tutto l'impalcato pianificatorio regionale.

Alcuni dei tecnici di allora, di cui si era sperimentata la valenza professionale, sono stati oggi richiamati dall'organo esecutivo a espletare un altro tentativo. In questa situazione, nessuno di voi si è pubblicamente espresso in merito anche al potenziale conflitto di interessi in cui potrebbero trovarsi alcuni coestensori del cosiddetto nuovo Piano paesaggistico. E' infatti di pubblico dominio che, in passato, alcuni degli attuali responsabili tecnici abbiano svolto, per incarico di enti locali, la redazione di piani urbanistici o direttamente o attraverso specifiche consulenze. E' altrettanto evidente che talune delle norme attuali vanificano totalmente il contenuto degli atti professionali dagli stessi precedentemente emessi. E' forse illegittima la curiosità di sapere se da parte di coloro che hanno partecipato a riscrivere le regole i rapporti di consulenza e/o di incarico professionale, sia nei confronti degli enti locali sia ancor più nei confronti dei privati, siano perdurati durante l'estensione della nuova normativa regionale? E se perdureranno in futuro è possibile che si configuri la situazione del controllore controllato? Il problema non è secondario, se a questo si aggiunge quanto appaia poco comprensibile che un atto di così elevata valenza professionale veda coinvolti soggetti che poco hanno a che vedere con la dovuta abilitazione professionale che un tale atto richiede.

Ma, abbandonando questi piccoli aspetti formali, che pure assumono una rilevanza sostanziale, non ci si può esimere dall'evidenziare lo scarso rispetto delle regole democratiche proprio nella procedura seguita. E' mio fermo parere che, oggettivamente, non si possa parlare di piano, tanto meno paesaggistico. Uno dei tanti motivi? L'inadeguatezza della base cartografica utilizzata. Questa risulta datata, pervasa di errori, anche grossolani, e manifeste omissioni. Tale cartografia pare improponibile anche nei confronti di un semplice atto ricognitorio e stante proprio la sua inadeguatezza essa denuncia tutta l'incapacità di rispondere anche al semplice scopo di rappresentare la realtà che si vorrebbe normare.

Poteva costituire, questo elaborato tecnico, un supporto che ragionevolmente consentisse agli enti locali, nel breve tempo loro assegnato, di esercitare il loro diritto-dovere di copianificazione? Assolutamente no! La chiave di volta di questo Piano, signor Presidente, sta nell'estensione più generalizzata dei vincoli meramente dichiarativi. Questi vengono assunti dalla Regione Sardegna anche come diretti e confermativi della proprietà e in quanto tali non indennizzabili. A questa scelta precisa ben poco sfugge, nel senso che il Piano non indica obiettivi futuri di crescita e di sviluppo sostenibile, quello sviluppo sostenibile che anche i poveri, che aumentano in Sardegna, si aspettavano e si aspettano; non delinea scenari conservativi per le situazioni non ancora trasformate e per i siti a limitata pressione antropica. Più semplicemente, il Piano assume che nella totalità del territorio regionale l'obiettivo sia quello che compare in uno specchietto retrovisore: non già il passato quale elemento imprescindibile per un equilibrato futuro, ma valore di riferimento cui tendere, indirizzo da perseguire in tutti gli ambiti, non solo dunque nella fascia costiera, ma anche nelle aree insediative e produttive urbane come pure in agro. Gli sbandierati contenuti innovativi e rivoluzionari di questo strumento si affidano prevalentemente alla non trasformabilità e al restauro ambientale. Che si tratti di un processo di restaurazione? Se questo riguardasse alcune regole sarebbe certamente condivisibile; se questa novella Atlantide potesse essere fruita con un sistema già a regime, credo che nessuno eccepirebbe alcunché. Il problema, neppure sfiorato, è rappresentato dalla fase di transizione. In questa direzione non viene spesa parola alcuna e le ricadute sono tutta da valutare. La storia, peraltro, insegna che le rivoluzioni incruente sono pura utopia.

In questa logica, i vincoli meramente dichiarati, che ai comuni mortali sardi non è dato sapere su quali specifiche superfici incideranno al massimo livello, potrebbero, in astratto, essere usati in maniera strumentale. Dal momento che verranno resi noti solo dopo dodici mesi dall'approvazione del Piano paesaggistico, potrebbero infatti riguardare non solo areali ambientalmente vergini, ma anche areali già trasformati.

La salvaguardia, però, scatta sin dall'adozione del Piano paesaggistico, come tutti sappiamo. Strano, sembra quasi un dispositivo a orologeria e, se debbo essere sincero, vi confesso che nutro una sana paura nei confronti di tali aggeggi. Pensavo che la salvaguardia giusta e comprensibile fosse quella istituita dalla legge salvacoste, le cui norme avrebbero dovuto rappresentare il massimo della tutela, ma così non è stato.

Questo Piano, naturalmente, può avere molteplici applicazioni; ben si presta, sotto il profilo strettamente tecnico, per bonificare aree già inquinate dalla presenza antropica. In questo caso, però, le risorse finanziarie che tali operazioni di bonifica, se estese, necessariamente richiedono sono tante. Ma, attenzione, perché tali operazioni di bonifica si ripercuoteranno inesorabilmente sul valore di tutto ciò che sta vicino a ciò che viene bonificato e che, posto in una condizione di assoluto monopolio, sarà legittimato a trarre il massimo profitto.

In altre parole, questo strumento consente di costruire o distruggere rendite di posizione a seconda della circostanza, poiché può essere applicato in direzione esattamente opposta a quella perequativa. Tale principio dovrebbe e vorrebbe, infatti, che si possa godere indirettamente di benefici economici derivanti da un bene di elevata qualità e non trasformabile, che tali benefici non possa questo liberamente internalizzarli, ma debba condividerli con chi rende disponibile tale qualità. Nella casistica della bonifica si può verificare esattamente il contrario: la collettività potrebbe essere chiamata a contribuire al restauro ambientale, innescando un moltiplicatore delle rendite di posizione per tutto ciò che si trova accanto al bene restaurato.

E' davvero significativo, signor Presidente, e soprattutto persistente nel tempo l'impatto di un campeggio sull'ambiente? Durante il fuori stagione restano solo i bagni, le docce e qualche modesto fabbricato destinato ai servizi. Ci sarebbe da chiedersi: a chi danno fastidio? A chi disturbano la visuale? La domanda è pleonastica, infatti per il futuro sono previste solo strutture ricettive di estrema qualità e quindi di prezzo. Una scelta, certo, ma mi chiedo se questa sia competenza della Giunta o se il Consiglio abbia qualche cosa da dire.

Questo impalcato di regole, fondato su decisioni assumibili a orologeria, si presta a una utilizzazione di parte. In questo, a mio parere, si celano i peggiori rischi per l'intera collettività sarda, al di là della buona fede, dell'ideologia, della competenza e dell'illuminismo del Presidente e dell'Assessore di turno. La discrezionalità non può giungere a porre in discussione gli stessi principi della democrazia. D'altro canto, una ben minore discrezionalità ha prodotto, quale effetto voluto da alcuni e indesiderato dagli altri, l'annullamento dei precedenti Piani territoriali paesistici. L'obiettivo dichiarato nel Piano paesaggistico è quello di comprimere al massimo qualsiasi intervento di trasformazione, attuando solo gli interventi minimali, sia in fascia costiera sia in città sia in agro. Il risultato di tale politica non può essere premiante per coloro che hanno prosperato sulla trasformazione del territorio, giungendo talvolta a farne scempio. Sarà certamente penalizzante per coloro che, invece, hanno gestito il proprio territorio con oculatezza, preservandolo pressoché intatto a vantaggio di tutti. A costoro si offrono astratti meccanismi di compensazione, privi di risorse concrete, nostalgico richiamo alle politiche economiche fondate sull'assistenzialismo più che sull'equità. Mi auguro, che in questa logica, la perimetrazione degli areali caratterizzati dalla non trasformabilità non trovi applicazione anche nei confronti delle persone fisiche, che per loro disavventura venissero censite, catalogate come valore peculiare di quel luogo. Diversamente, si potrebbero istituzionalizzare le riserve, con l'obbligo di residenza. All'interno di queste il sardo avrebbe il solo compito di saltare, scandendo bene il ritmo, come i Mamuthones, col compito di ripopolare la riserva. Il tutto, naturalmente, a uso esclusivo del turista pagante. Questa iperbole può paradossalmente riguardare qualsiasi luogo, poiché - già si è detto - il complesso delle prescrizioni riguarda anche gli abitanti, centro storico compreso, ove la salvaguardia, sino alla totale revisione degli strumenti urbanistici, ammette solo interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria e restauro conservativo.

La paralisi operativa, che non è azzardato ipotizzare estesa almeno al prossimo quinquennio, avrà come effetto certo quello di collocare l'Isola sull'Aventino, mentre competitori internazionali si accaparreranno quote sempre più significative di quello che sino ad oggi è stato il nostro mercato di riferimento. Quando ci saremo specializzati nell'ultraqualità e avremo fatto di questa il nostro unico riferimento, potremo tirare le somme e verificare i risultati di una siffatta scelta, o meglio, la verifica potrà essere fatta in maniera differenziata nelle diverse realtà territoriali. La città e l'urbano in senso lato riusciranno a sopravvivere. Qui, infatti, la modesta produttività industriale è affiancata al settore terziario direzionale commerciale e ai relativi trasferimenti di risorse, propri del ceto impiegatizio. Tutti staranno un po' peggio, ma se la caveranno. Le aree costiere già sviluppate potranno rafforzare la loro posizione dominante sul mercato; le aree costiere dominate dalla componente naturale costituiranno un bene economicamente asservito alle precedenti; le aree interne e la campagna, già oggi agonizzanti, a mio giudizio non hanno speranza.

Tutti i soggetti privati e le aziende affidate al sistema bancario, che avessero prestato come garanzia uno dei terreni soggetti a salvaguardia, si preparino a un rapido rientro e a una differente strutturazione della propria situazione debitoria. Si preparino a difficili battaglie giuridiche tutti coloro che risiedono in un'area urbana o foranea, poco importa, oggetto di piano di risanamento ancora non attuato. Tutti coloro che risiedono nei territori costieri o coloro che dovessero transitarvi per un qualsiasi motivo, anche turistico, si dotino di uno degli ultimi modelli di carro a buoi. Non è, infatti, ammessa la realizzazione di nuove strade extraurbane di dimensioni superiori alle due corsie. Non parliamo poi, sempre in aria costiera, dei fastidiosissimi campi da golf, a qualcuno concessi e ad altri no, dei campeggi e delle aree attrezzate per i camper. Tutto bandito! Si preparino, poi, gli agricoltori e i pastori ad abbandonare immediatamente la campagna, prima di collezionare una serie di condanne. La stessa libera circolazione del bestiame può subire drastiche limitazioni. Perché? Semplice, perché questi sono gli indirizzi per le aree naturali e subnaturali.

Ma tutto questo non è ancora sufficiente. Questi lavoratori che notoriamente sguazzano nell'oro, mi riferisco agli agricoltori, ai pastori e agli allevatori, avendo per di più un'eccellente qualità di vita dal momento che vive tutto l'anno a contatto con la natura, dovranno ingaggiare un'équipe di ingegneri, architetti, agronomi, veterinari, zoologi, conservatori di beni ambientali, geologi, eccetera, per poter impostare come si deve un sano programma aziendale, che consenta di adeguare la loro struttura al mutare delle esigenze. Sarà bene che si dotino anche di un esperto commercialista, edotto in gestione aziendale agropastorale, di un esperto legale e di un notaio che li assistano in tutte le garanzie, anche finanziarie, che debbono prestare.

Quando noi parliamo di tutela e di governo del territorio, signor Presidente, ci poniamo il problema degli effetti dell'antropizzazione: l'uomo che vive nel territorio, la sua storia, la sua cultura, i suoi processi culturali. Eppure, voi vi ponete soltanto un problema di sigle e di codici, che devono coordinare le nuove iniziative e gli insediamenti che si andranno a costruire. Credo che voi dobbiate fare una riflessione su questo, ed è qui che passa il percorso che noi abbiamo in qualche modo tracciato anche di recente, noi che siamo per salvare il nostro territorio e non per deturparlo; noi che siamo per conservare il nostro territorio e per svilupparlo in funzione del cittadino sardo, quel cittadino che vuole ancora vivere in Sardegna e che vuole costruire il suo avvenire in questa regione per sé e per i propri figli.

In conclusione, spero, signor Presidente, che la gente prima o poi si accorga di ciò che sta accadendo. Spero ardentemente che se ne accorga il popolo sardo piuttosto che qualcun altro. Il motivo è elementare: quando queste cose si percepiscono troppo tardi è assai frequente che vi siano dei meccanismi di reazione incontrollabili che, purtroppo, spesso vanno anche oltre le righe della convivenza civile, e il controllo della possibile reazione può divenire estremamente arduo. Non vorrei ritrovarmi, cari colleghi, fra qualche anno, ad ascoltare le solite relazioni di qualche commissione d'inchiesta, come quella che si occupò, in passato, del fenomeno del banditismo sardo, che si interrogano e tentano di capire per quale motivo la totale messa in discussione delle regole abbia trasformato la Sardegna in un novello Far West. Questo lo dico con grande preoccupazione, lo dico come rappresentante anche di un territorio che viene spesso osteggiato, e in questo Piano se ne ha la dimostrazione; un territorio, quello della Gallura, che aspetta risposte serie e concrete. Una Gallura che non è solo Flavio Briatore o Silvio Berlusconi, ma che è fatta anche di piccoli proprietari terrieri, che hanno il diritto di rimanere in Gallura, di rimanere in Sardegna e di dare un futuro ai propri figli. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signor Presidente della Regione, onorevoli colleghi, io non ho avuto modo di partecipare al dibattito consiliare sviluppatosi in occasione dell'approvazione della legge numero 8, perché allora non facevo parte del Consiglio. Prendo volentieri la parola, consapevole dell'importanza storica del momento che vive l'Aula e la regione tutta. Lo faccio con un atteggiamento libero dai condizionamenti e dalle scorie di ignoranza che purtroppo hanno condizionato il dibattito sull'urbanistica e sull'ambiente non solo in questa occasione (non parlo del dibattito consiliare, certamente), ma nel corso degli anni. Lo faccio da uomo libero, perché niente devo al presidente Soru o all'assessore Sanna, ai quali ho sempre esposto con chiarezza le mie posizioni, anche quando queste sono state di contrapposizione o di conflitto, ma sempre nel solco della dialettica e del confronto. Lo faccio anche nella consapevolezza, Presidente, di aver agito politicamente e amministrativamente in un contesto territoriale delicato - Olbia e la Gallura -, in cui gli effetti delle norme urbanistiche hanno sempre avuto e avranno quella stessa notevole risonanza che in altri territori hanno le politiche sull'industria, sull'agricoltura o sull'energia.

Quindi, a prescindere dalla mia autorevolezza o competenza giuridica, sono consapevole di rappresentare la voce di un territorio che, nel bene o nel male - più nel bene che nel male - è destinato a risentire degli effetti del Piano paesaggistico regionale approvato definitivamente dalla Giunta nei giorni scorsi. Per entrare nel merito occorre partire dalla considerazione unanime che non è in discussione la necessità di avere un Piano paesaggistico regionale. Ciò deriva dalla normativa nazionale e, prima ancora, dalla Convenzione europea del paesaggio, che hanno superato un concetto di carattere estetico, introducendo un valore forte, sostanziale direi, che le Regioni sono per legge chiamate a interpretare. Occorre, quindi, entrare nel merito del come, del quando e delle condizioni specifiche e va osservato il contenuto del provvedimento, superando una posizione manichea che distingue, come la lama di un rasoio, il bene da una parte e il male dall'altra, affermando la necessità di stabilire, finalmente, la rotta dell'azione politica guardando alla stella polare piuttosto che alla punta del naso.

Occorre, allora, con chiarezza affermare che questo Piano segna il cambiamento di rotta di un intero sistema economico, affermando che lo sviluppo urbanistico non coincide necessariamente con lo sviluppo edilizio, ovvero che può essere migliorata la qualità dell'insediamento umano nel territorio, senza che ciò comporti necessariamente il depauperamento del territorio, senza che ciò comporti quindi il consumo di una porzione del territorio, del paesaggio e dell'ambiente. Il Piano interrompe, quindi, con questo cambiamento di passo, una dinamica perversa che sarebbe stata perversamente destinata a vedere il territorio consumato fetta dopo fetta, porzione dopo porzione, così come fanno, nella loro giusta prospettiva economica, gli operatori del settore edilizio, i quali intraprendono una costruzione guardando in un altro sito, quello dove andranno a costruire successivamente. Questo ragionamento da costruttori non può essere il ragionamento dell'Assemblea legislativa e neanche della Giunta regionale della Sardegna. Rappresenta la scelta della strada della legalità, sulla quale vogliono camminare i cittadini della Sardegna, consapevoli e orgogliosi di essere onesti e fieri che una politica riformatrice coraggiosa voglia combattere i furbi, i furbetti, non quelli di quartiere, ma i furbetti delle campagne, coloro che costruiscono le case senza pagare la "Bucalossi", perché le imprese agricole non sono tenute a pagarla, e magari costruiscono ville, villoni, villaggi, vere e proprie lottizzazioni abusive, alle quali occorrerà mettere significativamente mano. Rappresenta un cambiamento di passo, con una concezione di pianificazione diversa, alla quale, com'è stato accennato ieri, dobbiamo dare una connotazione chiara, Presidente. Non possiamo, cioè, immaginare che questo strumento rappresenti una fotografia che possa essere il riferimento della Sardegna in maniera statica. Occorre, quindi, che questo strumento sia l'interprete di una concezione di pianificazione intesa come conservazione dinamica, ossia non come conservazione fine a se stessa, ma come conservazione alla quale dovranno essere affiancati interventi di manutenzione sistematica. Via via dovranno essere acquisite le informazioni, dovrà essere fatta una verifica, anche periodicamente, con una sorta di provvedimento da adottare quasi in forma di autotutela, continue acquisizioni di informazioni in progress che migliorino il Piano paesaggistico regionale.

E a questo proposito voglio dire che va annoverato positivamente il cosiddetto registro delle opere incongrue, previsto dall'articolo 111 delle norme tecniche di attuazione, strumento opportuno per eliminare le brutture esistenti in ogni nostro paese. Ogni nostro paese, così come è caratterizzato da un incrocio pericoloso, al quale nessun amministratore mette mano, purtroppo è caratterizzato anche da una o più opere che rappresentano la vergogna di quel luogo. Senza ipotizzare necessariamente interventi di esproprio, questo registro rappresenta sicuramente uno strumento per migliorare il nostro territorio, il nostro paesaggio, i nostri paesi. E vorrei, a questo proposito, che fosse iscritto al numero 1 la prima opera incongrua: sulla strada che da Olbia porta a Golfo Aranci, quasi all'altezza di Pittulongu, si trova da millenni uno dei pozzi sacri più belli della Sardegna, il pozzo sacro di "Sa Testa". A 50 metri, Presidente, sta nascendo un centro commerciale enorme che deturpa una collina bellissima. Io non chiedo che questo centro venga buttato giù, lo dico simbolicamente, ma che venga iscritto per primo in quel famoso registro. E questo intervento sicuramente sarà seguito da tante altre opere, da tanti altri interventi, sulla base del principio di legalità, del principio del corretto utilizzo dell'agro.

Sicuramente dovranno essere fatti altri passi in avanti, ma - lo voglio dire con chiarezza, riconoscendo il contributo dato dalla Commissione, dall'intero Consiglio e da tutti i Gruppi - molti passi sono comunque stati fatti dalla iniziale adozione del Piano paesaggistico da parte della Giunta. Guardavo poc'anzi i miei appunti, assessore Sanna. Io credo di averle mosso una critica dura, se non feroce, in occasione della campagna elettorale, a Budoni. Si ricorda? Le elencai allora una serie di punti negativi, assumendomi le mie responsabilità. Oggi, devo prendere atto che il suo intervento e l'intervento della Commissione mi hanno indotto a modificare significativamente quelle critiche, quelle censure.

E allora, il ruolo delle autonomie, che veniva mortificato laddove era previsto che i rappresentanti della Giunta fossero in maggioranza, vede la sua esaltazione nella introduzione dell'istituto dell'intesa, in quanto una disciplina transitoria consente, in attesa dell'adeguamento del PUC, che gli interventi giudicati positivi non si fermino, ed è evidente che in questo caso il sistema economico non viene bloccato, ma viceversa continua ad avere una sua dinamica.

Il superamento delle critiche sulla discrezionalità della Giunta regionale consegue anche alla cancellazione dell'obbligo della fideiussione e alla riduzione del lotto minimo di 10 ettari per l'edificazione nelle zone agricole.

Ecco perché credo, Presidente, che questo momento storico, sicuramente positivo, noi lo dobbiamo interpretare consapevoli che ci sono delle critiche, così come ci saranno state delle critiche quando in quest'Aula si è discusso sulla introduzione del vincolo di inedificabilità nella fascia dei 150 o dei 300 metri dal mare, però sono sicuro che di queste proteste faranno tesoro i nostri figli e i nostri nipoti, pensando che in fondo questo vincolo non è così penalizzante. Giustamente ci sono anche le critiche, l'opposizione fa il suo dovere, fa il suo lavoro, perché noi avremmo fatto peggio, però non comportiamoci come i venditori di bombole che si oppongono alla costruzione del metanodotto in Sardegna, che consentirà un risparmio sui costi del gas alle famiglie e alle imprese.

Concludendo, signor Presidente, credo che la maggioranza e la Giunta abbiano intrapreso una scelta costruttiva, sulla quale forse c'è ancora da lavorare, ma il più è stato fatto e positivamente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, colleghi consiglieri, cercherò di intervenire badando di non argomentare troppo disordinatamente, visto il tempo a disposizione e i pochi appunti presi all'indomani della lettura del Piano paesaggistico regionale.

Questa è una materia che interessa, è una materia simpatica, che ognuno usa, a volte, a seconda delle proprie visioni, a seconda di interessi diffusi e anche di interessi particolari. Abbiamo, infatti, appena sentito gli ultimi due interventi, quello di un sindaco della Gallura di campagna e quello di un ex sindaco della Gallura del mare, che da sponde politiche opposte hanno esposto due concezioni diverse.

Collega Uggias, sono rimasto un po' interdetto dall'appello alla legalità o alla delazione che lei ha fatto in ordine all'articolo 111 di questo provvedimento, che mi lascia perplesso anche perché ci sono organi da sempre preposti a combattere tutto ciò che non è legale e lecito. Non voglio arrivare a quanto, in chiusura del suo intervento, l'amico Matteo Sanna ha riferito in merito alle inchieste parlamentari, anche perché è qui presente il figlio del grande Antonio Pigliaru, che ha scritto il codice barbaricino, quindi non dobbiamo addentrarci in argomenti che non devono interessare quest'Aula. Ma arrivando a una mia interpretazione della volontà politica che ha impregnato il Piano paesaggistico, su cui oggi discutiamo, e gli indirizzi volutamente socioeconomici in esso contenuti - l'ha riferito ieri il presidente Soru - voglio iniziare da una delle prime affermazioni che il Presidente ha fatto: "I sardi devono capire che d'ora in avanti nessuno potrà più costruire nella fascia dei 2 mila metri dal mare". Presidente, è una falsità! I sardi devono capire che invece solo pochi potranno costruire migliaia di metri cubi nella fascia dei 2 mila metri. Li potremmo citare uno a uno. Aumentiamo del 25 per cento le volumetrie per coloro che hanno già beneficiato di un premio del 25 per cento previsto dalla legge numero 45: partiamo dal Forte Village, andiamo a Chia, poi nel Sulcis, nel Basso Oristanese, saltiamo purtroppo la mia provincia, dove non c'è niente di rilevante, e arriviamo in Gallura dove, oltre al novello Master Plan, migliaia di metri cubi di nuovi volumi per gli alberghi già oggetto di concessione verranno elargiti a imprenditori, per la gran parte non sardi, che avranno quindi questo premio ulteriore da parte della Giunta e della maggioranza. Per contro, coloro che hanno preservato il territorio saranno ancora una volta penalizzati; non solo i sindaci che si sono alternati nelle varie amministrazioni comunali, ma anche quei cittadini che speravano in un provvedimento equo, che mettesse tutti sullo stesso piano, e non in un provvedimento che ancora una volta fa figli e figliastri in una Sardegna che di figli e figliastri non ha bisogno.

Presidente, io ho avuto la fortuna di ricoprire il ruolo di Assessore dell'urbanistica e ho avuto il piacere di incontrare, nelle sedi istituzionali, diversi imprenditori. Cito per tutti il cavalier Fumagalli, proprietario del complesso turistico alberghiero di Puntaldia, un lord perché ha rilevato la Candy e quindi pranza con la regina Elisabetta. Il cavalier Fumagalli da trent'anni è proprietario di terreni nel comune di Aglientu. Presidente, parlo di quaranta chilometri di costa senza un albergo! Anche in questo caso il Comune di Aglientu, così come altri comuni, vedrà Tom Barrack, le multinazionali inglesi e i pochi gruppi sardi meritori e meritevoli per quanto hanno intrapreso, ingrandire i loro imperi, mentre i propri figli continueranno a rimanere senza lavoro, perché questo è il succo di questo Piano. Io dico queste cose per passione, non ho interessi da difendere, ho tanti amici, ma non difendo gli interessi di nessuno, tanto meno in questo campo.

Presidente, questo Piano, al di là del buon intento, che appartiene a tutti noi, di preservare il territorio sardo, getta un'ombra sullo sviluppo futuro della nostra Isola, che ha due centri che vengono ben identificati e fotografati: la Gallura del nord-est, con poche eccezioni fino a Dorgali, e il sud fino al Basso Oristanese. Il resto della Sardegna viene cancellato sotto le mentite spoglie di una meritoria salvaguardia totale, ma è abbandonato a se stesso senza alcuna opportunità. E allora, vediamo qual è l'incongruenza di questo Piano, poi entrerò in qualche dettaglio tecnico e se dirò delle inesattezze sarò corretto più avanti. L'incongruenza è che a valle si concedono migliaia di metri cubi per nuove strutture ricettive alberghiere e a monte, cioè nella fascia dei 2 chilometri, in territori che rischiano l'implosione nel periodo estivo - tutti noi sappiamo di che cosa si tratta -, si vieta la realizzazione di una strada. In mare non c'è posto per le barche, nonostante le tasse sul lusso, in spiaggia non c'è posto per i turisti e questi territori imploderanno. Evidentemente c'è una regia che vuole che il turismo di qualità si sposti, permettetemi di dirvelo!

Questi sono ragionamenti che tutti i sardi, non solo gli amministratori locali, stanno iniziando a cogliere e che sono sotto gli occhi di tutti. Non entro nel merito di quello che sarà in ordine agli investimenti fatti, ai patti territoriali e agli accordi di programma, dico però che i privati vengono fatti fuori, e chi ha investito, chi ha acceso mutui, chi ha speso soldi in progettazioni, chi ha ipotizzato delle lottizzazioni cosa farà? Viene fatto salvo solo il pubblico.

Altro argomento, assessore Sanna, è il divieto per gli enti locali di rilasciare concessioni in sanatoria. Ma avete idea delle migliaia di concessioni, con "Bucalossi" pagata, che attendono di essere rilasciate nei vari comuni della Sardegna, per non parlare delle aule penali dei tribunali che aspettano gli esiti del condono per definire i procedimenti? Sapete che cosa vuol dire per Sassari - ne ha già parlato Nanni Moro - il mancato rilascio delle concessioni in sanatoria? Io penso che qualcuno non abbia idea di quello che in qualche parte di questo Piano sta scritto.

Presidente, lei è stato accusato di aver utilizzato un elicottero della Regione. Non sono stato io a muoverle questa critica, anzi, se avessi potuto ai tempi in cui ero Assessore avrei fatto altrettanto, ma non c'erano i mezzi, non c'erano gli strumenti urbanistici per poter portare imprenditori seri in Sardegna. Forse, però, lei è andato un po' oltre in questo esercizio del ruolo istituzionale. La legge elettorale dà al Governatore ampi poteri, però non credo, non lo sto dicendo io, che sia il caso di andare in giro per la Sardegna insieme a degli imprenditori, magari ipotizzando la costruzione di trecento stanze d'albergo invece che quattrocento o duecentocinquanta invece che trecentocinquanta. Questi sono argomenti che vengono usati pretestuosamente per sollevare un conflitto di interessi, ma che uniti a quanto questo Piano delinea, inducono non solo chi vi parla a pensare che non sempre si opera nell'interesse dei sardi, ma che a volte si opera invece nell'interesse di pochi. Quindi le argomentazioni portate a sostegno di questa presunta legalità, "finalmente abbiamo salvato la Sardegna, finalmente c'è un principio di legalità", ci paiono pretestuose. Noi vogliamo, amico Uggias, portare il gas in tutte le case della Sardegna, abbiamo paura però che con questo Piano paesaggistico molti verranno gasati e pochi riusciranno a sopravvivere. Questa è la differente visione che noi abbiamo in questa materia.

E allora, Presidente, non si deve meravigliare, e certamente non si meraviglierà, se gli enti locali, al di là del grande istituto dell'intesa, si lamentano. Del resto anche l'istituto dell'intesa a volte fa sorridere. Faccio un esempio: il comune di Golfo Aranci aveva un piano urbanistico coerente col vecchio strumento paesistico: lottizzazione completa, mancava solo un anello. Attualmente è necessaria l'intesa con la Regione per aggiungere quest'ultimo anello. Figuriamoci che razza d'istituto è questo dell'intesa! Olbia invece, in questo momento, con l'intesa può fare quello che vuole. Quindi certezza del diritto è una bella espressione, ma la certezza del diritto è tale quando tutti, cittadini e amministratori hanno contezza di potersi confrontare alla pari, con regole certe e non con discrezionalità che con la certezza del diritto non hanno niente a che vedere.

Presidente, io non so, all'indomani della presa di coscienza di questo Piano paesaggistico regionale da parte di tutti i cittadini sardi, chi rimarrà contento e chi invece inizierà a storcere il naso, perché l'informazione sta alla base di tutti i provvedimenti, ma di questo provvedimento pochi sanno e soprattutto pochi hanno colto il significato più profondo. Sarà contento l'assessore Sanna, che forse, con l'anelito di passare alla storia per questa nuova pianificazione paesaggistica, ha fatto più di quanto il Presidente gli aveva chiesto. Saranno contenti la contessa Crespi e il maestro Abbado, che sono degli ambientalisti colonizzatori in Sardegna. Forse per il maestro Abbado ci vorrebbe l'articolo 111 delle Norme tecniche di attuazione, ma questo è un argomento che affronteremo più avanti. Certamente non saranno contenti i sardi che non hanno lavoro e coloro che hanno visto ancora una volta mortificata ogni speranza di sviluppo dell'economia nella legalità e non nell'imbroglio, con lottizzazioni abusive o pretestuose costruzioni in agro trasformate, poi, in ville di lusso. I cittadini sardi aspettavano uno strumento chiaro, uno strumento di salvaguardia, uno strumento che, chi ama la Sardegna desiderava da tempo, ma questo strumento ha altre caratteristiche rispetto ai desiderata della gran parte dei sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, è da ieri che mi domando quale sia il senso di un dibattito a posteriori, che nulla aggiunge, purtroppo, e nulla può togliere a un provvedimento che è già stato approvato. Ho sentito dire da alcuni colleghi che questo provvedimento è stato discusso in Commissione per oltre sei mesi, con il coinvolgimento delle amministrazioni locali, e quindi è il frutto non solo di una concertazione completa con i soggetti interessati, ma anche del deliberato del Consiglio regionale.

Sappiamo tutti che questo non è assolutamente vero, perché se fosse vero questo dibattito lo si sarebbe dovuto fare prima dell'approvazione in Giunta del Piano paesaggistico, lasciando giustamente che il Consiglio desse il suo indispensabile contributo, ancorché la legge numero 8 deleghi la Giunta alla redazione del Piano. Ma si disse anche allora che certamente il Piano sarebbe stato oggetto di confronto, di discussione in Aula e fuori dell'Aula. E la motivazione è chiara, posto che questo è un dibattito monco, perché solo una parte dell'Aula lo sta affrontando seriamente; dall'altra parte c'è un silenzio assordante, che non ritengo colpevole e complice, ma piuttosto imposto dal fatto che se si entrasse nel merito si dovrebbe dare ragione a coloro i quali, da questa parte, stanno giustamente evidenziando le lacune e i punti oscuri del Piano paesaggistico approvato dalla Giunta. E se non fosse così, è necessario chiarirlo con trasparenza, perché il Piano paesaggistico, a mio parere, non potrà essere applicato, in quanto ci sarebbe una sollevazione non solo da parte delle amministrazioni dei comuni costieri, che vedono i loro progetti di sviluppo ormai vanificati, ma - mi creda, Presidente, lo dico senza polemica riottosa, dopo un'approfondita riflessione - anche da parte delle amministrazioni e dei privati cittadini dei comuni dell'interno.

Il collega che mi ha preceduto ha anticipato, con competenza e dovizia di particolari, essendo stato Assessore dell'urbanistica nella scorsa legislatura, alcuni aspetti che fanno riflettere. Io non intervengo sugli aspetti tecnici e legali, contrariamente al collega che mi ha preceduto, perché non ho altrettanta competenza e sono abituato a esprimere il mio pensiero con la semplicità che mi deriva dalla mia cultura pastorale. Il Piano paesaggistico regionale, come giustamente ha detto il collega Milia, praticamente dice questo: chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato; chi ha avrà di più, chi non ha avrà di meno! E' un Piano che, sotto molti aspetti, colpisce le categorie meno abbienti e più deboli. Ed è dimostrato, perché da una parte va a colpire coloro i quali hanno permesso, Presidente, proprio la conservazione e la tutela dell'ambiente costiero; dall'altra arricchisce ancor di più i ricchi colonizzatori, che la sinistra - che le sta da quella parte - sino a due anni fa, a gran voce, ha mandato via. Parlo dell'Aga Khan, che chiedeva di aumentare le volumetrie e di poter fare degli investimenti in un certo sito (che ora interessano a un altro imprenditore), e che per questo allora fu visto come un colonizzatore, un "depauperatore" dell'ambiente. Io ero di parere nettamente contrario, e vooglio precisare che lo sono tuttora.

Ma, allora, spieghiamoci bene, perché sappiamo perfettamente che molti piccoli imprenditori o anche semplici cittadini hanno fatto degli investimenti nella speranza di poter realizzare qualcosa nella fascia dei 2 chilometri. Poi non mi spiego perché 2 chilometri e non 1, 1,5 o 3 chilometri, l'ho sottolineato anche durante la discussione della legge numero 8. Questa è una cosa che sinceramente non riesco ad afferrare! Che colpa ne ha uno se vive sulla costa? Perché d'ora in poi - l'ha detto lei ieri, Presidente - non potrà più esercitare il possesso di un suo bene, un diritto che gli viene riconosciuto dalla legge, dalla Costituzione, dalla natura stessa dell'uomo? Non per farne un uso anarchico, per distruggere il territorio, ma per soddisfare le proprie necessità, nel rispetto del diritto degli altri, ma anche del proprio diritto di esercitare un legittimo possesso. E questo è un aspetto che è sotto gli occhi di tutti.

Io credo, Presidente, che questo provvedimento, malgrado la buona volontà, sia inficiato in alcune sue parti da illegittimità. Le faccio prima un esempio tecnico e poi passo a un esempio di mercato. Io non vado a cercare nomi e cognomi di chi può trarre vantaggio da questo Piano, perché parto dal presupposto che un provvedimento di legge - perché di questo si tratta, in quanto il PPR deriva da una legge - deve andare incontro alle esigenze dei cittadini, principalmente di quelli meno abbienti. Ma se un provvedimento colpisce, come fa questo Piano, ed è dimostrato e dimostrabile, proprio le fasce meno abbienti, non è un provvedimento giusto. Lei ha detto, ieri, che questo è il Piano di tutti. No, non lo è, Presidente!

Lasciando perdere le coste, faccio un piccolo esempio, che avevo già fatto in occasione della discussione della legge numero 8: la Sardegna, lo sappiamo tutti, è caratterizzata da una frammentazione paesistica unica ed è, per densità di popolazione, una delle ultime regioni d'Europa. Se fossi un amministratore farei dei provvedimenti per aumentare la densità di popolazione, perché la popolazione crea ricchezza; i territori desertici non hanno mai creato ricchezza. Sempre nell'ottica della tutela dell'ambiente, certo, ma senza escludere l'uomo. Che significato ha dire che chi è proprietario di un fondo da 3 a 10 ettari può realizzare una struttura di superficie coperta non superiore a 30 metri quadri? Lei sa che l'80 per cento dei terreni agricoli in Sardegna non raggiunge l'estensione di 1 ettaro? Si informi! Lo sa che i proprietari di un terreno di più di 5 ettari a Torralba si contano sulle dita di una mano e nei centri più grossi sulle dita di due mani? Cioè, se questo provvedimento favorisce gli interessi di 10 persone su 1.100, danneggiando gli interessi delle altre 1.090, come può essere un provvedimento equo, legittimo, equilibrato? Non lo è! E' necessario trovare una formula che possa salvaguardare effettivamente questi aspetti.

Se posso fare una considerazione tecnica, parlare di fondi da 3 fino a 10 ettari non vuol dire niente! E spiego il perché. Se io fossi proprietario di 15 ettari di terreno…

CUGINI (D.S.). Quanti ne hai?

RASSU (F.I.). Mio padre ha lasciato a me e ai miei cinque fratelli una tanca di ottomila metri quadri. Il vigneto, l'abbiamo diviso in tre, ci facciamo un po' di vino buono ed è tutto ciò che abbiamo!

PIRISI (D.S.). Faccelo assaggiare!

RASSU (F.I.). Ci basta e ne avanza! Vino buono chiaramente!

Ma se fossi proprietario di 15 ettari, lo frazionerei in particelle di 3 ettari. Se lei moltiplica 90 metri cubi per 15, ottiene 1.350 metri cubi, ecco, quindi, la prima falla tecnica di questo Piano. E nessuno può impedire che questo possa essere fatto, neanche l'assessore Sanna, con la sua delirante onnipotenza, perché non si può impedire per legge una cosa del genere. Vede bene, Presidente, che se andiamo a stringere, in certi passaggi non c'è chiarezza!

Ma che cosa favorisce questo Piano? Favorisce la speculazione, perché i piccoli appezzamenti di circa 1 ettaro, confinanti con terreni di 10 ettari, chiaramente non varranno niente dal punto di vista commerciale, per cui saranno svenduti, per pochi soldi, a chi ha avuto la fortuna di nascere ricco, perché da noi chi possiede 15 ettari di terreno è ricco. Siamo a questi livelli, e quelli che erano già poveri diventeranno ancora più poveri. Ecco un altro aspetto di questo Piano che non va bene. Per cui non si può parlare di Piano di tutti.

Io mi limito alle mie conoscenze, perché in costa ci vado poco e niente. Mio padre non mi ha lasciato né barche né ville al mare! Per me il mare non esiste! Il mio sogno è di andarmene in campagna, quando sarò in pensione, se campo, per fare quello che ho sempre fatto, cioè il contadino, perché mi piace farlo, lo so fare, è ciò che mi ha insegnato mio padre. Questo Piano sta bruciando anche questi sogni, perché il ferroviere, l'infermiere e l'operaio acquistano un terreno per il desiderio di coltivare un orticello, per costruire una casetta, non una villa! E' dove sono state costruite le ville, dove sono stati compiuti gli abusi e gli orrori edilizi che bisogna intervenire. Le norme ci sono, se si vuole si può intervenire per risanare, ma per un'eccezione non possono essere vessati tutti. Se tre cittadini contravvengono la legge devono essere puniti loro non anche tutti i cittadini che invece la legge l'hanno sempre rispettata. Se uno è nato povero e non possiede 10 ettari di terra, caro Renato Cugini, cosa deve fare? Comprarsi una barca e andare a pesca di tonni a Santa Teresa di Gallura? Deve fare questo l'operaio della Scaini o l'operaio di Porto Torres che va in pensione? Di questo stiamo parlando, nei nostri paesi si parla di questo! Quelle persone non potranno più andare in campagna, perché è necessario essere imprenditori agricoli, fare un piano aziendale! Ma dove stiamo vivendo, caro assessore Sanna? C'è scritto così. E non è vero che il limite è solo nella fascia dei 2 chilometri dal mare, ma se anche fosse solo in quella fascia, per le zone agricole non cambia niente! I contadini dei paesi situati a 2 o 3 chilometri dal mare sono tali e quali ai contadini che vivono a Torralba, a Bonorva, a Burgos o a Bono! Che colpa ne hanno loro se altra gente ha depredato le coste? Chi ha permesso, nei decenni scorsi, che venissero depredate? Che colpa ne ha quella gente? Ma a chi ha depredato le coste, oggi, si sta dando un premio! E' questo passaggio che non si capisce bene, Presidente. Ma come, non è più l'Aga Khan cuddu chi s'indi depiada andare? No est prus issu? Oppure da quando è cambiato il proprietario della Costa Smeralda anda tottu bene? Questa è la realtà.

CUGINI (D.S.). Ma lo sai chi è Ragnedda?

RASSU (F.I.). Non so chi sia Ragnedda, ma sono d'accordo sulla necessità di combattere gli abusi, non possono tuttavia pagare altri le colpe di chi ha depredato, di chi ha compiuto degli abusi. Questo è il discorso, e io non ho interessi né in costa né in campagna.

Presidente, se questa riflessione fosse stata fatta prima probabilmente - dico probabilmente - oggi avremmo un Piano paesaggistico più compiuto, o forse sarebbe tale e quale, ma magari se ne sarebbe spiegato a tutti il vero contenuto. Questi sono i dubbi che stanno ormai attanagliando tutti, lo dico senza polemica, ripeto, né accesa né riottosa. E' una riflessione sincera quella che sto facendo, perché non vorrei che dietro questo integralismo ambientale che si vuole a ogni costo sbandierare ci fosse qualcosa che non si riesce ancora a individuare e a comprendere, ma che probabilmente, come ha detto qualche collega, si sta delineando. Non voglio neanche immaginare una cosa del genere. Io parto sempre dal presupposto della serietà delle persone e della bontà dei loro intenti, chiunque esse siano e a qualsiasi colore politico appartengano, ma guai se ci fosse davvero qualcosa dietro! A questo non voglio pensare, Presidente, ecco perché ho detto che possiamo parlare, possiamo confrontarci, ma questo dibattito non servirà a niente, perché le cose ormai sono già state fatte. Questo dibattito avrebbe avuto ragion d'essere se fosse stato aperto prima, senza paura alcuna. Forse avremmo perso una settimana o un mese in più, ma se non si fosse arrivati a quella fatidica data non sarebbe, a mio parere, successo niente. Il Piano paesaggistico, lei lo sa quanto e più di me, inciderà moltissimo sul mercato immobiliare, e non solo su quello; inciderà moltissimo anche sul mercato dei fondi agricoli, perché il mercato, lei lo sa quanto me, è dominato dalla domanda e dall'offerta, dalla combinazione di questi due fattori nasce il prezzo, ci siamo? Ora se una legge blocca un determinato bene a favore di un altro, quest'altro bene vede aumentare costantemente il proprio valore.

Questo provvedimento causerà questa situazione, non sono ipotesi. Nel mercato, lei mi insegna, chi ha soldi li investe nei momenti propizi e opportuni, e poiché nessuna cosa è eterna, tanto meno questo provvedimento, chi ha capitali può investirli proprio là dove oggi non si può costruire niente. Mi riferisco ai fondi agricoli, ripeto. Se avessi capitali oggi comprerei a poco prezzo dei terreni agricoli, dei piccoli appezzamenti per farne poi un tancato[s1] grande, ben sapendo che fra dieci anni, ciò che oggi vale 100 varrà 10 mila. Questa è una delle conseguenze di questo Piano, che in questo lasso di tempo vizierà il mercato a favore di chi ha capitali da investire.

Io non dico che il Piano sia nato per questo, e non lo penso neanche, però è una conseguenza logica, indiscutibile, perché le norme urbanistiche non solo incidono sul mercato immobiliare, ma determinano la domanda e l'offerta. Questa è la sacrosanta verità. A questo si è pensato? Non lo so, ecco perché dico che questo Piano è severissimo, ma nei confronti di chi? Come ho detto poc'anzi, nei confronti delle fasce più deboli, mi creda, Presidente. Io sono contro la speculazione nelle coste, ma sono anche contro qualsiasi provvedimento che calpesti più di quanto non siano già stati calpestati i sardi onesti, i piccoli imprenditori che hanno rispettato l'ambiente, i sardi che tuttora combattono, anche insieme a lei, una battaglia nella speranza di migliorare le cose.

Presidente, senza astio e senza polemica io dico che questo provvedimento, per molti versi, va nella direzione contraria a quella auspicata, benché al suo interno ci siano chiaramente delle norme giuste e ponderate.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mattana. Ne ha facoltà.

MATTANA (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, con l'approvazione del Piano paesaggistico regionale giunge a conclusione un percorso normativo avviato con la legge regionale numero 8 del 2004, ma ancor prima con la delibera della Giunta regionale del 10 agosto 2004. Un iter normativo accompagnato da una discussione ampia nelle sedi istituzionali e nell'opinione pubblica; una discussione accesa, a volte anche aspra, che ha determinato, in conclusione, un risultato importante: è stato ripristinato un sistema di regole per la pianificazione paesaggistica in Sardegna ed è stata aperta la strada a una revisione normativa dell'intera materia urbanistica nella nostra Regione.

Voglio ricordare, seppure brevemente, la situazione precedente a questi primi due importanti atti normativi, sotto due aspetti. Il primo aspetto è l'assoluta assenza di regole, con l'annullamento di 13 Piani territoriali paesistici su 14, prima a opera di una sentenza del TAR, poi di un decreto del Presidente della Repubblica, su parere del Consiglio di Stato, in parte nel 1998, in parte nel 2003. Vi era, quindi, una situazione di emergenza, così come è stata definita, non da me, ma dal Presidente della Regione, l'onorevole Italo Masala, alla fine del suo mandato istituzionale. In questa situazione i territori costieri sono stati lasciati colpevolmente privi di un quadro normativo adeguato (in molti comuni sono stati rimessi in gioco piani urbanistici degli anni Sessanta e Settanta); i comuni si sono ritrovati a gestire i territori in un quadro generale di grande debolezza, in totale assenza di riferimenti normativi regionali in materia paesaggistica, nella difficoltà di coniugare sviluppo e sostenibilità e talvolta in condizioni di disagio economico e anche sociale. Condizioni, come comprenderete, che non hanno di certo agevolato la selezione degli interventi di trasformazione nei territori costieri, dato anche l'atteggiamento che dobbiamo definire colpevole da parte di chi ha governato la Sardegna nei precedenti cinque anni, non so se doloso o colposo, per scoprirlo dovremmo fare un'indagine psicologica, come si fa in altre sedi, ma sicuramente il fatto è che nei cinque anni precedenti c'è stata un'assoluta inerzia, c'è stato un vuoto normativo in materia di paesaggio. Non vogliamo chiamarlo Far West, come invece lo definisce il presidente Floris.

Indubbiamente vi era uno strumento legislativo importante, cioè la legge regionale numero 45 del 1989; uno strumento innovativo e coraggioso, però bisogna dire che gli unici tentativi per una normativa transitoria sono stati clamorosamente respinti in Consiglio regionale, nonostante il parere favorevole espresso all'unanimità dalla Commissione urbanistica. Quindi si presentava, in Sardegna, un quadro di arretratezza in materia di pianificazione del paesaggio, uno scenario negativo nel quale i primi atti della maggioranza di governo e della Giunta sono stati la delibera del 10 agosto 2004 e la legge regionale numero 8 del novembre 2004. Atti preliminari, direi, a una stagione nuova del governo del territorio, tesi ad avviare un cambiamento non solo normativo, ma soprattutto culturale nella nostra Isola, dove i valori ambientali e quelli paesaggistici sono un patrimonio collettivo - non più una proprietà dei singoli - da proteggere e valorizzare in un quadro di sviluppo sostenibile.

E' stato, quindi, concluso un percorso normativo, quello indicato nell'articolo 2 della legge regionale numero 8 del 2004, con l'approvazione di un testo definitivo. E bisogna subito dire che questo testo ha subito diverse modifiche, correzioni e miglioramenti. Ricordo il testo del Piano paesaggistico regionale inizialmente adottato dalla Giunta, a cui sono state apportate modifiche importanti, con il contributo della quarta Commissione, delle forze politiche in essa rappresentate, ma più in generale di tutte le forze politiche. Sono state anche recepite molte delle osservazioni fatte dagli enti locali e dai soggetti interessati nelle conferenze di copianificazione e nelle audizioni fatte dalla Commissione urbanistica. Dopo un confronto serrato, in Commissione, tra le forze politiche, è stato varato il Piano paesaggistico regionale. Credo che questo si un fatto da salutare positivamente, un fatto politico di grande rilievo, che tra l'altro rispetta uno dei punti principali del programma Sardegna Insieme, dettato dalla convinzione che la Sardegna deve dotarsi di regole paesaggistiche certe, che bisogna impedire o almeno limitare il consumo indiscriminato del territorio, in particolare del territorio costiero, salvaguardando le zone di pregio. Quindi questo Piano è la base per uno sviluppo sostenibile serio e duraturo anche per le future generazioni, come ha ricordato il Presidente della Regione.

L'idea di partenza è che il paesaggio è la principale risorsa della nostra Isola. Nel corso degli anni si è andato consolidando un modello di sviluppo che ha determinato un forte inurbamento verso le città e in particolare verso i paesi costieri; si è anche affermato un modello turistico che ha privilegiato la nascita di insediamenti ricettivi e, in particolare, delle seconde case lungo le coste, da tutti ritenuto, anche in sede di audizioni della quarta Commissione, un modello da superare. Quindi c'è stato un progressivo consumo del territorio e uno spopolamento delle zone interne a favore delle città.

Quali sono, sulla base di questo quadro, gli obiettivi principali del Piano paesaggistico regionale? Ripristinare uno schema di regole certe, evitare un consumo indiscriminato del territorio, limitare un consumo arbitrario del territorio costiero, salvaguardare le zone di pregio e favorire un riequilibrio del territorio. Io ritengo che a concorrere, in buona misura, al raggiungimento di questi obiettivi sia stato anche l'operato della quarta Commissione, presieduta, devo dire, con grande equilibrio dal collega Giuseppe Pirisi, che ha svolto il suo ruolo istituzionale nel rispetto di tutte le forze politiche rappresentate, sia di maggioranza sia di minoranza; un ruolo riconosciuto da tutti, che ha consentito, dopo un lavoro serio e approfondito, iniziato sin dalla presentazione della proposta di PPR, quindi sin dal dicembre del 2005, di procedere all'esame del testo, dopo l'audizione degli enti locali nei territori (fatto anche questo molto apprezzato dagli amministratori e dagli altri soggetti interessati), con un confronto serrato all'interno della Commissione. Devo riconoscere e apprezzare il contributo fattivo di tutti i colleghi e in particolare dei colleghi della minoranza, che hanno tenuto un atteggiamento sempre collaborativo e fattivo, agevolando, anche con il supporto di idee e proposte, l'elaborazione del parere che è stato poi trasmesso alla Giunta, così come previsto dalla legge. Un parere articolato e puntuale, direi circostanziato, che sicuramente - mi pare sia stato riconosciuto - ha costituito un indirizzo importante anche per la Giunta regionale; un parere con il quale si sono condivisi l'impostazione e i principi del PPR e in cui sono stati esposti anche punti di vista diversi, perché non dirlo? ci sono state valutazioni differenti, in alcuni casi, sempre tese, però, al rafforzamento dell'impianto normativo e al perseguimento degli obiettivi che ho prima enunciato. Quindi si è trattato di un contributo che sicuramente ha migliorato il testo, favorendo l'inserimento di alcune importanti modifiche.

Senza entrare nel dettaglio dell'impianto normativo, che è piuttosto complesso, vorrei evidenziare alcune modifiche importanti che sono state apportate al testo, perché non sono d'accordo con i colleghi Ladu, Sanciu e altri, che hanno ritenuto queste modifiche superficiali, non nella sostanza, e spiegherò il perché. Intanto, sul piano generale, ritengo che ci sia stata una prima importante modifica del quadro normativo, cioè si è tornati alla legge regionale numero 45 del 1989, quella che il collega Sanna richiamava come un modello di democrazia partecipativa. Insomma, bisogna decidersi se è tutto male o se c'è anche del bene. Si è respinta l'esigenza di una legge stralcio e gli effetti sono stati importanti, eliminando ambiti di discrezionalità, in particolare in ordine alla strumentazione non prevista dalla normativa vigente. Quindi è stato eliminato ogni riferimento a procedure, organismi e atti non previsti dalla normativa attuale, recependo in questo caso l'osservazione della quarta Commissione ed eliminando quegli strumenti di pianificazione che hanno suscitato un'ampia discussione. Mi riferisco ai piani attuativi a regia regionale, collegati alle conferenze unificate di pianificazione, che avrebbero potuto determinare uno squilibrio rispetto al ruolo degli enti locali e comunque una discrezionalità eccessiva da parte della Giunta regionale. Queste osservazioni sono state recepite e sono stati quindi eliminati questi strumenti di pianificazione. Ma io ritengo che vi sia anche un altro fatto importante, che si fonda sempre sull'impianto normativo della legge regionale numero 45 del 1989, ed è l'aver ripristinato la centralità del ruolo degli enti locali, cioè di province e comuni, in materia di pianificazione, in particolare con l'adeguamento degli strumenti urbanistici comunali al Piano paesaggistico regionale. Credo che si debbano aiutare gli enti locali a favorire questo percorso difficile, perché dodici mesi sono un tempo contenuto. Io ricordo che a seguito della legge regionale numero 45 del 1989, solo 19 comuni sui 75 allora definiti costieri, adeguarono il proprio strumento urbanistico ai Piani territoriali paesistici, e questo dopo alcuni anni. In questo caso, dunque, bisogna fare uno sforzo virtuoso e agevolare il compito dei comuni.

Il Piano paesaggistico regionale individua i beni paesaggistici, così come prevede il Codice Urbani, e tra questi bene paesaggistico d'insieme è la fascia costiera. Fascia e ambito costiero sono i due elementi centrali del Piano paesaggistico regionale e sono ritenuti - giustamente io ritengo, condividendo il parere di altri colleghi della Commissione - la principale risorsa della nostra Isola, un patrimonio collettivo che va tutelato unitariamente, come è stato detto.

E' stata superata anche la gradualità del vincolo: c'è un vincolo generale di inedificabilità nella fascia costiera, con deroghe che riguardano le aree urbane, gli insediamenti turistici, le ex zone F e le zone compromesse e con delle nuove previsioni, quindi oltre alle zone A, B e C contigue, anche le zone C di espansione, previste nell'articolo 15 modificato, ampliando le norme transitorie, infine le zone D e G.

Concordando con questa impostazione, ritengo che si debbano favorire, secondo i principi qui affermati, la riqualificazione, in particolare, e la riconversione delle strutture residenziali in strutture ricettive, non solo nelle zone turistiche ma anche nei centri urbani. E l'esempio è quello dell'albergo diffuso, un nuovo modello di ospitalità in Sardegna, a cui devono essere destinate le giuste risorse. Quindi anche la Giunta regionale deve attivare questo processo di finanziamento.

Pongo una questione, però, all'attenzione della Giunta e alla riflessione del Consiglio, di cui credo si debba tener conto, ed è la questione della cosiddetta perequazione territoriale. Il principio di perequazione territoriale è stato enunciato dalla stessa Giunta regionale e dal Presidente; è un principio importante perché è giusto realizzare un riequilibrio nel territorio. Credo che noi dobbiamo favorire la perequazione territoriale, e consentire che quei comuni particolarmente virtuosi, che hanno adeguato il proprio strumento urbanistico ai Piani territoriali paesistici, che hanno anche rinunciato a fare degli interventi preservando il territorio, possano completare, in alcuni casi, i processi e i piani attuativi già avviati, anche attraverso lo strumento dell'intesa, mantenendo le opportunità di sviluppo che debbono essere riservate a tutti i territori della nostra Isola. Il principio è condivisibile: mantenere e conservare l'esistente nelle parti del territorio costiero ancora intonse, favorendo nel contempo - e questa è la riflessione sulla quale vorrei che si sviluppasse un ragionamento - il riequilibrio dei diversi territori.

Un altro aspetto che voglio richiamare per fare una valutazione che ritengo utile, non acritica e di sostegno, ma propositiva e migliorativa del testo del PPR, che rappresenta un importante traguardo, riguarda una parte del Piano che ha suscitato una discussione anche ampia, quella relativa all'agro. Io condivido il principio che si debba preservare il territorio, riportare l'edificazione verso i centri urbani e valorizzare il paesaggio rurale. Molti comuni l'hanno già fatto. Io stesso sono stato sindaco di un comune che ha già operato in questa direzione. Sono emerse, però, sensibilità diverse anche in Commissione che sono state riportate nel parere espresso a conclusione dei lavori. C'è una discussione in corso che credo debba riguardare anche l'eventuale revisione della disciplina in materia agricola, quindi delle direttive agricole. Ci sono state senza dubbio, anche qui, delle modifiche, dei miglioramenti. Il collega Moro parlava del lotto minimo di 10 ettari per le residenze agricole. Forse si riferiva al testo inizialmente adottato e quindi ha fatto un passo indietro, perché c'è stata una riduzione del lotto minimo e una giusta distinzione che individua l'imprenditore agricolo. Ecco, a questo proposito devo segnalare un altro aspetto, che non attiene alle residenze, ma all'attività agricola e zootecnica, perché, coerentemente col principio ispiratore, secondo cui bisogna conciliare la tutela del territorio con lo sviluppo, non vorrei che un'interpretazione non precisa delle norme, magari in fase di attuazione, comportasse qualche difficoltà per i progetti di miglioramento fondiario presentati dagli imprenditori agricoli, che devono favorire lo sviluppo di questo importante comparto.

Avviandomi alla conclusione, devo dire che molte osservazioni sono state recepite e molte modifiche sono state apportate al testo del Piano paesaggistico con l'obiettivo di migliorarlo, di renderlo più condivisibile e, in particolare, di favorire il coinvolgimento degli enti locali. Credo che siamo pervenuti al risultato auspicato, che segna un importante traguardo non solo per la maggioranza di questa Regione ma per l'intera Sardegna.

Certo, come dicevo prima, su alcuni punti questo Piano è perfettibile, è suscettibile di miglioramenti, anche nella fase di attuazione, di verifica e di applicazione, come d'altro canto è possibile per ogni atto amministrativo. A me dispiace, però, che in questa discussione, a parte i colleghi della minoranza presenti nella quarta Commissione, il centrodestra abbia avuto un ruolo che definirei silenzioso, se non assente, sino alla iniziativa di qualche giorno fa.

Non credo di aver parlato per venti minuti.

PRESIDENTE. Sì, ha esaurito il tempo a sua disposizione, onorevole Mattana.

MATTANA (D.S.). Chiedo due secondi per poter concludere.

PRESIDENTE. Non sono stati concessi a nessun altro. La prego di concludere.

MATTANA (D.S.). La ringrazio, Presidente. Dicevo che vi è stata una iniziativa che definirei tardiva, eclatante, clamorosa, annunciata dalla stampa, e cioè la richiesta del referendum abrogativo della legge regionale numero 8 del 2004 e del Piano paesaggistico regionale. Peraltro si trattava di un'iniziativa preventiva, perché il Piano non era stato ancora approvato, naufragata poi miseramente per palesi ed evidenti vizi nella procedura di raccolta delle firme.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue MATTANA.) Io credo che un contributo di idee, anche nella discussione di oggi, come qualche collega ha fatto, sarebbe stato più utile per migliorare il Piano e anche per rafforzarne il testo definitivo.

Il Piano segna un cambiamento culturale, una diversa concezione del paesaggio con effetti anche futuri sui processi che saranno avviati. E' una materia complessa, che riguarda un processo che non si esaurisce con l'approvazione del Piano paesaggistico regionale, ma prosegue nella fase di attuazione e verifica

PRESIDENTE. Onorevole Mattana!

MATTANA (D.S.). Concludo dicendo che si apre una stagione importante di modifiche e innovazioni legislative, come la prossima legge urbanistica, che sicuramente potrà migliorare il governo del territorio della nostra regione e favorire la tutela dell'ambiente e del paesaggio, coniugandola con lo sviluppo e la crescita della nostra Isola.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente della Regione, per ottenere questo dibattito abbiamo dovuto occupare l'aula. L'occupazione di un'aula parlamentare, in un sistema democratico, è un atto di gravità straordinaria. Il collega Sanciu, ieri sera, l'ha definito un gesto estremo, che può essere giustificato soltanto dall'esigenza di ottenere un confronto politico ripetutamente cercato e ostinatamente, sin qui, negato. Un gesto forte, che può trovare legittimazione solo quando ogni regola democratica viene disattesa, quando l'istituzione viene piegata alla logica dei numeri e degli equilibri di parte.

Sono queste le ragioni che ci hanno tenuti inchiodati a quest'aula già dalla giornata di martedì, in una settimana che mi sento di definire la più nera della tredicesima legislatura, all'interno di uno scenario surreale che rischia di compromettere la credibilità e l'autorevolezza del parlamento dei sardi. Accade, infatti, il paradosso che il Consiglio regionale, titolare di ogni funzione legislativa, abbia delegato la Giunta regionale alla predisposizione, adozione e approvazione del Piano paesaggistico regionale, riservandosi comunque l'espressione di un parere sull'ultima stesura dell'elaborato, parere da rendere prima dell'approvazione finale. E quando arriva quel momento e il Consiglio, attraverso la quarta Commissione, esprime la convinzione che la documentazione sul Piano paesaggistico di cui ha avuto disponibilità debba essere integrata dalla tabella dei livelli, che altro non è, se non la mappatura del vincolo, e ancora quando la quarta Commissione manifesta l'esigenza di apportare al Piano numerose e importanti modifiche, accade che l'Esecutivo, cioè l'organo che esercita una funzione derivata, impone al Consiglio, cioè all'organo che di quella funzione ha la titolarità, l'immutabilità delle proprie scelte. Abbiamo assistito, nell'ultimo scorcio del mese di agosto, a uno scontro sordo e serrato all'interno della maggioranza, che non ha potuto, suo malgrado, impedire il trapelare di pressioni potenti e ultimative che l'hanno attraversata. Certo, era ovvio che stasera scattasse il soccorso di coalizione, che ci fossero gli interventi d'ufficio, ma noi sappiamo qual è il parere dei colleghi che sono intervenuti, quello vero, di tutti, uno per uno, e qualcuno che non è intervenuto afferma che queste mie asserzioni rispondono a verità.

Tutto questo, signor Presidente è pericoloso, può portare a un conflitto istituzionale di difficile composizione, può portare a un conflitto che metterebbe uno contro l'altro il potere legislativo e quello esecutivo, il Consiglio e la Giunta, il Presidente e buona parte della sua maggioranza, la cui capacità di sopportazione non è infinita, come ha palesato ieri l'onorevole Caligaris, in un intervento coraggioso e qualificato, del quale mi corre l'obbligo di renderle pubblicamente merito.

Nello specifico del contendere di oggi, onorevole Soru, il punto centrale è che il suo Piano paesaggistico è un piano che la comunità sarda osteggia e rifiuta. E non lo dico io, lo dicono alcune centinaia di interventi verbalizzati in poco meno di duemila pagine, nelle riunioni delle otto audizioni provinciali tenute dalla quarta Commissione, nel corso delle quali i rappresentanti delle autonomie locali, i rappresentanti dei sindacati e degli ordini professionali, comunque tutti i sardi che rappresentavano direttamente o indirettamente interessi legittimi e diffusi della comunità sarda hanno espresso un duro giudizio di condanna; hanno rivendicato il diritto all'autogoverno dei territori, sia pure all'interno di un quadro più generale di riferimento normativo, purché concordemente definito; hanno criticato duramente, sia pure con diversità di accenti, in dipendenza dell'angolazione politica di ogni amministratore che si avvicinava al microfono, l'onnipotenza attribuita al Governo regionale, rivendicando, nell'attuazione del Piano, il diritto delle autonomie a discutere le logiche del proprio sviluppo senza subalternità, cioè in condizioni di parità istituzionale, così come sancisce la nuova articolazione del Titolo V della Costituzione. Ma, soprattutto, i sardi che hanno partecipato a quelle audizioni hanno manifestamente paventato che il futuro dei loro territori, l'uso pur corretto, come è giusto che sia, del loro ambiente e la gestione delle risorse che da tutto questo deriva escano dalle aule dei consigli comunali e provinciali per essere racchiusi in ambienti più piccoli, più ovattati ed esclusivi, dove pochi illuminati individui perseguono, in solitudine, il fine alto e nobile di fare il bene di un popolo, che non è in grado di riconoscere e costruire il suo miglior destino. E anche questo non lo affermo io, signor Presidente, lo dice infatti, ahimè, l'eminentissimo professor Salzano illustre e plurireferenziato coordinatore del Comitato scientifico, che ha assunto la responsabilità tecnica e morale del Piano paesaggistico, e lo dice pubblicamente, in un'intervista del 2 luglio scorso, resa a un noto quotidiano sardo. In quell'occasione, infatti, al giornalista che gli chiede cosa sia il paesaggio, il professor Salzano risponde testualmente: "Secondo il modello europeo, secondo me pericoloso, è quello che viene percepito dalla gente. Ma io chiedo: quale gente? Quale? Se noi pensiamo a com'è la gente oggi, il termine gente lo abolirei. Ci rendiamo conto che in molte situazioni prima di poterti affidare all'intuito e alla comune opinione della gente devi fare un'opera di educazione, che è stata interrotta. Allora meglio rivendicare la responsabilità dei poteri centrali, garantita dalla legge". Allora meglio rivendicare la responsabilità dei poteri centrali - lo ripeto - garantita dalla legge. Si può, dunque, ancora dubitare che il professor Salzano e i suoi colleghi del Comitato scientifico abbiano costruito un Piano paesaggistico in modo tale che sia affidata alla "responsabilità dei poteri centrali garantita dalla legge" la realizzazione? E' difficile dirlo.

Si può ancora sostenere che i sindaci fanno inutile allarmismo e che le future e necessarie intese delle autonomie locali con il Governo regionale, che il Piano rende necessarie, si terranno davvero in condizioni di parità istituzionale? Come non pensare, anche a voler essere buoni, che la soppressione della tabella dei livelli, di cui al comma 5 dell'articolo 7 della penultima stesura delle Norme tecniche di attuazione, sia funzionale a impedire una reale concorsualità dei territori nelle scelte di pianificazione? La tabella dei livelli, infatti, altro non è che la mappatura del vincolo, dalla quale, automaticamente, scaturisce la conseguente definizione delle azioni di tutela eventualmente necessarie o dei processi di trasformazione che in ogni territorio possono trovare applicazione. Se questo non c'è, c'è la discrezionalità e se la discrezionalità non è esercitata nella maniera più corretta si realizza l'arbitrio.

Nella sua lettera al Consiglio del 1º settembre scorso, onorevole Soru, lei afferma che da un esame più approfondito e documentato delle norme su richiamate emerge una sostanziale modifica della portata dell'articolo 143 del decreto legislativo numero 42 del 2004 e, segnatamente, del comma 2, che viene integralmente riformulato con la soppressione della previsione dei livelli di qualità paesaggistica. E anche in questa circostanza è confortato, ancora una volta, dall'eminentissimo e infaticabile professor Salzano, che in quella stessa lettera cita il decreto legislativo numero 157 del 2006, che ha cancellato le prescrizioni relative alla ripartizione del territorio in ambiti omogenei, da quelli di elevato pregio paesaggistico, fino a quelli significativamente compromessi o degradati, e alla correlata attribuzione a ciascun ambito di corrispondenti obiettivi di qualità paesaggistica.

Orbene, anche a voler sorvolare sul particolare, non secondario, che il decreto legislativo 157 è del marzo 2006, ed era dunque noto al Comitato scientifico e al Governo regionale già da tempo, due mesi prima che venisse approvata la delibera con la quale veniva adottato il Piano, anche rinunciando ad affermare, come io credo, che il decreto legislativo 157 non cancella proprio niente, perché riscrive il contenuto dell'articolo 143 in maniera diversa, racchiudendolo all'interno del 135, chiamo a testimone della veridicità di questa mia affermazione, ancora una volta, il professor Salzano che, in quella stessa intervista che ho citato, all'intervistatore che gli chiedeva a che cosa fosse ancorata la critica del professor Gambino, autorevole urbanista, rispondeva: "Alla distinzione dei livelli di qualità dei siti. E io sono d'accordo con lui. Non ha senso dire: questo bene vale più di quest'altro e un po' meno di quest'altro ancora. Bisogna individuare le caratteristiche proprie di quel bene e poi tutelare quelle. Ma questa distinzione compare nel Codice Urbani, anche se, per fortuna, nell'ultima edizione si è un po' stemperata". Cioè il professor Salzano dice che il professor Salzano mente quando afferma che è stata cancellata la necessità di integrare il Piano paesaggistico con la tabella dei livelli!

Allora, lasciamo stare il gioco delle parti in un rito che ci sfinisce e che comunque non interessa ai sardi. Cominciamo a dire che bisogna avere il coraggio di affermare che la mancata integrazione del Piano paesaggistico con la tabella dei livelli non dipende affatto dalla modifica del Codice Urbani né tanto meno dal decreto legislativo numero 157 del 2006. Si tratta semplicemente di una scelta precisa del Governo regionale per mantenere il controllo pieno ed esclusivo di ogni processo pianificatorio in Sardegna. In una democrazia avanzata chi vince le elezioni ha il diritto e il dovere di governare, ma deve farlo apertamente, nelle aule parlamentari, con coraggio e senza mistificazioni.

Per quanto riguarda il parere della quarta Commissione, signor Presidente della Regione, in Commissione non c'è stato un complotto trasversale e nemmeno un'imboscata della minoranza che ha teso una trappola ai colleghi della maggioranza. Con onestà intellettuale e politica, sotto una guida, quella del presidente Pirisi, che non esito a definire leale e qualificata, in un percorso che ha visto fianco a fianco maggioranza e minoranza, la quarta Commissione ha voluto ascoltare le ragioni dei sardi andandoli a sentire a casa loro; ha argomentato serenamente sulle loro ragioni, ne ha riconosciuto in gran parte la fondatezza e ha predisposto un parere che, in buona sostanza, dava voce a quelle lamentazioni. Il parere espresso dalla Commissione era il riassunto riordinato grammaticalmente e tecnicamente di quello che hanno detto i sardi, onorando così il mandato di rappresentanza che ognuno di noi ha ricevuto. Tutto questo era palese già da molto tempo, era palese dal 7 giugno 2006 ed è scritto nella risoluzione numero 16 approvata in quella data dalla quarta Commissione all'unanimità, accomunando nelle considerazioni finali la maggioranza e la minoranza. Il dispositivo, esaurite le premesse, era questo: "La quarta Commissione… all'unanimità concorda che, nell'analizzare le avvenute audizioni articolate per ambito provinciale, siano emersi con nettezza i seguenti punti centrali per la valutazione complessiva dell'adottato Piano paesaggistico regionale: 1) necessità di un intervento regionale che consenta l'emanazione di una moderna ed adeguata disciplina e governo del paesaggio e del territorio in sintonia con le nuove esigenze e prospettive". Questo non l'ha negato nessuno, né in quest'Aula né nelle Commissioni né fuori di qui. "2) auspicio che il Consiglio regionale" - questo hanno chiesto i sardi - "venga investito, in maniera più completa, delle competenze in materia e che le sue prerogative, di decisione, di controllo e indirizzo, esistenti vengano esaltate". I sardi hanno chiesto che sia il Consiglio a esaltare queste sue prerogative, perché è il Consiglio che hanno scelto con il loro voto e che hanno delegato a tutelare gli interessi della comunità regionale. "3) necessità che venga ad instaurarsi una vera collaborazione tra Regione ed enti locali territoriali". Non con le intese, che mi ricordano le intese che io faccio con mio figlio minore sul suo budget economico. Vinco sempre io! "4) auspicio che tutte le norme di governo del territorio debbano essere assunte con il maggior coinvolgimento e condivisione possibile, sulla base di un modello di democrazia partecipativa effettivo e non meramente formale", perché, signor Presidente, possiamo utilizzare i sostantivi che preferiamo, ma non c'è concertazione se non c'è concorsualità. Concertare significa concordare insieme, elaborare una tesi insieme, concordarla insieme, correggerla insieme, deciderne infine la condivisione insieme, e questo non è mai accaduto in due anni e mezzo della tredicesima legislatura.

Ebbene, nonostante non piaccia ai sardi, nonostante sia stato giudicato inadeguato dalla Commissione di merito, il Piano paesaggistico è stato definitivamente approvato senza che venisse accolta nessuna, lo ripeto, sia pure dopo l'intervento del collega Mattana, nessuna delle modifiche apportate. La nuova stesura ha ripulito il precedente testo semplicemente dagli strumenti e dalle azioni appoggiate su legislazione in divenire, che non ci potevano stare, che mettevano a rischio la sussistenza giuridica persino dello strumento approvato; ha corretto qualche avverbio e un paio di aggettivi; ha tolto la tabella dei livelli e ha persino peggiorato l'atteggiamento nei confronti dei comuni virtuosi, mi riferisco ai comuni che avevano il PUC approvato prima del 10 agosto 2004, e dei comuni del Piano territoriale paesistico del Sinis, ai quali è vietato oggi quello che la legge numero 8 consentiva loro.

Noi non siamo con questo Piano, signor Presidente della Regione, perché questo Piano non piace ai sardi e noi stiamo con i sardi. Per concludere, però, posto che crea disagio discutere in quest'Aula un Piano paesaggistico di così vasta portata, vincolistico e per certi versi repressivo, crea disagio anche leggere contemporaneamente sui quotidiani sardi che ad Arbatax nascerà un mega borgo di 200 mila metri cubi di prime e di seconde case. Posto che quel gruppo imprenditoriale sarà ricevuto da lei lunedì, io la prego di dire ai sardi, nella sua replica, una parola chiara su questo episodio, perché non ci siano fraintendimenti né in quest'Aula né fuori.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, non credo che utilizzerò tutto il tempo a mia disposizione. Intervengo, infatti, perché stimolato dalle dichiarazioni del Presidente e perché non posso accettare un ruolo che non mi appartiene né culturalmente e ancor meno politicamente, quello di cementificatore o comunque di persona che non tiene in doverosa attenzione la natura, l'ambiente, il paesaggio. Caro Presidente, siccome la stimo per la sua intelligenza e le sue capacità, le voglio dire che io non credo che il mondo possa essere diviso in due parti, in maniera manichea, come qualche collega stamani ha voluto affermare. Non esistono i buoni da una parte e i cattivi dall'altra; non esistono i salvatori della patria e gli affossatori della Sardegna; non esiste chi vuole la tutela assoluta della natura né chi vuole la distruzione totale della natura. Io non ritengo di essere tra quelli che vogliono creare delle condizioni di non vivibilità civile, ma la vivibilità va considerata in un contesto naturale appropriato, riconoscendo al paesaggio la sua funzione, ma all'interno di quella che è l'antropizzazione, all'interno di quello che è il vissuto dell'uomo, perché ho sempre posto e continuerò a porre al centro la persona, l'uomo, colui il quale deve vivere in un ambiente rispettato ma non certamente soffocato dalla natura stessa.

Credo che abbiamo conosciuto paesaggi di diversa entità. Per esempio, abbiamo conosciuto una Sardegna ricca di vigne. Bastava affacciarsi in alcune vallate per vedere distese di vigne, che oggi non ci sono più per scelta dell'uomo. Può darsi che quello fosse un paesaggio da tutelare in assoluto, può darsi che com'è stato modificato dall'uomo sia diventato un paesaggio diverso, ma ugualmente meritevole di tutela. Questo ragionamento ci porterebbe, però, molto lontano e io non voglio entrare nel merito di questo argomento, così come non entrerò nel merito del testo del Piano, che ormai è stato approvato e non appartiene più alla discussione che stiamo facendo in queste ore.

Io che sono presidenzialista, perché appartengo a quell'area che sul presidenzialismo ha costruito anche delle normative, credo di poter affermare che il presidenzialismo va mantenuto, ma va anche moderato e inquadrato in una concezione pienamente democratica, ove non esiste la dittatura della maggioranza, che Tocqueville in più di una circostanza aveva enunciato, e non può esserci una persona che decide per tutti, ma ci deve essere il rispetto assoluto delle funzioni delle parti istituzionali. Io credo che se c'è una separazione assoluta dei poteri, come peraltro è previsto nel nostro sistema costituzionale, il Presidente della Regione e la Giunta esercitano la funzione amministrativa, gestionale, mentre il Consiglio esercita la funzione legislativa e regolamentare. La Giunta ha un potere regolamentare residuale, in caso di eccezionalità e urgenza, ma ciò significa che questa normativa, per la sua natura, per le sue implicazioni sullo sviluppo della Sardegna, andava commisurata ai dibattiti interni al Consiglio regionale e non approvata esclusivamente in Giunta. Di questo bisogna tener conto, anche nella misura in cui è in piedi, tutta insieme, la legge numero 45, che anzi è cardine di questa stessa normativa e vi fa difetto anche sotto l'aspetto della legittimità dell'approvazione del Piano paesaggistico. Ma, veda, Presidente, io non contesto che si operi in direzione della salvaguardia dell'ambiente e della preservazione del territorio; io condivido che ci sia rigidità assoluta laddove l'ambiente deve essere preservato, ma mi si deve spiegare - l'ho chiesto anche in occasione della discussione della legge numero 8 - perché 2 mila metri e non 3 mila o 3 cento. Quest'ultimo è il limite che in precedenza era considerato sufficiente per tutelare le coste. Il problema, come diceva qualcuno, è la legalità, è il rispetto delle regole, che vanno fatte osservare ovunque e da parte di tutti. Non bisogna lasciare margini di discrezionalità a nessuno e, purtroppo, con questa normativa, contrariamente a quello che lei affermava, qualche margine di discrezionalità resta e affiora anche nella concertazione non paritetica tra Regione, Province e Comuni, perché la Regione rischia davvero di fare la parte del fratello maggiore che, nella cultura cinese, si sostituisce al padre, anzi diventa patrigno, in una condizione che non è più paritaria, conculcando un sistema autonomistico che certamente dev'essere più libero e protagonista delle scelte per i propri territori.

Ora, io ho notato come tutti gli intervenuti della maggioranza, nessuno escluso, abbiano detto, timidamente, che questo Piano è perfettibile. E badi bene che non è mia intenzione dire che è brava la maggioranza ed è cattivo il Presidente o è cattiva la maggioranza ed è bravo il Presidente. Io non scioglierò il nodo, perché è un nodo elettorale, è un nodo politico che il Presidente e la maggioranza siano un tutt'uno, ma è evidente che ci sono delle voci nettamente discordanti quando all'esaltazione del Presidente subentra la perfettibilità del Piano, annunciata da tutti gli intervenuti della maggioranza. Queste sono problematiche politiche che non vanno vissute solo all'interno della maggioranza, perché non si tratta di un discorso esclusivo della maggioranza, ma di un discorso che riguarda la collegialità di questo parlamento dei sardi e l'interesse supremo dello sviluppo della Sardegna. E allora, se lo sviluppo della Sardegna è quello che ci viene raccontato qui, per cui il turismo pare che abbia raggiunto quest'anno vette eccezionali, mentre altre fonti sostengono l'inverso, è difficile capirci qualcosa. Un fondo giornalistico di un quotidiano sardo di qualche giorno fa sosteneva che si è ipotizzata o determinata la spendita di 140 miliardi di vecchie lire per promuovere l'immagine della Sardegna. Mi domando - e questo era anche il ragionamento di quel fondo giornalistico - se non sarebbe stato più opportuno destinare queste risorse a una progettazione che crei sviluppo e occupazione, in un momento in cui, secondo le dichiarazioni di molti, come quelle della CISL, che non sono state certamente contrastate o intaccate dalla presa di posizione dell'assessore Pigliaru, c'è un grave disagio sociale ed economico e la disoccupazione è galoppante. Di questo bisogna tenerne conto.

E allora, qual è l'impatto di questo sistema di "ingessamento", fatto solo di divieti? Credo che si debba prestare attenzione alle lamentele provenienti dalla maggioranza stessa, che però non sono niente rispetto a quelle esposte dai sindaci nel brevissimo confronto con la Giunta e con la Commissione "itinerante", che ha anche avuto modo di ascoltare le perplessità del mondo economico, sociale e amministrativo dell'intera Sardegna. E bisognerà prestare ancora più attenzione ai ragionamenti che si fanno attorno all'agricoltura. Qualcuno qui ha parlato di divieti, ma il Piano paesaggistico non può essere lo strumento per attuare una politica di accorpamento delle aziende agricole, cosa che io personalmente auspico, perché vanno prima verificate le potenzialità di un'azienda di 3 ettari e la sua capacità di realizzare adeguate strutture di supporto. E' indubbio che manca una politica agricola forte in questa direzione, a cui però non si può sopperire con le imposizioni del Piano. Sono convinto che si debba prestare attenzione alla politica del paesaggio, ricordandoci però delle miniere, degli sconquassi delle miniere a cielo aperto presenti in Sardegna, nonché dei residuati di lavorazione. Bisogna discutere degli interventi che si intendono effettivamente fare e non degli appalti di cui abbiamo sentito parlare qualche giorno fa e di cui abbiamo chiesto conto.

Il discorso sulla tutela del paesaggio, a mio avviso, va esteso alle prospettive di sviluppo dell'agricoltura, del turismo e anche dell'industria, perché senza industria non vi può essere innovazione, non vi può essere ricerca seria. Un dibattito a posteriori, come quello che stiamo facendo oggi, però non serve così come non serva vantarci di aver salvato la Sardegna da chissà che cosa. Ritengo che ci siano o potevano esserci strumenti legittimi per bloccare qualunque scempio, però mi spavento quando qualcuno, come l'onorevole Uggias, pensa che debbano essere fatte delle liste di proscrizione non solo delle persone, ma anche delle attività produttive!

Allora decidiamo quale modello architettonico si deve seguire nella costruzione delle strutture ricettive o abitative in Sardegna, decidiamo cioè quale abito deve ricoprire queste strutture, e solo allora potremo affermare: questa struttura è uno scempio, quella non lo è. Ma non possiamo arrogarci da soli il diritto di fare a priori certe valutazioni, anche se a me spesso viene una stretta allo stomaco nel vedere, nei nostri paesi e nelle nostre città, muri non frattazzati o abitazioni non ultimate, e non per mancanza di disponibilità economiche, ma per un fatto culturale. Come pure mi fa specie vedere cumuli di immondizie all'ingresso delle città e dei paesi. E non basta "Sardegna fatti bella" per supportare un ragionamento che ha bisogno di maggiore incisività, e non di un surrogato della legge numero 37.

Occorra, quindi, affrontare un ragionamento più ampio, serio e articolato, senza preconcetti di sorta. Ribadisco - adesso più che mai - che non sono mai stato tra i sostenitori dell'edilizia lungo le coste, ancorché questo non mi spaventi, perché quando una cosa è ben fatta ben si sposa col paesaggio e non offende nessuno. Il male è quando certe opere offendono l'occhio di chi guarda e l'immagine stessa della Sardegna, perché sono realizzate in maniera non del tutto attinente a quelli che sono i processi di sviluppo e le necessità della nostra Isola.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori, che non essendo in aula decade.

Sospendo la seduta per cinque minuti e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per decidere sul prosieguo dei lavori.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 50, viene ripresa alle ore 13 e 19.)

PRESIDENTE. Colleghi, comunico l'esito della Conferenza dei Presidenti di Gruppo per quanto attiene all'organizzazione dei lavori. Considerata la quantità di interventi previsti e l'esigenza che il dibattito non venga compresso e si svolga con una presenza congrua di consiglieri in aula, molti dei quali per impegni presi precedentemente non sarebbero presenti questa sera, si è deciso di riconvocare il Consiglio alle ore 16 e 30 di martedì prossimo, per lo svolgimento degli interventi dei Capigruppo e della Giunta.

Si è anche confermato il calendario dei lavori dell'Assemblea, che prevede che entro venerdì della prossima settimana si concluda l'ordine del giorno stilato precedentemente alle modifiche che sono intervenute in questi giorni. Quindi i colleghi dovranno organizzare la loro permanenza e presenza in ragione di questo lavoro che deve essere fatto in Aula durante la prossima settimana.

E' stata invece rinviata la votazione per la elezione della Consulta a martedì della settimana ancora successiva, dopodiché inizieranno i lavori delle Commissioni sulla base del programma che definiremo insieme.

Il Consiglio è riconvocato alle ore 16 e 30 di martedì 12 settembre 2006.

La seduta è tolta alle ore 13 e 22.


[s1]Il logudorese tanca è tradotto in italiano con tancato, podere



Allegati seduta

esto delle interrogazioni annunziate in apertura di seduta

Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sulle bonifiche nelle aree minerarie dismesse, sullo sviluppo delle stesse e sul ruolo dell'Igea e del Parco geominerario.

Il sottoscritto,

premesso che:

- il Presidente della Regione sarda Renato Soru, in occasione della visita del Ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, avrebbe dichiarato "Vogliamo far vedere al Ministro una vasta parte della Regione abbandonata dalle attività produttive da oltre 20 anni, dove sono state lasciate devastazioni ambientali e fonti d'inquinamento che ci preoccupano e che dopo decenni vanno risolte";

- la Giunta regionale ha bandito una gara per la riqualificazione e riuso a fini turistici delle aree minerarie dismesse;

- la Regione ha conferito un incarico allo studio Herzog & De Meuron per uno "studio su come articolare l'architettura ed il programma per attività locali e turistiche" nell'area di Monteponi ad Iglesias;

- la Giunta regionale ha chiesto al Governo di conferire al Presidente della Regione poteri straordinari di commissario per l'emergenza ambientale delle aree del Geoparco per accelerarne e razionalizzarne la bonifica ambientale;

- il Presidente si è dichiarato "certo che il Ministero dell'ambiente avrà a disposizione fondi per le bonifiche, per finanziare quelle per i siti d'interesse nazionale e quindi anche per la Sardegna e che la Regione continuerà a fare la sua parte per bonificare quei territori";

- il Presidente avrebbe sottolineato la necessità di far intervenire nelle bonifiche i soggetti che si sono resi responsabili dell'abbandono dei territori su cui si è svolta l'attività mineraria, come ad esempio l'ENI;

- l'Igea, istituita per gestire la realizzazione delle opere di messa in sicurezza degli impianti e di riassetto ambientale, secondo quanto previsto dall'articolo 9 della Legge 30 luglio 1990, n. 221, nelle aree interessate dalle attività minerarie delle società controllate dall'EMSA, non è stata mai messa nelle condizioni di operare con efficienza;

considerato:

- che dal 1997 esiste uno studio di fattibilità economica e tecnica per il recupero del compendio minerario di Monteponi e Masua finalizzato alla realizzazione di nuovi insediamenti produttivi e per attività culturali e sociali, ai sensi della Legge n. 221 del 1990, firmato dall'ing. Luciano Deplano e dall'arch. Felicia Bottino, incaricata dell'organizzazione degli strumenti urbanistici;

- il bando libero Archeologia industriale, misura 2.2, la cui graduatoria è stata pubblicata sul BURAS n. 25 del 21 agosto 2003 (Iglesias risultava tra le prime quattro amministrazioni comunali beneficiate);

- il 2° bando relativo agli itinerari turistici integrati - Archeologia mineraria; il Comune di Iglesias era stato ammesso come unico beneficiario (BURAS n. 12 del 24 aprile 2003) per un importo complessivo di euro 4.218.094,15, relativo alla riqualificazione a fini turistici del compendio minerario di Monteponi;

- che la Regione Sardegna aveva sottoscritto, nell'anno 2003, due convenzioni con le Agenzie sviluppo Italia e Italia navigando;

preso atto:

- della legge regionale 4 dicembre 1998, n. 33, recante "Interventi per la riconversione delle aree minerarie e soppressione dell'Ente minerario sardo";

- dei provvedimenti di istituzione del Parco geominerario;

- del fatto che il 21 dicembre 2006 scadrà la convenzione regionale che riguarda i lavoratori dell'Ati Ifras impegnati nel Parco geominerario e che centinaia di lavoratori saranno considerati in esubero;

- che risultano ancora estremamente confusi i rapporti tra Igea, ATI Ifras, Geoparco, comuni, Provincia, Regione;

verificata la totale assenza di concertazione con le autonomie locali, i sindacati e le associazioni di categoria;

preso atto altresì che il Presidente, con le dichiarazioni citate in premessa e ricordando gli oltre 20 anni di abbandono di ogni strategia di sviluppo del Sulcis-Iglesiente, ha riconosciuto il disastro ambientale ed il fallimento della politica del governo regionale del centro sinistra, guidato anche da Antonello Cabras e da Federico Palomba,

chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere:

1) se non ritenga opportuno convocare una conferenza regionale per le aree minerarie dismesse;

2) se non ritenga necessario proporre un ambito di coordinamento tra le direzioni generali degli Assessorati e Ministeri competenti;

3) se non ritenga opportuno delegare i sindaci dei poteri straordinari per l'emergenza ambientale delle aree del Geoparco e, comunque, come intende coinvolgere le comunità locali;

4) quali misure intende adottare la Giunta per chiedere il risarcimento dei danni ambientali allo Stato;

5) quale è lo stato della procedura relativa alla vendita del compendio di Masua, Monte Agruxau e Ingurtosu;

6) se era a conoscenza dello studio di fattibilità economica e tecnica per il recupero del compendio minerario di Monteponi e Masua del 1997 e cosa intende fare per coordinare quello studio con quelli commissionati attualmente dalla Regione;

7) quali iniziative intende intraprendere la Giunta per consentire all'Igea di svolgere il ruolo assegnato dalla legge regionale n. 33 del 1998. (594)

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla gara d'appalto per uno studio di fattibilità relativamente all'inventario dei beni e delle risorse delle società Fms e FdS e al risanamento aziendale delle due società.

I sottoscritti,

premesso che:

- il 17 agosto u.s. è stato pubblicato sul sito Internet della Regione il bando relativo a una gara d'appalto per l'affidamento dell'elaborazione di uno studio di fattibilità così intitolato: "Valutazione dello stato di conservazione e della consistenza e stima dei valori dei beni e delle risorse relative alle ferrovie in concessione ed al patrimonio delle Aziende già concessionarie, ora gestioni governative: Ferrovie della Sardegna (FdS) e Ferrovie meridionali sarde (Fms). Analisi della situazione economico-finanziaria ed individuazione e definizione 3degli eventuali fabbisogni finanziari necessari ai fini del risanamento tecnico-economico delle attività di trasporto e delle aziende in questione";

- la scadenza dei termini per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara è fissata per il 15 settembre p.v.;

- la gara d'appalto riguarda due aziende di fondamentale importanza per il trasporto pubblico locale sardo e pertanto il buon senso suggerisce che non dovrebbe essere soggetta a procedure affrettate o superficiali;

considerato che:

- stando a quanto riferiscono operatori del settore potenzialmente interessati a prendere parte alla gara d'appalto, la Regione non avrebbe provveduto alla pubblicazione dell'avviso di gara sui quotidiani regionali, ma solo su quelli nazionali;

- la pubblicazione dell'avviso di gara è avvenuta in un periodo tradizionalmente dedicato alle ferie estive, durante il quale numerose aziende private interrompono del tutto le loro attività;

- non si può pertanto affermare che la Regione abbia provveduto a dare adeguata pubblicità alla gara d'appalto, in particolare nei confronti delle aziende sarde;

- alla luce di tutto ciò, il termine del 15 settembre p.v. per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara appare eccessivamente breve e potrebbe non consentire la partecipazione di tutte le aziende interessate,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dei trasporti affinché riferisca se:

1) la Regione ha provveduto, ai sensi della legislazione in vigore e di una corretta prassi che assicuri pari condizioni di accesso a tutte le aziende interessate a partecipare alla gara, a un'adeguata pubblicità dell'avviso di gara;

2) non ritenga opportuno riaprire i termini per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara d'appalto, al fine di consentire alle aziende che fossero venute a conoscenza della sua esistenza con eccessivo ritardo di potervi comunque prendere parte. (595)

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sul concreto rischio che nel territorio della Sardegna possa propagarsi un'epidemia di tubercolosi.

I sottoscritti,

premesso che, nel mese di agosto, si è verificato nella città di Sassari un focolaio di tubercolosi che ha interessato non meno di undici bambini in età scolare, i quali frequentano le scuole elementari della città;

rammentato che la tubercolosi è una malattia contagiosa che può avere conseguenze assai gravi sull'organismo umano e che necessita di cure lunghe e complesse;

considerato che i flussi migratori incontrollati e i traffici commerciali con i Paesi extra-europei, non soggetti a un'adeguata profilassi né ad alcuna forma di monitoraggio medico, sono veicolo di potenziale contagio non solo per quanto concerne la tubercolosi ma anche relativamente ad altre patologie tenute normalmente sotto stretto controllo sul territorio nazionale, ma che rischiano di incorrere in recrudescenze in seguito all'ingresso nel Paese di persone infette o di animali che possono costituire veicolo di contagio;

valutato che anche nei luoghi in cui la tubercolosi appare sotto controllo, restano possibili casi di recrudescenza, come è già accaduto in Sardegna in tempi relativamente recenti per quanto riguarda la tubercolosi bovina, i cui focolai manifestatisi nell'Isola hanno determinato il blocco temporaneo delle esportazioni con conseguenti, gravi ripercussioni sull'economia regionale;

preso atto che esistono in Sardegna strutture sanitarie incaricate della profilassi contro la tubercolosi, con particolare riferimento ai bambini in età scolare,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale affinché riferisca se le strutture sanitarie di profilassi di cui sopra sono tuttora operative e quali ulteriori misure di profilassi e monitoraggio la Giunta regionale intende adottare al fine di evitare che il focolaio tubercolotico manifestatosi nella città di Sassari possa estendersi all'intero territorio regionale fino ad acquisire carattere epidemico. (596)

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sul vincolo paesaggistico cui sarebbe stata sottoposta l'area dei Colli di Sant'Avendrace, nella città di Cagliari, e sui rapporti tra la Regione e l'imprenditore edile Gualtiero Cualbu.

I sottoscritti,

premesso che:

- secondo gli organi di informazione, l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport avrebbe firmato un decreto con cui verrebbe sottoposta a vincolo paesaggistico l'area dei Colli di Sant'Avendrace, nella città di Cagliari, comprendente le aree di Tuvixeddu e Tuvumannu;

- sul sito Internet della Regione non si trova alcun riferimento al decreto in questione;

- l'area di Tuvixeddu è oggetto di un'opera di urbanizzazione, principalmente a scopo abitativo, da parte della società Coimpresa, di proprietà dell'imprenditore Gualtiero Cualbu;

- con delibera n. 34/16 del 2 agosto scorso, la Giunta regionale ha nominato 1'ing. Cualbu tra i rappresentanti della Regione nel consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro lirico di Cagliari;

considerato che:

- sempre secondo gli organi di informazione, l'apposizione del vincolo paesaggistico sull'area dei Colli di Sant'Avendrace comporterà la ridefinizione dell'accordo di programma stipulato nel 2000 e avente per oggetto la riqualificazione urbana e ambientale dell'area;

- nelle more di tale ridefinizione, sarebbe possibile il trasferimento in altra zona delle cubature previste nell'area sottoposta a vincolo, a condizione che tale area venga ceduta alla Regione a titolo gratuito;

considerato altresì che:

- l'ing. Cualbu risulta titolare di ingenti interessi immobiliari nelle immediate vicinanze del Teatro lirico, con particolare riferimento alla struttura ricettiva denominata T-Hotel, la quale risulta essere di proprietà della società Minoter, facente capo al gruppo Cualbu;

- l'area compresa tra il Teatro lirico e il T-Hotel ricade all'interno del Piano integrato d'area "Parco della musica", il quale, secondo notizie apparse di recente sulla stampa, prevedrebbe tra l'altro la realizzazione di una passerella pedonale coperta che andrebbe a collegare l'edificio pubblico e quello privato;

verificato che:

- ai sensi dello statuto della Fondazione Teatro lirico, il gruppo Cualbu avrebbe avuto la possibilità di investire risorse proprie a sostegno della Fondazione, in quantità tale da divenirne socio fondatore;

- qualora si fosse verificata tale eventualità, il gruppo avrebbe avuto diritto a esprimere un proprio rappresentante nel consiglio di amministrazione della Fondazione;

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport al fine di conoscere:

1) il testo integrale del decreto dell'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport con cui è stato posto il vincolo paesaggistico sull'area dei Colli di Sant'Avendrace;

2) se è già stata individuata l'area in cui saranno trasferite le eventuali cubature che Coimpresa non potrà più realizzare, a causa del sopravvenuto vincolo paesaggistico, nell'area di Tuvixeddu;

3) se tale area si trova al di fuori della fascia costiera vincolata ai sensi del piano paesaggistico regionale;

4) se tale area si trova nelle immediate vicinanze del Teatro lirico, del T-Hotel o dell'area denominata "Parco della musica";

5) sulla base di quali competenze specifiche la Giunta ha deliberato la nomina dell'ing. Cualbu quale rappresentante della Regione nel consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro lirico;

6) se al gruppo Cualbu è stata prospettata la possibilità di divenire socio fondatore della Fondazione;

7) in caso di risposta affermativa al quarto punto, se la Giunta ritiene opportuno revocare la delibera n. 34/16 del 2 agosto scorso, vista la palese situazione di conflitto di interessi in cui si verrebbe a trovare l'ing. Cualbu. (597)

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'accordo stipulato dalle società Sonatrach, Gazprom e Lukoil avente per oggetto i canali di approvvigionamento di metano dei paesi dell'Unione europea e sulle conseguenze che ne deriverebbero per la Sardegna.

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I sottoscritti,

premesso che:

- nei giorni scorsi è stato stipulato un accordo tra la società algerina Sonatrach e quelle russe Gazprom e Lukoil, riguardante i diversi canali di approvvigionamento di gas metano dell'Unione europea;

- la Sonatrach è azionista di riferimento, con una quota azionaria pari al 36 per cento, della Galsi, società che sta realizzando lo studio di fattibilità per il metanodotto Algeria-Sardegna-Europa;

- la Regione figura come socio di minoranza di Galsi, con due quote azionarie del 5 per cento ciascuna detenute rispettivamente da Sfirs e Progemisa;

considerato che:

- secondo quanto riferiscono gli organi di informazione, l'accordo tra Sonatrach, Gazprom e Lukoil prevedrebbe investimenti comuni delle tre società in tutti i progetti, attualmente in fase di realizzazione, relativi all'approvvigionamento di metano da parte dei paesi dell'Unione europea;

- se una simile eventualità dovesse verificarsi, Sonatrach, Gazprom e Lukoil si troverebbero a costituire un cartello societario che assumerebbe una posizione di monopolio nel gestire l'approvvigionamento di metano di tutti i paesi dell'Unione europea;

- da ciò deriva che le tre società potrebbero fissare liberamente il prezzo di vendita del metano, dal momento che sul mercato non vi sarebbe un'adeguata concorrenza;

valutato che:

- secondo il Piano energetico ambientale regionale adottato dalla Giunta con delibera n. 34/13 del 2 agosto scorso, il metano dovrebbe diventare negli anni a venire la principale fonte energetica della Sardegna;

- ancora secondo il Piano energetico ambientale regionale, l'unica fonte di approvvigionamento di metano prevista per l'Isola risulta essere il metanodotto Algeria-Sardegna-Europa, progetto in cui la Regione ha investito ingenti risorse e in cui si riserva di investirne di ancora più ingenti, come disposto con delibera n. 24/15 del 7 giugno scorso;

- secondo indiscrezioni, Sonatrach si sarebbe impegnata a cedere a Gazprom non meno del 25 per cento delle azioni di Galsi da essa detenute;

considerato altresì che:

- affidandosi totalmente al metanodotto Algeria-Sardegna-Europa per il proprio approvvigionamento di metano, la Regione è destinata a finire sottoposta al monopolio Sonatrach-Gazprom-Lukoil, con conseguente probabile incremento del prezzo di mercato con cui il metano sarà distribuito in Sardegna;

- in quanto socio di minoranza di Galsi, la Regione rischia di divenire strumento inconsapevole della creazione di tale regime monopolistico,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione affinché riferisca:

1) se corrispondono a verità le notizie apparse sulla stampa in merito all'accordo stipulato tra le società Sonatrach, Gazprom e Lukoil, per la parte che riguarda direttamente la società Galsi di cui la Regione è socio minoritario;

2) quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di impedire che l'acquisizione di una quota azionaria di Galsi da parte di Gazprom possa contribuire alla creazione di un regime monopolistico da parte delle tre società di cui sopra;

3) quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di differenziare i canali di approvvigionamento di metano della Sardegna, prevedendo l'eventuale ricorso a fonti alternative al gasdotto Algeria-Sardegna-Europa;

4) quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di far valere le ingenti risorse già investite e quelle che saranno investite in futuro nella progettazione e nella realizzazione del gasdotto, se non in termini di un ritorno economico diretto, quantomeno sotto forma di riduzioni tariffarie a vantaggio dell'utenza sarda. (598)

Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione del collegamento settimanale Cagliari-Trapani-Tunisi della compagnia marittima Tirrenia.

Il sottoscritto,

premesso che la condizione dei trasporti marittimi interessante la Sardegna dovrebbe essere seguita con più attenzione e puntualità dall'Amministrazione regionale, poiché da essa dipendono non solo i collegamenti per i passeggeri, ma vieppiù il trasporto merci da e per l'Isola, foriero di potenzialità e sviluppo;

considerato che, ancora una volta, per una mancata tutela dell'Isola e dei suoi interessi a livello europeo da parte dello Stato centrale e per la costante disattenzione del governo regionale, la Sardegna risulta attualmente esclusa dalle cosiddette "autostrade del mare", incentivate dall'Unione europea, che garantirebbero un flusso merci-passeggeri oltre che importanti raccordi intercontinentali fra Europa e Africa;

atteso che bisogna tenere presenti le date del 31 dicembre 2007, momento di scadenza della convenzione con la Tirrenia, e del 1° gennaio 2010, entrata in vigore del libero scambio nell'area del Mediterraneo, per cui necessariamente dovranno essere poste in campo tutte le iniziative più opportune e necessarie al mantenimento e miglioramento delle condizioni di trasporto da e per la Sardegna, così da consentire che l'Isola non debba ulteriormente pagare un prezzo ancora più alto di quello che sta pagando sul mancato sviluppo ed inserimento in una economia di vantaggi;

constatato che alcuni segnali fanno ritenere probabile un trend negativo nei trasporti, infatti di recente si è registrata la cessazione della linea settimanale Cagliari-Trapani-Tunisi operata dalla Tirrenia e per certo considerata attiva sotto l'aspetto economico gestionale,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per conoscere quali siano le iniziative che intendono intraprendere per salvaguardare gli interessi complessivi dei trasporti marittimi da e per la Sardegna, a partire da questo sintomatico fatto della cessazione della richiamata linea Cagliari-Trapani-Tunisi. (599)

Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sullo stato dei lavori di miglioramento e potenziamento del sistema lagunare e relativo sforzo di pesca negli stagni di Cabras.

Il sottoscritto,

premesso che oramai da diversi anni risultano finanziati i lavori di salvaguardia e potenziamento delle valli di pesca nel Comune di Cabras;

atteso che tutta la progettazione inerente i lavori di ripristino dell'adduzione di acqua dolce, nonché gli sbocchi a mare, non hanno trovato definizione, così come non sono stati ancora eseguiti anche i lavori di drenaggio e di pulitura;

considerato che, in più di una circostanza, amministratori regionali e provinciali hanno dato assicurazione in merito ad un sollecito inizio dei lavori, che però a tutt'oggi non risultano essere stati ancora realizzati;

constatato che i predetti lavori possono essere eseguiti nel primo periodo autunnale senza arrecare danno all'attività di pesca;

rilevato altresì che anche il progetto relativo alla realizzazione di un rifornitore di carburante per le imbarcazioni, ubicato in località Scaiu, che consentirebbe di eliminare una condizione indecente di approvvigionamento delle barche che avveniva ed avviene a mezzo di contenitori non idonei e non consentiti dalla vigente normativa, verrebbe bloccato da interferenze di alcuni organi burocratici regionali;

accertato inoltre che anche altre attività, che potrebbero consentire una integrazione al reddito dei pescatori, quali il punto vendita e il ristorante, vengono rallentate nella loro realizzazione da alcuni rappresentanti dell'amministrazione sanitaria, i cui atteggiamenti non risultano essere in sintonia con la promozione e lo sviluppo che la programmazione regionale ha da sempre inteso dare alle attività ittiche dei compendi sardi;

valutata inoltre la mancata iniziativa ed attività dell'Amministrazione regionale in ordine alla promozione di impresa nei confronti degli addetti del comparto ittico, che non deve certamente essere intesa quale sostituto dei pescatori ma limitarsi ad incubatore di impresa senza la sovrapposizione di sovrastrutture, contrariamente appunto a quanto sinora si è registrato nella recente politica gestionale,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere se abbiano attivato tutte le opportune iniziative per definire l'ormai annosa situazione di disagio in cui versano i pescatori di Cabras e dei compendi ittici dell'oristanese. (600)

Interrogazione Gallus - Ladu - Murgioni, con richiesta di risposta scritta, sulla graduatoria relativa al bando regionale per lo sviluppo delle reti di distribuzione del metano.

I sottoscritti,

premesso che a seguito dell'indizione del bando regionale per lo sviluppo delle reti di distribuzione del metano (determinazione del direttore del servizio n. 689 del 22 dicembre 2005) con determinazione n. 302, il 14 giugno scorso, l'Assessorato dell'industria ha approvato la graduatoria dei bacini non risultati idonei al bando, inserendo fra questi anche il bacino n. 12;

rilevato che, nello specifico, per quanto riguarda il bacino n. 12 sono state inoltrate due distinte proposte: la prima presentata dai Comuni di Ghilarza, Bosa, Abbasanta, Aidomaggiore, Ardauli, Norbello, Soddì, Tinnura, Suni, Sagama, Modolo, Magomadas e Flussio; la seconda dai Comuni di Paulilatino, Santulussurgiu, Cuglieri e altri numerosi centri dell'oristanese, entrambe ritenute non idonee;

considerato che non è stato reso noto attraverso quali criteri e motivazioni l'Assessorato abbia escluso entrambe le proposte riferite al bacino n. 12 dai benefici previsti dal bando regionale;

considerato ancora che tale esclusione è destinata a comportare pesantissime ricadute negative per tutta l'economia dei territori e dei centri della Provincia di Oristano ricadenti nel bacino n. 12,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'industria per sapere:

1) quali siano le valutazioni che hanno indotto l'Assessorato competente a rigettare entrambe le proposte presentate dal bacino n. 12;

2) quale delle due proposte abbia costituito l'organismo di bacino in linea con i dettati del bando;

3) se nelle valutazioni dell'Assessorato si sia tenuto conto del fatto che comunque la bocciatura non debba pregiudicare l'operatività del bacino consentendogli di concorrere ai benefici del bando;

chiedono inoltre di sapere, nel caso siano stati già adottati, quali siano i criteri attraverso cui si procederà alla ripartizione degli ulteriori 86 milioni di euro stanziati dal CIPE per lo sviluppo della rete di distribuzione del metano. (601)