Seduta n.245 del 16/01/1998 

CCXLV SEDUTA

(Pomeridiana)

Venerdì 16 gennaio 1998

Presidenza del Presidente Selis

La seduta è aperta alle ore 15 e 27.

CONCAS, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 3 gennaio 1998, che è approvato.

Continuazione e fine della discussione delle dichiarazioni

programmatiche del Presidente della Giunta regionale

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale.

E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, un evento importante nuovo, per certi versi straordinario si è determinato in queste ultime giornate. La straordinarietà non sta nel fatto che una forza politica come Rifondazione Comunista entri a far parte a pieno titolo della maggioranza di governo. Partecipiamo da tempo in forma organica al governo della cosa pubblica in numerosi comuni, province e regioni. Posso tranquillamente affermare, senza ombra di smentita, che soddisfacenti sono i risultati conseguiti per la nostra forza politica e per le coalizioni che lì si sono formate. Peraltro i recenti risultati elettorali nella penisola e in Sardegna, dove tali coalizioni hanno concretizzato il progetto, sono il segno tangibile dell'apprezzamento che gli elettori hanno rivolto a queste coalizioni. Così come peraltro siamo presenti nella maggioranza del governo nazionale e attraverso i nostri ideali cerchiamo di rispondere alle esigenze delle classi più deboli, quelle dei pensionati, dei lavoratori dipendenti, dei settori produttivi più oppressi dalla politica liberticida del grande capitale, ma soprattutto dei disoccupati e delle grandi masse di giovani che ormai anche i meno giovani non trovano alcuno sbocco occupazionale.

In tutti i consessi dove siamo presenti diamo il nostro utile contributo per stimolare la sinistra a una politica di riequilibrio del reddito nell'ambito di uno sviluppo equilibrato, capace di contemperare lo sviluppo occupazionale con quello dell'impresa. Mi sembra doveroso, per la chiarezza che ci ha sempre contraddistinto, dare una risposta seppur breve all'onorevole Bonesu in merito alla sua affermazione enunciata in aula una settimana fa, prima del voto sul Presidente della Giunta regionale. L'onorevole Bonesu affermava: "La maggioranza ha cambiato geneticamente il proprio essere, inserendo anche in Sardegna una politica statalista come nell'Unione Sovietica, dove tutti lavorano e nessuno faceva niente". Rassicuro l'amico Bonesu che nessuno vuole introdurre in Sardegna il modello sovietico in ogni caso, ammesso e non concesso che in qualche parte del nostro mondo alcuni lavoravamo per non fare nulla. Qua da noi posso affermare che pochi fanno qualcosa perché ad altri viene impedito di esercitare il loro diritto al voto, così come prevede la nostra Carta costituzionale. Ma a parte le battute, mi auguro che il P.S.d'Az., forza politica che ha una grande tradizione di lotte autonomistiche antifasciste, che insieme a noi comunisti nel passato ha fatto grandi battaglie di libertà per lo sviluppo della Sardegna, sappia mantenere le proprie idealità, i propri geni che hanno fatto grande il partito, e nel contempo sappia respingere la tentazione di vedere affermata la propria presenza senza le proprie idealità, al solo fine di conservare gli assetti di potere a suo tempo conquistati.

Posso capire pertanto il rammarico per le conseguenze derivate dalla loro autoesclusione, ma questo deve eventualmente essere rivolto verso coloro che all'interno del proprio partito non hanno permesso che una grande forza autonomistica come il Partito Sardo d'Azione facesse parte di questa maggioranza per determinare insieme a noi un governo di svolta, un governo che sulla lotta alla disoccupazione incarna una volontà politica comune.

Ritengo che tutte le forze politiche facenti parte della costituente maggioranza di governo debbano riprendere e agevolare un confronto bruscamente rotto col Partito Sardo d'Azione, così come va ripreso quello con altri che la pensano come loro, che altrettanto inspiegabilmente si sono tirati fuori dalla sfida che stiamo lanciando.

Cari amici sardisti, caro Dettori, come si fa a non riconoscere che era anacronistico il permanere dei veti anticomunisti? Come fate a non riconoscere che attraverso questo accordo politico si è fatto un sostanziale passo in avanti nella costruzione anche in Sardegna di un asse politico più avanzato tra centro e sinistra, tra il centrosinistra e la sinistra, che nel rispetto delle singole sensibilità e idealità si pone l'obiettivo della costruzione e del consolidamento di un accordo strategico capace di rinnovare la politica isolana, attuando concretamente quelle politiche progressiste e innovatrici capaci di rispondere alle richieste della società sarda? Questo è l'elemento veramente importante anche se noi non lo riteniamo straordinario, in quanto si sta attuando quello che in altre regioni hanno messo in pratica positivamente ormai da svariati anni.

Ho ascoltato con attenzione anche i ragionamenti del polo di centrodestra. E' innegabile che abbiamo avuto in questa legislatura oltre tre anni di precarietà dell'attività istituzionale e di governo. Noi eravamo all'opposizione. Vede, onorevole Masala, non è vero, così come lei ha affermato in una emittente televisiva che ho avuto modo alcuni giorni fa di ascoltare, che Rifondazione Comunista non ha mai fatto opposizione. E' vero invece che noi dall'opposizione non abbiamo mai, se non in momenti particolari, su temi precisi, assecondato l'azione ostruzionistica delle forze del Polo e di Forza Italia in particolare, al solo fine, ritengo, di mettere in risalto la litigiosità della maggioranza, permettendo con questo atteggiamento la bocciatura in aula attraverso il continuo richiamo al voto segreto di provvedimenti talvolta riconosciuti utili anche da voi per la nostra regione.

Quando abbiamo siglato il documento politico del 2 gennaio abbiamo considerato straordinaria e fondamentale quella intesa politica e programmatica, in quanto le forze che hanno aderito a questa maggioranza si impegnano a sviluppare congiuntamente, solidalmente, un'azione politica concentrica su un preciso obiettivo: ridurre la disoccupazione attraverso la ricerca, il recupero e la spendita di tutte le risorse disponibili per i diversi settori produttivi, modificando e adeguando se necessario la legislazione vigente. Non penso sia necessario fare il riassunto delle cifre e delle statistiche che vengono puntualmente elaborate sullo stato di malessere della nostra Regione. Ma, partendo da questi dati, dall'analisi socioeconomica che ne deriva, emerge con forza questo impegno prioritario e straordinario della nuova maggioranza, di mettere al primo punto il tema del lavoro e dello sviluppo, impegnando tutte le forze politiche a dotare questo progetto di adeguate risorse finanziarie. Noi abbiamo affermato tutti insieme almeno diecimila miliardi in dieci anni, il mondo del lavoro e con esso tutti i settori produttivi presenti nella nostra economia e tutti quei soggetti istituzionali e sociali, che ancora più da vicino vivono sulla propria pelle questo dramma, non mancheranno di fare la propria parte contribuendo concretamente alla costruzione di questo alto progetto politico programmatico. Nell'ambito della conferenza per il lavoro e lo sviluppo da tenersi, abbiamo detto, entro 60 giorni dal varo della nuova Giunta attraverso uno specifico documento di indirizzi e di interventi concreti, proponiamo l'opportunità a tutte queste forze di sviluppare un confronto a tutto campo con la società economica, sociale, culturale della nostra Isola. Riteniamo la stessa rimodulazione della manovra finanziaria che si dovrà approvare entro di due mesi successivi, elemento fondamentale per passare dalla teoria alla pratica. Non ritenete tutti voi che fosse indispensabile avere questo obiettivo? Il Governo mette in campo misure straordinarie seppure ancora insufficienti per le politiche del lavoro, il Capo dello Stato riprende con forza questo tema, il Santo Padre da tempo ormai riprende in forma articolata e molto efficacemente il problema e richiama ai propri doveri lo Stato e il capitale e noi che cosa facciamo? Siamo forse esonerati da questo compito? Anche se il lavoro, anche se bisogna dare risposta al lavoro sostenuto quando se ne rileva la necessità o aspettiamo i movimenti di piazza per articolare una risposta concreta? Mi rendo conto, la ricercata sottovalutazione di questo importante strumento della Conferenza per il lavoro e lo sviluppo, rimane forse l'ultimo argomento nell'ambito del polo di centro destra che insieme ai sardisti invece di cogliere la sfida ed impegnarsi per portare avanti le loro idee, e non escluderei nemmeno che alcune possano essere anche condivise, si limitano ad una sterile e quanto mai dannosa banalizzazione di un problema così serio. Ma forse alcuni isterismi dell'ultima ora del Polo e non solo di loro sono frutto di una grande preoccupazione per il giro di boa che le forze politiche progressiste sarde con Rifondazione sono riuscite a imprimere alla politica regionale; lo comprendo ma non lo condivido il vostro nervosismo, sapete benissimo che questo quadro di governo è l'unico in grado di saper reggere il futuro scontro elettorale, preferivate forse, non curanti dei guasti che l'immobilità istituzionale della Regione determinava, aspettare lo sfascio completo sperando di cogliere il frutto del malcontento? Avete fatto male i vostri conti, non ve lo permetteremo. Come i diecimila miliardi in dieci anni, voi ben sapete che cosa significano, noi indichiamo un obiettivo programmatico che va ben oltre questa legislatura, convinti di poter ben governare non soltanto in questo fine scorcio di legislatura ma almeno per i prossimi dieci anni. E' vera una cosa, oggi e nel prossimo futuro, sappiamo che si cercherà in tutti i modi palesi o occulti, di incidere su singole persone per far fallire questo grande progetto di rinnovamento; registriamo ancora rigidità incomprensibili di alcuni sul piano politico, la posizione di Rifondazione, ritengo sia stata più che chiara, non abbiamo lasciato niente per gli equivoci, ci si deve dare atto non solo della linearità del comportamento ma anche della grande duttilità e disponibilità dimostrata. Se avessimo dovuto dare la nostra adesione partendo dall'ormai famoso manuale Cencelli sulla presenza in Giunta, sul peso degli Assessorati, sul ruolo degli stessi nella nostra società ragionando come se ogni singolo Assessore dovesse coltivarsi il proprio orticello certamente non saremo qua. Se avessimo fatto un semplice ragionamento proporzionalistico dei posti in funzione di quanti consiglieri spetterebbero alle sinistre rispetto al centro in rapporto al numero dei consiglieri presenti in Consiglio, oggi non saremo qua a sostenere questa maggioranza. Devo registrare che da parte di tutti si è privilegiata la politica, il programma e l'unità di azione che ci deve legare per la sua attuazione, altro che patto di potere, altro che occupazione delle poltrone. E' la prima volta che si risolve una crisi in così poco tempo ragionando e non litigando, le forze politiche e i partiti che hanno sottoscritto il documento politico programmatico, devono farsi carico ognuno per la propria parte del rispetto del patto sottoscritto. Sarebbe per noi intollerabile che i raffreddori di qualcuno potessero sfociare in qualcosa di più serio. Riteniamo che i partiti debbano avere e abbiano la capacità e l'autorità per curare efficacemente gli eventuali malanni. Vi sono questioni che riguardano la sfera di coscienza individuale che dovranno essere rispettate, ma non vi potranno essere limitazioni alcune sui temi della linea politica sottoscritta. Non considerate questo né come una minaccia, nemmeno come un avvertimento, prendete solo atto da subito che se dovessimo constatare una palese azione per ostacolare il comune obiettivo non esiteremmo a provocare noi stessi la crisi di governo e ad abbandonare al proprio destino questo centrosinistra. Concludendo, ci stiamo accingendo a dare al Presidente e alla sua Giunta un preciso mandato, un mandato ambizioso che presenta innegabili difficoltà ma noi riteniamo realizzabile, realizzabile se la Giunta e le forze di maggioranza in Consiglio regionale che dovranno sostenerla saranno all'altezza che la situazione richiede. Possiamo farcela, dobbiamo ridare fiato all'istituzione per una nuova stagione autonomistica e con essa una risposta concreta a chi con il lavoro vuole ritrovare la gioia di vivere in una società diversa, più equa, più giusta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, si dice che i gatti abbiano sette vite, il Palomba politico ne ha sicuramente sei, il che dimostra - considerati i discorsi su Pinocchio che sono stati fatti in questa discussione - che probabilmente il presidente Palomba è più gatto che volpe e di questo non dubitiamo perché le volpi sono abbondanti ma sicuramente tra queste non rientra il Presidente. Credo che gli inglesi abbiano molte perplessità ad abolire la caccia alla volpe, anzi credo che andrebbe sviluppata in Sardegna e in particolare sugli aerei che collegano la Sardegna con Roma perché gran parte delle volte passa i week end in Sardegna e il resto della settimana a Roma cercando di dirigere la politica regionale che a loro parere sarebbe retta da ottanta imbecilli che siedono in quest'Aula che sicuramente sono un Consiglio deteriore rispetto ai grandi Consigli che l'hanno preceduto, che hanno amministrato la Sardegna tanto che l'abbiamo trovata in ottime condizioni il 18 luglio 1994 quando ci siamo seduti in quest'Aula. Questo gruppo di potere, questo gruppo occulto ma non tanto, è un gruppo che sicuramente ha vinto la battaglia per questa crisi regionale. Ne prendiamo atto, certe volte noi molto obiettivamente ammettiamo di essere stati sconfitti non perché andiamo fuori dalla Giunta ma siamo stati sconfitti perché ha prevalso il disegno di queste persone nonostante che, per parecchio tempo, siamo riusciti efficacemente a contrastarlo. Ha prevalso nel senso che le direzioni della politica sarda non sono più in mano agli ottanta consiglieri eletti dal popolo, sono in mano a queste persone che credono di saper dirigere la politica sarda di saper guidare il popolo sardo molto meglio degli ottanta consiglieri. E' ritornata, si dice, la stagione del governissimo, non esisteranno più le grandi maggioranze, chiaramente qualche adattamento alla rivoluzione che è avvenuta occorre farla ma si è ricreato. I compagni di Rifondazione Comunista non credano di essere entrati in Giunta, rientrati in maggioranza, uso il termine rientrati non a caso, grazie alla loro opera, alla loro opposizione. Sono rientrati perché così è piaciuto in qualche gioco romano, e se c'è un partito che da Roma è diretto è proprio Rifondazione che impone in Sardegna addirittura il Segretario regionale del partito. Un partito dove non vige certamente la democrazia interna, dove vengono puniti i ribelli e premiati i vassalli. Credo che l'ingresso di Rifondazione sia funzionale ad un certo disegno ed è chiaramente funzionale a diminuire l'impatto, la forza politica di altre forze politiche che facevano parte della coalizione. E' questo un disegno che è stato accarezzato per lungo tempo. Si è cercato di fare maggioranza con Rifondazione all'inizio della legislatura, ricordo che l'Ufficio di Presidenza fu eletto con il voto di Rifondazione che si rivelò determinante; successivamente i partiti di centro non accettarono questa ipoteca di sinistra sulla Giunta e in quel momento si creò la condizione per un accordo con il Partito Sardo d'Azione che non aveva votato l'Ufficio di Presidenza. Un accordo, si disse, di legislatura, ma evidentemente gli accordi in questo Consiglio durano poco, in qualche caso pochissimo, in qualche caso quasi niente, la coerenza forse non è il forte di tutti. Si è andati avanti ma quel disegno è stato più volte riproposto, anche approfittando del fatto che l'azione politica e programmatica della Giunta e della maggioranza non è stata, per una serie di ragioni, sicuramente fra le più brillanti, una serie ragioni che derivavano anche dall'essere una maggioranza composita, dall'essere presenti forze che avevano visioni della società e della Regione profondamente diverse, da tatticismi politici anche per queste manovre che miravano appunto a ben altro. Noi abbiamo chiarito che a questi giochi non ci stavamo, e invito tutti a rileggere i discorsi che il collega Serrenti ed io pronunciammo nel novembre del 1996 in quest'Aula in occasione di una delle infinite crisi, in questo momento non so darvi il numero. Dichiarammo che non eravamo più disposti ad andare avanti così, che non avremmo più votato il Presidente Palomba; cosa che infatti non abbiamo più fatto da quel momento non dandogli più la fiducia nell'elezione del Presidente. E arrivammo allo scontro di quest'estate, arrivammo allo scontro di cui il Presidente Palomba prese atto tanto che la domenica sera ci congedò da Villa Devoto anche con scarsa cortesia e ospitalità e poi improvvisamente il mercoledì venne in Aula, senza nessun colloquio con noi, a leggere una Giunta che era poi quella precedente in cui erano compresi due assessori sardisti, e ponendoci in una obiettiva difficoltà che io espressi nel discorso che tenni in quell'occasione. Decidemmo, dopo molte perplessità di dare il voto a quella Giunta, e oggi con il senno di poi dobbiamo dire che abbiamo commesso un errore, perché abbiamo consentito a quel gruppo di potere di riprendere fiato, ristudiare la strategia, muovere qualcuno, comprare, minacciare, fare una serie di manovre che gli hanno consentito sei mesi dopo di risolvere a suo favore quello scontro. Credo che ci siamo fidati molto della coerenza di chi stava con noi, ci siamo fidati di un rapporto che avevamo anche con il PDS, ed è un rapporto che durava da trent'anni. Ed è un rapporto che ci dispiace aver rotto, ma tutti i discorsi di questi giorni non cambiano una realtà, che quel rapporto si è rotto, e quando si rompe, fra due partiti che credo abbiano una loro serietà, non è certamente facile riannodarlo, anzi penso che nelle attuali condizioni sia impossibile. E di questo invitiamo gli amici del PDS a prenderne atto: le vie si sono divaricate e non si ritroveranno. Era un rapporto quello con il PDS che ha significato molto per il nostro partito, ma credo abbia significato molto anche per loro. Era un rapporto che nasceva sicuramente su un'ambiguità, su quella ambiguità che era del Partito comunista italiano, che è stato un'ambiguità che a differenza di tante altre ambiguità ha dato anche frutti estremamente positivi. Il fatto che un partito che si dichiarasse comunista, e per decenni e decenni legato anche all'Unione Sovietica, i cui dirigenti erano stati in Unione Sovietica, vi avevano vissuto e vi erano stati attivi, ma al tempo stesso aveva creato nella situazione italiana, e per certi versi anche quella sarda, una grande forza di progresso, una grande forza a tutela di valori positivi. Il presupposto ideologico erroneo, come ha dimostrato la storia, venne nella visione togliattiana temperato e mascherato da una visione politica estremamente realistica che ha consentito in Italia il progresso dei lavoratori, l'affermarsi di una democrazia contro tentativi autoritari, che ha creato nel popolo italiano, anche in momenti molto oscuri, una speranza, che ha fatto sì che l'Italia sia quella che è oggi, contribuendo in parte ai difetti ma sicuramente contribuendo a molti dei pregi che ha la società italiana e che un'analisi comparativa con i partners europei sicuramente manifesta. E' stata quella del Partito comunista quindi una funzione che, al di là dei presupposti erronei da cui partiva, estremamente positiva nella società italiana e nella società sarda, la conversione del Partito comunista all'autonomismo, l'aver preso la guida di grandi battaglie autonomistiche è stato un fatto positivo; sicuramente in questo quadro nacque alla fine degli anni Sessanta il rapporto con il Partito Sardo d'Azione. Partito Sardo d'Azione che rifiutava i presupposti ideologici e politici della politica del Partito comunista, ricordiamo che non aderimmo al Fronte popolare e che votammo a favore della partecipazione dell'Italia alla Nato, una politica che chiaramente era partita dall'essere nel campo opposto al Partito comunista. Ma il crearsi di una situazione di immobilismo, di centralismo, di pericolo di involuzioni conservatrici e reazionarie ci spinse alla fine degli anni Sessanta ad un rapporto sempre più stretto con il Partito comunista; e fu un rapporto estremamente positivo, credo per noi e per loro. Un rapporto che con mille problemi abbiamo conservato per trent'anni, un rapporto che è stato positivo sino alle ultime campagne elettorali per le politiche in cui l'alleanza ha consentito in Sardegna la vittoria di uno schieramento che si qualificava come schieramento di progresso e di tutela dell'autonomia. Credo che però in questo momento il PDS abbia avuto per effetto del suo gruppo dirigente una involuzione verso i vecchi amori; credo che il potere stia facendo male al PDS, che il PDS stia dimenticando di essere partito di governo ma soprattutto partito che rappresenta una gran parte della società italiana e sicuramente dei ceti più attivi, dei ceti sicuramente più desiderosi di progresso e di libertà. E' una involuzione a cui stiamo assistendo; i fatti di questi giorni, un ritorno di autoritarismo credo stiano confermando il fatto che il PDS corre il rischio di smarrire una strada che l'ha portato ad essere la più grande forza politica, l'ha portato ad essere forza di governo, l'ha portato ad essere guida di uno schieramento di libertà e di progresso. Credo che ci sia nel P.D.S. per metà un ritorno alla concezione del partito come organizzazione, del partito egemone, e per altro verso un conservatorismo che lo porta ad occupare le vecchie nicchie di governo lasciate libere dalla classe politica sconfitta, questa nuova funzione conservatrice di rafforzamento del partito come apparato e del partito come Stato. E' un pericolo gravissimo, è un pericolo che a questo punto deve, non solo per la democrazia italiana ma per la stessa funzione che il P.D.S. a nostro giudizio deve avere anche nel futuro. L'onorevole Paolo Fois, con grande senso di autoritarismo, diceva che i parchi devono sorgere in un carcere leggero; anche un qualcosa di libertà come un parco, dove la natura è libera, lo si vuol restringere dentro un carcere. Poi sta a vedere in che cosa è leggero, forse le catene sono di lega di alluminio titanio anziché d'acciaio, è questione di peso delle catene, probabilmente, perché questa è la differenza tra un carcere pesante e leggero, perché altre non so vederne. Non vorrei che nella visione del P.D.S. si affermasse anche quella di una dittatura leggera, nel senso che non c'è bisogno di grande violenza; qualche colpo di manganello quando serve, il rispetto dei regolamenti soprattutto La mucca Ercolina viene sequestrata perché non ha il certificato sanitario, e può attaccare l'afta epizootica(?) e parlamentare, i trattori non erano rigorosamente a destra sulla via Salaria; cose gravi. Credo che queste piccole cattiverie che però, cosa portano, di impedire una manifestazione di liberi cittadini che protestava contro le truffe di un sistema burocratico che ha truffato loro e favorito magari qualcuno più vicino al potere; questo è il succo.

Bé, non vorrei che a falce e martello si accompagnasse, con assonanza a sinistra, il manganello. Sono pericoli che stiamo correndo. E questo dispiace a uno che è di sinistra, che rappresenta in quest'Aula un partito di sinistra, partito di sinistra che chiaramente ha i suoi problemi rispetto al P.D.S. Noi siamo un partito di sinistra ma di una corrente minoritaria nel quadro italiano, cioè siamo un partito di sinistra però antistatalistica In Italia si è affermata, per tradizione storica, la sinistra statalista. E credo che questo ci porti ad essere molto dispiaciuti di quest'involuzione, di credere che ancora sia possibile fermarla, ma allo stesso tempo di prendere atto che con questo sistema di potere noi non abbiamo niente a che fare, che separiamo la nostra strada.

Credo che l'ingresso di Rifondazione Comunista nella maggioranza rafforzi questi elementi negativi che ci sono. Noi non abbiamo nessuna pregiudiziale, non l'abbiamo avuta, l'abbiamo sempre dichiarato, all'ingresso in maggioranza di Rifondazione Comunista, perché riteniamo che la scissione che avvenne alla fine del P.C.I. non sia, tutto sommato, una scissione che partisse da due visioni completamente opposte. Ritenemmo che il P.C.I. per sua natura avesse ispirato l'una e l'altra parte, nei suoi aspetti positivi e negativi, e credavamo quindi che Rifondazione fosse, con un certo cammino, riconducibile ad una politica di governo in un quadro moderno e non alla politica di governo che c'è nella Corea del Nord, dove, posso assicurare il collega Vassallo, non c'è assolutamente disoccupazione, ma credo ci sia molta fame. Il discorso che è entrato con Rifondazione è un discorso estremamente pericoloso, perché, con Rifondazione, è entrata in questa Giunta, in questa maggioranza la demagogia. Devo dire che era un elemento che era in gran parte assente da questa maggioranza. Non completamente, perché ogni tanto nelle Commissioni consiliari ci arrivava una delegazione di qualche categoria o di qualche territorio a dire: ce l'ha promesso il presidente Palomba. Ricordo che in materia di province il presidente Palomba va ad Olbia e dice: daremo la provincia alla Gallura. Va in Ogliastra e dice: daremo la provincia all'Ogliastra, percorre la Carlo Felice, si ferma a Sanluri, no forse era San Gavino, e dice: daremo la provincia al Campidano, ovviamente medio perché agli estremi ci sono già due capoluoghi. Per fortuna in quei giorni non visitò la Trexenta, il Sarrabus, il Meilogu e il Marghine se no chissà quante province avremmo avuto in Sardegna; avremmo avuto chiaramente negli articoli di giornale, nelle idee, eccetera, poi nella pratica non abbiamo niente perché la legge sulle province, approvata con queste difficoltà demagogiche, imponeva il 14 luglio di presentare in Consiglio il piano di riassetto delle province. L'Assessore l'ha pure presentato in Giunta nel mese di luglio, ebbé, presidente Palomba, lei ha promesso le province a mezzo mondo, poi non è stato in grado di adottare una delibera di Giunta che approvasse il piano di riassetto provinciale, fatto, secondo la legge, dal suo Assessore. Questa è demagogia, questo è spendere parole a vuoto. Ma si trattava, tutto sommato, di episodi così isolati che ci fanno anche sorridere.

Occorre, ad un esempio cattivo, citarne uno buono: l'Assessore dell'agricoltura Paba, che, con la folla tumultuante si rifiutò di fare qualunque concessione demagogica e disse agli agricoltori quella che era la verità. Ci sono in tutti i partiti e in tutte le Giunte gli esempi cattivi e quelli buoni, non facciamo di ogni erba un fascio. Bene, è stata (?) demagogia perché i mille miliardi per 10 anni sono un'operazione di mera demagogia. Abbiamo perso nelle trattative giorni a cercare miliardi che non c'erano; alla fine Rifondazione è uscita fuori che per il 1998 i mille miliardi si ottengono con 200 miliardi di tagli ai capitoli di bilancio, con 200 miliardi di tagli ai fondi di rotazione, con 300 miliardi di aumento del deficit di bilancio e con 300 miliardi da chiedere allo Stato. A parte il fatto che chiaramente il sistema può funzionare solo un anno, anche in teoria, perché i fondi di rotazione, levando i 200 miliardi e i 248 che già li leva il progetto di bilancio, non resta niente. Se aumentiamo il deficit di bilancio quest'anno, l'anno prossimo dovremo pagare gli interessi, la restituzione del capitale, e quindi non ci saranno risorse e così via, che lo Stato non ce li vuole dare, tagliare 200 miliardi dei capitoli di bilancio è un'impresa improba.

Tutti sappiamo che nel corso dell'approvazione del bilancio i capitoli lievitano, non si riducono, e voglio vedere chi rinuncia ai 200 miliardi, a quale categoria, in quale settore. E noi se qualcuno tenta una manovra del genere, chiaramente avvertiremo la categoria che gli si vogliono fare dei tagli.

Quanto poi ai fondi di rotazione, è vero che funzionano male, ma sono gli unici fondi che vanno direttamente alle imprese per l'occupazione. E credo che abbiamo agito forse con molta superficialità l'anno scorso, quando abbiamo consentito il taglio di 400 e passa miliardi. A parte il fatto che certi fondi si sono dovuti rimettere subito, perché se no si bloccavano le leggi, abbiamo dato il cattivo esempio. L'Assessore ha proposto 280 miliardi di taglio, Rifondazione ci aggiunge altri 200 miliardi. Ebbene, a questo punto i fondi di rotazione, cioè tutto il credito agevolato, tutto ciò che viene erogato dalle banche alle imprese e che fa vera occupazione sparisce. Quindi il piano più che per l'occupazione può essere definito per la disoccupazione. Quando io facevo queste riflessioni, accompagnate a numeri, il Presidente di un Partito di maggioranza, che taccio per non offendere i suoi colleghi che sono persone più serie, disse che erano questioni tecniche, che facevo perdere tempo con questioni tecniche. Evidentemente trovare 1000 miliardi è una questione tecnica.

Non vorrei che con richiamo che ogni tanto il Presidente e qualchedun altro fa ai poteri occulti si sia trovata una soluzione, circolano in Marmilla numerose leggende sui tesori nascosti e non vorrei che l'aver levato un tecnico come Antonio Sassu e aver dato l'Assessorato della programmazione all'ex sindaco di Villamar, Piersandro Scano, non sia che un tentativo di evocare questi tesori nascosti, perché se no ho l'impressione che il collega Scano i mille miliardi non li trova comunque, se non ricorrendo a mezzi del genere. Credevamo che di fronte alla demagogia fossero tutti più coerenti; leggo un documento del 3 agosto 1997 che diceva che non si può essere d'accordo su programmi basati su visioni ideologiche vecchie e non rispondenti alla necessità di essere competitivi in un'economia fortemente integrata a livello internazionale, fondata sul libero mercato, non si può continuare con l'assistenzialismo e con lo sperpero dei denari dei contribuenti per alimentare strutture clientelari. Questo documento porta la firma del mio segretario di partito, Antonio Delitala, porta la mia firma, ma porta anche le firme del coordinatore regionale di Rinnovamento italiano, Paolo Manca, e del Presidente del Gruppo, Walter Randaccio, i quali si scandalizzavano ad agosto per 460 miliardi una tantum e non si scandalizzano certamente oggi per mille miliardi per dieci anni. Questo dimostra che la coerenza è qualcosa di opinabile, ma sentendo il discorso di stamattina dell'onorevole Randaccio io mi chiedo se dobbiamo fare ancora riferimento a Rinnovamento italiano, perché non so quanti colleghi stamattina abbiano colto un passo dell'onorevole Randaccio, il quale diceva che sbagliano a Roma ad avere l'appoggio esterno di Rifondazione Comunista , che è molto più utile averlo all'interno. Al che mi sembra che l'onorevole Randaccio, da vero autonomista, stia contestando la direzione romana del suo partito, che evidentemente ritiene di dover fare altro. Noi prendiamo atto del suo autonomismo e ci chiediamo se sia l'ennesima giravolta questa volta anche lontano dei lidi di Rinnovamento italiano.

Presidente Palomba, lei in un brano delle sue dichiarazioni ha detto che era il momento di rilanciare i partiti. Dato che i discorsi sono molto pinocchieschi, il computer che è una macchina intelligente ha commesso un grossolano errore di stampa in quel punto, evidentemente si è ribellato, perché la sua Giunta si regge essenzialmente sul voto dei consiglieri del Gruppo Misto, altro che rilanciare i partiti. Varo aveva distrutto le legioni di Augusto in Germania. Augusto diceva: Varo, rendimi le mie legioni. Io credo che parecchi partiti in questa Assemblea possano dire a consiglieri: rendici i nostri voti, dimettiti. Se si vuole rilanciare il ruolo dei partiti è l'operazione da fare, le dimissioni di consiglieri che non rappresentano più il partito e non il premio a questi consiglieri. E siccome quelle che uno sente in casa sono sicuramente cose più crude, qualche risposta all'onorevole Demontis e al suo discorso di stamattina la dobbiamo dare.

Credo che vi sia stato da parte del PDS negli ultimi tempi il tentativo di creare una alternativa al Partito Sardo d'Azione appoggiando Costituente sardista. E' un'operazione tipica dei fronti popolari dell'est, dove insieme al Partito comunista c'è un falso partito socialista, un falso partito socialdemocratico, un falso partito democristiano, un falso partito contadino. Qua siamo sul leggero, si inizia dal Partito sardo d'Azione che è il più piccolo. Il Capogruppo del PDS va a portare la sua solidarietà e consenso all'Assemblea di Costituente e poi ci troviamo in aula annunciato a sorpresa un assessore di questo raggruppamento, diciamo così, che non ha niente a che fare con Sardigna Natzione, come hanno detto quelli di Sardigna Natzione, venendo sotto il palazzo con cartelli non molto elogiativi di Palomba e della sua Giunta.

Sta di fatto che, a questo punto, il Presidente la presenta anche come una apertura al sardismo. E' una grossolana provocazione, ma diventa ridicola la questione quando il Presidente, nelle sue dichiarazioni, dice che si è voluta dare veste organica all'appoggio che alcuni consiglieri davano già alla Giunta e alla maggioranza. Chiaramente l'allusione non è al consigliere Aresu, che votava contro con molta logicità, non è al consigliere La Rosa, che ha fatto dichiarazioni contro le precedenti giunte, forse intende il consigliere Demontis, ma allora ricordo al presidente Palomba che il consigliere Demontis è stato espulso dal nostro partito perché dichiarò in quest'aula che non avrebbe votato la Giunta da lei presieduta. Quindi altro che appoggio alla Giunta! Fu espulso dal partito proprio perché non votava la Giunta. Evidentemente per problemi di composizione; oggi i problemi di composizione sono ovviamente risolti, ritorna il Gatto- la Volpe Demontis-Lorrai, chi volesse avere qualche particolare basta che vada in Ogliastra e dintorni, si rilegga le cronache del processo di Escalaplano, una vicenda triste che ha portato quel paese per alcuni anni a non avere amministrazione e ha avuto anche, come contorno, un omicidio dai contorni ancora oscuri.

ARESU (Gruppo Misto). Lasciale a Liori queste cose. Anche Ruggeri sarebbe stato ucciso dal PDS!

BONESU (P.S.d'Az.). Io non dico che è stato ammazzato dal PDS nessuno, io dico che c'è stato in questa vicenda un omicidio dai contorni oscuri e voglio vedere chi mi smentisce il legame dell'omicidio con questa vicenda. L'hanno detto tutti pacificamente e credo...

PRESIDENTE. Prego i colleghi di lasciar continuare, poi ognuno naturalmente si assumerà le responsabilità di quello che dice.

BONESU (P.S.d'Az.). Credo, Presidente, che qualche riflessione la meriterebbe su certe compagnie, ma il Partito Sardo d'Azione non lo distruggono certamente cose del genere. Ci ha tentato gente molto più abile, ci tentò Paolo Pili col suo pragmatismo, ci tentò Emilio Lussu col suo idealismo, ci tentò quella grande volpe della politica sarda che fu Armandino Corona, ci tentò ultimamente Cogodi. Qualcuno si è chiesto perché quelli che erano con Cogodi sono rientrati tutti nel partito. Ma perché non c'è alternativa e l'ha capito lo stesso Luigi Cogodi che più conseguentemente anziché tentare di fare falsi partiti sardi d'azione se ne è ritornato con i comunisti, i sardisti con i sardisti e i comunisti con i comunisti. E credo che sia un chiarimento del quadro politico.

Credo, signor Presidente, che il discorso che facevamo più di un anno fa dicendo che questo Consiglio aveva fallito la sua impostazione originaria di essere un Consiglio costituente, dovesse portare allo scioglimento del Consiglio. Così non è stato e credo che invece sarebbe stato opportuno. Ma trascineremo questa legislatura per un anno e mezzo, avremo una lunga campagna elettorale, credo che il giudizio andrà agli elettori. C'è una maledizione che pesa, ne abbiamo parlato altre volte in Consiglio, un po' scherzando un po' sul serio, credo che occorra l'esorcista, occorre scacciare questi fantasmi, queste presenze diaboliche dalla Regione e dalla società sarda. E l'esorcista è il popolo in un regime di sovranità popolare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Progr. S.F.D.). Signori Presidenti, onorevoli colleghi, la maggioranza che si è formata a questo punto della legislatura, trascorsi oltre due terzi della stessa, in maniera direi piena di tormenti, di problematiche, di difficoltà, questa maggioranza è segnata da due elementi fondamentali, due caratteristiche, due fatti specifici, l'uno contrapposto all'altro. Un primo fatto significativo è certamente rappresentato dall'ingresso in maggioranza di Rifondazione Comunista e di quella parte di sinistra dei consiglieri del Gruppo Misto. Un altro fatto significativo è anch'esso segnato da due elementi, da una partecipazione indiretta, voglio augurarmi, anche se non ho allo stato delle cose elementi di conferma in questo senso da parte del Gruppo dell'onorevole Dettori e dell'onorevole Macciotta, e un'uscita, una collocazione all'opposizione invece da parte del Gruppo del Partito Sardo d'Azione; ora noi come Federazione Democratica, cosa assolutamente nota, direi quasi storica tanto è antica e tanto appartiene a battaglie che abbiamo fatto in passato e delle quali eravamo e siamo profondamente convinti, segniamo come fatto assolutamente positivo, come atto di grande responsabilità e io direi per certi versi anche come elemento innovativo e importante l'ingresso dei compagni di Rifondazione Comunista in maggioranza, e l'ingresso di quella parte di sinistra dei consiglieri del Gruppo Misto. Segniamo invece dall'altro lato come elemento di forte preoccupazione, di forti perplessità, di grandi dubbi sui quali però tornerò un attimino più tardi, l'uscita dalla diretta partecipazione alla maggioranza dell'onorevole Dettori e dell'onorevole Macciotta e l'uscita che invece noi consideravamo elemento fondamentale, fondante di questa stessa maggioranza, dei compagni e amici del Gruppo del Partito Sardo d'Azione. Ora il problema del lavoro, voglio soffermarmi un attimino sull'ingresso di Rifondazione Comunista in maggioranza, il problema del lavoro, amico Bonesu, io credo che debba essere affrontato in maniera seria, compiuta, responsabile, e che una maggioranza e un Consiglio regionale che non ponga alla base dei propri obiettivi e delle proprie linee programmatiche il problema del lavoro è perlomeno una maggioranza irresponsabile e poco seria. Il problema del lavoro, per la drammaticità delle condizioni nelle quali la Sardegna vive, io credo che debba assumere non solo valore prioritario ma la cui soluzione debba persino avere un significato di natura morale ed etica. Ciò detto, vi è piena consapevolezza per lo meno da parte nostra che ovviamente le posizioni, i compiti, le attribuzioni, le responsabilità, le risposte, le soluzioni, che la Regione sarda è in grado di dare a questo annoso problema sono ovviamente limitate, ridotte, chiunque pensasse che la Regione ha forte capacità, energie, piene risorse, in maniera isolata, solitaria, per risolvere autonomamente questo problema, probabilmente sbaglierebbe. Io non credo però che il Gruppo di Rifondazione Comunista questo abbia pensato. Nella legge finanziaria e nel bilancio, così come sono già stati predisposti senza innovazioni e modifiche sono riservate al problema lavoro, in tutte le sue specificazioni, in tutte le sue interpretazioni, in tutte le sue formulazioni, le più differenti e quindi compresi ovviamente gli interventi a favore delle imprese, cifre abbastanza imponenti, pari a 2400 miliardi. La proposizione che Rifondazione Comunista fa, ponendo un accento su questo problema, tende evidentemente a renderlo il problema principale e più attuale di questo territorio e a produrre quegli stimoli necessari perché si faccia ogni sforzo per reperire ulteriori risorse, e all'interno del bilancio regionale, e nella consapevolezza però che le risorse del bilancio regionale sono insufficienti e che pertanto bisogna allargare l'orizzonte e chiedere soccorso ad altri livelli istituzionali più importanti e certamente più in grado di dare risposte esaustive. In quest'ottica, pur importante, pur essenziale, noi, il problema del lavoro, vogliamo inquadrarlo riconoscendo che alcune voci di bilancio sono assolutamente rigide e che non possono obiettivamente alcune di esse essere assolutamente ritoccate a partire parzialmente almeno dai fondi di rotazione, ai quali prima l'onorevole Bonesu faceva riferimento. Questo non significa che ciascuno di noi non debba avere piena consapevolezza, spendere tutte le energie, anche intellettuali e politiche disponibili, per massimizzare i risultati a favore del lavoro in Sardegna. Vi è un altro problema, a cui altri Gruppi ma anche la stampa ha fatto riferimento, in relazione al diretto ingresso di Rifondazione Comunista nella maggioranza. È il problema del Master Plan, a mio avviso già questo è fatto limitativo, ridurre il problema al Master Plan, il problema è quello dello sviluppo urbanistico equilibrato, cioè quello che abbiamo sempre chiamato ecosviluppo, privilegiando quindi la conservazione del territorio, o la minima spesa del territorio per quanto possibile, coniugandola però con la progettualità, con l'innovazione, con la tecnologia e con le nuove iniziative. Ecco, io conosco l'onorevole Cogodi per aver espletato esso, per avere svolto esso, in passato incarichi all'interno di quello stesso Assessorato laddove oggi viene chiamato a svolgere questo nuovo ruolo, ha operato in maniera sensibile, in maniera intelligente, in maniera acuta e non si è limitato solo ed esclusivamente a porre barriere rispetto alle occasioni di sviluppo. Questa maggioranza peraltro non ha rinunciato a far proprie neanche in questa fase quelle linee di riferimento allo sviluppo urbanistico, ivi compreso il Master Plan a cui già aveva fatto riferimento in passato. Il secondo problema, quello del Partito Sardo d'Azione, al di là delle similitudini e delle metafore spiritose dell'onorevole Bonesu e al di là di qualche tono acerbo e di qualche asperità verbale. Bene il problema del Partito Sardo d'Azione, l'autoesclusione o l'esclusione del Partito Sardo d'Azione da questa maggioranza è un fatto molto serio per la maggioranza di centro sinistra e per chi nel centro sinistra crede e ha riposto in esso le proprie speranze. Badate, non era automatico, non è automatico, non ha significato pensare che l'esclusione del Partito Sardo d'Azione derivi in maniera naturale dal fatto che altre forze hanno provveduto a sostituirlo all'interno di questa maggioranza. Il problema non era e non è quello della sostituzione, perché sostituzione significa esclusione; il problema invece era ed è quello dell'allargamento che ha, ovviamente e oggettivamente, un significato di natura completamente differente. Io debbo riconoscere che quella parte del discorso, a cui stamani l'onorevole Serrenti ha fatto riferimento, risponde in maniera assolutamente assoluta alla verità. Federazione Democratica anche nella parte terminale della trattativa ha intessuto rapporti, ha fatto sforzi, ha fatto proposte, ha tentato in tutti i modi di far sì che il Partito Sardo d'Azione non venisse o non scegliesse, non so quale termine sia più idoneo o adatto, di essere collocato all'esterno di questa maggioranza. Ma è chiaro che non si trattava e non si tratta, anche questo sarebbe riduttivo solo ed esclusivamente della occupazione di alcuni spazi, di alcuni assessorati, sarebbe una interpretazione assolutamente riduttiva. Forse vi sono state scelte accelerate ed esasperate da una parte, e però forse a quelle scelte accelerate ed esasperate di chi dichiarava, di chi diceva di avere ancora bisogno di tempo e che forse avrebbe utilizzato anche questo tempo per scegliere di stare al di fuori, forse quelle scelte non sono state bloccate nel modo opportuno, forse non si sono spese energie in quel caso per far sì che la scelta che il Partito Sardo d'Azione doveva compiere fosse quella di stare all'interno della maggioranza e non di collocarsi all'esterno. Da quest'aula io oggi ho sentito un'accusa abbastanza pesante. L'accusa pesante era riferita alla scelta, all'individuazione, e l'ho sentita sempre per parte dell'onorevole Serrenti, di un assessore scelto, secondo quanto l'onorevole Serrenti ha detto, solo surrettiziamente dal Gruppo Misto, ma di fatto scelto sulla base di spinte, di indicazioni che venivano dall'esterno di quest'aula e forse per quanto ho compreso persino dall'esterno della maggioranza stessa. Io non so se ciò sia realmente avvenuto, io credo che il Presidente Palomba relativamente a questo fatto in quest'aula debba dare invece garanzie massime e piene perché il Presidente Palomba è garante dell'accordo che è stato sottoscritto, perché il Presidente Palomba ne è garante delle linee politiche e programmatiche, perché il Presidente Palomba è garante della par conditio tra parti. Io in altre occasioni ho a voce alta chiesto al Presidente Palomba di svolgere, ascoltando ma non recependo tutto, recependo in maniera giusta ed equilibrata da tutte le parti e recependo i discorsi più seri e più chiari da tutte le parti; io in altre occasioni da quest'aula al presidente Palomba in questa funzione ho proprio chiesto di svolgere esso, Presidente, il ruolo di regista. Voglio credere che il presidente Palomba abbia a sé pienamente, tenendo conto delle indicazioni della sola maggioranza, avocato la regia e che non abbia invece ascoltato altri suggerimenti. Diversamente sarebbe davvero un fatto poco comprensibile, poco chiaro e sicuramente non soddisfacente almeno per noi di Federazione Democratica. In ogni caso, compagni sardisti, noi riteniamo che il Partito Sardo, e voi che sedete in questi banchi del Consiglio regionale in rappresentanza del Partito Sardo, abbia una storia, abbia idee, abbia antiche radici e che quella storia, quelle idee, quelle antiche radici non possano far sì che collocare ancora oggi il Partito Sardo nell'alveo e nell'ambito del centro sinistra. E noi a partire da oggi, visto lo strappo che si è creato, in questa direzione vi garantiamo che spenderemo molte, molte, molte delle nostre energie e delle nostre risorse. Così come energie e risorse spenderemo, amici e compagni Dettori e Macciotta, nel convincimento che il vostro giusto ruolo può trovare seria collocazione solo nell'ambito di chi si propone di attuare le riforme e non nell'ambito invece di chi ha fatto scelte di natura diversa. Signor Presidente, facevo riferimento prima alla regia. Voglio spendere ancora qualche secondo su questa esigenza di regia per avere garanzie che non ci saranno più, perché in passato ci sono stati, eccessi di predominio, ma non Presidente da parte sua, purtroppo qualche volta Presidente con la sua inconsapevolezza, non vi saranno più azioni di predominio, non vi saranno più dentro la Giunta regionale azioni di rapacità, non vi saranno più azioni da rapinatori che pure alcune volte sono state poste in essere. Azioni da predatori d'ora innanzi non saranno più tollerate così come assumiamo l'impegno, in maniera solenne, di esprimerci pure in piena lealtà, con la maggioranza che si è formata, di esprimerci in maniera molto libera, puntuale e se necessario anche fortemente critica, quando si dovessero e se si dovessero commettere errori di percorso. Io ho già detto in altre occasioni, e voglio rimarcarlo ora, che la Giunta uscente, le giunte uscenti guidate dall'onorevole Federico Palomba non avevano certamente risolto i nodi cruciali, tutti, della Sardegna ma che ne avevano fatto un processo di accumulo intelligente e avevano iniziato a scioglierli e a risolverne alcuni e che se c'era un problema di inadeguatezza era inadeguatezza dei ritmi della produttività della Giunta Palomba rispetto ai ritmi che la società civile sarda giustamente pretendeva, e che erano quelli, della società civile sarda, ritmi più accelerati e pretese certamente giuste. Quei ritmi, presidente Palomba, vanno ulteriormente accelerati, le risposte devono essere più certe, più rapide, più garantite. E però io voglio sottolineare, oltre a quelli che già in passato sono sottolineati, tre punti in finale. Un punto, badate, ha un significato importante, non è un fatto di spesa, non è una scelta di natura programmatica ma è una scelta politica e civile e seria, ed è il fatto che quel tentativo, quella dichiarazione che la Giunta regionale ha fatto per bocca del proprio Presidente, di volersi costituire da un certo momento in poi parte civile in tutti i processi che avessero per oggetto sequestri di persona, è arrivata a compimento e la Corte di Oristano ha accolto quella costituzione di parte civile per parte della Giunta regionale nel processo Vinci, fatto questo che ha una grossa validità civile e che sta a significare, una volta di più, il forte legame che è stato stabilito e che va ancora di più utilizzato, ancora di più compiutamente portato a termine fra la massima istituzione regionale e i cittadini sardi, perché i cittadini sardi sono cittadini onesti, perché i cittadini sardi sono certamente contro le azioni di criminalità e da esse vogliono essere difesi anche attraverso le iniziative dell'amministrazione regionale. Gli altri due fatti sono due elementi strettamente connessi invece con l'azione della Giunta regionale. Gli 8 mila e 500 miliardi di spesa, ormai di mille miliardi superiori a quelle che sono le entrate effettive della Regione, fatto questo che significa che da questo momento in poi andranno a diminuire le masse e i volumi dei residui. E quindi stiamo iniziando a spendere materialmente anche in conto residui passivi. E infine il contributo forte che il sistema economico sardo ha dato, invertendone i termini fino a questo momento, relativamente alle esportazioni, laddove, rispetto a una media nazionale allocata attorno al 2 per cento, raggiungiamo invece una media superiore al 23 per cento. I nuovi assessori: i nuovi assessori, l'ingresso dei nuovi assessori, rispetto al già fatto deve contribuire a dare un ulteriore scossone. Se vi sono stati momenti in cui l'azione politica è stata condizionata da effetti narcotizzanti, l'ingresso dei nuovi assessori e il lavorio, perché senza quello nulla cambierà di questo Consiglio regionale, ivi compreso il lavorio delle minoranze, deve tradursi in un fatto assolutamente positivo; deve, sotto questo profilo, ove ve ne fosse bisogno, costituire un elemento di risveglio. Io mi aspetto, per il futuro, per questa annualità e per la programmazione del prossimo triennio, una finanziaria presentata per tempo, una finanziaria asciugata dalle inutilità, una finanziaria rimodulata, riformulata e riaggiornata. E sono sicuro che gli effetti in questa direzione, i risultati in questa direzione certamente arriveranno. I nuovi ingressi devono servire per alimentare nuove speranze, non vogliamo che si traducano in un effetto placebo, che sarebbe un effetto squisitamente di natura temporanea. Vogliamo invece che siano una cura effettiva e produttiva. Signor Presidente, io sono convinto anche di un altro elemento, non meno importante. C'è bisogno di pacificazione dentro il Consiglio, c'è bisogno di pacificazione pur nel rispetto della diversità e dei ruoli tra maggioranza e minoranza, ma ancora di più è essenziale la presa di coscienza, la pacificazione seria e reale all'interno della stessa maggioranza. Io credo che entro breve tempo concorderemo e troveremo i modi per la modificazione di un Regolamento che ha caratteristiche di natura più o meno borbonica, attraverso tutele e guarentigie, latitanze che favorisce e limiti eccessivi che impone. Io credo che arriveremo, entro breve tempo, a una modifica del Regolamento, ma sicuramente, prima ancora di quella modifica, ci aspetteranno prove importanti, prove nelle quali forse questa maggioranza dovrà nuovamente misurarsi attraverso lo strumento del voto segreto. Quella pacificazione a cui facevo riferimento e le responsabilità stanno tutte solo ed esclusivamente dentro la maggioranza, quella pacificazione a cui facevo riferimento ci sarà solo se già alle prime opportunità, già alle prime occasioni questa maggioranza sarà in grado di dare una risposta di forte unità e di forte decisione. Io comprendo che in alcuni momenti, e per fatti fortemente importanti, che si possa anche arrivare a dissociazioni, a diversificazioni di voto, anche all'interno della stessa maggioranza, e pure all'interno dello stesso Gruppo, ma le dissociazioni e le diversificazioni di voto devono essere coraggiosamente e lealmente espresse; non possono invece essere subordinate alla segretezza del voto. Questo è un invito ai colleghi che siedono nei banchi di questa maggioranza, partendo dal coinvolgimento che il rilancio dell'azione di governo ci sarà e produrrà effetti solo ci sarà, e produrrà effetti il rilancio dell'azione del Consiglio regionale. Diversamente, al di là di tutti gli sforzi, l'effetto sarà, questa volta sì, obbligatoriamente di natura temporanea e farmacologicamente sarà quell'effetto che dicevamo prima, placebo. Il centro sinistra ha certamente un'esigenza: quella di risvegliarsi, quella di riacquistare dai cittadini quei livelli di fiducia che, allo stato delle cose, ha parzialmente perso. Perché bisogna riconoscere che, onestamente, molti cittadini hanno perso fiducia nell'azione e nella capacità riformatrice di chi si riconosce all'interno del centro sinistra. Ha bisogno invece di risvegliarsi per offrire ai cittadini nuove speranze e per essere credibili. Però badate, questo risveglio, queste speranze, questa credibilità ce la stiamo giocando tutta oggi. La spendiamo per intero in questa fase, la spendiamo per intero in questo anno e mezzo che manca di qui a fine della legislatura. L'augurio, l'auspicio, la richiesta anche per parte mia è che non sprechiamo un'occasione. Badate, o noi diamo una immagine nuova e rinnovata, oppure noi maggioranza, non altri, noi che sediamo in questi banchi stiamo uccidendo, stiamo bastonando, stiamo massacrando in maniera definitiva il centrosinistra e le potenzialità dell'Ulivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, alla conclusione dei dibattiti è prassi che siano i Presidenti dei Gruppi a intervenire. Quale il significato? Il significato è che i Presidenti dei Gruppi debbano, sentito lo svolgimento del dibattito, portare la sintesi dei rispettivi Gruppi. Se questo è vero mi chiedo come sia possibile che il Gruppo Misto possa essere indicato in coda al dibattito, alla fine del dibattito e con quali finalità. Certo la cosa assume un aspetto grave oggi, soprattutto perché oggi noi sappiamo che una parte del Gruppo Misto appoggia la Giunta, ma sappiano anche che una parte del Gruppo Misto non l'appoggia, anzi vota contro la Giunta. E allora mi chiedo che sintesi dovrà esporre il responsabile del Gruppo Misto che verrà chiamato a svolgere questo ruolo. E' una cosa sulla quale dovremo riflettere.

Io faccio riferimento al discorso introduttivo del Presidente, e colgo alcune questioni. Innanzi tutto egli fa uno sforzo per rappresentare il nuovo quadro politico di maggioranza con grandi elementi di discontinuità col passato, e questa affermazione mi preoccupa un pochino perché non soddisfa la spiegazione che egli dà di questa affermazione e cioè la caduta della pregiudiziale nei confronti di Rifondazione Comunista. A me preoccupa invece il tentativo che è sotteso a questa affermazione di voler rappresentare agli occhi della opinione pubblica una Giunta diversa dalle precedenti, quasi che non siano trascorsi tre anni e mezzo di questa legislatura con responsabilità di governo da parte del 95 per cento dell'attuale maggioranza. E che questo sia un tentativo abbastanza subdolo di presentarsi all'opinione pubblica a me pare confermato da un'altra espressione delle dichiarazioni programmatiche, e cioè quando il Presidente auspica che finalmente il giudizio alla fine della legislatura venga svolto sulle cose fatte. Sulle cose fatte quanto e da chi? Sulle cose fatte da questa Giunta che sorgerà oggi o anche dalle precedenti? Io dico che il giudizio deve essere fatto per l'intera legislatura nel momento stesso in cui questa maggioranza ha iniziato ad assumere responsabilità di governo all'inizio di questa legislatura e si presenterà al corpo elettorale con la medesima maggioranza. Quindi sarà tutto il centrosinistra a dover presentare l'elenco delle cose fatte e porsi al giudizio degli elettori, non soltanto quest'ultima Giunta, sia pure allargata a Rifondazione Comunista. Non v'ha dubbio che il quadro politico che esce da questa crisi è leggermente modificato, è nella sostanza, io dico, politicamente molto modificato, nel senso cioè che si è realizzato un ulteriore cedimento a sinistra da parte delle forze del cosiddetto centro. Intanto bisognerebbe capire che cosa si intende per centro e che cosa si intende per sinistra, perché quando noi parliamo di centrosinistra evidentemente facciamo riferimento a una linea ideale in relazione alla quale si sta poniamo alla sinistra per chi guarda la linea, per chi sta alla sinistra da una parte si colloca, poniamo, al centrodestra, e chi sta a destra della linea, ovviamente destra per chi guarda, si trova dall'altra parte. Cioè non si può fare un richiamo puro e semplice alla geometria per definire cose di questo genere. Evidentemente i partiti che si richiamano al centro e che si definiscono di centro, ma che fanno una scelta, che concorrono a determinare una svolta così a sinistra come in questa occasione, evidentemente dovrebbero chiamarsi anch'esse di sinistra.

Il quadro politico è stato realizzato con l'ingresso organicamente in maggioranza da parte di Rifondazione Comunista. Il problema, a mio giudizio, va esaminato sotto due aspetti: sotto l'aspetto politico sostanzialmente ho già detto, e questo è un giudizio che riguarda i partiti che con Rifondazione Comunista si sono alleati per formare la coalizione di governo; l'altro aspetto che è più generale e che riguarda tutti, di natura politica, è la preoccupazione che al grave tasso, al già pesante tasso di assistenzialismo che è presente nella regione sarda si aggiunga un ulteriore tasso di assistenzialismo. E d'altra parte il programma, ma su questo tornerò brevemente poi, il programma straordinario sul lavoro, che però si traduce allo stato esclusivamente nel potenziamento eventuale dei cosiddetti lavori socialmente utili, senza cioè incidere sulle capacità di creazione di lavoro, e quindi sulla struttura della società e della imprenditoria, evidentemente la dicono lunga sull'aumento e sul progetto di aumentare fortemente questo tasso di assistenzialismo. Non dimentichiamoci che Bertinotti alla Camera dei deputati chiedeva durante l'ultima crisi l'assunzione di 300.000 posti di lavoro, così, a carico dello Stato o dell'IRI in quel caso, senza chiedersi se questi posti sarebbero stati o meno produttivi, non aveva alcuna importanza, l'importante era ed è che queste 300.000 venissero assunte, l'importante è e sarà che la media del tasso di occupazione nazionale ed europeo venga assunta. Questo è il punto fondamentale, poi non ha importanza se saranno a carico delle imprese, se saranno assorbite dalla attività produttiva oppure se saranno posti a carico del bilancio regionale. Questa è la logica, l'impostazione, la forma mentis di chi vuole assolutamente risolvere il problema in modo assistenziale e non si preoccupa minimamente di affrontare il problema alla radice.

Nessun nervosismo quindi, ma soltanto legittima preoccupazione per quello che potrà essere scaricato sul bilancio regionale. C'è anche, però, un aspetto strategico, e l'aspetto strategico io non posso non considerarlo sotto un certo aspetto abbastanza positivo, abbastanza positivo perché io milito in un partito che recentemente ha fatto per esempio del presidenzialismo e del bipolarismo una sua battaglia politica e allora tutto ciò che porta a chiarire i quadri politici e le posizioni politiche dei singoli, dei gruppi e dei partiti e che determina le condizioni perché l'elettorato finalmente si trovi a dover scegliere e soprattutto a poter scegliere tra due schieramenti contrapposti è chiaro che dal mio punto di vista viene considerato abbastanza positivo. Allora io non posso non considerare l'ingresso di Rifondazione Comunista come un piccolo contributo alla creazione di questo chiarimento. Hanno contribuito anche i Popolari a dare questo chiarimento, evidentemente dal momento che hanno scelto, hanno fatto una scelta di campo così radicalizzata evidentemente vuol dire che hanno definitivamente almeno per questi anni fatto una chiara e precisa scelta di campo. Questo vale per loro e deve valere soprattutto per noi, nel senso cioè che noi dobbiamo sapere che il Partito Popolare si trova dalla parte opposta alla nostra. Ora io non so se la scelta fatta dai Popolari, se la scelta fatta da Rinnovamento Italiano di stare a tutti i costi con la sinistra sia una scelta giusta anche perché io sono convinto del fatto che gli spazi in genere li assegnano gli elettori e non gli eletti ma intanto è un problema che riguarda esclusivamente il Gruppo del Partito Popolare come riguarda esclusivamente il Gruppo di Rinnovamento Italiano la scelta altrettanto chiara di stare insieme a Rifondazione Comunista. Quello che però Rinnovamento Italiano a differenza del Partito Popolare il quale ha fatto un congresso e quindi ha avuto i suoi delegati, i suoi iscritti che hanno espresso i delegati hanno cioè dimostrato di avere un partito e quindi presumo che il congresso abbia operato una scelta sulla base delle indicazioni della base. Io non so se altrettanto possa dire Rinnovamento Italiano perché non mi risulta, ma questa è una mia ignoranza del fatto, non dico che non sia accaduto, non ho avuto sentore, informazioni circa la consultazione della base da parte di Rinnovamento Italiano anche perché io parlo in questo momento per la provincia di Sassari, io di Rinnovamento Italiano nella provincia di Sassari ne conosco soltanto due, e sono l'onorevole Manca e l'onorevole Pietrino Fois, non ne conosco altri. Il Partito Sardo d'Azione indubbiamente non è stato trattato bene, anche perché all'inizio di questa legislatura rappresentò forse il gruppo più attivo nel cercare di essere un po' la cerniera tra il centro e la sinistra nella creazione del quadro di centro sinistra, fu molto attivo in questo senso, evidentemente quando si ritiene a torto o a ragione, comunque io penso in questo caso a ragione di aver contribuito a realizzare un determinato quadro politico, è chiaro che ad un certo punto il trovarsi esclusi da un quadro politico perché al loro posto sono stati collocati altri gruppi e segnatamente il gruppo di Rifondazione Comunista è chiaro che la cosa lascia il segno, su questo non vi è dubbio. Io in altra occasione nonostante anche oggi abbia sentito sia l'onorevole Serrenti che più recentemente questo pomeriggio l'onorevole Bonesu dichiararsi idealmente di sinistra e comunque di trovare per loro una esclusiva collocazione a sinistra, io in altra occasione dissi che un vero Partito Sardo d'Azione che cioè fosse portatore di istanze particolari della Sardegna che hanno evidentemente trasversalità, non possono essere appannaggio né della destra né della sinistra e neppure del centro, a rigore di logica è l'unico partito che dovrebbe avere una collocazione non geografica e non geometrica, non dovrebbe avere una collocazione del genere ma dovrebbe essere fuori e dovrebbe essere portatore, questo partito, di istanze come in effetti porta che non dovrebbero avere una collocazione. Se loro non insistessero in questo volersi richiamare continuamente al quadro di sinistra, alla posizione di sinistra forse sarebbe molto più facile per loro e per gli altri iniziare un dialogo che possa insieme a loro e agli altri a quel cambiamento che loro hanno, dicono, inutilmente tentato nel quadro di centrosinistra. I riferimenti che ho fatto in premessa e cioè il richiamo insistente del Presidente alla rottura con il passato, agli indici forti di cambiamento e di discontinuità che questa Giunta rappresenterebbe o conterrebbe rispetto alle precedenti, ha evidentemente un significato per altro espressamente o anche se non espressamente comunque per chi sa leggere espressamente indicato nel documento politico firmato dai rappresentati dei partiti che hanno formato la coalizione e cioè questa è una Giunta che è stata formata come espressione di una coalizione che tale è divenuta in funzione strategica, in funzione della campagna elettorale 1999, cioè questa è una Giunta per le elezioni, è una Giunta elettorale, è una coalizione e una Giunta che si propone fin da questo momento di iniziare una lunghissima campagna elettorale fino alla primavera del 1999. Noi per quanto riguarda Alleanza Nazionale prendiamo atto di questa situazione e spero che di ciò prendano atto anche Forza Italia CCD e CDU, CCD idealmente e CDU anche esso presente idealmente sia pure nella posizione strana di Gruppo misto. Ora il Polo, dopo le elezioni amministrative recenti, e non può essere negato, ha avuto un momento oppure qualche settimana di sconforto e qualche settimana nel corso delle quali si è realizzata anche qualche incomprensione tra le alleanze, ma vivaddio, il buon senso e la capacità di ragionare ce l'hanno tutti e ce l'hanno i nostri dirigenti sia a livello locale che soprattutto a livello nazionale, il soprattutto non sta per dire che quelli a livello locale non ce l'hanno o ce l'hanno di meno ma perché hanno maggiore possibilità di decidere e di influenzare anche le scelte di chi sta invece in periferia. E queste perplessità derivano anche dal fatto, queste incomprensioni derivano anche dal fatto che mentre non esiste alcuna incomprensione, nonostante qualche frase ripetuta a distanza fra Forza Italia e Alleanza Nazionale, in realtà il fermento del centro ha creato qualche preoccupazione. E allora se noi sapremo, e quando noi sapremo, che Cossiga vuole fondare veramente un partito alternativo alla sinistra, ma solo alla sinistra, allora non ci saranno problemi. I problemi ci saranno se Cossiga, e quelli che seguono Cossiga, evidentemente tutti coloro che insieme a Cossiga concorrono a questa nuova formazione invece di voler creare una forza politica alternativa alla sinistra, ne vorrà creare una alternativa alla sinistra e alla destra. Perché come ho detto prima questo sarà assolutamente impossibile perché le posizioni le scelgono gli elettori e non gli eletti. Chiudo la parentesi, debbo dire quindi che siamo in campagna elettorale. Tutti i Gruppi, tutti i partiti sappiano che con il voto di questa Giunta inizia una campagna elettorale di 18 mesi. Alleanza Nazionale già da qualche mese, per conto suo, sta elaborando un programma che è un progetto alternativo a quello dell'Ulivo. Io ho detto Alleanza Nazionale in questo momento, appena possibile lo porteremo alla discussione e al confronto con gli alleati del Polo, diventerà, non questo evidentemente, integrato, modificato, trasformato, stravolto, non ha importanza, diventerà il programma del Polo che noi saremo in grado di avere nelle linee generali entro qualche mese, certamente prima della conferenza sul lavoro alla quale ha fatto riferimento il Presidente della Giunta, lo sottoporremo al confronto anche delle associazioni di categoria e produttive, in una parola il Polo darà vita ad un programma alternativo sin da questo momento. Cioè fino da questo momento perché già da questo momento noi siamo in campagna elettorale, ed alcune enunciazioni di questo programma noi porteremo con progetti di legge già nel corso di questa legislatura, di modo che la gente già cominci a capire, a sapere, e speriamo a comprendere, la diversa impostazione che viene data alla soluzione dei problemi che angustiano la Sardegna. Il programma dell'Ulivo lo conosciamo perché è quello che si sta tentando di attuare, di imporre credo che sia questo, almeno fino ad oggi è questo, con la novità del programma a breve termine che è stato enunciato dal Presidente. Contratto a breve termine che è quella grande operazione della conferenza del lavoro che dovrà avvenire tra due mesi e che dovrà delineare i progetti per affrontare in modo straordinario il grave tema della disoccupazione. L'onorevole Balia poc'anzi ha detto e si è scandalizzato, come se qualcuno potesse dubitare della bontà di questa cosa, ma scusate se questo è il problema di sempre, il primo giorno che noi siamo entrati qua dentro abbiamo detto tutti, da tutte le parti, da tutti i banchi che il problema più drammatico della Sardegna è quello della disoccupazione, come si può dopo tre anni e mezzo di governo venire qui e dire, come se avessero scoperto chissà che cosa, che questo è il problema principale della Sardegna. Questa è una cosa che si sa non da tre anni e mezzo fa, cioè dall'inizio di questa legislatura, ma si é scoperta ancora prima dell'inizio di questa legislatura. Quindi un problema con il quale siamo abituati a convivere, conviviamo cioè con il dramma della disoccupazione in Sardegna. Vi abbiamo sempre convissuto anche se oggi, o meglio non oggi 16 gennaio 1998, ma luglio 1994 aveva già assunto dimensioni insopportabili. E allora, prima ancora di presentare questo progetto come il toccasana, invece di creare illusioni e aspettative nella gente che è disoccupata, incominciamo col dire che cosa ha fatto questo governo regionale in tre anni e mezzo per trovare un solo posto di lavoro duraturo, non quello dei lavori socialmente utili. Questa è la sfida, il terreno sul quale noi ci dobbiamo misurare; il governo Berlusconi è caduto perché aveva promesso un milione di posti di lavoro in tre anni, dopo cinque mesi è stato sottoposto all'assedio organizzato di milioni di persone, e qui dopo tre anni e mezzo ci veniamo a dire, e a raccontare che il problema della disoccupazione in Sardegna è il problema più grave. Lo sanno anche le pietre, lo sanno tutti. Il programma è fumoso, non dice niente, rinvia tutto alla conferenza, è incerto, è indeterminato. Ora io ho delle riserve personali su questa cosa, e soprattutto ho delle riserve per le soluzioni che verranno date a questo problema, perché intuisco dai documenti, dalla lettura delle linee programmatiche che la soluzione non sarà quella razionale, quella che deve essere, cioè la ricerca assoluta della creazione del sostegno alle imprese perché soltanto attraverso il sostegno alle imprese possono essere creati dei posti di lavoro durevoli. Ora l'altra parte del programma che mi interessa è quella che il Presidente ha definito delle regole. E questo mi interessa dal punto di vista di componente di questo Consiglio oserei dire, senza per questo voler sminuire la drammaticità del problema di cui stavo parlando poc'anzi, mi interessa oserei dire quasi più dell'altro problema di natura politica. Perché a me pare che ci sia stata una pesante, grave e forse non dovuta invasione di campo. Io non lo so se il Presidente della Giunta possa nell'esporre un programma di governo che gli compete, se possa per esempio chiedere che venga scritto nell'introduzione del suo programma che la Giunta, attraverso l'iniziativa e la garanzia del Presidente, decide con il metodo collegiale realizzando il costante collegamento fra gli atti di governo e l'azione legislativa funzionale alle scelte della Giunta, e finn qui va bene, non ho niente da dire su questo, Presidente; l'osservazione riguarda la frase successiva e cioè quando viene individuata come momento istituzionale, fondamentale, la conferenza dei Capigruppo che decide la programmazione bimestrale dei lavori eccetera, sarà quella cioè la sede in cui il Presidente della Giunta, concorderà le scelte di governo prioritarie e vincolanti per la maggioranza. Allora d'ora in poi, onorevole Presidente Selis, quando verrò convocato come Presidente di Alleanza Nazionale alla Conferenza dei Capigruppo chiederò di conoscere in anticipo l'ordine del giorno, non accetterò più formule generiche perché se si dovrà stabilire la linea prioritaria ai fini dello strumento di governo, io, primo non ci faccio niente, perché è un problema che riguarda la maggioranza e è scritto; in secondo luogo non intendo concorrere a determinare le priorità degli atti legislativi che sono strumentali all'azione di governo. Secondo punto, altra invasione di campo. Il voto segreto è una forma di voto del Consiglio, di questa Assemblea consiliare, ed è disciplinata dal Regolamento consiliare. Il Regolamento consiliare è votato da questa assemblea, non attiene ai rapporti tra Giunta e Consiglio; la Giunta, in quanto tale, non mette né mano né niente sul Regolamento consiliare. Quindi trovo per lo meno singolare il fatto che il presidente della Giunta, non un Capogruppo, come ha fatto poc'anzi l'onorevole Balia, come ha fatto ieri l'onorevole Ghirra, che hanno indicato nel voto segreto un ostacolo, chiamiamolo così, alla celerità chiamiamola così per essere eufemistici, del lavoro del Consiglio. Usiamo questo termine. Io lo ammetto, perché stanno parlando di funzioni che competono a lor signori. Anche il presidente Palomba è componente del Consiglio, ma non ha parlato come componente del Consiglio, ha parlato come componente della Giunta, cioè dell'organo esecutivo, e quindi come capo del Governo regionale non può né suggerire né condizionare, né dettare regole all'applicazione del Regolamento e di come il Regolamento verrà modificato e se verrà modificato. Terzo punto: il Presidente ha fatto riferimento alle riforme in corso e, bontà sua, ha detto anche che sono il frutto, come è giusto che sia quando si parla di regole fondamentali, il frutto della collaborazione tra maggioranza e opposizione e minoranza. Però l'averlo indicato nel programma di governo, aver fatto riferimento, per esempio, all'applicazione dei principi della 421, averlo indicato nel programma in questa fase, è una cosa che non mi piace, perché viene strumentalmente, quel lavoro che è frutto della maggioranza ma anche dell'opposizione, e forse potrei anche dire soprattutto dell'opposizione, non è giusto, non è corretto non è leale che questo possa essere rappresentato domani all'opinione pubblica come una conquista della maggioranza, come un risultato della Giunta. No, lì no, la Giunta ha esaurito il suo compito il giorno in cui ha presentato il suo D.L. numero 101, arrivato buon secondo ad altro progetto di legge, ma comunque ha esaurito il suo compito, dopo di che il compito adesso è nelle mani della Commissione. E a questo proposito devo raccontare un aneddoto. Io non lo so che maledizione abbia, scusate l'espressione, questa legge di recepimento della 421; lei presidente Palomba non ci crederà ma è la verità: i colleghi della Commissione lo possono confermare, ogni volta che noi siamo pronti per portare in aula la legge numero 421 cade il Governo regionale. E' successo a giugno, lo avevamo anche inserito nella programmazione di luglio. E' successo adesso, l'onorevole Bonesu me lo conferma, nel mese di novembre noi dovevamo andare, addirittura nella sessione di dicembre non avevamo pronta la leggina tampone, come si chiama, omnibus eccetera eccetera, abbiamo trascurato di portare la 421, di inserirla all'ordine del giorno e tac mi cade il governo. Ogni volta che noi portiamo la 421... allora questo significa che se a me che sono relatore interno venisse l'idea di convincere i colleghi della prima Commissione a portare in aula la 421 in aprile, cade la Giunta. Che dobbiamo fare? Perché è successo già tre volte questo fatto

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Non ci avevo fatto caso, altrimenti l'avrei espunta.

MASALA (A.N.). Allora concludo dicendo questo: i riferimenti ultimi che ho fatto alle dichiarazioni programmatiche del Presidente, cioè il richiamo alle regole, al Regolamento, alla 421 eccetera, induce la minoranza a rivedere il suo atteggiamento, perché evidentemente anche sul campo delle regole, su quelle che vengono chiamate regole, evidentemente la collaborazione senza che nessuno vada a specularvi sopra non esiste, e allora, siccome noi abbiamo avuto tante scottature, a scanso di equivoci noi assumeremo atteggiamenti diversi anche in relazione a regole di questo tipo, non a quelle che attengono alla costituzione e alla revisione dello Statuto, ma a questo tipo, cioè a quelle che sono funzionali all'azione di governo, anche se riguarda il personale della Regione sarda. Pertanto, l'opposizione non sarà ostruzionistica per quanto riguarda la... no ostruzionistica no, sarà sempre alternativa, sempre con proposte alternative a quelle presentate dal Governo, però sconti niente, nessuno sconto.

PRESIDENTE. Il Presidente della Giunta chiede cinque minuti di sospensione. Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 23, viene ripresa alle ore 17 e 30.)

PRESIDENTE. Nel riprendere i lavori e pregare i colleghi di prendere posto, nel dare la parole all'onorevole Marteddu, mentre i colleghi molto lentamente prendono posto, io chiedo la collaborazione del presidente Zucca, di darci una mano... dicevo mentre do la parola all'onorevole Marteddu, l'onorevole Masala sa benissimo che in base alle sue argomentazioni sul Regolamento e le regole quelle cose investono la responsabilità del Presidente che se ritiene, come ritiene, preciserà il suo pensiero, invece per quanto riguarda la condotta del Consiglio, della Presidenza nella Conferenza dei Capigruppo sarà ispirata alle regole nella interpretazione più corretta che ne abbiamo sempre dato insieme e ne daremo.

MARTEDDU (Popolari). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, nel chiedervi scusa per aver interrotto questa pacifica e serena sospensione, che avremmo tutti voluto forse continuare, dico subito che so già che tra qualche settimana noi saremo chiamati a discutere di quell'atto fondamentale che è il bilancio e che in quella sede si svilupperà sicuramente un dibattito molto serrato sulle politiche di governo e sui numeri anche in questo Consiglio. Oggi credo che abbiamo il dovere, noi in particolare, fra l'altro, di dare una spiegazione politica. Ha ragione Masala e mi dispiace che all'onorevole Masala dovrò dare ragione tante volte questa sera. Il punto di partenza di questa crisi è stata la mozione di sfiducia che il Polo ha presentato e che si è conclusa di fatto con le dimissioni della Giunta. Io avevo sottolineato nel dibattito in quella sede che la mozione di sfiducia nel nostro ordinamento presenta una anomalia intrinseca, strutturale, e cioè che non indica la soluzione alternativa di governo e di maggioranza, non è tenuta a indicarla; è poco più tra l'altro, nelle condizioni date, di una pratica sportiva. Normalmente ha messo in crisi chi le ha proposte in questa legislatura, nel senso che sappiamo che all'interno del Polo c'è stato sempre un grande dibattito sulle finalità delle mozioni di sfiducia e di fatto hanno sempre dimostrato la impraticabilità politica, vera, di indicare un'alternanza. Questa volta mi pare che quella mozione sia stata proprio una mozione di sfiducia costruttiva, nel senso che da lì è partito un dibattito molto serrato all'interno delle forze del centrosinistra. Dall'interno dei partiti noi abbiamo svolto un congresso, cioè abbiamo dato una classe dirigente al Partito popolare in Sardegna, si è svolto un dibattito molto forte all'interno della sinistra, all'interno del P.S.d'Az., all'interno degli altri raggruppamenti di centro, cioè questa volta davvero quella mozione di sfiducia è stata una mozione di sfiducia costruttiva, magari non senso e nella direzione in cui essa si auspicava, però è stata di fatto una mozione di sfiducia costruttiva. Dico questo perché credo che anche il Polo debba fare un suo bilancio di questa legislatura. Capisco perfettamente che è difficile dai banchi dell'opposizione ripensare la propria politica, perché è più lineare, più comprensibile e più legittimo indicare le disfunzioni della maggioranza che ha governato, ma il Polo, a mio parere, deve fare un suo bilancio di questa legislatura. Il Polo si era presentato aggregato, anzi era forse l'unica aggregazione strutturata, coesa, delle elezioni del 1994, perché noi ci siamo presentati da soli, perché la sinistra si è presentata da sola, perché altre forze si sono presentate da sole; era la forza che si è presentata coesa indicando nell'onorevole Marras il Presidente della Giunta regionale. Il Polo non è riuscito a mettere in campo una politica di aggregazione di una maggioranza, non è stato di riferimento per una maggioranza in questa legislatura. Poi le colpe saranno nostre naturalmente, ma questo è un altro discorso e lo diranno gli elettori e la storia, però sul piano del giudizio politico non è stato in condizioni in questa legislatura di aggregare una maggioranza alla sua politica. Questo lo dico perché questo dibattito presumo sia l'ultimo e sia l'ultimo intervento che faccio questo sulle dichiarazioni programmatiche di una Giunta, per la fiducia in questa legislatura insomma. E il filo conduttore dell'opposizione politica anche alla maggioranza che si è aggregata intorno a questa Giunta mi pare debole e sfilacciato perché è tutto giocato su due concetti: lo spostamento a sinistra dell'asse politico e le gravi responsabilità del centro. Rivelo e sottolineo una prima contraddizione: la stella polare del Polo per le libertà è il bipolarismo, prima ragione in cui sono d'accordo con l'onorevole Masala. Questa parte potrei cancellarla e potrei fare riferimento al suo intervento, onorevole Masala. E' il bipolarismo. Ci sono stati grandi dibattiti di recente, grandi scontri, si sono sfiorate crisi su questo argomento qualche mese fa in questo Consiglio. La stella polare è il bipolarismo, l'Italia è cambiata, ma è cambiata anche la Sardegna da questo punto di vista. Ebbene, credo che stiamo imboccando in via definitiva questa strada, onorevole Masala, perché questa è la cultura della gente anche in Sardegna, perché gli elettori sardi, i sardi vogliono scegliere e hanno già l'attitudine a scegliere tra schieramenti distinti. Lo fanno nei comuni, lo fanno nelle province, lo fanno con grande senso della democrazia, con grande senso della libertà. E allora perché, come ho sentito ancora in qualche intervento di qualche collega di Forza Italia, richiamare il centro a non imboccare la strada bipolare? Perché richiamare ancora i Popolari a una responsabilità che eviti la strada bipolare? Badate, sembrerebbe solo un fatto tattico, un momento di polemica politica, ma così non è se riflettete. Io credo che c'è nel Polo, in alcune parti del Polo ancora molta voglia di palude, molta voglia di grande centro, che si sia ancora un sottile filo di nostalgia. E leggo tra le righe di questo l'insofferenza verso le posizioni più nette da questo punto di vista di Alleanza Nazionale, che è chiaro che si colloca nella prospettiva di una destra moderna, antagonista e contrapposta al polo di centrosinistra, mentre in alcune aree del Polo questo ancora non è chiaro, e il richiamo a Rifondazione Comunista, l'ossessivo richiamo a questa alleanza tra il centro e Rifondazione Comunista sottintende non solo una polemica tattica preelettorale, ma sottintende proprio il non superamento del concetto di palude che poi si chiami centro, centrino o grande centro ma di fatto c'è un grande equivoco ancora sull'idea del bipolarismo. Dico questo perché noi siamo perfettamente consapevoli oggi di aver imboccato una strada nuova, di aver imboccato con i tempi e con i ragionamenti della politica una strada che porta dritta agli schieramenti bipolari. Stiamo contribuendo ad una operazione di chiarezza, di franchezza non solo per noi che siamo dentro il palazzo ma soprattutto per i sardi perché siamo consapevoli di contribuire ad una operazione attraverso la quale i sardi potranno scegliere tra due programmi, due politiche, due schieramenti, due progetti di governo. Secondo, la soluzione della crisi ha posto una grande questione, la grande questione sardista. Io voglio sottrarmi, e lo faccio, i Popolari l'hanno fatto durante le trattative, e lo facciamo anche adesso, alle strumentalità. Il Partito Sardo d'Azione è considerato alla bisogna o di sinistra o vicino alla destra, come in questa occasione, o di centro per dire che in questa alleanza l'asse si posta a sinistra in quanto il P.S.d'Az. essendo partito di centro e non essendo nell'alleanza il centro viene impoverito in qualche modo, il centro perde una sua forza; ma ritengo che a questa collocazione strumentale del Partito Sardo d'Azione molto contribuisca anche la posizione del Partito Sardo d'Azione, però così non è. Io al di là dell'asprezza delle parole, della freddezza dell'intervento ieri dell'onorevole Sanna, al di là della fazione dell'onorevole Serrenti che individuava le responsabilità del mancato accordo di governo del Partito Sardo d'Azione con il centrosinistra, al di là dell'intervento di oggi dell'onorevole Bonesu del quale fra l'altro per pratica quotidiana conosco il genio quando pensa positivo, io ho conosciuto il genio quando pensa positivo in questa legislatura. Mi pare che si trovi meglio, ma questo lo avevo intuito, quando inizia a pensare negativo nel senso che ci aspettiamo certamente una opposizione dura sulle cose, puntigliosa, però mi pare che tutto questo è successo nel dibattito. Le parole, gli atteggiamenti, le asprezze sono l'interfaccia di una difficoltà vera che ha il Partito Sardo a spiegare questo momento della sua politica; è un ripiegarsi su se stessi, è un ricercare le minutaglie in uno scontro politico che certo ha come in tutte le trattative dei momenti molto tattici ma non ho letto ancora la spiegazione vera di uno scontro che ci preoccupa, che non ci appartiene. E allora io credo che dobbiamo leggere, che devono leggere, che il Partito Sardo d'Azione in Sardegna in questo momento deve leggere la storia, non solo con le categorie del potere, come potrebbe essere pensato portato a leggere. Voi sapete, cari colleghi del Partito Sardo d'Azione, lo sapete come lo so io, quanta ironia è circolata sulle vostre decisioni del congresso di Alghero e sulla famosa deliberazione sulla quale avete basato il rapporto politico sul centrosinistra. Voi sapete quanta ironia! Bene, io non sono assolutamente ironico, io credo che voi avete posto un problema politico di fondo che ho letto allora e che leggo ancora con questa spiegazione: noi nel centro sinistra siamo non determinanti dal punto di vista numerico, noi portiamo al centrosinistra, in Sardegna, quella novità che non c'è a livello nazionale, portiamo una caratterizzazione che, al di là dei numeri tra l'altro ricorrenti, molti o pochi nella storia anche recente politica in Sardegna, noi portiamo una caratterizzazione fortemente autonomistica, fortemente federalista che non ha il PDS che non hanno i Popolari, seppur di tradizione autonomista, che non hanno gli altri, noi poniamo un prezzo polittico, di espressione politica per caratterizzare il centrosinistra in questo modo. Bene, vedete, questa è una spiegazione che per me era convincente, che per me poteva essere un punto di partenza serio per costruire una alleanza, allora, mi chiedo perché non essendo questa una idea banale, non essendo questa una posizione banale perché questa idea è entrata in rotta di collisione con l'allargamento della maggioranza a tutta la sinistra. Badate, voi questo non l'avete spiegato, e non mi convince la lettura, naturalmente non ho neanche gli strumenti intellettuali per controbattere a Bonesu ma non mi convince, caro Salvatore, la tua lettura del bilancio sui mille miliardi per il lavoro. Il punto di rottura tra l'allargamento a tutta la sinistra, che era una posizione politica portata ad altri partiti, e la caratterizzazione autonomista con le condizioni che voi legittimamente non banalmente ponevate, perché c'è stato questo punto di rottura, dove sta il punto di rottura? Io credo che voi non lo abbiate spiegato e io non ho naturalmente il dovere di spiegarlo oggi, ma credo che sia il punto nodale e centrale di questa crisi perché ritengo che, non penso, non mi convince l'idea che la centralità del lavoro, la centralità delle politiche per il lavoro lo sforzo che il governo della Regione, il governo della Sardegna deve fare per una Regione che ha il 27, il 30 per cento di disoccupati nella popolazione attiva, non posso pensare che entri in rotta di collisione con l'idea di autonomismo, di federalismo e con il rafforzamento di questa idea, non mi convince questa spiegazione e non c'è stata. Oppure, c'è l'idea di qualcos'altro? C'è il partito catalano, badate noi siamo disponibili a discutere di queste cose, siamo disponibili ad aprire un confronto, noi non abbiamo fatto nulla per rompere i rapporti col Partito Sardo d'Azione in questa crisi, e possiamo anche dire di non aver fatto nulla alla fine per reintrodurre il Partito Sardo d'Azione in una trattativa quando questa reintroduzione poteva sembrare una reintroduzione tattico dirompente all'interno dell'alleanza. Ma questo non significa nulla, io sto dicendo che ci sono elementi politici sui quali occorre dare spiegazione e sui quali noi siamo disponibili a discutere. La Giunta che votiamo stasera non chiude l'orizzonte della politica in Sardegna, non è lo skyline della politica oggi, è un orizzonte importante verso il quale noi guardiamo, però non è chiuso e qualunque rapporto ci sarà e so che sarà molto duro di opposizione col Partito Sardo d'Azione; questo punto politico va chiarito e d'altronde, onorevole Serrenti, per noi, per me ma diciamo per noi Popolari che abbiamo nel sangue un po' la tradizione del cattolicesimo autonomista, perché questa costola della Democrazia Cristiana proviene in larga parte da quella tradizione autonomista, quanti discorsi non ci siamo fatti anche tra di noi, anche tra noi due, e quante suggestioni non abbiamo immaginato per il futuro non lontano ma per il futuro prossimo; ebbene, ritenete che tutto questo possa essere cancellato o potete consentire che la pubblica opinione immagini, colorisca che voi non siete entrati in Giunta perché non vi hanno dato due assessorati? Io credo che questo non potete consentirlo, ma non può consentirlo il senso della politica in Sardegna, ma non solo per voi ma per tutti noi. E' noto, onorevoli colleghi, che i Popolari in queste settimane non hanno parlato solo di deleghe o di assessorati, anche di questi naturalmente, però noi avevamo due problemi dirompenti. Il primo era quello di avere consapevolezza di un programma sobrio e percorribile in questi mesi; il secondo problema era la disponibilità, da accertare, di tutte le forze del centro e della sinistra disponibili appunto a percorrere questa strada e a raggiungere questi obiettivi. Le forze del centro hanno messo in campo una grande cultura di responsabilità. Rinnovamento Italiano, per ciò che rappresenta in Sardegna, per la storia da cui proviene, per la storia che si propone davanti, ha fatto una scelta importante, molto in raccordo con noi. Io credo, lo diceva anche questo l'onorevole Masala, io credo che anche questo venga apprezzato. Anche Rinnovamento Italiano ha imboccato la strada chiara, precisa, scegliendo nel bipolarismo di stare nel centro sinistra. Così pure i Democratici per la Sardegna che è un movimento nuovo con tutte le difficoltà di un movimento nuovo, ma dai Democratici per la Sardegna c'è stata sempre durante queste settimane piena e convinta cittadinanza programmatica prima di tutto e politica all'interno del centro sinistra. Noi abbiamo chiesto fino all'ultimo che questa cittadinanza, che questa consapevolezza si traducesse o dovesse tradursi in responsabilità piena di governo. Questa idea, questa circostanza, si è arrestata sulla soglia di una assunzione diretta di responsabilità. Ma io non ho dubbi, non abbiamo dubbi, che nel quadro programmatico, nel quadro politico, nella ripresa di un rapporto organico, in queste prossime settimane, chiaro, alla luce del sole anche con il nuovo movimento dei Democratici per la Sardegna. Noi avevamo detto no qualche mese fa con molta convinzione qui in Consiglio regionale, ma l'abbiamo detto anche nel congresso regionale, che non ci sembrava né opportuna e comunque ci interessava scarsamente una riedizione dell'alleanza progressista nella sinistra alla quale poi aggregare i partiti del centro. Abbiamo chiesto di non riportare indietro l'orologio al 1994; e ne è passata di acqua sotto i ponti. Oggi possiamo affermare e riconfermare che il centro, il nocciolo duro dell'accordo politico di questi giorni è che abbiamo verificato la capacità di coerenza, di coesione politica e programmatica per realizzare alcuni punti che sono indispensabili in questa legislatura, e che la realizzazione di questi punti programmatici che abbiamo individuato comunemente non sono un qualcosa di fine a se stessa, non è, io così non lo rappresento e non lo penso, il melanconico finire, il melinconico tramonto di questa legislatura. La realizzazione di questi punti programmatici è la condizione essenziale, indispensabile, la base solida per un'alleanza oltre l'orizzonte della legislatura; significa, onorevoli colleghi, che la realizzazione dei punti programmatici, la ricerca della coesione politica nel metodo di governo, negli obiettivi strategici per la Sardegna è il terreno sul quale noi siamo disponibili a costruire un'alleanza che vada oltre l'orizzonte di questa legislatura. C'è un intreccio ed una condivisione intrinseca dentro questa proposta. Ecco perché c'è qualcosa di nuovo, ecco perché il Consiglio ed anche la pubblica opinione hanno avvertito che c'è qualcosa di nuovo. Noi avvertiamo comunque questa grande responsabilità e su di essa si misurerà e misureranno i sardi, per sardi intendo dire quel tessuto connettivo e diffuso del centro sinistra, dei popolari, avvertiranno e diffonderanno in Sardegna se questo che stiamo confezionando in queste settimane e che oggi stiamo votando, se questo è o sarà un abito stretto, rabberciato in fretta e furia in fine legislatura per salvare il salvabile o se è un abito, signor Presidente, appunto, di Modolo, di Orani, di quelli che i sardi possono ben indossare, capace di rendersi credibile, spendibile per la Sardegna che transita verso il 2000. Questi sono i due assi portanti che noi abbiamo pensato per l'accordo politico. Ci sentiamo davvero più europei, sono più aperte le frontiere, sento il senso del laburismo, del popolarismo democratico e di progresso. Debbo dire anche che ci esalta la sfida con la sinistra ed in particolare con il Partito della Rifondazione Comunista. E' una scommessa, certo, scommettere come un verbo come viene coniugato al mio paese "cherimus iscommettire" che non vuole dire giocare a tre sette o puntare sui cavalli, vuol dire che è sfida, sfida sul terreno della modernizzazione della Sardegna. So che con Rifondazione Comunista ci sono in qualche modo, senza ricercarli, strati di pelle comune; sui grandi temi si è visto molto spesso in questi anni, come la pace; so che con loro spesso si intreccia in Sardegna quel radicalismo intenso, etico e totalizzante del popolarismo cattolico rivolto alle aree della povertà, delle emarginazioni, nelle case di accoglienza, nei gruppi giovanili organizzati, nel volontariato delle periferie urbane, nelle diffuse e radicate associazioni di assistenza volontaria, intensamente e gratuitamente impegnate. Il rischio è, per loro e per noi, per Rifondazione Comunista e per noi, di contemplare il pauperismo, la sfida invece è quella di raccogliere la grande ricchezza umana, culturale e politica di queste tensioni. Dobbiamo cambiare la Sardegna, dobbiamo portarla in Europa. La sfida che abbiamo davanti è questa, vogliamo cambiare, quindi mettiamo sul campo, signor Presidente della Giunta, le questioni che abbiamo posto e che lei per larga parte ha tradotto nelle dichiarazioni programmatiche. Dal lavoro, noi siamo per allargare la base produttiva in Sardegna, non siamo per creare onorevole Floris una Sardegna povera ed assistita, noi siamo per allargare la base produttiva, noi siamo per allargare il sistema delle imprese, siamo perché le leggi regionali e gli atti di governo siano indirizzati ad allargare e a rafforzare il sistema dell'impresa in Sardegna. Siamo anche per assumerci la responsabilità di una stagione straordinaria sul tema del lavoro e della disoccupazione. E ce l'assumiamo non da soli, se la assume il governo regionale, se lo assume, abbiamo detto, signor Presidente, insieme dai primi atti della Giunta, se l'assume insieme alle forze sociali, sindacali e dell'imprenditoria in Sardegna. Noi non stiamo mettendo in piedi, non lo vogliamo fare, non lo faremo naturalmente, se qualcuno lo vorrà fare lo farà da solo, non vogliamo fare un castelletto di sabbia di sola assistenza, vogliamo che l'impresa, il mondo dell'impresa, il mondo sindacale sia da subito coinvolto anche nella straordinarietà delle scelte delle prossime settimane e dei prossimi mesi, ciascuno mettendoci quello che ritiene di doverci porre dal punto di vista sindacale e dal punto di vista dell'impresa. Noi abbiamo anche un dovere, che è quello di snellire, per esempio, le maglie di una burocrazia asfissiante, dai comuni ai consorzi, alla Regione. E sul lavoro ci spenderemo, non solo perché abbiamo la diretta titolarità dell'Assessorato, ma ci spenderemo insieme agli altri, ci spenderemo sul lavoro che sia un lavoro radicato, duraturo, ci spenderemo sulle politiche di solidarietà per il lavoro, che per noi non passano, in un momento così stroardinario, in secondo piano. Non ci sottraiamo; anzi devo dire che non siamo all'anno zero. Ci spenderemo e ha fatto bene lei a raccogliere questo nelle sue dichiarazioni sui temi della qualità della vita, come risorsa per tutti i sardi, per la Sardegna, risorsa produttiva nelle campagne, i parchi, nelle città e nei paesi, i centri storici. Ci sono indicati questi punti programmatici con percorsi precisi da perseguire e conseguire nei prossimi mesi. Noi abbiamo posto anche, signor Presidente e onorevoli colleghi, un problema di metodo di governo, l'ha richiamato molto bene l'onorevole Balia e condivido. Abbiamo individuato, non da oggi, uno dei punti di crisi nel rapporto tra Giunta e Consiglio, nel rapporto tra Giunta e maggioranza: la carenza di collegialità, la carenza di raccordo tra atti di governo e attività legislativa. L'onorevole Masala, con la sua nota e riconosciuta abilità, e direi anche capacità di individuare i talloni di Achille della maggioranza, ha ripreso il punto in cui le dichiarazioni programmatiche indicano la sede della Conferenza dei Presidenti di Gruppo come sede di raccordo tra... io mi richiamavo, onorevole Masala, noi ci richiamiamo all'articolo 24 del Regolamento. E io ho chiesto al Presidente, noi abbiamo chiesto al Presidente della Giunta, che sviluppi fino in fondo tutte le potenzialità che questo articolo recita. Quando la Giunta, oltre a segnalare i provvedimenti che intende portare in Consiglio, dichiara anche quelli che ritiene assolutamente prioritari per la sua attività di governo. Io credo che la Giunta e il Presidente abbiano il dovere di sviluppare fino in fondo, nel raccordo con la sua maggioranza, all'interno della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, e quindi all'interno del Consiglio, queste potenzialità. Poi lei mi richiama, naturalmente, le modifiche regolamentari della Camera, dove è previsto anche l'inserimento di argomenti che la minoranza richiederebbe. Ma siamo su un altro terreno; io credo di essere disponibile a modificare anche l'articolo 24 del Regolamento in questo senso. Chiediamo che ci sia più trasparenza e un controllo reale del potere collegato. Mi consenta un minuto, Presidente, e finisco. Le riforme, si è parlato di quelle che possiamo fare subito, e le facciamo, la 101, la 1, gli enti, lo stato delle privatizzazioni, si possono fare perché sono pronti. Ma io ritengo, come altri, che uno dei punti fondamentali per questa Regione, per questo Consiglio regionale, io dico per la sua sopravvivenza, sia la legge della rappresentanza politica, cioè la legge elettorale. Se noi non mettiamo i sardi nelle condizioni di poter scegliere tra schieramenti e tra chi presenta formule di governo, progetti di governo alternativi, io credo che noi stiamo facendo o faremo un pessimo servizio per la prossima legislatura. Quindi è un punto fondamentale anche questo, e concludo per dire che su questo noi chiederemo immediatamente un confronto, prima all'interno della maggioranza, ma anche all'interno di tutto il Consiglio regionale. Lo diceva l'onorevole Ivana Dettori, questo pomeriggio o stamattina: privilegiamo la politica, dobbiamo tornare a privilegiare la politica. Io credo che dobbiamo fare questo, che dobbiamo anche pensare al Presidente della Giunta, che questa non è una Giunta ordinaria, non è una Giunta neanche con l'inserimento di qualche scheggia; questa è una Giunta di centro sinistra, che viene votata dai partiti di centrosinistra, che viene votata anche da consiglieri che si riconoscono in una strategia di governo complessivo di centro sinistra, ma ha una sua caratterizzazione politica e programmatica. Io credo che su queste basi il 1998 sia la porta della dodicesima legislatura, e penso anche, infatti, da questo punto di vista, che il 1998 è un anno che durerà sei anni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, non posso negare a voi, e soprattutto a me stesso, di essere oggi in quest'Aula fortemente dibattuto tra l'esigenza di un'analisi realistica e spietata del percorso di questi ultimi giorni e la rasserenante fiducia, propria da sempre nelle mie radicate certezze, che tutto possa essere accoglibile quando venga salvaguardato comunque il rispetto della dignità della persona. Anche se molte, in questi giorni, sono state le forzature e le distorsioni a cui la mia sensibilità è stata sottoposta, l'accettazione di sottoscrivere un documento politico con tutte le forze di centro e della sinistra, compresa Rifondazione, che fungesse da preambolo per avviare un nuovo percorso che concretamente puntasse a conseguire alcuni obiettivi significativi, come la rinnovata sfida alla disoccupazione e l'approvazione di alcune riforme strutturali, non ultima la legge elettorale, è stata difficile, ma consapevole, nel quadro degli impegni che una forza politica sigla per far fronte ai sempre più drammatici bisogni della nostra gente. Quel percorso tracciato nel documento, per quanto mi riguarda, non è stato onorato. Viene da sé capire che la mia firma di adesione perde totalmente significato. Ancora oggi non sono pienamente convinto, proprio per la stima e il rispetto che ho per chi come noi fa la politica al servizio della nostra terra, che i sottoscrittori di quel documento e chi ne era rimasto fuori non siano pienamente soddisfatti del lavoro svolto e dell'esito conseguito, perché diversamente mi viene il sospetto di una certa malafede, perché o eravamo in malafede prima oppure lo siamo tutti oggi.

Non si può essere allegri, uomini così apparentemente convinti di certi obiettivi nel profondo del loro essere non possono continuare a vantarsi del risultato di questa conclusione. Si potrebbe banalizzare, come operazione che viene letta in tutti i quotidiani: prendi 6, paghi 5. E' cinismo, ed io non aderisco a questo cinismo; sarnno i numeri, saranno i numeri della democrazia, io non aderisco a queste formule. Oggi, a conclusione di questa vicenda, nonostante tutto e nonostante tutti, i Democratici per la Sardegna hanno l'orgoglio di aver lottato per la difesa della loro libertà. Gente libera, sono gente libera. La libertà di scegliere la proposizione di una tesi non virtualmente ritenuta ottimale, ma concretamente ottimale, come potrò dimostrando ricordando brevemente la qualità dell'efficienza operativa di un tecnico, la cui competenza è riconosciuta di alto spessore a livello nazionale e internazionale. Non è teoria lo sforzo compiuto all'interno dell'Assessorato dei lavori pubblici relativo alla riforma interna e degli enti controllati, attraverso le proposte di riordino delle competenze e ristrutturazione degli stessi enti; non è teoria il lavoro sul riordino e adeguamento delle leggi regionali, sui lavori pubblici e la nuova normativa regionale, nazionale ed europea; la razionalizzazione delle procedure interne per l'accelerazione e miglioramento della qualità dei progetti; il riordino e riqualificazione dell'attività dell'Assessorato con il miglioramento delle procedure, e infine l'aggiornamento dei quadri tecnico-amministrativi. Non è teoria aver messo a punto le politiche di indirizzo, la programmazione degli interventi con il coinvolgimento degli Assessorati che pianificano e il confronto con gli enti locali. E ancora non è teoria, infine, aver avviato le politiche di gestione delle attività ordinarie attraverso il coordinamento degli interventi e la riqualificazione dei programmi di intervento di interesse locale. E credo non possa essere chiamata teoria la ricaduta occupazionale complessiva valutata in circa 22.000 unità, che i progetti messi in atto da quell'Assessorato oggi possono determinare. La scelta del nome, pertanto, è stata chiaramente frutto non di un casuale sorteggio o di un becero opportunismo, dettato da convenienze meschinamente di parte, che spesso alla resa dei conti rivelano l'esiguità dello spessore, se non addirittura una sfacciata e dannosa incompetenza. Ma, al contrario, per cogliere con la riforma del comparto idrico uno di quegli obiettivi straordinari che la Sardegna attende da sempre e che rappresentarono per noi presupposto essenziale nel 1994 per far parte di questa maggioranza. Non abbiamo la memoria corta; abbiamo la memoria lunga, abbiamo la memoria della concretezza e della coerenza. La scelta, caro Presidente, è nata da queste e altre obiettive valutazioni di un passato impegno qualificato che avrebbe certamente garantiti risultati di cui tutto il Consiglio sarebbe stato orgoglioso. Perché insisto, signori? Insisto anche se la realtà mi suggerirebbe mille spunti di rinuncia, insisto nel ricordare che non solo i Democratici hanno perso un treno importante, ma l'intero Consiglio regionale con il suo Presidente, che ha perso un'occasione privilegiata. Quali perché pone la decisione di lasciare fuori un Assessore stimato da molti, non solo da noi? Quali perché ci possono essere e credo che possiamo analizzare qualche risposta, da quella legata a debolezze umane, non capaci di cogliere le verità profonde verso versioni di fatti paludate dall'autorità di chi le diffonde (?), a meschini interessi che violano accordi trasparenti e legittimi con superficiale arroganza, fino a posizioni di puntigliosi atteggiamenti infantili, che offendono le persone e pregiudicano il raggiungimento di seri obiettivi. Ma c'è una risposta che da molto tempo veniva rappresentata circa una presunta incompatibilità tra il professor Fadda e lei, signor Presidente, frutto mi pare di una grandissima menzogna, ma tale da divenire problema insuperabile per interrompere un rapporto di collaborazione in Giunta che fino al mese di agosto era parso all'intera Sardegna estremamente valido e produttivo. Quella tanto conclamata incompatibilità tuttavia si è tramutata nella disponibilità a utilizzare il professor Fadda in un altro Assessorato. Quella menzogna iniziale non serviva forse a coprire qualche fatto scellerato all'interno della coalizione, confezionato da persone che non amano la Sardegna, in vista magari di prossimi appuntamenti elettorali? Lei, signor Presidente, ha permesso tutto questo, dimenticandosi che anche nella politica vi è una soglia etica che deve salvaguardare la dignità delle persone. E' ancora vivo nella mente di tutti noi questo suo modo di fare politica, del quale anche questo Consiglio le ha chiesto di dare conto in aula per chiarire fatti e circostanze connessi alle pressioni psicologiche di cui lo stesso Assessore fu oggetto in quella occasione, facendolo apparire personaggio dimenticato all'interno della sua Giunta, offendendo in quella circostanza - è la prima volta che lo dico pubblicamente - anche chi nel Consiglio, come me, sosteneva quella presenza, e non solo come me.

Infine, non ho capito un passaggio delle sue dichiarazioni relativo alla disponibilità dei Democratici per la Sardegna di sostenere la sua Giunta, in considerazione del fatto che con molta lealtà le avevo personalmente rappresentato la mia indisponibilità e conseguentemente il voto di astensione alla sua proposta.

Signor Presidente, io credo che in questa sede consiliare, dove operano i rappresentanti del popolo sardo, almeno qui non facciamo delle non verità uno strumento di lavoro, per l'alto valore simbolico ed educativo che ogni nostro atto e ogni nostra parola hanno su quei cittadini che ci hanno dato la loro fiducia. A chi giova affermare la disponibilità dei Democratici ad accordare un consenso sugli atteggiamenti e sulle conclusioni che hanno portato alla formazione di questa Giunta, la cui maggioranza che la sostiene, viceversa, dopo averci ripetutamente consigliato ciò che era giusto fare ne ha decretato l'espulsione? Credo possibile veramente da parte nostra una tale incoerenza, visto che proprio in nome della coerenza lei e tutti voi qui presenti conoscete bene gli sforzi e il forte travaglio ai quali numerose circostanze, purtroppo non sempre felici, ci hanno costretti in questi tre anni di legislatura? Senza questa coerenza la crisi regionale di fine anno del 1996 si sarebbe conclusa in modo assai diverso. Come fummo da voi rispettati allora per quella coerenza così credo abbiamo il diritto di essere rispettati oggi.

Ripeto ancora, a chi giova quanto è accaduto? Alla coalizione di centrosinistra, che non ha saputo o non ha voluto distinguere tra la proposta di partecipazione di una competenza qualificata nella squadra esecutiva e la richiesta di una partecipazione personale mia o del professor Macciotta inventata all'ultimo momento, sapendo che per noi il principio della incompatibilità è un valore a cui non intendiamo rinunciare? Navigazione tormentata questa dei Democratici, che onestamente convinti della valenza etica e politica della rotta tracciata si sono invece imbattuti in laceranti fortunali, nei quali hanno prevalso consumate strategie basate sull'ambiguità di rapporto, di progetto e di soluzioni. E ancora, signor Presidente, se nei suoi pensieri nell'avallare questa proposta di Giunta è maturata la probabile scusante di future carenze e inefficienze a causa di un tempo operativo ridotto, voglio ricordarle che i sardi, pur stremati da oggettive situazioni di fortissimo malessere, non hanno tuttavia perso la dovuta lucidità al punto tale da non saper valutare la qualità dei futuri interventi. In relazione a questi e solo a questi metteremo a disposizione il nostro consenso, considerato il discutibile risultato di un approdo che partendo da un documento preambolo di alto profilo è caduto nella ragnatela di interessi particolaristici immediati, mortificando le aspirazioni che quel documento conteneva, la cui prospettiva ne nobilitava il percorso. Non siamo così presuntuosi da ritenere che con i Democratici per la Sardegna rappresentati in Giunta, la qualità dell'Esecutivo sarebbe stata diversa. Non siamo così sprovveduti da affermare una cosa del genere, mancheremmo di rispetto nei confronti dei colleghi, tuttavia non si può non rilevare che la qualità politica sarebbe stata più rispettosa della realtà che quanto meno i rapporti tra le forze politiche sarebbero dovuti essere diversi perché il percorso sarebbe stato più rispettoso delle valenze politiche e personali di ciascuno; in questo tutte le forze moderate di centro hanno clamorosamente fallito. Abbiamo clamorosamente fallito, abbiamo perduto una straordinaria occasione, Popolari, Rinnovamento, Sardisti, senza una proposta forte e intelligente e autorevole da parte dei moderati di centro, la coalizione di centrosinistra, credo che non potrà avere mai alto profilo e futuro rassicurante. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Progr. Fed.). Signor Presidente, se il Consiglio regionale darà la fiducia alla Giunta proposta dal presidente Palomba, e se la maggioranza nella varietà delle sue componenti sosterrà il nuovo Governo della Regione e si impegnerà a fondo nell'attività legislativa e di governo, noi avremo, i sardi avranno, un fine legislatura stabile e utile. Questa sarà una cosa buona, sarà una cosa buona per la Sardegna e sarà una cosa buona anche per la politica e per le istituzioni dell'autonomia sarda. Questo ci chiedono del resto i cittadini di tutte le fedi politiche, anche di quelli senza fede politica. Ci chiedono un governo oggi e la preparazione delle regole e delle condizioni del governo di domani a partire, sottolineo questo punto, dal quadro istituzionale del governo di domani. La stabilità sarà una cosa buona persino per le opposizioni, perché una cosa è lo scontro politico e altra cosa è il marasma. Lo scontro politico porterà, io penso, a una competizione elettorale nel 1999 tra proposte diverse, tra progetti politici diversi; il marasma invece, porterebbe ora o nel 1999 a una battaglia elettorale in cui non vincerebbero probabilmente né l'Ulivo né il Polo, ma vincerebbero forse la confusione e l'avventura. Non è vero allora, lo dico al collega Fantola, lo dico ai colleghi del Polo, lo dico ai colleghi e agli amici del Partito Sardo d'Azione, non è vero che lo scioglimento del Consiglio e le elezioni anticipate costituirebbero la soluzione più corretta e più proficua per la società sarda. Io ho sempre combattuto questo esito, anche quando ne ho e ne abbiamo, nel nostro Gruppo, parlato come sbocco possibile, se si andasse forse a questo punto possiamo iniziare a dire, se si fosse andati alle elezioni anticipate, senza una nuova legge elettorale che metta la scelta del governo nelle mani dei cittadini, e questo è il punto della legge elettorale, della riforma elettorale, il risultato sarebbe stata un'altra legislatura di transizione e di conflitto, cioè un disastro per la Sardegna, per la sua economia e per il suo futuro. La costituzione, dunque, faticosa, e anche piena di limiti e di contraddizioni di cui siamo consapevoli, di una nuova maggioranza e di una nuova Giunta rappresenta un fatto positivo, siatene pienamente consapevoli, dico ai consiglieri di maggioranza, siamone pienamente consapevoli e giochiamo tutti quanti questa partita con animo nuovo, facendo sì che possa produrre tutto ciò che è possibile produrre. Torno ancora una volta sulla storia di questa legislatura, sui suoi problemi, che ci hanno portato a un livello molto profondo di crisi della politica regionale e della Regione e a una diffusa e aspra critica popolare verso la politica e verso il Consiglio regionale. Torno su questo punto un attimo perché non si riesce a risolvere la crisi, non parlo della crisi contingente che stiamo risolvendo, parlo della crisi della politica e dell'istituzione dell'autonomia regionale, non si riesce a risolvere quella profonda crisi se non se ne capisce la natura. Non è la litigiosità che pure è reale, non è il difetto di qualità della rappresentanza che pure ha un fondamento, non sono i complotti che, veri o presunti, appartengono all'effettualità della politica, di questa e di tutte le altre, di questa assemblea e di tutte le altre assemblee parlamentari. Non sono queste pseudo spiegazioni che possono consentirci di vederci chiaro. La spiegazione, noi pensiamo, è un'altra non solo la complessa transizione che stiamo vivendo non ha ancora prodotto regole e soggetti politici del nuovo sistema bipolare, ma di più questa transizione segna il passo ed è in netto e visibile ritardo rispetto allo scenario nazionale. C'è un chiaro gap, sia sul piano delle regole, si pensi alla legge elettorale e ai regolamenti assembleari per esempio, forse anche alla struttura della burocrazia, sia sul piano della cultura politica e della composizione dei gruppi dirigenti. Penso che questo sia il punto su cui riflettere e agire, di conseguenza questo è il lavoro dei prossimi mesi, il lavoro del finale della legislatura. Primo, l'impegno di governo riprendendo di buona lena in un quadro di maggiore coesione di maggiore comunicazione, di maggiore partecipazione, di maggior coordinamento; secondo, la preparazione appunto del nuovo quadro istituzionale. Sfida che richiede un impegno riformatore a tutto campo oltre la dialettica tra maggioranza e opposizione. Onorevole Masala, se ci sono stati su questo punto degli equivoci, spazziamo via gli equivoci, questo è un lavoro che deve vedere impegnate, al di là dello spartiacque, maggioranza e opposizione, tutte le forze del Consiglio. Solo così infatti sarà possibile realizzare la legge elettorale, il regolamento dell'Assemblea, la piattaforma del nuovo Statuto. Nel 1998, che ci tengo a sottolinearlo, sarà l'anno della bicamerale e presumibilmente l'anno della nuova Costituzione della Repubblica, l'elaborazione delle nuove regole istituzionali, aiuterà l'evoluzione dei partiti e delle coalizioni, aiuterà e spingerà in avanti la formazione della nuova classe dirigente. Col passaggio dagli anni Ottanta agli anni Novanta si ebbe, abbiamo tutti presente quello scenario anche drammatico, l'esplosione della crisi dei partiti e si diffuse e dilagò non solo una motivata e sacrosanta critica delle degenerazioni della politica e dei partiti, ma anche, che è altra cosa, una cultura antipartitica e antipolitica. Ora c'è un ritorno della organizzazione politica e del partito come forma della partecipazione e ciò costituisce indubbiamente un fatto enormemente positivo. La democrazia ha bisogno della partecipazione, la democrazia ha bisogno dei partiti, la democrazia ha bisogno di partiti penso di tipo nuovo rispetto al modello pretangentopoli e soprattutto la democrazia, e la democrazia del bipolarismo in particolare, ha bisogno di una funzione diversa delle coalizioni. Quest'ultimo è il tema principale della ricerca politica dei nostri tempi nella democrazia italiana; è la storia che stiamo vivendo. Così come era giusta la critica della politica, ma era sbagliata l'ondata antipolitica, allo stesso modo io credo che sia giusta la critica esercitata sulla, chiamiamola così, bufera del nuovismo degli anni scorsi ma è sbagliato l'eccesso critico che rischierebbe di produrre il ritorno a vecchi schemi, a vecchie culture, a vecchie pratiche di governo e a vecchi gruppi dirigenti. Massimo Fantola diceva stamani, non so se sia in Aula, che il progetto del centro sinistra è un progetto conservatore; la battuta è simpatica, naturalmente le riforme si possono fare, non lo dico per giustificare Fantola che dovrebbe essere in Aula, si possono fare qui dentro e anche fuori di qui. Talvolta è successo e può essere che succeda di nuovo. Il progetto del centro sinistra, diceva Fantola, è un progetto conservatore; non tutto è buono, ne siamo coscienti, nel campo del centro sinistra. Ci sono contraddizioni robuste e c'è anche il pericolo che si affermino moduli politici e di governo di passate stagioni. Tuttavia il centro sinistra rappresenta a Roma ed anche per la Sardegna la più credibile proposta di governo. Io credo che occorra avere la lucidità e l'onestà di ammetterlo, il centro sinistra rappresenta oggi per l'Italia e per la Sardegna la più credibile, nonostante tutto, proposta di governo. E nel centro sinistra si svolge e si svolgerà, come è naturale, anche una competizione tra culture diverse, tra gruppi dirigenti diversi e tra diversi progetti di Regione e di Sardegna. Il cambiamento della politica e della Regione noi pensiamo che debba rimanere la rotta da percorrere. Questo è la politica, anche questa competizione, l'importante è che non si tratti come talvolta è accaduto di conflitti paralizzanti e distruttivi. Anche il Polo, del resto, ha i suoi problemi di cultura e di classe dirigente, ma non tocca a me parlarne. E la rivoluzione liberaldemocratica, torno al collega Fantola, è idea mi pare, io l'ho ascoltato con attenzione, di una certa vaghezza ed anche di una certa velleitarietà. Di che si tratta? Di una alternativa alla sinistra, al centro sinistra, o di una alternativa ad entrambi i poli, quello di centro sinistra e quello di centro destra? Ancora non è chiaro; ed ha ragione Fini (lo leggo sui giornali di oggi) quando dice che gli elettori non vogliono il terzo polo, gli elettori vogliono il bipolarismo. Una maggioranza nuova e diversa, questa è la proposta che oggi è all'esame e al voto del Consiglio; ci sono infatti modificazioni sensibili, un rapporto più solido e più forte tra il partito Democratico della Sinistra ed il Gruppo Progressista Federativo da una parte e il Partito Popolare dall'altra, una tensione - lo dico in senso positivo - del centro attraverso inevitabili travagli e lotte, una tensione a trovare nel centro sinistra uno spazio strategico; e strategico, mi scuserà il collega Masala per il quale ho grandissima stima, strategico non significa che stiamo facendo un'operazione elettorale, significa che nella nostra sfida vi è la dimensione del prima e del dopo l'elezione. Poi naturalmente la parola nel momento di cerniera tra il prima e il dopo spetta al popolo sovrano, però, la nostra proposta è quella, per questo parliamo di strategia, e per questo non si tratta di Giunta elettorale. Quindi dicevo una tensione del centro a trovare uno spazio strategico nel centro sinistra e qui si colloca la scelta importante di Rinnovamento Italiano. Ancora, uno sforzo di riaggregazione di energie che la tempesta di questi anni ha variamente dislocato fuori di qui ed anche in quest'Aula; e qui in questo contesto si colloca da una parte l'esperienza del Gruppo di cui io faccio parte, del Gruppo Progressista Federativo che ha composizione complessa e pluralista, storie diverse, itinerari politici diversi, e sia la nuova posizione dei consiglieri di sinistra del Gruppo Misto. Desidero sottolineare, poc'anzi parlava il collega Dettori, il cui discorso io ho apprezzato per la sincerità, la coerenza e i valori che lo ispirano, sottolineare dicevo l'esperienza nuova dei Democratici per la Sardegna da cui ci divide oggi, temporaneamente, la logica del quadro politico ma con il quale c'è al di là di vicende contingenti, io spero, un'ampia comunanza di idealità e di valori. Le novità più rilevanti sono le mutate posizioni di Rifondazione Comunista e del Partito Sardo d'Azione. La rottura con Rifondazione Comunista del '94 non fu un mediocre imbroglio, fu un dramma vero e profondo; un dramma da una parte nel campo dei progressisti perché insieme conducemmo la campagna elettorale, dall'altra nel rapporto tra la sinistra ed il centro. Ma per quanto riguarda il rapporto tra sinistra e centro dal '94 ad oggi è cambiato il mondo, sembra un'altra epoca, talvolta ce lo dimentichiamo. Rimango convinto del fatto che non riuscimmo a fare diversamente, pur volendolo, sto parlando di noi e credo anche di Federazione Democratica, anzi sono certo, anche di Federazione Democratica; e che si trattò di scelta necessitata. Ora, in una situazione nazionale e regionale completamente diversa, viene sanata quella frattura, viene sanato quel vulnus, e la sinistra unita dialoga con il centro, si allea con il centro e ragiona con il centro di una prospettiva strategica. La questione del Partito Sardo d'Azione oggi dà luogo a inevitabili e comprensibili asprezze, noi non siamo per rispondere alle invettive con le invettive, io non lo farò anche perché mi sono ricordato di una frase, simpatica, di uno scrittore francese che dice che "l'ira fa lievitare l'invenzione ma scalda troppo il forno" ed io non voglio scaldare il forno. Quindi faccio un ragionamento molto pacato e riflessivo. Il collega Demontis diceva stamattina, mi pare, che il sardismo è fuori dal Partito Sardo d'Azione. Consentimi, Vincenzo, amichevolmente, le polemiche in famiglia, ne facciamo esperienza anche noi, sono sempre le più dure. Il sardismo non è mai stato tutto dentro il Partito Sardo d'Azione; e questo, in fondo, il fatto che il sardismo sia largamente anche fuori del Partito Sardo d'Azione, è proprio una vittoria storica del Partito Sardo d'Azione. Ma c'è sardismo, altro che, nel Partito Sardo d'Azione, ne è anzi, come dire, la casa madre. E quel sardismo ci interessa e a quel sardismo noi non vogliamo rinunciare.

In quello che è accaduto c'è materia di riflessione sicuramente per noi, ma consentitemi, amici sardisti, penso che ci sia materia di riflessione anche per voi. In un dibattito recente in Consiglio ho detto che avevo percepito, nel discorso di Efisio Serrenti (ricorderai Efisio il dibattito sulla legge elettorale) di aver percepito in quel discorso quasi il manifesto programmatico dello status quo. L'ho detto con rispetto per fare una riflessione seria tra di noi, e lo ripeto con rispetto, anche, desidero dirlo, per la nota di commozione autentica che ha segnato il tuo intervento di stamattina. Su questo tema un'ultima annotazione: "non siamo stati cacciati, ce ne siamo andati". Hai rivendicato sempre tu, Efisio Serrenti con orgoglio. Bene, io penso che se foste stati cacciati sarebbe stato un nostro errore, e se ve ne siete andati è stato un vostro errore. Auspichiamo che il discorso chiuso oggi possa essere riaperto domani. L'anno della Bicamerale dovrà vedere una ripresa federalistica, lo spero per l'Italia, ma lo speriamo e ci impegniamo per la Sardegna. Il Partito democratico, il P.D.S. sardo percorrerà, io penso, la strada del federalismo sardo e, in quel cammino, non potremo fare altro che incontrarci di nuovo col Partito Sardo d'Azione. La politica rimetterà insieme ciò che Giunte e maggioranze hanno diviso. Sul programma non dico nulla; avremo modo, a breve, di parlare di lavoro, di ambiente e di riforme. In quest'ultimo scorcio di legislatura non dobbiamo né come governo né come Consiglio inseguire, come dire, cento lepri, ma piuttosto concentrarci sulle effettive priorità per conseguire alcuni risultati. La rivoluzione, per ora, non è all'ordine del giorno. Io credo che dobbiamo mettere all'ordine del giorno la concretezza. Concludo con un'inevitabile considerazione di carattere personale. Nel quadro della battaglia che mi ha visto impegnato per il rinnovamento della politica e per la riforma delle istituzioni ho sostenuto, con convinzione, la regola dell'incompatibilità tra la carica di consigliere e quella di assessore. Nei primi anni novanta il movimento delle riforme, di cui fui tra i fondatori e i protagonisti in Sardegna, raccolse oltre 50 mila firme per lo svolgimento di alcuni referendum consultivi su diversi obiettivi di riforma, tra cui l'incompatibilità, appunto, tra queste due cariche. Sull'onda di quella spinta popolare il Consiglio regionale approvò, a luglio, se non ricordo male, del '92, la legge numero 16 che sancì quel principio. Con tali presupposti ci siamo presentati alle elezioni regionali del '94, proponendoci ai cittadini come candidati alla funzione di consigliere, non come candidati ad altre funzioni. In questa legislatura il Consiglio ha proceduto, legittimamente, all'abrogazione della legge numero 16 con l'opposizione mia, di questo Gruppo, di altri membri di questo Consiglio. Io non ritengo, voglio essere chiaro, che l'incompatibilità sia da assumere come principio assoluto; non ho mai pensato questo, ma la questione, lo dicemmo in quel dibattito nel '95, la questione andava collocata e va collocata nel quadro del nuovo assetto istituzionale; cioè della nuova legge elettorale e della modifica della forma di governo. Nell'assetto attuale l'incompatibilità, finché l'assetto non viene modificato, per chi ha condotto quella battaglia e comunque per me, costituisce tuttora un vincolo politico e io credo morale. Credo sia largamente noto che ho privilegiato e avrei continuato a privilegiare l'impegno nell'Assemblea, e anche a ritenerlo più utile e più produttivo. Le nostre scelte, però, non appartengono, almeno le scelte politiche, non appartengono mai solo a noi stessi. E' emersa nel mio mondo, nel mio partito, una spinta assai ampia per l'assunzione da parte mia di una diretta responsabilità di governo; ho capito che la mia indisponibilità viene rispettata ma non condivisa, e per questo ho deciso di dare una, credetemi, sofferta disponibilità.

Lascio dunque questi banchi per andare sui banchi del Governo regionale, se il Consiglio darà la fiducia, come io auspico e sono certo, alla proposta del presidente Palomba. Le dimissioni dall'Assemblea mi creano una certa sofferenza, ma la coerenza delle scelte è lo strumento principale di cui dispongo per continuare con credibilità il mio impegno politico.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, la ripetizione di questa scena nella quale ella, presidente Palomba, ascolta stancamente le stanche ragioni dei consiglieri regionali in occasione del dibattito sulle dichiarazioni programmatiche, non può non ricordare il mito nietzschiano dell'eterno ritorno, ma purtroppo lo ricorda a contraris (?) smentendone le ragioni mitiche e poetiche.

L'idea dell'eterno ritorno, infatti, evoca una vita che scompare una volta per sempre e non ritorna mai uguale. Anzi, proprio la sua irripetibilità, l'irripetibilità dei suoi momenti la rende capace di sottrarsi ad un giudizio definitivo. Sia stata essa bella o terribile, quella bellezza e quel terrore non significano nulla, non occorre tenerne conto; in una parola: non ritornano. Noi qui oggi, invece, ripetiamo per la sesta volta un liso copione. Il che, senza voler scomodare concetti troppo grandi per spettacoli non eccellenti né troppo virtuosi, pare proprio la negazione dell'essenza della vita della democrazia. Vi è qualcosa di profondamente sinistro, presidente Palomba, nel ripetere immodificato un blocco che svetta e perdura. La storia procede, le ragioni della politica si fanno avanti, le realtà sociali dispiegano velocissime il loro corso e nell'immenso acquario di questo Consiglio regionale non è proprio cambiato nulla. Riteniamo che questo sia un primo dato comune e inquietante che si offre anche oggi alla nostra riflessione. Comune intendo alle differenti anime e alle diverse sensibilità politiche presenti in questo Consiglio regionale, e inquietante perché è innegabile che questa coalizione, questo Ulivo malaticcio ha avuto modo e ardire di farsi, disfarsi e rifarsi per ben sei volte. E' un fatto che segnala malcostume politico, disgregazione progettuale, disomogeneità culturale e programmatica, ossia l'antitesi di quello che serve a governare.

Per avere un quadro compiuto della vicenda politica di queste settimane ed esporre la linea politica del maggior partito dell'opposizione democratica sarà necessario però un rapidissimo excursus attraverso le fasi di questa strana e inarrestabile ennesima crisi. Una crisi che curiosamente tutti attendevano e avevano addirittura programmato, ma che ha avuto, come è noto, bisogno della mozione di Forza Italia per essere formalizzata. E all'onorevole Marteddu, a proposito di mozioni di sfiducia costruttiva, Consiglio di non addentrarsi troppo anche su questioni terminologiche che già creano problemi alla dottrina costituzionalista, ma voglio ricordare che se noi abbiamo proposto delle mozioni di sfiducia certamente non erano costruttive, erano per far cadere un governo. E voglio ricordare all'onorevole Marteddu che proprio lui è stato protagonista nel recente passato nel votare proprio la sfiducia al presidente Palomba e determinarne la caduta non ricordo se del terzo o quarto governo che ci ha preceduto. Quella la dovremmo chiamare, onorevole Marteddu, fiducia distruttiva, cioè quella sorta di fiducia che avete sempre riservato alle giunte dell'onorevole Federico Palomba. Questi sono atti di malcostume politico che questa opposizione ha costantemente censurato e denunciato. Ma gli atti di malcostume politico sono evidentemente incominciati da lontano. Sono iniziati dal 1994, il giorno dopo appunto il responso elettorale. Ma venendo anche i nostri giorni, agli ultimi mesi, è bene ricordare perché nessuno lo dimentiche che la Babele era incominciata da un Assessore proprio sfiduciato dal presidente Palomba in modo del tutto irrituale e alla chetichella privato di una delega importante di governo senza che l'Aula ne venisse informata, sino ad Assessori che hanno mostrato una evidente distonia con le forze politiche che ritenevano di averli espressi. Un fiorire di incomprensioni, disaccordi, lacerazioni politiche personali che hanno prodotto un fatto la cui gravità viene oggi trascurata in questo, perdonatemi, stucchevole clima di ritrovata gioia governativa, e cioè che il bilancio di previsione per l'anno in corso e la legge finanziaria '98 sono stati presentati con un ritardo inescusabili, non sono ancora passati al vaglio delle commissioni di merito, dovranno essere rimodulati, come elegantemente ha detto l'onorevole Balia, per i nuovi equilibri. Morale: abbiamo un esercizio provvisorio terribilmente lungo, o almeno avremo, e siamo sospesi in una condizione di impossibilità di spesa che non fa certo onore alla maggioranza uscente e dunque alla nuova maggioranza che è, come è noto, identica alla precedente ma, mi sia consentita anche un'osservazione, un po' forse più povera di risorse politiche e perfino anche umane, se si eccettua qualcuno. Uno sfacelo di rapporti politici, un marasma ha consentito, già lo dicemmo ma giova ripeterlo, che altri poteri, altre forze siano state in grado di prendere il sopravvento sulle istituzioni democratiche, trascinate in una condizione di fragilità, di esposizione ai venti, di impossibilità a rivestire l'autorevolezza loro propria. Istituzioni che vivono oggi un tale stato di crisi, un tale indebolimento morale, una tale mancanza di orgoglio e vigoria da essere facile cibo per i predoni di turno, quei predoni, quei predatori, quei rapinatori cui faceva riferimento l'onorevole Balia nel suo intervento esistenti addirittura, apprendiamo, all'interno della maggioranza, all'interno dei governi che si sono in questi anni succeduti. Ebbene, dicevo, istituzioni che vivono oggi appunto un tale stato di crisi, un tale indebolimento, una tale mancanza di orgoglio da essere facile cibo per chi prende il posto della democrazia e decide fuori da questo Consiglio, fuori dai metodi della democrazia, fuori dal criterio di rappresentatività, insomma fuori dalla chiarezza. E tra tutti i danni economici e politici che il centro sinistra ha causato in Sardegna riteniamo che questo sia il maggiore, il più imperdonabile, quello che lascerà la cicatrice più evidente sulla coscienza civile e sociale del popolo sardo, quello, come dicevo, di aver trasformato le assemblee politiche, nel migliore dei casi, in organi di ratifica di decisioni prese altrove dai padroni del vapore, e di aver diviso definitivamente il mondo civile reale da quello delle decisioni politiche. La crisi che vive questo Consiglio e la maggioranza fittizia che lo occupa non è crisi di persone, non è crisi di contingenze, non è crisi di transizione politica; è crisi di un sistema non democratico, schiacciato dalla prepotenza di pochi signori feudali e dalla condiscendenza di molti vassalli, valvassori e valvassini.

Riteniamo che questa sia una responsabilità precisa di chi ha governato sino a oggi, di chi ha occupato cariche istituzionali e non ha garantito che le istituzioni venissero preservate dalle personali ambizioni personali di alcuni. Sarà difficile, colleghi, ricostruire e non basterà utilizzare furbescamente gli scampoli di legislatura residua. Ricostruire le ragioni di fiducia dei cittadini sardi sarà un'opera che avrà bisogno di molti più anni e, perdonatemi, di governanti molto più saggi e molto più altruisti. Questa è la nostra analisi, ma se anche volessimo prendere per buone quelle che voi avete addotto come ragioni giustificative della crisi, se anche volessimo assumere acriticamente l'analisi fornita dal presidente Palomba e dagli aedi della sua compagine, allora ancora ci troveremmo di fronte a una serie di aporie che meritano qualche breve riflessione.

Come spiegare il problema principale della maggioranza, presidente Palomba, cioè quello di non essere una maggioranza politica? Come risolvere il problema di una coalizione che non ha linee e intendimenti comuni su tutto? Come fare a conciliare ogni cosa e il suo contrario? Confondere il concetto politico e quello aritmetico di maggioranza non è errore dal quale si esca indenni, e purtroppo, dico purtroppo, Presidente, lo vedrà tra qualche giorno o tra qualche settimana quando si passerà a discutere la manovra finanziaria e di bilancio. Non occorrono virtù sibilline per comprendere che gran parte delle misure cadranno impietosamente sotto il fuoco amico dei suoi sostenitori. E' già successo, è successo nel passato e succederà egualmente perché non avete un programma politico chiaro e omogeneo, succederà ugualmente in mancanza di un clima quale l'attuale, in cui le contrapposizioni personali e di Gruppo sono fortissime. E mi credano, colleghi della maggioranza, non è un quadro di riferimento che Forza Italia auspica. Al contrario, noi lo riteniamo il peggiore esempio del degrado e del malcostume politico. Ciò non di meno noi non possiamo risolvere problemi che sono della maggioranza, né prestarci ad assumere un ruolo per il quale purtroppo non siamo legittimati perché non abbiamo i numeri. Siamo opposizione, continueremo in questo scorcio di legislatura a fare l'opposizione, prepararci per essere domani, come auguro se gli elettori ce lo consentiranno, essere classe di governo. A noi spetta fare tutto il possibile per accelerare la fine e la caduta di un governo che riteniamo iniquo e inadeguato. Già la invitammo, presidente Palomba, a voler rinunciare a condurre una maggioranza che non è maggioranza, a voler abbandonare la condizione di ostaggio volontario di poteri forti fuori da quest'Aula, se ella, Presidente, si fosse ribellato da quando era già evidente che si era imboccato un vicolo cieco, allora avremo forse risolto o perlomeno avviato la soluzione del problema di sfaldamento di questa società. Ancora oggi anche se ci rendiamo conto dell'inutilità dell'appello... Presidente, può per cortesia, perché sento rumore che mi dà fastidio, deve essere qui, o non so da dove provenga. Ringrazio il questore Loddo...Ancora oggi, dicevo, anche se ci rendiamo conto dell'inutilità dell'appello sentiamo di doverle chiedere, presidente Palomba, di desistere e di non voler essere la coperta di questo avello. Alcuni interventi in Aula in questa discussione, un suo precedente discorso, diverse allusioni da parte degli organi di informazione hanno evocato l'intervento di poteri forti e di poteri occulti, presidente Palomba, per formazione, forse per un mio personale limite, non conosco che poteri palesi, ma se davvero esistono forze in grado di condizionare la vita democratica delle istituzioni, se davvero sono esistite forze che hanno agito anche nella composizione di questa crisi e nella formazione di questa Giunta, allora Presidente lo dica e vada via subito dopo, noi la sosterremmo in questo atto di coraggio e di rispetto delle istituzioni anche nella differenza delle impostazioni ideologiche e culturali. Signori della maggioranza, la crisi è ancora oggi sul tappeto, si scaglia con la sua forza provocatrice, non possiamo fare finta di nulla. L'Isola soffre una crisi sociale e politica come mai se ne erano vedute, i livelli occupativi sono noti, masse di nuovi e vecchi poveri premono alle porte, non si è riusciti ad avviare un solo grande progetto, una sola grande innovazione strutturale, manca una programmazione, e le linee dell'unica idea politica sulla piazza prevedono ancora un dirigismo cieco, un assistenzialismo colpevole. I lavori, che solo voi ritenete utili, sono uno spreco di risorse e una pratica che aggiunge povertà alla povertà. Di contro, anche in questo dibattito, si sono levate voci che vedono nel controllo dell'iniziativa privata uno strumento adeguato a fronteggiare lo sfacelo economico. Quando si parla dello strapotere delle sinistre, quando si allude allo spazio politico che i moderati perdono a vantaggio dei comunisti, non si allude amici popolari solo al numero di poltrone assessoriali o a quello dell'esperienza di sottogoverno. Quando si parla, cari amici del Partito Popolare Italiano, di perdita di spazio politico dei moderati in questa esperienza si allude proprio a questo, al sacrificio delle idee dei moderati a favore delle istanze di partiti e formazioni ultraconservatrici, dirigiste, contrarie alla libera iniziativa privata e allo sviluppo libero di una società. E una piccola precisazione per l'onorevole Marteddu: i rilievi che sono venuti ai Popolari da parte di alcuni consiglieri di Forza Italia, riguardo allo spostamento a sinistra dell'asse della maggioranza, è dovuta a fatti politici rilevanti e non certo a incerte alchimie geografiche. L'onorevole Marteddu sa bene e spero che le politiche possano essere più o meno moderate, più o meno di centro appunto, più o meno radicali, una politica che avvantaggia alcuni valori, che veda con favore un'organizzazione dirigista e sacrifichi l'iniziativa dei singoli è evidentemente una politica di sinistra, che a metterla in pratica siano consiglieri regionali targati Rifondazione Comunista o Partito Democratico della Sinistra o Partito Popolare, poco importa, le politiche si sostanziano per loro stesse e non certo per le qualificazioni che ciascuno ne dà. Riguardo al bipolarismo poi, assicuro l'onorevole Marteddu, che Forza Italia ha sempre fatto scelte che portano al bipolarismo; le paludi del grande centro sono altrove, ne conosce assai beni gli indirizzi, anche perché onorevole Marteddu, è inutile scavare o cercare contraddizioni nel Polo, lei ne ha così tante in casa sua, siete reduci da un congresso al quale tutti noi abbiamo guardato con grande rispetto, ma che lei parli di palude alludendo al Polo, rasenta veramente il ridicolo e per una questione di pudore e di decenza, onorevole Marteddu, mi fermo qui. Il problema vero è che non sapete come spiegare all'elettorato moderato che avete fatto una alleanza col Partito della Rifondazione Comunista, onorevole Marteddu abbia il coraggio delle idee, abbia il coraggio di dire questo al suo elettorato. Oggi la verità è che il partito moderato, autenticamente moderato, che ha un progetto alternativo alla sinistra è diventato, onorevole Marteddu, Forza Italia, sono diventati i partiti di centro che militano all'interno del Polo, piaccia o non piaccia a lei, onorevole Marteddu, io capisco la sua difficoltà, la difficoltà di spiegare questo ai suoi elettori e questo mi pare un dato incontestabile. Le poche linee programmatiche che il presidente Palomba ha proposto all'Aula meritano alcune considerazioni, diciamo così autonome, nel senso che ad esse vanno riservate alcune considerazioni sul merito, prescindendo dal fatto che si tratti di programmi che non sono realizzabili per cause strutturali cui accennerò in seguito, in primo luogo il lavoro, anche qui, si è fatta la scoperta dell'acqua calda, certo che il lavoro non poteva che essere il primo punto all'ordine del giorno di questa Giunta regionale con qualsiasi altra maggioranza. Il dramma delle migliaia di persone prive di quel minimo di dignità che deriva dal poter provvedere a se stessi e alla propria famiglia, la gravissima situazione che vede in Sardegna un giovane su tre privo di lavoro, impongono che il lavoro sia una priorità per individuare la quale non si aveva certo bisogno del fattivo apporto dei comunisti. Voi avete atteso l'ingresso di Rifondazione Comunista per ricordarvi che il lavoro è una priorità, anzi è la priorità. Ma la cosa curiosa è che le dichiarazioni programmatiche, come dice il termine, dovrebbero indicare dei programmi, cioè cosa questa maggioranza politica voglia fare per risolvere o almeno avviare a soluzione il problema del lavoro. Invece curiosamente nonostante l'ingresso di Rifondazione Comunista ci vengono proposte delle soluzioni di secondo grado ossia una fumosa conferenza dall'incerta data in cui si dovrà decidere il da farsi. Il voto di fiducia così richiesto all'Aula si trasforma in un voto di fiducia quadrata, se mi si consente la battuta, una fiducia non su un programma che si dovrebbe attuare ma una fiducia sul fatto che si farà un incontro dal quale potrebbero scaturire delle proposte che poi dovranno essere eventualmente attuate, come soluzione urgente per un problema urgente, signori della Rifondazione Comunista che vi siete riuniti al carrozzone, non c'è male. La verità, colleghi, è che la conferenza sul lavoro è una mano di vernice che è servita a far entrare i comunisti in Giunta, dopo che premevano alle porte da anni, senza farli troppo vergognare. La conferenza non conferirà proprio un bel nulla, sarà un imbroglio, sarà l'ennesimo imbroglio sulla pelle dei cittadini e un ennesimo avvilimento delle loro speranze. La cultura della produzione, la liberazione dai vincoli, l'abbandonare gli scenari che hanno sinora fatto di quest'isola l'ultimo avamposto europeo del socialismo reale, sono gli unici strumenti che abbiamo a disposizione per liberare le migliaia di miliardi che già sono infruttiferi nelle banche e i finanziamenti dell'Unione europea. Il Presidente Palomba ha curiosamente voluto gioire del fatto che la Sardegna esca dal novero delle regioni a Obiettivo Uno dell'Unione europea. Ebbene, Presidente, siamo più poveri e ci daranno meno denari. E di che cosa dobbiamo essere contenti? I finanziamenti della Unione europea debbono essere recuperati, ma non certo per volerli tenere fermi nelle banche senza avere la capacità di spenderli, ma per ammodernare profondamente questa isola. Abbiamo pochi mesi per avviare le procedure per un ammodernamento della rete infrastrutturale e del tessuto economico e produttivo dell'isola. Non farlo significherà voler fatalmente far rimanere la Sardegna alla periferia estrema dell'Unione, condannarla ad una nuova recessione priva come sarà della possibilità di confrontarsi con le altre regioni europee. E questo non è un fallimento che la Sardegna può permettersi. Proseguendo in quelle che ella, Presidente, ha voluto indicare come priorità programmatiche per i pochi mesi che ci separano dalle elezioni, affronto l'argomento parchi e riserve naturali. E non posso che confermare la nostra totale, completa, complessiva contrarietà alla questione o meglio al modo con il quale la questione è stata inquadrata e viene gestita. Non possiamo certamente qualificare la nostra autonomia subendo la legislazione statale, alludo evidentemente alla legge numero 394 e in particolare al parco del Gennargentu; una legge che impone ciecamente dei vincoli che le popolazioni hanno dimostrato ampiamente di non volere. Non desideriamo che nessuno venga a dettare legge in casa nostra. Non desideriamo vincoli, non desideriamo mortificare il territorio, non vogliamo essere ingessati senza motivo, senza ricadute economiche e rimanendo privi di amministrare democraticamente e direttamente il nostro territorio. La politica dei parchi, o meglio la politica della salvaguardia e della protezione delle aree naturali non va affrontata con scarne e poche battute, Presidente Palomba; al contrario va inserita in una generale opera di funzionalizzazione del territorio, di salvaguardia anche netta di alcune aree, ma di previsione di sviluppi compatibili e controllati in altre. Allora mi pare che la questione non possa essere disgiunta dal generale piano di sfruttamento turistico del quale ella ha, comprendo Presidente prudentemente, preferito non parlare. Parlo del Master plan, parlo del piano di investimenti in Gallura, parlo di quella occasione che abbiamo già perso, che non si sa se riusciremo a recuperare. La presenza, nella Giunta che ella propone al Consiglio regionale, di una forza conservatrice e nemica della espansione turistica, nemica dichiarata e fiera come Rifondazione comunista, non può non porre problemi di compatibilità e di omogeneità di intenti. E allora, Presidente, fateci sapere con parole chiarissime se la mozione che reca la firma di 54 consiglieri regionali è carta straccia, fateci sapere ma immediatamente se sarà Rifondazione comunista a chinare il capo e rinunciare alla sua storica politica di contrarietà al piano di investimenti per la Gallura oppure se sarà l'onorevole Degortes, perché è qui presente in aula, un nome fra tutti, niente di personale, a dare la sua fiducia a una Giunta e a un Assessore dell'urbanistica che priverà Olbia e Arzachena dell'unico progetto di sviluppo economico, turistico e edilizio degli ultimi anni. O forse la Gallura verrà sacrificata perché non annovera suoi rappresentanti tra i membri della Giunta regionale? In ogni caso la Giunta regionale e la maggioranza tengano conto di aver seriamente compromesso lo sviluppo turistico della Gallura e di accingersi a fare altrettanto per l'intero comparto turistico sardo. Per chiarezza e anche per curiosità vogliamo sapere quale sarà l'intendimento su questo fondante punto della curiosa maggioranza rinnovata di rinnovatori, liberal democratica, socialista, cattolico, comunista che volete propinare alla Sardegna. E ancora, 1998, sarà l'anno della cultura recita con enfasi, pomposamente il suo programma Presidente Palomba. Che cosa vuol dire? Vuol dire finanziare sagre campestri nelle vigne degli amici dell'assessore di turno, oppure vorrà dire far riaprire le scuole che nei paesi della Sardegna hanno chiuso quest'anno? La vertenza con lo Stato e con l'Unione europea, egregio Presidente della Giunta regionale, può essere riaperta soltanto con una maggioranza salda, con un programma chiaro, con una autorevolezza che non possiamo riconoscere a questa compagine. Mi credano, occorre governo effettivo, effettivo programma e soprattutto occorre effettiva unità di intenti. Non basta lo stanco rotolamento verso le elezioni; altrimenti aprire la vertenza con lo Stato, Presidente, significa solo ottenere le mortificanti e anche ingannevoli promesse della vicenda metano e i fallimenti che anche su quel fronte abbiamo purtroppo collezionato. E a questo proposito dobbiamo chiedere altri chiarimenti sulla vicenda; e lo facciamo oggi che non siamo in campagna elettorale e possiamo sperare in risposte plausibili. E' noto che il Parlamento sta discutendo la legge sulla metanizzazione del Mezzogiorno; ebbene, come sanno i vertici nazionali della maggioranza, ci è stato chiesto l'esame della proposta in sede di Commissione. Proposta alla quale diremo sì se e solo se il governo darà risposte chiare e univoche in merito alla metanizzazione della Sardegna. E cioè dicendo che il progetto del metanodotto non è fattibile perché economicamente sconveniente, e che bisognerà ricorrere al polo criogenico e per questo poi dovranno dirci come e con quali fondi e quando si potrà realizzare l'unico progetto realizzabile: il polo criogenico a Porto Torres con una adeguata rete distributiva in tutta la Sardegna. Sino ad allora il governo dovrà garantire la parificazione della bolletta energetica civile e industriale della Sardegna a quella delle altre realtà italiane. Presidente Palomba, questo vuol dire trattare con lo Stato italiano, non altre bufale e non altri fallimenti. Un nuovo fallimento che crediamo assai probabile obbligherebbe a questo punto tutti a chiedere ciò che sicuramente, per il prestigio stesso della istituzione, va evitato, e cioè lo scioglimento anticipato di questo Consiglio. Un ultimo riferimento al programma lo riservo alla apertura che dalla maggioranza è venuta verso le opposizioni sulle riforme. Bene, ma anche su questo punto, Presidente Palomba, voglio chiederle di essere più chiaro e più puntuale e di consentirci di rispondere con cognizione di causa. Le riforme sono un argomento di attualità. Tutti i Gruppi politici ne riconoscono la necessità e l'urgenza. Riforma dello Statuto, riforma delle competenze primarie e secondarie della Regione, richiesta di poteri per un federalismo autentico, per una autonomia effettiva, riforma della burocrazia regionale, riforma degli enti strumentali di gestione, riforma del vetusto e antiquato regolamento del Consiglio regionale, lo riconosciamo anche noi, riforma della legge elettorale. Siamo d'accordo, Presidente, sulla necessità di affrontare quanto prima per la Sardegna un organico corpus di riforme, ma non possiamo di certo accettare che una simile proposta di collaborazione ci venga dalle forze della maggioranza come tali. Sulle riforme, sulle regole del gioco non esistono né maggioranze preconfezionate né maggioranza di governo. Se la proposta che il presidente Palomba avanza è a nome della maggioranza di governo, ebbene, allora lor signori le riforme possono benissimo farle da soli. Evidentemente se riusciranno ad avere un minimo di linea comune; cose che noi non crediamo. Se al contrario è il Consiglio regionale ad avvertire la necessità di un confronto su questo argomento, allora ben diversa è la disponibilità e l'apertura di Forza Italia, che discuterà a tutto campo e celermente delle riforme possibili. E sottolineo, Presidente, delle riforme possibili. La Giunta, e concludo se mi consente il presidente Selis, la Giunta che oggi si presenta all'Aula non può meritare la nostra fiducia. Riteniamo che sia una compagine in cui le presenze moderate siano irrilevanti e nel numero e soprattutto nella sostanza e nello spessore politico. Non saranno certo i nuovi assessori, chiamati a dare lustro alla Giunta, a cambiare la sostanza dei fatti; anzi, essi rappresentano un momento di ulteriore confusione. Come .il dimetro (?) giambico, ritorna l'ingegner Lorrai, vero ed unico elemento di continuità e stabilità di questa maggioranza, che si rivede sui banchi della Giunta dopo le bufere delle varie giunte del bigliettino. Così come l'avvocato Cogodi, chiamato anche lui in omaggio al profondo rinnovamento della politica ad occuparsi delle nostre coste e delle nostre città. Né ci convince il giro di valzer sulle poltrone; forse l'onorevole Ballero avrà più dimestichezza con la cultura che con le riforme, ce lo auguriamo, e forse l'assessore Paba avrà gioco migliore con la sua materia che con l'agricoltura, anche se ci rammarichiamo che vada via proprio quando, se bene aveva lavorato, doveva cogliere i frutti del suo lavoro. Con la perdita della sua anima autonomistica il Governo regionale si dimostra ancora meno interessato, ancora meno capace di produrre anche un solo risultato positivo per la Sardegna. E ai colleghi del Partito Sardo d'Azione desideriamo dire alcune cose, e scegliamo questa sede perché le parole rimangano chiare, perché è nostro costume e nostro auspicio che la politica, tutta la politica si svolga in quest'Aula, in questa Assemblea legittimata a fare ciò. Forza Italia non da ora e non per convenienze di piccolo cabotaggio, rivendica una cultura autonomista e federalista. Su un programma fatto di zona franca integrale, di valutazione e attualizzazione della cultura sarda, aumentate capacità autonomistiche, ridistribuzione delle risorse fiscali, continuità territoriale, parificazione della bolletta energetica con le altre zone nazionali, possibilità effettiva e concreta di attuare un federalismo reale, Forza Italia vuole cooperare a condizione che le sue radici moderate e liberali, che il suo favore nei confronti dell'individuo e della libera iniziativa privata siano le basi di ogni possibile intesa. Diciamo ciò, evidentemente, sperando di trovare occasioni di collaborazione già nei prossimi giorni, nel fare una chiara e sana operazione ma anche, evidentemente, guardando al futuro. A questa Giunta, dicevo, non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo dare la nostra fiducia. E concludo veramente, Presidente. Non la merita la sua compagine politica, non la meritano i suoi programmi evanescenti, non la merita una maggioranza che riesce addirittura a modificarsi in corsa come la vostra. Non la merita il fatto che, a guardia dei comunisti, si sia erto il baluardo di Rinnovamento Italiano, nell'impossibilità concreta di dare a lor signori una qualsiasi risposta politica, valga ad esprimere il nostro contegno un richiamo al nome augurale ma velleitario che questa forza, assolutamente virtuale, si è voluta dare. Quanto alla loro capacità di frenare, con la loro liberaldemocrazia di facciata lo strapotere delle sinistre, a parlare è sufficiente la loro storia politica, la loro coerenza, la loro pregevole capacità di mantenere fede ai patti con gli elettori e i compagni di viaggio. Per questo il Gruppo di Forza Italia conferma le ragioni dianzi esposte, e conferma appunto che non darà la sua fiducia a questa Giunta che ritiene inadeguata, mistificatrice e persino pericolosa per il destino di questa Regione.

PRESIDENTE. Il presidente Palomba chiede venti minuti per preparare la replica. La seduta riprenderà alle ore 20.

(La seduta sospesa alle ore 19 e 26, viene ripresa alle ore 20 e 11.)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta regionale.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, vorrei iniziare questo mio intervento ricordando che oggi il tribunale di Oristano ha dichiarato ammissibile la costituzione di parte civile della Regione in un processo di sequestro di persona. E' la prima volta che questo accade; questo è un riconoscimento alto per le istituzioni autonomistiche sarde ed è il riconoscimento del fatto che la Regione, vicina a quei sentimenti di straordinaria mobilitazione popolare che hanno indotto quel moto di ribellione contro questo terribile delitto, ed è questo anche il riconoscimento che i sardi sono profondamente contrari ad esso, che esso non rientra nella cultura del nostro popolo, civile e pacifico. Crediamo che questo sia un risultato importante; non si tratta, secondo il principio della presunzione di non colpevolezza che tutti noi dobbiamo rispettare, di esplicare una attività processuale nei confronti di questo o di quell'imputato, ma si tratta soltanto di riconoscere un principio. E così come in altri casi è stata, questa attività processuale, ritenuta ammissibile ad esempio in Sicilia, per rappresentare il distacco forte, irreversibile e definitivo del popolo rispetto a certe forme di criminalità, anche qui è legittimo che il popolo, rappresentato dall'ente esponenziale, esprima la propria ribellione. Premesso questo io manterrò anche alla replica quel carattere asciutto ed essenziale che ha connotato i tempi rapidi della conclusione della crisi e le mie dichiarazioni, perciò non potrò dare conto di tutto è emerso nel corso di questo dibattito, me ne dispiace, ma la vicenda politica continua e su tanti temi avremo ancora l'occasione di confrontarci. Un dibattito che è stato serio, talvolta aspro, ma comunque sempre autentico. Depurato di qualche scivolata di stile, esso è stato adeguato al rango della funzione sovrana che si svolge in quest'aula, per spirito di verità politica, per i profondi e toccanti accenti personali, per i quali la politica si è riconciliata con i sentimenti, per la dignità e le coerenze che si sono oggi rivelate, incrociate, riconosciute e apprezzate. Anche per queste considerazioni voglio evitare di soffermarmi sulle questioni da taluni poste, da parte della opposizione, che riguardano la presidenza e la mia persona, questo è un tema che appartiene alle forze politiche di maggioranza, alle quali democrazia compete di decidere come formare le coalizioni e come esprimere i governi. Mi soffermerò soltanto su alcuni punti programmatici e sulla questione politica. Sugli aspetti programmatici mi limiterò a rispondere alle questioni poste, invitando a vedere gli elementi globalmente e positivamente evolutivi che sono presenti nella realtà economica della nostra Regione, quelle performance che il consigliere Lippi mi invitava a spiegare. Basta seguire gli ultimi dati che sono stati ampiamente diffusi dalla stampa per vedere come ci sia una ripresa in atto. Il Sole 24 ore, sulla qualità della vita, giornale serio, che ha fatto un'inchiesta seria; nel settore affari e lavoro, che è quello che più interessa, all'interno della quale è stata analizzata la capacità imprenditoriale e la vitalità delle imprese, questo settore vede la Sardegna al nono posto, prima di regioni quali il Lazio e le Marche. Infatti, il saldo delle imprese è costantemente positivo, cresce di mille unità all'anno, benché, per esempio nell'artigianato il 75 per cento delle imprese che si cancellano continuino a lavorare. E' un dato confermato dal rapporto tra sofferenza e impieghi, tra l'aumento degli investimenti e dalla vivacità delle piccole e medie imprese. C'è un dato di oggi che è stato pubblicato dall'ANSA, per il quale la nostra bilancia commerciale, come già ha ricordato il consigliere Balia, è in grande ascesa. Al consigliere Usai, che chiedeva notizie sulla spendita dei soldi, ha già risposto il consigliere Balia ricordando che quest'anno la spendita è stata ancora più alta degli altri abbi, fino a superare la quantità di risorse effettivamente disponibili. Sul Master Plan ho già personalmente risposto al consigliere Pittalis, ma lo voglio dire qui: il Consiglio si è pronunciato attraverso una risoluzione delle commissioni lavori pubblici e turismo riunite. Questa risoluzione del Consiglio ha tracciato la strada maestra alla quale la Giunta si atterrà. Sulla zona franca, sulla quale Floris ha fatto delle richieste, Randaccio ha risposto dicendo che c'è nel programma sottoscritto da tutti una chiara indicazione anche delle modalità concrete e operative attraverso le quali la zona franca fiscale sarà oggetto di una specifica e forte rivendicazione nei confronti dello Stato. Sull'occupazione inviterei a vedere i dati con maggiore concretezza. Questi dati sono disponibili insieme agli altri in un documento che è anch'esso messo a disposizione delle forze politiche, sulle quali entro breve tempo potremo ritornare eventualmente. Ci sono evidentemente elementi di ripresa, ma ci vuole uno straordinario impegno che questa coalizione ha assunto e che si candida a esprimere con quella eccezionale mobilitazione che è richiesta dall'esigenza del popolo di sentire e di vedere i governanti vicini a loro esclusivamente occupati nel dare risposte al bisogno di giovani e di adulti di conseguire la piena dignità e autonomia. Questa consapevolezza, questa volontà di eccezionale mobilitazione nello spirito di coalizione è stata fin dall'inizio presente in tutte le forze politiche e nelle espressioni consiliari che si richiamano al centrosinistra, le quali hanno deciso di sedersi allo stesso tavolo di fronte per cercare la via più solida, più celere e più compatta per dare una risposta alla Sardegna, con il rilancio della esperienza di governo per questa e per la prossima legislatura. Questo obiettivo è stato cercato con dedizione e con senso di responsabilità, nel pieno rispetto della autonomia di decisione di ogni forza politica.

Il documento politico sottoscritto è l'espressione di un accordo forte, alto e stabile. Esso testimonia l'impegno di una classe politica dirigente che ha avvertito tutta la responsabilità di un accordo al massimo livello dell'autorevolezza, che proviene dai gruppi dirigenti che si sono formati secondo libere e democratiche consultazioni, e pertanto legittimati a interloquire sulla linea politica, senza interferenze da parte di altri. Registra la convinta partecipazione di tanti consiglieri che riconoscendosi nel centrosinistra hanno con dedizione messo la loro militanza ideale a disposizione del progetto, comprendendo che è necessario l'apporto di tutti e che tutte le ricchezze verranno valorizzate.

Il Partito Sardo d'Azione ha detto di non aver aderito all'accordo per ragioni politiche. Queste vanno rispettate, sono state ampiamente spiegate, di esse bisogna prendere atto con rispetto, ma il richiamo all'esigenza di riprendere il dialogo con questa forza storica, da me ieri messo in evidenza, è stato oggi richiamato da tutte le altre forze politiche della coalizione: Rinnovamento italiano, Federazione democratica, Rifondazione Comunista , Partito popolare, Partito Democratico della Sinistra e Progressisti. Questo è il segno più evidente che non è venuta meno l'attenzione della maggioranza verso questo partito e che in un percorso che deve continuare per le prospettive che si profilano è necessario riprendere il dialogo.

I Democratici per la sinistra hanno sottoscritto il documento. Io ho salutato con favore, a nome della coalizione, la nascita di questo documento all'interno del quadro di centrosinistra. Faccio mie le parole del consigliere Scano, il quale ha detto che ci sono profonde convergenze ideali con questo movimento, che devono essere subito riprese e valorizzate. Questo nuovo forte e alto accordo politico si basa sull'equilibrio tra le forze del centro e le forze della sinistra, di cui io mi rendo garante. Così come rassicuro che l'indicazione di tutti gli Assessori, compresa quella dell'ingegnere Lorrai, è frutto esclusivamente di una scelta tecnica, fatta col consenso di altri stimati colleghi ed è una scelta che non ha alcuna implicazione e alcun valore di carattere politico. Per quanto riguarda le opposizioni ho colto delle preoccupazioni che vorrei qui subito contribuire a escludere. Nelle mie dichiarazioni ho espresso il profondo rispetto della coalizione e mio personale nei confronti del Consiglio, delle prerogative del Consiglio e delle prerogative degli organi del Consiglio. Ha già risposto l'onorevole Marteddu per quanto riguarda il problema della Conferenza dei Capigruppo. Per quanto riguarda la collaborazione per le regole io ho già detto che la coalizione la ritiene sottratta al principio di maggioranza e quindi la nuova definizione sarà lasciata all'incontro e alla collaborazione tra le forze politiche di maggioranza e quelle di opposizione, tra tutte le forze politiche che sono qui presenti. C'è in questa coalizione un'attenzione reale e forte, che è rappresentata anche da una discontinuità e dalla positività del percorso fatto, a nome di questa coalizione che raccoglie le componenti profondamente radicate nella società sarda, che si riconoscono nel centro sinistra nei quali totalmente mi identifico io chiedo al Consiglio che nomini la Giunta da me proposta.

PRESIDENTE. Siamo in sede di votazione, sono possibili, come sapete le dichiarazioni di voto, però prima delle dichiarazioni di voto diamo lettura dell'ordine del giorno.

CONCAS, Segretaria:

ORDINE DEL GIORNO CUGINI - MARTEDDU - BALIA - VASSALLO - RANDACCIO - ARESU sull'approvazione delle dichiarazioni programmatiche e sulla nomina dei componenti della Giunta regionale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

UDITE le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale, On. Federico Palomba;

PRESO ATTO del dibattito,

le approva

e, in conformità alle sue proposte, nomina componenti della Giunta medesima:

On.le Antonio LODDO

Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione

On.le Pier Sandro SCANO

Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio

Avv. Luigi COGODI

Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica

On.le Pasquale ONIDA

Assessore della difesa dell'ambiente

On.le Giancarlo FERRARI

Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale

Prof. Antonello PABA

Assessore del turismo, artigianato e commercio

On. Pietro FOIS

Assessore dei lavori pubblici

Prof. Mario PINNA

Assessore dell'industria

On.le Luca DEIANA

Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale

On.le Benedetto BALLERO

Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport

On.le Paolo FADDA

Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale

Ing. Gonario LORRAI

Asses Assessore dei trasporti. (1)

Votazione per appello nominale dell'ordine del giorno numero 1

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'ordine del giorno numero 1.Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Montis. Ne ha facoltà.

MONTIS (R.C.-Progr.). Conoscendo la sua proverbiale tolleranza, ella, signor Presidente, mi consentirà qualche secondo per una dichiarazione prima della dichiarazione di voto, per sottolineare che ancora una volta aleggia in quest'Aula lo spettro del comunismo come esso veniva descritto dal vecchio Marx ne "Il Manifesto" del 1848. La differenza risiede soltanto nel fatto che una parte delle forze politiche rimeditando il recente passato considera positiva una nostra partecipazione al governo dell'isola e superato l'ostracismo perpetrato in passato. L'altra parte per esorcizzarci spazia dalla Cina a Cuba passando per l'Europa rievocando vicende storiche ai più sconosciute. Vi sembra una cosa seria? Se così fosse, continuate. Una risposta debbo all'onorevole Pittalis quando afferma che Rifondazione Comunista è nemico storico del turismo e dello sviluppo della Gallura. Noi siamo contro ogni servilismo soprattutto al forestiero che usa il nostro territorio come terra di conquista non più come armi in una guerra guerreggiata, ma con la soggezione e il ricatto economico, rassicuriamo i lavoratori e i cittadini della Gallura che nessun atteggiamento preconcetto verrà dalla nostra parte politica, siamo per un turismo compatibile con l'ambiente e da utilizzare come risorsa di sviluppo equilibrato da consumare in futuro come bene inesauribile e fondamento di progresso che assicuri uno sviluppo assieme agli altri settori fondamentali dell'isola. Con questa dichiarazione di voto vorrei sottolineare due fatti nuovi di maggior rilievo dal punto di vista politico come ampiamente sottolineato dai mass media e dalle forze politiche, la caduta della discriminazione anticomunista perseguita con tenace perseveranza dal centro sinistra sardista a partire dal 1994 fino ai nostri giorni. E' un successo non solo per avere influito alla riconsiderazione dell'assurdo storico mantenutosi in Sardegna al di fuori delle moderne correnti di pensiero progressiste italiane ed europee ma soprattutto per la denuncia in questo senso da noi sempre portata in quest'Aula nei momenti più significativi del confronto politico tra le forze presenti nell'Assemblea. Spesso soli, guardati con sufficienza e talvolta con fastidio, la nostra proposta è continuata per affermare il diritto di partecipare al governo dell'isola conquistato sul campo con la battaglia politica il cui risultato è la maggioranza di oggi. L'altra questione. forse più importante della fine della discriminazione politica è il drammatico problema della mancanza di lavoro, essendo riproposto come problema prioritario e che tocca ormai quasi un terzo della popolazione attiva dell'isola coinvolgendo non soltanto le classi popolari meno protette ma anche le giovani generazioni intellettualmente colte con titoli di preparazione tecnica e universitaria, i lavoratori e gli operai tra i 40 e i 50 anni esclusi dal processo produttivo delle grandi fabbriche e quelli espulsi dalle imprese ad esse collegate per servizi e manutenzione di impianti. Anche sul decisivo problema di affrontare le questione economiche e sociali per migliaia di posti di lavoro produttivi e di pubblica utilità, siamo stati i primi a sollecitare misure urgenti e rispondenti alla gravità della situazione data. Con programmi e risorse finanziarie straordinarie capaci di assicurare occupazione nel medio termine e nell'immediato, invertendo un consolidato modo di governare l'isola debole e inconcludente. Fu il nostro Gruppo a presentare una mozione che porta la data del 25 ottobre 1995 con la precisa proposta di investire mille miliardi per un piano straordinario per il lavoro che il Consiglio discusse l'anno successivo senza conclusione pur condividendone l'obiettivo in attesa di tempi migliori. Il problema sembra giunto a maturazione ed è da confidare nel documento sottoscritto dalla coalizione di governo testé formata per il superamento delle passate insufficienze, fummo ancora noi a proporre nel 1997, visto il crescente numero dei disoccupati, 150 miliardi da destinare agli enti locali per opere pubbliche che consentissero di attivare progetti cantierabili e migliaia di possibili occupati nell'immediato, rendendo visibile e solidale l'impegno della Regione sarda, arduo è il compito di questa Giunta e di questa maggioranza che si trova a fine legislatura con questioni economiche e sociali irrisolte e aggravatesi ulteriormente nel corso degli anni dell'undicesima legislatura per non aver saputo programmare lo sviluppo e l'utilizzo razionale delle pur considerevoli risorse finanziarie disponibili, come arduo sarà ottenere dallo Stato somme consistenti che assicurino il pieno raggiungimento dell'obiettivo programmatico annunciato di raggiungere una percentuale occupativa pari alla media nazionale che sarebbe intorno al 12 per cento al fronte del 23/25 per cento di oggi esistente in Sardegna. Il primo piano di rinascita costò 13 anni di impegno politico unitario e di lotte aspre e memorabili, anche il secondo fu il risultato di un grande impegno popolare e istituzionale; il bilancio dello Stato del 1998 è pari a circa un milione di miliardi, dispone di somme manovrabili per investimenti soltanto per 47 mila miliardi, assai poco per i 3 milioni di disoccupati italiani e per una crisi vistosamente in crescita nel Mezzogiorno e nelle Isole. Occorrerà grande impegno politico, una battaglia popolare di prima grandezza ed una unità che ripeta esperienze del passato; se si vorranno avere certezze di progresso economico e sociale e soprattutto per non alimentare speranze vane e irraggiungibili. Le conseguenze politiche di questo sesto governo Palomba possono tradursi in uno sviluppo diffuso ed equilibrato se verrà superata la conflittualità del passato, se si saprà avviare quella inversione di tendenza nella gestione del governo dell'Isola che fu alla base dei propositi e del programma delle forze progressiste nel 1994, e che è rimasto finora soltanto un'enunciazione vuota di significati e di fatti concreti visibili. Superamento delle discriminazioni, piano straordinario per il lavoro, rivalutazione dell'istituzione come valore insostituibile della democrazia, funzionale al concorso dell'intera rappresentanza politica, svolgendo ognuno il proprio ruolo così da assicurare che maggioranza ed opposizione concorrono a migliorare le condizioni economiche dei sardi. Io concludo dicendo che le dichiarazioni programmatiche proposte possono trovare applicazione con una volontà nuova, unitaria nei propositi, concorde nell'attuazione. Con questo auspicio e speranza, che mi auguro non delusi, dichiaro che noi voteremo a favore di questa Giunta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.

MACCIOTTA (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, l'esperienza maturata in questo scorcio di legislatura mi ha fatto toccare con mano quanto possa essere a volte difficile, nell'esercizio della rappresentanza politica, mantenere una coerenza di comportamenti. Ho vissuto già nel recente passato, pur in un arco di tempo relativamente breve, momenti di difficoltà sotto tale profilo; difficoltà che hanno comportato decisioni e scelte da me ritenute giuste e coerenti con gli impegni assunti e con i compiti assegnatimi, ma da altri altrettanto legittimamente non condivise e talora pertanto da me indubbiamente sofferte. Questo, correlato all'attuale crisi del governo regionale, è un altro di questi momenti. Ho preso atto della mia attuale collocazione nell'ambito del Gruppo Misto, collocazione conseguente anch'essa al travaglio che ha attraversato tutti i Gruppi consiliari e le rispettive forze politiche; in una fase evolutiva della società civile a livello nazionale e regionale che può ben identificarsi come una difficile transizione verso nuove aggregazioni e nuovi equilibri. Questa presa d'atto ha comportato, in un momento di attenta riflessione, la mia astensione dalla adesione a nuove iniziative politiche e, per quanto concerne l'attuale crisi, dalla partecipazione al tavolo delle consultazioni della maggioranza in fieri. Cortesemente interpellato a titolo personale dal Presidente designato ho declinato, pur apprezzandolo doverosamente come segno di stima di cui lo ringrazio, l'invito a far parte della nuova Giunta. Decisione motivata oltre che da ragioni di carattere personale dal rispetto di posizioni assunte e difese in quest'Aula in merito alla tesi della incompatibilità di status tra consigliere ed assessore. Tesi che ritengo tuttora più che mai valida alla luce dell'esperienza vissuta in questa legislatura e che non ritengo, per quanto mi riguarda, superabile con le dimissioni da consigliere. Esse comporterebbero la rinuncia a quel compito legislativo espletabile nell'ambito delle commissioni consiliari che ho ritenuto, nella piena coscienza delle mie capacità e dei miei limiti, quello più confacente all'espletamento del mandato ricevuto dagli elettori. Compito altrettanto importante del diretto esercizio delle funzioni di governo e le cui defaillances rappresentano, a mio giudizio, una delle cause principali delle carenze e dei ritardi verificatesi, rappresentando spesso un ostacolo alla piena esplicazione degli effetti dell'attività di governo. In questa posizione non mi sono peraltro sottratto all'invito di fornire al Presidente indicazioni utili alla formazione della nuova Giunta, ritenendo coerente in tale prospettiva quella della riconferma del professor Paolo Fadda quale assessore dei lavori pubblici, non per una gratuita impuntatura, quale da un autorevole commentatore è stata pur benevolmente definita, ma per una obiettiva valutazione positiva del lavoro svolto in termini di qualità e di quantità a vantaggio della collettività isolana, e per la considerazione sulla opportunità che ad egli fosse consentito di portare a compimento alcune importanti iniziative di riforma da tempo intraprese. Ho pertanto preso atto con rammarico del mancato accoglimento della mia indicazione, anche se nel programma della nuova maggioranza costituitasi è stata compresa l'approvazione dei progetti di riforma cui accennavo come uno degli impegni prioritari assunti dalla maggioranza stessa. Ma è sul programma che ho dovuto d'altronde misurarmi ancora una volta con il rispetto di una doverosa coerenza, perché è su alcune impostazioni programmatiche di fondo che sussistono per me differenze sostanziali con Rifondazione Comunista, al di là di anacronistici steccati che non condivido assolutamente in adesione ad un reciproco rispetto, alla liceità ed opportunità di democratico confronto ed alla realistica valutazione di una situazione politica evolvente verso quel bipolarismo compiuto che era tra i principali obiettivi della forza politica che mi ha a suo tempo candidato. Per le ragioni che ho esposto e per ulteriore coerenza con la mia collocazione politica che è stata sin dall'inizio della legislatura e tuttora permane nell'ambito del centro sinistra, non posso che preannunciare la mia astensione nell'imminente votazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Signor Presidente, mi dichiaro stupito dal voler continuare a riportare dati che, se avevo già definito mistificatori in occasione della presentazione della sua precedente Giunta, a questo punto debbo ritenere addirittura ingannevoli. Come pensa che i sardi possano avere fiducia in chi pretende di nascondere la realtà su un problema quale è quello della disoccupazione che è il più grande dramma che sta vivendo quest'Isola. Le notizie dei giornali, io non so quali lei abbia letto, signor Presidente, riportano come i dati di disoccupazione, cioè le iscrizioni agli uffici di collocamento, siano abbondantemente cresciuti. Nella sola provincia di Nuoro ben 4300 iscritti in più. Le aziende stanno chiudendo in tutti i settori con un saldo ampiamente negativo fra nuove iscrizioni alle camere di commercio e cancellazioni. Eccetto che in agricoltura e non perché vi siano nuove aziende agricole che operano nei settori economici, e che quindi danno possibilità di occupazione e di lavoro, ma semplicemente perché le piccole imprese agricole sono state obbligate da una legge nazionale, cosa che prima non era prevista, ad iscriversi alle camere di commercio e a denunciare a fini Istat la loro esistenza. Una mistificazione dei dati numerici, così come è ormai abile politica dell'Ulivo, visto ciò che cerca di propinarci il governo nazionale nel ridurre, per vocazione politica o per decreto presidenziale immagino, i dati sull'inflazione di ben due punti su quella che è l'effettiva incidenza sulla vita della gente e nell'aumentare artificiosamente i dati sul PIL. Artifici contabili che non risolvono i problemi della vita della gente e nell'aumentare artificiosamente i dati sul PIL. Artifici contabili che non risolvono i problemi della gente, anzi creaono maggiore disperazione e maggior distacco dalle istituzioni democratiche. Noi denunceremo in quest'Aula queste falsità, signor Presidente, quale magistrato non è il caso della politica, perché in quest'Aula nessuno è perseguibile per le opinioni che esprime, ma lei sa benissimo che l'abuso della credulità popolare è un reato, ed è quello che viene contestato a maghi e stregoni fatiscenti. Questo è quello che faremo; noi denunceremo queste cose da quest'Aula, da questi banchi, perché non si può abusare della credulità popolare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Aresu. Ne ha facoltà.

ARESU (Gruppo Misto). Non sono intervenuto nella discussione generale solamente per non alimentare quel clima di tensione che si stava sviluppando in quest'Aula, e per non essere trascinato in questioni personali, come purtroppo è successo, che poco hanno a che vedere con l'elezione della Giunta. Perché, come tutti sanno, anch'io sono uscito da un Gruppo e da un partito politico, nel quale, è logico, sono stato eletto, e ti garantisco, collega Bonesu, che solamente chi fa questa scelta, molto spesso obbligata, sa quanto è dolorosa, sa quanto è difficile, sa quanto pesa. E ti garantisco anche che le colpe, le cause non sono mai, dico mai, imputabili ad una sola parte. C'è sempre il correo. E non voglio continuare, proprio per rispettare quanto ho detto prima, anche perché, onorevole Bonesu, le dovrei quanto meno ricordare che i morti non si toccano, che sugli omicidi in modo particolare non si specula, in nessun paese, e tanto meno in provincia di Nuoro.

Ci sono voluti tre anni per aprire a Rifondazione; tre lunghi anni che, per fortuna, non sono passati invano. Tre anni che sono serviti, grazie alla buona volontà di Monti, a superare quegli steccati, perché steccati erano, non divergenze ideologiche, collega, a superare quelle incomprensioni che si erano create spesso ad arte, molto spesso ad arte, tra il centro e i comunisti. Sono stati tre anni però, devo dire, di confronto, di lavoro comune nelle Commissioni e in Giunta. Potrei anche continuare, ad esempio, ricordando che il presidente Selis è stato eletto solo e soltanto grazie ai voti comunisti, voti dati volentieri, richiesti sì, ma dati volentieri per la figura del Presidente. Penso che questa sia una grande vittoria per la Sardegna; finalmente il centro sinistra è riuscito a ricostruirsi in tutte o quasi, mancando ancora il P.S.d'Az., le sue componenti, ed è di questo che la destra ha paura: ha paura di un fronte unito, di accordi politici seri, di una Giunta forte e senza divisioni, fondata sugli interessi collettivi...

LOCCI (A.N.). Di quelli seri, hai ragione, abbiamo paura.

ARESU (Gruppo Misto)... e non di una parte o personali. C'è stato loro tolto, in pratica, qualsiasi strumento di inserimento in eventuali possibili problemi interni alla maggioranza, perché vede, onorevole Bonesu, e non ce l'ho con lei, le chiedo scusa, è solamente una casualità, non abbinano falce e martello a manganello, anche perché sanno molto bene che il manganello i comunisti l'hanno sempre avuto, sulle spalle e dalla parte della punta. Loro ( le destre ) abbinano quest'alleanza a una scelta di campo da parte del centro e da parte della sinistra; scelta di campo che è quella della libertà, del lavoro, delle riforme. Personalmente non posso che gioire di questo. Stavo quasi perdendo la speranza di vedere realizzato un sogno, un impegno politico mio, di migliaia di altri compagni; cioè vedere un Assessore comunista in Giunta, oggi, con un Assessore popolare. Con alcuni colleghi del Gruppo abbiamo contribuito a risolvere questa crisi, la sesta, della quale credo sia giusto ricordarsi, che si è risolta in una settimana; cioè un record rispetto alle crisi precedenti.

Non abbiamo barattato nulla, come componenti del Gruppo Misto; non sono state chieste poltrone e poltroncine e l'avremmo potuto fare, eravamo indispensabili, altri l'hanno fatto prima di noi. C'è bastato essere coinvolti nel programma, essere comprimari in questo momento politico, e c'è bastato riuscirci. Senza posti in Giunta abbiamo garantito il nostro voto, il nostro sostegno e impegno, leale e duraturo, sul programma che si può e si deve realizzare, compresi i 1000 miliardi per il lavoro, e lo spiegheremo durante la finanziaria, utilizzando anche i fondi di rotazione che, penso sia stato ricordato, sono 1040 miliardi fermi di anno in anno. Noi non siamo rappresentati in Giunta, non abbiamo il nostro, come si dice in politica, referente, e non sarebbe manco giusto, considerata la nostra diversa collocazione politica. Io spero di avere dodici rappresentanti in questa Giunta, che rappresentino me, l'intera maggioranza, la maggioranza dei sardi che ha votato buona parte del Consiglio, che rappresenta l'intera Isola, perché è la Giunta che voto, è il suo programma che voto, non sto votando un mio amico dentro la Giunta. Chiudo ricordando che la figura tecnica di un Assessore di area sardista, proposta in piena autonomia dal Presidente, dandogli ampio mandato e libertà di scelta, mi auguro quanto meno possa servire a ricucire quelle incomprensioni che penso ci siano state col Partito Sardo d'Azione. Ed è con questo spirito e con questo augurio, Presidente, che, a nome mio, del collega Demontis e del collega La Rosa, garantiamo il voto a questa Giunta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, credo che dagli interventi del rappresentante del Gruppo sardista si evincesse che il giudizio sul programma e sulla Giunta non è positivo. Credo che però la replica del Presidente ci abbia dato ulteriore modo di capire che con lui, con questa maggioranza e con questa Giunta non abbiamo più niente da spartire. Perché il Presidente ha presentato come una grande vittoria il fatto che il Tribunale di Oristano abbia riconosciuto l'ammissibilità della Regione come parte civile in un processo per sequestro. E' sicuramente un fatto importante il fatto che la Magistratura, anche se in una fase così preliminare del giudizio, abbia detto che il sequestro di persona offende tutti i sardi. E' qualcosa su cui ci troviamo tutti d'accordo, ma ci troviamo d'accordo su altre cose in materia di sequestri di persona che l'azione della Giunta regionale in questa costituzione di parte civile ha calpestato. Perché lei, signor Presidente, si è costituito parte civile anche contro l'emissario della famiglia, nonostante che il Consiglio regionale, all'unanimità avesse chiesto la depenalizzazione nei confronti degli emissari della famiglia. Qua le decisioni del Consiglio vengono calpestate, qua si agisce in un modo in cui partendo da aspirazioni buone del Consiglio si va invece contro i voti del Consiglio, attuando un'azione amministrativa che è in contrasto con la volontà dell'organo legislativo. Questa è la dimostrazione di come lei utilizza la sua carica di Presidente della Giunta regionale in contrasto con questo Consiglio che lei più volte ha criticato, affermando che questo Consiglio dà dei voti disdicevoli. E credo che nei cinquant'anni di autonomia della Sardegna, che andremo a celebrare credo mestamente il mese prossimo, è la prima volta che il Consiglio viene attaccato dal Presidente della Regione, è la prima volta che le istituzioni autonomistiche vengono così calpestate.

Per questo, con ancora maggiore volontà, esprimiamo il nostro no alla sua Giunta ed esprimiamo la nostra aspirazione a un governo della Sardegna che tenga conto delle aspirazioni dei sardi. Per questo faremo opposizione con molto puntiglio, con molta decisione, con molta precisione, rivelando certi altarini segreti, e ne abbiamo dato dimostrazione anche oggi rivelando un retroscena della nomina di un Assessore.

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'ordine del giorno numero 1.

Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E' estratto il numero 50, corrispondente al nome del consigliere Marracini.)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Marracini .

CONCAS, Segretaria, procede all'appello.

Rispondono sì i consiglieri: MARROCU - MARTEDDU - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - RANDACCIO - SANNA Salvatore - SASSU - SCANO - SECCI - TUNIS Gianfranco - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA - ARESU - BALIA - BALLERO - BERRIA - BUSONERA - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - GHIRRA - GIAGU - LADU - LA ROSA - LODDO - LORENZONI - MANCHINU.

Rispondono no i consiglieri: MARRACINI - MARRAS - MASALA - MILIA - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - AMADU - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - CADONI - CARLONI - CASU - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS - FRAU - GIORDO - GRANARA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LOMBARDO - MANUNZA.

Si sono astenuti: il Presidente SELIS - DETTORI Bruno - MACCIOTTA.

Risultato della votazione

Il PRESIDENTE proclama il risultato della votazione:

presenti 79

votanti 76

astenuti 3

maggioranza 39

favorevoli 44

contrari 32

(Il Consiglio approva).

Comunicazioni del Presidente

Vi prego di dedicarmi un attimo di attenzione. E' mio compito, secondo Regolamento, dare lettura di una lettera indirizzata a me, ma attraverso me al Consiglio, dell'Assessore uscente del turismo, Antonio Costantino: "Caro Gian Mario, nel momento in cui si conclude la mia esperienza di Assessore regionale del turismo, commercio e artigianato, sento il desiderio di porgere a te e al Consiglio regionale i miei più vivi e sinceri ringraziamenti per l'opportunità che mi è stata offerta di poter espletare il mandato conferitomi.

Nel breve tempo che mi è stato concesso dalle complesse circostanze, che hanno caratterizzato la condizione politico-istituzionale della nostra Regione, ho avuto modo di sviluppare, almeno in parte, le proposte e i progetti più rilevanti per i settori di competenza, con l'approvazione e la promulgazione della L.R. 5/97, l'accoglimento del DDL sulla riforma della L.R. 35 e con l'avanzare dell'iter consiliare di altri tre importanti DDL, come quello sugli incentivi per la riqualificazione e l'adeguamento delle strutture alberghiere e norme modificative e integrative della legge regionale 14 gennaio 1993, numero 40, quello sulla tutela del consumatore e la modifica del regolamento sull'ambulantato, che mi auguro possano essere rapidamente approvati, nonostante la conclusione del mio mandato, nell'interesse esclusivo dei cittadini e degli operatori di settore.

Come pure mi auguro, e per questo mi appello ancora una volta alla sensibilità da te mostrata in numerosissime altre circostanze, che possa venire quanto prima posto all'attenzione del Consiglio, attraverso le istanze competenti, il DDL che detta norme sui marchi di origine e qualità dei prodotti dell'artigianato artistico, tipico e tradizionale della Sardegna, da tempo atteso dalla categoria a tutela e salvaguardia delle produzioni del settore.

Nel ringraziare te e il Consiglio di quanto potrà essere fatto nel merito, voglio altresì esprimere il mio più sincero augurio affinché l'ultima fase della legislatura in corso possa essere caratterizzata da una maggiore stabilità e continuità di governo, per consentire l'attuazione degli interventi e dei provvedimenti indispensabili alla soluzione dei problemi più gravi e urgenti della nostra Isola, per un futuro di progresso e di civiltà."

Giuramento degli Assessori non consiglieri

PRESIDENTE. Prego ora gli Uffici di convocare gli Assessori non consiglieri regionali per il giuramento. Scusate non vorrei interrompere, onorevoli colleghi, quello del giuramento degli Assessori mi pare anch'esso un momento significativo e credo che meriti...è possibile un attimo di attenzione? Se prendete posto, se no sono costretto a sospendere la seduta.

Gli assessori Cogodi, Paba, Pinna e Lorrai, nominati con l'ordine del giorno testé approvato, non essendo consiglieri regionali devono prestare il giuramento prescritto dall'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949, numero 250. Do lettura della formula del giuramento prevista dall'articolo 3 del citato D.P.R., al termine ciascuno risponderà "Giuro". "Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione."

COGODI Luigi, Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. Giuro.

PABA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Giuro.

PINNA, Assessore dell'industria. Giuro.

LORRAI, Assessore dei trasporti. Giuro.

PRESIDENTE. Io esprimo, naturalmente nel rispetto delle posizioni politiche di ciascuno di voi, l'augurio ai nuovi Assessori e soprattutto il ringraziamento a chi non lo è più.

Il Consiglio verrà convocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 21 e 11.