Seduta n.288 del 08/02/2007
CCLXXXVIII SEDUTA
(Antimeridiana)
Giovedì 8 febbraio 2007
Presidenza del Vicepresidente Secci
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10.
SABATINI, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del martedì 30 gennaio 2007 (282), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Giovanni Giagu ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana di giovedì 8 febbraio 2007.
Poiché non vi sono opposizioni, questo congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
SABATINI, Segretario f.f.:
"Mozione Caligaris - Ibba - Barracciu - Corrias - Orrù - Pirisi - Floris Vincenzo - Cugini - Marrocu - Calledda - Mattana - Sanna Franco - Sanna Alberto - Lai Silvio - Cherchi Silvio - Frau - Porcu - Cerina - Licheri - Uras - Davoli - Gessa - Corda - Pisu - Balia - Masia - Fadda - Giorico - Salis - Serra - Marracini - Lanzi - Lai Vittorio Renato - Pittalis a sostegno di una iniziativa del Parlamento per disciplinare l'accanimento terapeutico salvaguardando la dignità umana."(116)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sull'ordine dei lavori. A me dispiace ripetermi anche se stamattina l'Aula non è sufficientemente numerosa e quindi presumo che ci possa essere anche una sospensione. Però ieri ho chiesto, quando lei presiedeva, una riunione dei Capigruppo per dare corso alla mozione di cui sono prima firmataria. Il caso di Giovanni Nuvoli è un caso gravissimo e credo che il Consiglio regionale non possa esimersi dal sollecitare il Parlamento a legiferare su questa materia. Non si possono lasciare i cittadini da soli, quando gli appelli sono così drammatici. La mozione chiede soltanto che il Parlamento si pronunci in un modo chiaro e netto contro l'accanimento terapeutico. Ritengo che un gesto e una sollecitazione del Consiglio Regionale della Sardegna possa essere utile in questa fase. La prego, pertanto, di disporre una sospensione breve dei lavori e di tenere una Conferenza dei Capigruppo per decidere di mettere all'ordine del giorno, in modo straordinario, questa mozione perché il Consiglio si pronunci. Credo che sia un'esigenza veramente molto sentita dai cittadini. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, non appena possibile, consulterò i Capigruppo in relazione alla sua proposta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, chiedo che lei, prendendo atto che non si può iniziare la seduta con cinque persone in Aula, rinvii i lavori almeno di mezz'ora.
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, le ricordo che la decisione di aprire i lavori ad un'ora concordata è una decisione di tutti. Il mio dovere è quello di aprire la seduta, se lei mi chiede una sospensione, qualora non ci siano opposizioni, la concedo volentieri, magari non per mezz'ora, ma per un quarto d'ora. I lavori riprenderanno tra 15 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 05, viene ripresa alle ore 10 e 30.)
PRESIDENTE. Io proverei a riprendere i lavori, ricordando all'Aula che siamo in fase di discussione generale della legge statutaria e che devono parlare i Capigruppo, che non sono però presenti in Aula in numero molto rilevante. Quindi chiedo ai colleghi se possiamo dare inizio ai nostri lavori. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Ladu.
(Interruzioni)
Sono passati tre quarti d'ora abbondanti dall'apertura della seduta…
LADU (Fortza Paris). Non è questo il problema, è passata anche un'ora, ma…
PRESIDENTE. Non so cosa dire. Io ho il dovere di dare la parola a lei, onorevole Ladu, se ci sono proposte diverse qualcuno le faccia e le ascoltiamo.
LADU (Fortza Paris). Almeno 10 minuti per far arrivare…
PRESIDENTE. Prego onorevole Ladu, ce lo dica al microfono, ce lo formalizzi.
LADU (Fortza Paris). Chiedo 10 minuti di sospensione.
PRESIDENTE. L'onorevole Ladu chiede una sospensione dei lavori di 10 minuti. Ho capito bene? Se non ci sono opposizioni, è concessa. Si riprende alle ore 10 e 45.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 34, viene ripresa alle ore 10 e 45.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del disegno di legge numero 5-Stat/A.
E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessore e colleghi, la legge statutaria si pone obiettivi importanti, però il percorso, sicuramente, non è quello giusto, in quanto travalica la potestà dello Statuto regionale attualmente in vigore. E' palese, in questa legge, la forzatura dell'articolo 15 dello Statuto, modificato con legge costituzionale numero 2 del 2001, e il rischio di incostituzionalità è evidente soprattutto negli articoli 13 e 27 della legge. Un ipotetico nuovo Statuto non può sanare questa discrasia legittimandola, si tratta di un principio che, assolutamente arbitrario, non trova riscontro sulle linee di indirizzo dettate per la modifica degli Statuti regionali, siano essi ad ordinamento ordinario o speciale. E' bizzarro il ragionamento che la Statutaria, praticamente la norma che dovrebbe discendere da uno Statuto, possa anticipare i tempi e i contenuti dello Statuto stesso.
Signor Presidente e colleghi, noi dobbiamo tornare all'articolo 15, il problema non è solo quello di diritto costituzionale, ma è un problema di contenuti politici. La domanda che noi ci poniamo, colleghi, è se dobbiamo tornare allo Statuto, quindi ad un riordino complessivo di tutte le leggi che riguardano la Regione sarda e che sono in cantiere, se vogliamo esercitare, signor Presidente, la nostra specialità come Consiglio regionale.
Qualcuno ha parlato in quest'Aula della democrazia governante e non governata. Io credo che noi dobbiamo pagare un prezzo troppo alto e la democrazia non può pagare un prezzo così alto per questo tipo di scelta che noi vogliamo fare. Io, invece, parlo di un Consiglio regionale che sia messo nelle condizioni di esercitare il suo ruolo istituzionale, il suo vero ruolo. Se l'obiettivo, però, è quello di fare un discorso a tutto campo, che parla di dibattito della riconciliazione, lo diceva prima il collega Cugini, allora, io mi chiedo perché questa accelerazione? Perché se dovevamo fare un discorso del genere abbiamo pensato che, in questa fase, questo fosse il momento di affrontare questo argomento? Non può essere questa la fase giusta per affrontare i problemi dell'autonomismo e del federalismo, c'è una Finanziaria che, sappiamo, fra giorni arriverà in Aula, quindi noi non possiamo essere stretti in una situazione come questa, avere l'impegno di chiudere in tempi rapidi i lavori per quanto riguarda la Statutaria, in quanto abbiamo già l'imminenza e la priorità del bilancio stesso. Se noi avessimo voluto fare, collega Cugini, un ragionamento del genere, avremmo dovuto scegliere, sicuramente, tempi diversi.
Io credo che noi invece potremmo affrontare alcune cose importanti, come la discussione sulla legge elettorale che, secondo me, è prioritaria, veramente, in un momento come questo vera e propria emergenza democratica. Una legge elettorale equilibrata io credo che garantisca tutti; ma questo argomento della legge elettorale non può essere un argomento di fine legislatura, quando partiti e uomini sono tutti in fibrillazione nella prospettiva di un'imminente competizione elettorale.
Credo che dobbiamo vedere anche i contenuti della legge statutaria ed entrare nel merito delle materie decostituzionalizzate contenute nell'articolo 15 della legge, che ci consente di modificare norme statutarie con legge regionale, come previsto dall'articolo 138 della Costituzione. Questo capitolo, signor Presidente, riguarda la democrazia interna della Regione, che è un fatto importante, importantissimo. L'articolo 15, infatti, prevede, con legge regionale, la forma di governo della Regione, la modalità di elezione sulla base del principio della rappresentatività e della stabilità del Presidente della Giunta regionale e dei componenti della Giunta regionale, i rapporti fra organi della Regione, la mozione di sfiducia, le cause di ineleggibilità e di incompatibilità, i diritti di iniziativa legislativa del popolo, cioè i referendum, il conflitto di interessi, che è un problema enorme in questo momento, oggi più che mai è di tremenda attualità, non solo livello a regionale, ma anche a livello nazionale. Abbiamo visto quali grandi interessi economici sta muovendo, in questo momento, la politica regionale, scenario che sicuramente non è stato mai visto in passato. Mai come in questo momento, signor Presidente e Assessore, la politica è condizionata da motivazioni economiche non sempre disinteressate. Questo dovrebbe far riflettere tutto il Consiglio regionale della Sardegna.
Tutto questo non è di poco conto. In una discussione, in un momento come questo, noi stiamo decidendo e stiamo deliberando un nuovo modello di democrazia in Sardegna. Io credo che questo dovrebbe far riflettere tutti, sta cambiando tutto, anche con l'approvazione di questa legge. Allora, se questo è motivo di grande interesse, di grande attenzione da parte della Regione, io credo che ci debba far riflettere su quale tipo di democrazia deve impegnare questo Consiglio regionale nel prossimo futuro. Non si tratta solo di una rivisitazione della forma di governo, c'è molto di più in questa legge e noi abbiamo ripetutamente denunciato il rischio di una situazione di emergenza democratica. Se passa questo disegno di legge sarà ancora peggio. Perché? Perché la legge ricalca la filosofia soriana del presidenzialismo, non quella attenuata con i contrappesi, ma quella dirigista, che accentua e rafforza i poteri del Presidente, sia i poteri politici che i poteri amministrativi.
Noi di Fortza Paris preferiamo percorsi più democratici e più partecipativi. La nostra cultura era ed è impregnata di un pluralismo democratico, di rispetto delle minoranze, di difesa della cultura e della tradizione che fa parte integrante della storia della Sardegna. Noi non vogliamo un sistema bloccato che alimenti i piccoli ricatti e le rendite di posizione. Pensiamo ad un sistema maggioritario con premio di maggioranza, magari che parte da un proporzionale e con uno sbarramento alto, moderatamente alto; siamo invece convintamente contro il presidenzialismo proposto da questa legge statutaria, che è un presidenzialismo servile e improduttivo, servile perché sappiamo bene che tutti i partiti non sono d'accordo, anche quelli che dicono di non essere d'accordo su questo presidenzialismo, però, intanto, oggi, lo approveranno in quest'Aula.
Siamo contro un presidenzialismo che annulla il ruolo dei partiti, che guarda con fastidio al mondo dell'associazionismo, che punta alla comunicazione mediatica e mette in crisi la democrazia partecipata dove tutto è opinabile, non ci sono regole chiare e manca la certezza del diritto; è questo che vogliono i partiti della maggioranza? Io credo di no. Molti partiti si sono dichiarati contro questo presidenzialismo e il presidenzialismo in genere, sono partiti politici che hanno storie diverse, storie importanti, storie di democrazia in Sardegna e in Italia; io vorrei chiedere che cosa faranno poi questi partiti, alla fine voteranno contro o a favore di questa legge? Questo è il vero problema e io sono convinto che questi partiti, alla fine, come sempre, voteranno a favore.
Allora, in un sistema presidenziale è naturale che i poteri del Consiglio vengano rafforzati, il Presidente della Giunta regionale, articolo 15 dello Statuto, può essere eletto direttamente dal popolo con suffragio universale diretto, come propone questa legge, ma anche dal Consiglio regionale e questo dovrebbe far riflettere il Consiglio stesso. Se questo Consiglio vuole fare una seria riflessione può farla in questo momento, facendo un confronto a tutto campo, un confronto serio, rigoroso e fuori dagli schemi. Il Presidente non può e non deve decidere da solo, in qualsiasi momento, il destino di tutto il Consiglio regionale, la mozione di sfiducia deve trovare via d'uscita, non si può andare avanti con la minaccia dello scioglimento del Consiglio regionale, come è stato fatto fino adesso, gli Assessori devono avere un ruolo diverso da quello previsto cioè di collaboratori ed esecutori della volontà del Presidente, sono organi della Regione preposti ai singoli rami dell'amministrazione. Allora, perché oggi non vediamo veramente il ruolo degli Assessori? Noi siamo, ad esempio, contro l'incompatibilità fra la carica di Assessore e quella di consigliere regionale, qualcuno proponeva - mi pare fosse Uggias - anche un'ipotesi secondo la quale un consigliere potrebbe fare l'assessore e non perdere il ruolo di consigliere eletto dal popolo. Possiamo ragionarci, però noi siamo contrari fondamentalmente al fatto che chi non è eletto dal popolo debba amministrare la Regione sarda.
Allora, in una vera democrazia ci deve essere un vero equilibrio dei poteri, altrimenti non stiamo parlando di presidenzialismo, ma stiamo parlando di assolutismo che è quello che sta succedendo oggi in Sardegna. La stabilità prevista nell'articolo 15 dello Statuto può essere garantita dal maggioritario che oggi è presente, qui si rischia di andare oltre la trasformazione delle coalizioni in partiti unici, i partiti quelli veri, ricordo, sono organizzazioni democratiche che nulla hanno a che fare con quello che noi oggi stiamo approvando.
Quindi siamo contro il presidenzialismo e crediamo nel parlamentarismo, soprattutto contro questo presidenzialismo, noi daremo un contributo per ridurre i poteri del presidenzialismo così come lo state proponendo. La coerenza di questa legge col pensiero soriano si evince soprattutto da come è stato considerato lo strumento del referendum che è lo strumento principe per incentivare, promuovere e facilitare la partecipazione dei cittadini alla vita democratica. Questo strumento, l'istituto del referendum, viene reso quasi impraticabile, sia per il numero delle sottoscrizioni che stranamente sono aumentate in Commissione, guarda caso, sia per i tempi di completamento dell'iter, perché è impensabile che un referendum abbia un iter così lungo per il suo completamento, diciamo, così come non possono essere sottoposti a referendum consultivo, come dice la legge, particolari tipi di leggi e regolamenti; questo è un vero arbitrio, perché non possono essere sottoposti a referendum? Io credo che il referendum debba essere aperto a tutto campo e debba riguardare tutte le materie che riguardano la vita di questo Consiglio regionale.
Allora, Presidente, Assessore e colleghi, per concludere: se questa legge verrà approvata così come è, il nostro Statuto di autonomia verrà stravolto, saranno ridotti gli spazi di democrazia e ci troveremo di fronte ad una Regione dove impera l'assolutismo dirigistico di stampo aziendalistico e antistorico che limita la libertà e i diritti di tutti.
Colleghi della maggioranza, se vogliamo dare un nuovo e moderno ruolo a questa Regione, se vogliamo dare un nuovo fondamento a questa specialità, se vogliamo affrontare la stagione delle grandi riforme, noi non possiamo partire dalla fine come stiamo facendo, non si può costruire la casa partendo dal tetto, non è la legge statutaria che dovrebbe dettare norme che derivano e discendono direttamente dal nuovo Statuto di autonomia speciale, se vogliamo parlarne, siamo pronti, il processo delle grandi riforme può essere iniziato e concluso in questa legislatura. Per chi ha paventato questa ipotesi, noi siamo pronti, sappiamo che l'istituto della specialità è in crisi, che ha bisogno di una rivisitazione.
Il federalismo ha fatto importanti passi avanti in questi anni ottenendo nuove e importanti competenze dallo Stato, le Regioni a Statuto ordinario rischiano di superare quelle a Statuto speciale, è questo il vero problema, la stessa legge che riguarda la forma di governo è dello stesso rango di quella per le Regioni a Statuto ordinario, noi stiamo discutendo su materie, su competenze, su questioni che sono alla stessa stregua di quelle delle Regioni a Statuto ordinario; questi sono i veri problemi. Quindi bisogna avere più coraggio in questa fase, dobbiamo uscire da una situazione, tutti assieme, che è caratterizzata da una sorta di accerchiamento avviata dalle Regioni a Statuto ordinario.
Il contributo della legge statutaria a questo processo è veramente minimo, così come lo volete approvare voi, mentre potrebbe avere un contributo molto più ampio e molto più importante; forse risolverà qualche problema interno alla maggioranza, questo è forse il vero limite di questa legge, forse, l'accelerazione di questa legge statutaria è stata dovuta al fatto che la maggioranza doveva risolvere i problemi interni, invece non doveva essere così, doveva approdare in Aula nel momento in cui si era pronti per affrontare seriamente il problema della legge statutaria, il problema della organizzazione interna, della democrazia interna del Consiglio regionale.
Tutto questo non si evince dalla legge, e vi ricordiamo ancora che le regole si fanno pensando che le maggioranze cambiano, voi invece state facendo una legge pensando che questa maggioranza rimarrà in eterno, io sono convinto che questa maggioranza, la prossima legislatura, non governerà la Regione Sardegna, allora voi dovete approvare leggi a maggioranza, come approverete questa, ma pensando che le maggioranze cambiano e che domani potreste essere voi al nostro posto, all'opposizione.
Quindi rivolgiamo un invito, Marrocu, tu che se il Capogruppo del Partito più importante dell'opposizione, è rivolto soprattutto a te e al tuo partito questo messaggio, perché noi vorremmo effettivamente che questa sia una legge che possa essere utilizzata anche negli anni futuri, Noi dobbiamo lavorare seriamente per avviare un nuovo rapporto con lo Stato e con l'Europa, perché siamo già in ritardo, lo Statuto autonomo della Regione sarda, approvato nel 1948, è già uno statuto vecchio che va rivisto, dobbiamo ripensare, oggi siamo in una fase storica che è completamente diversa e quindi dobbiamo avere la consapevolezza, come Consiglio regionale, che lo Statuto va modificato, va cambiato e va adeguato ai tempi, ai tempi europei e ai tempi anche del nuovo ruolo, del nuovo rapporto che ha la Sardegna nei confronti dello Stato italiano. Questi sono i veri temi, questi sono i veri problemi che dovrebbero coinvolgere, che devono coinvolgere e interessare questo Consiglio regionale.
La vera sfida, cari colleghi della maggioranza e dell'opposizione, sarà questa, e il Consiglio regionale dovrà affrontare questa grande sfida; però, noi vedremo chi sarà in grado di accoglierla. Io mi auguro che quei partiti, che finora hanno sostenuto che questa legge che si sta approvando non è adeguata a risolvere i problemi della Sardegna, siano conseguenti e facciano delle scelte che siano in grado di invertire questa tendenza presidenzialista che non giova sicuramente alla crescita e allo sviluppo della Sardegna. Allora noi vogliamo vedere quale sarà la posizione di questi partiti.
Il nostro appello però non è soltanto rivolto ai partiti che sono contro, il nostro appello è soprattutto ai partiti, quelli della maggioranza, quelli che purtroppo decideranno se sarà o no approvata questa legge, perché si faccia una seria riflessione per vedere, se assieme a questa legge statutaria, possa essere approvato un pacchetto che riguarda la legge elettorale, lo Statuto e quant'altro per il futuro di crescita e di sviluppo della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, assessore Dadea, io purtroppo credo che sia un peccato che l'organizzazione dei lavori del nostro Consiglio regionale probabilmente sia una organizzazione sulla quale dovremmo in qualche maniera ripensare, anche quando andremo ad eventuali modifiche del Regolamento e non ci consenta - anche su un argomento che è tutto sommato assai importante qual è quello della legge statutaria in discussione - di trovare una sede in cui si possano scambiare dei giudizi che siano al di là del pregiudizio politico, che siano di merito e che ci aiutino ad approfondire i ragionamenti che noi stiamo facendo sul sistema delle regole alle quali comunque vincoleremo la Sardegna nei prossimi anni.
Credo che sia importante sottolineare il clima in cui noi arriviamo alla discussione della legge statutaria anche per fare una riflessione su una considerazione che molti consiglieri della maggioranza hanno effettuato sulla non volontà presunta della minoranza di arrivare alla approvazione della legge statutaria. Credo che intanto sia un motivo di riflessione, per questo Consiglio, considerare che la discussione sulla legge delle regole si realizza dopo che su due argomenti, che non erano di regole ma erano di merito, la maggioranza ha tentato forzature che poco avevano a che fare con le regole attualmente vigenti. Parlo della discussione sul Piano sanitario che è stata probabilmente farraginosa e lunga oltre quello che sarebbe dovuto essere per la sostanziale disistima che la maggioranza ha espresso, in modo diretto o indiretto, nei confronti del lavoro della Commissione, non attribuendo più quindi alla Commissione consiliare quel ruolo che la Commissione consiliare nella sua sede di istruttoria dovrebbe comunque svolgere.
E poi parlo dei motivi che hanno causato l'occupazione dell'Aula perché, al di là della polemica della politica, che è comunque e sempre assolutamente, mi rendo conto, rivoltabile, per cui ognuno ne vede la faccia che più gli è amica, è assolutamente ineludibile il fatto che ci sia un ritardo del provvedimento della finanziaria che è di 127 giorni e che se questo ritardo poteva trovare una spiegazione quando le maggioranze di questo Consiglio regionale erano ballerine e il Presidente era un'espressione del parlamentarismo, sicuramente hanno assai più difficoltà ad essere spiegate oggi che la maggioranza è forte e coesa e il Presidente è eletto dal popolo; Presidente eletto dal popolo che si è impegnato più volte con l'Aula, con la Commissione, con la Conferenza dei Capigruppo, a portare un provvedimento che era doveroso che portasse, perché c'erano le regole che lo dicevano, entro un limite di ritardo che fosse il più ridotto possibile rispetto al ritardo reale.
Insomma, voi capite bene che, in un sistema di regole, il più obbligato a seguire le regole è chi guida, perché se le regole vengono trasgredite proprio da chi guida diventa difficilissima quella certezza del diritto che è garanzia fondamentale di qualsiasi consesso, che sia esso lo Stato o che sia il Consiglio regionale della Sardegna. Tra l'altro, il presidente Soru, lo dico soltanto come nota di colore quasi, -in un incontro, uno dei più movimentati che avemmo nel corso dell'occupazione, ci disse anche che ci sarebbe potuto essere qualche ritardo nell'approvazione della finanziaria perché, essendo il Presidente stesso interessatissimo alla discussione sulla Statutaria, se essa fosse stata appena più lunga, rispetto a quelle che nella sua testa erano le previsioni, c'era il rischio che ci fosse qualche slittamento per quanto riguardava l'approvazione della finanziaria stessa. Io non ho avuto il piacere di vedere la figura del presidente Soru in Aula in questi giorni; mi immagino che abbia il resoconto di ciò che noi ci stiamo dicendo, che abbia il tempo di leggerselo e che possa trarre utili elementi, per l'azione di governo e di riforme che egli intende impostare in futuro, da quello che comunque in quest'Aula ci stiamo dicendo.
Ecco io, detto questo, non posso che rilevare (ma non è una rilevazione che viene dalla minoranza, è una rilevazione che è stata fatta a più riprese da autorevoli intervenuti in un convegno sulle riforme e sulla legge statutaria organizzato dal maggior partito della maggioranza, i D.S.) che, nel corso di quel convegno citato, in tanti hanno sostenuto quello che è logico e naturale, cioè che uno Statuto viene prima della legge statutaria. Poi io comprendo anche qui la dialettica della politica, cioè comprendo che, nella difficoltà di portare a compimento il processo di riforma statutaria, si ritenga che l'opportunità politica indichi che sia comunque preferibile fare la legge statutaria. Insomma, è una scelta di opportunità, che non è logica dal punto di vista ferreo del ragionamento, ma è una scelta che la maggioranza fa e la minoranza tende a rispettarla segnalando che non condivide la consequenzialità proposta dalla maggioranza, ma neanche la maggioranza verosimilmente la condivide anche se è costretta, dai ritmi e dai tempi della politica, a fare in questo modo.
Ma non diciamoci, perché altrimenti siamo semplicemente cercando spunti per la polemica, che la minoranza non ha voluto fare lo Statuto, perché la minoranza non può essere indicata come la responsabile dell'assenza dello Statuto. La maggioranza propone alla minoranza strade diverse rispetto a quelle che la minoranza ritiene le strade maestre per fare lo Statuto. Quindi voi ritenete che la cosa migliore sia la scelta di una Commissione consiliare che riscriva lo Statuto; noi abbiamo detto, e vi confermiamo, che riteniamo che la scelta migliore sia quella del coinvolgimento di ciascun singolo cittadino sardo su un argomento che è di tale importanza che non può essere ristretto all'interno del Palazzo. Seguiamo una strada diversa, non è assolutamente scritto da nessuna parte, non è dimostrato e non è dimostrabile, che la vostra sia migliore della nostra, che la vostra sia più veloce della nostra. Avete accusato la Costituente di essere una strada lenta, ma la vostra rischia di essere altrettanto lunga quanto quella della Costituente e rischia di essere assai meno motivante per i sardi.
Quindi, a oggi, il momento in cui noi arriviamo alla discussione della Statutaria in Aula è un momento che, come sempre nella politica, non è figlio del bianco e del nero, come qualcuno vuol far credere con una divisione manichea per cui tutto il bene sta da una parte e tutto il male sta dall'altra parte, ma è il frutto delle contraddizioni, delle sofferenze, delle difficoltà che la politica, che è comunque mediazione, incontra.
Allora, noi Riformatori ci distinguiamo da altri interventi fatti dalla minoranza sul tema del ritorno in Commissione. Noi non chiediamo che la legge statutaria ritorni in Commissione. Chiediamo che il cammino della legge statutaria continui all'interno dell'Aula. Siamo convinti che, mentre la divisione e la contrapposizione sui temi di merito sia reale e richieda tutto il tempo necessario (il Piano sanitario ne è stato un esempio), sulle regole non esista una contrapposizione maggioranza e minoranza; la discussione generale lo ha ampiamente dimostrato, nel senso che ci sono sensibilità, convinzioni, ragionamenti che sono assolutamente trasversali all'Aula.
Quindi il ragionamento, se riteniamo che l'Aula sia la sede per poterlo portare avanti, è un ragionamento di tipo trasversale, ed è un ragionamento che ci vedrà via via divisi e uniti in maniera scomposta e ricomposta sui singoli argomenti in rapporto alle convinzioni che sulle regole ciascuno di noi ha, con la convinzione che l'obiettivo è comunque, per ciascun consigliere regionale, quello di scrivere regole che non siano adatte al proprio partito politico in questa legislatura e magari anche alle esigenze di ogni singolo consigliere regionale, ma che siano delle regole che, visto che sono assegnate ad una procedura rinforzata legislativa, possano durare, quindi che siano delle regole che possano essere un riferimento negli anni venturi, qualunque sia il ruolo che ciascuno di noi avrà nella politica sarda e qualunque sia il ruolo che il partito che oggi rappresenta avrà nella vita politica sarda.
Per cui, se questo è il ragionamento, ci sono delle parti della Statutaria su cui probabilmente la condivisione è larga all'interno di quest'Aula e ce ne sono delle altre che sono sicuramente degli elementi di criticità, lo dimostra anche il numero di emendamenti già presentato che, almeno per il momento, è assolutamente sperequato nei confronti della minoranza, nel senso che noi ne abbiamo presentati molti meno di voi, quindi significa che quello che io sostengo, cioè che c'è una sensibilità trasversale su tanti argomenti che sono oggetto di questa legge, è la realtà delle cose, negarlo sarebbe miope, cieco, un atto di stupidità politica.
Quindi, io aggiungo, bene, uno degli argomenti che è risuonato nei ragionamenti e nelle discussioni (ed è, io credo, uno degli argomenti centrali di questa legislatura di transizione ma comunque con un sistema istituzionale nuovo e ben preciso), è quello della distinzione tra presidenzialisti e parlamentaristi, quello della distinzione fra maggioritaristi e proporzionalisti. Io credo che sia necessario dirci le cose con chiarezza su questo argomento perché ciascuno di noi ha una posizione, posizione che nel contesto complessivo dell'aula può essere vincente o perdente, nel senso che la sensibilità di cui ognuno di noi è portatore può essere la sensibilità della maggioranza dei Partiti o dei consiglieri di quest'Aula o quella della minoranza dei Partiti o dei consiglieri di quest'Aula, che non sono le stesse maggioranze politiche espresse dall'aula, però è necessario che ci sia chiarezza. Non è che si possa essere presidenzialisti però temperati, non questo presidenzialismo, l'estremismo, Soru non ci piace, o si è presidenzialisti o non si è presidenzialisti, o si è parlamentaristi o non si è parlamentaristi.
Io ho apprezzato quei colleghi che sono intervenuti e hanno detto con chiarezza di essere parlamentaristi, di essere contrari al presidenzialismo e a un sistema elettorale maggioritario, e di essere invece favorevoli al proporzionale con qualche correzione - al massimo - che garantisca la stabilità dei governi. E' una posizione chiara, immediatamente comprensibile, che è possibile che sia maggioritaria in quest'Aula.
La posizione dei Riformatori è completamente diversa ed è bene che sia chiaro che noi siamo presidenzialisti quindi difendiamo questo sistema, non siamo alla ricerca di elementi di moderazione del potere del Presidente. Il Presidente o è o non è! Cioè, il tavolo è un tavolo a quattro gambe, due gambe sono rappresentate dal Consiglio regionale, e sono il potere legislativo, altre due gambe sono rappresentate dal Presidente e dalla sua Giunta, e sono il potere esecutivo; il tavolo, se mancano due gambe, non si regge, crolla, quindi non dobbiamo pensare che ci possa essere la supremazia di uno dei due poteri rispetto all'altro, i poteri sono identicamente legittimati dai cittadini che li hanno votati, quindi sono due poteri che già si equilibrano tra di loro, che già sono in equilibrio tra di loro, la caduta dell'uno comporta la caduta dell'altro, in maniera assolutamente consequenziale. Questo è il presidenzialismo!
E' vero, ci sono forme di presidenzialismo ancora più avanzato in cui la consequenzialità non è perfetta, basta pensare alla coabitazione francese, basta pensare all'elezione differenziata delle Camere americane rispetto al Presidente degli Stati Uniti, però sono delle forme che implicano un'accettazione del sistema e una sua stabilità complessiva nella testa della gente, compresi i rappresentanti eletti delle istituzioni che, in questo momento, in Sardegna ancora non abbiamo. Quindi io sarei d'accordo se ci fosse un'indicazione tendenziale verso un sistema di questo genere ma è evidente che prima dobbiamo digerirlo il presidenzialismo, prima dobbiamo capire se il presidenzialismo riteniamo che sia adatto a risolvere i problemi istituzionali dell'assetto di governo della Sardegna.
Noi pensiamo di sì e lo diciamo con chiarezza, e nel dirlo con chiarezza diciamo che il riequilibrio dei poteri non è nei confronti del Consiglio, neanche per sogno, con il Consiglio esiste una separazione dei poteri; il riequilibrio dei poteri è semmai nei confronti della minoranza consiliare che deve essere posta in condizione di subentrare in un sistema bipolare a quella che è la maggioranza del momento, la maggioranza e il Presidente, quindi il Consiglio e il Presidente sono la stessa cosa dal punto di vista politico e soltanto in un sistema partitico frammentato come il nostro questo non succede, perché il Capo del governo, il Presidente della Regione, eletto dai cittadini sardi è anche il capo della maggioranza, quindi la maggioranza in un sistema in fisiologia non ha problemi se non quelli della dialettica normale, interna a uno schieramento politico né con la sua Giunta né con il suo Presidente eletto.
Quindi, questo è il ragionamento da cui noi non possiamo deflettere. Con una Giunta, noi vogliamo pensare che il potere del Presidente, che è un potere molto ampio, sia in qualche maniera controllato. Noi siamo d'accordo nel senso che ne sentiamo l'esigenza, ma chi è il controllore del Presidente della Giunta? Beh, il controllore del Presidente della Giunta è il Consiglio, secondo la legge che se cade uno cade l'altro, oppure chi lo ha eletto, i cittadini. Allora noi proponiamo che durante la legislatura, dopo la prima metà della legislatura, i cittadini possano chiedere la revoca e introduciamo l'istituto del referendum di sfiducia al Presidente che però può essere chiesto soltanto da chi lo ha eletto e cioè dai cittadini, non può essere chiesto dal Consiglio che sfiducia il Presidente e ne elegge un altro, perché questo vuol dire che non esiste più il presidenzialismo. Chi può chiedere la sfiducia del Presidente della Regione è soltanto colui che gli ha delegato la potestà e cioè il cittadino, i cittadini sardi.
Vogliamo rendere ancora più forte l'idea che colui che ha avuto un potere o che ha un potere così forte come quello del Presidente della Regione non lo può esercitare in maniera indiscriminata? Benissimo, abbiamo introdotto come emendamento quello che non ci sia la immediata rieleggibilità del Presidente della Regione, nei cinque anni in cui è Presidente non può essere menomato nei suoi poteri ma noi possiamo scegliere che non sia Presidente per più di cinque anni; i sindaci dei comuni, dei piccoli comuni non possono fare più di due mandati, insomma è pensabile che una figura istituzionale che ha un potere ben più ampio di quello del sindaco di un comune possa vedere il suo mandato ridotto a uno soltanto. Quindi se questo è un elemento di contemperazione dei poteri, bene, su questo possiamo discutere, è un ragionamento accettabile ma è un ragionamento che non inficia i poteri del Presidente mentre è in carica, semplicemente dice che questi poteri non possono essere per dieci anni, per quindici, per venti anni, ma che hanno un limite temporale ed è una cosa diversa.
Il terzo elemento che abbiamo introdotto è che la legge elettorale, oltre che essere presidenzialista e maggioritaria, sia anche una legge elettorale che assegna il premio di maggioranza al Partito e non alla coalizione. Perché? Perché va verso il bipartitismo, perché il Presidente che sia sostenuto da un Partito forte non è un Presidente che deve confrontarsi costantemente con le turbolenze di una maggioranza che è comunque divisa in tanti Partiti e in tante sensibilità diverse e si ridà forza al sistema dei Partiti e si ricostituisce il sistema dei Partiti in rapporto con la sua guida e cioè col Presidente della Regione e con la Giunta che discende da questo.
Voi ci avete chiesto quali sono i nodi e quali sono le proposte. Bene, noi Riformatori vi stiamo dicendo i nodi e vi stiamo facendo delle proposte, quindi se c'è davvero una disponibilità al ragionamento, i temi li stiamo ponendo sul tappeto e si può ragionare. Abbiamo introdotto e sottolineato il tema delle garanzie delle minoranze; vi proponiamo che il difensore civico così come tutte le Commissioni di garanzia siano eletti dal Consiglio regionale ma abbiano una rappresentanza forte dall'indicazione che viene dalle minoranze perché se voi volete davvero dare garanzia alle minoranze e quindi consentire alle minoranze di essere domani schieramento di governo non dovete negare loro gli strumenti con l'idea che anche voi sarete minoranza, auguro a voi il più tardi possibile, auguro a noi quanto prima possibile.
Ancora, vi chiediamo di ridurre il numero dei consiglieri regionali da 80 a 60, che ci sia in ciò la dignità di questo Consiglio regionale di dire che il numero dei consiglieri regionali della nostra Regione è sproporzionato rispetto al numero degli abitanti e rispetto alle altre Regioni italiane. E' evidente che per ciascuno di noi è una sofferenza pensare che le opportunità personali si possano ridurre attraverso la riduzione del numero dei consiglieri regionali, però è un atto di dignità per questo Consiglio ed è probabilmente anche un modo di recuperare il rapporto interno di un Consiglio che è troppo grande e che anche in questo momento ha mille altre cose a cui pensare che non dibattere della legge statutaria e non riesce per la sua pletoricità, anche per la sua pletoricità, ad essere davvero il punto di riferimento dei ragionamenti.
Vi proponiamo di istituire una valutazione dell'impatto legislativo delle leggi, tante volte noi ci troviamo a legiferare senza avere una minima idea di quello che sarà l'impatto economico, l'impatto finanziario, anche l'impatto sociale e di costume delle cose che andiamo a fare rispetto al contesto a cui si riferiscono. Molte volte si sovrappongono le norme senza che ci sia una razionalità in questo. Bene, noi vi facciamo delle proposte concrete. Ci avete chiesto, a più riprese di non essere ostili alla Statutaria. Come potremmo esserlo? E' una legge di regole, è nostro interesse come vostro che le regole migliorino e durino nel tempo. E ci avete anche chiesto di indicare i punti di discussione. Bene, noi ve li abbiamo segnalati nei nostri emendamenti, che non sono né emendamenti speciosi, né emendamenti per perdere tempo, sono emendamenti per entrare nel merito, per discutere e per migliorare il testo della Statutaria.
PRESIDENTE. Inviterei i consiglieri a prendere posto e ad ascoltare i colleghi che intervengono, c'è un brusio in Aula che è insopportabile, sicuramente per chi sta parlando ma anche per chi vuol ascoltare. Si accomodino i colleghi!
E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, se noi avessimo seguito un percorso logico, prima della legge statutaria, avremmo approvato lo Statuto di questa Regione. Il rifiuto del centrodestra di nominare i consultori ha comportato, per la maggioranza, un impedimento e un percorso in questo senso. La maggioranza era ben consapevole che la legge fondamentale del popolo sardo non poteva essere scritta da una sola parte, ma che alla sua scrittura entrambe le parti dovevano contribuire. Questo per noi ha rappresentato il blocco di un percorso.
Oggi però, cari colleghi, noi scontiamo anche conseguenze di quel gesto e ci troviamo a discutere la legge statutaria nel rispetto delle prescrizioni e dei vincoli contenuti nello Statuto vigente, cioè sulla base dei contenuti dell'articolo 15 statutario, così come poi è stato modificato dall'articolo 3 della legge costituzionale numero 2 del 2001, e deve rispettare inoltre altri obblighi previsti dalla legge costituzionale numero 1 del 1999, che di fatto assimila la Sardegna alle Regioni ordinarie.
Quella legge prevede (lo diceva ora, con molto calore e con molta passione, l'onorevole Vargiu) l'elezione del Presidente a suffragio universale e diretto, contestualmente all'elezione del Consiglio regionale, nonché il diritto del Presidente eletto di nominare e revocare gli Assessori ed attribuire le funzioni di Vicepresidente. Ora, onorevole Vargiu, pur ammettendo che il sistema presidenziale garantisce la stabilità del governo, si deve però riconoscere che la stabilità poteva parimenti essere perseguita anche col sistema parlamentare, individuando correzioni a quel sistema e con l'introduzione di meccanismi di maggiore garanzia a salvaguardia della stabilità stessa. So che, in linea generale, in questo Consiglio, è prevalente l'ipotesi del presidenzialismo, ma io, onorevole Vargiu, contrariamente alle tesi da lei ed altri colleghi sostenute, voglio invitare il Consiglio regionale ad una attenta riflessione.
Questa non è una riforma stagionale, questa non è come la frutta di stagione, non la cambiamo alla prossima tornata, non la cambieremo fra un anno, è destinata a dispiegare effetti per un lunghissimo periodo di tempo. Sbaglieremmo, allora, a ragionare in funzione di questa maggioranza, a ragionare in funzione di questa Giunta, sbaglieremmo noi della maggioranza a ragionare solo ed esclusivamente in funzione di questo Presidente. I Presidenti passano, in democrazia le maggioranze si alternano. Noi, uomini politici, al pari degli animali, crediamo di essere immortali, ed ecco che, con questa inconsapevolezza della mortalità, siamo spesso soggetti ad un furore di tipo iconoclasta. Oggi, proprio con questa legge, possiamo reintrodurre il sistema parlamentare. Peraltro i limiti del presidenzialismo sono oggetto di discussioni e di dibattiti approfonditi in tutti i partiti a livello nazionale, a partire dal Partito dei Democratici di Sinistra, che si interrogano giustamente e legittimamente sull'opportunità di conservare un percorso che svilisce la funzione del consigliere regionale.
Badate, siamo nella condizione di scegliere liberamente tra un sistema e l'altro, fra parlamentarismo e presidenzialismo. Poi possiamo avere anche altre pretese, cioè quelle di viaggiare verso il presidenzialismo ed alleggerire la pressione del presidenzialismo stesso con emendamenti di temperamento, ma in tal caso, si sappia che è una forma di mistificazione. Servono quegli emendamenti di temperamento, se quella fosse la conclusione, servono ma non risolvono, perché allo stato della legislazione non è consentito un sistema ibrido. Quelli sono solo palliativi, hanno più un effetto placebo che un effetto reale. Peraltro, chiedo (ed è una domanda che debbo rivolgere ai partiti del centrosinistra ed ai partiti della sinistra più che ad altri) come è possibile, oggi, prevedere e battersi a difesa del sistema presidenziale ed avere, ieri, impedito (giustamente dico io), con referendum, un sistema analogo nel livello nazionale? Se non funzionava nel livello nazionale, non funzionerà neanche nel livello regionale.
Mi limito (e nel farlo so di non perdere tempo perché sono concetti e parole più convincenti di quelle che certamente io saprei usare) a leggere un pezzo, allora apparso sulla stampa, a firma di un costituzionalista di alto valore e di alto livello, Zagrebelsky; egli ha scritto questo articolo due giorni prima del referendum, naturalmente si riferisce agli effetti che quella forma di governo allora prevista avrebbe avuto sul Governo nazionale, ma tutto ne discende ed è trasferibile, invece, sul potere regionale. Allora: "Quali le pulsioni profonde? Innanzitutto la servilità. Un popolo è servile se si rallegra di poter scegliere, ogni cinque anni, un capo al quale conferire poteri illimitati. Non sembri una sintesi esagerata. Questo nuovo Capo è denominato "primo ministro", ma il potere personale che questo nome innocente indica è tale da far paura. Egli dispone dei ministri a suo piacimento, nominandoli quando gli sono graditi e revocandoli quando gli diventano sgraditi. A suo piacimento dispone anche dei rappresentanti del popolo perché ogni dissenso nei suoi confronti si può concludere con il loro licenziamento, lo scioglimento della Camera e nuove elezioni: il diritto di critica è dunque ammesso, ma chi lo eserciterebbe, quando il prezzo è il suicidio? Non può invece accadere il contrario, cioè che siano i rappresentanti del popolo a licenziare il capo e a sostituirlo con un altro". Ancora: "Il Parlamento, infine, abbiamo già visto essere reso nullo nella sua funzione che è sempre stata la sua essenziale, di garanzia contro gli abusi del Governo. Quando gli assurdi rapporti tra Camera e Senato, previsti dalla riforma, glielo consentissero, legifererebbe, ma sempre e solo agli ordini del Capo del Governo.". Ed infine: "L'atteggiamento impolitico e qualunquista. Nessun Parlamento al mondo è tanto umiliato quanto quello che deriverebbe dalla riforma. Non controlla ma è controllato; se legifera lo fa per conto altrui; se si permette di dissentire, è sciolto. Data la sua marginalità, potrebbe anche essere soppresso o sostituito da un'astratta attribuzione di millesimi, come nei condomini, a ciascuna delle parti in campo.".
Colleghi, vi sono, come vedete, ragioni profonde per riflettere sull'esigenza di cambiare un sistema che rende il Consiglio regionale servile. Il Consiglio regionale viene espropriato dei propri compiti e delle proprie funzioni, sul Consiglio prevale un dominus! Il Consiglio, invece, ha autorevolezza ed è tale se ha la libertà di esprimere un giudizio e valutazioni autonome. Allora la scelta che facciamo oggi non è una scelta neutra rispetto alle funzioni del Consiglio e non è una scelta neutra neanche rispetto ai diritti dei cittadini. Attenti, siamo nella condizione in cui stiamo scegliendo, concretamente e di fatto, da un lato di servire la democrazia, dall'altro lato, di consentire, invece, che altri della democrazia possano servirsi.
Io sono un parlamentarista convinto, tanti altri qua dentro lo sono, in questa direzione presenteremo degli emendamenti, emendamenti anche di correzione nell'eventualità che si permanga nella determinazione di bocciare il parlamentarismo ed andare verso il presidenzialismo, così come riteniamo utile presentare altri emendamenti relativamente ad altri aspetti. Provo a citarne qualcuno: il potere regolamentare. Il potere regolamentare è, dallo Statuto attuale, attribuito al Consiglio regionale; fintanto che lo Statuto attuale dispiega efficacia, fintanto che non lo modifichiamo, il potere regolamentare deve conseguentemente restare nelle mani del Consiglio regionale. Le norme introdotte, io dico in forma acritica, quasi ostinata, relativamente al referendum, sono norme di portata talmente importante che impedirebbero che in questa Regione si svolgesse ogni e qualunque forma di referendum, perché il numero delle firme richieste è un numero spropositato che non può trovare conferma neanche in un rapporto fra il numero di firme richieste per il referendum nazionale rispetto alla popolazione nazionale e, nel caso della Sardegna, rispetto alla popolazione sarda.
Ci sono poi altri punti non meno importanti, altri emendamenti che saranno da noi prodotti, sui quali interverremo e chiederemo all'Assemblea una attenta valutazione. Ci sono delle parti, per esempio, della normativa della legge statutaria laddove si introducono apparentemente alcune prescrizioni ma, di fatto, sono prescrizioni non destinate a produrre alcuna efficacia. Mi sto riferendo a quelle parti che consentono, a chi siede nei banchi di questo Consiglio, a chi siede nei banchi della Giunta regionale, di concorrere a gare indette dalla Regione sarda. C'è un limite, all'interno di quella norma, fortemente importante che credo che debba essere rimosso.
Infine, io mi permetto di rivolgendomi a quei colleghi che hanno lasciato aleggiare, all'interno di quest'Aula, nei loro interventi (che rispetto, così come rispetto le posizioni), la possibilità che, in maniera surrettizia e non concordata, perlomeno non concordata nelle vie, nelle forme e nei luoghi ufficiali, siano presentati emendamenti alla legge statutaria contenenti indirizzi, percorsi e canali per l'introduzione, dentro la legge statutaria, di vincoli e di indirizzi relativi alla legge elettorale. Si tratterebbe di un fatto enormemente grave, proprio perché surrettiziamente verrebbero introdotti senza quelle opportune intese che, per leggi di questa portata, devono intercorrere non solo dentro la maggioranza ma anche tra maggioranza e opposizione; intese alla luce del sole non ve ne sono state e, se vi fossero state nelle segrete stanze, non me ne sentirei certamente vincolato. Badate che percorsi di quel tipo sono percorsi che mettono a rischio l'intera struttura della legge statutaria. Percorsi di quel tipo ci porterebbero a profonde riflessioni sui comportamenti che dovremmo tenere rispetto al voto finale, così come percorsi di quel tipo (possono essere anche altri, ma certamente quelli) ci costringerebbero, a legge approvata, se anche in quel caso fosse approvata, cosa della quale dubito, ad essere attivi, direttamente partecipi, direttamente propositori di tutte quelle forme di salvaguardia non solo di oggi ma anche del futuro, cioè ad essere parte attiva per quanto riguarda il referendum. Non vorremmo trovarci nella condizione di chi è forzatamente costretto a farlo e invitiamo tutti i colleghi ad un atteggiamento di riflessione e di responsabilità, sapendo che ciascuno di noi è responsabile di quello che non è riuscito ad evitare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, colleghi, colleghe, Assessore, è singolare che, mentre quest'Aula discute della legge statutaria, il Presidente della Regione sia, ancora una volta e anche a finanziaria approvata, assente, assorto in altre faccende che egli considera, evidentemente, ben più importanti rispetto alla sua considerazione dei lavori del Consiglio regionale. Tutto questo, colleghi, è una mera formalità, siamo una formalità, a volte fastidiosa, a volte inevitabile. Di tutto questo è bene ancora una volta prendere atto, soprattutto da parte di coloro che stanno consegnando in mano allo stesso Presidente un nuovo, formidabile strumento di controllo sulla potestà, sull'autonomia, sulla capacità decisionale di questa Assemblea. La musica non cambia nemmeno quando in discussione c'è, guarda caso, la legge statutaria che egli ha imposto alla sua maggioranza e all'intera Assemblea. Una legge importante, anzi storica, se non altro perché rappresenta, a detta di un autorevole consigliere regionale della maggioranza, la prima legge monarchica nella storia dell'autonomia sarda.
Ho seguito con interesse il dibattito sviluppatosi fino a questo punto e, pur avendone tratto molti e consistenti spunti di riflessione, vi ho colto un grande limite: quello di ricondurre troppo spesso il discorso ad un problema relativo al presidenzialismo. Presidenzialismo "sì", presidenzialismo "no". Presidenzialismo rivendicato da una parte, aborrito e imputato come colpa altrui dall'altra. Ebbene, mi pare, invece, di poter dire che, in quest'Aula, non è in discussione principalmente il presidenzialismo, verso il quale - vale la pena sottolinearlo - Alleanza Nazionale non muta la propria opinione, siamo presidenzialisti, e restiamo tali pur rispettando le diverse opinioni in proposito, presenti anche all'interno della nostra coalizione, e che emergeranno probabilmente dal contenuto degli emendamenti. Alleanza Nazionale ha, nella sua storia, il presidenzialismo, la destra italiana rivendica anzi con orgoglio di essere stata presidenzialista quando questo concetto era ancora confinato ai ristretti circoli di un'intellighentia politico-culturale. Il Capo dell'Esecutivo deve essere direttamente eletto dai cittadini, deve di conseguenza poter governare in un quadro di stabilità…
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Artizzu. Aspettiamo che i colleghi si sistemino, poi riprenderà il suo intervento. Prego i colleghi di accomodarsi al loro posto e di ascoltare l'oratore che sta parlando, abbiamo tempo tutto il giorno per dialogare. Prego onorevole Artizzu.
ARTIZZU (A.N.). Grazie. Il Presidente deve essere eletto dai cittadini e deve di conseguenza poter governare in un quadro di stabilità, questo per noi non è in discussione. Ma qual è il corretto utilizzo del potere derivante dall'assetto presidenzialista? Qui sta il problema. Il presidenzialismo corretto e autentico è quello che si alimenta del confronto con l'Assemblea legislativa, quello nel quale il Presidente della Regione, in questo caso, funziona come elemento di sintesi e di rappresentanza di programmi e linee guida, quello in cui il Presidente non solo non svuota e vanifica, ma anzi esalta il ruolo del potere legislativo. L'esatto contrario della interpretazione alla quale stiamo assistendo.
La perversione del presidenzialismo alla quale assistiamo, invece, colleghi, per di più non motivata da un'errata interpretazione elaborata in buona fede, ma semplicemente viziata dal personale interesse a non avere fastidi nella conquista predatoria e nella conservazione del potere, non può essere altrimenti definita se non una grottesca caricatura del presidenzialismo. "Legge monarchica" dunque recita il sito Internet dello stimato collega del centrosinistra, ma soprattutto legge deludente, ennesima occasione sprecata, bruciata in questo olocausto continuo delle buone opportunità perse. E non è il primo inciampo sul tema delle riforme, che doveva essere il fiore all'occhiello di questa legislatura; da una parte si tenta in tutti i modi, e purtroppo ci si riesce, di espropriare il popolo sardo del potere sovrano, per eccellenza, della riscrittura del proprio Statuto autonomistico; dall'altra si fa a pezzi lo Statuto autonomistico declassandolo ad una legge statutaria che di fatto ne umilia l'alto valore e lo riduce ad un involucro vuoto.
Fin dalla Costituzione del 1948 è stata espressa la convinzione di dover rispondere alla situazione storica del malessere socio-economico sardo in primo luogo attraverso lo strumento istituzionale dello Statuto dell'autonomia speciale, come veicolo determinante di ogni progetto di riscatto e di rilancio. L'idea della partecipazione è, in ultima sintesi, l'idea stessa di democrazia, ma passare dall'idea della partecipazione al progetto operativo della partecipazione stessa è arduo, soprattutto quando la partecipazione non interessa realmente. L'idea e il progetto della realizzazione della partecipazione popolare, per mezzo dello Statuto hanno infatti dalla loro anche la scoperta attuale che non ci può essere sviluppo socio-economico reale senza il supporto reale di una base istituzionale capace di produrre un sistema forte, di partecipazione della comunità dei cittadini alle decisioni politiche che li toccano. L'apparato di governo regionale odierno non ha apertamente respinto l'idea e il progetto della riforma statutaria come partecipazione popolare e la proposta di realizzare tale riforma ricorrendo alla mobilitazione del popolo, progetto sul quale il centrodestra ha avuto il coraggio di iniziare a lavorare. Stiamo iniziando un cammino di riforma insieme ai cittadini, lo porteremo tra la gente, lo faremo discutere dalla gente. Il Governo regionale invece e, conseguentemente, la maggioranza di centrosinistra hanno preferito il fantasma di una Consulta regionale inutile e costosa; naufragata questa, altro merito delle opposizioni, l'apparato ha prodotto questa Statutaria all'insegna dell'accentramento del potere negli artigli del Presidente gentiluomo.
In questo disegno governativo della riforma statutaria, infatti, l'idea e il progetto della partecipazione democratica, come riconsegna del potere da parte del governo ai cittadini, sono stati rovesciati nell'idea e nel progetto centralistico esasperato. Come giustamente fa osservare il professor Lobrano, già ampiamente citato, che ha partecipato ai lavori della prima assemblea di un nuovo movimento politico di centrosinistra, questa non è una riforma, ma una controriforma esplicita. Decenni di riflessione, di ideazione, di progettazione e anche di speranza per un rilancio da conquistare con una grande mobilitazione popolare di intelligenza e volontà, vengono liquidati con la banalità di un trucco illusionistico, neppure sofisticato, Lobrano lo definisce "un colpo di Statuto".
Non è nemmeno da sottovalutare la protesta della CISL che ha denunciato, come fatto gravissimo, la presentazione, da parte della Giunta regionale, e poi l'approvazione in prima Commissione, di una legge statutaria che in realtà è il corpo vero dello Statuto, che tratta della partecipazione popolare, dei rapporti con la comunità, della forma di governo della Regione, del ruolo dei comuni e delle province, dei principi di sussidiarietà, con un'accelerazione che non rende giustizia all'esigenza della partecipazione delle rappresentanze sociali ed economiche all'elaborazione di proposte sul nuovo modello di democrazia. Questo dice la CISL, ma la CGIL non è da meno, definisce questa riforma uno sconcio (ricorderanno i colleghi che hanno partecipato all'audizione, e che certamente hanno audito), uno sconcio che mette in pericolo la democrazia e la partecipazione. Incomincio a preoccuparmi, l'area della opposizione inizia ad essere un po' troppo affollata di questi tempi. Il capo della CGIL sarda fa notare che, tra le altre cose, è stato completamente dimenticato il lavoro, nella Statutaria non se ne parla, come non si parla di radici, di identità, di valori, di cultura sarda, di sardità, in compenso si parla di banda larga e di Internet. Si banalizza il concetto della partecipazione popolare riducendolo alla società dell'informazione e al diritto di accesso alle reti tecnologiche e comunicative per combattere l'esclusione digitale. Polli d'allevamento attaccati allo schermo del computer.
Ma non finiscono qui le garbate osservazioni della sinistra sulla legge statutaria. Andrea Pubusa, ordinario di Diritto amministrativo all'Università di Cagliari, afferma che questo testo illuminato è la traduzione in legge regionale del programma istituzionale di Licio Gelli. E aggiunge che, al testo Soru, esistono molte soluzioni alternative pur volendo mantenere un sistema presidenziale. E' chiaro, dunque, che è pretestuoso e fuorviante ridurre tutto alla questione presidenzialista. Questo lo dico a beneficio dei colleghi della sinistra che, forse a corto di argomenti, affermano sostanzialmente: "Volevate il presidenzialismo, eccolo!" Atteggiamento puerile di coloro che, dimenticando peraltro che non si discute di presidenzialismo, ma della sua degenerazione, godono di questo scempio pur di sbeffeggiare gli avversari. Come colui il quale, nel poco edificante intento di nuocere alla consorte, non ha esitato ad abbandonarsi al più sciocco autolesionismo.
No! Questo non è il presidenzialismo, questo è solo lo strumento di un regime da operetta, anzi da avanspettacolo. Non riesco a spiegarmi perché molti di coloro che, con accanimento e passione, nei mesi scorsi, si sono battuti contro la revisione costituzionale del Governo Berlusconi, oggi con altrettanta passione sostengono la proposta di legge statutaria di Soru. Gridavano allo scandalo perché vedevano all'orizzonte un uomo forte ed ora tacciono mentre uno ancora più forte occupa loro la casa. Trovavano scandaloso il rafforzamento dei poteri di un Presidente del Consiglio dei Ministri, che sarebbe stato comunque suscettibile in casi estremi di sostituzione nel corso della legislatura, e oggi accettano in silenzio l'ineluttabilità di essere rispediti a casa solo per un capriccio o per un calcolo opportunistico.
Possibile, mi chiedo, che la sinistra oggi in Sardegna sia ridotta a questo? Possibile che siano ridotte a questo quelle forze politiche, legittime, anche se non uniche, eredi della Democrazia Cristiana, del Partito socialista, di quello comunista? Questo non è presidenzialismo, colleghi! Mi chiedo se, come afferma il collega di maggioranza, sia veramente qualcosa che assomiglia alla monarchia. Nemmeno! I monarchi ormai hanno un ruolo di rappresentanza istituzionale, sempre meno poteri reali e sempre più valori di riferimento e di identità dei popoli che rappresentano e non si sostituiscono al potere legislativo e nemmeno a quello esecutivo. Mi sfiora il dubbio che possa trattarsi di una teocrazia, il potere in mano ad un nuovo culto pagano di cui il Presidente è il guru e magari la Dirindin è la vestale. Non mi meraviglierei in questo caso, se le prossime nomine di Assessori e dirigenti venissero perfezionate con l'imposizione delle mani.
Ma, tutto sommato, più realisticamente paragonerei questa nuova forma di potere, che scaturisce dalla perversione del presidenzialismo, alla tirannia, alla riedizione della figura storica del tiranno, termine attribuito a colui che dapprima raggiunge e poi esercita in maniera egemonica il potere attraverso il dispotismo, dando così vita ad una tirannide, quella forma di governo che Platone definisce il trapasso dalla democrazia. Vittorio Alfieri scrive: "Si deve indistintamente chiamare tirannide ogni qualunque Governo in cui chi è preposto all'esecuzione delle leggi può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle o anche soltanto deluderle con sicurezza di impunità e, quindi, questo "infrangilegge" sia ereditario o sia elettivo o sia usurpatore o sia legittimo, buono o tristo, uno o molti, ad ogni modo chiunque ha una forza effettiva che basti a ciò fare è tiranno, ogni società che lo ammette è tirannide, ogni popolo che lo sopporta è schiavo". Mi chiedo se queste parole siano valide ancora oggi e se suggeriscano qualcosa. Io non credo che la Sardegna accetti di diventare schiava di Renato Soru, anzi sono convinto che se qualcuno avesse messo in conto questa eventualità è destinato a restare deluso, e sono anche convinto che la maggioranza non accetti più di essere relegata al ruolo del caudatario, del reggitore del mantello del principe. Questa legge, colleghi, è la legge sbagliata nel momento sbagliato, mentre la Sardegna attende la manovra finanziaria, attesa che sarà premiata dalla scoperta di nuove tasse, il Presidente impone questa manovra restrittiva delle libertà collettive.
Che dire Poi della geniale trovata del referendum, fatta apposta per impedire in tutti i modi che i sardi si pronuncino sul piano paesaggistico regionale; per sostenere un referendum nazionale occorrono 500 mila firme in una nazione che ha oltre 56 milioni di abitanti, il vostro Presidente ne vorrebbe richiedere 50 mila, 10 volte di meno in una Regione abitata da un milione e 600 mila persone, 50 volte di meno; questa sì che è tutela della partecipazione, questa sì che è garanzia delle minoranze, quasi che l'istituto referendario fosse una questione che attiene alle maggioranze, e non un istituto democratico che attiene alla tutela e alla capacità di rappresentanza delle minoranze.
(Interruzione del consigliere Porcu)
ARTIZZU (A.N.). E' proprio il sovvertimento del concetto stesso di referendum, di accesso dei cittadini, ed è il sovvertimento del concetto stesso di partecipazione al quale, collega Porcu, il suo Presidente ritiene possibile far riferimento, verbalmente e per iscritto.
Lasciate perdere questa legge, colleghi della maggioranza, e riproponetela dopo averla meglio congegnata, ora portate in Aula la Finanziaria, dopo il bagno di sangue di 24 mila posti di lavoro persi, ai sardi interessa molto di più avere qualche strumento per il lavoro e lo sviluppo piuttosto che sapere quanti Assessori farà fuori il Presidente, quante deleghe ad interim prenderà, quanti e quali Capigruppo vorrà giubilare nelle ore notturne. Non siate corresponsabili fino in fondo. I tiranni, grazie a Dio, passano, escono di scena dopo aver ottenuto ciò che volevano, magari dopo avere fatto molti danni. La nostra dignità di amministratori eletti dal popolo, la dignità dei partiti che rappresentiamo, così diversi e distanti nei valori eppure tutti a modo loro rispettosi servitori della politica e delle istituzioni, esigono una riflessione più profonda e suggeriscono di restituire a questo Parlamento dei sardi la dignità e il prestigio che vediamo tutti, pezzo a pezzo, erodere e deturpare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente, la legge statutaria approda in Consiglio regionale dopo aver impegnato la prima Commissione per circa un anno. Questo a significare che si tratta di materia complessa che necessitava allora, e che necessita ancora oggi, di un confronto serrato che consenta alle forze politiche presenti in Aula di trovare forme condivise per una sintesi unitaria. Una riforma come questa, per quel che rappresenta, deve svilupparsi con il contributo di tutti e nel rispetto delle diversità che pure esistono tra di noi. Il dibattito che si è tenuto in Aula ha sostanzialmente riconfermato le diverse posizioni della maggioranza e della minoranza. C'è chi ha sostenuto la necessità di approvare lo Statuto prima della Statutaria, spesso si tratta degli stessi colleghi che hanno lavorato per far naufragare lo strumento, la Consulta, che aveva il compito di presentare la prima bozza di Statuto a questo Consiglio regionale, gli stessi che hanno richiamato più volte la necessità di una costituente in questa Aula, capace di coinvolgere il popolo ad una partecipazione attiva, capace di costruire la nuova Carta costituzionale dei sardi.
Mi permetto di leggere un passo di un breve intervento del vostro leader di coalizione, Mauro Pili, giusto per rinfrescarvi le idee, proprio sulla Costituente: "Vorrei subito sottolineare due aspetti: il primo è che l'Assemblea costituente è lontana, lontanissima dalla gente, ed oggi la dimostrazione è che troppa poca gente, troppo pochi cittadini sono vicini a questo tema anche in questo momento, e dall'altra parte la consapevolezza che una parte della classe dirigente regionale ripone sull'Assemblea costituente un grande interesse, una grande attenzione. Io mi domando - lo dice Mauro Pili - se questa classe dirigente, che è qui, di addetti ai lavori, avrà la capacità di coinvolgere quelli che sono là fuori, che hanno percepito l'Assemblea costituente nell'ambito di quelle grandi discussioni che in Sardegna da decenni si fanno sulla necessità di riforme, riforme e riforme". Dire oggi a distanza di qualche mese che manca questa prospettiva lo trovo sinceramente paradossale, questo vale per lo Statuto ma, in particolar modo, per la legge statutaria, che ha registrato la completa assenza delle minoranze alla costruzione di questo importante disegno di legge.
Ora è necessario recuperare il tempo perduto e trovare momenti di discussione, di approfondimento, come abbiamo fatto con le parti sociali in questi giorni, e di incontro, per esitare una norma condivisa, frutto di un dibattito vero, sulle questioni di merito. Ci sono riforme, e la Statutaria è una di queste, che non possono essere approvate a colpi di maggioranza. Come ho affermato in premessa, esistono differenze, anche sostanziali, nei partiti di maggioranza. Noi, per esempio, pur non condividendo la parte che riguarda la forma di governo, e quindi la scelta del presidenzialismo, non ci siamo sottratti a dare il nostro contributo nella fase preparatoria dei lavori nella Commissione autonomia, e non ci sottraiamo dal dare il nostro contributo in Aula, consapevoli che solo in questo modo si può costruire uno strumento nuovo e moderno per la nostra Regione.
Prima di entrare nel merito del testo e delle valutazioni sui punti nodali, è bene ricordare che la parte riguardante la forma di governo consiste in una sostanziale limitazione nella libertà di scelta. Infatti, una volta scelta l'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale, la Costituzione impone nella sostanza una serie di disposizioni consequenziali, non ultimo il principio simul stabunt simul cadent, che condizionano la Regione anche per quanto riguarda la legge elettorale che dovremo discutere al più presto e subito dopo la Statutaria.
L'elezione diretta del Presidente della Giunta da parte del corpo elettorale rappresenta, infatti, un modello di democrazia che noi critichiamo, non solo a livello regionale, ma anche a livello nazionale, pur sapendo, come ha rimarcato nel suo intervento il collega Cugini, che tale prospettiva è stata condivisa da tutte le forze politiche che hanno sottoscritto il programma elettorale e di governo della coalizione, e di questo bisogna tener conto.
Siamo convinti che, non una persona, ma il programma e l'idea di società che lo ispira siano alla base del patto che lega gli elettori alla Regione. La personalizzazione delle scelte è per un verso una mistificazione, perché dà ai cittadini l'illusione di poter disporre di un potere decisionale e, per l'altro verso, nasconde il valore dirimente del programma. Per questa ragione, diventa fondamentale rafforzare il ruolo dell'Assemblea elettiva, cioè il Consiglio, affinché la distanza dalla scelta della forma di governo, cioè l'elezione diretta del Presidente, si attenui. Tanti di noi provengono da esperienze amministrative presso enti locali, presso i comuni, e abbiamo sperimentato che l'elezione diretta dei sindaci, la vecchia legge numero 81 del 1993, ha prodotto spesso la perdita quasi totale di potere e di significato dell'Assemblea rappresentativa, ridotta ad inutile organo di registrazione e ratifica delle decisioni adottate dall'Esecutivo. In questo modo, anche il meccanismo della partecipazione popolare viene stravolto e quasi sempre ridotto all'esercizio del voto. Io, personalmente, avverto in generale, non oggi, in generale, il pericolo che la politica diventi un teatro nel quale agiscono pochi attori visibili, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, dominati, magari, da poche persone.
A mio giudizio, possiamo assumere modelli di democrazia dove poter conciliare il principio della rappresentanza con quello della governabilità, di cui i cittadini hanno bisogno. E' su questo scenario che rimane aperto il confronto e noi, come Gruppo della Rifondazione Comunista, non mancheremo di portare il nostro contributo costruttivo di idee e di proposte.
Oltre a questo, nel merito del provvedimento, diventa necessario eliminare alcune parti che coincidono con lo Statuto. Uno di questi è l'articolo 35, sui poteri regolamentari legislativi che, a nostro giudizio, come ben sottolineato dall'articolo 27 dello Statuto, devono essere esercitati dal Consiglio regionale, anche per riequilibrare i poteri con l'Esecutivo. Per quanto riguarda l'articolo 5 sul referendum abrogativo e l'articolo 6 sul referendum propositivo, la prima formulazione della Giunta, relativa al numero degli elettori che possono avanzare proposte di legge, è certamente più equilibrata rispetto a quella della Commissione.
Detto questo, non posso, però, non segnalare le parti da noi condivise che rafforzano l'impianto complessivo del provvedimento di legge. Sarebbe scorretto nei confronti del lavoro dei Commissari della prima Commissione e dell'impegno costante dell'assessore Dadea. E' apprezzabile lo sforzo che viene fatto per potenziare le funzioni di controllo, che consente al Consiglio di vagliare e verificare le principali scelte effettuate dall'Esecutivo. Altresì interessante è l'aspetto per il quale la dialettica tra l'Assemblea consiliare e l'Esecutivo dovrà svilupparsi attraverso metodi trasparenti che consentano di verificare le scelte operate che, per quanto ci riguarda e come previsto dalla legge di contabilità, dovranno rispettare il programma presentato agli elettori e all'Assemblea consiliare durante l'insediamento.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue LICHERI.) Penso che un altro punto interessante che qualifica l'impianto della proposta di legge sia l'introduzione della disciplina in materia di conflitto di interessi, che è una battaglia che abbiamo sempre sostenuto e che rafforza i principi di democrazia, di trasparenza e di partecipazione. Penso che, oltre a criticità, la proposta presenta anche forme nuove e funzioni fondamentali della vita regionale che rafforzano l'impianto autonomistico. Come ben possiamo osservare, la materia, nonostante questo interessante confronto, è tuttora difficile e tutt'altro che chiusa. Abbiamo davanti alcuni giorni per affrontare l'intero articolato. Sono in gioco approcci diversi su come intendiamo l'esercizio della democrazia, il rapporto tra mandato e rappresentatività. Per questa ragione, dobbiamo sforzarci da legislatori per trovare un testo che sappia accogliere le diverse sensibilità, le diverse posizioni che sono emerse dal dibattito consiliare. Solo così avremo esaltato i valori più alti dell'autonomia, che hanno caratterizzato da sempre il Parlamento dei sardi. Parlamento che, da sempre, ha saputo interpretare le esigenze dei cittadini e le grandi sfide che provengono dalla società. Sono convinto, per questa ragione, che saremo, per la storia e per quello che ognuno di noi rappresenta, in grado di svolgere il nostro compito fino in fondo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Randazzo. Ne ha facoltà.
RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo ad illustrare brevemente alcuni rilievi ed osservazioni in merito al testo di legge trattato. E' opportuno, in via preliminare, un cenno riguardo agli esiti delle analisi del corpo normativo nel suo complesso. Infatti non può tacersi come, già ad un primo sommario esame, emerga palesemente la totale mancanza di una linea comune alle diverse disposizioni di legge, connotata da razionalità, coerenza e rispondenza ad un più generale disegno di effettiva riforma, contrariamente a quanto ci si sarebbe legittimamente aspettati dalla particolare rilevanza e natura dell'oggetto trattato.
Il continuo rinvio ad una successiva produzione normativa nelle materie di volta in volta trattate, tra l'altro, evidenzia un sottaciuto disegno di non voler realizzare un prodotto finito. La sensazione che si avverte è quella di una gravissima occasione mancata per poter finalmente dotare la Sardegna della forma di governo più opportuna, oltre che una relativa e appropriata organizzazione. E' evidente che, ove non venissero apportati i necessari correttivi, ci si troverebbe davanti ad un corpo caratterizzato da disposizioni non del tutto rispondenti alle reali esigenze ed aspettative della comunità regionale, oltre che viziato da gravi profili di incostituzionalità, come meglio mi appresto ad inoltrare.
In primo luogo, come è obbligo, rilevare la dannosa scelta in merito alla modalità di elezione del Presidente della Regione, ovvero la possibilità dell'elezione diretta del Presidente, anche alla luce dell'infelice esito delle ultime consultazioni regionali conclusesi con l'elezione di un Presidente rivelatosi assai poco collegiale ed invero decisamente accentratore. Si rafforza ulteriormente il convincimento che una elezione in seno all'organo legislativo garantisce, più di ogni altra, una scelta realmente democratica a favore del soggetto maggiormente qualificato.
Le ragioni che portano necessariamente alla scelta dell'elezione consiliare del Presidente in luogo di quella diretta, come accadeva prima della legge costituzionale numero 1 del 1999, sono da rinvenire sostanzialmente nella svalutazione del ruolo generale del Consiglio e, in particolare, della fondamentale funzione di controllo politico da esso esercitata che, inevitabilmente, conseguirebbe all'impossibilità per il Consiglio regionale di rimuovere il Presidente e l'Esecutivo. Non si può certo tacere che un Consiglio, di fatto ostaggio di una Giunta e di un Presidente, sordi ad ogni e qualsiasi invito al dialogo e alla concertazione, non giovi certamente alle ragioni dell'elettorato e alle necessità dell'intera collettività. Altra esigenza decisiva in una visione più parlamentare è data poi dalla necessità di adozione di un sistema elettorale di tipo proporzionale per la composizione dell'organo consiliare, mentre, invece, all'articolo 12 si demanda detta scelta ad una successiva normativa. Non v'è dubbio, infatti, che i principi di rappresentatività e stabilità possano essere realizzati appieno esclusivamente attraverso tale modalità elettiva la quale garantisce una piena partecipazione anche alle minoranze.
Passando ora agli ulteriori elementi di forte perplessità in merito al testo in esame, è opportuno segnalarne alcuni, ci si riferisce segnatamente all'articolo 13 ter che, nella sua attuale formulazione, non renderebbe certo agevole la realizzazione e concretizzazione della finalità di controllo dell'attuazione delle leggi e di valutazione degli effetti delle politiche regionali, risolvendosi in una non certo incisiva elencazione di principi; ancora, non si comprende il mancato richiamo, nell'articolo 13 quinquies, dei principi enunciati in tema di controllo della spesa pubblica al precedente articolo 11; l'articolo 19 poi, che arricchisce, in un'infinita serie di funzioni, le attribuzioni del Presidente, molte delle quali assolutamente avulse dall'effettivo ambito di competenza spettante a detto organo. Decisamente sintomatici, infine, gli articoli in materia di ineleggibilità e incompatibilità, assolutamente insufficienti quanto ai contenuti precettivi, è necessaria, invero, una corretta riscrittura in chiave di lettura maggiormente aderente ai principi di trasparenza e terzietà. Resto convinto che il quadro delle regole e dei valori comuni o si fa con un ampio consenso oppure rischia di introdurre conflitti e lacerazioni in una Regione che già vive, in forma anonima, di conflitto basato sulla delegittimazione dell'avversario.
Ho ascoltato con piacere tutti i colleghi, continuo ad affermare che mi sembra una legge contro e non perché lo sosteniamo solo noi, ma perché vi sono degli articoli che, oltre che dei commi particolari, risultano del tutto intrusi, per i quali ci giustifichiamo con le normative calate a livello nazionale, ne cito uno che è stato sollevato in un'audizione l'altro giorno da parte dei sindaci e dei presidenti delle province, esattamente l'articolo 23 bis, comma b), per il quale il Presidente della Commissione dichiarava che abbiamo copiato, in modo integrale, la legge nazionale. Poi, qualche Presidente della provincia, qualche sindaco, non sicuramente vicino alla nostra parte politica ma in rappresentanza delle istituzioni, diceva che la differenza consiste nel fatto che la normativa nazionale certe regole, per le quali noi parliamo di ineleggibilità, le pone come incompatibilità, e prevede l'opzione di non sciogliere i consigli o i comuni ove il presidente della provincia o il sindaco si candidino, ma entro un anno da tale data, vengono indette le elezioni normalmente.
Per i referendum, sono d'accordo con il collega Maninchedda perché ci mettiamo sempre a costruire ostacoli ove non ve ne sono. Il cittadino non deve essere ricco per potersi tutelare dalle leggi sbagliate che può fare un'Aula parlamentare, ma ci sono delle forme più agevoli. Il referendum è un metodo di democrazia. Mi stupisce che il Presidente del Partito dell'Assessore, presente in Aula, dica che il referendum è una forma di democrazia, soprattutto anche per quanto riguarda il referendum per il quale fra poco voteremo per stabilire il sistema di elezione dei nostri organi parlamentari, e che, in questa Aula, si sottaccia su tutto. Si è parlato di Giunta, di equilibrare i poteri, mi va bene, però stabiliamolo, se volete il presidenzialismo, accettiamo le regole del presidenzialismo. Non facciamo una legge per stabilire poi quali sono le competenze degli Assessori, demandiamo tutto alla legge nazionale, il Presidente nomina gli Assessori e dà loro le deleghe, se no stiamo facendo il gioco delle tre carte, facciamo finta di rivalorizzare la Giunta cercando di togliere una parte di potere al Presidente, ma non è così. O sosteniamo un sistema o ne sosteniamo un altro!
Io parlo per il Gruppo che rappresento, noi siamo proporzionalisti e parlamentaristi, non è né un reato né essere eversivi, come qualcuno sostiene al di fuori di questa Aula. Noi sosteniamo questo a livello nazionale come hanno fatto presente qua partiti anche dell'attuale maggioranza che, in altre sedi, anziché leggersi il discorso di Mauro Pili sulle riforme, sarebbe stato meglio si leggessero le dichiarazioni del loro presidente Bertinotti, che è sempre stato proporzionalista e parlamentarista. "Lo sosterrò in tutte le sedi ove avrò la parola", queste sono parole serie da citare in una Aula parlamentare.
Quando si parla di riforme, quando diciamo tutti, maggioranza e opposizione, che le riforme vanno concertate coinvolgendo la minoranza e le parti sociali, non sono parole di un semplice Capogruppo. Mi richiamo appena al programma elettorale della maggioranza che ha vinto le elezioni, che qualche collega, con spirito, dice che qualcuno non ha letto, io ho avuto la fortuna di leggerlo e mi fa piacere citare che, nella pagina 6, non molto oltre (il collega che ha affermato che nessuno ha letto il programma è il collega Pirisi che non vedo in questa Aula), è scritto: "Intendiamo promuovere la revisione dello Statuto speciale per la Sardegna e il processo di revisione dello Statuto sarà collegato dal più ampio coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali, politici, sociali della Sardegna"; applichiamo ciò che è scritto.
Nella relazione della Giunta c'è scritto, testualmente, a pagina 2: "L'elezione diretta del Presidente comporta di per sé un assetto più nettamente distinto dei poteri con l'attribuzione rispettivamente all'esecutivo e al legislativo di funzioni nettamente e strutturalmente distinte. Poiché il Presidente è eletto sulla base di un programma, implicitamente approvato dagli elettori all'atto del voto, si rende necessario consentire al Presidente e alla sua Giunta di realizzare questo programma". Domanda spontanea: la maggioranza non è stata eletta sotto quel programma? Oppure il Presidente è andato a passeggio da solo a illustrare il programma elettorale ai suoi elettori senza avere la maggioranza che lo supportava? Io suppongo, e do per certo, che tutti coloro che si sono candidati, aderendo a questo programma elettorale, l'abbiano letto. Faccio mie provocazioni venute da questa parte dei banchi quando si dice "dove vogliamo risparmiare", "questa Giunta è votata per il risparmio". Stiamo parlando in un'Aula parlamentare, io concordo con il collega Balia che tutto debba avvenire in modo trasparente, ma perché non aboliamo l'incompatibilità tra il ruolo di consigliere e quello di assessore? Perché penso che domani, parlando di rafforzare la Giunta, forse, una Giunta con dei consiglieri che hanno prestato il proprio volto ad una campagna elettorale, si sono presentati ai cittadini e hanno avuto un consenso popolare, esca più forte, non sia ostaggio o vincolata. Se vige ancora la democrazia, questo è un dubbio che viene spontaneo, e se una persona ha il consenso dell'elettorato, non è sindacabile da nessuno in quest'Aula, né al di fuori di questa Aula, finché si fanno le cose in modo trasparente.
Io propongo sempre il proporzionale, colleghi della maggioranza, non ci nascondiamo, avremmo gradito inserire anche la legge elettorale perché altrimenti ci nascondiamo! Abbiamo stabilito incompatibilità, ineleggibilità, tutto ciò per cui uno non può essere eletto, però non abbiamo stabilito come dobbiamo eleggerlo. E' inutile schivare e fare mezze riforme, è come costruire una casa senza avere le fondamenta oppure fare le mura di cinta e non avere il tetto! Dobbiamo essere concreti e arrivare sino in fondo. Se sosteniamo le riforme facciamole in modo completo e assumiamoci la responsabilità politica visto che poi la legge andrà a referendum, in modo che stabiliamo e spieghiamo anche ai cittadini come la vediamo non solo qua dentro, nascosti dietro un simbolo di partito, ma anche spiegando alla gente qual è il mio principio. Quando andiamo nel territorio spieghiamo esattamente. "Io sono per il presidenzialismo". Mi va bene, ma non è che reggo una maggioranza oppure reggo una coalizione su della colla che non ha presa forte, perché prima o poi si rompe il giocattolo.
Io ammiro proposte che sono arrivate dalla maggioranza, per esempio il collega Licheri che dice: "Questa legge ci siamo battuti per migliorarla, abbiamo discusso del testo". Ma dobbiamo essere concreti, non c'è nessuna proposta del Gruppo della Rifondazione Comunista, a meno che non abbia cambiato opinione. Se mettiamo come paletto fisso il presidenzialismo è inutile che giriamo attorno. "Abbiamo cambiato idea". Mi va bene, basta dirle le cose, perché se io, come partito, dico: "Mi sono battuto perché ci sia il parlamentarismo" e non lo ottengo, non dico che ho scritto e si sono esitate le norme nel modo migliore possibile, concertandole. Vogliamo essere onesti? Vogliamo smetterla di mettere paletti?
Per quanto riguarda i referendum, anche molti colleghi della maggioranza hanno convenuto successivamente che era meglio diminuire il numero delle firme per andare a un referendum,mi stupisce che una maggioranza che, a livello nazionale ha dentro un partito come i radicali che hanno fatto battaglie su questo, non ne discuta perché quel partito non esiste a livello regionale. Siamo ancora in democrazia, colleghi, ed è una vergogna per un'aula parlamentare che, per concertare, cioè per far sì che si applichi una parte del vostro programma, si debba arrivare a fare cose che un partito moderato non ha mai applicato, arrivare a un'occupazione per dire sentiamo le parti sociali! Non è serio. Coinvolgiamo le parti sociali e chi di competenza (Università, docenti eccetera) perchè non scrivano che questa legge non è democratica; coinvolgiamoli per scrivere il testo in modo comprensibile al cittadino. La Statutaria è il tema più importante che riguarda oggi i cittadini sardi. Ben venga! Mi dispiacciono queste cose.
Assessore, io sono d'accordo a rafforzare la specialità, ma la specialità - sul tavolo con lo Stato - deve essere rafforzata da tutte le parti politiche e non va usata solo quando andiamo a chiedere cassa per la Regione, dobbiamo andare tutti assieme, maggioranza, minoranza e parti sociali. La gente va coinvolta sempre e su questo concordo con quanto dice il vostro Presidente del Partito, Massimo D'Alema, che si rivela più serio di molte persone qua dentro, egli dice che il coinvolgimento della gente va fatto preventivamente, sentendo le istanze e facendo una sintesi.
Nella maggior parte delle leggi, un Partito moderato e democratico, come i D.S., chiedeva delle commissioni dei saggi, così venivano dette, per stendere una risoluzione, per stilare un documento, con il coinvolgimento di tutti! Non si nascondevano, sono usciti dalla Commissione e il testo votato è il testo meno peggio. No! Dobbiamo scrivere un testo decente per la Sardegna. Se serve tempo che è stato chiesto, non da noi, ma da partiti della maggioranza, non abbiamo niente contro, però cerchiamo di stilare e di non prenderci in giro, di parlare onestamente e di leggere il provvedimento punto per punto ed essere chiari. Se accettiamo il presidenzialismo, io sono del parere che è giusto accettarlo in tutto, senza vincolare il Presidente su nomine e deleghe, anche scorporandole a suo piacimento; questo è il presidenzialismo. Non è che io eleggo un Presidente e lo gambizzo. No, se eleggo un Presidente direttamente, deve avere i poteri e rappresenta tutti.
E non offendiamo, colleghi, con frasi del genere: non abbiamo letto i programmi, non abbiamo letto la legge, eccetera. Lavoriamo tutti qua, non è che c'è qualcuno che lavora e altri no, e quando leggiamo ed esaminiamo i testi è offensivo sminuire gli altri perché per sminuire gli altri ci vogliono due minuti. Non sminuiamo il popolo sardo.
Poi Assessore, dalla maggior parte delle persone che hanno avuto la possibilità di farsi audire in Commissione è sorta questa domanda: dov'è finita l'espressione "popolo sardo"? Parliamo di tutto, di comunità, specificità, autonomia di una regione, ma nello Statuto nostro la parola chiave è "il popolo sardo" e se io incomincio a cancellare parole chiave, come vengono dette volgarmente, di uno Statuto che ci differenzia dall'ordinario, se io casso anche quelle, non è che devo unificarmi per forza alle Regioni a Statuto ordinario. Io voglio una distinzione chiara e netta di questo. Chiediamo una distinzione, se no andiamo con l'ordinario, non stiamo a discutere e facciamo i semplici impiegati amministrativi, come io li definisco, in molte Regioni ordinarie, perché fanno i passacarte.
Noi abbiamo la possibilità di legiferare e chiediamo davvero un potere al Consiglio. Quando all'articolo 13 quinquies chiediamo di aggiungere di entrare nel merito della spendita del bilancio dal punto di vista dei consiglieri regionali, non è un reato. Stiamo chiedendo di applicare quello che è fondamentale, il punto minimo che deve essere previsto per un consigliere regionale, se no gli mettiamo un bavaglio, gli compriamo occhiali scuri e non gli facciamo vedere niente! Parlate di trasparenza e non si vede nessun atto! Noi siamo d'accordo su ciò che scrivete, però applichiamolo anche.
Quando parliamo di trasparenza, chiediamo degli atti e non li riceviamo, come lo vuol chiamare, collega Pinna? Perché sembra tutto trasparente, sembra davvero un altro pianeta. Siccome siamo realisti più del re, vogliamo la trasparenza? Applichiamo la trasparenza, ma non citiamola, non emettiamo molte enunciazioni. Applichiamo una volta per tutte il coinvolgimento, applichiamo il rafforzamento. Non sminuire uno Statuto! Quando tutti i sindacati e tutte le parti audite hanno detto che era giusto parlare di Statuto, è inutile che ci si nasconde dietro la Consulta e così via, perché la Statutaria modifica una parte dello Statuto; quella parte incostituzionale deve essere concertata con la gente! Ma non solo questo!
In tutte le leggi devono essere coinvolte le parti in causa, tutti coloro che possono migliorare quei testi che stiamo andando ad esitare. Sono piccole cose, avremo il piacere di entrare nel merito, articolo per articolo, però la disponibilità c'è. Cerchiamo di vedere come affinare il nostro apporto per migliorare la legge e soprattutto non mettendo i vincoli che ho sentito da gran parte della maggioranza. Sui referendum penso che si torni indietro. Così mettiamo coloro che sono direttamente interessati dalla legge in condizioni non semplici e diamo la possibilità a chi è fuori di affermare che si sta facendo il giochetto delle parti dividendo il potere tra la Giunta e il Consiglio. Noi siamo un organo parlamentare serio, non vogliamo togliere niente a nessuno, non vogliamo…
PRESIDENTE. Onorevole Alberto Randazzo, il tempo a sua disposizione è terminato. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Grazie Presidenti e grazie colleghi. Avrò bisogno di qualche istante per riprendermi dall'intervento impetuoso e multitematico del collega Randazzo e partirei dicendo senza indugio che sono d'accordo con lui, perlomeno sull'ultima parte del suo intervento quando ci conferma - e io gliela confermo per la parte che rappresento - che la disponibilità c'è tutta a dialogare e a migliorare il testo e sono d'accordo con lui anche su tutta un'altra serie di affermazioni che io davo per scontate, ma evidentemente non lo sono e che riaffermo. Questa è un'aula parlamentare seria, sono d'accordo con lui, non bisogna offendere i colleghi, bisogna essere onesti e via discorrendo. Quindi abbiamo molti punti di contatto, è un buon inizio. L'unica cosa sulla quale non sono d'accordo è che oggi non si parla di Statuto ma si parla di legge che si approva con maggioranza a voto rinforzato. Questo per chiarirlo, perché altrimenti magari, nell'impeto della discussione, mi confondo anch'io. Oggi non parliamo di Statuto, ma parliamo di una legge a voto rinforzato, che io non chiamerei neanche statutaria, parliamo di una legge sulle materie dell'articolo 15 del nostro Statuto che, per essere approvate, richiedono giustamente una maggioranza rinforzata.
Io voglio manifestare anche soddisfazione per un dibattito che è stato ampio e partecipato, anche il collega Randazzo ha richiamato qualche episodio non bello di quest'Aula di qualche tempo fa, un episodio che noi abbiamo condannato e stigmatizzato, ma che esprime una sofferenza e di cui indubbiamente, come ci ricorda il collega Vargiu, non deve farsi carico solo una parte politica. In qualche modo rappresenta un'anomalia, un atteggiamento estremo che auspico che, con questo dibattito, sia in qualche modo superato. Da questo punto di vista noi oggi non stiamo discutendo un testo che ha una proprietà che è della Giunta, che è della maggioranza, oggi non stiamo discutendo un testo che ha una controparte, oggi noi stiamo facendo un esercizio concreto di autodeterminazione di questa Assemblea e di autodeterminazione del popolo sardo. Noi stiamo decidendo autonomamente.
(Interruzione)
Grazie. Io sono d'accordo per utilizzare il termine "popolo" e proporrò un emendamento con voi o con chi lo vuole firmare per cambiare la dizione da "comunità sarda" a "popolo sardo". Ecco un altro punto su cui siamo d'accordo. Proprio perché questo non riguarda una legge di una parte, ma riguarda la forma di governo cioè il modo in cui decideremo insieme di regolamentare il rapporto tra organi, di garantire un migliore equilibrio tra gli organi esecutivi, tra l'organo esecutivo e l'Assemblea. Credo che sia forse utile astenersi dalle polemiche, che richiamano e riformulano accuse, come quelle, in qualche modo, inutili e sterili del collega Artizzu quando richiama in maniera ormai pedante i temi della democrazia in pericolo, del presidenzialismo che sfocia nella tirannia. Io non credo che oggi sia argomento di discussione di quest'Aula la tirannia, credo che dobbiamo avere il senso della misura, credo che dobbiamo avere concretezza, caro collega, e credo che dobbiamo discutere di una cosa che non riguarda chi governa oggi ma riguarda chi governerà domani, per cui è slegata dal contingente. In generale credo che facciamo una cosa responsabile innanzitutto andando in Commissione e, in Commissione, rappresentando le proprie proposte, a incominciare da quella sul numero dei sottoscrittori del referendum e non richiamare responsabilità specifiche se per primi magari non si è fatta la propria parte nel portare miglioramenti a questo testo.
Ma io voglio veramente non fare polemiche anche perché il dibattito in quest'aula non è stato caratterizzato da posizioni univoche da una parte e dall'altra, ma da posizioni che si sono differenziate e che hanno elementi di contatto trasversalmente agli schieramenti, quindi semmai c'è una legge dove è inutile fare polemiche tra maggioranza e opposizione, semmai c'è una legge dove è inutile richiamare conflitti politici o obiettivi politici ma è importante ragionare su quello che è il sistema di regole migliore per tutti, io credo che sia la legge in discussione oggi.
Certo, il pericolo che gli obiettivi politici si sovrappongano a una discussione più serena e pacata sugli aspetti giuridici e tecnici della forma di governo esiste e purtroppo l'abbiamo visto anche nei giornali di questi giorni, l'abbiamo visto anche nelle audizioni, nelle consultazioni che abbiamo fatto nei giorni scorsi dove addirittura qualche forza di rappresentanza datoriale è arrivata a dire che a quest'Aula non riconosce la funzione di rappresentanza.
Ecco io credo che questo sia un fatto che ci debba preoccupare e forse ci deve richiamare a una maggiore responsabilità perché se è vero che la funzione di rappresentanza è una funzione precipua, fondamentale di tutte le Assemblee del mondo, evidentemente non siamo abbastanza bravi nell'esercitarla se c'è qualcuno che la mette in discussione. Credo che per aiutare il dibattito anche sulle cose che sono emerse sia in quest'Aula sia fuori dall'Aula, è utile ricordare che non siamo qui a fare esercizi di ginnastica costituzionale e non siamo qui a costruire come con i pezzi di un Lego dove prendo un pezzo dello Statuto, un pezzo dalla Costituzione, un pezzo dalle norme per le Regioni a Statuto ordinario e costruisco una nuova forma di governo che non è in armonia con il testo della Costituzione. Io credo che sia importante ricordare che noi oggi, nel testo adottato dalla Commissione, abbiamo fatto una scelta fondamentale tra due sole opzioni disponibili, non tra presidenzialismo e parlamentarismo perché il parlamentarismo non è in discussione, noi non abbiamo neanche oggi con la norma transitoria della Costituzione un sistema presidenziale, ma semmai un sistema neoparlamentare perché un sistema presidenziale è un sistema dove le sorti di Presidente e Consiglio sono disgiunte, dove quindi il Consiglio non può fare una mozione di sfiducia e dove la vita e la durata in carica del Presidente è del tutto slegata da quella dell'Assemblea.
Quindi non è corretto dire che l'opzione è tra sistema presidenziale e sistema parlamentare, noi abbiamo due opzioni: elezione diretta del Presidente con il sistema simul stabunt simul cadent che, badate bene, non è innovativo ma è proprio di qualsiasi assemblea del mondo che non è presidenziale, non esiste un'assemblea al mondo che non sia presidenziale dove il destino del Presidente e della maggioranza non sia legato, non esiste nel Parlamento inglese, non esiste nel Bundestag tedesco, non esiste ovviamente nel Parlamento italiano, non esiste un'assemblea al mondo dove non vale questo principio e questo per un motivo molto semplice. Se io non avessi il simul stabunt simul cadent e avessi, come Assemblea, la possibilità di far cadere il Presidente, ogni due anni rischierei di cambiare Presidente, quindi non è che adesso possiamo mettere insieme, assemblare pezzi di Costituzione inventandoci forme di governo che non hanno esempi praticati in nessun sistema istituzionale del mondo.
E la forma di governo è stato proprio uno dei temi centrali del dibattito, io ho trovato non corrette dal punto di vista tecnico e dal punto di vista anche politico i richiami del collega Capelli a un presidenzialismo che si suppone spinto o duro come ha detto qualcuno o che sfocia nell'autoritarismo come ha detto il collega Ladu perché bisogna chiarirci di che cosa stiamo parlando. Io non credo che una democrazia governante e decidente sia più dura di una democrazia come quella che abbiamo sperimentato, se possiamo chiamarla democrazia nei dieci anni precedenti per esempio a questa legislatura, dove chi governava non aveva strumenti per governare e per decidere.
Quindi questo è un sistema neoparlamentare, non è un sistema presidenziale, è un sistema dove non si reagisce con la semplificazione alla complessità, ma dove in qualche modo si cerca di dotarsi di strumenti di governo, di possibilità di fare riforme, di strumenti anche complessi per affrontare appunto la complessità di un mondo che cambia, di un mondo che cambia e che non aspetta le nostre titubanze, di un mondo che cambia e che richiede strumenti nuovi di confronto, di confronto tra Regioni, di confronto con lo Stato, di confronto con un mondo del lavoro che cambia, con un sistema economico che cambia e che richiede nuove competenze, nuove qualità, nuove capacità. Quindi non c'è un tentativo di semplificare, c'è un tentativo di dotarsi di strumenti sofisticati, complessi per reagire alla complessità di un mondo che non aspetta le nostre titubanze e che ha visto la nostra Regione rispetto per esempio agli anni '80 scivolare all'indietro piuttosto che recuperare posizioni.
E a questo punto farò anche un quadretto all'onorevole Artizzu, per ricordargli che non abbiamo perso 24 mila disoccupati, è totalmente e completamente falso, abbiamo perso 24 mila disoccupati nell'industria, ne abbiamo recuperato oltre 30 mila tra servizi e commercio e quindi non c'è un'emergenza neanche da questo punto di vista. Il collega Artizzu però mi aiuta nel mio ragionamento perché ha fatto un'affermazione che evidentemente non condivido. Collega Artizzu, questa non è la legge sbagliata al momento sbagliato, questa è tanto più la legge giusta al momento giusto perché questa legge contiene in sé i presupposti per la legge di organizzazione che ipotizza un accorpamento di Assessorati per competenze omogenee in modo che possano più facilmente governare materie come l'ambiente e l'urbanistica, prevede di poter riformare le strutture amministrative senza le quali non si fanno i bandi di gara, senza le quali non si controlla come vengono spese le risorse, senza le quali è inutile mettere altre masse di denaro in un sistema che ha 8 miliardi di residui passivi e altri 3 o 4 miliardi di spese per investimenti che non vengono attuati, io non credo che un sistema funzioni meglio - ed è una cosa che dobbiamo dire ai sardi - se in questo sistema butto 3 miliardi sulla carta, che non riesco a spendere, sto rallentando nessuna spesa, non la sto facilitando, se butto in un monte risorse, che già non riesco ad utilizzare in maniera ottimale, altri 3 miliardi.
Noi dobbiamo dire che questa oggi è la legge giusta al momento giusto, perché mette i presupposti per riformare le strutture amministrative e per rendere la nostra Regione, più efficiente, efficace, trasparente, in grado di dare risposte, in grado di utilizzare bene le risorse, perché sappiamo che la nostra Regione non è mai morta di poche risorse, non ha sofferto di poche risorse, ha sofferto forse di troppe risorse e di troppa facilità di creare debito. Quindi, io credo non sia inutile sottolineare che siamo favorevoli a questa forma di governo e crediamo in questa forma di governo e questo sistema elettorale, che potrà essere ulteriormente migliorato, corretto, approfondito.
E se in questa legislatura è stato possibile portare avanti riforme lungamente attese, questa è una cosa che dovrebbe interessare anche la minoranza, perché non ci prendiamo soltanto i meriti in termini di nostre capacità, se oggi la Sardegna sperimenta una svolta, una svolta che vedremo nella finanziaria, una finanziaria che assegna oltre 1000 milioni di euro in più di risorse, senza fare un euro di debito, se siamo stati capaci di avere un diverso potere negoziale col Governo, se abbiamo chiuso in maniera positiva la vertenza sulle entrate, se abbiamo avviato un ampio spettro di riforme importanti, abbiamo dei meriti certamente, abbiamo delle capacità certamente, ma parte di questi meriti e di capacità stanno anche in questa forma di governo e siamo pronti a condividerli con voi.
Quindi, credo che sia importante sottolineare questo aspetto, perché oggi non stiamo parlando del presente, ma stiamo parlando degli strumenti con i quali intendiamo rendere possibile per la nostra Regione competere nel mondo e dare risposte sul lavoro, sull'economia, sulle problematiche sociali ai nostri concittadini. Io vado abbastanza rapidamente nei contenuti della legge, perché poi avremo tempo. Poi, se il collega Artizzu magari mi spiega i motivi del suo sorridere nel corso del dibattito, mi farà cosa gradita.
ARTIZZU (A.N.). Sto parlando con il mio collega, sei troppo suscettibile!
PORCU (Progetto Sardegna). Io vado rapidamente… me lo spiegherai nel dibattito, appunto, me lo spiegherai nel dibattito. Io vado rapidamente a discutere dei contenuti di questa norma, oltre all'aspetto della forma di governo che ho già trattato. Questa norma tocca un argomento importante: l'autorevolezza e rappresentatività alla nostra assemblea, che rappresenta la prima forma di equilibrio di poteri. Questa norma tocca il tema dell'ineleggibilità, dell'incompatibilità e noi auspichiamo anche, attraverso un emendamento che presenteremo, il tema del conflitto di interessi. Tema che non è secondario, perché quando un Parlamento, e questo è il Parlamento dei sardi, affronta temi importanti, come il Piano sanitario, è importante che i cittadini sappiano da chi proviene un suggerimento, non perché non sia plausibile, non perché non sia normale avere un conflitto di interessi (ognuno di noi è portatore di un conflitto di interessi, ci mancherebbe altro, se non avessimo conflitti di interessi, noi saremmo dei marziani, noi saremmo degli abitanti della luna), ma è giusto che ci sia trasparenza ed è importante, per l'autorevolezza di questa Assemblea, che i cittadini sappiano se, quando parliamo di una determinata materia, l'esito del voto su quella materia ponga il singolo consigliere in una posizione diversa da tutti gli altri consiglieri, per effetto di un rapporto con una ASL, per effetto di un suo rapporto con il mondo dell'impresa, per l'effetto del mondo a cui ognuno di noi legittimamente appartiene. Quindi, io credo che sul tema del conflitto di interessi ci sia spazio per un possibile miglioramento.
Altri argomenti credo che potranno trovare facile e utile accoglimento, come la richiesta per esempio della rappresentanza di genere nella Consulta di garanzia, io credo che sia una richiesta che si possa accogliere, come credo che sia utile accogliere la richiesta di avere un numero minore di sottoscrittori dei referendum, tornando o avvicinandoci a quella che era la proposta originaria della Giunta. Su questi temi che sono stati toccati indifferentemente da colleghi di centrodestra e di centrosinistra, credo che ci sia la possibilità di trovare un'ampia convergenza. Credo che sia anche utile però, per non rendere questo esercizio teorico, far sì che per esempio la Consulta di garanzia diventi operativa, aggiungendo magari quegli aspetti che non sono stati chiariti, per esempio sull'indennità, per esempio sul fatto che ha sede nel Consiglio regionale, per esempio su un voto per l'elezione dei suoi componenti che non può essere a maggioranza di due terzi, ma che con voto limitato a due garantisca le minoranze e renda possibile effettivamente eleggere questa Consulta di garanzia. Perché, altrimenti, come diceva il collega Randazzo, veramente ci prendiamo in giro e veramente facciamo il gioco delle tre carte. Quindi, rendiamo dove è possibile, con pochi emendamenti, operativa questa legge e funzionante uno degli aspetti chiave, che è quello di poter in qualche modo normare l'ineleggibilità, l'incompatibilità e il conflitto d'interesse.
Io mi avvio alla conclusione per dire che anche se già a oggi c'è un numero elevato di emendamenti che è stato presentato, io spero e mi auguro che siano semplicemente un punto di partenza per trovare una sintesi, non all'interno della maggioranza, ma tra maggioranza ed opposizione, anzi tra maggioranza e minoranza, perchè spero in questo caso non ci sia opposizione sui punti qualificanti della legge, sugli aspetti che riteniamo importanti e che, quindi, troviamo un modo, anche parallelamente a quest'Aula e non necessariamente dentro quest'Aula, per facilitare il dialogo e poi portare in quest'Aula le cose che veramente ci differenziano. E quindi spero che il voto rinforzato, che è necessario per approvare questa legge, non sia un voto rinforzato che supereremo per uno o due voti, io spero che sia un voto, quello che ci vedrà approvare questa legge, largamente maggioritario di quest'Assemblea, perché questo darebbe veramente autorevolezza a questa Aula. Noi, per la nostra parte, faremo di tutto, anche nei toni, anche evitando inutili polemiche, perché questo sia possibile e se ci riusciremo, credo che veramente ne guadagnerà, come ho già detto, l'autorevolezza di quest'Assemblea e ne guadagneranno i sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori consiglieri, la legge statutaria arriva al culmine di questa parabola discendente delle azioni di questo Governo. Arriva in un momento in cui è apparso chiaro, anche alle forze di maggioranza, quanto deleterio sia, per la democrazia, il presidenzialismo. La mortificazione del Consiglio regionale, l'umiliazione dei partiti, che hanno visto anche dei dirigenti di grosso calibro defenestrati traumaticamente dalla finestra, e l'amarezza diffusa in questo Consiglio, dovevano autorizzare la Commissione a utilizzare questa legge come ultima spiaggia per un sistema che non sta funzionando, così pare di capire. Lo stesso Presidente della prima Commissione è stato avviato frettolosamente all'uscio, perché questo sistema mal sopporta la libertà di pensiero.
Questa legge statutaria, che deve ridisegnare la forma di governo e la rappresentanza democratica, gli spazi di rappresentanza democratica, alla fine si traduce in una legge nemica della specialità, una legge ignobile, per questo la definisco, che è pervasa in un modo preoccupante dal presidenzialismo. Qualche collega, che è intervenuto ieri, ci invitava a dare un giudizio nel merito e quindi si lamentava che, spesso, qualche intervento, ritenuto estemporaneo, non avesse dedicato la dovuta attenzione al disegno di legge. Ma, se noi, di questo disegno di legge, analizziamo l'articolo 2, sulla partecipazione dei cittadini, dove addirittura c'è proprio la caccia all'esclusione digitale, c'è l'accesso alla tecnologia innovativa telematica, diciamo che abbiamo contato ben ventotto righe, tante quante sono presenti nell'articolo 3, che parla di trasparenza, legalità, cioè siamo davvero di fronte a una tecnica legislativa di pessimo gusto. Perché quando pensiamo agli interessi del presidente Soru, non dobbiamo dimenticare che "Sardegna digitale" è uno degli snodi più importanti e in questo testo non doveva essere presente e pervasiva questa materia.
Un complimento mi sento di fare alla Commissione che ha cacciato il cosiddetto preambolo, che interessa lo Statuto e ha una copertura costituzionale. Ma anche questo la dice tutta sull'ingombrante presenza, in una legge rinforzata, del preambolo, che per prassi è materia, come ho detto, costituzionale. Però, sono rimaste scorie di un preambolo asfittico, tant'è vero che si è ricorso a impegnative frasi peculiari, mai presente la parola "autogoverno", mai presente l'aggettivo "etnico", presente invece in Statuti di Regioni ordinarie che non hanno questa ambizione o presunzione della specialità sarda e anche questa ce la dice sul tasso autonomistico-speciale molto scadente di questo Governo.
Ma, al di là di articoli che trattano i referendum, l'incompatibilità, l'ineleggibilità e la Consulta di garanzia, che dovevano e devono essere materia della legge che giace in polverosi cassetti del conflitto di interessi, in questa legge si è ricorso a citazioni, petizioni di principio, aggettivazioni, per rimpolpare un testo anemico, scarno, senza prospettiva, ma sempre ossessionato dalla fretta di mostrare un orpello al popolo sardo quale grande riforma, addirittura presuntuosamente definita legge fondamentale.
Alla fine di una lettura onesta e puntuale di questa legge, il vero nodo è la forma di Governo e le norme che disciplinano il Consiglio regionale, sinceramente il nodo principale, il cuore è proprio questo. Di questo Consiglio regionale, che viene incensato, alla fine le potestà si riducono praticamente ad assumere generiche iniziative per analizzare l'attuazione delle leggi, a richiedere alla Giunta documenti (pensiamo ai fardelli, per chi soffre di scoliosi, su queste povere spalle, di questo materiale cartaceo), a valutare gli effetti delle politiche regionali, quando invece - tanto è gratis - al Consiglio era dato il nobile compito di esercitare funzioni legislative, di indirizzo politico, di controllo e di vigilanza sull'attività dell'Esecutivo. Tutto questo, cari consiglieri, si riduce a ciò che ho detto prima. Allora, a chi serve un Consiglio balbettante, ricattato, intimidito, sotto schiaffo? Storicamente è servito per far passare l'autoritarismo, di qualsiasi colore sia, più becero e tecnocrate. Non è un caso che il Consiglio regionale subisca questa umiliazione.
Allora, questa famosa Corte costituzionale, che con la storica sentenza del 13 gennaio 2004, numero 2, annoverava al suo interno anche un frequentatore di Platamona, dei salotti buoni di Sassari, il professor De Siervo; il professor Ugo De Siervo, che conosce bene la nostra terra, ha ricordato che il principio del Presidente che inciampa e conseguentemente il Consiglio ruzzola, è derogabile solo se, a livello statutario, si operi una scelta istituzionale diversa dall'elezione a suffragio universale diretto. In poche parole, qualora ci fossero ombre, sta dicendo che noi, in questo momento, discutendo di questa legge, possiamo abbandonare il nefasto e devastante presidenzialismo e tornare al presidenzialismo. Però qui, le lubrificate e abili trappole dei moralisti che fanno demagogia e populismo, ci riportano alle stagioni del parlamentarismo inciuciaro, truffaldino; rapporti esangui, "39 a 41" con pratiche terribili. No! Quando si pensa al parlamentarismo, noi Sardisti non ci riferiamo certamente a quelle stagioni, analizziamo con onestà ciò che è sotto gli occhi, il presidenzialismo comunque non va bene e non siamo in solitudine a pensare questo, so che, anche all'interno delle forze politiche numericamente più importanti, questo pensiero è condiviso. Quindi io mi affido agli uomini liberi, ai consiglieri che veramente vogliono porre rimedio al "becchino" della specialità, perché qui siamo di fronte a un becchino e ai killers che lo seguono come un codazzo numeroso per uccidere la specialità.
Il fondamento di ciò che il professor Ugo De Siervo diceva è presente in un altro articolo della nostra Costituzione, giusto per usare un linguaggio chiaro e senza fronzoli. L'articolo 122, comma 5, della nostra Costituzione ci ricorda che: "Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo Statuto regionale disponga diversamente…"; quindi, abbiamo la possibilità di disporre diversamente, noi abbiamo la possibilità di tornare indietro, siamo in tempo a porre fine a questa triste mucillaggine che sta avvolgendo la nostra istituzione, i dipendenti, le parti sociali e il popolo sardo. Mai tristezza così palpabile e apprensione sociale è avvenuta in seguito a questo sistema, poi che il presidente Soru - l'ho detto altre volte - abbia una vocazione naturale a interpretare coerentemente questa legge truffaldina e liberticida, è un altro discorso.
Ma se il professor De Siervo, se la Costituzione, con chiarezza, ci dicono che noi possiamo derogare perché siamo speciali, io vorrei leggervi autorevoli commenti sulla sentenza, che certamente non sono dettati da un nostalgico federalista, magari appassionato qualche volta, potrei essere frainteso, quando si ricorda che, in questa Repubblica, l'unica anomalia, per adesso, oltre che essere rappresentata dalle Regioni a Statuto ordinario, rischia di essere la Sardegna!
Signori, colleghi consiglieri, la Valle d'Aosta ha mantenuto il suo sistema parlamentare! La Valle d'Aosta fa parte di questa Repubblica, ha uno Statuto speciale, realmente speciale come il nostro, la Valle d'Aosta ha rifiutato questo sistema. Vorrei citare a questo punto l'esimia costituzionalista, Lorenza Carlassare, e ricordare il dramma che ha ispirato quello sciagurato D'Alema nel 1999; tra l'altro, a proposito di D'Alema, vorrei ricordare al collega Porcu che, agli esempi che faceva dei Presidenti che in tutto il mondo eccetera eccetera, ci sono anche monarchi ancora e ci sono anche i papi, eppure in questa Repubblica italiana, alla quale dobbiamo rapportarci, se Prodi inciampa e cade, non si va a elezione anticipata, non succede nulla in questa Repubblica; Prodi cadde perchè D'Alema tempo fa nel sonno l'aveva accoltellato ma avevano dato continuità a quell'esperienza, non era successo nulla di particolare.
Quindi queste forzature, questa - non dico - malafede, è un misto di ignoranza e populismo che vuol far credere che il presidenzialismo sia qualcosa di irreversibile; non è così! Spetta a noi se siamo realmente convinti che la diversità territoriale, etnico-culturale, storica, sociale, di questa terra ci rende speciali. D'altronde è la Costituzione, che ha derogato per noi, e non il Partito sardo, che riconosce alle Regioni come la nostra la possibilità di dotarsi di un diverso strumento, perché non sfruttare questa occasione con una legge che ci porti al parlamentarismo, onestamente, pacatamente metabolizzato da tutti, con dei correttivi che non ci facciano cadere? La ricchezza della democrazia è proprio questa, cioè dobbiamo rispettare le diverse opinioni, ci mancherebbe!, Ma quando sento parlare della scelta fatta dal Friuli, signori, secondo me, il Friuli ha subito un bombardamento mediatico e spesso il cittadino non ha gli anticorpi per capire la differenza tra il parlamentarismo e il presidenzialismo, però il Friuli, secondo me, ha sbagliato a persistere nell'errore di volere questo sistema, ha sbagliato! La Valle d'Aosta non ha sbagliato, secondo il mio punto di vista. Perché, noi, federalisti e non blandi autonomisti, ci rapportiamo ad esperienze che hanno due secoli di vita, dove ci sono equilibri politici decidenti.
Non si è mai visto che un potere cannibalizzi l'altro, questo non è possibile! E siccome le esperienze passate, traumatiche, ci devono aiutare a fare un percorso migliorativo, non per questo noi dobbiamo abbandonarci alle americanate, importare sistemi nordamericani che, tra l'altro, sono inseriti profondamente in un tessuto culturale e sociale diverso dal nostro. Queste sono americanate che fanno male alla specialità! Noi abbiamo altre tradizioni, non siamo americani. Ecco perché la professoressa ricordava che tutto è centrato sul capo, sulla sua immagine unificante e dunque tutto è destinato a cadere, quando per qualsiasi causa, egli venga meno. Un'idea elementare che semplifica la complessità della politica mascherando, appunto, questa complessità per attrarre e ingannare gli elettori con la suggestione di un'immagine, sia per celare, dietro un'apparenza enfatizzata, un eventuale vuoto progettuale o un disegno politico sostanzialmente poco gradito. La democrazia, insomma, al tempo degli slogan, degli spot, e non lo dico io ma questa illustre professoressa.
Quindi, se l'obiettivo è la stabilità degli Esecutivi regionali, voi riflettete su questo dramma: l'obiettivo è la stabilità degli Esecutivi regionali. Non si può allora non riconoscere, come osserva la Calabria, che con esso sicuramente confligge la caduta dell'intero apparato politico regionale, a causa di evenienze relative alla sola persona del Presidente. Non soltanto la stabilità dell'Esecutivo è messa in gioco da un evento dovuto al caso, ma è la stessa continuazione della realizzazione del programma politico votato dagli elettori che viene in tal modo interrotta. Perché questa è la vera causa. ecco le contraddizioni. E non si dica che il Presidente deve essere individuato perché rispettiamo gli elettori; ma questi poveri elettori quante volte si sono trovati violentati e viene imposta loro la figura del Presidente che è mediata da due o tre signori della guerra? In Sardegna ne abbiamo da trent'anni che hanno esagerato e andrebbero pensionati!
Io sono rimasto ammaliato dall'intervento del consigliere Porcu, per la profondità dei concetti che ha espresso, e non l'ho interrotto, io non ho la presunzione di dire le stesse cose, però, questo fastidioso chiacchiericcio tende forse a farmi perdere il filo, questo può succedere, però concludo per non annoiare il pretoriano consigliere Porcu.
La nuova forma di governo enfatizzata, che dilata anche l'occhio - senza ricorrere all'atropina - di alcuni consiglieri, perché sono innamorati del principe e del sistema elettorale, questo l'ho detto io, non la professoressa, così come è concepita dalla legge numero 1, non esce solo dalla forma di governo parlamentare che è consentito, ma appare incompatibile con i principi che qualificano la forma di Stato, il contrasto è con l'essenza stessa dello Stato di diritto democratico. Ma cosa aspettiamo ad abbandonare il presidenzialismo? Ma crediamo davvero che, sposando il parlamentarismo, risolviamo i problemi? Ma qui ci vuole l'intelligenza, la pacatezza e il buon senso di consiglieri che hanno pagato, a caro prezzo, le azioni truffaldine dei califfi dei partiti. Io credo di rientrare tra questi, immaginate se posso rievocare periodi oscuri per la democrazia di intrallazzi, di compravendite, neanche fosse questo il "Gallia", famoso albergo dove si trattava il mercimonio tra una società e il calciatore. Questa è una Aula nobile, che deve avere prospettiva, le riforme si fanno guardando ai prossimi quaranta o cinquant'anni, non perché adesso siamo illusi di avere una maggioranza più o meno "plasmoniana" e di poter governare all'infinito. Pensiamo e garantiamo a tutti i diritti, soprattutto alle minoranze. Ecco perché io dico che, per una Regione come la nostra, è deleterio questo sistema, perché veramente ci meritiamo la maglia nera.
In Europa, signori, e chiudo, l'unico Stato che ricorre al sistema di suffragio universale diretto è l'Italia; e, in questa Italia, la Sardegna, che ha uno Statuto speciale, deve vergognosamente dotarsi di un sistema presidenziale portato all'ennesima potenza. Basta! Questi due anni e mezzo ci hanno fatto capire quanto sia nefasto per questa istituzione un sistema del genere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito sulla legge statutaria si colloca a metà di una legislatura intensa e produttiva, una legislatura sulla quale, come è ovvio, possono essere formulati giudizi differenti, ma che nessuno potrà certamente considerare irrilevante e priva di incisività nelle politiche di governo e nell'attività legislativa. Credo di poter dire che, grazie anche all'impegno di questa maggioranza, la politica si sta applicando per affrontare, con serietà, i grandi problemi della Sardegna. Stiamo sviluppando un progetto riformatore per le diverse sfere della vita della nostra Regione nel rispetto del programma presentato agli elettori nel 2004. E' comprensibile e fisiologico che, in una stagione come questa, in cui l'istituzione regionale si riappropria del suo ruolo e affronta con coraggio temi difficili, il confronto politico si accenda e talvolta salga di tono. Accade quando gli schieramenti si contrappongono nel sostenere proposte differenti ma può accadere anche nell'ambito della medesima coalizione, quando ci si confronta in modo franco e aperto sulle scelte da fare, cercando di trovare le sintesi e le soluzioni condivise ai problemi sul tappeto.
Nessuno di noi si spaventa davanti alle difficoltà in una sana dialettica politica, al contrario, manteniamo l'impegno a farci carico della fatica della democrazia, che è fatta di dialogo, di rispetto dell'interlocutore, di ricerca costante nella massima condivisione e partecipando ai processi decisionali di cui siamo protagonisti. Per questo siamo pronti anche oggi a confrontarci sulla legge statutaria in modo franco e aperto. Lo faremo partendo dalla convinzione che il disegno di legge licenziato dalla prima Commissione, rappresenti una proposta valida di cui sosteniamo con convinzione i principi e i contenuti fondamentali. Ma vorremmo che, da parte di tutto il Consiglio regionale, e dunque anche da parte dell'opposizione, si esprimesse la disponibilità a concorrere in modo costruttivo a una discussione che deve definire una legge così importante per la nostra Regione.
Noi siamo convinti (come hanno già egregiamente argomentato nei loro interventi gli amici de La Margherita, Francesco Sanna e Giommaria Uggias), che con questa legge statutaria, trovino adeguata sistemazione le materie connesse alla forma di governo della Regione, decostituzionalizzata dalla riforma del Titolo V, dando attuazione a quanto disposto dall'attuale articolo 15 dello Statuto regionale per arrivare ad una definizione sistematica ed armonica di alcuni punti nodali tra i quali la forma di governo e i rapporti tra le diverse sfere istituzionali, in particolare il Presidente, la Giunta e il Consiglio regionale.
Crediamo che il risultato sia non soltanto un nuovo e migliore equilibrio tra Esecutivo e l'Assemblea legislativa, ma soprattutto l'incremento della rappresentatività e della stabilità delle istituzioni regionali e una più accentuata apertura delle attività istituzionali alla trasparenza e alla partecipazione dei cittadini. Quest'ultimo aspetto, ovvero la centralità del cittadino e del suo ruolo nel nostro ordinamento, è ormai un punto fermo, ribadito e sottolineato dal concetto di sussidiarietà orizzontale sancito dall'articolo 118 della Costituzione. La stessa autonomia degli enti locali e l'imponente trasferimento di funzioni dallo Stato e dalle Regioni ai Comuni trovano la loro ragione d'essere nell'esigenza di avvicinare il più possibile i cittadini ai centri decisionali politici e amministrativi, nell'ottica del superamento del vecchio concetto di antagonismo o peggio di passività nei confronti della pubblica amministrazione. Ma, se è vero che il cittadino indicato come il fulcro dell'ordinamento è il destinatario primario dell'attività della pubblica amministrazione, dobbiamo riconoscere che talvolta il perseguimento dell'efficienza e dell'efficacia dell'attività dell'amministrazione regionale rischia di trascurare la trasparenza e l'accessibilità dei processi decisionali per i cittadini, per le istituzioni locali e per i diversi attori coinvolti nelle attività di competenza delle istituzioni regionali.
Occorre, dunque, evitare che il ruolo del cittadino all'interno dell'ordinamento ed il suo rapporto con le istituzioni che lo rappresentano si traducano solamente nell'espressione del voto in sede elettorale ed in una semplice delega in bianco ai vertici istituzionali eletti. La legge statutaria si fa carico di questa esigenza e attribuisce uno spazio rilevante all'esercizio del diritto di iniziativa legislativa popolare e ai referendum regionali, previsti anche nella forma propositiva oltre a quella abrogativa e consultiva. Relativamente al numero degli elettori e della quota di popolazione che può richiedere sia il referendum abrogativo che quello propositivo, previsti dagli articoli 5 e 6, vi è tutta la disponibilità a sviluppare un ragionamento perché sia garantito un più facile utilizzo di questi strumenti di partecipazione.
Accanto al tema della trasparenza e della partecipazione dei cittadini, mi pare che questa legge affronti in modo adeguato un altro aspetto molto dibattuto anche in quest'Aula: il rapporto tra sfera esecutiva e sfera legislativa e l'equilibrio tra rispettivi poteri e funzioni. Come già sperimentato con l'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province, anche sul livello regionale l'elezione diretta del Presidente ha dato all'Esecutivo tutti i poteri per far fronte alle proprie responsabilità di governo, ma ha anche modificato in senso verticista la tradizionale conduzione della macchina amministrativa regionale. Questo è un dato oggettivo che talvolta esiste al di là della stessa volontà di chi fa il Presidente.
Evitando, dunque, inutili personalizzazioni, condividiamo il modo in cui la legge affronta il problema nel testo licenziato dalla Commissione, fermi restando i poteri e le prerogative del Presidente, oggi evidentemente incomprimibili, si definiscono e si sviluppano i compiti e le funzioni del Consiglio regionale, le sue funzioni legislative, di indirizzo politico e di controllo sull'attività di governo vengono precisate ed esplicitate, definendo in capo al Consiglio un ruolo fondamentale di interlocuzione politica che, senza nulla togliere alle facoltà decisionali dell'Esecutivo, eleva il livello di condivisione e verificabilità dei processi decisionali della sfera di governo. Sono passaggi che giudichiamo importanti, non soltanto per il Consiglio, del quale si consolida il ruolo e l'importanza, ma anche per la Giunta e il Presidente, che - attraverso momenti di confronto e di interlocuzione con l'Assemblea - hanno la possibilità di adottare decisioni più condivise e dunque più produttive ed efficaci. Anche sulle funzioni della Giunta, la legge conferma la sua impostazione, basata sulla ricerca della massima valorizzazione dei diversi organi istituzionali nel rispetto dei diversi ruoli. Negli articoli 21 e 21 bis, in particolare, si definisce con chiarezza, per gli Assessori, il ruolo di direzione politica e la responsabilità diretta degli atti compiuti fermo restando il rispetto degli indirizzi generali del Presidente.
La legge contiene, naturalmente, come tutti sappiamo, molti altri passaggi importanti e innovativi, tuttavia ho voluto soffermarmi soprattutto sui punti che mi pare caratterizzino la sostanza politica e la struttura riformatrice di questa legge che punta a conciliare la dimensione della responsabilità di governo, dell'efficienza e dell'efficacia da una parte e quella della partecipazione dell'apertura e della condivisione dall'altra. Credo che la sfida delle istituzioni regionali oggi consista proprio nel saper tenere costantemente intrecciati i fili di queste due dimensioni, sapendone coniugare le opportunità e i vantaggi. In questo modo si evita al sistema di cadere nel decisionismo autoreferenziale oppure, all'opposto, di ritornare alla pura rappresentanza incapace di prendere decisioni e quindi di governare.
Questa è dunque una buona e importante legge, colleghi, anche se abbiamo sentito da più parti la sottolineatura di quello che può anche essere considerato un suo limite; il fatto che anticipi il nuovo Statuto di autonomia anziché, secondo una più logica consequenzialità, seguirlo e armonizzarsi con esso. E' una considerazione che condividiamo, visto che fin dal principio abbiamo immaginato la complessiva riforma dell'autonomia come un unico processo da articolare attraverso la stretta relazione tra nuovo Statuto e legge statutaria. Tanto che avevamo individuato opportunamente il percorso da far compiere alla riforma, procedendo innanzitutto a partire dalla riscrittura dello Statuto. Sappiamo tutti molto bene che, se ciò non si è verificato, è stato a causa dell'iniziativa del centrodestra, che ha di fatto sabotato la costituzione della Consulta, l'organismo che avrebbe dovuto elaborare il testo del nuovo Statuto garantendo la più ampia partecipazione delle diverse rappresentanze della società sarda.
E' utile registrare che, nel momento in cui il centrodestra in Sardegna rendeva impraticabile la nomina della Consulta per la riscrittura dello Statuto, nella Regione autonoma della Valle d'Aosta, il 29 dicembre 2006, veniva approvata una legge regionale pressoché identica alla nostra, nella quale si prevede la istituzione di una Consulta per la riscrittura dello Statuto di autonomia di quella Regione. Io penso che chi ha fatto in modo che si producesse questa battuta di arresto, non abbia mostrato grande senso di responsabilità e lungimiranza politica. In ogni caso la formulazione del disegno di legge della Statutaria è tale da consentire una piena armonizzazione con i contenuti del nuovo Statuto di autonomia che ritengo comunque possa essere definito dal Consiglio regionale, in questa legislatura, con il massimo coinvolgimento dei diversi mondi che compongono la realtà sociale, economica e culturale della Sardegna.
Un'altra considerazione, che è stata formulata nelle discussioni sulla Statutaria, lamenta il fatto che essa non contenga, come avrebbe potuto, anche la nuova legge elettorale regionale. Anche su questo possiamo dirci d'accordo; non abbiamo, infatti, dubbi sul fatto che molti dei limiti dell'attuale quadro istituzionale siano imputabili all'attuale legge elettorale regionale. Una legge con dei pregi, visto che ha consentito che i sardi scegliessero direttamente il Presidente della Regione, avendo sufficienti garanzie sulla stabilità del suo governo, ma anche viziata da alcune inadeguatezze, che abbiamo avuto modo di analizzare in altre occasioni. Prendiamo atto del fatto che è problematico inserirla nella Statutaria, ma occorre accelerare lo studio sulla legge elettorale per giungere rapidamente ad una proposta da discutere e poi da approvare, per dare compiutezza e organicità all'impegno riformatore, che stiamo assumendo e per completare il rinnovamento del sistema istituzionale regionale.
In conclusione, colleghi, credo che, con il confronto per l'approvazione della legge statutaria, il Consiglio regionale, l'intero Consiglio regionale, abbia l'opportunità di scrivere una pagina importante nella vita dell'autonomia sarda. Per quanto ci riguarda, proprio la portata di questo impegno ci induce a considerarlo come materia di interesse, non di una sola parte politica, anche se si tratta della maggioranza che ha la responsabilità di governo, ma di tutti i rappresentanti dei cittadini sardi. Pensiamo, infatti, che, quando si affronta la definizione del quadro istituzionale in cui tutti devono riconoscersi, quando si scrivono le regole fondamentali del gioco democratico, occorre ricercare il massimo della condivisione e del coinvolgimento.
In queste materie, le soluzioni di parte rischiano di risultare difettose per definizione e destinate a rivelarsi inefficaci. Noi riteniamo un obbligo della maggioranza coinvolgere anche l'opposizione per la realizzazione delle riforme, così come riteniamo un dovere e una responsabilità dell'opposizione partecipare a questo processo con spirito positivo. Per questo, ci stiamo impegnando per confrontarci non soltanto con il Consiglio nella sua interezza, ma anche con le rappresentanze dei diversi mondi della società sarda, per far sì che il processo di definizione della legge statutaria sia l'occasione per dar vita a un vero e proprio nuovo patto politico sociale tra istituzioni e società, e per aprire una nuova fase nella vicenda autonomistica della nostra Regione.
PRESIDENTE. Sospendo i lavori per qualche minuto. Prego i colleghi di rimanere in Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 26, viene ripresa alle ore 13 e 29.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta.
E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi, io vorrei, anzi voglio, e lavorerò perché questa legge sia approvata con una maggioranza qualificata, se non è possibile raggiungere un voto unanime. Le prossime ore che ci rimangono per l'approvazione di questa legge, credo che dovranno essere spese da tutti noi perché si arrivi a votare la legge statutaria, in discussione, possibilmente, almeno, con una maggioranza qualificata e quindi con un voto condiviso dal Consiglio regionale. Potrei limitarmi, nel mio intervento, a riferirmi ai sei contributi che il Gruppo dei D.S. ha già fornito con grande autorevolezza e serietà da parte dei compagni, a partire dai compagni che erano in Commissione, che hanno lavorato in quelle trenta sedute più volte richiamate di Commissione, da Giambattista Orrù, ad Angela Corrias, a Renato Cugini e agli interventi degli altri colleghi del Gruppo che sono intervenuti. E a gran parte di quegli interventi io mi rifarò.
Ci sono stati tre giorni di dibattito, trenta sedute di Commissione, c'è un processo che è stato avviato da un lungo dibattito, anche quello di tre o quattro giorni nell'autunno del 2005, dibattito che si concluse, tra l'altro, con la presentazione di un ordine del giorno. Ci sono stati, dal giorno ad oggi, tante iniziative, tanti momenti di dibattito pubblici, convegni con personalità, incontri con forze sociali, col sistema delle autonomie locali. E' stato, cioè, avviato un lungo lavoro da quell'ordine del giorno dell'ottobre del 2005 ad oggi. Questo avrebbe dovuto determinare che l'arrivo in Aula di questo disegno di legge sarebbe dovuto essere la sintesi di quel lungo dibattito, una sintesi alta, unitaria e condivisa, invece così non è stato.
Io non do un giudizio positivo, come qualche collega e anche Capogruppo di maggioranza ha fatto nel suo intervento, di questo dibattito. E dispiace. La legge statutaria, che è il momento più alto, forse, di confronto di quest'Aula, che è il momento in cui, forse, maggiormente avremmo dovuto difendere la funzione e il ruolo che richiamiamo nei nostri interventi di questo Consiglio regionale, è arrivata, invece, in quest'Aula, in un clima non sereno, in un clima di scontro, è arrivata in un clima di tentativi, anche all'interno della maggioranza, di qualificarsi più per gli elementi che ci differenziano che per quelli che ci uniscono, è arrivata in un clima che ha determinato un fatto quasi eversivo, come l'occupazione dell'Aula da parte di alcuni colleghi, per fortuna risolto con grande senso di responsabilità da parte di tutti, è arrivata in un momento anche in cui il confronto con le forze sociali, che abbiamo insieme ricercato, devo dire, non ha determinato un aiuto a superare le difficoltà che le forze politiche stavano trovando nell'affrontare un tema che dovremmo affrontare insieme.
Un po', devo essere sincero, molti di questi contributi sono stati tentativi di dettarci l'agenda dei lavori e, in qualche caso, di avere un ruolo più di surroga rispetto al Consiglio e al ruolo nostro, che di essere portatori di un contributo per le rappresentanze sociali e per gli interessi sociali che quelle forze rappresentavano. La stessa maggioranza, o pezzi della maggioranza, lo dico anche ai colleghi, hanno cercato più ciò che ci distingue tentato di far valere le proprie ragioni. Ci sono più di trecento emendamenti, c'è quasi il tentativo di riscrivere totalmente la legge statutaria.
Devo essere sincero, c'è un passo indietro persino rispetto al dibattito del 2005. Io, grazie anche all'efficienza e alla serietà del Servizio Resoconti, sono andato a rileggermi quel dibattito, gran parte di quel dibattito del 2005; devo essere onesto, in queste ore, il clima col quale arriva, lo scontro tra la maggioranza e l'opposizione, persino gli elementi che ci differenziano all'interno della maggioranza, è un passo indietro rispetto al dibattito di 2005. Nel 2005, un collega autorevole e stimato di quest'Aula avrebbe risposto al collega Artizzu, che è intervenuto prima, con una frase che rileggo, la disse nell'ottobre del 2005: "E' demagogico continuare a dire che noi dobbiamo occuparci di lavoro, di pane, di trasporti e di quant'altro importante, sicuramente importante, lo riconosce chiunque, non occupandoci di riforme istituzionali, questo è falso e fuorviante, noi le riforme le vogliamo fare mentre chi governa deve governare e mentre chi deve fare le leggi e i programmi buoni deve continuare a fare leggi e programmi buoni".
Questo collega, autorevole e stimato collega, diceva queste parole nel 2005 e sembra quasi una risposta a molte delle affermazioni che hanno determinato anche quella situazione che ha avviato il confronto in Aula sulla Statutaria, questo collega era Giorgio La Spisa, il Capogruppo di Forza Italia; il quale continuava anche a dire che la scelta dell'elezione diretta del Presidente era una scelta non reversibile e diceva: "Intendiamoci, non vogliamo tornare all'instabilità dei governi delle passate legislature, non ci interessa", era sempre Giorgio che parlava e, riferendosi all'intervento del collega allora intervenuto, Mario Floris, diceva che la proposta di fare una piccola norma che abolisse subito il simul stabunt simul cadent era provocatoria. Diceva: "Accettiamo e confrontiamoci su questa proposta provocatoria del collega".
Devo dire che oggi invece io registro, rispetto a questo tema, che dovremmo cercare tutti, secondo me, lo dico anche a quelli della maggioranza (che spesso cercano elementi di polemica e di scontro), più gli elementi che ci uniscono ed esaltare qui, nell'azione pratica, quel ruolo, quella funzione che stiamo sempre rivendicando e che riteniamo qualcuno voglia usurpare, la Presidenza della Giunta regionale, quel ruolo esercitarlo qui, facendo sì che la legge statutaria approvata da questo Consiglio sia una legge di questo Consiglio, condivisa da questo Consiglio e approvata con un voto di maggioranza qualificato e, possibilmente, anche all'unanimità, perché detta le regole che vanno al di là delle maggioranze, delle minoranze, al di là del contingente di chi governa e di chi è all'opposizione. Io credo che sia ciò che dovremo fare in queste ore.
Ricordo quel dibattito, era legato a due questioni che sono state riprese anche adesso: legge statutaria e statuto. C'era un testo della Giunta, che allora circolava, che non era ancora stato approvato, il dibattito contribuì notevolmente a modificarlo e quel testo della Giunta tendeva ad introdurre nella legge statutaria un'anticipazione (così la Giunta diceva nel presentare quel testo e nell'illustrare con dichiarazione del Presidente e dell'Assessore) di quelle norme che invece sarebbero dovute essere collocate nello Statuto. Il dibattito era fortemente concentrato a porre l'attenzione sul fatto di non perdere (perchè non la si voleva perdere) la specialità di essere di rango costituzionale del nostro Statuto.
Fu pertanto improntato un dibattito che tendeva a modificare l'ipotesi di lavoro della Giunta, della legge statutaria che sostituiva e anticipava le norme che sarebbero dovute andare nello Statuto; la Giunta tenne conto di questo dibattito e presentò poi un provvedimento di legge differente. Questo disegno di legge che la Giunta ha presentato, però, è stato notevolmente e fortemente modificato dalla Commissione, nelle oltre trenta sedute, con un'operazione che è andata oltre la stessa proposta della Giunta e che ha eliminato ogni possibile interferenza tra la legge statutaria e il nuovo Statuto che noi vogliamo scrivere.
Ciò che non siamo riusciti a fare per responsabilità, io potrei dire per responsabilità vostra, ma dico per responsabilità di questo Consiglio, è far coincidere la discussione e l'approvazione della legge statutaria con il dibattito, nella società sarda, noi pensavamo attraverso la Consulta, della proposta - da avanzare al Parlamento italiano - di rinnovamento dello Statuto autonomo della Sardegna, ma questo è un limite nostro! Oggi, utilizzare l'argomento: viene prima lo Statuto poi la legge statutaria insieme alla legge elettorale, che è un argomento che allora sostenevamo, un anno fa, che abbiamo sostenuto anche nel passato, dopo che per 10 anni non siamo riusciti a fare un passo in avanti rispetto al rinnovamento dello Statuto, è un modo quasi surrettizio di dire: "Non si fa nulla".
La scelta che allora avevamo fatto, anche in quell'ordine del giorno, anche a conclusione di quel dibattito, anche nel lavoro della Commissione, era che, in attesa di produrre (perché questo è l'obiettivo che dobbiamo porci), attraverso un meccanismo che coinvolga la gente (noi pensavamo alla Consulta, altri pensavano all'Assemblea Costituente, oggi l'opposizione pensa a una iniziativa di legge popolare), un provvedimento di legge di rinnovamento del nostro Statuto da avanzare al Parlamento, produrlo noi, in questo Consiglio, al di là delle singole diversità di posizione che possiamo avere tra maggioranza e opposizione, che, come ho detto prima, possono invertirsi come si sono invertite in questi anni.
Ma la ricerca di uno Statuto condiviso o di un'ipotesi di lavoro dello Statuto condiviso non ci può non consentire di utilizzare il margine per darci una legge statutaria che è possibile fare, e farla. Allora, se decidiamo che la legge statutaria si può fare, che la legge statutaria si deve fare, è evidente che noi abbiamo due vincoli, uno è il vincolo dell'articolo 15 dello Statuto e lo vogliamo riportare lì, e l'altro è il vincolo della legge nazionale, cui faceva riferimento Giambattista Orrù, quando riferendo a voi sulla questione del presidenzialismo, del maggioritario, del dibattito che è in atto nel paese, in Italia, diceva di non vedere iniziative legislative in quella direzione neppure tra di voi perché, altrimenti diventano solo un fatto politico.
Discutere del presidenzialismo e del maggioritario. Io ho partecipato a numerose di queste iniziative e anch'io sono convinto che c'è bisogno di una riflessione seria. Un autorevolissimo compagno del mio Partito diceva che essere per il presidenzialismo e per il maggioritario non necessariamente significa simul stabunt simul cadent, anzi è possibile ricercare una soluzione che mantenga il presidenzialismo e il maggioritario e superi il simul stabunt simul cadent. E'un ragionamento che, a livello nazionale, si è avviato, che noi non riteniamo possibile fare nella legge statutaria, che non lo riteniamo un discorso che può essere affrontato e discusso nel momento in cui si affronta il problema dello Statuto, che è un tema nazionale posto all'attenzione ormai della politica a livello nazionale, lui affermava che questa è una peculiarità tutta italiana, solo, quella di legare il presidenzialismo al maggioritario insieme. Cioè, voglio dire, ci sono discussioni che possono essere fatte ma se scegliamo la strada della legge statutaria, e la scegliamo all'interno dell'articolo 15 dello Statuto e nel rispetto - per evitare il contrasto istituzionale - della legge numero 1 del 1999, la strada è quella che ha indicato la Commissione.
Allora, affrontiamo i problemi rispetto a quel testo di legge, discutiamolo. C'è un problema di funzioni e competenze che lo Statuto attribuisce al Consiglio e che, nel provvedimento di legge, sembrerebbero essere attribuite nell'esercizio alla Giunta, l'articolo 35, sulla legittimità del quale, abbiamo detto che avevamo, tra l'altro, dubbi anche noi, c'è una forza politica che, anzi, ha sollevato problemi. Io non ho dubbi che questa Aula possa superare questo aspetto e riportare i poteri regolamentari in capo al Consiglio, come previsto dallo Statuto.
C'è un problema di partecipazione popolare, e quindi il problema del referendum? Anche in questo caso, l'abbiamo detto, l'hanno detto alcuni colleghi, non abbiamo nessuna difficoltà a riprendere tutta la materia e a trovare un sistema che consenta di favorire il referendum e la partecipazione della gente sia nei referendum propositivi che nei referendum consultivi.
C'è un problema di funzioni e di poteri del Consiglio? Abbiamo detto a voi, scrivete voi la carta dei diritti dell'opposizione, e lo ripetiamo adesso, perché questa è una garanzia anche per noi quando potremo trovarci nel futuro all'opposizione, io spero mai, però può succedere secondo il voto del cittadino. Scriviamola insieme. C'è una disponibilità a confrontarci sulle questioni.
Ecco, anche un altro aspetto: si dice che siano troppi i poteri al Presidente. Se scegliamo di fare la legge statutaria, in tutte le leggi statutarie approvate dalle altre Regioni, tranne due mi pare, la questione delle competenze da attribuire agli Assessori sono in capo tutte al Presidente che poi attraverso un apposito decreto decide di volta in volta a chi attribuire le deleghe. Questo è quello che avviene nelle altre Regioni d'Italia. Noi abbiamo scelto una strada diversa che limita i poteri del Presidente perché abbiamo scelto la strada di individuarli per legge, con la legge di organizzazione che arriverà subito dopo l'approvazione della legge statutaria, in modo da vincolare, secondo quello che riterrà il Consiglio, le indicazioni da dare rispetto alle funzioni che vanno attribuite alla Giunta e le singole competenze dei vari Assessori, limitando un esercizio del Presidente che, in quasi tutte le leggi statutarie, è attribuito al Presidente.
Riteniamo però che sia utile che ci si dia la legge statutaria, che sia utile che questa legge statutaria sia approvata modificando il clima che ha caratterizzato l'arrivo in Aula di questa legge, modificando il clima anche dello scontro che c'è tra di noi, modificando il clima, devo dire, di differenziazione eccessiva che c'è all'interno della maggioranza, sia per i singoli Gruppi che per qualche singolo consigliere, sedendoci intorno ad un tavolo e possibilmente riducendo quei 400 emendamenti a 8, 10 o 20 (e sto anche esagerando) emendamenti di sintesi che questa Aula condivide, all'interno dell'articolo 15 dello Statuto, all'interno e nel rispetto della legge costituzionale numero 1 del 1999, aumentando i poteri al Consiglio ed esercitando il Consiglio i poteri che gli vengono attribuiti invece di pensare di ridurre i poteri, condizionati esclusivamente dal vissuto dell'oggi, dell'attuale Presidente, di ridurre i poteri del Presidente della Giunta regionale.
Discutiamo, incontriamoci e troviamo una sintesi. Ecco, io non voglio rinunciare alla possibilità che questa Aula raggiunga sulla legge statutaria possibilmente l'unanimità, ma se non è possibile con l'unanimità lo raggiunga almeno con un voto di maggioranza qualificata e risolviamo i problemi. Le questioni dell'incompatibilità e dell'ineleggibilità sono tutte questioni in capo a noi, che possiamo regolamentare, c'è disponibilità anche a verificare se vanno bene oppure no. Abbiamo preso atto delle difficoltà delle amministrazioni locali anche su questo punto. Ragioniamo insieme su quegli emendamenti e quindi l'auspicio che faccio per la minoranza, ma anche per la maggioranza e per alcuni colleghi della maggioranza, è che in queste ore, che ci separano da adesso al passaggio all'esame degli articoli, e nelle ore anche successive, si possa ridurre questa montagna di emendamenti modificativi della Statutaria a una decina di emendamenti di sintesi condivisi e si possa arrivare ad un voto che dia il più possibile un'idea della condivisione di questo disegno di legge da parte di tutto il Consiglio regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il collega Marrocu dice che vi è stato un passo indietro nella discussione e vorrei riprendere il filo del discorso che ha avviato lui. Io non so se ci sia stato un passo indietro, so che confermo le cose che lui ha citato e ringrazio anche della citazione che ha fatto, perché è sempre una cosa interessante che qualcuno tenga a mente quello che viene detto. Francamente non posso che sottoscrivere ancora quello che ho detto allora e cioè che (è una convinzione che si sta sempre di più rafforzando personalmente) la scrittura delle regole sul sistema istituzionale richiede un confronto tra le parti politiche che sia slegato quanto più possibile dalle dinamiche di dialettica, che non può che essere forte sulle azioni di governo o sulle azioni della legislazione ordinaria o sugli atti della programmazione. Insisto: è questo il motivo per cui, qualche anno fa, io e altri proponemmo di andare avanti sulla strada di un'Assemblea costituente per la riscrittura dello Statuto sardo.
L'osservazione che fa Marrocu oggi: "C'è un clima ancora più diviso, c'è una difficoltà ancora maggiore rispetto a due anni fa", conferma questo, e cioè che un sistema che pone il rapporto tra assemblea legislativa e potere esecutivo ancora con un forte legame tra i due poteri, rende l'assemblea legislativa sempre più condizionata dalle dialettiche relative al governo, alla legislazione, alla programmazione e rende sempre più improbabile la capacità, la possibilità che, sul sistema delle regole, che non riguardano una sola legislatura, un solo mandato, ci si possa trovare, incontrare, in un clima che sia effettivamente di sereno confronto.
Se il passo indietro è stato fatto, noi crediamo che non sia stato fatto semplicemente e soltanto dall'opposizione. Il passo indietro o meglio non passo indietro, il passo avanti verso la centralizzazione del potere, il passo avanti verso lo svilimento della democrazia partecipata, della democrazia diretta e lo svilimento anche della democrazia rappresentativa lo ha fatto la maggioranza e l'ha fatto la maggioranza che segue passo passo le indicazioni del Governo regionale attuale. Questo è un dato di fatto, non lo dico per polemica. Però insisto sul fatto che questo dibattito è stato interessante, è stato un dibattito vero, è stato un confronto in cui non c'è stato neanche un briciolo di tentativo di dilazionare i tempi, è stato veramente un confronto di posizioni tra maggioranza e opposizione e anche tra parti della maggioranza e altre parti della maggioranza. Vi sono posizioni sulla forma di governo diverse anche fra parti dell'opposizione e altre parti dell'opposizione, c'è un confronto. E questo dimostra ancora di più che non ha avuto senso, e non ce l'ha ancora, voler comprimere in uno spazio temporale così ristretto, tra l'approvazione del Piano sanitario regionale e l'avvio della sessione di bilancio, per una legge così importante. Una legge importante, che potrebbe essere molto importante, che lo è di fatto se venisse approvata nel testo così come è stato presentato dalla Commissione, ma che non è certamente la legge che viene disegnata dalla relazione introduttiva della Giunta regionale che riferisce di una riforma dell'autonomia regionale che sia fondata su due pilastri: il nuovo Statuto speciale e la legge statutaria.
Lo Statuto speciale, norma di rango costituzionale, che ha come oggetto il nuovo assetto dei poteri che l'ordinamento della Repubblica riconosce alla autonomia regionale sarda e che dovrebbe essere, sarà speriamo, il contenitore di una nuova forma di autonomia speciale che noi, tutti i sardi attendono da tantissimo tempo. Nello Statuto si potrà e si dovrà ottenere l'attribuzione di più forti poteri, di più consistenti spazi di decisione nelle diverse materie, dalla cultura all'economia, dalla magistratura al sistema dei tributi, mentre la legge statutaria è una legge approvata con procedura rinforzata, ma ha una caratteristica fondamentale, quella di essere limitata su alcune questioni non di poco conto che attengono alla forma di governo, alle forme di partecipazione diretta dei cittadini, diciamo in particolare su queste due cose oltre ad altri aspetti tra cui ineleggibilità, incompatibilità, rapporto tra organi della Regione; non di poco conto ma riguardano l'assetto interno del potere regionale, il suo rapporto con i cittadini.
Ora, la Giunta nella relazione introduttiva dice: "La legge statutaria deve essere una legge costitutiva della nuova fase storica della specialità della quale potrebbe essere considerata come la legge fondamentale".
Se questo fosse l'obiettivo di questa discussione verrebbe da sottolineare perché farla così in fretta, ma non è così, questa è una riforma che, riguardo al nuovo assetto dei poteri regionali, non innova per nulla, mentre è una legge che incide profondamente, così come l'avete disegnata voi e da qui anche la radicalizzazione delle posizioni, da qui il passo avanti da parte vostra e il passo indietro da parte di tutta l'Aula rispetto alla possibilità di un confronto forte su questa legge statutaria. Non è legge fondamentale perché per fortuna sono state escluse quelle disposizioni contenute nel preambolo che disegnavano un'immagine della Regione, un'immagine della stessa identità sarda, che era ridotta, in quelle righe, allo sviluppo della conoscenza e dell'informazione, una scelta inaccettabile perché la retorica della società dell'informazione e della conoscenza sembra veramente viziata da una nuova edizione della presunzione scientista, nell'800 dentro il pieno della rivoluzione industriale esplose l'ideologia modernista, figlia dello scientismo che diceva: "La scienza e la tecnologia condurranno l'umanità fuori dalle contraddizioni della miseria, della disuguaglianza, dell'esclusione sociale".
Oggi invece siamo dentro la rivoluzione post-industriale ormai esplosa e attuata e si sta diffondendo un'altra ideologia e cioè che la conoscenza salverà l'umanità dalla miseria e dalla esclusione sociale. E' una cosa che fa accapponare la pelle, direi che è proprio necessario che qualcuno ci liberi dalle vecchie ideologie, qualcuno ci liberi dalle nuove ideologie che però sono contenute in quel preambolo che voi avete giustamente cassato, non so se perché non lo condividete o semplicemente perché avete voluto rimandarlo ad un altro momento, ma è così.
La miseria, l'esclusione sociale, verrà da che cosa? Dal riempire la Sardegna di fibre ottiche, dal mettere tutti i Comuni in rete, le imprese e i cittadini? E' la conoscenza, è l'informazione? O è davvero qualcosa di più, di più profondo, di più vero che dobbiamo riscoprire anche nella politica? Detto questo, detto quindi che il preambolo per fortuna non c'è più, però la legge incide, incide su una cosa fondamentale, la forma di governo. La riforma del Titolo V della Costituzione e la modifica dell'articolo 15 dello Statuto consentono alla Regione di scegliere la propria forma di governo ma anche qui la scelta è stata ridotta sia dal testo della nuova Costituzione sia dalla giurisprudenza costituzionale ad una semplice opzione che ormai domina quasi tra noi come un qualcosa di ineluttabile e cioè possiamo scegliere tra forma parlamentare pura e tra presidenzialismo estremo.
Di fatto, voi, facendo un passo avanti nella vostra logica, state scegliendo la seconda via e cioè quella di approfondire fino all'estremo, esaltare fino all'estremo la forma di governo presidenziale riducendo gli spazi della democrazia diretta e quindi di fatto facendo un cortocircuito. Questa è una legge statutaria che noi, per come è fatta, onorevole Marrocu, onorevoli colleghi, non ci sentiamo di approvare perché è una legge che, se non verrà modificata profondamente, chiude gli spazi della democrazia, li chiude perché di fatto calpesta (e forse su questo vi state rendendo conto che si deve tornare indietro) le forme della partecipazione diretta, il popolo e il cittadino. Il popolo è visto non come popolo ma come gente, da raggiungere attraverso i media, e il cittadino diventa un suddito, per dire qualcosa contro e per poter modificare una legge o un regolamento, secondo voi deve chiedere 50 mila firme, ma probabilmente avreste messo anche di peggio, anche di più.
Democrazia diretta, partecipazione che non viene neanche citata, cioè ignorando che sia la scienza, sia la politica stanno sempre di più rivalutando il significato e il valore sociale ma anche economico della partecipazione, della condivisione delle scelte. Il cortocircuito, la tenaglia, dentro cui voi state mettendo la democrazia in Sardegna attraverso questa legge, è appunto questa: riduzione degli spazi della partecipazione diretta e esaltazione del presidenzialismo. Cioè riducendo la democrazia diretta alla elezione diretta del Presidente della Regione. Quindi, dopo aver calpestato, nella prima parte, la partecipazione diretta, calpestando nella seconda la democrazia rappresentativa, perché tutto viene ridotto, il cittadino è sovrano, il popolo è sovrano, perché può eleggere finalmente il Presidente della Regione. Il resto non esiste più, viene accantonata e calpestata la partecipazione diretta, viene ridotta all'estremo quella rappresentativa perché, nella forma esaltata, esaltata, lo direi tre o quattro volte, esaltata, la forma, va bene, del presidenzialismo, così come viene interpretata in particolare in questa nostra Regione e così come viene disegnata, avallata, rafforzata da questa legge che voi avete proposto e che vorreste approvare in questi termini, esaltata in questo modo la democrazia rappresentativa, il Parlamento, non la forma di governo parlamentare, il Parlamento dei sardi viene ridotto effettivamente a un soggetto, a un potere che non è più autonomo rispetto all'altro; il vero problema è questo!
Vogliamo realizzare anche nella nostra Regione quello che i sacri testi del diritto hanno da decenni, su cui abbiamo studiato un po' tutti, e ci hanno fatto passare ormai come un dato acquisito delle democrazie moderne e cioè quello della separazione dei poteri: potere esecutivo, legislativo, e giudiziario? Ma voi pensate che un qualunque atto del potere giudiziario possa condizionare fino allo scioglimento di un Parlamento? O anche fino a indurre, un atto del potere giudiziario, una modifica o precisare i contenuti di un atto legislativo? Grideremmo tutti allo scandalo, perché la separazione tra potere giudiziario e potere legislativo è sacrosanta! Ma perché invece, in questa forma estrema, radicale, di presidenzialismo, voi volete mantenere quello che è l'effetto di una riforma creato e che molti stanno ripensando, volete esaltarla in maniera tale da mantenere, rafforzare e rendere quasi ineluttabile la totale non autonomia, la totale contiguità tra il potere legislativo e il potere esecutivo?.
Questo è ciò che si sta realizzando in questi due anni e mezzo, ormai l'Assemblea legislativa non riesce ad essere autonoma, distinta, separata dal potere esecutivo tanto che non si riesce a modificare neanche in qualche minimo emendamento, è stato un problema che l'Assemblea legislativa potesse dire al Presidente della Regione: "Presenta finalmente la legge finanziaria nei termini che ti dice la legge, oppure se li hai violati, vieni a chiedere scusa, a questa Assemblea e ai sardi perché non hai ancora presentato il bilancio nel mese di febbraio!". E' stato un problema, avete avuto un problema, vi siete in parte riscattati almeno indicando una data, quella del 7 febbraio ma non siete riusciti ad andare oltre, a indicare neanche la data di arrivo al Consiglio regionale.
Non si riesce a modificare, se non in piccolissima parte, un contenuto anche minimo di un Piano sanitario, non si riesce di fatto, e lo state dimostrando anche in queste ore, ad imprimere una svolta, anche a dare un calendario dei lavori del Consiglio regionale, perché la Giunta ha deciso che si fa prima la legge statutaria e poi la finanziaria e la maggioranza dice: "E' giusto fare così!". Oppure si arriva a dire che il principio per arrivare quindi al tema del simul stabunt simul cadent è assolutamente necessario e che non esiste sistema presidenziale che non leghi automaticamente l'Assemblea al potere presidenziale, al potere esecutivo. Ma è esattamente il contrario! Nelle forme più mature, più simboliche anche dei sistemi presidenziali vi è una separazione molto forte, sana, tra il potere esecutivo e il potere legislativo, in alcune democrazie avanzate si arriva anche ad aver momenti diversi di elezione dei due poteri, dei due organi. Noi non so se possiamo arrivare a quello col nuovo Statuto, non so se ci arriveremo mai, certamente non possiamo arrivarci attraverso questa legge statutaria, ma voi non riuscite ad immaginare neanche una piccola, piccolissima, forzatura, un atto che provochi un giudizio diverso o una riconsiderazione possibile da parte della Corte costituzionale rispetto a questo problema. Un problema che sente tutta l'Italia, sia nelle Regioni in cui ci sono Presidenti e Governi ampiamente condivisi dalla popolazione, sia in Regioni in cui questi Governi non sono così condivisi o non godono di tanto consenso.
Ora, questo è il nodo che dobbiamo sciogliere in questa Aula, prima o poi dobbiamo scioglierlo, prima che questa Aula, questo Consiglio si sciolga senza aver risolto nulla e accettando, per il futuro, un nuovo sistema elettorale, una nuova occasione elettorale, preceduta da una legislatura che, nella legislazione ordinaria come in quella statutaria, se passerà questo testo, avrà sempre di più centralizzato il potere nella Statutaria e nella legge ordinaria che voi avete fatto (facendo la riforma degli enti e concentrando tutto in mano alla Giunta regionale) approvando una legge urbanistica e, poi, un piano paesaggistico regionale che ha cancellato l'autonomia degli enti locali in materia di urbanistica di territorio. Potremo fare un lungo, lunghissimo esempio di quel che è accaduto in questi due anni e mezzo, di quel che accadrà probabilmente negli altri due anni, nei prossimi due anni, consegnando alla scadenza elettorale del 2009 una Regione che sarà appetibilissima a tutti i poteri politici, economici e finanziari, perché chi vincerà le elezioni del 2009 avrà un potere immenso, inedito, anche nel sistema italiano.
Vogliamo sciogliere questo problema? Allora, è inutile chiedere all'opposizione un dialogo, un confronto o addirittura una condivisione con i due terzi, con il voto di due terzi su questa legge, se non si è disponibili politicamente ad affrontare questo problema. Le condizioni non possono essere che, per prima cosa, ridare uno spazio adeguato al confronto. Vogliamo anche stare qui il tempo necessario per la Statutaria? Stiamoci, noi non abbiamo fretta! Ma il nodo vero deve essere sciolto. Ci sono varie proposte, anche di chi vuole il sistema presidenziale ma temperato; lo stesso Partito dei Riformatori, che è presidenzialista per nascita, per dotazione originale, ha dato dei suggerimenti di temperamento del presidenzialismo. C'è chi pensa al ritorno al parlamentare, io non ho nostalgia del sistema parlamentare perché l'ho vissuto e subito più volte e, purtroppo, il sistema parlamentare, che è un sistema nobile, però associato a un degrado della politica, come è avvenuto negli ultimi vent'anni in Italia e anche in Sardegna, ha portato all'instabilità totale e, quindi, ad un pericolo per la democrazia. Troviamo una forma, io credo che sia possibile ancora ridare dignità al sistema presidenziale, perché un uso distorto del sistema presidenziale fa danno innanzitutto alla forma di governo presidenziale.
Io ancora credo che storicamente sia utile tenerlo, ma va tenuto con una normativa costituzionale e statutaria, che renda al presidenzialismo la possibilità di dare all'esecutivo e al legislativo la separatezza delle sfere di autonomia, che è fondamentale per il proseguo della democrazia.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente e onorevoli consiglieri, è particolarmente difficile, credo, intervenire a conclusione di questo dibattito. Un dibattito articolato, ampio, è stato detto, un dibattito particolarmente complesso e, quindi, è obiettivamente difficile poter, in qualche modo, semplificare questa complessità, cercando di riassumere alcune delle questioni più rilevanti, dei nodi politici ed istituzionali più rilevanti, che sono emersi da questo dibattito.
Cercherò di semplificare questa complessità, cercherò di sintetizzare questi nodi politici ed istituzionali, che sono stati il frutto di questo confronto, ma consentitemi preliminarmente di esprimere un giudizio positivo sul confronto che c'è stato in quest'Aula, anche sul dibattito. Io sono d'accordo con l'onorevole Marrocu quando dice che le premesse da cui è nato questo dibattito erano particolarmente difficili, questo dibattito ha fatto seguito a un momento forse non molto esaltante della storia di questo Consiglio regionale, ma questa è un'opinione naturalmente di parte e, quindi, non c'era sicuramente quel clima sereno, quel clima che può favorire appunto un confronto su un tema così importante e delicato.
Ebbene, nonostante questo, io invece mi sento di dire che questo confronto è stato un confronto di alto spessore anche culturale, oltre che di cultura giuridica e di cultura istituzionale, un dibattito che è stato libero, un dibattito libero perché è stato un dibattito privo di steccati, un dibattito che ha attraversato trasversalmente questo Consiglio regionale, che ha attraversato trasversalmente la maggioranza e l'opposizione, che è passato anche trasversalmente all'interno dei singoli Gruppi consiliari. Quindi, un dibattito libero, come dicevo un dibattito privo di steccati e quindi un dibattito che ha avuto anche in sé una tensione autonomistica, che le premesse non potevano assolutamente considerare.
Detto questo, io cercherò di enucleare alcune questioni. Sostanzialmente sono quattro le questioni su cui io vorrei soffermarmi. La prima: "prima lo Statuto o prima la Statutaria?". La seconda: "l'elezione diretta e a suffragio universale del Presidente della Regione". Io non pronuncerò il nome "presidenzialismo", io dirò elezione diretta, a suffragio universale e contestuale al Consiglio regionale, del Presidente della Regione. La terza: "il rapporto tra l'esecutivo e il legislativo". La quarta: "le riforme possono essere in qualche modo sganciate - proprio perché si tratta di regole, di regole istituzionali, di regole costituzionali - dalla logica della contrapposizione tra maggioranza ed opposizione?".
Sulla prima questione, "viene prima lo Statuto oppure la Statutaria", io dico che è un falso quesito; se vogliamo è un legittimo artifizio retorico, per il semplice motivo che lo Statuto non c'è, lo Statuto non è alle viste, e questa è una responsabilità grave ed è una responsabilità grave di tutti noi. Io concordo con l'onorevole Marrocu, non è una responsabilità che mi sento di addossare solo ed esclusivamente all'opposizione; questa è una responsabilità di tutti noi, della Giunta, del Consiglio regionale. Io sono profondamente convinto che il Consiglio regionale sia la sede nella quale si può riscrivere la carta costituzionale di noi sardi, si può riscrivere il rapporto costituzionale, il patto costituzionale che deve intercorrere tra la nostra Regione e lo Stato.
Ed allora, se viene meno una delle condizioni di questo quesito, lo Statuto, perché non impegnarci nella stesura e nell'elaborazione della legge statutaria? Badate, la legge statutaria ci dà la possibilità, dopo 60 anni, di poter riscrivere, in piena autonomia, una parte del nostro Statuto, ci dà la possibilità di riscrivere, senza doverlo contrattare con il Parlamento, quindi in piena autonomia e in piena solitudine, parti importanti, decisive del nostro sistema autonomistico. Con la legge statutaria siamo chiamati ad esercitare una precisa prerogativa autonomistica; decidere su forma di governo, sul rapporto tra gli organi della Regione, su ineleggibilità e incompatibilità, senza dover subire una sentenza della Corte di Cassazione, significa esercitare una nostra prerogativa autonomistica. Allora sarebbe imperdonabile se noi non avessimo colto questa possibilità, sarebbe imperdonabile e avremmo in qualche modo evitato la grande possibilità che ci viene data di poter esercitare una nostra sovranità. Onorevoli consiglieri, e qui rispondo al quesito che è stato posto dall'onorevole Sanna, questo è un guadagno di autonomia, oppure no? Questo è un guadagno di autonomia! Questo è un di più di autonomia!
Il testo. Il testo che è stato esitato dalla Commissione risponde a questa esigenza, risponde, cioè è all'altezza di questo compito così importante, oppure no? Il testo esitato dalla Commissione, con il concorso della Giunta regionale, risponde a queste esigenze! Quel testo è profondamente diverso rispetto al testo che è stato elaborato, votato e in qualche modo tradotto e approvato da parte della Giunta regionale. La Giunta regionale ha accolto l'esigenza di riportare quel testo nell'ambito, nell'alveo dell'articolo 15 dello Statuto, così com'è stato modificato dalla riforma del Titolo V della Costituzione, ha accolto e ha contribuito ad asciugare quel testo, ad espellere delle parti che erano superate oramai come quello, per esempio, sul Consiglio delle autonomie, e ad espellere da quel testo anche alcune parti che potevano essere oggetto di impugnativa da parte del Governo e che potevano essere considerate illegittime da parte della Corte Costituzionale. In relazione al disegno di legge, il riferimento, appunto, alla possibilità di incostituzionalità, riguarda il preambolo, quindi noi abbiamo accolto - per scongiurare anche questa possibilità - di espellere quel preambolo dal testo che è stato esitato poi dalla Commissione. Abbiamo, e qui conveniamo, mi sento di poter dare ampie assicurazioni, così come sono state date dai Capigruppo della maggioranza all'onorevole Balia, che, all'interno di questo testo, così com'è stato deciso tutti insieme in Commissione, è stato espulso qualunque riferimento alla legge elettorale.
Io concordo con quanto è stato sottolineato: questo Consiglio regionale ha due obiettivi fondamentali che deve cercare di centrare e di percorrere in tempi brevi, uno è lo Statuto e l'altro è la legge elettorale. La legge elettorale è un obiettivo, è un tema che rientra nella capacità di iniziativa legislativa da parte di questo Consiglio regionale e si esaltano le peculiarità e le prerogative di questo Consiglio elaborando queste leggi e non limitandosi soltanto ad approvare leggi che vengono da altri. Questo testo è stato profondamente modificato dalla Commissione, non solo con il concorso della Giunta regionale, ma è stato modificato, è stato semplificato anche con il concorso delle opposizioni. Io ho l'obbligo di dire che l'atteggiamento delle minoranze in seno alla Commissione è stato un atteggiamento di grande responsabilità e di grande correttezza. Rappresentanti dell'opposizione hanno dato anche un contributo di elaborazione a questo testo, pur naturalmente nella diversità delle posizioni e nella diversità del voto che poi ci ha profondamente diviso, ma io questo lo devo dire e devo riconoscere che su questa questione, su questo tema, e questo può essere un esempio perché solo così si può esaltare la centralità del Consiglio regionale, si sono trovate le possibilità, non solo di un dialogo corretto, di un confronto corretto e rispettoso delle diverse posizioni.
Per addentrarmi poi su alcuni dei nodi scoperti, delle questioni più delicate, l'elezione diretta a suffragio universale del Presidente della Regione. Io devo dire che ho grande rispetto delle posizioni che sono state portate qui in quest'Aula, delle posizioni di chi si è detto profondamente convinto della scelta parlamentarista. Devo dire che ho grande rispetto, però io avrei evitato allo stesso tempo di demonizzare in qualche modo, invece, la scelta che è contenuta all'interno di questo testo. Avrei evitato soprattutto di demonizzarla utilizzando delle argomentazioni che in qualche modo possono evocare delle paure ancestrali o addirittura delle derive antidemocratiche se per caso questo Consiglio dovesse arrivare a scegliere, invece, l'elezione diretta a suffragio universale del Presidente. Io voglio ricordare che, sulla scelta dell'elezione diretta del Presidente, si è misurato il corpo elettorale, ci sono stati dei referendum, e bisogna anche dire, con molta nettezza, che il nostro sistema democratico, il nostro sistema istituzionale, nella parte che rappresenta proprio il nerbo, l'anima di questo sistema democratico istituzionale, il sistema delle autonomie, quindi nelle Regioni, nei comuni, nelle province, si basa sull'elezione diretta di Presidenti di Regione, di sindaci, di presidenti della provincia e non mi pare che questo abbia portato a qualche pericolo o a qualche deriva antidemocratica.
Noi avevamo due possibilità: che si arrivasse all'elezione diretta del Presidente della Regione o che il Presidente potesse essere eletto da questo Consiglio regionale. Perché abbiamo fatto questa scelta? Noi abbiamo fatto questa scelta, prima di tutto come una scelta di coerenza rispetto al programma elettorale con cui ci siamo presentati agli elettori, io penso che il programma non sia un optional e non sia soprattutto un mero dettaglio. Il programma è il collante di una coalizione, è l'elemento che unisce una coalizione e questo non può essere un mero dettaglio. Tutte le Regioni a Statuto speciale, tranne il Trentino Alto Adige e la Valle d'Aosta, e tutte le Regioni a Statuto ordinario hanno scelto l'elezione diretta del Presidente della Regione. E' una scelta che privilegia stabilità e governabilità, questi sono elementi essenziali, ma sono elementi essenziali non per questo Governo e per questa maggioranza, sono elementi essenziali per chiunque sia chiamato dal popolo ad esercitare funzioni di governo.
Naturalmente, questa scelta comporta due questioni particolarmente delicate. La prima è il cosiddetto "principio di consonanza", così com'è stato definito dalla Corte Costituzionale e cioè il nesso inscindibile che deve esserci tra programma elettorale e di governo, Presidente eletto dal popolo e maggioranza consiliare. Questo è il principio di consonanza. La seconda questione, estremamente delicata, è la indissolubilità del destino che unisce il Presidente al Consiglio regionale e alla maggioranza che è stata espressa dal popolo, la cosiddetta "clausola di dissolvenza". Se viene meno uno di questi due elementi, questo destino diventa un destino inscindibile. Non è che noi non ci siamo esercitati, prima come Governo regionale e poi all'interno della Commissione, per cercare di attenuare questo aspetto, per eliminare quell'aspetto deterministico, per rendere meno stringente questa indissolubilità dei destini. Ci siamo esercitati, abbiamo studiato, ha studiato la Commissione, ma questo, a legislazione vigente, non è possibile. Non è possibile scindere ed eliminare l'indissolubilità di questi destini. Altre Regioni hanno provato e la Corte Costituzionale le ha dichiarate illegittime.
Però, questo non significa che noi non dobbiamo tentare tutte le strade per rendere meno deterministico questo rapporto tra Presidente e Consiglio, allora noi abbiamo due possibilità. La prima è che, a livello parlamentare, possano essere messe in atto delle modifiche di carattere costituzionale, ma questa non è un'esigenza solo di questo Governo o di questa maggioranza, questa è un'esigenza di tutti perché si possano introdurre quelle modifiche di carattere costituzionale che rendano e che rompano queste indissolubilità dei destini. La seconda è interamente nelle nostre mani, ed è la possibilità di riscrivere il nostro Statuto. All'interno dello Statuto, noi possiamo eliminare questa indissolubilità, possiamo eliminare quella clausola di dissolvenza che è un elemento che fortemente incide nell'elezione diretta del Presidente della Regione.
La terza questione è il rapporto tra esecutivo e legislativo. E' evidente che l'elezione diretta del Presidente della Regione ha modificato profondamente l'equilibrio istituzionale che ha retto il nostro sistema autonomistico in questi sessant'anni di autonomia. Questo ha comportato, obiettivamente, una decurtazione di ruolo del Consiglio regionale; il Consiglio regionale non è più chiamato a legittimare il Presidente della Regione e tanto meno il suo Esecutivo. Allo stesso tempo l'elezione diretta ha eliminato quel potere di co-amministrazione, cioè quella commistione di poteri, di responsabilità, di funzioni tra Esecutivo e Legislativo, che ha caratterizzato i nostri primi sessant'anni di autonomia. E' stata introdotta quindi una separazione netta tra Esecutivo e sistema legislativo, tra Presidente, Giunta e Consiglio regionale.
Questo rapporto oggi non è più equilibrato, è un rapporto sbilanciato. Come possiamo correggere questo sbilanciamento dei poteri? Io sono profondamente convinto che questo sbilanciamento lo si può correggere non cercando di ridurre i poteri che la legge assicura al Presidente della Regione, e così come ha fatto la Commissione, e così come era contenuto anche nel disegno di legge, ma è stato esaltato all'interno della Commissione, questo rapporto lo si può equilibrare esaltando e rafforzando i poteri del Consiglio. Il potere legislativo deve essere un potere reale, il Consiglio regionale deve essere in condizioni, deve avere il potere, la volontà, la capacità di fare le leggi, di fare leggi importanti, ad iniziare dallo Statuto, dalla legge elettorale, questo significa esaltare il potere legislativo di un'assemblea regionale. Il potere di indirizzo non può essere solo uno slogan, così come il potere di controllo di questo Consiglio.
Vogliamo rendere più stringenti questi poteri? Noi ve l'abbiamo chiesto in Commissione, ci avete dato anche un aiuto nel cercare di definirli, siamo pronti perché anche in questo lasso di tempo questi poteri, questa possibilità di riequilibrare questo rapporto possa essere ancora di più rafforzata ed esaltata. Ci sono delle proposte ulteriori, ci sono proposte innovative che esaltino questo rapporto, che esaltino questi poteri. Io penso che per quanto riguarda il Governo regionale e per quanto riguarda la maggioranza, ci sia tutta la disponibilità.
Arrivo alla quarta questione, al quesito cioè legato alle modalità di approvazione delle riforme istituzionali. Io sono profondamente convinto, l'ho detto più volte, l'ho detto in quest'Aula, l'ho detto in Commissione, che queste tematiche devono essere sottratte alla logica della contrapposizione tra maggioranza ed opposizione. Capisco anche che queste parole a furia di dirle alla fine si logorano, perdono di significato e quindi diventano soltanto articolazione di suoni. Io vi ripropongo ancora una volta: sulle regole istituzionali, sulle regole della nostra convivenza, sulle regole costituzionali, sulle regole della nostra autonomia, bisogna ricercare il massimo della unità. Noi vogliamo aprire un dialogo, ci sforziamo ancora, è stato detto ampiamente dai banchi della maggioranza, vogliamo ancora tenere aperto un dialogo con la minoranza. Ma questo, badate bene, non perché ci servono i voti, perché questa legge deve essere approvata con una votazione rinforzata, ma perché siamo convinti che, su queste questioni, bisogna ricercare il massimo dell'autonomia. Sui referendum siamo disponibili a ritornare al testo della Giunta, articolo 2 e articolo 3, siamo disponibili a cancellarli, se questo può essere un elemento che può aiutare. Sul potere regolamentare, io dico la mia, meglio che scrivere un articolo pasticciato, sono dell'avviso che possiamo espellere, e comunque cassare, l'articolo 35.
Mi sia consentita un'unica e sola considerazione di carattere polemico, sono state riportate, in quest'Aula, da parte di diversi onorevoli che sono intervenuti, affermazioni di eminenti professori universitari. Sono state riportate delle affermazioni che, a mio modo di vedere, sono lesive dell'autorevolezza ma anche delle intelligenze che sono presenti all'interno di questo Consiglio regionale e che se fossero state riportate correttamente sarebbe ancora più grave. Io sono profondamente convinto che l'essere titolare di cattedra, di per sé, non rende immuni dal dire autentiche stupidaggini.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Sulla base delle consultazioni avvenute con i Presidenti di Gruppo si è convenuto di rinviare la votazione sul passaggio all'esame degli articoli alle ore 18 e 30 di questo pomeriggio, per consentire ai Gruppi di preparare gli emendamenti e anche di trovare, come schieramenti di maggioranza e opposizione, una maggior sintesi che eviti, laddove è possibile, una grande quantità di emendamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Presidente, chiedo di parlare per fatto personale, in base all'articolo 79 del Regolamento.
PRESIDENTE. Onorevole Porcu, dica qual è il fatto personale, vediamo se è ammissibile.
PORCU (Progetto Sardegna). Il fatto personale è la definizione che ha dato l'onorevole Atzeri della mia condotta, mi ha definito "pretoriano" e io vorrei, se possibile, dire una breve parola su questo fatto.
PRESIDENTE. Onorevole Porcu, sia brevissimo.
PORCU (Progetto Sardegna). Io sarò breve perché io non so se sia più libero e autonomo chi sostiene questa forma di governo e questo provvedimento di legge, credo che però non sia corretto rivolgere a un collega, che ha un'opinione diversa, un'affermazione di questo tipo. Per cui io mi auspico che l'onorevole Atzeri voglia chiedermi scusa e ricordo anche al Presidente che l'onorevole Atzeri nel momento in cui dice o definisce becchino dell'autonomia e killer della specialità chi ha un'opinione o sostiene una proposta diversa dalla sua, sicuramente non fa onore a se stesso, né a quest'Aula, né aiuta una buona discussione e un buon dibattito.
PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, vuol chiedere scusa? Ovviamente non c'era niente di offensivo.
(Interruzioni)
Chiedo scusa, colleghi.
Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, senza perdere ulteriore tempo. Io ho sempre dimostrato di avere una tolleranza nel range di normalità e tantissime volte le mie proposte, le mie opinioni sono state democraticamente sconfitte e ho accettato, senza occupare l'Aula, senza andare in isterismi. Quindi, mi sembra molto bizzarra questa uscita dell'onorevole Porcu che mi vuole dipingere come un intollerante e uno che non accetta l'opinione degli altri. Io ho grande rispetto dell'opinione altrui, l'ho sempre dimostrato. Mentre, per la posizione un po' intimidatoria ed eretta, io mi sono riferito alla tipologia del pretoriano perché purtroppo l'onorevole Porcu ha questa incisività, ha questo modo incalzante e quando, per ben tre volte, ha cercato di interrompere il mio intervento mi ha costretto a ricorrere a un appellativo…
PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, non deve giustificare perché ha utilizzato il termine "pretoriano".
ATZERI (Gruppo Misto). Ma no, giusto perché era sempre in una posizione…
PRESIDENTE. Siccome lo ha offeso, chiede scusa. Altrimenti lei...
ATZERI (Gruppo Misto). No, per carità, non ci sono gli estremi per chiedere scusa. Anzi…
In conclusione per augurare ormai un buon pranzo, devo dire che io ho, tra l'altro, citato molto umilmente le considerazioni, su quella famosa sentenza, di luminari, di scienziati che non hanno svenduto la scienza al principe, quindi mi ha colpito la chiusura dell'assessore Dadea, perché era rivolto solo a quegli intellettuali liberi (che purtroppo in Sardegna stanno andando in estinzione) che, pur di accontentare il principe e di avere prebende e visibilità, svendono la scienza per dare un verdetto che non corrisponde a verità. Ne approfitto anche per dare una risposta soprattutto agli intellettuali liberi.
PRESIDENTE. Va bene, onorevole Atzeri. I lavori si concludono a questo punto e riprenderanno alle ore 18 e 30 di questa sera.
La seduta è tolta alle ore 14 e 35.
Allegati seduta
Testo della mozione annunziata in apertura di seduta
Mozione Caligaris - Ibba - Barracciu - Corrias - Orrù - Pirisi - Floris Vincenzo - Cugini - Marrocu - Calledda - Mattana - Sanna Franco - Sanna Alberto - Lai Silvio - Cherchi Silvio - Frau - Porcu - Cerina - Licheri - Uras - Davoli - Gessa - Corda - Pisu - Balia - Masia - Fadda - Giorico - Salis - Serra - Marracini - Lanzi - Lai Vittorio Renato - Pittalis a sostegno di una iniziativa del Parlamento per disciplinare l'accanimento terapeutico salvaguardando la dignità umana.
IL CONSIGLIO REGIONALE
RICORDATO che il caso di Piergiorgio Welby che, prima di morire, ha chiesto con insistenza e determinazione la cessazione dei trattamenti per porre fine alle atroci sofferenze provocategli da una distrofia muscolare progressiva;
SOTTOLINEATO che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 23 settembre 2006, rispondendo all'appello di Welby aveva auspicato un "confronto sensibile e approfondito", "perché il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l'elusione di ogni responsabile chiarimento";
CONSTATATO che, dopo tre mesi di un ampio dibattito morale, religioso, scientifico, filosofico, giuridico e politico, sono stati acquisiti elementi utili per una sintesi normativa;
RILEVATO che i problemi sollevati devono trovare una risposta nell'interesse di numerosi gravissimi ammalati, alcuni dei quali anche in Sardegna, sottoposti a trattamenti non sempre rispettosi della dignità umana e della volontà individuale,
auspica
che il Parlamento approvi al più presto una legge per stabilire un confine tra dovere di cura e accanimento terapeutico attraverso norme più civili e rispettose della libera e responsabile scelta individuale. (116)
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