Seduta n.409 del 05/05/1999
Seduta CDIX
Mercoledì 5 Maggio 1999
Presidenza del Presidente SELIS
La seduta è aperta alle ore 11 e 35.
LA ROSA, Segretario: dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 29 aprile 1999 (404), che è approvato.
Discorsi di fine legislatura
PRESIDENTE. Se prestate un attimo di attenzione comunico l'ordine dei lavori deciso nella Conferenza dei Capigruppo in merito a queste ultime fasi della legislatura.
Voi sapete che è in corso un confronto tra le diverse parti politiche sul problema dei piani paesistici per trovare un punto di sintesi che ci consenta di poter affrontare i mesi delle elezioni, poi di fare eventualmente una legge più organica.
Io, naturalmente, non posso e non devo entrare nel merito, auspico che questo confronto porti un risultato positivo perché tutte le parti politiche, sia pure con differenze di punti di vista, hanno dimostrato l'attenzione e la preoccupazione anche sulla materia e sull'argomento.
Mi dicono, appunto, che c'è questo confronto in corso, che è necessario qualche tempo per arrivare a mettere a fuoco una norma che sia soddisfacente e sia un adeguato punto di sintesi.
Abbiamo preso atto di questo in Conferenza dei Capigruppo e ci siamo chiesti come avremmo potuto procedere, le ipotesi erano due: o attendere i risultati di questo confronto e magari tenere l'Aula in sospeso, oppure ipotizzando che sempre, anche sino alla fine delle elezioni, è possibile un richiamo dell'Aula per qualche provvedimento urgente, chiudere oggi i lavori facendo e svolgendo la cerimonia formale dei saluti e degli adempimenti che questa circostanza richiede, ma sapendo che l'esito del confronto potrà, verosimilmente e probabilmente, produrre un'altra breve, ci auguriamo, seduta di Aula nel corso dei prossimi giorni.
Ci è sembrato più utile seguire questa seconda ipotesi, proprio per non tenere l'Aula in sospeso e lasciar lavorare con calma i colleghi che si stanno impegnando a trovare il punto di sintesi.
Quindi, il risultato di questa Conferenza è questo; noi oggi svolgiamo, qua in quest'Aula, la cerimonia conclusiva, sapendo anche che - come già più volte è stato avvisato - verosimilmente ci sarà una seduta breve nei prossimi giorni per chiudere quest'altra vicenda.
La cerimonia conclusiva prevede che ci siano indirizzi di saluto, lo dico per tutti i colleghi che vogliono intervenire, in particolare per i Capigruppo, per i colleghi che sono decani di quest'Aula, e si conclude con un brevissimo discorso del Presidente del Consiglio regionale che fa il punto sulla legislatura. Poi, naturalmente, ci sono i nostri saluti quasi privati, con la consegna anche delle medaglie, e i saluti di pragmatica.
Naturalmente qua non c'è un ordine del giorno e non c'è uno schema di interventi, ho pregato i colleghi Capigruppo in particolare, ma prego quanti altri volessero farlo, in particolare i colleghi che hanno più esperienza e più anzianità in quest'Aula, di dirmi se intendono rivolgere all'Assemblea un indirizzo di saluto, e questo sarebbe gradito, così come questo invito è rivolto alla Giunta e a chi vuole prendere la parola.
Per cui vi prego di farmi sapere chi di voi ritiene di intervenire, sarebbe gradito e credo che sarebbe una cosa significativa per tutti noi.
Ha domandato di parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio di questa undicesima legislatura, non pensavo di intervenire perché l'anzianità del Consiglio non sempre può essere considerata un fatto di attenzione verso il lavoro che è stato svolto eccetera, tuttavia vorrei dire alcune cose.
In un momento di relax ho ripassato alcuni libri che riguardano la Sardegna, mi sono preso tra l'altro uno di questi che riguardava la prima legislatura, il primo insediamento del Consiglio regionale nel maggio del 1949, e gli auspici che nello stesso venivano esternati con nobili discorsi da parte delle forze politiche, che in quel Consiglio erano presenti.
Ma credo che il Presidente farà, con molta autorevolezza per la sua capacità e il suo impegno che ha dimostrato nel corso di questi anni, un confronto di due legislature dopo cinquant'anni. Non è un periodo breve, sono trascorsi cinquant'anni dal maggio 1949 e si conclude, alle soglie delle elezioni della dodicesima legislatura, con una Sardegna rinnovata, che si affaccia alla ribalta del Paese con una nuova fama, un look. In passato la aveva per altre cose, è famosa la Brigata Sassari, il banditismo, il tenente inviato dal governo sabaudo a reprimere il banditismo in Sardegna. Oggi questa fama della Sardegna, il suo look è riservato al turismo; al turismo ricco, agiato, ma anche a quello popolare che coinvolge milioni di persone che vengono in Sardegna, che amano questa terra, che la apprezzano, che la stimano. E tuttavia la Sardegna non ha fatto passi in avanti sufficienti, del suo popolo, delle sue condizioni economiche e sociali, tali da lasciarci soddisfatti.
Il 1949 si aprì con questa grande speranza di riscatto, le genti di Sardegna, che avevano già come tradizione aleggiato tra le avanguardie intellettuali e professionali già alla fine dell'occupazione spagnola; veniva rinvigorita questa richiesta dalla delusione della fusione perfetta del 1848. Fu una delusione ulteriore per il popolo sardo, dopo le tante occupazioni straniere. Le nostre risorse materiali ed umane, che dovevano essere il cardine dello sviluppo e della modernità l'Isola, come quella mineraria, fonti di energia, la concessione delle terre incolte ai contadini attraverso le cooperative in base alla legge Gullo-Segni; la trasformazione della pastorizia transumante, bisogna ricordare che in quel periodo - cinquant'anni fa - erano censiti duemilioni e cinquantaquattromila capi ovini, sono quattro milioni oggi. Questo non si è verificato, o si è verificato solo in parte, le miniere non esistono più, l'agricoltura traballa, la trasformazione delle produzioni irrigue pregiate, l'agroindustria è ancora insufficiente, e noi abbiamo subito, in questi cinquant'anni, un esodo terribile. Centinaia di migliaia di sardi sono andati via, e purtroppo - signor Presidente, onorevoli colleghi - una nuova migrazione si rivolge verso il Nord Est del Paese ancora per migliaia e migliaia di giovani che non trovano occupazione in Sardegna.
Questi sono motivi reali di riflessione, sono motivi che devono essere tenuti in grande considerazione dai colleghi presenti che siederanno nuovamente in quest'Aula nella dodicesima legislatura, alla maggioranza che si formerà, che uscirà da queste elezioni, alla quale il popolo sardo darà l'incarico di governare questa nostra Isola, ma a tutti quanti, a tutte le forze politiche, credo in modo responsabile per affrontare i problemi che incombono sulle nostre popolazioni.
Abbiamo difficoltà, ma ci troviamo anche in situazioni, non dico di privilegio, ma certamente con possibilità nuove di sviluppo. La legge 588, la prima legge di rinascita, fu un evento importante per la nostra Isola, se fosse andata nella direzione di privilegiare le risorse locali, di svilupparle in modo tale, probabilmente la situazione economica e sociale della nostra Isola sarebbe certamente migliore.
Però oggi ci troviamo di fronte a nuove risorse finanziarie aggiuntive, ci sono sette, otto, novemila miliardi, non so quanti, che ci vengono assegnati dal quadro di sostegno della Comunità economica europea; c'è la nuova intesa Stato - Regione con i duemilacinquecento miliardi, anche qui straordinari ed aggiuntivi, che se utilizzati razionalmente, con quel pensiero che deve essere un pensiero fisso nelle forze politiche e nei rappresentanti del popolo sardo che siederanno in quest'Assemblea, di dare sviluppo e lavoro alla nostra Isola, questo è il centro del discorso.
Se faremo questo, se farete questo, credo che la Sardegna può fare un nuovo balzo in avanti, la sua fama oggi di isola bella, di un territorio stupendo, di un mare senza eguali, deve corrispondere ad un'inversione di tendenza nello sviluppo e nell'occupazione. Non illudiamoci, non illudiamo nessuno, che solo gli investimenti privati nel campo dell'industria o in altri settori possano risolvere questi problemi. Concorreranno, come concorreranno altri elementi, che sono quelli della valorizzazione intera nella nostra Isola, delle nostre zone interne, delle nostre popolazioni, bandendo una volta per tutte l'attacco sconsiderato contro gli amministratori locali, contro le istituzioni democratiche, contro le amministrazioni comunali.
Noi possiamo fare molto se avremo questa coscienza, voi potete fare molto, le forze politiche, indipendentemente dai loro orientamenti che hanno prevalso nella battaglia politica di questa legislatura, possono fare molto per il futuro, ed io molta fiducia in questo.
Questa legislatura è meglio o peggio delle altre? Questa legislatura è uguale alle altre, né peggio, né meglio.
Diceva il collega Sanna, che apprezzo moltissimo, ieri, che questa legislatura, che non ha avuto il conforto dei molti mass media per le cose che ha fatto, della loro valorizzazione eccetera, questa bistrattata legislatura ha fatto delle cose che altre non sono riuscite a fare. Concordo con questo giudizio.
Forse è mancato - l'ho detto in un'intervista - un elemento: uomini politici di grande rilievo, che avevano rilievo anche sul piano nazionale. Ma questo Consiglio è stato in grado di dirigere questa legislatura in una situazione di grandi difficoltà, forse anche per l'impossibilità o l'incapacità di fare delle sintesi che avessero potuto accogliere le richieste più sentite del popolo sardo: lo sviluppo, il lavoro, la democrazia. Sotto questa strada la dodicesima legislatura deve incanalarsi per affrontare i problemi del popolo sardo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.
MACCIOTTA (Gruppo Misto). Signor Presidente, se prendo la parola tra i primi dopo l'onorevole Montis, è perché risponde a un moto del mio animo l'invito a rivolgere un saluto al Consiglio stesso. Prendo la parola ora perché l'invito è stato rivolto in primo luogo a coloro in questa Assemblea che hanno i capelli più bianchi o non ne hanno.
Consentitemi di dire due brevi parole in libertà, a questo punto, dette tra amici: quando ero ragazzino, avevo le fantasie dei ragazzi. Una delle cose che pensavo spesso era: mi piacerebbe vivere due o tre vite diverse, non uguali. Quando ho chiuso la mia esperienza professionale di 43 anni esercitati nell'ambito della medicina, dell'università, sono andato tranquillamente in pensione per mia scelta, convinto di fare il pensionato.
Sono stato amichevolmente trascinato nell'agone politico a cui non mi ero sottratto negli anni più giovanili, ma in diversa forma, dando soltanto la mia collaborazione senza prendere una responsabilità di rappresentanza diretta. Gli elettori mi hanno dato questo mandato e questa è stata la seconda vita che ho avuto l'avventura di vivere. Per questa nuova esperienza il primo pensiero è un pensiero grato nei confronti di tutti voi, perché venendo con una esperienza che era diversa, potevo avere un'esperienza di tipo amministrativo in campo medico, in campo universitario, ma molto ho dovuto imparare da tutti voi: imparare come muoversi nell'ambito della istituzione, imparare materie di cui non mi ero mai occupato e dove mi è venuta in aiuto l'abitudine allo studio, la mia esperienza precedente. E questo, con molta pazienza, ho cercato di fare, traendone personalmente grandi benefici. Soprattutto ascoltare in silenzio nell'esperienza che mi avete dato da vivere, cioè del rappresentare il gruppo di cui ho fatto parte in tre commissioni, non vi nascondo che è stata - lo sapete benissimo quanto me - un'esperienza pesantuccia sul piano dell'impegno e della fatica, ma un'esperienza molto bella proprio per la varietà, la panoramica che mi ha dato rispetto ai compiti che a questo Consiglio attengono. Di questo vi sono personalmente grato e vi sono grato anche perché si è ripetuta, su più ampia scala, un'esperienza che avevo vissuto quando ho fatto parte per 12 anni del consiglio di amministrazione dell'università di Cagliari. Cioè nell'affrontare problemi concreti, forse sarà per mia indole, per mio carattere, non guardare con rigidità agli orientamenti politici, alle divisioni che si creano tra maggioranza e minoranza, ma avere il piacere, la curiosità, di trovare tante persone che sono capaci, sui problemi concreti, al di là della collocazione politica, di riuscire a collaborare per arrivare a un risultato che sia utile per quanto possibile nei confronti dei nostri rappresentanti. Questa è stata la mia esperienza qui dentro, di questo appunto devo esservi grato, perché mi ha riconfermato un'esperienza di vita di cui già ero convinto e mi ha fatto piacere riviverla in questa Assemblea e nelle sue articolazioni.
Una riflessione che avevo messo per iscritto in
occasione della discussione della proposta di assemblea costituente
del popolo sardo, presentata e sostenuta con la consueta maestria
dal collega Bonesu, al cui dibattito purtroppo non ho potuto
partecipare per improvviso motivo familiare, era questa: siamo
sicuri che certe volte bastino delle etichette per cambiare le
cose? Siamo sicuri che eleggendo una assemblea soltanto l'etichetta
costituente possa cambiare quella che è la situazione politica che
riflette poi la situazione della società che rappresenta? Ecco,
questa riflessione vorrei condividerla oggi ancora una volta con
voi. Questa legislatura - riecheggio le parole della collega Montis
- è stata anche a mio giudizio né migliore né peggiore di altre. La
campagna di delegittimazione, a cui questa Assemblea come
istituzione è stata sottoposta, non è giusta perché questa
Assemblea - e lo dimostrano i fatti anche recentissimi - è stata
comunque capace di affrontare problemi di difficile soluzione,
vissuti in un periodo purtroppo veramente difficile per la nostra
Isola e per la popolazione. E anche il fatto di non essere stati
travolti da questa situazione, secondo me, è già un merito. Abbiamo
posto in opera in questo Consiglio provvedimenti legislativi che
sono, per mio conto, importanti e penso che saranno delle basi
utili per il lavoro che si svolgerà nella prossima e nelle
successive legislature. Vedete, anche nella mia prima esperienza
sono stato costretto di fatto a delle scelte: voi sapete che la
Corte Costituzionale ha posto in capo ai docenti universitari di
medicina un triplice compito inscindibile: che siano dei buoni
medici, dei buoni clinici, dei buoni scienziati e dei buoni
docenti. Io penso che di Pico della Mirandola ne nascano pochi, uno
ogni tanti secoli e mi è stato difficile cercare di essere tutte e
tre le cose. Mi rendo conto oggi, a posteriori, che forse
intimamente in quegli anni ho fatto una scelta, la scelta di essere
soprattutto medico anche nell'espletamento delle altre funzioni,
pur cercando di fare del mio meglio anche nel campo della didattica
e della ricerca. Ho ricordato questo perché in questa legislatura
ho fatto una scelta spontaneamente: tra il compito esecutivo e il
compito legislativo
mi è piaciuto
quest'ultimo e l'ho fatto con uno spirito su cui ho più volte
richiamato l'attenzione di quest'Assemblea, perché non lo ritengo
certamente secondario alla funzione di governo, importanti e
necessari tutti e due. Nello svolgere questo compito con tutte le
vicissitudini che anche personalmente mi hanno coinvolto, credo di
essere stato guidato, oltre che dal rispetto del mandato che gli
elettori mi avevano conferito, gli elettori e successivamente il
Gruppo di cui facevo parte, hanno scelto una collocazione nella
coalizione del centro sinistra, credo che mi si possa dare atto
che, a questa collocazione, ho mantenuto fede con coerenza in
questi cinque anni, ma soprattutto mi rendo conto di avere
spontaneamente, di essermi battuto qui e fuori di qui, per la
difesa delle istituzioni e, in questo spirito rendo omaggio a chi
queste istituzioni ha rappresentato degnamente, al Presidente del
Consiglio e al Presidente della Giunta, che ringrazio
vivamente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi credo che nell'afosa mattinata del 18 luglio 1994, quando ci siamo insediati in quest'Aula, i proponimenti fossero forse e sicuramente anzi più vasti di quello che siamo riusciti ad attuare.
Però, credo anche che la campagna denigratoria che viene fatta nei confronti di questo Consiglio sia assolutamente fuori luogo. Credo che questo Consiglio, formato in gran parte da consiglieri di prima nomina, abbia operato il meglio possibile, considerate una serie di contingenze obiettive e soggettive.
Forse l'attività legislativa del Consiglio poteva essere migliore ma ci sono mancati, oltre a problemi appunto di inesperienza di molti consiglieri, anche apparati che sicuramente il Consiglio deve avere in qualità e quantità maggiore, perché effettivamente il Consiglio può produrre di più, ma ha bisogno di maggiori supporti. Per cui, noi lasciamo purtroppo al prossimo Consiglio una situazione di organizzazione che non è ottimale e sulla quale bisognerà intervenire.
Abbiamo avuto, al di là delle leggi elettorali, una situazione di instabilità e stabilità al tempo stesso, perché all'interno nello stesso quadro vi è stato un continuo sommovimento. Questo non ha giovato, perché il quadro politico non è stato mai abbastanza chiaro e privo di nubi.
Abbiamo comunque cercato di operare e credo che certi risultati li abbiamo ottenuti. Avevamo una situazione di caos negli enti regionali, con commissari che duravano da vent'anni; abbiamo risolto, abbiamo riportato a regolarità gli enti regionali e tutte le nomine che derivavano dalla Regione; abbiamo iniziato ad operare nel campo degli enti regionali razionalizzando. E` stato soppresso quel bubbone che era l'EMSA. Ieri siamo riusciti ad approvare anche una norma che elimina quell'equivoco che era l'Azienda Foreste Demaniali.
Non abbiamo, chiaramente, avuto la possibilità di intervenire su tutto ma comunque è stata tracciata una strada, un sistema di potere non sempre limpido, che è stato sviluppato in cinquant'anni da parte di qualcuno che viene poi a fare il critico, si è iniziato a smantellarlo.
Si diceva che dovevamo essere una legislatura costituente. Non lo siamo stati. L'operato della Commissione per la riforma dello Statuto è stato vanificato dall'illusione che dalla Bicamerale arrivassero soluzioni nuove. Affidarci ancora una volta a soluzioni romane è stato negativo. Il Consiglio comunque ha avuto negli ultimi mesi dei sussulti di dignità. L'approvazione della mozione sulla sovranità del popolo sardo rappresenta un fatto storico perché è per la prima volta, dopo secoli, che il popolo sardo rivendica la propria soggettività politica originaria.
Il fatto che il Consiglio abbia concluso che questa soggettività politica deve esercitarsi nell'ambito della repubblica federale italiana nulla toglie, perché non siamo più nell'ottocento, ma nel 2000, e quindi andiamo in un mondo integrato, ma in cui il Consiglio ha dichiarato che vuole esprimere la propria voce, e in questo senso anche piccoli gesti come l'approvazione della legge sulla bandiera sono significativi. Abbiamo restituito ai sardi, dopo 151 anni, la loro bandiera, e quando un popolo ha una bandiera, è veramente un popolo.
La conclusione di quest'ultimo tentativo, in extremis, è il Consiglio a rivendicare un diverso ruolo nei rapporti con la Repubblica italiana, è stata in parte vanificata dalla bocciatura della legge sull'assemblea costituente, perché non credo che tutti abbiano la motivazione che ha portato l'onorevole Marteddu in quel dibattito rivendicando il ruolo costituente del Consiglio perché, se così fosse, mi troverebbe pienamente d'accordo. Se il Consiglio decide finalmente di procedere alla riforma dello Statuto, mi trovo pienamente d'accordo, ma non vorrei che in quel voto avesse invece influito un'aria di dipendenza dalle centrali romane che ancora rappresenta un forte limite alla nostra autonomia.
L'autonomia non è solo nella lettera dello Statuto, nell'interpretazione che viene data, i limiti all'autonomia sono anche e soprattutto di natura politica per i legami che avvengono fra chi opera in Sardegna e chi ordina da fuori Sardegna.
E` stata quindi una legislatura con luci ed ombre. Si è fatto e non si è fatto, e comunque noi ci siamo arresi, nonostante provvedimenti importanti come il piano del lavoro, al di là di certa demagogia, al di là di certi limiti, di fronte ad una crisi economica che attanaglia la Sardegna e che spesso non fa vedere con obiettività la realtà. La nostra situazione economica deriva, in gran parte, da condizionamenti del quadro economico europeo, dalla situazione mondiale, dalla trascuratezza del Governo italiano verso la Sardegna.
I nostri tentativi di ribaltare questa soluzione possono avere solo effetti marginali, e dobbiamo renderci conto della nostra incapacità, con i poteri e le risorse che abbiamo, di capovolgere una situazione drammatica.
Il popolo sardo forse si aspetta dalle istituzioni regionali molto più di quello che possono dare, e questo fa sì che il giudizio sulla nostra opera sia spesso negativo, ma non è negativo in relazione ai nostri compiti, ai nostri poteri, alle nostre risorse; è negativo perché, chiaramente, senza un quadro di riferimento italiano ed europeo profondamente diverso, la nostra terra non avrà quel riscatto economico e sociale che tutti auspichiamo.
Il fatto che siamo rimasti fuori dal Parlamento Europeo, il fatto che a Roma ancora considerano la Sardegna come una situazione periferica che non rientra nelle grandi scelte ma a cui, tutt'al più, si può dare qualche elemosina in periodo elettorale, effettivamente non contribuisce a ribaltare una situazione.
In questo senso, chiaramente, qualunque assemblea sarda che si muova in questo quadro istituzionale, non può non fallire quell'obiettivo, perché è un obiettivo fuori portata.
Dette queste considerazioni sull'azione istituzionale politica e legislativa del Consiglio, mi sia consentito rivolgere un ringraziamento a tutti i colleghi consiglieri, perché devo ritenere che questo Consiglio, sotto il profilo della qualità umana, sia superiore ai Consigli che l'hanno preceduto.
Ricordo che nessuno dei componenti di questo Consiglio è stato implicato in modo serio in nessuna inchiesta giudiziaria, il che fa presumere che il tasso di onestà di questo Consiglio sia sicuramente superiore a quello dei Consigli che l'hanno preceduto. Non vorrei che certe critiche vengono fatte perché qualcuno vagheggia ancora in ritorno a situazioni politico-affaristiche comunque condizionate dall'esterno, che hanno caratterizzato precedenti legislature.
Devo tenere che sotto il profilo umano il Consiglio è stato una famiglia per tutti noi; nonostante io abbia certamente un carattere non remissivo, ritengo, in questa Assemblea, di non avere né nemici, né avversari; ho persone che la pensano in modo diverso, che avvalendosi degli strumenti leciti magari contrastano quello che intendo portare avanti, e d'altra parte è il compito che svolgo anch'io nei confronti di leggi, iniziative, attività amministrative che non condivido, ma vi è stato un clima di collaborazione, quasi sempre mantenuto ad alti livelli fra tutti.
Non è stato il Consiglio né dei muri chiusi, né degli scontri frontali; se lo scontro vi è stato, vi erano motivi perché vi fosse lo scontro, ma tutti abbiamo cercato di operare nell'interesse della Sardegna.
Per questo, credo di dover ringraziare tutti i colleghi; da tutti ho imparato qualcosa, con tutti ho avuto modo di lavorare, per cui ritengo che sotto il profilo umano, non solo sotto il profilo politico, questa sia stata una legislatura positiva.
Credo che, augurando a gran parte di questa Assemblea di rientrare, con questo spirito, superati i problemi che abbiamo avuto, si possa lavorare ancora per molto tempo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, io non so se questa legislatura che volge al termine sia stata migliore o peggiore delle precedenti; d'altra parte, nelle precedenti non c'ero quindi nulla posso dire. Ero però presente in questa legislatura e posso dire che io, come tutti gli altri, abbiamo interamente assolto, e con coscienza, il mandato ricevuto dagli elettori. E' questo che conta. Non contano le chiacchiere, non contano le altre questioni, l'importante è che ognuno di noi di fronte alla propria coscienza possa dire di aver assolto il mandato per il quale l'elettore lo aveva mandato.
Nel parlare anche a nome del Gruppo di Alleanza Nazionale, debbo dire che il Gruppo ha svolto interamente il ruolo al quale gli elettori lo avevano chiamato. Ha svolto un ruolo di opposizione un po' atipico, forse non consueto a questa Assemblea, un ruolo di opposizione cioè che non si preoccupasse esclusivamente di contrastare le opinioni altrui ma che, nell'interesse della gente, cercava anche, comunque e sempre, di fare delle proposte alternative proprio secondo i principi che sottendono ad una autentica democrazia dell'alternanza, perché noi crediamo interamente e fermamente in questa democrazia dell'alternanza, riteniamo che l'opposizione, nello svolgere il suo ruolo, abbia il dovere, oltreché il diritto, di prepararsi adeguatamente a svolgere un diverso ruolo, che è il ruolo del governo, perché gli elettori è vero che ci eleggono per fare i consiglieri regionali, ma è anche vero che ci eleggono per svolgere un ruolo di governo, anche se indirettamente tutti gli elettori ci eleggono per fare i consiglieri regionali, ma anche per fare gli assessori, se occorre anche per fare il Presidente della Regione e per assumere comunque le responsabilità di governo.
Ebbene, credo di poter dire che il Gruppo di Alleanza Nazionale ha svolto pienamente, e con soddisfazione mia personale, questo ruolo che era stato chiamato a svolgere dagli elettori, e credo anche ricevendo il rispetto almeno degli altri Gruppi.
Pertanto, in questa occasione, trovo doveroso da parte mia ringraziare il Gruppo nel suo insieme e ciascuno dei suoi componenti per la collaborazione che mi ha dato nello svolgere un compito, quello di guidare il Gruppo stesso, che è un compito molto difficile, un compito che da molti viene trascurato, ma che è molto difficile perché si tratta di rappresentare, di costituire la sintesi di opinioni spesso diverse e contrastanti all'interno dello stesso Gruppo.
E questo ringraziamento va esteso non solo per la collaborazione svolta, ma anche per il ruolo che ha dimostrato di saper svolgere in futuro; credo quindi che il Gruppo di Alleanza Nazionale sia ormai maturo per svolgere compiti di Governo ai quali si candida - non è un mistero per nessuno - come si candidano tutti gli altri evidentemente, ma si candida perché nella prossima legislatura possa dimostrare con i fatti ciò che fin da questo momento, da questa legislatura, ha incominciato a dimostrare di essere in grado di fare.
Non dimentichiamoci che alcune delle nostre proposte sono divenute leggi della Regione sarda, il che dimostra che la maturità raggiunta dal Gruppo e il senso di responsabilità sono alti, e quindi noi siamo sicuramente pronti per svolgere questo ruolo.
Mi avvio alla conclusione perché non ho nulla da dire in proposito se non porgere il mio saluto personale e del Gruppo al Presidente del Consiglio, al Presidente della Giunta, alla Giunta intera, a tutti i colleghi, ai funzionari e agli impiegati del Consiglio che hanno collaborato con noi in questi cinque anni, ed auguro a tutti quanti ogni successo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non nascondo il fatto che avrei preferito che questa cerimonia, se così si può chiamare, venisse fatta la prossima settimana, in quanto ritengo che questo Consiglio abbia ancora un compito da assolvere, abbia il compito cioè di non lasciare la nostra Isola nella indeterminatezza e senza norme di salvaguardia per il nostro territorio.
Il Presidente, nell'apertura dei lavori, spiegava le determinazioni a cui erano giunti i Capigruppo e lasciava lo spazio ad un possibile recupero di questa normativa.
Mi auguro che questo recupero ci possa veramente essere, però mi rammarico proprio perché ritengo che tutta l'Assemblea doveva puntare a questo recupero di norme di salvaguardia per la nostra terra, si dovesse rimandare questa celebrazione per sancire la celebrazione con un ulteriore atto legislativo per noi ritenuto fondamentale.
Non voglio fare un discorso di circostanza, ed anche la premessa che poc'anzi ho fatto non era un discorso di circostanza.
Sono passati cinque anni; cinque anni non sono pochi e non sono tanti, soprattutto per me che provengo dal tessuto operaio; sono un operaio catapultato, per volere di cittadini sardi, in quest'Aula. Quando sono arrivato in quest'Aula - ma penso che sia una considerazione che dovrebbe valere per diversi colleghi, quanto meno quelli provenienti attraverso la prima legislatura, cioè quelli che non avevano esperienze precedenti - siamo entrati con uno spirito diverso rispetto a quello con cui stiamo lasciando questa legislatura.
I presupposti e gli obiettivi che quanto meno io mi ponevo, non so, non ritengo di averli raggiunti tutti, nel senso che sono venuto con tanto buono spirito, tanta buona volontà, però, strada facendo, mi sono accorto che gli impedimenti per realizzare quegli obiettivi erano veramente tanti, perché non bisogna dimenticare. E` vero, colleghi, che la campagna di delegittimazione del Consiglio è stata forte, è una campagna da me non condivisa, e penso che non possa essere condivisa da nessuno di noi, però non possiamo dimenticare, e ricordare che comunque questa legislatura è stata una legislatura travagliata, numerose sono state le crisi, e tutti noi sappiamo che quando ci sono delle crisi, c'è un periodo di non lavoro, un periodo di inoperatività, per cui bisogna partire anche da queste considerazioni per vedere come le forze politiche, come noi che siamo in quest'Aula ci dovevamo correggere per evitare che periodi di non lavoro facessero in modo che poi, alla fine legislatura, ci fosse l'ingolfamento che c'è stato.
Per cui, non è un giudizio negativo, ma è una constatazione che se non analizziamo le cose negative che ci sono state, probabilmente non troveremo nemmeno la forza di migliorarci.
Sono state approvate di sicuro leggi importanti che hanno iniziato un cambiamento ma (lo dicevo anche l'altra volta) un cambiamento è iniziato, ma il cambiamento, per essere effettivo, per essere proficuo, per essere efficiente, perché possa avere una ricaduta concreta nell'Isola deve essere anche terminato. Così come ritengo che l'ultimo anno della legislatura abbia segnato un segno concreto in favore dei temi più scottanti, incominciando da quello del lavoro.
Bisogna ricordare lo sforzo immane che la nostra Regione ha fatto rispetto al problema del lavoro attraverso l'approvazione del piano per il lavoro e lo sviluppo, delle ingenti risorse che la nostra Regione ha per questo scopo stanziato. Però bisogna ricordare anche che quel processo è appena iniziato, anzi, per alcune parti deve ancora iniziare, per cui è bene ricordare che noi lasciamo alla prossima legislatura, ai Consiglieri che avranno la fortuna e l'onore di sedere in questi banchi, un onere, a mio avviso, molto gravoso, quello di rispettare gli impegni e le speranze che questo Consiglio ha dato al popolo sardo, perché attraverso la concretizzazione e l'attuazione di quelle norme, ci può essere l'inizio di una speranza, per cui abbiamo dato al popolo sardo una speranza.
Vedete, la stessa intesa Stato - Regione da noi criticata e criticabile, nel senso ritenuta insufficiente, segna anch'essa un passo in questa direzione. Si tratta però di far sì che queste leggi, la legislazione nel suo complesso, venga tramutata in cose concrete.
Troppe volte, sia nella legislazione nazionale, ma molte volte anche in quella regionale, riusciamo ad avere capacità di promulgare leggi anche all'avanguardia rispetto a quelle che possono essere altre regioni o altre nazioni, però poi rimangono lì, fine a sé stesse, rimangono nel cassetto perché non si ha la forza di farle diventare operative.
Detto questo, voglio ringraziare tutti i colleghi del Consiglio, il Presidente della Giunta, il Presidente del Consiglio regionale; un ringraziamento va anche agli assessori denominati "tecnici", perché anche attraverso un confronto e il loro contributo si è riusciti a varare norme che hanno permesso un salto in avanti.
Sono convinto che la collaborazione e il confronto tra idee diverse possa consentire, anche nel prossimo futuro, la concretizzazione, un passo avanti concreto rispetto agli obiettivi che tutti noi ci poniamo.
Io non so, e non sta a me dire, se il Consiglio, i singoli consiglieri hanno fatto fino in fondo il loro dovere. Siamo ormai a pochi giorni dal rinnovo del Consiglio regionale.
Mi auguro di essere stato in grado di svolgere questo ruolo con i limiti che so di avere, essendo uno che proviene dalla fabbrica, per cui dico: lasciamo ai cittadini la libertà di decidere in piena autonomia e in piena libertà.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, qualche giorno fa alcuni giornali definivano quella che adesso svolgiamo come una manifestazione retorica.
E' vero, si tratta di una cerimonia di chiusura, e come tale sicuramente di una manifestazione che porta con sé anche qualche aspetto che richiama appunto la retorica. Ma non per questo riteniamo meno carica di significati e di valori per chi ha vissuto con grande fatica, con passione, con abnegazione, con impegno questi cinque anni assai gravi ed assai difficili per la storia della Sardegna, anni che vedono la Sardegna ancora in mezzo ad un guado, ancora impegnata in una difficilissima fase di transizione verso forme più compiute e più moderne di democrazia e di impegno civile e politico.
Ogni Gruppo politico, ogni consigliere regionale che ha avuto l'onore di rappresentare il popolo sardo, ben conosce le difficoltà che si sono attraversate.
Non è certo vis polemica riflettere sulle aspre, spesso asperrime crisi politiche che hanno investito la legislatura che oggi ci spetta di concludere. Cinque crisi formali ed una infinità di tensioni manifestano che ancora il cammino da compiere è lungo. Lunga è la strada che porta i sardi a potersi confrontare con i popoli d'Europa, con eguali dignità e parità di condizioni, con istituzioni certe e capaci di essere di ausilio al cittadino anziché ostacolo, come oggi purtroppo dobbiamo ammettere ancora accade. Lunga la strada da compiere perché la cittadella della politica e dei partiti diventi una casa di vetro, ed il percorso democratico non si limiti ad una sterile espressione quinquennale di voto.
La democrazia ha bisogno di ben altra linfa, di ben diversa partecipazione, di un dibattito continuo in tutte le sedi politiche; siano essi partiti, università e scuole, giornali e mezzi d'informazione.
Colleghi, un patrimonio comune esiste tra noi e tra le differenti istanze sociali che noi rappresentiamo: è quello del nostro essere popolo, del nostro essere speciali e del nostro voler essere davvero autonomi, davvero liberi di determinare il nostro futuro.
La società sarda esprime ogni giorno un patrimonio di idealità e di valori comuni con le istanze che vengono forti dalle strade e dalle piazze, quello di un'Isola ammodernata e messa in condizione di superare secoli di abbandono.
Nel rispetto della democrazia, del nostro sentirci fortemente un popolo, del nostro ideale di giustizia e di libertà, c'è il nostro patrimonio di valori.
A questo abbiamo voluto ispirarci nell'interpretare, in questi cinque anni, il ruolo che i sardi hanno voluto affidarci. In un sistema istituzionale regolamentare, con ogni evidenza pensato per scenari completamente differenti, non è stato facile costruire la fisionomia delle forze di opposizione, non è stato facile sopperire alle indubitabili vetustà ed inadeguatezze del Regolamento interno di questo Consiglio. Non è stato facile superare i limiti che una cultura assembleare ed individualistica hanno portato con sé nella vita politica sarda in questa undicesima legislatura.
Abbiamo cercato di espletare con passione un mandato alto, quale quello del controllo sugli atti di governo della maggioranza; abbiamo cercato di mantenere sempre intatta la dignità ed il decoro di questa Assemblea che di quei valori, cui poc'anzi accennavo, è l'icona più rappresentativa ed importante.
Il Gruppo di Forza Italia ha, al termine di questa legislatura, la consapevolezza che probabilmente poteva essere fatto di più dalle stesse forze di opposizione, ma che moltissimo è stato fatto e che ci presentiamo con serenità e limpida coscienza al giudizio sovrano ed inappellabile degli elettori.
Certo deludiamo qualcuno che probabilmente pensava che si potesse ripetere in questa legislatura una logica consociativa, la logica del confondere i ruoli tra forze di governo e le forze di opposizione. Noi abbiamo sempre tenuto distinto il ruolo, ma abbiamo sempre concorso per l'interesse dei sardi, per l'interesse della Sardegna, a spogliarci delle vesti di oppositori quando appunto in gioco vi erano valori, i valori dello sviluppo, del lavoro, e di fronte a tutte le drammatiche esigenze e ai problemi che la nostra Isola ha attraversato e sta attraversando.
La campagna elettorale che è alle porte sarà dura come è fisiologico e persino auspicabile, ma ci auguriamo che possa essere vissuta con la correttezza e il rispetto che vogliamo come nostra bandiera. Dalla prossima legislatura, nella quale noi crediamo e speriamo di poter svolgere funzioni di governo, la Sardegna attende importanti riforme e potenti iniezioni di sfiducia e speranza. Il compito nostro è sicuramente di non deluderla.
Un'ultima parola mi è d'obbligo rivolgere al Presidente della Giunta regionale. In questi cinque anni ci siamo visti in certi momenti anche aspramente contrapposti, ma mai penso che sia sceso il livello del confronto, mai sia sceso o trasceso, perché abbiamo sempre tenuto sul piano personale, ma direi anche sul piano della critica politica, sul piano della convinzione ciascuno delle proprie idee, delle proprie valutazioni. E io penso, presidente Palomba, che proprio questa anche aspra contrapposizione abbia contribuito e possa contribuire a creare nell'immediato futuro quella logica bipolare, quella logica dell'alternanza che deve diventare un patrimonio culturale.
La nostra è stata una contrapposizione politica, una contrapposizione sana, alla luce del sole, non una contrapposizione giocata nelle stanze del palazzo, né una contrapposizione che possa aver offeso. Forse potrà aver offeso la sensibilità di qualche opinionista, ma parlo in generale di quelli che si riconoscono a destra, a sinistra o al centro. Noi, su questo, penso che abbiamo fatto in fondo il nostro dovere per valorizzare al meglio la logica bipolare dell'alternanza, della contrapposizione sui valori, sui progetti, sulle idee. Su questo, presidente Palomba, penso che ciascuno, anche con i propri limiti e i propri errori, a conclusione di questa legislatura, sicuramente saranno state create le premesse per la prossima perché tanti errori di questa non abbiano a ripetersi.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
PALOMBA, Presidente della Giunta. Signor presidente, colleghe e colleghi, questa è l'ultima volta con la quale mi rivolgo a voi in quest'aula. Lo faccio con sentimenti di rispetto che sento adesso e che ho sentito durante i cinque anni di legislatura. Anch'io, come il caro presidente Masala, non ho esperienza di legislature precedenti e non avrò esperienze di legislature future, quelle esperienze che io auguro a ciascuno di voi, a ciascuno di voi consiglieri e a ciascuno di voi Assessori tecnici. Ve le auguro davvero di cuore, le avete meritate sul campo e io spero che l'elettorato vi premi dell'impegno che avete profuso. Però, ho maturato insieme a voi una esperienza in questi cinque anni; questa esperienza che abbiamo vissuto tutti di una serie di emergenze nelle quali ci siamo trovati ad operare. Una emergenza economica e occupazionale determinata dal tracollo del modello di sviluppo precedente fondato sulla grande industria di stato che si è ritratta dal Mezzogiorno, lasciando un po' di macerie anche psicologiche e anche di professionalità da creare e da ricreare. Una crisi del sistema politico nel suo complesso, cioè noi abbiamo vissuto questa fase difficile, delicata, ma fondante della ristrutturazione del sistema politico, della scomposizione una fase che io valuto, della ricomposizione; una fase che è tuttora in atto che io valuto ancora permanente e persistente. Credo che essa influenzerà in maniera ancora rilevante la prossima legislatura perché il processo di trasformazione politica in Italia ancora sta cercando faticosamente, ma io spero produttivamente, il suo ubi consistam decisivo e definitivo.
Un'emergenza legata all'esplosione della questione della legalità, con gli amministratori locali sottoposti a intimidazioni e a ogni forma di pressione anche personale, ai quali amministratori locali più volte, personalmente e a nome della Giunta ma anche dell'Assemblea stessa, abbiamo rivolto sentimenti di solidarietà e l'invito a restare al posto, a persistere. La questione di legalità rischia di provocare lacerazioni profonde nel nostro tessuto sociale, nel nostro tessuto comunitario, se è vero che il livello della conflittualità sociale espressa (?), ma anche politica in generale, come si è espressa in questa fase, ha trovato raramente dei precedenti.
Questo è un elemento di preoccupazione, mentre gli altri due li vedo in fase di superamento. Questo è un elemento di timore perché io vorrei e mi auguro che la comunità sarda possa passare dal conflitto al confronto e quindi al consenso, che possa passare dalle forme di intimidazione e di minaccia alle forme di convivenza, di dialogo civile e democratico. Abbiamo anche trovato una emergenza ambientale, ma a questa abbiamo risposto in maniera corale e totale, il Consiglio e le istituzioni (?). Il rapporto tra maggioranza e opposizione è stato un rapporto di leale confronto. Io voglio ringraziare intanto e innanzi tutto la maggioranza, ma direi le maggioranze, che hanno di volta in volta sostenuto l'esperienza di governo e hanno di volta in volta rappresentato e significato l'impegno all'interno del Consiglio regionale. Anche nei momenti più difficili esse hanno saputo trovare una coesione programmatica, hanno saputo superare i momenti di difficoltà nell'interesse della Sardegna. A loro in particolare sono grato di avermi più volte confermato la fiducia in questo ruolo che ho avvertito come tremendamente difficile e denso di responsabilità. Ma voglio esprimere un ringraziamento ugualmente forte e affettuoso alle opposizioni, dalle quali ho avuto sempre rispetto e alle quali ho dato sempre rispetto, così come deve essere in una corretta dialettica democratica.
Poiché il presidente Pittalis alla fine del suo intervento ha voluto fare un riferimento specifico, voglio rassicurarlo sul fatto che anch'io ho sempre nutrito nei suoi confronti dei sentimenti di rispetto. E` naturale che il Capo di una forza di opposizione dialoghi più direttamente, si scontri anche più direttamente col Capo della maggioranza e dell'esecutivo, il quale ha risposto in maniera adeguata, ma sempre assolutamente corretta. Questo appartiene alla fisiologia della democrazia, ciò che non appartiene alla democrazia della fisiologia sono altre cose, qualcuna che si è verificata qui, molte altre che si sono verificate fuori di qui, ma tutti insieme abbiamo saputo esorcizzarle e allontanarle come fatti estranei alla vita democratica.
Credo che nel momento in cui termino i ringraziamenti con la Giunta attuale, che mi è più vicina per ragione anche di contiguità temporale ma anche per ragioni di più prolungata consuetudine politica, ma voglio ricordare anche le Giunte precedenti, ciascuna delle quali ha dato un proprio e importante contributo che quella attuale ha saputo e voluto valorizzare.
Voglio ringraziare l'Ufficio di presidenza del Consiglio, tutti i Presidenti del Consiglio e tutti i consiglieri, però vorrei fare alcune valutazioni di merito: le faccio a nome delle maggioranze, a nome degli esecutivi, a nome dei gruppi consiliari che hanno sostenuto questa esperienza e credo di poterle fare anche con un pizzico di orgoglio a nome di tutti questi.
In questi cinque anni la Sardegna è cresciuta, la Sardegna che consegniamo alla prossima esperienza politica è una Sardegna in chiara ripresa economica e sociale, tutti insieme abbiamo lavorato duramente per sconfiggere quello che è uno dei nostri nemici storici, cioè una mentalità passiva, assistenzialista e protestataria, abbiamo cercato di trasformarla in una cultura dell'impegno, della consapevolezza dei propri mezzi, in una cultura del lavoro e dell'impresa, in una cultura dell'impegno nel volontariato, dell'impegno nel sociale.
La comunità sarda non tanto ci ha seguito su questa strada, quanto probabilmente ci ha preceduto, ci ha stimolato e ci ha consentito anche di raggiungere questi risultati, man mano il nostro tessuto economico ha saputo sostituirsi, ha saputo trasformarsi, dalla grande industria di stato, siamo passati ad una piccola impresa manifatturiera, artigiana, agricola, commerciale e turistica che sempre più si va affermando come un'impresa capace di stare alla pari e di guardare al futuro con speranza, soprattutto con speranza alla competizione.
Abbiamo capovolto, e questo è un fatto di straordinaria importanza per la nostra terra, il concetto della programmazione; essa non è più, abbiamo voluto che fosse così, cioè non più una programmazione calata dall'alto in cui pochi decidono e tutti gli altri subiscono. La nuova programmazione è una programmazione che chiama, che ha chiamato alla responsabilità e alla corresponsabilità, lo sviluppo locale attraverso i Piani Integrati d'Area che questo Consiglio ha voluto nel 1996 è esattamente questo: espressione della volontà delle comunità locali nei territori di mettersi insieme in un rapporto di parternariato per programmare, per progettare il proprio futuro.
I territori così da una parte non potranno più dire che la Regione è distante perché la Regione sono loro, in quanto con gli strumenti finanziari a disposizione hanno potuto costruire le premesse del loro destino e da un'altra parte percepiscono l'importanza dell'essere protagonisti del loro sviluppo.
Certo, la funzione di coordinamento generale da parte della Regione, e prima ancora da parte del Consiglio regionale, non deve e non può venire meno, ma è importante che si sia attivato nei nostri territori un processo di coscienze, di presa di consapevolezza dei mezzi e delle responsabilità; abbiamo approvato 38 programmi integrati d'area per 2037 miliardi, per una occupazione presunta o prevista stabile di 8 mila unità, e 2200 miliardi, il Consiglio, su proposta della Giunta, ha voluto riservare a questa politica di sviluppo locale nei prossimi dieci anni, fondi che saranno raddoppiabili in virtù del prevedibile concorso privato.
Sono stati finanziati massicciamente, anche attraverso un'opera di bonifica del bilancio di restringimento delle spese correnti e di restringimento delle spese non necessarie, molte attività. Adesso non è il momento per ripercorrere queste strade, ma si tratta di interventi importanti: il Piano del Lavoro, ristrutturazioni costanti nella legislazione in favore di settori produttivi più importanti della nostra terra.
Per cui oggi possiamo dire che l'importanza dell'industria non tanto si è abbassata, quanto è stata raggiunta da altri settori produttivi importanti come l'artigianato, il commercio, il turismo, l'impresa agricola; c'è, vale a dire, uno sforzo costante di adeguamento del nostro sistema produttivo in una dimensione di intersettorialità.
Abbiamo lavorato per far crescere l'efficienza della pubblica amministrazione e per far crescere anche la trasparenza della pubblica amministrazione. Alcuni risultati sono evidenti, li abbiamo già commentati, l'occupazione ha cominciato costantemente a risalire e nell'ultimo periodo, abbiamo avuto nell'ultimo anno 9 mila occupati in più, il prodotto interno lordo è cresciuto nell'ultimo anno, ne abbiamo già parlato, così pure la forza di lavoro e abbiamo un saldo attivo nelle imprese, insomma, c'è una società, una comunità alla quale va prima di tutto, nelle forze del lavoro e nelle forze dell'impresa, dato atto e riconoscimento di questo sforzo compiuto.
Ugualmente importanti sono stati gli interventi in favore dell'ambiente e abbiamo cercato di perseguire costantemente la politica della concertazione, non perché facesse comodo a noi, perché servisse a noi, ma come rispetto nei confronti delle forze che poi sono quelle che si rimboccano le maniche e lavorano in favore di questa comunità.
L'intesa istituzionale e di programma, che è uno degli atti di maggiore importanza, ha rappresentato il riconoscimento, l'affermazione del prestigio della Sardegna e della nostra autonomia di fronte al Governo nazionale, al di là degli innegabili, importanti e significativi aspetti di tipo economico, finanziario, c'è questo al fondo, il Governo ha riconosciuto il diritto della Regione a negoziare con esso i punti più importanti per la nostra comunità.
La strada è aperta sotto questo profilo, l'intesa federalista, come abbiamo detto, la sua implementazione, il suo sviluppo è consegnato alla prossima legislatura.
Voglio concludere, Presidente, colleghi e colleghe, ciascuno di noi ha vissuto momenti difficili, forse qualcuno di noi ha avuto in qualche momento la tentazione di gettare la spugna, nessuno di noi l'ha fatto, siamo rimasti tutti al nostro posto a svolgere il compito che gli elettori ci avevano affidato e assegnato.
Ogni interpretazione diversa da questa è un'interpretazione che pecca di superficialità e getta sospetti non coerenti con la funzione politica di rappresentanza democratica che ciascuno di noi ha assunto col corpo elettorale, nel momento in cui ha deciso di accettare la candidatura. Così come ho aperto le dichiarazioni di accompagnamento alle linee programmatiche e ho pronunciato, perché ho avuto l'onore e anche un po' il tremore di pronunciare in quest'Aula il 6 settembre del '94, con il richiamo al popolo sardo non residente o emigrato, nello stesso modo voglio concludere questo discorso di commiato da voi.
Chiudo queste dichiarazioni con un richiamo a questa parte del nostro popolo che si sente ed è parte integrante di tutto il popolo sardo, a loro ci dobbiamo sentire strettamente legati, e ci sentiamo affettivamente legati, tanto più in quanto gran parte di essi hanno dovuto fare questa scelta per necessità.
Credo che in questa legislatura noi tutti abbiamo lavorato per rendere questa Sardegna migliore e per porre le condizioni affinché se un sardo vuole trasferirsi in Italia o all'estero questo avvenga soltanto per scelta responsabile, per decisione autonoma, e non per la necessità di trovare il pane, quel pane che spesso fuori ha un sapore ancora più di sale.
Credo che a loro possiamo tutti insieme, in questa conclusione di legislatura, rivolgere il nostro pensiero e rassicurarli che verso di loro ancora di più sentiamo il dovere di assumere le nostre responsabilità. Grazie a tutti, colleghi.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, voi sapete che è tradizione, come stiamo facendo, che a fine legislatura il Presidente del Consiglio rivolga all'Assemblea un saluto di chiusura, e credo che oltre a rispettare questa tradizione sia utile, e io ne sento il dovere, fare qualche ulteriore considerazione.
D'altronde anche all'incontro di stamattina è una prassi innovata, non ci siamo limitati solamente all'intervento del Presidente del Consiglio perché la centralità è l'Aula; e noi tutti insieme, in questa legislatura, abbiamo ribadito la centralità dell'Aula, il Parlamento dei sardi che rappresenta i sardi, tutti i sardi nel bene e nel male, nel travaglio, nella crescita, nei limiti, siamo stati orgogliosi di rappresentarlo e abbiamo fatto del nostro meglio per rappresentarlo.
Anche questa innovazione di dare voce alle diverse espressioni, sia pure nella brevità dei tempi consentiti, alle diverse espressioni del Consiglio regionale, mi sembra che sia stato da parte vostra soprattutto, anche da parte mia, la volontà di ribadire il valore del Parlamento come momento alto di democrazia che vuole rappresentare la società che l'ha espresso, di cui siamo orgogliosi di essere rappresentanti e il cui nostro massimo obiettivo e ambizione è che i sardi siano orgogliosi di noi.
Questo Consiglio in questi anni è cresciuto, se mi consentite un'espressione amichevole, lo dicevo poco fa ad altri colleghi, questo è un Consiglio di persone perbene. Io ho conosciuto altri Consigli, li ho conosciuti nella scorsa legislatura da consigliere regionale, altri per motivi professionali, devo dire che questo Consiglio è, senza togliere nulla a nessuno, un Consiglio di persone perbene, con tutto il significato che questa espressione rappresenta.
E` cresciuto il Consiglio, ci sono stati momenti di tensione, ognuno è stato coerente con la propria linea, ognuno è stato attento agli altri. Per questo ringrazio tutti i voi, i singoli, i Gruppi, i Capigruppo, il Presidente Palomba, gli Assessori e coloro che hanno collaborato alla vita di questo Consiglio.
Sono stati cinque anni non facili, la crisi economica e il depauperamento del nostro sistema economico, la disoccupazione, il ripetersi di gravi episodi criminosi, come i sequestri, gli attentati agli amministratori locali, a cui va la nostra solidarietà, il diffondersi di fenomeni meno eclatanti ma assai gravi di criminalità, il distacco che allontana talvolta la nostra isola dal resto del paese in termini di redditi, di servizi e di risorse, hanno contrassegnato questo tempo e impegnato la Giunta e il Consiglio in ruoli diversi, le forze politiche e le forze sociali secondo le diverse responsabilità che il sistema istituzionale e democratico assegna a ciascuno.
Oggi a queste preoccupazioni che abbiamo condiviso tutti in quest'Aula se ne aggiungono altre, l'altra preoccupazione grave è che vicino a noi, vicino alla nostra patria si consumano momenti di guerra, momenti di tensioni, momenti di conflitti che speriamo vengano subito superati da una strategia di pace.
La sfida che le istituzioni devono affrontare per tutti noi è molto alta, i sardi, l'avete detto voi, attendono molto dall'autonomia, di fronte a queste aspettative anche il Consiglio, anche noi talvolta abbiamo avvertito la nostra inadeguatezza e l'esigenza di fare di più di quanto sarebbe stato sufficiente in altri tempi.
Io stesso in altri momenti sono intervenuto, forse attirandomi l'irritazione di qualche collega col quale mi scuso, e in qualche momento per sollecitare un impegno più intenso, non era e non voleva essere, l'ho detto più volte e lo ripeto oggi, un giudizio sul lavoro dei singoli e dei Gruppi, ma un giudizio su una situazione sociale ed economica che rischiava di travolgerci.
Abbiamo pagato all'inizio della legislatura anche lo scotto della nostra inesperienza, il Consiglio risultava, come voi sapete, in larghissima parte rinnovato e ringiovanito, anche questo però era un segno di vitalità che risponde alla spinta che viene dalla società.
Abbiamo dovuto affrontare le difficoltà di comporre maggioranze coese e stabili con forze politiche che avevano affrontato contrapposte le elezioni. Sono difficoltà che riguardano l'intero sistema politico che tende verso il bipolarismo, ma conosce una frammentazione e una fluidità ancora assai forti.
Queste situazioni sono state motivo di tensioni e di conflitti e non solo, com'è inevitabile, si sono riversate nell'Aula, ma talora hanno spostato lo scontro dai problemi sostanziali anche a livello delle regole.
Abbiamo sperimentato e affrontato insieme la fatica della politica che talora ha imposto i suoi tempi e il riflesso di una società frantumata e complessa, ma abbiamo affrontato la fatica del confronto con grande attenzione reciproca e con grande impegno e con risultati credo positivi.
Tutto ciò ha favorito il diffondersi di un giudizio talvolta non del tutto disinteressato da parte di opinione pubblica, di mezzi di comunicazione, di forze sociali, di un Consiglio improduttivo, ingessato in regole e in procedure superate e farraginose.
Oggi credo, a chiusura di questi cinque anni, di poter dire che nel complesso la produzione di questo Consiglio non è stata né minore e non è stata inferiore rispetto alle altre legislature se, come devo fare anche per dovere del mio ufficio, e richiamo la vostra attenzione sull'attività che abbiamo svolto, credo che nel corso della legislatura noi abbiamo attivato un ritmo di lavoro che ha consentito di dibattere ed affrontare temi importanti per la nostra regione, lo confermano i dati che vi ripropongo.
Le sedute dell'assemblea sono state 408, le leggi approvate 200, i progetti di legge 5, le proposte di legge nazionale 24, le leggi rinviate sono state 40 e abbiamo approvato 12 documenti, programmi e regolamenti, sono state discusse 73 mozioni e svolte 177 interpellanze, sviluppando un'azione ispettiva e di controllo del Consiglio sull'Esecutivo molto superiore anche alle volte precedenti.
Le Commissioni, che svolgono un lavoro più faticoso e qualche volta più oscuro di istruttoria e di predisposizione degli atti, hanno tenuto circa 2000 sedute, licenziato oltre 300 tra progetti di legge ed atti, espresso 250 pareri ed effettuato 472 audizioni.
Ricordo fra le leggi più significative, che voi sicuramente avete presenti, quelle sugli enti regionali, sono stati richiamati in quest'Aula il riordino degli organi di amministrazione, le relative nomine e il controllo, quello sul riordino delle circoscrizioni provinciali, sul controllo degli enti locali, sulla valorizzazione della lingua e della cultura sarda, sull'editoria, sui centri storici, sul servizio idrico integrato, il pacchetto lavoro, la caccia, la pesca, lo sport, l'agriturismo, l'istituzione dei primi parchi regionali, la riforma del servizio sanitario, la legge sull'igiene, la legge sui piani integrati d'area, il programma per il piano di rinascita, quella sui consultori, il piano socio assistenziale, i vari programmi di finanziamento europeo, e da ieri, l'ultimo importante, il provvedimento che avete approvato con un confronto intenso, l'ente unico sulla forestazione.
Desidero richiamare anche l'impegno dei Presidenti di Gruppo, oltre 430 le riunioni della Conferenza, qualcuno dice che forse erano troppe, io ritengo che il Parlamento è associare le singole espressioni dei Gruppi a decisioni comuni, senza nulla togliere alle diversità delle responsabilità.
Ringrazio davvero i Gruppi e i loro Presidenti per il sostegno, anche critico ma sicuramente sempre riflessivo ed elaborato, che hanno voluto farmi giungere.
E` giusto dare atto dell'attività che si è sempre svolta secondo uno stile e un atteggiamento di rispetto in quest'Aula e nelle Commissioni, che non sono comuni nella società di oggi e nelle sedi parlamentari nazionali.
Credo che da questo punto di vista questo Consiglio, le persone e la comunità che l'ha animato è, a livello nazionale, un fatto esemplare che va additato con orgoglio. Il confronto è stato intenso, talvolta teso e aspro, ma non è mai trasceso in rissa o in insulti, sono stati rarissimi gli episodi anche di conflitti personali e sono stati rapidamente ricomposti e non hanno inciso su un sereno e corretto svolgimento del lavoro, si è fatto ricorso a tutti i mezzi regolamentari per affermare le proprie ragioni, ma mai si è prevaricato o si è impedito il dibattito.
Di questo credo che io e gli altri colleghi che ci siamo alternati alla Presidenza e che ringrazio: Franca Cherchi, Pasqualino Federici, Sergio Milia, Salvatore Zucca ed io, svolgendo un compito non facile, abbiamo sempre cercato di favorire questo clima, privilegiando l'espressione dei diversi punti di vista nella chiarezza delle posizioni. Importante è l'opera svolta dai consiglieri questori e dai segretari, che ringrazio tutti per contributo che hanno voluto dare in quest'Aula; e ringrazio l'onorevole Frau, che è stato il segretario ad honorem aggiunto che spesso ci ha consentito di iniziare la seduta.
Il Consiglio ha anche trovato importanti momenti di convergenza e di unità su talune e importanti questioni, secondo una caratteristica sempre presente nella nostra esperienza autonomistica.
Con questo spirito è stato affrontato il problema della sicurezza e della lotta ai sequestri di persona, un fenomeno che ci ha ferito ripetutamente, anche in questi anni, e che il Consiglio ha saputo affrontare, essendo e diventando soggetto di mobilitazione delle coscienze, assecondando la società civile che si ribellava, interloquendo col Parlamento e col Governo, portando nelle sedi più alte e istituzionali il senso di preoccupazione, di angoscia ma anche di rivolta morale che la Sardegna ha saputo esprimere.
Insieme abbiamo affrontato le riforme in un tavolo unitario delle forze politiche, il problema delle riforme istituzionali; è stato un dibattito intenso e significativo, e io credo che quando si farà la storia di questo Consiglio e si andranno a leggere gli atti, che per fortuna abbiamo pubblicato, si vedrà anche lo sforzo di elaborazione culturale, teorico e dottrinale che è emerso e che era insito negli interventi di tutti voi e che forse io stesso, seguendo con attenzione il Consiglio avevo apprezzato, ma ha apprezzato ancora di più andando a rileggere molti dei vostri interventi.
Questi sono un punto di riferimento che mi auguro che i cultori della materia, ma gli studenti e gli universitari eccetera e il dibattito culturale e complessivo sappia apprezzare per quello che il Consiglio è stato in questi anni in materia di elaborazione istituzionale.
Il processo di riforma che dovrà riprendere, l'avete detto tutti, per realizzare finalmente uno stato marcatamente autonomista e di orientamento federalista, dovrà tener conto e terrà conto delle elaborazioni culturali che in quest'Aula abbiamo prodotto.
Su molti altri temi il Consiglio non ha mancato in questo spirito di far sentire la sua voce: sul problema del lavoro, l'avete detto, dei trasporti, della coesione del Paese, del Mezzogiorno e delle aree deboli, perché abbiamo interpretato il senso del Parlamento e dell'Assemblea come il momento di tutela della cittadinanza, dei diritti dei singoli e della comunità.
La stessa riforma del Regolamento, che abbiamo varato insieme, seppure ha scontato una divaricazione sul delicato nodo del voto segreto, è stata ispirata da uno spirito unitario sempre presente nell'attività della Giunta del Regolamento, ai cui componenti va in questa sede il mio riconoscimento per la pazienza e l'impegno con cui hanno portato avanti il lavoro.
I risultati sono comunque significativi, e credo che il prossimo Consiglio potrà giovarsi delle novità introdotte, in materia di tempi di decisioni più rapide, di una programmazione più certa, di un miglioramento degli strumenti di vigilanza.
Abbiamo intensificato, per quanto ci riguarda, il rapporto con le istituzioni nazionali, non solo ai più alti livelli, dal rapporto col Presidente della Repubblica, ai rapporti soprattutto col Parlamento, intendendo sottolineare che in una prospettiva di riforma federale, il Parlamento deve essere un Parlamento diffuso, un Parlamento che deve interagire con i Parlamenti regionali, che devono essere l'anima e un momento centrale della riforma federale dello Stato. Molteplici sono stati i contatti con le Commissioni parlamentari, con le stesse espressioni ed organi di governo. Anche per questa via il Consiglio ha potuto farsi portatore - dicevo - delle istanze provenienti dalle società; una funzione che gli deriva, ancor prima che dall'ordinamento costituzionale, dal senso profondo che la gente sarda ha nella nostra autonomia. Questa attesa, che va talora al di là delle competenze attribuite alla Regione, e dà luogo a proteste e critiche severe della gente verso le istituzioni regionali, non è però mai distacco e indifferenza, è una risorsa che spetta a noi, al Consiglio, alla Giunta alimentare, facendo crescere le ragioni della fiducia e della speranza, valorizzando la funzione di rappresentanza, dando voce e progettualità alle istanze della gente e, in particolare, rappresentando la voce dei più deboli.
La nostra Assemblea, questo Consiglio, tutti voi, hanno tenuto sempre aperte le porte del Palazzo. Con le forze sociali si è dialogato con intensità; molteplici, tantissimi, migliaia sono stati gli studenti, i giovani che hanno frequentato queste aule e questi locali e abbiamo intensificato il rapporto con la società, con una molteplicità di contatti di cui le Commissioni sono stati il punto nevralgico di confronto tra il Parlamento sardo e la società sarda. Abbiamo anche intensificato una serie di iniziative culturali, di pubblicazioni, e di manifestazioni anche in corso in questo momento.
Abbiamo ripetuto spesso l'invito a considerare questo Palazzo come la casa dei sardi, e io credo che in questi anni questa coscienza è cresciuta. Abbiamo colto l'occasione del cinquantesimo anniversario dello Statuto per alimentare, nel corso dell'anno, una serie di iniziative di intesa con la Giunta, con le forze sociali, con l'università, che è stato un punto significativo di crescita culturale in questa Sardegna.
Onorevoli colleghe e colleghi, io credo che noi abbiamo certo tanti problemi economici, sociali, li conosciamo, li abbiamo affrontati, li affronteremo, li affronterà il prossimo Consiglio, la prossima Giunta, ma siamo anche di fronte ad una Sardegna che cresce, che produce nuovi imprenditori, nuovi intellettuali, nuovi professionisti, nuovi amministratori locali.
Io credo che stia maturando, e sia maturata - e il Consiglio non è estraneo a questa maturazione - una classe dirigente nuova che è la forza di questa Regione, che la politica e le istituzioni devono conoscere, interpretare, porre al centro delle proprie politiche, delle proprie programmazioni e delle proprie azioni.
Il Consiglio non ha solo salvaguardato il proprio ruolo, ha tutelato attivamente contro interpretazioni ed atteggiamenti che tendevano a sminuire la funzione e ad allontanare dalle sue sedi le fondamentali scelte politiche; ha sempre ribadito il primato delle assemblee rappresentative, ha tutelato e difeso la funzione di consiglieri, ha riaffermato la centralità della rappresentanza come momento alto della democrazia.
Nel concludere, onorevoli colleghi, desidero ribadire a tutti voi il mio più sincero, più cordiale e più affettuoso ringraziamento, e desidero con voi ringraziare il personale del Consiglio, dal Segretario generale a tutti i componenti del personale del Consiglio che, con competenza e professionalità, hanno sostenuto la nostra attività supplendo a carenze di organico che non siamo stati in grado, forse non siamo riusciti a colmare, e questo credo che sia uno dei limiti maggiori.
Il Consiglio si è giovato anche dell'attenzione e del sostegno di forze esterne; pensate alle forze dell'ordine che hanno tutelato anche la serenità dei nostri lavori; si è giovato dell'attenzione dei giornalisti, che ringraziamo quando sono stati attenti alle verità dei fatti, che ringraziamo di meno quando hanno distorto quello che è successo qui dentro.
Onorevoli colleghi, si è aperta la fase del confronto elettorale; è un momento importante della vita istituzionale in cui il corpo elettorale, depositario della volontà popolare, dovrà maturare ed esprimere le sue scelte. Prevale in questa fase, è naturale, lo spirito di competizione tra le forze politiche, come la democrazia richiede. Penso, però, che l'esperienza maturata da tutti noi in Consiglio possa aiutarci a trasferire anche nella campagna elettorale lo stile delle istituzioni (lo avete detto voi e mi sembra di riprenderlo con grande soddisfazione, con grande convinzione, e le vostre parole credo che debbano uscire e diffondersi in questa società) che è stile della democrazia, che è rispetto, che è cultura, che è confronto schietto e leale, che è dialettica, anche polemica se necessario, ma nella tensione reciproca e nel rispetto delle posizioni, perché questo è necessario per il ruolo simbolico che svolgono la politica e le istituzioni, necessario per non alimentare la sfiducia verso la democrazia e verso l'autonomia, è necessario perché anche il nuovo Consiglio possa nascere e operare sotto il segno del confronto e del rispetto del dialogo, privilegiando e ponendo al centro dei propri impegni i bisogni, le speranze e i sogni dei cittadini.
Io auguro a tutti voi, onorevoli e carissimi colleghe e colleghi, la piena realizzazione di tutti i vostri progetti. Auguro alle vostre famiglie di avere la pazienza e la serenità per sopportare i sacrifici che la vita politica impone e auguro davvero a voi che le vostre famiglie e la vostra e la nostra società siano orgogliose di voi e di quello che farete nei prossimi anni. Tanti auguri.
(Applausi)
Il Consiglio verrà riconvocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 13 e 13.
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