Seduta n.139 del 21/03/2001
SEDUTA CxXXIx
Mercoledì 21 marzo 2001
Presidenza del Vicepresidente Spissu
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Carloni
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 23.
randazzo, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 14 marzo 2001 (134), che è approvato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 141/A. Riprendiamo la discussione sull'emendamento numero 484, interrotta al termine della precedente seduta.
Ha domandato di parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.
cossa (Patto Segni-Rif. Sardi). Signor Presidente, l'emendamento presentato dalla Giunta regionale in materia di lavoro, sul quale è stata registrata un'ampia convergenza da parte dei Capigruppo di tutte le forze presenti in quest'Aula, rappresenta il punto di mediazione possibile, raggiunto in seguito ad un ampio dibattito svoltosi in quest'Aula la settimana scorsa, rispetto ad un argomento sul quale io non esito a dire che c'è attenzione da parte di tutto il Consiglio regionale, ma sul quale evidentemente, come ha evidenziato lo stesso Presidente ieri nella illustrazione, anche diverse sensibilità e diversi approcci. Essendo un punto di mediazione è chiaro che qualcuno di noi è parzialmente insoddisfatto per quello che è stato scritto altri per quello che si poteva scrivere, perché magari si poteva arrivare dal loro punto di vista ad uno stadio più avanzato.
E' comunque il punto di arrivo di una riflessione su un problema nodale. Forse è vero che la legge finanziaria non era la sede più appropriata, perché stiamo parlando di una materia così complessa, sulla quale si sono incardinate tante e diverse norme nel corso degli anni, che una riflessione su quelle che noi chiamiamo politiche attive del lavoro forse richiedeva una sede apposita; in quella noi andremo a verificare come ci siano diverse impostazioniideali e culturali su di esse, se no non si spiegherebbe perché una parte dei colleghi che siedono da quella parte si dicono del centrosinistra e gli altri si dicono del centrodestra. Credo tuttavia che sia un punto di mediazione soddisfacente che pone, alla Giunta intanto e poi a questo Consiglio regionale, dei termini e degli obiettivi, stanziando anche delle risorse.
Fermo restando che quando arriveremo a discutere dei provvedimenti concreti, ciascuno potrà trasfondere in essi il proprio contributo in termini di idee, di progettualità, di soluzioni concrete in base alle proprie impostazioni culturali e ideali, credo che con questo emendamento si stiano ponendo dei punti fermi.
Presidente. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
Morittu (D.S.). Signor Presidente, intervengo per portare un mio contributo alla discussione su un argomento ritenuto da tutti di grande rilevanza. Questo emendamento, detto di sintesi di una discussione, da tutti definita, alta e impegnativa, ha certamente prodotto una norma cosiddetta di programma ad alto contenuto - lo sappiamo tutti - di genericità e anche di insoddisfazione. Qualcuno ha detto che non si è partorito neanche un topolino.
Insoddisfazione per ampi settori del centrodestra che, secondo me, su questa materia avrebbero preferito il silenzio; insoddisfazione per il centrosinistra che, come prima dicevo, lo ritiene una sintesi troppo generica e addirittura, a tratti, ovvia. Certo, la discussione in Aula, imposta per altro anche in maniera prepotente dagli emendamenti presentati dai compagni di Rifondazione Comunista, ha sicuramente raggiunto livelli di grande interesse, lo ha dichiarato lo stesso Presidente Floris, con punte - io aggiungo - di notevole spessore politico e culturale. Ahimè, il contributo venuto dai banchi della maggioranza, al di là di qualche testimonianza apprezzabile, è stato assai scarso, segno evidente di una malcelata sopportazione all'argomento. Sono comunque emerse differenze notevoli nell'impostazione alla risoluzione del problema. L'onorevole Balletto non ha rinunciato e non rinuncia alla sua forte fede liberista, ma per quanto alto e a tratti appassionato sia stato il dibattito vi era poco tempo a disposizione e scarsa attenzione da parte di quest'Aula, la quale, tra un comma e l'altro, si appassiona molto di più alle candidature delle politiche prossime; in queste condizioni, la sintesi proposta dalla Giunta non poteva che essere generica ed ovvia, rimandando a domani le scelte vere, si spera un domani non troppo lontano. Si spera, lo dico, perché la produttività legislativa di quest'Aula e la capacità propositiva di questa maggioranza si sono dimostrate a tutt'oggi assai scarse.
Noi siamo convinti che le scelte risolutive di un problema strutturale, antico e drammatico qual è quello del lavoro in Sardegna non possono essere lasciate al mercato: "sviluppo uguale lavoro", cioè alle regole del liberismo e della cosiddetta globalizzazione sfrenata e senza regola. Così non è neanche nel mondo, neanche nelle parti in cui il liberismo alberga ed è radicato più fortemente. Immaginiamoci se così può essere in Sardegna, una Sardegna che ha 1 milione e 600 mila abitanti, un mercato piccolo, chiuso con antiche diseconomie ed antiche depressioni economiche.
Certo, tutti leggiamo ed apprezziamo alcuni dati di risveglio economico, i giornali ieri parlavano di un aumento dell'export nel Meridione, compresa anche la Sardegna, con punte apprezzabili; ma leggendo meglio poi vediamo che il saldo tra le importazioni e le esportazioni è in ogni caso sempre negativo. E' comunque un segnale sicuramente positivo ed è un segnale che proviene da una politica economica portata avanti dal Governo di centrosinistra in Italia negli ultimi cinque anni che ha determinato, all'interno di una logica di risanamento solidale, un risveglio nello sviluppo e nel lavoro, soprattutto nel Mezzogiorno che sta diventando la speranza vera dell'economia italiana. Il milione e 200 mila posti di lavoro creati in Italia in questi ultimi cinque anni hanno avuto una ricaduta positiva anche in Sardegna.
Noi riteniamo pertanto che sia necessaria un'azione congiunta e forte di sostegno allo sviluppo dell'impresa, certamente con particolare riferimento all'impresa media e piccola, perché questa sì sta conoscendo oggi in Sardegna segni di vitalità nuova fondati sulla consapevolezza e sulla fiducia delle proprie capacità; capacità che si fondano soprattutto sulla valorizzazione delle risorse locali. Guardate, questo è in Sardegna, nel Meridione, in Italia, uno degli aspetti più rilevanti che gli economisti stanno riscoprendo in questi ultimi tempi.
E' necessario sostenere il lavoro sociale e produttivo, quello soprattutto nel campo dei servizi sociali, dei servizi culturali ed ambientali, ma queste due azioni congiunte - per essere più efficaci - hanno necessità di un sostegno pubblico che non può continuare a dispiegarsi a pioggia senza controlli, senza monitoraggi, senza conoscenza dell'azione e dell'efficacia della stessa.
Vi è quindi necessità di un altro elemento che si identifica in una forte volontà politica di riformare ciò che non va; ma, per fare questo, bisogna innanzitutto conoscere ciò che non va perché possa essere poi modificato e migliorato. Non mi pare che questa maggioranza dimostri, o abbia dimostrato sinora in questi quasi due anni di governo, di avere tensione riformatrice, nè forte coesione e volontà di agire in questo senso. A me pare che essa si dibatta tra enunciazioni liberiste e pratiche clientelari e consociative alla ricerca di un consenso fondato sull'accontentare le varie richieste che provengono dalla cosiddetta società civile e economica sarda; questa finanziaria ne è una chiarissima dimostrazione, è un grande treno accelerato pieno di vagoni e vagoncini più o meno pieni di "posta di bilancio", l'importante è mettere le poste in bilancio, poi se si spendono o non si spendono è un altro ragionamento, quello si vedrà, e mi pare che si vedrà che non si spenderanno. Allora, questa è una logica antica, davvero da vecchio vizio, e voi non avete alcuna volontà di abbandonarla nonostante le vostre continue enunciazioni e i vostri riferimenti al mercato, alla libertà di mercato e così via.
Certo l'emendamento di sintesi, per ritornare nuovamente sull'argomento, nella sua formulazione è poco più di un ordine del giorno ma, a differenza di questo, io credo che sia politicamente più forte di un ordine del giorno; anche se sostenuto da una posta finanziaria certo non sufficiente, è comunque un segnale di attenzione per quelle urgenti problematiche del lavoro, mi riferisco agli lsu, agli espulsi dal ciclo produttivo e dal lavoro, come si legge ogni giorno. Io sentivo alla radio ieri, mentre venivo a Cagliari, una domanda posta ad un politico da parte di un cittadino sessantaduenne: "Io sono stato espulso del lavoro, mi mancano due anni per andare in pensione, non so come fare, ho una famiglia.". Chiedeva pertanto al politico: "Cosa devo fare? Cosa mi proponi tu, nel tuo programma di governo?". Questa persona telefonava da Milano, a dimostrazione che questi casi capitano anche in realtà più evolute, in realtà dove il lavoro è più presente e il tasso di disoccupazione è bassissimo. Bisogna guardare con attenzione verso questi settori.
Presidente. Onorevole Morittu, il suo tempo è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
la SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Molto brevemente, però credo che sia utile ricordare, durante la discussione su questo emendamento, visto anche il suo andamento, che il testo di questo emendamento rappresenta veramente la sintesi di diverse posizioni e che, come giustamente è stato già detto, non sempre la sintesi riesce ad arrivare ad obiettivi particolarmente approfonditi e particolarmente incidenti sulla realtà. Voglio dire però che questa non è una sintesi che va al ribasso, ma tende semplicemente a porre un obiettivo, e che la normativa sostanziale viene giustamente ed opportunamente rinviata ad un provvedimento legislativo specifico .
Dire adesso che la montagna ha partorito il topolino dopo che si è avuta, da parte di questa maggioranza e di tutto il Consiglio, l'attenzione giustissima, per niente interessata ma leale e sensibile verso un problema che la nostra società vive e la cui risoluzione non riguarda soltanto alcune parti politiche, ma tutti, perché tutti condividiamo il dramma della disoccupazione. Abbiamo differenti impostazioni su come risolvere questo problema e ci confrontiamo su questo, ma non credo che sia né giusto né corretto politicamente, anche dal punto di vista dei rapporti umani tra di noi, dire che l'atteggiamento della maggioranza oggi sia quello di chi - costretto ad occuparsi di un problema - concede semplicemente un'unghia. Non è assolutamente così! Viene prevista una dotazione finanziaria significativa rinviando correttamente ad un provvedimento legislativo, che deve essere predisposto dal Consiglio e dalla Commissione competente affrontando in maniera organica e coerente, il problema delle politiche attive del lavoro.
Riconosco che in questo dibattito gli avversari forse più accaniti di questa maggioranza, cioè l'onorevole Cogodi e il Gruppo della Rifondazione Comunista, sono stati gli unici a riconoscere che la maggioranza ha fatto almeno qualche passo avanti, in un sistema di rapporti corretto, di scontro in certi momenti, ma anche capace in alcune occasioni di riconoscere i meriti di ciascuna parte in questi dibattiti.
Presidente. Ha domandato di parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
Pilo (F.I.-Sardegna). Voglio intervenire su due aspetti: uno riguarda i nostri rapporti con l'opposizione e l'altro, entrando nel merito, il contenuto dell'emendamento.
Per quanto riguarda il rapporto con l'opposizione, cari colleghi, debbo dire che non è pensabile che facciate finta che il mondo sia nato il giorno in cui noi abbiamo costituito la maggioranza che governa questa Regione, perché è assolutamente ridicolo che voi facciate finta che tutti i mali della Sardegna facciano capo alla maggioranza di centrodestra che governa la Regione; più volte ci siamo chiesti dove eravate la scorsa legislatura, dove eravate voi, al Governo? Forse in quella legislatura avete risolto i problemi dell'occupazione? Forse in quella legislatura avete risolto i problemi della sanità, della scuola, dell'assistenza sociale o tutti gli altri che attanagliano la nostra Regione? Non è così! E' sotto gli occhi di tutti sia perché, in relazione ai problemi della nostra Regione, problemi seri, gravi, pesanti, negli ultimi vent'anni non sono certo state presentate soluzioni per risolverli alla base, sia perché effettivamente la nostra insularità è una condizione pesante per tutti noi.
Oggi fare i puri credo che non serva a nessuno, neanche a voi per la campagna elettorale che andiamo ad affrontare, dal momento che la gente vede, la gente è meno stupida di quanto si possa pensare e sa valutare esattamente che cosa è successo negli ultimi dieci anni in questa Regione. Quindi non credo che, dal punto di vista elettorale, abbia un senso l'intervento del collega che mi ha preceduto. Credo anzi che possa rivelarsi un boomerang, perché tutte le accuse che ci vengono mosse oggi in materia di lavoro e di occupazione sono accuse che possono essere rigirate pari pari alla maggioranza di centrosinistra, visto e considerato che nessun passo in avanti si è fatto negli anni scorsi.
Sul merito dell'emendamento, credo che in questo momento sia quanto di meglio si possa elaborare, credetemi. Il problema semmai è successivo alla sua approvazione, quando sarà necessario entrare nel merito delle soluzioni vere da adottare, perché dobbiamo scordarci di poter continuare a risolvere i problemi dell'occupazione e quelli delle pagnotte delle famiglie con provvedimenti tampone che distribuiscono reddito sul territorio attraverso contratti parziali, precari, provvisori, legati ai finanziamenti regionali e non creando invece occupazione stabile, perché questo è il problema vero. I provvedimenti tampone consentono forse ad alcune famiglie - poche per la verità, fra l'altro, rispetto all'ammontare dei disoccupati che ci sono oggi in Sardegna - di provvedere alla loro pagnotta e a cucire il pranzo con la cena, cosa per la verità, come dire, necessaria, se vogliamo.
Cari colleghi, ricordiamoci però che con tutti i provvedimenti finalizzati all'occupazione è stato ottenuto come risultato che alcune fasce sono state protette mentre la stragrande maggioranza dei disoccupati è comunque rimasta fuori dalla porta continuando a non sapere come cucire il pranzo con la cena. Allora, smettiamo di assumere questi atteggiamenti un po' pietisti che non vogliono significare che la Regione e le istituzioni non debbano assumersi la responsabilità di trovare delle soluzioni. Per noi, lo diceva il collega La Spisa, è necessario trovare delle soluzioni stabili, quindi entrare nel merito per avviare una riforma vera del mercato del lavoro in modo da determinare condizioni che consentano alle aziende di investire e di creare l'occupazione stabile che risolverà davvero i problemi della nostra Sardegna.
Quindi, io chiedo a tutti noi un po' di serietà, al di là delle campagne elettorali, perché la gente che non sa veramente come fare la spesa ogni giorno o come mandare a scuola i propri figli non ha bisogno di queste scaramucce elettorali che non risolvono i problemi.
Presidente. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
falconi (D.S). Tutti quanti, compreso il Presidente della Giunta, abbiamo riconosciuto che, l'altra sera, il dibattito sul lavoro, e più in generale sull'impresa, ha vissuto momenti veramente alti e positivi, in quest'Aula, grazie agli interventi sia del centrosinistra che del centrodestra. Invece adesso, con quest'ultimo intervento, proprio non si è colto quello spirito. Forse la collega Pilo non c'era e se c'era non ha capito quel dibattito, perché vi sono state davvero delle proposte interessanti e operative che potevano permettere all'Aula, dopo quella mediazione richiamata dal collega La Spisa, di produrre un documento all'altezza di quel dibattito. Ciò che noi contestiamo è proprio quello: si è prodotto sì un documento di sintesi, ma si è prodotto un qualcosa che va assolutamente al ribasso. Allora, vediamo cosa è questo documento che è stato definito poco più di un ordine del giorno, che finisce con un emendamento di 30 miliardi. Questo è ciò che stiamo approvando, nella sostanza. L'ordine del giorno rinvia alla Sesta Commissione il diciannovesimo collegato alla finanziaria (perché di questo si tratta), e lo fa, appunto dopo diciotto collegati alla finanziaria, su una materia così complessa, così difficile, così ostica, entro 90 giorni, quando tutti quanti stiamo predisponendoci a una campagna elettorale che durerà fino al 13 maggio. Allora, bisognava essere seri, conseguenti a quel dibattito, proprio perché il tema è particolarmente importante e drammatico in Sardegna.
Noi abbiamo cercato di indicare un approccio, ma il centrodestra non l'ha colto, non lo coglie; il centrodestra, che si dichiara neo liberista, di fatto, proponendoci un emendamento del genere, non è altro che neo assistenzialista, cioè è l'antitesi di ciò che dichiara.
Allora mettiamoci d'accordo, perché noi non siamo e non ci dichiariamo neo liberisti, come alcuni colleghi della maggioranza. Noi siamo per un mercato non statalista ma controllato, siamo per il rispetto dell'impresa, un'impresa che non dilapida il bene ambientale, siamo soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro per non ghettizzare gli lsu, perché questo è ciò che qualcuno vuol fare ma sarebbe sbagliato. Noi crediamo nell'impresa come locomotiva per l'economia e per l'occupazione, ed è a questa locomotiva che dobbiamo agganciare i lavoratori socialmente utili, perché altrimenti davvero li ghettizziamo, ed è quello che assolutamente non serve.
Su questi temi il centrodestra deve confrontarsi realmente, se davvero conosce il mercato del lavoro in Sardegna, perché altrimenti ci viene da pensare che vuole governare, continuare a governare la Sardegna con la testa rivolta al passato, facendo opposizione al passato. Siete al Governo da quasi due anni, un anno e mezzo, state governando quest'Isola, per cui avete il dovere di rendicontare, di dirci che cosa avete fatto su questo tema, perché gli effetti positivi, anche voi li avete riconosciuti seppur velatamente, di ciò che sta succedendo oggi nell'economia in Sardegna sono dati da quelle leggi che noi abbiamo approvato nella precedente legislatura. Queste cose sì, collega Pilo, le abbiamo fatte noi e ne stiamo godendo i benefici e con noi soprattutto i lavoratori sardi.
Adesso, a distanza di un anno e mezzo, non avete prodotto un disegno di legge o una proposta di legge di iniziativa consiliare per questo settore. Allora vi chiediamo: che cosa avete prodotto, visto che dovete produrre come maggioranza di Governo? A voi spetta la risposta, una risposta che, ahinoi, ai disoccupati non arriverà neanche fra novanta giorni, perché quello è il calendario che ci attende. Allora non bisogna togliere quantomeno la speranza a chi è già in difficoltà e ha solo quella. Diciamo le cose come stanno, diciamo che dobbiamo elaborare una proposta compiuta, che la elaboreremo con i tempi che questa maggioranza ha, anche nei lavori delle Commissioni, quando fate saltare le convocazioni per mancanza di numero legale; dopo di che forse entro il 2001 si arriverà a qualcosa, se noi davvero come centrosinistra faremo, come finora abbiamo fatto, i responsabili nelle Commissioni e porteremo avanti, forse con la vostra collaborazione, proprio i nostri progetti di legge su queste questioni.
Presidente. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, il rimpallare le responsabilità su questo argomento ha necessità, a parer mio, di un minimo di cronistoria partendo dalla precedente legislatura con il famoso piano per l'occupazione di mille miliardi. Credo che la memoria possa aiutare sia la destra che la sinistra, perché altrimenti si arriva al risultato finale che, a forza di modificare gli atteggiamenti, non si riesce a capire se il problema del lavoro appartenga a una parte o all'altra, proprio per la confusione che continua ad imperversare.
Nelcorso della discussione della finanziaria del 2000 abbiamo assistito al maturare di una volontà comune al di fuori di quest'Aula con quei famosi incontri il cui effetto è davanti agli occhi di tutti. Credo che il risultato non sia tale da poter premiare certamente questo modo di dialogare non scindendo, com'è giusto, i ruoli di maggioranza e di opposizione. Quest'anno tutto ciò si ripete, nello stesso identico modo, sempre in occasione della discussione della finanziaria, anzi direi in modo peggiore perché l'"inciucio" ha prodotto un risultato finale che è a dir poco ridicolo. Qualcuno parla di topolino, ma credo che sia quasi un affronto per il topo.
Allora, la verità vera è che, non essendoci un progetto di sviluppo organico, serio, che possa dare prospettive certe, dopo giornate intere di incontri, di parole, di interventi dentro l'aula, ci ritroviamo davanti un emendamento che quasi solleva un po' la coscienza di ognuno di noi. Ma non è così! All'accanimento del collega Cogodi, io non credo poi tanto, perché porre il problema nei termini in cui lui l'ha posto fino ad oggi forse non piace a nessuno di noi, ma la realtà vera delle cose è che una soluzione come quella proposta tiene ancora in piedi un intervento assistenziale, in attesa di un progetto serio che produca sviluppo quindi occupazione e offra prospettive reali.
Io non voglio né tediarvi né dilungarmi più di tanto, voglio solo richiamare l'attenzione di quest'Aula sulla serietà di un piano per il lavoro come quello che ognuno di noi pensa di avere approvato e che possa trovare poi quel riscontro a cui facevo riferimento, a cui molti di noi comunque fanno riferimento. Cogodi molte volte ha detto che non si possono utilizzare i fondi del piano per il lavoro per acquistare immobili, perché così non si da lavoro a nessuno. Sappiamo che è vero. Ma forse il collega Cogodi in quest'ultimo periodo, come tutti noi chiuso in Aula, non ha avuto modo di apprendere con piacere in che modo questa Regione intenda porre rimedio a un problema così importante.
Ne abbiamo sotto gli occhi un esempio, perché l'altro giorno, per compiere l'iniziativa meritevole di portare in Sardegna un'opera d'arte pregiatissima come quella del maestro di Ozieri, credo che sulla stampa tutti voi l'abbiate letto, è venuto l'onorevole Sgarbi, personaggio premiato sempre e comunque dal particolare elettorato sardo. Buon per la Sardegna! Quell'opera del maestro di Ozieri è stata acquistata dal Comune di Ozieri con i fondi destinati alle politiche attive del lavoro, ma non so se è stato per premiare il maestro di Ozieri per la sua validissima opera alla quale ha lavorato anni addietro. A questo punto vi chiedo se è possibile considerare giusto questo utilizzo delle risorse previste per il piano per il lavoro, per le aspettative di chi non ha lavoro, di chi l'ha perso, di chi ha necessità vera e cioè di chi spera ancora oggi che quel progetto e quei fondi possano dargli prospettiva e speranza di trovare finalmente occupazione.
Lasciamo che vengano spesi i fondi del piano per il lavoro in questo tipo di iniziative, validissime, per carità non voglio mettere in discussione l'iniziativa meritevole compiuta da parte del sindaco di Ozieri, ma da ritenere meno meritevole per quanto riguarda le risorse utilizzate. E' bene che la gente, fuori da quest'Aula, sappia e possa comprendere che il voler risolvere il problema del lavoro, da parte della maggioranza, ma anche dell'opposizione, cercando di dialogare a tutti i costi forse è il modo più semplice ma in certi momenti il meno appropriato, per sanare un male, per abbattere un record del quale vorremmo fare a meno. Questo metodo porta a storture, e perché no?, alla negazione assoluta di un'idea vera, reale di sviluppo che porti occupazione sin quando noi, come Regione, consentiremo agli enti locali di utilizzare questi fondi non per le politiche attive del lavoro bensì per acquistare una validissima opera d'arte.
Dopo tutto ciò che si è detto, dal '1988, quando fu varato il così detto piano per il lavoro, con uno stanziamento di mille miliardi, oggi inesistenti - qualcuno vada ancora a cercarli, io non ci sono riuscito, forse Balletto che era attento in quel periodo potrebbe reperirli perché è più abituato di me nel fare i conti, ma non credo che anche lui sia in grado di trovarli, come non saremo in grado di trovarne noi, trenta, oggi in questa finanziaria - ai quali si aggiungeranno quelli che sono stati destinati allo stesso scopo con questa finanziaria ad iniziare dall'anno prossimo, perché sono sicuro che l'anno prossimo, in occasione della discussione della prossima finanziaria, a prescindere da chi sarà l'Assessore del bilancio, ci ritroveremo a parlare dello stesso argomento, e sono certo che, nel 2002, saremo qui a rimettere in discussione quei cento miliardi stanziati oggi. Forse ripartendo ancora una volta da trenta. E' sulla base di questa esperienza che sono convinto che come sono sfumati, con la maggioranza di allora, i mille miliardi stanziati in quegli anni, così sfumeranno con questa maggioranza, i miliardi stanziati ora, con buona pace per chi non ha lavoro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Nei giorni scorsi, ma soprattutto venerdì scorso, il centrosinistra, ma soprattutto l'onorevole Cogodi nel suo lunghissimo intervento ha avuto una supponenza per noi e per me assolutamente inaccettabile, con questo continuo tentativo di voler apparire come il santo protettore dei deboli, come il santo protettore dei poveri, come il santo patrono dei disoccupati, con il voler far credere che noi del centrodestra siamo gli oppressori dei deboli e che, con cinica determinazione, vogliamo penalizzare i poveri. Onorevole Cogodi, vuol essere santo ad ogni costo proprio lei che con l'acqua santa ha veramente poco a che vedere! E ancora, si vuol far apparire il centrodestra come responsabile di tutti i mali che affliggono la Sardegna, responsabile del degrado ambientale, delle strade da terzo mondo che abbiamo, dei 350 mila disoccupati che, bene o male, purtroppo ci sono, e di aver costretto in questi 50 anni ben 600 mila sardi a lasciare la loro terra per cercare lavoro altrove. Lavoro, onorevole Cogodi, lavoro!
Vedete, sembra quasi che a determinare questi disastri sia stato chi non ha governato, cioè il centrodestra. Onorevole Cogodi, lei è in questo Consiglio da più di vent'anni! Allora lei dovrebbe ricordare che ha partecipato alle scelte sbagliate, ha partecipato ai Governi, è stato Assessore di tutto; l'ultima disastrosa avventura, sventura per noi, è che è stato proprio Assessore del lavoro. Se oggi ci sono questi disastri non è perché il centrodestra ha governato, è perché il centrodestra non ha governato, perché avete governato voi di centrosinistra.
FADDA (Popolari-P.S.). Anche Oppi e Floris!
CORDA (A.N.). Esatto, anche loro! Debbo dire che ho molto apprezzato l'intervento che ha fatto il Presidente Floris, sempre venerdì scorso…
FADDA (Popolari-P.S.). Sul passato!
CORDA (A.N.). Sul passato, poi arriviamo anche a lei, onorevole Fadda, sul passato, perché vedete il Presidente Floris ha saputo fare un discorso coraggioso; ha parlato sì della idealità, di progetti, della nuova filosofia di sviluppo, ma ha anche parlato degli errori del passato, e se n'è assunto pubblicamente la responsabilità, quella responsabilità che aveva insieme a voi, che però non ve l'assumete!
Lei, onorevole Fadda, che tanto parla, è stato in questo Consiglio per più di vent'anni, o ci siamo quasi, saranno diciannove. I disastri che ci sono oggi non sono addebitabili a chi non ha governato, sono addebitabili a gente come lei che ha governato, e ha governato facendo l'Assessore. Se ci sono 500 miliardi di buco nella sanità, con una sanità disastrata che dà una qualità di servizi veramente inaccettabile, è anche perché abbiamo avuto Assessori della sanità come lei!
Onorevole Fadda, qualche settimana fa, lo ricorderà, se non lo ricorda glielo ricordo io, quando qualcuno le ricordava il passato, lei disse proprio da quel banco: "Però vi eravate impegnati a non parlare del passato". Se la ricorda questa frase?
FADDA (Popolari-P.S.). Non ho detto proprio così!
CORDA (A.N.). Però sa, gentile onorevole Fadda, vede, è difficile parlare in un'Aula dove non si vogliono accettare gli errori.
(Interruzione del consigliere Fadda)
PRESIDENTE. Lasciamo svolgere l'intervento.
CORDA (A.N.). Voi dovreste ascoltare..
PRESIDENTE. Onorevole Corda, si rivolga alla Presidenza.
CORDA (A.N.). Io mi rivolgo alla Presidenza, però Presidente la prego di fare in modo che io possa svolgere il mio intervento senza interruzione.
PRESIDENTE. Lei svolga il suo intervento e prego i colleghi di seguire.
FADDA (Popolari-P.S.). Ma provoca!
CORDA (A.N.). Certo che provoco, se è provocatorio per voi ricordarvi il passato, certamente io provoco, però io vi ricordo il passato, e ve lo ricordo perché non si può far finta di niente, non possiamo far finta di non sapere di chi è la responsabilità politica del disastro che abbiamo davanti agli occhi. Non possiamo fare questo! La gente a casa si domanda e si interroga: perché noi non abbiamo strade, non abbiamo acqua, perché le dighe sono state costruite a livelli sbagliati e perché non ne abbiamo a sufficienza, perché non abbiamo capacità intellettuale e culturale di competere con gli altri, perché abbiamo speso 300 miliardi all'anno per la formazione professionale? E' perché voi avete governato, amici cari! Voi avete governato, non noi! Allora voi vi dovete assumere la colpa, la responsabilità intellettuale, oltre che politica, di questi errori. Si avvicina l'onorevole Selis che è stato…
SELIS (Popolari-P.S.). Guarda che Pasquale si dimette se insisti.
CORDA (A.N.). No, Pasquale non si dimette perché io credo che ogni uomo di buon senso, e credo che l'onorevole Onida sia soprattutto una persona di buon senso, può capire che le scelte in Sardegna sono state fatte non per cattiveria, ma per incapacità. Perché voi, onorevole Cogodi, voi avete creato un popolo che è abituato ad aspettare il sussidio, un popolo di schiavi perché voi li volete schiavi. Voi volete che la gente dipenda da voi, dipenda dal vostro sussidio, dall'"accozzo". Voi avete riempito, enti ed assessorati, di clienti, di amici degli amici!
PIRISI (D.S.). Sussidiodipendenti.
CORDA (A.N.). Voi credete che l'uomo possa vivere senza la dignità, senza l'orgoglio. Badate che aspettare il sussidio è umiliante! Il cardinale Pompedda, una settimana fa, ha ricordato in televisione che noi Sardi abbiamo qualcosa di più degli altri, abbiamo valori irrinunciabili - sono parole testuali - come la dignità e l'orgoglio.
Onorevole Cogodi, gli uomini non sono tutti uguali; ci sono quelli che lavorano, che hanno voglia di lavorare, che si impegnano, e ci sono i fannulloni. Allora ogni uomo ha diritto di avere una speranza di diventare migliore dell'altro, più bravo dell'altro, più importante dell'altro, di avere riconoscimenti perché è stato più bravo e si è impegnato di più. Voi invece volete che tutti quanti siano uguali, possibilmente facendo un livellamento in basso e invece non è così. Noi crediamo nell'uomo e per questo noi riteniamo che si debba investire in un futuro che crei lavoro stabile, non che crei disoccupati o gente in attesa di un sussidio, perché altrimenti questo è un affronto alla dignità delle persone. Allora ecco perché siamo diversi, come dicevo ieri, siamo concettualmente diversi, perché la nostra cultura è totalmente opposta alla vostra, noi crediamo che l'uomo possa e debba competere anche ad armi pari, ma competere, e alla fine verranno fuori i migliori e i peggiori, questo è il mondo.
Vogliamo incentivare turismo, il progresso, vogliamo farlo senza demagogia, senza che ci si venga a dire che la Costa Smeralda è una cosa terribile da vedere mentre Villasimius è bellissima; però voi avete costretto, dopo venticinque anni, il più grande imprenditore turistico che la Sardegna abbia mai avuto, l'Aga Khan, ad andar via, a fallire con la sua impresa. Invece avete consentito che si costruissero scempi che non finiscono più a Villasimius, in Costa Rey, in Costa Paradiso, a Santa Teresa di Gallura, in Costa Verde; voi avete consentito che la Sardegna, che le coste venissero, io uso una parola brutta, infestate da orrende ciminiere, frutto di scelte sbagliate, perché avete investito nella chimica e nella petrolchimica, perché vi serviva che vi fossero imprese ed aziende, ad alta intensità di mano d'opera, per creare clienti. Questo è il dramma della Sardegna, voi non avete risolto uno solo dei problemi della Sardegna, dai trasporti al lavoro, che è il più importante.
Questa manovra predisposta dal centrodestra non è perfetta, è certamente migliorabile, ma è una manovra che tiene conto di questo assunto, di questo tipo di mentalità, di questo tipo di cultura, cioè produrre sviluppo attraverso la creazione di posti di lavoro stabili. Noi abbiamo ereditato il disastro che vi ho detto prima; non possiamo fare finta che non ci siano i disoccupati, che non ci siano decine di migliaia di persone che sono in attesa di riprendere un lavoro che hanno perduto a causa vostra, a causa delle vostre scelte sbagliate, allora noi per queste persone dobbiamo intervenire e interveniamo. Questo emendamento numero 484, amici cari della sinistra, è un emendamento di sintesi firmato dalla Giunta regionale della Sardegna, dalla Giunta regionale di centrodestra, e passerà perché la maggioranza di centrodestra lo voterà e non perché lo voterete voi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi, pochissime considerazioni. Noi ritenevamo che la questione fosse già inquadrata e in qualche modo anche già avviata a soluzione; dico questa "questione specifica" nella sua edizione ridotta. Diversi colleghi invece riprendono alcune questioni di fondo che meritano di essere prese in considerazione.
In quest'Aula, noi sentiamo dire, ancora una volta, sempre le stesse cose quando parliamo di lavoro, di occupazione e di una norma che deve sostenere il lavoro e l'occupazione. Bisogna intervenire; siamo tutti d'accordo, siamo tutti sensibili, parte del popolo sardo è tagliato fuori dalla produzione e innanzitutto dalla possibilità di partecipare alla vita produttiva e quindi alla vita civile e politica. Parrebbe che siamo tutti d'accordo, ma ogni volta che si propone una misura, una norma, una linea, si aprono le cateratte; è sempre la stessa identica cosa.
Quando abbiamo proposto ed approvato la legge "28" - legge che, pur essendo controversa, ha dato tuttavia buoni risultati - dicevate le stesse cose. Corda non era ancora qui, ma dov'era diceva sicuramente le stesse cose; molti di voi c'erano e altri c'erano per interposta persona. La destra, le destre, i moderati, voi che pensate che il mondo è fatto solo ad immagine e somiglianza di chi ha già avuto cose e deve tenere fuori tutti quelli che non hanno ancora avuto nulla, tutti voi siete noiosi, dite le stesse cose.
Quella legge "28", legge controversa che però ha dato buoni risultati, è stata gestita male, bisognerà tornarci, migliorarla, però c'è; la legge sull'agenzia del lavoro, legge controversa che voi gestite male, però c'è, bisognerà tornarci e migliorarla. Con il primo piano per il lavoro, approvato nel 1988, abbiamo erogato finanziamenti per miliardi ai comuni, tutti gli anni, per lenire almeno la piaga della disoccupazione; abbiamo promosso i progetti speciali, molti dei quali sono ancora in campo e per i quali voi oggi proponete il rifinanziamento, così come avete fatto con gli emendamenti per il settore sanitario, per la cura delle terre pubbliche, per la cura dei litorali, e per il settore dell'assistenza. Anche gli emendamenti con i quali voi proponete di erogare 30 miliardi per il sostegno delle attività culturali, delle biblioteche, delle cooperative, sono tutti nati da questa idea, da questa iniziativa, da quelle leggi fino alle ultime leggi per il lavoro, la "37" e la "36", i danari che si danno in conto occupazione anche alle imprese, i danari che si danno ai comuni, 1000 miliardi in tre anni - non è vero Giacomo? Giacomino Sanna, non è vero? - 1000 miliardi, dicevate che non c'erano, la destra diceva che non c'erano, ci sono! Sono nella disponibilità dei comuni; e per alcuni comuni, o per i grandi comuni, i cui non buoni amministratori usano male quei 1000 miliardi perché comprano immobili anzichè promuovere nuove imprese e nuovo sviluppo locale, esistono in questa Regione, decine, forse qualche centinaia di comuni e migliaia di bravi amministratori che stanno usando bene quei danari. Se noi facciamo una critica è perché vogliamo migliorare le leggi per il lavoro, non perché le vogliamo distruggere. E in questa Regione ci sono migliaia, decine di migliaia di persone che, in base alle leggi per il lavoro, hanno un'occupazione, producono, hanno dignità e orgoglio, quella dignità e quell'orgoglio che si può avere solo quando si può competere insieme agli altri e non quando si è marginalizzati.
Questa è l'idea, la politica, il sostegno, se volete dite pure l'accanimento nostro su queste questioni, che vorremmo fosse un accanimento di tutti. Però squarciamo questo clima surreale che qui si è creato, per il quale tutti dicono di essere sensibili al dramma dei disoccupati, dei non garantiti, dei precari e poi invece sorge tanta difficoltà ogni volta che ci accingiamo a compiere un passo avanti. Un clima surreale dove realtà ed immaginazione si confondono, però, al fondo, c'è sempre la stessa identica distinzione fra chi dice le cose perché le vuole e chi le dice solo perché non ne può fare a meno, boicottando - se può - il piano per il lavoro.
Conclusivamente, noi ripetiamo il nostro giudizio su questa misura che oggi si propone al Consiglio regionale: è una piccola cosa rispetto alla grande questione del lavoro, del nuovo modello di sviluppo, del ruolo sociale produttivo che deve essere riconosciuto a tutta la società sarda e rispetto al bilancio della Regione che è pubblico e quindi è di tutti e deve spettare, in qualche modo, a tutti. E` una piccola cosa, però è una cosa: 100 miliardi non sono un topolino, non sono nemmeno un gattino, ma non sono nemmeno un volpino; 100 miliardi all'anno in aggiunta a quanti già la Regione stanzia per il lavoro, sono una piccola cosa ma sono una cosa e noi non saremo qui a dire che non sono niente. E noi non saremo qua a dire che è brava la destra, no, noi diciamo che, per quanto sia cattiva la destra, tuttavia un barlume di ragionevolezza lo introduce ed accetta, non tutto quello che sarebbe necessario, ma una piccola cosa; una cosa che non può essere negata, che rimane piccola ma bisogna farla crescere e migliorare, non con un ordine del giorno, ma con una norma programmatica.
Io non voglio difendere le cose scritte dagli altri, però non posso chiudere gli occhi e far finta di non saper leggere quando scrivono gli altri, in quella norma programmatica ci sono anche cose positive perché non si dice solo che si farà una legge, cosa che non c'è bisogno di dire in legge, c'è scritto anche che si procederà al riordino delle norme della Regione e non è obbligatorio questo, si potrebbe anche non fare, e riconoscerlo in legge ed obbligarsi con legge, per me è un fatto positivo, chi vi dice che non è positivo ha una sua diversa opinione. Obbligarsi con legge a riordinare le politiche del lavoro, a riordinare le risorse, quindi a pensare ad un fondo unico, trasparente, gestibile, funzionale, questo c'è scritto in questa norma ed io la apprezzo perché la ritengo un passo avanti; come c'è scritto che si deve procedere anche al coordinamento dei soggetti operativi. Che cosa sono i soggetti operativi? Quelli chiamati a gestire le politiche del lavoro, quindi sarà l'Agenzia del lavoro, questa o un'altra, però si pone con norma, con legge, un obbligo giuridico, un autovincolo, un programma garantito che, per quanto ci riguarda e per quanto mi riguarda, è di più rispetto alla sola parola.
Non saremmo persone serie se non riconoscessimo anche un piccolo passo avanti, piccolo ma in avanti, e questo incoraggia e aiuta ad avere anche fiducia, noi e gli altri, perché non risolviamo adesso i problemi, così come non li abbiamo risolti con gli interventi precedenti sul lavoro, c'è sempre stata questa controversia. Ogni volta che abbiamo discusso di queste questioni, tutti a dire prima che non c'è bisogno e poi che è troppo poco; ma a poco a poco e sempre di più, passo dopo passo, con passo da soldato se volete, con passo lento ma fermo, in questa battaglia che è iniziata da molti decenni e forse durerà ancora qualche decennio, speriamo duri molto meno, noi siamo convinti che riusciremo anche ad aprire brecce in quel muro che voi pensavate all'inizio di erigere in questo Consiglio.
C'era in questo Consiglio chi aveva detto: "muro contro muro ", e noi vi abbiamo risposto: "ragioni contro altre ragioni", perché ragionando forse qualche punto di contatto positivo si può anche stabilire. Il punto di contatto è troppo piccolo, ma pur essendo piccolo non è vero che è niente. Cesare Corda non le può capire queste cose, ma noi non possiamo fare una legge per lui, per capire non servono le leggi, per capire serve la capacità di applicarsi alle cose; io ho avuto le mie responsabilità come altri le hanno avute, ed ognuno di noi ha operato e ha tentato di trovare soluzioni. Io non ho governato la Regione; il mio Partito, né il Partito Comunista, né il Partito meno che mai di Rifondazione, ha la forza da solo di fare le cose che tu attribuisci alla nostra potenza. Avrei governato io la Regione da quando esiste? No, la Regione da quando esiste l'hanno governata per più di cinquant'anni la Democrazia Cristiana, le forze moderate, gli amici dei moderati, tu da dove eri hai governato perché la Regione non si governa solo dal Consiglio e non si governa solo dalla Giunta, si governa anche dalle banche, si governa anche dalle emittenti televisive, si governa dai giornali, si governa dalle piazze, si governa da ogni luogo la Regione, se si ha un'idea sana della politica. Ecco dov'è lo scontro vero, che è scontro politico ed anche scontro culturale. Per questa ragione, noi non siamo entusiasti di questo piccolo passo avanti ma saremmo stolti se non riconoscessimo che comunque una breccia si è aperta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Patto Segni-Rif.Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io ho ascoltato con estrema attenzione il dibattito consiliare, svoltosi stamattina e ieri sera, che si è riallacciato a quello sulle tematiche del lavoro già avvenuto in quest'Aula, e che probabilmente è stato un momento di arricchimento per tutti i consiglieri su tematiche oggi molto importanti, in relazione alle quali vi è sicuramente una preoccupazione condivisa da tutti quanti i membri di questo Consiglio. Devo dire che sull'emendamento che noi ci apprestiamo a votare non posso che trovarmi d'accordo sulle valutazioni fatte da alcuni colleghi consiglieri, segnatamente dagli onorevoli Scano, Cossa e La Spisa, sul fatto che quando ci si trova di fronte a un emendamento di sintesi, come ha ricordato or ora il collega Cogodi, esso è frutto di ragioni che si confrontano con altre ragioni, quindi non vi è mai la prevalenza totale di una tesi su un'altra ma ciò che scaturisce sempre dal confronto è quanto di meglio ci può essere come risultato del confronto stesso.
Credo che questa debba essere la considerazione fondamentale da fare in questo momento, e personalmente ritengo che da essa discenda il fatto che io esprimo un giudizio diverso da quello dell'onorevole Corda, che pure rispetto in pieno, su quanto è successo in quest'Aula. Anzi condivido molte delle considerazioni avanzate dall'onorevole Corda, ma sicuramente non condivido quella che stima che questo emendamento di sintesi non abbia nessun proprietario culturale, cioè non abbia nessun riferimento culturale.
Io credo che si debba dare atto e merito ai membri del Gruppo della Rifondazione Comunista, e in particolare all'onorevole Cogodi, di aver posto con forza in quest'Aula il problema del lavoro, per la cui soluzione avanzarono proposte che non erano esattamente sovrapponibili a quelle contenute nel testo della finanziaria. Su questo si è discusso col metodo, che l'onorevole Cogodi ha chiamato delle ragioni che si confrontano, un metodo liberale che io accetto e che ha comportato da parte della Giunta uno sforzo nei confronti di riflessioni poste con forza dai consiglieri che, in quest'Aula, hanno usato tutti i mezzi consentiti dal Regolamento, anche quelli più estremi, e ciò è legittimo in un sistema di democrazia parlamentare.
Io credo che l'emendamento che noi andremo a votare sia importante perché scaturisce dal confronto tra ragioni differenti, il che aiuta a trovare comunque delle soluzioni che, anche se differite nel tempo, un tempo ragionevole di novanta giorni, sono nell'interesse di tutto il popolo sardo, dei 350.000 disoccupati che oggi abbiamo in Sardegna, oltre che di ciascuno degli ottanta consiglieri che siedono in quest'Aula e che hanno un riferimento preciso e concreto ogni giorno in mezzo alla Sardegna fra la gente.
Però credo che sia opportuno aggiungere anche un'altra valutazione, che si riallaccia ad alcune delle considerazioni espresse in Aula: trattando le tematiche del lavoro, si è discusso anche su due diverse culture che dovrebbero essere presenti in quest'Aula, cioè una cultura che crede nell'impresa, che dice di essere liberale e quindi di credere sul mercato, e un'altra cultura che, come ha detto giustamente l'onorevole Falconi, crede nei controlli. Sarebbe interessante cercare di capire che cosa significa un mercato, dice l'onorevole Falconi, che non sia fatalista ma controllato, o perché l'onorevole Balletto viene accusato di essere liberista, sarebbe interessante forse aprire un dibattito per chiarire il significato dell'essere liberisti o liberali, che cosa sono i mercati controllati e quelli statalisti, perché altrimenti alla fine, rischiamo di discutere di slogans senza che nessuno di noi abbia con certezza la capacità di capire di che cosa si sta parlando.
Io credo che sia estremamente importante giudicare, sostenere e ricordarsi che in quest'Aula si dovrebbero, effettivamente, confrontare due culture e che quella espressa da questa maggioranza dovrebbe essere una cultura che crede nelle ragioni della libertà, e di conseguenza nella garanzia dei diritti di ciascun cittadino, e quindi nella garanzia dei diritti della democrazia liberale. Allora ha ragione il collega Falconi quando ci ricorda che, se noi crediamo in queste cose, dobbiamo anche essere conseguenti nelle azioni; io vorrei sapere in quale delle azioni concrete di questo Governo regionale si è sostanziato il liberismo dell'onorevole Balletto. Vorrei sapere quali sono i provvedimenti iperliberisti, o anche semplicemente liberali, che questo Consiglio regionale e questa maggioranza hanno adottato ovverossia quelli che questa minoranza ci accusa di aver adottato.
Credo che il ragionamento fondamentale al quale siamo richiamati sia quello che ha ricordato il Presidente Floris, quando gli è stato detto di aver fatto un intervento fuori dal tema del bilancio; probabilmente era invece l'intervento più importante per questo bilancio, richiamato più volte sia dai consiglieri di maggioranza che da quelli di minoranza. In esso si diceva che questa Regione deve smettere di essere una piovra centralista e tentacolare, burocratica e nemica del cittadino, che ogni giorno vessa i cittadini e nega opportunità di lavoro perché nega lo sviluppo dell'impresa e quindi la nascita di nuovo lavoro, nega che ci sia la possibilità di creare lavoro sano in Sardegna; onorevole Cogodi, lo dico a lei e all'Aula, io non vorrei che i miei figli andassero a lavorare in miniera, ma che avessero un lavoro più sano rispetto a quello.
L'argomento più importante che abbiamo all'ordine del giorno è quello di attuare veramente una riforma in senso liberale delle strutture di questa Regione, ridando veramente una speranza ai suoi cittadini. Questo è il compito che oggi si è assunta la nostra maggioranza. Se riuscirà a compierlo, potrà venire a testa alta a garantire la propria diversità culturale nei confronti dell'opposizione che ha giustamente idee differenti; se invece non ci riuscirà, avrà ragione l'opposizione di centrosinistra quando ci dirà di non aver risolto per niente i problemi della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU` (D.S.). L'emendamento cosiddetto di sintesi ambisce a trovare un punto di mediazione, insomma credo che sia la risultante di un lavoro svolto anche con intenti positivi tra diverse posizioni che sono emerse significativamente nel dibattito che si è svolto in quest'Aula. Mi pare che lo sforzo maggiore che si compia sia proprio affermare che esso sia un punto di mediazione; lo si ritrova un po' in tutto il testo. Ho l'impressione però che ci si rifugi per un verso nell'ovvio, cioè in un adempimento che tutti quanti abbiamo definito doveroso, ossia recepire il decreto legislativo numero 112, dando insieme a questo un'indicazione positiva e importante diretta a collegarlo con una riforma organica in materia di lavoro; naturalmente ci confronteremo guardando avanti e non indietro, rivisitando certamente anche l'esperienza che è stata compiuta, nel bene e nel male, attorno a questo problema principale, prioritario per la Sardegna e per i Sardi.
In questi mesi, con questo spirito, credo che abbiamo lavorato sia noi che la maggioranza, oltre tutto recuperando quel livello elevato di confronto che è stato più volte ricordato. Mi sembra che siamo giunti nel solco di uno sforzo positivo che tutti quanti abbiamo cercato di fare. Poi, però, insieme agli auspici generici, vi sono alcune indicazioni che individuano strumenti e impostazioni che io definisco perlomeno preoccupanti, non dico che siano devastanti, dico preoccupanti, anche perché non è certa la piega che prenderanno, in quanto questo documento non è un ordine del giorno, è appunto uno strumento legislativo di carattere programmatico; in esso, ripeto, sono contenute, insieme agli indirizzi generici, anche indicazioni e impostazioni che non possono essere lasciate passare, perché costituiranno dei vincoli e dei punti da cui partire.
Alcuni sono positivi, e li ho citati, altri mi sembra invece che non lo siano. Prendiamo per esempio il comma 2, in esso si parla di piani regionali e territoriali, che cosa sono? Si ha un'idea di che cosa siano? Sono incardinati su strumenti di legge esistenti? Non lo si dice. Anche in questo caso dovremo aggiungere un altro strumento a quelli già esistenti? Si utilizzano risorse di quegli strumenti di legge o davvero siamo convinti che siano sufficienti i 30 miliardi aggiuntivi che vengono indicati? Tanto per essere chiari, i 30 miliardi aggiuntivi sono un terzo di quanto stanziato per il piano per l'occupazione del 2001;e poi per il 2002 e il 2003? Intanto i piani per l'occupazione non ci sono più. Che cosa c'entra in tutto questo il liberismo, il mercato regolato del lavoro? Non c'entra nulla. Questo è semplicemente un maxi piano per l'occupazione che tutti i comuni tranquillamente fanno, lo fanno con 40 milioni, la Regione si propone di farlo con 30 miliardi. Che segno ha? Che risposta è?
Per uscire poi dal generico, a me pare che il contenuto del terzo comma sia francamente difficile da condividere; leggo testualmente: "prevedendo strutture operative per la predisposizione di progetti speciali", cioè insieme alla giusta revisione delle leggi esistenti e degli strumenti operativi, l'obiettivo che si individua, o per lo meno che mi pare di individuare, è davvero sbagliato, si può andare avanti o stare fermi, non tornare indietro. Qui bisogna veramente tornare indietro alla notte dei tempi, cioè la Regione dovrà dotarsi di un servizio progettazioni, cosa che non fa neanche l'ultimo comune scalcinato e in difficoltà della Sardegna. Anche in questo caso, che cosa c'entra il liberismo?
Io francamente non capisco dove stia il passo in avanti rispetto alla situazione di oggi, perché il piano per l'occupazione sparisce, è un documento programmatico che andrà in attuazione, se va bene, l'anno prossimo, non quest'anno, con i tempi che abbiamo. L'articolo 19 della "37" sparisce, come sappiamo, ma intendiamoci non c'era neanche prima. E poi c'è la promessa annunciata di un disegno di legge, con una dotazione finanziaria pari al 20 per cento dell'attuale dotazione finanziaria per gli strumenti che abbiamo.
Per concludere, gli accordi e i punti di convergenza, ovviamente partendo da punti distanti, si trovano se tutti fanno un passo avanti o un passo indietro; quello è il punto di mediazione, non la rinuncia unilaterale a quello che si ha, almeno io la penso così. E questo sottende l'emendamento. Io non voglio difendere acriticamente ciò che c'è, anzi, sono però del parere che bisogna partire da quello che c'è; e di conseguenza ritengo inutile riempirsi la bocca e dire ai disoccupati e alle fasce deboli della società che adesso possono contare su strumenti che non sono stati monitorati, sui quali non si è fatta una valutazione, per cui possono esserci cose positive e cose che lo sono meno. Intanto si sta dicendo oggi che possono contare, in base agli strumenti di cui disponiamo, su 400 miliardi nel 2001 per interventi urgenti in quel settore, e per l'anno prossimo su 100 miliardi. Questo cos'è, un risultato positivo? Non si può fare di più? Diciamolo! Io invece sono favorevole a dire la verità; e la verità è che si tratta di compiere un passo indietro, non un passo avanti, e io non sono disponibile a farlo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, dopo tanta fatica si è arrivati a questa proposta di sintesi che ha acceso un animato dibattito in quest'Aula. Questo, da un lato, è sicuramente positivo. Mi chiedo che cosa sarebbe successo se non fossimo arrivati a una sintesi e avessimo discusso, da parti contrapposte, il problema dei disoccupati.
Molto spesso, in quest'Aula si sono sentite proposte, sono state prospettate soluzioni, presentate teorie di alta economia, tutte valide, tutte discutibili, ma sicuramente hanno suscitato riflessioni in tutti noi. Io credo che questo documento - che ci accingiamo, spero in mattinata, a votare - si traduca anche in un momento di confronto. Effettivamente, in questa situazione, credo che nessuno potrebbe essere in grado di prospettare un futuro certo per i tanti disoccupati in Sardegna, perché di questo stiamo discutendo in modo particolare; non possiamo discutere di questo problema al di fuori da una situazione economica, di sviluppo del Mezzogiorno, dell'Italia e della cosiddetta economia globale. Troppo spesso si pensa che basti stanziare 30 miliardi, 100 miliardi, 1000 miliardi per risolvere il problema della disoccupazione. Il vero nodo sono le idee suffragate da un supporto finanziario che possa aiutare a svilupparle, insieme alla cultura di impresa che poi porta occupazione sia nella nostra Isola che nell'intero mondo economico.
Credo che per l'ennesima volta si stia fraintendendo il ruolo della politica che, a mio personalissimo avviso, potrebbe essere quello di creare le condizioni perché il cittadino possa vivere in un ambiente culturale, sociale ed economico tale da consentirglidi realizzarsi all'interno di una famiglia, di un'attività e che possa garantirgli, per sè e per chi ha da venire, un futuro tranquillo e sereno; molto spesso invece la politica assume un ruolo che non è suo.
L'altro giorno dicevamo in un incontro che se non venisse approvato il bilancio delle Regioni Lombardia, Veneto, Lazio o Toscana, il mondo continuerebbe a girare; invece se non venisse approvato il bilancio della Regione Sardegna, sarebbe un dramma perché tutto si fermerebbe. Questo perchè tutto dipende dalla Regione. Nel momento in cui si prospetta un progetto o si pensa ad un'iniziativa nel mondo privato, pubblico, giovanile, d'impresa, sociale, culturale ed economico, il primo riferimento è la Regione Sardegna, è che cosa arriverà dalla Regione Sardegna in termine di finanziamento, di contributo, eccetera. Questa è un'impostazione culturale di base del problema sbagliata seguendo la quale non si potrà mai produrre occupazione, lavoro e benessere nella nostra Regione. Noi siamo Regione-dipendenti nel nostro pensiero, nelle nostre azioni, nel nostro modo di condurre le ventiquattr'ore della vita giornaliera; dobbiamo uscire da questo schema del quale siamo prigionieri.
Le cose che ho sentito qua, tutte rispettabilissime, mi ricordo di averle sentite nel volgere della campagna elettorale che ci ha visto poi competere, proporci, proporre lavoro, soluzioni di lavoro, riforme e semplificazione burocratica, di tutto, però, nel momento opportuno, riduciamo un momento così alto come la discussione della finanziaria e del problema della disoccupazione in Sardegna ad uno scontro politico giusto, corretto, che rispezzhia le visione delle diverse parti, senza prospettare però soluzioni; purtroppo queste ultime sono già condizionate dalla campagna elettorale che mi sembra ormai in atto.
Però io ritengo che, in alcuni momenti, in quest'Aula, dobbiamo ritrovare, seppure partendo da posizioni diverse e prospettando determinazioni differenti, l'unico obiettivo di trovare soluzioni, da votare all'unanimità o a maggioranza, tendenti a produrre lavoro e a favorire le condizioni perché il lavoro ci sia, non dobbiamo sostituirci a chi il lavoro lo deve cercare. Quindi un intervento culturale per cambiare la mentalità, la nostra mentalità e quella di chi ci sta ad ascoltare e deve capire che l'impresa si regge per il conto economico che realizza, per gli utili che produce, per il saper stare nel mercato e non per le sopravvenienze attive derivate da un contributo o da un finanziamento regionale.
Ho partecipato a diversi incontri con imprenditori locali e non; ebbene, in quelle importanti discussioni non ho mai sentito imprese, serie imprese, che costruissero il loro futuro sulla contribuzione o sul finanziamento regionale, chiedevano condizioni di sviluppo reale, parità di costi di trasporto, parità nel costo del denaro e nel costo del lavoro. Tutti voi avrete letto su "La Stampa" la situazione in cui versa in questo momento la Casar, una delle aziende di produzione più importanti nella realtà isolana, non sarà sfuggito a nessuno che dobbiamo competere con chi, in altre Regioni, col consenso e la copertura dello Stato, può produrre a costi minori perché non paga ed utilizza il lavoro nero per produrre; per cui (come leggerete, se non lo avete ancora fatto) la materia prima per produrre una cassa costa 12 mila lire in Campania e 16 mila lire in Sardegna.
Questo esempio si può ripetere per tanti altri casi, perchè lì esiste una cultura del non pagare la prestazione, cultura che i nostri imprenditori non hanno; noi abbiamo sani imprenditori, culturalmente preparati, con una moralità tale da non riuscire a costruire la loro impresa sfruttando i dipendenti o i prestatori d'opera temporanea. Noi dobbiamo difendere questi imprenditori; dobbiamo cercare di rendere competitive le loro imprese in un mercato che ci costringe a vivere in un'isola bellissima, le cui bellezze dobbiamo riuscire a far diventare la materia prima per poter costruire ricchezza e lavoro, abbattendo prima però i vincoli storici esistenti.
Mi sembra di tornare indietro nel tempo e dialogare, discutere, intervenire sulle dichiarazioni programmatiche. I vincoli del lavoro della nostra Regione, i vincoli dello sviluppo della nostra Regione non sono sul contributo temporaneo per il lavoro, sono nell'abbattimento di quei freni storici della nostra Isola che risultano collocati in tempi diversi; ogni azione va riportata nel momento storico in cui la stessa si attua, per esempio la scelta della chimica, effettuata in un certo periodo, e giusta per la maggioranza di allora, oggi ci rendiamo conto che non è più realistica. Dobbiamo abbattere questi vincoli.
Per abbracciare più argomenti faccio ancora qualche esempio: parliamo di energia, noi paghiamo tutto di più, così le nostre imprese e i nostri artigiani;, le nostre associazioni sportive per fare sport spendono e pagano di più; i nostri commercianti pagano di più, quelli che vogliono realizzarsi nella vita sociale, culturale ed economica pagano di più tutto; così come per il credito, per i trasporti interni ed esterni a causa della mancanza della continuità territoriale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, colleghi, c'è indubbiamente un divario eccessivo tra il contenuto del dibattito svoltosi in tutti questi giorni su questo tema e le riflessioni che, giunti alla sua conclusione, stanno accompagnando le dichiarazioni di voto dei colleghi.
Il tema della crescita dell'occupazione è un tema così difficile, così particolare, che impegna le intelligenze più alte dei vari Stati e delle varie economie e che ha bisogno di definire strategie riguardo al problema delle zone di sottosviluppo sul come riuscire a realizzare un aumento di occupazione con una crescita economica, che - a mio parere - non può essere banalizzato con simili atteggiamenti o con qualche sciocchezza come quelle che ho sentito anche oggi.
Ho sentito un eccessivo banalizzare le questioni, il che è più frutto di un'esigenza di propaganda spicciola, che poi non esce fuori da questo palazzo, che di una vera ed attenta riflessione. La collega Pilo diceva che la gente è meno stupida di quello che si pensa; sono totalmente d'accordo con lei anche perché non penso che la gente sia stupida o meno intelligente di quanto non lo sia effettivamente. Può darsi, anzi non c'è dubbio, che l'azione portata avanti nei cinque anni precedenti da parte della Giunta di centrosinistra, sulle politiche del lavoro, non abbia prodotto quel risultato che forse noi stessi ci aspettavamo, che forse la realtà sarda si aspettava e di cui avrebbe avuto bisogno; tant'è che dico alla collega Pilo, e agli altri colleghi, che oggi siamo all'opposizione forse proprio per il risultato di quella nostra azione politica di governo.
Per dirla alla Corda che ipotizza che in questi dieci anni, vent'anni, trent'anni ci sia stata solo una volontà di produrre disastri in Sardegna, aggiungerei che per cinismo abbiamo fatto male e che, per continuare in questa politica del disastro, abbiamo lasciato un pezzo della precedenza maggioranza nell'attuale Giunta. Noi ora abbiamo pagato ed oggi tocca a voi scontrarvi con la differenza che c'è tra il dire, il parlare e il fare, perché in questa direzione è difficile anche definire politiche vere. In questi giorni abbiamo assistito ad un dibattito interessante e anche di buon livello, cito solo gli interventi del collega Scano e del collega Selis, in materia di rapporto fra politiche per il lavoro, lavoro inteso come lavoro vero, lavoro che produce ricchezza, che deriva da un'impresa, lavoro che crea crescita economica e sociale, e politiche di sviluppo. Politiche di sviluppo e politiche del lavoro; politiche che devono essere ugualmente previste in quanto necessarie in una società sarda che non è una società di disastri, ma una società comunque in crescita, senza dimenticare il gruppo dirigente di questa società che agisce per creare politiche di solidarietà, perché le politiche del lavoro, così come sono definite, sono politiche di solidarietà verso i più deboli, verso quelli che sono fuori dai cicli produttivi. Il dibattito aveva questa finalità.
Parlare della Sardegna, lo dico al collega Corda, solo in termini di disastri è ingeneroso non solo nei confronti dell'attuale Giunta e di chi ha governato nei cinque anni precedenti, ma anche nei confronti di chi ha governato la Sardegna nei venti, trenta anni precedenti. La Sardegna oggi non è un'isola, un territorio solo di disastri, di povertà, quasi fossimo alla fame e così via, non può essere ridotta a questo neppure per propaganda. Questa visione sarebbe quanto meno ingenerosa verso quelli che ci hanno preceduto, siano essi della mia parte politica che dell'altra, e che qui ogni tanto - quando si vuole - si chiamano i padri dell'autonomia, coloro i quali hanno rappresentato gli interessi della Sardegna operando comunque e sempre per il positivo; e se la Sardegna oggi è comunque diversa anche rispetto ad altre parti del meridione, come citava anche adesso il collega Capelli per evidenziare la differenza dei costi di produzione tra la Sardegna ed altre Regioni, e si trova ad un livello più avanzato dal punto di vista economico, sociale, civile, è frutto anche di chi ci ha preceduto nel suo governo, nei cinque, dieci, quindici anni precedenti. Quindi anche questo atteggiamento così propagandistico di rappresentare un'immagine della Sardegna diversa da quella che è, secondo me non produce nulla.
Sull'emendamento io mi asterrò, devo dire che non condivido neppure questi eccessivi atteggiamenti critici. Noi volevamo un segnale, volevamo che il tema del lavoro non venisse rimosso da un dibattito sulla finanziaria, che pure recava un aumento di risorse sostanziali in questo bilancio. Da parte della Giunta ed anche da parte della maggioranza è stato eretto un muro davanti a questo tema, un muro,che si è tentato di infrangere ripetutamente con numerosi interventi, con un'azione costante, da parte di tutta l'opposizione del centrosinistra e di Rifondazione.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue MARROCU.) Il segnale c'è stato, non è quello che noi volevamo, ma è un segnale, forse è un risultato mediocre rispetto alle aspettative nostre e della Sardegna intera. Però un segnale c'è stato, e noi lo dobbiamo cogliere perché è frutto anche della nostra iniziativa politica e della nostra lotta in questi giorni, in queste settimane, in questa stessa Aula. Questo mi porta a dire che, comunque si possa condividere quello che dicevano il Capogruppo e il collega Selis, esprimeremo un voto di astensione proprio perché viene colto questo segnale.
Mi pare sia evidente che, durante la discussione della finanziaria, non potevamo nè riformare il collocamento, nè pensare ad un riordino delle leggi in materia di lavoro, per cui dico che la partita è rinviata, al di là del risultato che oggi otterremo, a quando discuteremo il provvedimento di legge inerente. Intanto, oggi, sottolineiamo che ci sono 230 miliardi in più nel triennio rispetto a quanto avevamo già conquistato per le politiche del lavoro e dello sviluppo e che sarà compito, sì di tutti i colleghi, ma compito precipuo del centrosinistra, riportare in quel testo di legge le considerazioni avanzate in questi giorni per poter correggere anche gli eventuali limiti contenuti in questo emendamento di sintesi.
Quindi, ripeto, rispetto al passato, noi notiamo un segnale, dovuto anche alla nostra battaglia politica; secondo me, dobbiamo saperlo cogliere, conseguentemente credo che sia giusto il voto di astensione e per quanto mi riguarda mi asterrò.
Presidente. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
Murgia (A.N.). Signor Presidente, il mio amico Roberto Capelli ha fatto alcune garbate e moderatissime considerazioni, gran parte delle quali, devo dire, sono da me condivise, anche se io sono forse meno garbato e moderato. A questo proposito, non vedo il collega Cogodi, vorrei raccontare una piccolissima storia. Quando si parla di lavoro, spesso non comprendo bene che cosa significa il lavoro e quali sono le ripercussioni anche sociali del lavoro; bene, tutti voi colleghi sicuramente sarete ossessionati da qualcuno che quotidianamente vi chiede un posto di lavoro, sarebbe veramente assurdo, stupido e in mala fede non ammetterlo. Allora, io ho passato la serata di lunedì sera attaccato al telefono perché una signora ha lasciato in casa mia una simpatica cartelletta dalla copertina blu con i curriculum di tre ragazze che non sapevano fare niente. Allora, siccome io mi preoccupo e ho notato che queste ragazze non erano tanto più giovani di me, le ho chiamate e ho chiesto loro che cosa volessero fare in realtà. Queste ragazze mi hanno detto che non avevano un'idea molto precisa, però poichè io ero consigliere regionale e poichè la Regione elargiva soldi, aiuti e contributi e poiché inoltre erano a conoscenza di decine e decine di progetti, volevano poter essere inserite in qualcuno di questi. Dopo cinque minuti ho concluso la telefonata e ho interpellato un mio amico imprenditore nel settore del turismo alberghiero, persona che Roberto Capelli, Pietro Pittalis e anche qualche altro onorevole sicuramente conoscono. Questo amico mi ha spiegato che c'era la possibilità per alcune di queste persone di lavorare durante la stagione estiva, di guadagnare un po' di milioni e tutto sommato di avere così la possibilità probabilmente di trascorrere il prossimo autunno con un minimo di disponibilità finanziaria.
Questa è una storiellina, però bisognerebbe ricordare a tutti coloro i quali sono così interessati, compresi gli amici del centrosinistra che governano la provincia e il comune di Nuoro, a buttare un'enorme marea di quattrini sulle zone interne, ciò che ha detto qualche tempo fa il Commissario dell'Unione Europea, Mario Monti, il quale ha sostenuto che dagli Anni Cinquanta ad oggi nel sud sono arrivati circa 600 mila miliardi.
COGODI (R.C.). E al Nord?
Murgia (A.N.). No, non c'è il raffronto, anche se al Nord ne fossero arrivati mille, il problema non è quello! Il problema è che, dagli Anni Cinquanta ad oggi, l'ha detto Monti che non è esponente di Alleanza Nazionale e non credo nemmeno ultimamente di Forza Italia, sono state destinate al Sud risorse per 600 mila miliardi, e con esse non si è per nulla accorciata la forbice, anzi si è ampliata.
Allora, vedete, chi vi parla è uno che crede molto nella solidarietà, crediamo nella solidarietà però non certamente nell'elemosina. Il problema, lo diceva prima Capelli, è anche un fatto di mentalità, è anche un fatto di conoscenza e di informazione, perché ieri il collega Scarpa mi spiegava che la gran parte delle risorse comunitarie, o meglio l'utilizzo di esse, non viene conosciuto, cioè gli enti locali - che hanno sempre un motivo per lamentarsi con la Regione - non sanno quali e quante sono le risorse comunitarie, non conoscono i progetti, non sanno come si deve agire.
Allora io, e penso anche i colleghi della maggioranza, anche se non tutti credo, voteremo questo emendamento che contiene una serie di buoni propositi, che speriamo si possano realizzare in concreto. Credo che una risposta concreta sia una Finanziaria che ha concentrato le proprie attenzioni sul mondo dell'impresa, ritenendo che, se non si muove il mondo dell'impresa, è possibile che non si creino posti di lavoro veri, è possibile che quelle ragazze continuino nell'ingenua idea di poter avere un posto sotto casa perché la mamma ha l'asma, eccetera; questo è il grande problema.
Due ultime piccole considerazioni: la prima riguarda il credito e il suo modo di essere inteso. In Sardegna può accedere ad un mutuo solamente chi è proprietario di case o comunque può offrire qualcosa in garanzia. Chi va in una banca spesso e volentieri viene mandato via. Questo è un problema.
L'altra considerazione riguarda una vecchia questione, la volevo proporre all'onorevole Scano (che non vedo). E' pur vero che il P.C.I. non ha governato negli anni passati, però io voglio chiedere al collega Scano, del quale rispetto moltissimo l'onestà intellettuale e anche la preparazione, come si è arrivati, per esempio, a ipotizzare e realizzare Ottana; vorrei chiedere se i sindacati di sinistra hanno avuto un peso piccolo o un peso grande; vorrei capire se, in quelle scelte, il maggior partito della sinistra italiana sia entrato o meno.
Presidente. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
Spissu (d.s.). Alcune brevissime considerazioni su un tema che è stato abbondantemente discusso in quest'Aula. Direi che il dibattito è stato certamente di livello alto, impegnato, e ha avuto il merito di riproporre il tema del lavoro al centro della discussione del Consiglio regionale, quindi delle forze sociali e economiche della Sardegna.
Direi che ciò che rimane di questa nostra discussione è l'aver riposizionato le questioni del lavoro all'interno della nostra agenda politica e il darci affidamento che in un tempo dato, cioè entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto legislativo recante le norme di attuazione; quindi, in un tempo breve, ritorneremo su tutta questa partita del lavoro in modo più puntuale, più organico, abbandonando anche alcuni toni che questa mattina sono andati, secondo me, un pochino fuori tema o comunque non hanno colto il senso delle cose di cui abbiamo parlato qualche giorno fa.
L'emendamento di cui si parla è un emendamento di sintesi; come si diceva a scuola, ci si è applicati molto, abbiamo lavorato tanto, però si poteva fare di più, abbiamo raggiunto forse la sufficienza. Abbiamo raggiunto la sufficienza in una materia nella quale le discussioni, che anche stamattina sono state richiamate, sul mercato, variamente aggettivato, libero, liberale, aperto, semichiuso, sono, risultano, o potrebbero risultare assolutamente vane, perché il mercato o è mercato oppure non è. Io sono fra quelli che nega che in Sardegna ci sia una situazione di mercato, di libera concorrenza fra le imprese. Siamo piuttosto in una situazione di economia assistita, di economia protetta e quindi di mercato assolutamente parziale. Non si spiegherebbe altrimenti l'enfasi che anche dai banchi della maggioranza si è posta in queste settimane, in questi giorni, sugli incentivi alle imprese, verso tutti i settori della produzione e dei servizi.
Questo sta a dimostrare che ovviamente proteggiamo la libera concorrenza e il libero confronto, che li assistiamo, che cerchiamo di garantire condizioni di sviluppo e di espansione. Siamo quindi in una situazione di mercato assistito, in cui la politica, la Regione, il danaro pubblico, cercano di intervenire per quanto riguarda lo sviluppo e il lavoro.
Quindi, anche tutte queste fantasie che stamattina sono rimbalzate qui, tra il vecchio e il nuovo, tra il prima e il dopo, tra chi è per la libertà di intrapresa e di impresa, e chi invece sarebbe per l'assistenza, a me pare che non siano assolutamente inerenti alla discussione che noi abbiamo fatto. Più banalmente, in questo emendamento di sintesi e nella discussione di questi giorni, abbiamo cercato di parlare di interventi aggiuntivi, straordinari, mirati, nel settore del lavoro, che - attraverso il finanziamento pubblico - diano, non essi da soli, ma anche essi, una risposta all'emergenza lavoro e all'emergenza occupazione, interventi collocabili al confine tra le politiche attive del lavoro e le politiche assistenziali, anche qui differenziandoci da una moda liberista di tipo americano, perché in Europa l'assistenza sociale, le politiche sociali, il welfare rappresentano una questione che attiene la cultura politica europea su cui ovviamente anche noi dobbiamo, e lo stiamo facendo, sviluppare le nostre iniziative.
Quindi affrontando questa materia con questi tagli non si approda da nessuna parte. Credo invece che, su queste questioni del lavoro, dobbiamo affinare la nostra conoscenza, cercare di capire quali siano gli effetti di tutti gli strumenti e di tutti gli incentivi, quelli che stiamo ponendo in essere, anche con la finanziaria di quest'anno, e quelli precedenti, misurare la loro ricaduta in termini di occupazione e di crescita di impresa, oltre che valutare in quale misura la ripresa della nostra economiaproduca il superamento dell'emergenza occupazionale.
Questo emendamento è, appunto, la sintesi di una discussione complicata, ma è insoddisfacente perché non contiene granché, se non il fatto che rappresenta un punto di equilibrio possibile. L'unico impegno politico importante mi sembra che sia quello di tornare rapidamente, puntualmente, alla considerazione di questo tema con una sessione ad esso appositamente dedicata. Quindi, senza troppa enfasi, a me pare che stiamo parlando di questo problema, però non dobbiamo sminuire eccessivamente questo scarso e insufficiente lavoro che è stato fatto.
PRESIDENTE. Passiamo ora alla votazione dell'emendamento numero 484. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
Selis (Popolari-P.S.). Signor Presidente, naturalmente nel tempo brevissimo concesso per la dichiarazione di voto, vorrei fare alcune considerazioni, proprio in maniera molto telegrafica.
Nei giorni scorsi, anche ieri, quest'Aula è stata impegnata in una discussione importante, e io ho apprezzato gli interventi di tutti coloro che sono intervenuti, sia quelli che condivido sia quelli che non condivido, perché l'arricchiscono. Il dibattito è stato positivo ma naturalmente ci portiamo appresso, e in questo senso interpreto il malessere di alcuni interventi anche della mia parte politica, la preoccupazione per una questione grave che questo emendamento non può e non riesce naturalmente ad affrontare, anche se compie appunto il tentativo di sintetizzare vari punti di vista, varie prospettive. Però, e vengo alla prima considerazione, io dico che, con tutti i limiti che da destra e da sinistra avete evidenziato su di esso, in quanto spesso la sintesi è inferiore alle proposte originarie nella scrittura, a mio avviso, questo emendamento ha la funzione di mettere all'ordine del giorno di questo Consiglio, nei prossimi mesi, il problema del lavoro come un problema che deve stareal centro della nostra attenzione e della nostra elaborazione.
Quale seconda considerazione voglio sottolineare che, da questo punto di vista, non è una conclusione di un dibattito, ma è un'apertura di un dibattito, per cui la nostra astensione ha il significato di sfidare prima di tutto la Giunta e poi il Consiglio a essere conseguenti con gli impegni assunti. E' una scommessa alta.
Terzo punto: io dichiaro la mia astensione, perché manca l'entità delle risorse che avevamo prefigurato nel nostro emendamento, però si può accettare che le risorse indicate siano simboliche con l'impegno che, se le nostre politiche e la nostra capacità di realizzare riforme e di individuare programmi saranno di tale portata, le risorse potranno essere incrementate.
Quarto punto: a proposito delle politiche di impresa liberiste e cose di questo genere. Cari colleghi del centrodestra, noi vi sfidiamo a riscrivere le regole della politica economica, perché è trascorso già un anno e mezzo e state ancora lavorando con le leggi del centrosinistra. Riscrivete le leggi e le politiche di impresa nella vostra ottica, un'ottica liberista, riscrivete le politiche culturali e riscrivete le politiche di riforma, dopodichè ci confronteremo.
A me pare, però, che oggi la cosa su cui concordiamo è il senso di questo emendamento, siamo arrivati a capire, forse insieme, pur nelle differenze di opinioni, che la politica del lavoro è una politica che ha una sua autonomia, non tende a sostituire le politiche di impresa, ma ad integrarsi con esse, non tende a sostituire le politiche di formazione, ma a completarsi con esse e infine, facendosi carico del gap che c'è tra occupazione strutturale del sistema produttivo e disoccupazione strutturale, l'affronta in termini congiunturali.
La sfida che dobbiamo raccogliere insieme, cari colleghi, non è diretta a predisporre un emendamento, ma ad affrontare le riforme delle leggi, in seguito al trasferimento delle competenze in modo da mettere ordine insieme nella nostra legislazione prodotta magari farraginosamente in questi anni. Ancora: capire come queste riforme devono affrontare i problemi del metodo di programmazione, dei soggetti di programmazione, del monitoraggio, dei progetti attuativi; come affrontare la riforma complessiva, integrando politiche di impresa, politiche di formazione e politiche del lavoro. Come ultima cosa, alla luce di tutto questo, dobbiamo avviare insieme un discorso sulle risorse che adesso sono indicate simbolicamente.
Presidente. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (D.S.). Presidente, annuncio il mio personale voto contrario. Voterò no, non perché non condivida o non condividessi l'esigenza di porre questo tema del lavoro al centro della discussione, ma perché la risposta che è stata data mi offende. Non si tratta di un problema di sintesi o di compromesso alto, medio, basso che sia; è che questa sintesi, se sintesi è, è una presa in giro soprattutto per i lavoratori.
E' stato detto che questo è un ordine del giorno trasformato in norma, io mi chiedo: perché? La risposta è semplice: perché non ci si fida né della Giunta né di questa maggioranza. Allora, tanto è poca la fiducia che si è ritenuto di dover trasformare in norma anche una questione, che poteva essere regolata da un ordine del giorno serio. Ma questa è una norma anomala, è una norma che non avrà conseguenze o che, se le avrà, le avrà in un tempo straordinariamente lontano, perché tutti i ragionamenti che ho sentito fare in quest'Aula, dal lavoro allo sviluppo, all'occupazione, alle riforme, tutte le soluzioni proposte possono essere ritenute percorribili solo se c'è credibilità.
Allora, la domanda che pongo ai miei colleghi del centrosinistra è: ma se tutte queste questioni possono essere affrontate se esiste una credibilità, ditemi, dov'è la credibilità di questa Giunta e di questa maggioranza? O siete convinti che la credibilità sia una cosa che si possa comprare in farmacia e che quindi fra tre mesi la potremo comprare? Perché, badate, appena verrà approvato questo emendamento, questi signori della Giunta e del centrodestra, attuando la manovra finanziaria, riprenderanno a fare quello che hanno fatto ieri, cioè a rifiutare le nostre proposte a discutere anche sulle cose minime. Allora, perché io dovrei dare per scontato, solo perché l'abbiamo scritto in una legge, che d'ora in poi saranno credibili sul tema del lavoro? E sulle altre questioni che non sono normate con una legge, dovremo ogni volta fare una legge per definire la credibilità o il tasso di credibilità di questi signori?
Ecco, a me pare che questo problema drammatico, ma drammatico sul serio, richiedesse non una soluzione di sintesi, un compromesso come è stato detto, ma impegni precisi, non necessariamente normati in legge, impegni contratti fra persone, tra livelli istituzionali, tra forze politiche che davvero pongono al centro di tutto la credibilità e cioè il far seguire fatti concreti ad enunciati che sono sempre pronunciati con tono da campagna elettorale.
Presidente. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
cugini (D.S.). E` chiaro che la norma proposta non coglie gli obiettivi che il dibattito della settimana passata ha messo in discussione. Su questo siamo tutti d'accordo, anche quella parte di colleghi che non sono intervenuti. Penso che, per poter parlare di riforma delle leggi sul collocamento, degli uffici del lavoro e della massima occupazione, così si chiamano in Italia, ci sia bisogno del concorso di tutti e in particolare del concorso del sistema produttivo e della formazione, delle associazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro; quindi, il testo che è in discussione non poteva cogliere quelle esigenze.
Aver messo la questione all'ordine del giorno ed aver sentito anche opinioni di colleghi della maggioranza che non condividono che il mercato del lavoro debba essere normato è già un punto di partenza che deve preoccupare non noi della opposizione, ma soprattutto i colleghi della maggioranza; senza norme e senza regole non c'è possibilità alcuna di organizzare in Sardegna, in Italia, in Europa, un sistema produttivo che risponda alla domanda di lavoro. Esistono responsabilità del passato - io mi riferisco al Presidente Floris che nel passato ha avuto responsabilità di governo come oggi - che vanno tutte ricercate, però mi fa sorridere che qualche collega consigliere regionale parli della Sardegna di oggi pensando alla Sardegna del dopoguerra, parli della situazione economica di oggi senza conoscerne neanche un dato economico. Non è vero che la Sardegna di oggi è la Sardegna degli anni '50, forse qualcuno culturalmente è rimasto agli anni '50 e ha proposto in questa discussione una logica autarchica e da economia di cortile degna di migliori tempi, ma questa preoccupazione non è riferita alla maggioranza, è riferita all'insieme del Consiglio. Una norma sul lavoro e sulla massima occupazione va fatta con un'intelligenza che, in qualche intervento che c'è stato in Aula, non ho visto. La propaganda si farà nei prossimi giorni, ma ci si illude, sbagliando, se si pensa che da qui si potrà convincere qualcuno a votare per questo o quello schieramento.
Ognuno è libero di votare come ritiene di votare, ma noi ci asterremo convinti che abbiamo solo messo all'ordine del giorno l'argomento, come diceva il collega Selis. Però, quando sentiremo le opinioni dei colleghi della maggioranza, quelli che la sostengono, e se essi dovessero confermare, Presidente Floris, anche con il voto oggi, il giudizio che hanno dato sulla politica, sull'economia, sull'impegno nelle istituzioni, è chiaro che non c'è maggioranza, anche se voterete le leggi; stiamo parlando di due "Sardegne", di due "Italie", di due economie, dell'intelligenza, dell'ignoranza, dell'arroganza, della non conoscenza, e si interviene anche convinti di dare un contributo. Il contributo si dà se si rispettano le posizioni, se si lavora per assumere delle responsabilità e se si suggeriscono delle soluzioni anche di tipo tecnico, invece non è avvenuto niente di tutto questo. E` inutile dare corda a chi non ha testa, perché non si può impiccare.
Presidente. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
balletto (F.I.-Sardegna). Molto brevemente io vorrei, come già hanno fatto i colleghi che mi hanno preceduto, far rilevare l'importanza di questo dibattito che ha tenuto impegnata l'Aula non per poche ore, ma per diversi giorni testimoniando quindi quale importanza all'argomento e alla materia in discussione venga riconosciuta dalle forze politiche che in questo Consiglio si confrontano e si misurano. Noi abbiamo già detto in altre occasioni che la manovra finanziaria affronta il problema del lavoro soprattutto con la volontà, che è più di una speranza, forse non è ancora una certezza, ma in quella direzione si muove, di cercare di rimuovere le condizioni che ostacolano lo sviluppo e quindi in buona sostanza che impediscono all'occupazione di crescere in quella misura che tutti auspichiamo. Questo è stato fatto nella legge finanziaria quando si sono previsti gli investimenti per colmare quella carenza di strutture che costituiscono la condizione essenziale per arrivare a quel risultato come poco prima dicevo. Le leggi liberiste, collega Selis, non le fa una maggioranza, non le fa il Parlamento, il liberismo è nelle regole del mercato, che nascono e vanno avanti da sole.
Noi siamo contro l'assistenzialismo e quindi il comportamento di una classe che governa è quello di evitare di ricorrere a politiche assistenziali, ma non confondendo, come spesso si fa proprio per demonizzare l'avversario o chi propugna determinate idee, le politiche assistenziali - che per noi sono riprovevoli e dannose - con le politiche solidaristiche che invece hanno e devono avere il giusto riconoscimento. Questo tipo di politiche, come si è avuto modo di dire in precedenza, possono essere abbondantemente praticate solo se ci sono quelle condizioni di sviluppo e di ricchezza che si possono creare esclusivamente attraverso l'impresa privata e non quella pubblica, quella statale o degli enti locali che invece le politiche del passato hanno spesso privilegiato.
Perché dico che questo dibattito è stato importante? Perché purtroppo noi viviamo in un momento in cui ci sono situazioni di grande sottosviluppo, di grande disoccupazione e di grande bisogno da parte di una classe e di una grande vastità di cittadini. Allora non si può intervenire solamente, come ho detto prima, attraverso una manovra finanziaria che si indirizza verso altre strade e percorsi, perché gli effetti si avranno tra molto tempo, il problema della disoccupazione invece è contingente, pressante, immediato, non dilazionabile. Questo problema, oggetto della discussione odierna, e va dato merito alle forze politiche che con una certa insistenza hanno proposto e sostenuto il dibattito, va affrontato anche adesso e il merito di questa discussione sta proprio nel fatto che si sono gettate le basi, con la norma di sintesi, per avviare un confronto serio che non poteva concludersi in Aula con un ordine del giorno, ma che si avvierà - sulla base del disegno di legge che la Giunta proporrà - attraverso l'esame serio approfondito prima nella Commissione di merito per poi giungere in Aula ed approdare a quei risultati che tutti auspichiamo. Nel confronto ovviamente di linee e di idee, che in parte si contrappongono, sarà compito della politica trovare la soluzione più idonea e più adatta per tutti.
Ovviamente il mio voto è favorevole.
Presidente. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
Cogodi (R.C.). Confermo il voto di astensione del Gruppo della Rifondazione Comunista e voglio chiarire, se ce ne fosse bisogno, che il nostro voto di astensione è sulla norma che è in discussione, non è un voto di astensione per quanto riguarda il giudizio che noi diamo della Giunta e della maggioranza. Per noi che ci avventuriamo abbastanza poco nelle ipotesi di convergenza, di voto favorevole o di astensione anche su provvedimenti parziali, questo voto di astensione ha un significato, non lo neghiamo, anzi lo vogliamo esplicitamente riaffermare. Il Gruppo della Rifondazione Comunista ritiene la norma che è in discussione e in votazione un piccolo passo avanti, piccolo, però un passo avanti. Piccolo rispetto ai bisogni, piccolo rispetto alla proposta che noi abbiamo avanzato ed anche a quell'accenno di battaglia politica che abbiamo proposto e di confronto serrato di cui siamo stati partecipi. Piccolo rispetto a tutto ciò, però un passo avanti nella direzione giusta, nella direzione del riordino delle politiche del lavoro, e della regolazione non solo del mercato ma delle attività del lavoro e di produzione, di trasparenza dell'uso delle risorse regionali, di organizzazione e potenziamento anche delle strutture operative, cioè degli strumenti attraverso i quali si elabora la politica, si redigono i progetti e si attuano i programmi.
A noi tutto questo è chiarissimo, ecco perché abbiamo avanzato proposta, abbiamo partecipato al dibattito, valutiamo come un fatto positivo, troppo parziale purtroppo, la norma che è in discussione. Detto da noi che non possiamo essere sospettati da nessuno di non essere all'opposizione, di non fare l'opposizione, di non voler stare all'opposizione rispetto a questa maggioranza e rispetto a questa Giunta, di non credere e di non fare aperture di credito verso questa maggioranza e questa Giunta, detto da noi la cosa è chiarissima. Non dobbiamo dare, credo, nessun'altra dimostrazione che l'astensione è su questa norma e solo su questa norma, e se la legge - perché una norma è pur sempre in sè legge in quanto ne fa parte - non verrà rispettata, non sarà perché noi abbiamo dato un'apertura di fiducia nella possibilità che anche quel muro, quel muro dell'insensibilità della destra rispetto alle politiche sociali e alle politiche del lavoro, che poco poco oggi si sgretola (non ci siamo illusi), sia stato demolito e travolto.Noi semplicemente riteniamo che la Giunta e la maggioranza, qualora non rispettassero i tempi, gli impegni e, dopo il voto, anche gli obblighi giuridici che derivano da una legge della Regione, non dovranno rendere conto ad ognuno di noi (anche perché ognuno di noi contaben poco) ma, se non faranno passi avanti decisi sulla via del riordino e del potenziamento delle politiche del lavoro, se non concorreranno ad approntare risposte efficienti, dovranno rendere conto ai cittadini, ai disoccupati, alla società sarda.
Dopo il voto odierno, la Giunta regionale sarà vincolata, anche giuridicamente, a compiere qualcosa, anzi a contribuire a porre in atto qualcosa.
Presidente. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Dettori Bruno. Ne ha facoltà.
Dettori Bruno (I Democratici). Per confermare anche da parte del Gruppo de I Democratici l'astensione a questo provvedimento. Noi riteniamo che comunque il dibattito che si è sviluppato in Aula, con toni diversi, abbia registrato un livello che potrebbe anche far ben sperare. Credo che tutti noi siamo consapevoli che non solo in Sardegna, ma in Italia, in Europa il problema del lavoro oggi è il problema al primo punto nelle agende di tutti i politici. Ritengo molto significativo che, in occasione del bilancio, si sia tentato veramente, da parte di tutti, di trovare soluzioni adeguate per quanto possibile in questo momento.
Io credo che la politica debba farsi carico ancora con maggiore tensione di questo grosso problema, partendo dal presupposto che non ci sono ricette, non le ha la destra, così come non le aveva la sinistra, per cui coloro i quali sostengono che adesso con la terapia nuova andrà tutto in ordine, e che diventeremo più ricchi, sanno di mentire. Il progetto futuro della Sardegna credo che riguardi un po' tutti, non solo la politica, riguarda le classi dirigenti, riguarda le forze sociali e sindacali. La scommessa credo che sarà quella di saper valorizzare insieme le grandi potenzialità umane e territoriali. Lo sforzo che dovremo fare tutti insieme sarà proprio quello di riuscire a dare risposte in base alle potenzialità che ancora i nostri territori possono esprimere. Ci vuole un grandissimo monitoraggio. Dovremo affidare ricerche per individuare i comparti, e poi avviare degli studi conseguenti che li sappiano portare avanti.
La rassegnazione, specie se parte da questa Assemblea, sarebbe quanto più di deleterio si possa registrare; io credo che possiamo farcela, certo ci vuole molto impegno, non certo arroganza, come in qualche caso abbiamo anche registrato, ci vuole umiltà e anche molta buona volontà.
Presidente. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, il dibattito, a cui ho assistito dalla settimana scorsa, ha visto interventi appassionati, come quello dell'onorevole Cogodi, e di altissimo livello, come quelli degli onorevoli Selis e Scano e di altri colleghi, i quali inducono a pensare che un qualsiasi provvedimento, proposto in materia di politica attiva del lavoro, sia un documento che deve scaturire da un'analisi profonda fatta in Consiglio regionale, considerato anche che si parla di un problema atavico che attanaglia la nostra Isola, che direi diventato drammatico specialmente negli ultimi 15 anni.
Io sono convinto che le politiche attive del lavoro richiedano interventi normativi strutturali che interessino tutti i settori produttivi e tutte le categorie di disoccupati, non solo quella che attualmente contraddistingue i lavoratori socialmente utili, gli LSU. Credo che, per poter fare questo, sia necessaria un'apposita sessione dei lavori consiliari, che affronti radicalmente il problema per trovare quindi una soluzione definitiva nel medio termine, dato che. da questo problema dipende anche la dignità di essere un popolo, e la possibilità di intraprendere un'attività politica. Mi spiego meglio: questo problema deve essere affrontato radicalmente nei termini, nei modi e con i mezzi idonei e non con un palliativo.
Sono d'accordo in parte con la proposta di sintesi, presentata dalla Giunta, che è scaturita in seguito al dibattito svoltosi in Aula la settimana scorsa, e principalmente dagli interventi pronunciati dai colleghi del centrosinistra.
Ritengo la misura prevista chiaramente non sufficiente, la definirei, come giustamente ha già fatto il collega Cogodi, un primo passo, anzi direi che è un accenno di passo. Verrebbe voglia, credetemi, di astenermi vista l'incompletezza dell'emendamento, il modo nel quale è nato, e le vicissitudini di queste ultime ore di dibattito; manca di basi, di tutta una architettura, di tutta una struttura, più o meno è un'enunciazione di principi che mirano a identificare dei fondi più o meno insufficienti.
Quindi questo documento non risolve definitivamente i problemi relativi alle politiche attiva del lavoro, ma è un provvedimento-tampone scaturito dall'emergenza che viviamo in questo momento particolare. In ogni caso è da ammirare la disponibilità della Giunta, che pure ha sentito il dovere di intervenire appunto dopo il dibattito. La voglia di astenermi è tanta, lo ripeto, ma voterò a favore solo per disciplina di partito.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Io naturalmente voterò a favore di questo emendamento di sintesi - presentato dalla Giunta - che però, ripeto, passerà in quanto sarà votato dal centrodestra. In uno dei miei primi interventi in quest'Aula, quando il Presidente Floris presentò la Giunta, ed è agli atti del Consiglio, io dissi che esistevano in Sardegna decine di migliaia di lavoratori, anche in età avanzata, che, avendo perso il lavoro, difficilmente lo avrebbero ritrovato senza l'aiuto della Regione. Allora, quando sento che la sinistra sbandiera, come una sua vittoria, il primato di aver difeso chi non ha lavoro o i deboli, io dico che non è così; dico che tutti, in questo Consiglio regionale, hanno a cuore le sorti dei lavoratori, dei disoccupati, dei deboli e dei poveri. Nessuno credo che possa vantare esclusive in questo senso.
Nell'intervento forse un po' forte che ho fatto prima, mi rendo conto di aver detto cose che penso senza però precisarne alcune altre. E` vero che il Partito Comunista o l'ex Partito Comunista non ha sempre governato la Sardegna, ma è anche vero che era comunque il secondo Partito dopo la Democrazia Cristiana; inoltre è vero che nel periodo in cui venivano insediate le industrie chimiche e petrolchimiche, e le loro relative ciminiere, nelle coste della Sardegna, il Consiglio regionale di allora consentì, anzi tollerò - mi rendo conto che erano tempi diversi, e che la mentalità, forse anche la cultura dell'informazione erano differenti - per esempio che il cento per cento delle azioni degli unici due quotidiani sardi, "La Nuova Sardegna" e "L'Unione Sarda", venisse acquistato da Rovelli, cioè la proprietà totale di questi giornali era della SIR. Questa è responsabilità politica!
Vedete, non possiamo far finta di non sapere e vedere che esistono decine di migliaia di famiglie le quali non hanno uno stipendio, quindi quando io parlo di intervento necessario, ritengo giusto che ci sia un intervento opportuno, importante da parte della Regione per aiutare chi è in difficoltà, e che, senza aiuto, non può venirne fuori.
Però, questa manovra finanziaria mira anche a realizzare quel sogno che abbiamo proposto in campagna elettorale, cioè realizzare la grande Isola del turismo, intendendo coordinare questa attività turistica con altri comparti come quello dell'agricoltura per esempio, riuscendo finalmente a realizzare un'agricoltura intensiva, che sia capace di competere sui mercati, o dell'artigianato, utilizzando le aziende del nuovo mercato. Badate, quelle aziende non producono inquinamento, producono tanto fatturato e tanti posti di lavoro e noi, in quest'Isola, abbiamo le condizioni ambientali ideali perché ciò possa avvenire. Allora noi guardando al futuro, dobbiamo cercare di investire nelle aziende produttive che possano avere vocazione di sviluppo e conseguentemente possano creare posti di lavoro - perché questo è il problema - in modo da poter dire fra vent'anni che abbiamo investito bene e non abbiamo sbagliato gli indirizzi di sviluppo.
Questa è la strada che dobbiamo seguire. Noi riusciremo a colmare la differenza che esiste tra la nostra dotazione di infrastrutture, quelle del Nord e del resto dell'Europa, quando riusciremo a creare in Sardegna una mobilità interna e un sistema di trasporti anche da e per l'Europa, che siano adeguati e compatibili con un sistema di sviluppo...
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (F.S.D.). Intervengo in maniera abbastanza veloce per evidenziare che l'attenzione alla politica del lavoro credo che sia un fatto che dovrebbe essere comune, sicuramente è patrimonio di questo centrosinistra che ha sottolineato l'insensibilità mostrata in maniera palese dalla Giunta (l'argomento era totalmente assente da questa finanziaria) dal momento che un emendamento di questo genere è nato solo dal dibattito. Io credo che molti colleghi siano intervenuti proprio su questo aspetto; ma va messo in risalto anche quanto si stia procedendo a tentoni nella discussione non solo di questo emendamento in particolare, ma di tutti gli emendamenti e di tutti gli articoli contenuti in questa finanziaria, e come sia totalmente assente il ben che minimo accenno a questo tema che genera tanti contrasti. Ci sono stati momenti in cui le zone interne hanno cercato di prevaricare la realtà di altre zone della Sardegna, ci sono stati momenti in cui le zone costiere hanno potuto evidenziare le proprie risorse e l'esigenza di avvantaggiarle per produrre lavoro, ci sono situazioni in cui la presenza delle industrie ha prevaricato totalmente il comparto dell'artigianato; si è evidenziato, in questa finanziaria, come il tema in discussione sia totalmente disatteso e come, allo stesso tempo, si senta fortemente il bisogno di riprenderlo in considerazione.
Intervenendo su questo emendamento della Giunta, già altri colleghi, come l'onorevole Rassu che ha dichiarato di essere fortemente tentato di votare contro, pur essendo esponente di questa maggioranza, hanno sottolineato una totale contrarierà al modo di gestire questo problema da parte della Giunta. Una contrarierà che avrei voluto fosse emersa nel momento in cui altri temi sono stati trattati.
L'accordo che sta scaturendo è poca cosa, l'hanno detto anche altri, ma è un primo passo. Debbo dire che sarei portato ad astenermi per evidenziare, come rappresentante del Gruppo dei Socialisti Uniti, che questo è un primo gradino da percorrere perché vengano meno tutte quelle conflittualità che portano probabilmente a non trattare questo argomento come si dovrebbe. Noi abbiamo delle grandi opportunità che, se trattate con coerenza e con i giusti approfondimenti possono permettere di dare risposte eque, equilibrate sul tema che in questo momento stiamo affrontando; è probabile che da quest'Aula possano venire proposte che siano indirizzate a dare risposta a chi in questo momento si trova tagliato fuori dalle opportunità del lavoro, e quindi anche dalle opportunità della società. Noi siamo consapevoli di che cosa significa essere disoccupati, ma sappiamo anche qual è l'attenzione che in questo momento è rivolta a quest'Aula, dalla quale si aspettano risposte importanti.
Credo che sia opportuno quindi evidenziare che il voto di astensione è soltanto un invito a entrare ancora di più nel merito di questo tema, perché probabilmente attraverso esso noi concretizzeremo meglio il nostro mandato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.). Signor Presidente, io non condivido molto l'enfasi che si avverte in questo dibattito sull'emendamento relativo alle politiche attive del lavoro; anche il termine stesso che pomposamente viene usato, "emendamento di sintesi", ritengo non sia neanche lontanamente paragonabile al momento più alto della dialettica interna di questo Consiglio.
Mentre mi sembra di rilevare, compiendo un'analisi dell'articolato in discussione, che a questa finanziaria omnibus, alla quale ognuno cerca di agganciare il proprio vagoncino tentando di recuperare un po' di risorse, manca una visione, manca un'anima, manca soprattutto un'impostazione chiara in materia di lavoro, per cui con questo emendamento si vuole tentare di mettere un pannicello caldo destinando all'uopo 30 miliardi - stiamo parlando di 30 miliardi su una manovra di 13 mila e 500 miliardi, vale a dire che stiamo parlando dello 0,02 per cento delle risorse delle bilancio annuale della Regione - che sono ben poca cosa rispetto all'esigenza che abbiamo di creare lavoro in una Regione che ha 340 mila disoccupati. Trasformando questi 30 miliardi in stipendi, otteniamo come risultato di dare un lavoro da 60 milioni a 500 persone.
Io ritengo che la Regione debba porsi quanto meno un obiettivo più ambizioso, quello di ridurre, almeno di alcuni punti percentuali, il divario che abbiamo in termini di tasso di occupazione rispetto all'altra parte dell'Italia. Per cui ritengo che questo modo di procedere, con una finanziaria che cerca di essere l'unico momento nel quale si vuole agganciare di tutto, faccia sorgere la preoccupazione che non si tratti di una produzione legislativa efficace; la materia del lavoro doveva essere trattata con un collegato alla finanziaria, oltre ad avere certezza dei tempi, mentre questo emendamento non è altro che una sorta di ordine del giorno su cui, chiaramente, esistono più i dubbi che le certezze. Già nella finanziaria dell'anno scorso c'era un articolo programmatico col quale venivano presi impegni a che, entro il 30 giugno dell'anno scorso, fosse approvata tutta una serie di leggi. Ebbene, sono stati puntualmente disattesi.
L'altro elemento di produzione legislativa sono state le cosiddette leggine per l'emergenza, per esempio quella per la siccità o per l'alluvione; ma quale emergenza più grave, in questa Regione, di quella del lavoro, su cui è necessario veramente che questo Consiglio venga chiamato a dare una risposta forte, chiara e decisiva?
Io non condivido neanche l'opinione che, con questo emendamento, venga fatto un passo avanti. Ritengo che forse stiamo facendo due passi indietro rispetto a quanto, negli anni passati, è stato posto in essere in materia di politiche attive del lavoro, con risorse finanziarie dedicate a questo scopo e con i vari piani straordinari per il lavoro. Per quanto riguarda lo stesso intervento per gli enti locali, se una MOC deve essere sostenuta, deve essere la macro occupazione comunale che serve, perché veramente i comuni hanno dato - seppur con lavoro a termine, chiamiamolo lavoro assistito - risposte a esigenze reali avvertiteda tutti i nostri territori.
Esprimo il mio voto in coerenza con il Gruppo, è un voto di astensione significante una sospensione di giudizio, un'epochè, nel senso ad essa attribuito dalla corrente scettica, rispetto a una vostra posizione nella quale manca veramente un impegno forte verso un tema che dovrebbe meritare diversa attenzione. Per cui la mia sarà un'astensione scettica e non un'astensione favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Fois. Ne ha facoltà.
FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Io non nascondo che a noi sarebbe piaciuto non poco che la montagna, al posto del topolino, avesse partorito un elefante; però sono convinto che, anche in quell'occasione, avreste avuto qualcosa da ridire, avreste detto che era l'ennesima occasione per fare demagogia e campagna elettorale. Ebbene, invece di fare demagogia, noi siamo voluti rimanere con i piedi per terra, abbiamo voluto vedere veramente quello che era possibile fare e mettere a disposizione.
Caro onorevole Selis, non capisco come mai dopo tanti mesi di lavoro insieme, lei oggi, con un voto di astensione, tenti di lavarsi le mani di un problema che vuole necessariamente scaricare sulla maggioranza. Questo è un problema che abbiamo detto che poteva essere risolto a prescindere dai colori, a prescindere dai partiti, invece lei apre una linea di credito a noi senza assumersi minimamente alcuna parte di responsabilità. Con la massima facilità lei oggi intende scaricare di nuovo sulla maggioranza un atto che vi avrebbe potuto caratterizzare fino in fondo, e che invece avete lasciato a metà.
Abbiamo voluto sovrapporre realtà a realtà e non fantasia. Il problema "disoccupati" esiste, è un problema reale, e noi stiamo facendo di tutto per risolverlo attraverso tutti gli strumenti secondo noi efficaci e soprattutto il ciclo unico di programmazione, il quadro comunitario di sostegno, i programmi integrati territoriali e tutti gli altri interventi che andranno a incidere veramente nei territori, con il coinvolgimento delle imprese e degli enti locali; queste sono le nuove scommesse sulle quali stiamo lavorando, le vere scommesse che riusciranno a incrementare l'occupazione. Sono le nuove scommesse senza "inciuci", le nuove scommesse delle quali noi ci stiamo assumendo in toto la responsabilità perchè, quando verremo di nuovo chiamati dagli elettori a dimostrare il nostro operato, non vogliamo minimamente mischiarci con nessuno, vogliamo che la gente sappia quello che è stato fatto fino ad oggi e da chi è stato fatto.
Le due cose a questo punto non possono più andare appaiate, avete fatto una scelta chiara, avete scelto di isolarvi da questa possibilità di condividere con noi qualcosa che poteva dare un segnale forte. Non lo avete voluto fare! In questo dibattito - credo - interessante, sono emerse diverse posizioni, talune liberiste, probabilmente poco condivisibili da parte di qualcuno, altre estremiste, ma ve ne erano che potevano essere condivise soprattutto da alcuni di noi, che riguardavano le dottrine sociali (sulle quali qualcuno ha approfondito fortemente le proprie idee, parlo sempre dei colleghi dell'area moderata che, con noi, potevano intraprendere la strada per costruire una risposta a questo problema "disoccupati"), ebbene vi siete chiamati fuori, noi eravamo pronti con questo passaggio a condividere qualcosa di nuovo, a far sì che il topolino, pur piccolo e pur insignificante, potesse diventare con voi, insieme a voi, un elefante. Vi siete rifiutati di fare questo, volete che rimanga un topolino; questo grazie a voi.
Ripeto che non condivido assolutamente questo voto di astensione, lo considero un voto ridicolo perché chiedete a noi di assumerci responsabilità scappando dal problema. Condivido molto di più la scelta di chi si è assunto la responsabilità di un voto contrario in quanto ritengo che queste cose non si fanno più a mezzadria, si è o non si è, ci stiamo o non ci stiamo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna). Preannuncio il mio voto favorevole a questo emendamento, pur non negando di averequalche perplessità; intendendo assumermi, come parte di questa maggioranza, tutte le responsabilità che ad essa competono, cari colleghi, su questo avete ragione.
Quello che non capisco è come sia possibile che le altre leggi sull'emergenza siano passate all'unanimità, quindi con il vostro voto favorevole, ed oggi un provvedimento - per il quale voi dite di esservi battuti - passerà con la vostra astensione. Io credo che sia un problema di volontà vera di risolvere i problemi che ci affliggono. Se, come dite voi e come diciamo anche noi, la disoccupazione è uno dei problemi principali di questa isola, l'astensione su questo emendamento, dopo tutte le cose che sono state dette in Aula, fino a questo punto della discussione, equivale - per quanto mi riguarda - ad una sostanziale negazione e quindi esattamente ad un voto contrario sulle politiche del lavoro.
Dobbiamo riconoscere, è vero, che alcune cose da voi richieste non sono state recepite, cioè noi non abbiamo accettato una logica assistenzialista di gente col cappello in mano che deve chiedere alla Regione la sussistenza. Noi proponiamo scelte legislative e strategiche sulla politica del lavoro. Questo appunto è il motivo che mi porta ad esprimere un voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Molto brevemente anch'io voglio esprimere la mia dichiarazione di voto. Oggi, con l'emendamento numero 484 del quale stiamo discutendo, stiamo parlando soprattutto del dramma della disoccupazione, del dramma di tanti uomini e donne in carne ed ossa che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena, usando un'espressione della collega Pilo; ma soprattutto stiamo parlando del dramma di tanti giovani che non riescono ad intravedere una prospettiva di vita, la possibilità di crearsi un futuro appunto perché sono privi della fonte che potrebbe dar loro una sicurezza economica e conseguentemente una sicurezza di vita. Io credo che sia giusto rimarcare anche in quest'Aula che la nostra posizione, la posizione del centrosinistra, è diversa da quella del centrodestra, che le ricette che noi proponiamo sono diverse dalle vostre, che ciò in cui noi crediamo ci differenzia da voi. Magari saremo tutti quanti uniti nel ritenere che il dramma della disoccupazione è un dramma che ci affligge tutti, però poi le azioni si misurano in base alle scelte che ciascuno fa e alle opzioni e alle politiche che propone.
Noi abbiamo chiesto maggiori risorse per cercare di fronteggiare questo gravissimo e drammatico problema. Però io credo che sia giusto osservare che oggi il documento di sintesi è un passo in avanti rispetto alle proposte che la maggioranza ha avanzato. Io non dimentico che il Presidente della Giunta qualche giorno fa diceva con una forte enfasi, e credo anche fosse un po' arrabbiato in quel momento, che non sarebbero passati gli emendamenti sulle politiche attive del lavoro. Io credo che questo ce lo dobbiamo ricordare tutti, da una parte e dall'altra, quando andiamo ad affrontare il documento di cui stiamo parlando; è una soluzione di sintesi, è un compromesso, è un punto di incontro tra posizioni che erano distantissime, direi anzi quasi antitetiche.
Noi siamo soddisfatti del punto di approdo? No. Però io personalmente lo ritengo un passo in avanti, positivo, e come tale deve essere giudicato. Noi avremmo voluto molto di più nella chiarezza, è vero che ci sono degli aspetti nebulosi, e che non si riesce a capire esattamente che cosa si vuole dire, ma l'auspicio è che, con l'incalzare nostro, riusciamo a scrivere delle pagine che siano chiare, delle norme che siano leggibili, e che vadano nella direzione sperata e per la quale abbiamo lavorato.
L'onorevole Balletto diceva che il liberismo è nelle cose e aggiungeva anche "noi siamo contro l'assistenzialismo, noi siamo per l'impresa, ma contro il darwinismo che qualcuno vorrebbe proporre", cioè la legge del più forte senza regole e senza che ci sia un minimo di contesto all'interno del quale muoversi sapendo quali sono i punti di partenza e i punti di approdo. Si dice di essere contro l'assistenzialismo, ma io mi chiedo quante sono le imprese i cui titolari dicono di essere contro l'assistenzialismo, di predicare il liberismo e poi vengono a chiedere soldi a "Mamma Regione". Io credo che ce ne siano tanti, allora occorre che ci diciamo, sotto questo profilo, le cose con una certa chiarezza. In questo caso stiamo intervenendo per dare delle risposte che non sono esaustive, però sono un passo in avanti rispetto al nulla, un passo in avanti rispetto alla posizione iniziale.
Quindi, io annuncio il mio voto di astensione, che è critica, perché ritengo che avremmo potuto e si potrebbe fare molto di più, in quanto credo che sia stato fatto un passo in avanti rispetto a quello che si profilava qualche giorno addietro. Prendo atto di questo passo in avanti che è stato fatto, ma ritengo che molte altre cose dovranno essere fatte in questa direzione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, anch'io come molti di voi ho un sogno: restituire la dignità, l'autorevolezza e la credibilità non a questa o a quella persona, ma al Consiglio regionale. Ho l'impressione però che noi ci parliamo addosso, parliamo a noi stessi, ne è la testimonianza il fatto che le cronache, i giornali non informano più su quello che avviene in Consiglio, si soffermano molto di più sui nervosismi, sugli screzi personali, sui bisticci tra questo e quell'altro partito, sui collegi elettorali e quant'altro.
Questa forse è la testimonianza che tutto quello che facciamo qui non interessa più quasi nessuno. Per un disguido tecnico ieri non si è approvato questo emendamento, soltanto per un minuto, altrimenti sarebbe stato votato probabilmente all'unanimità da tutto il Consiglio regionale; si è rinviato ad oggi e si è riaperta una discussione sui massimi sistemi, su chi ritiene che abbiamo fatto passi in avanti e su chi ritiene che abbiamo fatto passi indietro.
La verità è che noi su questo tema abbiamo aperto un dibattito serio, lo dicevo ieri nella discussione generale, affrontando un problema reale, vero della Sardegna e con una norma programmatica abbiamo dato un segnale forte perché le politiche del lavoro interessano la Regione oggi e domani come in passato. Avevamo messo a disposizione per le politiche attive del lavoro delle risorse che quest'anno sono terminate, allora abbiamo voluto dire che non terminano, che vanno avanti; questo emendamento, che viene definito di sintesi, di sintesi non è perché - date credito alla Giunta che se fosse stato un emendamento di sintesi, la votazione sarebbe stata una votazione unanime - evidentemente è un emendamento che ha tenuto conto del dibattito consiliare, delle posizioni (perché non c'è vangelo né da una parte né dall'altra) assunte dai diversi Gruppi, con esso abbiamo voluto dire certo che assumiamo l'impegno ad approvare una legge in materia, impegno che certo non aveva bisogno di essere scritto in legge, ma abbiamo anche stabilito alcuni criteri e obiettivi che la legge dovrà perseguire.
Questo è il segnale che noi abbiamo voluto dare come Giunta regionale, facendo nostre le istanze emerse dal dibattito ma tenendo ferme le posizioni che sono differenti, differenze che sono state tutte evidenziate durante questo dibattito e che, sappiamo, emergeranno nuovamente quando il disegno di legge sull'argomento verrà presentato in quest'Aula per una nuova e approfondita discussione.
Io credo che, forse, se avessimo fatto tutti uno sforzo per affrontare serenamente questi temi, avremmo evitato un dibattito che ci ha portato via una mattina e che ci allontana dal traguardo dell'approvazione di questa manovra finanziaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dettori Bruno. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Chiedo la votazione nominale con il procedimento elettronico dell'emendamento numero 484 all'articolo 2.
PRESIDENTE. La richiesta deve essere appoggiata da sette consiglieri che sono pregati di alzarsi in piedi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Biancu, Deiana, Manca, Spissu, Pusceddu, Lai e Scano)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 484 all'articolo 2.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - FANTOLA - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - PIANA - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SCARPA - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ORRU' - SANNA Salvatore.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - GIAGU - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCANO - SELIS - SPISSU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 72
Votanti 42
Astenuti 30
Maggioranza 22
Favorevoli 40
Contrari 2
(Il Consiglio approva).
Sempre in tema di lavoro, ricordo che rimangono da esaminare altri due emendamenti all'articolo 2 che avevamo sospeso, si tratta dell'emendamento numero 475, sostitutivo dell'emendamento numero 465 precedentemente accantonato, e dell'emendamento numero 480.
Se ne dia lettura.
randazzo, Segretario:
Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE.
Art. 2
Comma 13
Interventi finalizzati alla stabilizzazione degli L.S.U.
Modifiche ed integrazioni alla L.R. 24.12.1998, n. 37
1) Negli articoli 14 e 15 della L.R. 24.12.1998, n. 37 il termine "Enti Locali" è sostituito dal termine "Enti utilizzatori".
Il contributo previsto dall'art. 14 della L.R. 24.12.1998, n. 37 per favorire la partecipazione degli Enti Pubblici al capitale sociale di società miste è elevato al 90% della quota pubblica ed entro il limite massimo di L. 300.000.000.=.
Il contributo previsto al punto 2 dell'art. 15 della L.R. 24.12.1998, n. 37 è elevato a L. 8.000.000.=.
2) L'art. 16 della L.R. 24.12.1998, n. 37 è così sostituito:
L'Amministrazione Regionale, al fine di favorire la stabilizzazione occupativa dei lavoratori impegnati in attività di lavori socialmente utili così come individuati dall'art. 12 del Dlgs 468/97, è autorizzata a concedere incentivi per iniziative di autoimpiego in forma singola o associata.
a) Il beneficio individuale sarà concesso nella misura di L. 80.000.000.=, e potrà essere accordato entro la misura massima di L. 60.000.000.= quale contributo e di L. 20.000.000.= quale finanziamento agevolato.
b) La compagine sociale, costituita anche in forma cooperativa, dovrà essere composta per almeno il 60% da lavoratori impegnati in attività socialmente utili.
In tale caso il beneficio concedibile dovrà rispettare il limite individuale di cui al precedente punto 1) e comunque, complessivamente, non potrà superare il limite stabilito dalla regola comunitaria del "de minimis".
c) L'Amministrazione Regionale al fine di attivare l'intervento previsto dal presente articolo potrà avvalersi di collaborazioni esterne all'uopo specificatamente convenzionate.
d) Le istanze inoltrate ai sensi della precedente normativa, potranno essere ridefinite e liquidate entro i limiti disposti dal presente articolo.
3) Per le finalità previste dal presente articolo è autorizzato l'utilizzo delle somme sussistenti nel conto dei residui e gli stanziamenti annuali disponibili nel Cap. 10136/05 del Bilancio della Regione Stato di previsione della spesa dell'Assessorato del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale, per l'anno 2001 e successivi.
4) Al fine di favorire l'applicazione delle riserve obbligatorie per le assunzioni presso gli EE.LL. dei lavoratori socialmente utili, nonché l'affidamento di incarichi di collaborazione coordinata e continuativa o lavoro autonomo ai soggetti di cui all'art. 2 comma 1 del Dlgs 81/2000, la Regione provvederà ad erogare un contributo aggiuntivo rispetto a quello previsto dal comma sesto dell'art. 78 della Legge n. 388/2000, in misura annua uguale per la durata massima di due anni successivi al primo.
5) Il beneficio competerà agli EE.LL., anche non attuatori che provvedano alle assunzioni dei lavoratori LSU entro i 60 giorni dall'entrata in vigore della presente legge e verrà corrisposto in unica soluzione entro 90 giorni dalla comunicazione di avvenuta assunzione.
6) Qualora le assunzioni di cui al presente articolo saranno con contratto part-time il contributo sarà corrisposto in misura proporzionale al numero delle ore contrattuali rispetto all'orario pieno.
7) Il contributo previsto al precedente punto 4 è corrisposto, nella misura pari al 50%, anche ai datori di lavoro privati che assumano lavoratori socialmente utili secondo le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1 del Dlgs 81/2000. (475)
Emendamento sostitutivo parziale Vassallo - Cogodi - Ortu.
Art. 2
Comma 13
Al 3° comma dell'emendamento 475 le parole "60 giorni" sono sostituite con "sei mesi". (480)
PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento numero 475, onorevole Vassallo mi riferisco a lei principalmente, sostituisce il "465" che già sintetizzava gli emendamenti numero 420, 421 e 437, che suppongo siano già tutti ritirati.
Pertanto rimangono da illustrare gli emendamenti numero 475 e 480. Per illustrare l'emendamento numero 480 ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo.
VASSALLO (R.C.). Allora, il "480" è un emendamento di raccordo, nel senso che al comma 5 dell'emendamento numero 475 si prevede che gli enti locali possano operare le assunzioni, entro un termine sessanta giorni. Non si capisce perché le amministrazioni locali non possano avere un tempo maggiore rispetto ai sessanta giorni indicati dalla Giunta per cui, ritenendolo non congruo, l'abbiamo trasformato in sei mesi. Non ci sarebbe però nessuna preclusione a trovare una via di mezzo tra i sessanta giorni e i sei mesi, anche se a noi ci sembra che questi ultimi siano più congrui rispetto all'obiettivo che ci poniamo.
Voglio aggiungere adesso un'altra cosa per evitare di intervenire successivamente. Noi riteniamo che l'emendamento numero 475 - che è un emendamento di raccordo degli emendamenti 420, 421, 437 che noi abbiamo ritirato - ci sembra che colga in pieno la sostanza delle nostre richieste, per cui rileviamo con soddisfazione che, quando vi è buona volontà, si possono fare passi avanti concreti che non soltanto aiutano i rapporti all'interno di questo Consiglio, ma soprattutto creano le condizioni perchè queste modifiche legislative ad articoli di legge (che si riferiscono in prevalenza alla "37" del 1998) di sicuro soddisfino grandemente i beneficiari degli interventi stessi.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 475, ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
LURIDIANA, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Grazie Presidente, questo emendamento era già stato presentato dalla Giunta ad un collegato alla finanziaria, ma l'opportunità ha voluto che, per ragione di rapidità in modo da utilizzare celermente questi fondi, sia stato presentato come emendamento alla finanziaria. Esso comporta dei miglioramenti, per quanto riguarda gli articoli 14, 15 e 16 della legge numero 37 del 1998, nei confronti dei lavoratori socialmente utili.
Interviene, per quanto riguarda gli articoli 14 e 15, variando il termine "Enti locali" con quello di "Enti utilizzatori", in modo da non limitare l'intervento soltanto a Comuni;e per quanto riguarda il contributo previsto, sempre dall'articolo 14 della "37", per favorire la partecipazione degli Enti pubblici si aumenta il capitale della quota sociale di società miste al 90 per cento della quota pubblica ed entro il limite massimo di 300 milioni. Si modifica anche il comma 2 dell'articolo 15 della legge numero 37 elevando a lire 8 milioni il contributo per i lavoratori che verranno assunti.
Un altro contributo maggiore viene poi proposto, per quanto riguarda i lavoratori socialmente utili, al fine di favorire la loro stabilizzazione occupativa. Si prevede, nell'emendamento, che l'Amministrazione regionale sia autorizzata a concedere incentivi per iniziative di autoimpiego in forma singola o associata. Questo beneficio viene concesso, per singolo soggetto, nella misura di lire 80 milioni, di cui lire 60 milioni come contributo a fondo perduto, e lire 20 milioni come finanziamento agevolato; in caso di forma associata, la compagine sociale dovrà essere composta per almeno il 60 per cento di lavoratori socialmente utili; naturalmente il beneficio concedibile dovrà rispettare il limite individuale previsto e comunque, complessivamente, viene salvaguardata la soglia del "de minimis", che non si potrà superare. Viene anche previsto un contributo che può essere dato dalla Regione in misura di lire 18 milioni per i due anni successivi dopo che cessa il contributo dello Stato, questo per gli enti pubblici; mentre per quanto riguarda invece i privati, viene corrisposto soltanto per un'altra annualità.
Per quanto riguarda invece l'emendamento numero 480, solo un refuso al punto 5 aveva confermato i sessanta giorni, ma era proprio mia intenzione portare questo limite a sei mesi. Mi sembra di aver detto tutto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti numero 475 e numero 480, ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore. La Commissione non ha potuto esaminare questi emendamenti, quindi io esprimo un parere a titolo personale, che penso possa in qualche modo riassumere il dibattito svoltosi sinora su queste tematiche. Il parere è favorevole su tutti e due gli emendamenti, complessivamente intesi come strumento ulteriore di miglioramento di quella normativa che dovrebbe finalmente attuare i piani di stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili.
Però vorrei manifestare una perplessità. Direi a questo punto che potrebbe essere meglio approfondita, nel dibattito, la prevista estensione fino al 90 per cento della quota di partecipazione degli enti pubblici, perché credo che sia un incremento veramente notevole rispetto al 60 per cento previsto originariamente dalla legge.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento numero 480 ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
LURIDIANA, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S). Io ho chiesto la parola, Presidente, colleghi, perché questo è un emendamento corposo e anche delicato, e non vorrei che il Consiglio lo esaminasse distrattamente. Ho avuto modo di svolgere qualche considerazione già in sede di discussione generale, proprio portando questo argomento come esempio del fatto che a volte noi modifichiamo le leggi esistenti senza verificare se esse abbiano o no prodotto effetti, cioè procediamo un po' alla cieca. Perché dico queste cose a proposito di questo emendamento? Perché è un emendamento negativo? No, io considero questo emendamento estremamente interessante, in alcuni punti anche molto, molto convincente. Per esempio, la parte relativa all'incentivazione per le iniziative di autoimpiego in forma singola e associata, con l'incremento anche dei benefici, diciamo che la considero sicuramente una misura che può avere una notevole efficacia, una notevole utilità.
Mi riferisco invece, problematicamente, a due punti in cui modifichiamo una legge anche molto recente, mi pare del 1998, il primo riguarda l'individuazione dei soggetti che possono costituire le società miste passando dagli "enti locali" (a questo proposito ci fu una lunga discussione in Consiglio nel 1998, la ricordo perfettamente) ai cosiddetti "enti utilizzatori". Non sono più solo gli enti locali a poter costituire le società miste, ma una serie di soggetti, appunto gli enti utilizzatori: l'ESAF, l'ERSAT, i consorzi di bonifica, i consorzi industriali, e chi più ne ha, più ne metta. Stiamo allargando molto il campo, questo può essere positivo o negativo, a seconda del punto di vista.
L'altro aspetto più delicato è l'elevamento della quota pubblica massima dal 50 al 90 per cento. Voglio dire che, mentre sull'insieme dell'emendamento, esprimo una valutazione positiva, in quanto contiene una serie di misure efficaci per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili, LSU e così via, impiegati in opere o servizi di pubblica utilità, su questo punto specifico io credo che se il Consiglio portasse la quota pubblica massima dal 50 o 51 per cento, non ricordo quant'era, al 90 per cento, farebbe cosa poco saggia e, mi permetto di dire, anche poco utile.
In ogni caso se ci fossero degli argomenti seri, io non sarei contrario a dire che la quota pubblica può essere elevata. Sono contrario per ragioni di sostanza oltre che per ragioni, diciamo, di proprietà di linguaggio nell'esprimere i concetti, ingannando noi stessi, a chiamare società mista una società in cui la quota pubblica può arrivare al 90 per cento. Amici cari, non ci prendiamo in giro! Scriviamo un'altra cosa, scriviamo che i soggetti utilizzatori possono costituire società miste o società pubbliche, così non prendiamo in giro nessuno e rispettiamo la logica e il vocabolario.
Adesso lascio stare gli argomenti formali e dico che, in ogni caso, sarebbe bene che la Giunta - che ci sta proponendo di modificare la legge del 1998 - ci spiegasse che utilità porterà e a quali ragioni risponde l'elevamento della quota al 90 per cento, perché essa si renda indispensabile o comunque opportuna. Cosa è successo dal 1998 ad oggi per farci cambiare idea? Perché così bisognerebbe legiferare. Che effetti ha prodotto quella legge, se ne ha prodotto? Sono state costituite delle società miste? Quante, dove, funzionano? Se ne possono costituire di più? Serve elevare la percentuale? Portarla al 60 per cento, no il 60 per cento è poco, ci vuole il 65, no ci vuole il 90?
Ci vogliono argomenti per motivare queste modifiche alla legislazione esistente se vogliamo che questo Consiglio sia un'Assemblea legislativa e non un'assemblea che - come purtroppo accade nel mutare delle maggioranze, così non si offende nessuno - talvolta legiferi guidata da un principio che è formidabilmente lodevole, quello della casualità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C). Intervengo sull'emendamento numero 475 , che assorbe i nostri emendamenti 420, 421 e 437, motivandoil ritiro di questi ultimi e spiegando perché esso corrisponda in pieno alle aspettative non solo dei soggetti attuatori, ma soprattutto dei lavoratori che auspicavano una modifica della legislazione del 1998.
Noi abbiamo eseguito un monitoraggio sulle norme varate nel dicembre del 1998 per verificare la loro compatibilità con l'esigenza di attivarle, ma soprattutto per constatare gli effetti avuti nella nostra Isola. Abbiamo riscontrato prima di tutto che, per quanto riguardava la microimprenditorialità, la norma, così come fu fatta, era legata strettamente all'attivazione di una norma nazionale, nel senso che, dovendo agire in parallelo, se non partiva la norma nazionale, non poteva partire nemmeno la norma regionale.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI
(Segue VASSALLO.) Per cui cosa è successo nella pratica? Che nessuno ha potuto attivare questa opportunità. Quello che si sta facendo oggi non è soltanto un'elevazione degli importi dei contributi in conto capitale o in conto interessi dell'iniziativa da intraprendersi, ma soprattutto lo slegamento della norma regionale dalla norma nazionale permettendo così la concreta attivazione di una norma che, rimasta inattuata per due anni e mezzo, lo rimarrebbe ancora per diverso tempo. Questa è la prima questione.
La seconda questione riguarda le società miste. Io penso che, essendo arrivato all'ultimo momento, non si è avuto modo in Consiglio di approfondire l'emendamento; mi rivolgo perciò in modo particolare all'onorevole Scano, che sollevava legittimamente alcune perplessità, per fargli rilevare che l'elevamento della quota pubblica al 90 per cento - di cui si parla - non si riferisce alla composizione societaria della società mista, ma solamente al contributo del 60 per cento, previsto nella norma precedente, mi sembra, sino a un limite di 100 milioni.
Da incontri e verifiche compiute anche presso gli enti locali, dato che stiamo intervenendo con contributi ai Comuni per la costituzione delle società miste, si è accertato che il contributo è previsto soltanto per la quota parte del Comune, nel senso che un Comune che faccia parte di una società mista, formata con capitale sociale di 600 milioni, dei quali il 50 per cento sia del Comune, può usufruire del 90 per cento di finanziamento. Per cui, il senso della proposta - fermo restando che la logica non è quella di incentivare società miste a prevalente capitale pubblico - è di permettere ai Comuni di avere una maggiore dotazione finanziaria.
Così come l'elevazione dei contributi, agli enti locali o anche agli enti attuatoriche prevedono le assunzioni dei lavoratori socialmente utili entro 6 mesi, è una norma che si collega strettamente con una norma nazionale inserita nella finanziaria 2000. Per questa finalità, il Governo ha stabilito di partecipare, in favore degli enti che provvedono a tali assunzioni, con un contributo per la prima annualità. La Regione, a sua volta, interviene con questa norma che, oltre la prima annualità, contempla ulteriori due annualità. Mi sembra che complessivamente l'emendamento, chiamiamolo, di coordinamento, presentato dall'Assessorato del lavoro, raccolga una serie di suggerimenti utili, pervenuti non solo dal dibattito, ma anche già dalle discussioni svoltesi nella VI Commissione, Commissione lavoro,e ritengo che con esso si acceleri un processo di soluzione per quanto riguarda la situazione dei lavoratori socialmente utili. Forse dovremmo, cosa che in precedenza non abbiamo fatto, usare quegli opportuni strumenti di informazione nei confronti dei soggetti interessati perché capiscano esattamente quali sono le opportunità che, con queste modifiche, la Regione dà a loro per uscire da quella condizione di precariato in cui vivono ormai da troppi anni.
PRESIDENTE. Ricordo all'Aula che mi è stata data comunicazione dal Presidente che i lavori sarebbero dovuti terminare alle ore 13 e 30…
(Interruzione dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio)
Se vi è l'accordo per terminare alle ore 14.00, continuiamo sino alle ore 14.00.
Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Condivido pienamente le perplessità e le valutazioni del collega Scano, perché questo emendamento numero 475 tratta materia importante e allo stesso tempo delicata. Sono sempre stato, anche nella passata legislatura, strenuo e convinto assertore della necessità che i provvedimenti aventi ampio contenuto e incidenza su argomenti di notevole importanza, dovessero essere più opportunamente trattati nelle Commissioni di merito, anche perché la finanziaria non può continuare ad essere una legge omnibus che tutto contiene e chi più ne può mettere, più ne metta.
Il presidente Selis, ricorderà che la Giunta per il Regolamento, la scorsa legislatura, lavorò assiduamente proprio per cercare di evitare, con norma regolamentare (non invece con la norma contenuta nella legge numero 11 del 1983 che, essendo legge, quindi come il collega Selis ci ricorda spesso, non essendo una fonte gerarchicamente sovraordinata, può benissimo, con legge successiva, essere modificata e via dicendo) che le cosiddette norme intruse, cioè estranee agli argomenti indicati nell'articolo 13 della legge numero 11, potessero essere introdotte, perché altrimenti il contenuto della finanziaria si sarebbe talmente ampliato da portarlo ad essere quello che stiamo attualmente esaminando; proprio a causa di tale situazione la finanziaria è in Aula da più di venti giorni e non ne è stata approvata neanche la metà.
Al di là del fatto che questo è il tipico esempio di norma intrusa che quindi non dovrebbe essere accolta, va detto che, per l'importanza, la vastità, e gli interessi che tocca, essa non può essere discussa in quest'Aula, nè ad essa va riservato un tempo così contenuto. Come diceva il collega Scano e come ha richiamato anche il Presidente della Commissione, ci sono dei punti che non sono stati oggetto di valutazione approfondita, per cui in questo momento - a mio modo di vedere - sarebbe riduttivo e semplicistico che essi possano, con un "no" o con un "sì", essere bocciati o accolti.
Il collega Vassallo, dando spiegazione dell'elevazione della quota al 90 per cento, non è stato convincente o forse non ho capito io. Però, badate che elevare al 90 cento il contributo per coprire la quota di partecipazione dell'ente locale, quindi del pubblico, significa eliminare due elementi fondamentali: prima di tutto il rischio della partecipazione a una intrapresa, perché quando il soggetto chiamato a partecipare non deve mettere il 90 per cento, ma lo mettono altri, manca il rischio di conseguenza uno può essere portato a partecipare a una iniziativa che può anche non condividere; se manca il rischio, viene vanificata anche l'efficacia della partecipazione.
Quindi dico che questo punto non si può valutare appieno, in maniera così riduttiva e semplicistica, in una discussione, forse neanche sviluppata su questa questione, e che si esaurisce in brevissimo tempo. Mentre, invece, ci sono certamente altre indicazioni di tutto rispetto, condivisibili già da subito, che - sempre a mio modo di vedere - se trattate nella Commissione di merito, probabilmente avremmo potuto votare tutti quanti con maggiore certezza e consapevolezza.
Quindi, esprimo le mie serie perplessità e chiederei ai colleghi e alla Giunta di consentire il rinvio dell'argomento in Commissione e, se così non fosse, chiederei la votazione per parti dell'emendamento di cui si parla perché non condivido certi punti, per i motivi che ho detto prima, non perché non siano validi e degni della massima considerazione, ma perché mi sembra di poter dire che in questo momento sono stati troppo frettolosamente enunciati e trattati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.). Molto telegraficamente intervengo relativamente all'emendamento numero 480 in quanto concordo sul fatto che il termine di sessanta giorni sia del tutto insufficiente per consentire l'adozione degli atti da parte delle amministrazioni comunali. Considerando poi anche l'attuale contingenza che vede la gran parte dei comuni sardi impegnati nel rinnovo elettorale, con eventuali turni di ballottaggio e insediamento di nuove giunte, i sessanta giorni previsti rischiano di essere del tutto insufficienti, per cui concordo con l'emendamento Vassallo che porta a sei mesi il termine per l'adozione dei provvedimenti da parte dei Comuni.
Per quanto riguarda la composizione societaria, non si interviene per portare la partecipazione azionaria dei comuni fino al 90 per cento. Nelle società miste, i comuni possono avere una partecipazione maggioritaria o minoritaria. La legge pone solo un vincolo minimo, cioè deve essere almeno del 20 per cento, pari ad un quinto; il problema vero è quello di realizzare società miste che abbiano un minimo di capitalizzazione. Con questo emendamento si consente una maggiore capitalizzazione delle società; infatti, con la quota del 20 per cento, cioè il minimo previsto, se per esempio il comune conferisce 300 milioni, si possono realizzare, col concorso di privati pari all'80 per cento, società miste capitalizzate per oltre 1 miliardo e 500 milioni. Mi sembra la logica proprio inversa rispetto alle obiezioni che alcuni colleghi sollevavano.
In questo mio breve intervento voglio solo sottolineare l'esigenza che la Giunta precisi chiaramente il quadro delle risorse finanziarie perché, per quanto riguarda la copertura di spesa dell'emendamento numero 475, si fa solo un generico riferimento alle dotazioni sussistenti in conto dei residui e nel capitolo indicato; io voglio sapere quanto c'è. E` chiaro che ci sono risorse, se però io vado a prendere il bilancio che abbiamo in esame, per quanto riguarda l'unità previsionale di base S10037 - non citata da questo emendamento - riferita agli interventi a favore dei lavoratori socialmente utili, mentre si pone in conto residui una disponibilità di lire 20 miliardi e 55 milioni, non si prevede neanche una lira in conto competenze per il 2001. Conseguentemente io vorrei sapere quanto si programma di destinare in conto competenza per il 2001 e negli esercizi successivi, quanto c'è in conto residui e a quanto ammontano le assegnazioni statali sulla base dei provvedimenti adottati dalla legislazione nazionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Ne ha facoltà.
LURIDIANA, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Poichè si sta un po' approfondendo l'argomento, per poter dare tutte queste notizie che mi vengono richieste, credo che sia il caso di sospendere in questo momento la discussione relativa, magari di rinviarla, come qualcuno ha chiesto, in Commissione per consentirne il riesame e, dopo aver fornito tutti quanti i dati, riportare l'argomento in Aula.
Per quanto riguarda il collegato, noi abbiamo necessità, per poter attuare questi programmi di stabilizzazione, di approvare questo emendamento, il quale non è nato per caso o perché non si sia fatta un'analisi di come stanno andando le cose. In tutti questi mesi, noi abbiamo incontrato gli enti utilizzatori di questi lavoratori socialmente utili, abbiamo visto sia quali sono le necessità esistenti che le problematiche che non permettono alla legge numero 37 di decollare; quindi questi emendamenti sono stati studiati proprio in relazione a queste questioni, e in essi sono previsti gli accorgimenti migliorativi della legge numero 37, per quanto riguarda gli articoli in esame.
Per quanto attiene alla spiegazione richiesta dall'onorevole Scano, debbo confermare che il finanziamento pubblico riguarda soltanto la quota parte che l'ente pubblico sottoscrive, quindi è limitata in percentuale soltanto a quella, non ad un tetto massimo di intervento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Rinuncio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Volevo intervenire positivamente rispetto all'emendamento presentato dalla Giunta, anche se lo ritengo non sufficiente per affrontare in maniera esaustiva il problema. Certo, probabilmente è sufficiente o comunque può essere sufficiente per raggiungere l'obiettivo dell'esternalizzazione del 30 per cento dei lavoratori socialmente utili (che sono 3127) che l'Amministrazione regionale è obbligata - diciamo così - ad attuare per poter continuare a beneficiare delle provvidenze statali previste dal decreto legislativo numero 81 del 2000 e dalla legge numero 388 del 2000, l'ultima finanziaria dello Stato.
Lo ritengo positivo, ma non sufficiente, per raggiungere sicuramente, o mi auguro probabilmente, questo obiettivo e la gamma degli interventi che propone, i quali fanno riferimento agli articoli 14, 15, 16 e 17 della "37". Nel tentativo di rafforzare le poste e gli incentivi previsti nell'ultima legge citata, proprio per raggiungere l'obiettivo di cui parlavo, naturalmente l'emendamento ripercorre, come dire, gli strumenti previsti dalla "37", le società miste, l'autoimpiego, l'esternalizzazione dei servizi da parte degli enti locali e così via. Allora non vi è dubbio che sia necessaria un'ulteriore riflessione da parte del Consiglio anche per la materia tecnica trattata da questo emendamento.
Ci dichiariamo, mi pare, d'accordo su una riflessione ulteriore, senza andare a collegati o quant'altro, per riprendere la discussione di merito domani mattina ed arrivare così ad un esito finale, votando l'emendamento. Quindi va bene un approfondimento, ma un approfondimento che non può superare la giornata di domani, anche perché, ripeto, si rischierebbe davvero seriamente di non raggiungere l'obiettivo previsto dalle leggi nazionali della esternalizzazione o comunque della stabilizzazione dei lavori socialmente utili nella misura minima del 30 per cento.
PRESIDENTE. Mi sembra che non vi siano altri colleghi che intendono parlare. Onorevole Vassallo è già intervenuto. Vuole reintervenire su che cosa?
VASSALLO (R.C.). Presidente, dato che si sta procedendo, mi sembra, a una sospensione io vorrei dire la mia, perché non è possibile che qualcuno decida di sospendere l'esame degli emendamenti e il Consiglio nel suo insieme e comunque i Gruppi non abbiano la facoltà di esprimersi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PITTALIS (F.I-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Presidente, colleghi, su questo emendamento io propongo che, approfittando della sospensione dei lavori, questo pomeriggio sia autorizzata la Commissione competente a riunirsi e a esaminare i profili di merito e di sostanza, emersi dal dibattito, proprio in considerazione di alcuni interventi apprezzati, in modo da consentire un miglioramento della formulazione del testo. Mi pare che, per evitare perdite di tempo, si potrebbe utilizzare questo pomeriggio, in modo da riportare domani in Aula, per il voto finale, il testo riveduto e corretto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Se il Consiglio ritiene di aver bisogno e necessità di approfondire, può anche farlo. Soltanto che a me meraviglia che si sospendano i lavori a causa di un emendamento, per altro molto chiaro; tutti noi abbiamo di fronte il quadro dei finanziamenti previsti per i diversi interventi, nel senso che possiamo dire che per l'articolo 14 ci sono lire 10 miliardi e 150 milioni, che per l'articolo 15 ci sono lire 19 miliardi, che per l'articolo 16 ci sono lire 13 miliardi, eccetera, cioè che tutte le somme sono disponibili e che eventuali stanziamenti relativi agli anni successivi possono essere introdotti con l'assestamento di bilancio.
Mi auguro che la Commissione esamini l'emendamento, ma in termini positivi, e che non si compia un'azione strumentale per rimandare l'approvazione di una norma che, ripeto, non può essere che positiva, rispetto al fatto che abbiamo soldi bloccati da due anni, che non vengono spesi proprio per i motivi che poc'anzi abbiamo detto.
PRESIDENTE. Onorevole Vassallo, mi sembra che, dalle argomentazioni svolte dai diversi intervenienti, senza citarli tutti, sia scaturita proprio l'opportunità che tale emendamento vada rivisto. Mi sembra pertanto la cosa più ovvia e più logica che la Commissione si riunisca e, prendendo atto delle osservazioni che sono state fatte, assuma le conseguenti determinazioni.
I lavori dell'Aula riprenderanno domani, giovedì 22 marzo, alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 14 e 02.
Versione per la stampa