Seduta n.192 del 15/01/2002 

Seduta CXCII

(Pomeridiana)

Martedì, 15 gennaio 2002

Presidenza del Vicepresidente Spissu

indi

del Vicepresidente Carloni

indi

del Vicepresidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 16 e 52.

manca, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 19 dicembre 2001, che è approvato.

PRESIDENTE. Poiché constato l'assenza di numerosi consiglieri e della Giunta sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 54, viene ripresa alle ore 17 e 05).

Continuazione della discussione generale del testo unificato delle proposte di legge Selis - Scano - Cugini - Spissu - Pusceddu - Balia - Sanna Giacomo - Cogodi: "Definizione transitoria delle procedure di incentivazione delle iniziative delle cooperative e società giovanili" (59/A); Rassu: "Interventi a favore dell'imprenditoria giovanile" (168/A); Fadda - Cugini - Balia - Dettori Bruno - Sanna Giacomo: "Interventi regionali per lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile della Sardegna" (192/A) e del disegno di legge: "Imprenditoria giovanile: provvedimenti urgenti per favorire l'occupazione". (201/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato delle proposte di legge numero 59, 168, 192 e del disegno di legge numero 201. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Signor Presidente, colleghi, colleghe del Consiglio, alcune considerazioni politiche preliminari su questo importante e tanto atteso provvedimento di legge; provvedimento che giunge in Aula con notevole ritardo, ed è questa una responsabilità non lieve se si considera il fatto che gli effetti negativi di tale ritardo toccano un pezzo di società sarda che è quella su cui si ripongono, almeno in parte, le aspettative di crescita della nostra Isola. Una parte di società sarda attiva, dinamica, disposta a scommettere sulle proprie capacità, ma che per condizioni economiche e sociali, quindi per condizioni oggettive, trova più difficoltà di altre nella realizzazione - utilizzo un termine molto di moda - del proprio spirito di intrapresa.

Credo che, alla luce di quanto è accaduto, anche chi non era d'accordo con noi allora, due anni fa o più di due anni fa, possa convenire sul fatto che fu un errore non avere affrontato in modo organico, razionale, unitario il problema costituito dalla revisione del sistema di aiuti alle imprese, compreso il sostegno alle imprese costituite prevalentemente da giovani. Si è voluta seguire un'altra strada, cioè quella della emergenza settoriale, e neanche qui siamo di fronte a una novità in assoluto. Ci siamo infatti trovati molto spesso di fronte ad emergenze affrontate in modo caotico, o perlomeno improvvisato.

Mi riferisco, per esempio, ai primi disegni di legge presentati, in ordine sparso, dai diversi assessorati competenti, all'insegna del "ciascuno per sé", senza tener conto né di quanto già prodotto ed elaborato dal Consiglio (come è stato ricordato stamani dal collega Falconi, una proposta di testo unico giace in Commissione già dall'autunno '99) né della necessità di un confronto preliminare o almeno contestuale con gli organismi dell'Unione europea.

Si è preferito riporre tutte le speranze invece (come veniva spesso annunciato ai giovani che giustamente aspettavano risposte) in sanatorie miracolistiche da perseguire addirittura per via amministrativa; si è sentito anche questo. Ora, così non era e così non è stato; si è tornati, ritengo saggiamente, su una strada più corretta, più produttiva, con un nuovo strumento di incentivazione in linea con le norme comunitarie. E' vero che si tratta di un intervento parziale, perché destinato a favorire solo l'imprenditoria giovanile, escludendo di fatto alcuni settori (acquacoltura, pesca, agricoltura); però è anche vero che si tratta di un intervento che si muove nella direzione giusta.

Purtroppo la strada è stata però imboccata solo poco più di sei mesi fa, e la Commissione ha avuto la possibilità di approvare il provvedimento meno di un mese fa, cioè a ridosso di Natale. I ritardi quindi ci sono, ci sono stati e si sono portati dietro anche diversi livelli di responsabilità politiche e istituzionali. Questo lo dico non per il passato ma per il futuro: a quando, cioè - e mi rivolgo alla Giunta in modo particolare - a quando la discussione del testo unico, colleghi della maggioranza? Perché se l'emergenza dell'imprenditoria giovanile la stiamo affrontando oggi, in maniera spero conclusiva, l'emergenza del commercio quando la affronteremo? E quella degli altri settori? Ora la nostra proposta, come ho già detto, c'è; manca una proposta della Giunta ed una proposta della maggioranza.

Sul merito del disegno di legge, mi soffermo brevemente. Il disegno di legge numero 201 era noto per perseguire principalmente due obiettivi.

Il primo era ed è quello di salvaguardare un regime di aiuti speciale; in quanto destinato a fasce deboli, appunto ai giovani disoccupati, a chi inizia una nuova attività imprenditoriale senza avere le spalle coperte.

Il secondo era ed è quello di condurre a una definizione positiva le tante domande di nuova imprenditoria. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che dietro tutte queste domande vi sono le attese di migliaia di giovani sardi. Da qui la necessità di procedere non alla semplice notifica di un progetto di legge all'Unione europea, ma ad una vera e propria istruttoria con una fase negoziale accurata. Questa fase iniziale non è stata, mi risulta, semplice, anche se è stata condotta, credo, in maniera molto positiva da una commissione tecnica incaricata. I risultati di quella fase si compendiano in quelle tre righe dell'articolo 12 della cosiddetta norma transitoria.

La specialità del sistema di aiuti è rappresentata sostanzialmente o prevalentemente da tre elementi. Il primo riguarda le caratteristiche dei soggetti beneficiari, che sono rimaste inalterate rispetto a quanto previsto dall'articolo 2 della legge numero 28 del 1984. Il secondo riguarda le tre forme di contribuzione, non solo quindi le due forme classiche di contributo (in conto capitale e in conto interessi), ma anche la possibilità di contributo in conto gestione. L'Unione europea ha chiesto che, per quanto riguarda i contributi di gestione, fosse previsto in legge il dettaglio del sistema di aiuti, e non in successive direttive di attuazione. Il terzo elemento della specialità è costituito dalla semplificazione delle modalità di erogazione, imperniata su un forte ricorso all'anticipazione, se si considera che il 50 per cento viene erogato solo all'atto dell'emanazione del decreto di approvazione, il 30 per cento, come dire, a metà del guado e infine il 20 per cento a saldo. Quindi vi è una notevole semplificazione e snellimento procedurale.

Ora, a mio avviso, così strutturato, con le opportune correzioni, se necessario, il provvedimento si presta a essere traslato in un altro più ampio e di carattere generale qual è e quale deve essere appunto il testo unico. La struttura mi sembra che si presti a questo, quindi non abbiamo fatto un lavoro che poi va ripreso; a mio avviso è stato fatto un lavoro che può essere parte integrante di quel lavoro più ampio di cui parlavo prima.

Per quanto riguarda invece la norma transitoria, e cioè l'articolo 12 e la disposizione finanziaria, in essa vi sono certamente elementi positivi, però credo che vi siano anche dei punti sui quali sarebbe necessario ed opportuno (e non dubito che quest'Aula lo farà) tornarci. La cessazione dello strumento legislativo precedente, quindi della legge numero 28 del 1984, al 31/12/99, consente di assoggettare alla vecchia normativa la gran parte delle domande. Peraltro va rilevato, come è stato detto anche stamattina, che fino a ieri la disponibilità completa dei dati non l'avevamo neanche noi che eravamo impegnati nel lavoro istruttorio in Commissione.

Il termine del 31/12/99, così come noi lo abbiamo inteso - e vorrei che su questo anche la Giunta fosse abbastanza precisa - è riferito alla presentazione delle domande e non al completamento della fase istruttoria, che nella gran parte dei casi è avvenuto dopo tale termine. Anche perché credo che sarebbe assurdo pretendere che per le domande presentate il 31 dicembre la fase istruttoria venisse completata lo stesso giorno.

E` necessario poi approfondire gli aspetti particolari che riguardano gli interventi previsti negli accordi di programma, soprattutto i cosiddetti PIA, in quanto a me risulta, e non solo a me, che su iniziativa della Giunta regionale siano state impartite precise direttive agli istituti finanziari affinché le domande per i contributi previsti dallo strumento di programmazione potessero essere istruite dopo le domande previste per i contributi ex legge 28. Beh, non credo che quelle domande, o coloro i quali hanno presentato quelle domande, debbano essere beffati da un indirizzo preciso emanato peraltro dallo stesso Governo regionale.

Infine, il disegno di legge prevede all'articolo 14 una disponibilità di risorse finanziarie rilevanti, direi rilevantissime: 560 miliardi di lire in un triennio. E` una disponibilità concreta, almeno per il pregresso, ma non sappiamo se sia esaustiva, perché non è stato mai fornito un dato preciso. Probabilmente è anche difficile fornire dei dati precisi, però mi sembra che per gli obiettivi che si propone la legge, cioè quello di sottoporre al nuovo sistema di aiuti le domande che perverranno da oggi in avanti la disponibilità finanziaria sia solo virtuale. Inoltre c'è il problema relativo all'annualità 2000 - 2001, e non dobbiamo far finta che non vi siano anche in quel caso dei diritti da soddisfare.

Quindi quali strade seguire per cercare di fornire una risposta anche a questo problema, secondo me trascurato dalla legge? Non ve ne sono molte: o si procede ad incrementare la dotazione finanziaria prevista, oppure la riserva da destinare alle nuove iniziative. Altre strade - almeno io - non ne vedo. Credo che su questo problema, abbiamo il dovere di riflettere e di tornarci su, senza chiaramente avere l'obiettivo né di bloccare né di ritardare ulteriormente l'operatività immediata della legge. Non toccando cioè quell'impianto fondamentale, che è stato oggetto del negoziato con l'Unione europea, ritengo che possano essere introdotti in questo disegno di legge o nella prossima finanziaria, ad esempio, gli strumenti per completare quel lavoro svolto che, sebbene presenti alcuni aspetti negativi di carattere politico ed anche di contenuto, credo che nel complesso debba essere valutato positivamente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.

PIANA (P.P.S. - C.D.U. Sardi). Signor Presidente, onorevoli consiglieri, stasera il Consiglio regionale sta discutendo la modifica di un'importantissima legge che in Sardegna, per i giovani in modo particolare, ha rappresentato un momento storico, perché tantissime sono le iniziative giovanili diventate imprese economiche grazie all'allora legge 28 del 1984.Si tratta di una legge che, come moltissime altre leggi regionali, per una serie di responsabilità che io credo siano ancora da individuare, non è stata notificata agli organismi europei e quindi non in linea conle normative comunitarie.

Io credo che bene abbiano fatto i colleghi della Commissione competente a concordare con l'Unione europea, l'articolato di questa legge, che si pone come la prosecuzione ideale dell'ex legge 28 relativamente agli aiuti destinati all'imprenditoria giovanile. Credo un obiettivo di questo Consiglio regionale, e della stessa maggioranza, sia stato proprio quello di dare risposte alle tantissime richieste presentate per i contributi previsti dalla legge numero 18 che giacevano negli uffici prevedendo il risarcimento delle domande inoltrate entro il 31 dicembre 1999.

La contrattazione che questo Consiglio regionale è riuscito a portare a termine con l'Unione europea è un fatto importantissimo e può costituire un rilevantissimo precedente. Io credo che questo Consiglio regionale debba procedere lungo la strada che è stata tracciata per la ex legge 28 anche per altre leggi. Mi riferisco in modo particolare al settore dell'agricoltura dove esiste una partita aperta con l'Unione europea per una serie di leggi che non sono state notificate. Questa situazione ha creato un enorme disagio nel mondo agricolo che si vede chiamato a restituire i finanziamenti percepiti in base a quelle leggi non notificate.

Ritengo che la norma transitoria, la deroga che l'Unione europea ha concesso a questo Consiglio regionale per la prosecuzione dei finanziamenti dell'ex legge regionale 28, possa essere estesa anche ad altre leggi riguardanti altri settori produttivi, come quello dell'agricoltura. Invito pertanto la Giunta regionale ad operare in quella direzione. Oggi comunque noi dobbiamo offrire una risposta nell'immediato alle domande che alla Regione sono pervenute entro il 31/12/99; e questa legge offre risposte concrete a tutte quelle idee, e progetti che attendono solo un segnale della Regione per poter cominciare.

Credo che la possibilità di procedere finanziando su delle domande presentate costituisca un importantissimo risultato per questo Consiglio regionale. Ma sarà importantissimo anche il risultato che si riuscirà ad ottenere da qui al 2006 col finanziamento di progetti presentati da giovani sino a 35 anni (e in casi eccezionali sino a 40 anni) soniche risulteranno utilissimi per una regione che sta attraversando un momento di crisi economica e occupazionale notevolissima. E` questa una risposta che costituisce un riconoscimento concreto nei confronti dell'imprenditoria giovanile, delle idee e dell'entusiasmo che gli stessi giovani hanno dimostrato. E' una risposta che questo Consiglio regionale doveva dare e che stasera, io mi auguro, col voto unanime del Consiglio regionale, noi riusciremo a dare. Io credo che, veramente, oggi possiamo riaccendere la speranza in tantissimi giovani.

Personalmente ripongo moltissima fiducia in questa iniziativa, in questa legge. Credo che al contrario di ciò che hanno sostenuto stamani alcuni colleghi, costituisca una risposta chiara a quello che il mondo giovanile aspettava. Auspico che questa legge venga approvata in tempi brevissimi per dare modo alla Giunta, agli Assessori competenti di istruire, finanziare e avviare speditamente, come la stessa legge prevede, i progetti e le domande che giacciono negli uffici regionali per poi, nei prossimi anni, avviare nuovi progetti, e soddisfare nuove domande.

Con l'approvazione di questa legge si offre veramente una risposta concreta al mondo giovanile che ci guarda con attenzione, che vuole investire, che vuole fare imprenditoria, che ha le idee e il coraggio. E noi a questi giovani dobbiamo fornire i finanziamenti e gli strumenti adatti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Signor Presidente, colleghi, io credo che questa legge arrivi in Aula con tantissimo ritardo, forse fuori tempo massimo per alcuni (e speriamo non per molti) giovani imprenditori che avevano puntato e scommesso sulla legge 28. Spero non per molti perché quelli che non potranno essere finanziati probabilmente sono anche i progetti i più validi sulla carta, le idee che dovevano servire a produrre beni e servizi da immettere nel mercato. Beni e servizi che il mercato probabilmente acquisirà in altri lidi, da altre produzioni, magari fuori dalla Sardegna; e questo è il grande guaio, il grande inconveniente che scontiamo proprio per i ritardi con i quali questa legge arriva nell'Aula.

Spiace pertanto leggere l'articolo 12 col quale si sancisce che la legge numero 28 del 1984 è abrogata con effetto del 31/12/99, perché su quella legge sono nate tante speranze, sono state sprigionate le idee, la capacità di progettare, la capacità e la voglia di spendersi dei nostri giovani in una situazione nella quale la capacità imprenditoriale è fortemente carente proprio per motivi di mercato, per questioni ambientali.

Questa legge ha fornito un grosso incentivo, ha costituito davvero una grande scommessa per le politiche attive del lavoro nella nostra Regione. Occorrerà pertanto lavorare per migliorare, rendere più efficace le nuove disposizioni, al di là della sanatoria. L'urgenza, dicevo, deriva soprattutto dai grossi ritardi che abbiamo accumulato. Molte volte in Commissione ci veniva il raccapriccio ad assistere sin dall'inizio del 2000, alle leggerezze, alle improvvisazioni, ai caroselli della presentazione di leggi sempre diverse da parte di ciascun Assessore, senza un minimo di organicità. Comunque durante questi lavori vi era una costante: l'invito fin dal febbraio del 2000 da parte della Commissione ai diversi Assessori (del lavoro, del turismo ecc.) a recarsi immediatamente presso gli organismi comunitari competenti per iniziare la trattativa.

Soltanto a metà dell'anno scorso (dopo circa 18 mesi) finalmente questo invito è stato accolto e purtroppo è stato necessario che i giovani interessati mettessero in atto delle forme di protesta per far giungere alla Giunta regionale, che fino a quel punto non aveva sentito la loro voce.

Comunque grazie alle insistenze manifestatesi in Commissione, ma soprattutto grazie alla mobilitazione dei giovani e delle società giovanili interessate finalmente si è arrivati a conseguire questo importante risultato. Perché con questa Giunta regionale se non si scende in piazza o si urla, neanche l'ordinaria amministrazione si riesce a vedere compiuta.

Allora, oggi noi ci troviamo costretti ad accelerare l'iter, rinunciando anche a soffermarci su diversi aspetti, forse rinunciando anche a capire, perché il problema che ha sollevato il collega Cogodi all'inizio della discussione in Aula è un problema reale, che esiste; esiste per tutte le questioni che riguardano la discussione nelle Commissioni, l'istruttoria. Io non sostengo che si tratti sempre di malafede o reticenza da parte degli Assessori, nel caso della legge 28 probabilmente si è trattato davvero di incapacità del Governo regionale a realizzare un monitoraggio serio di questa legge, che insieme al controllo per evitare i pasticci, per evitare i tanti trucchi che ci sono stati, (sono dati denunciati in Aula e non li ripeto) già fornisse le basi conoscitive per avviare una sorta di tutoraggio, di accompagnamento, di assistenza alle imprese e ai giovani, per superare le difficoltà.

Quello che preoccupa di più è questa mancanza di dati, che rivela molta inefficienza, incapacità da parte della Regione di organizzare un monitoraggio e un tutoraggio serio di queste iniziative e, forse, un po' di malafede. Tuttavia noi siamo andati avanti in Commissione proprio per tentare di superare questo gravissimo ritardo che, in questi due anni, ha caratterizzato l'iter, cercando di lasciare quanto più possibile inalterato quell'impianto che ha consentito di far nascere tantissime imprese. Certo, molte si sono perse per strada, ma tantissime sono cresciute e certamente anche l'esperienza di coloro che purtroppo non sono riusciti a mandare in porto la loro idea è stata utile.

Ci sono stati i furbi - è vero - ma ci sono stati anche coloro che hanno rischiato e che non sono riusciti nel loro intento, spesso perdendo una quota del patrimonio che avevano messo da parte, loro e soprattutto le loro famiglie. Noi adesso, con l'approvazione di questa legge, ci attendiamo che la Giunta regionale porti rapidamente in Aula le direttive per la sua applicazione, ma soprattutto ci apprestiamo a condurre una battaglia, se non sarà possibile ottenerlo in questa fase, per l'assegnazione delle risorse necessarie a coprire il grande deficit che caratterizza questa legge, cioè per ottenere le somme destinate a garantire la nuova operatività.

Credo che su questo punto ci misureremo se non in questa circostanza in sede di esame della legge finanziaria, sempre che la Giunta regionale riesca finalmente ad approvarla. Io mi auguro che questa Giunta regionale si decida a conferire una organicità e un assetto regolare alla gestione delle risorse finanziarie attraverso le norme previste dalla legge, e quindi a elaborare le direttive, cercando soprattutto di disporre delle necessarie coperture finanziarie. Soprattutto noi, come centrosinistra, vigileremo in particolare nelle Commissioni perché da subito si dia avvio e seguito all'applicazione della legge.

Io chiedo che, nella replica, la Giunta regionale si esprima in merito alla procedura che intende seguire dopo l'approvazione della legge. Noi ci aspettiamo che nei giorni successivi all'entrata in vigore della legge vengano firmati i decreti e i mandati di pagamento per soddisfare le esigenze delle imprese le cui domande sono già state istruite positivamente; questo è quello che importa. Ci sono circa 5 mila persone coinvolte in questa grande disavventura della legge 28, ci sono aspettative e ci sono situazioni anche disperate alle quali occorre dare subito risposta.

Ora è indispensabile che insieme all'applicazione rapida e senza ulteriori ritardi della legge la Giunta regionale prosegua nelle trattative con la Unione europea. Non è la Commissione, collega Piana, che ha condotto la trattativa con l'Unione europea, questa è una competenza specifica della Giunta regionale, anche se si è anche tentato, ad un certo punto, di confondere le carte. Ed è competenza ancora oggi della Giunta regionale proseguire la trattativa per consentire alla Sardegna di avere le autorizzazioni da parte dell'Unione europea, relativamente agli altri settori ai quali i giovani sardi guardano con grande attenzione.

E` vero che oggi quella dei settori dell'agricoltura e della pesca non è ancora una emergenza ma è anche vero che tutti i fondi che fino alla fine del '99 erano disponibili sono stati utilizzati; per cui credo che occorrerà proseguire in questa direzione per ottenere nel più breve tempo possibile le autorizzazioni per quanto riguarda questi settori una capaci di produrre notevoli opportunità di occupazione per i nostri giovani.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, per parlare della legge sull'occupazione giovanile mi sembra superfluo prepararsi interventi, prepararsi scritti, richiamare lotte, richiamare battaglie.La legge sull'occupazione giovanile in Sardegna la conosciamo tutti; è una legge - e questo non lo dico solo io, ma tutta la sesta Commissione che mi onoro di presiedere - che interessa tutta la società sarda (giovanile e non) in quanto crea una delle basi indispensabili per l'occupazione e per il prossimo input imprenditoriale in Sardegna.

Io non ho difficoltà ad ammettere che la legge numero 28 del 1984 è stata senz'altro alla base dell'input imprenditoriale che ha generato in Sardegna la voglia di fare impresa. E questo va a merito di chi la legge l'ha proposta, chi l'ha sostenuta e approvata; credo la sinistra, credo anche il centro e credo a suo tempo la destra.

Era infatti un'esigenza sociale, politica, di tutto il popolo dotarsi di uno strumento legislativo che consentisse alle masse giovanili, che ormai prepotentemente calcavano le piazze, di essere protagoniste nella soluzione del problema occupazionale in Sardegna. Si trattava, del resto, di un problema che era diventato quasi insostenibile e che rischiava di trasformarsi da problema sociale in problema di sicurezza pubblica. Desidererei, Presidente, un po' di silenzio.

CUGINI (D.S.). Più silenzioso della maggioranza non c'è nessuno!

RASSU (F.I.-Sardegna). Non era per lei, onorevole Cugini, non prenda tutto alla lettera.

Quindi non ho difficoltà ad ammettere e a riconoscere i meriti di chi, a suo tempo, questa legge ha promulgato, mandato avanti ed attuato. Non è assolutamente possibile mettere in discussione il ruolo che attualmente o nel passato recente ha avuto nella predisposizione di questo nuovo progetto di legge il nuovo Consiglio regionale, maggioranza in testa. Questo senza assolutamente togliere nessun merito a chi, sensibile ai problemi socio-economici giovanili, ha proposto diverse iniziative legislative atte a risolvere la problematica: leggi che io ho citato nella mia relazione, che sono state accolte e sulle quali si è iniziato a discutere in seno alla Commissione stessa; leggi che non solo il centrosinistra ma anche il centrodestra, su proposta del sottoscritto, ha a suo tempo presentato insieme al disegno di legge numero 201 della Giunta regionale.

Con questo voglio dire solo una cosa di un'importanza vitale; se è vero come è vero che c'era questa sensibilità, probabilmente e verosimilmente questa si è manifestata anche un anno, due anni o tre anni prima.

FADDA (Popolari.-P.S.). Tu non eri ancora consigliere regionale.

RASSU (F.I.-Sardegna). Non parlo per me, parlo per coloro qualche allora amministravano. Ma questa legge senz'altro poteva essere a suo tempo notificata, poteva essere a suo tempo contrattata con la Comunità europea. E sono sicuro che così come questo disegno di legge presentato dal governo di centrodestra è stato accettato, senz'altro poteva essere accettato un adeguato provvedimento presentato dal governo di centrosinistra.

Io parlo di un peccato veniale, parlo di una mancata notifica della legge che, considerata a posteriori, probabilmente ha recato più beneficio che danno, in quanto molte delle provvidenze presenti nella vecchia legge numero 28 con questa legge sono state sanate ed accettate dalla Unione europea, tanto è vero che tutte le domande presentate al 31 dicembre 1999 ai sensi della vecchia legge 28/84, restano valide. Ciò vuol dire che tutte quelle domande potranno beneficiare non solo della contribuzione in conto capitale e in conto interessi prevista nella vecchia legge 28, ma anche dei contributi in conto gestione, e della fideiussione regionale. E questo grazie alla contrattazione che l'attuale maggioranza ha intavolato con l'Unione europea.

Questo è un merito che nessuno può sottrarci, che nessuno può assolutamente sognarsi di mettere in dubbio; senza nulla togliere a tutto ciò che è stato fatto, da parte di tutto il Consiglio, compresa l'opposizione, in favore e a sostegno di questa legge. Questo almeno concedetecelo; non chiediamo altro. Non mettiamo in dubbio né assolutamente in secondo piano l'apporto di tutte le forze di questo Consiglio, ma è un risultato che è stato ottenuto durante il Governo del centro destra. E` solo una constatazione di fatto, affinché non venga assolutamente e storicamente travisata una realtà.

Oggi stiamo dando risposta principalmente a quelle imprese giovanili che hanno creduto nella legge 28, e che fino al 31.12.99 hanno presentato progetti istruiti spesso anche dalle banche bacheche in molti casi hanno erogato anche anticipazioni. Quindi stiamo risolvendo dei problemi socio-economici importantissimi. E dico che li sta risolvendo il Consiglio regionale perché la legge, una volta approvata da quest'Aula, sarà una legge del Consiglio regionale della Sardegna. A me piace essere onesto innanzitutto con me stesso e con le mie idee personali; è una legge voluta da tutto il Consiglio regionale, su questo non c'è ombra di dubbio. Il problema socio-economico riguarda tutta la Sardegna e tutti siamo impegnati su questo fronte. Tanto è vero che ho affermato che nessuno mette in dubbio ciò che ha detto il collega Cogodi. E' vero, non ci sono fondi per le nuove iniziative. La legge è questa, l'imputazione della spesa è chiara, io spero che si possano in quest'Aula integrare quei fondi, collega Cogodi, anche se credo che sia difficile stante le disponibilità del bilancio; vediamo se con la legge finanziaria sarà possibile farlo. E` necessario che i giovani che vogliono presentare nuovi progetti e nuovi programmi abbiano una speranza imprenditoriale, una speranza occupazionale. Questo è il primo impegno che questo Consiglio deve assumere, al di là e al di fuori di tutti gli altri impegni. Così come questo Consiglio deve assumere l'impegno di sostenere la piccola e media impresa (e questo intervento rientra fra quelli a favore della piccola e media impresa) quella artigianale, commerciale, industriale, agricola, la pesca, e tutti i settori dell'economia regionale.

Credo sia difficile, nell'ambito della legge che stiamo esaminando, poter prevedere questo, ma ritengo che in legge finanziaria il problema possa essere affrontato. Oggi, però, il problema principale della legge è quello di risolvere il pregresso, di soddisfare le domande di tantissime imprese societarie, che non sono tutte come quelle poche imprese che hanno usato questo dispositivo per porre in essere speculazioni. Si tratta di fatti gravi, ed era compito della Regione e dell'assessore competente a quel tempo vigilare affinché queste speculazioni non si verificassero; non era compito di questo Consiglio. Oggi come oggi questa legge risolve un problema cruciale della nostra economia, un problema che riguarda quasi cinquecento imprese giovanili già presenti sul mercato, che hanno presentato progetti, e che con questa legge vedono risolti i loro problemi, vedono soddisfatte, almeno in parte, perché c'è sempre l'incognita dell'istruttoria bancaria, le loro aspettative.

Comunque sia, questa legge costituisce già una risposta, una sicurezza che il Governo di centro destra, assieme a tutto il Consiglio regionale, sta dando. Ma è la maggioranza che propone - almeno questo fatecelo dire - è il Governo di centro destra che propone, è il Governo di centro destra che delibera, e in questo caso, come in tanti altri casi, assieme e di comune accordo (perché si tratta di un problema socio-economico sentito da tutti), con tutte le forze di opposizione. E' vero, lo sappiamo collega Cogodi, questa legge non risolve tutti i problemi; risolve solo i problemi del pregresso; sono d'accordo. Ma oggi non possiamo fare altro, oggi dobbiamo rimediare al danno, e lo stiamo facendo. Poi di comune accordo faremo gli ulteriori passi, perché quando si tratta di interventi sul sociale , quando si tratta di salvare l'occupazione, la piccola e media impresa, siamo tutti d'accordo, non si devono fare affermazioni che non sono assolutamente rispondenti alla realtà socio-economica né tanto meno politica della Regione.

Il centro destra è sensibile a questi problemi e l'ha dimostrato e lo sta dimostrando. Gli ulteriori problemi del futuro delle imprese che dovranno nascere li affronteremo con la cosiddetta nuova legge 28, li affronteremo con la legge sulla cooperazione, li affronteremo con la nuova legge sul commercio, li affronteremo con la legge sull'apprendistato, con la legge sui disabili e con tutte le altre leggi sulla piccola e media impresa che il centro destra, assieme a tutto il Consiglio regionale sta portando avanti, nell'interesse della comunità sarda e dell'economia della Sardegna.

Solo questo io volevo dire, nel rispetto, sinceramente credetemi, di ciò che ha fatto la sesta Commissione, perché devo dare atto a tutta la sesta Commissione di essersi impegnata a fondo. Mi dispiace fare un comizio, ma quando si fanno comizi da una parte è necessario rispondere con comizi dall'altra; è necessario affinché la verità non sia solo da una parte, affinché il verbo non sia solo da una parte. E' la prima volta che parlo in questo modo. Io sono modesto, umile, rispettoso e moderato al massimo, ma il Verbo non sta da una parte, io sono cristiano e cattolico, il Verbo per me è il Verbo divino, altri verbi non ne esistono, né a destra né a sinistra. Ecco perché, e mi dispiace, ho voluto inserire questa parentesi all'interno del mio intervento.

Stiamo attenti, qui non stiamo "improsando" nessuno, qui non stiamo dicendo: "siamo noi i bravi e voi siete i cattivi", qui stiamo risolvendo, come Consiglio regionale, un problema socio-economico che è di vitale importanza per la Sardegna. Dopodiché, su quello che deve avvenire, assieme ci confronteremo, assieme costruiremo, assieme programmeremo, assieme getteremo le basi per la predisposizione di tutte le leggi di settore che andremo ad esaminare, ivi compresa, e qui mi associo all'intervento del collega Falconi, "la nuova 28"; assieme getteremo le basi per la nuova occupazione e per il futuro dei nostri giovani, il futuro della piccola e media imprenditoria sarda, il futuro della nostra economia.

Da parte di molti di noi c'è molta buona volontà in questo senso, ma so che anche da parte della minoranza c'è molta buona volontà, e io credo che con la buona volontà si riescano a risolvere questo ed anche gli altri problemi che riguardano il nostro popolo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, lei senz'altro, avendo sostituito il Presidente Serrenti avrà anche acquisito la competenza, chiaramente, di questo ne sono convinto, pertanto le pongo un problema. Il collega Rassu è stato nominato unanimemente relatore dalla Commissione e ha svolto la relazione, che io ho anche apprezzato, però poi in qualità di consigliere - so che è un suo diritto - ha svolto anche un intervento.

Lei mi dovrebbe dire, siccome io devo parlare dopo nel merito, se mi devo richiamare alla relazione o all'intervento. Questo è importante per il proseguimento dei lavori; se poi lei non dovesse essere in grado di darmi nell'immediato una risposta conclusiva, può darmela tra qualche minuto nel proseguo della discussione, presidente Spissu, perché vorrei evitare confusioni tra il lavoro che abbiamo svolto unitariamente in Commissione, e qualche svarione pronunciato dal collega Rassu nel corso del intervento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, sull'ordine dei lavori, il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, intervengo solo per venire in soccorso al collega Cugini. Io direi, fuor di ironia, che se l'intervento dell'onorevole Cugini è volto ad agevolare l'iter dei lavori siamo d'accordo.

CUGINI (D.S.). Non devi avere dubbi su questo.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Sulle questioni di merito che ha posto, il collega Rassu non ha bisogno di difensori d'ufficio, mi pare che sia lasciato alla dialettica delle parti. Ha dato atto del lavoro compiuto congiuntamente da opposizione e maggioranza; se nel ripercorrere la storia di questo provvedimento c'è stata qualche inesattezza, confuteremo tutti quanti nel merito. Siamo comunque perfettamente d'accordo perché i lavori procedano con celerità e speditezza.

CUGINI (D.S.). Quindi la relazione non è prioritaria?

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, le chiedo scusa, non abbiamo aperto il dibattito su questo, siamo ancora in sede di discussione generale. L'onorevole Cugini ha posto una questione...

CUGINI (D.S.). Se il Presidente della Commissione svolge un intervento contraddittorio con la relazione, noi, che vogliamo approvare la legge, vogliamo capire come stiamo lavorando. Tutto qui.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, lei che conosce bene il Regolamento, sa che io non la posso aiutare da questo punto di vista perché il Regolamento non prevede che cosa debbano dire i consiglieri che intervengono nel dibattito.

Continuazione della discussione generale del testo unificato delle proposte di legge Selis - Scano - Cugini - Spissu - Pusceddu - Balia - Sanna Giacomo - Cogodi: "Definizione transitoria delle procedure di incentivazione delle iniziative delle cooperative e società giovanili" (59/A); Rassu: "Interventi a favore dell'imprenditoria giovanile" (168/A); Fadda - Cugini - Balia - Dettori Bruno - Sanna Giacomo: "Interventi regionali per lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile della Sardegna" (192/A) e del disegno di legge: "Imprenditoria giovanile: provvedimenti urgenti per favorire l'occupazione". (201/A)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, io a dir la verità, dopo l'intervento dell'onorevole Rassu, proporrei, a favore dello stesso Rassu, un'eccezione al Regolamento, permettendogli di pronunciare un intervento di coordinamento tra la prima e la seconda parte del suo discorso, in modo da arrivare ad una sintesi.

Detto questo, penso che sia bene premettere alcune precisazioni su come è nata questa questione e come la Giunta regionale, da oltre due anni, ha inteso risolverla, cioè da quando incominciò a inserire in bilancio somme ingenti per sanare il cosiddetto pregresso. A suo tempo noi obiettammo che sarebbe stato opportuno dar corso subito alla nuova legislazione, rispettando chiaramente le priorità stabilite dalla data di presentazione delle domande. Se si fosse agito così, probabilmente oggi i soggetti fruitori degli stessi stanziamenti, cioè i soggetti proponenti dei progetti della ex legge 28, starebbero già svolgendo le loro attività produttive, e avrebbero risparmiato in termini di costi tutto ciò che deriva dal ritardo di due anni nell'avvio dell'attività.Iniziando da subito le attività previste avrebbero compensato ampiamente la riduzione imposta dall'Unione Europea. Basta fare due conti e ci si renderà subito conto del danno che si è provocato con questo ritardo.

Ma non si è voluto fare, si è operata la scelta di creare un'aspettativa di risoluzione dei problemi di tutti, un'aspettativa non soltanto non condivisa, ma anche sbagliata per come è stata posta e per come è stata formulata, perché tra l'altro, così come alcuni colleghi hanno ricordato, la Giunta presentò in Commissione diversi disegni di legge, i più disparati, ogni Assessorato presentò il suo e ciò portò ad un allungamento dei tempi per la predisposizione del nuovo disegno di legge e per la soluzione del pregresso attraverso la norma transitoria.

Presidenza del vicepresidente Carloni

(Segue VASSALLO.) Molti hanno detto che i giovani devono avere una speranza e che questa legge offre una speranza ai giovani. Vedete, io penso che quando noi pronunciamo delle affermazioni dobbiamo essere non soltanto seri, ma anche veritieri, dobbiamo pronunciare, cioè, delle affermazioni che corrispondano concretamente alla realtà. Questa legge non offre nessuna speranza perché, così come è formulata e così come bene ricordava il collega Cogodi, è una legge che nasce imbalsamata, nel senso che non può espletare nessuna attività, in quanto manca di qualsiasi risorsa finanziaria; mentre si impegnano circa 600 miliardi per il pregresso, non si dà nessuna risposta al futuro.

E allora la domanda che dobbiamo porci è: era possibile fare qualche cosa di diverso? Noi riteniamo di sì. Non abbiamo infatti ben capito che rapporto ci sia tra l'entità di questo stanziamento e il numero delle pratiche depositate, nel senso che più di una volta gli Assessori hanno pronunciato delle affermazioni generiche, non supportate da alcuna documentazione, non soltanto rispetto al numero delle pratiche, ma anche rispetto al valore complessivo delle pratiche, rispetto alla completezza delle istruttorie. Mancava una visione di insieme che facesse capire esattamente qual era la necessità finanziaria, quando queste pratiche sono state presentate.

Quando si dice che il 67 per cento delle domande di un certo settore sono state presentate gli ultimi dieci giorni, massimo dodici giorni, del dicembre '99, questa affermazione significherà qualche cosa? Avrà un significato o è indifferente che quasi il 70 per cento delle domande sia stato presentato negli ultimi dieci giorni del '99? C'è da chiedersi perché è avvenuto questo. Ed allora noi ci chiediamo se sia giusto che tutte le domande presentate dal 1° gennaio 2000 fino ad oggi debbano essere completamente cancellate.

Ma, scusate, vi sembra forse che sia un atto di giustizia? Vi sembra forse che voi, con questo sistema ridate una speranza ai giovani? O invece gli assestate un'ulteriore bastonata? Beh, io non lo so, basta pensarci, basta ragionarci su per capire che non di giustizia si tratta ma di un grande imbroglio. Per cui noi riteniamo possibile concretamente, rispettando i principi fissati dall'Unione Europea (e su questo c'è da dare atto che un buon lavoro hanno svolto soprattutto i funzionari della nostra Regione, coloro che hanno trattato con gli organismi comunitari) rimodulare in alcune parti la legge per offrire una risposta più completa alle esigenze complessive che si sono manifestate dal '99 ad oggi. In che modo? In un modo molto semplice: stabilendo che una parte di questo grande stanziamento venga riservato al pregresso (cioè alle domande presentate entro il 31 dicembre 1999), e il resto vada a finanziare le domande presentate dal 1° gennaio 2000 in poi.

Se non si fa'opera in questo modo, sarà impossibile far esplicare un'azione concreta a questa legge. Questa legge infatti ha una valenza fino al 2006, e fino al 2003 le somme stanziate saranno queste. Nei prossimi tre anni bisognerà pertanto riattivare la norma concretamente attraverso direttive di attuazione e quant'altro.Praticamente stiamo approvando una legge già scaduta. Qualcuno afferma: "Dobbiamo fare anche le verifiche su come funzionerà.". Ma quali verifiche? Che verifiche potremo fare su una legge che praticamente non potrà entrare in funzione perché manca di dotazione finanziaria? Pertanto, se vogliamo offrire una speranza ai tanti giovani che aspettano, bisogna approvare leggi che corrispondano veramente alle loro esigenze, guardando in faccia la realtà.

Ed allora, o la maggioranza afferma che ci sono le risorse finanziarie per sanare completamente tutto il pregresso e offrire una risposta anche al futuro o sennò questo Consiglio regionale dovrà assumersi la responsabilità di operare delle scelte. Noi ci assumiamo una grande responsabilità dichiarando questo perché capiamo che la nostra posizione può essere anche impopolare rispetto ad un settore, rispetto ad una parte di questi giovani che di sicuro verranno parzialmente penalizzati. Però la nostra è una scelta consapevole, che operiamo convinti che, se non si tirano fuori altri soldi, costituisca senz'altro la risposta più equa che si possa dare ai giovani sardi. Si tratta di operare una scelta che veramente favorisca i giovani e non soltanto una parte di giovani che in quel 67 per cento possono essere probabilmente anche molto ben individuati.

Vi sembra forse un ragionamento poco corretto? Io penso che sia un ragionamento che abbia una sua validità e vorrei comprendere la posizione di coloro che esprimono solamente dei concetti diciamo vaghi, addirittura inconsistenti, addirittura che non corrispondono alla realtà. Il collega Piana affermava: "Partiamo da questa legge perché questa legge è quel volano, quello strumento che ci può permettere di sbloccare altre situazioni: quella dell'agricoltura, quella del settore pesca; è la strada che ci permette di compiere dei passi in avanti".

Io non so se l'onorevole Piana ha letto il provvedimento; questo provvedimento taglia fuori espressamente questi due settori (perché oggetto di separato esame delle competenti direzioni della Commissione europea), per agevolare anche l'iter del provvedimento e fare salvi il turismo, i servizi e la produzione. Quindi questo non è assolutamente un provvedimento che apre chissà quali spazi rispetto alla soluzione di altri problemi in altri settori contemplati dalla stessa ex legge 28.

Qui non ci troviamo assolutamente di fronte a risposte concrete, ci troviamo di fronte a risposte parziali e soprattutto a risposte parziali che non rispondono alle nostre esigenze. Se è vero come è vero che la legge numero 28 ha funzionato e ha fornito una risposta in termini occupazionali, una grossa risposta in termini di sviluppo dei nostri territori, perché non comprendere che se non approviamo una legge che possa fornire una risposta non soltanto al passato (le domande presentate entro il 31 dicembre 1999) ma anche al futuro, i benefici effetti della vecchia 28 si fermeranno qua? Perché non comprendere questo? Perché, se l'obiettivo era solamente quello di rispondere al passato, approvare una legge anche per il futuro facendo credere che possa recare effetti benefici alla nostra società? Si dicano esattamente come stanno le cose, si elimini la parte relativa al "nuovo" e si lascino soltanto le norme relative al salvataggio del pregresso. Perché si mischia il diavolo con l'acqua santa? Mi sembra che non si possa continuare con questo modo di fare.

In Commissione l'abbiamo affermato più di una volta. Abbiamo chiesto un percorso diverso, ma la nostra proposta non è stata accolta, E per due anni sono rimasti fermi circa seicento miliardi. Oggi si propone una soluzione che liquida i seicento miliardi e che potrebbe dar adito ad ulteriori ricorsi provocando un nuovo blocco nell'erogazione dei contributi. Ma come si fa ad abrogare una legge oggi con data a partire dal 31 dicembre del '99? Ma vi sembra forse che sia possibile dal punto di vista legislativo? Si può abrogare una legge oggi ma non si può abrogare a far data dal 31 dicembre del '99, per cui la stessa abrogazione della legge così come è formulata nella proposta che arriva in Aula risulta incompatibile con la legislazione italiana vigente.

Una legge può non esplicare più i suoi effetti da quella data, ma non può essere abrogata da quella data. E badate bene che l'Unione europea poco guarda alla legislazione italiana, guarda piuttosto al rispetto dei vincoli comunitari.Quindi non c'è da meravigliarsi che l'Unione europea accolga favorevolmente l'abrogazione della norma. Ma il tutto poteva essere formulato in modo diverso, scrivendo che la legge 28 dell'84 non esplicherà più i suoi effetti da quella data e viene abrogata da questo momento. Pertanto vi sono numerosi aspetti che presentano una valenza apparentemente formale, ma, in realtà, di natura sostanziale. E` per questo che si ritiene opportuno che su questa questione, che non una presa di posizione fine a se stessa, si possa sviluppare in quest'Aula ed anche a latere di questa discussione generale, un ragionamento forse più incisivo, più preciso, che permetta tra di noi di capire perché l'articolato, così come è formulato, non va bene.

Questa discussione si dovrebbe affrontare prima di passare all'esame degli articoli, perché poi diventerà più difficile modificare anche gli emendamenti che verranno presentati. Per cui, fermo restando il criterio da noi condiviso, che non bisogna operare modifiche che violino le compatibilità fissate dall'Unione europea, riteniamo che l'articolato, così come è, possa essere integrato con delle norme che rispettino quelle compatibilità, ma soprattutto rispettino le compatibilità della Regione Sardegna e del popolo sardo che vuole essere trattato, fino a prova contraria, tutto alla stessa maniera o, quantomeno, nel modo più equo possibile, senza discriminare nessuno.

A me non rassicura assolutamente la considerazione dell'onorevole Rassu, circa la possibilità, in futuro, di inserire nuovi finanziamenti, perché si tratta di un evento futuro. Noi stiamo discutendo di una legge oggi; se volete e se siete sicuri di poter inserire nuovi finanziamenti fatelo; accogliete la nostra richiesta e al limite poi inserite i nuovi finanziamenti per far fronte al pregresso.

La formula che si propone mi sembra seria, non danneggia nessuno, fa'opera una scelta che privilegia, come a nostro avviso deve privilegiare, i progetti a più alta remuneratività, che garantiscono maggiori livelli di occupazione, favorendo i territori più poveri. Quindi opera una scelta anche di localizzazione delle stesse, intraprese nelle zone della Sardegna che ne hanno più bisogno. Mi sembra che proprio attraverso l'introduzione di questi principi cardine si possa sostanzialmente migliorare una norma che, lo voglio ripetere, ha il pregio di essere frutto di un'intesa preventiva con l'Unione europea, soprattutto grazie ai buoni rapporti che i funzionari regionali sono riusciti a instaurare, però non va oltre questo. Non riteniamo, pertanto, che sia opportuno iniziare con delle leggi che non possono esplicare alcun effetto rimanendo fini a se stesse.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Signor Presidente, colleghi. Probabilmente sono stato frainteso e la precisazione dell'onorevole Fadda è stata più che opportuna, ma io non intendevo sostenere che gli interventi e le sottolineature, in parte condivisibili, dell'onorevole Cogodi, erano una perdita di tempo; era una perdita di tempo, a mio avviso, parlarne in quel momento piuttosto che in sede di esame dell'articolato ed esattamente dell'articolo 12.

Noi ci apprestiamo, mi auguro in serata, a licenziare il provvedimento che per tutti noi è il prosieguo della via tracciata dalla legge numero 28, una legge storica in Sardegna, ma non solo in Sardegna. Credo che la legge numero 28 abbia costituito un importante provvedimento di risposta ai giovani, ai giovani con idee, ai giovani che volevano rischiare in proprio, ai giovani che comunque sulla loro pelle si sono scontrati con la burocrazia delle istituzioni, con la non chiarezza.

Era l'84, a seguito poi della legge numero 28 videro la luce anche la legge nazionale numero 44 del 1986 sull'imprenditoria giovanile e l'analogo intervento della regione Sicilia, tutte leggi che nel contempo furono notificate alla Unione europea, mentre la nostra legge numero 28 fino al '99 rimase sconosciuta all'organo comunitario.

Ora, io non voglio assumere il ruolo di chi è qui per fare una cronistoria. Ho sentito parlare, nel corso degli interventi dei colleghi, di grande imbroglio; francamente mi sembra un termine eccessivo e, per quanto mi riguarda, ma credo anche per quanto riguarda la nostra componente politica e tutte le componenti politiche presenti in quest'Aula, ritengo che nessuno si presti a grandi imbrogli. Si è detto: "faremo battaglie per la copertura finanziaria". Io credo che non sarà necessario fare battaglie per coperture finanziarie di parte; tutti abbiamo sposato la considerazione che sia la legge 28 sia il provvedimento in questione, il 201, fanno parte delle politiche attive del lavoro, di quelle politiche attive del lavoro che questo Consiglio regionale, e non una parte o l'altra, ritiene opportuno portare avanti meglio ancora di altre.

Io credo, pertanto, che dovremo lasciare un pochino da parte - scusate il bisticcio di parole - il gioco delle parti su questi argomenti. Certo dispiace vedere un'Aula semivuota nel trattare un argomento di tale importanza, ma era semivuota anche quando abbiamo affrontato il problema, non ancora risolto, di Arbatax. Mi sembra che sia semivuota quando si devono esaminare argomenti di grande importanza condivisi dalle parti, che però trovano spazio sulle cronache e sulle testate giornalistiche per strumentalizzazioni di tipo politico. Ora, io sono convinto che proprio l'approccio diverso che hanno in quest'Aula molti di noi, nei confronti di questi provvedimenti così come di tanti altri, èdovuto al fatto che si tratta di provvedimenti che rispondono a una corretta lettura delle esigenze della nostra gente. Probabilmente c'è chi sceglie in quest'Aula di tramutare queste esigenze in bisogni e, quindi, in risposte discrezionali.

Perché dico questo? Perché mi sembra che forse se non ci fosse stato così tanto pubblico - mi dispiace per loro - questo provvedimento sarebbe già stato votato ed approvato. Invece così ognuno si sente obbligato a fare la cronistoria della sua parte, di quanto è stato bravo nel fare la legge, di quanto è stato bravo nel distruggere quella legge o quanto è stato cattivo nell'affossarla, di quanto è stato bravo nel riprenderla, eccetera, e nel mentre tanto giovani aspettano semplicemente il voto definitivo su questo provvedimento. Un provvedimento tra l'altro "blindato", perché tutti noi siamo coscienti del fatto che il testo, in quanto concordato con l'Unione europea, è sostanzialmente immodificabile.

Su questo testo la Commissione ha lavorato sodo e si è adoperata perché sollecitata da tutte le parti politiche, affinché venisse concordato con l'Unione europea prima di essere esaminato dalla Commissione e dall'Aula. Questa legge nasce infatti da due esigenze diverse. La prima è quella di rimediare alla mancata notifica della vecchia legge 28 alla Unione europea, permettendo così il recupero di tutti quei progetti giacenti che, diversamente, non potrebbero vedere la luce. L'altra esigenza è quella di approvare una legge sull'imprenditoria giovanile che rispetti i criteri stabiliti dall'Unione europea e che possa valere anche per il futuro. La Commissione ha cercato di rispondere ad entrambe le esigenze, pur basandosi su testi presentati dai colleghi del centrodestra, del centrosinistra, e dalla Giunta. Il disegno di legge della Giunta, però, è la risultante di diversi disegni di legge presentati dai diversi assessorati. Questo, secondo me, denota una gestione non corretta della politica, perché i disegni di legge devono essere della coalizione, della Giunta, e non di proprietà dei singoli assessorati. Ma qui entriamo nel problema di coalizioni che sono politiche e non solo numeriche.

Io non credo comunque che questo sia il testo migliore possibile; anzi, per chi come me è passato nelle grinfie della legge numero 28, non come politico ma come persona che ha tentato di intraprendere la strada imprenditoriale attraverso la 28, sa benissimo che questa non è la risposta che i giovani imprenditori richiedono da questa legge. Ci sono diversi passaggi che non sono assolutamente condivisibili; per esempio alcuni di questi non tengono conto del fatto che i giovani disoccupati in gran parte sono costretti a chiedere la collaborazione di altri due soggetti.

Mi spiego meglio: una società di capitale può essere formata anche da due soci, non vedo perché se ne debbano richiedere necessariamente almeno tre. Non si tiene poi conto che questa legge è nata per favorire i giovani disoccupati della nostra regione. Se infatti un giovane disoccupato iscritto in classe prima, tra i 18 e i 35 anni non compiuti, residente a Padova, inoltra richiesta di fondi, alla stregua della normativa che stiamo approvando (e anche della vecchia legge numero 28) potrebbe ottenerli; e ciò mi sembra assolutamente non condivisibile. Non si parla poi degli emigrati di ritorno, i giovani che vogliono tornare e che dovrebbero godere comunque, a mio avviso, di una corsia preferenziale. Si parla di sede operativa delle società, ma noi politicamente abbiamo scelto che le società che operano in Sardegna devono pagare le tasse in Sardegna, quindi si deve parlare di sede legale, di sede amministrativa o, se è necessario, fare una distinzione con la sede fiscale. Si prevede inoltre che gli investimenti devono essere vincolati, quanto alla loro destinazione, al territorio della Sardegna per un periodo non inferiore ai cinque anni. Questo significa che se quel giovane imprenditore di Padova, dopo cinque anni, vuole trasferire l'azienda altrove, oltre Tirreno, lo può fare. E queste che ho citato sono solo alcune delle incongruenze presenti in questo testo.

Una parte su cui non ci si è soffermati con la dovuta attenzione è quella relativa al rapporto con le banche. Per l'ennesima volta questa legge delega agli istituti bancari o a società finanziarie, sulla base di una apposita procedura di evidenza pubblica, l'istruttoria delle pratiche. Bene, questa è la fossa per i giovani imprenditori. Voi dovete capire cosa vuole dire sacrificare i piccoli patrimoni personali dei giovani disoccupati - se tali sono - o delle loro famiglie, per anticipare le spese per la stesura del business-plan.

Questa purtroppo è prassi consolidata dall'84, perché poi ci sono - e qui condivido la sottolineatura dell'onorevole Falconi, che non vedo in Aula, per quanto riguarda i commercialisti - le società di consulenza, che sono più vicine al Governo (di oggi o di ieri), e quindi in grado di predisporre le pratiche in modo più puntuale e rispondente ai criteri richiesti dall'Assessorato, ma sono sempre società di parte. Spesso, pertanto, i giovani si sentono dire: " dai la pratica a quella società invece che a quest'altra perché è più semplice"

Noi continuiamo a facilitare il rapporto tra banca e società di consulenza o commercialisti più o meno ben visti da quell'istituto bancario. Poi ci ritroviamo di fronte ai funzionari bancari, che tutto sanno meno che come si opera la valutazione imprenditoriale di un progetto, perché la quadratura dei conti non ha nulla a che vedere con la valutazione imprenditoriale del progetto. Però bisogna passare attraverso loro, noi paghiamo, la Regione sarda paga. Ma la Regione sarda già spende fior di miliardi per sostenere enti regionali che dovrebbero avere le qualifiche, le professionalità per fungere da tutor dei giovani imprenditori che presentano una nuova iniziativa imprenditoriale. Però questo non succede, e noi continuiamo a buttare via dei soldi.

La legge poi fissa anche dei termini ben precisi: i 90 giorni per l'istruttoria, 60 giorni per il decreto, però non prevede niente se i termini decorrono inutilmente, nemmeno una parola per chi ha il dovere di predisporre le delibere. Ma dico di più: il nodo centrale della legge numero 28, così come della legge numero 51 del 1993, e di altre leggi di incentivazione, è costituito proprio dal rapporto con l'istituto di credito, perché una volta che questi giovani hanno ottenuto il decreto c'è l'istituto di credito che è pronto ad erogare un pre-finanziamento per ovviare ai ritardi delle banche stesse. E questo pre-finanziamento viene concesso a tasso ordinario. Le banche ritardano l'erogazione e quindi gran parte del contributo in conto interessi viene fagocitato dall'istituto di credito.

Noi nei disegni di legge dobbiamo dare risposta a questi problemi, dobbiamo facilitare il percorso dei giovani imprenditori, e non solo dei giovani imprenditori. Non ultimo, in questo periodo, diversi istituti bancari negano l'erogazione del prestito previsto dalla legge numero 51 del 1993 nonostante siano state pagate dodici rate a tasso pieno, perché, sostengono, non ci sono fondi sufficienti sul capitolo di bilancio. Cosa falsa, totalmente falsa, però noi stiamo legittimando questa posizione degli istituti di credito che per altri versi, come tutti noi sappiamo, sono soci occulti delle nostre aziende, che comunque traggono sempre un utile anche se l'azienda in alcuni casi può andare in perdita.

COGODI (R.C.). Sono reati quelli che stai descrivendo.

CAPELLI (P.P.S. - C.D.U.). Io non so se siano configurabili come reati, non spetta a me valutarli sotto il profilo giuridico, denuncio solo che questo avviene, è sempre avvenuto, soprattutto con la legge numero 28, e a questo problema ancora non è stata data risposta. Noi ci troviamo davanti ad un testo blindato, ma io questo testo blindato lo voto, lo sostengo perché, soprattutto chi ha pratiche pregresse, ha necessità di avviare la sua a impresa, ma mi riservo, spero in collaborazione con tutti i colleghi che vorranno adoperarsi in merito, di presentare una variazione a questo disegno di legge, che prenda in considerazione quanto testé ho annunciato.

Problemi comporta anche l'articolo 10 "direttive di attuazione", peraltro parzialmente rimediabili. Chiedo comunque per lo meno un impegno: che i 60 giorni previsti in legge per l'emanazione delle direttive siano rispettati; anzi, io credo che la Giunta, potrebbe anche riuscire ad accelerare questi tempi, in modo tale che finalmente, si possa dire che la fase nuova è avviata e soprattutto la fase vecchia ha ricevuto risposta.

E` stato detto in quest'Aula, da qualche collega che mi ha preceduto, che questo è un primo passo di interlocuzione diretta tra la Regione Sardegna e la Unione europea, che questa dovrebbe essere la prassi. Noi dobbiamo abituarci a discutere, a dialogare direttamente con l'Europa e porre all'attenzione dell'Europa le esigenze della nostra società, del nostro mondo economico. Soltanto dialogando direttamente riusciremo ad abbattere i tempi e a chiedere all'Europa interventi specifici per la nostra Isola. E non voglio ripetermi parlando di insularità, delle tante situazioni svantaggiate che i nostri territori ancora oggi vivono e pagano sulla propria pelle.

Ecco perché, nonostante i molti punti migliorabili, il mio giudizio su questa legge non è negativo. Si poteva fare di più, però almeno si iniziano, con quei 600 miliardi a dare delle risposte. Certo, resta il problema delle nuove iniziative, ma quello lo affronteremo in sede di esame della finanziaria, e non sarà una battaglia di una parte, ma sarà una battaglia di chi crede che queste siano le reali politiche attive di lavoro, di sostegno e di garanzia per i giovani che si vorranno seriamente impegnare, e non soltanto per quelli che godono di una famiglia che li può sostenere nella cessione dell'azienda o in nuove iniziative finanziate dal conto economico del padre o della madre o dell'azienda di famiglia, perché questo non è lo spirito della legge.

Mi auguro che si possa procedere velocemente, ovviamente ascoltando tutte le obiezioni che saranno portate dai colleghi. Una cosa comunque è certa: la Commissione, all'unanimità, ha lavorato a questa legge con un obiettivo ben preciso: quello di dare una risposta alle richieste inevase, riservandosi di rivisitare tutte quelle parti suscettibili di rendere questo provvedimento una legge del 2000, una legge che offra risposte concrete ad un mondo imprenditoriale che non chiede di essere protetto, ma di essere tutelato, tutelato in un mercato globale che comunque non facilita le zone come le nostre.

L'economia sociale di mercato è una cosa ben diversa dallo sfrenato liberalismo. Sotto questo punto di vista noi abbiamo l'obbligo di intervenire, per questo credo che potremo offrire il nostro contributo, per questo votiamo questo testo di legge, con anche se esprimendo grandi riserve per il futuro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, stamani, nel corso della riunione del Consiglio, nella fase preliminare, il Presidente del Consiglio, che sedeva lì con la funzione e con la responsabilità che lei esercita in questa fase, tenendo conto della richiesta che avanzata formalmente da una parte politica, ha invitato la Giunta a far pervenire all'Aula quegli elementi conoscitivi e documentali utili per il migliore esame di questo provvedimento. La Giunta, a tutt'oggi, ne ha fatto pervenire solo alcuni e si è impegnata a fare pervenire i rimanenti nel corso della discussione.

E' importante questo, Presidente, quindi io inviterei la Presidenza del Consiglio a interloquire con la Giunta e con il suo Presidente per sapere quand'è che questi ulteriori elementi conoscitivi potranno pervenire al Consiglio, se no rischiamo di discutere a vuoto. Io ascolto le argomentazioni dei colleghi, i colleghi ascoltano le argomentazioni nostre, però stiamo discutendo un po' a vuoto, stiamo macinando acqua, perché è importante sapere e avere documentato e certificato, per esempio, che, nel corso di due anni, su cento progetti, più del 50 per cento sono pervenuti negli ultimi dieci giorni, tra Natale e Capodanno.

Il Consiglio regionale non può far finta di non sapere. Si rendono noti gli elementi conoscitivi, poi il Consiglio regionale sarà libero di votare come vorrà, di fare strame delle regole, delle logiche, delle moralità. Però chiedo...

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Cogodi, mi dicono che la documentazione che sta chiedendo è già pervenuta.

COGODI (R.C.). Quando?

PRESIDENTE. Pochi istanti fa.

COGODI (R.C.). Pochi istanti fa non mi risulta, io sono qui.

PRESIDENTE. Così mi dicono i funzionari. Suppongo che sia stata recapitata presso il suo Gruppo.

COGODI (R.C.). Pochi istanti fa no, semmai dopo che ho iniziato a parlare, perché le assicuro che pochi istanti fa non c'era niente.

PRESIDENTE. Questo è quello che mi dicono, lei verifichi.

E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Patto Segni-Rif. Sardi). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io intervengo innanzitutto per rilevare la differenza di clima che si sta creando in quest'Aula rispetto al clima che ho potuto vivere all'interno della Commissione quando, in maniera costruttiva e partecipata da parte di tutti i componenti, sono stati offerti contributi validissimi per costruire questo nuovo disegno di legge che oggi si sta per approvare. Per questo debbo dire che nella sostanza condivido gran parte delle osservazioni fatte, anzi forse tutte le osservazioni relative al merito, mentre non si possono condividere alcune considerazioni di premessa espresse da qualche componente della stessa Commissione di cui mi onoro di far parte.

Dice male l'onorevole Gian Battista Orrù quando afferma che sono stati due anni inutili quelli trascorsi ultimamente; contraddice, quanto meno, la teoria che enunciò il suo omonimo qualche secolo fa relativamente ai corsi e ricorsi storici. E' una cosa che si ripete, si ripete in maniera sistematica e chi conosce la storia della vecchia legge 28 sa bene che è nata in maniera anomala, che ha potuto funzionare solo dopo tre anni e mezzo, che le prime decretazioni sono avvenute nel 1987 e che vi erano problemi che frenavano enormemente l'attuazione delle norme relative all'imprenditoria privata per effetto delle convenzioni e delle penalizzazioni che le banche applicavano nelle istruttorie. Solo cinque pratiche furono licenziate, mi pare di ricordare, nel 1987, proprio per effetto di queste grosse difficoltà.

La caratteristica vera della vecchia legge 28, altro non era se non - ma anche questo forse è un merito - quella di essere stata l'antesignana dei primi lavori socialmente utili introdotti dalla Regione sarda. Proprio l'ex articolo 11, poi diventato 10 bis, veicolava queste azioni a favore naturalmente degli enti locali, e quindi riempiva la vera sostanza in quel momento della vecchia legge 28. Solo nel '94 si poté avere una modifica della prima legge 28. Voglio far presente in maniera molto pacata all'onorevole Cogodi, che forse proprio la prima versione della legge 28 era concepita per i figli dei ricchi, perché la prima legge 28 concedeva soltanto dei contributi a fondo perduto che arrivavano alla misura massima, se non ricordo male, nel caso di cooperative, del 60 per cento, mentre nel caso di imprenditoria privata, e quindi di società, del solo 40 per cento. E` evidente che occorreva disporre di capitali propri non indifferenti perché le iniziative potessero vedere la luce.

COGODI (R.C.). Informati! Per la spesa residua era previsto un mutuo a tasso agevolato.

PISANO (Patto Segni-Rif.sardi). Certo, ma non copriva il cento per cento del costo dell'investimento; solo con le modifiche apportate nel 1994 si arrivò a questo.

COGODI (R.C.). Leggiti le leggi!

PISANO (Patto Segni-Rif.sardi). Sì, le conosciamo, le abbiamo lette; ad esempio, inizialmente non era prevista la copertura dell'IVA.

Però la circostanza che desta più meraviglia è il numero cospicuo di richieste pervenute negli ultimi dieci giorni del '99. Credo che tutti noi dobbiamo riconoscere che non c'è niente da meravigliarsi, perché con la famosa delibera, mi pare di ricordare del 2 luglio '99, adottata dalla Giunta regionale uscente ad elezioni avvenute, si posticipò - e questo lo dico soprattutto all'onorevole Vassallo che parla appunto di post-datazione o di ante-datazione - "la morte" della legge 28.

E` evidente che se a noi oggi dicessero che tra un mese la città di Bengodi verrà chiusa, io penso che tutti ci affretteremmo ad andare alla città di Bengodi, ma proprio perché è naturale che se io fisso anticipatamente il termine entro il quale si può ancora usufruire di un beneficio la gente prende la rincorsa per poterne usufruire.

Oggi però dobbiamo pagare queste cambiali, ci sono in gioco oltre 340 domande, bisogna offrire risposte a questi cinquemila posti di lavoro che potrebbero nascere in funzione delle relative iniziative imprenditoriali. Credo proprio che nessuno possa sottrarsi a questo impegno, che è un impegno nato probabilmente in funzione anche di qualche distrazione avvenuta nel passato.

Oggi la nuova normativa non può che essere vista in maniera positiva. Concordo con l'onorevole Capelli quando afferma che qualche ulteriore elemento migliorativo può essere apportato; però ha ragione anche quando sostiene che la norma è blindata, nel senso che non possiamo minimamente rischiare di verificare l'efficacia della notificazione già avvenuta all'Unione Europea. Non possiamo farlo, però abbiamo tutto il tempo di migliorare le norme che oggi ci accingiamo ad approvare. Io credo che, se pubblicata subito, questa legge dovrebbe recare il numero 1, cioè la nuova legge 28 dovrebbe diventare, presumo, la numero 1 del 2002.

Una volta che verrà approvata sarà possibile, a mio giudizio, anche offrire concrete risposte in termini di copertura finanziaria all'operatività futura di questa nuova legge, e lo si potrà già fare, come qualcuno accennava, in sede di predisposizione del bilancio del 2002, dando così la disponibilità concreta per il soddisfacimento delle domande pervenute oltre l'anno 2000.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, Alleanza Nazionale intende intervenire brevemente sulle questioni inerenti la nuova legge 28. Brevemente perché la legge ha bisogno di un'approvazione rapida. Si tratta di una buona legge che risolve un problema divenuto incredibilmente complesso, avvolto su se stesso e fonte di sperequazioni insostenibili e ingiuste.

Molti interventi che si sono susseguiti oggi in Aula hanno riconosciuto la bontà della precedente legge, la 28/84 appunto. E` un discorso complicato; la legge 28, nei suoi quasi quindici anni di età, ha sortito molti e buoni effetti, ma ha patito anche distorsioni che non possiamo permetterci il lusso di dimenticare. Molte sono state le iniziative, intraprese grazie all'intervento pubblico a favore dei giovani, che hanno avuto successo e durata nel tempo. Ma diverse sono anche le iniziative sorte senza alcuna possibilità di sopravvivenza solo grazie all'assistenza dei contributi della Regione. Sarebbe stato meglio che queste iniziative non fossero state finanziate: meglio per le casse regionali e meglio per gli stessi aspiranti imprenditori che avrebbero evitato la brutta esperienza del fallimento della propria impresa e della propria idea.

Quello che vogliamo sottolineare è che, per quanto necessari e ineliminabili, i sostegni pubblici nell'economia sono sempre comunque la spia di una società fortemente marcata dal sottosviluppo e dalla depressione. Non è questa la sede adeguata per una riflessione di ampio respiro sulla natura complessa della capacità di regolazione dell'economia di mercato da parte dello Stato. E` comunque indubitabile, che interventi come quello su cui oggi stiamo discutendo e che auspico approveremo presto, veramente presto, sono interventi monchi se ad essi non si uniscono azioni stabili ed efficaci nel campo soprattutto della formazione professionale soprattutto, interventi culturali di lungo periodo per la creazione di un autentico spirito imprenditoriale.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU

(Segue MURGIA.) Questo a ben vedere distingue l'economia in cui il benessere è diffuso da quella in cui la povertà è data dalla media matematica tra la molta ricchezza di pochi e la grande povertà di moltissimi. Questo stesso faro dovrebbe, a nostro avviso, guidarci quando discuteremo della politica dei parchi tecnologici, dell'erigendo parco tecnologico di Pula, per esempio, della rivisitazione e dell'ammodernamento del nostro sistema formativo, informativo e culturale, e a quella sede rimando un approfondimento più preciso di questi concetti.

Tornando alla legge 28, non esitiamo ad affermare che ha avuto più pregi che demeriti, e che ad essa spetti oggi l'onore delle armi. Lo sappiamo non da queste settimane, ma da tempo, prova ne è il fatto che è stata questa maggioranza, con la precedente Giunta regionale, nel novembre del '99, ad affrontare il nodo della compatibilità tra la normativa regionale e quella comunitaria. Senza voler fare alcuna polemica, ma con molto garbo e per amore però della verità dei fatti e del loro svolgimento storico, voglio ricordare che non è stato certamente il centrodestra a congelare la legge numero 28 e tutte le pratiche già istruite, senza tratteggiare alcuna soluzione per il problema della mancata notifica all'Unione europea. Così come è stato un merito di questa maggioranza, reperire nei due esercizi finanziari trascorsi una mole notevole di risorse per l'eliminazione del pregresso e del debito che la Regione ha accumulato con i giovani imprenditori.

La legge che oggi discutiamo rappresenta la fase terminale di questo lungo percorso e costituisce finalmente una normativa che potrà essere applicata in coerenza con l'appartenenza all'Unione europea e alla disciplina in materia di concorrenza e imprenditorialità. Stamani qualche collega delle opposizioni ha affermato che la legge non ha copertura finanziaria, credo che queste siano forme di opposizioni che non possono essere tollerate in silenzio. La legge prevede una copertura adeguata e tutto rispetto: 170 miliardi di lire per l'anno trascorso e quasi 200 miliardi annui per l'anno corrente e per il 2003. Non solo: è anche possibile procedere all'impegno dell'intero stanziamento triennale, salvo ovviamente gli interessi per gli anticipi.

C'è un altro particolare, sempre relativo alla copertura finanziaria, che vogliamo sottolineare: la norma sull'imprenditoria giovanile è la prima di questa legislatura che stanzia cifre così importanti e rilevanti per interventi che hanno il carattere della programmazione e della normalità. Fino ad oggi ci siamo occupati del reperire risorse tanto cospicue solo per alluvioni, siccità, epidemie, interventi di soccorso in questo o quell'altro settore. Crediamo che sia un traguardo importante che va sottolineato e che qualifica finalmente in maniera positiva questa maggioranza .

Circa l'articolato della legge, il Gruppo che rappresento chiede al Governo regionale di valutare la possibilità, in termini giuridici e di costi, che si sani a priori il possibile problema interpretativo che si porrebbe se non fossero ricomprese le pratiche istruite dopo il 31 dicembre 1999 e, in ogni caso, prima del 30 giugno 2000 e ricomprese all'interno dei Programmi Integrati d'Area. Desidererei una dichiarazione della Giunta e possibilmente degli Assessori competenti, magari al termine di questo dibattito, non fosse altro perché proprio la Giunta regionale aveva, con decisione del 4 aprile 2000, stabilito che fossero state fatte salve le domande istruite entro il 30 giugno 2000, purché comprendenti interventi ricompresi in un qualsiasi PIA. Quindi bisognerebbe evitare che chi ha operato seguendo le indicazioni del Governo regionale debba subire pregiudizi proprio per questa scrupolosità.

Ciò chiarito, se la Giunta e l'Aula si pronunceranno a favore, non potrò che esprimere un'alta soddisfazione per questo che riteniamo un importante e un ottimo provvedimento. Invitiamo tuttavia il Consiglio e la Giunta a non volere considerare con questo saldato il debito con i giovani e con il loro diritto di fare impresa e creare ricchezza a condizioni di parità rispetto ai coetanei delle altre regioni d'Europa; perché questo richiede la creazione, nell'arco di questa seconda parte della legislatura, di un corpus di norme in materia di parificazione dei costi energetici, accesso alle vie di comunicazione, accesso al credito, creazione di una cultura di impresa adeguata alle sfide di una società rinnovata e assai veloce nei propri cambiamenti.

PRESIDENTE. E` iscritto parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, mi rivolgo subito al collega capogruppo di Alleanza Nazionale che ha cercato, devo dire, con impegno di difendere l'operato del centrodestra e di distruggere quanto i colleghi stamattina hanno dichiarato.

Onorevole Murgia, io le confermo che questa legge ha una copertura finanziaria solo per quanto riguarda il pregresso, cioè per quelle società giovanili che hanno presentato la domanda entro il 30 dicembre 1999. Quindi quanto dichiarato dai colleghi stamattina, Cogodi, ma anche Falconi, corrisponde a verità.

(Interruzione dell'onorevole Biggio)

FADDA (Popolari-P.S.). Onorevole Biggio, lei prova un gusto particolare ad interrompere? Sto cercando di dialogare con il suo Capogruppo con molta serenità.

Allora, dicevo, che questa legge molto probabilmente ha una copertura finanziaria per quanto concerne il pregresso, non ha una copertura finanziaria - e questo ritengo sia gravissimo da un punto di vista politico - per quanto riguarda tutte quelle società che dal 1° dicembre del 2000 hanno presentato delle domande. Credo che maggioranza ed opposizione farebbero bene a riflettere su questo argomento perché dobbiamo dare atto al comitato delle società giovanili, chiamiamolo così, di aver condotto una battaglia per difendere i loro diritti.

Un'altra cosa che cercherò con molta umiltà, collega Murgia, di smentire è quanto lei ha cercato di insinuare nel corso del suo intervento circa presunte responsabilità dell'ultimo Governo Palomba del centrosinistra, riguardo al blocco della legge numero 28. Debbo dire che se oggi stiamo discutendo in quest'Aula di questo provvedimento, e stiamo stanziando centinaia di miliardi per permettere l'esercizio di diritti che noi riteniamo acquisiti da parte delle società giovanili, è grazie ad un atto posto in essere nel giugno del 1999 dalla Giunta Palomba. Quindi noi non stiamo facendo altro che compiere un atto di giustizia dei confronti di tutte quelle società giovanili che avevano presentato domande e non erano rientrate nei finanziamenti nel 1999.

Per quanto riguarda i meriti della maggioranza, io potrei, con molta serenità, leggere quanto il comitato di queste società giovanili ha dichiarato, pubblicato, diffuso in tutto il territorio regionale in questi ultimi due anni. Siccome sono convinto che l'onorevole Murgia è a conoscenza di quanto il comitato ha dichiarato, delle azioni che il comitato ha compiuto in questi due anni, credo che dobbiamo riconoscere, maggioranza ed opposizione, che se oggi ci troviamo a discutere di questo provvedimento il merito non è né di questa maggioranza - dobbiamo dirlo con molta onestà - né di questa opposizione, ma della testardaggine, chiamiamola così, del comitato della 28 che ha insistito, che ha bloccato, che ha dichiarato, che ci ha anche insultati - maggioranza ed opposizione - non distinguendo tra maggioranza ed opposizione e attribuendo comunque la responsabilità al Consiglio regionale.

Io credo che abbia fatto male il collega Rassu, dopo aver pronunciato una relazione a nome di tutti - perché nessun altro del centrodestra, di Forza Italia, ha chiesto la parola - a intervenire per difendere qualcosa che non è difendibile. Credo che sia noto a tutti, in quest'Aula, che quando noi avevamo dichiarato che non era possibile che con un semplice atto amministrativo venissero sanate quelle situazioni, la Giunta regionale aveva ritenuto opportuno procedere comunque. Poi il Consiglio di Stato ha bloccato il provvedimento e noi da due anni nel tentativo di risolvere questo problema.

Io devo comunque dare atto che la Commissione ha cercato di sostituirsi a un'azione del Governo regionale che è stata quasi totalmente assente. Solo quando la Commissione ha deciso di convocare gli Assessori, di convocare il Presidente della Giunta, di chiedere notizie sulle azioni compiute nei confronti di Bruxelles il Governo regionale ha cominciato a muoversi. Bene queste cose, Presidente Rassu, credo che siano avvenute perché c'è stata una sollecitazione anche da parte delle opposizioni.

Sono convinto - e mi rivolgo, anche se al momento è assente, al Presidente della Giunta in modo particolare - che anche approvando questo disegno di legge, se non poniamo mano, onorevole Pittalis, al problema degli istituti di credito, al problema della Banca CIS in modo particolare, il nostro sforzo si tradurrà, come diceva il collega Cogodi, soltanto in un intervento per i ricchi, per chi può disporre delle fideiussioni necessarie per garantire gli istituti di credito. La Banca CIS non ha rispettato le convenzioni che sono state firmate dalla Giunta regionale con gli istituti di credito, perché ha cercato di premiare solo quelle società giovanili che, avendo alle spalle delle famiglie benestanti, erano in grado di poter offrire idonee garanzie. Quindi non ha premiato l'imprenditorialità, la professionalità, ma soltanto quelle società giovanili che avevano alle spalle una famiglia che poteva garantire la restituzione delle somme nell'eventualità che l'impresa non fosse andata a buon fine.

E` vero, onorevole Capelli la legge 28, nonostante tutti i suoi limiti, è una delle leggi - e mi rivolgo anche qui all'onorevole Murgia - che ha dato maggiori garanzie di imprenditorialità. Nonostante tante leggi abbiano goduto di finanziamenti in misura simile a quelli della legge numero 28, io credo che la mortalità delle imprese nata dalla "28" sia nettamente inferiore rispetto a quella delle imprese sorte in virtù di altre leggi.

Credo che ciascuno di noi sappia con precisione che comunque due anni sono stati persi, che quello che si sta facendo oggi poteva essere fatto prima. Noi per fare in modo che questa legge venisse approvata nel 2001, Presidente Rassu, abbiamo unanimemente indicato lei come relatore, non abbiamo chiesto, come prevede il Regolamento, di nominare più relatori, non abbiamo presentato nessuna relazione di minoranza, e abbiamo perfino consentito la convocazione della Commissione durante i lavori del Consiglio regionale.

In occasione dell'esame dell'ultima legge finanziaria, voi ricorderete, avevamo chiesto inoltre che lo stanziamenti per il 2001 fosse di 300 miliardi, poi si è deciso, di comune accordo, di ridurlo a 200 miliardi per il 2001, però credo che nessuno possa nascondere l'impegno che le opposizioni di centrosinistra hanno posto su questo provvedimento. Del resto ci siamo mossi prima della Giunta regionale, presentando una nostra proposta di legge, cercando di capire i problemi sollevati dal comitato dei giovani della legge 28, perché ci sembrava che il tempo trascorresse velocemente senza che dalla Giunta regionale giungesse alcuna risposta.

Quindi, al di là dai meriti, non si tratta di individuare se il Governo regionale o le opposizioni hanno lavorato di più o di meno, si tratta di condividere un'idea di fondo, che da qualche collega è stata espressa, che si sta creando nella nostra Isola una nuova mentalità, che non è più quella dell'aiuto assistenziale, ma una sana mentalità imprenditoriale. Centinaia di famiglie si sono accollate delle spese in forza di questa legge; tutti erano convinti che comunque, al di là dei problemi che potevano pervenire dalla Unione europea, ci fossero le condizioni perché gli investimenti di queste famiglie potessero consentire ai loro figli un futuro imprenditoriale.

E` giunto il momento di superare, su questo provvedimento, le diverse diatribe. Sono del resto convinto che anche il comitato dei giovani della 28 sappia benissimo su chi ricadano le responsabilità. Credo che dobbiamo avere tutti la premura di rispondere ad un diritto che queste famiglie hanno, che questi giovani hanno, lasciando perdere almeno per un momento i meriti o demeriti delle diverse parti politiche.

Dico questo perché tra breve ci troveremo di fronte ad alcuni emendamenti, emendamenti che la stessa Giunta regionale ha presentato. Credo che l'emendamento numero 1 dovrà essere ritirato perché illegittimo, mentre ancora da valutare è l'emendamento numero 2, ma noi sosterremo comunque che occorre dare una copertura finanziaria (senza togliere nulla delle risorse per quanto riguarda il pregresso) anche a tutte quelle società giovanili che dal primo dicembre 2000 hanno presentato una domanda.

Credo di potere terminare questo intervento con un'osservazione rivolta al relatore della legge: non ho condiviso, e lo ripeto, che lei abbia svolto un secondo intervento; lo ritengo, anzi, un precedente molto pericoloso. Dentro il Gruppo di Forza Italia ci sono altre espressioni, altri validissimi consiglieri regionali che potevano esprimere gli stessi concetti che ha espresso lei nella difesa di questa Giunta di centro destra. Poiché si è nominato un relatore come espressione non della maggioranza, ma di tutto il Consiglio regionale, io credo che il Gruppo di Forza Italia abbia commesso un errore politico quando ha permesso all'onorevole Rassu, che come relatore deve essere al di sopra delle parti, di pronunciare quell'intervento.

Quindi io la invito, Presidente Rassu, a ritornare nelle sue funzioni di relatore di questa legge anche per quanto riguarda gli emendamenti, a non esprimere giudizi di parte sugli emendamenti che noi presenteremo. Noi abbiamo avuto fiducia nella sua relazione, avremmo potuto - ripeto - anche noi nominare dei relatori, ma non per perdere tempo, ma perché ritenevamo che su un provvedimento come questo, per il travaglio che ha subito, per tutta una serie di problemi che sono sorti, l'opposizione meritasse da parte sua un'attenzione diversa. L'invito che pertanto continuo a rivolgere alla maggioranza è di non dimenticare che questa è una nuova legge che non deve guardare soltanto al passato, seppure importante, ma che deve offrire la possibilità anche a quei giovani, che dal primo dicembre del 2000 hanno presentato le domande, di poter ricevere la risposta che si attendono da questo Consiglio regionale, e io dico anche da questa Giunta regionale.

PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi, ma pensavo che l'onorevole Pittalis avrebbe parlato al nome del Gruppo di Forza Italia, quindi stamani, nell'ordine di prenotazione, lo avevo inserito tra gli ultimi interventi. Invece parlerà per Forza Italia il Capogruppo. Quindi do la parola all'onorevole Pittalis che si era prenotato, anche se in ritardo rispetto all'ordine nel quale lo avrei dovuto inserire. Prego, onorevole Pittalis.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). La ringrazio, Presidente, la ringrazio anche per la precisazione. Riassumerà la posizione del Gruppo di Forza Italia il mio Capogruppo, l'onorevole Corona. Effettivamente io avrei voluto partecipare come ogni consigliere alla fase del dibattito generale, ma non abuserò del tempo a mia disposizione né dell'occasione di dover parlare nel turno che è riservato ai Presidenti di Gruppo, mi preme soltanto evidenziare alcune questioni che sono emerse anche nel dibattito odierno.

Finalmente una lunga gestazione ha portato alla definizione di un provvedimento del quale sono stati evidenziati sicuramente tutti i meriti e sarà mia cura, sotto questo aspetto, non esprimere alcuna osservazione che non sia in senso positivo. I meriti sono di tutti, maggioranza e opposizione, lo ha già detto bene il Presidente della Commissione, ma bisogna però ripristinare un minimo di verità storica.

Io ricordo che la scorsa legislatura, quando sedevo nei banchi dell'opposizione, ho avuto modo di censurare quella delibera della Giunta Palomba. Noi chiedevamo infatti un atto di coraggio: non sospendere l'operatività della legge 28, come è stato fatto nel giugno del '99, ma semmai avviare in quel momento, direttamente, una sorta di negoziazione con l'Unione europea al fine di consentire un iter che poi desse veramente, in concreto, le risposte che i beneficiari si attendevano.

FADDA (Popolari-P.S.). C'erano le elezioni.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). E' vero, mi ricorda il collega Fadda, c'erano anche le elezioni, io infatti comprendo il momento. Io penso che forse sia stato anche l'eccesso di zelo dei nostri funzionari regionali ad aver consigliato quella . Sta di fatto che la legge 28 dal giugno del '99 non era più operativa, e noi, non per richiamare i meriti di questa Giunta, sono certo che anche una Giunta di centrosinistra, in condizioni normali senza la pressione elettorale, avrebbe fatto lo stesso, abbiamo revocato la delibera assunta dalla Giunta Palomba, assumendoci una pesantissima responsabilità, non solo di natura politica, ma anche di natura personale.

Voglio ricordare che nel novembre del 2001 la Giunta Floris ha stanziato oltre 350 miliardi che non sono stati certamente sufficienti ad evadere tutto il pregresso, ma che hanno offerto già una prima significativa risposta, soprattutto prima che intervenisse quella famosa ordinanza cautelare del Consiglio di Stato che, revocando altra precedente del tar Sardegna, ha di fatto paralizzato l'operatività delle deliberazioni assunte dalla Giunta Floris.

Ecco perché è stata avviata allora dal Presidente, da chi vi parla, dagli assessori Frongia, Luridiana, dall'allora assessore Usai, dall'assessore Pani, assessori competenti per settore, un'interlocuzione forte con l'Unione europea, che è stata portata a definizione proprio negli ultimi mesi del 2001, e che ha consentito sia alla maggioranza sia all'opposizione, e quindi al Governo regionale, di presentarsi oggi con una proposta, la più unitaria possibile, in grado veramente di chiudere questo debito che la Regione ha maturato nel corso di questi anni nei confronti del mondo imprenditoriale e soprattutto giovanile.

Sono d'accordo col collega Fadda quando individua alcuni meccanismi che sicuramente devono essere meglio monitorati e tenuti sotto il costante controllo del Governo regionale. Questo vale soprattutto per l'istruttoria delle pratiche e per i soggetti ai quali viene affidata. Il Governo regionale, gli Assessori competenti, dovranno infatti firmare decreti di spesa per pratiche che ormai si perdono nel tempo, risalenti, in alcuni casi, al '93, del '94, del '95. Ecco, questo è il vero problema, poiché si tratta di una risposta che arriva veramente in forte ritardo, ed in tanti casi probabilmente vi è stata anche la rinunzia all'iniziativa o la chiusura stessa della intrapresa.

E' chiaro quindi che va rinegoziato il sistema dei rapporti con le banche, che non è solo un problema riguardante la Banca Cis; è un problema che riguarda il Banco di Sardegna, è un problema sicuramente di tutte le banche che a vario titolo si sono occupate della istruttoria. Bisogna fare anche su questo, come abbiamo cercato di fare anche noi, accurata verifica e chiarezza. Un altro aspetto che forse non è stato a sufficienza messo in evidenza è che quando si approvano le leggi in questa benedetta Regione, bisogna anche ricordarsi di supportarle con adeguate risorse, perché se negli anni '94, '95 o anche prima, fossero stati adeguati gli stanziamenti per la legge 28, oggi non ci troveremmo in questa condizione.

Noi abbiamo profuso un grosso sforzo, lo sforzo di prevedere un intervento straordinario complessivo di 1.000 miliardi, perché i 350 miliardi e più e i 600 miliardi che sono previsti nel contesto di questo provvedimento portano a queste cifre. Questo - è stato ricordato - dovrebbe essere sufficiente per coprire il pregresso, però noi ci poniamo per il futuro il problema, e lo dico all'amico e collega Assessore della programmazione, allo stesso Presidente e agli Assessori competenti, di evitare che si verifichi quello che si è verificato nel passato e dunque che si proceda anche con direttive opportune, perché chi presenta una domanda a valere sulla "nuova legge 28" possa avere l'aspettativa seria che la propria domanda verrà accolta con certezza di tempi e soprattutto con la garanzia che esistano da parte pubblica le necessarie risorse.

Ecco, questo mi premeva sottolineare, ringraziando anche per il lavoro svolto la Commissione, che ritengo in questa occasione, come in tante altre, abbia dato dimostrazione, col contributo di tutti, questori encomiabile impegno, lasciando da parte i particolarismi e le schermaglie che spesso connotano in quest'Aula la normale dialettica tra le forze politiche. Mi pare che il risultato finale sia positivo e possa essere ascritto tra le belle pagine di questo Consiglio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, solo poche parole per ringraziare tutta la Commissione, il Presidente Nicola Rassu in particolare, perché per questo provvedimento, come per altri provvedimenti che riguardano argomenti sociali, tutta la Commissione ha lavorato per raggiungere l'obiettivo, e l'obiettivo era quello di licenziare un testo che oltre al soddisfacimento delle domande pregresse prevedesse una normativa per le domande future. Sappiamo che per il momento queste non potranno essere finanziate, ma la legge esiste e questo costituisce un grande passo avanti.

Un altro aspetto che vorrei sottolineare è che questo è stato un provvedimento molto sentito, tant'è vero che in Commissione sono pervenute tre proposte di legge, provenienti da diverse parti politiche e un progetto di legge presentato dalla Giunta. Per la prima volta il testo dell'esame dell'Aula è stato concordato con l'Unione europea, per arrivare ad avere una legge che potesse mettere le imprese dei giovani al riparo da quelle sorprese che si sono state purtroppo verificate in altri settori. Secondo me questa è una strada maestra che deve essere seguita e sono sicuro che verrà seguita in futuro anche per altri provvedimenti.

Un'ultima considerazione: il Presidente Rassu - mi è sembrato di capire - in Commissione ed anche in Aula non ha diviso, né la Commissione né il Consiglio in maggioranza ed opposizione; ha semplicemente preso atto che esistono parti diverse che vogliono conseguire lo stesso obiettivo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, noi del centrosinistra questa mattina abbiamo chiesto di avviare il dibattito con la relazione del collega Rassu e di proporre nella discussione generale tutti gli argomenti utili a migliorare il testo. Evidentemente questa nostra richiesta può avere generato qualche incomprensione. Noi intendevamo migliorare il testo nel rispetto delle intese raggiunte con l'Unione europea, perché comprendiamo perfettamente che discostandocene la legge votata dal Consiglio potrebbe subire intoppi. Quindi noi vogliamo che ciò che è stato concordato a quel livello venga trasferito nel provvedimento e ciò che deve essere proposto per migliorare il testo venga proposto in Aula.

Per questo ci siamo riservati gli opportuni approfondimenti in sede di esame degli articoli, perché riteniamo che la legge 28 debba riprendere a camminare, sapendo che il blocco della legge ha prodotto attese e sapendo anche che le attese non sono (lo dico per gli amici del Comitato della legge 28) limitate agli amici, agli imprenditori che hanno presentato domanda entro il 31 dicembre 1999, ma ci sono molte attese relative a domande anche successive a quella data.

Avendo, gli amici del Comitato, vissuto un'esperienza di mobilitazione e di difficoltà in relazione ai progetti che hanno presentato ed essendosi misurati anche tecnicamente con le banche, sanno che noi stiamo parlando di imprenditori che attendono una risposta che sono stati in quei giorni solidali con quelli del Comitato, perché si voleva superare una difficoltà (allora appariva una difficoltà incomprensibile) che, a livello di istruttoria delle pratiche, veniva sovrapposta.

Noi vogliamo che il sistema delle imprese giovanili, e quindi tutti coloro che hanno creduto (con i Pia ed anche senza i PIA) alla legge 28, sia messo in condizione di ricevere una risposta senza suscitare contrapposizioni tra chi ha presentato la domanda entro il 31 dicembre e chi l'ha presentata al 1° gennaio del 2000. Questo è il punto! Siccome sappiamo che vi è una notevole disponibilità di risorse, ma non sufficientemente ampie per soddisfare tutte le domande, noi ci rivolgiamo al Consiglio e in particolare alla Giunta perché assuma iniziative affinché le richieste meritevoli di risposte positive vengano soddisfatte.

Non penso che i colleghi Assessori si possano fermare in questa occasione di fronte ad un timbro, dobbiamo offrire la possibilità agli imprenditori che hanno proposto il progetto di ricevere una risposta e conseguentemente, se positiva, ottenere il finanziamento. Il collega Rassu, nel suo secondo intervento, forse è stato preso dalla foga di difendere il raggruppamento al quale appartiene, considerando che, escluso il collega Pittalis, è stato l'unico che è intervenuto a difenderlo. Comunque, spinto da questa foga, un po' da ex bancario o bancario in aspettativa, un po' da Presidente della Commissione che ha avuto contatti con gli amici della legge 28, ha sostenuto che occorre dare subito una risposta. Ma bisogna dare una risposta che non discrimini nessuno, perché sarebbe un errore imperdonabile per il Consiglio regionale. E perché la risposta non discrimini, dobbiamo operare senza penalizzare nessuno. E' necessario, cioè, che ci siano le risorse sufficienti per offrire una risposta anche a quegli imprenditori che hanno presentato domanda in una data diversa.

Ecco, io mi sono permesso di criticare bonariamente il suo secondo intervento perché mi sembra sia emersa più chiaramente la volontà di operare queste distinzioni, e ciò non qualifica la discussione. Però adesso siamo in grado di riprendere l'argomento (lo dico a Masala che stamattina si è pronunciato positivamente, e agli assessori Luridiana e Frongia), per mettere in condizioni il provvedimento, senza entrare in contraddizione e senza creare ostacoli, difficoltà o ritardi, di rispondere anche a quelle domande pervenute oltre la fatidica data. Non dobbiamo iniziare un braccio di ferro sulla data, cari colleghi, perché così non si risponde alle attese degli amici del Comitato 31 dicembre 1999. Del resto il testo mette a disposizione delle risorse, e non è detto che queste risorse, stando al tenore letterale dell'articolato, siano datate; anzi non sono datate.

Per evitare che si entri in contraddizione, che si aprano conflitti e si determini divisioni, un buon Governo dovrebbe pensare a tutti. E questo, purtroppo, non è il vostro caso.Se buon Governo c'è stato, questo riguarda la Commissione, i commissari che hanno lavorato al testo, quindi si è trattato di un buon Governo riferito non all'alleanza di Governo, ma alla istituzione. Un buon Governo ha la capacità e può avere la capacità di rispondere positivamente, caro collega Rassu.

Noi dobbiamo avere oggi chiaro quello che può succedere domani, noi dobbiamo aprire la strada alla nuova legge 28, non solo tornando indietro ma guardando in avanti. La legge 28 è una legge che è stata modificata in tante occasioni perché era una legge burocraticamente pesante, frutto di un periodo dove, nei rapporti tra le forze politiche, non si comprendeva chi governava e chi si opponeva, e che pertanto voleva rispondere in modo indistinto a tutti. Poi però piano piano la legge è stata migliorata ed oggi è uno strumento, seppure non perfetto in tutti gli aspetti, che opportunamente aggiornato è in grado di rispondere alle necessità provenienti dalle domande future.

Insisto molto su questo concetto perché va a merito del comitato 31 dicembre 1999 se questo ragionamento sulla "nuova 28" (il numero della nuova legge non sarà, ovviamente, lo stesso) comincia a trovare nuovi sostenitori.

Io credo, infatti, che l'alleanza tra gli attuali sostenitori della "nuova 28", e coloro che in seguito potranno usufruirne, sia una necessità. Ed allora penso - e mi rivolgo all'Assessore Masala - che noi dobbiamo trovare le risorse sufficienti. E non avrebbe nessuna spiegazione un'opinione o posizione diversa, perché abbiamo atteso tanto tempo prima di trovare un'ipotesi di soluzione positiva con l'Unione europea. Perché allora farla morire?

E perché una legge non muoia va individuata la provvista finanziaria; una legge senza provvista finanziaria è una legge abortita. Voi siete del centrodestra, siete anche contrari all'aborto, quello volontario, spero che abbiate anche la sensibilità di estendere questo concetto anche alle leggi. Perché una legge non venga richiamata solo per memoria, ha bisogno, infatti, di una provvista finanziaria. Non di una provvista civetta, assessore Masala, ma di una provvista reale che ci permetta di parlare a tutto lo schieramento di aspiranti imprenditori facendoci forti di ciò che è stato concordato a livello europeo.

Sono state vinte, poi si tratterà di verificare meglio, le resistenze che qualche istituto di credito aveva frapposto alle valutazioni dei progetti. E' stato ottenuto - adopero una terminologia un po' impropria per farmi capire anche da chi non è consigliere - non un provvedimento, ma un concetto di sanatoria. Il concetto va pertanto sostanziato coi contenuti e con le risorse. E le risorse si possono prevedere anche in una fase successiva della vita della legge.

Se domani riusciremo a costruire questa convergenza sono convinto che la discussione sugli articoli, nell'insieme, risulterà fortemente accelerata.Se invece ci incaponiamo solo sul concetto, è chiaro che incontreremo difficoltà, perché ci sono parti sensibili del Consiglio che vogliono rispondere a chi pensa di avere maturato un diritto, e noi siamo d'accordo con loro.

Io penso che se ci collocassimo con una disponibilità all'ascolto, con una disponibilità alla costruzione di un provvedimento, aggiungo (non so se qualcuno lo ha detto, ma lo voglio aggiungere io) unitario del Consiglio (perché questa "28" tante volte ha ricevuto anche attenzioni unitarie, al di là del voto) domani potremmo approvare la legge e portarla a rapida conclusione. Presidente Spissu, se il collega Corda non dovesse essere d'accordo con me...

(Interruzione del consigliere Corda)

CUGINI (D.S.). Siccome il collega Corda la vuole approvare stasera, però si è dimenticato di far venire in Aula i suoi colleghi della maggioranza, allora se il collega Corda è autorizzato, ma penso di no, a lanciare una sfida al centrosinistra sul numero legale…

CORDA (A.N.). Ma perché parli sempre di sfide! Guarda che la gente aspetta!

CUGINI (D.S.). Presidente Spissu, mi sto rivolgendo a lei, io questa sfida sconsiderata del collega Corda, che non sa neanche di che cosa stiamo parlando, ed è per questo che protesta...

CORDA (A.N.). Non offendere, Cugini!

PRESIDENTE. Onorevole Corda, stia al suo posto.

CORDA (A.N.). E allora dica a Cugini di attenersi all'argomento in discussione.

PRESIDENTE. Ci penso io, non si preoccupi. Stia al suo posto, onorevole Corda.

La prego di proseguire il suo intervento, onorevole Cugini, senza provocare l'onorevole Corda.

CUGINI (D.S.). Io accolgo la sua preghiera, però lei comprenderà che io, avendo un grande rispetto del pensiero non espresso del collega Corda, lo voglio ascoltare, e siccome penso che per approvare provvedimenti, primo, bisogna conoscerli, e non è il caso di Corda, secondo, bisogna che ci siano i colleghi in Aula, e non è il caso della seduta odierna, credo che dobbiamo procedere con un ragionamento di merito che ci permetta, al di là degli impegni di Corda, che magari deve andare a cena stasera...

CORDA (A.N.). Dobbiamo votare, Cugini, dobbiamo votare!

CUGINI (D.S.). Corda, bisogna votare e votare a favore, mica votare contro! E penso che noi possiamo, così come è stato detto fin qui, produrre una sintesi positiva, al di là del suggerimento inutile del collega Corda, raccogliendo gli spunti offerti dagli altri colleghi che hanno preso la parola.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare , ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

LURIDIANA, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Signor Presidente, non posso fare a meno, in questo momento, di ringraziare tutti i commissari della Commissione sesta che hanno lavorato in perfetta sintonia, i funzionari di ogni assessorato, ma anche l'onorevole Mario Segni, che nel percorso europeo di questa legge ci è stato vicino, consentendoci di avere quei contatti che ci hanno permesso di pervenire ad un testo concordato con l'Unione europea.

Nel dibattito di oggi si è fatta un po' la storia di questa legge, si è detto anche che la Giunta in questi due anni ha trascurato la legge 28, ma a me non pare, e i fatti parlano chiaro. Già dal gennaio 2000, un mese dopo l'insediamento di questa Giunta, noi andammo a Bruxelles per parlare di questa legge, ed ottenemmo un tacito assenso, visto che ancora all'Unione europea non erano pervenuti ricorsi, per poter continuare ad utilizzare le somme per essa previste, come si era fatto dall'84 al maggio '99.

Tutto andò bene, e infatti nella finanziaria 2000 stanziammo ingenti risorse, circa 300 miliardi, utilizzati per decretare circa 180 pratiche che giacevano presso gli assessorati del lavoro e del turismo. Agli inizi di dicembre intervenne un fatto nuovo:il Consiglio di Stato, dietro ricorso presentato da un cittadino, dette ragione al cittadino e sospese l'operatività della legge. A quel punto, gennaio 2001, rimboccammo la strada per Bruxelles e con l'aiuto anche di Mario Monti (che fu molto sollecito nell'ascoltare le nostre istanze), riprendemmo a lavorare su quella proposta di legge che giaceva presso la Commissione.

La trattativa è stata lunga, laboriosa, però siamo riusciti a convincere il Commissario della Unione europea che questo testo, soprattutto per quanto riguarda il pregresso, non era così poco rispettoso della concorrenza. In particolare l'articolo 12 ci offre un'opportunità importantissima, che forse è stata sottolineata poco nel dibattito, in quanto permette non soltanto di decretare le pratiche che sono giacenti presso i nostri assessorati, ma soprattutto di dare certezza anche a tutti quei progetti che sono stati finanziati e che, in mancanza di una norma europea che considerava la legge valida ed utilizzabile, potevano incorrere comunque in un'infrazione. E questo è un aspetto importantissimo perché da domani, se il Consiglio approverà questa legge, circa 490 progetti che nel corso di questi anni sono stati finanziati con la legge 28, per oltre 264 miliardi (le cifre sono sempre riferite al mio assessorato) non correranno più il rischio di vedere invalidati i decreti di finanziamento. Quindi non mi sembra che ci sia stato un'assenza della Giunta, perché abbiamo collaborato, abbiamo partecipato a quasi tutte le riunioni che si sono svolte a Bruxelles nella contrattazione con i dirigenti europei. Oggi ci troviamo con una nuova legge, che senz'altro non è così favorevole come la precedente, ma è senz'altro la migliore che potevamo ottenere per le domande future.Una legge che offre una speranza ai giovani che vogliono creare impresa. Devo ricordare anche che in questi due anni il Consiglio regionale ha previsto, con la finanziaria 2000 e la finanziaria 2001, finanziamenti per la legge 28 per circa 900 miliardi.

Quindi mi sembra che lo sforzo da parte di tutti sia stato notevole. Abbiamo quasi raddoppiato le somme che erano state messe a disposizione nei 15 anni precedenti. Mi è stato chiesto anche da parecchi consiglieri, durante il dibattito, di esprimere un parere a nome della Giunta sulle pratiche Pia, che non erano state presentate entro il termine del 31 dicembre 1999, termine fissato dall'ultima Giunta Palomba. Per quanto riguarda i PIA - e so che sono stati presentati degli emendamenti, quindi chiedo che vengano ritirati - la posizione della Giunta è la seguente: gli interventi e le azioni inserite negli accordi di programma approvati dalle Giunte regionali a valere sulla legge 14/96 (quella sui PIA) sono equiparabili e finanziabili al pari di quelli di cui al secondo comma dell'articolo 12 della presente legge, purché approvati dalla Giunta entro il 31 dicembre 1999.

Non possiamo accettare domande successive perché inoltrate quando non esisteva più la legge. Quindi mi sembra che con questa spiegazione possiamo dirimere tutti i dubbi.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Mi pare sia emersa l'esigenza di definire alcuni aspetti sollevati da diversi Capigruppo nella discussione e accolti, mi sembra, anche dalla maggioranza. Quindi rinvierei a domani mattina la votazione sul passaggio all'esame degli articoli, per consentire ai Gruppi di definire gli emendamenti che devono essere presentati prima di detta votazione. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 20 e 03.