Seduta n.144 del 24/11/2005
CXLIV SEDUTA
(Pomeridiana)
Giovedì 24 Novembre 2005
Presidenza del Presidente Spissu
indi
del Vicepresidente Paolo Fadda
indi
del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 16 e 25.
SANNA MATTEO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 22 novembre 2005 (139), che è approvato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza:
SANNA MATTEO, Segretario: "Mozione CALIGARIS - BARRACCIU - CERINA - COCCO - CORRIAS - LANZI - LOMBARDO - AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BIANCAREDDU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Silvio - CORDA - CUCCU Franco Ignazio - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - MILIA - MORO - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PETRINI - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANJUST - SCARPA - SECCI - SERRA - URAS - VARGIU di solidarietà alla giovane donna di Orune, testimone in un processo per duplice omicidio". (53)
"Mozione PISU - MARROCU - BALIA - LICHERI - PORCU - URAS - FRAU - DAVOLI - FADDA Giuseppe - LANZI - CALIGARIS - BRUNO - MASIA - SANNA Alberto - CACHIA - SERRA - SALIS - CORDA - CERINA - PINNA - GESSA - FLORIS Vincenzo - PIRISI - BARRACCIU - ORRÙ - CHERCHI Silvio - CUCCU Giuseppe - LAI - CALLEDDA - MATTANA - CORRIAS - SANNA Simonetta - ATZERI - SCARPA - PACIFICO - COCCO - CUGINI in merito ai gravissimi fatti avvenuti a Fallujah sull'utilizzo di armi non convenzionali contro la popolazione civile". (54)
"Mozione VARGIU - OPPI - LADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - PISANO - DEDONI - MURGIONI - CASSANO - CAPPAI - BIANCAREDDU per la richiesta del Referendum sulla legge di 'devolution'". (55)
"Mozione LOMBARDO - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - RASSU - CASSANO - LIORI - CAPPAI - RANDAZZO - MURGIONI - DEDONI - SANJUST - LICANDRO - MORO - PETRINI - CONTU - SANCIU - CAPELLI - MILIA - PISANO - ARTIZZU - AMADU - GALLUS - BIANCAREDDU - CUCCU Franco Ignazio - SANNA Matteo sulla realizzazione del servizio di trasporto integrato treno-autobus nel bacino del Sulcis-Iglesiente". (56)
"Mozione VARGIU - PINNA - MARROCU - OPPI - BIANCU - LADU - PORCU - LICHERI - BALIA - MARRACINI - CAPELLI - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - MANCA - MANINCHEDDA - MASIA - MATTANA - ORRÙ - PACIFICO - PIRISI - PISU - PITTALIS - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS - BIANCAREDDU - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - MURGIONI - PISANO - CAPPAI per la richiesta del referendum sulla 'legge di devolution'". (57)
PRESIDENTE. Eravamo rimasti intesi nel concludere i lavori della mattinata che avremo ripreso con la mozione numero 48, sulla quale era in corso un confronto fra i Gruppi per una conclusione unitaria e convergente. Adesso io non so se i colleghi che ci hanno lavorato, hanno concluso il lavoro e se possiamo procedere e in che modo possiamo procedere.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, avremmo bisogno materialmente di cinque minuti di sospensione per far mettere in calce le firme all'ultimo testo definito dal punto di vista giuridico.
PRESIDENTE. Adesso stiamo parlando della mozione numero 48, che è quella sull'ospedale di Ghilarza.
(Interruzioni)
Si stanno intrecciando varie questioni; stiamo parlando dell'ospedale di Ghilarza? Facciamo cinque minuti di sospensione, colleghi. Prego i Capigruppo di avvertire i colleghi perchè stiano in Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 32, viene ripresa alle ore 17 e 08.)
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di prendere posto. Sulla mozione è stato presentato un ordine del giorno, stiamo parlando della mozione numero 48. Se ne dia lettura.
CORDA, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO MAS1A - MARROCU - BIANCU - PORCU - BALIA - LICIIERI -MARRACINI - ATZERJ sulla sospensione temporanea dell'attività del reparto di ostetricia del Delogu di Ghilarza.
IL CONSIGLIO REGIONALE
TENUTO CONTO CHE:
- l'appropriatezza, l'efficacia, la qualità e la sicurezza unitamente alla promozione e alla tutela della salute sono elementi sostanziali e condivisi alla base del Piano sanitario nazionale 2003-2005;
- adeguare le strutture sanitarie a standard strutturali, tecnologici e organizzativi adeguati rispetto alle specifiche esigenze di salute e alle modalità di erogazione delle prestazioni significa affermare la cultura della qualità e della sicurezza in tutto il paese e nella nostra Regione, nello specifico;
- uno degli obiettivi del piano sanitario nazionale è quello della uniformità alla assistenza alla nascita in tutte le aree del Paese;
- nella programmazione sanitaria regionale particolare attenzione va posta al coordinamento tra le strutture operative onde garantire adeguati livelli assistenziali nei territori le cui caratteristiche geomorfologiche e la precarietà delle infrastrutture va a scontrarsi con la necessità di assicurare livelli di attività tali da garantire la qualità delle prestazioni;
- la uniformità dell'assistenza va salvaguardata attraverso anche la razionalizzazione delle rete ospedaliera;
- il nuovo piano sanitario regionale in discussione nel Consiglio regionale rappresenta un importante strumento di programmazione in materia di riorganizzazione dell'intero sistema sanitario;
- il Piano sanitario regionale proposto all'esame del Consiglio regionale prevede il mantenimento in funzione dei piccoli ospedali, la loro riconversione e la loro valorizzazione a bassa intensità assistenziale con l'introduzione di soluzioni innovative sotto il profilo della garanzie di salute dei cittadini abitanti nei territori con grave disagio geomorfologico e con rilevanti problemi di accessibilità al resto della rete;
- in questa direzione il Consiglio Regionale condivide la loro trasformazione in ospedali di comunità con la partecipazione al loro governo dei cittadini e degli enti locali, con l'integrazione con le strutture territoriali e con i poliambulatori con un'offerta di medicina specialistica di alta qualità;
- la rete degli ospedali territoriali deve integrarsi con i presidi di primo e di secondo livello attraverso i servizi afferenti all'area dell'emergenza (servizio 118, elisoccorso, D.E.A.);
- tale rete deve garantire un'alternativa di alto profilo di salute anche attraverso il trasporto assistito materno (S.T.A.M.) e il servizio di trasporto di emergenza neonatale (S.T.E.N.);
- anche la fase successiva al parto deve essere ridotta in termini degenza ospedaliera per essere sostituita da un sistema di assistenza domiciliare per le puerpere integrata con i servizi sociali;
- questo genere di servizi previsti dal PSN 2003-05 e dal Progetto obiettivo materno infantile 98-2000 deve accompagnare la razionalizzazione dei punti nascita che non soddisfino gli standard previsti per il primo livello di assistenza e in generale che svolgano un'attività inferiore ai cinquecento parti all'anno, insufficienti a garantire sicurezza dell'assistenza per le madri e i bambini;
- tale condizione coincide con la situazione di diversi presidi regionali e nello specifico con quello di Ghilarza;
TUTTO CIÒ PREMESSO, nelle more dell'approvazione del Piano sanitario regionale,
impegna la Giunta regionale
- a predisporre entro il 31 dicembre 2005 un Piano di riqualificazione dell'assistenza ostetrico-ginecologica dell'Asl n. 5 di Oristano, con particolare riferimento al Servizio di ostetricia del Presidio di Ghilarza;
- a predisporre, per la provincia di Oristano, un progetto pilota sperimentale per l'assistenza alla maternità,
conferma inoltre l'impegno, già presente nella proposta di Piano sanitario regionale 2006-2008, alla riconversione degli ospedali minori e alla loro valorizzazione finalizzata a garantire adeguate risposte sanitarie con modalità alternative al ricovero ordinario. (1)
PRESIDENTE. Colleghi, siamo in fase di votazione della mozione numero 48, su cui non c'è stata intesa.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, chiedevo di intervenire sulle modalità di votazione, chiedo l'appello nominale per favore.
PRESIDENTE. Che vuol dire appello nominale? La votazione elettronica è un appello nominale, onorevole Diana. Siccome si è ripristinato il sistema, quindi siamo in condizioni di rilevare le votazioni nominali, così come da lei richiesto.
Prego i colleghi di predisporsi per la votazione. Otto colleghi che sostengano la richiesta dell'onorevole Diana.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri BIANCAREDDU, MORO, AMADU, LADU, MURGIONI, CAPPAI, RANDAZZO.)
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, la ringrazio, io vorrei esprimere il mio voto favorevole alla mozione presentata dai colleghi Diana, Cuccu e più. Vorrei giustificare il perchè sono favorevole a questa mozione, soprattutto basandomi sulla replica dell'Assessore e sottolineando due aspetti. Se fosse vero o se fosse da sposare la linea presentata dall'Assessore, per esempio in termini di sicurezza, sospensione della struttura di Ghilarza, del reparto di ostetricia e ginecologia, per questioni di sicurezza mi chiedo, Assessore, cosa pensa che si debba fare per interi presidi ospedalieri che non hanno il certificato di conformità antincendio? Credo che questo sia un grave problema di sicurezza e si dovrebbe intervenire immediatamente per porre rimedio a situazioni di tal genere e noi sappiamo che siamo in presenza di interi presidi ospedalieri senza il certificato di conformità antincendio. Così come quando si enuncia che dobbiamo portare i cittadini verso i servizi di qualità e spiegare anche che devono fare qualche sacrificio per avere più servizi, si inverte un percorso politico che da sempre è stato quello di portare i servizi verso i cittadini e questo è discutibile, sono posizioni diverse. Ma, con quest'impostazione, io mi chiedo dove finiranno i piccoli tanti paesi della Sardegna che non potranno sicuramente essere raggiunti secondo questa impostazione dai servizi. Perciò lo spopolamento, allora chiedo anche è possibile fare dei grossi agglomerati in Sardegna, Cagliari e Sassari, ed abbiamo tutti i servizi possibili ed immaginabili. Ma questo per chi conosce la Sardegna sa bene che non è possibile.
Così come le motivazioni portate per i parti cesarei o per i servizi degli anni precedenti; allora, mi chiedo se questo fosse, noi secondo la tabella allegata al piano sanitario dovremmo chiudere diversi reparti, non ultimo per esempio quello del Santissima Trinità di Cagliari che ha la stessa percentuale, due punti in meno mi sembra, il 44 per cento di parti cesarei, se è vera l'analogia che i parti cesarei sono indice di bassa assistenza, così come lei ha detto.
Così come giudicare un reparto di ginecologia ed ostetricia solo per il numero dei parti ci dovrebbe portare a chiudere, ne ho segnato alcuni, dovremmo chiudere La Maddalena, dovremmo chiudere Bosa, dovremmo chiudere Isili, dovremmo chiudere Muravera, dovremmo chiuderne diversi perchè sono tutti in quell'ordine numerico, dimenticando però che per esempio nel reparto di ginecologia ed ostetricia di Ghilarza si sono effettuati per esempio nel 2003, sono dati ricevuti prima che il direttore generale ponesse in bacheca che era vietato dare questi dati dai dipendenti, e comunque non si può esimere dal darceli lui, si sono effettuati nel 2003 614 ricoveri, 188 nascite e 396 interventi chirurgici, 1290 visite ambulatoriali, 1130 ecografie, perciò un reparto non può essere valutato, di ginecologia ed ostetricia, solo ed esclusivamente per il numero di nascite. Mi esimo da entrare nel discorso sociale, nel discorso geografico, nel discorso storico della storia dell'ospedale di Ghilarza perchè quanto meno gran parte di questo Consiglio la conosce o dovrebbe conoscerla.
Quello che stupisce, Assessore, nella sua risposta, che tra l'altro è ripresa nel piano sanitario regionale, è che una pletora di consulenti, una pletora di direttori generali incompatibili, di direttori amministrativi incompatibili, tutta questa pletora di gente che costa molto alla Sardegna e che costerà ulteriormente alla Sardegna, insomma, la montagna sta partorendo un topolino.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, anche noi facciamo una dichiarazione di voto a favore della mozione presentata dai colleghi Diana, Cuccu e Gallus, e devo dire che la facciamo con rammarico nel senso che avremmo sperato che ci fosse la possibilità di arrivare ad un documento unitario che consentisse al Consiglio di esprimersi in maniera univoca sull'argomento, anche perché i ragionamenti che sono stati portati in Aula nel corso della mattinata, e che hanno trovato poi spazio nella replica dell'Assessore, potevano indurre nella speranza che in questa direzione si stesse andando. Non si è arrivati ad un documento unitario, noi votiamo la mozione dei colleghi Diana, Cuccu e Gallus; la votiamo aggiungendo un piccolo inciso a quanto è stato detto nella discussione di stamattina, a quanto verrà detto probabilmente nelle dichiarazioni di voto di questa sera.
Il piccolo inciso è questo; il caso dell'ospedale di Ghilarza ed in particolare dell'ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza sappiamo tutti che è semplicemente un piccolo spot nell'ambito di un mosaico assai più ampio che è quello complessivo del ruolo che la sanità deve avere in Sardegna e, quindi, dell'attività di riqualificazione della spesa e soprattutto di riqualificazione del servizio sanitario di cui in Sardegna si sente il bisogno; ed è veramente difficile esprimersi sul caso specifico di Ghilarza.
Io ho cercato di spiegarlo stamattina nel corso del mio intervento, nel senso che sicuramente ha ragione chi dice che sulla base dei numeri, dal punto di vista tecnico, l'ospedale di Ghilarza abbia un reparto di ostetricia e ginecologia che ad oggi, probabilmente, non soddisfa ai requisiti che consentano di rendere la prestazione accettabile. Nella stessa situazione dell'ospedale di Ghilarza e nella stessa situazione specifica del reparto di ostetricia e ginecologia probabilmente ci sono tanti reparti di ostetricia e ginecologia di tanti ospedali, di cui i colleghi non hanno la più pallida idea, che siamo al di sotto delle cinquecento nascite, esattamente come a Ghilarza, e quindi sussiste la stessa ed identica indicazione tecnica alla chiusura.
Per cui il problema fondamentale è che questo Consiglio fiancheggi l'Assessore alla Sanità e fiancheggi le A.A.S.S.L.L. nei progetti, nei singoli piani di ristrutturazione aziendale, quindi, nei singoli piani strategici che le aziende faranno, perchè in questo Consiglio si facciano le scelte politiche su ciò che deve essere comunque garantito ai cittadini in luoghi prossimi rispetto alla loro residenza anche se non ci sono, lo ripeto, dal punto di vista tecnico gli elementi per poterglielo garantire, e ciò che invece va decentrato rispetto alla sede di residenza del singolo cittadino.
Mi spiego meglio: è una scelta politica di questo Consiglio decidere se a Ghilarza ci deve o no essere l'ostetricia, cioè il punto nascita. Se la scelta politica fosse affermativa, e quindi se si decidesse politicamente che si vuol mantenere un punto nascita a Ghilarza, non può essere il punto nascita che c'è stato sino adesso. Nel senso che deve essere un punto nascita che abbia le stesse garanzie di sicurezza che ha chi nasce in un ospedale cagliaritano provvisto di ostetrico, ostetrica, neonatologo, terapia intensiva, anestesista e rianimazione; cioè il punto nascita dove ciascuno di noi porterebbe la propria moglie a partorire.
Quindi, il ragionamento che oggi abbiamo fatto in maniera a volo d'uccello sul punto nascita di Ghilarza, si ripete su tanti ospedali periferici e su tanti reparti che oggi sono aperti garantendo una qualità di assistenza non accettabile e non adeguata all'interno di tanti ospedali periferici.
Questo argomento è un argomento che dovremo trattare insieme ed è un argomento sul quale, se voi volete, noi siamo disponibili come abbiamo detto tante volte a prenderci la nostra parte di responsabilità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Ovviamente per annunciare il voto favorevole alla mozione, e per ribadire ancora la contrarietà nel momento in cui ho preso visione dell'ordine del giorno che il centrosinistra ha presentato sulla sospensione temporanea dell'attività del reparto di ginecologia. Siamo seri! È una chiusura definitiva, non è una chiusura temporanea, perché se fosse una chiusura temporanea, beh, avremmo dialogato sull'ordine del giorno ed avremmo detto "…nelle more dell'approvazione di un piano di riorganizzazione, di razionalizzazione, di tutto il servizio di ostetricia e ginecologia dell'A.S.L. numero 5 di Oristano si riapre il punto nascita di Ghilarza"… Come si può dire sulla sospensione temporanea, questa è una cosa che volete vendere cari colleghi perchè volete evitare, ma non evitate proprio un bel niente con questo sistema, perchè queste sono delle chiacchiere, questi sono degli specchietti per le allodole che non hanno nessun senso.
Onorevole Pinna non è presente in Aula, forse non se la sente di votare contro la mozione numero 49. Questa non è correttezza istituzionale, questa non è correttezza di rapporti tra Gruppi politici per quanto su sponde diverse. Questa non è affatto correttezza, questa è scorrettezza politica bella e buona!
E naturalmente questo è un fatto che noi denunceremo, perché l'Assessore ha assicurato al Consiglio che il reparto è chiuso e rimane chiuso; ed allora non si può dire nell'ordine del giorno: "sospensione temporanea". Questa è una presa per i fondelli per i cittadini del ghilarzese e dell'A.S.L. numero 5 di Oristano.
Le considerazioni che ha fatto l'onorevole Vargiu è ovvio che sono corrette, ci mancherebbe altro! Certo che questo reparto deve riaprire e deve riaprire con tutti i crismi e deve avere tutte le garanzie di sicurezza per le partorienti, è ovvio che deve essere così. Ma stiamo attenti, colleghi, che se deve essere così per Ghilarza, deve essere così per tutti i presidi ospedalieri; ed allora non sono solo quei quattordici che si debbono chiudere, perchè per quanto mi risulta probabilmente solo tre - quattro potrebbero stare aperti in Sardegna.
Ed allora a che gioco stiamo giocando? Questa è una razionalizzazione che è frutto di calcoli di tipo economico e basta, non sono fatte altre considerazioni; il problema è solo quello.
Allora, siccome la spesa sanitaria pro capite in provincia di Oristano è la più bassa della Sardegna, perché è la più bassa della Sardegna, di fronte a questo io credo che qualcuno dovrebbe veramente sollevarsi; l'invito ai colleghi del centrosinistra è che vogliano in qualche maniera tutelare il loro territorio quando si tratta di consiglieri regionali nati in quel territorio, ma io credo che tutto il centrosinistra dovrebbe avere massima attenzione per questi presidi ospedalieri.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu Franco Ignazio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Assessore, io abito a pochi isolati dall'ospedale San Martino, però nell'ottobre del 2003, quando ho avuto necessità di un intervento all'addome, il mio medico curante mi ha detto: "Vai a Ghilarza, ricoverati al Delogu perché il chirurgo che opera lì è il migliore". Le cito questo esempio perché lei ha detto, ed aveva ragione, che l'unica cosa che non può fare la politica è porre becco sulle condizioni di sicurezza dei pazienti. Però, è obbligo della politica creare quelle condizioni di sicurezza sulle quali non può mettere becco. Tradotto in soldoni per quelli che come me non hanno studiato i libri grossi, significa che se il reparto di ginecologia ed ostetricia del Delogu di Ghilarza avesse avuto una riconosciuta efficacia, sicurezza e quant'altro, professionalità, efficienza, ci metta gli aggettivi che vuole, non si sarebbe probabilmente verificato questo episodio.
E che io abbia ragione lo dimostra il fatto che il numero dei parti che si sono avuti in più nell'ospedale San Francesco di Nuoro corrispondono quasi interamente ai parti accaduti a Ghilarza; se lei conoscesse il territorio, si renderebbe conto che Ghilarza è baricentrico teoricamente rispetto ad un bacino d'utenza che si spinge fine al Montiferru e al Medio Campidano che, in realtà, non gravitano su quel territorio; il territorio che gravita su Ghilarza è il Barigadu.
Barigadu in sardo vuole dire oltre, dall'altra parte, è di per sé un aggettivo che indica emarginazione. Se si chiudesse l'ospedale Delogu di Ghilarza o anche un solo reparto forse tra quelli che ne avrebbero minore disagio sarebbero proprio i ghilarzesi, quello è l'ospedale di Nughedu Santa Vittoria, di Sorradile, di Tadasuni, di Neoneli, di Ardauli, di luoghi dove davvero l'emarginazione è una cosa che si può toccare tutti i giorni, in tutti i servizi, a partire dalla sanità. È pleonastico dire, essendo un presentatore, che voterò a favore della mozione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi, noi voteremo a favore della mozione firmata da Diana, Cuccu e Gallus, e quindi voteremo a favore diciamo del reparto di ostetricia e ginecologia all'interno dell'ospedale di Ghilarza, perché riteniamo che al di là della presenza delle nascite all'interno di questo reparto, noi lo sappiamo benissimo che il numero delle nascite sicuramente è inferiore a quello previsto dai parametri regionali e nazionali, però non ci dobbiamo dimenticare che oggi l'ospedale di Ghilarza è punto di convergenza importante di una vasta area della Sardegna che sta registrando tassi di spopolamento molto preoccupanti, e che se noi a queste zone iniziamo a togliere servizi essenziali di grande importanza queste zone continueranno ancora a spopolarsi.
Il problema, Assessore, è che noi non possiamo usare gli stessi parametri di una grande città con quelli di una zona periferica ed emarginata come quella di Ghilarza, perché se dovessimo fare così alla fine inseguendo, diciamo, il pareggio economico noi finisce che i servizi li garantiremmo soltanto in un uno o forse due, massimo tre punti in Sardegna, e tutte le zone rimarrebbero senza servizi.
Ecco, quello che voglio dire io è che in una situazione come questa noi non possiamo utilizzare gli stessi parametri dappertutto ma, a seconda delle situazioni economiche, sociali e territoriali, orografiche del territorio, noi dobbiamo fare delle scelte. Questo significa fare buona politica! Perché altrimenti non capisco che cosa deve fare un politico, perché se bisogna diciamo fare la politica sanitaria come se stessimo chiudendo un calcolo ragionieristico allora non c'è bisogno che ci sia la politica, la politica serve per sanare, per riequilibrare certe situazioni che altrimenti non sarebbe possibile fare.
Pertanto io credo che noi dovremmo fare un tipo di politica diversa, Assessore, insomma, che dia la possibilità a delle zone, a dei territori che come dicevo prima sono in grave situazione economica e sociale, che si stanno avviando ad un inesorabile spopolamento, pertanto dobbiamo pensare di fare una politica sanitaria che favorisca e che blocchi questa emorragia.
Tanto più che io avrei voluto sapere, Assessore, prima di adottare questo provvedimento, quanto incide la spesa diciamo dell'ospedale e del reparto di ostetricia - ginecologia dell'ospedale di Ghilarza nei confronti della spesa regionale; se per dire noi avessimo avuto dati concreti di quanto incidono i piccoli ospedali nella spesa sanitaria regionale, quanto incide questo e quanto incidono tutte le altre spese regionali, comprese altre spese inutili di convenzioni ed altro, probabilmente potremmo fare un ragionamento più serio e potremmo anche addivenire alle cose che sta dicendo, ma oggi non siamo messi nelle condizioni di poter fare una valutazione seria su quanto può incidere anche questo mantenimento di questa struttura che è di straordinaria importanza per quel territorio; pertanto io ritengo che sarebbe stato molto più opportuno, invece, aspettare la predisposizione del piano sanitario regionale, fare uno studio complessivo di tutto il territorio e stabilire finalmente una volta per tutte, dopo che è stato fatto uno studio capillare in tutto il territorio della Sardegna, dove devono andare diciamo questi servizi prendendo in considerazione, naturalmente, anche quelle zone che oggi, come dicevo prima, non hanno i numeri in teoria diciamo per poter mantenere certi servizi, ma potrebbero averli sulla base di una programmazione sanitaria portata avanti dalla Regione, che tenta di evitare una ulteriore emarginazione di questi territori.
Pertanto, e chiudo, buon senso avrebbe voluto che questo provvedimento si adottasse perlomeno dopo che è stato predisposto ed approvato il piano sanitario regionale, e a quel punto credo che noi tutti potremmo fare un tipo di valutazione diversa e più compiuta.
PRESIDENTE. Non ci sono più iscritti per le dichiarazioni di voto, siamo in sede di votazione, era stato richiesto il voto elettronico, sette colleghi che sostengono la richiesta dell'onorevole Diana? (Sette consiglieri appoggiano la richiesta).
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 48.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PIRISI - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - URAS
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - MARRACINI - PITTALIS - SCARPA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 67
Votanti 62
Astenuti 5
Maggioranza 32
Favorevoli 26
Contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Gli onorevoli Pirisi e Cherchi dichiarano il loro voto contrario. È stato presentato un ordine del giorno, il numero 1 sulla mozione, a firma Masia, Marrocu, Biancu e più. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, per dire che io voterò contro questo ordine del giorno per due motivi, uno di carattere formale ed uno di carattere sostanziale. Di carattere formale perché questo ordine del giorno non ha niente a che vedere con la mozione che testé è stata bocciata dal Consiglio; e per una ragione di ordine sostanziale perché mi pare che noi stiamo frettolosamente affrontando una materia delicata e complessa di un diritto costituzionalmente protetto su cui sono morti tanti governi della nostra Nazione. Proprio perché protetto tutti i discorsi che vengono fatti in ordine agli sprechi, oggi fatti anche dall'Assessore, non hanno niente a che vedere con il problema specifico che stiamo trattando di trattare la sanità come se fosse una materia qualunque; io non ho visto in tutta la storia di questo Paese mai ridurre la spesa sanitaria, dai lazzaretti alle istituzioni pubbliche di assistenza e di beneficenza, alle aziende sanitarie, alle aziende ospedaliere proprio perché man mano che si va avanti aumenta la necessità di finanziamenti per la spesa sanitaria e man mano che si va avanti è necessario adeguare le risorse, non fare il contrario, non dire "abbiamo queste risorse e su queste risorse impiantiamo la rete dei presidi sanitari". No! Prima vediamo qual è l'esigenza, e sull'esigenza invece mettiamo i soldi che sono necessari.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA
(Segue FLORIS MARIO.) Ma voglio dire un'altra cosa, Assessore: la rete di presidi ospedalieri e sanitari sarda nasce prima dell'833, della riforma sanitaria, nasce ancor prima ed è stata riconosciuta dallo Stato come spesa storica, non come spesa che doveva essere affrontata in qualche modo. Noi siamo alle soglie di un ragionamento statale, anche con la devoluzione, di cui ancora non conosciamo i contorni, non sappiamo quale sarà il ruolo della Regione Autonoma della Sardegna sulla materia sanitaria e quale sarà il ruolo dello Stato. Ma perchè vogliamo essere più realisti del re? Ma perchè dobbiamo trattare oggi, in quest'ordine del giorno, una materia che riguarda il piano sanitario regionale? Ma perchè diamo per scontato che quel piano sanitario regionale sia un piano esatto, vero, senza averlo ancora discusso tra di noi? Perchè in quest'ordine del giorno si fa riferimento al piano sanitario regionale come se il piano sanitario regionale fosse già approvato, e questo non è giusto! Noi dobbiamo discuterlo, dobbiamo parlare. Quando parliamo di riconversione o ristrutturazione di strutture sanitarie stiamo parlando di una cosa diversa. Non è, come ho sentito stamattina qui, dire che noi stiamo riqualificando; stiamo facendo cose diverse! Il ricovero ospedaliero adesso viene definito ricovero ordinario; stiamo facendo qualcosa di più e di diverso rispetto ad un ricovero ordinario, così è scritto in quest'ordine del giorno. Io credo che non sia una cosa giusta quella che noi stiamo facendo, di mettere le mani avanti. Questo piano va discusso e va discusso perchè sulla sanità si gioca la credibilità dell'intera classe politica, di maggioranze e di minoranze. Ma perchè stiamo dando per scontato una cosa che ancora tra di noi non abbiamo discusso? Certo che poi, quando andremo, andremo con le posizioni che sono posizioni non definite ma di parte perchè non si vuole arrivare ad una discussione che deve essere sgombra da ogni tipo di ideologia di qualunque genere. Quindi io credo che quest'ordine del giorno non possa essere approvato da questo Consiglio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto.
MASIA (Gruppo Misto). Intervengo, non solo come primo firmatario di quest'ordine del giorno, che ci è sembrato opportuno perchè, non condividendo in maniera decisa la mozione presentata dall'onorevole Diana non volevamo lasciare cadere questo problema che pure se porta a discutere di quella che è una realtà quale l'ospedale di Ghilarza, ha degli aspetti che vanno anche oltre, nel senso che entra nel merito in maniera più generale a quelle che sono tutta una serie di situazioni che si stanno verificando nella nostra regione relativamente agli ospedali minori.
Io non condivido, o perlomeno sì, sono d'accordo se naturalmente si guarda da una certa ottica, quella di cui noi stiamo discutendo sicuramente non è una materia qualunque e sicuramente io posso anche dire, perchè ne sono convinto, che nessuno di noi la vuole affrontare e la sta affrontando con leggerezza. Mi pare di poter dire che relativamente a quello che è l'argomento sanità in questo Consiglio se ne sta discutendo ampiamente e non soltanto all'interno di questo Consiglio, come forse non se n'è discusso mai prima d'ora, dando a questa materia una grande rilevanza e quell'importanza che naturalmente deve avere, tenuto conto anche di un aspetto, che io ritengo, almeno questo è il mio punto di vista, che tutti quanti condividiamo che in questa materia bisogna vedere di entrarci in merito, perchè siamo fortemente in ritardo, perchè le situazioni cambiano e perchè nessuno di noi può restare affezionato ad un modello di sanità che ci vede sicuramente fortemente in ritardo rispetto a quelli che sono gli standard presenti in altre parti del nostro Paese. E se queste sono argomentazioni condivisili io ritengo allora che ogni tanto, come anche in questo caso, probabilmente dare una risposta forse è necessario.
In quello che è il preambolo della mozione, io ritengo che non ci sia niente che in qualche modo dia per scontato approvazioni o indirizzi che sono presenti in quella che è la proposta del piano sanitario. Credo che siano affermazioni che invece devono essere prese se non come materia scontata sicuramente come principi intorno ai quali noi tutti quanti andremo a discutere quel piano sanitario di cui noi oggi ci vogliamo dotare, del quale tutti noi siamo coscienti di essere fortemente in ritardo nella sua approvazione.
Quando si dice che bisogna affermare la cultura della qualità e della sicurezza per quel che riguarda la materia sanitaria, credo che sia un fatto condivisibile come è condivisibile, anche quella che noi riteniamo sia giusto: l'uniformità dell'assistenza in tutta la nostra regione e il coordinamento fra quelle che sono le strutture operative credo che sia anche uno di quegli elementi sui quali io credo bisogna intervenire per il semplice fatto che noi come Commissione, non soltanto io in particolare, ma tutti quanti quelli che assieme a me nella Commissione sono potuti andare a visitare le realtà del nostro territorio, hanno potuto vedere come anche nella nostra piccola regione esista una sanità a macchia di leopardo dove la risposta sicuramente è enormemente diversa a seconda dei presidi e degli ospedali che si sono andati a visitare. Razionalizzare la rete ospedaliera credo che non sia un'affermazione che noi non possiamo fare per il semplice fatto che è nelle nostre intenzioni e per il semplice fatto che credo che sia uno dei primi bisogni a cui bisogna dare appunto risposta.
Che il piano sanitario regionale rappresenti un importante strumento di programmazione in materia di organizzazione dell'intero sistema sanitario poi mi pare che sia lo stesso un fatto condivisibile. Che cosa abbiamo voluto dire con quest'ordine del giorno? Abbiamo voluto ribadire che esiste il problema degli ospedali minori, e che negli ospedali minori come quello di Ghilarza, si sta vivendo un certo tipo di sofferenza che non è esclusivamente, per non dire in assoluto, da addebitare al fatto che c'è una mancanza di risorse. Io credo che quel servizio, quel reparto sia stato chiuso da chi naturalmente ne aveva la responsabilità, e sto parlando del direttore generale della A.S.L. numero 5, ha ritenuto che la risposta in quel reparto non era una risposta di qualità e che poteva in qualche modo mettere a repentaglio anche la salute di coloro che andavano ad utilizzare quella struttura e quel servizio. Certo che crea dei disagi, certo che crea in qualche modo delle situazioni dove si può anche paventare l'ipotesi che con la chiusura di un reparto, poi di un altro ancora e poi di un altro ancora possa venire meno.... Bene, in questa mozione noi abbiamo voluto ribadire alcuni aspetti che sono i punti che ritengo siano il valore di questa mozione.
PRESIDENTE. Chiuda onorevole Masia.
MASIA (Gruppo Misto). Primo: sicuramente quello che gli ospedali minori devono restare in piedi e che c'è un impegno di questa maggioranza a far sì che proprio per questo particolare servizio, per questo particolare problema si proveranno a fare anche dei progetti pilota in questo momento calati nel territorio dell'oristanese ma comunque tali da poter essere esportati anche nelle altre parti della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Lai per dichiarazione di voto.
LAI (D.S.). Grazie Presidente. La mia è una dichiarazione di voto a favore dell'ordine del giorno, però è anche nello stesso tempo un intervento rivolto a due riflessioni, una fatta dal Presidente Floris e un'altra invece più generale che proviene dalla valutazione della mozione nell'onorevole Diana.
Il primo punto: Presidente Floris, io avrei condiviso totalmente il suo intervento se fosse stato fatto prima della votazione della mozione precedente, perchè il suo intervento è corretto se tutti ci diamo un patto di non usare la sanità ai fini strumentali o per pura esposizione demagogica. Se ci diamo questo patto, se ci diamo il patto di considerare sospensioni di servizi e non chiusure, perchè non possono essere decise a sino a che non si approva il piano sanitario regionale, e tutto ciò che riguarda la sanità come cose che si fanno temporaneamente in vista di un'approvazione di un dibattito aperto sulla sanità in Sardegna, allora se ci diamo questo patto il suo intervento è totalmente condivisibile. Ma se invece prima si accetta, si vota, si propone, si fanno tutte le operazioni che si fanno in questi casi per esporsi anche su temi delicati che riguardano la salute dei sardi e poi invece si propone l'aspetto morale della limitatezza di quest'Aula sotto l'aspetto di argomenti così importanti, mi perdoni Presidente, penso che dobbiamo fare delle attenzioni, avere delle attenzioni, avere dei distinguo.
Allora, io sono convinto che lei abbia ragione, tant'è vero che io propongo che nell'ordine del giorno che abbiamo appena presentato ci sia una votazione distinta che riguardi tutto l'ordine del giorno sino agli impegni che riguardano Oristano ed una votazione separata, a cui io propongo di votare no, cioè di bocciarla, di separarla, per ciò che riguarda l'aspetto che giustamente va discusso nel piano sanitario, che non può impegnare il Consiglio oggi, per questo io le chiedo di rivedere anche il suo voto, che non può vedere il Consiglio impegnato oggi in una discussione più ampia che riguarda la rete ospedaliera, la qualità dell'assistenza, la qualità e il ruolo degli ospedali minori nei territori. Quindi noi possiamo impegnarci perchè quest'ordine del giorno è una risposta ad una mozione di parte, una mozione particolare, possiamo impegnarci su questo aspetto, non ci impegnamo, ed è giusto che non impegnamo il Consiglio, né la maggioranza né l'intero Consiglio, perchè l'argomento sanità è dell'intero Consiglio, è un atto di programmazione ma più ancora è un atto di tutti, su quello che riguarda l'ultimo punto, cioè il tema degli ospedali minori. Il resto dell'ordine del giorno è sostanzialmente un ordine del giorno che richiama invece un secondo tema, onorevole Diana, che è questo: qui non si tratta di dire che bisogna dotare gli ospedali e i territori di professionalità, perchè io ho in mente centinaia di casi nei quali la professionalità non è stata sufficiente a garantire la vita ai cittadini, perchè quando non c'è un'adeguata quantità di attività su alcune condizioni pericolose di difficoltà sotto l'aspetto sanitario non serve a nulla l'avere tutta la quantità di operatori necessaria per un reparto! Lo sappiamo benissimo! Ricordo bene una visita all'ospedale di Tempio con l'onorevole Vargiu, dove diceva "Non è possibile tenere aperta una sala operatoria se non ci sono 24 ore su 24 gli anestesisti!" Potrei ricordare il fatto di colleghi ricoverati in reparti di cardiologia non avendo riconosciute certe patologie che invece sono state riconosciute in altri ospedali. Potrei ricordare parti di bambini che sono purtroppo rimasti menomati perchè quelle condizioni non erano di frequente osservazione!
Allora il problema non è garantire la quantità di professionalità, non è un problema economico! Oggi ci sono qualità delle prestazioni che possono essere garantite soltanto se ci sono quantità delle prestazioni! Quindi la qualità e la quantità delle prestazioni non sono distaccate tra di loro. Quello che invece è giusto garantire è che in ogni territorio ogni cittadino possa sapere di avere un'assistenza di eccellenza e sapere dove la può avere. Allora è più importante attivare la rete delle emergenze e garantire quelle piuttosto che far pensare che un ospedale periferico possa dare risposte di tutti i tipi. Su questo dovremo discutere ed è su questo che si basa quest'ordine del giorno quando richiama il piano sanitario nazionale 2003 - 2005 - i progetti obiettivo materno infantile del 2000, collega, e su questo noi ci stiamo impegnando, perchè in quel territorio ci sia una risposta non soltanto formale, con un reparto aperto, ma di qualità, di qualità vera, in modo che i cittadini di Ghilarza, le donne di Ghilarza, le madri di Ghilarza non siano diverse dalle madri di altre parti della Sardegna!
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Alberto per dichiarazione di voto.
SANNA ALBERTO (D.S.). Io credo che noi consiglieri eletti nella provincia di Oristano abbiamo avuto tutti quanti sollecitazioni da più parti ad occuparci di questo problema e ce ne siamo occupati un po' tutti in tutti questi anni.
Ho ascoltato molto attentamente il dibattito che si è svolto nel corso di questa giornata in Aula, compreso l'intervento dell'assessore Dirindin, che condivido quasi totalmente; solo un passaggio non condivido, e poi glielo dirò.
Però io credo che, ascoltando anche l'intervento dell'assessore Dirindin, la decisione assunta dal dottor Strianese di sospendere l'attività del reparto di ostetricia e ginecologia di Ghilarza non nasce da un problema legato alle risorse, nasce da condizioni direi oggettive di disagio e di difficoltà ad assicurare una qualità di quel servizio che sia ad un livello accettabile di standard di sicurezza per la salute delle donne e dei bambini che vengono al mondo.
Io, onorevole Diana, avrei votato il suo ordine del giorno se ci fosse stato un atteggiamento diverso anche da parte sua rispetto alla disponibilità della maggioranza di ragionare con un'apertura ed una disponibilità diverse di fronte a problemi di questa delicatezza. Quindi credo che sia corretto chiedere all'Assessore e alla Giunta che entro un mese definisca un'ipotesi di riqualificazione di questo servizio dell'ospedale di Ghilarza, non capisco bene cosa significhi un progetto sperimentale sulla maternità in provincia di Oristano, l'assistenza alla maternità non ho capito bene in cosa consiste, poi qualcuno me lo spiegherà, e credo anche che il problema che è stato posto con la mozione Diana del servizio di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza abbia posto una questione più generale che riguarda quello della riqualificazione nell'ambito del nuovo piano di assistenza al piano sanitario dei piccoli ospedali in Sardegna. Ecco, su questo io condivido la proposta che faceva il collega Lai, che lasciamo che sia il piano a decidere questo, noi non possiamo anticipare, a conclusione di una discussione in Aula o intervenire in questo modo su un piano che ancora non c'è, che è in fase di approvazione. Quindi credo che l'ultima parte della mozione possa essere tranquillamente non prevista, perchè mi sembra giusto che sia il piano a definire queste questioni. La cosa importante è che oltre a riconsiderare l'assistenza relativa ad ostetricia e ginecologia di Ghilarza si riconsideri anche l'assistenza sanitaria e i servizi sanitari e il livello di quei servizi in provincia di Oristano nell'ambito della regione sarda. Questo però è compito anche nostro, di contribuire nei passaggi successivi che riguardano l'approvazione del piano. Ciò che non condivido rispetto all'intervento dell'Assessore è che ci sia stata adeguata concertazione. Io quello che ho detto prima lo confermo, adesso c'è il passaggio nella Commissione, io mi auguro però, Assessore, che ci sia anche in provincia di Oristano sulle questioni che riguardano quel territorio un coinvolgimento vero dei livelli istituzionali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto.
ARTIZZU (A.N.). Grazie signor Presidente. Io sono di Cagliari, quindi faccio un intervento non dettato dalla mia provenienza dalla provincia e dal collegio di Oristano, ma credo che il problema di cui stiamo discutendo stasera sia accidentalmente legato alla realtà del piccolo ospedale in questione ma sia in realtà un problema più generale, e sono contento che ci sia in Aula l'Assessore, non accade frequentemente, quindi di questo mi rallegro, in modo che l'Assessore possa anche ascoltare un discorso forse un po' più generale perchè il problema dell'ospedale di Ghilarza è uno degli aspetti di un problema più generale.
Il mio voto sarà ovviamente contrario, sarà un voto contrario al depauperamento non solo dell'ospedale di Ghilarza ma da un'idea di impoverimento e di smembramento dei piccoli ospedali, un sogno del quale voi avete parlato, Assessore, all'inizio della legislatura e che, forse in modo più soft, state perseguendo nel tempo, una delle poche cose che lei sta portando avanti effettivamente nel corso della legislatura. Ed è un voto contrario alla soppressione di questo reparto, è un voto contrario alla soppressione e all'indebolimento dei piccoli ospedale ma soprattutto, assessore Dirindin, è un voto di profonda e convinta sfiducia nei confronti del suo operato. È chiaro, e questo episodio conferma ancora ai colleghi quanto è chiaro che l'assessore Dirindin è proprio lontana dalla realtà della Sardegna, ma non solo per un fatto suo di origine, di provenienza dal Piemonte, se non vado errato, ma quanto lei, da estranea ai problemi della Sardegna, sia stata catapultata in Sardegna dal potere romano e quanto sia lontana dall'aver acquisito, in questo anno e mezzo di onorato servizio nella Giunta Soru, una conoscenza seppure superficiale dei problemi della sanità in Sardegna.
Lei taglia senza scrupoli, Assessore, lei sopprime, lei licenzia, lei epura, e queste sono le uniche attività finora legate al suo operato e al suo Assessorato del quale si ha notizia e si ha traccia anche negli organi di informazione. Un operato totalmente svincolato dalla realtà sarda, come nel caso in questione, un operato che è totalmente svincolato perfino dal suo fantomatico piano sanitario, che è un po' come un'araba fenice: che ci sia ciascuno lo dice, ma che cosa realmente contenga nessuno mi pare che lo sappia. Non so se lo sappia lei, me lo auguro, o probabilmente ne ha qualche idea, della quale però non è riuscita a farci partecipi.
Fatto sta che dopo quasi due anni, Assessore, lei non è ancora effettivamente riuscita a partorire il piano sanitario regionale, e ancora più lontano appare il parto dell'altro provvedimento che lei aveva annunciato sarebbe stato fatto entro pochi mesi, se non sbaglio entro la fine dell'anno precedente, quindi dopo pochi mesi di legislatura, invece è passato un anno e mezzo abbondante e lei ancora non ce l'ha fatto conoscere. E' quel piano di interventi socioassistenziali che ella dichiarò essere altrettanto importante rispetto al piano sanitario e che con esso dovrebbe andare di pari passo. Fatto sta che non abbiamo né l'uno né l'altro e fino ad ora abbiamo dei piccoli interventi a macchia di leopardo, che guarda caso sono interventi o di epurazione o di sostituzione di persone poco gradite, oppure di smembramento di piccoli ospedali, come nel caso in questione.
Io approfitto della sua presenza in aula, signora Assessore, per denunciare alcuni casi di mala amministrazione da parte sua: era Ferragosto di quest'anno, io non ho avuto ancora occasione di farlo, perché attendevo di poter parlare in aula davanti al Parlamento dei sardi e con lei presente, per denunciare il caso di un bimbo bosniaco, io spero che almeno i suoi uffici le abbiano raccontato quello che è successo a Ferragosto, quando un bimbo prenotato in Sardegna, bimbo affetto da leucemia, a rischio di vita, era una questione di ore, e con un intervento già fissato all'ospedale oncologico di Cagliari, non sarebbe potuto arrivare all'oncologico di Cagliari perché lei se n'era andata in ferie e non aveva firmato quella pratica che avrebbe consentito...
PRESIDENTE. Grazie.
ARTIZZU (A.N.). No, chiedo di concludere, Presidente. Chiedo un minuto in più perché sto dicendo una cosa molto importante.
PRESIDENTE. Lei ha chiesto di concludere e io la faccio concludere.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. No, ha chiuso, è una dichiarazione di voto. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Stasera si sono alternati diversi Presidenti, ognuno usa un metodo diverso. Mi meraviglia che il presidente Fadda abbia concesso al Presidente della Commissione, onorevole Masia, di andare avanti nell'intervento e invece il presidente Spissu stamattina, come è giusto che sia, ha bloccato tutti quanti al termine del tempo. Ma, voglio dire, è argomento risibile rispetto all'argomento che l'onorevole Lai ha sollevato e che mi pare invece molto interessante.
Vede, onorevole Lai, lei ha ricordato al presidente Floris che, probabilmente, se avesse sollevato prima il problema, il problema è stato sollevato stamattina! E' stato sollevato stamattina nella discussione sulla mozione, e l'ho detto io personalmente che era ridicolo che si andasse a impegnare il piano sanitario regionale oggi, in una giornata nella quale nessuna risposta è stata data, e voi volete con quest'ordine del giorno dare risposte a che cosa? Alla richiesta della mozione? No! La mozione chiedeva semplicemente che venisse riaperto il reparto di ginecologia e ostetricia del presidio ospedaliero di Ghilarza, punto. Non chiedeva tutte le cose che state dicendo voi in questo ordine del giorno, perché tutte queste cose presumo che verranno discusse quando l'araba fenice arriverà in Aula, qua si dice già che è all'attenzione dell'Aula, addirittura, all'attenzione del Consiglio. Venerdì mattina alle ore 11 è pervenuto il piano sanitario e oggi già in quest'ordine del giorno vostro diventa un fatto che praticamente è in Aula! Visti gli impegni che ha preso la Dirindin dicendoci che sulla base di quello, poi si torna a capo su questo ordine del giorno, che è infarcito di tutta una serie di scopiazzature che derivano dal piano sanitario regionale, ma che è un piano che ancora non è stato approvato. Neanche discusso! Allora cosa vogliamo fare? Io capisco l'onorevole Alberto Sanna, che è sempre stato molto attento ai problemi del nostro territorio, ed è giusto che sia così, anche nella precedente legislatura ci è capitato di essere in sintonia su alcuni provvedimenti, ma, vivaddio, quando si vuole, e non fare strumentalizzazioni, onorevole Lai, perché mi è sembrato di cogliere nel suo intervento come se la mozione sul presidio ospedaliero di Ghilarza fosse frutto di chissà quali battaglie politiche. Lei mi conosce troppo bene, io non faccio demagogia se non ci sono costretto. Siamo arrivati a questa mozione dopo che quel territorio per quattro settimane si è riunito, si è confrontato, ha chiamato a raccolta tutti i colleghi dell'oristanese e l'unico che ha partecipato una volta è l'onorevole Alberto Sanna, perché gli altri non hanno partecipato, forse per precedenti impegni, ci mancherebbe altro, però non si può venir fuori con un ordine del giorno che cerca di minimizzare il problema!
La sconfitta voi l'avete subita stasera, ed è una sconfitta politica certamente, perché quel territorio avrà modo di capire come è cambiata l'aria nell'arco di un anno e mezzo. E' cambiata, l'ho detto stamattina, assessore Dirindin, gli stessi sindaci che con me, Presidente della Conferenza d'azienda, inveivano contro di me perché dicevano che non tutelavo sufficientemente il presidio ospedaliero di Ghilarza, ma nella fattispecie il reparto di ostetricia e ginecologia, oggi gli stessi sindaci, i famosi sindaci del distretto di cui lei ha parlato, e solo del distretto, oggi invece sono tutti d'accordo? Ha fatto bene l'onorevole Alberto Sanna a non essere d'accordo con lei con la concertazione. La concertazione su un fatto di questo genere deve coinvolgerci tutti, ma quantomeno i livelli istituzionali intermedi che esistono nel nostro territorio. Non si può parlare del distretto di Ghilarza, perché è un problema che riguarda 200 mila abitanti! E se riguarda 200 mila abitanti credo che non si debba pronunciare solo il sindaco di Tadasuni o di Busachi, ma si debbano pronunciare tutti i sindaci perché è una cosa che interessa tutti. La provincia di Oristano in questo modo rimane l'unica provincia della Sardegna che ha un solo punto nascita. L'unica provincia, perché tutte le altre province probabilmente...
FRAU (A.N.). C'è Bosa.
DIANA (A.N.). Vede, onorevole Frau... C'è Bosa? Lei sa dov'è Bosa, vero? Fino a stamattina era ancora in provincia di Nuoro, o sbaglio? Ho terminato.
PRESIDENTE. Molto gentile, grazie anche per il consiglio che mi ha dato prima onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io voterò contro quest'ordine del giorno, un ordine del giorno che mi trova in piena sintonia con quanto illustrato precedentemente dall'onorevole Floris, ma soprattutto sono stupito da alcuni interventi in quest'Aula. Posso definire alcuni colleghi veramente camaleontici, a iniziare dal Presidente della Commissione, dall'onorevole Masia, che inviterei a rileggersi la sua interpellanza 235/A del 9 aprile 2002, e lui era primo firmatario. E' la negazione di tutto quello che lei ha detto nel suo intervento, onorevole Masia. E' totalmente il contrario! E questo non fa bene alla ricerca dell'unità che andate ricercando continuamente per quello che vi pare. E' la dimostrazione del fatto che l'unità si ha quando si ha una opposizione cosciente e di buonsenso. Voi non siete mai stati capaci di fare opposizione cosciente e di buonsenso, e adesso state mettendo il vestitino delle persone di buonsenso dimenticando tutto quello che avete sostenuto fino a ieri.
Io credo che questo fronte unitario abbia diverse crepe e molte crepe si stiano allargando di questo presunto fronte unitario, perché, vedete, il discorso sul Delogu è solo occasionale, onorevole Lai. Riportare quanto dite nel vostro ordine del giorno e quanto da lei sostenuto nell'intervento riferito al piano sanitario, io credo che lei abbia letto il piano sanitario, l'abbia già letto, perché è molto facile leggerlo anche velocemente, non c'è da soffermarsi parecchio, credo, almeno di questo me ne darà atto, si rinvia ai 180... è scritto bene, è leggibile, scorre velocemente, ma quante contraddizioni in quello che ha detto, onorevole Lai! Da lei non me lo sarei sinceramente aspettato. Perché è stupefacente che si inizi da Ghilarza, che tra l'altro non è stato chiuso da Strianese, onorevole Alberto Sanna, ma è stato chiuso dal direttore sanitario Orrù, ed è stato chiuso nel settembre - faccio sempre riferimento ai dati che fortunatamente ho avuto prima che fosse ingiunto di non trasmetterne più dall'attuale direttore generale - del 2 settembre 2004 dal direttore sanitario Orrù. Guarda caso, poco dopo, qualche settimana dopo, la revoca della struttura complessa di Ghilarza. Io non discuto tutto questo, è un disegno, è un vostro disegno in totale contraddizione rispetto a quello che avete sempre sostenuto ed è l'inizio, a mio avviso, di una fine. E' vero i due punti nascita, onorevole Diana, Bosa e il Delogu di Ghilarza, ma non sta lì il problema, non è esattamente quello, perché se si voleva iniziare un discorso coerente io mi chiedo come mai non si è iniziato da Sorgono, come mai non si è iniziato dai 158 parti di Sorgono o di Isili, con una percentuale di cesarei altissima? O perché non è iniziato, dico ancora, onorevole Lai, da Sassari, dal Santissima Annunziata, che ha un percentuale di cesarei altissima, oltre il 40 per cento, 42,2? Non c'è coerenza, non c'è linearità, non c'è progetto. Si rinvia in questo ordine del giorno che, a mio avviso, è proprio vero, un ordine del giorno non si nega a nessuno, questo è il senso, e voi state consentendo oggi, con questo ordine del giorno, un precedente pericoloso, l'inizio di un progetto. Avete già deciso, hanno già deciso quello che c'è scritto qui nel piano sanitario da voi presentato che probabilmente qualcuno di voi non ha ancora compreso dove porterà, e sfido i sindaci di quei paesi a venire a discutere nei momenti opportuni su quello che avete votato poc'anzi e su quello che vi apprestate a votare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io speravo di poter trovare una convergenza sull'ordine del giorno, questo non è stato possibile però va detto subito che sono decisamente contrario a questo ordine del giorno perché, come ha detto prima l'onorevole Floris e chi mi ha preceduto, è scopiazzato da questa bozza di piano sanitario regionale. Che vi ostiniate sistematicamente a commettere errori, questo ormai è un dato di fatto. Nel DPEF vi abbiamo corretto il fatto che si diceva che era stato approvato ed era già in Aula, ancora oggi dite: il nuovo piano sanitario in discussione in Consiglio regionale. Non è vero, non ha neanche cominciato l'iter, ci sono altri provvedimenti che devono essere approvati e non siamo tenuti, visto che noi eravamo presenti questo pomeriggio, quando tutti voi eravate assenti, avete dovuto escogitare anche qualche sistema per evitare di rinviare la stessa riunione, evidentemente non siamo obbligati a leggerlo perché siamo qui a lavorare tutti i giorni, al contrario di molti altri.
Comunque il piano sanitario, lo dite voi, rappresenta un importante strumento di programmazione, di riorganizzazione, ma soprattutto quello che più offende non è l'interpellanza di Masia che riguardava Thiesi e Ittiri, che sono inesistenti, ma riguarda anche il collega presidente, che manca, Spissu, Pacifico, Dettori, Demuru, Sanna Salvatore, nella difesa a oltranza per potenziare praticamente strutture come il San Marcellino di Muravera in termini di organico, eccetera. Se vogliamo fare i tagli, cosa di cui non abbiamo bisogno, non lo volete capire, quest'anno il deficit è 231 milioni di euro per quanto riguarda il 2004, che è stato sanato con un atto che ha fatto la Giunta, un ordinativo di incasso di 248 milioni di euro, e dove di fatto ha ripartito e ha sanato tutti i deficit di questi ultimi anni. Poi come si arriverà a questo è un dato di fatto, i dati li ho presi ovviamente dalla sommatoria del documento che è stato consegnato alla Presidenza della Commissione dall'assessore Dirindin. Quello però che mi meraviglia di più, non abbiamo un problema economico, stiamo attenti, non giochiamo, quest'anno abbiamo avuto 450 miliardi in più rispetto all'anno scorso, anche se l'anno scorso abbiamo peggiorato in termini di disavanzo rispetto all'anno precedente, nonostante tutte le buone intenzioni.
Vedete, c'è una difesa a oltranza vostra per quanto riguarda i piccoli ospedali da sempre, e tutte queste interpellanze e mozioni lo attestano. Improvvisamente non solo copiate tutto, ma voi dite, vedete, quello che bisogna creare è una struttura, un minimo di assistenza neonatologica, senza la quale il bambino può avere anche un minimo di difficoltà respiratoria che immediatamente viene trasferito a Cagliari o a Carbonia o a Iglesias o in qualsiasi altra parte della provincia di Cagliari. E' difficile creare una struttura neonatale nei piccoli ospedali e nei medi ospedali, allora io credo che alla fine il cesello, sul quale poi voi avete fatto riferimento senza andare però indietro, senza parlare di cosa fatta, perché ho detto prima a mo' di battuta che il piano socioassistenziale l'avete cambiato, trasformato e stravolto voi, mica noi, voi maggioranza.
L'ultimo capoverso va obiettivamente tolto, perché quando si dice: "conferma inoltre l'impegno già presente nella proposta di piano sanitario regionale" - che per noi non esiste al momento - "alla riconversione degli ospedali minori e alla valorizzazione finalizzata a garantire adeguate risposte sanitarie con modalità alternative al ricovero ordinario" vuol dire esattamente quello che noi pensiamo. Questa frase l'avete scritta voi, quindi se c'è questa frase il significato che noi le attribuiamo non può essere che quello evidente, cioè che in tempi brevi, soprattutto per altre strutture, dobbiamo arrivare alla chiusura. E su questo voi siete in contraddizione, noi abbiamo fatto tesoro delle vostre richieste e delle vostre proteste quindi non possiamo che essere d'accordo su questo.
PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto. E' davvero poco simpatico quando un collega sta parlando che altri chiacchierino vicino.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Io ho una sola preoccupazione…
MARROCU (D.S.). Presidente, però rispetti l'ordine di iscrizione. Mi dispiace, sono iscritto prima dell'onorevole Cugini.
CUGINI (D.S.). No, io sono iscritto da prima però non ho nessuna difficoltà a dare la precedenza.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, prego.
CUGINI (D.S.). Io ho una preoccupazione, la dico a voce alta ed è la seguente: da quando abbiamo inaugurato la politica del tentativo di trovare una convergenza su fatti generali, è riferito a qualche settimana fa, abbiamo assistito a un insieme di votazioni che contrappongono la maggioranza e la minoranza.
Il fatto si è verificato quando abbiamo discusso della politica delle entrate dove, pur ragionando in termini convergenti sull'esigenza, abbiamo votato diversamente, poi sulla politica della sanità, da un problema che è stato evidenziato questa mattina stiamo rischiando di aprire una divergenza sulla discussione che dobbiamo fare, la mia preoccupazione è che si alimenti in Consiglio regionale una politica che premia una parte minoritaria del Consiglio che è quella della divisione a tutti i costi.
Nell'ordine del giorno che stiamo discutendo, secondo me si poteva anche non presentare un ordine del giorno avendo bocciato la mozione, sull'ordine del giorno che stiamo discutendo c'è scritto: "il nuovo piano sanitario regionale in discussione in Consiglio rappresenta…" può rappresentare, non rappresenta, perché se è in discussione può rappresentare, lo dico questo per evitare di creare problemi tra di noi che io considero inutili. Non dico solo la parte riferita all'ultimo capoverso che conferma quello che sto dicendo, ma l'idea che siamo già di fronte all'approvazione del piano non avendolo minimamente discusso. Se si mantiene l'ordine del giorno io voterò a favore, ma la mia opinione è che siamo vicini al precipizio e c'è qualcuno che dice di fare un passo avanti per cadere nel precipizio e io sono perchè questo passo non si faccia, questa è la mia unica preoccupazione, perchè saremo chiamati successivamente, lo dico per il collega Vargiu, a discutere un altro argomento estremamente impegnativo per la Regione, parte unitariamente, non tutti al momento sono d'accordo, vorrei che chi non è d'accordo si misuri per essere d'accordo, ma una rottura preventiva sull'insieme io la considero un errore. Se si possono evitare, e siccome si possono evitare, lavoriamo per evitare di ipotecare il futuro anche immediato negativamente.
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu.
MARROCU (D.S.). Rinuncio.
PRESIDENTE. No, non le sto dando ancora la parola perché spetta adesso all'onorevole Ladu tra l'altro, però per un fatto di correttezza l'onorevole Cugini sbagliando si era iscritto già una decina di minuti fa alzando la mano, io fin quando non gli ho detto di iscriversi perchè doveva iscriversi elettronicamente non gli ho potuto dare la parola. Quindi non c'è nessun atto di scavalcamento da parte di nessun collega, l'ho fatto perchè l'onorevole Cugini, credo che anche gli uffici possono confermare quanto sto dicendo, che l'onorevole Cugini si era già iscritto prima, quindi mi dispiace che lei l'abbia presa in questo modo, tra l'altro credo che sia incorso in un gravissimo errore.
Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Noi voteremo contro questo ordine del giorno presentato dalla maggioranza perché questo ordine del giorno, Assessore, non dice nulla di nuovo, praticamente è un ordine del giorno che si vede chiaramente che è stato fatto soltanto per rispondere ad una precisa domanda che veniva avanzata dall'opposizione, tanto più che, se noi andiamo ad analizzare bene i contenuti di questo ordine del giorno, vediamo che ci sono soltanto le linee di indirizzo del piano sanitario regionale, tanti buoni propositi, ma di fatto un contenitore assolutamente vuoto che deve essere riempito, perché non credo che oggi ci sia una persona in questo Consiglio regionale che possa esistere insomma che può essere preso in considerazione oggi questo piano sanitario regionale. E' una cosa che ancora deve essere completata, deve essere riempita di contenuti, quindi oggi noi non siamo in condizioni di usare questo piano sanitario regionale con riferimento alle politiche che dobbiamo mettere in atto anche in questo momento.
Devo sottolineare che è stato posto un problema specifico per quanto riguarda il reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza mentre si risponde in modo generico dicendo altre cose. Anche questo è un modo per non affrontare il problema, perché quando si dice una cosa bisogna discutere di quella cosa, non bisogna parlare di altro. Quindi io credo che questo ordine del giorno sia un ordine del giorno davvero inopportuno tanto più che stiamo parlando di provvedimenti che sono calati dall'alto, che sono contro le popolazioni, l'abbiamo detto, non mi pare che ci sia stato un confronto con quelle popolazioni prima di adottare questo provvedimento, quindi un provvedimento calato dall'alto contro quelle popolazioni che poteva essere tranquillamente evitato in questo momento.
Assessore, io sono contrario anche perché poi l'ordine del giorno impegna la il Giunta regionale al comma 1 dice che si predispone entro 31 dicembre 2005 il piano di riqualificazione dell'assistenza ostetricia e ginecologica della A.S.L. numero 5 di Oristano. Devo ricordare, Assessore, che è sbagliato impostare il problema in questi termini, perchè noi non assumiamo un provvedimento sulla base soltanto di quello che può succedere nella provincia di Oristano o nella A.S.L. di Oristano, credo che questo problema vada inquadrato complessivamente nella situazione sanitaria regionale tanto più, Assessore, che le ricordo che praticamente all'interno di questa A.S.L. ci sono due ospedali, quello di Bosa e quello di Ghilarza, il quale quello di Bosa è un riferimento non soltanto della provincia di Oristano, ma delle province di Oristano, Nuoro e di Sassari, così come l'ospedale di Ghilarza è un riferimento non soltanto per la provincia di Oristano, ma fa capo a diverse parti delle altre province dalla Sardegna. Quindi è un errore oggi dire che questo problema verrà definito una volta che noi affrontiamo la sanità nell'oristanese. Così come l'ultimo comma, l'ha detto anche qualche altro collega, a me preoccupa molto perchè praticamente detto in questo modo significa che probabilmente, quando noi diciamo che bisogna trovare modalità alternative al ricovero ordinario, significa che per questi piccoli ospedali non c'è una prospettiva sicuramente di salvaguardia di questi importanti presidi ospedalieri. Noi invece abbiamo l'impressione che veramente nei confronti di questi piccoli ospedali si stia avviando una politica di tagli che sicuramente non prevede tempi buoni per queste strutture. Pertanto per queste motivazioni, e soprattutto per le conclusioni di questo ordine del giorno, che non condivido nella maniera più assoluta, che non mi convincono, pertanto il mio voto sarà contro questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Aveva rinunciato!
MARROCU (D.S.). Mi sono riscritto.
PRESIDENTE. No, non gli avevo dato ancora la parola, onorevole Cappai, perché era segnato prima l'onorevole Ladu. Prego, onorevole Marrocu..
MARROCU (D.S.). Non ero a conoscenza che ci si potesse scrivere oltre che con il pulsante elettronico anche per alzata di mano, è una novità di stasera, sono invece totalmente d'accordo con l'intervento che ha fatto il collega Cugini e proprio partendo da quello io cercherei di proporre una soluzione che accolga molte delle osservazioni dei colleghi, anche se a qualche collega, in particolare ad Artizzu, vorrei ricordare che il piano degli interventi sociali è in Consiglio ed è presente da febbraio e quello degli interventi sanitari, anche se non ha iniziato il suo percorso consiliare, è comunque presente in Consiglio da ottobre, quindi non è solo nella testa dell'Assessore, è già un atto ufficiale deliberato dalla Giunta nella disponibilità della Commissione tant'è che, come qualcuno ricordava, qualche collega lo conosce bene e ne ha dimostrato anche la conoscenza in Aula, quindi non è certo addebitabile all'Assessore il fatto che qualche collega non conosca gli atti, i documenti e i piani proposti.
Però mi pare che, mi rifaccio proprio agli interventi sia del collega Cugini che di Lai, che effettivamente è possibile tentare, anche attraverso una correzione del documento, di far proprie alcune osservazioni che sono state fatte dalla minoranza. In particolare il collega Lai proponeva di togliere l'ultima parte del dispositivo, l'ultimo comma, io aggiungerei, l'abbiamo anche formalizzato mi pare per iscritto, che il punto 7 e 8 dove si fa riferimento al piano sanitario, poiché mi paiono corrette le osservazioni, è un percorso che è neanche iniziato, è solo pervenuto, quindi far riferimento ad un piano sanitario di cui il Consiglio non ha preso ancora esame e neanche la Commissione sia non corretto, di togliere sia il punto 7 e 8, lasciando del punto 7 soltanto, correggendolo, non il riferimento al piano sanitario, ma lasciando solo "il Consiglio regionale ritiene necessario il mantenimento in funzione dei piccoli ospedali". Quindi non facendo riferimento al piano sanitario regionale "all'esame del Consiglio che" ma togliendo il riferimento al piano sanitario al punto 7 e scrivendo soltanto "il Consiglio regionale ritiene necessario il mantenimento in funzione dei piccoli ospedali" togliendo tutto l'altro fino alla fine del punto 8 cioè a "qualità" quindi togliendo ogni riferimento al piano sanitario.
Quindi si propone, eventualmente abbiamo già presentato un nuovo testo, di togliere il riferimento nel punto 7 e 8 al piano sanitario, prevedere soltanto che il Consiglio ritiene necessario mantenere in funzione i piccoli ospedali togliendo l'ultimo comma del dispositivo, accogliendo quindi molti dei suggerimenti e delle osservazioni che la minoranza ha fatto in questo caso rispetto all'ordine del giorno e, con queste osservazioni, valutare la possibilità di arrivare ad un voto che sia diverso rispetto a quello che da qualche collega è stato annunciato.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prego un minuto di attenzione, non si tratta di un secondo ordine del giorno ma, per evitare che si voti per parti, perché potremmo procedere come è stato richiesto di votare per parti, abbiamo distribuito un nuovo ordine del giorno togliendo quelle parti per fare un'unica votazione, togliendo quelle parti che i proponenti hanno ritenuto di proporre all'Aula. Invito i colleghi a prendere posto.
Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno numero 2:
ORDINE DEL GIORNO MASIA - MARROCU - BIANCU - PORCU - BALIA - LICHERI - MARRACINI sulla sospensione temporanea dell'attività del reparto di ostetricia dell'ospedale Delogu di Ghilarza.
IL CONSIGLIO REGIONALEa conclusione della discussione della mozione n. 48 concernente la chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza;
TENUTO CONTO che:
- l'appropriatezza, l'efficacia, la qualità e la sicurezza unitamente alla promozione e alla tutela della salute sono elementi sostanziali e condivisi alla base del Piano sanitario nazionale 2003-2005;
- adeguare le strutture sanitarie a standard strutturali, tecnologici e organizzativi adeguati rispetto alle specifiche esigenze di salute e alle modalità di erogazione delle prestazioni significa affermare la cultura della qualità e della sicurezza in tutto il paese e in particolare nella nostra Regione;
- uno degli obiettivi del Piano sanitario nazionale è quello della uniformità alla assistenza alla nascita in tutte le aree del Paese;
- nella programmazione sanitaria regionale particolare attenzione va posta al coordinamento tra le strutture operative onde garantire adeguati livelli assistenziali nei territori le cui caratteristiche geomorfologiche e la precarietà delle infrastrutture va a scontrarsi con la necessità di assicurare livelli di attività tali da garantire la qualità delle prestazioni;
- la uniformità dell'assistenza va salvaguardata anche attraverso la razionalizzazione della rete ospedaliera;
- il nuovo Piano sanitario regionale in discussione nel Consiglio regionale rappresenta un importante strumento di programmazione in materia di riorganizzazione dell'intero sistema sanitario;
- il Consiglio regionale ritiene necessario prevedere il mantenimento in funzione dei piccoli ospedali territoriali;
- la rete degli ospedali territoriali deve integrarsi con i presidi di primo e di secondo livello attraverso i servizi afferenti all'area dell'emergenza (servizio 118, elisoccorso, D.E.A);
- tale rete deve garantire un'alternativa di alto profilo di salute anche attraverso il trasporto assistito materno (S.T.A.M.) e il servizio di trasporto di emergenza neonatale (S.T.E.N.);
- anche la fase successiva al parto deve essere ridotta in termini di degenza ospedaliera per essere sostituita da un sistema di assistenza domiciliare per le puerpere integrata con i servizi sociali;
- questo genere di servizi previsti dal Piano sanitario nazionale 2003-05 e dal Progetto obiettivo materno infantile 98-2000 deve accompagnare la razionalizzazione dei punti nascita che non soddisfino gli standard previsti per il primo livello di assistenza e in generale che svolgano un'attività inferiore ai cinquecento parti all'anno, insufficienti a garantire sicurezza dell'assistenza per le madri e i bambini;
- tale condizione coincide con la situazione di diversi presidi regionali e nello specifico con quello di Ghilarza;
TUTTO CIÒ PREMESSO, nelle more dell'approvazione del Piano sanitario regionale,
impegna la Giunta regionale
- a predisporre entro il 31 dicembre 2005 un Piano di riqualificazione dell'assistenza ostetrico-ginecologica dell'Asl n. 5 di Oristano, con particolare riferimento al servizio di ostetricia del presidio di Ghilarza;
- a predisporre, per la Provincia di Oristano, un progetto pilota sperimentale per l'assistenza alla maternità. (2)
PRESIDENTE. Se l'ordine del giorno è stato distribuito e se i colleghi sono d'accordo possiamo mettere in votazione.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 2.
(Interruzione del consigliere Amadu)
E' stata chiesta la votazione nominale? Da chi viene accompagnata?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri RANDAZZO, ARTIZZU, CAPPAI, MURGIONI, CAPELLI, OPPI, LADU.)
Invito i colleghi a prendere posto.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 2.
Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SPISSU - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU
Si è astenuto: FLORIS Mario.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 62
Votanti 61
Astenuti 1
Maggioranza 31
Favorevoli 40
Contrari 21
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Proseguiamo con l'ordine del giorno. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, reiterando la richiesta che avevo già presentato stamattina che non è stato possibile formalmente accogliere per problemi che erano insorti sulle firme raccolte, reitero in questo momento ai sensi dell'articolo 114 del Regolamento comma 2 la richiesta della discussione immediata della mozione con cui il Consiglio regionale della Sardegna richiede il referendum sulla devolution.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sulla richiesta di inserimento della mozione all'ordine del giorno, ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Parere favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Giunta è favorevole perché la discussione possa avvenire in Aula immediatamente. Si può illustrare la mozione a meno che non ci sia qualche collega che voglia parlare a favore o contro, come è consentito. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi . Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Voglio chiedere al Presidente una sospensiva di cinque minuti per stabilire il calendario dei lavori perché sono stati modificati nell'arco della giornata, siccome ci sono voci che si incrociano per capire cosa dobbiamo fare stasera, cosa dobbiamo fare domani se domani dobbiamo lavorare, in modo tale da conoscere perfettamente anche per quanto attiene la giornata di martedì che è uno o due giorni precedenti alla nostra trasferta a Roma. Quindi ho bisogno di sapere, per le cose che abbiamo detto nella Conferenza dei Capigruppo, l'ordine dei lavori per quanto riguarda la giornata odierna e per quanto riguarda martedì.
PRESIDENTE. Onorevole Oppi io sono d'accordo, facciamo la mozione e poi ci fermiamo e stabiliamo come proseguire. Si dia lettura della mozione.
SANNA MATTEO, Segretario:
MOZIONE VARGIU - PINNA - MARROCU - OPPI - BIANCU - LADU - PORCU - LICHERI - BALIA - MARRACINI - CAPELLI - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA Giuseppe Luigi - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - MANCA - MANINCHEDDA - MASIA - MATTANA - ORRÙ - PACIFICO - PIRISI - PISU - PITTALIS - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS - BIANCAREDDU - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - MURGIONI - PISANO - CAPPAI per la richiesta del referendum sulla "legge di devolution".
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATA l'approvazione definitiva del testo di Legge Costituzionale approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera, recante "Modifiche alla parte seconda della Costituzione", pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 269 del 18 novembre 2005, noto anche come "legge di devolution";
CONSIDERATO che tale legge introduce significativi cambiamenti della nostra Carta Costituzionale che, tra l'altro, vanno nella direzione di una profonda modifica della forma di governo e dei rapporti tra lo Stato e le Regioni italiane;
RICORDATO CHE il secondo comma dell'articolo 138 della Costituzione prevede che il referendum popolare confermativo delle leggi di revisione costituzionale possa essere richiesto, tra gli altri, da cinque Consigli regionali;
RITENENDO che sia indispensabile provocare il referendum su tale legge di riforma, in modo da coinvolgere tutti i cittadini italiani nel pronunciamento sul merito delle modifiche alla Costituzione,
delibera
di richiedere l'indizione del referendum costituzionale ai sensi del secondo comma dell'articolo 138 della Costituzione;
dà mandato al Presidente di attivare tutte le procedure previste dall'articolo 10 della Legge 25 maggio 1970, n. 352. (57)
PRESIDENTE. Non ho iscritti a parlare né a favore né contro la mozione. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Io mi scrivo a parlare ovviamente a favore della mozione; vorrei semplicemente con molta rapidità illustrare le motivazioni per cui questa mozione arriva in Consiglio regionale e ha cercato anche, la mozione stessa, di raccogliere la maggior convergenza possibile tra i colleghi che sono in Consiglio, e la stessa stesura del testo della mozione ha, come riferimento, proprio quello di rappresentare nel modo migliore possibile la volontà di questo Consiglio regionale di ricorrere al referendum confermativo della legge di riforma costituzionale appena licenziata dal Senato in quarta lettura, ma sostanzialmente ribadendo come sia il corpo elettorale quello che è sovrano, visto che la legge non è stata approvata con i due terzi dei deputati e senatori assegnati che gli avrebbero reso non possibile il referendum confermativo, visto che la legge è stata approvata con una maggioranza inferiore ai due terzi, quali sono le motivazioni per cui noi chiediamo il referendum.
Credo che sia una cosa importante che questo Consiglio regionale sia il primo Consiglio regionale in Italia che si esprime in questo senso, e non è un caso, noi crediamo, che il primo Consiglio regionale che dovrebbe esprimersi in questo senso sia il Consiglio regionale della Sardegna. Crediamo che la Sardegna abbia delle caratteristiche di peculiarità che sono insite nella sua storia, nella sua specialità, nella sua lunga tradizione autonomistica che giustifichino pienamente che dal Consiglio regionale della Sardegna arrivi per prima la richiesta di referendum confermativo sulla legge di devolution.
Devo anche dire, ed è una sottolineatura politica che ovviamente mi preme fare, che l'iniziativa di questo genere arriva da una parte di consiglieri regionali che l'hanno annunciata alla stampa ieri, i quali hanno sempre creduto nella necessità che si riappropriasse il popolo sardo della volontà e della possibilità di riscrivere lo statuto, e quindi di riscrivere i propri rapporti pattizi con Roma, e sono gli stessi consiglieri regionali che forse più di altri hanno creduto nel ragionamento dell'Assemblea costituente e nella battaglia per l'Assemblea costituente.
A questi consiglieri regionali che ieri hanno annunciato questa iniziativa se ne sono aggiunti molti altri all'interno di questo Consiglio, dando a questa mozione un senso che va bene al di là di quello che gli stessi proponenti avevano, di questo i proponenti originari ovviamente sono più che soddisfatti, perchè l'iniziativa vada in porto è ovvio che sono necessarie convergenze che vanno al di là della volontà dei singoli proponenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Intervengo a favore della mozione che ha per primo firmatario il collega Vargiu riconoscendo che ha avuto una sensibilità estremamente importante, non solo perché attraverso la mozione ci ricolleghiamo a tanti Consigli regionali che in questi giorni stanno discutendo lo stesso argomento in Italia, ma perchè in Sardegna non abbiamo presenze istituzionali che possano in qualche modo essere paragonate a quella iniziativa politica alla Lega del Nord.
Abbiamo presenze particolari che puntano a fare della questione sarda una questione nazionale e anche una questione europea che sono gli amici compagni sardisti, e che quindi hanno un interesse sul ragionamento che viene proposto attraverso la mozione a partecipare ad una discussione che rilanci, non dal punto di vista del collega Vargiu che si richiama alla Costituente, ma che rilanci dal punto di vista dei sardi una attenzione particolare alla nostra Regione.
Quanto è avvenuto in Parlamento da noi non deve essere solo criticato, ma deve essere da noi democraticamente combattuto, e qui c'è un riferimento al referendum che è uno strumento importante su un tema come questo, se noi da subito partecipiamo a questa discussione nazionale, perché secondo me é stato fatto un errore dal punto di vista istituzionale molto significativo in negativo che è frutto, questa è la mia opinione, della contingenza politica, del confronto di fine mandato in Parlamento, si è aspettato soprattutto alla conclusione del mandato per trattare questo argomento dimenticando che era stata fatta una critica al centrosinistra quando con la modifica al Titolo Quinto aveva da solo il centrosinistra votato in Parlamento e ha introdotto delle modifiche che poi si sono dimostrate in parte positive, ma in larga parte negative, e averlo fatto da parte del centrodestra dopo un'esperienza negativa che aveva fatto il centrosinistra è un ulteriore errore.
Ora siamo in grado di correggerlo, lo dico per gli amici di Alleanza Nazionale e anche per Forza Italia. Alleanza Nazionale da quando era Movimento Sociale Italiano del Paese unito ne aveva fatto una bandiera, e se nei due punti estremi della rappresentanza parlamentare i comunisti da una parte e allora i fascisti dall'altra, quelli del Movimento Sociale, se c'era una convergenza era sull'unità d'Italia. Aver rinunciato a quella posizione di sempre per favorire un aspetto momentaneo è un errore politico che secondo me, poi parleranno gli elettori, segnerà anche una differenza di partecipazione elettorale da parte degli elettori della destra del centrodestra.
Se si può rimediare, come penso che si spossa rimediare, perchè c'è in Italia una reazione democratica molto importante, se si può rimediare come propone la mozione con primo firmatario Vargiu attraverso il referendum è una cosa importante, ma deve servire la discussione referendaria, collega Vargiu, per richiamare tutte le difficoltà nelle quali si trovano le regioni meridionali, non solo sulla parte finanziaria, non solo sulla parte assistenziale, ma tutte le difficoltà economiche e sociali che sono presenti ancora nel Meridione d'Italia perchè esiste una questione meridionale che negli ultimi dieci anni, così assolviamo gli ultimi cinque anni del centrodestra, ma che negli ultimi dieci anni, dal governo Prodi a questa parte, è stato sempre messo all'ordine del giorno.
Il governo Prodi non riuscì a passare alla seconda fase dell'attuazione del programma, prima fase di risanamento, seconda fase attenzione al meridione d'Italia, oggi con questo provvedimento, con questa legge votata nel Parlamento del nostro Paese si dà un colpo netto alla questione meridionale. Richiamarla, ognuno dal proprio punto di vista, ma richiamarla passando attraverso il concetto dell'unità io lo ritengo importante, ed è per questo che voto a favore della mozione e penso che sia giusto, collega Vargiu, votata la mozione che si passi sul piano pratico alla organizzazione dell'iniziativa di consultazione e di partecipazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ritengo che l'iniziativa adottata sia una iniziativa assolutamente positiva. Io mi schiero a favore della mozione che è stata proposta, e mi schiero anche con più convinzione avendo appreso adesso che il nostro Consiglio regionale può essere il primo Consiglio regionale d'Italia a dare il via alla richiesta di indizione del referendum costituzionale.
Credo che sia importante certamente per quanto ha appena affermato l'onorevole Cugini, cioè per la caratteristica delle profonde trasformazioni che la Carta costituzionale, nata dalla Resistenza al termine di una guerra che aveva cancellato ogni tipo di diritto, e che insieme ad ogni tipo di diritto aveva cancellato anche i diritti costituzionali preesistenti tanto che si è resa necessaria la formazione di una Costituente per la stesura di una nuova Carta costituzionale, una nuova Carta costituzionale che nasce in Italia nel dopoguerra con una configurazione di stato repubblicano.
Ma ritengo che sia assolutamente importante, anche in ragione della qualità delle modificazioni che sono state introdotte dal Parlamento sulla Carta costituzionale repubblicana; cioè sono modificazioni che intervengono ad introdurre elementi di divisione interna, cioè in contrasto totale con le finalità che si era proposta invece la Carta costituzionale all'indomani della lotta di liberazione.
La Carta costituzionale repubblicana era una Carta fondata sul riconoscimento dei diritti anche come diritti esigibili del popolo italiano in una chiave di unità nazionale forte fondata sui valori della solidarietà. Le modificazioni che sono state introdotte dal Parlamento hanno invece un tenore assolutamente diverso, determinano uno smembramento di fatto, attribuiscono alle Regioni competenze in funzione di una articolazione dello Stato tra forti e deboli, tra coloro che hanno preso e coloro che hanno dato, riproponendo le divisioni sociali in chiave anche di appartenenza ai popoli della nostra Italia.
In questo senso io credo che sia emblematico e anche in qualche misura utile che la Sardegna si manifesti per prima, proprio per rilanciare tutta la battaglia meridionalista che è stata in questi anni devo dire soffocata da un Governo che ha un connotato prettamente leghista nella concezione dello Stato, nella concezione delle riforme della pubblica amministrazione, nella concezione della divisione delle risorse, nella concezione della rappresentanza pubblica.
E mentre in alcune parti d'Italia alcuni partiti bruciano il tricolore e chiamano la capitale "Roma ladrona", e poi partecipano ai banchetti che pure in ogni parte d'Italia ogni tanto si convengono, mentre questo avviene in altre Regioni, soprattutto le regioni del Mezzogiorno, si lotta per l'affermazione di diritti elementari, per il contrasto alla povertà, per lo sviluppo contro la disoccupazione, per l'occupazione, per un lavoro sano, sicuro, per un lavoro per tutti.
Io credo che la battaglia referendaria avrà questi toni, non credo che sarà una discussione tra costituzionalisti, sarà una lotta di popolo che punterà ad affermare ancora una volta la validità dei diritti che sono sanciti all'interno della nostra Carta costituzionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Sì, questa mozione non vede la partecipazione di Alleanza Nazionale e non mi dispiace il fatto che Alleanza Nazionale non partecipi perchè vede, onorevole Cugini, io so che cosa pensa lei, non ho dubbi, non so cosa pensano altri.
CUGINI (D.S.). E' già molto se siamo in due a sapere ciò che pensiamo!
DIANA (A.N.). Lei sa per certo che io, quando si andrà al referendum, sosterrò la legge che è stata esitata dal Parlamento. Io so per certo che lei voterà perchè quella legge venga a cadere. Ma vede lei sa di me e io so di lei perchè ci siamo dichiarati; allora tanto valeva che in questa mozione vi dichiaraste subito tutti, perché questa mozione di fatto maschera abbondantemente, certo anche l'onorevole Uras che non fa mistero delle sue idee, e bene fa, si è già dichiarato, ma ci sono degli altri che non si sono dichiarati se non fuori da quest'Aula. O ci dichiariamo tutti o non si dichiara nessuno.
Non si può chiedere la firma su un documento come questo per chiedere l'indizione di un referendum confermativo, fosse stato abrogativo ancora ancora, stiamo chiedendo l'indizione di un referendum confermativo, l'ha fatto il presidente Formigoni in Lombardia, ovviamente l'ha fatto perché intende confermare quella legge non certo perchè intende abolirla, e ha tutte le ragioni di questo mondo per il farlo. Ma la regione Sardegna, ma che ci sia stato qualcuno di coloro che sono intervenuti che mi abbia fatto capire dove è che viene toccata la specialità della Sardegna con questa legge? Se ce n'è uno in grado dimostrarmi che quella legge modifica, altera, si sovrappone alla nostra...
(Interruzione del consigliere Pirisi)
DIANA (A.N.). Onorevole Pirisi, lei è stato zitto per mesi com'è che adesso ricompare? Eravamo tutti felici e contenti della sua… È vero proprio del suo letargo. Questa mozione, per intenderci, non è la mozione che chiede il referendum, questa è la mozione che dice già che cosa bisogna fare con il referendum, allora perchè non dirlo subito! L'altro giorno un medico mi diceva: "ma con la devolution che fine fa la sanità?" Ma gli ho detto dove hai vissuto in tutti questi anni che hai preso gli stipendi dalla A.S.L. di riferimento, ma dove sei finito quando sulla sanità la Regione la competenza ce l'ha già dal 2001 - 2000, siamo a questo punto!
Chiedere una firma su questa mozione era legittimo che ci venisse chiesto ed era legittimo che noi dicessimo che noi non partecipiamo; non partecipiamo primo perché la Sardegna non è toccata assolutamente dalla devolution, così come non è toccata la Sicilia, non è toccato il Friuli, la Valle d'Aosta e il Trentino, le province autonome, secondo perchè siamo convinti che quel tipo di devolution non crea gli sfasci che il centrosinistra si prepara a vendere in campagna elettorale, perchè poi questo è il risultato, è questo il risultato, onorevole Vargiu, è questo il risultato, onorevole Capelli, perchè questo è quello che succede.
O ci si crede fino in fondo, allora, o non ci si crede mai. Ma se ci si tira indietro nel momento in cui appena appena si inizia a increspare il mare, noi quello che pensavamo allora come Movimento Sociale Italiano lo pensiamo adesso. Dell'unità nazionale ne facevamo un cavallo di battaglia allora e ne abbiamo fatto cavallo di battaglia adesso, quindi non è cambiato assolutamente niente.
CUGINI (D.S.). E' cambiato il cavallo!
DIANA (A.N.). Non è cambiato il cavallo, non è cambiato assolutamente. Può darsi che lo cambiate voi il ronzino, questo sì, probabile; però sono intervenuto perchè l'onorevole Cugini mi ha invitato. Io ho detto la mia, Alleanza Nazionale la pensa in questo modo, siamo convinti di essere dalla parte della ragione, il referendum si farà perché è indubbio che si farà e noi saremo da una sola parte. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (Gruppo Misto). Io sono fra quelli che non hanno condiviso la modifica di alcune significative parti che erano state introdotte nella scorsa Legislatura da parte del centrosinistra. Ed erano giuste le critiche di chi paventava, come poi in realtà è successo, una mole anche di ricorsi avanti la Corte Costituzionale per la definizione di conflitti di attribuzione e con altre storture che non sto qui a richiamare ma che hanno profondamente inciso nel corso di questi anni. Ma debbo dire anche, con altrettanta franchezza, che non mi è assolutamente piaciuta neppure la modifica che è stata esitata in questa legislatura perchè, e qui riprendo la sollecitazione anche del collega Diana, ma mi pongo il problema, caro Mario, intanto come italiano. Non mi preoccupa tanto il problema della dissoluzione del concetto di unitarietà dello Stato, mi preoccupa una questione da italiano e da sardo che ha più aderenza con la nostra realtà perchè ritengo che in questa occasione il Parlamento italiano abbia mancato veramente una grande occasione ed una grande opportunità, quella veramente di trattare la questione meridionale. Non è un caso che la Lega si sia fatta paladina dell'approvazione della legge con tutte le sollecitazioni che noi conosciamo. Ma perché? Perchè la devolution,così come è stata concepita, è chiara che ben si adatta a modelli e realtà territoriali e regionali forti e non certo quelli deboli come la Sardegna e le altre aree del meridione. Mi rendo conto che il Presidente Formigoni giustamente abbia tutto l'interesse perchè il referendum abbia un esito favorevole, e non è un caso che al di là, e questa mozione lo dimostra che non è un problema né di centro, né di destra, né di sinistra, non è neanche un caso che anche il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Ruini, abbia recentemente richiamato sulle conseguenze che questo sistema può produrre in aree particolarmente deboli appunto come quelle del meridione. Quindi quali effetti avrà sulla Sardegna. Eccome che ne avrà a regime! Ne avrà significativamente perchè concorrerà questa riforma di una parte significativa della Costituzione a creare ancora e a divaricare una differenza che già esiste tra un'Italia forte ed una Italia debole. Allora ecco perchè noi dobbiamo richiamarci a quei principi che già i padri costituenti tennero ben in evidenza e che mi pare anche, in qualche altro intervento, sia stato richiamato, primo fra tutti quello della solidarietà. Questa riforma difetta di questa caratteristica fondamentale, e mancando la solidarietà lì è veramente la disgregazione del concetto stesso di unitarietà.
Ecco perchè riteniamo che questo modello debba essere rispedito al mittente. Bene ha fatto l'onorevole Vargiu e il Gruppo dei Riformatori a introdurre questo tema nel dibattito, nell'agenda politica isolana, e per quanto riguarda i Popolari Udeur voteremo a favore di questa mozione e certamente faremo una battaglia comune perchè questo progetto di devolution venga abrogato e si ripresentino le opportunità nuove, così come ci auguriamo, di un dibattito aperto che, ripeto, tenga conto anche se non della questione sarda come tale ma almeno di una questione delle regioni del Mediterraneo, così veramente recupereremo non certo le richieste della Lega, non certo le richieste dei territori forti ma, appunto, le legittime aspirazione dei territori come il nostro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, questa mozione, primo firmatario l'onorevole Vargiu, segue ed è conseguenza dell'approvazione del testo di legge costituzionale da parte della Camera, ma segue anche - la mozione - un dibattito pure acceso, pure accalorato, che ha visto nei giorni scorsi, ma non tanto tempo fa, l'Aula abbastanza divisa su un problema: il problema della riscrittura dello Statuto della Sardegna, dello Statuto di autonomia, non nel merito e nelle forme della riscrittura, nel merito e nelle forme non ne abbiamo parlato, abbiamo parlato delle modalità di chi fosse deputato, di come allargare quel dibattito, di come allargare la discussione e la maggioranza, in specifico direi per certi versi, proprio col Gruppo dei Riformatori, in particolare con l'onorevole Vargiu che ne è Capogruppo, ha avuto un momento di confronto dialettico abbastanza vivace perchè ciascuno parte da presupposti e da considerazioni diverse. Le firme raccolte in maniera così larga, così importanti, direi, che vanno da settori della maggioranza a settori dell'opposizione, rappresentano sicuramente un punto di forza, un forte elemento di convergenza, e segnalano la volontà di questo Consiglio regionale di ricercare quando serve, quando necessario, quando la dignità dei sardi rischia di essere lesa, di ricercare quegli elementi e quegli strumenti che ci consentono una utile posizione di difesa, e quella utile posizione di difesa non viene affidata ad una parte ma il ruolo viene affidato in maniera larga e viene svolto comunemente da più parti.
Già in passato, l'abbiamo detto altre volte e l'abbiamo detto in tempi in cui al governo non vi era il centro destra ma vi erano forze del centro sinistra, la Sardegna e il meridione ha subito prevaricazioni con decisioni che ci hanno visto esclusi e non coinvolti, potevamo condividerle o meno ma in ogni caso eravamo parte marginale in quanto eravamo parte priva assolutamente di voce. Quei fatti hanno segnato già in maniera indelebile lo stato della nostra autonomia ed oggi spiace personalmente sentire il Capogruppo di A.N. affermare: "l'autonomia del popolo sardo non è in alcun modo lesa" in quanto tutti abbiamo piena consapevolezza che questa normativa approvata dal Parlamento, le novità che introduce costringono in ogni caso la Sardegna e il meridione in una condizione di maggiore povertà e di maggiore disagio sociale, costringono la Sardegna all'interno del circolo vizioso della povertà, e se povertà non significa anch'essa di per se stessa, da sola, ma non è l'unico elemento significativo che viene toccato, ma se povertà anche da sola non significa lesione delle libertà individuali e collettive, non riesco a comprendere a che cosa possa essere ascritta!
Noi siamo impegnati nella difesa dei valori autonomistici, quel richiamo a cui anche l'onorevole Pittalis poc'anzi ha fatto riferimento, che ha visto il mondo della chiesa impegnato ad esprimersi contro, partendo dalla consapevolezza che è una normativa che allarga il divario sociale, bè, non è cosa di secondaria importanza; quello è un mondo sensibile, è un mondo che non possiamo trascurare e se una voce di protesta si leva da quel mondo noi...
DIANA (A.N.). Proprio voi parlate!
BALIA (Gruppo Misto). Mi consenta di parlare di tutto, evidentemente, Mario, questi sono i miei convincimenti, me ne dispiace che non li condivida) ma noi sempre stati e continuiamo ad essere sensibili anche a quei richiami quando quei richiami coincidono con le posizioni ideali che tuteliamo, quando quei richiami esulano da quelle posizioni allora sappiamo anche controbattere e manifestare tutta la nostra laicità. Però una manifestazione di laicità, anche urlata, non può essere confusa invece, così come lei sta facendo, con la impossibilità a convergenze quando invece le convergenze sono necessarie ed utili proprio perchè condivisibili, così come quel richiamo fatto dall'onorevole Cugini a quei valori universali che sono fortemente richiamati e riassunti nei principi del sardismo non sono estranei alla battaglia che intendiamo portare avanti!
Partendo da questa consapevolezza, con questa consapevolezza noi siamo certi di avere iniziato oggi una battaglia larga, comune con larghi strati del popolo sardo, perchè sono rappresentati da questo Consiglio regionale e che viene fatta nell'interesse della tutela dei valori autonomistici della Sardegna e del rilancio di quei valori! Quindi non solo un plauso ma il convincimento, così come diceva l'onorevole Uras, che questo è il punto di partenza, che ben altri consigli regionali abbracceranno questa battaglia e che soprattutto saranno molti, credo, i consigli regionali del meridione che in essa si riconosceranno perchè vi sono tutti gli elementi perchè sia una battaglia comune, una battaglia di civiltà, una battaglia nell'interesse dell'autonomia, una battaglia per la tutela e la difesa delle regioni marginali e delle classi più disagiate che da questa riforma restano colpite e che da questa riforma sono destinate, per il futuro, a vivere con maggiore sofferenza le proprie condizioni di vita.
PRESIDENTE. Comunico ai colleghi che le iscrizioni sono chiuse, che nelle mozioni le iscrizioni a parlare andrebbero fatte durante il primo intervento. Invece ci si continua a iscrivere. Diciamo che le iscrizioni sono chiuse. Ho sei iscritti a parlare.
Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Grazie signor Presidente. Credo che la presentazione di questa mozione rappresenti un contributo ad un dibattito che necessariamente si dovrà sviluppare in Sardegna, ma non solo in Sardegna, nel momento in cui il Senato ha approvato definitivamente un testo col quale si modifica sostanzialmente il testo costituzionale. Credo che sia giusto avviare un dibattito perchè prima di tutto la Sardegna rivendica sì, una propria autonomia all'interno del contesto statale più allargato, sia giusto sviluppare il dibattito perchè quanto sta accadendo non è di poco conto. È vero, l'onorevole Pittalis ha fatto riferimento alle decisioni assunte dal Governo di centro sinistra quando introdusse le modifiche nel '99 al Titolo quinto della Costituzione, ma prima ancora bisogna fare riferimento ai decreti legge Bassanini coi quali si attuò tutta una serie di trasferimenti di competenze dallo Stato alle regioni, agli enti locali, però è vero che quanto è accaduto in quest'ultimo anno si potrebbe definire una sorta di organismo geneticamente modificato, cioè non siamo all'interno di una evoluzione naturale. Se vi ricordate l'anno scorso, ai primi di settembre, abbiamo approvato qua una mozione unitaria, con la quale in presenza di alcune modifiche che in parte vennero anche rettificate, ci rendemmo conto, come Consiglio regionale, che alcuni articoli introdotti intaccavano in qualche modo tanto l'autonomia come la specialità, perchè voi ricordate benissimo che l'autonomia è dettata dall'articolo 114 della Costituzione e la specialità invece è del 116. Per cui credo che da questo punto di vista evitando, concordo con l'onorevole Diana, che il dibattito che accompagnerà la campagna referendaria sia un dibattito puramente ideologico politicizzato, per usare un termine che viene utilizzato molto in questo periodo e sul quale forse bisognerebbe fare un po' più di chiarezza, però sarebbe bene che ci fosse effettivamente un dibattito laico. Perchè è importante che facciamo un dibattito? Perchè io credo che la storia dello Stato italiano, una storia se volete molto recente, d'altra parte l'unificazione è del 1861 e la Repubblica è del '46 e poi del '48, lo Stato italiano ha una vicenda relativamente giovane. Bene, la storia del giovane Stato italiano è una storia che, a parte la parentesi negli anni del fascismo, è una storia che così in un primo momento prevede una forma di forte centralizzazione, basta pensare che nel 1865 non venne approvata la legge con la quale si pensava di istituire le regioni ma si adottò un modello un po' più napoleonico, francese, la centralizzazione, lo stato, le province, i comuni, quindi un forte controllo adottato da parte dei prefetti, rappresentanti del Ministero degli interni, però un po', se volete, perchè penso che cosa fu la Sardegna nella seconda metà dell'800, nacque già da allora una coscienza, se volete, di tipo autonomistico, però, grazie al dibattito che si sviluppò in Italia nel primo Novecento, penso alle forze di tradizione repubblicana, mazziniana, penso alle forze di tradizione popolare, il dibattito che si sviluppa tende a modificare, a pensare lo Stato italiano come uno stato regionale, lo Stato delle Regioni, e da questo punto di vista ciò che è accaduto, forse con un po' di contraddizioni, se volete, ma secondo una linearità condivisibile ancora con la modifica del '99, andava nel senso forse di accentuare la natura neoregionalista dello Stato. Cioè noi crediamo che sia possibile, in una logica di stato unitario pensato secondo uno schema di tipo neoregionale, cioè che applica un principio di sussidiarietà ascendente e discendente, il rafforzamento, l'accentuazione dei poteri, il trasferimento dei poteri a questa nuova idea di repubblica, che è fatta di regioni, di comuni, di province, anche di città metropolitane, poteva avere un senso.
Quello che invece ci lascia un po' interdetti e che in qualche modo dà conto del carattere innaturale dell'evoluzione che è stata introdotta è il fatto che, sotto mentite spoglie, noi tutto sommato ci apprestiamo a costruire uno stato federale. C'è una bella differenza tra uno stato neoregionale dove l'autonomia e la specialità sono possibili, da uno stato federale, che ha due caratteristiche, come ogni stato federale mantiene un potere, un centro molto forte e come ogni stato federale però presuppone, basta vedere, che so, la storia forse della Germania, forse un po' del Belgio; la storia della Spagna è diversa, la Spagna non è l'esperienza di uno stato federale, è l'esperienza di uno stato forse neoregionale, con plurinazionalità, d'accordissimo. Bene, uno stato federale presuppone che gli stati membri componenti abbiano una forza, abbiano una autonomia non solamente di tipo culturale, storico e identitario, ma abbiano anche una forte identità economica per cui possono sopportare con intelligenza, perché siamo in presenza di quella che i politologi chiamerebbero una democrazia contrattata, un accordo. Bene, lo stato federale non risponde a una logica di tipo solidale e solidarista; lo stato neoregionale, invece, che valorizza le differenze, ha un'altra logica, che è molto più rispettosa e dentro la quale ha senso la nostra specialità.
Allora, io credo che i temi non mancheranno, penso che il dibattito che si svilupperà in questi mesi sarà importante, però credo che al di là dell'elemento più generale che ci deve in qualche modo appassionare, per cui capite benissimo che lo stato federale è uno stato che va bene alla Lega, lo stato neoregionale è uno stato che forse va bene ancora di più al Mezzogiorno e anche a quel resto dell'Italia che crede nel principio della solidarietà, bene, credo che al di là del dato generale noi dovremo discutere anche in Sardegna perché lo stato federale che induce, anzi è già presente in questo disegno di riforma, ammazza la specialità, ammazza le aree più in difficoltà. Credo che ci sia un riferimento di tipo etico-politico, ma poi ci sia un riferimento anche di tipo economico.
Ecco perché noi sottoscriviamo la mozione e crediamo che la discussione di questa mozione sia molto importante perché anche questo dibattito rafforzi l'intento, rafforzi l'intendimento di noi che, volendo riscrivere lo statuto di autonomia speciale, vogliamo rafforzare la Sardegna nell'Italia e nell'Europa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Molte grazie, Presidente. Nell'annunciare il voto favorevole, solo pochissime parole per rimarcare due aspetti: intanto non è accettabile che un provvedimento di questa portata possa avvenire con meno dei due terzi dei componenti delle due Camere del Parlamento. E' un segnale negativo di arroganza davvero inaccettabile. Poi, ricordando l'insegnamento di un grande socialista come Sandro Pertini, che si è sempre speso per l'unità del Paese e l'insoluto problema meridionale che vuole essere nascosto, mentre, come tutti sappiamo, il gap si accresce come si rafforzano le disuguaglianze, voto a favore con profonda convinzione e, al di là di tutto, credo sia importante, mi adopererò nella campagna referendaria affinché questa legge tendente a negare la solidarietà nazionale venga abrogata.
Sottolineo che, pur non apparendo nella mozione, io l'ho sottoscritta e la sostengo per questo con particolare convinzione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto.
LA SPISA (F.I.). Il nostro Gruppo non ha partecipato alla presentazione di questa mozione e del conseguente ordine del giorno sicuramente per un motivo di fondo, e cioè per l'impostazione non certamente contenuta nel testo dell'ordine del giorno, che è molto stringato ed è direttamente orientato semplicemente a chiedere la indizione del referendum, ma ciò che ha accompagnato questa iniziativa consiliare è un netto, aprioristico, direi anche pregiudiziale giudizio negativo su questa legge costituzionale, che necessariamente verrà sottoposta a referendum. Noi non siamo assolutamente contrari al fatto che il referendum si faccia, addirittura auspichiamo che su questa legge costituzionale ci sia un approfondimento da parte di tutto l'elettorato italiano, articolato nelle sue regioni, auspichiamo che si dica tutta la verità sul contenuto di questa legge costituzionale, auspichiamo che non si ceda alla tentazione che in questi mesi, in queste settimane, anche in questi giorni e in queste ore ha investito tutte le forze politiche che hanno descritto questa riforma come un mostro.
Si è data di questa legge costituzionale un'immagine stravolta, caricaturale addirittura, come se fosse una riforma che spacca in due il Paese. E' già stato detto, ma lo sottolineo, che l'atto legislativo fatto adesso, la riforma costituzionale appena approvata dal Parlamento ha soltanto approfondito, spiegato meglio, allargato alcuni contenuti decisamente difficili, contraddittori, che hanno innescato un contenzioso costituzionale molto discusso, molto forte, molto dannoso quindi, e che è nato dalla fine legislatura precedente a quella che si sta oggi concludendo nel Parlamento italiano.
Crediamo che certamente in questa legge costituzionale, e non possiamo non sottolinearlo, non possiamo ignorarlo, siano contenuti alcuni elementi ancora contraddittori. Esistono sicuramente delle norme che potrebbero incrementare il contenzioso dinnanzi alla Corte Costituzionale, esistono alcune imprecisioni o alcune norme che possono creare questioni interpretative anche difficili per i poteri che vengono assegnati alle due Camere nel nuovo sistema, però dobbiamo anche sottolineare che tutti questi difetti che oggettivamente esistono in questa legge non sono in realtà il motivo per cui oggi viene chiesto questo referendum, almeno dalle forze politiche presenti in quest'Aula. Viene chiesto il referendum oggi perché si considera questa legge un mostro. Io credo che nel dibattito che ci sarà nella campagna referendaria e nel periodo che precederà questa campagna referendaria, che si svolgerà, crediamo, in un periodo meno inquinato di quello attuale da tentazioni propagandistiche ed elettorali, in quel momento probabilmente si potrà approfondire meglio, con più ragionevolezza, con più attenzione qual è la portata di questo tentativo di riforma. Non bisogna dimenticare, quindi, che se sarà pure buona e utile l'occasione dell'appuntamento referendario per chiarire, per mettere di fronte il popolo italiano a un giudizio chiaro e netto, non bisogna dimenticare che riguardo all'autonomia speciale della Sardegna è vero che questa riforma ha un'incidenza, ce l'ha in parte, ma è veramente marginale rispetto a quello che è l'oggetto fondamentale del processo riformatore, costituzionale, statutario che invece dovrà investire quest'Aula nell'approvazione dell'articolato percorso della riforma dello Statuto speciale della Sardegna. E' lì che si disegnerà l'assetto costituzionale della nostra autonomia speciale, è lì che verrà disegnato l'assetto anche della nostra potestà finanziaria, della nostra capacità finanziaria, il federalismo fiscale, che per il resto del Paese viene disegnato da queste due riforme, però solo in maniera accennata, solo per accenni, per indirizzi generali di principio, ma che richiederanno, come pochi sanno, o almeno come pochi dicono, dovrà richiedere un altro intervento legislativo, perché questa riforma che oggi viene tanto contestata non incide in nulla sull'assetto del federalismo fiscale.
C'è molta disinformazione in merito a questa questione, viene dipinta questa legge come la legge che toglierà ai poveri per dare ai ricchi, sappiamo tutti, almeno chi si è letto i testi, che questo non è vero, che quanto meno non dipende da questa legge l'assetto finanziario delle nostre Regioni e sicuramente non dipende da questa legge l'assetto finanziario della Regione Sardegna, che invece dovrà essere affrontato con decisione, e su questo non ci stiamo sottraendo dal dare il nostro apporto, dovrà essere affrontato nella riforma dello Statuto di quel Titolo III, che tra l'altro può essere modificato semplicemente con legge ordinaria da parte del Parlamento.
Credo che su quel punto noi dovremo giocare le nostre carte, su quel punto dovremo confrontarci realmente e onestamente, più realisticamente, più onestamente, con più capacità di dire la verità di quanto si sta facendo adesso, in un periodo cioè che è caratterizzato dalla voglia sfrenata di sventolare le bandiere pro o contro, questo vale per chi oggi propone questa mozione, come vale probabilmente per il Consiglio regionale della Lombardia, che invece chiede il referendum per un altro motivo politico forte, dal suo punto di vista, certamente molto diverso da quella che è la tensione politica e la consapevolezza che c'è in Sardegna, ma che evidentemente non è utile a fare una buona legge.
Credo che in un altro periodo si potrà affrontare con più onestà intellettuale e con più capacità di incidenza politica reale questo argomento ed è per questo che noi non abbiamo firmato la presentazione della mozione e dell'ordine del giorno e per questo stesso motivo di asterremo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole La Spisa. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Io credo di poter interpretare in parte anche il pensiero di alcuni dei proponenti di questa mozione nel dire che quando insieme al collega Vargiu, al collega Dedoni, Cuccu Ignazio, nella giornata di ieri, abbiamo proposto questa mozione e oggi l'abbiamo formalizzata in Aula, insieme a tutti gli altri sottoscrittori della mozione, non fosse intendimento degli altri colleghi e mio di provocare in questa sede, in questo momento, una discussione sulla devolution, sulla legge che è stata approvata.
E spiego perché: credo che una discussione di un tema così importante, così ampio e così importante per la nostra regione meritasse sicuramente una seduta di questo Consiglio ben più partecipata e, permettetemi di dire, lo dico a me stesso prima che agli altri, anche meglio preparata ad affrontare questo tema.
Credo che molti colleghi che non hanno sottoscritto questa mozione, a iniziare dall'onorevole Diana e dal suo Gruppo, a continuare con l'onorevole La Spisa e il suo Gruppo, non abbiano firmato questa mozione proprio perché prevedevano che si sarebbe subito entrati nella strumentalizzazione di questo momento. E credo che possano aver avuto ragione nel non farlo, perché per motivi diversi dai nostri e per motivi diversi anche da quelli che hanno spinto diversi colleghi a sottoscrivere questa mozione, loro l'avrebbero potuta sottoscrivere, perché è una mozione neutra, che chiede semplicemente, e in questa fase questo era il nostro intento, che si potessero attivare tutte le azioni previste dalla legge perché il Parlamento ha esitato con meno dei due terzi, come ricordato poc'anzi, la legge sulla devolution, dando quindi facoltà almeno a cinque Regioni di chiedere l'istituzione dell'immediato iter per la convocazione dei referendum confermativi sulla stessa legge. Con le loro motivazioni, che poi sono le stesse che stanno spingendo la Regione Lombardia e il presidente Formigoni a proporre lo stesso iter, ma da posizioni e letture diverse, anche loro avrebbero potuto partecipare alla richiesta prevista nella mozione 57.
Permettetemi di dire, colleghi del centrosinistra, che non l'hanno fatto perché voi avete interpretato in modo diverso, avete aperto la campagna elettorale. Io credo che, purtroppo mi riaggancio a quello che abbiamo fatto anche durante la giornata di oggi e di ieri, cioè quando si deve essere uniti, perché e come, ora certo che anche in me provoca una certa reazione, e sono sostenitore di questa mozione fin dai giorni scorsi, quando si entra nel merito di posizioni che non sono mai le stesse, allora noi da questa parte politica, e io in questo momento non rappresento sicuramente né il mio Gruppo né il mio partito, sapete tutti che anche all'interno del mio partito ci sono posizioni diverse, a livello nazionale e a livello anche regionale, anche di Gruppo, c'è qualcuno che non ha sottoscritto questa mozione, in piena libertà, però ognuno di noi si appella alla coerenza, così come abbiamo manifestato il nostro disappunto per le riforme del Titolo V del Governo di centrosinistra, fatte unilateralmente, così non apprezziamo il momento, oltre che alcune parti di merito, di questa devolution. E lo facciamo nel momento in cui siamo di fronte a un governo amico o siamo di fronte a un governo nemico, ma secondo i nostri principi, i principi che guidano la nostra azione politica.
Perciò non lo facciamo perché ieri stavamo da una parte dei banchi o dall'altra parte dei banchi, non diciamo che il cardinal Ruini esprime un corretto punto di vista sulla devolution, come dite voi adesso, e invece che esercita una pericolosa influenza e un attentato allo Stato laico quando lo esprime per altri motivi. Questo appartiene alla fattispecie classica vostra della conduzione vostra della conduzione della campagna elettorale, perciò siccome oggi la maggior parte degli italiani è contro questa devolution, pur non avendola letta, e siccome siamo già in campagna elettorale, voi, come spesso vi capita ed ultimamente l'abbiamo dimostrato più di una volta, ve l'abbiamo dimostrato nel corso anche di questa legislatura, vedete un po' dove tira il vento ed esprimete le vostre opinioni. Questo è uno di questi casi e me ne dispiace, perché l'intenzione di questa mozione era "ritroviamoci su uno strumento", che è legittimo, è bello che non abbiano votato fortunatamente i due terzi del Parlamento, perché ci dà la possibilità di esercitare un alto diritto democratico e noi vorremmo che la Sardegna sia la prima a poterne chiedere l'applicazione, come è stata prima in tante occasioni nella storia della formazione dell'unità di Italia.
Poi discuteremo, purtroppo nel corso della campagna elettorale, ecco perché un altro neo di questa legge, il momento, è un momento inopportuno per la discussione e il voto che è stato espresso sulla legge della devolution, perché coincide con un momento elettorale che non consentirà, non vi consentirà, discorsi approfonditi, di convincimento, lineari con i vostri punti di vista politici e non solo politici, legati anche all'appartenenza ad una Regione che, ahimè, per quanto ho visto in alcune parti di questa legge, a mio avviso, pagherà il fatto di essere la Sardegna, di appartenere ad una Regione certo non avanzata e non finanziariamente forte delle Regioni d'Italia. Su questo credo che troveremo ampia condivisione ed anche ampio consenso; perciò su questi discorsi, ripeto, la Sardegna noi vogliamo che dia prova di grande democrazia, che sia la prima a richiedere il referendum sulla devolution, ma rifuggiamo da demagogiche e strumentali prese di posizione o partecipazioni dell'ultima ora. Credo che questo non faccia onore ad un alto dibattito che si può e che ci può ritrovare sicuramente uniti nelle motivazioni per difendere quei principi di solidarietà e sussidiarietà che, a nostro avviso, in questa legge non sono presenti.
Ed entreremo nel merito approfonditamente, entreremo sulla forma di Stato, entreremo sulla necessità e continueremo a dirlo in quest'Aula, a voi, a quelli che l'hanno votata e che ora non la votano più, sulla necessità che la Sardegna si doti di una Assemblea costituente per il suo Statuto. E' una cosa che noi continueremo a chiedere, sulla quale siamo convinti, ma senza pensare di non poter usufruire di altre vie e di altri percorsi, che conducano comunque la Sardegna a ribadire in piena autonomia la propria specificità all'interno dello Stato Nazione italiana.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Noi voteremo contro la mozione, perché si presta a contraddizioni, a strumentalizzazioni, a isterismi pre elettorali e alcuni colleghi che mi hanno preceduto hanno abbondantemente chiarito questo bel clima al quale inevitabilmente andremo incontro. Sulla devoluzione, che non è legge, ma è un semplice provvedimento perché appunto, è stato sottolineato, non ha raggiunto i due terzi, su questa devoluzione un po' di storia non guasta, la stura - come alcune volte ho sottolineato - l'aveva data il centrosinistra, mettendo su quel monstrum, annata 2001, che proprio alla fine della legislatura con risicatissimi e insignificanti voti, quattro, aveva messo mano, accorpandolo al Titolo V Parte seconda della Costituzione. Quindi chi ha creato il precedente è il centrosinistra, questa è storia. In questa maglia si è infilato il centrodestra, ecco vediamo un po' cosa ha combinato il centrodestra.
Dalle prime iniziali letture, l'articolo 117 comma 4 rende giustizia sulla competenze fra la Regione e lo Stato, con il centrodestra; mentre prima la Corte Costituzionale ne sapeva bene di questi conflitti istituzionali fra la Regione e lo Stato, adesso invece ha perimetrato l'organizzazione sanitaria, l'organizzazione della scuola, la Polizia municipale e ha identificato in queste competenze gli ambiti regionali. Mentre prima, il Parco del Gennargentu ci ricorda qualcosa, lo Stato entrava a gamba tesa perché dove non c'era chiarezza era competente lo Stato, competente la Regione e, in peius, la Regione subiva sempre le angherie dello Stato.
Il presidenzialismo temperato, che ha messo su il centrodestra, non ha nulla a che fare con il presidenzialismo puro che è sotto gli occhi di tutti noi, una cosa oscena, truffaldina, liberticida, è stato detto, ma non è una difesa di ciò che ha fatto il centrodestra, è la difesa dell'onestà, del buonsenso. Perché sulla devoluzione non ci siamo soffermati abbastanza, eppure c'è tutto un comitato, anche la Chiesa nella sua ambigua ed opportunistica politica, quando fa comodo riscuote dallo Stato privilegi e prebende, quando non fa comodo questa Chiesa appiattita e condizionante invece si permette di sostituirsi allo Stato, entrando anch'essa a gamba tesa con scarso senso dello Stato su decisioni che dovrebbe, per gentilezza, lasciare alla laicità dello Stato.
Allora perché dobbiamo prestarci a strumentalizzazioni, quando invece per la Sardegna possono esserci solo dei vantaggi? Perché le strumentalizzazioni, le aggettivazioni di questo benedetto federalismo che viene definito solidale, perequativo, fiscale, crea confusione, il federalismo, per noi che lo siamo da 84 anni, è uno solo, cioè quello che prevede gli automatismi in campo fiscale, perché la regalia e il trasferire competenze o scaricarle, se non ci sono le risorse, signori miei, non si combina un fico secco. Non si è mai vista la crescita economica di un popolo se non gli danno le risorse economiche.
Ecco perché ancora una volta il centrosinistra e il centrodestra non hanno rivisitato l'articolo 119, che rimane un articolo ermafrodita senza automatismi che prevedano per le Regioni più deboli quelle attenzioni fiscali, perché è uno Stato centralista. L'onorevole Pinna, sfogliando il libro della sua storia, ci ricordava appunto che questo Stato dal '61, poi nel '71 con la breccia di Porta Pia, aveva sconfitto il federalismo e ha prevalso lo statalismo e il centralismo che, come ho detto altre volte, è anche un modo di vedere il mondo, è un fatto culturale, una pregiudiziale politica e siamo di fronte ad uno Stato centralista, antiregionalista.
Ecco perché anche il centrodestra, che ha il peccato originale, non può pensare ad un federalismo come lo intendiamo noi, perché non c'è stata l'esperienza storica politica del federalismo in Italia, siamo stati sempre sconfitti, quindi anche adesso un po' di buonsenso, un po' di serenità, senza fare i primi della classe, un po' di prudenza nel leggere questa devoluzione ci avrebbe fatto capire tante cose, perché poi l'altra contraddizione è vedere partiti che afferiscono alle segreterie italiane che quando fa comodo usano il popolo come una clava, per scrivere statuti, per vedere queste epiche stravolgenti adunanze che ci diano più quote di libertà e poi le rinnegano e puntano su altre adunanze, con i referendum, referendum che, spesso, hanno capitalizzato fortune elettorali. Però se sgomberiamo il campo dai tatticismi e dal cinismo, dal calcolo bieco, noi siamo di fronte ad una proposta di devoluzione che non è peggio di quella partorita dal centrosinistra.
Chiudo ricordandovi una tragedia, se viene abrogata questa proposta, viene riesumato il monstrum del 2001, che è peggio di questa di cui adesso stiamo timidamente e con qualche difficoltà affrontando. Quindi un po' di prudenza, io capisco che gli squilli di tromba, le campagne elettorali frullano tutto e tutto fa brodo purché si abbatta il nemico di turno, però quando ci sono concetti di democrazia, di quote di libertà, di crescita economica, sarebbe opportuno documentarsi, confrontarsi, senza presunzione e poi esprimere giudizi.
A me sa tanto, ecco perché io e il collega Scarpa voteremo contro, di opportunismo e strumentalizzazione, non ci prestiamo e voteremo contro solo per questi motivi.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Atzeri. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, sono voluto intervenire non per riaffermare la mia dichiarazione di voto, che è stata espressa, oserei dire, ante litteram quando qualche giorno fa, intervenendo in Aula su altro argomento, commentai che sulla devolution ci si voleva entrare e sarei entrato nel merito e ne ero pienamente contrario. Ma qui lo si sta caricando di argomentazioni che sono tutt'altro che legate alla cosiddetta devoluzione, al problema che stiamo vivendo di una norma approvata senza superare i due terzi da parte del Parlamento italiano.
Sto ultimando di leggere un libro molto veloce, "Libera Chiesa in libero Stato" di Romano che probabilmente potrebbe accentuare quelle che sono le dichiarazioni che provengono da una parte e dall'altra, io direi che qualcuno dovrebbe lasciare da una parte posizioni laicistiche, non laiche, laicistiche, e cercare di risolvere i problemi della politica all'interno di quelli che sono i caratteri della politica.
Noi abbiamo un dato ed è vero, lo stesso centrosinistra, per bocca di autorevoli personaggi a livello nazionale, ha riconosciuto che le modificazioni apportate nel 2001 non hanno sortito un buon effetto. Questa mi pare che sia una cosa ormai riconosciuta anche a livello nazionale dai grandi rappresentanti di quei partiti, ed è credo, ad onor del vero, una cosa buona quando si riconosce il proprio torto. Ma fare di un torto un altro torto è seguire la diabolicità nella perseveranza, allora il problema è che qui non si parla della delimitazione attorno all'articolo 117 quarto comma della Costituzione, si sta discutendo di qual è stata l'idea fondamentale, anche perché questo provvedimento normativo recupera più aspetti, non solo quelli che vengono qualificati come devolution, o devoluzione, da parte di qualcuno che vive in quel della Padania, ma è la fonte ispiratrice vera che è legata a quella pratica bossiana che crede nell'arroganza assoluta del potere, dell'economia, del potere di una classe che vuole governare assolutamente tutti i processi perché è in possesso di un'economia forte, quale può essere quella del nord Italia.
E' una contrapposizione seria, nessuno vuole fare politica e nessuno vuole dividere poli o contrapporsi ai poli, né cercare altro. Io credo che l'Italia, sino a che non ritroverà, come peraltro la Sardegna e noi lo diciamo da tempo, una assise seria, vera, per rifondare lo Stato in termini puntuali, ponendo dinanzi a noi una assemblea costituente nazionale oltre che quella regionale, male faremo perché saranno i governi di turno, saranno le maggioranze di turno che cercheranno di prevaricare gli uni sugli altri, non creando una statualità seria che sia riferibile a tutto l'universo sociale che questo Paese rappresenta, dalle Alpi alla Sicilia.
Poi, spesso e volentieri, si utilizzano i termini di federalismo, il Partito sardo che ha una tradizione lo rappresenta, ma in maniera diversa di quello che è lo stato federale, uno stato federale non è la dissoluzione di uno stato unitario, eventualmente può essere la ricomposizione di aggregazioni di più stati che si vanno a costruire in uno stato federale o confederale, ma non è certamente una dissoluzione, come viene presentata da un po' di tempo a questa parte da questi nuovi legislatori che certamente, anziché chiamarla devoluzione, io la chiamerei dissoluzione di un patrimonio culturale che ha avvicinato culture, paesi, le cento città italiane, le molteplici realtà regionali. Questo sì, ma all'interno di questo, noi altrettanto, come Regione Sardegna, siamo penalizzati non perché siamo nel Meridione, anche perché siamo differenti dalla situazione meridionale, ancorché soffriamo di alcune deficienze in termini di parametri obiettivi e riscontrabili, ma perché perdiamo ancora una volta un tantino della nostra autonomia che era prima speciale, che è diventata sempre meno speciale, che oggi è diventata non ordinaria, ma è meno dell'ordinarietà delle altre Regioni a statuto ordinario. Quindi c'è la necessità di ricostruire veramente, anche per noi, un tessuto che ci riqualifichi e che ci dia nuovamente quella specialità di cui tanto abbiamo bisogno.
Credo che bene faceva l'onorevole Capelli a dire che era la proposta di una apertura di un prossimo dibattito, non del dibattito odierno, e su questo avremmo voluto la convergenza di tutti, perché era interesse di tutta la Sardegna trovarsi anche in questo appuntamento per ridargli credibilità, autonomia vera, specialità e specificità per quella che è l'insularità che vive come peso assoluto nello sviluppo economico e sociale.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, la Giunta condivide profondamente il contenuto della mozione che è stata presentata da una parte considerevole del Consiglio regionale che chiede di sottoporre a referendum la legge di revisione costituzionale che, come tutti noi sappiamo, rappresenta una revisione profonda della nostra Carta costituzionale interessando ben 54 articoli.
Noi reputiamo, la Giunta reputa, che sia estremamente significativo che l'iniziativa di questa mozione, quindi l'iniziativa di poter indire il referendum sulla legge di revisione costituzionale sia partita dai banchi dell'opposizione, è significativo ed è significativo altrettanto che l'iniziativa sia partita dal Consiglio. Noi reputiamo fosse profondamente sbagliato se questa iniziativa fosse stata assunta dalla maggioranza o se questa iniziativa l'avesse assunta il Presidente della Regione o la Giunta regionale, così come altre Regioni si apprestano a fare o stanno facendo proprio in questi momenti; perché sarebbe stato lesivo della autonomia di questa Assemblea, perché naturalmente su temi di questa natura e di questa rilevanza, è su questi temi che si esalta la capacità di iniziativa del Consiglio regionale.
Noi pensiamo che questa iniziativa si ponga in una condizione di ideale continuità con le iniziative che in questi mesi, mi pare da luglio dell'anno scorso, il Consiglio regionale nella sua interezza, i parlamentari sardi nella loro interezza e il Governo regionale hanno assunto in difesa della permanenza delle Regioni a Statuto speciale all'interno della nostra Costituzione. E che grazie a questa unità si sia riusciti a salvaguardare, nell'ipotesi di revisione costituzionale, la permanenza delle Regioni a Statuto speciale, quindi si è riusciti tutti insieme, unitariamente, a salvaguardare la nostra autonomia speciale.
Badate, la nostra unità, l'unità che abbiamo manifestato in questi mesi, nel salvaguardare la nostra autonomia, è una unità che noi dobbiamo salvaguardare, che la Giunta, il Presidente, intende salvaguardare perché questa è la precondizione che sia la vertenza sulle entrate nei confronti dello Stato debba continuare e debba avere le caratteristiche che siamo riusciti a dare, anche perché l'intero percorso sulle riforme istituzionali, cui questo Consiglio ha dato l'avvio con il dibattito delle settimane scorse, possa essere un percorso che possa essere compiuto unitariamente da tutto il Consiglio regionale. Quindi senza distinzioni di maggioranza o di opposizione.
Naturalmente la Giunta regionale è favorevole alla indizione del referendum sul disegno di legge di revisione costituzionale, sulla legge di revisione costituzionale, anche perché, ripeto, pur avendo salvaguardato la nostra condizione di autonomia speciale, sono contenute all'interno della legge di revisione alcune norme che sono comunque fortemente lesive delle nostre prerogative speciali; il riferimento è all'articolo 38 e all'articolo 54 che modificano profondamente le modalità di approvazione dello Statuto di autonomia.
Io penso che questi elementi devono farci riflettere attentamente, proprio nel momento in cui stiamo per dare avvio al processo di revisione e di riscrittura del nostro Statuto e che quindi dobbiamo stare molto attenti alle modalità attraverso cui poi lo Statuto può essere approvato dal Parlamento; e le modalità che sono contenute all'interno dell'articolo 38 e dell'articolo 54 sono fortemente lesive delle nostre prerogative speciali, ma sono anche fortemente lesive delle prerogative del nostro Consiglio regionale.
Noi pensiamo che questa legge comunque possa dar vita ad una sorta di confusione istituzionale e che probabilmente potrà dar vita a dei conflitti di attribuzione molto ma molto gravi, ma soprattutto io penso che noi dobbiamo riflettere attentamente sulle conseguenze che possono avere per la nostra Regione l'attribuzione di competenze esclusive in materia di organizzazione della sanità, in materia di organizzazione del nostro sistema scolastico, in materia di organizzazione della polizia locale.
Non mi dilungo su questo, l'abbiamo fatto più volte, ma è evidente che l'attribuzione di competenze speciali, associate al combinato disposto, alle capacità impositive, che ciascuna Regione deve avere per esercitare compiutamente queste competenze esclusive, pongono la nostra Regione in una condizione di forte subalternità e di forte svantaggio nei confronti di quelle regioni che hanno una maggiore capacità impositiva.
Questo potrà determinare una situazione e una condizione di diversità dei cittadini sardi rispetto al diritto alla salute e al diritto all'istruzione. È evidente quindi che dare la possibilità ai cittadini sardi, ai cittadini italiani, di potersi esprimere nel merito di una revisione così profonda della nostra Costituzione sia un atto dovuto.
Allora con questa mozione ben venga, perché noi diamo finalmente la parola ai cittadini, perché finalmente si esca dalle aule parlamentari e questo tema venga sottoposto alla valutazione di tutti i cittadini, ad iniziare dai cittadini sardi.
PRESIDENTE. Io non voglio aggiungere niente alle argomentazioni che sono state portate da tutti i Gruppi, se non dire che la mozione rappresenta un atto di grande maturità di questo Consiglio, che è totalmente in linea con un ordine del giorno che il Consiglio aveva approvato con 76 voti a favore nel novembre 2004, quando il processo di riforma costituzionale di cui parliamo oggi era in itinere e che ci aveva visto tutti, a larghissima maggioranza, convergere sul fatto che il modo con il quale la Costituzione si sia andata modificando abbia di fatto introdotto cambiamenti radicali nel nostro Statuto, superando le prerogative che lo Statuto stesso, che è legge costituzionale, ci dà.
La Regione sarda, al pari delle altri Regioni, non è stata consultata in questo procedimento e questo da solo costituirebbe motivo importante di principio per sollevare l'esigenza di una consultazione più ampia. Questo abbiamo scritto nel nostro ordine del giorno, questo ordine del giorno nostro è condiviso ed è stato condiviso da tutti i Consigli delle Regioni a statuto speciale, perché è in discussione la specialità riconosciuta alla nostra Regione, alla Sicilia, al Friuli Venezia Giulia, alle province autonome di Trento e di Bolzano.
Nella modifica costituzionale sono contenute questioni che modificano profondamente il nostro Statuto, che introducono principi superati quali quello, per esempio, del controllo governativo sulla legislazione regionale, attraverso un principio condivisibile in senso generale, che è quello dell'interesse prevalente dello Stato, ma l'interesse prevalente dello Stato se non è precisato può essere utilizzato su qualunque legge regionale, se non è adeguatamente confinato.
Per tutti questi motivi, penso, e in linea con le cose che questo Consiglio regionale con grande maturità ha fatto, penso che sia giusto che stasera noi assumiamo l'iniziativa, saremo la Regione che promuove per prima un procedimento di indizione del referendum, cercando il coinvolgimento di almeno altre cinque regioni, così come prevede la Costituzione, così come prevede l'articolo 10 della legge numero 352 del 1970.
Quindi ha ragione chi dice che questo avvia un dibattito che deve essere approfondito, che deve essere ampio, ma è naturalmente l'avvio di un dibattito, se non accedessimo a questo strumento di consultazione più ampia e popolare penso che il nostro dibattito sarebbe un dibattito assolutamente accademico, privo di alcuna influenza sulla procedura costituzionale. Quindi penso che siano valide tutte le ragioni portate oggi, con varie sfumature, a sostegno comunque di una tesi.
Prima di passare alla votazione, siccome, come è stato detto e ricordato, saremo la prima regione che avvia questa procedura, chiedendo alle altre regioni, comunicando alle altre regioni il nostro deliberato e chiedendo che le altre regioni, ai sensi dell'articolo 10 della legge 352, assumano identico deliberato perché poi si possa presentare la richiesta di indizione di referendum presso la Corte di Cassazione, dobbiamo stare attenti che il dispositivo sia un dispositivo non impugnabile, non discutibile e non inficiabile. Per questo motivo io propongo di eliminare dalla mozione l'ultimo inciso, nel quale si dà mandato al Presidente di attivare tutte le procedure previste dall'articolo 10, perché pleonastico, perché è chiaro che stiamo attivando le procedure previste e perché questo può generare confusione, anche perché la confusione, qualora approvassimo questa mozione, la elimineremo con il successivo ordine del giorno che deve essere approvato nominando il delegato ufficiale, quello supplente del Consiglio, che sono abilitati ad attivare tutti i procedimenti di tipo legislativo.
Se non ci sono obiezioni su questo metto in votazione la mozione senza quest'ultimo inciso, facciamo una votazione per scrutinio elettronico se siete d'accordo, perché ci vuole la maggioranza assoluta, quindi dobbiamo dare tutta l'ufficialità necessaria a questa votazione.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 57.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ATZERI - SCARPA.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - LA SPISA - LOMBARDO - PETRINI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 59
Votanti 56
Astenuti 3
Maggioranza 43
Favorevoli 54
Contrari 2
(Il Consiglio approva).
La consigliera Cerina dichiara di aver votato a favore. Il Consiglio approva con la maggioranza richiesta. È stato presentato un ordine del giorno Marrocu, Biancu, Porcu, Oppi, Licheri, Balia, Pisano, Ladu sulla nomina dei delegati del Consiglio regionale ai fini dell'attivazione delle procedure del referendum costituzionale ai sensi del comma 2 dell'articolo 138 della Costituzione.
Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno.
ORDINE DEL GIORNO MARROCU - BIANCU - PORCU - OPPI - LICHERI -BALIA - PISANO - LADU sulla nomina dei delegati del Consiglio regionale ai fini del referendum costituzionale ai sensi del secondo comma dell'articolo 138 della Costituzione.
IL CONSIGLIO REGIONALEVISTA la mozione n. 57 approvata il 24 novembre 2005 con la quale si chiede l'indizione del referendum costituzionale ai sensi del secondo comma dell'articolo 138 della Costituzione,
delibera
di designare quali delegati effettivo e supplente, ai sensi del terzo comma dell'articolo 10 della Legge 25 maggio 1970, n. 352, rispettivamente il Presidente del Consiglio regionale Onorevole Giacomo Spissu e il Consigliere Onorevole Pierpaolo Vargiu. (1)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno è conosciuto da tutti, era in distribuzione. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita.-D.L.). Votazione elettronica.
PRESIDENTE. Sette consiglieri che appoggino la richiesta dell'onorevole Biancu.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SECCI, GIORICO, SABATINI, CACHIA, MARROCU, CORDA, PINNA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ATZERI - SCARPA.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - LA SPISA - LOMBARDO - PETRINI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 61
Votanti 57
Astenuti 4
Maggioranza 29
Favorevoli 55
Contrari 2
(Il Consiglio approva).
La seduta è sospesa, convoco una Conferenza dei Presidenti dei Gruppi. Onorevole Pisu, è convocata una Conferenza dei Presidenti dei Gruppi. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 09, viene ripresa alle ore 20 e 25.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta, colleghi, dopo la Conferenza dei Capigruppo per annunciare che la seduta è chiusa. I lavori del Consiglio riprenderanno martedì mattina alle ore 10.00 con la legge sul trasporto pubblico locale.
La seduta è tolta alle ore 20 e 26.
Allegati seduta
CXLIV SEDUTA
(Pomeridiana)
Giovedì 24 Novembre 2005
Presidenza del Presidente Spissu
indi
del Vicepresidente Paolo Fadda
indi
del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 16 e 25.
SANNA MATTEO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 22 novembre 2005 (139), che è approvato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza:
SANNA MATTEO, Segretario: "Mozione CALIGARIS - BARRACCIU - CERINA - COCCO - CORRIAS - LANZI - LOMBARDO - AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BIANCAREDDU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Silvio - CORDA - CUCCU Franco Ignazio - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - MILIA - MORO - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PETRINI - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANJUST - SCARPA - SECCI - SERRA - URAS - VARGIU di solidarietà alla giovane donna di Orune, testimone in un processo per duplice omicidio". (53)
"Mozione PISU - MARROCU - BALIA - LICHERI - PORCU - URAS - FRAU - DAVOLI - FADDA Giuseppe - LANZI - CALIGARIS - BRUNO - MASIA - SANNA Alberto - CACHIA - SERRA - SALIS - CORDA - CERINA - PINNA - GESSA - FLORIS Vincenzo - PIRISI - BARRACCIU - ORRÙ - CHERCHI Silvio - CUCCU Giuseppe - LAI - CALLEDDA - MATTANA - CORRIAS - SANNA Simonetta - ATZERI - SCARPA - PACIFICO - COCCO - CUGINI in merito ai gravissimi fatti avvenuti a Fallujah sull'utilizzo di armi non convenzionali contro la popolazione civile". (54)
"Mozione VARGIU - OPPI - LADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - PISANO - DEDONI - MURGIONI - CASSANO - CAPPAI - BIANCAREDDU per la richiesta del Referendum sulla legge di 'devolution'". (55)
"Mozione LOMBARDO - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - RASSU - CASSANO - LIORI - CAPPAI - RANDAZZO - MURGIONI - DEDONI - SANJUST - LICANDRO - MORO - PETRINI - CONTU - SANCIU - CAPELLI - MILIA - PISANO - ARTIZZU - AMADU - GALLUS - BIANCAREDDU - CUCCU Franco Ignazio - SANNA Matteo sulla realizzazione del servizio di trasporto integrato treno-autobus nel bacino del Sulcis-Iglesiente". (56)
"Mozione VARGIU - PINNA - MARROCU - OPPI - BIANCU - LADU - PORCU - LICHERI - BALIA - MARRACINI - CAPELLI - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - MANCA - MANINCHEDDA - MASIA - MATTANA - ORRÙ - PACIFICO - PIRISI - PISU - PITTALIS - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS - BIANCAREDDU - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - MURGIONI - PISANO - CAPPAI per la richiesta del referendum sulla 'legge di devolution'". (57)
PRESIDENTE. Eravamo rimasti intesi nel concludere i lavori della mattinata che avremo ripreso con la mozione numero 48, sulla quale era in corso un confronto fra i Gruppi per una conclusione unitaria e convergente. Adesso io non so se i colleghi che ci hanno lavorato, hanno concluso il lavoro e se possiamo procedere e in che modo possiamo procedere.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, avremmo bisogno materialmente di cinque minuti di sospensione per far mettere in calce le firme all'ultimo testo definito dal punto di vista giuridico.
PRESIDENTE. Adesso stiamo parlando della mozione numero 48, che è quella sull'ospedale di Ghilarza.
(Interruzioni)
Si stanno intrecciando varie questioni; stiamo parlando dell'ospedale di Ghilarza? Facciamo cinque minuti di sospensione, colleghi. Prego i Capigruppo di avvertire i colleghi perchè stiano in Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 32, viene ripresa alle ore 17 e 08.)
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di prendere posto. Sulla mozione è stato presentato un ordine del giorno, stiamo parlando della mozione numero 48. Se ne dia lettura.
CORDA, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO MAS1A - MARROCU - BIANCU - PORCU - BALIA - LICIIERI -MARRACINI - ATZERJ sulla sospensione temporanea dell'attività del reparto di ostetricia del Delogu di Ghilarza.
IL CONSIGLIO REGIONALE
TENUTO CONTO CHE:
- l'appropriatezza, l'efficacia, la qualità e la sicurezza unitamente alla promozione e alla tutela della salute sono elementi sostanziali e condivisi alla base del Piano sanitario nazionale 2003-2005;
- adeguare le strutture sanitarie a standard strutturali, tecnologici e organizzativi adeguati rispetto alle specifiche esigenze di salute e alle modalità di erogazione delle prestazioni significa affermare la cultura della qualità e della sicurezza in tutto il paese e nella nostra Regione, nello specifico;
- uno degli obiettivi del piano sanitario nazionale è quello della uniformità alla assistenza alla nascita in tutte le aree del Paese;
- nella programmazione sanitaria regionale particolare attenzione va posta al coordinamento tra le strutture operative onde garantire adeguati livelli assistenziali nei territori le cui caratteristiche geomorfologiche e la precarietà delle infrastrutture va a scontrarsi con la necessità di assicurare livelli di attività tali da garantire la qualità delle prestazioni;
- la uniformità dell'assistenza va salvaguardata attraverso anche la razionalizzazione delle rete ospedaliera;
- il nuovo piano sanitario regionale in discussione nel Consiglio regionale rappresenta un importante strumento di programmazione in materia di riorganizzazione dell'intero sistema sanitario;
- il Piano sanitario regionale proposto all'esame del Consiglio regionale prevede il mantenimento in funzione dei piccoli ospedali, la loro riconversione e la loro valorizzazione a bassa intensità assistenziale con l'introduzione di soluzioni innovative sotto il profilo della garanzie di salute dei cittadini abitanti nei territori con grave disagio geomorfologico e con rilevanti problemi di accessibilità al resto della rete;
- in questa direzione il Consiglio Regionale condivide la loro trasformazione in ospedali di comunità con la partecipazione al loro governo dei cittadini e degli enti locali, con l'integrazione con le strutture territoriali e con i poliambulatori con un'offerta di medicina specialistica di alta qualità;
- la rete degli ospedali territoriali deve integrarsi con i presidi di primo e di secondo livello attraverso i servizi afferenti all'area dell'emergenza (servizio 118, elisoccorso, D.E.A.);
- tale rete deve garantire un'alternativa di alto profilo di salute anche attraverso il trasporto assistito materno (S.T.A.M.) e il servizio di trasporto di emergenza neonatale (S.T.E.N.);
- anche la fase successiva al parto deve essere ridotta in termini degenza ospedaliera per essere sostituita da un sistema di assistenza domiciliare per le puerpere integrata con i servizi sociali;
- questo genere di servizi previsti dal PSN 2003-05 e dal Progetto obiettivo materno infantile 98-2000 deve accompagnare la razionalizzazione dei punti nascita che non soddisfino gli standard previsti per il primo livello di assistenza e in generale che svolgano un'attività inferiore ai cinquecento parti all'anno, insufficienti a garantire sicurezza dell'assistenza per le madri e i bambini;
- tale condizione coincide con la situazione di diversi presidi regionali e nello specifico con quello di Ghilarza;
TUTTO CIÒ PREMESSO, nelle more dell'approvazione del Piano sanitario regionale,
impegna la Giunta regionale
- a predisporre entro il 31 dicembre 2005 un Piano di riqualificazione dell'assistenza ostetrico-ginecologica dell'Asl n. 5 di Oristano, con particolare riferimento al Servizio di ostetricia del Presidio di Ghilarza;
- a predisporre, per la provincia di Oristano, un progetto pilota sperimentale per l'assistenza alla maternità,
conferma inoltre l'impegno, già presente nella proposta di Piano sanitario regionale 2006-2008, alla riconversione degli ospedali minori e alla loro valorizzazione finalizzata a garantire adeguate risposte sanitarie con modalità alternative al ricovero ordinario. (1)
PRESIDENTE. Colleghi, siamo in fase di votazione della mozione numero 48, su cui non c'è stata intesa.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, chiedevo di intervenire sulle modalità di votazione, chiedo l'appello nominale per favore.
PRESIDENTE. Che vuol dire appello nominale? La votazione elettronica è un appello nominale, onorevole Diana. Siccome si è ripristinato il sistema, quindi siamo in condizioni di rilevare le votazioni nominali, così come da lei richiesto.
Prego i colleghi di predisporsi per la votazione. Otto colleghi che sostengano la richiesta dell'onorevole Diana.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri BIANCAREDDU, MORO, AMADU, LADU, MURGIONI, CAPPAI, RANDAZZO.)
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, la ringrazio, io vorrei esprimere il mio voto favorevole alla mozione presentata dai colleghi Diana, Cuccu e più. Vorrei giustificare il perchè sono favorevole a questa mozione, soprattutto basandomi sulla replica dell'Assessore e sottolineando due aspetti. Se fosse vero o se fosse da sposare la linea presentata dall'Assessore, per esempio in termini di sicurezza, sospensione della struttura di Ghilarza, del reparto di ostetricia e ginecologia, per questioni di sicurezza mi chiedo, Assessore, cosa pensa che si debba fare per interi presidi ospedalieri che non hanno il certificato di conformità antincendio? Credo che questo sia un grave problema di sicurezza e si dovrebbe intervenire immediatamente per porre rimedio a situazioni di tal genere e noi sappiamo che siamo in presenza di interi presidi ospedalieri senza il certificato di conformità antincendio. Così come quando si enuncia che dobbiamo portare i cittadini verso i servizi di qualità e spiegare anche che devono fare qualche sacrificio per avere più servizi, si inverte un percorso politico che da sempre è stato quello di portare i servizi verso i cittadini e questo è discutibile, sono posizioni diverse. Ma, con quest'impostazione, io mi chiedo dove finiranno i piccoli tanti paesi della Sardegna che non potranno sicuramente essere raggiunti secondo questa impostazione dai servizi. Perciò lo spopolamento, allora chiedo anche è possibile fare dei grossi agglomerati in Sardegna, Cagliari e Sassari, ed abbiamo tutti i servizi possibili ed immaginabili. Ma questo per chi conosce la Sardegna sa bene che non è possibile.
Così come le motivazioni portate per i parti cesarei o per i servizi degli anni precedenti; allora, mi chiedo se questo fosse, noi secondo la tabella allegata al piano sanitario dovremmo chiudere diversi reparti, non ultimo per esempio quello del Santissima Trinità di Cagliari che ha la stessa percentuale, due punti in meno mi sembra, il 44 per cento di parti cesarei, se è vera l'analogia che i parti cesarei sono indice di bassa assistenza, così come lei ha detto.
Così come giudicare un reparto di ginecologia ed ostetricia solo per il numero dei parti ci dovrebbe portare a chiudere, ne ho segnato alcuni, dovremmo chiudere La Maddalena, dovremmo chiudere Bosa, dovremmo chiudere Isili, dovremmo chiudere Muravera, dovremmo chiuderne diversi perchè sono tutti in quell'ordine numerico, dimenticando però che per esempio nel reparto di ginecologia ed ostetricia di Ghilarza si sono effettuati per esempio nel 2003, sono dati ricevuti prima che il direttore generale ponesse in bacheca che era vietato dare questi dati dai dipendenti, e comunque non si può esimere dal darceli lui, si sono effettuati nel 2003 614 ricoveri, 188 nascite e 396 interventi chirurgici, 1290 visite ambulatoriali, 1130 ecografie, perciò un reparto non può essere valutato, di ginecologia ed ostetricia, solo ed esclusivamente per il numero di nascite. Mi esimo da entrare nel discorso sociale, nel discorso geografico, nel discorso storico della storia dell'ospedale di Ghilarza perchè quanto meno gran parte di questo Consiglio la conosce o dovrebbe conoscerla.
Quello che stupisce, Assessore, nella sua risposta, che tra l'altro è ripresa nel piano sanitario regionale, è che una pletora di consulenti, una pletora di direttori generali incompatibili, di direttori amministrativi incompatibili, tutta questa pletora di gente che costa molto alla Sardegna e che costerà ulteriormente alla Sardegna, insomma, la montagna sta partorendo un topolino.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, anche noi facciamo una dichiarazione di voto a favore della mozione presentata dai colleghi Diana, Cuccu e Gallus, e devo dire che la facciamo con rammarico nel senso che avremmo sperato che ci fosse la possibilità di arrivare ad un documento unitario che consentisse al Consiglio di esprimersi in maniera univoca sull'argomento, anche perché i ragionamenti che sono stati portati in Aula nel corso della mattinata, e che hanno trovato poi spazio nella replica dell'Assessore, potevano indurre nella speranza che in questa direzione si stesse andando. Non si è arrivati ad un documento unitario, noi votiamo la mozione dei colleghi Diana, Cuccu e Gallus; la votiamo aggiungendo un piccolo inciso a quanto è stato detto nella discussione di stamattina, a quanto verrà detto probabilmente nelle dichiarazioni di voto di questa sera.
Il piccolo inciso è questo; il caso dell'ospedale di Ghilarza ed in particolare dell'ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza sappiamo tutti che è semplicemente un piccolo spot nell'ambito di un mosaico assai più ampio che è quello complessivo del ruolo che la sanità deve avere in Sardegna e, quindi, dell'attività di riqualificazione della spesa e soprattutto di riqualificazione del servizio sanitario di cui in Sardegna si sente il bisogno; ed è veramente difficile esprimersi sul caso specifico di Ghilarza.
Io ho cercato di spiegarlo stamattina nel corso del mio intervento, nel senso che sicuramente ha ragione chi dice che sulla base dei numeri, dal punto di vista tecnico, l'ospedale di Ghilarza abbia un reparto di ostetricia e ginecologia che ad oggi, probabilmente, non soddisfa ai requisiti che consentano di rendere la prestazione accettabile. Nella stessa situazione dell'ospedale di Ghilarza e nella stessa situazione specifica del reparto di ostetricia e ginecologia probabilmente ci sono tanti reparti di ostetricia e ginecologia di tanti ospedali, di cui i colleghi non hanno la più pallida idea, che siamo al di sotto delle cinquecento nascite, esattamente come a Ghilarza, e quindi sussiste la stessa ed identica indicazione tecnica alla chiusura.
Per cui il problema fondamentale è che questo Consiglio fiancheggi l'Assessore alla Sanità e fiancheggi le A.A.S.S.L.L. nei progetti, nei singoli piani di ristrutturazione aziendale, quindi, nei singoli piani strategici che le aziende faranno, perchè in questo Consiglio si facciano le scelte politiche su ciò che deve essere comunque garantito ai cittadini in luoghi prossimi rispetto alla loro residenza anche se non ci sono, lo ripeto, dal punto di vista tecnico gli elementi per poterglielo garantire, e ciò che invece va decentrato rispetto alla sede di residenza del singolo cittadino.
Mi spiego meglio: è una scelta politica di questo Consiglio decidere se a Ghilarza ci deve o no essere l'ostetricia, cioè il punto nascita. Se la scelta politica fosse affermativa, e quindi se si decidesse politicamente che si vuol mantenere un punto nascita a Ghilarza, non può essere il punto nascita che c'è stato sino adesso. Nel senso che deve essere un punto nascita che abbia le stesse garanzie di sicurezza che ha chi nasce in un ospedale cagliaritano provvisto di ostetrico, ostetrica, neonatologo, terapia intensiva, anestesista e rianimazione; cioè il punto nascita dove ciascuno di noi porterebbe la propria moglie a partorire.
Quindi, il ragionamento che oggi abbiamo fatto in maniera a volo d'uccello sul punto nascita di Ghilarza, si ripete su tanti ospedali periferici e su tanti reparti che oggi sono aperti garantendo una qualità di assistenza non accettabile e non adeguata all'interno di tanti ospedali periferici.
Questo argomento è un argomento che dovremo trattare insieme ed è un argomento sul quale, se voi volete, noi siamo disponibili come abbiamo detto tante volte a prenderci la nostra parte di responsabilità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Ovviamente per annunciare il voto favorevole alla mozione, e per ribadire ancora la contrarietà nel momento in cui ho preso visione dell'ordine del giorno che il centrosinistra ha presentato sulla sospensione temporanea dell'attività del reparto di ginecologia. Siamo seri! È una chiusura definitiva, non è una chiusura temporanea, perché se fosse una chiusura temporanea, beh, avremmo dialogato sull'ordine del giorno ed avremmo detto "…nelle more dell'approvazione di un piano di riorganizzazione, di razionalizzazione, di tutto il servizio di ostetricia e ginecologia dell'A.S.L. numero 5 di Oristano si riapre il punto nascita di Ghilarza"… Come si può dire sulla sospensione temporanea, questa è una cosa che volete vendere cari colleghi perchè volete evitare, ma non evitate proprio un bel niente con questo sistema, perchè queste sono delle chiacchiere, questi sono degli specchietti per le allodole che non hanno nessun senso.
Onorevole Pinna non è presente in Aula, forse non se la sente di votare contro la mozione numero 49. Questa non è correttezza istituzionale, questa non è correttezza di rapporti tra Gruppi politici per quanto su sponde diverse. Questa non è affatto correttezza, questa è scorrettezza politica bella e buona!
E naturalmente questo è un fatto che noi denunceremo, perché l'Assessore ha assicurato al Consiglio che il reparto è chiuso e rimane chiuso; ed allora non si può dire nell'ordine del giorno: "sospensione temporanea". Questa è una presa per i fondelli per i cittadini del ghilarzese e dell'A.S.L. numero 5 di Oristano.
Le considerazioni che ha fatto l'onorevole Vargiu è ovvio che sono corrette, ci mancherebbe altro! Certo che questo reparto deve riaprire e deve riaprire con tutti i crismi e deve avere tutte le garanzie di sicurezza per le partorienti, è ovvio che deve essere così. Ma stiamo attenti, colleghi, che se deve essere così per Ghilarza, deve essere così per tutti i presidi ospedalieri; ed allora non sono solo quei quattordici che si debbono chiudere, perchè per quanto mi risulta probabilmente solo tre - quattro potrebbero stare aperti in Sardegna.
Ed allora a che gioco stiamo giocando? Questa è una razionalizzazione che è frutto di calcoli di tipo economico e basta, non sono fatte altre considerazioni; il problema è solo quello.
Allora, siccome la spesa sanitaria pro capite in provincia di Oristano è la più bassa della Sardegna, perché è la più bassa della Sardegna, di fronte a questo io credo che qualcuno dovrebbe veramente sollevarsi; l'invito ai colleghi del centrosinistra è che vogliano in qualche maniera tutelare il loro territorio quando si tratta di consiglieri regionali nati in quel territorio, ma io credo che tutto il centrosinistra dovrebbe avere massima attenzione per questi presidi ospedalieri.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu Franco Ignazio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Assessore, io abito a pochi isolati dall'ospedale San Martino, però nell'ottobre del 2003, quando ho avuto necessità di un intervento all'addome, il mio medico curante mi ha detto: "Vai a Ghilarza, ricoverati al Delogu perché il chirurgo che opera lì è il migliore". Le cito questo esempio perché lei ha detto, ed aveva ragione, che l'unica cosa che non può fare la politica è porre becco sulle condizioni di sicurezza dei pazienti. Però, è obbligo della politica creare quelle condizioni di sicurezza sulle quali non può mettere becco. Tradotto in soldoni per quelli che come me non hanno studiato i libri grossi, significa che se il reparto di ginecologia ed ostetricia del Delogu di Ghilarza avesse avuto una riconosciuta efficacia, sicurezza e quant'altro, professionalità, efficienza, ci metta gli aggettivi che vuole, non si sarebbe probabilmente verificato questo episodio.
E che io abbia ragione lo dimostra il fatto che il numero dei parti che si sono avuti in più nell'ospedale San Francesco di Nuoro corrispondono quasi interamente ai parti accaduti a Ghilarza; se lei conoscesse il territorio, si renderebbe conto che Ghilarza è baricentrico teoricamente rispetto ad un bacino d'utenza che si spinge fine al Montiferru e al Medio Campidano che, in realtà, non gravitano su quel territorio; il territorio che gravita su Ghilarza è il Barigadu.
Barigadu in sardo vuole dire oltre, dall'altra parte, è di per sé un aggettivo che indica emarginazione. Se si chiudesse l'ospedale Delogu di Ghilarza o anche un solo reparto forse tra quelli che ne avrebbero minore disagio sarebbero proprio i ghilarzesi, quello è l'ospedale di Nughedu Santa Vittoria, di Sorradile, di Tadasuni, di Neoneli, di Ardauli, di luoghi dove davvero l'emarginazione è una cosa che si può toccare tutti i giorni, in tutti i servizi, a partire dalla sanità. È pleonastico dire, essendo un presentatore, che voterò a favore della mozione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi, noi voteremo a favore della mozione firmata da Diana, Cuccu e Gallus, e quindi voteremo a favore diciamo del reparto di ostetricia e ginecologia all'interno dell'ospedale di Ghilarza, perché riteniamo che al di là della presenza delle nascite all'interno di questo reparto, noi lo sappiamo benissimo che il numero delle nascite sicuramente è inferiore a quello previsto dai parametri regionali e nazionali, però non ci dobbiamo dimenticare che oggi l'ospedale di Ghilarza è punto di convergenza importante di una vasta area della Sardegna che sta registrando tassi di spopolamento molto preoccupanti, e che se noi a queste zone iniziamo a togliere servizi essenziali di grande importanza queste zone continueranno ancora a spopolarsi.
Il problema, Assessore, è che noi non possiamo usare gli stessi parametri di una grande città con quelli di una zona periferica ed emarginata come quella di Ghilarza, perché se dovessimo fare così alla fine inseguendo, diciamo, il pareggio economico noi finisce che i servizi li garantiremmo soltanto in un uno o forse due, massimo tre punti in Sardegna, e tutte le zone rimarrebbero senza servizi.
Ecco, quello che voglio dire io è che in una situazione come questa noi non possiamo utilizzare gli stessi parametri dappertutto ma, a seconda delle situazioni economiche, sociali e territoriali, orografiche del territorio, noi dobbiamo fare delle scelte. Questo significa fare buona politica! Perché altrimenti non capisco che cosa deve fare un politico, perché se bisogna diciamo fare la politica sanitaria come se stessimo chiudendo un calcolo ragionieristico allora non c'è bisogno che ci sia la politica, la politica serve per sanare, per riequilibrare certe situazioni che altrimenti non sarebbe possibile fare.
Pertanto io credo che noi dovremmo fare un tipo di politica diversa, Assessore, insomma, che dia la possibilità a delle zone, a dei territori che come dicevo prima sono in grave situazione economica e sociale, che si stanno avviando ad un inesorabile spopolamento, pertanto dobbiamo pensare di fare una politica sanitaria che favorisca e che blocchi questa emorragia.
Tanto più che io avrei voluto sapere, Assessore, prima di adottare questo provvedimento, quanto incide la spesa diciamo dell'ospedale e del reparto di ostetricia - ginecologia dell'ospedale di Ghilarza nei confronti della spesa regionale; se per dire noi avessimo avuto dati concreti di quanto incidono i piccoli ospedali nella spesa sanitaria regionale, quanto incide questo e quanto incidono tutte le altre spese regionali, comprese altre spese inutili di convenzioni ed altro, probabilmente potremmo fare un ragionamento più serio e potremmo anche addivenire alle cose che sta dicendo, ma oggi non siamo messi nelle condizioni di poter fare una valutazione seria su quanto può incidere anche questo mantenimento di questa struttura che è di straordinaria importanza per quel territorio; pertanto io ritengo che sarebbe stato molto più opportuno, invece, aspettare la predisposizione del piano sanitario regionale, fare uno studio complessivo di tutto il territorio e stabilire finalmente una volta per tutte, dopo che è stato fatto uno studio capillare in tutto il territorio della Sardegna, dove devono andare diciamo questi servizi prendendo in considerazione, naturalmente, anche quelle zone che oggi, come dicevo prima, non hanno i numeri in teoria diciamo per poter mantenere certi servizi, ma potrebbero averli sulla base di una programmazione sanitaria portata avanti dalla Regione, che tenta di evitare una ulteriore emarginazione di questi territori.
Pertanto, e chiudo, buon senso avrebbe voluto che questo provvedimento si adottasse perlomeno dopo che è stato predisposto ed approvato il piano sanitario regionale, e a quel punto credo che noi tutti potremmo fare un tipo di valutazione diversa e più compiuta.
PRESIDENTE. Non ci sono più iscritti per le dichiarazioni di voto, siamo in sede di votazione, era stato richiesto il voto elettronico, sette colleghi che sostengono la richiesta dell'onorevole Diana? (Sette consiglieri appoggiano la richiesta).
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 48.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PIRISI - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - URAS
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - MARRACINI - PITTALIS - SCARPA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 67
Votanti 62
Astenuti 5
Maggioranza 32
Favorevoli 26
Contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Gli onorevoli Pirisi e Cherchi dichiarano il loro voto contrario. È stato presentato un ordine del giorno, il numero 1 sulla mozione, a firma Masia, Marrocu, Biancu e più. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, per dire che io voterò contro questo ordine del giorno per due motivi, uno di carattere formale ed uno di carattere sostanziale. Di carattere formale perché questo ordine del giorno non ha niente a che vedere con la mozione che testé è stata bocciata dal Consiglio; e per una ragione di ordine sostanziale perché mi pare che noi stiamo frettolosamente affrontando una materia delicata e complessa di un diritto costituzionalmente protetto su cui sono morti tanti governi della nostra Nazione. Proprio perché protetto tutti i discorsi che vengono fatti in ordine agli sprechi, oggi fatti anche dall'Assessore, non hanno niente a che vedere con il problema specifico che stiamo trattando di trattare la sanità come se fosse una materia qualunque; io non ho visto in tutta la storia di questo Paese mai ridurre la spesa sanitaria, dai lazzaretti alle istituzioni pubbliche di assistenza e di beneficenza, alle aziende sanitarie, alle aziende ospedaliere proprio perché man mano che si va avanti aumenta la necessità di finanziamenti per la spesa sanitaria e man mano che si va avanti è necessario adeguare le risorse, non fare il contrario, non dire "abbiamo queste risorse e su queste risorse impiantiamo la rete dei presidi sanitari". No! Prima vediamo qual è l'esigenza, e sull'esigenza invece mettiamo i soldi che sono necessari.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA
(Segue FLORIS MARIO.) Ma voglio dire un'altra cosa, Assessore: la rete di presidi ospedalieri e sanitari sarda nasce prima dell'833, della riforma sanitaria, nasce ancor prima ed è stata riconosciuta dallo Stato come spesa storica, non come spesa che doveva essere affrontata in qualche modo. Noi siamo alle soglie di un ragionamento statale, anche con la devoluzione, di cui ancora non conosciamo i contorni, non sappiamo quale sarà il ruolo della Regione Autonoma della Sardegna sulla materia sanitaria e quale sarà il ruolo dello Stato. Ma perchè vogliamo essere più realisti del re? Ma perchè dobbiamo trattare oggi, in quest'ordine del giorno, una materia che riguarda il piano sanitario regionale? Ma perchè diamo per scontato che quel piano sanitario regionale sia un piano esatto, vero, senza averlo ancora discusso tra di noi? Perchè in quest'ordine del giorno si fa riferimento al piano sanitario regionale come se il piano sanitario regionale fosse già approvato, e questo non è giusto! Noi dobbiamo discuterlo, dobbiamo parlare. Quando parliamo di riconversione o ristrutturazione di strutture sanitarie stiamo parlando di una cosa diversa. Non è, come ho sentito stamattina qui, dire che noi stiamo riqualificando; stiamo facendo cose diverse! Il ricovero ospedaliero adesso viene definito ricovero ordinario; stiamo facendo qualcosa di più e di diverso rispetto ad un ricovero ordinario, così è scritto in quest'ordine del giorno. Io credo che non sia una cosa giusta quella che noi stiamo facendo, di mettere le mani avanti. Questo piano va discusso e va discusso perchè sulla sanità si gioca la credibilità dell'intera classe politica, di maggioranze e di minoranze. Ma perchè stiamo dando per scontato una cosa che ancora tra di noi non abbiamo discusso? Certo che poi, quando andremo, andremo con le posizioni che sono posizioni non definite ma di parte perchè non si vuole arrivare ad una discussione che deve essere sgombra da ogni tipo di ideologia di qualunque genere. Quindi io credo che quest'ordine del giorno non possa essere approvato da questo Consiglio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto.
MASIA (Gruppo Misto). Intervengo, non solo come primo firmatario di quest'ordine del giorno, che ci è sembrato opportuno perchè, non condividendo in maniera decisa la mozione presentata dall'onorevole Diana non volevamo lasciare cadere questo problema che pure se porta a discutere di quella che è una realtà quale l'ospedale di Ghilarza, ha degli aspetti che vanno anche oltre, nel senso che entra nel merito in maniera più generale a quelle che sono tutta una serie di situazioni che si stanno verificando nella nostra regione relativamente agli ospedali minori.
Io non condivido, o perlomeno sì, sono d'accordo se naturalmente si guarda da una certa ottica, quella di cui noi stiamo discutendo sicuramente non è una materia qualunque e sicuramente io posso anche dire, perchè ne sono convinto, che nessuno di noi la vuole affrontare e la sta affrontando con leggerezza. Mi pare di poter dire che relativamente a quello che è l'argomento sanità in questo Consiglio se ne sta discutendo ampiamente e non soltanto all'interno di questo Consiglio, come forse non se n'è discusso mai prima d'ora, dando a questa materia una grande rilevanza e quell'importanza che naturalmente deve avere, tenuto conto anche di un aspetto, che io ritengo, almeno questo è il mio punto di vista, che tutti quanti condividiamo che in questa materia bisogna vedere di entrarci in merito, perchè siamo fortemente in ritardo, perchè le situazioni cambiano e perchè nessuno di noi può restare affezionato ad un modello di sanità che ci vede sicuramente fortemente in ritardo rispetto a quelli che sono gli standard presenti in altre parti del nostro Paese. E se queste sono argomentazioni condivisili io ritengo allora che ogni tanto, come anche in questo caso, probabilmente dare una risposta forse è necessario.
In quello che è il preambolo della mozione, io ritengo che non ci sia niente che in qualche modo dia per scontato approvazioni o indirizzi che sono presenti in quella che è la proposta del piano sanitario. Credo che siano affermazioni che invece devono essere prese se non come materia scontata sicuramente come principi intorno ai quali noi tutti quanti andremo a discutere quel piano sanitario di cui noi oggi ci vogliamo dotare, del quale tutti noi siamo coscienti di essere fortemente in ritardo nella sua approvazione.
Quando si dice che bisogna affermare la cultura della qualità e della sicurezza per quel che riguarda la materia sanitaria, credo che sia un fatto condivisibile come è condivisibile, anche quella che noi riteniamo sia giusto: l'uniformità dell'assistenza in tutta la nostra regione e il coordinamento fra quelle che sono le strutture operative credo che sia anche uno di quegli elementi sui quali io credo bisogna intervenire per il semplice fatto che noi come Commissione, non soltanto io in particolare, ma tutti quanti quelli che assieme a me nella Commissione sono potuti andare a visitare le realtà del nostro territorio, hanno potuto vedere come anche nella nostra piccola regione esista una sanità a macchia di leopardo dove la risposta sicuramente è enormemente diversa a seconda dei presidi e degli ospedali che si sono andati a visitare. Razionalizzare la rete ospedaliera credo che non sia un'affermazione che noi non possiamo fare per il semplice fatto che è nelle nostre intenzioni e per il semplice fatto che credo che sia uno dei primi bisogni a cui bisogna dare appunto risposta.
Che il piano sanitario regionale rappresenti un importante strumento di programmazione in materia di organizzazione dell'intero sistema sanitario poi mi pare che sia lo stesso un fatto condivisibile. Che cosa abbiamo voluto dire con quest'ordine del giorno? Abbiamo voluto ribadire che esiste il problema degli ospedali minori, e che negli ospedali minori come quello di Ghilarza, si sta vivendo un certo tipo di sofferenza che non è esclusivamente, per non dire in assoluto, da addebitare al fatto che c'è una mancanza di risorse. Io credo che quel servizio, quel reparto sia stato chiuso da chi naturalmente ne aveva la responsabilità, e sto parlando del direttore generale della A.S.L. numero 5, ha ritenuto che la risposta in quel reparto non era una risposta di qualità e che poteva in qualche modo mettere a repentaglio anche la salute di coloro che andavano ad utilizzare quella struttura e quel servizio. Certo che crea dei disagi, certo che crea in qualche modo delle situazioni dove si può anche paventare l'ipotesi che con la chiusura di un reparto, poi di un altro ancora e poi di un altro ancora possa venire meno.... Bene, in questa mozione noi abbiamo voluto ribadire alcuni aspetti che sono i punti che ritengo siano il valore di questa mozione.
PRESIDENTE. Chiuda onorevole Masia.
MASIA (Gruppo Misto). Primo: sicuramente quello che gli ospedali minori devono restare in piedi e che c'è un impegno di questa maggioranza a far sì che proprio per questo particolare servizio, per questo particolare problema si proveranno a fare anche dei progetti pilota in questo momento calati nel territorio dell'oristanese ma comunque tali da poter essere esportati anche nelle altre parti della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Lai per dichiarazione di voto.
LAI (D.S.). Grazie Presidente. La mia è una dichiarazione di voto a favore dell'ordine del giorno, però è anche nello stesso tempo un intervento rivolto a due riflessioni, una fatta dal Presidente Floris e un'altra invece più generale che proviene dalla valutazione della mozione nell'onorevole Diana.
Il primo punto: Presidente Floris, io avrei condiviso totalmente il suo intervento se fosse stato fatto prima della votazione della mozione precedente, perchè il suo intervento è corretto se tutti ci diamo un patto di non usare la sanità ai fini strumentali o per pura esposizione demagogica. Se ci diamo questo patto, se ci diamo il patto di considerare sospensioni di servizi e non chiusure, perchè non possono essere decise a sino a che non si approva il piano sanitario regionale, e tutto ciò che riguarda la sanità come cose che si fanno temporaneamente in vista di un'approvazione di un dibattito aperto sulla sanità in Sardegna, allora se ci diamo questo patto il suo intervento è totalmente condivisibile. Ma se invece prima si accetta, si vota, si propone, si fanno tutte le operazioni che si fanno in questi casi per esporsi anche su temi delicati che riguardano la salute dei sardi e poi invece si propone l'aspetto morale della limitatezza di quest'Aula sotto l'aspetto di argomenti così importanti, mi perdoni Presidente, penso che dobbiamo fare delle attenzioni, avere delle attenzioni, avere dei distinguo.
Allora, io sono convinto che lei abbia ragione, tant'è vero che io propongo che nell'ordine del giorno che abbiamo appena presentato ci sia una votazione distinta che riguardi tutto l'ordine del giorno sino agli impegni che riguardano Oristano ed una votazione separata, a cui io propongo di votare no, cioè di bocciarla, di separarla, per ciò che riguarda l'aspetto che giustamente va discusso nel piano sanitario, che non può impegnare il Consiglio oggi, per questo io le chiedo di rivedere anche il suo voto, che non può vedere il Consiglio impegnato oggi in una discussione più ampia che riguarda la rete ospedaliera, la qualità dell'assistenza, la qualità e il ruolo degli ospedali minori nei territori. Quindi noi possiamo impegnarci perchè quest'ordine del giorno è una risposta ad una mozione di parte, una mozione particolare, possiamo impegnarci su questo aspetto, non ci impegnamo, ed è giusto che non impegnamo il Consiglio, né la maggioranza né l'intero Consiglio, perchè l'argomento sanità è dell'intero Consiglio, è un atto di programmazione ma più ancora è un atto di tutti, su quello che riguarda l'ultimo punto, cioè il tema degli ospedali minori. Il resto dell'ordine del giorno è sostanzialmente un ordine del giorno che richiama invece un secondo tema, onorevole Diana, che è questo: qui non si tratta di dire che bisogna dotare gli ospedali e i territori di professionalità, perchè io ho in mente centinaia di casi nei quali la professionalità non è stata sufficiente a garantire la vita ai cittadini, perchè quando non c'è un'adeguata quantità di attività su alcune condizioni pericolose di difficoltà sotto l'aspetto sanitario non serve a nulla l'avere tutta la quantità di operatori necessaria per un reparto! Lo sappiamo benissimo! Ricordo bene una visita all'ospedale di Tempio con l'onorevole Vargiu, dove diceva "Non è possibile tenere aperta una sala operatoria se non ci sono 24 ore su 24 gli anestesisti!" Potrei ricordare il fatto di colleghi ricoverati in reparti di cardiologia non avendo riconosciute certe patologie che invece sono state riconosciute in altri ospedali. Potrei ricordare parti di bambini che sono purtroppo rimasti menomati perchè quelle condizioni non erano di frequente osservazione!
Allora il problema non è garantire la quantità di professionalità, non è un problema economico! Oggi ci sono qualità delle prestazioni che possono essere garantite soltanto se ci sono quantità delle prestazioni! Quindi la qualità e la quantità delle prestazioni non sono distaccate tra di loro. Quello che invece è giusto garantire è che in ogni territorio ogni cittadino possa sapere di avere un'assistenza di eccellenza e sapere dove la può avere. Allora è più importante attivare la rete delle emergenze e garantire quelle piuttosto che far pensare che un ospedale periferico possa dare risposte di tutti i tipi. Su questo dovremo discutere ed è su questo che si basa quest'ordine del giorno quando richiama il piano sanitario nazionale 2003 - 2005 - i progetti obiettivo materno infantile del 2000, collega, e su questo noi ci stiamo impegnando, perchè in quel territorio ci sia una risposta non soltanto formale, con un reparto aperto, ma di qualità, di qualità vera, in modo che i cittadini di Ghilarza, le donne di Ghilarza, le madri di Ghilarza non siano diverse dalle madri di altre parti della Sardegna!
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Alberto per dichiarazione di voto.
SANNA ALBERTO (D.S.). Io credo che noi consiglieri eletti nella provincia di Oristano abbiamo avuto tutti quanti sollecitazioni da più parti ad occuparci di questo problema e ce ne siamo occupati un po' tutti in tutti questi anni.
Ho ascoltato molto attentamente il dibattito che si è svolto nel corso di questa giornata in Aula, compreso l'intervento dell'assessore Dirindin, che condivido quasi totalmente; solo un passaggio non condivido, e poi glielo dirò.
Però io credo che, ascoltando anche l'intervento dell'assessore Dirindin, la decisione assunta dal dottor Strianese di sospendere l'attività del reparto di ostetricia e ginecologia di Ghilarza non nasce da un problema legato alle risorse, nasce da condizioni direi oggettive di disagio e di difficoltà ad assicurare una qualità di quel servizio che sia ad un livello accettabile di standard di sicurezza per la salute delle donne e dei bambini che vengono al mondo.
Io, onorevole Diana, avrei votato il suo ordine del giorno se ci fosse stato un atteggiamento diverso anche da parte sua rispetto alla disponibilità della maggioranza di ragionare con un'apertura ed una disponibilità diverse di fronte a problemi di questa delicatezza. Quindi credo che sia corretto chiedere all'Assessore e alla Giunta che entro un mese definisca un'ipotesi di riqualificazione di questo servizio dell'ospedale di Ghilarza, non capisco bene cosa significhi un progetto sperimentale sulla maternità in provincia di Oristano, l'assistenza alla maternità non ho capito bene in cosa consiste, poi qualcuno me lo spiegherà, e credo anche che il problema che è stato posto con la mozione Diana del servizio di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza abbia posto una questione più generale che riguarda quello della riqualificazione nell'ambito del nuovo piano di assistenza al piano sanitario dei piccoli ospedali in Sardegna. Ecco, su questo io condivido la proposta che faceva il collega Lai, che lasciamo che sia il piano a decidere questo, noi non possiamo anticipare, a conclusione di una discussione in Aula o intervenire in questo modo su un piano che ancora non c'è, che è in fase di approvazione. Quindi credo che l'ultima parte della mozione possa essere tranquillamente non prevista, perchè mi sembra giusto che sia il piano a definire queste questioni. La cosa importante è che oltre a riconsiderare l'assistenza relativa ad ostetricia e ginecologia di Ghilarza si riconsideri anche l'assistenza sanitaria e i servizi sanitari e il livello di quei servizi in provincia di Oristano nell'ambito della regione sarda. Questo però è compito anche nostro, di contribuire nei passaggi successivi che riguardano l'approvazione del piano. Ciò che non condivido rispetto all'intervento dell'Assessore è che ci sia stata adeguata concertazione. Io quello che ho detto prima lo confermo, adesso c'è il passaggio nella Commissione, io mi auguro però, Assessore, che ci sia anche in provincia di Oristano sulle questioni che riguardano quel territorio un coinvolgimento vero dei livelli istituzionali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto.
ARTIZZU (A.N.). Grazie signor Presidente. Io sono di Cagliari, quindi faccio un intervento non dettato dalla mia provenienza dalla provincia e dal collegio di Oristano, ma credo che il problema di cui stiamo discutendo stasera sia accidentalmente legato alla realtà del piccolo ospedale in questione ma sia in realtà un problema più generale, e sono contento che ci sia in Aula l'Assessore, non accade frequentemente, quindi di questo mi rallegro, in modo che l'Assessore possa anche ascoltare un discorso forse un po' più generale perchè il problema dell'ospedale di Ghilarza è uno degli aspetti di un problema più generale.
Il mio voto sarà ovviamente contrario, sarà un voto contrario al depauperamento non solo dell'ospedale di Ghilarza ma da un'idea di impoverimento e di smembramento dei piccoli ospedali, un sogno del quale voi avete parlato, Assessore, all'inizio della legislatura e che, forse in modo più soft, state perseguendo nel tempo, una delle poche cose che lei sta portando avanti effettivamente nel corso della legislatura. Ed è un voto contrario alla soppressione di questo reparto, è un voto contrario alla soppressione e all'indebolimento dei piccoli ospedale ma soprattutto, assessore Dirindin, è un voto di profonda e convinta sfiducia nei confronti del suo operato. È chiaro, e questo episodio conferma ancora ai colleghi quanto è chiaro che l'assessore Dirindin è proprio lontana dalla realtà della Sardegna, ma non solo per un fatto suo di origine, di provenienza dal Piemonte, se non vado errato, ma quanto lei, da estranea ai problemi della Sardegna, sia stata catapultata in Sardegna dal potere romano e quanto sia lontana dall'aver acquisito, in questo anno e mezzo di onorato servizio nella Giunta Soru, una conoscenza seppure superficiale dei problemi della sanità in Sardegna.
Lei taglia senza scrupoli, Assessore, lei sopprime, lei licenzia, lei epura, e queste sono le uniche attività finora legate al suo operato e al suo Assessorato del quale si ha notizia e si ha traccia anche negli organi di informazione. Un operato totalmente svincolato dalla realtà sarda, come nel caso in questione, un operato che è totalmente svincolato perfino dal suo fantomatico piano sanitario, che è un po' come un'araba fenice: che ci sia ciascuno lo dice, ma che cosa realmente contenga nessuno mi pare che lo sappia. Non so se lo sappia lei, me lo auguro, o probabilmente ne ha qualche idea, della quale però non è riuscita a farci partecipi.
Fatto sta che dopo quasi due anni, Assessore, lei non è ancora effettivamente riuscita a partorire il piano sanitario regionale, e ancora più lontano appare il parto dell'altro provvedimento che lei aveva annunciato sarebbe stato fatto entro pochi mesi, se non sbaglio entro la fine dell'anno precedente, quindi dopo pochi mesi di legislatura, invece è passato un anno e mezzo abbondante e lei ancora non ce l'ha fatto conoscere. E' quel piano di interventi socioassistenziali che ella dichiarò essere altrettanto importante rispetto al piano sanitario e che con esso dovrebbe andare di pari passo. Fatto sta che non abbiamo né l'uno né l'altro e fino ad ora abbiamo dei piccoli interventi a macchia di leopardo, che guarda caso sono interventi o di epurazione o di sostituzione di persone poco gradite, oppure di smembramento di piccoli ospedali, come nel caso in questione.
Io approfitto della sua presenza in aula, signora Assessore, per denunciare alcuni casi di mala amministrazione da parte sua: era Ferragosto di quest'anno, io non ho avuto ancora occasione di farlo, perché attendevo di poter parlare in aula davanti al Parlamento dei sardi e con lei presente, per denunciare il caso di un bimbo bosniaco, io spero che almeno i suoi uffici le abbiano raccontato quello che è successo a Ferragosto, quando un bimbo prenotato in Sardegna, bimbo affetto da leucemia, a rischio di vita, era una questione di ore, e con un intervento già fissato all'ospedale oncologico di Cagliari, non sarebbe potuto arrivare all'oncologico di Cagliari perché lei se n'era andata in ferie e non aveva firmato quella pratica che avrebbe consentito...
PRESIDENTE. Grazie.
ARTIZZU (A.N.). No, chiedo di concludere, Presidente. Chiedo un minuto in più perché sto dicendo una cosa molto importante.
PRESIDENTE. Lei ha chiesto di concludere e io la faccio concludere.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. No, ha chiuso, è una dichiarazione di voto. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Stasera si sono alternati diversi Presidenti, ognuno usa un metodo diverso. Mi meraviglia che il presidente Fadda abbia concesso al Presidente della Commissione, onorevole Masia, di andare avanti nell'intervento e invece il presidente Spissu stamattina, come è giusto che sia, ha bloccato tutti quanti al termine del tempo. Ma, voglio dire, è argomento risibile rispetto all'argomento che l'onorevole Lai ha sollevato e che mi pare invece molto interessante.
Vede, onorevole Lai, lei ha ricordato al presidente Floris che, probabilmente, se avesse sollevato prima il problema, il problema è stato sollevato stamattina! E' stato sollevato stamattina nella discussione sulla mozione, e l'ho detto io personalmente che era ridicolo che si andasse a impegnare il piano sanitario regionale oggi, in una giornata nella quale nessuna risposta è stata data, e voi volete con quest'ordine del giorno dare risposte a che cosa? Alla richiesta della mozione? No! La mozione chiedeva semplicemente che venisse riaperto il reparto di ginecologia e ostetricia del presidio ospedaliero di Ghilarza, punto. Non chiedeva tutte le cose che state dicendo voi in questo ordine del giorno, perché tutte queste cose presumo che verranno discusse quando l'araba fenice arriverà in Aula, qua si dice già che è all'attenzione dell'Aula, addirittura, all'attenzione del Consiglio. Venerdì mattina alle ore 11 è pervenuto il piano sanitario e oggi già in quest'ordine del giorno vostro diventa un fatto che praticamente è in Aula! Visti gli impegni che ha preso la Dirindin dicendoci che sulla base di quello, poi si torna a capo su questo ordine del giorno, che è infarcito di tutta una serie di scopiazzature che derivano dal piano sanitario regionale, ma che è un piano che ancora non è stato approvato. Neanche discusso! Allora cosa vogliamo fare? Io capisco l'onorevole Alberto Sanna, che è sempre stato molto attento ai problemi del nostro territorio, ed è giusto che sia così, anche nella precedente legislatura ci è capitato di essere in sintonia su alcuni provvedimenti, ma, vivaddio, quando si vuole, e non fare strumentalizzazioni, onorevole Lai, perché mi è sembrato di cogliere nel suo intervento come se la mozione sul presidio ospedaliero di Ghilarza fosse frutto di chissà quali battaglie politiche. Lei mi conosce troppo bene, io non faccio demagogia se non ci sono costretto. Siamo arrivati a questa mozione dopo che quel territorio per quattro settimane si è riunito, si è confrontato, ha chiamato a raccolta tutti i colleghi dell'oristanese e l'unico che ha partecipato una volta è l'onorevole Alberto Sanna, perché gli altri non hanno partecipato, forse per precedenti impegni, ci mancherebbe altro, però non si può venir fuori con un ordine del giorno che cerca di minimizzare il problema!
La sconfitta voi l'avete subita stasera, ed è una sconfitta politica certamente, perché quel territorio avrà modo di capire come è cambiata l'aria nell'arco di un anno e mezzo. E' cambiata, l'ho detto stamattina, assessore Dirindin, gli stessi sindaci che con me, Presidente della Conferenza d'azienda, inveivano contro di me perché dicevano che non tutelavo sufficientemente il presidio ospedaliero di Ghilarza, ma nella fattispecie il reparto di ostetricia e ginecologia, oggi gli stessi sindaci, i famosi sindaci del distretto di cui lei ha parlato, e solo del distretto, oggi invece sono tutti d'accordo? Ha fatto bene l'onorevole Alberto Sanna a non essere d'accordo con lei con la concertazione. La concertazione su un fatto di questo genere deve coinvolgerci tutti, ma quantomeno i livelli istituzionali intermedi che esistono nel nostro territorio. Non si può parlare del distretto di Ghilarza, perché è un problema che riguarda 200 mila abitanti! E se riguarda 200 mila abitanti credo che non si debba pronunciare solo il sindaco di Tadasuni o di Busachi, ma si debbano pronunciare tutti i sindaci perché è una cosa che interessa tutti. La provincia di Oristano in questo modo rimane l'unica provincia della Sardegna che ha un solo punto nascita. L'unica provincia, perché tutte le altre province probabilmente...
FRAU (A.N.). C'è Bosa.
DIANA (A.N.). Vede, onorevole Frau... C'è Bosa? Lei sa dov'è Bosa, vero? Fino a stamattina era ancora in provincia di Nuoro, o sbaglio? Ho terminato.
PRESIDENTE. Molto gentile, grazie anche per il consiglio che mi ha dato prima onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io voterò contro quest'ordine del giorno, un ordine del giorno che mi trova in piena sintonia con quanto illustrato precedentemente dall'onorevole Floris, ma soprattutto sono stupito da alcuni interventi in quest'Aula. Posso definire alcuni colleghi veramente camaleontici, a iniziare dal Presidente della Commissione, dall'onorevole Masia, che inviterei a rileggersi la sua interpellanza 235/A del 9 aprile 2002, e lui era primo firmatario. E' la negazione di tutto quello che lei ha detto nel suo intervento, onorevole Masia. E' totalmente il contrario! E questo non fa bene alla ricerca dell'unità che andate ricercando continuamente per quello che vi pare. E' la dimostrazione del fatto che l'unità si ha quando si ha una opposizione cosciente e di buonsenso. Voi non siete mai stati capaci di fare opposizione cosciente e di buonsenso, e adesso state mettendo il vestitino delle persone di buonsenso dimenticando tutto quello che avete sostenuto fino a ieri.
Io credo che questo fronte unitario abbia diverse crepe e molte crepe si stiano allargando di questo presunto fronte unitario, perché, vedete, il discorso sul Delogu è solo occasionale, onorevole Lai. Riportare quanto dite nel vostro ordine del giorno e quanto da lei sostenuto nell'intervento riferito al piano sanitario, io credo che lei abbia letto il piano sanitario, l'abbia già letto, perché è molto facile leggerlo anche velocemente, non c'è da soffermarsi parecchio, credo, almeno di questo me ne darà atto, si rinvia ai 180... è scritto bene, è leggibile, scorre velocemente, ma quante contraddizioni in quello che ha detto, onorevole Lai! Da lei non me lo sarei sinceramente aspettato. Perché è stupefacente che si inizi da Ghilarza, che tra l'altro non è stato chiuso da Strianese, onorevole Alberto Sanna, ma è stato chiuso dal direttore sanitario Orrù, ed è stato chiuso nel settembre - faccio sempre riferimento ai dati che fortunatamente ho avuto prima che fosse ingiunto di non trasmetterne più dall'attuale direttore generale - del 2 settembre 2004 dal direttore sanitario Orrù. Guarda caso, poco dopo, qualche settimana dopo, la revoca della struttura complessa di Ghilarza. Io non discuto tutto questo, è un disegno, è un vostro disegno in totale contraddizione rispetto a quello che avete sempre sostenuto ed è l'inizio, a mio avviso, di una fine. E' vero i due punti nascita, onorevole Diana, Bosa e il Delogu di Ghilarza, ma non sta lì il problema, non è esattamente quello, perché se si voleva iniziare un discorso coerente io mi chiedo come mai non si è iniziato da Sorgono, come mai non si è iniziato dai 158 parti di Sorgono o di Isili, con una percentuale di cesarei altissima? O perché non è iniziato, dico ancora, onorevole Lai, da Sassari, dal Santissima Annunziata, che ha un percentuale di cesarei altissima, oltre il 40 per cento, 42,2? Non c'è coerenza, non c'è linearità, non c'è progetto. Si rinvia in questo ordine del giorno che, a mio avviso, è proprio vero, un ordine del giorno non si nega a nessuno, questo è il senso, e voi state consentendo oggi, con questo ordine del giorno, un precedente pericoloso, l'inizio di un progetto. Avete già deciso, hanno già deciso quello che c'è scritto qui nel piano sanitario da voi presentato che probabilmente qualcuno di voi non ha ancora compreso dove porterà, e sfido i sindaci di quei paesi a venire a discutere nei momenti opportuni su quello che avete votato poc'anzi e su quello che vi apprestate a votare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io speravo di poter trovare una convergenza sull'ordine del giorno, questo non è stato possibile però va detto subito che sono decisamente contrario a questo ordine del giorno perché, come ha detto prima l'onorevole Floris e chi mi ha preceduto, è scopiazzato da questa bozza di piano sanitario regionale. Che vi ostiniate sistematicamente a commettere errori, questo ormai è un dato di fatto. Nel DPEF vi abbiamo corretto il fatto che si diceva che era stato approvato ed era già in Aula, ancora oggi dite: il nuovo piano sanitario in discussione in Consiglio regionale. Non è vero, non ha neanche cominciato l'iter, ci sono altri provvedimenti che devono essere approvati e non siamo tenuti, visto che noi eravamo presenti questo pomeriggio, quando tutti voi eravate assenti, avete dovuto escogitare anche qualche sistema per evitare di rinviare la stessa riunione, evidentemente non siamo obbligati a leggerlo perché siamo qui a lavorare tutti i giorni, al contrario di molti altri.
Comunque il piano sanitario, lo dite voi, rappresenta un importante strumento di programmazione, di riorganizzazione, ma soprattutto quello che più offende non è l'interpellanza di Masia che riguardava Thiesi e Ittiri, che sono inesistenti, ma riguarda anche il collega presidente, che manca, Spissu, Pacifico, Dettori, Demuru, Sanna Salvatore, nella difesa a oltranza per potenziare praticamente strutture come il San Marcellino di Muravera in termini di organico, eccetera. Se vogliamo fare i tagli, cosa di cui non abbiamo bisogno, non lo volete capire, quest'anno il deficit è 231 milioni di euro per quanto riguarda il 2004, che è stato sanato con un atto che ha fatto la Giunta, un ordinativo di incasso di 248 milioni di euro, e dove di fatto ha ripartito e ha sanato tutti i deficit di questi ultimi anni. Poi come si arriverà a questo è un dato di fatto, i dati li ho presi ovviamente dalla sommatoria del documento che è stato consegnato alla Presidenza della Commissione dall'assessore Dirindin. Quello però che mi meraviglia di più, non abbiamo un problema economico, stiamo attenti, non giochiamo, quest'anno abbiamo avuto 450 miliardi in più rispetto all'anno scorso, anche se l'anno scorso abbiamo peggiorato in termini di disavanzo rispetto all'anno precedente, nonostante tutte le buone intenzioni.
Vedete, c'è una difesa a oltranza vostra per quanto riguarda i piccoli ospedali da sempre, e tutte queste interpellanze e mozioni lo attestano. Improvvisamente non solo copiate tutto, ma voi dite, vedete, quello che bisogna creare è una struttura, un minimo di assistenza neonatologica, senza la quale il bambino può avere anche un minimo di difficoltà respiratoria che immediatamente viene trasferito a Cagliari o a Carbonia o a Iglesias o in qualsiasi altra parte della provincia di Cagliari. E' difficile creare una struttura neonatale nei piccoli ospedali e nei medi ospedali, allora io credo che alla fine il cesello, sul quale poi voi avete fatto riferimento senza andare però indietro, senza parlare di cosa fatta, perché ho detto prima a mo' di battuta che il piano socioassistenziale l'avete cambiato, trasformato e stravolto voi, mica noi, voi maggioranza.
L'ultimo capoverso va obiettivamente tolto, perché quando si dice: "conferma inoltre l'impegno già presente nella proposta di piano sanitario regionale" - che per noi non esiste al momento - "alla riconversione degli ospedali minori e alla valorizzazione finalizzata a garantire adeguate risposte sanitarie con modalità alternative al ricovero ordinario" vuol dire esattamente quello che noi pensiamo. Questa frase l'avete scritta voi, quindi se c'è questa frase il significato che noi le attribuiamo non può essere che quello evidente, cioè che in tempi brevi, soprattutto per altre strutture, dobbiamo arrivare alla chiusura. E su questo voi siete in contraddizione, noi abbiamo fatto tesoro delle vostre richieste e delle vostre proteste quindi non possiamo che essere d'accordo su questo.
PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto. E' davvero poco simpatico quando un collega sta parlando che altri chiacchierino vicino.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Io ho una sola preoccupazione…
MARROCU (D.S.). Presidente, però rispetti l'ordine di iscrizione. Mi dispiace, sono iscritto prima dell'onorevole Cugini.
CUGINI (D.S.). No, io sono iscritto da prima però non ho nessuna difficoltà a dare la precedenza.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, prego.
CUGINI (D.S.). Io ho una preoccupazione, la dico a voce alta ed è la seguente: da quando abbiamo inaugurato la politica del tentativo di trovare una convergenza su fatti generali, è riferito a qualche settimana fa, abbiamo assistito a un insieme di votazioni che contrappongono la maggioranza e la minoranza.
Il fatto si è verificato quando abbiamo discusso della politica delle entrate dove, pur ragionando in termini convergenti sull'esigenza, abbiamo votato diversamente, poi sulla politica della sanità, da un problema che è stato evidenziato questa mattina stiamo rischiando di aprire una divergenza sulla discussione che dobbiamo fare, la mia preoccupazione è che si alimenti in Consiglio regionale una politica che premia una parte minoritaria del Consiglio che è quella della divisione a tutti i costi.
Nell'ordine del giorno che stiamo discutendo, secondo me si poteva anche non presentare un ordine del giorno avendo bocciato la mozione, sull'ordine del giorno che stiamo discutendo c'è scritto: "il nuovo piano sanitario regionale in discussione in Consiglio rappresenta…" può rappresentare, non rappresenta, perché se è in discussione può rappresentare, lo dico questo per evitare di creare problemi tra di noi che io considero inutili. Non dico solo la parte riferita all'ultimo capoverso che conferma quello che sto dicendo, ma l'idea che siamo già di fronte all'approvazione del piano non avendolo minimamente discusso. Se si mantiene l'ordine del giorno io voterò a favore, ma la mia opinione è che siamo vicini al precipizio e c'è qualcuno che dice di fare un passo avanti per cadere nel precipizio e io sono perchè questo passo non si faccia, questa è la mia unica preoccupazione, perchè saremo chiamati successivamente, lo dico per il collega Vargiu, a discutere un altro argomento estremamente impegnativo per la Regione, parte unitariamente, non tutti al momento sono d'accordo, vorrei che chi non è d'accordo si misuri per essere d'accordo, ma una rottura preventiva sull'insieme io la considero un errore. Se si possono evitare, e siccome si possono evitare, lavoriamo per evitare di ipotecare il futuro anche immediato negativamente.
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu.
MARROCU (D.S.). Rinuncio.
PRESIDENTE. No, non le sto dando ancora la parola perché spetta adesso all'onorevole Ladu tra l'altro, però per un fatto di correttezza l'onorevole Cugini sbagliando si era iscritto già una decina di minuti fa alzando la mano, io fin quando non gli ho detto di iscriversi perchè doveva iscriversi elettronicamente non gli ho potuto dare la parola. Quindi non c'è nessun atto di scavalcamento da parte di nessun collega, l'ho fatto perchè l'onorevole Cugini, credo che anche gli uffici possono confermare quanto sto dicendo, che l'onorevole Cugini si era già iscritto prima, quindi mi dispiace che lei l'abbia presa in questo modo, tra l'altro credo che sia incorso in un gravissimo errore.
Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Noi voteremo contro questo ordine del giorno presentato dalla maggioranza perché questo ordine del giorno, Assessore, non dice nulla di nuovo, praticamente è un ordine del giorno che si vede chiaramente che è stato fatto soltanto per rispondere ad una precisa domanda che veniva avanzata dall'opposizione, tanto più che, se noi andiamo ad analizzare bene i contenuti di questo ordine del giorno, vediamo che ci sono soltanto le linee di indirizzo del piano sanitario regionale, tanti buoni propositi, ma di fatto un contenitore assolutamente vuoto che deve essere riempito, perché non credo che oggi ci sia una persona in questo Consiglio regionale che possa esistere insomma che può essere preso in considerazione oggi questo piano sanitario regionale. E' una cosa che ancora deve essere completata, deve essere riempita di contenuti, quindi oggi noi non siamo in condizioni di usare questo piano sanitario regionale con riferimento alle politiche che dobbiamo mettere in atto anche in questo momento.
Devo sottolineare che è stato posto un problema specifico per quanto riguarda il reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza mentre si risponde in modo generico dicendo altre cose. Anche questo è un modo per non affrontare il problema, perché quando si dice una cosa bisogna discutere di quella cosa, non bisogna parlare di altro. Quindi io credo che questo ordine del giorno sia un ordine del giorno davvero inopportuno tanto più che stiamo parlando di provvedimenti che sono calati dall'alto, che sono contro le popolazioni, l'abbiamo detto, non mi pare che ci sia stato un confronto con quelle popolazioni prima di adottare questo provvedimento, quindi un provvedimento calato dall'alto contro quelle popolazioni che poteva essere tranquillamente evitato in questo momento.
Assessore, io sono contrario anche perché poi l'ordine del giorno impegna la il Giunta regionale al comma 1 dice che si predispone entro 31 dicembre 2005 il piano di riqualificazione dell'assistenza ostetricia e ginecologica della A.S.L. numero 5 di Oristano. Devo ricordare, Assessore, che è sbagliato impostare il problema in questi termini, perchè noi non assumiamo un provvedimento sulla base soltanto di quello che può succedere nella provincia di Oristano o nella A.S.L. di Oristano, credo che questo problema vada inquadrato complessivamente nella situazione sanitaria regionale tanto più, Assessore, che le ricordo che praticamente all'interno di questa A.S.L. ci sono due ospedali, quello di Bosa e quello di Ghilarza, il quale quello di Bosa è un riferimento non soltanto della provincia di Oristano, ma delle province di Oristano, Nuoro e di Sassari, così come l'ospedale di Ghilarza è un riferimento non soltanto per la provincia di Oristano, ma fa capo a diverse parti delle altre province dalla Sardegna. Quindi è un errore oggi dire che questo problema verrà definito una volta che noi affrontiamo la sanità nell'oristanese. Così come l'ultimo comma, l'ha detto anche qualche altro collega, a me preoccupa molto perchè praticamente detto in questo modo significa che probabilmente, quando noi diciamo che bisogna trovare modalità alternative al ricovero ordinario, significa che per questi piccoli ospedali non c'è una prospettiva sicuramente di salvaguardia di questi importanti presidi ospedalieri. Noi invece abbiamo l'impressione che veramente nei confronti di questi piccoli ospedali si stia avviando una politica di tagli che sicuramente non prevede tempi buoni per queste strutture. Pertanto per queste motivazioni, e soprattutto per le conclusioni di questo ordine del giorno, che non condivido nella maniera più assoluta, che non mi convincono, pertanto il mio voto sarà contro questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Aveva rinunciato!
MARROCU (D.S.). Mi sono riscritto.
PRESIDENTE. No, non gli avevo dato ancora la parola, onorevole Cappai, perché era segnato prima l'onorevole Ladu. Prego, onorevole Marrocu..
MARROCU (D.S.). Non ero a conoscenza che ci si potesse scrivere oltre che con il pulsante elettronico anche per alzata di mano, è una novità di stasera, sono invece totalmente d'accordo con l'intervento che ha fatto il collega Cugini e proprio partendo da quello io cercherei di proporre una soluzione che accolga molte delle osservazioni dei colleghi, anche se a qualche collega, in particolare ad Artizzu, vorrei ricordare che il piano degli interventi sociali è in Consiglio ed è presente da febbraio e quello degli interventi sanitari, anche se non ha iniziato il suo percorso consiliare, è comunque presente in Consiglio da ottobre, quindi non è solo nella testa dell'Assessore, è già un atto ufficiale deliberato dalla Giunta nella disponibilità della Commissione tant'è che, come qualcuno ricordava, qualche collega lo conosce bene e ne ha dimostrato anche la conoscenza in Aula, quindi non è certo addebitabile all'Assessore il fatto che qualche collega non conosca gli atti, i documenti e i piani proposti.
Però mi pare che, mi rifaccio proprio agli interventi sia del collega Cugini che di Lai, che effettivamente è possibile tentare, anche attraverso una correzione del documento, di far proprie alcune osservazioni che sono state fatte dalla minoranza. In particolare il collega Lai proponeva di togliere l'ultima parte del dispositivo, l'ultimo comma, io aggiungerei, l'abbiamo anche formalizzato mi pare per iscritto, che il punto 7 e 8 dove si fa riferimento al piano sanitario, poiché mi paiono corrette le osservazioni, è un percorso che è neanche iniziato, è solo pervenuto, quindi far riferimento ad un piano sanitario di cui il Consiglio non ha preso ancora esame e neanche la Commissione sia non corretto, di togliere sia il punto 7 e 8, lasciando del punto 7 soltanto, correggendolo, non il riferimento al piano sanitario, ma lasciando solo "il Consiglio regionale ritiene necessario il mantenimento in funzione dei piccoli ospedali". Quindi non facendo riferimento al piano sanitario regionale "all'esame del Consiglio che" ma togliendo il riferimento al piano sanitario al punto 7 e scrivendo soltanto "il Consiglio regionale ritiene necessario il mantenimento in funzione dei piccoli ospedali" togliendo tutto l'altro fino alla fine del punto 8 cioè a "qualità" quindi togliendo ogni riferimento al piano sanitario.
Quindi si propone, eventualmente abbiamo già presentato un nuovo testo, di togliere il riferimento nel punto 7 e 8 al piano sanitario, prevedere soltanto che il Consiglio ritiene necessario mantenere in funzione i piccoli ospedali togliendo l'ultimo comma del dispositivo, accogliendo quindi molti dei suggerimenti e delle osservazioni che la minoranza ha fatto in questo caso rispetto all'ordine del giorno e, con queste osservazioni, valutare la possibilità di arrivare ad un voto che sia diverso rispetto a quello che da qualche collega è stato annunciato.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prego un minuto di attenzione, non si tratta di un secondo ordine del giorno ma, per evitare che si voti per parti, perché potremmo procedere come è stato richiesto di votare per parti, abbiamo distribuito un nuovo ordine del giorno togliendo quelle parti per fare un'unica votazione, togliendo quelle parti che i proponenti hanno ritenuto di proporre all'Aula. Invito i colleghi a prendere posto.
Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno numero 2:
ORDINE DEL GIORNO MASIA - MARROCU - BIANCU - PORCU - BALIA - LICHERI - MARRACINI sulla sospensione temporanea dell'attività del reparto di ostetricia dell'ospedale Delogu di Ghilarza.
IL CONSIGLIO REGIONALEa conclusione della discussione della mozione n. 48 concernente la chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza;
TENUTO CONTO che:
- l'appropriatezza, l'efficacia, la qualità e la sicurezza unitamente alla promozione e alla tutela della salute sono elementi sostanziali e condivisi alla base del Piano sanitario nazionale 2003-2005;
- adeguare le strutture sanitarie a standard strutturali, tecnologici e organizzativi adeguati rispetto alle specifiche esigenze di salute e alle modalità di erogazione delle prestazioni significa affermare la cultura della qualità e della sicurezza in tutto il paese e in particolare nella nostra Regione;
- uno degli obiettivi del Piano sanitario nazionale è quello della uniformità alla assistenza alla nascita in tutte le aree del Paese;
- nella programmazione sanitaria regionale particolare attenzione va posta al coordinamento tra le strutture operative onde garantire adeguati livelli assistenziali nei territori le cui caratteristiche geomorfologiche e la precarietà delle infrastrutture va a scontrarsi con la necessità di assicurare livelli di attività tali da garantire la qualità delle prestazioni;
- la uniformità dell'assistenza va salvaguardata anche attraverso la razionalizzazione della rete ospedaliera;
- il nuovo Piano sanitario regionale in discussione nel Consiglio regionale rappresenta un importante strumento di programmazione in materia di riorganizzazione dell'intero sistema sanitario;
- il Consiglio regionale ritiene necessario prevedere il mantenimento in funzione dei piccoli ospedali territoriali;
- la rete degli ospedali territoriali deve integrarsi con i presidi di primo e di secondo livello attraverso i servizi afferenti all'area dell'emergenza (servizio 118, elisoccorso, D.E.A);
- tale rete deve garantire un'alternativa di alto profilo di salute anche attraverso il trasporto assistito materno (S.T.A.M.) e il servizio di trasporto di emergenza neonatale (S.T.E.N.);
- anche la fase successiva al parto deve essere ridotta in termini di degenza ospedaliera per essere sostituita da un sistema di assistenza domiciliare per le puerpere integrata con i servizi sociali;
- questo genere di servizi previsti dal Piano sanitario nazionale 2003-05 e dal Progetto obiettivo materno infantile 98-2000 deve accompagnare la razionalizzazione dei punti nascita che non soddisfino gli standard previsti per il primo livello di assistenza e in generale che svolgano un'attività inferiore ai cinquecento parti all'anno, insufficienti a garantire sicurezza dell'assistenza per le madri e i bambini;
- tale condizione coincide con la situazione di diversi presidi regionali e nello specifico con quello di Ghilarza;
TUTTO CIÒ PREMESSO, nelle more dell'approvazione del Piano sanitario regionale,
impegna la Giunta regionale
- a predisporre entro il 31 dicembre 2005 un Piano di riqualificazione dell'assistenza ostetrico-ginecologica dell'Asl n. 5 di Oristano, con particolare riferimento al servizio di ostetricia del presidio di Ghilarza;
- a predisporre, per la Provincia di Oristano, un progetto pilota sperimentale per l'assistenza alla maternità. (2)
PRESIDENTE. Se l'ordine del giorno è stato distribuito e se i colleghi sono d'accordo possiamo mettere in votazione.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 2.
(Interruzione del consigliere Amadu)
E' stata chiesta la votazione nominale? Da chi viene accompagnata?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri RANDAZZO, ARTIZZU, CAPPAI, MURGIONI, CAPELLI, OPPI, LADU.)
Invito i colleghi a prendere posto.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 2.
Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SPISSU - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU
Si è astenuto: FLORIS Mario.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 62
Votanti 61
Astenuti 1
Maggioranza 31
Favorevoli 40
Contrari 21
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Proseguiamo con l'ordine del giorno. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, reiterando la richiesta che avevo già presentato stamattina che non è stato possibile formalmente accogliere per problemi che erano insorti sulle firme raccolte, reitero in questo momento ai sensi dell'articolo 114 del Regolamento comma 2 la richiesta della discussione immediata della mozione con cui il Consiglio regionale della Sardegna richiede il referendum sulla devolution.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sulla richiesta di inserimento della mozione all'ordine del giorno, ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Parere favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Giunta è favorevole perché la discussione possa avvenire in Aula immediatamente. Si può illustrare la mozione a meno che non ci sia qualche collega che voglia parlare a favore o contro, come è consentito. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi . Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Voglio chiedere al Presidente una sospensiva di cinque minuti per stabilire il calendario dei lavori perché sono stati modificati nell'arco della giornata, siccome ci sono voci che si incrociano per capire cosa dobbiamo fare stasera, cosa dobbiamo fare domani se domani dobbiamo lavorare, in modo tale da conoscere perfettamente anche per quanto attiene la giornata di martedì che è uno o due giorni precedenti alla nostra trasferta a Roma. Quindi ho bisogno di sapere, per le cose che abbiamo detto nella Conferenza dei Capigruppo, l'ordine dei lavori per quanto riguarda la giornata odierna e per quanto riguarda martedì.
PRESIDENTE. Onorevole Oppi io sono d'accordo, facciamo la mozione e poi ci fermiamo e stabiliamo come proseguire. Si dia lettura della mozione.
SANNA MATTEO, Segretario:
MOZIONE VARGIU - PINNA - MARROCU - OPPI - BIANCU - LADU - PORCU - LICHERI - BALIA - MARRACINI - CAPELLI - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA Giuseppe Luigi - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - MANCA - MANINCHEDDA - MASIA - MATTANA - ORRÙ - PACIFICO - PIRISI - PISU - PITTALIS - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS - BIANCAREDDU - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - MURGIONI - PISANO - CAPPAI per la richiesta del referendum sulla "legge di devolution".
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATA l'approvazione definitiva del testo di Legge Costituzionale approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera, recante "Modifiche alla parte seconda della Costituzione", pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 269 del 18 novembre 2005, noto anche come "legge di devolution";
CONSIDERATO che tale legge introduce significativi cambiamenti della nostra Carta Costituzionale che, tra l'altro, vanno nella direzione di una profonda modifica della forma di governo e dei rapporti tra lo Stato e le Regioni italiane;
RICORDATO CHE il secondo comma dell'articolo 138 della Costituzione prevede che il referendum popolare confermativo delle leggi di revisione costituzionale possa essere richiesto, tra gli altri, da cinque Consigli regionali;
RITENENDO che sia indispensabile provocare il referendum su tale legge di riforma, in modo da coinvolgere tutti i cittadini italiani nel pronunciamento sul merito delle modifiche alla Costituzione,
delibera
di richiedere l'indizione del referendum costituzionale ai sensi del secondo comma dell'articolo 138 della Costituzione;
dà mandato al Presidente di attivare tutte le procedure previste dall'articolo 10 della Legge 25 maggio 1970, n. 352. (57)
PRESIDENTE. Non ho iscritti a parlare né a favore né contro la mozione. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Io mi scrivo a parlare ovviamente a favore della mozione; vorrei semplicemente con molta rapidità illustrare le motivazioni per cui questa mozione arriva in Consiglio regionale e ha cercato anche, la mozione stessa, di raccogliere la maggior convergenza possibile tra i colleghi che sono in Consiglio, e la stessa stesura del testo della mozione ha, come riferimento, proprio quello di rappresentare nel modo migliore possibile la volontà di questo Consiglio regionale di ricorrere al referendum confermativo della legge di riforma costituzionale appena licenziata dal Senato in quarta lettura, ma sostanzialmente ribadendo come sia il corpo elettorale quello che è sovrano, visto che la legge non è stata approvata con i due terzi dei deputati e senatori assegnati che gli avrebbero reso non possibile il referendum confermativo, visto che la legge è stata approvata con una maggioranza inferiore ai due terzi, quali sono le motivazioni per cui noi chiediamo il referendum.
Credo che sia una cosa importante che questo Consiglio regionale sia il primo Consiglio regionale in Italia che si esprime in questo senso, e non è un caso, noi crediamo, che il primo Consiglio regionale che dovrebbe esprimersi in questo senso sia il Consiglio regionale della Sardegna. Crediamo che la Sardegna abbia delle caratteristiche di peculiarità che sono insite nella sua storia, nella sua specialità, nella sua lunga tradizione autonomistica che giustifichino pienamente che dal Consiglio regionale della Sardegna arrivi per prima la richiesta di referendum confermativo sulla legge di devolution.
Devo anche dire, ed è una sottolineatura politica che ovviamente mi preme fare, che l'iniziativa di questo genere arriva da una parte di consiglieri regionali che l'hanno annunciata alla stampa ieri, i quali hanno sempre creduto nella necessità che si riappropriasse il popolo sardo della volontà e della possibilità di riscrivere lo statuto, e quindi di riscrivere i propri rapporti pattizi con Roma, e sono gli stessi consiglieri regionali che forse più di altri hanno creduto nel ragionamento dell'Assemblea costituente e nella battaglia per l'Assemblea costituente.
A questi consiglieri regionali che ieri hanno annunciato questa iniziativa se ne sono aggiunti molti altri all'interno di questo Consiglio, dando a questa mozione un senso che va bene al di là di quello che gli stessi proponenti avevano, di questo i proponenti originari ovviamente sono più che soddisfatti, perchè l'iniziativa vada in porto è ovvio che sono necessarie convergenze che vanno al di là della volontà dei singoli proponenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Intervengo a favore della mozione che ha per primo firmatario il collega Vargiu riconoscendo che ha avuto una sensibilità estremamente importante, non solo perché attraverso la mozione ci ricolleghiamo a tanti Consigli regionali che in questi giorni stanno discutendo lo stesso argomento in Italia, ma perchè in Sardegna non abbiamo presenze istituzionali che possano in qualche modo essere paragonate a quella iniziativa politica alla Lega del Nord.
Abbiamo presenze particolari che puntano a fare della questione sarda una questione nazionale e anche una questione europea che sono gli amici compagni sardisti, e che quindi hanno un interesse sul ragionamento che viene proposto attraverso la mozione a partecipare ad una discussione che rilanci, non dal punto di vista del collega Vargiu che si richiama alla Costituente, ma che rilanci dal punto di vista dei sardi una attenzione particolare alla nostra Regione.
Quanto è avvenuto in Parlamento da noi non deve essere solo criticato, ma deve essere da noi democraticamente combattuto, e qui c'è un riferimento al referendum che è uno strumento importante su un tema come questo, se noi da subito partecipiamo a questa discussione nazionale, perché secondo me é stato fatto un errore dal punto di vista istituzionale molto significativo in negativo che è frutto, questa è la mia opinione, della contingenza politica, del confronto di fine mandato in Parlamento, si è aspettato soprattutto alla conclusione del mandato per trattare questo argomento dimenticando che era stata fatta una critica al centrosinistra quando con la modifica al Titolo Quinto aveva da solo il centrosinistra votato in Parlamento e ha introdotto delle modifiche che poi si sono dimostrate in parte positive, ma in larga parte negative, e averlo fatto da parte del centrodestra dopo un'esperienza negativa che aveva fatto il centrosinistra è un ulteriore errore.
Ora siamo in grado di correggerlo, lo dico per gli amici di Alleanza Nazionale e anche per Forza Italia. Alleanza Nazionale da quando era Movimento Sociale Italiano del Paese unito ne aveva fatto una bandiera, e se nei due punti estremi della rappresentanza parlamentare i comunisti da una parte e allora i fascisti dall'altra, quelli del Movimento Sociale, se c'era una convergenza era sull'unità d'Italia. Aver rinunciato a quella posizione di sempre per favorire un aspetto momentaneo è un errore politico che secondo me, poi parleranno gli elettori, segnerà anche una differenza di partecipazione elettorale da parte degli elettori della destra del centrodestra.
Se si può rimediare, come penso che si spossa rimediare, perchè c'è in Italia una reazione democratica molto importante, se si può rimediare come propone la mozione con primo firmatario Vargiu attraverso il referendum è una cosa importante, ma deve servire la discussione referendaria, collega Vargiu, per richiamare tutte le difficoltà nelle quali si trovano le regioni meridionali, non solo sulla parte finanziaria, non solo sulla parte assistenziale, ma tutte le difficoltà economiche e sociali che sono presenti ancora nel Meridione d'Italia perchè esiste una questione meridionale che negli ultimi dieci anni, così assolviamo gli ultimi cinque anni del centrodestra, ma che negli ultimi dieci anni, dal governo Prodi a questa parte, è stato sempre messo all'ordine del giorno.
Il governo Prodi non riuscì a passare alla seconda fase dell'attuazione del programma, prima fase di risanamento, seconda fase attenzione al meridione d'Italia, oggi con questo provvedimento, con questa legge votata nel Parlamento del nostro Paese si dà un colpo netto alla questione meridionale. Richiamarla, ognuno dal proprio punto di vista, ma richiamarla passando attraverso il concetto dell'unità io lo ritengo importante, ed è per questo che voto a favore della mozione e penso che sia giusto, collega Vargiu, votata la mozione che si passi sul piano pratico alla organizzazione dell'iniziativa di consultazione e di partecipazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ritengo che l'iniziativa adottata sia una iniziativa assolutamente positiva. Io mi schiero a favore della mozione che è stata proposta, e mi schiero anche con più convinzione avendo appreso adesso che il nostro Consiglio regionale può essere il primo Consiglio regionale d'Italia a dare il via alla richiesta di indizione del referendum costituzionale.
Credo che sia importante certamente per quanto ha appena affermato l'onorevole Cugini, cioè per la caratteristica delle profonde trasformazioni che la Carta costituzionale, nata dalla Resistenza al termine di una guerra che aveva cancellato ogni tipo di diritto, e che insieme ad ogni tipo di diritto aveva cancellato anche i diritti costituzionali preesistenti tanto che si è resa necessaria la formazione di una Costituente per la stesura di una nuova Carta costituzionale, una nuova Carta costituzionale che nasce in Italia nel dopoguerra con una configurazione di stato repubblicano.
Ma ritengo che sia assolutamente importante, anche in ragione della qualità delle modificazioni che sono state introdotte dal Parlamento sulla Carta costituzionale repubblicana; cioè sono modificazioni che intervengono ad introdurre elementi di divisione interna, cioè in contrasto totale con le finalità che si era proposta invece la Carta costituzionale all'indomani della lotta di liberazione.
La Carta costituzionale repubblicana era una Carta fondata sul riconoscimento dei diritti anche come diritti esigibili del popolo italiano in una chiave di unità nazionale forte fondata sui valori della solidarietà. Le modificazioni che sono state introdotte dal Parlamento hanno invece un tenore assolutamente diverso, determinano uno smembramento di fatto, attribuiscono alle Regioni competenze in funzione di una articolazione dello Stato tra forti e deboli, tra coloro che hanno preso e coloro che hanno dato, riproponendo le divisioni sociali in chiave anche di appartenenza ai popoli della nostra Italia.
In questo senso io credo che sia emblematico e anche in qualche misura utile che la Sardegna si manifesti per prima, proprio per rilanciare tutta la battaglia meridionalista che è stata in questi anni devo dire soffocata da un Governo che ha un connotato prettamente leghista nella concezione dello Stato, nella concezione delle riforme della pubblica amministrazione, nella concezione della divisione delle risorse, nella concezione della rappresentanza pubblica.
E mentre in alcune parti d'Italia alcuni partiti bruciano il tricolore e chiamano la capitale "Roma ladrona", e poi partecipano ai banchetti che pure in ogni parte d'Italia ogni tanto si convengono, mentre questo avviene in altre Regioni, soprattutto le regioni del Mezzogiorno, si lotta per l'affermazione di diritti elementari, per il contrasto alla povertà, per lo sviluppo contro la disoccupazione, per l'occupazione, per un lavoro sano, sicuro, per un lavoro per tutti.
Io credo che la battaglia referendaria avrà questi toni, non credo che sarà una discussione tra costituzionalisti, sarà una lotta di popolo che punterà ad affermare ancora una volta la validità dei diritti che sono sanciti all'interno della nostra Carta costituzionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Sì, questa mozione non vede la partecipazione di Alleanza Nazionale e non mi dispiace il fatto che Alleanza Nazionale non partecipi perchè vede, onorevole Cugini, io so che cosa pensa lei, non ho dubbi, non so cosa pensano altri.
CUGINI (D.S.). E' già molto se siamo in due a sapere ciò che pensiamo!
DIANA (A.N.). Lei sa per certo che io, quando si andrà al referendum, sosterrò la legge che è stata esitata dal Parlamento. Io so per certo che lei voterà perchè quella legge venga a cadere. Ma vede lei sa di me e io so di lei perchè ci siamo dichiarati; allora tanto valeva che in questa mozione vi dichiaraste subito tutti, perché questa mozione di fatto maschera abbondantemente, certo anche l'onorevole Uras che non fa mistero delle sue idee, e bene fa, si è già dichiarato, ma ci sono degli altri che non si sono dichiarati se non fuori da quest'Aula. O ci dichiariamo tutti o non si dichiara nessuno.
Non si può chiedere la firma su un documento come questo per chiedere l'indizione di un referendum confermativo, fosse stato abrogativo ancora ancora, stiamo chiedendo l'indizione di un referendum confermativo, l'ha fatto il presidente Formigoni in Lombardia, ovviamente l'ha fatto perché intende confermare quella legge non certo perchè intende abolirla, e ha tutte le ragioni di questo mondo per il farlo. Ma la regione Sardegna, ma che ci sia stato qualcuno di coloro che sono intervenuti che mi abbia fatto capire dove è che viene toccata la specialità della Sardegna con questa legge? Se ce n'è uno in grado dimostrarmi che quella legge modifica, altera, si sovrappone alla nostra...
(Interruzione del consigliere Pirisi)
DIANA (A.N.). Onorevole Pirisi, lei è stato zitto per mesi com'è che adesso ricompare? Eravamo tutti felici e contenti della sua… È vero proprio del suo letargo. Questa mozione, per intenderci, non è la mozione che chiede il referendum, questa è la mozione che dice già che cosa bisogna fare con il referendum, allora perchè non dirlo subito! L'altro giorno un medico mi diceva: "ma con la devolution che fine fa la sanità?" Ma gli ho detto dove hai vissuto in tutti questi anni che hai preso gli stipendi dalla A.S.L. di riferimento, ma dove sei finito quando sulla sanità la Regione la competenza ce l'ha già dal 2001 - 2000, siamo a questo punto!
Chiedere una firma su questa mozione era legittimo che ci venisse chiesto ed era legittimo che noi dicessimo che noi non partecipiamo; non partecipiamo primo perché la Sardegna non è toccata assolutamente dalla devolution, così come non è toccata la Sicilia, non è toccato il Friuli, la Valle d'Aosta e il Trentino, le province autonome, secondo perchè siamo convinti che quel tipo di devolution non crea gli sfasci che il centrosinistra si prepara a vendere in campagna elettorale, perchè poi questo è il risultato, è questo il risultato, onorevole Vargiu, è questo il risultato, onorevole Capelli, perchè questo è quello che succede.
O ci si crede fino in fondo, allora, o non ci si crede mai. Ma se ci si tira indietro nel momento in cui appena appena si inizia a increspare il mare, noi quello che pensavamo allora come Movimento Sociale Italiano lo pensiamo adesso. Dell'unità nazionale ne facevamo un cavallo di battaglia allora e ne abbiamo fatto cavallo di battaglia adesso, quindi non è cambiato assolutamente niente.
CUGINI (D.S.). E' cambiato il cavallo!
DIANA (A.N.). Non è cambiato il cavallo, non è cambiato assolutamente. Può darsi che lo cambiate voi il ronzino, questo sì, probabile; però sono intervenuto perchè l'onorevole Cugini mi ha invitato. Io ho detto la mia, Alleanza Nazionale la pensa in questo modo, siamo convinti di essere dalla parte della ragione, il referendum si farà perché è indubbio che si farà e noi saremo da una sola parte. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (Gruppo Misto). Io sono fra quelli che non hanno condiviso la modifica di alcune significative parti che erano state introdotte nella scorsa Legislatura da parte del centrosinistra. Ed erano giuste le critiche di chi paventava, come poi in realtà è successo, una mole anche di ricorsi avanti la Corte Costituzionale per la definizione di conflitti di attribuzione e con altre storture che non sto qui a richiamare ma che hanno profondamente inciso nel corso di questi anni. Ma debbo dire anche, con altrettanta franchezza, che non mi è assolutamente piaciuta neppure la modifica che è stata esitata in questa legislatura perchè, e qui riprendo la sollecitazione anche del collega Diana, ma mi pongo il problema, caro Mario, intanto come italiano. Non mi preoccupa tanto il problema della dissoluzione del concetto di unitarietà dello Stato, mi preoccupa una questione da italiano e da sardo che ha più aderenza con la nostra realtà perchè ritengo che in questa occasione il Parlamento italiano abbia mancato veramente una grande occasione ed una grande opportunità, quella veramente di trattare la questione meridionale. Non è un caso che la Lega si sia fatta paladina dell'approvazione della legge con tutte le sollecitazioni che noi conosciamo. Ma perché? Perchè la devolution,così come è stata concepita, è chiara che ben si adatta a modelli e realtà territoriali e regionali forti e non certo quelli deboli come la Sardegna e le altre aree del meridione. Mi rendo conto che il Presidente Formigoni giustamente abbia tutto l'interesse perchè il referendum abbia un esito favorevole, e non è un caso che al di là, e questa mozione lo dimostra che non è un problema né di centro, né di destra, né di sinistra, non è neanche un caso che anche il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Ruini, abbia recentemente richiamato sulle conseguenze che questo sistema può produrre in aree particolarmente deboli appunto come quelle del meridione. Quindi quali effetti avrà sulla Sardegna. Eccome che ne avrà a regime! Ne avrà significativamente perchè concorrerà questa riforma di una parte significativa della Costituzione a creare ancora e a divaricare una differenza che già esiste tra un'Italia forte ed una Italia debole. Allora ecco perchè noi dobbiamo richiamarci a quei principi che già i padri costituenti tennero ben in evidenza e che mi pare anche, in qualche altro intervento, sia stato richiamato, primo fra tutti quello della solidarietà. Questa riforma difetta di questa caratteristica fondamentale, e mancando la solidarietà lì è veramente la disgregazione del concetto stesso di unitarietà.
Ecco perchè riteniamo che questo modello debba essere rispedito al mittente. Bene ha fatto l'onorevole Vargiu e il Gruppo dei Riformatori a introdurre questo tema nel dibattito, nell'agenda politica isolana, e per quanto riguarda i Popolari Udeur voteremo a favore di questa mozione e certamente faremo una battaglia comune perchè questo progetto di devolution venga abrogato e si ripresentino le opportunità nuove, così come ci auguriamo, di un dibattito aperto che, ripeto, tenga conto anche se non della questione sarda come tale ma almeno di una questione delle regioni del Mediterraneo, così veramente recupereremo non certo le richieste della Lega, non certo le richieste dei territori forti ma, appunto, le legittime aspirazione dei territori come il nostro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, questa mozione, primo firmatario l'onorevole Vargiu, segue ed è conseguenza dell'approvazione del testo di legge costituzionale da parte della Camera, ma segue anche - la mozione - un dibattito pure acceso, pure accalorato, che ha visto nei giorni scorsi, ma non tanto tempo fa, l'Aula abbastanza divisa su un problema: il problema della riscrittura dello Statuto della Sardegna, dello Statuto di autonomia, non nel merito e nelle forme della riscrittura, nel merito e nelle forme non ne abbiamo parlato, abbiamo parlato delle modalità di chi fosse deputato, di come allargare quel dibattito, di come allargare la discussione e la maggioranza, in specifico direi per certi versi, proprio col Gruppo dei Riformatori, in particolare con l'onorevole Vargiu che ne è Capogruppo, ha avuto un momento di confronto dialettico abbastanza vivace perchè ciascuno parte da presupposti e da considerazioni diverse. Le firme raccolte in maniera così larga, così importanti, direi, che vanno da settori della maggioranza a settori dell'opposizione, rappresentano sicuramente un punto di forza, un forte elemento di convergenza, e segnalano la volontà di questo Consiglio regionale di ricercare quando serve, quando necessario, quando la dignità dei sardi rischia di essere lesa, di ricercare quegli elementi e quegli strumenti che ci consentono una utile posizione di difesa, e quella utile posizione di difesa non viene affidata ad una parte ma il ruolo viene affidato in maniera larga e viene svolto comunemente da più parti.
Già in passato, l'abbiamo detto altre volte e l'abbiamo detto in tempi in cui al governo non vi era il centro destra ma vi erano forze del centro sinistra, la Sardegna e il meridione ha subito prevaricazioni con decisioni che ci hanno visto esclusi e non coinvolti, potevamo condividerle o meno ma in ogni caso eravamo parte marginale in quanto eravamo parte priva assolutamente di voce. Quei fatti hanno segnato già in maniera indelebile lo stato della nostra autonomia ed oggi spiace personalmente sentire il Capogruppo di A.N. affermare: "l'autonomia del popolo sardo non è in alcun modo lesa" in quanto tutti abbiamo piena consapevolezza che questa normativa approvata dal Parlamento, le novità che introduce costringono in ogni caso la Sardegna e il meridione in una condizione di maggiore povertà e di maggiore disagio sociale, costringono la Sardegna all'interno del circolo vizioso della povertà, e se povertà non significa anch'essa di per se stessa, da sola, ma non è l'unico elemento significativo che viene toccato, ma se povertà anche da sola non significa lesione delle libertà individuali e collettive, non riesco a comprendere a che cosa possa essere ascritta!
Noi siamo impegnati nella difesa dei valori autonomistici, quel richiamo a cui anche l'onorevole Pittalis poc'anzi ha fatto riferimento, che ha visto il mondo della chiesa impegnato ad esprimersi contro, partendo dalla consapevolezza che è una normativa che allarga il divario sociale, bè, non è cosa di secondaria importanza; quello è un mondo sensibile, è un mondo che non possiamo trascurare e se una voce di protesta si leva da quel mondo noi...
DIANA (A.N.). Proprio voi parlate!
BALIA (Gruppo Misto). Mi consenta di parlare di tutto, evidentemente, Mario, questi sono i miei convincimenti, me ne dispiace che non li condivida) ma noi sempre stati e continuiamo ad essere sensibili anche a quei richiami quando quei richiami coincidono con le posizioni ideali che tuteliamo, quando quei richiami esulano da quelle posizioni allora sappiamo anche controbattere e manifestare tutta la nostra laicità. Però una manifestazione di laicità, anche urlata, non può essere confusa invece, così come lei sta facendo, con la impossibilità a convergenze quando invece le convergenze sono necessarie ed utili proprio perchè condivisibili, così come quel richiamo fatto dall'onorevole Cugini a quei valori universali che sono fortemente richiamati e riassunti nei principi del sardismo non sono estranei alla battaglia che intendiamo portare avanti!
Partendo da questa consapevolezza, con questa consapevolezza noi siamo certi di avere iniziato oggi una battaglia larga, comune con larghi strati del popolo sardo, perchè sono rappresentati da questo Consiglio regionale e che viene fatta nell'interesse della tutela dei valori autonomistici della Sardegna e del rilancio di quei valori! Quindi non solo un plauso ma il convincimento, così come diceva l'onorevole Uras, che questo è il punto di partenza, che ben altri consigli regionali abbracceranno questa battaglia e che soprattutto saranno molti, credo, i consigli regionali del meridione che in essa si riconosceranno perchè vi sono tutti gli elementi perchè sia una battaglia comune, una battaglia di civiltà, una battaglia nell'interesse dell'autonomia, una battaglia per la tutela e la difesa delle regioni marginali e delle classi più disagiate che da questa riforma restano colpite e che da questa riforma sono destinate, per il futuro, a vivere con maggiore sofferenza le proprie condizioni di vita.
PRESIDENTE. Comunico ai colleghi che le iscrizioni sono chiuse, che nelle mozioni le iscrizioni a parlare andrebbero fatte durante il primo intervento. Invece ci si continua a iscrivere. Diciamo che le iscrizioni sono chiuse. Ho sei iscritti a parlare.
Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Grazie signor Presidente. Credo che la presentazione di questa mozione rappresenti un contributo ad un dibattito che necessariamente si dovrà sviluppare in Sardegna, ma non solo in Sardegna, nel momento in cui il Senato ha approvato definitivamente un testo col quale si modifica sostanzialmente il testo costituzionale. Credo che sia giusto avviare un dibattito perchè prima di tutto la Sardegna rivendica sì, una propria autonomia all'interno del contesto statale più allargato, sia giusto sviluppare il dibattito perchè quanto sta accadendo non è di poco conto. È vero, l'onorevole Pittalis ha fatto riferimento alle decisioni assunte dal Governo di centro sinistra quando introdusse le modifiche nel '99 al Titolo quinto della Costituzione, ma prima ancora bisogna fare riferimento ai decreti legge Bassanini coi quali si attuò tutta una serie di trasferimenti di competenze dallo Stato alle regioni, agli enti locali, però è vero che quanto è accaduto in quest'ultimo anno si potrebbe definire una sorta di organismo geneticamente modificato, cioè non siamo all'interno di una evoluzione naturale. Se vi ricordate l'anno scorso, ai primi di settembre, abbiamo approvato qua una mozione unitaria, con la quale in presenza di alcune modifiche che in parte vennero anche rettificate, ci rendemmo conto, come Consiglio regionale, che alcuni articoli introdotti intaccavano in qualche modo tanto l'autonomia come la specialità, perchè voi ricordate benissimo che l'autonomia è dettata dall'articolo 114 della Costituzione e la specialità invece è del 116. Per cui credo che da questo punto di vista evitando, concordo con l'onorevole Diana, che il dibattito che accompagnerà la campagna referendaria sia un dibattito puramente ideologico politicizzato, per usare un termine che viene utilizzato molto in questo periodo e sul quale forse bisognerebbe fare un po' più di chiarezza, però sarebbe bene che ci fosse effettivamente un dibattito laico. Perchè è importante che facciamo un dibattito? Perchè io credo che la storia dello Stato italiano, una storia se volete molto recente, d'altra parte l'unificazione è del 1861 e la Repubblica è del '46 e poi del '48, lo Stato italiano ha una vicenda relativamente giovane. Bene, la storia del giovane Stato italiano è una storia che, a parte la parentesi negli anni del fascismo, è una storia che così in un primo momento prevede una forma di forte centralizzazione, basta pensare che nel 1865 non venne approvata la legge con la quale si pensava di istituire le regioni ma si adottò un modello un po' più napoleonico, francese, la centralizzazione, lo stato, le province, i comuni, quindi un forte controllo adottato da parte dei prefetti, rappresentanti del Ministero degli interni, però un po', se volete, perchè penso che cosa fu la Sardegna nella seconda metà dell'800, nacque già da allora una coscienza, se volete, di tipo autonomistico, però, grazie al dibattito che si sviluppò in Italia nel primo Novecento, penso alle forze di tradizione repubblicana, mazziniana, penso alle forze di tradizione popolare, il dibattito che si sviluppa tende a modificare, a pensare lo Stato italiano come uno stato regionale, lo Stato delle Regioni, e da questo punto di vista ciò che è accaduto, forse con un po' di contraddizioni, se volete, ma secondo una linearità condivisibile ancora con la modifica del '99, andava nel senso forse di accentuare la natura neoregionalista dello Stato. Cioè noi crediamo che sia possibile, in una logica di stato unitario pensato secondo uno schema di tipo neoregionale, cioè che applica un principio di sussidiarietà ascendente e discendente, il rafforzamento, l'accentuazione dei poteri, il trasferimento dei poteri a questa nuova idea di repubblica, che è fatta di regioni, di comuni, di province, anche di città metropolitane, poteva avere un senso.
Quello che invece ci lascia un po' interdetti e che in qualche modo dà conto del carattere innaturale dell'evoluzione che è stata introdotta è il fatto che, sotto mentite spoglie, noi tutto sommato ci apprestiamo a costruire uno stato federale. C'è una bella differenza tra uno stato neoregionale dove l'autonomia e la specialità sono possibili, da uno stato federale, che ha due caratteristiche, come ogni stato federale mantiene un potere, un centro molto forte e come ogni stato federale però presuppone, basta vedere, che so, la storia forse della Germania, forse un po' del Belgio; la storia della Spagna è diversa, la Spagna non è l'esperienza di uno stato federale, è l'esperienza di uno stato forse neoregionale, con plurinazionalità, d'accordissimo. Bene, uno stato federale presuppone che gli stati membri componenti abbiano una forza, abbiano una autonomia non solamente di tipo culturale, storico e identitario, ma abbiano anche una forte identità economica per cui possono sopportare con intelligenza, perché siamo in presenza di quella che i politologi chiamerebbero una democrazia contrattata, un accordo. Bene, lo stato federale non risponde a una logica di tipo solidale e solidarista; lo stato neoregionale, invece, che valorizza le differenze, ha un'altra logica, che è molto più rispettosa e dentro la quale ha senso la nostra specialità.
Allora, io credo che i temi non mancheranno, penso che il dibattito che si svilupperà in questi mesi sarà importante, però credo che al di là dell'elemento più generale che ci deve in qualche modo appassionare, per cui capite benissimo che lo stato federale è uno stato che va bene alla Lega, lo stato neoregionale è uno stato che forse va bene ancora di più al Mezzogiorno e anche a quel resto dell'Italia che crede nel principio della solidarietà, bene, credo che al di là del dato generale noi dovremo discutere anche in Sardegna perché lo stato federale che induce, anzi è già presente in questo disegno di riforma, ammazza la specialità, ammazza le aree più in difficoltà. Credo che ci sia un riferimento di tipo etico-politico, ma poi ci sia un riferimento anche di tipo economico.
Ecco perché noi sottoscriviamo la mozione e crediamo che la discussione di questa mozione sia molto importante perché anche questo dibattito rafforzi l'intento, rafforzi l'intendimento di noi che, volendo riscrivere lo statuto di autonomia speciale, vogliamo rafforzare la Sardegna nell'Italia e nell'Europa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Molte grazie, Presidente. Nell'annunciare il voto favorevole, solo pochissime parole per rimarcare due aspetti: intanto non è accettabile che un provvedimento di questa portata possa avvenire con meno dei due terzi dei componenti delle due Camere del Parlamento. E' un segnale negativo di arroganza davvero inaccettabile. Poi, ricordando l'insegnamento di un grande socialista come Sandro Pertini, che si è sempre speso per l'unità del Paese e l'insoluto problema meridionale che vuole essere nascosto, mentre, come tutti sappiamo, il gap si accresce come si rafforzano le disuguaglianze, voto a favore con profonda convinzione e, al di là di tutto, credo sia importante, mi adopererò nella campagna referendaria affinché questa legge tendente a negare la solidarietà nazionale venga abrogata.
Sottolineo che, pur non apparendo nella mozione, io l'ho sottoscritta e la sostengo per questo con particolare convinzione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto.
LA SPISA (F.I.). Il nostro Gruppo non ha partecipato alla presentazione di questa mozione e del conseguente ordine del giorno sicuramente per un motivo di fondo, e cioè per l'impostazione non certamente contenuta nel testo dell'ordine del giorno, che è molto stringato ed è direttamente orientato semplicemente a chiedere la indizione del referendum, ma ciò che ha accompagnato questa iniziativa consiliare è un netto, aprioristico, direi anche pregiudiziale giudizio negativo su questa legge costituzionale, che necessariamente verrà sottoposta a referendum. Noi non siamo assolutamente contrari al fatto che il referendum si faccia, addirittura auspichiamo che su questa legge costituzionale ci sia un approfondimento da parte di tutto l'elettorato italiano, articolato nelle sue regioni, auspichiamo che si dica tutta la verità sul contenuto di questa legge costituzionale, auspichiamo che non si ceda alla tentazione che in questi mesi, in queste settimane, anche in questi giorni e in queste ore ha investito tutte le forze politiche che hanno descritto questa riforma come un mostro.
Si è data di questa legge costituzionale un'immagine stravolta, caricaturale addirittura, come se fosse una riforma che spacca in due il Paese. E' già stato detto, ma lo sottolineo, che l'atto legislativo fatto adesso, la riforma costituzionale appena approvata dal Parlamento ha soltanto approfondito, spiegato meglio, allargato alcuni contenuti decisamente difficili, contraddittori, che hanno innescato un contenzioso costituzionale molto discusso, molto forte, molto dannoso quindi, e che è nato dalla fine legislatura precedente a quella che si sta oggi concludendo nel Parlamento italiano.
Crediamo che certamente in questa legge costituzionale, e non possiamo non sottolinearlo, non possiamo ignorarlo, siano contenuti alcuni elementi ancora contraddittori. Esistono sicuramente delle norme che potrebbero incrementare il contenzioso dinnanzi alla Corte Costituzionale, esistono alcune imprecisioni o alcune norme che possono creare questioni interpretative anche difficili per i poteri che vengono assegnati alle due Camere nel nuovo sistema, però dobbiamo anche sottolineare che tutti questi difetti che oggettivamente esistono in questa legge non sono in realtà il motivo per cui oggi viene chiesto questo referendum, almeno dalle forze politiche presenti in quest'Aula. Viene chiesto il referendum oggi perché si considera questa legge un mostro. Io credo che nel dibattito che ci sarà nella campagna referendaria e nel periodo che precederà questa campagna referendaria, che si svolgerà, crediamo, in un periodo meno inquinato di quello attuale da tentazioni propagandistiche ed elettorali, in quel momento probabilmente si potrà approfondire meglio, con più ragionevolezza, con più attenzione qual è la portata di questo tentativo di riforma. Non bisogna dimenticare, quindi, che se sarà pure buona e utile l'occasione dell'appuntamento referendario per chiarire, per mettere di fronte il popolo italiano a un giudizio chiaro e netto, non bisogna dimenticare che riguardo all'autonomia speciale della Sardegna è vero che questa riforma ha un'incidenza, ce l'ha in parte, ma è veramente marginale rispetto a quello che è l'oggetto fondamentale del processo riformatore, costituzionale, statutario che invece dovrà investire quest'Aula nell'approvazione dell'articolato percorso della riforma dello Statuto speciale della Sardegna. E' lì che si disegnerà l'assetto costituzionale della nostra autonomia speciale, è lì che verrà disegnato l'assetto anche della nostra potestà finanziaria, della nostra capacità finanziaria, il federalismo fiscale, che per il resto del Paese viene disegnato da queste due riforme, però solo in maniera accennata, solo per accenni, per indirizzi generali di principio, ma che richiederanno, come pochi sanno, o almeno come pochi dicono, dovrà richiedere un altro intervento legislativo, perché questa riforma che oggi viene tanto contestata non incide in nulla sull'assetto del federalismo fiscale.
C'è molta disinformazione in merito a questa questione, viene dipinta questa legge come la legge che toglierà ai poveri per dare ai ricchi, sappiamo tutti, almeno chi si è letto i testi, che questo non è vero, che quanto meno non dipende da questa legge l'assetto finanziario delle nostre Regioni e sicuramente non dipende da questa legge l'assetto finanziario della Regione Sardegna, che invece dovrà essere affrontato con decisione, e su questo non ci stiamo sottraendo dal dare il nostro apporto, dovrà essere affrontato nella riforma dello Statuto di quel Titolo III, che tra l'altro può essere modificato semplicemente con legge ordinaria da parte del Parlamento.
Credo che su quel punto noi dovremo giocare le nostre carte, su quel punto dovremo confrontarci realmente e onestamente, più realisticamente, più onestamente, con più capacità di dire la verità di quanto si sta facendo adesso, in un periodo cioè che è caratterizzato dalla voglia sfrenata di sventolare le bandiere pro o contro, questo vale per chi oggi propone questa mozione, come vale probabilmente per il Consiglio regionale della Lombardia, che invece chiede il referendum per un altro motivo politico forte, dal suo punto di vista, certamente molto diverso da quella che è la tensione politica e la consapevolezza che c'è in Sardegna, ma che evidentemente non è utile a fare una buona legge.
Credo che in un altro periodo si potrà affrontare con più onestà intellettuale e con più capacità di incidenza politica reale questo argomento ed è per questo che noi non abbiamo firmato la presentazione della mozione e dell'ordine del giorno e per questo stesso motivo di asterremo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole La Spisa. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Io credo di poter interpretare in parte anche il pensiero di alcuni dei proponenti di questa mozione nel dire che quando insieme al collega Vargiu, al collega Dedoni, Cuccu Ignazio, nella giornata di ieri, abbiamo proposto questa mozione e oggi l'abbiamo formalizzata in Aula, insieme a tutti gli altri sottoscrittori della mozione, non fosse intendimento degli altri colleghi e mio di provocare in questa sede, in questo momento, una discussione sulla devolution, sulla legge che è stata approvata.
E spiego perché: credo che una discussione di un tema così importante, così ampio e così importante per la nostra regione meritasse sicuramente una seduta di questo Consiglio ben più partecipata e, permettetemi di dire, lo dico a me stesso prima che agli altri, anche meglio preparata ad affrontare questo tema.
Credo che molti colleghi che non hanno sottoscritto questa mozione, a iniziare dall'onorevole Diana e dal suo Gruppo, a continuare con l'onorevole La Spisa e il suo Gruppo, non abbiano firmato questa mozione proprio perché prevedevano che si sarebbe subito entrati nella strumentalizzazione di questo momento. E credo che possano aver avuto ragione nel non farlo, perché per motivi diversi dai nostri e per motivi diversi anche da quelli che hanno spinto diversi colleghi a sottoscrivere questa mozione, loro l'avrebbero potuta sottoscrivere, perché è una mozione neutra, che chiede semplicemente, e in questa fase questo era il nostro intento, che si potessero attivare tutte le azioni previste dalla legge perché il Parlamento ha esitato con meno dei due terzi, come ricordato poc'anzi, la legge sulla devolution, dando quindi facoltà almeno a cinque Regioni di chiedere l'istituzione dell'immediato iter per la convocazione dei referendum confermativi sulla stessa legge. Con le loro motivazioni, che poi sono le stesse che stanno spingendo la Regione Lombardia e il presidente Formigoni a proporre lo stesso iter, ma da posizioni e letture diverse, anche loro avrebbero potuto partecipare alla richiesta prevista nella mozione 57.
Permettetemi di dire, colleghi del centrosinistra, che non l'hanno fatto perché voi avete interpretato in modo diverso, avete aperto la campagna elettorale. Io credo che, purtroppo mi riaggancio a quello che abbiamo fatto anche durante la giornata di oggi e di ieri, cioè quando si deve essere uniti, perché e come, ora certo che anche in me provoca una certa reazione, e sono sostenitore di questa mozione fin dai giorni scorsi, quando si entra nel merito di posizioni che non sono mai le stesse, allora noi da questa parte politica, e io in questo momento non rappresento sicuramente né il mio Gruppo né il mio partito, sapete tutti che anche all'interno del mio partito ci sono posizioni diverse, a livello nazionale e a livello anche regionale, anche di Gruppo, c'è qualcuno che non ha sottoscritto questa mozione, in piena libertà, però ognuno di noi si appella alla coerenza, così come abbiamo manifestato il nostro disappunto per le riforme del Titolo V del Governo di centrosinistra, fatte unilateralmente, così non apprezziamo il momento, oltre che alcune parti di merito, di questa devolution. E lo facciamo nel momento in cui siamo di fronte a un governo amico o siamo di fronte a un governo nemico, ma secondo i nostri principi, i principi che guidano la nostra azione politica.
Perciò non lo facciamo perché ieri stavamo da una parte dei banchi o dall'altra parte dei banchi, non diciamo che il cardinal Ruini esprime un corretto punto di vista sulla devolution, come dite voi adesso, e invece che esercita una pericolosa influenza e un attentato allo Stato laico quando lo esprime per altri motivi. Questo appartiene alla fattispecie classica vostra della conduzione vostra della conduzione della campagna elettorale, perciò siccome oggi la maggior parte degli italiani è contro questa devolution, pur non avendola letta, e siccome siamo già in campagna elettorale, voi, come spesso vi capita ed ultimamente l'abbiamo dimostrato più di una volta, ve l'abbiamo dimostrato nel corso anche di questa legislatura, vedete un po' dove tira il vento ed esprimete le vostre opinioni. Questo è uno di questi casi e me ne dispiace, perché l'intenzione di questa mozione era "ritroviamoci su uno strumento", che è legittimo, è bello che non abbiano votato fortunatamente i due terzi del Parlamento, perché ci dà la possibilità di esercitare un alto diritto democratico e noi vorremmo che la Sardegna sia la prima a poterne chiedere l'applicazione, come è stata prima in tante occasioni nella storia della formazione dell'unità di Italia.
Poi discuteremo, purtroppo nel corso della campagna elettorale, ecco perché un altro neo di questa legge, il momento, è un momento inopportuno per la discussione e il voto che è stato espresso sulla legge della devolution, perché coincide con un momento elettorale che non consentirà, non vi consentirà, discorsi approfonditi, di convincimento, lineari con i vostri punti di vista politici e non solo politici, legati anche all'appartenenza ad una Regione che, ahimè, per quanto ho visto in alcune parti di questa legge, a mio avviso, pagherà il fatto di essere la Sardegna, di appartenere ad una Regione certo non avanzata e non finanziariamente forte delle Regioni d'Italia. Su questo credo che troveremo ampia condivisione ed anche ampio consenso; perciò su questi discorsi, ripeto, la Sardegna noi vogliamo che dia prova di grande democrazia, che sia la prima a richiedere il referendum sulla devolution, ma rifuggiamo da demagogiche e strumentali prese di posizione o partecipazioni dell'ultima ora. Credo che questo non faccia onore ad un alto dibattito che si può e che ci può ritrovare sicuramente uniti nelle motivazioni per difendere quei principi di solidarietà e sussidiarietà che, a nostro avviso, in questa legge non sono presenti.
Ed entreremo nel merito approfonditamente, entreremo sulla forma di Stato, entreremo sulla necessità e continueremo a dirlo in quest'Aula, a voi, a quelli che l'hanno votata e che ora non la votano più, sulla necessità che la Sardegna si doti di una Assemblea costituente per il suo Statuto. E' una cosa che noi continueremo a chiedere, sulla quale siamo convinti, ma senza pensare di non poter usufruire di altre vie e di altri percorsi, che conducano comunque la Sardegna a ribadire in piena autonomia la propria specificità all'interno dello Stato Nazione italiana.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Noi voteremo contro la mozione, perché si presta a contraddizioni, a strumentalizzazioni, a isterismi pre elettorali e alcuni colleghi che mi hanno preceduto hanno abbondantemente chiarito questo bel clima al quale inevitabilmente andremo incontro. Sulla devoluzione, che non è legge, ma è un semplice provvedimento perché appunto, è stato sottolineato, non ha raggiunto i due terzi, su questa devoluzione un po' di storia non guasta, la stura - come alcune volte ho sottolineato - l'aveva data il centrosinistra, mettendo su quel monstrum, annata 2001, che proprio alla fine della legislatura con risicatissimi e insignificanti voti, quattro, aveva messo mano, accorpandolo al Titolo V Parte seconda della Costituzione. Quindi chi ha creato il precedente è il centrosinistra, questa è storia. In questa maglia si è infilato il centrodestra, ecco vediamo un po' cosa ha combinato il centrodestra.
Dalle prime iniziali letture, l'articolo 117 comma 4 rende giustizia sulla competenze fra la Regione e lo Stato, con il centrodestra; mentre prima la Corte Costituzionale ne sapeva bene di questi conflitti istituzionali fra la Regione e lo Stato, adesso invece ha perimetrato l'organizzazione sanitaria, l'organizzazione della scuola, la Polizia municipale e ha identificato in queste competenze gli ambiti regionali. Mentre prima, il Parco del Gennargentu ci ricorda qualcosa, lo Stato entrava a gamba tesa perché dove non c'era chiarezza era competente lo Stato, competente la Regione e, in peius, la Regione subiva sempre le angherie dello Stato.
Il presidenzialismo temperato, che ha messo su il centrodestra, non ha nulla a che fare con il presidenzialismo puro che è sotto gli occhi di tutti noi, una cosa oscena, truffaldina, liberticida, è stato detto, ma non è una difesa di ciò che ha fatto il centrodestra, è la difesa dell'onestà, del buonsenso. Perché sulla devoluzione non ci siamo soffermati abbastanza, eppure c'è tutto un comitato, anche la Chiesa nella sua ambigua ed opportunistica politica, quando fa comodo riscuote dallo Stato privilegi e prebende, quando non fa comodo questa Chiesa appiattita e condizionante invece si permette di sostituirsi allo Stato, entrando anch'essa a gamba tesa con scarso senso dello Stato su decisioni che dovrebbe, per gentilezza, lasciare alla laicità dello Stato.
Allora perché dobbiamo prestarci a strumentalizzazioni, quando invece per la Sardegna possono esserci solo dei vantaggi? Perché le strumentalizzazioni, le aggettivazioni di questo benedetto federalismo che viene definito solidale, perequativo, fiscale, crea confusione, il federalismo, per noi che lo siamo da 84 anni, è uno solo, cioè quello che prevede gli automatismi in campo fiscale, perché la regalia e il trasferire competenze o scaricarle, se non ci sono le risorse, signori miei, non si combina un fico secco. Non si è mai vista la crescita economica di un popolo se non gli danno le risorse economiche.
Ecco perché ancora una volta il centrosinistra e il centrodestra non hanno rivisitato l'articolo 119, che rimane un articolo ermafrodita senza automatismi che prevedano per le Regioni più deboli quelle attenzioni fiscali, perché è uno Stato centralista. L'onorevole Pinna, sfogliando il libro della sua storia, ci ricordava appunto che questo Stato dal '61, poi nel '71 con la breccia di Porta Pia, aveva sconfitto il federalismo e ha prevalso lo statalismo e il centralismo che, come ho detto altre volte, è anche un modo di vedere il mondo, è un fatto culturale, una pregiudiziale politica e siamo di fronte ad uno Stato centralista, antiregionalista.
Ecco perché anche il centrodestra, che ha il peccato originale, non può pensare ad un federalismo come lo intendiamo noi, perché non c'è stata l'esperienza storica politica del federalismo in Italia, siamo stati sempre sconfitti, quindi anche adesso un po' di buonsenso, un po' di serenità, senza fare i primi della classe, un po' di prudenza nel leggere questa devoluzione ci avrebbe fatto capire tante cose, perché poi l'altra contraddizione è vedere partiti che afferiscono alle segreterie italiane che quando fa comodo usano il popolo come una clava, per scrivere statuti, per vedere queste epiche stravolgenti adunanze che ci diano più quote di libertà e poi le rinnegano e puntano su altre adunanze, con i referendum, referendum che, spesso, hanno capitalizzato fortune elettorali. Però se sgomberiamo il campo dai tatticismi e dal cinismo, dal calcolo bieco, noi siamo di fronte ad una proposta di devoluzione che non è peggio di quella partorita dal centrosinistra.
Chiudo ricordandovi una tragedia, se viene abrogata questa proposta, viene riesumato il monstrum del 2001, che è peggio di questa di cui adesso stiamo timidamente e con qualche difficoltà affrontando. Quindi un po' di prudenza, io capisco che gli squilli di tromba, le campagne elettorali frullano tutto e tutto fa brodo purché si abbatta il nemico di turno, però quando ci sono concetti di democrazia, di quote di libertà, di crescita economica, sarebbe opportuno documentarsi, confrontarsi, senza presunzione e poi esprimere giudizi.
A me sa tanto, ecco perché io e il collega Scarpa voteremo contro, di opportunismo e strumentalizzazione, non ci prestiamo e voteremo contro solo per questi motivi.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Atzeri. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, sono voluto intervenire non per riaffermare la mia dichiarazione di voto, che è stata espressa, oserei dire, ante litteram quando qualche giorno fa, intervenendo in Aula su altro argomento, commentai che sulla devolution ci si voleva entrare e sarei entrato nel merito e ne ero pienamente contrario. Ma qui lo si sta caricando di argomentazioni che sono tutt'altro che legate alla cosiddetta devoluzione, al problema che stiamo vivendo di una norma approvata senza superare i due terzi da parte del Parlamento italiano.
Sto ultimando di leggere un libro molto veloce, "Libera Chiesa in libero Stato" di Romano che probabilmente potrebbe accentuare quelle che sono le dichiarazioni che provengono da una parte e dall'altra, io direi che qualcuno dovrebbe lasciare da una parte posizioni laicistiche, non laiche, laicistiche, e cercare di risolvere i problemi della politica all'interno di quelli che sono i caratteri della politica.
Noi abbiamo un dato ed è vero, lo stesso centrosinistra, per bocca di autorevoli personaggi a livello nazionale, ha riconosciuto che le modificazioni apportate nel 2001 non hanno sortito un buon effetto. Questa mi pare che sia una cosa ormai riconosciuta anche a livello nazionale dai grandi rappresentanti di quei partiti, ed è credo, ad onor del vero, una cosa buona quando si riconosce il proprio torto. Ma fare di un torto un altro torto è seguire la diabolicità nella perseveranza, allora il problema è che qui non si parla della delimitazione attorno all'articolo 117 quarto comma della Costituzione, si sta discutendo di qual è stata l'idea fondamentale, anche perché questo provvedimento normativo recupera più aspetti, non solo quelli che vengono qualificati come devolution, o devoluzione, da parte di qualcuno che vive in quel della Padania, ma è la fonte ispiratrice vera che è legata a quella pratica bossiana che crede nell'arroganza assoluta del potere, dell'economia, del potere di una classe che vuole governare assolutamente tutti i processi perché è in possesso di un'economia forte, quale può essere quella del nord Italia.
E' una contrapposizione seria, nessuno vuole fare politica e nessuno vuole dividere poli o contrapporsi ai poli, né cercare altro. Io credo che l'Italia, sino a che non ritroverà, come peraltro la Sardegna e noi lo diciamo da tempo, una assise seria, vera, per rifondare lo Stato in termini puntuali, ponendo dinanzi a noi una assemblea costituente nazionale oltre che quella regionale, male faremo perché saranno i governi di turno, saranno le maggioranze di turno che cercheranno di prevaricare gli uni sugli altri, non creando una statualità seria che sia riferibile a tutto l'universo sociale che questo Paese rappresenta, dalle Alpi alla Sicilia.
Poi, spesso e volentieri, si utilizzano i termini di federalismo, il Partito sardo che ha una tradizione lo rappresenta, ma in maniera diversa di quello che è lo stato federale, uno stato federale non è la dissoluzione di uno stato unitario, eventualmente può essere la ricomposizione di aggregazioni di più stati che si vanno a costruire in uno stato federale o confederale, ma non è certamente una dissoluzione, come viene presentata da un po' di tempo a questa parte da questi nuovi legislatori che certamente, anziché chiamarla devoluzione, io la chiamerei dissoluzione di un patrimonio culturale che ha avvicinato culture, paesi, le cento città italiane, le molteplici realtà regionali. Questo sì, ma all'interno di questo, noi altrettanto, come Regione Sardegna, siamo penalizzati non perché siamo nel Meridione, anche perché siamo differenti dalla situazione meridionale, ancorché soffriamo di alcune deficienze in termini di parametri obiettivi e riscontrabili, ma perché perdiamo ancora una volta un tantino della nostra autonomia che era prima speciale, che è diventata sempre meno speciale, che oggi è diventata non ordinaria, ma è meno dell'ordinarietà delle altre Regioni a statuto ordinario. Quindi c'è la necessità di ricostruire veramente, anche per noi, un tessuto che ci riqualifichi e che ci dia nuovamente quella specialità di cui tanto abbiamo bisogno.
Credo che bene faceva l'onorevole Capelli a dire che era la proposta di una apertura di un prossimo dibattito, non del dibattito odierno, e su questo avremmo voluto la convergenza di tutti, perché era interesse di tutta la Sardegna trovarsi anche in questo appuntamento per ridargli credibilità, autonomia vera, specialità e specificità per quella che è l'insularità che vive come peso assoluto nello sviluppo economico e sociale.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, la Giunta condivide profondamente il contenuto della mozione che è stata presentata da una parte considerevole del Consiglio regionale che chiede di sottoporre a referendum la legge di revisione costituzionale che, come tutti noi sappiamo, rappresenta una revisione profonda della nostra Carta costituzionale interessando ben 54 articoli.
Noi reputiamo, la Giunta reputa, che sia estremamente significativo che l'iniziativa di questa mozione, quindi l'iniziativa di poter indire il referendum sulla legge di revisione costituzionale sia partita dai banchi dell'opposizione, è significativo ed è significativo altrettanto che l'iniziativa sia partita dal Consiglio. Noi reputiamo fosse profondamente sbagliato se questa iniziativa fosse stata assunta dalla maggioranza o se questa iniziativa l'avesse assunta il Presidente della Regione o la Giunta regionale, così come altre Regioni si apprestano a fare o stanno facendo proprio in questi momenti; perché sarebbe stato lesivo della autonomia di questa Assemblea, perché naturalmente su temi di questa natura e di questa rilevanza, è su questi temi che si esalta la capacità di iniziativa del Consiglio regionale.
Noi pensiamo che questa iniziativa si ponga in una condizione di ideale continuità con le iniziative che in questi mesi, mi pare da luglio dell'anno scorso, il Consiglio regionale nella sua interezza, i parlamentari sardi nella loro interezza e il Governo regionale hanno assunto in difesa della permanenza delle Regioni a Statuto speciale all'interno della nostra Costituzione. E che grazie a questa unità si sia riusciti a salvaguardare, nell'ipotesi di revisione costituzionale, la permanenza delle Regioni a Statuto speciale, quindi si è riusciti tutti insieme, unitariamente, a salvaguardare la nostra autonomia speciale.
Badate, la nostra unità, l'unità che abbiamo manifestato in questi mesi, nel salvaguardare la nostra autonomia, è una unità che noi dobbiamo salvaguardare, che la Giunta, il Presidente, intende salvaguardare perché questa è la precondizione che sia la vertenza sulle entrate nei confronti dello Stato debba continuare e debba avere le caratteristiche che siamo riusciti a dare, anche perché l'intero percorso sulle riforme istituzionali, cui questo Consiglio ha dato l'avvio con il dibattito delle settimane scorse, possa essere un percorso che possa essere compiuto unitariamente da tutto il Consiglio regionale. Quindi senza distinzioni di maggioranza o di opposizione.
Naturalmente la Giunta regionale è favorevole alla indizione del referendum sul disegno di legge di revisione costituzionale, sulla legge di revisione costituzionale, anche perché, ripeto, pur avendo salvaguardato la nostra condizione di autonomia speciale, sono contenute all'interno della legge di revisione alcune norme che sono comunque fortemente lesive delle nostre prerogative speciali; il riferimento è all'articolo 38 e all'articolo 54 che modificano profondamente le modalità di approvazione dello Statuto di autonomia.
Io penso che questi elementi devono farci riflettere attentamente, proprio nel momento in cui stiamo per dare avvio al processo di revisione e di riscrittura del nostro Statuto e che quindi dobbiamo stare molto attenti alle modalità attraverso cui poi lo Statuto può essere approvato dal Parlamento; e le modalità che sono contenute all'interno dell'articolo 38 e dell'articolo 54 sono fortemente lesive delle nostre prerogative speciali, ma sono anche fortemente lesive delle prerogative del nostro Consiglio regionale.
Noi pensiamo che questa legge comunque possa dar vita ad una sorta di confusione istituzionale e che probabilmente potrà dar vita a dei conflitti di attribuzione molto ma molto gravi, ma soprattutto io penso che noi dobbiamo riflettere attentamente sulle conseguenze che possono avere per la nostra Regione l'attribuzione di competenze esclusive in materia di organizzazione della sanità, in materia di organizzazione del nostro sistema scolastico, in materia di organizzazione della polizia locale.
Non mi dilungo su questo, l'abbiamo fatto più volte, ma è evidente che l'attribuzione di competenze speciali, associate al combinato disposto, alle capacità impositive, che ciascuna Regione deve avere per esercitare compiutamente queste competenze esclusive, pongono la nostra Regione in una condizione di forte subalternità e di forte svantaggio nei confronti di quelle regioni che hanno una maggiore capacità impositiva.
Questo potrà determinare una situazione e una condizione di diversità dei cittadini sardi rispetto al diritto alla salute e al diritto all'istruzione. È evidente quindi che dare la possibilità ai cittadini sardi, ai cittadini italiani, di potersi esprimere nel merito di una revisione così profonda della nostra Costituzione sia un atto dovuto.
Allora con questa mozione ben venga, perché noi diamo finalmente la parola ai cittadini, perché finalmente si esca dalle aule parlamentari e questo tema venga sottoposto alla valutazione di tutti i cittadini, ad iniziare dai cittadini sardi.
PRESIDENTE. Io non voglio aggiungere niente alle argomentazioni che sono state portate da tutti i Gruppi, se non dire che la mozione rappresenta un atto di grande maturità di questo Consiglio, che è totalmente in linea con un ordine del giorno che il Consiglio aveva approvato con 76 voti a favore nel novembre 2004, quando il processo di riforma costituzionale di cui parliamo oggi era in itinere e che ci aveva visto tutti, a larghissima maggioranza, convergere sul fatto che il modo con il quale la Costituzione si sia andata modificando abbia di fatto introdotto cambiamenti radicali nel nostro Statuto, superando le prerogative che lo Statuto stesso, che è legge costituzionale, ci dà.
La Regione sarda, al pari delle altri Regioni, non è stata consultata in questo procedimento e questo da solo costituirebbe motivo importante di principio per sollevare l'esigenza di una consultazione più ampia. Questo abbiamo scritto nel nostro ordine del giorno, questo ordine del giorno nostro è condiviso ed è stato condiviso da tutti i Consigli delle Regioni a statuto speciale, perché è in discussione la specialità riconosciuta alla nostra Regione, alla Sicilia, al Friuli Venezia Giulia, alle province autonome di Trento e di Bolzano.
Nella modifica costituzionale sono contenute questioni che modificano profondamente il nostro Statuto, che introducono principi superati quali quello, per esempio, del controllo governativo sulla legislazione regionale, attraverso un principio condivisibile in senso generale, che è quello dell'interesse prevalente dello Stato, ma l'interesse prevalente dello Stato se non è precisato può essere utilizzato su qualunque legge regionale, se non è adeguatamente confinato.
Per tutti questi motivi, penso, e in linea con le cose che questo Consiglio regionale con grande maturità ha fatto, penso che sia giusto che stasera noi assumiamo l'iniziativa, saremo la Regione che promuove per prima un procedimento di indizione del referendum, cercando il coinvolgimento di almeno altre cinque regioni, così come prevede la Costituzione, così come prevede l'articolo 10 della legge numero 352 del 1970.
Quindi ha ragione chi dice che questo avvia un dibattito che deve essere approfondito, che deve essere ampio, ma è naturalmente l'avvio di un dibattito, se non accedessimo a questo strumento di consultazione più ampia e popolare penso che il nostro dibattito sarebbe un dibattito assolutamente accademico, privo di alcuna influenza sulla procedura costituzionale. Quindi penso che siano valide tutte le ragioni portate oggi, con varie sfumature, a sostegno comunque di una tesi.
Prima di passare alla votazione, siccome, come è stato detto e ricordato, saremo la prima regione che avvia questa procedura, chiedendo alle altre regioni, comunicando alle altre regioni il nostro deliberato e chiedendo che le altre regioni, ai sensi dell'articolo 10 della legge 352, assumano identico deliberato perché poi si possa presentare la richiesta di indizione di referendum presso la Corte di Cassazione, dobbiamo stare attenti che il dispositivo sia un dispositivo non impugnabile, non discutibile e non inficiabile. Per questo motivo io propongo di eliminare dalla mozione l'ultimo inciso, nel quale si dà mandato al Presidente di attivare tutte le procedure previste dall'articolo 10, perché pleonastico, perché è chiaro che stiamo attivando le procedure previste e perché questo può generare confusione, anche perché la confusione, qualora approvassimo questa mozione, la elimineremo con il successivo ordine del giorno che deve essere approvato nominando il delegato ufficiale, quello supplente del Consiglio, che sono abilitati ad attivare tutti i procedimenti di tipo legislativo.
Se non ci sono obiezioni su questo metto in votazione la mozione senza quest'ultimo inciso, facciamo una votazione per scrutinio elettronico se siete d'accordo, perché ci vuole la maggioranza assoluta, quindi dobbiamo dare tutta l'ufficialità necessaria a questa votazione.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 57.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ATZERI - SCARPA.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - LA SPISA - LOMBARDO - PETRINI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 59
Votanti 56
Astenuti 3
Maggioranza 43
Favorevoli 54
Contrari 2
(Il Consiglio approva).
La consigliera Cerina dichiara di aver votato a favore. Il Consiglio approva con la maggioranza richiesta. È stato presentato un ordine del giorno Marrocu, Biancu, Porcu, Oppi, Licheri, Balia, Pisano, Ladu sulla nomina dei delegati del Consiglio regionale ai fini dell'attivazione delle procedure del referendum costituzionale ai sensi del comma 2 dell'articolo 138 della Costituzione.
Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno.
ORDINE DEL GIORNO MARROCU - BIANCU - PORCU - OPPI - LICHERI -BALIA - PISANO - LADU sulla nomina dei delegati del Consiglio regionale ai fini del referendum costituzionale ai sensi del secondo comma dell'articolo 138 della Costituzione.
IL CONSIGLIO REGIONALEVISTA la mozione n. 57 approvata il 24 novembre 2005 con la quale si chiede l'indizione del referendum costituzionale ai sensi del secondo comma dell'articolo 138 della Costituzione,
delibera
di designare quali delegati effettivo e supplente, ai sensi del terzo comma dell'articolo 10 della Legge 25 maggio 1970, n. 352, rispettivamente il Presidente del Consiglio regionale Onorevole Giacomo Spissu e il Consigliere Onorevole Pierpaolo Vargiu. (1)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno è conosciuto da tutti, era in distribuzione. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita.-D.L.). Votazione elettronica.
PRESIDENTE. Sette consiglieri che appoggino la richiesta dell'onorevole Biancu.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SECCI, GIORICO, SABATINI, CACHIA, MARROCU, CORDA, PINNA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ATZERI - SCARPA.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - LA SPISA - LOMBARDO - PETRINI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 61
Votanti 57
Astenuti 4
Maggioranza 29
Favorevoli 55
Contrari 2
(Il Consiglio approva).
La seduta è sospesa, convoco una Conferenza dei Presidenti dei Gruppi. Onorevole Pisu, è convocata una Conferenza dei Presidenti dei Gruppi. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 09, viene ripresa alle ore 20 e 25.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta, colleghi, dopo la Conferenza dei Capigruppo per annunciare che la seduta è chiusa. I lavori del Consiglio riprenderanno martedì mattina alle ore 10.00 con la legge sul trasporto pubblico locale.
La seduta è tolta alle ore 20 e 26.
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