Seduta n.204 del 05/02/2002 

SEDUTA CCIV

Martedì 5 Febbraio 2002

Presidenza del Vicepresidente Carloni

indi

del Vicepresidente Spissu

indi

del Vicepresidente Carloni

indi

del Vicepresidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 11 e 35.

LIcandro, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 23 gennaio 2002 (199) che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Lombardo, Murgia, Pirastu, Pittalis e Satta hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 5 febbraio 2002. Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.

Constatata la scarsa presenza dei colleghi in Aula, sospendo la seduta per un quarto d'ora. La seduta riprenderà alle ore 11 e 50.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 36, viene ripresa alle ore 12 e 02.)

Discussione della mozione Fadda - Cugini - Dore - Balia - Cogodi sulla insostenibile condizione in cui versa la scuola in Sardegna (55)

PRESIDENTE. Riprendiamo o, meglio, iniziamo i lavori. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 55. Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

MOZIONE FADDA - CUGINI - DORE - BALIA - COGODI sulla insostenibile condizione in cui versa la scuola in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che il rilancio del sistema scolastico deve rappresentare la vera precondizione di ogni politica e di ogni strategia di sviluppo e ribadito che Stato, Regioni, enti locali e società civile, hanno l'obbligo di favorire e sviluppare tutti quei processi utili a progettare, realizzare, verificare permanentemente lo stato di salute e di crescita delle nostre scuole, università e centri di formazione;

CONSIDERATO che i dati forniti dalle Amministrazioni provinciali e comunali per ciò che attiene la condizione delle strutture scolastiche e la dispersione scolastica ci autorizzano a considerare la scuola in Sardegna una vera emergenza che va affrontata col massimo impegno per evitare che si trasformi in un autentico dramma capace di condizionare negativamente le possibilità di sviluppo della Regione;

CONSIDERATA la delicata situazione in cui si trovano, loro malgrado, gli Amministratori locali i quali sono, oltre che politicamente, anche penalmente e civilmente responsabili dell'utilizzo delle strutture scolastiche, il più delle volte carenti delle elementari norme di sicurezza previste dalla legislazione vigente;

PREMESSO che il Consiglio regionale, anche a seguito delle sollecitazioni delle opposizioni, ha già dibattuto e legiferato, in occasione dell'approvazione della finanziaria 2001, gli interventi necessari a garantire il pieno esercizio del diritto allo studio, individuando le risorse necessarie per un piano straordinario indirizzato principalmente su alcuni obiettivi, quali il miglioramento delle strutture scolastiche, il potenziamento e il miglioramento dei servizi di accesso, la riduzione e il contrasto del fenomeno della dispersione scolastica, l'innovazione della tecnologia;

PREMESSO che l'intervento regionale si configurava nell'ambito di un'intesa e concorso fra Regione, enti locali e Stato;

VISTE le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione, on. Pili, che non contengono alcun riferimento alle problematiche della scuola e dell'istruzione scolastica, e preso atto che, coerentemente a questa gravissima disattenzione, la Giunta regionale nella manovra finanziaria per il 2002, trasmessa al Consiglio, cancella il programma straordinario di edilizia scolastica stralciando 200 miliardi di lire;

PRESO ATTO che la Giunta regionale, violando gli accordi presi in Consiglio Regionale e le determinazioni conseguenti contenuti nella finanziaria 2001, trasforma lo stanziamento triennale di 400 miliardi di lire in un finanziamento ordinario ed annuale di soli 50 miliardi di lire l'anno;

PRESO ATTO che tutto ciò rappresenta un fatto di enorme gravità, sia per le implicazioni che vedono la maggioranza e la Giunta di centrodestra violare e disattendere sistematicamente le norme di legge, senza neppure introdurre le variazioni dovute, sia per la gravità dei tagli introdotti che incidono pesantemente sullo stato di sicurezza e di agibilità del patrimonio edilizio scolastico della Sardegna oramai a carico delle autonomie locali;

CONSIDERATO che a questi inammissibili e sconsiderati comportamenti segue la posizione espressa dal Ministro della pubblica istruzione, on. Moratti, alla delegazione sarda, costituita da Amministratori provinciali e comunali di diversi e numerosi centri dell'Isola e convocata a Roma in data 22 gennaio u.s. per portare all'attenzione del Ministro l'incresciosa condizione delle strutture scolastiche in Sardegna, secondo la quale per la Sardegna non esisterebbero risorse disponibili;

PRESO ATTO che, ancora una volta, la Giunta regionale dimostra sudditanza e incapacità al confronto con un Governo che solo un mese fa si è dichiarato "amico" della Sardegna;

CONSIDERATO che nonostante la latitanza, la negligenza e l'indifferenza della Giunta regionale, debbano essere compiuti tutti gli sforzi necessari perché l'istruzione scolastica sia uno dei fondamentali fattori di crescita della nostra società,

impegna la Giunta regionale

a) a ripristinare nella finanziaria 2002 i contenuti e le risorse del piano straordinario per l'edilizia scolastica;

b) ad attivare un immediato incontro e le necessarie intese perché vengano rispettati gli impegni a sostegno del Piano straordinario da parte dello Stato;

c) a riferire urgentemente in Consiglio regionale le ragioni che hanno impedito la spendita dei 50 miliardi di lire previsti nell'annualità 2001;

d) a riferire la posizione della Giunta regionale rispetto alle inaccettabili dichiarazioni del Ministro della pubblica istruzione, on. Moratti. (55)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, si può sospendere il conteggio del tempo che mi spetta, anche se non lo utilizzerò tutto, in attesa che nell'Aula si possa parlare?

PRESIDENTE. Se ne terrà conto, dato che non ha ancora iniziato il suo intervento. Prego, onorevole Fadda.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Presidente della Giunta regionale, noi siamo convinti che sarebbe stato molto probabilmente utile evitare che il Consiglio regionale venisse riconvocato per discutere l'applicazione di una legge, quando sarebbe stato sufficiente che si fosse applicata la legge finanziaria dell'anno scorso che prevedeva lo stanziamento...

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Fadda. L'interveniente sta aspettando, giustamente, che nell'Aula cessi il brusio, se n'è discusso da tanto tempo, è la seconda volta, la terza volta che si porta questa mozione, consentite di iniziare. Prego, onorevole Fadda.

FADDA (Popolari-P.S.). Sarebbe stato sufficiente che venisse applicata la finanziaria, una legge della Regione, perché noi oggi non ci trovassimo di fronte ad un problema, io dico "gravissimo", che assilla le amministrazioni comunali e - debbo dire - anche le stesse organizzazioni sindacali.

Questo Consiglio regionale deve ringraziare gli assessori provinciali, i presidenti delle province e i sindaci che l'anno scorso si sono battuti sensibilizzando l'opinione pubblica e la classe politica regionale sul problema drammatico attraversato dalla scuola in Sardegna (debbo dire che, in quell'occasione, senza che vi fossero strumentalizzazioni politiche da parte di nessuno, maggioranza e opposizione si videro concordi nell'approvare la manovra finanziaria che prevedeva, nel triennio, l'erogazione di una somma pari a 400 miliardi per l'edilizia scolastica); ma non solo, essi hanno avuto anche la capacità, eseguendo dei calcoli, di quantificare le spese necessarie per dare dignità alla nostra scuola,che ammontano a circa mille miliardi, dei quali 400 si decise che sarebbero stati a carico della Regione sarda e 600 a carico dello Stato.

Con grande sorpresa debbo dire che il Presidente Pili, ho ascoltato le sue dichiarazioni, non riuscì a dire una sola parola sul problema della scuola; la sorpresa fu ancora maggiore quando, dopo aver letto il bilancio della nostra Regione, constatammo la scomparsa di 200 miliardi, credo conseguenza delle dichiarazioni programmatiche che il Presidente Pili tenne in quest'Aula.

Dopo che il centrosinistra ha sollevato questo problema, la Giunta regionale, per giustificare il fatto che all'interno della manovra finanziaria del 2002 erano stati scippati 200 miliardi, ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica non il ringraziamento agli amministratori provinciali e ai sindaci, ma il carico delle responsabilità, dicendo che essi non erano stati capaci di spendere i soldi già a loro disposizione, per cui non era possibile inserire gli altri 200 miliardi già previsti.

Io credo che sia un'accusa ingiusta, perché la Giunta regionale, assessore Onida, lei se lo ricorderà, deliberò con molto ritardo il trasferimento dei fondi comunicandolo alle amministrazioni provinciali e ai comuni soltanto nel mese di dicembre. Ora, quale capacità di spendita dovevano avere gli amministratori locali se la manovra finanziaria venne approvata comunque ad aprile? Con quale coraggio si possono scaricare le responsabilità sugli amministratori locali?

Ma non è finita! Presidente Pili, so che non le interessa questo problema, l'ha già dimostrato nelle dichiarazioni programmatiche, quindi non c'è nessun dubbio che può anche assentarsi, però la invito almeno a non disturbare!

Dicevo, il disinteresse di questa nuova Giunta regionale è dimostrato anche dal fatto che gli amministratori provinciali sono stati lasciati soli nella trattativa con il Governo cosiddetto amico; la Ministra Moratti, quando venne in Sardegna, promise grande attenzione per la nostra isola, promise che ci sarebbero stati degli interventi a favore delle amministrazioni provinciali e comunali per affrontare il problema della scuola.

Bene, questa battaglia che le amministrazioni comunali e provinciali hanno condotto nei confronti del Governo si è risolta con un nulla di fatto; anzi la situazione è peggiorata ulteriormente perché c'è stato anche il taglio da parte del Governo dei 28 miliardi previsti nella finanziaria nazionale; di conseguenza le amministrazioni provinciali e comunali si sono trovate senza una lira.

Però l'assurdo è che io mi sarei aspettato una reazione da parte del Presidente della Giunta regionale, da parte dell'Assessore competente, dopo la motivazione data dal Governo nazionale per giustificare il taglio dei miliardi. La Ministra Moratti, dopo aver ascoltato tutti, ha detto che la finanziaria non è di sua esclusiva competenza, che siamo in guerra e che, costando la guerra, devono essere tagliati dei soldi già previsti. Ma non c'erano molto probabilmente altri settori, bisognava penalizzare ulteriormente il sud e la Regione sarda, tagliando quei pochi soldi che erano stati previsti nella finanziaria!

Allora io mi chiedo: dove era la Giunta Regionale quando i sindaci di piccoli paesi, quando gli amministratori provinciali si sono recati dalla Moratti per cercare, non di mantenere quei 28 miliardi che comunque davano per scontato che sarebbero arrivati in Sardegna, ma di ottenere i 600 miliardi che erano stati previsti e rivendicati dalle amministrazioni provinciali e comunali.

Noi abbiamo, credo che non ci sia bisogno di dirlo, il record della dispersione scolastica, addirittura gli assessori provinciali hanno dichiarato, sugli organi di informazione, che le scuole alberghiere non hanno neanche la cucina! Il problema è grossissimo, siamo di fronte all'impossibilità, da parte delle amministrazioni comunali e provinciali, di poter programmare la spendita di questi fondi. Io devo dare atto, pubblicamente, all'ex assessore Pittalis, all'assessore Onida e al Presidente Floris di aver ascoltato la voce delle amministrazioni provinciali e comunali, sono sicuro che la sospensione che il Presidente della Giunta Regionale ha chiesto la settimana scorsa per dibattere questo problema, sia servita a far sì che le persone più sagge all'interno del centrodestrariflettano sul fatto che i soldi debbano essere rimessi in questa finanziaria, ci sono, io lo so, tantissime persone, anche lo stesso Assessore che lo ha dichiarato pubblicamente, così come il Presidente della Commissione cultura. Allora io mi chiedo come è possibile leggere sulla stampa notizie quali quelle che oggi leggiamo sui giornali - dopo che all'interno della maggioranza si era comunque concordata l'ipotesi che le somme sarebbero state riportate come la legge prevede - riportanti il fatto che l'accordo, raggiunto con le organizzazioni sindacali, prevede comunque un taglio.

Allora, mi rivolgo al Presidente della Commissione, mi rivolgo al Presidente Floris, all'assessore Pittalis, ad Onida che hanno voluto che questi soldi venissero destinati alle amministrazioni provinciali e comunali, vi chiedo: servono a qualcosa gli incontri di maggioranza? Ma è mai possibile, di fronte ad un problema che deve essere risolto, che tutti quanti abbiamo riconosciuto, dopo che abbiamo dichiarato, senza strumentalizzazioni, l'anno scorso, che i soldi per la scuola dovevano essere programmati per dare la possibilità alle amministrazionidi elaborare i progetti cantierabili?

Come si può dire che le amministrazioni provinciali e comunali non hanno avuto (qui c'è anche un presidente di provincia) la capacità di progettare, tra l'altro anche i soldi del 2001 non sono stati spesi tutti, viste le pochissime anticipazioni che credo siano state date nei giorni scorsi, ma come è pensabile? Si è affacciata un'ipotesi di soluzione dicendo che venivano finanziate soltanto le opere cantierabili, ma anche il sindaco del paese più piccolo della nostra Isola sa benissimo che non è possibile, per legge, affidare incarichi di progettazione senza le coperture finanziarie Noi dobbiamo decidere che questi 200 miliardi in meno siano ripristinati immediatamente e dare le comunicazioni alle amministrazioni provinciali e comunali perché siano messe nelle condizioni di poter programmare la soluzione dei loro problemi.

Tra l'altro credo che l'assessore Scarpa sappia che tantissime scuole non sono in regola con le norme di legge, responsabilità che ricadrebbe eventualmente direttamente sui dirigenti delle scuole, sui sindaci, sugli assessori e sui presidenti delle province. Allora io credo che, per quanto riguarda anche la 426, debbono essere create tutte le condizioni perché, entro il 2004, le norme in materia possano essere applicate; sono convinto che, in questo Consiglio regionale, siano presenti tutte le sensibilità occorrenti perché una legge approvata da questo Consiglio regionale venga applicata.

Inoltre siamo disponibili ad un ordine del giorno unitario, dal quale togliere qualche spunto di carattere polemico, anche se purtroppo è la verità, perché sono convinto che dobbiamo impegnare la Giunta Regionale a trattare col Governo, perché mantenga gli impegni presi. Non possiamo lasciare soli i sindaci e le amministrazioni provinciali dopo che hanno condotto, debbo dire con grande senso di responsabilità, una battaglia che ha fatto sì che tutto il Consiglio regionale all'unanimità, nella scorsa finanziaria, stanziasse i 400 miliardi per affrontare e cercare di risolvere i drammi della nostra scuola isolana.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è certamente singolare o inusuale il fatto che un componente della Giunta si sieda nei banchi del Consiglio per rivolgersi ai suoi colleghi consiglieri; io intendo svolgere questo intervento a titolo strettamente personale, cioè tale da non coinvolgere né la Giunta, né la maggioranza, nemmeno il Gruppo al quale io mi onoro di appartenere.

Avrei potuto chiedere di intervenire prima che l'onorevole Fadda illustrasse la mozione, ma poiché non intendevo assolutamente sollevare questioni di ordine procedurale, prendendo atto della presentazione della mozione in discussione, ho sentito il dovere morale di portare le mie riflessioni all'attenzione dell'Assemblea al solo fine che ciò che è accaduto oggi, oltre che in altre occasioni, non debba mai e poi mai costituire un precedente. La mozione è la massima espressione dell'attività di controllo di questa Assemblea legislativa, mentre invece l'attività legislativa viene svolta attraverso l'istruttoria dei provvedimenti di legge nelle Commissioni e poi, a seguito del licenziamento da parte delle Commissioni dei disegni o delle proposte di legge, mediante l'esame in sede legislativa da parte del Consiglio.

In che cosa consiste l'anomalia di questa vicenda? Nel fatto che se la mozione avesse, diciamo così, circoscritto la sua analisi ad un problema di carattere generale e si fosse limitata o si limitasse a rilevare che il Governo è inadempiente in ordine a determinate promesse in materia scolastica, sarebbe stato sacrosanto farlo, ma se - direttamente o indirettamente - una frase, una virgola, un'espressione potesse interferire sull'attività che lo stesso Consiglio, legislativamente, sta svolgendo oggi presso la Commissione, e domani, dopodomani, o fra dieci giorni nell'Aula, be, sarebbe uno spostamento singolare dell'attività di controllo che interferirebbe con l'attività legislativa nel momento in cui questa si sta esplicando.

Ecco questa era la riflessione che facevo a voce alta perché mi sentissero le persone di buon senso, senza entrare però nel merito. Io rassegno al Consiglio queste mie riflessioni perché si eviti in futuro di discutere, attraverso le mozioni o gli ordini del giorno, di argomenti che sono all'esame, in sede legislativa, delle Commissioni e dell'Aula;perché se anche io volessi, per esempio, scrivere la legge di bilancio con mozioni, lo potrei fare predisponendo una mozione anche ogni giorno, per esempio una mozione dove si dica che, nel 2002, si può arrivare ad un indebitamento complessivo pari a centomila lire, facendo sottoscrivere da venti colleghi la richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio per ogni mozione. Si tratterebbe di un'interferenza dell'attività di controllo sull'attività legislativa.

Soltanto in questi termini io ho voluto rassegnarvi queste riflessioni, perché si prenda atto di questa situazione in modo che non costituisca per il futuro un precedente; i precedenti, una volta creati, assurgono a livello di prassi costituzionale, questo è un organo costituzionale,. e quando le prassi sono di rango costituzionale poi hanno valore di legge, e siamo costretti a osservarle.

Quindi io voglio che risulti agli atti che, per quanto mi concerne, questo fatto non deve essere utilizzato come precedente per violare o, in certo qual modo, per disattendere norme che attengono alla sessione di bilancio in particolare che, come voi sapete, dovrebbe essere dedicata esclusivamente alla discussione sul bilancio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Prendiamo atto, credo con qualche sconcerto, delle dichiarazioni testé rese dall'assessore-consigliere Masala, il quale ha ripetuto più volte che...

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Cogodi. Tutti i consiglieri dovrebbero conoscere il Regolamento, però essendo prassi che il Presidente ricordi ai colleghi che vogliono intervenire di avanzare la loro richiesta nel corso del primo intervento, chiedo ammenda di non averlo fatto prima, e li sollecito, prima che inizi il suo intervento l'onorevole Cogodi, ad iscriversi a parlare. Quindi c'è l'onorevole Sanna, l'onorevole Balia, l'onorevole Spissu e l'onorevole Vassallo. Prego, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Dicevo che è con un certo sconcerto che prendiamo atto delle dichiarazioni testé rese dall'assessore-consigliere Masala, il quale più di una volta ha ripetuto che intendeva rassegnare le sue riflessioni al Consiglio, e più di una volta noi abbiamo pensato che volesse rassegnare non le sue riflessioni, ma le sue dimissioni al Consiglio, perché quanto ha affermato è di una tale, non dico neanche gravità, è di una tale astruseria che veramente c'è da rimanere sconcertati.

Sostiene l'assessore Masala che il Consiglio regionale non potrebbe occuparsi con una mozione, che poi è un atto di considerazione politica e di indirizzo, di svolgere questa funzione detta se non attraverso il procedimento legislativo, e che siccome è in via di redazione il bilancio annuale preventivo della Regione per il 2002, tutto quanto attiene alla politica regionale e alla potestà di indirizzo e quindi anche all'uso delle risorse, dovrebbe essere contenuto lì e nient'altro. Noi qui dovremmo parlare non si capisce di che cosa. E' arrivato a dire: attenti a non creare un precedente, perché se no questo precedente diventerebbe una cosa di rango costituzionale. Colleghi, vi prego, riascoltate le registrazioni, rileggete gli atti, veramente io non ci ho capito niente. Cosa vuol dire che diventa di rango costituzionale, che cosa?

Ma allora andiamo al dunque. Io chiederei, intanto, che l'assessore Masala sieda sui banchi della Giunta, fino a quando non rassegnerà non le riflessioni, ma le dimissioni; chiederei che sieda sui banchi della Giunta perché qui ci sono, con l'Assessore del bilancio della Regione e con l'intera Giunta, da chiarire degli elementi oltre che da far quadrare dei conti.

La mozione, che è stata presentata, non intende ipotecare il bilancio preventivo della Regione; a parte il "preventivo", siamo nel mese di febbraio e questo bilancio preventivo ancora è agli inizi del suo cammino in Commissione e questa Giunta regionale - Assessore del bilancio, Masala - ha programmato di avere il bilancio preventivo, per sua scelta, a marzo o aprile, se l'avrà, quando non sarà più preventivo, ma sarà in gran parte successivo. Ma la mozione dice una cosa molto elementare, cioè che non si può più barare, né in questo Consiglio, né fuori di questo Consiglio, né a mezzo di parola, né a mezzo stampa; non si può più barare, la mozione chiede solamente - lo dice, è scritto - di "ripristinare" nella finanziaria 2002, cioè di lasciare o restituire quello che avete pensato di togliere. La mozione non dice di mettere una lira del bilancio preventivo 2002; dice che dovete restituire, lasciare, ripristinare i fondi che questo Consiglio regionale aveva già deciso, con la sua legge finanziaria dell'anno passato, e quindi nel suo normale iter legislativo.

Siete voi che avete manifestato l'intenzione, con la previsione del bilancio 2002, di amputare, di togliere quello che c'era già. Questa è una tecnica, ma è una tecnica inammissibile. E così voi fate con le scuole, e così voi fate con la spesa sociale, e così voi fate con i fondi per il lavoro. Voi siete la Giunta del gambero, fate finta di fare un passo avanti dopo che ne avete fatto due indietro; togliete venti per poi trattare, rimettere dieci e far finta che state aumentando quello che serve per fare le cose. E' una vergogna! Voi togliete, dall'ipotesi di bilancio 2002, i fondi per il lavoro e poi trattate anche con l'opposizione democratica, che protesta, ovviamente, perché voi togliete i fondi per il lavoro, in attesa dei ventimila posti di lavoro che ci darà l'abolizione del voto segreto!

No, quelli che derivano dalle leggi per il lavoro, quelle leggi che questa Regione ha, voi le espiantate, voi togliete i fondi e poi attivate una interlocuzione, una trattativa, chiamate i sindacati e fate finta che state mettendo danari per il lavoro, state restituendo una parte di quello che c'era già. E` una bella tecnica, è una bella tattica, siete furbi, ma siete imbroglioni perché non si può continuare con un sistema nel quale addirittura si eleva una protesta dai banchi del Consiglio, "attenti a non fare la costituzione con i precedenti", a parte che sono astruserie anche tecnico-giuridiche queste cose, solo perché la mozione dice: "Signori che governate" - o meglio non governate, ma che siete lì a dire che siete il Governo - "lasciate per intanto, per la scuola quanto si era a suo tempo deciso", da chi? Dal Consiglio regionale, perché è su quell'affidamento che gli enti locali hanno avuto anche la possibilità di tenere in conto che sarebbero potuti intervenire sugli istituti scolastici, i quali ne avevano bisogno e necessità, per migliorarli, metterli in sicurezza e a norma, mentre voi togliete i fondi o ipotizzate di toglierli.

La mozione vi dice: non sapete fare nulla di nuovo? Non sapete aggiungere una lira? Ma almeno lasciate per la scuola quelle che c'erano già, quelle che già avevamo deciso; la mozione vi dice, oltre che di lasciare i danari che c'erano, di compiere almeno un pezzettino del vostro dovere, attivando col Governo nazionale la rivendicazione che vuol dire richiesta dei buoni diritti propri, e chiedendo al Governo nazionale di addivenire e di concludere le opportune intese istituzionali che sono un obbligo giuridico per la Regione e anche per lo Stato e quindi anche per il vostro Governo amico.

Siete un gruppo di amiconi, amici qui e amici là, avete un governo amico, ma voi che cosa fate da buoni amici con Berlusconi? Perché non parlate delle scuole? Le scuole sono anche dello Stato, l'istruzione, il servizio fondamentale al cittadino che deve essere dato attraverso un'adeguata e qualificata istruzione di ogni ordine e grado, appartiene ai diritti e ai doveri, ai diritti del cittadino e ai doveri fondamentali dello Stato. Il Ministro Moratti, la Ministro Moratti, qualche settimana fa, ai rappresentanti degli enti locali (sui quali si scarica la protesta poi anche del cittadino), che sono stati ricevuti in delegazione, ha detto: "Non c'è una lira dello Stato, rivolgetevi alla Regione."; ma una volta recatisi alla Regione, questa Regione cosa fa? Toglie i danari che già avevano, per mezzo vostro. Ancora ha detto loro la Ministra Moratti: "Non possiamo mettere soldi per la scuola perché c'è la guerra." E chi ti ha detto di dichiarare guerra, i bambini delle scuole? I bambini delle scuole ti hanno detto di dichiarare guerra e di usare le risorse dello Stato e della comunità nazionale in luogo della scuola per la guerra? Ecco allora le questioni elementari, visto che parliamo di scuola, partiamo dalle scuole elementari.

Quindi l'assessore-consigliere Masala ritiri quelle cose che ha detto che non servono a nulla, rimetta invece i soldi che deve rimettere nel bilancio della Regione, soldi che c'erano già anche se non sufficienti, in modo che nel bilancio prossimo si possa parlare di migliorare le cose.

Noi dobbiamo sprecare un sacco di energia per conquistare qualcosa, che poi voi togliete, di conseguenza noi dobbiamo lavorare nuovamente perché si possa rimettere; non riusciamo ad avere energia e tempo per migliorare ancora le cose, per favore, un pizzico almeno di serietà, diciamo le cose come stanno e questa questione si risolve subito, rimettete i danari che c'erano e allora la soluzione unitaria di cui parlava anche il collega Fadda è presto raggiunta. La conclusione unitaria di questo dibattito è la restituzione alle scuole dei danari che c'erano.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Signor Presidente, brevemente per dire agli amici del centrosinistra, in particolare all'onorevole Paolo Fadda, che i governi di centrodestra in ordine ai problemi della cultura vanno a viso aperto a confrontarsi con chiunque e non temono alcun attacco e alcuna strumentalizzazione, anche in ordine ai problemi di oggi che riguardano l'edilizia scolastica.

Appena un mese dopo l'insediamento della prima Giunta di centrodestra, il sottoscritto iniziò un'azione forte e determinata nei confronti del Governo nazionale per porre tutti i problemi dell'istruzione in Sardegna all'attenzione del Ministro, era allora Ministro l'onorevole Berlinguer, esattamente ai primi di gennaio del 2000. Esaminammo col Ministro Berlinguer i problemi relativi alla razionalizzazione della rete scolastica e il piano regionale di dimensionamento delle istituzioni scolastiche autonome, ottenendo quello che in via autonomistica abbiamo chiesto al Governo cioè di fare eccezione per la Sardegna relativamente alle regole poste, rigorose e determinate sul territorio nazionale, di rispetto di parametri che per la nostra realtà non andavano bene. Debbo dire che il Ministro Berlinguer accolse le nostre sollecitazioni e condivise le nostre riflessioni: il piano di razionalizzazione fu quello che volle il popolo sardo sentito attraverso le assemblee degli enti locali.

La seconda questione riguarda il piano straordinario di interventi di edilizia scolastica. Amici, un mese dopo l'insediamento del Governo di centrodestra,. noi già subito valutammo essere grave, gravissimo, questo problema della Sardegna e riscontrammo che necessitava di un fabbisogno di 500 miliardi per essere aggredito alla radice, per essere risolto nella sua complessità, per dare attuazione al disposto della legge 426, per dare dignità alle strutture che avrebbero accolto i nostri figli, i bambini, il futuro delle generazioni della nostra Isola. Berlinguer colse il profondo significato della nostra sollecitazione e si impegnò a trovare cento miliardi fuori dalla legge 23, fuori dalla dimensione normale, ordinaria, delle contribuzioni dello Stato alla Sardegna. Purtroppo Berlinguer cadde, gli succedette De Mauro, col quale ripetemmo la stessa storia, ma né Berlinguer né De Mauro trovarono le risorse.

Abbiamo concluso il progetto Marte, la valorizzazione della lingua, ma mi soffermo a questo punto sul problema dell'edilizia scolastica. Io credo che questo balletto di impegni - che i governi, tutti, assumono, e sempre - non possono più essere portati qui ad esempio di coerenza politica tra le decisioni dei Governi regionali e gli atteggiamenti dei Governi nazionali. Credo che tutti quanti ricorderete che cosa fece la bellissima Ministro Melandri del Governo Amato quando venne in Sardegna, immersa in un bagno di folla, la percorse da nord a sud, da est ad ovest, incontrò le cooperative, incontrò l'universo mondo e firmò un protocollo d'intesa col Presidente Floris, impegnandosi ad erogare somme aggiuntive di mille miliardi alla Regione per far riemergere il grande patrimonio dei beni culturali in modo da far diventare la Sardegna il centro più importante del Mediterraneo. Una volta constatato che le risorse non arrivavano, scoprimmo, perché chiarì le sue posizioni, che voleva dire che i mille miliardi li avremmo dovuti recuperare all'interno del POR, all'interno delle risorse comunitarie.

Partendo esattamente da quelle esperienze, posi il problema alla Giunta che immediatamente lo accolse, e subito lo presentò al sistema degli enti locali, partendo dalle province sino alla conferenza, per arrivare poi ai comuni e alle sigle rappresentative dei sistemi, con un accordo straordinario, una mobilitazione unitaria, una seria democrazia nei rapporti, questi furono i primi atti del governo di centrodestra; arrivammo così alla determinazione che avremmo risolto noi il problema fondando sulle nostre risorse, poche, la decisione di recuperare le somme per agire, visto il silenzio del Governo nazionale, pur competente primariamente, prima di noi e sopra di noi, per finanziare il sistema dell'edilizia. Decidemmo quindi che non avremmo atteso, che avremmo dato una lezione di autonomia, di dignità e di civiltà al Governo nazionale, senza guardare ai segni e ai colori. Questo abbiamo fatto recuperando le risorse nelle nostre dimensioni finanziarie, senza ricorrere ai governi che promettono e non danno.

Camminammo allora con determinazione sino a quando la finanziaria venne approvata, purtroppo i tempi sono lenti, io sono anche molto veloce, ma la struttura non è veloce perché non lo può neppure essere, e quando vedo gente offendersi perché il Presidente Pili qualche volta richiama l'attenzione a superare l'inerzia e le difficoltà, anche ricorrendo a strumenti esterni, organizzati, io credo che bisogna davvero fare un esame di coscienza, quando dico che il Seminario di Cuglieri può diventare l'università dell'aggiornamento, l'università per formare i quadri pubblici in Sardegna, lo dico perché lo dicevano gli uomini interrogati o auditi nella Commissione bilancio, in quanto la grande riforma è scommettere sulle energie umane, ricreare una condizione di grande positività delle strutture, dei lavoratori, della gente che lavora in Regione, che non è aggiornata, che è arrugginita, che non ha più la condizione per poter essere veloce, come noi intendiamo, per portare avanti i progetti europei, progetti sui quali ci chiedono velocità e particolare attenzione.

Quindi se si è arrivati in questa situazione alla fine dell'anno, l'esame di coscienza lo dobbiamo fare tutti, questo non è un problema del centrodestra, è un problema di storia amministrativa di una Regione che non ha avuto la forza, i tempi o il coraggio di ringiovanire e di ridarsi una regola più importante.

Allora certo che non si tocca niente, ma questo non accade perché avete presentato questa mozione, in quanto bene avete fatto, ognuno fa la sua parte e io sono convinto che, a parti rovesciate, la mozione sull'edilizia scolastica l'avremmo presentata noi; certo è che la Giunta regionale oggi rimette le risorse, non per l'esistenza di questa mozione, ma perché, da un confronto interno, da un riesame, da una rivisitazione, le sensibilità e le coerenze, un governo di centrodestra, prima quello di Floris e adesso quello di Pili, le mantiene nel suo cammino e nella sua prospettiva.

Quindi questa è la certezza che diamo, la darà l'Assessore, la darà la Giunta oggi in Aula, ed è il frutto di un pensiero serio su questo argomento, che deve valere come esempio di uno dei tanti argomenti che riguardano la nostra Regione, sui quali forse se ci fosse un impegno che ci veda ravvicinati, più unitari e più attenti probabilmente riscopriremmo qualche energia tendente a raggiungere risultati nell'interesse vero della gente di Sardegna e di tutta questa nostra Regione.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io trovo del tutto singolare l'atteggiamento che sta assumendo in Aula il centrodestra, di cui abbiamo avuto testimonianza nei due interventi che mi hanno preceduto.

A fronte di una mozione presentata dall'opposizione di centrosinistra su una tematica di grande attualità, quella della condizione in cui versa la scuola in Sardegna (ribadisco che si tratta di una mozione che intende promuovere, come prevede l'articolo 112 del Regolamento, un pronunciamento da parte del Consiglio e che dimostra tutta la sua attualità anche perché presentata il 23 gennaio), nel frattempo si è inserito un elemento nuovo consistente nella presentazione del disegno di legge delega della Ministra Moratti sulla riforma della scuola, che da più parti non è stata giudicata né una riforma, tanto meno una controriforma, quanto invece un grande pasticcio.

Per cui discutere in quest'Aula della problematica della scuola è cosa opportuna. Ripeto che mi meraviglia il fatto che l'Assessore della programmazione Masala, anziché entrare nel merito dei temi politici sollevati, si sia trincerato dietro alcune argomentazioni di carattere strettamente formale, dicendo che la mozione è un'attività di sindacato e di controllo e che quando si discute, in Aula, di bilancio bisogna mettere tra parentesi tutte le problematiche di carattere politico, perché prevale l'aspetto programmatorio.

Così come mi stupisce l'intervento del collega Onida che - al di là dell'aspetto e del giudizio che può essere dato per la foga e l'enfasi di certe sue affermazioni, testimonianza proprio di coloro che per ultimi si convertono ad una determinata linea politica - si lamenta comunque, pur nella rivendicazione forte dell'attività che è stata fatta nei confronti del precedente Governo nazionale di centrosinistra, presenta alcune iniziative anche quando dice che il progetto Marte è stato concluso, il progetto Marte non è stato neanche iniziato, altro che concluso! Così come anche tutta la problematica grossa dell'informatizzazione della scuola, dell'alfabetizzazione anche informatica dei docenti, è stata finora lasciata allo spontaneismo dei docenti stessi.

Occorre invece esprimere una forte preoccupazione per l'orientamento, assunto dalla maggioranza di centrodestra, di voler sottrarre risorse che questo Consiglio, con legge, l'anno scorso ha voluto destinare all'edilizia scolastica; problema questo che non va affrontato, come viene affrontato, da alcuni Assessori, all'insegna di una sorta di sindacalismo istituzionale, che vanno a occupare le scuole, anzichè risolvere i problemi degli istituti scolastici, anche alla luce di quello che è avvenuto, e del giudizio negativo che hanno dato le rappresentanze delle autonomie locali rispetto all'incontro che c'è stato la settimana scorsa con la Ministra Moratti.

Allora è opportuno, così come propone il centrosinistra, che questo Consiglio regionale dica la sua sull'emergenza scuola, perché di emergenza si tratta. Innanzitutto un'emergenza, per quanto riguarda l'edilizia scolastica, di aule che sono veramente fatiscenti e non sono nelle condizioni di assicurare le condizioni minime del diritto allo studio. Però dicevo che non occorre fare i sindacalisti di se stessi, ma solo dare compiuta attuazione a volontà e a leggi di questa Regione; come diceva il collega Cogodi, l'atteggiamento del centrodestra, relativamente alla manovra, assomiglia a quello del gambero che fa un passo avanti e poi ne fa due indietro, cercando di vendere le stesse risorse finanziarie più volte, per cui non accettiamo l'impostazione data dal collega Masala, quando dice che di questi problemi non occorre discutere.

Occorre invece discuterne, occorre confrontarsi. Riguardo alla concertazione con le parti sociali, uno degli elementi all'attenzione del confronto sindacati--Giunta regionale, anche rispetto alla manovra finanziaria, è stato proprio questo delle risorse sottratte all'edilizia scolastica. Però non è solo un problema limitato all'edilizia scolastica, è proprio quello di decidere che tipo di scuola veramente vogliamo. Si confrontano allora due modelli che sono strettamente diversi, il modello di scuola che vuole il centrodestra è all'insegna di una società competitiva e consumistica, che magari cerca di prevedere innovazioni, all'interno dell'agevolazione per le scuole private, di buoni scuola, e che vuol proporre una devoluzione di competenze a livello regionale senza porsi il problema che essa potrebbe creare dei livelli diversi tra realtà e realtà del nostro sistema paese.

Allora, rispetto al tema che era stato lanciato, a suo tempo, nel periodo elettorale, dallo stesso centrodestra che diceva di voler la scuola delle tre I (Internet, Impresa, Inglese), se non ci sono le condizioni minime, strutturali per poter fare scuola, noi stiamo parlando non di una scuola che c'è, ma di una scuola che non c'è. Allora, quando parliamo di riforma della scuola, noi riteniamo che sia necessario valorizzare l'elemento fondamentale dell'interazione tra scuola, sistema delle imprese e sistema della formazione. A questo proposito non possiamo non sottolineare che, per quanto riguarda l'obbligo formativo, chi sta ponendo le risorse è la Regione autonoma della Sardegna; anche nel sistema della formazione professionale non c'è stata, da parte del Governo nazionale, un'allocazione di risorse verso il sistema delle Regioni. Così come non è stato affrontato l'altro aspetto dell'educazione durante tutto l'arco della vita, infatti nelle proposte di riforma non c'è più traccia neanche di quel sistema dell'educazione degli adulti che era uno dei punti cardine della proposta di riforma avanzata dall'allora Ministro Berlinguer.

Occorre che lo stesso coinvolgimento delle Regioni avvenga su basi diverse. Il precedente Assessore, l'onorevole Onida, rivendicava, anche con orgoglio, le sue iniziative ma, rispetto a questo nuovo disegno di legge di delega, qual è stato l'intervento della Regione autonoma della Sardegna, qual è stato l'intervento della Giunta regionale? Occorre saperlo per orientare scelte che non vorremmo che passassero sulla testa di tanti operatori, di tanti cittadini coinvolti nel sistema scuola, perché la scuola non è solo un problema che riguarda docenti e allievi, riguarda anche le famiglie, gli operatori culturali e commerciali; insomma c'è tutta una società diffusa che, attorno alla tematica della scuola, è attenta e manifesta anche interesse rispetto agli eventuali processi di riforma.

Ma qui manca una linea, o quanto meno non è stata espressa, ne consegue pertanto l'iniziativa positiva assunta da parte del centrosinistra attraverso questa mozione che ci consente di riflettere opportunamente e di indirizzare a proposito volontà di questa Regione, rispetto sia alla problematica dell'edilizia scolastica, che sulla necessità di portare all'attenzione del Consiglio le ragioni e le difficoltà che hanno impedito la spendita delle risorse a suo tempo allocate. E' necessario soprattutto che si riferisca sulle dichiarazioni inaccettabili espresse dal Ministro della pubblica istruzione, il quale non può avere l'atteggiamento - rispetto alla nostra Regione - di una persona che viene, compie un giro, magari dice che la scuola di Olbia è testimonianza per tutto il livello nazionale, e poi va via senza lasciare traccia del suo passaggio.

E' per questo motivo, mi avvio alla conclusione, che dico che noi ci auguriamo che, a seguito dell'iniziativa proposta con la mozione, si raggiunga effettivamente un ordine del giorno che serva solo a fare chiarezza, a ripristinare ciò che la volontà di questo Consiglio regionale ha voluto stabilire lo scorso anno con la legge finanziaria, cioè a ripristinare quei fondi per l'edilizia scolastica che sono stati inopinatamente sottratti.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi, oggi noi ci troviamo a discutere di una mozione che pone un problema certamente non di poco conto, cioè ripristinare una certa quantità di risorse che avevano avuto origine da una iniziativa del Consiglio (non è importante stabilire in questo momento a chi vanno i meriti o i demeriti di certe cose). Io penso che il Consiglio dovrebbe gioire ed essere soddisfatto nel momento in cui riesce a fare cose valide, cose che sono necessarie per garantire sviluppo, crescita, assicurazione al soddisfacimento dei bisogni primari della persona, e così via. Quindi un argomento necessariamente importante, quello appunto della ricostituzione di 200 miliardi da destinarsi ad un programma straordinario di edilizia scolastica che nel bilancio, perlomeno nella stesura predisposta dalla Giunta, vede una decurtazione di 150 miliardi. Da che cosa nasce - e qui ci si dovrebbe interrogare - questo sottodimensionamento? Vi sono parti che sostengono che esso dipende da difficoltà di natura programmatoria degli interventi e, quindi, si tratta dell'impossibilità di spendere, nei tempi previsti dal bilancio, le risorse cospicue e ingenti che, per il 2002, sono state stanziate.

La Giunta, sotto la spinta di questa valutazione, che io ritengo in buona parte corretta, ha proceduto ad una rimodulazione delle somme, proprio nell'ottica di adeguare l'entità dello stanziamento alla velocità della spesa sulla base di programmi che poi le amministrazioni locali, destinatarie delle risorse, hanno dato sino a ieri dimostrazione di poter avere. Questo è il punto. Io non credo che, nel momento in cui da un confronto, anche serrato, ma certamente rivolto alla soluzione del problema, con le amministrazioni locali, ci si dovesse rendere conto che il processo di accelerazione della spesa, e quindi della progettazione di opere cantierabili, dovesse rendersi fatto attuale e fatto concreto, non credo, anzi sono convinto dell'esatto contrario, che la Giunta, e quindi l'Amministrazione regionale, l'Esecutivo, non mantenga fede a ciò che fortemente ha voluto nello scorso esercizio finanziario.

Si dibatte di questi tempi, proprio in Commissione bilancio, in occasione dell'esame della manovra finanziaria, la questione che uno dei motivi e una delle cause che ha portato allo squilibrio dei conti, e quindi all'accumulo di un eccessivo disavanzo, nasce proprio da questo modo di operare che ha caratterizzato la politica del passato, ma che costituisce ancora oggi un retaggio di cui è difficile scrollarsi, rappresentato dalla cultura del sovradimensionamento dello stanziamento. Io non ho difficoltà a dire che il tentativo di scardinamento di questo malsano modo di procedere nasce proprio da un validissimo collega dell'opposizione, che è l'ex assessore Scano, perché non dimentichiamo che questa volontà di rimettere ordine nella contabilità e quindi anche nella formazione dei conti dell'amministrazione regionale ha avuto con l'amministrazione di centrosinistra, e segnatamente nell'Assessore della programmazione, il collega Scano, uno dei principali assertori.

Noi stiamo cercando di muoverci anche su questa linea, linea che poi è stata proseguita dall'assessore Pittalis e che oggi segue e cerca di far propria anche il nuovo Esecutivo. Quindi si è trattato di una rimodulazione di uno stanziamento e, per rubare un'espressione cara al mio collega onorevole Contu, non ci dobbiamo stracciare le vesti se la rimodulazione dello stanziamento è stata predisposta ed è funzionale a una valutazione di progettazione e di tecnica di spesa che aveva fatto i conti con quella che è stata l'iniziativa del 2001. Si potrà dire che nel 2001 ci sono state situazioni particolari che hanno rallentato oltre misura il processo di progettazione e di spendita, benissimo, questi sono tutti approfondimenti e valutazioni che è doveroso fare; comunque, le scelte non rappresentavano una definizione inamovibile e incorreggibile, ma hanno dato luogo a questo approfondito dibattito che deve accertare l'opportunità di procedere a uno stanziamento, così come era indicato nella misura originaria, nella certezza che anche questo stanziamento non dia luogo ai famosi residui che oggi tutti quanti diciamo di combattere, e che quindi possano essere risorse tutte spendibili; in questa eventualità, da parte della maggioranza di centrodestra e dell'Esecutivo, non credo che ci siano difficoltà.

Dico che questo approfondimento è necessario e doveroso proprio oggi che, per la limitatezza delle risorse, si impone una politica di rigore che prevede tagli in tutte le direzioni; naturalmente nell'ambito dei tagli vi è anche la necessità di effettuare delle valutazioni per operare delle scelte prioritarie. Io credo che questo settore sia proprio uno di quelli in cui la scelta deve essere prioritaria, ma sempre e nella misura in cui vengano accertate quelle possibilità e quelle capacità di intervento, di progettazione e quindi di spesa.

E' chiaro che, a questo punto, ricollegandomi a quelle che sono le ristrettezze economiche, uno dei modi attraverso i quali l'amministrazione regionale può sopperire a questa difficoltà di risorse, e quindi ai tagli, credo che sia proprio un mutamento di mentalità e la volontà dell'intero Consiglio di intervenire affinché, con norme di riordino e di nuova organizzazione, si possa procedere al recupero di efficienza dell'amministrazione, che sia idonea e capace di avere la minore entità di risorse disponibili alla quale dovremo certamente abituarci, primo per le note esigenze collegate alla politica nazionale, e successivamente per le minori risorse che prima o poi deriveranno alla Sardegna con l'uscita dall'Obiettivo 1.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). A dire il vero noi ci aspettavamo che la nostra mozione potesse suscitare nella maggioranza un attestato di gratitudine per il problema sollevato. A dire il vero ci attendiamo che l'Assessore lo possa ancora fare. Certamente non l'abbiamo fatto per collocare, a destra o a sinistra dello schieramento politico, responsabilità su impegni assunti e su opinioni cambiate, anche perché con la volatilità politica di alcuni di voi ci sarebbe molto difficile.

All'assessore Masala, che ci fa un appunto sulla ritualità di questo argomento, suggeriamo al contrario di riflettere sul vulnus e sulla serietà di una Giunta che presenta il bilancio all'Aula e lo tratta e lo cambia a pezzi e a convenienza durante tutta la sua istruttoria nelle Commissioni e quindi in Consiglio. Rifletta su questo, piuttosto che censurare un problema; lo voglio dire con molta chiarezza, proprio oggi, rivolto a coloro che - attraverso le macchie d'inchiostro - portano avanti una politica di accattoni e che pensano che, per l'onorevole Pili e per la sua sopravvivenza politica, sia più importante parlare del voto segreto, che non parlare di scuola che riguarda il futuro di noi stessi e della nostra terra.

Noi abbiamo agito così perché abbiamo avvertito che il centrodestra ha cambiato strategia, ha cambiato strategia sul terreno del complesso problema della valorizzazione del capitale umano in Sardegna con la scuola, problema che riguarda anche l'autonomia, rappresentandone un caposaldo; noi dovremmo essere i più avanzati su questo terreno in termini di sensibilità, ma sostanzialmente la legge regionale altro non ha fatto che recepire una legge precisa del Governo nazionale.

Su questo noi abbiamo chiesto la verifica di un atteggiamento, ma anche la verifica di una sensibilità che riguarda la scuola, come l'università, che va verso un terreno non di qualità, ma di dispersione, facendone un sistema colabrodo che non valorizza la qualità formativa, ma è pronto a dispensare energie in tutti i rivoli che si presentano, o con la formazione, ancora fuori dalle competenze dei problemi culturali e formativi ma all'interno di un sistema che non fa competizione sulla formazione, che la tiene lontana, anche oggi per la sua credibilità, da quella funzione di decantazione sociale che ha avuto in questi anni.

In questo quadro, questo Governo ha cambiato strategia e noi lo avvertiamo con preoccupazione perché, insieme ai problemi della dispersione scolastica, che sono ai limiti di guardia, abbiamo il problema della inagibilità di alcune scuole, la loro inadeguatezza strutturale e strumentale, e poi paghiamo ancora gli effetti della razionalizzazione del sistema scolastico che, nonostante gli immensi sacrifici, lascia sul terreno contraccolpi notevoli al nostro sistema interno isolano.

Avete inteso suggerire, tentando una soluzione di accerchiamento dell'iniziativa del centrosinistra, il principio della cantierabilità, come ha fatto il collega Balletto. E' un principio legittimo, oserei dire in questo caso piuttosto truffaldino, perché se qui il principio vale per questa Giunta, dovrebbe valere per tutto. Allora bisognerebbe andare a guardare perché su sei capitoli UPB dei lavori pubblici (ne ho presi 6 a caso), su 412 miliardi di stanziamento dell'anno scorso vanno a residuo 402 miliardi, con l'unica ragione che non c'è il benché minimo elemento di cantierabilità. Perché non si fa lo stesso ragionamento su quel terreno e si penalizza il futuro della Sardegna? Il futuro, che sono i giovani e la loro capacità di istruzione, quando avanza, avanza, ed è dimostrato da tutti i dati, come il pericoloso analfabetismo di ritorno che sta consegnando i nostri giovani di nuovo ai processi di emigrazione; lo dico con chiarezza per coloro che preferiscono i contributi e i viaggi istituzionali verso il nostro sistema degli emigrati alla prevenzione di questo fenomeno che dev'essere studiato con determinazione, se non vogliamo che il popolo sardo rimanga ancora un popolo di viaggiatori, come ha detto giustamente un poeta che ha scelto di vivere e di morire in Sardegna, quando all'inizio di questo millennio pensando e guardandosi intorno disse: "Vi saluto dai paesi di domani che non sono altro che visioni di anime contadine in volo per il mondo.". Questo per descrivere la vocazione terribile di questo popolo a fuggire dalla sua condizione di schiavitù, che spesso è una schiavitù di disattenzione.

Allora noi abbiamo posto questo problema per riportare a coerenza una strategia che, ripeto, non è di destra né di sinistra, ma rappresenta un pezzo di quella che è la costruzione di un futuro attraverso il quale nessuna politica di bilancio ha senso e senza la quale nessun principio d'autonomia sul terreno della competizione ha valore.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Voglio dire poche cose. Prima di tutto mi sembra fondamentale la necessità di ribadire due concetti: il primo riguarda il perché oggi noi discutiamo ancora su un argomento di tale importanza, così come, sempre più in questi ultimi periodi, è accaduto per altre questioni già affrontate in quest'Aula, alcune volte anche approfondite diciamo doverosamente, questioni che, per un certo verso, dovevano di per sé già essere superate nei fatti.

Voglio ricordare che questo Consiglio regionale discusse a lungo anche quando si trattò l'argomento della programmazione degli indirizzi dei fondi comunitari. Proprio allora presentammo un emendamento - tenendo conto dell'analisi compiuta a suo tempo dall'Assessorato della pubblica istruzione, dalla quale emergeva la necessità di un intervento sostanzioso e determinante per superare le carenze delle strutture scolastiche nella nostra Sardegna - tendente a trovare gli strumenti per far fronte a quelle esigenze da tutti riconosciute e certificate dal monitoraggio a suo tempo effettuato.

In quell'occasione l'emendamento da noi presentato venne respinto; venne respinto con l'argomentazione che non era necessario precisare ulteriormente una questione su cui la Giunta riteneva di avere le idee molto chiare, proprio in virtù di quel famoso monitoraggio che quantificava molto bene le necessità occorrenti per risolvere il problema. Noi auspicavamo che la Giunta rispettasse i suoi impegni però non riponevamo molta fiducia in quelle stesse dichiarazioni, tanto è vero che portammo al voto quell'emendamento che poi fu a maggioranza respinto dal centrodestra.

Oggi, a distanza di alcuni mesi, siamo nuovamente qua per ribattere un problema che pone al centro dell'attenzione la necessità delle risorse. Questo fatto dimostra che la nostra diffidenza era giustificata; non soltanto si mette in discussione la prospettiva, ma si mettono in discussione le stesse misure previste attraverso la finanziaria 2001, sancite da quest'Aula con un voto.

Questo fatto è preoccupante perché con esso la Giunta regionale dimostra, ancor di più di quanto abbia fatto nel passato, di avere memoria corta (non soltanto perché distoglie soldi) rispetto alle necessità impellenti su cui si deve rispondere; inoltre continua a fare - voglio riprendere il concetto già illustrato in precedenza dall'onorevole Cogodi - il gioco delle tre carte, prima si dà, poi si toglie, poi si ridà, tutto sommato si cerca in questo modo di far vedere che si risponde a un'esigenza diffusa. Non è così! In questi ultimi tempi si è dimostrato sempre più che il gioco delle tre carte non può funzionare, soprattutto perché non siamo qua per fare giochi di prestigio, ma per dare risposte concrete alle esigenze della popolazione, di tanti cittadini sardi, soprattutto alle prospettive che hanno i nostri giovani.

Per cui nessuna strumentalizzazione nella mozione, soltanto la necessità di ribadire che alla Sardegna deve essere riconsegnato quello che le spetta, soprattutto quello che era già stato sancito. I fondi a suo tempo stanziati, in quel modo articolati, già da allora segnavano un risultato, anche se non globale rispetto alle esigenze esistenti. Poco mi convincono anche le argomentazioni dell'onorevole Balletto rispetto alla cultura del sovradimensionamento degli stanziamenti, quasi che oggi non sia necessario stanziare, perché gli enti delegati (in questo caso Comune e Provincia) non sono poi in grado di spendere; per cui il quesito era questo: vale la pena accantonare delle risorse che poi non verranno concretamente spese? Vede, Balletto, questa è una teoria che non regge, soprattutto nell'applicazione concreta che devono svolgere Province e Comuni, i quali difficilmente possono, anzi non possono, programmare e non possono spendere se non hanno disponibilità di risorse certe. Lei capisce bene che qualunque ente locale può programmare ed agire sulla base delle disponibilità che ha, per cui in caso contrario non è possibile nemmeno agire, e se non è possibile agire non è possibile spendere.

Rispetto alla questione della spendita delle risorse, cioè in quale maniera più celere può essere compiuta dagli stessi enti locali, abbiamo posto un problema di prospettiva, rapportandoci ai loro problemi. Abbiamo proposto l'articolazione dell'agire per progetti, per lotti funzionali, in modo da dare la certezza che l'intera opera possa essere realizzata. Se oggi abbiamo cento, diamo l'indicazione che possa essere speso cento, dando la possibilità di far sviluppare i lotti funzionali rispetto ai singoli interventi, che in questo modo vedono anche la prospettiva della conclusione dell'intervento stesso nella sua complessità.

Questa indicazione, data anche praticamente, non è mai stata recepita dalla Giunta, forse perché, nella politica di bilancio che state attuando, voi privilegiate alcuni canali che più sono vicini alle vostre sensibilità e meno rispetto a quelle più diffuse che provengono dalla società sarda e dalla collettività.

Cosa dire? E` possibile modificare? Io sono convinto che lo sia, intanto recuperando i fondi che sono stati stralciati e poi, partendo da lì, riprogrammare una prospettiva di più ampio respiro, senza fermarci all'annualità, ma arrivare quanto meno al triennio.

Il problema che abbiamo di fronte non può essere affrontato in modo episodico, -come si legge oggi sul giornale, trovando la disponibilità di altri cento miliardi. Questa è` una soluzione tappabuchi, è sì un risultato, ma comunque un tappabuchi, che non guarda in prospettiva, e soprattutto non getta le basi programmatiche necessarie per risolvere il problema. Non è più possibile che queste emergenze si continui ad affrontarle con caratteri episodici di buona disponibilità senza avere il senso di concludere un progetto, un progetto che riguarda tutti ma soprattutto le nuove generazioni.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Signor Presidente, colleghi, si è incanalato il confronto in Aula cercando di considerare l'argomento in questione non di destra, di sinistra o di centro, ma dando la possibilità ad ognuno di esprimere le proprie argomentazioni sul valore della scuola nella nostra società civile. I colleghi dell'opposizione hanno utilizzato lo strumento della mozione per sollevare l'attenzione e riportarla sul grave problema dell'edilizia scolastica.

Questo non vuol dire che all'interno della maggioranza non ci siano state delle riflessioni. Fin dalle prime bozze della finanziaria del 2001, c'è stato un confronto all'interno della maggioranza (sicuramente questo non poteva avvenire sulle pagine dei giornali o in un dibattito pubblico) nel quale si è cercato di esaminare perché la Giunta abbia proposto il taglio dei fondi allo stanziamento straordinario sull'edilizia scolastica.

Perché c'è stato questo confronto? Perché quando ci si trova a strutturare un intervento finanziario in una situazione abbastanza problematica per la disponibilità dei fondi, purtroppo non solo nel nostro bilancio, ma in tanti altri bilanci delle pubbliche amministrazioni, saltano agli occhi immediatamente i residui esistenti nei vari capitoli di bilancio, si cerca allora di rastrellare dei fondi che possano essere utilizzati per interventi in più settori.

Questa è un'analisi fredda, razionale, di una strutturazione di bilancio; dobbiamo trovare dei denari e ridistribuirli nei vari capitoli. Questo si scontra però con il concetto di efficacia ed efficienza della pubblica amministrazione. Quella efficacia ed efficienza che noi non riusciamo a dare alla pubblica amministrazione ritrovandoci, così come ha ricordato il collega Balletto, sulla cultura dello stanziamento: l'importante è mettere dei denari, l'importante è coprire ciò che occorre nei vari settori; poi ci disinteressiamo, o meglio non aggiorniamo le leggi che consentirebbero la corretta e tempestiva spendita di quei denari.

Allora l'idea che noi abbiamo sempre portato all'interno della coalizione, è che la persona, l'uomo, sia al centro di tutte le nostre azioni; ma le idee, per vedere la luce e poter intraprendere un percorso concreto, hanno necessità di mezzi finanziari resi disponibili dagli strumenti adeguati. E` chiaro che, in un quadro di ristrettezza, ma più in generale in una visione di corretta amministrazione, si vanno a ritoccare i residui. A questo punto sorge un problema di impostazione e di scelta di valori, di ideali, di priorità. Ho già detto che noi poniamo sempre al centro del nostro agire la persona umana, per noi la priorità è sempre stata la formazione dei nostri giovani, ma questo non entra in contrasto sugli investimenti strutturali, sugli investimenti per le imprese, sugli investimenti di puro carattere di sviluppo economico. Perché non contrasta? Perché la prima richiesta di formazione culturale e professionale arriva proprio dal mondo dell'impresa, oltre che dalla famiglia, altro punto cardine della nostra società.

Questo è tanto vero che, nel manifesto di costituzione della nostra nuova aggregazione di partiti di centro, diciamo con fermezza che la formazione scolastica ed universitaria costituisce oggi la ricchezza personale e sociale capace di consentire l'affermazione dello sviluppo completo della persona umana, in qualunque ambito di lavoro essa si trovi ad operare. Per queste ragioni gli investimenti nella formazione scolastica ed universitaria dei nostri giovani rappresentano la priorità rispetto a tutte le iniziative in sede locale, nazionale, europea ed internazionale.

Vorrei ricordare anche quell'intervento voluto dall'intero Consiglio regionale, predisposto in un ordine del giorno (votato il 5 dicembre 2000) dal Presidente della Commissione cultura e da tutti i Capigruppo presenti in quest'Aula, con una astensione motivata da parte dei colleghi di Rifondazione, che impegnava la Giunta e il Consiglio ad intervenire sul grave problema dell'edilizia scolastica. E` ovvio che su questo non si può, non si deve, non vogliamo tornare indietro!

Ma è anche ovvio, colleghi, che noi, se ci ritroviamo a gestire una situazione fatiscente - descritta così da chi mi ha preceduto - delle nostre scuole e dei nostri laboratori, oltre che un alfabetismo di ritorno (che si è nominato in quest'Aula; ma ritorno da che cosa?), ciò è dovuto ad anni di disinteresse nei confronti di questo settore. Noi abbiamo dimostrato, l'intero Consiglio, questo Consiglio, ha dimostrato di avere a cuore la formazione culturale dei nostri giovani, proprio con l'approvazione di quell'atto che spero sia il primo di altri interventi significativi per la cultura e per la formazione dei nostri giovani.

Se questa situazione, dopo decenni di disinteresse nei confronti di quelle strutture, sulle quali oggi tutti intendiamo intervenire, in quanto fatiscenti, parliamo della scuola in generale, dalla scuola dell'infanzia fino all'università, è arrivata a questo punto, significa che non sono state compiute le azioni necessarie perché questo processo fosse invertito tempestivamente negli anni passati.

Questo per dire che l'emergenza è emergenza dell'edilizia, è emergenza della dispersione scolastica, è emergenza di una società che deve ritrovare i suoi valori e principi di riferimento, è emergenza famiglia, è emergenza di educazione, è un'emergenza che trova le sue ripercussioni anche nello sviluppo economico; noi rischiamo non di camminare verso l'Europa, ma - mi perdonino i fratelli africani - di degenerare verso l'Africa, intesa come un'entità che a stento cerca di ritrovare una sua identità culturale che la riporti e la riagganci alla società civile. Troppo spesso si è investito per un popolo, ma un popolo di camerieri, ahimè, dimenticando che la professionalità e la conoscenza sono alla base dello sviluppo, non solo economico, ma soprattutto umano.

Con queste argomentazioni, all'interno della maggioranza abbiamo definito, sicuramente in via ormai definitiva (scusate il bisticcio di parole), per l'edilizia scolastica, un intervento straordinario che tale è e tale rimarrà. Diamo però la nostra disponibilità perché questa sessione si concluda con un ordine del giorno comune, unanime, che riprenda i principi e l'importanza che tutto il Consiglio vorrà dare alla formazione dei nostri giovani.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, vorrei ricordare dei passaggi che sulla materia hanno forse anche aperto degli spiragli o forse, per dire con più chiarezza, delle illusioni. uno di questi è l'intervento tenuto dalla Ministra Moratti, durante la sua visita del 16 ottobre 2001, nel quale diceva prima di tutto di credere importante, e per certi aspetti significativa, l'apertura di un serio confronto sulle risorse del sistema educativo in Sardegna, conoscendo i problemi urgenti legati all'edilizia scolastica in questa Regione; diceva inoltre di avvertire l'acuirsi del problema dei livelli occupazionali della scuola; per la soluzione di entrambi i problemi aveva presente che c'era chi proponeva ulteriori interventi dello Stato e deroghe sulla composizione degli organici.

Lasciamo perdere per il momento la composizione degli organici, non che non sia importante, ma proprio l'anno scorso la stessa Ministra ha avuto modo di affermare una diminuzione di 6800 alunni, rispetto al numero degli iscritti nel precedente anno scolastico, ma mettiamo in evidenza la sua affermazione relativa all'ulteriore piano straordinario per l'adeguamento degli edifici scolastici alle norme di sicurezza, il quale è stato finanziato dalla Regione. Questa integrazione fra il ruolo di programmazione e sostegno svolto dal Ministero e il ruolo di pianificazione, finanziamento ed esecuzione svolto dalla Regione e dagli enti locali, secondo la Ministra rappresenta correttamente il modello federalista.

Badate, credo che la testimonianza di queste dichiarazioni scarichi completamente il senso vero di responsabilità. Se questo non fosse sufficiente, e se il collega Tunis avesse la pazienza di non parlare, vorrei ricordare che nelle dichiarazioni programmatiche dell'onorevole Pili, proprio nella prima pagina, si parlava di scuola; quindi non è vero che non ha trattato l'argomento, ma lo ha trattato in modo talmente fantasioso che dei problemi che stiamo discutendo oggi in Aula non si è vista traccia. Nelle sue dichiarazioni egli dice: "…motivare le nostre future generazioni, renderle cioè pienamente consapevoli delle responsabilità che le attendono e metterle in grado di fabbricarsi la loro storia con le loro mani.". E continua: "In questa ottica va riproposta la questione della scuola… e della formazione professionale.". Ma non è sufficiente: "Per questo motivo nei prossimi giorni, se la Giunta, come spero, avrà la fiducia, avanzerò al Ministro Moratti la proposta di sperimentare, a partire dalle scuole medie della Sardegna, l'insegnamento di una nuova materia: la motivazione. Dobbiamo cioè motivare la Sardegna, motivando i sardi".

Se questa è la nuova materia, oggi stiamo discutendo di tutt'altra cosa. Stiamo discutendo di un impegno, preso in quest'Aula nella precedente finanziaria, che è stato oggetto di un ordine del giorno, più precisamente il numero 25, approvato il 6 dicembre 2000, nel quale all'unanimità l'Aula testimoniava prima di tutto questa emergenza, trovando la soluzione nell'intervento della Regione e nel coinvolgimento dello Stato, per quanto riguarda sia le risorse finanziarie che il problema della sicurezza, e poi ciò che rappresenta la scuola in una società civile.

Detto questo, sapete meglio di me quando le prime risorse sono state materialmente assegnate alle province, stiamo parlando del mese di novembre o dicembre dello scorso anno; qualcuno, per far quadrare i conti nel dire un'eresia, trova la giustificazione dicendo che le province non hanno speso. Io avrei fatto ricoprire, a chi pronuncia simile affermazione, il ruolo di amministratore di un ente localeche ha ricevuto le risorse nel mese di novembre o dicembre per dimostrare se lui sarebbe stato comunque in grado di spendere quei cinquanta miliardi.

Allora non è valida questa giustificazione; è invece l'impegno politico, all'interno e fuori da quest'Aula, che deve essere mantenuto nei confronti dei soggetti verso i quali è rivolto. Qui non è che si deve disattendere ciò che si scrive, si dice e si approva solo perché qualcuno vuol far quadrare i bilanci in modo anomalo, è arrivato il risanatore di turno! Io credo che questo dimostri quanto siete bravi nel dire alcune cose e nel farne delle altre.

Se ancora non siete convinti, posso citarvi qualche intervento svolto stamattina che francamente mi ha lasciato perplesso. Intanto, leggendo la stampa, e non la finanziaria, vedo che si è fatta marcia indietro, poi vedremo in che modo, in quale misura e con quale tipo di impegno reale. Ma se questa non fosse la massima Assise dei sardi, mi verrebbe già da ridere quando sento affermare che bisogna far rispettare gli impegni che sono stati disattesi dai governi. La Moratti dice che, negli anni scorsi, sono stati fatti interventi su cinquecento istituti scolastici in Sardegna; lo dice la Moratti, non lo dico io. Questo non è sufficiente. Per quanto mi riguarda è dai tempi della Falcucci che non vedo qualcosa che possa riguardare il sistema scolastico in materia di edilizia, anche se aveva parametri non condivisibili, però è dai tempi della Falcucci. Dopo di che, siamo talmente convinti, che ci rassegniamo, questa è la nostra debolezza, credere al Governo centrale che prima promette e poi disattende, di qualunque colore esso sia. Giustifichiamo questa rassegnazione col pretesto di dare lezione di autonomia pagando noi. Se questa è una lezione di autonomia, io ho sbagliato tutto nella vita. Ho sbagliato partito, ho sbagliato regione, ho sbagliato certamente a fare politica. Perché se il concetto di autonomia si riduce al fatto che, quando non paga lo Stato, rosso o nero, debba pagare per forza la Regione, allora siamo al di fuori da qualsiasi interpretazione di autonomia.

Amici miei, l'autonomia è altra cosa; l'autonomia bisogna saperla rappresentare, soprattutto bisogna credere nei suoi valori;non si tratta di non poter contraddire o combattere un Governo in quanto amico e di conseguenza star zitto, subire, e pagare di tasca trasferendo risorse già indirizzate verso altre iniziative produttive. E' da questo equivoco che bisogna uscire, a prescindere dal Governo, amico o no, di centrosinistra o di centrodestra. L'Isola, nella sua massima rappresentanza, può venir meno a questo impegno, a questo ruolo? E' da qui che dobbiamo riprendere il discorso della politica.

Diversamente, ogni qualvolta lo Stato non paga, paga la Regione. Alcuni esempi: la questione della continuità territoriale, sento molti colleghi che insistono col dire che la Regione deve mettere le risorse, non paga lo Stato, paga la Regione; per la scuola, non paga lo Stato, paga la Regione. Alla fine andando a verificare le disponibilità nella finanziaria, ci rendiamo conto che non ci sono più soldi, allora riusciamo anche a contrarre dei mutui nel modo più anomalo, pur di certificare un documento contabile che ha qualcosa di straordinario.

Da questa situazione bisogna uscire, se qualcuno ha dolori, ne ho sentito anche i lamenti, se li faccia passare o si faccia curare. Abbiamo aperto un centro medico ambulatoriale quaggiù, lo utilizzi, e forse gli passerà anche il mal di testa.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (F.S.D.). Onorevole Presidente, onorevoli Assessori, non posso chiamare in causa, o pregarlo di prestare attenzione, il Presidente della Giunta regionale perché, al di là delle affermazioni contenute nelle dichiarazioni programmatiche a cui faceva or ora riferimento l'onorevole Sanna, tanto forte è la motivazione che, nel momento in cui, in quest'Aula si parla di scuola, si parla di pubblica istruzione, si parla di cultura, l'onorevole Presidente della Giunta regionale è assente. E' davvero ben motivato, direi che è fortemente motivato a disertare i problemi; fortemente motivato, evidentemente, a non preoccuparsene.

Ma, Presidente, quando l'opposizione solleva un problema in Aula, attraverso uno degli strumenti regolamentari a sua disposizione, la mozione, rischia di essere bacchettata e censurata. L'onorevole Balletto di fatto riconosce che il problema non è inventato, non è posto per perdere tempo, riconosce che è sussistente, che è reale, e accampa, con la politica dei tagli, della razionalizzazione e della mancata spendita di risorse nel recente passato, queste motivazioni per trovare una giustificazione al fatto che, allo stato delle cose, quelle risorse non ci sono. Però riconosce, in ogni caso, che fanno parte di quella quota che è auspicabile che venga recuperata. Cari colleghi, questo significa che il problema non era insussistente, non era fittizio, ma era sentito e assolutamente realistico.

Nelle zone interne c'è il detto che la sfortuna, la scalogna e le disgrazie, quando vengono, non sono mai sole, poi c'è un'interruzione con atti di fortuna, solitamente le disgrazie sono sempre appaiate. Beh, noi abbiamo avuto una sfortuna, lo dico serenamente, io credo che avere la dottoressa Moratti come Ministro della pubblica istruzione per noi rappresenti una sfortuna in ogni caso; come un governo che, per carità, ad ogni pie' sospinto dichiara di essere amico della Sardegna e di volerne tutelare gli interessi.

Onorevole Moratti, onorevole Berlusconi, tanto amico della Sardegna, abbiamo novità sulla Cartiera di Arbatax, sulla quale abbiamo presentato recentemente un'altra mozione, in seguito alla quale parrebbe che la Giunta regionale e il Governo nazionale abbiano assunto impegni e abbiamo individuato date e occasioni nelle quali il CIPE avrebbe dovuto, attraverso un atto positivo, rendere giustizia? Ne abbiamo novità o non ne sappiamo nulla? Donde sta quel rapporto di attenzione e di amicizia a cui l'onorevole Berlusconi faceva riferimento? Governo amico, altro che amico!

Riforma della scuola: oggi non ne parliamo, però c'è una riforma della scuola in atto. Bene, questa riforma della scuola, nella sua globalità, così com'è stata prodotta, presentata e approvata, ci vede assolutamente contrari, ma non per partito preso, ci vede contrari perché non è una riforma, ma stiamo tornando indietro, ai tempi della riforma Gentile. E' tutto, meno che una riforma seria della scuola. Intanto, dalle notizie riportate ne "Il Sole 24 Ore" e ne "Il Corriere della Sera", un po' in tutti i giornali della scorsa settimana, si evince che dalla finanziaria dello Stato, mi pare all'articolo 22, la riforma, anziché stabilizzare - tra le altre cose - posti di lavoro e dare garanzie, visto che c'è un ingresso anticipato nel mondo della scuola materna, guarda un po', prevede, per il prossimo anno scolastico, 56 mila cattedre in meno. Non bazzecole, 56 mila cattedre in meno, con un totale di tagli pari a 8500 docenti! Attraverso quella riforma, vengono messi a rischio gli organici e viene snaturato il ruolo della scuola dell'infanzia.

Tutto questo avviene mentre da noi c'è l'emergenza scuola e l'esigenza di intervenire nelle strutture scolastiche per migliorarle, oltre che garantire i servizi di accesso e porre in essere tutte quelle azioni necessarie e utili per contenere il fenomeno della dispersione scolastica. Il risultato dei predetti comportamenti si concretizza nei tagli previsti nella manovra finanziaria, dove il programma straordinario di edilizia scolastica è cancellato violando accordi e impegni precedentemente assunti con lafinanziaria del 2001. E a ciò (ecco perché dicevo che le disgrazie non vengono mai da sole, ma appaiate) si aggiunge la dichiarazione della Ministra Moratti che rimarca l'impossibilità di destinare allo scopo di cui si parla anche quelle risorse promesse in occasione della visita in Sardegna, quando ha dato il voto di 10 e lode alla scuola sarda. La ministra Moratti, pur avendo riaffermato, durante l'incontro con i nostri amministratori, quegli impegni allora assunti, oggi dice che essi non possono più essere onorati e che per l'edilizia scolastica sarda vi sono "zero" lire.

Ecco, colleghi, parrebbe quasi una volontà convergente delle due istituzioni, al di là, poi, delle dichiarazioni di responsabilità,e di un certo impegno rese in buona fede anche da parte di alcuni componenti della maggioranza che in questa sede sono venuti. Onorevole Masala, di che si scandalizza, al di là dei problemi formali che lei pone? Non c'è nulla da scandalizzarsi. Ci scandalizziamo noi, si scandalizzano i sardi e noi per loro chiediamo a gran voce che gli impegni vengano rispettati dai livelli istituzionali responsabili. Chiediamo che il Governo della Regione faccia sentire la propria presenza, che si attivi, che faccia la sua parte per gli impegni di natura regionale, ma che faccia sentire il fiato sul collo al Governo nazionale e alla Ministra Moratti, perché anche essi rispettino gli impegni a suo tempo assunti.

Non è una mozione per perdere tempo, è una mozione seria, che pone all'attenzione del Governo un problema che rischia di essere drammatico, se non dovesse trovare garanzia di soluzione immediata da tutte e due le parti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.

LAI (D.S.). Grazie Presidente. Il taglio dei fondi all'edilizia scolastica ha un valore di merito, ma soprattutto un valore simbolico. Nel merito mi sembra che abbiano già detto in molti, per cui io non aggiungerò granché su questo punto; mentre invece voglio un attimino esporre una riflessione sul valore simbolico del taglio dei finanziamenti. Non si tratta, in termini simbolici, soltanto dello scippo delle regole, a cui un po' siamo anche mitridatizzati, cioè il fatto che si tolgano fondi stabiliti unitariamente nella finanziaria 2001. Il valore simbolico si evince dalla dimostrazione che non è assolutamente corrispondente al vero il fatto che il centrodestra abbia i attenzione, sensibilità, volontà, solidarietà, che sono sovrapponibili, verso i temi significativi delle risorse umane e della cultura, a quelle del centrosinistra, lo dico per i molti centristi che pensano che sia possibile; non è vero. Questo al contrario di chi lo dice, e pensa di passare dal centrosinistra al centrodestra senza che mutino le priorità. Non è così. C'è molta differenza. C'è molta differenza nelle priorità, c'è molta differenza in ciò che si privilegia. E se è sincero chi lo pensa e chi lo dice, è bene che cambi idea; se, invece, lo dice senza crederci, sappia che non abbocca più nessuno. Ci sono molte differenze, che soprattutto i fatti evidenziano, e da ieri lo dite anche voi. Ieri sera il Ministro Pisanu, a Sassari, ha detto che la città da un po' di tempo non ha più quella vivacità culturale, quella qualità della vita politica e sociale, che aveva negli anni scorsi; e lo diceva, avendo di fronte il Presidente della Provincia e il Sindaco di centrodestra, appartenenti alla sua stessa parte.

La scuola è un tema sensibile, un tema delicato, un tema che richiede cure. Sensibile perché orienta al futuro, perché lo rende possibile, e perché dà forma alle coscienze. Solo chi vuole coscienze spente non investe sulla scuola. Noi non vogliamo coscienze spente in Sardegna! Allora, facendo politica, bisogna interrogarsi sull'effetto che hanno le scelte che compiamo su temi come la scuola, e che cosa producono a lungo termine sul futuro della nostra gente. Mi sembra che su questo punto non siete particolarmente sensibili, nel metodo e nel contenuto. La scuola non si può trattare come una categoria a cui magari tappare la bocca con un po' di soldi, e da gestire - magari in base al proprio collegio - come qualche volta si fa con le chiese.

La scuola è un tema di civiltà non è di destra né di sinistra. E come dimostra questa mozione, voi non capite la scelta che avete fatto, come non lo capisce la Moratti del Governo nazionale. Un documento dopo l'altro, i rigurgiti di riforma della Moratti hanno creato il deserto della mortificazione degli insegnanti e degli allievi, oltre che dei genitori; hanno creato il deserto dell'insicurezza dei protagonisti della scuola, per poi produrre un ritorno all'indietro di trent'anni, peggiorando quello che c'era all'avvio. Eppure basterebbe prendere esempio su questo tema, come su altri, ma su questo in particolare, dall'amico del Governo amico, neanche Bush ha presentato la riforma della scuola americana senza il consenso delle opposizioni, neanche Bush! Solo il vostro Governo amico.

Voi sapete anche che la riforma che il vostro Governo ha prodotto è una riforma che penalizza i più deboli, in piena sintonia con tutti gli atti del Governo nazionale, perché favorire gli esami farsa - solo per fare un esempio - serve soprattutto a chi il lavoro ce l'ha già, a chi ha già il posto. E voi state lasciando questa impronta dappertutto, anche qui.

Nel merito - alla faccia delle zone interne e dei problemi delle fasce più deboli - voi sapete bene a chi servono questi fondi che state togliendo, e che cosa risolvono. Servono a chi scelta non ne ha, a chi fa la scuola e va a scuola nelle periferie urbane, o dove c'è una sola scuola, come nei piccoli e piccolissimi paesi. Per noi, gli altri, per i nostri figli, le scelte ci sono. Noi non siamo gli sfigati, noi non siamo quelli che pagheremo il taglio, non lo saranno i nostri figli, quelli diretti.

Peraltro è bene non ingannarci, perché la leggerezza con la quale affrontate questi temi, ha anche un'altra faccia, persino più pericolosa, come quando fate parlare i revisionisti della storia - questa la dice lunga - perché pensate di poter cambiare le basi su cui si fonda questa Repubblica. C'è una superficialità di fondo che però è una vera e propria sciatteria nell'affrontare i temi delle risorse umane. Basta ricordare come avete devastato la nostra proposta di piano di informatizzazione, che si è trasformata in una macchietta umiliante, sia per il CRS4 che per i Comuni, i formatori e gli allievi. Questi sono i vostri atti, non quelli che raccontate. Non quelli che raccontate!

Vedete, non lo ricordo all'onorevole Onida che lo sa molto bene, quanto a chi lo ha ascoltato e magari non ricorda che fino a ieri era nel centrosinistra, e non era nel centrosinistra come simpatizzante, ma tra i principali protagonisti, lo dico al mio Presidente di Commissione, le idee non hanno bisogno di gambe e basta, caro Roberto, frase che forse vale per qualche altro tipo di impegno, per qualche altro tipo di soggetto, le idee hanno prima di tutto bisogno di cervello, e su questo tema cervello non ce n'è.

La verità vera è un'altra: la sciatteria non è soltanto sul tema della scuola, ma è su tutto, certe volte anche nelle cose che vi interessano, per il fatto che siete impostati in questo modo. E` la sciatteria di chi fa l'indebitamento più importante nella storia della Regione, in soli due anni! Incoscientemente o coscientemente, questo non lo so, ma in soli due anni l'indebitamento più grande della storia della Regione! E` la sciatteria di chi fa la finanziaria con ventuno collegati, promettendo tutto a tutti! E` la sciatteria, soprattutto, di chi non fa scelte perché non ha un progetto, o per lo meno non ha dimostrato di saperlo portare avanti, se l'ha in qualche modo scritto e definito. E` la sciatteria della mancanza di un'idea forte e portante, perché governare, vedete, è scegliere priorità, non dire di sì a tutti. E` la sciatteria di chi taglia dove pensa che pochi se ne accorgeranno, e minore e meno visibile sarà la protesta.

Beh, sappiate che sulla scuola non è così e non sarà così. Perché sulla scuola c'è il nostro futuro, per cui noi non possiamo far altro che dirvi che su questo dovete mettere giù le mani. Le mani vanno messe giù dalla scuola perché la scuola è di tutti.

PRESIDENTE. Secondo gli accordi presi, questo era l'ultimo intervento di stamattina. La seduta è sospesa per mezz'ora, riprenderà alle ore 14 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 14, viene ripresa alle ore 15 e 15.)

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU

PRESIDENTE. Iniziamo i nostri lavori pomeridiani. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il piano straordinario della scuola è stata un'iniziativa sicuramente del centrodestra.

FADDA (Popolari-P.S.). Niente più ordine del giorno unitario!

COGODI (R.C.). Iniziamo dicendo bugie!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lasci dire l'onorevole Corona. L'onorevole Corona dice quello che pensa.

CORONA (F.I.-Sardegna). E` stata una proposta del centrodestra. Non è quello che penso io, è la verità.

PRESIDENTE. Onorevole Corona prosegua, non accetti le interruzioni.

CORONA (F.I.-Sardegna). Dicevo che il piano straordinario per la scuola è stata un'iniziativa sicuramente di questo Governo di centrodestra; né può essere argomentato che il Governo, o i Governi, di centrosinistra non abbiano avuto tempo di pensare a una cosa del genere, e di proporre qualche soluzione, negli anni precedenti. E` stata un'iniziativa nostra, è stata un'iniziativa dei Gruppi consiliari, è stata un'iniziativa del Presidente della Commissione, onorevole Capelli, dell'Assessore di riferimento, onorevole Onida, e della Giunta di centrodestra. Ma vorrei sottolineare anche che, all'interno della Commissione e all'interno dei Gruppi, è stata compiuta un'azione forte da parte di alcuni consiglieri di Forza Italia, che hanno premuto molto perché questo problema arrivasse a una qualche soluzione, si tratta di Mariella Pilo e Giorgio La Spisa.

In effetti l'emergenza delle strutture scolastiche, degli strumenti nella scuola, e del fatto che la scuola sarda fosse in ritardo rispetto alle altre scuole, non è sicuramente assimilabile a eventi catastrofici come la blue tongue o la siccità, ma era comunque uno dei problemi che da tanto tempo si verificava, a cui il centrosinistra non aveva mai dato alcuna importanza.

Abbiamo sentito stamattina da diversi colleghi che questo non è un problema che riguarda il centrodestra o il centrosinistra, né la sinistra, né il centro, siamo perfettamente d'accordo. Come consiglieri regionali e come consiglieri provinciali, sindaci, consiglieri comunali, noi siamo abituati a pensare alla soluzione di problemi - cosiddetti in grande - della nostra società.

Se noi ci rifacciamo a quello che è considerato il nucleo centrale della nostra società, cioè la famiglia, come ha detto stamattina l'onorevole Capelli, e chiediamo di compiere delle scelte all'interno della famiglia, sicuramente la scuola è una tra le primissime scelte; c'è il diritto di ciascun bambino che sta nella scuola materna, oppure di qualsiasi laureato sardo che chiede di frequentare un corso post-laurea, sia di studio che di apprendimento diretto, passando per le scuole medie, quelle superiori e l'università. Ripeto, la richiesta di ogni famiglia sarda è quella di avere un'istruzione, un cosiddetto know how, un saper fare, uguale a quella dei ragazzi, dei bambini, dei laureati della Lombardia, della Baviera, del Veneto.

Ecco perché la nostra posizione, nella finanziaria scorsa, non è di comodo, per quanto riguarda la scuola, ma risponde alle esigenze reali ed è alla base del programma del centrodestra. Quindi, così come nella famiglia, anche in quest'Aula sicuramente la scuola è considerata una delle primissime richieste; pertanto noi confermiamo interamente lo spirito con il quale è stata redatta la norma nella finanziaria del 2001.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SCARPA (Gruppo Misto), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di tutto io ringrazio i presentatori della mozione per il fatto di aver portato dentro quest'Aula un argomento così importante, così sentito dall'Assessore oltre che da tutta la Giunta, e poi, cogliendo l'indicazione prima da lui avanzata, vorrei rassicurare il collega Gian Valerio Sanna, sul fatto che l'intenzione di procedere ad un ringraziamento l'avevo già prima del suo intervento. Devo tuttavia dire che non condivido integralmente il contenuto della mozione per molti aspetti e che il dibattito all'interno della maggioranza, nelle sedi che sono proprie di questo tipo di dibattito, era già in essere in maniera molto intensa già da prima che la mozione venisse presentata.

Per quanto riguarda il contenuto della mozione, condivido la prima parte, i primi tre punti, che sono poi le premesse che hanno portato nella scorsa finanziaria il Consiglio a votare il provvedimento di cui poi si fa cenno nel punto quattro. Intendo però fare alcune precisazioni che ritengo doverose in questa fase, prima di tutto per quanto riguarda, per esempio, il contenuto del punto cinque, dove si configura un intervento regionale nell'ambito di un'intesa in concorso tra Regione, enti locali e Stato, la norma, configurava tale intervento solo in termini eventuali, facendo riferimento al piano triennale ordinario che, fino allo scorso anno, è stato finanziato dal Governo in base alla legge numero 23 del 1996. Peraltro non mi risulta che ci siano stati impegni formali da parte del Governo per cofinanziare il nostro piano straordinario.

Per quanto riguarda il sesto punto, devo dire che un argomento solitamente riportato da questa Giunta, dal Presidente Pili, da tutti gli Assessori e da me per primo, nell'individuare le linee strategiche d'azione, è sicuramente quello della continuità rispetto alle azioni del Presidente Pili, del Presidente Floris e degli Assessori che hanno lavorato con lui. Più precisamente non condivido le affermazioni contenute nella mozione, ed espresse negli interventi, secondo le quali esiste un disinteresse, o comunque un disimpegno rispetto ai problemi della scuola. Infatti la nostra azione, la mia azione, si pone sicuramente nel senso della continuità rispetto all'azione del collega Pasquale Onida, che mi ha preceduto, il quale è stato uno dei principali artefici, insieme a tutte le forze politiche che sono in Consiglio, del concepimento del piano triennale straordinario per l'edilizia scolastica; egli ha dato un forte impulso al procedere del Progetto Marte, ed ha anche configurato, con questa maggioranza, nell'ambito delle risorse dei fondi strutturali, una misura che prevede la realizzazione di strutture per l'inclusione scolastica, con il bando della misura 3.6, pari a 30 miliardi nel triennio.

Queste misure, sia il Progetto Marte che il piano straordinario, sono evidentemente frutto di una condivisione di tutte le forze politiche, perché il Progetto Marte venne concepito nella scorsa legislatura, dal Governo nazionale e dal Governo regionale, ed è stato portato avanti, nonostante il cambio di colore della Giunta regionale e del Governo nazionale, fino ad oggi, quando sta per trovare attuazione. Così come lo stesso piano straordinario, va riconosciuto, è nato da una condivisione generale dei problemi che tutti conosciamo, e quindi oggi, come dire, vantare paternità sarebbe quanto meno fuori luogo.

Per venire quindi subito al nocciolo della questione, nei punti successivi della mozione, sostanzialmente si accusa la Giunta di aver operato un taglio del piano straordinario. Io devo dire che, quando ci siamo insediati, una scelta prioritaria è stata subito quella di mandare la manovra in Consiglio. Ci siamo riuniti ed abbiamo approvato un DPEF che imponeva una riduzione dell'indebitamento della Regione nell'ordine del venti per cento circa; questo per evitare l'ipotesi di un rallentamento dei lavori del Consiglio sulla manovra finanziaria. Si doveva prendere una posizione sulla questione dell'edilizia scolastica (perché non dirlo? Perché non riconoscerlo?), lasciando aperta la questione riguardante l'entità del finanziamento, questione legata anche al fatto che una lentezza nella spesa lo scorso anno c'è stata, e quando si è parlato di ritardi nella spesa, qui in Aula da parte dei colleghi, probabilmente non si faceva tanto riferimento ai cinquanta miliardi dello scorso anno - sui quali poi relazionerò quando parlerò sullo stato della spesa - ma probabilmente ai tempi con i quali gli enti locali spendono - non per loro colpa, ma per le procedure che devono attuare - le risorse ordinarie dei piani triennali erogate per l'edilizia scolastica dal Governo, e anche le altre risorse nazionali quali i fondi delle delibere CIPE per le zone depresse.

I fondi stanziati negli ultimi cinque anni per queste due voci sono stati spesi dalla provincia in una percentuale inferiore al trenta per cento; ripeto, non si tratta qui di una responsabilità, ma di procedure che oggettivamente devono essere poste in essere, mentre i comuni hanno speso una percentuale leggermente superiore, intorno al cinquanta per cento; sto parlando di fondi ordinari, e non dei cinquanta miliardi programmati lo scorso anno.

Allora, quando la manovra è stata inviata dalla Giunta al Consiglio per accelerare il suo esame, effettivamente, come tutti avete potuto vedere, riportava una somma inferiore a quella prevista dalla legge dell'anno scorso, devo dire che il confronto, su quello che doveva essere fatto, era aperto. Io stesso ho avuto modo, durante audizioni pubbliche, in Commissione o attraverso interviste con la stampa, di dire che su questa questione la maggioranza stava valutando seriamente il da farsi.

La lentezza della spesa dello scorso anno, come dire, non è un fatto legato ai ritardi - il collega Onida che mi ha preceduto lo ha detto molto bene - delle attività delle province; però è oggettivamente vero che di quei cinquanta miliardi oggi abbiamo erogato alle province solo le anticipazioni, pari al venticinque per cento, quindi anche in funzione di questo si stava valutando quale tipo di approccio avere, fermo restando che il piano triennale doveva essere integralmente finanziato, comprese le due annualità 2002 - 2003, per i residui 350 miliardi; si stava effettivamente valutando se e come prevedere lo stanziamento delle risorse, in base alle procedure che necessariamente devono essere seguite per la programmazione di queste risorse.

Ora entro nel merito di questo. La mozione contiene, per riprendere il filo dell'esposizione, un riferimento ai rapporti fra lo Stato e la Regione. Sotto questo aspetto bisogna dire, anche questo è un dato oggettivo, lo ricordava il collega Onida, che ci sono state numerose promesse di interventi straordinari da parte dei Ministri della Pubblica Istruzione che sono rimaste tutte senza esito. Nella sede istituzionale, rappresentata dai tavoli ufficiali dell'accordo del programma quadro sull'edilizia scolastica, nell'ambito dell'intesa istituzionale di programma del 1999, i rappresentanti dello Stato hanno sempre detto che non vi era alcuna disponibilità di risorse aggiuntive. Questo, nel contesto di tagli operati dal Governo, dal 1996 in poi, come ricordato da alcuni colleghi, ha portato alla cancellazione in Sardegna di circa 60 classi e 3500 posti di docenti, negli ultimi cinque anni, applicando parametri che hanno penalizzato la nostra Regione molto più di altre regioni italiane.

In questo stato di cose, ricordiamo che la competenza, in questo momento, per l'edilizia scolastica, risiede ancora in capo allo Stato e che, dal primo settembre 2002, con l'applicazione dell'articolo 138 del decreto legislativo numero 112 del 1998, dovremo occuparci della programmazione dell'offerta formativa e della rete scolastica ad essa funzionale. Questa programmazione, con riferimento ai territori, dovrà avvenire sicuramente in coerenza con il piano regionale dell'offerta formativa, tenendo conto della concertazione e degli incontri da avere necessariamente con gli enti locali, con il mondo della scuola, con le parti sociali, per avviare una riflessione seria su quanto sia funzionale l'attuale mappa della nostra scolarità, e su quali strategie e quali politiche di sviluppo dovranno essere adottate in questo settore.

A questo si aggiunga un altro dato importante, e qui pongo un elemento di riflessione che già altre volte in quest'Aula è stato posto: la riforma della scuola prevede che la formazione professionale e l'istruzione debbano viaggiare in un contesto strategico unitario. La nostra organizzazione interna, invece, pone in diverse sedi decisionali questi due importanti, seppure differenti, momenti della formazione. Su questo dovremo riflettere per avviare un processo di riorganizzazione che in altre regioni stanno già avviando.

Dovremo quindi ridisegnare la mappa regionale dell'offerta formativa e dovremo rendere la nostra offerta formativa regionale coerente con gli obiettivi di politica generale che ci vorremo porre. Io sono pienamente consapevole, come tutta la Giunta regionale, del fatto che su questo problema l'atteggiamento che pure venne preso lo scorso anno non può essere incerto o comunque rinunciatario; quindi sicuramente sia la Giunta che tutte le parti politiche, ripeto, nei rapporti con il mondo del scuola, gli enti locali e le parti sociali, dovranno affrontare questa sfida di riorganizzazione del nostro sistema scolastico, la cui efficienza sarà - a breve - posta, con grande senso di responsabilità, a nostro esclusivo carico.

Allora, io ho già detto, prima di oggi, che la Giunta regionale aveva valutato l'opportunità di stanziare le somme aggiuntive nel corso di un assestamento di bilancio, in una fase successiva, avendo sempre avuto la ferma intenzione di finanziare integralmente il piano triennale per l'edilizia scolastica, pur tenendo presente che ad oggi mancano strumenti essenziali come quello dell'anagrafe regionale dell'edilizia scolastica, unico strumento che può consentire una pianificazione seria; purtroppo, per l'emergenza, lo scorso anno le risorse sono dovute essere distribuite in base alle aree programma, questo certamente, rispetto al fatto che la realtà oggettiva degli edifici sicuramente non dipende dalle aree programma, ma da altri elementi, è stato un momento necessario per via della programmazione nel tempo, sicuramente non un momento strategico.

Allora noi dovremo realizzare l'anagrafe regionale dell'edilizia scolastica, strumento previsto da una legge nazionale, che però lo Stato non si decide a porre in essere. Ha sì stanziato 565 milioni a nostro favore, nel nostro bilancio, ma il mancato finanziamento del piano triennale 2002-2005, in base alla legge 23/96, mancato finanziamento al quale si pensa che il Governo porrà rimedio durante l'assestamento di bilancio della finanziaria nazionale, quindi si prevedono tempi siano lunghi, ci portano e mi portano a pensare che sicuramente dovremo deciderci a realizzare una nostra anagrafe dell'edilizia scolastica, in base alla quale programmare la spendita delle nostre risorse. In base a questa mappa della scolarità isolana, al piano regionale dell'offerta formativa, che pure è uno strumento del quale ci dobbiamo dotare, potremo programmare gli interventi e, una volta che essi saranno inseriti nel programma biennale 2002-2003, le scuole, i Comuni potranno programmare i progetti. Dovremo anche fare un'altra serie di valutazioni, legate al fatto che certe scuole probabilmente andranno desuete, mentre certe altre, invece, dovranno essere rafforzate; a seconda della formazione da prevedere nelle diverse zone, si potranno avere operatori turistici e operatori di altro genere e di altra natura.

Quindi, per non dilungarmi oltre su questo argomento, devo ricordare che, nel corso dell'incontro che si è tenuto a Roma fra la Ministra Moratti ed esponenti dei nostri enti locali (incontro al quale l'Assessore non è stato invitato), la Ministra non ha detto - a quanto mi risulta - che non c'erano fondi per la Sardegna, quindi non era un fatto legato e imputato alla Sardegna, ma che era stato sospeso il piano triennale ordinario dello Stato per tutto. il territorio nazionale. Questo è quello che mi risulta, però condivido le preoccupazioni e condivido il fatto che debba essere immediatamente avviato un confronto con il Governo nazionale sulla necessità che, insieme alla delega sulla rete scolastica, ci vengano conferite anche le risorse necessarie, e intanto rimborsate le risorse che abbiamo destinato all'edilizia scolastica, risorse reperite nel nostro bilancio. Devo dire di essere già stato dalla Ministra durante gli incontri preparatori alla riforma, la quale l'ha impostata, per quanto mi consta, senza il contributo delle Regioni, nel senso che il disegno di riforma approvato dal Consiglio dei Ministri non è stato sottoposto al contributo delle Regioni; nella riunione a cui abbiamo partecipato, la Ministra l'ha soltanto illustrato. Questa è la realtà.

Purtroppo per essere breve devo tagliare una serie di altre considerazioni che avrei voluto fare; per tornare ai 50 miliardi, visto che la mozione chiedeva uno stato dell'arte, a ottobre la Giunta ha approvato il programma di spesa e, come dicevo, il 25 per cento delle risorse è stato erogato in anticipazione, quindi è da verificare se siano stati progettati gli interventi e se ne siano stati cantierati; su questo io riferirò non appena i dati mi saranno forniti. La spesa, compatibilmente con le procedure, sta procedendo nei tempi dovuti.

Concludendo ribadisco il fatto che, per la Giunta regionale, queste somme devono essere stanziate. Su molte grandi questioni, le posizioni sono state assunte in un momento successivo alla presentazione della proposta di bilancio al Consiglio regionale; su questo, la maggioranza nei giorni scorsi si è spesso riunita e la posizione scaturita è quella di procedere al finanziamento. Così come si è deciso di avviare quel confronto con il Governo, del quale parlavo prima.

Concludo auspicando che, come fino ad oggi sul Progetto Marte, sul piano triennale straordinario, eccetera, si è trovato un largo consenso, anzi l'unanimità, il Consiglio trovi un momento di unione anche su questa questione e, se i Gruppi lo ritengono possibile, venga approvato un documento unitario con le direttive che il Consiglio vorrà dare alla Giunta per l'azione da intraprendere su questi argomenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha a disposizione dieci minuti.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, non utilizzerò i dieci minuti che sono concessi dal Regolamento, ma credo che sia doveroso da parte nostra testimoniare una correttezza, chiamiamola istituzionale, da parte dell'Assessore. Io comprendo le difficoltà che l'Assessore ha dovuto vivere nella predisposizione di questa finanziaria, ha cercato di difendere, per quanto era possibile, il lavoro compiuto dalla Giunta regionale. Io non ho dubbi che, da parte dell'Assessore, ci fosse l'intenzione che comunque il piano triennale venisse rispettato. Ma noi ci siamo resi conto, insieme ad altri colleghi, credo anche della maggioranza, che comunque, nella manovra finanziaria del 2002, erano stati sottratti 200 miliardi; è per questo che abbiamo presentato la mozione. Come noi avevamo richiesto, con un ordine del giorno unitario, sarà preso l'impegno dal Consiglio e dalla Giunta perché quei 200 miliardi che sono stati sottratti vengano rimessi in questa finanziaria.

All'inizio del mio intervento, nell'illustrare la mozione, ho detto che non c'erano meriti da parte di questo Consiglio regionale, ma che erano stati gli amministratori locali a sottoporre, all'attenzione di questo Consiglio regionale, i drammi che la scuola stava vivendo nei vari territori. Tanto è vero che, anche nella mozione, noi abbiamo usato l'espressione "su sollecitazione del centrosinistra venne approvato quell'articolo della finanziaria del 2001". Io non so se il collega Corona, che adesso è molto distratto, come spesso gli capita in quest'Aula, ricordi come questo Consiglio regionale…

CORONA (F.I.-Sardegna). Non sono distratto!

FADDA (Popolari-P.S.). Ricordi come questo Consiglio regionale....

(Interruzione del consigliere Biggio)

FADDA (Popolari-P.S.). Onorevole Biggio, continui a fare quello che stava facendo!

BIGGIO (A.N.). Lei continui ad intervenire.

USAI (A.N.). Non pensi alla distrazione altrui.

FADDA (Popolari-P.S.). Allora dicevo che ci fu un'iniziativa forte da parte delle amministrazioni locali, il Consiglio regionale, i Capigruppo, io non so se in quell'occasione il collega Corona era presente oppure era assente, come spesso gli capita...

(Interruzioni)

Sto semplicemente dicendo... ho già detto...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, non si lasci…

FADDA (Popolari-P.S.). Sto rispondendo all'intervento dell'onorevole Corona.

USAI (A.N.). Quando si fanno ordini del giorno unitari, non si insulta la gente!

PRESIDENTE. Onorevole Usai, le dispiace!

USAI (A.N.). Chiedo scusa.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, prosegua senza accettare queste interruzioni, soprattutto senza interloquire con i singoli consiglieri, si rivolga all'Aula.

FADDA (Popolari-P.S.). Onorevole Usai, noi avevamo già concordato prima dell'interruzione che saremmo arrivati ad un ordine del giorno unitario, non c'era bisogno che l'onorevole Corona, nel suo intervento come Capogruppo, dicesse che non c'erano dubbi; molto probabilmente lei si è assentato un attimo quando ha parlato il collega Corona e non ha sentito quello che il collega Corona ha detto, glielo ripeto testualmente: "è stata senza dubbio un'iniziativa del centrodestra, in modo particolare di Forza Italia.". Bene, io devo riconoscere che, se in quest'Aula c'è stato un collega che ha avuto l'iniziativa e l'impegno di riunire in quell'occasione i Capigruppo, è stato il collega Cossa; c'erano gli assessori provinciali e i sindaci, che stavano protestando, bisognava che la Regione sarda prendesse un'iniziativa forte, cosa che maggioranza ed opposizione hanno condiviso qui.

Stamattina, in tutti gli interventi, abbiamo detto che nessuno di noi vuole farsi il paladino di questa battaglia, però non lo permettiamo neanche a chi in quell'occasione molto probabilmente non ha avuto le stesse attenzioni che oggi, nel suo intervento, ha cercato di dimostrare in Aula. Io voglio ricordare a quest'Aula che noi presentammo un emendamento di trecento miliardi per il 2002 e che si arrivò poi all'importo dei duecento miliardi attuali, cosa che non sarebbe avvenuta se noi non avessimo preso a cuore gli impegni presi con le organizzazioni sindacali e con gli amministratori locali, iniziativa - ripeto - che era stata condivisa da tutti, nessuno vuole prendere meriti che non ha. La battaglia intrapresa da parte degli amministratori locali fu condivisa unitariamente da tutto il Consiglio regionale, tanto è vero che fu vinta perché non ci furono iniziative contrarie da parte di nessuno affinché questo problema venisse risolto nella nostra isola.

Devo dare atto che, all'interno della maggioranza e della Giunta stessa, si sta ripristinando un diritto che ormai le amministrazioni locali avevano acquisto. Quindi, ripeto, non rivendichiamo nessun merito particolare, abbiamo soltanto cercato di riportare all'attenzione di questo Consiglio un problema, un dramma che la nostra Isola sta vivendo.

Vorrei fare alcune osservazioni per quanto concerne i rapporti col Governo, mi rivolgo in modo particolare all'ex assessore Onida che ha fatto parte, giusto per ricordarlo, delle Giunte di centrosinistra. E` vero, assessore Onida, io non ho dubbi che lei, come Assessore della pubblica istruzione, si sia battuto nei confronti di questo Governo come dei Governi precedenti e che abbiamo ottenuto poco, ma qualcosa avevamo ottenuto, saranno i ventotto miliardi all'anno previsti dalla "23", sarà il Progetto Marte, ed allora noi chiediamo - anche questo è compreso nell'ordine del giorno - che nei confronti del Governo nazionale vengano attivate tutte quelle iniziative per ripristinare le somme già previste, molto probabilmente anche grazie alle lotte fatte dalla Giunta presieduta da Floris, e come può darsi che le stia facendo ora anche il collega Scarpa.

Credo che, su questa materia, non ci sia bisogno che qualcuno rivendichi la primogenitura. Noi vogliamo essere affianco alla Giunta regionale perché venga iniziata nei confronti del Governo quella lotta, se così possiamo dire, o quella protesta, usate i termini che volete, perché finalmente venga firmata di nuovo un'intesa Stato-Regione così che lo Stato faccia la sua parte perché non possono essere lasciati tutti i fondi a carico del bilancio regionale. Diciamo questo con chiarezza, perché noi siamo convinti che la battaglia che gli amministratori provinciali e comunali stanno conducendo nei confronti del Governo sia una battaglia giusta; come lo siamo stati in questa occasione, anche in seguito saremo affianco degli amministratori locali e, perché non dirlo?, anche della Giunta regionale per fare in modo che il Governo, che questo Stato riconosca i diritti della nostra Isola.

(Interruzione del consigliere Corona)

PRESIDENTE. Onorevole Corona, su che cosa intende parlare? Io le do la parola poi per dichiarazione di voto, non mi sembra che sia adesso utile un intervento, a meno che non intenda sollevare qualche questione procedurale.

CORONA (F.I.-Sardegna). Chiedo la parola per fatto personale, Presidente.

PRESIDENTE. Allora, come lei sa, ai sensi dell'articolo 79, comma 3, del Regolamento, per fatto personale si può prendere la parola a fine seduta; quindi se lei intende sollevare una questione personale, le darò la parola a fine seduta.

Dichiaro chiusa la discussione generale.

E` stato presentato un ordine del giorno unitario, se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO CUGINI - CORONA - BIGGIO - SANNA Giacomo - FADDA - ONIDA - VARGIU - DORE - CAPPAI - BALIA - COGODI - CAPELLI sull'edilizia scolastica.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione del dibattito sulla mozione n. 55 "Sulla insostenibile condizione in cui versa la scuola in Sardegna";

PREMESSO che il rilancio del sistema scolastico deve rappresentare la vera precondizione di ogni politica e di ogni strategia di sviluppo e ribadito che Stato, Regioni, enti locali e società civile, hanno l'obbligo di favorire e sviluppare tutti quei processi utili a progettare, realizzare, verificare permanentemente lo stato di salute e di crescita delle nostre scuole, università e centri di formazione;

CONSIDERATO che i dati forniti dalle Amministrazioni provinciali e comunali per ciò che attiene alla condizione delle strutture scolastiche e alla dispersione scolastica ci autorizzano a considerare la scuola in Sardegna una vera emergenza che va affrontata col massimo impegno per evitare che si trasformi in un autentico dramma capace di condizionare negativamente le possibilità di sviluppo della Regione;

CONSIDERATA la delicata situazione in cui si trovano gli amministratori locali i quali sono, oltre che politicamente, anche penalmente e civilmente responsabili dell'utilizzo delle strutture scolastiche, il più delle volte carenti delle elementari norme di sicurezza previste dalla legislazione vigente;

PREMESSO che il Consiglio regionale ha già dibattuto e legiferato, in occasione dell'approvazione della finanziaria 2001, gli interventi necessari a garantire il pieno esercizio del diritto allo studio, individuando le risorse necessarie per un piano straordinario indirizzato principalmente su alcuni obiettivi, quali il miglioramento delle strutture scolastiche, il potenziamento e il miglioramento dei servizi di accesso, la riduzione e il contrasto del fenomeno della dispersione scolastica, l'innovazione della tecnologia;

PREMESSO che l'intervento regionale si configurava nell'ambito di un'intesa e concorso fra Regione, enti locali e Stato;

CONSIDERATO che preoccupa la posizione espressa dal Ministro della pubblica istruzione, on. Moratti, alla delegazione sarda, costituita da amministratori provinciali e comunali di diversi e numerosi centri dell'Isola e convocata a Roma in data 22 gennaio u.s. per portare all'attenzione del Ministro l'incresciosa condizione delle strutture scolastiche in Sardegna, secondo la quale per la Sardegna non esisterebbero risorse disponibili;

CONSIDERATO che debbano essere compiuti unitariamente tutti gli sforzi necessari perché l'istruzione scolastica sia uno dei fondamentali fattori di crescita della nostra società,

impegna la Giunta regionale

a) a confermare nella finanziaria 2002 i contenuti e le risorse del piano straordinario per l'edilizia scolastica, secondo la previsione del bilancio pluriennale 2001-2003;

b) ad attivare un immediato incontro e le necessarie intese perché vengano rispettati gli impegni a sostegno del piano straordinario da parte dello Stato. (1)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Solamente per una breve dichiarazione di voto. Intervengo prima di tutto per dichiarare che il Gruppo della Rifondazione Comunista esprimerà voto favorevole su questa proposta di conclusione del dibattito che si è svolto in Aula. E poi per dire che la conclusione unitaria che si profila, non significa per noi che siano venute meno le ragioni di preoccupazione che hanno dato luogo alla presentazione della mozione, né quelle di costante preoccupazione che permangono anche dopo che il Consiglio regionale avrà parzialmente rimediato ai danni ed ai guasti che la Giunta ha provocato.

Da qualche parte circola la strana teoria che una convergenza unitaria su questioni di vitale importanza per la Regione, significhi non solo stemperare, ma nascondere le responsabilità; non è così! In capo a chi le ha, permangono tutte le responsabilità per le cose non fatte, per i tentativi di affossare provvedimenti che, posto che vengano confermati, vuol dire che erano ritenuti buoni, e per le cose che ancora sono da fare. Non è che con questo ordine del giorno unitario si mette la pietra sopra la porcheria: punto primo, si deve eliminare la porcheria; punto secondo, la pietra si usi, essendo un elemento solido, per poggiare il piede in modo da realizzare le cose successive.

Ora è indubbio, si dice che la politica si deve far comprendere dalla gente, beh, più chiaro di così! L'anno scorso, in questo Consiglio regionale, per tutta l'elencazione, tutta l'ascendenza, l'albero genealogico che ha richiamato prima Corona, può darsi che ci fossero tutti quelli che lui ha citato dalle parti del centrodestra ed anche oltre, che avevano ispirato questa misura regionale per l'edilizia scolastica, va bene, allora dicevo, se tutti quelli che Corona ha citato erano così entusiasti un anno fa di aderire all'idea che la Regione, in uno stanziamento triennale, ponesse 400 miliardi delle sue risorse per l'edilizia scolastica, com'è che tutta quella gente ha perso l'entusiasmo nel giro del volgere di pochi mesi?

Perché la Giunta regionale ha pensato? Caro Beniamino, onorevole Scarpa, Assessore, non è che qui qualcuno ha accusato la Giunta di aver fatto un taglio. Nessuno ha accusato la Giunta di aver fatto un taglio, intanto non è un'accusa, ma è una constatazione, che è una cosa ben diversa; per fortuna non avete fatto un taglio, perché non avete il potere di fare tagli. Voi avete solo proposto di fare un taglio perché nella proposta di bilancio che avete presentato c'è un taglio. E` una proposta, non è che noi vi accusiamo, noi abbiamo letto, abbiamo constatato, e dopo per questo motivo con la mozione vi abbiamo provocato e costretto a venire in Aula a dare spiegazioni su quel tentativo di taglio. Ma non avevate spiegazioni, quindi non avete difeso la vostra intenzione perché era indifendibile, siete tornati a più miti consigli, avete tergiversato tre settimane, alla fine vi siete arresi all'evidenza dei fatti, non a noi, non all'apposizione. Non avevate argomenti se non l'idea di togliere 200 miliardi all'edilizia scolastica in Sardegna, di conseguenza siete costretti a ripristinare le condizioni di prima.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi concluda, la sua è una dichiarazione di voto. Prego.

COGODI (R.C.). Sì, è una dichiarazione di voto. Quello che fate adesso, che cos'è? Di per sé un male? No, vi siete resi conto ancora una volta che eravate incorsi in un errore punto e a capo. Quello che vale è la conclusione: i 200 miliardi che voi proponevate di togliere, non sono più tolti, vengono rimessi. Questo conta. Badate, però che questo è il concorso regionale per l'edilizia scolastica, non è la soluzione del problema, questo è l'aiuto, il contributo, consistente, che la Regione può dare; il resto, il piano, lo deve garantire lo Stato, il Governo, il vostro Governo amico. Mandate Oppi, "amigu miu", da Berlusconi; dovete dire al Governo amico che deve coprire tutto quanto manca per l'edilizia scolastica in Sardegna. Ciò che mette la Regione, ha senso, valore ed efficacia solo in quanto lo Stato, il Governo, metta la sua parte.

Se non fate questo, non abbiamo ancora risolto il problema. Manca ancora l'applicazione politica, il risultato che deve essere garantito attraverso l'azione della Giunta, ecco perché l'ordine del giorno esprime preoccupazione sulle dichiarazioni di Moratti Letizia che dice: "Lo Stato non ha soldi"; lo Stato ha soldi, ma non per l'edilizia scolastica in Sardegna, li prenda, li metta e risolva per la sua parte il problema che deve risolvere. Questo è il senso del voto che noi diamo favorevole a questo ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, ovviamente per annunciare il mio voto favorevole all'ordine del giorno. Io gradirei, mi piacerebbe, che ai toni distensivi che talvolta vengono, in maniera apprezzabile, avanzati dai colleghi dell'opposizione non seguissero poi, nel momento in cui si cerca di distendere, l'inserimento di argomentazioni che poi i toni non distendono ma che invece tendono a rivivificare una tensione che, tutto sommato, nell'argomento in discussione non ha motivo di sussistere.

Apprezzo veramente i toni distensivi del collega Fadda quando parla e valuta il dibattito e le affermazioni in replica dell'Assessore, ma poi lancia così delle accuse e delle censure al mio Capogruppo che, se da un punto di vista politico possono esistere, forse non sono giustificate in questa circostanza e non lo sono in nessun modo dal momento che il nostro Capogruppo è sempre presente ed attento allo svolgimento dei lavori dell'Aula.

Ancora, mi viene da soggiungere che l'Assessore della cultura, onorevole Beniamino Scarpa, non si è affatto trovato in difficoltà nella sua replica perché, diciamocelo, se vogliamo essere tutti quanti costruttivi, il problema dell'intervento e dello stanziamento per l'edilizia scolastica imponeva una riflessione; essa era giustamente rappresentata da tutte quelle considerazioni ed argomentazioni che colleghi del centrodestra e, da ultimo, l'Assessore, nella sua replica, hanno cercato di far valere in un confronto democratico e pacato nei confronti dell'opposizione.

Oggi si è appurato, con una riserva, che le amministrazioni locali possono essere in grado di progettare e di dare attuazione con interventi cantierabili, e quindi con successiva spesa, alla spendita delle risorse che sono state stanziate nella finanziaria del 2001 che hanno visto maggioranza, Giunta e Assessore disponibili al loro mantenimento proprio nell'ottica della progettazione puntuale e dell'esecuzione delle opere nei termini previsti. Perché, colleghi di maggioranza e di opposizione, se non fosse emerso questo alla fine del dibattito, la linea della Giunta di rimodulare l'intervento di spesa sarebbe stata più che legittima, più che dovuta e quindi, direi, doverosa.

Oggi siamo arrivati a una determinazione diversa che è quella che vede le amministrazioni locali in condizioni di poter affrontare la programmazione e la spesa. Io non vorrei che alla fine dell'anno ci dovessimo incontrare nuovamente per ripetere che, tutto sommato, anche in funzione della potenzialità di spesa, che poi è legata a tutta una problematica di capacità di organizzazione da parte delle burocrazie e dei sistemi e degli apparati burocratici delle autonomie locali, quella scelta poteva essere una scelta corretta, se non nella dimensione dei 50 miliardi rispetto ai 200, forse in misura proporzionalmente diversa magari degli 80 rispetto ai 200 o dei 90 piuttosto che i 110 e via dicendo. Quindi, ci troviamo di fronte a una problematica che è soggetta a verifica, nessuna difficoltà della Giunta, ma la necessità di una riflessione che il Consiglio puntualmente ha fatto grazie anche all'intervento dell'opposizione, la quale non vede né vinti né vincitori, bensì un Consiglio finalmente responsabile nell'affrontare un problema e nell'avere individuato una soluzione che, in questo momento, sembra la migliore, salvo prova di verifica alla fine dell'esercizio finanziario.

Quindi, ripeto, né vinti né vincitori, ma l'unica esigenza, che accomuna maggioranza ed opposizione in questa importante tematica che riguarda l'edilizia scolastica, è di trovare un Consiglio convinto nella scelta compiuta, come la migliore rispetto a quelle possibili, rappresentate dal mantenimento del finanziamento o da una sua diversa modulazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Onida per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Io credo che non supererò il minuto, però, se dovessimo immaginare di utilizzare le ore da queste che stiamo vivendo fino ad arrivare a quelle della notte, mi viene alla mente un'immagine, l'immagine di Penelope, la Penelope di Omero, figura simpatica, la quale aspettando il ritorno del marito di giorno tesseva la tela e poi di notte la disfaceva..

L'amico Paolo, questo pomeriggio, ha cercato in qualche modo con il suo atteggiamento, continuo a dire, ognuno fa la sua parte, di creare qualche problema a quello che è stato tessuto questa mattina e quindi una figura di Penelope appena appena differente, non così amichevole come quella che la letteratura ci ha tramandato.

Vorrei esprimere un'altra valutazione sull'assessore Masala e sul Presidente Pili. Avendo approfondito sul serio in questi giorni con loro anche i motivi delle procedure delle questioni che ci sono e ci sono state, ora concludo dicendo che l'onestà intellettuale dell'Assessore della programmazione mi sorprende sempre di più, aveva motivi oggettivi e sereni - che ha rimesso in discussione con la maggioranza di governo - per ripensare a una decisione che, per alcuni aspetti, forse domani qualcuno di voi potrà ritenere anche saggia.

Sulla Moratti.Questo Ministro è strano, può essere vero che stia combinando qualcosa di non positivo, però voglio ricordare che continua ad avere due straordinari personaggi come consulenti, uno dei quali è Silvano Tagliagambe (che non è certamente del centrodestra), direttore scientifico del Progetto Marte, il quale progetto guarda caso si è bloccato all'indomani della mia uscita dal Governo. Io stimo Silvano Tagliagambe e stimo la Moratti, non credo che per avventura possa succedere che alcune espressioni interne al Gabinettodel Ministro in qualche modo stiano costruendo un qualche laccio o lacciolo per ostacolare il cammino; la stessa cosa dico per l'amico Armando Pietrella, capo di Gabinetto di De Mauro, mantenuto e proposto dalla Moratti a direttore generale della pubblica istruzione.

Insomma, questo è un Ministro serio, un Ministro saggio, che non guarda ai colori né alle tessere, se mantiene personaggi di grande livello come Pietrella e Tagliagambe. Amici, io sono convinto che la Moratti è brava, che Tagliagambe è bravissimo e che Pietrella è ancora più bravo, però anche voi fatevi un po' i conti, vuol dire che questo centrodestra non deve proprio essere così accanito e partigiano e condizionante sulle questioni in discussione; quindi, un pochettino di rispetto verso un Ministro che, tutto sommato, si avvale anche di cultura, di aiuti, di personaggi che non sono nati, che non sono vissuti e che non sono oggi dentro le regole del centrodestra. E` delicato quello che ho detto, vorrei che nessuno lo strumentalizzasse, sarà rappresentato anche dai verbali, però io l'ho voluto dire in Aula, come mia consuetudine, con onestà intellettuale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (F.S.D.). Signor Presidente, colleghi, "né vinti né vincitori" diceva l'onorevole Balletto a conclusione del dibattito. Certo senza accuse né censure a nessuno, però il fatto che arriviamo alla conclusione di un ordine del giorno con alcune affermazioni sta a significare che c'era un problema, un problema reale, per quanto riguarda la finanziaria della Regione, e le garanzie che devono venire dallo Stato italiano. Onorevole Onida, le tesi che ha espresso su Penelope oggi sono anche un attimino diverse, sono un po' più avanzate rispetto a quelle dal passato; ma non ho comunque compreso, dal suo intervento, se l'onorevole Fadda debba essere ascritto ad Ulisse, cioè se individua in lui Ulisse o se lo individua invece tra i Proci; questa è una domanda che resta lì, onorevole Onida.

Tornando all'argomento, in quest'ordine del giorno congiunto c'è la riaffermazione consapevole, comune e unitaria che, da un lato, le condizioni delle strutture scolastiche rappresentano una grossa preoccupazione per la Sardegna e, dall'altro lato, che il problema della dispersione scolastica è ai limiti dell'emergenza. Ci proponiamo una verifica e un miglioramento di queste condizioni e, prendendo atto delle poche risorse disponibili, concludiamo con un impegno comune, assunto attraverso il Consiglio regionale e rivolto alla Giunta regionale, alla quale chiediamo soprattutto, oltre che la conferma dei fondi per l'anno 2002, così come erano previsti nella finanziaria 2001, vigilanza, attività, sollecitazioni, confronti, stimoli nei confronti dello Stato perché ciascuna istituzione faccia la propria parte e reciti il giusto ruolo, con le dovute attenzioni a questo settore, che è particolarmente sensibile per lo sviluppo della nostra società. In questa logica, ovviamente, noi siamo ben contenti di esprimere, per conto dei Socialisti Uniti, il voto favorevole all'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, colleghi, credo che sia ovvio e che tutti alla fine ne conveniamo, almeno me lo auguro, che la civiltà di un popolo si misura anche e soprattutto con l'attenzione che esso è in grado di riservare all'istruzione, alla scuola in tutte le sue manifestazioni. E` inutile stare a spiegare perché; è talmente evidente che una spiegazione non è necessaria, almeno ripeto, me lo auguro. Devo dire che, prima che il collega Fadda avesse l'idea di presentare questa mozione coinvolgendo anche noi colleghi del centrosinistra, indubbiamente il problema appariva di una gravità veramente devastante perché, al di là di ciò che è emerso dalle parole di alcuni, mi riferisco all'onorevole Onida, all'onorevole Capelli, eccetera, chi sta governando la Regione, questa coalizione, questa Giunta, dava l'impressione di non aver proprio capito questi valori, questi principi e di non aver valutato a fondo le conseguenze di un atto certamente irresponsabile.

E' vero, alla fine fa anche piacere dirlo, non ci sono né vincitori né vinti, ma a noi non interessa proprio che qualcuno dica che abbiamo vinto, a noi interessa che non risulti sconfitta la Sardegna, che non risultino sconfitti i valori della Sardegna, che non risultino sconfitti i giovani sardi che, come ho già detto altre volte, non hanno bisogno di motivazione, ma di cose serie, di cose che funzionano e che consentano loro di progredire e di avere nella società il posto che compete loro di diritto. Questo ci interessa, assolutamente nient'altro, e il fatto che da questa iniziativa sia scaturito questo che ritengo sarà un voto unanime - noi voteremo ovviamente a favore, ma a quanto pare anche gli altri lo faranno - la dice lunga, come osservava stamani il collega Lai, sulle differenze che ci sono in una certa cultura di chi sta abusivamente governando e di coloro che invece hanno cercato, fin dal primo giorno, di costruire qualcosa di concreto e di positivo per lo sviluppo della Sardegna. Lasciamo poi che i giudizi vengano espressi al di fuori di quest'Aula.

Detto questo, io francamente non riesco a capire nemmeno i riferimenti a Penelope e alla sua tela, non riesco a capire le difese d'ufficio, non riesco a capire tante altre cose che sono state dette, dette a vuoto. Di fatto si stava andando verso lo scippo, o meglio, si era deciso di scippare la Sardegna e la scuola sarda, i giovani sardi e le future generazioni, di fondi previsti già in precedenza per legge; aver posto rimedio o aver contribuito a porre rimedio a questo scempio, a questo esproprio, chiamiamolo come vogliamo, è motivo di soddisfazione. Io spero che questo venga considerato un ulteriore segno di responsabilità da parte di chi, stando all'opposizione, sta cercando di contribuire o di dare la spinta per la costruzione di qualcosa di utile e di positivo. Tutto il resto sono chiacchiere. Per fortuna, a un certo punto, di fronte al rischio dell'osceno, anche chi non aveva valutato con attenzione che cosa si stava preparando, pare abbia finalmente mostrato un po' di ravvedimento; alla fine, quel che conta, sono i risultati. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Molto brevemente, Presidente, mi dispiace che sia assente il collega Onida, che ringrazio per i riferimenti che ha fatto alla mia persona, ma se debbo dire chi è stata Penelope in tutta questa vicenda, senza dubbio credo che non possa essere neanche lei, guardi, però mentre l'anno scorso noi abbiamo costruito, qualcun altro quest'anno ha distrutto. Io ho cercato di costruire di nuovo presentando la mozione, quindi veda lei chi può essere identificata come Penelope in questo caso!

Per quanto concerne i nomi di due persone, io ne conosco una soltanto ed è il professor Tagliagambe, che mi risulta che sia stato, sino a poco tempo fa, uno dei consulenti più importanti dell'ex assessore Onida.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Nominato da Berlinguer. E' ottimo.

FADDA (Popolari-P.S.). Sto dicendo è stato uno dei suoi collaboratori, vengono riconosciuti in quest'Aula tutti i meriti del professor Tagliagambe per avere studiato e ideato per la nostra Isola un progetto come il Progetto Marte, che è stato poi copiato anche in altre Regioni italiane.

Però, mi scusi, onorevole Onida, la potenza dei consulenti la conosciamo tutti. La "23", la legge nazionale che lei conosce bene, che prevedeva 600 miliardi per l'edilizia scolastica in Italia, non è stata rifinanziata da questo Governo. Che cosa c'entrano i consulenti? Che cosa c'entrano anche le persone più autorevoli di questo mondo? E' il Governo che ha scelto di non rifinanziare la "23", e di conseguenza privare la nostra Isola anche di pochi soldi, perché erano previsti 28 miliardi, per le amministrazioni provinciali e per i comuni. Erano pochi ma, su quei pochi soldi, tante amministrazioni comunali e le amministrazioni provinciali avevano programmato i loro interventi.

Quindi, credo che non sia corretto, uso questo termine, citare delle persone che in questo momento non sono presenti, e io invito il Presidente della Commissione a convocare in Commissione per una audizione il professor Tagliagambe e il responsabile regionale della scuola, che non conosco, per sentire se le cose che il collega Onida oggi ha ventilato - usiamo questo termine - possano corrispondere al vero.

Comunque, siccome abbiamo lavorato tutti perché quest'ordine del giorno fosse unitario, ripeto che non ci sono né vincitori né vinti, mi auguro che i vincitori possano essere gli studenti, gli scolari, nel momento in cui vedremo realizzate le opere che abbiamo previsto in questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.). Signor Presidente, molto brevemente per dichiarare il voto favorevole del Gruppo della Sinistra Federalista Sarda Democratici di Sinistra all'ordine del giorno numero 1, a conclusione del dibattito sulla mozione presentata sulla condizione della scuola in Sardegna. Io non mi soffermo a dare un'interpretazione sull'ipotesi se esistano o no dei vinti o dei vincitori in questa vicenda, ritengo solo di dichiarare che il Consiglio regionale fa bene a ribadire anche formalmente, con un voto, un impegno assunto con la legge finanziaria dello scorso anno, per un piano straordinario per l'edilizia scolastica. Per cui il fatto che l'ordine del giorno ribadisca che viene mantenuta la previsione del bilancio pluriennale 2001-2003, non significa cedere nella cultura del sovradimensionamento degli stanziamenti, come qualche collega che è intervenuto nel dibattito ha sostenuto, bensì ritengo che, operando in questo modo, si ponga in condizione la Giunta di utilizzare questo programma per intero, in quanto nel triennale ci sono le condizioni per adottare degli atti che abbiano carattere autorizzatorio.

Lo spirito con cui noi sosteniamo quest'ordine del giorno vuole essere anche un monito per la Giunta regionale perché si impegni ad emanare da subito delle direttive per finanziare i progetti immediatamente cantierabili e perché le risorse vengano destinate prioritariamente per quelle situazioni gravemente insufficienti in termini di edilizia scolastica. Ritengo che comunque sia necessario, da parte del Consiglio regionale, continuare una battaglia nell'interesse della scuola che ha bisogno di diverse attenzioni, non ultima quella sul problema della dispersione scolastica che vede le province della nostra Regione ai primi posti per tasso di dispersione scolastica a livello nazionale. Inoltre vanno ribaditi gli impegni a suo tempo assunti in favore del potenziamento delle risorse per il diritto allo studio nelle scuole medie inferiori e nelle scuole superiori.

Con questi motivi, io affermo la volontà del Gruppo dei Democratici di sinistra di votare a favore dell'ordine del giorno considerandolo non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per ribadire un impegno forte da parte dell'amministrazione regionale verso le problematiche della scuola.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Presidente, onorevoli colleghi, ho l'impressione che qualcuno non si è ancora scaricato del livore di cui si deve essere riempito dal momento in cui non si occupa più delle cose dalla parte di chi governa, ma se ne occupa dalla parte dell'opposizione come minoranza. In genere queste cose fanno male e producono cattive sensazioni e malanimo, inoltre inducono spesso ad uscire dai termini di una normale diatriba, di un normale confronto, di un garbato - anche se deciso e preciso - confronto per trascendere addirittura.

Detto questo, dopo aver sentito tutta la "romantica" diffusa dagli interventi svoltisi intorno al problema dei finanziamenti per l'edilizia scolastica, ho, non solo la netta impressione, ma il convincimento che essi siano frutto di grande, grande, stragrande demagogia. Queste risorse non saranno spese nel 2002, assolutamente. Dalle audizioni dei rappresentanti delle province in Commissione, è risultato che non ci sia un grande numero di progetti pronti, cantierabili, diciamo appaltabili, per cui se valutiamo il periodo dal quale entrerà in funzione la finanziaria e i mesi che seguiranno, siamo certi che abbiamo fatto tutto questo "can can" e compiuto questa battaglia per non spendere poi queste risorse che stiamo allocando inutilmente in bilancio.

Per dovere di partito io ho firmato l'ordine del giorno e per dovere di partito voterò a favore, anche se sono scarsamente convinto dell'efficacia dell'allocamento di queste risorse richieste, se e quando saranno allocate.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Grazie Presidente, io intervengo quaranta secondi per dichiarare (come ha fatto poc'anzi per il Gruppo D.S. efficacemente il collega Pusceddu) non solo il voto a favore, ma anche per difendere persone chiamate in causa senza loro responsabilità. Persone in parte del mito e in parte della realtà, per esempio non c'entra nulla Penelope che, per come se ne è parlato qui, rischia di passare per una etera, non traduco perché dovrei usare frasi non consone alla sede, non c'entra nulla Ulisse, e qui rischia di passare per un Assessore della cultura del comune di Itaca, Assessore della cultura o pubblica istruzione, invece mi pare di no; beh, qualche scherzo si può fare, in modo fine, in modo tranquillo, non si è parlato dei Proci che invece magari potrebbero avere qualche attinenza in più. Non c'entra nulla per la verità nemmeno Silvano Tagliagambe che è direttore scientifico del Progetto Marte ma non è consulente, non è stato consulente di Onida e non è consulente della Moratti, ricopre un altro incarico, fa parte di una Commissione importante, formata da scienziati e da esperti di pedagogia, che si sta occupando di un certo progetto.

Al di là dei problemi dell'edilizia scolastica, l'unica cosa invece che vorrei capire veramente, è perché il Progetto Marte è fermo. Questo sì lo vorrei capire! Così come vorrei capire se la Commissione che è stata costituita per l'esame dei progetti è adeguata e se ci sono le figure indispensabili per valutare la forza e la serietà dei progetti medesimi.

Vorrei capire, e concludo, se possiamo sperare che un progetto, quale il Progetto Marte, partito nel 1998 (partito, aggiungo, dalla Sardegna, partito dal direttore scientifico, partito da chi ci ha lavorato, dalla Giunta del tempo), un progetto molto importante non solo per la Sardegna visti gli sviluppi e le applicazioni formidabili che può avere anche in campo nazionale ed internazionale, possa arrivare a conclusione prima del 2008, rapidamente e dunque in tempo per servire a qualcosa, perché anche le cose buone, se passano molti anni, poi possono rischiare di non servire a nulla e sarebbe un peccato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Ovviamente per annunciare il voto favorevole, ma anche per rimarcare il ruolo fondamentale delle amministrazioni locali e in particolare delle amministrazioni provinciali che hanno - credo - svolto una funzione importante, richiamandosi alla loro partecipazione, nella stesura dei programmi regionali, così come previsto; quindi questa mozione è certamente da condividere.

La preoccupazione, che è emersa da qualche intervento, è relativa alla possibilità che le risorse impegnate possano avere un utilizzo veloce e quindi conseguentemente mettere fine alle problematiche dell'edilizia scolastica entro quel termine stabilito del 2004. Beh, credo che questa sia l'unica preoccupazione che oggi deve emergere, ecco perché io invito la Giunta regionale ma anche il Consiglio tutto a individuare uno strumento che possa, oltre che accelerare la spesa, rendere più agevole il percorso delle amministrazioni locali. Credo che sia necessario istituire un fondo di rotazione che dia la possibilità alle amministrazioni locali di progettare in assenza di finanziamenti e quindi di poter provvedere per tempo alle progettazioni esecutive. Questa è una grande difficoltà che il Governo nazionale ha già affrontato, nella finanziaria di quest'anno, con la previsione dell'articolo 26, ma era già previsto con la "144" e a suo tempo con la "509", tutte norme che in qualche modo davano la possibilità agli enti locali, e non solo agli enti locali ma anche alla amministrazione regionale, di avere delle risorse certe per le progettazioni.

Io credo che, se si attivasse un canale di questo genere, pari al 10 per cento circa delle somme impegnate, e quindi dei quattrocento miliardi, ci sarebbe certamente una velocizzazione della progettazione e quindi della spesa. Senza questo sistema, così come è successo per i cinquanta miliardi del 2001 per i quali la Regione Sardegna ha comunicato alle pubbliche amministrazioni locali il 28 gennaio l'accreditamento delle somme che però non possono passare ancora nei bilanci delle pubbliche amministrazioni, io credo che queste risorse - se tutto andrà bene - potranno essere spese completamente alla fine del 2002, forse agli inizi del 2003.

Se questo è l'andazzo la spendita complessiva dei 400 miliardi potrà avvenire probabilmente alla fine del trimestre 2008-2010. Ovviamente questo è un attimo di grande preoccupazione e io invito la Giunta e il Consiglio a trovare una soluzione a questo problema che, ripeto, è un problema importante e di grande novità per gli enti locali della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Signor Presidente, io credo che per quanto riguarda i richiami fatti da alcuni colleghi per l'iter che alcuni progetti stanno seguendo all'interno dell'amministrazione regionale, in primo luogo il Progetto Marte, la Commissione più volte abbia sentito in audizione sia l'Assessore che i responsabili del progetto, tra i quali anche il professor Tagliagambe, e più volte ha avuto assicurazioni sul fatto che il Progetto, nell'arco del semestre del 2002, potesse iniziare a decollare.

E` stato illustrato alla Commissione l'iter procedurale, probabilmente qualche ritardo, sì, è stato accumulato, ma credo che la Commissione stessa assuma l'impegno di tenere costantemente informato il Consiglio con le audizioni che seguiranno affinché il Progetto Marte, non nel 2008 ma nel 2002, possa comunque iniziare il suo iter e prendere quindi la luce.

Mi ha preceduto poc'anzi il collega Diana che praticamente dava corpo a quello che ho sostenuto nel mio primo intervento e cioè che alle idee devono seguire i fatti, quindi dare gambe alle idee; giustamente, come diceva il collega Lai, se le idee ci sono, prima di tutto. Credo che il collega Diana abbia dimostrato che le idee ci sono e - aggiungerei anche - che una volta assodata la riconferma dell'impegno da parte di questa Giunta, di questo Esecutivo, di questa maggioranza, negli interventi per l'edilizia scolastica, ovviamente adesso bisogna fare in modo che gli enti locali vengano dotati degli strumenti idonei. Tra questi l'anagrafe della situazione dell'edilizia scolastica, come ricordato anche in diverse occasioni, non ultima quella dell'intervento dell'assessore Scarpa; è importante fermare le biglie e conoscere qual è lo stato dei nostri istituti e delle nostre scuole.

Da qui a giugno potremo definire, non dico con approssimazione, ma con molta certezza, gli interventi che dovremo sostenere nell'arco del 2002. Definiti questi, bisognerà concertare (secondo me, questo è il metodo) con gli enti locali, con la direzione scolastica, con tutte le parti in causa che devono rendere competitivo il nostro impianto di istruzione, non dico in Sardegna ma ormai in Europa, tutti i tempi di intervento e quindi le risorse necessarie; perché comunque bisognerà fare i conti con un assestamento di bilancio da effettuare a giugno e, a quel punto, dovremo non più parlare di residui, ma di fondi effettivamente spesi nell'arco dell'annualità 2001.

E' scontato il voto favorevole a sostegno dell'ordine del giorno, considerandolo un ennesimo punto di partenza in attesa delle definizioni degli interi piani che possano facilitare l'istruzione nella nostra isola.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, si è già espresso il collega Dore ma vorrei fare alcune precisazioni confermando il voto favorevole ovviamente sull'ordine del giorno unitario conseguente alla mozione presentata. Il collega Capelli diceva: "dare corpo alle idee quando ci sono.". A dire il vero, queste idee sono state già ampiamente manifestate; anche sul discorso riguardante la necessità della mappatura a cui si legava la sottrazione di risorse prevista nella proposta di finanziaria, dobbiamo dire che la mappatura esiste.

Gli enti locali non sono usi fare richieste a vanvera solitamente, ma le loro richieste, in particolar modo per quanto riguarda le esigenze relative all'edilizia scolastica, nascono da una puntuale e precisa mappatura delle esigenze soprattutto per mettere a norma le strutture scolastiche e per realizzare quelle nuove strutture indispensabili per una scuola moderna che anche la Sardegna ha diritto ad avere.

Per quanto riguarda il corpo, collega Capelli, il corpo sono le risorse, sono gli strumenti; se noi pensiamo che il 28 gennaio, come ha appena detto il collega Diana, è stata comunicata la quantità di risorse assegnata ad ogni singola amministrazione, noi ci rendiamo conto che il problema non è la mappatura, il problema non è la mancanza di conoscenze delle esigenze ma, qui dobbiamo dirlo con tutta franchezza, il problema è il rispetto dei tempi. E' evidente che, se l'amministrazione locale riceve il 28 gennaio le risorse dell'anno precedente, andiamo a scontare dei tempi sicuramente oltre quelli che sono del buon senso.

Per cui io credo che è stata oltremodo opportuna la presentazione di una mozione e io mi auguro che, alla luce anche delle riflessioni e del dibattito che si è fatto in questa giornata, i tempi della comunicazione delle risorse disponibili alle singole amministrazioni siano più celeri perché la risposta e la realizzazione di quanto necessario avvenga così in tempi accettabili.

PRESIDENTE. Poichè nessun altro domanda di parlare sull'ordine del giorno, lo metto in votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Chiedo la votazione nominale con sistema elettronico.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri Manca, Pusceddu, Demuru, Lai, Scano, Biancu, Dore)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DEMURU - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - MANCA - MARROCU -MASIA - MILIA - MORITTU - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PIANA - PILI - PILO - PIRISI - PISANO - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 67

Votanti 67

Maggioranza 34

Favorevoli 67

(Il Consiglio approva)

Discussione e approvazione della proposta di legge Frau - Sanna Alberto - Rassu - Ortu - Cappai - Demuru - Giagu - Granella - Locci - Manca - Marrocu - Milia - Piana - Tunis: "Modifica dell'articolo 49 della legge regionale 29 luglio 1998, n. 23 concernente il periodo di caccia di alcune specie migratorie" (294/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 294/A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Marrocu, relatore.

MARROCU (D.S.), relatore. Signor Presidente, cari colleghi, io mi rimetterei totalmente alla relazione scritta, sia dei proponenti che della Commissione, perché nella relazione sono spiegati in modo dettagliato quali sono state le motivazioni che hanno spinto l'intera Commissione…

PRESIDENTE. Prego i colleghi di fare silenzio.

MARROCU (D.S.), relatore. Dicevo che nella relazione scritta sono precisate le motivazioni dei proponenti che l'intera Quinta Commissione, pur modificando la proposta iniziale, ha approvato all'unanimità per quanto riguarda la modifica dell'articolo 49 della legge 23 del 1998.

Mi preme soltanto aggiungere, a corredo della relazione scritta, due questioni: la prima, la proposta di legge che si propone oggi all'approvazione dell'Aula è in sintonia e in continuità con quanto il Consiglio regionale ha svolto nella precedente legislatura, sia quando approvò la legge 23 (legge che fu approvata, dopo un lungo e travagliato dibattito, con una sola astensione e, quindi, col voto quasi unanime dell'Aula) la quale prevedette, all'articolo 49, il 28 febbraio come ultimo giorno per la caccia di alcune specie migratorie; sia successivamente (dopo che - pur avendo la Regione difeso la sua legge e i suoi poteri - risultò soccombente alla Corte Costituzionale) quando il Consiglio approvò una proposta di legge modificativa dell'articolo 18 della legge nazionale 157, con la quale chiedeva di poter consentire alle Regioni, così derogando, di definire il proprio calendario venatorio.

Quindi sottolineo, rispetto a questa norma che si propone di modificare, che esiste, oltre che una volontà unanime della Commissione agricoltura, anche una continuità di intenti, una sintonia con quello che il Consiglio regionale in questi anni ha fatto, arrivando a difendere fino alla Corte Costituzionale la sua legge e la sua volontà.

Cosa si propone? Si propone di modificare l'articolo 49, prevedendo che l'ultimo giorno per l'attività venatoria sia il 28 febbraio e non il 31 gennaio, e si propone nell'articolato di mantenere dentro la legge regionale, che individua nel 28 febbraio ultimo giorno per l'attività venatoria, il vincolo comunitario, quello previsto dall'articolo 7. 4 della direttiva comunitaria '79/409 (in nessuna parte di tale direttiva è indicato il termine nel quale si chiude l'attività venatoria) cioè il prelievo di selvaggina deve essere vietato nei periodi di riproduzione, nei periodi di nidificazione o nei periodi di rientro ai luoghi di nidificazione.

Noi abbiamo sempre sostenuto, credo con grandi argomenti, che questo periodo di riproduzione, di nidificazione, di rientro al luogo di nidificazione varia da stato a stato e, all'interno degli stati, da regione a regione, perché diverse sono le situazioni ambientali e climatiche, aggiungo anche che esse possono variare anche di anno in anno. Quindi, non c'è un'ora X fissata per calendario, il 31 gennaio, nella quale inizia la stagione della riproduzione, delle nidificazioni o del rientro al luogo di nidificazione, questo periodo può variare per cui si tratta di una rivendicazione, questa, anche modificativa tra l'altro della stessa direttiva comunitaria e della legge 157. Altre Regioni hanno risolto in modo non sempre molto corretto questo elemento, magari consentendo l'abbattimento della selvaggina migratoria per evitare danni alle produzioni agricole (vedi Umbria, vedi Toscana); altri stati hanno sfidato la stessa Comunità europea e hanno allungato la stagione venatoria (vedi la Francia, vedi la Spagna) oltre il 31 gennaio, per cui avviene un fatto curioso, che quelle specie migratorie, per le quali esiste il divieto di caccia in Sardegna, partendo dalla Sardegna successivamente al 31 gennaio, vengono poi abbattute in Spagna e in Corsica.

Noi proponiamo di far proprio il vincolo comunitario, ma indicando come periodo ultimo finale il 28 febbraio. La modifica del Titolo V della Costituzione, a nostro parere, ci consentirebbe di difendere questa norma, in contrasto con la "157", ma in sintonia con la direttiva comunitaria, nell'interesse del mondo venatorio sardo e della Sardegna. Vorrei aggiungere anche, e mi avvio a concludere, che il mondo venatorio sardo, checché se ne dica, si è autodisciplinato e ha ridotto, unico caso in tutta la nazione, il suo periodo venatorio, perché in Sardegna l'attività venatoria, intanto parte per calendario ed anche per legge, non tutta al primo settembre ma per alcune specie la terza domenica di settembre, e poi perché l'attività venatoria in Sardegna si esercita per due giornate alla settimana, mentre per la legge nazionale 157 in tutto il territorio nazionale l'attività venatoria si esercita per tre giorni alla settimana. Questo dimostra che in Sardegna non esiste una lobby che tende ad estendere il periodo venatorio, ma una categoria che si è autodisciplinata e che ha ridotto le giornate di attività di prelievo venatorio a sole due giornate alla settimana.

Infine, mi auguro che questa legge sia esitata dal Consiglio possibilmente all'unanimità, e che venga poi difesa da eventuali ricorsi e controricorsi che già vengono annunciati sulla stampa, ma ritengo che il tema faunistico venatorio comunque dovrà rientrare successivamente in Aula. Lo dico senza voler qui fare polemiche, ma la legge 23 è quasi totalmente inattuata; manca la pianificazione faunistica perché manca il piano regionale faunistico, mancano i piani provinciali, non si sono esercitati i poteri sostitutivi che vengono attribuiti dalla legge alla Giunta regionale. Stiamo operando, lo dico, nella totale illegalità con le aziende agrituristiche venatorie dove, com'è a voi tutti noto, si dovrebbe fare prelievo di selvaggina allevata, ma in Sardegna non ci sono allevamenti, per cui o si fa prelievo di selvaggina allevata fuori Sardegna, con tutte le conseguenzeche ne derivano, o si fa prelievo venatorio per selvaggina non allevata, quindi in contraddizione con la norma sulle aziende agrituristiche venatorie. Siamo in ritardo, tremendamente in ritardo per la costruzione dell'Istituto regionale per la fauna selvatica, che dovrebbe definire il calendario venatorio, pianificare, controllare, realizzare realmente il ripopolamento e la gestione delle oasi, ma soprattutto fornire elementi scientifici al Comitato faunistico e quindi alla Regione per definire il proprio calendario venatorio. Noi abbiamo di fatto soppresso l'URF, cioè l'Ufficio regionale per la fauna, ma non abbiamo costituito l'Istituto che era forse il pilastro della legge 23. Quindi, oggi noi proponiamo, come Commissione, all'Aula l'approvazione di questo articolo, che modifica una parte importante della legge venatoria, cioè l'articolo 49, ma penso che come Commissione, credo di interpretare anche il parere degli altri colleghi della Commissione, dovremo riportare rapidamente l'argomento in Commissione e in Aula per quegli aspetti parziali - che io qui ho indicato - della legge numero 23.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione dell'intervento del consigliere Frau.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io non debbo aggiungere molto a quello che ha detto l'onorevole Marrocu, relatore in Aula della proposta di legge firmata da tutti i componenti della Commissione ed esitata in tempi brevi dalla Commissione stessa, a dimostrazione che è un problema molto sentito da tutto il mondo venatorio sardo. Mondo venatorio sardo che, come è stato detto, non vuole cacciare troppo, ma vuole indubbiamente riappropriarsi di alcune prerogative.

E' stato ricordato che in Sardegna si inizia a cacciare la terza domenica di settembre per due giornate alla settimana, le stesse Associazioni, o quasi tutte le Associazioni venatorie, hanno chiesto alla Commissione, e noi abbiamo approvato, a suo tempo, una risoluzione per rivedere il calendario venatorio dell'anno scorso, principalmente per quanto concerne la stanziale, per poter così cessare, nei giorni di giovedì e di domenica, la possibilità di cacciare alle ore 14 antimeridiane e non alle ore 17 o 19 giù di lì. Credo che questo sia importante. Il mondo venatorio quindi non è un mondo che non ama l'ambiente, non ama la natura, non è assolutamente vero; proprio per questo noi abbiamo voluto, come Regione Sardegna, proporre e approvare questa proposta di legge. L'onorevole Marrocu ha ricordato l'excursus di questa legge fino al momento in cui il Governo nazionale si rivolse alla Corte Costituzionale, la legge 23 fu pubblicata senza la norma censurata che riguardava proprio il periodo dal 1° al 28 febbraio di ogni anno.

Come voi sapete, il Titolo V della Costituzione, principalmente gli articoli 117 e 118, è stato profondamente modificato, in particolare, con l'inversione, rispetto al precedente assetto, della ripartizione delle competenze legislative tra Stato e Regione. La competenza legislativa generale era prima in capo allo Stato, mentre alle Regioni era consentita in via esclusiva o concorrente nelle sole specifiche materie tassativamente indicate. Con il nuovo assetto istituzionale la potestà legislativa generale è diventata quella delle Regioni, residuando allo Stato quella, esclusiva o concorrente, specificatamente elencata nella nuova formulazione dell'articolo 117 della Costituzione. Pertanto, a nostro avviso, la caccia non è più compresa nel predetto articolo tra le materie in cui lo Stato è titolare di potestà legislativa, né esclusiva né concorrente con quella regionale, per cui in forza della competenza legislativa residuale espressamente sancita, come dicevo prima, dal quarto comma dell'attuale articolo 117, la competenza legislativa nella specifica materia, a nostro avviso, è ora attribuita in via esclusiva alle Regioni.

Noi diciamo che probabilmente bisognerà che lo Stato riveda la legge 157, anzi bisogna proprio che la riveda. Non solo, cari amici, ma noi - è stato anche questo ricordato - ci siamo attenuti del tutto alle norme comunitarie per non andare incontro ad eventuali osservazioni da parte dell'Unione Europea. Infatti la direttiva 79/409/CEE, nell'articolo 7.4, impone che, per quanto riguarda le specie migratorie, "le specie soggette alla legislazione della caccia non vengano cacciate durante il periodo della riproduzione e durante il ritorno al luogo di nidificazione".

La Sardegna, l'abbiamo detto tante volte, è tutta particolare, pertanto il calendario, a nostro avviso, di anno in anno, da momento a momento, può variare in funzione di vari fattori; fattori che possono essere climatici, sanitari, siccitosi, e quant'altro, i quali possono condizionare la popolazione faunistica e così via. Quindi, abbiamo voluto portare fino al 28 febbraio il termine massimo, termine che può essere rivisto anno per anno dal Comitato regionale faunistico.

Cari colleghi, io ringrazio tutti i componenti della Commissione agricoltura, che hanno voluto espressamente questa legge. Li ho ringraziati in altre situazioni, quando nella stessa Commissione la maggioranza era minoranza, perché questi erano, cari amici, i numeri, li ho ringraziati un'altra volta e li ringrazio anche in questo momento. Prima di terminare, con la speranza di un'approvazione in tempi brevi e annunciando il voto favorevole del Gruppo di Alleanza Nazionale, voglio leggere una piccolissima parte della relazione predisposta dall'onorevole Marrocu: "La Commissione ritiene che il testo licenziato possa costituire un giusto contemperamento tra le richieste del mondo venatorio di estendere la stagione venatoria e il rispetto delle condizioni previste dalla normativa comunitaria per la protezione della fauna selvatica e in particolare delle specie di uccelli migratori".

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, il mio intervento sarà breve e non ripeterà i concetti già espressi dal relatore onorevole Marrocu.

In questo modo si evidenzia all'Assemblea l'unità di intenti raggiunta per soddisfare le esigenze provenienti dal mondo venatorio, è un messaggio chiarodal quale traspare la volontà della Commissione che ha ritenuto giusto questo provvedimento. Sicuramente esso avrebbe fatto contenti anche alcuni consiglieri regionali della passata legislatura che ora non sono qui presenti in quanto uno non è stato riconfermato consigliere regionale (tanto si era battuto perché potesse essere estesa a tutto il mese di febbraio la possibilità della caccia) e un altro che, eletto deputato, ci aveva chiesto di adottare un qualsiasi provvedimento per soddisfare la richiesta dei cacciatori sardi.

Ricordo, quale componente della Commissione agricoltura nell'altra legislatura, che ci siamo anche recati a Roma per cercare di difendere la proposta di legge nazionale e trovare quel consenso necessario perché venisse inserita all'ordine del giorno dei lavori dell'Aula; però, nonostante questa missione dei componenti della Commissione agricoltura, poiché il Regolamento in vigore in quella sede stabiliva che occorreva l'unanimità, e avendo trovato ostacolo in un Gruppo politico, i nostri sforzi si rivelarono vani e fummo costretti a tornare delusi in questa nostra Sardegna.

Ora, grazie a questa riforma, si è trovato il coraggio di presentare la norma che rende soddisfazione a questo anelito, a questa richiesta che viene dal mondo dei cacciatori. Io, pur non essendo cacciatore, riesco a capire questa aspirazione, non foss'altro perché la nostra Regione in questo modo si allinea a tante altre Regioni, anche alla Corsica, territorio non italiano, dalla quale ci separa solo un canale di pochi chilometri, la quale ha anch'essa già nel calendario venatorio questa possibilità.

Auguriamoci che questa ritrovata unità possa trovare anche la forza di reagire qualora ci fossero tentativi di bloccare questo iter. Il Gruppo a cui appartengo esprimerà quindi un voto favorevole che si augura di poter ritrovare anche per altri provvedimenti.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.

PIANA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Io dico che oggi è un momento storico anche per la caccia, in quanto si propone la modifica di una norma che permetterà sicuramente di demandare, alla valutazione del Comitato regionale, l'ampliamento della estensione della caccia al mese di febbraio. Io ricordo che, già dalle prime sedute, l'intera Commissione ambiente, senza distinzioni di partito o di schieramenti di maggioranza o di opposizione, ha portato alla discussione il problema della caccia, un problema molto sentito, un problema che in Sardegna è anche fatto sociale di aggregazione e quindi merita tutto il giusto interesse. Ricordo anche che uno dei nostri primi atti fu quello di cercare di rivedere la legge regionale sulla caccia e, come ha ricordato il collega Tunis, abbiamo anche richiesto una audizione con la Commissione agricoltura ed ambiente della Camera dei deputati, per chiedere una deroga affinché il Consiglio regionale potesse approvare proprio una norma che ci consentisse di ampliare la caccia al mese di febbraio.

Ora, con il ragionamento che abbiamo fatto, che ha visto partecipe non solo l'intera Commissione (la quale ha proposto questa modifica alla legge 23), abbiamo trovato proprio la formulazione che ci permette di essere in regola anche con le normative europee. Una leggina che modifica la legge 23 e che sicuramente porterà la Sardegna a compiere un passo avanti, soprattutto sulla caccia.

Inoltre, è giusto che alcuni colleghi l'abbiano ricordato, c'è l'impegno di rivedere la legge sulla caccia, la numero 23, in quanto vi è l'esigenza, da qui alla fine del nostro mandato, di riportarla in Consiglio regionale per una rivisitazione più ampia. E` anche vero che, con la non applicazione della legge anche attuale, della 23, ci sono delle grossissime difficoltà soprattutto per quanto riguarda le aziende turistico-venatorie che stanno creando problemi di introduzione di fauna selvatica non sarda e di conseguenza anche problemi ambientali.

Credo che, con la partecipazione di tutti, oggi veramente possiamo dare un grosso contributo alle migliaia di cacciatori che stanno aspettando già da tempo ormai, con molta attenzione, l'approvazione di questa legge regionale. Io sono molto soddisfatto del risultato ottenuto in seno alla Commissione ambiente, per il quale ringrazio veramente tutti i colleghi che ne fanno parte, e ribadendo il mio contributo all'approvazione di questa legge, ci auguriamo e mi auguro che oggi passi all'unanimità. Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi, questa è una di quelle leggi, non è la prima, ce ne sono anche altre, che arriva in Aula con quella sanzione speciale che si dice "essere di tutti". Quando una legge è di tutti, spesso accade che non è di nessuno; e quando una legge non è di nessuno, non si comprende quale sia la sua efficacia e quale sia la sua utilità reale. Io ho sentito dire già da colleghi, in questa Aula, parole un po' troppo grosse rispetto alla entità ed anche alla validità della cosa, siamo in materia di caccia e mi pare che alcuni colleghi l'abbiano già sparata grossa. Dire che è un momento storico, mi pare un po' esagerato per esempio. Piana, io non so che idea abbia tu della storia e neppure della geografia, però che questo sia un momento storico per la Sardegna mi pare eccessivo, per quanto meriti molto il "beccaccino", siamo al momento del "beccaccino", in un mese, quello di febbraio, che è anche più corto degli altri, quindi "beccaccino ino ino".

Dico subito che quello che vorrei dire non è una parola contro l'ipotesi che in questa nostra Regione si possa esercitare la caccia nei modi dovuti, correttamente, come dobbiamo - fino a prova contraria - ritenere che chi esercita la caccia faccia, nei tempi e nei modi nei quali chi ha la potestà normativa e legislativa, alla luce di corretta informazione degli organi tecnici, possa consentire. Però, da qui a dire che abbiamo risolto un problema, quando il problema non è risolto, passa qualcosa; se il Consiglio regionale, come sempre, ma anche in questa occasione, afferma, di fronte ai suoi cittadini, di aver risolto il problema, io vorrei essere sicuro che davvero l'ha risolto. Invece io non ne sono sicuro con questa norma così fatta.

Non vorrei che ancora una volta qui si armasse il partito dei consiglieri cacciatori e si inventasse anche il partito dei consiglieri non cacciatori; se debbo dire una cosa che valga come dichiarazione preliminare, io dico che non sono un consigliere cacciatore, però non sono un consigliere anticaccia. Sono convinto - questa è una convinzione non politica, diciamo culturale - che per il corretto esercizio del prelevamento degli animali selvatici, nelle leggi si debbano evitare anche espressioni tipo "abbattimento", perché si tratta di una terminologia di guerra che - secondo me - con il corretto esercizio della caccia non c'entra nulla; si può anche dire "autorizzazione a prelevare", il vocabolario della lingua italiana è talmente ricco che anche il modo di esprimersi ha un suo significato. Prelevare è diverso da abbattere, poi è chiaro che per prelevare uno ha il fucile, spara ed abbatte prima, però anche il linguaggio ha il suo significato.

Io non sono convinto, dicevo, che questa sia una delle soluzioni vere, ho già detto che condivido l'opinione di quanti sono in favore del corretto esercizio della caccia e, in diverse circostanze, quando si è discusso di leggi sulla organizzazione della caccia in questa Regione, io sono sempre intervenuto per dire che si facciano le cose bene rispettando anche l'opinione di coloro che sono contrari.

Per esempio, in un dibattito politico di una Assemblea legislativa che rappresenta l'intero corpo sociale della Sardegna, eviterei anche l'esagerazione, l'enfasi del mondo venatorio. Il mondo al quale noi guardiamo è il mondo di tutti, è il mondo dei venatori e dei non venatori. C'è una parte di società che civilmente intende, e io sono fra coloro, che si possa esercitare in modo corretto l'attività venatoria; c'è un'altra parte del mondo che, in modo altrettanto legittimo, ritiene che per esempio non si dovrebbe esercitare mai; noi dobbiamo essere attenti a tenere in conto le diverse opinioni, non per dire: "Siccome c'è chi dice tutto "sì", e chi dice tutto "no", facciamo i giorni pari sì e i giorni dispari no.".

Poi, fra diverse opzioni radicali, ne prevale una; per esempio, la mia opinione personale, è che prevalga l'opzione della possibilità dell'esercizio venatorio correttamente esercitato. Intanto libererei il campo da tutte le enfatizzazioni e da tutte le esagerazioni dei momenti storici e dei mondi venatori, e chiederei, come punto primo, se, nell'attuale condizione anche giuridica e istituzionale, la Regione sarda, o sarebbe meglio dire sempre, il termine più lungo, la Regione autonoma della Sardegna, ha la potestà sopravvenuta oggi di legiferare in modo diverso da come poteva ieri. Considerando i due momenti, oggi e ieri, il prima e il dopo la modifica del Titolo V della Costituzione, mi pare.

Io pongo un primo dubbio, che non è un dubbio ostativo, io pongo una questione perché sia esaminata, chi non la esamina fa male a non esaminarla, perché come c'è diritto di deliberare, poi c'è il diritto di impugnare, iniziando e continuando poi sempre quella fila infinita di corsi e di ricorsi, di provvedimenti e di cancellazioni, che creano più disagio che non reali vantaggi agli utenti.

E` stato fatto un esame serio, intendo dire compiuto, che qualcuno possa tecnicamente, giuridicamente e scientificamente certificare? L'Assemblea legislativa non può andare per tentativi, può anche sbagliare, ma se sbaglia, sbaglia perché una valutazione ritenuta giusta si ritiene poi non fondata; in questo caso non mi risulta che sia stato fatto un esame più serio di questa questione preliminare.

Voi dite che il Titolo V della Costituzione risolve il problema perché dà il potere esclusivo alla Regione di legiferare. Io dico che a me non pare così, potrei dire anche purtroppo, ma non dico neppure purtroppo, a me semplicemente e puramente non pare così. A parte che la riforma del Titolo V della Costituzione, che dà poteri più incisivi all'autonomia, vi immaginate in questa Regione autonoma, a Statuto speciale di autonomia, un Titolo V della Costituzione modificato e che dà poteri più incisivi all'autonomia, confermato da un referendum nell'autunno scorso; è la prima volta che qui si evoca. La riforma del Titolo V della Costituzione, quella che da qualche parte si è detto inizio di federalismo, o comunque di nuova stagione delle autonomie, meritava di essere per la prima volta invocata in ragione di un colombaccio? O non ci sono altre, dico altre, non contro il colombaccio, ma insieme al colombaccio, altre importanti ragioni per cui l'attuazione del Titolo V della Costituzione investe la riorganizzazione complessiva di questa Regione con i suoi poteri nuovi, con la sua riorganizzazione complessiva, quanti ce n'è? Niente, alla Giunta, alla maggioranza, a molte parti politiche, la riforma del Titolo V della Costituzione finora non interessa se non in ragione di questa questione.

Il meccanismo della riforma del Titolo V prevede che lo Stato si riservi in via esclusiva alcune materie, si tratta di un federalismo improprio (io non sono un estimatore di quella riforma del Titolo V, abbiamo votato contro il referendum perché era prevalentemente una buggeratura) in quanto ci sono anche alcuni riconoscimenti dell'autonomia, che però oggi ci sono e possono utilizzati, ma il meccanismo di quella riforma costituzionale prevede che: primo, lo Stato ha poteri esclusivi; secondo, lo Stato ha poteri concorrenti; terzo, tutto quello che lo Stato non mantiene per sé, in via esclusiva o in via concorrente, può essere fatto anche dagli altri.

Ma l'elencazione delle materie che lo Stato tiene per sé, nominandole in via esclusiva e concorrente, è talmente ampia che, direttamente o indirettamente, ci rientra quasi tutto; voi sapete che c'è una propensione di tipo espansivo dei poteri centrali che sempre tendono a recuperare anche quelle materie lasciate, in quanto considerate connesse. Per cui, per esempio, nella riserva di legge che lo Stato ha fatto per se stesso in via esclusiva, non concorrente, ha tenuto per sé, alla lettera S dell'alfabeto (immaginate quanta materia si è tenuto lo Stato, ha usato tutto l'alfabeto, siamo già alla lettera S quindi alla fine dell'alfabeto), in via esclusiva, la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. Siamo così convinti che all'ambiente, all'ecosistema sfugga interamente il prelievo degli animali selvatici? Siamo davvero convinti, chi me lo certifica sul piano tecnico-giuridico, che la regolazione del prelievo dei selvatici, diversamente detto caccia, sia materia così esplicitamente e interamente devoluta alla Regione? A me non pare. Pongo allora una questione, cioè se questo fatto non sia uno di quei punti, il primo punto, per i quali serve un approfondimento per verificare una interazione fra la potestà regionale e quella statale; si esamini la questione e si trovino i modi per comporre eventuali poteri concorrenti.

A me pare che l'esercizio della caccia non possa essere ritenuto cosa del tutto estranea alla tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, anche perché abbiamo sempre detto che proprio il corretto esercizio della caccia fa parte di un equilibrio fra i viventi, uomini ed animali, nel rapporto fra viventi e territorio: l'ecosistema. Badate, la potestà che si è riservata lo Stato è certamente una potestà esclusiva e prevalente, bisogna fare breccia in questa riserva costituzionale che lo Stato attua a suo favore, perché le Regioni abbiano potere di intervento. Io sono per i poteri della Regione, non per i poteri dello Stato, dico però che questo è l'articolo 3 della legge costituzionale di riforma del Titolo V, non è un'altra cosa, per cui non mi pare che si possa dire sic et simpliciter che, dopo la riforma del Titolo V, noi abbiamo potestà…eccetera eccetera.

Poiché siamo in sede di discussione generale, tralascio per il momento una serie di diverse altre questioni che vedremo in seguito, trovando modo di precisarle , per redigere un articolo di legge che sia ben fatto, cioè che sia utile e che non illuda nessuno. Enuncio solo un secondo elemento: voi sapete che l'esercizio della caccia, oltre quel limite autorizzato dalla legge quadro nazionale, parlo del limite temporale, e dalla normativa comunitaria, è sanzionato penalmente dallo Stato italiano. La norma penale non l'ha abolita nessuno…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). E la norma penale è sicuramente una potestà esclusiva dello Stato. Allora noi non possiamo ipotizzare un decreto, che magari poi sarà impugnato, mettendo così un cittadino, in Sardegna, nella condizione di essere penalmente perseguibile; perché, se la norma penale che prevede l'arresto da tre mesi a un anno e quanto altro in questa fattispecie specifica, non cade e non si dà per caduta, nel dubbio e nel rischio che la competenza regionale non sia sicuramente acclarata, le forze dell'ordine potrebbero inguaiare quel mondo venatorio al quale tutti ci appelliamo e al quale tutti vogliamo bene.

Allora, tralasciando anche altri aspetti che si potranno meglio illustrare più avanti, per quanto è possibile, già su queste due prime questioni, chiederei un briciolo di approfondimento, quello che è necessario, perché un ritenuto beneficio non diventi un danno, come in altre situazioni è accaduto. Quando la Regione emana una legge sbagliata, è il destinatario della legge, sia esso il coltivatore o l'allevatore che ha avuto il contributo dalla legge regionale, che subisce un danno quando poi gli viene richiesto indietro dall'Assessore di turno ciò che ha ricevuto. Il legislatore bisogna che abbia l'equilibrio e la saggezza necessaria per pensare e pesare le leggi quando vengono redatte, perché se domani un cacciatore in Sardegna...

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, ha concluso?

COGODI (R.C.). Ho, concluso sì. E' finito il tempo, non avevo visto la freccia, chiedo scusa, pensavo fosse un suo richiamo libero. Ho concluso.

Non si potrà dire "peggio per te" al cittadino che esercita la caccia, in ipotesi, quel giorno oltre nel mese di febbraio, per cui espongo alcuni elementi di riflessione. Sicuramente queste norme non potranno avere efficacia nelle prossime settimane, poi si dimostrerà; in venti giorni non si fanno gli accertamenti come la legge prevede e quanto altro, per cui pensarci è meglio. Stasera, però, non sto proponendo un rinvio a chissà quando, se no sembrerebbe che stiamo dilazionando le cose, io propongo un approfondimento durante i lavori del Consiglio, si sospenda quanto è necessario per mezz'ora o un'ora, si approfondiscano alcuni aspetti tecnici e poi si vedrà.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

rassu (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, onorevoli colleghi. Io non userò toni enfatici per dichiarare che questa, comunque sia, è una giornata importante per il mondo venatorio, importante per le ragioni che i colleghi consiglieri, che mi hanno preceduto, hanno avuto modo di precisare. Io voglio ricordare infatti che c'è stata prima la doccia fredda della sentenza della Corte costituzionale del 24 luglio 1998 che bocciava la modifica dell'articolo 49 della legge 23, e successivamente la mancata risposta alle aspettative dei cacciatori presentate dalla Commissione regionale competente recatasi presso la Commissione della Camera dei Deputati per sollecitare la variazione del periodo di caccia, adducendo come motivazione principale che la particolarità climatica della nostra Isola ritardava di un mese il passaggio della selvaggina venatoria, quindi agli sportivi - perché io li chiamo sportivi - che esercitavano l'attività venatoria in Sardegna, veniva di fatto negato il diritto di prolungare l'attività venatoria.

Questa proposta di legge non solo sopperisce a questo ma, nell'unico articolo dice chiaramente che l'attività della caccia, ad eccezione del cinghiale e della tortora selvatica, può essere esercitata dalla terza domenica di settembre sino al 28 febbraio; quindi con più completezza rispetto alla prima richiesta di modifica dell'articolo 49 a suo tempo formulata.

Se è vero come è vero che la riforma del Titolo V della Costituzione parrebbe dare competenza nella materia alla Regione autonoma della Sardegna, ecco che questa diventa una manifestazione di volontà politica e di volontà legislativa, che la nostra Regione fa propria rispondendo a un'esigenza del mondo venatorio sardo in attesa da anni.

Vi parla un ex cacciatore, ex non perché si ritiene pentito, ma perché quattro anni fa ha perso completamente l'udito all'orecchio sinistro a causa della caccia, così mi hanno detto i medici, per cui, mio malgrado, non posso esercitare più questa nobile attività sportiva. Tutti i cacciatori, compreso me, o almeno il 99,9 per cento, quando esercitano la loro attività sportiva stanno in continuo contatto con la natura, rispettandola; la prova ne sono, tra l'altro, le centinaia di cacciatori che ogni anno, di loro spontanea volontà, si impegnano nella difesa delle riserve e delle oasi del territorio contro gli incendi, ma ancor più è dimostrato dal fatto che i nostri cacciatori, su richiesta delle associazioni e tramite il Comitato faunistico regionale, hanno autoregolamentato sia le giornate che gli orari della caccia in Sardegna, come ha precisato il collega Marrocu che mi ha preceduto, dando esempio di modernità e di alta civiltà. Si è dimostrato, ancora una volta, che esercizio venatorio non vuol dire solo abbattimento, non vuol dire solo caccia, ma significa anche conoscere la natura, buttarsi in essa, vivere con lei dei momenti bellissimi; solo ognuno di noi, coloro i quali hanno avuto e hanno la fortuna di esercitare questa attività, può dire quale completezza, appagamento e rilassamento si hanno in quei momenti.

Comunque sia, questa norma è in perfetta sintonia con la direttiva comunitaria, la numero 79/409 della Unione Europea, in quanto proibisce che, durante il periodo di nidificazione e di riproduzione, non possa essere assolutamente abbattuta nessuna specie animale.

Quindi ripeto che, sotto questi aspetti, oggi è un giorno importante non solo per il mondo venatorio, ma anche per la nostra Regione, si tratta infatti di una materia che, almeno in parte, è prettamente di sua competenza, pur riconoscendo i limiti che ancora detiene la legge regionale 23 del 1998, questa legge deve essere senz'altro a breve rivisitata e adeguata non solo alle moderne esigenze del mondo venatorio, ma anche a quelle ambientali e dello sport nel senso generico della parola.

Quindi io non mi soffermerei, non essendo neanche competente, a verificare se siamo o meno nel giusto con il Titolo V, se è vero o non è vero che non si possa normare, noi oggi mandiamo avanti questa normativa con la speranza, chiaramente, che essa sia nel pieno rispetto della Costituzione, dando principalmente una risposta a un mondo sportivo che ci guarda con interesse e con attenzione, composto da una larga fascia della nostra popolazione isolana che ha sempre esercitato la caccia, non certamente come uno sport di abbattimento e di morte, ma come uno sport nobile, completamente integrato nella natura, con il massimo rispetto dell'ambiente.

(Applausi dalle tribune riservate al pubblico)

COGODI (R.C.). Se cominciamo ad applaudire, io chiedo tempo per chiamare dieci persone che la pensano diversamente.

PRESIDENTE. Vorrei ricordare al pubblico che non è consentito applaudire. I nostri lavori possono essere ascoltati in silenzio ancorché in abbigliamento da caccia.

E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

balletto (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io credo che questo provvedimento oggi all'esame sia una proposta che riafferma in assoluto la potestà legislativa della nostra Regione, molto spesso in passato disattesa dal Governo nazionale; quindi serve anche per rimettere nel posto giusto alcuni tasselli che, in materia di esercizio venatorio, tutto sommato, avevano visto in passato una ferma contrapposizione tra autonomia speciale della Sardegna e conseguente potestà legislativa con le prerogative che invece lo Stato rivendicava a sé. E' già un passo in avanti di non poco conto.

E' una legge che, se approvata, come mi auguro, comporterà e darà soddisfazione a un'ulteriore esigenza di tutela del territorio e di difesa dell'ambiente che, sino a prova contraria, si è dimostrata nel tempo assai cara non solo alle associazioni venatorie, ma soprattutto a coloro che praticano la caccia, intesa questa come sana attività sportiva, come attività di svago, sempre più necessaria in una società e in un momento del vivere civile, quale noi attraversiamo, che appare, sotto tanti aspetti, assai convulso e confuso.

L'attività venatoria può essere vista non solo come tutela dell'ambiente, ma anche come attività di controllo del territorio perché, con il passare del tempo, si è verificato e si è accertato che l'affievolirsi dei cacciatori in campagna, nelle giornate in cui la caccia è consentita, ha favorito, in un crescendo preoccupante, anche attività di tipo delinquenziale, quali sono appunto rappresentate da attività abigeatarie, o l'incentivarsi degli incendi durante la stagione siccitosa. Qualcuno potrà osservare che in quel periodo la caccia è sospesa, ma questa affermazione non coglie nel segno proprio in considerazione del fatto che durante i mesi estivi, prima dell'apertura della caccia, le campagne sono frequentate dai cacciatori che praticano la sana attività di allenamento dei cani e, tante volte, proprio dai cacciatori sono state segnalate, alle forze dell'ordine, attività sospette finalizzate e tese appunto ad attività delinquenziali, non ultima anche quella dei sequestri di persona.

Quindi questa è una norma assolutamente di garanzia per la salvaguardia della fauna, perché i cacciatori che amano tanto esercitare questa loro pratica, e io posso assicurarlo nella mia qualità di ex cacciatore, amano la campagna e sanno benissimo che un uso indiscriminato dell'attività di prelievo dal territorio precluderebbe in tempi più o meno rapidi qualsiasi attività successiva. Quindi, nelle associazioni venatorie e nella pratica della caccia, se correttamente intesa, (così come tutela e disciplina la nostra legge e così come intende fare la norma oggi sottoposta al nostro esame, e quindi al nostro vaglio), costituisce motivo di orgoglio il fatto che, attraverso la caccia, si raggiungono altri risultati che, bene o male, le forze dell'ordine non riescono sempre ad assicurare, in tutte le circostanze, pur essendo lodevoli la loro attività e il loro impegno.

Il corretto esercizio della caccia ovviamente attiene al comportamento degli uomini, perché i mascalzoni si annidano in tutti gli strati della società, siano questi di livello elevato, che di livello più modesto. Talvolta i mascalzoni si annidano anche nelle istituzioni e ciò non significa che le istituzioni debbano essere abolite o debbano essere eliminate. E' un problema di uomini, fintanto che gli uomini non matureranno e la società civile diventerà più responsabile, anche nell'esercizio della caccia si possono verificare quei fatti che però con l'associazione venatoria, con lo sport della caccia e con quelle finalità superiori, alle quali facevo riferimento, non hanno nulla a che vedere. Penso che questa sia una buona legge che assolve a questo compito e che sia quindi all'altezza della situazione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

sanna alberto (D.S.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, credo che questo provvedimento, esitato all'unanimità dalla Commissione ambiente, sia rispondente, sia dal punto di vista della sostanza che dal punto di vista giuridico-formale, ad una esigenza che non è solo del mondo venatorio, ma è una esigenza complessiva, sulla quale poi voglio tornare.

Credo comunque che la convergenza nasca anche dall'obiettivo, che tutti noi vogliamo che sia perseguito, di allungare il calendario venatorio al mese di febbraio già da quest'anno, nei limiti del consentito dai tempi e dai termini delle normative. Penso che sia utile dire con molta chiarezza che, se non ci fosse questo desiderio, questa volontà, non si sarebbe neanche dato a questo provvedimento il carattere prioritario che gli stiamo dando; così come sono anche dell'opinione che noi dobbiamo andare avanti nella discussione e poi nel voto su questo provvedimento.

Sono tra quelli che non ha mai praticato la caccia, non sono cacciatore, né cacciatore mi risulta il collega relatore, onorevole Marrocu, per cui non appartengo né al partito dei cacciatori, né al partito dei non cacciatori, sono tra quelli convinti che l'attività venatoria sia una attività fondamentale dell'uomoche, se esercitata in modo corretto e rispettoso dell'ambiente nel suo insieme, sia una attività fondamentale per la tutela della fauna, della flora e del nostro ecosistema regionale; di questo ne sono convintissimo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI

(Segue Sanna Alberto.) Da Sindaco ho avuto un'esperienza molto significativa da questo punto di vista. Ricordo che, quando nel monte Arci e nel monte Grighine, si verificavano incendi, che purtroppo si verificano ancora oggi, i primi a dare la loro disponibilità di tempo e di mezzi erano sempre i cacciatori. Questo non è un fatto marginale, i cacciatori hanno un rapporto vero con l'ambiente, con la natura, e sono interessati a difenderla e tutelarla; certo non tutti i cacciatori sono uguali, questo non riguarda soltanto il mondo venatorio, ma il mondo degli uomini. Credo che l'esercizio corretto della caccia, un esercizio che sia rispettoso delle leggi, sia anche un fatto rispondente alla cultura delle nostre comunità; ipotizzare ulteriori ed eccessive limitazioni mi sembra del tutto fuori luogo.

Non mi sembra superfluo richiamare, cosa che ha fatto molto bene il collega Marrocu, il fatto che l'attuale maggioranza di centrodestra e la Giunta regionale espressione del centrodestra, a due anni e mezzo dalla loro costituzione, non hanno fatto niente per applicare la legge regionale sulla caccia, che è completamente disattesa. Credo che questa sia l'occasione anche per richiamare la necessità che essa sia attuata nelle parti in cui si ritiene possibile fare, e se ci sono delle parti ritenute non attuabili, la Giunta presenti un disegno di legge, la Commissione lo esaminerà e poi si procederà come è giusto che sia.

Voglio anche ricordare che la Corte Costituzionale, appunto nella sentenza che aveva respinto quella norma che oggi noi vogliamo reintrodurre, portava come ragione il fatto che, a supporto dell'allungamento del calendario venatorio, non ci fosse una motivazione scientifica, cioè non fosse stato effettuato uno studio scientifico sulle abitudini delle specie migratorie in Sardegna; in questa discussione va ricordato che purtroppo l'Istituto per la Fauna Selvatica, previsto dalla legge, dopo due anni e mezzo non è stato ancora realizzato, istituto che avrebbe assolto questa funzione.

Voglio anche ricordare che, fino al 1998, in Sardegna si andava regolarmente a caccia fino a tutto il mese di febbraio, senza che questo abbia mai comportato conseguenze di ordine civile e tanto meno di ordine penale nei confronti del mondo venatorio isolano.

Sul piano giuridico-formale penso che l'articolo 117 della Costituzione abbia sostanzialmente modificato la situazione, attribuendo alle Regioni potestà legislativa esclusiva in questa materia, quindi alla luce di questa modificazione, sia da rivedere anche la stessa rigidità dell'articolo 18 della legge statale numero 157 del 1992 che appunto prevede il 31 gennaio quale termine perentorio e rigido per tutto il territorio nazionale. Questa rigidità è in contrasto con le condizioni climatiche di diverse aree del nostro paese, in particolare del meridione d'Italia e delle isole, Sardegna compresa, dove noi sappiamo, pur non essendoci uno studio scientifico, che le specie migratorie tornano nei luoghi di origine alla metà o alla fine del mese di marzo, a seconda dell'andamento climatico stagionale. Conosciamo bene le abitudini degli uccelli migratori perché viviamo in questo territorio e quindi sappiamo che la norma che noi oggi sottoponiamo all'esame e all'approvazione del Consiglio, è rispondente alla realtà; la Commissione unanimemente, compreso il collega di Rifondazione Comunista, onorevole Ortu ha scelto di riportare nella norma in esame, riprendendola integralmente, la parte relativa della direttiva comunitaria numero 7. 4 del 1979. Pensiamo anche, proprio sul piano giuridico, di essere inattaccabili, perché non si può ritenere che questa norma sia in contraddizione con le disposizioni comunitarie in quanto le riporta integralmente. Il collega Cogodi si chiedeva se questa norma sia utile o meno; io penso che sia utile sia nella sostanza delle cose che coerente, sul piano giuridico-formale, alla modifica della Costituzione e alla direttiva comunitaria che ho precedentemente richiamato.

L'approfondimento tecnico-giuridico è stato fatto in Commissione, perché in essa abbiamo svolto un lavoro attento, serio e responsabile, e il fatto che la Commissione abbia unanimemente esitato questo provvedimento non significa che il provvedimento non è di nessuno; in molte occasioni, del resto, questa Commissione, dove ci sono in gioco problemi e questioni di carattere generale che riguardano l'intera comunità della Sardegna, ha assunto tanti provvedimenti all'unanimità portandoli all'attenzione di quest'Aula con serietà e grande senso di responsabilità. Quindi riteniamo di avere tutte le carte per difendere questo provvedimento, portare avanti coerentemente il suo iter ed approvarlo senza esitazioni già da questo pomeriggio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

cappai (C.C.D.). Signor Presidente, sarò brevissimo, non mi prenderò neanche tutto il tempo che mi è consentito. Cercherò di esporre due considerazioni: la prima è che noi con questo provvedimento non stiamo facendo altro che rendere giustizia alle decine di migliaia di cacciatori sardi che per anni, nonostante la particolarità della Regione Sardegna, non potevano esercitare un loro diritto, il diritto di recarsi a caccia durante il mese di febbraio.

Voglio ricordare qui che il 29 luglio 1998 venne approvata all'unanimità la legge numero 23 sulla caccia, con il concorso quindi di tutte le forze politiche e mi pare con la sola astensione del collega Diana appartenente al Gruppo dei Democratici di sinistra.. Questo mi serve per dire che questa legge non è di destra, né di sinistra, e tantomeno di centro, anche se in questi giorni c'era una corsa a rilasciare dichiarazioni sulla stampa da parte di coloro che volevano appropriarsi della primogenitura di questo articolo di legge. Noi non stiamo facendo altro che rendere giustizia alla legge "23", che era stata approvata all'unanimità, reinserendo una parte dell'articolo 49 che la Corte Costituzionale aveva cassato.

Devo ringraziare tutto il centrosinistra e tutto il centrodestra, perché in Commissione non si sono guardati colori, non si sono guardate posizioni, non si sono difesi i vari personaggi, facenti parte delle associazioni venatorie, che venivano a sollecitarci l'approvazione di questa legge. Dico che questa è una legge dei cacciatori sardi, solo ed esclusivamente loro, di quelli iscritti alle associazioni e di quelli non iscritti; non ci devono essere deputati di serie A o di serie B, di destra o di sinistra, che si impadroniscano di questa legge. E` una legge di questo Consiglio regionale e di tutti i cacciatori sardi; questo per amore di chiarezza, onde evitare appunto che qualche personaggio, il quale, pur avendo avuto la possibilità di proporre la modifica della legge in due anni, non l'ha proposta, si vanti di averlo fatto. Il mio Gruppo, il Gruppo del C.C.D., voterà a favore di questa legge che ha voluto e difeso anche in Commissione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

Manca (Gruppo Misto). Signor Presidente, voglio anch'io fare alcune brevi considerazioni su un tema che così tante attese sta procurando nel mondo venatorio. Alcuni fatti avvenuti l'anno scorso mi inducono ad approfondire alcuni punti che riguardano soprattutto la legislazione venatoria. Io dico che la proposta di legge oggi in discussione, la 294/A, che sta creando un pochino di tensione tra cacciatori, animalisti, ambientalisti e qualche politico, e che - come giustamente dicevano prima i colleghi - è stata esitata della Commissione all'unanimità, non ha molti motivi per essere sottoposta a critica, in ogni caso essa non può essere additata come causa, come male, dell'intera attività venatoria.

Non credo che sia la sola modifica dell'articolo 49 della legge regionale numero 23 a creare tutto questo caos nel settore venatorio; le cause, che determinano questa confusione, sono da ricercare - secondo me - fondamentalmente nella formulazione complessiva della legge regionale numero 23 la quale, a pochi anni dalla sua approvazione, necessita di profonde e radicali modifiche. Credo che l'intelaiatura generale possa anche andar bene, però alcuni particolari la rendono oltretutto vulnerabile.

A me personalmente (io non sono cacciatore, come la gran parte dei componenti della Commissione) preme sottolineare, come esponente sardista, che la decisione di firmare questa proposta di legge deriva soprattutto dalla necessità di sapere che la potestà di stilare il calendario venatorio debba essere attribuita alla nostra Regione. Non può essere assolutamente qualche efficiente burocrate romano o quant'altro a decidere quando si va o quando non si va a caccia in Sardegna. I vincoli, quando ci sono, li dobbiamo dettare noi, li dobbiamo stabilire noi. Credo che sia da considerare il fatto che la proposta di legge, da noi oggi presentata, non vuole portare ad un allungamento della stagione venatoria, ma alla riappropriazione di un diritto, quello di essere noi a stabilire il nostro calendario.

Fondamentalmente sono molti i punti che non vanno della legge numero 23, che non viene correttamente applicata. Alla base di molte discussioni c'è sempre il calendario venatorio che, come ben sapete, è stilato dal Comitato regionale faunistico. Il Comitato regionale faunistico dovrebbe essere composto da un variegato numero di personaggi e soprattutto dai rappresentanti dei comitati direttivi degli ambiti territoriali di caccia, il quale, su basi tecniche e scientifiche, avvalendosi del personale tecnico dell'Istituto regionale della fauna, che è in diretto collegamento con l'Istituto nazionale per la fauna, emana le sue direttive; Istituto che, come ricordato poco fa da qualche collega, non è entrato ancora in funzione.

In alcuni altri punti della legge numero 23 sono contenuti limiti o divieti, per esempio l'articolo 51, nel quale per proteggere la fauna, per sopravvenute condizioni particolari, soprattutto di tipo climatico, si può limitare o vietare, su tutto il territorio regionale o su una parte di esso, l'esercizio venatorio. Questo è uno dei punti di debolezza della legge regionale citata, ma ve ne sono anche tanti altri, soprattutto legati a fenomeni quali il nomadismo venatorio, o fenomeni anche poco seri quali gli eventi delittuosi che avvengono nelle nostre campagne. E soprattutto, ripeto, quello dell'inesistenza dell'Istituto regionale della fauna.

Senza dimenticare la mancata applicazione degli ambiti territoriali di caccia che, come ben sapete, vengono individuati su indicazione dell'Assessorato regionale dell'ambiente, secondo quelle che dovrebbero essere le caratteristiche di congruità di tipo ambientale, di consuetudini e di tradizioni locali; queste caratteristiche, che possono avere base provinciale o interprovinciale, devono legare intimamente il cacciatore al suo territorio. Invece, a distanza di quasi tre anni, nulla è successo, cioè tutto è come prima e queste delimitazioni, che per i primi tre anni dovevano essere anche sperimentali e quindi modificabili, non sono mai avvenute.

Bisogna individuare di chi può essere la colpa, se così la possiamo chiamare, se forse delle province che non hanno debitamente istituito gli ambiti territoriali (mi risulta che sia la sola provincia di Cagliari, se non erro, ad averlo fatto), la loro mancata costituzione praticamente impedisce al Comitato regionale faunistico di esercitare appieno i suoi diritti, e quindi di avere quei compiti di indicazione generale o di gestione generale della fauna.

Credo che questo punto, caro Assessore, sia fondamentale e, secondo me, inficia completamente tutto questo organigramma, creando o facendo sì che il Comitato regionale faunistico in questo momento possa essere anche considerato illegittimo. Infatti questo organismo, come lei ben sa, non si rinnova da anni, io ho presentato l'anno scorso anche una interpellanza a questo riguardo, che non è stata mai discussa, dove chiedevo appunto lumi e chiarificazioni sulla predisposizione dei piani faunistici provinciali. Come dicevo prima, mi pare che solo Cagliari abbia ottemperato. Credo che l'istituzione degli ambiti territoriali di caccia, e quindi l'esercizio indifferenziato dell'attività venatoria in Sardegna, sia in contrasto con quelli che erano gli obiettivi fondamentali della normativa nazionale e comunitaria, anche ribaditi da sentenze della Corte Costituzionale che mira a disciplinare l'attività venatoria negli ambiti territoriali di appartenenza. Queste manchevolezze di tipo cronico, ma soprattutto anche inefficienze di tipo politico e amministrativo, non permettono quindi una corretta valutazione sull'effettiva conservazione e soprattutto sull'effettiva capacità riproduttiva delle specie faunistiche. Questo non fa altro che limitare le azioni rivolte alla conservazione delle specie con tutti quegli interventi che sono tesi al miglioramento della fauna e degli ambienti.

Credo che, Assessore, il punto nodale sia questo: è giunto il momento di dare piena ed effettiva attuazione alla legge regionale numero 23, soprattutto per quanto riguarda la costituzione degli ambiti territoriali. Il provvedimento che oggi noi discutiamo, se approvato, può dare solo uno strumento in più alla regolamentazione della stagione venatoria. Comunque è già in Commissione, e penso che domani l'approveremo, una risoluzione che sarà indirizzata al Comitato regionale faunistico e all'Assessore per ricordare loro che le mutate condizioni ambientali e climatiche e il susseguirsi, purtroppo sempre più frequente, di annate siccitose con la conseguente diminuzione delle superfici coltivate, comportano la predisposizione di calendari venatori che siano sempre più rispondenti non alle usanze, ma a considerazioni più pratiche e più scientifiche. Il calendario venatorio 2001/2002, a mio avviso, era alquanto anacronistico, troppo permissivo, come penso nessun cacciatore avrebbe chiesto o anche desiderato. Solo cinquant'anni fa, con pochissimi cacciatori e con una selvaggina abbondante, poteva essere consentito; oggi credo che non possa essere così. Cinque giornate piene alla pernice e alla lepre sono, secondo noi, assurde. La caccia consentita in certe condizioni può solo trasformarsi in una carneficina, rischiando di far scomparire certe specie faunistiche.

Cari colleghi, credo che le mutate condizioni atmosferiche, gli incendi, le scorte alimentari, il randagismo sempre più diffuso, debbano essere alla base dei nuovi calendari venatori. Non è però da dire che sia un controsenso ciò che io dico con quello che oggi si propone. Con questo provvedimento si può consentire la caccia su una specie da noi non stanziale, che è il tordo, che passa nella nostra Isola in numero assai elevato, soprattutto da febbraio a marzo, causando nel suo passaggio verso il nord Europa danni anche gravi alle nostre colture. Consentire quindi, sempre, se le condizioni climatiche lo permettano, la loro cacciagione, non è così dannoso. Nella vicina Corsica questo tipo di caccia viene effettuata anche nel periodo di febbraio.

Diciamo che, secondo me, si deve limitare la caccia a ciò che da noi soprattutto è stanziale o scarseggia. Credo che magari ci siano da incentivare tutti gli strumenti che regolano e controllano l'attività di prelievo. Diciamo che le incongruenze, come abbiamo visto, sono tante; la caccia però - è inutile che si neghi - ha in Sardegna, ma non solo in Sardegna, una grande importanza sociale ed anche economica; non dobbiamo consentire che essa divenga solo fenomeno di distruzione. I cacciatori seri, soprattutto, quelli che vogliono continuare a coltivare questa passione anche nei prossimi anni, chiedono a noi, quindi a chi ne ha la potestà, modifiche che siano tali da raggiungere lo scopo di redigere calendari venatori adeguati e soprattutto, come ho già citato, che considerino le mutate condizioni ambientali.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

Licandro (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi, la caccia in Sardegna, mi riferisco in particolar modo alla fissazione del calendario venatorio, è un problema che negli ultimi anni ha appassionato, ma ha anche provocato ed è stato oggetto di trattative estenuanti. Personalmente, anche se non sono un cacciatore e non ho una doppietta a casa, riesco a comprendere quale passione trascini fuori dal letto migliaia e migliaia di sardi e li porti, prima che sorga il sole, a decine, a volte a centinaia di chilometri di distanza, al freddo o sotto la pioggia. La caccia è una passione che scuote ed accomuna i sardi di tutte le condizioni, di destra e di sinistra, per fortuna. Non riesco perciò a comprendere come mai, ogni volta, arriviamo a febbraio, ad intavolare queste lunghe discussioni; o meglio, so che una questione di competenze legislative ha impedito in questi anni al Consiglio regionale di allungare il calendario. Oggi più di un interprete sostiene che l'ostacolo sia stato rimosso. In ogni caso, anche se domani dovessimo affrontare il problema di un ricorso delle associazioni ambientaliste, credo che oggi la Regione abbia il dovere di approvare il provvedimento; poi casomai si vedrà come sostenere e resistere ad un eventuale ricorso.

Intanto sono del parere che questo calendario vada allungato, indennizzando così le migliaia e migliaia di cacciatori che ogni anno pagano le tasse regionali anche, così come è scritto, per il ripopolamento della selvaggina, anche se non vedono spesso la selvaggina aumentare. La mia speranza è che questo nuovo calendario venatorio venga maggiormente incontro ai desideri di tutti i cacciatori sardi e che, anche su questo tema, inizi in Consiglio una riflessione più vasta. La caccia, quando è regolamentata e quando i cacciatori si comportano correttamente rispettando le regole, non è un furto, è un'attività che fa parte del nostro modo di essere, del nostro popolo. Non solo, per tante zone interne dell'Isola, zone economicamente depresse (per ragioni che sono a tutti ben note) può essere anzi un'attrazione e quindi fonte di ulteriore turismo. In questo senso, con l'obiettivo di venire incontro ai cacciatori sardi e di richiamare in Sardegna altri cacciatori, sono convinto che la Giunta saprà sviluppare, anche in futuro, il dibattito che oggi affrontiamo qui in Aula. Questo perché non sia soltanto una questione di giorni o di mesi di caccia.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.

Onida (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Brevemente, per ribadire che i componenti del Partito del P.P.S. e C.D.U. - è stato già detto - sono favorevoli, accolgono e votano in favore del provvedimento. Provvedimento che vide, anche questo, la mia persona, magari indegnamente, alcuni anni fa, quale Assessore dell'ambiente, reiterare un provvedimento, decisione favorevole in questa linea, un minuto dopo che il TAR aveva deciso di non accogliere il precedente provvedimento.

Anche noi non siamo cacciatori, ma abbiamo storia su questa questione. Siamo d'accordo, sul piano personale ho rischiato processi, può darsi che siano ancora in corso, ma oggi ripetiamo il favore al provvedimento, per motivi - non li ripeto - scientifici, democratici, di apporto di tutte le parti politiche. Ho sempre sostenuto che i veri cacciatori sono i primi e i migliori ambientalisti, non quelli peggiori, non quelli che, nelle campagne, abbattono i muretti dei nostri pastori e dei nostri contadini, o che vanno a creare condizioni di disagio alle economie locali.

Però ho preso la parola, più che per ribadire questo, per dire che ho un disagio forte, qui, questa sera, per una questione che ha riguardato l'ordine dei lavori. Noi avevamo deciso, in una Conferenza dei Capigruppo, che l'ordine dei lavori sulle questioni che riguardavano il nostro cammino di oggi avrebbe visto prima l'esame della legge sulla cultura e poi il problema della legge sulla caccia. Io non so chi ha fatto l'imbroglio, perché è un imbroglio, ma non mi interessa neppure sapere chi ha fatto l'imbroglio, perché comunque all'imbroglio hanno aderito tanti. I cacciatori sono uomini seri, sono cittadini della Sardegna, che hanno a cuore i loro bisogni, le loro esigenze, ma anche le esigenze forti della comunità sarda, della civiltà della Sardegna, dei figli, anche dei loro figli, perché noi rischiamo, forse, questa sera, di non andare avanti su un provvedimento che riteniamo, per alcune norme che sono contenute all'interno, di grande rilievo.

L'ultima cosa che voglio dire, ho già avvertito nei corridoi, come sempre avviene, che nel caso in cui qualcuno chieda il voto segreto su questo provvedimento, io lo dico oggi, ma vale per sempre, (dato che anche la Giunta per il Regolamento ha rinviato, non pensosine die, comunque ha rinviato le decisioni sulla questione del voto segreto), sul piano personale, non coinvolgo neppure il Gruppo del Partito del Popolo Sardo e del C.D.U., non coinvolgo nessun altro tipo di solidarietà che posso avere, io dichiaro che da oggi non voterò più a voto segreto. E' una questione di coscienza, non me la sento più di votare a voto segreto nessun provvedimento, anche quando si tratta di questioni di persone, perché quando noi trattiamo qui problemi di persone, sono sempre legati a una questione pubblica, a una funzione pubblica, a un esercizio di funzione pubblica che tali persone dovranno esercitare. Quindi, per quanto mi riguarda, vi converrà, bisogna essere molto, molto…

SECCI (Popolari-P.S.). Molto coerenti, Pasquale!

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Cosa vuol dire "bisogna essere molto coerenti"? Bisogna essere rispettosi, sto dicendo che io non voterò più a voto segreto! Fatene l'uso che vi pare! Vi sarà favorevole! Io non voterò più a voto segreto! Questa è una questione di coscienza!

SECCI (Popolari-P.S.). Che morale! Certo, ne prendiamo atto.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). E non si gioca più sui valori grandi! Non si scrive e poi si fa il rovescio di quello che si scrive o che si dice.

Comunque questa è una notifica alla Presidenza, legata anche a una previsione per aver orecchiato alcune questioni che possono riguardare il voto sulla legge di oggi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Brevemente vorrei fare alcune considerazioni sul merito del provvedimento, non tanto sul voto segreto. Lascio la diatriba sul voto segreto al centrodestra.

Sul merito del provvedimento: io ho firmato il provvedimento, ho votato in Commissione a favore del provvedimento, come Gruppo della Rifondazione Comunista in Aula abbiamo ribadito di essere favorevoli al provvedimento e di essere disponibili ad approvarlo durante la giornata odierna. Però, sia per quanto riguarda questo che altri provvedimenti, abbiamo sempre sostenuto che la discussione in Aula ha una sua utilità, altrimenti non si farebbe; deve servire per approfondire l'esame degli argomenti che siamo chiamati a trattare, per perfezionare, cioè per rendere migliori, i provvedimenti che ci accingiamo ad approvare.

Abbiamo sempre dichiarato la nostra disponibilità, e non solo, abbiamo sottolineato addirittura la necessità di poter concorrere in questa direzione, cioè di poter dare, con la discussione in Aula, un apporto che consentisse, attraverso il confronto, un miglioramento dei provvedimenti. Questo è l'obiettivo, queste sono le considerazioni che hanno motivato gli interventi che abbiamo sviluppato anche questa sera in relazione a questo argomento, che ha riproposto in quest'Aula il collega Cogodi.

Allora noi abbiamo posto alcuni quesiti che riteniamo debbano essere approfonditi, abbiamo anche detto che debbono e possono essere approfonditi durante la giornata, con una breve sospensione, che ci possa consentire - ripeto - di approvare il provvedimento nella giornata odierna. D'altronde il provvedimento è composto da due articoli, una volta chiusa la discussione generale, sul primo e sul secondo articolo si procederà anche in tempi rapidi. Quindi non si tratta nemmeno di dilatare eccessivamente i tempi della discussione eventualmente per tendere non so quale imboscata. Non è questa la nostra intenzione. Vi è l'esigenza, così come abbiamo detto in altre occasioni, di fare chiarezza e di non illudere nessuno. Io ho detto in Commissione che ero d'accordo su questo provvedimento, ma ho detto anche che bisognava, già in Commissione, fare chiarezza.

Perché ho detto di essere favorevole al provvedimento, e qui ribadisco l'accordo che ha portato addirittura alla firma del provvedimento? Perché in sostanza si tratta di riproporre una legge già approvata dal Consiglio regionale, con una sola astensione, quindi con un grande consenso da parte dell'Aula. Questo è un elemento che a noi non sfugge, che ha il suo peso e che va valutato nel giusto modo.

Abbiamo inoltre detto che il provvedimento risponde anche a un'altra proposta avanzata, in questa legislatura, e che ha visto il nostro voto favorevole, cioè la proposta di legge nazionale approvata dall'Aula e presentata poi in Parlamento, che tra l'altro è stata sostenuta anche da noi in un incontro che abbiamo avuto nei mesi scorsi, all'inizio dell'anno, con la Commissione competente della Camera dei Deputati.

Terza questione: il provvedimento è letteralmente scritto in conformità alla normativa comunitaria, raccoglie le raccomandazioni, che a suo tempo vennero dall'Unione Europea, ad adeguare tutta la normativa al quadro di riferimento comunitario. All'interno di quella normativa, tra l'altro, vi sono alcune preoccupazioni che abbiamo riproposto in legge, che debbono introdurre alcune garanzie per evitare che si faccia un uso improprio e anche scorretto del cosiddetto esercizio venatorio.

Con grande chiarezza abbiamo espresso queste considerazioni, così come ho avuto modo di dire in Commissione, facendo una raccomandazione all'insieme dei consiglieri, perché la materia è delicata, è controversa, e in qualche modo solletica gli animi, le contrapposizioni e i contrasti. Ho detto che, secondo me, il nemico peggiore della legge che interessa i cacciatori è l'enfatizzazione. Anche qui in Aula, alcune sottolineature forse era meglio che venissero risparmiate, perché l'obiettivo che noi ci siamo dati è quello di rendere in qualche modo la legislazione sarda simile alle possibilità che hanno i cacciatori di esercitare il prelievo nelle altre Regioni.

Noi abbiamo anche sottolineato, giustamente questo va ribadito, che c'è anche una sorta di autoregolamentazione che è stata introdotta positivamente nel calendario venatorio, per esempio facendo partire il calendario in Sardegna dalla terza settimana e riducendo le giornate settimanali di esercizio della caccia, quindi riducendo il calendario venatorio sardo rispetto al calendario delle altre Regioni. Sono tutti aspetti positivi che giustamente io voglio richiamare perché sono gli aspetti, e concludo, che ci hanno indotto a sottoscrivere questa proposta di legge e a sostenerla in Aula.

Detto questo, per arrivare ad una conclusione positiva e per evitare le enfatizzazioni che non erano necessarie, anzi sono inutili e perfino dannose, ma anche per evitare che ancora una volta si costruisca una cortina fumogena per cui si ingenerano un sacco di aspettative che potrebbero poi andare deluse, abbiamo detto che le cose vanno dette anche con chiarezza. Ecco perché abbiamo chiesto la sospensione, e poi, qui lo ribadisco, anche richiesto un'eventuale altra breve sospensione. Abbiamo verificato fino in fondo se la potestà legislativa, stante la modifica del Titolo V della Costituzione, è davvero, con quella formulazione che anche il collega Cogodi richiamava, messa in capo - per quanto riguarda questo aspetto - a questo Consiglio?

Ripeto, per evitare che ancora una volta si approvi un provvedimento che ingenera aspettative, poi vanificate dai ricorsi, riteniamo che si debba operare un approfondimento per supportare la legge; è un problema che stiamo ponendo solo per non consentire l'approvazione, oppure perché siamo contrari? Assolutamente no.

Altra questione, non di poco conto, io non sono un esperto in materia, da questo punto di vista ritengo che il collega Cogodi possa in merito, anche per la sua esperienza personale, dare un parere che è giusto valutare e di cui è necessario e comunque utile tener conto, in relazione alla sanzione, non so se amministrativa o addirittura penale, davvero la sua erogazione viene meno in relazione alla modifica del Titolo V, oppure questo ostacolo rimane in piedi?

Se per chiarire questo aspetto, ed ho davvero concluso, è necessario sospendere cinque o dieci minuti, io penso che faremmo cosa utile per approvare una legge seria che dia una risposta vera oltre che un risultato ai cacciatori, che tra l'altro lo attendono da lungo tempo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.-Sardegna). Rubo anch'io due minuti perché il risultato evidentemente ha bisogno di essere immagazzinato da tutti noi consiglieri. Signor Presidente, le mie saranno brevissime considerazioni perché fin d'ora annuncio il voto favorevole, come già il mio Gruppo ha manifestato e come già in Commissione ci siamo espressi, ma le riflessioni sono anche una sorta di invito all'assessore Pani e alla Giunta perché indubbiamente esistono delle situazioni che potrebbero essere sanate, usando una parola non proprio corretta. Ormai da tre anni e mezzo si attende che qualcuno prenda l'iniziativa e se non prendono l'iniziativa (senza fare polemiche sterili) coloro che rivendicano decentramento a ogni pie' sospinto (mi riferisco ai Presidenti delle province che da tre anni e mezzo, con giunte diverse e di diverso colore politico, ancora oggi non hanno applicato la legge sulla caccia), allora bisogna che la Giunta regionale rivendichi e si riappropri di quelle competenze che per legge le sono demandate in caso di inerzia da parte delle amministrazioni provinciali.

Uno dei punti sui quali nel 1998, io da questa parte dell'Aula e il collega Marrocu dall'altra, avevamo trovato un punto di incontro era proprio quello sugli ambiti venatori che, al di là di sterili discussioni che potranno essere anche modificate da nuovi testi normativi sulla legge della caccia, erano stati stabiliti per legge regionale da otto a sedici, quindi non ci si può alzare la mattina, un qualunque Comitato provinciale faunistico, per decidere che in una delle province della Sardegna (adesso diventeranno otto) ci sono sedici ambiti solamente in provincia di Sassari o diciotto ambiti in provincia di Cagliari. Su questi argomenti bisogna essere certamente più pragmatici, parlo anche da dirigente venatorio di un popolo di incensurati che troppe volte si sente diffamato. Non siamo qua per fare polemiche sulla caccia o contro la caccia, diciamo che i cacciatori sono incensurati e al mondo d'oggi è già un titolo meritorio. Esistono dei cacciatori scorretti, come alcuni colleghi hanno ricordato, ma la maggior parte, crediamo quasi l'unanimità, sono delle persone corrette che hanno già dimostrato sul campo, con azioni che vanno al di là dell'esercizio venatorio, di credere e di volere il bene dell'ambiente della Sardegna.

Una riflessione, signor Assessore, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, che ha tante competenze, soprattutto in materia di Polizia giudiziaria, che è meno flessibile della benemerita Arma dei Carabinieri e della Pubblica Sicurezza, come mai da troppi, troppi, anni non svolge una delle funzioni che le è demandata, quella delle catture e del ripopolamento? Perché questo argomento, di cui tutti sappiamo la mancanza, non viene affrontato nelle sedi competenti? La Polizia giudiziaria è importante, ma la Polizia giudiziaria si può esercitare non solo andando in campagna, quelle poche volte che si incontra il Corpo di polizia forestale, ma per combattere dei fenomeni in espansione come quelli che tutti conosciamo, per esempio il bracconaggio, compiuto da gente che non ha porto d'armi e che incensurato non è al 99 per cento, basterebbe compiere azioni di Polizia giudiziaria mirate, soprattutto presso coloro che acquistano la selvaggina e la fauna sarda che, come tutti sappiamo, è vietato acquistare e vendere per legge. Signor Assessore, queste sono piccole riflessioni che faccio ad alta voce, ma che credo sia necessario riportare in quest'Aula, che è deputata a prendere decisioni.

Signor Assessore, nel 1998 il direttore dell'Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, audito in Commissione, presieduta dall'onorevole Siro Marrocu, aveva fatto capire quanto sarebbe stata opportuna una convenzione fra la Regione Sardegna, attraverso un suo istituto che poi era l'Istituto regionale della fauna selvatica, previsto per legge, e l'Istituto nazionale della fauna selvatica. Sono passati quattro anni e noi oggi ci troviamo a dover giustificare scientificamente, ai sensi dell'articolo di legge che vogliamo approvare, un provvedimento che ha bisogno di certezze scientifiche, come ha ricordato l'onorevole Cogodi. Noi siamo convinti che queste certezze scientifiche sono assolutamente compatibili col provvedimento che accettiamo, però manca quell'organismo scientifico che deve certificare questo.

Altro argomento non di poco conto, il problema economico. Il calendario venatorio della Sardegna è il più restrittivo a livello europeo, non a livello nazionale. Attorno alla caccia anche in Sardegna vivono decine, centinaia di lavoratori, chi per questioni legate alla vendita di munizioni e di armi, chi per abbigliamento, chi per altro genere di attività, allevatori e quanti altri. Dobbiamo ricordarci che esiste un indotto che proviene dalla caccia, sappiamo che a livello nazionale è molto importante.

Stesso argomento per quello che riguarda il turismo venatorio. Una breve considerazione a riguardo di quanto dice l'onorevole Manca, sul nomadismo venatorio; crediamo che, per quanto possa essere di piccola portata in un territorio vasto come quello della Sardegna, il nomadismo venatorio niente sarebbe in confronto se venisse applicata correntemente la legge nazionale 157 che prevede una densità di cacciatori per ettaro che in Sardegna sarebbe certamente in proporzione infinitesimale. Se dovesse essere applicata quella legge potremmo avere mezza Italia, per quello che riguarda il territorio della Sardegna, abilitata e autorizzata a venire a cacciare in Sardegna.

Crediamo che questo provvedimento sia una risposta doverosa, da parte della Regione autonoma della Sardegna, non al mondo venatorio, ma a quello che essa deve rivendicare, sotto il profilo dell'autonomia, in materia di caccia, materia che occupa uno dei primi posti nella tradizione e nella storia dei sardi.

Quindi crediamo che, così come la Comunità Europea molto ci dà, in questo caso, molto ci ha tolto, allora noi dobbiamo rivendicare le nostre prerogative, che certamente saranno confutate e rese possibili da quello che sarà il riscontro scientifico in relazione alla posizione particolare che la nostra Isola nel Mediterraneo riveste per quanto riguarda le rotte dei migratori.

Quindi, ribadendo il mio voto favorevole, prego l'Assessore nella sua replica di darci qualche delucidazione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (F.S.D.). Rapidamente, signor Presidente, l'unico articolo di legge sulla caccia, perché il secondo riguarda poi l'entrata in vigore, è arrivato in Aula; si parte dal presupposto che naturalmente esso sia congruente con le modifiche introdotte negli articoli 117 e 118 della Costituzione, e con i limiti, naturalmente, che tutti conosciamo e che partono dalla direttiva CEE.

Gli interventi odierni, di fatto, dimostrano che l'eccesso di fretta, le forzature, le esagerazioni verbali, che anch'esse vi sono state, della passata seduta, non avevano alcuna ragione e che, per un Consiglio regionale dignitoso, sarebbe stato meglio in quella occasione evitarli. La dimostrazione sta nel fatto che più interventi, non un solo intervento, pur dichiarandosi favorevoli nella sostanza al testo della legge, rimarcano però alcune preoccupazioni. C'è davvero o non c'è la compatibilità integrale con la modifica del Titolo V della Costituzione? Restano ancora dei dubbi, e mi pare che da più parti, ma non ultimo, oltre l'onorevole Cogodi, anche l'onorevole Milia, si poneva il problema e si chiedeva di osservare, verificare, acquisire certezze, non dare nulla per scontato; così come invece, di fatto, si voleva fare.

Gli argomenti posti poi anche dall'onorevole Manca ci portano a dire che la materia merita particolare attenzione, che siamo in ritardo, che c'è tutta una rivisitazione che deve essere fatta e che il legiferare sotto pressioni, sia pure legittime naturalmente, sia pure dignitose, ci porta però ad atti eccessivamente frettolosi e a compiere spesso degli errori. Per cui un momento di riflessione è utile, i numerosi interventi di oggi peraltro lo stanno dimostrando.

Io raccolgo due delle indicazioni fatte dall'onorevole Onida poc'anzi. Una riguardava l'imbroglio, l'onorevole Onida dichiarava che c'è stato un imbroglio perché questo argomento non doveva essere collocato in questo punto all'ordine del giorno, ma oggetto di discussione in Aula dopo la legge sulla cultura. Anch'io ricordo onestamente che le conclusioni di allora viaggiavano in questa direzione, ma se imbroglio vi è stato, non è certamente un imbroglio che ci ha visto partecipi, né tantomeno consenzienti. L'ordine del giorno non lo stendiamo noi, è stato materialmente steso da chi ne ha le competenze e da chi - dalla legge - le competenze se le vede attribuite.

L'onorevole Onida poi, mi consenta, ha speso una parte di intervento sul voto segreto. Io personalmente in questa occasione penso di non dover chiedere votazioni a scrutinio segreto; però, onorevole Onida, con tutto il rispetto per la posizione che lei esprime, che è una posizione di assoluta dignità, mi consenta, da socialista, di richiamare che noi eravamo spesso, da tempo, storicamente ancorati all'abolizione del voto segreto, quando altri invece difendevano quelle posizioni. Oggi si è cambiata opinione, un cambio di opinione che è un attimino tardivo, però il problema non è tanto quello.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Non io, ho le prove da tre anni.

BALIA (F.S.D.). Onorevole Onida, non mi riferisco espressamente a lei, però oggi in quest'Aula vi sono forze politiche che inneggiano al voto palese e sollecitano la modifica del Regolamento, forze politiche che ieri, in questa stessa Aula, erano strenui difensori del voto segreto. Per cui, pur rispettoso di tutte le posizioni, io credo che la maggioranza debba preoccuparsi di un'affermazione che l'onorevole Onida ha fatto.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U.Sardi). E non torno indietro!

BALIA (F.S.D.). Non sto polemizzando con l'onorevole Onida, mi sto rifacendo, in maniera molto seria, alle posizioni espresse, che rispetto, Pasquale! Però io credo che la maggioranza oggi dovrebbe preoccuparsi dell'affermazione che l'onorevole Onida si rifiuterà di esprimere un voto, dentro quest'Aula, nell'eventualità che si tratti di voto segreto .

Preoccupatevene, perché in più occasioni verrà richiesto, e tranquillizzatevi anche su un altro fatto, noi ci stiamo a cambiare le regole, in qualunque momento, però le regole che vengono cambiate non si cambiano a seconda del momento, in maniera utilitaristica, si cambiano in maniera seria e il cambiamento viene deliberato e decretato per il futuro, e non se oggi si siede dalla parte dei banchi di maggioranza si segue un comportamento, e se si siede dalla parte dei banchi di opposizione se ne segue un altro.

Quindi, su questo argomento, riconfermando la nostra posizione, storicamente a favore del voto palese, preannunciamo che daremo battaglia in tutte le occasioni, nell'eventualità che si intendesse introdurre la modifica a valere su questa legislatura. Modifiche di questo tipo possono essere introdotte, è giusto, opportuno e auspicabile introdurle, ma devono dispiegare efficacia in una fase successiva, cioè a bocce ferme, e non quando le maggioranze o le opposizioni sono già precostituite e organizzate.

LIORI (A.N.). Non si farà mai, allora?

BALIA (F.S.D.). No, lo stabiliamo oggi a far data dalla prossima legislatura, proprio perché non debbono permanere sospetti di sorta.

Ciò detto, tornando all'argomento oggetto di discussione, facciamo quella verifica di congruità rispetto a quelle modifiche introdotte del Titolo V, rispetto alle osservazioni avanzate e alle direttive comunitarie, dopodiché andiamo avanti con l'articolo che oggi è sotto esame.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Un minuto, Presidente, anche perché non spetta a me concludere, ma all'Assessore dell'ambiente.

Approfitto, però, come Assessore regionale dell'agricoltura, per ricordare a me stesso, ma anche all'Aula, che il problema della caccia non è solo l'abbattimento (forse poi, ha ragione l'amico Cogodi, questa parola è brutta), non è solo l'abbattimento dei selvatici, ma rappresenta anche un certo tipo di regolamentazione della fauna, relativamente alle colture agricole.

Voglio dire in sostanza che ho notato che, nell'elenco, non ci sono, per esempio, gli storni. Io ricevo diverse lettere, diversi suggerimenti, diverse relazioni sui danni che queste migliaia di storni stanno facendo in campagna, soprattutto ora che c'è siccità e quindi il seme appare facilmente prendibile da questi uccelli. Quindi, per quanto riguarda passeracee e storni, vorrei pregare l'Assessore, se è possibile, non ora, perché è chiaro questo non è il momento, ma più in là, di vedere se attraverso una certa regolamentazione ed attraverso l'individuazione di alcune zone, in maniera ovviamente temporanea e straordinaria, si può affrontare anche questo problema.

Comunque il mio voto certamente sarà favorevole.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, signori onorevoli consiglieri, intervengo al termine di questo dibattito, che ha coinvolto, con notevole interesse, quattordici componenti di questo Consiglio, nelle più disparate posizioni politiche che ciascuno di voi e di noi, se mi consentite, deve rivestire. Però ho annotato in tutti la passione per l'argomento trattato, la partecipazione per impostare a soluzione un problema di così largo consenso, di così larga attenzione, perché evidentemente è un fatto che noi qui, nella Regione sarda, seguiamo con particolare attenzione.

E` verissimo, quanto è stato riferito oggi durante il dibattito, che la Regione sarda e il mondo venatorio sardo ha attuato, autolimitando l'attività venatoria, un programma di rigore e di ristrettezze. E` verissimo che, in condizioni di particolare attenzione autonomistica, abbiamo reclamato, sin dalla precedente legislatura, attraverso l'emanazione di una legge, l'attribuzione di particolari competenze all'Assessorato che mi onoro di rappresentare in materia venatoria, a tal punto che una norma era stata giudicata incostituzionale, evidentemente da censori eccessivamente rigorosi, in quanto oltre i limiti costituzionali e soprattutto comunitari.

Ora, con la modifica del Titolo V, questa situazione, automaticamente, si autogiustizia e quindi è importante fare il punto. Sì, è vero che manca il piano faunistico regionale, ma è altrettanto vero che il piano faunistico regionale è legato al piano faunistico provinciale, ed è altrettanto vero che al sottoscritto fa difetto l'imposizione autoritaria di commissariare, sotto questo titolo, le province inadempienti.

Non mi sembra il caso di esplicare autoritarismi, laddove è necessario invece un maggior coordinamento e una maggiore presenza, magari dell'organo istituzionale, che fa capo al mio Assessorato. E` per questo che io mi impegno, nei confronti di questa Aula, perché si adempia quanto prima a questa necessità, perché da questa poi deriva la ripartizione degli ambiti nelle diverse province, perché si ripartisca con razionalità quel criterio di discernimento che mi sembra anch'esso espressione di autogoverno e di chiara autonomia locale, che io sempre, in ogni occasione, non faccio a meno di rimarcare.

E` vero anche che l'Istituto regionale per la fauna selvatica di prossima istituzione è legato agli accertamenti provinciali, sarebbe già stato messo nella condizione di operare se ci fossero stati quei rilievi al quale io devo fare riferimento nell'impostare questo importante Istituto. E` altrettanto vero, rispondo all'onorevole Milia, che il Corpo forestale, per quanto faccia, solo in un sito in Sardegna, la cattura e il rilancio, ha necessità di incrementare le proprie risorse non solo economiche, ma anche quelle umane per adempiere ad un compito così importante e di così largo rilievo.

Così come, compiuti questi atti preliminari, dovrà essere ripristinata, nella giustizia dei problemi economici, la tassa sull'attività venatoria che, da quando abbiamo avuto il compito di amministrare questo settore, è stata ridotta a diecimila lire simboliche per ogni esercizio di caccia, pertanto dovrà essere aggiornata una volta che si saranno adempiuti tutti gli obblighi legati alla legge che soltanto in parte è attuata.

E' comunque demandato, al Comitato faunistico venatorio regionale, il compito di accertare la consistenza della fauna, nel rispetto della legge che il Consiglio voterà tra poco, e deliberare, naturalmente, in ordine ai provvedimenti - da più parti in questo Consiglio sollecitati - di attenta vigilanza, di verifica che, credetemi, per quanto ho potuto constatare in questi due anni, sono sempre presenti nel Comitato che mi onoro di presiedere istituzionalmente; nell'autonomia che ho sempre riconosciuto a questi organi istituzionali di massimo rilievo, ho sempre rispettato le decisioni da loro assunte, e pertanto anche la ristesura del calendario che, conseguentemente alla legge, dovrà essere immediatamente approvato; il Comitato, già convocato e riunito per venerdì, si è riconvocato per domani, in questo modo si potrà procedere alacremente alla stesura e all'approvazione del calendario il quale, peraltro, per legge da voi votata oggi, entrerà in vigore con la pubblicazione della stessa legge.

Io ritengo che, a prescindere dall'enfasi che taluno di voi ha attribuito a questo avvenimento, si sia fatto un piccolo passo avanti nell'attuazione di quelle norme che in qualche modo appagano un settore molto importante, così come è stato richiamato, si tratta di un'attività non solo hobbistica che interessa molte persone, io non sono un cacciatore, non lo sono mai stato, quindi non sono in grado di giudicare quale passione animi questa attività, però da quanto ho visto, da quanto ho potuto capire dai coinvolgimenti che da più parti mi vengono presentati, capisco che si tratta di una passione che è legata all'attività genetica dell'uomo, e quindi come tale noi la dobbiamo comprendere e, se è possibile, nell'ambito delle norme, agevolarla, aiutarla in modo che non si creino ulteriori dissapori, ulteriori stati di amarezza.

Vi ringrazio per il contributo che avete dato, soprattutto per la passione che avete dimostrato trattando questo argomento e mi rimetto alle decisioni che l'Aula vorrà certamente prendere con la massima libertà e indipendenza.

PRESIDENTE. Prima di votare il passaggio all'esame degli articoli, mi è sembrato di capire che fosse stata chiesta, e vorrei sapere in che termini, una breve sospensione dei lavori.

CALLEDDA (D.S.). Chi l'ha chiesta, scusi?

PRESIDENTE. Io ho sentito l'onorevole Ortu, mi dicono che l'avesse chiesta implicitamente anche l'onorevole Cogodi, sto chiedendo prima di votare il passaggio all'esame degli articoli, se è stata chiesta. Altrimenti metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.

Dichiaro chiusa la discussione generale.

Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del Titolo.

MANCA, Segretario:

Titolo

Modifica dell'articolo 49 della legge regionale 29 luglio 1998, n. 23 "Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna", concernente il periodo di caccia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, intervengo innanzitutto per confermare la valutazione positiva dell'articolo e della legge nel suo complesso da parte del Gruppo dei Popolari, che sono favorevoli non solo al provvedimento, ma in generale alla caccia, ai cacciatori e, se mi consentite, anche alla cacciata dei cialtroni di cui parlava Balletto, che si annidano fuori di qui, ma anche in parte qui, nelle amministrazioni locali che manifestano ogni giorno la loro inerzia, la poltronite, le inadempienze, il disinteresse, l'incapacità a dare piena attuazione alle leggi, alle buone leggi che noi ci siamo dati come la legge 23.

Lo dico perché, Assessore, la vera autonomia di una Regione è prima di tutto applicare le leggi; applicare le leggi non significa avere la paura di un autoritarismo, così come lo definiva lei, ma significa dare efficienza ai comparti, certezza di diritto e funzionalità, che è quello che noi chiediamo per questo settore.

Circa la battuta sul voto segreto a me pare singolare e del tutto suggestivo che il problema dei cecchini sia stato sollevato proprio intorno al problema della caccia, se ci pensate è abbastanza singolare! Mi rammarico che non sia presente il collega Selis che avrebbe avuto modo di esprimere parole molto più circostanziate e appropriate a questo problema, tuttavia io considero che su questo tema qualunque ravvedimento, seppur tardivo, è una buona cosa. Tuttavia lascio all'Aula due interrogativi su questa strumentalizzazione che cammina sulle pagine dei giornali e attraverso gli interventi di alcuni colleghi oggi, in quest'Aula: perché, dopo due anni e mezzo di legislatura, la Giunta per il Regolamento è stata convocata solo ieri per parlare di questo problema? Perché i nuovi crociati del voto segreto esprimono questa ansietà oggi e non l'hanno fatto nei momenti in cui, per problematiche tutte sul livello del potere, realizzavano l'impianto di questa legislatura che oggi qualcuno comincia a vedere con grande problematicità, quando si esprimevano i voti contro gli impegni assunti e quando si esprimevano i voti sbucando dalle tende? Questi sono gli interrogativi che ci poniamo.

Oggi il problema del voto segreto è l'unico vero problema che ha la maggioranza. Precaria la sua nascita e precaria la sua sopravvivenza per questo motivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Noi abbiamo chiesto prima, non alla cortesia, ma all'attenzione e alla riflessione dei colleghi del Consiglio, delle parti politiche naturalmente, non a titolo personale ad ognuno, un approfondimento di questa questione. Non è stato raccolto il nostro invito, per cui non abbiamo ritenuto neppure di formalizzarlo. Non vogliamo dare la minima impressione di voler ritardare, neppure di un minuto, l'eventuale approvazione di una legge che tutti dicono di voler approvare. Né abbiamo posto la questione preliminare anche sull'ordine dei lavori.

Signori della Giunta, della maggioranza, insomma siamo giorni e giorni su questa cosa! Avete voluto in ogni circostanza anteporre questa legge ad altre, anche a quelle sulla cultura. Noi avevamo detto, faremo tutte le leggi, però seguiamo un ordine, l'ordine naturale delle cose, manco quello avete voluto fare. Poi, Onida si lamenta, ma di che? La Giunta è tua, il Presidente del Consiglio è tuo, la maggioranza è tua, fate qualche conticino in casa, è tua nel senso che vi appartiene, non che ce l'abbia in tasca. E` tua nel senso che vi appartieni, perché sennò qui non si capisce più nulla.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Oh Luigi, con chi stai parlando? All'imbroglio avete contribuito tutti in misura uguale.

COGODI (R.C.). Come in misura uguale, non è in misura uguale.

PRESIDENTE. Onorevole Onida, potrà replicare dopo, non interloquite.

COGODI (R.C.). Il mio ruolo di opposizione, relegato peraltro all'opposizione dai franchi tiratori all'inizio di questa legislatura.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U.Sardi). E` un imbroglio a cui avete contribuito tutti.

COGODI (R.C.). Io non ho contribuito a nessun imbroglio. Ci tengo a dire che io, il mio Gruppo politico, l'opposizione di questa parte del Consiglio, non abbiamo contribuito a nessun imbroglio politico. Noi siamo l'opposizione in questo Consiglio, onorati di fare l'opposizione e sappiamo fare l'opposizione perché relegati all'opposizione dalle imboscate e dai franchi tiratori che hanno usato il voto segreto per costituire il potere abusivo in questa Regione.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Fate come me e non ci saranno più franchi tiratori.

COGODI (R.C.). Questa è la realtà dei fatti che nessuna polemica cancellerà, non c'entrano nulla i rapporti personali. Rimarrà comunque la storia di questa legislatura, un'occupazione abusiva del potere che non fonda sul consenso elettorale e sul patto che si è rappresentato al popolo; quando ci siamo presentati, caro Onida, insieme alle elezioni, insieme siamo andati a chiedere per lo stesso programma, che abbiamo sottoscritto io e tu, lo stesso programma!

ONIDA (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Anche quello lo abbiamo già visto e lo vedremo di giorno in giorno. E' ora di smetterla.

COGODI (R.C.). Io sono onorato di essere coerente.

PRESIDENTE. Prego, ricordo ai due consiglieri che la discussione in oggetto è una legge sulla caccia…

COGODI (R.C.). Ecco la discussione in oggetto è questa e noi abbiamo detto e ripetiamo che non abbiamo voluto neppure per un attimo dare l'impressione di ritardare un provvedimento…

PRESIDENTE. Non è sulla veridicità del voto palese o segreto, che verrà esaminata in un altro momento, né sulle diatribe personali che sfociano nelle richieste di fatto personale. Mi fa intervenire, onorevole Cogodi?

COGODI (R.C.). Allora doveva interrompere chi ha trattato la questione...

PRESIDENTE. No, stavo cercando di interrompere entrambi, perché tutti e due state impedendo il regolare svolgimento dei lavori del Consiglio. E se insistete interrompo i lavori.

COGODI (R.C.). Sospenda quello che vuole. Se non si può trattare questo argomento...

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio, non quello che voglio.

COGODI (R.C.). Se non si poteva trattare questo argomento, lei doveva sospendere chi lo ha trattato prima di noi. Lei non può pretendere di lasciar dire, su un argomento, una parte di maggioranza, l'ha trattata il collega Onida questa questione, e poi riprendere Gian Valerio Sanna o Luigi Cogodi perché riprendono lo stesso argomento. Lei deve essere imparziale. Quindi se l'argomento non è in discussione, non lo è per nessuno.

PRESIDENTE. Lo sono. E la invito ancora una volta a stare all'argomento oggetto della legge.

COGODI (r.c.). Lo doveva dire a chi lo ha trattato per primo.

PRESIDENTE. Stiamo parlando di una legge sulla caccia e non sulla possibilità di votare segretamente o meno.

COGODI (r.c.). Esatto.

PRESIDENTE. La richiamo ancora, onorevole Cogodi, e se insiste le tolgo la parola.

COGODI (r.c.). No, lei non mi richiama a niente. Perché richiamo io a lei.

PRESIDENTE. Se insiste, le tolgo la parola.

COGODI (r.c.). La richiamo io, perché lei se voleva che l'argomento non si trattasse, lei non lo faceva trattare al primo che lo ha introdotto.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le tolgo la parola.

CORDA (A.N.). Non è possibile l'aggressione di quest'uomo!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le tolgo la parola.

Andiamo avanti, poiché nessun altro domanda di parlare sul Titolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

(Interruzioni)

COGODI (R.C.). Ma dove siamo?

CORDA (A.N.). Siediti, Cogodi!

PRESIDENTE. Siamo nell'Aula del Consiglio della Regione che state svilendo tutti quanti in questo modo.

(Interruzioni)

Si dia lettura dell'articolo 1.

MANCA, Segretario:

Art. 1

Modifica dell'articolo 49

della legge regionale n. 23 del 1998

1. Il comma 1 dell'articolo 49 della legge regionale, n. 23 del 1998 è sostituito dal seguente:

"1. Ai fini dell'attività venatoria nel territorio della Sardegna è consentito abbattere esemplari di fauna selvatica di cui all'articolo 48 nel periodo compreso tra la terza domenica di settembre ed il 28 febbraio dell'anno successivo, a condizione che le specie non siano cacciate durante il periodo della nidificazione, né durante le varie fasi della riproduzione e della dipendenza e, qualora si tratti di specie migratorie, non vengano cacciate durante il periodo della riproduzione e durante il ritorno al luogo di nidificazione, con le seguenti eccezioni:

a) Cinghiale (Sus scrofa)

dal 1° novembre al 31 gennaio dell'anno successivo;

b) Tortora selvatica (Streptopelia turtur)

dal primo giorno di settembre per un massimo di due giornate.".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Le chiedo scusa, Presidente, so quanto sia complicato condurre i lavori dell'Aula nei momenti in cui c'è confusione e quello precedente è stato sicuramente un momento di confusione. Non mi sono reso conto che lei ha messo ai voti. Non ho votato, non ho potuto votare, le chiedo scusa perché - ripeto - non gliene faccio una colpa, invito i colleghi a non strillare perché intanto siamo in un'Aula parlamentare, non è che ha ragione chi grida o chi urla di più, invito tutti ad un momento di calma perché, durante la discussione delle leggi, se ci sono passaggi delicati nei quali ciascuno di noi deve esprimere liberamente e consapevolmente il proprio voto e la propria opinione, lo deve fare conoscendoli tutti. Ripeto, io e altri colleghi accanto a me, non ci siamo resi conto che è stata chiamata una votazione. Chiedendole ancora scusa, le domando se è possibile tornare indietro e tornare al punto.

(Interruzione del consigliere Corda)

Chiedo al Presidente, Cesare, se me lo consenti, quando farai tu il Presidente assumerai il ruolo. Adesso questa Assemblea ha un Presidente, io mi sto rivolgendo al Presidente, il Presidente deciderà come meglio ritiene.

PRESIDENTE. Non ci sono questioni, se si vuole effettuare nuovamente la votazione, la Presidenza è disponibile.

Metto in votazione il Titolo della legge. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Ha domandato di parlare il consigliere Ortu sull'articolo 1, di cui si è già data lettura. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Presidente, io avevo chiesto di parlare sul Titolo, non sull'articolo 1.

(Interruzioni)

Scusatemi un attimo, nessuno di voi, anche se assumete questi atteggiamenti, può impedire che in quest'Aula i lavori vengano svolti correttamente. Allora, in quest'Aula, i lavori si aprono con la discussione sugli argomenti. Il Presidente non poteva, togliendo la parola all'onorevole Cogodi, chiudere la discussione sul Titolo e tanto meno poteva metterlo in votazione. Io avevo chiesto la parola sul Titolo, semplicemente per sottolineare che il Presidente, se vuole davvero discutere in modo ordinato una legge che noi vogliamo approvare (così come abbiamo dimostrato poc'anzi quando, contrariamente a quanto adombrato da qualcuno nei corridoi, non abbiamo affatto chiesto il voto segreto, anzi tanto meno abbiamo riproposto la sospensione, pur essendoci degli argomenti e delle preoccupazioni che abbiamo espresso in Aula, che avrebbero potuto indurre a una riflessione). avremmo comunque dovuto far discutere con più attenzione anche il Titolo. Per esempio vorrei chiedere all'Assessore che chiarisca, cosa che non ha fatto con la replica, l'ipotesi che ha avanzato, proprio per evitare che si imbroglino le carte, perché in questa Aula si danno dall'oggi al domani tante cose per acquisite che poi nei fatti non sono così.

Noi vogliamo una legge e vogliamo che la stessa venga approvata, perché non siamo contrari e abbiamo anche spiegato quali sono le ragioni. Prima di tutto perché c'è già un'autoregolamentazione, quindi siamo favorevoli ad estendere il diritto dei cacciatori sardi per equipararlo a quello esercitato in altre Regioni. Lo abbiamo detto con chiarezza. Però abbiamo detto anche che vogliamo che venga approvata una legge seria; badate, vi è il rischio che, ancora una volta, qui si faccia il gioco delle tre carte, no?, per dire o per lo meno per potersi tutti presentare come quelli che hanno voluto estendere il calendario sulla caccia, ed allora si dice "facciamo, facciamo", così ci presentiamo a tutti come quelli disponibili a fare le cose, poi un qualsiasi banale ricorso ci porta indietro punto e a capo.

USAI (A.N.). I ricorsi si fanno su tutto, anche sulle cose più incredibili!

ORTU (R.C.). Sì, caro onorevole Usai, è così. Lo so, ma io non voglio discutere su tutti i ricorsi che fate voi avvocati, dico voi in senso lato, come professione, perché io tra l'altro, non sono avvocato quindi non esperisco ricorsi.

La mia preoccupazione è un'altra, che quando si discute un provvedimento, esso sia valutato per la portata reale che ha e da tutti i punti di vista, con l'equilibrio che è necessario, con tutti i tempi che sono occorrenti, ma con chiarezza; ecco, si dicano gli obiettivi che ognuno di noi vuole perseguire. Per esempio, noi vogliamo perseguire l'approvazione di una legge che davvero consenta ai cacciatori di poter estendere il calendario venatorio; l'Assessore durante il suo intervento ha detto che il Comitato faunistico esaminerà questo problema.

C'è anche un altro aspetto che va valutato e sul quale io vorrei sentire l'Assessore. Qual è l'altro aspetto? Lei sa benissimo, Assessore, che noi abbiamo dovuto introdurre nell'articolo 1 quella formulazione che vi è contenuta.

USAI (A.N.). Ma il Titolo l'abbiamo già votato.

ORTU (R.C.). Caro onorevole Usai, io sto parlando sull'articolo 1, è mai possibile che qui si voglia impedire, anche a chi ne ha diritto, di parlare? Presidente, lei c'è per tutelare chi ha diritto di parlare in quest'Aula o vuole tutelare i facinorosi come l'onorevole Usai? Ma io ho diritto di parlare o no?

PRESIDENTE. Se mi fate dirigere i lavori, sì. Onorevole Usai, la prego di non interrompere. Non ottiene nessun effetto, interrompendo l'interveniente, anzi ottenete tutti l'effetto contrario allo snellimento dei lavori. Quindi richiamo tutti quanti all'ordine e al rispetto del Regolamento.

ORTU (R.C.). Presidente, ma io ho diritto di parlare, sì o no?

PRESIDENTE. Le sto dando la parola. Lei non apprezza il fatto che io le stia consentendo di fare un intervento pacato regolare e che nessuno la disturbi. La prego continui.

ORTU (R.C.). Se questa è la sua volontà, io la apprezzo e la ringrazio, per essere chiari, però non vorrei che si ripetesse la scena di poc'anzi, che Onida introduce un argomento, poi un altro ripiglia l'argomento di Onida...

PRESIDENTE. Lei non riprenda quell'argomento.

ORTU (R.C.). Io sto riprendendo le questioni dell'onorevole Usai, sto facendo l'esempio precedente. Non vorrei che a me, che ho il diritto di parlare, venga impedito dall'onorevole Usai di farlo e poi invece di richiamare l'onorevole Usai finisse per richiamare me. Questo è il risultato in quest'Aula.

Comunque io voglio concludere la questione che intendevo porre all'Assessore, è una questione importante che va valutata in modo serio, altrimenti imbrogliamo la gente, imbrogliamo i cacciatori. Qual è? L'articolo 1 non poteva essere formulato diversamente, abbiamo giustamente approfondito la questione in Commissione. Perché non poteva essere diverso? Perché, per evitare che gli avvocati trovassero i cavilli per inficiare l'articolo, abbiamo dovuto richiamare la norma comunitaria.

La norma comunitaria sottolinea che la caccia può essere aperta "a condizione che la specie…" e così via sulla questione della nidificazione, eccetera. Allora l'Assessore sa che noi in Sardegna non abbiamo l'Istituto regionale per la fauna selvatica, cioè è previsto in legge, ma non lo abbiamo costituito. Allora se questa è la formulazione, l'Assessore sa benissimo che, per poter decretare, ha bisogno di quel parere. Così mi è stato spiegato in più riprese, in Commissione, da parte dei tecnici.

Ecco, io sono qui pronto ad ascoltare le argomentazioni dell'Assessore ed eventualmente anche a convincermene, non ho alcuna difficoltà, se non fosse così. Mi è stato detto che su una questione simile, sollevata dal collega di Alleanza Nazionale, Locci, si è discusso in modo serio, allora mi augurerei che, nello stesso modo, si discuta oggi qui in Aula su questa questione riproposta da me.

Si è detto che chiaramente non può essere il Comitato faunistico, al quale spetta la redazione del calendario venatorio, a stabilire quando le specie nidificano, cosa che deve essere fatta da un comitato scientifico. Allora, poiché il comitato scientifico è costituito dall'Istituto per la fauna selvatica che in Sardegna non abbiamo, si è detto che per supportare quel calendario occorre un parere che attesti che in quel periodo non vengano cacciate specie quali quelle previste dall'articolo 1. Si è anche detto che la Regione Sicilia aveva vissuto un'esperienza simile, stabilendo il calendario venatorio dopo aver avuto il parere addirittura dal comitato regionale; il decreto è stato impugnato, su ricorso, è stato dichiarato decaduto perché tra l'altro in sede di sentenza si è stabilito che addirittura ad esprimere il parere dovrebbe essere l'Istituto nazionale per la fauna selvatica.

Ripeto, per evitare che si faccia il gioco delle tre carte o che si dicano, e si facciano anche, cose inesatte, io vorrei sentire l'Assessore, che ha dato per possibile la decretazione subito dopo la pubblicazione del disegno di legge, per evitare di esporre tutta la normativa eventualmente a una efficace impugnativa, passatemi il termine, non sono un giurista, per chiedergli se non ritenga che tutto questo itinerario debba essere percorso, e se non sia necessario quindi dire con chiarezza a tutti come stanno i termini del provvedimento che stiamo per approvare.

USAI (A.N.). Ma può parlare sul Titolo o no?

PRESIDENTE. Siamo in fase di discussione sull'articolo 1. Il Titolo è già stato votato. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Due brevissime considerazioni. Anche io sono convinto che siano gli elementi estranei all'argomento in discussione ad aver creato un clima di tensione ed anche di polemica in Aula e che sia quindi meglio superarli. Voglio dire che anche i dubbi, le perplessità, i quesiti che sono stati qui posti da alcuni colleghi sono comunque fondati, anzi la Commissione stessa si è soffermata molto ad approfondire quegli aspetti che sono stati qui riproposti.

Non pare corretto neanche a me il fatto che vengano posti degli interrogativi, che vengano poste all'attenzione dell'Aula delle riflessioni che possano essere strumentalizzate con il tentativo di bloccare la legge. Anche perché il collega che li ha posti non solo è firmatario della legge, ma è anche uno di quelli che l'ha approvata in Commissione.

L'unico dubbio che abbiamo avuto nell'accogliere la sospensione, lo dico anche al collega Cogodi, è che l'aspetto posto cioè se la Regione abbia o non abbia la competenza dopo la modifica del Titolo V in relazione a quello che è avvenuto con la precedente sentenza della Corte costituzionale, è un aspetto talmente complicato e difficile da non potersi risolvere in cinque minuti. Noi siamo convinti che abbiamo titolo e vogliamo perseguire quella volontà, magari anche attraverso una forzatura perché riteniamo che sia giusto che una Regione, che ha una situazione ambientale e climatica differente dalle altre Regioni, abbia la possibilità di esercitare il prelievo venatorio nel periodo in cui c'è il flusso migratorio della selvaggina, non prima. Poi siamo convinti che c'è una tale situazione di modificazione a livello europeo, non dimentichiamo che in Francia, in Corsica, in Spagna, l'attività venatoria va oltre il 28 febbraio, quindi comunque si sta realizzando un'ingiustizia nei confronti dei sardi e degli italiani rispetto al prelievo venatorio.

Noi siamo convinti che anche se non c'è certezza in materia di diritto, e non penso che ce ne sia uno che possa dire andiamo, sicuramente si andrà ad un contenzioso anche a livello di Consiglio di Stato; però è un diritto che i sardi devono saper difendere, così come stanno facendo i francesi nei confronti dell'Unione europea, e come stanno facendo gli spagnoli e così via. La risposta al quesito non si può dare in cinque minuti, o in un'ora, sicuramente sarà una risposta che spetterà dare nuovamente alla Corte Costituzionale, perché ci saranno sicuramente ricorsi.

L'altro aspetto, ci tengo a dirlo, riguarda il richiamo per l'Istituto regionale per la fauna selvatica; esso non è utilizzato per frenare l'applicazione della legge, ma per consentire l'attuazione della legge. Il fatto grave - denunciato un po' da tutti, maggioranza e opposizione - della non nascita dell'Istituto regionale della fauna selvatica non vorremmo che fosse utilizzato per frenare l'eventuale modifica del calendario venatorio, perché l'istituto avrebbe già dovuto definire il suo parere in precedenza; di fatto l'istituto non c'è, non si può bloccare l'attività venatoria pertanto voglio dire che sarà un problema dell'Assessore e del Comitato faunistico supportare le decisioni che verranno assunte. Non è detto che il Comitato faunistico deciderà di riaprire l'attività venatoria dopo la pubblicazione della legge, può darsi che lo faccia, ma oggi non sta a noi stabilire che cosa avverrà, se l'Assessore avrà o no elementi scientifici da portare al Comitato per supportare questa scelta; vorrebbe solo dire oggi iniziare a fare il processo alle intenzioni del Comitato faunistico.

Quindi oggi mi limiterei a dire che con questa norma stiamo ridando alla Sardegna la norma che nel 1998 è stata cancellata, e ai sardi un diritto che esiste in Corsica, in Francia, in Spagna che a noi pare in sintonia con la direttiva comunitaria. La sua applicazione, così com'è, avverrà successivamente; andremo poi a verificare se essa avverrà sulla base di elementi scientifici oppure no. Ribadiamo l'esigenza che la legge sia attuata nella sua totalità perché questo - devo dirlo - non risponde alla verità. Su questo, ho già detto molte volte che torneremo con un'iniziativa nostra, di centrosinistra, perché la legge 23 va modificata e adeguata, non solo relativamente al periodo venatorio ma discutendo sull'intera caccia e sulla pianificazione faunistica, di cui non si sta parlando e per la quale nulla si sta facendo a livello regionale, come invece richiesto da parte delle associazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, mi rivolgo a lei con l'appellativo di rito. Credo, signor Presidente, che sia la prima volta che accade che un Presidente di Consiglio privi un consigliere regionale del suo diritto-dovere di esprimere, nei tempi regolamentari, la sua opinione su una parte di una legge che è in discussione e in approvazione in Consiglio. La cosa non rimarrà, credo, senza conseguenza, tuttavia adesso intervengo nel merito dell'articolo che è in discussione.

Noi avevamo chiesto una riflessione utile ai fini dell'approvazione di una legge che avesse una sua reale efficacia, una legge che è pervenuta in Consiglio regionale in data 17 gennaio 2002 e che ha percorso come un fulmine tutti i passaggi procedurali, dal 17 gennaio 2002, due settimane fa, per approdare in Aula dieci giorni dopo e scavalcare a ripetizione tutte le altre leggi che erano già all'attenzione del Consiglio. Noi abbiamo intravisto una forzatura in questo modo di procedere , e abbiamo detto che non è così che si fanno leggi migliori, e noi abbiamo il diritto e il dovere di fare le leggi nel modo migliore possibile. La legge che è stata accantonata, cioè messa dopo questa, è la legge che ha per titolo "Interventi integrativi in materia di istruzione scolastica, cultura, informazione e sport"; essa porta come data di presentazione in Consiglio 13 dicembre 2000. Però quella viene dopo.

Io non credo che ci sia un solo cacciatore in Sardegna, di quelli di cui parliamo, cioè di quelli amanti della natura, del paesaggio, della buona regola e di quant'altro, che abbia o non abbia un figlio da mandare a scuola, che pensi o chieda al Consiglio, nessuno l'ha chiesto, di trattare prima la legge pervenuta il 17 gennaio 2002, per ipotizzare due o tre giorni di caccia nell'attuale mese di febbraio 2002, rispetto ai provvedimenti sulla scuola, sulla cultura, che è qui dal dicembre del 2000. E` proibito dire questo in un'Assemblea parlamentare? E' proibito? E` proibito rappresentare una forzatura che sa di non sincerità e di altre finalità più capziose, forse un pochino più pelose? Badate, il giorno che noi perdiamo, anche per un attimo, un pochino della nostra capacità di valutare oggettivamente i problemi della Sardegna, noi non ne avremo risolto nessuno, anche se di volta in volta, qua e là, ci si rivolge in modo partigiano a una o all'altra categoria di persone.

Noi volevamo dire: il mese di febbraio 2002 è già in corso, questa legge è arrivata tre giorni fa, possiamo meglio valutare l'efficacia di questa normativa? Noi non siamo qui per scongiurare ricorsi, perché chi vorrà li farà, ma per fare una cosa fatta meglio. Voi dite che la norma costituzionale ha risolto alla radice il problema, mentre qualche altro dice che non pare che sia così, perché lo Stato si riserva una sua esclusiva competenza in materia di tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e quant'altro. Qui però si dice anche che il cacciatore, chiamiamolo così, cioè la persona che esercita legittimamente questa sua attività, è il migliore difensore dell'ambiente ed è quello che interviene positivamente per l'equilibrio dell'ecosistema; se tutto questo è, ed è, e riteniamo che sia così, come si fa a dire che non parliamo di ecosistema ed ambiente?

Allora, secondo noi, dov'è la soluzione? Nel non fare la legge? No, nel farla meglio! Era proibito poterla fare meglio? Pesare meglio la norma? Oppure si deve, per quel che si vuole solamente, tenere - l'Assessore l'ha detto - già permanentemente convocato il Comitato faunistico? La legge approvata oggi, pubblicata domani, stanotte o domani notte riunito il Comitato faunistico, dopodomani il decreto, tra tre giorni tutti a caccia! Ma non sarà così, penso che non sarà così, penso che nessuna persona saggia pensi che si possa fare una simile forzatura!

Ed allora qui ci sono state alcune voci, bisognerebbe ascoltare di più, non volete ascoltare noi? Qualcuno non ci vuole ascoltare? Ascoltate anche altre voci. Per esempio, il collega Milia ha detto alcune cose importanti, ha detto che quella funzione, quella competenza - ribadita - dell'Istituto nazionale faunistico, viene richiamata anche dalla nostra legge regionale, nella quale addirittura è previsto il suo necessario raccordo con l'Istituto regionale per la fauna selvatica, che però non è stato ancora istituito. Allora dico a tutti quelli che hanno fretta, fretta, fretta: perché non proponete che si istituisca quello che la legge prevede di istituire? L'Istituto regionale per la fauna selvatica non è istituito, lo doveva istituire la Giunta, due anni fa, un anno fa, un mese fa, ieri, invece non è stato ancora istituito, eppure la legge regionale offre la possibilità dell'intesa col Governo nazionale perché l'Istituto regionale faunistico possa fungere anche da organo decentrato dell'Istituto nazionale faunistico.

Siccome la legge regionale 23 è una legge regionale approvata, tra l'altro, nel tempo in cui era previsto il visto del Governo, questa legge della Regione è anche legge dello Stato, a tutti gli effetti giuridici. E' chiaro che una legge della Regione, che è anche legge dello Stato, che prevede la possibilità, addirittura, che l'Istituto regionale funga da organo decentrato dell'Istituto nazionale che rivendica le competenze, può avere come soluzione del problema l'attivazione di quell'intesa. Lo ha detto il collega Milia, o meglio ha ripreso questo argomento, perché da qualche parte di questo Consiglio, non solo in questa parte estrema, ma anche in altre parti, c'è qualcuno che ascolta, che riflette e che interloquisce.

Ecco, se non si è accecati dall'animus di fare comunque le cose, esse possono essere fatte meglio, altrimenti si fanno male. Voi date l'impressione a voi stessi, cacciatori, o ad altri cacciatori, di non aver risolto il problema, perché purtroppo questo è il modo col quale si fanno le cose. Ma, in materia di caccia, questa Regione ha una legge, se fosse attuata, buona ed equilibrata, tant'è che ha raccolto ampi consensi, certo anche critiche perché quando si devono contemperare interessi sociali, sensibilità e culture diverse, è chiaro che la legge non riesce in tutto a essere equilibrio finale, ma un punto di sintesi, però la legge di cui si parla è una buona legge. Se fosse stata attuata, cioè se la Regione avesse fatto quello che in essa è previsto (istituire l'Istituto regionale per la fauna selvatica, avere il riassetto faunistico venatorio, considerare di intervenire per avere una densità ottimale, una conservazione, una riqualificazione delle risorse naturali e ambientali anche a fini venatori, predisporre i piani di miglioramento ambientale, tesi a favorire la riproduzione naturale della fauna selvatica), sarebbe stato meglio per la Regione, per l'ambiente, per l'equilibrio naturale, per l'ecosistema e anche per l'esercizio della caccia.

Il problema, quindi, non è solo di arco temporale, ma anche di densità di presenza della fauna selvatica, oltre che di densità e di presenza dei cacciatori; forse bisognava pensare a una diversa disciplina, a una diversa distribuzione, forse i residenti in questa Regione, nel loro territorio, hanno qualche diritto in più rispetto all'esercito degli impiegati armati che escono la domenica a invadere le campagne. Forse c'è qualche diritto in più dei residenti nel loro territorio, perché quelli sì sanno cosa fanno, cosa debbono tenere, cosa debbono conservare di più per sé e per gli altri. Sono quindi ragionamenti seri quelli che abbiamo fatto e che vorremmo ancora fare; certamente serve una legge di riordino complessivo sull'attività venatoria in Sardegna, che non sia solo dei cacciatori, ma che sia funzionale sia all'esercizio corretto della caccia che alla conservazione e al miglioramento dell'ecosistema.

Questo volevamo dire, non avete voluto ascoltare, avete preferito andare avanti in questo modo, avete voluto anche esercitare un'interdizione al diritto che è dei consiglieri regionali di intervenire per discutere, possibilmente migliorare e quindi partecipare all'attività formativa delle leggi. Questo è e questo rimane!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.

USAI (A.N.). Signor Presidente, colleghi, io devo chiedere scusa a qualche collega forse per qualche mia intemperanza, non è nel mio carattere, sono persona mite. Io sono persona mite e non ho mai interrotto nessuno, o qualche volta l'ho fatto motivatamente, però effettivamente mi è parso di cogliere, è soltanto la mia opinione, all'interno dell'Aula un certo tipo di stanchezza da parte dei colleghi, non per questa specifica legge, ma per gli interventi di colleghi - che esistono in quest'Aula - che sono ripetitivi, ostruzionistici, dilatori, finalizzati soltanto a non consentire a questo Consiglio regionale di legiferare. Non so se questo sia valso per il passato, ma io so che, per il presente, la proposta di legge firmata anche dal collega Ortu, oggi al collega Ortu non va più bene.

ORTU (R.C.). Ti sbagli di grosso!

USAI (A.N.). Stai buono, un secondo, non interrompermi, non fare lo stesso errore che ho fatto io.

ORTU (R.C.). Almeno sii corretto nelle cose che dici, perché non hai ascoltato.

USAI (A.N.). Mi pare di aver compreso una cosa, che quella determinazione, che è la volontà dell'unanimità del Consiglio regionale, ad esclusione del Gruppo di Rifondazione Comunista, non può essere accolta perché il Gruppo della Rifondazione Comunista continua a dire che la norma non va bene, ma non ne fornisce un'alternativa, si richiama al centralismo dello Stato e agli eventuali ricorsi che possono essere esperiti.

Quindi c'è la prova provata oggi che un Gruppo all'interno del Consiglio regionale non vuole approvare una norma che è condivisa della stragrande maggioranza, e quel Gruppo è quello della Rifondazione Comunista, il quale chiede una cosa che non si è capito bene quale sia, se non quella di continuare a parlare, molto spesso non attenendosi agli argomenti in discussione, perché questo è esistito oggi, ma è esistito nel corso di questi due anni e mezzo di legislatura.

Dice il collega Cogodi che questa norma, licenziata il 17 gennaio 2002, arriva di corsa in Consiglio per consentire ai cacciatori di poter sparare nel mese di febbraio. E quando doveva arrivare questa norma? Nel mese di maggio del 2002? O a novembre del 2002? Certo, è evidente che se questa è una norma che riguarda l'apertura della caccia dal 1° febbraio sino alla fine di febbraio doveva essere discussa e approvata adesso, e non fra tre o sei mesi.

Quanto poi alla legge sulla cultura, quando entreremo nel merito, vedremo le cose e le valuteremo; sai la grande legge sulla cultura! Poi la vediamo con grande attenzione. Quindi bisogna attenersi a quelli che sono gli argomenti, perché accade, cari colleghi, una cosa che non può e non deve accadere in un Parlamento, in un'Assemblea, (purtroppo questo è colpa del Regolamento, questa volta sì) è che un piccolo Gruppo - avente a livello di rappresentanza consiliare e popolare, deve essere rispettato per carità, una piccola, piccolissima presenza - abbia un potere di interdizione che neppure i grossi Gruppi hanno. Questo non è pensabile, non è tollerabile e non è possibile! Non è possibile che un piccolo Gruppo, rispettabile, che deve avere il suo ruolo importantissimo di opposizione, abbia la possibilità per ore o per giorni, sulla base di un Regolamento sbagliato, di bloccare l'attività del Consiglio.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU

(Segue USAI.) So che ovviamente interverrà, lo vedo già, l'onorevole Vassallo, e mi fa piacere che intervenga, ma quando si passerà all'approvazione della legge, ricordiamoci che, su una legge di un articolo soltanto, siamo rimasti bloccati qua da ore solo perché un piccolo Gruppo, quello della Rifondazione Comunista, non vuole che questa norma venga approvata.

Questo lo sappiano non tanto i cacciatori, ma lo sappia l'opinione pubblica sarda e se ne rendano conto soprattutto i colleghi di centro, di destra e di sinistra, quella sinistra ragionevole.

COGODI (R.C.). Non dire scemenze!

USAI (A.N.). No, scemenze ne dici tu e le hai dette sempre tu!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Presidente, colleghi, io ho ascoltato con molta attenzione, senza mai intervenire, il dibattito che si è svolto questa sera e devo dirvi che specialmente in quest'ultima ora si è creato un clima che è veramente inaccettabile, mi sembra quasi il clima della famosa nefasta legge sulle nuove quattro province che si voleva per forza approvare a rotta di collo, forzando, strozzando il dibattito attraverso schieramenti trasversali e via discutendo. Noi qui abbiamo il diritto-dovere di lavorare tranquillamente senza pressioni; io non mi riferisco, parlando di pressioni, alle rappresentanze che ci sono qui della categoria dei cacciatori, che si sono comportati in modo esemplare e ai quali voglio esprimere tutto il mio rispetto, profondo rispetto, per una categoria della quale non faccio parte, ma che ritengo, in linea di massima, è chiaro che mele marce ce ne sono dappertuttocomposta da persone perbene, corrette le quali, esercitando un diritto in maniera civile, svolgono un ruolo utile nell'interesse generale.

Però qui, in questa Aula, veramente si è venuto a creare un clima che non è quello giusto, ancora una volta si è dato un cattivo esempio all'esterno, a questo punto vi posso dire che io non chiederò il voto segreto, perché non uso questi sistemi; però di fronte ad un clima di questo genere forse sarebbe stato giustificato, perché c'è un clima che non mi piace, un clima inaccettabile in quanto ci sono delle forzature ed un trasversalismo che non va bene, soprattutto c'è un'intolleranza che non è palpabile, è pesantissima, si sta addirittura cercando di impedire ad un Gruppo politico che svolge un suo ruolo di svolgerlo, perché è vero che si dice che ha un ruolo, ma poi gli si impedisce di svolgerlo. Questo non è modo di fare, soprattutto si potrebbe dire: da quale pulpito, onorevole Onida! Chi in qualche modo ha partecipato all'elezione del Presidente del Consiglio a voto segreto, con tutto quello che ne è derivato, dovrebbe stare un momentino tranquillo quando si affrontano questi argomenti; francamente, anche l'onorevole Usai ci poteva risparmiare certe cose, se poi è tutto preso dai problemi del Comune di Cagliari, che vada al comune di Cagliari e pensi ai grandi eventi e ci lasci lavorare in pace. A questo punto, personalmente dichiaro - come già fatto in altra occasione - di lasciare l'Aula. Proseguite pure il vostro lavoro!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Se si avesse la buona abitudine di ascoltare, soprattutto di seguire il dibattito e di stare in Aula, probabilmente ci si renderebbe conto che noi, in quest'Aula, ci stiamo dalla mattina fino alla sera, abbiamo la buona abitudine di ascoltare gli altri e soprattutto anche di seguire come avviene l'articolazione del dibattito. Qualcuno ha ritenuto che noi abbiamo fatto perdere tempo e che abbiamo bloccato l'Aula tutto il giorno; vedete, noi siamo un piccolo Gruppo, esercitiamo il nostro diritto secondo le prerogative che ci dà il Regolamento, ma se è vero come è vero che c'è stata una discussione molto ampia, sembra molto più di quattordici interventi, e se ognuno ha utilizzato i suoi 20 minuti, faccio presente che, da parte nostra, gli interventi sono stati soltanto due, peraltro di approfondimento della tematica in discussione e non per fare la solita passerella che di solito si fa quando vi è presente il pubblico, nelle tribune riservate, per far vedere che, rispetto all'argomento, siamo tutti forbiti e tutti teniamo a che l'esercizio della caccia possa essere praticato più di quanto lo sia oggi. Vedete, io non accetto queste osservazioni perché vengono da un pulpito che è tutto dire rispetto alle libertà democratiche e di come esse dovrebbero essere esercitate.

Detto questo, voglio ritornare al merito della questione. Io non sono intervenuto durante la discussione generale, non l'ho ritenuto necessario anche perché i miei colleghi hanno già molto chiaramente illustrato i termini della questione, ma quello che mi meraviglia è che non le sia stata data risposta, per cui quest'Aula si assume una grande responsabilità; come quella che si è assunta in passato, relativamente alla legge 28 e ai 300 miliardi in essa previsti, relativamente ai quali avevamo messo in guardia che sarebbe rimasti bloccati, infatti sono rimasti qualche anno lì fermi. Oggi vi assumete la responsabilità di varare una legge che, con un semplice approfondimento, poteva essere notevolmente migliorata e soprattutto garantita da disturbi di sorta quando poi sarà applicata.

E' chiaro che, nell'ambito delle leggi in vigore, tutti hanno la libertà di esperire le azioni che ritengono opportune però è altrettanto vero che è facoltà nostra e soprattutto dovere nostro fare in modo che le norme che variamo siano inattaccabili anche rispetto a queste azioni di disturbo che vengono dall'esterno.

Allora io vorrei capire, dato che ci stiamo accingendo a votare la norma, se il Comitato scientifico è stato o no costituito e, qualora non sia stato costituito, cosa si aspetta a costituirlo; inoltre se ci sono tutti i supporti legislativi che ci permettono di essere in una botte di ferro rispetto alle cose che stiamo facendo. Non è forse utile sollevare questi problemi in modo che ci sia un'azione efficiente da parte della Giunta regionale? Peraltro risulta che queste questioni siano state sollevate anche in Commissione, forse proprio in quell'occasione vi era la necessità di approfondirle e soprattutto vi era la necessità di prendere un impegno preciso rispetto all'attuazione concreta dell'applicazione delle norme che ci siamo dati.

Perché meravigliarsi quando si sollevano queste questioni? I cacciatori dovrebbero pretendere che le leggi approvate, già da diversi anni, vengano applicate interamente, di questo bisognerebbe meravigliarsi e domandarsi perché non vengono applicate e a chi reca danno il fatto che non vengono applicate.

Allora domandiamoci veramente quali effetti hanno queste cose che sto dicendo e se veramente noi vogliamo fare gli interessi, non soltanto dei cacciatori, ma anche di quell'economia che ruota intorno all'attività venatoria; domandiamoci perché siamo in ritardo di qualche anno e oltre con la richiesta dell'applicazione delle leggi e dell'attuazione concreta di ciò che in esse è previsto. Invece di balbettare, cominciamo ad operare, e dato che il potere di operare ce l'avete voi, per cortesia operate!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Granella. Ne ha facoltà.

GRANELLA (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, non farò perdere ulteriore tempo all'Aula, non ho partecipato alle discussioni di poc'anzi, ho risparmiato a quest'Aula i miei venti minuti, non ho fatto passerelle (anche perché non mi sento particolarmente dotato e mi manca anche la sala trucco, per l'opposizione non c'è trucco), intervengo però perché voglio ricordare che sono un ambientalista come il mio collega Dore, ho il porto d'armi da trent'anni, da trent'anni vado in campagna, da trent'anni ho imparato a conoscere la campagna e a rispettarla come è dovuto.

Parlo per dire che sono chiaramente favorevole a questa legge alla cui formazione, molto umilmente e molto modestamente, ho contribuito, però rischio, dicendo queste cose, di dichiararmi anche io padre di questa legge e alla fine siamo in troppi, basterebbe un esame del D.N.A. per capire e per vedere che questa legge non ha assolutamente così tanti padri come si dice qui in Consiglio. Questa legge è figlia del buon senso e della capacità di coniugare il rispetto per la natura con le più sane e antiche tradizioni dell'indomito popolo sardo; la caccia è sarda, la caccia è per sardi che anticamente avevano soltanto quel modo per procurarsi qualcosa da mangiare, quel modo di muoversi e allenarsi per la difesa della propria isola che allora, si sa, era attaccata, come ancora oggi, da Roma, da Genova, da tutte le repubbliche esterne.

Vorrei chiedere all'Assessore, se ha dato risposta in merito all'istituzione dell'Ufficio regionale per la fauna selvatica, perché questa è una risposta importante. L'applicazione della legge 23 è necessaria; il Consiglio, se approverà, approverà oggi soltanto la legge, mentre la responsabilità di tutto quanto succederà dopo sarà dell'Assessore, il quale dovrà giustificare i tempi e i modi che andrà a dare ai cacciatori sardi.

Mi complimento con lui, però debbo rilevare che ha fatto due piccoli errori e non da poco: non è stato molto elegante dire in quest'Aula che la legge era già approvata, quando era da approvare e da votare; e non è assolutamente elegante dire che il Comitato è già convocato quando ancora non esiste la legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente. Ne ha facoltà.

PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Stiamo chiudendo, però ho il dovere di precisare alcune cose. Io non sono abituato, e chi mi conosce sa che sto dicendo il vero, a mascherarmi dietro niente, collaboro col Consiglio, collaboro con tutti gli interlocutori che sempre, in ogni occasione, mi trovano disponibile al dialogo, alla comprensione reciproca dei problemi che ci affliggono.

Allora, per parlare concretamente, nel mese di marzo o aprile del 2000, il sottoscritto ha presentato in Commissione, dopo averlo presentato in Giunta e averne avuto l'approvazione unanime, un provvedimento di legge sulla caccia, in attesa dell'attuazione della legge 23, la quale sotto certi aspetti, a mio giudizio, deve essere ulteriormente rivista, adattata, con tutta una serie di norme e di attuazioni che ancora devono essere approvate. Questo tanto per chiarire quanto è stato fatto finora.

Oltre a questo argomento, devo ricordare ai signori consiglieri interlocutori che, se avessimo dovuto seguire, in maniera puntuale e precisa, l'attuazione della legge 23, in ordine al calendario venatorio che in questi anni si è dovuto comunque predisporre, noi avremmo dovuto non approvare nessun calendario e quindi vietare la caccia, almeno da che sono io Assessore, nell'anno 2000 e nell'anno 2001.

Si è sempre ricorso al Comitato faunistico venatorio perché ad esso, che è un Comitato tecnico consultivo di alta partecipazione professionale di tutte le categorie interessate ai molteplici problemi della caccia, è stata affidata dal sottoscritto la competenza ad emanare pareri in maniera consultiva, che poi è come se fosse deliberante perché io non ho mai assunto delibere in contrasto con i pareri espressi. Ho riservato quindi l'attenzione che merita ad una rappresentativa così ampia e, a mio giudizio, credetemi, così valida di questo Istituto regionale che, per tanti anni, ha operato secondo coscienza e secondo criteri che, vi ripeto, ho sempre voluto seguire, anche in questa occasione.

Onorevole Granella, io forse mi sono espresso impropriamente, ho detto "nell'imminenza" dell'approvazione della legge che spero sia approvata e votata quest'oggi, ho consentito che ci fosse una preannunciata convocazione di questo Comitato perché potesse esaminare nell'ipotesi, tra gli altri problemi da esaminare, anche la stesura del calendario di questo mese di febbraio, attribuendo a questo Comitato quella competenza che in passato, così come vi ho già detto, ho sempre attribuito. Non mi sembra che possa aggiungere di più per la chiarezza del rapporto.

Detto questo, certamente farò in modo che si arrivi alla conclusione, almeno a livello di Istituto faunistico regionale, alla creazione di quell'istituto per il quale abbiamo già dato incarichi professionali all'interno della struttura dell'Assessorato perché si facessero, a largo spettro regionale, quegli accertamenti che sono propedeutici per fornire all'Istituto quei necessari elementi che occorrono in tutti questi casi in cui si deve fare riferimento a fatti specifici, puntuali e precisi.

Io ritengo ancora una volta di poter garantire a questo Consiglio che l'attività venatoria sarà oggetto di attenzione, sorveglianza e particolare cautela soprattutto ora che ci apprestiamo a fornire, se il Consiglio approverà la legge, un proseguimento per quest'anno di questa attività per i pochi giorni che rimangono a completare il mese di febbraio.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare sull'articolo 1, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

MANCA, Segretario:

Art. 2

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Passiamo alla votazione dell'insieme del provvedimento.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi, io avrei dovuto rendere al Consiglio una dichiarazione di voto, mi trovo nella condizione di dover esprimere una dichiarazione di non voto. E` stato detto che si è creato un clima inaccettabile; è vero, si è voluto creare, e non è la prima volta, un clima inaccettabile, io personalmente non l'accetto, si è tentato ancora una volta di creare un certo clima perché sia impedita la discussione regolare delle leggi, si è voluto e si vuole impedire l'utilizzazione regolamentare delle prerogative intangibili di ogni componente di questo Consiglio regionale. Si vuole anche intimidire, si vuole bloccare l'opposizione.

Tutto questo non è possibile, non solo non è accettabile. In un Parlamento che fosse senza libertà di opposizione, non vi sarebbe la libertà della stessa Assemblea. A me è stato negato il diritto di intervenire e di esprimere l'opinione su una parte di questa legge, io non posso prendere parte alla votazione di questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Io volevo soltanto, nel preannunciare il mio voto favorevole, ricordare all'Aula e agli uditori l'imprecisione che passa tra i discorsi dei vari consiglieri. Questa legge non è potuta arrivare in Aula prima, in quanto c'è stata una modifica della Costituzione che ha demandato alle Regione la competenza nel novembre dell'anno scorso. Quindi non è per mancanza di volontà da parte dell'Aula che fino ad oggi questa legge non è arrivata, ma perché non ne avevamo ancora la competenza; nel giro di due mesi questa legge è approdata in quest'Aula proprio perché, grazie a questa innovazione costituzionale, la modifica del Titolo V della Costituzione, mi perdonino i giuristi se sbaglio, oggi noi abbiamo la competenza in materia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Cassano (Rif.Sardi-U.D.R.). Brevemente, per annunciare il voto favorevole a nome del Gruppo dei Riformatori Sardi, ma anche per sottolineare un aspetto negativo riguardante il fatto che per un articolo di una legge che si compone di due articoli, anzi di uno e mezzo, per dire la verità, abbiamo impiegato diverse ore; i cacciatori attendono certamente che noi legiferiamo.

Io quindi do atto all'assessore Pani, anche se nessuno l'ha detto questo, di aver fatto bene a convocare il Comitato regionale per poter eventualmente stabilire il calendario venatorio, perché ritengo che i cacciatori abbiano il diritto-dovere di poter cacciare entro il mese di febbraio, caro Assessore! Perché diversamente, se lei non faceva questo, probabilmente avrebbero cacciato in marzo quando la caccia era chiusa.

Auguriamoci che il Consiglio regionale finalmente approvi questa proposta di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Fadda (Popolari-P.S.). Rinuncio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Ortu (R.C.). Presidente, io voterò a favore di questo provvedimento così come ho preannunciato. Vi era, e vi è, la disponibilità del nostro Gruppo a sostenere il provvedimento, tant'è che l'abbiamo dimostrato consentendo che il provvedimento arrivasse in Aula in tempi rapidi, addirittura consentendo una modifica dell'ordine del giorno, e quindi ponendo in condizioni questo Consiglio di discutere. Quello che non è accettabile, e noi vogliamo ribadirlo in modo che sia chiaro a tutti, per questo provvedimento, come per tutti gli altri provvedimenti che dovranno essere discussi, è che si voglia venire in Aula e si voglia impedire la discussione.

I consiglieri debbono essere a disposizione di quest'Aula dalla mattina alla sera; se vogliono fare il loro dovere e vogliono discutere, possono dedicare a quest'Aula, non dico i sette giorni che compongono la settimana, ma anche tre dei sette giorni che compongono una settimana, che sarebbero sufficienti per discutere le cose che non vengono discusse in quest'Aula, per essere chiari.

Allora, si eviti di ricorrere agli argomenti che sono stati utilizzati anche qui questa sera, perché lo stesso Assessore, concludendo la discussione generale, ha apprezzato il dibattito che c'è stato in quest'Aula, quindi non si riesce a capire che senso ha, così come hanno fatto l'onorevole Usai e l'onorevole Carloni, presiedendo l'Assemblea, condizionare strumentalmente una discussione che è stata seria, non solo, si tenti di darle anche toni che abbiamo voluto evitare perché a noi interessava discutere nel merito.

Tant'è che all'Assessore, anche nell'interlocuzione sull'articolo 1, abbiamo riproposto una questione di merito, posta già dall'onorevole Locci in Commissione; all'Assessore io rispondo con le stesse parole usate dall'onorevole Locci in Commissione: non può essere affidata, al Comitato faunistico, la definizione delle competenze in relazione a quanto contenuto nell'articolo 1, che sono di un comitato scientifico, perché solo un comitato scientifico e non il comitato faunistico può attestare i periodi di nidificazione ed altro.

Abbiamo posto una questione, abbiamo sollevato alcuni interrogativi, non perché eravamo o siamo contrari al provvedimento di legge, tant'è che ne abbiamo consentito una discussione accelerata in questo Consiglio, semplicemente perché per quanto ci riguarda noi chiederemo e pretenderemo, perché è nel nostro diritto, che tutti gli argomenti possano essere discussi in quest'Aula e non ci sarà nessuno che ce lo potrà impedire, nemmeno l'onorevole Usai. Nemmeno l'onorevole Usai!

Vorrei invitare tutti ad abbassare i toni della polemica, in modo tale che anche la polemica abbia un senso, e quindi se ha un senso viene anche apprezzata, ma quando viene utilizzata a sproposito è meglio evitarla per tutti.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 294/A.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI -CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LIORI - LOCCI - MANCA - MARROCU - MASIA - MILIA - MORITTU - NUVOLI - ONIDA - ORRU' - ORTU - PIANA - PIRISI - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SATTA - SCARPA - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Astenuto il consigliere: PISANO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 59

Votanti 58

Astenuti 1

Maggioranza 30

Favorevoli 58

(Il Consiglio approva)

Continuazione della discussione del disegno di legge: "Interventi integrativi in materia di istruzione scolastica, cultura, informazione e sport" (144/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del disegno di legge numero 144/A. Siamo arrivati al termine della discussione dell'articolo 2, l'emendamento aggiuntivo numero 10 era stato ritirato, quindi siamo in fase di votazione dell'articolo 2.

Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2 bis.

MASIA, Segretario:

Art. 2 bis

Interpretazione autentica dell'art. 18 della legge regionale 25 giugno 1984, n. 31 e successive modificazioni ed integrazioni

1. Le disposizioni contenute nell'art. 18 della legge regionale 25 giugno 1984, n. 31, come modificato dal comma 2 dell'art. 47 della legge regionale 20 aprile 1993, n. 17, devono intendersi estese a tutte le istituzioni scolastiche assegnatarie di interventi finanziari della Regione per il diritto allo studio.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

MASIA, Segretario:

Art. 3

Rendicontazione dei finanziamenti assegnati alle amministrazioni locali e alle istituzioni scolastiche per il diritto allo studio e per la cultura e lingua sarda, nonché di quelli assegnati alle Università della Sardegna per il funzionamento e lo svolgimento delle attività didattiche

1. Le amministrazioni locali, singole e associate, nonché le istituzioni scolastiche assegnatarie dei finanziamenti regionali concessi in materia di diritto allo studio ai sensi della legge regionale n. 31 del 1984, e successive modificazioni, nonché le Università della Sardegna, sono autorizzate, ove non vi abbiano già provveduto secondo le vigenti disposizioni, a rendicontare all'Amministrazione regionale i finanziamenti pregressi e successivi all'entrata in vigore della presente disposizione, con attestazione di avvenuta e corretta spendita delle risorse assegnate, mediante idoneo prospetto riepilogativo, certificato dal responsabile del competente ufficio dell'ente.

2. Tale disposizione, limitatamente alle amministrazioni locali singole e associate, si applica esclusivamente nei casi di finanziamenti concessi a domanda degli enti medesimi per l'attuazione di progetti obiettivo previsti dagli articoli 6, lettere g) e h), 7, lettere e), f), e g) della legge regionale n. 31 del 1984. Per quanto riguarda invece gli interventi straordinari concessi ad integrazione delle risorse destinate alle spese correnti per il diritto allo studio trasferite ai sensi della legge regionale n. 25 del 1993, sono fatte salve le disposizioni contenute nell'articolo 1, comma 3, della predetta legge regionale.

3. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche per i contributi concessi alle amministrazioni locali ed alle istituzioni scolastiche in base alla legge regionale 15 ottobre 1997, n. 26, nonché agli interventi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (I.F.T.S.).

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.

Lai (D.S.). Vorremmo chiedere il voto segreto sull'articolo 3.

PRESIDENTE. Procediamo allora alla votazione a scrutinio segreto dell'articolo 3.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Vorrei dichiarare il mio voto favorevole all'articolo.

PRESIDENTE. Siamo in sede di votazione, onorevole Onida, il voto è segreto, quindi non si possono fare dichiarazioni di voto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'articolo 3.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 30

Votanti 30

Maggioranza 16

Favorevoli 25

Contrari 3

Voti nulli 2

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FLORIS - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LIORI - MASIA - MILIA - NUVOLI - PIANA - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.)

Hanno votato trenta consiglieri, quindi manca il numero legale. A questo punto sospendo la seduta per trenta minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 22, viene ripresa alle ore 20 e 55.)

PRESIDENTE. Riprendiamo dal punto in cui avevamo interrotto, cioè la votazione dell'articolo 3.

COGODI (R.C.). Posso parlare sull'ordine dei lavori?

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, stiamo votando, l'ordine è quello che avevamo lasciato prima dell'interruzione, cioè la votazione dell'articolo 3.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

Fadda (Popolari-P.S.). Per chiedere il voto segreto.

PRESIDENTE. Va bene, colleghi, è stata richiesta la votazione a scrutinio segreto. Onorevole Cogodi, su che cosa vorrebbe intervenire?

COGODI (R.C.). Per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Il voto è segreto, quindi lei può dichiarare solo l'astensione.

COGODI (R.C.). Per dichiarare il voto di astensione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto di astensione.

COGODI (R.C.). Siccome il mio voto non sarà di sicuro determinante, per dire che conviene, per quella chiarezza della quale siamo tributari verso l'opinione pubblica, chiarire che il voto segreto è stato richiesto - così io intendo, così io interpreto - non per un'utilizzazione impropria di uno strumento regolamentare, ma per valutare, rendere visibile il fatto che la maggioranza non c'è! Non c'è come maggioranza, ma non è che non c'è per qualche assenza, non c'è proprio! E che le leggi importanti della Regione, dopo tanto dire e ridire, anche nel corso di tutta la giornata di oggi, non possono essere discusse ed approvate per il fatto che la maggioranza non è che si squaglia, non quaglia!

Questa è la realtà politica che abbiamo sotto i nostri occhi, per cui il mio voto è del tutto ininfluente rispetto alla realtà che si manifesta, tanto varrebbe che qualcuno della maggioranza onestamente dichiari di dare forfait perché tanto di mezz'ora in mezz'ora possiamo arrivare a fra tre mesi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto di astensione. Ne ha facoltà.

Capelli (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Credo che quanto preannunciato precedentemente dal collega Onida si stia realmente verificando in quest'Aula.

E` legittimo chiedere il voto segreto, sicuramente le colpe del non poter andare avanti nell'esame di questo provvedimento non sono dei colleghi dell'opposizione che esercitano un diritto; come quel diritto esercitato in quest'Aula tuttoo il pomeriggio dall'onorevole Cogodi, il diritto di parlare, io non ho condiviso nulla di ciò che ha detto il collega Cogodi, che ho ascoltato ma - come ha già detto qualcuno, utilizzo una frase non mia - mi batterò perché lo abbia sempre. Però questo diritto si è tramutato in un abuso e ci ha portato a quest'ora, all'esito di esaminare questo provvedimento in mancanza di numero legale, come probabilmente sarà.

Anche sulla caccia non c'era il numero legale, però la sensibilità dei colleghi tutti si è dimostrata molto più profonda, attenta; probabilmente con questi atteggiamenti tutte le parole che abbiamo speso in quest'Aula sull'edilizia scolastica, poi sull'importanza della cultura, sui nostri giovani, sulla loro formazione, le attenzioni che devono essere riservate alle nuove classi dirigenti o non, vengono vanificate.

Ripeto, non è un'accusa nei confronti di nessuno, in modo particolare dei colleghi dell'opposizione, ma è chiaro che, per quanto ci riguarda - penso di poter dire questo anche a nome dei colleghi di Gruppo - dovremo verificare più attentamente, all'interno della maggioranza, situazioni come queste.

L'assenza nei banchi dell'Esecutivo di Assessori che erano presenti fino a poc'anzi non saprei come motivarla, così come l'assenza di diversi colleghi che c'erano fino a poco fa, per potersi beatamente presentare a tutti i cacciatori, anche se probabilmente comunque non sono elettori; di conseguenza, adesso non ci sono, sono scomparsi, si sono allontanati dall'Aula perché probabilmente - parlo della mia maggioranza - non ritengono importante un intervento sulla scuola e sulla cultura, al di là di tutti gli emendamenti che quest'Aula ha sempre la possibilità di bocciare, ma abbiamo già detto, insieme ad alcuni colleghi della Commissione intervenuti in fase di discussione generale, che non si butta via il bambino con l'acqua sporca.

Credo che sarà opportuno un profondo confronto all'interno della maggioranza perché potremo rivedere queste situazioni anche nel corso della finanziaria. I primi danni si vedono nel non approvare questo disegno di legge, nel non esaminarlo. Mi permetterei di chiedere ai colleghi dell'opposizione di darci una mano per approvare le cose buone presenti in questo disegno di legge e da loro condivise. Non approviamo tutto ciò che può creare discussione o contraddittorio. Io mi sento, a nome della maggioranza, di chi è presente in questo momento con senso di responsabilità per il ruolo che riveste e per quello che gli è riconosciuto, insieme a voi di poter continuare ad esaminare adesso questo disegno di legge; approvarlo dopo la finanziaria non avrebbe senso, perché nel mentre strutture di eccellenza della nostra Isola verrebbero fortemente penalizzate.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Onida per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

Onida (P.P.S.-C.D.U Sardi). Per esprimere il voto favorevole all'articolo nell'ipotesi in cui si vada...

PRESIDENTE. Non lo può fare.

Onida (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Io faccio la dichiarazione palese, oggi e sempre.

PRESIDENTE. Onorevole Onida, lei la può fare, non in quest'Aula dove vige ancora un Regolamento che è quello che abbiamo, che lei conosce, e che tutti noi siamo tenuti a rispettare. Quando questo Regolamento verrà cambiato naturalmente....

Onida (P.P.S.-C.D.U. Sardi). E' un'obiezione di coscienza.

PRESIDENTE. Sì, ma lei può non votare, può astenersi, la dichiarazione del voto non ha senso.

Onida (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Attenzione, io su questa questione voglio rispetto.

PRESIDENTE. Noi la rispettiamo, e lei deve rispettare l'Aula e il suo Regolamento.

Seconda votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'articolo 3.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 29

Votanti 26

Astenuti 3

Maggioranza 15

Favorevoli 26

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CORONA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LIORI - MILIA - NUVOLI - PIANA - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.

Si sono astenuti: il Vicepresidente SPISSU - CAPELLI - COGODI.)

Avendo votato in 28 più i due che hanno dichiarato la loro astensione, manca anche stavolta il numero legale.

Colleghi, poiché non mi pare che questa sera siamo in condizioni di avere il numero legale per proseguire l'esame di questo provvedimento, il Consiglio termina qui i lavori, sarà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 21 e 05.