Seduta n.237 del 24/04/2002
CCXXXVII SEDUTA
Mercoledì 24 aprile 2002
(Pomeridiana)
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 16 e 43.
Cappai, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 9 aprile 2002 (231), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute dell'8, 22 e 31 gennaio 2002, 5, 12 e 20 febbraio 2002, 6 e 14 marzo 2002.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che stiamo discutendo il disegno di legge 213/A.
Siamo in sede di discussione dell'articolo 1.
Ha domandato di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio. Ne ha facoltà
FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Intervengo velocemente per fare alcune brevissime puntualizzazioni.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Con calma.
FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Con molta calma, onorevole Pittalis, non si preoccupi, con un po' più di calma.
Dicevo, che intendo fare alcune puntualizzazioni, prima di tutto per quanto riguarda la copertura finanziaria. Gli uffici mi hanno comunicato che, in relazione all'articolo 30, ottavo comma, delle norme in materia di contabilità, l'onorevole Scano ha ragione, nel senso che il termine del 15 gennaio è un termine che è indicato dalla legge, però chiediamo che venga interpretato come termine non perentorio, quindi come termine ordinatorio. Io so che tra l'altro gli uffici hanno già provveduto, credo che abbiano già provveduto, ad ottemperare al dettato dell'ottavo comma dell'articolo 30.
Per quanto riguarda poi le osservazioni relative allo stanziamento previsto dalla legge, oltre a ribadire che è stato concertato con le associazioni di categoria che hanno fatto sicuramente una prima stima delle risorse necessarie per poter far decollare questa importante legge, devo anche ricordare che, così come è stato sottolineato dall'onorevole Cogodi, ma anche da Gian Valerio Sanna e dagli altri che sono intervenuti, si tratta di micro impresa. La micro impresa comporta un micro credito in definitiva, e quindi solitamente le richieste che vengono fatte dai commercianti - l'esperienza a cui rifarsi può essere quella dell'artigianato - sono richieste ben al di sotto della quota massima del de minimis. Non tutte le richieste che poi verranno avanzate, saranno di 200 milioni, se parliamo di lire, o di centomila euro, ma saranno ben al di sotto di quella soglia, quindi questi primi dieci milioni di euro sono assolutamente sufficienti, soprattutto per poter avviare l'attuazione della legge e per poter verificare nei primi mesi il suo andamento. Vi ricordo che poi, in fase di assestamento, eventualmente si potrà intervenire per incrementare lo stanziamento.
Per quanto concerne, poi, la definizione di piccola e media impresa, io credo che sia più opportuno, piuttosto che sancirla una volta per tutte nella legge, cosa che irrigidirebbe la norma e cristallizzerebbe la definizione, provvedere a ciò nelle direttive, così come è previsto nell'articolo 14 della legge, però credo che si possa vincolare la Giunta a dare una certa definizione magari con un ordine del giorno. Io, in questo senso, coglievo il suggerimento dell'onorevole Gian Valerio Sanna, che proponeva di definire la piccola impresa e la media impresa in un ordine del giorno, appunto, che verrebbe sicuramente recepito dalla Giunta regionale anche in considerazione del fatto che le direttive della Giunta devono comunque passare all'esame della Sesta Commissione.
Io credo che, con queste precisazioni, si possano eventualmente superare alcune delle perplessità o comunque si possano recepire alcune delle proposte che sono pervenute dai banchi del Consiglio, e penso, per averli letti, che comunque alcuni emendamenti che sono stati presentati potrebbero essere recepiti proprio per evitare che ci siano equivoci, e che comunque si possa correre il rischio che a questi contributi possa accedere anche la grande distribuzione.
Credo che in questo modo si ovvierebbe a quel rischio.
PRESIDENTE. Siamo al voto.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, non credo che la discussione su articolo sia conclusa.
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, in genere la discussione si conclude con l'intervento dell'Assessore.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, io volevo intervenire nella discussione, però, ovviamente, se sono in difetto a termini regolamentari non farò obiezioni perché io ritengo che il Regolamento debba essere sempre rispettato anche al di là delle convenienze personali del momento. Quindi certamente, per quanto mi riguarda, essendo chiusa la discussione non pretendo di intervenire, quando arriveremo alle dichiarazioni di voto chiederò di intervenire per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Bene, abbiamo detto che siamo al voto.
SPISSU (D.S.). Chiedo il voto segreto.
PRESIDENTE. E` stato chiesto il voto segreto.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto di astensione il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Premetto per la ennesima volta, anche perché non mi piace esagerare perché se no avrei dovuto dire "la milionesima volta", che la mia sarà naturalmente una dichiarazione di astensione tecnica perché il parere sulla legge e sulla utilità della legge l'ho già espresso più di una volta e quindi questo fatto non può essere messo in dubbio. Ovviamente la mia è una dichiarazione di voto che ha una finalità, che è quella - diciamolo chiaramente e apertamente - di consentire ai colleghi della maggioranza di essere presenti in Aula e di appoggiare con il proprio voto, se ritengono opportuno che questa legge sia meritevole di approvazione, la legge stessa.
Perché mi astengo con le modalità e le esplicazioni che ho dato in precedenza rispetto sull'articolo 1? Per due motivi: il primo è che concordo in parte con le preoccupazioni espresse dal collega Cogodi, quando metteva in possibile contraddizione il contenuto dell'articolo 1, che alla lettera a) prevede la finalità di favorire la nascita e lo sviluppo delle diverse tipologie distributive nell'ambito del commercio, con la norma prevista dall'articolo 3, che individua quali soggetti beneficiari solamente quelli che già esistono e che in considerazione della indicazione data alle diverse lettere, a), b) e c), è in evidente contraddizione con quanto disposto dalla lettera a) dell'articolo 1. Io credo tuttavia, così come egregiamente ha indicato il Presidente della Commissione, che questa sia una contraddizione formale, apparente, ma che, ovviamente ed evidentemente, la finalità, appunto, di favorire la nascita di imprese commerciali per le quali poi sono individuati gli incentivi nel corpo dell'intero provvedimento non troverà limitazioni, ostacoli o impedimenti in sede applicativa della legge. E' infatti ovvio che i soggetti che devono nascere, perché stimolati anche dalle disposizioni normative che in questa legge sono contenute, prima di poter comunque presentare ai soggetti deputati a riceverle le domande per ottenere gli incentivi e le agevolazioni debbano comunque esistere, debbano comunque formalmente costituirsi nelle forme che sono previste dal nostro ordinamento giuridico e che principalmente, per ciò che riguarda le imprese individuali, consistono nella iscrizione all'ufficio IVA e per gli altri soggetti rappresentati da società commerciali nelle varie tipologie, società di persone, società di capitali, oltre agli altri adempimenti previsti dalla normativa vigente, nelle iscrizioni regolamentari presso gli uffici fiscali. Quindi è ovvio che anche i soggetti che non esistono qualora intendano beneficiare degli incentivi, devono dar corso a questi adempimenti formali che ne sanciscano la esistenza giuridica.
Quindi questa è una preoccupazione che, dal punto di vista formale, capisco che potesse anche trovare legittimo accoglimento, e quindi formale esplicitazione da parte del collega, ma penso proprio che all'atto pratico questo problema non ci sarà. D'altro canto anche il collega, l'assessore Frongia, ha dato indicazioni per ciò che riguarda la copertura finanziaria e ha correttamente, a mio avviso,…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto di astensione il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Rinuncio all'intervento.
PRESIDENTE. Se i colleghi sono pronti dichiaro aperta la votazione.
Io non posso aspettare i colleghi. I colleghi devono stare in Aula per votare, onorevole Corona.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'articolo 1 della legge 213/A.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 40
Votanti 38
Astenuti 2
Maggioranza 20
Favorevoli 38
Il Consiglio approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - USAI - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - SPISSU.)
Si dia lettura dell'articolo 2.
BIANCU, Segretario:
CAPO II
Sostegno e riqualificazione del sistema distributivo
Art. 2
Agevolazioni
1. Allo scopo di sostenere e riqualificare il sistema distributivo possono essere concesse le seguenti agevolazioni:
a) contributi in conto capitale nella misura massima del 40 per cento;
b) contributi in conto interessi pari ai 2/3 del tasso di riferimento vigente;
c) contributi in conto canoni di leasing.
2. Ai fini della concessione degli incentivi è autorizzata la costituzione di appositi fondi speciali, previa convenzione, presso uno o più istituti di credito operanti in Sardegna.
3. L'istruttoria delle richieste di incentivazione, nonché l'amministrazione e gestione del fondo speciale sopra richiamato, è disciplinata da apposita convenzione.
4. Le agevolazioni vengono concesse mediante provvedimento dell'Assessorato regionale competente in materia di commercio, nei limiti delle disponibilità presenti nei fondi speciali.
5. Alle iniziative realizzate per il tramite di società di locazione finanziaria, appositamente convenzionate con l'Amministrazione regionale, può essere concesso un abbattimento in conto canoni per la durata del contratto di locazione nella misura pari all'ammontare dell'abbattimento degli interessi concedibile per un investimento dello stesso importo, ai sensi della presente legge, anche in via attualizzata.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 1, 11 e 13.
BIANCU, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo
Nel comma 4 dell'art. 2, dopo le parole "fondi speciali", sono aggiunte le seguenti:
"mediante l'emanazione di specifici bandi periodici". (1)
Emendamento sostitutivo parziale GIUNTA REGIONALE
I commi 2, 3 e 4 dell'articolo 2 sono sostituiti dai seguenti:
"2. Ai fini della concessione degli incentivi è autorizzata la costituzione di un fondo speciale, previa convenzione, presso un istituto di credito selezionato mediante le procedure di gara di cui al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 157.
3. L'istruttoria delle richieste di incentivazione, disciplinata da apposita convenzione, è affidata in applicazione dell'articolo 3 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123 ed ai sensi dell'articolo 12 della legge regionale n. 7 del 2002.
4. Le agevolazioni vengono concesse mediante provvedimento dell'Assessorato regionale competente in materia di commercio, nei limiti delle disponibilità.". (11)
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo
Nell'emendamento numero 11, al comma 4, dopo le parole "nei limiti delle disponibilità", sono aggiunte le seguenti:
"Mediante l'emanazione di specifici bandi periodici". (13)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento 1 ha facoltà di illustrarlo.
VASSALLO (R.C.). L'emendamento numero 1 segue una disposizione che noi abbiamo approvato alcuni giorni fa, precisamente all'articolo 12 o all'articolo 10 comma 11 della legge finanziaria, mi sembra, che reca disposizioni sull'erogazione di provvidenze finanziate da leggi di settore o da leggi a sostegno delle imprese in senso lato. E` una norma procedurale che la Giunta ha fatto votare a questo Consiglio, che prevede, in modo particolare, il sistema dei bandi piuttosto che quello a sportello per le leggi di finanziamento ai diversi settori.
Per cui noi siamo di fronte ad una norma inserita nella legge finanziaria con una precisa indicazione da parte della Giunta, e ad un provvedimento di sostegno, in questo caso al settore commerciale, dove invece non è specificato il sistema da adottare per l'erogazione degli incentivi, sistema che può essere a sportello o utilizzando bandi periodici, limitatamente alle somme a disposizione.
A nostro avviso non è sufficiente indicare il limite delle disponibilità finanziarie. E' necessario prevedere al quarto comma l'adozione del sistema del bando, e questi bandi, a nostro avviso, devono essere emanati con cadenza periodica, per cui noi indichiamo ogni anno e possono essere anche più di uno all'anno, però devono essere ripetuti periodicamente, nel senso che non si può pensare che una legge venga fatta per una semplice annualità o per tre anni, bisogna prevederne un suo potenziamento ed una sua attuazione oltre i tre anni. Noi riteniamo che il sistema dei bandi sia più trasparente e più consono a dare una risposta concreta alle aspettative del settore. Peraltro questa norma, così come dicevo, è prevista dalla legge finanziaria, ed è stata introdotta per volontà della Giunta, per cui mi sembra che sia coerente anche con la politica regionale che la Giunta a suo tempo ha enunciato e ha trasformato in norma della legge finanziaria.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 11 ha facoltà di parlare l'assessore del turismo, artigianato e commercio
FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento numero 13.
VASSALLO (R.C.). C'è poco da illustrare, è soltanto una variante dell'emendamento numero 11, in quanto noi con l'emendamento numero 1 proponiamo di modificare il comma 4, Ma poiché la Giunta regionale, attraverso l'emendamento numero 11, ha modificato i commi 2, 3 e 4, sempre dell'articolo 2, noi, attraverso l'emendamento numero 13, modificando l'emendamento presentato dalla Giunta, riproponiamo la medesima rettifica del comma 4 introducendo lo stesso concetto dell'adozione del sistema dei bandi rispetto al sistema a sportello.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Rassu, relatore.
RASSU (F.I. - Sardegna), Relatore. Sull'emendamento numero 11 il parere è positivo, sul 12 e sul 13 abbiamo già avuto modo di disquisire, il parere è negativo; poi mi riservo di intervenire sull'emendamento.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti 1 e 13 ha facoltà di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.
FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Su quello presentato dalla Giunta il parere è ovviamente favorevole; per quanto riguarda gli altri due, invece, è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Presidente, io parlerò sostanzialmente sull'emendamento numero 11, per dire come anche in questo caso, così come si è verificato in occasione dell'esame della legge finanziaria, la Giunta interviene per modificare in maniera sostanziale gli articoli. Però voglio dire all'Assessore: è tutto possibile meno che contraddire sé stessi nell'arco di meno di un mese, e mi spiego. Noi abbiamo approvato nella legge finanziaria l'articolo 12, un importante articolo che parifica i consorzi fidi agli istituti di credito per quanto attiene l'istruttoria e l'erogazione delle agevolazioni previste dalla legislazione regionale.
Proprio questo terreno mi sembra quello più adatto per iniziare l'applicazione di questo importante articolo che garantisce efficienza, celerità e competenza nel settore specifico. Mi domando per quale motivo il vostro emendamento ci riporta indietro rispetto alla conquista che abbiamo recentemente fatto in legge finanziaria con l'articolo 12. Mi sembrerebbe più congruo - lo sottopongo all'attenzione della Giunta - sostituire il richiamo al decreto legislativo 123 con quello dell'articolo 12 della legge 11.4.2002, numero 7; sembrerebbe più coerente dal momento che la Giunta sull'emendamento che introduceva quell'articolo espresse parere favorevole, l'ha approvato, l'ha acquisito al patrimonio legislativo regionale. Con questo articolo noi disattendiamo un'indicazione recentemente data dal Consiglio; mi sembrerebbe più corretto cominciare a dare, a partire da questa legge, diretta applicazione a quella norma.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). E` vero, come è stato poc'anzi ricordato, che la coerenza non è proprio il forte di questa Giunta e di questa maggioranza, perché nella finanziaria recente, recentissima, fresca fresca, abbiamo avuto modo di discutere anche a lungo l'articolo 10, e precisamente il comma 7, laddove si è statuito, come legge innovativa di questa Regione, che al fine di evitare il crearsi di aspettative da parte di interessati, ed anche di evitare nuove giacenze di istanze e quant'altro, il regime di aiuti erogati dall'amministrazione regionale deve essere contenuto nel limite degli stanziamenti, e a tal fine si dà preferenza al sistema dei bandi rispetto a quello a sportello; si tratta di una norma proposta dalla Giunta, difesa a spada tratta dalla maggioranza, obiettata anche, e per molti versi criticata da noi dell'opposizione, perché è norma troppo rigida che avrebbe potuto, invece, in alcune situazioni, tollerare dei temperamenti, e invece la maggioranza e la Giunta hanno detto: "No, bando". Questo appena un mese fa, anche meno, qualche settimana fa. Adesso voi proponete una norma nella quale proprio tutto quel carico deleterio di aspettative lo riproponete interamente, tutto il rischio di accumulare nuove giacenze di istanze si ripropone e il principio elementare dell'economia dei mezzi, l'economia dei mezzi per raggiungere i fini, che è un principio anche giuridico, va a farsi benedire, lo buttate via.
Vi abbiamo già detto, e giova ripeterlo, che questa legge prevede uno stanziamento irrisorio, a parte la irregolarità e l'incongruenza delle modalità con le quali viene data copertura finanziaria, su cui si dovrà tornare, perché non basta dire, Assessore del turismo, che, fatti i dovuti accertamenti, gli uffici hanno detto che l'obiezione fatta dal Consiglio e ripetuta con argomenti precisi dal collega Scano alcune volte, è giusta. Se quella obiezione è giusta vuol dire che la riproposizione di quella copertura da parte della Giunta, e in ispecie dall'Assessore del bilancio, è sbagliata. Rispetto a due cose, una contraria all'altra, non è che è giusta questa ed è giusta anche quella, quindi l'Assessore del bilancio aveva torto, eppure anche l'Assessore del bilancio ha consultato i suoi uffici. Quali sono i nuovi uffici che adesso dicono che invece è giusta l'obiezione? Sono gli stessi che hanno cambiato opinione o sono altri uffici? O abbiamo un conflitto fra uffici oltreché fra assessori? E questa legge ne ha o non ne ha copertura finanziaria? A leggere l'articolo 30 della legge di contabilità non ne ha, ma torneremo dopo anche su questo punto.
Ma se anche l'avesse, nei termini nei quali voi la indicate, quei trenta miliardi in tre anni, vi abbiamo detto che a fronte di 37 mila soggetti, 37 mila e più soggetti esistenti, ed altri che avrebbero diritto di esistere, quei 30 miliardi in tre anni valgono, divisi per 100 milioni, consentono di fare 300 interventi in tutta la Sardegna in tre anni! E se voi dite, con questo articolo, che con quei 100 milioni moltiplicati per 300 si possono dare contributi in conto capitale fino al 40 per cento, abbattere gli interessi in percentuale pari ai due terzi del tasso di riferimento, dare contributi in conto canoni leasing e quant'altro, voi state ingannando la pubblica fede perché è chiaro ed evidente che saranno migliaia, giustamente, coloro che si sentiranno destinatari di queste provvidenze e attiveranno una domanda, un'istanza, un progetto, spenderanno danari, si rivolgeranno a una banca, e allora tutto questo in ragione di che cosa? Migliaia e migliaia di istanze e migliaia e migliaia di elaborazioni progettuali, perché ammodernare un negozio, un locale, un'azienda vuol dire anche progettare tutto questo, per che cosa? Per appena alcune centinaia di interventi possibili, di risposte possibili, e si sa fin d'ora, nell'arco dei tre anni. Un imbroglio colossale, un'aspettativa enorme rispetto alla scarsissima quantità di mezzi finanziari che si prevedono!
Allora tanto vale che periodicamente e giustamente, indichiamo noi, si definisca un bando e si dica: con questi 5 miliardi si possono operare questi interventi in questi settori merceologici, in queste categorie di imprese, possibilmente piccole, del settore commerciale, in modo che attivino la domanda, il progetto e la spesa quelli che possono accedervi, e saranno poi i migliori di quei progetti, le migliori di quelle istanze ad avere soddisfazione. Invece voi volete ancora rappresentare una possibilità di risposta a tutto e a tutti, promettere cioè a tutti per dare quasi a nessuno; quando poi il "quasi a nessuno" con questa procedura finirà per essere il "quasi nessuno" che è il più vicino a chi ha la competenza di istruire le domande, sia esso il funzionario di banca, come in altri casi è accaduto e tuttora accade, sia esso il funzionario dell'Assessorato.
Allora perché principi di buona amministrazione, principi di regolarità, ma anche principi di concretezza non vengono accettati? Sono stati proposti sotto forma di emendamento, noi vi diciamo: "Questa è una delle modifiche possibili, è uno dei miglioramenti possibili" e invece si dice: "no, no, no", acriticamente no. Rassu non sa neppure a quale emendamento si riferiva, sbaglia pure il numero dell'emendamento, dice "no", perché lui deve dire "no" qualunque sia l'emendamento. Ma a che titolo Rassu esprime pareri, scusate? E' una mera formalità, è una perdita di tempo. Perché è il Presidente della Commissione, ma cos'è un Presidente senza Commissione? E' presidente di nulla, è presidente di se stesso, e quando sbaglia pure i riferimenti non può esprimere pareri, è squalificato sul campo, immediatamente, perché dice un no aprioristico, perché noi ci stiamo riferendo a una norma discussa in quest'aula alcune settimane fa, e che voi avete detto che era giusta. Tanto ritenevate che era giusta che l'avete votata, tanto l'avete votata che fa parte attualmente della nuova legge finanziaria, nuova, nuova, che, per molti versi, state magnificando.
Per ora ci limitiamo a questo, però aspettiamo che la maggioranza interloquisca con noi, perché se iniziate così e dite che volete la legge, e però la volete così, a scatola chiusa, e non volete nessun miglioramento, almeno date motivazioni plausibili anche per respingere le proposte altrui. Dite: "Non va bene, quello è un argomento, noi ne abbiamo un altro", però non dite cose che non si possono dire. Non dite che con le direttive farete quello che le direttive non consentiranno di fare. Le direttive di attuazione non possono modificare in nulla il contenuto della legge, perché la legge fissa i destinatari, e se la legge dice che i destinatari sono tutti i titolari di attività commerciale, piccola e media, fino a 250 dipendenti, non vale, Assessore, dire: "In direttiva, se c'è un ordine del giorno, diremo non 250 dipendenti, ma 150 dipendenti". Non si può, perché quel titolare di impresa che ha 149 dipendenti impugnerà la sua direttiva, che è un atto amministrativo, e giustamente il TAR gli darà ragione e avremo di nuovo complicato le cose, di nuovo bloccato, di nuovo impedito anche a chi ha diritto di avere i suoi buoni diritti riconosciuti. Allora si sta mettendo in questa legge poco più che una miseria di finanziamento. Questa poco più che miseria la si diriga almeno ai settori più deboli del comparto e si dica almeno che a parità di altre condizioni, abbiano priorità le piccole imprese commerciali rispetto alle medie, che a parità di altre condizioni abbiano cioè preferenza quelle che si trovano nella condizione di maggiore debolezza e hanno più diritto di essere sostenute perché hanno anche più diritto di crescere. Questo è il senso di questo emendamento, che poi è in coerenza con altri emendamenti, pochi ma significativi e migliorativi che noi abbiamo presentato. Su questo chiediamo risposte puntuali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). L'articolo 2, attualmente in discussione, ha un impianto che è totalmente condivisibile, però è anche vero che il collega Cogodi ha fatto alcune osservazioni che meritano quanto meno una riflessione, perché con l'emendamento che è stato dal medesimo e dai suoi colleghi del Gruppo della Rifondazione Comunista proposto, si chiede di inserire nel quarto comma dell'articolo 2 la frase "mediante l'emanazione di specifici bandi periodici".
Può sembrare una cosa di poco conto, invece è un aspetto molto importante, anche perché in altre leggi di settore che prevedono incentivi, quest'Aula ha avuto modo di verificare nel corso del tempo, e quindi nel corso della loro attuazione, che la previsione del sistema a sportello ha prodotto non pochi problemi, creando tutta una serie di aspettative nei soggetti che avevano presentato quelle domande, perfettamente rispondenti, in sintonia e in armonia con le leggi di settore alle quali facevano riferimento. Si è arrivati al punto di dover sostenere che tali domande sono meritevoli di accoglimento, in quanto hanno superato favorevolmente l'istruttoria pertanto non si ritiene giusto che non debbano accedere agli incentivi solo ed esclusivamente perché le disponibilità stanziate non sono sufficienti e perché sono state presentate in una certa data al cosiddetto sportello.
Se la posizione iniziale si fosse mantenuta in termini categorici e fermi si sarebbe potuto affermare che chi arrivava dopo non avrebbe avuto diritto, ma le pressioni giuste da parte di chi ne aveva diritto, o quanto meno fondava la propria aspettativa su una norma, e la sensibilità politica a venire incontro a questo tipo di esigenze ha portato a dover far sì che l'Aula si occupasse del problema per reperire risorse aggiuntive per dar corso a tutte queste domande che erano state presentate in eccesso rispetto ai fondi originariamente stanziati. L'esempio più clamoroso di tutta questa vicenda è rappresentato dalla legge 28, per la quale sono sorti degli evidenti problemi che hanno dovuto impegnare il Consiglio a lungo per trovare delle soluzioni.
Quindi la richiesta che viene presentata da Rifondazione Comunista, con i suoi emendamenti, è meritevole di una riflessione da parte dell'Aula, non perché io dica in assoluto che quello sia l'unico sistema, ma è certamente un'indicazione non peregrina, meritevole, come dicevo poc'anzi, della riflessione di quest'Aula e se si dovesse ritenere che, in questo momento, nel quale la nostra legislatura è caratterizzata da una limitatezza di risorse e di conseguenza non è facile ricorrrere ad ulteriori finanziamenti proprio perché c'è l'esigenza del risanamento dei conti pubblici, io dico che allora, a prescindere dal fatto che la richiesta venga dall'opposizione e non più propriamente dai banchi della maggioranza, tutto sommato una riflessione che possa portare a risultati in termini di utilità superiori rispetto alla al testo della legge così come arriva all'Aula, non sarebbe una cosa malsana, e certamente sarebbe una cosa utile per la nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Io ho seguito attentamente gli interventi e voglio motivare il parere da me dato sugli emendamenti sui quali si era anche prima disquisito con i colleghi, specialmente di Rifondazione Comunista.
Ho detto anche nel mio intervento, nella discussione generale, che ritenevo che si dovesse già fissare in legge il numero dei dipendenti come parametro per definire la piccola e media impresa, perché la normativa europea identifica la media impresa come quella avente sino a 250 dipendenti. Per noi sarebbe non una macro, ma una fantasmagorica struttura, l'ho detto nel mio intervento, però ho detto anche che dieci dipendenti individuano una dimensione che, pur riconoscendo che buona parte delle imprese commerciali in Sardegna stanno dentro questa misura, creerebbe una discriminazione non facilmente superabile con altre imprese che, pur avendo quindici o venti dipendenti, parliamoci chiaro, sono sempre piccolissime imprese commerciali, perché oggi un supermercato di un centro di circa cinquemila abitanti non ha meno di quindici dipendenti e non possiamo parlare di impresa media o di impresa grande, in quella realtà anche questa è una microimpresa, quindi c'è la disponibilità, e lo ribadisco e lo ripeto, di identificare già in legge il numero dei dipendenti, ma non può essere assolutamente dieci dipendenti. Anche perché in questo caso c'è un anacronismo feroce con l'altro emendamento che identifica le micro, le medie e le grandi imprese.
Ripeto anche che stiamo parlando di aiuti entro il limite del de minimis, cioè di incentivazioni molto contenute. Il de minimis va fino a un massimo di 200 milioni di contribuzione sia essa in conto capitale, sia essa in conto interessi; entro il de minimis sono previsti anche interventi in conto esercizio, cioè interventi di circolante come ho detto, ma come si può pensare che se uno intende fare un investimento, poniamo di 300 milioni, debba aspettare ogni sei mesi la pubblicazione del bando per verificare se rientra nei requisiti da esso previsti. Stiamo parlando di interventi abbastanza contenuti, che riguarderanno al 99 per cento solo le piccole, piccolissime imprese. E` necessario che per questa legge, pur ammettendo il fatto che le disponibilità finanziarie per un errore tecnico, che non so perché si sia originato, sono contenute, sia mantenuto il sistema a sportello secondo il quale, anno per anno, sinché non viene a cessare la disponibilità, ogni impresa che fa richiesta accede ai fondi, però stiamo attenti a non creare discriminazioni, a non creare bravi e cattivi, a non creare belli e brutti.
Per piccola impresa, in un paese come Thiesi, può intendersi un'impresa con tre dipendenti, con cinque dipendenti, con sei dipendenti, per quel centro quella è un'impresa commerciale di assoluta rilevanza. La stessa impresa che a Thiesi ha una grande rilevanza, che secondo la dimensione strutturale economica del luogo, può rappresentare non una piccola ma una impresa addirittura di medie dimensioni, rapportata - vorrei che i colleghi di Rifondazione ascoltassero - alla realtà di Sassari, è una micro impresa. Ci siamo? Non è possibile, quindi, limitare l'intervento alle imprese con dieci dipendenti, questo per quanto riguarda l'emendamento numero 11, ma è senz'altro necessario identificare un numero superiore, pur definendolo in legge, né tanto meno insistere nel prevedere il sistema del bando perché, ripeto, stiamo parlando di interventi dentro il de minimis. Potrei essere d'accordo quando verrà approvata la legge generale sul commercio, che non prevede un tetto agli incentivi, o comunque prevede limiti talmente alti che è giusto che l'incentivo venga aggiudicato attraverso un bando, che venga giudicata la bontà dell'investimento, la bontà del progetto, ma quando io dovrò presentare un progetto di ampliamento del mio negozio per un costo di 100 milioni, non so, a Bacu Abis o a Torralba, devo aspettare che mi venga approvato attraverso un bando per ottenere venti milioni di contributo? Ma scadiamo nel ridicolo! Ecco qual è il problema! La dimensione dell'aiuto, oltreché la dimensione dell'impresa. Non scordiamoci, siamo dentro il de minimis. Ecco perché io dico: primo, sul numero dei dipendenti trattiamo e vediamo, ma per quanto riguarda il sistema di erogazione dei contributi è indispensabile che si continui a insistere sulla procedura a sportello per le motivazioni che ho detto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Brevemente, Presidente, vorrei sottolineare che proprio il ragionamento dell'onorevole Rassu, che tra l'altro contraddice quanto detto anche dall'onorevole Balletto, ci spinge a riproporre la questione che noi abbiamo posto con l'emendamento, nel senso che io capirei il ragionamento dell'onorevole Rassu se la dotazione di questa legge non fosse così ridicola com'è.
Il problema è che l'onorevole Rassu, come la maggioranza, ha un'esigenza: ha talmente enfatizzato questa legge e l'ha presentata ai commercianti come la soluzione del problema del commercio in Sardegna, quindi come la soluzione di tutti i mali, che è chiaro che questa aspettativa che hanno creato dev'essere in qualche modo anche riprodotta nel corso dei prossimi mesi, per cui si dice: "Noi vogliamo tutto sommato un sistema a sportello, in modo tale che poi chiunque possa presentare domanda e poi, a prescindere dalla risposta, venga tenuto lì sul chi vive, e quindi in qualche modo venga poi anche gestito e coltivato questo rapporto di subordinazione che si crea.
Ora, noi siamo contrari perché diciamo, e questo dovrebbero capirlo bene l'onorevole Rassu e il centrodestra, che, proprio per realizzare investimenti, bisogna dare certezza alle imprese. Ci avete riempito la testa dicendoci in tutti i modi che questo benedetto capitalismo ha bisogno di regole, di mercato, non so bene di che cosa, e poi quando si tratta di definire le modalità concrete entro le quali uno deve anche poter valutare se l'investimento che realizza è conveniente oppure no, siete i primi a perdervi in un bicchier d'acqua, perché di questo si tratta!
Allora, se uno deve fare un investimento, anche se si tratta di cento milioni, deve sapere se lo può realizzare in due mesi, in tre mesi, quattro mesi, o in quattro anni, perché, chiaramente anche i tempi poi determinano i costi degli investimenti. Allora noi vi diciamo che questa legge è una beffa, proprio perché siete in grado di dare risposta a cento imprese in un anno, con cento milioni per ogni impresa, perché questo è il dato che avete scritto in questa legge; anche se l'avete ormai propagandata come la riforma del commercio, questa è una presa in giro, questa è la realtà! Perché una legge può anche essere buona per i contenuti, ma se non ha risorse finanziarie è un imbroglio!
Voi volete continuare con l'imbroglio e noi non siamo d'accordo! Noi, per onestà nei confronti di quegli imprenditori ai quali voi vi volete rivolgere, vi diciamo: dite loro che se vogliono presentare una domanda, a quella domanda debbono avere risposta in tempi certi. Ma insomma, ma cosa ci avete detto in tutti questi mesi sul fatto che quando non si dà una risposta si blocca tutto! Che anche per quanto riguarda le opere pubbliche bisogna dare certezze, bisogna dare incentivi per accelerarne l'attuazione, e adesso, quando bisogna dare certezze a chi vuole utilizzare cento milioni vi perdete in un bicchier d'acqua, ma siete ridicoli! Questa è la realtà!
Ecco perché noi diciamo a bando, e non a sportello, perché badate, tra l'altro il sistema dello sportello è forviante: pensate a quello che è successo in agricoltura; non c'è nessuna banca che di fronte a cinquanta milioni di investimento ha mai negato un'anticipazione, nemmeno agli agricoltori, che sono così indebitati, perché hanno detto: "Ti do un'anticipazione, prendi tranquillamente questo finanziamento al dieci per cento" - pensate alle macchine agricole - "prendilo al dieci per cento, o all'undici, o al dodici per cento, tanto nel giro di sei, sette mesi, un anno, un anno e mezzo poi ti arriveranno i soldi con il tasso di interesse scontato". Ebbene si sono mangiati l'intervento in conto capitale, in attesa dei dieci anni o dei quindici anni ed ancora oggi aspettano il contributo per le macchine agricole, oppure per i miglioramenti fondiari. Il numero delle domande ammonta ormai a decine di migliaia!
Ed allora, onorevole Rassu, su trentasettemila aziende, quante sono in Sardegna le aziende che superano i dieci dipendenti?! Lei che è Presidente della Commissione industria, che si occupa anche di commercio, ha mai fatto un'indagine da questo punto di vista? Io sono convinto che di queste trentasettemila aziende almeno trentamila hanno meno di dieci dipendenti. Allora quelle trentamila aziende offrono anche un servizio, perché se andate a vedere un emendamento successivo che noi presentiamo, noi diciamo che bisogna fare scelte prioritarie, e, pur essendo consapevoli del ruolo che ha la grande distribuzione, che hanno i mercati all'ingrosso e così via, avete mai provato ad immaginare cosa succederebbe nelle città, nei centri storici, ma anche nei nostri piccoli centri, dove i piccoli negozi che ancora resistono hanno una funzione di supporto sociale, perché l'anziano che vive a venti, trenta, quaranta metri, se non avesse quel negozietto vicino a casa sua sarebbe impossibilitato perfino a farsi la spesa, cosa succederebbe se questi negozi dovessero chiudere? Ma non solo. Qualcuno mi dirà che oggi i servizi sociali dei comuni fanno anche la spesa per gli anziani e gliela portano a casa - cosa che non è vera - ma vi rendete conto di quale utilità è per l'anziano poter uscire di casa e farsi la spesa! Quale funzione vitale mantiene! Ed allora, belli miei, noi, come Rifondazione Comunista, facciamo una scelta di campo e vi sfidiamo su questo terreno, a fare una scelta prioritaria. La scelta prioritaria è sostenere questo tipo di intervento con questi quattro soldi, che non fanno la riforma del commercio. Allora questi quattro soldi diamoli a chi deve essere sostenuto, e chi deve essere sostenuto è la piccola impresa, però anche a loro diamo certezza, per evitare che poi finiscano con l'essere ingannati da chi concede il credito in Sardegna e in Italia, che, ancora una volta, come è accaduto nel corso di tutti questi anni, è disponibile a dare dieci, cinquanta, cento milioni, tanto ha una casa su cui rifarsi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Colleghi, io credo che sia necessario che la Regione Sardegna si doti di una legge di incentivazione in un settore che è stato sin qui escluso dalle incentivazioni, che rappresenta una parte importante e dinamica della nostra economia, e che contiene al suo interno segmenti importanti del tessuto imprenditoriale ma anche del tessuto sociale delle nostre città, dei nostri piccoli centri, e che bene fa il Consiglio regionale della Sardegna a dotarsi di uno strumento che tenga conto di questo settore.
Un'attenzione l'abbiamo già dimostrata, del resto, attraverso l'incentivazione e il finanziamento dei confidi, in questo settore, attraverso tutti gli strumenti che potevamo mettere in campo; questo costituisce un ulteriore passo. Come tutti i passi iniziali risente di alcuni limiti, che se ci ascoltiamo possiamo per lo meno attenuare, se non eliminare. E io credo che dalla discussione di questa sera ed anche di ieri stia emergendo come, per un fine buono, le risorse siano insufficienti; si può dire che comunque è meglio di niente, che conta marcare una volontà politica e una direzione di marcia da parte del Consiglio regionale, e tuttavia noi non possiamo non sottolineare come le risorse siano assolutamente insufficienti, se destinate alla generalità delle attività commerciali, così come questa legge fa. Quindi uno dei limiti è che la legge non è selettiva, e che, non essendo selettiva rischia di rappresentare una goccia in un mare enorme.
Si dice nella relazione che le imprese commerciali cui facciamo riferimento sono quasi trentottomila, anche a fare un conto, se non di cento milioni ad azienda - il de minimis è quasi di duecento milioni, però - ma utilizzando il microcredito, che ogni azienda acceda ad un contributo di cinquanta milioni, stiamo parlando di seicento aziende; seicento aziende che potranno usufruire dei benefici della legge che stiamo discutendo e che approveremo, con un meccanismo a sportello. E ciò rafforza la mancanza di selettività della legge che prevede come destinatari sia i settori della media distribuzione, sia le città, sia i paesi; sia chi sta nei centri storici, sia chi sta nelle periferie, sia i settori più in difficoltà, sia quelli con meno difficoltà, che tuttavia possono al pari degli altri accedere alla legge; dicevo che stiamo parlando di seicento aziende che potrebbero usufruire, con una media di cinquanta milioni ad azienda, di questo incentivo. Stiamo parlando di una piccola cosa, di fronte alle aspettative che stiamo inducendo attraverso questa legge nelle trentasettemila aziende che potrebbero usufruirne.
Dicevo, il meccanismo a sportello non seleziona, per cui verranno beneficiate le prime seicento aziende che faranno domanda; il rischio è che le aziende che faranno domanda in realtà siano molte di più di seicento, perché il giorno che si potranno presentare le domande noi potremmo trovarci di fronte a mille, duemila richieste, con una difficoltà a individuare, avendo adottato come criterio di priorità quello cronologico, fra tutte quelle che le presenteranno il primo giorno nel quale è possibile presentarle, quelle che hanno più diritto, perché bisognerebbe fotografare addirittura il minuto e il secondo in cui si è presentata la richiesta.
Questa è una difficoltà che non so in quel modo noi potremmo superare con le direttive, così come, forse, se avessimo ragionato un po' di più su questa legge, avremmo stabilito nella stessa legge delle priorità, per i centri storici, per gli esercizi commerciali nei piccolissimi centri che rischiano di chiudere se non incentivati; insomma, avremmo stabilito anche criteri di selezione. Forse avremmo stabilito anche una selezione per territorio, perché la regione è molto grande, quindi possono essersi territori più dinamici, più attivi, che presentano rapidamente le domande, anche sostenute dalle organizzazioni che presteranno servizi, ed altri che, invece, avranno difficoltà ad accedere agli incentivi previsti da questa legge.
Questo è un problema che viene rappresentato così come è. Io non so se sia meglio il sistema a bando; diciamo che il sistema a bando consente di fare una graduatoria. Il sistema a bando presenta delle controindicazioni in questo caso; la controindicazione può essere che perdiamo molto tempo per l'istruttoria delle domande e per la successiva graduatoria, però tra questi due corni del problema bisognerà che ci ingegniamo per trovare un meccanismo che consenta di selezionare, di non farci soverchiare dalle domande che verranno indistintamente, indiscriminatamente presentate da chi ne ha bisogno e da chi ne ha meno bisogno, da chi potrebbe benissimo fare a meno del de minimis, perché le aziende non hanno tutte lo stesso bisogno, le stesse necessità. C'è il commerciante al quale il de minimis serve per restare in vita, per mantenere aperto il proprio esercizio, e c'è quello al quale il de minimis serve magari per abbellire il negozio, cosa per carità assolutamente utile ma dobbiamo fare una scelta, posto che le risorse non sono infinite.
Credo che su questo dovremo un pochino affinare le norme. Non so se la direttiva, con una prescrizione del Consiglio, sia lo strumento giusto da utilizzare, ma certamente dobbiamo trovare un meccanismo che ci faccia uscire dal semplice criterio cronologico, perché esso consente, forse, di distribuire rapidamente i denari, però non è equo, e non credo che risolverà il problema, perché bisognerà fare il fotofinish per capire quali saranno le prime che avranno davvero diritto. E siccome non vorremmo che l'attuazione della legge incontrasse una serie di difficoltà e impedimenti, e che quindi la legge non potesse fare i primi passi; credo che questo sia un aspetto sul quale possiamo riflettere, un aspetto che è stato utilmente indicato dall'emendamento di Rifondazione, che, se ci ascoltiamo e se non ragioniamo per partito preso, può essere utilizzato per approfondire il problema nell'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.
FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Vorrei solo precisare che non c'è contraddizione tra il testo esitato dalla Commissione, per quanto concerne l'adozione del sistema a sportello, e l'articolo 10, settimo comma, della finanziaria, che dice testualmente: "A tal fine si dà preferenza al sistema dei bandi, rispetto a quello a sportello". Si dà preferenza, quindi non si adotta esclusivamente il sistema del bando. Quindi io credo che in questo senso non ci sia assolutamente contraddizione tra le due norme; credo che lo snellimento dell'attività amministrativa riguardi anche l'efficacia dello strumento adottato, che deve servire a garantire l'erogazione rapida del contributo.
In questo senso ritengo che il sistema che assicura il procedimento più rapido sia quello a sportello; d'altro canto non capisco perché dobbiamo considerare diversamente gli interventi nei settori del commercio e dell'artigianato, due settori che tutti quanti definiscono trainanti per il nostro sistema economico, quindi non vedo per quale motivo dovremmo fare una scelta diversa per il commercio. Anche perché, ripeto, per la maggior parte, come tutti voi state sottolineando, si tratta di microimprese, e far aspettare un anno un commerciante per avere quindici - venti milioni mi sembra un'enormità. Quindi io insisto nel chiedere l'approvazione dell'emendamento numero 11, proponendo un emendamento orale, per raccogliere il suggerimento dell'onorevole Gian Valerio Sanna sempre in relazione alla finanziaria, che integri il comma terzo aggiungendo alla fine la frase: "ed ai sensi dell'articolo 12 della legge regionale numero 7 del 2002".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Noi come Gruppo di Rifondazione Comunista, abbiamo detto da ieri, ed ancora stamane, quando ci siamo opposti in modo risoluto all'ipotesi di rinvio dell'esame di questa legge, che avremmo voluto e vogliamo che questa legge venga discussa, migliorata ed approvata. Perché tutti gli altri pensavano di rinviarla e il rischio sarebbe stato di rinviarla sine die; quindi se noi avanziamo delle proposte non è per dilazionare i tempi. Il vero ostruzionismo, in materia di innovazioni normative e legislative, lo fanno le maggioranze che avendo l'obbligo di fare le leggi, o non le pensano, o non le propongono, o quando le propongono non le portano in Aula, e quando le portano in Aula sempre le rinviano.
Il nostro, quindi, è un contributo che diamo a questa, come a tutte le altre leggi, che noi definiamo un contributo di serietà nel corso del procedimento di formazione delle leggi della Regione. Noi dichiariamo il nostro voto, non chiediamo neppure il voto segreto, perché prima quando abbiamo chiesto il voto segreto l'abbiamo fatto per ottenere che i signori della maggioranza stiano in Aula. Perché i signori della maggioranza non sono solo signori, sono anche della maggioranza, quindi devono essere presenti in aula, perché ieri, quando abbiamo svolto la discussione generale di questa legge, mediamente erano presenti dieci componenti della maggioranza, e lo stesso numero di consiglieri della maggioranza è presente anche adesso che stiamo cercando di interloquire per migliorare la legge, ottenendo anche qualche risposata positiva dall'onorevole Balletto. Nessuno di noi è ultimo, e nessuno di noi è primo, tutti ci mettiamo nella media, ma anche l'onorevole Balletto non è l'ultimo in questo Consiglio sulle leggi in materia economica. Eppure il collega Balletto ha detto che abbiamo anche molti punti di ragione in questa nostra esposizione. Ed anche altri colleghi dicono che abbiamo ragione, o molti punti di ragione, possiamo non avere tutte le ragioni, si possono trovare anche soluzioni intermedie, soluzioni articolate, quindi se c'è la volontà le leggi si possono migliorare.
Voi dite che noi abbiamo ragione però poi votate il testo così com'è! Il rinvio alle direttive vi abbiamo detto che non è nel campo delle cose fattibili, le direttive sono un atto amministrativo, e l'atto amministrativo non può modificare in nulla il contenuto della legge! E se la legge ha come riferimento questo sistema di erogazione degli incentivi, rimane questo sistema. Si poteva sperimentare una forma di bando parziale, per esempio, per certi contributi, o per ambiti territoriali. Si poteva tenere il sistema a sportello a istruttoria immediata per il credito di esercizio, fino ad un certo massimale; si può fare tutto quando c'è la buona volontà! Invece voi dite che abbiamo ragione, però insistete su questa procedura.
Badate, la vera discriminazione voi la fate con leggi di tal fatta, perché, ripeto, quando ci sono 10 miliardi per 37.646 soggetti che possono avanzare richieste, e con questi 10 miliardi si può rispondere solo ad alcune centinaia di domande, e le domande saranno ovviamente alcune migliaia, in ciò risiede la discriminazione! Si potrà rispondere a trecento, a fronte dell'esigenza di tremila, e tutti gli altri saranno discriminati. Ecco perché una forma anche parziale di bando non è vero che provoca ritardi, perché quando con il bando uno avanza la sua domanda e la sua domanda è accolta, prende i soldi e fa quello che deve fare. Invece così, anche i commercianti, come gli agricoltori, e in gran parte gli artigiani, vengono messi in mano alla banca, perché voi costituite un fondo speciale presso la banca, la banca a chi presenta la domanda darà un piccolo anticipo e gli dirà: "Ecco 20 o 30 milioni, comincia che poi il finanziamento seguirà". E seguirà poi, perché non ci sarà capienza con lo stanziamento che avete deciso, e andremo a creare un'altra categoria di strozzati dalle banche, e la banca avrà interesse a tenere i danari, come si è verificato con la legge 28, il più a lungo possibile, creando un enorme pregresso, e la Regione da poco, ha dovuto stanziare 600 miliardi per far fronte alle richieste pregresse presentate per ottenere i contributi previsti dalla legge 28, perché era stato adottato il sistema a sportello, perché avete detto che chiunque aveva presentato una domanda giudicata tecnicamente valida poteva vantare un diritto acquisito o quasi o un'aspettativa legittima...
PRESIDENTE. Le concedo pochi secondi per concludere.
COGODI (R.C.). Per cui noi esprimiamo un voto di astensione su questo articolo, riproponendo questi problemi, troveremo modo poi di proporre ulteriori emendamenti ai successivi articoli, però sia chiaro che la nostra indicazione non era affatto dilatoria, avete riconosciuto che era fondata, trovate modo, questa legge, di renderla davvero operativa e davvero utile per i soggetti che meritano di più questo intervento regionale.
PRESIDENTE. Era stata chiesta la votazione nominale.
COGODI (R.C.). Ovviamente la mia dichiarazione di voto era sull'articolo. Sull'emendamento il voto è, ovviamente, favorevole.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 13.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Gli onorevoli Falconi e Balletto, il cui voto risulta nullo, vogliono dichiarare il proprio voto?
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Sull'emendamento numero 13 il mio voto è favorevole.
PRESIDENTE. L'onorevole Falconi?
spissu (d.s.). Favorevole.
PRESIDENTE. Il voto lo deve dichiarare l'onorevole Falconi, non lo può dichiarare lei, abbia pazienza.
spissu (d.s.). Se non c'è non lo può dichiarare. E' qui nei dintorni, lo chiamiamo.
PRESIDENTE. E' favorevole.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - MANCA - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SPISSU - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MILIA - MURGIA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 70
Votanti 69
Astenuti 1
Maggioranza 35
Favorevoli 29
Contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione l'emendamento numero 11.
COGODI (R.C.). Chiedo il voto segreto.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 11 della Giunta regionale, con l'integrazione che è stata proposta dall'Assessore e condivisa dai colleghi che sono intervenuti.
Colleghi, vi devo invitare, quando si vota, a stare seduti al vostro posto. Vi avviso che se si ripete ciò che è accaduto prima faccio ripetere la votazione.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 42
Votanti 41
Astenuti 1
Maggioranza 21
Favorevoli 36
Contrari 3
Voti nulli 2
Il Consiglio approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOCCI - LOMBARDO - MASIA - MILIA - MURGIA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano. (Vene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
BIANCU, Segretario:
Art. 3
Beneficiari
1. Possono beneficiare dei contributi previsti all'articolo 2 le seguenti categorie:
a) imprese esercenti il commercio al dettaglio, in sede fissa, ambulante e ingrosso;
b) imprese esercenti i servizi ausiliari del commercio;
c) attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, come definite dalla Legge 25 agosto 1991, n. 287;
d) attività esercenti il commercio elettronico.
2. Le imprese beneficiarie devono essere piccole o medie, operare in Sardegna e svolgere l'intero piano degli investimenti nel territorio sardo.
3. La categoria di cui alla lettera a) include le seguenti tipologie, limitatamente all'attività commerciale non contingentata:
a) farmacie;
b) tabaccai;
c) edicole;
d) distributori di carburanti.
4. Per servizi ausiliari del commercio si intendono:
a) agenti e rappresentanti di commercio;
b) agenzie d'affari in mediazione;
c) agenzie di distribuzione di libri, giornali e riviste;
d) agenzie di spedizione e di operazioni doganali;
e) agenzie di viaggi.
5. Per commercio elettronico, ai fini della presente legge, si intende l'attività di commercio al dettaglio di beni e servizi per via elettronica.
PRESIDENTE. All'articolo 3 sono stati presentati gli emendamenti 6, 2, 3 e 16.
BIANCU, Segretario:
Emendamento soppressivo parziale Capelli - Cappai - Murgia - Onida - Pilo
Il comma 3 dell'art. 3 è soppresso. (6)
Emendamento sostitutivo parziale Cogodi - Ortu - Vassallo
Il comma 1 dell'art. 3 è sostituito dal seguente:
"1. Possono beneficiare dei contributi previsti dall'articolo 2 i soggetti che esercitano o che intendono esercitare le seguenti attività:
a) commercio al dettaglio in sede fissa o ambulante;
b) servizi ausiliari del commercio;
c) somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, come definite dalla Legge 25 agosto 1991, n. 287;
d) commercio elettronico.". (2)
Emendamento sostitutivo parziale Cogodi - Ortu - Vassallo
Il comma 2 dell'art. 3 è sostituito dal seguente:
"2. Possono beneficiare dei contrubiti previsti dalla presente legge i soggetti che intendono esercitare o che esercitano le attività previste dal precedente comma, e che non abbiano non più di dieci dipendenti, secondo la definizione di cui all'Allegato 1, punto 5, al Regolamento (CE) n. 70/2001 del 12 gennaio 2001 relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato CE agli aiuti di Stato a favore delle piccole e medie imprese.". (3)
Emendamento aggiuntivo Vassallo - Cogodi - Ortu
Art. 3 - comma 2
I benefici sono accordati prioritariamente a parità di altre condizioni secondo il seguente ordine:
- Microimprese
- Piccole imprese
- Medie imprese
così come definite dall'Allegato 1 del Regolamento (CE) n. 70/2001del 12 gennaio 2001 relativo all'applicazione degli art. 87 e 88 del Trattato CE agli aiuti di Stato a favore delle piccole e medie imprese. (16)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 6 è stato presentato dai colleghi Capelli, Cappai, Murgia e più. Per illustrare l'emendamento numero 6 ha facoltà di parlare il consigliere Capelli.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Io credo che due brevissime parole sul senso della soppressione del comma 3 dell'articolo 3 siano utili per chiarire la ratio di questo emendamento. Per le argomentazioni già portate in quest'Aula, e per le stesse motivazioni, come annunciato anche in sede di Commissione, io propongo che in questo testo di legge non trovi accoglimento l'inserimento delle farmacie, tabaccai, edicole, distributori di carburanti, con una motivazione che riguarda nello specifico il fatto che sono tutte attività il cui esercizio è autorizzato attraverso i sistemi del bando o del concorso. Per spiegarmi meglio: le farmacie, la cui attività primaria è la vendita di farmaci che niente ha a che vedere con il commercio, vengono assegnate per concorso, a fini di tutela del territorio e della cosiddetta clientela,; l'esercizio di vendita dei tabacchi è assegnato anche questo attraverso un bando-concorso, con una sorta di monopolio territoriale di svolgimento della propria azione, ed anche questo non ha a che vedere con la libera concorrenza commerciale; così come edicole e distributori, questi ultimi in modo particolare, essendo nella stragrande maggioranza dei casi in mano alle compagnie petrolifere, che li assegnano in gestione con i servizi dati in fitto ed utilizzo.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue CAPELLI.) Mentre invece la parte di attività dei distributori di carburanti che riguarda il lavaggio auto, o la gestione di altri servizi, può rientrare in alcuni casi nel settore dell'artigianato, mentre la gestione per esempio dei punti di ristoro trova accoglienza in questa legge, anche se non indicati nei distributori dei carburanti, in quanto appartengono al servizio di somministrazione di alimenti e bevande. Per questi motivi io propongo la soppressione del comma 3, per non inserire in questa legge alcune attività che non appartengono specificatamente al settore del commercio, e che sono già tutelate, in quanto a fatturato, in termini di marginalità; lo sa bene chi conosce i bandi per l'assegnazione dei tabaccai o delle farmacie, che sono studiati in base ad un tot di utenze, quindi con il calcolo delle marginalità stesse.
Questi sono i motivi che mi inducono a voler sopprimere la norma che prevede l'estensione dei benefici previsti in questo disegno di legge alle categorie indicate nel comma 3, per favorire chi effettivamente mette su delle attività piccole e medie nel settore commerciale in regime di libera concorrenza.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 2 ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi. Onorevole Cogodi, illustri anche l'emendamento numero 3.
COGODI (R.C.). No, io illustro solo l'emendamento numero 2. L'emendamento numero 2 contiene una previsione normativa che è necessaria. L'abbiamo detto stamane quando si discuteva l'articolo 1 e l'avevamo detto fin dall'inizio che vi era una contraddizione non solo sostanziale, ma anche formale - su cui è bene che anche gli uffici si pronuncino affinché il legislatore non sbagli, e non faccia leggi contraddittorie - tra l'articolo 1 e l'articolo 3. Perché nell'articolo 1, e giustamente, si è previsto che questo intervento è a favore anche della nascita della nuova impresa commerciale, e dico giustamente, l'articolo 1 è già stato approvato, quindi nella legge in fieri è già norma. Nell'articolo 3, laddove si definiscono, invece, i beneficiari, la nuova impresa scompare, perché nell'enumerare i beneficiari si enumerano solo le imprese esercenti il commercio al dettaglio, il commercio all'ingrosso e quant'altro.
Le imprese esercenti non sono gli imprenditori che avanzano un progetto di nuova impresa perché quelli non sono esercenti, sono candidati a essere esercenti. Per cui l'emendamento che noi proponiamo, il numero 2, semplicemente sana questa contraddizione formale, oltre che essere giusto: avete detto tutti, sul piano sostanziale, che anche la nuova impresa, se è valida, se è rispondente alle regole, se ha le autorizzazioni amministrative e le licenze, tutto quanto è necessario per svolgere attività imprenditoriale nell'ambito del commercio, può alla pari delle altre chiedere alle agevolazioni. Quindi bisogna dire "le imprese che esercitano, o che intendono esercitare", perché quelle imprese che ancora non hanno iniziato l'attività non sono ancora esercenti, ma saranno candidate all'esercizio.
Quindi emendamento più di buon senso di questo mi pare che proprio non ce ne sia; intanto perché se no rimane il contrasto tra il primo e il terzo articolo, e ripeto è un contrasto non solo sostanziale, ma anche formale che deve essere rilevato anche sul piano tecnico; in ogni caso siccome tutti si sono espressi a favore, tant'è che è stato approvato l'articolo 1, è chiaro che se l'articolo 1 prevede l'incentivazione alla creazione di nuove imprese anche il nascituro dovrà essere destinatario di questo possibile intervento agevolativo. Se no sarebbe come proclamare che si vuole assistere il nascituro e però appena nato lo si uccidesse, lo si strozzasse nella culla! Non sarebbe veramente una buona scelta di politica economica, e nemmeno una buona scelta di politica sociale.
Quindi io mi limito a dire questo sull'emendamento 2, neppure utilizzando tutto il tempo a disposizione; alcune considerazioni per illustrare gli altri emendamenti le faranno invece i colleghi di Gruppo.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 3 ha facoltà di illustrarlo.
VASSALLO (R.C.). L'emendamento numero 3 ripropone il tema della dimensione delle imprese che si vogliono agevolare attraverso questo provvedimento. Il comma 2 dell'articolato dispone che possono beneficiare dei contributi le imprese piccole e medie; precisiamo ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, nel senso che questo tema lo abbiamo richiamato già più volte in quest'Aula, che le piccole e medie imprese sono quelle classificate dal regolamento CEE numero 70 del 12 gennaio 2001, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CEE sugli aiuti di stato in favore delle piccole e medie imprese, per cui ogni definizione che si voglia dare attraverso il regolamento, deve comunque stare nell'ambito di questo regolamento comunitario. Non è pensabile che il Consiglio regionale, ed ancora più l'Assessore, attraverso le proprie direttive, seppure con il parere positivo della Commissione competente, possa modificare sostanzialmente un regolamento comunitario.
E` chiaro che un qualunque atto in difformità di tale regolamento sarebbe soggetto a possibile impugnazione, con tutti i problemi che poi ne conseguirebbero per il settore del commercio che si vedrebbe inficiare una normativa, perché applicata in maniera non corretta rispetto alle norme che regolano l'intera materia, non soltanto in campo regionale, ma in campo comunitario. Per cui noi, attraverso l'emendamento numero 3, precisiamo esattamente cosa intendiamo per imprese beneficiarie; richiamiamo il regolamento e indichiamo le imprese che non abbiano più di dieci dipendenti secondo proprio la definizione dell'allegato 1.5 del regolamento che poc'anzi richiamavo.
Detto questo, se non si vuole continuare a fare gazzosa, se non si vuole continuare a fare pubblicità al nulla, è bene richiamare alcuni dati, che noi abbiamo recuperato, sugli esercizi commerciali esistenti in Sardegna e sul loro dimensionamento; dall'ultima ricerca fatta, il dato è aggiornato al 31 dicembre 2000, quindi a circa un anno fa, le imprese che attraverso questo provvedimento si volevano agevolare non sono 37 mila e rotti, ma 38 mila e quattrocentoventisei. Io prego sia l'Assessore che il Presidente di prestare un attimo di attenzione, complessivamente le imprese sono 38 mila e quattrocentoventisei, di cui le imprese che hanno da zero a nove dipendenti, quindi al di sotto dei dieci, su 38 mila quattrocentoventisei sono esattamente 37 mila ottocentocinquantaquattro per cui si intende che quelle fino a dieci sono di più. Voi capite che praticamente oltre il novanta per cento delle imprese in Sardegna sono al di sotto di questi dieci dipendenti.
Nella considerazione che i fondi a disposizione sono quelli che sono, che i sistemi di maggior selezione si sarebbero dovuti inserire ma non sono stati inseriti, in considerazione di tutte le cose che sono state poc'anzi dette, a noi sembra opportuno proprio a fronte di questi dati, fissare questo limite perché ci sembra un limite entro il quale è compreso comunque oltre il novanta per cento degli esercizi commerciali in Sardegna, percentuale che ci sembra, almeno in questa fase, più che sufficiente.
E` chiaro che nel momento in cui la Giunta deciderà di aumentare in maniera sostanziale i fondi a disposizione, si potrà anche riconsiderare questo criterio. Però stante la situazione, ci sembra opportuno precisazione meglio il comma 2 dell'articolo 3 e l'emendamento che proponiamo ci sembra che corrisponda a questa esigenza di chiarezza, soprattutto rispetto ai destinatari della legge.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 16 ha facoltà di illustrarlo.
ORTU (R.C.). Visto come la Giunta e il centrodestra hanno presentato questo provvedimento, con l'enfatizzazione di cui abbiamo parlato nei nostri interventi, ci sembra più che giusto che noi costringiamo il Consiglio a discuterlo nel merito, anche se in Aula c'è...
Presidente io pretendo che l'Assessore mi ascolti, perché l'Assessore ha già scritto nella relazione cose che sono incredibili, basterebbe che avesse chiesto i dati ufficiali e non avrebbe scritto le cose alle quali ribatteva poc'anzi il collega Vassallo. Allora, almeno ascolti le cose che siamo in grado di riferirgli in aula così lo aggiorniamo anche un pochino, visto che lui avrebbe dovuto esercitare la sua funzione di Assessore del commercio.
FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Vi ho aggiornato io, siamo andati oltre i dati che avete fornito voi.
PRESIDENTE. Onorevole Ortu, l'Assessore talvolta è disturbato, come capita durante i lavori dell'Aula, anche per migliorare il testo della legge nel corso della discussione. Non è il caso di farla così lunga!
ORTU (R. C.). Presidente, io non faccio alcuna polemica, io le chiedo, quando l'Assessore è disturbato in modo inopportuno, di intervenire e di allontanare il disturbatore e consentire a me di parlare.
PRESIDENTE. Va bene. Prego, onorevole Ortu, il tempo continua a scorrere.
ORTU (R.C.). Dicevo che, visto che tra l'altro questa legge è stata presentata così come è stata presentata, è giusto discuterla ed è giusto discuterla nel merito; perché noi, così come riportano i giornali, avevamo chiesto che questa legge potesse tornare in Commissione per un approfondimento di alcune questioni che avevamo rappresentato, alcune questioni di attinenti al merito. Questa proposta è stata rifiutata dalla Giunta e dal centrodestra, perché, come dicono i giornali, questo è un provvedimento che è tanto atteso dal settore. Noi abbiamo già sottolineato i limiti del provvedimento; un provvedimento che, così come diceva il collega Vassallo, non consente di realizzare alcun intervento tanto meno consente di intervenire in modo appropriato. Ecco perché noi abbiamo riproposto una serie di emendamenti tra i quali il numero 16 che è subordinato al precedente emendamento, e che dice che in via prioritaria gli interventi devono essere prima di tutto finalizzati alle microimprese, poi qualora risultassero somme eccedenti rispetto alle richieste avanzate dalle microimprese, le domande che dovrebbero ricevere prioritariamente una risposta dovrebbero essere quelle delle piccole imprese e poi ancora quelle delle medie imprese.
Tra l'altro proponiamo di adottare i criteri di classificazione che, come ha sottolineato il collega Vassallo, sono indicati dalla Comunità Economica Europea. Poi non ci meravigliamo di quello che accade, in Italia, in Europa, in Francia e così via, perché la classificazione indicata dalla Comunità Economica Europea la dice lunga su quanto essa sia lontana dalla nostra realtà e quindi anche incapace di ascoltare le diverse esigenze, e su quali interessi vengano privilegiata in sede comunitaria, perché badate la classificazione della Comunità Economica Europea dice che sono da considerare microimprese quelle con meno di dieci dipendenti, piccole imprese quelle con meno di cinquanta dipendenti, medie imprese quelle con meno di duecentocinquanta dipendenti. Secondo i dati del collega Vassallo, il novanta per cento delle imprese sarde sono ignorate perché sono microimprese, quindi in qualche modo anche accantonate, non rientrano nella classificazione della cosiddetta impresa perché non sono in grado di fare mercato, non sono grado di accumulare profitti e così via. Quindi, in sede comunitaria, così come si vorrebbe fare in questa nostra regione, tra l'altro dimenticando il ruolo che ha la Regione e dimenticando anche la sua connotazione autonomistica, si vorrebbe cancellare il novanta per cento delle imprese.
Noi siamo qui a riproporle come destinatarie prioritarie degli interventi , non solo per salvare una rete commerciale che riteniamo utile anche ai fini della creazione d'impresa, ma anche perché in molti casi, la stragrande maggioranza delle microimprese, non solo svolge attività imprenditoriale e quindi non solo dà un contributo alla sviluppo e alla crescita economica di questa nostra benedetta Isola, ma molte di queste imprese offrono un vero e proprio servizio ai cittadini; ecco perché noi, visto che, sulla base della dotazione finanziaria, si può realizzare un intervento in favore di un numero limitato di imprese, che può essere calcolato attorno alle cento imprese all'anno, riteniamo che si debba fare una scelta abbastanza precisa: prima di tutto a sostegno della microimpresa, badate quelle piccole imprese, per essere chiari, che in numerosi comuni della Sardegna che vengono dimenticati in sede comunitaria - ma che vengono dimenticati anche dall'Assessore del commercio, tant'è che lui chiacchiera tranquillamente con l'assessore Biancareddu - quelle piccole imprese, dicevo, che al di là delle esigenze del commercio in Sardegna… Lei Biancareddu faccia una cortesia, non lo distragga perché è già confuso, se poi lei me lo distrae io non lo posso aiutare; non so infatti se l'Assessore si sia posto il problema, per esempio, di quella piccola bottega, che sarebbe una microimpresa, del comune di Las Plassas che continua a resistere, magari a conduzione familiare, quindi con pochissimi addetti e che non solo esercita un'attività che produce, speriamo, anche un reddito che possa consentire a quella famiglia di sopravvivere...
FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Se insiste perde la causa.
ORTU (R.C.). Come? Mi dica: voglio capire la battuta, anche perché voglio capire se ne vale la pena.
FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Ho detto che abbiamo già accolto questa tesi.
ORTU (R.C.). L'avete già accolta? Non lo avete dimostrato. Poc'anzi faceva pollice verso, poc'anzi si è sentito un po' Nerone, dicendo: "Bruciamo tutti, bruciamoli questi qui".
Noi abbiamo dato un'indicazione, la ribadiamo anche perché vogliamo salvare anche quelle piccole botteghe del comune di Las Plassas o per esempio della Frazione di Montevecchio o di Sa Zeppara o delle tante frazioni del comune di Iglesias tanto care all'Assessore e al Presidente della Giunta, che oltre a essere costrette a sopravvivere in condizioni difficili, producono anche un servizio a favore di quei cittadini, perché mantengono aperta una bottega che dà un servizio a quella comunità, badate, al di là del reddito che ne traggono, un servizio che è indispensabile per tenere in vita non solo i cittadini che lì abitano ma quelle stesse comunità.
Allora, se noi dobbiamo realizzare cento interventi con questa dotazione finanziaria che voi avete stabilito e che è persino ridicola, perché non dire con chiarezza che questa legge ha anche una connotazione di carattere sociale, perché non la formuliamo in termini corretti in modo che persegua tale finalità. Ma questo intervento è capace di creare impresa? In realtà siete ridicoli, costringete noi a dirvi che con questa dotazione finanziaria non siete nemmeno capaci di individuare come si interviene per creare impresa, perché questo è, Assessore del commercio. Lei mi vuole dire che con queste risorse vuole sostenere il commercio in Sardegna? Con questa dotazione finanziaria si può solo fare una cosa giusta, una cosa che ha anche una finalità positiva, appunto realizzare un intervento che ha la sua caratterizzazione sociale.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Rassu, relatore.
RASSU (F.I. - Sardegna), relatore. Sull'emendamento numero 2 il parere potrebbe essere positivo se viene accettato un emendamento orale, aggiungendo alla lettera a) anche le parole "e all'ingrosso". L'emendamento numero 3 potrebbe essere accolto se i dipendenti fossero portati a 15. Sull'emendamento numero 6 il parere della Commissione è negativo. Sull'emendamento numero 16 è egualmente negativo perché se risolviamo il problema con l'emendamento numero 3 non ha più ragione di esistere.
PRESIDENTE. Non ho capito quale sia il parere della Commissione sull'emendamento numero 16, onorevole Rassu.
RASSU (F.I. - Sardegna), Relatore. Sul numero 16 è negativo.
PRESIDENTE. E` il parere suo personale, non della Commissione.
RASSU (F. I. - Sardegna). Parlo a nome della Commissione.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'assessore del turismo, artigianato e commercio.
FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Sull'emendamento numero 2, il parere è conforme a quello espresso dal Presidente della Commissione, cioè positivo qualora sia modificata la lettera a) aggiungendo le parole "e ingrosso"; l'emendamento numero 3 si accoglie qualora venga portato a quindici il numero dei dipendenti; quindi ha visto che mi aveva già convinto, onorevole Ortu? Non c'era bisogno che argomentasse ulteriormente.
ORTU (R.C.). Non mi convince la richiesta di aggiungere le parole "e all'ingrosso".
FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Se porta a quindici il numero di dipendenti non si deve far convincere oltre per null'altra cosa.
Sull'emendamento numero 6 ci si rimette all'Aula, sull'emendamento numero 16 il parere è contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F. I. - Sardegna). L'emendamento numero 2 è motivato dall'esigenza di risolvere la contraddizione, diciamo il possibile equivoco di fondo che nasce anche dalla valutazione e dalla riflessione che ha fatto il collega Cogodi al momento in cui si è discusso dell'articolo 1 in riferimento all'articolo 3. Mentre l'articolo 1 afferma che finalità della legge è favorire la nascita delle imprese eccetera, l'articolo 3 nell'indicare i beneficiari fa riferimento alle imprese già esistenti. Però tanto il relatore in maniera egregia nella sua relazione, quanto più modestamente io nel mio intervento sull'articolo 1, abbiamo cercato di dimostrare che si trattava di una contraddizione apparente ma che comunque, all'atto pratico, non poteva provocare nessuna conseguenza negativa perché non è possibile obiettivamente che possa presentare domanda per ottenere gli incentivi previsti dalla legge colui il quale, non essendo ancora imprenditore e quindi non essendo ancora commerciante, non ha titolo per poter poi beneficiare della legge. Cioè è necessario, trattandosi di una legge che si rivolge a una categoria e quindi ad un settore, che chi presenta una richiesta non sia un aspirante commerciante ma sia uno che abbia già deciso di essere commerciante ponendo in essere quegli adempimenti minimi che sono rappresentati, se si tratta di impresa individuale dalla iscrizione nel registro delle imprese e dall'attribuzione della partita IVA e se si tratta di società commerciale, gli adempimenti che sono prescritti dalle norme del Codice Civile.
Quindi è ovvio che nessuno ha la pretesa di poter escludere le aziende commerciali appena nate perché in tal caso la legge avrebbe dovuto dire che possono beneficiare delle agevolazioni quei soggetti che sono già esistenti da uno, da due, da tre anni e quindi porre un limite temporale per impedire che i nuovi soggetti, imprenditori, commercianti già operanti o che hanno intenzione di operare potessero, appunto, come dicevo prima, usufruire dei benefici previsti dalla legge. Quindi mi sembra che quello evidenziato sia un conflitto che poggia su basi che non hanno dei supporti né tecnici né giuridici per avvalorare la tesi che sostengono i colleghi della Rifondazione Comunista, pur rendendomi conto delle preoccupazioni che spingono i colleghi a tutelare anche i nuovi esercenti. Quindi sotto questo aspetto, ammesso e non concesso che la tesi da me indicata sia quella veritiera, nell'ipotesi che lo fosse, per quanto mi riguarda, ovviamente non potrei essere favorevole all'emendamento numero 2.
Per ciò che riguarda l'emendamento numero 3 mi rendo conto che il problema che è stato sollevato è un problema serio, che merita anch'esso una riflessione da parte di quest'Aula, perché se il numero di dieci dipendenti che è stato indicato può essere ritenuto non sufficientemente rappresentativo per l'individuazione della categoria delle piccole imprese, si può discutere sul numero, può non andar bene dieci, può andar bene dodici, potrebbe teoricamente essere più opportuno stabilire il limite di otto, si tratta di trovare un mediazione tra le diverse proposte, un punto d'incontro. Ma mi sembra che sotto questo aspetto sia il Presidente della Commissione sia l'Assessore competente in materia, nell'esprimere i pareri abbiano dato una disponibilità a trovare un'intesa.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 6 l'Assessore si è rimesso all'Aula e di conseguenza anch'io eserciterò liberamente il mio diritto di voto, mentre per quanto riguarda l'emendamento numero 16 rientriamo sempre nell'ambito delle valutazioni che sono state date con l'emendamento numero 3 e una volta che si dirime quel nodo, che poi è la materia del contendere, tra virgolette, anche l'emendamento numero 16 può essere considerato caducato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Molto rapidamente, intanto per prendere atto e dare atto che quando nel Consiglio, come ben si vede, un pochino ci si ascolta si riesce a mandare avanti e anche a migliorare le leggi, e che fare in modo che questo confronto sempre esista e sia vivo e fecondo, non è un inutile dispendio di tempo, ma è la ragione per la quale noi consiglieri regionali siamo qui, e quelli che rimangono in aula, la minoranza, a tenere vivo questo confronto, stanno facendo il loro dovere, invece quelli che escono dall'aula quando è in atto il confronto e si cerca di migliorare le leggi e di esitarle non stanno facendo il loro dovere.
Noi prendiamo atto che la maggioranza, per la dichiarazione ragionata espressa da parte del Presidente della Commissione, condivisa dal rappresentante della Giunta regionale, si sia convinta che non tutto quello che noi proponiamo, è sbagliato. Anche il contrario, ritenere da parte nostra che tutto ciò che proponiamo debba essere accolto, sarebbe una pretesa singolare; il contributo un Gruppo politico lo dà indicando una direzione anche diversa di cammino, però noi mai abbiamo preteso che quello che proponiamo sia né tutto giusto né tutto necessariamente ottenibile. Siamo disponibili al confronto, e riteniamo che anche una soluzione di mediazione che vada nella direzione che indichiamo, sia un buon risultato.
Quindi, i risultati migliorativi di questa legge, dei quali noi prendiamo atto e riteniamo siano utili anche ad accelerare il prosieguo della discussione, consistono innanzitutto nel chiarire, come già l'articolo 1 prevedeva indicandola tra le finalità della legge, che viene favorita la nascita della nuova impresa; tra i beneficiari, tuttavia, non vi erano i soggetti che hanno titolo a iniziare l'attività di nuova impresa, quindi abbiamo richiesto, e l'espressione della maggioranza e anche la Giunta dice che è giusta questa proposizione, che anche colui che ha titolo a iniziare una nuova attività perché possiede i requisiti previsti dall'ordinamento, possa iniziare la nuova attività. Pensiamo soprattutto ai più giovani che non debbono essere esclusi solo perché nel mondo del commercio organizzato ancora non ci sono entrati. Vogliono entrare in quel mondo con un'idea imprenditoriale e ovviamente - lo voglio dire perché alcune cose dette dal collega Balletto sono giuste - con i titoli, cioè non perché manifestano una intenzione, ché un contributo, un'agevolazione pubblica non si darà in presenza della sola intenzione, si darà in risposta a un progetto imprenditoriale e a chi è in possesso dei requisiti tutti, ivi comprese le autorizzazioni pubbliche che accompagnano l'inizio di un'attività commerciale. Ci mancherebbe! Semmai questo sì è oggetto di specificazione nelle direttive, cioè questa parte che sia di garanzia, che non si possa accedere ai contributi sulla base dell'annuncio di un'intenzione, ma sulla base di un progetto con tutti i requisiti validi e della titolarità del diritto ad esercitare l'attività imprenditoriale nel settore del commercio. Questo è un passo avanti importante, noi ne prendiamo atto e riteniamo che sia un primo miglioramento importante della legge.
Il secondo miglioramento importante è quello di aver definito che innanzitutto questa Regione guarda a tutto il comparto del commercio, ma dentro tutto il comparto del commercio inizia a camminare guardando i più piccoli. E questo è un fatto che fa onore al Consiglio regionale, ma non è questo un punto, come dire, di moralità, pur essendo anche un punto di moralità il fatto che nel sostenere, si inizia da chi producendo, lavorando bene, è piccolo, è più debole e ha più bisogno di essere sostenuto. Soprattutto quando le risorse sono limitate e non possono dare risposte a tutti, è giusto darle innanzitutto a chi poi è suscettibile di migliorare il sistema. E la vitalità del sistema economico nel settore commerciale, è data dalla grande quantità di piccole e talora piccolissime imprese commerciali, che abbiamo detto fanno economia e spesso, nei quartieri e nei paesi nostri, fanno anche socialità, perché il punto di vendita è anche luogo di incontro, favorisce la socializzazione. Quindi avere ammodernati questi punti di vendita e di organizzazione di un servizio qual è quello del commercio, che svolge anche una funzione sociale, in queste condizioni è un'evenienza doppiamente positiva sul piano economico e sul piano umano e quindi sul piano sociale.
Quando diciamo piccola impresa, però, nessuno si allarmi. Voi però dite piccola impresa anche all'ingrosso, non solo al dettaglio. Va bene, anche all'ingrosso, tenendo conto che le direttive poi quello sì potranno fare: definire quanta parte delle risorse dovrà venire incontro alle esigenze della piccola impresa al dettaglio e quanta parte all'esigenza della piccola impresa all'ingrosso.
Però, perché nessuno si allarmi, noi vogliamo riferire, già lo faceva prima il collega Vassallo, ma vanno ricordati ancora più precisamente, i dati oggettivi, perché qui non andiamo a intuizioni, qui non stiamo improvvisando. La fonte dei dati è l'Osservatorio industriale, e l'Osservatorio industriale fornisce i dati al 31 dicembre 2000. L'Osservatorio industriale è lo strumento della Regione, è istituito, è finanziato, per fornirci questi dati conoscitivi su cui fondare le nostre riflessioni e i nostri interventi legislativi.
I dati dell'Osservatorio Industriale della Regione dicono che gli esercizi al dettaglio, al 31 dicembre 2000, in questa Regione assommano a 24.675, siccome l'insieme delle imprese censite - lo dite voi in relazione - sono intorno a trentasettemila, ben ventiquattromila sono i piccoli esercizi al dettaglio, quelli che occupano meno di dieci dipendenti; la mediazione, voi dite, si può raggiungere arrivando a quindici dipendenti, vuol dire che da ventiquattromila si andrà anche a venticinque - ventiseimila, cioè quasi tutti; quindi con quei trenta miliardi non è che si potrà venire incontro alle richieste che verranno avanzate da questi ventisettemila piccoli esercizi commerciali, però, l'abbiamo detto e lo ripetiamo, è apprezzabile il senso di marcia, il senso politico della scelta operata, è apprezzabile il fatto che si inizi partendo dai più piccoli; non si potranno soddisfare tutti, però almeno si stabilisce un primo criterio, come dire, di pari opportunità, tendenziale naturalmente, e si stabilisce un'azione positiva, perché la democrazia non è una categoria che appartiene solo alla politica; la democrazia è una categoria che appartiene anche all'economia e la democrazia economica è il fondamento della democrazia politica, perché dove in economia c'è lotta selvaggia e il più forte prevarica sempre il più debole, e il più grande uccide il più piccolo, lo blocca, dove non c'è democrazia economica, cioè dove non c'è possibilità, opportunità di crescita, non ci può essere neppure competizione. La competizione c'è quando tutti sono in grado di competere, quando tutti possono esistere, i grandi svolgere la loro funzione e i piccoli essere suscettibili di crescita o comunque avere non solo una dimensione, ma una vitalità e una funzione che in dignità è pari a quella della grande impresa.
Ecco la differenza tra noi; in questo Consiglio non ci siamo mai divisi tra chi è liberale e chi è antiliberale, se volete ci dividiamo ancora una volta tra chi è liberale vero, nel senso che pensa ad una libertà anche in economia e ad un'opportunità di esercizio delle imprese, e chi invece è liberista, cioè pensa che la libertà sia quella di esercitare la prepotenza e che il pesce più grande abbia diritto sempre di mangiare il pesce più piccolo. Non è così, il passo avanti che mi pare stia per fare il Consiglio è importante, noi prendiamo atto del significato positivo di questo miglioramento che interviene nella legge in discussione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). L'articolo 3, e riprendo alcune informazioni su una serie di dati, che per ultimo l'onorevole Cogodi ha posto all'attenzione dell'Aula, parla di beneficiari, beneficiari per quanto riguarda i contributi in conto capitale, beneficiari per quanto riguarda il contributo in conto interessi e per quanto riguarda il contributo in conto canoni di leasing. A causa della ristrettezza delle risorse è stata evidenziata l'impossibilità di soddisfare le richieste di un comparto così numeroso. Alcuni emendamenti richiamano l'attenzione su questo problema, noi non possiamo essere così insensibili da non individuare anche per quanto riguarda i beneficiari un ordine di priorità; ordine di priorità che comunque deve tener conto di ciò che in questi anni è avvenuto, di quello che la grande distribuzione nel settore ha rappresentato determinando la mortalità di diverse attività commerciali, a partire proprio da quelle micro imprese che si vorrebbe tutelare, per arrivare alle piccole imprese e poi alle medie.
E` bene fare chiarezza su questi punti proprio in questo momento di attenzione legislativa così come va evidenziato il motivo per cui si deve chiarire un passaggio fondamentale che è quello del titolo a iniziare nuove attività; cioè non possiamo pensare che, col passare del tempo, degli anni, nuove attività non debbano necessariamente nascere. Il comparto comunque, attraverso la sua vitalità, ha sempre garantito un ricambio. Stiamo parlando di nuove generazioni, non vedo perché qualcuno intenda porre un limite invalicabile alla possibilità che nuove generazioni possano avere titolarità a iniziare nuove attività.
Ritengo inoltre necessario considerare con maggiore attenzione, che credo sia invece venuta meno, l'emendamento numero 6 con il quale il collega Capelli propone la soppressione del comma 3. Il terzo comma, prevede categorie disomogenee, infatti accomuna regimi di monopolio vero perché i tabacchi si vendono solo nelle tabaccherie, la benzina la troviamo solo nei distributori così come le medicine si trovano solo nelle farmacie; ma il giornale non lo si trova solo nelle edicole, lo si trova anche in altre rivendite, in altri esercizi commerciali, perché queste sono le novità ultime del settore; ed allora non riesco a capire perché, pur non essendo tali ultimi esercizi in regime di monopolio, debbano subire lo stesso trattamento dei tabaccai, delle farmacie o dei rifornitori. Quindi ritengo che quell'emendamento, se si riuscisse attraverso un emendamento orale a scorporare la parola "edicole", potrebbe trovare maggiori consensi, in questo caso senz'altro quello del Gruppo che rappresento.
Mi sembra comunque incongruo che da una parte si proponga, con l'emendamento numero 6, la soppressione del comma 3, e dall'altra si trascuri totalmente il comma 4, cioè prevediamo la soppressione anche delle edicole nel comma 3 mentre il comma 4, per esempio, prevede che possano usufruire delle agevolazioni le agenzie di distribuzione di libri, giornali e riviste. Mi sembra piuttosto strano che le agenzie di grande distribuzione, quelle che distribuiscono le riviste, i giornali a tutte le edicole, a tutte le rivendite possano rientrare tra i beneficiari di questa legge, godendo di un riconoscimento che a parer mio non gli spetta, mentre, qualora l'emendamento numero 6 venisse approvato, il piccolo rivenditore di giornali verrebbe escluso. Ma il comma 4 credo che sia da cassare totalmente perché richiama delle voci che sono impossibili da contenere, in questa legge: gli agenti e i rappresentanti di commercio, le agenzie di affari in mediazione, le agenzie di distruzione dei giornali, le agenzie di spedizione e di operazioni doganali, cioè stiamo arrivando alla follia più assoluta, per di più aggiungiamo anche le agenzie di viaggi alle quali facciamo la guerra per altri motivi; non riusciamo a capire il significato di questa scelta, ecco perché vi è contraddizione tra l'emendamento 6 che sopprime il comma 3 e il mantenimento del comma 4 che è in netta contrapposizione, anzi prevede interventi ancora più gravi nei termini, nei contenuti, nel significato, nella sostanza rispetto a quello che vogliamo abolire. Forse sarebbe stato meglio abolire il comma 4 e lasciare in piedi il 3, ma credo che il lavoro migliore sia quello di abolire sia il comma 3, lasciando la voce "edicole" in piedi, sia il comma 4, in quanto le motivazioni che ho elencato poc'anzi giustificano appieno questa scelta.
Chiederò la votazione per parti prima che l'articolo sia messo in votazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (.P.P.S.-C.D.U.Sardi). Poiché in questi anni ho lavorato a fianco del Presidente della Commissione industria, onorevole Rassu, mi stupisco un pochino dei pareri dati sugli emendamenti, perché possono rispecchiare le valutazioni rispettabilissime del Presidente ma non credo possano rappresentare la valutazione della Commissione; quanto meno il Presidente avrebbe dovuto rimettersi all'Aula.
Credo che il modo di procedere di stasera possa consentire un dialogo sereno e un confronto che può sicuramente portare degli arricchimenti al testo di legge, tant'è che sul merito dell'emendamento numero 2 avendo anche precedentemente fatto, in alcune interlocuzioni, delle annotazioni alla legge, io personalmente e il mio Gruppo, siamo decisamente favorevoli, con l'inserimento della voce "ingrosso", come proposto dall'Assessore.
Mi permetterei di fare una considerazione che mi riporta automaticamente anche all'analisi dell'emendamento numero 6. Perché se vogliamo fare davvero una legge che, rimarco per l'ennesima volta, nonostante abbia una dotazione finanziaria troppo carente per poter dare una risposta concreta al settore, abbiamo ritenuto comunque necessaria perché con essa questo Consiglio inizia a dare un segnale ad un settore che finora era rimasto fuori dalla considerazione dell'istituzione Regione, facendo una considerazione a voce alta, proporrei ai colleghi di valutare che cosa siano i servizi ausiliari al commercio. Nel comma 4 dell'articolo 3, noi chiariamo quali sono i servizi ausiliari al commercio e permettetemi di sottolineare che alcuni di questi non sono assolutamente né servizi ausiliari al commercio né tanto meno servizi commerciali. A questo proposito infatti, mi chiedo perché dovremmo escludere, per esempio, le agenzie di marketing che sono delle giovani agenzie che stanno nascendo al servizio dei piccoli punti vendita e che forniscono informazioni, studi di marketing, ai piccoli negozi; così come le agenzie che studiano, al servizio delle grandi imprese e delle grandi industrie, i display, cioè le disposizioni a scaffale delle merci, o ancora le piccole agenzie che forniscono il servizio di rilevamento prezzi, o ancora le piccole agenzie che studiano come fare i volantini, o addirittura le piccole agenzie di giovani disoccupati che distribuiscono casa per casa quei volantini che ci ritroviamo tutti nelle cassette delle lettere, o ancora perché escludiamo le piccole cooperative o agenzie che fanno le consegne a domicilio, quello sì che è un servizio ausiliario del commercio. Potrei arrivare fino alle aziende di trasporto che sono dei servizi ausiliari del commercio, però tutte queste tipologie non le stiamo considerando.
Allora io credo che questa voce, servizi ausiliari del commercio, sia una voce in più che non serve, lo dico nel senso che dobbiamo decidere in questa legge se, pur con limitati interventi finanziari, stiamo fornendo un aiuto al commercio, o lo estendiamo a tutto un mondo che fornisce servizi ausiliari al commercio, cosa che, visti i pochi fondi a disposizione, avrà una ricaduta misera numericamente e quantitativamente in termini di assistenza reale al commercio.
Se una scelta dovessi fare cancellerei i servizi ausiliari al commercio che vogliono dire tutto e quindi niente, e se cerchiamo di enumerarli ne escludiamo altri più meritevoli, pongo questa valutazione all'Aula. Così come per quanto riguarda l'emendamento numero 6 accolgo favorevolmente la proposta dell'onorevole Sanna, io non mi ero sentito, e scusatemi se lo dico, di proporre anche l'abrogazione del comma 4 perché avevo paura di presentare troppi emendamenti a questa legge, ma condivido le valutazioni fatte dal collega Sanna, pertanto lascerei le edicole. Ma se io cancello i servizi ausiliari al commercio le edicole ci sono automaticamente, perché le edicole hanno dal comune competente, l'autorizzazione alla rivendita di giornali e riviste che rientra nelle categorie del commercio. Perciò se cancello servizi ausiliari quelle rimangono, e automaticamente vengono tolte farmacie, tabaccai e distributori di carburante.
Mentre se cassiamo l'intero comma 4 non teniamo conto di alcuni servizi ausiliari che non godono di nessuna agevolazione in questo momento come le agenzie di viaggi che possono essere mantenute se noi votiamo il comma per parti o se si accettano emendamenti orali, qualora ci sia un accordo unanime dell'Aula, così come gli agenti e i rappresentanti del commercio. Queste due categorie, tra quelle illustrate, sono quelle che non godono di alcuna agevolazione e che possono rientrare tra i beneficiari di questa legge come le imprese commerciali vere e proprie. L'agente del commercio perché non ha oggi nessuna agevolazione se non, grazie a convenzioni aziendali per acquistare la macchina, un mezzo che gli serve per svolgere il suo lavoro, mentre le agenzie di viaggi in questo momento sono fuori da qualsiasi tipo di agevolazione e non rientrano più neanche in quel regime di protezione, e quindi di bando di assegnazione e quanto altro, perché il contratto di franchising ha aperto la possibilità di aprire nuove agenzie collegandosi ad altre aziende. Perciò, pur essendo favorevole all'esame degli emendamenti proposti, proporrei di abolire il comma 3, e questo determinerebbe il salvataggio delle edicole, e votare per parti il comma 4 dell'articolo 3 salvando i rappresentanti di commercio e le agenzie di viaggi.
Un'ultima osservazione la vorrei fare sull'emendamento numero 3 sul quale sono totalmente d'accordo ma più per una questione di principio che si vuole affermare in quest'Aula, cioè la salvaguardia della piccola impresa, definendone i caratteri, giacché nella nostra realtà la piccola impresa rappresenta il 74-75 per cento delle imprese. In quel dato sul numero delle piccole imprese pari a circa 24 mila unità non ci sono per esempio le aziende di somministrazione bevande che sono comunque delle piccolissime imprese. Sono d'accordo sul limite di dieci o quindici dipendenti perché serve ad individuare le piccole imprese commerciali, anche se credo che potrebbe avere dei risvolti negativi, nel senso che per accedere a questo tipo di agevolazione l'imprenditore potrebbe essere indotto a non superare i 15 o i 10 dipendenti e a limitare di conseguenza la dotazione del personale, è una riflessione anche questa, potrebbe anche non essere condivisa ma magari c'è qualcuno che ragiona così. Oggi la suddivisione in piccola, media e grande impresa non dimentichiamoci che è legata in maniera sempre più determinata al volume d'affari. Ci sono aziende nel territorio che ha indicato il collega Ortu che con otto dipendenti fanno 7 miliardi di fatturato, per cui chiedo: nella nostra realtà commerciale, in quel territorio, un'impresa come quella è da considerarsi una piccola impresa? Il numero dei dipendenti costituisce un criterio valido o può limitare lo sviluppo dell'azienda? E` una riflessione che propongo all'Aula, pur dicendo che se vogliamo enunciare con questo emendamento che questo Consiglio intende difendere la piccola impresa, quella del negozio sotto casa, del negozio di quartiere rispetto alla grande distribuzione, il mio voto sarà favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare Consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
orru' (D.S). Mi limito ad alcune osservazioni su questo articolo, riservandomi di fare dopo alcune considerazioni di carattere generale.
Con questo articolo l'obiettivo mi pare quello, difficile per altro, di delimitare la platea dei beneficiari di un simile provvedimento. E` del tutto evidente che se nel definire la platea dei beneficiari si tiene presente la situazione attuale, il momento contingente, e cioè il fatto che da tre anni le 37 mila aziende del settore commerciale sono prive di qualsiasi strumento di sostegno, ed oltretutto abbiamo a disposizione una quantità di risorse limitate, per avere una ricaduta efficace sull'intero comparto, delle due l'una: o si limita drasticamente la platea, oppure si aumentano notevolmente le risorse, ma stiamo parlando di centinaia, non di decine di miliardi, perché è del tutto improbabile che 37 mila aziende, contemporaneamente, abbiano la possibilità di accedere a questi finanziamenti. Teoricamente è così, concretamente sappiamo che non è così per diverse ragioni.
Io non credo che noi dobbiamo, almeno questo è uno dei ragionamenti che ci hanno portato a non assumere un atteggiamento negativo in Commissione nei confronti di questa legge, considerare questa legge un intervento una tamtum per cui immediatamente, nel corso del 2002, tutte le richieste devono essere soddisfatte. Credo che dobbiamo invece considerarla come uno strumento destinato a vivere nel tempo e che quindi dà la possibilità ad un settore importante quale quello del commercio, di poter usufruire di di incentivi seppure di ammontare abbastanza limitato in termini assoluti, non potendo superare i 100 mila Euro.
Per cui io non ritengo sia giusto che si intervenga con l'accetta, questi sì, questi no e così via, semmai credo, questo pensavamo un anno fa, ma già è indicativo il fatto che si arrivi a discutere la legge in Aula un anno dopo la sua approvazione da parte della Commissione, che sia necessario definire meglio questi aspetti nelle direttive, e non in legge, per determinare con più esattezza ciò che è possibile finanziare e ciò che invece non è possibile, ciò che viene finanziato prioritariamente e ciò che invece deve passare in coda.
Le tipologie indicate al comma 3 penso che siano inadeguate, ma non tanto perché ce ne sono troppe, la mia opinione è che ce ne siano poche, perché questa norma riprende integralmente le tipologie che sono fissate dall'articolo 49 della legge sul commercio numero 35 del 1991, e quindi sono passati dieci anni, e probabilmente alcune tipologie non erano presenti nel 1991. Oggi ci sono, il collega Capelli ne accennava alcune, nuovi tipi di imprese, credo che anche su questo bisogna mettersi d'accordo. Ci riempiamo spesso la bocca di nuovi mestieri, nuovi lavori che attraggono soprattutto i giovani, nel settore terziario, e quanto altro, poi quando discutiamo la legge ci viene una mania limitativa per cui solo bottegai, o bottegai o nulla.
Io non ero d'accordo prima e non lo sono ora neppure su interventi di questa natura e di questo genere, sino all'assurdo per cui si prevedono le agenzie di intermediazione d'affari e non quelle di assicurazione. Perché mai? E' o non è questo un settore che può essere sostenuto? Se si intendono privilegiare in una fase, data la limitatezza delle risorse, alcune tipologie e non altre, si interviene con gli strumenti adatti, non con esclusioni che impongono poi la necessità di fare una legge apposita per ogni settore, questa è una legge credo che debba valere per l'insieme dei settori. Oltretutto al comma tre, quando si parla di farmacie, tabaccai, edicole, distributori, è vero vendono generi di monopolio o comunque contigentati, però gli interventi a sostegno sono limitati alla attività commerciale non contigentata; quindi non è finanziabile ciò che è monopolio, è finanziabile ciò che non lo è. Penso che non sia giusto intervenire in questo modo e francamente mi sorprende che un emendamento di questa natura arrivi non dall'opposizione ma dalla maggioranza, e per giunta da un componente della Commissione.
Infine credo che sia necessario introdurre un elemento, perché su questo punto probabilmente c'è stata e c'è una sottovalutazione; mi sembra giusto cioè tenere conto del fatto che il 90 per cento delle imprese commerciali sarde sono microimprese, le cui caratteristiche sono individuate dall'Unione europea con regolamento CEE. Allora forse è utile che si inserisca un elemento che tenga conto di questo dato oggettivo, al di là del fatto che la microimpresa sia alimentare o che invece svolga una attività nuova, cioè che forse la definizione, che in un primo momento era stata rinviata alle direttive, considerato che quella fonte - è giusto il ragionamento che fatto il collega Cogodi ed altri colleghi - non può modificare ciò che è stabilito in legge, è utile inserirla in legge precisando le caratteristiche della piccola impresa, se è micro impresa, non rinviando a una fonte aleatoria che potrebbe anche essere messa in discussione. A questo proposito, sarebbe utile prevedere il limite di dieci e non di quindici dipendenti, però visto che su questo c'è una apertura anche da parte della Giunta, credo che debba essere accolta positivamente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I. - Sardegna). Intervengo sollecitato da quanto è stato da ultimo affermato e in buona parte, per non dire in tutto, mi trovo d'accordo con il collega Orrù, anche lui componente della Commissione commercio, poiché in Commissione si sono sviscerate tutte le opinioni e si è addivenuti proprio, quando abbiamo parlato del comma 3, ad individuare le categorie di beneficiari degli interventi, perché, vedete, io non riesco a capire perché le edicole sì e le farmacie no, perché gli agenti, i rappresentanti di commercio sì e le agenzie d'affari no. Sembra quasi che si vogliano fare figli e figliastri.
Ma torno indietro nel tempo. Come giustamente è stato detto, queste categorie includono da una parte i commercianti nel vero senso della parola, dall'altra parte i servizi ausiliari al commercio. Allora io mi domando: se già nel 1992, con la legge numero 35, la Regione Autonoma della Sardegna con una norma innovativa ha esteso gli incentivi a tutta una categoria di servizi che ruotano intorno alle attività commerciali, che danno ad esse un supporto indispensabile, che forniscono dei servizi grazie ai quali le attività commerciali si ingrandiscono, servizi da cui traggono beneficio e che utilizzano, e già dieci anni fa ciò è stato riconosciuto in legge dal Consiglio regionale con una visione moderna del commercio, perché oggi, a dieci anni di distanza, si vuole tornare indietro? Ma non solo: nel '97 la Regione autonoma della Sardegna, con la legge numero 4, ha nuovamente stabilito la misure delle incentivazioni per le medesime categorie, perché oggi le si vuole privare di questo? Io non ho sentito una sola argomentazione concreta che possa giustificare il diniego all'accesso all'incentivazione decentro la quota prevista dal regime del de minimis ai servizi ausiliari e ai tabaccai, edicole, distributori di carburanti e farmacie.
E' stato precisato e specificato sia in Commissione, prendendo spunto, ripeto ancora, dalla legge numero 4 del 1997 e dalla legge numero 35 del 1992, che non sono le farmacie in sé stesse ad essere finanziate, bensì la sola vendita dei prodotti non contingentati, e cioè gli spazi necessari, le attrezzature necessarie e gli arredi necessari per la vendita dei prodotti non contingentati, perché sono prodotti soggetti ad autorizzazione di commercio. Non si sta andando a finanziare, così come non è mai successo, con le leggi numero 35 e 4, le attrezzature farmaceutiche, bensì gli spazi e le attrezzature che sono indispensabili e necessarie in quel locale alla vendita di prodotti cosmetici, di profumi e di quant'altro la legge consente a un farmacista di vendere, al di là dei prodotti contingentati. Lo stesso si può dire per i tabaccai, per i distributori dei carburanti, perché mica con questa legge si va a finanziarie l'AGIP o la esso o le altre grosse aziende che forniscono petroli e carburanti ma solo il commerciante che vende il carburante, che è vero che dispone anche del distributore, ma è vero anche che è quello che va di casa in casa a distribuire il gasolio per il riscaldamento e tutti i prodotti affini che nulla hanno a che vedere e a che fare con la grande distribuzione dei petroli. Non ho sentito un'argomentazione concreta e mi fa meraviglia, perché in Commissione su questo si è dibattuto e si è identificato nella vendita dei prodotti non contingentati il tipo di commercio che si andava a finanziarie.
Altrettanto dicasi per i servizi ausiliari del commercio su cui sono pienamente d'accordo con il collega Orrù. Perché se finanziamo le agenzie d'affari in mediazione non devono essere incluse quelle di assicurazioni? E sono d'accordo quando dice che ci riempiamo la bocca delle nuove iniziative, delle moderne attività che i nostri giovani stanno intraprendendo, dei nuovi servizi che i nostri giovani stanno creando in tutti i settori, anche in quello del commercio; perché non gli si vuol dare la possibilità di avere una incentivazione? Chi disturbano, questi servizi? Ma, ripeto ancora, è una conquista che la Regione autonoma della Sardegna ha fatto oltre dieci anni fa ed oggi si vogliono fare dieci passi indietro, sinceramente non capisco assolutamente né la motivazione politica, né tanto meno la motivazione economica di questa scelta.
Sono dei soggetti presenti nel mondo economico isolano e nella nostra nazione che hanno diritto al pari di altri di essere riconosciuti e di essere incentivati per le loro attività, perché anche loro creano servizi, creano occupazione, creano reddito, creano ricchezza, al pari degli altri. O tutti dentro, giustamente, come ha detto Orrù, o tutti fuori, non facciamo figli, né figliastri. Ma è indispensabile e necessario far sì che il comma 3 dell'articolo 3 viva, come deve vivere il comma 4.
Mi scuso con il collega Cappelli, ma quando ho espresso il mio parere negativo sugli emendamenti ho precisato che era un "no" personale e che mi rimettevo all'Aula per quanto riguardava la Commissione ma questo giusto perché in Commissione si è dibattuto su questo. Quindi invito tutta l'Aula a riflettere su questo perché se accettiamo questi emendamenti stiamo tornando indietro di dieci anni e stiamo rinunciando a una conquista che con la legge numero 35 del '92 e la legge numero 4 del '97 questi settori avevano già acqisito, e - credetemi - sono interventi che hanno creato occupazione, che hanno creato lavoro, che hanno creato ricchezza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare Consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Presidente e colleghi, io intendevo proporre un emendamento orale, sempre che la cosa venga poi accettata, del quale ho parlato anche con il presentatore e primo firmatario dell'emendamento che prevede la soppressione totale del comma terzo dell'articolo 3, quello relativo ai benefici per farmacie, tabaccai, edicole e distributori di carburanti.
PRESIDENTE. Onorevole Corda, può tranquillamente chiedere di aggiungere la sua firma all'emendamento numero 6.
CORDA (A.N.). Eventualmente sì. Semplicemente, ritengo che le edicole svolgano una funzione importante anche dal punto di vista sociale. Ricordiamo, per esempio, che in molti paesi non ci sono le librerie e sono le edicole che sostengono l'onere di distribuire anche i libri, quindi anche sotto il profilo culturale rappresentano una realtà importante. Ma ci sono edicole in grave difficoltà, per esempio per lo stravolgimento che ha subito il traffico in molte città, perché hanno una allocazione diversa quindi, per questa ragione, hanno bisogno di essere sostenute.
Altra ragione ancora è quella relativa alle zone balneari e montane che sono mete di vacanzieri che lavorano molto durante i periodi di vacanza, ma devono sopravvivere invece nei periodi di magra, quindi credo che mantenere questa categoria di attività tra i beneficiari di questa legge sia una cosa assolutamente utile. Grazie.
PRESIDENTE. Quindi, in complesso, vi è un emendamento soppressivo totale, lei proporrebbe, se non ho capito male, di salvare le edicole, la lettera c).
CORDA (A.N.). In pratica, di mantenere in vita la lettera c) del comma terzo, quella relativa alle edicole.
PRESIDENTE. Forse è meglio chiedere il voto per parti.
CORDA (A.N.). Anche il voto per parti, è uguale.
PRESIDENTE. Va bene, ci sono anche altre richieste di voto per parti, quindi al momento della votazione vedremo di conciliare le varie richieste. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Grazie, Presidente, io le confesso che, dopo gli interventi del collega Rassu rimango sempre più disorientato ad apprendere come sostanzialmente sembra che, dalle sue descrizioni, ma anche dagli interventi dei colleghi che fanno parte della Commissione, questa legge fantomatica che è venuta da una grande elaborazione, di fatto non sia frutto di una grande riflessione, perché? Perché, come ho avuto modo di dire intervenendo nella discussione generale, già il fatto che le finalità rappresentino qualcosa più di propagandistico che di concreto rispetto al concreto impatto di questa legge, ci rimandava immediatamente al confronto su quelli che sarebbero stati i reali beneficiari di questa legge. Adesso noi scopriamo che stretta fra le contraddizioni dell'articolo 3 e quelle che vedremo nell'articolo 4, questa legge non si sa in che direzione vada, tra l'altro imponendo all'interno di questo comparto che ha sempre goduto di una sostanziale unitarietà nel suo insieme, una saccenza che a mio giudizio è carente di un confronto opportuno con le organizzazioni di categorie che potevano su questa materia illustrare meglio le questioni e dare a noi elementi per consentire una valutazione che non fosse arbitraria ed estemporanea, perché credo, collega Capelli, che sia necessario fare delle analisi articolate anche a livello territoriale sullo stato attuale del commercio nella nostra Regione, che non è tutto uguale, non è tutto allo stesso modo. Ma sostanzialmente le limitazioni, a mio giudizio, rendono pericolosamente infruttuoso il lavoro che molti colleghi hanno fatto durante tutto questo dibattito di enfatizzare questa legge, che avrebbe dovuto avere l'ambizione di segnare per i prossimi anni l'attenzione del legislatore regionale nei confronti di questo settore.
Attenzione, basterà vedere più avanti all'articolo 13 la rigidità connaturata a questa legge. Quando noi parliamo di settori economici non possiamo pretendere di immaginare che nei tempi in cui viviamo una legge debba rimanere immutabile, ed il monitoraggio che sarebbe dovuto essere funzionale alla flessibilità di questa legge rispetto alla domanda e allo stato del sistema commerciale della Sardegna, è relegato invece ad una funzione fine a se stessa. Certo, la Giunta deve determinare come attuare il monitoraggio, ma non viene mai detto in tutta la legge in che funzione si fa il monitoraggio e in che misura quel monitoraggio può intervenire per assicurare flessibilità alle risposte che saranno necessarie nel tempo per far fronte alle diverse situazioni nelle quali ci troveremo. Ecco, Assessore, come si sarebbe potuta realizzare quella ambizione di armonizzazione tra le diverse parti. Oggi invece litighiamo su chi deve stare dentro e chi deve stare fuori, imponendo all'interno di un sistema che gode in Sardegna di una sostanziale unità anche strategica rispetto alla funzione economica, una diversità e una ghettizzazione di alcune parti senza una ragione plausibile ed adeguatamente confrontata con le categorie. Questa è la dimostrazione della limitatezza, del ragionamento fatto preventivamente, è il senso di una legge che diventa pericolosamente circoscritta ad un ambito temporale e che di fatto non guarda molto lontano. E poi richiamo ancora qui il fatto che questo dibattito si sta svolgendo sostanzialmente a causa e in ragione di una carenza di classificazione di queste imprese, perché io le domando, Assessore, se io volessi, facendo riferimento all'articolo 37 della legge regionale numero 35, considerare i così detti centri commerciali al dettaglio beneficiari di questa legge, io riuscirei a dimostrarle che quei centri commerciali al dettaglio possono beneficiare di questa legge, e mi è parso di capire, dal contesto di questa legge, che voi siete andati in una direzione esattamente opposta.
Quando si fanno le leggi bisogna leggersi quelle precedenti, le definizioni che vengono date e se viene avanti l'ipotesi di una innovazione nella legislazione di un settore bisogna avere anche il coraggio di stabilire in quest'Aula una nuova classificazione, cioè la concezione che si dà il legislatore rispetto al settore produttivo per rendere agibili, certe e concrete le azioni che stabilisce; mi sembra che tutto questo non ci sia. Il fatto che il Presidente della Commissione usi argomentazioni che si arrampicano sugli specchi, mi porta ad avere una maggiore conferma di questa mia iniziale supposizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio. Ne ha facoltà.
Frongia, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Brevemente vorrei solo ridare lettura dell'emendamento numero 3, perché dagli interventi che sono stati fatti credo che occorra eventualmente cassare, così come mi segnalavano gli uffici, una parte dell'emendamento, la stesura definitiva dovrebbe essere la seguente: "Possono beneficiare dei contributi previsti dalla presente legge i soggetti che intendono esercitare e che esercitano le attività previste dal precedente comma e che non abbiano più di quindici dipendenti, operino in Sardegna e svolgano l'intero piano degli investimenti nel territorio sardo".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, sul comma 3 vale l'emendamento orale fatto dal collega Corda?
PRESIDENTE. Sul comma tre c'è l'emendamento numero 6, però siccome lei ha fatto la richiesta di voto per parti, quest'ultima prevale, se viene mantenuta, sennò si vota l'emendamento.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Resta la richiesta.
PRESIDENTE. Pertanto prevale la richiesta di voto per parti.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). L'emendamento fatto prima dal collega Capelli e l'ulteriore emendamento orale del collega Corda sono ammissibili?
PRESIDENTE. Il collega Corda con la sua proposta intendeva salvare le edicole, ma l'emendamento orale dell'onorevole Corda non è stato accolto nel senso che c'è la richiesta di votazione per parti che prevale.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Va bene, allora sul comma quattro chiedo il voto segreto, Presidente.
PRESIDENTE. E sul tre non lo chiede, resta l'emendamento?
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Sul tre resta l'emendamento Capelli.
PRESIDENTE. Chiede il voto segreto sulle singole parti del comma quattro?
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). No,
PRESIDENTE. Allora votiamo, l'emendamento sostitutivo parziale numero 2 a firma Cogodi integrando la lettera a) come segue: "commercio al dettaglio e ingrosso in sede fissa e ambulante".
SPISSU (D.S.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri MORITTU, PINNA, DETTORI, DEMURU, SANNA Salvatore, SCANO.)
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Non era questa la formulazione proposta
PRESIDENTE. Ha ragione la parola "ingrosso" va posta alla fine.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento sostitutivo parziale numero 2 integrando la lettera a) come segue: "commercio al dettaglio in sede fissa ed ambulante e ingrosso".
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COGODI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FADDA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRISI - PISANO - PITTALIS - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 65
Votanti 65
Maggioranza 32
Favorevoli 65
(Il Consiglio approva).
Devo ricordare che l'emendamento numero 3 è stato corretto con un emendamento orale alla seconda riga sostituendo la parola "dieci" con "quindici", e poi aggiungendo dopo la parola "operai" il seguente periodo: "che operino in Sardegna e svolgano l'intero piano degli investimenti nel territorio sardo" e cassando il restante periodo.
Metto in votazione l'emendamento 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione il comma tre. Scusate sull'emendamento soppressivo totale c'è una richiesta di voto per parti dell'onorevole Corda. Onorevole Corda, chiede la votazione di ciascuna lettera oppure la votazione separata della sola lettera c)?
CORDA (A.N). Chiedo la votazione in due parti, separando la lettera c) dalle altre.
PRESIDENTE. Metto in votazione il primo alinea del comma 3 sino alle parole "non contingentata".
Ha domandato di parlare il consigliere Cappelli. Ne ha facoltà.
cappelli (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Presidente, se lei mette in votazione il comma tre io devo ritirare l'emendamento soppressivo.
PRESIDENTE. In ogni caso prevale la richiesta di voto per parti.
cappelli (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Se votiamo per parti io chiedo che si voti così: "La categoria di cui alla lettera a) include le seguenti tipologie", poi il periodo "limitatamente alle attività commerciali non contingentate farmacie e tabacchi", e poi separatamente la lettera c) Questo perché le edicole non rientrano tra le attività commerciali contingentate.
PRESIDENTE. Propongo la votazione il comma 3 in due parti. La prima è la seguente:"La categoria di cui alla lettera a) include le seguenti tipologie:. c) edicole". Poi votiamo: il periodo "limitatamente alle attività commerciali non contingentate" assieme alle altre lettere.
Ha facoltà di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna per dichiarazione di voto.
SANNA Gian Valerio (Popolari-P.S.). Annuncio comunque, anche a nome del Gruppo, che il nostro voto sarà tale da evitare di fare della votazione di questo comma una specie di macelleria, perché in tutta questa discussione nessuno ha portato una ragione per la quale bisogna comprendere qualche categoria ed escluderne altre. Io dico che questo è un atto grave di superficialità e di ingiustizia, io personalmente ho amici farmacisti, tabaccai, edicolanti e distributori, però avrei voluto sentire in quest'Aula ragionamenti di carattere tecnico che ci portassero a fare una scelta di questo genere con maggiori conoscenze e con diverse motivazioni. Noi riteniamo che questo sia un atteggiamento sbagliato, soprattutto quando interessa direttamente alcune categorie che ci sono state proposte unitariamente dalla Commissione, e che invece in Aula troviamo tutte le motivazioni piu' superficiali, forse anche personali, per dividere e parzializzare.
Noi siamo contrari a questa ipotesi e voteremo perché tutte queste categorie rimangano così come prevede il testo approvato dalla Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
orru' (D.S). L'ho detto nel mio intervento e lo ripeto in questa dichiarazione, credo che sia un atteggiamento schizofrenico, sbagliato, non si può includere ed escludere sulla base di considerazioni superficiali; l'elemento limitativo è già contenuto nel dispositivo, può essere ulteriormente specificato nelle direttive, e in ogni caso interventi di questo genere non possono essere fatti in legge. Non credo che ci sia un categoria di serie a, costituita dagli edicolanti, e una di serie b costituita dai tabaccai, anche perché, nei piccoli paesi a cui spesso si è fatto riferimento, guarda caso fanno l'uno e l'altro. Non solo, ricordo pure che nella legge che darà attuazione al decreto Bersani, proprio tenendo conto delle situazione dei piccoli centri, si dovrà tendere a consentire che si attivino dei veri e proprie empori. Ed allora mi spiegate quale è la ragione per la quale si vogliono escludere alcune categorie? Credo che siano delle ragioni astruse, per cui penso che l'atteggiamento più coerente e più corretto deve essere quello di non modificare questo dispositivo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Chiedo scusa al Consiglio ma anche a me pare che sia intervenuta una certa complicazione nella comprensione. Siamo anche stanchi, si lavora da una intera giornata; effettivamente, soprattutto in ragione di quanto esposto dal collega onorevole Cesare Corda, è intervenuta una complicazione nella comprensione di quanto contenuto nel comma 3 dell'articolo 3, perché l'estensione che si fa in riferimento, o meglio...
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, deve fare dichiarazione di voto o deve dare spiegazioni sull'interpretazione dell'articolo? Deve fare dichiarazione di voto, onorevole Cogodi, siamo in fase di votazione e deve dichiarare se è favorevole o non lo è e perché.
COGODI (R.C.). Si comprende che sto facendo una dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. E' molto ermetica la sua posizione.
COGODI (R.C.). Presidente, non complichi anche lei la sua, la nostra vita e quella del Consiglio. E` chiaro che sto intervenendo allo stesso titolo per il quale sono intervenuti i colleghi in questa fase. Quindi, siamo in fase di votazione e non c'è bisogno sempre di mettere il titolo; ho chiesto la parola al pari degli altri per dichiarazione di voto. A parte che si sta intervenendo anche sulle modalità di voto.
Sto dicendo che le farmacie, i tabaccai, le edicole, i distributori di carburante sono presi in considerazione dal comma 3, giustamente, per la gamma merceologica non contingentata, che è oggetto di altra forma di agevolazione, cioè l'autorizzazione specifica a vendere tabacchi, medicine, carburante. Queste merci non le può vendere chiunque, ma solo chi è specificatamente autorizzato in base a contingentamenti.
Però, in un distributore di benzina, spesso c'è annessa un'attività commerciale che sorregge quel piccolo distributore che in un paese, facendo quattro rifornimenti a quattro autovetture ogni 24 ore, non ci sarebbe se non facesse anche qualche altra cosa; così non ci sarebbe un tabacchino se dovesse vendere solo le sigarette in un piccolo paese; non ci sarebbe la farmacia, perché anche la vendita di medicinali in un piccolo paese è limitata, infatti la farmacia vende anche fazzoletti, pannolini, profumi, shampoo eccetera. Quindi, per la parte che non rientra tra le attività contingentate si dice puramente e semplicemente che sono equiparati alla categoria di cui alla lettera a), cioè alle imprese esercenti la vendita al dettaglio di tutte le altre merci. Mi pare giusto ed è giusto. Per cui anche noi siamo per favorevoli a mantenere il comma 3 dell'articolo 3, perché di fatto non solo equipara quei generi a tutti gli altri che da soli potrebbero essere venduti, ma spesso sono ausiliari a servizi essenziali nelle comunità e nei paesi lontani, perché se non fossero accompagnati da altra vendita, nessuno venderebbe solo un pacchetto di sigarette, infatti in genere i tabacchi sono nei bar; o nessuno venderebbe neppure medicinali in un piccolo paese, infatti le farmacie vendono anche altro; e così via. Ci sono ragioni per mantenere - per questo il nostro voto è favorevole - integralmente il contenuto del comma 3 dell'articolo 3. Non comprendiamo perché Cesare Corda dica: "Le edicole, sì", o quello che si vende in edicola oltre i giornali, naturalmente, cioè i libri e quant'altro, e invece i pezzi di ricambio o un copertone presso un distributore di benzina, no. Non ho capito perché! Noi riteniamo altrettanto valida l'ipotesi di integrazione di questa attività commerciale presso l'edicola autorizzata alla vendita dei giornali, così come presso il negozio autorizzato alla vendita dei tabacchi, delle medicine e del carburante.
Quindi siamo favorevoli al mantenimento del comma 3 dell'articolo 3 così com'è.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Presidente, io credo che in questo Consiglio non ci sia chi è più o meno amico di queste categorie che si vogliono includere o si vogliono escludere, perché se questo fosse ciò che spinge al ragionamento, allora il confronto tra le forze politiche sarebbe limitato alla necessità di difendere questo o quell'interesse. Anzi, in particolare, ci tengo a dire che, per valutazioni del tutto personali, sarei portato a mantenere tutte le categorie. Però mi chiedo se noi abbiamo inserito tra i beneficiari previsti dal primo comma le imprese esercenti i servizi ausiliari del commercio di cui alla lettera b), o imprese esercenti il commercio al dettaglio in sede fissa, ambulante o all'ingrosso di cui alla lettera a), perché specifichiamo con il comma 3 e con il comma 4 quali attività rientrano in queste categorie? Perché siamo portati a specificare? Quando si specifica o enumeriamo tutte le categorie o è meglio non specifichiamo niente.
Prima, mi rendo conto inascoltato, ho cercato di carpire l'attenzione dei colleghi chiedendo loro perché non erano inserite alcune attività ausiliarie al commercio, per cui quando qualcuno, come l'onorevole Gian Valerio Sanna o altri, non ha capito, come ha dichiarato poc'anzi, ha chiesto perché alcune categorie vengono escluse, si è cercato di spiegare che queste sono attività già protette dall'autorizzazione stessa dell'attività. La farmacia vende farmaci prioritariamente, mi stupirebbe trovare una farmacia che vendesse più dentifrici rispetto al suo fine primario, che è quello di vendere farmaci. Perciò, poiché le risorse sono limitate, vogliamo dare queste agevolazioni al negozio sotto casa, che invece dà un servizio sociale, e che ha maggiore necessità di un aiuto da parte dell'istituzione che noi rappresentiamo, non possiamo estendere queste agevolazioni a causa della loro limitatezza a categorie come le farmacie. Lo stesso dicasi per i tabaccai e, mi consenta onorevole Cogodi, i distributori di carburante sono una cosa, il bar annesso al distributore di carburante è altra cosa, perché quello rientra tra i destinatari della legge, perché è un servizio autorizzato dalla licenza alla somministrazione di alimenti e bevande, per cui non lo stiamo escludendo. Ecco perché dico che quando si specifica in questo modo di fanno dei danni che, siccome sono in legge, complicano la vita a chi deve applicarla.
La mia proposta era inizialmente di lasciare pure la terminologia "servizi ausiliari al commercio", e così abbiamo fatto approvando l'emendamento precedente, ma non andiamo a maggiori specificazioni, perché se noi vogliamo specificare che vi rientrano farmacie, tabaccai, distributori di carburanti, agenzie di affari, agenzie di distribuzione di libri e quant'altro, lo stiamo specificando perché sappiamo che non appartengono alla categoria del commercio al dettaglio di cui alla lettera a) del comma 1. Perciò la necessità di enumerare queste categorie deriva dal fatto che altrimenti non rientrerebbero tra i beneficiari della legge. E siccome anche io ho amici, molto vicini, farmacisti, esercenti distributori di carburante e quant'altro, solo per questo io dovrei votare a favore? Questo non è il modo di ragionare di un'assemblea legislativa. Queste categorie in questa legge non hanno senso. Poi ognuno ovviamente esprimerà il proprio voto, ma ho cercato di spiegare il perché delle modifiche che abbiamo proposto, che non è legato al protezionismo di questo o di quel settore.
PRESIDENTE. Non abbiamo capito come vota, onorevole Capelli.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Come ho proposto.
PRESIDENTE. Metto in votazione la prima parte del comma 3, così come richiesto, dalle parole "la categoria" a "tipologie", includendo "edicole". Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Adesso passiamo alla votazione della seconda parte che comprende il periodo "limitatamente all'attività commerciale non contingentata" e le lettere: "a) farmacie; b) tabaccai; d) distributori di carburanti". Chi l'approva alzi la mano.
RASSU (F.I.-Sardegna). Noi vogliamo sapere cosa stiamo votando.
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, io ho spiegato due volte, prima quando è stata chiesta la votazione per parti e di nuovo immediatamente prima della votazione cosa stiamo votando. Se lei si guarda il testo della legge e segue quello che ho letto capisce cosa stiamo votando.
spissu (d.s.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione nominale. Onorevole Rassu, mi fa il piacere di sedersi per cortesia? Stia comodo, le spiego cosa stiamo votando. Il comma 3 dice: "La categoria di cui alla lettera a) include le seguenti tipologie", poi si va alla lettera "c) edicole", e questo è stato votato e approvato. Adesso votiamo il periodo "limitatamente all'attività commerciale non contingentata" e le lettere "a) farmacie; b) tabaccai; d) distributori". E' chiaro adesso?
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della seconda parte del comma 3, così come spiegato.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BUSINCO - CASSANO - COGODI - CONTU - CORONA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FADDA - FANTOLA - FOIS - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MASIA - MILIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PITTALIS - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CORDA - LIORI - LOCCI - MANCA - MURGIA - OPPI - PIANA - PILO - SANNA Giacomo.
Si sono astenuti i consiglieri: BIGGIO - FRAU - GRANARA - SANNA NIVOLI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 59
Astenuti 4
Maggioranza 30
Favorevoli 47
Contrari 12
(Il Consiglio approva).
Ricordo che sul comma 4 era stato chiesto il voto segreto. Onorevole Sanna, conferma la richiesta?
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Confermo la richiesta di voto segreto.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del comma 4.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 64
Votanti 62
Astenuti 2
Maggioranza 32
Favorevoli 31
Contrari 31
Il Consiglio non approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MILIA - MURGIA - OPPI - ORRU' - ORTU - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRISI - PISANO - PITTALIS - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si sono astenuti i consiglieri: BIGGIO - PACIFICO.)
Metto in votazione il comma 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Presidente, vorrei far notare, prima che sfugga e poi risulti conclusivamente un pasticcio, che in relazione all'articolo 3 risulta, quindi in sede di coordinamento dovrà essere eliminata questa contraddizione, che con l'abrogazione del comma quarto vengono espunti dalla legge i servizi ausiliari del commercio di cui all'emendamento sostitutivo totale del comma uno.
PRESIDENTE. Precisamente la lettera b) del comma 1.
COGODI (R.C.). Però, questa lettera era compresa nel testo dell'emendamento numero 2, che abbiamo approvato. Questa contraddizione va eliminata e quindi la lettera b) va espunta anche dal precedente testo.
Noi non abbiamo voluto fare questione, però colgo l'occasione per rappresentarle che, anche in ragione della votazione del comma 3, abbiamo commesso una piccola digressione, o licenza poetica, perché la votazione per parti su un testo al quale non siano stati presentati emendamenti non può modificarne il significato. Cioè la parte approvata è approvata per come è, la parte espunta è espunta per come è. Ma votando per parti non si può cambiare il senso della norma. Perché per cambiare il senso della norma bisogna presentare un emendamento, cosa che non si è verificata. Il risultato della votazione precedente è invece che noi abbiamo ottenuto, per farmacie, tabaccai e distributori, gli interventi regionali limitatamente all'attività commerciale non contingentata, e invece nel caso delle edicole gli incentivi sono estesi anche all'attività contingentata, la qual cosa non era prevista nella norma e attraverso la votazione per parti non poteva essere conseguita. Se è diversamente si dia spiegazione al Consiglio perché non si è capito cosa si è votato.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei è molto preciso, però per una ragione tecnica, che poi le spiegheranno gli uffici meglio di me, adesso non voglio far perdere tempo all'Assemblea perché tra breve interromperemo i lavori, le edicole non hanno contingentamenti, mentre il resto delle tipologie illustrate, che sono rimaste a seguito dell'approvazione della seconda parte della norma, hanno dei contingentamenti, quindi chiaramente esse possono usufruire dei benefici limitatamente all'attività commerciale non contingentata. E, ove anche le edicole vendessero merci contingentate, cosa che non mi risulta, tale limite verrebbe esteso anche a loro.
COGODI (R.C.). Mi consenta, è difficile procedere così. Delle due l'una, o le edicole non hanno contingentamento, per i giornali, e allora non c'è bisogno di richiamarle perché rientrano bellamente nella tipologia indicata dalla lettera a) come imprese esercenti commercio al dettaglio in sede fissa; oppure svolgono attività commerciale contingentate e pertanto non si potevano sottrarre al limite previsto.
PRESIDENTE. Comunque, onorevole Cogodi, la ringraziamo, l'articolo votato resta com'è.
COGODI (R.C.). Però, Presidente, resta com'è perché si è fatto uno strappo alla regola perché ripeto la votazione per parti...
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la ringrazio…
COGODI (R.C.). Io non la ringrazio affatto.
PRESIDENTE. Le daremo comunicazione su come e cosa è avvenuto e cosa succede di questo articolo…
COGODI (R.C.).Sì, però la prego quando si vota per parti, si voti per parti.
PRESIDENTE. La informeremo anche sulla norma regolamentare applicata. Va bene? Grazie onorevole Cogodi.
Si dia lettura dell'articolo 4.
BIANCU, Segretario:
Art. 4
Esclusioni
1. E' esclusa dal beneficio la grande distribuzione; le attività di vendita al dettaglio rivolte non al pubblico, ma a cerchie limitate di soggetti, nonché le tipologie di attività che dovessero essere oggetto di restrizioni da parte di provvedimenti di emanazione regionale, nazionale e comunitaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio sull'articolo 4. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Va bene così.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Presidente, io ho bisogno di interloquire brevemente anche con l'Assessore, perché l'articolo 4 ha una formulazione che si presta a molte interpretazioni. A parte l'esclusione dal beneficio della grande distribuzione, io vorrei capire che cosa significa dire "attività di vendita al dettaglio rivolte non al pubblico, ma a cerchie limitate di soggetti". Chi determina la dimensione? La qualità, il domicilio forse? E qual è la soglia che separa l'esercizio pubblico da quello che svolge attività di vendita alla piccola cerchia? Che cosa si intende per piccola cerchia? Chi lo determina ai fini dell'applicazione di questa legge? Si può scrivere una legge usando termini come questi? Che significato hanno, Assessore?
FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Si vogliono indicare con tale formulazione i circoli privati.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Usiamo il termine proprio, ma non si possono usare in legge formulazioni come "cerchie limitate di soggetti", o "tipologie di attività che dovessero essere oggetto di restrizioni da parte dei provvedimenti di emanazione regionale, nazionale e comunitaria". Quali sono le restrizioni previste dalla legge? Si può dire quali sono? O continuiamo ad usare l'ipotetico, "che dovessero", intendendo che forse vi comprendiamo anche le restrizioni che dovessero intervenire domani. Io mi domando, Assessore, se noi in qualità di legislatori possiamo approvare testi di questa natura, parlando di un settore specifico che è sempre stato disciplinato con norme di carattere tecnico; anche il concetto giuridico di piccole cerchie, io non l'ho mai sentito. E poi chi è l'autorità che interpreta queste norme? Io credo che noi dobbiamo sapere con certezza, quando andiamo a deliberare su questi argomenti, poiché interessano persone, hanno ricadute oggettive, a chi ci rivolgiamo, di che cosa stiamo parlando ed anche che lei ci illustri quali sono queste eventuali restrizioni e chi le determina, cosa che non è prevista, perché non essendo prevista un'interpretazione di questo articolo di esclusione, noi dovremmo basarci sul dato letterale e potremmo far nascere dei conflitti interpretativi tra coloro che devono applicare la legge, probabilmente in contrasto con quella che è la volontà del legislatore. Tanto vale scrivere un articolo e scriverlo prima di tutto in italiano, usando un linguaggio che abbia significato giuridico e, se è possibile, che sia chiaro sulle restrizioni previste.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Noi, come ben si vede, abbiamo compiuto anche uno sforzo per cercare di introdurre in questa legge alcune modifiche che potessero migliorarne il contenuto ed anche la forma. L'abbiamo fatto compiendo quel lavoro che ognuno deve compiere singolarmente e come Gruppo politico preparandosi, quando sa che deve discutere una legge, a fornire il suo contributo. Succede talvolta che, siccome noi compiamo questo sforzo, cioè facciamo nient'altro che il nostro dovere, veniamo un pochino guardati male per mezza giornata, per una giornata, per una giornata e mezzo, perché intralciamo il traffico! Perché si dice: "Ma questa è una legge che la Commissione ha esitato pressoché all'unanimità e quindi in Aula corre veloce", poi si arriva ad un punto in cui tutti si rendono conto che la legge esitata in Commissione pressoché all'unanimità non è più condivisa quasi da nessuno. Ad un certo punto si arriva al paradosso che la legge è figlia di nessuno. E ad un certo punto accade che chi aveva visto che c'erano alcune cose storte e le voleva raddrizzare, pur essendo dalla parte della ragione, parziale ragione, rischia di passare dalla parte del torto.
Noi non abbiamo presentato troppi emendamenti a questa legge, ne abbiamo presentato pochi. Nessuno ci ha condannato a intervenire e a cercare di dare un contributo alla discussione delle leggi; se non c'è intenzione è meglio non procedere nella discussione! C'è chi regolarmente, quando si discute l'articolo, se ne va! Quelli che rimangono parlano tra di loro, io non ho capito cosa stiamo a fare qui! Io non so che tipo di protesta dev'essere fatta. Presidente, lei prima mi ha interrotto quando dicevo una cosa serissima...
PRESIDENTE. Tra poco riprendiamo la questione da lei posta, a breve, appena lei finisce l'intervento.
COGODI (R.C.). La riprenderemo. Dicevo una cosa serissima, ma comprendo che nella confusione non c'è responsabilità, né del Presidente né di nessuno degli uffici, perché si arriva a una fase di totale incomprensione delle procedure e quindi anche dei contenuti. Prima, attraverso una votazione per parti che consente solo di approvare una parte e di cassare un'altra parte, o di approvare tutto approvando ciascuna parte, si è arrivati al risultato perverso di aver modificato sostanzialmente la norma, il che non è ammissibile. Perché se il collega Corda avesse voluto una particolare finalità per le edicole avrebbe dovuto presentare un emendamento, come è lecito e doveroso per tutti i consiglieri regionali, e lo avrebbe dovuto presentare entro i termini previsti dal Regolamento. Perché quando avete ritenuto che i nostri emendamenti non erano presentati entro i termini, ce li avete dichiarati inammissibili, ed erano scritti e precisi e comprensibili! Invece in questo caso, è pur vero che non è ammissibile un emendamento orale, però attraverso la votazione per parti si ottiene lo stesso risultato che si sarebbe potuto conseguire con un emendamento orale non ammissibile, e le leggi così non si possono fare!
Presidente, lei prima mi ha sollecitato a concludere e ho concluso, ma vorrei solo dire che adesso sull'articolo 4 ha ragione il collega Gian Valerio Sanna, l'esclusione può essere prevista per la grande distribuzione, e va bene, fra l'altro quando la legge elenca i destinatari ha già detto anche che cosa è escluso. Perché prima ha detto che cosa ha ammesso. Se ha ammesso quello, la finalità della legge è quella, è chiaro che non c'è nient'altro. Però si vuole rafforzare questa esclusione; per noi va bene, può essere ridondante, meglio esserlo quando una cosa è giusta, quindi escludiamo la grande distribuzione. Ma aggiungere in modo del tutto pedestre - pedestre in senso che è scritto con i piedi e con i piedi pensato e con i piedi dovrebbe essere letto e capito - che si esclude anche la vendita al dettaglio rivolta a cerchie limitate di soggetti, non è che non abbia un senso, si capisce cosa si vuole indicare, quello che ha la valigetta con i preziosi, i gioielli o le cravatte, e sceglie lui i clienti presso cui andare a vendere, quella è la vendita al dettaglio rivolta ad una cerchia limitata di persone, ma c'è bisogno di metterlo in legge che è esclusa? Ma è ovvio! Perché è esclusa? Perché non è compresa nella disciplina che il precedente articolo positivamente previsto indicando le categorie regolari del commercio, ingrosso, dettaglio e le altre categorie che sono state individuate, ci sono delle classificazioni. Altrimenti, se andiamo ad inserire tutto quello che in ipotesi si fa e dev'essere escluso, dovremmo fare una casistica veramente infinita.
Così come è chiaro ed evidente che la Regione non agevolerà quelle attività commerciali che sono oggetto di restrizioni da parte dei provvedimenti dell'autorità pubblica, sia regionale che statale che comunitaria. Se c'è una norma regionale, statale o comunitaria che vieta la vendita di un prodotto, e quella norma è legittima, è chiaro e evidente che non si potrà agevolare un'impresa che voglia vendere un prodotto, o che abbia per oggetto un'attività che le leggi della Regione, dello Stato o la normativa comunitaria impediscono. Ma che senso ha questa prolissità e oscurità normativa?
Queste sono descrizioni, sono pennellate, non sono norme. Insisto nel dire, più di una volta qui abbiamo rappresentato questo problema, che chi presiede, chi dirige questo Consiglio regionale, si preoccupi di dotarlo di un supporto tecnico, oltre quello qualificatissimo che c'è, che è insufficiente per numero e funzioni. Non può non avere il Consiglio regionale, l'Assemblea legislativa, un qualificato staff dotato di esperienza, capacità professionali tecnico-giuridiche, che aiuti i consiglieri regionali a fare i legislatori, a partire dal momento iniziale dell'esame nelle commissioni.
Qui noi facciamo leggi, ma le leggi spesso contengono mere descrizioni, non norme intellegibili con un oggetto chiaro, con chiare modalità attraverso cui si deve conseguire la finalità; norme contraddittorie, che ognuno pensa in funzione del vicino di casa che conosce e non invece in ragione di quei caratteri di generalità e di astrattezza che devono avere le leggi. Le leggi non si fanno perché io conosco un edicolante, le leggi si fanno in ragione di principi generali ed astratti, perché questa è la natura e la qualità della legge. Invece qui siamo costretti ad intervenire ed interloquire e presentare anche emendamenti, i pochi che sono indispensabili secondo noi, per tenere la legge in un ambito di serietà e di dignità. Per cui questo articolo 4 rimarrà così, perché emendamenti formali allo stato non ne sono stati presentati; forse votando per parti una parte si può tagliare senza cambiare il senso, cioè lasciando la parte che merita di essere lasciata.
Però, questo richiamo e questo ragionamento valgono per dire che il lavoro che alcuni di noi stanno facendo, anzi una parte del Consiglio, non siamo solo noi di Rifondazione, siamo noi di Rifondazione e alcuni altri consiglieri regionali, troppo pochi, serve a mantenere la dignità della funzione legislativa di questo Consiglio regionale. Non è serio che si dica: "Non c'è da intervenire perché la legge in Commissione era condivisa da tutti o quasi tutti", poi si venga in Aula e tutti o quasi tutti dicano che la legge va malissimo. Allora, se va malissimo, cambiamola, correggiamola e facciamola andare se non benissimo almeno poco poco bene. Alcune cose le abbiamo già migliorate, però da una parte si migliora e dall'altra mi pare che, continuando così, si peggiori molto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Presidente, io ho letto questo articolo 4 e francamente lo voglio leggere per far capire: "E' esclusa" - quindi terza persona singolare del presente indicativo - "dal beneficio la grande distribuzione; le attività di vendita al dettaglio", il soggetto è già al plurale e non c'è verbo. Francamente non riesco a capire come si possa scrivere un articolo come questo, perché un articolo viene scritto per essere capito dalla gente, non per essere interpretato, ma in questo caso non è possibile neanche interpretarlo perché manca il verbo. Io dico che sarebbe opportuno riportare la legge in Commissione, e riscriver questo articolo in italiano.
PRESIDENTE. Onorevole Corda, forse si tratta di qualche refuso che può essere corretto, non creiamo panico. Colleghi, prima di procedere è stato posto un problema dall'onorevole Cogodi, e devo chiamare il Consiglio in causa perché chiedeva come si sarebbe sistemata la contraddizione tra l'abrogazione del comma 4 e il permanere nell'emendamento numero 2, che è stato invece approvato, della lettera b), che include tra i beneficiari i servizi ausiliari del commercio. Io avevo capito male la questione posta dal collega e per risolverla propongo all'Aula di cassare tale lettera, ai sensi dell'articolo 89 del Regolamento. Credo che il relatore, Onorevole Rassu, che non vedo in aula, sia d'accordo anche lui. L'Assessore ha già dichiarato il suo accordo e credo che si possa risolvere così il problema posto dall'onorevole Cogodi.
Questa modifica non può essere introdotta in sede di coordinamento finale della legge senza che si pronunci il Consiglio ai sensi dell'articolo 89 del Regolamento, decidiamo pertanto di cassare dall'emendamento "servizi ausiliari del commercio". Resta l'emendamento 2, privo della lettera b).
Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). A me appare un'interpretazione un po' spericolata, prima di tutto perché il comma 3 stabilisce quali sono i beneficiari e li elenca nella sua prima parte. Poi arriviamo al comma 4.
(Interruzione)
L'emendamento numero 2 interviene sostituendo il comma 1 dell'articolo 3. Voi avete detto che sparisce la lettera b), per effetto del coordinamento, con la soppressione del comma 4 dell'articolo 3. Ho capito benissimo! E dico che è un'azione spericolata perché la lettera b) deve rimanere, perché così è stato deliberato, per il semplice fatto che l'emendamento numero 2 elenca i destinatari dei benefici, il comma 4, che è stato cassato, specifica cosa si intende per servizi ausiliari del commercio, è questa specificazione ad essere stata cassata, non la volontà del Consiglio di ricomprendere tra i beneficiari quella categoria, che è cosa diversa.
PRESIDENTE. L'uso delle aggettivazioni negli interventi in quest'Aula, soprattutto da parte di alcuni, peraltro bravi oratori e bravi e buoni conoscitori del modo di legiferare, è sempre sovrabbondante, però talvolta appare anche esagerato, quanto meno a chi vi parla in questo momento; qualche aggettivazione usata poc'anzi mi pare esagerata. Perché è vero quanto ha osservato l'onorevole Sanna, ma è anche vero che i servizi ausiliari del commercio non si identificano con il commercio, nella sua accezione comune; tant'è vero che ai servizi ausiliari del commercio appartengono ad una gamma vastissima di attività che probabilmente bene faremo a tenere fuori dalla legge; io purtroppo sono costretto a fare un intervento anche un po' politico che non dovrebbe essere fatto da questa Presidenza, ma lo faccio al fine di trovare una soluzione e per la conoscenza che ho di alcuni dei servizi ausiliari del commercio. Con grande entusiasmo e grande buona volontà si è voluto mettere tutto dentro, anche quello che non si può, perché quando in una famiglia le entrate sono limitate bisogna che siano limitate anche le uscite.
Allora, non c'è niente di scandaloso, contrariamente a quanto lei ha sostenuto con aggettivazione forte, né sconcio sotto il profilo legislativo, se noi cassiamo dal testo dell'emendamento, in ossequio ad un voto espresso da questo Consiglio, probabilmente distratto, i servizi ancorché esistenti ed ancorché facenti parte di attività connesse al commercio ed anche altro, industrie eccetera, essendo essi connessi a una serie di settori produttivi del nostro Paese così come accade in qualunque altro paese.
Onorevole Sanna, io le chiederei di rivedere questa sua posizione, e comunque dovrà pronunciarsi l'Aula. Non succede niente al commercio se noi oggi cassiamo questa voce e se la legge va avanti così. Nell'ambito di questo percorso si sono inserite una serie di altre iniziative con tanta buona volontà. Appare difficile, è stata denunciata più volte la scarsezza delle risorse Allora a che pro noi indichiamo ancora e diamo speranza a categorie quando non possiamo neanche farvi fronte? Io vi invito a decidere e a votare. Adesso ascoltiamo gli interventi, però gli interventi devono essere contenuti anche a norma di Regolamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Noi abbiamo approvato un testo che ha l'ambizione di indicare - alle lettere a), b), c), e d) - categorie di beneficiari. Il proseguo dell'articolo 3 ha specificato, soprattutto nei commi 3 e 4, che cosa si intende per quelle categorie. Questo poteva avvenire o non avvenire nel contesto logico di questo articolo, è avvenuto per una parte e per una parte è caduto. Io ritengo che per tutte le categorie indicate sarebbe stato sufficiente che la direttiva dell'assessore specificasse successivamente che cosa si intendeva, ma mi richiamo non al fatto che si danneggi o meno il commercio, io non ho l'ambizione di rappresentare cose così grandi, dico solo che l'Aula ha approvato la norma che prevede tra i destinatari tale categoria senza specificarla, pertanto la lettera b) deve essere lasciata, perché la caduta del comma 4 non pone nessun problema di coordinamento.
Chiedo pertanto che il Consiglio rispetti e confermi i suoi deliberati. Nient'altro.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Sono d'accordo.
PRESIDENTE. Va bene. Onorevole Rassu, lei è d'accordo con quanto ha detto il collega Sanna?
RASSU (F.I.-Sardegna). D'accordissimo, al mille per cento.
PRESIDENTE. Sul problema deve deliberare il Consiglio. C'è una proposta dell'onorevole Cogodi di cassare la lettera b) dell'emendamento numero 2, c'è una proposta dell'onorevole Sanna di mantenere integralmente il testo approvato, su quest'ultima c'è l'accordo del relatore e anche dell'Assessore.
Metto in votazione il mantenimento della lettera b). Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Resta la voce senza finanziamento. Ha chiesta di parlare il consigliere Cogodi. Ha facoltà di parlare, per cinque minuti.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, mi scuso io, ma scuso anche gli altri, ci sono delle cose che non sono oggetto di voto, perché riguardano le norme sancite nel Regolamento. Noi siamo i presentatori dell'emendamento numero 2, nel quale è contenuta la lettera b), che, nel momento in cui si è votato l'emendamento numero 2, volevamo proporre di espungere. Non potevamo tecnicamente farlo perché il successivo comma 4 specificava i contenuti di questa lettera. Allora, nel momento in cui il Consiglio ha bocciato il comma 4, che enumera i servizi ausiliari del commercio, che cosa rimane della lettera b)? Rimane un involucro, rimane una scatola vuota, che, a norma di Regolamento, deve essere espunto. Non poteva essere espunto prima, perché era in collegamento con quanto dopo specificato. Non è questo oggetto di valutazione da parte dell'Aula.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non può continuare a essere lei l'interprete del Regolamento di quest'Aula. C'è un Regolamento, le ho indicato l'articolo che abbiamo applicato, perché continua a richiamare regole che non esistono?
COGODI (R.C.). Perché non esistono?
PRESIDENTE. Questo è contro ogni norma, onorevole Cogodi! L'articolo 89 dice:…
COGODI (R.C.). Sì, lo legga, lo legga.
PRESIDENTE. "Prima della votazione finale il relatore della Commissione, la Giunta regionale o un consigliere possono richiamare l'attenzione del Consiglio sopra quegli emendamenti già approvati, che sembrino inconciliabili con lo scopo della legge o con alcune delle sue disposizioni, e proporre le rettifiche che ritengono opportune. Il Consiglio, sentiti, per non più di cinque minuti ciascuno, il presentatore dell'emendamento..." - lei, onorevole Cogodi, la stiamo sentendo per una decina di minuti, non per cinque - "... il relatore della Commissione" - che è stato sentito - "e la Giunta regionale, delibera in merito". Abbiamo sentito il relatore, abbiamo sentito il proponente l'emendamento, abbiamo sentito anche qualche consigliere, abbiamo sentito l'Assessore, abbiamo votato, e lei vuol ridiscutere tutto? Ne discutiamo dopo, quando saranno finiti i lavori. Onorevole Cogodi, abbia pazienza, altrimenti perdiamo solo tempo.
COGODI (R.C.). Non è esattamente così, però, faccia lei, cosa vuole che le dica? Il Consiglio ha bocciato il contenuto...
PRESIDENTE. Lei non è il Regolamento incarnato, se lo ricordi, onorevole Cogodi!
Ha domandato di parlare il consigliere Granella. Ne ha facoltà. Se deve parlare di questa vicenda che abbiamo discusso la avverto che è chiusa..
GRANELLA (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, con tutto il rispetto che porto nei suoi confronti e nei confronti dell'istituzione, mi pare che in questo alto Consiglio si stia divagando. Io volevo riportare la questione ai termini che sono semplicissimi. È stato bocciato il comma 4, che da un'interpretazione restrittiva di quelli che sono i servizi ausiliari del commercio, il comma 1 dell'articolo 3, compresa la lettera b) è stato approvato, quindi le imprese che forniscono servizi ausiliari del commercio si intendono tutte ammesse, punto. Ed è chiusa la discussione, secondo me, se vogliamo usare termini giuridici, ma molto semplici, che capiscano tutti. Non c'è nient'altro da dire. E' inutile che l'onorevole Cogodi insista sul fatto che è stato bocciato il comma 4 e si debba quindi cancellare un qualcosa che è stato approvato regolarmente dall'Aula. Questo è assurdo!
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 4. Ha domandato di parlare il consigliere Carloni. Ne ha facoltà.
CARLONI (A.N.). Mi sembra che già qualcuno ne abbia accennato in precedenza, questo articolo è scritto in modo quasi illeggibile, manca il predicato verbale nella seconda parte e io penso che ci sia un errore di formulazione, che si potrebbe correggere semplicemente con l'inserzione di un verbo. Mi sembra che i proponenti avessero voluto dire che sono escluse diverse tipologie, quindi si potrebbe intendere così: "Sono escluse dal beneficio la grande distribuzione e le attività di vendita al dettaglio rivolte non al pubblico, ma a cerchie limitate di soggetti", e in sede di votazione espungere completamente l'ultima parte, perché si sta parlando di un qualcosa che non esiste neppure. Cioè si sta ipotizzando o prevedendo di escludere tipologie "che dovessero essere oggetto di restrizioni eccetera", siamo fuori dalla realtà. Qui non si sta parlando neanche di tecnica giuridica, non si può pensare di escludere qualcosa che non esiste neppure nell'ordinamento.
Penso che nessuno abbia sentito quello che ho detto.
COGODI (R.C.). Abbiamo sentito benissimo, hai ragione.
CARLONI (A.N.). E che nessuno abbia capito. Allora ripeto, perché non erano attenti coloro ai quali è indirizzato quello che ho detto, compreso l'Assessore. Non si può né tecnicamente né grammaticalmente proporre all'Aula di approvare un articolo di questa fatta, non è possibile scrivere un articolo nel quale in si usa il verbo al singolare rivolto ad una pluralità di soggetti, siamo seri! Allora, si usa il plurale e si dice "sono esclusi dal beneficio", indicando i soggetti che si vuole escludere dal beneficio, e mi sembra che possano essere esclusi dal beneficio - suppongo che i proponenti della legge volessero intendere questo - sia la grande distribuzione che la vendita porta a porta, come ha detto prima Cogodi; si può intendere questo. Diciamo che queste due categorie sono escluse. La terza non è neanche una categoria da escludere, perché non è neppure esistente. Si sta ipotizzando di escludere un qualcosa che non esiste, e quindi che va espunto da una norma di legge. Non si può proporre di escludere un qualcosa che non esiste. Quindi il comma dovrebbe finire con le parole "a cerchie limitate di soggetti" escludendo il resto. Questa è l'unica cosa che si può correggere obiettivamente, votando per parti l'articolo, con la correzione del verbo che non è più al singolare, ma al plurale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio. Ne ha facoltà.
FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Brevemente, non mi soffermo su alcune considerazioni che sono state fatte. Credo che la norma, probabilmente avete ragione, offra il fianco ad alcune critiche dal punto di vista grammaticale, però credo che si possa risolvere con un emendamento orale, se l'Aula è d'accordo, e cioè riformulandola nel seguente modo: "Sono escluse dal beneficio la grande distribuzione e le attività di vendita al dettaglio previste dall'articolo 16 del decreto legislativo numero 114 del 1998". Ciò che era stato scritto nell'articolo faceva preciso riferimento sia all'articolo 16 del decreto Bersani sia all'articolo 26 della legge 35. Si parla in questi articoli di spacci interni e di circoli privati, è necessario prevedere espressamente l'esclusione, perché non rientrano tra quelle categorie meritevoli di essere incentivate dalla Regione. Allora ripeto "Sono escluse dal beneficio la grande distribuzione e le attività di vendita al dettaglio previste dall'articolo 16 del decreto legislativo numero 114/98".
PRESIDENTE. Allora, colleghi, se volete prendere nota, l'articolo 4 si intende modificato come segue: "Sono escluse dal beneficio la grande distribuzione, nonché le attività di vendita al dettaglio previste dall'articolo 16 del decreto legislativo numero 114 del 1998".
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). La collega Sanna ha ragione, è stanca e siamo un po' stanchi tutti e rischiamo di fare le cose in modo non buono. Io prendo la parola sull'articolo 4 per dire che noi siamo integralmente d'accordo con le osservazioni avanzate e la formulazione proposta dal collega Carloni. Perché riformulare il testo in italiano non è proporre un emendamento, né orale né scritto, e dove i soggetti sono più di uno è chiaro che il verbo deve essere plurale. Quindi correggere, "è escluso" con"sono esclusi" non è proporre un emendamento. Sono esclusi non dal beneficio... io sto intervenendo sull'articolo 4, Presidente, non mi interrompa se no complichiamo di nuovo tutto. Io intervenendo sull'articolo 4, dico che quel che si può fare solo è di essere d'accordo con quanto proponeva il collega onorevole Carloni che non modifica la norma, perché non è modificabile sostanzialmente, neppure con riferimento agli articoli di legge nazionale, cioè con rinvii recettizi a leggi nazionali le cui modifiche verrebbero automaticamente recepite dalla legge regionale. Allora quel che è scritto rimane, si può votare per parti, l'ultima parte è incongrua, quindi chiederemo la votazione per parti e chiederemo al Consiglio di bocciare l'ultima parte mantenendo la prima parte, scritta in italiano. Scritta in italiano vuol dire usare il verbo al plurale, "sono escluse" ma non dal beneficio, dai benefici della presente legge - non da ogni e qualsiasi beneficio del mondo, dai benefici, che sono più di uno, c'è il contributo, c'è l'agevolazione del credito - la grande distribuzione e le attività di vendita al dettaglio rivolte non al pubblico, ma a cerchie limitate di soggetti. Come ha detto il collega Carloni. Si vota per parti l'articolo, la formulazione non è perfetta ma si capisce cosa si intende dire; altre modifiche non si possono più proporre perché questa è la norma presentata; dopo di che il suggerimento più prudente sarebbe, votato questo articolo 4, che abbia un qualche senso, sospendere l'esame di questa legge. Se poi c'è gente di buona volontà che possa vedersi gli altri articoli ancora da esaminare da qui alla prossima riunione di Consiglio ed arrivare in Aula istruendo meglio questa legge, tanto di guadagnato per tutti. Altrimenti si tornerà in Consiglio quando è possibile e si proseguirà. Però, onestamente, proseguire alle ore 21.00 dopo che tutto il giorno siamo applicati, alcuni e non tutti, a questo tipo di attività...
FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Gli accordi non erano questi.
COGODI (R.C.). Non ci sono accordi di fare... Scusi, Assessore, vuol dire una cosa diversa? Noi abbiamo presentato alcuni emendamenti e abbiamo detto: "Gli altri emendamenti, noi non li illustreremo, ci rimetteremo all'Aula". Ci rimettiamo all'Aula, ma questi pasticci non derivano da emendamenti nostri, questi sono pasticci contenuti nel testo della Giunta, se ci sono dei testi scritti che vorrebbero essere norma giuridica, dove l'anacoluto è la regola, dove il verbo è singolare e i soggetti sono di più, dove il complemento oggetto non è retto da un verbo, non è possibile che qualcuno poi capisca il significato di questa legge. Gliel'ha detto il collega Carloni credo anche in virtù della sua cognizione e scienza giuridica, non solo della sua collocazione politica nel centrodestra di cui pure lei è espressione. Credo che abbia fatto un ragionamento di serietà normativa, quello che anche noi stiamo cercando di fare, però qualche volta rimaniamo troppo soli. Non vorrei che questa volta, avendo ragione, rimanesse solo anche il collega Carloni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, noi crediamo che non sia troppo produttivo ed utile, per i lavori del Consiglio ed anche ai fini della definizione di testi legislativi che siano comprensibili e che siano scritti in maniera corretta, procedere in questo modo con aggiustamenti orali e precisazioni e sottolineature. Pensiamo che se vogliamo andare avanti sia utile fermarsi un momentino, sospendere l'esame dell'articolo 4, consentire ad alcuni di noi di lavorare alla riformulazione di un testo che contenga tutte le cose che deve contenere, che sia scritto in maniera corretta dal punto di vista dell'uso della lingua italiana, ma anche dal punto di vista della tecnica legislativa.
Se proseguiamo nell'esame della legge io propongo di accantonare l'articolo 4 e di passare all'articolo 5; se invece, Presidente, così come mi pare, non intende sospendere i lavori a questo punto, io propongo comunque la sospensione dell'esame dell'articolo 4 e il suo rinvio alla prossima seduta, nella quale riprenderemo la discussione su un testo riscritto.
Però, prima di chiudere la seduta, vorrei chiederle di procedere alla nomina dei due componenti del consiglio di amministrazione dell'ERSU di Sassari, che è in scadenza, per evitare l'esercizio del potere sostituivo da parte del Presidente del Consiglio. Poiché è materia delicata, e poiché la votazione con il sistema del voto limitato consentirebbe alle minoranze di essere rappresentate sia nel Consiglio di amministrazione sia nel collegio sindacale, io le chiedo di procedere stasera evitando l'esercizio del potere sostituivo del Presidente. Questo punto all'ordine del giorno non si è potuto esaminare prima di oggi perché i colleghi sanno benissimo che la discussione della finanziaria ha impedito che per tempo si arrivasse a una determinazione del Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Spissu, lei ha posto due problemi, prima di tutto una sospensiva sulla quale è giusto che si pronunci l'Aula. Prima che si pronunci però voglio informare ancora l'Aula, ancorché gli uffici non mi abbiano potuto preparare copie scritte degli emendamenti proposti, che ci sono due emendamenti, uno proposto dall'Assessore e uno proposto dall'onorevole Cogodi. La modifica proposta dall'Assessore semplifica l'articolo 4 al massimo, ed è la seguente: "sono esclusi dal beneficio la grande distribuzione e le attività di vendita al dettaglio previste dall'articolo 16 del decreto legislativo numero 114 del marzo 1998", punto, finito. La proposta dell'onorevole Cogodi, che è simile, aggiunge oltre a "le attività di vendita al dettaglio" anche "le attività di vendita rivolte non al pubblico, ma a cerchie limitate di soggetti". E ha chiesto la votazione per parti. Io prima di tutto chiedo all'Aula quale delle due proposte devo porre in votazione.
SPISSU (D.S.). Le avevo chiesto di sospendere l'articolo. Io ho bisogno di vederlo scritto, così lo leggiamo bene.
PRESIDENTE. Intendo finire l'esame di questo articolo, poi le rispondo sull'altro argomento.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA Gian Valerio (Popolari-P.S.). Io, riguardo al problema sollevato, siccome ho letto l'articolo 16, è di facile lettura, propongo di aggiungere solamente "di cui al comma 1" perché tale norma disciplina anche altre cose, mentre le tipologie a cui fa riferimento l'articolo 4 della legge in discussione sono esclusivamente quelle contenute al comma 1 dell'articolo 16. Quindi va aggiunto il riferimento al comma 1. Io non sarei d'accordo a mantenere in piedi, per le cose che ho detto, collega Cogodi, le parole "una cerchia limitata di soggetti", che non hanno nessun significato giuridico, e che lasciano a non si sa chi la determinazione univoca dei soggetti indicati. Richiamare le fattispecie ben distinte e circoscritte che sono contenute al comma 1 dell'articolo 16, non mi sembra che introduca una norma recettizia, ma è un richiamo a tipologie contenute in quell'articolo, punto e basta, che ha anche una formulazione tecnica tipica della materia. Questa è la mia opinione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (C.C.D.). Intervengo sull'ordine dei lavori, perché per prassi, alle otto e mezzo si termina la seduta. I Capigruppo non hanno deciso niente, vorrei sapere qual è la programmazione dei lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Oppi, io ho tutte le intenzioni di chiudere, è un articolo di tre righe, su tre righe non si riesce a mettersi d'accordo. Il commento lo lascio a voi. Intendo terminare l'esame di questo articolo, dopo di che i lavori si interromperanno. Nel frattempo aspettiamo le fotocopie dei due emendamenti.
All'onorevole Spissu, che chiedeva di procedere alle nomine, rispondo riferendo la risposta del Presidente, che nel frattempo ho sentito, il quale ha confermato che non si sarebbe messo certo a fare nomine da qui alla prossima riunione.
SPISSU (D.S.). Le deve fare!
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e della sanità e dell'assistenza sociale. E' una questione di salvaguardia delle minoranze.
PRESIDENTE. Le deve fare? Se non le fa che cosa succede? Cade il mondo? Se è in ritardo di due settimane succedono tragedie? Non faccio altro che riproporre al Presidente Serrenti il problema.
SPISSU (D.S.). La proroga è già stata data e il termine scade improrogabilmente il 30 aprile.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Esiste per legge la proroga!
SPISSU (D.S.). E' già stata data.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Intervengo per un richiamo al Regolamento in riferimento alle cose che lei stava poc'anzi proponendo al Consiglio; noi siamo favorevoli ad una soluzione estremamente rispettosa del Regolamento, nel senso che la modifica proposta non cambi la sostanza dell'articolo 4 ma ne riformuli correttamente in italiano il primo capoverso.
Tenuto conto delle osservazioni dell'onorevole Sanna, che ha da obiettare sulla dizione "cerchie limitate di soggetti", possiamo fermarci a "le attività di vendita al dettaglio rivolte non al pubblico", punto. In questo modo si rispetta il dettato dell'articolo che è in discussione, si vota per parti, si approva la prima parte e si boccia la seconda.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
PRESIDENTE. Stiamo aspettando che gli emendamenti vengano distribuiti.
COGODI (R.C.). E' nostro diritto votare per parti.
PRESIDENTE. L'istituto dell'emendamento orale ce lo siamo un po' inventati, perché il Regolamento non lo prevede. Naturalmente un emendamento orale, se serve per perfezionare una legge che qualche volta può anche non essere espressa in modo assolutamente chiaro, se siamo tutti d'accordo, può essere ammesso, serve per aggiustare le cose. Quando non c'è l'accordo non è possibile ammettere un emendamento orale, pertanto mi dispiace per l'Assessore ma la sua proposta non è accolta all'unanimità.
C'è inoltre una richiesta di votazione per parti; l'onorevole Cogodi chiede di votare fino ad un certo punto, l'onorevole Carloni chiedeva invece di votare un periodo più lungo. Le due cose non sono in contraddizione, perché potremo, anziché votare due parti, votarne tre, così come proposto dall'onorevole Carloni. Votiamo prima la parte proposta dall'onorevole Cogodi, se passa votiamo fino al punto proposto dall'onorevole Carloni, dopo l'ultima parte, e l'Aula deciderà se mantenere o cassare l'ultima parte e noi prenderemo atto dell'espressione sovrana dell'Aula.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Io avevo formulato una richiesta che adesso è un po' superata dalla sua proposta di votazione, perché fosse consentito a tutti noi di vedere un testo emendato, così come è stato proposto dai vari interventi. Se decidiamo di andare avanti si può sospendere provvisoriamente l'articolo 4 e scriverlo in modo più adeguato, se decidiamo di rinviare il proseguo dell'esame della legge al 9, quando siamo convocati, possiamo ugualmente sospenderlo ed utilizzare il tempo disponibile sino a quella data per riscriverlo, per consentire a tutti di capire cosa stiamo votando e per avere un testo che sia un dignitoso dal punto di vista della sua formulazione.
Poi, nel caso in cui il Presidente decidesse di chiudere la seduta, avevo posto un altro problema rispetto al quale io sono contento che il Presidente Serrenti possa rassicurarci e darci delle risposte direttamente, essendo qui presente. Però questo lo discuteremo poi, pregandolo di non chiudere la seduta prima che...
PRESIDENTE. Adesso risolviamo questo problema. Mi permetto di insistere, onorevole Spissu, perché sia che noi affrontiamo il problema della formulazione dell'emendamento oggi sia che lo affrontiamo il giorno 9, non cambia. C'è una proposta di emendamento orale che non trova tutti d'accordo, quindi non c'è un problema di riformulazione del testo, c'è un problema di votare questo testo e io ho fatto una proposta che mi pare possa affrontare e risolvere il problema. Pertanto chiedo ai colleghi tutti di prendere posto perché adesso votiamo.
COGODI (R.C.). Basta votare dividendo l'articolo in due parti.
PRESIDENTE. L'onorevole Carloni deve ritirare la sua proposta; non lo deve dire lei. Ci sono osservazioni da parte del Gruppo di A.N.? Possiamo fare una votazione divideno l'articolo in due parti? Quindi in effetti prendendo in considerazione la proposta dell'onorevole Cogodi?
MURGIA (A.N.). Va bene.
PRESIDENTE. Onorevole Murgia, lei come capogruppo mi dice che si può accettare la proposta dell'onorevole Cogodi, benissimo, quindi votiamo l'articolo dividendolo in due parti. Quindi votiamo la prima parte con questa correzione: "Sono escluse dai benefici la grande distribuzione, le attività di vendita al dettaglio rivolte non al pubblico".
Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I Democratici).Chiedo la votazione nominale..
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico della prima parte dell'articolo 4 "Sono escluse dai benefici…" sino a "non al pubblico".
Rispondono sì i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - DEMURU - DIANA - DORE - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORITTU - MURGIA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PITTALIS - RASSU - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 51
Votanti 50
Astenuti 1
Maggioranza 26
Favorevoli 50
(Il Consiglio approva)
PRESIDENTE. Metto in votazione la seconda parte, quella che arriva sino al termine dell'articolo. Chi la approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvata).
Sulla elezione di due componenti del Consiglio di amministrazione dell'ERSU di Sassari
PRESIDENTE. Onorevole Spissu, in ordine alla questione che lei poneva, come può comprendere, per fare quella votazione c'è bisogno di un accordo di tutta l'Aula, perché si tratta di fare delle nomine che scaturiscono da un accordo tra maggioranza e opposizione. Io non ho notizia circa il raggiungimento di questo accordo, quindi non sono in grado di procedere alla votazione, per altro rammento a lei e a tutti i colleghi che questa nomina è iscritta all'ordine del giorno da circa sei mesi e non c'è una inadempienza da parte della Presidenza. Per cui io devo semplicemente prendere atto che al momento non siamo grado di fare le nomine e dobbiamo andare avanti. Pertanto sono propenso a chiudere i lavori così.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Io non volevo assolutamente far carico a lei di alcuna responsabilità. Abbiamo tutti partecipato ad una lunghissima sessione di bilancio che ci ha impedito di procedere alle nomine e all'esame di questo punto all'ordine del giorno; è un punto che secondo me può essere espletato rapidamente, tuttavia, se non ci sono le condizioni, come non ci sono, io volevo rammentare a tutti noi che il sistema di voto garantisce la rappresentanza della minoranza, sia nel Consiglio d'amministrazione che nel collegio sindacale, e di questo si fa carico al Presidente nel momento in cui utilizza i poteri sostituivi, dal momento che a noi è impedito, attraverso le votazioni, di esprimere la nostra volontà. Quindi non voglio far carico a nessuno di alcuna responsabilità, ma comprendiamo tutti che questa è la situazione.
Poiché lei è costretto a procedere, scadendo la proroga che questo Consiglio d'amministrazione ha, io le sottopongo questa nostra esigenza e questo nostro problema, che è un problema del resto di cui il Regolamento tiene conto indicando un sistema di votazione che ci tutela.
PRESIDENTE. Le dico solo questo, prima di dare la parola all'onorevole Pittalis: le posso assicurare che il Presidente del Consiglio applicherà la legge, né un punto e una virgola in più, né un punto e una virgola in meno. Applicherò la legge, eserciterò i miei poteri sulla base della legge.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, il problema posto dal collega Spissu mi pare meriti una risposta sia pure brevissima e una doverosa interlocuzione. Noi riteniamo che le nomine espressione dell'Assemblea, soprattutto quando il sistema di voto prescritto tiene conto delle maggioranze e delle opposizioni che in Aula si formano, non possano, per questioni che hanno impedito all'Aula di potersi esprimere, certamente essere fatte derogando a un sacrosanto principio di portare all'attenzione del Presidente delle indicazioni, da parte dell'opposizione e della stessa maggioranza. Il Presidente, nell'esercizio dei suoi poteri, poi si determinerà.
Questo lo diciamo noi come espressione della maggioranza, ritenendo che una sorta di correttezza e di fair play anche istituzionale nel rapporto con le opposizioni debba animare, diciamo così, la dialettica e riteniamo dunque che il Presidente non potrà non tener conto, anche nell'esercizio dei suoi poteri, di queste indicazioni; poi è una responsabilità del Presidente procedere. Per quanto ci riguarda io sono del parere che si debba tener conto anche delle....
PRESIDENTE. No, onorevole Pittalis, mi perdoni, il Consiglio è invitato adesso a votare. Se il Consiglio non voterà, il Presidente farà ciò che deve fare e non accetterà suggerimenti da nessuno. Il Consiglio, che è l'Assemblea, faccia ciò che deve fare, il Presidente non accetterà suggerimenti, questo sia chiaro.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, se mi consente di concludere, io sto esponendo il punto di vista del mio Gruppo e motivo il ragionamento fatto dall'onorevole Spissu, poi il Presidente si assuma la sua responsabilità. Noi riteniamo che il Presidente, nella sua sensibilità istituzionale, dovrà pur sentire le forze presenti, non penso che queste nomine rappresentino un fatto personale della Presidenza del Consiglio.
PRESIDENTE. Non è questo il punto, onorevole Pittalis, lei comprende che sarebbe davvero poco corretto che il Presidente accettasse di surrogarsi all'Aula sentendo il parere di due o tre colleghi e non dando l'opportunità a tutta l'Aula di esprimersi. Quindi, o c'è l'espressione di tutta l'Aula, e io ne prendo atto, e tutti, compreso il Presidente, rispetteranno le decisioni prese dall'Aula, altrimenti farà il Presidente sulla base delle leggi, senza accettare indicazioni, né suggerimenti.
COGODI (R.C.). Indica la votazione!
PRESIDENTE. Benissimo, votiamo, io l'ho detto stasera già un paio di volte, ma se non c'è accordo politico io non posso indire la votazione, preferisco che l'Aula si esprima, io non mi assumo responsabilità.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). L'accordo politico è auspicabile che ci sia, però non è obbligatorio. Il Regolamento prevede la nomina di alcuni rappresentanti da parte del Consiglio con il voto limitato. La maggioranza, quindi, se sono tre da eleggere, voterà per due; la maggioranza ha il suo diritto, così come la minoranza, e il diritto della minoranza non può essere espropriato da nessuna maggioranza, e neppure dal Presidente. Allora, se la maggioranza non vota, la minoranza può benissimo votare. Lei deve indire la votazione o convocare il Consiglio per la votazione, e siccome la minoranza ha diritto di esprimere un rappresentante, la minoranza non deve necessariamente concordare. Se c'è un accordo è meglio per tutti, se non c'è ognuno decida per sé.
La minoranza non può essere espropriata da nessuna maggioranza e non può essere espropriata neppure da nessun Presidente, è garantita dalla regola. Noi siamo qui per votare o per sentire da lei quand'è che indirà la votazione.
PRESIDENTE. Sono d'accordo con lei, la prossima riunione del Consiglio, che si terrà il 9, voteremo quello che c'è da votare.
COGODI (R.C.). Va bene.
PRESIDENTE. Stia tranquillo che osserverò la legge, così come tutti.
Colleghi, vi ricordo che il Consiglio è convocato per il giorno 26, alle ore 10 e 30.
La seduta è tolta alle ore 21 e 17.
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