Seduta n.302 del 03/11/2002 

SEDUTA CCCII

Martedì 3 dicembre 2002

Presidenza del Vicepresidente Sanna Salvatore

indi

del Vicepresidente Biggio

La seduta è aperta alle ore 16 e 41.

LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 14 novembre 2002, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che la consigliera Sanna Nivoli ha chiesto congedo per la seduta del 3 dicembre 2002.

Poiché non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

Assenza per motivi istituzionali

PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, che l'assessore Pietro Fois è assente nella seduta del 3 dicembre in quanto fuori sede per motivi istituzionali.

Annunzio di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta alla Presidenza la seguente proposta di legge:

dai consiglieri Fadda - Spissu - Balia - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Marrocu - Masia - Morittu - Orru' - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis:

"Modifiche all'art. 5 della legge regionale n. 21 del 12 agosto 1997 concernente 'Disciplina della tassa regionale per il diritto allo studio e interventi a favore delle Università degli studi di Cagliari e Sassari". (370)

(Pervenuta il 28 novembre 2002 ed assegnata alla ottava Commissione.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

LICANDRO, Segretario:

Interrogazione SELIS - FADDA - CUGINI - DETTORI - PINNA - PUSCEDDU - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI, con richiesta di risposta scritta, sul mancato utilizzo dello stanziamento 2001 previsto per l'edilizia scolastica. (575)

Interrogazione CALLEDDA - MARROCU, con richiesta di risposta scritta, sui lavori nel canale di Porto Pino. (576)

Interrogazione LAI - SPISSU - MORITTU, con richiesta di risposta scritta, sulla ripartizione delle risorse del Fondo Unico a favore delle Università della Sardegna. (577)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

LICANDRO, Segretario:

Interpellanza COGODI - ORTU - VASSALLO sui gravi danni subiti dai pescatori e dalle popolazioni del Sulcis-Iglesiente per l'estensione dei vincoli militari nel poligono di Teulada. (293)

Interpellanza COGODI - ORTU - VASSALLO sul pericolo di massiccio insediamento di basi per sommergibili nucleari nell'Isola di S. Stefano, arcipelago di La Maddalena. (294)

Interpellanza PACIFICO - COGODI - DETTORI - DORE - MANCA - ORRU' - PINNA - SANNA Salvatore - SCANO sull'approvazione del progetto e sull'autorizzazione da parte della Giunta regionale alla realizzazione dell'intervento per la rielaborazione della superficie della colmata finale di un impianto di discarica controllata di prima categoria, in località "su Siccesu" nel Comune di Serdiana, proposto dalla società Ecoserdiana. (295)

Interpellanza BIANCU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio sul nuovo assetto organizzativo regionale della pubblica istruzione in Sardegna. (296)

Interpellanza MASIA - BALIA - IBBA sul mancato bando di gara internazionale per i collegamenti notturni tra la Sardegna e le isole minori. (297)

Interpellanza COGODI - ORTU - VASSALLO sul rischio di nuovo disordine territoriale, di inquinamento ambientale e di mire affaristiche attorno all'energia eolica. (298)

Interpellanza BALIA - IBBA - MASIA sulla situazione di grave crisi che ha investito lo stabilimento della Portovesme s.r.l. con conseguente richiesta di cassa integrazione per 400 lavoratori. (299)

Interpellanza SELIS - FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI sulla grave omissione in merito alla richiesta di informazione sulla qualità delle acque per uso potabile provenienti dagli impianti di eduzione della miniera di Monteponi. (300)

Interpellanza DETTORI - BALIA - LAI - MANCA - MASIA - ORTU - PACIFICO - PINNA - SCANO sulla ristrutturazione dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna. (301)

Interpellanza FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS sulla gravissima situazione che si è determinata alla "Portovesme s.r.l.". (302)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

LICANDRO, Segretario:

Mozione PINNA - SPISSU - FADDA - SANNA Giacomo - BALIA - COGODI - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO sui danni causati al sistema ambientale del litorale del Poetto a seguito degli interventi di ripascimento dell'arenile. (95)

Svolgimento di interpellanze

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca al primo punto lo svolgimento dell'interpellanza numero 38/A a firma Cogodi, Ortu e Vassallo, e al secondo punto l'interpellanza numero 105/A a firma Vassallo, Cogodi e Ortu. Entrambe le interpellanze prevedono la presenza dell'assessore Luridiana che non è in Aula, quindi propongo di continuare con le altre interpellanze, in attesa che arrivi l'assessore Luridiana.

La terza interpellanza è la 172/A a firma Sanna Emanuele, Sanna Alberto, Marrocu, Demuru e più su: "Il trattamento dei residui di macellazione". L'assessore Oppi è presente in Aula, però sono assenti i presentatori.

La quinta interpellanza è la numero 275 a firma Pinna, Dettori e Pacifico e l'Assessore competente non è in Aula.

C'è poi l'interpellanza numero 301 a firma Dettori, Balia, Lai, Manca, Masia e più su "La ristrutturazione dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna". È presente la prima firmataria ed è presente anche l'assessore Oppi che ringraziamo della sua puntualità.

Si dia lettura dell'interpellanza.

LICANDRO, Segretario:

INTERPELLANZA DETTORI - BALIA - LAI - MANCA - MASIA - ORTU - PACIFICO - PINNA - SCANO sulla ristrutturazione dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna.

I sottoscritti,

PREMESSO che il Consiglio di amministrazione dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna, con la deliberazione n. 9.22 del 30 settembre 2002, ha approvato la nuova struttura organizzativa dell'ente;

RILEVATO CHE:

- tale nuova forma organizzativa prevede la istituzione di un numero rilevante di strutture complesse ad alto grado di retribuzione, oltre a innumerevoli unità operative, in specie se rapportato al totale complessivo dei dipendenti dell'ente;

- tale ristrutturazione comporterebbe la illogica attribuzione di incarichi di alta direzione e responsabilità, e conseguenti benefici economici, a titolari di uffici dotati di un numero limitatissimo di personale;

CONSIDERATO che l'approvazione della nuova struttura appare finalizzata anche, ma non solo, a consentire un aumento considerevole dell'organico dell'Istituto a prescindere da una reale analisi dei bisogni;

RITENUTO, inoltre, che la definizione della nuova struttura non appare sorretta da criteri di efficienza ed efficacia nonché di oculata gestione delle risorse pubbliche,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e assistenza sociale e l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione per sapere se siano a conoscenza degli elementi richiamati in premessa e quali iniziative intendano assumere. (301)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la consigliera Dettori per illustrare la mozione numero 301.

DETTORI (Gruppo Misto). Presidente, il ringraziamento va esteso anche alla prima firmataria dell'interpellanza, visto che sono assenti gli altri. Presidente, Assessore, colleghe e colleghi, questa interpellanza è stata dettata dalla necessità di sapere, pur avendo l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna - come noi sappiamo - non solo risorse da parte dalla Regione Sardegna, ma anche direttamente dallo Stato, perché è un istituto che ricade nella nostra Regione e che ha un'importanza fondamentale nella programmazione e gestione della sanità animale nella nostra isola.

Siamo venuti a conoscenza di una deliberazione del Consiglio di amministrazione di questo ente, la numero 9.22 del 30 settembre 2002 che contiene una proposta di ristrutturazione organizzativa dell'ente. Da questa proposta si può facilmente evincere che l'organizzazione prevede una serie di strutture complesse che probabilmente - a nostro parere - sono numericamente non necessarie per l'organizzazione di circa 185 dipendenti, e che probabilmente la sovrastruttura dell'ente non farà in modo che questo funzioni più celermente e che dia risposte all'utenza in modo più veloce e, soprattutto, con l'efficacia dovuta.

Fra l'altro la ristrutturazione comporta la illogica attribuzione di incarichi di alta direzione e responsabilità e conseguenti benefici economici a titolari di uffici dotati di un numero limitatissimo di personale, e soprattutto si può facilmente notare come ad esempio alcune strutture complesse possono assolutamente essere riassorbite in un'unica unità, probabilmente, anche a fini scientifici, nel senso che, ad esempio per quanto riguarda tutto il settore laboratoristico, probabilmente, si riuscirebbe anche a dare risposte più qualificate. Ritenuto inoltre che la definizione della nuova struttura non appare sorretta da criteri di efficienza e di efficacia e soprattutto da una oculata gestione delle risorse pubbliche anche se, come taluno ha detto, "di diretta provenienza statale", e quindi noi potremmo non interessarcene, credo invece che sia giusto capire se questa ristrutturazione risponde a una esigenza reale di riorganizzazione del servizio e a una necessità di erogare prestazioni più qualificate.

Quindi chiediamo semplicemente di interpellare l'Assessore della sanità e anche l'Assessore del personale che ha competenza specifica sul personale, per sapere se siano a conoscenza di questi elementi che noi abbiamo richiamato e se intendano dare qualche direttiva per fare in modo che si proceda a una ristrutturazione razionale rispondente soprattutto all'esigenza di erogare servizi di qualità piuttosto che a sistemare i dirigenti. Grazie Assessore.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

OPPI (U.D.C.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. A me dispiace che non ci sia l'Assessore del personale. Premetto che, ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge regionale numero 14, concernente i controlli sugli atti degli enti regionali, la materia relativa a regolamenti e ad altri atti a contenuto generale riguardanti l'ordinamento degli uffici, la pianta organica, lo stato giuridico e il trattamento economico del personale dell'Istituto Zooprofilattico è di esclusiva competenza dell'Assessore regionale competente in materia di personale.

Pertanto, nessuna delibera - e tanto meno quella citata nell'interpellanza - è pervenuta agli uffici di questo Assessorato. Ciò nonostante, considerati anche gli eventuali risvolti di tipo economico e le osservazioni che poc'anzi ha fatto la collega, soprattutto da un punto di vista finanziario, l'Assessorato ha richiesto per vie brevi, trattandosi di un'interpellanza del giorno 29, considerata l'urgenza rappresentata dagli interpellanti, la produzione da parte dell'Istituto Zooprofilattico degli atti adottati nonché le motivazioni addotte.

L'amministrazione dell'istituto, con nota numero 10631, in data odierna, ha precisato quanto segue: "la delibera 9.22 del 30 settembre citata nell'interrogazione non è operativa, in quanto deve ancora essere sottoposta all'approvazione dei competenti Assessorati regionali e prevede, contrariamente a quanto si ritiene nell'interrogazione, una diminuzione delle strutture complesse dell'ente. La riduzione si è resa necessaria a seguito della rilevazione dei carichi di lavoro e delle attività svolte all'interno delle strutture complesse - cioè i dipartimenti - attivate con la delibera numero 11.46, del 23.12.1995, e che erano complessivamente in numero di 10. Al contrario la riorganizzazione prevista nella delibera 9.22 del 30 settembre accorpa alcune strutture complesse in aree tematiche con il risultato che le strutture complesse sono state ridotte ad 8, compresi i dipartimenti diagnostici territoriali di Cagliari, di Nuoro e di Oristano. Il provvedimento si è reso necessario, per adeguare l'organizzazione ai nuovi compiti e servizi assegnati all'ente dallo Stato".

Premetto che, per quanto riguarda gli interventi e il settore della ricerca, l'intervento da parte della Regione è dell'1,6 per cento e che complessivamente, considerando che il 68 per cento è rappresentato da fondi statali, ai quali si aggiungono altri finanziamenti sempre dello Stato, l'incidenza del nostro intervento è di circa il 4 -5 per cento. Va ricordato però che, con il decreto ministeriale dell'8 maggio 2002, sono stati istituiti presso l'istituto Zooprofilattico della Sardegna, due prestigiosi centri di referenza nazionale. Il centro di referenza nazionale per la zootecnia biologica, e il centro di referenza nazionale per l'echinococcosi-idatidosi. Inoltre è già stata approvata, dalla specifica Commissione ministeriale, l'istituzione presso questo istituto di un terzo centro: il centro di referenza nazionale per le mastopatie ovine e caprine per il quale si è in attesa che venga emanato apposito decreto ministeriale.

Per quanto riguarda la direzione delle otto strutture complesse di cui ho detto, gli attuali incarichi verranno alla scadenza riconfermati secondo quanto previsto dal contratto della sanità.

Le nuove assunzioni indicate, se si potessero eventualmente fare - ma questo non sembra possibile - riguarderebbero il personale per il funzionamento dei centri di cui sopra (a cui ho fatto riferimento) e il personale indispensabile a dare risposte alle mutate esigenze sanitarie derivanti dall'epidemia di B.S.E e di blue tongue. Peraltro i nuovi centri di referenza saranno finanziati dal Ministero della salute con quote aggiuntive a valere sul fondo sanitario nazionale. Va precisato che la pianta organica approvata dalla Regione, anche se molto tempo fa, era di 270 unità e che al momento i dipendenti dell'ente sono 184. Va precisato, ho voluto fare un indagine mia personale, che dal 1994 ad oggi sono stati assunti, dal '94 al '99, cinque generici attraverso l'ufficio di collocamento, e dal '99 ad oggi quattro generici sempre per le funzioni specifiche attraverso l'ufficio di collocamento.

Non abbiamo potuto approfondire nel dettaglio questa pianta organica perché non ci è pervenuta. In assenza dell'Assessore competente, ho raccolto questi dati in tempi brevissimi per poter dare un quadro sistematico, garantendo comunque che, prima che questa delibera passi al vaglio dell'organo competente, ci faremo carico di valutarla molto attentamente, attraverso un controllo.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (Gruppo Misto). Posso dichiararmi soddisfatta delle notizie che l'Assessore ci ha dato. Naturalmente non ho potuto portare copia della delibera numero 9. 22, Assessore, ma le posso assicurare che le strutture complesse sono più di otto e non avevano senso. Se nel frattempo l'istituto ha deciso - vista la richiesta - di dimezzarle, va molto bene. Sicuramente sarebbe il caso che la pianta organica venisse portata a regime e, per quanto riguarda i centri di riferimento, noi saremmo ben felici che ce ne fossero più di 3 in Sardegna, perché questo significherebbe un riconoscimento del valore e della funzione dell'istituto.

Naturalmente, Assessore, noi attendiamo che la delibera arrivi e che il numero di strutture complesse sia quello da lei indicato. Grazie.

PRESIDENTE. Al punto 4 dell'ordine del giorno ci sono le interpellanze numero 172/A e numero 284/A che trattano lo stesso argomento.

Si dia lettura dell'interpellanza numero 284.

LICANDRO, Segretario:

INTERPELLANZA BALIA - IBBA - MASIA sulle difficoltà dei macellatori a smaltire gli scarti agli stessi prezzi praticati in tutte le altre regioni italiane e sulla presunta situazione di monopolio presente nel settore dello smaltimento degli scarti animali.

I sottoscritti,

PREMESSO che la maggior parte degli operatori dei macelli in Sardegna ha denunciato una situazione insostenibile perché non può smaltire i rifiuti a basso rischio in quanto nessuno li accetta;

CONSIDERATO che gli stessi macellatori sono costretti ad accettare la proposta di due aziende (Agrolip e Agrival) che ritirano tutti gli scarti allo stesso prezzo praticato per gli scarti ad alto rischio e, quindi, a costi particolarmente onerosi per gli operatori di questo settore;

OSSERVATO che un comitato spontaneo dei macellatori ha più volte sollecitato l'intervento del governo regionale della Sardegna al fine di risolvere un problema che rischia di portare al collasso l'intero comparto;

EVIDENZIATO che il comitato, tra l'altro, ha accusato dette aziende di praticare comunque, anche per gli scarti ad alto rischio, prezzi superiori a quelli di mercato facendosi forte di una evidente situazione di monopolio;

VISTO che della questione è stato informato anche il Ministero della salute;

RAMMENTATO che l'inerzia e l'incomprensibile silenzio della Regione sono interpretati negativamente dai macellatori che, oramai esasperati, si sono detti pronti ad intraprendere clamorose azioni di protesta davanti agli uffici regionale;

tutto ciò premesso chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della sanità per sapere:

- se non ritengano opportuno predisporre tutte le misure e le azioni necessarie ad evitare una paralisi dell'intera filiera, con gravissime ricadute sul piano occupazionale e sociale;

- quali provvedimenti urgenti intendano adottare affinché in Sardegna vengano praticati per lo smaltimento degli scarti da macellazione (a basso e ad alto rischio) gli stessi prezzi applicati in tutte le altre regioni italiane, rompendo una situazione di monopolio che costringe i macellatori sardi a macellare a costi assai elevati;

- quali azioni intendano promuovere per garantire che anche in Sardegna sia rispettata la normativa nazionale sullo smaltimento degli scarti animali di macellazione. (284)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balia per illustrare l'interpellanza numero 284/A.

BALIA (SDI-SU). Grazie Presidente, come risaputo - anche perché su questo argomento già in passato sono state presentate altre interpellanze, che però non sono state discusse in Aula - le strutture di macellazione delle carni hanno l'obbligo giuridico di smaltire i residuati della macellazione in stabilimenti adeguati. Il legislatore che distingue gli di due tipi diversi: scarti a basso rischio e scarti ad alto rischio, ha anche previsto con la legge "49" del 2001, particolari sistemi di contributi per le aziende che operano nel settore dello smaltimento. In Sardegna, a seguito di un decisione assunta dalla Magistratura che ha decretato la chiusura dell'impianto di smaltimento di Porto Torres, operano due aziende: l'Agrival e l'Agrolip, che parrebbero appartenere allo stesso gruppo industriale, con la conseguenza che agirebbero in regime di monopolio con tariffe che gli operatori del settore ritengono eccessive ed insostenibili, anche e soprattutto in relazione alle tariffe praticate in altre parti del territorio nazionale.

Le richiamate aziende di smaltimento, infatti, disattendendo contratti e specifici accordi, praticano un prezzo di smaltimento pari a 800 lire per chilogrammo di prodotto, costringendo gli operatori degli impianti di macellazione a sostenere costi che non sono sopportabili e che sono superiori a quelli di mercato. Benché alcuni operatori del settore della macellazione abbiano viste riconosciute le proprie ragioni dalla magistratura, una delle due aziende, in totale dispregio delle decisioni assunte dall'organismo giudicante, disattendendo la sentenza, ha elevato il prezzo per lo smaltimento degli scarti di macellazione.

Ritengo che l'Assessore della sanità sia intervenuto perché era apparsa in passato una nota dalla quale pareva che, grazie all'intermediazione dell'Assessore, si fosse raggiunto un accordo fra operatori del settore e aziende di smaltimento.

Così, però, parrebbe non essere; ultimamente le due Commissioni consiliari competenti, la quinta e la settima, in seduta congiunta tenutasi mercoledì 20 novembre 2002, hanno audito il signor Vivarelli in qualità di rappresentante delle società Agrolip e Agrival. E qui vi è già una prima stranezza, il signor Vivarelli ha fatto presenziare i suoi avvocati e aveva la pretesa che fossero questi a rappresentare in sede di Commissione le sue ragioni, confondendo il ruolo e le funzioni del Consiglio regionale con quelle di un'aula del Tribunale.

Uno dei presidenti della Commissione parrebbe aver avuto difficoltà a convincere i legali della società che non potevano essere auditi. Successivamente l'audizione è continuata con il signor Vivarelli che ha contestato l'accusa di monopolio, ma non mi pare che si sia giunti ad alcuna determinazione. Ora si interpella l'onorevole Assessore della sanità, ma ritengo che debba dire la propria opinione anche l'Assessore della difesa dell'ambiente, per sapere quali azioni e misure abbiano predisposto per evitare la paralisi della filiera con gravissimi danni occupazionali e sociali, quali provvedimenti urgenti intendano adottare perché in Sardegna vengano praticati prezzi congruenti ed in linea con i prezzi che vengono praticati in altre regioni, e quali iniziative intendano assumere per rompere la situazione di monopolio che si è creata.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene, sanità ed assistenza sociale.

OPPI (U.D.C.), Assessore dell'igiene, sanità ed assistenza sociale. In premessa ho il dovere di precisare che in Sardegna non esistono stabilimenti autorizzati al trattamento degli scarti di macellazione a basso rischio. Esistono tre stabilimenti, -perché si è riattivato quello di Porto Torres - Porto Torres, Uta e Bolotona, autorizzati al pretrattamento del materiale ad alto rischio, che comprende gli organi che possono trasmettere il morbo della mucca pazza.

L'Assessore della sanità, per essendo l'argomento di pertinenza dell'Assessorato dell'ambiente, si è subito occupato della problematica sia incontrando le delegazioni dei macellatori, sia formulando appositi quesiti all'Unione Europea, al Ministero della salute, all'Assessorato dell'ambiente e al commissario straordinario per la B.S.E..

L'Assessore, inoltre, alla fine dell'estate (come ha detto poc'anzi l'onorevole Balia), si è fatto promotore di un accordo tra le varie aziende interessate a questa problematica. Purtroppo, tale accordo, che sembrava dovesse essere operativo, a seguito dell'insufficienza dei quantitativi di materiale denunciata dall'operatore, che comportava un aumento dei prezzi, non ha avuto seguito.

Di fatto - questo è meglio precisarlo - l'Unione Europea e l'Assessorato dell'ambiente sono del parere che gli scarti di macellazione a basso rischio siano assimilabili ai rifiuti solidi urbani, e pertanto possono essere conferiti direttamente in discarica.

Per contro il Ministero - qui ho tutte le note che eventualmente posso consegnarvi - ha sempre espresso parere contrario a tale pratica sostenendo, e informandone l'autorità giudiziaria, che la stessa pratica è illegale e determina un rischio per la salute pubblica e per l'inquinamento ambientale.

Non si ritiene che codesto assessorato sia competente e che abbia l'autorità di poter provvedere con un provvedimento urgente a stabilire i prezzi inerenti lo smaltimento effettuato da ditte private. Però, a seguito della partecipazione a incontri a cui hanno partecipato anche l'assessore dell'ambiente e autorevoli esponenti rappresentativi delle varie parti politiche, abbiamo ritenuto che questo scenario denoti una carenza organizzativa della filiera produttiva e abbiamo predisposto un disegno di legge per la costituzione di un consorzio pubblico-privato che provveda all'incenerimento degli scarti di macellazione.

L'unica pausa di riflessione per noi è stata quella di questi giorni, perché purtroppo le carenze strutturali degli uffici del Consiglio ci mettono sempre in condizioni di avere la documentazione soltanto poco prima delle sedute e, casualmente sia oggi che ieri erano impossibilitati a darci il resoconto dell'audizione avvenuta recentemente.

Ho voluto dire queste cose, e ho voluto precisare che, a seguito della nostra presa di posizione nei confronti della Comunità europea, e del nostro intervento nei confronti del Ministero, il Ministero ha detto tassativamente che l'unico organo competente è il ministero stesso e che bisogna quindi evitare assolutamente che gli scarti possano essere portati in discarica.

L'unica ulteriore iniziativa che noi potremmo assumere sarebbe quella - e se sarà necessario lo faremo - di rivolgerci, in una situazione così grave, all'Autorità garante della concorrenza e del mercato - il cui ufficio è sito a Roma - ai sensi della legge numero 287 del 10/10/1990, in modo tale che il garante possa verificare la situazione e intervenire, disponendo le necessarie ispezioni e controllando i documenti aziendali, libri contabili eccetera, per stabilire se esistono violazioni della legge sulla concorrenza, monopolio e imposizione di prezzi maggiorati.

Ritenevamo che la soluzione ottimale potesse essere, la costituzione, con il concorso di tutti, di questo consorzio, sulla falsa riga di un'esperienza fatta in Piemonte. Nell'eventualità che ci fossero difficoltà fra le parti politiche che avevano dato in linea di massima una disponibilità in tale senso - almeno questo ci è parso di capire - vorrà dire che ci rivolgeremo al garante.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Balia.

BALIA (SDI-SU). Presidente, sicuramente si tratta nella fattispecie, come l'Assessore ha osservato, di competenze congiunte fra due assessorati.

Ma questo fatto naturalmente non può esimere né l'uno né l'altro dall'assumere iniziative che siano decisorie e che prevedano una soluzione del problema e non un perdurare del medesimo. Il fatto che due assessorati debbano occuparsene ci porterebbe a dire che dovrebbe esserci una risposta congiunta e pertanto più rapida e più efficace. Ora io non so se le soluzioni che l'Assessore indica, sia quella della costituzione di un consorzio, che sicuramente prevederebbe tempi lunghi (e di tempi ne sono già trascorsi), sia quella del coinvolgimento del garante, possano essere soluzioni risolutive in termini rapidi del problema.

La Commissione credo intenda continuare ad occuparsene, ma io ritengo che i due assessori, l'Assessore della sanità e l'Assessore dell'ambiente, debbano trovare un percorso che ponga fine in ogni caso a questa situazione di monopolio nel quale le aziende operano, e riporti i prezzi, che attualmente sono considerati fuori dal mercato, a un livello accettabile.

Se al riguardo, entro tempi strettissimi, non dovessero esserci risposte adeguate, presumo che l'Aula sarà costretta a rioccuparsi del problema magari attraverso una mozione.

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'interpellanza numero 172.

LICANDRO, Segretario.

INTERPELLANZA SANNA Emanuele - SANNA Alberto - MARROCU - DEMURU - DETTORI - PACIFICO sul trattamento dei residui di macellazione.

I sottoscritti,

PREMESSO che le normative sanitarie per lo smaltimento degli scarti di macellazione sono diventate molto rigorose in tutti i paesi della Comunità Europea a seguito del diffondersi attraverso la catena alimentare di pericolose malattie che minacciano la salute umana ed arrecano ingenti danni economici nel settore zootecnico;

RICORDATO che tutti i residui di macellazione, compresi quelli a basso rischio specifico, devono essere smaltiti in appositi stabilimenti per un idoneo trattamento e per la termodistruzione con costi molto rilevanti per i produttori e per tutte le aziende che operano in Sardegna nel campo della macellazione e della commercializzazione delle carni;

SOTTOLINEATO che a seguito della recente chiusura, per intervento della magistratura, dell'impianto di Portotorres, in Sardegna operano attualmente solo due stabilimenti autorizzati alla raccolta e allo smaltimento degli scarti dei macelli;

DENUNCIATO il fatto che i due impianti (Agrival Ecosistemi di Bolotana e Agrolip di Cagliari), costruiti con fondi regionali, appartengono allo stesso gruppo imprenditoriale e, operando di fatto in un regime di monopolio, stanno praticando tariffe esorbitanti e insostenibili;

RILEVATO che, disattendendo precedenti contratti e specifici accordi interprofessionali, le suddette aziende hanno portato in pochi mesi il costo di smaltimento da lire 350 a lire 800 a chilogrammo col rischio di determinare il collasso economico e la conseguente chiusura di gran parte degli impianti di macellazione distribuiti nel territorio regionale;

SEGNALATO che Agrival e Agrolip hanno recentemente rilevato il 50 per cento delle azioni di una grossa società regionale recentemente privatizzata che opera nel settore della macellazione e della commercializzazione e che assieme al regime di monopolio nel settore dello smaltimento, si rischia di determinare una situazione di concorrenza sleale nel settore produttivo e commerciale,

chiedono di interpellare gli Assessori della sanità e dell'agricoltura per conoscere quali iniziative hanno assunto o intendano assumere per garantire a tutti i produttori e operatori del settore carni della nostra Isola le stesse condizioni sanitarie e tariffarie che regolano questa fondamentale attività economica in tutte le altre regioni italiane ed europee, e il pieno rispetto delle leggi e delle normative esistenti. (172)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Emanuele per illustrare l'interpellanza numero 172/A.

SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente e onorevoli colleghi, noi abbiamo già affrontato circa un anno fa, con l'Assessore della sanità e con l'Assessore della difesa dell'ambiente Pani - che stasera non vedo in aula - questa delicata situazione che si è determinata nel settore dello smaltimento dei rifiuti di macellazione, a seguito delle norme sempre più rigorose e restrittive adottate giustamente dalle autorità sanitarie. Sull'onda dell'allarme, anch'esso motivato, determinato dalla diffusione della B.S.E., e di altre pericolose malattie che minacciano la salute umana attraverso la catena alimentare, nella nostra regione, anche per le vicende che hanno caratterizzato le imprese che operano in questo importante settore, le tariffe, per chi opera nel settore della macellazione e nel settore della commercializzazione dei prodotti agroalimentari, hanno raggiunto livelli assolutamente incomparabili con quelli di tutte le altre regioni italiane. In alcuni casi o mediamente, così ci hanno detto gli operatori allora, le tariffe si sono triplicate, e in qualche caso, soprattutto quando lo smaltimento avveniva in piccoli impianti gestiti dalle amministrazioni comunali, i costi si sarebbero addirittura quintuplicati o decuplicati.

In quella circostanza, perché il collega Balia ha affrontato con l'interpellanza del suo Gruppo lo stesso problema, l'Assessore della sanità e l'Assessore della difesa dell'ambiente, che sembravano proficuamente impegnati per risolvere questo problema, io ricordo che presero anche l'impegno non di costituire delle società, perché questo naturalmente non è compito della Regione - dice bene l'assessore Oppi - ma di favorire in tutti i modi una situazione di pluralismo, per quanto sta nei poteri della Regione, in questo campo dello smaltimento degli scarti di macellazione.

In particolare, vorrei ricordare ai colleghi, perché il tema a quei tempi era particolarmente attuale, che si ipotizzava che alcuni impianti di smaltimento dei rifiuti, in particolare quelli che smaltiscono nella nostra Regione rifiuti sanitari ospedalieri provenienti da lontano, da altre regioni italiane, con tutti i problemi e con tutte le polemiche che ci sono state e con le misure anche qui sempre più rigorose adottate dal Consiglio regionale della Sardegna, potessero essere opportunamente riconvertiti per lo smaltimento anche degli scarti di macellazione, perché in Sardegna i due impianti operanti, Agrival Ecosistemi di Bolotona e Agrolip di Cagliari, costruiti con fondi regionali, appartenenti allo stesso gruppo imprenditoriale, operano di fatto in un regime di monopolio e praticano appunto tariffe molto elevate.

I regimi di monopolio - come sanno i colleghi e come sa l'onorevole Assessore - non producono niente di buono né nel settore pubblico e ancor meno nel settore privato. Bene, la Giunta allora, in presenza degli operatori del settore che versavano in una situazione particolarmente critica, assunse l'impegno - io lo ricordo bene, assessore Oppi - di intervenire efficacemente. Ora è passato quasi un anno e mi sembra che la situazione, a giudicare dalle sollecitazioni che vengono da questo fondamentale comparto della nostra economia regionale, sia più o meno allo stesso punto di prima; per cui, io ho ascoltato una parte della replica dell'Assessore alla precedente interpellanza e non penso di poter dichiarare soddisfazione a nome dei colleghi che hanno firmato la nostra interpellanza, ma attendiamo naturalmente ulteriori approfondimenti e chiarimenti da parte della Giunta regionale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene, sanità ed assistenza sociale.

OPPI (U.D.C.), Assessore dell'igiene, sanità ed assistenza sociale. In assenza dell'onorevole Sanna, io ho detto che in Sardegna non esistono di fatto stabilimenti autorizzati al trattamento degli scarti di macellazione. Noi ci siamo trovati in una situazione di questo genere, l'operatore da noi convocato, che aveva dato garanzie di portare il prezzo orientativamente intorno alle 277 lire - questo è praticamente l'accordo raggiunto a suo tempo che poi non ha avuto corso - di fatto metteva in evidenza che questo dipendeva dai quantitativi.

Noi abbiamo scritto al riguardo una lettera a tutte le A.S.L. chiedendo loro di fare i più rigorosi controlli perché di fatto non ci fosse una macellazione clandestina e di conseguenza si evitasse di portare quantitativi consistenti nell'unico impianto - allora era l'unico, oggi non è così-. Per cercare di risolvere il problema noi ci siamo rivolti alla Comunità Europea, abbiamo ricevuto una risposta che ci faceva ben sperare e che avrebbe portato ad una contrazione dei costi; ma il Ministero un po' seccato ci ha risposto in modo molto tassativo dicendoci che: "La destinazione dei rifiuti di origine animale a basso rischio è stabilita nella normativa nazionale". Per amore della verità devo dire che molte volte il trattamento, degli scarti a basso rischio e di quelli ad alto rischio è uniforme, ,perché la disciplina dettata dal decreto legislativo numero508 esclude la possibilità di invio alle discariche". Attualmente, inoltre, la legge numero 49 prevede che tale materiale sia destinato all'ammasso pubblico.

Ora è evidente che una posizione rigida, e una denuncia alla Procura da parte del Ministero, un po' seccato perché noi ci eravamo rivolti alla Comunità Europea, ci ha impedito questo. Un secondo documento del Ministero dice che potevano essere trattate soltanto le farine e non gli scarti che devono essere inceneriti. Questo ci ha creato una serie di problemi, ed è chiaro che a questo punto noi siamo andati verso l'unica soluzione possibile. Verificato che non possiamo incidere sul mercato, perché non è nostra competenza, verificato che lo stesso imprenditore in questi giorni credo che abbia detto che chiedeva l'anticipazione ma che si sarebbe rivolto normalmente alla GEA per avere quelle contribuzioni che gli competono, a fronte della situazione nella quale si trovano i macellatori (con i quali abbiamo avuto una serie di incontri), abbiamo scelto l'unica strada praticabile, per quanto riguarda almeno le nostre competenze, verificato che anche l'Assessore all'ambiente di fatto a una nostra precisa lettera rispondeva che: "Tuttavia il conferimento in discarica degli scarti di macellazione come sopra classificati, soggiace alla normativa di tipo sanitario". il che, per amore della verità, vuole dire fare a scaricabarile,. Ovviamente sono i funzionari non certamente l'Assessore.

Per questo abbiamo deciso di predisporre un disegno di legge, sulla base delle esperienze del Piemonte, che preveda una compartecipazione tra pubblico e privato perché soltanto questo può dare la garanzia di un prezzo che sia compatibile con il prezzo di mercato delle altre regioni italiane. Noi andremo avanti su questa strada che sarà oggetto di confronto nella commissione competente e, assumendocene la responsabilità, valuteremo successivamente altre soluzioni. Riteniamo che al momento, non potendo interferire direttamente sulla valutazione dei costi, perché non è competenza dell'Assessorato della sanità, di fatto seguiremo questa strada che riteniamo l'unica praticabile in un momento difficile come questo in cui, non essendoci di fatto concorrenza, perché si tratta obiettivamente di una situazione di monopolio, ci sono disfunzioni notevoli.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.). Io mi dichiaro insoddisfatto delle precisazioni che ha fatto l'Assessore, ma approfitto di questo minuto perché nell'ultima audizione che abbiamo avuto con l'imprenditore in questione, quello che ci ha preoccupato maggiormente e che sarà oggetto di un nuova interpellanza o comunque di una richiesta di dati e chiarimenti da parte della commissione agli onorevoli assessori, è che in quella sede, con nostra meraviglia, è stato affermato - e poi andrà verificato, con un'indagine - che viene smaltito in quelli impianti solo il 40 per cento dei residui delle carni macellate. Questo ci preoccupa molto, perché vuol dire che di conseguenza il restante 60 per cento non si sa come, dove, e se viene smaltito.

Questa è la vera preoccupazione che ci ha assalito, perché se il 60 per cento di scarti viene smaltiti in modo errato, in modo non sicuro, c'è il rischio di un gravissimo danno ambientale. Questo è il problema che sarà l'oggetto di prossime interpellanze e interrogazioni. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Demuru. L'ordine del giorno reca ora lo svolgimento dell'interpellanza numero 290/A a firma Balia, Ibba e Masia, sulla necessità di realizzare a Cagliari il centro di riferimento internazionale per la cura e la prevenzione della talassemia. Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

INTERPELLANZA BALIA - IBBA - MASIA sulla necessità di realizzare a Cagliari il "Centro di riferimento internazionale per la cura e la prevenzione della talassemia".

I sottoscritti,

PREMESSO che in occasione del G8 tenutosi a Genova nel giugno 2001, il governo ha manifestato la volontà di istituire in Italia una scuola internazionale di talassemia aperta agli stranieri, in particolare ai medici degli Stati che si affacciano sul bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente;

CONSIDERATO che successivamente il Ministro della sanità ha predisposto un disegno di legge che, nell'autorizzare la spesa per il triennio 2002/2004, istituisce un centro di alta specializzazione con annessa scuola di formazione per il trattamento e lo studio della talassemia;

RILEVATO che, nel maggio 2002, da un comunicato del governo si apprende che è stata approvata la legge per l'attivazione del centro di alta specializzazione, con lo stanziamento di 29 milioni di euro più i fondi per la ricerca;

EVIDENZIATO che il provvedimento è stato successivamente trasmesso alla conferenza Stato-Regioni per la definizione dell'ubicazione della struttura;

PRESO ATTO che la conferenza suddetta si è riunita nel giugno 2002 e che, nella totale assenza dei rappresentanti per la Sardegna, è stata individuata come sede per il centro internazionale per la talassemia la città di Pesaro;

SOTTOLINEATO che in Sardegna vivono 1.300 talassemici e 200.000 portatori sani della malattia, mentre nelle Marche ci sono 12 talassemici ed a Pesaro nessun caso;

TENUTO CONTO che il Ministro della sanità ha sollecitato il Presidente della Regione Marche affinché assumesse formalmente la decisione - assegnando il termine del 31 Agosto 2002 - di trasformare l'Ospedale San Salvatore di Pesaro in IRCCS (Istituto di ricovero con carattere scientifico), individuando in questa condizione un requisito indispensabile per ospitare il centro internazionale per la talassemia;

RILEVATO invece che la Regione Marche non ha adempiuto a questa prescrizione e che non ha assunto nessun atto utile e necessario per creare i presupposti per l'avvio dell'importantissimo progetto sanitario;

CONSTATATO che la sede naturale della suddetta scuola e del centro di specializzazione è sicuramente l'Ospedale regionale microcitemie di Cagliari che - considerata l'alta percentuale di talassemici presenti in Sardegna e l'altissimo livello di specializzazione raggiunto dagli operatori del settore anche grazie agli insegnamenti di personalità scientifiche di livello mondiale che hanno per lunghi anni guidato con sicura competenza ed elevata professionalità la struttura cagliaritana - subirebbe, in caso contrario,un gravissimo danno destinato a ripercuotersi anche sui pazienti isolani,

tutto ciò premesso chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della sanità per sapere:

- se siano a conoscenza che è in corso una petizione popolare per parte dell'Associazione Talassemici Sardegna, con lo scopo di sensibilizzare il Consiglio Regionale e la Giunta, affinché si possano intraprendere le iniziative necessarie per la realizzazione del centro per la prevenzione e la cura della talassemia nella città di Cagliari e che l'iniziativa ha già raccolto oltre 5.000 adesioni;

- quali siano la circostanze che finora non hanno permesso di porre in essere tutte le azioni necessarie per impedire che il centro internazionale di ricerca e cura della talassemia venga ubicato fuori della Sardegna, regione che notoriamente è quella dove tuttora tale patologia è maggiormente diffusa;

- quali provvedimenti urgenti intendano adottare affinché l'Ospedale Regionale delle Microcitemie di Cagliari venga riproposto con forza quale sede del centro internazionale di ricerca e cura della talassemia;

- quali azioni intendano promuovere per garantire che comunque i 1300 talassemici e i 200.000 portatori sani della malattia che vivono in Sardegna possano usufruire, senza alcun aggravio, di tutti i benefici che deriveranno dall'attività del suddetto centro;

- se non ritengano che una scelta che escluda l'Ospedale regionale delle microcitemie di Cagliari rappresenti un "insulto" alla dignità dei nostri operatori sanitari e comporti un grave danno per i numerosi pazienti e quindi meriti un livello di confronto fra istituzioni il più adeguato ed alto possibile. (290)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.- S.U.). Grazie Presidente, il Governo nazionale in occasione del G8 che si è tenuto a Genova aveva manifestato la volontà di istituire in Italia una scuola internazionale di talassemia, aperta agli stranieri e in particolare ai popoli che si affacciano sul bacino del Mediterraneo.

Successivamente, il Ministero della sanità ha approntato un disegno di legge e ha previsto lo stanziamento di circa 29 milioni di Euro a ciò riservati. Al centro di specializzazione deve essere annessa la scuola di formazione per il trattamento e lo studio della talassemia. Il documento è stato successivamente trasmesso alla conferenza stato-regioni, nel giugno 2002, in assenza della regione Sardegna, si è tenuta la suddetta conferenza, ed è stata individuata quale sede per il centro la città di Pesaro.

In Sardegna ci sono 1.300 talassemici, 200 mila portatori sani; nelle Marche vi sono in tutto 12 talassemici, nella città di Pesaro non vi è nessun caso. Il Ministro della Sanità ha sollecitato il Presidente della Regione Marche ad adempiere ad alcune prescrizioni. Il Presidente della Regione Marche non vi aveva e - per quanto ne sappiamo noi - non vi ha ancora adempiuto. Siccome a noi pare che, sia per la presenza di malati, sia per l'alto livello degli operatori sanitari che in Sardegna, in questo settore, è stato raggiunto, questa scuola debba in ogni caso trovare allocazione anche in Sardegna e nello specifico nella città di Cagliari, si interpella l'onorevole Assessore della sanità per sapere quali iniziative e quali atti abbia assunto affinché la città di Cagliari ospiti il suddetto centro e se sia a conoscenza che sono state già raccolte nell'interpellanza si dice 5000 ma allo stato attuale sono circa 12000 firme volte ad ottenere questi risultati, e se nel frattempo, dalla data della presentazione dell'interpellanza ad oggi, abbia attivato procedure e percorsi che servano a tranquillizzare da un lato gli operatori del Microcitemico di Cagliari, dall'altro lato soprattutto i pazienti che sono numerosissimi.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene, sanità ed assistenza sociale.

OPPI, Assessore dell'igiene, sanità ed assistenza sociale. Io ho l'esigenza di fare alcune precisazioni: il progetto di un Centro internazionale di alta specializzazione sul trapianto di midollo osseo - parlo di trapianto di midollo osseo - è stato proposto dal professore Lucarelli svariati anni fa, e finalizzato prioritariamente ad aiutare i paesi del bacino Mediterraneo e del Medio Oriente con alta incidenza di talassemia, attraverso la cura dei pazienti talassemici di questi paesi, mediante trapianto di midollo osseo e di cellule staminali ematopoietiche di cordone ombelicale, la formazione di medici, infermieri, biologi di questi paesi, nel campo del trapianto, lo studio delle problematiche immuno-biologiche e cliniche connesse con il trapianto.

La proposta del Professor Lucarelli si basa sull'esperienza di circa 1400 trapianti eseguiti nel suo centro - ho detto 1400 trapianti - in pazienti talassemici, di cui una buona parte, circa 140, appunto provenienti da altri paesi del bacino Mediterraneo e del Medio oriente.

C'è una richiesta esplicita dei governi dei paesi dell'area mediterranea al governo italiano di avere come riferimento per la cura dei talassemici mediante trapianto e per la formazione, il centro di Pesaro.

Il progetto è stato deciso dal G8 e dal governo italiano che lo ha inserito nella legge finanziaria all'articolo 32 bis. L'onorevole Massidda, in una lettera del 22 settembre, a me e all'onorevole Pili, diceva: "Nulla quaestio per quanto riguarda il caso specifico", verificato che il dottor Lucarelli ha un'esperienza che nessuno può avere in questo settore, ma ci avvertiva che c'era il rischio che in subordine si scegliesse Rimini o Roma.

È chiaro che, non è che noi siamo rimasti fermi. Il progetto si basava su questa richiesta esplicita, la conferenza dei Presidenti delle Regioni, nella seduta del 20 giugno, ha accolto la proposta dell'istituzione di un centro internazionale di specializzazione sul trapianto di midollo osseo e ha espresso il parere favorevole alla richiesta della Regione Marche per l'ubicazione del centro a Pesaro, ciò in considerazione dell'esperienza e dell'attività riconosciuta a livello internazionale al medesimo centro.

Successivamente la precisazione del Ministro della salute sul fatto che il centro internazionale di cura e formazione della talassemia debba assumere la forma di Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) ha determinato un contenzioso con la Regione Marche. La conferenza degli Assessori regionali della sanità è stata investita del problema, in data 27 settembre a Torino - la lettera dell'onorevole Massidda è del 22 settembre - e in quella sede ho personalmente espresso la disponibilità e l'interesse della Sardegna ad accogliere il centro internazionale previsto dal governo, nel caso dovessero esserci difficoltà, per quanto riguarda la città di Pesaro, perché questo è un punto fermo sul quale nessuno, neanche i più illustri cattedratici della Sardegna del settore, dal professor Cau al professor Licinio Contu, hanno, anche nell'incontro di ieri, trovato nulla da eccepire, evidenziando che la Sardegna, oltre ad avere la più alta incidenza della malattia, vanta nel settore della prevenzione, della diagnosi, della cura e della ricerca nel campo della talassemia un'esperienza ventennale riconosciuta a livello internazionale,.

La Regione Marche - ha detto bene l'onorevole Balia - dovrà comunque dare una risposta definitiva al Ministro entro il 15 dicembre prossimo; in caso di risposta negativa della Regione Marche - io credo che sia praticamente impossibile superare Pesaro, anche perché i trapianti si fanno lì non qui, e perché questi Paesi e il Governo hanno dato la disponibilità perché ci sia il professor Lucarelli ad insegnare a fare i trapianti in quelle aree geografiche - ritengo che debba essere respinto qualunque tentativo di ubicare in una sede diversa dalla Sardegna, il centro internazionale di riferimento per la talassemia. Al riguardo ho inoltrato personalmente una lettera oltre che a Pili, al Ministro. La Regione Sardegna è oggi una delle tre Regioni priva di IRCCS, insieme alla Calabria e alla Basilicata, e se ne rende necessaria l'istituzione. C'è una legge del novembre 2001 che ci consente di poterlo istituire direttamente come centro di alta specializzazione, in questo contesto però la nostra Regione ha previsto la sua costituzione in azienda autonoma e comunque abbiamo detto che siamo pronti a qualsiasi livello - come abbiamo ribadito in una lettera inviata allo stesso Ministro - e ci batteremo con forza perché, nel caso in cui Pesaro non avesse la struttura, come sembra, abbiamo tutti i requisiti necessari e la Sardegna si deve candidare anche se si dovesse trattare del solo trapianto di midollo osseo; fermo restando che rivendichiamo con forza invece il Centro di ricerca, prevenzione, diagnosi e cura che è una delle nostre peculiarità in questi oltre 30 anni, mentre per quanto riguarda il Centro anche se per il trapianto di midollo osseo, se si scegliesse Roma grazie a collegamenti anomali fra il Ministero e la struttura di Roma, noi siamo decisamente contrari, e ho già fatto pervenire una nota puntuale su questo argomento, in modo tale da rivendicare per la Sardegna, da preferire alla struttura di Roma che non ha fatto mai un trapianto, anche il Centro per il trapianto di midollo osseo.

PRESIDENTE. Grazie, Assessore Oppi.

Ha domandato di replicare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.- S.U.). Sì, Presidente, dichiaro la mia totale insoddisfazione perché mi pare che, rispetto alle notizie contenute nell'interpellanza, l'Assessore Oppi non ne aggiunga alcuna, se non i meriti e la validità scientifica, che tutti riconosciamo, del professor Lucarelli.

Resta in ogni caso da chiarire il motivo per cui la Regione Sardegna non ha partecipato alla conferenza delle Regioni di giugno, occasione nella quale forse quella scelta poteva anche essere ribaltata. Né comprendiamo questa disponibilità, che però viene in seconda battuta, da parte della Regione a proporre una propria candidatura, ma solo se vi fosse l'indisponibilità della Regione Marche. Ci pare, cioè, una posizione, quella della Regione Sarda, notevolmente subordinata, mentre noi crediamo che, proprio per l'alto numero di pazienti, ma anche per l'alta specializzazione e per l'alta professionalità che gli operatori in Sardegna hanno raggiunto, in ogni caso una battaglia debba essere fatta se non altro per affiancare a quella di Pesaro una sede che trovi allocazione in Sardegna e, nello specifico, nella città di Cagliari.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Balia. Sono esaurite le interpellanze rivolte all'assessore Oppi. Ricordo all'assessore Oppi, in relazione alle problematiche espresse sulla tempestività nella notificazione delle interpellanze, che le interpellanze sono state puntualmente notificate alla Presidenza della Giunta venerdì pomeriggio. Il Consiglio trasmette le interpellanze alla Presidenza della Giunta, spetta poi al Presidente della Giunta smistarle ai singoli Assessori. Quindi, si tratta di organizzare meglio questo punto della trasmissione.

L'ordine del giorno reca ora l'interpellanza numero 38/A a firma Cogodi, Ortu e Vassallo, sulle condizioni di sicurezza dei lavoratori in Sardegna. Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

INTERPELLANZA COGODI - ORTU - VASSALLO sulle condizioni di sicurezza dei lavoratori in Sardegna con particolare riferimento all'attività estrattiva di cava.

I sottoscritti, premesso che:

a) il gravissimo fatto accaduto in Buddusò, con la morte tragica di due lavoratori dipendenti e del figliolo tredicenne del custode del cantiere, ripropone in modo drammatico la questione della sicurezza delle persone nei luoghi di lavoro;

b) le morti ed i ferimenti sui luoghi di produzione costituiscono una gravissima emergenza sociale e morale in tutto il territorio nazionale, ivi compresa la Sardegna, soprattutto a causa delle gravissime carenze nei sistemi e nei controlli di sicurezza nello svolgimento delle attività lavorative;

c) non possono essere più archiviati come semplici "incidenti" o, peggio, "fatalità" il ripetersi di tanti dolorosi e luttuosi accadimenti in una Regione dove il lavoro nero e non garantito - neppure in termini minimali - è censito in una entità superiore al 10% dei lavoratori occupati (più di 50 mila unità);

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale del lavoro per conoscere quali immediate e drastiche iniziative intenda adottare la Giunta regionale perché:

1) siano garantite, in modo assoluto ed inderogabile, tutte le misure di sicurezza nei luoghi di lavoro;

2) siano attivati, potenziati e responsabilizzati gli uffici pubblici preposti alla sicurezza ed alla salubrità di tutte le attività lavorative nel territorio della Regione. (38)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'interpellanza.

COGODI (R.C). L'interpellanza del Gruppo della Rifondazione Comunista sulle condizioni di sicurezza dei lavoratori in Sardegna, come è dato evincere dal testo della medesima interpellanza, è datata maggio 2000, oltre due anni fa, trattando una questione di estrema rilevanza e urgenza, perché alla data del maggio di oltre 2 anni fa, si verificava in Sardegna uno dei ricorrenti e purtroppo gravissimo incidente sul lavoro, per cui due lavoratori e il figliolo tredicenne del custode di un cantiere, in una cava di granito in località Buddusò, venivano travolti e uccisi.

Ora noi abbiamo riproposto, seppure a distanza di oltre due anni, questa interpellanza sulle condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro e l'abbiamo riproposta proprio in un momento nel quale, fortunatamente, non è alla cronaca nessun accadimento di grave infortunio sul lavoro. Però, proprio questo elemento deve indurre ad una riflessione e ad una considerazione molto severa sul fatto che, a distanza di anni, nulla di nuovo risulta che si sia verificato in questa Regione per migliorare i controlli, per esprimere attenzione e intervento attivo e risolutivo in materia di organizzazione del lavoro e di sicurezza delle condizioni di lavoro.

Infatti, sono ricorrenti gli incidenti e i gravissimi fatti luttuosi che ogni tanto cadenzano, accompagnano lo svolgimento non solo della vita produttiva ma della vita civile in questa nostra Regione.

Risultano censite in Sardegna unità lavorative in nero, cioè per nulla garantite e non formalmente riconosciute, non formalmente istituite, per oltre il 10 per cento dei lavoratori occupati in Sardegna; i quali sono oltre 500 mila; quindi oltre 50.000 persone in Sardegna sono tenute in condizioni di lavoro per nulla garantito, non solo sotto il profilo salariale e previdenziale, ma ben si intende che il lavoro in nero è meno garantito anche sotto il profilo della sicurezza.

E' un fenomeno - chiamiamolo ancora fenomeno, ma non è un fenomeno, non lo è in quanto non deriva da chissà quale causa recondita- è un fatto, ed è un fatto criminoso che ciò accada, accada in questa entità e accada senza che nel tempo - a parte l'emozione, e per chi è più vicino anche la lacrimuccia di circostanza - finito il lutto, sepolto il morto si faccia nulla. Non se ne parla più, tutto come prima! I cinquantamila e oltre lavoratori in nero nella nostra regione non sono i dati di un censimento fatto dagli estremisti e neppure dagli ecoterroristi; questo è il dato fornito anche dalla Confindustria, che quindi sa che a tante industrie o attività o imprese o aziende fanno capo oltre cinquantamila unità lavorative in nero! E sono gli stessi dati che espongono nelle loro rappresentazioni statistiche anche gli uffici preposti, quando rappresentano al Governo la necessità di approntare provvedimenti di legge che diano premi, non punizioni, premi alle imprese in nero perché emergano dal nero. Siccome le imprese in nero producono alti profitti e guadagni mantenendo quelle condizioni, il vero premio ce l'hanno proprio nel vivere in nero e quindi nel non garantire i diritti dei lavoratori.

L'interpellanza pone dunnque questo problema. Lo ripropone oggi che non c'è all'attenzione e all'emozione occasionale nessun fatto luttuoso. Perché passano anni e la Giunta regionale non promuove iniziative risolutive che migliorino almeno le condizioni in Sardegna e garantiscano la sicurezza nei luoghi di lavoro? Che è un fatto, come dire, di legge, ma è un fatto di morale, di etica e anche di bontà della politica. Finita l'emozione, tutto continua come prima. Per questo abbiamo voluto riproporre e riproponiamo in modo pressante questa domanda alla Giunta regionale, al Presidente e all'Assessore del lavoro.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

Luridiana, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Grazie, Presidente. Come ben si sa, le competenze per quanto riguarda la vigilanza e la sicurezza nei posti di lavoro il decreto legislativo 468 non le ha trasferite alla Regione. Pur tuttavia questa interpellanza, riguarda un fatto tragico che ha portato all'attenzione di tutti il dramma dei posti di lavoro, sopratutto delle cave dove il rischio è anche maggiore di altri posti di lavoro.

Io sono compaesano dei tre che hanno perso la vita in questo cantiere, quindi anche per questo mi sono sentito più direttamente coinvolto dal fatto, dal problema della sicurezza sul lavoro, soprattutto nel territorio della Gallura, del Monte Acuto, dove sono presenti molte cave. L'interpellanza ha preso spunto dall'attività estrattiva di cava, ma riguardava la sicurezza in genere di tutti i posti di lavoro. Quindi abbiamo cercato di fare quello che potevamo con gli strumenti a disposizione. Per quanto riguarda la sicurezza sa benissimo che sono coinvolti anche altri Assessorati, però noi ci siamo attivati per quelle che erano le nostre competenze e abbiamo cercato di istituire un tavolo con tutti i soggetti interessati alla prevenzione degli infortuni e alla messa in sicurezza dei cantieri e degli impianti, e in questo caso soprattutto per quanto riguarda il settore lapideo.

Abbiamo preso l'iniziativa di far sedere a questo tavolo l'INPS, che è stata poi la capofila, ma anche l'INAIL, l'Ispettorato del lavoro e l'ASL per quanto riguarda il servizio della multiprevenzione. Abbiamo fatto questo in maniera che si potesse intervenire meglio nei posti di lavoro e che fosse concertata tutta quanta l'iniziativa dei controlli e delle ispezioni. Questo è quello che noi abbiamo fatto, forse, come Assessorato del lavoro era anche l'unica cosa che noi potevamo fare. Questo l'abbiamo fatto prendendo lo spunto dai controlli per quanto riguarda l'emersione del lavoro nero. Era quello il tavolo che era stato riunito, perché senz'altro uno dei motivi per cui molti di questi infortuni capitano è perché spesso si tratta di lavoro nero, molte volte non si rispettano tutte le norme di sicurezza e prevenzione ed è difficile controllare tutti questi cantieri.

Ma, con questa convezione, in cui la capofila è l'INPS, noi pensiamo di aver fatto quello che era di nostra competenza, e siamo sempre in contatto, e anche in questi giorni stiamo lavorando insieme all'Agenzia del lavoro e al nostro Assessorato, proprio per cercare di far emergere sempre di più questo lavoro nero che non arreca danno soltanto ai lavoratori, ma anche alle imprese che lavorano alla luce del sole.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Cogodi.

COGODI (R.C.). Si può prendere atto della riannunciata buona volontà dell'Assessore, non penso neppure tanto a nome della Giunta, penso che sia una sua particolare e personale propensione, colpito dal lutto che ha toccato anche il suo paese natale, con una disgrazia terribile che ha portato alla morte di due lavoratori e del figliolo del custode del cantiere, qualche tempo fa. Però la risposta non è sufficiente, è del tutto inappagante. Non basta dire: "Abbiamo istituito un consesso dove capofila è l'INPS, lo promuove la Regione, ci sono anche l'INAIL, l'Ispettorato del lavoro, l'ASL", e non so quali altri enti, uffici e distaccamenti. E i risultati? Meglio non fare nulla, almeno si può dire: "Non ho strumenti e non posso venire a capo di questa situazione". Ma se, messa insieme tutta questa corazzata e tutta questa organizzazione di Regione, di Ispettorato, di ASL, di INPS e quant'altro, la situazione continua ad essere pressoché tale e quale come prima, c'è da chiedersi cosa vada a fare tutta questa gente! Perché non risulta dai dati statistici che dal nero in Sardegna sia emerso un bel niente; è il dato disastroso anche a livello nazionale, ma in Sardegna forse si possono contare sulle dita di una mano le imprese che hanno fatto domanda di emersione, proprio perché col nero ci guadagnano, non adottando misure di sicurezza ci guadagnano, quindi è chiaro che non ci vuole solo un'opera di incoraggiamento a emergere, ci vuole anche un'opera di controllo e ci vuole anche un'azione severa perché vengano evitate queste situazioni, perché non solo quando il lavoratore muore, ma anche quando è privato dei suoi diritti, quel lavoratore è un lavoratore di questa regione. Lo Stato non ha trasferito le competenze? Ma una competenza è già trasferita nel momento stesso in cui la Regione esiste, ed è la competenza di rappresentare i buoni diritti di tutti quelli che non solo lavorano ma vivono in questa regione. E allora, per concludere, faccio una proposta che tradurremo in una formale iniziativa anche in sede di finanziaria (sempre che la finanziaria la portiate prima o poi all'attenzione di questo Consiglio, se non quest'anno, almeno l'anno venturo), cioè che le imprese che, ad attenti, accurati e diffusi controlli, risultino non rispettare tutte le misure di sicurezza per i lavoratori, siano per un certo periodo, cinque anni, dieci anni, quanto si vorrà, a seconda dell'infrazione, escluse e cadano in un sistema di revoca di tutti i contributi pubblici che a qualsiasi titolo abbiano chiesto, stiano chiedendo o potessero chiedere. Perché non è possibile che non ci sia impresa in Sardegna che non richieda il sostegno pubblico, diretto o indiretto, e che poi ci siano tante imprese e aziende che non garantiscono neppure, talora in condizioni minime, le misure di sicurezza per i lavoratori, che poi sono quelli che le fanno guadagnare perché producono i beni che l'impresa vende e su cui realizza i suoi profitti.

Noi vorremmo vedere risultati in questa materia, ma immagino li vogliano vedere tutti, perché di mezzo non c'è solo una questione di astratta equità; di mezzo c'è la salute delle persone, perché non dobbiamo fermarci agli eventi luttuosi, dobbiamo anche considerare la grande diffusione delle malattie professionali, la grande diffusione degli infortuni che vengono definiti non gravi solo perché uno non ci rimette la vita, ma ci rimette un braccio, subisce comunque un'amputazione, una lesione, spesso un deficit funzionale grave del suo corpo, che poi vuol dire una punizione per la sua vita.

Di tutte queste cose non se ne deve parlare in termini né emozionali né estremistici; di queste cose se ne deve parlare in termini tranquilli ma severi, perché passano gli anni, si ripetono le denunce, si ripetono le indicazioni, però si stenta ancora a fare passi avanti in questa materia così delicata e così importante per il vivere civile e anche per la produzione, se si vuole, in una regione come la nostra che ha e potrebbe avere…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Mi fa finire la frase per cortesia!

PRESIDENTE . Onorevole Cogodi, lei ha già utilizzato dieci minuti anziché i cinque complessivi. Prego, concluda la frase.

COGODI (R.C.). Finire la frase mi pare che sia comunque una cosa ritenuta utile anche ai fini della comprensione del concetto che si esprime. Dicevo che in questa regione c'è davvero bisogno di trovare l'occasione, il modo e il tempo di porre mano a una riflessione seria e a un'iniziativa severa perché in questa materia si compiano passi avanti decisi e non ci si limiti solo a ripetere, quando accadono fatti gravi, un'azione di denuncia.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 233/A.

Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

INTERPELLANZA DETTORI - BALIA - DEIANA - ORRÙ - ORTU - PACIFICO - PINNA - SANNA Giacomo - SCANO - SELIS, sulla situazione della scuola in Sardegna a seguito dei tagli previsti dal Ministero della pubblica istruzione.

I sottoscritti,

APPRESA la gravità della situazione di recente denunciata dalle organizzazioni sindacali della scuola della Sardegna a seguito dei pesanti tagli previsti per il prossimo anno scolastico dal Ministero della pubblica istruzione per il sistema scuola della nostra Regione, che andrebbero a ledere il già precario livello di garanzia del diritto allo studio per le giovani generazioni sarde;

TENUTO CONTO CHE:

- la Sardegna detiene, con la Sicilia, il primato della dispersione scolastica con un tasso di abbandono di ben il 13,3% contro il 6,6% della media nazionale mentre i laureati sono solamente il 4% della popolazione e l'8,2% delle forze lavoro;

- la popolazione sarda è distribuita in un vasto territorio a bassissima densità (69 abitanti/Kmq in Sardegna, che si riduce a 60 in provincia di Oristano ed a 39 in provincia di Nuoro) in centri abitati di ridottissime dimensioni (un comune su quattro non supera i 1000 abitanti mentre il 68% è sotto i 3000 abitanti) spesso notevolmente distanti tra loro e sempre con notevolissime difficoltà di collegamento per le condizioni della viabilità e dell'orografia;

- la scuola resta, spesso, l'unica presenza tangibile dello Stato nelle nostre piccole comunità e l'unica istituzione culturale;

EVIDENZIATA la situazione di disagio diffuso che ancora vede in Sardegna alti tassi di disoccupazione (doppi rispetto alla media nazionale), basso numero di laureati tassi di dispersione scolastica elevati, con ripercussioni facilmente intuibili sulle potenzialità di sviluppo dell'intero sistema economico regionale,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della pubblica istruzione, per sapere:

1) quali azioni intendano portare avanti dinanzi al Governo nazionale per salvaguardare la qualità del sistema formativo isolano dinanzi alle cifre annunciate dal Ministero della pubblica istruzione che quantificano i tagli ufficiali in complessive 316 unità nel corpo docente, di cui 82 nella scuola elementare, 79 nella scuola media e 155 nella scuola secondaria di 2° grado e i tagli effettivi degli organici intorno alle 1000 unità rispetto ai posti di fatto funzionanti nel corrente anno scolastico, e con particolare incidenza nel delicato ambito del sostegno all'handicap (ben 649 posti di sostegno in meno);

2) se non ritengano opportuno esercitare una forte e determinata pressione sul Ministero della pubblica istruzione e sul Governo perché tali decisioni siano riconsiderate alla luce delle peculiarità storico-sociali-culturali-ambientali della Sardegna, ricontrattando per essa e per la qualità ed efficacia del suo sistema formativo quelle risorse umane e finanziarie che sono necessario e sostanziale presupposto all'esercizio di un diritto allo studio reale. (233)

PRESIDENTE. Ha facoltà di illustrare l'interpellanza la consigliera Dettori.

DETTORI (Gruppo Misto). Signor Presidente, questa interpellanza, anche se presentata il 29 marzo 2002, è sempre attuale. Naturalmente sarebbe meglio che alle interpellanze si rispondesse in tempi reali.

Purtroppo l'interpellanza non è superata, nella sostanza, in quanto la situazione della scuola sarda non si è modificata, ma è esattamente quella descritta da questa interpellanza, se non forse aggravata dai tagli sull'edilizia scolastica, che qui non riporto. Quei fondi che sono derivati dall'accordo con lo Stato, che ammontano a 400 miliardi di vecchie lire, come sa bene l'Assessore, sono assolutamente insufficienti per rimettere a norma tutti gli istituti della Sardegna, ma anche e soprattutto per costruirne di nuovi laddove è necessario per porre fine ai doppi e tripli turni. L'interpellanza pone l'accento soprattutto sul fatto che i tagli, stavolta, riguardano l'organico della scuola, che significa dire che riguarda i tagli delle classi e quindi la soppressione di scuole in piccoli e piccolissimi paesi.

La Sardegna, sappiamo bene, detiene con la Sicilia il primato della dispersione scolastica, con un tasso di abbandono di ben il 13,3 per cento, contro il 6,6 della media nazionale. I laureati sono solamente il 4 per cento della popolazione e l'8,2 per cento della forza lavoro. La popolazione sarda è distribuita su un territorio vastissimo, con una densità di popolazione molto bassa, con l'impossibilità, spesso, di collegamenti tra paesi e soprattutto tra piccoli paesi e città capoluogo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue DETTORI) Un comune su quattro sappiamo non supera i mille abitanti, mentre il 68 per cento è sotto i 3 mila abitanti. I paesi sono spesso notevolmente distanti tra loro e soprattutto hanno un servizio di trasporto pubblico inadeguato per il trasporto spesso di adolescenti e spesso anche di bambini e bambine. E bisogna anche sottolineare che la scuola resta, in questi luoghi, spesso l'unica presenza tangibile dello Stato e soprattutto l'unica istituzione culturale.

Evidenziando il disagio diffuso che ancora vede in Sardegna alti tassi di disoccupazione e un tessuto sociale messo seriamente in crisi, soprattutto in questi ultimi mesi, per l'immissione di un folto numero di disoccupati, chiediamo all'Assessore quali siano le azioni che questa Giunta intende portare avanti dinnanzi al Governo nazionale, innanzitutto, per la salvaguardia della qualità del sistema formativo sardo.

Sappiamo che, rispetto alle cifre che erano state annunciate dalla ministra Moratti di 739 posti tagliati, finora risultano - così ha detto il Direttore generale regionale, dottor Petrella - 316 unità - che sono, immesse nel tessuto che ho, anche se sinteticamente, poc'anzi descritto, numerosissime - di cui 82 nella scuola elementare, 79 nella scuola media e 155 nella scuola secondaria di secondo grado, e i tagli effettivi degli organici intorno alle mille unità rispetto ai posti di fatto funzionanti nel corrente anno scolastico. Il corrente anno scolastico, in questo caso, era riferito al 2001-2002, ma, Assessore, ci risulta, avendo audito in Commissione, da poco, il direttore generale Petrella, che i dati non si sono modificati.

E le chiediamo, Assessore, se non ritenga opportuno, il Governo regionale, esercitare una forte e determinata pressione sul Ministero della pubblica istruzione e sul Governo perché tali decisioni siano riconsiderate, ricomprese anche quelle sull'agibilità e sull'edilizia scolastica, alla luce delle peculiarità storiche, sociali, culturali, ambientali della Sardegna, ritenuto anche che l'istruzione, a nostro parere, è uno dei fondamentali elementi di crescita della nostra società.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SCARPA (Rif. Sardi-U.D.R.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Grazie, Presidente. Io ricordo che nel periodo nel quale venne depositata l'interpellanza vi era una grande attenzione, una grande sensibilità e anche una grande mobilitazione delle parti sociali intorno al tema della scuola, segnatamente per quanto riguarda la questione dei tagli negli organici.

I dati più recenti, quelli che credo il Direttore regionale abbia illustrato in Commissione, hanno evidenziato che a fronte di un calo, negli ultimi tre anni, di circa 30 mila bambini iscritti nelle scuole, e in quest'ultimo anno di 10 mila, l'applicazione dei parametri nazionali avrebbe dovuto causare un taglio di circa 1000 cattedre. Nello stesso periodo in cui venne depositata l'interpellanza, io scrissi una lettera al Ministro, che rispose subito dicendo che ci sarebbe stata la sensibilità adeguata anche per le ragioni esposte nell'interpellanza, ed effettivamente il numero dei tagli effettivi risulta oggi essere di 316 unità. Ciò naturalmente non ci soddisfa perché le questioni che condividiamo integralmente con gli interpellanti e le ragioni della specialità della Sardegna impongono un'attenzione differente anche dal punto di vista degli organici, che come sappiamo però sono rimasti di competenza statale.

Quindi l'attenzione su questo tema per il futuro deve essere grande. Il problema è stato accentuato anche dal fatto che una recente normativa ha consentito l'immissione in ruolo di docenti provenienti dalle scuole di specializzazione, e questo ha creato per i precari, soprattutto per gli insegnanti di sostegno che non avevano invece la specializzazione, l'impossibilità di entrare in determinati ruoli perché superati in graduatoria da questi soggetti. Su questo tema esiste un contenzioso aperto da parte delle categorie dei precari che hanno ricorso al TAR vincendo il ricorso. Il Ministro ha ricorso al Consiglio di Stato e la questione è ancora aperta, tuttavia le graduatorie sono state applicate con un'interpretazione del Ministro non conforme alla sentenza del TAR, quindi anche di questa vicenda si attendono gli sviluppi.

Tuttavia credo che la Regione una cosa possa farla subito, queste centinaia di insegnanti precari non muniti di specializzazione devono essere specializzati per poter essere messi in ruolo. Sto proponendo alla Giunta, e lo segnalo anche all'Aula, di prevedere una norma che finanzi almeno parzialmente, le università, le scuole di specializzazione per formare questi insegnanti precari, per munirli del titolo di specializzazione.

Per quanto riguarda la questione più generale che è stata posta nell'interpellanza, cioè la necessità di fronteggiare i problemi gravi della dispersione scolastica, della disoccupazione, della polverizzazione nel nostro territorio, io ho visto recentemente con piacere che, anche nel recentissimo incontro che si è tenuto a Nuoro tra il Ministro degli Interni, gli amministratori locali, i consiglieri regionali ed anche il Presidente della Giunta, è stato posto l'accento sulla necessità che, per fronteggiare questi fenomeni, l'università, la cultura, e l'istruzione siano posti al centro delle politiche.

Quindi io confido molto nel fatto che nelle prossime scadenze che ci attendono questi argomenti siano adeguatamente tenuti in considerazione. Lo stesso professor Savona che sta predisponendo una bozza del nuovo piano di rinascita, nel recente incontro che si è tenuto a Villa Devoto, è stato sensibilizzato perché questo tema sia messo al primo posto. Più in generale è importante anche rilevare che per quanto riguarda il problema dei centri della Sardegna di piccole dimensioni dove spesso la scuola, come diceva giustamente la collega Dettori, costituisce uno degli ultimi avamposti dello Stato, va riconosciuto il fatto che, già nel scorsa legislatura, il Governo regionale aveva rilevato questo problema e con il progetto Marte, che conoscete sicuramente, si era configurata una serie di interventi atti a porre in rete le scuole dei cento piccoli comuni della Sardegna per avere servizi più adeguati, e per tutta una serie di interventi che sono appunto descritti dal progetto Marte che adesso non mi soffermo a descrivere.

D'altra parte la Regione sta predisponendo e sta per sottoscrivere con il Ministero - un atto che già le altre Regioni hanno sottoscritto - un protocollo di intesa che deve disciplinare i rapporti tra la Regione e lo Stato nel passaggio delle competenze, e l'opinione dell'Assessorato e della Giunta Regionale è che questo protocollo di intesa, debba essere studiato sulla base delle specificità regionali sarde piuttosto che seguire lo schema già seguito nelle altre regioni. Il confronto con il Ministero dal punto di vista tecnico è già in atto, e quindi non appena questo processo sarà più avanzato ne riferirò alla commissione consiliare competente.

Per quanto riguarda la questione dell'edilizia scolastica, credo che la prossima Giunta esiterà la delibera dalla quale poi conseguiranno tutti gli altri adempimenti per la programmazione della spesa delle risorse.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (Gruppo Misto). Credo che talvolta, non sempre, condividiamo alcune delle analisi che qua vengono proposte sulla situazione della scuola in Sardegna. Non mi soffermo naturalmente sul cosiddetto piano di rinascita e sulle promesse o sugli impegni ancora verbali che ha preso ieri il Ministro degli interni sul sistema scolastico in Sardegna.

Credo, comunque, che all'inefficienza dello Stato spesso, purtroppo, per motivi evidenti, cioè di scarsa coesione nella maggioranza e nella Giunta, si aggiunge il fatto che non si adottano neanche quei provvedimenti urgenti che potrebbero essere adottati in tempi reali, Assessore, come il programma sull'edilizia scolastica che sarebbe già dovuto essere operativo. Sicuramente non è solo una sua responsabilità ma forse sarebbe bene che la maggioranza provasse, se ce la fa, a trovare una qualche coesione e, soprattutto, che la Giunta molto più velocemente, molto più celermente spendesse i soldi dello Stato che la Regione deve solo programmare. Grazie.

PRESIDENTE.. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 105 a firma Vassallo, Cogodi, Ortu. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, questa è un'interpellanza della quale noi abbiamo ugualmente ritenuto di rappresentare l'urgenza, ma è un'interpellanza che riteneva e ritiene di potere quanto prima illustrare il collega Vassallo che, per i noti motivi di salute, diversamente da quanto egli stesso immaginava, non è potuto essere presente a questa riunione del Consiglio. Ritenendo che sia anche di buon augurio per il collega Vassallo che possa essere presente nei prossimi giorni ai lavori del Consiglio, chiederei alla sua cortesia di soprassedere sull'illustrazione di questa mozione perché alla prossima riunione dedicata alle interpellanze.

PRESIDENTE. Bene, onorevole Cogodi, condividendo i suoi auspici, rinviamo l'interpellanza numero 105.

Passiamo allo svolgimento congiunto delle interpellanze numero 275/A, a firma Pinna, Dettori e più, "Sul rischio di fermata degli impianti di produzione di piombo e di zinco nel polo metallurgico di Portovesme a causa dell'effetto combinato da caduta di prezzo dei metalli non ferrosi sui mercati internazionali e dell'elevato costo dell'energia elettrica" e della interpellanza numero 302: "Sulla gravissima situazione si è determinata alla Portovesme s.r.l." I relatori hanno cinque minuti ciascuno per illustrarla. Si dia lettura delle interpellanze.

LICANDRO, Segretario:

INTERPELLANZA PINNA - DETTORI - PACIFICO - SANNA Giacomo - SCANO, sul rischio di fermata degli impianti di produzione di piombo e zinco nel polo metallurgico di Portovesme a causa dell'effetto combinato della caduta del prezzo dei metalli non ferrosi sui mercati internazionali e dell'elevato costo dell'energia elettrica.

I sottoscritti,

APPRESO con preoccupazione che le attività produttive del polo metallurgico di Portovesme attraversano una pesante crisi a causa della negativa congiuntura internazionale che ha fatto precipitare sotto i minimi storici il prezzo dei metalli non ferrosi, con particolare riferimento al piombo e allo zinco;

CONSIDERATO che la competitività degli impianti metallurgici di Portovesme, oltre che dai fattori congiunturali esterni, è gravemente penalizzata dagli alti costi energetici che risultano essere doppi rispetto a quelli della concorrenza internazionale;

CONSTATATO che la situazione di crisi più preoccupante interessa gli impianti produttivi di piombo e zinco della società PORTOVESME S.r.l. nei quali sono impiegati, tra diretti e indiretti, quasi 1500 lavoratori;

TENUTO CONTO che la perdita di un solo posto di lavoro nel Sulcis-Iglesiente rischia di creare insostenibili tensioni sociali in un territorio già pesantemente colpito dalla disoccupazione di massa e dal drammatico fenomeno dell'emigrazione giovanile;

EVIDENZIATO che l'impresa titolare degli impianti produttivi ha più volte sottoposto all'attenzione della Giunta regionale e del Governo nazionale le difficoltà economiche derivanti dall'alto costo dell'energia elettrica che rischia di mettere fuori mercato le attività imprenditoriali con la conseguente chiusura degli stessi impianti;

RILEVATO che in attesa della realizzazione degli impianti di autoproduzione di energia elettrica già programmati dall'impresa interessata è indispensabile, per il mantenimento delle attività produttive, individuare delle soluzioni, anche parziali, per l'abbattimento dei costi energetici e per l'eliminazione delle altre diseconomie esterne che penalizzano ulteriormente l'attività imprenditoriale,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per sapere:

1) quali iniziative intendano mettere in atto, direttamente e attraverso il Governo nazionale, per favorire la tempestiva realizzazione degli impianti di autoproduzione di energia elettrica prospettati dalla società PORTOVESME S.r.l. al fine di ottenere in via permanente un costo energetico in linea con la concorrenza europea ed extra europea;

2) quali azioni intendano intraprendere nei confronti del Governo nazionale per consentire, in attesa della realizzazione degli impianti di autoproduzione, l'ottenimento in favore dell'impresa interessata dell'abbattimento anche parziale dei costi accessori dell'energia, con particolare riferimento agli oneri per il vettoriamento della stessa energia elettrica;

3) se non ritengano di intervenire, direttamente e/o attraverso il Governo nazionale, per eliminare le altre diseconomie che gravano ulteriormente sui bilanci aziendali con particolare riferimento ai ritardi nei rimborsi dell'IVA e all'abbattimento dei costi di trasporto necessario per assicurare la continuità territoriale delle merci in entrata (materie prime) e in uscita (prodotti finiti). (275)

INTERPELLANZA FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio, SECCI, SELIS sulla gravissima situazione che si é determinata alla "Portovesme srl".

I sottoscritti,

CONSIDERATA la gravissima situazione in cui versa il comparto industriale in Sardegna, colpito da una profonda crisi economica determinata anche dall'incapacità del governo regionale e di quello nazionale di individuare serie politiche di sviluppo;

CONSTATATO che in questa drammatica realtà si inserisce la gravissima situazione della Portovesme srl che con la chiusura dell'impianto elettrolitico dispone la messa in cassa integrazione di circa 400 unità lavorative;

CONSIDERATO che, come é stato rappresentato in una interrogazione senza risposta presentata dai sottoscritti nel settembre u.s., la crisi della società è da addebitare, oltre che ad un periodo di grave difficoltà dovuto alla negativa congiuntura internazionale, principalmente all'elevatissimo costo d'acquisto dell'energia elettrica, mediamente superiore del 40% rispetto a quello sostenuto dalle altre aziende europee e che tale differenziale dei prezzi rende non sopportabili i costi di approvvigionamento per le imprese energivore;

CONSIDERATO che la delibera dell'Autorità per l'Energia Elettrica del 22 novembre u.s., che fissa modalità e condizioni per l'assegnazione della capacità di trasporto per l'importazione di energia elettrica, determina una riserva di assegnazione prioritaria a favore di clienti che assumano l'onere della interrompibilità istantanea del carico;

CONSIDERATO che la medesima delibera non appresta significative priorità di assegnazione di capacità di transito alle imprese, pur energivore quali la Portovesme srl ( sesto tra i più grandi consumatori di energia del Paese ), che per la tecnologia del ciclo produttivo non sono assoggettabili a distacchi immediati del carico;

CONSTATATA l'inerzia della Giunta regionale e preso atto dei vaghi impegni assunti dal Ministero e dalla Giunta stessa;

CONSIDERATO il giusto allarme e la diffusa preoccupazione delle forze sociali e sindacali nel territorio pronte ad un duro confronto per la soluzione del problema;

PREOCCUPATI delle conseguenze che nel prossimo futuro potrebbero investire l'intera azienda con il conseguente coinvolgimento nella sospensione del lavoro di circa 1.500 persone,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per conoscere quali iniziative urgenti intenda porre in essere perché venga assicurata la quota di energia necessaria per il fabbisogno della industria metallifera Portovesme srl nelle more dell'ottenimento dell'autorizzazione e realizzazione del nuovo impianto di energia elettrica a carbone in autoproduzione. (302)

PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza numero 302 ha facoltà di parlare il consigliere Fadda.

FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente, credo che la tempestività della discussione ci permetta, mi auguro, di avere notizie anche dell'incontro che credo si sia svolto stamattina tra il Ministero Marzano e le organizzazioni sindacali, non so se sia presente anche la Giunta, .

Noi dobbiamo dire subito, Assessore, che ci saremmo aspettati sui problemi dell'industria in generale, un atteggiamento diverso da parte della Giunta regionale. Lei ha rilasciato alcune dichiarazioni agli organi d'informazione nelle quali afferma che le lotte unitarie della Giunta con le organizzazioni sindacali possono portare ad uno sbocco positivo dei problemi industriali in Sardegna. Lei sa benissimo che è stato momentaneamente sospeso lo sciopero generale del settore industriale in Sardegna. Noi ci saremmo aspettati che lei informasse il Consiglio, così come sta avvenendo in tutte le altre regioni, dalla Sicilia, al Piemonte, alla Lombardia, per il problema FIAT, noi ci saremmo aspettati da parte della Giunta regionale un coinvolgimento di tutto il Consiglio affinché le pressioni su Roma potessero essere le più coese e le più forti possibili. Questo non l'ha fatto e non riusciamo a comprenderne le ragioni.

Ora noi ci troviamo di fronte a una situazione veramente drammatica che riguarda quasi 1500 dipendenti, di cui 500 circa diretti. Era stata annunciata alcune settimane or sono la cassa integrazione; sembrerebbe dalla lettura dei giornali odierni che la cassa integrazione sia stata sospesa sino ai primi di gennaio in attesa che la vertenza con Roma si risolva. Io sono convinto, e per questo abbiamo interessato la Giunta con altre interrogazioni ma non abbiamo avuto risposte neanche alle interrogazioni precedentemente presentate, che, al di là della congiuntura internazionale, perché siamo di fronte a una crisi di mercato, e la Portovesme s.r.l subisce anche le conseguenze di questa crisi, ci troviamo di fronte anche ad uno degli annosi problemi della Sardegna: il costo dell'energia. La Portovesme s.r.l. è una delle società in Italia che consuma più energia. Le ultime deliberazioni dell'Autorità per l'Energia Elettrica penalizzano enormemente questo tipo di produzione. Il costo dell'energia in Sardegna è di circa il 40 per cento superiore alle altre aziende che operano nel resto d'Italia e in Europa.

Ecco, Assessore, noi vogliamo capire che cosa sta avvenendo, quali sono le iniziative che la Giunta regionale ha assunto, quali sono le forme di lotta che ha intrapreso con il Governo nazionale, perché al di là delle dichiarazioni che in questi giorni sono state rilasciate da lei, e devo dire anche dal Presidente della Giunta regionale, non è concepibile che si fermi una delle strutture produttive più importanti in quel territorio, un territorio veramente dimenticato - pensiamo a che cosa è successo con la crisi del carbone - noi ci dichiariamo sin da adesso disponibili, e credo che questa interpellanza verrà trasformata in mozione, perché desideriamo veramente ridiscutere insieme alla Giunta regionale, al dì là delle posizioni di maggioranza e di opposizione, il dramma del settore industriale che la Sardegna sta vivendo.

PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza numero 275, ha facoltà di parlare il consigliere Pinna.

PINNA (Gruppo Misto). Grazie Presidente. L'intervento del collega Fadda ha in sostanza già posto i problemi. Voglio ricordare soltanto che si tratta della punta avanzata, in questo momento, della grave crisi che colpisce l'industria chimica e metallurgica in Sardegna, per effetto dei costi energetici, una situazione drammatica che rischia di precipitare lasciando sul campo un settore che rappresenta per la Sardegna ancora una delle punte avanzate per quanto riguarda l'occupazione.Voglio ricordare che nel settore industriale complessivamente, l'immobilismo o comunque l'incapacità di incidere a livello nazionale della Giunta regionale ha creato forti tensioni, sino alla dichiarazione dello sciopero generale dell'industria da parte delle organizzazioni sindacali, quindi una situazione di forte emergenza che trova gli ostacoli principali nei nodi strutturali che ancora la nostra Regione non ha superato, primo fra tutti il costo dell'energia che rischia di mettere in ginocchio questi stabilimenti con una serie di impianti integrati per la produzione del piombo e dello zinco, unici impianti tra l'altro in Italia, che si è aggravata per la particolare congiuntura internazionale che ha fatto precipitare ai minimi storici i prezzi dei metalli non ferrosi, in particolare del piombo e dello zinco, che sono prodotti in questi stabilimenti.

Questa situazione - è noto a tutti, è su tutti i giornali - sta creando fortissime tensioni. La perdita di un solo posto di lavoro, soprattutto in situazioni nelle quali la crisi occupazionale ha raggiunto già livelli di drammaticità, sarebbe insostenibile, per cui una fermata anche temporanea, come è stato annunciato dall'Azienda Portovesme S.r.l., di una parte degli impianti, quelli a maggior consumo di energia, credo che sia un fatto che deve essere assolutamente scongiurato, quindi nell'interpellanza noi chiediamo quale iniziativa la Giunta regionale intende assumere per impedire che possano essere fermati gli impianti della Portovesme S.r.l. e, in particolare, per quanto riguarda l'abbattimento dei costi dell'energia.

Che cosa è stato fatto per rispondere alla congiuntura, in attesa che la Portovesme s.r.l., anche consorziandosi con altre imprese dell'area industriale di Portovesme, possa procedere alla realizzazione di una centrale per l'autoproduzione dell'energia elettrica, per abbattere il costo dell'energia. Sardegna, alla pari delle altre Abbiamo in Sardegna qualche caso come quello dell'Alcoa che gode della possibilità di acquistare dall'estero energia non interrompibile, questo è un dato importante trattandosi di impianti di produzione. A che punto è il confronto con il Governo nazionale su questa materia e cosa si intende fare soprattutto in relazione al fatto che gli orientamenti dell'Autorità per l'energia non sembrano andare nella direzione che tutti noi auspichiamo e che credo che anche lo stesso Assessore dell'industria auspichi, considerata anche l'attenzione che sta rivolgendo a questa materia?

Inoltre, cosa intende fare la Giunta più in generale per consentire che vengano abbattuti altri nodi strutturali che rappresentano barriere alla competitività competitività sul mercato internazionale come il costo dei trasporti e quindi il problema della continuità territoriale per le merci, come si è fatto per quanto riguarda la continuità territoriale per i passeggeri, portando a compimento un'iniziativa già intrapresa?

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.

LA SPISA (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Chiedevo al Presidente se ci fosse qualche novità in merito ai rapporti con il Ministro Marzano sul problema dell'energia d'importazione, e mi ha confermato adesso che il problema è stato posto così come cercherò di illustrare e che si attende una risposta.

Vorrei illustrare quali sono i termini della questione perché sono più complessi di quanto in un primo momento potesse sembrare. Innanzitutto devo sottolineare che le due mozioni costituiscono sicuramente la sottolineatura di un problema che correttamente e giustamente l'opposizione, comunque tutti i consiglieri che intendano condividere le preoccupazioni su questo problema, giustamente e tempestivamente pongono.

Preliminarmente dico che, nel caso in cui, come è stato annunciato dal collega Fadda, si voglia trasformare l'interpellanza in mozione in modo da suscitare nel Consiglio una presa di posizione forte che possa contribuire ad una pressione ancora più forte sui diversi organismi che a livello statale si occupano del mercato dell'energia - perché non riguarda soltanto il Governo come sappiamo, ma in questo caso c'è anche una grandissima responsabilità che è in capo all'Autorità per l'energia elettrica e il gas - sicuramente io credo che possa essere utile il coinvolgimento di tutte le forze politiche su un problema che interessa oggettivamente tutto il sistema economico sardo e in particolare il sistema industriale.

Qualche settimana fa, nell'ambito di una iniziativa promossa dalla Giunta regionale attraverso il forum per l'energia, è stato messo a punto un documento condiviso sia dal sindacato sia dalle categorie degli imprenditori, e in particolare dai rappresentanti delle grandi industrie presenti in Sardegna, un documento che è stato presentato al governo in cui si sottolineava l'esigenza di interventi urgenti in materia di energia, in particolare importanti per la Sardegna perché il peso dell'industria energivora rispetto al totale della produzione industriale in Sardegna è di gran lunga superiore rispetto al resto del Paese, in quanto sostanzialmente, il 90 per cento della produzione industriale è costituito dalle grandi industrie che sono grandi consumatori di energia elettrica.

Quindi, evidentemente, pur essendo il costo dell'energia elettrica di per sé non più alto in Sardegna, almeno per quello che riguarda l'energia elettrica che si acquista da chi la produce o la commercializza, evidentemente il peso sulla produzione industriale in Sardegna è molto più grande rispetto al resto del Paese proprio per l'incidenza dei costi dell'energia rispetto a quello di tutti gli altri fattori produttivi di ciascuna delle aziende interessate. In particolare, è corretta la lettura contenuta in una delle interpellanze che vede proprio la Portovesme s.r.l. come quella delle grandi industrie presenti in Sardegna, che si trova a essere maggiormente penalizzata rispetto alle altre che, per un verso o per l'altro, godono in questo momento di agevolazioni. Alcoa e Euroalluminia hanno dei regimi tariffari speciali tariffari, mentre l'Enichem ha una quantità di energia elettrica di importazione interrompibile, l'equivalente di una potenza installata di 44 megawatt, che consente di avere un abbattimento dei costi di energia, mentre Portovesme s.r.l. che ha un'incidenza molto alta, ha un fabbisogno cioè di circa 75 megawatt di potenza installata, non fruisce di nessuna agevolazione. Come affrontare il problema in una prospettiva di medio periodo e di breve periodo? Nel medio periodo attraverso la proposta che la Portovesme s.r.l. fa di avere l'autorizzazione alla costruzione di una centrale per una potenza di 150 megawatt. Abbiamo appreso dalla stessa Portovesme che questa richiesta è in via di presentazione al Ministero delle attività produttive; è già comunque a conoscenza della Regione…

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere.

LA SPISA (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Posso rispondere alla seconda interpellanza e quindi avere altri cinque minuti di tempo?

PRESIDENTE. Certamente.

LA SPISA (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Una centrale, quindi, che consenta di autoprodurre energia elettrica per arrivare ad un abbattimento di costi dalle attuali 103 lire - ragioniamo ancora in lire - a chilowattora a circa 75 - 76 lire a chilowattora così come prevede il progetto della Portovesme.

Sia il governo dello Stato, sia il governo della Regione, hanno dimostrato, anche nell'incontro Regione-Ministro dell'industria, la disponibilità ad esaminare favorevolmente questa richiesta.

Questo avrebbe un valore sia strategico, perché comporterebbe la costruzione di una centrale che dota la stessa industria di un sistema di autogenerazione di energia elettrica liberandola dai vincoli del mercato dell'energia, ma avrebbe anche un valore tattico perché una forte propensione, da parte delle istituzioni pubbliche, regionali e statali, all'autorizzazione, darebbe un segnale chiaro a chi produce e vende soprattutto energia elettrica che Regione e Stato sono disponibili a favorire l'autoproduzione anche per produrre nel mercato dell'energia un effetto di calmierazione del prezzo che, purtroppo, non accade proprio perché il mercato dell'energia in Italia non è ancora sostanzialmente liberalizzato. Non è sostanzialmente liberalizzato anche perché - vengo quindi alla risposta sul tema specifico - non esiste una concreta possibilità di acquistare energia elettrica all'estero e quindi di importazione in quantità significative. Esiste cioè un limite fisico, dettato dal limite infrastrutturale delle linee di trasmissione e di distribuzione della energia elettrica, che impedisce di importare grandi quantità di energia elettrica.

Questo produce un'offerta di energia elettrica di gran lunga inferiore alla domanda. Per quanto riguarda l'energia interrompibile, che per esempio è utilizzabile da industrie come l'Enichem in Sardegna, la differenza tra la domanda e l'offerta, non è molto alta, per la non interrompibile, ed è il caso della Portovesme s.r.l, invece la domanda è molto superiore rispetto all'offerta. Per questo motivo è stato chiesto e ottenuto, attraverso l'approvazione in Parlamento, il 28 novembre, del disegno di legge 2031 articolo 35, che sia il Governo a dare delle direttive all'Authority perché distribuisca la quantità di energia elettrica d'importazione, dando delle priorità ai consumatori finali e cioè i privati e le aziende.

Sappiamo anche che nel testo finale sono state apportate alcune modifiche, purtroppo dettate da un emendamento trasversale che ha peggiorato leggermente il significato di questo testo, nel senso che sono stati individuati e inseriti anche i clienti idonei e quindi anche i trader di energia elettrica, però nel testo di questo articolo 35 è contenuta ancora la possibilità che il Governo dia direttive all'Authority.

Il Presidente della Giunta ha chiesto ufficialmente in queste ultime ore al ministro Marzano di applicare l'articolo 35 della nuova legge, nel senso di dare immediatamente all'Authority una direttiva perché dia delle priorità ai consumatori finali privati e, soprattutto, grandi industrie energivore.

Su questo e` in corso purtroppo una trattativa che evidentemente non è di poco conto perché coinvolge grandissimi interessi e coinvolge anche una valutazione sull'eventuale contrasto con le norme sulla concorrenza che l'Unione Europea purtroppo ancora non ha risolto, nel senso che alcuni sostengono che chi commercializza energia elettrica è un'impresa che ha diritto di poter avere un mercato in concorrenza anche con i grandi consumatori finali.

Noi crediamo invece che una politica di sviluppo industriale debba orientare il governo a dare delle priorità a favore dei consumatori finali. Se anche non venisse accolta dall'Authority o dal Governo una soluzione del genere - noi però speriamo che sia accolta - stiamo comunque studiando con le strutture del ministero la possibilità di fare quanto è possibile perché la Portovesme S.r.l., anche in costanza dell'ultima direttiva emanata una settimana fa dall'Authority, possa avere una quantità accettabile di energia elettrica d'importazione, speriamo almeno 20 megawatt di energia non interrompibile, e altri 60, 65 megawatt di energia interrompibile che però possa in qualche modo essere compatibile con il ciclo produttivo della Portovesme s.r.l.. Crediamo cioè che si possano trovare anche delle soluzioni tecniche, ma speriamo che la strada maestra venga praticata dal Governo, imponendo all'Authority un'applicazione immediata dell'articolo 25 della legge appena approvata.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Fadda.

FADDA (La Margherita-D.L.). Assessore, debbo con molta onestà confessarle che lei ha fatto un'ottima illustrazione dell'interpellanza. Noi ci saremmo aspettati qualcosa di più, perché il problema che noi abbiamo evidenziato con la nostra interpellanza non risale ad oggi. Abbiamo presentato anche delle interrogazioni. Le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo sciopero generale, quel territorio, il Sulcis Iglesiente, ha avuto decine di incontri con la Giunta regionale; questa mattina c'è stato un incontro anche con il ministro Marzano. Noi ci aspettavamo qualcosa di più. Ecco perché ci riteniamo insoddisfatti; e, in considerazione anche della drammatica situazione industriale della Sardegna, preannunciamo, in base all'articolo 110 del Regolamento, la trasformazione dell'interpellanza in mozione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Pinna.

PINNA (D.S.). Presidente, anch'io devo apprezzare l'illustrazione che ha fatto l'Assessore delle ragioni che noi abbiamo posto alla base delle nostre interpellanze, ed anche la buona volontà espressa dall'Assessore.

Devo dire che, avendo seguito tutta una serie di passaggi nella lunga trattativa che vede mobilitati i sindacati ed i lavoratori direttamente interessati, quelli della Portovesme s.r.l. e quelli delle imprese di appalto, io mi devo associare all'insoddisfazione del collega Fadda e, quindi, all'intenzione di trasformare anche la nostra interpellanza in una mozione unificata, perché io credo che sia arrivato il momento di dire basta alle parole. Qua occorrono i fatti, non bastano più le promesse che sono state fatte in questi mesi dal presidente Pili e, sistematicamente, non mantenute nei vari incontri tenuti con il Ministero delle attività produttive. Credo che il disposto dell'articolo 35 del disegno di legge 2031 dia tutto il potere al Ministero delle attività produttive per impartire direttive precise nei confronti dell'Autorità per la energia e per il gas, per cui noi adesso ci auguriamo e aspettiamo che la Giunta regionale si presenti con tutta l'autorevolezza.

Noi non vogliamo mettere all'angolo la Giunta regionale, si è già messa all'angolo di per sé, e non a caso i sindacati hanno su questo settore proclamato lo sciopero generale, a noi interessa risolvere questo problema perché coinvolge le prospettive di un intero settore produttivo, e dunque, se la nostra mozione può servire a coinvolgere unitariamente tutto il Consiglio per dare forza alla Giunta regionale per trattare con il Ministero dell'industria, lo facciamo molto volentieri perché il Consiglio dia alla Giunta regionale quell'autorevolezza che ancora non ha saputo dimostrare di fronte al Governo nazionale.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'interpellanza 281/A a firma Pusceddu, Calledda, Orrù, ma per ragioni di ufficio non è presente l'Assessore dell'ambiente.. Credo che occorra rinviarla.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. A questo punto aggiorniamo i nostri lavori a domani alle 10. La seduta è tolta. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S). Vorremmo conoscere l'ordine dei lavori di domani in modo tale da poterci regolare? Qual è la successione con la quale verranno discusse le mozioni che sono all'ordine del giorno?

PRESIDENTE. In via eccezionale rispondo all'onorevole Pinna perché avevo già dichiarato chiusa la seduta. All'ordine del giorno di domani ci sono le mozioni numero 87, 36, 92, 86, e le interpellanze numero 276 e 292. Poi c'è da proseguire con il vecchio ordine del giorno. Se lei si rivolge agli uffici le faranno avere una copia.

Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I democratici). Presidente, non voglio abusare della sua disponibilità, ma chiedo, ai sensi del Regolamento l'inserimento all'ordine del giorno della mozione numero 72, sottoscritta da 42 consiglieri, riguardante il caso della esponente del parlamento turco, Leila Zana. E` un caso particolare, che riguarda una persona detenuta, e quindi credo che sarebbe opportuno discuterla urgentemente.

PRESIDENTE. Onorevole Dore, avevo già dichiarato chiusa la seduta, lei sta chiedendo non un chiarimento ma un inserimento all'ordine del giorno. È assente anche la Giunta, quindi non posso darle una risposta.

Ripeto, la seduta è tolta. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 18 e 37.



Allegati seduta

Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta

N. 293/A

INTERPELLANZA COGODI - ORTU - VASSALLO sui gravi danni subiti dai pescatori e dalle popolazioni del Sulcis-Iglesiente per l'estensione dei vincoli militari nel poligono di Teulada.

I sottoscritti,

RICHIAMATA la mozione già presentata in data 9 ottobre 2002 contro l'estensione dei vincoli militari sull'Isola e principalmente sul poligono militare di Teulada;

RITENUTO che debba essere recuperato al buon uso economico e civile l'intero territorio della Sardegna e che, comunque, nel frattempo, debbano essere immediatamente ed interamente indennizzati i danni subiti dalle categorie produttive e di lavoro, a partire dai pescatori e dalle imprese di settore;

CONSTATATO che con ordinanza 6 agosto 2002 della capitaneria di porto di S. Antioco è stata invece estesa notevolmente l'area di mare interdetta alle attività di pesca, mentre rimangono tutt'ora inevasi anche gli indennizzi degli anni precedenti per i danni subiti,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente per conoscere quali azioni urgenti intendano mettere in atto nei confronti del Governo nazionale e specialmente del Ministero della difesa al fine di avere:

1) il pagamento immediato degli indennizzi già dovuti ai pescatori ed il risarcimento dei danni subiti dalle imprese che esercitano attività di pesca;

2) la drastica riduzione, sino all'intera eliminazione in un arco di tempo programmato e sicuro, di tutte le limitazioni imposte all'uso produttivo e civile dell'intero territorio interessato. (293

INTERPELLANZACOGODI, ORTU, VASSALLO sul pericolo di massiccio insediamento di basi per sommergibili nucleari nell'Isola di S. Stefano, arcipelago di La Maddalena.

I sottoscritti,

RICHIAMATA la mozione già presentata in data 9 ottobre 2002 in tema di smilitarizzazione dell'Isola e di recupero alla Comunità sarda di tutti i territori già occupati per usi militari;

CONSIDERATO il pericolo gravissimo, da più parti rappresentato, di possibile insediamento di una base militare per sommergibili nucleari, attraverso l'ampliamento e la stabilizzazione della base - appoggio sita nell'isola di S. Stefano, arcipelago di La Maddalena, nel mezzo del Parco naturale;

PRESO ATTO con preoccupazione del silenzio assoluto della Giunta regionale in materia, posto che la sciagurata ipotesi che si prospetta (6 sommergibili nucleari ed oltre 8 mila militari americani) finirebbero per rappresentare, oltre ad ogni altro rischio e danno in materia di sicurezza delle persone e dell'ambiente, uno sconvolgimento totale nell'equilibrio economico, territoriale e sociale dell'isola di La Maddalena e delle parti prospicienti,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'ambiente per conoscere:

1) quale consistenza abbiano le misure di ampliamento dei vincoli militari sull'arcipelago di La Maddalena;

2) quale energica azione si intenda sviluppare perché sia impedita in Sardegna una tale disastrosa evenienza. (294)

INTERPELLANZA PACIFICO - COGODI - DETTORI - DORE - MANCA - ORRU' - PINNA - SANNA Salvatore - SCANO sull'approvazione del progetto e sull'autorizzazione da parte della Giunta regionale alla realizzazione dell'intervento per la rielaborazione della superficie della colmata finale di un impianto di discarica controllata di 1°categoria, in località "Su Siccesu" nel comune di Serdiana, proposto dalla Società Ecoserdiana.

I sottoscritti,

premesso che l'Assessore della difesa dell'ambiente ha riferito (con nota n. 998/02/BC del 9 aprile 2002) che la Società Ecoserdiana di Cagliari ha presentato il progetto per la rielaborazione della superficie della colmata finale di un impianto di discarica controllata di 1°categoria, in località "Su Siccesu" in comune di Serdiana;

considerato che:

- il progetto originario approvato e autorizzato prevedeva una volumetria lorda complessiva di 300.000 mc poi aumentata, con successivi provvedimenti autorizzativi, sino a 442.792 mc;

- è stata precedentemente autorizzata la realizzazione dell'impianto di discarica controllata di tipologia 2B da realizzarsi in località S'Arenaxiu nel comune di Serdiana e che su detto intervento è stata presentata nello scorso luglio un'interpellanza alla quale non è stata mai data risposta;

osservato che la rielaborazione proposta permette di ottenere una volumetria aggiuntiva di circa 140.000 mc di rifiuti urbani abbancabili, immediatamente disponibile, mediante un semplice innalzamento della quota finale di abbancamento dei rifiuti, da m. 262,50 a m. 271, 50 per una volumetria complessiva di circa 611.000 mc lordi comprensivi della copertura finale;

ricordato che lo stesso Assessore ha informato che, con deliberazione n.23/19 in data 18 luglio 2002, la Giunta regionale ha reso il giudizio positivo di compatibilità ambientale prescrivendo una serie di obbligazioni tra le quali la presentazione, in sede di Conferenza istruttoria ex art. 27 del D.lgs. n.22/1997, di ulteriore documentazione;

evidenziato che la Conferenza di cui sopra è stata aperta in data 2 settembre 2002 per l'esame del progetto ed è stata poi aggiornata al 9 settembre 2002 in quanto la Società Ecoserdiana non aveva ancora presentato la documentazione integrativa riguardante il programma dettagliato di ripristino ambientale e chiusura finale come richiesto dalla sopraindicata deliberazione di Giunta regionale n. 23/19;

rimarcato che nel corso della Conferenza medesima sono stati acquisiti i pareri favorevoli dell'Assessorato regionale degli enti locali, finanze e urbanistica, del Comune di Serdiana, del Servizio Ispettorato delle Foreste di Cagliari, dell'Amministrazione provinciale di Cagliari, dell'Azienda USL n. 8 e dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente;

preso atto che la Società Ecoserdiana ha successivamente presentato, con nota 2790/BC in data 12 settembre 2002, la documentazione relativa al calcolo della volumetria come chiesta dalla stessa Conferenza, mentre sono stati acquisiti per iscritto i pareri degli Assessorati regionali della pubblica istruzione e dell'industria;

constatato che l'Assessore della difesa dell'ambiente ha proposto alla Giunta regionale, ai sensi dell'articolo 27 D.lgs. n. 22/1997, l'approvazione del progetto e l'autorizzazione alla rielaborazione, da parte della società Ecoserdiana, della superficie della colmata finale di un impianto di discarica controllata di 1°categoria, in località "Su Siccesu" nel comune di Serdiana, secondo le risultanze emerse in sede di Conferenza e dei pareri resi dai competenti enti;

visto che la Giunta regionale, acquisito il parere favorevole di competenza dell'Assessorato regionale dell'igiene e sanità, udita la proposta formulata dall'Assessore della difesa dell'ambiente, ha deliberato:

a) l'approvazione del progetto per la rielaborazione della superficie della colmata finale dell'impianto di cui sopra;

b) l'autorizzazione alla realizzazione del predetto intervento;

c) di dare atto che la presente approvazione sostituisce ad ogni effetto, visti, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali;

d) di dare mandato al competente Servizio dell'Assessorato della difesa dell'ambiente affinché in sede di autorizzazione all'esercizio dell'impianto vengano recepite le prescrizioni di ordine gestionale previste nel giudizio di compatibilità ambientale espresso con deliberazione della Giunta regionale n. 23/19 del 18 luglio 2002,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e gli Assessori regionali della difesa dell'ambiente e dell'industria per sapere:

1) i motivi che avrebbero indotto la Giunta regionale ad autorizzare l'intervento, proposto dalla società Ecoserdiana di Cagliari, per la rielaborazione della superficie della colmata finale di un impianto di discarica controllata di 1°categoria, in località "Su Siccesu" nel comune di Serdiana che, pur non comportando un aumento della superficie dell'impianto medesimo e l'esecuzione di ulteriori lavori, determinerà il conferimento di altri 140.000 mc di rifiuti in un territorio gravemente devastato dal punto di vista ambientale e paesaggistico;

2) sulla base di quale documentazione la Giunta abbia espresso un giudizio positivo di compatibilità ambientale, tenuto conto che l'ulteriore conferimento di 140.000 mc di rifiuti in un territorio nel quale sono presenti anche le discariche di Serdiana, ed eventualmente quella di Francischettu, ha un'incidenza assai rilevante dal punto di vista della tutela dei valori naturalistici-paesaggistici e del diritto alla salute dei cittadini;

3) per quale ragione siano state del tutto ignorate le richieste delle popolazioni di quel territorio, e in particolare del comune di Donori che, attraverso il suo Sindaco, ha più volte manifestato la contrarietà a progetti di questo tipo e all'ampliamento della discarica controllata di Su Siccesu;

4) perché la Giunta regionale, e in particolare l'Assessore della difesa dell'ambiente, invochi il rispetto dei diritti e della volontà delle popolazioni locali quando si ha a che fare con alcuni progetti (vedasi il Parco nazionale del Gennargentu) e non vi sia, invece, la medesima attenzione nei confronti delle comunità locali quando esse si siano espresse pubblicamente contro progetti (calati dall'alto) di nuove discariche o di ampliamento di quelle preesistenti ;

5) se corrisponda al vero la notizia che in detta discarica verranno conferiti non solo rifiuti solidi urbani, ma anche materiale (pericoloso e non pericoloso) proveniente da lavorazioni di tipo industriale;

6) se non ritengano opportuno riferire in Consiglio regionale circa la politica ambientale seguita in questi ultimi anni dalla Giunta regionale, in particolare per le gravi insufficienze nella gestione dei rifiuti, visto che la Sardegna registra su questo terreno un ritardo storico, inaccettabile sotto ogni profilo;

7) quali misure intendano adottare per evitare, così come stabiliscono le norme vigenti in materia, che la maggior parte dei rifiuti (circa il 90%) venga conferito ancora in discarica, mentre essi potrebbero diventare una importante occasione di nuova occupazione e di nuova ricchezza collettiva, riducendo al contempo il loro impatto sull'ambiente;

8) quali provvedimenti intendano adottare per verificare che l'eventuale ampliamento venga posto al servizio del sistema pubblico di gestione di rifiuti urbani e quali siano i soggetti preposti a tale controllo;

9) se non ritengano opportuno sospendere detta autorizzazione in attesa che le comunità locali si possano esprimere, con uno specifico referendum, sul progetto di ampliamento della discarica controllata di 1° categoria, in località Su Siccesu, nel comune di Serdiana. (295)

INTERPELLANZABIANCU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio sul nuovo assetto organizzativo regionale della pubblica istruzione in Sardegna.

I sottoscritti,

verificato il piano del nuovo assetto organizzativo predisposto dalla direzione regionale della pubblica istruzione in Sardegna;

considerato che il nuovo assetto organizzativo comporterebbe l'annullamento del ruolo autonomo di gestione per la provincia e il territorio di Oristano riguardo al mantenimento ed allo sviluppo del sistema scolastico nei Comuni, facendoli dipendere da Cagliari;

rilevata la disparità di trattamento rispetto alle altre Province della Regione Sardegna, che nella proposta su citata manterrebbero un modello organizzativo con autonomia gestionale e territoriale nelle stesse aree;

rilevato altresì che detta scelta penalizzante per la Provincia di Oristano risulta in controtendenza con le linee di decentramento e sussidiarietà contenute nella normativa degli ultimi anni;

preso atto del possibile declassamento della pubblica istruzione nell'area della Provincia di Oristano, dovuto alla sottrazione di competenze a livello territoriale,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della pubblica istruzione per conoscere se e come intendono intervenire per modificare le scelte dannose per i servizi scolastici nella Provincia di Oristano predisposte dal dirigente scolastico regionale. (296)

INTERPELLANZA MASIA - BALIA - IBBA sul mancato bando di gara internazionale per i collegamenti notturni tra la Sardegna e le isole minori.

I sottoscritti,

premesso che la legge regionale n. 2 del 2002 - al fine di assicurare la continuità dei servizi notturni di collegamento tra la Sardegna e le isole minori - ha ulteriormente prorogato i contratti in essere stipulati dall'Assessorato dei trasporti con armatori privati;

rilevato che la legge regionale n. 2 del 2002 ha autorizzato la proroga dei contratti fino alla aggiudicazione dei servizi mediante gara internazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2002;

considerato che la legge regionale n. 8 del 2000, nel prevedere interventi volti ad assicurare la continuità territoriale con le isole minori della Sardegna, stabilisce l'affidamento del servizio con procedura concorsuale;

constatato che gli oneri a carico della Regione sarda per il solo anno 2002, relativamente alla concessione di contributi a favore di armatori privati, ammontano a oltre tre milioni di euro, pari a sei miliardi di vecchie lire;

accertato che a tutt'oggi non risulta essere stato emesso avviso di bando di gara internazionale, così come previsto ed imposto anche tassativamente da normative e regolamenti dell'Unione Europea;

preso atto che l'aggiudicazione del servizio attraverso una gara internazionale può consentire la stabilizzazione del servizio, il regolamento dello stesso oltre che un notevole risparmio per la Regione sarda in base alle elementari regole del mercato e della concorrenza;

evidenziato che ulteriori rinvii e proroghe determinerebbero un inevitabile procedimento di infrazione da parte dell'Unione Europea nei confronti della Regione sarda,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dei trasporti per sapere quali iniziative abbiano assunto ed intendano assumere per assicurare il regolare svolgimento della procedura concorsuale al fine di evitare nuove proroghe o nuove sanatorie non più tollerabili e consentite. (297)

INTERPELLANZACOGODI - ORTU - VASSALLO sul rischio di nuovo disordine territoriale, di inquinamento ambientale e di mire affaristiche attorno all'energia eolica.

I sottoscritti, premesso che:

1) innumerevoli Comuni della Sardegna sono presi d'assalto da veri e propri procacciatori d'affari, i quali propongono il rilascio di concessioni per la installazione di impianti a pale per la produzione di energia eolica dietro corrispettivo di tot a concessione per l'installazione nei terreni pubblici e di un canone annuo per contratti pluriennali per le installazioni nei terreni privati;

2) detta offensiva risulta svolgersi al di fuori di ogni e qualsiasi previsione programmata per la localizzazione ordinata di impianti di tal fatta;

3) i proponenti l' "affare" non risultano affatto essere né imprenditori né investitori ma meri intermediari che procederebbero alla successiva devoluzione dei contratti acquisti all'ENEL per il tramite di sue società controllate quale Enel Green Power;

4) le tecnologie proposte in Sardegna risultano essere quelle più obsolete (di oltre 50 anni fa) epperciò stesso più rumorose e moleste per l'ambiente circostante, fastidiose per le persone e per gli animali domestici e selvatici delle campagne circostanti; tuttociò mentre esistono in tutto il mondo, specie nei Paesi del nord Europa, impianti eolici a tecnologia avanzata, senza pale esterne, costituiti da cilindri che contengono all'interno le pale, in un sistema assiale che produce energia e, volendo, anche calore; con minimo ingombro ed abbattimento dei rumori;

5) diventa incombente il rischio che le montagne, le colline e le pianure della Sardegna possano divenire una immensa prateria popolata di mostri meccanici dove un poco di energia definita "pulita" sia pagata al carissimo prezzo di uno sconvolgimento ambientale assolutamente "sporco";

6) l' "affare" che investe negativamente il territorio della Sardegna si rappresenta tanto semplice quanto riprovevole: comprare concessioni pubbliche (senza regole e senza vincoli di impatto ambientale) per piazzarle, a prezzo maggiorato, prima ancora di avere realizzato alcun impianto, al gestore ENEL,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'ambiente per conoscere:

1) quali iniziative intenda assumere il Governo della Regione per regolare l'impianto di pale eoliche nel territorio dell'Isola;

2) quali indicazioni la Giunta regionale intende dare ai Comuni perché gli amministratori locali ed i cittadini siano compiutamente edotti sulle implicanze di ordine amministrativo, economico e ambientale delle relative concessioni o contratti che eventualmente siano loro richiesti in materia;

3) quale azione intenda svolgere la Giunta regionale nei confronti dell'ENEL e della società sua controllata Enel Green Power perché chiarisca in partenza quali siano i propri intendimenti, programmi di intervento e piani di investimento in materia di produzione di energia eolica nel territorio della Sardegna. (298)

INTERPELLANZA BALIA - IBBA - MASIA sulla situazione di grave crisi che ha investito lo stabilimento della Portovesme s.r.l. con conseguente richiesta di cassa integrazione per 400 lavoratori.

I sottoscritti,

premesso che la Portovesme s.r.l., una delle maggiori industrie del polo metallurgico del Sulcis, necessita per il suo ciclo produttivo di enormi quantità di energia elettrica non interrompibile, che la collocano al sesto posto tra i più grandi consumatori d'Italia;

considerato che il differenziale dei prezzi della energia elettrica tra l'Italia ed il resto dell'Unione Europea, in attesa che si producano pienamente gli effetti concorrenziali delle riforme del mercato elettrico, rendono non sopportabili i costi di approvvigionamento per le imprese energivore tra le quali si colloca la Portovesme s.r.l.;

rilevato che il Ministro delle attività produttive ha assunto formalmente l'impegno, nel corso di diversi incontri con il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'industria, di assegnare alla Portovesme s.r.l. una quota di energia a basso prezzo, in attesa che essa proceda alla realizzazione del progetto che prevede la costruzione di una propria centrale a carbone per la produzione di energia elettrica;

preso atto che in data 23 novembre 2002 la Portovesme s.r.l. ha annunciato l'avvio del procedimento per la messa in cassa integrazione straordinaria - per crisi aziendale determinata dagli intollerabili oneri d'acquisto dell'energia elettrica - di 400 lavoratori dello stabilimento di Portovesme;

evidenziato che gli impianti esistenti nello stabilimento sono interdipendenti e che il provvedimento di cassa integrazione potrebbe portare conseguentemente ad una chiusura di tutta l'azienda, con la perdita di circa 1.500 posti di lavoro;

verificato che, nella giornata di ieri, la Camera dei Deputati ha impegnato il Governo affinché garantisca per l'anno 2003, mediante gli opportuni indirizzi all'Autorità per l'energia ed il gas, la quota di energia necessaria per il fabbisogno della industria metallifera di Portovesme,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per conoscere quali urgenti atti abbiano assunto o intendano assumere per ottenere dal Governo l'immediata attuazione - ed esecutività - dei provvedimenti necessari a consentire alla Portovesme s.r.l. di ottenere al più presto l'energia elettrica a basso costo necessaria al suo fabbisogno, onde consentire la sospensione della messa in cassa integrazione per i 400 lavoratori e la possibile conseguente chiusura delle attività produttive dell'Azienda, con le prevedibili macroscopiche ripercussioni su un territorio che già vive situazioni di grave crisi economica ed occupazionale. (299)

INTERPELLANZASELIS - FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio, SECCI sulla grave omissione in merito alle richiesta di informazione sulla qualità delle acque per uso potabile provenienti dagli impianti di eduzione della miniera di Monteponi.

I sottoscritti, premesso che:

- in data 22 ottobre è stato richiesto al Presidente dell'IGEA che venissero date informazioni riguardanti:

a) studi e perizie relative all'impianto di eduzione delle acque della miniera di Monteponi con particolare riferimento ai problemi di equilibrio idrogeologico;

b) la qualità delle acque e la loro potabilità;

c) gli aspetti urbanistici e ambientali ( rispetto alle normative vigenti ) nonché tutti gli aspetti utili a valutare l'importanza e le prospettive dell'opera;

d) le aree di prelievo, le frequenze, i risultati delle analisi, i laboratori che le effettuano, le eventuali certificazioni, a norma delle direttive CEE, che escludano conseguenze di natura sanitaria e certifichino l'esatta percentuale di metalli pesanti ( cadmio, zinco, piombo, rame, manganese, ferro, argento, bario ) presenti e i tenori di arsenico, cianuro e antimonio;

NONOSTANTE il 18 novembre sia stata reiterata tale richiesta , alla data odierna non è pervenuta alcuna risposta nonostante il clamore e le preoccupazioni che il problema ha suscitato; il fatto merita una opportuna valutazione della Giunta e del Consiglio Regionale in quanto il Presidente dell'IGEA si è reso responsabile di una grave omissione nei confronti del Consiglio regionale stesso,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per conoscere:

- quali iniziative intenda assumere in merito alla grave omissione dell'Ing Ilio Salvadori e al fine di garantire il diritto di accesso dei Consiglieri Regionali ai documenti e informazioni delle Società regionali;

- quali atti si intendano compiere per fornire le informazioni richieste ai consiglieri regionali e ai cittadini sempre più preoccupati per la qualità dell'acqua. (300)

INTERPELLANZA DETTORI - BALIA - LAI - MANCA - MASIA - ORTU - PACIFICO - PINNA - SCANO sulla ristrutturazione dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna.

I sottoscritti,

PREMESSO che il Consiglio di amministrazione dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna, con la deliberazione n. 9.22 del 30 settembre 2002, ha approvato la nuova struttura organizzativa dell'ente;

RILEVATO CHE:

- tale nuova forma organizzativa prevede la istituzione di un numero rilevante di strutture complesse ad alto grado di retribuzione, oltre a innumerevoli unità operative, in specie se rapportato al totale complessivo dei dipendenti dell'ente;

- tale ristrutturazione comporterebbe la illogica attribuzione di incarichi di alta direzione e responsabilità, e conseguenti benefici economici, a titolari di uffici dotati di un numero limitatissimo di personale;

considerato che l'approvazione della nuova struttura appare finalizzata anche, ma non solo, a consentire un aumento considerevole dell'organico dell'Istituto a prescindere da una reale analisi dei bisogni;

RITENUTO, inoltre, che la definizione della nuova struttura non appare sorretta da criteri di efficienza ed efficacia nonché di oculata gestione delle risorse pubbliche,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e assistenza sociale e l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione per sapere se siano a conoscenza degli elementi richiamati in premessa e quali iniziative intendano assumere. (301)

INTERPELLANZA FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio, SECCI, SELIS sulla gravissima situazione che si é determinata alla "Portovesme srl".

I sottoscritti,

CONSIDERATA la gravissima situazione in cui versa il comparto industriale in Sardegna, colpito da una profonda crisi economica determinata anche dall'incapacità del governo regionale e di quello nazionale di individuare serie politiche di sviluppo;

CONSTATATO che in questa drammatica realtà si inserisce la gravissima situazione della Portovesme srl che con la chiusura dell'impianto elettrolitico dispone la messa in cassa integrazione di circa 400 unità lavorative;

CONSIDERATO che, come é stato rappresentato in una interrogazione senza risposta presentata dai sottoscritti nel settembre u.s., la crisi della società è da addebitare, oltre che ad un periodo di grave difficoltà dovuto alla negativa congiuntura internazionale, principalmente all'elevatissimo costo d'acquisto dell'energia elettrica, mediamente superiore del 40% rispetto a quello sostenuto dalle altre aziende europee e che tale differenziale dei prezzi rende non sopportabili i costi di approvvigionamento per le imprese energivore;

CONSIDERATO che la delibera dell'Autorità per l'Energia Elettrica del 22 novembre u.s., che fissa modalità e condizioni per l'assegnazione della capacità di trasporto per l'importazione di energia elettrica, determina una riserva di assegnazione prioritaria a favore di clienti che assumano l'onere della interrompibilità istantanea del carico;

CONSIDERATO che la medesima delibera non appresta significative priorità di assegnazione di capacità di transito alle imprese, pur energivore quali la Portovesme srl ( sesto tra i più grandi consumatori di energia del Paese ), che per la tecnologia del ciclo produttivo non sono assoggettabili a distacchi immediati del carico;

CONSTATATA l'inerzia della Giunta regionale e preso atto dei vaghi impegni assunti dal Ministero e dalla Giunta stessa;

CONSIDERATO il giusto allarme e la diffusa preoccupazione delle forze sociali e sindacali nel territorio pronte ad un duro confronto per la soluzione del problema;

PREOCCUPATI delle conseguenze che nel prossimo futuro potrebbero investire l'intera azienda con il conseguente coinvolgimento nella sospensione del lavoro di circa 1.500 persone,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per conoscere quali iniziative urgenti intenda porre in essere perché venga assicurata la quota di energia necessaria per il fabbisogno della industria metallifera Portovesme srl nelle more dell'ottenimento dell'autorizzazione e realizzazione del nuovo impianto di energia elettrica a carbone in autoproduzione. (302)

INTERROGAZIONE SELIS - FADDA - CUGINI - DETTORI - PINNA - PUSCEDDU - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI, con richiesta di risposta scritta, sul mancato utilizzo dello stanziamento 2001 previsto per l'edilizia scolastica.

I sottoscritti, premesso che:

- la legge di contabilità della Regione dispone che il bilancio pluriennale di previsione è elaborato in termini di competenza nel rispetto degli obiettivi, degli indirizzi, delle azioni e delle priorità indicati nel documento di programmazione economico-finanziaria e copre un periodo non inferiore ai tre anni;

- esso indica le risorse finanziarie che la regione prevede di acquisire e di impiegare in attuazione della vigente legislazione statale e regionale, della normativa comunitaria e sulla base della legge finanziaria regionale;

- il bilancio pluriennale non consente di anticipare le spese relative alle annualità successive a quelle di competenza giacché l'autorizzazione alla spesa avviene solo attraverso il bilancio annuale;

- lo stesso bilancio pluriennale ha comunque una funzione essenziale per una corretta programmazione e una accelerazione della spesa giacché gli stanziamenti degli anni successivi (anche se sono disponibili e utilizzabili quando vengono approvati col bilancio annuale) consentono di predisporre gli atti conoscitivi e di programmazione onde poter attuare gli interventi già il giorno successivo alla approvazione del bilancio;

- per quanto attiene i programmi relativi all'edilizia scolastica, il bilancio regionale stanziava 50 miliardi di vecchie lire per il 2001, 150 miliardi per il 2002, 77.469 miliardi per il 2003 e 25.823 mld per ogni anno fino al 2006 (artt. 5 e 2 della L.R. 6/2001 e art. 25, comma 13, della L.R. 7/2002);

- nella fattispecie si é trattato di un impegno importante, dettato dall'urgenza e dalla carenza del nostro sistema scolastico, evidenziato dalle istanze dei Comuni e delle Province della Sardegna, recepito e condiviso dall'intero Consiglio regionale, anche grazie all'impegno di tutto il centrosinistra:

- ad oggi non si é speso quasi nulla dello stanziamento 2001, mentre l'intero stanziamento del 2002 é immobilizzato nelle casse della Regione;

- si tratta di un ritardo gravissimo di cui occorre accertare cause e responsabilità, anche perché la Sardegna risulta essere l'ultima regione in Italia sulla messa in sicurezza delle scuole (16% del totale);

- la gravità di tale condizione è stata sottolineata di recente alla Commissione pubblica istruzione del Consiglio regionale, dagli Assessori competenti per materia delle quattro Province sarde che hanno declinato ogni responsabilità con il gesto clamoroso di consegna delle chiavi delle scuole al Direttore regionale del Ministero della pubblica istruzione;

- non sono accettabili giustificazioni sui ritardi nella costruzione dell'anagrafe scolastica che l'Amministrazione regionale avrebbe potuto e dovuto organizzare già lo scorso anno autonomamente, ovvero a prescindere da direttive nazionali;

- la Regione, le autorità scolastiche e gli enti locali coordinandosi dispongono di tutti gli elementi per definire un programma che avrebbe dovuto essere approvato già dallo scorso anno e attuato la spesa della quota annuale già all'indomani dell'approvazione del bilancio annuale avvenuto nel marzo del 2002,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per conoscere:

1) le cause e le responsabilità di questo gravissimo e incomprensibile ritardo;

2) l'ammontare della svalutazione dello stanziamento complessivo considerata l'accresciuta dinamica dell'inflazione;

3) quali provvedimenti intendano attuare per risarcire gli enti e le comunità locali del danno conseguente.

Inoltre, ai sensi dell'articolo 47 del Regolamento del Consiglio regionale, chiedono che l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport faccia pervenire un rapporto di verifica sull'attività del suo Assessorato, dando atto dello stato di attuazione delle leggi regionali di sua competenza e dei programmi finanziati con risorse ordinarie e straordinarie. (575)

INTERROGAZIONE CALLEDDA - MARROCU, con richiesta di risposta scritta, sui lavori nel canale di Porto Pino.

I sottoscritti,

PREMESSO che recentemente il Comune di Sant'Anna Arresi ha eseguito nel Canale di Porto Pino, con i mezzi della provincia di Cagliari, una serie di lavori a causa dei quali si sono determinati gravi danni all'arenile che rischiano, peraltro, di modificare il suo eco-sistema;

CONSTATATO che nella spiaggia di Porto Pino in questi ultimi anni a causa delle frequenti mareggiate che hanno causato spesso danni rilevanti sono stati effettuati diversi interventi di bonifica;

VERIFICATO come la Provincia di Cagliari e il Comune di Sant'Anna Arresi non abbiano predisposto un progetto organico di intervento finalizzato anche a garantire la salvaguardia e il mantenimento dell'equilibrio dell'eco-sistema dell'area interessata dai lavori;

EVIDENZIATO che le recenti mareggiate, riportando nel mare e, per circa cento metri, nell'arenile enormi quantità di pietre provenienti dai mucchi depositati tra il canale e la stessa spiaggia, hanno causato significativi danni all'arenile,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'ambiente per sapere:

1) se i lavori eseguiti nel canale siano stati realizzati con tutte le dovute precauzioni e nel rispetto dei criteri di tutela e salvaguardia ambientale dell'arenile sulcitano;

2) quali atti abbia assunto o intenda assumere per il ripristino ambientale della spiaggia di Porto Pino. (576)

INTERROGAZIONE LAI - SPISSU - MORITTU, con richiesta di risposta scritta, sulla ripartizione delle risorse del Fondo Unico a favore delle Università della Sardegna.

I sottoscritti, premesso che:

- i finanziamenti a favore delle due Università della Sardegna provengono dal cosiddetto Fondo Unico, istituito con legge regionale;

- la ripartizione delle risorse del Fondo avviene con provvedimento di una Commissione composta da rappresentanti della Giunta regionale e delle due Università isolane;

- per l'anno 2002 la Commissione di cui al punto precedente aveva già provveduto a definire il programma di ripartizione dei fondi;

sottolineato che, nonostante ciò, il Presidente della Regione e l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio hanno riconvocato la Commissione e proposto una nuova ripartizione dei fondi, che prevede la riduzione della disponibilità complessiva di 700 milioni di vecchie lire, da destinarsi alla sede di Tempio;

evidenziato che la motivazione della riduzione della disponibilità per le due Università sarde sembra essere stata l'impossibilità per l'Assessore della programmazione di recuperare in altro modo i fondi destinati con la legge finanziaria regionale 2002 per gli uffici dell'Università di Tempio;

rilevato che i Rettori dei due Atenei sardi hanno rifiutato, in quanto impropria e peraltro inapplicabile, la soluzione che scaturirebbe, in realtà, da una richiesta di un componente della stessa Giunta regionale espresso da quel territorio,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere:

1) se le notizie della ridefinizione del programma di ripartizione dei fondi per le Università di Cagliari e Sassari corrispondano al vero;

2) se non ritenga di dover urgentemente intervenire per ripristinare la dotazione del Fondo Unico in considerazione anche del fatto l'allungarsi dei tempi sta ostacolando l'attribuzione dei fondi ordinari alle Università sarde. (577)

MOZIONE PINNA - SPISSU - FADDA - SANNA Giacomo - BALIA - COGODI - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO sui danni causati al sistema ambientale del litorale del Poetto a seguito degli interventi di ripascimento dell'arenile.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che gli ulteriori gravissimi danni verificatisi nei giorni scorsi nel litorale del Poetto a seguito di una forte mareggiata sono stati aggravati dagli interventi di ripascimento eseguiti dalla Provincia di Cagliari;

EVIDENZIATO che i danni causati nel tratto di spiaggia sottoposta a ripascimento non si sono verificati nella restante fascia litoranea in quanto la "sabbia" scura utilizzata per il ripascimento non consente il normale deflusso dell'acqua a causa delle caratteristiche granulometriche del materiale inadeguato utilizzato che crea una barriera pressoché impermeabile;

RIMARCATO che sul medesimo argomento della presente mozione sono state presentate da diversi consiglieri regionali interrogazioni al Presidente della Regione e all'Assessore della difesa dell'ambiente senza ottenere nessuna risposta;

RILEVATO che alla Regione sarda sono attribuite tutte le competenze in materia di ripascimento delle spiagge litoranee emerse;

CONSIDERATO che per l'esecuzione degli interventi di ripascimento dell'arenile del Poetto la Regione sarda non ha ritenuto di richiedere all'ente appaltante la preventiva valutazione di impatto ambientale prevista per l'esecuzione di opere da realizzare su tutta la fascia costiera;

COSTATATO che nell'arenile del Poetto è stata immessa una sabbia di caratteristiche diverse da quella preesistente in contrasto con le specifiche tecniche previste nel capitolato di appalto relativamente alle caratteristiche mineralogiche, granulometriche e cromatiche della stessa sabbia;

SOTTOLINEATO che l'immissione nella spiaggia del Poetto di una sabbia di caratteristiche differenti da quelle della sabbia preesistente ha creato un danno ambientale e paesaggistico insostenibile e di rilevanti dimensioni al quale è indispensabile porre rimedio nel più breve tempo possibile;

RICORDATO che, nonostante fin dai primi interventi fossero evidenti i gravi danni che si stavano compiendo, come denunciato da molti consiglieri regionali e provinciali, da diverse associazioni ambientaliste e, più diffusamente, da numerosissimi cittadini e da tutti gli organi di informazione a livello regionale e nazionale, la Giunta regionale non ha ritenuto di intervenire per impedire che si compissero tali danni,

impegna la Giunta regionale

2) a verificare le cause e le responsabilità che hanno generato il grave danno ambientale, paesaggistico ed economico-sociale arrecato alla spiaggia del Poetto, valutando la possibilità di costituirsi parte civile nei confronti dei soggetti responsabili;

3) a riferire al Consiglio regionale entro novanta giorni sulle azioni compiute e sui rimedi che intende mettere in atto. (95)