Seduta n.100 del 06/07/2005
C SEDUTA
(Antimeridiana)
Martedi' 6 luglio 2005
Presidenza del Vicepresidente Paolo FADDA
indi
della Vicepresidente LOMBARDO
Indice
La seduta è aperta alle ore 10 e 03.
ORRU', Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 25 maggio 2005, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Gerolamo Licandro ha chiesto congedo per la seduta del 6 luglio 2005. Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
ORRU', Segretario:
"Interrogazione Sanciu, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di degrado dell'impianto di clorazione di Tempio-Pischinaccia (lotto di Pattada) e sull'inadeguatezza degli interventi di manutenzione". (242)
"Interrogazione Salis - Pacifico - Artizzu - Atzeri - Cappai - Contu - Fadda Paolo - Ibba - Marracini - Pisano - Porcu - Serra - Uras, con richiesta di risposta scritta, sulla metropolitana leggera di Cagliari. Attrezzaggio servizio metro sulla radiale Monserrato-Selargius-Settimo-Dolianova-Serdiana". (243)
"Interrogazione Manca, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità da parte del Presidente della Regione e dell'Assessore della difesa dell'ambiente di risolvere in modo definitivo la grave situazione di crisi in cui versa il consorzio SAR (Servizio Agrometeorologico Regionale) e di ripristinare in tempi rapidissimi i diritti fondamentali e legittimi dei lavoratori che in esso operano". (244)
"Interrogazione Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sul mancato inquadramento giuridico ed economico dei dipendenti delle ASL che hanno conseguito il titolo di operatore socio-sanitario". (245)
"Interrogazione Masia - Balia, con richiesta di risposta scritta, sui gravi danni causati dagli attacchi di lepidotteri defogliatori al patrimonio boschivo isolano, in particolare alle querce da sughero". (246)
"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sul mancato utilizzo dell'eliporto adiacente la nuova ala dell'Ospedale civile di Sassari". (247)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sul mancato miglioramento dell'offerta formativa". (248)
"Interrogazione Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla sospensione della tratta Olbia-Cagliari e viceversa da parte di Meridiana". (249)
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulle iniziative in favore degli anziani a seguito dell'emergenza per il grande caldo che ha particolarmente colpito il Sassarese". (250)
"Interrogazione Floris Vincenzo - Sanna Alberto - Pirisi - Marrocu, con richiesta di risposta scritta, sul blocco della distribuzione delle dosi di vaccino spento contro la blue-tongue da parte del Ministero della sanità". (251)
"Interrogazione Cherchi Silvio, con richiesta di risposta scritta, sul grave stato di abbandono e di degrado strutturale degli appartamenti dello IACP nella via Bacaredda a Cagliari". (252)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
ORRU', Segretario:
"Interpellanza Cherchi Oscar - Floris Mario sullo stato di attuazione del Piano di eradicazione con il quale la Regione Sardegna intende affrontare il problema della peste suina africana". (95)
"Interpellanza Atzeri sui rifiuti pesanti conferiti dalla Portovesme srl nella discarica di Genna e Luas". (96)
"Interpellanza Atzeri sul trentennale silenzio delle Soprintendenze intorno alla importantissima scoperta dei giganti di pietra di 'Monti Pranu'". (97)
"Interpellanza Capelli - Oppi - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Biancareddu - Randazzo - Amadu sulla delegittimazione dell'Osservatorio regionale per la cultura e la lingua sarda". (98)
"Interpellanza Diana sul potenziamento del sistema museale della Sardegna". (99)
"Interpellanza Cherchi Silvio - Sanna Francesco - Calledda - Lai sulla disparità di trattamento tra i pescatori siciliani e i pescatori sardi per l'utilizzo delle reti da posta". (100)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Per chiedere, se è possibile, una piccola sospensione dei lavori in attesa che arrivino i colleghi in Aula e si possa dare il via alla discussione.
PRESIDENTE. I lavori sono sospesi e riprenderanno alle ore 10 e 15.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 07, viene ripresa alle ore 10 e 15.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Onorevole Maninchedda, su che cosa intende parlare?
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Sull'ordine dei lavori, Presidente. Intervengo per chiederle una sospensione fino alle 11, se è possibile, per consentire ai colleghi di arrivare in Aula.
PRESIDENTE. Questo è il secondo rinvio. Sospendo la seduta sino alle ore 11.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 16, viene ripresa alle ore 11 e 04.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Per chiedere altri dieci minuti di sospensione e riprendere alle 11 e 15.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta sino alle ore 11 e 20.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 05, viene ripresa alle ore 11 e 20.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 114. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Uras, relatore.
URAS (R.C.), relatore. Signor Presidente, la legge oggi in discussione è una legge particolarmente attesa, perché costituisce uno dei passaggi fondamentali del processo di riorganizzazione complessiva del sistema idrico regionale, e segna, per la prima volta, il passaggio da una gestione di tipo pubblico, anche nella sua ragione giuridica, a una gestione che rimane sostanzialmente pubblica (viene trasferita la competenza del sistema delle autonomie locali) ma assume una ragione giuridica di tipo privatistico.
In questo passaggio non c'è solo un trasferimento di competenze, non c'è solo un mutamento di forme, ma c'è anche un trasferimento di personale, in modo particolare dall'Ente ESAF a ESAF S.p.A., a una società per azioni che ha reso, devo dire, abbastanza complesso anche dal punto di vista tecnico il procedimento e l'elaborazione del provvedimento. La materia che trattiamo riguarda un articolatissimo arcipelago di soggetti pubblici e privati che allo stato governano il sistema idrico regionale. Vi sono gestioni in economia, vi sono consorzi comunali allo scopo istituiti, vi sono società pubbliche municipalizzate, vi sono enti regionali, vi è un'articolazione ampia di situazioni giuridiche ed economiche che riguardano il personale che a ciascuno di questi soggetti è assegnato e che in ciascuno di questi soggetti ha negli anni operato. Vi è, quindi, un processo di trasferimento, ma vi è anche un processo di unificazione che passa attraverso la costituzione di un consorzio di questi soggetti e la costituzione definitiva di un soggetto gestore unico sottoposto alla vigilanza e all'indirizzo dell'autorità d'ambito. Quindi un provvedimento che in questo percorso normativo, iniziato già nella precedente legislatura e che in questa ha avuto un'accelerazione, costituisce un passo necessario, anche se non conclude la discussione sulla gestione del sistema idrico regionale e soprattutto sulla gestione di quel bene comune principale, che è l'acqua, che non è solo un diritto e una necessità di tutto il popolo, ma è un diritto e una necessità per tutte le attività economiche, da quelle industriali a quelle agricole e agli altri settori economici. Quindi un provvedimento delicato, tante sono state le iniziative anche sindacali, tanto è stato il lavoro svolto dalla Giunta per trovare punti di convergenza, e tanto è stato il lavoro fatto dalla Commissione, unitamente alla Giunta regionale, per trovare le soluzioni migliori ai diversi problemi che sono stati posti nel corso della discussione di questo provvedimento. Siamo partiti da situazioni notevolmente più difficili per approdare a una stesura complessiva del provvedimento che oggi appare decisamente più rispondente a quelle esigenze di tutela, di buona funzionalità che lo stesso provvedimento si propone di raggiungere. La Commissione ha considerato che la disciplina in esame si innesta nell'ambito di un percorso già consolidato, che appare necessario completare anche per le ragioni di natura finanziaria, di investimento forte che è necessario attivare per il miglioramento delle reti idriche, per il rinnovo delle condotte, per una gestione parsimoniosa, funzionale, efficace ed efficiente della risorsa, perché in Sardegna, terra anche di siccità, non si patisca più l'effetto drammatico della sua mancanza. Questa legge si pone il problema di creare le basi, i presupposti, attraverso il buon funzionamento del sistema di gestione e la partecipazione attiva degli operatori che in questi anni hanno maturato le esperienze lavorative, tecniche, per garantire a tutti, al minor costo possibile, l'accesso alla risorsa idrica. Sarà competenza di altri provvedimenti stabilire tariffe differenziate per le diverse fasce sociali, per garantire anche alle classi più disagiate l'accesso a questa risorsa. L'articolato, dicevo, si inserisce nel quadro della riforma definita dalla legge Galli, già avviata in Sardegna nel 1997 con la legge numero 29 (che ha rinviato ad apposita successiva legge la disciplina del trasferimento del personale che oggi noi trattiamo in questo provvedimento) delle amministrazioni comunali, delle aziende speciali, degli altri soggetti pubblici adibiti ai servizi idrici al nuovo soggetto gestore unico del servizio idrico integrato regionale. La Commissione ha sentito, nel corso dei suoi lavori, tutte le organizzazioni sindacali, ha sentito anche i soggetti istituzionali più direttamente interessati a questo provvedimento, e si è posta il problema di rafforzare le garanzie a favore del personale, sia esso quello di provenienza ESAF, sia esso quello di provenienza dalle amministrazioni comunali, dalle aziende speciali e dagli altri soggetti pubblici. Per il personale trasferito all'ESAF S.p.A., e quindi al soggetto gestore affidatario del servizio integrato, resta fermo in legge l'impegno sull'applicazione del contratto collettivo di maggior favore delle aziende pubbliche di riferimento, e nella relazione del proponente, cioè della Giunta regionale, c'è stata anche un'indicazione chiara in questo senso, effettuata sulla base di comparazioni tra i diversi contratti di settore, che fa riferimento al contratto sottoscritto dalle organizzazioni sindacali e da "Federambiente". Con questo sistema si evita che questo trasferimento passi attraverso una riduzione dei diritti, delle prerogative, delle condizioni favorevoli di stato giuridico ed economico che il personale tutto oggi ha garantito. E' stata prevista la conservazione per legge del trattamento previdenziale integrativo, fino alla data di collocazione in quiescenza, quindi il personale che ha già maturato una posizione specifica anche per quanto riguarda la previdenza integrativa da questo punto di vista sarà totalmente tutelato, anche in ragione dei necessari risparmi e dei non immediati esborsi che comunque lo stesso ESAF, e quindi l'Amministrazione regionale, avrebbe dovuto operare qualora si fosse proceduto in modo alternativo a quanto invece deciso nell'ambito del provvedimento proposto. Per gli altri aspetti è rimasta la previsione di un accordo quadro per introdurre una specifica disciplina a salvaguardia degli istituti normativi ed economici previsti nel contratto collettivo regionale che risultino più favorevoli rispetto al contratto collettivo di settore, che va comunque individuato e applicato al personale da parte dell'azienda o degli eventuali gestori subentranti sulla base di percorsi contrattuali definiti con le parti sociali. La possibilità di ingresso nei ruoli delle amministrazioni degli enti, compresi l'ARPAS e l'Ente Foreste, in un arco temporale limitato per le figure professionali ritenute compatibili con le vacanze in organico è stata disciplinata in modo da meglio individuare, con questo riferimento, i criteri di valutazione che la Giunta dovrà stabilire per tutti coloro che vorranno optare per la permanenza nell'ambito pubblico-regionale. E' stato ampliato il novero del personale escluso dal trasferimento, e da inquadrare di conseguenza immediatamente nei ruoli dell'amministrazione o degli enti regionali, portando al 30 giugno la data utile entro la quale deve maturare - per essere ammesso a tale inquadramento - il diritto al trattamento di quiescienza. E' stata lasciata aperta, sopprimendo il termine di otto anni inizialmente previsto, la possibilità di assorbimento nei ruoli regionali degli enti del personale eventualmente dichiarato in esubero per qualunque motivo dai soggetti gestori, ivi compreso quello relativo a piani di ristrutturazione aziendale o di qualunque altra natura di intervento organizzativo dell'ente gestore a cui verrà affidato il servizio idrico regionale. Punto chiave della disciplina resta, come è evidente, l'accordo quadro che la società per azioni potrà e dovrà definire con le organizzazioni sindacali. In quella sede le parti potranno adottare, anche con formule transitorie e con riconoscimenti "a esaurimento", le integrazioni del contratto collettivo di lavoro ritenute più adeguate alla salvaguardia del trattamento più favorevole per il personale, dal punto di vista giuridico ed economico, e realizzare il passaggio dei dipendenti dal sistema pubblico al regime gestorio privato. Attraverso la combinazione di garanzie in legge e di rinvii obbligati alla contrattazione la Commissione, che ha lavorato in questo senso con grande intesa con la Giunta regionale, ma dico anche con una grande sensibilità dimostrata da parte della minoranza che si è astenuta sul provvedimento, ritiene di avere individuato un procedimento per quanto possibile garantito, rispetto al riordino dovuto del sistema. Si tratta di intervenire per la prima volta in Sardegna, dall'autonomia ad oggi, a normare la privatizzazione del rapporto di lavoro cambiando soggetto, da soggetto pubblico a soggetto con natura giuridica privatistica. Il percorso normativo, di cui questo provvedimento è un segmento, mira ad assicurare la migliore gestione di un bene essenziale come l'acqua per preservarlo e valorizzarlo dal punto di vista quantitativo e qualitativo e renderlo accessibile a tutti, a costi sostenibili, in particolare per le fasce economicamente più disagiate della popolazione. Tale percorso normativo, lo dico qua, in questa relazione, necessita di una verifica di efficacia attraverso un monitoraggio permanente da parte della amministrazione regionale, perché, come ben sappiamo, provvedimenti di questa natura hanno bisogno di essere verificati nel campo per la loro capacità di raggiungimento dell'obiettivo. Quando cioè i problemi affiorano bisogna trovare soluzioni gestorie con tempestività e puntualità, bisogna tener conto della grande difficoltà che c'è oggi, anche in ragione delle risorse finanziare disponibili, a governare una complessa macchina organizzativa e una dimensione di risorse umane impegnate che è tra le più imponenti del sistema pubblico regionale. Sono interessati a questa normativa alcune migliaia di lavoratori che hanno contratti di lavoro di ogni tipo, da quello dell'amministrazione regionale degli enti, a quello delle società municipalizzate, a quello dei consorzi, a quello delle aziende speciali e così via; contratti di natura privatistica e contratti di diritto pubblico, rapporti di lavoro a tempo pieno e a tempo parziale, rapporti di lavoro a tempo determinato e a tempo indeterminato, situazioni l'una diversa dall'altra, tutte degne di tutela, e in questo senso la Commissione nel suo complesso si è posta il problema. C'è stata una partecipazione attiva dei commissari ai diversi appuntamenti istituzionali e non, avuti con i lavoratori e con le organizzazioni sindacali che li hanno rappresentati. E' stato un lavoro difficile, un lavoro complesso, si arriva tutto sommato a questo appuntamento con un consenso o comunque con un rispettoso assenso dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. Non si arriva quindi in una condizione di conflitto, il conflitto l'abbiamo gestito con grande sensibilità, lo ha gestito la Giunta, lo hanno gestito i commissari, lo ha gestito il Consiglio regionale, diversi Capigruppo di quest'Aula di maggioranza e di minoranza. Vi è stato un impegno complessivo che, secondo me, traduce in risultato positivo l'elaborazione del provvedimento legislativo. Un risultato di tutti perché su queste materie tutti ci confrontiamo e tutti sappiamo che abbiamo il dovere di esercitare il massimo della sensibilità politica, dell'attenzione culturale. Un provvedimento, dal punto di vista tecnico, abbastanza semplice, chiaro; si sviluppa in pochi articoli, tratta situazioni a regime, tratta situazioni transitorie, ed è suscettibile, anche in queste ore, di accogliere alcune modifiche che sono state richieste dai lavoratori e dalle loro organizzazioni e che sono state raccolte dai Capigruppo di maggioranza e di minoranza e dalla Commissione. Ora queste modifiche sono in fase di definitiva elaborazione in funzione del raggiungimento del miglior risultato possibile. Il disegno di legge è formato, dicevo, da pochi articoli. L'articolo 1 disciplina il trasferimento del personale degli enti locali, dei consorzi, delle aziende speciali e degli altri enti pubblici operanti in via esclusiva nei servizi idrici del territorio regionale con le garanzie previste dalla legge 36 in materia di trattamento giuridico, economico e previdenziale. L'articolo 2 introduce una puntuale disciplina del trasferimento del personale dell'Esaf. L'articolo 3 invece articola il proprio intervento sulle garanzie a favore del personale che potrà risultare in esubero. L'articolo 4 è una norma finanziaria semplice che trasferisce costi e risorse senza un incremento significativo di spesa; un risultato di cui il Consiglio e la Commissione dovrebbero essere e saranno, io credo, giustamente fieri.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, questo disegno di legge approda in Aula dopo una elaborazione anche temporalmente lunga e arriva adesso all'esame dell'Aula direi sicuramente e decisamente migliorato nel suo contenuto grazie al confronto politico instauratosi in Commissione, quindi nelle sedi istituzionali, ma anche al confronto tra i Gruppi di maggioranza e di opposizione e le organizzazioni sindacali che hanno seguito questo iter legislativo con grande attenzione e con una mobilitazione dei lavoratori in alcune occasioni direi massiccia e anche rumorosa.
Manifestazioni, contributi, confronti che hanno oggettivamente messo in evidenza alcune questioni che sono sicuramente di grande rilevanza e che riguardano sia difesa del proprio lavoro, della dignità del proprio lavoro, della professionalità maturata in questi anni e della prospettiva di un'occupazione lavorativa corrispondente ai desideri legittimi, giustissimi di tutti i lavoratori, sia la questione del trasferimento dei dipendenti di tutti i soggetti gestori dei servizi idrici integrati, sia quello regionale gestito dall'Esaf (che ha in tutti questi anni accumulato una professionalità e ha effettivamente reso un servizio importantissimo per la Sardegna in condizioni obiettivamente non facili) sia quello dei diversi Enti, comunali o consorzi o comunque collegabili alle autonomie locali, che hanno gestito il servizio idrico non attraverso l'ente strumentale della Regione.
Si tratta di un servizio particolarmente complesso per la diversità dei soggetti e per le implicazioni di natura anche contrattuale, di lavoro, insite nell'obbligo, che sia la legge nazionale sia la legge regionale impongono al Consiglio regionale, di procedere rapidamente alla costituzione di un soggetto gestore unico. Vi sono diversità di trattamento dei lavoratori, quindi regimi giuridici, contrattuali differenti, situazioni soggettive che in qualche modo risentono del fatto che questo processo, essendosi realizzato nel tempo per tappe successive, ha generato situazioni diverse nell'ambito dei diversi enti.
Ci sono aspettative di varia natura, tutte ovviamente legittime, ma naturalmente tutte da inquadrare in un processo che deve poi portare all'unificazione della gestione e del trattamento giuridico ed economico dei lavoratori. E credo che debba essere ripetutamente sottolineato che sono proprio queste aspettative il fattore determinante dell'attuazione della riforma. Attuazione che si presenta, peraltro, particolarmente problematica, anche per le modalità dettate dalle leggi esistenti, che non sono ancora perfettamente assestate perché sia sulla legge Galli, sia sulla normativa di recepimento regionale molti dubbi sono stati espressi, molte perplessità sono emerse soprattutto nella fase di attuazione del processo. Molte difficoltà sono emerse anche in altre regioni d'Italia e non solo d'Italia per quanto riguarda l'attuazione del processo che viene definito di privatizzazione della gestione del servizio idrico. Si tratta, infatti, di un processo che pone grandissimi problemi proprio perché riguarda il trasferimento alla sfera privata della gestione di un bene, l'acqua, che è evidentemente - ed è incontestabile da parte di chiunque - un bene pubblico essenziale per la vita, per il benessere e per il progresso economico dei cittadini.
Non è da escludere che il processo legislativo avviato dalla legge Galli possa essere anche modificato; e noi ci stiamo pertanto muovendo in un ambito di fatto soggetto a possibili modifiche, alcune delle quali, peraltro, auspicabili da più parti, proprio in considerazione del fatto che un modello di privatizzazione che non tenesse conto dell'importanza, dell'indispensabilità del bene primario della risorsa idrica, porrebbe dei problemi oggettivi segnalati da tutte le parti politiche. Però attualmente ci stiamo tutti muovendo nell'ambito di un quadro normativo che è quello vigente, e di questo dobbiamo tenere conto. Nell'ambito di questo quadro normativo la questione del personale da trasferire progressivamente al soggetto gestore unico deve essere affrontato tenendo conto delle due questioni che ho citato, quindi, da una parte, salvaguardia, rispetto, valorizzazione della professionalità, della dignità dei lavoratori e dall'altra unificazione nel rispetto di tutti i diritti soggettivi e interessi legittimi maturati.
Detto questo, non possiamo non segnalare che rispetto al testo originario predisposto dalla Giunta, il miglioramento è evidente, è rilevantissimo. Il testo della Giunta era inaccettabile; era davvero inaccettabile perché assumeva un atteggiamento nei confronti dei lavoratori che non teneva alcun conto di elementari esigenze. Chiunque abbia la pazienza di leggersi attentamente il testo del proponente, cioè della Giunta, e il testo esitato dalla Commissione, non può non notare alcune correzioni importantissime apportate da quest'ultima per mettere una pezza, per correggere un'impostazione che presentava in alcune previsioni, in alcune disposizioni, aspetti addirittura aberranti. In particolare una cosa fondamentale da sottolineare che per il personale dell'Esaf, in particolare, è stata in qualche modo riconosciuta una sorta di punto di approdo capace di offrire in ogni caso, qualunque sia l'esito del processo di riforma, una certa sicurezza riguardo alla propria posizione di lavoro. Attualmente, infatti, i dipendenti pubblici che vengono trasferiti presso un soggetto privato hanno il diritto, così come è previsto nell'articolo 3, di rientrare nei ruoli regionali nell'ipotesi in cui si presentassero, all'interno del soggetto unico, degli esuberi, e quindi la necessità di licenziamenti. E' stato soppresso cioè il limite degli otto anni entro cui poteva valere questo sistema di garanzia; oggi l'articolo 3 prevede che in qualunque momento e qualunque difficoltà emergesse nel soggetto gestore i dipendenti trasferiti possono essere riassorbiti nei ruoli della Regione. Questa mi sembra una garanzia fondamentale che consente di affrontare anche il resto dei problemi sicuramente con una maggiore serenità. Resto dei problemi che, in parte, è stato affrontato.
Ricordo che è stata eliminata quella dicitura veramente incredibile, che prevedeva che la domanda per il possibile assorbimento nei ruoli regionali dovesse essere decisa dall'insindacabile giudizio della Giunta. Questo aspetto è stato corretto, è stato previsto anche un termine un po' più congruo per poter esprimere quest'opzione; anche su questo, quindi, dei passi in avanti sono stati compiuti. Mi sembra comunque che ancora alcuni punti, pur corretti, non siano sufficientemente chiari e credo che ci sia ancora la possibilità di migliorare ulteriormente il testo. Noi accogliamo le osservazioni del collega Uras come un contributo interessante e importante che potrebbe effettivamente contribuire a correggere alcuni aspetti; ci sono alcuni aspetti dell'articolo 1 e dell'articolo 2 che possono essere effettivamente modificati, soprattutto in relazione alla natura del rapporto giuridico e ai tempi entro i quali attuare il trasferimento al soggetto unico gestore.
Non vado oltre perché spero che la riflessione, che evidentemente è in atto anche all'interno della maggioranza, possa portare qualche buon risultato. L'opposizione ha nel frattempo presentato degli emendamenti che sono all'attenzione di tutti già da qualche tempo; noi speriamo che questo testo possa effettivamente essere esitato da tutto il Consiglio regionale con una più ampia possibile considerazione degli interessi e dei diritti maturati, in modo tale che la riforma del servizio idrico integrato possa effettivamente nascere su basi ragionevoli. E per basi ragionevoli si intendono non soltanto gli assetti gestionali, gli assetti finanziari, ma anche le preoccupazioni che sia in Regione, sia nell'ambito delle autonomie locali, sono state affacciate in questi mesi riguardo al futuro e alla solidità del nuovo soggetto, che poi si rifletteranno sulla qualità del servizio e anche sul costo, che rappresenta un aspetto importantissimo per tutti i sardi che forse oggi non vedono in questo disegno di legge qualcosa di interessante per loro, ma che potrebbero domani scoprire i riflessi altamente negativi che questo processo riformatore potrebbe determinare.
Il costo dell'acqua è un argomento su cui davvero non si può scherzare; credo che su questo punto, cioè sul costo e sulla qualità del servizio, sia fondamentale seguire con grande attenzione questo complesso iter legislativo e amministrativo magari con un confronto serio e aperto da parte di tutte le forze politiche.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Cuccu. Ne ha facoltà.
CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, questo disegno di legge disciplina forme e modalità per il trasferimento di personale in servizio presso amministrazioni comunali, consorzi, aziende speciali e altri enti pubblici, società di capitali con partecipazione di enti locali ed in particolar modo dell'Esaf, società ed enti che gestivano singolarmente il servizio idrico integrato e che dovranno gestire oggi assieme il servizio idrico integrato, cioè tutto quell'insieme di servizi pubblici di captazione, adduzione, distribuzione dell'acqua per usi civili, fognature e depurazione. Si giunge, con questo disegno di legge, alla regolamentazione di un momento istituzionale molto delicato che è quello del passaggio dei lavoratori e delle aziende dagli enti che gestivano le parti del servizio idrico integrato al nuovo gestore, così come viene descritto e prescritto dalla "legge Galli". Questo oggettivamente pone particolari e notevoli problemi. Questo passaggio si effettua, e non posso non osservarlo, con notevole ritardo. Se si fosse intervenuti prima si sarebbe evitato che parecchi lavoratori, specie quelli dell'Esaf, nel momento di avvio della nuova gestione, operassero in mancanza di un quadro normativo di riferimento. Affrontiamo pertanto questo argomento con notevole ritardo ed anche a latere di un enorme processo che investe la nostra Regione, il nostro Paese, l'Europa e il Mondo intero. E' un processo che per molti versi è sottaciuto, che non è al centro dell'attenzione dei mass media, ma è una vicenda per cui ormai nel mondo il controllo dell'acqua, il processo della privatizzazione dell'acqua, sposta risorse che sono equivalenti a circa il 60 per cento di quelle che sposta il petrolio. Quando noi parliamo di acqua, di questi tempi parliamo del controllo della risorsa fondamentale dell'umanità, parliamo del processo di privatizzazione che è in corso e che, in applicazione della legge Galli, coinvolge anche la nostra Regione. La preoccupazione forte è che se questo processo non viene governato dalla politica possa produrre come effetto immediato un aumento medio della bolletta dell'acqua. Io anche da sindaco mi chiedo che fine faranno le tariffe differenziate che traggono la loro ragione da motivi di ordine sociale. Allo stesso tempo mi sento di poter affermare che il tessuto economico e sociale della nostra Regione non può sopportare incrementi tariffari indiscriminati. La politica pertanto deve intervenire per evitare che il processo di privatizzazione dell'acqua potabile faccia diventare la stessa un bene di consumo e non faccia venir meno la garanzia che la gestione di questa risorsa segua e rispetti i criteri di qualità e risparmio. Non si deve lasciare prevalere la logica del massimo profitto industriale che raramente coincide con il rispetto del diritto all'acqua. Allora credo che, mentre approviamo un atto fondamentale come questo che abbiamo oggi all'ordine del giorno, del processo di gestione della risorsa idrica, abbiamo la necessità e l'urgenza, come Consiglio regionale, di capire che cosa sta succedendo nella nostra Regione nella gestione di un patrimonio fondamentale come l'acqua. Questi però sono argomenti che potranno essere oggetto di attenzione nel prossimo futuro, quando è auspicabile che si rimetta mano alla disciplina della gestione del servizio idrico integrato nel suo complesso. Io da questo punto di vista ho le mie idee rispetto alla gestione del servizio idrico, credo che quello che è stato messo in campo negli anni passati, a partire dalla legge Galli, avesse un obiettivo: rendere economicamente efficace la gestione di questo servizio. Siccome però la gestione del servizio idrico non è volta alla produzione di beni ma costituisce un'attività strategica, è necessario che con questa legge si faccia una cosa molto semplice, si mettano in campo strumenti di tutela che in positivo permettano di gestire bene questo passaggio e in negativo impediscano che le condizioni di economicità si costruiscano tramite la precarizzazione o l'espulsione di forza lavoro dal circolo idrico integrato. Se deve esserci economicità nella nuova gestione non potrà esserci alla luce di questa legge tagliando in maniera indiscriminata o precarizzando le forme di lavoro e la tutela dei lavoratori. Dovrà esserci e potrà esserci economicità solo se si sarà in grado di essere più efficaci sotto il profilo gestionale. Questa deve essere la logica ispiratrice. La logica è quella, a fronte dell'avvio del processo che è stato descritto nei vari interventi, nella relazione introduttiva e nell'intervento anche dell'onorevole La Spisa, di mettere in campo con questa legge delle norme di garanzia che tutelino il personale precedentemente addetto al servizio idrico nella fase di passaggio alla nuova gestione tenendo conto che interveniamo con un certo ritardo rispetto ai processi in atto e in una situazione diversificata. Quindi dentro principi generali e comuni a tutto il disegno di legge è necessario inserire e mettere in campo meccanismi tecnicamente efficaci nelle distinte situazioni che il variegato panorama del servizio idrico ci presenta. Va garantita altresì la tutela delle professionalità e dei lavoratori che fino ad oggi hanno lavorato nei servizi a carico, o delle municipalizzate, o dei comuni direttamente, o delle aziende private o della stessa Esaf. Per concludere penso che su questo disegno di legge la Commissione e le organizzazioni sindacali, che di questo dibattito sono state protagoniste, abbiano fatto un buon lavoro, stante anche l'oggettiva difficoltà di ricondurre ad un quadro unitario situazioni contrattuali e giuridiche differenti. Abbiamo di fronte situazioni contrattuali che provengono dal sistema degli enti locali, contratti federgasacqua, federambiente, contratti regionali, non è facile mettere assieme situazioni anche giuridiche completamente differenti. Nonostante tutto la Commissione, insieme alle organizzazioni sindacali, ha svolto un buon lavoro che necessita solo di alcuni aggiustamenti per lo più di natura esplicativa, alcuni aggiustamenti che sono necessari nella prima parte dell'articolo 1, dell'articolo 2 e anche (ma si tratta di modifiche meramente terminologiche) sull'articolo 3; aggiustamenti tendenti a garantire e salvaguardare tutti i lavoratori del comparto attraverso la garanzia della continuità occupazionale e dei diritti e delle prerogative contrattuali che sono state acquisite negli anni.
PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il consigliere Cherchi Oscar. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è sinceramente con particolare emozione che intervengo su questo argomento. In quest'Aula siamo abituati ad affrontare delle problematiche importanti per la nostra Isola, le trattiamo tutte con il medesimo impegno e con la volontà di trovare sempre la migliore soluzione. Oggi però sinceramente ci troviamo di fronte ad una questione delicatissima: è in ballo non un mero cambiamento tecnico, quindi un problema politico come quello che abbiamo affrontato ieri sera all'interno di quest'Aula, ma un problema più complesso, una pura e semplice trasformazione di un Ente pubblico in una società privata, questa è la realtà dei fatti. Oggi è tra l'altro in gioco, e questo è stato ben evidenziato dalle relazioni dei colleghi che mi hanno preceduto, il futuro di lavoratori, di padri di famiglia che rischiano di veder sfumare anni ed anni di sacrificio e duro lavoro. In questo caso non si può scherzare, questa è la realtà dei fatti. Stiamo parlando di circa 700 persone che ruotano intorno al mondo del nuovo servizio idrico della Sardegna, di uomini che dall'oggi al domani corrono il pericolo di trovarsi per strada; su di loro pende quindi la minacciosa spada di Damocle della nuova legge che voi oggi ci proponete e che proponete a quest'Aula parlamentare. Certo, forse è una considerazione un po' troppo forte, sinceramente anche un pochino esagerata, ma che si rende necessaria per poter rendere chiara la reale situazione che si sta proponendo a quest'Aula parlamentare. Io ritengo, cioè, che il testo proposto dalla Commissione, quindi tutti gli emendamenti che propone la Commissione, abbiano ancora necessità di un approfondimento. E' una legge riformista, questo è abbastanza chiaro, una legge riformista quanto si vuole, ma onestamente io la ritengo inesorabilmente cieca.
E' vero, come si può leggere nel testo della vostra proposta, che il percorso normativa mira ad assicurare la migliore gestione di un bene (che poi non è altro che la riforma del servizio idrico integrato) essenziale come l'acqua, preservandolo e valorizzandolo dal punto di vista quantitativo e qualitativo. Intendete rendere l'acqua accessibile a tutti, in particolare alle fasce economicamente più disagiate dell'intera popolazione; e questo è pacifico e anche condivisibile. Poi però cadete in contraddizione presentando un disegno di legge che finisce per penalizzare i settori più deboli e in seguito spiegherò il perché. Questo disegno sulla trasformazione dell'Esaf in Esaf società per azioni si dimostra insensibile alle esigenze del personale, non è affatto lungimirante e rischia di sacrificare sull'altare di un liberismo eccessivo, e quindi discutibile, il domani di centinaia di dipendenti. Ci accingiamo ad esaminare una proposta che, così come è, non può reggere e non offre garanzie per il futuro, anzi addirittura insinua una serie di preoccupanti dubbi. Sembra di assistere ad un deja vu; abbiamo più di una volta sentito e assistito all'interno di quest'Aula allo stesso identico modo di agire di questa Giunta. Un'altra proposta nata in questo caso dalla maggioranza, un'altra proposta nata quindi da una cerchia ristretta di amministratori il cui fine ultimo sembra quello di dover risanare tutto nel più breve tempo possibile. La parola "risanare" va anche rivista e sottolineata, per definire meglio che cosa si intenda realmente con questo termine e che cosa si propone quando si va a risanare. L'abbiamo visto con la formazione professionale tempo fa, con la "legge salvacoste", tanto per citare solo alcuni esempi di un elenco purtroppo lungo. Ieri abbiamo assistito alla "soluzione" dei problemi dell'agricoltura con la sostituzione di un Assessore che mal ha lavorato (o che per lo meno non si era dimostrato idoneo all'incarico assegnatogli) con un altro tecnico che il presidente Soru ha ritenuto più idoneo per risolvere i problemi della nostra agricoltura. Ma fino ad oggi problemi risolti realmente non ce ne sono e non ne vediamo. Cari colleghi, non credo sia questa la strada più efficace per far crescere la nostra Isola; ancora una volta si scorge un grave errore di fondo dietro la vostra scelta politica. Per l'ennesima volta vi manca il confronto della concertazione, avvenuto solo ed esclusivamente dopo la ribellione dei dipendenti e quindi la richiesta dei sindacati che hanno sollevato il problema. Per l'ennesima volta vi manca, il sostegno di un confronto aperto e schietto con le parti sociali direttamente interessate al problema. E qui è chiaro ed è ben visibile il problema della legge finanziaria. Noi tra l'altro, con il presidente Floris, abbiamo presentato una proposta di legge che mira a chiarire e a far capire come deve essere realmente strutturata una legge finanziaria, e quindi come deve essere il reale sistema contabile della nostra Regione: ci deve essere un'unica norma, senza tutte quelle parti intruse che sono state inserite anche nell'ultima finanziaria per accelerare il conseguimento dei vostri obiettivi. Il metodo sin qui seguito, che non prevede alcuna concertazione e confronto, porta infatti quest'Aula a dover esaminare delle vere e proprie leggi (le norme intruse) senza un'adeguata istruttoria. Sarebbe stato invece molto più semplice - questo l'abbiamo sostenuto anche durante l'esame della stessa legge finanziaria - presentare singole proposte di legge che, seguendo il normale iter venissero esaminate dalle Commissioni con un dibattito e un confronto aperto anche alle parti sociali. Non si può giocare sulla testa degli altri senza pensare alle vittime che certe decisioni lasciano dietro. Non mi riferisco al personale dell'Esaf che passerà all'Esaf S.p.A. che comunque, nonostante sia necessario apportare ancora qualche piccola correzione, vede sostanzialmente risolto il problema, mi riferisco, invece, a chi ruota intorno a questo nuovo servizio idrico integrato, a chi ha lavorato per anni, per oltre quindici anni per il servizio idrico della nostra Sardegna e che oggi si trova completamente spaesato e non sa quale potrà essere il suo futuro. Ritorno comunque al problema iniziale, cioè quello di non utilizzare lo stesso sistema dello struzzo il quale, pur essendo alto, visibile da lontano, slanciato, nasconde la testa sotto la sabbia convinto che gli altri non lo possano vedere. Non è così, sono trascorsi dodici mesi dall'insediamento di questa Amministrazione e, come è stato detto più volte, il praticantato oramai è terminato ed è giunto il momento di mettersi davvero a governare. Amministrare significa scegliere in modo oculato. Certo, a questa Giunta, io l'ho detto tante volte, non si potrà rimproverare che le sia mancato il coraggio di assumere delle decisioni particolari, talvolta anche impopolari, ma questo non è sufficiente, non basta puntare soltanto sul risanamento, una sforbiciatina un po' qua e una un po' la per pensare di aver bene amministrato. L'audacia chiaramente non vi manca, questo l'ho ripetuto più volte e ve ne devo dare veramente atto, ma da sola non porta lontano. Non siamo in gara, non stiamo partecipando ad una prova di potenzaa muscolare con l'altra parte politica o, peggio ancora, con le parti sociali. Per sentito dire ricordo che chi oggi siede e ricopre la carica di Assessore nella passata legislatura era uno dei fervidi combattenti di quest'Aula contro una maggioranza ritenuta inadeguata e incapace. Oggi gli Assessori rimangono in silenzio, non si sentono più, non si sentono sulle emittenti locali, non rilasciano interviste ai giornali, spero che il silenzio sia dovuto alla necessità di risparmiare le forze per lavorare e per produrre. Sono convinto però, come ha sottolineato ieri un collega, che sicuramente in momenti diversi una opposizione si sarebbe comportata in modo completamente diverso, ribaltando o probabilmente non lasciando i banchi di quest'Aula sani ed integri come voi oggi li vedete, considerato tutto quello che si sta portando e tutto quello che viene proposto all'interno di quest'Aula. Abbiamo una grandissima responsabilità nei confronti della gente e della nostra terra, e per far bene abbiamo necessità di mettere a punto un gioco di squadra e lavorare per quanto possibile uniti, ma tutto questo è difficile da digerire e, probabilmente, molto difficile da portare avanti. Non è concepibile che venga proposto un disegno di legge come questo senza tenere conto di posizioni diverse dalla vostre. Non è ammissibile pensare di privatizzare un ente, tra l'altro di così vitale importanza, visto che stiamo parlando della gestione di uno dei beni più preziosi per la nostra terra, senza riuscire a tutelare in modo equo i lavoratori; tutte persone che nel corso degli anni, come ho detto prima, hanno collezionato esperienza, capacità e professionalità. Ancora più sconcertante è che a pagare, a rischiare maggiormente siano le parti più deboli, quella fascia di lavoratori precari di cui nessuno di voi sembra essersi ricordato. Qualcuno li ha definiti figli di un Dio minore, penalizzati ancora più degli altri, anche perché si tratta di persone che nel corso degli anni non hanno avuto la fortuna di ottenere un'assunzione a tempo indeterminato e adesso costituiscono il fanalino di coda. Si trovano nella stessa barca, in un mare di insidiosi dubbi, sia il personale delle ditte che eseguivano gli appalti per conto dell'Esaf, sia i così detti "novantini", ossia quei lavoratori che venivano assunti sistematicamente con contratti a termine di novanta giorni.
A queste persone, onorevole Assessore, che cosa dobbiamo dire? Dobbiamo dire: grazie e buona fortuna? E' inaudito non fornire risposte certe e precise, è inaudito addirittura non assicurare garanzie a quei dipendenti a tempo determinato che da anni sono presenti in tutti i servizi di gestione e in quelli tecnico - amministrativi con mansioni di archivisti, contabili, idraulici, elettricisti, magazzinieri e chi più ne ha più ne metta. Le vostre indecisioni e i vostri superficiali temporeggiamenti non possono ricadere sui lavoratori. E' vero che c'è stato un intervento da parte dell'Assessore, è vero che c'è stato un incontro e addirittura una decisione di assumere per un anno - quindi a tempo determinato - all'interno dell'Esaf S.p.A. quei lavoratori delle ditte esterne, quindi private, che sono stati considerati in esubero dalle stesse ditte (e questo va a merito dello stesso Assessore) però dopo cosa succede? E poi che cosa dobbiamo dire ancora a questi lavoratori? Spero che nella replica della Giunta questo aspetto venga chiarito e che venga approvato un emendamento, presentato spero dalla Giunta stessa, per la salvaguardia di questi posti di lavoro. Ho parlato di esubero. Perché sono considerati esubero? Questo è un problema che chiaramente ci dobbiamo porre. Avete previsto l'assorbimento di questi lavoratori per un anno all'interno della Esaf S.p.a. per le opere di manutenzione straordinaria; credo che questo sia un modo per indorare la pillola, una pillola altrimenti dal sapore sgradevole; mi auguro comunque che non sia così. Che criteri sono stati utilizzati per quantificare gli esuberi su che cosa si sono fondati? In base a quali criteri si considerano in numero eccessivo i lavoratori che hanno maturato anni e anni di esperienza e che fino ad ieri erano considerati indispensabili per l'Ente? Perché, fino a qualche tempo fa, queste persone servivano? Dove sta l'errore? Si sbagliava prima, forse assumendo in numero eccessivo, o si sta sbagliando oggi considerandoli lavoratori in esubero? L'Esaf ne aveva effettivamente bisogno oppure ci sono stati inutili sprechi? Qui chiaramente bisogna analizzare la gestione passata, bisogna verificare se le precedenti gestioni dall'Esaf erano supportate da reali necessità e da coperture economiche capaci di garantire l'utilizzo di questo personale. La verità dovrà venire a galla, un giorno o l'altro, dovrà pure uscire fuori. Per non arrovellarci e perderci in questi pericolosi quesiti, ritengo necessaria un'indagine da parte del Consiglio che faccia luce sulla situazione dei "novantini", cioè di quei precari assunti per periodi di novanta giorni dopo una regolare selezione attitudinale.
Che fine faranno questi soggetti? Non possiamo far finta che non esistano solo per raggiungere un obiettivo; sono persone che hanno dato tantissimo all'ente, che hanno dato tantissimo al servizio integrato idrico della Sardegna. Hanno dato tanto in termini di professionalità, hanno dato tanto in termini di competenze, figure importanti e essenziali che hanno garantito il regolare svolgimento dell'attività dell'Esaf e che nel corso degli anni sono state assunte, seppure a tempo determinato, per far fronte alle gravi carenze di organico che persistevano soprattutto nelle sedi periferiche. E' possibile che oggi si voglia, o si possa, fare a meno di loro?
Mi rivolgo ancora a voi della Giunta: non credete che personale esperto e già inserito nel settore potrebbe essere utile anche all'Esaf S.p.a.? Siete convinti che sia doveroso disperdere il patrimonio di competenze e qualifiche che ci troviamo davanti? Non sarebbe molto più opportuno, oltre che corretto, assorbire queste persone direttamente nella nuova società? Questa è una proposta che avanzo, è una richiesta che rivolgo alla Giunta per cercare di risolvere questo problema senza aspettare che sia l'Esaf S.p.a. a risolvere la questione delle future assunzioni. Questo è un compito che spetta a noi; siamo noi a doverci assumere la responsabilità di garantire il futuro dei lavoratori precari, di offrire loro certezze e tranquillità. Spero che la Giunta abbia delle proposte di modifica da presentare affinché la riforma del servizio idrico integrato della Sardegna guardi anche alle necessità di chi fino a oggi ha lavorato per il servizio stesso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente, signori Assessori, concordo pienamente sul disegno di legge numero 114, concernente il trasferimento del personale attualmente dipendente dai soggetti gestori dei servizi idrici regionali al servizio idrico integrato. Questo processo serve a perfezionare, lo ha spiegato molto bene il relatore, un percorso che punta a definire un riassetto coerente di tutto il sistema idrico, per arrivare ad una gestione efficiente, unitaria e integrata delle risorse idriche su base regionale. E' indispensabile, in questa fase, legare strettamente il momento di pianificazione con quello della gestione, coinvolgendo a pieno tutti gli operatori che attualmente sono interessati alla riforma dei servizi idrici. Si tratta di un processo delicato, che viene attuato per la prima volta e che prevede il trasferimento di competenze oggi in capo alle autonomie locali ad una gestione di tipo privato.
La legge numero 36 del '94, la famosa "legge Galli", ha rappresentato, in questo senso, un evento positivo e importante che sta alla base dell'attuale processo. Anche il trasferimento del personale si inserisce nel quadro della riforma definito dalla legge numero 36 e reso operativo nell'Isola dalla legge regionale numero 29 del 1997 e dalle successive modifiche che sono state apportate. La legge numero 29 ha previsto, per quanto attiene il trasferimento del personale, la presentazione di una legge specifica che servisse a normare il passaggio dei lavoratori dalle amministrazioni comunali e dai diversi soggetti pubblici conduttori, al nuovo soggetto gestore del servizio idrico integrato. L'articolazione che è stata prevista è improntata alla trasparenza, e come anche ha sottolineato con forza il relatore, all'esigibilità dei diritti dei dipendenti.
Su una materia così complessa, che andava ad incidere sulla carne viva delle persone, era importante coinvolgere a pieno le rappresentanze dei lavoratori. Devo dare atto all'assessore Dadea e alla Giunta e alla Commissione autonomia per aver saputo, lavorando di cesello, definire un disegno di legge che rappresenta un'affidabile base per superare uno degli scogli più difficili per l'avvio del servizio idrico integrato. Certo, la fase di confronto con i soggetti interessati è stata lunga e difficile e ha visto impegnati fino alla fine sia l'Assessore che la Commissione. Il testo, quindi, che viene presentato oggi, è il frutto di questo paziente lavoro. Va ricordato che il trasferimento del personale è disposto dentro un intervento che punta, per mezzo della privatizzazione del sistema di gestione, come ho detto prima, a rendere più efficiente e a migliorare un bene essenziale come l'acqua, valorizzandolo e rendendolo accessibile a tutti, questo è il dato politico che bisogna sempre tenere presente in tutte le discussioni che faremo.
Questo processo avviene, come stavo dicendo prima, salvaguardando innanzitutto i diritti dei lavoratori, che riguardano il trattamento economico, giuridico, previdenziale, l'applicazione coerente del contratto di settore. Una parte giustamente viene lasciata alla contrattazione delle parti per arrivare a definire e disciplinare, dentro un accordo quadro, la tutela degli istituti normativi e economici con particolare riguardo alla salvaguardia dei diritti acquisiti. Il disegno di legge, nella sua coerenza, permette di dispiegare una serie di possibilità di ingresso dentro un arco temporale definito di questo personale nei ruoli delle amministrazioni e degli enti, compreso l'Ente foreste, l'Arpas, stabilendo, per quanto attiene il personale dell'Esaf, due fasi precise che tengono conto dell'esistenza giuridica dell'Esaf fino a luglio e dal passaggio successivo all'Esaf S.p.a per poi transitare nella nuova società per azioni. In tutti i passaggi scattano delle particolari tutele che mettono al riparo i lavoratori da possibili svantaggi. Nell'accordo quadro che ho richiamato prima si dovranno definire, insieme alle organizzazioni sindacali dei lavoratori, quelle garanzie che dovranno servire a completare questo trasferimento e ad arrivare ad un inquadramento corretto del personale, soprattutto in relazione ai lavoratori che risultassero in esubero a seguito dei piani di ristrutturazione. E qui si addensavano le maggiori preoccupazioni dei dipendenti. E' stata allora prevista, come ha spiegato il relatore della Commissione, la possibilità di assorbire i lavoratori in esubero nei ruoli regionali. Un'ulteriore garanzia riguardo a questa tutela è stata offerta dalla soppressione dell'arco temporale degli otto anni che inizialmente era stato previsto come tempo adeguato ad assicurare tutte quelle garanzie che dovevano permettere di far scattare il paracadute del recupero occupazionale all'interno del sistema regionale.
Per i contenuti di questo disegno di legge, ma anche per la costruttiva proposta, io esprimo il mio parere favorevole. Penso che questo percorso possa realmente costituire il metodo di lavoro più operativo e più democratico, capace di fortificare sicuramente tutto il processo di riforma del servizio idrico regionale e rappresentare, come tutti sappiamo, un momento di svolta nella gestione di questo bene primario.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.
MARRACINI (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il giudizio su questa proposta di legge scaturirà dalle situazioni che si verranno a creare a seguito dell'individuazione del reale ente gestore. Vedete, il collega Cuccu ha detto una cosa giusta: l'acqua va gestita politicamente. Il problema però non è la gestione politica dell'acqua, ma la dannosa la gestione politica del personale dell'ente, e l'ha confermato qualche altro collega intervenuto qui in Aula, che dimostra, purtroppo, di ignorare quello di cui stiamo parlando.
Ho sentito prima parlare di una società privata: se anche noi in Aula non sappiamo quello di cui stiamo parlando è difficile inviare ai dipendenti un messaggio che possa essere comprensibile, onorevole Cherchi, perché quella che lei ha menzionato non è una società privata; una S.p.a non è necessariamente una società privata: si tratta invece di una società a totale capitale pubblico, che viene definita semplicemente società a totale capitale pubblico e non società privata. Se noi inviamo questi messaggi è chiaro che ci infiliamo in un tunnel dal quale ognuno cerca di uscire alla ricerca di un consenso, alla ricerca del voto del dipendente; questa è stata la rovina di questa fase di riordino e di riforma dell'ente.
Io invece credo che occorra comprendere quello di cui stiamo parlando, e quello di cui stiamo parlando è solo la legge sul personale dell'Esaf; poi l'Esaf (o l'Assessore, che ha dimostrato di avere alta competenza) si occuperà anche dei "novantini", anche dei contrattisti, anche delle ditte esterne, problemi che non c'entrano niente con quello di cui stiamo parlando. E' come se si andasse al mercato per comprare la carne e si tornasse con la verdura. Dobbiamo sapere quello che oggi stiamo facendo.
La Commissione ha lavorato su un problema che è quello del personale dell'Esaf, se poi vogliamo aprire una seduta sulla gestione del servizio idrico in Sardegna possiamo anche farlo, ma è tutto un altro argomento, perché non si sa neanche chi sarà questo mostro a sette teste che gestirà il servizio idrico in Sardegna; non si sa. Non si sa neanche se dopo che verrà attuato l'affidamento ci sarà qualcuno che potrà contestarne la regolare costituzione, perché l'autorità d'ambito ha voluto prevedere una società di gestione, operando, a mio modesto avviso, in conflitto di interesse, considerando che essa (l'autorità d'ambito) è organo di controllo e non di gestione. Può darsi quindi che qualcuno impugni l'affidamento a questo mostro a sette teste, tanto è vero che ancora esperti qualificati, avvocati e professori non sono riusciti a chiudere l'operazione; operazione che, se avessimo saputo quello di cui stiamo parlando, l'avremmo dovuta fare già tre anni fa.
La politica si è voluta nuovamente inserire in quel contesto creando danno. Noi invece oggi giustamente stiamo affrontando un problema politico, giustamente perché riguarda il personale di una parte dell'amministrazione regionale, e di questo dobbiamo parlare. Se la concertazione serve a risolvere il problema siamo tutti d'accordo, ma se serve a far morire un ente costituisce un errore madornale. Con la concertazione così prolungata si è causato un danno all'ente, perché non accelerando i percorsi di affidamento, di trasformazione, di internalizzazione delle ditte, tutto quello che poteva essere un processo veloce è diventato una maratona, e oggi siamo costretti a mendicare un posto all'Ente foreste, un posto all'Arpas, un posto in qualche ufficio regionale; questo è il risultato della politica nella gestione. Noi dobbiamo fare politica solo là dove ci compete, perché forse ne capiamo di più. Chi può fare atti veloci di amministrazione e di gestione non siamo in questo momento noi né lo era il Consiglio regionale tre anni fa, tanto è vero che facendo così ha creato questa situazione. La gestione del servizio idrico in Sardegna è stata affidata per più di cinquant'anni all'Esaf Ente, il quale ha stabilito (pensate!) una tariffa a metro cubo, ad un prezzo pari a quello di due bottiglie d'acqua minerale acquistate al supermercato! Immaginate come sarebbe stato risolto il problema del lavoro commercializzando quell'acqua come acqua in bottiglia. Parlo di lavoro perché bisogna distinguere il problema del posto di lavoro dal problema del lavoro; continuando infatti ad alimentare la cultura del posto di lavoro, ci troveremo sempre a dover affrontare problemi di emergenza. Noi dobbiamo pensare al lavoro, non al posto di lavoro. Il posto di lavoro è conseguenza delle opportunità di lavoro.
Praticamente, tornando all'esempio di prima, con un costo per l'azienda pari al prezzo di due bottiglie di acqua minerale, si sarebbero potute vendere 500 bottiglie di acqua targate "San Sergio". Altro che posti di lavoro! Ci sarebbe stato lavoro per generazioni! Cosa voglio dire con questo esempio? Che la gestione del servizio idrico non sarebbe dovuta essere soltanto, attraverso la velocizzazione della trasformazione di un ente in una S.p.a., la distribuzione della risorsa idrica, ma sarebbe doveta essere tutto quello che poteva derivarne, e questo avrebbe garantito il lavoro e anche i posti di lavoro conseguenti. Il personale dell'ESAF, cari colleghi, non è in esubero, è sottodimensionato; hanno lavorato come bestie per anni in una condizione di forte carenza di personale rispetto alle previsioni della pianta organica. Il Consorzio Govossai, per fare un'operazione di invasione di campo, nell'ultimo anno - e qui l'Assessore me ne deve dare atto - ha "imbarcato" numeroso personale per creare posti di lavoro; posti di lavoro esistenti solo grazie alla possibilità di "infilare" quei lavoratori nelle nuove società di gestione. Credo che l'avvocato Galli, nel '92, non volesse inventare una specie di decalogo da portare poi sulla terra e a cui tutti, per i secoli a seguire, avrebbero dovuto attenersi, almeno quelli di fede cristiana e cattolica. L'avvocato Galli era uno dei pochi parlamentari in Italia che si occupavano di acqua, e lo fece in maniera anche molto discreta perché disse: "Io vi faccio una legge quadro poi voi Regioni, sulla base delle vostre peculiarità territoriali, organizzatevi, fatevi le leggi in questa cornice". La Regione Sardegna invece ha detto: "Abbiamo già la legge Galli? La recepiamo per intero e la finiamo lì".
Questo Galli era di Milano, è chiaro che lì il servizio idrico era impostato per soddisfare esigenze del tutto differenti rispetto a quelle della Regione sarda. Allora il problema vero, se vogliamo entrare nel merito del servizio di distribuzione e di captazione dell'acqua, nonché del riciclo, del ritiro dei reflui, è se siamo in grado di poterci strutturare, con una norma che sicuramente richiede meno politica ma più competenza, per vedere superare l'impasse in cui invece ci stiamo trovando ancora oggi, perché ancora oggi non sappiamo veramente come verrà gestito il servizio idrico in Sardegna.
Questa società consortile, che è formata da diverse esperienze di lavoro, che tipo di meccanismo metterà in essere in Sardegna? Sarà l'ESAF che invierà un segnale forte, oppure verrà ricambiato tutto? Non lo sappiamo. Ci saranno quelli che, magari, faranno la lettura dei contatori perché non sanno fare il servizio idrico; non lo sappiamo. Allora su questa partita potremmo ritornarci; forse sarebbe importante capire, io sono sicuro che su questo l'Assessore sta già lavorando, se l'ESAF rispetto all'authority, cioè a quello cche fino a oggi si chiama ancora Ente Flumendosa, sarà una società di serie D, perché di fatto, col tempo che si è perso nel corso degli anni passati, a questo si è arrivati.
Anche in quest'ultimo anno la grande risorsa dell'ESAF è stata mortificata, vuoi per volontà politica dell'Autorità d'ambito, vuoi per altre incapacità. Il grande valore dell'ESAF era costituito dal rapporto coi sindaci, dal rapporto con gli enti locali; ma quello che si stava costruendo, quelli che erano i veri clienti dell'ente, sono venuti meno. Sono venuti meno, perché l'Autorità d'ambito ha cominciato a dire: "No, non bisogna comprare le azioni della ESAF S.p.A., bisogna comprare le azioni di un'altra cosa". Un'altra cosa che non si sa ancora che cosa è, o che cosa vuole essere nella società consortile, e tutto ciò ha determinato ovviamente un deprezzamento delle azioni ESAF S.p.A. nonché confusione in quei sindaci - e io posso anche capirli - che hanno cominciato a vedere buio, nebbia nel futuro del comparto della gestione del servizio idrico nei loro comuni. E allora hanno detto "tra vedere e non vedere mi fermo, perché se poi compro quello e invece non è quello..." Si è insomma creata una confusione anche sulle possibilità di avere veramente le gambe per poter camminare. Oggi, quindi, non è questo il problema; questo è sicuramente un problema, ma non è quello di oggi. Oggi è inutile che cerchiamo di trovare una soluzione complessiva in un contesto normativo che non può comprenderla. Oggi dobbiamo soltanto offrire la possibilità di conservare i propri diritti al personale di un ente regionale che è stato, nella storia degli enti che si occupano della risorsa idrica, uno dei più importanti d'Italia (forse il secondo dopo l'acquedotto pugliese); un ente che sul mercato quattro anni fa era valutato 3.000, 2.500 miliardi di vecchie lire, e che oggi ci richiede di cimentarci in notevoli funambolismi per poter essere salvato. E queste sono le responsabilità politiche di chi ha cercato di utilizzare strumentalmente l'ente per fare politica e per cercare voti. Allora, se oggi possiamo inviare un primo segnale, il primo segnale è questo. E se questo sarà accompagnato anche da un approfondimento successivo rispetto a tutte le altre operazioni che potranno essere poste in essere da questo Consiglio regionale e dalla Giunta, io credo che il personale dell'ESAF ente potrà essere certo che confluendo nell'ESAF S.p.A. troverà la sua collocazione naturale. Questo tentativo di mostrare l'esistenza anche di altre vie di fuga non è stato positivo per la valorizzazione dell'ente stesso o della sua S.p.A.. Se, infatti, su Il sole 24 ore si leggesse che alcuni importanti azionisti intendono passare da Pirelli alla Mondadori, voi pensate veramente che le quote della Pirelli il giorno dopo in borsa non calerebbero? Calerebbero certamente. Allora anche questo demagogico e incrociato meccanismo di salvaguardia non ha aiutato. Cerchiamo prima di capire che cosa vogliamo veramente dal nostro ente regionale, dopo di che il personale, cioè il lavoro (non il posto di lavoro: il lavoro) non solo verrà salvaguardato ma si raddoppierà e si triplicherà, perché non c'è nessuno stato al mondo che non possa utilizzare questo tipo di servizio e che da questo tipo di servizio non ne possa trarre beneficio.
Oggi, con una procedura che chiaramente è doverosa, ma anche minimale rispetto a quello che si sarebbe dovuto fare, stiamo tutelando delle persone che avrebbero meritato molto di più. Credo che se veramente ci vogliamo impegnare per un servizio fondamentale per lo sviluppo sociale, economico e lavorativo della nostra Sardegna, non possiamo limitarci a questo, a questo momento "elettoralistico". Dobbiamo pensare che la gestione della risorsa idrica è un servizio fondamentale per lo sviluppo e su questo, se siamo un organo legislativo importante, così come lo siamo, dobbiamo assumere l'impegno di tornarci, anche a costo di essere noi pionieri rispetto alle altre Regioni d'Italia, per trovare la formula, il dipinto, che ci permetta di riempire quella cornice che nel 1992 Galli ci ha regalato. Proviamo a dipingerlo noi questo quadro. Assessore, io credo che lei abbia tutto l'appoggio di questa maggioranza e le qualità professionali e tecniche per poter iniziare una battaglia che diventerà molto più importante di quella che stiamo combattendo oggi in questo Consiglio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, l'argomento odierno va inquadrato tra quelle tematiche che probabilmente più sono congeniali al dibattito del Parlamento dei sardi. E' un argomento che si muove nella direzione delle riforme, riforme peraltro già iniziata nella precedente legislatura e che oggi, con questo disegno di legge, certamente nessuno di noi, immagino - come mi pare di aver colto anche dall'intervento del collega Marracini - ha la presunzione di scrivere la pagina finale. I problemi sono tali e tanti che è difficile immaginare che questo disegno di legge, una volta esitato, possa risolverli tutti. Bene ha fatto l'onorevole Marracini a richiamare la "legge Galli", perché da lì nascono i problemi, da lì nascono i ritardi, da lì nasce però anche una considerazione fondamentale: concepire il servizio idrico come un bene indispensabile per cittadini, utenti e fruitori. Questa terminologia, però, che troppo spesso ci trascina fuori strada o comunque ci fa vedere le cose in maniera distorta. I cittadini sono utenti fruitori, ma questa fruizione non deve essere un'imposizione, ma deve essere considerata una necessità indispensabile e quindi va collocata in un quadro più generale che è quello dei servizi che devono essere assicurati ai cittadini. Questo è il presupposto fondamentale; il diritto all'acqua è un diritto che, come prevede la legge Galli, deve essere garantito a tutti i cittadini.
La legge Galli demandava alle Regioni un'organizzazione che comunque tenesse conto di alcuni principi fondamentali. Uno di questi era quello di far sì che, seppure in un arco temporale piuttosto lungo, tutti i costi del servizio idrico integrato andassero a far carico sulla tariffa. Questo, purtroppo, può essere un limite di detta legge, ma qualcuno se ne deve far carico; non è facile. Peraltro la legge Galli, già dal 1992 invitava le amministrazioni pubbliche ad adeguare le tariffe e ad accantonare le risorse eccedenti per predisporre tutte le lavorazioni successive nell'adeguamento delle reti e degli impianti di depurazione, cosa che, a dire la verità, hanno fatto pochissime amministrazioni in Italia.
Vi cito l'esempio della città di Milano, che già sette mesi dopo l'approvazione della legge Galli, iniziò un percorso per l'aumento della tariffa. Questo ha portato il sindaco Albertini, nel suo primo mandato, a ritrovarsi una cifra accantonata pari a 250 miliardi di euro che doveva servire per l'adeguamento delle reti e degli impianti di depurazione. Un'operazione analoga venne fatta solo da pochissime amministrazioni in Italia; ma dico di più: moltissime amministrazioni non adeguarono neanche la tariffa al tasso di inflazione, fino al punto che ancora oggi nel nostro territorio esistono dei comuni dove la tariffa è inesistente.
Abbiamo delle città, non parlo di paesi, dove ancora oggi la tariffa del servizio idrico, comprensiva del costo della risorsa e della depurazione, è all'incirca di 400 vecchie lire a metro cubo. Ovviamente questo soddisfa il cittadino del posto, ma non soddisfa il cittadino che sta a 15 km o a 20 km, che si è visto progressivamente aggiornare le tariffe dall'ESAF fino ad arrivare a una quota che è pari a 0,65 - 0,70 euro per metro cubo. Quindi vi è una differenziazione, una sperequazione tra cittadini che utilizzano lo stesso bene. E questo è il primo degli aspetti.
Dobbiamo garantire qualità dell'acqua, dobbiamo garantire un servizio efficiente e dobbiamo far sì che tutta questa componente di servizi debba assestarsi ad una tariffa che sia rispondente anche alle le reali possibilità dei cittadini. Non è una cosa facile, anzi, direi che è piuttosto difficile, bisognerà inventare chissà quali escamotage per far sì che ci siano differenziazioni di tariffa, per far sì che non si creino sollevazioni di piazza. C'è un comune nella provincia del Sulcis-Iglesiente che non ha mai pagato l'acqua, i cittadini non pagano l'acqua e sono ben felici perché hanno una fortuna che non hanno gli altri comuni della Sardegna, si ritrovano la risorsa idrica a 300 o 400 metri di quota sopra il livello del mare; è un'acqua di proprietà del comune o perlomeno le sorgenti sono situate nel territorio comunale e pertanto questi cittadini godono di un privilegio che sarà difficile, molto difficile estirpare. Comunque un riequilibrio dovrà pur esserci e su questa materia siamo tutti chiamati ed impegnati.
Ecco perché condivido ancora una volta, non mi capita spesso, le osservazioni e le considerazioni dell'onorevole Marracini (che probabilmente avrebbe dovuto farsi un esame di coscienza e recitare il mea culpa per ciò che ha rappresentato in questi ultimi anni) che ha sollevato un problema reale, ed è un problema che va inquadrato in un quadro certamente di grande rilevanza. Quindi prima di tutto vengono i cittadini utenti fruitori, i quali hanno certamente il privilegio di essere tali e pertanto da parte nostra ci deve essere la massima considerazione per garantire un servizio di grande rilevanza. A questo problema va aggiunto un altro problema certamente importantissimo, ma che non vorrei che venisse considerato come il problema prioritario, nonostante la presenza di numerosissimi lavoratori del comparto inducono chiunque ad usare termini e esprimere valutazioni e considerazioni che sembrerebbero far capire questo.
Sono sicuro, del resto, che questi lavoratori più di noi forse capiscono quali sono le problematiche che ho affrontato e le problematiche che invece devono essere ancora affrontate, che sono quelle della salvaguardia dello status di tutto quel comparto di lavoratori a tempo determinato e indeterminato, che ha legittimamente la necessità di ricevere delle certezze, e sono certezze che solo questo Parlamento può offrirgli.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue DIANA.) E' chiaro che per affrontare questi due argomenti ognuno di noi deve fare moltissimi sforzi, non perché sia difficile rassicurare i dipendenti nelle pubbliche piazze, com'è avvenuto anche nelle settimane passate, quando gli è stato detto: "state tranquilli, siete tutti assunti, entrati tutti con lo stesso status, con gli stessi requisiti", ma perché promettere e poi non mantenere è quanto di peggio si possa fare, soprattutto quando è in gioco la pelle dei cittadini, e in questo caso il posto di lavoro rappresenta la sopravvivenza.
Quindi questo disegno di legge, che sarà certamente approvato dal Consiglio regionale, probabimente merita di essere maggiormente sviscerato, considerando soprattutto questi due fondamentali aspetti: da un lato ci sono i cittadini fruitori utenti e dall'altro c'è il comparto dei dipendenti, intendendo per dipendenti tutti coloro che in qualche modo in questi anni hanno prestato la loro opera al servizio della collettività. Ripeto, non è semplice.
Il passaggio dall'ESAF S.p.A. al soggetto che dovrà essere l'unico soggetto gestore, è avvenuto in base ad una scelta che è nata tra i sardi. Naturalmente c'era qualcuno che non era d'accordo, c'era chi non voleva l'affidamento in house, c'era chi voleva una gara internazionale, ne abbiamo sentite tante, ci sono delle regioni che hanno indetto la gara internazionale e ce ne sono altre che hanno invece proceduto all'affidamento in house. Noi siamo andati in quest'ultima direzione. Probabilmente più simile al nostro carattere, più adeguata alle nostre tradizioni, forse anche più difficile. Molto più semplicemente un Consiglio regionale o una Giunta regionale avrebbe potuto dire: "Affidiamoci ad una gara internazionale, leviamoci il mal di denti e come va va, con la speranza che tutti quanti vengano soddisfatti nelle loro richieste". Non è andata così, per cui noi siamo in presenza di un affidamento in house che deve però tenere conto di tutte quelle considerazioni che ho fatto.
Con questo disegno di legge, come affermavo in apertura, non si può dire che noi mettiamo la parola fine sulle problematiche dell'acqua o sul servizio idrico integrato. E' un processo che inizia probabilmente con questo disegno di legge ma che ci deve vedere tutti impegnati in un percorso successivo. A questo proposito, e qui ovviamente mi rivolgo ai consiglieri della maggioranza e alla Giunta, non vorrei che le problematiche connesse alle necessità dei cittadini fruitori utenti e dei dipendenti nascondessero poi modificazioni di percorso per quanto riguarda l'autorità d'ambito, che è un problema che affronteremo successivamente. Per quanto riguarda il rapporto coi sindaci, l'onorevole Marracini afferma che si era creato un feeling tra l'ESAF e i sindaci; io non lo so se potesse essere definito feeling, ma per quel po' che ne posso sapere io mi pare che di feeling ce ne era poco, anzi c'erano tensioni a tutti i livelli.
Del resto le perdite nei 223 comuni gestiti dall'ESAF non erano assolutamente inferiori alle perdite verificatesi negli altri comuni gestiti o in proprio o con altri soggetti. Nessuno si deve dimenticare inoltre che durante la manovra di assestamento e poi successivamente nella finanziaria, questo Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, è dovuto intervenire pesantemente stanziando molti milioni di euro per chiudere una partita (non so se sia ancora completamente chiusa) che riguardava solo ed esclusivamente l'ente ESAF. Ora, è chiaro che una materia così importante ha bisogno dell'intervento pubblico, ma la legge Galli prevede che l'intervento pubblico debba riguardare solo le infrastrutture, mentre la tariffa deve rimanere a totale carico dei cittadini. Di questo noi ne dobbiamo prendere atto; non è un dato che possiamo aggirare.
Può darsi anche che esistano delle norme che prevedano che una pubblica amministrazione come la Regione Autonoma della Sardegna possa decidere di farsi carico di una parte della tariffa, ma io credo che non sia possibile. Quindi i cittadini vanno preparati, e per preparare i cittadini bisogna dialogare con loro, bisogna far capire che ciò che si paga in più è a fronte di un servizio che è certamente migliore del servizio che si è avuto, perché non è possibile che nella prima fontanella che troviamo in qualunque piazza di Roma si beva acqua certamente migliore di certe acque imbottigliate che beviamo. E noi sardi abbiamo il privilegio di essere i maggiori consumatori di acqua imbottigliata: ma non è un paradosso questo? La prima regione d'Italia per consumo di acque imbottigliate, quindi acque industriali, è la Sardegna. Credo che questo sia un fatto rilevante. Eppure oggi, nell'anno 2005, mentre tutto il nord Italia soffre problemi di siccità, di scarsità di risorse idriche, la Sardegna, per ragioni che certamente che non riguardano quest'amministrazione o l'amministrazione precedente, per una serie di situazioni favorevoli si ritrova ad avere un patrimonio idrico di grandissima entità dovuto certamente all'aumento della piovosità.
(Interruzione del consigliere Pirisi)
DIANA (A.N.). Ma certamente, credo di averlo capito da quando ero bambino, che se non piove acqua non ce n'è, onorevole Pirisi! La capacità sta nell'intercettare le risorse idriche, non basta che piova, per troppi anni l'acqua è defluita in mare. Oggi abbiamo una situazione estremamente favorevole, abbiamo la risorsa, dobbiamo preoccuparci di fornirla ai nostri cittadini e dobbiamo, per fare questo, utilizzare delle maestranze e un ente che garantisca i cittadini dal punto di vista del servizio; insomma dobbiamo erogare un servizio adeguato.
Dov'è il problema, secondo me, per quanto riguarda quest'ultima parte? Io credo che tutti i lavoratori, tutti dal primo fino all'ultimo, che fino a oggi hanno prestato la loro opera in maniera continua o in maniera discontinua, quindi per mesi (e quindi non coloro che godono comunque di un trattamento economico e giuridico già definito) io credo che tutte queste persone siano indispensabili ad un buon funzionamento delle risorse idriche in Sardegna e del servizio idrico integrato. Dov'è, secondo me, il neo? Il neo non sta nella manovalanza, il neo non sta nelle figure intermedie, nei tecnici; secondo me il neo sta nei quadri. Io credo che lì ci sia una carenza di organico e di capacità, quindi penso che bisognerà intervenire, ma tutte le altre professionalità credo che abbiano pieno titolo per essere utilizzate. Certo poi succederà che chi era adibito all'apertura dell'acqua tutti i giorni poi chiamato a fare un altro lavoro. Ci sono i corsi professionali, si possono avviare le maestranze a una professionalizzazione maggiore, a una specializzazione maggiore, ma il tutto va inquadrato in questo contesto.
Ripeto, sono convinto che questo disegno di legge, oltre che essere indispensabile e fondamentale, non può definirsi per noi (ma credo per nessuno) per lo stesso Assessore e per la stessa Giunta, l'elemento fondamentale per mettere fine a questa materia che invece ha bisogno di grandi elaborazioni e di notevoli approfondimenti. Sono convinto che il percorso sia ancora lungo e soprattutto sia lungo il percorso che deve portare la Giunta regionale e il Presidente della Regione ad iniziare a veicolare il problema presso i cittadini. I cittadini debbono capire che stiamo affrontando una materia che comunque comporterà degli aggravi di costi: bisogna dirlo, non bisogna avere paura di dirlo, perché una volta che caliamo le riforme dall'alto e adottiamo quel famoso paternalismo che non mi piace (non mi piaceva ieri e non mi piace neanche oggi) allora sarà difficile tornare indietro, e per questo bisogna concertare.
Io comunque preferirei parlare di dialogo, di coinvolgimento, preferirei altri termini, ma se il termine concertazione è quello che semplifica tutto quanto e che tutti quanti meglio conosciamo, allora concertiamo con la gente e cerchiamo di far capire non quali sono le imposizioni ma quali sono le necessità perché tutti quanti possano veramente godere di un servizio migliore.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il disegno di legge che in quest'Aula stiamo dibattendo, come è stato detto, si inserisce nel quadro della riforma definita dalla cosiddetta legge Galli, attuata in Sardegna con la legge numero 29 del 1997 e poi modificata con la legge numero 15 del 1999, recante "istituzione del servizio idrico integrato, individuazione ed organizzazione degli ambiti territoriali ottimali in attuazione della legge 5 gennaio 1994 numero 37". Sappiamo che la legge regionale numero 29 del 1997 ha rinviato altre decisioni ad una legge successiva, trasferimento del personale, delle amministrazioni comunali, delle aziende speciali, degli altri soggetti pubblici adibiti ai servizi idrici, al nuovo soggetto gestore del servizio idrico integrato. Per introdurre questa disciplina viene proposto il presente disegno di legge nei termini illustrati dal collega Uras che ne è stato relatore. Non vi è alcun dubbio che la Commissione competente abbia ben operato nello svolgimento del suo lavoro, che è stato non semplice come tutti possiamo immaginare e sicuramente complesso, così come è necessario conoscere le scelte fatte dall'autorità d'ambito che però non devono essere ritenute immodificabili. Il processo avviato deve tener conto di diverse esigenze che vanno dal costo delle tariffe al futuro dei lavoratori, in ruolo e non, che hanno operato nell'ESAF e che devono poter continuare ad operare nell'Ente società per azioni. Sappiamo che nell'ESAF ci sono stati diversi rapporti di lavoro, che non dobbiamo assolutamente sottovalutare.
Tutti i lavoratori, secondo me, devono essere tutelati, in particolare io credo si debba prestare attenzione a quei soggetti che si trovano in una condizione di maggiore debolezza rispetto anche ad altri. Mi riferisco in modo esplicito a quei lavoratori fuori ruolo chiamati "novantini" che recentemente si sono organizzati in comitato fuori ruolo dell'ESAF in Sardegna, che hanno svolto un'importante riunione regionale ad Ales il 24 giugno scorso.
Ho avuto modo di constatare sia col vescovo, sia con tanti sindaci presenti e anche colleghi di questo Consiglio regionale, la grande serietà e dignità con cui questi lavoratori hanno posto alla nostra attenzione i loro problemi. In questo incontro ci è stato giustamente detto, e non ci siamo meravigliati di questo, delle condizioni lavorative che non erano state ancora per loro chiarite; infatti in nessun incontro è stato discusso o è stata assunta alcuna decisione che chiarisse in modo esplicito quale sarebbe stato il futuro di questi 156 lavoratori che in Sardegna in tutti questi anni, molti dei quali anche da 10 e da 20 anni, hanno operato con le adeguate competenze e qualifiche al buon funzionamento dell'ESAF.
Essi, pur essendo fuori ruolo, hanno svolto gli stessi lavori di quelli di ruolo, rappresentando anche, in tanti casi, una ventata di rinnovamento importante molto utile all'Ente e apprezzata nelle nostre comunità. Tutti sanno che questi addetti sono stati assunti dall'ufficio di collocamento e poi sottoposti ad una selezione interna. La loro precarietà può essere paragonata a quella dei precari della scuola che dopo avere svolto un lavoro pari a quello degli altri lavoratori in ruolo, non può essere disperso, soprattutto perché necessario e fondamentale, io penso, per garantire una vera funzionalità ed efficienza al servizio. Quello che sta avvenendo in questo periodo li preoccupa giustamente perché non hanno ricevuto nessuna comunicazione sul loro futuro lavorativo, mentre si stanno per assumere anche in quest'Aula di Consiglio regionale decisioni che li riguardano e che coinvolgono le loro famiglie oltre ai comuni delle aree interne spopolate da cui la maggior parte di costoro provengono. Credo che tutti noi ci rendiamo conto del dramma sociale che un'eventuale loro espulsione da questo lavoro pur precario comporterebbe. E' normale che questi lavoratori pensino di non poter essere esclusi dal riordino in atto e dal passaggio dall'ESAF alla nuova società per azioni, pertanto io chiedo che i lavori di quest'Aula, dopo la discussione generale, vengano sospesi il tempo necessario per trovare una soluzione o comunque una risposta adeguata ai loro problemi.
Comprendo che non è una cosa semplice ma ci deve essere da parte nostra la massima attenzione verso queste fasce di lavoratori per ridurre le condizioni di difficoltà sociale che attraversa la nostra Isola, soprattutto nelle aree interne che sono le più svantaggiate. Questa riforma va fatta ma non deve lasciare sul campo morti e feriti, magari tra coloro che già da troppo tempo si trovano in condizioni di salute sociale difficilissima.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, il disegno di legge oggi in discussione, il numero 114, ha certamente una valenza politica generale. Fa un po' da apripista ad un percorso che tutti noi, credo, ci auguriamo virtuoso, di riforme più ampie e generali che tocchino diversi settori della nostra società; e ha una valenza specifica propria perché è un tassello importante di un processo di riorganizzazione del sistema idrico integrato che prevederà ovviamente dei passaggi successivi. Si parte da un insieme di enti e di soggetti articolati, diversificati (dai comuni ai soggetti gestori del servizio idrico in interi territori) per arrivare al soggetto principale, quello che tocca, dal punto di vista della responsabilità legislativa nonché amministrativa, la Regione, cioè l'ESAF, che non è un ente qualsiasi, avendogli 223 comuni (quindi poco meno del 60 per cento dei comuni sardi) affidato la gestione della risorsa idrica. Io credo che abbiano fatto bene i colleghi che mi hanno preceduto nel ricordare che non si parte da zero, che questo non è il provvedimento numero 1, ma è un provvedimento che ha avuto una sua gestazione, una sua vita, che ha attraversato peraltro varie legislature e non solo quella precedente. Tra gli altri provvedimenti importanti ricordo la scelta del gestore unico, la scelta politica operata dal Consiglio regionale, tra le tre diverse opzioni possibili (mi pare lo ricordasse giustamente il collega Diana) cioè quella della gara per l'affidamento ad un soggetto privato, quella della società mista e quella dell'affidamento in house ad un soggetto totalmente pubblico. Credo che la scelta effettuata dal Consiglio regionale si sia dimostrata giusta, corretta e condivisa. E' stata operata, come peraltro mi pare confermato da tutti, per mantenere il carattere pubblico dell'ente di gestione, considerata una delle condizioni per offrire il massimo di garanzia possibile ai cittadini per l'uso di un bene primario qual è appunto l'acqua, da cui dipende certamente non in piccola parte la qualità della vita di ciascuno di noi, ma da cui dipende anche la possibilità di sviluppo della nostra Isola. Io credo che questo rappresenti, anche se non lo ritroveremo scritto da nessuna parte, un'ulteriore garanzia anche per tutti i dipendenti provenienti dai singoli soggetti gestori, cioè questa scelta è di per sé una garanzia per gli attuali lavoratori, per gli attuali dipendenti, ma anche per le possibilità stesse di sviluppo futuro.
Come ricordava il relatore, si tratta di attuare per la prima volta un processo di privatizzazione; noi in quest'Aula abbiamo spesso visto processi inversi, anzi finora la norma è stata quella di riportare sotto l'ombrello protettivo dell'amministrazione regionale personale che adempie e che svolge determinati servizi nel territorio regionale. Qui si sta operando un percorso inverso. Questo io credo debbo rappresentare, e così è stato vissuto, un banco di prova importante per il Consiglio, per la Giunta regionale e direi anche per le stesse organizzazioni dei lavoratori. Io credo che i diversi soggetti abbiano fatto tutti la loro parte. Lo ha fatto anche la Giunta regionale, seguendo con molta attenzione e percorrendo con molta tenacia un metodo faticoso qual è quello della concertazione, che ha trovato qui un'attuazione peraltro non facile. Grazie all'atteggiamento positivo tenuto da tutte le forze politiche in Commissione si è potuto migliorare il provvedimento, pur mantenendone i caratteri fondamentali. Tutto questo è avvenuto - non va dimenticato - sotto lo sguardo vigile, attento e la mobilitazione attiva dei lavoratori. Il fatto che si pervenga all'approvazione di un provvedimento largamente condiviso, ritengo pertanto che vada ascritto alla partecipazione attiva di tutti questi soggetti, nessuno escluso, ciascuno ovviamente nella responsabilità di cui è portatore. Credo che ciò possa rappresentare quindi un riferimento positivo per tutti noi nell'affrontare i provvedimenti di riforma che attendono diversi settori della società sarda. Un processo di riforma che è un passo decisivo ma che naturalmente necessita di altri provvedimenti, di altri passaggi per raggiungere quell'obiettivo di efficienza, di economicità e di salvaguardia delle fasce deboli della società. Di tutto questo bisognerà discutere, ovviamente in sede di esame di altri provvedimenti, chiedendoci in che termini la società nel suo insieme si debba far carico di questi problemi senza incidere sulla possibilità di sviluppo e sul costo del servizio. Sul merito non ripercorro i punti ricordati dal relatore nella sua introduzione perché li condivido, ne condivido l'esposizione e quindi non ci torno. Vorrei sottolineare soltanto un aspetto a mio avviso importante, che è stato peraltro già ricordato, cioè il principio, il filo conduttore che ha orientato il lavoro della Commissione: tutte le riforme, in particolare quella che prevede il cambio di status da dipendente pubblico a dipendente privato, non debbono essere decise senza, o addirittura contro, coloro i quali dovranno attuare concretamente questo processo; cioè non vanno fatte contro i lavoratori. Occorreva quindi dotare questo passaggio di un sistema di garanzie che offrisse certezze a tutti i lavoratori e anche una ragionevole possibilità di definitivo inserimento per coloro i quali non sono lavoratori di ruolo o dipendenti di ruolo dell'ESAF per esempio, nonché degli altri soggetti gestori. Garanzie significa sicurezza sotto il profilo professionale; è ovvio che ci siano delle garanzie perché c'è l'articolo 2112 del codice civile che le prevede espressamente, ma io ritengo che il Consiglio regionale sia chiamato a fornire delle garanzie di tipo legislativo nuove, in rapporto alla situazione specifica in cui noi ci troviamo. Io credo che questa cornice di garanzie sotto il profilo professionale, salariale, previdenziale, sia stata assicurata. Ricordo la discussione che si è tenuta attorno alla possibilità di garantire l'assorbimento degli esuberi, quindi di prevedere anche eventuali (io li definisco così, eufemisticamente, però sappiamo cosa significano per le persone coinvolte, per i lavoratori) incidenti di percorso. Se infatti un lavoratore che ha vinto un concorso, tra 7 anni, tra 5 anni o tra 4 anni, per cause che non dipendono dalla sua volontà, dall'efficacia del servizio che svolge, dovesse ritrovarsi a perdere il lavoro, io credo che questa sarebbe una perdita non solo per il lavoratore in quanto tale, ma anche per tutti noi, perché la società si priverebbe di quel lavoratore, di quella professionalità che è stata costruita in tanti anni. Io sono convinto che non era giusto porre un termine di 7, 8 anni, perché non penso che tra 8 - 9 anni chi lavora, chi ha acquisito quella professionalità, chi ha dedicato la sua vita a quel lavoro, veda con favore la possibilità di rientrare in un qualsiasi ufficio regionale. A far che? Non credo che questo possa spingere opportunisticamente queste persone. Quindi io credo che sia stato giusto ritirare quella norma; se quello che non deve accadere accadrà, quelle persone, quei lavoratori devono avere il diritto di rientrare nei ruoli regionali, devono ricevere il massimo delle garanzie possibili. Il mantenimento di un trattamento differenziato attraverso l'assegno personale non riassorbibile, che sostanzia quelle differenze, comporterà probabilmente delle complicazioni; sarà difficile gestire provenienze diverse nell'ente e nel gestore unico, ma questa è materia di trattativa tra le parti, non della legge, e quindi del rapporto tra le forze sociali, tra le organizzazioni sindacali, le rappresentanze dei lavoratori e l'ente gestore. Intanto va salvaguardato il punto di partenza, e quindi la continuità del fondo integrativo pensioni. Poiché, come spesso ripetiamo, le riforme non si fanno a costo zero, è giusto avere tradotto questa affermazione assicurando le risorse necessarie per garantire questo diritto. La garanzia poi dell'esercizio dell'opzione, pur se limitata nel tempo (sei mesi) a causa delle disponibilità presenti nella dotazione organica della Regione nonché del costituendo Arpas e dell'Ente foreste, costituisce comunque una valvola di sicurezza. Infine, uno degli argomenti sui quali si è discussa a lungo, ricordo, è l'applicazione del contratto di miglior favore.
Io credo che sia stato giusto non individuare concretamente in legge quale contratto applicare garantendo comunque l'applicazione del contratto di miglior favore e affidando anche questo alla libera scelta delle parti. Apprezzabile anche l'affidamento della gestione della cosiddetta fase transitoria - ferme restando le garanzie del contratto regionale per quanto riguarda l'Esaf - allo strumento dell'accordo quadro tra il soggetto gestore, Esaf S.p.A., e le organizzazioni sindacali. Ora il giudizio positivo mio - e mi pare anche di molti di coloro i quali mi hanno preceduto - poggia quindi non su auspici ma su un sistema normativo, su una proposta di sistema normativo che offre un ragionevole quadro di certezze al personale dipendente; e questo costituisce la precondizione indispensabile per costruire (perché questo rimane l'obiettivo principale e fondamentale) un sistema di gestione efficiente del nostro servizio idrico. Questo è il nostro obbiettivo e a questo dobbiamo principalmente orientare il nostro lavoro.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Atzeri.
La seduta è tolta alle ore 13 e 33.
Allegati seduta
esto delle interpellanze e interrogazioni annunziate
in apertura di seduta
Interpellanza Cherchi Oscar - Floris Mario sullo stato di attuazione del Piano di eradicazione con il quale la Regione Sardegna intende affrontare il problema della peste suina africana.
I sottoscritti,
premesso che gli allevamenti suinicoli sardi sono afflitti, ormai da un trentennio, dal fenomeno della peste suina, malattia virale febbrile altamente contagiosa dei suini domestici e dei cinghiali che, ha causato oltre alla morte di migliaia di capi anche ingentissimi danni economici al già asfittico comparto zootecnico;
verificato che la persistenza della malattia nell'isola è dovuta sia al tipo di allevamento praticato (il tradizionale mantenimento dei suini allo stato brado o semibrado) sia alla mancata osservanza delle disposizioni previste agli articoli 4, 5, 10 e 11 del decreto legislativo 20 febbraio 2004, n. 54 riguardanti le misure da prendere in caso di sospetto o di conferma della presenza della peste suina in azienda (articoli 4 e 5) e le misure destinate alle zone di protezione e di sorveglianza (articoli 10 e 11);
considerato che a causa della continua trasmissione del virus tra animali domestici e selvatici, in ragione del tipo di allevamento brado e semibrado praticato in Sardegna, il debellamento completo della malattia dagli animali selvatici avverrà solo dopo l'eradicazione del morbo dai suini domestici;
tenuto conto che all'abbattimento dei suini spetta un'indennità così come prevista dalla Legge n. 218 del 1988, dal Decreto ministeriale n. 298 del 1999 e dal Decreto ministeriale n. 587 del 1996 e che la deliberazione del direttore del Servizio prevenzione della Sardegna prevede che entro 60 giorni dall'abbattimento si provveda a liquidare agli allevatori le indennità loro spettanti;
verificato che a tutto maggio 2005 non risulta essere stata erogata agli allevatori alcuna indennità,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:
1) se l'Assessore competente ha firmato il decreto di attuazione del piano di eradicazione della peste suina africana;
2) se corrisponda al vero che le norme preventive e repressive di competenza delle diverse istituzioni non hanno attuazione uniforme nell'intero territorio regionale causando in tal modo disagi tra gli allevatori e situazioni di pericolo nei confronti degli operatori sanitari;
3) se corrisponda al vero che i servizi veterinari, in una condizione di emergenza quale quella dovuta alla recrudescenza della malattia, non siano stati adeguatamente dotati delle necessarie risorse di personale e di carattere finanziario e strutturale;
4) se corrisponda al vero che siano stati attribuiti ai servizi veterinari, in condizioni di carenza delle altre istituzioni, compiti impropri;
5) come mai le dovute indennità per l'abbattimento dei suini non siano state ancora corrisposte e come si ritenga di risarcire gli allevatori per i danni patiti a causa della mancata commercializzazione;
si richiede di conoscere, infine, le risorse finanziarie derivanti dal bilancio regionale e destinate alla risoluzione del problema specifico della peste suina in Sardegna. (95)
Interpellanza Atzeri sui rifiuti pesanti conferiti dalla Portovesme srl nella discarica di Genna e Luas.
Il sottoscritto,
premesso che il problema dell'emergenza ambientale connessa alle attività industriali in Sardegna ha assunto da tempo particolari motivi di preoccupazione e di allarme;
rilevato che il tema dei rifiuti pesanti e tossici rappresenta ormai una pesante ipoteca per la salute dei cittadini e per l'integrità dei nostri ecosistemi, e che oltretutto l'opinione pubblica ha maturato in relazione a questi temi una particolare sensibilità;
sottolineato che, in relazione a temi così delicati è indispensabile una corretta informazione istituzionale, anche al fine di prevenire eventuali pericoli derivanti dall'inquinamento industriale;
considerato che da notizie apprese dalla stampa e poi confermate da informazioni direttamente assunte dall'interpellante, risulta che:
- i giorni 1° e 2 marzo 2005 il Presidio multizonale di prevenzione ha prelevato campioni di materiale prodotto dalle lavorazioni della Portovesme srl, e dalle analisi di laboratorio è stata rilevata una quantità di piombo superiore alla soglia stabilita per legge;
- i giorni 19 e 25 maggio sono stati inviati alla Regione i certificati degli esami in base ai quali è stata adottata una determinazione da parte della direzione del servizio gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati, e con la quale la Regione ha diffidato la Portovesme srl in relazione al contenuto dei rifiuti da conferire nella discarica di Genna e Luas, e ha imposto all'azienda di compiere una serie di operazioni orientate a garantire la sicurezza;
- la Regione ha in particolare intimato all'Azienda di verificare giornalmente i valori del piombo contenuto nei rifiuti prodotti e di comunicare i relativi dati al Presidio multizonale di prevenzione;
- consequenzialmente, la Portovesme srl ha dovuto assumere l'ulteriore obbligo di compiere rilevazioni periodiche in relazione alla sospetta presenza di altri metalli pesanti potenzialmente inquinanti (tra i quali lo zinco, l'alluminio, il mercurio, il nichel) in base all'elenco di cui al decreto legislativo n. 152 del 1999;
- si è inoltre determinato che i rifiuti potranno essere conferiti alla discarica di Genna e Luas solo se saranno accertati presenze di detti metalli pesanti entro i valori di legge;
- è stato previsto che gli esami di laboratorio saranno prorogati sino a quando non sarà conclusa l'istruttoria per l'adeguamento della discarica;
- nel Bollettino ufficiale della Regione del 10 giugno 2005 sono apparse ufficialmente le notizie sopra riportate e, in particolare, è stata posta in risalto detta determinazione;
- il tema è stato per settimane oggetto di particolare attenzione da parte dell'opinione pubblica, anche in vista della consultazione referendaria avente ad oggetto il problema dei rifiuti pesanti, svoltasi immediatamente dopo, nei giorni 12 e 13 giugno 2005,
chiede di interpellare il Presidente della Regione per sapere:
1) se non ritenga che siano necessari maggiori e più accurati controlli preventivi in ordine alla produzione di rifiuti pesanti;
2) quali determinazioni intenda assumere per scongiurare il pericolo che gli ecosistemi in questione siano minacciati dalla presenza di sostanze tossiche in aperta violazione dei parametri di legge;
3) se non ritenga indispensabile che in ordine a situazioni come quella rappresentata sia data la più ampia pubblicità;
4) se gli Assessori competenti abbiano tempestivamente informato il Presidente della Regione circa la grave situazione denunciata dal Presidio multizonale di prevenzione;
5) in caso di risposta negativa, quali provvedimenti intenda adottare nei confronti dei soggetti istituzionali che hanno abdicato con negligenza e superficialità ai propri doveri;
6) in caso di risposta affermativa, per quali ragioni non sia stata informata l'opinione pubblica prima dello svolgimento della consultazione referendaria avente ad oggetto proprio il tema scottante dei rifiuti. (96)
Interpellanza Atzeri sul trentennale silenzio delle Soprintendenze intorno alla importantissima scoperta dei giganti di pietra di "Monti Pranu".
Il sottoscritto
premesso che la più ampia valorizzazione dei beni archeologici rappresenta uno degli indicatori fondamentali per la migliore conoscenza delle nostre radici culturali, per l'elaborazione di una più consapevole identità etnostorica e per la promozione turistica, economica e sociale dei territori isolani conseguente alla proiezione internazionale del nostro inestimabile patrimonio storico-archeologico;
considerato che da informazioni apparse di recente sulla stampa locale, poi confermate da altri dati assunti e verificati dall'interpellante, risulta che:
- dopo la prima scoperta ufficiale dei giganti di pietra, avvenuta nel 1974, sono stati condotti scavi archeologici in località Monti Pranu solo nel 1979;
- alcuni fondamentali reperti di straordinaria rilevanza storica e archeologica, sia per la Sardegna che per la comunità internazionale, sono stati poi esposti al Museo Nazionale di Cagliari, anche se a tali reperti non è stata assicurata alcuna particolare attenzione in quanto decontestualizzati e privi delle necessarie forme di pubblicizzazione e di informazione a beneficio dei visitatori;
- non si è registrata alcuna seria opera di valorizzazione dei reperti nell'arco di oltre un trentennio, a danno dell'immagine della Sardegna e dei territori del Sinis in particolare in quanto privati di una fondamentale opportunità di sviluppo;
- nel 2003 parecchie casse contenenti reperti fino ad allora ammassati in un magazzino sono state trasferite in località "Li Punti" per le procedure di restauro e di classificazione;
- il problema è stato nuovamente denunciato e portato all'attenzione dell'opinione pubblica a partire dal 21 giugno 2005 e in seguito a tale campagna di stampa anche l'Autorità giudiziaria si è interessata in relazione ai possibili rilievi penalistici connessi alla vicenda;
- dall'inchiesta giornalistica finora sono emersi solo profili di scarsa trasparenza in relazione allo stato di conservazione dei reperti, agli ulteriori scavi da compiere, alla presunta sparizione di una importante riproduzione di uno scarabeo poi rivelatosi solamente altrove conservato e mai messo a disposizione del pubblico;
- il Sindaco di Cabras ha rivendicato con decisione il diritto di rientrare in possesso dei reperti depositati a "Li Punti" ai fini di una loro più congruente valorizzazione, e ha palesato la necessità che si proceda a veri scavi archeologici in zona "Monti Pranu",
chiede di interpellare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e il Presidente della Regione per sapere:
1) quali tempestive azioni intendano intraprendere per far luce sulla vicenda, e in particolare per conoscere le ragioni che hanno indotto le istituzioni competenti a non pubblicizzare a dovere l'importanza dei ritrovamenti;
2) se non giudichino assolutamente grave che reperti di tale riconosciuta rilevanza strategica nel campo della cultura internazionale ai fini della revisione della storia sarda e del Mediterraneo siano di fatto sottratti, senza adeguati e comprovati motivi, alla disponibilità dell'opinione pubblica;
3) se non ritengano altrettanto grave che sulla stragrande maggioranza di tali reperti non vi sia alcuna certezza in ordine al loro numero, alla loro classificazione e al loro stato di conservazione;
4) se non ritengano opportuno agire affinché i giganti di pietra ritornino nel territorio di provenienza per poter assicurare la loro adeguata valorizzazione in chiave economica e turistica;
5) quali decisioni intendano prendere in merito all'opportunità di proseguire con più accurati scavi, e in particolare quali finanziamenti siano disponibili in merito;
6) quali iniziative reputino utili e opportune per verificare se vi siano state irregolarità di competenza della Regione nella gestione della vicenda;
7) quali provvedimenti intendano assumere per dotare le strutture istituzionali competenti di fondi e strumenti adeguati per la ottimale gestione del nostro immenso e inestimabile patrimonio archeologico;
8) quali azioni la Regione intenda portare avanti nei rapporti con le Soprintendenze anche al fine di instaurare forme di collaborazione dirette ad una più efficace valorizzazione dei beni archeologici sardi. (97)
Interpellanza Capelli - Oppi - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Biancareddu - Randazzo - Amadu sulla delegittimazione dell'Osservatorio regionale per la cultura e la lingua sarda.
I sottoscritti,
premesso che:
- in data 15 giugno 2005 si insediava l'Osservatorio regionale per la cultura e la lingua sarda, istituito a norma dell'articolo 5 della legge regionale 15 ottobre 19il predetto Osservatorio è organo consultivo dell'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport con importanti poteri di proposta e di indirizzo per la promozione e la valorizzazione della cultura e della lingua sarda, individuati in particolare nei seguenti articoli della legge regionale n. 26 del 1997:
"…..la Regione elabora, sentito l'Osservatorio, un Piano triennale di interventi";
2) comma 5, articolo 12:
"il Piano …..contiene:
a) gli indirizzi programmatici generali delle aree di intervento e i progetti obiettivi in cui queste si articolano;
b) la tipologia, le modalità di attuazione e gli strumenti di verifica di ogni progetto obiettivo;
c) l'entità del finanziamento complessivo, la sua ripartizione per progetti obiettivo e per anno di finanziamento;
3) articolo 18:
"l'Assessorato regionale della pubblica istruzione..……predispone, su proposta elaborata dall'Osservatorio, indirizzi generali per le attività tese a valorizzare lo studio e la diffusione della cultura e della lingua sarda ..";
preso atto che nella stessa data del 15 giugno 2005, l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport dava notizia a mezzo stampa dell'avvenuta predisposizione del Piano triennale di interventi per la promozione e la valorizzazione della cultura e della lingua sarda a norma della legge regionale n. 26 del 1997 e delle relative linee di indirizzo;
considerato pertanto che:
- il Piano triennale, contrariamente a quanto disposto dall'articolo 12 sopra citato, risulta essere stato elaborato autonomamente dall'Assessorato ancor prima dell'insediamento dell'Osservatorio;
- diversi membri dell'Osservatorio si sarebbero espressi criticamente sul testo proposto dall'Assessore, evidenziando, tra l'altro, la scarsità dei fondi programmati in funzione dell'attuazione di una seria e credibile politica culturale e linguistica;
- l'Assessore avrebbe replicato che il testo già predisposto fosse da intendersi come definitivo e non modificabile e che l'entità dei finanziamenti non fosse argomento all'ordine del giorno della seduta;
rilevato altresì che:
- senza previa consultazione dell'Osservatorio, già nel dicembre 2004 la Giunta Regionale aveva approvato il programma degli interventi per l'attuazione dei programmi didattici a tutela della cultura e della lingua sarda nel sistema scolastico regionale, a norma degli articoli 17, 19 e 20 della legge regionale n. 26 del 1997, su autonoma proposta dell'Assessore della pubblica istruzione;
- il predetto provvedimento è stato adottato in palese violazione dell'articolo 18 della legge regionale n. 26 del 1997;
considerato inoltre che:
- con provvedimento n. 20/15 del 9 maggio 2005, la Giunta regionale deliberava di istituire una commissione tecnico-scientifica per lo svolgimento, con l'ausilio di una non meglio precisata società demoscopica, di una indagine socio-linguistica sullo stato della lingua sarda, l'individuazione di un'ipotesi di codice linguistico in uscita dall'amministrazione regionale e la definizione di norme ortografiche comuni;
- l'immotivata istituzione di detta commissione, ovviamente gettonata e rimborsata, esautora di fatto l'Osservatorio delle funzioni e dei compiti ad esso espressamente conferiti dalla normativa vigente;
- della convenzione da stipularsi con la predetta commissione non si fa cenno né nel Piano triennale, né in alcun allegato dello stesso;
- quanto sopra contrasta con il dettato dell'articolo 16 della legge regionale n. 26 del 1997,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere:
1) se non ritengano i predetti atti e comportamenti adottati dall'esecutivo regionale gravemente lesivi delle competenze e del prestigio dell'osservatorio regionale per la cultura e la lingua sarda, la cui funzione viene di fatto delegittimata;
2) se l'istituzione della commissione tecnico - scientifica più sopra citata da parte della Giunta regionale sia derivata da una valutazione negativa sulla capacità e sulla professionalità dei membri dell'Osservatorio regionale;
3) se, stante l'illegittimità procedimentale e sostanziale dei provvedimenti adottati, non ritengano doveroso procedere ad una nuova stesura del Piano triennale che tenga conto delle osservazioni e dei suggerimenti espressi dall'Osservatorio regionale, nonché alla riadozione del programma degli interventi per l'attuazione dei programmi didattici a tutela della cultura e della lingua sarda di cui all'articolo 17 della legge regionale n. 26 del 1997 su proposta da elaborarsi da parte dell'Osservatorio;
4) se il Piano triennale predisposto autonomamente dall'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport ed il programma di interventi adottato dalla Giunta su autonoma proposta del medesimo Assessore abbiano ottenuto, almeno ex post, il parere positivo "a sanatoria" dell'osservatorio regionale;
5) se ritengano lo stanziamento programmato per la promozione e la valorizzazione della cultura e della lingua sarda sufficiente a garantire alla Regione "di intervenire in maniera determinante nella definizione della quota formativa locale nella programmazione scolastica", così come più volte enfaticamente e pomposamente dichiarato dall'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport;
6) se intendano fornire risposta all'interrogazione n.189/A presentata il 23 marzo 2005 dall'On. Roberto Capelli. (98)
Interpellanza Diana sul potenziamento del sistema museale della Sardegna.
Il sottoscritto,
premesso che:
- la Regione autonoma della Sardegna esercita la vigilanza su musei, sulle raccolte museali e sui siti culturali degli enti locali e d'interesse locale in base allo statuto che le assegna in questo ambito la competenza primaria (titolo II, articolo 3) e che il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante codice dei beni culturali e del paesaggio, chiama le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, tra cui le province e i comuni, alla cooperazione con il Ministero per i beni e le attività culturali in materia di tutela del patrimonio culturale (articolo 5), al coordinamento, l'armonizzazione e l'integrazione con il Ministero per i beni e le attività culturali, delle attività di valorizzazione dei beni pubblici (articolo 7), oltreché ad assicurare la valorizzazione (articolo 112) e la fruizione (articolo 102) e la promozione di attività di studio e di ricerca, anche con il concorso delle Università (articolo 118) dei beni culturali;
- nella relazione di accompagnamento all'elenco dei progetti (punto 6.1 della delibera CIPE 20/04) dell'APQ (Accordo Programma Quadro) beni culturali tra il Ministero per i beni e le attività culturali e la Regione autonoma della Sardegna, la linea strategica 2 (recupero del patrimonio storico, culturale e paesaggistico) è prioritariamente rivolta alla realizzazione e al potenziamento dell'offerta museale finalizzata alla creazione della rete regionale dei musei, che sarà costruita intorno a poli tematici costituiti oltreché tramite la riqualificazione dell'esistente, con la creazione di alcune nuove iniziative;
- il più cospicuo dei nuovi interventi previsti nell'APQ è costituito dal museo regionale della cultura nuragica e fenicia e dell'arte contemporanea, da realizzarsi a Cagliari, mediante uno studio di fattibilità tramite concorso di idee per un milione di euro e con la progettazione esecutiva e la realizzazione del 1° lotto funzionale per euro 10.650.000; tale museo regionale dovrebbe comprendere spazi per esposizioni, eventi, produzione e sperimentazione, dovrebbe svolgere un'attività di ricerca, di scambio, di promozione e didattica tramite l'utilizzo di metodologie innovative e di tecnologie multimediali. La sede del museo dovrebbe essere realizzata ex novo con progettazione ad opera di una figura di rilievo nel panorama internazionale;
- nell'ambito della rete museale della provincia di Oristano ad Oristano dovrebbe essere realizzato il museo della cultura medievale, dedicato in particolare al periodo giudicale e che tale museo dovrebbe creare una sinergia con l'Antiquarium arborense e con altre istituzioni presenti ad Oristano come i musei ecclesiastici recentemente potenziati con fondi POR;
considerato che:
- appare necessario, nel quadro della normativa regionale e nazionale, riaffermare il ruolo di programmazione della Regione sarda, anche nel settore dei beni museali e culturali in genere, al quale ruolo rimandano pure le linee guida sui Musei locali e il prossimo disegno di legge sui Musei e sul sistema museale regionale, e che appare importantissimo il richiamo ad esperienze internazionali nel campo dell'architettura contemporanea per la creazione di nuove strutture museali, consacrando così il valore dell'architettura che interagisce con il valore dell'ambiente;
- se da un lato appare ineccepibile sul piano strettamente formale che la regione attui gli strumenti di programmazione in accordo con il Ministero per i beni e le attività culturali e per esso con la direzione regionale dei beni culturali, dall'altro lato appare politicamente indispensabile una concertazione con gli enti pubblici territoriali, tra cui le province e i comuni, ai quali (insieme alle regioni) il codice per i beni culturali e il paesaggio demanda funzioni di valorizzazione e fruizione dei beni culturali coordinate a quelle del Ministero per i beni e le attività culturali;
constatato che:
- l'Accordo di Programma Quadro dei beni culturali non risulta sia stato ancora firmato dal Ministro per i beni e le attività culturali e il Presidente della Regione e che nella relazione di accompagnamento si dichiari che la nuova struttura museale di Cagliari viene provvisoriamente indicata come museo regionale della cultura nuragica e fenicia e dell'arte contemporanea;
ribadito che:
- le amministrazioni provinciale e comunale di Oristano hanno formalmente rappresentato all'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport della Regione autonoma della Sardegna la volontà di costituzione di un museo della civiltà fenicia della Sardegna in una nuova sede in Oristano, che costituisca la riqualificazione dell'esistente Antiquarium Arborense, ossia di una delle più prestigiose collezioni principalmente di documenti della civiltà fenicia e in quanto tale museo prestatore di reperti archeologici alle più importanti mostre fenicie internazionali tra cui "I Fenici" di Palazzo Grassi (Venezia 1988), Hannibal ad Portas (Karlsruhe 2004), " I Fenici: l'Oriente in Occidente" (Milano 2005);
- le Amministrazioni provinciale e comunale di Oristano vedono nel museo della cultura medievale di cui all'APQ il compimento di una volontà manifestata unanimamente dalle Amministrazioni suddette nel corso degli ultimi trent'anni e che il Prof. Francesco Cesare Casula, Cattedratico di Storia Medievale nell'Ateneo cagliaritano, nell'introduzione al Catalogo della Mostra "Castella Arborensia", tenutasi nell'Antiquarium Arborense di Oristano tra il 10 novembre 2001 e il 30 giugno 2002, ha dato voce a questa volontà: "Oristano, capitale del Regno d'Arborea, che oggi grazie agli scavi archeologici in Pîazza Manno riscopre con emozione i segni architettonici della Port'a Mari e delle mura medioevali, deve rivendicare una struttura stabile della memoria di questo suo passato glorioso. In un museo specifico, che accolga i documenti prestigiosi presentati nella Mostra sui Castelli, accanto alle nuove testimonianze dei quattro regni giudicali di Càlari, Torres, Gallura e Arborea, sarà serbato il ricordo della più grande conquista politica e morale dei Sardi del Medioevo: la loro storia statuale";
- le amministrazioni provinciale e Comunale di Oristano, fermo restando che ai sensi dell'APQ la Regione autonoma Sardegna è soggetto proponente e soggetto attuatore del museo della cultura medievale, intendono proporre alla Regione autonoma della Sardegna un rapporto strutturale al fine di coordinare, armonizzare ed integrare la fruizione e la valorizzazione dei beni culturali che costituiranno l'essenza del museo della cultura medievale, mediante un accordo con il Ministero per i beni e le attività culturali e la Regione autonoma della Sardegna, ai sensi degli articoli 102 e 112 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante codice dei beni culturali e del paesaggio, sia in rapporto alla surrichiamata volontà di Oristano, capitale dell'ultimo e più importante Giudicato Sardo, di essere soggetto del museo e sia in rapporto alla necessità di un accordo strutturale tra Regione autonoma della Sardegna e gli enti locali territoriali della Provincia e del Comune di Oristano, onde definire una struttura nel cuore storico di Oristano come sede del museo, non potendosi ipotizzare che con 1 milione di euro si possa acquisire una sede museale e allestire il detto museo,
chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, spettacolo e sport per conoscere:
1) se l'Amministrazione regionale intenda stabilire per il sistema museale della città di Oristano un rapporto strutturale con l'Amministrazione comunale e provinciale di Oristano, mediante un accordo sottoscritto anche con il Ministero per i beni e le attività culturali, che preveda: una riqualificazione, in altra sede rispetto all'attuale, dell'Antiquariun Arborense come "museo della civiltà fenicia del Mediterraneo", in tale ipotesi dovrebbe essere rimodulato l'APQ relativamente alla denominazione e al contenuto del nuovo museo cagliaritano che diverrebbe " museo dell'arte nuragica e contemporanea della Sardegna", in considerazione della possibilità ideale di saldare l'arte nuragica e l'arte contemporanea, in base all'antitesi delle due arti (nuragica e contemporanea); la nascita del museo della cultura medievale ugualmente mediante un accordo tra il Ministero, la Regione, la provincia e il comune, che preveda la disponibilità di beni culturali sia statali (Patrimonio indisponibile dello Stato ex articolo 826 Codice Civile), sia del Comune di Oristano, sia di altri enti, in una sede messa a disposizione dagli enti territoriali locali;
2) se l'Amministrazione della Regione autonoma della Sardegna con altre risorse rispetto all'APQ ed eventualmente con la misura 2.1 del POR Sardegna (sistema museale regionale) intenda intervenire per la riqualificazione dell'Antiquarium Arborense come museo della civiltà fenicia del Mediterraneo. (99)
Interpellanza Cherchi Silvio- Sanna Francesco - Calledda - Lai sulla disparità di trattamento tra i pescatori siciliani e i pescatori sardi per l'utilizzo delle reti da posta.
I sottoscritti,
premesso che:
- il decreto del Ministro per le politiche agricole e forestali 10 giugno 2004, consente, nello Stato italiano, l'impiego delle reti da posta purché la superficie complessiva non sia superiore a 20.000 metri ciascuna indipendentemente dai limiti dei 4 metri di altezza e dei 5.000 metri di lunghezza;
- nell'anno 2005 con il decreto del Ministero delle politiche agricole e forestali 19 aprile 2005 sull'"uso delle reti nelle isole minori" è stato consentito l'uso delle reti da posta aventi una lunghezza di metri 5.000 e una altezza di metri 20 nella zona di mare di 12 miglia circostante le isole minori (comprese San Pietro e Sant'Antioco);
- in data 30 maggio 2005, l'Assessore della difesa dell'ambiente della Regione sarda, avvalendosi della competenza esclusiva della Regione in materia di pesca, vietava nelle proprie acque territoriali l'utilizzo di reti da posta fisse di lunghezza superiore a metri 5.000 e di altezza superiore a metri 4;
considerato che in data 23 giugno 2005 il TAR Lazio ordinava la sospensione della validità del decreto del Ministro delle politiche agricole sull'uso delle reti nelle isole minori, lasciando in vigore il decreto dello stesso Ministro del 10 giugno 2004;
rilevato che mentre la Regione Sicilia ha emanato una norma che ripristina l'uso delle reti da posta alte fino a 20 metri e che punisce unicamente l'uso improprio di questo tipo di rete, per i pescatori sardi è punito il solo possesso a bordo di queste attrezzature;
sottolineato che in conseguenza di tale norme circa 300 imbarcazioni, provenienti dalla Sicilia e dalla Calabria, operano nella zona di mare compresa tra le 20 e le 40 miglia dalla Sardegna, mentre solo 8 imbarcazioni sarde che a seguito della emanazione del decreto del Ministro hanno investito in questo settore, riescono a svolgere tale attività;
venuti a conoscenza che nel corso del mese di giugno 2005 una nave della Capitaneria di Porto proveniente dalla Sicilia ha fermato e sequestrato l'attrezzatura a 5 delle 8 barche sarde, e non risulta, invece che alcun verbale di sequestro sia stato elevato sino ad oggi nei confronti delle imbarcazioni siciliane che perciò continuano indisturbate a lavorare a differenza dei sardi che sono stati decimati;
convinti che la diversa regolamentazione della materia da parte delle due Amministrazioni regionali delle maggiori isole italiane non solo determina una iniqua disparità di condizioni tra i pescatori sardi e quelli siciliani, ma costringe i primi ad assistere, impotenti e mortificati, allo sbarco del pescato e alle esibizioni delle reti nei porti sulcitani da parte degli armatori siciliani,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se non ritenga opportuno predisporre con la massima urgenza, anche alla luce delle direttive comunitarie, una normativa che garantisca ai pescatori sardi le stesse condizioni dei pescatori siciliani per lo svolgimento dell'attività di pesca con le reti da posta. (100)
Interrogazione Sanciu, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di degrado dell'impianto di clorazione di Tempio-Pischinaccia (lotto di Pattada) e sull'inadeguatezza degli interventi di manutenzione.
Il sottoscritto,
premesso che:
- l'impianto di clorazione di Tempio-Pischinaccia (lotto di Pattada) è una struttura di importanza strategica nell'ambito del servizio di distribuzione dell'acqua potabile nel territorio dell'Alta Gallura che approvvigiona, infatti, Comuni quali Tempio, Calangianus, Luras oltre a numerosi paesi limitrofi;
- nonostante le delicatezza del servizio svolto, l'impianto si troverebbe in una condizione di grave degrado, per quanto concerne i sistemi di sicurezza a salvaguardia della salute dei cittadini e di grave pericolosità per gli stessi addetti;
- questa situazione precaria sarebbe stata aggravata, negli ultimi mesi, dalla decisione delle imprese d'appalto di ridurre drasticamente i conduttori assegnati all'impianto, impedendo un adeguato e continuo servizio di manutenzione e controllo e tempestivi interventi in caso di guasto agli impianti;
considerato che:
- prima del 30 aprile 2005, prima cioè dell'avvio della nuova gestione del sistema idrico in Sardegna, l'orario di conduzione stabilito dal capitolato d'appalto ammontava a 27 ore giornaliere, poi ridotte a 16 con 4 conduttori impegnati in un turno diurno (dalle 10 alle 18) e in un turno notturno (dalle 22 alle 6);
- con l'avvio della nuova gestione (Servizi idrici integrati), la conduzione è stata ridotta a sole due unità; successivamente, dal 6 giugno scorso, le unità impegnate a Tempio-Pischinaccia sarebbero state ulteriormente ridimensionate per consentire una maggiore copertura dei turni di lavoro nell'impianto di sollevamenti di M. Ruiu-Oschiri, dove opera un solo conduttore;
- attualmente gli addetti all'impianto di clorazione, per l'insufficienza delle unità lavorative, si limiterebbero a sporadici controlli giornalieri, dai 2 ai 3 al giorno, offrendo un servizio inadeguato e non riuscendo a coprire i diversi turni di conduzione, compresi quelli notturni che, in alcuni casi, risulterebbero assenti;
- l'impianto di Tempio è soggetto a visite periodiche da parte di tecnici della ASL competente, dell'Istituto di igiene di Sassari e di un'azienda appaltatrice dell'ESAF per verificarne lo stato di funzionamento e campionare l'acqua;
- l'assenza di personale, con la conseguente chiusura della struttura per lunghi tratti di tempo nel corso della giornata, limiterebbe la possibilità di accesso da parte dei tecnici preposti ai controlli, accrescendo i rischi derivanti da eventuali danni, incidenti o errata conduzione;
- nell'impianto sono presenti elementi di rischio elevato, per effetto degli agenti chimici utilizzati nella lavorazione, come l'acido cloridrico e il clorito di sodio che richiederebbero un alto livello di controllo, tenuto conto anche della presenza di abitazioni civili a meno di 50 metri dalla struttura;
- la conduzione dell'impianto si svolge con livelli di sicurezza al limite dell'accettabile anche per la scarsa presenza o la totale assenza nell'impianto dei dispositivi di protezione collettiva ed individuale;
- nonostante gli impegni assunti il 6 giugno 2005 dalle ditte appaltatrici con i rappresentanti sindacali alla presenza dell'Assessore dei lavori pubblici e dell'ESAF, la situazione non sarebbe ancora migliorata;
- il quadro sopraesposto fa emergere una situazione di grave assenza di controlli e vigilanza nella conduzione dell'impianto di clorazione di Tempio-Pischinaccia e desta preoccupazioni per la qualità dell'acqua erogata, la salute dei cittadini di un ampio e popoloso territorio come quello dell'Alta Gallura e per la stessa incolumità degli operatori,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere:
1) se sono a conoscenza di quanto esposto in premessa;
2) quali iniziative intendano adottare per fare in modo che la gestione di un bene primario come l'acqua abbia luogo nel rispetto della salute del cittadino, dell'ambiente circostante e degli operatori addetti al servizio di distribuzione;
3) se non ritengano opportuno intervenire presso le imprese appaltatrici del servizio idrico integrato al fine di ottenere una conduzione dell'impianto di clorazione di Tempio-Pischinaccia che garantisca la continuità dei controlli sulle attrezzature di lavorazione e sulla qualità dell'acqua e per ottenere dalle medesime imprese una migliore dotazione strumentale e un adeguamento infrastrutturale in grado di ridurre i rischi e di intervenire tempestivamente in caso di incidente. (242)
Interrogazione Salis - Pacifico - Artizzu - Atzeri - Cappai - Contu - Fadda Paolo - Ibba - Marracini - Pisano - Porcu - Serra - Uras, con richiesta di risposta scritta, sulla metropolitana leggera di Cagliari - Attrezzaggio servizio metro sulla radiale Monserrato-Selargius-Settimo-Dolianova-Serdiana.
I sottoscritti,
premesso che in data 30 ottobre 2003 è stato siglato l'accordo preliminare di programma tra la provincia di Cagliari, l'unione dei Comuni del Parteolla e Basso Campidano (Barrali, Dolianova, Donori, Serdiana, Settimo San Pietro, Soleminis), i Comuni di Maracalagonis, Monserrato, Selargius, Senorbì, Sinnai e la gestione governativa delle Ferrovie della Sardegna avente come oggetto: sistemi intermodali atti a migliorare l'accessibilità ed il governo della mobilità dei comuni del medio e basso Campidano nei riguardi del contesto urbano di Cagliari (metropolitana leggera di Cagliari-linea 2);
considerato che:
- sulla base di tale accordo la gestione governativa delle Ferrovie della Sardegna ha presentato la domanda di finanziamento per il progetto metropolitana leggera di Cagliari-linea 2, 1° e 2° lotto, Gottardo-Selargius-Settimo San Pietro-Dolianova, a valere sul bando POR 2000-2006 asse VI-misura 6.2;
- nei comuni interessati all'accordo in premessa, negli ultimi anni si è avuta, oltre ad un incremento demografico superiore alla media regionale, una notevole crescita delle funzioni urbane all'interno dell'area metropolitana di Cagliari, sia per la presenza di aree produttive (PIP di Selargius, Settimo San Pietro, Sinnai, Dolianova e Donori), sia per le funzioni terziarie, anche di interesse regionale, che vi si esercitano, che ha inevitabilmente determinato un incremento esponenziale della mobilità che ha generato fenomeni di congestione che compromettono l'intero sistema relazionale dei territori interessati, con particolare riguardo ai problemi della sicurezza stradale e di inquinamento acustico ed atmosferico;
- è necessario, pertanto, realizzare un congruo spostamento di quote di traffico dal sistema su gomma a quello su ferro e ciò può essere ottenuto riqualificando e potenziando l'attuale linea ferroviaria Monserrato-Dolianova che attraversa i comuni di Monserrato, Selargius, Settimo San Pietro, Sinnai, Maracalagonis, Soleminis e Dolianova e che tale intervento può essere successivamente esteso alla restante tratta Dolianova-Senorbì, interessando così anche i comuni di Serdiana, Donori, Barrali e Senorbì e raggiungendo, a regime, un bacino demografico di circa 130 mila abitanti;
tenuto conto che l'obiettivo primario di tale accordo è il potenziamento infrastrutturale e del sistema trasportistico per il miglioramento della mobilità attraverso la riqualificazione dell'attuale linea ferroviaria in metropolitana leggera di superficie, intesa a razionalizzare e velocizzare il sistema trasportistico con una riduzione notevole dei livelli d'inquinamento atmosferico e acustico e l'abbattimento degli accessi dei veicoli verso e dentro il capoluogo;
rilevato che l'intervento è inserito nel PRT (Piano Regionale dei Trasporti) che prevede, al capitolo strategia di riferimento, mobilità diffusa all'interno delle grandi aree urbane - servizi su ferro "la realizzazione di un sistema integrato e intermodale di ambito metropolitano che assegni alla ferrovia il ruolo di vettore preferenziale per gli spostamenti di massa di breve raggio gravitanti sui maggiori sistemi urbani della Regione" e, nello specifico, come azione prevista nell'area metropolitana di Cagliari: "…metrò leggero di Cagliari: 2° lotto Cagliari-Monserrato-Università (1a fase); completamento e chiusura anello Monserrato-S.Paolo-Matteotti-Repubblica…….; prosecuzione attrezzaggio servizio metro sulla radiale Monserrato-Selargius-Settimo-Dolianova….";
preso atto che analoga coerenza si riscontra con gli atti di programmazione della provincia di Cagliari: "……sull'area cagliaritana l'amministrazione provinciale ha in fase di elaborazione un piano di ristrutturazione dei servizi di trasporto collettivo che ha individuato una rete di trasporto su ferro (tram moderni) che dovrà costituire l'ossatura portante del sistema di trasporto collettivo dell'area cagliaritana";
considerato che:
- la proposta progettuale in premessa è già inserita nella "Selezione delle proposte di finanziamento di cui al bando POR 2000-2006, asse VI-misura 6.2";
- con l'accordo preliminare di programma in premessa i comuni partecipanti si sono impegnati a: "…. inserire i programmi ed i progetti di cui al presente accordo nei progetti integrati territoriali-PIT" e che, pertanto, l'intervento è da considerarsi inserito nei PIT;
- il commissario governativo delle Ferrovie della Sardegna in qualità di ente beneficiario ha già provveduto, in data 31 ottobre 2003, alla richiesta di finanziamento così come previsto dal bando POR 2000-2006, asse VI - misura 6.2;
- è stato già istituito un Comitato per l'Accordo di Programma (comma 7 dell'ex articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267) che oltre ai compiti di vigilanza coordinerà le parti per una fattiva cooperazione, ognuna nelle proprie competenze,
interrogano l'Assessore regionale dei trasporti per conoscere gli atti e i tempi necessari per il finanziamento della proposta progettuale in questione, già conclusa in tutte le sue fasi preparatorie, e per sapere quali iniziative intenda assumere per accelerare le procedure di finanziamento e realizzazione di questo importante e innovativo progetto infrastrutturale, indispensabile per il decongestionamento e lo sviluppo del sud-est dell'area metropolitana di Cagliari. (243)
Interrogazione Manca, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità da parte del Presidente della Regione e dell'Assessore della difesa dell'ambiente di risolvere in modo definitivo la grave situazione di crisi in cui versa il consorzio SAR (Servizio Agrometeorologico Regionale) e di ripristinare in tempi rapidissimi i diritti fondamentali e legittimi dei lavoratori che in esso operano.
Il sottoscritto,
premesso che:
- i cinquanta lavoratori del consorzio SAR versano da anni in una situazione critica a causa della gestione inadeguata messa in atto dal Presidente della Regione e dal consiglio di amministrazione, che per diatribe interne si sono preoccupati di tutto tranne dell'interesse dell'ente e dei lavoratori che in esso operano;
- tale situazione ha causato nel corso del tempo l'acuirsi delle proteste da parte dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali;
- attualmente i lavoratori di cui sopra, hanno indetto un ulteriore sciopero di quattro giorni per protestare contro l'inadempienza del consiglio di amministrazione e della Regione Sardegna che, a quasi tre mesi dall'approvazione della finanziaria non ha fornito risposte concrete ai lavoratori privi del loro stipendio da cinque mesi;
- le organizzazioni sindacali, oltre alle inadempienze della Regione, si pongono criticamente nei confronti degli stessi vertici del SAR, che non si sarebbero preoccupate di dare seguito alle necessarie procedure verso la Regione, socio di maggioranza dello steso consorzio, per attivare i finanziamenti necessari per risolvere la grave situazione finanziaria in cui versano i dipendenti del SAR;
- nei prossimi giorni gli stessi dipendenti intraprenderanno una serie di iniziative, a Sassari ed a Cagliari, dove si terrà l'assemblea dei soci del consorzio;
ritenuto lesivo della dignità dei dipendenti che, oltre alla penalizzazione economica derivante dalla deprivazione dello stipendio da ben cinque mesi a questa parte, si trovano in una situazione di totale disagio professionale per carenza in futuro di prospettive di sviluppo;
considerato che l'operato dell'attuale consiglio di amministrazione è finora risultato inerte e non rispondente ai bisogni effettivi della gestione del consorzio,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per conoscere:
1) se intendano intraprendere durante la prossima, imminente, assemblea dei soci (di cui la Regione con diversi enti è socio di maggioranza) atti formali per lo scioglimento del consiglio di amministrazione e per la gestione temporanea del consorzio;
2) se non ritengano opportuno attivare immediatamente lo sblocco delle risorse finanziarie necessarie a risolvere urgentemente i problemi dei cinquanta lavoratori del SAR, privi di stipendio da 5 mesi;
3) se non ritengano opportuno chiarire meglio le modalità ed il ruolo che il consorzio SAR avrà all'interno dell'ARPAS e le modalità con cui avverrà il trasferimento del personale nel costituendo organismo regionale. (244)
Interrogazione Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sul mancato inquadramento giuridico ed economico dei dipendenti delle ASL che hanno conseguito il titolo di operatore socio-sanitario.
Il sottoscritto,
premesso che:
- in esecuzione della delibera della Giunta regionale n. 13/84 del 29 aprile 2003 la Regione Sardegna, nell'anno formativo 2003-2004 ha attivato i corsi di qualificazione per operatore socio sanitario riservati ai dipendenti (OTA, ADEST, o ASS) delle ASL, delle case di cura private, delle RSA, delle cooperative sociali impegnate in servizi socio-assistenziali;
- che tali corsi sono stati attuati e si sono conclusi con l'esame finale degli allievi dal mese di giugno 2004;
considerato che tali corsi sono stati attuati (in ritardo rispetto alle altre regioni italiane) in seguito all'accordo sancito dalla conferenza Stato-Regioni nella seduta del 22 febbraio 2001 che, istituendo la qualifica di operatore socio-sanitario (OSS) con le rispettive competenze, ha collocato "ad esaurimento", nelle dotazioni organiche dei rispettivi enti, le qualifiche di operatore tecnico addetto all'assistenza (OTA), di assistenti domiciliari e dei servizi tutelari (ADEST), assistenti domiciliari e figure similari;
rilevato che i corsi hanno comportato notevole impiego di risorse finanziarie pubbliche e sacrifici da parte di chi li ha frequentati e degli enti di appartenenza;
dato atto che il personale che ha conseguito la nuova qualifica professionale ha maturato la legittima aspirazione ad esercitare le mansioni del nuovo profilo e ad un diverso trattamento economico;
preoccupato per i riflessi negativi che la mancata adozione degli atti conseguenti alla conclusione dei corsi possano avere sul livello delle prestazioni nelle strutture di appartenenza del personale interessato e per il fatto che possa innescare un pericoloso contenzioso sindacale e giudiziario con possibili oneri a carico della pubblica amministrazione;
chiede di interrogare l'Assessore all'igiene, sanità e assistenza sociale per conoscere:
1) se sia a conoscenza dei motivi per i quali le ASL (tutte o in parte) non abbiano provveduto alla istituzione dei posti di operatore socio-sanitario (OSS) nelle proprie dotazioni organiche a seguito dell'attuazione dei corsi di qualificazione e se ostino particolari motivazioni emanate dalla Regione;
2) quali iniziative intenda intraprendere o abbia intrapreso per far sì che la nuova figura professionale entri a pieno titolo (anche se con molti anni di ritardo rispetto alle altre regioni italiane) nelle strutture sanitarie e socio-assistenziali operanti in Sardegna e che i dipendenti interessati abbiano il giusto riconoscimento. (245)
Interrogazione Masia - Balia, con richiesta di risposta scritta, sui gravi danni causati dagli attacchi di lepidotteri defogliatori al patrimonio boschivo isolano, in particolare alle querce da sughero.
I sottoscritti,
premesso che ogni anno, fra la metà di maggio e giugno, larve di lepidotteri (farfalle allo stato di larva) defogliatori, in particolare la "Lymantria dispar" e la "Malacosoma", creano gravi danni al patrimonio boschivo isolano, determinando spesso, nelle zone colpite, l'eliminazione totale dell'apparato fogliare delle specie quercine, con particolare riferimento alle "Quercus suber" delle cui foglie le larve si nutrono;
evidenziato che la defogliazione, totale o parziale, provoca sulle piante colpite uno stress fisiologico notevole in quanto nell'apparato fogliare avvengono i maggiori processi legati al metabolismo per cui in assenza delle foglie la pianta non può più svolgere il processo di fotosintesi clorofilliana né elaborare le linfa grezza, per cui è costretta ad utilizzare tutte le sostanze di riserva immagazzinate e disponibili per ricostruire il fogliame e quanto necessario per lo svolgimento delle sue normali funzioni;
constatato che a seguito di una defogliazione totale le foglie che si riformano sono più piccole e ciò determina un ulteriore rallentamento nei processi del metabolismo;
rilevato che è conseguenza inevitabile dei fenomeni descritti una limitazione nella formazione delle produzioni forestali e, nel caso particolare della quercia da sughero, nell'anno in cui la pianta subisce gli attacchi parassitari, l'accrescimento radiale del sughero subisce una diminuzione del prodotto intorno al 30 per cento e la minore crescita del prodotto si manifesta per almeno altri due anni successivi;
appurato che il danno all'apparato fogliare non si manifesta solo nella minore produzione di sughero, aspetto di immediata rilevanza economica, ma anche in una quasi certa diminuzione degli anni della vita media della pianta, con evidenti ulteriori danni economici ed ambientali, gravi ed irreparabili;
considerato altresì che gli attacchi portati dai defogliatori si ripetono anche dopo due o tre anni e che spesso si verifica l'ipotesi ancora più temibile di attacchi recidivi nell'anno successivo con ripetuti e gravissimi danni economici a carico del patrimonio subericolo regionale;
preso atto che sono stati studiati e messi a punto mezzi di lotta efficaci per limitare i danni causati dagli attacchi dei defogliatori da parte dell'Istituto di entomologia della Facoltà di agraria di Sassari e del Settore forestale della stazione sperimentale del sughero in accordo con gli enti preposti alla tutela del patrimonio boschivo regionale, attraverso l'utilizzo di batteri (Bacillus thuringensis) che esercitano un'azione capace di uccidere le larve dannose, seppure sembra necessaria una ulteriore fase di sperimentazione per rendere più selettiva tale azione che, allo stato attuale, sembra causare un momentaneo squilibrio dell'ecosistema;
appreso infine che altre importanti azioni sono state intraprese al fine di combattere il fenomeno dei lepidotteri defogliatori, quale uno studio, presumibilmente rimasto incompiuto, impostato dalla Stazione sperimentale del sughero in collaborazione con l'Istituto di biologia della Facoltà di scienze naturali di Cagliari, che mirava a contrastare la fecondazione e quindi la riproduzione dei dannosi insetti o la lotta basata su l'utilizzo di virus mirante ad indebolire quella specifica specie, poi abbandonata in quanto ritenuta pericolosa per altri insetti;
chiedono di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere:
1) se siano a conoscenza dei fatti esposti;
2) se non ritenga utile una verifica puntuale delle attività messe in essere dagli enti locali preposti ed ai quali ogni anno sono destinate risorse specifiche;
3) se intendano verificare, con gli stessi enti, la possibilità di utilizzare nuovi mezzi di lotta ai lepidotteri defogliatori, quali ad esempio quello proposto negli Stati Uniti che prevede la lotta basata sull'utilizzo di virus che selezionerebbe ceppi di virus specifici incapaci di arrecare danno alle altre specie o la lotta "biologica" sicuramente più costosa e meno efficace ma più rispettosa dell'ambiente mediante ricerca ed eliminazione delle femmine, lotta che può essere protratta anche dopo la fecondazione delle uova individuando le stesse ed eliminandole;
4) quali provvedimenti urgenti intendano adottare onde intervenire tempestivamente, al fine di porre in essere, anche in via sperimentale, questi importanti mezzi di lotta che presuppongono un'azione sinergica e di coordinamento di tutti i soggetti pubblici interessati (Assessorato dell'ambiente, dell'agricoltura, province, ispettorati forestali, istituti di ricerca, etc.) giacché tutte le operazioni e tutti i mezzi necessari per poter raggiungere l'obiettivo vanno predisposti ogni anno e per tempo prima che avvengano gli attacchi;
5) quali altri mezzi ritengano opportuno attivare al fine di evitare ulteriori danni al patrimonio subericolo sardo, con le evidenti ripercussioni negative in termini di calo economico ed occupazionale nel comparto della raccolta e lavorazione del sughero, che rappresenta una voce determinante nell'economia della Sardegna, purtroppo già gravata da gravi crisi e difficoltà in quasi tutti i settori. (246)
Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sul mancato utilizzo dell'eliporto adiacente la nuova ala dell'Ospedale civile di Sassari.
Il sottoscritto,
premesso che con apposito finanziamento di diversi milioni di euro, la ASL n. 1 ha realizzato, in prossimità del Pronto soccorso dell'Ospedale civile di Sassari, un eliporto che dovrebbe servire per gli interventi di emergenza per i reparti di grandi ustionati, rianimazione, traumatologia, terapia intensiva, giusto per fare qualche esempio;
considerato che la suddetta opera risulta realizzata così come previsto dal progetto a suo tempo approvato dagli organi competenti;
preso atto che gli attuali dirigenti della ASL hanno dichiarato che per loro la struttura non soddisfa le caratteristiche richieste dalle attuali vigenti disposizioni;
evidenziato che il comandante regionale dei Vigili del Fuoco ha dichiarato "per noi se l'eliporto entrasse in funzione non esisterebbe nessun ostacolo tecnico al suo utilizzo;
tenuto conto che anche l'ENAC, dopo un sopraluogo effettuato nel 2003, ha dato il proprio pareree favorevole anche se l'eliporto si trova in pieno centro urbano in quanto attorno all'Ospedale non ci sono edifici e c'è sufficiente spazio aereo;
considerato, altresì che, con circa cinquanta mila euro (cento milioni di vecchie lire) si potrebbe rendere la struttura funzionante e corrispondente alle norme in vigore,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:
1) quali ostacoli impediscano l'attivazione di un servizio essenziale per la città di Sassari e per l'intera Isola;
2) se non ritengano di dover adottare, con urgenza, i provvedimenti necessari perché, soprattutto nella stagione estiva, sia garantita l'assistenza medica utilizzando una struttura all'avanguardia che gli utenti attendono da anni. (247)
Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sul mancato miglioramento dell'offerta formativa.
Il sottoscritto,
avendo appreso che l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, nel corso di una conferenza di servizio svoltasi nel dicembre 2004, avrebbe formalmente impegnato gli enti locali a non svolgere i compiti di programmazione di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 bloccando di fatto un'importante azione di miglioramento dell'offerta formativa nella scuola pubblica sarda;
considerato che:
- il blocco di tale attività di programmazione, di competenza delle Amministrazioni locali, rischia di causare un indebolimento dell'azione atta a contrastare in Sardegna la piaga della dispersione scolastica, scoraggiando l'impegno fattivo dei tanti docenti e dirigenti che ogni giorno dedicano il proprio entusiasmo e la propria passione al tentativo di dare motivazioni e certezze ai giovani sardi che frequentano la scuola;
- il problema del mancato adeguamento e della diversificazione dell'offerta formativa, qualora non affrontato in materia appropriata, rischia di penalizzare significatamene l'attività della scuola pubblica sarda,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere:
1) se corrisponda al vero la notizia secondo cui l'Assessore competente, nel mese di dicembre 2004, alla presenza dei funzionari della Direzione regionale dell'istruzione, abbia dato indicazioni fortemente limitative sull'iniziativa istituzionale di programmazione scolastica da parte degli enti locali, contrastando con quanto previsto in materia, ai sensi del decreto legislativo n. 112 del 1998;
2) in caso affermativo, se non ritengano che tale azione limitativa delle prerogative degli enti locali non contrasti di fatto con la volontà, più volte espressa da parte della regione Sardegna, di rispettare e, addirittura, di ampliare le competenze delegate alle provinciali e comunali;
3) sempre in caso affermativo, quali siano le azioni che la Giunta regionale intenda intraprendere per evitare che anche per l'anno scolastico 2006-2007 si mantengano condizioni di forte limitazione dell'attività di programmazione scolastica da parte degli enti locali, con ulteriori ricadute negative sull'azione indispensabile a contrastare la dispersione scolastica. (248)
Interrogazione Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla sospensione della tratta Olbia-Cagliari e viceversa da parte di Meridiana.
Il sottoscritto,
venuto a conoscenza che:
- a partire dal 9 giugno e fino a ottobre la compagnia Meridiana ha sospeso la tratta Olbia-Cagliari e viceversa;
- non esiste un piano trasporti interno alla Sardegna;
- gli orari invernali della tratta Olbia-Cagliari non sono in alcun modo utili per i tanti sardi che dal nord-Sardegna si devono spostare su Cagliari;
- la partenza da Olbia è alle ore 11.00 e il rientro alle ore 17.00;
- tali orari condizionano fortemente i passeggeri che arrivano a Cagliari, sempre se non vi sono ritardi, alle ore 11.30;
- invece, nel periodo estivo, con la sospensione della tratta i sardi che devono recarsi a Cagliari lo possono fare solo con il treno che impiega circa quattro ore e col pulman si impiega tre ore e mezza,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:
1) come intenda la Regione Sardegna far fronte alle esigenze dei tanti sardi che dal nord-Sardegna si devono recare a Cagliari per motivi di lavoro o di salute;
2) quali provvedimenti intenda prendere la Giunta regionale nei confronti di questa compagnia che si dimostra poco sensibile alle esigenze di tutti i sardi. (249)
Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulle iniziative in favore degli anziani a seguito dell'emergenza per il grande caldo che ha particolarmente colpito il Sassarese.
Il sottoscritto,
considerato che:
- la recente ondata di caldo non è passeggera, ma tende a stabilizzarsi su livelli di temperature molto alte, particolarmente elevate nel nord-Sardegna ed a Sassari;
- le previsioni non preannunciano significativi cali di temperatura e si temono livelli record;
preso atto delle iniziative del Ministero della Salute, delle ASL e di alcune città capoluogo finalizzate a predisporre un piano di emergenza in grado di intervenire immediatamente in forza agli anziani a rischio per il grande caldo;
tenuto conto degli eccezionali livelli di temperatura raggiunti a Sassari e nel territorio del nord-Sardegna, è indispensabile sapere quali azioni sta svolgendo la ASL n. 1 di Sassari in collaborazione con i Comuni di Sassari e di tutto il territorio e con gli altri enti pubblici interessati e con le associazioni di volontariato per fronteggiare l'emergenza caldo in difesa degli anziani a rischio,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale:
1) per sapere se l'Assessorato sta affrontando la problematica;
2) per conoscere le iniziative già assunte o da assumere urgentemente per l'emergenza caldo in tutta l'Isola;
3) per conoscere, in particolare, i provvedimenti adottati, o in corso di adozione da parte della ASL
n. 1 di Sassari, per fronteggiare l'emergenza caldo e per vigilare sugli anziani a rischio a Sassari e nell'intera provincia. (250)
Interrogazione Floris Vincenzo - Sanna Alberto - Pirisi - Marrocu, con richiesta di risposta scritta, sul blocco della distribuzione delle dosi di vaccino spento contro la blue-tongue da parte del Ministero della sanità.
I sottoscritti,
premesso che in Sardegna 8.595 aziende allevano bovini, con una media di 28.7 capi, per un patrimonio complessivo di circa 250 mila capi, e che rispetto a dieci anni fa si è registrato una calo del 31.4%;
considerato che con l'epidemia della blue-tongue dal 2000 si è bloccato nella nostra Isola un fiorente mercato che portava le aziende sarde a vendere vitelli di sei mesi ai centri per l'ingrasso del nord-Italia con un movimento di 60 mila capi all'anno ed un giro d'affari di 300 milioni di euro;
evidenziato che nel periodo 2002-2003 il riavvicinamento dei consumatori alle carni bovine ha determinato un consumo pro-capite di 24.5 chilogrammi di carni bovine e la flessione dei consumi di tutte le altre carni;
sottolineato che:
- l'8 febbraio 2005 il Ministro della salute Sirchia ha firmato un'ordinanza che consente la movimentazione dei vitelli portatori sani della lingue blu vaccinati da più di trenta giorni e da non più di un anno, e che fissava il termine della vaccinazione al 30 aprile, scadenza prorogata poi dalla Regione sarda al 31 maggio, e che dopo quella data si può vaccinare su base volontaria, con il vaccino spento;
- il Ministero della sanità, che avrebbe dovuto distribuire le dosi di vaccino ai servizi veterinari in numero sufficiente a coprire tutto il fabbisogno, soprattutto quello dei vitelli da inviare nei centri per l'ingrasso della Penisola, ha interrotto la distribuzione in un periodo in cui il mercato è particolarmente interessante;
- tale situazione sta favorendo fenomeni di sciacallaggio da parte di commercianti senza scrupoli che propongono agli allevatori prezzi non remunerativi;
rilevato che su tale grave situazione è stato lanciato l'allarme dalle organizzazioni degli allevatori che minacciano clamorose azioni di protesta se non si troveranno urgentemente soluzioni che garantiscano gli allevamenti bovini della nostra regione,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere quali atti abbia assunto o intenda assumere urgentemente presso il Ministero della sanità affinché metta a disposizione dei servizi veterinari le dosi di vaccino spento contro la blue-tongue necessarie alla ripresa della movimentazione dei vitelli per evitare il blocco nel mercato e il collasso delle aziende di allevamento dei bovini sardi. (251)
Interrogazione Cherchi Silvio, con richiesta di risposta scritta, sul grave stato di abbandono e di degrado strutturale degli appartamenti dello IACP nella via Bacaredda a Cagliari.
Il sottoscritto,
premesso che nella via Bacaredda, a Cagliari, circa 80 appartamenti dello IACP, costruiti alla fine degli anni '20, si trovano in uno stato di obsolescenza tecnica, funzionale e strutturale;
considerato che l'ultimo intervento dell'Istituto Autonomo Case Popolari risale a circa 20 anni fa per cui ad oggi le facciate esterne delle palazzine vanno via via perdendo intonaci, le fogne saltano continuamente allagando con liquami maleodoranti i primi piani, di frequente è possibile osservare la presenza di grossi ratti, negli appartamenti gli impianti elettrici e idraulici sono ormai vecchi, deteriorati e fuori norma rispetto alle direttive comunitarie, gli ascensori sono per la gran parte malfunzionanti, i passamano consumati dall'uso e dal tempo;
rilevato che negli immobili descritti non risulta essere stato mai effettuato alcun intervento per l'eliminazione delle barriere architettoniche, sebbene questo sia un diritto sancito dalla Costituzione e sebbene la legge n. 13 del 1989 abbia introdotto tre condizioni che dovrebbero essere rispettate in qualsiasi edificio privato, quelle della accessibilità, della adattabilità e della visitabilità;
ritenuto che una tale situazione di degrado strutturale e igienico-sanitario, continuamente segnalata dai cittadini che vivono in quegli appartamenti, mette a serio rischio non solo la loro incolumità fisica e la salute, ma rende ormai improcrastinabile un intervento urgente che garantisca alle famiglie una dignitosa e adeguata qualità delle condizioni di vita,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere quali atti abbia posto o intenda porre in essere per l'avvio urgente dei lavori di ristrutturazione e adeguamento alle normative di igiene e sicurezza oltre che di eliminazione delle barriere architettoniche nelle palazzine IACP di via Baredda a Cagliari e per la predisposizione di un progetto di manutenzione ordinaria e straordinaria tanto sulle componenti edili quanto su quelle impiantistiche per la conservazione dello stato di efficienza degli immobili. (252)
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