Seduta n.168 del 16/02/2006 

CLXVIII SEDUTA

(POMERIDIANA)

Giovedì 16 Febbraio 2006

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

della Vicepresidente LOMBARDO

indi

del Presidente SPISSU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 16 e 16.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 9 febbraio 2006, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Giuseppe Fadda e Paola Lanzi hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 16 febbraio 2006.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interrogazione RASSU, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata applicazione del comma 8 dell'articolo 23 della legge regionale n. 7 del 2002, recante norme sulla rinegoziazione dei tassi della legge regionale n. 40 del 1976". (451)

"Interrogazione CUCCU Giuseppe, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi motivazioni che costringono i dipendenti dell'ERSAT a occupare, dal 25 gennaio, la sede dell'ente regionale in Cagliari". (452)

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, su che cosa chiede parlare?

ARTIZZU (A.N.). Chiedo la verifica del numero legale, Presidente.

PRESIDENTE. Siccome si tratta di una prima votazione, ai sensi del terzo comma dell'articolo 91 del Regolamento, sospendo la seduta per dieci minuti. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 16 e 25.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 18, viene ripresa alle ore 16 e 28.)

PRESIDENTE. Siamo in sede di verifica del numero legale, che è stata richiesta dall'onorevole Artizzu. Onorevole Artizzu, mantiene la richiesta? E' però necessario che un altro Capogruppo, oltre all'onorevole Artizzu, avanzi la richiesta.

ATZERI (Gruppo Misto). Mi associo alla richiesta.

Prima verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 38 consiglieri.

(Risultano presenti i consiglieri: ATZERI - ARTIZZU - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GIAGU - LAI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PITTALIS - RASSU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SORU - SPISSU - UGGIAS - URAS.)

Poiché il numero legale non è stato raggiunto, sospendo la seduta per trenta minuti.

Invito soprattutto i colleghi Capigruppo a farsi carico degli impegni che abbiamo assunto ieri sera in Conferenza dei Capigruppo, che presuppongono la presenza del numero legale. Ovviamente, questo avvertimento vale più per la maggioranza che per la minoranza. La seduta è sospesa per trenta minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 30, viene ripresa alle ore17 e 06.)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2006)"(199/S/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 199/S/A. Confermo, come comunicato questa mattina, che gli emendamenti numero 27 e 33 all'articolo 9 sono inammissibili. Erano stati sospesi perché mi ero riservato di approfondire la materia. Identica valutazione sarà fatta su un emendamento all'articolo 7, che è stato sospeso e tratta la stessa materia, con gli stessi argomenti e la stessa motivazione.

Passiamo all'esame dell'articolo 10 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 10 e dei relativi emendamenti:

Art. 10

Disposizioni in materia di trasporti

1. A valere sullo stanziamento recato dall'UPB S13.021 una quota, per un importo fino ad euro 10.100.000, è destinata alla copertura degli oneri derivanti dai rinnovi del CCNL del trasporto pubblico locale.

2. Al fine del potenziamento del servizio di trasporto finalizzato all'abbattimento della dispersione scolastica nelle scuole superiori, è autorizzata, nell'anno 2006, la spesa di euro 3.000.000 (UPB S13.021).

3. E' autorizzata, nell'anno 2006, la spesa di euro 1.134.000 per la copertura degli oneri derivanti dalla liquidazione della Porto Terminal Mediterraneo Spa (PTM) (UPB S13.015).

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - LADU - DIANA - VARGIU - LA SPISA - CONTU - RASSU - CAPELLI - GALLUS - MURGIONI - ARTIZZU - SANNA Matteo - SANCIU - DEDONI - MORO.

Art. 10

Al comma 1 dell'art. 10 la somma di Euro 10.100.000 è rideterminata ad Euro 20.100.000. (124)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale GIUNTA REGIONALE.

Art. 10

Nel comma 3 l'importo di "euro 1.134.000" è sostituito con quello di "euro 1.332.000".

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S13.015 Liquidazione PTM

2006 € 198.000

In diminuzione

U.P.B. S03.050

2006 € 198.000. (52)

EMENDAMENTO aggiuntivo CHERCHI Oscar - ATZERI.

Art. 10

All'art. 10 è aggiunto il seguente comma 3 bis: "E' concesso un contributo straordinario al Comune di Oristano, per l'anno 2006, di Euro 1.000.000, per l'acquisto di automezzi elettrici o a metano per il trasporto pubblico urbano dello stesso comune, al fine di sostituire il parco macchine."

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

13 Trasporti

UPB S13.022

Per l'anno 2006 Euro 1.000.000

In diminuzione

01 Presidenza della Giunta

UPB S01.052 (pubblicità istituzionale)

Anno 2006 Euro 1.000.000 (42).)

PRESIDENTE. L'emendamento numero 42 è stato dichiarato inammissibile. E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi e colleghe, intendo intervenire brevemente su questo articolo della finanziaria per evidenziare - ma non ce ne sarebbe bisogno, vista anche la brevità e la limitazione che è stata data dalla Giunta a questa tematica fondamentale per lo sviluppo della Sardegna - la scarsa attenzione che la Giunta regionale destina a questo settore fondamentale. Una scarsa attenzione che si denota dalle poste di bilancio e dalle norme contenute nella parte dispositiva. Dando uno sguardo al bilancio, si nota che la politica dei trasporti di questa Giunta regionale è minimale nei confronti di un settore che andrebbe posto in primo piano, in evidenza, perché senza l'avvio di una seria politica dei trasporti, mirante a far uscire la Sardegna dal suo isolamento, tutte le altre politiche, quelle relative all'industria, all'artigianato, al commercio e all'agricoltura, insomma a tutti i settori produttivi, vengono meno e in ogni caso assorbono risorse che invece potrebbero essere destinate ad aumentare non soltanto la produzione, ma anche la base occupativa.

Credo che siamo davanti a una sorta di deragliamento della politica dei trasporti: vengono meno gli impegni assunti dalla Giunta nel suo programma di governo e non vi è rispondenza con le linee del Documento di programmazione economica e finanziaria approvato dal Consiglio. Per cui c'è una situazione di stasi che ritengo inconcepibile, soprattutto perché per quanto riguarda l'intesa istituzionale di programma del lontano 1999 solo grazie a noi si è potuto dare vita a un primo atto, vale a dire all'Accordo di programma quadro "Mobilità", firmato il 18 marzo del 2004. Questo accordo sulla mobilità e sui trasporti, il primo in Italia di quel tenore, attribuisce alla Regione e all'Assessorato dei trasporti la possibilità e la facoltà di sovrintendere a tutti gli investimenti finanziabili con risorse comunitarie, nazionali e regionali, che oltre agli enti regionali, anche enti statali avrebbero dovuto utilizzare per l'infrastrutturazione soprattutto in Sardegna. Perché dico che c'è una stasi e perché si è andati indietro rispetto a quell'accordo di programma? Perché in particolare per quanto riguarda la questione degli aeroporti, l'ENAC è riuscita, con voi, a ottenere quello che con noi non aveva ottenuto, cioè a essere in primis autrice degli investimenti, potendo quindi decidere quali investimenti realizzare negli aeroporti. Questa marcia indietro sta determinando il rischio di perdere finanziamenti per ben 30 milioni di euro, che sono stati destinati alla SOGAER per interventi infrastrutturali nell'aeroporto di Elmas.

Caro Presidente, caro Assessore, fate attenzione perché la delibera CIPE imponeva l'assunzione di impegni giuridicamente validi al 31 dicembre 2005. Ripeto, si tratta di circa 30 milioni di euro per gli interventi di adeguamento della pista di volo sussidiario e altri interventi infrastrutturali nell'aeroporto di Elmas. Peraltro mi risulta che sia in corso una gara, il che vuol dire che non ci sono impegni già assunti e credo che ad oggi quelle risorse siano praticamente perse, se non ci sono atti di governo sufficienti a suffragarne la validità. Credo che su queste cose occorra stare attenti. Questo è il quadro che riguarda l'aeroporto di Elmas.

Per quanto riguarda l'aeroporto di Alghero - cito i due aeroporti che sono gestiti da una società pubblica - sono stati investiti i fondi a suo tempo stanziati, però assistiamo a una sorta di emarginazione rispetto alla logica generale del ruolo degli aeroporti in Sardegna. Intanto, con la nuova continuità territoriale aerea, di cui attendiamo gli esiti, sperando che le date preannunciate siano adeguatamente rispettate, nonostante le richieste degli emigrati, numerose città del nord Italia non sono collegate né con l'aeroporto di Alghero-Fertilia né con quello di Olbia-Costa Smeralda, inoltre tutto il nord Sardegna è privo di collegamenti col Meridione d'Italia, Sicilia compresa. Questo credo che sia un fatto negativo per l'economia isolana, che va anche contro le richieste forti degli emigrati. Credo che l'aeroporto di Alghero segnali anche la mancata corresponsione di 700 mila euro, che devono essere destinati alla compagnia RYAN AIR.

Tutti noi, e direi, negli ultimi tempi, anche il presidente Soru, ci siamo impegnati per una politica dei voli a basso costo che fosse effettivamente importante e che, riguardando i tre aeroporti dell'Isola, portasse una ricchezza in Sardegna. Con questi impegni bisogna essere conseguenti, però non vedo quale allocazione abbiano gli impegni di spesa in questa direzione. Noi abbiamo tentato, tre anni fa, di istituire un capitolo specifico, ma col voto segreto fu cancellata la possibilità di destinare una somma finalizzata esclusivamente a favorire i voli delle compagnie aeree a basso costo. Credo che questa politica debba essere assolutamente rimessa in gioco, perché i turisti stranieri che arrivano in Sardegna rappresentano ricchezza e, a fronte di una spendita chiaramente non di grande rilievo per le casse regionali, vi è un introito importantissimo sotto il profilo dell'economia. Quindi credo che sia importante andare avanti in questa direzione e mantenere gli impegni.

Per quanto riguarda la continuità territoriale aerea, ripeto, è mancata la diretta partecipazione della Giunta regionale, sono mancate le risorse finanziarie regionali. Noi eravamo contrari, onestamente, alla compartecipazione finanziaria della Regione al contributo che avrebbe dovuto garantire lo Stato. Però, quando eravamo al governo noi, dai banchi della opposizione di allora, oggi maggioranza, ad ogni piè sospinto si reclamava il dovere della Regione di intervenire finanziariamente per concorrere con lo Stato alla continuità territoriale aerea. Ora vedo che neanche un euro è stato destinato dalla Regione, nonostante l'impegno assunto dall'Assessore dei trasporti, nel mese di luglio dello scorso anno, col Ministero dei trasporti, per far sì che anche la Regione garantisse una propria contribuzione. Non vedo sotto quale voce specifica sia previsto un intervento finanziario per la continuità territoriale aerea.

Per non parlare della continuità territoriale delle merci. Una grande manifestazione, nel 2003, portò il mondo agricolo a chiedere con forza la continuità territoriale delle merci e la possibilità di utilizzare i fondi dello Stato come concorso per interventi a favore della produzione, quindi per abbattere il costo delle merci. Si sta perdendo tempo, fra un po' arriverete ai due anni di gestione e non si vede nulla in riferimento alla continuità territoriale delle merci, che credo sia un punto prioritario di qualsiasi azione di politica economica, perché se le nostre produzioni non ottengono un sostegno, soprattutto in riferimento al costo del trasporto, capite bene che qualsiasi altro sforzo sarebbe inutile, in quanto le risorse regionali non sono sufficienti per andare incontro al sistema delle imprese, che in Sardegna ha bisogno di un aiuto importante.

Credo che su queste cose manchi una volontà precisa della Giunta regionale; occorre un cambio di rotta e si devono sistemare le cose prima che si vada troppo indietro. Quindi il giudizio negativo che finora è stato espresso si basa su dati di fatto: la mancata volontà del Governo regionale di migliorare le questioni e di dare pratica attuazione almeno a quello oggi è in atto e soprattutto l'incapacità e impossibilità di spendere i fondi che a suo tempo siamo riusciti a ottenere dallo Stato. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Vorrei brevemente riprendere alcune delle considerazioni che ha fatto il collega Amadu, perché ormai, tradizionalmente, l'articolo della legge finanziaria che è dedicato ai trasporti è un articolo minore, anzi direi che complessivamente il problema dei trasporti viene visto come un problema minore in Consiglio regionale: è quasi una Commissione minore quella che se ne occupa e sembra che sia "minore" anche lo sforzo di attenzione alla soluzione dei problemi legati ai trasporti. In realtà, noi crediamo che il problema dei trasporti, e in particolar modo il problema dei trasporti da e per la Sardegna, quindi dei trasporti esterni, sia sostanzialmente uno dei più grossi da affrontare, perché rappresenta uno dei problemi infrastrutturali con cui la nostra Isola si scontra, che le impedisce di competere nel mercato con pari opportunità rispetto alle altre regioni italiane.

E' un problema che ha tantissime sfaccettature. Il collega Amadu ne ha ricordato diverse: la continuità territoriale delle merci, per restituire competitività alla produzione isolana e soprattutto portare avanti il discorso sulle produzioni di nicchia, che sicuramente ne trarrebbero grosso vantaggio; la continuità territoriale delle persone, che riguarda non soltanto i sardi che si recano fuori della Sardegna, ma anche i non sardi che intendono raggiungere la nostra Isola e il mondo dell'emigrazione, che molto spesso è impossibilitato a mantenere rapporti con l'Isola ed è quindi penalizzato nell'opportunità di restituirle risorse. E' evidente che il mondo dell'emigrazione, lo abbiamo sottolineato tante volte e siamo sempre stati tutti d'accordo in quest'Aula, rappresenta un valore aggiunto per la Sardegna, ma un valore aggiunto tanto più fruibile quanto maggiore è il collegamento che questo mondo mantiene con la terra madre. Quindi la riflessione che scaturisce in quest'Aula, anche dal numero degli iscritti al dibattito generale sull'articolo, riguarda il fatto che forse noi rischiamo di sottovalutare il tema dei trasporti e l'impatto che esso ha sullo sviluppo, non solo economico, della nostra Isola. In particolare questo ragionamento assume una valenza maggiore e tocca ancor di più la sensibilità di ciascuno dei consiglieri qui presenti se viene visto sulla base della situazione attuale. Recentemente, credo a metà gennaio, mi è capitato di ascoltare un dibattito trasmesso da un'emittente televisiva regionale, durante il quale l'Assessore regionale dei trasporti ha annunciato la pubblicazione, a giorni, sulla Gazzetta europea della gara relativa alla nuova continuità territoriale. Mi risulta che, sino a pochi giorni fa, questa pubblicazione non sia avvenuta; mi risulta altresì che dal momento della pubblicazione al momento dell'ipotetica operatività dell'accordo, tra tempi tecnici e burocratici, e senza considerare l'eventualità di ricorsi, possano passare due o tre mesi, posto che l'accordo che le compagnie di navigazione hanno voluto prendere motu proprio tra loro scade il 31 marzo e conoscendo gli effetti comunque negativi che questo accordo ha avuto sulla mobilità delle persone in Sardegna. A tutti voi, come a me, sarà capitato di avere l'esigenza di fare un viaggio e di non poterlo programmare dal mese prima. La povertà di offerte per chi vuole andar via dalla Sardegna, decidendo all'ultimo minuto o quasi, che è la condizione in cui si trova di norma la maggior parte degli operatori economici, non soltanto di coloro che fanno politica, credo che sia sotto gli occhi di tutti e quindi la difficoltà ad operare in un mercato autoregolamentato dalle compagnie aeree è ovviamente fortissima.

Noi sappiamo che il 31 marzo scade l'autoregolamentazione che le compagnie stesse si sono date e non ci sembra che ci siano i margini per sperare in un accordo garantito da una pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale europea, garantito dall'intervento della Regione; un accordo vero che vincoli le compagnie e che non sia basato solo, bonariamente, su una loro disponibilità di massima, che possono ad libitum non mantenere qualora non ci sia più una convenienza diretta per loro.

Insomma, una rassicurazione in questo senso per un comparto così importante sarebbe davvero utile, anche perché nello stesso dibattito televisivo, mi capitò di sentire che erano in procinto di essere avviati dei collegamenti europei da Cagliari. Ricordo, per esempio, che il collegamento con Parigi veniva dato per imminente, ma non risultano ad oggi quelle operatività di scalo che sarebbero propedeutiche all'avvio di quei collegamenti considerati imminenti e quindi pronti per poter essere utilizzati da e per la Sardegna, nella speranza che potessero, come ha detto il collega Amadu, attivare dei flussi di persone disposte a venire a spendere il loro denaro qui da noi.

Quindi noi veramente non vorremmo che questo articolo della finanziaria fosse un articolo minore, perché siamo fortemente convinti che il problema dei trasporti in Sardegna non sia un problema minore. Non abbiamo forse la ricetta che risolve il problema, nel senso che non siamo convinti di poter dire con certezza quale sia la panacea dei mali dei trasporti in Sardegna. E non parlo più soltanto dei trasporti, ma parlo anche dell'isolamento culturale che è derivato alla Sardegna, per duemila anni, dalla sua condizione di insularità. Auspichiamo che la Giunta su questo argomento sia pronta e reattiva, che sia estremamente in palla, che abbia cioè presenti le difficoltà che ci sono oggi in Sardegna, che sia convinta, come lo siamo noi, che sul problema dei trasporti si gioca una parte importante del futuro sviluppo della nostra Isola e che quindi sia in grado di dare delle risposte finalizzate allo sviluppo stesso.

L'ultimo problema che intendo toccare, che peraltro varie volte noi Riformatori abbiamo sollevato anche in quest'Aula, riguarda le cosiddette autostrade del mare, quindi il problema di un rapporto con la Comunità Europea che consenta alla Sardegna di essere un punto di snodo dei traffici destinati all'Europa. Anche per questo c'è la necessità di uno sforzo infrastrutturale e di una pressione sul Governo nazionale affinché si impegni in sede europea per far sì che i percorsi delle autostrade del mare tocchino anche la Sardegna. Sembra, infatti, che le ultime novità provenienti dall'Europa escludano la Sardegna da questa opportunità che invece noi avevamo tutti insieme ritenuto vitale per lo sviluppo della nostra economia.

Queste sono le motivazioni per cui noi Riformatori non consideriamo affatto quello dei trasporti un capitolo minore della finanziaria e saremmo estremamente contenti se da parte della Giunta ci fosse su questo argomento un atteggiamento che andasse oltre l'enunciazione di buona volontà formale, concretizzandosi in una forte presenza e un forte stimolo per la soluzione dei problemi sul tappeto. Siamo convinti che l'assessore Broccia, intervenendo sull'articolo 10, darà delle risposte e speriamo che siano le più convincenti possibili.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'Assessore dei trasporti. Ne ha facoltà.

BROCCIA, Assessore tecnico dei trasporti. Volevo prima di tutto rassicurare il Consiglio regionale sulla spendita delle risorse dell'Accordo di programma quadro. Sottolineo il fatto che l'Intesa istituzionale di programma è stata firmata nel 1999 e solo dopo cinque anni, a marzo del 2004, è stato firmato l'Accordo di programma quadro. Tutti gli interventi che sono previsti in quell'Accordo sono in corso di esecuzione, per esempio il raddoppio della linea Decimomannu-San Gavino. Per quanto riguarda gli interventi negli aeroporti non perderemo un centesimo di euro. Nel caso dell'aeroporto di Alghero è stata bandita la gara d'appalto entro il 2005, così come previsto dal cronoprogramma degli interventi. Per l'aeroporto di Cagliari la gara d'appalto non è stata ancora bandita, ma sono state impegnate le risorse, mi pare 30 milioni di euro, per gli ulteriori interventi che devono essere ivi effettuati.

Volevo anche rassicurare il Consiglio regionale smentendo nettamente il fatto che questa Giunta non abbia una politica dei trasporti. Con questo non voglio dire che la soluzione sia a portata di mano, voglio però ricordare, l'ho già detto in occasione dell'approvazione della legge numero 21 dello scorso novembre, che solo dopo nove anni siamo riusciti a darci una legge per la riforma del trasporto pubblico locale. In questo momento, la Giunta è impegnata negli interventi relativi alla rete ferroviaria. Con la RFI (Rete Ferroviaria Italiana) stiamo elaborando il progetto preliminare relativamente alla rete infrastrutturale a nord di Oristano, che prevede investimenti per 550 milioni di euro, che consentiranno un notevole abbattimento dei tempi di percorrenza dei treni nelle direttrici Cagliari-Sassari e Cagliari-Olbia, rispettivamente 2 ore e 15 minuti e 2 ore e 40 minuti, e 1 ora e 10 minuti per la Sassari-Olbia. Nella stessa delibera CIPE numero 20 del 2005 la Regione ha stanziato circa 36 milioni di euro per ulteriori interventi nella rete infrastrutturale. Occorreranno anni per vedere l'esecuzione dei lavori relativi a questi interventi, ma d'altra parte, solo per fare un piccolissimo esempio, dal 1° dicembre, nella direttrice Decimomannu-Cagliari, un pezzo piccolo della rete ferroviaria, possiamo contare su servizi pari a un treno ogni 16 minuti nelle fasce orarie principali e in tutta la giornata mediamente un treno ogni 27 minuti.

La Giunta ha stanziato e stanzierà ancora, nella prossima delibera CIPE, risorse per la progettazione e costruzione di centri intermodali. Per avere un sistema di trasporto degno di questo nome, abbiamo infatti bisogno dei centri intermodali dove ci sia l'integrazione gomma con gomma e ferro con gomma. Paghiamo, da questo punto di vista, l'ho già detto in occasione della discussione della legge sulla riforma del trasporto pubblico locale, il sostanziale, sottolineo il sostanziale non governo del trasporto pubblico in Sardegna almeno nel periodo 1999-2004.

Per quanto riguarda la questione dei voli low cost parlano i numeri non gli annunci. Nell'aeroporto di Alghero, unico aeroporto collegato con sistemi low cost con il resto d'Europa, alla fine del 2004, i passeggeri trasportati sono stati circa 400 o 450 mila. Al 31 dicembre 2005 si è chiuso complessivamente con 890 mila passeggeri in tutti e tre gli aeroporti collegati con alcune capitali dell'Europa, a partire da Cagliari, che ha collegamenti con Londra. Confermo che alla fine di marzo partiranno i collegamenti con alcuni aeroporti della Germania e probabilmente ad aprile il collegamento con Parigi. Abbiamo previsto anche un collegamento con Mosca, che però è legato all'intesa fra i Governi di Russia e Italia, per l'ottenimento dello slot. Poiché la Russia non fa parte dell'Unione Europea, ci sono aspetti da questo punto di vista un po' più complessi.

Ricordo che la nostra rete infrastrutturale ferroviaria è la più povera d'Italia: fatto 100 il livello infrastrutturale ferroviario in Italia, il dato della Sardegna mi pare si attesti intorno al 10 per cento. Abbiamo solo una quindicina di chilometri di doppio binario, non abbiamo neanche cinque metri di elettrificazione e ricordo ancora che qualche decennio fa questa Regione, insieme allo Stato, buttò al vento qualcosa come 800 miliardi del valore di allora per sperimentare un'elettrificazione che non è mai entrata in funzione e di cui vediamo solo i pali nella tratta che da Cagliari arriva fino a Decimomannu o poco oltre. Pari impegno lo stiamo mettendo nel trasporto pubblico locale. A me non appassiona molto il quesito se le risorse siano molte o poche. Vi do un dato: rispetto a un anno fa, cioè rispetto al 2004, le risorse destinate al trasporto pubblico locale sono effettivamente diminuite; il numero dei passeggeri trasportati da mezzi pubblici è restato identico a quello dell'anno precedente. Noi abbiamo ridotto il monte chilometrico, lo sottolineo, di quasi cinque milioni di chilometri, che rappresentavano un servizio assolutamente inutile. Nel periodo 1999-2004 l'incremento del numero dei chilometri delle tratte non necessarie ha avuto picchi esponenziali. In questo momento l'azienda ARST sta discutendo col sindacato il piano industriale dell'azienda. Vi ricordo che nel 2004 l'Azienda ha chiuso con una perdita di 6 o 7 milioni di euro. Dentro il piano industriale dell'ARST è previsto il rinnovo dei 430 autobus che rappresentano il parco rotabile dell'Azienda.

L'ultima battuta riguarda la continuità territoriale delle merci. E' una questione su cui varrebbe la pena fare qualche approfondimento; una questione complessa e anche difficile. Per ora mi limito a dire che l'Unione Europea consente la continuità territoriale delle merci per un'Isola come la nostra, ma bisogna applicarla secondo certe regole. Ricordo che lo Stato per quattro anni, nella scorsa legislatura, ha messo a disposizione della Sardegna 30 miliardi di lire e altri 15 miliardi dovevano rappresentare il cofinanziamento della Regione. Queste risorse non sono mai state utilizzate. Da quando siamo entrati noi, il Governo ha cancellato il contributo di 30 miliardi, che nel passato, appunto, non siamo mai riusciti a utilizzare.

In merito al trasporto delle merci vi invito a riflettere sul fatto che per il 90 per cento delle merci che partono dalla Sardegna il costo della traversata marittima, comprese le operazioni di imbarco e sbarco, è inferiore al costo di un trasporto di identica dimensione su parco rotabile. Non abbiamo un problema di alti costi del trasporto delle merci, abbiamo un problema di servizi. Da questo punto di vista la questione è sicuramente un po' più complessa e ci stiamo in ogni caso lavorando.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti numero 124 e 52, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è contrario sull'emendamento numero 124 e favorevole sul 52.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Siamo in sede di votazione dell'emendamento sostitutivo parziale numero 124. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Ho chiesto di intervenire per dichiarazione di voto favorevole all'emendamento numero 124, che prevede un incremento della dotazione di un capitolo che, lo sottolineo, è davvero poverissimo, perché poverissima è la politica dei trasporti di questa Giunta regionale.

Come il collega Vargiu, anche noi ci aspettavamo qualche dichiarazione interessante da parte dell'Assessore. Ci troviamo invece di fronte, così com'è capitato durante tutta la discussione di questa finanziaria, a un'illustrazione della politica e dell'azione di governo di questa Giunta desolante. Sulla materia dei trasporti si continua a ripetere, con un ritornello che prima o poi dovrete esaurire, che il problema è quello delle risorse che non arrivano dallo Stato. Per quanto riguarda la continuità territoriale delle merci, il problema non è la quantità di risorse che arrivano o non arrivano dallo Stato. Sapete perfettamente, ma tacete, come fate in tutti i casi in cui non siete capaci di dimostrare una disponibilità effettiva ad affrontare i problemi nel concreto, al di là delle dichiarazioni propagandistiche, che la continuità territoriale delle merci è stata bocciata dalla Commissione Europea quando era presieduta dal vostro candidato attuale alla Presidenza del Consiglio, Romano Prodi.

Su questo problema non ci siete, così come ci siete stati poco e male sulla continuità territoriale dei passeggeri, che per due anni avete gestito in maniera maldestra, sbagliando tutti i passi. Ci ha pensato il mercato a garantire un po' di voli a basso costo, speriamo che la prossima ci pensi la procedura che si aprirà col decreto, grazie anche alla funzione che l'ENAC svolge in questo campo.

Sulla continuità territoriale delle merci, che è fondamentale per il nostro sistema economico, realmente non ci siete, non avete una proposta, non mettete neanche un euro, e non avete la capacità di presentare all'Unione Europea un progetto serio, che sia credibile e possa far superare gli ostacoli che fino ad ora sono stati affrontati. E' veramente desolante vedere, in quest'Aula, come sulle questioni più vitali per l'economia e per la società sarda voi continuate ad arroccarvi dietro giustificazioni che ormai non reggono più. La forza dei fatti sta dimostrando che non siete grado di meritare la fiducia che i sardi hanno dato ad alcuni di voi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare che voterò contro l'emendamento numero 124, ma ne approfitto anche per dire ai colleghi del centrodestra che il fatto che noi intendiamo procedere celermente all'approvazione di questa finanziaria non deve indurli a ritenere che le affermazioni che essi stanno facendo abbiano un fondo di verità. Collega Amadu, da lei, che è stato Assessore, non mi sarei aspettato certe affermazioni. Voi non siete neanche riusciti a portare in Aula un progetto di legge sul recepimento del decreto legislativo 422/97, mentre noi abbiamo approvato la legge sul trasporto pubblico locale. Per quanto riguarda la continuità territoriale delle merci avete fatto perdere ai sardi oltre 100 miliardi di vecchie lire.

Collega Vargiu, lei parla di un'attenzione minima da parte di questa maggioranza nei confronti del problema dei trasporti. Mi sembra più una sorta di seduta di autocoscienza da parte vostra per giustificare tutti gli errori che avete commesso nel passato. Con quale coraggio, onorevole la Spisa, lei fa certe affermazioni? Sul trasporto pubblico locale, sulla continuità territoriale, sul trasporto delle merci, su tutto ciò che oggi si sta facendo voi avete miseramente fallito. Altro che fiducia mal riposta nei confronti di questa maggioranza e di questo Esecutivo! La verità vera è che se voi volete fare una polemica demagogica ci trovate pronti, ma noi vorremmo invece confrontarci con voi sul merito delle cose. Avete intelligenza e capacità, altro che Assessorato minore, problema minore, Commissione minore e quant'altro!

Onorevole Amadu, sembra che tutto questo sia rivolto contro di lei per il passato, non contro l'assessore Broccia, che realmente sta affrontando i problemi che oggi abbiamo di fronte. Sappiamo tutti che c'è ancora tanto da fare, ma ciò che è stato fatto in questo anno e mezzo è molto di più di quanto avete fatto voi nei precedenti cinque anni. Avevate la possibilità di utilizzare risorse e non le avete utilizzate. Altro che Governo Prodi! La verità è che il Governo non ha messo una lira, caro collega La Spisa.

OPPI (U.D.C.). Parla di oggi!

PIRISI (D.S.). Comunque, badate, se vogliamo fare polemica, possiamo pure fare polemica.

(Interruzioni)

Figuriamoci se mi emoziono...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, lasciate svolgere all'onorevole Pirisi il suo intervento. Il tempo è però finito, onorevole Pirisi.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Vorrei dichiarare il voto a favore dell'emendamento numero 124 e colgo l'occasione, come dice il collega Pirisi, per puntualizzare la riflessione che pacatamente facevo prima. Evidentemente il collega Pirisi ed io abbiamo un concetto differente del termine "pacatamente". Io chiedevo alla Giunta regionale di essere rasserenato sulla continuità territoriale che scade il 31 marzo, per un accordo tra le compagnie, e sul bando che l'Assessore, a metà gennaio, aveva dichiarato sarebbe stato pubblicato a giorni sulla Gazzetta Ufficiale. Poiché siamo a metà febbraio chiedevo se la pubblicazione è stata effettuata o quando sarà effettuata, non mi sembrava lesa maestà. Chiedevo anche se per quanto riguarda l'autostrada del mare erano in corso dei contatti tra il Governo europeo, il Governo nazionale e quello regionale. Inoltre volevo avere dall'Assessore qualche puntualizzazione sulla continuità territoriale delle merci. E sa perché, collega Pirisi? Perché sono convinto che se voi governate e noi siamo all'opposizione dev'essere perché le considerazioni che lei ha fatto sulla non perfetta efficienza della nostra azione di governo le devono avere fatte anche i sardi. Ma se neanche voi risolverete i problemi che a suo tempo non abbiamo risolto noi, augurandomi che lei ci sia ancora, collega Pirisi, e magari ci sia anch'io, le parti si ribalteranno anche nella prossima legislatura.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Intervengo anch'io per dire che voterò contro l'emendamento numero 124, anche perché è stato presentato come un segno di attenzione verso i trasporti essendo la Regione così scarsamente attenta a questo settore. Quindi gli ulteriori 10 milioni di euro che vengono richiesti servirebbero per attuare una qualche politica dei trasporti. In realtà, sarebbe più che altro una politica degli stipendi di chi lavora nei trasporti, visto che l'emendamento riguarda il contratto collettivo nazionale del lavoro.

Voterò contro anche perché è vero quello che ha detto l'Assessore, cioè che non c'è stata, nella precedente legislatura, alcuna politica in tema di trasporto pubblico locale. Basti ricordare che cosa è accaduto all'ARST. Credo che per cinque anni l'attenzione non fosse rivolta ai trasporti, ma agli investimenti finanziari. Credo che almeno di questo non ci accuserà mai nessuno.

CAPPAI (U.D.C.). Di questo ne parleremo dopo.

OPPI (U.D.C.). Il presidente dell'ARST era impropriamente del centrosinistra. Era un sardista.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Nel frattempo l'ARST si avvia verso il risanamento finanziario, ha migliorato il servizio ai cittadini e ha predisposto un progetto per la sostituzione degli automezzi, in alcuni casi vecchi di quindici anni. E' qualcosa che nessuno ha provveduto a fare nella legislatura precedente. I cittadini che viaggiavano - o non viaggiavano - su del materiale rotabile vecchissimo possono ormai usufruire, con una frequenza di sedici minuti, com'è stato detto, del nuovo materiale rotabile della linea Cagliari-Decimomannu, che in futuro proseguirà fino a Oristano.

Nel frattempo è più che raddoppiato il numero dei passeggeri low cost. Si è detto che è stata utilizzata maldestramente la politica sulla continuità territoriale. Vale la pena ricordare che noi abbiamo dovuto fare il primo bando senza risorse, perché il Governo di centrodestra per un anno ha nascosto le risorse. Col secondo bando, finalmente dotato di risorse finanziarie, le tratte agevolate passeranno da sei a sedici.

Un'ultima considerazione: è certo che nemmeno un euro di ciò che il Governo ha messo in finanziaria per questo fine sarà speso inutilmente, mentre nella precedente legislatura non sono stati spesi circa 30 miliardi di lire, che pure erano stati dati per garantire la continuità territoriale ai sardi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Io voterò a favore dell'emendamento numero 124 e approfitto dell'occasione per ricordare al presidente Soru, a proposito della sua giusta e corretta affermazione sull'ARST, che ha utilizzato dei finanziamenti regionali - magari distraendoli, questo non lo so, saranno altri a deciderlo - per fare investimenti finanziari, che questo è tanto vero che l'avevamo denunciato anche noi. E al presidente di centrosinistra di quell'azienda avevamo detto che forse erano investimenti che poteva astenersi dal fare.

Sarebbe opportuno, Presidente, che almeno per un certo periodo, finché non si chiariranno alcune cose, di investimenti finanziari se ne parlasse il meno possibile. Magari attendiamo la verifica della Banca d'Italia sugli interessi o sulle interferenze degli istituti di credito di questa regione, ma non stiamo qui a rincorrerci sulle accuse o scenderemo molto in basso.

Apprezzo che siano state date delle risposte per quanto riguarda i trasporti, sulle quali però non concordo. E sa perché, assessore Broccia? Perché oltre ad invitarla, così come ho fatto con i suoi colleghi, a rispondere alle interrogazioni, secondo quanto le impone il Regolamento - non ho ancora avuto questa fortuna, se non in un caso -, la invito a controllare le tratte che lei dice di aver cancellato e razionalizzato a vantaggio degli studenti pendolari. E magari sarebbe il caso che destinasse qualche ora del suo tempo per verificare l'efficienza e l'efficacia di quelle tratte e cosa sta succedendo in diverse zone del centro Sardegna per quanto riguarda il trasporto dei pendolari. Lei ha notizia di questo perché alcuni comuni glielo hanno comunicato, perché molti genitori glielo hanno comunicato, perché molti studenti glielo hanno comunicato e perché glielo ha comunicato la stessa ARST. A me risulta dai documenti in mio possesso.

Per quanto riguarda il trasporto delle merci, mi permetta di dissentire leggermente da quanto lei ha detto in merito ai costi del trasporto via mare rispetto al trasporto gommato in autostrada. Non ho il tempo, però mi sto attrezzando per fornirle dei dati. Magari in alcune tratte il trasporto via mare costa meno, però in altre costa di più. Lei afferma che sia così su tutte le tratte e io sarò gradevolmente sorpreso se questa sua affermazione sarà confermata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghi, preso dalla foga prima ho interrotto il Presidente della Regione. E' qualcosa che non si dovrebbe fare e di cui mi scuso. Me ne scuso solo un po', perché il Presidente assume, nei confronti di quest'Aula, un atteggiamento che non avevo mai visto da parte di un Presidente della Regione nelle mie prime due legislature. Il Presidente interviene con foga, con veemenza, per difendere, a torto o a ragione, le sue opinioni e posizioni, se però entra in polemica anch'io mi sento in dovere di polemizzare.

Una cosa però la voglio puntualizzare: come ha sottolineato il collega Capelli, i finanziamenti dati all'ARST nella passata legislatura furono utilizzati per fare investimenti, è vero, durante l'amministrazione di centrodestra, ma non certo dal presidente di centrodestra, che venne poi rimosso dalla Giunta Soru. Anzi, a onore del vero, di tutti i presidenti degli enti coinvolti in quella vicenda, sulla quale indaga la magistratura, e se ci sono dei colpevoli è giusto che paghino, quel presidente di centrodestra fu l'unico - la sfido a dimostrare il contrario - che riuscì, con uno stratagemma, a riportare per intero quelle somme nelle casse dell'ARST. E lei, presidente Soru, l'ha premiato cacciandolo via! Questo voglio che resti agli atti, perché anche quel presidente va salvaguardato nella sua dignità. Lo dico perché è un uomo di Alleanza Nazionale, del quale noi siamo orgogliosi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, devo dire che anch'io ho apprezzato la risposta e le argomentazioni dell'Assessore dei trasporti, che non ha fatto altro che riproporre cose già iniziate. Sta infatti proseguendo un cammino che avevamo avviato noi, niente di più. Mi meraviglia tuttavia l'intervento del Presidente della Regione. Essendo stato anch'io Presidente della Regione, capisco che supportare il proprio Assessore sia una cosa giusta, ma per il tono che il Presidente ha usato e per le cose che ha detto, devo dire che dal senso del ridicolo non ci libera proprio nessuno! Presidente Soru, lei parla di cose che non conosce, e io mi accorgo sempre di più che, scava scava, dietro uno strato di vernice non c'è nulla! Noi abbiamo fatto qui la riunione sulla continuità territoriale e lei confonde la continuità territoriale con l'imposizione degli oneri sociali. L'unica etichetta che si può mettere riguarda il fatto che abbiamo perso quella continuità territoriale, che non ci sono posti in aereo e i costi dei voli sono aumentati. Ma quale continuità territoriale? Si ricorda quando la esortavamo a non mollare? I fondi c'erano, non li aveva scoperti lei, ma c'erano; erano lì, parcheggiati, eppure, con iattanza, cos'è venuto a dirci qui? "Noi non abbiamo bisogno dei soldi dello Stato, noi la continuità territoriale ce la facciamo da soli", questo lei disse, così come lo dice per le servitù militari e per altro.

La Sardegna sta arretrando, non abbiamo più una continuità territoriale, mettiamocelo in testa. Quella continuità territoriale per cui abbiamo dato il sangue tutti in quest'Aula, conquistandola dopo quarant'anni di lotte autonomistiche, lei l'ha persa e viene qui a fare lezioni al Consiglio regionale! Ma la finisca, Presidente, non sia ridicolo!

Chieda che cosa ne pensano i cittadini sardi, che prima potevano stabilire gli orari dei voli e il tipo di velivolo, che avevano la sicurezza di volare mentre adesso non hanno più nulla. Ma di quale continuità territoriale stiamo parlando? Di quella per cui la Regione impone gli oneri di servizio? E secondo lei le compagnie aeree vanno a perderci perché lei è stato talmente bravo da inserire sedici rotte non onerate? Ma di che cosa stiamo parlando? Ma quale continuità territoriale! Finitela una buona volta di rivolgervi al passato, pensate alle cose che state facendo adesso, discutete di questo e lasciate perdere chi c'era prima e ha lavorato seriamente, molto più seriamente di voi!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, preannuncio il mio voto favorevole all'emendamento in esame e colgo l'occasione per fare alcune sottolineature. Intanto, vista la risposta dell'Assessore dei trasporti sulla continuità territoriale delle persone e delle merci immagino che da domani i vettori marittimi aumenteranno i costi. Infatti, avendo l'assessore dichiarato, ma è tutto da dimostrare, che il costo del trasporto delle merci via mare è inferiore a quello del trasporto su gomma in autostrada, se io fossi un armatore aumenterei immediatamente il costo del trasporto. L'Assessore dunque si assumerà le responsabilità di un aumento, a partire da domani, del costo del trasporto delle merci via mare. Evidentemente dall'agenda generale è sparita la problematica della continuità territoriale delle merci. Collega Pirisi, io ne prendo atto con piacere, vorrà dire che l'unica proposta di legge che giace in Commissione, presentata dal nostro Gruppo, non andrà avanti. Credo quindi che questo argomento possa essere accantonato in via definitiva. Grazie, Assessore, e complimenti per la soluzione che ha trovato!

Credo, però, che quando parliamo di trasporti le repliche dell'Assessore e del Presidente, non me ne vogliano, siano più delle reazioni scomposte che delle vere e proprie repliche. Noi abbiamo posto problemi concreti e sebbene nessuno abbia in tasca la soluzione immediata, voi non avete portato, ad oggi, in quasi due anni di vostro governo, neanche un euro da Roma per questo settore. Vi sfido a citare un solo atto per il quale possiate dire di aver ottenuto qualcosa per le casse regionali. Tutte le risorse per le autorità portuali, i porti, gli aeroporti, le strade, le ferrovie sono arrivate dopo anni e anni di battaglie. L'unico Accordo di programma quadro in Italia, il primo in Sardegna - non quindi l'intesa istituzionale di programma, che rappresenta soltanto una filosofia - è quello che noi abbiamo firmato il 18 marzo 2004, con il quale abbiamo ottenuto risorse finanziarie certe provenienti da fonti di finanziamento nazionali, regionali e comunitarie, per la realizzazione, tra l'altro, degli interventi previsti dalla Legge obiettivo.

E allora ponetevi il problema, perché, al di là di quello che può essere un risultato della Giunta, in questa materia c'è un'aspettativa della Sardegna che deve essere posta al primo punto dell'agenda politica. Noi ce ne faremo carico come opposizione, ma credo che tutti i Gruppi politici debbano farsene carico e porre questo problema al primo punto dell'ordine del giorno, se vogliamo dare risposte alle questioni economiche e sociali della nostra Isola.

PRESIDENTE. Siamo fase di votazione dell'emendamento numero 124, su cui il consigliere Cappai ha chiesto la votazione nominale. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri AMADU, RANDAZZO, MORO, MURGIONI, BIANCAREDDU, Matteo SANNA, Oscar CHERCHI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 124.

(segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 74

Votanti 73

Astenuti 1

Maggioranza 37

Favorevoli 29

Contrari 44

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'emendamento numero 52. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Dichiaro il mio voto contrario a questo emendamento che prevede anch'esso un impinguamento di risorse, sottolineando ancora che la povertà delle argomentazioni sia dell'Assessore sia del Presidente è veramente sorprendente. Si continua a fare propaganda. La risposta che hanno dato alcuni colleghi è eloquente e convincente.

Insisto sul fatto che la continuità territoriale per i passeggeri è ferma per gli errori di valutazione commessi da questa Giunta. L'imposizione degli oneri del servizio pubblico è fallita, il decreto è fallito perché è stato impostato male, presuntuosamente, ignorantemente, con assoluta incompetenza riguardo ai problemi del trasporto aereo. Siete entrati come un elefante in una cristalleria, avete pensato di avere la risposta pronta su tutto e avete dimostrato, invece, di non saper rispondere alle cose concrete e banali, come predisporre un decreto fatto bene, uno schema di accordo che potesse risolvere il problema. Su questo giudicano i cittadini, ma su un fatto credo che dobbiamo esprimere noi un giudizio adesso, e cioè il fatto che il Presidente si permetta di fare riferimento, imprudentemente direi, a una disavventura di natura finanziaria, e anche giudiziaria e amministrativa, dimenticando che su queste questioni la regola di dignità è quella di lasciare che la giustizia segua il suo corso. Noi non ci siamo ingeriti in altre attualissime questioni e non lo faremo mai, perché crediamo di non doverci piegare a un metodo che può essere definito solo in un modo, Presidente: meschinità!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.) Signor Presidente, intervengo intanto per dichiarare il mio voto contrario all'emendamento numero 52 presentato dalla Giunta regionale. Non sono un esperto in trasporti, perché nel mio paese non si viaggiava su rotaie o su gommato, ma si viaggiava sull'asino, essendo gli abitanti talmente poveri da non conoscere altro mezzo di trasporto. Vorrei però capire, da asino, che differenza c'è tra 1 milione e 134 mila euro e 1 milione e 332 mila euro. In dieci giorni si è verificato che per la liquidazione della Porto Terminal Mediterraneo (PTM) servono altri 400 milioni. Avrei preferito, Presidente, che avesse chiesto alla Giunta di illustrare questo emendamento, giustificando lo stanziamento di ulteriori 400 milioni di euro, però sappiamo che qui deve passare tutto senza discussione, senza dare spiegazioni al Consiglio. Deve passare quello che una persona sola propone. E' vero che in questa finanziaria sono state poste troppe domande agli Assessori e che il Presidente del Consiglio, garante del buon andamento dei lavori, ci ha più volte sollecitati a non fare domande, però vorrei ugualmente porre una domanda all'Assessore dei trasporti: che cosa è cambiato in dieci giorni che possa giustificare lo stanziamento di altri 400 milioni per la liquidazione della PTM?

Vorrei, inoltre, esprimere una valutazione sull'articolo relativo ai trasporti, su cui interverrò anche successivamente. Tre commi in questa finanziaria dovrebbero risolvere i problemi dei trasporti in Sardegna! Come povero sindaco di un piccolo comune, dove mi auguro non passi mai Soru, avevo chiesto di prolungare una linea per consentire agli studenti del mio comune di frequentare una scuola a Senorbì. Le stesse insegnanti di questa scuola mi fecero pervenire una lettera in cui avanzavano questa richiesta. Oggi quella linea viene eliminata, però il comma 2 dell'articolo 10 prevede uno stanziamento di ulteriori 3 milioni di euro finalizzato all'abbattimento della dispersione scolastica nelle scuole superiori! Vorrei conoscere le percentuali di dispersione scolastica dell'anno scorso rispetto a quelle di quest'anno, così mi direte se questo aumento di 3 milioni di euro è giustificato. State facendo una finanziaria senza dati, solo per proteggere qualcuno!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, credo che se una persona che non vive in Sardegna fosse arrivata all'improvviso nell'Aula del Consiglio regionale e avesse sentito parlare il presidente Soru avrebbe percepito che il problema della continuità territoriale era stato risolto nell'anno e mezzo del suo governo. Da come parla, effettivamente, Presidente, sembra che lei abbia trovato la soluzione. Ma le ricordo che lei governa da quasi due anni ormai e il problema della continuità territoriale non lo ha ancora risolto. Non lo ha risolto, ha certamente peggiorato molto la situazione, questo sì. E se non sbaglio, Presidente, non è solo il centrodestra che le ricorda di non avere risolto il problema della continuità territoriale. Se non vado errato, alcuni mesi fa due parlamentari del centrosinistra l'hanno pubblicamente rimproverato per non aver messo in pratica tutte le azioni politiche che le avrebbero consentito di avere i quattrini per risolvere il problema della continuità territoriale. Ormai, Presidente, l'accusano i suoi stessi alleati: i parlamentari di centrosinistra hanno affermato che lei non è stato in grado di risolvere il problema della continuità territoriale.

PIRISI (D.S.). Chi sono?

ARTIZZU (A.N.). Due parlamentari del centrosinistra. Lei non ha fatto nulla, Presidente, per la continuità territoriale nel settore aereo, men che meno nel settore marittimo, contrariamente a quanto aveva annunciato. L'unico dato certo, al di là delle promesse che lei aveva fatto all'inizio della legislatura, che ha reiterato durante quasi due anni di lavoro e che anche oggi è venuto qui a raccontare in modo davvero, mi permetta, poco credibile, è che in Sardegna fino a quando non c'era lei c'erano posti disponibili in aereo e si spendeva poco, da quando è arrivato lei non ci sono più posti negli aerei (non so se lei viaggi con aerei privati oppure come i comuni mortali, ma se viaggia come i comuni mortali si sarà reso conto che non ci sono mai posti in aereo), è diminuita l'offerta e i prezzi sono aumentati. Questo è il suo modo di risolvere la continuità territoriale. Complimenti!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, annuncio il mio voto contrario all'emendamento numero 52, non perché non creda nel contenuto dell'emendamento, che essendo proposto dalla Giunta regionale avrà una sua sicura valenza, ma perché per una volta, durante tutto l'arco della discussione della finanziaria, voglio provare anch'io ad essere insensibile, distratto, a non capire perché state chiedendo all'Aula di approvare questo emendamento.

Abbiamo presentato un'infinità di emendamenti. ci fosse stata una risposta da parte vostra che dimostrasse sensibilità verso i problemi che vi stiamo sottoponendo! Neanche una, Presidente! Le avevo chiesto, per cortesia, di prendere a cuore un piccolissimo problema dell'ADI di Oristano. A Oristano esiste un piccolissimo problema, per il quale avevo presentato un emendamento per un importo di 50 mila euro, che poi non è stato ammesso per una ragione tecnica. Capisco e accolgo la decisione del presidente Spissu, però mi domando: è possibile che nessun componente della Giunta abbia la sensibilità di alzarsi e dire: "Sì, mi interessa cercare di risolvere questo problema"?

Ieri sera c'è stata una discussione spaventosa sulla destinazione di ulteriori 50 mila euro alla ricerca scientifica - Presidente, le spiego subito che cos'è l'ADI -, secondo quanto proposto nell'emendamento che avevo presentato insieme ai colleghi Cerina e Atzeri. Un problema enorme, perché si riteneva che la ricerca scientifica privata e le riviste scientifiche non fossero importanti e necessarie. Anche questa è insensibilità. L'ADI è l'assistenza domiciliare integrata, e a Oristano esiste un problema: nove pazienti ventilati praticamente non hanno più questo tipo di assistenza. L'assistenza giornaliera di cui usufruivano è scesa da sei a tre ore, quindi le rispettive famiglie sono mobilitate e addirittura c'è chi ha dovuto mettersi in aspettativa non retribuita proprio per poter prestare assistenza ai propri familiari malati. Non voglio farne una questione di campanile, assolutamente no, chiedo solo un piccolo segno di sensibilità. Lei dispone di 10 milioni di euro nel capitolo per la pubblicità istituzionale, che cosa ne faccia non lo so, ma provi ad alzarsi per dire: "Risolverò il problema dell'ADI a Oristano stanziando ulteriori 50 mila euro per la ASL numero 5".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Intanto dichiaro il mio voto contrario all'emendamento numero 52, anche perché non c'è stato nessuno della Giunta che abbia illustrato le reali motivazioni che hanno determinato la presentazione di questo emendamento. Ovviamente quello che voglio dire è che purtroppo la situazione dei trasporti in Sardegna è quella che è, cioè non è cambiato nulla in quasi due anni di governo di questa Giunta regionale. Credo che noi, in questo Consiglio regionale, dovremmo domandarci che cosa è cambiato e cosa possiamo fare per migliorare i trasporti in Sardegna.

Ritengo che sia chiaro ormai che non esiste, purtroppo, ad oggi la continuità territoriale; non esiste per i passeggeri e tanto meno per le merci. E devo anche dire, signor Presidente, che lei ha dimostrato molta presunzione nel ritenere di poter risolvere da solo il problema dei trasporti in Sardegna. Quello che è successo in questi ultimi mesi ha dimostrato che la Giunta regionale da sola non è certamente in condizioni di risolvere il problema dei trasporti. Credo che lei, Presidente, avrebbe dovuto assumere un atteggiamento diverso, più costruttivo nei confronti del Governo nazionale, probabilmente avremmo ottenuto qualche risultato in più.

Però quello che voglio sottolineare qui stasera, e mi rivolgo soprattutto all'Assessore dei trasporti, è che se andiamo a vedere la situazione del trasporto locale nelle diverse aree della Sardegna ci rendiamo conto che non solo non è migliorata, ma è anzi peggiorata soprattutto in alcune zone. Lei sa bene, Assessore, che molte zone della Sardegna, soprattutto dell'interno, non possono più usufruire del servizio di trasporto regionale e che il costo del biglietto è aumentato. Dovrebbe chiedere agli studenti che frequentano la scuola dell'obbligo e anche a quelli che non la frequentano più ma comunque utilizzano i mezzi pubblici, qual è la differenza tra quanto pagano oggi e quanto pagavano ieri. Io le dimostro che i costi che devono sostenere oggi i cittadini che utilizzano i mezzi pubblici in Sardegna sono di gran lunga aumentati rispetto al passato. Mi domando: quale politica sta portando avanti questa Giunta e perché parliamo tanto di lotta alla dispersione scolastica?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, colleghi, ho sentito prima parlare l'onorevole Pirisi, che ammiro e apprezzo, siamo anche amici, ma che evidentemente stasera pensava di essere consigliere regionale di un'altra Regione. Mi è venuto in mente quell'avvocato d'ufficio di Tempio che accettava le cause ormai senza speranza e poiché non si faceva pagare difendeva cose fuori della norma. Allo stesso modo l'onorevole Pirisi si è messo a difendere i trasporti della Sardegna.

Ieri sera, parlando peraltro di università, ho fatto l'esempio del pullman che trasportava i tempiesi, i calangianesi e i galluresi a Cagliari, un collegamento che questa Giunta, con spirito di razionalizzazione, ha giustamente soppresso perché così - questa è stata una delle motivazioni - il treno da Sassari a Cagliari viaggia con un carico maggiore. Poi ho saputo che questo servizio reso dall'ARST costava 400 milioni di vecchie lire e che un privato aveva fatto un'offerta quattro volte inferiore. Offerta che è stata rispedita al mittente, perché se il privato viaggia sempre il treno viaggia poco. C'è stato poi un altro privato che non chiedeva niente, cioè si sarebbe accontentato del prezzo del biglietto, decidendo personalmente se far viaggiare un pullman da 54 posti o da 12. Neanche questa offerta è stata accettata, sebbene un'offerta a costo zero non si possa rifiutare. Ripeto, siamo tornati a quarant'anni fa. Poi ho saputo che, sempre in conseguenza di questo furore contro Tempio, non ci sono più neanche i soldi per il carnevale. Farà ridere, ma il carnevale era una delle poche manifestazioni che portavano turismo a Tempio. Si continuano a dare soldi per le sagre delle pecore ma non per il carnevale di Tempio!

Per rimanere in tema di trasporti ho saputo anche che è stato soppresso un servizio di pullman che consentiva di raggiungere Cagliari, ed è stata mantenuta la linea Tempio-Monti, perché a Monti c'è una stazione ferroviaria, da dove un tempiese può prendere il treno. Ebbene, è stato soppresso il pullman in coincidenza col treno ed è stato mantenuto quello che arriva un'ora dopo il treno. Quindi se uno volesse andare a Cagliari dovrebbe recarsi a Monti, pernottare e prendere il treno il giorno dopo.

Onorevole Pirisi, questa è la Gallura, se poi a Nuoro i trasporti funzionano meglio vuol dire che abbiamo una Sardegna se non a scartamento ridotto a scartamento differenziato!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Anche come fruitore del carnevale di Tempio devo dire che mi sembra un po' un'ingiustizia il taglio di queste risorse, ha ragione l'onorevole Biancareddu, però, siccome non stiamo parlando del carnevale, ma di un aspetto importante e serio che riguarda i trasporti da e per la Sardegna, cari colleghi, se dovessi giudicare l'attenzione dell'opposizione per i trasporti dal numero degli emendamenti che ha presentato all'articolo 10 dovrei dire che l'opposizione ha davvero pochissima attenzione per questo settore. Sono stati infatti presentati solo due emendamenti, quello dell'onorevole Cherchi e un emendamento che addirittura non c'entrava niente con i trasporti, che prevedeva il raddoppio delle risorse solo per pagare gli stipendi, cioè per gli aumenti contrattuali. Badate, sinceramente è una cosa che la dice tutta sulla grande e alta considerazione della opposizione per i trasporti.

Vorrei dire con pacatezza che forse l'onorevole Vargiu - che non vedo in aula - confonde la pacatezza con il parlar piano, perché si possono dire con pacatezza anche delle cose pesantissime e io oggi ho sentito delle cose pesantissime dette a volte sommessamente, a volte con foga, ma non riesco a capire il perché di tanta acrimonia e animosità. Cari colleghi, credo che nessuno di noi possa dire qui che in Sardegna i trasporti sono perfetti. Io non lo dico, assolutamente no, ma dico che si sta facendo un gran lavoro per migliorare la situazione dei trasporti e l'accesso a tutte le porte della Sardegna e da queste verso l'interno, Gallura compresa, onorevole Biancareddu.

Allora, per quanto riguarda la continuità territoriale, i problemi sono risolti? Direi di no, però qualcuno dimentica che la legge a cui si fa riferimento si chiama legge Attili. L'onorevole Antonio Attili, che non è più un parlamentare, ma mi auguro ritorni ad esserlo tra breve, è un esponente del mio stesso partito, cioè dei Democratici di Sinistra, che ha svolto una funzione importante per la Sardegna. Evidentemente tutti vogliamo lavorare per migliorare la situazione, ci possono essere dei punti di vista differenti, però è indubbio che oggi si registra un notevole incremento di passeggeri da e per la Sardegna. E i tanti sardi che si recano fuori della Sardegna, ditemi, hanno le ali di Icaro oppure utilizzano i mezzi aerei? Ci sarà pur stato un incremento di aerei e di vettori. E' tutto risolto? No, c'è ancora da fare, però, cari colleghi, diamo atto di quanto si sta facendo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, intervengo perché chiamato in causa dall'articolo 10, contenente disposizioni in materia di trasporti. Leggo, al secondo comma: "Al fine del potenziamento del servizio del trasporto finalizzato all'abbattimento della dispersione scolastica nelle scuole superiori, è autorizzata, nell'anno 2006, la spesa di euro 3.000.000". Dispersione scolastica: dicono che con l'avvento del presidente Soru non sia cambiato nulla. Io voglio invece spezzare una lancia a favore del Presidente. Perché? Perché è riuscito a isolare due paesi, impresa che non era riuscita neanche all'alluvione del 1949! Fa arrivare il mezzo di trasporto pubblico in due paesi lontani e ne emargina altri due, che, per onor di cronaca, si trovano in Anglona, e cioè Laerru e Martis.

Come si può affermare con tanta sicumera che stiamo potenziando il finanziamento per la lotta alla dispersione scolastica? L'Assessore ha parlato per un quarto d'ora, ma mi aspettavo dalle sue parole la conferma di ciò che va dicendo: "Garantirò la presenza del trasporto gommato pubblico in tutti i paesi". Assessore, se lei volesse controllare, si renderebbe conto che per non far perdere la scuola ai propri studenti questi due comuni, dove ormai la dispersione scolastica sta raggiungendo livelli piuttosto elevati, stanno pensando di noleggiare loro un mezzo di trasporto pubblico. Poiché anche questi due paesi pagano le tasse, gradirei che l'Assessore stesse più attento. Ecco per quale motivo io dico che invece qualcosa è cambiato con l'arrivo del presidente Soru.

Mi auguro che queste mie poche parole siano ascoltate. D'altronde a un settore che è di primaria grandezza sono stati riservati soltanto due commi. Chiedevo al collega dove fosse l'articolo 10, non riuscivo a trovarlo perché effettivamente si compone soltanto di due commi, troppo poco per un settore di primaria grandezza dal punto di vista dell'impegno della Giunta regionale. Mi auguro che nel prossimo futuro stiate più attenti nel cercare di risolvere i problemi che veramente attanagliano i sardi, che non li isolano soltanto dall'esterno, ma anche gli uni dagli altri.

Quindi qual è l'apertura delle porte che favorisce l'arrivo dall'esterno, se addirittura neanche all'interno ci possiamo muovere con continuità? Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, all'onorevole Pirisi vorrei ricordare che, se non sbaglio, la norma sul trasporto locale è stata approvata all'unanimità da quest'Aula. Ciò dimostra che sulle questioni di carattere sostanziale che interessano tutto il popolo sardo nessuno si tira indietro, anzi tutti danno il proprio apporto affinché una normativa possa essere adeguata e votata anche dalla minoranza. Forse l'attività di governo dell'assessore Broccia ha determinato, stasera, in aula, un tifo da stadio anche perché ci avviciniamo a una competizione elettorale, ma i grandi problemi restano tutti in piedi, al di là delle impostazioni demagogiche e delle dichiarazioni di vario genere. Credo che il problema dei collegamenti tra la Sardegna e il resto del mondo resti un problema reale, così come sono un problema reale i trasporti interni. Mi si dirà: "Stiamo cercando di razionalizzare". Io capisco tutto, però per quanto riguarda il trasporto locale ho presentato delle interrogazioni e ho avuto anche modo di colloquiare con l'Assessore, il quale di recente si è incontrato, ad Abbasanta, con alcuni sindaci, proprio in seguito a una mia interrogazione, in cui denunciavo il fatto che alcune condizioni di trasporto non sussistevano più e dichiaravo di non comprendere la soppressione, per esempio, della linea Sedilo-Sassari, ancorché il parametro ottimale richiesto fosse 9, mentre questa linea si attestava sul 7,3 o 7,6, adesso non ricordo bene, ma me lo disse tempo fa lo stesso assessore Broccia. A mio avviso, bisogna stare attenti intanto a non spezzare in due la Sardegna. Vi ricordo che è certamente importante avere una dorsale ferrata che svolga adeguatamente il compito di collegare il nord e il sud della Sardegna, ma è anche vero che la stazione di Chilivani è nelle condizioni in cui è, che molte stazioni sono state chiuse e in qualcuna di quelle restanti non si possono neanche più acquistare i biglietti. Poi succede che la notte la gente bivacca in stazione.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dedoni, lei ha una voce potente e può fare a meno del microfono, ma il tempo a sua disposizione è finito.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io non avevo concluso il mio ragionamento prima, e nel dichiarare adesso il voto contrario all'emendamento numero 52, voglio ricordare, sempre nella esplicitazione di quelli che sono i trasporti interni in Sardegna, alcune cose all'assessore Broccia e rivolgergli ancora degli inviti. Per esempio, lei saprà che le autolinee Pani sono state soppresse, o meglio l'azienda Pani ha lasciato la sua attività - mi correggo quando sbaglio i termini - e quelle linee sono state acquisite dalle Ferrovie Complementari. Io la invito a percorrere la Nuoro-Porto Torres in coincidenza con la nave Porto Torres-Genova e la sfido a prendere la nave; così come la sfido a fare altrettanto sulla linea che collega Olbia, perché non riuscirebbe mai ad arrivare in tempo. Vorrei citare, per esempio, il caso degli studenti pendolari di Oliena: lei avrà sicuramente notizia delle difficoltà che questi studenti incontrano nel percorrere i dodici chilometri che separano Oliena da Nuoro. Questo problema le è già stato segnalato e c'è stato un momento di riflessione segnalato col silenzio. Lei ha anche partecipato agli incontri con l'ARST, che non ha tenuto fede agli impegni presi. Le è stato ricordato anche questo. Potrei citare anche la soppressa linea Meana-Sorgono, utilizzata anch'essa dagli studenti pendolari di quel territorio. Mi domando il perché di tante soppressioni e perché dopo averle soppresse, Assessore, lei ha riammesso delle linee, per esempio la Mogoro-Borgata Crastu, che è importantissima per i collegamenti della Sardegna? Avrà modo di rispondermi, può prendere la parola quando vuole, Assessore, però il dato di fatto è che questa è una linea sicuramente strategica, talmente strategica che interessa tutti i traffici di persone e merci della Sardegna.

All'onorevole Pirisi chiederei invece, con simpatia e con la stima di sempre: lei ritiene che il paese di Macomer, che rappresenta un punto nevralgico per i trasporti nella provincia di Nuoro, sia soddisfatto di questa strategia sui trasporti? Non vorrei ricordarle l'assenza ormai storica, lo sappiamo tutti, delle Ferrovie Meridionali della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Non sarei intervenuto se non avessi colto l'atteggiamento stizzito dell'assessore Broccia. Solo perché il collega Capelli ha nominato Mogoro?

BROCCIA, Assessore tecnico dei trasporti. Perché ha detto una bugia!

OPPI (U.D.C.). Avrà detto una bugia, voi ne dite tante, siete famosi per questo!

Voterò contro l'emendamento numero 52 perché voi siete insensibili ai problemi delle categorie più deboli. Non è previsto nessun intervento, non avete accolto una richiesta neppure per coloro i quali, dopo dieci anni, hanno chiesto con sofferenza un minimo di contributo per la lotta ai tumori solidi; non avete nemmeno accolto, stamattina, la proposta di stanziare ulteriori 50 mila euro per l'ADI ad Oristano, ma vi siete vantati, nel libretto rosso, di aver fatto dell'ADI un vostro cavallo di battaglia. Noi avevamo speso 30 miliardi di lire, voi state spendendo zero euro!

Allora, caro assessore Broccia, per quanto riguarda le Ferrovie meridionali sarde, lo so bene, è tutto un fallimento, anzi lei non accetta neanche il confronto con i sindacati, ha inventato la linea di Vallermosa, eccetera. C'è una conflittualità accesa, ma le conflittualità non nascono per caso. Che ci sia una riduzione del 20 per cento delle linee aeree è un dato di fatto: io so quando parto, ma non so mai quando arrivo e gli orari vengono cambiati tutti i giorni, questo lo sappiamo tutti. Ma ho chiesto la parola soprattutto perché la discussione non può essere unilaterale: l'emendamento numero 52 prevede un incremento di risorse per la liquidazione della PTM, ma se le risorse non ci sono, Assessore, così come voi avete detto e noi ne abbiamo preso atto, non ci sono in nessun caso, neanche se si tratta di una cifra modesta come 198 mila euro. E non è che in taluni casi possono esserci e in altri no senza giustificati motivi. Potevate benissimo prevedere questo ulteriore stanziamento in sede di Commissione, dove avremmo avuto modo di discuterne.

Sono costretto, mio malgrado, a intervenire anche perché al mio amico Biancareddu hanno tolto prima i finanziamenti per il carnevale di Tempio, poi il corso universitario, adesso il pullman, insomma che fine deve fare questo povero disgraziato in questa comunità? Che questo avvenga soltanto perché è una comunità di centrodestra non riesco certamente a comprenderlo. Ho il dovere di difendere il mio collega, perché a Tempio sono state sistematicamente tolte tre cose e questo è assurdo, mentre voi eravate maestri nel rivendicare le marchette che vi interessavano, e che venivano pure accolte.

Concludo con una considerazione sull'ARST. Presidente, lei non ne ha colpa, non c'era, non conosce certi meccanismi. Il presidente dell'ARST veniva eletto, sulla base dei voti ottenuti in Consiglio, nell'ambito di una terna di nomi indicata dal Consiglio stesso. Con i voti trasversali praticamente fu eletto un candidato indicato dalla minoranza. Questo presidente è stato colui il quale per primo si è assunto le responsabilità di alcune operazioni che segnatamente sono oggi oggetto di una forte critica. Era un sardista, non so che mestiere facesse, c'è chi dice che aveva un bar, altri dicono che faceva il parrucchiere, sta di fatto che quel presidente fu eletto in virtù di connivenze interne al Consiglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Voterò a favore dell'emendamento numero 52. Il collega Cappai ha chiesto all'Assessore di spiegare il perché di questo aumento di risorse. Ovviamente l'Assessore non ha avuto il tempo di spiegarlo, ma mi dispiace aver sentito che tanti colleghi voteranno contro senza sapere che cosa ha determinato la presentazione di questo emendamento. Votano contro comunque, facendo un elenco di tutti i mali dei trasporti sardi, come se questi mali fossero iniziati con l'era Soru. In verità mi pare che abbia ragione il collega Attilio Dedoni quando dice che siamo in una fase preelettorale, per cui tutto è giustificato, però vi posso dire una cosa: questo tipo di campagna elettorale, che individua nel presidente Soru il nemico, l'arrogante, l'autoritario, colui che crea i mali della Sardegna, vi ha portato alla sconfitta l'anno scorso alle elezioni amministrative. Ahimè, devo dire che anche noi come centrosinistra improntammo una campagna elettorale di questo genere contro il presidente Berlusconi, individuandolo come il diavolo, il nemico, il responsabile di tutti i mali d'Italia, poi tutto questo l'abbiamo pagato. Quindi non porta bene fare una campagna elettorale di questo genere.

Condivido invece l'affermazione del collega Vargiu secondo cui noi siamo stati chiamati a governare per i vostri fallimenti e per gli errori da voi commessi nella precedente legislatura, e saremo chiamati a rispondere del nostro governo. Questo è vero, e voi siete talmente convinti di questo che le vostre idee, i vostri progetti, i vostri programmi non li fate conoscere né con emendamenti, a parte questi, né con nient'altro, perché evidentemente se ci fate sapere come si può governare meglio la Sardegna c'è il rischio che noi copiamo e magari continueranno a votarci! Mi rimane il dubbio che in effetti proposte e idee alternative alle nostre voi non ne abbiate. Non è che non ne presentiate, ma proprio non ne avete!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Credo che la presenza del presidente Soru in aula abbia rianimato il dibattito e molti colleghi del centrodestra abbiano voluto dare un contributo. Peccato che questo contributo dimentichi non soltanto le cose che richiamava poc'anzi il collega Marrocu, ma anche che la politica dei trasporti non si fa mettendo risorse più o meno a casaccio o presentando qualche emendamento che le incrementa. Basti pensare che anche la continuità territoriale aerea che abbiamo avuto nella scorsa legislatura in regime di monopolio riusciva a prevedere risorse compensative. Era una continuità territoriale caratterizzata da due mali: il monopolio su rotte che potevano reggersi non in questo tipo di regime e i lauti compensi per le compagnie aeree.

Ora, credo che tutti abbiamo seguito le problematiche e quella sorta di gioco delle tre carte con il quale si facevano sparire e riapparire le risorse. Sappiamo comunque che oggi vige un regime di continuità che fa a meno di quelle risorse, che possono invece essere riutilizzate per incrementare il numero delle tratte. Ricordiamoci anche che gli strumenti previsti per i trasporti interni dalla legge sul trasporto pubblico locale, che abbiamo approvato insieme, stanno cominciando a funzionare e prevedono un'agenzia regionale e un piano regionale dei trasporti. Il dato che ci ha fornito l'assessore Broccia sulla riduzione del monte chilometri senza conseguente abbattimento del numero dei passeggeri trasportati testimonia l'esistenza di una politica dei trasporti di questa Giunta e di questa maggioranza che parte dagli strumenti per arrivare agli obiettivi e ai risultati, che non sono l'aumento dei trasportatori, ma l'aumento dei trasportati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Avevo deciso di non intervenire, Presidente, anche perché credo che ci sia poco o niente da dire su queste scarne righe dell'articolo 10 sui trasporti. Voglio solo sottolineare l'attenzione che qualche volta l'Assessore dei trasporti dedica alla viabilità locale. I romani quando conquistavano un territorio tentavano di collegare tutti i centri costruendo strade, e questo era un segno di civiltà. Ho sentito dire dall'Assessore che sono state soppresse delle linee per un totale di cinque milioni di chilometri. Quelle linee non esistono più, e sebbene il numero dei passeggeri trasportati fosse al di sotto del numero minimo stabilito, non esiste più per moltissimi centri la possibilità di essere collegati con i capoluoghi o con i centri dei servizi in orari compatibili con l'attività degli stessi. Ma questo non ha importanza, l'importante è aver risparmiato cinque milioni di chilometri! Non sto facendo polemica, questa è una verità sulla bocca di tutti. Lei probabilmente non legge i giornali, ma a me ogni settimana, non dico tutti i giorni, specialmente nel nuovo quotidiano, "Il Giornale di Sardegna", capita di leggere moltissime lamentele sulla mancanza di numerosi collegamenti. Anziché andare avanti, stiamo tornando indietro!

Il collegamento dei piccoli centri con i capoluoghi o con i centri più grossi dove sono presenti i servizi di interesse pubblico era stata una conquista sociale, una conquista di civiltà. Sebbene i collegamenti soppressi potessero rappresentare una passività a causa dello scarso numero di passeggeri trasportati, non si può ora dire ai cittadini: "Arrangiatevi!" Non siamo a Milano, non abbiamo una rete viaria importante come quella del capoluogo lombardo, siamo in Sardegna, dove ancora non esistono strade funzionali, dove la continuità territoriale interna esiste solo nominalmente, non per colpa vostra, Assessore, ma perché per tantissimi anni tutto è stato lasciato così com'era.

E quando un consigliere le rivolge un'interrogazione non gli si risponde dicendo che fa affermazioni false. Non si può rispondere così, perché è falso quello che lei scrive qui.

PRESIDENTE. E' finito il tempo, onorevole Rassu. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Intervengo per spiegare perché voterò a favore di questo emendamento. Intervengo doverosamente perché sono state chieste più volte alla Giunta le motivazioni dell'aumento dello stanziamento per la liquidazione della Porto Terminal Mediterraneo, una società che esisteva credo ormai da trent'anni, pur avendo esaurito il suo scopo istituzionale. La PTM era servita per progettare il porto container di Cagliari, aveva esaurito da tempo il suo compito e ormai rappresentava solo un costo. Questi sono gli ultimi soldi che la Regione sarda spenderà per questa società ormai inutile, che ha speso gli ultimi anni progettando centri intermodali più o meno nel deserto. Abbiamo dovuto aggiungere qualche soldo perché nel bilancio abbiamo trovato delle insussistenze, cioè dei crediti vantati dalla PTM nei confronti della Regione sarda che in realtà non sussistevano affatto, perché i progetti a cui si riferivano non erano mai stati chiesti dalla Regione sarda. Quindi questo è il motivo dell'aumento di stanziamento.

Ne approfitto per chiedere scusa per aver suscitato il dispiacere di alcuni consiglieri. Me ne scuso, mi dispiace. E' stato detto che io ho citato delle cose che normalmente non vanno dette perché non fa parte dell'etichetta, del buon comportamento in quest'Aula. Mi chiedo se faccia parte dell'etichetta e del buon comportamento definire meschino il comportamento di una persona o dire che forse gratta gratta dietro quella persona non c'è niente. Mi sembra che per non suscitare l'ira di quest'Aula occorra prendersi qualsiasi critica, anche le falsità eventualmente, occorra prendersi qualsiasi commento, anche il più improbabile e arbitrario, senza dire nulla. Peraltro io non ho citato nessuna persona, ho solamente difeso l'operato della Giunta dicendo, ad esempio, che l'ARST ha una politica dei trasporti, la sta attuando, e sta ponendo in essere azioni mirate in linea con la politica dei trasporti della Regione, laddove negli anni passati, piuttosto che investire i soldi nell'acquisto di pullman, li investiva in spericolate e spregiudicate operazioni finanziarie. Non so se chi le ha fatte era di destra, di centro o di sinistra, non so nemmeno come si chiami e dove sia in questo momento. Sto dicendo che l'ARST per anni ha fatto delle cose che non doveva fare; oggi fa quello che i sardi si aspettano da lei.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, voterò contro l'emendamento numero 52 proprio per le motivazioni che sono state addotte da alcuni colleghi, come per esempio il fatto che siamo di fronte a una finanziaria che prevede 5 mila euro per Assessorato e 190 mila euro per la Presidenza per le spese di rappresentanza e 10 milioni di euro per la pubblicità istituzionale, ma soprattutto perché in quest'Aula, in questa Regione, ci vuole trasparenza. Ho di fronte due delibere del presidente Soru che danno l'incarico, per un importo di 20 mila euro, di gestire il sito Internet della Regione. Nella stessa data si assegnano al signor Francesco Sogos 10 mila euro per la stessa ragione. Uno di questi è senz'altro un dipendente Tiscali.

Allora mi domando: com'è possibile che si trovino 30 mila euro per affidare incarichi di questo genere, pur avendo la Regione un grande CED, un cervellone elettronico immenso, e non si trovino 50 mila euro per degli ammalati costretti in carrozzella che hanno bisogno di respirare aria? Credo che tutti dobbiamo fare su questo una riflessione e verificare come la Giunta regionale spende i soldi. E' un nostro preciso diritto, per cui le critiche che vengono mosse qui non sono critiche personali nei confronti di altre persone, ma sono critiche politiche nei confronti della politica della Giunta e quindi del suo Presidente.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 52. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai sulla modalità di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, MURGIONI, Matteo SANNA, DIANA, AMADU, Oscar CHERCHI, CAPELLI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 52.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - LAI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - RASSU - SANNA Matteo.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - IBBA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 67

Votanti 65

Astenuti 2

Maggioranza 33

Favorevoli 46

Contrari 19

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'articolo 10. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per dire che sono totalmente contrario a questo articolo che, ripeto, è smunto, non contiene niente.

Vorrei ricordare al presidente Soru la pagina 45 delle sue dichiarazioni programmatiche, dove è indicata tutta una serie di operazioni tese a risolvere il problema dei trasporti in Sardegna. Ne cito qualcuna: "favorire l'integrazione spaziale," - intanto vorrei capire il significato del termine spaziale - "funzionale, temporale, tariffaria tra le diverse modalità di trasporto". Mi domando se solo una di queste frasi, solo una di queste parole sia stata attentamente esaminata e inserita nella finanziaria, non in quella del 2006, ma già in quella del 2005. "Attuare un'offerta di collegamenti a rete di natura plurimodale integrata con le più importanti reti di mobilità nazionali ed internazionali". Non abbiamo la continuità territoriale delle merci, non abbiamo la continuità territoriale per i passeggeri, perché ce l'hanno tolta, mi domando dove sia andato a finire questo secondo punto programmatico del presidente Soru. "Incentivare modalità di trasporto differenti anche mediante l'adozione di sistemi tecnologicamente avanzati". Il mio amico Oscar Cherchi faceva notare che date 50 mila o 100 mila euro al comune di Oristano per cambiare il parco macchine, cioè per acquistare macchine che non inquinano, però non ci sono i soldi per incentivare le modalità di trasporto. "Strutturare luoghi dove si integrano i diversi modi di trasporto che aumentano il livello di accessibilità interna ed esterna al sistema". Io non riesco a capire che cosa si intendeva, che cosa si intendesse allora e che cosa si intenda oggi e dove è stato inserito nella finanziaria la risoluzione di questo problema. "Facilitare i collegamenti tra le zone interne alla regione e le vie principali di traffico regionali e nazionali". Abbiamo sentito qui che sono state cancellate tante linee, peraltro senza che questo Consiglio ne sapesse niente; le autolinee Pani sono state integrate nelle Ferrovie Meridionali, non sappiamo come, non sappiamo perché, qui non se n'è mai discusso, lo si è deciso, si è fatto, il Presidente propone, l'Assessore attua, però questo Consiglio è all'oscuro del perché si sia fatta l'operazione Pani. E non accetto, Presidente, e non accetterò mai che lei offenda il centrodestra per le operazioni Fideuram, perché quei soldi sono stati investiti in altri tempi quando c'era un Governo di centrosinistra. Se mai il centrodestra l'ha denunciato…

PRESIDENTE. Colleghi, non è corretto continuare a parlare quando il microfono è spento. Onorevole Questore Cappai, le ricordo che lei dovrebbe anzi dare una mano alla Presidenza.

Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, chiaramente voterò contro l'articolo 10 perché, come ho detto poc'anzi, pur comprendendo che non era possibile riportare tutta la politica dei trasporti in un articolo di legge, di fatto questo articolo è striminzito al massimo.

Voglio però richiamare l'attenzione dell'Assessore, se mi è consentito, su un problema che io sollevai con un'interrogazione a lui rivolta sulla soppressione delle autolinee Pani, che sono poi diventate di competenza delle Ferrovie della Sardegna. Sinceramente debbo lamentarmi, come ho già detto, dei termini usati nella risposta, senza voler fare polemiche, ma per un corretto rapporto tra Consiglio e Giunta. Non si può rispondere: "E' falsa l'affermazione 'è stata soppressa la linea che collegava direttamente Sassari e Cagliari con fermata a Bonnanaro e Torralba' per il semplice motivo che una linea 'diretta' di collegamento Cagliari-Sassari che si fermasse a Bonnanaro e Torralba non era evidentemente un collegamento diretto". Non c'è bisogno di rispondere in questo modo a un'interrogazione, seppure si sia usato un termine improprio, a parte il fatto che io parlavo di linea diretta, non di linea nonstop. Comunque sia, è necessario, Assessore, che lei riveda quello che sostenevo in quella interrogazione, per esempio il fatto che se il pullman che parte da Sassari arriva a Macomer cinque minuti prima, non dieci, ma ammettiamo pure che arrivi dieci minuti prima che parta il treno, i passeggeri non fanno in tempo ad acquistare il biglietto.

(Interruzione)

Come no? Sono andato io personalmente in stazione. Il biglietto non lo si può acquistare sul treno, ma in stazione, e se il pullman è carico il treno comunque va via all'ora prestabilita.

Per quanto riguarda la mia interrogazione non mi è stata data risposta circa il collegamento tra Macomer e Nuoro, passando per Silanus, Bolotana, Bortigali e Lei, paesi che si sono trovati di punto in bianco senza quel collegamento. Allora, dico questo: se vogliamo attuare una politica dei trasporti interni intelligente, stante l'insufficienza dei collegamenti e lo stato della viabilità che insiste sui nostri territori, è necessario rivedere certe scelte. Quando lei risponde che per recarsi a Sassari gli studenti e i lavoratori di Terralba e Bonnanaro che non riescono a prendere il pullman delle 8, proveniente da Padria e Mara, perché arriva stipato, possono prendere quello delle 7, sta praticamente dicendo a questi studenti e lavoratori di alzarsi alle 5 e mezzo del mattino anziché alle 7. Questa non è una risposta adeguata. E' così, Assessore. Le suggerisco solo di prendere questa linea da Sassari, come ho fatto io, per rendersi conto delle difficoltà. Io non dico che questa linea debba essere mantenuta a tutti i costi, dico che è necessario fare un'ulteriore riflessione, perché le decisioni prese possono essere riviste.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, vorrei contribuire a rasserenare gli animi, per quanto possibile. Io dichiaro il voto favorevole all'articolo 10, perché nei tre commi di cui esso è composto non ci sono motivi per votare contro: contratto nazionale di lavoro, miglioramento dei trasporti per gli studenti e stanziamento per il terminal del Mediterraneo. Non c'è nulla sui trasporti, per cui non ho realisticamente motivi per votare contro.

Tutto ciò di cui abbiamo discusso appartiene a un dibattito esterno alla finanziaria, perché nella finanziaria non si intravede una politica sui trasporti. Abbiamo parlato di trasporti al di fuori della finanziaria, per l'ennesima volta, così come abbiamo parlato di sanità al di fuori degli interventi sulla finanziaria.

Vorrei anche rasserenare il Presidente, dicendogli che è giusto che egli dica quello che ritiene opportuno dire, ma non si senta offeso lui quando qualcuno replica. Neanche le sue parole credo siano rivolte direttamente verso qualcuno. Non ritiene, Presidente, che sia offensivo, in alcuni momenti, il ruolo che lei esercita cercando di delegittimare questo Consiglio? Per esempio, lei ritiene di dare dignità a questo Consiglio e a questa Giunta quando fa una delibera - mi scusi, ma devo citare dei fatti - che riguarda il suo direttore generale, in cui insindacabilmente può decidere se dargli il premio di produzione o no? Capisco che lei creda che questa sia la cosa giusta, comprendo il suo ragionamento, ma badi bene che l'amministrazione pubblica è cosa diversa da quella privata. Magari lei è in totale buonafede e decide in buonafede, ma quello che decide lei non sempre è la cosa giusta. Questo è quello su cui bisogna confrontarsi, e magari il confronto la potrà aiutare a fare cose giuste.

Abbiamo già avuto qualcuno, l'ho detto ieri, che si paragonava a Napoleone, ironicamente, poi si è arrivati addirittura più in alto. I posti sono già occupati, Presidente, perciò non ha speranza!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cachia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CACHIA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io sono preoccupato, mi creda, sono seriamente preoccupato perché conosco i miei colleghi, sono delle brave persone, che per la maggior parte conosco anche personalmente. Il fatto però che il Presidente della Regione sia stato eletto con il 75 per cento dei voti scatena una bagarre. Lei, signor presidente Soru, fa all'opposizione lo stesso effetto che il colore rosso fa ai tori nella corrida.

Signor Presidente, non venga più in quest'aula perché ci fa perdere tempo. Sia bravo, non venga più, così andiamo avanti nei lavori, cercando di chiudere la finanziaria in tempi brevi. Se lei non c'è gli amici dell'opposizione non si scaldano, l'adrenalina scende e loro non rischiano qualche colpo pericoloso per la salute!

PRESIDENTE. La sua dichiarazione di voto, onorevole Cachia?

CACHIA (La Margherita-D.L.). E' favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Intervengo solo per ragionare su un punto. Condivido molte delle cose che ha pronunziato l'onorevole Capelli, perché infatti tutta la partita dei trasporti, a cominciare dai trasporti pubblici locali, sta in altri atti che questo Consiglio regionale esaminerà, a cominciare dal Piano dei trasporti, dal Piano dei servizi minimi, e così via, e a quel punto ci sarà modo di confrontarsi sul merito.

Questa è una finanziaria scarna, lo sapevamo quando alcuni di noi, anche della maggioranza, hanno chiesto che fosse una finanziaria senza norme intruse, cioè non espropriativa delle competenze delle Commissioni di merito. Allora spetta alle Commissioni di merito e ai provvedimenti che sono ad esse demandati la discussione sulla politica dei trasporti e anche sulla funzione che devono avere le aziende a partecipazione pubblica, come l'ARST.

Questa finanziaria è essenziale, da questo punto di vista io concordo e voterò a favore dell'articolo 10.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Nell'esprimere il voto contrario a questo articolo, pur riconoscendo che è un articolo ben povero di questioni aperte, concrete, che attengano in maniera rigida e stretta alla materia finanziaria, vorrei sottolineare che il confronto in finanziaria avviene proprio sui diversi articoli e non solo sulle questioni concrete che vengono trattate, perché è il punto di verifica e anche di rilancio di tutte le azioni politiche della Regione. E ha ragione in parte l'onorevole Cachia, anche se scherza su questo, quando dice che la presenza del Presidente in aula accende il confronto, per il semplicissimo motivo che al di là del buon umore con cui invitate il Presidente a non presentarsi più in aula, c'è un dato di fatto che va registrato, e cioè che il Presidente in aula non c'è quasi mai, qualunque questione si tratti. Che si parli di trasporti, di servizi alla persona, di tutte le questioni di cui abbiamo parlato in questi mesi, il Presidente, salvo rarissimi casi, non c'è qua! E non c'è neanche in un livello di confronto con l'esterno della Regione, perché la concertazione non esiste - lo dicono i sindacati, non lo diciamo noi -, ma questa Regione ha bisogno comunque di un confronto e anche del fatto che chi governa risponda sui problemi di cui si tratta, e risponda non come ha fatto lei anche oggi, rimandando ad altre questioni esterne. Non si può liquidare la questione della continuità territoriale di passeggeri e merci, come ha fatto lei, Presidente! Questo è il vero problema. Ha tirato fuori un problema di malagestione che la Giunta regionale precedente ha puntualmente segnalato a chi di dovere. Ha tirato fuori quel problema quasi a discolparsi di non so che cosa, così come continua a discolparsi richiamando il fatto che lo Stato non dà risorse o le dà male! Adesso siamo veramente stanchi di questo tipo di risposte! Diteci cosa state facendo davvero per la continuità territoriale, cosa volete fare per le merci, cosa volete fare per il trasporto pubblico locale, ditelo! Se siete capaci di fare questo allora il confronto può essere serio e anche leale, ma se lei, Presidente, ne approfitta per fare degli spot, delle dichiarazioni che evidentemente cercano un effetto esterno a quest'Aula, noi dovremo rispondere colpo su colpo, perché questa è l'unica occasione che abbiamo di confrontarci con lei!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Intervengo per annunciare il voto contrario, ma soprattutto per tranquillizzare l'onorevole Cachia, perché i problemi a cui egli ha alluso io li ho già superati venticinque anni fa. Quindi ci sono pochissime possibilità che li riviva io, onorevole Cachia. Semmai mi affido ad altro!

Voterò contro l'articolo 10, ma non per ciò che è in esso contenuto. Voterò contro politicamente, il che è diverso, perché non si potrebbe votare contro, ha ragione l'onorevole Capelli, tre commi che comunque rappresentano una necessità, lo sappiamo benissimo. Quindi il voto non è su ciò che è contenuto, ma su ciò che non è contenuto. Non è contenuto ciò che noi ci saremmo aspettati, a fronte delle stesse risorse che questa Giunta regionale ha impegnato nel settore dei trasporti in Sardegna, perché è esattamente da sei anni che si continua a stanziare una cifra pari a circa 83 milioni di euro. Dal 2002 in poi sempre 83 milioni di euro. L'anno scorso siete andati a 85 milioni e 583 mila, quest'anno 5 miliardi in meno per i trasporti. Alla faccia della razionalizzazione! Ecco dov'è il problema.

Assessore Broccia, lei prima forse si è urtato perché qualcuno mi pare abbia citato la linea Mogoro-Movimenta, che era stata soppressa ed è stata rimessa in piedi per gli alunni. Mi stia ad ascoltare, assessore Broccia. Io mi sarei invece preoccupato di più di verificare la determinazione del suo direttore generale sul nuovo piano tariffario, dato che voi che del centrosinistra dite che bisogna dare maggiori servizi, che bisogna essere più vicini ai territori. Mi meraviglia che l'onorevole Pisu non sia intervenuto, almeno per dirci quanto paga uno studente universitario di Laconi per andare e tornare da Sassari nel fine settimana. Gli converrebbe andare all'università di Roma! Questa tabella è stata concordata con qualcuno? C'è forse un pronunciamento del Consiglio regionale che dice alla Giunta: "Non siamo d'accordo?" Non è possibile che uno studente che prende un treno regionale per spostarsi di duecento chilometri in una qualsiasi parte d'Italia paghi il biglietto di andata e ritorno 14 euro e che da Laconi a Sassari il biglietto di andata e ritorno costi 40 euro!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). La paciosità, la bonomia, l'edulcorazione quasi da cannolo o cassata siciliana mi sembrava potessero far dimenticare alcuni problemi su cui ci siamo attardati questo pomeriggio.

Io ritengo che la dorsale ferrata, di cui parlavamo prima, non offra un servizio a chi deve andare verso Sassari, Porto Torres od Olbia. Ricordavo, quando si è spento il microfono, che i viaggiatori si sono fermati in quel di Chilivani e mi pare che qualcuno abbia raggiunto alle 2 del mattino la nave, costringendo la stessa ad aspettarli e quindi bloccando anche i passeggeri che l'avevano raggiunta con altri mezzi. Se questo è uno dei servizi che ci saranno garantiti in alternativa a quelli che stiamo smantellando, io non sono d'accordo.

Ricordavo all'Assessore che bisogna trovare una soluzione adeguata per il centro Sardegna, soprattutto per la zona nord dell'Oristanese. Non voglio fare un discorso di piccola patria, ma riterrei necessaria maggiore oculatezza anziché le dichiarazioni di sufficienza che si fanno non nell'interesse della collettività ma nell'interesse di una o più imprese, che fanno anch'esse parte della collettività, ma rientrano in un discorso di mercato. E annuncio, signor Presidente del Consiglio, che mi asterrò nella votazione dell'articolo 10, perché è ininfluente che si voti sì o che si voti no rispetto a quelle che sono le politiche dei trasporti in Sardegna. Andare fuori è difficile, rientrare lo è ancora di più, non si parli di trasporto merci! Io non accuso né questa né le altre Giunte, dico che ci sono cose da fare, operazioni da portare a compimento, e da quando non c'è più Mario Segni nel Parlamento europeo non se n'è parlato più, anzi, la Regione Sardegna è esclusa dalle autostrade del mare, un aspetto importantissimo per la nostra regione.

Debbo aggiungere che non si è fatta una politica seria dei trasporti, che significa sviluppo. Stiamo parlando di reti importanti come quelle telematiche, perché rappresentano una connettività con il sistema più complesso del mondo che ci circonda.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, sarò breve. Poc'anzi ho sollevato, sebbene in termini scherzosi, dei problemi veri. So anche che il Presidente, quando ero assente, ha ripreso alcune delle cose che ho detto. Il problema del pullman almeno io l'ho risolto, perché la patente che mi avevano ritirato mi è stata restituita, per cui io riesco a raggiungere Cagliari! Vorrei chiedere all'Assessore come mai non è stata accettata l'offerta del titolare di una ditta privata di fornire il servizio gratis, cioè traendo ricavo solo dalla vendita dei biglietti, quindi a costo zero per la Regione. Teniamo presente che si tratta dell'unico collegamento tra Tempio e Cagliari e che tra i passeggeri c'è anche chi purtroppo deve recarsi all'Ospedale oncologico per motivi di salute.

Veda, io ho avuto la fortuna e l'onere di essere per due anni Assessore regionale, avevo la delega che ha adesso l'assessore Sanna, seduto a fianco a lei, e se pioveva pioveva per tutti, se c'era siccità si chiudevano i rubinetti per tutti. Non è che qua si possano sopprimere le autolinee o chiudere le università a seconda della presenza o meno di un consigliere di minoranza o di maggioranza. Nella proposta della Giunta, per Alghero e Tempio erano previsti gli stessi tagli, poi, in virtù della presenza di un collega appartenente a Progetto Sardegna, Alghero ha avuto quello che gli era stato dato l'anno scorso. Tempio, invece, poiché, povero me, sono dell'U.D.C., ha ricevuto un'altra mazzata! Non ci si comporta così, questo non è un metodo corretto! Come mai le altre Giunte di sinistra, anche quelle presiedute da Federico Palomba, riconoscevano la valenza del carnevale di Tempio e stanziavano allora 100 milioni di lire, poi aumentati a 200? Anche noi, con la Giunta di centrodestra, abbiamo continuato a riconoscere una valenza turistica a questo evento. Adesso invece niente! Perché? C'è un motivo particolare? Lo vorrei sapere. Io non voglio polemizzare, sono dati di fatto. Perché accade questo? Non è che Tempio abbia grandi risorse per compensare questi tagli. E' una città di cultura e di servizi, ma non la si può far morire così per quattro soldi o sopprimendo un servizio di linea che un vettore di Tempio vuol offrire gratis.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signor Assessore, io voterò contro questo articolo, anche perché effettivamente non vedo le motivazioni per cui dovrei votare a favore. Anche se c'è poco o nulla in questi tre commi credo che, veramente, di fronte all'attuale situazione dei trasporti in Sardegna, un articolo come questo non meriti neanche un'astensione, ma solo un voto contrario. Ma in una situazione come questa, con una maggioranza "bulgara", ciò che pensa l'opposizione conta veramente poco.

Volevo tuttavia fare un discorso sereno con l'Assessore dei trasporti. Le parlo, Assessore, più che da consigliere regionale, da padre di famiglia con figli che frequentano la scuola dell'obbligo. Le ricordo che i costi dei trasporti sono aumentati di circa il 30 per cento in questi ultimi tempi, nel contempo è aumentato anche il costo dei libri, per cui oggi mandare i figli a scuola è veramente difficile. Allora, parliamo di dispersione scolastica e di lotta alla dispersione scolastica, ma noi non stiamo facendo una politica in questa direzione, stiamo facendo una politica opposta, e sono convinto che se confrontiamo i dati della frequenza scolastica relativi agli anni 2004, 2005 e 2006 noteremo che la situazione è peggiorata. Quindi non stiamo incentivando la frequenza nelle scuole, e senza una politica di contenimento dei costi aggraviamo la situazione.

Poi c'è l'aspetto delle linee, perché bisogna dirlo, molte tratte che erano garantite fino a poco tempo fa non ci sono più. Per quanto riguarda la città di Nuoro è stata soppressa la linea che faceva coincidenza con la nave da Olbia. Qual è il criterio che ha indotto la Giunta regionale a sopprimere certe linee? Il fatto che il numero di passeggeri trasportati su quelle linee non rispettasse i parametri stabiliti dalla Giunta stessa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, voterò a favore dell'articolo 10, perché credo che su questo punto si siano date informazioni che ritengo plausibili e di carattere strategico nei vari settori. Qui invece ciascuno fa riferimento a particolari condizioni locali: si è soppressa quella tratta, ci sono ritardi di dieci minuti, qualche alunno si alza un quarto d'ora prima. Credo che occorra fare uno sforzo per cercare di capire come si possa costruire una corretta politica dei trasporti interni ed esterni alla Sardegna. Oggi invece qui, soprattutto da parte del centrodestra, si sono fatte su questo argomento considerazioni di carattere catastrofico. Credo che manchi di essere menzionato soltanto lo tsunami, perché si è descritta una situazione così nera, così incredibile che forse tutti conveniamo che si è andati un po' sopra le righe o si è comunque esagerato, non so se per la presenza del presidente Soru o per sparare a zero su questa finanziaria.

Confrontandoci con tutti voi, anche fuori di quest'Aula, abbiamo convenuto che c'è l'esigenza di razionalizzare e modernizzare tutto il settore dei trasporti, questo nessuno lo nega, e sono state messe a disposizione delle risorse finanziare per raggiungere questo obiettivo. Ora occorre che tutti noi diamo un contributo per rendere efficienti sia i trasporti su gommato sia i trasporti misti, cioè su gommato e su rotaia. Questo è lo sforzo che ci chiede l'Assessore e se porterà dei risparmi ne saremo lieti. E' forse accaduto in qualche circostanza che l'assessore Broccia si sia rifiutato di partecipare a un'assemblea di sindaci, sindacalisti, genitori, alunni per cercare assieme a loro di raggiungere questo obiettivo? Citate questi casi! Io invece posso citarvi situazioni del tutto opposte, come per esempio quindici sindaci riuniti attorno a un tavolo insieme a sindacalisti, genitori, alunni e all'assessore Broccia per trovare, anche dal punto di vista tecnico, soluzioni concrete ai problemi, magari al fine di consentire a degli alunni di raggiungere i loro istituti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dei trasporti. Ne ha facoltà.

BROCCIA, Assessore tecnico dei trasporti. Intervengo brevemente, solo per dare due risposte. Ho fatto fare una verifica proprio adesso e non risulta agli atti nessuna richiesta di concessione del collegamento Tempio-Cagliari senza contributo da parte della Regione. Per la verità il sindaco di Tempio aveva annunciato questa richiesta in più di un'occasione. Domani farò fare una verifica più approfondita, ma gli uffici hanno verificato la corrispondenza degli ultimi cinque mesi e per ora non risulta nessuna richiesta di questo tipo. Questa è la prima questione.

CUGINI (D.S.). Hanno chiesto a Biancareddu di consegnarla, ma lui se n'è dimenticato!

BROCCIA, Assessore tecnico dei trasporti. E' vero che l'onorevole Biancareddu e l'onorevole Cugini, con una lettera, mi hanno informato di questa questione, però non si parlava di una richiesta di concessione non contributata.

La seconda questione riguarda il collegamento che la Giunta avrebbe istituito della frazione di Mogoro con Mogoro. E' vero, a Mogoro c'è una frazione di ottanta abitanti che aveva bisogno di un collegamento con le scuole di Oristano. Nella scorsa legislatura è stata assegnata a un privato la concessione e il contributo per effettuare il collegamento di questa frazione con Oristano. La Giunta regionale attuale ha cancellato quel collegamento e ha istituito il collegamento di quella frazione con Mogoro, che dista quattro chilometri, in coincidenza con i pullman che vanno ad Oristano. Di queste operazioni, ve l'assicuro, ne abbiamo fatto a centinaia in tutta la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il presidente Soru per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SORU (Progetto Sardegna) Presidente della Regione. Voterò a favore dell'articolo 10. Vorrei approfittarne, visto che è stato detto che forse stiamo evitando di parlare del presente, per parlare della situazione della continuità territoriale. In realtà ne abbiamo parlato a lungo, ma proverò a ripetere le cose per l'ennesima volta, senza voler recriminare niente, senza voler accusare nessuno.

Questa Giunta regionale si è insediata, mi pare, nel luglio del 2004 e la continuità territoriale scadeva a dicembre del 2004. In autunno, quindi prima che scadesse, la Giunta aveva il dovere di predisporre la nuova gara. Naturalmente, quando si fanno le gare negli enti pubblici, se ci sono soldi da spendere, quei soldi devono avere un chiaro riferimento normativo, devono avere una UPB, un capitolo di bilancio. In quel momento, la legge finanziaria dello Stato non prevedeva neanche un euro per la continuità territoriale della Sardegna, e infatti ce ne siamo ampiamente lamentati, se ne sono lamentati tutti, ma la situazione era questa. Peraltro, persino un Presidente della Regione poco bravo, quale io sono, non può sbagliare il bando sulla continuità territoriale, anche perché non lo fa da solo, ma in una Conferenza di servizi, composta inoltre da un organo tecnico, l'ENEL, e dal Ministero dei trasporti. Tutti e tre questi organi condividono la responsabilità di predisporre il bando di gara. Se ci fossero stati i soldi naturalmente avremmo fatto un bando con i soldi, siccome non ce n'erano, tutti e tre assieme, con l'ausilio del servizio legislativo del Ministero dei Trasporti, dopo essere andati a Bruxelles, abbiamo fatto l'unico bando di gara possibile, un bando senza risorse, che peraltro è stato accettato. C'è stata però un'opposizione e per questo motivo il bando non è andato avanti. I tribunali hanno tempi lunghi, ma c'è stata una novità: a luglio, finalmente l'ENAC ha specificato che poteva mettere a disposizione, in un suo capitolo indistinto, delle somme per la continuità territoriale della Sardegna. Anziché andare in Tribunale, abbiamo naturalmente fatto una nuova gara, stavolta con i soldi a disposizione.

Onorevole Floris, lei si sbaglia, ha detto un'inesattezza, perché noi abbiamo fatto esattamente la stessa gara che avete fatto voi. L'abbiamo fatta per tutte le tratte con destinazione diversa da Roma e Milano, perché in queste tratte ormai c'è abbastanza traffico e quindi si tratta semplicemente di imporre gli oneri di servizio, senza corresponsione di denaro. Per tutte le altre tratte, invece, che hanno un traffico limitato e devono quindi essere retribuite, si fa una normale gara europea e l'imposizione degli oneri di servizio avviene a seguito di un contributo in danaro.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 10. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Onorevole Sanciu, mi dispiace, ma qui funziona un sistema elettronico. Io aspetto qualche secondo e se nessuno chiede di parlare indico la votazione.

(Interruzione del consigliere Sanciu)

Non mancano e non mancheranno altre occasioni, onorevole Sanciu.

Passiamo all'esame dell'articolo 11, a cui è stato presentato un emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 11 e del relativo emendamento:

Capo III

Disposizioni in materia di personale

Art. 11

Contrattazione collettiva e contenimento della spesa
.

1. Ai fini di quanto disposto dal comma 1 dell'articolo 62 della legge regionale n. 31 del 1998 (Disciplina del personale regionale e dell'organizzazione degli uffici della Regione), l'ammontare massimo delle risorse da destinare alla contrattazione collettiva relativa al biennio economico 2006-2007, nell'ambito del quadriennio contrattuale 2006-2009, è determinato in euro 16.071.000, con il limite di spesa a regime di euro 10.744.000. La spesa quantificata, per l'anno 2006, in euro 5.327.000 ed in euro 10.744.000 per gli anni successivi, grava sulla UPB S03.005.

2. Gli enti soggetti all'applicazione della predetta legge regionale n. 31 del 1998 con oneri contrattuali a carico dei propri bilanci provvedono all'iscrizione delle relative somme in conformità al disposto del comma 1.

EMENDAMENTO sostitutivo parziale SANNA Matteo - LA SPISA - DIANA - VARGIU - CONTU - CAPELLI - OPPI - RASSU - LADU - ARTIZZU - SANCIU - DEDONI - LIORI - MORO - GALLUS - MURGIONI.

Le parole del comma 1 dell'art. 11: "è determinato in euro 16.071.000, con il limite di spesa a regime di Euro 10.744.000 per gli anni successivi...." sono sostituite dalle seguenti:

"è determinato in Euro 22.000.000 con autorizzazione di spesa a regime non superiore ad Euro 14.000.000, di cui Euro 1.000.000 da destinarsi all'incremento dell'assegno di funzione degli appartenenti al corpo forestale e di vigilanza ambientale. La spesa quantificata per l'anno 2006, in Euro 7.000.000 ed in Euro 14.000.000 per gli anni successivi, grava sull'UPB S03.005." (125).)

OPPI (U.D.C.). Si è già votato, Presidente?

PRESIDENTE. Sì, è stato approvato l'articolo 10, senza controprova.

All'articolo 11 è stato presentato l'emendamento sostitutivo parziale numero 125, una parte del quale non è ammissibile, quindi rimane in piedi il primo comma, e cioè le parole "è determinato in Euro 22.000.000 con autorizzazione di spesa a regime non superiore ad Euro 14.000.000", mentre è soppressa la parte che inizia con le parole "di cui Euro 1.000.000 da destinarsi" sino al termine del periodo, perché riguarda la materia contrattuale, quindi è intrusa.

Uno dei presentatori dell'emendamento numero 125 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA MATTEO (A.N.). L'emendamento che io insieme ad altri colleghi ho presentato è volto, in modo particolare, a far rispettare il diritto-dovere dell'organo politico di garantire che i rinnovi contrattuali avvengano tenendo conto dell'andamento del costo della vita e quindi del valore delle retribuzioni dei lavoratori che, a causa delle vicissitudini che tutti conosciamo, legate al mercato mondiale, hanno subito una riduzione del potere di acquisto, come comunicato anche recentemente dall'ISTAT, che ha evidenziato, nel 2005, un aumento del 12 per cento del costo del petrolio; aumento che ha una ricaduta su tutti gli altri beni primari, in particolare per noi sardi.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue SANNA MATTEO.) Con questo emendamento noi intendiamo stanziare lo stesso importo previsto per il rinnovo contrattuale 2002-2005, tenendo conto della volontà di razionalizzare la spesa, che comunque non deve ricadere sul diritto del lavoratore a un adeguamento della retribuzione degno di tale nome. Queste risorse, inoltre, serviranno per adeguare tutti quegli istituti contrattuali, oltre alla retribuzione fissa, a partire quindi dalle voci del salario accessorio ferme al 1998, come ad esempio missioni e straordinario, non modificati dal vecchio contratto e coprire le spese derivanti dall'inserimento di istituti contrattuali come la tutela legale e l'assicurazione dei lavoratori, ampiamente previsti in tutti gli altri contratti nazionali.

Noi non vogliamo che questo contratto collettivo venga deciso in sedi diverse. So che più volte gli stessi lavoratori e le associazioni che tutelano, che dovrebbero tutelare i lavoratori, cioè i sindacati, hanno manifestato e portato all'attenzione dell'Assessore, che so essere molto sensibile, queste problematiche, così come stabilisce d'altronde la legge regionale 13 novembre 1998, numero 31. Questa legge, con la quale anche la Regione sarda ha recepito i principi nazionali, demanda alla contrattazione collettiva il rapporto di lavoro dei dipendenti regionali. Infatti l'articolo 2, comma 5, del contratto stabilisce che i rapporti individuali di lavoro dei dipendenti sono regolamentati contrattualmente e quindi i contratti individuali devono conformarsi ai principi dell'articolo 34, comma 2.

Noi quindi chiediamo che questo emendamento venga accolto, per fare in modo che anche i nostri lavoratori possano essere messi in condizioni di lavorare serenamente alla pari dei colleghi di altre Regioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Vorrei affrontare un tema che, secondo me, è abbastanza attuale e che riguarda certo la condizione dei lavoratori dell'amministrazione regionale e degli enti regionali, ma anche, più in generale, il funzionamento della macchina amministrativa, che si affida, per la gran parte, proprio a questo personale.

C'è una storia che si confonde spesso anche con il pregiudizio, per cui il personale dipendente delle pubbliche amministrazioni in generale poco si applica, nell'interesse del cittadino e degli utenti tutti, istituzioni e imprese, al proprio lavoro, è anche super pagato tutto sommato, super tutelato e poco ha da lamentarsi. Su questa teoria si è fondata, io dico disgraziatamente - il collega Sanna prima è intervenuto, secondo me, ponendo anche delle questioni giuste -, una contrazione dei trattamenti economici e giuridici di questo personale e anche la perdita del prestigio della sua funzione pubblica. E la politica che si è fatta, tutta proiettata verso la privatizzazione dei servizi, l'abbiamo chiamata in tanti modi, tra cui esternalizzazione. C'era uno slogan: "più mercato meno Stato", ed era il vostro slogan. Il risultato di questa vicenda, cioè del modo anche becero con cui si è aperto il conflitto contro la funzione pubblica e la pubblica amministrazione che cosa ha determinato? Un sostanziale impoverimento del ruolo, del prestigio di quel ruolo e anche della condizione del lavoratore pubblico. Parlo del dipendente dell'amministrazione regionale e degli enti regionali che, tutto sommato, nell'ambito del comparto pubblico era considerato un privilegiato, godeva della quattordicesima mensilità, aveva un sistema di integrazione previdenziale assolutamente vantaggioso. Vi era tutta un'altra serie di istituti, la produttività, per esempio, e una facilità nella relazione con il politico locale che garantiva esiti positivi ad ogni chiusura contrattuale.

Oggi le questioni non sono più così; non sono più così neppure nell'amministrazione regionale. Io tentavo di fare un calcolo: che cosa vogliono dire 5 milioni e 327 mila euro per il 2006, 30-35 euro netti alla mano oppure 40 o 50? Stiamo parlando, purtroppo, dato il costo della vita, lo dico all'Assessore, ma lui ne è consapevole, credo, di un incremento salariale in linea con gli incrementi salariali che si registrano in tutto il comparto del lavoro dipendente. La battaglia dei lavoratori metalmeccanici per un incremento salariale di 100 euro ci ricorda che cosa abbiamo di fronte e ci richiama anche a una certa coerenza rispetto a quel problema. Un incremento salariale di 100 euro al mese nel contratto dei metalmeccanici vuol dire 1.200 euro all'anno, che - ha ragione l'onorevole Sanna - serviranno a coprire l'incremento della spesa per l'acquisto di carburanti, che non sono solo quelli per la trazione delle macchine, sono anche quelli che influiscono sulle bollette dell'energia, sulle tariffe del trasporto pubblico, sulle spese per il riscaldamento dell'abitazione. Tutto questo è vero e non è più sostenibile, nel pubblico come nel privato, una politica salariale che impoverisce gravemente la condizione del lavoratore.

Ma oggi i poveri - e ritorniamo al tema - non sono solo i disoccupati e gli inoccupati; oggi sono poveri anche i lavoratori monoreddito. Io ho conoscenza diretta di famiglie che per non perdere la casa, per non essere sfrattate... A proposito, mi è capitato anche un documento che riguarda una concessione demaniale novantanovennale per la costruzione di case, a suo tempo, dell'ex Telefoni di Stato, immagino occupate da dipendenti di quell'azienda, che poi sono passate alla TELECOM. In questo delirio di privatizzazione selvaggia oggi gli inquilini di quegli appartamenti ricevono lo sfratto! Succede, e l'Assessore degli enti locali lo sa, anche per gli appartamenti di proprietà regionale. E non parlo solo degli autisti, ma anche di quelle persone in condizioni di indigenza che hanno trovato una possibilità di alloggio nell'immobile di via Veneto e che oggi dovrebbero acquistare l'appartamento in cui vivono, secondo disposizioni che derivano dall'amministrazione regionale, a prezzo di mercato oppure andare in mezzo alla strada! Chi vive con una pensione di 900, 1000 o 1.100 euro al mese non può sostenere questa spesa. C'è un problema di salari, di retribuzioni che riguarda il pubblico, che riguarda il privato e che ormai riguarda anche l'amministrazione regionale. Un dipendente della categoria direttiva porta a casa, tutto compreso, netto alla mano, 1.500 o 1.600 euro al mese, che a suo tempo, volevano dire circa 3 milioni di lire, una cifra che consentiva di vivere in modo sereno la propria esistenza, anche di permettersi qualcosa di più. Oggi, se un dipendente ha un figlio che va all'università di Cagliari, deve comprare i libri, ha la moglie a carico e magari anche un genitore privo di reddito, una casa da pagare, un mutuo di 700 o 800 euro, con quello stipendio è nella condizione prossima alla povertà. E, in molti casi, il dipendente delle qualifiche più basse è dentro la sfera della povertà.

Con questo cosa voglio dire, Assessore? Credo che la valutazione di questo importo sia stata fatta, e probabilmente anche condivisa, dalle organizzazioni sindacali quando si trattava di definire le poste in bilancio per il rinnovo contrattuale. Quello era il punto principale della relazione con le organizzazioni dei lavoratori. Dovremo, a mio avviso, in generale fare di più, non dico in questo articolo; dovremo, cioè, porci il problema anche in relazione al trasferimento di competenze, e quindi del personale che segue le competenze, al sistema delle autonomie locali. Ho letto che era stata proclamata un'iniziativa sindacale anche per quanto riguarda i lavoratori del sistema delle autonomie locali subregionali, che in parte dovrebbero ricevere una sorta di incremento, di integrazione delle proprie retribuzioni per funzioni che esercitano in nome e per conto della Regione. Dovremo porci questo problema e invito il Presidente della Commissione e l'Assessore a farne un argomento di discussione in una sessione di Commissione.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola alla Giunta, vorrei far notare ai colleghi che hanno presentato l'emendamento numero 125 che manca la copertura finanziaria, per cui se questa non dovesse essere indicata l'emendamento deve essere dichiarato inammissibile.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, l'emendamento che è stato presentato dagli onorevoli Sanna e più pone una questione molto concreta, che riguarda l'entità delle risorse che devono essere destinate al rinnovo contrattuale 2006-2007.

L'entità delle risorse che la Giunta ha determinato è il frutto, naturalmente, di un calcolo molto semplice, che deriva dall'incremento del tasso di inflazione programmato in questo caso. D'altronde queste sono state anche le modalità che il Governo regionale ha seguito per quanto riguarda il rinnovo dei due bienni economici che erano già trascorsi e anche del quadriennio economico nel recente passato, nel senso che il Governo regionale si è trovato a dover recuperare e quindi attualizzare il contratto dei dipendenti regionali che era rimasto fermo al 2001, e quindi nel rinnovare i due bienni economici ha dovuto individuare dei parametri. In questo caso il parametro che era stato individuato era quello dell'inflazione reale, del tasso di inflazione reale, proprio perché si riferiva ad anni già trascorsi.

Questo per dire che il rinnovo dei due bienni, che è stato portato a termine, ripeto, dopo una concertazione abbastanza meticolosa con le organizzazioni sindacali, e tra le organizzazioni sindacali e il CORAN innanzitutto, è stato ritenuto soddisfacente da parte delle organizzazioni sindacali, sia per quanto riguarda i dipendenti regionali, sia per quanto riguarda i dirigenti. Sono sicuro che il Consiglio ha avuto informazione e conoscenza che proprio nei giorni scorsi la Giunta regionale ha approvato l'ipotesi di accordo tra il CORAN e le organizzazioni sindacali dei dirigenti, che ha consentito di rinnovare, anche in questo caso, e quindi di attualizzare il contratto dei dirigenti dell'amministrazione regionale, recuperando un ritardo che risaliva a ben due bienni.

Naturalmente tutto questo sarebbe poca cosa, anche se io reputo che sia un risultato importante, se non si associasse a una serie di iniziative che il Governo regionale ha messo in atto sia con la finanziaria dell'anno scorso, sia attraverso dei provvedimenti di carattere amministrativo. Noi ci siamo posti due obiettivi che sono abbastanza rilevanti, a cui ne aggiungeremo un terzo. Il primo obiettivo è, naturalmente, quello di operare un certo rinnovo generazionale all'interno dell'amministrazione regionale; un rinnovo generazionale che è stato attuato con la finanziaria dell'anno scorso, sia attraverso la possibilità di stabilire l'andata in pensione, che deve avvenire all'età di 65 anni, senza nessuna possibilità di proroga, sia attraverso la possibilità di ricorrere all'esodo incentivato, che è stato utilizzato, direi, in maniera abbastanza importante da parte dei dipendenti regionali. Quello del rinnovo generazionale è un obiettivo importante, a cui segue un secondo obiettivo, a cui noi annettiamo altrettanta importanza, e cioè la possibilità di introdurre nell'ambito degli organici dei dipendenti regionali tutta una serie di professionalità che tradizionalmente e storicamente non erano presenti all'interno dell'amministrazione regionale, proprio perché si tratta di professionalità molto specifiche, nuove, di cui un'amministrazione regionale efficace, efficiente, capace di rispondere alle esigenze di una società, quella sarda, che è anche in rapido cambiamento, deve poter disporre.

A questi due obiettivi ne assoceremo un terzo, a cui ha accennato l'onorevole Uras, che costituisce però un obiettivo di prospettiva, nel senso che il processo di riforma che è stato attivato dal Governo regionale, e che prevede proprio la possibilità di attivare un percorso di trasferimento di competenze e di funzioni, ma anche di risorse e di personale dalla Regione al sistema delle autonomie locali, pone un problema molto rilevante, e cioè la necessità che noi arriviamo, in tempi abbastanza accettabili, a un comparto unico della pubblica amministrazione in Sardegna, proprio per evitare delle differenziazioni tra chi già lavora all'interno di comuni e province e chi, invece, a seguito dei processi di trasferimento, passerà dalla Regione agli enti locali. Penso che questo sia un obiettivo molto rilevante che dobbiamo cercare di perseguire, perché è importante per i processi di riforma, ma è importante proprio per evitare delle differenziazioni che sul piano normativo oramai sono molto limitate, tra amministrazione locale e amministrazione regionale, e soprattutto per cercare di eliminare delle differenziazioni sul piano economico che esistono naturalmente, ma che sono facilmente, a mio modo di vedere, recuperabili in tempi ovviamente non immediati. E', ripeto, un obiettivo di prospettiva.

Queste mi pare che siano, molto sinteticamente, le linee attraverso cui intende muoversi il Governo regionale nel cercare di ammodernare, di rinnovare profondamente l'amministrazione regionale. Quello del rinnovo contrattuale è un problema importante, ma penso che debba essere affrontato insieme a problemi di maggiore rilevanza e ampiezza, che sono legati alla creazione di un'amministrazione regionale efficiente, efficace, trasparente e adeguata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, solo per errore avevamo omesso di indicare la copertura finanziaria, che è stata individuata nella voce 13 della tabella A.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 125 ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, per capire, una parte dell'emendamento era stata dichiarata inammissibile?

PRESIDENTE. E' già stata stralciata.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è contrario, Presidente.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore della Commissione.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 125. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 11. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu sulla modalità di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Appoggia la richiesta il consigliere Ladu, Capogruppo di Fortza Paris.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 11.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - GESSA - IBBA - LAI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PINNA - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MILIA - MORO - OPPI - PISANO - RASSU - SANNA Matteo - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 54

Maggioranza 28

Favorevoli 35

Contrari 19

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 12.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 12:

Capo IV

Disposizioni diverse

Art. 12

Disposizioni varie

1. Per le finalità di cui al comma 2 dell'articolo 17 della legge regionale n. 3 del 2003, relativa all'abbattimento dei costi obbligatori di assicurazione dei volontari ai sensi della legge regionale 13 settembre 1993, n. 39, è autorizzata una spesa annua valutata in euro 300.000 (UPB S01.022).

2. Per la redazione ed il funzionamento del sito internet istituzionale della Regione è autorizzata una spesa valutata in annui euro 200.000 (UPB S01.054).

3. Per le finalità di cui alla lettera b) del comma 2 dell'articolo 2 della legge regionale n. 7 del 2005 è autorizzata, nell'anno 2006, la spesa di euro 13.000.000; per gli anni successivi si provvede con legge finanziaria (UPB S03.089).

4. Per le finalità di cui all'articolo 39 della legge regionale n. 7 del 2005, relative al riordino del patrimonio immobiliare, è autorizzata, nell'anno 2006, l'ulteriore spesa di euro 200.000 (UPB S04.035).)

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Non ho visto che aveva alzato la mano, onorevole Oppi, mi scusi. Bisogna però prenotarsi con il sistema elettronico.

OPPI (U.D.C.). Chiedo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Il consigliere Ladu, Capogruppo di Fortza Paris, appoggia la richiesta.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 42 consiglieri.

(Risultano presenti i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LADU - LAI - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASIA - OPPI - ORRU' - PINNA - PISU - PITTALIS - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS - VARGIU.)

Poiché c'è il numero legale proseguiamo con i lavori.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, mi sembra che prima si debba esitare l'articolo 7, perché l'articolo 13 è la copertura finanziaria. Mi permetto di osservare che non è tecnicamente possibile votare prima l'articolo 13.

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, gli Uffici mi dicono che non ha nessuna attinenza la votazione dell'articolo 13, possiamo proseguire e ritornare poi sull'articolo 7, perché la votazione dell'articolo 13 è ininfluente non essendo previsto un importo.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Non c'è problema, sospendiamo l'articolo 13 e passiamo all'esame dell'articolo 7, a cui sono stati presentati diciassette emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 7 e dei relativi emendamenti:

Art. 7

Disposizioni in materia di lavoro

1. Per il cofinanziamento di progetti sperimentali di azioni innovative in materia di politiche del lavoro finanziati dal Ministero del lavoro, è istituito, nel bilancio della Regione, un apposito fondo con una dotazione iniziale di euro 1.500.000; alle dotazioni per gli anni successivi si provvede con legge finanziaria (UPB S10.009).

2. E' autorizzata, nell'anno 2006, la spesa di euro 15.500.000 per la formazione professionale dei lavoratori in Sardegna (UPB S10.035).

3. A valere sull'UPB S10.058 (cap. 10153) una quota pari a euro 150.000 è destinata al finanziamento di un progetto relativo alla filiera lattiero-casearia, prioritariamente per il comparto ovi-caprino.

4. Per le finalità di cui all'articolo 9 della legge regionale 24 dicembre 1998, n. 37, relative alle reti di partenariato imprenditoriale, è autorizzata, nell'anno 2006, la spesa di euro 1.000.000 (UPB. S01.045).

5. Le procedure previste dall'articolo 10, comma 2, della legge regionale n. 7 del 2005, non si applicano agli interventi di cui alla lettera b) del comma 1 della medesima legge, per gli stessi interventi trovano applicazione le procedure previste dall'articolo 19, della legge regionale 24 dicembre 1998, n. 37 e successive modificazioni ed integrazioni.

EMENDAMENTO soppressivo parziale CONTU - CAPELLI - OPPI - LADU - DIANA - VARGIU - LA SPISA - RASSU - DEDONI - ARTIZZU - SANNA - SANCIU - GALLUS - MURGIONI - MORO.

Art. 7

II comma 3 dell'art. 7 è soppresso. (96)

EMENDAMENTO soppressivo parziale CONTU - CAPELLI - OPPI - LADU - DIANA - VARGIU - LA SPISA - RASSU - ARTIZZU - SANNA - SANCIU - DEDONI -GALLUS - MURGIONI - MORO.

Art. 7

II comma 4 dell'art. 7 è soppresso.

COPERTURA FINANZIARIA

In diminuzione

UPB S01.045 anno 2006 Euro 1.000.000

In aumento

UPB S03.006 anno 2006 Euro 1.000.000 (95)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale CASSANO.

Art. 7

All'emendamento n. 94 la somma di euro 30.000.000 è rideterminata in euro 40.000.000.

In aumento

UPB S10.035 (cap. 10.186-00)

anno 2006 Euro 10.000.000

In diminuzione

UPB S03.006

anno 2006 Euro 10.000.000

(mediante riduzione della voce 13 della tabella A allegata alla legge fìnanziaria). (139)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PITTALIS - ATZERI - MARRACINI.

Art. 7

Nell'emendamento n. 94 l'importo di euro 30.000.000 è rideterminato in euro 31.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S10.035

anno 2006 Euro 1.000.000

In diminuzione

UPB S03.006 - FNOL - parte corrente

anno 2006 Euro 1.000.000

(mediante riduzione della riserva di cui alla voce 13 della tabella A allegata alla l.f.). (141)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - OPPI - LADU - DIANA - VARGIU - LA SPISA - CONTU - RASSU - ARTIZZU - SANNA - SANCIU - DEDONI -GALLUS - MURGIONI - MORO.

Art. 7

Al comma 2 la spesa di Euro 15.500.000 è rideterminata in Euro 30.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S10.035 (Cap. 101.86-00) anno 2006 Euro 14.500.000

In diminuzione

UPB S03.006 anno 2006 Euro 14.500.000

(mediante riduzione della voce 13 della tabella A allegata alla legge finanziaria). (94)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - DEDONI - CASSANO - VARGIU.

Art. 7

Dopo il comma 2 dell'articolo 7, è aggiunto il seguente comma:

"E' autorizzata la spesa di euro 22.000.000 per l'anno 2006, di euro 15.000.000 per l'anno 2007 e di 5.000.000 per l'anno 2008, per la formazione professionale specificatamente a copertura totale del piano di utilizzo dei lavoratori di cui all'albo regionale istituito ai sensi dell'art. 1 della L.R. n. 42/1989.

E' garantita la copertura finanziaria dei piani di utilizzo, proposti dagli Enti di Formazione presso i quali operano detti lavoratori, anche nell'ipotesi di inattività formativa, per l'impiego in finalità generali della pubblica amministrazione regionale."

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S10.035 (programmazione e politica della formazione e del sistema formativo)

Anno 2006 - 22.000.000

Anno 2007 - 15.000.000

Anno 2008 - 5.000.000

In diminuzione (fondi per nuovi oneri legislativi di parte corrente)

UPB S03-006

Anno 2006 - 22.000.000

Anno 2007 - 15.000.000

Anno 2008 - 5.000.000

Mediante riduzione della voce 13 tab. A allegata alle Legge Finanziaria. (13)

EMENDAMENTO soppressivo parziale URAS - DAVOLI - PISU.

Art. 7

Dopo le parole "regionale n. 20 de 2005" sono soppresse le parole "destinate alla realizzazione di un programma di azioni sperimentali per il reddito di cittadinanza nelle forme previste dal medesimo articolo per l'indennità di inserimento di inoccupati e disoccupati". (127)

EMENDAMENTO aggiuntivo URAS - DAVOLI - PISU.

Art. 7

Dopo le parole "la spesa di euro 10.000.000" sono aggiunte le seguenti parole "per ciascuno degli anni 2006, 2007, 2008".

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S08.009

anno 2006 euro 10.000.000

anno 2007 euro 10.000.000

anno 2008 euro 10.000.000

In diminuzione

UPB S03.006 (voce 13)

anno 2006 euro 10.000.000

anno 2007 euro 10.000.000

anno 2008 euro 10.000.000 (130)

EMENDAMENTO aggiuntivo GIUNTA REGIONALE.

Art. 7

Dopo il comma 4, è inserito il seguente:

"4 bis. E' autorizzata nell'anno 2006 la spesa di euro 10.000.000 per le finalità di cui all'articolo 43, della legge regionale n. 20 del 2005 destinate alla realizzazione di un programma di azioni sperimentali per il reddito di cittadinanza nelle forma previste dal medesimo articolo per l'indennità di inserimento di inoccupati e disoccupati (UPB S10.009)."

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S10.009 2006 euro 10.000.000

In diminuzione

UPB S03.006 (Voce 13) 2006 euro 10.000.000 (51)

EMENDAMENTO aggiuntivo PIRISI - MARROCU.

Art. 7

Nell'articolo 7, dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:

"4 bis. Le strutture realizzate dai comuni, ai sensi dell'articolo 9, comma 3, della legge regionale 7 giugno 1984, n. 28, a seguito di cessata gestione da parte soggetti affìdatari, possono essere date in gestione anche a soggetti diversi da quelli indicati dalla medesima norma." (55)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - DEDONI - CASSANO - VARGIU.

Art. 7

Dopo il comma 5 dell'articolo 7, è aggiunto il seguente comma:

E' autorizzata la spesa di euro 8.000.000 per l'anno 2006, di euro 10.000.000 per ciascuno degli anni 2007 e 2008, per il finanziamento delle attività formative relativa all'attuazione dell'istituto dell'apprendistato previsto dall'art 38 della L.R. n. 20 del 5 dicembre 2005.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S10.035 (programmazione e politica della formazione e del sistema formativo)

Anno 2006 - 8.000.000

Anno 2007 - 10.000.000

Anno 2008 - 10.000.000

In diminuzione (fondi per nuovi oneri legislativi di parte corrente)

UPB S03-006

Anno 2006 - 8.000.000

Anno 2007 - 10.000.000

Anno 2008 - 10.000.000

Mediante riduzione della voce 13 tab. A allegata alla Legge Finanziaria. (11)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - DEDONI - CASSANO - VARGIU.

Art. 7

Dopo il comma 5 dell'articolo 7, è aggiunto il seguente comma:

"E' autorizzata la spesa di euro 5.000.000 per l'anno 2006, di euro 10.000.000 per ciascuno degli anni 2007 e 2008, per l'attuazione delle politiche attive del lavoro per il reimpiego dei lavoratori in cassa integrazione, in mobilità o iscritti da almeno dodici mesi nelle liste dei lavoratori disoccupati."

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S10.024 (Politiche attive del lavoro - Investimenti)

Anno 2006 - 5.000.000

Anno 2007 - 10.000.000

Anno 2008 - 10.000.000

In diminuzione (fondi per nuovi oneri legislativi di parte corrente)

UPB S03-006

Anno 2006 - 5.000.000

Anno 2007 - 10.000.000

Anno 2008 - 10.000.000

Mediante riduzione della voce 13 tab. A allegata alla Legge Finanziaria. (12)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - DEDONI - VARGIU.

Art. 7

Dopo il comma 5 dell'articolo 7, è aggiunto il seguente comma:

"E' autorizzata la spesa di euro 8.000.000 per l'anno 2006, di euro 5.000.000 per ciascuno degli anni 2007 e 2008 , per l'attuazione delle politiche attive del lavoro e delle misure per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro previste dall'art. 41 della L.R. n. 20 /2005."

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S10.024 (Politiche attive del lavoro - Investimenti)

Anno 2006 - 8.000.000

Anno 2007 - 5.000.000

Anno 2008 - 5.000.000

In diminuzione (fondi per nuovi oneri legislativi di parte corrente)

UPB S03-006

Anno 2006 - 8.000.000

Anno 2007 - 5.000.000

Anno 2008 - 5.000.000

Mediante riduzione della voce 13 tab. A allegata alla legge Finanziaria. (19)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - DEDONI - VARGIU.

Art. 7

Dopo il comma 5 dell'articolo 7, è aggiunto il seguente comma:

"E' autorizzata la spesa di euro 2.000.000 per l'anno 2006, di euro 1.000.000 per ciascuno degli anni 2007 e 2008, per l'attuazione di un programma di rientro e reinserimento lavorativo degli emigrati sardi secondo quanto previsto dall'art. 34 della L.R. n. 20/2005."

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S10.057 (Interventi favore degli immigrati ed emigrati)

Anno 2006 - 2.000.000

Anno 2007 - 1.000.000

Anno 2008 - 1.000.000

In diminuzione (fondi per nuovi oneri legislativi e di parte corrente)

UPB S05-006

Anno 2006 - 2.000.000

Anno 2007 - 1.000.000

Anno 2008 - 1.000.000

Mediante riduzione della voce 13 tab. A allegata alla legge Finanziaria. (20)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - DEDONI - VARGIU.

Art. 7

Dopo il comma 5 dell'articolo 7, è aggiunto il seguente comma:

"E' autorizzata la spesa di euro 15.000.000 per l'anno 2006, di euro 10.000.000 per ciascuno degli anni 2007 e 2008, per l'attuazione di un programma di finanziamento a favore dei Comuni della Sardegna per la gestione di servizi comunali da parte di cooperative sociali ai sensi dell'art. 5 della Legge 8 novembre 1991, n. 381 secondo quanto previsto dall'alt. 33 della L.R. n. 20 /2005."

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S10.058 (Interventi a favore della cooperazione)

Anno 2006 - 10.000.000

Anno 2007 - 10.000.000

Anno 2008 - 10.000.000

In diminuzione (fondi per nuovi oneri legislativi dì parie corrente)

UPB S03.006

Anno 2006 - 15.000.000

Anno 2007 - 10.000.000

Anni) 2008 - 10.000.000

Mediante riduzione della voce 13 tab. A allegata alla legge Finanziaria. (21)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - DEDONI - VARGIU.

Art. 7

Dopo il comma 5 dell'articolo 7, è aggiunto il seguente comma:

"E' autorizzata la spesa di euro 10.000.000 per l'anno 2006, di euro 7.000.000 per ciascuno degli anni 2007 e 2008 , per l'attuazione di un programma finalizzato all'inserimento lavorativo dei lavoratori diversamente abili, iscritti nelle liste di cui alla legge 68 del 1999, secondo le misure previste dall'art. 32 della L.R. n. 20/2005."

COPERTURA FINANZIARIA
In aumento

UPB S10.052 (Politiche per l'Impiego dei Diversamente Abili)

Anno 2006 - 10.000.000

Anno 2007 - 7.000.000

Anno 2008 - 7.000.000

In diminuzione (fondi per nuovi oneri legislativi di parte corrente)

UPB S03.006

Anno 2006 - 10.000.000

Anno 2007 - 7.000.000

Anno 2008 - 7.000.000

Mediante riduzione della voce 13 tab. A allegata alla legge Finanziaria. (22)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - DEDONI - VARGIU.

Art. 7

Dopo il comma 5 dell'articolo 7, è aggiunto il seguente comma:

"E' autorizzata la spesa di euro 20.000.000 per l'anno 2006, di euro 10,000,000 per ciascuno degli anni 2007 e 2008 , per l'attuazione di un programma formazione, ricerca, e inserimento lavorativo dei lavoratori disoccupati e inoccupati secondo quanto previsto dall'art. 43 della L.R. n. 20 /2005."

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S10.023 (Politiche attive del lavoro)

Anno 2006 - 20.000.000

Anno 2007 - 10.000.000

Anno 2008 - 10.000.000

In diminuzione (fondi per nuovi oneri legislativi di parte corrente)

UPBS03-006

Anno 2006 - 20.000.000

Anno 2007 - 10.000.000

Anno 2008 - 10.000.000

Mediante riduzione della voce 13 tab. A allegata alla legge Finanziaria. (23).)

PRESIDENTE. Comunico che gli emendamenti numero 13 e 55 sono stati dichiarati inammissibili, come pure le parole "per il reddito di cittadinanza" dell'emendamento numero 51, che pertanto sono state stralciate.

Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, vorrei intervenire preliminarmente, proprio perché lei ha dichiarato che l'emendamento numero 13 non è stato ammesso. Potrebbe trattarsi eventualmente di un errore, perché l'emendamento numero 13, che nel tabulato riporta esattamente non essere ammesso in quanto in contrasto con la lettera b), comma 3, dell'articolo 13 della legge numero 11 del 1983, a mio giudizio non contrasta per niente, perché non vi è nessuna modifica di norma vigente, anzi ribadisce testualmente ciò che prevede la legge numero 42 del 1989, nel momento in cui parla di applicazione anche in caso di inattività formativa.

PRESIDENTE. Onorevole Pisano, gli Uffici hanno rilevato una modifica di disposizioni precedenti. Questa è l'interpretazione che è stata data dagli Uffici e dalla Presidenza, per cui l'emendamento numero 13 è inammissibile.

PISANO (Riformatori Sardi). Non è possibile, perché io non ho previsto nessuna modifica in questo emendamento.

PRESIDENTE. Iniziamo la discussione dell'articolo 7, nel frattempo approfondiremo la questione, onorevole Pisano. Prego.

PISANO (Riformatori Sardi). In attesa di questo responso, che sono certo sarà positivo rispetto a quello che sto chiedendo, ne approfitto per illustrare, in questi dieci minuti, alcuni emendamenti relativi alla materia del lavoro.

Inizio, in maniera molto sintetica, dall'emendamento numero 20, che è finalizzato a dare corpo e, ovviamente, copertura finanziaria a uno degli articoli più importanti contenuti nella legge regionale numero 20, licenziata da questo Consiglio regionale nel dicembre scorso. In quella occasione si era detto testualmente che questa legge, che appariva una cosiddetta scatola vuota, sarebbe stata "riempita" con la legge finanziaria. L'articolo 34 della legge numero 20 parla di misure a sostegno dei sardi emigrati e le misure a sostegno sono di due tipi, sono cioè volte a sostenere il reinserimento lavorativo in Sardegna, qualora si tratti di emigrati di rientro, o nel luogo di accoglienza, nel caso di perdita del posto di lavoro. Credo che non sfugga a nessuno che il momento è particolarissimo e che noi dobbiamo mostrare tutta la nostra sensibilità al problema dell'emigrazione. Ed è un momento particolare per due motivi, lo dico anche affacciando un punto di domanda a tutto il Consiglio. Voi sapete che tra qualche settimana si andrà a votare per il rinnovo del Parlamento italiano e per la prima volta i nostri emigrati eleggeranno diciotto componenti, di cui dodici andranno alla Camera dei Deputati e sei al Senato. Ebbene, probabilmente per colpa anche nostra, dico di tutti noi per la nostra insensibilità, nonostante la Sardegna abbia una tradizione fortissima in quelle che sono le politiche di tutela dell'emigrazione, noi oggi rischiamo che nemmeno un sardo emigrato sia candidato nelle liste estere, candidatura ovviamente indispensabile per consentire di avere rappresentanti sardi emigrati in Parlamento. Credo che questo sia un fatto gravissimo e quindi noi tutti dobbiamo capire se ancora esistono delle possibilità, al di là delle collocazioni partitiche, perché va bene che un emigrato possa essere di sinistra o di destra, l'importante è garantire la possibilità che un sardo emigrato sieda per la prima volta nel Parlamento italiano.

L'emendamento numero 20 ha anche la finalità di fare in modo che ci sia un maggiore sostegno, in un momento come questo, appositamente attraverso i canali dei circoli degli emigrati, perché non sfugga questa grandissima e forse, per adesso, irripetibile occasione.

L'emendamento numero 21, invece, riguarda uno dei punti cardine della legge numero 20, che introduce per la prima volta interventi a favore dei comuni per lo sviluppo della cooperazione sociale. Anche in questo caso, se noi non finanziamo questo articolo, perderemo un'altra grossa occasione, quella di poter finalmente realizzare, a livello comunale o anche sovracomunale, delle piccole azioni affidate alla cooperazione sociale, per dare risposte occupazionali soprattutto alle cooperative di tipo B, nelle quali il 30 per cento dei soci, come voi sapete, è costituito da disabili. E' quindi qualcosa di molto rilevante, a mio giudizio, ma con risorse zero questa particolare disposizione dell'articolo 33 della legge 20 è chiaro che non potrà essere attuata.

L'elemento più emblematico, tuttavia, lo possiamo rilevare proprio attraverso la finalità dell'emendamento numero 23, cioè quella di restituire funzionalità all'articolo 43 della legge 20. Alcuni colleghi della sesta Commissione, che hanno difeso fino in fondo, e io so anche con quanta tenacia, questo articolo, hanno preteso, a garanzia della sua applicazione, che al comma 4 si scrivesse: "Alla determinazione della relativa spesa si provvede con la legge finanziaria". Bene, io invito tutti i consiglieri a capire che se oggi non provvediamo a stanziare le risorse per l'attuazione dell'articolo 43 della legge numero 20, avremo detto tutti una colossale bugia. Ed è una bugia che pagherebbero, naturalmente, tutti i disoccupati della Sardegna, tutti quelli che non hanno un posto di lavoro, tutti quelli che pretendono e hanno il diritto di pretendere un inserimento lavorativo, un aiuto e un sostegno per poter trovare occupazione.

L'emendamento numero 22, che, devo dire, attraverso un emendamento di qualche giorno fa, può ritenersi parzialmente accolto, riguarda invece le convenzioni per l'inserimento dei diversamente abili. L'Assessore competente è presente. Sappiamo che i fondi provenienti dall'applicazione dell'articolo 14 della legge 68/99 sono fondi nazionali che debbono essere accompagnati dal cofinanziamento regionale. Se noi non mettiamo i soldi per l'articolo 32 della legge 20, è evidente che non potremo mettere in moto alcuna possibilità concreta di approvazione di queste convenzioni. Le convenzioni, lo ripeto per tutti i colleghi, sono uno strumento utilissimo, importante, fondamentale per consentire l'inserimento lavorativo dei disabili nelle aziende attraverso percorsi formativi finalizzati a un'assunzione a tempo indeterminato. Questo non può essere fatto se noi non stanziamo gli euro che servono perché queste politiche possano essere attuate.

Con l'emendamento numero 19 poniamo un problema che molti colleghi qui hanno sempre sollevato: l'articolo 41 della legge 20 - anche questo di sicuro lo ricordano bene i colleghi che si adoperarono perché questo articolo venisse approvato nella sua attuale formulazione - parla di stabilizzazione dei posti di lavoro. Noi sappiamo qual è il livello di precarizzazione dei posti di lavoro oggi in Sardegna, qual è l'anomalia applicativa del cosiddetto decreto legislativo Biagi. Alcuni colleghi hanno sempre sostenuto che noi dobbiamo trovare risposte al problema della precarizzazione dei posti di lavoro. Solo finanziando l'articolo 41 potremo davvero attuare politiche concrete a favore della stabilizzazione, perché altrimenti di stabilizzazione non se ne potrà mai fare e, tristemente, ci saranno sempre dei precari qui in Sardegna.

Infine, l'emendamento numero 12 è teso a dare attuazione all'articolo 29 della legge numero 20, che contiene una misura strategica per il reimpiego dei lavoratori espulsi dal sistema occupazionale e che giustamente hanno il diritto di poter fruire di qualche canale particolare per il reinserimento lavorativo. Anche qui sono previste zero risorse, ma se non stanziamo risorse per l'attuazione di questi articoli è evidente che avremo raccontato una grossa balla ai disoccupati, ai precari, ai disabili, agli emigrati, a tutti coloro che attendono risposte dalla legge numero 20.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano. Aveva ragione lei, non si trattava di una modifica di disposizioni precedenti, ma poiché prevede una nuova spesa l'emendamento numero 13 è in ogni caso inammissibile.

PISANO (Riformatori Sardi). Sono tutti emendamenti che prevedono nuove spese.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Intervengo per illustrare l'emendamento numero 141 all'emendamento numero 94 presentato dalla opposizione. Voglio subito chiarire che questo emendamento non è stato presentato per fare a gara su chi è più bravo, perché se questa fosse stata la ragione non avrei avuto nessun problema a chiedere ai colleghi della opposizione, anche se è fatto inusuale, di aggiungere al loro emendamento la mia firma e quella degli altri sottoscrittori dell'emendamento numero 141. Evidentemente la ragione della presentazione di questo emendamento è più profonda ed è soprattutto dovuta alla mancanza, a mio avviso, di una seria riflessione all'interno della maggioranza su un tema così importante come quello della formazione professionale. Perché se da un lato siamo d'accordo, e devo in questo apprezzare lo sforzo che sta facendo l'assessore Salerno, sulla necessità di allocare meglio le risorse regionali e di evitare gli sprechi, compresi i corsi di formazione inutili, che non creano alcun posto di lavoro e che non hanno, quindi, nessuna efficacia nell'incontro tra domanda e offerta nel mercato del lavoro, ciò non di meno dobbiamo tener conto delle serie e legittime prospettive di riforma, che ancora non sono legge, ma sono propositi tradotti in disegni di legge, esitati o no dalla Commissione e comunque da sottoporre all'esame di quest'Aula.

Dunque, se le ragioni di una drastica riduzione delle risorse da un lato tengono conto di questo progetto futuro di riforma, dall'altro dimenticano di fotografare la situazione così come oggi è. La situazione del personale di cui alla legge numero 42 non può assolutamente, sulla base di una premessa, che io non condivido, del presidente Soru, trovare giustificazione nel fatto che siccome c'è la scuola pubblica l'obbligo formativo deve essere trasferito in quella sede. La scuola pubblica, certo, deve assolvere il suo ruolo e noi dobbiamo fare in modo che lo possa assolvere al meglio, ma non si può assolutamente far finta che accanto alla scuola pubblica non esista un altro sistema, quello che è comunemente chiamato privato o comunque delle scuole non statali, che assolvono egregiamente la loro funzione, in taluni casi anche di supplenza. Questo sì che è sbagliato, nella realtà le scuole private hanno svolto una funzione di supplenza per ciò che non ha saputo fare l'apparato pubblico.

C'è un problema, come dicevo, del personale di cui alla legge numero 42, che non possiamo ipotizzare soltanto nei confronti dei formatori ormai non più giovani, ormai padri di famiglia. E non possiamo liquidare il problema perché dobbiamo fare una riforma. Mi pare che le preoccupazioni - ho avuto modo anche di parlarne con l'assessore Salerno - debbano tenere conto di questo problema che non si presenterà domani o quando ci sarà la riforma, perché esiste oggi e che deve essere presente a tutti noi. E' vero, purtroppo, che ci sono enti che hanno percepito una quantità incredibile di risorse, anche perché la Sardegna ha usufruito delle ingenti risorse rivenienti dal Quadro comunitario di sostegno, ed è anche vero che vi sono stati enti che hanno soltanto approfittato della circostanza che vi fossero ingenti risorse, ma continuo a dire che il rimedio, la cura del male non consiste nell'eliminare, ma semmai nel fermarsi a riflettere. E qui mi pare che ci sia una carenza, se è vero quello che le organizzazioni sindacali dicono, soprattutto la CISL sarda, cioè che sia mancata e manchi tuttora la concertazione con la Giunta regionale su questi aspetti. Io vorrei capire, innanzitutto, se questo è vero ed eventualmente l'Assessore del lavoro ce ne chiarisca le ragioni.

Noi riteniamo che un'azione di vero rinnovamento e rilancio del sistema non possa assolutamente passare attraverso un taglio indiscriminato delle risorse. I tagli si potranno fare solo e soltanto quando ci sarà un progetto organico di riforma approvato da questo Consiglio, sì da consentire la possibilità di ragionare sulle cose concrete, non sulle ipotesi futuribili.

Io dico con assoluta franchezza, signor Presidente - non c'è, per cui mi rivolgo agli Assessori - che per noi Popolari UDEUR questo tema era ed è uno dei temi importanti e qualificanti, insieme a quello delle risorse per l'artigianato e per il piano per il lavoro, ossia la legge numero 37. Ribadiamo che senza adeguate risposte faremo una valutazione conclusiva all'esito delle determinazioni che saranno assunte. Noi riteniamo, per dirla con due pensatori programmatici come Bacone e Comte, che la meta sia arrivare alla fine di questo processo riformatore, ma non vorremmo che si arrivasse prima alla fine, all'annientamento di un sistema e degli enti, del personale e dei formatori seri che finora si sono impegnati in questo sistema. Non vogliamo che possa rappresentare davvero la loro fine, non certo in senso fisico, ma con le conseguenze che tutti noi possiamo assolutamente ben comprendere.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori e, soprattutto, signor Assessore competente, spero che la sospensione che è stata chiesta ieri dell'articolo 7 per tentare di arrivare a una definizione sia servita, perché ho visto che da parte dei partiti sia di maggioranza sia di opposizione c'è stata veramente una grande attenzione verso un problema che oggi è di primaria importanza in Sardegna.

Poche volte succede che, nella discussione della finanziaria, vengano spostati alcuni punti per essere analizzati e discussi in seguito, e questo dimostra appunto l'importanza del problema, che, secondo me, può avere diverse angolazioni. La prima sicuramente è dovuta al fatto che, a seconda di ciò che emergerà dalla discussione di stasera, c'è il rischio che mille posti di lavoro vengano cancellati, questa è la realtà, e praticamente mille persone si aggiungeranno alla lunga schiera dei disoccupati.

Credo che questo non possa non preoccupare tutti noi, perché stiamo attraversando un momento veramente particolare e se in tutte le altre regioni d'Italia il tasso di disoccupazione sta diminuendo, in Sardegna stranamente sta succedendo il contrario. Questo è un dato che deve preoccupare non solo la Giunta regionale, ma tutto il Consiglio, maggioranza e opposizione, perché il problema della disoccupazione, il problema della perdita del posto di lavoro non può riguardare soltanto una forza politica o una coalizione, ma deve riguardare tutto il Consiglio. Credo che la discussione vada incentrata sulla salvaguardia dei posti di lavoro, perché ritengo che debba essere garantita comunque questa possibilità, così come previsto dalla legge numero 42.

Voglio però fare anche un altro ragionamento, che attiene al ruolo della formazione professionale. Io ho un'idea diversa da quella della maggioranza, non tanto dell'Assessore, che probabilmente ha, anche lui, un'altra idea. Penso, più che altro, che la Giunta e forse anche il Presidente non credano nella formazione professionale. Il limite è proprio questo, perché se ci fosse la convinzione che la formazione professionale è importante in Sardegna, questa maggioranza e questa Giunta troverebbero le risorse per fare in modo che la formazione professionale vada avanti, anche perché bisogna dire che non tutti, oggi, in Sardegna, hanno la possibilità di frequentare la scuola superiore o l'università. Molte famiglie monoreddito, ma anche quelle con doppio reddito, hanno serie difficoltà a mandare i figli all'università, soprattutto quando questa non è in loco.

Quindi noi dobbiamo dare la possibilità a tutti, anche a chi non può frequentare l'università o le altre scuole, di frequentare i corsi di formazione professionale. Anche perché, bisogna dirlo, in molti casi la formazione professionale è stata una camera di compensazione per certe situazioni di grande disagio e difficoltà, ed è stata capace di dare risposte anche in casi drammatici di abbandono della scuola. E' vero anche ciò che dice la maggioranza, e cioè che nelle scuole di formazione professionale in questi ultimi anni si è visto un po' di tutto. Questo nessuno lo nega. E' vero anche che in certi casi ci sono state delle distorsioni e quindi era necessario rivedere tutto il discorso della formazione professionale, di questo ne siamo pienamente convinti, però rivedere questo discorso non significa cancellare il sistema, come invece si sta facendo. Di questo passo, infatti, se non prendiamo provvedimenti, entro stasera avremo cancellato la scuola professionale, perché non la stiamo riorganizzando, non la stiamo ristrutturando, non stiamo facendo una riforma volta a salvaguardarla. Del resto l'obiettivo di far frequentare agli studenti le scuole pubbliche sino a conseguire la laurea o il diploma non è detto che sia sempre raggiungibile. Gli studi che sono stati fatti in merito dicono che la dispersione scolastica diminuisce moltissimo quando c'è una diversificazione della scelta, quando cioè lo studente può scegliere tra diverse alternative. Allora, noi dobbiamo garantire un'ampia possibilità di scelta, perché in questo modo diamo un colpo reale alla dispersione scolastica, che è il vero problema. Quando si dice che la Sardegna ha un numero di laureati e di diplomati inferiore a quello delle altre regioni d'Italia purtroppo si indica un dato vero e noi dovremo lavorare per migliorare questo dato. Ma lavorare per migliorare questo dato non significa fare questo tipo di operazione, perché noi rischiamo in questo modo di peggiorare la situazione. Quindi credo che il passaggio debba essere graduale e dobbiamo fare in modo di salvaguardare quell'aspetto positivo della formazione professionale che ha caratterizzato la crescita di tanti operatori specializzati in alcune materie importanti, che hanno garantito posti di lavoro e anche una crescita economica e sociale.

Quindi è sbagliato pensare che oggi si debba per forza fare in modo che tutti arrivino alla laurea o almeno al diploma, perché sappiamo che questo non è possibile. Semmai dobbiamo offrire diverse possibilità di scelta ed è quello che sta mancando. Noi non possiamo sbarrare una possibilità che è importante, perché sappiamo bene quanto costa oggi mandare i figli a scuola, lo dicevo prima quando si parlava della dispersione scolastica. Oggi mandare i figli a scuola costa molto, costano molto i trasporti, costano molto i libri, costa tutto tantissimo, allora credo che dobbiamo fare un ragionamento più complessivo sull'istruzione in genere e sul ruolo che deve avere la scuola nelle sue varie dimensioni in Sardegna. Dobbiamo affrontare il ragionamento in questi termini, se siamo convinti che le scuole di formazione professionale debbano avere pari dignità rispetto alle scuole pubbliche. Anche questo è un aspetto che va sottolineato, perché a volte sembra che soltanto le scuole pubbliche abbiano la dignità di vere scuole, mentre non è così e abbiamo visto, anche quando si è parlato del sociale, quando si è parlato di scuole paritarie, che c'è un atteggiamento da parte di questa maggioranza tendente, in qualche modo, a creare delle differenziazioni fra un tipo di scuola e l'altro. Credo che scuola paritaria significhi ben altro; significa avere le stesse possibilità di frequentare le scuole e anche partendo dalla scuola di formazione professionale noi dobbiamo fare in modo che questa scuola mantenga la dignità che aveva, una dignità pari a quella delle scuole pubbliche. Ciò che vuole fare questa maggioranza non mi pare che stia andando in questa direzione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente, intervengo sull'articolo 7 soffermandomi in particolare sull'emendamento numero 51 presentato dalla Giunta. I primi cinque commi dell'articolo 7 della finanziaria, che reca "Disposizioni in materia di lavoro", danno il senso di un'attenzione da parte di questa maggioranza di governo verso le politiche del lavoro che, attraverso una serie di provvedimenti già inseriti nei collegati, iniziano a tracciare un percorso orientato verso la lotta alla disoccupazione con la partecipazione attiva degli enti locali, quali veri protagonisti dello sviluppo economico e della crescita sociale in Sardegna.

Nel collegato che la Giunta presenterà subito dopo la finanziaria, oltre al programma "Sardegna fatti bella", che indica un modo nuovo di concepire il rapporto tra sviluppo e ambiente, si reperiscono le risorse e si individuano gli strumenti per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili. Ma c'è anche la proposta di un articolo - poi vedremo se la Giunta sarà sensibile e disponibile ad accoglierlo nel collegato - a favore dei lavoratori impegnati nei progetti speciali finalizzati all'occupazione, di cui all'articolo 18 della legge regionale numero 37 del 1998 (Azione bosco e Azione terre pubbliche), e di un articolo sugli incentivi per l'uscita volontaria degli LSU dal biennio regionale. Vedremo se, rispetto a questo, la Giunta dimostrerà attenzione.

La Giunta ha presentato l'emendamento aggiuntivo numero 51, che autorizza la spesa di 10 milioni di euro per le finalità di cui all'articolo 43 della legge regionale 20, destinati alla realizzazione di un programma di azioni sperimentali per il reddito di cittadinanza nella forma prevista dal medesimo articolo, e cioè indennità di inserimento di inoccupati o disoccupati. La parte riguardante il reddito di cittadinanza, lo ha già annunciato il Presidente del Consiglio, è stata stralciata perché considerata intrusa. Il reddito di cittadinanza però è cosa seria e può essere previsto comunque in varie forme; l'inserimento lavorativo è una di queste, così come l'inserimento sociale, quello formativo o scolastico. Penso che non vi sia nessuna furbizia, al contrario di quanto è stato detto ieri e anche oggi in quest'Aula, nel voler avviare, in via sperimentale, una delle forme previste del reddito di cittadinanza. E' una prima sperimentazione che può dare risposte concrete a tanti disoccupati, ma che non consente a nessuno, attraverso questo percorso ben definito, neanche a quelli che sbraitano tanto, di ridurre tale provvedimento ad obolo assistenziale, con cui certi ceti politici si preoccupano di garantire le proprie clientele elettorali, preoccupandosi di meno delle nuove e vecchie povertà, che mettono a nudo il disagio sociale vissuto da una parte consistente del popolo sardo.

Per questa ragione, a mio giudizio, l'emendamento numero 51 ha la sua importanza e deve essere approvato nella sua stesura originale. Comprendo che il richiamo al reddito di cittadinanza possa essere considerato intruso all'articolo 7, ma se è così dovrebbero riflettere quei colleghi del centrosinistra e anche del centrodestra che, durante l'approvazione dei legge sui servizi alla persona, hanno cancellato tre commi essenziali per l'utilizzo pieno del reddito di cittadinanza. Oggi avremmo avuto il triplice vantaggio di avere norme certe, immediate e dotate di copertura finanziaria, cosa non trascurabile nella condizione di miseria e di disagio sociale vissuta da parti consistenti della società sarda. Ma anche in quella occasione hanno prevalso logiche fuori dal buon senso: si è detto e scritto in legge che entro novanta giorni era necessario normare il reddito di cittadinanza. Bene, sono trascorsi due mesi, ossia sessanta giorni, e questo Consiglio non è più in grado di scrivere e approvare in tempi utili tale provvedimento. La verità vera è che anche in quella occasione, come accade ormai spesso all'interno della maggioranza, era necessario dare risposte a chi in quest'Aula urla di più e meno a quei cittadini, uomini e donne che sono soffrono realmente il dramma della povertà. E' solo il senso di responsabilità verso il mio partito e verso il programma che ho sottoscritto con questa coalizione che mi spinge a votare a favore di questo articolo e dell'intera manovra finanziaria.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, mi chiedevo poc'anzi se sia utile e opportuno che questa discussione vada avanti in questo modo, perché avevamo sospeso l'esame di questo articolo nella convinzione che ci sarebbe stata una modifica. L'aula della terza Commissione era occupata da diversi giorni, per cui forse sarebbe stato opportuno, ancora prima di prendere la parola in Consiglio, capire esattamente cosa vogliono fare la Giunta regionale e il suo Presidente, ma soprattutto la maggioranza, perché, colleghi del centrosinistra, non potete sfuggire, dovete assolutamente dare delle risposte, visto che a questo punto il problema non è più del Presidente della Regione, non è più dell'assessore Salerno, non è più della Giunta, collegialmente come intende l'assessore Dadea, ma è della maggioranza che sostiene quella Giunta e quel Presidente. Per cui mi sarei aspettato un intervento magari da parte del Capogruppo di maggioranza relativa o degli altri Capigruppo che ci facesse capire perché dobbiamo affrontare questo discorso.

L'articolo 7 fondamentalmente è composto da due parti essenziali, una delle quali riguarda il problema della formazione. Tralascio di parlare dei 150 mila euro per la filiera lattiero-casearia. Adesso anche l'Assessorato del lavoro si infila con la filiera del latte! Abbiamo apportato una correzione, in Commissione, infilandoci anche il comparto ovicaprino, altrimenti non si capiva a chi dovessero andare queste risorse, o meglio, si sa a chi debbono andare e si sa anche a chi vengono levate. Sono risorse a valere sulla UPB S10.058, che vengono sottratte alle associazioni di categoria per impegnarle in un progetto sperimentale, guarda caso, relativo alla filiera lattiero-casearia. Poi abbiamo aggiunto "prioritariamente per il comparto ovi-caprino", come a dire che non saranno spese. Perché non saranno spese? Perché le stesse associazioni di categoria dicono che un progetto di questo genere si fa con 30 mila euro, non ci vogliono 150 mila euro, anche perché probabilmente loro sapevano già dove dovevano realizzare il progetto.

Trascuro queste banalità in un articolo così importante, per il resto tutto è incentrato sulla formazione professionale, che è il vero problema, che è il problema di questa finanziaria. Ce ne sono anche altri e certamente li abbiamo evidenziati, però ciò che più è emerso ed emergerà anche stasera, domani e nei giorni seguenti, è il dramma della formazione professionale. E' un dramma non perché questa Giunta regionale non disponga delle risorse necessarie o non le voglia mettere a disposizione, ma perché dopo diciotto mesi, nonostante tutti i proclami, ancora sulla formazione professionale non c'è stato un pronunciamento serio e attento da parte della Giunta regionale. Voi continuate a dire che bisogna rivedere, rifare, l'onorevole Licheri parla di tutto, ma non della formazione professionale, perché pensa solo al reddito di cittadinanza, e non ha pensato neanche al comma 1 di questo articolo che probabilmente avete letto con poca attenzione tutti quanti. Poi l'Assessore ci dirà a quanto ammontano le risorse del Ministero del lavoro per gli scopi indicati nel comma 1. Non credo che siano poca cosa e guarda caso sono risorse che arrivano da un Governo di centrodestra. L'assessore Salerno sa quante risorse ha ricevuto dal Governo di centrodestra e lo deve ammettere, per evitare che i suoi colleghi continuino a sparare bordate di letame su un Governo che comunque, in questa materia, ha dato risposte, le ha date sempre tempestivamente e senza condizionamenti da parte dei rappresentanti del partito di riferimento, visto che noi non abbiamo mai interferito, abbiamo semmai contribuito, come facciamo sempre.

Dico questo perché due sono i punti importanti dell'articolo 7: il comma 1, che nessuno ha considerato, perché riguarda un cofinanziamento e quindi poca cosa - ma 1 milione e 500 mila euro sono 3 miliardi di lire! -, e il comma 2 sulla formazione professionale, e così torniamo al nocciolo della questione. Questa finanziaria si distingue per l'ennesimo conflitto, per l'ennesima lotta, per l'ennesima protesta, per il profondo dissenso, perché con questo articolo siete riusciti in un'impresa che non era riuscita a nessuno, neanche a noi (anzi a noi non riusciva di metterle d'accordo, figuriamoci di dividerle!), quella di dividere le parti sociali, che già non andavano molto d'accordo, adesso sono definitivamente divise.

E allora dico questo: non sarebbe più opportuno, dopo tre giorni di sospensione di questo articolo, che qualcuno ci dicesse: "Ci abbiamo meditato bene, hanno occupato l'aula, hanno fatto tutto quello che dovevano fare". Invece, nessuno ci dice niente, continuiamo a ragionare, poi dal cilindro per la formazione professionale verrà fuori ciò che è venuto fuori l'altro giorno, ad opera dell'onorevole Marrocu, per quanto riguarda la virosi del pomodoro. Facciamo le battaglie, ci dilunghiamo, facciamo tanti discorsi, poi arriva l'onorevole Marrocu che dal cilindro tira fuori 20 milioni di euro e li piazza lì per la virosi del pomodoro. Era giusto, era necessario, era opportuno, ma non è così che funzionano le cose, non può essere così, perché questa è una battaglia che ha visto impegnato tutto il Consiglio regionale e forse era opportuno che noi fossimo informati di quello che vuol fare la maggioranza.

CUGINI (D.S.). Eh, lo sapessimo!!

DIANA (A.N.). Ha ragione, onorevole Cugini, mi viene il sospetto. La soluzione noi l'abbiamo immaginata e siamo rimasti bassi, perché abbiamo proposto un emendamento senza tirare il collo, come facevate voi nella precedente legislatura, quando a fronte di 125 milioni di euro necessari per la siccità ce ne avete fatto mettere 250, due terzi dei quali non sono ancora stati spesi e sono lì, nel calderone dei residui.

Non sono io che debbo dire qui quale sia la funzione e l'utilità della formazione professionale. Tutti ne conosciamo pregi e difetti; per quanto mi riguarda ne conosco soprattutto i pregi; i difetti forse li dovrebbe conoscere meglio di me qualcuno che sta dalla vostra parte. Se ci sono difetti lo dovete stabilire voi, io per il momento conosco solo i pregi della formazione professionale. Non ho una grande stagione politica alle spalle, ero già abbastanza adulto quando ho iniziato, ma quando avevo i pantaloni corti già si parlava di formazione professionale e guarda caso quei riferimenti storici di trent'anni fa puntualmente, ancora oggi, rispuntano, emergono, confliggono.

Dopo diciotto mesi, presidente Soru, qualcuno forse si aspettava che su questo particolare aspetto della vita politica, sociale, culturale ed economica, ci fosse una presa di posizione. Quanto meno il presidente Soru avrebbe dovuto dire ai signori della formazione professionale: "Non ce n'è più, basta, è finita!", anziché tenere sulla corda lavoratori, che si sono professionalizzati in quel particolare comparto. Attenzione, stiamo parlando di lavoratori che non sono stati inventati stamattina, ma che esistono da anni, che hanno studiato, si sono acculturati e hanno poi tenuto corsi di formazione, svolgendo un lavoro utile per quel particolare settore. Non possono quindi essere destinati ad altri lavori, a meno che, anche qui, non si escogiti chissà quale altra iniziativa per dare sostegno ai lavoratori socialmente utili.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori Assessori, colleghe e colleghi, quando i temi sono difficili da affrontare e riguardano materie complesse, come quella trattata nell'articolo 7, si palesa una strana semplificazione: sembra che ci sia un lato chi ha la formula magica per risolvere con facilità i problemi e dall'altro chi si arrocca sulla volontà di ampliarli. Io mi iscrivo a un'altra categoria, alla categoria di quelli che di questo tema non se ne occupano a tempo perso; mi iscrivo alla categoria di quelle persone che cercano di capire le ragioni della legittima protesta e della condivisibile preoccupazione del mondo della formazione per un momento di difficoltà che sta durando da troppo tempo, per il rischio di vedere cancellata una vita di lavoro. Preoccupazione non soltanto in termini di retribuzione che può venire a mancare, ma anche di sciupio della competenza, professionalità, esperienza personale e professionale acquisite da tantissime persone in questo settore.

E allora, cari colleghi, esaminiamo questo problema con la serietà che esso merita. La propaganda facciamola da un'altra parte, le affermazioni di principio secondo le quali basta mettere risorse per risolvere i problemi non servono a nulla e a nessuno, e soprattutto non servono in questo momento agli operatori della formazione professionale. Mettiamo in chiaro una cosa: non ci sono dubbi che ci siano ritardi, che ci siano avanzamenti nell'approccio al nuovo modello di formazione professionale che tutti vogliamo e che riteniamo debba essere messo a disposizione non dei formatori, ma dei fruitori, cioè dei ragazzi che possono, attraverso l'accesso al mondo della formazione professionale, vedere migliorate le loro prospettive di vita. Se questo è vero, è vero anche, e non scandalizzi nessuno la provocazione, che ci sono tali e tante risorse per la formazione professionale che per utilizzarle tutte non basterebbe il sistema della formazione professionale. Evidentemente il problema non è quello delle risorse, ma è quello di graduare in modo adeguato l'orientamento delle risorse del POR e delle risorse che la Regione mette di suo. E il problema è riordinarle rispetto a un utilizzo giudicato da tutti non più procrastinabile.

Nessuno aspira a perpetuare la legge numero 42, nessuno degli operatori della formazione professionale vuole essere pagato per non fare nulla; sono tutte persone che vogliono rendere un servizio utile alla comunità. E allora c'è un problema di emergenza e c'è un problema strutturale e penso che questi giorni, in cui ci siamo dedicati, molti in modo serio qualcuno anche in modo poco serio, a questo problema, si siano fatti dei passi avanti. Mentre ieri sera noi chiedevamo di rinviare l'esame dell'articolo 7, altri insistevano per esaminarlo subito; abbiamo dovuto bocciare una proposta che ci è dispiaciuto dover discutere subito, ma penso che il tempo trascorso sino adesso sia servito per migliorare una decisione che è comunque difficile.

Dispiace che una parte sociale importante come la CISL, che rappresenta la parte prevalente dei lavoratori della formazione professionale, in un incontro convocato oggi dal Presidente della Regione, abbia abbandonato la riunione senza firmare l'intesa a causa di un aspetto marginale, pur essendo d'accordo col Presidente della Regione sugli aspetti sostanziali delle cose da fare. Cerco di riepilogarle brevemente e semplicemente per il ruolo che hanno svolto la maggioranza, la Giunta e il Presidente. Abbiamo condiviso un percorso che rimane complicato, che presenta aspetti che devono ancora estrinsecarsi nella loro dimensione complessiva, però pensiamo di aver individuato un percorso giusto, che prevede che si affronti l'emergenza. E l'emergenza riguarda il fatto che gli enti che hanno personale ex lege 42 oggi svolgono un'attività quasi nulla, e in questi primi sei mesi, seppure si avviassero a conclusione i bandi che sono in essere, o quelli che devono essere pubblicati, non si farebbe in tempo comunque ad avere le risorse necessarie per pagare i lavoratori. Allora ci siamo rivolti al Presidente, il quale, insieme all'Assessore, ha convenuto con noi che i fondi della legge 42, per il 50 per cento della quota stanziata in bilancio, pari a 15 milioni e 500 mila euro, possono essere anticipati per i primi sei mesi. Quindi per il primo semestre possono coprire, in funzione del bisogno, una percentuale di attività molto più alta rispetto a quella stimata nel 50 per cento dello stanziamento medio nell'anno, anche perché che sia sufficiente il 50 per cento dello stanziamento della legge numero 42, con copertura finanziaria della Regione per quest'anno, se partisse tutta l'attività, nessuno ha dubbi. E come ha detto Il Presidente, e penso che l'abbia ripetuto anche agli amici del sindacato, se verificassimo, tra sei mesi, che ci siamo sbagliati su tale previsione lo valuteremo e se la responsabilità sarà nostra evidentemente saranno disposte le necessarie correzioni degli errori commessi.

Un'altra cosa è stata affermata sulla formazione, ed è importante, perché l'abbiamo detto anche attraverso la finanziaria dell'anno scorso: siamo a metà del percorso e probabilmente bisogna fare le cose in maniera più accelerata rispetto alla stabilizzazione del sistema dell'albo previsto dalla legge numero 42. Abbiamo detto tutti che questo albo non può più rimanere così com'è, che al 31 dicembre 2007 deve andare a esaurimento e che entro questo periodo chiunque sia collocato all'interno dell'albo deve essere accompagnato alla quiescenza o trovare una soluzione professionale che sia rispettosa delle regole della politica, che non mette nessuno per strada.

C'è dunque il problema dell'esodo, che era trattato in una norma della legge finanziaria che è stata stralciata e che però è inserita nel collegato, che contiene anche una proposta della Giunta, che non sarà la migliore di questa terra, non sarà sufficiente, ma abbiamo detto: "Discutiamone, vediamo quali sono i problemi reali e cerchiamo di rendere appetibile l'esodo al personale ex lege 42, affinché un terzo di questo personale, secondo l'impegno preso, nel giro di qualche tempo possa essere accompagnato all'esodo".

Un altro punto importante riguarda il mantenimento di un impegno che penso sia stato ribadito a chiare lettere anche stamattina: una parte di questo personale non può stare nella formazione perché non c'è spazio, ma non può essere nemmeno mandata in pensione, quindi deve essere collocata da qualche altra parte. Qual è quest'altra parte? Non è il tritacarne, è la mobilità nella pubblica amministrazione. Anche lì non è tutto scontato, perché non si sta aprendo il cancello di una villa, da cui si entra e si esce. Occorre studiare una norma, un percorso, ed incentivare le amministrazioni locali ad acquisire queste professionalità. Quindi ci sono certamente degli elementi di difficoltà, ma siamo qui per affrontarli e nel tempo breve avviarli a soluzione. Un'altra parte di questo personale sicuramente serve alla formazione professionale, ma se è così può stare all'interno della formazione professionale ed essere retribuito sulla base dell'attività prestata.

Un altro punto che è stato esaminato è questo: quest'anno sono destinati alla formazione professionale complessivamente 22 milioni di euro. La Giunta regionale si impegna, e la maggioranza in questo è d'accordo, perché i 22 milioni di euro rimangano la soglia minima di intervento della Regione per la formazione professionale. Ciò significa che quando verranno meno le esigenze di pagamento rispetto alla legge 42, queste risorse potranno essere utilizzate per finanziare un'attività formativa utile. Quindi stiamo iniziando un percorso di formazione nuovo, che avrà le risorse regionali e comunitarie necessarie per andare avanti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che la proposta dell'onorevole Secci meriti una discussione, che sarebbe stata molto più proficua se avesse potuto svolgersi prima dell'arrivo in aula di questi emendamenti e soprattutto se le scelte sulla formazione professionale fossero state nel tempo concertate.

Dobbiamo sicuramente stare attenti a non fare della becera demagogia sull'argomento, così come sono inutili le gare su chi fa meglio e di più. E' vero, i soldi non risolvono i problemi, onorevole Secci, però decisamente aiutano a risolverli. E non sto qui a ripetere quello che correttamente, a mio avviso, altri colleghi della maggioranza e della opposizione hanno detto negli incontri con i sindacati sul sistema della formazione professionale. Anche su questo credo che ci siano molti punti condivisibili, che possiamo rivedere insieme nella fase di riscrittura del progetto "formazione professionale", ciò che però è molto discutibile è il metodo. E' vero che questi denari probabilmente servono più che altro per tenere insieme un sistema che, molto spesso, ha avuto anche la funzione di ammortizzatore sociale; un sistema che ha cercato di sopperire alla mancanza di progettualità nel mondo del lavoro, cioè alla carenza politica nella creazione non del lavoro - quello è un compito che spetta ad altri - ma delle condizioni ottimali perché il lavoro ci sia.

In fondo, noi non stiamo parlando di grandissime differenze, ha detto bene l'onorevole Secci, ma ha detto bene anche il segretario generale della CISL, Savino Pezzotta, stamattina, nel riferire che i fondi europei per la formazione non sono stati spesi. La dice lunga una tabella, che probabilmente l'assessore Pigliaru metterà in discussione, ma è sempre la stessa, è quella a cui mi riferivo ieri, dalla quale risulta per l'Assessorato del lavoro, a consuntivo, un pagato del 27,7 per cento e un impegnato del 52,7 per cento. Anche questi dati la dicono lunga, la dicono molto lunga, e tutto questo noi lo dobbiamo far pagare a quei lavoratori che negli anni la politica nostra, vostra e di altri ha illuso.

Quante volte in Commissione abbiamo detto che dobbiamo pensare a una formazione che pensi molto di più agli utenti, cioè ai ragazzi, e meno ai formatori? L'abbiamo detto tutti. Oggi forse siamo a una svolta, c'è la possibilità di realizzare veramente questa riforma, ma non possiamo staccare la spina d'emblée, non possiamo correre il rischio di perdere la possibilità di sostenere - chiamiamolo pure assistenzialismo - dei lavoratori che altro non saprebbero fare in questo momento, vista l'età, vista la lunga attività svolta nel mondo della formazione professionale. E poi su cosa debba essere la formazione professionale si può discutere, ma tra la nostra e la vostra proposta, non tra la vostra e la proposta della CISL, noi stiamo ponendo 8 milioni di euro in più (arriviamo quindi a 30 milioni, non a 45), e non perché vogliamo essere i più bravi. Io non ho sentito dire al presidente Soru che considera il mondo della formazione alternativo a quello della scuola pubblica. Io questo non l'ho sentito. Le scuole pubbliche hanno una loro funzione, il mondo della formazione, che va rivisitato, ha una funzione diversa, totalmente diversa. Ecco perché noi proponiamo uno stanziamento di 30 o 31 milioni di euro, e voterò a favore del nostro emendamento, pur condividendo tutte le osservazioni che sono state fatte, che anche i sindacati condividono e che stamattina ha condiviso anche Savino Pezzotta - non dimentichiamoci che è il segretario generale di un rappresentativo sindacato nazionale -, il quale ha fatto un'analisi della spesa della Giunta in particolar modo collegata alla formazione lavoro. Credo che fareste bene un po' tutti a prendere in considerazione le sue parole, che sono state trasmesse da un'emittente locale.

Allora diamo una garanzia. Noi abbiamo trovato molta collaborazione nell'analisi fredda e nella prospettiva di produrre un progetto formazione lavoro insieme ai sindacati, insieme ai lavoratori. Stiamo parlando di 8 milioni di euro, se è vero come è vero che i 7 milioni sono destinati all'esodo incentivato. Iniziamo a spendere bene e a smuovere la spesa anche dei fondi europei, però, nel frattempo, diamo delle garanzie e se ci saranno degli avanzi - ribalto la proposta - l'assestamento di bilancio li potrà ridistribuire. Abbiamo da spendere in questi capitoli - spero di avere il tempo di spiegarlo - 10 milioni in più, rivenienti proprio dall'emendamento numero 51, che non aveva ragione di esistere. L'emendamento 51 rappresentava il tentativo un po' superficiale di dare risposta al reddito di cittadinanza. Questo diceva l'emendamento 51, se non diceva così vuol dire che sto leggendo male: "per il reddito di cittadinanza nelle forme previste", per me vuol dire solo quello. Poi questa espressione è stata stralciata perché giudicata intrusa. Il fine di questo emendamento era quello di finanziare con 10 milioni di euro il reddito di cittadinanza, perché lo teniamo in vita? Perché non destiniamo al mondo della formazione 10, 8, 5 milioni di euro, il cui stanziamento oggi non ha più ragione di esistere, perché l'emendamento è stato dichiarato inammissibile? Così diamo una risposta e poniamo fine a un braccio di ferro estenuante, dal momento che ne dovremo sostenere degli altri, o meglio ne dovrete sostenere degli altri, e alla fine il braccio non reggerà più. Forse un clima di serenità potrà aiutare a programmare meglio.

Questo emendamento, ripeto, ha perso il suo significato e i 10 milioni di euro provenienti dal FNOL utilizziamoli nel migliore dei modi. Perché insistere su un emendamento che non raggiunge il suo fine? O meglio, così com'è raggiunge un fine, quello di pagare i progettisti. Sappiamo di che cosa si tratta e possiamo verificare quali sono i capitoli di bilancio interessati da questo finanziamento. Non i progettisti in senso ingegneristico, Assessore; anche per i progetti formativi ci sono progettisti che non appartengono al mondo della formazione. Ci sono spese per il cofinanziamento di progetti per la sperimentazione di azioni innovative in materia di politiche del lavoro, spese per l'attuazione di un programma sperimentale di formazione, ricerca e inserimento di persone residenti, inoccupate, eccetera, che non è più finanziato da tempo. Perciò non stiamo parlando di reddito di cittadinanza e sarebbe stato ancora più ridicolo approvare questo stanziamento come reddito di cittadinanza, perché se facciamo il conto delle nuove povertà, delle persone che hanno davvero necessità dell'aiuto istituzionale per sopravvivere, è evidente che non possiamo destinare loro 50 euro all'anno. Sarebbe un'offesa! 10 milioni diviso 200 mila fa 50 euro, a occhio e croce. Sarebbe un intervento fasullo, per cui rendiamolo utile, diamo una risposta, magari qualcuno la dovrà pure ingoiare questa risposta, ma, vivaddio, diamola e dopo attiviamoci tutti, voi soprattutto, ma noi non mancheremo di dare la nostra collaborazione, per un progetto concreto di riforma della formazione lavoro in Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Nel 1998 sono finito chiuso in una stanza, che molti di quelli che stanno qua hanno conosciuto bene: era la stanza dell'ufficio di gabinetto del Presidente della Regione, in viale Trento. Il Presidente della Regione allora stava a villa Devoto…

CUGINI (D.S.). La mansarda!

URAS (R.C.). Anche la mansarda, però la stanza a cui mi riferisco sta in viale Trento, a fianco della sala Giunta. Il Presidente era Federico Palomba, io ero il capo di gabinetto dell'Assessore degli enti locali ed ero stato chiuso in una stanza per tre o quattro giorni per dare forma, poiché si minacciava una crisi politica, alle norme sul piano straordinario per il lavoro, che non si chiamava così, bensì "Programma degli interventi straordinari finalizzati all'occupazione e allo sviluppo". Il Presidente mi chiamava ogni tot ore per chiedermi se avevo bisogno di acqua o di un pezzo di pane, e io che quando lavoro fumo, non mangio, chiedevo solo sigarette.

Da quel corpo di norme uscirono fuori tre leggi: la 35, la 36 e la 37. Tre leggi, perché allora il controllo sulla costituzionalità delle norme che venivano approvate dal Consiglio lo faceva anche il Governo e bisognava essere oculati nel mettere le norme a rischio in provvedimenti diversi rispetto al blocco che meglio si poteva sostenere. Tra l'altro sono state vicende abbastanza interessanti, curiose e per qualche verso anche divertenti. Questo lo dico perché in quella fase si fece uno sforzo importante verso una direzione, cioè verso la comprensione del fatto che le politiche per il lavoro e le politiche sociali nel loro complesso non si possono risolvere in modo semplicistico, cioè non possono essere risolte con una risposta, ma hanno bisogno di una gamma di risposte, tutte da valutare, monitorare, verificare, aggiornare, correggere, migliorare e così via. Cioè per fare politiche del lavoro e politiche sociali è necessario avere programmi, ma non si possono fare programmi con le parole d'ordine; i programmi vanno fatti attorno alla questione da risolvere, con i dati a fianco, con una conoscenza profonda della realtà su cui si intende incidere e con una disponibilità e un'umiltà profonda per correggere il tiro di volta in volta, per cogliere meglio l'obiettivo.

In quel corpo di leggi c'erano norme che poi sono state sostenute dal centrosinistra e dal centrodestra in modo prioritario le une rispetto alle altre, ma c'erano tutte. La legge numero 36 riguardava un intervento di sostegno all'impresa, che passava attraverso il sostegno all'occupazione realizzata dall'impresa, mentre l'articolo 19 della legge numero 37 riguardava un programma di sviluppo locale che passava attraverso gli attori istituzionali che dovevano costruire partenariati locali e favorire micro e piccola impresa che aveva come obiettivo la valorizzazione delle risorse dei luoghi. Cioè c'erano soluzioni diverse, a me piaceva di più l'articolo 19, all'onorevole Masala, che è stato presidente della Regione e anche Assessore della programmazione nella Giunta di centrodestra, piaceva di più la legge numero 36, così pure all'assessore Luridiana. Erano opinioni diverse sugli strumenti, però questi c'erano tutti. Oggi abbiamo difficoltà, secondo me, a ritrovarci nella gamma, c'è povertà di soluzioni, oppure le soluzioni ci sono però risultano disperse, cioè non abbiamo il quadro esatto davanti agli occhi, per cui anche le cose buone che si fanno, e se ne fanno molte, non sono valorizzate adeguatamente e rischiano di non essere utilizzate per quel che valgono.

Adesso io non so se per il programma Master and back - anche questo tipo di politica sta dentro questo quadro - siano pervenute trecento, quattrocento o persino mille domande e se le risorse che abbiamo stanziato saranno sufficienti a soddisfare tutte le domande, però questo intervento appare come qualcosa di isolato e invece c'è bisogno di dare la dimensione della complessità dell'intervento e della sua articolazione.

Quando si parla di reddito di cittadinanza non lo si può paragonare all'inserimento lavorativo anche attraverso percorsi di accompagnamento formativo e di orientamento. E' un'altra roba! L'inserimento lavorativo può far parte delle politiche sociali, arrivo a dire che può far parte anche del reddito di cittadinanza, che però è una cosa diversa, tecnicamente diversa, perché il reddito di cittadinanza è più complesso, più articolato, richiede soluzioni diverse rispetto al problema, perché non tutti i cittadini sono uguali. Lilli Pruna ha scritto: "Occupazioni e disoccupazioni". Perché? E' una ricercatrice dell'università di Cagliari, una delle mie più attive collaboratrici nella fase di stesura del piano straordinario per il lavoro. Preparatissima, allieva del professor Bottazzi, altro studioso che ha partecipato a quella stesura, Lilli Pruna parla di occupazioni e disoccupazioni perché anche gli occupati e i disoccupati sono diversi. E così come sono diversi i disoccupati e gli occupati, sono diversi anche i poveri. Per cui una soluzione mirata esclusivamente a un risultato non risolve il problema, non è il reddito di cittadinanza, non è una politica di contrasto della povertà, non è una politica di inclusione sociale; è uno degli strumenti che può far parte della politica di inclusione sociale che noi vogliamo. E quando mi intestardisco, e qualche volta litigo alzando pure la voce, è solo perché vorrei che ciò che diciamo fosse considerato in positivo e non sempre in negativo.

Stamattina citavo un passo di un libro interessantissimo che sto leggiucchiando pagina per pagina, l'ultimo testo di Umberto Eco, che si chiama "Passo di gambero". Lo citavo perché effettivamente stiamo tornando indietro. Umberto Eco fa delle similitudini e cita Bobbio che diceva: "Nei confronti degli amici tu sii critico, perché è attraverso questa tua posizione che potrai essere utile". Se io dovessi dire sempre ok, anche quando non ne sono convinto, non farei un servizio né a chi rappresento, né alla Giunta, né alla maggioranza a cui appartengo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). E' difficile intervenire dopo l'onorevole Uras, lo dico con convinzione, perché Rifondazione Comunista ha fatto una legge buona, anzi due, la 36 e la 37, tralascio la 35.

MARROCU (D.S.). La 36 l'ha fatta Masala!

CAPPAI (U.D.C.). Italo Masala l'ha finanziata, mi dispiace per te, ha messo i fondi, ma la legge 36 l'ha fatta un governo di centrosinistra.

MARROCU (D.S.). Onore al merito, l'ha scritta Masala, te lo posso garantire io!

PRESIDENTE. Onorevole Cappai, prosegua.

CAPPAI (U.D.C.). A me meraviglia che Rifondazione Comunista, quel partito glorioso che difende i lavoratori, non abbia continuato a difendere la legge numero 37, che è stata una legge ottima. Ricordo quando l'onorevole Cogodi si incatenava in quest'Aula perché fosse finanziata la 37. Molti del centrosinistra l'hanno dimenticato. Viva Cogodi, perché quella legge ha salvato tante amministrazioni locali e ha consentito alla Sardegna di creare tanti posti di lavoro. Però mi meraviglia che oggi il Capogruppo di Rifondazione Comunista dica: "In questa finanziaria c'è tanta attenzione verso le politiche del lavoro". Mi dispiace che non sia in aula, gli chiederei dove sono queste politiche perché in questa finanziaria non ne vedo, a meno che non si riferisca all'emendamento numero 51 della Giunta, che dice tutt'altra cosa. Questo emendamento è un imbroglio nei confronti di Rifondazione Comunista, è un palliativo. Svegliatevi! Leggete l'articolo 43 della legge numero 20! Leggetelo e vedrete che si tratta di formazione!

Allora, io invito la Giunta a destinare i 10 milioni di euro previsti nell'emendamento numero 51 alla formazione professionale, perché è giusto così. Farete bella figura con quelli che stanno scioperando, ma non imbroglierete i sardi! Vi invito, ripeto, a leggere l'articolo 43 della legge 20. Leggetelo e vedrete di che cosa parla! Non parla di reddito di cittadinanza! Dice: "Al programma sperimentale di cui al comma 1 possono partecipare le persone classificate inoccupate o disoccupate… in cerca di occupazione e iscritte agli elenchi anagrafici dei Centri del servizio per il lavoro e residenti stabilmente in Sardegna…". Non parla di reddito di cittadinanza, quindi vi stanno prendendo in giro! Andate a leggervi le cose!

Intendevo dire che quei 10 milioni di euro andrebbero spesi veramente per finanziare la formazione professionale, di cui voglio parlare perché molti colleghi non sono attenti.

Presidenza del Presidente Spissu

(segue CAPPAI.) Il presidente Soru, nelle sue dichiarazioni programmatiche, dice: "La formazione professionale va profondamente ristrutturata mediante una legge regionale di riforma" - che a distanza di due anni non è stata ancora proposta - "per sganciarla definitivamente dalle pastoie di tipo clientelare". E chi le avrebbe fatte queste pastoie di tipo clientelare? Il centrodestra, che ha governato per cinque anni e per creare occupazione ha stanziato 172 milioni di euro nel 2002 e 172 milioni di euro nel 2003, che nel 2004 sono stati ridotti a 30? Chieda ai sindaci se sono contenti di quegli stanziamenti, sicuramente le risponderanno di no.

Ma lei muove un'accusa anche in un altro passo delle sue dichiarazioni programmatiche. Sempre parlando di formazione professionale, dice che occorre inventare un sistema di valutazione della formazione professionale e che questo sistema la Regione Sardegna non è in grado di farlo. Dice inoltre che va affidato a strutture esterne specializzate il sistema di accreditamento degli organismi di formazione, slegandolo dalle logiche clientelari - ripete quindi che c'è clientelismo nella formazione professionale - e vincolandolo a criteri di trasparenza, di verifica dei requisiti sostanziali, di valutazione dell'efficacia. presidente Soru, la formazione professionale non l'ha inventata il centrodestra, il centrodestra ha cercato di salvaguardarla. Dovrebbe cercare tutto quello di cui ha parlato in altri settori di questo Consiglio e con loro esaminare la possibilità di eliminare i clientelismi e le pastoie, e non c'è bisogno di cercare all'esterno strutture specializzate per l'accreditamento, possiamo pensarci noi. L'Agenzia regionale del lavoro, tanto cara all'amico Uras, potrebbe svolgere quel compito, però ancora una volta non avete il coraggio delle vostre azioni.

Per avere dalla vostra parte Rifondazione Comunista, anzi metà degli appartenenti a Rifondazione Comunista, avete presentato l'emendamento numero 51. Io vi invito a ritirarlo e a proporne un altro che destini quei 10 milioni di euro alla formazione, incrementando lo stanziamento di 15 milioni e 500 mila euro previsto in un emendamento proposto dal centrodestra. A quanto portiamo questo stanziamento, signor Presidente della Commissione? A quest'ora posso anche dare i numeri, non ricordo esattamente, ma sicuramente 10 milioni di euro ulteriori sarebbero sufficienti a soddisfare le richieste che avanzano oggi gli enti della formazione in Sardegna. Certo, capisco che le risorse sono poche, capisco che si debba combattere l'indebitamento, ma non riesco a capire perché questi 10 milioni di euro siano stati investiti in modo sbagliato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Concordo con quanto detto dal collega Secci su questo argomento. Capita in una maggioranza, pur così forte numericamente, che su certi argomenti si possano avere posizioni differenti e quindi che si possa aprire un dibattito all'interno della stessa maggioranza. Su questo punto che riguarda la formazione professionale io mi trovo totalmente d'accordo con le decisioni assunte dal Presidente e dalla Giunta e condivido completamente l'azione che stiamo mettendo in essere come maggioranza.

Voglio ribadire, come ha già fatto il collega Secci, che è volontà della maggioranza, della Giunta e del Presidente far sì che nessun lavoratore perda il posto di lavoro, sebbene sia improprio usare questo termine quando si parla di personale ex lege 42, e che sia obbligato a iscriversi nelle liste del collocamento. Il nostro impegno è quello di risolvere entro il biennio tutti i problemi legati alla legge 42. Così come ritengo di poter dire, a nome del mio Gruppo, e penso di essere in sintonia con la maggioranza, la Giunta e il Presidente, che non c'è volontà alcuna da parte del centrosinistra di cancellare o ritenere superflua e dannosa la formazione professionale, che è una risorsa della Sardegna e come tale va tutelata, tanto che, come ha detto il collega Secci, riteniamo che quei 22 milioni e 500 mila euro stanziati nel 2006 rappresentino il punto minimo dell'intervento pubblico regionale, che va mantenuto e rafforzato nonostante si esaurisca la dotazione della legge 42. Quindi lo stanziamento non si riduce nonostante questo.

Precisati questi due aspetti, va anche detto che è giusto rimuovere quella che è stata una vergogna in questi anni, di cui ci dobbiamo assumere la responsabilità tutti qui, e su questo posso concordare col collega Cappai, al di là del suo accento polemico. Tutti noi siamo, infatti, responsabili di ciò che si è consentito in questi anni con l'obbligo formativo e con la legge numero 42. Abbiamo dimenticato che cosa è avvenuto nei comuni? In questi anni sono state stanziate talmente tante risorse - il che ha determinato la situazione finanziaria regionale che conosciamo - che nei nostri comuni si è generata una concorrenza tra gli enti della formazione, soprattutto quelli nuovi, che per altro sono stati accreditati pur non avendo alcuna professionalità e competenza, al fine di sottrarre dei giovani agli altri enti e anche alla scuola pubblica. Si andava persino di casa in casa pur di raggiungere il numero di allievi richiesto per poter avere i finanziamenti. Era un danno non solo economico e finanziario, ma anche morale verso quei giovani. E' una vergogna che abbiamo consentito tutti noi, e me ne assumo la responsabilità anche per il pezzo che riguarda il mio Gruppo politico e l'attuale maggioranza. Perché? Perché quello che è avvenuto sulla base della legge 42, di cui nessuno si preoccupava, è immorale! Che dei lavoratori percepiscano uno stipendio senza lavorare è immorale ed è una situazione che va superata. Ecco perché noi proponiamo che entro il 2007, iniziando da oggi, si svuoti il calderone dei lavoratori ex lege 42, attraverso le modalità di cui si è detto, verificando quanti di questi lavoratori possono essere accompagnati alla pensione, e affrontando la questione, com'è stato scritto anche in una bozza di accordo presentata ai sindacati, se è necessario anche nel collegato alla finanziaria, con la massima disponibilità ad affrontare tutti i problemi connessi all'esodo incentivato, contributivi, eccetera.

Riteniamo altresì necessario incentivare gli enti locali ad assorbire parte di questi lavoratori e soprattutto fare in modo - e questa è una critica che possiamo accettare, assumendoci la responsabilità di qualche ritardo imputabile a noi - che quelli che invece possono rimanere utilmente nel sistema della formazione professionale siano messi a lavorare. Per fare questo occorre finanziare i corsi e tutto ciò che è possibile finanziare nella formazione professionale con le risorse del POR. Siamo convinti che le risorse siano sufficienti per realizzare queste tre azioni. Abbiamo dato la nostra disponibilità, mi sembra attraverso l'accordo che ho visto sottoscritto dalla Giunta, perché queste risorse siano utilizzate per i primi sei mesi. Se per responsabilità anche nostra, mi auguro non per responsabilità degli enti di formazione, queste tre azioni non produrranno il risultato che ci aspettiamo, magari perché non modificheremo la norma sul prepensionamento, non daremo i giusti incentivi, non studieremo le forme che possono consentire agli enti locali di assorbire questi lavoratori oppure ritarderemo l'avvio dei corsi, visto che stiamo assumendo l'impegno che nessun lavoratore sarà costretto a recarsi all'ufficio di collocamento, questo problema evidentemente sarà riaffrontato in Consiglio e saranno stanziate nuove risorse per consentire in ogni caso il raggiungimento dell'obiettivo che ci siamo posti.

Questo impegno è sancito in un documento che però non è stato sottoscritto da una delle tre grandi organizzazioni sindacali, che ha occupato la sala. Vedete, io non concepisco né che un'organizzazione sindacale possa essere subalterna al potere politico o cambi atteggiamento a seconda di chi in un dato momento comanda, né che si possa prestare a strumentalizzazioni su questi problemi, per cui rifiuto qualche insinuazione che è stata fatta perché conosco, avendo militato nel sindacato, la grande forza della CISL che ha fatto dell'autonomia la sua bandiera. Penso che quella insinuazione e l'eccessiva drammatizzazione delle situazioni abbiano una finalità, che non è certo quella di affrontare e risolvere questi problemi. E mi sembra difficile dire che in queste proposte non ci sia del buon senso e la volontà di risolvere i problemi, mi sembra molto molto difficile. Aggiungo che invece io sono orgoglioso dell'emendamento numero 51 e dello stanziamento di 15 milioni di euro, che mi sembra di capire la Giunta intenda integrare con i 10 milioni per il salario di reinserimento. Ne sono orgoglioso e mi auguro anzi che una grande organizzazione apprezzi lo straordinario intervento per il reinserimento lavorativo. A chi è rivolto questo intervento? E' rivolto ai tanti, tantissimi lavoratori che vengono espulsi dal mondo del lavoro e che non hanno il paracadute come i dipendenti delle grandi realtà anche industriali, a quelli che non possono usufruire della mobilità o della cassa integrazione, alle vittime del precariato che si trovano senza lavoro e hanno bisogno di essere accompagnate, appunto con il salario di reinserimento, verso una nuova opportunità di lavoro. E' un provvedimento straordinario, positivo, che vogliamo sperimentare mettendo a disposizione grandi risorse, che necessita del consenso di tutti e va apprezzato perché è uno dei punti che maggiormente qualificano questa manovra finanziaria. Personalmente sono orgoglioso di questo provvedimento perché si rivolge sia ai tanti lavoratori precari che hanno perso il posto di lavoro e l'hanno perso senza paracadute, senza avere cioè la possibilità né di un salario minimo né di essere reinseriti, sia a quei lavoratori che vengono dimenticati perché che non fanno massa al contrario dei dipendenti delle grandi aziende, verso i quali si interviene con la mobilità o la cassa integrazione e spesso anche con risorse regionali, come quelle della vecchia legge numero 20, che garantiva un ulteriore sostegno economico.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Veda, onorevole Marrocu, a mio parere, il punto nodale della questione è proprio l'ultimo che lei ha posto, che quantomeno a me non consente di capire il motivo per cui ci debbano essere lavoratori diversi dagli altri. Per carità, ovviamente non voglio che si pensi che intenda creare io delle gerarchie, però quello che non riesco a comprendere è come si possa parlare nel contempo di lavoratori cassintegrati, che hanno giustamente dei diritti, solo perché appartengono a un determinato comparto, quello industriale, che da sempre, almeno nella nostra regione, ha avuto l'opportunità di attingere ad ammortizzatori sociali che sono stati anche abbastanza cospicui qui da noi, e di lavoratori che purtroppo non hanno questa opportunità e che a mio parere dovremmo cercare di tutelare forse più degli altri in un momento di carenza di una normativa che li tuteli.

Quindi non riesco a capire se sia più immorale che i lavoratori della formazione professionale percepiscano una quota parte di ciò che dovrebbe loro spettare, perché non possono lavorare in quanto non gli sono stati assegnati corsi di formazione, non essendo stati dati i finanziamenti, o che migliaia di cassintegrati percepiscano uno stipendio pur non lavorando, perché la legge consente certe agevolazioni. Non riesco a capire se sia più immorale l'uno o l'altro caso.

So che per quello che sto per dire potrei sembrare demagogico, e me ne dispiace, mi piacerebbe tantissimo poter accogliere a 360 gradi l'invito che è stato fatto dall'onorevole Secci. Devo ammettere di non conoscere la materia della formazione professionale quanto lui e qualche altro collega, ma forse questo mi porterà a non commettere degli errori. Con questo non sto dicendo che tu stai commettendo degli errori solo perché conosci la materia più di me, però normalmente chi non conosce a fondo una materia magari è più portato ad ascoltare anche quelle piccole cose che invece un altro non ascolta perché è convinto di conoscere assolutamente tutto. E quindi, pur sperando di non fare un ragionamento estremamente demagogico, sempre ritornando all'immoralità, non riesco a capire se sia più immorale il fatto che dei dipendenti percepiscano una quota parte del loro stipendio, come stavo dicendo prima, o che continuino ad esserci quegli sprechi che purtroppo ancora noi registriamo giornalmente nella Regione, che, per carità, saranno anche atavici, ma comunque continuano a esistere. E dà ancor più fastidio che questi sprechi continuino a esistere nonostante sia stato sbandierato, durante la campagna elettorale, che sarebbero stati eliminati. Mi riferisco alle auto blu che non dovevano assolutamente essere più utilizzate, dovevano essere bandite e invece vengono utilizzate, non sta a me dire se in maniera esagerata o no, perché sinceramente non sto a controllare queste cose, però le auto blu vengono utilizzate e penso che questo sia in ogni caso uno spreco. Mi è capitato di constatare personalmente dei casi assolutamente eclatanti, come l'acquisto di migliaia di batterie per delle radio utilizzate per il servizio antincendio o dal Corpo Forestale e che tra sette mesi, per una direttiva della Comunità Europea, saranno messe al bando. Eppure la Regione spende centinaia di migliaia di euro sapendo benissimo che tra otto mesi dovrà spenderne altrettanti per comprare altre apparecchiature. Per non parlare delle mancate entrate per alcuni enti regionali a seguito di transazioni quantomeno spregiudicate, non voglio dire illecite: a fronte di 200 o 300 mila euro che un ente regionale dovrebbe percepire, stranamente salta fuori una transazione extragiudiziale e quell'ente si accontenta di 38 mila euro! E' più immorale questo o cercare di salvare la situazione non di mille dipendenti della formazione professionale, ma di mille famiglie? E' più immorale salvare i posti di lavoro, oppure continuare a fare bandi o aggiudicazioni dirette per la promozione del marchio della Regione? Io penso che sia decisamente più immorale questo secondo caso rispetto al primo.

Potrei parlare anche di ciò che si è speso, mortificando i lavoratori e i dipendenti regionali, per la realizzazione di un sito della Regione che sicuramente, devo ammetterlo, è migliore del precedente, nel quale però vengono inserite soltanto le cose che si vogliono inserire, mentre tantissime altre vengono aggiunte, stranamente, solo dopo che qualcuno dai banchi dell'opposizione, in qualche rarissimo caso della maggioranza, sottolinea di non aver trovato un documento che invece vi sarebbe dovuto essere. Però, devo essere sincero, quando ieri si è deciso di sospendere l'esame dell'articolo 7 affinché la maggioranza, insieme al Presidente, potesse trovare il bandolo della matassa, ero realmente convinto - lo dico senza alcuna demagogia, da persona che non conosce benissimo la materia e che in questo caso si è spogliato delle vesti del consigliere regionale e si è messo i jeans e il maglioncino dell'uomo della strada, diciamo così - che ci si fosse accorti che, a fronte dei 15 milioni di euro che abbiamo chiesto noi per la formazione professionale in un emendamento che mi sarebbe piaciuto tantissimo avesse fatto la maggioranza o quanto meno fosse stato sottoscritto dalla maggioranza, erano stati incautamente stanziati 25 milioni di euro per "Sardegna speaks English". Se ne sono accorti, mi dicevo, cercheranno di togliere 10 milioni. Si saranno anche accorti di aver destinato 20 milioni di euro a "Sardegna fatti bella" e 3 milioni di euro alla "Fabbrica della creatività". Totale: 48 milioni di euro, facciamo cifra tonda, 50 milioni di euro!

La mia speranza era che ci si fosse accorti di tutto questo, ma c'è un problema: effettivamente il sistema della formazione professionale deve essere rivisto, ma in sei mesi, a mio parere, non si può risolvere assolutamente niente, e questo lo sapete benissimo tutti, si possono solo calmare gli umori di persone che fra tre o quattro mesi andranno a votare prima per le politiche e poi per le amministrative. Purtroppo non si vede ancora niente di concreto e quindi, sperando di non aver fatto un intervento al limite della demagogia, confido nella sensibilità di persone che da anni hanno a che fare, sì, molto spesso con amici, con conoscenti che non hanno grandissimi problemi, ma che vivono come me quotidianamente il dramma di chi invece questi problemi li ha. Le persone che oggi hanno occupato una parte dei locali del Consiglio regionale e che da giorni bivaccano sotto i portici penso abbiano bisogno di risposte concrete, caro Presidente, e io, glielo dico con estrema sincerità, penso che nessuno di noi abbia un animo cattivo e possa far finta di non conoscere questi problemi. Facciamo capire loro di essere tutti delle persone con un minimo di coscienza e ragioniamo veramente sui problemi reali e non su cose che molte volte restano sulla carta e servono solo come slogan pubblicitari.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io penso che il ragionamento che si sta svolgendo in quest'Aula sull'articolo 7 attenga a tutta una serie di problematiche che forse è meglio inquadrare nella loro complessità, per cercare di fare una riflessione che sia in qualche modo compiuta.

Vorrei cominciare la mia riflessione dalla lettura, che, ricordo, fu per me assolutamente edificante, del primo DPEF presentato da questa Giunta regionale. DPEF che io ebbi modo di apprezzare come relatore di minoranza, nel senso che pur essendo relatore di minoranza in quella circostanza ebbi modo di sottolineare che alcune parti introducevano senz'altro delle novità assai interessanti all'interno dello stagnante panorama economico della Sardegna e accendevano la speranza che ci fosse un'inversione netta rispetto alle politiche degli anni passati. E' una speranza che può essere condivisa anche da un consigliere di minoranza, perché essere consigliere di minoranza non significa essere pregiudizialmente contrario a tutto ciò che viene proposto dalla maggioranza. Significa invece entrare nel merito delle cose e coglierne gli elementi positivi.

Cosa ricordo di quel DPEF? Ricordo una cosa che mi aveva colpito e che mi portò ad approfondire, con prolungate letture, ciò che vi era scritto, e cioè che le politiche attive del lavoro sostanzialmente non esistevano più, che definivano in modo sbagliato l'atteggiamento che l'istituzione pubblica doveva avere nei confronti del mercato del lavoro, che il concetto di politiche attive del lavoro era sostituito dal concetto di sviluppo economico, che lo sviluppo economico era trainante per l'economia di una regione e che all'interno di questo sviluppo si trovava il lavoro per i cittadini. Credo che fosse senz'altro un'indicazione apprezzabile che in quel momento la Giunta e la maggioranza di centrosinistra ritenevano di dare, dimostrando capacità di indicare soluzioni liberali che spesso il centrodestra stesso non riesce a indicare, perché è legato alle stesse logiche assistenziali e burocratizzate a cui tante volte l'intero sistema obbedisce. Insomma, ci sono delle volte in cui una maggioranza di centrosinistra riesce ad essere più innovatrice e più liberale di una maggioranza di centrodestra.

Ma cosa scaturisce dall'articolo 7 sulla base di quel ragionamento? Scaturisce la sensazione che questa Giunta o questa maggioranza attraversi una fase di confusione mentale, perché da quei presupposti arrivano delle risposte che sono assolutamente inadeguate, assolutamente non in sintonia con quello che era il messaggio, cioè liberare le risorse affinché possano creare sviluppo trainante dell'occupazione. Se questo era il messaggio io non lo discuto, poteva essere coerente il disegno della Giunta e della maggioranza che l'anno scorso ci hanno informato che sulla formazione professionale incombeva una rivoluzione epocale, che avrebbe chiuso sostanzialmente l'obbligo formativo. Rivoluzione epocale che negava la complementarità della formazione professionale rispetto alla scuola pubblica, indirizzando la prima verso un ruolo che, onestamente, non abbiamo capito in pieno, ma che comunque era assolutamente più limitato di quello svolto degli anni precedenti.

Inquietante era però l'assenza di soluzioni che potessero garantire al comparto una prospettiva inserita nel nuovo disegno del DPEF. Questa prospettiva non c'era e come tante altre volte anche in quel caso la Giunta e la maggioranza erano state bravissime nella fase del divieto, nella fase in cui si smontava il giocattolo non funzionante, o presunto tale, ma non erano state altrettanto brave nell'indicare le alternative allo strumento considerato non più funzionale alle esigenze. Però, ecco, io ero in grado ancora di seguire il ragionamento. Non sono più in grado una volta che leggo le ulteriori indicazioni che nell'articolo 7 vengono date, perché allo smantellamento definitivo della formazione professionale, in qualunque modo lo si voglia chiamare, conseguono altre misure che non hanno una chiara indicazione sulla liberazione di risorse per lo sviluppo.

Collega Uras, lei insieme al suo Gruppo sta facendo una battaglia sacrosanta, ideologica per il reddito di cittadinanza. Ma il reddito di cittadinanza è l'ammissione di un fallimento, perché significa che in giro per la Sardegna ci sono dei poveri, i quali sono in aumento, e se i poveri aumentano è evidente che quello sviluppo che deve portare lavoro, e quindi contrastare la povertà, non c'è! Quindi il reddito di cittadinanza è, ripeto, la dichiarazione di un fallimento!

Lei propone di stanziare 10 milioni di euro, anzi, 40, per il reddito di cittadinanza. L'ha proposto, poi i relativi emendamenti sono stati dichiarati inammissibili, ma la proposta era questa. La Caritas dice che i poveri in Sardegna sono 200 mila; se il suo ragionamento dovesse andare in porto e tutti i poveri sardi dovessero essere sostenuti, potremmo chiudere la Regione e dire che 1.600 milioni di euro in Sardegna ogni anno devono essere destinati per il reddito di cittadinanza. Chiudiamo le altre partite della Regione e diciamo che la Regione fa assistenzialismo e sostiene i poveri. Ed è giusto che i poveri siano sostenuti, perché la povertà deve essere contrastata in un modo o nell'altro: o creando sviluppo ed eliminando le situazioni di povertà oppure ammettendo che i poveri ci sono e sono in aumento - perché la politica di questa Giunta è di confusione mentale - e giustamente devono essere sostenuti.

In questo senso, noi Riformatori, insieme alla Giunta o prima della Giunta, ci siamo posti il problema del reinserimento dei lavoratori che sono privati del posto di lavoro. Il collega Marrocu ha sostenuto che una delle cose più innovative di questa finanziaria è la possibilità di attivare un percorso di accompagnamento per i lavoratori che, espulsi dal mondo del lavoro, sono alla ricerca di una nuova situazione lavorativa. Benissimo, la ringrazio collega Marrocu, è il senso dell'emendamento proposto dai Riformatori, che pongono 20 milioni di euro sul relativo capitolo, che pure è fondamentale, perché nella situazione che si sta creando in questa regione è necessario avere queste misure di accompagnamento per tentare di risolvere il problema di chi perde il lavoro. Ma il fatto che si perda il lavoro non è qualcosa di cui ci si possa vantare! Il fatto che siamo costretti a mettere 20 milioni di euro per cercare percorsi di accompagnamento o reinserimento sociale di chi ha perso il lavoro è una dichiarazione di fallimento, perché secondo il DPEF di un anno e mezzo fa la Giunta doveva creare sviluppo e i poveri dovevano sparire! Ovviamente sto estremizzando, non dovevano sparire dall'oggi al domani, ma dovevano ridursi. Oggi avremmo dovuto poter dire: "Le politiche di sviluppo di questa Giunta sono talmente efficaci ed efficienti che il reddito di cittadinanza è superato, perché in questa regione non ce n'è più bisogno! E il reddito di reinserimento non è una novità di questa finanziaria da statisti, perché non ce n'è bisogno in quanto nessuno perde il lavoro, anzi si creano nuove opportunità di lavoro". Ecco la contraddizione di questa Giunta, presidente Soru, che è partita con un programma di sviluppo basato sulla libertà economica e oggi deve ricorrere alle proposte di Rifondazione Comunista per sbarcare il lunario!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, sulla materia trattata dall'articolo 7, incentrato evidentemente sul problema politico più grave, più importante e più urgente che abbiamo di fronte a noi, volevo e vorrei ancora cercare di essere il più possibile obiettivo e non scivolare sulla provocazione che risponde alle provocazioni. E' un po' difficile riuscirci dopo l'intervento del Capogruppo dei D.S., però, per rispetto della materia che stiamo trattando, delle persone e di tutto un sistema che dipende dalle decisioni che devono essere prese in quest'aula e fuori di qui, soprattutto da chi ha responsabilità di governo, ci proverò cercando anche di fare il punto della situazione nel modo più obiettivo possibile.

La prima questione riguarda il fatto che la formazione professionale risente di una valutazione che è viziata da un giudizio sommario. Un giudizio sommario che alcuni hanno emesso da anni, ma che ultimamente, anche in questi giorni, è ritornato insistente, incalzante. Premetto che non ho personalmente avuto incarichi di governo sulla materia, né il mio partito li ha avuti in tutti gli anni precedenti. Si tratta invece proprio della difesa di un sistema, di un edificio che sicuramente richiede delle iniziative, delle opere di ristrutturazione e anche di riconversione per alcuni aspetti, ma che non può essere sommariamente giudicato come un imputato di reati che vanno dall'associazione a delinquere, al peculato, all'abuso d'ufficio, al falso in atto pubblico, al falso in bilancio, perché di questo si è parlato in tutti questi mesi. E l'accusa ultima, veramente ingiusta e ingenerosa, è che con la sperimentazione dell'obbligo formativo si sia voluto boicottare il sistema della scuola pubblica. E' stato ripetuto anche oggi, per cui a quella serie di reati si aggiunge questa ulteriore responsabilità politica.

Questo giudizio non è assolutamente accettabile, così come non è accettabile l'affermazione che con la costituzione dell'albo degli operatori della formazione, che è stato introdotto con una legge voluta sicuramente prima che andassimo al governo noi, si sia creato un nucleo, un gruppo di nulla facenti, a cui bisogna insegnare a guadagnarsi lo stipendio che percepiscono impropriamente. E allora occorre davvero fare un'operazione di verità, che riguarda, anche in virtù di queste ultime esperienze, il contributo effettivo che istituti di formazione professionale e centri di lunga e indiscussa tradizione hanno sperimentato. Ci sono stati sicuramente degli approfittatori, ma voi avete un servizio ispettivo, indicateli, denunciateli, fate quello che le leggi vi impongono di fare. Non si può tuttavia accettare questo giudizio sommario.

La realtà è che anche nell'esperienza dell'obbligo formativo sono state fatte delle reali sperimentazioni, qualificanti di una modalità diversa di creare una forma di apprendimento per dei giovani che erano fuori dal sistema scolastico, che erano letteralmente sulla strada, a cui è stato insegnato un certo metodo. E' stato fatto un lavoro personalizzato, sono state inserite delle figure professionali, come per esempio quella dei tutor specializzati, competenti in psicologia, pedagogia, sociologia; sono state inserite materie particolari che hanno aiutato i ragazzi anche ad acquisire nuove forme di saper fare, e almeno 900 di loro hanno potuto conseguire la licenza media, non essendovi altra scelta che quella.

Non si può buttare fango su queste cose. Il fango se lo devono prendere casomai, ma sono altre le istituzioni che devono accertare queste cose, coloro che hanno fatto le cose di cui si è parlato nelle accuse che sono state mosse. Oggi non è soltanto in gioco il posto di lavoro di circa un migliaio di persone; è in gioco la sussistenza di un sistema che ha costituito un patrimonio di professionalità, che deve essere necessariamente valorizzato per ricondurlo in un sistema in cui l'attuale apparato dell'istruzione e della formazione, riformato secondo ciò che le leggi dello Stato sulla formazione e sull'istruzione hanno indicato - dalla legge Berlinguer alla legge Moratti, non soltanto quindi basandosi sull'ultima legge -, sia costituito da due sottosistemi che abbiano veramente pari dignità e possano continuare a dare un contributo diverso da quello che voi, invece, nel disegno di legge della Giunta avete disegnato in maniera frettolosa e confusa, perché si intravede in quelle poche disposizioni contenute nel disegno di legge un sistema che finisce per far confluire tutto nel sistema scolastico, che ha già difficoltà, per la sua struttura attuale, a svolgere il suo compito. Occorre avere il coraggio di disegnare, invece, una legge sull'istruzione e sulla formazione che sappia affrontare il grave problema della dispersione scolastica e non solo quello dell'alta formazione, della formazione dei grandi cervelli e delle alte competenze, per le quali è giusto che la Regione faccia quello che sta facendo da anni, ha programmato e sta facendo l'attuale Giunta e che aveva programmato e fatto la Giunta precedente. Ma il sistema formativo non si può fondare su una testa particolarmente qualificata e su un corpo che, invece, è dequalificato.

Per questo occorre affrontare i problemi reali, e rispetto alla politica della formazione parlano i fatti, non soltanto le dichiarazioni rilasciate ai convegni, nei corridoi o durante le trattative sindacali. Bastano i fatti per giudicare quello che questo Governo regionale e questa maggioranza hanno saputo fare, in due anni ormai, per la formazione professionale.

La finanziaria ha indicato, per quanto riguarda la legge 42, un percorso chiaro, che dovrà portare, entro novanta giorni, alla predisposizione di un disegno di legge che dia gambe e concretezza all'impegno sul ricollocamento del personale. E' stato fatto in ritardo un disegno di legge assolutamente non concordato con le parti sociali, che indica esodi incentivati non supportati né da norme sostanziali né da accantonamenti finanziari che possano far fronte alle reali necessità, mentre si è in ritardo sui bandi e non si è ancora oggi disponibili a stanziare le risorse necessarie.

Noi dobbiamo partire da un presupposto necessario, che è quello di garantire ai lavoratori ex lege 42 la copertura del 100 per cento delle convenzioni stralcio. Non possono bastare semplici impegni verbali, occorre dare un segnale anche sul piano finanziario. Se un minimo di apertura ancora c'è su questo, forse se ne può discutere, ma noi ribadiamo che occorre lasciare da parte, su questa partita, gli >slogan e le prese di posizione faziose, al limite del dileggio e della diffamazione, che non daranno, se si continua così, la possibilità a questo sistema di continuare a dare alla Sardegna quello che ha copiosamente dato in questi anni.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Volevo fare una proposta: sospendere i lavori adesso, in modo che possa esserci un'eventuale ulteriore riflessione. Mi sembra, infatti, che si sia creato un ambiente e un afflato per ragionare ancora su questo aspetto, anche in seguito agli interventi degli onorevoli Secci e Marrocu, che hanno messo in evidenza come ci siano delle possibilità di riflessione dopo la proposta che l'onorevole Uras ha sottoposto all'Aula.

PRESIDENTE. Penso che non siamo nelle condizioni di sospendere ulteriormente, nel senso che questo articolo era stato già sospeso e abbiamo dei tempi di conclusione dell'esame della legge che non sono rinviabili. Siamo già, secondo me, abbastanza in ritardo, perché anziché organizzare il nostro tempo in relazione alla conclusione che è predeterminata per Regolamento, stiamo sviluppando tutti gli interventi secondo i tempi canonici previsti dal Regolamento, però questo costringerà alla fine a chiudere la discussione senza poter svolgere tutti gli interventi.

Per questo motivo, onorevole Caligaris, non possiamo sospendere ulteriormente i lavori per consentire una riflessione, posto che tra stanotte e domani mattina dobbiamo concludere l'esame dei disegni di legge finanziaria e di bilancio.

CAPPAI (U.D.C.). Non è detto. Perché?

PRESIDENTE. E' detto, non si preoccupi, onorevole Cappai, è detto perché è così.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2006)" (199/S/A)

PRESIDENTE. E' iscritto parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, volevo aggiungere qualcosa alle frasi che si sono sentite fino adesso circa l'atteggiamento della Giunta verso la formazione professionale e circa l'opportunità di aumentare le poste in bilancio rispetto a quanto già previsto, cioè 15 milioni e 500 mila euro per i lavoratori ex lege 42, oltre ai 7 milioni previsti per l'incentivazione all'esodo.

E' una storia lunga, evidentemente, il tempo è breve e forse conviene concentrarsi su alcuni punti. La responsabilità della legge 42 non è nostra, non è di questa Giunta. Spero di non suscitare ilarità. Volevo dire che c'è un problema conosciuto da tanti, sentito e vissuto da tanti come tale, e non è nostra la responsabilità di aver fatto nascere questo problema. Così come non è nostra la responsabilità del fatto che per alcuni anni si è quanto meno esagerato nella sperimentazione, perché tale era, dell'obbligo formativo. Una sperimentazione che ha portato questa Regione a spendere, in un solo anno, quasi 100 milioni di euro, e che avrebbe portato, nei due anni successivi, con la moltiplicazione delle classi, a spendere quasi 150 milioni di euro. Nei documenti della Regione rimaneva l'indicazione che lo Stato avrebbe stanziato 90 milioni di euro circa per quella sperimentazione, in realtà ne stanziò circa 10, pertanto nel bilancio della Regione rimase un buco. Di fatto si stava trasformando la scuola pubblica, pagata dallo Stato, in scuola privata finanziata dalla Regione. Questo passaggio non era sostenibile, per cui la Giunta ha cercato di bloccarlo. E non è colpa della Giunta se l'obbligo formativo o la formazione nell'obbligo formativo abbia allettato un po' gli enti storici di formazione e tante nuove società, che sono spuntate quasi come funghi verrebbe da dire. In tanti si sono appiatti su quel mondo, si sono forse specializzati in quel mondo piuttosto che programmarsi il futuro indirizzandosi verso un livello di formazione diversa.

Noi non siamo responsabili né della legge 42 né del fatto che dopo diciotto anni esistono ancora dei lavoratori, inseriti in una lista strana, che sono a disposizione degli enti di formazione e che se anche non c'è lavoro devono essere pagati dalla Regione; devono cioè essere pagati per rimanere inoccupati negli enti di formazione. Né siamo stati responsabili del fatto che si sia sbagliato strada e ci si sia indirizzati un po' troppo verso l'obbligo formativo. A noi tocca risolvere il problema e prenderci le responsabilità, l'onere appunto di doverlo risolvere.

Intanto non stiamo parlando della cancellazione della formazione professionale; stiamo parlando - giova ripeterlo - del futuro dei lavoratori iscritti all'albo di cui alla legge numero 42, dopo diciotto anni, per i quali sussiste un problema: se non c'è abbastanza lavoro nella formazione la Regione deve comunque pagare un'attività che non viene svolta. E se deve pagare più di quanto stiamo stanziando in bilancio, evidentemente non c'è abbastanza domanda di formazione o di quel tipo di formazione. E se non c'è abbastanza domanda per quel tipo di formazione e quindi quei lavoratori sono inoccupati, credo che si ponga non solo un problema finanziario per la Regione, ma anche un problema di opportunità per quei lavoratori di essere utilizzati laddove il lavoro c'è. Peraltro tanti di questi lavoratori - non stiamo parlando di tutto il mondo della formazione professionale, ma di circa 720 lavoratori - ormai sono vicini alla pensione, alcuni hanno addirittura già maturato il diritto alla pensione e sono ancora iscritti all'albo. Secondo i nostri calcoli, circa 250 di loro possono essere accompagnati, con una politica attenta di esodo incentivato, alla pensione, tanti altri possono essere pienamente occupati, con maggiore soddisfazione per loro e per tutti, in lavori alternativi, magari nei Centri regionali per l'impiego o in mondi vicini alla formazione o anche parzialmente diversi, ma sempre nella pubblica amministrazione, con lo scopo non di fare un torto ai lavoratori ex lege 42, ma di aiutarli a vivere pienamente la loro vita e le loro ore di lavoro, lavorando appunto.

Questo è. Bastano 15 milioni e 500 mila per quest'anno per pagare le ore di questi lavoratori, quando non saranno impegnati in attività di formazione e quindi loro malgrado non staranno lavorando? I nostri calcoli dicono di sì, soprattutto se iniziamo subito con l'operazione di esodo incentivato, soprattutto se questo Consiglio regionale, nella prossima discussione sul collegato, troverà il modo, come io penso, di assicurare che una parte di questi lavoratori possa essere indirizzata verso altri compiti nella pubblica amministrazione. Com'è stato sottolineato dal Presidente della Commissione e dal Capogruppo dei D.S., nessuno si dovrà iscrivere nelle liste del collocamento. Desideriamo tutti che per nessuno di questi lavoratori ci sia più la necessità che la Regione paghi un'ora di lavoro non compiuta e che tutti siano pienamente occupati, come merita la loro intelligenza e la loro voglia di lavorare. Questo è quello di cui stiamo parlando.

La proposta di esodo incentivato è stata fatta senza concertarla? E' vero, abbiamo a lungo provato a trovare un accordo, ma non ci siamo riusciti, mi dispiace che l'abbiamo dovuta presentare prima nella legge finanziaria e ora nel collegato. Si può ancora discutere questa proposta? Certo, la si può discutere e sicuramente migliorare, perché siamo certi che non sia la migliore proposta possibile. La possibilità di mobilità verso la pubblica amministrazione così com'è stata proposta dalla Giunta regionale è la migliore proposta possibile? Non credo, sono sicuro che questo Consiglio regionale saprà migliorare quel testo. Il risultato sarà che continuerà a esserci una scuola professionale in Sardegna.

Non siamo confusi, mentre disfiamo qualcosa cerchiamo di costruire anche il futuro. Fra qualche mese sarà all'attenzione della Commissione un progetto di legge sulla scuola, sull'istruzione e sulla formazione. E' forse una delle cose più concertate che abbiamo fatto, che abbiamo discusso con più gente possibile, sia in Sardegna sia fuori della Sardegna. Quindi credo che quel progetto di legge troverà il modo di essere approfondito e discusso.

LA SPISA (F.I.). Si informi!

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Io non la interrompo mai, onorevole La Spisa, qualsiasi cosa lei dica.

Dicevo, che quel progetto di legge troverà il modo di essere approfondito e migliorato e quindi ci sarà anche una parte costruttiva, non solamente una trasformazione. Ci sarà formazione professionale e quando l'amministrazione regionale spenderà risorse per la formazione professionale le spenderà per formare alunni e non per pagare dei formatori senza alunni. Credo che sia più giusto pagare la formazione degli alunni piuttosto che dei formatori senza alunni, come abbiamo fatto l'anno scorso, due anni fa, come stiamo facendo anche quest'anno in parte, ma spero che non lo faremo quasi per niente l'anno prossimo.

Questi 15 milioni e 500 mila bastano? Sì, dovrebbero bastare, anzi bastano, appunto, se le altre due politiche di mobilità si attiveranno subito. Bastano per alleviare, nei primi sei mesi, anticipando i pagamenti, alcuni enti che sono in difficoltà, e comunque ci sarà sempre un'amministrazione regionale attenta a questo problema, perché non vuole distruggere, ma vuole accompagnare una trasformazione in atto.

Per quanto riguarda i 10 milioni di euro, noi siamo nel centrosinistra e anche quando ogni tanto parliamo tra noi a voce alta in realtà condividiamo profondamente quello che stiamo facendo. Quando vediamo dei poveri per la strada noi non diciamo che hanno due schede SIM, due telefonini, che sono felici perché vincono nelle trasmissioni televisive. Noi i poveri li vediamo, i poveri ci sono in Sardegna ed è difficile che possano diminuire se il PIL nazionale è in diminuzione da anni.

SANCIU (F.I.). Demagogia!

PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi, ci sforziamo tutti di ascoltare tutto ciò che viene detto. Grazie, Presidente, il suo tempo era finito.

E' iscritto a parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

OPPI (U.D.C.). La Giunta però parla una sola volta!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, chiedo scusa, il presidente Soru era iscritto a parlare e gli Assessori, così com'è stato ricordato più volte, anche nel corso della giornata di ieri, possono chiedere in qualunque momento di intervenire. Ovviamente cerchiamo di raccomandare anche alla Giunta di attenersi alle regole generali e quindi non mi sembra che si possa muovere alla Presidenza l'accusa di tenere verso la Giunta un atteggiamento diverso da quello riservato a tutti gli altri. Prego, assessore Salerno.

SALERNO, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. La ringrazio, Presidente, ringrazio tutti i Consiglieri che hanno voluto contribuire a questo dibattito. Certamente i temi affrontati questa sera meriterebbero una discussione più approfondita e anche maggiore tempo per tutti. Purtroppo il Regolamento va rispettato, ma sicuramente avremo altre occasioni di affrontare tematiche così importanti quali la formazione professionale e le politiche attive del lavoro.

Come diceva prima il Presidente, abbiamo avuto, per quanto riguarda la formazione professionale, un'eredità pesante e io non credo che i consiglieri del centrodestra possano contestare il fatto che la Sardegna abbia attuato in modo del tutto abnorme, del tutto spropositato, quella sperimentazione triennale che doveva essere tale anche secondo il disegno del ministro Moratti. Lo stesso ministro, in una lettera inviata al presidente Soru, ha riconosciuto che la Sardegna è andata di gran lunga oltre gli stessi programmi ministeriali, e ha invitato la Regione a ridimensionare del tutto l'intervento.

Un'altra pesante eredità che abbiamo ricevuto riguarda l'utilizzo di ingenti risorse per pagare le attività di formazione professionale. Non parlo solo delle risorse regionali messe a disposizione per il diritto-dovere all'istruzione; parlo della spendita di 250 milioni di risorse provenienti dal POR e soprattutto dei risultati di questa spendita, posto che ancora oggi, in Sardegna, oltre il 50 per cento dei disoccupati non solo non ha un titolo di studio, ma non ha nemmeno una qualifica. Certamente le responsabilità di questi risultati non sono da attribuire agli enti di formazione, o esclusivamente agli enti di formazione professionale. Vi è stata una grande assenza del ruolo pubblico nella gestione della formazione professionale, vi è stata una grande assenza della Regione sarda unitamente alla mancata attuazione della legge regionale numero 47, che assegna alla Regione sarda il compito di attuare una programmazione annuale e pluriennale delle attività formative in coerenza con le politiche di sviluppo economico e sociale.

Tutto questo non c'è stato, gli interventi per la formazione professionale altro non sono stati che l'elenco della spesa presentato dagli enti di formazione. Oggi la Regione non può più far finta di nulla. Questo era uno dei settori da riformare con maggiore urgenza e mi pare che tutti voi abbiate condiviso la necessità di riqualificare la formazione professionale, perché ne avevamo già parlato nelle Commissioni e altre volte in Consiglio; una riqualificazione tesa non a salvare il sistema così com'è o a salvare gli enti di formazione, ma a restituire la formazione professionale alle sue funzioni e prioritariamente all'obiettivo di accrescere il sapere dei nostri giovani e dei nostri lavoratori.

Io non credo che questo, badate bene, sia in contraddizione con la salvaguardia dei lavoratori e dei livelli occupazionali. Come ha detto prima il presidente Soru, noi non siamo disattenti ai problemi dei lavoratori. E' da un anno e mezzo che discutiamo del problema della formazione e del modo in cui la si può riqualificare, ed è da un anno e mezzo, onorevole Diana - mi spiace che non ci sia -, che ci confrontiamo con tutte le parti sociali, tenacemente e frequentemente.

Lungi da noi la volontà di non aprire un confronto, di ricercare la divisione sindacale, anzi noi abbiamo cercato, fino a questa sera, di comporre un accordo unitario. Purtroppo non ci siamo riusciti, ma non credo che questo lo si possa imputare a una mancanza di volontà della Giunta, che continuerà a seguire la strada del confronto con tutti. Qualificare il sistema certo non è una cosa che si può fare in un solo giorno; è un compito difficile, lo avete riconosciuto anche voi, e stiamo lavorando, non da oggi, a una riforma che certamente vede al centro la scuola pubblica. E' una precisa scelta politica quella di mettere al centro la scuola pubblica, di elevare l'istruzione dei nostri giovani e di cercare di ritardare, rispetto alla legge Moratti, il loro ingresso nella formazione professionale, non perché contrastiamo la formazione professionale, ma perché siamo convinti che nel mondo di oggi, sempre più difficile e complesso, avere un livello di istruzione più elevato significhi avere maggiore diritto di cittadinanza, maggiore consapevolezza nelle scelte, maggiore libertà e maggiori opportunità.

Questa, ripeto, è una scelta politica che, come ha detto prima il Presidente, non comporta affatto la cancellazione della formazione professionale. Nella riforma noi diciamo cose importanti: la formazione e l'istruzione hanno pari dignità, sono due sistemi che devono coesistere per garantire la crescita della conoscenza, del sapere in tutto l'arco della vita, due sistemi che devono imparare a lavorare insieme. Abbiamo previsto tutte le tipologie della formazione, quella vera, la formazione iniziale, continua, superiore, permanente, certamente non solo il diritto-dovere o non più solo il diritto-dovere all'istruzione.

Questa è la nostra strategia, ma voglio dire anche che in questo dibattito c'è un'assenza strana, ed è l'assenza degli enti di formazione professionale. Mi dispiace che di questo non ne abbiano parlato i consiglieri che sono intervenuti, perché bisogna anche ricordare, onorevoli La Spisa, Ladu, Pisano e Pittalis, che il sistema degli enti, è vero, non è tutto uguale. Ci sono enti che hanno sempre lavorato bene dando un grosso contributo alla crescita anche dell'occupazione e della formazione in Sardegna, ma noi abbiamo trovato un sistema del tutto polverizzato, come ha detto qualcuno, con molte invenzioni e molte improvvisazioni. C'è anche da dire che nel passato gli enti di formazione hanno goduto di un doppio finanziamento, quello sulle attività e quello sul personale, e questo non sarà più consentito. Ma non era più consentito, badate bene, già dal Governo precedente, tant'è che l'assessore Luridiana aveva presentato una delibera che prevedeva un contributo massimo del 50 per cento per quanto riguarda la legge 42.

E allora qui il problema della legge 42 va espresso per intero, perché la legge 42 non dice che la Regione deve pagare il 100 per cento delle attività e non dice nemmeno che gli stipendi del personale sono a suo carico. Dice, bensì, che gli enti di formazione, nella loro attività, hanno l'obbligo di impegnare prioritariamente il personale ex lege 42.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

CAPELLI (U.D.C.). L'onorevole negativo!

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. La ringrazio per questo neologismo che penso non mi appartenga. Io dico no alle cose proposte in modo sbagliato, ma preferisco, nella mia vita, dire molti sì.

CAPELLI (U.D.C.). Hai detto troppi sì nella tua vita!

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Questo lascialo giudicare ad altri.

Esprimo pare contrario sugli emendamenti numero 96, 95 94, 11, 12, 19, 20, 21 e 22, favorevole sul 51. L'emendamento numero 23 ha lo stesso contenuto del 51, cioè riguarda il finanziamento dell'articolo 43 della legge numero 20, sono diversi gli importi, poi l'Assessore della programmazione deciderà quale deve essere l'importo. Sull'emendamento numero 141 il parere è contrario per le ragioni che abbiamo abbondantemente esposto questa sera in quest'aula.

PRESIDENTE. Onorevole Secci, solo un secondo, perché devo comunicare all'Aula che l'emendamento numero 13 presentato dagli onorevoli Pisano, Dedoni e Cassano, che era stato ritenuto inammissibile è stato trasformato in emendamento sostitutivo parziale di cui si ammette la prima parte, fino alle parole "per l'anno 2008".

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Sì, Presidente, anche se faccio un po' di fatica a comprendere. Gli emendamenti si presentano nella forma, nella sostanza, nel contenuto che hanno, ed è difficile pensare che possano essere modificati, però siccome mi attengo rispettosamente alle sue decisioni, devo dire che questo emendamento, non essendo stato ancora dichiarato inammissibile, era stato esaminato dalla Commissione, la quale aveva chiarito che in caso di ammissione il parere sarebbe stato contrario.

PRESIDENTE. Devo inoltre comunicare che dall'emendamento numero 51 della Giunta sono stralciate le parole "per il reddito di cittadinanza", per gli stessi motivi per cui sono stati giudicati inammissibili l'emendamento dell'onorevole Scarpa e quello dell'onorevole Capelli all'articolo 9. Per il resto l'emendamento numero 51 resta nella sua formulazione.

Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello espresso dal relatore.

Devo inoltre proporre un emendamento orale per quanto riguarda l'emendamento numero 51 e per quanto capisco anche l'emendamento numero 23, che è coincidente. Proponiamo di aumentare di 15 milioni l'importo di 10 milioni di euro inizialmente previsto, portandolo quindi a 25 milioni. La copertura prevede una diminuzione nella UPB S03.006 per l'importo di 15 milioni di euro (voce 13 della Tabella A, FNOL) e un aumento, per l'importo di 10 milioni di euro, nella UPB E04.032, che riguarda introiti derivanti da cessioni patrimoniali. I 10 milioni di euro che stiamo quindi iscrivendo sono la plusvalenza derivante dalla cessione della quota azionaria detenuta dalla Regione Sardegna nel capitale sociale di Banca CIS, perché, come abbiamo comunicato, per questa vendita c'è una previsione di entrata di 80 milioni rispetto ai 70 milioni che erano iscritti nella proposta di bilancio.

Se ho trenta secondi, vorrei motivare questa proposta di incremento dell'indennità di inserimento lavorativo, con riferimento soprattutto all'intervento dell'onorevole Vargiu, ma anche di molti altri consiglieri. Credo che sia una politica coerente col programma di governo, che distingue precisamente tra politiche di sviluppo e politiche di assistenza; assistenza che deve tendenzialmente garantire maggiore occupabilità delle persone che, intrappolate nella povertà, hanno bisogno di essere accompagnate verso la prospettiva di un posto di lavoro e una maggiore capacità di produrre reddito in fasi di particolare complessità, soprattutto per le trasformazioni dell'economia che sono inevitabilmente di fronte a noi. Quindi coniugare sviluppo e assistenza, competitività e coesione è ciò che noi ci siamo riproposti di fare e crediamo che la Regione Sardegna possa fare un'importante sperimentazione, nel senso appunto della individuazione di politiche per la occupabilità e quindi a favore della creazione di lavoro dentro un contesto di competitività e coesione.

Ricordo che stiamo facendo questo in assenza di una politica nazionale, che pure è assolutamente necessaria. Ricordo che l'Italia è l'unica nazione dei quindici paesi dell'Unione europea, insieme alla Grecia, a non avere politiche di questo tipo. Quindi la Sardegna fa un'importante sperimentazione nella direzione che riteniamo giusta, moderna, adottata da tredici paesi europei, quelli a cui facciamo spesso riferimento, ma a questo dovrà certamente aggiungersi una politica nazionale, perché ci si possa muovere con decisione nella direzione del reddito di cittadinanza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Presidente, noi abbiamo concordato nella Conferenza dei Capigruppo che avremmo lavorato sino alle ore 22, dopodiché avremmo verificato lo stato dell'arte e avremmo deciso se continuare fino alle 23 e 30 o aggiornare i lavori a domani mattina. Quindi la inviterei a convocare la Conferenza dei Capigruppo per essere coerente con le decisioni che abbiamo adottato.

Per quanto riguarda gli emendamenti orali siamo sulla linea precisa di applicazione integrale del Regolamento.

SECCI (La Margherita-D.L.). Abbiamo sempre accettato emendamenti orali volti a modificare gli importi.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Chiedo scusa, colleghi, apriremo successivamente un dibattito su questo. Sospendo i lavori per fare una brevissima Conferenza dei Capigruppo. Invito i colleghi a stare in aula, perché è possibile che i lavori riprendano.

(La seduta, sospesa alle ore 22 e 35, viene ripresa alle ore 23 e 11.)

PRESIDENTE. La seduta odierna si conclude qui, i lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 9 e 30 per concludere le operazioni relative all'approvazione dei disegni di legge finanziaria e di bilancio, degli ordini del giorno e del bilancio interno del Consiglio entro la mattinata di domani, che è il trentottesimo giorno previsto dal Regolamento per l'approvazione della manovra di bilancio, termine che intendiamo rispettare mettendo in campo tutte le modalità che il Regolamento affida alla Presidenza.

La seduta è tolta alle ore 23 e 13.



Allegati seduta

Testo delle interrogazioni annunziate in apertura di seduta

INTERROGAZIONE RASSU, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata applicazione del comma 8 dell'articolo 23 della legge regionale n. 7 del 2002, recante norme sulla rinegoziazione dei tassi della legge regionale n. 40 del 1976.

Il sottoscritto,

premesso che:

- il Consiglio regionale, accogliendo un emendamento del sottoscritto nella legge finanziaria 2002, inerente la norma oggetto di interrogazione, ha introdotto il comma 8 all'articolo 23 della legge regionale n. 7 del 2002 (legge finanziaria 2002), che norma la rinegoziazione dei tassi applicati dalla legge regionale n. 40 del 1976;

- per far fronte alle esigenze finanziarie per 1'attuazione della stessa norma veniva stanziata la somma di euro 7.746,85 imputata alla UPB S07.028 della stessa legge;

- la norma così definita stabiliva che: "i tassi di interesse applicati ai finanziamenti erogati ai sensi della legge regionale 21 luglio 1976, n. 40, sono rinegoziati in modo tale da essere pari ai tassi di interesse, ivi compreso il tasso di mora, posti a carico dei beneficiari delle agevolazioni previste dalla legge regionale 19 ottobre 1993, n. 51, e successive modifiche ed integrazioni, a tal fine la Giunta regionale predispone un elenco dei finanziamenti e delle condizioni rinegoziate per informare i beneficiari attraverso le associazioni di categoria";

- la norma stessa è stata riportata e quindi convalidata nelle leggi finanziarie della Regione autonoma della Sardegna, approvate nei successivi anni 2003-2004-2005 ed è presente nella legge finanziaria regionale 2006 con stanziamento pari ad euro 0 (zero) imputato all'UPB 07038, similmente a quanto peraltro previsto nel 2004 e nel 2005;

considerato che:

- i tassi di interesse agevolato tuttora applicati nella legge regionale n. 40 del 1976, riferiti ai contratti di finanziamento stipulati a valere sulla stessa legge, precedentemente all'entrata in vigore della legge regionale n. 51 del 1993, in certi casi superano il 7,50% (sette e cinquanta per cento) e l'8,20% (otto e venti per cento), molto al di sopra dei tassi di interesse applicati dalle banche per i mutui a tasso ordinario;

- di fatto, se si considera la mora applicata per le pratiche in contenzioso, vengono superati i limiti del tasso di usura vigente;

considerato e sottolineato lo stato di disagio economico e quindi di estrema difficoltà in cui attualmente opera il comparto artigiano in Sardegna (oltre 40.000 imprese), caratterizzato per la maggior parte da piccole e piccolissime imprese, che costituiscono comunque 1'ossatura portante dell'economia regionale concorrendo per oltre il 30% alla formazione del nostro PIL;

verificato che:

- tale disagio ha raggiunto il livello di vera e propria emergenza, poiché le stesse imprese non hanno accesso da oltre due anni agli incentivi previsti dalla legge regionale n. 51 del 1993, e sono costrette ad operare con le banche utilizzando, quando concessi, finanziamenti a breve e a tasso ordinario, che stante 1'attuale congiuntura economica negativa che la Sardegna attraversa, aggrava e non di poco lo stato di indebitamento delle stesse;

- questo stato dei fatti ha causato la cessazione di moltissime attività artigiane e condiziona negativamente 1'attività delle altre impedendone la crescita;

- la mancata attuazione del disposto normativo del comma 8 dell'articolo 23 della legge regionale n. 7 del 2002 aggrava e peggiora ancora di più la condizione debitoria delle imprese artigiane beneficiarie degli incentivi e mutui "agevolati" riscossi a valere sulla legge regionale n. 40 del 1976 ed ancora in fase di ammortamento;

precisato, altresì, che:

- la differenza che intercorre tra i tassi di interesse applicati sin dall'ottobre del 1993 a tutt'oggi a valere sulla legge regionale n. 51 del 1993 e quelli applicati nella legge regionale n. 40 del 1976 sfiora sei punti percentuali (6%);

- già nel luglio 2003 il sottoscritto aveva, con altra interrogazione, sollecitato la soluzione del problema nella legge regionale n. 40 del 1976,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore del turismo, artigianato e commercio affinché:

- dispongano l'immediata operatività della norma contenuta nel comma 8 dell'articolo 23 della legge regionale n. 7 del 2002 e successive modifiche ed integrazioni;

- dotino, se necessario, la UPB 07038 (cap. 07142) della legge del bilancio regionale 2006 delle risorse finanziarie necessarie;

- includano nelle norme di attuazione il recupero della quota di interessi versati e non dovuti dalle aziende artigiane beneficiarie delle provvidenze della legge regionale n. 40 del 1976, a causa della mancata attuazione della norma oggetto della presente interrogazione, ivi compresi gli interessi di mora. (451)

INTERROGAZIONE CUCCU Giuseppe, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi motivazioni che costringono i dipendenti dell'ERSAT a occupare, dal 25 gennaio, la sede dell'ente regionale in Cagliari.

Il sottoscritto,

considerato che, nonostante le preoccupate esternazioni, all'indomani di una visita effettuata il giorno 27 gennaio ai dipendenti dell'ERSAT in stato di occupazione nella sede di via Caprera, nelle quali, oltre alla solidarietà ai lavoratori, si sottolineava l'esigenza della necessità che la riforma e la riorganizzazione degli enti agricoli fosse affrontata con maggior dialogo e coinvolgimento dei lavoratori e dei loro rappresentanti;

preso atto che a tutt'oggi il malessere dei lavoratori dell'ERSAT è accentuato dall'atteggiamento del commissario dell'ente che pone strumentalmente in essere azioni e decisioni con il preciso scopo di penalizzarli e di screditarli di fronte all'opinione pubblica;

considerato che la recente legislazione in materia, applicata con alcune deliberazioni adottate dalla Giunta regionale, ha soppresso, scomposto, accorpato, il sistema degli enti agricoli in Sardegna tralasciando di quantificare gli organici dei nuovi enti e agendo in totale assenza di garanzie di tutela per i lavoratori pubblici coinvolti;

considerato che:

- non sembra che ci sia, nell'immediato, alcuna apertura per la discussione di problematiche così importanti in un tavolo di concertazione, condizione necessaria per realizzare un modello organizzativo funzionale che consenta la massima efficienza dei pubblici servizi;

- ulteriori motivi di malessere e disagio sono rappresentati da:

- annullamento dell'accordo sulle progressioni professionali e sulle perequazioni con la sottrazione delle relative risorse;

- concorsi interni non ancora espletati;

- non applicazione degli accordi contenuti nel contratto collettivo di lavoro 2002/2005 approvato nel dicembre del 2005;

preoccupato per quanto potrà succedere se, come minacciato, la vertenza dei dipendenti dell'ERSAT dovesse assumere toni e forme più aspre,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere quali provvedimenti urgenti intenda adottare per evitare il collasso dell'ente e per ristabilire quelle condizioni necessarie perché sia garantita ai lavoratori dell'ERSAT giusta dignità di dipendenti pubblici e assicurato il rispetto di quanto dovuto in virtù degli accordi contrattuali stipulati. (452)