Seduta n.179 del 14/11/2001 

CLXXIX Seduta

Mercoledì, 14 Novembre 2001

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Carloni

indi

del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 10 e 21.

manca, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 24 ottobre 2001 che è approvato.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta alla Presidenza la seguente proposta di legge:

dai consiglieri BALLETTO - BIANCAREDDU - LOMBARDO - GIOVANNELLI - LA SPISA - PILO - GRANARA - LICANDRO - CORONA - SATTA - RASSU:

"Contributi per l'installazione o l'ammodernamento di sistemi di allarme e di sicurezza negli edifici di culto a valore storico-artistico-culturale della Sardegna e nelle strutture ad essi connessi". (271)

(Pervenuta il 7 novembre 2001 ed assegnata alla ottava Commissione.)

Discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale.

Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Abbiamo l'esigenza di organizzare bene il dibattito, È possibile che qualcuno di noi si debba assentare per questioni non d'ufficio, quindi chiedo che, prima di iniziare la seduta, si convochi la Conferenza dei Capigruppo, .

PRESIDENTE. Uno dei Vicepresidenti oggi ha subito un grave lutto. È morta la madre dell'onorevole Giacomo Spissu al quale facciamo le condoglianze; è evidente che molti colleghi sentono il bisogno di andare ad esprimergli il proprio cordoglio, questo non può non influire nei lavori del Consiglio.

È opportuno quindi che decidiamo come organizzare i lavori del Consiglio per consentire a chi vuole, di andare a Sassari per essere vicino al collega.

Sospendo i lavori e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 25,viene ripresa alle ore 10 e 39.)

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso di non interrompere i lavori. Chi lo desidera potrà comunque recarsi a Sassari e tornare in tempo per partecipare al dibattito, che continuerà tutto il giorno.

Ricordo ancora che l'ordine del giorno reca la discussione sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta. E' iscritto a parlare il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.

FANTOLA (Patto Segni - Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi, se volessi sintetizzare le dichiarazioni programmatiche del presidente Pili, il riassunto potrebbe essere questo: governare oggi la Sardegna vuol dire modernizzare l'apparato produttivo, per alcuni versi non competitivo, e innovare l'assetto istituzionale che non riesce a tenere il passo con la dinamicità di un sistema di relazioni che sono istituzionali ma sono anche politiche, economiche e culturali, interne e esterne alla Sardegna, che è sempre più ampio, sempre più complesso e soprattutto sempre più mutevole.

La via che indica Pili è essenzialmente questa "concentriamo tutte le nostre capacità, le nostre risorse, le nostre intelligenze per superare il gap che ci separa dalle altre regioni europee; e questo", dice Pili, "dobbiamo farlo subito, perché domani il ritardo della Sardegna nella via dello sviluppo potrebbe essere non più colmabile".

Su questo punto, questo lo dico io, non lo dice Pili, ci giochiamo tutto, ci giochiamo sicuramente la Presidenza, ci giochiamo soprattutto la nostra credibilità, la credibilità di una coalizione di governo che legittimamente vuol governare la Sardegna e forse ci giochiamo l'esistenza stessa della nostra coalizione.

Infatti se, il tema del ritardo nello sviluppo della modernizzazione è il tema dei temi della politica, e quindi riguarda tutte le forze politiche, tutti i gruppi e l'intero Consiglio regionale, nessuno può negare che tocchi soprattutto noi che abbiamo il dovere del Governo. Ed allora, caro Presidente, il problema che ci dobbiamo porre per fare questo passaggio difficile quanto urgente ed importante, è quello di fare in modo che alla testa della Regione ci sia una coalizione di governo forte e credibile, una coalizione di governo che sappia essere autentica classe dirigente, che abbia la percezione del proprio ruolo e della propria prospettiva e che venga riconosciuta come classe dirigente all'esterno, una classe dirigente che voglia fare una scommessa di modernizzazione, di innovazione, di trasformazione e che la voglia fare subito.

Fatta questa premessa, credo che dobbiamo fare una breve riflessione sulla nostra alleanza, per rilanciarne il progetto, per rilanciarne la prospettiva, una alleanza che in questi ultimi tempi ha sicuramente perso qualcosa, ha mostrato segnali di cedimento, ha mostrato una perdita di concentrazione e una mancanza di una visione strategica. Negare questo non è utile, non è giusto, e non è nemmeno possibile.

Io ribadisco sull'alleanza quello che ho detto due anni fa: sono convinto che questa può essere una scelta strategica per far fare alla Sardegna questo passaggio, ne sono convinto. Sono convinto che però vi è la necessità, per la nostra alleanza, di individuare una strategia e di riscoprire, rilanciare alcune sue caratteristiche fondamentali.

Io ne voglio individuare due o tre, non perché mi senta depositario di queste caratteristiche, ma perché voglio che siano messe al centro dell'attenzione.

La prima riguarda proprio la radice della nostra coalizione; la nostra coalizione nasce da una peculiarità tutta sarda, non chiede di essere omologa a Roma e soprattutto non vuole essere un clone della politica romana. Noi siamo una coalizione sarda, nata dalla specificità della Sardegna, che interpreta le sensibilità e la cultura della nostra Isola, che ha il cuore e la testa in Sardegna, che pone al centro dei problemi unicamente gli interessi della nostra regione.

La seconda caratteristica è che noi siamo una coalizione che è cementata sicuramente dall'interesse a governare, quindi dal potere, ma è ancora più cementata da ideali e valori condivisi. Mi voglio spiegare meglio: credo che nessuno si debba scandalizzare in quest'aula, né fuori di quest'aula, se specie una maggioranza come la nostra, che è così articolata e diversa, difende interessi e difende interessi legittimi, a volte diversi e a volte contrastanti tra loro. Io credo che nessuno si debba scandalizzare perché nella politica c'è lotta per il potere, fa parte della politica, è sempre stato così. Lo stesso collega Fadda, che ci accusa di lottare per il potere, non fa altro che legittimamente lottare per avere il potere. Il problema è quando il potere diventa fine a sé stesso, quando non diamo l'idea all'esterno che ci sono altre cose. Il problema è che noi dobbiamo convincerci che siamo mossi da altre cose, che sono alla base della nostra alleanza, cioè la volontà di essere all'altezza dei tempi, di essere di utilità alla collettività sarda, e nella lotta per il governo, nella lotta per concretizzare alcune parti dei nostri programmi, dobbiamo dimostrare che oltre agli interessi che legittimamente ci sono, e più forti di essi, ci sono gli ideali condivisi e questi sono quelli che ci uniscono e che vogliamo tradurre in fatti concreti.

C'è un terzo punto, che lei Presidente ha riproposto e che io vorrei solamente sottolineare, usando le sue stesse parole: la nostra è una maggioranza che nasce per cambiare la Sardegna, noi non possiamo traccheggiare. Lei ha detto: "Noi siamo nati per cambiare la Sardegna, per cambiare la politica e il modo di fare la politica in Sardegna". Io condivido questo e sottolineo che, se noi ci ponessimo come solo obiettivo quello di galleggiare, saremmo destinati ad affondare senza avere delle scialuppe di salvataggio con le quali qualcuno di noi possa un domani salvarsi. Per questo abbiamo la necessità di avere una coalizione che abbia le idee forza dichiarate nel nostro programma, idee forza sulla importanza strategica dal punto di vista istituzionale e programmatico delle cose da fare in stretta connessione con la Corsica - questo è un punto essenziale, ma non è il solo - sulla connessione tra lo sviluppo e la capacità di valorizzare le risorse ambientali della Sardegna e favorire lo sviluppo tecnologico e scientifico. Questi sono per me elementi essenziali del programma. Dobbiamo dirci, lo sa bene lei e lo so io, signor Presidente, che abbiamo poco tempo per fare questo, abbiamo due anni per realizzare questo programma, ma lei sa bene, lo so anch'io e lo sappiamo tutti, che in realtà abbiamo meno di due anni, abbiamo pochi mesi per dimostrare che siamo sulla strada buona, abbiamo pochi mesi per dimostrare che abbiamo la forza di cominciare a tradurre in realtà le cose che abbiamo indicato nel programma che abbiamo elaborato insieme, abbiamo pochi mesi per dimostrare che la costruzione della nuova Regione è in corso d'opera, che il project financing è una realtà, perlomeno nei grandi settori delle opere idriche, che le procedure per accelerare la macchina amministrativa sono cose concrete, che sono all'esame del Consiglio procedure chiare e limpide per legare in qualche maniera la pianificazione territoriale a quella che è la pianificazione urbanistica. Abbiamo pochi mesi per fare alcune riforme su cui c'è consenso. Mi piace ricordarne due, quella relativa al sistema di gestione delle risorse idriche, che anche altre forze della coalizione, per esempio Alleanza Nazionale, hanno proposto, o altre riforme come quelle del settore turistico sul quale oltre alla nostra proposta ci sono quelle del Partito popolare e dei DS. qualche C'è quindi una concordanza anche ampia su alcuni temi con alcune forze dell'opposizione.

Fatto sta che i prossimi mesi saranno per noi la cartina di tornasole. Ribadisco: ci siamo giocando tutto, ci stiamo giocando la credibilità di una maggioranza che vuol essere classe dirigente, che vuole avere la soddisfazione e l'autorevolezza di guidare la Sardegna; ci stiamo giocando l'esistenza stessa della nostra coalizione.

Un altro dovere, secondo me, della nostra coalizione è quello di creare le condizioni perché si individui un percorso comune condiviso con tutte le forze di maggioranza e di opposizione, che hanno una sensibilità su questo tema, io spero tutte, per individuare quei cambiamenti istituzionali che servono per modernizzare la nostra Sardegna, che servono per individuare un federalismo che sia conseguente alla nostra specificità, alla nostra cultura e che serva a difendere i nostri interessi.

Lei dice: "Dobbiamo modernizzare la Sardegna, la modernizzazione della Sardegna passa per la grande riforma, passa per l'individuazione di una strada sarda al federalismo, passa per una serie di riforme che devono, a mio avviso, coinvolgere l'intero Consiglio". A proposito di questo voglio citare, spero di averlo interpretato bene, un documento presentato dal collega Balia e dai colleghi del Partito socialista, i quali dicono cose secondo me condivisibili. Dicono cioè che la legge numero 2 del 2001 e la variazione del Titolo V della Costituzione in realtà ci hanno dato un nuovo Statuto, che non è stato scritto da noi, al quale i sardi non hanno potuto dare alcun contributo, per quanto riguarda gli indirizzi e i contenuti, e soprattutto un nuovo statuto che ci rende uguali alle altre regioni italiane, cioè ci fa perdere la nostra specialità.

Inoltre dicono, ed è giusto, che è necessario interpretare le funzioni e le competenze che vengono trasferite dallo Stato alla Regione, creando un grande caos di interpretazioni, di sovrapposizioni, quasi di paralisi, si potrebbe dire, per la Regione e per i comuni.

A questo punto io vedo due strade: la prima è quella di coinvolgere l'opinione pubblica sul tema dell'autogoverno, cioè sulle caratteristiche, gli indirizzi, i contenuti dell'autogoverno, per fare in modo che, in attesa che arrivino da Roma i poteri per l'istituzione dell'Assemblea costituente, cresca nei sardi la coscienza dei temi statutari. Contemporaneamente bisogna fare un fronte comune, questa è la mia tesi, con Roma per ottenere questi poteri; un fronte comune che dovrebbe unire tutte le forze, anche quelle che in questo Consiglio hanno espresso una posizione diversa, perché si tratta di dare autorevolezza e forza alle scelte del Consiglio, indipendentemente dalle posizioni assunte in quest'Aula. Io ritengo, da questo punto di vista, che la posizione assunta dal collega Biancu, coordinatore dei Democratici, sia del tutto condivisibile.

L'altra strada è quella di operare attraverso leggi sulle materie che sono state decostituzionalizzate e farlo subito. Questo è compito del Consiglio regionale, e dobbiamo farlo subito, tutti insieme; cioè, dobbiamo sostituire lo Stato in tutte quelle materie nelle quali non può più intervenire né con leggi, né regolamenti, con atti amministrativi e quant'altro, dobbiamo farlo subito, dobbiamo fare una serie di leggi; io ne cito due, una è la legge elettorale su cui mi vorrei soffermare, ma penso di non avere il tempo, e le altre sono tutte le leggi a corredo della legge "2" sull'elezione diretta del Presidente della Giunta. Mi riferisco in particolare alla legge regionale "1" e alla necessità di modificarla di conseguenza.

C'è poi tutto un altro aspetto, che meriterebbe anch'esso una riflessione, e anche questo è urgente. È compito del Consiglio, dare un supporto ai comuni che si ritrovano con un'infinità di competenze i cui contorni non sono ancora chiari e che rischiano veramente di paralizzarli.

Questi sono secondo me i temi sui quali dobbiamo dare per forza delle risposte urgenti e indispensabili, questi sono anche obiettivi che secondo me non riguardano solo la maggioranza, ma riguardano tutte le forze politiche che su questo tema hanno una sensibilità, io spero tutti.

Su questi temi e su questi obiettivi è nostro dovere, è dovere della maggioranza cercare di coinvolgere tutte le forze politiche che vogliono, che hanno l'interesse, che hanno la sensibilità, nei ruoli distinti di maggioranza ed opposizione, senza fare confusione tra chi governa e chi controlla, per dare sostanzialmente alla Sardegna una voce comune per definire i rapporti con l'Europa, con l'Italia, per definire i rapporti al nostro interno con i comuni e con i cittadini.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Signor Presidente, colleghi, il giudizio di Rifondazione Comunista, su questa come sulle precedenti Giunte e su questa maggioranza, è chiaro, ed è un giudizio negativo. E' un giudizio negativo che è confermato dalle parole che poc'anzi ha detto l'onorevole Fantola, che, così come ieri l'onorevole Pili, ha indicato cinque, dieci, quindici priorità ed urgenze e ha dimenticato che in questi due anni e mezzo ha governato il centrodestra, ha governato l'onorevole Pili con la sua maggioranza, con questa maggioranza, ha governato l'onorevole Fantola.

Ieri come oggi si ripropongono le cose non fatte, in questi due anni, le cose non fatte, direi all'onorevole Fantola, in tanti anni da lei in più occasioni preannunciate. Il nostro giudizio, come dicevo, è un giudizio chiaro, è un giudizio sul Presidente, sulla maggioranza che lo dovrebbe sostenere e sul ruolo e sulle conseguenze di questo governo che vi accingete a votare, così come era chiaro su quello che avete sfiduciato alcune settimane fa, aprendo una crisi, definita non da noi ma dalla stampa negativa, dannosa, deleteria, irresponsabile, nociva e rovinosa per la Sardegna, di cui voi portate interamente la responsabilità. Il guaio è che non è solo la crisi nociva e rovinosa, noi abbiamo sempre dato un giudizio negativo sul centrodestra, e non lo abbiamo mai nascosto, che oggi qui riconfermiamo e la nostra posizione continuerà a essere netta, chiara e precisa. Ma abbiamo anche detto di essere contrari a pasticci istituzionali che generano confusione di ruoli; il centrodestra, Presidente, dimostri, se ne è capace, di avere una maggioranza in grado di governare e di dare stabilità alla Sardegna. Le opposizioni svolgano viceversa coerentemente e rigorosamente il loro ruolo, qualificando la loro azione politica dentro e fuori dal Consiglio.

Il guaio è che cambiano i Presidenti, le "creature" direbbe Comincioli, ma non cambiano le politiche, non cambiano le scelte nocive e rovinose che sono state perseguite con le precedenti Giunte e che si ripropongono oggi, come se tutto dovesse ricominciare da capo, a prescindere da questi anni. Come ho detto prima, il giudizio di Rifondazione non cambia; abbiamo sempre detto e ripetiamo che una Giunta di destra, espressione di potenti interessi economici e di parte, non può che recare danni alla Sardegna, una Giunta e un programma ispirati da una filosofia aziendalistica, iperliberista che pone al centro della politica economica della Regione esclusivamente la centralità dell'impresa e cancella quella parte da noi ritenuta fondamentale dell'azione di governo relativa al lavoro, alla lotta contro il dato strutturale della disoccupazione di massa, alla qualificazione dei servizi sociali, all'ambiente e alla cultura come base di un nuovo sviluppo.

Pertanto, la nostra opposizione al centrodestra dentro e fuori il Consiglio regionale era e sarà chiara, forte e netta. Siamo consapevoli che la Sardegna ha bisogno di un governo, ma il governo di cui ha bisogno la Sardegna non è quello che lei ha proposto e che si accinge a darle in quest'Aula. Oggi la Sardegna, in un'epoca nella quale il futuro appare difficile, incerto e precario ha bisogno più che mai di un cambiamento e di un rinnovamento profondo, soprattutto nei modi di concepire la politica e nei metodi per darle un governo. Ma la maggioranza, questa maggioranza di centrodestra che ha paralizzato con la sua litigiosità e l'inerzia il Consiglio regionale, che ha l'unico scopo di garantire l'occupazione e la spartizione del potere, come dimostrano anche le vicende di questi ultimi giorni e di queste ultime ore - mi chiedo dove sia il Partito Popolare sardo - la sua maggioranza, signor Presidente, non è in grado di dare risposte in termini di rinnovamento e tanto meno di garantire il cambiamento sbandierato in tutte le competizioni letterarie di questi anni e da lei pure riproposto nelle dichiarazioni di presentazione di questa Giunta. Ma non solo, il vostro modo di fare politica, sprezzante delle più elementari regole per cui il bilancio lo si presenta e lo si approva con quattro mesi di ritardo, il DPEF può essere presentato a settembre mentre si doveva approvare a giugno, i venti disegni di legge collegati alla finanziaria possono essere dimenticati e diventano tranquillamente lettera morta, questo modo di fare politica, signor Presidente, che non tiene per nulla conto degli interessi generali della Sardegna, sta provocando enormi guasti istituzionali, politici, economici e sociali.

D'altronde da questa maggioranza, il cui atto di nascita è contraddistinto da tradimenti e trasformismi, non ci si poteva aspettare altro che questo vergognoso comportamento. La staffetta tra Floris e lei, Presidente Pili, non cambia i termini della questione e non risolve la crisi del centrodestra anzi, per molti aspetti, l'accentua.

Il ripetersi sistematico del degradante fenomeno dei franchi tiratori, presenti anche nella sua elezione, Presidente, la nascita o rinascita di gruppi e di aggregazioni all'interno della sua maggioranza con l'unica finalità di essere presenti nella spartizione del potere, la grande insoddisfazione di Alleanza Nazionale che si è spinta fino a minacciare la scelta di dare il suo appoggio esterno al varo della Giunta, le lotte intestine tra Gruppi e nei Gruppi consiliari anche in queste ore, nei Gruppi e tra i Gruppi consiliari del centrodestra per la ripartizione degli assessorati, il rinvio del Consiglio regionale per la presentazione del programma e della Giunta, che non le ha consentito di risolvere i problemi, sono alcuni degli episodi più significativi che hanno contraddistinto questa fase politica a dimostrazione che questa maggioranza regionale è tutt'altro che in grado di governare in modo stabile e coeso questa Isola.

Eppure lei sa bene, Presidente, che la richiesta che viene dalla gente, o dai cittadini, come lei amerebbe dire, anche da quella tanta parte che pure in lei ha risposto la fiducia in modo così consistente nelle elezioni del 1999, è una richiesta di cambiamento nel modo di essere e di operare delle forze politiche, nessuna esclusa, compresa la sua forza politica, compresa la sua maggioranza, Presidente, una richiesta di maggiore chiarezza, una richiesta di privilegiare gli interessi della collettività piuttosto che quelli di partito, o peggio di gruppi o di singole persone. Si tratta di aspettative alle quali lei ha il dovere di dare risposte.

Ebbene, la sua Giunta, la sua maggioranza, sono tutto fuorché una risposta positiva in questa direzione, sono anzi un ulteriore segnale di pericolosa involuzione che mortifica aspettative e speranze in un momento in cui la Sardegna è impegnata in un difficile percorso di transizione che impone di lavorare perché le istituzioni siano al servizio dei cittadini e dei loro bisogni. Lei sa benissimo quanto costa e chi paga questa crisi. Lei sa che non ha risolto i problemi della tenuta della maggioranza, che è stata concepita e voluta solo ed esclusivamente per un riassetto dei gruppi di potere, il cui instabile equilibrio prima o poi le franerà sotto i piedi come già preannunciato.

Lei sa benissimo che a farne le spese saranno ancora una volta i sardi e la Sardegna, i ceti più deboli, il mondo del lavoro. Le conseguenze dissennate dello scontro all'interno della maggioranza porteranno inevitabilmente ad un forte ritardo nell'approvazione di provvedimenti decisivi per il futuro della Sardegna. Questo è nei fatti il vostro cambiamento, un ritardo nell'approvazione del DPEF 2002-2004, nella presentazione del bilancio e della finanziaria. Ancora una volta sarà inevitabile il ricorso a lunghi mesi di esercizio provvisorio e la manovra finanziaria non sarà approvata prima di marzo-aprile, con ulteriori ritardi nella spesa delle risorse regionali,

per non parlare dei rischi che corre tutta la partita dei fondi comunitari che, al di là delle dichiarazioni trionfalistiche dell'onorevole Corona nell'ultima seduta del Consiglio regionale, se non si rispetteranno gli obiettivi di spesa indicati dall'Unione europea, potrebbero essere risorse che addirittura potrebbero essere perse.

Ma il blocco delle risorse e dello sviluppo non è riconducibile solo alla crisi di questi mesi, se è vero come è vero che, nel DPEF appena bocciato, è detto testualmente, Presidente, che per gli interventi a sostegno dell'occupazione in questi anni di governo del centrodestra, della sua maggioranza, Presidente, nel 1999 su 333 miliardi è stato speso meno del 16 per cento pur essendo un anno di transizione. Dei 378 miliardi dei fondi del 2000 è stato speso appena il 2 per cento, in un anno pieno di governo del centrodestra. Dei 420 miliardi del 2001 non è stata spesa una lira. Questo è il vostro cambiamento, questo è il vostro modo di governare, anche il suo, Presidente.

E' vero, ed era chiaro a tutti, che il centrodestra nella politica economica della Regione si poneva l'obiettivo di cancellare qualsiasi intervento che fosse riconducibile alle azioni di politica attiva per l'occupazione e lo sviluppo locale, e questo spiega il perché è stata bloccata la spesa in questa direzione. Si voleva vanificare l'efficacia di un intervento che fosse alternativo rispetto all'impostazione dominante degli incentivi automatici alle imprese, la vostra impostazione politica anche da lei qui riproposta, ed ecco perché la sua Giunta non cambia alcunché, ed è del tutto identica e perfino subalterna rispetto alla impostazione politica della precedente. Ma l'incapacità vostra è tale che si rimane persino sconcertati se si va ad un esame dettagliato dell'utilizzo delle risorse, ciò che vi hanno perfino rimproverato le organizzazioni a voi più vicine, dalla Confindustria a tutto il sistema delle imprese, con le quali pure concertate dalla mattina alla sera.

Non si interviene nel commercio, nell'agricoltura, nell'artigianato. Gli stanziamenti per oltre 400 miliardi previsti nei collegati alla finanziaria 2001, nei vostri collegati, che non siete riusciti ad approvare, rimarranno bloccati, con grave danno per le categorie interessate e per la Sardegna, e vi è persino la possibilità che vadano persi.

Il risultato di questa vostra politica lo indicate voi stessi; altro che, come da lei affermato ieri nelle dichiarazioni rese in Aula. Tutti gli indicatori economici sono risaliti in misura rilevante; questo ha affermato lei ieri in quest'Aula.

Presidente, vada a leggere a pagina 33 del vostro DPEF utilizzato per l'imboscata a Floris, il DPEF scritto da voi, dal suo Assessore della programmazione. Cito testualmente: "Le stime dello SVIMEZ attribuiscono alla Sardegna un tasso di crescita del PIL dell'1,4 per cento nel 2000". Anche questa considerazione è testuale, Presidente: "Quest'ultimo risulterebbe tra i tassi di crescita più bassi riferiti a tutte le regioni italiane", comprese le regioni meridionali, Presidente. Ma non solo "rappresenta il dato di minore crescita regionale rispetto agli ultimi cinque anni e ne deriverebbe che dal 2000 la Sardegna torna a crescere meno della media nazionale", anche questo è affermato da voi, Presidente, nel DPEF. Continuiamo a rimanere tra le 25 regioni più povere d'Europa e in Italia tra le cinque più povere assieme alla Basilicata, la Calabria, la Campania e la Sicilia. Il combinarsi di una deriva nelle politiche di sviluppo, che pure potevano essere perseguite con alcuni processi generali di trasformazione del tessuto socio - economico, ha prodotto un processo di crisi delle realtà locali.

In generale sono cresciute le diseguaglianze, crescono gli squilibri e si accentuano le distanze e perfino la separatezza con le zone interne dell'Isola. Si va frantumando il tessuto sociale con problemi perfino di tenuta democratica, se pensiamo a ciò che accade in tanti comuni della nostra Isola. E dove i fenomeni di deindustrializzazione e di terziarizzazione portano allo sviluppo di un precariato diffuso, come per esempio nelle zone minerarie, assistiamo a fenomeni perfino di rottura verticale e del tessuto sociale, con processi di emarginazione devastanti e spesso irreversibili.

Noi comunisti non cambiamo giudizio sul centro - destra, Presidente, e non cambiamo giudizio neppure sulla sua Giunta. Noi pensiamo che le istituzioni debbano essere al servizio dei cittadini per riaffermare il ruolo positivo della politica, al contrario di quanto da voi dimostrato in questi anni, in queste settimane e persino in queste ore. Noi siamo per riaffermare che la politica può essere un'arma efficace, non solo a difesa dei bisogni e delle istanze dei cittadini, ma strumento di innovazione, se assume come propria ragion d'essere la prospettiva di un nuovo modello sociale, fondato sui grandi obiettivi della occupazione, della difesa dell'ambiente, del territorio, dello sviluppo economico e civile, della giustizia sociale.

Noi non accetteremo e condurremo una battaglia frontale contro il vostro tentativo di smantellare il piano straordinario per il lavoro…

PRESIDENTE. Diamo ancora pochi secondi all'onorevole Ortu.

(Interruzione dell'assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.)

ortu (R.C.). Posso continuare anche domani se non le dispiace, assessore Pittalis, poi eventualmente vediamo come continua lei, anche perché adesso dovrà parlare da questa parte visto che non è riuscito a restare dall'altra, quindi sia un po' più modesto ed accetti il verdetto.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

ortu (R.C.). Un secondo per concludere.

PRESIDENTE. Io le ho dato il microfono, lei l'ha utilizzato per polemizzare, abbia pazienza, adesso ho già dato la parola all'onorevole Licandro.

SANNA EMANUELE. (D.S.).E' stato interrotto e provocato.

COGODI (R.C.). Lo dica a Pittalis che non interrompa chi parla.

PRESIDENTE. Colleghi, il clima era, e spero sia ancora sereno, continuiamo così.

ortu (R.C.). Lei dovrebbe avere anche il garbo di tutelare chi sta parlando, perché sono stato interrotto dall'onorevole Pittalis e quindi doveva consentirmi un'ultima battuta.

PRESIDENTE. C'è sempre uno che interrompe e l'altro che coglie le interruzioni. Prego, onorevole Licandro.

LICANDRO (F.I. - Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, Presidente Mauro Pili, colleghi, anch'io come gran parte di voi, anche se con motivazioni diverse, ho preparato il mio bel compitino da leggere in Aula in questo momento di così grande importanza per la nostra Isola, un momento carico di tensioni ma anche di emozioni forti, di grandi responsabilità, ma anche di recriminazioni, di accuse, di strumentalizzazioni.

Io oggi non svolgerò il mio compito di alunno diligente, l'ho messo da parte e credo che il Presidente Pili...

(Interruzione del consigliere Ortu)

LICANDRO (F.I.-Sardegna). Per favore, collega Ortu, io non ho mai interrotto nessuno, chiedo scusa.

PRESIDENTE. Onorevole Licandro, non si metta a polemizzare, il tempo passa, poi non si può recuperare.

LICANDRO (F.I.-Sardegna). Sono convinto che il presidente Mauro Pili comprenderà questo mio sfogo.

Ho partecipato anch'io all'interno del mio partito e della coalizione alle discussioni, al confronto politico, ai dibattiti che hanno portato alla composizione della Giunta attuale. Anche la mia candidatura, devo essere onesto, o meglio, la partecipazione alla rappresentanza dell'Oristanese nel nuovo Esecutivo è stata proposta ma non è stato trovato spazio sufficiente. In ogni caso le mie richieste sono state poste con modi garbati, e forse con una moderazione che, pur se mi è solita, evidentemente qualche volta viene scambiata per debolezza perché, evidentemente, in ogni caso, se guardiamo i conti, i conti io li ho sbagliati perché pensavo che soltanto al mercato o nei luoghi dove si alza la voce sia necessario gridare, invece anche in politica a volte è assolutamente necessario gridare e ai buoni principi a volte bisogna far seguire anche le cattive maniere.

E' forse per questo che in questi giorni ho subito dei duri attacchi, il neo Presidente dell'associazione industriali di Oristano ha dichiarato che la vergogna di non vedere neanche un oristanese tra i banchi della Giunta è da attribuire agli stessi politici oristanesi che non solo non hanno voce in capitolo, ma evidentemente non sanno difendere il loro territorio. E il segretario di un importante sindacato ha detto che se noi siamo il fanalino di coda questo è grazie alla nullità dei nostri politici. E questi, badate bene, sono soltanto due fra i tanti esempi di rappresentanti di categorie, associazioni, forze sociali, ma anche di tanti cittadini che in modo più o meno pubblico hanno manifestato il senso del loro disagio. Ho risposto a tutte queste persone che questo non avrà ricadute negative sul mio territorio e che il mio impegno per questo motivo sarà anche maggiore.

Purtroppo è la storia della nostra autonomia che parla a nostro sfavore, quel famigerato 10,7 per cento che in tutti questi anni è stato il vero freno inibitore per lo sviluppo della nostra economia, come dire che gli ultimi continueranno ad essere gli ultimi se i primi non li aspettano e non li aiutano.

Ci dicono che l'economia della nostra provincia dovrebbe, e sottolineo dovrebbe, mantenersi sull'agricoltura, sulla pesca, sul turismo. Ma quale turismo ci può essere senza infrastrutture? E l'acqua non è forse un problema gigantesco per noi? Qualche anno fa il Presidente meno amato dagli italiani venne a ingannare i sardi inaugurando una diga, la più grande d'Europa, che solamente da poco ha cominciato ad invasare, e proprio per questo motivo si sono già accese le luci della riserva.

E in materia di opere pubbliche per la nostra provincia si può fare ancora tantissimo, sia per la nostra provincia che per la nostra cronica sete; mi riferisco allo sbarramento sul rio Mogoro, a quello sul Flumineddu, alla diga di Sa Lusia, perché senz'acqua non c'è agricoltura, non c'è turismo, e non c'è neanche pesca.

Abbiamo le zone umide più importanti d'Europa. Forse semplificando un po' i conti, si dice che l'80 per cento delle zone umide di tutta Europa è in Italia, che l'80 per cento delle zone umide del nostro Paese è in Sardegna e che l'80 per cento delle zone umide della nostra Isola è nella provincia di Oristano.

Di certo rappresentano una risorsa, oltre che un patrimonio ambientale di inestimabile valore, che ha sicuramente notevoli potenzialità se ben sfruttato.

Parliamo di infrastrutture: vogliamo parlare del porto di Oristano, declassificato a scalo di terz'ordine? Probabilmente questo per dare un'iniezione di dignità ad altre strutture che sono state realizzate, ma che non hanno mai cominciato a lavorare. O vogliamo parlare dell'aeroporto, sulle pagine della cronaca in questi giorni, perché sulla sua pista atterrano soltanto zanzare e libellule? O vogliamo parlare delle terme di Fordongianus alle quali basta solamente un piccolo sforzo finanziario perché questo vero e proprio gioiello possa cominciare a produrre? Vogliamo darglielo questo piccolo aiuto o torniamo a un anno fa, quando, nella finanziaria dell'anno scorso, un emendamento presentato, a onor del vero, dal centrosinistra è stato bocciato in aula con la miseria di soli dieci voti a favore? Pensate bene colleghi, la miseria di appena dieci voti, come dire, che quando si tratta di "aiutare" la provincia di Oristano sono tutti d'accordo, maggioranze e opposizioni.

Mi dispiace che non sia presente l'onorevole Alberto Sanna, perché altrimenti gli avrei detto: "Caro onorevole, non vorrei che ti dimenticassi che la richiesta di voto segreto per le terme di Fordongianus su quell'emendamento è arrivata dai banchi della vostra parte".

Ha poi voglia l'onorevole Alberto Sanna, anche lui, di prendere carta e penna, scrivere al cronista e dichiarare che è una vera vergogna che Oristano non abbia un assessorato e che è un delitto di lesa maestà all'autonomia questo nostro rivolgerci al presidente Pili. Come se il Presidente della Giunta non dovesse essere, in un sistema parlamentare democratico e serio, la massima garanzia per tutti, per me, per noi e anche per voi, colleghi di Oristano, anche perché davanti agli ultimi, e non c'è assolutamente alcuna ombra di dubbio che Oristano ha tutti i presupposti per essere dichiarata ultima, tutti dovremmo avere l'onestà e l'intelligenza politica di saper mettere da parte le divisioni antiche e recenti e le attribuzioni di responsabilità.

So che tutti voi condividete questo punto, però di fatto voi lo negate con i fatti. So anche per certo che la gente, quella che magari oggi, a casa, ascolta questi interventi, condivide quello che sto dicendo, fortunatamente, pensa cioè che sia arrivato il momento di unire gli sforzi, se questa è la strada che è necessaria per ottenere i risultati concreti, superare gli steccati, proprio come quelli che circondando le fattorie del mio paese, Arborea, e sviluppare il senso pratico, che anche in politica è una dote, e il primo banco di prova è proprio l'Assemblea costituente. Ha ragione Massimo Fantola quando dice che senza una sollevazione di popolo, senza una riscoperta del nostro orgoglio di sardi la Sardegna non può crescere.

Io in tutto questo ci credo, avrà tutto il mio sostegno anche perché io ho un motivo in più rispetto agli altri proprio perché vengo da un territorio, da una provincia che troppe volte è dimenticata.

A questo punto vorrei dare una notizia che è apparsa nei giornali in questi giorni e che, sono convinto, la gran parte di voi non ha neanche notato. E' una notizia strabiliante, nella quale si dice che in provincia di Oristano è stata raggiunta la quota dei 2000 posti letto! Anche se, per onestà, devo dire che in realtà più della metà di questi posti appartengono a un unico complesso alberghiero. E' certamente una notizia sensazionale che si commenta da sé. Ma, ditemi voi, come si possono attrarre turisti con 2000 posti letto? E' una levata di scudi, strappi di vestiti, urla strazianti di dolore attraverso la stampa ogni qualvolta un imprenditore serio decide di rischiare i soldi propri per costruire degli alberghi.

Il territorio e l'ambiente non si toccano, va bene, ma poi cosa facciamo di questo ambiente senza alberghi, senza posti letto? E i turisti dove li mettiamo? Probabilmente è il caso di dire loro di rivolgersi ad altre città, ad altre province, li mandiamo in altre regioni perché noi abbiamo bellissime coste, bellissimi stagni ma li vogliamo tutti per noi. Per questo a Oristano non costruiamo alberghi, non facciamo funzionare i porti, non facciamo decollare gli aeroporti. Ci piace così insomma, noi vogliamo vivere come vivevano i nostri nonni, i nostri bisnonni, con la piccola differenza che almeno loro avevano l'acqua.

Colleghi, io sono intervenuto per parlare soltanto di Oristano perché di interventi fotocopia ho piena la scrivania e la memoria, per la serie "i grandi interventi del Consiglio regionale", grandi interventi che spesso hanno la stessa durata della vita di una farfalla. Io preferisco stare in basso, a Oristano, anche se forse i miei estimatori mi accuseranno ancora di volare raso terra, di volare basso, come un territorio che ha fatto la storia della nostra Isola eppure non merita né assessorati e a volte nemmeno attenzione.

Vorrei, presidente Pili, che fosse lei a smentire tutta quella gente che parla di discriminazioni territoriali. Io ci credo, sono convinto che saprà smentirli. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Io potrei lamentarmi perché non c'è nessun assessore della Marmilla, però in realtà seguo il mio filo di ragionamento, che è un altro.

Utilizzerò pochissimi minuti per dire solo tre cose semplici e chiare. La prima è questa: c'è un documento formidabile degli uffici dell'Unione Europea sui fondi strutturali della Sardegna. Perché ne parlo? Perché alcuni colleghi del centrodestra parlano come se la legislatura iniziasse oggi. Anche il presidente Pili parla come se la legislatura iniziasse oggi, però la legislatura è iniziata due anni fa e il centrodestra ha governato questi due anni. Il documento in questione dice, senza molti giri di parole, che cosa sono stati questi due anni. E' un documento conosciuto credo, anzi sono certo, dalla Giunta e dal Presidente della Giunta, non conosciuto, ma non per colpa propria, dal Consiglio regionale, ma chiunque abbia qualche frequentazione comunitaria se lo può facilmente procurare, come ho fatto io. Ne leggerò alcuni passi perché tutto le altre affermazioni su questi due anni, mi sembrano, nessuno se ne abbia male se uso una parola un po' forte, solo chiacchiere. I dati istat, sul mercato del lavoro, sulle imprese, quelli non sono chiacchiere, ma sono frutto di processi e atti di governo nazionali e regionali di più lungo periodo, in cui sicuramente c'è anche qualcosa dell'ultimo anno, la legge "36", per esempio, che per altro è stata approvata, come è noto, nella scorsa legislatura. Anche le cose che si dicono sul Titolo III. Badate, la partita del Titolo III è una questione aperta da molto tempo, ma che ha un capitolo rilevante nell'intesa istituzionale di programma. Non si può dire adesso "apriamo la questione del Titolo III", la questione è già aperta, anzi in questi due anni avrebbe dovuto essere chiusa positivamente per la Sardegna. E se poi si volesse una conferma del documento di cui parlo a proposito della sostanza di questi due anni, basterebbe leggere i dati sulla spesa regionale tuttora disastrosi, e siamo ormai a fine anno.

Veniamo al documento, non lo leggo tutto anche se è breve e sintetico: "Dalla sommaria descrizione fornita nel rapporto annuale sembra emergere un generale ritardo nell'attivazione delle misure che potrebbero comportare conseguenze negative sia in materia finanziaria, disimpegno automatico, che in termini di raggiungimento degli obiettivi del por".

Secondo passaggio: E' necessario valutare il percorso di adeguamento del complemento circa gli elementi di incoerenza con il por e il QCS segnalati dalla Commissione. Una particolare attenzione va posta all'esame del livello di attuazione circa l'inquadramento di alcuni settori in strategie regionali, adempimenti obbligatori per l'ammissibilità della spesa". E poi fa l'elenco: "Accordo di programma quadro sulle acque ai sensi della legge Galli e ai requisiti di ammissione per la prima fase; stato di approvazione del piano regionale rifiuti e del sistema di gestione rifiuti urbani; stato di attuazione della pianificazione paesistica; strategia, ricerca, innovazione, società dell'informazione". Questi sono tutti adempimenti obbligatori che sono, diciamo, inevasi: "aggiornamento del piano regionale dei trasporti, stato di attuazione dei centri per l'impiego, accreditamento delle agenzie formative, azioni per le pari opportunità e lo sviluppo locale, istituzione ed operatività dell'ARPA…" e via discorrendo.

"Circa i progetti integrati anche in relazione al notevole peso previsto nel complemento, 40 per cento, è importante analizzare la situazione operativa attuale, il cronogramma previsionale, procedurale di esecuzione nonché evidenziare eventuali problemi procedurali e/o attuativi; approfondimento della situazione di attuazione dei regimi di aiuto, con particolare riferimento alla procedura di approvazione del piano organico che tra l'altro dovrà definire lo status di agenzia governativa e stabilire le demarcazioni di attività tra i soggetti coinvolti". Sembra che siamo all'inizio della fase di programmazione dei fondi strutturali. "Condizioni di attuazione, è opportuno approfondire la discussione sull'adeguatezza delle strutture organizzative dell'amministrazione regionale per fronteggiare i compiti prescritti dai regolamenti comunitari…" Cioè organizzazione dell'autorità di gestione, adeguatezza delle strutture organizzative dell'amministrazione regionale preposte al funzionamento del sistema di monitoraggio del POR, operatività del sistema di trasferimento telematico dei dati, attività di assistenza tecnica. La non attivazione dell'assistenza tecnica rappresenta un fattore di preoccupazione. I funzionari dell'Unione sono molto garbati e educati nel loro linguaggio, quando dicono "fattore di preoccupazione" non è una cosetta leggera. "Attività in materia di rispetto delle politiche comunitarie: approfondire in dettaglio i meccanismi esistenti per assicurare il rispetto delle normative sulle politiche comunitarie nella fase di attuazione delle misure.".

Prospettive: rischio di attivazione del meccanismo di disimpegno automatico a fine 2002. Fattori di crisi e difficoltà: è necessario attivare meccanismi che possano individuare preventivamente i fattori di crisi e proporre per tempo adeguate correzioni, nonché esaminare approfonditamente le azioni correttive intraprese a livello di coordinamento generale per ciascuno fondo strutturale; correlate al punto precedente sono le problematiche connesse allo stentato decollo del programma, limitato - questo è il punto centrale - come si evince dal rapporto annuale all'attivazione della spesa di undici misure, e all'attivazione procedurale di sedici misure su cinquantaquattro complessivamente previste dal POR".

Insomma, si tratta - non credo di esagerare, e di farne un uso eccessivo sul piano della polemica politica - di un giudizio demolitorio sulla gestione sarda dei fondi strutturali in questo periodo. Questa era la prima cosa che volevo dire.

La seconda questione alla quale voglio fare riferimento è quella dell'Assemblea costituente. A me fa piacere che Pili assuma con tanta convinzione l'obiettivo dell'Assemblea costituente, so che è sincero, perché abbiamo avuto modo di parlarne.

C'è però un punto che non va assolutamente bene, il Presidente Pili si rivolge, ed anche altri lo hanno fatto nelle scorse settimane, per l'allargamento della maggioranza politica alle forze dell'Assemblea costituente. Se la proposta è rivolta al Partito Sardo d'Azione, risponderà il Partito Sardo d'Azione, lo ha già fatto e credo di conoscere che cosa su questo tema dirà in quest'Aula; se la proposta fosse rivolta ai consiglieri del centrosinistra che sono per l'Assemblea costituente, i tre consiglieri D.S. che aderiscono a Democratzia e mi pare anche qualche altro - ciascuno risponde per sé - che ha votato l'Assemblea costituente, io non credo, lo dico una volta per tutte, che ci sia bisogno di una risposta. O qualcuno può credere che i consiglieri aderenti a Democratzia possano prendere in considerazione una collaborazione di governo col centrodestra? Non scherziamo nemmeno!

La risposta è invece utile su un altro punto, l'Assemblea costituente non c'entra nulla con le maggioranze di governo, né con questa né con altre; sono due piani totalmente separati, chi continua a confonderli sbaglia, chi continua a confonderli non ha capito la portata del progetto; l'Assemblea costituente, e rilevo positivamente che c'è uno sviluppo su questo punto nelle posizioni dei democratici e dei socialisti, per stare nell'ambito del centrosinistra, l'Assemblea costituente significa non una maggioranza politica, ma una strada, una speranza che riguarda il cammino del risveglio di un popolo e che non riguarda gli schieramenti politici per il governo della Regione.

La terza cosa che voglio dire riguarda le dichiarazioni programmatiche. Pili ha fatto più cose tutte in una volta, le dichiarazioni programmatiche di questa Giunta, la sua piattaforma elettorale, le dichiarazioni programmatiche della Giunta per il dopo elezioni, però si tratta di una esercitazione, diciamo, di tecnica della comunicazione, materia nella quale, lo riconosco senza fatica, perché le cose vanno riconosciute, Mauro Pili è bravo.

Ma stiamo all'operazione politica reale, è un'operazione fragile, debole, precaria, perfino queste prime battute del dibattito lo dimostrano, l'intervento di Licandro sembrava l'intervento di un consigliere di opposizione, infatti mi sono chiesto se prima di dare la parola a me, che sono appunto di opposizione, non fosse il caso, per rispettare la regola dell'alternanza, di far parlare uno della maggioranza.

E' un'operazione fragile, debole, precaria. Io comprendo, lo dico con il rispetto e con il travaglio di chi ha vissuto nella scorsa legislatura situazioni difficili con un'altra maggioranza, perché per fare politica seriamente bisogna avere un progetto e bisogna avere anche memoria storica, io capisco che tra voi della maggioranza di centrodestra si apre adesso una partita complessa, tra lo scenario del consolidamento del Presidente Pili e lo scenario della sua destabilizzazione.

Questa partita riguarda voi, ha un esito incerto, il lavoro del centrosinistra è un altro. Sul piano politico è fare un'opposizione politica e sociale in Aula e nella società senza pasticci, senza confusioni, senza cogestione di potere. Sul piano istituzionale, al contrario, e questa è la conclusione del mio ragionamento, si apre una stagione molto interessante che non riguarda le Giunte e le maggioranze politiche, che va oltre gli schieramenti politici. Sto parlando del nuovo Statuto, della nuova legge elettorale, sulla quale faccio adesso una brevissima parentesi, della riscrittura delle regole, della costruzione del federalismo, di quello che ho chiamato un cammino di risveglio del popolo dei sardi.

Una parola sulla legge elettorale. La mia opinione è che quale che sia il momento in cui si andrà al voto sarà indispensabile prima varare comunque la nuova legge elettorale. La legge operante oggi per effetto della legge costituzionale numero 2, di cui parlava nel primo intervento Massimo Fantola, prevede sì l'elezione diretta del Presidente, questo è un fatto positivo, ma prevede anche, in relazione a quello che noi chiamavamo listone, che lì più appropriatamente viene chiamato listino, la lista bloccata, che affida un quarto circa del Consiglio regionale alle scelte, al di fuori di ogni potere democratico, di ristrette burocrazie partitiche. Uso il termine "partiti" perché è nella convenzione, non so se stiamo parlando di veri partiti, che appunto sono partiti e non sono ancora tornati.

Il messaggio molto chiaro che voglio dare per quel poco che io conto e posso, è questo: si tolgano di testa, i capi di queste burocrazie, che il Consiglio regionale consentirà loro di sistemare comodamente, nominandoli consiglieri regionali senza elezione, i loro più fedeli scudieri. Troppa grazia Sant'Antonio!

Parlavo del nuovo statuto, della nuova legge elettorale, della riscrittura delle regole, della costruzione del federalismo, ossia della fase costituente e dell'Assemblea costituente, l'idea politica a mio giudizio più forte degli ultimi vent'anni, consumatasi la stagione propriamente detta dell'autonomia e della rinascita.

Questa - ripeto, non c'entra nulla il discorso sugli schieramenti politici - sarà una fase straordinariamente interessante, sarà pane per i denti di chi avrà idee, valori e coraggio, e chissà che la politica in Sardegna nei prossimi mesi non possa ridiventare politica vera ed appassionante.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirastu. Ne ha facoltà.

PIRASTU (F.I.-Sardegna). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Regione e colleghi consiglieri, in questa legislatura per la prima volta posso intervenire sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente designato Infatti sia nella prima Giunta Pili che nella prima Giunta Floris ero designato assessore, e per prassi consolidata gli assessori designati non intervengono.

Credo che in questo clima di innovazione, questa prassi debba essere superata. Credo infatti che aver ascoltato le importanti dichiarazioni programmatiche del Presidente Pili, che condivido integralmente, sia stato importante; ma sarebbe ancora più utile sentire oltre al direttore d'orchestra anche i singoli componenti dell'orchestra che avranno il compito di realizzare i singoli aspetti del programma.

Ma vengo ora velocemente ad esaminare alcuni dei capitoli delle dichiarazioni del Presidente Pili. Parto proprio dall'energia, prima condizione indispensabile e necessaria per lo sviluppo economico della Sardegna. Cito alcuni dati perché è importante sapere qual è l'attuale quadro.

La Sardegna in base ai dati relativi al 2000 risulta una regione deficitaria di energia avendo registrato una importazione netta di energia di circa 635 milioni di chilowattora per soddisfare il proprio fabbisogno risultato pari a 1600 megawatt alla punta.

L'interscambio con il continente è attualmente affidato a due cavi, a 200 kilovolt in corrente continua della capacità massima di 150 megawatt ciascuno, si tratta di un cavo denominato SACOI (Sardegna, Corsica, Italia). Per quanto riguarda invece la generazione locale di elettricità, la potenza lorda installata risulta di soli 3346 megawatt di cui 2761 megawatt prodotti nelle due principali centrali di Fiumesanto a Sassari e di Portoscuso. Tale produzione di energia rappresenta solo il 16 per cento dell'industria della trasformazione delle risorse energetiche che per l'84 per cento è rappresentata dalla raffinazione di prodotti petroliferi.

La presenza della Saras, in effetti, influenza notevolmente la bilancia energetica regionale sia sul fronte delle esportazioni che su quello delle importazioni. Fondamentale è il dato riferito al 1995 del consumo interno lordo che peraltro ha avuto poche modifiche, consumo interno lordo di energia e della sua ripartizione tra le diverse fonti.

Il 94 per cento dell'energia utilizzata in Sardegna deriva da prodotti petroliferi e solo l'1,1 per cento dall'energia elettrica, il 4,5 per cento da combustibili solidi contro una situazione nazionale caratterizzata per il 54,7 per cento da prodotti petroliferi, il 7,4 per cento da combustibili solidi, l'11,1 per cento dall'energia elettrica e ben il 26,8 per cento dal gas naturale.

Occorre anche evidenziare che mentre i consumi crescono ad un tasso medio annuale del 3,7 per cento la produzione di energia elettrica in Sardegna evidenza un tasso medio di crescita dell'1, 4 per cento; il divario dunque è oggi sensibilmente più elevato.

Se si analizzano i consumi finali per usi energetici i prodotti petroliferi incidono per oltre il 73 per cento contro il 25 per cento dell'uso di energia elettrica. Le analisi sui consumi evidenziano una dipendenza energetica della Sardegna dall'esterno pari al 98 per cento, contro l'80 per cento dell'Italia e il 50 per cento della media dei paesi UE.

Le altre anomalie del sistema energetico isolano evidenziate dall'analisi si riferiscono all'assenza di diversificazione delle fonti di energia primaria specie per l'assenza di gas naturale, all'alta incidenza dei prodotti petroliferi sui consumi energetici, ad una produzione di energia elettrica basata quasi esclusivamente su impianti termoelettrici.

Alla luce di questi dati è chiaro, Presidente, che non ci sono alternative al metano; come ha ricordato il Presidente Pili nelle sue dichiarazioni programmatiche, il 21 novembre del 2000 la Giunta regionale, su mia proposta, ha approvato la soluzione tecnica per l'adduzione del metano in Sardegna, non come utente finale del metano che dovrà provenire dall'Africa ma quale seconda via di adduzione al continente italiano e, per questo tramite, anche al sud del continente europeo.

Tale soluzione ha il pregio di differenziare le fonti di approvvigionamento stesso ai mercati europei rendendo così economicamente sostenibile la realizzazione in project financing dell'intervento di adduzione del metano in Sardegna; è praticamente ininfluente nella valutazione costi-benefici dell'intervento il carico della domanda interna di metano dell'isola.

La soluzione individuata dalla Giunta regionale nel novembre 2000 è stata poi confermata dall'allora Ministro dell'industria Enrico Letta, e definitivamente approvata il 12 aprile 2001, con una nota indirizzata al Comitato di gestione della Intesa. Sempre il sottoscritto ha già chiesto al Governo nazionale che il progetto metano Sardegna-Europa diventi uno dei primi esempi di applicazione della legge obiettivo nella nostra regione.

La precedente Giunta ha quindi già fatto la sua parte, tocca ora al Governo nazionale, considerate le implicazioni internazionali, portare a casa il risultato per fare in modo che il cantiere per la costruzione del gasdotto sia aperto entro il 2003. Per quanto concerne i tempi di realizzazione dell'opera, da stime approssimative effettuate per conto del Ministero dell'Industria dalla Edison Gas, l'opera potrà essere realizzata in un arco di tempo di 24 mesi. Nel frattempo il contributo compensativo, ovvero i contributi per la mancata metanizzazione sotto forma di credito alle imprese, di cui all'articolo 6 della legge 31 marzo '98, numero 73 non saranno più soggetti al vincolo del de minimis appena la nuova normativa nazionale, informalmente predisposta e inserita a cura dell'Assessorato dell'Industria nella finanziaria 2001, all'articolo 145, verrà approvata dall'Unione europea.

Credo peraltro che in sede d'intesa Stato-Regione, in attesa della mancata metanizzazione, l'intera materia, e non solo con riferimento alle imprese ma a tutti i cittadini, vada rinegoziata.

Seguendo l'indice delle dichiarazioni del Presidente, voglio fare un brevissimo commento sulle ragioni dell'Assemblea costituente. Il Presidente dice "solo un'Assemblea costituente che rappresenti l'intera popolazione può costruire un nuovo modello di autonomia". E' vero, ma stiamo attenti a chiarirci alcuni principi, primo tra tutti è che chi fa parte del Consiglio regionale non può far parte dell'Assemblea costituente, in quanto non avrebbe il tempo per farlo compiutamente. In secondo luogo, bisognerà stabilire dei criteri rigidi per la candidatura all'Assemblea costituente, al fine di garantire un'ampia professionalità tecnica oltre che politica dei futuri costituenti. Il Presidente Pili effettua un'interessante ed attenta riflessione sugli aspetti che riguardano il rinnovamento della pubblica amministrazione. I livelli di azione individuati sono due: la riforma della burocrazia e la riforma organica dell'architettura regionale con una profonda azione legislativa.

Credo che sia arrivato il momento di dare una nuova dignità attraverso forti gratificazioni a chi lavora nella macchina regionale.

Caro presidente Pili, lei dice bene quando immagina i cantieri della strada statale 131 aperti giorno e notte, sempre illuminati e popolati di operai che lavorano con ritmi giapponesi. Ma questo non serve se anche nella macchina della burocrazia regionale non si lavora dal lunedì al venerdì, mattina e sera, a disposizione della collettività, senza recuperi ed ovviamente incentivati e ben retribuiti.

Per quanto riguarda invece la riforma legislativa, attraverso una delegificazione e una nuova codificazione con lo strumento dei testi unici, voglio ricordare che il sottoscritto ha avviato questo processo con riferimento agli interventi della Regione a sostegno dell'industria, proponendo alla Giunta il cosiddetto testo unico che rappresenta un primo esempio di codificazione delle norme di incentivazione industriale che dovrebbe, a mio parere, estendersi poi a ragnatela ricoprendo l'intero sistema normativo regionale.

Purtroppo, tale provvedimento approvato su mia proposta dalla Giunta nel lontano maggio del 2000, come del resto quello presentato dal collega Bachisio Falconi, giace nella sesta Commissione in attesa di essere esaminato.

A questo proposito, egregio Presidente del Consiglio, considerato che queste giornate sono quelle dei buoni propositi, un po' come il primo giorno di scuola, prenda in mano la situazione ed eserciti fino in fondo il suo ruolo propulsore, il ruolo di Presidente dell'Assemblea, che prevede anche una programmazione dei lavori delle Commissioni e del Consiglio. Le suggerisco, e non è una polemica nei suoi confronti, ma è proprio un invito a rendere al massimo funzionale il lavoro di questo Consiglio, di utilizzare il metodo usato con proficui risultati, sul piano istituzionale ovviamente, dal suo predecessore l'onorevole Gianmario Selis, che con cadenza mensile riuniva i Presidenti e i Vicepresidenti delle Commissioni per mettere a punto la tabellina di marcia e spesso anche per bacchettare le Commissioni poco produttive. Io non so se questo sia stato fatto in questa legislatura, però sicuramente di bacchettate ne ho visto poche, considerata la produttività delle Commissioni.

Anche qui, caro Presidente Pili, cari colleghi consiglieri, ogni rivoluzione annunciata non può che realizzarsi attraverso il lavoro intenso del Consiglio e delle Commissioni, tutto l'anno dal lunedì al venerdì.

Anche questa può essere un'occasione perché i consiglieri che non hanno ruoli di governo si sentano più vicini a coloro che li hanno e che li hanno avuti senza arrivare a lavorare 12 o 13 ore al giorno, come hanno fatto il Presidente della Giunta e molti assessori in questi due anni, ma almeno avvicinandosi alle otto ore. Questo sarebbe gradito al popolo sardo.

Veniamo ora brevemente all'assistenza tecnica esterna, per l'accelerazione delle procedure amministrative. Anche questo punto toccato dal Presidente Pili è estremamente importante, lo abbiamo fatto in piccolo con la legge numero10 del 1991, concernente i contributi per il risparmio energetico. Abbiamo nel rispetto della legge stipulato una convenzione con una società esterna specializzata, la Erga del gruppo ENEL, per l'istruttoria tecnica delle pratiche giacenti da oltre otto anni presso l'amministrazione regionale; con una spesa di trecento milioni di lire nel giro di sette mesi è stata completata l'istruttoria di ben 3442 domande risalenti al 1992 - 1993, a fronte delle 2839 evase nei nove anni precedenti. Credo che in questo caso i numeri non debbano essere ulteriormente commentati.

Due parole sulle privatizzazioni. Uno dei prioritari impegni della Giunta e del sottoscritto è stato quello di accelerare sensibilmente la procedura di liquidazione dell'Emsa e la privatizzazione delle aziende da esso possedute. In due anni le partecipazioni si sono ridotte da 14 a sole 4 società: Carbosulcis, Nuova Mineraria Silius, Igea e Progemisa. Per la Carbosulcis il quasi sicuro fallimento della privatizzazione previsto dall'accordo di programma del giugno 1994 è ormai dichiarato e spetterà al Governo nazionale e al Consiglio regionale trovare una soluzione per la miniera e per gli 817 minatori attualmente dipendenti della società.

Per la Nuova Mineraria Silius occorrerà trovare soluzioni, stante gli esiti negativi dei tentativi effettuati e i recenti risultati dei sondaggi, per verificare l'effettiva produttività della miniera.

L'Igea, come è noto, è la società prevista dalla legge 33/98 che è destinata a sopravvivere con funzioni di riconversione e gestione delle aree minerarie dismesse.

Per la Progemisa, invece, da Assessore dell'industria ho predisposto un disegno di legge che mantenendo l'agile struttura societaria ne valorizza la professionalità tecnica facendone un'agenzia governativa della Regione specializzata nelle risorse geoambientali. Tale proposta di delibera, non approvata dalla precedente Giunta, sarà a mia cura trasformata in una proposta di legge che nei prossimi giorni sarà presentata al Consiglio dal sottoscritto.

Sempre sul fronte delle privatizzazioni e dell'eliminazione degli enti divenuti inutili, ricordo che in questi due anni, dopo aver portato a termine le privatizzazioni delle aziende controllate, sono state poste in liquidazione le due società finanziarie del settore, la Sipas e la Intex.

Il tempo a disposizione non mi permette di approfondire le problematiche relative agli altri settori produttivi; voglio però esprimere una riflessione sul marketing territoriale e sulla new economy.

Per quanto riguarda il marketing territoriale ritengo di estrema importanza l'azione indicata dal Presidente Pili sul ruolo che dovranno svolgere le agenzie governative regionali.

Il ruolo del Presidente della Regione sarà di fondamentale importanza per impostare un'unica azione promozionale che riguardi tutti i settori produttivi e quindi la competenza dei diversi assessorati. Bisogna mettere fine alla promozione settoriale, che troppo spesso ha visto la Sardegna presentarsi all'esterno in modo frammentario e senza una propria identità. Meno fiere e più partecipazione programmata! Voglio concludere con la new economy, ricordando che la Sardegna in questi due anni ha effettuato una scelta strategica non solo a parole ma con i fatti, la delibera della Giunta regionale che ha individuato il settore della ICT come strategico per lo sviluppo e ha quindi delineato gli indirizzi generali e le linee operative da attuare per raggiungere l'obiettivo di creare in Sardegna un polo telematico di rilievo internazionale, è stata di fatto adottata nel dicembre 2000 su proposta del sottoscritto.

In seguito la legge finanziaria regionale, approvata nell'aprile 2001, ha stanziato 10 miliardi per l'ambientalizzazione delle linee telefoniche, misura già attuata attraverso un accordo siglato con la Telecom che ha cofinanziato l'intervento con ulteriori 5 miliardi. Con la stessa legge finanziaria sono stati destinati 30 miliardi alla realizzazione del nuovo cavo telematico che collegherà l'Isola con il continente italiano; un'autostrada telematica che ridurrà notevolmente tempi e costi di collegamenti. Ed è stata avviata dal sottoscritto la concertazione con tutti i gestori della telefonia per concordare la modalità di realizzazione dell'opera che verrà attuata anche col cofinanziamento privato.

Infine, voglio ricordare che la Sardegna è l'unica regione del Mezzogiorno che ha voluto riservare, con deliberazione approvata dalla Giunta su mia proposta, il 22 aprile 2001, esercitando la propria scelta nell'ambito dell'autonomia concesse alle regioni, il 25 per cento dei fondi del bando 2001 della legge 488/92, pari a 80 miliardi e mezzo, agli investimenti nel settore delle telecomunicazioni, dell'informatica, dell'elettronica, delle biotecnologie. Voglio ricordare che questa fu una scelta voluta da tutto il Consiglio, sia dalla maggioranza che dall'opposizione.

Caro Presidente Pili, la Silicon Valley di cui lei parla è pertanto già una realtà, le cui basi sono ben delineate, si tratta di rinforzarla; ma mi permetta di chiederle, Presidente Pili, di utilizzare un altro nome, non la chiami Silicon Valley, chiamiamola da sardi la valle di Sa Illetta dove Tiscali sta realizzando, anche grazie all'apporto determinante della Regione, la sua nuova sede, e dove si andranno a insediare tanti altri operatori del settore dell'informatica e delle telecomunicazioni.

Presidente Pili, finisco questo mio intervento augurandomi che la sua determinazione e il suo entusiasmo siano accompagnati da un nuovo clima, che veda i partiti riacquistare il primato della politica affinché la Sardegna possa avere nel prossimo futuro una classe dirigente degna di questo nome.

A lei spetta il compito di guidare questo processo con il coraggio delle scelte che in futuro, mi auguro, lei possa fare autonomamente e senza condizionamenti politici individuali di alcun genere. Buon lavoro!

CUGINI (D.S.). Questo era un intervento a favore?

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (I DEMOCRATICI). Signor Presidente del Consiglio, colleghi, il Gruppo consiliare dei Democratici non voterà la fiducia per il programma e per la Giunta presentati dall'onorevole Pili.

I motivi del nostro voto contrario sono, in buona misura, gli stessi che ci portarono a negare il voto di fiducia alle precedenti diverse proposte di Giunta e di programma che nel corso di questa legislatura il centrodestra ha presentato a quest'Assemblea. Ci pare infatti che i vizi d'origine che hanno caratterizzato l'inizio della legislatura e la formazione delle precedenti Giunte dello schieramento di centrodestra non solo non siano stati superati, al contrario essi continuano a pesare con una gravità che è cresciuta in modo esponenziale nel corso del tempo, dal 1999 fino ad oggi.

I due anni in cui la nostra regione è stata guidata dal centrodestra sono stati infatti caratterizzati da una stupefacente inadeguatezza dei programmi e dell'azione di governo che è stata messa in campo. Abbiamo troppe volte dovuto denunciare all'interno e all'esterno di quest'aula, il drammatico divario tra i problemi, le esigenze, i ritardi della nostra Isola e la qualità, la quantità e l'efficacia delle risposte che sarebbero dovute venire da chi guidava l'istituzione regionale.

Non intendiamo, dunque, indugiare oltre sulla critica di questi due anni culminati nel vicolo cieco di una crisi istituzionale tutta interna alle logiche e ai conflitti presenti nello schieramento di centrodestra, ma oggi dobbiamo riconoscere che il rimedio ideato per tale crisi è davvero peggiore del male.

La via d'uscita che ci viene proposta, questa Giunta e questo programma, ci appare piuttosto come una via di fuga precaria e velleitaria sostenuta con alterna convinzione da un variegato schieramento di forze e di singoli, privo di un comune progetto politico. E non è forse fuori luogo ipotizzare che questa soluzione della crisi sia stata disegnata al di fuori del contesto regionale e che i veri artefici di questo disegno non appartengano alla classe dirigente del centrodestra sardo, ma siano piuttosto consulenti e consiglieri d'oltre Tirreno, frequentemente in trasferta nella nostra Isola?

E' dunque davvero paradossale vedere come le bandiere dell'autonomia e dell'autogoverno del popolo sardo vengano ancora agitate da uno schieramento che in più di due anni non è stato capace di trovare né un comune progetto politico, né una guida stabile e riconosciuta e che ha dovuto ricorrere a mediazioni romane e lombarde per sedare contraddizioni interne altrimenti insanabili.

Ma la mediazione e i compromessi non sono riusciti a far uscire questa maggioranza dalla conflittualità che la caratterizzava; la coesione e il consenso sono anzi diminuiti visto che a fronte dei 43 voti con i quali era stato eletto il presidente Floris lei, onorevole Pili, si è fermato a quota 41. E per cercare di tenere in piedi una maggioranza pericolante e precaria si è dovuto sottoporre a un'estenuante maratona di contrattazioni per la spartizione dei posti in Giunta, una spartizione che non ha dovuto tener conto soltanto degli appetiti delle diverse forze politiche, ma si è dovuta articolare addirittura in funzione delle divisioni in gruppi e correnti all'interno di alcune forze della sua maggioranza. Come interpretare altrimenti, infatti, le notizie apparse sulla stampa e mai smentite che annunciano che alcune forze politiche della maggioranza saranno rappresentate da assessori a tempo, per i quali sono già da oggi previsti la data dell'avvicendamento e il nome del successore? E che dire allora del fatto che nelle trattative sia stato necessario assegnare posti di sottogoverno relativi a enti che addirittura non sono ancora stati istituiti, come l'Agenzia regionale per l'ambiente? Dov'è il rispetto per le istituzioni e dove sta la possibilità di realizzare un programma politico fino alla fine della legislatura partendo da questi presupposti?

Sarebbe bastato tutto questo per motivare il nostro voto contrario alla Giunta da lei presentata, ma l'onorevole Pili ci ha chiesto di essere giudicato dai fatti. Il primo di questi fatti è il programma che ci è stato proposto, che noi abbiamo attentamente valutato, e la valutazione è davvero negativa. La vernice superficiale che colora il programma è quella del decisionismo, della concretezza e dell'efficienza, ma sotto questa vernice c'è la ruggine degli slogan e dell'incapacità di uno schieramento politico che in due anni non è stato in grado di dare alla nostra regione neanche un'ordinaria, ma dignitosa amministrazione.

Vogliamo comunque fare alcune osservazioni che nascono dalla lettura delle sue dichiarazioni programmatiche, dichiarazioni programmatiche diverse dalla libera interpretazione data dall'onorevole Fantola stamattina, in apertura della seduta. Nella sua interpretazione, onorevole Fantola, indica obiettivi che lei e la maggioranza che sostiene la Giunta avreste voluto che il presidente Pili annunciasse. Ma le dichiarazioni programmatiche non contengono alcuna risposta alle esigenze del territorio della provincia di Oristano, elencate stamattina dal collega Licandro.

Ritornando alle dichiarazioni programmatiche rese dal presidente Pili, noi invece non crediamo che chi lavora nell'amministrazione regionale abbia bisogno di uno shock burocratico; crediamo piuttosto che la macchina amministrativa regionale abbia bisogno di essere riformata, riorganizzata e valorizzata, partendo proprio dal patrimonio di professionalità ed esperienza che le risorse umane in essa presenti costituiscono. Il ricorso all'ausilio di non bene identificate strutture esterne servirebbe solo a lasciare immutati i problemi strutturali della nostra amministrazione e ovviamente a distribuire incarichi e prebende. E non sarebbe una distribuzione priva di ulteriori conflitti e di lacerazioni, visto il modo in cui nel recente passato questa maggioranza di centrodestra ha affrontato il problema di spartire al proprio interno le cariche e le nomine relative agli enti regionali.

Non basta fare l'elenco delle grandi opere da realizzare, vantando magari la benedizione padrinale del Presidente del Consiglio o del Ministro competente; occorre essere classe dirigente qui in Sardegna, avere una visione di sistema delle necessità della nostra Isola, costruire questa visione insieme a quei soggetti non politici che sono attori principali, quotidianamente e con fatica nel tentativo di far superare alla Sardegna i ritardi che la separano dalle altre regioni d'Italia e d'Europa.

Ma lei, onorevole Pili, è arrivato a chiedere a questo Consiglio uno slittamento di cinque giorni per la presentazione del suo programma, perché, così come hanno scritto i Capigruppo della sua maggioranza, doveva ancora confrontarsi con le parti sociali. Un po' tardi, ci sembra, e davvero un po' poco per chi si candida a guidare la regione.

Si prefigura con enfasi il ruolo che verrà attribuito ai privati nella realizzazione dei grandi processi di trasformazione e sviluppo del nostro territorio. Ci permettiamo di dubitare che questo scenario si realizzi effettivamente. Abbiamo infatti il fondato timore che questo centrodestra si appresti a mortificare il grande sforzo progettuale e di partecipazione che tanti soggetti privati hanno profuso insieme agli amministratori degli enti locali nella fase di elaborazione dei pit presentati poco più di un mese fa. Ci sembra, dunque, di poter prefigurare che questa Giunta, se otterrà la fiducia del Consiglio, sarà attenta soprattutto ad alcuni privati e non avrà interesse a realizzare condizioni di pari opportunità per tutte le imprese che vorranno proporsi per partecipare ai grandi processi di trasformazione e infrastrutturazione dei nostri territori.

Si annuncia che gli strumenti della pianificazione territoriale urbanistica dovranno piegarsi automaticamente a quanto sarà deciso in sede di programmazione economica, ma questi automatismi denotano ben altro rispetto al decisionismo e all'efficienza che ci sembra vorrebbero esprimere. Noi crediamo che la pianificazione territoriale e urbanistica non siano una cosa separata e distinta rispetto alla programmazione economica; si tratta di ambiti strettamente legati e interdipendenti.

Questa visione gerarchica del processo di piano in cui un aspetto risulta in posizione subordinata rispetto a un altro e dunque ad esso asservibile automaticamente, denota due fatti entrambi preoccupanti: da un lato emerge una idea di ambiente e di territorio inteso non come risorsa primaria da tutelare e valorizzare, ma come bene strumentale da usare per raggiungere fini ed obiettivi altri. Dall'altro canto si evidenzia una preoccupante assenza di cultura della pianificazione intesa come processo integrato che in un candidato alla Presidenza di una Regione ci appare francamente inaccettabile.

Ugualmente indecifrabile ci appare il capitolo del programma riguardante l'ambiente e l'agricoltura. Anche ammettendo una piena compatibilità che legittimi l'accorpamento tra i due ambiti dobbiamo verificare qui uno stridente contrasto tra la realtà dei problemi in campo e la vacuità delle proposte avanzate. Ci sembra che non sarà troppo semplice convincere gli allevatori e gli agricoltori sardi che la soluzione ai loro drammatici problemi verrà da quello che lei definisce un master plan per la ricostruzione ambientale che dovrà per altro occuparsi a suo dire anche della difesa dell'ambiente. Un tema quest'ultimo che viene da lei affrontato senza fare alcun accenno allo sviluppo del sistema dei parchi della nostra Regione e che viene risolto attraverso la declinazione di cinque principi di sapore vagamente aziendalista tra i quali non compare il fondamento stesso della vocazione turistica della nostra isola, la considerazione dell'ambiente come risorsa primaria, non riproducibile, da preservare e non da consumare.

Le sue dichiarazioni programmatiche ci appaiono poi del tutto insufficienti relativamente a un altro ambito tematico di grande rilevanza, quello che riguarda le politiche sociali, la famiglia, il volontariato e il terzo settore. Non ci convince il suo approccio quando parla della necessità di dare ascolto ai diversi attori della società civile impegnati nel sociale. Lei non coglie affatto la vera natura della domanda che viene da questi soggetti quando dice che semplicemente chiedono di essere ascoltati. Noi non la pensiamo così. Crediamo che la domanda che ci viene dai cittadini, anche quelli in situazioni più estreme, e dalle loro organizzazioni sia piuttosto una domanda di nuovo protagonismo sociale. Le leggi varate in ambito nazionale del resto riconoscono e valorizzano il ruolo assunto in questo campo dalla società civile, famiglie, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, e ne favoriscono l'operato in base al principio di sussidarietà.

La collaborazione dell'amministrazione pubblica con il terzo settore deve garantire ai servizi sociali oltre al risparmio economico un valore aggiunto in termini di efficacia, affidabilità, tempestività degli interventi e una carica umana capace di promuovere la solidarietà in larghi strati di popolazione. La famiglia, grande risorsa da sostenere come collante del tessuto sociale, è titolare di una cittadinanza attiva in quanto realtà solidaristica e non semplicemente somma dei diritti e dei doveri dei suoi singoli membri. Le famiglie soprattutto se sostenute ed associate producono un benessere che essendo generato dalle stesse relazioni familiari non può essere creato dallo Stato e tanto meno dal libero mercato.

Ma di questa cultura del protagonismo sociale dei diversi attori della società civile non vi è traccia nel suo programma e i suoi generici richiami alla prassi dell'ascolto ci sembra contengano il rischio dello scivolamento verso l'assistenzialismo e il pietismo clientelare.

Per tutti questi motivi, noi Democratici diremo no alla giunta dell'onorevole Pili, perché questa proposta di Giunta e di programma ci appare insufficiente e inadeguata rispetto alle esigenze della nostra isola. Tuttavia, in questo momento, noi Democratici crediamo di non doverci limitare a denunciare le insufficienze e l'inadeguatezza del polo di centrodestra e della sua azione politica, siamo infatti convinti che la crisi di governabilità, di credibilità e di capacità amministrativa della nostra Regione, nasca anche dai limiti che le nostre istituzioni e i nostri strumenti di autogoverno dopo cinquant'anni di autonomia hanno definitivamente palesato.

La situazione in cui ci troviamo oggi dimostra che per la nostra Regione è di vitale importanza creare le condizioni che consentano la nascita di organismi esecutivi forti, basati su accordi politici e di programma chiari ed espliciti, non assoggettabili al ricatto di piccole forze o addirittura di singoli consiglieri regionali.

In assenza di tali condizioni, lo stiamo vedendo, nascono Esecutivi deboli e incapaci di perseguire con forza e determinazione un programma politico di legislatura. Abbiamo dunque bisogno di una nuova legge elettorale regionale effettivamente maggioritaria per affermare un disegno istituzionale compiutamente bipolare con l'introduzione di un procedimento per l'elezione diretta del Presidente della Giunta e che costringa gli schieramenti politici a dichiarare prima delle elezioni qual è la loro composizione e il loro programma di governo per la Regione, in modo tale che gli elettori possano decidere con il loro voto chi effettivamente dovrà governarli e chi invece dovrà stare all'opposizione.

Ma lei, onorevole Pili, non fa alcuna proposta in materia di legge elettorale, forse volutamente, ben sapendo di non poter trovare all'interno dello schieramento che la sostiene un punto di sintesi e di condivisione su questo tema.

Lei sostiene che laddove ha fallito una legge elettorale bislacca e confusionaria deve riuscire la politica. Francamente ci sarebbe sembrato più sensato dire che se la legge elettorale non funziona occorre farne un'altra che sia adeguata alle attuali esigenze.

Sono convinto che ci sia la necessità di realizzare la riscrittura del nostro Statuto attraverso la costruzione di un processo partecipativo che sappia valorizzare e coinvolgere anche le energie e le creatività esterne al mondo della politica inteso in senso stretto, e che oggi sono diffuse in tutti i settori della nostra società, nel mondo del lavoro, delle imprese, della cultura, della formazione, del terzo settore e in tutti i movimenti e soggetti collettivi desiderosi di partecipare e contribuire ad un passaggio così determinante per il futuro della nostra Regione.

Ma credo che occorra ora, per passare dalle parole ai fatti, avere un preciso disegno per la definizione anche tecnico-organizzativa degli strumenti concreti attraverso i quali caratterizzare in senso partecipativo e democratico tale processo.

Vi è l'urgenza di realizzare rapidamente tutti i passaggi legislativi ed amministrativi che ci consentano di recepire adeguatamente i mutamenti introdotti dalla riforma costituzionale approvata con il referendum del 7 ottobre. Si tratta di un radicale mutamento della cornice istituzionale in cui si inquadrano i rapporti tra Stato e Regioni con l'introduzione di diverse importanti novità, il principio di sussidiarietà, l'autonomia finanziaria per regioni, province e città metropolitane, il ribaltamento dei ruoli tra Stato e Regioni sul fronte della competenza legislativa. Ma questo tema nodale è stato appena sfiorato nelle sue dichiarazioni programmatiche e viene da domandarsi se della sua importanza vi sia piena consapevolezza in chi si candida a guidare la Regione.

Abbiamo il dovere di dare finalmente concreta realizzazione ad un effettivo trasferimento di funzioni, competenze e risorse dalla Regione al sistema delle autonomie locali, ed anche su questa non c'è stato un pronunciamento abbastanza chiaro nelle sue dichiarazioni, perché è davvero paradossale vedere lo Stato compiere dei passi concreti verso il superamento del centralismo per ritrovare quel centralismo semplicemente trasferito a livello della Regione, cristallizzata in un apparato amministrativo organizzato ad immagine e somiglianza dello Stato con i suoi Assessorati simili a piccoli Ministeri e con le troppe inutili strutture accessorie degli enti strumentali.

Il suo programma nella sostanza ci propone ancora questo modello di Regione centralista e verticista, e cerca di svecchiare quella sostanza attraverso un approccio e un'immagine ancora una volta aziendalista che caratterizza trasversalmente le diverse tematiche affrontate e che viene riassunto in sua dichiarazione di intenti. Non si punta più sulla cultura della norma e della procedura, ma su quella del risultato. E' un passaggio questo che esprime una cultura vecchia e superata anche dal punto di vista aziendale. Il tema centrale per le imprese contemporanee è infatti quello della qualità, intesa innanzitutto come qualità dei processi che determina come punto di caduta la qualità dei prodotti. Ed è proprio dai processi, dalle procedure, dalle regole che occorre invece ripartire per ricostruire questa nostra Regione. Abbiamo infatti bisogno di realizzare le urgenti e basilari riforme che ho appena elencato, e abbiamo bisogno di realizzarle ora, prima del termine della legislatura e prima dello scioglimento di questo Consiglio regionale. Perché se andassimo a nuove elezioni, senza aver realizzato queste riforme fondamentali, ci assumeremmo la grave responsabilità di inaugurare una nuova legislatura all'insegna della precarietà politica, dell'assenza di governabilità, della paralisi istituzionale ed amministrativa.

Come forse qualcuno ricorderà, in occasione delle ultime elezioni regionali, I Democratici avevano lanciato a tutte le forze politiche una proposta e un appello per far sì che quella che iniziava nel 1999 fosse per la Sardegna una legislatura costituente nella quale venissero affrontati e risolti i nodi della scrittura di un nuovo statuto sardo e di una concreta e efficace riforma della Regione.

Lo dicemmo già allora, ma lo ripetiamo ora con chiarezza, non ci sono le condizioni perché uno degli schieramenti politici rappresentati in questo Consiglio regionale esprima una giunta forte, autorevole, all'altezza dei problemi che sarebbe chiamata a risolvere. Ci sarebbe stato forse lo spazio per una giunta diversa che nascesse dalla chiarezza di un mandato definito e circoscritto, limitato nel tempo, legato proprio alla realizzazione di quei pochi ma fondamentali punti di un serio programma di riforma della nostra regione. Ci sarebbe stato forse lo spazio per costruire quella che in diverse occasioni avevamo definito una giunta per le riforme. Da cosa dipendeva l'effettiva possibilità di realizzare un importante progetto di riforma della nostra regione attraverso uno strumento come la giunta per le riforme? Dipendeva da noi, colleghi, dalle forze politiche che rappresentiamo. Dipendeva dalla nostra disponibilità a mettere tra parentesi per un breve periodo il perseguimento degli obiettivi del nostro partito, del nostro schieramento per assumere come priorità un obiettivo superiore e più generale.

Dipendeva dal nostro essere convinti del fatto che quell'obiettivo e quella priorità erano rappresentati dalla costruzione di una cornice di regole e di strumenti di autogoverno senza i quali non può avere luogo una corretta dialettica politica tra opposti schieramenti, e non può essere dispiegata una efficace azione di governo della Regione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, le dichiarazioni programmatiche del Presidente Pili impongono a tutti noi un'analisi attenta e minuziosa degli obiettivi che vengono indicati e una valutazione delle strategie e delle azioni con le quali si intende portare a compimento il progetto complessivo di crescita e di sviluppo della Sardegna che il centrodestra due anni orsono aveva sottoposto ai cittadini sardi, e che la giunta Floris ha avviato con risultati considerati positivi, malgrado le difficili condizioni di partenza.

Il trend positivo dell'economia, l'aumento dell'occupazione, l'approvazione in Consiglio di importanti leggi a favore delle categorie produttive in difficoltà, come i provvedimenti giusti per la siccità, i provvedimenti altrettanto giusti a favore degli allevatori per i danni causati dall'epidemia della blue tongue,, i provvedimenti urgenti appena entrati in vigore che riguardano i cittadini colpiti dall'alluvione, l'istituzione del Parco geominerario e la conseguente stabilizzazione dei 486 lavoratori socialmente utili, sono alcuni esempi dei risultati ottenuti particolarmente apprezzati dai cittadini sardi.

Il programma presentato dal Presidente Pili è da noi giudicato positivo, e lo voteremo con assoluta convinzione e lealtà. Idealità e sardità devono permeare l'azione del nuovo governo regionale, così hanno permeato quella della precedente Giunta, che le aveva poste al centro del suo programma; è un segno di continuità che ha dato buoni frutti ed ancora potrà darne.

Da questa nostra orgogliosa identità dobbiamo partire come elemento caratterizzante del modello di sviluppo che intendiamo perseguire e che la nuova Giunta regionale dovrà coltivare. E' un modello che appartiene alla nostra cultura autonomistica, che porta a raccolta tutti i sardi attorno a questa Regione, a queste nostre istituzioni autonomistiche, al sistema delle autonomie locali che sono l'anima pulsante della nostra comunità regionale, per concorrere tutti alla soluzione dei grandi e piccoli problemi dai quali dipende il futuro della Sardegna.

Questo anelito di sardità e di autonomia non può essere affievolito, questo percorso non può essere interrotto, perché altrimenti significherebbe rinunciare al nostro patrimonio storico e culturale, patrimonio che ha radici antiche quanto la nostra terra.

La via sarda dello sviluppo ha queste connotazioni, da questo percorso non possiamo allontanarci se non vogliamo commettere gli errori del passato quando si è accettato un modello di sviluppo avulso dalla nostra comunità, dalla nostra natura, dal nostro ambiente, dalle nostre intrinseche potenzialità che sono tante e tali da non poter temere concorrenza alcuna.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI

(Segue Tunis). E' una strada che la classe politica non può percorrere da sola. E' fondamentale il confronto con tutte le forze vive della società, il rispetto, la tolleranza, la coesione, l'unità sostanziale intorno ad un progetto e ad un processo di sviluppo. La concertazione è strumento essenziale ed irrinunciabile della politica per realizzare gli obiettivi di crescita e di sviluppo.

C'è un punto che sento di dover delineare e riguarda le politiche sociali. Il progetto di sviluppo proposto dal Presidente Pili guarda giustamente alle esigenze delle imprese e del mercato, esigenze alle quali occorre dare risposte in termini di efficienza e di certezza da parte della pubblica amministrazione regionale in quanto i processi di sviluppo, oggi più che mai, hanno ritmi incalzanti e velocissimi e ad essi sono direttamente connessi quelli del lavoro e della occupazione.

Alle esigenze delle imprese e del mercato devono essere però affiancate, non in termini di contrapposizione ma di contrappeso e di contemperamento, le politiche sociali e le esigenze delle categorie deboli per una società più giusta e più solidale. Su questi temi credo che potremmo essere d'accordo in quanto sono rivolti a soddisfare i bisogni reali della nostra isola, le aspettative generali dei sardi.

Ho potuto altresì apprezzare i temi fondamentali del programma di governo oggi presentato in aula. Già il Presidente Floris, con l'accordo di tutti i partiti del centrodestra, aveva impostato il cambiamento delle politiche regionali nel segno della continuità portando a compimento impegni e programmi che venivano da precedenti e diverse esperienze politiche, apportando le necessarie integrazioni e consolidando rapporti dai quali potevano derivare utilità al sistema Sardegna. Temi come l'energia, i trasporti, l'acqua, l'intesa istituzionale Stato-Regione, la questione dei parchi, le nuove tecnologie, la ricerca, la valorizzazione delle risorse ambientali, culturali e storiche hanno già avuto un notevole impulso, hanno portato significativi risultati per la Sardegna. Non possiamo perciò non condividere nel programma del Presidente Pili le ulteriori specificazioni verso la totale definizione delle questioni ancora aperte sul fronte dell'economia e dello sviluppo, senza dimenticare le riforme, l'assetto della nostra Regione, del sistema delle autonomie, le regole della democrazia interna, i rapporti con lo Stato, con le regioni e con l'Europa.

Quando si parla di Regione e del suo apparato organizzativo, quando si parla di infrastrutture e di interventi sul territorio, per fare solo due esempi, onorevole Pili, occorre ponderare programmi, progetti, obiettivi, competenze, capacità operative.

Nel programma oggi in discussione si parla di affiancare la burocrazia regionale con competenze tecniche esterne. Le risorse umane di cui la Regione dispone non possono essere additate come le uniche responsabili dei ritardi e delle inefficienze, devono essere semmai meglio organizzate e più motivate. La legge "31" va certamente modificata ed adeguata, ma attenti a non gettare via l'acqua sporca con il bambino.

L'uso del territorio è un tema delicato, se non si va ad una rivisitazione delle competenze in materia ambientale e paesistica, credo che la strada tracciata dal Presidente Pili, pur innovativa ed encomiabile, non sarà totalmente e facilmente agibile. Il Presidente dovrà dirci qualcosa di più puntuale per fugare i nostri dubbi, ma soprattutto per mettere a registro, come si suol dire, la macchina che vuole fare camminare speditamente e senza intoppi.

Quello che preoccupa è il rapporto Giunta - Consiglio nel gioco democratico di maggioranza e di minoranza, di responsabilità di Governo da una parte, di opposizione dall'altra. La maggioranza politica che sostiene la Giunta regionale deve garantire la governabilità anche in Consiglio, nelle Commissioni, nel lavoro preparatorio delle norme che devono accompagnare e sostenere l'azione di Governo. E' questa un'esigenza primaria, inderogabile e noi, Gruppo Nazionalitario Sardo U.D.R., la sosterremo con tutte le nostre forze.

Ma l'esigenza della governabilità, di attuare le riforme, di costruire gli strumenti necessari a far crescere la Sardegna, a far decollare finalmente i processi di sviluppo, a continuare a coltivare con speranze maggiori la lotta per il lavoro, contro la disoccupazione, è anche un dovere dell'opposizione, il cui contributo è fondamentale e non può mancare nella formazione democratica degli strumenti che presiedono e sostengono l'intero assetto politico, economico e sociale della nostra comunità.

Questa mia riflessione è un auspicio per utilizzare al meglio il tempo che rimane di questa legislatura, che è nata sotto l'insegna del cambiamento e dell'innovazione, avviata dalla Giunta precedente e che la Giunta Pili si propone di continuare con i necessari e dovuti aggiustamenti e completamenti. Il mio augurio e la mia speranza è che il momento di difficoltà che la maggioranza di centrodestra ha attraversato sia del tutto superato e che il nuovo Governo della Regione possa operare e realizzare gli obiettivi che insieme abbiamo strategicamente individuato e sui quali saremo poi giudicati dagli elettori.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente e colleghi, vorrei affrontare una riflessione sulle dichiarazioni dell'onorevole Pili rifuggendo da subito dalla tentazione di liquidare la stessa, come la solita stereotipata, consueta dichiarazione programmatica del Presidente incaricato. In effetti, lei stesso onorevole Pili, così l'ha intesa, facendo anche di questa importante ed esclusiva opportunità un'occasione per esercitare l'arte della demagogia dell'illusione, che sembra tenerla prigioniero da sempre. Mi scuso se non sarà il mio dire al pari dell'impressione teatraleggiante con la quale lei ci ha proposto la sua favola. La sua relazione può facilmente definirsi un insieme di gracilità, di superficialità e di irrealtà, l'idea di una Silicon Valley che troneggia nel mezzo dei nostri campi piegati dalla siccità e dalle epidemie. Il richiamo alla gioventù e alla formazione nel caos più totale in cui versa la scuola in Sardegna e l'idea, qualcuno direbbe scherzosamente, sontuosa, del Master Plan in materia ambientale, sono complessivamente la prova della gracilità e della irrealtà in cui è immersa questa maggioranza. Spostando il punto di attenzione dalle ridicolaggini alle cose serie, non posso non evidenziare la gravissima carenza di inquadramento e la sottovalutazione che lei fa espressamente del quadro congiunturale complessivo in atto. Dico subito che voi non sarete in grado di realizzare alcunché di ciò che avete proposto, perché non esistono e non avvertite neppure che non ci sono le condizioni minime necessarie per poterle realizzare. Cercherò di spiegarmi. Nella sua relazione, infatti, non c'è alcun riferimento alla congiuntura economica internazionale, alle sue indubitabili ripercussioni nazionali, non c'è soprattutto neppure l'accenno che tutto quello che oggi proponiamo lo facciamo nella consapevole mutata realtà di un Paese in fondo in stato di guerra. Non è accettabile infatti che si consideri questa fase e quella che ci attende sicuramente nei prossimi mesi ed anni, né una congiuntura ordinaria della nostra dimensione politica, economica e sociale, né tanto meno ignorare del tutto ciò che accade intorno a noi.

La crisi internazionale apertasi con l'attentato dell'11 settembre indica, secondo una previsione convergente, che i prossimi anni saranno anni di dura recessione economica in tutto il mondo, mentre i motori dell'economia mondiale si fermano; si stanno fermando l'Italia e la Francia, rallentano vistosamente la Spagna, il Regno Unito, la Russia e la Cina. In questo contesto cadono in tutto il mondo industrializzato le importazioni e le esportazioni, ma il dato assai più preoccupante è che rallentano e continueranno a rallentare vistosamente la circolazione delle persone con conseguenti effetti drammatici in alcuni settori fondamentali in particolare per la nostra economia regionale, come il turismo, il trasporto aereo, la circolazione delle merci e dei capitali, le produzioni interne. Mi sembra, onorevole Pili, che tutto ciò non possa essere ignorato, eluso, evitato alle fondamenta di un'idea di Governo della nostra Regione che ci viene oggi proposta. Questo insieme di fattori recessivi si evidenzia nella manifestazione e nel venir meno della fiducia. La fiducia, Presidente, è per tutti noi una risorsa indispensabile e fondamentale sul piano economico, così come sul piano della rinascita sociale, perché in una realtà globalizzata e nell'economia contemporanea il successo, la crescita e lo sviluppo si basano sostanzialmente sulle aspettative degli uomini. In un'economia delle aspettative, onorevole Pili, l'assenza di fiducia fa venire meno la determinazione che muove e decide lo sviluppo e non c'è scuola di motivazione che tenga se la gente vive l'incertezza e non ha fiducia se non nei propri familiari. In questo clima tutto rallenta e l'economia isolana, che già sconta abbondantemente i suoi ritardi, non solo vive per intero questo sentimento, ma di più e più a lungo pagherà negli anni gli esiti di questa difficile e straordinaria recessione. Mancherà non solo la fiducia degli operatori economici, ma anche quella dei risparmiatori, degli investitori, dei lavoratori che circoleranno di meno nei mercati del lavoro, degli stessi imprenditori e dei produttori di beni e di servizi.

A questa paura che induce sfiducia e modifica le aspettative dei cittadini, noi pensiamo che possa dare risposte solo la politica. Certamente la politica che realizza una grande coalizione internazionale contro il terrorismo, ma anche e soprattutto la politica economica e sociale dei governi nazionali, regionali e locali, protagonisti spesso decisivi dello sviluppo delle nostre comunità. Lo dimostra, se vogliamo, il comportamento della stessa Federal Reserve, che in meno di un anno ha ridotto per dieci volte i tassi di interesse, a dimostrare che spetta alle politiche e ai comportamenti virtuosi di chi ci governa l'onere del sostegno e dell'alleviamento della difficile condizione internazionale. Dunque, la domanda che è rimasta senza risposta, onorevole Pili, nella sua relazione è se è utile, se è sufficiente ciò che andate proponendo per la Sardegna in questo contesto, nel quale disconoscete le evidenti mutate condizioni del mondo. La nostra risposta è no, non è sufficiente, forse è persino fuorviante e ingannevole per il nostro futuro.

Le sue sentimentali considerazioni sulla tenacia e il superamento delle difficoltà non possono perciò essere accolte di fronte alla grave e inaccettabile carenza di consapevolezza della realtà che lei ha dimostrato di avere davanti a questa drammatica condizione del mondo, dell'Italia e dunque anche della Sardegna. Se la politica, dunque, può dare risposte, le vostre proposte, purtroppo, vanno nella direzione diametralmente opposta a quella che sarebbe necessario intraprendere. In questo contesto, infatti, servono meno imprese e più consumi, più attenzione alle famiglie, alla sicurezza sociale e collettiva, al lavoro comunque realizzabile, e di tutto ciò non c'è traccia nelle sue considerazioni, se non un breve accenno, fugace, come si dice, per tenersi la coscienza in pace. A complicare lo scenario che avremo tra poco davanti vi sarà inoltre la finanziaria nazionale, nella quale le somme che vengono recuperate per il sostegno ai consumi è la sommatoria di 4.200 miliardi per l'aumento di alcune pensioni e un migliaio di miliardi come differenza positiva tra l'aumento delle aliquote IRPEF, perché le imposte aumentano, e l'aumento delle detrazioni per figli a carico; 5. 000 miliardi e nulla più, per il resto tagli e staticità.

Ma quello che ci riguarda più da vicino sarà la partita delle risorse per il Mezzogiorno. Anche su questo tema, voi le destre, mostrate il consueto strabismo tra l'annuncio e le proposte, tra intenzioni propagandate e l'azione effettiva. Penso che molto presto dovremo abituarci all'idea di riconsiderare i concetti di aggiuntività che fino ad oggi abbiamo declinato rispetto a una costante e coerente politica nazionale verso le aree depresse. Il richiamato raccordo fra questa vostra esperienza e quella del vostro capo indiscusso a Roma ci procurerà da subito un taglio del 25 per cento delle poste finanziarie destinate al Sud e alla sua ripresa. Altro che fantasticare un confronto con lo Stato per l'incremento delle risorse! I vostri amici hanno già tagliato e neppure ve ne siete accorti. Viene tagliata la programmazione negoziata, sono bloccate tutte le intese istituzionali, patti territoriali, patti verdi, contratti d'area, non viene rifinanziata la legge sull'imprenditoria giovanile e sul prestito d'onore, viene cancellato il credito d'imposta, che gran parte aveva svolto nell'azione di attrazione delle imprese nel Sud. Sono dati ufficiali, confermati dai relatori di maggioranza nei dibattiti parlamentari di questi giorni, sono in fondo la misura esatta della vostra inconsapevolezza e della vostra scarsa e del tutto inesistente autorevolezza sul piano dei rapporti con il Governo omologo di Roma. Farete i conti con questi scenari, ma a noi interessa la politica dal punto di vista di chi la patisce, non solo di chi la governa, e allora non possiamo che dire con verità e con prova di documentazione che questo è l'orizzonte buio nel quale ci stiamo addentrando, mentre lei, Presidente, falsando la realtà dei fatti continua a fingere e a illudere la Sardegna di un destino che non avrà e non sarà anche e soprattutto per le vostre insipienze e le vostre contraddizioni. La politica non è uno spettacolo continuo, come lei sembra sostenere, né il conflitto perenne fra parti, quando nel frattempo il mondo muta a grandi passi la sua configurazione tradizionale e le sue certezze antiche. Il mondo moderno, cari colleghi, e la difficile condizione del nostro presente pongono, al contrario, alla coscienza di ciascuno di noi sfide che domandano più politica; politica che sia attenzione ai grandi processi, così come pure alle piccole realtà e alle nuove povertà. La nostra esperienza di cattolici organizzati in politica ha portato, nel passato difficile dell'Italia repubblicana, la grande novità di organizzare nella politica anche il dovere della carità. Oggi la carità sembra appartenere, invece, alla categoria delle cose fuori luogo e il rapporto con il mondo dei valori cattolici risolvibile col misero e spesso offensivo finanziamento di alcune chiese o del loro recupero.

Io comprendo, e mi scuso se introducendo queste questioni posso disturbare la sensibilità di qualcuno, ma anche se la carità è sempre stata al di fuori del comune lessico della comunità civile, voi comprendete che per noi essa rappresenta ancora il motore e sostegno dell'ispirazione cristiana che ci alimenta e dunque ci induce a guardare e operare oltre la fraternità e la solidarietà, per suggerire, nei momenti più travagliati e drammatici della dimensione umana, scelte forti e decisive verso gli ultimi e verso i tanti che vivono le condizioni più drammatiche e disperate. Anche questo, se volete, può esprimere più politica e meno egoismo pubblico incontrollato.

Se questo è lo scenario presumibile, la continuità che lei ha invocato rispetto alla Giunta Floris si concilia senza sforzi con la lista infinita di illusioni e false speranze che propone alla Sardegna. Io, colleghi, sono sinceramente preoccupato da questa vostra inconsapevolezza e da tanta dimostrazione di superficialità. La speranza invocata di negoziare fondi aggiuntivi da parte del Governo, poi, fa il paio con la complessa e controversa questione della programmazione e della spendita dei fondi comunitari del POR Sardegna, che ci accingiamo a vedere in parte persi perché su di essi non bastano, ahimè, le responsabili rassicurazioni dell'onorevole Corona, ma ci vogliono azioni, proposte semplificative, coerenze, sinergie con gli enti locali, tutte ancora da verificare e da concretizzare, ma che ad oggi indicano un presagio di tagli e di cesure nell'ordine di alcune migliaia di miliardi. Sul terreno delle riforme istituzionali e del rapporto con le autonomie locali la relazione sconta un'ulteriore grave e imperdonabile omissione: i comuni, le province, le comunità montane non sono neppure citate, a dimostrare e confermare come la filosofia neocentralista della visione politica delle destre tenta di ridurre progressivamente e altrettanto inesorabilmente gli spazi del protagonismo locale, al fine di controllare e governare ancor più rigidamente tutti i processi economici e ogni scelta possibile. Avremmo voluto conoscere, al contrario, l'opinione della nuova Giunta sulle nuove province e sulle difficoltà che incombono sulla loro nascita, cosa pensa sul futuro delle comunità montane, come, quando e in che modo i comuni usufruiranno dei benefici e delle prerogative di decentramento, già assegnati loro dalle leggi e dallo Stato. A voi, pare, basta prospettare all'orizzonte l'Assemblea costituente, fatelo pure, non credo, tuttavia, che questa porterà a soluzione l'annosa situazione dei cittadini, dando risposte rapide e ragionevoli alle loro domande, né sarà utile a lei, onorevole Pili, a realizzare alcunché di riforma e di snellimento dell'attuale e complessa condizione della burocrazia regionale. Non le servirà neppure appaltarle all'esterno, come ci propone in un costante e ritengo scellerato delirio liberista, perché i costi di questa operazione non sarebbero sostenibili, se non al prezzo di amputare deliberatamente e radicalmente la stessa struttura dell'apparato regionale. "Macelleria sociale", si direbbe oggi. La concertazione l'avete uccisa, prima di tutto proclamandola senza essere in grado di praticarla e poi utilizzandola perfino per giustificare i 5 giorni di proroga per le sue dichiarazioni programmatiche.

Avvertiamo tuttavia un risveglio di orgoglio e di consapevolezza nelle organizzazioni sindacali e insieme la crescita della convinzione che la concertazione non può ridursi a mero patteggiamento e pattuizione delle partite finanziarie. Cresce invece la consapevolezza positiva che senza una reale cessione di sovranità da parte delle istituzioni pubbliche non c'è, né ci sarà mai nessuna vera ed efficace concertazione in Sardegna.

Mi auguro che questo processo di crescente consapevolezza che solca trasversalmente il sindacato, l'impresa, l'artigianato e il comparto agricolo non si arresti, ma si irrobustisca facendo sì che le scelte non siano più il risultato del coricarsi acriticamente su chi a turno ci governa, ma su una dignità che devono avere i mezzi attraverso i quali intendiamo operare per conseguire i fini dello sviluppo e della crescita della nostra terra. In fondo che speranza potremo dare ai nostri giovani quando scopriranno amaramente che, mentre l'onorevole Pili recitava le sue dichiarazioni, incubava, acuto e persistente dentro la sua maggioranza, il dissenso e l'insoddisfazione per le spartizioni di potere e che del programma proposto poco rimarrà domani nell'esercizio bottegaio e spesso conflittuale del potere che è l'unica cosa che siete in grado di gestire per garantirvi i necessari 41 voti? Se non fosse così non si potrebbe mai ragionevolmente confermare un Assessore dei lavori pubblici che realizza i record storici dei residui passivi e che non vede la Sardegna molto più grande del suo collegio elettorale. Tuttavia non intendo ulteriormente discutere della sua relazione, Presidente, lo hanno fatto e lo faranno ancora meglio i miei colleghi, ma credo non si possa disconoscere che la liturgia che ci avete proposto non merita nessuna clemenza di giudizio e neppure la dignità che un tempo assumevano queste occasioni istituzionali alte, nobili e incredibilmente cariche di concretezza e di realismo. Forse anche questa volta copiando, come ci ha detto, da tutte le autorevoli consulenze che ha interpellato non ha saputo neppure copiare e perciò le spalle sulle quali è salito non potevano essere di nessun gigante, ma erano probabilmente soltanto quelle di un povero nano. In queste condizioni altro che ruolo di apri pista, la Sardegna si candida ancora a essere tra gli ultimi il solito fanalino di coda.

Credo sinceramente che la cultura dominante cominci a manifestare i suoi limiti e a denunciare le prime crepe e se con il marketing aziendale oramai si pensa di costruire tutto e di vendere ogni cosa si debba al contrario prendere atto che così non è quando si parla e si cerca statura, autorevolezza e responsabilità nelle esperienze istituzionali di governo. Il marketing ci consegna ogni giorno nuovi prodotti, nuove suggestioni e nuove tendenze; le responsabilità di governo richiedono invece altro: storia, radici, cultura, umiltà e lungimiranza. Sono queste doti e qualità che se non si hanno e non si sono maturate personalmente non si possono mettere sull'etichetta come si fa con il dentifricio o con il lucido da scarpe. Questo è il segno di una desertificazione culturale e politica assai più pericolosa e insidiosa di quella naturale che incombe sulla nostra terra. La Sardegna ha bisogno di sussulti nuovi e di dignità, non di burattini e burattinai neppure in forma digitale, onorevole Pili, è per questo che ci onoriamo di confermare la nostra opposizione e il nostro voto contrario, perché ci è rimasto il senso del rispetto verso la nostra terra e perché riusciamo ad avvertire a causa vostra cosa significa umiliare le istituzioni. In fondo, le origini, i primi passi torbidi e oscuri di questa vostra esperienza non tradiscono affatto i contenuti e i comportamenti presenti. Lei, onorevole Pili, è uno che è invecchiato da giovane, non potrà andare molto lontano.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI (A.N.). Signor Presidente e onorevoli colleghi, preliminarmente voglio dire a Mauro Pili che preferisco l'onestà e la lealtà al tradimento e all'ambiguità e pertanto voglio esprimere il malessere mio personale e di alcuni altri colleghi, dei quali si è parlato nei giornali in questi giorni, sinceramente e lealmente davanti a lui, senza che il Presidente Pili sia l'obiettivo del mio discorso. Questo voglio che sia chiaro a tutti.

Io, insieme ad altri colleghi, ma io in particolare mi accingo, a votare, per la prima volta nella mia vita, per una Giunta e una maggioranza nella quale è presente la destra.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue LOCCI.) Arrivo a questo appuntamento, Presidente, dopo circa trent'anni, dopo una lunga e difficile strada. Io insieme ad altri ho avuto l'esperienza bella ed avvincente di essere escluso dalle istituzioni, escluso dal lavoro, dalle carriere, escluso da tutto ciò che rappresentava il potere per trentacinque lunghissimi anni. Oggi avverto il peso grave, il peso difficile, il peso non solo mio, ma di tutti quei giovani che sono cresciuti vicino a me credendo in qualcosa, credendo in alcuni ideali, credendo in alcuni valori. Ci siamo battuti in questo lungo percorso pieno di speranze, pieni di aspettative, carichi di istanze di cambiamento, carichi di voglia di combattere l'esistente, di non essere mai dalla parte de su connottu. Eravamo e siamo, vorremmo essere, speriamo di poter essere ancora dalla parte della destra legata ai valori dell'onestà, della lealtà, della coerenza, della meritocrazia e al contempo della solidarietà verso i più deboli, verso i più giovani, verso le donne, verso i disoccupati.

Voglio dirle subito, Presidente, che sono assolutamente insoddisfatto del modo in cui questa crisi è stata gestita, del modo in cui è stata aperta, delle mancate risposte che neanche oggi arrivano in quest'aula. Si aprì la crisi perché si doveva allargare la maggioranza; la maggioranza è numericamente quella di prima, politicamente più debole di prima. Questo mi preoccupa ma fino ad un certo punto. Quello che mi preoccupa invece di più è se questo percorso e questa crisi abbiano avuto la nefasta capacità di intaccare quei tratti identificativi antichi e nobili della destra che io ho sempre conosciuto. Questo è il mio problema, Presidente. Non appartengo ai mercenari della politica, non appartengo ai traditori di professione, non appartengo alla commercializzazione della politica, voglio però verificare sul campo se ancora esiste una destra uguale a quella che io ho conosciuto e che pone al centro della sua azione alcuni valori.

A me è stato insegnato fin da ragazzo che l'obiettivo per la destra non è mai stato il potere per il potere. Il potere è il lato bieco del governo e il governo è lo strumento della politica per il cambiamento delle cose. Allora vorrei dire a me stesso, all'aula e ai miei colleghi, ai miei amici e post-camerati: attenzione, io non appartengo, non voglio appartenere, non potrò appartenere alla destra delle compensazioni. Credo che una destra alla quale si offrano delle compensazioni, una destra che accetti di dialogare in termini di compensazioni, non sia una vera destra. E` una destra che rischia di perdere la propria dignità, è una destra che rischia l'omologazione. Rischia di diventare uguale agli altri. E' proprio su questo che io credo che noi dobbiamo ragionare, è su questo che insieme ad altri colleghi abbiamo portato avanti una battaglia durissima all'interno del nostro Gruppo, cercando di convincere gli altri, non riuscendovi per altro, che questa maggioranza non solo nasceva più debole delle altre, ma chiedeva ad Alleanza Nazionale non il pagamento del prezzo di un assessorato di meno, che sarebbe stato poca cosa, ma chiedeva ad Alleanza Nazionale in qualche modo di essere subalterna, non solo nei numeri, di subire l'egemonia non di Forza Italia, ma addirittura di partiti più piccoli, di fare retrocedere il proprio orgoglio, la propria dignità e subire un processo inaccettabile di omologazione. Rispetto a questo noi abbiamo detto: "No, forse è meglio un sincero e leale appoggio esterno". In una maggioranza costruita con queste modalità abbiamo poco da dire, abbiamo poco da fare; forse è meglio se con un appoggio esterno verifichiamo tutte le condizioni politiche per poter esercitare quell'azione di cambiamento e di sviluppo a cui tutti tendiamo, e solo dopo questa seria verifica decideremo se saremo attratti da poltrone e sgabelli.

Si è preferita un'altra strada, si è preferita la soluzione dell'ingresso a tutti i costi, del rischio di inquinamento ed omologazione dell'antica figura della destra con tutto ciò che questo comporta. È questo il forte travaglio nel quale ci troviamo e nell'ambito del quale dobbiamo, tra qualche ora, trovare anche la forza di decidere che cosa fare, come votare, rispetto a questa proposta di governo.

Una sola cosa vorrei dirle, Presidente, chiudendo questo mio sfogo di carattere strettamente politico, per passare a una sola questione di ordine programmatico, che lei sa quanto mi sta a cuore, e che non ha trovato spazio, o comunque non più di una riga e mezzo nell'ambito del documento programmatico.

Io credo che tutti gli strumenti che lei ha individuato per dare un nuovo impulso alla pubblica amministrazione, un'accelerazione dei processi decisionali, una semplificazione della burocrazia, e tutte le cose che lei ha scritto siano importanti e debbano incontrare anche il nostro parere favorevole. Tuttavia, voglio dirle che vi è ancora una questione che va affrontata. Non credo che con i controlli di gestione si possa arrivare all'ottimizzazione della gestione. Noi abbiamo bisogno di riformare questa istituzione dalle sue fondamenta ma la dobbiamo ridefinire in chiave di federalismo non solo esterno ma anche interno. Noi dobbiamo rivisitare lo stesso assetto delle circoscrizioni interne, dobbiamo far diventare questa regione, attraverso il varo delle nuove province, un ente di programmazione e coordinamento e decentrare il potere e la gestione agli enti locali e allontanare da quest'Aula e dalle maggioranze che qui si formano i ciabattini e i "bancarellai" che si divertono qui a fare altro, ma non politica. Allora, decentriamo tutto quello che attiene alla gestione e diventiamo finalmente l'Assemblea dei sardi, un'Assemblea che vuole legiferare, che vuole decidere, che vuole contare, non un'Assemblea di una Regione che non è in grado di esercitare i propri poteri, perché ne ha troppi, e con gli ultimi che le sono stati trasferiti - anche su questo io credo che bisognerà aprire una riflessione - io non so come riuscirà a dare una risposta ai problemi connessi all'immensa mole di competenze che è arrivata alla Sardegna.

Io non so come voterò, ma se dovessi decidere di votare a favore, su questo terreno, Presidente, non faremo sconti, non per il Presidente, ma per la maggioranza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

Manca (Gruppo Misto). Presidente e colleghi, ieri ho ascoltato con grande attenzione le parziali dichiarazioni programmatiche del Presidente Pili. Perché dichiarazioni programmatiche parziali? Perché, come lui stesso ha espressamente dichiarato, sono una prima parte, un anticipo del suo programma, quasi a voler nascondere le sue reali intenzioni, quasi a mettere le mani avanti in caso d'insuccesso. Sicuramente oggi il nuovo leader della coalizione di centrodestra è molto più diffidente, più realista e più concreto, alla luce chiaramente anche delle precedenti esperienze negative. La riproposizione stantia della maggioranza, identica a quella che ha governato la Sardegna in questi ultimi due anni, è quanto meno singolare. L'ex Presidente Floris, nel suo Amarcord post dimissioni, aveva chiaramente detto in aula di aver governato in questi ultimi due anni senza una vera maggioranza. Siccome è evidente che i personaggi che stanno dando vita a questo nuovo organismo sono gli stessi, mi pare chiaro che se la maggioranza non vi era per Floris è altrettanto logico che non ci sia per il nuovo conduttore. Anzi, mi pare che il quadro stia anche peggiorando. Infatti la ricomparsa fugace di personaggi che pensavamo fossero definitivamente scomparsi, non da al Presidente Pili maggiori garanzie. La crisi politica che coinvolge questa maggioranza non è mai iniziata perché è sempre esistita.

Colleghi, voglio fare alcune brevi considerazioni su alcune parti del programma e su alcuni punti richiamati dal Presidente verso il Partito Sardo d'Azione e la sua politica. Quella prospettata dal Presidente Pili è un'autonomia - io dico - con il profilattico, che non vuole fruttificare. Sembra uscita dall'alambicco di una fecondazione assistita. La rappresentazione del programma della sua Giunta è fatta come penna comanda, ma dietro la fosforescenza dei linguaggi si nasconde il già detto e il già visto. L'ex sindaco della capitale delle miniere riporta alla luce la metafora delle scuole alte, gli spot della globalizzazione, promettendo di stupirci con effetti speciali che, alla luce dei fatti, si rivelano affitti speciali, promesse di enti in comodato.

Mauro Pili nel paese dei salotti e delle sfilate istituzionali prova a indossare le mutande di Satana, del diavolo, per scalare il K2 e mandarci da lassù i suoi messaggi subliminali.

Lette le sue dichiarazioni programmatiche, potremmo dire che le sue sono due braccia sottratte alla letteratura, ma anche, per fortuna, sottratte all'agricoltura e alla zootecnia. Infatti, Presidente, nelle dichiarazioni programmatiche, nei paragrafi riguardanti l'agricoltura, troviamo veramente il deserto; è pur vero che l'80 per cento del nostro territorio è rurale, che occorre sancire il principio della preferenza rurale, ma è altrettanto vero che fino ad oggi nessuna azione di governo è stata intrapresa da questa maggioranza per migliorarne la qualità, anzi, quegli stessi organismi che sono indicati come soggetti programmatori, amministrativi e tecnici che sono capillarmente presenti nel nostro territorio, sono gli stessi che con lacci, laccioli ed interpretazioni ritardano tutti gli interventi destinati a promuovere lo sviluppo, quello sostenibile, competitivo ed alternativo. Gli operatori hanno compreso che il futuro non è tra i più rosei, per la verità pochi ci credono, non certo i giovani. La legge regionale numero 21 per l'adeguamento delle nuove provvidenze in agricoltura è stata approvata da più di un anno. E' stata approvata anche dall'Unione europea, ma è priva dei regolamenti di attuazione, quindi ferma, bloccata. Ingenti somme sono ferme e difficilmente potranno essere utilizzate. Più che in altri settori, nel comparto agricolo, l'apparato burocratico è più lento, tanto da far sembrare eterna la più banale delle pratiche. Non è ammissibile che in una regione dove il PIL deriva per il 55 - 60 per cento dal settore agricolo e zootecnico, una pratica, anche la più semplice, abbia un iter di 7-8 anni, quando non anche di 12. Quindi, caro Presidente, annunciare programmi per il sostegno e la crescita dei territori rurali in queste condizioni è pura demagogia. Come può esserci sviluppo dove mancano gli elementi basilari? Come si fa a far crescere certi territori dove mancano l'acqua, la luce e le strade? A meno che non si riferisca a "sos pinnetos" oppure agli ovili fatti di frasche. Presidente, le consiglio di partire dal basso, dal conoscere la filiera di base e non già le filiere agro-industriali. Cerchiamo quindi di incominciare a rendere più efficaci gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione, evitiamo i carrozzoni inutili e favoriamo un'immediata e seria riforma di tutti gli enti operanti nel comparto agricolo; l'agricoltura va sostenuta, non mantenuta. Di questo passo non mancheranno ulteriori problemi. Le varie associazioni di categoria sono sul piedee di guerra, chiedono interventi urgenti e mirati. Diventa inutile parlare di miglioramento delle competitività agro-alimentari quando ancora in numerosi territori mancano l'acqua e la luce. Com'è possibile programmare le condizioni di vita e di lavoro? Garantire la sicurezza dei prodotti? Si ha la sensazione che anche in questo settore siano davvero poche le novità che lei ci prospetta, non lo è neppure l'assessore che ha già guidato l'assessorato dell'agricoltura. Visti i precedenti, credo che di cambiamenti ne troverà ben pochi, non sarà per lui così difficile il suo reinserimento, almeno in questo sarà agevolato. Non me ne vogliano gli amici del partito di Casini, ma un altro settore su cui mi sembra opportuno compiere alcune valutazioni è quello della sanità. Se posso rubare una battuta al compagno di partito Giacomo Sanna, mi sembra che dall'accanimento terapeutico siamo passati al vuoto assistito o assistenzializzato. Nella griglia dei dati, delle competenze, dei servizi, degli enti collegati, delle centinaia di miliardi, nulla si vede, forse emerge la scienza di alcuni manager, per non parlare di "mangianer", spreconi e pasticcioni. Anche nella sanità come per l'agricoltura le confederazioni sono in rivolta, personalmente ne condivido il disagio, soprattutto quello che deriva dal mancato risarcimento per le migliaia di capi abbattuti perché colpiti dal morbo della lingua blu. Molti allevatori sono sul lastrico, attendono le provvidenze previste, i comuni dell'interno, alcuni a sola economia agro-pastorale sono ormai al limite, gli amministratori di questi territori hanno paventato perfino pericoli per l'ordine e la sicurezza pubblica. Attendiamo un intervento dell'assessore della sanità perché ci rassicuri e ci conforti, siamo nell'identica posizione di qualche mese fa. L'assessore continua ad essere per la terza volta assessore, noi siamo qui nel nostro ruolo di attenti osservatori e critici oppositori, ma è evidente a tutti, anche ai più esacerbati operatori del mondo della zootecnia, che non è con il solo risarcimento che si risolve il problema, occorre più responsabilità politica e un tempestivo rimedio alle inefficienze tecniche e burocratiche. Nel programma del Presidente si parla di tutto lo scibile sanitario, di assistenza, di prevenzione, di psichiatria, quasi fossimo una regione con molti matti, ma niente si dice invece per la sanità animale. Caro Presidente, credo che lei debba stare molto attento! Nella sua situazione è impossibile non esserlo, ha al suo fianco il fior fiore dei vecchi politici della Sardegna. Lei è un controllato a vista, un sorvegliato speciale, e non soltanto dai colleghi dell'opposizione; probabilmente nella storia dell'autonomia è il primo Presidente a scadenza, con indicata la data di scadenza, non di fabbricazione, come per i farmaci. Sarà pure una mia personalissima impressione, ma intorno a questa nuova Giunta vedo ben poco entusiasmo, non c'è il clima che ci si attendeva per il varo di un esecutivo guidato dal leader della Casa Delle libertà in Sardegna, sembra quasi di assistere ad un funerale annunciato, quasi che questa Giunta nasca già morta.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

Corda (A.N.). Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, anche io prima di iniziare questo mio intervento voglio, non dico rassicurare, ma dire al presidente Pili - che io abitualmente chiamo Mauro, perché è un amico e un collega - che io non ce l'ho certamente con lui, che lui non è l'obiettivo del mio intervento, però lui in questo momento rappresenta la Giunta, la Presidenza della Giunta, quindi io qualche cosa la dovrò pur dire.

L'onorevole Locci ha raccontato della sua emozione perché sta, per la prima volta nella sua storia politica, per votare, non si sa bene come, per una Giunta di centrodestra, perché l'onorevole Locci è rientrato in Consiglio da pochi mesi e non ha tra i suoi ricordi l'esperienza da noi vissuta nel '99, ed è da lì che io voglio partire, poi si capirà il perché.

Ventiquattro mesi or sono, dopo quattro mesi di travaglio, si fece la Giunta; le modalità con le quali nacque questa Giunta nessuno di noi le ricorda volentieri, ma quella degli accordi trasversali era l'unica strada possibile allora, chiunque avesse voluto dare alla Sardegna un Governo obbligatoriamente avrebbe dovuto percorrere quella strada che in quel momento era l'unica via d'uscita; una strada a senso unico, il Consiglio era intrappolato senza una maggioranza possibile per effetto di una legge elettorale partorita con diabolica astuzia, forse con premeditazione da chi probabilmente aveva l'ambizione di poter essere l'ago della bilancia.

Noi oggi ci troviamo in questi guai per questa legge. Il centrodestra aveva vinto al primo turno con 17 punti di vantaggio, al ballottaggio ottenne il 52 per cento contro il 48 per cento ma non aveva la maggioranza in Consiglio. L'onorevole Pili aveva stravinto con il voto popolare, ma non riuscì ad avere i voti necessari per ottenere la fiducia. Forse tutto andò secondo un copione già scritto, era un vero e proprio pasticciaccio; se fossimo andati in quel momento a nuove elezioni non avremmo risolto nulla, perché attraverso quella legge non era possibile costituire una maggioranza.

Ho fatto questa premessa per spiegare il perché io abbia votato a favore di una Giunta che nasceva con pezzi del centrosinistra e con un presidente diverso da quello indicato della gente. Ricordiamo che ad aprile ebbe inizio la campagna elettorale, che la Giunta venne fatta dopo sette mesi; la Sardegna era senza un governo da sette mesi, appunto, e per la nostra economia già disastrata continuare così sarebbe stata una vera catastrofe. Per questo votai a favore, per senso di responsabilità, per far nascere la prima Giunta di centrodestra della nostra storia autonomistica, per impedire che governasse ancora il centrosinistra. E qui ricordo delle cose senza puntare il dito contro nessuno, perché non mi sembra questo il momento. Io votai questa Giunta di centrodestra - dicevo - per impedire che nascesse un'altra Giunta di centrosinistra che insieme ad altri, di altro colore, in cinquanta anni non aveva risolto nemmeno uno dei grandi problemi della nostra Isola: quello dell'acqua, quello delle strade, ricordo che i lavori della Carlo Felice sono iniziati quarantadue anni fa ed è ancora in costruzione; le ferrovie costruite nel 1984 sono ancora da terzo mondo; il porto canale è da quarant'anni un cantiere aperto e non funziona ancora; gli investimenti sbagliati, dando un mare di miliardi a Rovelli e compagni, hanno fatto il resto. In cinquant'anni sono partiti dalla Sardegna circa 600 mila sardi, a questo punto uno direbbe: "Sono partiti tutti i disoccupati, c'è posto per tutti". Invece no, in cinquant'anni le Giunte che si sono succedute hanno creato altri 350 mila disoccupati. Ma io mi domando se si poteva, in quelle condizioni, votare in modo diverso, se si poteva votare pensando che sarebbe tornata una Giunta tipo quella presieduta dall'onorevole Palomba.

Alleanza Nazionale accettò in quella Giunta un ruolo dimesso, non commisurato alla forza elettorale che rappresentava con dieci consiglieri eletti; accettò di rinunciare perfino alla Presidenza del Consiglio sacrificata sull'altare della governabilità. Alcuni di noi, ancora con senso di responsabilità, non fecero emergere il malumore per l'orgoglio ferito, stavamo regalando la forza avuta dagli elettori ad altri partiti. Per far capire il perché del nostro comportamento, quello mio e di qualche amico, leggo alcuni passaggi delle dichiarazioni programmatiche del presidente Floris del 23 novembre del '99: "E' il programma il collante ideale e politico di questa compagine; tale programma non si configura come un mero elenco di cose, ma è alimentato da un insieme di valori, di ideali, di idee forza. Tali valori ci impongono di dare una risposta ai bisogni della gente attraverso un programma riformatore moderno e autonomistico, con l'obiettivo di affermare rigorosi criteri di produttività, efficienza e responsabilità, intervenire nei settori dei trasporti, delle acque, dei collegamenti interni ed esterni, nel trattamento dei rifiuti, nel parco tecnologico attraverso il project financing per attrarre capitali privati e per poter utilizzare le risorse pubbliche per investimenti finalizzati allo sviluppo. Un sistema che produce 350 mila disoccupati" - scriveva ancora il presidente Floris - "su un milione e mezzo di abitanti significa che non funziona, che va radicalmente modificato. Il sistema è la burocrazia regionale e statale, il sistema è il sistema bancario nel suo complesso, sono gli istituti di credito isolani, che se funzionano male bloccano lo sviluppo". Leggo ancora dalle dichiarazioni programmatiche del 1999: "L'azione di governo risulterebbe certamente non adeguata agli obiettivi indicati se non ponessimo in campo in via prioritaria la riforma complessiva della regione, degli enti, unitamente alla modifica della legge elettorale e a quella della legge numero 1 del '77 sulle attribuzioni di poteri e competenze alla Giunta regionale e delle procedure amministrative e burocratiche.

Il nostro assessore Italo Masala predispose ben 15 disegni di legge di riforma, aspettò inutilmente che venissero esaminati. Noi questo lo denunciammo più volte e con forza, e in 22 mesi non accadde nulla, non accadde nemmeno che il nostro Assessore si indignasse e rassegnasse le dimissioni; non accadde nemmeno che il nostro partito intervenisse per chiedere conto al Presidente e alla maggioranza di questo comportamento irriguardoso per i sardi, ai quali erano state promesse le riforme, e per il nostro partito. Lei ottenne il mio voto, presidente Floris, perché io credetti a quelle promesse. Ma, ancora una volta, giocò un ruolo importante il nostro ormai famoso senso di responsabilità.

Presidente Pili, mi permetta di leggere qualche brano del suo documento politico. A pagina 4 lei scrive: "Si deve certamente anche all'azione del mio predecessore e dei suoi collaboratori, ai positivi rapporti che essi hanno saputo stabilire con le forze sociali dell'Isola se negli ultimi anni tutti gli indicatori economici sono risaliti in maniera rilevante, segnando una netta inversione di tendenza rispetto al passato". Proseguo sempre nella lettura del documento: "Studi aggiornati attestano che nel 2001 la Sardegna ha fatto registrare il più alto indice di crescita tra le regioni meridionali, sono nate 3.500 nuove imprese, sono stati creati 54.000 posti di lavoro, mentre la disoccupazione è scesa del 3,5 per cento".

Presidente, 54.000 posti di lavoro creati nel 2001 mi sembrano davvero molti. Io ho votato perché lei potesse diventare Presidente della Giunta, e le dico sinceramente che credo nelle sue qualità, ma se davvero il presidente Floris e la sua Giunta hanno lavorato così bene da ottenere questi risultati, creando 54.000 posti di lavoro nel 2001, qualche sardo potrebbe porsi una legittima domanda: "Allora perché cambiamo?"

CUGINI (D.S.). Era la Giunta di centrosinistra, quella!

CORDA (A.N.). Ma sarebbe sbagliato, perché io confido in lei Presidente.

Io credo che ci sia un errore in quei dati, perché il DPEF del 2001 predisposto dalla Giunta Floris, tra le altre cose afferma che per quanto concerne il lavoro e i dati relativi all'attuazione della legge 37, "Interventi finalizzati all'occupazione e allo sviluppo del sistema produttivo regionale", all'articolo 19, "Iniziative locali per lo sviluppo e l'occupazione" sono stati messi a disposizione dei comuni 333 miliardi per l'annualità del 1999, 378 miliardi per il 2000, 420 miliardi per il 2001, ma dei fondi del 1999 è stato speso meno del 16 per cento, dei fondi del 2000 è stato speso meno del 2 per cento, l'occupazione realizzata, inoltre, è stata pari a 834 unità, di cui 84 part time per il '99 su 9.489 unità stimate, e da sole 128 unità per il 2000 su 8.123 stimate, l'1,6 per cento.

Questo è il piano straordinario per il lavoro previsto dal DPEF? Questo è un documento con il quale la Giunta Floris denunciava queste cose, ma per far capire alla gente cosa può accadere qua dentro, io ho trovato, sempre in questo documento, che sono state rintracciate risorse dei piani di rinascita del '62 e del '74, pari a qualche centinaio abbondante di miliardi, soldi non spesi da circa quarant'anni. In queste condizioni noi avremmo dovuto trarne le conseguenze, ma ancora una volta il senso di responsabilità, sapendo che anche andando a nuove elezioni nulla sarebbe cambiato, ci ha tenuto tranquilli, parlo ovviamente a titolo personale.

Ma prima di parlare dell'argomento di A.N., per la quota parte che mi riguarda, e la Giunta Pili, vorrei parlare di un altro argomento.

Creare una maggioranza stabile, credo che, in questo momento, sia chiaro a tutti, non è una cosa facile. Sarebbe auspicabile che ci dimettessimo tutti ed andassimo a nuove elezioni, ma dopo aver fatto almeno un'ultima cosa: le riforme. Noi sappiamo che questa è una cosa non possibile, però, la nuova legge elettorale, quella vigente, il così detto "tattarellum" consente l'elezione diretta del Presidente della Giunta, ma è una legge che farebbe scomparire i piccoli partiti, e farebbe sparire anche piccoli partiti che hanno un passato glorioso come il Partito Sardo d'Azione e credo che non sarebbe giusto che una legge sbagliata ingoiasse partiti di tale tradizione. Credo che questa legge sia sbagliata anche perché attraverso il "tattarellum", e il cosiddetto listino, darebbe ai partiti ancora una volta l'egemonia della politica, cioè si tornerebbe indietro, si andrebbe ancora verso la partitocrazia, in un momento in cui tutti stiamo guardando con speranza verso le primarie, cioè verso il decentramento del potere verso la base. Che sia la base a decidere non solo chi deve essere eletto, ma chi deve essere candidato e non solo nelle cariche elettive, ma anche in quelle di partito. In questo momento credo che sia importante ricordare che se noi andassimo a votare con questa legge, quella esistente, quella nazionale, andremmo incontro ad un bel guaio. Credo che faremmo una legge che farebbe piazza pulita dei piccoli partiti, quindi antidemocratica, e daremmo nelle mani dei partiti la totale decisione di come governare il paese. Noi crediamo che questo invece debba essere fatto sempre con il parere della gente, con il parere dei cittadini.

Dico che questa riflessione dovrebbe indurci, con senso di responsabilità, dopo il passaggio nelle Commissioni, a portare in Aula e approvare al più presto una nuova legge elettorale per consentirci di far valere la nostra specialità, per non essere costretti ad andare al voto con una legge pensata fuori dalla Sardegna. Se io affermo che il Gruppo di Alleanza Nazionale è quello che si è distinto per affidabilità, per correttezza, per lealtà, per essere sempre stato presente sia in Aula che nelle Commissioni, dico una cosa che nessuno può smentire, e noi con un pizzico di presunzione e di civetteria ci vantiamo di questo, ma quando si comincia a pensare che siamo talmente corretti, leali e ubbidienti che dove ci mettono, lì restiamo ed anche in silenzio, in qualcuno di noi scattano meccanismi di reazione. Mi perdoni, Presidente Pili, lo dico solo per ricordarlo a me stesso e a nessun altro. Gli elettori hanno dato a ognuno di noi una delega in bianco confidando che noi li avremmo rappresentati al meglio, mantenendo le promesse fatte. Ognuno di noi ha promesso che, qualora avessimo vinto le elezioni, avremmo governato con onestà ed efficienza. Quindi avendo vinto abbiamo non solo il diritto, ma il preciso dovere di governare in nome e per conto degli elettori che ci hanno dato la delega e ne parla chi non ha mai avuto pruriti di sedia e chi non ne ha e chi non è candidato a fare l'Assessore, non lo sarò neanche domani. Quindi non ne parlo perché sono deluso dal fatto di non avere avuto qualcosa che non ho chiesto. In democrazia, presidente Pili, chi ottiene più voti vince perché rappresenta più persone e ha il diritto di governare, chi prende meno voti perde. Questo prevede il principio di rappresentatività. Allora, Presidente, perché Alleanza Nazionale che è rappresentata in Consiglio da undici consiglieri deve subire l'umiliazione di avere lo stesso numero di deleghe assessoriali di altri partiti che di consiglieri ne hanno tre o quattro? Perché? In virtù di quale regola, di quale principio lei ha deciso questo? Forse perché siamo educati? Noi pruriti non ne abbiamo e non ne abbiamo mai avuti. Io ho detto che non sono candidato a nulla, quindi non ho di certo pruriti.

Inoltre, i nostri amministratori, quelli di Alleanza Nazionale, in tutta Italia, dove hanno governato, non sono stati mai trovati una sola volta con le mani dentro il vasetto della marmellata, per usare un termine abusato. Ma usciamo dalla volgarizzazione del termine "poltrone", perché chi ha vinto le elezioni, lo ripeto, ha il dovere di governare e chi rinuncia a farlo tradisce i propri elettori. Lei, Presidente Pili, facendo la scelta che ha fatto è venuto meno ad un principio di democrazia, ha mancato di rispetto al nostro elettorato. Lei ha pensato anche a delle compensazioni e visto che ne ha parlato poco, o comunque io le ho apprese dal mio Gruppo e se n'è parlato anche sulla stampa, vediamole. La Sotacarbo è una scatola vuota creata apposta per dare uno stipendio ad un presidente amico di qualcuno, ma la società non svolge alcuna attività. Il Consorzio B si occuperebbe di sanità, dico si occuperebbe perché non esiste. Il Consorzio B non si sa che cosa sia. L'Arpa si occuperà di ambiente, se e quando nascerà, perché per il momento non esiste. La subdelega per le acque, la domanda è con firma o senza, sembrerebbe senza, quindi è una sorta di consulenza. Poi avrebbe offerto, l'hanno scritto i giornali, la vicepresidenza della Giunta che potrebbe essere l'equivalente della rappresentanza diplomatica del Principato di Guasila. Nel senso che è una cosa che non esiste. E' una cosa che non esiste, che non c'è, non si può nemmeno inventarla, perché non c'è.

SANNA SALVATORE (D.S.). Bravo!

COGODI (R.C.). Non offendere Guasila!

CORDA (A.N.). Vede, presidente Pili, probabilmente sono un po' all'antica, ma io considero la dignità il bene più prezioso dell'uomo, non è un problema di poltrone o di poltroncine, caro presidente Pili, a quelle si può rinunciare, è un problema di dignità, quella non è disponibile, Presidente. Anche nel mio Partito credo che sulla dignità la pensino tutti allo stesso modo, ma io le dirò come voterò quando sarà il momento di votare, perché non so ancora come voterò, in quel momento ve lo farò sapere. Lei ha scritto: "Ognuno è chiamato e sarà chiamato ad assumersi le proprie responsabilità", lo ha scritto lei a pagina nove del suo documento politico, lei con la scelta che ha fatto la sua responsabilità se l'è già assunta e non c'erano dubbi, noi ancora no, ma lo faremo presto.

PRESIDENTE. Questo era l'ultimo intervento per stamattina. I lavori del Consiglio riprenderanno stasera alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 43.