Seduta n.216 del 12/03/2002
ccxviSeduta
(ANTIMERIDIANA)
Martedì 12 Marzo 2002
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
La seduta è aperta alle ore 10 e 41.
BIANCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 5 marzo 2002 (211), che è approvato.
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
Dai consiglieri Pisano - Cassano - Fantola - Vargiu:
"Disposizioni del diritto di voto per il Consiglio e i referendum regionali dei cittadini italiani nati in Sardegna residenti all'estero o in territorio italiano extraregionale". (308)
(Pervenuta il 7 marzo 2002 ed assegnata alla prima Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
BIANCU, Segretario:
"Interrogazione CAPPAI, con richiesta di risposta scritta, sulle condizioni particolarmente disastrate della SS 387 dalla nuova 554 all'innesto della 466 fino al Km 29". (439)
"Interrogazione LIORI, con richiesta di risposta scritta, sullo stato dei lavori di risanamento del tratto di mare inquinato dall'affondamento dell'Eurobulker IV". (440)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
BIANCU, Segretario:
"Interpellanza CALLEDDA - SPISSU - MORITTU - SANNA Alberto sulle proposte dello IACP per la cessione delle unità immobiliari site nel Comune di Carbonia e Bacu Abis, a norma della L.R. n. 7 del 2000". (219)
"Interpellanza LICANDRO - CORONA sugli effetti negativi derivanti alle aziende sarde produttrici di latte fresco in seguito al crescente arrivo dall'estero di prodotti già confezionati, arbitrariamente etichettati come "latte fresco pastorizzato" per i quali non sussiste l'obbligo di una scadenza fissa". (220)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
BIANCU, Segretario:
"Mozione BALLETTO - PITTALIS - CORONA - LOMBARDO - PILO - RASSU - GIOVANNELLI - SATTA - USAI - FRAU - GRANARA - PIRASTU - LICANDRO - SANNA NIVOLI - MURGIA - CAPELLI - CAPPAI - FANTOLA - VARGIU - CASSANO - TUNIS - PIANA - MILIA sulle dimissioni del Presidente della Fondazione del Banco di Sardegna". (61)
PRESIDENTE. Colleghi, vi ricordo che stiamo discutendo il disegno di legge numero 295/A, la finanziaria. Vi prego di prestare un po' di attenzione, abbiamo terminato la discussione generale e siamo all'esame dell'articolo 2 i cui emendamenti sono stati già illustrati.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore di maggioranza.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Presidente, io li indico nell'ordine che ho; probabilmente non è perfettamente rispondente a quello che è stato l'ordine di illustrazione.
Ovviamente sugli emendamenti agli emendamenti, che non sono stati oggetto di esame da parte della Commissione, essendo stati presentati in Aula, il parere della Commissione è quello di rimettersi all'Aula; sugli altri, invece, adesso di seguito indicherò il parere espresso dalla Commissione. Sull'emendamento numero 192 il parere è negativo; così come su gli emendamenti numero 197, 402, 199, 200; l'emendamento numero 404 dovrebbe essere assorbito da un altro emendamento che è stato presentato e quindi, si rimanda a quell'emendamento di riferimento, che al momento però, non ho annotato; sull'emendamento 128 il parere è favorevole; sull'emendamento 450, trattandosi di emendamento ad un emendamento, ci si rimette all'Aula; il 506 è stato dichiarato inammissibile; il 462 è stato dichiarato inammissibile; sul 451 ci si rimette all'Aula; il numero 193 mi risulta ritirato, e comunque il parere era negativo; sul 131 il parere è favorevole; sul 448 ci si rimette all'Aula; sul 196 il parere è negativo; sul 132 è favorevole; sul 449 ci rimettiamo all'Aula; sul 133 si esprime parere favorevole; sul 194 negativo, così come sul 198; sul 37 è favorevole; sul 435 ci rimettiamo all'Aula; sul 129 è favorevole; sul 130 è favorevole; sugli emendamenti numero 453, 446, 447, 436, 437, mi rimetto all'Aula; sugli emendamenti numero 191, 195, 201, 202, 401, esprimo parere sfavorevole; sugli emendamenti numero 433 e 434 mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Gli emendamenti numero 192, 197, 402, 199, 200, 450, 451, 462, 448, 196, 449, 194, 198, 435, 436, 437, 446, 447, 191, 195, 201, 202, 401, 433, 434, non si accolgono; sugli emendamenti numero 128, 129, 130, 131, 132, 133, che sono della Giunta, ovviamente si esprime parere favorevole, cosi come sull'emendamento numero 37; il numero 193 è stato ritirato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu sugli articoli e sugli emendamenti. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, come lei avrà già avuto modo di vedere, l'articolo 2 è un articolo piuttosto complesso, che è fatto di diciassette commi, nel quale, oltre alle questioni relative alla contrazione dei mutui, all'accorpamento dei mutui, alla sistemazione di partite finanziarie, ci sono anche questioni che esulano un po' dalla materia dell'articolo 2, in modo particolare il comma 13, che parla quasi esclusivamente di aeroporti, e i commi 14, 15, 16 e 17, che affrontano una problematica che, secondo me, andrebbe trattata separatamente, relativa al patrimonio, alla sua gestione e alla sua eventuale cessione.
Quindi io le proporrei, così come abbiamo fatto altre volte, per rendere la discussione sull'articolo e sugli emendamenti più puntuale, una suddivisione di questo articolo così complesso almeno in tre parti: la prima fino al comma 13, perché mi sembra tutto sommato che questi primi commi trattino argomenti omogenei, chiedo scusa, fino al comma 12, la seconda costituita dal comma 13, e la terza dal 14 sino alla fine.
PRESIDENTE. Quindi l'onorevole Spissu propone di ordinare la discussione in tre parti, considerando ognuna di queste per omogeneità di materia da trattare.
Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I. - Sardegna). Presidente, noi siamo contrari, perché pensiamo che l'articolo sia un corpo unico e quindi non possa essere diviso come chiede l'onorevole Spissu.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io sono favorevole alla proposta avanzata dal collega Spissu, per una ragione elementare: un articolo si compone di commi, a rigore i commi dovrebbero essere le specificazioni del tema, della questione che tratta quell'articolo. Se io formulo un articolo, io ricordo la finanziaria dell'anno scorso, con 64 commi, che non sono specificazioni del tema, ma a loro volta integrano la disciplina di venti - trenta materie, tutte diverse fra loro, solo messe sotto un articolo di legge, in realtà l'esame deve essere fatto per argomenti omogenei, trattando i commi come fossero articoli.
Qui c'è un problema che non è, come dire, di estetica, di mera armonia legislativa, è un problema, come dire, di tecnica legislativa. Gli articoli della legge, di qualsiasi legge, disciplinano una materia, un aspetto; poi questo aspetto si articola nelle finalità, nelle modalità, insomma, questo è il sistema con cui si possono fare le leggi. Cosa vuol dire che l'articolo 1 contiene un unico corpus Il corpus - lo dico al collega Corona - come dire, è un sistema organico, fatto di testa, di braccia, di piedi e di cose varie, che sono fra di loro tutte interconnesse. Quello è il corpus. Se io prendo cose tutte distinte, se prendo un corpus umano, fatto di naso, bocca, orecchie, piedi e quanto altro, e ci metto a fianco una pietra, non è che quella pietra diventa parte del corpus, ancorché la pietra uno se la metta in tasca o al posto della testa. E` un'altra cosa! E la pietra va discussa distintamente, perché magari viene trattato l'uso della pietra, le tecniche costruttive con la pietra, l'isola della pietra e tutto quanto attiene alla pietra. Quindi per corpus si intende quello che organicamente è interconnesso. Pertanto mi parrebbe, questo ai fini di una non dico migliore, ma di una minima comprensione dei temi che si discutono e si approvano, che sia ovvio, chiaro, che si debba procedere per argomenti omogenei - e mi pare che il collega Spissu sia stato anche estremamente cauto, perché a guardar bene le distinzioni interne di materia nell'articolo 1 sono anche di più di tre, ma sicuramente quelle tre materie sono trattate.
Badate, una trattazione della finanziaria in questo modo, affastellato, confuso e confusionario, non è che aiuta neppure la discussione, e neppure i tempi di discussione, perché se ci accingiamo tutti, con buona volontà e buona disponibilità a discutere seriamente, si procederà tranquillamente e seriamente, se invece siamo di fronte a forzature che si vogliono affermare in questo modo illogico, è chiaro ed evidente che, siccome la illogicità da molti consiglieri giustamente non può essere accettata, questa non sarà una semplificazione, ma un'ulteriore complicazione anche del nostro lavoro.
PRESIDENTE. Io mi permetterei di insistere con l'onorevole Corona. Io credo che la proposta davvero non miri a creare problemi, semmai esattamente al contrario, ad agevolare la discussione, e questa può essere una strada, io la prenderei in considerazione, si tratta semplicemente di organizzare il dibattito, e se non sono tre possono essere due le parti, comunque trovo davvero utile che procediamo per argomenti omogenei e che l'articolo venga trattato per parti.
Io proporrei, onorevole Spissu, di dividere l'articolo in due parti: la prima parte, sino al comma 13, tratta l'indebitamento e l'altra, che comprende i successivi commi, che disciplina le dismissioni. Se questo può essere un compromesso accettabile, io procederei immediatamente alla discussione la prima parte.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Capisco il suo sforzo di mediazione. A noi la proposta sembrava una proposta assolutamente minimalista Poi mi rendo conto che l'onorevole Corona deve fare il duro; non si sa bene per quale motivo. Vogliamo dividerlo in due parti? Facciamolo pure. Credo che questo non diminuirà di un minuto il tempo a nostra disposizione per fare una discussione che sia approfondita su tutto. Noi volevamo semplicemente agevolare il lavoro dei consiglieri, anche di chi segue gli interventi per argomenti omogenei. Ma insomma, se i falchi insistono, per carità! La divisione in due parti a mio avviso è insufficiente, però possiamo rimetterci alla volontà dell'Aula.
PRESIDENTE. Io sto facendo una proposta, poi naturalmente mi rimetterò anche io all'Aula.
Onorevole Corona, che cosa pensa di questa proposta di mediazione? Valuti lei, perché poi, alla fine, mi rimetterò alla volontà dell'Aula.
CORONA (F.I. - SARDEGNA). Presidente, non è assolutamente né per fare i duri né per fare i falchi, ma l'articolo a me sembra omogeneo, organico, e quindi non mi sembra che ci sia la necessità di dividerlo. Questa è la mia opinione, senza essere né falco né niente; certamente abbiamo anche la preoccupazione che dividendo in diverse parti l'articolo si allunghino i tempi della discussione.
PRESIDENTE. Ha sentito, onorevole Spissu? C'è la preoccupazione che il dibattito sull'articolo 2 duri tre volte il tempo necessario accogliendo la sua proposta, due volte se si accoglie la mia. Io naturalmente credo comprendiate che mi devo rivolgere all'Aula che deciderà. Pertanto metterò in votazione la proposta dell'onorevole Spissu di dividere la discussione in tre parti.
spissu (d.s.). Oppure in due, come diceva lei.
PRESIDENTE. Siccome non le possiamo votare assieme andiamo per esclusione.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Io credo che questo sia un compito del Presidente. Cioè, se noi facciamo decidere sempre all'Aula, le minoranze non vengono tutelate. Quindi io chiedo al Presidente che si assuma la responsabilità della decisione. Se la richiesta che noi abbiamo avanzato è una richiesta che serve per una discussione più approfondita, più seria, la si accolga; onorevole Corona, le dico con molta sincerità che se si vogliono allungare i tempi si possono ben utilizzare altre norme regolamentari che credo l'onorevole Corona conosca, e non è la divisione in più parti di un articolo che può determinare un allungamento o meno della discussione.
Credo, quindi, che questo sia un compito del Presidente del Consiglio, con la speranza che venga accolta una richiesta che risponde all'esigenza di procedere ad un esame più serio della finanziaria.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, io sono convinto che c'è da parte vostra la volontà di arrivare a un metodo di discussione ordinato. Naturalmente questo ha riflessi, non vi è ombra di dubbio, sul tempo che noi utilizzeremo per fare la discussione. Il Regolamento, mentre ci dà indicazioni chiare per ciò che riguarda il voto, ammettendo la possibilità di votare per parti, non dice niente, invece, in ordine alla discussione. Noi dovremmo, utilizzando il Regolamento, votare l'articolo e gli emendamenti così come sono. Questo prevede il Regolamento, se non c'è un accordo io lo devo applicare e quindi procedere in quella direzione, ma poiché io ho espresso anche un'opinione, ho tentato una mediazione, mi rivolgo all'Aula. E' corretto, lo prevede il Regolamento, onorevole Fadda.
Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, mi pare che in queste circostanze, oltre che il testo della norma regolamentare, valga la prassi. Mi pare che l'anno scorso questa questione l'avevamo discussa animatamente e poi eravamo arrivati a una conclusione che ci aveva concordemente consentito di andare avanti. La conclusione alla quale eravamo pervenuti prendendo anche spunto dalle norme regolamentari, era che gli argomenti omogenei venissero accorpati in un'unica discussione. A me sembra che il precedente dell'anno scorso debba essere un punto di riferimento e di discernimento anche per questa tornata. Non mi pare che sia il caso di porre sul piano di un conflitto regolamentare rimettendosi a decisioni dell'Aula una proposta che ci consente solamente di discutere meglio questo articolo. Siamo sinceri tra di noi, se l'onorevole Spissu o qualcuno dei colleghi avessero posto il problema di discutere comma per comma o emendamento per emendamento sarebbe stato eccessivo. Dividere l'articolo in due o tre parti omogenee, perché omogenee sono, mi sembra un atto di tale saggezza finalizzato a rendere più agevole la discussione che non possa essere rifiutato, anche per essere coerenti con la decisione assunta l'anno scorso, che vale come precedente. Poi se si vuole in quest'aula trasformare tutto, anche le cose più banali, come una proposta sulle modalità di discussione di un articolo e degli emendamenti, in un elemento di lacerazione e di conflitto assumetevene voi la responsabilità, ma mi sembra francamente una cosa di una miopia totale.
PRESIDENTE. Io vorrei, onorevole Selis, ricordarle che sulla divisione dell'articolo per argomenti io ho già espresso la mia opinione, però non sono d'accordo quando lei dice che poiché l'anno scorso abbiamo fatto in modo diverso, c'è una prassi. Le ricordo che l'anno scorso questa decisione l'abbiamo presa all'unanimità in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo. Quindi non possiamo dire che si sia consolidata questa prassi. Stiamo discutendo e cercando di arrivare comunque a un'ipotesi concordata.
Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Presidente, la mia richiesta di intervento è dovuta al fatto che, siccome lei ora dovrà farci votare, io vorrei capire bene la situazione. Nel senso che ho capito la richiesta fatta dalla opposizione, cioè di dividere l'articolo 2 in due o tre parti, anche se io ho letto questo articolo e non è facile dividerlo in due o tre parti perché il suo contenuto è totalmente omogeneo, perché in fondo è un articolo che riguarda la partita finanziaria. Ma non è di questo che intendo parlare.
La domanda che io pongo al Presidente è questa: è chiaro che la votazione è unica, cioè avviene sull'intero articolo, non è che si voti diversamente a seconda che venga diviso in due o più parti; la votazione è sempre globale, cioè la discussione può avvenire per parti, ma la votazione è unica. Questo io lo voglio sapere per me stesso, per capire come si vota. Io parlo di votazione conclusiva, cioè l'articolo 2 viene votato globalmente oppure si vota per parti? Voglio capire questo, la mia è una semplice domanda di chiarimento, non sto sposando nessuna tesi.
PRESIDENTE. Il problema sollevato dall'onorevole Contu è fondato e pertinente. Io do per scontato che procederemo a un'unica votazione, noi stiamo parlando della discussione. La discussione va organizzata così e dopo perverremo al voto; si voteranno gli emendamenti e l'articolo come previsto dal Regolamento.
Onorevole Spissu, vuole ritirare la proposta?
spissu (d.s.). A me sembra Presidente, che sia un po' un lavoro inutile quello che stiamo facendo. Io ho proposto una discussione dell'articolo suddividendolo per argomenti omogenei. Lei propone di dividerlo in due, mi sembra che non possiamo tirare per le lunghe la discussione se sia meglio dividerlo in due o in tre parti. Lo dividiamo in due parti, come lei ha proposto, e la discussione va avanti così com'è articolata. A noi interessava sottolineare l'esigenza che questo articolo debba essere diviso almeno in due o tre parti omogenee. Lei dice due, va bene due, il principio è affermato, proseguiamo nella discussione. Non c'è nessun tentativo di perdere tempo né di farne perdere.
PRESIDENTE. Onorevole Spissu, io devo procedere alla votazione perché questo Consiglio è fatto di ottanta consiglieri, non di trentanove o quaranta, e dobbiamo decidere tutti insieme, non si può decidere in questo modo.
Pertanto metto in votazione la proposta dell'onorevole Spissu. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(Non è approvata)
Metto in votazione la proposta del Presidente di dividere l'articolo 2 in due parti. Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Allora la discussione è organizzata così, discutiamo dividendo l'articolo in per due parti, la votazione, come abbiamo detto, sarà effettuata secondo il Regolamento. Pertanto la prima parte, lo ricordo, comprende i primi 13 commi; colleghi un po' di attenzione per gentilezza, la seconda parte i commi 14, 15, 16 e 17.
Sulla prima parte ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Grazie Presidente. L'articolo 2 - mi riferisco naturalmente alla prima parte perché la seconda parte contiene norme che potevano essere più propriamente collocate in altre parti della legge o perfino in altre leggi - è un elemento capitale della struttura portante della legge finanziaria e dei documenti di bilancio, in quanto come è noto il bilancio di un ente pubblico deve essere in pareggio, non è consentito altrimenti, e l'articolo 2 è proprio quello che contiene il pareggio del bilancio e le modalità per conseguirlo attraverso l'autorizzazione alla contrazione di uno o più mutui.
Fin qui la fisiologia delle leggi di contabilità e dei primi articoli di qualsiasi legge finanziaria. Se non che l'articolo 2 contiene anche un'enormità, anzi ne contiene due; e sono due enormità che costringono le opposizioni a perseguire l'obiettivo di bocciarlo anche se in tutta evidenza siamo consapevoli che ciò comporta la caduta del bilancio. Quali sono queste due enormità? La prima è la misura dell'indebitamento. A me sembra che in queste settimane si sia finalmente fatta chiarezza sulla famosa questione della misura e delle responsabilità dell'indebitamento, molto di più di quanto sia stato consentito da polveroni sollevati... Presidente, sembriamo al mercato, del pesce, della carne, della frutta, non lo so, sembriamo al mercato. Dicevo che in queste settimane si è fatta chiarezza sulla questione dell'indebitamento. Le cifre sono facilmente leggibili nell'articolo 2, lo erano peraltro già nel documento di programmazione economica e finanziaria, e svelano anche la grande bugia di questi anni, che chi ha governato nella scorsa legislatura ha sventrato le finanze regionali.
Io sono una delle persone che ha posto nella scorsa legislatura il problema dell'indebitamento e credo quindi di avere titolo a parlare con molta serenità, con molta responsabilità e con le carte in regola. Quello che si evince dal Dpef è che il saldo del debito, al 31 dicembre 2000, era di 4 mila miliardi, che al 31 dicembre 2001 il saldo era di 7 mila e 300 miliardi, e che ora abbiamo largamente superato, con le previsioni relative all'esercizio 2002, i dieci mila miliardi, largamente superato; e l'esercizio non è nemmeno iniziato ancora.
Per avere la fotografia del debito, occorre leggere con attenzione, i colleghi l'avranno fatto, il comma 1 e il comma 3 dell'articolo 2, e poi fare un'operazione aritmetica elementare che tutti sappiamo fare: l'addizione. Quindi, bisogna sommare il miliardo e 948 milioni, cioè i circa due miliardi di euro del comma 1, che sono: la quota 2002, la quota 2002 per l'anno 2003, e la quota 2001 già autorizzata che è a carico dell'esercizio 2002, e il comma 3 dove ci sono poco meno di 4 miliardi di euro, articolati come viene detto nella norma, e cioè la copertura del disavanzo presunto al 31 dicembre 2000 e la copertura del saldo finanziario negativo presunto alla data del 31 dicembre 2001. Insomma, io adesso non ho una calcolatrice ma non siamo lontani dai 6 miliardi di euro. Di questi 6 miliardi di euro, la quota in lire relativa al pregresso prima dell'inizio di questa legislatura è di 4 mila miliardi, equivalente a circa 2 miliardi di euro. Il resto è affare di chi ha governato in questi due anni, facendo una straordinaria battaglia propagandistica contro l'indebitamento e realizzando il più grosso indebitamento mai realizzatosi nella storia della Regione sarda. Questi sono i fatti.
La seconda enormità è una novità - io sono un tifoso dell'innovazione ma talvolta le innovazioni possono anche essere stupidaggini, in questo caso è così - che consiste in questa bellissima idea di contrarre l'intero mutuo relativo all'intero indebitamento. Io ho cercato di capire in Commissione, ponendo umilmente delle domande, quale fosse la ragione e quale fosse l'obiettivo; l'ho chiesto all'Assessore, l'ho chiesto anche ai tecnici del bilancio, debbo confessare di non avere capito. Sarà un limite mio. Una delle risposte è stata questa: "Adesso iniziamo a trovarci di fronte ad un deficit di liquidità". Ma tra non contrarre nulla e contrarre 10 mila miliardi per sopperire al deficit di liquidità ove si presentasse, ci saranno pure delle strade graduali! Ce n'è una che è quella che la buona amministrazione consiglia, che è quella di contrarre il mutuo relativo all'esercizio in corso, se serve. Cosa c'entra contrarre invece che un mutuo da 1 miliardo di euro, uno da 6 miliardi di euro? Non lo capisco. E` stata detta anche un'altra cosa, è stata detta in Commissione, è agli atti (io non avrei voluto sentirla ma l'ho sentita), cioè che si chiede l'autorizzazione a contrarre l'intero mutuo per impedire che il Consiglio regionale impegni gli stanziamenti per il servizio del debito, cioè per la restituzione del mutuo. Io non ho parole per definire cose di questo genere, non so di che cosa stiamo parlando, lo confesso. Cioè il Consiglio regionale sarebbe un bambino che se non si prevedesse tale autorizzazione, prenderebbe i quattrini previsti per l'ammortamento del debito, per il cosiddetto servizio del debito, per fare un viottolo di campagna a Nureci. Io penso che queste materie andrebbero affrontate in modo un tantino più serio.
In più, badate, non è che questa ipotesi della contrazione del maxi mutuo sia indolore, perché se fosse indolore potremmo dire che non ci piace, e ciccia! E` dannosa perché comporta oneri e gli oneri, colleghi cari, li trovate squadernati al comma settimo. Quindi, non si fa una grande fatica, basta leggerlo: nel 2003 poco meno di 500 milioni di Euro; nel 2004 poco meno di 500 milioni di Euro; dal 2005 al 2017, dal 2005 al 2017, al 2017 - lo dico tre volte perché sia chiaro cosa si sta facendo - poco meno di 500 milioni di Euro. Io spero che i consiglieri della maggioranza abbiano letto e abbiamo compreso che siamo di fronte a quella che ho detto, un'enormità. Questo si potrebbe ancora impedire con un ragionamento di buon senso.
Io concludo dicendo che la gestione finanziaria 2000-2001 - l'ho detto e lo ripeto, qualcuno si è offeso, ma adesso sta diventando senso comune - la gestione finanziaria 2000-2001 è stata una Waterloo, l'esempio limpido di come non si debbano gestire le finanze regionali; la legge finanziaria del 2002, però, si sta avviando sulla stessa strada.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Ma della destra non parla nessuno?
PRESIDENTE. Non ho nessuno iscritto, pertanto non posso chiamare nessuno. Prego, onorevole Cogodi.
MURGIA (A.N.). Parla tu per noi.
CORDA (A.N.). Dì qualcosa di destra.
COGODI (R.C.). Signor Presidente e colleghi, intanto una precisione, non ho voluto chiedere prima la parola sul Regolamento per non appesantire la discussione sulla parte procedimentale, però è ovvio che rimane inteso, rispetto alla votazione precedente, che la votazione per parti il nostro Regolamento la consente qualora si richieda, quindi, la votazione per parti di un articolo è consentita anche quando la discussione è unica, a maggior ragione sarà consentita, in base al Regolamento, quando la discussione è distinta. Quindi, la votazione per parti è chiaro ed evidente che verrà richiesta e ci sarà.
Entrando nel merito, principalmente questa prima parte dell'articolo 1 tratta la questione che è stata definita fondamentale, primaria, cardinale, e quant'altro aggettivando sulla sua importanza, perché è la parte della finanziaria che prevede l'acquisizione delle risorse, cioè dei danari di cui la Regione potrà disporre, nell'anno in corso, attraverso l'indebitamento. E in questa vicenda sono contenuti due aspetti di una stessa questione. Un primo aspetto è relativo alla pochezza e all'incapacità politica e di governo della maggioranza e della Giunta che non hanno saputo in nulla curare una politica delle entrate con sufficiente acquisizione di risorse, per sostenere almeno le parti fondamentali dell'intervento regionale. Ma su quello si potrà dire qualcosa più specifico dopo.
Il secondo aspetto della stessa questione è la natura, la portata, il significato della Regione che si indebita. Su questa questione si discute da anni, e l'attenzione prevalente dei colleghi si incentra quasi esclusivamente sull'entità dell'indebitamento, sulla misura dell'indebitamento: se è poco va bene, se è molto va male. Alcuni di noi, e principalmente la nostra parte politica, Rifondazione Comunista, non oggi ma in questo tempo, ha tentato di avanzare un ragionamento di merito perché si discuta non solo della misura dell'indebitamento, ma anche e sopratutto della natura dell'indebitamento.
Cioè, non principalmente della quantità, se mi debbo indebitare poco o molto, ma della bontà, cioè se indebitarsi serve alla Regione, crea un'utilità, attiva un circuito virtuoso per cui una Regione, così come un soggetto pubblico o anche privato, ricorre al credito quando ha bisogno di qualcosa. Il problema è qual è il bisogno che vuole soddisfare! Perché se uno si indebita per pagare attività di tipo voluttuario, consumistico, è evidente che non fa un buon affare; cioè vincola se stesso e la sua capacità reddituale per il futuro per delle finalità di carattere futile. Fa come le cicale. Ma se un soggetto privato o anche pubblico ricorre all'indebitamento, cioè ricorre al credito, non per fare la cicala ma per fare l'ape operosa, cioè per avere delle utilità sociali e produttive d'insieme, l'indebitamento è ampiamente ripagato dalla ricchezza che si produce, dalle convenienze sociali che si guadagnano ed anche, in un sistema qual è quello regionale, con una finanza che è in parte derivata dallo Stato, nel senso che viene devoluto alla Regione il gettito fiscale che in gran parte si crea in Sardegna, è chiaro che più produzione, più ricchezza, più transazioni commerciali, più occupazione, quindi più soggetti che siano titolari di reddito, soggetto quindi ad imposizione fiscale, vuole dire anche un maggiore introito della Regione, vuole dire entrate in più con le quali si può benissimo ripagare una rata di mutuo.
Il problema vero non è quanto è l'indebitamento, il problema vero è per che cosa e per chi è l'indebitamento. E qui è il punto politico. L'indebitamento che è previsto in questa finanziaria è un indebitamento non solo di entità insopportabile, ma è insopportabile perché è destinato in gran parte, quasi esclusivamente per tappare delle falle, per interventi tampone; non c'è una strategia dello sviluppo, non c'è una strategia di un investimento produttivo, manca un progetto tale per cui derivi necessariamente maggiore ricchezza, maggiore occupazione attraverso l'attuazione delle politiche regionali, per cui il debito si ripagherebbe e sarebbe anche un fatto positivo.
Quindi, la ragione della censura politica che noi riproponiamo consiste nel fatto che la Regione, cioè il Governo della Regione, voi di centrodestra che vi siete stracciati negli anni passati tutte le camicie - poi ne avete comprato altre più belle di camicie, è vero, però ricordo tutte le camicie strappate da Balletto, La Spisa e tutti quelli che si occupavano di queste cose, per non dire di Masala che è rimasto in canottiera! - sull'indebitamento di allora, che era meno di un quinto di quello che voi stessi oggi proponete, oggi accettiate senza fiatare questa proposta. Allora almeno la Regione si indebitava per meno di un quinto di quanto oggi la state indebitando voi, per sostenere il piano straordinario per il lavoro che era la forma più produttiva di ricorso al credito. Perché creare più lavoro e più occupazione vuole dire incrementare la ricchezza, la produzione, il benessere sociale ed anche il gettito fiscale. E il gettito fiscale delle persone fisiche e giuridiche in questa Regione, per i sette o per i nove decimi, torna nelle casse regionali; e fu allora dimostrato che un indebitamento di quel tipo non solo non costituiva perdita per la finanza regionale, ma era in attivo. Così come fa un cittadino quando si deve comprare la casa e ha solo uno stipendio, dovrebbe costruirsi la casa in trent'anni; invece va in banca, prende i soldi, si compra la casa, abita in quella casa e nei trent'anni se la paga, e nel frattempo ne può disporre. Perché quello che vale per il cittadino saggio, quello che vale per voi che curate aziende - non è che le curate sempre bene perché spesso, quando curate affari privati, vi capita di fallire e con questa storia, che voi sareste capaci di tirare bene di conto bisogna anche finirla; se foste capaci di tirare bene di conto terreste bene almeno le vostre aziende, e non tutti ci riescono per quanto se ne sa - vale anche per la Regione; anche l'operatore economico saggio, se è capace, ricorre al credito perché fa migliori investimenti, vende di più quindi paga il debito e raggiunge una condizione economica migliore.
Questo è il senso della nostra opposizione a questo tipo di indebitamento, che è eccessivo. Eccessivo non solo nella misura ma soprattutto nella sua natura, perché è dispersivo, clientelare, improduttivo. Questo tipo di indebitamento che voi proponete, solo per poter rispondere a domande generiche che gruppi di pressione, che corporazioni, lobby avanzano alla Regione - e voi volete rispondere di sì a tutti e quindi non vi peritate un attimo di dire: "aumentiamo il debito" - è improduttivo; ecco perché ci opponiamo ad esso!
Il secondo aspetto che dovrebbe essere richiamato in riferimento a questa prima parte dell'articolo 1 è quello relativo alla politica delle entrate. Voi qui state prefigurando un sistema che è disastroso, perché all'articolo 8 voi prevedete, con norma di legge, che tutte le prossime entrate della Regione, a valere sul Titolo III dello Statuto, andranno a diminuire questo debito. State ipotecando quello che non avete, dovevate curare la migliore funzionalità delle entrate regionali attraverso il rispetto, innanzitutto da parte del Governo nazionale centrale, dello Stato, del Titolo III dello Statuto; non lo avete fatto, non lo fate, prendete i soldi a debito e dite: "pagheremo il debito con i soldi che eventualmente ci verranno"; e le altre esigenze della Regione? E tutte le esigenze future che si ripresenteranno? E quelli che da questo bilancio non avranno nulla, e i ceti deboli che rimarranno indietro? Quelli rimarranno sempre deboli, non hanno nulla adesso e non avranno nulla nei venti anni successivi perché le prossime entrate saranno vincolate per pagare questo debito!. In questa scelta c'è un'altra ingiustizia enorme, che voi non potete sancire con una legge; dovete invece precisare che il progetto di sviluppo della Regione dovrà contemperare le esigenze di tutti i sardi, a partire da chi ha avuto di meno, o da chi ha avuto niente, e avrà almeno la speranza se non potuto fino ad ora, di potere accedere alle risorse regionali in futuro. Voi state, con questa norma, condannando parte della società sarda non solo a non avere nulla oggi, la state pure condannando a non potere sperare di avere qualche cosa domani.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.
CALLEDDA (D.S.). Credo che sia davvero singolare la discussione che stiamo facendo in questi giorni, e soprattutto il modo in cui abbiamo iniziato oggi questi lavori. A me pare che nella prima finanziaria ci fosse un minimo di criterio, di metodo, forse perché il centrosinistra era riuscito a trasmettere anche qualche cosa di positivo. Mi pare che oggi siamo in una situazione abbastanza precaria; già il collega Scano ha ribadito, facendo dei ragionamenti analitici, la difficoltà nella quale ci troviamo. Voglio capire se questo indebitamento, che il centrodestra ha in qualche misura incrementato, sia un qualche cosa che riusciamo a pagare noi, oppure sia una eredità che resterà ai nostri figli o ai nostri cittadini sardi.
Credo che questo sia un elemento sul quale dobbiamo fare una riflessione seria, perché se lasciamo ai nostri figli ed ai nostri cittadini sardi un indebitamento così alto, già all'esterno stiamo dando una immagine poco seria del modo in cui noi riusciamo a fare politica e a fare leggi, se lasciamo anche questo stato di cose, credo che l'istituzione sarda decada in maniera abbastanza netta e chiara. Credo che il ragionamento che dobbiamo fare sia soprattutto quello di capire quali sono le priorità sulle quali dobbiamo lavorare.
Ogni volta noi rimarchiamo il fatto che il centrodestra, questa Giunta, fa dei grandi annunci sulle grandi questioni, sui grandi temi, però poi, di fatto, sono solo annunci e non si riesce ad intervenire su nessuna delle questioni importanti per la nostra Isola. Questo l'avete fatto anche in questi giorni, in queste settimane; e io credo che bisogna davvero cambiare registro e strada, altrimenti davvero questa Regione alla fine sarà una istituzione non più credibile per nessuno.
Noi dobbiamo fare uno sforzo in questo senso per cambiare questa finanziaria, ciò significa scegliere delle priorità; non possono essere mille le priorità, ma poche e serie. Quando noi parliamo per esempio della questione delle acque, si sentono anche qui annunci: "acqua dalla Corsica", "altre 10 - 12 dighe". Credo che noi dobbiamo oggi avere un progetto chiaro ed intervenire soprattutto dove ci sia la possibilità di recuperare questa immensa risorsa che viene dispersa nel nostro territorio. Così dicasi per tutta un'altra serie di questioni. Allora, o noi affrontiamo questi temi e questi problemi in maniera seria, chiara e puntuale, o davvero c'è il rischio che la nostra Regione diventi la barzelletta di tutta Italia.
Quindi, a voi colleghi del centrodestra la possibilità di darci alcune indicazioni precise. Noi come centrosinistra faremo la nostra battaglia e la faremo fino in fondo per cercare di migliorare, dove può essere migliorata, questa finanziaria, perché se dovesse essere approvata così come è credo che creerebbe non pochi problemi alla nostra Isola. Auspichiamo che partendo da questo presupposto, che ci indurrà ad intervenire tutti per tentare di migliorare questa finanziaria, altrettanto faccia il centrodestra, non solo ascoltando gli interventi del centrosinistra ma anche dando un contributo fattivo nel corso della discussione sul contenuto di questa finanziaria.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Voglio fare alcune brevi considerazioni, non per far perdere tempo né a lei Presidente né ai colleghi in Aula, ma le voglio fare perché le ritengo utili allo svolgimento dei nostri lavori, anche perché tempo noi non ne abbiamo perso, stiamo iniziando solo oggi ad entrare nel merito dell'articolato e degli emendamenti; ci siamo entrando oggi perché la maggioranza, la settimana passata, ha chiesto tempo per rivedere al suo interno la mole di emendamenti che ha presentato e arrivare a ritirarne l'80 per cento, così ha preannunciato il Presidente Pili. Poi questo 80 per cento si è ridotto al 10 - 15 per cento, che poi sono gli emendamenti bocciati in Commissione Terza. Badate, non solo questo modo di fare è una perdita di tempo, ma suona un po' come una beffa, una presa in giro, una scorrettezza nei confronti di chi, in modo serio, vuole affrontare i problemi, vuole migliorare, non peggiorare, questa finanziaria. E noi questo approccio abbiamo.
Adesso parliamo dell'indebitamento, i colleghi che mi hanno preceduto lo hanno fatto sicuramente meglio di me, e tutti ne hanno sottolineato l'entità preoccupante: stiamo indebitando noi, i nostri figli e i nostri nipoti. Badate, io faccio un ragionamento diverso rispetto ai colleghi: a me non spaventa, di per sé, l'entità dell'indebitamento. Bisogna vedere - e questo ragionamento vale sia per il settore pubblico che per il privato - perché si fa un debito. L'indebitamento può essere addirittura positivo, per la Regione, per i Comuni, anche per il privato, torno a dire. Se l'indebitamento ha una strategia, sottende a un qualcosa di positivo, se l'indebitamento fosse stato previsto nel documento di programmazione economica e finanziaria dalla Giunta regionale come strategia per aumentare la base produttiva incrementando il numero delle aziende e dei lavoratori dipendenti, portandoli da 500 mila a 600 mila, l'indebitamento sarebbe stato giusto, perché tra l'altro quella strategia avrebbe contribuito a risanare i conti pubblici, perché solamente se aumentiamo la base produttiva, se aumentiamo il nostro PIL riusciamo a invertire la tendenza all'indebitamento stesso.
E invece nulla di tutto questo; voi vi indebitate - scusate la brutalità, ma è così - per fare bottega, con emendamenti che prevedono interventi per 200 o 300 milioni che nulla hanno a che vedere con lo sviluppo della Sardegna. Mi riferisco agli emendamenti a favore di Tresnuraghes e tutta un'altra serie di paesi, che adesso non ricordo, di 200 o 300 milioni, che non lasciano nulla di positivo e non aumentano sicuramente la base produttiva. Sarebbe come dire che una famiglia indebitandosi fortemente con una banca, ottenesse il finanziamento per comprarsi la casa ma invece di acquistarla con quei soldi andasse in ferie. Questo state facendo, colleghi della maggioranza.
Ancora: noi vi abbiamo proposto degli emendamenti, i colleghi della minoranza hanno cercato di esporli prima in Commissione Terza e in Aula la settimana scorsa. Io ne prendo alcuni, oltre a quelli che Gian Valerio Sanna vi ha illustrato che tentano di bloccare la vostra voracità nell'indebitamento; non ve li espongo tutti, l'hanno già fatto, ve ne ricordo due, il 434 e il 433, per vedere davvero se rispetto ai vostri sono più o meno seri. Il numero 434 di fatto chiede una cosa pressoché dovuta, che solo un'amministrazione miope non accoglie. Prevede che se lo Stato ci dà dei finanziamenti per atti di programmazione negoziata, con tutta la strumentazione che non sto qui a ricordarvi, noi ci impegniamo come Regione Sardegna al cofinanziamento. Tradotto in lire o in euro significa che se lo Stato ci dà 600 miliardi, noi ci impegniamo come Regione Sardegna a stanziarne 150. Badate che dicendo no a questo emendamento voi avete detto no a questo meccanismo, cioè al cofinanziamento della programmazione negoziata che lo Stato ci propone. Questo aggiunge ulteriore danno, non è che pone freno all'indebitamento; è miopia, è scarsa cultura di governo, è non capire quale può essere lo sviluppo economico della Sardegna con questa strumentazione.
L'emendamento numero 433, presentato dai colleghi Mascia, Morittu, Calledda, propone uno stanziamento per salvare dalla perenzione i finanziamenti a suo tempo stanziati per la predisposizione di quegli strumenti urbanistici che tutte le autonomie locali debbono avere; non perché lo vogliono loro, ma perché gli abbiamo imposto noi, Regione Sardegna, di farlo e glielo abbiamo imposto con la legge numero 45. Negli anni scorsi abbiamo trasferito loro una parte dei finanziamenti; le autonomie locali hanno dato incarichi di progettazione dei piani particolareggiati, dei piani urbanistici comunali. Adesso, bocciando questo emendamento diciamo alle autonomie locali: arrangiatevi, se volete dotarvi di questi strumenti di programmazione dotatevene, però con le vostre finanze.
Badate, è un modo di procedere della pubblica amministrazione veramente singolare, preoccupante, oserei dire pericoloso per le autonomie locali, perché non si può da una parte imporre loro l'adozione di determinati strumenti urbanistici e dall'altra negare i finanziamenti. Ma l'urbanistica, e faccio l'ultimo ragionamento di questo mio intervento, fa parte di quella manovra a tanaglia, in questo caso sì che avete una strategia, che da una parte crea indebitamento, dall'altra parte cerca di mettere in dismissione il patrimonio regionale, possibilmente con advisor privati, e dall'altra parte ancora porta un attacco organizzato - ma questo lo vedremo nel corso della discussione dei successivi articoli e dei vostri emendamenti - all'ambiente attraverso le norme in materia urbanistica.
Badate, queste tre cose messe assieme creano veramente una miscela pericolosa, e io mi rivolgo anche ai colleghi del centrodestra, agli amministratori del centrodestra, alcuni dei quali so di particolare sensibilità. Se questo triplice attacco viene portato in porto, ahinoi! andremo incontro a tempi veramente difficili.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (Popolari-P.S.). Signor Presidente, probabilmente gli interventi che stiamo facendo a un esame superficiale possono anche sembrare un tentativo di dilazionare all'infinito la discussione della manovra, però penso che i più accorti si siano già resi conto o si stiano rendendo conto che noi con questo tipo di comportamento stiamo cercando di farci dire dai nostri interlocutori le ragioni profonde, vere, che li hanno portati a dire una cosa in atti ufficiali importanti - sto parlando delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione, sto parlando del documento di programmazione economica e finanziaria approvato qualche mese fa - e a tenere invece, con la predisposizione della finanziaria e le modifiche proposte, un comportamento completamente opposto.
Si è parlato in quest'ultimo periodo di criticità della situazione finanziaria della Regione, si è parlato di rischi, di superamento dei limiti leciti di indebitamento, si è parlato, da questa parte, di tutta una serie di preoccupazioni e non c'è una voce che si solleva da parte della maggioranza per giustificare comportamenti che noi potremmo anche non avere capito, e che quindi se ci venissero spiegati probabilmente potremmo anche valutare diversamente.
Faccio un esempio per tutti emblematico di questo modello di comportamento: l'emendamento presentato dalla Giunta, di cui non ricordo il numero, che porta l'autorizzazione all'indebitamento per il triennio 2002-2004, da 1.984.493.000 a 2.128.493.000; mi chiedo in quale sede la Giunta regionale presentatrice di un emendamento che aumenta - parliamo ancora in miliardi di lire che ci capiamo meglio - di ulteriori 300 miliardi l'indebitamento, abbia detto per quali ragioni non conosciute in fase di predisposizione della finanziaria si sia stati costretti a questo aumento, che peggiora ulteriormente la situazione.
Vi sembra che chiedere questo, cari colleghi, onorevole Presidente, sia domandare una cosa inutile? Vi sembra che questo sia un modo per perdere tempo? Vi sembra che chiedere ragioni di queste scelte sia un modo per dilatare all'infinito il ragionamento? Penso di no! Penso che il nostro vada preso come un accorato appello al senso di responsabilità, come un appello a rinsavire, Presidente, come un appello a riprendere la logica di comportamenti coerenti e corretti con le cose che si dicono, perché se no non ci capiamo.
Allora, se c'è un'emergenza di risanamento della finanza regionale, è questo il momento per affrontarla, non ce ne saranno altri per un anno, e l'anno prossimo siccome non si farà nulla, saremo ancora da capo. Il risanamento delle finanze regionali, Presidente, onorevole Assessore, colleghi, non sarà dovuto a condizioni taumaturgiche, miracolistiche che potrebbero verificarsi da ora in avanti, ma ad una revisione seria della legislazione regionale che tenda a cercare tutti quei flussi finanziari che non sono più finalizzati a nulla, che sono rivoli inutili che vanno in un fiume che si sta ingrossando sempre di più e che non producono nessun beneficio alla nostra economia; ce ne sono tanti e datano anche da molto tempo. Anche questo si dice, che queste cose datano da molto tempo. Però molte cose che oggi sono inutili, molte cose che oggi non sono più attuali, non è che non fossero giuste e corrette quando sono state pensate, perché diverse erano le condizioni di riferimento. E` ora di smetterla di dare continuamente giudizi e di fare paragoni con il passato; la storia viaggia, grazie a Dio, a velocità elevata e il giudizio deve tener conto della situazione di quel momento. Oggi ci sono ragioni per modificare molte leggi di settore nell'ambito dell'amministrazione regionale, ci sono ragioni per dire che non è più utile spendere i soldi in determinate attività, e si deve avere il coraggio di fare quelle riforme, quella delegificazione di cui sempre si parla e mai si attua concretamente, né in termini di riordino dell'organizzazione regionale, né in termini di riordino degli enti che a dire di tutti sono fonti di sperpero, né per fare altre cose che consentano di dire che in prospettiva noi possiamo destinare più risorse allo sviluppo e meno a pagare cose che ci vincolano da tantissimi anni.
Queste cose noi vorremmo discutere in questo Consiglio regionale. Queste cose si discutono, Assessore, quando si predispone la manovra finanziaria. Queste cose devono essere giustificate quando si autorizza un aumento così enorme di indebitamento che negli ultimi tre anni si è triplicato. Perché è vero che i 5 miliardi e 900 milioni di euro sono riferiti a tutto l'indebitamento al 2004, ma se si toglie anche quello del 2004 e del 2003, Presidente, rimaniamo sempre su cifre oltre i 10.000 miliardi, oltre i cinque miliardi di euro; questo a noi spaventa perché pensiamo che dovremo stare qui, o dovrà stare un Consiglio regionale, una Giunta regionale, una maggioranza che governerà la Sardegna nei prossimi anni, cercando di dare risposte alle esigenze di sviluppo. Se si va avanti così dovete prendere atto del fatto che già dall'anno prossimo - l'abbiamo detto e lo ripetiamo - saremo nella condizione di superare il tetto di indebitamento consentito; l'unica strada possibile da allora in poi quale sarà? Va detto da oggi per ricordarcelo, sarà quella di imporre ai nostri cittadini nuove tasse.
Se si vuole dire questo, perché anche questa può essere una scelta, lo si dica oggi, con chiarezza, argomentando e non offendendosi o sentendosi disturbati perché qualcuno interviene in aula. In questa sede noi vogliamo dibattere, vogliamo confrontare le nostre idee, vogliamo sentire anche il parere illuminato di tanti amici della maggioranza che pure sulla manovra finanziaria avranno qualche cosa da dire oltre che presentare emendamenti all'articolo 20. Perché l'unico dibattito che io ho sentito fare, Presidente, da parte dei colleghi della maggioranza, è quello sugli emendamenti all'articolo 20, che riguarda l'utilizzo dei famosi 524 mila euro assegnati a ciascun consigliere della maggioranza per accordi venuti non si capisce da dove. Manco a questo c'è stata smentita, manco a vergogna c'è stato qualcuno che abbia detto, almeno in termini formali, che non è vero!
Ecco perché, Presidente e colleghi, noi insistiamo e parleremo ancora su questa materia, non perché ci vogliamo divertire, ma perché la riteniamo materia fondamentale per l'equilibrio finanziario futuro della nostra Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Così non si lamenta l'onorevole Secci. Per la verità assistiamo ad una sorta di legittimo girotondo per mutuare manifestazioni che si svolgono all'esterno dei palazzi, come l'ultimo attorno ai palazzi della RAI, quando abbiamo assistito ad un'iniziativa per contrastare il nuovo Consiglio di amministrazione della RAI, iniziativa che, per la verità, come le altre dello stesso tenore, ci ha lasciato davvero non poco sorpresi, se io penso a quante lettere e quante proteste nella scorsa legislatura ho rivolto alla sede RAI regionale, all'osservatorio di Pavia contestando e cercando di contrastare un sistema, quello sì, della disinformazione o dell'informazione a senso unico.
Anche sulla questione dell'indebitamento, per la verità io apprezzo i colleghi che hanno sollevano un problema di cui ritengo che tutto il Consiglio deve iniziare a farsi carico, perché è chiaro che chi nella prossima legislatura governerà, noi ci auguriamo di proseguire in questa nostra esperienza, si troverà ad affrontare ugualmente i problemi dell'indebitamento, del governo della spesa e di come far conciliare politiche serie di sviluppo con un bilancio che è destinato a diventare sempre più rigido e quindi a non consentire manovre espansive.
Detto questo, sono d'accordo con quanto affermava l'onorevole Pier Sandro Scano, spesso si parla del peccato ma si tace il nome del peccatore. Voglio qui ricordare alcune cose che peraltro sono state ricordate nel corso della discussione generale. Io voglio solo ricordare l'ultima manovra di bilancio che ha fatto il centrosinistra nell'anno 1998, che è legge di questa Regione, quindi sono dati inconfutabili, solo in quell'esercizio finanziario l'indebitamento - pensate, solo in un esercizio finanziario - toccava la considerevole somma di 3.300 miliardi. E` legge, non sto inventando, spiego in che senso.
FADDA (Popolari-P.S.). E tutti gli anni precedenti.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Noi stiamo parlando di una situazione, la fotografiamo, giusto per chiarire chi ne ha la responsabilità e per fare se necessario autocritica ed assumerci quella parte di responsabilità che a noi compete. Poi dirò perché si è generato l'indebitamento in questi due anni. Dicevo che al 1998 quello che ho indicato era il livello di indebitamento, che comprendeva: 2.300 miliardi circa a valere sull'esercizio 1999; 690 miliardi a valere sull'esercizio 2000; 660 miliardi a valere sull'esercizio 2001. Questi sono i dati, cioè una sorta di ipoteca che ha pesato sui bilanci non solo del 1999, ma anche del 2000 e del 2001, quando ha governato la Giunta di centrodestra, per iniziative politiche che erano state assunte allora dal centrosinistra.
Non voglio nascondermi dietro un dito, abbiamo cercato di avviare politiche che anche a noi erano sembrate in una certa misura di rigore, ricordo l'esercizio finanziario del 1997, devo darne atto al collega Pier Sandro Scano, comprendiamo anche che il 1998 era un anno che precedeva le elezioni regionali e quindi, forse in quella occasione neppure il bravo Assessore della programmazione Pier Sandro Scano è riuscito a mantenere quel rigore che si era egli stesso proposto. In questi due anni il governo di centrodestra che cosa ha sostanzialmente ereditato? Ha ereditato non solo quell'indebitamento di cui ho parlato - lo chiamiamo così atecnicamente - ma addirittura partite pregresse che non erano state sanate. Ecco dove è la ragione dell'autorizzazione alla contrazione di nuovi mutui.
Voglio - perché il mio discorso non sembri meramente accademico, non ne ho la competenza, ma nemmeno propagandistico e fine a se stesso - richiamare alcuni dati; ricorderete la partita a valere sulla legge regionale numero 28, una partita che ha coinvolto maggioranza ed opposizione nel tentativo di sbloccarla. Ricorderete che con la finanziaria del 2000 erano state impegnate risorse per 370 miliardi, altri 600 miliardi circa sono stati autorizzati nella finanziaria 2001, il che ha portato grosso modo ad una necessità di disporre di 1.000 miliardi; 1.000 miliardi per promuovere politiche a favore della imprenditoria giovanile, che nessun Assessore della programmazione, perché ancora in Sardegna non possiamo coniare moneta, e non lo potremo mai fare tenuto conto che oramai siamo legati anche come italiani all'euro, nessun Assessore avrebbe potuto inventare se non ricorrendo all'indebitamento. Voglio ancora ricordare i disavanzi precedenti che abbiamo dovuto coprire con la finanziaria del 2001, cioè 530 miliardi per coprire le annualità dal 1994 fino al 2000 delle quote di pertinenza della Regione per la sanità. Così come abbiamo dovuto fronteggiare le alluvioni, la siccità, la lingua blu, tutta una serie di emergenze e conseguenti interventi eccezionali che hanno determinato la necessità di farvi fronte non con spiccioli ma con centinaia, e direi, qualche migliaia di miliardi ulteriori.
Abbiamo proprio nell'esercizio 2001, ricorderete tutti, promosso alcune iniziative nuove, che addirittura non avevano precedenti. Tra queste, ricordo per tutte, grazie anche al concorso dell'opposizione: i contributi per l'acquisto di un computer, il cui finanziamento, ricorderete, è costato 50 miliardi; il piano per l'edilizia scolastica che è costato 400 miliardi, che necessariamente deve trovare copertura o con le entrate proprie della Regione o come voi tutti sapete ricorrendo a un nuovo indebitamento.
A me fa piacere, pur permanendo motivi anche di contrapposizione tra le categorie produttive e lo stesso governo regionale, fa piacere sentire Sandro Broccia, il Presidente della CNA enumerare i risultati estremamente positivi raggiunti in un comparto come quello dell'artigianato, ma anche questo è il frutto di una iniziativa che era stata promossa da noi e che ha visto triplicare addirittura in certi casi le risorse per i settori produttivi.
Ecco allora, onorevole Falconi, questa non è bottega. Se questa fosse bottega direi: "viva la bottega". Questi sono interventi che riteniamo utili, sono debiti che il sistema regionale aveva verso i settori produttivi ed il mondo dell'impresa, che era necessario onorare.
Accolgo la provocazione dei alcuni colleghi dell'opposizione. Ho fatto una piccola verifica. Voi sapete a quanto ammonta la copertura finanziaria degli emendamenti che voi avete presentato? E quale necessità di ricorso all'ulteriore indebitamento comportano? Qualche cosa come 375 milioni di euro. Per essere coerenti con quello che avete detto, iniziate, voi con noi, a ritirare questi emendamenti che creerebbero, questi sì, davvero, un livello inammissibile di indebitamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Credo che per chi ci ascolta questo nostro ragionare, o meglio il vostro argomentare, appaia quanto meno paradossale. Si sente dire in giro che questa Regione ha migliaia di miliardi di residui passivi, cioè migliaia di miliardi non spesi. Si sente dire che questa Regione ha ricevuto, o li riceverà nel sessennio, dall'Unione europea, come Regione rientrante nell'obiettivo 1 qualche cosa come 10-11 mila miliardi. Si sente dire che questa Regione ha già ricevuto nelle annualità 1999-2000-2001 qualche cosa come 1.127 miliardi dai fondi CIPE per le aree depresse; ha ricevuto diverse migliaia di miliardi attraverso altri provvedimenti di carattere nazionale. Eppure si parla qua di indebitamento. Più che di indebitamento io nel mio intervento ho parlato di dissesto finanziario, perché indebitamento significa che uno si indebita per una certa cifra che può restituire. Secondo me la nostra Regione si è indebitata in maniera tale da non poter essere nelle condizioni di restituire il debito. Questo allora si chiama dissesto, non si chiama indebitamento.
Qualcuno ha argomentato dicendo - mi pare - che si è proposto di ricorrere al mutuo complessivo, al ripiano completo del disavanzo ad oggi registrato, perché si sente già il rumore, lo scricchiolio della cassa regionale. E' vero, la Giunta regionale nel dicembre del 2001 ha assunto una delibera di anticipazione di cassa pari a 1000 miliardi - è un chiaro segnale - a fronte di 10.000 miliardi di residui passavi e oltre, cioè somme impegnate ma non spese, quindi "con la cassa piena", uno sarebbe portato a credere o a pensare naturalmente. Ma se si fanno anticipazioni per 1.000 miliardi, allora vuole dire che la cassa non è piena. Questo è un segnale chiaro, non di indebitamento regionale, ma di dissesto finanziario delle casse regionali.
Guardate, è curioso e paradossale che a fronte di un indebitamento così disastroso noi abbiamo una capacità di spesa minima, soprattutto sul fronte delle risorse comunitarie e nazionali. Ci avete impiegato - anche se avete utilizzato il megafono roboante - oltre due anni per chiudere l'APQ sulle risorse idriche, risorse che erano disponibili da due annni; poi alla fine vi siete un po' accapigliati su chi era l'artefice dell'APQ; c'è stato un breve duetto tra l'ex Presidente Floris e il Presidente Pili a proposito di questo argomento.
Ma le cifre che sono state qua riferite da parte di tanti colleghi del centrosinistra, e sono scritte poi nei documenti contabili, sono davvero cifre allarmanti, sono davvero cifre da dissesto. Applicando alla Sardegna il metodo di conto che si andava facendo qualche anno fa a proposito di indebitamento nazionale credo che il trend di 15.000 miliardi di indebitamento al 2004 sia molto realistico, anzi, probabilmente sarà anche di più di 15.000 miliardi, che vuole dire, facendo una semplicissima operazione, che noi stiamo indebitando ciascun sardo per 10 milioni; ciascun cittadino nato in Sardegna da domani avrà 10 milioni sul groppone. Questa è la cifra che si ottiene facendo una semplicissima operazione, dividendo 15.000 miliardi per il milione e mezzo di abitanti della Sardegna. Questa mi pare che non sia davvero una situazione normale ma straordinaria che richiederebbe azioni e ragionamenti straordinari, soprattutto da parte della maggioranza.
Ho sentito dire, a conclusione della discussione generale sulla manovra finanziaria, alcuni illustri esponenti della maggioranza, in primis l'assessore Masala, lo stesso onorevole Balletto, quasi tirare le orecchie alla minoranza dicendo: "sì, va bene, voi state denunciando ma non state facendo proposte, non ci state dicendo come ne dobbiamo uscire". L'assessore Masala propone come panacea l'elezione diretta del Presidente della Giunta, lui dice che il problema dell'indebitamento in Sardegna, e quindi della spesa incontrollata, si risolverà quando si eleggerà il Presidente, il capo di tutti, quello che avrà la massima responsabilità e bacchetterà le mani di chi vorrà mettere il dito nella marmellata.
Credo che questa dichiarazione fatta dall'assessore Masala sia davvero una dichiarazione di resa, una dichiarazione che ammette la totale incapacità politica di questa maggioranza nel governo della risorsa pubblica. Mi pare anche palesemente una dichiarazione di totale fallimento del progetto politico di questa maggioranza, partito così a vele spiegate nel cosiddetto forum di Aritzo di qualche anno fa, dove uno degli argomenti forti era proprio quello del risanamento della finanza pubblica, del rigore e così via.
Credo che il problema non sia solo di sistema elettorale, di forma di governo, credo che sia sostanzialmente un problema di cultura politica e la cultura politica che sottende questa maggioranza non è (non me ne voglia il Capo Gruppo dei Riformatori) davvero una cultura del liberalismo, della libertà, è la cultura della libertà di spesa, dell'assalto alla diligenza, è la cultura clientelare, diciamocelo molto francamente, non c'è alcuna cultura politica, alcun progetto che sottende o che cementa questa maggioranza.
Nel comma 13 dell'articolo in esame leggiamo che la Regione adesso finanzia anche gli aeroporti privati, con buona pace del rigore sull'utilizzo della risorsa pubblica, poi magari l'assessore Pittalis, manovrando il bilancio degli anni passati (poi su questo dirò, se mi è concesso, due battute) tutti i danari impegnati precedentemente nei PIA, li ha allocati diversamente, adesso ci troviamo comuni che hanno contrattato con la Regione i loro PIA, che hanno stipulato con un atto sottoscritto dal Presidente della Giunta regionale e da altri, hanno mandato in appalto e si vedono mancare la metà delle risorse.
Questi sono i giochetti delle tre carte che sono stati fatti in questi anni, perché il problema non è soltanto il disavanzo che è acclarato, ma secondo me vi è un disavanzo nascosto dentro i bilanci, e quando farete quella famosa operazione di ripulitura dei residui, ne vedremo delle belle, secondo me, perché i residui dell'anno scorso - e lo ripeto ancora una volta - i 700 miliardi di residui presunti dell'anno scorso, non sono residui, sono un buco ulteriore che voi avete fatto alle finanze regionali. L'Assessore dei lavori pubblici qua presente sarà sicuramente testimone del fatto che molti enti pubblici stanno richiedendo indietro i danari che sono stati cassati inopinatamente da una norma dell'assestamento del bilancio del 2000 e che ha tagliato di netto una serie di finanziamenti che erano in itinere, che erano già contrattati, che erano addirittura in fase esecutiva.
Allora è vero, ha ragione l'onorevole Masala, che c'è la paura che andando a ripulire il bilancio per reperire risorse, magari depennando davvero risorse non più utilizzabili, eccetera, che si verifichi che quelle risorse non andranno a ripianare il debito, ma andranno ad alimentare ulteriore spesa. Poi, questa ripulitura la si farà un po' all'ingrosso, come appunto è stata fatta l'anno scorso.
Allora, onorevole Murgia, il problema non è chiedere all'assessore Masala di fare un'operazione puntuale, ragionieristica di ripulitura del bilancio, di messa a norma delle cifre, il problema è un altro, il problema è davvero praticare una seria politica di rigore e di rientro dal debito che, ahimè, io credo davvero non sia facilmente fattibile oggi, nella situazione in cui siamo, salvo quel che è stato proposto con un nostro emendamento cioè cassare tutti gli stanziamenti non impegnati, cassare buona parte dei residui passivi, fare un'operazione che costa lacrime e sangue. Credo che voi non sarete sicuramente capaci di avviare una politica di rigore di questo tipo.
All'onorevole Balletto, che si lamenta che la finanziaria è stata prima peggiorata in Commissione, voglio dire: lei stesso, che è Presidente della Commissione, così candidamente ammette che la maggioranza di cui lei stesso è esponente di spicco ha peggiorato la manovra. A ciò si aggiunga che ho letto una serie di emendamenti di spesa, neanche tanto leggerini, che sono stati presentati dall'onorevole Balletto dopo l'approvazione della manovra o durante la sua discussione in Commissione che aggiungono, mi pare, ulteriore spesa alla spesa. Mi sembra di poter chiudere semplicemente con una battuta: io credo che con voi al peggio non ci sia davvero alcun limite.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, io confesso di essere abbastanza amareggiato per l'inizio di questo dibattito e per come si continua a intendere la nostra funzione solo ed esclusivamente come una sfida tra noi. Tutti quanti ci lamentiamo che la politica si è ritratta in terreni di incomunicabilità rispetto ai cittadini, ma questo è il senso delle cose. E non è, onorevole Pittalis, l'idea di un girotondo quella che stiamo portando avanti; è l'idea che siamo al capitombolo e che invocare gli errori altrui per giustificare l'assai peggio che fate voi, è un esercizio che comporterà il giudizio degli altri, non il giudizio nostro.
Al presidente Serrenti voglio dire una cosa: Presidente, suo compito è comunque garantire la qualità del nostro lavoro e non può fare il Ponzio Pilato di fronte ad una opposizione che non vuole prendere in giro il Consiglio, ma vuole rendere intelligibile la portata e la gravità del momento che stiamo attraversando per le sue implicazioni finanziarie, e che il suo atteggiamento probabilmente l'accrediterà come il Presidente del Consiglio che ha segnato il tempo del dissesto.
lo voglio dire con molta chiarezza a coloro che ci ascoltano e a voi che leggete la parte della spesa e non leggete la parte delle entrate, che le nostre risorse sono desumibili da un quadro abbastanza semplice: i fondi regionali puri di spesa ammontano a circa 8 milioni di euro, l'attingimento dai mutui che fa la Regione ammonta a 4 milioni e 800 mila euro, pari a circa il 60 per cento delle nostre entrate; il resto, il 29 per cento sono tributi della Regione, l'11 per cento sono partite di giro. Lo dico a quelli che hanno vissuto l'esperienza, io credo qualificante e straordinaria, di essere amministratori locali. Quando noi non disponiamo delle risorse entro quel 40 per cento, per pagare il 60 per cento delle funzioni e dei servizi indispensabili che dobbiamo garantire, secondo la legge statale di contabilità degli enti locali, l'unica parola che descrive questo è "dissesto".
Noi non rispettiamo il patto di stabilità e dovremo quindi garantire maggiori risorse agli enti locali, e invece gli enti locali sono taglieggiati e vivono una condizione di oppressione che deriva dall'abnorme, incomprensibile condizione nella quale voi stessi interpretate il novellato Titolo V della Costituzione. Si è conseguito con esso un obiettivo non comune: i comuni e le province sono i destinatari dell'esclusività della funzione amministrativa, di conseguenza le regioni recuperano la quasi esclusività della funzione legislativa. In questo quadro la controtendenza della Regione sarda è del tutto evidente: si dilata la spesa, si finanzia con il bilancio una miriade di attività amministrative sostitutive delle funzioni degli enti locali, insultando questi, insultando le organizzazioni delle categorie produttive, che, al di là della propaganda e delle omelie del collega Pittalis, hanno realizzato obiettivi raggiunti esclusivamente con le leggi del centrosinistra e non con le vostre.
Io credo che noi dobbiamo sapere con chiarezza, colleghi, che noi oggi non stiamo parlando dell'articolo 2 della finanziaria, ma stiamo decidendo la misura di un'ipoteca che ricadrà sui futuri giovani della Sardegna, sui nostri figli. Gli anni prossimi per la nostra Regione saranno anni privi di ricchezza derivante dai contributi dell'Unione Europea; saranno anni di competizione sempre più sfrenata; saranno anni che vedranno il contesto internazionale riprendere la pericolosa china della guerra e del riarmamento, che riporta sul terreno dei governi nazionali condizioni di recessione; saranno tempi di libero mercato; saranno tempi di un sistema mondiale che già oggi vede concentrarsi il 70 per cento della ricchezza complessiva nelle mani di 350 persone e che in Sardegna, per paragone, concentra in quelle di cento persone l'80 per cento della ricchezza, infatti nelle regioni più povere questo meccanismo è più evidente e più pericoloso e lavora contro lo sviluppo, non lavora a favore dello sviluppo; saranno tempi che nei quali, ricordando la metafora di Darendorf, che descrive la sofferenza epocale del mondo, due terzi di poveri soffriranno nel mondo mentre un terzo di ricchi e straricchi condizioneranno le dimensioni del mondo.
Queste sono le scelte, queste sono le questioni, questa è l'enormità di cui parlava il collega Scano, e lo dico anche in chiave politica, per coloro che hanno orecchie per intendere, che hanno interesse ad ascoltare e che covano nella loro integrità mentale l'idea che la politica non è fatta di scelte inamovibili: questa scelta di oggi segnerà profondamente i futuri e potenziali rapporti fra le forze politiche, perché noi non accetteremo mai di stare con coloro che con questo silenzio, con la rinuncia alla motivazione delle proprie scelte, ci portano su una china incredibilmente pericolosa. Lo dico con molta serenità: noi abbiamo proposto, attraverso alcuni emendamenti, un'idea apparentemente demolitoria dell'impianto dell'articolo 2, ma ho già detto che ciò va letto come tentativo di riproporvi l'opportunità di un incontro, di un incontro straordinario perché su queste cose superiamo l'incapacità della Giunta, superiamo la superficialità delle proposte, superiamo gli egoismi che vi hanno portato a mettere fuori controllo la spesa della Regione.
Badate, se non ci sarà nulla a cui noi rinunciamo oggi, sarà assai peggio domani, perché dovremo rinunciare, malgrado tutto, a delle cose fondamentali, a delle cose necessarie per le quali non avremo più il supporto dei finanziamenti straordinari della Comunità Europea, che peraltro state sperperando ampiamente da alcuni anni, cosa che denota un atteggiamento, assessore Masala, assolutamente pericoloso. Voi non fate neanche l'analisi dei punti critici della spesa. Quando si realizzano montagne di residui, è un dovere venire davanti a noi per proporci soluzioni che guardano ai punti critici dell'indebitamento; quando i residui arrivano in particolari settori a punte straordinariamente alte di centinaia e centinaia di miliardi, appare chiaro che ad essi bisogna mettere mano ed evidentemente non bisogna fare come voi fate da qualche anno, mi riferisco soprattutto al settore dei lavori pubblici, premiando, con un atteggiamento contraddittorio, proprio chi non spende.
Bisogna avere il coraggio di affrontare i problemi, bisogna avere il coraggio di dare risposte, Assessore, al problema, che voi stessi ci avete posto l'anno scorso, della lentezza spesa, ma di fronte alla proposta delle opposizioni di adottare strumenti legislativi straordinari per consentire agli enti locali di procedere allo sblocco degli appalti, per accelerare le procedure di spesa e venire così incontro al vostro problema, voi avete detto di no, perché volete adottare soluzioni organiche, volete fare i testi unici, volete fare la testa a brodo alla Sardegna! Ma testi unici voi non ne avete presentato, non ne presenterete, l'unica cosa che potete presentarci è questo coacervo di egoismi, di interessi, di ricatti, con la stragrande maggioranza dei vostri emendamenti, ai quali state tentando di porre rimedio con il blocco del tetto di indebitamento, di cui all'articolo 2; è infatti bene che i vostri colleghi di maggioranza sappiamo che bloccare l'indebitamento alla cifra prevista dall'articolo 2 significa dire no a molte delle loro richieste! Giustamente noi diciamo che bisogna fare di più ed è per questo che abbiamo ancora la speranza che un po' di saggezza vi riprenda in questo momento e ci consenta di lavorare non in maniera demagogica, non gli uni contro gli altri, ma tenendo conto di quello che c'è in gioco oggi. L'ipoteca che voi state imponendo sarà infatti pesante e per essa pagherete anche politicamente un prezzo, perché noi oggi ve lo stiamo certificando e cominceremo a incalzarvi, da qui fino alle prossime elezioni, trattandovi come coloro che, in maniera insipiente, con superficialità, con la voglia di occupare tutto senza strategia e senza futuro e orizzonte, stanno ipotecando il futuro della Sardegna, in danno ai sardi, utilizzando le loro potenzialità, le loro aspettative ed evitando persino di confrontarvi con il vostro desolante silenzio, che dimostra la pochezza culturale che vi accompagna. Perché, badate la politica è politica, il governo è governo, ma c'è un punto nel quale governo e cultura politica si uniscono: quando si portano dentro le sedi istituzionali alte capacità di spiegare le ragioni di interessi collettivi, l'interesse alto della politica che produce quelle scelte e non ne produce altre. La mancanza di questa cultura è del tutto evidente nelle vostre proposte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Grazie Presidente, abbiamo dovuto prendere atto che anche nel corso della discussione di questa manovra finanziaria, il risanamento finanziario, annunciato con grande enfasi due anni fa, non viene neanche citato, credo per pudore, da parte della Giunta e da parte della maggioranza.
Ora, l'indebitamento previsto dalla manovra finanziaria deliberata dalla Commissione era di 11 mila e 500 miliardi, come è stato ricordato; un emendamento della Giunta aggiunge ulteriori 180 milioni di euro, siamo cioè a ridosso dei 12 mila miliardi; in un triennio (per non ripetere cose già dette dai colleghi che mi hanno preceduto) il debito è triplicato, cioè è andato crescendo a un ritmo del cento per cento all'anno. Ciò significa che senza un notevole incremento delle entrate nei prossimi anni, peraltro, secondo me, poco probabile, il bilancio regionale sarà ingessato e il dubbio che abbiamo è se saremo in grado o meno di far fronte non ai numerosi impegni, alle numerose richieste, alle esigenze, ai bisogni dei sardi, ma se saremo appena in grado di far fronte alle spese obbligatorie. Qualcuno dice che c'è già la certezza che non ne saremo in grado, io mi auguro di no.
Questa è la manovra finanziaria per l'anno 2002 ma è anche il bilancio di due anni e mezzo di governo; due anni e mezzo di governo che hanno già avuto effetti negativi, se non altro per non aver colto quelle opportunità che, a cavallo del 1999 e del 2001, ci sono state per tutte le Regioni d'Italia, limitandosi a gestire l'esistente, cioè gli strumenti di sostegno, come la legge numero 51 e altre leggi che il centrosinistra ha fatto negli anni scorsi, e in alcuni casi non utilizzando adeguatamente neppure quelli strumenti. Ma ciò che più pesa, e che peserà purtroppo in futuro producendo effetti negativi, è questa palla al piede che noi dovremo tirarci dietro. Questo non lo si fa, o meglio non si ricorre a questa enorme esposizione finanziaria per un grande progetto, per un grande disegno di sviluppo della nostra isola, perché in questo caso, è vero, come ricordava il collega Cogodi, che l'indebitamento può essere uno strumento per incrementare le entrate, ma è semplicemente, purtroppo, la risultante dei tanti sì che vengono detti alle richieste più disparate, basta scorrere l'elenco di ciò che è contenuto, non dico negli emendamenti, ma nello stesso articolato della finanziaria.
Dite di sì alla spesa facile e dite di no invece anche a proposte che tendono a migliorare l'intera manovra; si può entrare nel merito, si può dire che non vanno bene, che devono essere adeguate, però la Giunta anche stamattina ci dice: "No". No e basta, non è che ci dice: "No per questa ragione, per quest'altro motivo, no!".
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue ORRU'.) E' il caso dell'emendamento numero 433, che ha ricordato il collega Falconi prima, un emendamento che non prevede un'ulteriore spesa; badate che noi corriamo seriamente il rischio di perdere risorse che abbiamo già acquisito, vi chiediamo di introdurre o chiediamo al Consiglio di valutare l'opportunità di dare priorità, nel decidere la destinazione dei fondi di cui all'unità previsionale di base per la programmazione negoziata, al cofinanziamento degli interventi già finanziati dallo Stato. La Giunta dice no, senza ulteriori spiegazioni. Non è che dica: "Ho già provveduto prima" - certo che aveva provveduto, ma poi ha tolto quei fondi -. Non è forse una proposta migliorativa la nostra?
Così come si dice di no anche alla proposta da noi avanzata con l'emendamento numero 437, che prevede che i programmi di investimento e di spesa non siano più riferiti alle aree programma stabilite nel bilancio pluriennale '91-'93. Forse che non è successo nulla in questi ultimi due anni o in quest'ultimo anno? C'è un impianto istituzionale nuovo; ci sono o no le otto province istituite con la legge regionale 9, come proposte dalla legge regionale 4 del 1997? Che senso ha riferire ancora i programmi di investimento, i programmi di spesa alle aree programma e non alle otto province? Eppure questo emendamento non comporta aumenti di spesa, non è una richiesta clientelare, ma anche a questo si dice di no; per quali ragioni? Mi auguro che non sia così, ma il dubbio che ho, mi auguro che non sia così, ma ce l'ho e lo dico, è che una delle ragioni per la quale non si è andati avanti nella legge attuativa dopo l'istituzione delle otto province che veniva continuamente riportata, è che si tratti di uno strumento privo di contenuti. Cioè si siano istituite delle scatole vuote che non hanno contenuti. Questo sarà poco, ma è un contenuto importante, ci si comincia a confrontare con risorse certe, vere, con strumenti di programmazione riferiti a quella decisione di riordino istituzionale e nulla vieta di fare anche altro. Si approva la legge all'unanimità, si fanno dichiarazioni di voto favorevole e così via, e quando si tratta però di mettere mano alle misure vere, effettive ci si tira indietro e si dice di no. Io ho il dubbio che voi le province avete detto di volerle fare ma poi, come dimostrano gli atti e non le dichiarazioni, in realtà non le vogliate istituire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Collega Pittalis (che adesso sta telefonando però concluderà subito), nel suo intervento ha detto che si parla molto del peccato, senza nominare giustamente il peccatore, ed è un principio sacrosanto. Diciamo che è giusto perché chi andrebbe a confessarsi se poi il confessore dovesse dire tutto quello che gli è stato riferito? Nessuno.
SPISSU (D.S.). C'è Corda che sta facendo una conferenza. Possiamo continuare?
CORDA (A.N.). Sì, certo.
CUGINI (D.S.). Stava confondendo le idee all'assessore Ladu! Cosa impossibile secondo me.
PRESIDENTE. Prosegua per cortesia, onorevole Cugini.
CUGINI (D.S.). Dicevo, chi andrebbe a confessarsi, se il confessore dicesse tutto? Nessuno. Però se il sacerdote non dice nulla è giusto, fa giustamente il suo lavoro, ma se noi non dicessimo chi sono i peccatori, domani gli elettori che cosa ci direbbero? Che abbiamo omesso di fare in nostro mestiere. Invece bisogna dire chi sono i peccatori e lo dobbiamo dire pacatamente perché pacata deve essere la nostra discussione.
Si può dire che questo bilancio, Pittalis e Masala, riprende i bilanci proposti dal centrosinistra nelle ultime due annualità? Si può dire che questa è la strada che allora anche voi avevate apprezzato? Chi lo può dire? Non lo può dire nessuno di voi e noi diciamo che non lo potete dire, e per questo muoviamo una critica forte nei vostri confronti, perché state reintroducendo una linea dell'uso della risorse pubbliche che in quest'Aula abbiamo considerato sbagliata. Voi state riconfermando, adesso per la seconda volta, una impostazione, per quanto riguarda l'uso delle risorse pubbliche, che produrrà il disastro, per quanto riguarda i conti pubblici della nostra Regione, il disastro! Abbandonare la linea del risanamento, che tanto faticosamente era stata introdotta, è un atto irresponsabile perché voi state impegnando le risorse pubbliche per un periodo in cui voi non sarete più al governo. Perché voi state impegnando le risorse pubbliche per i prossimi anni e voi nei prossimi anni sarete condannati dagli elettori, sarete collocati giustamente all'opposizione e produrrete danni anche allora, perché chiederete a noi di risanare i conti introducendo di nuovo una linea del risanamento e dei sacrifici che voi oggi state abbandonando. E lo fate con una scelta cinica, discussa tra di voi, devo aggiungere non tra tutti voi, tra una parte di voi; e avete deciso anche di non accompagnare la finanziaria con alcuna legge di settore. Questo lo comprende anche il collega Corda: se la finanziaria non è accompagnata da leggi di settore vuol dire che voi utilizzerete le leggi di settore esistenti, sulle quali, nella precedente legislatura, voi avete prevalentemente votato contro e che noi invece abbiamo sostenuto. Quindi state producendo un mostro, perché non state dando nuove indicazioni per quanto riguarda lo sviluppo, non state rinnovando le leggi, non le state aggiornando, non le state adeguando, ma state ancora lavorando con gli strumenti che voi avevate criticato e che noi invece avevamo ritenuto essere utili per fare fronte ai bisogni delle categorie più produttive della Sardegna. Tra queste c'è quella degli artigiani.
Dire, come è stato detto la settimana passata, che anche quest'anno vengono riconfermate le risorse perché si sommano alcune o molte risorse non spese l'anno scorso, seppure in parte impegnate, a quelle di quest'anno è una menzogna; è chiaro infatti che formalmente la cifra è la stessa, ma non sono le stesse risorse, sono le risorse di oggi più la parte non spesa di quelle dello scorso anno, il che dimostra che quelle di oggi non sono sufficienti per fare fronte alla domanda che è in essere. E poi dite che gli artigiani, i dirigenti delle organizzazioni artigiane non hanno capito, mentre capivano prima, quando erano d'accordo con la proposta che veniva fatta. E invece hanno capito bene. I dirigenti e gli artigiani, come il grosso del sistema produttivo sardo, hanno capito di avere a che fare con gente inaffidabile che dice una cosa al tavolo delle trattative e ne fa un'altra uguale e contraria subito dopo. Ma non lo fate solo quando trattate le questioni riferite all'uso delle risorse, lo fate sempre. Basta verificare quello che proporrà, poi ne discuteremo, l'assessore Fois per quanto riguarda il personale, i comandi, i concorsi eccetera.
Allora noi diciamo badate, siamo disponibili a ragionare se però adottiamo un comportamento serio. Diceva poco fa il collega Gian Valerio Sanna, facendo l'esempio dei lavori pubblici: premiate gli assessorati che hanno speso di meno. Se è così, Masala, ma perché non operiamo in quel settore, c'erano montagne di risorse che per incompetenza, per incultura per quello che non so, trovate voi la parola più adatta, io so dire solo queste, non sono state spese, evitiamo quindi di rigonfiare quella parte di bilancio e facciamo un'operazione di risanamento. I soldi in quell'assessorato ci sono, devono essere spesi, devono essere accelerate le procedure, ma se non li hanno spesi perché si continua ad intervenire in un settore, oppure con un Assessore che non è competente nell'uso della risorsa pubblica? Qualcuno mi ha detto: "Ma perché quello fa parte dell'accordo che avevano fatto quando sono passati dal centrosinistra al centrodestra e quindi devono continuare a pagare, in qualche modo devono pagare". Pagare sta per uso della risorsa pubblica nei termini che stavo dicendo prima, non sto parlando dell'altro fatto, su quello purtroppo si pronuncerà la magistratura. Parlo di questa parte.
Allora quando i colleghi dicono che siamo di fronte al pericolo (non c'è ancora, collega Morittu), ma siamo di fronte al pericolo del dissesto finanziario, cioè noi avvertiamo che può capitare questo, e poi si dice che si fanno queste operazioni non per agevolare gli enti locali, ma quasi contro gli enti locali, ma perché non sentite i rappresentanti dei comuni, ma perché non sentite i vostri amministratori, ma perché non vi consigliate tra di voi, con i vostri amministratori, adesso ne avete tanti, anche con funzioni importanti, amministrate tre province, città importanti: il capoluogo, la città di Sassari ed altre, perché non sentite che cosa dicono delle scelte che state facendo?. E poi se fosse vero che avete istituito il buono ECA per i consiglieri regionali, se fosse confermata la notizia che avete dato il buono dell'ECA ad ogni consigliere regionale, attribuendogli una quota da spendere a favore delle clientele, se fosse vero questo, è stato detto ormai quattro, cinque volte in Consiglio, ma se fosse vero, ma vi pare una logica questa? Dividere il bilancio per tanti consiglieri che non hanno ottenuto dalla finanziaria ciò che chiedevano consentendo che spendano quei buoni nel negozio dell'ECA comunale? Dopo gli enti (mi suggerisce il collega Sanna che normalmente è collocato dalla vostra parte), lottizzate anche queste poche risorse!
E` stato introdotto, concludo, un ragionamento con l'intervento del collega Orrù: perché non facciamo riferimento alle circoscrizioni delle nuove province, che non coincidono con le aree programma, per assegnare le risorse, consapevoli del fatto che se noi dovessimo, accogliendo la proposta del collega Orrù, correggere le norme che avete approvato, tutte le illazioni che sono intercorse in questo periodo sulla vostra effettiva volontà di fare nascere le province, cadrebbero immediatamente, perché i sindaci che hanno sostenuto quella battaglia hanno chiesto di anticipare la data delle elezioni, perché vogliono concorrere alla programmazione delle risorse pubbliche, di quelle risorse che vengono dall'Unione europea ed anche dal bilancio della Regione. Quella richiesta non è stata accolta, ma la discuteremo ancora in Consiglio e noi la sosterremo. Adesso, però, diamo un segnale, non stiamo parlando di date delle elezioni, stiamo parlando di bilancio, diamo il segnale che il nuovo bilancio lo si fa con le comunità delle nuove province, e si risponde alle esigenze poste da quelle comunità nell'uso della risorsa pubblica. Quello sarebbe un atto di disponibilità vera sull'argomento e darebbe fiducia agli amministratori che hanno condotto in questi anni la battaglia per l'istituzione delle nuove province e che sosterrebbero l'emendamento, che il collega Giovannelli ha fatto sottoscrivere a molti colleghi consiglieri regionali, che stanzia cinque miliardi per dire che non ci siamo dimenticati che forse bisogna istituirle.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, colleghi, io non sarei voluto intervenire, ma francamente, e ve lo dice uno che probabilmente fa parte di un'altra generazione, anche rispetto a molti di voi, alcune valutazioni (lo dico sempre - chi mi conosce lo sa - con moltissimo rispetto per tutte le opinioni), che i colleghi del centrosinistra avanzano su questa finanziaria, mi sa tanto che siano viziate da moltissimo furore ideologico e soprattutto vi è una dose di...
SANNA EMANUELE (D.S.). Visto che lo hai perso tu!
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Per cortesia consentite all'onorevole Murgia di svolgere il suo intervento. Per cortesia colleghi. Prego onorevole Murgia.
MURGIA (A.N.). Vorrei che i colleghi della sinistra, del centro-moderato mi facessero parlare e che magari, se ne hanno voglia mi ascoltassero anche.
Ho parlato di furore ideologico, capisco che è un'affermazione molto forte, già il collega Pietro Pittalis mi aveva rubato la battuta sul girotondo, e quindi non ve la faccio, ma volevo dire semplicemente alcune cose. Io credo che questa sia una buona manovra, la migliore possibile in condizioni di difficoltà: il risanamento certamente viene avviato, come viene avviata la revisione dei residui passivi, con gli impegni giuridicamente assunti sull'arretrato. E' certo anche che vi è un gran numero di emendamenti, ma voi tutti sapete che anche alla scorsa finanziaria erano stati presentati tanti emendamenti, e che comunque gli emendamenti, me lo spiegavano bene alcuni colleghi, sono anche un atto di democrazia. Non bisogna eccedere, ma il problema della eccessiva quantità di emendamenti è certamente un problema generale. Allora mi vorrei confrontare con la sinistra su una questione fondamentale, che è quella della non emendabilità della finanziaria e del bilancio. Su questo vorrei capire quali sono le vostre opinioni. Vi è anche un'altra decisione importante: attraverso un emendamento della Giunta che io sottoporrei anche ai colleghi del centrosinistra, che riguarda la partita dello sviluppo locale, si cerca di attivare quel tipo di programmazione partecipativa che possa andare bene alle due coalizioni che oggi si confrontano dentro l'Aula. Per quanto riguarda gli artigiani, collega Cugini, lei ama tanto entrare nel merito e penso che nel merito entreremo con tutti i dati e con tutte le cifre e io accetto volentieri anche il confronto su quelle questioni.
Due cose vorrei ricordare ai colleghi della sinistra, che con molta attenzione hanno sottolineato problemi al centrodestra e alla maggioranza di governo: vorrei ricordarvi... aspetta mi faccio interrompere volentieri, prego!
FADDA (Popolari-P.S.). O parli di centro destra e centro sinistra oppure di destra e sinistra, ma non puoi parlare di centro destra e sinistra soltanto.
MURGIA (A.N.). Mi fa piacere, collega Fadda, che lei voglia distinguere una volta tanto le posizioni del centro dalla sinistra perché a volte le vostre posizioni sono più a sinistra di quelle dei D.S. per cui questa sua precisazione mi fa piacere. Volevo ricordarvi che quanto a litigi interni e problemi, tutte le volte che avete la possibilità di dimostrare che anche voi ne avete lo fate, e permettetemi di dirlo con un po' di ironia, lo fate anche alla grande! Faccio solo riferimento ai dissidi su Fondazione banco di Sardegna e Sigma: insomma sono questioni che vi riguardano molto da vicino. Sulla questione delle risorse pubbliche, con il collega Fadda ci siamo confrontati sui giornali sull'uso dei fondi comunitari e credo che sia stato anche un dibattito importante. Lei sa benissimo che io sono fautore, assieme al Gruppo che rappresento, della difesa degli interessi della Regione, ovviamente facendo leva sulla specialità della nostra autonomia e sull'insularità. Però io avrei anche accettato maggiormente una discussione sul merito, cioè su come spendere quelle risorse, perché io ho l'impressione che sul come spendere le risorse a volte il centrosinistra non dia delle risposte concrete; quelle risorse pubbliche devono essere utilizzate, ma per qualche progetto che sia un poco più convincente che una semplice enunciazione di programmi.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16.
La seduta è tolta alle ore12 e 58.
Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA CALLEDDA - SPISSU - MORITTU - SANNA Alberto, sulle proposte dello IACP per la cessione delle unità immobiliari site nel Comune di Carbonia e Bacu Abis, a norma della L.R. n. 7 del 2000.
Il sottoscritto,
premesso che l'articolo 9 della legge regionale 5 luglio 2000, n. 7, dispone che lo IACP avrebbe dovuto provvedere, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge, alla redazione di specifici piani di vendita per la cessione di alloggi impropri o resi abitabili a cura degli occupanti e di eventuali corpi aggiunti realizzati interamente a spese degli assegnatari entro il terreno di proprietà dello IACP nel Comune di Carbonia;
considerato che gli alloggi da includere nei piani sarebbero dovuti essere individuati fra quelli inseriti nel Piano delle vendite, di cui alla Legge n. 560 del 1993, approvato con delibera della Giunta regionale n. 11/41 del 12 aprile 1994;
rilevato che una recente delibera dello IACP stabilisce che fra le 232 unità immobiliari, regolarmente accatastate e conosciute come "Case Fantasma", ubicate nel comune di Carbonia e nella frazione di Bacu Abis, solo 168 potranno essere incluse nel piano di cessione, mentre le restanti 64, situate a Carbonia località Cannas di Sopra, verrebbero escluse perché rientranti in un programma, elaborato d'intesa con l'Amministrazione comunale per il recupero urbanistico dell'intera zona, che ne prevede la demolizione e la successiva ricostruzione;
rimarcato che l'esclusione delle 64 unità immobiliari determina una evidente giustificata preoccupazione degli assegnatari per il rischio che i tempi intercorrenti tra le demolizioni, le ricostruzioni e le successive assegnazioni possano allungarsi negando loro lo stesso diritto degli altri al possesso della propria abitazione;
evidenziato come molti assegnatari, nel corso degli anni, abbiano impegnato tempo e risorse finanziarie personali per garantire sia il mantenimento in buono stato di conservazione che il miglioramento degli alloggi loro assegnati,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere quali atti abbia compiuto o intenda compiere per :
1) verificare i tempi che si renderanno necessari per procedere ad avviare il piano di vendita degli alloggi impropri o resi abitabili a cura degli occupanti, e di eventuali corpi aggiunti (lett. b) e lett. c) dell'articolo 9 della legge regionale n. 7 del 2000) inseriti nelle proposte di piano di cessione delle unità immobiliari site in Bacu Abis, Comune di Carbonia;
2) per quanto riguarda le 64 unità immobiliari site nella località Cannas di Sopra, per conoscere se i progetti per la demolizione e la ricostruzione siano perfezionati e garantiscano tempi ragionevoli per soddisfare le legittime aspettative degli attuali assegnatari degli alloggi. (219)
INTERPELLANZA LICANDRO - CORONA sugli effetti negativi derivanti alle aziende sarde produttrici di latte fresco in seguito al crescente arrivo dall'estero di prodotti già confezionati, arbitrariamente etichettati come "latte fresco pastorizzato" per i quali non sussiste l'obbligo di una scadenza fissa.
I sottoscritti,
premesso che la Legge n. 169 del 1989, ancora in vigore, determina una differenza tra il latte generico e il latte fresco pastorizzato nel senso che quello definito come "fresco" ha parametri di qualità e durata fissati fino a quattro giorni mentre quello di produzione tedesca immesso sul mercato con la dicitura "latte fresco pastorizzato" e reso bevibile fino a due settimane, grazie a un procedimento basato sulla microfiltrazione, è sostanzialmente diverso, perché ottenuto da processi di lavorazione totalmente differenti da quanto specificato e previsto dalla Legge n. 169 del 1989 che prevede un unico e blando trattamento di pastorizzazione;
considerato che nelle scorse settimane - sulla base della normativa comunitaria sulla libera circolazione delle merci - è stata emanata una circolare del Ministero delle attività produttive che consentiva la vendita di confezioni etichettate come "latte fresco" con una scadenza superiore a quattro giorni;
constatato che i produttori agricoli italiani hanno avanzato forti critiche nei confronti di tale circolare in quanto rischiava di legalizzare un inganno ai danni dei consumatori perché le caratteristiche organolettiche, e in particolare il contenuto di proteine di questi prodotti, sono inferiori al vero latte fresco;
preso atto che il Ministero delle attività produttive ha deciso di revocare il provvedimento accogliendo le richieste degli agricoltori gravemente preoccupati per le aziende produttrici di latte fresco che avrebbero potuto subire contraccolpi negativi da questa incerta situazione di mercato;
evidenziato che la Legge n. 169 del 1989, nata per creare un filtro all'importazione di latte fresco già confezionato e per valorizzare la materia prima italiana, subirà con tutta probabilità alcune modifiche a causa del principio della libera circolazione delle merci nei mercati italiani - ribadito dalla Corte di giustizia della UE - e dal crescente arrivo dall'estero di prodotto già confezionato, competitivo nel prezzo e nella durata, perché risultato di processi tecnologici di scomposizione e ricomposizione di latte di cui non si conosce neanche l'origine e inoltre nei paesi esportatori non esiste una norma che impone una scadenza fissa;
chiedono di interpellare con urgenza il Presidente Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura per conoscere:
- quali misure vogliano adottare a difesa delle aziende sarde produttrici di latte fresco che, in virtù dell'applicazione della normativa europea e dalla presumibile invasione nel mercato sardo di prodotti stranieri già confezionati, rischiano di subire delle gravi ripercussioni dal punto di vista economico e occupazionale;
- quali provvedimenti intendano assumere al fine di valorizzare la materia prima isolana e di tutelare il superiore interesse dei consumatori sardi. (220)
INTERROGAZIONE CAPPAI, con richiesta di risposta scritta, sulle condizioni particolarmente disastrate della SS 387 dalla nuova 554 all'innesto della 466 fino al Km 29+000.
Il sottoscritto, considerato che:
- la SS 387 è a tutt'oggi la principale via di collegamento verso il Gerrei-Sarrabus;
- è ormai da anni che i Sindaci e gli Amministratori locali dei comuni interessati del Parteolla e del Gerrei lamentano la particolare situazione di pericolosità della strada statale caratterizzata da curve, saliscendi, strettoie e incroci a raso;
preso atto che i Sindaci del Parteolla, del Gerrei e i loro predecessori hanno ripetutamente scritto ai ministri di turno ai lavori pubblici per chiedere l'adeguamento della strada statale ottenendo come risposta esclusivamente soluzioni da palliativo (come ad esempio la ristrutturazione dello svincolo per Settimo San Pietro e Soleminis), soluzioni di emergenza che non eliminano certamente i pericoli;
evidenziato che:
- i Sindaci del Gerrei protestano per le condizioni antidiluviane del tratto della strada statale da Sant'Andrea Frius a Villasalto passando per San Nicolò Gerrei caratterizzato da una strada-strettoia particolarmente curvilinea che blocca lo sviluppo del Gerrei;
- se nel Gerrei il tratto di strada è troppo stretto e ricco di curve, il tratto del Parteolla nelle ore di punta è davvero ad altissimo rischio a causa dell'affluenza del traffico di mezzi pesanti che sfrecciano senza soluzione di continuità in una carreggiata troppo stretta e con decine di svincoli "a raso";
rilevato altresì in particolare che sulla suddetta statale:
a) dal Km 12+350 alla cantoniera ANAS, al Km 13+500 bivio per Settimo San Pietro, si va estendendo un insediamento abitativo che crea un grande rallentamento al traffico ed un grande pericolo con dieci accessi sul lato sinistro e cinque sul lato destro;
b) l'accesso al Comune di Dolianova dalla SS 387 nelle ore di punta diventa particolarmente pericoloso;
c) la circonvallazione di Serdiana ha un accesso privo di visuale e un attraversamento molto pericoloso al Km. 19+500 dove si contano diversi incidenti mortali,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere se intendano promuovere presso l'ANAS uno studio particolareggiato sulla SS 387 che possa prevedere la realizzazione di una carreggiata a quattro corsie dalla nuova 554 all'innesto della 466 fino al Km 29+000 e a scorrimento veloce fino a Ballao, interessando i Comuni di Soleminis, Dolianova, Serdiana, Ussana, Donori, Sant'Andrea Frius, S. Nicolò Gerrei, sottraendo in questo modo all'isolamento tutto il Gerrei ed eliminando i pericoli su una strada seminata da troppe croci.
Chiede altresì di interrogare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per sapere se intenda prevedere nella nuova legge finanziaria e nel bilancio che il Consiglio regionale si appresta ad approvare, un adeguato sostegno finanziario al fine di promuovere il progetto di cui sopra. (439)
MOZIONE BALLETTO - PITTALIS - CORONA - LOMBARDO - PILO - RASSU - GIOVANNELLI - SATTA - USAI - FRAU - GRANARA - PIRASTU - LICANDRO - SANNA Noemi - MURGIA - CAPELLI - CAPPAI - FANTOLA - VARGIU - CASSANO - TUNIS - PIANA - MILIA sulle dimissioni del Presidente della Fondazione del Banco di Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
APPRESO dalla stampa delle dimissioni presentate dal Presidente della Fondazione del Banco di Sardegna;
PRESO ATTO che le dimissioni sarebbero conseguenti ad un mancato accordo tra i componenti del Consiglio di amministrazione sulla nomina del Comitato di indirizzo;
RILEVATO che dagli attuali nove componenti del Consiglio di amministrazione sei sono espressione dei Democratici di Sinistra e tre del Partito Popolare Italiano;
SOTTOLINEATO che il Presidente dimissionario in una dichiarazione riportata virgolettata - e non smentita - dalla stampa, testualmente ha affermato "nella seduta del 14 febbraio, in cui dovevano cominciare l'esame delle terne dei nomi dei candidati indicati dagli enti che hanno titolo ad essere rappresentati nel nuovo organismo, mi è stato presentato un pacchetto di nomi che comprendono sette degli attuali nove componenti del Consiglio. Una assurda forma di auto perpetuazione, contraria ad ogni principio da quello del rinnovamento, al rispetto dovuto ad enti e persone, al mutato quadro politico";
EVIDENZIATO che, a seguito delle dimissioni del Presidente e delle sue gravissime dichiarazioni, è previsto un incontro tra i segretari regionali dei DS e del PPI per superare la situazione (vedi La Nuova Sardegna del 28 febbraio 2002);
CONSIDERATO che dallo stesso quotidiano citato viene riportata la voce di un possibile rientro "nel mondo del credito di Angelo Giagu (il fratello maggiore di Nino) naturalmente in quota PPI";
OSSERVATO con viva preoccupazione che le ultime vicende della Fondazione Banco di Sardegna e del Banco di Sardegna, dalla cessione del pacchetto di maggioranza alle nomine dei vertici della Banca, hanno destato notevoli perplessità in quanto sembra che i due organismi siano proprietà esclusiva di due partiti (DS e PPI) che pur rappresentando una limitata parte dell'elettorato mantengono ugualmente il loro potere, blindandolo ed esercitandolo con arroganza;
TENUTO CONTO che la Fondazione Banco di Sardegna e il Banco di Sardegna svolgono una delicata e insostituibile funzione pubblica nell'economia della Sardegna e che pertanto non possono continuare ad essere emanazione esclusiva di due partiti politici minoritari,
impegna la Giunta regionale
1) a riferire la posizione della stessa Giunta in merito alla vicenda esposta;
2) ad attuare tutte le iniziative possibili per garantire la gestione democratica dei due organismi ed evitare che gli stessi continuino ad essere espressione di partiti politici. (61)
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