Seduta n.102 del 07/07/2005
CII Seduta
Giovedì 7 luglio 2005
(Antimeridiana)
Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 04.
MATTEO SANNA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 22 giugno 2005 (97), che è approvato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA GIUSEPPE (R.C.). Signor Presidente, chiedo di sospendere la seduta, data la scarsa presenza di consiglieri, almeno per un quarto d'ora.
PRESIDENTE. I lavori riprenderanno alle ore 10 e 30. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 05, viene ripresa alle ore 10 e 32.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, in considerazione dell'argomento all'ordine del giorno, relativo alla istituzione di una Commissione d'inchiesta, chiederei una ulteriore sospensione di un'ora per poter concordare il testo di un ordine del giorno da sottoporre all'attenzione dell'Aula.
PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni i lavori sono sospesi e riprenderanno alle ore 11 e 30. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 33, viene ripresa alle ore 11 e 42.)
PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, vorrei chiedere ai colleghi se è possibile accogliere la nostra richiesta di rinviare il primo punto all'ordine del giorno, sulla istituzione di una Commissione d'inchiesta sulle zone interne, alla prossima seduta di Consiglio. Naturalmente ci impegniamo a inserire l'argomento sempre al primo punto. PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io non ritengo possibile accedere alla richiesta del collega Marrocu in quanto tale questione è all'ordine del giorno di questo Consiglio già dalla scorsa legislatura. Per vari motivi che riguardano sia la minoranza di oggi, maggioranza ieri, che l'attuale maggioranza, ieri minoranza , questo problema è stato costantemente rinviato.
Credo che ci siano tutti gli elementi affinchè, nel rispetto del Regolamento, si proceda all'esame della richiesta.
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, lei mantiene la sua richiesta?
MARROCU (D.S.). Sì, in caso di mancato accoglimento del rinvio noi obiettiamo che, in base all'articolo 125, comma 5 del Regolamento, la richiesta di istituzione della Commissione d'inchiesta non pare essere sufficientemente motivata. A nostro avviso mancherebbe infatti il requisito richiesto dall'articolo citato, e cioè che: "La richiesta si intende motivata quando riguarda atti della Regione o degli enti o aziende da essa dipendenti…".
PRESIDENTE. Sospendo la seduta e convoco una breve Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 45, viene ripresa alle ore 12 e 56.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Colleghi, per comunicare che convoco la Giunta per le elezioni e sospendo nuovamente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 57, viene ripresa alle ore 13 e 09.)
Proclamazione e giuramento di consigliere
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta. Comunico all'Aula che in data 7 luglio 2005 è pervenuta copia della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Sardegna, emessa in data 6 luglio 2005, con la quale il dottor Pietro Pittalis è stato proclamato eletto alla carica di consigliere regionale in sostituzione dell'onorevole Paolo Terzo Sanna. La Giunta delle elezioni, da me convocata, ha proceduto alle conseguenti verifiche e ha inviato la seguente comunicazione: "Comunico alla Signoria Vostra che la Giunta delle elezioni si è riunita in data odierna per esaminare la situazione determinatasi a seguito del dispositivo della sentenza del TAR della Sardegna del 6 luglio 2005, notificato al Consiglio regionale il 7 luglio 2005, che, in parziale riforma dei risultati elettorali concernenti le circoscrizioni elettorali del Medio Campidano e di Nuoro delle elezioni regionali svoltesi il 12 e 13 giugno 2004, ha proclamato eletto il candidato avvocato Pietro Pittalis in luogo del candidato ingegner Paolo Terzo Sanna.
La Giunta delle elezioni ha preso atto della citata sentenza che ai sensi dell'articolo 33 della legge 6 dicembre 1971, numero 1034, è immediatamente esecutiva e la cui esecuzione non viene sospesa dall'eventuale proposizione di ricorso in appello.
Per i motivi sopra indicati l'avvocato Pietro Pittalis deve subentrare all'ingegnere Paolo Terzo Sanna".
Poiché il consigliere Pietro Pittalis è presente lo invito a entrare in Aula e a presentarsi di fronte al banco della Presidenza per prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale per la Sardegna e dall'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1949, numero 250.
Dò lettura della formula del giuramento prevista dall'articolo 3 del citato D.P.R. dopodiché il consigliere Pittalis risponderà giuro. "Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione Autonoma della Sardegna."
PITTALIS: Giuro.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Nicola Rassu ha chiesto congedo per la seduta del 7 luglio 2005. Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Discussione della richiesta di istituzione della Commissione d'inchiesta
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della richiesta di istituzione di una Commissione di inchiesta per una indagine conoscitiva sulla condizione economico-sociale delle zone interne della Sardegna.
La richiesta di istituzione di una Commissione d'inchiesta segue l'iter previsto per i provvedimenti legislativi. Dichiaro quindi aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare, per illustrare la proposta, il consigliere Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, questa proposta è da diverso tempo ormai all'ordine del giorno del Consiglio regionale, non solo nel corso di questa legislatura, ma anche della precedente. Crediamo che quanto esplicitato nella relazione di presentazione comunque, nonostante il fatto che la richiesta sia datata, sia ancora valido e soprattutto sia all'attenzione dei sardi in generale, e in particolare dei sindacati, delle forze sociali, degli amministratori, della stampa, soprattutto in questi ultimi giorni.
Il Consiglio regionale, ma anche le istituzioni governative, credo che da tempo si siano occupati di verificare lo stato sociale, culturale ed economico delle zone interne della Sardegna, delle zone del centro Sardegna in particolare; ma oggi si potrebbe parlare di zone svantaggiate della Sardegna perché, da un primo nucleo di arretratezza economica e sociale della Sardegna centrale, purtroppo, a macchia d'olio, ma in alcuni casi a macchia di leopardo, si è diffusa una situazione di grave disagio sociale ed economico in tutta la Sardegna.
Proponiamo l'istituzione di questa Commissione d'inchiesta in quanto la massima Istituzione regionale deve avere contezza e conoscenza dei problemi direttamente, in maniera adeguata, precisa, per darne poi conoscenza all'intero Consiglio perché si possano riproporre interventi legislativi dai quali derivi, nell'ambito della programmazione del prossimo Piano generale di sviluppo, una incisiva, efficace ed efficiente azione della Regione sarda. Un Piano, peraltro, che era stato annunciato nello stesso programma del Presidente della Giunta e di questa maggioranza.
Crediamo che molte risorse finanziarie siano state impiegate per lo sviluppo di questi territori attraverso la legge regionale numero 17, attraverso la legge statale numero 488/92, attraverso gli interventi regionali di infrastrutturazione di questi territori riguardanti non solo le aree industriali ma l'intero asse viario, per intenderci. Diversi interventi sono stati programmati da questo Consiglio attraverso le leggi finanziarie per il sostegno dell'istruzione, non ultimo, per esempio, l'intervento voluto nella passata legislatura per le istituzioni scolastiche, in modo ancora più preciso faccio riferimento ai fondi per l'edilizia scolastica.
Diversi interventi sono stati portati avanti nel corso degli anni dagli Assessori competenti in materia di industria, di pubblica istruzione, di ambiente, perché quanto ci sia da conoscere e quanto questo Consiglio debba conoscere sulla situazione ambientale del centro Sardegna, in modo particolare su quella degli impianti della chimica presenti in quel territorio, è il non ultimo dei problemi.
Questi sono i motivi, ben illustrati nella relazione introduttiva della proposta, che ci hanno indotto e ci inducono a chiedere al Consiglio la formalizzazione dell'istituzione di questa Commissione d'inchiesta secondo l'articolo 125 del Regolamento.
Così come credo che anche questa breve relazione abbia consentito, sottolineando gli interessi, le volontà e le necessità, di meglio comprendere il perché delle tante risorse finanziarie stanziate e dei tanti interventi programmati dalle Giunte che si sono succedute in questi ultimi quindici anni, e di capire che cosa ha prodotto o, meglio, che cosa non è riuscita a produrre la spendita delle risorse finanziarie dei sardi attraverso le leggi citate di intervento regionale..
Oggi in quei territori il clima, il livello di tensione sociale che si innalza giorno per giorno è preoccupante per tutti noi; lo stesso sciopero previsto il giorno 14 è un segnale che per l'ennesima volta viene dato dalle compagini sindacali a questa Assemblea, e non solo a questa Assemblea ovviamente. Credo che sia interesse di tutti, ma soprattutto dovere di questo Consiglio regionale, approfondire questi temi, averne immediata e diretta conoscenza ed informazione.
Soltanto con questo intervento si potrà dopo dare un contributo concreto ad un Piano generale di sviluppo annunciato da questa Giunta e soltanto dopo aver conosciuto, approfonditamente e direttamente, le reali condizioni, sociali, economiche e culturali di quel territorio, si potrà programmare un serio lavoro di intervento in quel territorio che possa anche chiarire perché tanti interventi precedenti non hanno dato i loro frutti.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS VINCENZO (D.S). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, la mozione del centrodestra sulla istituzione di una Commissione di inchiesta per accertare le condizioni economiche e sociali delle zone interne dell'Isola riporta una vecchia proposta, presentata dagli stessi estensori nella precedente legislatura, che mirava ad acquisire elementi conoscitivi e a formulare proposte politiche da consegnare poi al professor Savona come contributo per la stesura del nuovo Piano di rinascita che l'economista sardo ed il suo gruppo si accingevano ad elaborare. Sappiamo tutti, purtroppo, la fine poco gloriosa che ha fatto il tanto elogiato piano del professor Savona.
Rilevo comunque, con delusione, che il metodo con cui si continua a rappresentare la questione delle zone interne dell'Isola, facendole apparire forzatamente come zone rovinate dal malessere, chiuse in sè stesse in un'ancestrale solitudine ed isolamento, refrattarie a qualsiasi processo di rinnovamento, è sbagliato e deleterio.
Non nascondo che vi siano ancora grandi problemi irrisolti nelle aree marginali della nostra Isola, , nel Nuorese, nell'Alto Oristanese, nel Sarrabus-Gerrei, nel Goceano, nell'Ogliastra, in quella Sardegna cioè che è costretta a pagare i prezzi più alti in termini di sviluppo dopo l'abbandono da parte di questo Governo della questione meridionale.
Voglio ricordare, non per sfuggire alle responsabilità di questa Giunta e di questa maggioranza, che nella seconda metà degli anni novanta si riuscì a contrastare e a ridurre, nel Mezzogiorno e in anche Sardegna, il differenziale di sviluppo rispetto al resto del Paese anche se, come tutti sappiamo, nel Mezzogiorno sono sempre convissute due realtà, una più dinamica e un'altra più debole, come le nostre zone interne, più bisognosa di diritti sociali e di cittadinanza, di sviluppo e di lavoro.
Una classe dirigente ha il dovere di non sfuggire questi problemi ampiamente conosciuti e di proporre soluzioni credibili in grado di dare risposte alle esigenze di queste comunità. Le popolazioni dell'interno della nostra Isola, d'altronde, credo che siano giustamente stanche di essere osservate come entità atipiche ed analizzate come cavie da laboratorio, sono persone invece che pretendono giustamente di avere gli stessi diritti, gli stessi servizi, le stesse opportunità di istruzione e di lavoro che godono altri cittadini in diverse parti dell'Isola e dell'Italia. Non si può continuare a dire oggi, nel mese di luglio del 2005, che non si conoscono le tematiche di queste popolazioni, facendo anche finta di non sapere che proprio queste popolazioni sono state negli anni passati le più anatomizzate a livello nazionale. Per questo io sono convinto che sia necessario mettere in campo una politica regionale e nazionale attenta ai bisogni di queste aree e bilanciata negli interventi da portare avanti.
Voglio ricordare che la prima Commissione d'inchiesta risale a più di un secolo fa quando l'onorevole Crispi, allora Presidente del Consiglio e Ministro dell'interno, affidò nel 1894 all'onorevole Pais Serra il compito di portare avanti una inchiesta sulle condizioni economiche della pubblica sicurezza in Sardegna, con particolare riferimento alle aree dell'interno dove vivevano, come venne poi scritto nella relazione conclusiva, in un isolamento selvaggio pastori rozzi e feroci.
La condizione delle aree interne è stata a lungo scandagliata anche in questi ultimi sessant'anni, ad iniziare da Renzo Laconi, dal senatore Monni, da Emilio Lussu, da Ignazio Pirastu che parlarono ampiamente della profonda depressione economica di queste aree, proponendo un piano organico da inserire all'interno dell'articolo 13 dello Statuto, atto teso a favorire la rinascita economica e sociale, a consacrare nei fatti la solidarietà dello Stato nazionale. L'aggravarsi delle condizioni di malessere nel centro Sardegna, accompagnate dal riesplodere virulento del fenomeno del banditismo, portarono il Senato della Repubblica il 27 ottobre del 1969 ad istituire, con la legge numero 755, una Commissione parlamentare d'inchiesta sui fenomeni di criminalità in Sardegna che, con ampi compiti di ricerca e analisi, doveva proporre interventi capaci sia di prevenire le cause che di reprimere le manifestazioni del fenomeno criminale.
La Commissione d'inchiesta parlamentare, frutto di una vasta mobilitazione di tutte le forze politiche sarde che avevano messo sotto accusa l'intervento puramente repressivo dello Stato, fu presieduta dal senatore Medici.
L'industrializzazione ad Ottana nacque in quegli anni non per rispondere a esigenze di sviluppo economico, ma per necessità di ordine pubblico. A questa Commissione seguì l'istituzione della Commissione di indagine regionale, organismo diverso da quello proposto oggi dal centrodestra, sulle condizioni economiche e sociali delle zone interne della Sardegna interessate da particolari fenomeni di criminalità e di violenza, presieduta dall'onorevole Catte.
Giuseppe Medici, parlando di zone interne nella sua relazione conclusiva, scrisse che bisognava aprire il chiuso mondo della diffidenza isolana a nuovi rapporti economici e sociali. Lo Stato, la Regione, la Provincia, i Comuni e gli altri enti pubblici hanno questo compito. L'avvocato Melis Bassu, che partecipò alle due Commissioni che ho citato, scrisse nel suo contributo, da studioso della società del malessere, che in una società rancorosamente ghettizzata nell'esperienza dell'abbandono occorreva una politica locale più accentuata rispetto alla progettualità di una politica nazionale.
Nelle conclusioni del lavoro delle due Commissioni si possono trovare le spiegazioni e quindi le ragioni delle politiche territoriali che sono state portate avanti in questi ultimi trent'anni. La Commissione di indagine presieduta dall'onorevole Catte, quasi vent'anni dopo quella del senatore Medici, anche grazie all'industria di Ottana, che contribuì ad ammodernare le comunità del centro Sardegna, trovò un'Isola cambiata e con problematiche concretamente differenti. Forse sarebbe utile, invece di proporre nuove Commissioni d'inchiesta, rileggere il contenuto di quegli atti; atti che mantengono una loro freschezza, originalità e validità e che sicuramente aiuterebbero a capire meglio la situazione in cui si viveva e si vive ancora oggi nelle aree dell'interno.
In quella relazione veniva affermato che: "Dare risoluzione in forma organica al problema dello sviluppo economico delle zone interne non può prescindere dal superamento della marginalità economica dell'intera Isola. Pur nella considerazione dell'autonoma e specifica rilevanza che tale problematica riveste, si pone oggi la necessità", veniva scritto, "di superare una visione della questione delle zone interne che sia angusta, chiusa, che si concreti in una concezione deterministica, tesa a giustificare l'urgenza degli interventi dello Stato e della Regione con la sola ciclica recrudescenza dei fenomeni di criminalità. Occorre invece cogliere la complessità delle questioni che si agitano nelle aree dell'interno: dall'emergere di una problematica propria delle aree urbane a una questione industriale che si pone, dopo gli anni della crisi, in forme nuove e moderne; dalla questione ambientale alla diffusione della cultura, del sapere quali risorse finalizzare alla crescita economica, sociale e civile".
Questi concetti sono anche contenuti nel nostro programma di governo, dove viene ribadito che la Sardegna interna è stata rappresentata quasi sempre come caratterizzata da punti di debolezza quali lo spopolamento, l'isolamento, l'abbandono delle campagne e dell'agricoltura, la penuria di alcune risorse energetiche, , il problema dell'acqua, l'inadeguata dotazione di infrastrutture, la disoccupazione, l'insicurezza sociale, l'assistenzialismo, il familismo, elementi certamente reali che sembrano condannare il territorio a un ritardo di sviluppo quasi irreversibile.
Abbiamo affermato, però, che esistono anche elementi di forza su cui possiamo puntare, ad iniziare dalla presenza di un ampio settore agroalimentare e dalla ricchezza di un patrimonio immateriale, antropologico e culturale fondamentalmente, per rafforzare la nostra stessa identità. Da questi territori viene un appello che non ammette rinvii alla messa in campo di progetti mirati che devono stare dentro un quadro unitario di programmazione.
Per questo reputo che sarebbe sbagliato ignorare tutto quello che si è fatto in questi anni, a partire dalla messa in campo, nel 1992, dell'accordo di programma per la Sardegna centrale, dopo la fine delle Partecipazioni statali e l'avvio del processo di privatizzazione da parte dell'Eni che aveva deciso di abbandonare la chimica, indebolendo in questo modo tutto il settore a livello nazionale e danneggiando l'intero contesto industriale della nostra Isola.
Certamente non è cosa facile in condizioni normali far attecchire un nuovo processo industriale, ed è ancora più difficoltoso in un'area dove sono presenti nodi strutturali superiori alla media regionale e in presenza di una crisi devastante che ha colpito ferocemente tutto il settore produttivo regionale, a iniziare da quello chimico e tessile. Nel parlare oggi di zone interne quindi occorre prima di tutto avere maggiore attenzione e rispetto per tutti quegli attori locali che si sono battuti ostinatamente in tutti questi anni per far uscire queste aree dall'isolamento con una impegnativa politica di sviluppo.
Purtroppo le scelte fatte non potevano risolvere, da sole, tutti i mali di queste aree, perché era necessario affiancare un'azione programmata che sostenesse, facendo massa critica, il rafforzamento di tutti questi processi. Il Governo, invece, ha preferito cancellare tutta la programmazione negoziata fino a eliminare dall'agenda politica nazionale, come ho detto prima, la frontiera del Mezzogiorno. Si tratta oggi di recuperare il tempo perso intervenendo sulla scarsa dinamicità presente nel sistema locale, per orientare le produzioni alla qualità, con scelte che valorizzino lo sviluppo complessivo del territorio migliorando le opportunità offerte dal turismo, dai beni culturali e ambientali, assumendo il parametro della qualità in tutti i suoi aspetti e riconfermando la necessità di definire una politica industriale, nuove strategie aziendali in grado di raggiungere tutti i saperi e quelle produzioni presenti nel settore agroalimentare.
Per questo è importante decidere, all'interno di una politica ordinaria, quali strumenti mettere in campo in maniera organica sul fronte della programmazione integrata, a partire dai PIA ai PIT, intesi come modalità di attuazione delle misure del POR, ai patti di settore, ai contratti di programma, agli accordi di programma quadro, ai programmi di iniziativa comunitaria, recependo nel contempo gli indirizzi del Consiglio europeo di Lisbona in funzione del nuovo ciclo di programmazione dei fondi strutturali 2007-2013.
A questa problematica e alla grave situazione vigente nel centro Sardegna questa maggioranza non intende affatto sottrarsi e si adopererà con tutte le proprie forze, chiamando in primo luogo il Governo ad assumersi le sue responsabilità per trovare una soluzione, insieme ai cittadini del centro Sardegna, che permetta di definire un nuovo orizzonte di sviluppo economico e sociale.
Le invenzioni sceniche, tese a conquistare qualche effimero titolo di giornale e che lasciano intatti i problemi, lo riaffermiamo ancora una volta, non ci interessano.
PRESIDENTE. Colleghi, sull'argomento vi sono altri consiglieri iscritti a parlare, quindi propongo di rinviare i lavori a questo pomeriggio.
Prima di chiudere la seduta, comunico che è pervenuto alla Presidenza un ordine del giorno unitario di condanna dei gravi atti terroristici accaduti a Londra, del quale do lettura:
Ordine del giorno URAS - MARROCU - ATZERI - SANNA Francesco - LA SPISA - PINNA - OPPI - LICHERI - DIANA - VARGIU - LADU sugli atti terroristici verificatisi a Londra: "Il Consiglio regionale, avuta notizia dei gravi e drammatici eventi verificatisi oggi a Londra, a causa di criminali e intollerabili atti terroristici che hanno colpito la popolazione innocente di un paese europeo amico, che ancora una volta tante tragiche ferite hanno inferto alla pacifica convivenza dei popoli e tra i popoli, che ancora una volta hanno colpito uomini e donne innocenti, con lutti e violenze inaudite, negli affetti più cari e nelle prospettive di vita, condanna il terrorismo e i terroristi comunque si manifestino e per qualunque motivo si manifestino, esprime la più sentita e profonda solidarietà nei confronti del popolo inglese e della città di Londra e la vicinanza più sincera al dolore delle persone e delle famiglie colpite, manifesta la volontà di porre in essere sul piano culturale e politico ogni utile comportamento ed atto finalizzato alla conquista permanente di sentimenti di pace, di rifiuto della violenza, di difesa e di sviluppo permanente della democrazia dei popoli e tra i popoli." (1)
Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato all'unanimità)
La seduta riprenderà questo pomeriggio alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 40.
Versione per la stampa