Seduta n.200 del 29/05/1997
CC SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
Giovedì 29 maggio 1997
Presidenza del Vicepresidente MILIA
La seduta è aperta alle ore 9 e 36.
DEMONTIS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 20 maggio 1997, che è approvato.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Vista la poca affluenza in aula, sospendo la seduta per quindici minuti, la seduta riprenderà alle ore 9 e 55.
(La seduta, sospesa alle ore 9 e 37, viene ripresa alle ore 9 e 55.)
Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta sulla situazione politica
PRESIDENTE. E' pervenuto un ordine del giorno a firma Murgia, Sassu. Se ne dia lettura.
FRAU, Segretario f.f.:
ORDINE DEL GIORNO MURGIA- SASSU
Il Consiglio regionale
PRESO ATTO del profondo malessere che si è manifestato all' interno della coalizione di maggioranza con le prese di posizione di diversi Consiglieri regionali e che presenta il rischio di un definitivo logoramento della possibilità del governo della Regione;
CONSIDERATO che, come sottolineato da importanti prese di posizione di significative forze economiche e sociali, una crisi al buio può avere gravi e irrimediabili conseguenze sulla delicata situazione economica e sociale dell'Isola;
CONSAPEVOLE che il ricercare in Consiglio una incerta e risicata maggioranza non risolve problemi di governabilità della Sardegna, compromettendo nel contempo le prospettive di ricomposizione della coalizione;
OVVIANDO alla carenza di strumenti istituzionali quali la sfiducia costruttiva che consentirebbe di effettuare ogni verifica politica senza pregiudicare la continuità di governo;
DA' MANDATO
al Presidente Palomba di avviare un'approfondita verifica che, individuati pochi e significativi punti di programma come il problema del lavoro, della riforma e decentramento della Regione, della valorizzazione dell'ambiente, ricerchi una convinta ricomposizione della coalizione e consenta la partecipazione a pieno titolo di Rifondazione Comunista all'intesa di programma e all'azione di governo;
IMPEGNA
il Presidente stesso a riferire al Consiglio entro dieci giorni per consentire una serena valutazione dell'evoluzione della situazione politica e prowedere agli atti conseguenti. (2)
PRESIDENTE. Continuiamo la discussione sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Fois, che non vedo in aula.
E' iscritto a parlare il consigliere Demontis, ne ha facoltà.
DEMONTIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, circa sei mesi fa, esattamente il 21 novembre 1996, sostenevo intervenendo in questo Consiglio dopo una lunga e inutile crisi di Giunta che la montagna aveva partorito il classico topolino, cieco e afflitto da gravi difficoltà motorie. Oggi devo dire che a soli sei mesi di vita è moribondo; questa Giunta, in altre parole, nata sotto il segno e il ricatto della partitocrazia, chi non ricorda il bigliettino consegnato a Palomba con il nome degli Assessori? Muore ingloriosamente per una questione di puri interessi di bottega e partitocratici. L'assegnazione della Presidenza della Fondazione del Banco di Sardegna ad una fazione partitica piuttosto che ad un'altra, più o meno per lo stesso motivo, la spartizione insomma delle poltrone, era accaduto per le precedenti giunte, oltre alle voglie di assessorati di alcuni consiglieri, in occasione della caduta, della prima Giunta tecnica, che ha visto il Gruppo sardista protagonista nel rivendicare con caparbietà il ruolo di assessori da parte dei consiglieri. E dire che in Sicilia, nei giorni scorsi, si è sostenuto che gli assessori non devono essere consiglieri regionali. Ancora una volta ci danno una lezione, soprattutto danno una lezione ai sardisti che invece di proporre riforme propongono e attuano vere e proprie controriforme. Ma torno alla crisi; se il pretesto, o se vogliamo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, è stata la spartizione delle poltrone i motivi reali sono da ricercare soprattutto nelle modalità con cui la Giunta, e non solo quest'ultima, è nata. Essa infatti non aveva, fin dalla nascita, il consenso convinto degli stessi consiglieri dei Gruppi di maggioranza, ma solo di quella parte interessata a gestire pezzi di potere; pertanto in ogni momento c'è il rischio che manchi il consenso necessario per mantenerla in piedi. La verità è che la coalizione di maggioranza non è tenuta insieme da un progetto, da un programma politico, ovvero da un collante profondo e forte, per cui di fatto è perennemente precaria e in crisi. Molti consiglieri della stessa maggioranza sono pregiudizialmente esclusi dalla vita stessa della Giunta, e si ricorre ad essi solo nell'estremo bisogno, quando i loro voti sono necessari per fare numero. Quando non sono sufficienti il presidente Palomba ricorre persino all'opposizione, al Gruppo Misto, a Rifondazione Comunista. Mi chiedo, io attualmente come componente del Gruppo Misto posso votare favorevolmente una Giunta che vede al suo interno due assessori sardisti che si sono accaparrati un posto al sole rivendicandolo grazie anche alla mia presenza nel Gruppo sardista, subito dopo ottenuto il malloppo mi espellevano. Io direi di no, coerente con il voto contrario espresso già al suo varo; non condivisi la risoluzione della crisi e, ancora oggi, come allora non conosco attraverso quale ragionamento logico venni escluso dalla proposta di Giunta del presidente incaricato. So che il mio nome in quell'elenco di assessori vi era perché il presidente Palomba, liberamente e per sua esclusiva scelta, lo scrisse, non per imposizione da parte di alcuno, né per un ricatto da me esercitato minacciando il voto contrario per la nuova Giunta. Ricordo perfettamente il mio pensiero negativo alla riconferma dei due assessori uscenti per ricomporre il Gruppo in Consiglio reinserendo in Giunta due sardisti non consiglieri regionali. Solo a queste condizioni sarebbe stato favorevole il mio voto per la nuova Giunta. Questa era la mia posizione conosciuta da tutti perché anche la stampa la riferì. Cosa poi si siano raccontati su di me il presidente Palomba e l'onorevole Bonesu, soltanto loro lo sanno. Chiedo scusa per aver riferito di questa vecchia vicenda, ho dovuto farlo per liberarmi da quella accusa infame di avere esercitato un ricatto per essere nominato assessore regionale. Torno alla crisi, e mi chiedo se veramente si possa pensare che questa crisi è contro i sardi, così come ha sostenuto sulla stampa un assessore sardista; o non è piuttosto la Giunta ad aver operato contro i sardi e la Sardegna. E poi, non disse lo stesso assessore, durante l'ultima crisi, che si aveva bisogno di una Giunta di raffreddamento. Ebbene, vinse e la ottenne a suo piacimento; infatti, non soltanto ha raffreddato il Consiglio ma lo ha ghiacciato al punto da volerlo mantenere ibernato. Questa signor Presidente è una Giunta che non è riuscita a portare a termine nessun progetto, a realizzare nessun punto del programma. I risultati di essa infatti sono per la verità alquanto scarsi, scarso è il risultato per quanto riguarda l'economia, l'occupazione, il lavoro; meno che zero anzi, se è vero che la disoccupazione è aumentata. Zero per quanto attiene alle riforme istituzionali e al contributo dato alla riforma federalista dello Stato, se è vero come è vero che la proposta della Commissione speciale per la revisione dello Statuto, presieduta da un sardista è miseramente naufragata nel Consiglio, dove non è stata neppure formalmente messa ai voti, se è vero come è vero che la risoluzione sulla riforma istituzionale dei Capigruppo votata dal Consiglio ed approvata, è un vero e proprio aborto con posizioni così arretrate che la proposta di D'Onofrio alla Bicamerale appare una vera e propria rivoluzione federalista, mentre noi sardi balbettiamo e cianciamo ancora di nuova autonomia e di regionalismo, un italiano deciso con le idee chiare, mette i piedi nel piatto e senza pudori e complessi disegna una repubblica federale, sottolineo federale, che non sarà quella sognata dall'indipendentismo sardo, ma che sicuramente va in questa direzione, e comunque va ben al di là delle misere anemiche proposte di questo Consiglio, che ha opposto uno sprezzante diniego ai più coraggiosi e spericolati emendamenti indipendentisti e separatisti del compagno e amico Bonesu, giustamente assente al tavolo del lavoro per lo Statuto, dopo essere stato presidente della Commissione speciale per la revisione dello Statuto stesso. Ricordo per inciso che lo stesso Bonesu, terrorizzato dall'idea di mettersi fuori dalla vantaggiosa maggioranza, chiese il voto segreto e dietro esso si rifugiò. Un voto segreto e inopportuno perché ha impedito la trasparenza; sia ben chiaro, il voto segreto è utile e legittimo quando si tratta di difendersi dalle vendette della partitocrazia, ma nel caso Bonesu serviva solo a mettersi il cappuccio, a camuffarsi a non assumersi alla luce del sole, davanti ai sardi, le proprie responsabilità. Anche il cappuccio, signor Presidente si può indossare ma in altre sedi e ambiti non in Consiglio regionale, specialmente se si discute di un problema così importante e decisivo come il nuovo Statuto sardo. Fra l'altro non pare che alla Bicamerale sia previsto un voto segreto per l'approvazione della proposta di modifica della Costituzione, e non credo che i componenti degli stessi partiti che rappresentano abbiano interesse a nascondersi su scelte così importanti da compiere per ridisegnare lo Stato. Leggo sulla stampa che il presidente Selis e l'onorevole Scano criticano la proposta D'Onofrio e fanno bene, perché essa ha certamente limiti e carenze. Ma come non ricordare che lo stesso Scano ha presentato in Consiglio una risoluzione sulla riforma dello Stato che, lungi dall'essere federalista, non ha neppure il coraggio di nominare il termine federalismo. Zero infine, il risultato di questa Giunta, per quanto attiene alla legge sulla lingua e sulla cultura sarda, elaborata dalla prima Giunta Palomba e rigorosamente per anni tenuta ad ammuffire in qualche polveroso cassetto; solo in questi giorni riproposta per la discussione in Consiglio. Certo, la Giunta potrà anche accampare meriti, per esempio il protocollo d'intesa con il Governo sulla metanizzazione, la viabilità e via via elencando. Ma anche a questo proposito, al di là delle chiacchiere, ovvero degli impegni e delle promesse, che cosa vi è dietro? Nulla. Ma poi pensiamo davvero che la Sardegna debba diventare stazione di servizio per produrre metano da inviare in continente tenendoci, noi sardi, l'inquinamento e offrendo agli italiani l'energia pulita? E non è forse per motivi ambientali che altre regioni italiane rifiutano tale ruolo? Evidentemente non è bastato alla Sardegna il ruolo di stazione di servizio per industrie nere inquinanti. Il bisogno di posti di lavoro non può sempre indurci ad accogliere in Sardegna gli impianti che le altre regioni rifiutano, ne stiamo pagando le spese, e stiamo ancora facendo i conti con l'inquinamento provocato dagli stabilimenti industriali, da altri non voluti e con i problemi che le popolazioni interessate hanno dovuto subire e sopportare, pagando un tasso troppo alto, spesso con la propria vita. Il problema vero, comunque, che il Consiglio oggi ha di fronte, è come uscire da questa crisi, ovvero che fare? E' stata fatta anche balenare l'ipotesi di sciogliere il Consiglio e andare a elezioni anticipate. Ho l'impressione che tale ipotesi sia stata fatta solo per terrorizzare, per ricattare i consiglieri. Come dire: o confermate questa Giunta o tutti a casa e prendetevi quindi la responsabilità davanti ai sardi di una crisi aperta al buio, che potrebbe durare a lungo e non avere soluzioni. Se il Consiglio accettasse questa indicazione intimidatoria commetterebbe un grosso errore, perché passerebbe una pericolosa linea di arroganza, superiore a quella che la Giunta attribuisce ai consiglieri che avrebbero determinato questa condizione di ingovernabiità e quindi provocato anche questo democratico (e io aggiungo salutare) dibattito in Consiglio. Colleghi, questo non è tempo perso; sarebbe sprecato davvero, se dedicassimo tempo alla discussione delle leggi iscritte all'ordine del giorno, perché verrebbero quasi certamente bocciate, se dibattute in Aula, prima di dare alla Sardegna un nuovo Governo, che eviti il fallimento di questa legislatura. Io ritengo (ne sono convinto) che dalle dimissioni della Giunta e dalla crisi possa nascere un nuovo Governo con una nuova maggioranza forte, coesa e unita, a patto che questa veda tutti i consiglieri che in essa si riconoscono, valorizzati a pari dignità e non ruote di scorta che si utilizzano quando la Giunta non ottiene tutti i voti necessari. Una maggioranza che travalichi, se necessario, le formule precostituite, come l'Ulivo e il Polo. Ripeto, se necessario, che veda insieme tutti i consiglieri, senza preclusioni verso nessuno; siano essi di Rifondazione Comunista, del Gruppo Misto o altro, che si riconoscono negli obiettivi programmatici. Dopo aver percorso questa strada senza successo, o altre percorribili, si vada al voto anticipato, sciogliendo giustamente il Consiglio e assumendosi (allora sì davvero) la responsabilità di fronte ai sardi per non aver consentito il varo di un governo efficiente per la Regione sarda. A tal fine propongo che l'onorevole Palomba, sia pure compromesso, per aver subìto e accettato i ricatti e i diktat della partitocrazia, ma che risulta comunque il più indicato a fare il Presidente e perciò votato dal popolo sardo e premiato con un vasto consenso popolare. Questo risultato ottenuto è voluto dalla modifica della legge elettorale, e noi non possiamo, a metà strada, distruggere, cambiare sempre tutto a nostro piacimento, prima ancora di aver sperimentato e quindi valutato con serenità il risultato. Questo Consiglio ha abolito l'incompatibilità tra gli incarichi di assessore e consigliere, cacciando i tecnici dalla Giunta per migliorare e armonizzare i rapporti tra il Consiglio e l'Esecutivo. Erano poco innamorati dell'Assemblea consiliare e poco inclini a intrattenere rapporti cordiali e proficui con i consiglieri e con i Gruppi, così dicevano alcuni. I migliori risultati ottenuti oggi sono sotto gli occhi di tutti. Faccia un atto di coraggio, presidente Palomba, individui alcune priorità ed emergenze. Non c'è bisogno di fare un lungo elenco. Io mi permetto di ricordarle, presidente Palomba, una richiesta a lei presentata in data 10 dicembre 1996, da parte di un movimento politico non presente in Consiglio regionale, ma presente nella realtà sarda. Le (?) indicò come priorità quattro cose, mi pare: metano, zona franca, punteggio di residenza, difesa della nostra lingua e della nostra cultura. Sto parlando del movimento Sardigna Nazione e del suo coordinatore nazionale, Bustiano Cumpostu(?), che mi ha pregato di ricordarle quell'incontro e l'impegno da lei assunto. Tant'è che le chiedevano, quindi chiedevano al Governo regionale, di impegnarsi almeno su quattro obiettivi minimi e immediati, indispensabili al riscatto economico e sociale del popolo sardo. Mi dice pure che in quel momento pensavano che lei fosse nelle condizioni di mettersi a capo del nostro popolo, capire la gravità della situazione ed essere disposto a fare scelte coraggiose e determinanti. Questo glielo chiedo ancora ma dicono pure: c'eravamo sbagliati, lei signor Presidente, è ancora ostaggio della partitocrazia centralista italiana e dei poteri forti, di quella partitocrazia che non solo ha dimostrato di anteporre gli interessi di partito e personali a quelli del popolo, che dovrebbero rappresentare ma che spesso si è rilevata inadeguata, impreparata, incapace. Ci riferiamo, in particolare, alla proposta del tavolo dei Presidenti di Gruppo, alla Bicamerale, assolutamente insufficiente, superficiale, inadeguata e autolimitante, senz'altro la peggiore in assoluto e completamente fuori da qualsiasi logica federalista. Una pura riaffermazione di sudditanza al centralismo statale e antifederalista, al punto da far apparire la proposta d'Onofrio, che ha poco di federalismo, almeno dieci volte più avanzata. Sto riferendo un messaggio che mi hanno pregato di riferire e penso che abbiano letto; probabilmente non corrispondono i modi di interpretare e di credere nel federalismo. Bene, signor Presidente, definisca scadenze precise e le calendarizzi al fine di realizzare propositi e progetti e metta su una squadra di assessori, scegliendoli in assoluta autonomia, rifiutando ricatti e anche semplici sollecitazioni e bigliettini da parte delle segreterie dei partiti. Scelga cioè una Giunta senza lottizzazioni partitocratiche e senza il "Manuale Cencelli" o se proprio lo vuole utilizzare, per raggiungere risultati migliori, se ne serva anche con l'ausilio del bilancino. La formula convenienza: prendi tre, paghi due, inteso assessori, consiglieri e assessori, non la utilizzi a lungo, può essere destabilizzante. Altrimenti, se continuerà con le solite alchimie politiche, con i compromessi e le lottizzazioni per soddisfare gli appetiti e le brame di potere di questo o di quel partito, di questo o quel capobastone, la Sardegna non uscirà mai da questa situazione di instabilità che troppi danni sta arrecando ai sardi tutti.
Onorevole Palomba, torni a fare il presidente, come i sardi si aspettavano tre anni fa, e come lei stesso aveva iniziato a fare con la prima Giunta e gli Assessori tecnici, anche perché abbiamo sperimentato che gli Assessori politici non sempre e non tutti hanno fatto meglio. In questo modo può dare un colpo mortale agli Assessori califfati che considerano i sardi semplici sudditi e clienti, cui far fare anticamera a loro piacimento nei palazzi del potere in cui, una volta insediati, pensano a gestire clientele e affari, non a risolvere i problemi della Sardegna. Certo, qualcuno, come l'Assessore della pubblica istruzione, ha fatto cose egregie sia l'anno scorso e ancor più quest'anno, pur con meno risorse, ricacciando i piemontesi sia pure in modo solo virtuale. E non vorrei, signor Presidente, colleghe e colleghi, che fra qualche mese i sardi fossero chiamati a festeggiare alla grande, grazie alla sponsorizzazione del Governo italiano, il ritorno dei Savoia. Allora sì, che potremmo dire definitivamente addio a sa die de s 'acciappa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Fois. Ne ha facoltà. FOIS PIETRO (P.D.). Gentili colleghe, gentili colleghi, caro Presidente, non ho nessuna voglia di sostituirmi a lei nel fare l'elenco delle cose positive che ella e la sua Giunta avete portato avanti fino a oggi. L'hanno già fatto abbondantemente tutti i colleghi che mi hanno preceduto e rischierei quindi di annoiarvi. Non so se siano poche o molte, ma anche se fossero moltissime e importantissime ho paura, e mi permetto di rubare una frase di De Gasperi: "Sento che tutto fuorché la nostra personale cortesia sia contro di lei.". Ho l'impressione cioè che i numeri da lei riportati in aula in riferimento alle percentuali di disoccupazione, costo del denaro, prodotto interno lordo, e quanto fatto per tutte le classi imprenditoriali non siano stati condivisi. Secondo taluni dell'opposizione, signor Presidente, sono dati falsi, inesistenti, inattendibili. Non li ha convinti, signor Presidente, per un'altra volta non li ha convinti. Avrebbe dovuto ammettere, invece, secondo loro, la sua totale incapacità di governare ed esaltare quindi i grandi risultati ottenuti da giunte di centro-destra, che hanno risolto in due anni, a parer loro, e a differenza nostra, le sorti di regioni che sembra abbiano, a questo punto, risolto tutti i problemi che riguardano i parametri di Maastricht e quindi possano entrare, a differenza nostra, in Europa. Ma, se le cose non le hanno risolte stanotte, a ieri i conti loro tornavano meno dei nostri. Ma non mi interessano i ritardi delle regioni altrui per poter esaltare le nostre efficienze. La politica del mal comune mezzo gaudio non l'ho mai condivisa, né nella vita, meno ancora nel lavoro, e non intendo certo adottarla ora. Credo che anche questa volta, però, le argomentazioni poste sul tavolo dagli amici dell'opposizione siano poco condivisibili, sia nel metodo che nei contenuti, ma per la considerazione che nutro per molti di voi, e in particolare per alcuni, devo dire che non avrei mai sfruttato un incidente di percorso, come onestamente ammesso anche dall'amico Pittalis, come casus belli. Devo dire francamente che mi sarei aspettato una reazione più serena, più composta, un vero casus belli politico. Questo comportamento, secondo me, non è da voi. Quest'aula, cari colleghi, non è di proprietà certamente della maggioranza, ma non è sicuramente vostra, e nessuno di noi ha il diritto di lederne con leggerezza l'assoluta sovranità. L'opposizione, io credo, anche se non ha dalla sua parte i numeri per governare può far valere il proprio peso e la propria presenza tramite concetti e argomenti che dimostrino di avere nella qualità della propria azione la capacità di compensare le differenze numeriche. Deve cioè comunque, l'opposizione, sforzarsi di dimostrare che avrebbe fatto meglio, che avrebbe fatto più in fretta, che avrebbe fatto quelle cose che noi non siamo riusciti a fare. Un'opposizione che dovrebbe sforzarsi comunque di dimostrare di essere migliore di noi, dimostrando con i fatti e il comportamento di essere matura per una vera alternanza bipolare che ormai vede coinvolti tutti i Paesi avanzati e democratici d'Europa.
Capisco che quando si chiede la fiducia agli elettori in campagna elettorale sia praticamente impossibile sapere già da allora chi arriverà a governare. Ma una volta eletti comunque, in maggioranza o all'opposizione, bisogna dimostrare di esserci tutti i giorni, tutti i santi giorni.
Signor Presidente, le motivazioni che stanno spingendo quest'Aula a un ennesimo disagio politico ci vedono, ora più che mai, estranei a questa bagarre incontrollabile, bagarre che presta ingiustamente il fianco ancora una volta a un'interpretazione che scivola inevitabilmente sulla sete di poltrone, di potere e di visibilità. Lei, signor Presidente, tutta la sua Giunta, tutte le persone chiamate a ricoprire incarichi più o meno importanti, professionisti nominati in enti o in società, tutti noi, tutti noi consiglieri che lavoriamo per spirito di servizio, credendo in quello che facciamo, sperando di dare un contributo forte al miglioramento di questa terra, costretti spesso a rinunciare quasi completamente al nostro lavoro originario, agli hobby, agli amici, alla famiglia, e infine seduti, ma solamente infine seduti su una poltrona. E perché no? E' questo il mandato che ci è stato conferito. Secondo alcuni, invece, ci sarebbe solamente da arrossire e da vergognarsi. Ma se queste poltrone, questi incarichi, sono stati conquistati con il lavoro serio, con la trasparenza, devono essere vissuti con felicità, con orgoglio. E questo deve valere sia per noi che per tutte le persone che richiamiamo in incarichi importanti. Non c'è quindi né da arrossire e né da vergognarsi. C'è da arrossire, invece, e da vergognarsi, signor Presidente, se come unico concetto politico da sbattere in faccia alla maggioranza che governa si ripropone sempre il solito discorso che non cambia mai, cioè lei, la poltrona, non ci sono altri argomenti. E' molto riduttivo e c'è da arrossire, signor Presidente, se per avere visibilità politica si continuano a ricercare fantasmi in alcune forze politiche democraticamente elette in questo Consiglio regionale. Democraticamente elette. Nello stesso Consiglio regionale in cui invece di vedere nel confronto e nella democrazia gli assi portanti dello stare insieme si arriva viceversa ad aver paura di confrontarsi con gruppi consiliari considerati estremisti e quasi inavvicinabili. Io questo non l'ho mai accettato, signor Presidente, nella mia vita e non intendo farlo adesso. E badate bene, amici della destra, caro amico Tonino Frau, grandissimo amico, che la mia disponibilità nei confronti di Rifondazione Comunista è la stessa che avrei garantito e rivolto ad Alleanza Nazionale. Vincere con argomentazioni serie, basate su programmi, nei confronti degli avversari, secondo me è politicamente più convincente che vincere tramite preconcetti e fantasmi inesistenti. Questa è la mia linea, diversamente sarebbe come tornare indietro nel tempo. Stento a credere quindi che si debbano evitare confronti programmatici con uomini e partiti che hanno ricevuto, come me e come voi, un mandato elettorale che fino a prova contraria è di pari dignità, anche se mi rendo conto che confrontarsi sui programmi e sulle strategie non vuol dire necessariamente poter governare insieme, e questo lo ribadisco, non vuol dire necessariamente poter governare insieme. Quanto meno però serve ad esempio di civiltà e di democrazia per i nostri figli e per la nostra gente, in mancanza di tutto questo è impensabile ritenersi maturi per la nuova politica del terzo millennio. La Costituzione, che molti illuminati di quest'Aula conoscono talmente bene a tal punto da volerla modificare, ha sicuramente come primo principio quello di insegnarci a ragionare insieme sollecitando un confronto costruttivo che è però l'esatto contrario, mi sembra, di quanto sta succedendo oggi nella politica regionale. Signor Presidente, stiamo tutti vivendo un'accelerazione inaspettata della politica, ma ciò non toglie che dobbiamo essere felici di esserci, di esserci in questo momento, di poter incidere proprio ora, i momenti difficili, come questi, sono quelli che creano novità, cambiamenti, speranze, i momenti difficili sono fatti anche per i migliori, i codardi scappano nei momenti difficili. Nella nostra gestione politica non abbiamo trovato sicuramente né prati verdi, né boschi meravigliosi, né cielo terso; abbiamo trovato macerie, abbiamo trovato dovunque rallentamenti, nubi, difficoltà; stiamo iniziando a rivedere la luce tramite il lavoro quotidiano, serio e costruttivo, rallentato da passaggi burocratici certamente ingiustificati, vecchi, ma contro i quali stiamo lottando. Non aggreghiamoci a quelli che hanno le idee che mettono in piazza e quando si rendono conto che però sono impercorribili scappano inventandosene altre nuove perché nelle vecchie non si ritrovano e quindi non si riconoscono più. Noi non molliamo, signor Presidente, noi stiamo dentro le istituzioni pur riconoscendone i ritardi, i paradossi, che attendono però di essere cambiati proprio dal lavoro delle nostre mani. Tutti noi siamo stati educati a non farci travolgere dagli eventi e non a subirli, ma a gestirli, modificarli, plasmarli secondo il mandato che c'è stato conferito e per il quale avevamo dato garanzie di essere all'altezza quando avevamo chiesto i voti. Le scuse politiche di taluni consiglieri di area cosiddetta moderata che non si riconoscono nei programmi né della destra né della sinistra e che professano un incomprensibile, a questo punto, bipolarismo, tali scuse, dicevo, non sono comunque sufficienti per farci capire dove sono loro e dove vogliono andare. La politica, cari amici, non si fa arrivando per primi ad occupare un'area più o meno moderata se poi non si è conseguenti con il modo di essere, di lavorare, di porsi, di essere presenti.
Signor Presidente, cari colleghi, mi avvio alla conclusione, anche il nostro Gruppo come tanti altri ha vissuto e vive ultimamente un fortissimo travaglio che ci vede, addirittura, provvisoriamente ospitati dentro un simbolo, il Patto dei Democratici, in compagnia di Alleanza Democratica e del SI, con tutto il rispetto per questi compagni di strada non mi posso riconoscere però né nel Gruppo che mi ha espulso, con i miei quattro colleghi, il Patto Segni, né negli altri con i quali non c'è stata la possibilità di confrontarsi sui programmi e sul futuro. Dicevo, espulso, signor Presidente, dal Patto Segni con i miei colleghi, in quanto difficilmente cooptabile in un movimentismo a vita, in quanto fedele ai programmi e alla coalizione sulla quale avevo puntato fin dall'inizio della legislatura. Anche noi, quindi, non siamo immuni purtroppo da traumi che probabilmente ci costeranno ancora travagli e scontri. Ma tutto questo deve rientrare in una naturale crescita, in un rinnovamento che vedrà gli uomini e la politica protagonisti in una metamorfosi, questa volta illuminata e costruttiva. E' fondamentale, signor Presidente, mi ascolti bene, signor Presidente, è fondamentale, secondo me, garantire un quadro di governo che non veda l'ennesima volta sfilacciamenti imprevedibili, incontrollabili, che possono in qualche modo sfaldare la maggioranza sulla quale si punta e ci si riconosce. Ogni Gruppo politico per il futuro dovrà essere il garante nell'appoggio alla coalizione per una durata che ci deve vedere chiudere questa legislatura. Chi non può garantire tutto ciò, ne resti fuori, si chiami fuori. Le chiedo, signor Presidente, di verificare se tutto questo è possibile per non rischiare coalizioni rabberciate, umilianti, che ci vedrebbero ricadere in nuove crisi causate dalla totale mancanza di politica all'interno dei Gruppi consiliari. Senza politica, signor Presidente, non ci sono i Gruppi, senza i Gruppi, signor Presidente, non c'è un Presidente forte. Non si può che ripartire da qui, non si può che ripartire dai Gruppi e quindi dalla politica e io ripartirò da qui, la mia fiducia, signor Presidente, passa necessariamente attraverso questo tipo di garanzia che lei mi deve dare. Se tutto ciò sarà possibile, come spero, sarò ancora con lei.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr.Fed.). Avant'ieri il collega Ghirra ha posto all'attenzione dell'Aula un problema che è stato accolto da una parte dei colleghi non positivamente. Io pacatamente voglio invece richiamarlo, perché lo condivido, e chiedo senza nessuno spirito polemico, chiaramente, ai colleghi del centro-destra di rispondere con argomenti e con pacatezza al quesito che il collega Ghirra ha avanzato. Perché quel quesito non voleva essere e non è un insulto a nessuno, è una riflessione che viene proposta all'Aula, è giusto che noi, che i consiglieri regionali, in presenza di uno scontro politico ci poniamo tra i nostri obiettivi quello dell'occupazione dell'Aula consiliare? La domanda ha una valenza sul piano politico e sul piano culturale che merita approfondimento e attenzione e per approfondire con attenzione occorre valutare ciò che è avvenuto con freddezza, per darci una regola che sia riferimento per tutti quanti noi. Perché sono convinto che in quell'occasione, per la seconda volta, c'è stata una sottovalutazione dell'impatto esterno su un atto come quello, e sono convinto che se affrontiamo l'argomento con serenità troveremo risposte adeguate e corrispondenti alle aspettative del popolo sardo riferite alla salvaguardia delle istituzioni. Io ho condiviso non solo quella parte della riflessione del collega Ghirra, ma ho condiviso pienamente anche il richiamo al Presidente del Consiglio regionale, e io vorrei aggiungere che il richiamo va inteso anche ai colleghi Questori, perché dobbiamo valutare tutti assieme se quando lanciamo un messaggio esterno di quella portata determiniamo in Sardegna un consenso democratico, una fiducia nelle istituzioni o viceversa, come io credo, diamo un segnale del tutto negativo. Riflettiamo senza nessuna polemica, senza nessuno spirito censorio da parte di chi pone alla nostra attenzione questo argomento. E io quindi, condividendo questa sottolineatura del collega Ghirra, mi permetto di riproporla richiamando anche gli amici della stampa sul tema a una riflessione di tipo culturale che permetta alla Sardegna di rivalutare l'istituzione autonomistica. E questo va fatto soprattutto in presenza di un dibattito difficile e di un confronto difficile tra le forze politiche sarde. Difficile perché siamo in presenza di una difficoltà seria di governo della Regione, ed anche i contributi, quelli più critici che vengono espressi in quest'aula e riferiti ad atti di governo che sono stati realizzati in questi mesi, pongono al centro della riflessione il tema dei rapporti politici nella coalizione, e soprattutto l'esigenza di superare questa frammentazione che è presente anche in Sardegna tra le coalizioni. È stata data una indicazione per quanto riguarda una nuova legge elettorale, personalmente la condivido, ci misureremo sul tema però occorre aprire la discussione da subito, perché da subito si deve chiarire, mi pare che il dibattito e molti importanti interventi che sono stati svolti in questi due giorni, inizi a far capire quella che sarà la prospettiva del centrosinistra in Sardegna. E si chiariscono posizioni di partiti, si chiariscono posizioni di singoli consiglieri, e si delinea per il futuro un confronto politico di alto livello. C'è chiaramente qua e là il tentativo di abbassare la discussione, di presentare il confronto nel centro sinistra come occupazione del potere da parte della sinistra, c'è chi propone alla nostra riflessione invece che la costruzione vera dell'Ulivo l'insulto. La cosa che dispiace è che personalmente colpisce, e colpisce chi fa politica da sempre, è che questi attacchi, questo abbassamento del livello politico, del confronto politico venga proposto da chi ha una responsabilità generale in Sardegna per quanto riguarda la politica, che venga proposto da un coordinatore. Io non credo che si faccia alcun passo in avanti se alla base di tutto c'è l'insulto per le persone e l'insulto per le posizioni che vengono espresse pubblicamente. Io non credo che ci sia il problema del rispetto delle minoranze oppure delle opinioni diverse, quello c'è sempre. Mi pare che si stia ponendo in quest'aula e in Sardegna l'esigenza del rispetto delle opinioni delle maggioranze, perché anche quando sono risicate, come in diverse occasioni capita, sono comunque opinioni dei più e le opinioni dei più prevalgono sempre in democrazia, nei confronti delle opinioni dei meno. Politicamente questo non vuol dire non tener conto delle opinioni delle minoranze; io non sto teorizzando questo principio, io teorizzo il principio della responsabilità e quindi dell'esigenza che in presenza di una indicazione chi ha la responsabilità di governo, deve conseguentemente governare, e chi in quella occasione si trova in minoranza, ha il compito di organizzarsi per diventare maggioranza. Questo è il rispetto delle regole e deve avvenire cercando di costruire una prospettiva e, nel caso del centrosinistra, di costruire un Ulivo, questa è la sede dove si può discutere, che in Sardegna non c'è, che un sistema elettorale che ci ha visto partecipare nel '94 a quella competizione, mette tutti contro tutti, mette tutti contro tutti tra le forze politiche e mette tutti contro tutti persino nelle stesse liste. Allora questo tema va affrontato senza nessuna scorciatoia e senza neanche cercare di strumentalizzare a fini retorici le posizioni che vengono espresse in quest'aula. Non si può fare un'apertura politica a sinistra e poi tenere atteggiamenti, comportamenti e posizioni politiche che non portano ad una conseguenza di tipo strategico, programmatico e di governo. Io apprezzo le posizioni di Rifondazione Comunista quando, giustamente, sostengono l'esigenza di presentarsi ad un tavolo del confronto con una posizione paritaria nei confronti delle altre forze politiche, e apprezzo anche l'indicazione che viene data che occorre partire dal programma e apprezzo anche la disponibilità a un confronto programmatico per migliorare le indicazioni che vengono date. Ed è questa la strada maestra, non ci sono altre strade che corrispondano alla esigenza che abbiamo in questo momento. Allora, in alcuni interventi, bisogna dirlo, si cammina guardando con la testa all'indietro. Io personalmente sono tre anni in questo Consiglio regionale, altri colleghi ci sono tredici anni, e la cosa che mi sorprende è che quelli che sono arrivati per ultimo vengano proposti come lottizzatori o oligarchi, per cercare di salvare che cosa? Di salvare, certo, forse una esperienza politica passata, e questo ancora lo capisco, ma occorre sempre tenere presente da dove siamo partiti in questa situazione per riuscire ad apprezzare meglio quello che è stato fatto in una situazione estremamente difficile, quella che vive la Regione sarda. E non ho apprezzato, lo devo dire con franchezza, tutto il ragionamento che ha fatto il collega Secci riferito alla crisi. C'è una dichiarazione puntuale, lunga e articolata del presidente della Confindustria sarda sulle ragioni della crisi economica in questa Regione; ed individua nel rischio Sardegna la difficoltà a rispondere sul piano della occupazione e a rispondere sul piano delle produzioni, e soprattutto a rispondere sul piano della occupazione dei mercati. Quella analisi non individua nelle scelte della Giunta Palomba le difficoltà che oggi hanno le imprese; quell'analisi dice che ci sono stati in Sardegna provvedimenti assunti da questa Giunta che si muovono nella direzione giusta, che magari sono considerati insufficienti, ma che indicano una strada che persino la Confindustria apprezza. Allora noi dobbiamo stimolare ulteriormente questa indicazione, ed è vero che non ci si può consolare con i dati negativi, anche oggi ce ne sono alcuni che sono chiari e che si riferiscono ad un momento della vita economica della nostra Regione, che sono le sofferenze delle imprese nei confronti dei sistema del credito; e le sofferenze aumentano quando c'è la crisi e quando c'è la difficoltà a collocare le produzioni, però io non credo che la strada possa essere quella di un ritorno indietro, per quanto riguarda le privatizzazioni e per quanto riguarda le politiche attive a sostegno dell'impresa e del lavoro. Non si può pensare ad un ritorno indietro per quanto riguarda la scelta strategica che noi abbiamo fatto come centrosinistra che è quella di impegnare le risorse regionali per agevolare le produzioni, le imprese, il lavoro, non per occupare noi pezzi del sistema produttivo sardo. Allora il dibattito sta dando a mio giudizio delle indicazioni importanti su questi temi, ma sono ancora indicazioni, lo dobbiamo dire, lo dobbiamo riconoscere, ancora insufficienti, perché sono indicazioni che scontano un limite nella iniziativa del centrosinistra sardo; sono indicazioni che non tengono conto delle difficoltà che ci sono oggi nel centro sinistra sardo e nella sinistra sarda, perché la crisi anche nei gruppi non è una questione di rapporti personali tra i colleghi. Se fosse quello, l'avremmo già risolto, la crisi ha una origine diversa e va affrontata così come si propone, e dico anche come il collega Pietrino Fois ha proposto la questione riferita alla crisi di quel Gruppo. E allora il centro, in Sardegna, ha un grande spazio politico, a mio giudizio lo deve occupare pensando ai valori che quel centro propone all'attenzione della politica e pensando alle forze sociali che al centro si richiamano. Perché io non credo, e sarebbe sbagliato, da parte del PDS, ad esempio, se pensasse ad un'operazione di occupazione di uno spazio di tipo culturale che non gli è proprio. E allora il centro sinistra, in Sardegna ha, sul piano strategico, una prospettiva molto ampia e molto lunga, e quindi come tale va affrontata. Io vedo invece qua e là delle scorciatoie che mi pare rispondano di più, lo dico molto francamente, alle esigenze di tipo personale e non invece alle esigenze strategiche della coalizione. Ed è a questo che noi dobbiamo pensare, e ci dobbiamo pensare non perché dobbiamo costruire il paradiso in Sardegna, come è stato scritto in questi giorni, ma perché dobbiamo cercare di conquistarci il cielo, facendo il nostro dovere oggi, in questa situazione di difficoltà. E in questa situazione di difficoltà occorre pensare, prima di tutto, alla costruzione di un sistema elettorale diverso da quello di adesso, e lo dobbiamo fare sapendo che la destra deve rispondere a una politica della destra, alternativa a quella di centro sinistra e viceversa. Perché non sono praticabili, non sono possibili, non sono proponibili, non trovano accordo soluzioni che non siano lineari, soluzioni pasticciate in questo Consiglio non se ne possono trovare. Allora, se non si trovano e non si devono trovare soluzioni pasticciate, rimane appunto la via maestra, quella del centro sinistra e dell'Ulivo, rimane quella del confronto fra le forze politiche del centro sinistra e dell'Ulivo e le forze sardiste. Altre alternative non ce ne sono e ci dobbiamo pensare oggi. E oggi noi dobbiamo mettere le basi per costruire una feconda collaborazione, anche dopo la conclusione di questo mandato, e per dare agli elettori sardi la possibilità di scegliere o il centro destra o il centro sinistra. E questo comporta, per il centro sinistra, un'operazione di confronto politico molto serrata, capace di compattare il centro, perché la sinistra non ha nessun interesse a che il centro sia diviso e frammentato. Era una stagione politica vecchia, quella sì, è superata. E' certo che un ricompattamento al centro e a sinistra impone ai singoli consiglieri regionali un esame puntuale anche della propria azione politica. E questo noi lo possiamo fare se sgombriamo il campo da un confronto che, al di là di quello che i colleghi hanno detto prima, è partito sulle questioni delle nomine. E' partito su questo, poi mano mano si sono aggiunti altri problemi. Ma per chi, come me, e come molti di noi, il fine settimana e l'inizio di settimana lo passano nelle sezioni a contatto con la gente, sa che il giudizio che viene dato su una possibile crisi è un giudizio totalmente negativo; non c'è un militante che veda nella crisi una risposta positiva; io non ne ho incontrato e aggiungo... (Interruzione)
CUGINI (Progr. Fed.). Frequento la borghesia cagliaritana.
SECCI (Popolari). Era in vacanza, forse.
CUGINI (Progr. Fed.). E quindi ho cattive informazioni, anche riferite al passato. E dico anche che lo spostamento della data dello sciopero da parte di CIGL, CISL, UIL vuol dire, per chi ha un minimo di conoscenza di quel mondo, che il confronto con la Giunta lo si vuole fare in assenza della crisi, ma in un momento pieno di governo della Regione. E i pronunciamenti che ci sono stati dalla Confindustria e dell'Api Sarda dicono: non vogliamo la crisi. Vogliamo esser governati meglio di come siamo stati governati fin qui, questo sì, e ci sono i margini per fare meglio, per fare meglio e per fare di più. Ma non possiamo disconoscere che, in quest'ultimo periodo in particolare, sono stati portati a casa dei risultati di livello inimmaginabile sino a qualche mese fa, frutto certo di un'iniziativa continua del centro sinistra, ma anche di quest'Aula, bisogna dire, perché diversi ordini del giorno, molti per dir la verità votati all'unanimità, avevano come obiettivo l'accordo con il governo per la metanizzazione della Sardegna, altri avevano come obiettivo la politica ambientale dei parchi e altri avevano come obiettivo le politiche infrastrutturali e sono tutte queste insufficienti, non c'è dubbio, ma indicazioni che sono state accolte, aggiungo insufficienti. Si può fare di più e meglio e noi siamo chiamati a fare di più e meglio in questa situazione difficile, perché la questione lavoro non si risolve, chiaramente, con i lavori socialmente utili, siamo tutti d'accordo, ma la questione lavoro si risolve se la nostra Regione partecipa a un processo di europeizzazione degli investimenti e delle produzioni, se svolge una funzione marginale nell'economia nazionale e ancora più marginale in quella europea e mondiale, è chiaro che non ci possono essere prospettive per l'economia e per l'impresa nella nostra Regione. Quindi il confronto deve essere alto, puntuale e aggiungo, per i cinque amici che si sono dissociati, unitario, possibilmente unitario. Perché senza una scelta di unità è difficile trovare punti di incontro e prevalgono le parti negative del confronto fra di noi, e rischiano di allontanarci, e quindi di aprire al confronto con altre forze politiche e quindi di allargare la maggioranza, non perché pienamente convinti dell'esigenza di farlo, ma con una logica che appare, bisogna dirlo, di tipo sostitutivo e che personalmente non mi trova d'accordo. Rifondazione Comunista ha voti, tradizione, consenso, competenza tale da poter partecipare, a pieno titolo, al governo della Regione sarda. Ieri è stato presentato un documento, un ordine del giorno, io lo considero positivo, può essere quella una base di discussione tra di noi, può essere quello l'inizio di un ragionamento tra di noi, può essere senz'altro migliorato e, aggiungo, è compito delle forze che oggi governano la Regione migliorare quell'indicazione, non rinunciare a una funzione di iniziativa e di governo, e siccome ci sono i margini per migliorarlo io penso che prima della conclusione del dibattito si possano, anche su questo terreno, trovare nuovi punti d'incontro. Perché quel documento pone una questione, cerca di superare una difficoltà nella quale noi siamo. Quel documento, quell'impostazione politica, almeno, se non i contenuti del documento, pone la questione della sfiducia costruttiva, e noi come tale la dobbiamo assumere e così la dobbiamo proporre tra di noi. Perché con un concetto e con una collocazione che guardi alla sfiducia costruttiva, non solo colmiamo un limite statutario, ma apriamo tra di noi un confronto di merito capace di portare a soluzione le questioni oggi aperte, così come diceva poc'anzi il collega Fois. E allora, se l'accordo passa attraverso una convergenza programmatica, ed una conseguente assunzione di responsabilità di governo, penso che i Capigruppo della maggioranza possano muoversi rapidamente per portare questa discussione che qui stiamo facendo a una sintesi alta e positiva, capace di recuperare scelte che abbiamo fatto nel passato e che si sono dimostrate nel tempo non corrispondenti alle aspettative che noi stessi ci eravamo dati.
Questo è, a mio giudizio, lo spirito che ci deve guidare in questa situazione e in questo momento. Se invece lasciamo spazio ad altre posizioni, se invece entriamo in competizione, come mi è sembrato di capire in quest'ultimo periodo, in una competizione permanente tra livelli istituzionali di questo Consiglio, è chiaro che non costruiremo una soluzione positiva. Ci deve essere una collaborazione fra i livelli istituzionali di questo Consiglio, e non tentativi di sostituzione, perché tentativi di sostituzione non portano molto lontano e perché io sono convinto che sulle macerie non si costruisce nulla di duraturo e di positivo, e soprattutto non si risponde a una aspettativa che c'è in Sardegna, che è stata confermata anche elettoralmente recentemente, e che vede e guarda al centro-sinistra come alla possibilità per superare le difficoltà nelle quali la nostra economia si trova.
Altre soluzioni, pasticciate, rabberciate, o peggio, che nascondano solo furbizie della politica, sono destinate al fallimento perché c'è molta attenzione da parte dell'opinione pubblica e anche delle forze politiche per quello che succede oggi, comprendendo che è la strada per quello che può succedere domani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Obino. Ne ha facoltà.
OBINO (Progr. Fed.). Era necessaria un po' di alternanza. Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi, il dibattito che si è tenuto in quest'aula in questi giorni ha evidenziato, più che in altri momenti, la necessità che il centro-sinistra avvii un confronto e un chiarimento vero sulle prospettive e sul progetto politico che propone per la Sardegna.
Non può più essere rinviata la definizione di alcuni nodi politici e programmatici che hanno determinato in questi anni un percorso accidentato e non lineare delle giunte presiedute da Federico Palomba. Le premesse da cui partiva il centrosinistra nel 1994, e in cui molti di noi hanno visto una nuova stagione politica, si sono con il passare del tempo sfumate. L'incontro politico e programmatico tra il PDS, il centro di ispirazione cattolica e liberaldemocratica e i sardisti, indicato come una scelta di prospettiva, nasceva come un laboratorio politico, e grandi attenzioni e speranze ha suscitato nella società sarda. Vi era in noi, credo vi sia ancora, la consapevolezza che occorresse operare in una discontinuità con la vecchia Regione, con i vecchi metodi di governo della pubblica amministrazione, per percorrere nuove strade, nuove direttrici, far emergere nuove forze sociali, nuovi soggetti, in grado di stabilire con il Governo regionale un raccordo sui programmi e sulle politiche di sviluppo. Nel contempo vi era e vi è la consapevolezza che senza un processo profondo di riforma della Regione, della sua organizzazione burocratica e istituzionale, delle modalità di raccordo con gli enti locali e territoriali, delle modalità di intervento nell'economia sarda, superando gli enti strumentali e le società operative regionali, non sarebbe stato possibile attuare il progetto politico e iniziare a percorrere una nuova strada per lo sviluppo della Sardegna. Dopo due anni e mezzo di governo mi pare, signor Presidente, che i nostri sforzi non abbiano sortito i risultati sperati, anche se alcuni, per la verità, sono stati da lei giustamente ricordati, risultati importanti che occorre valorizzare. Ma i processi di riforma sono stati timidamente avviati, mancano però le forze, le condizioni per la loro attuazione. Questo è il punto centrale. Quali resistenze vengono opposte al processo di riforma? Quali forze politiche ed economiche si oppongono in Sardegna a che un accordo programmatico, ancorché, come è stato detto in questo dibattito, non compiutamente definito, si realizzi?
Si è detto e si dice: nulla è cambiato, interessi forti che operano in Sardegna hanno ancora il controllo delle politiche regionali. Io non credo sia così. La nostra società è cambiata, cambia e si modifica ogni giorno, nuovi soggetti si muovono nella nostra economia, vi è nuova consapevolezza da parte di tutti, il sistema creditizio e bancario è messo in discussione ogni giorno, sulla finanziaria regionale si operano in questo settore scelte importanti, il sistema sanitario è un pianeta in movimento, si va modernizzando. Da parte degli operatori e degli utenti del servizio sanitario regionale giunge forte la richiesta di modernizzazione, di efficienza, di servizi diffusi. Non sarà più possibile governare la sanità con logiche vecchie che determinano tra l'altro effetti disastrosi sulle finanze regionali. E ancora: nonostante la grande difficoltà economica e la disoccupazione di larghi strati della nostra popolazione, strati sempre più estesi della nostra società rifiutano uno sviluppo turistico basato sugli investimenti immobiliari e guardano all'ambiente, al turismo e allo sviluppo locale come un grande capitale da utilizzare per lo sviluppo dell'intera Regione. Occorre che noi, le forze politiche, i partiti, si rendano conto che probabilmente siamo in ritardo rispetto ai processi di crescita democratica della nostra società, e che probabilmente in questo risiede, anche se non solo, una parte delle difficoltà del Governo regionale. I partiti, viene da più parti affermato, hanno superato le difficoltà. Io credo non sia così, siamo ancora in una fase di grande difficoltà e di transizione. Alcuni partiti più di altri stentano a trovare sintesi politica e a organizzare il confronto democratico. I partiti sono strumenti fondamentali per la democrazia, ma solo se operano nella società organizzando il dibattito, il confronto, il consenso democratico. Se si occupano solamente delle istituzioni e della gestione del potere non aiutano, anzi complicano le azioni di governo.
Signor Presidente, queste mie brevi considerazioni vogliono solo essere un appello affinché la coalizione di centrosinistra nell'interesse dei sardi e della Sardegna sappia trovare la strada per riprendere il cammino, per ridefinire il progetto politico, affinché la maggioranza sappia trovare coesione, coerenza, capacità progettuale, spirito di servizio, sappia percorrere nuove strade ascoltando le ragioni di tutti. Sappia la Giunta e lei, signor Presidente, ritrovare la collegialità, non consentire a nessuno privative in nessun settore; sappia la Giunta collegarsi con il Consiglio, rispettarne gli indirizzi, difenderne il ruolo.
Signor Presidente, colleghi, credo però che questa crisi politica non avrà possibilità di soluzione se la coalizione di centrosinistra, una volta ritrovata la sua coesione, non saprà avviare rapidamente una nuova fase politica, una fase di allargamento della maggioranza al partito di Rifondazione Comunista. Occorre rimediare all'errore del 1994. Questo partito governa con noi in tanti comuni della Sardegna, è determinante per il Governo nazionale, è forza politica importante e rappresenta strati sociali e ideali di cui anche noi siamo espressione. Senza questa nuova fase politica, a mio avviso, questa crisi non può essere chiusa definitivamente; senza un accordo programmatico con Rifondazione Comunista questi ultimi due anni di legislatura non potranno raggiungere gli obiettivi che ci poniamo. Senza Rifondazione Comunista non si aprono prospettive politiche per il centro sinistra in Sardegna. Si creino, anche dalle conclusioni di questo dibattito, le condizioni per portare Rifondazione Comunista nell'area del governo regionale.
Signor Presidente, mentre mi avvio a concludere mi consenta una breve considerazione ulteriore. Il collega Sassu ieri nel suo intervento ha rappresentato i dati sulla ripartizione delle risorse afferenti ai vari programmi regionali, nazionali e comunitari e della loro ricaduta sui territori e sulle aree programma. Io, signor Presidente, conosco questi dati e credo che su questo occorra ragionare ed effettuare correzioni. Non abbiamo bisogno di divisioni politiche fra territori, concordo con chi dice che è necessario pensare alla Sardegna come un unico grande territorio su cui impostare le proposte e le politiche di sviluppo, ma credo comunque che in passato in questo campo siano stati fatti errori che occorre correggere e credo che anche oggi la programmazione regionale debba sempre operare avendo presente che il nostro obiettivo non può che essere uno sviluppo equilibrato e diffuso che non riproponga il vecchio modello per poli, che sappia proporre politiche, che non crei spopolamento e marginalità di estese zone della Sardegna. Anche quando le proposte vengono dai privati, come nel caso del Master Plan o degli investimenti immobiliari, occorre verificare tra gli altri aspetti le cosiddette condizioni a contorno per ipotizzare gli scenari socioeconomici che si determinano sulle aree più deboli. Signor Presidente, io credo che il compito di questa maggioranza non è esaurito, credo che ascoltando le ragioni di tutti si possa ricomporre il quadro politico, ritengo fondamentale l'apertura di una nuova fase se si vogliono dare le risposte di governo che i cittadini sardi si attendono.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (Gruppo Misto). Questo dibattito iniziato con toni estremamente polemici, con un'Assemblea in larga misura esposta al dileggio dell'opinione pubblica, vedo che si sta sviluppando invece con una straordinaria dignità che in qualche modo testimonia l'esigenza della chiarezza politica, l'esigenza di una fase di riflessione politica che probabilmente non era stata compiuta a sufficienza nelle discussioni precedenti e nella verifica precedente che poi alla fine aveva verificato pochi punti importanti. A parte qualche caduta di tono dell'opposizione, dove talvolta si ha l'impressione che l'impunità di cui si gode nell'esprimere le proprie opinioni in Consiglio venga utilizzata per lanciare velenose, non controllabili e non controvertibili affermazioni, non controvertibili almeno nelle sedi giudiziarie dove gli interessati avrebbero la possibilità di difendere la propria onorabilità, a parte qualche caduta di questo genere mi sembra che sia rivelata una tensione politica che fa un po' giustizia delle caricature e dell'attività del Consiglio, dei consiglieri e della Regione; parlo di maggioranza e di opposizione, che in questo periodo è stata presentata col desiderio di rimandarci a casa, quasi che ai sardi un'elezione ogni tanto serva per risollevare il tono dell'economia e il loro morale o per risolvere i problemi della Sardegna. Quindi c'è la possibilità di chiudere questa discussione con un percorso politico, non con una votazione che consenta di cogliere appieno questa fase per affrontare due anni residui di legislatura, in modo tale da recuperare anche quei ritardi che nella prima fase si sono accumulati, in modo tale da presentarci alla scadenza naturale serenamente al giudizio dell'elettorato, nella chiarezza maggiore possibile, e dando agli elettori la possibilità di discutere su quello e di valutare ciò che è stato fatto e ciò che non è stato fatto e non di prendere partito in una specie di gioco al massacro, polemico, che non serve né alla maggioranza né all'opposizione né alle forse intermedie tra queste realtà. Questo dibattito, caratterizzato da uno spirito di ricerca politica importante, credo che vada sviluppato anche con una riflessione che coinvolga un po' di più anche gli intellettuali esterni al Consiglio, le forze politiche che sono a mio avviso un po' troppo silenziose ultimamente sulle cose della politica e che si interroghi anche più a fondo sulle ragioni di questa straordinaria instabilità politica della nostra Regione e sulla coincidenza tra i problemi di designazione di nomine e il precipitare delle crisi, dei contrasti tra Gruppi e via dicendo. Perché dico questo? Sembrerebbe un fatto naturale, è una risposta molto semplice dire che c'è una lotta per il potere che provoca questi fenomeni, ma la lotta per il potere, la divisione del potere esiste dappertutto, anche nei regimi a bipartitismo perfetto all'interno dei partiti, la lotta per il potere in ultima analisi, anche per le nomine, fa parte dell'attività politica, è uno degli elementi essenziali della lotta politica lottare per la gestione della società. Credo che avvenga sotto qualsiasi meridiano o parallelo del nostro globo. Ma la questione è capire che cosa c'è di diverso in Sardegna, perché qui diventa così virulento e provoca questi risultati. Non credo che sia un fatto genetico lombrosiano che i sardi, come sono stati definiti delinquenti per natura nell'ottocento, adesso siano rissosi o avidi di potere per un qualche lobo frontale diverso da quello degli altri. Credo che ci sia qualche distorsione nel nostro sistema istituzionale e politico che da una parte non ci mette al riparo e non ci dà meccanismi di regolazione necessari per affrontare queste vicende e dall'altra parte inasprisce il conflitto e lo rende decisivo. Io credo che questa particolarità derivi intanto da una situazione di guado istituzionale e politico nel quale si trova la Regione sarda. Abbiamo iniziato a fare qualche cambiamento nelle nostre istituzioni con l'introduzione della preferenza unica, con una legge elettorale di tipo particolare che ha in qualche modo scombinato i vecchi meccanismi di regolazione che presiedevano alla nostra vita politica, che non ha però sufficientemente premiato lo spirito di coalizione per il vincolo proporzionalistico che consente il nostro Statuto, che ha quindi un sistema proporzionale. Non voglio mettere in discussione, ma sicuramente non è sufficientemente corretto per ovviare ai suoi difetti strutturali, mancano degli strumenti istituzionali che favoriscano la stabilità di governo, come la sfiducia costruttiva o altri elementi di questo genere, che consentano sostanzialmente alle istituzioni di affrontare tematiche politiche anche laceranti, senza interrompere la necessaria attività di governo di servizio verso i cittadini che dovrebbe essere comunque fatta salva a prescindere dall'evoluzione del dibattito politico.
Credo che bisognerebbe andare ancora più a fondo, perché contestuale a questa situazione di fragilità istituzionale c'è una destabilizzazione del sistema dei partiti, che ancora non si sono riassestati, tutte le forze politiche praticamente, di maggioranza e di opposizione e le forze intermedie, sono attraversate da profondi processi di riorganizzazione, di ristrutturazione, di discussione sulla linea finale e sugli assetti di potere interni. Ora avviene abbastanza frequentemente e questo credo che sia in fondo la ragione della particolare virulenza della lotta per le nomine del potere e per gli Assessorati, avviene che il potere nelle istituzioni sia direttamente influente sul potere nei partiti. C'è una specie di rovesciamento del manuale Cencelli, se vogliamo, mentre prima quello stabiliva che dati i rapporti di potere nella società, tra i partiti, tra le forze politiche nel loro interno ne derivava una distribuzione del potere, qui invece sembra che la distribuzione del potere nelle istituzioni sia finalizzata al potere all'interno dei partiti e alla formazione di nuovi partiti in qualche caso, allo stabilire di alleanze interne a ritroso (?) questa miscela rende particolarmente esplosiva a mio avviso una situazione di questa natura, perché sarebbe compito dei partiti di regolare, di consentire con una attività di mediazione politica e sociale il funzionamento delle istituzioni laddove le regole vengono meno, qua invece li vediamo molto spesso oggetto stesso, finalità in qualche modo della lotta politica all'interno delle istituzioni e quindi non riescono ad avere una funzione attiva. Non è da nascondere agli occhi di tutti infatti la frequenza di contrasti tra le dirigenze di partito, le dirigenze dei gruppi, le divisioni interne ai gruppi stessi. E' una situazione di difficoltà che si collega ad un terzo elemento sul quale dovremmo agire con maggiore decisione, che è la eccessiva centralizzazione nella Regione sarda di poteri, di risorse, di competenze. Io credo che la Sardegna abbia una squilibrio tra il potere della Giunta regionale, del potere esecutivo, e l'economia, la società nel suo complesso che non è dato di riscontrare in nessun'altra Regione d'Italia e non è dato di riscontrare in nessun altro paese a democrazia parlamentare. In Sardegna non si muove foglia senza la firma di un assessore, non c'è assoluta proporzione tra i poteri delle province, degli enti locali, dei comuni e quanto avviene a livello regionale. Non c'è impresa che non sia più attenta al mercato che alle mammelle della Regione, c'è quindi una situazione di squilibrio tra centro e periferia, ma anche tra pubblico e privato, tra istituzione Regione e società civile che determina una sorta di ingorgo istituzionale e di poteri, che determina anche una eccessiva violenza e virulenza della lotta per accedere a questi meccanismi di controllo del potere. E' una affermazione importante perché è una riflessione che andrebbe approfondita perché se fosse confermata dalla osservazione, dalla discussione e dal dibattito dei più, avrebbe come conseguenza che oltre ad assumere una priorità democratica oltre che di efficienza del sistema, una riforma di decentramento della Regione rende anche imprescindibile un rapporto tra il decentramento regionale e il rafforzamento del potere esecutivo, altrimenti incorreremmo in una situazione di aumento di questo squilibrio istituzionale invece che di soluzione del problema. Entro così rapidamente nel secondo tema della discussione. Il problema della riforma istituzionale, del rafforzamento e del decentramento esecutivo come aspetti imprescindibili e contestuali della azione del nostro governo, è il primo dei temi programmatici che a mio avviso deve essere perseguito rapidamente. Ho avuto occasione nella dichiarazione di voto che ha portato alla elezione di questa Giunta, di lamentare già allora che si fossero conservati irrisolti diversi nodi che peraltro preesistevano nella prima Giunta e che si sono trascinati con la seconda; nodi che sono testimoniati prima ancora che dal dibattito che allora era stato fatto dalle votazioni che c'erano state sull'assestamento di bilancio e che avevano allora rivelato gravissime discrepanze all'interno della maggioranza su questioni vitali, come quelle della riforma della cultura sarda, dei temi della ricerca, della politica economica e del credito. Questioni che non erano state risolte e in particolare quest'ultimo, questo tema del credito, ha manifestato tutta la sua virulenza in questa ultima fase. Io credo che un'altra delle ragioni di instabilità sia l'insufficienza della chiarezza degli accordi programmatici sui temi fondamentali della azione di Giunta, e insieme a questa anche la chiarezza sugli assetti di potere che ne deriva. O meglio c'è un elemento di grandissima difficoltà che è la separazione tra la questione delle nomine e la questione dei contenuti, dei compiti che ai nominati dalla Giunta regionale e dal Consiglio vengono affidati nel luogo in cui si dovrebbero impegnare, si vorrebbe, per conto della Regione. Questo del credito è un tema esemplare per affrontare il problema. Perché francamente a me interessa poco il nome del presidente della Fondazione o degli altri istituti di credito; interessa, l'ho detto anche in una interrogazione che attende una risposta, sapere qual è la politica della Regione, qual è il mandato che da parte della Regione questa persona deve esercitare nel sistema bancario. E interessa sapere se su questo c'è un accordo della maggioranza su un tema estremamente importante. Nell'altra riunione, nell'altra crisi di Giunta si era parlato a lungo del tema dei poteri forti. Ora un modo di rafforzare i poteri cosiddetti forti è quello di nominarli in modo generico, di tenerli nell'anonimato. Un modo di cominciare ad affrontarli e a deregolarli è quello di renderli un po' espliciti. Cominciare a dirsi che un potere forte è certamente quello di chi maneggia il 70 per cento del risparmio dei sardi; due banche e la Fondazione che le dovrebbe controllare, che ha un numero di dipendenti in queste aziende inferiore solo a quello della Regione, nella nostra Sardegna, e che questo potere è fuori di controllo. Un potere che arriva al punto che una notizia che dovrebbe essere considerata ghiotta per qualunque giornalista, come un avviso di garanzia di un certo rilievo, viene pubblicata su "Il Giornale" di Feltri e non viene riportata da nessun organo di informazione della Sardegna, che mi risulti. Un potere quindi sulla economia, sulle famiglie, sui partiti, sugli organi di stampa che non si è visto a mio avviso dai tempi di Rovelli, e che forse è riuscito a superare quel potere che almeno aveva degli antagonismi espliciti nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nella lotta politica, nello stesso sistema giornalistico. Questi nodi irrisolti, questi sussurri sui poteri forti e non una assunzione di impegno di responsabilità della Regione con una politica del credito che non deve essere punitiva per nessuno, si badi; io non ho nessuna volontà vendicativa o di denigrazione di alcuno. Dico che la politica del credito spetta alla Regione e non spetta ad altre sedi informali, diverse da quelle della Regione. E che il primo punto per svelenire l'ambiente, a partire dalla nomina del casus belli del presidente della Fondazione, deve essere una chiara assunzione di una politica creditizia sulla quale tutte le forze politiche si confrontino. Perché qui bisogna essere chiari, per eliminare anche ogni sospetto che dietro certe divergenze e dissapori ci siano altri interessi che non vengono portati in quest'aula. Questo direi che sia un terreno privilegiato sul quale si consolida una cultura di maggioranza, una coalizione e una alleanza e che può mettere una pietra miliare per affrontare con la stessa chiarezza e limpidezza anche gli altri problemi, vedi Master Plan e altre questioni che certamente, tenuti in una atmosfera più fumosa possono essere elemento di ulteriore pericolo nella navigazione futura della Giunta se questa ci sarà. Non si possono quindi, senza sciogliere questi nodi, non si può affrontare proficuamente gli ultimi due anni di questa legislatura, allo stesso modo che l'altro nodo da sciogliere fondamentale, del dipanare al vulnus del rapporto con gli elettori del '94, della esclusione di Rifondazione comunista è un altro degli elementi fondamentali, a mio avviso, se non quello centrale in questa fase. Noi abbiamo anche il dovere con gli elettori di presentarci con chiarezza, cercando al massimo di arrivare alle elezioni del '99 con una struttura che se non istituzionalmente almeno dal punto di vista della coalizione di governo sia chiara, bipolare, che consenta di scegliere gli elettori, che consenta di affrontare con il necessario slancio ed equilibrio le questioni che, a partire da quella del lavoro, dovranno certamente costituire il principale tema di giudizio dell'elettorato. Dobbiamo lavorare sicuramente tutti insieme non alla tutela di orticelli assessoriali o di competenze materiali ma a fare un grosso programma unitario, un grande slancio per fare in modo che gli stanziamenti si trasformino in cantieri aperti, per un grosso programma che, fatti salvi i vincoli ambientali e istituzionali fondamentali, comunque crei un sistema di ponti d'oro per chi investe nella nostra Regione, sia esso sardo o continentale, purché rispetti alcune scelte fondamentali della Regione sarda, un grande programma che rimetta il tema dell'identità, della cultura, della ricerca e della formazione al centro della nostra attenzione, come fattori strategici, decisivi dello sviluppo della nostra Regione. In tutto questo c'è lavoro per tutti quanti insieme. Io credo che, veramente, a questo punto, porre ancora veti nei confronti di una forza politica e non accertare che partecipi a pieno titolo alla costruzione di un nuovo programma e di una nuova solida maggioranza regionale, non abbia alcun significato ideologico, ma sia soltanto, a questo punto, la difesa di un particolare, la difesa di un orticello che in qualche modo si vede parzialmente minacciato dalla necessità di dover associare altre persone, altri soggetti alla divisione del potere. Quindi un rilancio politico chiaro, che è il tema centrale del congresso. Poi col collega Sassu abbiamo anche proposto, con un ordine del giorno, un percorso che può aiutarci in questa ricerca, che non è una ciambella di salvataggio, è semplicemente il tentativo di coniugare l'esigenza di continuità di azione di governo con l'esigenza di chiarezza su tutti i temi fin qui affrontati, che consenta quindi alla Regione di affrontare anche una situazione di rinnovo, di rimessa in discussione della Giunta regionale, senza però salti nel buio, senza una totale incertezza che non possiamo regalare in questa fase alla Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Signor Presidente, io credo nella politica, credo nei valori istituzionali. Talvolta, per fatti eccezionali, si può anche andare oltre quella che è la prassi consolidata del rispetto dell'Aula, ma quando questo avviene non avviene solo da parte dell'opposizione; l'aggressione all'Aula non avviene solo da parte dell'opposizione. Oggi mi pare, e anche nei giorni scorsi, che molta parte della maggioranza abbia invece aggredito l'opposizione. Come al solito ci troviamo di fronte ai professori che vogliono fare una buona lezione agli alunni. Ci troviamo forse anche di fronte a quelli che rappresentano le forze della conservazione e che vorrebbero far capire a noi, che rappresentiamo l'innovazione, che stiamo sbagliando. Ci troviamo di fronte a quelli che preferiscono una Regione fatta di assistenzialismo e di clientele e ci vogliono convincere che l'unica via di sviluppo per la Sardegna, ma di sottosviluppo dico io, possibile, sia quella di proseguire esattamente in continuità con il passato. Belle parole abbiamo sentito, ma rifiutiamo totalmente qualsiasi insegnamento da parte di chi probabilmente dovrebbe andare a scuola prima di noi. Pertanto rifiuto degli addebiti per quel che concerne il comportamento dell'opposizione dentro e fuori dall'aula. Sono certo che se la maggioranza fosse stata opposizione, si sarebbe comportata dentro e fuori dall'aula, con le forze che le sono particolarmente vicine, in maniera molto più violenta rispetto a quanto ci si è comportati noi. Capisco anche che la maggioranza, e naturalmente la coalizione che la sostiene, si trovi in grossa difficoltà. Lo capisco come medico in quanto ho fatto una diagnosi ben precisa. Alla maggioranza dà fastidio di trovarsi di fronte una opposizione compatta, di fronte ad un'opposizione che, recitando i rispettivi ruoli di partito ma si trova compatta e si troverebbe compatta se fosse maggioranza di governo. Si troverebbe compatta nella realizzazione dei programmi e nella stesura degli stessi; non esiste lo stesso nella sua maggioranza, signor Presidente, e me ne dispiace per lei. Potrei discutere e fare una analisi su ciò che avviene nei vari partiti, ma la trovo superflua in quanto tutti quanti conosciamo le cause di dissidio all'interno dei singoli partiti e dei singoli partiti che compongono la sua coalizione. Quella del partito popolare è evidente; quella testimonianza resa nel discorso di Pietrino Fois è un'altra evidenza. Dovrei aggiungere al collega Fois che non accettiamo neanche da lui norme comportamentali; quella che è presente in Federazione democratica, che pure mi sembra il partito più unito, la conosciamo pure, così come conosciamo quello che può essere il dissidio nel partito che la sorregge, dissidio all'interno del Gruppo consiliare e tra gruppo consiliare e probabilmente segreteria di partito. Sono due personalità forti quelle che conducono il suo partito, e certamente il Presidente di Gruppo è una persona che ha una buona memoria e saprà probabilmente, come condurre il Gruppo al di fuori di questa crisi che è presente oggi in Consiglio. Ma ci si è attardati troppo nel parlare di quella che era o che poteva essere la crisi dovuta ai partiti, dovuta ai Gruppi, e mi pare che invece non abbiamo preso in considerazione ciò che ha determinato la crisi, ovvero il comportamento dell'Esecutivo. A questo punto devo ricorrere ad un foglio, perché avendo steso un documento insieme ai colleghi del Gruppo vorrei richiamare i punti salienti nei quali noi riteniamo che lei, Presidente, non abbia dato risposta. Se una cosa le possiamo addebitare di sicuro, Presidente, è che la sua Giunta, che lei Presidente, non ha effettuato nessuna scelta per quanto riguarda i punti che andrò ad elencare. Energia: cioè anche metano, gassificazione Sulcis, fonti alternative, Targas(?) della Saras, che forse è l'unico che va avanti perché lo gestisce un privato, caso strano. Ma non voglio entrare nell'analisi dei vari problemi. Trasporti e continuità territoriale: solo un aumento delle tariffe, Presidente, è riuscito a realizzare. Risorse idriche: lei è commissario straordinario per la gestione delle risorse idriche; ancora non si è scelto se si faranno più dighe, oppure sappiamo che qualche diga si farà ma non sappiamo ancora perché non si siano collaudate e non si utilizzino al massimo le dighe già esistenti, che tante risorse probabilmente nel campo dell'agricoltura potrebbero essere sfruttate se ci fosse acqua a sufficienza. Piano telematico; credito, e non le nomine sul credito, ma come agisce la Regione sul credito(ricordo che un anno e mezzo fa ci fu la conferenza sul credito, alla quale, essendo io Capogruppo, non partecipai, anche con qualche malumore del mio Gruppo, ma non partecipai solo perché ero sicuro che sarebbe stata una vetrina, e i fatti mi hanno dato ragione); zona franca; riforma della Regione: corriamo il rischio che tolgano la specialità da Roma, e noi stiamo ancora pensando a quale Regione dobbiamo proporre nella Bicamerale; federalismo; privatizzazioni: lei aveva accennato a leggi di riordino, di riforma degli enti, ma tolto qualche piccolo ente non mi pare che si siano avviati grossi processi verso la privatizzazione; sviluppo turistico, collegandolo anche con la questione Master Plan, Presidente; rilancio delle aziende agricole, con i vari problemi dell'agricoltura e il riordino fondiario; porto canale e vicende connesse, sulle quali non mi voglio fermare; crisi del commercio e dei servizi; sviluppo delle piccole e medie imprese e delle attività produttive se, così come ho letto sui giornali, si preannuncia un'occupazione da parte di quelle forze, delle associazioni delle piccole e medie imprese della Regione, del Consiglio regionale. E invece quella che abbiamo come azione certa di governo, caro Presidente, è solo ed esclusivamente una prosecuzione verso l'assistenzialismo e il clientelismo.
In più, torniamo alla fase politica, ne hanno parlato tanti, voglio soffermarmi anch'io brevemente: lei, caro Presidente, per citare una persona che sicuramente conosce, Norberto Bobbio, è stato preda della metafora del dubbio e del labirinto, cioè nel dubbio di non avere i numeri per risolvere questa crisi è entrato in un labirinto, e dal labirinto non riesce ad uscirne. Qualcuno le suggerisce di allargare la maggioranza a Rifondazione Comunista, e io probabilmente potrei essere tra quelli, per fare una chiarezza tra i due Poli, ma non è certamente mio compito darle suggerimenti, anche perché in qualche altra fase delle vicende politiche di questi tre anni qualche suggerimento gliel'ho dato, ma è stato abbondantemente disatteso, e praticamente sta facendo, per usare un'analogia, come il pesce sulla rete, il cui unico tentativo - nella mente del pesce ovviamente - per uscire dalla rete è quello di cercare di andare avanti. Lei dalla rete sicuramente ne uscirà, ma ne uscirà come il pesce, ne uscirà probabilmente morto, Presidente. E questo, mi creda, come uomo mi dispiace moltissimo, perché lei avrebbe dovuto rappresentare l'uomo, la figura, il magistrato (allora, quando ci fu la sua indicazione, sappiamo qual era la propensione della politica verso i magistrati), colui il quale avrebbe dovuto fare chiarezza nel mondo politico, colui il quale avrebbe dovuto interpretare il nuovo ruolo del politico. Presidente, mi dispiace, quei poteri forti che lei denunciò nella terza crisi Palomba del suo governo, quei poteri forti sono sicuro che rappresentanti del potere conservatore sono coloro i quali la stanno immobilizzando ancora adesso. Atto di coraggio, senso di responsabilità verso l'assemblea, questo lei ha sollecitato a noi consiglieri regionali della maggioranza o dell'opposizione. Senso di responsabilità per evitare una crisi al buio. Caro Presidente, io ritengo che è meglio una crisi al buio che un governo buio. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Randaccio. Ne ha facoltà. RANDACCIO (F.I.). In via preliminare? Signor Presidente, gentili colleghi, vorrei fare una comunicazione a questo Consiglio. Le comunico che i consiglieri Pietro Fois, Antonio Loddo e Walter Randaccio hanno aderito e quindi hanno l'onore di rappresentare in questo Consiglio il movimento politico di Rinnovamento Italiano. Colleghi consiglieri, sarebbe sbagliato e ingiusto, oltre che politicamente miope, ritenere che le responsabilità della grave situazione di crisi della Sardegna siano tutte da attribuire alla Giunta regionale e al suo Presidente. Sarebbe una grave offesa alla verità è certamente vero che tante, troppe incompiute contraddistinguono il percorso della Giunta Palomba. Sul governo regionale pesano come macigni i ritardi accumulati sulle politiche di rilancio del sistema economico e produttivo della nostra Regione, con la conseguente inarrestabile piaga della disoccupazione. Alla soluzione di questa grave situazione non credo però concorrano né le prese di posizione dure e intransigenti di chi, parte integrante dell'attuale maggioranza, afferma debba essere tolta la fiducia alla Giunta e richiesta la testa del Presidente, né tanto meno i comportamenti di critica sterile e inconcludente, e le ostentazioni folcloristiche delle forze di opposizione. Stare dietro a queste facili semplificazioni ha come conseguenza quella di accettare come inevitabili scenari futuri, privi di un reale fondamento e del tutto inadeguati per la vera soluzione dei problemi.
Ipotizzare per un verso come ormai ineluttabile l'allargamento della maggioranza a Rifondazione Comunista, come risposta alle insofferenze dei partiti moderati della coalizione, ovvero, per un altro verso, ipotizzare la chiusura anticipata della legislatura per la impossibilità o l'incapacità di dare un governo alla Sardegna, credo siano due percorsi semplicistici, superficiali, che non fanno certo onore alla capacità di analisi ed elaborazione della classe politica regionale.
Si impone pertanto uno sforzo di moderazione e di approfondimento e rispetto dei fatti come questi sono, senza tentare inutili mistificazioni. Il riconoscimento delle situazioni oggettive, della verità, anche se questa può avere aspetti di disfunzionalità, credo siano l'unica via da percorrere se vogliamo arrivare alla individuazione delle vere cause della crisi e prospettare così soluzioni realistiche e praticabili nel solo interesse della Sardegna. Sulle determinanti della crisi ho avuto modo di intervenire in questa stessa aula in occasione del varo del Palomba ter, illustrando un documento inviato a tutti i colleghi consiglieri. Credo che quelle riflessioni, pur da attualizzare, mantengano inalterata oggi la loro veridicità.
Le cause della crisi: non scopriamo certo oggi che la situazione di crisi in cui versa la Regione rappresenta la prova evidente che siamo ancora molto lontani dal quell'obiettivo che credevamo a portata di mano della democrazia dell'alternanza fondata su una dialettica bipolare. Il tentativo di costruzione del bipolarismo in Sardegna è ad oggi una esperienza che noi riteniamo del tutto fallimentare, non esiste l'Ulivo, non esiste tantomeno il Polo. Il progetto politico dell'Ulivo si è fino ad oggi consumato nella sola esperienza di governo della Regione, ma nessun confronto serio è mai stato avviato tra le diverse forze politiche che lo compongono. Restano così irrisolti, anzi noi riteniamo vengano amplificati i problemi di convivenza tra partiti eterogenei come idealità, storia e cultura differenti, e soprattutto con differenti modi di interpretare l'azione di governo, proprio l'azione di governo ha fortemente risentito inevitabilmente di queste crescenti difficoltà di rapporto e di equilibrio tra le componenti della sinistra e quelle del centro e dell'Ulivo. Le eccessive rigidità culturali e di metodo del P.D.S. non hanno contribuito a rasserenare il clima all'interno della maggioranza. Troppo spesso si è assistito a palesi e reiterati comportamenti di pesante condizionamento e di prevaricazione nei confronti dei partiti moderati della coalizione. Secondo noi, è questa e soltanto questa la semplicissima vera causa dell'instabilità dell'attuale Giunta Palomba. Entro questa prospettiva appaiono oltremodo insensate le affermazioni di chi ritiene che la soluzione della crisi possa essere quella dell'ingresso in Giunta di Rifondazione Comunista, una Giunta già malata di eterogeneità dovrebbe essere curata, secondo alcuni, introducendo ulteriori elementi di divisione, conflitto e in particolare di ulteriore squilibrio verso sinistra che l'ingresso di Rifondazione inevitabilmente genererebbe. Il risultato è facilmente prevedibile, ulteriori difficoltà di dialogo e di rapporto tra le diverse forze della coalizione, non certo miglioramento della governabilità; l'Ulivo in Sardegna deve essere ancora costruito ma non si può pretendere di costruirlo in via governativa sulla pelle dei sardi. Vanno allora individuate altre strade, altri tempi, altri percorsi politici sui quali le forze della coalizione, e soprattutto quelle moderate, sono chiamate a riflettere sulla reale possibilità di un confronto costruttivo con la sinistra; l'esigenza forte di lavorare, per costruire un raggruppamento credibile, investe pesantemente anche il Polo per le libertà. Il Polo in Sardegna è ancora distante dall'aver risolto i problemi di identità, compattezza e coesione interna e soprattutto di linea politica. Forza Italia in Sardegna è ancora priva di struttura organizzativa e chissà quando sarà in grado di celebrare i propri congressi. Alleanza Nazionale è ancora poco credibile come forza di governo e non riesce a scrollarsi di dosso atteggiamenti...
(Interruzioni del Gruppo di A.N.)
PRESIDENTE. Signori consiglieri, lasciate... vi prego.
FRAU (A.N.). Dimettiti, dimettiti, dimettiti, dimettiti, dimettiti.
PRESIDENTE. Onorevole Frau, la prego. Vi prego non fatemi sospendere l'assemblea.
FRAU (A.N.). Cinquant'anni di attività politica nelle istituzioni, questa è una vergogna. Siamo tolleranti ma...
PRESIDENTE. Prego onorevole Frau. Vi prego di far concludere. Onorevole Frau, la prego. Prego onorevole Randaccio.
USAI EDOARDO (A.N.). Tre anni fa quando sei stato eletto avevi opinioni diverse.
FRAU (A.N.). Con i nostri voti.
PRESIDENTE. Sospendo l'Assemblea e convoco una breve Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 55, viene ripresa alle ore 12 e 04.)
PRESIDENTE. Chiedo ai signori consiglieri di prendere posto. Comunico quanto deciso dalla Conferenza dei Capigruppo. La seduta, dopo la conclusione dell'intervento dell'onorevole Randaccio, riprenderà alle ore 16 e 30 per poi essere aggiornata per la replica dell'onorevole Federico Palomba e per la votazione sull'ordine del giorno a sabato mattina alle ore 10.
Prego onorevole Randaccio, vi prego di non disturbare l'onorevole Randaccio e di non interloquire.
Ha facoltà di parlare il consigliere Randaccio.
RANDACCIO (F.I.). Presidente, le chiedo da dove devo riprendere secondo lei, perché io arrivato a quel concetto su Alleanza Nazionale volevo chiederle da dove secondo lei devo riprendere per avere completezza di discorso, e chiedo anche ai colleghi.
PRESIDENTE. Onorevole Randaccio, da dove lei crede.
RANDACCIO(F.I.). Riprendo dall'inizio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Presidente, io non vorrei entrare assolutamente, anzi chiedo che il collega Randaccio possa agevolmente portare a termine il suo intervento, ci mancherebbe altro. Però direi che per rispettare la par conditio altrmenti qui se ottanta consiglieri dovessero riprendere dall'inizio per ogni sospensione, che prosegua da dove si è interrotto perché mi pare la soluzione giusta.
PRESIDENTE. L'onorevole Randaccio può riprendere da dove crede, tenendo presente che ha parlato per sette minuti e che ne restano ventitré.
RANDACCIO(F.I.). Sull'ordine dei lavori, signor Presidente, io permetto di sottoporre un problema. Un discorso, come lei saprà benissimo, ha senso compiuto dall'inizio alla fine. Se questo discorso viene interrotto quel senso compiuto viene perso, per cui io le chiedo cortesemente e chiedo anche ai colleghi di esprimersi rispettosamente anche nei confronti di quello che è il mio pensiero.
PRESIDENTE. Onorevole Randaccio, c'è sempre la massima tolleranza anche quando uno sfora di qualche minuto. Quindi, la prego, continui perché non ci saranno problemi.
RANDACCIO (F.I.). Se lei mi assicura questo non ci sono problemi. Signor Presidente, colleghi consiglieri, sarebbe sbagliato e ingiusto oltre che politicamente miope ritenere che le responsabilità della grave situazione di crisi della Sardegna siano tutte da attribuire alla Giunta regionale e al suo presidente. Sarebbe una grave offesa alla verità. E' certamente vero che tante, troppe incompiute contraddistinguono il percorso della Giunta Palomba. Sul governo regionale pesano come macigni i ritardi accumulati sulle politiche di rilancio del sistema economico e produttivo della nostra Regione, con la conseguente inarrestabile piaga della disoccupazione. Alla soluzione di questa grave situazione non credo però che concorrano né le prese di posizione dure e intransigenti di chi, parte integrante dell'attuale maggioranza, afferma debba essere tolta la fiducia alla Giunta e richiesta la testa del Presidente, né tanto meno i comportamenti di critica sterile e inconcludente e le ostentazioni folcloristiche delle forze di opposizione. Stare dietro a queste facili semplificazioni ha come conseguenza quella di accettare come inevitabili scenari futuri privi di un reale fondamento e del tutto inadeguati per la vera soluzione dei problemi. Ipotizzare per un verso, come ormai ineluttabile, l'allargamento della maggioranza a Rifondazione Comunista come risposta alle insofferenze dei partiti moderati della coalizione, ovvero per un altro verso, ipotizzare la chiusura anticipata della legislatura, per la impossibilità o la incapacità di dare un governo alla Sardegna, credo siano due percorsi semplicistici e superficiali che non fanno certo onore alle capacità di analisi e di elaborazione della classe politica regionale. Si impone pertanto uno sforzo di moderazione e di approfondimento e rispetto dei fatti come questi sono senza tentare inutili mistificazioni. Il riconoscimento delle situazioni oggettive, della verità, anche se questa può avere aspetti di disfunzionalità, credo sia l'unica via da percorrere se vogliamo arrivare all'individuazione delle vere cause della crisi e prospettare così soluzioni realistiche e praticabili nel solo interesse della Sardegna. Sulle determinanti della crisi ho avuto modo di intervenire in questa stessa aula in occasione del varo del Palomba ter, in un altro schieramento politico ma le idee erano le stesse e le perseguo, illustrando un documento inviato a tutti i colleghi consiglieri. Credo che quelle riflessioni, pur da attualizzare, mantengano oggi inalterata la loro validità. Le cause della crisi. Non scopriamo certo oggi che la situazione di crisi in cui versa la Regione rappresenta la prova evidente che siamo ancora molto lontani da quell'obiettivo che credevamo a portata di mano della democrazia della alternanza fondata sulla dialettica bipolare. Il tentativo di costruire il bipolarismo in Sardegna è a oggi una esperienza che noi consideriamo fallimentare. Non esiste l'Ulivo e non esiste tanto meno il Polo. Il progetto politico dell'Ulivo si è fino ad oggi consumato nella sola esperienza di governo della Regione. Ma nessun confronto serio è stato avviato tra le diverse forze politiche che lo compongono. Restano così irrisolti, anzi vengono amplificati, i problemi di convivenza tra partiti eterogenei con idealità, storia e culture differenti, e soprattutto con differenti modi di interpretare l'azione di governo. E proprio l'azione di governo ha fortemente risentito, inevitabilmente, di queste crescenti difficoltà di raccordo e di equilibrio fra le componenti della sinistra e quelle del centro dell'Ulivo. Le eccessive rigidità culturali e di metodo del PDS non hanno contribuito a rasserenare il clima all'interno della maggioranza. Troppo spesso si è assistito a reiterati, palesi comportamenti di pesante condizionamento nei confronti dei partiti moderati della coalizione. E' questa e solo questa la semplicissima vera causa dell'instabilità della attuale Giunta Palomba; entro questa prospettiva appaiono
oltremodo insensate le affermazioni di chi ritiene che la soluzione della crisi possa essere quella dell'ingresso in Giunta di Rifondazione comunista. Noi non ci crediamo; una Giunta già malata di eterogeneità dovrebbe essere curata introducendo ulteriori elementi di divisione, conflitto e in particolare di ulteriore squilibrio verso sinistra che l'ingresso di Rifondazione inevitabilmente genererebbe. Noi non ci crediamo, il risultato è facilmente prevedibile: ulteriori difficoltà di dialogo, di raccordo tra le diverse forze della coalizione, non certo miglioramenti della governabilità. L'Ulivo in Sardegna deve essere costruito ancora, ma non si può pretendere di costruirlo per via governativa sulla pelle dei sardi. Vanno individuate altre strade, altri tempi e altri percorsi politici sui quali le forze della coalizione, soprattutto quelle moderate sono chiamate a riflettere sulla reale possibilità di un confronto costruttivo con la sinistra. L'esigenza forte di lavorare per costruire un raggruppamento credibile investe pesantemente anche il Polo delle libertà. Il Polo in Sardegna è ancora distante dall'aver risolto i suoi problemi di identità, di compattezza e coesione interna, e soprattutto di linea politica. Forza Italia in Sardegna è ancora priva di struttura organizzativa e chissà quando sarà in grado di celebrare i propri congressi. Alleanza Nazionale è ancora poco credibile come forza di governo e non riesce a scrollarsi di dosso atteggiamenti e comportamenti da forza condannata a vita a fare l'opposizione. CCD e CDU hanno da poco cominciato a organizzarsi in Sardegna e quanto meno il CCD nel recente congresso regionale ha chiaramente lasciato intendere che preferisce lavorare per una ipotesi di alleanze tra forze centriste più che accettare le logiche nazionali del Polo. Quindi anche all'interno del Polo vi è una evidente mancanza di raccordo e di collaborazione che ostacola il consolidarsi della coalizione e rende problematica la definizione dei futuri obiettivi comuni di governo della Regione. Tutto questo ha come inevitabile conseguenza per il Polo la sostanziale incapacità di mettere in campo una proposta progettuale alternativa a quella dell'Ulivo. Mentre a livello nazionale il Polo sembra più compatto e in grado di elaborare percorsi progettuali alternativi a quelli del governo Prodi, vedi ad esempio la controfinanziaria, a livello regionale - lo dico a ragion veduta - non una sola proposta alternativa del Polo è dato oggi conoscere. Il Polo preferisce fondare la sua azione politica sui mali della Giunta Palomba nella convinzione che tanto peggio le cose continueranno ad andare tanto più facile sarà conquistare consensi sparando a zero sulla incapacità di chi oggi governa. Su questi temi mi sono permesso, non oggi, ma molto tempo fa, di richiamare l'attenzione dei vertici regionali di Forza Italia e, come è noto, per tutta risposta ho potuto sperimentare le reazioni illiberali di chi si fa paladino delle libertà. Queste evidenti contraddizioni, unite alla impossibilità di avviare un reale processo di democratizzazione interna di una delle componenti fondamentali del Polo, credo vadano lette come ulteriore indicatore dei ritardi, delle difficoltà che soprattutto in Sardegna caratterizzano il processo che dovrebbe portare, se mai ci si riuscirà, alla creazione di un polo di centro destra credibile. Appare quindi evidente come l'attuale quadro politico regionale sia caratterizzato dalla mancanza delle condizioni essenziali di una democrazia bipolare matura, in grado di assicurare efficienza legislativa e soprattutto stabilità dell'Esecutivo, cioè mancano i poli alternativi. A questo punto, tuttavia, nonostante la precarietà del quadro politico regionale, non possiamo esimerci dal prospettare possibili e realistiche via d'uscita; quelle che noi riteniamo le possibili soluzioni. Crediamo che sia corretto impostare il problema distinguendo due aspetti fondamentali. Il primo aspetto attiene infatti all'esigenza di assicurare un governo alla Sardegna, mentre il secondo è un aspetto che va oltre a questa legislatura e che attiene alle prospettive politiche future della nostra Isola e all'esigenza di uscire dalle semplificazioni di un bipolarismo imposto dall'alto per ragionare invece sulla possibilità di costruire un modello originale per la Sardegna. Il problema della Giunta: con riferimento al problema del Governo della Regione, diciamo subito che la Sardegna non può permettersi di aprire una nuova crisi di Giunta. Nessuna delle forze sociali e produttive vuole la crisi. Una crisi avrebbe conseguenze ancora più gravi sul tessuto sociale ed economico, già di per se in grave difficoltà. La Sardegna, al contrario, ha bisogno di un Governo che duri fino alla fine della legislatura. Per le ragioni esposte, a proposito del fallimento politico dell'Ulivo in Sardegna, non ci si può sottrarre dal dato oggettivo che sarà un Governo che non potrà contare su una maggioranza compatta e omogenea. Deve essere chiaro a tutti che oggi, dato il quadro politico regionale, sarebbe questa la stessa sorte che toccherebbe a qualsiasi altro Presidente o a qualsiasi altra Giunta. Le attuali condizioni di instabilità della Giunta, come ho detto, sono infatti strutturali e attengono tutte alla mancata soluzione di problemi di coesione e di unità di intenti politici e programmatici tra le forze che compongono l'Ulivo. Con assoluta chiarezza io mi rivolgo a tutti i partiti dell'attuale maggioranza: è giunto il momento di ammettere, senza infingimenti, che le conflittualità che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare l'azione della Giunta, sono un fatto inevitabile, una conseguenza legata alla eterogeneità delle diverse forze della coalizione. Non ha più alcun senso nasconderlo o fare salti mortali per giustificare un dato di fatto. Il conflitto interno alla coalizione della maggioranza, che è certamente disfunzionale, non può più essere invocato come cause di continue e reiterate crisi, che pongono in discussione un giorno sì e un giorno no l'esistenza della Giunta. Se l'obiettivo è solo quello di completare due anni di legislatura, lavorando al meglio su alcuni temi programmatici concordati, credo che la Giunta regionale, ridefinendo importanti questioni di metodo, possa convivere con l'alto tasso di conflittualità, assicurando la necessaria azione di governo. Bisogna quindi accettare la conflittualità come dato endogeno della coalizione , ridefinendo obiettivi e metodi per attenuare gli effetti degenerativi. A tale proposito va infatti rimarcato che pare inaccettabile il metodo prevalente che questa Giunta si è dato per la soluzione dei propri conflitti interni, non sembra molto lungimirante, infatti, il ricorso continuo a un blocco di maggioranza, che spesso e volentieri si crea all'interno della Giunta. Il permanere di questo blocco, denunciato anche dai vertici regionali di alcuni partiti della maggioranza, rende comprensibile la presa di posizione forte dei quattro consiglieri del Partito Popolare Italiano. Sarebbe però irresponsabile arroccarsi sulle posizioni di rigidità assunte dai quattro consiglieri del PPI, col rischio di far saltare completamente la Giunta. Si può, al contrario, lavorare per contenere questi effetti disfunzionali, recuperando le ragioni del confronto e del rispetto di tutte le componenti della coalizione. In questo senso appare indispensabile un deciso riequilibrio verso posizioni moderate e che solo un rafforzamento delle componenti di centro può assicurare. E' necessario ridefinire un patto di coalizione, partendo dalla consapevolezza che non si può pretendere che l'insieme delle forze di maggioranza si trasformi in una aggregazione compatta e omogenea. Questo patto dovrà dare maggior valore alla concertazione fra tutte le componenti, con rispetto dovuto alle componenti di minoranza. Sia chiaro che le posizioni di predominio sono del tutto incompatibili e in netto contrasto con l'esercizio della concertazione. Alla conflittualità inevitabile si può rispondere non con i blocchi di maggioranza ma solo con più elevati momenti di concertazione, rispettosi del pluralismo delle diverse posizioni. Sarà pertanto una governabilità concertata, la sola che potrà assicurare quel minimo di stabilità alla Giunta regionale fino alla fine della legislatura. E in questo senso che si pretende dal Presidente un maggior sforzo di sintesi interpretativa delle diverse esigenze e di garante di tutte le forze che compongono la maggioranza. Non spetta a noi, in questa fase, dire se il presidente Palomba possa ancora svolgere questo ruolo, che comunque dovrebbe passare per una obbligata verifica, al fine di definire le azioni prioritarie del Governo e del suo percorso politico, e in quel caso noi saremo con lei Presidente. Riteniamo tuttavia che nell'eventualità sorgessero, dall'attuale quadro di maggioranza, altre manifeste chiare e credibili ipotesi alternative, le stesse dovrebbero provenire, anche per stemperare un clima divenuto troppo pesante, dalle forze moderate, assumendo il ruolo di guida della coalizione fino alla fine della legislatura. Tale eventuale ipotesi verrà valutata da Rinnovamento Italiano con serenità e senza preclusioni, fatte salve le valutazioni programmatiche e un ampio respiro a fine legislatura. Credo che Rinnovamento Italiano, così come avviene a livello nazionale per il governo Prodi, possa giocare un ruolo importante di moderazione e di riequilibrio all'interno della coalizione, che dovrà assicurare un governo alla Sardegna nei due anni residui di legislatura. Mentre il Governo assolverà questi compiti, le forze politiche della Regione, a partire da subito, dovranno trovare soluzioni adeguate per consolidare le proprie alleanze interne, creando così le condizioni politiche per la costruzione di raggruppamenti che siano realmente omogenei e possano lavorare per preparare le condizioni programmatiche per la Sardegna degli anni duemila. Il progetto politico di Rinnovamento Italiano, l'altro punto al quale noi teniamo moltissimo. A tale proposito ci preme, in conclusione, richiamare in sintesi il progetto politico di Rinnovamento Italiano per la costruzione di un polo moderato liberaldemocratico a forte connotazione regionalista, che possa rappresentare la vera alternativa all'attuale quadro politico. L'esperienza di questi tre anni di legislatura ha avuto almeno il merito di fare chiarezza sul fatto che il bipolarismo non è una cosa che si può inventare con improvvisazione o per imitazioni di modelli calati dall'alto. Precisato che il bipolarismo deve restare un modello di riferimento, in Sardegna dobbiamo ancora risolvere il problema di riempire di contenuti credibili i due raggruppamenti, perché possa realmente funzionare la democrazia dell'alternanza e, con essa, la stabilità degli esecutivi. Non sta scritto da nessuna parte, cari colleghi, che in Sardegna siamo condannati agli attuali due schieramenti che ricalcano il quadro politico nazionale, e che hanno dimostrato di non essere in grado di interpretare appieno le istanze di rinnovamento e di specificità della nostra Isola. Registro con piacere che anche fuori da quest'aula vi sono segnali che vanno in questa direzione: dalle risoluzioni di un recente congresso di area moderata, alle prese di posizioni di illustri colleghi a favore di un polo liberaldemocratico sardo, purché non serva a portare voti a uno degli schieramenti attualmente esistenti. Alle tesi politiche che animeranno il prossimo congresso sardista, che già prefigurano l'esigenza che si realizzi una forte convergenza di movimenti politici e della società civile attorno ad una base programmatica, fondata sul fortissimo radicamento legato alle specificità della nostra Isola. Quando assieme ai colleghi consiglieri abbiamo maturato la decisione di rappresentare Rinnovamento Italiano in Sardegna, abbiamo in primo luogo chiesto con convinzione al presidente Dini ampie garanzie sul rispetto delle istanze autonomistiche della nostra isola. Le assicurazioni non si sono fatte attendere, anche perché la formula organizzativa di Rinnovamento Italiano, che si sta dando a livello nazionale, è quella di un movimento fondato su principi rigorosamente federalistici. Credo che Rinnovamento Italiano possa giocare un ruolo importante nella costruzione di un nuovo soggetto politico, federato, di ispirazione liberaldemocratica e regionalistica, che abbia come obiettivo centrale quello della convergenza programmatica su alcuni temi cruciali per il rilancio della nostra isola, e che esaltino la nostra autonomia e le nostre specificità. E' un progetto ambizioso, mi rendo conto, e tutti noi ci rendiamo conto che è molto ambizioso e che ha come interlocutori privilegiati le forze moderate e riformatrici, laiche e cattoliche, di entrambi gli schieramenti, alle quali chiederemo di valutare l'importanza e l'originalità e di candidarsi ad esercitare un ruolo primario dileadership culturale e politica. Credo vadano sottolineati i punti di contatto con il progetto altrettanto ambizioso che Rinnovamento Italiano sta perseguendo a livello nazionale, partendo dalla radicata convinzione che la vera alternativa all'Ulivo non possa essere rappresentata dall'attuale Polo per le libertà, troppo sbilanciato sulle posizioni neocorporative e stataliste di Alleanza Nazionale e sull'ancora irrisolto conflitto di interessi che caratterizza il leader di Forza Italia. Il progetto che Rinnovamento Italiano assieme ad altre forze moderate sta tentando di costruire è quello di un nuovo polo liberaldemocratico, in grado di interpretare al meglio le istanze culturali e i valori della gran parte degli italiani.
Su questi temi, cari colleghi, ho ritrovato il gusto e le motivazioni per un impegno politico forte, che era stato messo a repentaglio dalla miopia e dall'infantilismo politico dell'attuale classe dirigente di Forza Italia. Questa classe dirigente di Forza Italia non sta certo dando prova di lungimiranza politica, prevalgono posizioni di appiattimento verso destra, fondate sulla lamentazione sterile e sulle pagliacciate che non fanno neanche più ridere.
In poco tempo, con la gestione attuale, si è vanificato un lavoro prezioso di costruzione di una linea politica moderata aperta al confronto con le altre forze politiche. Sono sicuro che contro queste attuali posizioni l'anima moderata del Polo debba far sentire la propria voce da troppo tempo sopita.
Il progetto ambizioso di una convergenza programmatica dei sardi come vero polo alternativo alla sinistra non avrebbe alcuna preclusione per quelle componenti moderate di Forza Italia che oggi si vedono costrette al silenzio dalle ferree logiche dirigistiche di un movimento ancora troppo lontano da una reale democratizzazione interna.
Mancano circa due anni alla fine della legislatura, che potranno essere utilizzati per lavorare alla realizzazione di questo progetto.
Cari colleghi, abbiamo tutto il tempo per riflettere e decidere su questi aspetti nelle opportune sedi dei congressi di ciascun partito, col pieno coinvolgimento della base degli iscritti, ai quali non può essere sottratta la prerogativa irrinunciabile di contribuire a determinare democraticamente la linea politica del proprio movimento e le conseguenti decisioni sulle alleanze. Solo in questo modo sarà possibile conseguire realisticamente gli obiettivi delineati quali indispensabili precondizioni per garantire fin dalla prossima legislatura il confronto democratico fra veri e solidi schieramenti contrapposti e alternativi, e quindi garantire la governabilità della Regione. Chi andrà a governare potrà essere giudicato dai sardi per quello che concretamente ha fatto per la Sardegna, senza più infingimenti, trucchi e inganni. Grazie.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 12 e 27.
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