Seduta n.254 del 15/07/1993
CCLIV SEDUTA
(POMERIDIANA)
GIOVEDI'15 LUGLIO 1993
Presidenza del Presidente FLORIS
indi
del Vicepresidente SERRENTI
INDICE
Mozioni Tamponi - Mulas Franco Mariano - Marteddu - Sanna Adalberto - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Carusillo - Corda - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manunza - Onida - Oppi - Piras - Satta Antonio - Sechi - Selis - Serra - Serra Pintus - Soro - Tidu - Usai Sandro sulla soppressione dei tribunali di Tempio e Lanusei (127); Ladu Leonardo - Dadea - Manca - Zucca - Casu - Pes - Lorelli - Satta Gabriele - Cocco - Cuccu - Erittu - Muledda - Pubusa - Ruggeri - Sardu - Scano - Serri sull'organizzazione della giustizia in Sardegna (130); Mannoni - Mulas Maria Giovanna - Baroschi - Degortes - Manchinu - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Mereu - Pili - Lombardo - Ferrari sulla soppressione dei Tribunali di Lanusei e Tempio (134). (Discussione congiunta):
TAMPONI .............................
CASU ......................................
MULAS M. GIOVANNA ....
SATTA ANTONIO ...............
MELONI ................................
MARTEDDU ........................
PORCU...................................
CORDA ..................................
COGODI ................................
DETTORI ..............................
COLLU, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione
Piano regionale dei trasporti (Doc. n. 43). (Continuazione della discussione e approvazione):
SANNA ADALBERTO .......
USAI SANDRO .....................
COGODI ................................
SATTA GABRIELE.............
SELIS ............................. ,......
FANTOLA, relatore..............
CANALIS,Assessore dei trasporti
CORDA ..................................
DEIANA ................................
Votazione per appello nominale
Risultato della votazione .......
La seduta è aperta alle ore 17 e 01.
PORCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 30 giugno 1993, che è approvato.
Continuazione della discussione e approvazione del Piano regionale dei trasporti (Doc. n. 43)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del documento numero 43.
Dichiaro chiusa la discussione generale.
Metto in votazione il passaggio alla discussione del testo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Iniziamo dai capitoli del volume: "Quadro conoscitivo e scenari di riferimento".
Si dia lettura del primo capitolo: "Individuazione degli scenari di domanda futura".
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione il primo capitolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del secondo capitolo: "Analisi descrittiva dei singoli settori di trasporto".
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione il secondo capitolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del terzo capitolo: "Il trasporto extraurbano su gomma".
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione il terzo capitolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del quarto capitolo: "Costruzione del grafo della rete di trasporto complessivo".
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione il quarto capitolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del quinto capitolo: "L'assegnazione della domanda di trasporto alle reti".
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione il quinto capitolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del sesto capitolo: "Articolazione del territorio regionale in bacini di traffico".
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione il sesto capitolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del settimo capitolo: "Metodologia per la redazione dei piani di bacino".
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione il settimo capitolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo ora all'esame del volume: "Obiettivi e strategie del Piano e sistema degli interventi".
Si dia lettura del primo capitolo: "Il quadro di riferimento e gli obiettivi del Piano regionale dei trasporti".
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione il primo capitolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del secondo capitolo: "Il sistema di interventi di livello nazionale".
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione il secondo capitolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del terzo capitolo: "Il sistema degli interventi di livello regionale".
(Segue lettura)
PRESIDENTE. A questo capitolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
PORCU, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Sanna Adalberto - Oppi - Fadda Paolo - Amadu - Sechi - Corda - Serrenti
Sistema degli interventi di livello regionale
Al 3.2.1, dopo le parole "completamento del tracciato su Olbia" è inserito: "e la direttrice centrale sarda (S.S. 128 e varianti) da Monastir a Sorgono, con i raccordi su Abbasanta (S.S. 131 e 131 DCN) e Nuoro (S.S. 389), la provinciale fondovalle Tirso dallo svincolo con la S.S. 129 fino al completamento su Monti"; nella rete regionale di 1° livello è soppresso "la direttrice centrale sarda", fino a "completamento su Monti". (6)
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare l'onorevole Adalberto Sanna. SANNA ADALBERTO (D.C.). Mi pare che nello strumento di politica economica che è presentato nel Piano dei trasporti, teso alla diffusione territoriale dello sviluppo, a delle enunciazioni così pomposamente formulate poi non fanno seguito coerenti previsioni di intervento. Vale a dire che si ignora quasi un quarto del territorio regionale che è la zona più povera, più negletta, che certamente non ha usufruito di finanziamenti. Se in uno strumento di programmazione di futuro sviluppo non vengono contemplate infrastrutture essenziali come la viabilità, io credo che questo territorio non abbia un avvenire, che non ci possano essere delle prospettive di sviluppo e che addirittura la situazione possa essere aggravata dal fatto che continuerà l'esodo della popolazione dell'interno accentuando i problemi di Cagliari e dell'hinterland cagliaritano. Questo perché non c'è nessun tipo di possibilità, perché, se non c'è un accesso veloce alle città capoluogo, nessuno andrà mai a ubicare delle industrie di trasformazione dei prodotti tipici del luogo in queste zone e quindi certamente l'esodo continuerà. Con questo emendamento, si chiede l'inserimento della "direttrice centrale sarda (strada statale 128 e varianti) che va da Monastir a Sorgono, con i raccordi su Abbasanta, (strada statale 131 e 131 DCN) e Nuoro (S.S. 389), la provinciale fondovalle Tirso dallo svincolo con la Sassari 129 fino al completamento su Monti", nella rete viaria classificata "fondamentale". Questo taglierebbe verticalmente la Sardegna nella vera direttrice centrale sarda, creando possibilità di accesso immediato e tempi di percorrenza veloci. Notiamo che esistono altre aree forti che, mi pare a pagina 102, vengono riprese con la 554, con la Cagliari-Iglesias-Carbonia, Macomer-Nuoro, eccetera, arricchendo parti del territorio regionale, che sono già di per sé certamente più pingui di quella centrale e limitando - immagino sia stata una svista - quella che può essere la direttrice centrale sarda, riducendola al rango di strada di primo livello. A fronte di finanziamenti per realizzare l'intero Piano di 15 mila miliardi, mi pare di capire che non vengano stabilite neanche delle priorità e nelle priorità certamente non risulterebbe, neanche nel primo livello, la strada 128 che metterebbe in comunicazione Trexenta, Sarcidano, Mandrolisai, Barbagia di Seulo e Barbagia di Belvì, per arrivare poi a Nuoro e proseguire fino a Olbia. Quindi non avremmo nessun tipo di prospettiva per cui chiediamo che venga riconosciuto il ruolo fondamentale di questa strada.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà.
USAI SANDRO (D.C.). Io mi rendo conto che le argomentazioni svolte dal collega Sanna, volte a dare un ruolo importante alla 128 per togliere dall'isolamento alcune regioni, cioè le zone che vengono interessate da questa strada, sicuramente hanno il loro fondamento. Ma mi sembra eccessiva la richiesta portata in questo emendamento, che tende a far sì che questa strada, solo questa e non le altre, ad esempio non la Cagliari-Iglesias, la Olbia-Sassari, Sassari-Monti o la Oristano-Tortoli, sia messa nel livello che è classificato, a pagina 43, autostradale. Il Piano delinea tre diversi livelli, un livello autostradale, un primo livello e un secondo livello. Nella rete autostradale, o fondamentale, sono soltanto comprese la Cagliari-Sassari-Porto Torres e la Cagliari-Nuoro-Olbia, che attraversano la Sardegna. A pagina 102 c'è un errore materiale, quando la Commissione, nell'indicare alcune priorità, ha fatto riferimento ad alcune strade, per esempio alla 554, alla Sassari-Olbia, alla Cagliari-Iglesias-Carbonia, ha messo un aggettivo in più, "fondamentale". Che si tratti di errore materiale risulta dal fatto che più avanti, alla lettera B2, quando si parla di reti autostradali si parla sempre soltanto della Cagliari-Oristano-Sassari-Porto Torres, cioè della 131 e della 131 DCN che è la Cagliari-Oristano-Nuoro-Olbia, per cui se si vuole elevare questo tratto di strada della 128 a rango autostradale, cioè al rango principale, paragonato alla 131, chiaramente a questo punto si suscitano una serie di altre richieste, di altre rimostranze, di altre esigenze perché anche tutte le altre strade del primo livello sono paragonabili come interesse alla 128. Quindi, premesso che va sicuramente corretto l'errore materiale dell'inclusione della parola "fondamentale" a pagina 102 della lettera B1, ovviamente, senza togliere importanza a questa sua richiesta e con la proposta di introdurre questa richiesta tra quelle prioritarie, nell'ambito dell'ordine del giorno, che sicuramente a conclusione di questo dibattito noi stenderemo, inviterei il collega Sanna, a ritirare questo emendamento, perché è frutto, mi sembra di una non corretta visione del rapporto tra le strade di primo livello e le strade autostradali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Io vorrei, se possibile, attraverso l'itinerario degli emendamenti, ripercorrere o riproporre alcuni elementi di riflessione di carattere generale, che valgono come considerazioni mie e del Gruppo Rinascita e Sardismo, di un Gruppo di opposizione, in riferimento all'insieme della proposta che ancora si denomina "Piano regionale dei trasporti" e che proprio di Piano regionale ha ben poco, ha ben poco nella sua descrizione, nella sua analisi, nella sua stesura, per quella che è oggi l'utilità complessiva della regione, ma ancora di meno nel convincimento e nella volontà che una Assemblea legislativa, un Consiglio regionale, dovrebbe esprimere, attraverso la considerazione di idee, di volontà, di obiettivi abbastanza forti che in qualche modo reggano un'idea complessiva di sviluppo della Regione. Basta dare uno sguardo all'insieme degli emendamenti, infatti non si capisce ognuno degli emendamenti se non si guardano gli altri, e non solo per i contenuti ma anche per i presentatori. Abbiamo sette emendamenti, mi pare, presentati non da singole parti politiche e neppure da consiglieri, più o meno estemporaneamente raggruppati, ma da componenti o per territorio o per ambito geografico, per derivazione di carattere trasversale sul piano politico e più, che delineano, come dire, una strategia di intervento in materia di trasporti di carattere disordinato, incoerente, del tutto irrispettoso dell'idea stessa di pianificazione.
Questo ripropone la questione di fondo, perché se, attraverso l'insieme degli emendamenti, emerge un quadro che coinvolge grosso modo quasi tutto il Consiglio, un quadro di volontà parziale che si affianca in modo disorganico e incoerente, è chiaro ed evidente che non c'è una volontà di pianificazione. Noi abbiamo rinunciato a presentare emendamenti, dico noi, un Gruppo di opposizione; il Gruppo Rinascita e Sardismo non presenta e non firma nessun emendamento per una questione di serietà. Vi sono molte richieste parziali che hanno le loro ragioni, come rivendicazioni di aree e territori che chiedono di essere meglio serviti dalla rete strade o di trasporto più in genere e che però non si pongono il problema di assumere queste rivendicazioni parziali all'interno di una coerenza e di un valore regionale. Io ho avuto modo di dire stamattina che non c'entra per nulla l'attuale Giunta regionale, c'entra una Giunta regionale che una regione deve pur avere; e io credo che l'errore fondamentale di questa Giunta regionale sia questo suo mettersi un po' al di sopra delle parti: non è consentito. La Giunta regionale è il Governo, non può non avanzare una sua proposta di indirizzo di carattere generale. Può essere giusta o sbagliata questa proposta, però deve essere avanzata e sostenuta. Dire: "non ho idea", dire: "facciano gli altri, risulti quel che risulta" anche in modo incoerente, tutto questo nega la funzione di governo.
L'emendamento in discussione, il numero 6, pone una questione vera, seria, che è una questione di riequilibrio, che è la questione di un'area della Sardegna praticamente pretermessa, poco considerata, in ritardo nello sviluppo e in ritardo nelle infrastrutture che consentono lo sviluppo, però questa rivendicazione deve trovare soluzione e sistemazione coerente in un diverso equilibrio del Piano dei trasporti. Non è in via emendativa, aggiungendo una cosa, pur giusta, ad un insieme di cose poco coerenti e poco giuste, che si salva la ragione che si ha. Quindi si deve a mio parere contestare l'insieme e non dare legittimità attraverso un emendamento; peraltro mi dispiace per alcuni colleghi che so in totale buona fede, a cominciare dal collega Adalberto Sanna ed altri, i quali pensano così di salvare l'anima; non salvano niente, né questi colleghi della Trexenta, del Sarcidano, dell'Ogliastra, né altri colleghi di altre parti che propongono altri emendamenti. Poi vedremo che ogni emendamento ha questo segno: un porto da aggiungere, una strada da qualificare e tutto in funzione dell'appartenenza ad aree territoriali. Non che questa non valga, perché è chiaro che chi sta da una parte vede di più e sa di più e in qualche modo sopporta anche di più i disagi della parte di territorio in cui sta; ma la nostra funzione è quella di essere Consiglio regionale, decisori di una funzione, di un'insieme di funzioni che hanno valenza regionale. Quindi queste sollecitazioni, queste domande, queste rivendicazioni avrebbero dovuto essere recepite prima, e ancora oggi se si vuole, per una riedizione del Piano dei trasporti che le contenga ma in modo organico, cioè che le contenga davvero, non appiccicate con lo sputo, non immesse dall'esterno, non solamente propagandate, ma come parte della programmazione vera della Regione.
Ecco perché io ritengo che sia un fatto di serietà non proporre e non sostenere, rispetto ad un Piano incoerente e squilibrato, emendamenti che, inseriti in un contesto di squilibrio, non è che da soli riequilibrano, ma introducono altri squilibri, o comunque risultano incoerenti rispetto all'insieme. Noi abbiamo in questa vicenda, se volete, una rappresentazione da avanspettacolo, quello che cioè in genere un tempo precedeva lo spettacolo, e l'avanspettacolo è dato proprio da questa dimostrazione: c'è una domanda che si è espressa, anche attraverso forme referendarie di valenza nazionale, di riforma della politica e dei modi della politica, anche in sede regionale, di carattere uninominalistico, territorializzato, frantumato della politica. Ecco, il giorno in cui il Consiglio regionale fosse costituito da ottanta pezzi incoerenti di rappresentanze locali, il Consiglio regionale sarebbe nell'impossibilità di pensare a valori e a politiche regionali...
(Interruzioni)
Io so bene che i collegi uninominali porteranno a questo e infatti ho votato contro. Ma se questa riforma può avere una sua legittimità in una sede più ampia, quindi su base nazionale, certamente sarebbe una iattura, un castigo, una negazione del valore regionale, un'Assemblea regionale composta per rappresentanza di territori minimi dove scompare la responsabilità di insieme, dove scompare la possibilità stessa di pensare come Regione, di pensare insieme, di pensare il tutto, di pensare organicamente ai vantaggi comparati che debbono essere dei singoli territori ma in funzione dei valori regionali.
In questo modo scomparirebbe non solo il valore regionale, scomparirebbe il valore dell'autonomia, scomparirebbe la rappresentanza generale degli interessi e io so bene che da qualche parte si vuole ottenere proprio questo risultato che è un risultato politico e non di tecnica elettorale. Qui ne abbiamo una dimostrazione, così come altre dimostrazioni le avremo se questo Consiglio regionale vorrà discutere le cose di cui per legge dovrebbe discutere, se vorrà affrontare la questione delle UU.SS.LL., perché non si comprende se c'è un termine che dice che la Regione deve decidere entro giugno, perché il calendario non valga per questo Consiglio regionale, non valga per questa Giunta regionale, e delle UU.SS.LL., - se sette, se quattro, se ventinove - non se ne può discutere a giugno e neppure a luglio, per cui deciderà il Governo. E così anche per le politiche e per gli interventi comunitari e quant'altro.
Ecco, in relazione a questo emendamento ho voluto richiamare questi elementi di riflessione per dare anche ragione del perché, pur condividendone l'ispirazione e le ragioni di fondo, io ritengo che attraverso questo tipo di emendamenti non si possa assolutamente correggere una proposta di Piano che era e rimane disorganica e squilibrata nel suo insieme.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Gabriele Satta. Ne ha facoltà.
SATTA GABRIELE (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, molto brevemente, per svolgere due considerazioni sintetiche sugli emendamenti nel loro complesso. Quando, due settimane or sono si sospese l'esame del documento del Piano regionale dei trasporti, si imboccò una strada che portava all'approvazione dello stesso nelle seduta odierna, attraverso possibilmente un ordine del giorno articolato e ragionato che costituisse contemporaneamente la motivazione dell'approvazione e l'ossatura delle future azioni che la Giunta è tenuta a svolgere in questo campo per aggiornare e ridefinire il Piano stesso. Ora, durante la discussione di questa mattina, importanti interventi, non cito il mio perché non lo posso classificare tale, ma quelli di altri colleghi, hanno richiamato la Giunta a elaborare, ancor prima dei sei mesi di tempo che le sono stati annunciati come il termine normale per portare all'attenzione del Consiglio una revisione e un aggiornamento del Piano, entro tre mesi, all'attenzione del Consiglio un documento di priorità anche finanziarie della realizzabilità di alcuni interventi; un documento, dunque, di priorità richiesto dal Consiglio e che la Giunta si è impegnata per bocca dell'Assessore a portare all'attenzione stessa del Consiglio. Ora, electa una via - come si dice - non datur recursus ad alteram. Quando si è di fronte ad una presa di posizione del Consiglio, che si esternerà attraverso un ordine del giorno firmato da tutti i Capigruppo, e dunque un documento politico della massima rilevanza consiliare che invita la Giunta a questo tipo di azione, non vi è dubbio che le richiesta di correzione che si traducono operativamente in sanzioni di priorità nell'immediato, confliggono con la natura del documento politico che rinvia invece all'operatività e alla responsabilità della Giunta di farsi carico di portate al Consiglio uno schema di priorità. Siccome questa opzione politica è firmata da tutti i Capigruppo della maggioranza e costituisce l'ossatura politica dell'azione che si intende svolgere, mi sembra prevalga nettamente sulle intenzioni anche nobili e lodevoli di rappresentanza zonale e locale dei singoli colleghi che intendono risolvere nell'immediato problemi di priorità per l'appunto di situazioni locali, anche nobili, ma che non possono trovare sanzione in questo momento, giusto perché il Consiglio, per via della sua espressione politica più alta, ha deciso di rinviarli ad altra data, ad altra sede, e con responsabilità, della Giunta e non del Consiglio, prioritaria rispetto ad un pronunciamento successivo del Consiglio.
Quindi, io riterrei che gli emendamenti dovrebbero, in virtù di questo ragionamento, essere tutti ritirati dai colleghi che li hanno presentati, trovando per il momento soddisfazione, gli interessi che essi rappresentano nel documento politico generale, sotto forma ovviamente di concetti e non di statuizioni specifiche, e attendere con pazienza ma con vigilanza democratica per trovare un'effettiva sanzione in un documento che possa soddisfare le esigenze che vengono per emendamento oggi rappresentate.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (D.C.). Brevissimamente, per sottolineare che anch'io condivido i pareri che sono stati espressi - tra l'altro l'avevo detto nel mio intervento di stamattina - che gli emendamenti in questa sede non vadano proposti, non perché ogni emendamento non rappresenti un bisogno e un problema fondamentale delle diverse aree territoriali. A dimostrazione di questo, quasi paradossalmente, io e altri colleghi avevamo proposto un emendamento, e intervengo per dire che lo ritiriamo. Lo ritiriamo non perché siamo convinti che le cose indicate nell'emendamento non siano fondamentali, quanto perché le priorità che ognuno di noi percepisce e insieme come Consiglio percepiamo, meglio potrebbero essere contemplate e recepite nel documento stralcio programmatico che credo la Giunta, secondo le richieste che abbiamo stamattina fatto, vorrà presentare in occasione del bilancio. Quella sede sarà l'occasione per riflettere su quelle che sono le priorità e su quelle che sono le indicazioni e non solo indicarle e recepirle, astrattamente, come in questa sede avverrebbe, ma indicando anche le eventuali risorse che possono essere recuperate e stanziate per affrontare concretamente i problemi e non solamente per proporli qua, come fiore all'occhiello di ciascuno di noi. Quindi, io ritiro questo emendamento, che voglio sottolineare, e credo che la Giunta, se lo vorrà, e se gli emendamenti venissero ritirati, potrebbe accoglierli come raccomandazione. Allora, nella fattispecie, questo emendamento che io e altri colleghi abbiamo firmato, ma con l'intenzione di fare questo discorso e di ritirarlo, riguarda quelle che, con una terminologia molto poco simpatica, vengono chiamate le strade della morte; la Cagliari-Teulada, la Cagliari-Villasimius, la Sassari-Alghero, la 554 e altre se ne potrebbero citare. Sono strade che forse più che nel Piano dei trasporti dovremmo inserire nel Piano sanitario, perché tale è la mortalità e comunque il numero di incidenti che dovrebbero essere seriamente affrontati. Ecco, io credo che questo emendamento, che io ritiro, e gli altri che potrebbero essere ritirati - e io auspico che vengano ritirati - vengono ritirati non perché non sono importanti, ma perché vengono discussi concretamente nello stralcio programmatico che si spera di definire in autunno, valutando anche le risorse disponibili e quelle che si possono stanziare per risolvere tutti questi problemi. Se la Giunta li accogliesse come raccomandazione, io credo che sarebbe stato già un fatto positivo averne parlato e comunque un rinviare ad un prossimo più concreto appuntamento.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione sull'emendamento numero 6 ha facoltà di parlare l'onorevole Fantola, relatore.
FANTOLA (D.C.), relatore. I colleghi Satta e Selis hanno già motivato il perché non si ritiene, e non ritengo nemmeno io, opportuno presentare degli emendamenti che tentino di ridisegnare la viabilità interna della Sardegna, e complessivamente il sistema e l'assetto delle infrastrutture di trasporto in Sardegna e tra la Sardegna e il Continente. Io ritengo che una regione come la nostra che ha tre record nazionali in campo di trasporti, che ci pongono sicuramente al primo posto nella classifica del disagio della mobilità in Sardegna, ovverosia una regione che ha la strada con la portata più alta per carreggiata, cioè viale Marconi, la strada che collega Cagliari a Quartu, una regione che ha la strada più pericolosa di tutto il territorio nazionale, la 554, che per unità di percorso è la strada dove ci sono più incidenti, l'unica regione in Italia che ha una strada statale un cui tratto non è ancora asfaltato, una regione che ha quindi dei record negativi di questa valenza, evidentemente ha necessità e bisogni impellenti, prioritari. E' logico che, in una Assemblea come questa, ciascuno di noi abbia l'interesse a sottolineare quelle che ritiene le più importanti, le più gravi priorità. Questo però non può essere il luogo per riscrivere il Piano dei trasporti, questo non può essere il luogo per rivisitarlo; io credo che questo lavoro spetti alla Giunta e che spetti a questo Consiglio magari, come abbiamo già detto, nel corso del triennale, valutare uno stralcio del Piano dei trasporti, uno stralcio adeguato ad un sistema informativo meno vecchio, meno sorpassato e soprattutto uno stralcio che tenga conto delle esigenze che provengono dal Piano nazionale dei trasporti e di quelle che emergono dai singoli piani della viabilità. Tutto ciò richiede uno studio, un approfondimento, tutto ciò richiede una discussione che credo che, in questo momento, quest'Aula non sia in grado di fare. Quindi io sono contrario a questo emendamento, sebbene nella sostanza approvi le esigenze che rappresenta, e voterò contro, lo dico subito, qualsiasi emendamento che modifichi sostanzialmente il disegno presentato nel Piano dei trasporti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
CANALIS, Assessore dei trasporti. La Giunta accoglierebbe gli emendamenti come raccomandazione, ribadendo la necessità, più volte sottolineata anche stamattina e la settimana scorsa, di un collegamento migliore delle aree dell'interno dell'isola.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Adalberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ADALBERTO (D.C.). Signor Presidente, egregi colleghi, credo di aver fatto il pieno di apprezzamenti sui principi e sulla sostanza, ma di fatto colgo pareri negativi su un Piano che è stato scritto da lungo tempo, che si prefigge di realizzare certamente una rete viaria molto efficace, che - così mi pare di capire - prevede la realizzazione ancora di alcuni pezzi di strada tra Ballao e San Vito. Io ci transito da diversi anni e sembrerebbe realizzata già da diverso tempo. Io non credo che il significato dell'emendamento sia quello dell'interesse per la propria terra, passando per la Trexenta e andato oltre per il Sarcidano, per il Mandrolisai, per la Barbagia di Belvì e di Seulo. L'intento è quello di rendere giustizia, con uno strumento di programmazione o che tale dovrebbe essere, a delle zone alle quali viene negata ancora una volta una prospettiva di sviluppo, perché non si parla chiaramente di priorità nel Piano dei trasporti. Si sostiene a ogni piè sospinto che è superato e che va riscritto. Il nostro non è un tentativo, caro collega Cogodi, di appiccicare un qualcosa a un Piano per dare una risposta ai bisogni di determinate zone. Ciascuno di noi conosce più direttamente determinate realtà, ma questo emendamento riguarda un terzo dell'intero territorio regionale che è stato trascurato. Io credo che i colleghi della Commissione trasporti certamente hanno fatto un egregio lavoro, ma non si può a proposito di un'esigenza fondamentale, unanimemente riconosciuta, parlare di demagogia propagandistica. Io prendo atto della posizione del Consiglio perché non sono così miope per non rendermene conto, e se, nella demagogia imperante volessi portare la mia posizione fino alle estreme conseguenze, ognuno in Aula si assumerebbe la responsabilità di privare ancora gran parte del territorio della Sardegna e della sua popolazione, di quanto non è mai stato dato loro. E mi riferisco a zone non da me rappresentate in quanto singolo, ma che dovrebbero essere rappresentate dall'intero Consiglio regionale. Quando non esiste questa sensibilità a causa del prevalere di altri interessi, di interessi forti, quando mi si vuol far passare per miope, dicendo che si tratta di un errore - caro collega Usai, a pagina 102 si parla di completamento della maglia viaria fondamentale che prevede la 554, che prevede e quindi ridisegna un territorio forte di area metropolitana e altre strade minori, che non tagliano la Sardegna verticalmente, e non rispondono agli interessi più vivi e più corposi, da sempre disconosciuti - quando tutti questi problemi pioveranno su Cagliari noi ci renderemo conto di avere operato con una miopia folle, togliendo diritti sacrosanti a dei cittadini che non devono essere certamente considerati cittadini di serie B.
Io ritiro l'emendamento perché vedo anche l'abbandono di colleghi che pur condividono determinati concetti e determinati principi - e sui principi non si dovrebbe mai transigere - lo ritiro ma mi riservo di poter decidere su questo benedetto Piano dei trasporti, che non rende giustizia alla Sardegna, se non ancora una volta nelle zone forti, togliendo alle zone deboli dei diritti disconosciuti da tempo.
PRESIDENTE. Viene ritirato l'emendamento numero 6. Metto in votazione il terzo capitolo: "Sistema degli interventi di livello regionale". Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del quarto capitolo: "Sistema degli interventi di livello sub-regionale".
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione il quarto capitolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si di lettura della Nota integrativa della Commissione.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Alla Nota integrativa sono stati presentati cinque emendamenti. Se ne dia lettura.
PORCU, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Mulas Maria Giovanna - Corda - Sechi - Manchinu - Baroschi - Marteddu - Pau - Porcu - Desini - Erittu - Planetta - Demontis - Sardu - Degortes - Satta Gabriele
Vol. II - Nota integrativa
Nell'ambito dei posti regionali sono aggiunti nella Nota integrativa (pag. 113) 2° volume, i porti di Cala Gonone e Buggerru. (1)
Emendamento aggiuntivo Deiana - Casu - Tamponi - Desini - Degortes - Meloni - Serra - Ladu Leonardo - Manchinu - Lorelli - Carusillo - Dettori - Satta Gabriele
Vol. II - Nota integrativa
Nell'ambito della rete stradale di secondo livello regionale nella nota integrativa (pagine 130-133) secondo volume aggiungere: "Collegamento viario tra le strade a scorrimento veloce Sassari-Tempio Pausania e Castelsardo-Santa Teresa di Gallura (strada di collegamento fra i comuni di Martis, Laerru, Perfugas, Bulzi, Sedini, Valledoria)". (2)
Emendamento soppressivo parziale Satta Gabriele - Ferrari - Satta Antonio - Marteddu - Fantola - Pusceddu
Vol. II - Nota integrativa
Nel documento "Piano regionale dei trasporti: Obiettivi e strategie del Piano e sistema degli interventi", l'intero capitolo n. 5, da pag. 114 a pag. 135 è soppresso. (3)
Emendamento aggiuntivo Corda - Marteddu - Onnis - Sechi - Ortu - Pau
Vol. II - Nota integrativa
Nell'ambito del potenziamento del sistema viario sardo di 1° livello la priorità assoluta viene stabilita nella realizzazione della trasversale sarda Arbatax-Oristano, della Cagliari-Tortolì e del rifacimento della SS 128. (4)
Emendamento aggiuntivo Serrenti - Baroschi - Serri - Ladu - Corda - Sanna Adalberto - Demontis - Fadda Paolo - Cuccu
Vol. II - Nota integrativa
Nell'ambito della rete stradale statale nella Nota integrativa, aggiungere: "Riqualificazione della SS 195 (Sulcitana), della SS 128 (Centrale sarda), e della SS 125 (Orientale sarda)". (5)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 7, è stato, come preannunziato, ritirato dai presentatori.
I presentatori dell'emendamento numero 1 intendono ritirarlo?
MANCHINU (P.S.I.). Lo ritiriamo.
PRESIDENTE. I presentatori dell'emendamento numero 2 intendono ritirarlo?
MANCHINU (P.S.I.). Lo ritiriamo.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento numero 3.
Ha domandato di parlare l'onorevole Gabriele Satta. Ne ha facoltà.
SATTA GABRIELE (P.D.S.). Io ritirerei anche l'emendamento numero 3, che è soppressivo; questo però, poiché si è convenuto che tutta la relativa parte della Nota integrativa è ormai incongrua e va pertanto soppressa, ci costringerebbe a votare contro l'intero capitolo 5, anziché votare a favore dell'emendamento soppressivo. Pertanto dal punto di vista operativo è meglio mantenerlo.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 3 viene mantenuto.
Passiamo all'emendamento numero 4.
Ha domandato di parlare l'onorevole Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (D.C.). Molti interventi qualificati hanno sollecitato il ritiro degli emendamenti, perché si concluderebbe la discussione sul Piano dei trasporti con un ordine del giorno che dovrebbe impegnare la Giunta sul rispetto e l'accoglimento delle indicazioni prioritarie che sono venute dal dibattito e dagli stessi emendamenti. Io intervengo per giustificare la presentazione, da parte mia e di altri colleghi, di questo emendamento non con la presunzione di voler scrivere un pezzo del Piano dei trasporti, ma cogliendo proprio, dalle frasi che sono scritte in questo Piano, l'incompletezza del ragionamento quando si afferma che questo è il primo passo verso l'accoglimento di quelle che sono le linee programmatiche del Piano generale di sviluppo, dentro il quale la filosofia centrale che accompagna il Piano generale di sviluppo è sostanziata dalle dichiarazioni che il tutto deve servire al riequilibrio socioeconomico del territorio della Sardegna. Siccome non mi pare di cogliere questa filosofia all'interno del Piano dei trasporti, ho ritenuto di presentare questo emendamento preoccupandomi di individuare, anche attraverso una cartina, quella che è la trascrizione di questo Piano, la situazione attuale è quella che è la prospettiva di sviluppo del Piano stesso. Registriamo una grandissima attenzione ai tracciati che vanno da Cagliari verso la zona di Iglesias, e al tracciato che parte da Cagliari verso Oristano per arrivare a Porto Torres e da Abbasanta verso Nuoro e verso Olbia. Ebbene, questa cartina che individua tre livelli di rete viaria mette in evidenza come un terzo del territorio della Sardegna non solo non ha strade di grande comunicazione, ma non ha neanche condizioni di rete viaria di secondo livello. E allora, se questo è un tentativo, attraverso il Piano dei trasporti, di creare le condizioni di un riequilibrio socioeconomico del territorio della Sardegna, io credo che noi stiamo dicendo delle falsità, stiamo dicendo delle cose insensate, delle imprecisioni pericolose. L'emendamento, non tanto per motivi di campanile, perché sarebbe cosa povera, ma per motivi di riequilibrio, di giustizia rispetto a questi territori che non hanno mai avuto, si proponeva di tentare di stabilire alcune priorità all'interno dell'elencazione generale dei mali dei trasporti e dei mali della viabilità complessiva in Sardegna.
Io credo che l'Assessore, nella sua replica, debba assumere impegni precisi rispetto a questo, perché non è consentito a nessuno di tradire quella che è la rivendicazione che noi facciamo nei confronti dello Stato, nei confronti del Governo centrale, adottando noi stessi all'interno dell'isola un comportamento più punitivo di quello che il Governo sta adottando nei confronti della Sardegna. Io chiedo alla Giunta, all'Assessore, ai colleghi di questo Consiglio se non sia cosa giusta stabilire delle priorità che tolgano dall'isolamento zone storiche, per consentire un minimo di speranza, per consentire un minimo di precondizioni di un possibile sviluppo futuro. Se noi non facciamo questo all'interno di questo Piano, stiamo scrivendo la condanna per queste zone, in termini definitivi, e stiamo dicendo che per loro non solo non c'è futuro di sviluppo ma credo che non ci sia neanche più la speranza. Si tratta di decidere se vogliamo fare atti di giustizia attraverso le cose che stiamo oggi decidendo o se vogliamo perseverare all'interno certamente non di una situazione di grande ricchezza, ma di una povertà generalizzata, nella scelta di mantenere in piedi ancora, all'interno di questa povertà, un minino di privilegio che già esiste rispetto a condizioni di estrema povertà e di estremo disagio pericolose anche per la stessa sopravvivenza delle popolazioni di questi territori.
Signor Presidente, Assessore, se l'ordine del giorno, se le sue dichiarazioni, alla fine di questa discussione, non mi consentiranno di cogliere questi aspetti di maggiore giustizia, e un tentativo di riequilibrio vero del territorio della Sardegna anche su questo problema, credo che mi porrà in una forte crisi di coscienza rispetto all'espressione del mio consenso.
PRESIDENTE. Onorevole Corda, lei ritira il suo emendamento?
CORDA (D.C.). Sì.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento numero 5.
Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Viene ritirato.
PRESIDENTE. Rimane in vita solo l'emendamento soppressivo parziale numero 3.
E' aperta la discussione sulla Nota integrativa della Commissione e sull'emendamento numero 3.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Io ritengo che non fosse difficile immaginare che la soluzione conclusiva di questa vicenda sarebbe stata esattamente questa che si sta determinando, dare l'impressione di riaprire una discussione, dare l'impressione che si sarebbero recepiti dei contributi da parte dell'Aula, sulla proposta iniziale di Piano dei trasporti, da tutti e da ultimo ancora dal collega Fantola definito vecchio e sorpassato, e però io ritengo tanto vecchio e tanto sorpassato che lui lo voterà. Non ci voleva molto ad immaginare che oggi noi avremmo recitato una delle tante parti che si recitano di questi tempi in politica, in modo preordinato, perché in definitiva si arriva alla conclusione esatta che è il punto di partenza non di oggi ma di qualche settimana fa quando la proposta ha avuto ingresso m quest'Aula, è stata discussa, ha raccolto molte critiche, obiezioni e domande di integrazione. La Giunta ha chiesto tempo, perché si potrà dire quello che si vuole, che il Piano non è stato ritirato e che è stato rinviato. Ma perché è stato rinviato? Si è detto per una riflessione, immagino non per una riflessione inutile ma che portasse a modificare qualcosa. Non si modifica nulla, neppure una virgola, anzi ritirandosi tutti gli emendamenti modificativi e rimanendo in piedi solo l'emendamento numero 3, che sopprime un pezzo del Piano...
(Interruzioni)
In realtà si toglie un pezzo e io dico che va bene questo emendamento, perché almeno toglie un pezzo, e se togliesse tutto il Piano andrebbe anche meglio, però bisogna anche domandarsi, e poi su questo si potrà dire ancora una parola, che cosa significa esattamente togliere quel pezzo del Piano. La verità è che questo Consiglio è, non dico composto interamente, ma è in gran parte formato da tanti felini, che vogliono apparire leoni di foresta e sono gatti di cortile, perché non è possibile che per giorni e settimane si critichi, si neghi, si minacci persino, si presentino emendamenti, proposte che vengono ritenute essenziali, risolutive per l'Ogliastra, per la Trexenta, per il Sarcidano, per la Gallura, e poi tutto torna nel recinto, guai a scavalcare il muretto del cortile perché bisogna che regga l'iniziale proposta.
Io voglio dire questo, e lo dico sapendo quello che dico e anche protestando perché ho posto un quesito stamane alla Presidenza del Consiglio e ho chiesto che venisse chiarito qual è, in questa Regione e nel suo ordinamento, il rapporto tra legge regionale, atto di programmazione, e ordine del giorno del Consiglio regionale. Io voglio sapere che cosa il Consiglio regionale è chiamato esattamente ad approvare e se gli atti, che questo Consiglio regionale è chiamato a discutere e ad approvare, hanno efficacia e quale tasso di efficacia hanno. Perché, se questo Consiglio ha votato alcune settimane fa una legge, io ritengo inammissibile sotto il profilo politico e ritengo anche procedurale, che approvi un atto di programmazione, derivato da quella legge o riferibile concettualmente e funzionalmente a quella legge, senza che vi sia un riscontro di coerenza con i dettati di quella legge che stamani ho richiamato, che tutti conoscono e che detta criteri attraverso cui il Consiglio può approvare il Piano dei trasporti. So bene che la legge non è ancora promulgata, e quindi non è ancora formalmente in vigore, ma dal punto di vista politico della serietà e della coerenza di uno stesso Consesso, cioè di un Consiglio regionale e di chi lo compone e dei singoli consiglieri, se si sono dati per sé e per gli altri quei criteri tre settimane fa, perché oggi non dovrebbero essere più validi? Perché discutere il Piano dei trasporti, cioè un atto di programmazione, il giorno prima che si promulghi la legge? Perché immagino che la legge sia in promulgazione, e quindi abbia efficacia, e quindi obblighi formalmente a questo riscontro di coerenza con gli atti di programmazione, e questo Piano è chiaro che non è coerente con quella legge o comunque manca un riscontro di coerenza con i criteri fissati in quella legge che obbliga a definire per esempio i bacini di traffico, caro Adalberto Sanna - e lì avresti trovato la soluzione ai problemi di una parte della Sardegna - e a definire sistemi di trasporto omogenei ed equilibrati per i bacini di traffico. I bacini non sono definiti e quindi quel riscontro di coerenza e di equilibrio non lo trovi tu e non lo trova nessun altro in nessun territorio. Noi abbiamo una legge che già viene disattesa, come non data, e questa è una contraddizione politica, non è solo una contraddizione comportamentale, una delle tante cose che ognuno di noi può fare. No, questo non è un incontro occasionale di persone, questa è un'istituzione che è tenuta alla coerenza e al rispetto degli strumenti attraverso cui si esprime la volontà pubblica, che sono innanzitutto le leggi. Però si dice: approviamo pure un Piano incoerente e incompleto, si ritirino tutti gli emendamenti, e correggiamo le distorsioni del Piano, cioè dell'atto di programmazione, attraverso un ordine del giorno. Questa è un'altra mistificazione, un ordine del giorno non può correggere nessun Piano. Così come un Piano non può correggere nessuna legge. E' chiaro che un ordine del giorno semplicemente certifica. E, quando lo si discuterà, si legga interamente l'ordine del giorno anziché frettolosamente, perché il testo che è stato distribuito, firmato da tutti i Capigruppo della maggioranza ampia di questo Consiglio, certifica che il Piano dei trasporti non è coerente con la legge, non contiene al suo interno equilibrio, non contiene priorità, selezione, qualificazione, tant'è che tutto questo si indica attraverso un ordine del giorno. Ma l'ordine del giorno non può contraddire un Piano, che ha una sua procedura, ha una sua forza, e questa è tutta un'accozzaglia di cose che si fanno solo per poter dire che si sta facendo qualcosa, ben sapendo che in realtà non si sta producendo nulla. Infatti, l'unico emendamento che rimane in piedi è l'emendamento numero 3 che sopprime, mi pare, trenta pagine della Nota integrativa, come l'hanno chiamata, perché adesso qui fioriscono le diciture. Una Nota integrativa dovrebbe integrare, cioè dovrebbe anche essere coerente, se è un'integrazione, con quello che viene prima, invece è in parte integrativa e in parte sostitutiva. Si sopprime interamente il capitolo numero 5 di questo Piano. Che cosa contiene questo capitolo? Contiene le caratteristiche, le stime e i tempi di realizzazione. Mi è parso di capire che, sopprimendo caratteristiche, stime e costi di realizzazione degli interventi, si voglia dire che queste cose si definiranno subito dopo. Mi pare ancora di capire, perché non è del tutto chiaro, perché si dicono le cose con il contagocce, che sarebbe la Giunta a presentare entro tre mesi una ridefinizione di caratteristiche, stime e costi degli interventi. Non si capisce bene di quali interventi, perché anche questi devono essere rivisitati, alla luce dell'aggiornamento che dovrebbe avvenire nei prossimi quattro o sei mesi di questo Piano che si sta approvando oggi e che è subito da aggiornare. Non si capisce proprio nulla. Insomma qui si fa una di quelle inversioni ad U che il codice della strada vieta e per cui è previsto il ritiro della patente. Siamo rimasti qui alcune settimane, per tornare esattamente al punto di partenza, ad una proposta iniziale giudicata inadeguata, ad una proposta iniziale giudicata da riformulare, da equilibrare, con l'apparenza, ma la pura e semplice apparenza è che si stia facendo un qualche cosa di utile. Dice qualche collega: "Attenderemo con pazienza che la Giunta adempia agli ordini del giorno". Immaginatevi, non adempie alle leggi, non adempie ai regolamenti, adempirà agli ordini del giorno! Attenderemo con pazienza e con vigilanza democratica! Mi ricorda il servizio d'ordine questa cosa, i Katanghesi. Ma quale vigilanza democratica? La vigilanza democratica si esercita ritenendo che il Consiglio debba approvare cose chiare, definite, utili, che abbiano efficacia domani o quando i passaggi procedurali saranno espletati. Ma se approviamo leggi che non hanno valore, perché poi si fanno atti di programmazione di quelle leggi a prescindere da esse, e ordini del giorno contestuali che contrastano gli atti di programmazione, di quale vigilanza democratica parliamo? Qui c'è semplicemente un esercizio ginnico, di parole, di gesti, però non certamente un esercizio di responsabilità e non certamente un'espressione valida di volontà politica. Se non fossimo nella situazione difficile, e per molti versi anche preoccupante, in cui ci troviamo, si potrebbe dire: "Auguri e buone feste" a queste maggioranze, a queste Giunte, "Auguri e buone feste". Però il problema non sono le Giunte e le maggioranze, il problema è tutto quello che resta indefinito, tutto quello che resta inaffrontato, tutto quello che resta di disastro in questa Regione, con questa superficialità che anche in questo modo di procedere si manifesta in via continuativa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
DEIANA (D.C.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, poco fa, quando il Presidente ha chiesto ai presentatori dell'emendamento numero 2 se intendevano ritirarlo, i colleghi che hanno firmato questo emendamento, lo hanno ritirato. Io mi associo ai colleghi facendo però un paio di considerazioni. Questo dibattito, che ci ha visto impegnati anche nella passata settimana, sui trasporti, interessa tutte le zone e interessa tutte le realtà e ognuno di noi, in qualità di rappresentante delle diverse aree della Sardegna, si sente impegnato a proporre cose che il Piano non prevedeva. Altrettanto ho fatto io con alcuni colleghi. Da qui nasce però una certa insoddisfazione, che è palpabile, che si può constatare nei vari interventi che ci sono stati, che parte da considerazioni anche storiche sulle varie zone della Sardegna. Abbiamo dei territori che sono stati trascurati da sempre dalla politica regionale e ogni appuntamento programmatorio ci vede impegnati per proporre qualcosa che nella storia non è stato mai possibile proporre o attuare. Quando io ho proposto assieme ai colleghi l'emendamento numero 2, vedevo in questo la possibilità di un intervento nel territorio dell'Anglona, per contribuire a creare quella viabilità che non è stata creata proprio per questa trascuratezza politica che si è perpetuata nel tempo. Ma, visto che ci sono stati degli accordi politici tra i partiti della maggioranza, per cui viene recuperato il contenuto o perlomeno il riferimento ai contenuti, indicando in un ordine del giorno le zone elencate negli emendamenti stessi, mi associo, ma anch'io, nel dichiarare il voto favorevole all'emendamento numero 3, che sopprime il tutto, sento il dovere di esprimere una riserva. Che valore ha l'ordine del giorno che andremo ad approvare e che impegna la Giunta regionale a elaborare e presentare entro sei mesi un progetto di revisione del documento che oggi noi dovremo votare? Si è detto spesso in Consiglio regionale che l'ordine del giorno ha un valore talmente generale che non si nega a nessuno e si corre, spesso, il rischio di vederlo disatteso. Io penso che, con le difficoltà, le riserve e le perplessità che sono state dichiarate su un atto così importante, almeno questa volta la Giunta rispetterà l'ordine del giorno che andremo ad approvare e che effettivamente si possa andare a una revisione del documento in cui si possano accogliere le indicazioni che in Consiglio sono state proposte, e che sia la più completa e la più giusta possibile.
PRESIDENTE. Volevo precisare che a un esame del Piano può riscontrarsi che non esiste contrasto del Piano stesso con la legge che è stata recentemente approvata dal Consiglio. Si tratta infatti di una legge di principi e procedure che non intaccano la natura giuridica del Piano. D'altra parte i principi, le procedure e i bacini che sono stati individuati, dimostrano che c'è coerenza tra la legge e il Piano.
Per esprimere il parere della Commissione sull'emendamento numero 3 ha facoltà di parlare l'onorevole Fantola, relatore.
FANTOLA (D.C.), relatore. La Commissione lo accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Assessore dei trasporti.
CANALIS, Assessore dei trasporti. La Giunta, signor Presidente, accoglie l'emendamento numero 3, perché ne condivide le motivazioni di fondo, che vedono nel Piano non solo lo strumento per la previsione di più ricche dotazioni di infrastrutture, le quali peraltro rimangono del tutto teoriche, se non rapportate con le risorse finanziarie realmente e ragionevolmente disponibili. Ne condivide le motivazioni, che vedono nel Piano anche lo strumento che può produrre, con la razionalizzazione dell'esistente e l'organizzazione dei soggetti, un miglioramento rapido delle condizioni del trasporto, e come conseguenza logica raccoglie l'invito rivolto da più consiglieri di presentare contestualmente alla presentazione dei provvedimenti finanziari per il 1994, una prima selezione di priorità per il raggiungimento delle finalità che sono state qui rappresentate e in primo luogo le finalità di un collegamento migliore delle zone dell'interno.
Sarà quella l'occasione per valutare le scelte da farsi sulla base delle disponibilità reali, sarà quella l'occasione per fare delle prime vere scelte. In questo senso, ritengo possa essere anche integrato l'ordine del giorno numero 6, che è stato testé presentato. Grazie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento soppressivo parziale numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione la Nota integrativa della Commissione. Chi la approva alzi la mano.
(E' approvata)
Metto in votazione l'Appendice al secondo volume. Chi la approva alzi la mano.
(E' approvata)
Sono stati presentati cinque ordini del giorno. Erano sei, uno è stato ritirato. Se ne dia lettura.
PORCU, Segretario:
Ordine del giorno Mereu Salvatorangelo - Serri - Atzeni - Satta Antonio - Baroschi - Ferrari - Manchinu - Soro - Mulas - Usai Sandro - Porcu sulla strada statale 128.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VALUTATA la grande importanza che ha da tempo assunto per la grande viabilità regionale la strada statale 128, anche per un possibile ed auspicato percorso alternativo della strada statale 131, e per assicurare alle zone interne del Campidano, della Trexenta e della Barbagia un rapido e sicuro collegamento con l'area metropolitana di Cagliari,
impegna la Giunta regionale
a dare priorità agli interventi volti ad assicurare alla strada statale 128 il ruolo di grande arteria stradale della Sardegna. (1)
Ordine del giorno Serra Pintus - Tamponi - Pau - Satta Antonio - Baroschi - Satta Gabriele - Pes - Meloni - Usi Edoardo - Sechi - Fantola - Salis - Morittu - Deiana sui porti di Cagliari, Olbia e Alghero.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che i porti di Cagliari, di Olbia e di Alghero necessitano di alcune infrastrutture per poter essere inseriti nei circuiti delle navi da crociera che da anni frequentano i porti del Mediterraneo,
impegna la Giunta regionale
ad affrontare quanto prima il citato problema che penalizza lo sviluppo del turismo in Sardegna con risvolti negativi per l'economia del'Isola. (2)
Ordine del giorno Serri - Baroschi - Dettori - Murgia - Ortu - Pusceddu - Tarquini sulla soppressione di alcuni circoli didattici e sezioni della scuola dell'obbligo.
IL CONSIGLIO REGIONALE
APPRESO dei provvedimenti del Ministro della pubblica istruzione di soppressione di alcuni circoli didattici, di numerose sezioni staccate di scuola dell'obbligo con conseguente trasferimento degli scolari presso scuole di altri paesi;
CONSIDERATO che tale decisione comporta un intollerabile aggravio di spesa a carico della Regione e degli enti locali che dovrebbero garantire il servizio di trasporto pubblico compreso il personale di vigilanza per i minori trasportati;
SOTTOLINEATO che nel breve periodo il Piano regionale dei trasporti non sarà in grado di far fronte alla necessità della popolazione scolastica,
impegna la Giunta regionale
a intervenire presso il Ministro della pubblica istruzione perché riveda i provvedimenti di soppressione per garantire agli scolari sardi l'effettivo esercizio dell'obbligo scolastico, sancito dalla Costituzione. (4)
Ordine del giorno Tamponi - Dadea - Mannoni - Pusceddu - Merella sulla necessità di confermare la classificazione autostradale della S.S. 131.
IL CONSIGLIO REGIONALE
A conclusione della discussione sul Piano regionale dei trasporti,
PRESO ATTO che l'ANAS, con recenti inopinate disposizioni, ha modificato le caratteristiche di progetto relative alla ristrutturazione della S.S. 131 "Carlo Felice", riducendo la relativa piattaforma stradale con conseguente riduzione della velocità di percorrenza e dei parametri di sicurezza, annullando sostanzialmente la classificazione di tipo autostradale;
RIBADITO con forza che tale ultima classificazione (autostradale) è peraltro indispensabile ai fini di una sicura e rapida circolazione sull'arteria principale dell'Isola,
impegna la Giunta regionale
a confermare risolutamente le opzioni progettuali già definite per la realizzazione dell'intera S.S. 131 con caratteristiche autostradali rigettando ogni richiesta di modifica dei progetti già predisposti, tra l'altro posti a carico della Regione autonoma della Sardegna. (5)
Ordine del giorno Tamponi - Dadea - Mannoni - Desini - Merella sul Piano regionale dei trasporti.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
1) Il Piano regionale dei trasporti nella sua stesura iniziale, integrata dalla nota della Commissione consiliare sulla base del Piano regionale di sviluppo, rappresenta una fase di un processo di pianificazione ed uno degli strumenti di politica economica utili per il conseguimento dei risultati globali attesi, sia in termini di diffusione territoriale dello sviluppo, sia come incremento del reddito, sia ancora per la stabilizzazione e l'incremento dell'occupazione;
2) la prima fase di pianificazione va conclusa anche perché la mancanza del documento di Piano indebolisce le capacità di contrattazione della Regione in un settore di attività quale quello dei trasporti, da sempre caratterizzati da una grande dispersione delle competenze fra numerosi livelli decisionali;
3) il momento dell'approvazione del Piano in considerazione delle volontà politiche espresse nel dibattito deve coincidere con l'avvio del processo di aggiornamento della stesura ora disponibile del Piano stesso;
4) nella attuale fase di forte contenimento dei trasferimenti finanziari dello Stato appare assolutamente indispensabile una selezione degli investimenti in base a scelte prioritarie necessarie per adeguare gli standard delle infrastrutture e dei servizi al livello delle altre zone del Paese. Dovranno essere concepite in modo unitario politiche infrastrutturali e politiche gestionali, prendendo atto che il cammino che l'Isola deve ancora percorrere impone un qualche superamento delle "regole" eccessivamente garantiste che hanno retto fino ad ora il settore, per una maggiore apertura alle "regole" del mercato. A tale scopo è non più rinviabile la predisposizione di un unico conto regionale dei trasporti che rappresenti il quadro complessivo delle risorse impiegate per il soddisfacimento della domanda di mobilità;
CONSIDERATO che le indicazioni più significative emerse dal dibattito consiliare sono le seguenti:
a) pur convenendo sul fatto che il Piano è basato su analisi dei dati lontane nel tempo e pertanto superate, va tuttavia evidenziato come le proposte di Piano non sono state determinate unicamente dalle analisi dei dati ma anche da scelte politiche. Ciò spiega come le principali indicazioni del Piano risultano tuttora attuali, valide e pertanto da perseguire.
E' necessario tuttavia però prendere atto in linea generale che la validità dei dati e delle conseguenti opzioni politiche non può essere illimitata nel tempo; discende da ciò che il Piano, più che rigido strumento di riferimento per archi temporali predeterminati, va inteso come processo in continuo divenire, in cui gli aggiornamenti previsti rappresentano passi successivi di adeguamento alle mutanti condizioni della realtà socio economica.
b) Pur condividendo l'indicazione che il corridoio sardo-continentale rappresenta lo strumento normativo ed infrastrutturale per realizzare la continuità territoriale, il progetto che il Piano delinea va integrato con un più approfondito studio sui sistemi aeroportuale e portuale per la specializzazione dei ruoli dei singoli terminali e dei rapporti fra la Sardegna e il bacino del Mediterraneo con il pieno utilizzo delle potenzialità del Porto Canale di Cagliari, che diventa una scelta prioritaria assieme alla riorganizzazione dell'intero sistema portuale sardo.
c) Per quanto riguarda l'obiettivo del collegamento ottimale di tutte le realtà del territorio regionale, indicato anche nel Piano generale di sviluppo, si rileva una attenzione carente nel PRT rispetto alle necessità di collegare le zone interne al contesto dinamico della regione, al fine del superamento dell'isolamento e della promozione dello sviluppo economico e sociale. In particolare è necessario superare prioritariamente l'isolamento delle Barbagie, dell'Ogliastra, del Mandrolisai, del Sarcidano, della Trexenta, della Marmilla, dell'Anglona e dell'Alta Gallura con i principali centri urbani e con i nodi di collegamento col continente. Questo obiettivo deve essere prioritario nella stesura dell'aggiornamento: gli interventi devono riguardare tutte le modalità di trasporto e le relative infrastrutture e ciò presuppone un riequilibrio territoriale nell'uso delle risorse disponibili.
d) Altra indicazione prioritaria riguarda la riorganizzazione dei trasporti nell'area metropolitana di Cagliari, per la funzione regionale che svolge, e nel sistema policentrico di Sassari: in entrambe le realtà deve svolgere un ruolo determinante il tra sporto in sede propria con l'utilizzo delle tecnologie di maggiore efficacia in rapporto alle specifiche condizioni oggettive.
e) Per la rete stradale sono obiettivi specifici la sicurezza e la accessibilità del territorio regionale. E' perciò urgente procedere ad una riclassificazione della rete perché essa sia funzionale alla politica territoriale espressa nelle sedi della programmazione regionale e ai contenuti dei Piani di trasporto provinciali. Va data una immediata risposta all'annosa questione della rottura dell'isolamento delle zone interne assegnando a tale problema la prima priorità ed ampliando, ove possibile, i limiti finanziari degli interventi ipotizzati nel Programma pluriennale per gli anni 1993-1995.
f) Per la rete ferroviaria è obiettivo generale il conseguimento di una più equilibrata ripartizione della domanda di trasporto fra la modalità stradale e quella ferroviaria, elevando il livello del servizio ferroviario con appropriati interventi sia nelle infrastrutture sia nell'esercizio, puntando all'unificazione della funzione ferroviaria sul suolo regionale con un progetto di recupero che complessivamente abbracci il sistema a scartamento ordinario e quello oggi a scartamento ridotto.
g) Importante e delicato è il discorso che riguarda le risorse necessarie per il raggiungimento degli obiettivi del Piano. Considerando che la realizzazione di tutte le infrastrutture necessarie potrà avvenire solo nel lungo periodo, a breve e medio termine è necessario ricercare soluzioni che sfruttino in modo più razionale l'attuale dotazione di infrastrutture per migliorare il sistema dei servizi, attraverso l'organizzazione dei soggetti del trasporto e sfruttando le potenzialità offerte dalle nuove tecniche informatiche, così come si rende necessario portare a termine la costruzione della strada già appaltata e in costruzione.
TUTTO CIÒ CONSIDERATO,
il Consiglio regionale
approva il Piano regionale dei trasporti e impegna la Giunta regionale a presentare entro sei mesi un progetto di revisione dello stesso che rispetti le indicazioni in premessa e che sia in armonia con il Piano generale di sviluppo della Regione. (6)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'ordine del giorno numero 1 ha facoltà di illustrarlo.
MEREU SALVATORANGELO (P.S.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
CANALIS, Assessore dei trasporti. La Giunta lo accoglie come raccomandazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (D.C.). Presidente, io mi permetto di invitare i firmatari degli ordini del giorno, al di fuori di quello firmato da tutti i Capigruppo della maggioranza, a ritirarli, perché pare che attraverso questi ordini del giorno si vogliano riproporre gli emendamenti che sono stati ritirati.
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori dell'ordine del giorno se intendono ritirarlo.
MEREU SALVATORANGELO (P.S.I.). Lo ritiriamo.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno numero 1 si intende ritirato.
Uno dei presentatori dell'ordine del giorno numero 2 ha facoltà di illustrarlo.
TAMPONI (D.C.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
CANALE, Assessore dei trasporti. La Giunta lo accoglie come raccomandazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Lorettu. Ne ha facoltà.
LORETTU (D.C.). Intendo mantenere l'ordine del giorno numero 2.
PRESIDENTE. Onorevole Lorettu, lei intende mantenere l'ordine del giorno numero 2 che la Giunta accoglie come raccomandazione.
Metto allora in votazione l'ordine del giorno numero 2. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Per illustrare l'ordine del giorno numero 4 ha facoltà di parlare l'onorevole Serri.
SERRI (P.D.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
CANALIS, Assessore dei trasporti. La Giunta lo accoglie come raccomandazione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Serri per dichiarare se intende mantenere l'ordine del giorno.
SERRI (P.D.S.). Manteniamo l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 4. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'ordine del giorno numero 5 non può essere illustrato. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
CANALIS, Assessore dei trasporti. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 5. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'ordine del giorno numero 6 non può essere illustrato. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
CANALIS, Assessore dei trasporti. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (D.C.). Per un'informazione: con l'integrazione dell'Assessore?
CANALIS, Assessore dei trasporti. Sì, con l'integrazione dell'impegno a presentare, contestualmente alla predisposizione di provvedimenti finanziari e di bilancio per il 1994, il primo stralcio delle opere prioritarie da realizzarsi.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'ordine del giorno numero 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del documento numero 43.
Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 39 corrispondente al nome del consigliere Merella.) Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Merella.
URRACI, Segretaria, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: Merella - Mereu Orazio - Mulas Francesco - Mulas Maria Giovanna - Muledda - Onida - Onnis - Pau - Pes - Pili - Pusceddu - Ruggeri - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Selis - Serra Antonio - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tarquini - Tidu - Usai Sandro - Zucca - Baroschi - Carusillo - Casu - Cocco - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Desini - Dettori - Erittu - Fadda Antonio - Fadda Paolo - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Marteddu.
Rispondono no i consiglieri: Mereu Salvatorangelo - Morittu - Murgia - Oppi - Ortu - Planetta - Puligheddu - Salis - Sanna Adalberto - Urraci - Atzeni - Cogodi - Corda - Demontis - Meloni.
Si sono astenuti i consiglieri: Porcu - Cadoni.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERRENTI
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 68
votanti 66
astenuti 2
maggioranza 35
favorevoli 51
contrari 15
(Il Consiglio approva).
Discussione congiunta delle mozioni Tamponi - Mulas Franco Mariano - Marteddu - Sanna Adalberto - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Carusillo - Corda - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manunza - Onida - Oppi - Piras - Satta Antonio - Sechi - Selis - Serra - Serra Pintus - Soro - Tidu - Usai Sandro sulla soppressione dei tribunali di Tempio e Lanusei (127); Ladu Leonardo - Dadea - Manca - Zucca - Casu - Pes - Lorelli - Satta Gabriele - Cocco - Cuccu - Erittu - Muledda - Pubusa - Ruggeri - Sardu - Scano - Serri sull'organizzazione della giustizia in Sardegna (130); Mannoni - Mulas Maria Giovanna - Baroschi - Degortes - Manchinu - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Mereu - Pili - Lombardo - Ferrari sulla soppressione dei Tribunali di Lanusei e Tempio (134)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni numero 127, 130 e 134. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Mozione Tamponi - Mulas Franco Mariano - Marteddu - Sanna Adalberto - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Carusillo - Corda - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manunza - Onida - Oppi - Piras - Satta Antonio - Sechi - Selis - Serra Antonio - Serra Pintus - Soro - Tidu - Usai Sandro sulla soppressione dei Tribunali di Tempio e Lanusei.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTE alcune indiscrezioni sulla stampa secondo le quali il Ministro della giustizia Conso, avrebbe in corso di predisposizione un piano per la revisione delle circoscrizioni degli uffici giudiziali, sulla scorta di una legge di delega approvata dal Parlamento;
ACCERTATO che sulla base di tale piano verrebbero soppressi i Tribunali di Tempio e Lanusei sulla base di un criterio che stabilisce un organico minimo di 8 magistrati e la valutazione dei carichi pendenti nell'ultimo quinquennio, al di sotto del quale l'ufficio giudiziario sarebbe antieconomico;
VISTA la risoluzione già adottata dopo le audizioni del Presidente della Corte d'Appello dei rappresentanti degli ordini forensi, dalla prima Commissione permanente sullo stesso argomento con la quale veniva auspicato che in sede di revisione delle circoscrizioni si tenesse conto delle particolari condizioni geografiche e orografiche della Sardegna, nonché della necessità di potenziare gli organici dei magistrati e del personale amministrativo, largamente deficitario proprio nei due Tribunali periferici di Tempio e Lanusei e per tali ragioni esprimeva parere contrario ad ogni ipotesi di soppressione;
RITENUTO che sia dovere degli organi preposti ad assicurare la giustizia che è costituzionalmente garantita, perché siano offerti tutti quei servizi (personale e strutture) per rendere possibile una risposta congrua alla domanda di una rapida giustizia, reclamata sempre con maggior forza dai cittadini;
VISTE le richieste pervenute da parte degli enti locali interessati e degli ordini professionali degli avvocati e procuratori i quali interpretando, unanimemente, le esigenze delle popolazioni e degli operatori professionali negli uffici giudiziari, hanno manifestato la loro ferma opposizione alla soppressione dei Tribunali di Tempio e Lanusei perché verrebbero ad aggravarsi le situazioni già difficili nell'amministrazione della giustizia in zone periferiche rispetto alle attuali strutture giudiziarie;
RITENUTO che il problema di una migliore giustizia sia un obiettivo nobile e doveroso da perseguire sia per mantenere l'ordine e la pace sociale, ma anche per costituire le condizioni per assicurare ogni forma di progresso civile ed economico,
impegna la Giunta regionale
1) ad intervenire presso il Governo nazionale ed in particolare presso il Ministro di grazia e giustizia per rappresentare le esigenze di giustizia delle popolazioni della Gallura e dell'Ogliastra che, nella deprecata ipotesi della soppressione dei rispettivi tribunali, verrebbero fortemente penalizzate nel loro diritto costituzionale ad avere una giustizia efficiente e rapida nel territorio, richiedendo un potenziamento delle strutture e l'assegnazione di personale;
2) a segnalare al Consiglio superiore della magistratura la necessità che vengano coperti i posti organici per magistrati, vacanti da svariati anni, presso i due Tribunali sardi di Tempio e Lanusei o nell'immediato o non appena saranno conclusi i concorsi per l'assunzione di magistrati;
3) ad offrire agli organi statali competenti ogni possibile collaborazione, che rientri nelle competenze regionali per dare risposta alla esigenza di do tare di strumenti ed attrezzature moderne gli uffici giudiziari situati nelle sedi minacciate di essere private del tribunale;
4) a mantenere uno stretto collegamento, con gli organi regionali che amministrano la giustizia affinché non manchi ogni supporto utile per appagare la richiesta forte di giustizia che viene espressa dai cittadini. (127)
Mozione Ladu Leonardo - Dadea - Manca - Zucca - Casu - Pes - Lorelli - Satta Gabriele - Cocco - Cuccu - Erittu - Muledda - Pubusa - Ruggeri - Sardu - Scano - Serri sull'organizzazione della giustizia in Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che il Ministro Conso sta predisponendo un piano per la revisione delle circoscrizioni degli uffici giudiziali;
VISTO che tale piano sopprimerebbe i tribunali di Tempio e Lanusei sulla base di valutazioni e criteri che non considerano le peculiari condizioni della Sardegna;
ACCERTATO che al contrario occorrerebbe rafforzare tali uffici con adeguati organici, di magistrati e personale amministrativo, per le gravi carenze che presentano e per la delicatezza della funzione che svolgono in aree ad altro rischio di criminalità;
CONSTATATA la larga protesta manifestata agli Enti locali, dagli operatori del settore e dalle popolazioni della zona, avverso una operazione gravemente penalizzante per l'amministrazione della giustizia,
impegna la Giunta regionale
- ad intervenire presso il Governo nazionale perché il Ministro Conso receda da tale decisione;
- a rappresentare al CSM la necessità di coprire rapidamente i posti organici per i magistrati vacanti da molti anni presso tutti i tribunali sardi;
- a dare ogni opportuno sostegno perché la funzione giudiziaria in Sardegna si esercitata nelle condizioni organizzative migliori possibili. (130)
Mozione Mannoni - Mulas Maria Giovanna - Baroschi - Degortes - Manchinu - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Mereu - Pili - Lombardo - Ferrari sulla soppressione dei Tribunali di Lanusei e Tempio.
IL CONSIGLIO REGIONALE
AVENDO APPRESO che il Ministro della giustizia starebbe predisponendo un piano per la revisione delle circoscrizioni degli uffici giudiziali che prevederebbe la soppressione dei Tribunali di Lanusei e Tempio;
CONSIDERATO CHE:
- i Tribunali di Lanusei e Tempio svolgono una funzione insostituibile e tale da non poter essere svolta con altrettanta incidenza in sedi lontane dagli stessi territori;
- la linea adottata dal Ministro della giustizia rappresenterebbe, di fatto, un ritiro dello Stato, nel delicato settore della giustizia, da territori ad altro rischio e colpiti da una pesante crisi sociale ed economica;
- il Ministro della giustizia non sembra tenere in alcun conto pareri espressi dalla prima Commissione del Consiglio regionale, dagli ordini professionali, degli avvocati e procuratori della Sardegna, dalle popolazioni delle zone e degli operatori degli uffici giudiziari che hanno invece rivendicato un potenziamento degli organici dei magistrati e del personale amministrativo dei due tribunali;
- la soppressione dei due tribunali creerebbe un ostacolo non superabile alla richiesta di una rapida giustizia, rivendicata dai cittadini;
- le riconosciute difficoltà di collegamento tra i centri dell'Ogliastra, in particolare, e le altre zone della Sardegna penalizzerebbero ulteriormente i cittadini che si troverebbero costretti ad affrontare lunghi e defatiganti viaggi per poter raggiungere i tribunali,
impegna la Giunta regionale
- a riferire al Consiglio regionale sul piano del Ministro della giustizia sulle nuove circoscrizioni degli uffici giudiziari;
- ad intervenire presso il Governo e il Parlamento per evitare la soppressione dei Tribunali di Lanusei e Tempio;
- a sollecitare, al contrario, il potenziamento dei Tribunali di Lanusei e Tempio mediante l'assegnazione agli stessi di magistrati e personale amministrativo. (134)
(Si prende atto che l'inclusione tra le mozioni da discutere della mozione numero 134 ha per quest'ultima anche valore di annuncio di presentazione. L'annuncio formale di presentazione di tale mozione avverrà nella seduta numero 256.)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 127 ha facoltà di illustrarla.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, colleghi, credo che sia necessaria un po' di attenzione per trattare i problemi posti da queste mozioni, che riguardano un aspetto che può sembrare marginale nel contesto dello sviluppo della società e dell'economia isolana, ma che, se riflettiamo, rappresenta uno dei punti fondamentali, attorno a quale creare condizioni di certezza giuridica e di prospettiva per lo sviluppo e l'affrancamento di alcune zone che possono essere definite marginali nel contesto dell'assetto geodemografico e geoeconomico della nostra isola. Parliamo infatti di un problema che, con ricorrenza preoccupante, ritorna all'attenzione dell'opinione pubblica, all'attenzione del Parlamento, all'attenzione di questa Assemblea e che purtroppo, con una occupazione che va aumentando ogni qual volta questo problema viene affrontato, diventa uno dei problemi ai quali credo sia obbligatorio dare risposta prioritaria da parte di questa Assemblea.
Il problema della giustizia oggi è un problema impellente, è un problema fondamentale per garantire alla società isolana le condizioni che devono contrastare con quella strisciante ipotesi di delegazione della giustizia, della quale soffrirebbe il tessuto sociale della Sardegna, della quale probabilmente soffrirebbe il tessuto sociale più debole, quello al quale vanno rivolte con maggiore attenzione le nostre preoccupazioni e le nostre risoluzioni. I problemi dei tribunali di Tempio e di Lanusei non sono problemi settoriali e particolari che riguardano solo alcune zone dell'isola, caratterizzate storicamente, geograficamente, ed anche etnicamente, ma riguardano un contesto più ampio che non può non interessare l'organizzazione complessiva della giustizia in Sardegna.
Noi sappiamo che di questo problema si è parlato in tanti anni, è stato uno dei problemi fondamentali affrontati dalla prima Commissione che ha indagato sul fenomeno del banditismo, che ha posto condizioni ed opzioni per lo sviluppo della società sarda e ha rappresentato delle tappe miliari nel contesto della dialettica e nel confronto democratico che c'è stato in Sardegna sullo sviluppo; un confronto che ha visto partecipi, negli anni, i rappresentanti del popolo sardo nelle Assemblee legislative nazionali e nelle Assemblee legislative regionali, prima fra tutte l'Assemblea del Consiglio regionale della Sardegna. E' un problema del quale si è parlato e si è discusso anche nella passata legislatura, quando sui temi dello sviluppo, sui temi del disagio si è discusso abbondantemente, coinvolgendo gran parte del mondo istituzionale, della cosiddetta società civile, del mondo della cultura, del mondo accademico, del mondo giudiziario sardo. E ci dispiace e non può non può preoccuparci che, anche in questa legislatura, dobbiamo ulteriormente soffermarci su questo argomento, sulle prospettive di certezza giuridica, di certezza del permanere di queste due istituzioni che rappresentano lo Stato in maniera così alta e direi in maniera così rappresentativa in alcuni contesti territoriali, che non sono solo geografici, ma sono prima di tutto comunitari della nostra Isola.
Abbiamo testé finito di parlare di Piano dei trasporti, abbiamo detto che è un Piano che nasce sui dati che possono sembrare già vecchi e superati, ma è un Piano che si prospetta, nella propria realizzazione, per alcuni lustri a venire. Parliamo oggi di un processo di ristrutturazione del sistema giudiziario nazionale...
(Interruzioni)
Signor Presidente, io purtroppo capisco che molti di noi non vogliano affrontare questo argomento ma non riesco a concentrarmi se non c'è un minimo di silenzio.
Questo è un problema che ritorna e ritorna proprio perché sul piano nazionale c'è un'iniziativa parte del Consiglio superiore della magistratura, del Ministero, sulla ristrutturazione del sistema giudiziario nazionale. Questa ristrutturazione prevede la possibilità di soppressione di circa 40 tribunali nel contesto nazionale. Qualcuno può dire che ad oggi noi ci muoviamo con troppo anticipo, perché di fatto l'iter prevede che il Consiglio superiore della magistratura fornisca al Ministero un'indicazione sulle ipotesi di soppressione dei tribunali; e per questo è stata istituita un'apposita Commissione all'interno del Consiglio superiore della magistratura, presieduta se non ricordo male ad un certo giudice Condorelli. Però io credo che sarebbe da parte nostra estremamente lesivo degli interessi complessivi dell'Isola se non approfondissimo questo argomento e se non tentassimo di porre rimedio a quella che è una linea di tendenza che, in ossequio a principi astatti di riorganizzazione e di risparmio, finirebbe per penalizzare...
(Interruzioni)
Signor Presidente, io rinuncio a parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Tamponi, lei ha perfettamente ragione. Colleghi, per cortesia, prendete posto e fate un po' di silenzio, altrimenti l'oratore non può esprimersi con la tranquillità necessaria. Onorevole Tamponi, la prego di scusare.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, riprendo e chiudo brevemente, perché probabilmente siamo interessati ad altre cose. Dicevo che dobbiamo renderci conto che quello che sta avvenendo sul piano della predisposizione di questi atti è quanto di più deleterio è negativo, nell'interesse complessivo dell'amministrazione della giustizia in Sardegna, si possa verificare. Infatti noi avevamo posto con anticipo l'esigenza di ascoltare il Consiglio giudiziario sardo, un organo consultivo che è stato chiamato ad esprimere un parere sull'ipotesi di soppressione dei tribunali di Tempio e di Lanusei e sull'ipotesi di ristrutturazione della giustizia in Sardegna. Purtroppo, per una serie di deficienze di carattere organizzativo non si è potuto audirli in Commissione prima che questi esprimessero parere; e secondo quanto paventato da molti di noi questo parere purtroppo è stato negativo, perché il Consiglio giudiziario sardo si è espresso a maggioranza in senso positivo rispetto all'ipotesi di soppressione dei tribunali di Tempio e di Lanusei. Ipotesi di soppressione di questi due tribunali se ha trovato accoglimento e giustificazioni, a parere del Consiglio giudiziario sardo, per le condizioni particolari in cui questi due tribunali vengono ad operare, nonostante essi stessi richiamino nel loro deliberato quanto emerso da parte delle opinioni maturate all'interno dei Consigli degli ordini degli avvocati e dei procuratori della Sardegna che unanimemente si sono espressi a favore del mantenimento di questi due tribunali di Tempio e di Lanusei. Ebbene, il Consiglio giudiziario sardo invece si pronuncia a favore della soppressione adducendo delle argomentazioni che non sono in contrasto con le argomentazioni che nei vari anni si sono susseguiti all'interno del dibattito sulla problematica e che sono state esposte anche da una risoluzione che a suo tempo venne approvata dalla Commissione consiliare competente che, dopo avere audito l'allora presidente Cao della Corte d'appello della Sardegna, aveva ritenuto di dover sottolineare proprio questa esigenza che era l'esigenza, complessivamente sentita dalla Commissione e quindi dal Consiglio regionale, di mantenimento di questi due tribunali e di una ristrutturazione, per far sì che la giustizia amministrata da questi tribunali fosse una giustizia attribuita e non una giustizia negata. Ecco, direi che il dilemma, la divaricazione sta in questo: la maggioranza del Consiglio giudiziario sardo asserisce che se i due tribunali devono continuare ad esercitare la propria funzione, secondo la propria organizzazione attuale, noi di fatto assisteremmo non a una attribuzione della giustizia alle popolazioni nella cui circoscrizione del tribunale opera, ma ad una denegazione della giustizia perché di fatto ci sarebbe una denegazione che semplicemente potrebbe essere espressa nell'assunto che, per esempio, per rendere gli atti esecutivi nei tribunali di Tempio Pausania ci sono voluti esattamente 25 anni, perché di fatto il tribunale non poteva rendere esecutivi gli atti perché mancavano i messi notificatori, mancava la struttura burocratica. Ebbene, credo che noi dobbiamo ribadire con fermezza che il problema dell'amministrazione della giustizia deve andare di pari passo con la riorganizzazione degli strumenti attraverso i quali la giustizia deve essere amministrata, e dobbiamo ribadire che per queste due zone, che storicamente hanno questo tribunale nella loro circoscrizione, non si può assolutamente pensare ad un'ipotesi di sviluppo nel contesto sociale ed economico che preveda una dipartita e una soppressione degli stessi tribunali. Sono motivi diversi in parte e in parte concomitanti quelli che riguardano Lanusei e Tempio Pausania. Da una parte Lanusei, zona, direi, storicamente maltrattata dal punto di vista della comunicabilità con altri centri, delle vie di comunicazione, dei rapporti interpersonali, intersociali che si sono sviluppati e che si sono resi sempre più difficili da un contesto geografico estremamente negativo; una zona anche che da qualche anno affronta i temi dello sviluppo proponendosi all'attenzione anche della comunità isolana, come ultimamente avviene, per fatti negativi sul piano dello sviluppo, quale quello della soppressione di alcune linee industriali che avevano rappresentato una grande aspettativa, vedi la cartiera di Arbatax, alcune soluzioni connesse con lo sviluppo portuale della stessa Arbatax, con lo sviluppo aeroportuale, con l'attribuire alla zona un ruolo direi baricentrico per gli sviluppi e le possibilità occupative di sviluppo di un territorio estremamente danneggiato nei secoli e nella storia. Direi che per la realtà di questa cittadina, caratterizzata, come altre in Sardegna dalla sua vocazione amministrativa per la presenza di uffici periferici dello Stato e della Regione vanificare questa presenza, senza sostituirla con una presenza diversa che garantisca occupazione, che garantisca una dinamica di rapporti con altre zone, con altri istituti, con altri uffici dello Stato e della Regione, sarebbe estremamente negativo. Altrettanto si dica per il tribunale di Tempio Pausania che ha, direi, una doppia valenza. Ha la valenza di tutelare gli interessi non tanto in materia di diritto penale, quali erano gli interessi prevalenti con i quali si misurava il tribunale di Tempio alla fine dell'altro secolo quando la problematica del banditismo e delle sentenze connesse a questo fenomeno che si vedeva estremamente rappresentato in Gallura anzi, direi, in maniera più traumatica di quanto non lo fosse allora in altre zone della Sardegna. Ebbene, oggi, questo tribunale non è tanto interessato a questi aspetti, quanto ad aspetti connessi con lo sviluppo economico, quindi con il settore commerciale che ha caratterizzato lo sviluppo della Bassa Gallura, in particolare dell'asse costiero. Quindi anche la permanenza del tribunale di Tempio, oltre a garantire a questa parte della Sardegna, così vorticosamente proiettata allo sviluppo, una risposta concreta sul piano dell'assistenza amministrativa della giustizia in una materia così complessa e delicata come quella attinente allo sviluppo dei traffici, dei commerci, del diritto societario, garantisce anche un pendant tra lo sviluppo costiero impostato e orientato così massicciamente verso lo sviluppo dei traffici, dei commerci e del turismo e la permanenza all'interno di questa zona di un qualche ufficio, di una qualche struttura che garantisca al tempo stesso posti di lavoro, ma garantisca anche la partecipazione ad un progetto complessivo di sviluppo che oggi, come diciamo da qualche tempo, e così strettamente collegato in alcune zone con lo sviluppo costiero, con lo sviluppo delle fasce più immediatamente prospicienti al mare e con il rapporto con il resto della nostra Italia, cioè con il rapporto con il continente. Ora, direi, che noi dobbiamo assolutamente rimarcare che il Consiglio regionale della Sardegna non vuole assolutamente fare a meno, nel contesto di questa razionalizzazione, in questi due istituti che sono due istituti storici nel contesto di quei territori ma che vuole addirittura potenziali e razionalizzarli perché servano di più a ubbidire a quella richiesta di giustizia che viene dalla società. Per fare questo credo che dobbiamo indicare alcune cose estremamente semplici, cioè far sì che ci sia un potenziamento della struttura burocratica-amministrativa del tribunale, che ci sia uno snellimento delle procedure attraverso le quali si rendano compatibili le permanenze di giudizi in queste sedi. Il personale amministrativo e ausiliario deve essere rappresentato nella misura adeguata per garantire a quei nuclei ai quali guarda il progetto di ristrutturazione del Ministero, un'effettiva gestione e amministrazione della giustizia. Io direi che i problemi sono da ascrivere ad assenze e a lacune storiche dell'amministrazione della giustizia, del Ministero, dello Stato, nei riguardi della gestione di questi tribunali, è che queste non devono essere assolutamente ritenute motivazioni tali da prefigurare condizioni che portino allo scioglimento di quegli stessi tribunali.
Sarebbe assurdo che, per cause improprie e da ascrivere allo Stato, a pagarne le conseguenze debbano essere le popolazioni e i territori che hanno queste strutture radicate e che vedono queste strutture e questi istituti come istituti insostituibili per garantire un processo di crescita sociale e civile equilibrata nel territorio. Dormiamo rimarcare con forza, quindi, questa esigenza, far sentire la nostra voce nei riguardi dello Stato, del Ministero, del Consiglio superiore della magistratura e manifestare con chiarezza che da parte nostra non ci sarà nessun cedimento per quanto riguarda la necessità del mantenimento di queste due forme di presenza dello Stato, del mantenimento di questi due tribunali e del loro potenziamento in vista di un obiettivo che è quello di rendere più compatibile l'amministrazione della giustizia in Sardegna con uno sviluppo equilibrato dei territori, in particolare di quei territori che storicamente sono rimasti più emarginati e più danneggiati dal contesto e dal processo di sviluppo economico e sociale dell'isola.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 130 ha facoltà di illustrarla.
CASU (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il progetto di revisione della circoscrizione degli uffici giudiziari della Sardegna, predisposto dal Ministero di grazia e giustizia, se dovesse attuarsi così come appare dalle notizie che si hanno per lo più attraverso la stampa rappresenterebbe un arretramento notevole nella organizzazione della giustizia nel nostro territorio. La soppressione delle 34 preture e sezioni distaccate, impoverendo il territorio di necessari riferimenti per i cittadini porterebbe indietro la popolazione e per quanto riguarda importanti e decisivi diritti di cittadinanza. Una giustizia meno rapida e meno vicina ai cittadini porterebbe a un inevitabile allontanamento dei cittadini dallo Stato e dalla richiesta di giustizia. Ora, la previsione di soppressione evidentemente non ha tenuto conto di quelle che sono le caratteristiche sociali ed economiche della Sardegna e non ha neanche tenuto in considerazione le difficoltà di comunicazione tra i vari centri del nostro territorio. Tutte questioni che, invece, avrebbero dovuto interessare il Ministero se il progetto di ristrutturazione avesse rappresentato anche l'idea della razionalizzazione dei servizi nel territorio regionale. Contemporaneamente si presuppone anche la chiusura di due tribunali: il tribunale di Tempio e quello di Lanusei, le due zone che da oltre un decennio interessano maggiormente perché si sono dovute far carico di fenomeni di devianza sociale di notevole portata. E' inutile richiamare qui il carico di lavoro del tribunale di Tempio, impegnato nelle battaglie per i sequestri di persona, e di quello di Lanusei che interessa una delle zone più disagiate della Sardegna. Ora è evidente che il Consiglio regionale, di fronte a un disegno di arretramento dell'organizzazione della giustizia nel nostro territorio, non può non assumere un impegno che a nostro avviso deve andare in due direzioni: una è quella di sollecitare l'attenzione del ministro Conso e del Consiglio superiore della magistratura, perché quel progetto di revisione prenda in considerazione legittime richieste del Consiglio regionale della Sardegna delle popolazioni sarde, l'altra deve andare nella direzione di un confronto più diretto col Consiglio giudiziario sardo che, a nostro avviso inopinatamente, ha dato parere favorevole alla soppressione delle 34 preture e sedi distaccate e dei due tribunali; un giudizio intempestivo che meritava invece un approfondimento maggiore, a nostro avviso. Ma da questa situazione si deve probabilmente trarre la lezione che è indispensabile che l'istituzione e il territorio stiano più a contatto e stiano più a confronto con l'istituzione dello Stato. L'altra direzione nella quale, a nostro avviso, è necessario andare, è l'apertura di un confronto tra le istituzioni giudiziarie e istituzioni nel nostro territorio attraverso una conferenza sullo stato della giustizia nel territorio della Sardegna, che metta in evidenza i punti nodali di questa situazione difficile e per molti versi drammatica. E' vero, siamo in presenza di un organico sottodimensionato che impedisce il funzionamento delle strutture giudiziarie e siamo, badate bene, al punto che i cittadini devono aggiustarsi fra di loro per riuscire ad ottenere giustizia. È il caso dei tribunali che avendo un ruolo di udienze troppo lento costringono molti cittadini, soprattutto in attesa di giustizia civile, a rivolgersi di comune accordo ad altri tribunali. Questo naturalmente fa diminuire i carichi pendenti presso quelle strutture e di conseguenza risultano sfalsati anche i dati statistici che possono provenire dall'amministrazione dello Stato, dal Ministero di grazia e giustizia, ma siamo in presenza di un elemento grave e preoccupante, diciamo pure inquietante, se i cittadini devono accordarsi tra di loro anche quando sono in contesa per trovare soddisfazione di un diritto di cittadinanza fondamentale quale è quello della giustizia.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 134 ha facoltà di illustrarla.
MULAS MARIA GIOVANNA (P.S.I.). E' ben nota, signor Presidente, la storica diffidenza dei sardi con la giustizia. Le espressioni in uso presso le nostre comunità da: "sa zustissia t'incantet" a "sa zustissia mala" sono l'esplicazione verbale di questo cattivo rapporto, di questa sfiducia atavica, di questa incapacità di stabilire un legame positivo tra i diritti delle popolazioni e lo strumento dello Stato-istituzione deputato a tutelarli e a difenderli. Oggi che la giustizia purtroppo, e sottolineo purtroppo, in auge ed è protagonista della vita politica e sociale, è soggetto in primo piano nel processo di profonda trasformazione che interessa la vita delle istituzioni e della comunità, proprio oggi che paradossalmente i rappresentanti della giustizia sono in auge e forse "sa zustissia mala" può diventare nell'opinione comune anche delle popolazioni sarde "za it tempus de fraghere sa zustissia" che cresce l'aspettativa delle popolazioni che le contese tra persone, tra famiglie, tra comunità possano essere risolte non in termini meramente burocratici, lo Stato oggi si ritira dai luoghi in cui è più difficile far permanere chi ha il dovere di amministrare. La stampa ha riportato dell'intenzione del Ministro della giustizia Conso di predisporre un piano per la ristrutturazione e il riordino delle circoscrizioni giudiziarie e, come diceva il collega Tamponi, 34 di esse dovrebbero essere soppresse nel territorio nazionale. All'interno di questo disegno, guarda caso, questa Sardegna della quale ci si preoccupa meno per la sua grave crisi economica e sociale, per le lacerazioni profonde che la chiusura delle fabbriche, la smobilitazione dell'apparato industriale provoca, per tutti quei fenomeni di malessere che più volte sono stati segnalati dagli attentati agli amministratori, alle difficoltà che comunque permangono all'interno delle nostre comunità, all'interno del riordino di questi uffici giudiziari, dicevo, la Sardegna è tenuta in debito conto. Il motivo per cui i tribunali di Tempio e di Lanusei sarebbero destinati alla soppressione, sembrerebbe trovare origine oltre che nella più complessiva necessità di riordino delle circoscrizioni giudiziarie, nella difficoltà di farvi permanere i magistrati, almeno questo la stampa riportava, e anche sarebbero motivati da una scarsa produttività di lavoro nelle circoscrizioni suddette. E allora lo Stato, ancora una volta, conferma la storica tendenza ad allontanarsi dalle popolazioni e dai territori, dai problemi concreti della gente nei luoghi in cui è più forte il disagio, più debole appare il potere di contrattazione delle popolazioni, in quei territori in cui maggiormente sono presenti, come dicevo, problemi di sicurezza e vi è forte assenza di ordine pubblico. D'altra parte le ripetute richieste di rafforzare strutture e organici negli uffici giudiziari e nei tribunali più periferici, laddove come a Lanusei e a Tempio, il sistema di comunicazioni, la realtà sociale ed economica sono più difficili, sono rimaste inascoltate e allora, ben lo diceva la collega Casu poc'anzi, la mancanza di organici impedisce il pieno e rapido funzionamento della giustizia, i procedimenti vanno a rilento, ci si rivolge persino ad altre sedi, e allora parametri e dati di produttività non sono considerati sufficienti per il mantenimento delle strutture. Si aggira il problema, cancellando queste sedi, rendendo ancora più difficile la delicata funzione del raccordo fra il cittadino e lo Stato attraverso l'amministrazione della giustizia, lo Stato cioè si ritira dai territori ad alto rischio. Si tratta di sedi disagiate, si ha la difficoltà a trasferirvi e a farvi permanere i magistrati; certo sono luoghi dove si devono affrontare problemi forse che non portano a grandissima popolarità, in questo momento in auge; sono luoghi dove c'è più disagio, dove c'è più necessità di lavoro minuzioso ed attento e proprio qui, dicevo, l'amministrazione della giustizia si distacca dalla gente. Ma se il parametro del disagio ambientale dovesse essere assunto per determinare la permanenza, la presenza o meno di soggetti addetti alle erogazioni di pubblici servizi, io credo che scuole, strutture sanitarie, servizi pubblici in genere dovrebbero essere messi in discussione laddove proprio ci sono maggiori difficoltà territoriali, economiche, e persino di convivenza civile. Allora la corretta e puntuale risposta ai cittadini che chiedono la tutela dei propri diritti o comunque l'esercizio della giurisdizione civile e penale è uno dei cardini della convivenza civile. Ogni volta che questo diritto, signor Presidente, questo diritto alla giustizia viene in qualche modo ostacolato si fa un passo indietro, si crea una frattura nella comunità e nei rapporti tra la comunità e lo Stato. I progetti di riordino e di riforma non possono non tenere conto di questo principio, né si può valutare il parametro di efficienza degli uffici giudiziari senza tener conto delle croniche carenze rispetto agli organici, come dicevo, dei magistrati e del personale ausiliario che, soprattutto nelle sedi più disagiate è presente, ma in realtà è un problema diffuso in tutto il territorio nazionale e regionale. Qualunque sforzo nel senso di una migliore distribuzione degli uffici giudiziari risulterebbe pressoché vano se non venisse accompagnato da un sensibile aumento degli organici, da un necessario incremento della spesa pubblica nel settore della giustizia che sia finalizzato al rafforzamento di tutto il sistema e all'attuazione di una riforma degna di un Paese civile. O crede davvero il Governo che la semplice soppressione di due tribunali e l'accorpamento dei rispettivi territori ad altri renda più efficiente l'attività giudiziaria, laddove è davvero invece così elevata la probabilità che si fondano due sedi giudiziarie, già ciascuna per proprio conto inefficiente, se è vero che il grado di funzionamento degli uffici giudiziari, come si diceva, è pressoché uguale in tutto il Paese e vede poi dei vuoti preoccupanti in alcune realtà che sono quelle più difficili da amministrare? E allora perché andare ad aggravare situazioni già difficili, già di per se stesse emarginate, e perché non tenere conto che i dati numerici relativi ai carichi di lavoro nei tribunali di Lanusei e di Tempio, cioè nei cosiddetti tribunali minori, sono per lo più falsati della presenza in quegli uffici di una cronica e mai risolta carenza di organici in tutti i settori. Perché non tenere conto che le vie di comunicazione non sono uguali in tutto lo Stato, non è omogenea la conformazione del territorio?
Noi crediamo che sarebbe errore assai grave decidere di sopprimere queste due sedi, la cui importanza viene riconosciuta oltre che dai cittadini, dagli ordini forensi e dai consigli giudiziari, solo per scarsa produttività che, come noi sappiamo, deriva, appunto, prevalentemente dalle cause a cui sopra accennavo. Ciò significherebbe invece rimediare al disservizio con l'eliminazione del servizio anziché con la ristrutturazione e il potenziamento dello stesso. Non possiamo inoltre segnare un'ulteriore ragione di sottosviluppo attraverso l'allontanamento del presidio giudiziario in due aree in cui, soprattutto in riferimento alla conformazione del territorio, come dicevo, le difficili vie di comunicazione accentuano la distanza dai centri più importanti e rappresentano ancora un insuperabile ostacolo ad uno sviluppo sociale ed economico in armonia con quello del resto del Paese. La disattenzione dello Stato verso la Sardegna, la mancanza di impegno e di solidarietà nelle politiche di riequilibrio rispetto ad una crisi devastante che la investe, rischia di confermarsi purtroppo anche in quest'occasione. Allora, noi crediamo, signor Presidente, che questo deve essere assolutamente evitato, che dobbiamo combattere questa strategia di dissolvimento dei servizi civili, delle strutture produttive, delle opportunità di lavoro, ma anche del diritto di giustizia che è uno dei primari diritti dei cittadini e anche quindi dei cittadini della Sardegna. Dobbiamo dare risposte credibili a questa situazione drammatica, dobbiamo dare una risposta alle popolazioni, agli amministratori, agli operatori del settore della giustizia, anche rispetto a questa ventilata operazione che è ulteriormente penalizzante.
Ecco perché noi chiediamo al Presidente e all'intera Giunta regionale di intervenire senza ulteriori indugi presso il Governo nazionale, presso il Ministro della giustizia e il Parlamento, perché le esigenze di giustizia delle popolazioni dell'Ogliastra e della Gallura, e più complessivamente delle popolazioni della Sardegna, non vengano ulteriormente frustrate, non sia ulteriormente sordo e cieco il Governo rispetto al diritto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Antonio Satta. Ne ha facoltà.
SATTA ANTONIO (D.C.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, molto brevemente, perché non sto qui a ripetere le analisi socioeconomiche, storiche, culturali, che sono state fatte negli interventi precedenti. Tralascio tutte queste considerazioni per arrivare ad alcune proposte operative. Io credo che si possa affermare che nessuno voglia la soppressione di queste due strutture giudiziarie, neppure il Consiglio giudiziario sardo, perché dall'incontro con la Commissione è apparso chiaro che il consiglio non chiede la soppressione dei due tribunali ma sottopone all'attenzione del CSM e quindi del Governo, lo stato dei fatti in quanto le attuali strutture non sarebbero in condizioni di funzionare per la mancanza di un numero adeguato di magistrati e per mancanza di personale ausiliario, quindi c'è un consenso, si tratta di renderlo più esplicito, di coordinarlo meglio, per dare più forza alla Giunta regionale, che dovrà interloquire con forza con il Governo nazionale per far sì che queste strutture vengano adeguatamente potenziate e siccome si dice sempre che è difficile trovare magistrati che stiano stabilmente in queste sedi, in una in modo particolare, è emersa da tempo la proposta che alcuni giudicano ancora anticostituzionale, ma che vale la pena comunque perseguire, così come ormai sta avvenendo negli altri rami dell'amministrazione pubblica, di effettuare un concorso per magistrati solo nella nostra isola, perché soltanto così si avrebbe una possibilità di avere strumenti idonei con personale che rimane della nostra isola, perché attualmente anche quasi tutti i sardi che vincono il concorso in magistratura preferiscono rivolgersi, come loro iniziazione, alle sedi forse più ambite della penisola. Questo vale sia per il settore dei magistrati sia per quanto riguarda il personale ausiliario. Sono due iniziative sulle quali occorre insistere, perché sono l'unico elemento che può davvero dare stabilità a queste istituzioni e quindi porre fine alle continue telenovele in cui oggi si chiude, domani si riapre; il CSM dice che ci sono le condizioni per chiudere, il Governo dice che non si chiude e comunque poi, come è dato sapere, la decisione finale spetta al Parlamento cioè all'organo legislativo e credo che in questo senso vada indirizzato anche lo sforzo di tutte le forze politiche, democratiche presenti in questo Consiglio, perché insieme con la Giunta portino avanti con forza questo impegno, perché dal Governo prima e dal Parlamento poi si ottenga davvero una parola di rassicurazione sul fatto che i diritti conquistati negli anni, che riguardano dei territori così importanti, alcuni particolarmente disagiati, possano davvero essere mantenuti e si ponga fine alla telenovela del domani si chiude, dopodomani si riapre.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.
MELONI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche il mio sarà un intervento abbastanza breve. Io esprimo la mia preoccupazione, nonostante il parere contrario che qualche collega, in particolare l'onorevole Satta, mi è sembrato abbia espresso circa il pericolo della soppressione dei tribunali di Lanusei e di Tempio. Voglio fare alcuni rilievi sull'assenza in tutti questi anni di un intervento continuo, efficace, pressante da parte delle forze politiche e sociali della Sardegna nei confronti dello Stato, per la situazione di quasi totale inefficienza nella quale sono stati lasciati gli uffici giudiziari di Tempio, di Lanusei e diverse altre preture. Nonostante le proteste continue, gli scioperi di avvocati, di addetti agli uffici giudiziari stessi, le manifestazioni che di volta in volta si sono svolte per denunciare il fatto che ad esempio il tribunale di Lanusei non fosse in grado di funzionare per mancanza di giudici, la classe politica è stata poco attenta, poco efficace e poco pressante, direi quasi che non ha manifestato alcuna volontà di agire nei confronti del Governo, affinché a queste disfunzioni si ponesse rimedio. Tutto questo ha determinato ovviamente delle condizioni per cui oggi i parametri che portano il Consiglio superiore della magistratura e il Ministero di Grazia e Giustizia a decidere sul mantenimento o meno di determinati uffici giudiziari, sono negativi per questi tribunali e per gli altri uffici giudiziari, perché allorché si va ad esaminare il carico delle cause, il carico delle sentenze e il carico dei procedimenti iniziati il risultato è negativo, laddove per mancanza di giudici, per mancanza di uffici, per mancanza di impiegati, carico non ce n'è stato, lavoro non se n'è svolto e quindi può apparire antieconomico e non utile per lo stesso funzionamento della giustizia il mantenimento di questi uffici.
Io voglio soltanto dire che noi corriamo il grosso pericolo di trovarci di fronte al fatto compiuto, perché questo è già avvenuto alcuni anni fa quando è stato soppresso un numero imprecisato di preture. Era anche giusto che venissero soppresse, era persino necessario e auspicabile. Debbo dire che è persino auspicabile e necessario e non farebbe gridare allo scandalo il fatto che oggi alcune o gran parte delle 34 preture che si intende sopprimere vengano effettivamente soppresse. Faccio qui l'esempio di preture che sono vicine al capoluogo, a un tribunale, come quelle di Porto Torres o di Sorso che forse, se soppresse, con l'accorpamento nella circoscrizione del tribunale, del personale e dei giudici - che tra l'altro non ci sono - potrebbero invece contribuire a dare un servizio più efficiente a favore di tutti i cittadini nel funzionamento della stessa giustizia. Quindi direi che in alcuni casi bisognerebbe bandire le lotte di campanile, ragionare in termini di efficienza, in termini di servizi, in termini di funzionalità, e sarebbe persino utile concordare con le forze politiche e sociali, avendo presente un disegno complessivo del funzionamento delle strutture giudiziarie, l'organizzazione della giustizia in Sardegna. C'è da dire che queste esigenze sono particolarmente diverse oggi e si stanno in continuazione modificando per l'entrata in vigore dei codici di procedura civile e di procedura penale che stanno modificando il funzionamento della giustizia. Basti pensare, tra le varie norme, all'entrata in funzione dal prossimo anno dei giudici di pace, che comporterà necessariamente l'organizzazione di altri e diversi uffici giudiziari, e non si sa come noi riusciremo ad affrontare il problema, perché non si sa attraverso quali strutture, attraverso quali impiegati, attraverso quali funzionari potrà essere reso efficiente e funzionante il servizio del giudice di pace.
Però, dicevo, stiamo attenti perché se è vero che ci sono voluti vent'anni di battaglie per istituire in Sardegna la sezione staccata della Corte d'appello a Sassari, la cui istituzione si rendeva indispensabile, e si sta dimostrando assolutamente utile e funzionale alle esigenze del territorio del Nord Sardegna e del nuorese che ad essa fanno riferimento, noi corriamo il rischio invece che con un colpo di spugna vengano soppressi degli uffici che poi sarà davvero molto difficile ristrutturare e rimettere in funzione. La grossa preoccupazione io credo che debba essere e sia soprattutto per il tribunale di Lanusei. Non si può pensare davvero di eliminare un tribunale per evitare il disagio a magistrati o per evitare disagi a funzionari che comunque sono chiamati a svolgere quel lavoro. Io mi rifiuto di pensare una cosa del genere, però questo è quello che è apparso, vero o no; questo è quello che si va dicendo. Eppure quando si fa il concorso in magistratura si sa che si può essere assegnati a quelle sedi e che l'assegnazione e il trasferimento successivi sono regolati da norme precise. Non è possibile pensare che non possano essere assegnati e mantenuti in questi uffici dei magistrati che, vincitori di concorso, proprio per aver vinto e svolto un concorso, accettano di essere assegnati alle sedi previste nel bando di concorso. Se venisse rispettata anche da parte del Ministero la legge che si è fatta proprio per regolare l'assegnazione dei magistrati e per disciplinare il loro trasferimento a seguito di promozioni, credo che tutto questo pericolo non esisterebbe. Certo, si è detto che diversi magistrati assegnati agli uffici giudiziari di Lanusei non sono andati, hanno impugnato al TAR il loro trasferimento bloccando di fatto (perché non poteva nel frattempo essere coperto quel carico da altri magistrati) il funzionamento di questi uffici. C'è da dire che probabilmente l'assegnazione di questi magistrati non era avvenuta forse nel pieno rispetto delle norme, non si è tenuto conto della presenza di condizioni che ne impedivano l'utilizzazione e la destinazione. Certo è che io credo che da parte dello Stato, da parte del Ministero, noi dobbiamo pretendere che il funzionamento della giustizia sia assicurato in misura uguale in tutti gli uffici giudiziari. Non è possibile che ci siano uffici giudiziari che hanno coperto tutti i posti vacanti e ci siano uffici giudiziari che invece cronicamente, regolarmente, nonostante lo svolgimento dei concorsi, non hanno mai visto coperta interamente la pianta organica prevista. Da noi io credo che esistano, e non sto qui a ripetere le motivazioni se espresse da altri, dei motivi particolari per cui il funzionamento degli uffici giudiziari deve essere garantito e questo proprio a partire da quelle sono le zone più interne, più lontane, lontane dallo Stato, lontane dalla Regione, lontane da tutto, che non possiamo lasciare anche lontane dalla giustizia. Io credo che questo sia il primo dovere, il primo impegno che noi dobbiamo assumere in maniera corale. Mi rendo conto che purtroppo oggi i rapporti tra l'autorità politica e quella giudiziaria appaiono sempre più tesi, più difficili, ma non è possibile che in questo campo si lasci carta bianca a chi deve ad un certo punto intervenire e non interviene per sanare queste situazioni. Non è possibile che avvengano anche qui gli sprechi enormi; da parte Ministero di grazia e giustizia ci sono sprechi enormi, perché il tutto non passa attraverso una programmazione organica seria, un collegamento con la società nella quale si va ad operare. Ci sono sprechi enormi dovuti ad esempio alla ristrutturazione di carceri mandamentali e di preture che stavano per essere soppresse e nessuno in questo caso grida allo scandalo, e si tratta di decine e decine di milioni di spesa. Non è possibile che non si riesca ad instaurare un rapporto per cui le strutture carcerarie che qui non sono assolutamente agibili non vengano, come è avvenuto in altre parti d'Italia ricostruite e in qualche modo rese adeguate alla funzione rieducativa che l'inserimento nelle strutture carcerarie dei detenuti deve comportare. Tutto questo non avviene e questo è ancora una volta segno della disgregazione totale tra l'autorità politica, anche regionale, e quella giudiziaria che è un'espressione dello Stato. Quindi si chiudono miniere e si chiudono uffici giudiziari come se niente fosse e con lo stesso criterio si chiudono le fabbriche e si chiudono altri uffici pubblici. Cioè tutto l'intervento dello Stato oggi nei confronti della Sardegna è un intervento assolutamente punitivo che non tiene conto delle esigenze, che non contribuisce a far crescere quest'Isola. Ripeto, il pericolo più grave che noi possiamo correre, relativamente alla soppressione o al non riuscire a rendere funzionanti gli uffici giudiziari, in particolare oggi del tribunale di Lanusei, è quello di condannare queste zone che sono marginali, che noi stessi abbiamo tenuto marginali per nostra responsabilità, isolandole, non realizzando collegamenti seri, non realizzando integrazioni tra queste popolazioni e le altre della Sardegna, mantenendo condizioni di vita diverse tra le stesse parti della Sardegna. Non c'è niente di più grave che non valorizzare, che non intervenire in queste che sono zone interne particolarmente svantaggiate, affinché esse per prime, d'ora in avanti, vedano la presenza dello Stato in tutte le sue strutture, in tutte le sue articolazioni e capiscano finalmente che anche per loro c'è la speranza di un inserimento nel mondo sociale, così come in altre parti della Sardegna, così come avviene nelle altre parti d'Italia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (D.C.). Signor Presidente, colleghi, non sarei intervenuto perché ritengo sufficientemente chiare e anche espressive le proposte che hanno fatto l'onorevole Tamponi, l'onorevole Casu e l'onorevole Mulas in merito alle mozioni presentate contro la soppressione dei tribunali di Lanusei e di Tempio. Intervengo più che altro per convincere me stesso che è possibile ancora questo in Consiglio regionale, anche discutendo di questo tema, che potevamo liquidare unitariamente con una mozione unitaria, un sussulto di orgoglio del Consiglio regionale nei rapporti con lo Stato, rapporti che stanno offrendo e stanno facendo emergere dei segnali molto pericolosi di cedimento. Abbiamo l'impressione che l'autonomia ormai sia da ascrivere a una categoria del pensiero molto astratta, sia quasi una categoria metafisica, perché viene calpestata costantemente e continuamente con atti concreti che si susseguono settimana dopo settimana. Sull'industria si teorizza addirittura una soppressione radicale; c'è la posizione di un Ministro dirigista che ritiene che la democrazia o il consenso anche per l'economia siano una variabile indipendente, per cui si dice negli organi di stampa che va cambiato radicalmente - qualsiasi cosa succeda - il modello di sviluppo. Abbiamo votato poc'anzi, sia pure in maniera un po' distratta, un ordine del giorno che riguarda la scuola, e credo che i colleghi si stiano rendendo conto che in moltissimi centri della Sardegna, soprattutto nei piccoli centri, si sono già chiuse le direzioni didattiche e le segreterie delle scuole dell'obbligo, e adesso si stanno chiudendo le scuole. Ci stiamo apprestando per l'autunno a spostamenti di massa di studenti delle scuole elementari e superiori perché si stanno sopprimendo le scuole. Le "signore" delle sovrintendenze hanno bacchettato la Giunta regionale perché richiedono di poter approvare o respingere le autorizzazioni dell'Assessore al paesaggio, in materia della legge sulla salvaguardia del paesaggio. La solidarietà dello Stato in materia di incendi e tutta da verificare, ma se dovessimo valutare dai risultati a metà luglio, quando metà della Sardegna ormai è un braciere, è distrutto, è desertificata, dovremo dire che la solidarietà dello Stato non è stata quella che vorremmo.
Nel frattempo c'è una proposta per sopprimere i tribunali di Lanusei e di Tempio, cioè la scure si abbatte ancora sulle aree più povere della Sardegna, su quelle più disagiate, su quelle sulle quali dovrebbe concentrarsi lo sforzo maggiore delle risorse dello Stato e anche della Regione. Il tribunale di Lanusei insiste in un'area che comprende 26 comuni con 70.000 abitanti, con tempi di percorrenza su strade di 40 kilometri orari. Se ne è discusso approvando poc'anzi il Piano dei trasporti, e sono tutti temi che si intrecciano e che vengono affrontati da noi magari a compartimenti stagni ma che si intrecciano uno con l'altro.
Il tribunale di Lanusei che non è solo, che ha una Procura della Repubblica, che ha due preture, la pretura circondariale di Lanusei e questa che Tortolì ha una storia ormai plurisecolari, non solo come tribunale, ma come punto di riferimento per le popolazioni dell'Ogliastra; una storia che ha dato certezza di diritto, quando ancora non esisteva l'autonomia regionale, quando ancora non esisteva lo Stato unitario. E' una storia che ha regolato diverse disamistades soprattutto nel secolo scorso e all'inizio di questo secolo, una storia giudiziaria che va assolutamente salvaguardata, che richiede oggi interventi che sul Piano finanziario abbiamo verificato che non sono minimi. E' un problema soprattutto di organizzazione della giustizia e questo Consiglio regionale non può consentire nella maniera più assoluta che questa storia venga cancellata con un colpo di spugna. L'organizzazione della giustizia, la giustizia come valore che regola la vita dei cittadini parte dal basso e deve essere credibile in un'area tra l'altro caratterizzata da fenomeni antichi sottolineati e riconosciuti da varie Commissioni d'indagine che si sono susseguite in questi decenni, da quella Medici a quella regionale, e che vive oggi un momento reso ancora più difficile, come dicevo, da fenomeni nuovi e moderni. Noi abbiamo in Ogliastra diversi comuni che sono senza amministrazione, diversi comuni che non riescono a darsi una vita amministrativa e politica che abbia origini democratiche perché gli amministratori comunali sono oggetto di attentati continui e quindi viene impedito il libero svolgersi delle attività democratiche. In un'area come questa si vuol sopprimere quel che rimane ancora punto di riferimento dello Stato, punto di riferimento dell'amministrazione e della giustizia.
La Commissione Medici sottolineava il fatto che dal ribellismo, da situazioni economiche di gravissimo disagio, nasceva e germogliava la criminalità. Si può non condividere questo teorema, perché probabilmente non è condivisibile, dà una visione abbastanza ruralista dei problemi del centro Sardegna, di fatto però collega il superamento delle condizioni di sottosviluppo delle zone più marginali e più interne dell'isola anche all'amministrazione equa della giustizia. Molto più recentemente il Consiglio regionale si è occupato di questo problema attraverso la Commissione regionale d'indagine sui fenomeni di criminalità nel centro Sardegna, facendo ancor più esplicito riferimento alla condizione di isolamento e di insicurezza in cui vivono le popolazioni del centro Sardegna, e facendo ancor più esplicito riferimento alla necessità che venga rafforzata l'amministrazione della giustizia a Tempio e Lanusei. Credo che siano questi, colleghi, motivi sufficienti perché il Consiglio regionale non liquidi frettolosamente un argomento che è importante per l'intera Sardegna. I motivi sono stati sottolineati dai colleghi che mi hanno preceduto, ma basta leggere le note che lo stesso consiglio dell'ordine degli avvocati e dei procuratori di Lanusei ha mandato a tutti i livelli, compreso il Consiglio regionale. I motivi sono racchiusi anche nel dibattito che abbiamo fatto oggi sulla viabilità e la battaglia che stiamo intraprendendo va sottolineata con un ordine del giorno che deve avere la forza di un Consiglio regionale che si ribella ad atti che vengono dall'alto, di una Giunta che, interpretando la volontà del Consiglio regionale, si ribella ad atti che vengono imposti e che creano difficoltà alla stessa convivenza civile delle popolazioni della Sardegna. La Giunta deve interpretare questa volontà del Consiglio, che non è una volontà, come può sembrare, localistica, che interpreta bisogni ed esigenze di particolari aree della Sardegna, ma è una volontà che deve coinvolgere tutto il Consiglio regionale perché in questo modo davvero si può esaltare l'autonomia regionale di cui tutti parliamo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, per portare l'adesione convinta del nostro Gruppo all'azione che questo Consiglio si appresta a svolgere con l'approvazione delle mozioni per la tutela delle circoscrizioni giudiziarie attualmente esistenti in Sardegna. Io, a quanto hanno detto i colleghi, che condivido in toto, posso soltanto aggiungere alcune considerazioni mie personali. La prima è questa, signor Presidente: viviamo in Sardegna un momento particolarmente calmo nella lunga storia della delinquenza sarda e questo però non ci deve trarre in inganno sul fatto che periodicamente la nostra Isola può ritornare alla ribalta nazionale per episodi della più grave criminalità. Siamo abituati a questi periodi di bonaccia, e in questi periodi tutti quanti si dimenticano dei problemi annosi dell'ordine pubblico in Sardegna, tutti quanti tendono a dimenticarsi che la Sardegna ha vissuto tradizionalmente, purtroppo per noi, delle stagioni veramente pericolose e infuocate di delinquenza. Il fenomeno dei sequestri di persona, l'endemico fenomeno dell'abigeato, i rapporti non sempre trasparenti della pubblica amministrazione, sono tutti fenomeni che meritano una presenza della giustizia attenta e vicina agli interessi dei cittadini. Tutto questo verrà negato se le circoscrizioni territoriali della giustizia verranno modificate. I tribunali di Tempio e di Lanusei rappresentano per antica tradizione un punto di riferimento preciso per quelle popolazioni; sono popolazioni che meritano il rispetto dello Stato e della Regione, sono popolazioni che verrebbero ulteriormente danneggiate e il cui tenore di vita verrebbe messo in discussione dalla soppressione di questi tribunali. Per non parlare poi dei posti di lavoro che si mettono in discussione e che verrebbero a mancare in una realtà sarda che certamente non ha bisogno di ricevere dallo Stato dei contraccolpi sul piano attuativo; per non parlare poi della grave mancanza dei trasporti e di collegamenti, che condiziona pesantemente l'esercizio anche delle più elementari forme di convivenza civile in quelle zone. Mi riferisco anche soprattutto al fatto che nella circoscrizione del tribunale di Tempio, soprattutto nel periodo estivo, c'è una grossissima concentrazione di persone e di cose che meritano di essere tutelate e devo sottolineare che dalla serenità della vita in quelle zone dipende una buona parte dell'andamento dell'economia sarda. Questi sono tutti argomenti che dovrebbero, in un certo senso, portare il Governo a non prendere a cuore leggero decisioni drastiche di chiusura o di ridimensionamento. Io credo però, signor Presidente, che questa logica del ridimensionamento e dei tagli sia una logica che purtroppo ha preso piede in tutte le questioni della politica nazionale e regionale e che porterà a gravi danni nel futuro. Sembra che tutti quanti siano colti da un impulso a tagliare, ogni burocrate ministeriale, ogni Ministro o Assessore tecnico si progettano le loro forbici e cercano qualcosa da tagliare. Si taglia nella sanità, si taglia nella giustizia, si tagliano i trasporti, le pensioni, le indennità di accompagnamento, si taglia tutto quanto. Tra poco si arriverà a tagliare anche quei cittadini poveri, anziani o invalidi, che danno fastidio perché comunque qualche piccolissima pensione gliela si deve pur dare. E il richiamo e anche a quei consiglieri che in quest'Aula, nei mesi passati, sono stati anche loro colti da questo entusiasmo del nuovo e dei tagli. Si vuole tagliare il Consiglio regionale, per esempio, si vogliono tagliare le Unità sanitarie locali, si vuole tagliare qua e là. Attenzione, cari colleghi, perché con questa furia del taglio va a finire che qualcuno ci lascerà anche le penne. Sino a quando ce le lasciamo noi le penne, che siamo classe privilegiata, ci possiamo fare anche una bella risata, caro onorevole Pili, però quando a rimetterci sono i cittadini poveri delle zone più colpite della Sardegna, queste questioni non vanno più. Quindi io proporrei ai signori che sono pratici nell'organizzare i referendum, di promuovere un momento referendario per la tutela del tribunale di Tempio e di Lanusei; senz'altro farebbero opera meritoria che li salverebbe da qualche peccato che hanno fatto nei mesi precedenti. Ci vuole una grande mobilitazione, signor Presidente, per far sentire forte e alta allo Stato la voce della protesta dei sardi contro queste ulteriori vessazioni. E non vorrei, signor Presidente, che tagliando i tribunali e facendo cose di questo genere sorgessero delle complicazioni dell'ordine pubblico tali da favorire poi misure di ritorsione o misure eccezionali come quelle che si sono prospettate per la Sardegna l'anno scorso. Noi viviamo, stavo dicendo all'inizio, un momento di bonaccia, l'anno scorso eravamo in piena bufera per l'ordine pubblico. Chi non ricorda il fatto che il Governo è dovuto ricorrere ai militari facendogli stazionare in Sardegna per rispondere a un'esigenza di ordine pubblico? Non vorrei, signor Presidente che ci fosse un tardo recupero di tesi colonialistiche che dicono: in Sardegna sopprimiamo i tribunali e mandiamo l'esercito. Non voglio diventare sardista anch'io, onorevole Ortu, però questo è un pericolo reale che vedo e dimostra ancora una volta che lo Stato qualche volta non ci sente, non sente non perché vuole male alla Sardegna o perché animato da spirito colonialista, non sente perché è abituato a trattare i cittadini da sudditi, non da soggetti di diritti civili, da sudditi, perché i cittadini pensionati e invalidi, che fanno le file per avere i bollini e muoiono facendo quelle file, sono trattati alla stessa stregua dei sardi a cui viene negato il diritto di avere il tribunale vicino. Questo è uno Stato che si ammanta di parole di democrazia e di civiltà, ed è uno Stato che ammazza i deboli e che rende pericolosa la convivenza civile. Devo concludere, signor Presidente, dicendo che noi partecipiamo con entusiasmo alle prese di posizione del Consiglio contro queste manovre di taglio, però non penso, purtroppo, che la nostra voce sarà tanto forte da far cambiare idea a questi burocrati ministeriali e a questi Ministri tecnici che certamente non hanno orecchie sensibili per i nostri problemi. Spero proprio che in futuro la classe politica sarda, che pure ha espresso dei grandi personaggi di questa prima Repubblica, sia in grado di contrastare dall'inizio manovre e manovrine che tendono sempre più a penalizzare la Sardegna in tutti i suoi aspetti e in tutta la sua vita.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, gli interventi del Capogruppo della Democrazia Cristiana e delle colleghe Casu e Mulas hanno portato argomenti sufficienti che potrebbero trovare il consenso di tutti e quindi non giustificare questo mio intervento. Intervengo per manifestare la sensazione di sconforto che si registra nel momento in cui si valutano come problemi di secondo piano questi che, per i territori che li vivono, sono invece di primaria importanza. La distrazione dell'Aula e le assenze dimostrano che molto probabilmente stiamo compiendo un rito, per liberare le nostre coscienze da un obbligo, che non è orientato alla risoluzione dei problemi. Abbiamo sentito qualche giorno fa dei magistrati che a maggioranza hanno espresso una valutazione favorevole per la cancellazione di questi due tribunali di cui oggi stiamo parlando. Una casta che vuole mantenere i suoi privilegi per il ruolo speciale che dovrebbe svolgere, non accetta le sedi disagiate, rifiuta attraverso i ricorsi ogni possibile trasferimento, impedendo così l'amministrazione della giustizia anche in questi territori. Molto bene ha fatto il collega Marteddu a descrivere, parlando principalmente del tribunale di Lanusei, questa realtà territoriale che è emersa anche nella discussione sul Piano dei trasporti e che si ripeterà ogniqualvolta si affronteranno problemi perché si tratta di terre da sempre dimenticate. Allora se il Governo non sente è perché noi non ci facciamo sentire o non vogliamo farci sentire. La situazione è di grave disagio e chiedo scusa se mi soffermerò particolarmente sul territorio che più conosco per evidenziarne e accentuarne le realtà vere di difficoltà in un'economia prevalentemente agro-pastorale. Ognuno di noi conosce quale tipo di vita si conduce in questo ambiente, la necessità di vivere in campagne deserte, terreno di passaggio dell'abigeato, storie recenti e non che evidenziano sequestri di persona, rapine e quant'altro. Io mi domando, rispetto ad un tribunale istituito nel 1838, quale lungimiranza avessero allora, con una minore popolazione, per portare un ramo della giustizia in questo territorio; e quale diritto abbiamo noi oggi, che ci definiamo un popolo civile di allora, per essere autorizzati a togliere questo servizio. Delinquenza comune, microcriminalità diffusa, devianze ci impongono di valutare con molta attenzione questa possibilità che si sta ventilando. I riconoscimenti sull'utilità del mantenimento del tribunale di Lanusei e di Tempio, come presenza indispensabile della giustizia, sono venuti dalla Commissione Medici e dalla stessa Commissione regionale. Allora cominciamo a chiederci se gli atti delle Commissioni che dovrebbero andare profondamente a individuare le motivazioni del malessere sociale servano o non servano. Io credo siano utili perché fanno parte della conoscenza reale dei problemi, fanno parte della individuazione delle difficoltà e danno delle indicazioni e dei suggerimenti dei quali noi dovremmo tener conto.
La soppressione di alcuni uffici, la riorganizzazione di altri, sono state vissute dalle popolazioni e dagli stessi amministratori come momento di arretramento della presenza dello Stato, determinando difficoltà nella convivenza civile, che presenta i primi sintomi in diverse comunità attraverso uno scollamento pericoloso tra amministrati e amministratori. Molte realtà comunali non riescono a presentare liste per una normale competizione elettorale democratica. Il paese di Arzana è salito alla ribalta nazionale. Il comune di Gairo da anni non riesce a risolvere alcuni problemi; e altrettanto dicasi in molte altre realtà di questo territorio. Allora io mi domando se noi dobbiamo aggravare attraverso queste operazioni la disgregazione sociale o se invece dobbiamo usare tutto il peso di questo Consiglio, di questa Giunta, per far sentire la nostra voce e dire che non possiamo permettere che si continuino a commettere atti di pura ingiustizia. Come possiamo chiedere agli amministratori locali di continuare a rimanere in frontiera se la prima denuncia di tutte queste condizioni di difficoltà è arrivata da loro che dicevano di sentirsi abbandonati? Io credo che questo noi lo dobbiamo tenere presente e che la Giunta si debba far carico di questi problemi. Non possiamo consentire che Roma determini o accentui, attraverso le sue decisioni a tavolino, momenti di difficoltà della vita civile, economica e sociale della nostra Isola. La Giunta deve dire chiaramente al Governo che non si può accettare la cancellazione di questi tribunali per un calcolo meramente economico, perché la realtà dei fatti dimostrerà purtroppo che quanto si risparmia nel Ministero della giustizia molto probabilmente raddoppierà la spesa attraverso il Ministero degli interni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, colleghi, sono tra coloro che ritengono non secondario e non marginale l'argomento che è introdotto all'attenzione e alla discussione del Consiglio regionale. E' proprio per questa ragione sono anch'io tra coloro che ancora una volta sottolineano il fatto che questo Consiglio regionale - non si annoino i presenti - è un Consiglio regionale che non si sa quanto meriti di esistere, perché pare che le questioni più rilevanti e importanti della vita civile, economica e sociale della Sardegna debbano riguardare, chissà perché, un'esigua minoranza dell'Assemblea. Sarà uno dei tanti effetti nefasti delle maggioranze larghe, sarà quel che sarà, ma la Giunta regionale è ridotta sempre ai minimi termini, l'Assemblea pure, e questo è un fatto politico che non può non essere rimarcato e sottolineato con preoccupazione.
Io mi ponevo una domanda, sentendo i colleghi, ed è una domanda che voglio porre anche ai superstiti di questo Consiglio, a coloro che intendono comunque partecipare alla vita politica regionale nell'Assemblea legislativa. La domanda è questa: se anziché una ventilata chiusura - come dice l'ordine del giorno presentato e firmato quasi da tutti - dei tribunali di Tempio e Lanusei, noi ci trovassimo di fronte ad una ventilata apertura, posto che tribunali di Tempio e Lanusei sono tuttora aperti, che cosa cambierebbe dello stato della giustizia in questa regione? Perché tutti i disastri che sono stati richiamati, descritti, evocati in campo sociale, economico, anche nel dibattito di stasera, esistono e persistono in questa regione a tribunali aperti di Tempio e Lanusei. Oggi mi pare che nel centro di Olbia è stato fatto un sequestro di persona, a due passi dal tribunale di Tempio, che è aperto. Secondo me il problema è sostanzialmente -questo mi agevola nell'intervento è semplifica anche il mio dire - il problema di fondo che poneva prima il collega Franco Meloni: qual è lo stato della vita economica e sociale di questa nostra regione in rapporto ai bisogni, ad una possibilità di sviluppo, in rapporto ai poteri centrali, ai poteri cioè veri, quelli che esercita lo Stato e il Governo nazionale? Dico subito - così appago qualche curiosità - che quell'ordine del giorno è firmato quasi da tutti, non da tutti, manca la firma del nostro Gruppo, perché è un ordine del giorno sterile, inutile. Cosa significa affrontare questioni di questa natura e di questa portata e concludere con un ordine del giorno nel quale si dice che si impegna la Giunta a fare cose che una qualsiasi Giunta, un qualsiasi amministratore, un qualsiasi rappresentante di un qualche cosa in questa regione farebbe comunque, cioè a promuovere un incontro a Roma col Governo, a sostenere e a stimolare l'azione del Governo - ma stimoli e sostenga quanto vuole il Governo, chi vuole - a chiedere al Ministro di grazia e giustizia interventi, a organizzare una conferenza, a creare un substrato culturale? Ma chi ci impedisce di fare tutto questo? C'è bisogno di un ordine del giorno del Consiglio che impegni una Giunta, se fosse davvero rappresentante di qualcosa, di un qualche interesse, di una qualche sensibilità, a fare alcune o tutte queste cose? E' che gli ordini del giorno si fanno per far finta che si fa qualcosa, mentre il problema è andare al merito delle questioni e affrontare le cause dei mali, mai fermarsi solo agli effetti. Quando si discute solo degli effetti è facile essere tutti d'accordo: le cose vanno male, la società sarda è devastata, tutti prendiamo atto dei mali cioè delle conseguenze, perché le conseguenze poi toccano tutti, però le cause no, perché c'è chi decide, c'è un Governo e c'è un potere, c'è un sistema di poteri, e se questa Regione non ha potere non è la cosa più grave, la cosa più grave è che questa Regione non vuole avere potere perché non ha capacità neppure di volere, non so quanto di intendere. Una Regione che in materia di amministrazione della giustizia è nella situazione disastrosa in cui si trova, è la stessa Regione che ha approvato una legge per istituire, in fine di legislatura, per la seconda volta, una Commissione che deve riscrivere il suo Statuto, cioè il suo ordinamento dei poteri E non si dota di questo strumento perché questa maggioranza non si mette d'accordo sulla Presidenza! Questo è questa Regione. Questo è! Di che si lagnano coloro che avanzano rivendicazioni a vuoto? E' un abbaiare alla luna. Eppure anche io ritengo l'argomento importante, ritengo che debba essere fatta un'analisi della situazione anche più puntuale, che debbano essere anche dette e proposte cose più precise, che vadano dati anche a questo tema un taglio e una soluzione più equilibrata, che non vuol dire equilibrista, vuol dire più fondata, più ragionata, più forte. Se davvero noi non confonderemo gli effetti con le cause e ragioneremo sulle cause scopriremmo anche le tante responsabilità della disfunzione della giustizia come una delle tante disfunzioni, dell'abbandono di questo servizio fondamentale per il cittadino come parte dell'abbandono generalizzato dei servizi fondamentali per i cittadini. Se si pongono come aggiustamento, come rabberciamento, da parte di chi decide male anziché bene, quindi dei governi e dei poteri, soluzioni che non prendono in considerazione le cause ma si fermano agli effetti, è difficile contestare che almeno le risorse poche che si hanno, bisogna metterla insieme meglio? Perché non è una questione di quantità ma di qualità, di come si amministra un servizio così incisivo ai fini della vita civile. Se, cioè, in Sardegna esistono tanti tribunali e tante preture, ed esistono tanti edifici che li ospitano, e di questi edifici la gran parte è fatiscente e impropria, e se in alcuni uffici esiste un giudice e non il cancelliere, e in altri uffici esistono il cancelliere e l'ufficiale giudiziario e non il giudice, un'operazione di mettere insieme le risorse che si hanno, sotto il profilo dell'economia dei mezzi e anche di un'efficienza non sufficiente ma minima, chi la può negare? Ecco perché non mi sento di dire che il Consiglio giudiziario della Sardegna si erge come una casta (non mi sento di dare questo giudizio) e nega la validità della diffusione dei tribunali. Il Consiglio giudiziario della Sardegna, che ha poteri di organizzazione interna al distretto giudiziario, io immagino (non ho partecipato a quella istruttoria) che abbia fatto un ragionamento sull'opportunità di mettere insieme le cose che si hanno, e quindi abbia detto: se esistono tanti magistrati, tanti cancellieri, e tanti ufficiali giudiziari, si renda ottimale questo insieme di fattori. Io conosco la realtà delle preture anche se non le frequento da tempo, ma ricordo benissimo preture che non erano preture, luoghi dove non si amministra la giustizia, ma c'era una parvenza di amministrazione di giustizia. Sessanta preture in Sardegna non erano sessanta luoghi di amministrazione di giustizia, erano sessanta luoghi dove spesso si perdeva tempo, e perdeva il tempo anche il cittadino del luogo; non se ne definivano di cause, diciamo la verità. Certo c'erano preture che erano aperte ma non funzionavano, c'erano preture che funzionavano una volta al mese perché dovevano mettere insieme il pretore di un posto, il cancelliere di un altro e l'ufficiale giudiziario di un altro. Con questo io non voglio dire che non deve essere distribuita l'amministrazione e decentrato il servizio, però non bisogna confondere le cose anche perché non è del tutto vero che la sola distribuzione e la sola presenza sul territorio di per sé significano migliore qualità del servizio. Vi sono forme di criminalità e di organizzazione della criminalità che per loro natura possono essere affrontate solo non con una distribuzione ma con una concentrazione non solo dei mezzi ma anche dell'informazione, delle relazioni. Ci sono ottimi magistrati in Sicilia, ma hanno potuto esprimere il meglio di sé quando sono stati creati i pool antimafia, quando si è centralizzata l'informazione, quando si è seguita una linea correlata di conoscenze e di possibili interventi. Altrettanto può dirsi per quanto riguarda il problema dei sequestri in Sardegna. Non c'è, mi pare, per quanto io sono memore di cronaca giudiziaria, un solo caso di sequestro di persona che sia stato positivamente seguito dal tribunale e meno che mai dalla pretura locale; si è iniziato ad incidere anche nei meccanismi e a comprendere i meccanismi e le correlazioni quando, anche prima che ci fosse una legge, con qualche forzatura, anzi con molte forzature, in via di fatto, spesso ricorrendo anche qualche marchingegno, si è creata una forma di giudice istruttore unico, che ha preceduto la legge che poi lo consentiva, e una specie di superprocura di base regionale, quando si è messa in correlazione l'informazione. Nei pochi casi in cui si è arrivati a perseguire i responsabili di questo tipo di reati gravi, questo non è mai stato dovuto alla distribuzione bensì all'organizzazione più centralizzata. Questo non vuol dire...
(Interruzioni)
Io invito l'onorevole Satta che disturba il consigliere regionale che parla da fuori l'aula a entrare in aula e a ripetere quello che ha detto a voce alta sulla porta. Invito il Presidente del Consiglio a invitare il consigliere Satta, sennò ad assumere le opportune misure che devono essere assunte in un'Assemblea legislativa, a ripetere in aula quello che ha detto fuori dalla porta. Questa non è una piazza e le piazzate sono ormai una cosa quotidiana. Io credo di aver dimostrato di tentare di svolgere il mio mestiere, se volete chiamarlo mestiere, la mia funzione; rappresento un Gruppo politico, rappresento un'idea politica. Sono intervenuti tutti i Gruppi, non posso non intervenire, conosco anche questa materia; credo di aver dimostrato anche di avere sufficiente saldezza di nervi e credo di aver dimostrato anche di non lasciarmi intimidire da nessuno, ma vorrei anche dimostrare che ne ho le tasche piene e che se i colleghi o i garanti di quest'Assemblea ritengono che tutto qui sia un gioco o uno scherzo, voglio dimostrare che hanno torto anche loro. E chiudo la parentesi. Io credo, aggiungo una cosa, che tutti qui siamo pagati per fare una cosa e che non ci siano dei sovraprezzi, delle indennità speciali per farne altre.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, tenga conto che c'è gente che la sta seguendo con molta attenzione e che è in aula.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Non è sufficiente, lei può essere seguito da tanta gente, c'è però una persona da disturba e la offende, non è che le offese e il disturbo vengano meno. Auguri a lei Presidente, anche per la sua carriera di Presidente.
PRESIDENTE. Abbia pazienza, onorevole Cogodi, le chiedo scusa per quei colleghi che disturbano, ma la prego continui il suo intervento.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Non è che disturbano, disturbano me e lei è da me interessato della cosa, e lei deve intervenire.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, il Presidente è intervenuto, le stiamo garantendo la possibilità di esprimere fino in fondo il suo pensiero. La prego di riprendere la parola.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Presidente, è la seconda o forse la terza volta che mi capita di interrompere il mio intervento. Qualcuno dirà: poco male. Io voglio assicurare a questo taluno che non è vero che è poco male. E ho finito il mio intervento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (D.C.). Signor Presidente, io penso che sia stato già detto a sufficienza su questo argomento anche se per la verità alcune considerazioni vanno ancora sottolineate e vanno riproposte a quest'Assemblea. Il problema della soppressione dei tribunali di Tempio e di Lanusei, io ritengo che sia un problema che va ricondotto indubbiamente nell'ambito di una giustizia che va comunque garantita e assicurata, ma allo stesso tempo riesco a valutare fino in fondo quali complessi equilibri sottendono questa situazione. Noi ci troviamo di fronte a due realtà socioeconomiche che risultano sicuramente marginali ed emarginate rispetto a un complesso più sviluppato della Sardegna e, tutto sommato, la soppressione di questi tribunali risulterebbe come una ulteriore disattenzione perpetrata ai danni di queste popolazioni da parte delle istituzioni, siano esse istituzioni autonomistiche, siano esse istituzioni governative centrali. Ho detto in Commissione, quando abbiamo audito i magistrati che compongono il Consiglio giudiziario sardo, che la democrazia ha necessità anche di essere democrazia sentita dalla gente, tangibile. Penso che i tribunali siano uno strumento che rende più viva la democrazia; erogare giustizia anche in zone marginali e periferiche è una presenza dello Stato, è un avamposto dello Stato che va difeso e tutelato e sicuramente non va preso sottogamba come mi pare che in qualche misura stasera si stia prendendo. Qualcuno fa appello, per primi, per la verità, hanno fatto appello gli stessi magistrati all'efficienza, alla funzionalità; hanno motivato cioè il loro parere positivo e favorevole alla soppressione con questo appello all'efficienza, un po' le cose che in qualche modo stava richiamando il collega Cogodi, quando diceva che è stato possibile combattere meglio il fenomeno dei sequestri di persona con magistrati che decidevano stando lontani dalle zone dove questi sequestri avvenivano. Però io credo che ci sia una distinzione fondamentale da fare tra accentramento e coordinamento. Nel caso della battaglia contro i sequestri di persona a mio avviso si è trattato di coordinamento e non di accentramento. Io credo che l'accentramento di per sé sia comunque un fatto negativo anche per noi regione, soprattutto se è vero che ci stiamo avviando a un nuovo disegno territoriale che vede o vedrà la nascita di nuove province e che vede l'esistenza di aree programma. Se questo nuovo disegno territoriale vogliamo portare avanti, se questo nuovo assetto della nostra Sardegna vogliamo che proceda oltre e non si fermi solamente alle pie intenzioni, io credo che i tribunali di Tempio e di Lanusei abbiano una giustificazione e una legittimazione più che fondata e più che valida, anche perché in essi trova concreta attuazione quello che è il decentramento che noi tutti abbiamo sempre predicato e sul quale un po' tutti ci siamo battuti e ci riconosciamo, democrazia tangibile dicevo e nuovo disegno territoriale. Io mi auguro che queste siano motivazioni valide per poter in qualche modo condurre come Consiglio regionale e come Giunta una battaglia convinta. Non vorrei che queste popolazioni si sentissero abbandonate oltre che dal Governo e dallo Stato anche dalla Regione e dal Consiglio regionale, perché mi pare che questo veramente sta accadendo. Mi pare che il concetto, i contenuti della stessa autonomia, la forza nel difendere questo concetto stiano venendo meno e stiano venendo meno anche perché stanno venendo meno la forza della politica e la convinzione nella possibilità di cambiare le cose. Mi sembra che ciascuno di noi stia perdendo ogni giorno grammi di convinzione nella possibilità di modificare quello che altri stanno tracciando al nostro posto. Il vero tarlo grave di questa nostra situazione mi sembra proprio questo. E' inutile disegnare programmi con stanziamenti finanziari più o meno consistenti se viene meno questa convinzione, se viene meno la consapevolezza che questo Consiglio può realmente modificare qualcosa. Io credo che questa convinzione non debba venir meno, anche se si tratta di tribunali periferici come quelli di Tempio e di Lanusei. Ci credo perché credo nella politica, credo nella possibilità di portare avanti battaglie anche in questo campo; mi pare che lo dicesse Benvenuto Corda, ci stanno tagliando tutto però attenzione a non farci tagliare anche la nostra possibilità di fare politica, perché mi pare che questo stia accadendo. E la disattenzione di tutto il Consiglio regionale, a parte quei pochi consiglieri che in qualche modo sono direttamente interessati, mi pare che stia a significare proprio la nostra mancanza di volontà di affrontare con decisione temi che sono vitali per la nostra realtà isolana. Il collega Marteddu ha accennato al problema della delega sul paesaggio. Come Commissione consiliare dell'urbanistica abbiamo presentato una mozione su questo argomento e credo che il Consiglio dovrà discuterne con urgenza, perché anche questo è veramente un aspetto fondamentale che dobbiamo difendere noi, non lasciar fare ai Ministri, nuovi Ministri borbonici, che credono di imporre alla Regione sarda è all'autonomia nel complesso volontà che sono ormai superate, che sanno di stantio, che sanno di vecchio, di passato. Questo io credo che sia importante rimarcare questa sera, se abbiamo minimamente la capacità di avere un soprassalto di dignità, ma anche un soprassalto di saggezza perché la saggezza sta venendo meno in questo Consiglio, a mio avviso. Nonostante l'ampia maggioranza che sostiene la Giunta, o forse proprio per questo, mi pare che non ci si stia impegnando a sufficienza nelle battaglie che sono fondamentali per la difesa delle nostre prerogative istituzionali. Prima si credeva di più nell'autonomia e prima forse la politica aveva più peso di oggi. Ci si lamenta che il politico oggi è bistrattato, non è visto bene, è considerato poca cosa, tanto che gli stessi magistrati, ai quali non competono valutazioni politiche, si permettono con molta facilità, ma io direi anche con molta superficialità, di avanzare valutazioni politiche. Ma questo è colpa, a mio avviso, proprio dei politici, e non di altri, che si stanno abituando a un andazzo pragmatico e compromissorio per il quale tutto può essere contrattato e tutto può essere immediato, purché sia fatto salvo l'interesse particolare di qualcuno o di qualche parte che in genere è la parte più forte. Qui stiamo trattando di parti molto deboli, la cui voce ha realmente difficoltà a pervenire in quest'aula e a pervenire nelle aule ovattate della Giunta regionale. Io consigliere regionale ho telefonato cercando del Presidente della Giunta, non l'ho trovato, o chiesto del capo di Gabinetto, una settimana fa, e ho chiesto al capo di Gabinetto che riferisse al Presidente della Giunta che c'era un comitato che chiedeva di essere audito per un quarto d'ora sui problemi dei tribunali di Tempio e di Lanusei. Ad una settimana di distanza non ho ricevuto neppure risposta, non stavo chiedendo cose che mi riguardavano personalmente.
FADDA ANTONIO (P.S.I.). Questa è una abitudine di tutta la Giunta, non solo del Presidente, è un andazzo.
DETTORI (D.C.). Peggio che mai. Io me ne lamento pubblicamente in Consiglio regionale perché credo che sia un fatto gravissimo, anche se capisco che oggi la Giunta è subissata di richieste, però anche questa richiesta doveva essere messa tra le altre e meritare quantomeno una risposta per via telefonica. Non chiedevo documenti, chiedevo una risposta telefonica, non l'ho avuta e devo dire che me ne dispiace perché in mezzo a tante emergenze credo che anche questa sia un'emergenza. Se poi, e ho concluso, l'ordine del giorno predisposto non fosse sufficientemente efficace ed incisivo, si può certamente formulare in modo diverso, e credo che da parte degli altri firmatari non vi siano difficoltà a far sì che quest'ordine del giorno sia unanime. Se però l'ordine del giorno viene effettivamente modificato nella sostanza e nei contenuti e si riesce a dare ad esso la portata che chi sente vicini questi problemi gli vuole attribuire. Quindi se l'onorevole Cogodi ha proposte da fare le faccia, purché non si tratti, ripeto, di cose che sono diverse nella forma ma non nella sostanza. Io credo che nessuno avrà difficoltà a discutere, a dibattere e anche ad accettare proposte di eventuali modifiche.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
COLLU, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, poche parole in aggiunta alle considerazioni che con accento diverso ma con intendimenti unanimi sono state pronunciate dai signori consiglieri. Il parere espresso dal Consiglio giudiziario offre il fianco a una critica di fondo. Il Consiglio giudiziario pensa sia giustificata la soppressione dei due tribunali, in considerazione di un intento di razionalizzazione e di efficienza della giustizia. Questa considerazione, che mutua categorie, parametri, dall'economia aziendale - è di moda un economicismo applicato spregiudicatamente alla pubblica amministrazione - è sbilanciata sul versante del personale che deve operare nei tribunali e non guarda, se non di sbieco e con noncuranza, alle popolazioni che sono il vero scopo per cui esistono i tribunali. C'è un capitale invisibile che è la civiltà, la pacificazione sociale, la prevenzione della delinquenza, il risarcimento alle ingiustizie, un capitale invisibile che non si conteggia ma che condiziona ogni benessere da quello personale a quello sociale, da quello psicologico a quello economico.
Nel caso di Tempio non regge neppure il parametro dei carichi di lavoro che sono ben superiori a quelli del tribunale di Nuoro e di Oristano; quel versante comunque non del disagio delle sedi che devono essere occupate dai magistrati, ma versante del disagio dei cittadini che le abitano quelle sedi, quel versante va esplorato, va pesato ai fini della presenza o della soppressione dei due tribunali. Il 30 ottobre del 1990 la Giunta si occupava dello stesso argomento e rappresentava in una densa delibera tutti i pericoli che la soppressione dei due tribunali avrebbe comportato: uno Stato più assente dove l'assenza dello Stato è sempre stata motivo di malessere sociale e di ribellione anche violenta; la rottura di un argine forte al proliferare della delinquenza; l'infoltimento delle pratiche nei tribunali già ingolfati; la caduta dell'opera di prevenzione più volte politicamente ribadita dalle istituzioni in documenti anche solenni come la relazione delle Commissioni d'inchiesta, compresa anche l'ultima del Consiglio regionale. Qualche anno fa l'allora ministro Vassalli aveva voluto il tribunale di Gela non capoluogo di provincia proprio come deterrente al dilagare della criminalità e proprio l'onorevole Vassalli si pronunciava contro la soppressione del tribunale di Lanusei per lo stesso motivo. Signor Presidente, la Giunta quindi accoglie e fa sue le mozioni, si spera nella versione unificata e invita il Consiglio giudiziario a rivedere il proprio parere, sulla base della considerazione di un'efficienza della istituzione commisurata ai diritti dei cittadini che davanti alla legge sono uguali anche nelle sedi disagiate; commisurata alla delicatezza e al peso sociale del servizio, in questo caso essenziale, come essenziale è l'acqua. E si impegna a promuovere un'opera di pressione e di rivendicazione presso il Ministro e presso il Consiglio superiore della magistratura. Non possiamo e non vogliamo essere oggetto di ingiustizia proprio ad opera di una giustizia che per la Sardegna è stata sempre avara e non solo di presenza.
PRESIDENTE. E' pervenuto alla Presidenza un ordine del giorno. Se ne dia lettura.
PORCU, Segretario:
Ordine del giorno Tamponi - Dadea - Mannoni - Pusceddu - Pau - Ortu - Cadoni - Casu - Lorettu - Mulas Maria Giovanna - Satta Antonio - Meloni - Marteddu - Corda - Dettori - Porcu sulla ventilata soppressione dei tribunali di Tempio e Lanusei
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione del dibattito svoltosi sulle mozioni numero 127, 130, e 134.
ACCERTATA l'esistenza di un Piano di ristrutturazione delle circoscrizioni giudiziarie il quale prevede, fra le 34 da sopprimere, anche quelle di Tempio e Lanusei;
CONSTATATO che i criteri che ispirano tale riduzione sono prevalentemente riconducibili ad accorpamenti di uffici e personale dai quali scompare il diritto costituzionalmente garantito di offrire ai cittadini, fra i più significativi, quello alla giustizia in tutte le possibili forme ed in tutti i territori, specie quelli maggiormente esposti a fenomeni di criminalità;
RITENUTO che in Sardegna, ove intere zone, specie quelle interne, verrebbero ad essere private di quelle strutture primarie ove si persegue la giustizia, non è accettabile la soppressione di uffici giudiziari come i tribunali di Tempio e Lanusei;
VISTA la risoluzione adottata dalla prima Commissione permanente dopo l'audizione del Presidente della Corte d'appello e dei rappresentanti degli ordini forensi con la quale veniva auspicato che in sede di revisione delle circoscrizioni giudiziarie si tenesse conto delle particolari condizioni geografiche ed orografiche della Sardegna, aggravate da un sistema viario e di trasporti carenti, che rende difficili i collegamenti specie con i centri delle zone interne;
VALUTATO che le popolazioni della Gallura e dell'Ogliastra non possono essere private del diritto fondamentale alla giustizia per motivi di ordine meramente organizzativo o peggio di natura economica o di risparmio perché si tratta di cittadini che già patiscono difficoltà di natura sociale per mancanza di sicurezza e di assenza di ordine pubblico, ripetutamente manifestatesi in attentati dinamitardi ad amministratori locali o di enti pubblici territoriali con danni alle persone e alle strutture;
CONVINTO che alle misure di natura economica per assicurare lo sviluppo delle zone interne deve accompagnarsi una decisa azione nei confronti degli organi del Governo e dell'autogoverno della magistratura per assicurare alle popolazioni sarde diritti alla giustizia e di cittadinanza con prestazioni pari a quelle delle altre regioni italiane
impegna la Giunta regionale
1) a promuovere un incontro congiunto a Roma con la partecipazione per la Regione del Presidente della Giunta e del Consiglio regionale, dei Presidenti dei Gruppi regionali consiliari con il Governo e con la Presidenza del Consiglio superiore della magistratura;
2) a fornire al Ministro della Giustizia un quadro completo della situazione economica e sociale con le indicazioni delle emergenze stradali e di ordine pubblico delle due zone minacciate di essere private dei loro tribunali;
3) a sostenere e stimolare l'azione dello Stato per il potenziamento delle strutture giudiziarie nelle forme compatibili con la specialità dell'autonomia;
4) a richiedere al Ministro della Giustizia quegli interventi tecnici necessari per il buon funzionamento dei due tribunali:
a) necessaria e tempestiva copertura di tutti i posti organici del personale ausiliario, cronicamente scoperti;
b) particolare attenzione del CSM nell'effettuare i trasferimenti richiesti da magistrati, assicurando la continuità del lavoro dell'ufficio lasciato dal magistrato;
c) dotazione adeguata di mezzi in genere e di strutture informatiche;
d) provvedere come nel caso del tribunale di Tempio alla sostituzione del posto di presidente di sezione di tribunale con un posto di Giudice e ad un aumento di un posto di Giudice nella pianta organica onde consentire la realizzazione di una sezione civile e di una penale;
5) ad organizzare una conferenza regionale sullo stato della giustizia in Sardegna con la partecipazione di tutti i soggetti istituzionali interessati e le rappresentanze delle amministrazioni locali e degli ordini professionali direttamente coinvolti nelle procedure giudiziarie (ordini forensi).
6) a creare una substrato culturale giuridico volto all'ottenimento di personale di Magistratura e amministrativo di provenienza dalle zone in cui insistono i tribunali e quindi con alto interesse a rimanere sul territorio, mediante la realizzazione di corsi mirati al superamento dei relativi concorsi, corsi finanziati anche con l'ausilio della Regione autonoma della Sardegna;
7) ad intervenire presso il Consiglio giudiziario sardo affinché lo stesso possa rivedere la propria posizione anche alla luce del deliberato della massima Assemblea rappresentativa del popolo sardo quale è il Consiglio regionale;
8) a promuovere la conferenza regionale sullo stato della giustizia in Sardegna con la partecipazione della magistratura e degli organi previsti dalla Regione e gli enti locali. (1)
PRESIDENTE. Non essendovi richieste di replica, dichiaro chiusa la discussione delle mozioni. Essendo stato presentato un ordine del giorno unitario, i presentatori delle mozioni dichiarano che intendono ritirarle. Le tre mozioni si intendono ritirate.
Per illustrare l'ordine del giorno ha facoltà di parlare l'onorevole Dadea.
DADEA (P.D.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.
MELONI (P.S.d'Az.). A me sembra che quanto detto al punto 8 dell'ordine del giorno sia già compreso al punto 5.
TAMPONI (D.C.). E' stato già corretto.
MELONI (P.S.d'Az.). Quindi se è stato già corretto va bene.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Il punto 8 è già compreso nel punto 5 quindi nella stesura definitiva si è corretto eliminando quanto scritto al punto 8.
PRESIDENTE. Quindi nel testo definitivo non si tiene conto del comma numero 8.
Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Voglio ricordare che domani mattina alle ore 9 si riunirà la Conferenza dei Capigruppo. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle 10 e 30.
La seduta è tolta alle ore 20 e 34.
Versione per la stampa