Seduta n.331 del 20/03/2003
CCCXXXI SEDUTA
(POMERIDIANA)
Giovedì 20 Marzo 2003
Presidenza del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 18 e 42.
MASIA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 14 marzo 2003 (325), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che la consigliera regionale Noemi Sanna Nivoli ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta pomeridiana del 20 marzo 2003. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 383/A. Siamo in fase di illustrazione degli emendamenti all'articolo 9. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 165 ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Non è possibile attendere cinque minuti? Stanno arrivando i colleghi, non costa niente.
PRESIDENTE. Sì, ma, onorevole Sanna, arriveranno.
SECCI (La Margherita-D.L.). Non è che parliamo ai banchi, però!
PRESIDENTE. Lei ha visto il Parlamento con l'oratore che parla da solo. Cominciamo, poi caso mai valutiamo strada facendo. Prego, onorevole Sanna.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). L'emendamento numero 165 si propone di adeguare i finanziamenti che riguardano i contributi alla confederazione delle imprese artigiane per la partecipazione degli operatori all'attuazione degli obiettivi dello sviluppo produttivo. Sono le classiche risorse destinate alle confederazioni artigiane. In questo caso, a differenza degli altri, considerati i fabbisogni e gli obiettivi dello sviluppo produttivo che si adatta alla stessa programmazione regionale, con la legge 19 e con la legge 11, proponiamo un aumento degli stanziamenti per un importo complessivo di 1 milione e 300 mila euro.
Crediamo che questo sia un fattore importante per supplire anche alla difficoltà della politica regionale in materia di iniziative, e si riconduce alla logica che abbiamo accennato in questi giorni, per il quale avremmo piacere di conoscere non una semplice delimitazione del tipo: tutti questi finanziamenti, non ce n'è bisogno in più perché sono sufficienti questi. Questa è una affermazione che spesso ricorre in quest'Aula, che noi riteniamo debba essere sottoposta a una valutazione critica. Noi l'abbiamo chiesto e in parte ci siamo intesi con l'Assessore su questa esigenza, se c'è da fare una scelta per puntare in qualche modo a contenere i danni di una finanziaria povera e anche di una finanziaria sostanzialmente senza idee innovative, a nostro giudizio è importante fare riferimento agli strumenti che abbiamo e anche al massimo coinvolgimento degli operatori che a questi obiettivi possano in qualche modo concorrere in maniera positiva. Io, perché sollecitato dall'Assessore, in quanto stamattina assente, voglio solo riprendere una considerazione importante che ho tentato di fare stamattina circa il ruolo delle autonomie funzionali e con esse anche del sistema degli enti regionali preposti alla promozione del turismo e dei prodotti della Sardegna. E' chiaro che noi dobbiamo distinguere in questa attività fra attività di carattere privatistico e attività di carattere pubblico. Noi abbiamo molti enti regionali che si sono resi irriformabili; si sono resi irriformabili per la grande abbuffata dell'inizio di questa legislatura, che è stata una scelta non obbligata, cioè la capacità di non poter riformare gli enti per produrre delle politiche organiche e anche coordinabili alle politiche regionali era una delle tante scelte che si avevano. Come si fa a dire che quando si annunciava l'idea di una Regione che avrebbe dovuto voltare pagina e quando si sono riempite le piazze degli echi di propaganda di chi diceva: "Dovremo sgomberare tutti questi enti", pensavamo che poi alla fine di questa legislatura, a parte la constatazione del permanere dell'esatta situazione, salvo qualche complicazione in più in alcuni di questi, avremmo ritrovato l'organizzazione puntuale e fedele del sistema degli amici, qualche volta dei parenti e dei prossimi nella configurazione politica di questa maggioranza?
Non è lontana nel tempo anche la polemica che è rimbalzata sui giornali, non ultima quella sull'autorità portuale e sull'ARPAS, ma si potrebbe continuare a lungo, e parlavamo poco fa, durante la manifestazione con operatori della scuola, della vergognosa lottizzazione, con persone incompetenti tra l'altro, dichiaratamente incompetenti per curriculum, non per giudizio di merito, per curriculum personale, inseriti in organizzazioni della formazione della scuola, che non meraviglia più di tanto vista la parabola discendente che anche il sistema dell'istruzione e della formazione sta avendo in questa nostra regione. Io credo che più di altri lei, assessore Frongia, avrebbe dovuto avere una diversa cautela nel giudizio e nella battaglia anche all'interno della Giunta per salvaguardare i settori produttivi. Proprio per le ragioni che abbiamo detto stamane, che non sono state confutate da nessun'altra argomentazione, io credo che nessuno disconosca, meno che lei e meno ancora il presidente Pili, che queste cose non le segue se non per sentito dire, che proprio questi settori hanno realizzato in questi anni forse la tenuta che vi consente ancora di vantare dei valori percentuali in termini di occupazione di prodotto interno lordo riconducibili a delle parabole positive, e quindi non comprendo per quale ragione si sia rimasti fermi in una condizione di ridimensionamento complessivo, perché io già credo di aver presentato dieci emendamenti in questo settore, non ne abbiamo trovato uno, un settore, una particolarità intorno alla quale possiamo dire che le aspirazioni delle organizzazioni e della base produttiva corrispondano con le previsioni del Governo regionale.
Avremmo dato un giudizio complessivamente diverso se l'argomentazione fosse stata: abbiamo tolto qua e là per compensare su altri settori e per scommettere su determinate altre partite. Invece così non sembra. Io ho detto anche stamane, poi arriveremo più avanti, Assessore, anche a parlare del recepimento di una legge nazionale molto importante nel settore del turismo; una legge nazionale, se non vado errato la 135, che in qualche modo ci mantiene ancora un po' lontani da quelli che sono i processi innovativi e anche le forme di organizzazione di un sistema che risponda meglio alla velocità in cui la domanda interseca l'offerta in campo turistico. Cioè, oggi siamo in una condizione in cui noi o ci affidiamo agli operatori che hanno l'interesse di monitorare in maniera più rapida l'evolversi del rapporto offerta-domanda, oppure se stiamo alle politiche pubbliche rischiamo di investire senza sapere come ottimizzare. Allora il problema, che affronteremo più avanti, è anche quello, per la parte che riusciremo a fare, di fare un tentativo, Assessore, di avviare rapidamente e anche limitatamente alcune partite che riguardano la 135, che io ritengo sia possibile fare, proprio per dare un segnale e un tentativo di dinamica alla nostra legislazione che ci consenta, in qualche modo, di sperare che i processi evolutivi della legislazione in questi settori che, ripeto, coprono il 35 per cento del prodotto interno lordo regionale, se poi ci aggiungete quello che fa la finanza regionale diretta o indiretta il quadro è bello che chiuso.
Noi veniamo da una tradizione, l'Assessore lo sa, dove soprattutto il settore dei servizi, del commercio e del turismo è sempre stato considerato ai margini dei processi produttivi senza un'attenzione particolare, hanno pagato di persona il prezzo di un ritardo legislativo, io credo che sia venuto il momento, anche sulla scorta delle poche cose che abbiamo fatto e per le quali rivendichiamo anche il nostro diritto al riconoscimento di una parte importante in questo processo di riforma del settore del commercio, come l'Assessore ben può testimoniare, un apporto costruttivo, di merito nei contenuti, ecco noi siamo pronti a confrontarci anche su questo tema che mi sarebbe parso più logico far parte di uno di quegli emendamenti propositivi della Giunta che, a differenza di altri che hanno invece un carattere espropriativo delle nostre funzioni, avrebbe potuto ingenerare in noi un atteggiamento positivo e di accompagnamento all'introduzione, ancorché graduale, di innovazioni legislative che il sistema nazionale ha avviato e che noi ancora tardiamo a recepire.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 166 ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Si tratta di un emendamento che propone, anche qua, il riequilibrio necessario dei contributi per l'integrazione del fondo patrimoniale delle Cooperative artigiane di garanzia. Proponiamo un incremento di 1 milione di euro per soddisfare le esigenze dei consorzi delle cooperative di garanzia fidi.
Vorrei in questo momento ripetere l'importanza di questi strumenti che nell'anno 2001, perché credo che sia l'ultimo anno disponibile come dati, hanno consentito di erogare finanziamenti garantiti delle strutture fidi nel settore dell'artigianato per quasi 300 miliardi di vecchie lire. C'è stato, rispetto al 2000, in questo andamento, un incremento percentuale di ben 21 punti percentuali. Non mi sembra un dato trascurabile tenendo conto che, sì, è vero che dal 2000 al 2001 abbiamo ottenuto una condizione congiunturale di processi agevolativi e di rilancio delle politiche delle cooperative artigiane notevoli, ma è anche vero che questo fenomeno dà conto di un rapporto maggiormente fiduciario fra le imprese e non più il sistema creditizio nella sua vecchia concezione, ma nella nuova e più rispondente configurazione di strutture fidi del settore proprio.
Attraverso questa partita si sta in fondo delineando un "sistema" di banca che in qualche modo rappresenta, a livello delle strutture artigiane, un interlocutore in grado di dare, rispetto all'istruttoria e alla valutazione dei finanziamenti, tempi certi, capacità di istruttoria di merito molto efficace e puntuale e orientamenti al conseguimento dei finanziamenti molto più specifici e appropriati di quello che il sistema banche produce.
Devo dire un'altra cosa che è un po' a margine di questo: teniamo conto che l'attivazione di questi strumenti di garanzia fidi nei settori produttivi ha ingenerato, paradossalmente, un sistema di competizione nel sistema creditizio che, come sempre, genera un incremento della qualità complessiva del sistema di garanzie e di credito sia nel merito della qualità del sistema creditizio, sia a vantaggio dei parametri, della valutazione dei parametri di valutazione che ovviamente una banca in senso generico non ha quanto invece ha una struttura che ha una conoscenza diretta, puntuale non solo del soggetto imprenditoriale, ma anche della qualità e della tipologia dell'attività che questo soggetto implementa.
Noi non dobbiamo dimenticare che la possibilità di mobilitare risorse e investimenti nel nostro tessuto povero, ancora in parte in via di ristrutturazione culturale e di adeguamento anche delle opportunità loro disponibili, passa attraverso una forte e concreta attività di consulenza e di servizio al perimetro di questi comparti, che non sempre, anzi quasi mai è fatta dell'ente pubblico vero e proprio, meno che mai dagli istituti legislativi. Facciamo l'esempio del commercio: io credo che una legge così importante, così attesa e per certi versi anche complessivamente innovativa rispetto al passato avrebbe meritato da parte della Regione non solo un'attività propedeutica per garantire i tempi certi della sua applicazione, cosa che non è avvenuta, ma all'interno di questo il rilancio, anche in termini propagandistici, in questo caso di giusta pubblicizzazione di una metodica nuova dell'approccio legislativo, che, badate, noi possiamo aver fatto una buona legge, Assessore, però nessuno di noi sa da qui alla fase di prima applicazione se queste leggi si ritroveranno in quella fase ad essere attuali, competitive e utili. D'accordo? In questa logica avevamo bisogno di un lancio di questa legge che consentisse di avere informazione e consulenza, che consentisse di dare agli operatori il senso di un termine temporale entro il quale la Regione si impegnava a fare un monitoraggio attento e puntuale della capacità di performance di questa normativa per approntare, laddove è necessario, anche nei termini prefissati, gli adeguamenti che in corso d'opera sarebbero stati necessari.
Mi rendo conto che questa non è una cultura prevalente qui da noi, nella cultura di governo nostra. Questa sì che sarebbe stata un'attività virtuosa, cioè la sede legislativa produce un'innovazione legislativa, la funzione di governo è quella di rilanciare nei settori, far penetrare nel sistema imprenditoriale quella legge che è nata per dare un servizio. Tutto questo non è avvenuto. Quindi anche nel sistema del credito il ruolo della Confidi, per esempio, si è affermato in questo periodo, soprattutto con questo livello percentuale notevole tra il 2000 e il 2001, come uno dei punti di riferimento in termini di consulenza e di servizio a tutto tondo, cioè nel senso che si parte dalla proposta, si assiste alla modulistica, si fanno i piani finanziari e si accede al credito.
L'impresa artigiana, a differenza di altro tipo di impresa, necessita più di altri, come si sa, di linee di credito a breve, medio e lungo termine, cioè ha bisogno di una gamma di servizi più ampia, ma, a differenza dell'impresa, necessita, per consistenza e particolarità, di una gamma del tutto particolare delle qualità dei crediti.
Ora, se noi ci rifacciamo, io non so poi in questo campo qual è la riflessione del Governo regionale sui regimi di convenzionamento, se questa riflessione è stata fatta, cioè quando noi abbiamo detto di parificare nella scorsa finanziaria i consorzi fidi agli istituti di credito, avevamo in mente, io credo, questa finalità, cioè quella di avvicinare ai settori interessati la funzione del credito accompagnando la funzione di consulenza e di servizio. Questa era la finalità, poi se si vuole trovare, è chiaro che poi di fronte a questo noi abbiamo osservato probabilmente la reazione dei sistemi e degli istituti di credito più grossi. La valutazione comunque complessiva è che nel merito, Assessore, dei sistemi creditizi nei settori produttivi, soprattutto nell'artigianato e nella piccola e media impresa… Assessore, dicevo che il nostro giudizio, è per questo che motiviamo i nostri emendamenti, dicevo che nel settore delle piccole e medie imprese, nel settore dell'artigianato, io credo che la riflessione che porti a rivedere in chiave critica la concezione della banca in via tradizionale, rispetto ad altre opportunità che noi abbiamo, debba essere un punto centrale della riflessione da qui al futuro per quanto riguarda la scommessa che dobbiamo giocare.
Se questo è, la domanda è perché non provvedere già da adesso a dare i segnali di questa sfida? Ad iniziare un processo di investimento che scommetta sulla competitività del sistema creditizio ma anche sulla sua settorializzazione. Oggi non ci sono più banche che possono fare tutto per tutti, dobbiamo capire che i termini delle sfide economiche di impresa sono termini che non possono essere più assoggettati ai tempi spesso biblici e di convenienza della banca tradizionale. Le leggi di settore le abbiamo messe...
PRESIDENTE. Le do la parola subito.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Mi fermo qua per il momento.
PRESIDENTE. Per illustrare i suoi emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Fadda.
FADDA (La Margherita-D.L.). Noi potremmo dare per illustrati anche gli emendamenti...
(Interruzioni)
Il 166. Credo, dalle notizie informali che abbiamo avuto, che la Giunta debba fare una comunicazione. Quindi noi, in attesa di questa comunicazione, diamo per illustrati questi emendamenti prima di passare alla discussione generale dell'articolo. Mi sembra che recuperiamo un po' di tempo anche nell'interesse, mi sembra, del Presidente, dell'Assessore, della maggioranza stessa, e credo del Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, lei naturalmente può parlare per il 167 e il 168, che sono i due emendamenti che ancora mancavano all'illustrazione. Però poi si sono il 169, anche questo va bene, poi c'è il 370.
FADDA (La Margherita-D.L.). E` uguale.
PRESIDENTE. Si danno per illustrati? Poi c'è il 736. Si dà per illustrato, onorevole Vargiu?
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Si dà per illustrato. 736. Si dà per illustrato. Poi c'è il 372, Demuru, Lai. Si dà per illustrato. Il 424, Falconi e più, si dà per illustrato. Il 425, Falconi e più, si dà per illustrato; il 427, Falconi e più, si dà per illustrato. Il 428, Falconi e più, si dà per illustrato. Il 437, Falconi e più, si dà per illustrato. 440, Falconi e più, si dà per illustrato.
Gli emendamenti sono stati illustrati. Io devo dare la parola alla Commissione perché esprima il parere sugli emendamenti, ma se l'Assessore ritiene più utile esprimere prima il parere della Giunta. Onorevole Balletto, l'Assessore mi dice che ritiene più utile dare prima il parere della Giunta, se non le dispiace.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, prima di dare il parere sugli emendamenti presentati all'articolo 9 vorrei esprimere a nome della Giunta il ringraziamento della Giunta stessa nei confronti dei Gruppi di maggioranza, i quali hanno con me poc'anzi esaminato gli emendamenti presentati ed hanno aderito all'invito di ritirare gli emendamenti perché riteniamo che, attraverso questo procedimento, si può agevolare il percorso e diciamo che abbiamo ancora un adempimento da compiere, che è quello della rivisitazione anche dell'articolato perché anche in Commissione gli emendamenti che furono accolti dalla Commissione medesima meritano di essere rivisti e riteniamo che, attraverso questo processo, possiamo anche affrontare il tema centrale di fronte al quale siamo impegnati da giorni, e cioè la verifica della sussistenza di una delle condizioni per affrontare in quest'Aula eventuali temi di rilevanza comune, cioè confrontare le opinioni della maggioranza con quelle dell'opposizione sui temi che dovessero eventualmente essere indicati e che, per la verità, seppure in modo abbastanza generico ma vanno naturalmente meglio qualificati, sono stati peraltro già annunciati in più occasioni.
Io mi auguro che anche l'opposizione faccia un passo in avanti, nel senso cioè di dichiarare la propria disponibilità al ritiro di quegli emendamenti che venissero o che fossero da ritenere, o perché sono soppressivi oppure perché sono poco utili all'approfondimento dei temi, ma che mantenendo magari alcuni emendamenti o quelli che ritenessero di dover tenere per sottoporre al confronto con la maggioranza e con la Giunta in modo che si possa indirizzare il dibattito sui temi centrali della finanziaria, al fine di giungere in tempi brevi il più possibile, evidentemente senza rinunciare all'approfondimento, all'approvazione della finanziaria che tutti ci auguriamo sia più rispondente alla sua natura di legge finanziaria.
Ciò detto, io posso anche esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti, ma potrei in questa fase limitarmi a dire che gli emendamenti non vengono accolti, però vorrei avere anche la possibilità subito dopo, eventualmente in discussione generale, di poter intervenire eventualmente per giustificare la ragione dell'articolo 9, a che cosa tende l'articolo 9, perché io ritengo che, pur condividendo o ritenendo di poter condividere qualche osservazione che è stata svolta in sede di illustrazione degli emendamenti medesimi, a me pare che invece l'argomento debba essere tenuto presente da quest'Aula, non fosse altro perché non vorremmo essere buoni ultimi ancora in questo recepimento della normativa comunitaria, perché sarebbe veramente imperdonabile se noi come Regione Sardegna dovessimo rimanere dietro la Campania, può anche andar bene, dietro la Calabria può andar bene, dietro la Sicilia può anche andare bene, ma che siamo sempre gli ultimi della classe almeno nel recepimento delle norme importanti per regolamentare il sistema degli incentivi alle imprese, mi pare che sia assolutamente importante, anche perché, ahimè, noi abbiamo approvato numerose leggi nel corso del tempo, alcune delle quali, però, o perché non sono state notificate all'Unione Europea o perché sono in contestazione, evidentemente ritardano questa cosa. Mentre invece, attraverso questo recepimento, noi possiamo avere a disposizione uno strumento che consente a tutte le imprese, nei limiti tassativamente previsti dai regolamenti comunitari di poter utilizzare queste norme.
Quindi su questo io ritengo di dovermi riservare, di intervenire in sede di discussione generale in quanto a me in questo momento premeva più dare l'annuncio che è stato dato in premessa, in apertura di questo mio intervento, ritenendo o sperando di essere riuscito ad esprimere il pensiero compiutamente su quello che intendevamo fornire alla valutazione dell'intera Assemblea consiliare.
PRESIDENTE. Per ragioni di natura evidentemente tecnica, se ci sono degli emendamenti che vengono ritirati, bisogna comunicarlo alla Presidenza, perché poi c'è un certo lavoro da fare.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore di maggioranza.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Grazie Presidente, tutti gli emendamenti all'articolo 9 non sono accolti.
PRESIDENTE. Grazie. Apriamo adesso la discussione sull'articolo 9 e sugli emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Sulla questione degli emendamenti, io, forse perché sono ancora un po' influenzato, non ho capito bene, quindi attendo lumi. Quindi io intervengo nella discussione generale fondamentalmente sulla questione dell'articolo 9 per dire, badate, non si può a sostegno dell'articolo 9 dire "è necessario recepire i regolamenti comunitari", perché sul recepimento, assessore Masala, dei regolamenti comunitari siamo ovviamente tutti d'accordo. Non è materia questa di discussione. Su questo c'è l'unanimità. Però l'articolo 9 dice un po' di altre cose. Segnalo, l'ha già fatto in modo non esauriente con dei brevi interventi il collega Sanna (sto scherzando, l'ha fatto in modo esauriente), vi segnalo i commi due e tre in particolare. Il comma due attribuisce, e l'eccesso di delega è gigantesco, alla Giunta poteri legislativi, perché quando si dice "La Giunta regionale, con propria deliberazione, definisce con apposite direttive di attuazione le specifiche finalità, le modalità, i criteri di attuazione degli strumenti e dei regimi di cui al comma 1 nonché i massimali di intensità degli aiuti, le limitazioni, vincoli," eccetera eccetera, qui stiamo parlando di materia legislativa e non c'è legge finanziaria che possa prendere i poteri del Consiglio in materia legislativa ed attribuirli alla Giunta. Non si può! C'è un eccesso di delega, se ci fosse un controllo governativo verrebbe eccepito, io penso che si possa perfino dire che qui c'è una violazione dell'ordinamento generale e della Costituzione, penso. E allora perché siete così masochisti, l'ho detto stamattina in battuta, lo dico alla Giunta e alla maggioranza, uno, da voler essere battuti da un Consiglio che ogni tanto è più saggio di voi, e due, da fare una cosa che viola le leggi. Qui non è scontro politico, la maggioranza, l'opposizione, qui ci sono questioni di elementare buon senso. …E intanto già glielo diciamo con il voto poi, se non ascolta in altro modo glielo diciamo col voto.
Terzo comma; questo va letto, perché questo è un capolavoro. Io non so chi l'abbia scritto ma qui c'è il rischio che ne venga fuori un premio Nobel. "Nel caso in cui i regimi di aiuto siano già previsti in leggi regionali di settore, le stesse continuano ad operare fino alla data di entrata in vigore delle direttive". Io, roba del genere, non l'avevo mai letta finora! Non solo si fanno le leggi con direttive, ma è logico, con le direttive della Giunta si abrogano anche le leggi vigenti. Davvero c'è da trasecolare...
(Interruzioni)
No, no, ma non c'è problema. Quindi io credo che bene farebbe una Giunta, se avesse recuperato un po' di lucidità, bene farebbe a ritirare l'articolo 9, salvando, se volete, il primo comma. Scriviamo con chiarezza che c'è il recepimento del Regolamento di comunità e quant'altro, e su questo siamo tutti d'accordo. Ma il secondo e il terzo comma li dovete ritirare perché altrimenti è chiaro che noi dobbiamo chiedere il voto segreto e appellarci alla saggezza del Consiglio per bocciarveli. Perché abbiamo il dovere di impedire che si scrivano, nelle leggi, castronerie, scusate, di questo genere. Non si possono scrivere! E non si può violare l'ordinamento in un modo così grezzo. Quindi, adesso, a parte i toni polemici noi ve lo diciamo con serenità, con pacatezza, ritirateli, non costringete il Consiglio a bocciare il secondo e il terzo comma. Concordiamo sull'essenza che è il recepimento dei regolamenti comunitari e fermiamoci lì, perché tutto il resto non solo non serve a nulla ma fa danni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, sull'articolo 9, dato che siamo in discussione generale soltanto una cosa. L'articolo 9 è in palese violazione, così come è stato appena detto e ricordato anche dall'onorevole Scano, non solo della legislazione comunitaria ma anche della nostra Costituzione. Il fatto che non esista un sistema di controlli sulle nostre leggi non significa che possiamo legiferare come ci pare e ci piace. Saggezza vorrebbe che la Giunta, se l'assessore Masala mi presta un po' d'attenzione...
PRESIDENTE. Onorevole Spissu, le chiedo scusa, ma stiamo parlando di questioni importanti in relazione alla discussione in atto.
SPISSU (D.S.). Non ho alcun dubbio. Dicevo che saggezza vorrebbe che l'assessore Masala a nome della Giunta ritirasse l'articolo 9, altrimenti spiegheremo nella discussione generale tutti i nostri motivi di contrarietà, l'espropriazione di competenze che sono del Consiglio regionale e le violazioni che questo articolo approvato così com'è produrrebbe. Quindi invito l'assessore Masala al ritiro dell'articolo 9.
Per quanto riguarda invece le dichiarazioni rese dall'assessore Masala, relativamente a questa discussione che faticosamente è in corso, sulle modalità attraverso le quali possiamo sbloccare e accelerare il lavoro di questa finanziaria, noi prendiamo atto della dichiarazione che ha fatto l'assessore Masala a nome dell'intera maggioranza della disponibilità ad eliminare dalla discussione tutti gli emendamenti o la maggior parte degli emendamenti della maggioranza. Questo costituisce un fatto nuovo, che noi valutiamo come tale, che è certamente un passo in avanti nella direzione che noi abbiamo indicato ma restano assolutamente aperte le altre questioni che noi abbiamo posto sul tavolo, cioè la disponibilità a dare risposte nei settore che sono stati indicati, attraverso le modalità che insieme decideremo cominciando dalla discussione in Aula e dichiarando anche noi la disponibilità, ma siamo anche qui alla ripetizione delle dichiarazioni, la disponibilità ad eliminare tutti quegli emendamenti che nell'ambito di una discussione che si fluidificasse servono a migliorare la qualità del nostro lavoro e ad eliminare quegli emendamenti che sono emendamenti addirittura personali. Quindi siamo alla riconferma della disponibilità, noi prendiamo atto di una dichiarazione di tutta la maggioranza, vogliamo capire come procediamo ad eliminare già dal testo in discussione le parti che abbiamo detto non c'entrano niente con la finanziaria e sulle quali dovremo pure trovare un modo per intenderci. Quindi mi pare che siamo alle aperture di spiragli ma la porta resta ancora ermeticamente chiusa.
Riconfermiamo la nostra disponibilità a fare analogo procedimento, ma io non sto aggiungendo niente di più alle cose che ho detto stamattina, quindi non faccio nessuna fatica a riconfermare questo e a riconfermare ciò che abbiamo detto in Conferenza dei Capigruppo. Vediamo se si può produrre in passo in avanti ulteriore a cominciare dal ritiro, lo ripeto, dell'articolo 9 che ci risparmierebbe gran parte della discussione che facciamo stasera.
SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, sull'ordine dei lavori. Trenta secondi.
PRESIDENTE. Sia telegrafico, perché mi ero ripromesso stasera di dare la parola anche sugli emendamenti dopo finita la fase sulla quale stiamo lavorando. Pochi secondi la prego. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (La Margherita-D.L.). Meno di pochi secondi. Stamattina abbiamo sollevato, e adesso lo facevano i colleghi Scano e Spissu, il problema della legittimità di questo comma e in particolare dell'antistatutarietà e quindi anticostituzionalità. In proposito abbiamo chiesto alla Presidenza del Consiglio, sia a voce sia per iscritto, un parere dell'Ufficio studi. Vorremmo sapere se è già predisposto, se ce lo fa avere comprendiamo tutti un po' meglio e ci aiuta a valutare e a decidere.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, non è sfuggita la sua richiesta al Presidente del Consiglio; mi verrà consegnata fra un po', anzi, mi è già stata consegnata, dopo ne parleremo. Adesso mi faccia continuare questo lavoro, dopodiché avremo modo di parlare anche del parere degli uffici in merito a questo aspetto. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, non per ripetere, lei in questo momento ci comunica di aver ricevuto il parere degli uffici a riguardo dell'articolo 9. Io credo che serva a tutti noi conoscere parere degli uffici; per il semplice motivo che se il parere non dovesse mettere in dubbio la validità dell'articolo 9 la discussione generale tranquillamente potrebbe continuare, ma se il parere dell'ufficio dovesse essere negativo, che quindi l'articolo 9 non avrebbe ragione di esistere, prendiamo atto l'intero Consiglio che così è, e la discussione generale non avviene, non si perde tempo e passiamo alla fase successiva.
Perché rinviare un qualcosa che già si conosce e del quale lei è in possesso, come poc'anzi ci ha comunicato, io la inviterei se possibile a leggerlo e ad informare l'Aula, se questo articolo 9 è valido, ha ragione di esistere, oppure no. La ringrazio.
PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi. Io ho bisogno di qualche minuto, anche perché devo vedermi il parere degli uffici che ho ricevuto, ma naturalmente non ho potuto leggere.
COGODI (R.C.). Ho chiesto di parlare.
PRESIDENTE. Sì, sì, onorevole Cogodi, parlerà, io adesso ho bisogno...
COGODI (R.C.). Lei non può dare la parola a chi vuole.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, ma la parola la do io, e non è finita questa fase, adesso ho bisogno di qualche minuto per leggermi un documento, abbia pazienza, poi le do la parola. Lei ha chiesto e avrà la parola, glielo posso garantire.
(interruzioni)
PRESIDENTE. Ma non è così. La seduta è sospesa per quale minuto, colleghi.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 28 , viene ripresa alle ore 19 e 40.)
PRESIDENTE. Colleghi, prendete posto. Intanto, prima di dare la parola agli altri colleghi, ai quali la darò senz'altro, ma è necessario che alcune cose io le dica prima perché potrà servire eventualmente anche a chi deve parlare dopo.
Deve essere chiaro un principio, io credo, che gli uffici fanno le consulenze dal punto di vista giuridico al Presidente, il quale naturalmente poi si regola e, si regola facendo anche valutazioni di ordine politico. Pertanto non è mia intenzione mettere in discussione stasera una relazione degli uffici che è fatta al Presidente. E` fatta al Presidente sulla base di richieste che sono state fatte dai colleghi, ai quali il Presidente deve dare eventualmente risposta. Quindi non è in discussione nessun documento degli uffici.
Il problema, dicevo, è di natura politica, e la natura politica è questa. Loro ricorderanno che appena abbiamo cominciato la discussione dell'articolo 9 io osservai allora che nella relazione di una Commissione, ma poi mi dicono di due Commissioni, all'unanimità il problema fu sollevato e la tesi, quindi, non giuridica, ma la tesi politica fu quella. Poiché c'è la sovranità dell'Aula io credo che quell'aspetto pesi, perché è scritto, i documenti peraltro tutti ce li abbiamo da molto tempo, io non posso prescindere dalle valutazioni che sono scritte nelle due relazioni, la prima e la seconda Commissione all'unanimità. Pertanto io credo che questo problema debba essere superato. Se per superarlo c'è bisogno che ne discutiamo, ne discutiamo, se c'è bisogno che ci fermiamo ci fermiamo, però va superato. Detto questo io avevo promesso la parola all'onorevole Cogodi e gliela do perché se no si arrabbia e avrebbe pure ragione.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io prendo la parola non perché mi arrabbi se non la prendo, né perché fa parte di una promessa, prendo la parola perché è un mio diritto. E nel prendere la parola, perché regolarmente iscritto a parlare alla pari di quanti altri hanno parlato sul tema, cioè sul contenuto dell'articolo 9 e sugli emendamenti che lo accompagnano, mi pare di poter dire questo. L'argomento che è stato sollevato da più parti nel Consiglio e anche da noi, a questo articolo 9 noi abbiamo presentato, il nostro Gruppo, un solo emendamento e nell'illustrare quell'emendamento noi avevamo esattamente rappresentato la questione principe che si sta riproponendo e che altri colleghi, opportunamente ed egregiamente, hanno ugualmente argomentato.
La questione che si è posta non è superata e non è superabile, si può dire che si accantona, che si sospende, che rimane aperta, ma non che è superata. Io comprendo il senso che alcuni colleghi danno alle parole che hanno usato, si è detto che sarebbe contenuto in questo articolo un eccesso di delega. Secondo me non è nemmeno contenuto un eccesso di delega, l'ho già detto. In questo articolo è contenuta una attribuzione di potere intero ed un esproprio di potere intero al Consiglio regionale, cosa che non può essere fatta. L'eccesso di delega c'è quando c'è un potere di delega e quel potere è amplificato oltre quello che è ragionevole. Qui non c'è assolutamente, nel nostro ordinamento istituzionale e costituzionale, materia delegabile.
No, credo che sia utile certo questa interlocuzione al vertice delle istituzioni autonomistiche.
PRESIDENTE. C'è un problema e stiamo cercando di risolverlo.
COGODI (R.C.). No, lo dico perché penso davvero che sia utile, non c'è dubbio.
PRESIDENTE. Mi scusi se questo va a discapito dell'attenzione per le cose importanti che lei sta dicendo.
COGODI (R.C.). No, non sto dicendo nulla di diverso e nulla di nuovo, sto riproponendo questione già da noi stessi avanzata in Commissione, in Aula, da altri colleghi pure trattata. E' che non si ascolta, perché se si ascoltasse un pochino di più, magari per dire: "No, il tuo argomento non è fondato, e non è fondato per queste ragioni". Invece no, si ritiene che il fondamento qui derivi solo dal fatto che ogni tanto numericamente uno possa prevalere sugli altri. I numeri fanno numeri, però rispetto alla Costituzione della Repubblica, allo Statuto di autonomia e alle leggi delle Stato e della Regione, i numeri non possono travolgere in ogni momento e in ogni condizione le ragioni giuridiche. Dice il Presidente: "Io ho un parere giuridico che è reso a me, Presidente e non è oggetto di discussione in Aula". D'accordo, ammettiamo che non sia oggetto di discussione in Aula, però quel parere giuridico non è che cessa di avere effetto giuridico, valenza e valore ed efficacia giuridica solo perché il lume politico può cambiare le regole. No, se il Presidente disattende, e può in astratto disattendere un parere tecnico giuridico degli uffici, si assume in proprio la responsabilità, e deve avere altra forza di pari valore tecnico-giuridico per gli effetti che ne deriverebbero se disattende. Può disattenderlo, ma se ne assume la responsabilità. Ora, qui la questione - badate - è semplicissima; io non comprendo perché così a lungo se ne debba trattare.
Il collega Gian Valerio Sanna, debbo dire calcando un po' la mano sulla aggettivazione, o calcando il tono, ha usato l'espressione che rende l'idea, ha detto: "Badate, qui voi state ipotizzando un esproprio proletario". Io me l'era annotata la cosa "che c'entra il proletario?".
Questo è un esproprio padronale, non è proletario. Perché qui il proletario è l'espropriato. Boh! Voi proletari siete gli espropriati. Perché in buona sostanza con questa norma si dice che in questa Regione ad autonomia speciale, badate, la regolazione del sistema di aiuti alle imprese in cofinanziamento con l'Unione Europea non sarebbe definito con le leggi della Regione, anzi le leggi che già abbiamo verrebbero a cessare, verrebbero abrogate, caducate, da che cosa? Non da un'altra legge, il che si può, no, ma da un atto amministrativo, le direttive. Ma vi sfugge il fatto elementare che la normazione di carattere generale, cioè quella che definisce i massimali di intensità degli aiuti, le limitazioni, i vincoli, i soggetti beneficiari, le priorità, sto usando le parole che sono nella norma, sono elementi della normazione generale e non elementi delle modalità attuative di una norma generale? E che in questa regione a Statuto speciale per Costituzione, per Statuto, non solo il potere legislativo, ma anche il potere regolamentare primario spetta al Consiglio regionale. Vi sfugge il fatto che la Corte Costituzionale una quindicina di anni fa ha dichiarato illegittimi tutti i regolamenti della Regione da quando la Regione esisteva, e che si è dovuta fare una faticaccia per recuperare ed approvare in Consiglio tutti i regolamenti, anche quelli già approvati quindici, venti, trent'anni prima, proprio perché la nostra norma statutaria prevede che anche la potestà regolamentare appartiene al Consiglio e non solo la potestà legislativa.
Il potere di direttiva, o la natura della direttiva, ha natura di regolamentazione secondaria rispetto al regolamento principale, non solo rispetto alla legge, cioè può definire la direttiva solo le modalità attuative, una volta che sono definiti i criteri nella legge, quindi i beneficiari, le finalità, le entità, le priorità, i criteri generali, e addirittura nel regolamento dopo la legge anche le modalità generali di carattere applicativo, la direttiva è la specificazione del regolamento. Non può essere la direttiva la sostituzione della legge, perché così violate non un principio di ragionevolezza, violate lo Statuto che è norma costituzionale, violate la Costituzione. Potete dire: "Va bene, e noi violiamo la Costituzione", però non potete anche se voleste, perché è vero che manca il controllo governativo sulle leggi, ma non è che manca il controllo costituzionale, e questa Regione sta già prendendo troppo cantonate, assumendo che tanto non c'è controllo governativo, non penserete che poi... Vedete, quando le nostre leggi vanno poi inviate dal Governo o da altri alla Corte Costituzionale si prendono mazzate, e nascono poi danni e questi danni qualcuno poi li pagherà. Poi li paga innanzitutto la comunità.
Questo è il primo argomento. Il secondo argomento deriva dalla stessa norma che voi citate. Quale è la norma che citate? Il decreto legislativo 31 marzo 1998, 123, e dite: "in attuazione di quel decreto legislativo". Leggetelo quel decreto legislativo, è chiarissimo. Quel decreto legislativo contiene molti punti che attengono alle ispezioni, ai controlli, al monitoraggio, ai benefici, alle sanzioni, poi contiene un punto preciso: "disposizioni di attuazione", è il dodicesimo punto di quel decreto legislativo, leggetele, sono poche righe. Disposizioni: cioè come si attua quel decreto legislativo, lo dice il decreto stesso. E dice che "i principi desumibili dal presente decreto costituiscono principio generale dell'ordinamento giuridico". Principi generali, quindi già un vincolo. "Entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto", che addirittura era del 1998, quindi entro un anno, nel 1999, siamo a quattro anni, "entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto le regioni a statuto speciale (cioè noi) provvedono adeguare i rispetti ordinamenti alle norme fondamentali contenute del presente decreto". Adeguare...
PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Adeguare i rispettivi ordinamenti, quindi con leggi proprie definire, adeguandoli, nei loro ordinamenti, quei principi, quelle indicazioni di carattere generale che è contenuto nella normativa. Ma qui non c'è nessun adeguamento, qui c'è puramente e semplicemente una confusione, cioè si intende che si sta recependo quella direttiva con una norma che dice: io non adeguo niente, però invece di adeguare con norma, con legge come dovrebbe essere, adeguerà la Giunta con direttive.
Uno: non si sta adeguando niente, si sta solo rinviando. Due: si sta dicendo che deve fare una cosa un soggetto, un potere di questa regione che non lo può fare. E` semplicissimo.
PRESIDENTE. Concluda, la prego onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Sì, sì, ho concluso. Mi pare che il ragionamento, come dire, la constatazione, la considerazione sul punto tecnico - giuridico che è anche insieme politico non sia così complicata e così difficile. Per cui mi pare che sia un cosa ovvia che si debba procedere al superamento di questa questione, superando la proposta di articolo 9 così come è avanzata dal Consiglio. O la supera la Giunta o la deve superare il Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente. Quando ho espresso il parere molto frettolosamente l'ho fatto perché intendevo informare l'Aula del problema politico di fronte al quale noi ci trovavamo, ma mi ero riservato di intervenire nel merito dell'articolo 9 perché, evidentemente, siccome ci sono - diciamo così - cento voci che parlano in un senso e nessuna voce che si solleva a sostegno o a motivare le ragioni dell'articolo 9, bisogna pure che qualcuno abbia a svolgere questo compito. L'articolo 9 che, diciamo così, è stato discusso insieme alle categorie produttive, ai sindacati e che già l'anno scorso abbiamo tentato di introdurre nella finanziaria, sia pure con riferimento all'articolo 19 della legge 37, è un provvedimento molto atteso, nel senso cioè che il recepimento dei regolamenti comunitari 69 e 70 sono una esigenza per la Regione. E su questo mi pare di aver sentito anche qualcuno che ha detto: siamo tutti d'accordo. Se esiste il consenso unanime su questo, allora si tratta di verificare se sia vero che col secondo comma si va a superare i limiti della legge, e cioè a conferire un eccesso di delega alla Giunta, oppure se siamo entro i limiti della delega. Si è parlato a sostegno di questo, si è fondato questa argomentazione prevalentemente sui principi richiamati dal decreto legislativo 123, il quale recita che contiene dei principi che sono principi fondamentali dell'ordinamento di cui si deve tener conto nella legge regionale di recepimento che deve essere fatta entro un certo termine. Ci si è dimenticati però di dire che la legge di recepimento del decreto legislativo 123 è già stata attuata da questo Consiglio ed è la legge numero 22 del 2002, che ha istituito il fondo unico relativo al decreto legislativo 123, quindi questo Consiglio ha già adempiuto a questa cosa. Ed il riferimento che è fatto nel secondo comma del decreto legislativo 123 è soltanto pleonastico, nel senso cioè: siccome esiste il fondo unico, il fondo unico ha fatto riferimento anche a questo. Ed infatti il quarto comma fa riferimento alla legge regionale 22, che è attuativa del decreto legislativo 123, ed é solo nei limiti del fondo unico, tant'è che se non c'è nel testo della legge, non cambia assolutamente niente. Era soltanto indicato per una completezza di quadro legislativo di insieme. Ma se si toglie non cambia assolutamente niente. Pertanto il nodo centrale di fronte al quale ci troviamo, limitatamente al secondo comma, mentre per il terzo comma posso anche convenire, stante la genericità del richiamo, posso anche convenire con chi fa le osservazioni, non perché sia un eccesso di delega o perché non sia nel nostro ordinamento prevista una cosa di questo genere, perché io cito per tutte, mi pare l'articolo 2 della legge 31, la quale dice che le leggi che vengono emanate da questo Consiglio regionale, leggi, in materia di rapporti di lavoro possono essere modificate dai contratti collettivi, cioè una norma di rango inferiore può modificare una legge.
Quindi, non è che non esista in termini di ragionamento o di principio, metodologicamente esiste, però nel caso di specie si fa riferimento alla potestà del Consiglio di dover disciplinare con legge le modalità di attuazione del regolamento numero 69 e numero 70 dell'Unione Europea. Ma signori, il regolamento numero 69 e 70 non è una norma di principio, è una norma di dettaglio, contiene esattamente quello che uno può fare e quello uno non può fare. Contiene tutto. Contiene cioè le percentuali degli incentivi, in che modo devono essere dati, i massimali, tutto quanto, è cioè una legge completa che necessita soltanto di una delibera di Giunta per essere attuata. Esige soltanto, cioè, una norma di attuazione. Ebbene, e siamo arrivati al tema. Noi qui, in questo Consiglio, abbiamo un'altra volta discusso del significato di regolamento, del significato di atto generale, del significato di atto di attuazione eccetera.. E meno male che il Presidente Floris e io abbiamo resistito di fronte alla Corte dei Conti e abbiamo avuto ragione nel resistere, perché una cosa è il regolamento di attuazione delle leggi, che per il nostro Statuto è ancora residuato nelle competenze del Consiglio e nessuno lo contesta, altra cosa sono gli atti di indirizzo generale, che sono atti di natura esecutiva, che non hanno nulla a che vedere con le competenze e le prerogative del Consiglio. Siccome si parla per documenti, io parlo per documenti. Ed allora: legge regionale, regione Campania, 11 agosto 2001 numero 10, attuativa di recepimento del regolamento numero 69 e 70 che richiama, demanda alla Giunta regionale l'atto attuativo, pubblicato nel BURC numero 03 del 14 gennaio 2002. Sono i documenti. E la Giunta regionale visto questo, visto quello, visto quell'altro eccetera, eccetera delibera un atto di indirizzo generale. Cioè sono atti di attuazione. Ma diciamo: siccome, come ha ricordato il Presidente del Consiglio, questo Consiglio è sovrano, questo Consiglio è libero di votare nel modo in cui ritiene meglio questo articolo. E cioè può votarlo integralmente, oppure, come io vorrei che facesse, può votare il primo, il secondo e il quarto comma, ma se questo Consiglio ritiene che questo sia a rischio di ricorso da parte del Governo di fronte alla Corte, cioè per violazione di norma costituzionale, basta non votare il secondo comma, che motivo c'è? Non esiste motivo, perché una volta che è recepito il regolamento 69 e 70, scusate, qualcuno dovrà dire in che modo dovrà essere attuato, chi dovrà fare i bandi, in che modo dovranno essere fatti. Chi lo deve fare in base alla legge 1 del 1976? La Giunta, lo dovrà sempre pur fare la Giunta e in quell'occasione sarà forse tenuta a mandare al Consiglio la delibera? Certo che lo deve fare. Certo, certo, Presidente. E` esatto, quello che dice la legge, quello che dice il regolamento. Il regolamento nient'altro che questo dice, intendo il regolamento 69 e 70. Ma volete di più? Il regolamento 69 viene applicato di fatto, perché quando ricorrono il sistema di minimis lo applicano, non è che lo applicano. Lo applicano i comuni, lo applicano le province, lo applicano tutti.
Ma allora io mi chiedo: è mai possibile che la specialità significhi avere meno poteri della regione Campania o della regione Calabria o di tutte le altre regioni che hanno recepito con lo stesso procedimento? Perché sì, non ho alcuna vergogna di dire davanti a quest'Aula che questo articolo 9 è stato mutuato dalla regione Campania. Preferite la formula "copiato". Bene, diciamo che è stato copiato dalla regione Campania, ma quello che vale in Campania o in Calabria non può non valere in Sardegna. Ma se qui esistono dei vincoli di carattere statutario, di natura statutaria ed esistono forti sospetti su questo affare, bene io non ho difficoltà, Presidente del Consiglio, a chiedere a questo Consiglio di votare il primo e il quarto comma, in via subordinata il secondo, per un minimo di raziocinio, perché non possiamo rinunciare noi a quelli che sono i principi fondamentalmente del diritto.
PRESIDENTE. Prego, assessore.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Soltanto perché molte volte non ci tornano comodi. Applichiamolo in questo modo: richiesta in via principale: primo, secondo e quarto comma. In via subordinata primo e quarto comma.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I. - Sardegna). Grazie Presidente. Io mi rendo conto che in realtà una parte delle sorti di questo articolo dipendono, appunto, dall'interpretazione di ammissibilità che il Consiglio darà, ma anche con la collaborazione dei funzionari che assistono ai lavori di questo Consiglio. In premessa voglio dire subito per chiarezza che quando la mia Commissione ha espresso il parere che tutti conoscete, o meglio che da oggi tutti conoscete, ma che fino a ieri sera o stamattina nessuno conosceva, ci siamo avvalsi della collaborazione del funzionario che assiste la Seconda Commissione, ma che non è consentito a nessuno fare illazioni sulla lealtà e sulla fedeltà del funzionario che assiste la Seconda Commissione e sulla competenza, perché questo sarebbe un atto ingiusto che io personalmente non consento a nessuno. Io approfitto di questa sede non tanto per ragionare sull'articolo 9, quanto per chiedere a tutti i colleghi di questo Consiglio, maggioranza ed opposizione, di guardarci in faccia, perché quando noi abbiamo inviato il parere alla Terza Commissione ve ne siete "strafregati" alla grandissima, cari colleghi, e tutti quelli...
SECCI (La Margherita - D.L.). Non "cari colleghi": la Giunta!
PILO (F.I. - Sardegna). No, scusa, non è così, non è così, perché il parere noi l'abbiamo inviato, non ho trovato traccia di un'opposizione di chicchessia, va bene. Non c'è traccia di un'opposizione o di una richiesta di approfondimento in questa materia da parte di chicchessia. E cari colleghi dell'opposizione, nel riguardare gli emendamenti all'articolo 9, perché sono andata a cercare se c'era la possibilità di un appiglio per fare un emendamento all'emendamento, cari miei non c'è niente di merito su questa cosa. E mi scaldo così perché sto facendo su questa questione un ragionamento che, per quanto mi riguarda, è istituzionale. Non è né di parte, né di Giunta. Allora, il problema vero di questo Consiglio è che bisognerebbe che qualcuno di noi, e forse sarò io quella a farlo, presentasse una proposta formale nella quale si sciolgono 7 Commissioni consiliari perché l'unica che conta e che esprime parere è la Commissione Bilancio, nelle quale convergono tutti i potenti di questo Consiglio, perché è l'unica Commissione nella quale si discute e si può essere ascoltati. Le altre non servono a niente, cari miei, questa è la verità vera. Assumiamoci la responsabilità e siamo conseguenti con le azioni che facciamo. La Prima Commissione ha scritto delle cose che io ho letto, la Seconda Commissione anche, ma come sempre succede in questo Consiglio regionale, conta solo il parere della Terza, che se si degna di valutare i pareri delle altre Commissioni bene, se non si degna è uguale. Bastava veramente poco, un approfondimento di dieci minuti forse, soffermarsi un attimo. No, avete passato giorni ad analizzare invece gli emendamenti dei singoli consiglieri, perché quelli sì che erano interessanti ai politici, cari colleghi. E quindi credo che ci porremo un problema sulla funzione delle Commissioni, cari colleghi. Sul merito, invece, io credo che sia comprensibile la richiesta della Giunta di darsi uno strumento che renda efficace l'azione di governo. Perché anche qui io non sono abituata mai a nascondermi dietro un dito, ma questo Consiglio regionale per come lavora e per come stiamo lavorando anche adesso, merita tutte queste proposte, come si è meritato l'autorità sul problema dell'acqua e su tante altre cose. Perché quando impieghiamo mesi, anni a non fare le cose, è chiaro che poi qualcuno si pone il problema che vanno fatte. Io capisco che l'assessore Masala si ponga il problema che le categorie stanno aspettando provvedimenti che accelerino la spesa ed accelerino i provvedimenti, da questo punto di vista credo che non si possa dare torto né all'assessore Masala, né alle categorie, mi chiedo però assessore - se ci sei dacci un segno, grazie - se effettivamente il comma due dell'articolo 9 era così superfluo che bisogno c'era di scriverlo? Perché delle due l'una: o serve, o è superfluo e non serve, allora nell'eventualità io credo che si possa anche prendere in considerazione, ne ho discusso con qualche collega della minoranza ed anche con altri colleghi della maggioranza, la possibilità anche di presentare un emendamento orale al secondo comma dell'articolo 9, ovviamente nell'eventualità in cui questo articolo non venisse soppresso con la votazione dell'emendamento che è stato presentato dall'opposizione, cosa, badate, che io non mi auguro, nel senso che se effettivamente la situazione di lentezza a carico di tutte le forze economiche di quest'Isola è tale per cui si impongono anche necessità di questo genere, io credo che le strade vadano percorse fino in fondo e credo che un emendamento che prevede il parere vincolante della Commissione competente possa in qualche modo riportare in capo al Consiglio la sua competenza propria, che io continuo a dire che in questo caso sarebbe in un qualche modo in pericolo. E' anche vero, comunque, quello che ho sentito nell'intervento dell'assessore Masala, e cioè che va letto il regolamento 70, non so in quanti l'abbiamo letto, però effettivamente stabilisce un recinto molto stretto nel quale si deve operare. Quindi la verità vera è che noi stiamo facendo in questa sede più una questione di principio, che varrà anche per il futuro, di quanto non stiamo facendo, probabilmente, una questione di merito relativamente a questo articolo 9. E allora anche su questo credo che dobbiamo fare una riflessione.
Vorrei poter utilizzare l'ultimo minuto del mio intervento, invece, da mamma, a fare una riflessione sulla pace, a dispiacermi del fatto che la pace sia diventata, come dire, un vessillo ideologico e non invece un vessillo umanitario, che tocca tutti noi. Io sono triste, tristissima, sono assolutamente preoccupata, benché capisca le ragioni politiche di questa guerra, e anche le ragioni umanitarie, perché i massacri dell'Iraq sui suoi cittadini sono stati infami, ciononostante credo che tutti noi che abbiamo dei figli a casa dobbiamo riflettere e augurarsi che questo periodo buio passi rapidamente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente, io ho il dovere di ringraziare la collega Pilo per il grande senso istituzionale che ha avuto anche nella difesa del funzionario, ma anche per il parere che all'unanimità la Commissione ha espresso. Allora, Assessore, prima di parlare dell'articolo 9 lei si è impegnato a ritirare tutte le norme intruse. Adesso io non mi voglio neanche soffermare sugli aspetti che ha citato il Presidente, che hanno fatto gli Uffici, questa è una norma intrusa. Certo è una norma intrusa, quindi al di là...
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. No.
FADDA (La Margherita - D.L.). Come no? Comunque do il mio parere, secondo noi questa è una norma intrusa, è incostituzionale. Allora io le propongo Assessore: presenti un disegno di legge, ci impegniamo in Commissione ad approvarlo tempestivamente e credo che i problemi possano essere risolti. Non è il caso che venga inserito all'interno della finanziaria. Lei ha visto il dibattito che si è sviluppato, si farà un disegno di legge completo, con l'impegno anche da parte nostra perché questo provvedimento venga approvato nel più breve tempo possibile. Credo che altri strumenti, Presidente, non ne abbiamo. Dopo quanto dichiarato dal Presidente, dopo quanto dichiarato anche dalla collega Pilo, ma dico quanto contenuto nelle relazioni, credo che la cosa più semplice, più snella, sia quella di superare l'articolo 9 e andare all'articolo 10.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, io cercherò di essere breve. Non riprendo le cose che ho già detto questa mattina, me se la collega Pilo stava un po' attenta, adesso non la vedo e me ne dispiace, molto probabilmente le cose che ha ricordato lei poco fa le ho dette io questa mattina, però alcune cose le voglio risottolineare. Il fatto che la Commissione prima, la Commissione seconda, delle politiche comunitarie all'unanimità, e sottolineo all'unanimità, hanno espresso su questo articolo, non su questi diversi commi, Assessore, sull'intero articolo 9 hanno espresso parere negativo, quindi non siamo noi a sollevare, o non siamo solo noi a sollevare le questioni, questa questione sull'articolo 9 e sulla sua illegittimità.
Sulle cose dette poco fa dall'assessore Masala, seppure io trovo assolutamente condivisibile che il Trattato di Roma, gli articoli 87 e 88 vanno recepiti dalla Regione Sardegna, bisogna trovare la forma giusta per recepirli, in tutte le cose bisogna trovare la forma giusta. Sulle altre cose che lei, Assessore, ha detto in merito alla regione Campania, io non ho avuto modo di leggere ciò che ha legiferato la Regione Campania, però noi stiamo legiferando in Sardegna, Regione autonoma a Statuto speciale, dove abbiamo un impianto legislativo di sostegno all'impresa, un'ottima legislazione che, peraltro, è stata in larga misura notificata alla Comunità Europea e quindi è operativa, e quelle cose le abbiamo già fatte. Con questo articolo, in particolare con i commi 2 e 3, tutto questo si vuole spazzare via in un colpo solo. Io queste cose le ho sottolineate e ho voluto richiamare l'attenzione dei due Presidenti della Commissione seconda e della Commissione sesta, e la richiamo ancora adesso perché se passano così come le ha proposte la Giunta, quelle due Commissioni non hanno ragione di esistere, perché con il comma 2 in particolare vi stavate arrogando la prerogativa, come Giunta, di legiferare sulla modalità di erogazione, sui criteri di attuazione, sui massimali di intensità, sui limiti ai soggetti interessati agli interventi e, ancora, sulle priorità. Badate, questi sono i contenuti di tutte le leggi di sostegno, se avete queste cose come prerogativa di Giunta, davvero non ci stiamo a fare più nulla qui dentro.
Ancora: l'Assessore ha parlato del Trattato di Roma e delle direttive comunitarie che ci impongono, con i regolamenti, ciò che dobbiamo erogare. D'accordo con lui, ma l'Assessore si è dimenticato di dire che non ci impongono le percentuali d'intervento; ci impongono i massimali, ci impongono l'ESN[S1] , la massima sovvenzione netta consentita. Assessore, se mi segue, le spiego anche che questa massima sovvenzione netta consentita si calcola, in Sardegna e anche fuori della Sardegna, con un algoritmo, chi ha fatto analisi matematica sa di cosa sto parlando. E' un'operazione abbastanza complessa, che ci dà la sovvenzione massima consentita dalla Comunità Europea. Non è detto che noi in tutte le leggi, e di fatti non in tutte le leggi applichiamo il massimo; applichiamo il massimo nelle leggi particolari come la numero 1 che ha sostituito la 28 il 2002, applichiamo invece diverse intennsità di aiuto nelle leggi dell'industria, nelle leggi del turismo, tanto che i nostri emendamenti, se andate a vederli (per favorire i lavori di questo pomeriggio noi non li abbiamo esposti, avremo altre occasioni per esporli), andavano proprio in quella direzione, cioè a ristabilire un po' di equità fra le diverse categorie produttive, proprio con la intensità di aiuto, riportando per esempio il turismo all'intensità di aiuto dell'industria e adesso anche del commercio.
Assessore, io chiudo su questo: noi non ve l'abbiamo proposta oggi la legge che recepiva le direttive comunitarie, la legge che avrebbe impedito questa lunghissima, estenuante discussione. Noi ve l'abbiamo proposta a febbraio del 2002, e si chiama Testo unico degli incentivi, che recepiva le direttive comunitarie, faceva un testo unico, faceva anche ciò che oggi volete fare, che in effetti si è già fatto con la 22 del 2001, cioè il fondo unico delle leggi di incentivo che lo Stato ci ha trasferito di competenza. Noi l'abbiamo proposto tre anni fa, non ci avete lavorato, non avete creduto in quel progetto, volevate con questo semplice e pericoloso articolo 9, superare tutto quanto, espropriando il Consiglio regionale delle sue prerogative. Come uscirne? L'ora è tarda per avere lucidità e per avere la necessaria freddezza per rientrare nel merito dell'articolo 9. Certamente il collega Fadda, che ha proposto il suo totale ritiro, ha delle ragioni, perché può essere rinviato a testi di legge che sono già all'esame delle rispettive Commissioni. Quella è la strada giusta, ma se questa strada la Giunta non la vuole seguire, le suggeriamo di prendersi questa nottata di ulteriore ripensamento, anche per i residui commi che vorrebbe salvare, cioè il comma 1 e il comma 4, perché così come sono, se si lasciano il comma 1 il comma 4, davvero non ha senso, sono appesi al nulla, per cui se si va a un totale superamento e a un rinvio anche autoimponendoci di andare, in tempi brevi, a una legge di recepimento, forse questa strada è più giusta e corretta e soprattutto non è intrusa in questa finanziaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita-D.L.) Io non la farò molto lunga, perché quasi tutto quello che si doveva dire è già stato detto e anche in modo piuttosto esauriente.
Anch'io mi domando, se questo articolo per la maggior parte ripetesse cose già oggetto di disciplina legislativa, quale sia la ragione per cui, in tempi di tentativi di semplificazione, si debba essere tornati su questi argomenti. Questa è una considerazione ovvia, ma di carattere generale. Quello che interessa qui è che, come è stato evidenziato, il terzo comma è una bestialità, è una bestialità giuridica. Per fortuna che l'Assessore, bontà sua, ha detto che in fondo non gli piace molto, che quindi sarebbe anche disposto a "ritirarlo". Io non ho capito perché non l'ha ritirato prima, soprattutto tenuto conto dei pareri molto precisi che sono stati dati dalle Commissioni che si sono occupate del problema. Non capisco perché andare a sbattere la testa contro il muro quando il buon senso vorrebbe che si riconoscesse che una disposizione non può essere decentemente portata avanti e la si vuole comunque portare avanti a ogni costo, non si capisce per accontentare chi? Non si capisce! Francamente è quasi incredibile, ma anche in relazione al resto della disposizione, il collega Cogodi ha giustamente sottolineato il fatto che il decreto legislativo 123 contiene una disposizione che è quella, l'articolo 12, l'ultima norma, la disposizione di attuazione, che fa riferimento alle problematiche riguardanti le Regioni a Statuto speciale. Allora, richiamare…
L'onorevole Corda, il vicario, probabilmente sta parlando di voto segreto, ma qui invece stiamo cercando di fare luce chiarezza nell'interesse di tutti.
CORDA (A.N.). Di un argomento più interessante del suo!
DORE (La Margherita-D.L.). Non c'è dubbio, non c'è dubbio, sei indiscutibilmente il faro di questo Consiglio e noi ne prendiamo atto!
Comunque, volevo dire, Assessore, che intanto io ho forti dubbi che ci sia diciamo uniformità fra le previsioni dell'articolo 1 del decreto legislativo 123 e il testo che voi ci avete proposto col secondo comma, almeno col secondo comma di questo articolo 9. Ho i miei dubbi, perché mi sembra che questo articolo 9 vada molto più in là di dove andava l'articolo 1 del DPR(?), ma poi quello che ha sottolineato il collega Falconi, diciamo in aggiunta a ciò o comunque in sintonia con quanto aveva detto anche Cogodi, mi pare che tagli la testa al toro. E' inutile copiare, Assessore, le disposizioni delle Regioni a Statuto ordinario, perché è un regime diverso, c'è poco da fare, è inutile copiarle, già non si dovrebbe mai copiare, figuriamoci se si deve anche copiare sbagliando. Questo l'ha fatto il Presidente della Giunta a suo tempo, ma insomma io credo che, come si dice in questi casi, perseverare diabolicum.
Ora, l'ultimo comma dell'articolo 1, che dice: "I principi del presente decreto costituiscono principi generali dell'ordinamento dello Stato. Le Regioni a Statuto ordinario ne assicurano l'attuazione, ecc... nell'ambito dei rispettivi ordinamenti." Sono obbligate, sono tenute, forse, quindi ben si giustifica la legge della Regione Campania, ma la Regione Sardegna purtroppo, è vero, per certi versi è svantaggiata rispetto alle Regioni a Statuto ordinario, e questo anche perché, cari signori, qui tra discussioni sulla Costituente e altre storie di questo genere noi non ci siamo preoccupati di far niente per adeguare lo Statuto regionale ai nuovi contenuti della specialità, eccetera, eccetera. Ecco, questo è un problema statutario, c'è un vincolo che è previsto appunto dall'articolo 12, disposizioni di attuazione, che fa riferimento al fatto che "le Regioni a Statuto speciale… provvedono ad adeguare i rispettivi ordinamenti alle norme fondamentali contenute… secondo le previsioni dei rispettivi statuti". E non lo sto a ripetere perché è superfluo, lo Statuto regionale attribuisce la potestà regolamentare al Consiglio regionale e quindi la Giunta non c'entra proprio niente.
Quindi anch'io mi rivolgo al senso di responsabilità di qualcuno, chiedendo che si ritiri quest'articolo, è l'unica cosa decente che si può fare.
PRESIDENTE. Colleghi, voglio ricordare che da domani prolungheremo l'orario di lavoro, pertanto finiremo alle 22, quindi domani mattina si comincia alle 10, alle 13 e 30 facciamo una pausa per mangiare qualcosa e alle 15 riprendiamo i lavori del Consiglio fino alle 22, poi comunque ne riparliamo domani mattina.
Per il momento i lavori del Consiglio finiscono qui, riprenderanno domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 20 e 30.
[S1]Equivalente Sovvenzione Netta
Allegati seduta
CCCXXXI SEDUTA
(POMERIDIANA)
Giovedì 20 Marzo 2003
Presidenza del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 18 e 42.
MASIA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 14 marzo 2003 (325), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che la consigliera regionale Noemi Sanna Nivoli ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta pomeridiana del 20 marzo 2003. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 383/A. Siamo in fase di illustrazione degli emendamenti all'articolo 9. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 165 ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Non è possibile attendere cinque minuti? Stanno arrivando i colleghi, non costa niente.
PRESIDENTE. Sì, ma, onorevole Sanna, arriveranno.
SECCI (La Margherita-D.L.). Non è che parliamo ai banchi, però!
PRESIDENTE. Lei ha visto il Parlamento con l'oratore che parla da solo. Cominciamo, poi caso mai valutiamo strada facendo. Prego, onorevole Sanna.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). L'emendamento numero 165 si propone di adeguare i finanziamenti che riguardano i contributi alla confederazione delle imprese artigiane per la partecipazione degli operatori all'attuazione degli obiettivi dello sviluppo produttivo. Sono le classiche risorse destinate alle confederazioni artigiane. In questo caso, a differenza degli altri, considerati i fabbisogni e gli obiettivi dello sviluppo produttivo che si adatta alla stessa programmazione regionale, con la legge 19 e con la legge 11, proponiamo un aumento degli stanziamenti per un importo complessivo di 1 milione e 300 mila euro.
Crediamo che questo sia un fattore importante per supplire anche alla difficoltà della politica regionale in materia di iniziative, e si riconduce alla logica che abbiamo accennato in questi giorni, per il quale avremmo piacere di conoscere non una semplice delimitazione del tipo: tutti questi finanziamenti, non ce n'è bisogno in più perché sono sufficienti questi. Questa è una affermazione che spesso ricorre in quest'Aula, che noi riteniamo debba essere sottoposta a una valutazione critica. Noi l'abbiamo chiesto e in parte ci siamo intesi con l'Assessore su questa esigenza, se c'è da fare una scelta per puntare in qualche modo a contenere i danni di una finanziaria povera e anche di una finanziaria sostanzialmente senza idee innovative, a nostro giudizio è importante fare riferimento agli strumenti che abbiamo e anche al massimo coinvolgimento degli operatori che a questi obiettivi possano in qualche modo concorrere in maniera positiva. Io, perché sollecitato dall'Assessore, in quanto stamattina assente, voglio solo riprendere una considerazione importante che ho tentato di fare stamattina circa il ruolo delle autonomie funzionali e con esse anche del sistema degli enti regionali preposti alla promozione del turismo e dei prodotti della Sardegna. E' chiaro che noi dobbiamo distinguere in questa attività fra attività di carattere privatistico e attività di carattere pubblico. Noi abbiamo molti enti regionali che si sono resi irriformabili; si sono resi irriformabili per la grande abbuffata dell'inizio di questa legislatura, che è stata una scelta non obbligata, cioè la capacità di non poter riformare gli enti per produrre delle politiche organiche e anche coordinabili alle politiche regionali era una delle tante scelte che si avevano. Come si fa a dire che quando si annunciava l'idea di una Regione che avrebbe dovuto voltare pagina e quando si sono riempite le piazze degli echi di propaganda di chi diceva: "Dovremo sgomberare tutti questi enti", pensavamo che poi alla fine di questa legislatura, a parte la constatazione del permanere dell'esatta situazione, salvo qualche complicazione in più in alcuni di questi, avremmo ritrovato l'organizzazione puntuale e fedele del sistema degli amici, qualche volta dei parenti e dei prossimi nella configurazione politica di questa maggioranza?
Non è lontana nel tempo anche la polemica che è rimbalzata sui giornali, non ultima quella sull'autorità portuale e sull'ARPAS, ma si potrebbe continuare a lungo, e parlavamo poco fa, durante la manifestazione con operatori della scuola, della vergognosa lottizzazione, con persone incompetenti tra l'altro, dichiaratamente incompetenti per curriculum, non per giudizio di merito, per curriculum personale, inseriti in organizzazioni della formazione della scuola, che non meraviglia più di tanto vista la parabola discendente che anche il sistema dell'istruzione e della formazione sta avendo in questa nostra regione. Io credo che più di altri lei, assessore Frongia, avrebbe dovuto avere una diversa cautela nel giudizio e nella battaglia anche all'interno della Giunta per salvaguardare i settori produttivi. Proprio per le ragioni che abbiamo detto stamane, che non sono state confutate da nessun'altra argomentazione, io credo che nessuno disconosca, meno che lei e meno ancora il presidente Pili, che queste cose non le segue se non per sentito dire, che proprio questi settori hanno realizzato in questi anni forse la tenuta che vi consente ancora di vantare dei valori percentuali in termini di occupazione di prodotto interno lordo riconducibili a delle parabole positive, e quindi non comprendo per quale ragione si sia rimasti fermi in una condizione di ridimensionamento complessivo, perché io già credo di aver presentato dieci emendamenti in questo settore, non ne abbiamo trovato uno, un settore, una particolarità intorno alla quale possiamo dire che le aspirazioni delle organizzazioni e della base produttiva corrispondano con le previsioni del Governo regionale.
Avremmo dato un giudizio complessivamente diverso se l'argomentazione fosse stata: abbiamo tolto qua e là per compensare su altri settori e per scommettere su determinate altre partite. Invece così non sembra. Io ho detto anche stamane, poi arriveremo più avanti, Assessore, anche a parlare del recepimento di una legge nazionale molto importante nel settore del turismo; una legge nazionale, se non vado errato la 135, che in qualche modo ci mantiene ancora un po' lontani da quelli che sono i processi innovativi e anche le forme di organizzazione di un sistema che risponda meglio alla velocità in cui la domanda interseca l'offerta in campo turistico. Cioè, oggi siamo in una condizione in cui noi o ci affidiamo agli operatori che hanno l'interesse di monitorare in maniera più rapida l'evolversi del rapporto offerta-domanda, oppure se stiamo alle politiche pubbliche rischiamo di investire senza sapere come ottimizzare. Allora il problema, che affronteremo più avanti, è anche quello, per la parte che riusciremo a fare, di fare un tentativo, Assessore, di avviare rapidamente e anche limitatamente alcune partite che riguardano la 135, che io ritengo sia possibile fare, proprio per dare un segnale e un tentativo di dinamica alla nostra legislazione che ci consenta, in qualche modo, di sperare che i processi evolutivi della legislazione in questi settori che, ripeto, coprono il 35 per cento del prodotto interno lordo regionale, se poi ci aggiungete quello che fa la finanza regionale diretta o indiretta il quadro è bello che chiuso.
Noi veniamo da una tradizione, l'Assessore lo sa, dove soprattutto il settore dei servizi, del commercio e del turismo è sempre stato considerato ai margini dei processi produttivi senza un'attenzione particolare, hanno pagato di persona il prezzo di un ritardo legislativo, io credo che sia venuto il momento, anche sulla scorta delle poche cose che abbiamo fatto e per le quali rivendichiamo anche il nostro diritto al riconoscimento di una parte importante in questo processo di riforma del settore del commercio, come l'Assessore ben può testimoniare, un apporto costruttivo, di merito nei contenuti, ecco noi siamo pronti a confrontarci anche su questo tema che mi sarebbe parso più logico far parte di uno di quegli emendamenti propositivi della Giunta che, a differenza di altri che hanno invece un carattere espropriativo delle nostre funzioni, avrebbe potuto ingenerare in noi un atteggiamento positivo e di accompagnamento all'introduzione, ancorché graduale, di innovazioni legislative che il sistema nazionale ha avviato e che noi ancora tardiamo a recepire.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 166 ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Si tratta di un emendamento che propone, anche qua, il riequilibrio necessario dei contributi per l'integrazione del fondo patrimoniale delle Cooperative artigiane di garanzia. Proponiamo un incremento di 1 milione di euro per soddisfare le esigenze dei consorzi delle cooperative di garanzia fidi.
Vorrei in questo momento ripetere l'importanza di questi strumenti che nell'anno 2001, perché credo che sia l'ultimo anno disponibile come dati, hanno consentito di erogare finanziamenti garantiti delle strutture fidi nel settore dell'artigianato per quasi 300 miliardi di vecchie lire. C'è stato, rispetto al 2000, in questo andamento, un incremento percentuale di ben 21 punti percentuali. Non mi sembra un dato trascurabile tenendo conto che, sì, è vero che dal 2000 al 2001 abbiamo ottenuto una condizione congiunturale di processi agevolativi e di rilancio delle politiche delle cooperative artigiane notevoli, ma è anche vero che questo fenomeno dà conto di un rapporto maggiormente fiduciario fra le imprese e non più il sistema creditizio nella sua vecchia concezione, ma nella nuova e più rispondente configurazione di strutture fidi del settore proprio.
Attraverso questa partita si sta in fondo delineando un "sistema" di banca che in qualche modo rappresenta, a livello delle strutture artigiane, un interlocutore in grado di dare, rispetto all'istruttoria e alla valutazione dei finanziamenti, tempi certi, capacità di istruttoria di merito molto efficace e puntuale e orientamenti al conseguimento dei finanziamenti molto più specifici e appropriati di quello che il sistema banche produce.
Devo dire un'altra cosa che è un po' a margine di questo: teniamo conto che l'attivazione di questi strumenti di garanzia fidi nei settori produttivi ha ingenerato, paradossalmente, un sistema di competizione nel sistema creditizio che, come sempre, genera un incremento della qualità complessiva del sistema di garanzie e di credito sia nel merito della qualità del sistema creditizio, sia a vantaggio dei parametri, della valutazione dei parametri di valutazione che ovviamente una banca in senso generico non ha quanto invece ha una struttura che ha una conoscenza diretta, puntuale non solo del soggetto imprenditoriale, ma anche della qualità e della tipologia dell'attività che questo soggetto implementa.
Noi non dobbiamo dimenticare che la possibilità di mobilitare risorse e investimenti nel nostro tessuto povero, ancora in parte in via di ristrutturazione culturale e di adeguamento anche delle opportunità loro disponibili, passa attraverso una forte e concreta attività di consulenza e di servizio al perimetro di questi comparti, che non sempre, anzi quasi mai è fatta dell'ente pubblico vero e proprio, meno che mai dagli istituti legislativi. Facciamo l'esempio del commercio: io credo che una legge così importante, così attesa e per certi versi anche complessivamente innovativa rispetto al passato avrebbe meritato da parte della Regione non solo un'attività propedeutica per garantire i tempi certi della sua applicazione, cosa che non è avvenuta, ma all'interno di questo il rilancio, anche in termini propagandistici, in questo caso di giusta pubblicizzazione di una metodica nuova dell'approccio legislativo, che, badate, noi possiamo aver fatto una buona legge, Assessore, però nessuno di noi sa da qui alla fase di prima applicazione se queste leggi si ritroveranno in quella fase ad essere attuali, competitive e utili. D'accordo? In questa logica avevamo bisogno di un lancio di questa legge che consentisse di avere informazione e consulenza, che consentisse di dare agli operatori il senso di un termine temporale entro il quale la Regione si impegnava a fare un monitoraggio attento e puntuale della capacità di performance di questa normativa per approntare, laddove è necessario, anche nei termini prefissati, gli adeguamenti che in corso d'opera sarebbero stati necessari.
Mi rendo conto che questa non è una cultura prevalente qui da noi, nella cultura di governo nostra. Questa sì che sarebbe stata un'attività virtuosa, cioè la sede legislativa produce un'innovazione legislativa, la funzione di governo è quella di rilanciare nei settori, far penetrare nel sistema imprenditoriale quella legge che è nata per dare un servizio. Tutto questo non è avvenuto. Quindi anche nel sistema del credito il ruolo della Confidi, per esempio, si è affermato in questo periodo, soprattutto con questo livello percentuale notevole tra il 2000 e il 2001, come uno dei punti di riferimento in termini di consulenza e di servizio a tutto tondo, cioè nel senso che si parte dalla proposta, si assiste alla modulistica, si fanno i piani finanziari e si accede al credito.
L'impresa artigiana, a differenza di altro tipo di impresa, necessita più di altri, come si sa, di linee di credito a breve, medio e lungo termine, cioè ha bisogno di una gamma di servizi più ampia, ma, a differenza dell'impresa, necessita, per consistenza e particolarità, di una gamma del tutto particolare delle qualità dei crediti.
Ora, se noi ci rifacciamo, io non so poi in questo campo qual è la riflessione del Governo regionale sui regimi di convenzionamento, se questa riflessione è stata fatta, cioè quando noi abbiamo detto di parificare nella scorsa finanziaria i consorzi fidi agli istituti di credito, avevamo in mente, io credo, questa finalità, cioè quella di avvicinare ai settori interessati la funzione del credito accompagnando la funzione di consulenza e di servizio. Questa era la finalità, poi se si vuole trovare, è chiaro che poi di fronte a questo noi abbiamo osservato probabilmente la reazione dei sistemi e degli istituti di credito più grossi. La valutazione comunque complessiva è che nel merito, Assessore, dei sistemi creditizi nei settori produttivi, soprattutto nell'artigianato e nella piccola e media impresa… Assessore, dicevo che il nostro giudizio, è per questo che motiviamo i nostri emendamenti, dicevo che nel settore delle piccole e medie imprese, nel settore dell'artigianato, io credo che la riflessione che porti a rivedere in chiave critica la concezione della banca in via tradizionale, rispetto ad altre opportunità che noi abbiamo, debba essere un punto centrale della riflessione da qui al futuro per quanto riguarda la scommessa che dobbiamo giocare.
Se questo è, la domanda è perché non provvedere già da adesso a dare i segnali di questa sfida? Ad iniziare un processo di investimento che scommetta sulla competitività del sistema creditizio ma anche sulla sua settorializzazione. Oggi non ci sono più banche che possono fare tutto per tutti, dobbiamo capire che i termini delle sfide economiche di impresa sono termini che non possono essere più assoggettati ai tempi spesso biblici e di convenienza della banca tradizionale. Le leggi di settore le abbiamo messe...
PRESIDENTE. Le do la parola subito.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Mi fermo qua per il momento.
PRESIDENTE. Per illustrare i suoi emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Fadda.
FADDA (La Margherita-D.L.). Noi potremmo dare per illustrati anche gli emendamenti...
(Interruzioni)
Il 166. Credo, dalle notizie informali che abbiamo avuto, che la Giunta debba fare una comunicazione. Quindi noi, in attesa di questa comunicazione, diamo per illustrati questi emendamenti prima di passare alla discussione generale dell'articolo. Mi sembra che recuperiamo un po' di tempo anche nell'interesse, mi sembra, del Presidente, dell'Assessore, della maggioranza stessa, e credo del Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, lei naturalmente può parlare per il 167 e il 168, che sono i due emendamenti che ancora mancavano all'illustrazione. Però poi si sono il 169, anche questo va bene, poi c'è il 370.
FADDA (La Margherita-D.L.). E` uguale.
PRESIDENTE. Si danno per illustrati? Poi c'è il 736. Si dà per illustrato, onorevole Vargiu?
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Si dà per illustrato. 736. Si dà per illustrato. Poi c'è il 372, Demuru, Lai. Si dà per illustrato. Il 424, Falconi e più, si dà per illustrato. Il 425, Falconi e più, si dà per illustrato; il 427, Falconi e più, si dà per illustrato. Il 428, Falconi e più, si dà per illustrato. Il 437, Falconi e più, si dà per illustrato. 440, Falconi e più, si dà per illustrato.
Gli emendamenti sono stati illustrati. Io devo dare la parola alla Commissione perché esprima il parere sugli emendamenti, ma se l'Assessore ritiene più utile esprimere prima il parere della Giunta. Onorevole Balletto, l'Assessore mi dice che ritiene più utile dare prima il parere della Giunta, se non le dispiace.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, prima di dare il parere sugli emendamenti presentati all'articolo 9 vorrei esprimere a nome della Giunta il ringraziamento della Giunta stessa nei confronti dei Gruppi di maggioranza, i quali hanno con me poc'anzi esaminato gli emendamenti presentati ed hanno aderito all'invito di ritirare gli emendamenti perché riteniamo che, attraverso questo procedimento, si può agevolare il percorso e diciamo che abbiamo ancora un adempimento da compiere, che è quello della rivisitazione anche dell'articolato perché anche in Commissione gli emendamenti che furono accolti dalla Commissione medesima meritano di essere rivisti e riteniamo che, attraverso questo processo, possiamo anche affrontare il tema centrale di fronte al quale siamo impegnati da giorni, e cioè la verifica della sussistenza di una delle condizioni per affrontare in quest'Aula eventuali temi di rilevanza comune, cioè confrontare le opinioni della maggioranza con quelle dell'opposizione sui temi che dovessero eventualmente essere indicati e che, per la verità, seppure in modo abbastanza generico ma vanno naturalmente meglio qualificati, sono stati peraltro già annunciati in più occasioni.
Io mi auguro che anche l'opposizione faccia un passo in avanti, nel senso cioè di dichiarare la propria disponibilità al ritiro di quegli emendamenti che venissero o che fossero da ritenere, o perché sono soppressivi oppure perché sono poco utili all'approfondimento dei temi, ma che mantenendo magari alcuni emendamenti o quelli che ritenessero di dover tenere per sottoporre al confronto con la maggioranza e con la Giunta in modo che si possa indirizzare il dibattito sui temi centrali della finanziaria, al fine di giungere in tempi brevi il più possibile, evidentemente senza rinunciare all'approfondimento, all'approvazione della finanziaria che tutti ci auguriamo sia più rispondente alla sua natura di legge finanziaria.
Ciò detto, io posso anche esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti, ma potrei in questa fase limitarmi a dire che gli emendamenti non vengono accolti, però vorrei avere anche la possibilità subito dopo, eventualmente in discussione generale, di poter intervenire eventualmente per giustificare la ragione dell'articolo 9, a che cosa tende l'articolo 9, perché io ritengo che, pur condividendo o ritenendo di poter condividere qualche osservazione che è stata svolta in sede di illustrazione degli emendamenti medesimi, a me pare che invece l'argomento debba essere tenuto presente da quest'Aula, non fosse altro perché non vorremmo essere buoni ultimi ancora in questo recepimento della normativa comunitaria, perché sarebbe veramente imperdonabile se noi come Regione Sardegna dovessimo rimanere dietro la Campania, può anche andar bene, dietro la Calabria può andar bene, dietro la Sicilia può anche andare bene, ma che siamo sempre gli ultimi della classe almeno nel recepimento delle norme importanti per regolamentare il sistema degli incentivi alle imprese, mi pare che sia assolutamente importante, anche perché, ahimè, noi abbiamo approvato numerose leggi nel corso del tempo, alcune delle quali, però, o perché non sono state notificate all'Unione Europea o perché sono in contestazione, evidentemente ritardano questa cosa. Mentre invece, attraverso questo recepimento, noi possiamo avere a disposizione uno strumento che consente a tutte le imprese, nei limiti tassativamente previsti dai regolamenti comunitari di poter utilizzare queste norme.
Quindi su questo io ritengo di dovermi riservare, di intervenire in sede di discussione generale in quanto a me in questo momento premeva più dare l'annuncio che è stato dato in premessa, in apertura di questo mio intervento, ritenendo o sperando di essere riuscito ad esprimere il pensiero compiutamente su quello che intendevamo fornire alla valutazione dell'intera Assemblea consiliare.
PRESIDENTE. Per ragioni di natura evidentemente tecnica, se ci sono degli emendamenti che vengono ritirati, bisogna comunicarlo alla Presidenza, perché poi c'è un certo lavoro da fare.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore di maggioranza.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Grazie Presidente, tutti gli emendamenti all'articolo 9 non sono accolti.
PRESIDENTE. Grazie. Apriamo adesso la discussione sull'articolo 9 e sugli emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Sulla questione degli emendamenti, io, forse perché sono ancora un po' influenzato, non ho capito bene, quindi attendo lumi. Quindi io intervengo nella discussione generale fondamentalmente sulla questione dell'articolo 9 per dire, badate, non si può a sostegno dell'articolo 9 dire "è necessario recepire i regolamenti comunitari", perché sul recepimento, assessore Masala, dei regolamenti comunitari siamo ovviamente tutti d'accordo. Non è materia questa di discussione. Su questo c'è l'unanimità. Però l'articolo 9 dice un po' di altre cose. Segnalo, l'ha già fatto in modo non esauriente con dei brevi interventi il collega Sanna (sto scherzando, l'ha fatto in modo esauriente), vi segnalo i commi due e tre in particolare. Il comma due attribuisce, e l'eccesso di delega è gigantesco, alla Giunta poteri legislativi, perché quando si dice "La Giunta regionale, con propria deliberazione, definisce con apposite direttive di attuazione le specifiche finalità, le modalità, i criteri di attuazione degli strumenti e dei regimi di cui al comma 1 nonché i massimali di intensità degli aiuti, le limitazioni, vincoli," eccetera eccetera, qui stiamo parlando di materia legislativa e non c'è legge finanziaria che possa prendere i poteri del Consiglio in materia legislativa ed attribuirli alla Giunta. Non si può! C'è un eccesso di delega, se ci fosse un controllo governativo verrebbe eccepito, io penso che si possa perfino dire che qui c'è una violazione dell'ordinamento generale e della Costituzione, penso. E allora perché siete così masochisti, l'ho detto stamattina in battuta, lo dico alla Giunta e alla maggioranza, uno, da voler essere battuti da un Consiglio che ogni tanto è più saggio di voi, e due, da fare una cosa che viola le leggi. Qui non è scontro politico, la maggioranza, l'opposizione, qui ci sono questioni di elementare buon senso. …E intanto già glielo diciamo con il voto poi, se non ascolta in altro modo glielo diciamo col voto.
Terzo comma; questo va letto, perché questo è un capolavoro. Io non so chi l'abbia scritto ma qui c'è il rischio che ne venga fuori un premio Nobel. "Nel caso in cui i regimi di aiuto siano già previsti in leggi regionali di settore, le stesse continuano ad operare fino alla data di entrata in vigore delle direttive". Io, roba del genere, non l'avevo mai letta finora! Non solo si fanno le leggi con direttive, ma è logico, con le direttive della Giunta si abrogano anche le leggi vigenti. Davvero c'è da trasecolare...
(Interruzioni)
No, no, ma non c'è problema. Quindi io credo che bene farebbe una Giunta, se avesse recuperato un po' di lucidità, bene farebbe a ritirare l'articolo 9, salvando, se volete, il primo comma. Scriviamo con chiarezza che c'è il recepimento del Regolamento di comunità e quant'altro, e su questo siamo tutti d'accordo. Ma il secondo e il terzo comma li dovete ritirare perché altrimenti è chiaro che noi dobbiamo chiedere il voto segreto e appellarci alla saggezza del Consiglio per bocciarveli. Perché abbiamo il dovere di impedire che si scrivano, nelle leggi, castronerie, scusate, di questo genere. Non si possono scrivere! E non si può violare l'ordinamento in un modo così grezzo. Quindi, adesso, a parte i toni polemici noi ve lo diciamo con serenità, con pacatezza, ritirateli, non costringete il Consiglio a bocciare il secondo e il terzo comma. Concordiamo sull'essenza che è il recepimento dei regolamenti comunitari e fermiamoci lì, perché tutto il resto non solo non serve a nulla ma fa danni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, sull'articolo 9, dato che siamo in discussione generale soltanto una cosa. L'articolo 9 è in palese violazione, così come è stato appena detto e ricordato anche dall'onorevole Scano, non solo della legislazione comunitaria ma anche della nostra Costituzione. Il fatto che non esista un sistema di controlli sulle nostre leggi non significa che possiamo legiferare come ci pare e ci piace. Saggezza vorrebbe che la Giunta, se l'assessore Masala mi presta un po' d'attenzione...
PRESIDENTE. Onorevole Spissu, le chiedo scusa, ma stiamo parlando di questioni importanti in relazione alla discussione in atto.
SPISSU (D.S.). Non ho alcun dubbio. Dicevo che saggezza vorrebbe che l'assessore Masala a nome della Giunta ritirasse l'articolo 9, altrimenti spiegheremo nella discussione generale tutti i nostri motivi di contrarietà, l'espropriazione di competenze che sono del Consiglio regionale e le violazioni che questo articolo approvato così com'è produrrebbe. Quindi invito l'assessore Masala al ritiro dell'articolo 9.
Per quanto riguarda invece le dichiarazioni rese dall'assessore Masala, relativamente a questa discussione che faticosamente è in corso, sulle modalità attraverso le quali possiamo sbloccare e accelerare il lavoro di questa finanziaria, noi prendiamo atto della dichiarazione che ha fatto l'assessore Masala a nome dell'intera maggioranza della disponibilità ad eliminare dalla discussione tutti gli emendamenti o la maggior parte degli emendamenti della maggioranza. Questo costituisce un fatto nuovo, che noi valutiamo come tale, che è certamente un passo in avanti nella direzione che noi abbiamo indicato ma restano assolutamente aperte le altre questioni che noi abbiamo posto sul tavolo, cioè la disponibilità a dare risposte nei settore che sono stati indicati, attraverso le modalità che insieme decideremo cominciando dalla discussione in Aula e dichiarando anche noi la disponibilità, ma siamo anche qui alla ripetizione delle dichiarazioni, la disponibilità ad eliminare tutti quegli emendamenti che nell'ambito di una discussione che si fluidificasse servono a migliorare la qualità del nostro lavoro e ad eliminare quegli emendamenti che sono emendamenti addirittura personali. Quindi siamo alla riconferma della disponibilità, noi prendiamo atto di una dichiarazione di tutta la maggioranza, vogliamo capire come procediamo ad eliminare già dal testo in discussione le parti che abbiamo detto non c'entrano niente con la finanziaria e sulle quali dovremo pure trovare un modo per intenderci. Quindi mi pare che siamo alle aperture di spiragli ma la porta resta ancora ermeticamente chiusa.
Riconfermiamo la nostra disponibilità a fare analogo procedimento, ma io non sto aggiungendo niente di più alle cose che ho detto stamattina, quindi non faccio nessuna fatica a riconfermare questo e a riconfermare ciò che abbiamo detto in Conferenza dei Capigruppo. Vediamo se si può produrre in passo in avanti ulteriore a cominciare dal ritiro, lo ripeto, dell'articolo 9 che ci risparmierebbe gran parte della discussione che facciamo stasera.
SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, sull'ordine dei lavori. Trenta secondi.
PRESIDENTE. Sia telegrafico, perché mi ero ripromesso stasera di dare la parola anche sugli emendamenti dopo finita la fase sulla quale stiamo lavorando. Pochi secondi la prego. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (La Margherita-D.L.). Meno di pochi secondi. Stamattina abbiamo sollevato, e adesso lo facevano i colleghi Scano e Spissu, il problema della legittimità di questo comma e in particolare dell'antistatutarietà e quindi anticostituzionalità. In proposito abbiamo chiesto alla Presidenza del Consiglio, sia a voce sia per iscritto, un parere dell'Ufficio studi. Vorremmo sapere se è già predisposto, se ce lo fa avere comprendiamo tutti un po' meglio e ci aiuta a valutare e a decidere.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, non è sfuggita la sua richiesta al Presidente del Consiglio; mi verrà consegnata fra un po', anzi, mi è già stata consegnata, dopo ne parleremo. Adesso mi faccia continuare questo lavoro, dopodiché avremo modo di parlare anche del parere degli uffici in merito a questo aspetto. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, non per ripetere, lei in questo momento ci comunica di aver ricevuto il parere degli uffici a riguardo dell'articolo 9. Io credo che serva a tutti noi conoscere parere degli uffici; per il semplice motivo che se il parere non dovesse mettere in dubbio la validità dell'articolo 9 la discussione generale tranquillamente potrebbe continuare, ma se il parere dell'ufficio dovesse essere negativo, che quindi l'articolo 9 non avrebbe ragione di esistere, prendiamo atto l'intero Consiglio che così è, e la discussione generale non avviene, non si perde tempo e passiamo alla fase successiva.
Perché rinviare un qualcosa che già si conosce e del quale lei è in possesso, come poc'anzi ci ha comunicato, io la inviterei se possibile a leggerlo e ad informare l'Aula, se questo articolo 9 è valido, ha ragione di esistere, oppure no. La ringrazio.
PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi. Io ho bisogno di qualche minuto, anche perché devo vedermi il parere degli uffici che ho ricevuto, ma naturalmente non ho potuto leggere.
COGODI (R.C.). Ho chiesto di parlare.
PRESIDENTE. Sì, sì, onorevole Cogodi, parlerà, io adesso ho bisogno...
COGODI (R.C.). Lei non può dare la parola a chi vuole.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, ma la parola la do io, e non è finita questa fase, adesso ho bisogno di qualche minuto per leggermi un documento, abbia pazienza, poi le do la parola. Lei ha chiesto e avrà la parola, glielo posso garantire.
(interruzioni)
PRESIDENTE. Ma non è così. La seduta è sospesa per quale minuto, colleghi.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 28 , viene ripresa alle ore 19 e 40.)
PRESIDENTE. Colleghi, prendete posto. Intanto, prima di dare la parola agli altri colleghi, ai quali la darò senz'altro, ma è necessario che alcune cose io le dica prima perché potrà servire eventualmente anche a chi deve parlare dopo.
Deve essere chiaro un principio, io credo, che gli uffici fanno le consulenze dal punto di vista giuridico al Presidente, il quale naturalmente poi si regola e, si regola facendo anche valutazioni di ordine politico. Pertanto non è mia intenzione mettere in discussione stasera una relazione degli uffici che è fatta al Presidente. E` fatta al Presidente sulla base di richieste che sono state fatte dai colleghi, ai quali il Presidente deve dare eventualmente risposta. Quindi non è in discussione nessun documento degli uffici.
Il problema, dicevo, è di natura politica, e la natura politica è questa. Loro ricorderanno che appena abbiamo cominciato la discussione dell'articolo 9 io osservai allora che nella relazione di una Commissione, ma poi mi dicono di due Commissioni, all'unanimità il problema fu sollevato e la tesi, quindi, non giuridica, ma la tesi politica fu quella. Poiché c'è la sovranità dell'Aula io credo che quell'aspetto pesi, perché è scritto, i documenti peraltro tutti ce li abbiamo da molto tempo, io non posso prescindere dalle valutazioni che sono scritte nelle due relazioni, la prima e la seconda Commissione all'unanimità. Pertanto io credo che questo problema debba essere superato. Se per superarlo c'è bisogno che ne discutiamo, ne discutiamo, se c'è bisogno che ci fermiamo ci fermiamo, però va superato. Detto questo io avevo promesso la parola all'onorevole Cogodi e gliela do perché se no si arrabbia e avrebbe pure ragione.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io prendo la parola non perché mi arrabbi se non la prendo, né perché fa parte di una promessa, prendo la parola perché è un mio diritto. E nel prendere la parola, perché regolarmente iscritto a parlare alla pari di quanti altri hanno parlato sul tema, cioè sul contenuto dell'articolo 9 e sugli emendamenti che lo accompagnano, mi pare di poter dire questo. L'argomento che è stato sollevato da più parti nel Consiglio e anche da noi, a questo articolo 9 noi abbiamo presentato, il nostro Gruppo, un solo emendamento e nell'illustrare quell'emendamento noi avevamo esattamente rappresentato la questione principe che si sta riproponendo e che altri colleghi, opportunamente ed egregiamente, hanno ugualmente argomentato.
La questione che si è posta non è superata e non è superabile, si può dire che si accantona, che si sospende, che rimane aperta, ma non che è superata. Io comprendo il senso che alcuni colleghi danno alle parole che hanno usato, si è detto che sarebbe contenuto in questo articolo un eccesso di delega. Secondo me non è nemmeno contenuto un eccesso di delega, l'ho già detto. In questo articolo è contenuta una attribuzione di potere intero ed un esproprio di potere intero al Consiglio regionale, cosa che non può essere fatta. L'eccesso di delega c'è quando c'è un potere di delega e quel potere è amplificato oltre quello che è ragionevole. Qui non c'è assolutamente, nel nostro ordinamento istituzionale e costituzionale, materia delegabile.
No, credo che sia utile certo questa interlocuzione al vertice delle istituzioni autonomistiche.
PRESIDENTE. C'è un problema e stiamo cercando di risolverlo.
COGODI (R.C.). No, lo dico perché penso davvero che sia utile, non c'è dubbio.
PRESIDENTE. Mi scusi se questo va a discapito dell'attenzione per le cose importanti che lei sta dicendo.
COGODI (R.C.). No, non sto dicendo nulla di diverso e nulla di nuovo, sto riproponendo questione già da noi stessi avanzata in Commissione, in Aula, da altri colleghi pure trattata. E' che non si ascolta, perché se si ascoltasse un pochino di più, magari per dire: "No, il tuo argomento non è fondato, e non è fondato per queste ragioni". Invece no, si ritiene che il fondamento qui derivi solo dal fatto che ogni tanto numericamente uno possa prevalere sugli altri. I numeri fanno numeri, però rispetto alla Costituzione della Repubblica, allo Statuto di autonomia e alle leggi delle Stato e della Regione, i numeri non possono travolgere in ogni momento e in ogni condizione le ragioni giuridiche. Dice il Presidente: "Io ho un parere giuridico che è reso a me, Presidente e non è oggetto di discussione in Aula". D'accordo, ammettiamo che non sia oggetto di discussione in Aula, però quel parere giuridico non è che cessa di avere effetto giuridico, valenza e valore ed efficacia giuridica solo perché il lume politico può cambiare le regole. No, se il Presidente disattende, e può in astratto disattendere un parere tecnico giuridico degli uffici, si assume in proprio la responsabilità, e deve avere altra forza di pari valore tecnico-giuridico per gli effetti che ne deriverebbero se disattende. Può disattenderlo, ma se ne assume la responsabilità. Ora, qui la questione - badate - è semplicissima; io non comprendo perché così a lungo se ne debba trattare.
Il collega Gian Valerio Sanna, debbo dire calcando un po' la mano sulla aggettivazione, o calcando il tono, ha usato l'espressione che rende l'idea, ha detto: "Badate, qui voi state ipotizzando un esproprio proletario". Io me l'era annotata la cosa "che c'entra il proletario?".
Questo è un esproprio padronale, non è proletario. Perché qui il proletario è l'espropriato. Boh! Voi proletari siete gli espropriati. Perché in buona sostanza con questa norma si dice che in questa Regione ad autonomia speciale, badate, la regolazione del sistema di aiuti alle imprese in cofinanziamento con l'Unione Europea non sarebbe definito con le leggi della Regione, anzi le leggi che già abbiamo verrebbero a cessare, verrebbero abrogate, caducate, da che cosa? Non da un'altra legge, il che si può, no, ma da un atto amministrativo, le direttive. Ma vi sfugge il fatto elementare che la normazione di carattere generale, cioè quella che definisce i massimali di intensità degli aiuti, le limitazioni, i vincoli, i soggetti beneficiari, le priorità, sto usando le parole che sono nella norma, sono elementi della normazione generale e non elementi delle modalità attuative di una norma generale? E che in questa regione a Statuto speciale per Costituzione, per Statuto, non solo il potere legislativo, ma anche il potere regolamentare primario spetta al Consiglio regionale. Vi sfugge il fatto che la Corte Costituzionale una quindicina di anni fa ha dichiarato illegittimi tutti i regolamenti della Regione da quando la Regione esisteva, e che si è dovuta fare una faticaccia per recuperare ed approvare in Consiglio tutti i regolamenti, anche quelli già approvati quindici, venti, trent'anni prima, proprio perché la nostra norma statutaria prevede che anche la potestà regolamentare appartiene al Consiglio e non solo la potestà legislativa.
Il potere di direttiva, o la natura della direttiva, ha natura di regolamentazione secondaria rispetto al regolamento principale, non solo rispetto alla legge, cioè può definire la direttiva solo le modalità attuative, una volta che sono definiti i criteri nella legge, quindi i beneficiari, le finalità, le entità, le priorità, i criteri generali, e addirittura nel regolamento dopo la legge anche le modalità generali di carattere applicativo, la direttiva è la specificazione del regolamento. Non può essere la direttiva la sostituzione della legge, perché così violate non un principio di ragionevolezza, violate lo Statuto che è norma costituzionale, violate la Costituzione. Potete dire: "Va bene, e noi violiamo la Costituzione", però non potete anche se voleste, perché è vero che manca il controllo governativo sulle leggi, ma non è che manca il controllo costituzionale, e questa Regione sta già prendendo troppo cantonate, assumendo che tanto non c'è controllo governativo, non penserete che poi... Vedete, quando le nostre leggi vanno poi inviate dal Governo o da altri alla Corte Costituzionale si prendono mazzate, e nascono poi danni e questi danni qualcuno poi li pagherà. Poi li paga innanzitutto la comunità.
Questo è il primo argomento. Il secondo argomento deriva dalla stessa norma che voi citate. Quale è la norma che citate? Il decreto legislativo 31 marzo 1998, 123, e dite: "in attuazione di quel decreto legislativo". Leggetelo quel decreto legislativo, è chiarissimo. Quel decreto legislativo contiene molti punti che attengono alle ispezioni, ai controlli, al monitoraggio, ai benefici, alle sanzioni, poi contiene un punto preciso: "disposizioni di attuazione", è il dodicesimo punto di quel decreto legislativo, leggetele, sono poche righe. Disposizioni: cioè come si attua quel decreto legislativo, lo dice il decreto stesso. E dice che "i principi desumibili dal presente decreto costituiscono principio generale dell'ordinamento giuridico". Principi generali, quindi già un vincolo. "Entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto", che addirittura era del 1998, quindi entro un anno, nel 1999, siamo a quattro anni, "entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto le regioni a statuto speciale (cioè noi) provvedono adeguare i rispetti ordinamenti alle norme fondamentali contenute del presente decreto". Adeguare...
PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Adeguare i rispettivi ordinamenti, quindi con leggi proprie definire, adeguandoli, nei loro ordinamenti, quei principi, quelle indicazioni di carattere generale che è contenuto nella normativa. Ma qui non c'è nessun adeguamento, qui c'è puramente e semplicemente una confusione, cioè si intende che si sta recependo quella direttiva con una norma che dice: io non adeguo niente, però invece di adeguare con norma, con legge come dovrebbe essere, adeguerà la Giunta con direttive.
Uno: non si sta adeguando niente, si sta solo rinviando. Due: si sta dicendo che deve fare una cosa un soggetto, un potere di questa regione che non lo può fare. E` semplicissimo.
PRESIDENTE. Concluda, la prego onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Sì, sì, ho concluso. Mi pare che il ragionamento, come dire, la constatazione, la considerazione sul punto tecnico - giuridico che è anche insieme politico non sia così complicata e così difficile. Per cui mi pare che sia un cosa ovvia che si debba procedere al superamento di questa questione, superando la proposta di articolo 9 così come è avanzata dal Consiglio. O la supera la Giunta o la deve superare il Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente. Quando ho espresso il parere molto frettolosamente l'ho fatto perché intendevo informare l'Aula del problema politico di fronte al quale noi ci trovavamo, ma mi ero riservato di intervenire nel merito dell'articolo 9 perché, evidentemente, siccome ci sono - diciamo così - cento voci che parlano in un senso e nessuna voce che si solleva a sostegno o a motivare le ragioni dell'articolo 9, bisogna pure che qualcuno abbia a svolgere questo compito. L'articolo 9 che, diciamo così, è stato discusso insieme alle categorie produttive, ai sindacati e che già l'anno scorso abbiamo tentato di introdurre nella finanziaria, sia pure con riferimento all'articolo 19 della legge 37, è un provvedimento molto atteso, nel senso cioè che il recepimento dei regolamenti comunitari 69 e 70 sono una esigenza per la Regione. E su questo mi pare di aver sentito anche qualcuno che ha detto: siamo tutti d'accordo. Se esiste il consenso unanime su questo, allora si tratta di verificare se sia vero che col secondo comma si va a superare i limiti della legge, e cioè a conferire un eccesso di delega alla Giunta, oppure se siamo entro i limiti della delega. Si è parlato a sostegno di questo, si è fondato questa argomentazione prevalentemente sui principi richiamati dal decreto legislativo 123, il quale recita che contiene dei principi che sono principi fondamentali dell'ordinamento di cui si deve tener conto nella legge regionale di recepimento che deve essere fatta entro un certo termine. Ci si è dimenticati però di dire che la legge di recepimento del decreto legislativo 123 è già stata attuata da questo Consiglio ed è la legge numero 22 del 2002, che ha istituito il fondo unico relativo al decreto legislativo 123, quindi questo Consiglio ha già adempiuto a questa cosa. Ed il riferimento che è fatto nel secondo comma del decreto legislativo 123 è soltanto pleonastico, nel senso cioè: siccome esiste il fondo unico, il fondo unico ha fatto riferimento anche a questo. Ed infatti il quarto comma fa riferimento alla legge regionale 22, che è attuativa del decreto legislativo 123, ed é solo nei limiti del fondo unico, tant'è che se non c'è nel testo della legge, non cambia assolutamente niente. Era soltanto indicato per una completezza di quadro legislativo di insieme. Ma se si toglie non cambia assolutamente niente. Pertanto il nodo centrale di fronte al quale ci troviamo, limitatamente al secondo comma, mentre per il terzo comma posso anche convenire, stante la genericità del richiamo, posso anche convenire con chi fa le osservazioni, non perché sia un eccesso di delega o perché non sia nel nostro ordinamento prevista una cosa di questo genere, perché io cito per tutte, mi pare l'articolo 2 della legge 31, la quale dice che le leggi che vengono emanate da questo Consiglio regionale, leggi, in materia di rapporti di lavoro possono essere modificate dai contratti collettivi, cioè una norma di rango inferiore può modificare una legge.
Quindi, non è che non esista in termini di ragionamento o di principio, metodologicamente esiste, però nel caso di specie si fa riferimento alla potestà del Consiglio di dover disciplinare con legge le modalità di attuazione del regolamento numero 69 e numero 70 dell'Unione Europea. Ma signori, il regolamento numero 69 e 70 non è una norma di principio, è una norma di dettaglio, contiene esattamente quello che uno può fare e quello uno non può fare. Contiene tutto. Contiene cioè le percentuali degli incentivi, in che modo devono essere dati, i massimali, tutto quanto, è cioè una legge completa che necessita soltanto di una delibera di Giunta per essere attuata. Esige soltanto, cioè, una norma di attuazione. Ebbene, e siamo arrivati al tema. Noi qui, in questo Consiglio, abbiamo un'altra volta discusso del significato di regolamento, del significato di atto generale, del significato di atto di attuazione eccetera.. E meno male che il Presidente Floris e io abbiamo resistito di fronte alla Corte dei Conti e abbiamo avuto ragione nel resistere, perché una cosa è il regolamento di attuazione delle leggi, che per il nostro Statuto è ancora residuato nelle competenze del Consiglio e nessuno lo contesta, altra cosa sono gli atti di indirizzo generale, che sono atti di natura esecutiva, che non hanno nulla a che vedere con le competenze e le prerogative del Consiglio. Siccome si parla per documenti, io parlo per documenti. Ed allora: legge regionale, regione Campania, 11 agosto 2001 numero 10, attuativa di recepimento del regolamento numero 69 e 70 che richiama, demanda alla Giunta regionale l'atto attuativo, pubblicato nel BURC numero 03 del 14 gennaio 2002. Sono i documenti. E la Giunta regionale visto questo, visto quello, visto quell'altro eccetera, eccetera delibera un atto di indirizzo generale. Cioè sono atti di attuazione. Ma diciamo: siccome, come ha ricordato il Presidente del Consiglio, questo Consiglio è sovrano, questo Consiglio è libero di votare nel modo in cui ritiene meglio questo articolo. E cioè può votarlo integralmente, oppure, come io vorrei che facesse, può votare il primo, il secondo e il quarto comma, ma se questo Consiglio ritiene che questo sia a rischio di ricorso da parte del Governo di fronte alla Corte, cioè per violazione di norma costituzionale, basta non votare il secondo comma, che motivo c'è? Non esiste motivo, perché una volta che è recepito il regolamento 69 e 70, scusate, qualcuno dovrà dire in che modo dovrà essere attuato, chi dovrà fare i bandi, in che modo dovranno essere fatti. Chi lo deve fare in base alla legge 1 del 1976? La Giunta, lo dovrà sempre pur fare la Giunta e in quell'occasione sarà forse tenuta a mandare al Consiglio la delibera? Certo che lo deve fare. Certo, certo, Presidente. E` esatto, quello che dice la legge, quello che dice il regolamento. Il regolamento nient'altro che questo dice, intendo il regolamento 69 e 70. Ma volete di più? Il regolamento 69 viene applicato di fatto, perché quando ricorrono il sistema di minimis lo applicano, non è che lo applicano. Lo applicano i comuni, lo applicano le province, lo applicano tutti.
Ma allora io mi chiedo: è mai possibile che la specialità significhi avere meno poteri della regione Campania o della regione Calabria o di tutte le altre regioni che hanno recepito con lo stesso procedimento? Perché sì, non ho alcuna vergogna di dire davanti a quest'Aula che questo articolo 9 è stato mutuato dalla regione Campania. Preferite la formula "copiato". Bene, diciamo che è stato copiato dalla regione Campania, ma quello che vale in Campania o in Calabria non può non valere in Sardegna. Ma se qui esistono dei vincoli di carattere statutario, di natura statutaria ed esistono forti sospetti su questo affare, bene io non ho difficoltà, Presidente del Consiglio, a chiedere a questo Consiglio di votare il primo e il quarto comma, in via subordinata il secondo, per un minimo di raziocinio, perché non possiamo rinunciare noi a quelli che sono i principi fondamentalmente del diritto.
PRESIDENTE. Prego, assessore.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Soltanto perché molte volte non ci tornano comodi. Applichiamolo in questo modo: richiesta in via principale: primo, secondo e quarto comma. In via subordinata primo e quarto comma.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I. - Sardegna). Grazie Presidente. Io mi rendo conto che in realtà una parte delle sorti di questo articolo dipendono, appunto, dall'interpretazione di ammissibilità che il Consiglio darà, ma anche con la collaborazione dei funzionari che assistono ai lavori di questo Consiglio. In premessa voglio dire subito per chiarezza che quando la mia Commissione ha espresso il parere che tutti conoscete, o meglio che da oggi tutti conoscete, ma che fino a ieri sera o stamattina nessuno conosceva, ci siamo avvalsi della collaborazione del funzionario che assiste la Seconda Commissione, ma che non è consentito a nessuno fare illazioni sulla lealtà e sulla fedeltà del funzionario che assiste la Seconda Commissione e sulla competenza, perché questo sarebbe un atto ingiusto che io personalmente non consento a nessuno. Io approfitto di questa sede non tanto per ragionare sull'articolo 9, quanto per chiedere a tutti i colleghi di questo Consiglio, maggioranza ed opposizione, di guardarci in faccia, perché quando noi abbiamo inviato il parere alla Terza Commissione ve ne siete "strafregati" alla grandissima, cari colleghi, e tutti quelli...
SECCI (La Margherita - D.L.). Non "cari colleghi": la Giunta!
PILO (F.I. - Sardegna). No, scusa, non è così, non è così, perché il parere noi l'abbiamo inviato, non ho trovato traccia di un'opposizione di chicchessia, va bene. Non c'è traccia di un'opposizione o di una richiesta di approfondimento in questa materia da parte di chicchessia. E cari colleghi dell'opposizione, nel riguardare gli emendamenti all'articolo 9, perché sono andata a cercare se c'era la possibilità di un appiglio per fare un emendamento all'emendamento, cari miei non c'è niente di merito su questa cosa. E mi scaldo così perché sto facendo su questa questione un ragionamento che, per quanto mi riguarda, è istituzionale. Non è né di parte, né di Giunta. Allora, il problema vero di questo Consiglio è che bisognerebbe che qualcuno di noi, e forse sarò io quella a farlo, presentasse una proposta formale nella quale si sciolgono 7 Commissioni consiliari perché l'unica che conta e che esprime parere è la Commissione Bilancio, nelle quale convergono tutti i potenti di questo Consiglio, perché è l'unica Commissione nella quale si discute e si può essere ascoltati. Le altre non servono a niente, cari miei, questa è la verità vera. Assumiamoci la responsabilità e siamo conseguenti con le azioni che facciamo. La Prima Commissione ha scritto delle cose che io ho letto, la Seconda Commissione anche, ma come sempre succede in questo Consiglio regionale, conta solo il parere della Terza, che se si degna di valutare i pareri delle altre Commissioni bene, se non si degna è uguale. Bastava veramente poco, un approfondimento di dieci minuti forse, soffermarsi un attimo. No, avete passato giorni ad analizzare invece gli emendamenti dei singoli consiglieri, perché quelli sì che erano interessanti ai politici, cari colleghi. E quindi credo che ci porremo un problema sulla funzione delle Commissioni, cari colleghi. Sul merito, invece, io credo che sia comprensibile la richiesta della Giunta di darsi uno strumento che renda efficace l'azione di governo. Perché anche qui io non sono abituata mai a nascondermi dietro un dito, ma questo Consiglio regionale per come lavora e per come stiamo lavorando anche adesso, merita tutte queste proposte, come si è meritato l'autorità sul problema dell'acqua e su tante altre cose. Perché quando impieghiamo mesi, anni a non fare le cose, è chiaro che poi qualcuno si pone il problema che vanno fatte. Io capisco che l'assessore Masala si ponga il problema che le categorie stanno aspettando provvedimenti che accelerino la spesa ed accelerino i provvedimenti, da questo punto di vista credo che non si possa dare torto né all'assessore Masala, né alle categorie, mi chiedo però assessore - se ci sei dacci un segno, grazie - se effettivamente il comma due dell'articolo 9 era così superfluo che bisogno c'era di scriverlo? Perché delle due l'una: o serve, o è superfluo e non serve, allora nell'eventualità io credo che si possa anche prendere in considerazione, ne ho discusso con qualche collega della minoranza ed anche con altri colleghi della maggioranza, la possibilità anche di presentare un emendamento orale al secondo comma dell'articolo 9, ovviamente nell'eventualità in cui questo articolo non venisse soppresso con la votazione dell'emendamento che è stato presentato dall'opposizione, cosa, badate, che io non mi auguro, nel senso che se effettivamente la situazione di lentezza a carico di tutte le forze economiche di quest'Isola è tale per cui si impongono anche necessità di questo genere, io credo che le strade vadano percorse fino in fondo e credo che un emendamento che prevede il parere vincolante della Commissione competente possa in qualche modo riportare in capo al Consiglio la sua competenza propria, che io continuo a dire che in questo caso sarebbe in un qualche modo in pericolo. E' anche vero, comunque, quello che ho sentito nell'intervento dell'assessore Masala, e cioè che va letto il regolamento 70, non so in quanti l'abbiamo letto, però effettivamente stabilisce un recinto molto stretto nel quale si deve operare. Quindi la verità vera è che noi stiamo facendo in questa sede più una questione di principio, che varrà anche per il futuro, di quanto non stiamo facendo, probabilmente, una questione di merito relativamente a questo articolo 9. E allora anche su questo credo che dobbiamo fare una riflessione.
Vorrei poter utilizzare l'ultimo minuto del mio intervento, invece, da mamma, a fare una riflessione sulla pace, a dispiacermi del fatto che la pace sia diventata, come dire, un vessillo ideologico e non invece un vessillo umanitario, che tocca tutti noi. Io sono triste, tristissima, sono assolutamente preoccupata, benché capisca le ragioni politiche di questa guerra, e anche le ragioni umanitarie, perché i massacri dell'Iraq sui suoi cittadini sono stati infami, ciononostante credo che tutti noi che abbiamo dei figli a casa dobbiamo riflettere e augurarsi che questo periodo buio passi rapidamente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente, io ho il dovere di ringraziare la collega Pilo per il grande senso istituzionale che ha avuto anche nella difesa del funzionario, ma anche per il parere che all'unanimità la Commissione ha espresso. Allora, Assessore, prima di parlare dell'articolo 9 lei si è impegnato a ritirare tutte le norme intruse. Adesso io non mi voglio neanche soffermare sugli aspetti che ha citato il Presidente, che hanno fatto gli Uffici, questa è una norma intrusa. Certo è una norma intrusa, quindi al di là...
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. No.
FADDA (La Margherita - D.L.). Come no? Comunque do il mio parere, secondo noi questa è una norma intrusa, è incostituzionale. Allora io le propongo Assessore: presenti un disegno di legge, ci impegniamo in Commissione ad approvarlo tempestivamente e credo che i problemi possano essere risolti. Non è il caso che venga inserito all'interno della finanziaria. Lei ha visto il dibattito che si è sviluppato, si farà un disegno di legge completo, con l'impegno anche da parte nostra perché questo provvedimento venga approvato nel più breve tempo possibile. Credo che altri strumenti, Presidente, non ne abbiamo. Dopo quanto dichiarato dal Presidente, dopo quanto dichiarato anche dalla collega Pilo, ma dico quanto contenuto nelle relazioni, credo che la cosa più semplice, più snella, sia quella di superare l'articolo 9 e andare all'articolo 10.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, io cercherò di essere breve. Non riprendo le cose che ho già detto questa mattina, me se la collega Pilo stava un po' attenta, adesso non la vedo e me ne dispiace, molto probabilmente le cose che ha ricordato lei poco fa le ho dette io questa mattina, però alcune cose le voglio risottolineare. Il fatto che la Commissione prima, la Commissione seconda, delle politiche comunitarie all'unanimità, e sottolineo all'unanimità, hanno espresso su questo articolo, non su questi diversi commi, Assessore, sull'intero articolo 9 hanno espresso parere negativo, quindi non siamo noi a sollevare, o non siamo solo noi a sollevare le questioni, questa questione sull'articolo 9 e sulla sua illegittimità.
Sulle cose dette poco fa dall'assessore Masala, seppure io trovo assolutamente condivisibile che il Trattato di Roma, gli articoli 87 e 88 vanno recepiti dalla Regione Sardegna, bisogna trovare la forma giusta per recepirli, in tutte le cose bisogna trovare la forma giusta. Sulle altre cose che lei, Assessore, ha detto in merito alla regione Campania, io non ho avuto modo di leggere ciò che ha legiferato la Regione Campania, però noi stiamo legiferando in Sardegna, Regione autonoma a Statuto speciale, dove abbiamo un impianto legislativo di sostegno all'impresa, un'ottima legislazione che, peraltro, è stata in larga misura notificata alla Comunità Europea e quindi è operativa, e quelle cose le abbiamo già fatte. Con questo articolo, in particolare con i commi 2 e 3, tutto questo si vuole spazzare via in un colpo solo. Io queste cose le ho sottolineate e ho voluto richiamare l'attenzione dei due Presidenti della Commissione seconda e della Commissione sesta, e la richiamo ancora adesso perché se passano così come le ha proposte la Giunta, quelle due Commissioni non hanno ragione di esistere, perché con il comma 2 in particolare vi stavate arrogando la prerogativa, come Giunta, di legiferare sulla modalità di erogazione, sui criteri di attuazione, sui massimali di intensità, sui limiti ai soggetti interessati agli interventi e, ancora, sulle priorità. Badate, questi sono i contenuti di tutte le leggi di sostegno, se avete queste cose come prerogativa di Giunta, davvero non ci stiamo a fare più nulla qui dentro.
Ancora: l'Assessore ha parlato del Trattato di Roma e delle direttive comunitarie che ci impongono, con i regolamenti, ciò che dobbiamo erogare. D'accordo con lui, ma l'Assessore si è dimenticato di dire che non ci impongono le percentuali d'intervento; ci impongono i massimali, ci impongono l'ESN[S1] , la massima sovvenzione netta consentita. Assessore, se mi segue, le spiego anche che questa massima sovvenzione netta consentita si calcola, in Sardegna e anche fuori della Sardegna, con un algoritmo, chi ha fatto analisi matematica sa di cosa sto parlando. E' un'operazione abbastanza complessa, che ci dà la sovvenzione massima consentita dalla Comunità Europea. Non è detto che noi in tutte le leggi, e di fatti non in tutte le leggi applichiamo il massimo; applichiamo il massimo nelle leggi particolari come la numero 1 che ha sostituito la 28 il 2002, applichiamo invece diverse intennsità di aiuto nelle leggi dell'industria, nelle leggi del turismo, tanto che i nostri emendamenti, se andate a vederli (per favorire i lavori di questo pomeriggio noi non li abbiamo esposti, avremo altre occasioni per esporli), andavano proprio in quella direzione, cioè a ristabilire un po' di equità fra le diverse categorie produttive, proprio con la intensità di aiuto, riportando per esempio il turismo all'intensità di aiuto dell'industria e adesso anche del commercio.
Assessore, io chiudo su questo: noi non ve l'abbiamo proposta oggi la legge che recepiva le direttive comunitarie, la legge che avrebbe impedito questa lunghissima, estenuante discussione. Noi ve l'abbiamo proposta a febbraio del 2002, e si chiama Testo unico degli incentivi, che recepiva le direttive comunitarie, faceva un testo unico, faceva anche ciò che oggi volete fare, che in effetti si è già fatto con la 22 del 2001, cioè il fondo unico delle leggi di incentivo che lo Stato ci ha trasferito di competenza. Noi l'abbiamo proposto tre anni fa, non ci avete lavorato, non avete creduto in quel progetto, volevate con questo semplice e pericoloso articolo 9, superare tutto quanto, espropriando il Consiglio regionale delle sue prerogative. Come uscirne? L'ora è tarda per avere lucidità e per avere la necessaria freddezza per rientrare nel merito dell'articolo 9. Certamente il collega Fadda, che ha proposto il suo totale ritiro, ha delle ragioni, perché può essere rinviato a testi di legge che sono già all'esame delle rispettive Commissioni. Quella è la strada giusta, ma se questa strada la Giunta non la vuole seguire, le suggeriamo di prendersi questa nottata di ulteriore ripensamento, anche per i residui commi che vorrebbe salvare, cioè il comma 1 e il comma 4, perché così come sono, se si lasciano il comma 1 il comma 4, davvero non ha senso, sono appesi al nulla, per cui se si va a un totale superamento e a un rinvio anche autoimponendoci di andare, in tempi brevi, a una legge di recepimento, forse questa strada è più giusta e corretta e soprattutto non è intrusa in questa finanziaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita-D.L.) Io non la farò molto lunga, perché quasi tutto quello che si doveva dire è già stato detto e anche in modo piuttosto esauriente.
Anch'io mi domando, se questo articolo per la maggior parte ripetesse cose già oggetto di disciplina legislativa, quale sia la ragione per cui, in tempi di tentativi di semplificazione, si debba essere tornati su questi argomenti. Questa è una considerazione ovvia, ma di carattere generale. Quello che interessa qui è che, come è stato evidenziato, il terzo comma è una bestialità, è una bestialità giuridica. Per fortuna che l'Assessore, bontà sua, ha detto che in fondo non gli piace molto, che quindi sarebbe anche disposto a "ritirarlo". Io non ho capito perché non l'ha ritirato prima, soprattutto tenuto conto dei pareri molto precisi che sono stati dati dalle Commissioni che si sono occupate del problema. Non capisco perché andare a sbattere la testa contro il muro quando il buon senso vorrebbe che si riconoscesse che una disposizione non può essere decentemente portata avanti e la si vuole comunque portare avanti a ogni costo, non si capisce per accontentare chi? Non si capisce! Francamente è quasi incredibile, ma anche in relazione al resto della disposizione, il collega Cogodi ha giustamente sottolineato il fatto che il decreto legislativo 123 contiene una disposizione che è quella, l'articolo 12, l'ultima norma, la disposizione di attuazione, che fa riferimento alle problematiche riguardanti le Regioni a Statuto speciale. Allora, richiamare…
L'onorevole Corda, il vicario, probabilmente sta parlando di voto segreto, ma qui invece stiamo cercando di fare luce chiarezza nell'interesse di tutti.
CORDA (A.N.). Di un argomento più interessante del suo!
DORE (La Margherita-D.L.). Non c'è dubbio, non c'è dubbio, sei indiscutibilmente il faro di questo Consiglio e noi ne prendiamo atto!
Comunque, volevo dire, Assessore, che intanto io ho forti dubbi che ci sia diciamo uniformità fra le previsioni dell'articolo 1 del decreto legislativo 123 e il testo che voi ci avete proposto col secondo comma, almeno col secondo comma di questo articolo 9. Ho i miei dubbi, perché mi sembra che questo articolo 9 vada molto più in là di dove andava l'articolo 1 del DPR(?), ma poi quello che ha sottolineato il collega Falconi, diciamo in aggiunta a ciò o comunque in sintonia con quanto aveva detto anche Cogodi, mi pare che tagli la testa al toro. E' inutile copiare, Assessore, le disposizioni delle Regioni a Statuto ordinario, perché è un regime diverso, c'è poco da fare, è inutile copiarle, già non si dovrebbe mai copiare, figuriamoci se si deve anche copiare sbagliando. Questo l'ha fatto il Presidente della Giunta a suo tempo, ma insomma io credo che, come si dice in questi casi, perseverare diabolicum.
Ora, l'ultimo comma dell'articolo 1, che dice: "I principi del presente decreto costituiscono principi generali dell'ordinamento dello Stato. Le Regioni a Statuto ordinario ne assicurano l'attuazione, ecc... nell'ambito dei rispettivi ordinamenti." Sono obbligate, sono tenute, forse, quindi ben si giustifica la legge della Regione Campania, ma la Regione Sardegna purtroppo, è vero, per certi versi è svantaggiata rispetto alle Regioni a Statuto ordinario, e questo anche perché, cari signori, qui tra discussioni sulla Costituente e altre storie di questo genere noi non ci siamo preoccupati di far niente per adeguare lo Statuto regionale ai nuovi contenuti della specialità, eccetera, eccetera. Ecco, questo è un problema statutario, c'è un vincolo che è previsto appunto dall'articolo 12, disposizioni di attuazione, che fa riferimento al fatto che "le Regioni a Statuto speciale… provvedono ad adeguare i rispettivi ordinamenti alle norme fondamentali contenute… secondo le previsioni dei rispettivi statuti". E non lo sto a ripetere perché è superfluo, lo Statuto regionale attribuisce la potestà regolamentare al Consiglio regionale e quindi la Giunta non c'entra proprio niente.
Quindi anch'io mi rivolgo al senso di responsabilità di qualcuno, chiedendo che si ritiri quest'articolo, è l'unica cosa decente che si può fare.
PRESIDENTE. Colleghi, voglio ricordare che da domani prolungheremo l'orario di lavoro, pertanto finiremo alle 22, quindi domani mattina si comincia alle 10, alle 13 e 30 facciamo una pausa per mangiare qualcosa e alle 15 riprendiamo i lavori del Consiglio fino alle 22, poi comunque ne riparliamo domani mattina.
Per il momento i lavori del Consiglio finiscono qui, riprenderanno domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 20 e 30.
[S1]Equivalente Sovvenzione Netta
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