Seduta n.106 del 06/12/2000
SEDUTA CVI
Mercoledì 6 dicembre 2000
(Antimeridiana)
Presidenza del Vicepresidente Carloni
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Spissu
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 10 e 24.
CORONA, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del 29 novembre 2000 (101), che è approvato.
Assenza per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, il consigliere Onida è assente dalla seduta odierna perché fuori sede per motivi istituzionali.
Preso atto del fatto che due Commissioni sono ancora riunite, sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 25, viene ripresa alle ore 10 e 44)
Continuazione della discussione generale del complemento di programmazione POR Sardegna 2000-2006 (Doc. n. 12/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale sul Documento numero 12/A.
E` iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Signor Presidente, prima di tutto vorrei esprimere una considerazione sulla tensione che c'è in Aula, e poi anche sull'attenzione che evidentemente, rispetto ad un dibattito di questa portata e di questa importanza, la Giunta regionale dimostra di non avere, continuando a presentare una sfilza di banchi completamente vuoti. E' vero che è presente l'Assessore della programmazione, ed anche un altro Assessore, ma è palese il totale disinteresse da parte degli altri componenti della Giunta.
Se mi è consentito, prima di addentrarmi sul discorso relativo al complemento di programmazione, vorrei fare anche qualche considerazione di carattere generale sulla operatività, sulla capacità programmatoria, sul rispetto della tempistica, sempre relativamente ad argomenti di natura finanziaria, da parte della Giunta. Io mi sarei aspettato da parte dell'onorevole Pittalis, il quale nel passato è stato un critico abbastanza attento come Capogruppo dell'opposizione, talvolta anche eccessivamente vivace, qualche volta persino esasperato, che, una volta assunto l'incarico di Assessore della programmazione, avrebbe conseguentemente operato, sarebbe stato pignolo nelle risposte, puntuale nella predisposizione dei programmi e degli interventi, trasparente nella comunicazione all'Aula; cioè mi sarei atteso un impegno congruente con quelle giuste osservazioni critiche che, in taluni casi, nel passato, ha mosso. Così come, in un continuo processo di crescita anche democratica del Consiglio, mi sarei atteso maggiore trasparenza gestionale, una diversa coerenza e quel preciso puntuale, rigoroso, deciso rispetto della tempistica a partire naturalmente, assessore Pittalis me lo consenta, dalla predisposizione dei documenti di bilancio e della finanziaria. Abbiamo accumulato un notevole ritardo, ormai credo che possa essere quantificato già in tre mesi e non sappiamo in quale fase, e in quale momento, questi documenti perverranno in Aula.
Io mi auguro, voglio ben sperare, Presidente, e in questo senso stavolta saremo anche noi rigorosi e vigili, che i documenti non arrivino in Aula a ridosso delle feste natalizie e poi si pretenda il conteggio dei termini a partire da quelle date; questo sarebbe un comportamento che non consentirebbe naturalmente ai consiglieri regionali e alle Commissioni di esprimere un giudizio ed una valutazione completamente piena.
Ecco, assessore Pittalis, vi sono alcuni aspetti che io individuo come aspetti negativi, alcuni che sono sicuramente ascrivibili alla diversa collocazione ideologica, al diverso ruolo che maggioranza ed opposizione naturalmente sono impegnate a rispettare, alla diversa formazione culturale delle parti, ma altri che io credo possano essere individuati come aspetti abbastanza obiettivi e pertanto di difficile confutabilità. Un primo aspetto riguarda un ritardo terribile, accumulato nella predisposizione e nella presentazione, quindi nelle competenti Commissioni e in Aula, del complemento di programmazione, avendo avuto la Giunta ormai un anno di tempo, pertanto credo che sia assolutamente inconfutabile; che vi siano carenze, anch'esse forti e importanti, nella mancata programmazione, ma stavolta partecipata, credo che stia nelle cose, così come il fatto che siamo in assenza totale ed assoluta di indicatori per valutare in maniera più compiuta, più decisa, più convinta da parte di ciascuno di noi, tutte le azioni che ci vengono presentate, e inoltre che fondamentalmente continui a mancare quel ciclo unico di programmazione a cui il legislatore ha fatto riferimento e rispetto al quale anche questa Giunta si è impegnata all'osservanza. Manca la finanziaria ed il bilancio triennale, non si tiene conto dell'intesa Stato-Regione, dei PON e di quant'altro.
Però, superando tutti gli aspetti critici, e prima ancora di entrare nell'argomento di stretta competenza, il complemento di programmazione, mi consenta ancora qualche osservazione nel merito e qualche annotazione sul metodo. In particolare, mi riferisco agli ultimi atti e nello specifico all'istituzione del Comitato di Sorveglianza, in relazione al quale ho l'esigenza di avere risposte alle seguenti domande. Perché l'Assessore, dopo aver sostenuto che, in una certa data, è stata assunta una delibera, chiede tempo per poterla produrre all'Aula producendo poi invece una semplice bozza? Perché nell'allegato numero 4, a pagina 13 di quella che viene definita bozza, quali componenti del Comitato di Sorveglianza figurano 13 rappresentanti di associazioni, se poi, onorevole Pittalis, a pagina 4 di quel "qualcosa" che potrebbe essere individuato come una specie di decreto, ma che non ho capito bene che cosa sia, gli stessi 13 rappresentanti di associazioni risultano nominati con poteri meramente consultivi? Sono rappresentanti a pieno titolo, facenti parte del Comitato di Sorveglianza e quindi con tutti i poteri naturali che ne discendono, o invece sono rappresentanti con poteri meramente consultivi?
Lei comprende perfettamente che, a seconda delle risposte che darà (se vuole, naturalmente, visto che non lo trova nella copia che ha, le fornisco la copia che ha distribuito in Consiglio regionale), i compiti, le funzioni, il tipo di partecipazione e il potere di determinazione risulteranno gli uni completamente diversi dagli altri.
Perché, onorevole Pittalis, la lettera di convocazione della prima riunione del Comitato di Sorveglianza prevede la presenza dei Presidenti delle province di Cagliari e di Sassari e non anche dei Presidenti delle province di Nuoro ed Oristano?
Perché, onorevole Pittalis, i Presidenti delle province di Nuoro e Oristano, unitamente ai Sindaci delle città capoluogo, sono stati convocati a partecipare alla riunione del Comitato di Sorveglianza - che si insedia stamattina alle ore 9 e 30 - soltanto nella giornata di ieri pomeriggio, cioè a poche ore di distanza dal suo insediamento e in seguito alle proteste che in quest'Aula vi sono state da parte dell'opposizione? Proteste che lei diceva non avevano ragion d'essere. Ma, ecco, da quest'ultima convocazione, onorevole Pittalis, discende un'altra valutazione che rischia di essere aberrante: i componenti del Comitato di Sorveglianza, onorevole Pittalis, vengono individuati con delibera formale, e quindi garantista, della Giunta regionale oppureil tutto è affidato all'estro, all'arbitrio, alla volontà, alla discrezionalità, alla scelta dell'Assessore, visto che c'era già una delibera, o bozza di delibera che si tratti, all'interno della quale non erano contenuti quei nominativi e visto, almeno da quanto ne so, che la Giunta regionale fra il dibattito che si è svolto in Consiglio ieri mattina, dove lei era sempre presente, e le ore 16 di ieri pomeriggio, ora nella quale ha inviato i telegrammi, nulla ha deliberato? Le ulteriori convocazioni sono un atto di liberalità, un atto di magnanimità, un atto di discrezionalità, un atto di arbitrio da parte dell'Assessore oppure io sto sbagliando tutto e davvero lei può dimostrare che la Giunta, invece, collegialmente ha deciso? Queste domande stanno a monte, prima di potere esprimere gli altri giudizi.
Ma, tornando al complemento di programmazione, che naturalmente è l'argomento che ci interessa, io credo che possiamo partire dall'assunto che in Italia c'è sempre stato il problema del Mezzogiorno e delle Isole, e che esso rappresenta il punto critico dell'economia nazionale. Per noi, che di quel territorio facciamo parte, che queste tesi abbiamo sempre sostenuto, è possibile pensare e costruire una riserva di opportunità, valorizzando le vocazioni nei diversi settori e nei diversi contesti territoriali in maniera che, da punto critico dell'economia nazionale, diventi invece punto di equilibrio e punto di crescita?
Mi consenta un'altra osservazione generale. Direi che, così come i complementi di programma sono stati predisposti, l'intervento europeo viene considerato un fattore esterno ed autonomo che si aggiunge, in maniera del tutto occasionale, agli altri interventi di sviluppo locale e alle politiche settoriali; mentre è di tutta evidenza che l'intervento va programmato all'interno degli obiettivi locali di sviluppo e che vanno naturalmente, di conseguenza, valorizzate le vocazioni dei contesti territoriali.
Io voglio rivolgere un invito a non ripetere, anche in questa occasione, un errore che è stato commesso anche più volte nel passato; mi riferisco alla programmazione della spesa relativamente ai primi Piani di rinascita della Sardegna, quelli dei mille miliardi, quelli che avrebbero dovuto cambiare il volto della Sardegna. Vorrei ricordare una osservazione, assessore Pittalis, del professor Gianfranco Sabattini e del professor Beniamino Moro fatta sul libro "Il sistema economico della Sardegna", alle pagine 108 e seguenti, relativa all'individuazione dei motivi per cui il piano di rinascita di allora non ha prodotto gli effetti sperati. I due illustri economisti sardi, che lei ben conosce, almeno uno lo conosce molto bene, tra le altre cose, così scrivono: "La mancata conoscenza delle interdipendenze settoriali del sistema economico sardo all'inizio dell'attuazione del piano di rinascita ha costituito un grave limite alla programmazione…".
A questo riguardo è detto qualcosa sul complemento di programmazione? Conosciamo tutte le interdipendenze settoriali? Conosciamo che tipo di sviluppo creano? Conosciamo quale mobilitazione provocano nel sistema economico? Conosciamo il numero di occupati? Ne conosciamo un effetto di trascinamento o un effetto moltiplicatore? Io credo che di tutto questo non sappiamo niente, contrariamente alle indicazioni date dai due economisti e da loro ritenute opportune per la buona riuscita di quello strumento.
Assessore Pittalis, la prego di stare molto attento adesso, perché, continuando nella lettura del trattato, leggo testualmente altre tre righe, naturalmente è un trattato, esso non contraddice le affermazioni suddette anzi è in linea perfetta con esse: "Sarebbe stato necessario"- stiamo parlando del piano di rinascita - "risolvere l'alternativa tra sviluppo equilibrato e sviluppo squilibrato o tra diffusione degli investimenti e concentrazione degli investimenti"- concludono - "in senso favorevole allo sviluppo equilibrato e quindi alla diffusione degli investimenti…". Da ciò discende, naturalmente, un problema di territorializzazione. Ed allora se, in quella occasione, la classe politica di allora ha sprecato un'occasione di sviluppo, stiamo attenti a che la stessa occasione di sviluppo non la sprechi la classe politica di oggi.
All'assessore Pittalis e a tutti i consiglieri di quest'Aula è ben nota la considerazione secondo la quale la Sardegna permane nell'Obiettivo 1 perché alcuni indicatori economici lo consentono, ed essi hanno una loro territorialità. Questi numeri si manifestano in negativo in alcuni territori piuttosto che in altri, sono quei territori che da sempre sono stati individuati come zone a rischio, a basso sviluppo economico, o zone depresse dell'Isola, a partire da quelli del nuorese per continuare con alcuni territori dell'oristanese, e io aggiungo che alcuni territori dell'area cagliaritana e certamente altri del sassarese si ritrovano nelle stesse condizioni. In situazioni profondamente differenti, pur non viaggiando verso condizioni di totale e pieno sviluppo, si trova per esempio la città di Cagliari, la quale è favorita rispetto ad altre realtà perché in questo territorio, nel passato, quindi non è una critica a questa Giunta, è una semplice constatazione, si è speso e si è speso molto.
Io vorrei che provassimo, per esempio, a quantificare la spesa sostenuta per il Porto canale, al riguardo il professor Caselli, nella presentazione di quel libro prima citato, siamo negli anni Settanta, sosteneva che, continuando in quel modo, presumibilmente si sarebbe visto realizzato e in condizioni di ottimale partenza non prima di un decennio. Sbagliava tutto il professor Caselli: è passato un trentennio, è stato realizzato, si è spesa una marea di danari (una marea di danari che io non so quantificare, potrebbero essere 1500, 2000 o 2500 miliardi) che, se attualizzata ad oggi, probabilmente darebbe un risultato di 6, 7 o 8000 miliardi, ma guarda caso non è ancora in condizioni di partire; nulla ha determinato in questa direzione.
Ed allora? Vogliamo continuare con la logica di sempre? Spendiamo nelle zone a più alto sviluppo partendo dal presupposto che poi le zone depresse godranno in ogni caso di un effetto di trascinamento? Non sarà così, onorevole Pittalis, la ricchezza genera ricchezza, il sottosviluppo genera sottosviluppo, la povertà genera povertà, e rischia di avvilupparsi in un circolo vizioso e di non uscirne più. La riserva del 40 per cento per i piani integrati territoriali va bene ma io auspico che venga ulteriormente aumentata, perchè non può essere limitata agli assi che vengono individuati, e in ogni caso va territorializzata. Ed allora riesce questo Consiglio regionale a impegnarsi, attraverso un documento, un ordine del giorno, un qualcosa laddove si dica, per quanto riguarda la territorializzazione, che quel 40 per cento verrà, per esempio, ripartito nei territori in base ad un criterio che non sia di libero arbitrio, proprio perché di criterio obiettivo posto a monte si deve trattare? Riusciamo a stabilire un qualche parametro...
PRESIDENTE. Onorevole Balia, le ricordo che il tempo del suo intervento è scaduto.
BALIA (F.S.D.). Sto concludendo. Riusciamo a legarlo in maniera compiuta a qualcosa? Potrebbero essere le aree programma. Se partiamo dal presupposto che i PIT li leghiamo alle aree programma, a me sta benissimo, ma partiamo anche dalla comune consapevolezza che non stiamo facendo alcuna opera di redistribuzione, ma che stiamo distribuendo le risorse in maniera equanime nei territori con un minimo di garanzia di partenza. Ed allora la garanzia di equilibrio dovrà stare al di fuori di quel 40 per cento, se quella fosse la scelta, dovendo stare all'interno dell'altro 60 per cento.
L'Assessore conosce appieno il territorio delle zone interne; non c'è bisogno che io richiami parametri, indici, indicatori, non c'è bisogno che io faccia riferimento al fatto che la città di Nuoro è l'unico capoluogo di provincia in Italia con le ferrovie a scartamento ridotto, non c'è bisogno che io richiami le problematiche relative alla "128", che sappiamo quali sono, non c'è bisogno che mi chieda perché l'Orientale sarda una volta che decolla deve decollare da Cagliari e non dall'Ogliastra, laddove sta maggiormente la depressione, è inutile che le richiami l'indice di dispersione scolastica, i disagi sociali, il livello industriale inesistente, il numero di disoccupati, i depositi bancari che crollano, il reddito pro capite bassissimo; lei è perfettamente consapevole di tutto ciò.
Io voglio rivolgere un appello ai consiglieri regionali di quei territori, non tanto a quelli appartenenti all'opposizione, perchè so, per i discorsi che ho fatto, che hanno ben chiaro il problema, ma quanto a quelli della maggioranza, e in modo specifico mi richiamo ad uno, l'onorevole Bruno Murgia, il quale è persona seria, onesta, corretta, e che ne "L'Unione Sarda" di oggi si accinge ancora ad estrinsecare questi problemi, ad assumere l'impegno di essere congruente e conseguente all'interno di quest'Aula. Non sto chiedendo che voti contro, state attenti, sarebbe illogico, incredibile chiederlo da parte mia, sto chiedendo, onorevole Murgia, che lei - al pari degli altri consiglieri regionali delle zone depresse - chieda impegni, garanzie, certezza, trasparenza, chieda che questo Consiglio regionale approvi un ordine del giorno nel quale vengano richiamati gli impegni e decisi gli indicatori di spesa, i parametri, la redistribuzione delle risorse previste, e qualche criterio di riequilibrio.
Non basta, onorevole Murgia, scrivere sul giornale e salvarsi la coscienza con i propri cittadini e con i propri elettori, bisogna fare le giuste battaglie politiche anche in quest'Aula e anche dentro la maggioranza in questa direzione.
PRESIDENTE. Onorevole Balia, per la per terza volta, la invito a concludere.
BALIA (F.S.D.). Assessore, le rivolgo un appello accorato, sentito, non offensivo, ma serio, mi creda, lei, che è cittadino di quei territori, se ne ricordi oggi, non domani. E' oggi che stiamo decidendo, è oggi che possiamo coinvolgere il Consiglio regionale nella sua collettività in questo impegno. Questo non è becero consociativismo, questa non è contrattazione di un singolo progetto per un singolo territorio. Questo è tentativo di riequilibrare e di rendere questi percorsi e queste procedure trasparenti e garantiti per tutti; questo è tentativo solo di sottrarre al libero arbitrio e alle libere determinazioni.
PRESIDENTE. Onorevole Balia, per la quarta volta, la invito a concludere.
BALIA (F.S.D.). Assessore, questo è un tentativo di rendere giustizia e di ridare certezza di diritto a tutti i cittadini, ivi compresi quelli delle zone depresse, che hanno consentito la permanenza della Sardegna nell'Obiettivo 1.PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.). Rinuncio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). In genere ci si alterna.
PRESIDENTE. L'alternanza era infatti prevista con l'onorevole Contu, il quale ha rinunciato.
DETTORI IVANA (D.S.). Ne chiami un altro della maggioranza.
PRESIDENTE. Mi costringete a rivedere il tutto, ci sono dodici iscritti a parlare. L'alternanza, all'interno dei dodici...
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Proprio perché ce ne sono dodici; quell'elenco è stato fatto garantendo l'alternanza degli interventi tra maggioranza e opposizione.
PRESIDENTE. Allora, vi chiedo di attendere un minuto per permettermi, controllando l'elenco degli iscritti a parlare, di valutare se l'alternanza è possibile. Adesso lo ricontrollo e provvederò anche a tenere conto di questa situazione.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Presidente, intervengo io.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente della Giunta, non nego le difficoltà di commentare questo importante e fondamentale atto di programmazione, che ha il compito di individuare il futuro economico e sociale della nostra Regione.
Un atto di tale rilevanza genera riflessioni che esulano da ciò che guida ciascuno di noi nelle valutazioni di indirizzo politico legate a scelte di parte. La difficoltà di approccio è notevole, soprattutto per chi è abituato a compiere scelte di indirizzo economico e di prospettiva di crescita imprenditoriale, basandosi sul rischio personale e sulle conoscenze del proprio settore, valutando, sì, il rischio di impresa, ma limitamente alla conoscenza propria e a quella dei più fedeli collaboratori. Con questo atto, invece, decidiamo la sorte di un'intera Regione per i prossimi cinque anni. Questa prospettiva indubbiamente fa parte delle nostre responsabilità ed uno sguardo al passato può facilitare il nostro compito ma, proprio dal tentativo di capire il passato, possono nascere le perplessità sul futuro.
Soltanto con l'attuazione di un organico piano di sviluppo, che consideri tutte le attività economiche e non trascuri le zone interne, si possono superare le condizioni di arretratezza di alcune contrade, che alimentano in maniera specifica i più gravi fatti di criminalità. Ecco perché non basta portare a compimento l'attuale piano di sviluppo, ma occorre preparare fin d'ora il finanziamento della sua prosecuzione. L'obiettivo complementare della riduzione del disagio delle aree interne dell'Isola sarà perseguito soltanto attraverso la valorizzazione delle risorse locali, principalmente legate all'agricoltura, alla pastorizia, all'ambiente, alla forestazione e al turismo, nonché al miglioramento delle dotazioni infrastrutturali e dei servizi al territorio.
Leggendo di recente alcuni testi che riportavano diversi brani della relazione conclusiva della Commissione Medici, pur risalenti a circa trent'anni fa, li considero tanto attuali da essere inseriti nel nostro complemento di programmazione, magari mi è sorta la preoccupazione,ne sono convinto, che fra trent'anni alcuni passaggi di questo complemento di programmazione possano venire letti come piani non attuati. Le risposte di allora furono gli insediamenti industriali scellerati e disastrosi, le industrie petrolchimiche che, ben lontane dal valorizzare la nostra cultura e il nostro patrimonio umano e ambientale, hanno determinato la scrittura delle pagine più nere della nostra storia. Per i danni prodotti da quelle scellerate scelte, cari colleghi, ci vorrebbe un complemento di programmazione a parte e a totale carico dello Stato italiano.
Tanti, troppi interventi in quest'Aula rimarcano errori, o meglio presunti tali, di forma sicuramente, ma nella sostanza ben pochi argomenti sono stati portati quali contributo propositivo. Alcuni hanno scelto di fare i premonitori di sventure, altri tendono alla demagogia e altri ancora dimenticano di essere stati attori principali. In troppi parlano di rappresentanze in questo o quel comitato, ma poco tempo dedicano a proposte e progetti che possano contribuire a risolvere i tanti problemi, in particolare del nostro territorio, del territorio delle zone interne, dal quale anch'io mi onoro di arrivare. Non possono sottacere che questa nuova programmazione segna una discontinuità con le metodologie di programmazione. Sono convinto che questo complemento cerchi di dare una nuova impostazione e quella risposta che la Sardegna attende da troppi anni.
Vorrei esaminare solo alcuni punti di discontinuità che si evidenziano nella lettura del documento. In passato, i fondi erano destinati a interventi distinti in compartimenti stagno, non collocando la spesa o l'investimento in un quadro generale di sviluppo, per esempio FEOGA per l'agricoltura, Fondo europeo per lo sviluppo regionale per le infrastrutture, Fondo sociale europeo per le risorse umane. Trovo di grande rilievo che oggi si sia proceduto con un criterio di interventi legati tra loro, un esempio per tutti è l'Asse 4, dove si realizza la piena e completa integrazione fra le risorse destinate agli interventi strutturali, riferiti al Fondo europeo per lo sviluppo regionale, e le risorse umane di competenza riferite al Fondo sociale europeo. Altro punto innovativo è la reale concertazione con le parti sociali e il territorio, con il compito di regia affidato alla Regione. In questo caso diventa determinante il ruolo dei piani integrati territoriali e, in particolare, la capacità di proposta da parte di quei territori e di quegli enti locali.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue CAPELLI). In questa sede, incastonati in un quadro generale di intervento, devono, ripeto "devono", non "possono" o "chiedo che possano", ma "devono" essere tangibili i segni per interventi di riequilibrio territoriale, economico e sociale della Sardegna. Una Regione che non è messa nelle condizioni di correre tutta insieme alla stessa velocità, è una Regione che, con tutto il rispetto, scivola verso l'Africa. E' ovvio ed è scontato che se questa attenzione, signor Presidente della Giunta, non sarà massima e in alcuni casi anche straordinaria, sia in sede di programmazione che in sede di manovra finanziaria, sarebbe il fallimento non solo dell'azione di questa maggioranza, ma dell'intero Consiglio. Con ciò non sostengo, come altri fanno, che non ci può essere un futuro, ma altri potranno e dovranno garantire il futuro della Sardegna; e fortunatamente questi altri ci sono e sempre all'interno di questa maggioranza.
Auspico che, se riusciremo a stare anche in futuro all'interno dell'Obiettivo 1, non sia più grazie alle aree deboli (Nuoro ed Oristano) e che, nel cammino dei prossimi mesi, chi può, e chi deve, manifesti la sussidiarietà non solo a parole, insomma che tutto il Consiglio sia conseguente alle dichiarazioni fatte. Generalizzare è uno sport che questa opposizione pratica con molta semplicità; compito della maggioranza è specificare ed ottimizzare, c'è chi solleva gli scudi perché non è stato nominato in questo o quel comitato, ma quale migliore risposta che proporre progetti innovativi, imporsi per capacità di proposta. Questi progetti saranno sicuramente tutelati e le varie correzioni saranno sicuramente apportate in sede di attuazione. Una proposta, al di là del Comitato di Sorveglianza previsto dal Regolamento, potrà essere l'istituzione di un comitato di monitoraggio permanente tra regione, enti locali e parti sociali. Questo può essere un serio strumento perché la clessidra, giustamente ricordata dalla collega Dettori, si trasformi in un cilindro; ma, così come ricorderanno sicuramente la collega Dettori e il Sindaco della mia città, il Presidente Ciampi ci ha anche ricordato che dobbiamo essere noi artefici del nostro futuro, i soldi non sono un problema, presentiamo idee e progetti, essendo però tutti coscienti che, al centro delle nostre azioni, si deve porre l'obiettivo dello sviluppo e non la ricerca del consenso come effetto dei progetti nel territorio.
Un'ultima considerazione sulla parte, a mio avviso passata un po' in secondo piano, legata al capitolo della pubblicità e dell'informazione: tali fondi, in passato, venivano regolarmente restituiti e rispediti al mittente. Basti pensare che i fondi destinati alla pubblicità e all'informazione del piano '94-'99 si stanno spendendo soltanto oggi. Bene, con questo documento si capisce quanto sia importante invece far conoscere e informare, quanto sia importante sapere che in quel territorio o in questo territorio è prevista una strada, un porto, una infrastruttura; tutto ciò favorisce gli investimenti, o meglio li guida, facilita e determina le scelte imprenditoriali.
Finalmente si legge di ambiente e cultura come risorsa, finalmente si capisce che anche noi abbiamo immense materie prime da curare, proteggere, sfruttare come motori di sviluppo economico e sociale. Se devo muovere un appunto alla stesura di questo documento, fin dalla sua nascita, esso riguarda l'ordine delle aree tematiche corrispondenti agli Assi; io avrei seguito un altro ordine di priorità non solo per quando riguarda la forma. Al primo posto avrei previsto l'area tematica relativa alla valorizzazione delle risorse umane e subito a seguire quelle relative alle risorse culturali e quindi all'ambiente e poi le altre; questo con il solo scopo di sottolineare che non c'è sviluppo economico e sociale che non veda al centro l'uomo e la sua formazione, c'è tempo, non tanto a dir la verità, ma si può correggere.
Il dato più importante che emerge è che questa maggioranza finalmente è arrivata a compiere le sue scelte, quelle scelte che abbiamo auspicato, che abbiamo annunciato e che possono tracciare quella svolta da troppo tempo attesa dalla nostra regione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Il modo di procedere in questo dibattito mi dà il convincimento che ci sia una nuova epidemia, che potremmo definire presidenzialista. Perché? Per il semplice motivo che da tempo ci vogliono mandare a casa: ci voleva mandare a casa l'onorevole Serrenti quando, dopo il suo sacrificio, scrisse una lettera al Presidente della Repubblica Ciampi chiedendo appunto lo scioglimento di questa Assemblea; lo chiede da pochi giorni, anzi, lo ha minacciato il Presidente Floris con i famosi due mesi durante i quali "se non fate da bravi", anzi "se non facciamo da bravi" ce ne andiamo a casa. Possibile frutto di una legge approvata dal Parlamento italiano che, in modo molto disponibile, magnanimo, invece della propria legge si è preoccupato di fare la nostra, come se questa Regione autonoma non avesse la capacità, la forza e l'intelligenza di predisporre una propria legge elettorale. Noi e la Sicilia abbiamo subito l'onta, mentre la Valle d'Aosta e le due Province autonome sono state lasciate fuori da questa legge, forse perché hanno più carattere e più autorevolezza di quanto abbiamo dimostrato noi anche in quella circostanza. Nonostante tutto, non credo che basti questo per mandarci a casa.
Credo che questo argomento dovrebbe meritare una maggiore attenzione, perché ci riempiamo sempre la bocca della parola sviluppo, della parola prospettiva, del futuro dell'Isola, della sua economia e poi quando è il momento di decidere si brilla per assenza: chi, facente parte della maggioranza, vorrebbe dire ma tace per paura e chi, dell'opposizione, forse è un po' distratto, ma ne ho visto pochi, intende puntualizzare con precisione gli aspetti principali di questo documento.
Prima di entrare nel merito del documento, vorrei solo esprimere meraviglia sul fatto che, alla riunione del Comitato di Sorveglianza, nel quale è prevista la presenza di un rappresentante di tutti i comuni della Sardegna e di un rappresentante per ciascuna delle quattro province, siano stati convocati due rappresentanti di queste ultime, (adesso ho appreso dal collega Balia che sono diventati quattro, a me non dispiace che siano diventati quattro, perché se è vero che le province hanno un ruolo di coordinamento e di programmazione, qualora non lo potessero svolgere in questa circostanza, esso non sarebbe comunque mai di attualità), e invece abbiamo una presenza massiccia di cinque rappresentanti delle organizzazioni produttive e di quattro rappresentanti delle organizzazioni sindacali; a questo punto io direi di demandare tutto a loro, ai soggetti esterni a quest'Aula, se possibile mettendoci anche, magari, le forze dell'ordine. Noi non abbiamo dimestichezza sull'argomento, i comuni hanno una competenza limitata, le province ancora meno. Credo che questa questione sia da rivedere, assessore Pittalis, perché l'articolo 5, comma 2, del Regolamento generale non ci lascia proprio fuori dalle decisioni: leggo testualmente: "d'accordo con l'autorità di gestione previa consultazione delle parti". Quindi se c'è stata consultazione, credo che si possa anche rivederla con maggiore attenzione e puntualità.
Voglio entrare nel merito del problema e, nell'affrontare il dibattito relativo ad un piano ricco di miliardi, ritengo doveroso affermare, preliminarmente, un concetto assai semplice che merita di essere evidenziato e cioè che se è vero che la pioggia di miliardi ci proviene dalla permanenza della nostra Isola nell'Obiettivo 1, significa che la nostra incapacità ad uscire dal sottosviluppo ci regala ancora risorse. Ma dobbiamo sapere che questa sarà, è la mia opinione, anche l'ultima delle occasioni che viene offerta alla Sardegna per agganciare, ormai fuori tempo massimo, il treno dello sviluppo e della ripresa economica.
Il rischio di vanificare un'opportunità e un'occasione per certi versi storiche sicuramente inedite per quantità di risorse e qualità della normativa, è molto più concreto di quanto possano far intendere le trionfalistiche dichiarazioni della maggioranza che governa la Regione. Se consideriamo che le azioni attivate dal POR dovranno assicurare alla Sardegna, entro il 2003, prima di tutto un tasso di crescita superiore a quello medio dell'Unione Europea, e poi la coesione economica e sociale delle aree interne dell'isola, si capisce quale sia la portata degli obiettivi, ma soprattutto quanto questi siano lontani, stante la situazione economica, sociale ed anche politica della Sardegna. Inoltre, se aggiungiamo le perplessità che da più parti si vanno avanzando circa la discrezionalità del complemento di programmazione, in luogo dell'operatività dello stesso, ecco che viene difficile, non soltanto ipotizzare, ma anche immaginare risultati di tale valenza, considerato inoltre che la scarsa operatività rappresenta da sempre il punto debole della nostra programmazione e dell'attività complessiva dell'amministrazione. Un'amministrazione che attende ancora di subire quello shock (finora soltanto annunciato) e che merita almeno un processo di radicale riforma tale da trasformare la Regione da ente centralistico a sistema di autonomia, che sappia porre rimedio a quelle inefficienze a tutti note e che al momento sembrano destinate a permanere.
La realtà è che queste inefficienze, così come è stato in passato, rischiano di condurre al fallimento della programmazione. Si pensi che il documento oggi in discussione era predisposto sin dall'estate del 1999, e se è vero che il vuoto di riprogrammazione poteva giustificarsi per l'assenza della classe politica di governo impegnata in problemi di assestamento e lottizzazione, è anche vero che la preposta struttura amministrativa doveva e poteva lavorare, e a questo ritorneremo. Ma il fatto curioso è che, nella nostra Regione, il Direttore del bilancio non dialoga con il Direttore della programmazione e in queste condizioni credo che sia quasi impossibile parlare di aggancio alla ripresa economica nazionale ed europea oppure ipotizzare futuribili riduzioni del divario.
Ma, al di là delle simpatiche curiosità e degli shock annunciati e mai attuati, è innegabile che oggi ci troviamo davanti a una serie di ritardi generalizzati, tanto che, in linea con gli orientamenti del Governo e dell'Unione Europea, non sembra lontano dalla realtà ipotizzare una riprogrammazione del POR alla fine del 2001, attraverso uno stralcio del complemento di programmazione per il biennio 2000-2001, indicando le misure urgenti e realizzabili supportate da progetti già pronti e da leggi idonee, riproponendo l'operatività come connotato essenziale del complemento di programmazione in quanto documento di attuazione degli assi prioritari che si basi principalmente su una verifica delle misure in rapporto all'indirizzo preposto, su una ricognizione dei progetti pronti e di quelli in via di predisposizione, su una precisa programmazione e calendarizzazione dei progetti da predisporre e su un'articolazione della previsione di spesa annuale in rapporto alla scansione delle quote annuali di risorse comunitarie attribuite ai progetti esecutivi già disponibili o programmati.
Una diffusa genericità sembra invece pervadere il documento in discussione; è difficile intravedere il coordinamento degli interventi pubblici e privati e la distinzione tra i vari tipi di intervento; il ventaglio dei criteri è talmente vasto da autorizzare l'abuso di competenze.
Scarsa è la considerazione riservata alle proposte dei comuni, coordinate dalle province, così come è debole il potere di coordinamento degli Assessori interessati, quasi a riproporre una forte impostazione centralistica che si traduce in una mortificazione delle autonomie comunali e provinciali e in un distacco dagli orientamenti dell'Unione Europea.
Anacronistici concetti in luogo di più moderne letture sembrano ispirare il complemento di programmazione quando si riferisce agli interventi su quelle che comunemente vengono individuate come zone interne. Queste, nel documento, vengono considerate come entità compatta e nella realtà, come tali, non esistono più, trasformate da uno sviluppo a macchia di leopardo che ha prodotto zone costiere forti e centri minori in declino, caratterizzati dai fenomeni ormai noti dello spopolamento; così come, se è vero che questi sono territori parcellizzati dalla miseria economica, dal degrado dei servizi civili e che non hanno beneficiato neppure delle briciole del vecchio modello di sviluppo, è anche vero che gli orientamenti comunitari intravedono nei centri urbani i punti di forza, i motori dello sviluppo regionale da rafforzare perché diventino infrastrutture strategiche. Non serve riproporre le politiche del passato, occorre piuttosto cogliere correttamente le trasformazioni cui è andato incontro il concetto stesso di città, che oggi non è intesa più come entità compatta bensì come realtà urbana metropolitana. Ma soprattutto occorre fondare la programmazione regionale sul rapporto sviluppo urbano-sviluppo rurale, inteso quest'ultimo non soltanto come agricoltura e pastorizia.
Un'alta dose di genericità caratterizza il documento anche su altri importantissimi settori strategici per lo sviluppo dell'economia isolana. Ai trasporti, e più in generale a quello che alcuni definiscono come affievolimento dell'insularità, si riserva una trattazione che è frutto di politiche del passato, ci si limita cioè a considerare una continuità territoriale di natura esclusivamente tariffaria, piuttosto che come generalizzata penetrazione territoriale, funzione non solo di tariffe a basso costo ma anche di certezza del servizio di trasporto. Questo non è soltanto da intendersi come servizi di vettori aerei per il trasporto dei passeggeri, ma soprattutto come servizi di trasporto per le merci; non è dato sapere quale sia il grado di scoraggiamento alla localizzazione di iniziative produttive nell'isola attribuibile ad uno scarso livello del trasporto aereo passeggeri, certamente quello imputabile all'assenza di efficienti collegamenti per il trasporto delle merci è tale da compromettere il corretto sviluppo della nostra economia.
Pensare poi come separati i collegamenti interni della Sardegna, i collegamenti esterni da e per l'isola, significa riproporre vecchie strategie, ormai superate dalle reali necessità che impongono modalità di trasporto interno funzionalmente collegate alle modalità del trasporto esterno. Voglio riferirmi in particolare ad alcuni interventi proposti. Secondo voi, ancora oggi, a dimostrazione che quel progetto è vecchio, continuate ad intravedere nel trasporto su sede fissa, sto parlando delle merci, la possibilità vera dello sviluppo di questa Isola. Allora, i carri ferroviari sono ormai fuori mercato, c'è una strategia diversa, c'è uno scenario completamente differente che ha portato soluzioni diverse da quelle del semplice carro ferroviario. Forse qualcuno non ha sentito parlare di casse mobili, forse qualcuno non ha letto il giornale in questi giorni, ed è la dimostrazione dello smembramento di questo sistema che le Ferrovie dello Stato stanno portando avanti. Cioè, neanche i licenziamenti vi fanno accorgere che quel sistema ormai è fallito, c'erano quattro navi, ne è rimasta una, c'era lo spazio per portare passeggeri ed è stato eliminato, le diseconomie sono all'attenzione di chi oggi vuol gestire il sistema in termini privatistici. Si parla di 320 licenziamenti, oggi se ne aggiungono altri 50 di addetti esterni alle Ferrovie dello Stato, ma che comunque svolgevano servizio su quelle navi. E' un momento di smobilitazione; questo non vi preoccupa, come non vi preoccupa neanche il fatto che sia rimasta una sola nave che a malapena riesce a spostare trenta carri al giorno, e quasi sempre i carri in entrata non sono utilizzabili per le merci in uscita perché presentano difficoltà di trasporto.
Questo è lo scenario al quale voi vi agganciate semplicemente parlando di sistema portuale; su questo probnlema fate una serie di elencazioni che non riescono a legarsi tra di loro e soprattutto sono frutto di una vecchia politica, di una vecchia programmazione che dieci o vent'anni fa sarebbe potuta anche andar bene, anzi andava bene. Oggi parlare di sistema portuale è quasi indecoroso in Sardegna. Intanto, dovremo preoccuparci di classificare i porti, perché la strategia del Governo centrale prevede obbligatoriamente in questo caso che la Regione garantisca le manutenzioni. Forse l'Assessore competente, che non è quello dei trasporti ma dei lavori pubblici, non se ne è mai reso conto, continua a bombardare le nuvole e ci tiene anche la testa. Abbiamo di fronte un altro scenario al quale ci dobbiamo adattare, se vogliamo crescere, se vogliamo uscire dal sottosviluppo, se vogliamo utilizzare queste risorse nel migliore dei modi.
Parlate di sistema di porti, ma non parlate di sistema di aeroporti; lo scenario degli aeroporti è modificato, in Italia e in Europa, mentre in Sardegna l'argomento non è ancoradi moda, facciamo finta di non sentire e di non capire. Parliamo di centri intermodali: furono finanziati col piano di rinascita, con la "402". Io dico che furono molto improvvisati da chi predispose quel tipo di programma allora, ma oggi sono una realtà, vanno completati; su questo siamo d'accordo, ma mi pongo anche il problema gestionale di queste realtà importantissime, si tratta della gestione di una società di logistica che finalmente vada a porre rimedio al caos complessivo che regna sul trasporto delle merci in quest'Isola. Ma se questo non dovesse accadere, con quali principi noi pretendiamo di parlare di sviluppo? E' impensabile, sono paletti storici che bloccano, che non ci danno nessuna prospettiva di crescita, cosa che ci dovrebbe interessare.
Quando si parla di programma, mi hanno insegnato che si dovrebbe parlare in termini meno astratti ma più concreti; ma si può parlare di qualsiasi cosa senza averla programmata? Se il piano regionale trasporti, che è fermo dal gennaio del 1998, e dovrebbe essere aggiornato, non riesce a trovare corpo e a diventare strumento di riferimento, di programmazione seria e di sviluppo in quel comparto che poi converge ed abbraccia tutti i settori dell'economia di quest'Isola, io mi chiedo con quale logica e con quale programmazione si possono individuare strategie come quelle che voi ci state proponendo.
Altrettanto si dica per l'energia (Misura 1.6). Nella passata legislatura c'era un collega che, dal suo banco, appena gli capitava l'occasione, non faceva che gridare che era necessario avere un piano energetico regionale. Era una richiesta giustamente ribadita, l'ho richiamata diverse volte anch'io, la richiamo ancora oggi e mi chiedo: con quale logica, con quale tipo di programmazione la Misura 1.6 ha portato a farvi scrivere quello che ho letto su questa parte del documento?
Amici miei, ma non è che se l'Unione Europea, per quanto riguarda l'energia alternativa, va a individuare l'energia idroelettrica, noi ci dobbiamo adattare immediatamente. Invece così è avvenuto subito! Questa è un'Isola che deve ancora risarcire danni di siccità, di alluvioni, che non producono benefici; cioè il contenitore è vuoto, e noi ci preoccupiamo di utilizzare i bacini esistenti, costruiti nel 1962, che sono quindi già in una fase di invecchiamento, ma anche micro bacini per produrre energia idroelettrica per passare dal 2 al 6 per cento di questo tipo di produzione alternativa.
Io mi sarei immaginato qualche altra cosa, mi dispiace che non ci sia l'Assessore competente, perché io non attribuisco la responsabilità solo all'Assessore della programmazione che utilizza gli strumenti che ha attorno a sè, perchè se gli altri Assessorati, nel definire le loro misure, non hanno la capacità di essere partecipi di un progetto di sviluppo serio, reale, che li riguarda più direttamente per le competenze che stanno amministrando, non possiamo dire che questa è responsabilità dell'assessore Pittalis! Certo anche lui avrà le sue responsabilità. Ma ci sono altri livelli di responsabilità imputabili a chi ha scritto quelle pagine, in quelle Misure e in quei modi; come se in quest'Isola sole non ce ne fosse, vento non ce ne fosse , ci fosse solo acqua, e allora produciamo energia idroelettrica! Proviamo a dire questo ai nostri agricoltori, proviamo a dirlo ai cittadini di Cagliari che hanno l'acqua razionata da molti, molti mesi!
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, arrivi alle conclusioni.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Questa è una contraddizione che mi lascia veramente perplesso.
Restando alla Misura 1.1 e quindi in materia di "acqua", a me sta bene collegare tutte le nostre potenzialità, ma da questa situazione non si esce, non c'è alternativa, ad esempio si arriva in modo piuttosto poco serio a lasciare da un anno senza risposta, spettante al Comitato tecnico regionale, un progetto sull'utilizzo dei reflui nell'area industriale di Sassari-Alghero-Porto Torres per dieci milioni di metri cubi, tanto la Nurra ha molta acqua per irrigare i campi! Noi teniamo i progetti fermi, sempre riguardo a quella funzionalità e a quello shock cui facevo prima riferimento.
Faccio un altro esempio: un ordine del giorno del 1997 che portava, oltre quella dell'onorevole Pittalis, anche le firmedell'onorevole Masala e di molti altri colleghi competenti in materia nella passata legislatura, riguardava la diga di "S'Alusia", esistente nel territorio della Marmilla-Trexenta, con capacità di invaso di 100 milioni di metri cubi per terreni a coltura irrigua; ebbene abbiamo pensato di spostare la soluzione del problema all'intesa Stato-Regione per il 2008, cioè stiamo pensando alla grande, ma rinviando a tempi talmente lontani che viene difficile anche riuscire a individuarli. Se queste sono le risposte, credo che ci siano dei problemi!
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, la prego di concludere. Gliel'ho detto anche prima.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Per ultimo voglio citare un problema che riguarda proprio l'acqua ed è collegato ad una delibera della Giunta di questi giorni. Siccome "bypassare" il Liscia dal Coghinas non ha significato alcuno, siccome la Gallura non ha l'acqua razionata, siccome la Gallura non soffre i problemi della siccità, avendo previsto dal 1998 dei denari, precisamente 450 milioni, per compiere uno studio di fattibilità e un progetto preliminare di collegamento Liscia-Coghinas, poiché questi 450 milioni non sono stati spesi, in quanto il Liscia non ha necessità di collegarsi al Coghinas, l'Assessore competente, quello dei lavori pubblici, se li sposta in casa propria, cioè a Posada, lasciando soltanto 140 milioni di quei 450, e cambia anche la dicitura in "Studio di fattibilità per l'ottimale utilizzo delle risorse del Coghinas e progetto preliminare"; cioè sta pensando di utilizzare solo le risorse del Coghinas, il Liscia non interessa. E allora, scrivete una cosa, ma nel frattempo agite in un altro modo; credo che a questo dovrete dare risposte.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, io devo insistere. Lei è andato sei minuti oltre il tempo a sua disposizione. La prego di concludere.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Ha ragione, non si preoccupi, sto terminando. Allo stesso Assessore, poco tempo fa, è stato impedito di spostare i finanziamenti destinati al porto di Alghero agli investimenti per La Caletta; qualcuno intelligentemente se n'è accorto e gliel'ha impedito.
Ed allora, su questa logica, che tipo di programmazione vogliamo dare a quest'Isola? Se questi sono i fatti, i vostri intendimenti o gli intendimenti di qualcuno, per l'esattezza, si può accettare passivamente che la logica di programmazione di quest'Isola si faccia in questo modo?
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.
COSSA (Patto Segni-Rif. Sardi). Noi esprimiamo una valutazione positiva sul complemento di programmazione. I colleghi del mio Gruppo, Vargiu e Cassano, l'hanno già fatto, anche evidenziando come questo atto sia di fondamentale importanza per l'entità delle risorse oltre che per la possibilità di incidere sui fattori dello sviluppo.
Quando, in occasione della discussione sul documento di programmazione economica e finanziaria, venne indicato il modello irlandese come possibile modello di sviluppo per la nostra Isola, si evidenziò che tra i presupposti che avevano portato a questo straordinario sviluppo dell'Irlanda c'era anche, così come è accaduto per alcune regioni della Spagna, un uso intelligente delle risorse comunitarie, tale da incidere effettivamente sui fattori fondamentali di sviluppo per poi portare alla esplosione economica di quella realtà. Noi riteniamo che il complemento di programmazione sia coerente con la visione complessiva di una Sardegna che cerca il proprio riscatto, il proprio rilancio nella valorizzazione delle proprie risorse, in particolare di quelleambientali e naturali.
Ma questo complemento di programmazione è davvero un golem senza anima, come è stato definito da quasi tutti i colleghi del centrosinistra che sono intervenuti? Onorevole Spissu, è il caso di fare riferimento a interessi affaristico-lobbistici, se ho trascritto correttamente le sue parole, legati a sofisticate tecniche di creazione del consenso in sede locale? E quale può essere, onorevole, l'accezione sana di questa espressione? A noi non pare che siano questi i termini per porre le questioni.
La nostra valutazione favorevole scaturisce essenzialmente dalla considerazione che la programmazione dei fondi strutturali 2000-2006 compie una serie di scelte precise che, in quanto tali, hanno certamente in sé il carattere della opinabilità. Io ritengo che sarebbe stato peggio non scegliere o favorire una distribuzione a pioggia delle risorse, cioè utilizzare il solito metodo di distribuzione, senza aggredire concretamente il problema, senza tendere con convinzione ad alcun vero obiettivo se non quello di poter dire che si è intervenuto su tutto e quindi sostanzialmente su nulla.
Certo non è facile raccogliere e sintetizzare le molteplici esigenze che nascono dalle amministrazioni locali nelle diverse aree geografiche della nostra Isola. Io credo che sia assolutamente artificiosa la polemica, montata dai colleghi del centrosinistra, circa la presunta esclusione, da parte del Comitato di sorveglianza, di alcune amministrazioni collocate in particolari aree geografiche, perché non è così che funziona. Sono le associazioni delle autonomie locali che designano i rappresentanti dei comuni e delle province (Associazione Nazionale dei Comuni, ANCI, da una parte, Unione delle Province Sarde, dall'altra) all'interno del Comitato di sorveglianza. Questo può essere condivisibile o meno, però credo che meno condivisibile sarebbe stato se l'Assessore si fosse arrogato - questo sì che sarebbe stato un atto di arroganza - il potere di decidere i componenti del Comitato di sorveglianza. Quali altri criteri avrebbe dovuto seguire l'Assessore della programmazione? Avrebbe dovuto chiamare i comuni capoluogo? E perché? Avrebbe dovuto chiamare i comuni piccoli? Quali comuni piccoli dei circa 300 comuni sardi che sono sotto i 5000 abitanti? E poi, perché sarebbero dovuti star fuori i comuni medi? Non è una battuta, perché i comuni di medie dimensioni, normalmente sono quelli che vengono penalizzati più degli altri, perché i comuni grossi, e in particolare i comuni capoluogo, di solito possono contare su risorse regionali e nazionali piuttosto consistenti, i comuni piccoli, soprattutto quelli situati nelle zone cosiddette disagiate, hanno per parte loro risorse, o perché sono aree montane, o perché sono zone svantaggiate, o per vari altri motivi, mentre i comuni di medie dimensioni, che sono quelli nei quali si registra anche il maggiore disagio sociale, spesso non sono collocati né tra i comuni marittimi, né tra i comuni montani, né tra le aree svantaggiate, non sono comuni capoluogo e quindi di solito sono i più danneggiati sotto questo punto di vista. Tutto questo per dire soltanto che non è una battuta affermare che non può essere l'Assessore a decidere quali tra gli enti locali deve entrare a far parte del Comitato di sorveglianza.
Correttamente l'Assessore ha accolto le designazioni operate dall'ANCI e dall'UPS, per cui c'è un rappresentante dell'ANCI e un rappresentante dell'UPS, ma ritengo che, opportunamente, l'Assessore ha ritenuto di invitare, in qualità di osservatori, altri rappresentanti delle autonomie locali, e i colleghi ben intendono che essere osservatori non significa essere componenti del Comitato di sorveglianza, è un'altra funzione.
Noi riteniamo molto positiva l'indicazione di privilegiare, riservando loro una quota del 40 per cento delle risorse finanziarie, i progetti integrati, cioè progetti che presentano un grado di integrazione sotto il profilo settoriale, territoriale e/o istituzionale. Tra l'altro, in questo modo, si raccoglie quella che personalmente ritengo una positiva intuizione dei Programmi integrati d'area, anche se poi i risultati che i Programmi integrati d'area hanno dato, ahimè, sono stati piuttosto carenti; forse faremmo bene, al di là delle polemiche, anche a interrogarci su questo per verificare che cosa non ha funzionato e non sta funzionando nella maggior parte dei Programmi integrati d'area, e possibilmente individuarne i correttivi.
Della individuazione del turismo quale settore strategico trainante ha parlato ieri il collega Vargiu. Per parte mia mi limito ad aggiungere semplicemente la considerazione che questo bene straordinario, sul quale la nostra Isola, a differenza di molte altre Regioni italiane, può contare, se sarà sorretto da adeguate risorse, potrà rappresentare, nel giro di qualche anno, una delle voci più importanti nelle statistiche sull'occupazione.
Personalmente, vorrei brevemente incentrare l'attenzione soprattutto su un'opzione netta che il complemento di programmazione rivolge alla risoluzione del più drammatico problema della nostra Isola: l'acqua. Per il ciclo integrato dell'acqua si prevede di spendere oltre 2 mila miliardi, evidenziando così la sua assoluta centralità, preminenza e propedeuticità rispetto a una infinità di cose. La questione della disponibilità idrica è diventata drammatica negli ultimi dieci anni, allorché è emersa in modo evidente la rottura climatica che sta collocando la nostra Isola al livello delle regioni del Nord Africa più che dell'Europa quanto a consumi idrici. Il complemento recepisce le indicazioni che sono state elaborate nel corso di questi ultimi anni dagli esperti, recepite anche dalle Giunte precedenti, per cui io non mi soffermo, però una particolare importanza riveste la soluzione del problema della riqualificazione delle infrastrutture fognarie o depurative e dell'utilizzo delle acque reflue depurate a fini irrigui, problema che affligge drammaticamente numerose comunità locali.
A questo proposito mi permetto soltanto di fare una raccomandazione alla Giunta (naturalmente l'assessore Pittalis qui rappresenta tutta la Giunta, ma questa raccomandazione è diretta più all'Assessore dei lavori pubblici e all'Assessore della difesa dell'ambiente), si valorizzino al massimo le nuove tecnologie ecologiche anche in materia di finissaggio delle acque reflue con scarso impatto ambientale e con scarso utilizzo di sostanze chimiche; certamente anche di questo avremo modo di riparlare.
L'altro capitolo che trovo particolarmente significativo è quello dell'energia. Sulla scorta di quanto enunciato nel POR, si dice chiaramente che verrà perseguito l'impiego delle fonti energetiche rinnovabili, ciò che consentirà in particolare di sfruttare quella straordinaria risorsa della Sardegna sulla quale noi possiamo contare per un'elevata percentuale di giornate all'anno, cioè l'energia solare, alla quale si affianca anche l'energia eolica. In tal modo, le famiglie ed anche le imprese, di riflesso, potranno contare su un enorme risparmio nella bolletta energetica e la Sardegna potrà progressivamente affrancarsi, almeno per una parte, dalla dipendenza dal petrolio e dal carbone con benefici effetti sull'ambiente.
Io ho voluto affrontare soltanto due capitoli, quelli che mi sembrano forse più concreti, più tangibili, quanto ad attuazione nel complesso sistema del complemento di programmazione. Tuttavia se è giusto che oggi la nostra attenzione si concentri soprattutto sulla distribuzione delle ingenti risorse del POR, credo che la Giunta regionale ma anche l'intero Consiglio regionale debbano porsi con urgenza e con la dovuta attenzione il problema che quelle risorse vengano utilizzate in tempi rapidi e con la maggiore possibile efficienza. Questa mi sembra la questione più importante rispetto alla quale bisogna attivare forme di collaborazione, di sensibilizzazione, di sostegno nei confronti delle amministrazioni comunali e provinciali e dei soggetti interessati perché vengano attivate tempestivamente tutte le necessarie azioni.
Poi, colleghi, in diversi interventi durante questo dibattito, si è parlato della circostanza secondo la quale questa è probabilmente l'ultima volta che il Consiglio regionale della Sardegna si trova a dibattere della programmazione dei fondi strutturali destinati alle Regioni disagiate d'Europa.
I colleghi, soprattutto quelli che hanno maggiore anzianità in Consiglio regionale, ricorderanno meglio di me che, alcuni anni fa, l'allora Presidente della Giunta regionale, onorevole Palomba, cantò incautamente vittoria per il fatto che sembrava che la Sardegna fosse fuori dall'Obiettivo 1. Oggi il problema si ripropone perché, se non ci saranno novità, nel 2006 l'Obiettivo 1 riguarderà le Regioni dell'Est europeo e verranno tagliate fuori le Regioni del Meridione d'Italia, del Meridione del Spagna, della Grecia, cioè quelle che oggi fanno parte dell'Obiettivo 1.
L'unico eurodeputato sardo, Mario Segni, ha indicato una strada che forse, se percorsa, potrebbe aiutare la Sardegna, insieme alle altre isole d'Europa, ad essere inserite in un nuovo Obiettivo 1, in un programma che prenda atto che le Isole sono di per sè "isolate", cioè soffrono per se stesse di una situazione di disagio. Non è una cosa semplice, perché è necessario che vi sia una presa di coscienza da parte di tutti gli Stati interessati, sappiamo per esempio che la Francia, che pure ha la terza grossa isola del Mediterraneo, la Corsica, e quindi avrebbe intuitivamente interesse a che questa battaglia venga portata avanti congiuntamente, apparentemente non è minimamente interessata; ci sono però le isole dell'Inghilterra, ci sono le isole della Scandinavia, ci sono cioè le potenzialità, con un'azione accorta di lobbying, detto questo nel senso più nobile, di mandare avanti questa battaglia difficile, che però potrebbe consentire alla Sardegna, tra sei anni, di poter contare su risorse simili a quelle oggi previste dall'Obiettivo 1.
Riusciremo, colleghi, riusciranno le forze presenti in Consiglio regionale, senza distinzione tra maggioranza e minoranza, senza ironizzare su questo tema così delicato, a farsi carico, anche rispetto ai loro referenti nazionali, di questo problema che per noi può diventare realmente drammatico? Grazie.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Si diceva che il programma operativo regionale e il suo complemento di programmazione dovessero inaugurare una nuova impostazione, coraggiosa, destinata a produrre una crescita economica, a ridurre il ritardo in materia di sviluppo e a creare nuovi posti di lavoro.
Invece, diversi consiglieri della maggioranza hanno richiamato il fatto che il POR se lo sono ritrovato praticamente preconfezionato, quasi a mettere le mani avanti rispetto ad un preannunciato fallimento, al mancato raggiungimento di quegli obiettivi strategici che l'Unione Europea poneva per superare proprio il ritardo di sviluppo nelle Regioni meridionali. Questo atteggiamento dei consiglieri di maggioranza è sintomatico perché, da una parte, affermano che il complemento di programmazione è ricco di contenuti e di scelte, dall'altra pongono una riserva dichiarando che quelle scelte sono state condizionate da un documento non perfezionato e non redattoda loro.
A dire la verità, avevate tutto il tempo, anche perché su quel programma operativo avevamo noi stessi sollevato una serie di perplessità e di dubbi ritenendo necessaria una sua rimodulazione e una migliore specificazione; avevate un anno per farlo, non lo avete fatto, per cui oggi non lamentatevi.
Altri, soprattutto i Riformatori, sentivo poc'anzi Cossa, affermano invece in maniera molto precisa che questo complemento di programmazione risponde efficacemente all'esigenza di rilancio e consolidamento della nostra economia e fanno anche una serie di esempi. Io ho sentito ieri Vargiu, in maniera molto decisa, ma anche Cassano, richiamare le scelte da loro considerate fondamentali, che tracciano proprio questa strada, essi affermavano che queste scelte sono derivate dalle differenze culturali esistenti tra le forze politiche della maggioranza e le forze politiche della minoranza; proprio queste differenze culturali giustificano, secondo loro, le scelte contenute in questo complemento di programmazione.
Beh, a dire la verità, io penso che questo fatto sia vero, perché entrando nel merito del contenuto di questo complemento di programmazione, voglio proprio richiamare l'intervento di Vargiu che enfatizzava la questione del turismo; e per quanto attiene l'Asse IV, relativoal turismo, nella Misura 4.5, proprio al primo punto, nella Linea d'intervento A) leggiamo: "creazione, nelle aree costiere, non ancora sufficientemente dotate, di nuove strutture ricettive a quattro e cinque stelle, che privilegino i moderni sistemi di gestione dell'energia e dei rifiuti…" e così via.
Vedete, mi fa specie che questo intervento sia stato proprio collocato al primo posto di una scelta precisa di sviluppo, si parla di aree costiere, si parla di strutture ricettive a quattro e cinque stelle; su questa materia, devo dire con la partecipazione attiva di tutti i componenti, sia di maggioranza che di opposizione, la Commissione ha sostanzialmente modificato l'indirizzo rispetto all'erogazione dei fondi proprio per le strutture alberghiere e il loro adeguamento, oltre che la filosofia che l'Assessore del turismo cercava di imporre attraverso un provvedimento legislativo. Devo dire che mi sembra strano che questo fatto, enfatizzato dai Riformatori, non venga invece corretto da tutti coloro che, mi rivolgo soprattutto alla parte dei componenti il centrodestra, che non hanno condiviso questa filosofia.
Che cosa significa questo? Significa che il complemento di programmazione è un documento dove c'è di tutto e di più, nel senso che ci sono parti chiare dove si compiono scelte e si privilegiano alcuni settori, ma vi è anche tutta una serie di azioni secondarie, così vengono illustrate, che probabilmente dovrebbero permettere di soddisfare le esigenze dei più, pur sapendo che, per come sono state distribuite le risorse e verranno utilizzate, per i più rimarrà di sicuro molto poco.
Da ciò deriva anche l'affermazione che è un documento che privilegia i pochi, privilegia i ricchi, privilegia chi ha già, cioè non privilegia una strategia di sviluppo, non privilegia la possibilità di un avanzamento del nostro tessuto economico, ma solo il consolidamento di alcune nicchie di potere già fortemente radicate in Sardegna. Come alcuni anni fa è stata l'industria petrolchimica ad assorbire grossa parte dei finanziamenti per lo sviluppo dell'isola, attraverso un sistema di scatole cinesi con la costituzione di piccole società, racchiuse nella grossa società, oggi si vuole privilegiare una nuova forma di monopolio da parte dei grossi potentati che controllano il settore del turismo.
Così non si pensa che in Sardegna, dove vi è una grande potenzialità nel settore turisticoper il fatto che la nostra terra gode di un territorio che ben si presta a svolgere questa attività, abbiamo tutte le condizioni ambientali perché questo settore venga giustamente ed adeguatamente sviluppato. Ma lo sviluppo deve essere equilibrato, non può essere uno sviluppo di rapina, non può essere uno sviluppo che privilegia soltanto alcune aree in modo particolare a discapito di altre, perché sennò veramente non si capisce dove vada a finire il riequilibrio che tutti auspicano e considerano necessario.
Per cui, siamo di fronte a una sfilza di dichiarazioni contraddittorie, soprattutto da parte di coloro che, dopo aver invitato in quest'Aula ad una discussione senza contrapposizioni, dicevano: "Questo deve essere il documento di tutti, deve essere un documento che interessa al popolo sardo, è un'occasione da non perdere, bisogna fare in fretta."; tutta una serie di appelli unitari affinché questo Consiglio regionale, con un'azione comune, raggiungesse quegli obiettivi di sviluppo in un modo o nell'altro richiamati da tutti. Inoltre si vogliono dare lezioni comportamentali dicendo che dobbiamo imparare ad essere europei abbandonando la mentalità bottegaia. Io sinceramente non so se qua qualcuno voglia far bottega; per quanto mi riguarda e per quanto riguarda il nostro Gruppo non abbiamo mai fatto bottega e non siamo interessati a questo metodo di far politica. Mentre siamo interessati ad avere la possibilità di discutere ed intervenire su un tema così importante, con la presunzione, dico "con la presunzione", che in tutte le cose che diciamo forse ce n'è qualcuna che dovrebbe essere tenuta in miglior considerazione. Vedete, tutti gli interventi delle opposizioni sono stati generalmente interventi di merito, hanno toccato praticamente tutti i sei Assi e, a dir la verità, quasi tutte le misure o sottomisure dei singoli Assi (in totale mi sembra che siano 52 o 53), sono stati interventi propositivi, che hanno rilevato in maniera puntigliosa ed anche precisa esigenze che nel documento non venivano giustamente considerate; ad essi che risposta è stata data? Questi nostri ragionamenti sono stati considerati, perché ragionamenti sono e ragionamenti erano, come una critica distruttiva, quasi che indicare nuove strade da percorrere, mettendo in risalto, in maniera anche puntigliosa, le azioni e gli effetti che a queste azioni possono conseguire e soprattutto quelli che non possono da essi derivare,sia un fatto di per sè distruttivo. Io non so se sia questa la nuova filosofia che anima il centrodestra, da una parte l'invito a collaborare, a ragionare insieme, a costruire un documento soprattutto nell'interesse della Sardegna e dei Sardi, e dall'altra trovarci di fronte al fatto che queste vostre affermazioni di disponibilità sono vuote e senza nessun costrutto, perché avete una posizione di parte che volete difendere a tutti i costi.. Questo fatto non si capisce…
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, un po' di silenzio, se non attenzione almeno silenzio. Grazie.
VASSALLO (R.C.). Io capisco che il mio ragionamento possa non interessare, ma non mi meraviglio.
Ortu diceva: "Questa discussione si sta rivelando accademica, soprattutto perché sembrerebbe, anzi è assodato, che da parte vostra non vi è proprio disponibilità a recepire gli altrui ragionamenti e a condurre una discussione articolata, non di parte e non preconcetta. Proprio per queste considerazioni, viene da chiedermi se veramente voi crediate alle cose che dite. Si parla di ciclo unico della programmazione. A voi che dite che il documento è buono, che ci sono le scelte strategiche per lo sviluppo, che avete fatto una serie di affermazioni molto precise, io chiedo: dov'è il rapporto tra i fondi statali, regionali e comunitari? Dov'è?
Possiamo dire che anche voi aspirate al ciclo unico della programmazione, ma non possiamo dire che in questo documento sia contenuto. Per cui occorre dire che bisogna recuperare subito il ritardo creatosi, è un'esigenza primaria anche affermare che vi è un ritardo; ma, scusate, molte volte riconoscere gli errori fa bene per migliorarsi, così come ammettere i ritardi fa bene soprattutto per recuperarli. Anche se voi affermate che non ci sono ritardi, negli atti ci sono, per cui non si capisce in che modo intendete recuperarli.
Si parla di partecipazione degli enti locali e dei privati. Molti hanno richiamato il fatto che non ci sono gli indicatori, anche io mi chiedo: dove sono? Inoltre si è privilegiato un rapporto tra pochi intimi; siano essi sindacati o associazioni di imprenditori, che è bene che ci siano, non è che noi siamo favorevoli ad escludere questa parte di soggetti sociali che molta importanza hanno per la nostra società, però avete tagliato fuori completamente, nel concreto, gli enti locali, le progettualità dei territori, dei comuni, delle province che, per mesi, hanno lavorato sul Quadro comunitario di sostegno, che dà questa possibilità di sviluppo. Dov'è questa progettualità? Cos'è che avete recepito? A me sembra molto poco rispetto a quello che vi veniva chiesto dal basso. Molto poco! Ci troviamo di fronte ad un accentramento molto più forte rispetto a quello del passato, quasi tutto, lo diceva bene Sanna, è deciso e gestito dalla Regione. Se questo è il decentramento, se questo è il federalismo che il Polo di centrodestra intende attivare, veramente siete nella cattiva strada.
Voglio inoltre riprendere la questione dei progetti integrati, che mi sembra fondamentale. Qual è lo stato dell'arte di questo strumento? Parlando dei progetti integrati voglio usare parole non mie, ma dell'onorevole Scarpa, relatore di maggioranza, quando dice prima di tutto che questi ultimi progetti integrati sono uno degli aspetti più innovativi della nuova programmazione e vanno intesi come un complesso di azioni intersettoriali strettamente coerenti, e poi che nel complemento di programmazione della Sardegna si dedica un capitolo ai progetti integrati ma se ne rimanda la definizione ad altra data; questo è detto nella relazione, in maniera molto chiara, poi l'onorevole Scarpa, probabilmente per aggiustare un po' le cose, continua affermando che tuttavia il complemento specifica quali saranno gli assi prioritari maggiormente interessanti. L'onorevole Scarpa, relatore di maggioranza, con questa frasetta, ha cercato di salvare la situazione dicendo che sono indicati gli assi, sono indicate le cose importanti. Ma, si fa riferimento ad un'altra data, quale data? Ma non si poteva specificare maggiormente? O forse non era doveroso che anche quegli elementi, la cui definizione si dice che si rimanda ad altra data, fossero contenuti in queste centinaia di pagine? Forse non si poteva dedicare una paginetta anche a questo? Ad uno strumento attraverso il quale tutti riteniamo, o la maggior parte del Consiglio ritiene, che deve essere speso il 40 per cento delle risorse? Se questa è la filosofia, veramente stiamo partendo con il piede sbagliato, perché quantomeno significa che, fin quando non avremo deferito ad un'altra data (cioè chissà quando) la definizione dei piani integrati, nessuno avrà la possibilità di attivare e spendere una lira di questo 40 per cento delle risorse.
Taglio l'intervento, perché molte altre cose ci sarebbero da dire, e mi limito ad un riferimento soprattutto riguardo all'Asse 3 e alla poca considerazione che è stata data, nel complemento di programmazione, alle infrastrutture scolastiche. Vedete, chi legge l'Asse 3 e chi legge tutte le azioni in esso previste, nota che il presupposto principale per il raggiungimento degli obiettivi prefissati è il potenziamento delle infrastrutture scolastiche, previsto dalla misura 3.12; senza il verificarsi di questa condizione, probabilmente anche le altre azioni sono messe in forse. Allora, bisogna riconoscere che le risorse stanziate per questa misura sono veramente esigue e non corrispondono alle necessità reali, soprattutto in un settore dove sappiamo che vi sono progetti già cantierabili, ed altri in fase di progettazione molto avanzata.
Io non vado oltre, perché il mio tempo è scaduto, concludo dicendo che su questo complemento di programmazione ci aspettavamo, da questa Assemblea, una discussione taledalla quale potesse scaturire l'impegno a procedere quanto prima agli opportuni aggiornamenti e rimodulazioni; di fronte a questo vostro netto rifiuto, ribadiamo il nostro giudizio negativo in maniera molto ferma, e il conseguente voto contrario del Gruppo della Rifondazione Comunista.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, colleghi, forse è condivisibile, da parte di tutti, il ritenere che sarebbe stato opportuno un dibattito preliminare sul tema "sviluppo", per tentare un approccio che consentisse a questa Assemblea di concepire un'idea comune di Sardegna. Credo che anche l'assessore Pittalis possa condividere questa considerazione, dal momento che ci si può rendere conto, almeno i trenta consiglieri presenti in Aula si potranno rendere conto, che il dibattito ha proprio questa carenza. Siamo arrivati al momento decisivo, quello che in altri tempi sarebbe stato definito un appuntamento storico, per il rilancio economico e sociale della Sardegna e dei sardi, senza un dibattito preliminare su questo tema e conseguentemente senza una chiara strategia di sviluppo equilibrato e sostenibile, dopo la quale si sarebbe potuto anche riempire di contenuti il complemento di programmazione e il P.O.R..
E' chiaro che oggi scontiamo, in questo dibattito, un po' la dispersione delle idee di cui ciascuno è portatore, e le confondiamo all'assessore Pittalis perché, partendo dal presupposto che ormai il complemento è quello e non sarà modificato, i nostri interventi risulteranno pronunciati a sproposito, come ormai inutili e quant'altro. Non dovrebbe essere così e non è così. Il lavoro svolto, contenuto nelle 398 cartelle più gli allegati, purtroppo non ci convince prima di tutto per il metodo utilizzato e poi nel merito. Come spesso accade quando non vi è partecipazione consapevole nella costruzione degli atti, si finisce per scontentare tutti: gli operatori politici, gli enti locali, le strutture responsabili che dovranno portare avanti questo disegno, oltre che le parti sociali e sindacali, sia quelle che rappresentano le zone interne, soprattutto loro, che le zone costiere. Io credo che si sarebbe potuto fare di più e meglio, non può essere assolutamente vero che è stato fatto il possibile, purtroppo si è perso molto tempo. Le ragioni dell'insoddisfazione non affondano radici solo nel metodo; soprattutto leggendo i vari capitoli che riguardano il complemento, si nota che nascono proprio nel merito.
Assessore, siamo arrivati a questo appuntamento storico, (possiamo dire che di storico tuttavia mi sembra che abbia solo la disattenzione), e questo non va a merito certamente di tutti, ma non va a merito neanche di una maggioranza che non ha saputo coinvolgere gli stessi consiglieri. E' del tutto evidente, pertanto, che arriviamo a questo appuntamento impreparati con il rischio di non riuscire a spendere bene le risorse. La Sardegna e i Sardi avrebbero meritato un quadro più rassicurante nel rispetto della loro complessa articolazione sociale. Purtroppo, però, non possono essere credibili i nostri sforzi, perché non siamo riusciti a compiere quella riforma importante riguardante la nostra struttura amministrativa, per renderla, questa sì, più europea, perchè in capo ad essa graverà il peso dell'acquisizione di tutte le metodologie comunitarie.
Bene, noi ci rendiamo conto che, senza questa impostazione, non possiamo sognare di poter realizzare obiettivi importanti. Di chi è la responsabilità, a questo punto, se non della maggioranza che si ostina a voler trattare la materia senza una cornice unica e senza una precisa rotta, assumendo come impostazione una scelta di ripartizione delle risorse che, se non è soddisfacente oggi, non lo potrà sicuramente essere domani? Forse in maniera miope risolveremo qualche tensione momentanea, ma rischiamo così di vanificare il ruolo motore che questi 11 mila miliardi avrebbero potuto consentire. Sappiamo tutti che non è facile programmare sviluppo, non ci sono ricette, né quelle irlandesi né quelle catalane. Ogni popolo si deve costruire la propria, faticosamente, con intelligenza; noi, che registriamo impedimenti e rinvii, avremmo dovuto avere questa sensibilità, questa responsabilità, anche per i ritardi strutturali e culturali che ci portiamo ancora appresso, non possiamo far finta di nulla e non possiamo licenziare questa partita sperando che comunque possa dare dei frutti positivi.
L'Unione Europea ci richiama con gli indicatori di quantità e ci inchioda perché gradirebbe sapere qual è il punto di partenza e, dopo il monitoraggio della spesa, quali possono essere i traguardi, sempre attraverso indicatori di quantità. Ma se noi non partiamo da questi indicatori, perché non ne siamo a conoscenza, è chiaro che stiamo legittimando e licenziando un disegno di legge che non può avere l'ambizione di ottenere questo risultato.
Qualsiasi documento oggi, in questa situazione, sarebbe facilissimo da criticare, io capisco che c'è una certa insofferenza, ma d'altra parte non si può entrare nel merito e nel dettaglio delle singole misure, considerarle esigue o non esigue, non siamo in possesso degli elementi necessari. Per cui, così come è arbitrario mettere dei numeri e ritenere che siano quelli vincenti, lo è altrettanto dire che non lo sono. In queste condizioni diciamo, quindi, che sia la maggioranza che l'opposizione non possono svolgere fino in fondo il proprio lavoro, in maniera seria.
Dicevo che oggi, in questa situazione, sarebbe molto facile criticare qualsiasi documento, ma proprio per le difficoltà oggettive in cui ci muoviamo, è indispensabile pensare una programmazione che sia rispettosa di tutte le istanze provenienti dai territori, ma contemporaneamente ricca di elementi di flessibilità, soprattutto quando si considera un arco di tempo così lungo, così lungo per la politica, perchè io ritengo che non lo sia - parlo naturalmente dei sei anni - per riscontri oggettivi in relazione a misure che dovremo realizzare, ne cito una tra tutte: quella dell'acqua. Non credo che riusciremo a risolvere, né per l'esiguità, né per la complessità della situazione sarda, il problema idrico così come facilmente si può ritenere oggi. Le misure individuate nel documento in esame mi pare rappresentino un elenco di esigenze, per altro da tempo in agenda, la cui carenza da tutti è stata sempre segnalata come alibi penalizzante di una prospettiva di sviluppo, ma sicuramente, assessore Pittalis, non sono il frutto di una elaborazione ragionata di indirizzi per avviare processi di riequilibrio e di sviluppo omogeneo di tutta l'Isola. Oggi questo Consiglio, nell'approvare questo documento, sta optando di non scegliere orientamenti e sta assicurando una delega in bianco alla Giunta, sperando nel buon cuore. Trattandosi di un programma straordinario, mi sembra, cari consiglieri, una posizione non proprio qualificante del nostro ruolo.
Oggi dobbiamo fare i conti con mutate esigenze, dobbiamo rispondere alla sfida dell'economia globale governando la trasformazione economica, sociale e politica della Sardegna, partendo da precisi capisaldi. Una Sardegna europea, aperta al dialogo e al confronto con le altre culture, deve essere sicura e forte della propria identità e della propria vocazione. Per questo una particolare attenzione meritano da una parte i processi culturali e formativi, dall'altra lo sviluppo del comparto rurale, da cui tutti nasciamo, e in particolare quello agropastorale. Dalle qualità di governo di questi importanti segmenti dell'economia sarda può nascere il riscatto dell'intera Isola. I principi portanti su cui si fonda l'impostazione del complemento di programmazione in discussione sono da tutti riconosciuti validi, sia dalla maggioranza che dall'opposizione: dal ciclo unico di programmazione al principio di sussidiarietà e solidarietà, dalla scelta della concertazione al coinvolgimento degli enti locali come elementi di programmazione dal basso, ai principi della produttività degli interventi. Tuttavia siamo tutti preoccupati e, per un certo verso, insoddisfatti perché ai più questa impostazione appare solo enunciata.
Il dibattito odierno, tardivo ed inutile ai fini del contributo che il Consiglio può assicurare al documento in esame, tuttavia ha consentito un confronto sui criteri più efficaci per la realizzazione dello sviluppo locale. Lo strumento dei Progetti integrati territoriali sono un esempio che possiamo ritenere strategico e volano per la ripresa delle aree più svantaggiate. Purtroppo, anche queste sono solo enunciazioni, perché nel complemento non esiste una chiara impostazione su questi progetti. Oggi il Consiglio sta assumendosi la responsabilità di approvare un documento che dovrebbe mettere in moto il rilancio dell'isola. Però i DEMOCRATICI non possono assicurare un voto positivo ad un documento privo di quelle indicazioni certe che dovrebbero rappresentare l'ossatura portante sugli orientamenti di spesa in relazione, per esempio, al riequilibrio dello sviluppo delle zone interne. Questa istituzione consiliare, in quanto rappresentante di tutte le istanze del popolo sardo, non può abdicare al ruolo che ad essa compete nell'avocare a sé scelte e responsabilità in ordine alle prospettive future di ogni singola realtà del territorio dell'Isola. Né la Giunta né procedure altamente significative per la costruzione del consenso possono sostituire l'impegno e la valenza che solo questa Assemblea è capace di esprimere. Io la ricercherei, assessore Pittalis, di volta in volta nelle future occasioni, in un dialogo, in un confronto, d'altra parte è anche previsto in legge, per riuscire ad orientare sempre meglio la spesa di queste risorse. Il coraggio di affrontare un progetto di sviluppo con una flessibilità ragionata nell'esecuzione dei programmi è l'unico strumento che oggi può garantire che le risorse possono essere spese nel modo migliore. Questo lo si può realizzare solo con una interazione più stringente tra la Giunta e lo stesso Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda, sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Molto brevemente sull'ordine dei lavori, Presidente. Semplicemente per ricordare a lei, Presidente, e all'Aula, che questo Consiglio è stato fermo per 28 giorni di seguito, si sono accumulati quindi dei provvedimenti che si sarebbero dovuti esaminare secondo l'impegno formale, assunto proprio da lei, Presidente, in Aula, che le sedute sarebbero andate avanti fino all'esaurimento completo dell'ordine del giorno. Tra le proposte, tutte importanti, vi è una proposta di legge nazionale che prevede misure urgenti per coloro che hanno subito calamità, quindi alluvione, siccità ed anche blue toungue; credo che essa vada esaminata e discussa quanto prima data l'urgenza delle materie delle quali si occupa.
PRESIDENTE. Onorevole Corda, le ricordo che c'è un impegno per andare ad esaurimento dell'ordine del giorno.
E` iscritto a parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.
USAI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io, come altri colleghi della maggioranza, avevo intenzione di rinunciare al mio intervento e invece lo farò, brevissimo, una sorta di dichiarazione di voto, proprio per evitare che i tempi si allunghino ulteriormente, più di quanto si sono allungati finora. Mi sono preso la cura di contare il numero degli intervenuti, esclusi i Capigruppo, ci sono stati trentuno interventi, di questi, ventitré sono stati dell'opposizione e otto della maggioranza;ascoltando molti di essi, mi è parso di capitare in un mondo di marziani, perché ho sentito tante e tali di quelle accuse provenire dai banchi del centrosinistra, quasi che i nostri colleghi del centrosinistra fossero arrivati per la prima volta oggi in questo Consiglio e non avessero avuto nessun tipo di esperienza istituzionale, invece, vedendo i nomi di quelli che sono intervenuti e ascoltando i loro interventi, notiamo che ci sono fior fiore di ex assessori, fior fiore di ex Presidenti di provincia, fior fiore di ex assessori provinciali, cioè tutti coloro che, nel corso di questi anni e fino al 1999, hanno governato, hanno comandato, tra virgolette, avevano cioè tutta una serie di strumenti per operare le scelte che dovevano essere operate, non faccio i nomi, ma ci siamo capiti.
Allora io mi chiedo: perché ridicolizzare e criminalizzare le scelte che sta operando la Giunta di centrodestra? Perché la cosa peggiore, più antipatica, vorrei dire, se mi si passa la parola, la cosa più fascista o comunista è quella di ridicolizzare l'avversario, di criminalizzare le scelte compiute dall'avversario, da un Esecutivo che sta governando da un anno, e che ha la sua dialettica, lo sapete tutti, è bene che ci sia la dialettica, però è in carica da un anno. Io ricordo che nel 1994, dopo sette mesi, l'onorevole Palomba si dimise e ci fu la prima delle sei crisi del Governo Palomba.
Qualcuno dice che non bisogna sempre pensare al passato e farsi scudo del passato ma, per capire il presente, è necessario sempre ricordarsi di quello che è stato. Dobbiamo guardare il presente qua in Consiglio, come lo stiamo guardando tutti quanti, oltre che nella società, per esempio ciò che è accaduto con la svendita del Banco di Sardegna, con le dichiarazioni su di esso che l'onorevole Nerio Nesi, non di destra, mi parrebbe di ricordare, ma abbastanza vicino alla destra, anzi, deputato di Rifondazione, no, dei Comunisti Italiani, ex Rifondazione, chiedo scusa, ho sbagliato io…
CUGINI (D.S.). Quello della Banca Nazionale del Lavoro.
USAI (A.N.). Quello che l'onorevole Nesi ha detto essere una "banchetta". La svendita del Banco di Sardegna è la perdita del ruolo dei Sardi nella gestione del credito. Anche questo è il presente. Allora io comprendo lo sconcerto della sinistra, lo comprendo è uno sconcerto che assume l'aspetto di Giano bifronte perché assieme agli interventi, devo dire la verità, di livello, costruttivi, tesi o tendenti non dico a trovare l'accordo, ma a verificare se esistono le possibilità di un'intesa, vi sono interventi beceri, interventi arroganti, talvolta ricattatori che non qualificano sicuramente un'opposizione intelligente e democratica come è l'opposizione del centrosinistra. Io capisco questo sconcerto e lo collego al fatto che il centrosinistra non governa più, perché il centrosinistra non ha speranza di governare per questa legislatura, perché ha paura del futuro che il Governo del centrodestra sta prospettando all'opinione pubblica sarda.
SANNA EMANUELE (D.S.). Questo è vero.
CUGINI (D.S.). E non siamo i soli!
USAI (A.N.). Ed allora noi voteremo il POR e il complemento di programmazione. Voteremo, perché? Perché non sono il frutto maligno della Giunta di centrodestra ma il prodotto di un'intesa tra la Giunta, i sindacati, gli imprenditori, un'intesa tra la Giunta e le parti sociali.
Noi voteremo questi documenti perché con essi la maggioranza che governa la Regione avrà la possibilità di modulare gli interventi, ma io credo che anche l'opposizione dovrà recitare un ruolo importante dismettendo i toni barricadieri, oltranzisti e provocatori che ha usato talvolta. Si tratta, cari colleghi, di una grande opportunità per la Sardegna a prescindere da come è formato il comitato di valutazione e dai motivi che hanno consentito alla Sardegna di rimanere nell'Obiettivo 1. Certo, sollecitato anche dal mio amico Bruno Murgia io credo che un'attenzione particolare verso le zone interne sia necessaria. Questa è una opportunità che noi possiamo e abbiamo l'obbligo di utilizzare; un'opportunità che serve a dare ai Sardi e alla Sardegna infrastrutture, cultura e sviluppo per le prossime generazioni.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Il collega Usai ha introdotto un argomento che, secondo me, deve essere valutato; così, a caldo, io lo valuto positivamente e poi il collega Selis (il quale ha anche il compito di riassumere il lavoro, per la parte chiaramente, che è stato fatto in questi giorni in Aula e in Commissione) lo riprenderà per verificare quanto della dichiarazione corrisponde ad un possibile lavoro che in Aula può essere ancora fatto. La cosa che dispiace, bisogna dirlo, caro onorevole Serrenti, è che la maggioranza dei colleghi che boccerà l'ordine del giorno, firmato da me insieme ad altri colleghi, non è presente in Aula e quindi lo boccerà senza sapere come noi abbiamo argomentato il suo contenuto; e questo non fa piacere. Non fa piacere perché stiamo trattando un tema da tutti considerato di primaria importanza, che non ha una conseguenza solo riferita ai prossimi giorni, ma che impegna la politica, l'economia e il Consiglio regionale in un'attività di sette anni, quindi la discussione sugli 11 mila miliardi, sugli obiettivi europei dell'Obiettivo 1, avrebbe meritato una maggiore attenzione.
Questo è un rilievo che mi permetto di fare bonariamente e prima di tutto alla Giunta. Il Presidente della Giunta è impegnato in questioni senz'altro rilevanti per l'economia della Sardegna e per gli impegni istituzionali, però questo tema è il tema principe di questa legislatura. Ed allora io faccio questo rilievo perché la programmazione 2000-2006 non è riferita ad un atto solo, ma è riferita ad un insieme di atti di livello europeo, di carattere nazionale e di ricadute locali e di scelte politiche regionali che sono state riassunte nella relazione del collega Scano per richiamare all'attenzione del Consiglio una esigenza primaria che abbiamo già discusso in diverse occasioni e forse anche disciplinato unitariamente, parlo del ciclo unico di programmazione che rimane, anche nel D.P.E.F. che noi abbiamo criticato nei giorni passati, un riferimento perché si tratta di una programmazione di risorse di provenienze diverse che si pongono obiettivi di mutamento strutturale dell'economia della nostra Regione.
Invece non c'è quell'attenzione sufficiente per dire, almeno fino a questo momento non c'è stata una risposta, se il concetto del ciclo unico si conferma; se la risposta, lo dico per il collega Floris che deve parlare dopo di me, dovesse essere positiva, beh, allora la conseguenza di questa affermazione (che io spero, lo dico a Floris che deve parlare, confermi questa decisione) dovrebbe tradursi in un meritato riscontro positivo, da parte del Consiglio, su quanto detto nella relazione di Scano, perché il ciclo unico nasce e si sviluppa se anche le risorse che ancora devono essere ricevute rientrano nella programmazione.
Invece, non si offenda nessuno, né gli amici che hanno collaborato con l'Assessore negli uffici, nè lo stesso Assessore, la documentazione che noi abbiamo è una documentazione,per molti interventi, ripetitiva e per moltissimi interventi sostituiva dell'intervento ordinario. Allora, che cosa vuole dire ciclo unico della programmazione? Vuole dire che noi dobbiamo riprendere l'argomento, ma so che questo fa in parte paura, collega Pittalis, e in parte crea preoccupazione politica perché fa emergere, anche se non è nelle nostre intenzioni, un'idea secondo la quale noi vogliamo ridiscutere tutto in quanto non c'è mai un punto conclusivo della discussione.
Non è così per noi. Noi, con gli interventi dei colleghi, abbiamo chiesto una risposta adesso, e il collega Fadda ha aggiunto che possono essere utilizzati i progetti sponda per evitare, collega Pittalis, che la Sardegna perda risorse.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
(Segue CUGINI). Anche quello può essere un metodo. Ma quando noi diciamo che occorre fare il bilancio e verificarne la conseguenza e poi ci ritroviamo, non nelle piazze, ma nella istituzione "Consiglio regionale" per verificare la coerenza tra il D.P.E.F., la programmazione di queste risorse, il bilancio che deve essere presentato, e le attività che devono essere messe in essere per spendere i soldi (e poi abbiamo aggiunto e aggiungiamo che adesso ci sono amministratori del centrodestra un po' dappertutto), ma perché, Pittalis, voi volete escludere, dalla discussione programmatoria più importante della Sardegna, le province, tre delle quali sono amministrate da voi? Perché volete escludere le grandi città, tre delle quali sono amministrate da voi? Perché volete escludere la partecipazione della democrazia diffusa, che sono gli amministratori locali, da una discussione programmatoria di livello alto che assegna al Consiglio regionale una funzione istituzionale di livello conseguente alla portata culturale di un'iniziativa di questo tipo?
Perché avete paura di mettere in capo, non ai comunisti, come qualcuno ha detto l'altro giorno, ma ai componenti, io aggiungo alle Presidenze, della Commissione terza e della Commissione seconda, la possibilità di avviare, loro, per il Consiglio e per la Sardegna, un'iniziativa pubblica, Pittalis, dove chiamano a verifica tutte le istituzioni democratiche e le associazioni imprenditoriali e i sindacati, per concorrere alla costruzione di una partecipazione dal basso? Così come - adesso, Usai Edoardo, non so dove è finito -così come è stato fatto precedentemente, quando si preparava il POR c'è stato un insieme di indicazioni da parte delle province, che in qualche occasione poi si è tentato di rimettere in discussione, e degli enti locali per definire questo progetto.
Perché non si può stabilire oggi, come impegno di tutti, e messo in capo alla maggioranza, un appuntamento di questo tipo? Verificate le cose che dobbiamo fare fra tre mesi, e a quel momento si propone un'iniziativa democratica, diretta chiaramente dalla maggioranza, con la partecipazione del Consiglio e delle istituzioni, per fare il punto della situazione. Cosa c'è di così negativo da impedire una realizzazione di iniziativa politica, economica, culturale, di governo, così come noi la proponiamo? Qual è l'elemento - faccio una battuta - che turba Pietrino Fois? Qual è la preoccupazione che ti turba se andiamo a un confronto con questi? Oppure, e mi dispiace non averlo sentito, il contributo alto che potrà dare come sempre il collega Corda ad un'iniziativa di quel tipo? Perché siete contrari? Perché siete contrari ad una verifica di merito sulle cose che ci proponiamo di fare?
CORDA (A.N.). Perché voi avete idee sbagliate in testa.
CUGINI (D.S.). Ecco, quindi, noi verremo a quell'incontro, Cesare, e io...
CORDA (A.N.). E alle idee sbagliate diciamo no.
CUGINI (D.S.). Verremo a quell'incontro, diciamo, con una posizione di persone che vogliono imparare dai colleghi che ne sanno di più, come bene si possono impegnare le risorse.
CORDA (A.N.). A volte è meglio non imparare.
CUGINI (D.S.). Allora è il caso di non prendere il tuo esempio, perché non sei un buon maestro, invece io ti volevo assegnare una funzione positiva, ti volevo togliere da bidello della maggioranza e farti insegnante, e non sei d'accordo!
CORDA (A.N.). Chi ha buone orecchie intenda.
CUGINI (D.S.). Non ci sono solo quelli che hanno le orecchie, ci sono anche quelli che hanno qualcosa di più.
Quindi, il problema che noi dobbiamo mettere in essere, il tema che noi stiamo cercando di proporre alla vostra attenzione, è come si partecipa alla programmazione delle risorse. Io lo dico al collega Felicetto Contu, che è il più anziano di noi come esperienza parlamentare, non so come età, però ha vissuto momenti di confronto politico alto in Sardegna che vengono ricordati ancora oggi perché hanno dato delle indicazioni estremamente positive. Poi mi richiamo alla cultura espressa, penso, dalla maggioranza dei consiglieri regionali che siedono in quest'Aula, che è quella del confronto e della partecipazione. Nessuno si deve offendere, ma i democristiani, i comunisti, i socialisti, quelli che ci hanno preceduto, anche di destra, nel Consiglio regionale hanno scritto pagine importanti sulla democrazia parlamentare e sulla costruzione alta della partecipazione della Regione agli appuntamenti nazionali e, in questo caso, agli appuntamenti europei.
Perché vogliamo assegnare un ruolo minore a questo Consiglio regionale? Per fare dispetto a chi? All'opposizione di centrosinistra? Non credo che si possa ragionare in questi termini con una collocazione, anche di tipo ideologico, che è quella di chiudere il dialogo perché "ci siamo noi adesso, facciamo noi e con voi non vogliamo avere a che fare!". Perché non è così. Ma non è così perché lo diciamo noi, non è così perché la legge è stata concepita come momento largo di partecipazione; la legge, gli atti!
Allora, siccome dobbiamo discutere anche delle risorse aggiuntive che derivano dal programma di sviluppo del Mezzogiorno, quindi il complemento di programmazione è lo strumento che ci permette di passare attraverso questa verifica, noi speriamo (lo dico proprio un po' anche come appello) che le nostre indicazioni non cadano nel vuoto, e se ci sono questioni riferite a possibili letture nella nostra impostazione, fatele emergere, siamo ancora in tempo, e stabiliamo un percorso che ci permetta la verifica e la partecipazione,non la partecipazione all'atto amministrativo o alla scelta della Giunta, che sarà della Giunta e sarà un atto conseguente, ma alla predisposizione di un'indicazione di lavoro che ci permetta di esaltare appunto la funzione programmatoria della Regione in Italia, Pietro, della Regione in Italia; perché oggi il Presidente Floris partecipa ad un appuntamento nazionale con lo scopo di costruire soluzioni nazionali per avere le ricadute in Sardegna.
Ma se noi non stabiliamo questo principio della partecipazione, veniamo meno anche allo spirito della legge, e si rivela inutile anche l'intervento del collega Vargiu che ieri ha detto che dobbiamo mettere in condizione il parlamentare sardo, che sta in Europa, di svolgere una funzione positiva e di attenzione nei confronti della Sardegna, e quindi dobbiamo fare in modo che ci sia per noi un riferimento. Io non avrei niente in contrario a che nella funzione parlamentare il collega Segni svolgesse questa funzione, questo ruolo; ma dobbiamo stabilire qual è il ruolo e qual è la funzione che gli assegniamo, per fare che cosa? Che cosa deve difendere, quali atti deve difendere? Badate qui gli assi, i provvedimenti che vengono proposti, le azioni che vengono proposte, non lo dico per offendere nessuno, poi soprattutto adesso che si è seduto il collega Ladu, l'avrei detto comunque, però gli assi, i provvedimenti, di cui parliamo, sono operazioni clientelari, ma non domani, stavo parlando...
LADU (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore dei lavori pubblici. Questo lo dici tu; queste cose le farai tu, non io che sono una persona seria.
CUGINI (D.S.). Stavo parlando anche quando il collega Ladu non c'era. Stiamo parlando di clientele e di clientelismo, di localismo, di individualismo, di personalismo, e di cose di poca rilevanza, che non sono riferiti a quello che si farà, ma a quello che si sta facendo.
LADU (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore dei lavori pubblici. Queste cose riguardano sempre te.
CUGINI (D.S.). Non sono riferiti ad un solo Assessore, ma sono riferiti a tante azioni che sono messe in essere oggi, perché risorse comunitarie se ne stanno spendendo oggi, e si stanno spendendo in diverse realtà della Sardegna, si stanno spendendo le risorse che erano state messe a disposizione, che erano state fermate con i progetti sponda, che sono state messe in movimento in questi giorni, che hanno interessato anche qualche città, ad esempio è giusto che la circonvallazione di Nuoro sia all'attenzione delle scelte politiche ed economiche della nostra Regione.
Allora, è molto quello che noi stiamo chiedendo? Rispondeteci che è molto e che invece voi avete un'indicazione diversa da dare, però le risorse messe a disposizione derivano da una valutazione della situazione economica della nostra Regione.
Poi, a quanto ho già detto, si accompagna un'altra parte del ragionamento, che riguarda l'intervento nelle realtà urbane più grosse e, nelle realtà urbane, la parte più debole di esse, cioè le periferie della città.Queste, per situazione economica ed anche per difficoltà di quelle parti delle popolazioni che, nel numero, sono simili alle aree interne della Sardegna, vengono richiamate con attenzione per avere delle risposte e quindi, non io, ma nei documenti che vi sono stati consegnati si dice: "occorre stabilire un nesso tra aree da sviluppare e realtà urbane emarginate per la riqualificazione e per la soluzione di quei problemi".
Ma questa operazione a chi deve essere messa in capo, se non all'istituzione locale? E se noi diciamo, come diciamo, che occorre mettere a disposizione delle province risorse tali da rispondere positivamente a questa domanda di base, stiamo irrigidendo la scelta programmatoria o la stiamo snellendo? Ossia, mettere a disposizione dell'ente locale risorse da programmare e dentro un quadro certo, che noi vogliamo stabilire, irrigidisce o snellisce? Secondo me, snellisce. Se viene accolto questo concetto, allora, collega Pittalis, è chiaro che l'elaborazione che viene proposta in questa documentazione sulla funzione della Giunta e degli Assessori confligge con questa impostazione.
Io voglio fare un discorso positivo nella partecipazione perché credo che, nei prossimi mesi, noi, ed in particolare quelli che vivono in queste realtà difficili, saremo chiamati dagli amministratori per rispondere non solo degli atti della Giunta, ma di quello che avviene per le scelte che si fanno nel Governo della Regione in quelle realtà, e dobbiamo avere la possibilità di portarli a partecipazione, a decisione. E' questo lo spirito che sta alla base dei nostri ragionamenti.
Io, a differenza del collega Amadu, non devo essere candidato alle prossime elezioni politiche, però so che il collega Amadu, quando è in competizione elettorale, si muove a contatto continuo con gli elettori, e ottiene anche risultati positivi. Si dà da fare, come si dice, e sino adesso il fare ha prodotto anche conseguenze positive. Ma io lo vorrò vedere nei prossimi mesi trattare di questi temi e riprendere l'argomento, che ha votato alla unanimità il Consiglio provinciale di Sassari, che prevedeva la partecipazione e anche l'indicazione di interventi in quella realtà, che poi sono stati modificati in questi giorni da un documento diverso. Cosa dirà, non riferito agli argomenti generali, ma agli appuntamenti che in quel territorio ci saranno? Cosa diremo? Che cosa faremo noi per fare in modo che ciò che è stato - Pittalis, lo dico - sbagliato nel 1994, e non c'era certo il centrodestra al Governo della Regione, in termini di riequilibro nell'impiego di risorse, possa essere ripreso. Io l'ho già detto anche in Commissione: perché non entriamo in questa logica del riequilibro e del rispondere alle parti più deboli, di mettere assieme le risorse? Oggi ci troviamo di fronte a una situazione che non si ripeterà nei prossimi anni.
Lo stesso ragionamento vale per la provincia di Nuoro e per la provincia di Oristano, che sono l'altra Sardegna, la terza Sardegna. Perché c'è la Sardegna di Cagliari, c'è la Sardegna che sta lì, in quella fascia centrale, c'è la Sardegna del nord che è un'altra Sardegna, ma a questa Sardegna 1, quella che ci fa stare nell'Obiettivo 1, come si risponde? Si risponde solo approvando questo testo o, come diciamo noi, operando in questi giorni per non perdere le risorse; ci sono gli strumenti per farlo? Facciamo la finanziaria, ci sarà purtroppo qualche mese di esercizio provvisorio, ma facciamo la finanziaria e richiamiamo questi argomenti, ci ritroviamo, non per ridiscutere complessivamente, perché la finanziaria sarà già quella l'occasione della discussione, facciamo il punto, promuovete, voi della maggioranza, attraverso le Commissioni, la conferenza di programmazione e facciamo in quella sede il punto, attraverso un confronto democratico che permetta a chi avrà fatto bene, e voi dite "noi vogliamo fare bene", di far emergere il bene che ha fatto, e a chi dice "no, state sbagliando" di dire la propria opinione. A quel punto si potrà decidere definitivamente quale sarà il destino nell'impiego di queste risorse.
E' molto, è un'iniziativa da comunisti da combattere e da sconfiggere, perché incide negativamente nella democrazia parlamentare? Penso proprio di no. E' un intervento moderato il mio, che evidenzia un insieme di esigenze, che risponde a una domanda che è presente in tutte le realtà locali e ci permette di fare un'operazione giusta sul piano politico, che può esaltare la politica e i partiti, le istituzioni e il governo positivo dell'economia. Non la volete accettare, la volete respingere, volete votare contro questa indicazione, ossia vorranno votare contro i colleghi che non ci sono e quindi che non sanno neanche quello che abbiamo detto, fatelo pure, però non si potrà dire che abbiamo iniziato a scrivere quel libro bianco scrivendo una pagina positiva della discussione politica e parlamentare di questo Consiglio regionale. Sarà una pagina che dovremo, perché forse ci vergogneremo, strappare, come quando strappavamo a scuola quel foglio dove ci mettevano la nota.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris Emilio. Ne ha facoltà.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, ero veramente molto indeciso se prendere la parola in Aula oggi, perché quanto c'era da dire su questo complemento di programmazione è stato, da parte del nostro Gruppo, ben evidenziato dai colleghi che hanno preso la parola ieri, intendo dire il collega Balletto, il quale ha fatto una dissertazione tecnica sul complemento e dal collega Presidente di Commissione, Giorgio La Spisa, che ha aggiunto anche qualcosa di politico. Per cui, rifacendomi a questi due interventi, pensavo di aver esaurito quello che era il dovere di un Capogruppo, però sono stato richiamato all'intervento soprattutto, oltre che dall'intervento che mi ha proceduto, di Cugini, da una volontà che sembra trasparire, oltre che da lui, dall'opposizione, dal collega Selis, il quale preannuncia un ordine del giorno, di arrivare alla conclusione dell'esame del complemento di programmazione con una certa unitarietà di intenti, una volontà di proseguire a parlare di questo argomento anche nel futuro. Esattamente si parla di tre mesi, ossia che cosa andremo a fare di questo complemento fra tre mesi.
Bene, Assessore, io ritengo che lei debba andare invece avanti da solo, tralasciando il tono degli interventi e lo sbeffeggiamento da parte di Cugini, quasi che la situazione alla quale oggi siamo arrivati in Sardegna dipendesse dal centrodestra, anche se può darsi che, avendo condotto male l'opposizione la volta scorsa, non abbiamo consentito alla Regione sarda quello sviluppo che avrebbe comportato anche l'esclusione dall'Obiettivo 1 con un prodotto interno lordo diverso. Dicevo che l'intervento svolto dall'onorevole Cugini non mi convince, non mi piace, devo dire, e non raccolgo nessun invito al dialogo. Pertanto, Assessore, vada avanti su questo complemento di programmazione che probabilmente non piace a questa sinistra, non piace al centrosinistra presente in quest'Aula, ma che, guarda caso, parlando con molte forze sociali, componenti sociali, con molti sindacati, soprattutto in occasione della preparazione del Forum, ho trovato larga condivisione anche da sindacati che certamente non sono mai stati vicino al centrodestra. Stessa e maggiore condivisione su questo complemento di programmazione abbiamo trovato da parte di rappresentanti di categoria, dal mondo della cooperazione, tanto per intenderci, al mondo dell'impresa; altrettanta notevole condivisione abbiamo trovato su questo, dala società civile, che è informata delle cose.
Condivisione sul metodo, caro Assessore, che lei sta portando avanti, che la Giunta sta portando avanti, ed è un ciclo unico di programmazione che esiste, è nei fatti, è inutile volerlo contestare. Condivisione per quello che sta facendo per la Sardegna intera, comprese le zone interne. Io spero che nella replica lei voglia far menzione della quantità di risorse destinate alle zone interne, e che io ritengo sia giusto destinare. Anche nelle precedenti Giunte, quelle degli anni passati, della scorsa legislatura, c'era il problema delle zone interne: che cosa hanno fatto? Non è un problema di quantità di risorse, ma probabilmente di politiche diverse da affrontare. Sono sicuro che, su questo tema, questa Giunta avrà delle politiche diverse, se non altro per il fatto di essersi confrontato con le autonomie locali. E non vale qua sollevare il problema che nel Comitato di Sorveglianza non c'è Tizio e non c'è Caio, perché su questo complemento e sull'intero ciclo di programmazione, sulla finanziaria che lei andrà a presentare nei prossimi giorni, c'è l'appoggio delle forze sociali, dicevo prima, degli imprenditori, delle autonomie locali, questa per la prima volta è una manovra che parte con l'approvazione delle autonomie locali, le quali, sappiamo benissimo, non sono solo quelle delle zone costiere, ma sono quelle delle zone interne, e lei è anche Assessore di questa Giunta perché rappresenta una zona interna, Forza Italia l'ha scelta anche per questo.
Allora, lei per cortesia, Assessore, vada avanti, ha il nostro sostegno, ha il sostegno di Forza Italia perché io rappresento il Partito di Forza Italia. Con una sinistra diversa potremo sempre confrontarci, con un centrosinistra diverso potremo confrontarci, ma non con un centrosinistra che vuole addebitare al centrodestra, dopo solo un anno di suo governo, tutte le malefatte della Sardegna. Con questo centrosinistra non intendiamo confrontarci.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, colleghi della Giunta e del Consiglio, credo che dovremo, una volta tanto, quanto meno sgombrare i nostri dibattiti da una sorta di equivoco che è questo sul passato e il presente. Noi siamo il passato e voi siete il futuro, il presente. Non costringeteci a fare l'analisi degli Assessori e dei colleghi che sono come noi, passato e presente, e che hanno i vantaggi, le virtù, i limiti del passato e del presente, l'esperienza e anche le responsabilità.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Io non accetto rimproveri da coloro che hanno fatto parte del passato e dicono che oggi le cose vanno male.
SELIS (Popolari-P.S.). Emilio, mezza Giunta fa parte del passato, e per fortuna avete mezza Giunta che fa parte del passato, perché sennò l'altra mezza probabilmente sarebbe stata un po' più disorientata, quindi voglio dire che ognuno di noi si assuma le sue responsabilità ed andiamo avanti.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Io sono il passato e anche il futuro, spero.
SELIS (Popolari-P.S.). Andiamo avanti dicendoci che mai, ve lo ripeto, mai come questa volta in Consiglio l'opposizione ha avuto e ha un atteggiamento positivo e propositivo, davvero! Vi prego di credermi e di farci omaggio della reciproca intelligenza; allora, la nostra intelligenza è quella di essere convinti che l'opposizione non guadagna né in prestigio e né in consenso se si mette a fare giochetti; noi siamo convinti di essere indispensabili per la qualità della politica, di questa istituzione, di questa Regione, e di avere il dovere morale e politico, prima che la facoltà, di portare in quest'Aula il contributo della nostra esperienza, della nostra intelligenza, quella che abbiamo, e della nostra preparazione; tutto qui.
Allora quando Edoardo Usai, il collega, dice che noi ridicolizziamo e criminalizziamo, noi non stiamo né ridicolizzando e né criminalizzando, noi anzi siamo convinti che la Giunta, gli uffici, quant'altro, hanno fatto del loro meglio; stiamo semplicemente dicendo che probabilmente se ci fosse stato un dialogo più serrato tra di noi, e se ci fosse stato un maggiore coinvolgimento, probabilmente alcune cose sarebbero state sicuramente migliori. Noi non stiamo ridicolizzando e né criminalizzando, stiamo dicendo che, nel privilegiare gli interessi della Sardegna, siamo preoccupati delle insufficienze, delle lacune, delle dispersioni. Abbiamo fatto - l'Assessore ne è a conoscenza, i colleghi ne sono a conoscenza - una quantità di osservazioni del tutto positive, in Commissione ma anche qua in Aula, quando i colleghi dicevano che si trattava di una critica", badate che la critica porta appresso una proposta, non è una critica per bloccare la situazione. Se avessimo voluto fare questo, davvero avremmo potuto fare e proporre, ci darete atto di questo, centinaia di emendamenti, ne abbiamo fatto - mi pare - uno, forse un emendamento, o nessun emendamento; ma non perché voi avete parlato in venti o in venticinque, abbiamo fatto una quantità di proposte e abbiamo chiesto alla Giunta di registrarle, valutarle e, se ritenute utili, di accettarle. Se avessimo voluto fare ostruzionismo, o limitare, non avremmo cioè portato qui dentro tanti emendamenti.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue SELIS). Per quanto riguarda la seconda considerazione, io incomincio a temere che ci sia un'incomunicabilità tra di noi, perchè da un lato cerchiamo di dirci reciprocamente che questa legislatura non è nata benissimo e che probabilmente si dovrebbero mettere insieme delle regole, degli stili, dei metodi anche non scritti di lavoro comune; però, poi, cadiamo nei fatti fondamentali. Non vorrei che al fondo ci sia una diversa concezione della democrazia parlamentare, del ruolo del Consiglio regionale, che non è un'aula fredda e grigia di famigerata memoria, ma è la sede della rappresentanza, è la sede della proposta, è la sede della democrazia, è quello che questa Regione riesce ad esprimere in termini di classe dirigente, io credo insufficiente, limitata, voi dovete capire per le vicende che conoscete, saremo i primi a dover dire "questo Consiglio è delegittimato"; ma si possono delegittimare e criticare le persone, non le istituzioni, le istituzioni devono avere - secondo noi - un fondamento, una legittimità, una certezza del diritto.
Ed allora, da questo punto di vista, quando diciamo che chiediamo il rispetto delle leggi e se le leggi non sono adeguate, mi riferisco per esempio alla "20", modifichiamole anche insieme; chiediamo il rispetto dei regolamenti; chiediamo il rispetto degli impegni reciproci. Questo stiamo cercando di dire quando chiediamo all'Assessore di fornirci le delibere per poter capire i fatti, non solo all'Assessore ma alla Giunta intera, come ieri è capitato quando abbiamo insistito per il Comitato di Sorveglianza; i colleghi che hanno parlato hanno avanzato osservazioni, hanno chiesto, ponendo il problema, se quel Comitato è stato legittimamente formato, se la delibera che ci avete dato in bozza è stata assunta, se il decreto è stato assunto.
E' una preoccupazione legittima, perché non vorremmo che, dopo tutto questo lavoro, gli atti crollino per vizi di procedura. Ecco, in questo senso, noi vi diciamo di rispettare i principi fondamentali, il parternariato istituzionale e sociale. Vi chiediamo: forse non passa prima tutto nel Consiglio regionale? Non è questo il senso della legislazione? Non dovremmo su queste cose trovare - come io credo - un dialogo?
Allora, questi problemi sono distruttivi? E` un atteggiamento distruttivo, è un atteggiamento negativo, è un atteggiamento ostruzionistico? Vi trovate sul banco centinaia di emendamenti infondati, per cui non sappiamo come fare? O non vi trovate invece una giornata di riflessioni? Poi se qualcuno usa toni un po' personali, che vuol dire? Tutti meritati, tutti pregevoli, tutti apprezzati. Io non so se questo discorso vada preso e buttato all'aria, se voi ritenete di non dover tenere conto di nulla, se voi ritenete che la prossima volta invece di fidarci della Giunta, ed è un eccesso di fiducia da parte nostra, non presentando noi emendamenti ma proponendo alla Giunta di tenere conto delle osservazioni per la parte che ritiene, invece di agire in questo modo, se voi ritenete che noi dobbiamo formalizzare le proposte, ne terremo conto. Mi dicono che è un eccesso di fiducia, che forse questo comportamento non è adeguato, ma questa è un'opposizione che tende ad ostacolare i manovratori o che invece vuole, non aiutare i manovratori, ma aiutare la Sardegna, aiutare questa Regione; questo è il punto fondamentale. Aiutare questa Regione sapendo che questo, avete detto e l'abbiamo detto, e ne siamo consapevoli, è un passaggio storico, spero che poi ci possano essere nuovi finanziamenti, ma intanto è questa l'avventura politica che è dato di vivere a questa generazione e a questo Consiglio. Allora, senza pensare a cosa succederà dopo il 2006, quello che dobbiamo valorizzare è oggi; le risposte che dobbiamo dare a questa Sardegna, le dobbiamo dare noi, voi per la maggioranza e per la Giunta e noi per l'opposizione perché di queste cose ci chiederanno conto.
Allora, è per queste convinzioni che la Giunta precedente di centrosinistra, l'ha ricordato il collega Scano, ma l'hanno ricordato tutti, Fadda, gli altri, Cugini, tutti coloro che hanno parlato, aveva attivato un dialogo Giunta-Consiglio, anche in un momento difficile qual era il momento delle elezioni, predisponendo un programma operativo regionale che sarebbe dovuto essere ulteriormente migliorato; questa Giunta l'ha fatto proprio. Noi non ci lamentiamo perché la Giunta l'ha fatto proprio, prendiamo atto che il miglioramento che poteva esserci non c'è stato, che questo poteva portare a rendicontazioni, e già da un anno non ci sono state, prendiamo atto che lo stesso complemento di programmazione è arrivato in ritardo, ma prendiamo anche atto che, cosa peggiore del ritardo, sino all'ultimo probabilmente avete pensato di dire che il Consiglio non doveva avere voce in capitolo; questo non è rispettoso del partnernariato. Allora, il mio compito consistenel riassumere le osservazioni critiche e le proposte da noi presentate e dai colleghi già illustrate in dieci punti fondamentali.
Sottolineo che questi dieci punti di critica e di proposte sono l'attuazione dei principi di integrazione, di coordinamento, di sussidiarietà, di complementarietà, di partnernariato, di correttezza della gestione, di valutazione degli interventi, di trasparenza e di pubblicità, che sono nei regolamenti e nelle normative che voi richiamate. Allora, il primo punto, l'abbiamo detto è il ciclo unico di programmazione, ce lo siamo già detti per cui non insisto;, certo il PON non è totalmente conosciuto e non è totalmente approvato, c'è un ritardo, si costruisca uno scenario integrato delle cose che sono conosciute, se non si fa questo, come si fa a capire quale è il progetto e dove va inserito, e qual è il sistema complessivo della manovra? Vado sinteticamente.
La seconda osservazione: a noi sembra che il documento sia terribilmente non integrato come ci richiedono i regolamenti, ma disintegrato, frammentato;non è critica per il piacere di fare una critica, ma io mi immagino la difficoltà che avrà in sede di attuazione l'Amministrazione regionale e tutti noi nel gestire una cinquantina di azioni, una quantità di programmi e sotto programmi che si intersecano con i programmi dell'intesa Stato-Regione, del piano di rinascita, del bilancio regionale, del bilancio nazionale, delle politiche meridionali; diventa una confusione, allora vi chiedo se non era meglio concentrare gran parte di queste risorse su alcune grandi azioni anche con una modificazione per il POR. Questo è un ostacolo, un atto di ostruzionismo, o non è una proposta positiva?
A nostro avviso, il partnernariato e la sussidiarietà vanno valorizzati. Voi avete detto "noi abbiamo lavorato insieme"; noi vi esterniamo una preoccupazione: non vorremmo che fosse solamente un atto di impostazione per captare giustamente un consenso e una benevolenza, ma vorremmo che fosse un punto fermo. Perché diciamo questo? Perché l'attuazione, che dovrebbe essere il momento di valorizzazione del partnerariato con gli enti locali, e le forze sociali, coinvolgendoli da subito nel momento del decentramento, invece - andate a leggere nel complemento di programmazione - è tutta accentrata negli Assessorati regionali; per cui questi ultimi hanno contemporaneamente - chiedo a ciascuno di voi se questo è corretto - il compito di attuazione e il compito di controllo, cioè sono contemporaneamente attuatori e controllori di se stessi. Allora, il partnernariato e la sussidiarietà non andavano realizzati adesso? Ecco perché noi siamo preoccupati che, a quella fase iniziale così positiva, se volete, non sia seguita la logica conclusione che voleva da subito il coinvolgimento. I metodi di gestione ci sembrano totalmente concentrati; quando dite che si procederà con atto pubblico, con trattativa privata, oppure ai sensi della "24", significa che vi riservate una totale arbitrarietà da consentirvi poi di avere un rapporto privilegiato, cioè un rapporto squilibrato, un "patto leonino" con gli enti locali e con le forze sociali.
La quinta osservazione riguarda lo stato di attuazione. Noi non abbiamo una fissazione per gli stati di attuazione, ma l'opposizione ha interesse a sapere come stanno andando le cose, perché riteniamo che verificare i ritardi e le difficoltà procedurali, legislative, normative della vecchia programmazione, serva per rimuoverla oggi, altrimenti ci portiamo avanti quei condizionamenti che determineranno, vincoleranno ed ostacoleranno la nuova programmazione. Anche questo non mi sembra serio, non vi pare che questo discorso vada messo in campo riformando da subito norme, procedure ed organizzazioni, soprattutto per quanto riguarda i piani integrati territoriali o settoriali che devono avere una nuova disciplina?
E così il sesto punto, la valutazione ex ante a noi sembra debolissima, non si riesce a capire la ricaduta sui grandi indicatori, sui grandi obiettivi, sul sistema economico, sociale e culturale; gli indicatori, l'hanno detto più volte i colleghi, sono forse la parte più debole, ed è invece proprio la parte su cui il Regolamento comunitario insiste di più. Lasciando il discorso dell'autonomia e della flessibilità, a cui i vari colleghi che sono intervenuti hanno fatto riferimento, esse hanno un senso, se poi si riesce a capire chi governa, chi amministra e quali sono gli obiettivi da raggiungeere. Il discorso e la debolezza degli indicatori rendono difficile il monitoraggio, la verifica, l'attuazione, l'adattamento e quindi anche la funzione del Comitato di Sorveglianza, così ci sembra debole la parte del cofinanziamento come ancora oggi ci sembra debole la parte della trasparenza e della pubblicità, se è vero come è vero che noi stessi, che siamo l'istituzione dotata della sovranità popolare, stentiamo ad avere le informazioni fondamentali, figuriamoci il sindaco di un piccolo paese, o i cittadini stessi!
Ecco perché credo che queste cose vadano adeguate per consentire il monitoraggio. Nel concludere, colleghi, da questi dieci punti di critica derivano dieci proposte, e le cito solamente senza illustrarle, ma brevemente.
Avete detto e abbiamo detto (ecco perché dico ad Edoardo che non è una criminalizzazione, è un processo in corso, è nelle cose, si aggiusta e si conclude) che occorre completare rapidamente il complemento di programmazione, in tutte le parti carenti, come anche voi avete ammesso nella relazione di maggioranza. Secondo, occorre davvero fare un salto di qualità nel realizzare il ciclo unico di programmazione sennò ci perdiamo e vi perdete con tutti questi finanziamenti, normative, eccetera, e diventa un disastro. Terzo, occorre fare uno sforzo, secondo noi, per specializzare singoli atti di programmazione su alcuni grandi obiettivi; gli obiettivi sono quelli che conosciamo, che concordiamo credo, cioè il riequilibro e la coesione regionale, le zone interne, la competitività del sistema produttivo, lo sviluppo occupativo, la parificazione delle opportunità tra uomo e donna, la modernizzazione del sistema formativo, la valorizzazione del sistema ambientale e le grandi infrastrutture.
Lo stato di attuazione va completato, ed è il quarto punto, per migliorare l'impianto operativo regionale, va compiuta la valutazione ex ante per capire quali sono le ricadute, i metodi di gestione vanno chiariti cercando di delegare il più possibile, da subito, perché la Regione non riesce a gestire tutto; inoltre per valorizzare il partnernariato e il principio di sussidiarietà, vanno precisati da subito il decentramento e gli indicatori e così la partecipazione finanziaria dei privati, a noi sembra che, visto questo tipo di atteggiamento, il Consiglio vada costantemente tenuto informato.
Noi riteniamo di dover e di poter dare un contributo fondamentale; ci concentriamo per dare il meglio di noi, il che non significa che rinunciamo alla critica, all'osservazione e all'opposizione, anzi la nostra opposizione è dura, severa e rigorosa ma seria; la sfida non è sulla scrittura di un documento, ma sulla sua attuazione, su quello che si saprà fare in termini di efficienza e di efficacia. La sfida riguarda quello che saprete fare per realizzare il coordinamento di tutte queste cose, e dare - come è stato detto più volte - un'anima, una strategia, un modello, un'idea, un progetto nel quale i sardi possano credere e deporre le loro speranze.
Ecco perché riteniamo che il punto di partenza di questo discorso sia il senso della politica, il senso delle istituzioni che coinvolge Giunta e Consiglio e che deve chiamare ciascuno di noi, e vi chiediamo di non essere diffidenti, non nell'opposizione ma nel Consiglio, nelle regole e nelle normative che ci siamo dati e che sovrintendono la nostra cosa, per garantire insieme, nel rispetto dei ruoli, con le responsabilità che sono vostre, che noi non vogliamo, ma facendoci carico delle nostre responsabilità, il miglioramento di questi atti di programmazione e la caduta più positiva sull'economia regionale.
Per questo vi prego e chiedo alla Giunta di riflettere davvero sulla serietà della nostra proposta: la legge 20 prevede che ci sia una verifica ogni sei mesi, noi chiediamo alla Giunta, alla luce di questa correttezza, di questa distinzione e di questa positività dei rapporti, di poter avviare insieme una verifica nei prossimi tre mesi, non sulla totalità dell'impianto del complemento, ma sulle parti che avete detto, abbiamo detto, vanno completate. Noi pensiamo ad una nota aggiuntiva, fa parte della storia della tradizione degli atti di programmazione questo di completare, che ci consenta di riflettere insieme e di farci carico insieme anche delle riforme possibili, normative, organizzative, burocratiche e strutturali. Se questa proposta fosse accolta, non cambierebbe certo il giudizio severo, critico, ma positivo e propositivo sull'atto di programmazione, ma credo che avremmo così trovato e delineato un percorso di sinergia positiva nel rispetto dei ruoli e negli interessi della Sardegna.
PRESIDENTE. I lavori per stamattina si concludono qui, riprenderanno questa sera alle ore 16 e 30 con la replica della Giunta.
La seduta è tolta alle ore 13 e 42
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