Seduta n.65 del 27/06/2000
LXv SEDUTA
MARTEDI', 27 GIUGNO 2000
(POMERIDIANA)
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 17 e 11.
COSSA, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 7 giugno 2000 che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Silvio Lai, Pasquale Onida e Gianfranco Tunis hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 27 giugno 2000. Il consigliere regionale Emanuele Sanna ha chiesto di poter usufruire di quattro giorni di congedo a far data dal 27 giugno 2000. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico che il governo in data 23 giugno 2000 ha rinviato a nuovo esame di questo Consiglio la legge regionale 1° giugno 2000: "Provvedimenti relativi al personale impiegato dall'amministrazione regionale e dagli enti regionali nei lavori socialmente utili e nei progetti obiettivo e disciplina dei compensi spettanti agli amministratori del fondo integrazione del trattamento di quiescenza e di previdenza e di assistenza del personale dipendente dall'amministrazione regionale". La legge rinviata è stata trasmessa alla prima Commissione.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta alla Presidenza la seguente proposta di legge:
Dai consiglieri DETTORI Ivana - PACIFICO - SANNA Emanuele - CUGINI - PUSCEDDU - LAI - SPISSU - CALLEDDA - DEMURU - FALCONI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PINNA - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Salvatore - SCANO: "Norme per l'istituzione di centri antiviolenza o case rifugio per donne maltrattate nella Regione Sardegna". (95)
(Pervenuta il 21 giugno 2000 ed assegnata alla settima Commissione.)
PRESIDENTE. Sia dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario:
"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla medicina sportiva". (175)
"Interrogazione FANTOLA, con richiesta di risposta scritta, sul Centro sclerosi multipla della ASL n. 1 di Sassari". (176)
"Interrogazione CALLEDDA - PINNA - SANNA Alberto - MARROCU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione determinatasi negli stagni di Porto Pino dopo la chiusura delle pompe da parte delle Saline di Stato". (177)
"Interrogazione IBBA, con richiesta di risposta scritta, sulla legittimità ed opportunità degli atti deliberativi della Direzione generale dell'ASL n. 8 di Cagliari". (178)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
COSSA, Segretario:
"Interpellanza BALLETTO - LOMBARDO sulle presunte irregolarità nella individuazione dei soggetti beneficiari dei contributi per i danni causati dall'alluvione del novembre 1999". (42)
"Interpellanza CUGINI - LAI - SPISSU - MORITTU - GIAGU - DETTORI Bruno - SANNA Giacomo - DEIANA - VASSALLO sul trasferimento da La Maddalena del Comando Marisardegna e degli enti ad esso collegati". (43)
"Interpellanza VASSALLO - ORTU sulla riduzione del personale delle ditte di appalto che operano nelle Ferrovie dello Stato". (44)
"Interpellanza CUGINI - CALLEDDA - FALCONI - ORRU' - SANNA Emanuele sulla revoca degli Amministratori in carica della società IGEA S.p.A.". (45)
Dimissioni del consigliere Loddo
PRESIDENTE. Comunico che in data 20 giugno 2000 il consigliere regionale Antonio Loddo ha fatto pervenire la seguente lettera: "Essendo stato eletto deputato nelle recenti elezioni suppletive per il collegio numero 6, a far data da domani 21 giugno 2000, assumerò l'incarico presso la Camera dei deputati, e pertanto rassegno in pari data le dimissioni da consigliere regionale. Auguro a lei e a tutti i componenti l'Assemblea di proseguire in un proficuo lavoro nell'interesse della Regione e di tutti i sardi. Cordialmente, Antonio Loddo".
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo '79, numero 7, è riservata al Consiglio regionale la facoltà di ricevere e accettare le dimissioni dei propri membri. Ove non vi siano opposizioni si intende che l'Assemblea prende atto delle dimissioni del consigliere Loddo.
Comunico inoltre che la Giunta delle elezioni è già riunita per pronunciarsi, esaminati gli atti degli uffici circoscrizionali, circa il candidato che subentrerà all'onorevole Loddo.
Sostituzione del consigliere Antonio Loddo dimissionario
e proclamazione del consigliere Mario Cosimo Stara
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta delle elezioni ha fatto pervenire la seguente lettera:
"La Giunta delle elezioni si è riunita su invito della signoria vostra onorevole per verificare qual è il candidato alle elezioni regionali del 13 giugno 1999 che subentra al consigliere regionale Antonio Loddo, dimissionario, in seguito alle elezioni alla Camera dei deputati.
Dall'esame degli atti redatti dall'Ufficio centrale circoscrizionale di Nuoro risulta che l'onorevole Antonio Loddo era stato eletto nella lista numero dieci, avente il contrassegno "Democratici in Europa con Prodi". I candidati della stessa lista del medesimo collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine: Stara Mario Cosimo, con cifra elettorale ottocentosettanta; Mastio Luigi ottocentodue; Vinci Giuseppe Daniele settecentoventotto. Distinti saluti, onorevole Carloni".
Pertanto, proclamo eletto consigliere regionale Stara Mario Cosimo.
Dimissioni del consigliere Gianfranco Tunis dalla carica di Questore
PRESIDENTE. Comunico al Consiglio che il questore Gianfranco Tunis mi ha inviato la seguente lettera: "Avuta notizia che stamane è stato commesso un atto di violenza inaudita (occupazione di alcuni uffici e sostituzione di serratura) a danno del Gruppo del Partito Popolare Italiano, ad opera del Segretario Generale del Consiglio regionale, che non si sa se abbia agito di sua iniziativa o per ordine di qualche altra persona, senza che del fatto, in qualità di questore del Consiglio, ne venissi preventivamente informato, con la presente rassegno formalmente, per protesta, le dimissioni dal mio incarico chiedendo che dell'episodio e di quant'altro se ne discuta in aula consiliare. Distinti saluti".
Ai sensi dell'articolo 11, comma 8 del Regolamento, le dimissioni devono essere sottoposte al Consiglio, per presa d'atto, entro dieci giorni dalla presentazione, termine che scade oggi. Noi dovremmo procedere all'immediata sostituzione.
Ha domandato di parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.
GIAGU (Popolari - P.S.). Signor Presidente, io so che dovremmo procedere all'immediata sostituzione, però, poiché il collega Tunis non è presente, io credo che sia opportuno rinviare la presa d'atto delle sue dimissioni ad altra riunione del Consiglio, anche per rispetto nei suoi confronti.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni la proposta è accolta.
Giuramento del consigliere Mario Cosimo Stara
PRESIDENTE. Constatata la presenza dell'onorevole Stara Mario Cosimo, lo invito ad entrare in Aula e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale per la Sardegna e dall'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949 numero 250. Invito il collega a presentarsi di fronte al banco della Presidenza. Do lettura della formula di giuramento, dopodiché il consigliere risponderà "Giuro".
"Giuro di essere fedele alla Repubblica, di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".
STARA (I DEMOCRATICI). Giuro.
(Applausi)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 14. Se ne dia lettura.
COSSA, Segretario:
MOZIONE COGODI - ORTU - VASSALLO sui fatti di violenza che si manifestano nelle Istituzioni e nella società in varie forme di "disordine pubblico".
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
a) diversi fatti pervenuti di recente alla più generale informazione hanno determinato turbamento ed indignazione perché pongono in evidenza una condizione gravissima di disagio sociale e di violenza sulle persone che coinvolge direttamente anche le istituzioni pubbliche;
b) di eccezionale gravità, in questo contesto inquietante, appaiono i fatti emersi sulla condizione carceraria nei diversi Istituti di pena in Sardegna, con particolare riguardo a quanto verificatosi nel carcere di Sassari;
c) altrettanto grave ed allarmante risulta il fatto denunciato in Carbonia per cui due ragazzi inermi, di cui uno successivamente deceduto, sarebbero stati sottoposti a gravi percosse e a gravissime forme di violenza psicologica da parte di alcuni militari dell'arma dei Carabinieri in servizio di ordine pubblico;
d) al di là dei fatti specifici, peraltro gravissimi ed inaccettabili dalla coscienza civile dei Sardi, si palesa una situazione generale di appesantimento e di impoverimento morale delle condizioni di vita in Sardegna, di cui fanno le spese principalmente e primariamente i soggetti sociali più deboli sia come autori, sia come vittime delle violenze e dei soprusi sempre più diffusi nei diversi ambiti sociali, territoriali ed anche istituzionali;
e) appare necessario perciò intervenire con decisione sui fattori tutti che concorrono alla possibile costruzione di forme più alte, consapevoli e partecipate di coesione e di sicurezza sociale (lavoro, istruzione, cultura, gestione del tempo "libero" e liberato, cura dei progetti di impegno sociale nei quartieri urbani e nelle comunità locali, elevazione culturale e professionale e pieno riconoscimento dei diritti degli operatori);
f) unitamente alle Istituzioni pubbliche rappresentative (Regione, Province, Comuni) detto programma di iniziative deve coinvolgere innanzitutto le Istituzioni culturali e la Scuola di ogni ordine e grado;
g) i casi di violenza che emergono clamorosamente attraverso i resoconti di cronaca e le iniziative giudiziarie non sono politicamente riducibili e circoscrivibili, ma obbligano ad una riflessione e ad una iniziativa forte ed incisiva delle Istituzioni autonomistiche a garanzia dell'ordinato svolgimento della vita civile in Sardegna;
h) le forme di violenza, che sempre più frequentemente si manifestano nelle Istituzioni riflettono la violenza che sempre più diffusamente si ritrova nella società, che rischia perciò di declinare verso forme nefaste di involuzione autoritaria e di vedere minate le basi stesse della convivenza civile e i valori essenziali della democrazia politica;
TUTTO CIÒ PREMESSO
delibera
a) di promuovere e di sostenere, anche finanziariamente, un programma generale di interventi sociali in tutto il territorio della Regione, principalmente mirato a:
1) coordinare in via permanente (anche attraverso la costituzione di una specifica Autority civile) tutte le forme di intervento sociale, assistenziale, di recupero scolastico, di promozione culturale, di intervento positivo e specialistico sugli emarginati, di sostegno delle persone e delle famiglie indigenti ecc.;
2) affidare ai Comuni della Sardegna, opportunamente sostenuti, il censimento permanente delle situazioni di forte disagio sociale e la prima individuazione delle misure di sostegno specifico da approntare;
3) promuovere e sostenere, in collaborazione con le Istituzioni pubbliche preposte (Magistratura, Autorità competenti in materia di ordine pubblico, di ricovero e di detenzione delle persone), un Comitato scientifico di permanente osservazione e proposta, aperto alle rappresentanze dei cittadini interessati, per la piena garanzia dei diritti dei cittadini e parimenti rivolta all'opera di formazione e sensibilizzazione degli operatori professionali e volontari, specificatamente nei luoghi e negli ambiti di maggior disagio sociale;
b) di incaricare la seconda Commissione consiliare (diritti civili), opportunamente integrata, di redigere, entro due mesi, una relazione preliminare al Consiglio regionale sui temi in questione;
c) di incaricare la terza Commissione consiliare (programmazione), d'intesa con le altre Commissioni di merito, di redigere, entro due mesi, una proposta organica al Consiglio regionale sui contenuti, con specifica indicazione delle priorità, degli interventi concreti, organizzativi e finanziari da porre in essere a sostegno delle iniziative istituzionali del programma di cui al punto 1);
impegna, inoltre, la Giunta regionale
a) a presentare entro 30 giorni al Consiglio Regionale idonee proposte di intervento, nell'ambito delle sue competenze, perché siano operativamente sostenute e sostanziate le misure di intervento di cui ai precedenti punti;
b) ad attivare con urgenza un confronto serio ed una rivendicazione ferma presso tutti i poteri dello Stato centrale perché tutte le attività di amministrazione e di servizio in Sardegna siano garantite nell'ambito dei criteri inderogabili di trasparenza e di efficienza, ma anche di assoluto rispetto dei valori umani e di pieno e convinto esercizio dei valori democratici propri della Costituzione Repubblicana.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi, non è una svista il fatto che noi abbiamo titolato questa nostra mozione non riferendola alla condizione dell'ordine pubblico in Sardegna, bensì alla più vera e più allarmante condizione di disordine pubblico.
La mozione è stata presentata con carattere di urgenza circa cinquanta giorni fa, quando si è avuta notizia di alcuni gravi episodi verificatisi nella nostra regione. Mi riferisco all'organizzazione di un'azione punitiva nei confronti dei detenuti da parte dell'autorità carceraria nel carcere di Sassari, e ad altri episodi, risalenti al periodo precedente, e forse anche più gravi, altrettanto preoccupanti ed allarmanti dal punto di vista sociale, e di cui per la prima volta gli organi di informazione hanno dato notizia.
Il secondo episodio, anch'esso verificatosi in quel periodo, è passato per lungo tempo sotto silenzio, pur essendo conosciuto da molti, dalle autorità pubbliche e dagli organi di informazione.Si tratta della vicenda di due ragazzi di Carbonia che, secondo la ricostruzionedel giudice che ha chiesto l'incriminazione di alcuni militari dell'arma dei Carabinieri, sarebbero stati, separatamente, fermati dai Carabinieri, perché sospettati di essere a conoscenza di episodi di teppismo avvenuti in quella città, portati in aperta campagna sotto la diga di Tratalias e bastonati e denudati. Uno dei ragazzi è stato indotto a picchiare l'altro e, essendosi rifiutato, è stato ribastonato. È stata persino simulata una esecuzione capitale, i ragazzi sono stati messi al muro ed è stato sparato un colpo in aria. Sappiamo che i due ragazzi, malconci, non si sono ripresi dallo shock; uno dei due, secondo la denuncia dei familiari, e secondo la ricostruzione fatta dal giudice che chiede una incriminazione, o meglio alcune incriminazioni, si è chiuso in sé stesso, ha avuto una crisi e dopo pochi mesi è morto. Questo è accaduto in Sardegna, in Carbonia.
Di questo fatto si aveva notizia in alcuni ambienti e però, stranamente, non ha costituito notizia per gli organi di informazione fino a quando, un giornalista non dico coraggioso, ma un giornalista e basta, che ha avuto modo di leggerei documenti in possesso degli avvocati, perché si tratta di un atto giudiziario, ha ritenuto, facendo solo il proprio lavoro, senza esercitare nessun coraggio particolare, di dare la notizia. Pare che i fatti siano davvero gravi solo quando gli organi di informazione ne danno notizia, finché non se ne ha notizia pubblica, i fatti, seppure conosciuti, pare che non esistano.
Noi riteniamo che sia necessario riflettere su questi episodi accaduti in questa nostra Regione, primo fra tutti la punizione organizzata dei detenuti nel carcere di Sassari, definita dalla stampa "pestaggio", tuttavia una punizione organizzata dall'autorità carceraria. Il fatto è notorio. Che poi vi siano mille e una ragione per cui anche l'autorità carceraria abbia motivi di insoddisfazione, o agli agenti di custodia non vengano riconosciuti determinati diritti, o la popolazione carceraria esprima in modo non dico non regolamentare, ma neppure accettabile, la sua protesta, tutto questo non può sminuire la gravità del fatto che l'autorità costituita, nell'un caso e nell'altro - carceri di Sassari, fatti di Carbonia - esercita violenza. Questa è la riflessione che dobbiamo fare innanzitutto, e noi abbiamo voluto rappresentare questi due fatti come emblematici di una condizione di violenza che esiste e sempre più si diffonde in questa nostra società e che attraversa anche le istituzioni, o meglio pezzi di istituzioni. Noi riteniamo che la Regione, nella sua autorità, nelle sue prerogative, l'Assemblea parlamentare sarda innanzitutto e anche il Governo della Regione abbiano titolo e dovere di intervenire di fronte a fatti specifici per ristabilire giustizia, per impedire che fatti analoghi si possano verificare, perché i colpevoli siano perseguiti e puniti sempre e comunque, a tutti i livelli, e perché la condizione sociale in questa nostra Isola, che è così pesante, possa essere in qualche modo alleggerita e comunque possano essere affrontate almeno alcune delle cause che determinano questa condizione.
Noi non vogliamo che questa riflessione si esaurisca in annotazioni e riflessioni di carattere puramente sociologico; per noi la questione è e rimane essenzialmente una questione politica. Le istituzioni possono essere tentate, talora, di declinare verso forme di autoritarismo; le istituzioni pubbliche, che sono nate per rappresentare gli interessi più genuini dei cittadini, per tutelarne i diritti, possono talora degenerare o iniziare a degenerare, e guai a non cogliere in tempo questi segnali.
Le involuzioni autoritarie si sono sempre manifestate e sono sempre avvenute in questo modo, nella sottovalutazione generale, e credo che non si possa negare che la nostra società e anche le istituzioni oggi sono attraversate da forme crescenti di autoritarismo, che non è esercizio di un'autorità ma una gratuita affermazione intrisa di violenza che spesso si esercita contro i cittadini e contro i loro diritti. Bisogna avvertire in tempo questi segnali e bisogna avere la capacità di intervenire in tempo; talora quando molti hanno detto di essersene accorti era troppo tardi, e noi riteniamo che questa nostra società, debole per molti versi, divisa, conflittuale, attraversata da tanti elementi e fattori di iniquità, da tante forme di emarginazione e di solitudine, sia una società nella quale non possa dirsi che tutti abbiano le stesse opportunità e a tutti si possano chiedere gli stessi comportamenti e le stesse reazioni. Noi non riteniamo che la questione della violenza diffusa nella società e che tocca e attraversa le istituzioni si possa buttare in politica; noi riteniamo che derivi da una politica. Si suol dire che le istituzioni riflettono la società e noi, con la nostra mozione, abbiamo voluto in qualche modo correggere questa affermazione e sottoponiamo all'attenzione del Consiglio regionale questa riflessione. Le istituzioni non riflettono la società; le istituzioni rappresentano una parte della società, e questa parte che le istituzioni rappresentano è una parte sempre più ristretta. Quando noi parliamo di disaffezione dei cittadini nei confronti delle istituzioni, di allontanamento dei cittadini dalla politica, addirittura di astensione crescente e per molti versi prevalente dei cittadini anche dall'esercizio del voto, che cos'altro stiamo considerando se non il fatto che le istituzioni cosiddette rappresentative siano sempre di più "cosiddette" e sempre di meno "rappresentative"? Quando le istituzioni rappresentano soltanto una parte della società, e questa parte è minoritaria, non vuol dire che l'altra parte della società non esiste, esiste e ha i suoi problemi, vive la sua vita e condiziona il resto della società, né si può dire, noi riteniamo, che le istituzioni pubbliche perciò rappresentino interamente la società. Le istituzioni pubbliche hanno invece un carico di responsabilità di ordine generale, hanno una funzione civile da compiere, oltre che quella di essere in qualche modo i mandatari, gli eletti, i deputati a fare qualcosa, e questa funzione o, se volete, questa missione di ordine civile, le istituzioni devono essere capaci di esplicarla. Noi non abbiamo mai creduto all'esistenza di una società politica più arretrata rispetto alla cosiddetta società civile. Quelli che hanno ritenuto ciò hanno sbagliato e di quell'errore tutti paghiamo il prezzo. Vorrei che lo stesso collega Fantola fosse capace oggi di una riflessione, alla luce dei danni e dei guasti che sono derivati da quella impostazione, cioè dal ritenere che noi avessimo di fronte una società cosiddetta civile, quella che non si occupava di politica, distinta e contrapposta rispetto a una società meno civile, se non incivile, quella che si occupava di politica. Vorrei che fossimo capaci tutti, ma soprattutto quelli che maggiormente hanno sostenuto questaidea, di fare una riflessione. La verità è che noi viviamo in una società profondamente incivile e che la funzione della politica è proprio quella della civilizzazione, cioè di conquistare regole e comportamenti, di dare messaggi, di esplicare funzioni che migliorino la società. Questa è la funzione alta della politica, perché il giorno in cui la società fosse davvero civile il compito della politica sarebbe fortunatamente cessato, perché sarebbe stato raggiunto l'obiettivo per cui la politica esiste, che è quello di svolgere una funzione di regolazione e di garanzia soprattutto a tutela delle parti più deboli della società, perché le parti forti, come ben sappiamo, si sanno tutelare da sé.
Ecco perché noi abbiamo voluto proporre, attraverso la mozione, questi elementi di riflessione, per arrivare però a una conclusione. Ed essendo l'analisi che noi stiamo puramente abbozzando, di carattere politico, riteniamo che anche le conclusioni non possano che essere di carattere politico.
Le ragioni essenziali del disagio sociale, quello che produce violenza, una violenza spesso subdola, che talora si esprime in fatti eclatanti, talora si esprime invece in comportamenti usuali, nella incapacità di esprimere solidarietà, nella marginalità spesso inferta, talora anche ricercata e voluta, quando parte della società si ritira dalla comunicazione, si ritira dalle relazioni umane possibili, si mette in conflitto con l'altra parte della società, queste ragioni vanno individuate perché dicono tutte del crollo di un rapporto di fiducia, non solo fra cittadini e istituzioni, ma anche fra cittadini ed altri cittadini. Parlano dell'affermazione progressiva non più di valori di solidarietà e di relazione umana, di crescita comune e di crescita civile, ma dei "disvalori", di una competizione qualsiasi, del prevalere sugli altri, costi quel che costi, anche il danno altrui.
L'insicurezza dei cittadini, soprattutto dei più deboli e più esposti, soprattutto dei più giovani, è una delle ragioni del disagio ed anche del rifiuto, e tra le cause della condizione di insicurezza una posizione primaria occupa l'insicurezza nel lavoro e del lavoro e quindi la disoccupazione di massa, e la precarietà della condizione lavorativa, che fa sì che la gran parte della gente non si senta utile né agli altri né a sé, perché non le è consentito di essere partecipe di un processo produttivo. La questione del lavoro si ripropone quindi in questi termini come questione esistenziale, oltreché come questione economica e di sopravvivenza. Altre volte ne abbiamo parlato affrontando il tema delle politiche attive del lavoro in quest'Aula ed ancora ne parleremo, perché la questione del lavoro e del diritto di tutti i cittadini a un'occupazione produttiva si propone come condizione anche di benessere e di sicurezza sociale. La crescita culturale, la formazione, la capacità della scuola non solo di trasmettere nozioni tecniche, utili a garantire professioni remunerative, ma di dare una cultura criticae di assicurare una crescita complessiva dei singoli e delle comunità,sono temi che esulano dall'attenzione di un'assemblea parlamentare, dall'istituto rappresentativo del popolo sardo, di quel popolo che vanta il tristissimo primatodel più alto indice di disoccupazione, soprattutto giovanile non solo in Italia ma in Europa? Secondo dati recenti che l'indagine parlamentare ci ha rivelato e su cui non si è sentita una reazione neppure minima, né nel mondo della scuola né da parte delle autorità politiche,
la Sardegna è la Regione a più alto tasso di abbandono scolastico. L'indagine parlamentare, i cui dati sono stati comunicati di recente, indica che la Sardegna ha, oltre a tutti gli altri primati negativi, il più alto tasso di abbandono scolastico. Il risultato di un'altra indagine ammonisce in modo ancora più preoccupante, che la Sardegna ha un altro record, quello del più alto tasso di povertà, non di povertà in generale, non di ricchezza misurata sulla base della del reddito complessivo…
PRESIDENTE. La prego di arrivare alle conclusioni.
COGODI (R.C.). Arrivo alle conclusioni. Abbiamo il più alto tasso di povertà intesa come numero di cittadini spinti verso una situazione di marginalità, perché con un reddito al di sotto di quello ritenuto appena sufficiente per una vita dignitosa.
Ora, se in questa Regione, in questa realtà economica e culturale, emerge una situazione di violenza diffusa, se nella sola città di Carbonia, nel corso di alcuni anni, sono state bruciate più di seicentootto autovetture, se gli attentati agli amministratori, ma non solo agli amministratori, gli atti di violenza che non sempre fanno notizia,sono tanti e tali da costituire uno stillicidio di violenza diffusa, tutto questo non può che interessare l'autorità politica e le istituzioni rappresentative degli interessi e dei diritti di un popolo.
Ritengo quindi che la mozione proposta all'attenzione del Consiglio dal Gruppo della Rifondazione Comunista, possa essere lo spunto perché tutto il Consiglio regionale, anche modificando il testo della mozione che muove ovviamente da una considerazione che è di parte, possa, integrando ed equilibrando le soluzioni possibili, su una questione così delicata, aassumere un impegno, convergendo sull'indicazione di alcuni indirizzi per l'attività politica e legislativa del Consiglio regionale, ed anche per l'attività di governo della Giunta regionale. Se ciò riusciremo a fare io credo che avremo non solo operato una riflessione utile, ma avremo anche fatto un'azione politica altrettanto utile.
PRESIDENTE. Ricordo al Consiglio che la discussione delle mozioni è disciplinata dall'articolo 115 del Regolamento.
Tutti i colleghi che vorranno intervenire nella discussione avranno dieci minuti a disposizione, la Giunta potrà parlare per venti minuti, e i presentatori della mozione avranno a disposizione 10 minuti per la replica.
Dichiaro aperta la discussione.
E' iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.-F.D.). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, esprimo il mio compiacimento per il fatto che questo Consiglio regionale sia chiamato, seppur attraverso la mozione presentata dal collega Cogodi che fa riferimento ad alcuni specifici episodi di violenza capitati nei giorni scorsi, a discutere sulla situazione di disagio sociale in cui versa la società sarda.
C'è un dato di fatto che contraddistingue il modo di far politica e la stessa attività di questo Consiglio regionale. Si parla spesso del distacco tra le istituzioni regionali e la società, sottolineando come questo Consiglio si occupi spesso e volentieri di procedure e di adempimenti puntuali, relativi però a un sistema che rischia di essere autoreferenziale e completamente scollegato dai bisogni che vengono espressi dalla nostra società. C'è un divario tra ciò che avviene nella società sarda e i nostri tempi nel cogliere il dinamismo di questi processi e stare al passo con i cambiamenti della società. Perciò avere la possibilità di soffermarci, seppure per un attimo, su ciò che sta avvenendo in una società come la nostra che esprime condizioni di forte disagio sociale con situazioni di emarginazione e di discriminazione che talvolta sfociano in episodi di violenza, è utile anche per fare una riflessione su dove vuole andare questa società, una società che punta al successo e ad una estrema competitività e che talvolta non presta la dovuta attenzione ai più deboli, a coloro che non riescono a stare al passo con i tempi.
E` vero, come è stato recentemente detto, che ormai viviamo in una società dove non contano tanto i beni posseduti quanto la possibilità diaccesso all'informazione, ma io aggiungo anche di accesso ai beni, ai servizi, ai diritti, perché vi è una parte notevole della società che è privata dei diritti fondamentali e che vive in condizioni di precarietà, di insicurezza lavorativa e di insicurezza sociale.
La mozione, partendo dalla situazione che si è verificata nelle istituzioni carcerarie della nostra isola e da alcuni episodi avvenuti nella città di Carbonia, illustra una situazione di generale appesantimento e di impoverimento materiale delle condizioni di vita in Sardegna, e pone in evidenza l'esigenza di riscoprire elementi di coesione sociale e di lavorare per garantire la sicurezza nei vari ambiti da quello lavorativo, a quelli dell'istruzione, della cultura, del tempo libero e dell'impegno sociale.
E' una problematica, questa, che investe le zone rurali, ma soprattutto le cinture urbane che sono quotidianamente teatro di episodi che evidenziano un disagio sociale, che si traduce spesso in comportamenti devianti che sfociano poi anche in fenomeni di microcriminalità.
Quest'Assemblea in passato si è più volte interessata della questione del disagio socio-economico nel quale diverse Commissioni parlamentari di inchiesta e anche Commissioni istituite da questo Consiglio regionale hanno individuato una delle cause principali di uno dei più gravi fenomeni che ha interessato la nostra società sarda, e mi riferisco al fenomeno del banditismo.
Oggi ci troviamo di fronte a episodi di violenza, che sono comunque testimonianza di un disagio che pervade diverse categorie sociali e, in particolare, le fasce più deboli della nostra popolazione. Mi riferisco in particolare ai giovani che avvertono l'insicurezza rispetto al futuro, e lo testimoniano fenomeni che devono farci riflettere come quello della dispersione scolastica. Le statistiche dicono infatti che, per quanto riguarda gli indici di dispersione scolastica, tre delle provincie sarde sono tra le prime cinque. Ma le situazioni di disagio vanno da quelle evidenziate dall'attuale emergenza della situazione carceraria, alle condizioni degli immigrati e dei disabili; perché chiunque sia a rischio di esclusione sociale rischia di manifestare situazioni di forte problematicità e disagio.
Allora cosa occorre fare? E` vero che, a livello politico, c'è attualmente una forte attenzione rispetto alle problematiche legate alle discriminazioni e alle diseguaglianze, ne è la prova il fatto che nel giugno del 1997 è stato modificato l'articolo 13 del Trattato dell'Unione Europea, ed è stata posta al primo punto la lotta alle discriminazioni e alle diseguaglianze in ogni ambito, dal sesso, all'origine etnica, alle convinzioni personali o religiose, alle tendenze sessuali e agli altri ambiti in cui si possono manifestare situazioni di discriminazione e diseguaglianza.
Anche da parte del Governo nazionale, c'è una grande attenzione su questi temi e lo dimostra il fatto che un ministero di recente istituzione, il Ministero degli affari sociali, sta sviluppando tutta una serie di politiche che tendenti ad affrontare le situazioni di disagio sociale. Ma a fronte di questa attenzione a livello nazionale e a livello europeo, in Sardegna abbiamo ancora delle grosse difficoltà legate soprattutto all'individuazione di un referente politico-istituzionale che possa mettere in campo delle politiche sociali appropriate per affrontare il problema.
Mi riferisco al fatto che, in attesa della modifica della legge numero 1 sulle competenze degli assessorati, è opportuna, forse, anche una riflessione sul fatto che la competenza delle politiche sociali sia attribuita all'Assessorato della sanità, perché la "sanitarizzazione" non può essere la giusta risposta alle problematiche del disagio sociale.
Servono delle azioni puntuali, perché se è vero che esistono delle norme che testimoniano l'impegno per quanto riguarda la fruizione di determinati diritti sociali, come il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto allo studio, le norme da sole non sono sufficienti; occorre che le istituzioni sviluppino delle azioni puntuali, efficaci, perché la norma da sola non riesce a risolvere determinate problematiche.
La mozione, a mio parere, individua bene nella parte dispositiva ciò che può essere fatto attraverso un intervento generalizzato, con un programma che, sostenuto da adeguate risorse finanziarie, riesca a intervenire nelle situazioni di disagio sociale nei vari ambiti da quello scolastico a quello familiare, con un sostegno anche specialistico alle categorie emarginate.
È anche opportuno che tutte le Commissioni di merito vengano coinvolte su queste problematiche a partire da quella dei diritti civili. Apprezzo il fatto che, già nei prossimi giorni, la seconda Commissione vada ad esaminare la situazione di disagio presente nelle istituzioni carcerarie, partendo proprio dall'Istituto di osservazione per minorenni di Quartucciu che ospita diversi nostri giovani che sono stati coinvolti in attività criminose, affinché, partendo da un'analisi delle situazione, si possano individuare ed attuare gli interventi più opportuni. Per questo ritengo che sia opportuno che il Consiglio regionale dedichi una seduta specifica alle problematiche legate al disagio sociale, al fine di proporre un piano articolato di interventi finalizzati al superamento delle condizioni di emarginazione e di diseguaglianza, perché proprio su questi aspetti si misura la capacità di risposta politica da parte di una istituzione come questa, rispetto a problematiche che interessano non solo singoli individui ed intere famiglie ma la società sarda nel suo complesso.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Sono abbastanza perplesso nel vedere che questa occasione, della quale va dato merito ai consiglieri di Rifondazione Comunista, di discutere di un problema di questa gravità, non venga accolta dalla maggior parte dei consiglieri anzi direi da quasi la totalità. Abbiamo fatto tanti dibattiti, spesso anche inutili, su questioni banali, di scarso rilievo sociale, e comunque, in assoluto, di scarso rilievo, ritengo che questa meritasse un approfondimento, perché la maggior parte dei problemi evidenziati sono reali, e sarebbe assurdo far finta che non esistano. Forse non si vuole intervenire perché si...
PRESIDENTE. Onorevole Dore, mi scusi un secondo, chiedo ai colleghi di prendere posto. Se qualcuno deve parlare lo faccia nelle salette attigue, e lasciate che l'oratore possa svolgere il suo intervento in libertà. Prego, onorevole Dore.
DORE (I DEMOCRATICI). Dicevo che probabilmente molti colleghi non hanno ritenuto di prestare sufficiente attenzione perché ritengono si tratti di cose scontate, cose sulle quali c'è poco da dire, cose in ordine alle quali non si riesce a individuare i rimedi e molti non vogliono nemmeno cercarli, però ciò non toglie che i problemi sussistano.
E` innegabile il grave disagio sociale; è innegabile il gravissimo problema della disoccupazione, che taglia fuori dal circuito del lavoro la maggior parte dei giovani; è innegabile l'emarginazione; è innegabile la frustrazione che ne deriva per vasti strati della popolazione, soprattutto giovanile o delle classi più deboli; è innegabile il problema esplosivo delle carceri che ancora si sta manifestando quotidianamente, anche se in questo momento probabilmente viene in parte strumentalizzato.
Non sono d'accordo col collega Cogodi sul rischio di forme di involuzione autoritaria che emergerebbe dagli episodi evidenziati. Si tratta di episodi gravissimi, criminosi, ma assolutamente marginali. C'è tanta gente, frequentemente mal pagata, che nelle forze dell'ordine svolge perfettamente il proprio compito; certamente possono esserci situazioni non conformi alle regole, alle norme, alle leggi, ma, fortunatamente, di solito si interviene tempestivamente, e devo dire talvolta anche duramente, e i fatti di Sassari lo dimostrano.
Quindi, credo che non esista il pericolo di cui parlava il collega Cogodi ma che ci sia certamente l'esigenza di evitare anche le situazioni di disagio dei componenti delle forze dell'ordine, che non devono sentirsi a loro volta emarginati dalla società, ma devono sentire che il loro lavoro viene apprezzato nel modo giusto. Ma non è questo il problema, io non credo che sia questo. Il problema è un altro.
Naturalmente è difficile capire quali sono le cause e trovare i rimedi, ed è per questo che dico che chi ha assunto l'iniziativa di presentare questa mozione, ha fatto una cosa veramente opportuna.
Questo discorso andrebbe approfondito; tutte proposte contenute nella mozione sono positive, ivi compresa la proposta che il Consiglio regionale si faccia carico di verificare, anche se non è di sua diretta competenza, la situazione delle carceri.
I problemi sono enormi, ma io credo che, al di là dell'impegno, peraltro molto importante, di cercare di risolvere dalla base certi problemi, con gli strumenti che abbiamo a disposizione, cioè con l'approfondimento dei problemi, la ricerca di soluzioni positive, e la presentazione di proposte legislative, che in qualche modo possano contribuire al superamento di queste situazioni di estrema difficoltà nelle quali si dibatte la nostra società, io credo che il ruolo della classe politica sia innanzitutto quello di dare il buon esempio alla società che ci ha eletti e che aspetta da noi delle risposte.
Ora, francamente, devo dire che queste risposte in questo primo anno non sono arrivate, anzi sono arrivate risposte completamente opposte, e l'atteggiamento degli elettori nelle recenti consultazioni elettorali lo conferma; quando c'è un livello di assenteismo come quello che si è verificato, che va progressivamente aumentando, c'è qualcosa che non funziona. Evidentemente la classe politica non dà delle risposte adeguate, anzi, ripeto, dà risposte completamente opposte a quelle che l'opinione pubblica si aspetta.
E` inutile elencarle. Io credo che dal primo giorno dell'insediamento di questo Consiglio regionale, la maggior parte dei suoi esponenti, o quanto meno una vasta fetta, abbia dimostrato di non essere disponibile a svolgere adeguatamente questo ruolo.
L'improduttività è una cosa vergognosa, e questo non è un modo di rispondere alle esigenze della società. Lo ripeto ancora una volta: il Consiglio non opera, le Commissioni non funzionano, i problemi vengono accantonati e non vengono risolti, i provvedimenti non vengono esitati dalle Commissioni e non vengono portati in Aula; per non parlare dei fatti vergognosi che si sono verificati sin dal primo giorno, degli intrighi, dei complotti, della compravendita dei voti e di quant'altro.
Io credo che dobbiamo dare una scrollata a questa situazione. Giorni fa si parlava di "colpo di reni", ebbene qui servirebbe un "colpo di reni" formidabile e permanente, non basta un semplice "colpo di reni", perché purtroppo è una cosa di breve durata. Ci vuole una reazione, ci vuole un cambiamento di mentalità. Dobbiamo occuparci, finalmente, in modo serio e concreto dei problemi che affliggono la società sarda, e questo non possiamo farlo continuando a lavorare in questo modo.
Quindi, sono pienamente d'accordo, con la riserva che ho espresso poc'anzi, con il messaggio che è contenuto in questa mozione, Forse il documento proposto può essere migliorato e integrato, però, quel che conta è soprattutto lo spirito. Io credo che da questi banchi debba venire un segnale concreto della reale volontà di cambiamento. Diamoci tutti una regolata.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta regionale.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, alcuni dei problemi posti dalla mozione e sollevati anche in quest'Aula, secondo me, sfuggono ad oggettive valutazioni.
Alcune argomentazioni contenute nella mozione non sono né accettabili né condivisibili.
Non condivido in particolare il giudizio di chi dal disagio sociale vorrebbe far derivare le spinte verso fenomeni di violenza generalizzata che si sono manifestati anche in Sardegna.
Ci sono state, è vero, delle punte cicliche che non giustificano, tuttavia, pur con la loro gravità, gli allarmismi che sono stati diffusi e che si vogliono utilizzare per attribuire le responsabilità a generiche insufficienze della politica e della Regione.
Fatti circoscritti, certamente gravi, come quelli avvenuti nelle carceri di San Sebastiano e gli altri che sono stati richiamati in quest'aula, possono essere argomento di confronto, di dibattito politico, ma noi dobbiamo lasciare la responsabilità del giudizio agli organi istituzionalmente competenti. Su di essi la politica può anzi deve vigilare; non solo, deve occuparsene, dare tutto il proprio contributo, ma non possiamo condividere l'idea che dal disagio sociale derivi tout court la violenza sulle persone, che coinvolgerebbe direttamente anche le istituzioni pubbliche, come è stato detto e scritto. Allo stesso modo non è accettabile, l'accusa alle istituzioni di essere esse stesse violente, come riflesso della violenza presente nella società, col rischio addirittura di involuzioni autoritarie che tenderebbero a minare le basi della convivenza civile e i valori della democrazia politica.
E' vero, ci sono stati episodi clamorosi, che hanno colpito profondamente la sensibilità della gente, ma la società civile nel Paese e nella nostra Isola ha saputo, noi crediamo, reagire ed espellere le cellule impazzite.
Sono ben altre, noi crediamo, le cause dell'impoverimento e del deterioramento delle condizioni sociali e della convivenza civile dei sardi, soprattutto dei giovani e dei soggetti più deboli e più esposti. Ma noi non siamo del parere che occorrano comitati o autorità speciali per affrontare il problema del malessere che viene denunciato. Sono sufficienti le istituzioni democratiche di cui siamo responsabili: la Regione, la provincia, i comuni, le organizzazioni sindacali, sociali, imprenditoriali, del volontariato e della cultura, sempre aperte, sensibili, pronte e disponibili al confronto e al dialogo per governare insieme anche questi processi degenerativi, per costruire il futuro della nostra gente e delle nostre comunità, ricche di valori e di grande forza morale.
C'è questa Assemblea, signor Presidente, onorevoli colleghi, a presidio e a garanzia del rispetto della volontà popolare. Siamo qui a esercitare le nostre prerogative istituzionali per guidare i processi democratici della società civile.
Sono presenti, indubbiamente, nella nostra Isola, purtroppo non da oggi, situazioni di grande difficoltà economica, occupativa e sociale, che hanno cause e origini remote e che altre volte l'Assemblea regionale ha tentato di affrontare alla radice, senza riuscire a risolverle. Come non ricordare, per esempio, l'indagine sul disagio economico e sociale e sulla criminalità svolta dalla Commissione speciale di questo Consiglio istituita nella nona legislatura, che ha comportato l'impegno di notevoli risorse intellettuali, scientifiche e politiche? Molte delle ragioni di quella indagine, che ha interessato tutta la società sarda, sono ancora attuali, come lo sono dati e analisi che ne sono scaturite.
Nessun dato in nostro possesso attesta che agli obiettivi indicati abbiano corrisposto iniziative e provvedimenti tesi al superamento delle ragioni che determinavano il malessere denunciato, che si era manifestato attraverso episodi di varia natura, intensità e gravità nella società sarda. Certo, anche qui bisognerebbe mettere in risalto le differenze, sapere bene di che cosa stiamo parlando, perché è evidente che c'è la necessità di una maggiore presenza da parte dello Stato, ma la maggiore presenza da parte dello Stato deve riguardare altre situazioni che forse non sono neanche indicate dalla mozione, che andrebbero caso mai sottolineate e messe in luce, perché gli episodi esposti con una drammaticità che noi riteniamo eccessiva, pur gravissimi e condannabili, e li abbiamo condannati al loro manifestarsi, sono da registrare come fatti isolati, e comunque non sono tali da giustificare una descrizione della Sardegna, come quella contenuta nella mozione, che descrive la nostra regione come un'isola dove sarebbe esploso un inqualificabile imbarbarimento generale, che si estende alle istituzioni, tale da far temere - così è scritto - una involuzione autoritaria che potrebbe mettere a rischio la stessa convivenza civile della nostra comunità regionale.
La società sarda è una società sana, onorevoli colleghi, una società forte, con radicati profondi principi di giustizia e valori civili che sono patrimonio indiscusso e indiscutibile della nostra gente. Episodi gravi, ma pur sempre limitati e isolati di violenza, non possono scalfirli, al punto da portarci - come è scritto nella mozione - a un limite dopo il quale ci sarebbe il precipizio, il baratro dell'inciviltà, dal quale la Sardegna e i sardi si sono sempre tenuti lontani.
Il nostro è un popolo saggio, la nostra è una terra ricca di civiltà, anche di quella civiltà giuridica, che caratterizza l'ordinamento non solo del nostro Paese, ma dell'intera comunità internazionale. Ma, per meglio sostenere le cose che sto dicendo, faccio riferimento a una recentissima indagine della Lega delle Autonomie Locali, che consente di spezzare una lancia a favore dell'immagine di una Sardegna più matura, più rispettosa delle leggi, e quindi più vigile e civile.
L'indagine in questione ha monitorato la qualità della sicurezza pubblica in tutte le province d'Italia ed è fondata su un modello di valutazione e di comparazione di diversi profili di violenza e di criminalità. La ricerca tiene conto di due componenti essenziali: la prima è l'efficienza dell'attività criminosa e la minaccia delinquenziale contro le persone e le cose; la seconda è l'efficacia della risposta istituzionale dal punto di vista del metodo. Sono state analizzate due categorie di dati: il primo è quello relativo all'efficienza del controllo del territorio, il secondo è relativo all'efficacia dell'attività investigativa e di polizia giudiziaria.
Sarebbe opportuna un'analisi più approfondita e dettagliata, ma anche alcuni semplici riferimenti - cito questa indagine perché ognuno la può leggere - rendono chiaro lo stato delle cose. Un profilo dell'indagine riguarda, per esempio, la cosiddetta "criminalità predatoria": borseggi, scippi, rapine occasionali.
Le province di Nuoro e di Oristano sono al dodicesimo e al quattordicesimo posto, nella fascia delle province a evidenza criminale contenuta, mentre Cagliari e Sassari sono collocate nella fascia intermedia.
Il fenomeno tende a contrarsi ulteriormente laddove era tradizionalmente contenuto; Cagliari registra così un calo tendenziale del 40,7 per cento, Sassari del 33,1 per cento e Nuoro del 24,4 per cento.
Un secondo profilo riguarda i furti programmati su bersagli selezionati di particolare valore, settore nel quale, per esempio, Oristano e la sua provincia sono definite isole felici rispetto alla situazione generale del Paese. Le altre tre province sarde sono all'interno di quelle in netto miglioramento: Cagliari con una riduzione di circa il 17,3 per cento, Sassari - del 10,2 per cento, Nuoro - del 5,2 per cento.
Per quanto riguarda un altro profilo, quello della criminalità manipolatoria che riguarda la truffa, l'usura, i delitti contro l'economia e la fede pubblica, le province sarde hanno i valori più bassi unitamente a sole altre dodici province: due del Sud, tre del Centro-Nord e quattro del Triveneto.
Le previsioni dell'indagine della Lega delle Autonomie Locali sulle violenze ad alto impatto sociale in tutta Italia sono abbastanza pessimistiche, e il fenomeno viene registrato in tutte le province ma la Sardegna, per quanto riguarda questi dati, si situa nella metà inferiore della graduatoria.. Più preoccupante è invece il dato riferito alla criminalità violenta, con la densità massima proprio nelle isole maggiori, Sicilia e Sardegna.
Ho voluto fare riferimento a questi dati, non perché sottovaluti il problema che è stato posto o perché i fenomeni che sono stati denunciati non esistano, ma per fare una valutazione generale della situazione in Sardegna.
Per concludere l'analisi di questi dati, nella graduatoria finale dei profili di violenza e criminalità, la Sardegna occupa nel complesso una posizione al di sotto della media con Cagliari al quarantesimo posto sulle 103 province, Nuoro al quarantacinquesimo, Sassari al cinquantatreesimo ed Oristano al sessantaduesimo posto.
Sono dati di estrema importanza, che ci danno l'opportunità di avere piena conoscenza e coscienza di fenomeni ai quali la politica e le istituzioni devono poter contrapporre congrue iniziative di raffreddamento dell'allarme sociale. Non possiamo non ricordare in questa sede le varie iniziative di mobilitazione da parte delle istituzioni, della chiesa, dei partiti, dei sindacati, dei cittadini che hanno preso coscienza di alcuni gravi fenomeni, dando una consapevole risposta sul piano civile e democratico. Certo, anche le condizioni economiche, la disoccupazione giovanile soprattutto, possono dare origine a comportamenti devianti e violenti. Occorre senza dubbio rilanciare le iniziative di sviluppo e gli investimenti avendo un atteggiamento di riguardo verso le zone interne e le aree ad economia marginale.
Ma è necessario soprattutto, e su questo concordo con chi mi ha preceduto, ricostruire la fiducia dei cittadini verso la politica e verso le istituzioni, rafforzare la comunicazione e incentivare le forme di partecipazione democratica delle nostre comunità attraverso i principali soggetti che animano la società, che sono quelli già citati che vanno dalla scuola alla chiesa, dalle associazioni di volontariato ai partiti, dalle organizzazioni sindacali alle associazioni imprenditoriali.
E' necessario mettere in campo una mobilitazione forte in grado di scuotere le coscienze e far maturare una risposta responsabile sul piano dello sviluppo e dell'occupazione. Per fare questo sono necessari l'impegno e la volontà univoca di tutte le forze politiche e sociali della nostra isola, per dare al popolo sardo quelle certezze che tutti auspichiamo come abbiamo fatto anche in questa circostanza.
PRESIDENTE. Uno dei firmatari della mozione ha facoltà di replicare.
COGODI (R.C.). Voglio fare alcune considerazioni che valgano, non tanto, in questa fase, a contestare le affermazioni che il Presidente della Regione ha appena reso in quest'Aula, ancorché molte di quelle affermazioni meriterebbero una più attenta disamina ed anche punti di contestazione specifica.
Io mi rendo conto che il Presidente della Giunta acquisisce gli elementi conoscitivi e i dati sulle questioni in discussione attraverso un'istruttoria delle stesse predisposta dagli uffici, però, glielo dico con molta serenità, Presidente, accade talora che gli elementi conoscitivi, i dati, vengano assunti, in modo freddo, da uffici che elaborano statistiche che sono rivolte ad altri fini. I dati che lei riporta sono i dati in possesso dei questori, poi consegnati ai magistrati. Sono i dati resi noti in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. No, ho detto di chi sono i dati!
COGODI (R.C.). Non credo che la Regione abbia un ufficio statistico sulla criminalità, lei ha chiesto i dati e li ha avuti, così come lo studio della Lega delle autonomie locali che conosco benissimo.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Lei non mi ascolta.
COGODI (R.C.). Non voglio neppure accarezzare l'idea che su una materia così delicata il Consiglio regionale si attardi a coltivare una polemica.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Sono dati di un'organizzazione a lei vicina.
COGODI (R.C.). Ho detto, in conclusione dell'illustrazione della mozione, che la mozione non è una mozione ideologica, è una mozione che ha un'impronta politica, perché noi qui facciamo politica, dobbiamo occuparci di politica, cioè della dimensione generale dei problemi; però, ovviamente, essendo la mozione scritta, e quindi pensata e proposta al Consiglio da una sola parte politica, per altro caratterizzata, com'è Rifondazione Comunista, abbiamo riconosciuto e abbiamo detto al Consiglio che non pensavamo, né pensiamo, che questa possa essere la conclusione di un confronto che veda partecipi più forze politiche, culturali e ideali in quest'Aula.
Quindi, Presidente, io credo che sia importante anche il modo in cui si svolge un confronto, e mi pare che quanto c'è stato di confronto in quest'Aula abbia rappresentato l'esigenza che su questa questione così delicata si faccia una riflessione e si dia un indirizzo di governo che aiuti la Giunta regionale, non che la smentisca o la metta in mora, perché è vero che non c'è un potere di intervento diretto in materia di ordine pubblico da parte della Giunta regionale. però può assumere iniziative politiche, sociali, culturali, e attuare un coordinamento delle attività molteplici che la Regione svolge, ai fini di un miglioramento delle condizioni di vita materiali e morali; questo sì che può essere fatto, Né si può dire: "Lasciamo che le altre istituzioni seguano il loro corso". Certo, il giudice penale reprimerà i fatti che costituiscono reato, il giudice civile si pronuncerà sulle questioni che riguardano le controversie tra privati, e così ogni altro potere dello Stato svolgerà la funzione che gli è propria. Però, io ho trovato, nella replica del Presidente, una sottovalutazione del problema, ed anche forse una parziale incomprensione delle ragioni per le quali noi riteniamo che il Consiglio regionale possa dare alcune indicazioni alla Giunta che siano utili perché coordini meglio gli interventi che la Regione può fare in materia sociale e perché abbia più forza per rivendicare dallo Stato il miglioramento delle condizioni di sicurezza dei cittadini. Non è pensabile che i Ministri della Repubblica, di questi tempi ed anche di questi giorni, attraversino i territori della nostra regione, dicendo che lo Stato fa tutto quello che è possibile fare, e però non si arrivi ad una conclusione, decidendo quali sono le cose che debbono essere invece accelerate, riequilibrate, e quindi fatte davvero.
È forse un mistero che l'edilizia carceraria in questa regione è tale per cui non è pensabile non dico la rieducazione del recluso, ma neppure garantire condizioni minime di umanità nel trattamento?
C'è un carcere, come quello di Buoncammino, che è totalmente privo di spazi di uso collettivo, che è fatto solo di celle e di anditi, che ha solo un cortiletto, che è quello dove i detenuti prendono una boccata d'aria. In questo carcere sono attualmente recluse trecentottanta persone e non c'è un solo spazio di vita collettiva, non c'è un saloncino per una riunione. Che c'entra la cattiveria degli agenti? E' una struttura edilizia pensata in altri tempi che oggi non può essere neppure adeguata alle nuove norme, non dico dell'edilizia, ma neppure della gestione delle carceri. Rispetto al nuovo regolamento penitenziario, il carcere di Buoncammino, ma io immagino, per quanto conosco, anche gli altri carceri in Sardegna, sonoinadeguati, e quindi, proprio nel carcere, si consuma un'altra scuola di violenza, perché da quel disagio, da quella costrizione, da quella promiscuità, da quella impossibilità che la pena sia davvero un momento di rieducazione della persona, deriva, come si suol dire, ma è vero, che spesso il carcere è il luogo dove maggiormente si impara ad essere delinquenti.
Questi sono problemi reali, nel carcere di Buoncammino, sono oggi recluse trecentottanta persone, in un carcere costruito per duecentosessanta, e il numero degli agenti è inferiore del trenta per cento rispetto alla previsione della pianta organica; e se è vero, come è vero, che dei trecentottanta reclusi nel carcere di Buoncammino, il settanta per cento sono tossicodipendenti, e che le persone colà recluse vivono in condizioni di promiscuità, anche il trattamento, e il recupero possibile diventano difficili perché la relazione, ma anche il linguaggio, la comunicazione fra detenuti, avvengono fra un trenta per cento di persone che hanno una tipo di logica e di comportamento che è quella del non tossicodipendente e il 70% di tossicodipendenti in condizioni di astinenza. Questa è la condizione attuale nel carcere di Buoncammino che è lì, vicino a noi. Ma fuori dal carcere, per trecentosessanta reclusi nel carcere di Buoncammino - parlo solo di Cagliari, la capitale della Regione - ci sono migliaia di persone che vivono nei nostri quartieri, operano nella nostra città, e sfuggono a quelle statistiche, pur commettendo atti di piccola criminalità, perché quelle statistiche prendono in considerazione solo i fatti formalmente denunciati e per i quali formalmente si procede.
Non è vero che questa società non vive una condizione pesante sotto il profilo della criminalità o comunque della violenza diffusa.
Ma, insomma, perché noi dovremmo pensare diversamente da come pensa la gente comune? E` vero o non è vero che oggi non c'è appartamento che non sia diventato una fortezza? E' vero o non è vero che non c'è una casa che non abbia porte e finestre di sicurezza? E' vero o non è vero che la gente vive blindata? E` vero o non è vero che attraversare le nostre città, i nostri quartieri, non dico a notte fonda ma anche a mezzogiorno, sta diventando un problema? Che le piazze, non dico gli spiazzi, gli angoli bui, ma le piazze delle nostre città, i portici di Via Roma, i portici del Consiglio regionale sono luogo di permanenza continua di persone che il più delle volte non si stanno racconttando belle storie?
FLORIS Mario (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Questa è un'altra mozione!
COGODI (R.C.). No, non è un'altra mozione, è questa. Ho detto, Presidente, che ho trovato nella sua replica una sottovalutazione ed anche, forse, una parziale incomprensione, perché quello che noi volevamo dire e quello che io penso che il Consiglio regionale voglia affermare è una preoccupazione, un'indicazione alla Giunta, che farebbe bene, anziché porsi sempre in una posizione di difesa, respingendo ogni e qualsiasi intervento e suggerimento possibile, a mettersi in una posizione di dialogo e di relazione con il Consiglio regionale.
Concludo la mia replica allo stesso modo con cui ho concluso l'illustrazione della mozione.
Non c'è nulla di ideologico, però di politico sì, in questa preoccupazione, in questa riflessione e in questa richiesta che il Consiglio dia alcune indicazioni operative alla Giunta perché vengano fatte in modo puntuale le azioni di governo necessarie; per cui ritengo che alcuni minuti di sospensione potrebbero essere utili, essendo la nostra una mozione di Gruppo, che quindi chiaramente muove da un'ottica che non può che essere parziale, per consentirci di verificare la possibilità di superare la mozione che noi abbiamo presentato, e di presentare un ordine del giorno, largamente condiviso, frutto di diversi contributi, che possa essere un utile strumento perché il confronto che qui si è svolto possa avere anche un effetto politico di ordine pratico e non sia solo un'occasione di scambio di opinioni, tutte meritevoli di rispetto però tanto divaricate da non comportare nessun beneficio per gli altri.
Quindi concludo chiedendo fin d'ora una breve sospensione per verificare la possibilità di concordare un ordine del giorno che raccolga i contributi positivi che da più parti nel Consiglio si sono espressi.
PRESIDENTE. L'onorevole Cogodi propone una breve sospensione per verificare la possibilità di un accordo unitario sulla mozione.
Io credo, se non vi sono osservazioni, che dieci minuti possano essere accordati.
Ha domandato di parlare il consigliere Floris Emilio. Ne ha facoltà.
FLORIS Emilio (Forza Italia). Per quanto ci concerne non siamo disponibili ad accettare la mozione, che chiediamo sia messa in votazione, tanto meno accettiamo di concordare un ordine del giorno unitario su questa mozione.
Se si deve aprire un dibattito su questa materia lo si aprirà, ma con un presupposto che non può essere quello di questa mozione.
PRESIDENTE. Onorevole Floris, il dibattito è concluso, se non c'è l'accordo si respinge la richiesta di sospensione e si procede al voto.
Quindi, lei, onorevole Floris, non è favorevole alla sospensione?
FLORIS EMILIO ((F.I.-Sardegna). Se ci sono altre parti politiche con le quali il collega Cogodi può concordare un ordine del giorno sono d'accordo; per quanto riguarda Forza Italia, non è disponibile a concordare un ordine del giorno.
PRESIDENTE. Credo che l'iniziativa dell'onorevole Cogodi fosse tesa a concordare un ordine del giorno unitario, se c'è una parte politica importante che lo esclude non credo che questa strada sia praticabile.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Mi scuso se mi permetto di insistere e anche di variare un pochino la richiesta.
Di fronte a temi di questa portata, a me pare che questo atteggiamento pregiudiziale di Forza Italia sia un fatto grave. Noi abbiamo chiesto una breve sospensione per verificare se nel Consiglio regionale si possa trovare la convergenza di più parti politiche, anche della maggioranza, senza la partecipazione di Forza Italia che pare non voglia partecipare a questo sforzo comune per definire alcune linee d'intervento.
Non mi risulta che il Gruppo di Forza Italia abbia diritto di veto; io non ho chiesto l'unanimità del Consiglio, ho chiesto una breve sospensione del Consiglio per verificare se ci sono le condizioni per concordare un ordine del giorno. Se non si vuole concedere una breve sospensione finalizzata a questo specifico obiettivo perché un Gruppo politico della maggioranza, rappresentata dall'onorevole Floris, si oppone, chiedo comunque una breve sospensione e la convocazione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo almeno per verificare come si vuole procedere nei lavori del Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.
GIAGU (Popolari-P.S.). Presidente, l'atteggiamento del collega Floris mi sembra alquanto sorprendente. Io credo che il collega Cogodi abbia chiesto una breve sospensione per verificare se vi siano argomenti sui quali si possa convergere, d'altronde credo che la tematica in discussione interessi tutto il Consiglio regionale.
Credo che un atteggiamento pregiudiziale, che impedisca di confrontarsi con le posizioni di un collega e di una parte politica, non onori quest'Aula. Penso che l'atteggiamento di Cogodi possa anche essere frainteso, ma credo che che voglia ritirare la mozione per vedere se è possibile presentare un ordine del giorno comune. Questo merita un minimo di riflessione in quest'aula, e credo che in una Conferenza dei Capigruppo si possano dirimere le questioni se vi sono.
PRESIDENTE. Ho ricevuto più di una richiesta di convocare la Conferenza dei Capigruppo e ritengo, considerato che abbiamo altre tre mozioni da discutere, e quindi dovremmo programmare i lavori per stasera e per domani mattina, che sia utile una breve sospensione della seduta.
Sospendo quindi la seduta e convoco la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 41, viene ripresa alle ore 19 e 26.)
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso la sospensione della votazione della mozione per consentire ai presentatori di verificare se è possibile predisporre un ordine del giorno unitario. Noi proseguiamo intanto i nostri lavori con la discussione della mozione numero 9. I lavori riprenderanno domani mattina con la discussione della proposta di legge numero 83 recante "Interventi a sostegno dell'imprenditoria femminile" della quale è stata decisa all'unanimità l'iscrizione all'ordine del giorno e la discussione nel testo del proponente..
Vi informo inoltre che la mozione numero 6 -a firma Vassallo, Cogodi è stata ritirata.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 9.
Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
MOZIONE ONNIS - FLORIS Emilio - SANNA Giacomo - MANCA - CAPPAI - CORONA - SANNA Alberto - RASSU - MARROCU - GIAGU - PILI - FRAU - DEMURU sulla necessità di modificare la Legge n. 157 del 1992 al fine di attribuire alla Regione Sardegna il potere di legiferare sui tempi e sulle specie cacciabili.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PRESO ATTO dell'imminente conclusione della stagione venatoria al 30 gennaio p.v.;
CONSIDERATO che, ancora una volta, viene "imposto" ai cacciatori sardi, il divieto della caccia per la selvaggina migratoria, proprio nel momento in cui detta selvaggina attraversa il territorio della regione sarda;
RIBADITO l'impegno assunto con la risoluzione della Commissione ambiente e agricoltura, relativa alla richiesta di prolungamento della stagione venatoria a tutto il mese di febbraio per la migratoria;
CONSIDERATA la competenza primaria in materia di caccia prevista dall'articolo 3 dello stesso Statuto speciale per la Regione Sardegna,
chiede
che il Governo e il Parlamento della Repubblica italiana, nel rispetto degli impegni precedentemente assunti anche dallo stesso Ministro per gli affari regionali, riconoscano, modificando la legge nazionale n. 157 del 1992, la deroga alle Regioni, ed in particolare alla Sardegna, affinché possano legiferare in merito ai tempi e alle specie cacciabili;
dà mandato
al Presidente del Consiglio di trasmettere la presente mozione alle competenti sedi istituzionali, Governo e Parlamento, affinché la modifica delle norme statali possa essere attuata con urgenza, comunque prima della prossima stagione venatoria. (9)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
ONNIS (A. N.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, giunge alla discussione con particolare ritardo (il documento è del 25 gennaio di quest'anno) una mozione che è stata sottoscritta da quasi tutte le forze politiche presenti in quest'Aula. Mi pare che manchi soltanto la sottoscrizione del Gruppo dei Democratici e del Gruppo di Rifondazione comunista. Questo dimostra il grande interesse e la particolare attenzione del Consiglio regionale e delle forze politiche per la tematica venatoria.
La caccia, lo sappiamo tutti, coinvolge in Sardegna circa 50 mila sardi; la questione della cacciatocca in sostanza la vita di quasi tutte le popolazioni della Sardegna. Nella nostra regione, l'attività venatoria costituisce un patrimonio di tradizioni, di cultura, di socializzazione; è una sorta di libro non scritto di regole di vita, di regole di rispetto, di regole di civiltà. Ed è per questo che il Consiglio regionale è stato sempre particolarmente attento alle problematiche riguardanti l'attività di caccia.
Presidenza del Vicepresidente Spissu
(Segue ONNIS.) Nel 1998 è stata approvata all'unanimità (credo ci sia stata soltanto una astensione), la legge regionale sulla caccia, ed ancora di recente, nel gennaio di quest'anno, la Commissione agricoltura ha approvato, questa volta all'unanimità, una risoluzione che aveva lo stesso oggetto e lo stesso obiettivo di questa mozione della quale oggi molto distrattamente il Consiglio regionale sta prendendo atto.
E` una mozione che viene discussa in ritardo ma è certamente attuale. E' attuale perché è imminente l'apertura della prossima stagione venatoria, ed è attuale per gli atteggiamenti dimostrati anche ieri in questo Consiglio regionale dal Ministro dell'ambiente della Repubblica; atteggiamenti che io ritengo sinceri, anche se non posso giurare sulla sincerità delle aperture da lui dichiarate. Non posso infatti dimenticare che le scadenze elettorali sono vicine e che talvolta i politici, anche i Ministri della repubblica, possono agire e pronunziarsi sull'onda della suggestione elettorale, però non c'è dubbio che il Ministro dell'ambiente ha fatto delle aperture importanti, e queste possono segnare una svolta per quanto riguarda la fruizione dell'ambiente e quindi anche l'esercizio dell'attività di caccia in Sardegna.
Illustre Presidente e colleghi consiglieri, io non vorrei che l'approccio alla discussione e votazione di questa mozione, fosse riduttivo e fuorviante; non vorrei cioè che il Consiglio valutasse questa mozione soltanto come una iniziativa di natura tecnica, che interessa soltanto una parte dei sardi e che riguarda in definitiva soltanto l'esercizio dell'attività venatoria. Non è così, perché si tratta di una iniziativa che ha una forte valenza politica, si tratta di un atto parlamentare che tende innanzitutto a difendere l'autonomia della Sardegna, perché la mozione fa riferimento all'approvazione da parte dello Stato di una legge nazionale, la "157" del 1992, che limita quelle che erano e che sono le prerogative della Regione Sardegna, in sostanza affossando l'autonomia della Regione sarda e non tenendo conto neppure della competenza primaria che la nostra Regione ha in materia di caccia. Tutti sappiamo che l'aspetto più pregnante della "157", è che in essa sono previsti dei tempi di prelievo della selvaggina migratoria che non tengono conto della realtà e della geografia della Sardegna, che prescindono da quelle che sono le tradizioni della Sardegna e che in sostanza consentono l'attività di caccia nella nostra isola quando la selvaggina migratoria non c'è. Qualche collega mi faceva notare, giorni fa, che sarebbe come se, per legge, si stabilisse che in Sardegna i bagni in mare possono farsi fino a marzo o aprile e non in agosto. In definitiva, la legge nazionale stabilisce che si possa andare a caccia dei migratori quando questi migratori non sono presenti o non sono presenti nelle proporzioni necessarie.
Si sono fatti numerosi tentativi, la Commissione agricoltura ha adottato la risoluzione di cui parlavo poc'anzi, sono state presentate, nei due rami del Parlamento, decine di proposte di legge, sempre trasversali, perché questo tema della caccia affratella, accomuna, unisce e non divide mai neppure le forze politiche. Le iniziative parlamentari alla Camera si sono sistematicamente bloccate, non è iniziato neppure l'esame da parte della Commissione agricoltura della Camera, mentre al Senato hanno proceduto; talune sono state anche unificate - ho qui tutta la documentazione - e, come proposta di modifica della legge "157, sono state anche approvate.
Quando però si è trattato di fare il salto dal Senato alla Camera, ancora una volta è subentrato il blocco e tutte queste iniziative sono rimaste paralizzate. E` chiaro che c'è una spinta politica, che non ha consentito che queste iniziative andassero avanti. Non si tratta solo di iniziative provenienti dalla Regione Sardegna, c'è anche la proposta di legge nazionale del Consiglio regionale della quale dirò, ma queste decine di proposte di modifica della "157" arrivano dalle più disparate regioni d'Italia. Soprattutto dal centro e dal sud, moltissimi parlamentari, moltissime popolazioni, moltissime realtà economiche e geografiche hanno sollecitato il cambiamento della legge "157".
Sennonché non ha mosso un passo - ed ecco un altro segnale offensivo di particolare disattenzionee di disinteresse verso le esigenze della Sardegna - neppure la proposta di legge nazionale approvata da questo Consiglio regionale nel 1999. Era una iniziativa che partiva da un Consiglio regionale, che era quindi rappresentativa di una realtà diffusa e importante, nonostante questo la Commissione agricoltura della Camera ha tenuto finora ferma quella proposta.
La mozione della quale stiamo discutendo tende, in definitiva, a far partire l'iter di questa proposta di legge; vuole, in definitiva, che l'elefante parlamentare romano si scrolli di dosso questo disinteresse verso la Sardegna e avvii l'esame di questa proposta di legge che potrebbe risolvere i problemi venatori, e non soltanto venatori, della Sardegna.
Ci sono al riguardo diverse iniziative: c'è stata la risoluzione della Commissione agricoltura, in conseguenza della quale la Presidenza di questo Consiglio molto opportunamente ha informato il Presidente della Camera e il Presidente del Senato; c'è un'azione politica che è già iniziata da parte di questo Consiglio, è necessario che questa azione continui, anche perché sulla scorta di quella risoluzione la Commissione agricoltura ha preso già contatti con la Commissione agricoltura della Camera e del Senato, e con i Capigruppo di tutti gli schieramenti politici presso i due rami del Parlamento, proprio per ottenere che finalmente questa iniziativa sia schiodata dai tavoli delle Commissioni agricoltura della Camera e del Senato, e si arrivi una buona volta a una modifica della "157" che accontenterebbe non soltanto il mondo della caccia in Sardegna, ma restituirebbe dignità, restituirebbe autonomia, restituirebbe responsabilità alla Regione Sardegna e in definitiva riconoscerebbe, na sostanza, l'ampiezza della nostra autonomia voluta dal legislatore costituzionale.
Per queste ragioni ritengo che il Consiglio regionale debba dare un segnale forte in questa direzione, debba far sapere a Roma che, anche su queste tematiche che coinvolgono soprattutto valori politici quali quello dell'autonomia, la Sardegna si aspetta che vengano rispettati i propri diritti; attraverso questa iniziativa in definitiva si rafforza l'azione della quinta Commissione e del Consiglio regionale che è volta a ottenere la modifica della legge nazionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA alberto (D.S.-F.D.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, l'argomento è rilevante, e mi dicono i colleghi più esperti che in quest'aula la questione della caccia ha fortemente interessato e stimolato la discussione e il confronto, anche vivace e appassionato, in diverse occasioni.
Questa mozione arriva in aula, come diceva il collega Onnis, con diversi mesi di ritardo anche se la questione è fortemente attuale perché non ancora risolta. La Commissione aveva ritenuto di proporla a gennaio proprio per far sì che, in qualche modo, si riuscisse ad allungare il precedente calendario venatorio, dando una risposta in tempi rapidi a un problema fortemente sentito nella nostra Isola, considerando che la caccia è un'attività fortemente radicata in tutte le nostre comunità e che quindi il problema è di interesse generale.
Rispetto al problema del calendario venatorio ci sono diversi aspetti che vanno considerati e riconsiderati. La modifica della legge numero "157", in particolare dell'articolo 18, che è quello che riguarda la durata del calendario venatorio, è una questione che attiene anche all'autonomia di questa regione perché lede lo Statuto della nostra Regione autonoma, che all'articolo 3 ci attribuisce in materia di caccia quelle competenze e quei poteri che invece purtroppo la legislazione nazionale non ci consente di esercitare.
Voglio ricordare che il Consiglio regionale della Sardegna approvando la legge regionale sulla caccia, numero 23 del 1998, prevedeva la possibilità che il calendario venatorio venisse prolungato fino all'ultimo giorno di febbraio; questa norma, impugnata dal Governo davanti alla Corte costituzionale, venne dichiarata costituzionalmente illegittima, anche in contrasto con la direttiva dell'Unione Europea numero 409 del 1979, che in questa materia stabilisce che le specie migratorie possono essere cacciate purché al di fuori del periodo della riproduzione.
(Interruzioni)
Come dicevo questa sentenza va anche contro una direttiva dell'Unione Europea, recepita da diversi Stati, per esempio, dalla Francia che ha approvato una legge che, recependo la direttiva 409, estende a tutto il mese di febbraio la possibilità di cacciare alcune specie migratorie. In particolare mi riferisco all'alzavola, alla beccaccia, al beccaccino, al colombaccio, alla marzaiola, al merlo, al tordo bottaccio e al tordo sassello. Queste sono le specie migratorie che si propone siano incluse nella modifica del calendario venatorio. Le associazioni venatorie non pretendono un allungamento puro e semplice del calendario, si rendono conto che bisogna rivedere tutta la questione e sono disponibili, ritengono che si possa lasciare lo stesso numero di settimane però articolate diversamente. L'idea è di spostare di tre, quattro settimane in avanti complessivamente tutto il calendario venatorio; naturalmente su questa materia bisogna fare in modo che le Regioni abbiano ampia possibilità di decidere, perché altrimenti si rischia di imporre delle norme astratte che creano soltanto dei danni.
Abbiamo riproposto questo problema, come ricordava il collega Onnis, anche nell'incontro che si è tenuto ieri qui in Consiglio con l'attuale Ministro dell'ambiente, che ha dichiarato la propria disponibilità a occuparsi del problema. Immagino che nell'ultimo scorcio di legislatura il Parlamento abbia tanti problemi urgenti, però anche questo è importante per la nostra Isola, quindi ciò di cui abbiamo bisogno è che il Consiglio regionale e la Giunta diano un segnale forte di sensibilità nei confronti di questo problema e quindi facciano in modo che il nostro calendario venatorio, e la legislazione in materia siano più rispondenti alla situazione geoclimatica della nostra Sardegna, e alle altre esigenze relative a questa materia, esigenze che sono messe in evidenza anche dal mondo scientifico.
Quindi, la proposta che viene dai firmatari della mozione, che viene mi pare da quasi tutte le forze politiche, io mi auguro da tutte le forze politiche che siedono in questo Consiglio, è che il Consiglio regionale e la Giunta regionale riprendano con forza l'iniziativa perché la proposta di legge nazionale a suo tempo approvata dal Consiglio e trasmessa al Parlamento nazionale, sia messa all'ordine del giorno dei lavori delle commissioni parlamentari, e che abbia, nei tempi più rapidi possibili, quindi prima del mese di settembre, l'approvazione che noi riteniamo giusta e necessaria.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
dore (i democratici). Non vorrei dispiacere al fronte trasversale dei cacciatori che a quanto pare in questo Consiglio è piuttosto nutrito ed agguerrito…
SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Io non sono cacciatore.
dore (i democratici). Probabilmente l'onorevole Sanna è un consumatore di selvaggina. Dicevo che non vorrei dispiacere al fronte di cacciatori che ha certamente in questo Consiglio una qualificata rappresentanza di grandi cacciatori, e l'avvocato Onnis è sicuramente uno di questi, dico grande nel senso che è notoriamente un ottimo cacciatore e io credo anche una persona che rispetta l'ambiente.
Io che non sono cacciatore, anche se, come il collega Sanna, non disdegno talvolta di profittare delle occasioni che si presentano perché è un peccato lasciare certe cose una volta che ci sono e sono messe a disposizione, devo dire che però bisogna che ci rendiamo conto che questi poveri animali non vanno sterminati, anche quelli che sono semplicemente di passaggio e non stanziali, perché anch'essi fanno parte dell'ambiente e non si deve ragionare soltanto in termini localistici, ma è un problema di interesse generale che riguarda tutti.
Io credo che gli impegni assunti dal Ministro non verranno disattesi, ma non mi sembra che abbia assunto impegni precisi. Ha parlato di disponibilità ad esaminare, e questo è certamente un segno di buon senso, di equilibrio e di ragionevolezza, per altro credo che non vada snobbato in modo così disinvolto il messaggio della Corte Costituzionale. La Corte Costituzionale è una istituzione importante del nostro Paese che è stata posta a tutela del rispetto della legge fondamentale che è la Costituzione, quindi le sue sentenze vanno rispettate e non vanno liquidate con tanta leggerezza. Anche se talvolta non piacciono, con esse bisogna assolutamente fare i conti.
Per quanto mi riguarda sono contrario a questo tipo di messaggio, credo che l'autonomia sia un'altra cosa e che non debbano essere forzate le norme che ripartiscono le competenze fra lo Stato e le Regioni, questo con riferimento anche alle Regioni a statuto speciale perché la stessa norma statutaria prevede dei limiti ben precisi che non possono essere scavalcati. Non facciamo forzature, come è avvenuto con la legge sulle province, che possono avere conseguenze negative che finiscono per determinare una magra da parte delle istituzioni regionali quando si vogliono forzare questi limiti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
frau (a.n.). Onorevole Presidente, onorevoli Colleghi, posso assicurare all'onorevole Dore che nemmeno io sono un cacciatore, però questo non significa essere contro i cacciatori. Credo ci sia la massima libertà. Posso dire all'onorevole Dore che quando sono in macchina e vedo un animale che attraversa la strada cerco sempre di bloccarmi per lasciarlo passare, però, ci sono dei cittadini che amano andare a caccia, e cacciare non significa distruggere tutto, perché quelli che intendono la caccia in questo modo non sono cacciatori, ma potremmo usare per essi altri termini.
Il problema della caccia, come noi sappiamo, ha appassionato da tanto tempo il mondo isolano, e l'ha appassionato principalmente dopo il varo della legge numero 23 del 1998, dopo che un articolo di questa legge è stato bocciato dalla Corte Costituzionale. I cacciatori in Sardegna non comprendono perché non venga data loro la possibilità di cacciare nei mesi in cui principalmente gli uccelli migratori attraversano la nostra Isola. Il passaggio degli uccelli migratori avviene non nel mese di gennaio, ma nei mesi di febbraio e marzo. I cacciatori sardi si sentono handicappati da questa norma.
Noi abbiamo approvato in Quinta commissione una risoluzione all'inizio dell'anno, quando si pensava di fare qualcosa affinché il calendario venatorio dell'anno scorso fosse variato, e quindi si potesse cacciare anche nel mese di febbraio. La risoluzione è stata votata credo all'unanimità o a grande maggioranza in Commissione e la Giunta regionale l'ha fatta propria.
Voglio ricordare che sia l'Assessore dell'ambiente, sia il Presidente della Giunta regionale, volevano far propria quella risoluzione, e decidere, andando contro le direttive nazionali e dell'Unione Europea, che in Sardegna si potesse cacciare; erano quindi disponibili, pur sapendo quali sarebbero state le multe che l'Unione Europea avrebbe fatto pagare all'Italia, e quindi il Governo nazionale al Governo regionale. Si parlava di undici o dodici miliardi di multa.
Sono state convocate le associazioni dei cacciatori le quali hanno compreso la situazione, e hanno capito che, nonostante la buona volontà manifestata da parte dell'Esecutivo regionale, questa non era una strada percorribile, però c'è la possibilità di far sì che, con il prossimo calendario regionale, i sardi possano cacciare almeno nel mese di febbraio. Credo che questa sia una cosa giusta.
A tal fine, bisogna impegnare il Governo nazionale, o meglio il Parlamento, affinché la proposta di legge nazionale di iniziativa regionale venga finalmente discussa nei due rami del Parlamento. Ricordo che la Commissione ambiente del Consiglio regionale della XI Legislatura fu ricevuta sempre per discutere di questo problema dall'allora Ministra Belillo, la quale si disse disponibile a trattare, ma siamo rimasti sempre, di fatto, a questa dichiarazione di buona volontà, e in pratica non è stato fatto niente.
Il problema, come è stato detto, è stato riproposto ieri al Ministro Bordon durante l'incontro che ha avuto con la Quinta commissione, si è parlato di altri problemi ma si è parlato anche della caccia e quindi di questo problema. Si è parlato anche della necessità che la Commissione ambiente del Consiglio regionale sia ricevuta dalle competenti Commissioni parlamentari per fare in modo che ci sia una corsia preferenziale, affinché la proposta di legge nazionale che noi abbiamo presentato tempo fa venga finalmente discussa e venga data la possibilità alla Sardegna di legiferare nel merito, perché la Regione sarda ha competenza primaria in materia di caccia ai sensi dell'articolo 3 dello Statuto speciale.
Dico queste cose non per difendere i cacciatori ma perché ritengo che si debba dare risposta a gente che attende, a gente che paga le tasse, a gente che fa andare avanti un settore dell'economia. Ho detto prima che cacciatore non significa distruttore, non significa sterminatore, e una qualche risposta la dobbiamo dare. I cacciatori sardi giustamente chiedono risposte ma il Consiglio regionale della Sardegna queste risposte non può darle perché c'è una proposta di legge che giace nei cassetti delle commissioni di merito del Parlamento nazionale.
Cari collegi, credo che sia opportuno che ancora una volta il Consiglio regionale della Sardegna faccia sentire la propria voce per far sì che veramente venga riconosciuta alla Regione sarda la possibilità di legiferare in materia, in deroga alla legge nazionale numero 157 del 1992.
Questo sarebbe un contributo alla risoluzione di questo problema per dare tranquillità sia ai cacciatori che agli ambientalisti. Per questo motivo voterò a favore di questa mozione, perché votare a favore significa affermare che il Consiglio regionale deve poter legiferare in merito, e dobbiamo farlo in fretta perché la stagione venatoria per il corrente anno 2001 sta per arrivare. Non vorremmo, come è avvenuto l'anno scorso, arrivare all'inizio della stagione venatoria, senza sapere ancora cosa fare. Vogliamo far sì che nella prossima stagione venatoria si possa cacciare in Sardegna anche nel mese di febbraio.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.
cossa (patto segni-rif. sardi). Signor Presidente intervengo anch'io a sostegno della mozione presentata dalla Commissione ambiente che riconferma l'esigenza diffusa e più volte manifestata di modificare la legge nazionale sulla caccia. Nella mozione si chiede un intervento da parte del Parlamento che vada proprio in questa direzione.
Per quanto ho avuto modo di vedere, le motivazioni che sono state addotte dalla Corte costituzionale quando ha cassato la norma della legge regionale riguardante la determinazione dei periodi di caccia, lasciano, mi pare, uno spiraglio - credo che l'Assessore dell'ambiente abbia già avuto modo di esaminare questo aspetto - laddove si chiede alla Regione Sardegna di giustificare scientificamente, o comunque con parametri verificabili, l'esigenza di prolungare il periodo di caccia a tutto febbraio, qualcuno dice addirittura a metà marzo.
Intanto mi pare si possa registrare una volontà comune del Consiglio regionale, ed anche della Giunta, di affrontare con determinazione questo problema nei confronti del Governo nazionale e dello stesso Parlamento. Quella indicata dalla Commissione può essere senz'altro una strada percorribile, ma io attendo di sentire a questo riguardo la Giunta per capire se si sta muovendo anche in quest'altra direzione.
Voglio approfittare dell'occasione anche per ricordare che i periodi di caccia sono soltanto uno degli aspetti del problema. Un altro aspetto che probabilmente sarà utile affrontare è quello degli ambiti territoriali, perché si tratta di una questione che crea grosse difficoltà.
Noi voteremo senz'altro a favore della mozione, e ci impegniamo a dare il nostro contributo per migliorare la legge sulla caccia.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente
PANI, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, signori consiglieri, rispondo alla mozione che è stata presentata nel lontano mese di gennaio e meritava forse, a mio giudizio, soprattutto per i programmi d'intervento che dovevano e devono successivamente attivarsi, di essere discussa prima. Però, capisco anche che problemi più importanti, determinazioni più urgenti, abbiano avuto la prevalenza su questa mozione.
Premesso che il Ministro Bordon, rispodendo ad un quesito dell'onorevole Onnis, a proposito della proposta di legge nazionale riguardante la modifica della legge numero 157 del 1992 approvata all'unanimità dal Consiglio regionale -e giacente presso la Commissione di merito del Senato, ha affermato che molti provvedimenti in questa fase di chiusura di legislatura sono, e rimarranno, giacenti presso le commissioni, perché in questo periodo di "stanca" problemi anche più importanti e rilevanti non trovano riscontro.
Per altro, molti consiglieri regionali potrebbero forse, sollecitare i rappresentanti del proprio schieramento politico a livello nazionale - però il ministro ha espresso molte perplessità e molti dubbi al riguardo - a intervenire perché il Parlamento possa deliberare in materia.
Sta di fatto che la mozione che tende ad impegnare la Giunta a sollecitare presso il Governo nazionale la modifica della legge numero 157, sotto il profilo meramente giuridico è sostenibile essendo la Sardegna una regione a statuto speciale dotata di potestà legislativa primaria in materia di caccia.
Una riconsiderazione della legge numero 157 in tal senso verrebbe a superare il carattere di norma fondamentale di riforma economica -e sociale riconosciuto alla legge numero 157, ed affermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza numero 323 del 1998 che ha dichiarato illegittimo l'articolo 49, lettera b), , della legge sulla caccia approvata dal Consiglio regionale che fissava il termine della stagione venatoria a fine febbraio.
Permarrebbe, come ulteriore e più importante aspetto, il problema del rispetto e dell'attuazione in via autonoma dell'ordinamento regionale, delle convenzioni internazionali e delle direttive comunitarie. Proprio la settimana scorsa questo Consiglio regionale ha approvato una legge per far fronte ad una procedura di infrazione dell'Unione europea, già comunicata al competente ministero, riguardante il mancato divieto della caccia alla passera mattugia, allo storno, e a altri volatili che, non solo a giudizio mio e degli esperti, ma anche a giudizio unanime dei non cacciatori, dovevano essere inseriti tra le specie da abbattere.
Appare indubbia, peraltro, l'obbligatorietà del rispetto degli allegati annessi a quella direttiva che contengono, per ciascuno Stato membro, l'elenco delle specie protette e cacciabili, sembrando invero improbabile che lo status di una specie di cui si chiede l'inclusione o l'esclusione dall'elenco, soprattutto per le specie migratorie, sia dichiarato a livello regionale e non nazionale.
Sul termine della stagione venatoria, atteso il carattere non tassativo, per quanto riguarda la data, della direttiva numero 409 che recita: "allo Stato membro è fatto divieto di autorizzare la caccia nei periodi di migrazione, di riproduzione e comunque di dipendenza" potrebbe sussistere la possibilità di una regolamentazione specifica supportata da conformi dati scientifici. È quello che abbiamo fatto e che ci apprestiamo a fare presentando questa richiesta in suffragio alle nostre ipotesi. Ma nel contempo risultano vigenti le diverse leggi nazionali, per esempio quella della Francia che, attivando procedure di autodenuncia, si sottopone al rispetto del termine ecologico anziché di quello legale, addossandosi l'onere di una tassa nazionale pagata dagli utenti cacciatori che, evidentemente, di buon grado, accolgono l'imposizione ulteriore pur di estendere la stagione venatoria, non in tutta la Francia, ma in determinate regioni (per esempio la Camargue) durante il periodo di chiusura previsto dalle leggi comunitarie.
Certo, l'importanza dell'argomento, per noi sardi, è resa evidente anche dallo schieramento trasversale dei consiglieri che hanno proposto questa modifica.
Ieri, nell'ascoltare le diverse istanze di trentadue sindaci del nuorese, il Ministro Bordon, ha dovuto rispondere a ben venti quesiti riguardanti la caccia, sicché si è reso conto di quale importanza questa materia ha per la nostra Regione, per il nostro modo di vivere e di convivere con la selvaggina di ogni razza e di ogni tipo. Un sindaco ha chiesto, per esempio, che fosse consentita la caccia al cinghiale per tutto l'anno, perché il proprio territorio è infestato da cinghiali di ogni tipo e di ogni stazza, che distruggono qualsiasi nuova coltura. Questo sindaco si è lamentato in termini decisi, quasi accesi, perché riteneva che fosse un problema di assoluta priorità. E di fronte al rilievo del Ministro che faceva riferimento a leggi comunitarie, regionali e nazionali, ha detto: "Ma Ministro, noi che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo forse farci mangiare i piedi dai cinghiali? Non è possibile."
Io mi propongo, anche a nome della Giunta, di sostenere questa mozione, nei limiti della possibilità e della capacità che ha ciascun componente della Giunta di ottenere risposte dal Governo, e credo che si possa realmente programmare una modifica della legge in questione.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di replicare.
ONNIS (A.N.). Molto brevemente, signor Presidente e colleghi consiglieri, voglio dare una risposta mirata alle osservazioni dell'onorevole Dore che in questo momento non vedo in Aula, e che, come capita anche a lui, qualche volta, ha sviato il problema e non ha affrontato i nodi, anche giuridici, della questione. L'onorevole Dore ha osservato che non dobbiamo sterminare i poveri animali ed ha poi soggiunto, passando dal patetico al giuridico, che le sentenze non vanno liquidate e non si può affrontare il problema in modo disinvolto.
Per quanto riguarda i poveri animali, chi non li rispetta? Credo che coloro che sono interessati all'esercizio dell'attività venatoria siano i primi che vogliono rispettare e conservare gli animali. Ma l'onorevole Dore ignora anche che quegli stessi animali che verrebbero rispettati in Sardegna, passano poi il mare, raggiungono la Corsica, la Francia, la Spagna, il Portogallo, dove sono oggetto di prelievo venatorio anche nel mese di febbraio, per cui risparmiarli in Sardegna vuol dire soltanto fare un torto ai sardi e ingrassare invece gli armieri e i cacciatori che operano in Francia, in Portogallo, in Spagna e in altri paesi della Comunità europea.
Quanto poi alla riflessione di natura "giuridica", l'onorevole Dore - che pure è un avvocato - dimentica che la mozione tende proprio alla modifica di quella legge nazionale, la "157", sulla base della quale la Corte Costituzionale ha sancito che la legge regionale sulla caccia non poteva fissare una data di chiusura della caccia successiva al 31 di gennaio, cioè non poteva superare quel limite invalicabile, stabilito da una legge dello Stato, definita una legge quadro, che introduce norme fondamentali di riforma economico-sociale, una legge quindi la cui struttura deve essere rispettata in tutto il territorio dello Stato.
Ma è proprio in considerazione di quanto stabilito dalla Corte Costituzionale che il Consiglio regionale sollecita la modifica di quella legge nazionale, affinché la valutazione fatta dalla Corte Costituzionale non sia più giustificata, perché nel momento in cui la legge nazionale venisse modificata, la stessa motivazione della sentenza della Corte Costituzionale verrebbe meno.
Quanto poi alla problematica della normativa comunitaria che l'Assessore ha evocato con molta puntualità, non c'è dubbio che il primo gradino per tutelare gli interessi della Sardegna sia quello di ottenere la modifica della legge nazionale, seguendo l'esempio della Francia, che ha approvato una legge nazionale che consente l'esercizio della caccia anche per tutto il mese di febbraio. Quando poi questa modifica della legge nazionale fosse approvata, e allora soltanto, si porrebbe il problema eventuale di una trattativa su questi aspetti in sede comunitaria, non escludendo la possibilità che si faccia in Italia, o meglio in Sardegna, quello che si fa in Francia, e cioè che si stabilisca, con riferimento ad una eventuale procedura di infrazione, qual è la "sanzione" che la Sardegna dovrebbe pagare alla Comunità europea per potere esercitare la caccia anche nel mese di febbraio.
Questo è un problema successivo ed eventuale che verrebbe affrontato e risolto nel momento in cui si ottenesse la modifica della legge nazionale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Vorrei proporre ai firmatari della mozione qualche piccola modifica, perché credo che il secondo alinea dopo la parola "chiede" debba essere eliminato. Se questa mozione deve essere inviata al Governo, come immagino sia intendimento dei presentatori, non credo che sia necessario scrivere che da parte nostra dobbiamo essere celeri nell'approvare il provvedimento successivo. .
Ci sono poi da apportare delle piccole correzioni di carattere tecnico, molto probabilmente dovute a errori di dattilografia, e chiedo agli uffici di verificarli. Nella frase: "affinché possano legiferare in merito sui tempi", ritengo che si debba scrivere "in merito ai tempi e alle specie". Visto che il documento deve essere inviato al Governo e al Parlamento nazionale credo che queste piccolissime correzioni debbano essere fatte.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, lei sta proponendo una sorta di emendamento soppressivo del secondo alinea dopo la parola "chiede". Possiamo procedere a una votazione della mozione per parti.
FADDA (Popolari-P.S.). Noi possiamo al massimo, come Consiglio, impegnare la Giunta, ma il Consiglio non può impegnare sé stesso, stiamo votando la mozione e questo è l'obiettivo che ci proponiamo. E' chiaro che appena verrà modificata la 157, noi legifereremo al riguardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Onnis. Ne ha facoltà.
ONNIS (A.N.). Secondo me bisognerebbe cassare soltanto l'espressione "e alla Giunta regionale", perché credo che il resto della frase "chiede a tal proposito un impegno formale al Consiglio ", possa rimanere.
PRESIDENTE. Il Consiglio chiede a sé stesso di impegnarsi?
ONNIS (A.N.). No, chiede alla Presidenza di trasmettere...
PRESIDENTE. Ma non è scritto così.
ONNIS (A.N.). Questo è il senso, si chiede alla Presidenza di trasmettere a chi di dovere il contenuto di questa mozione, di questo documento politico, quindi di ufficializzarlo, trasmettendolo alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica.
PRESIDENTE. Emendiamo il documento indirizzando l'invito alla Presidenza del Consiglio, ed eliminando le parole "la Giunta regionale".
Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Voglio precisare che non si intende allungare il calendario venatorio, si intende posticipare l'inizio e la fine dello stesso.
Voglio anche precisare che in quasi tutte le altre regioni italiane, durante la stagione venatoria, la caccia è aperta per tre giorni alla settimana, e quindi ci sono complessivamente sessanta giornate di caccia, mentre il calendario sardo è molto più rigido e consente la caccia solo due giorni alla settimana. Quindi i cacciatori sardi hanno a disposizione solo quaranta giorni di caccia all'anno. Anche questo va sottolineato!
Voglio anche dire, a proposito della tutela dell'ambiente, del rapporto della caccia con l'ambiente, che le riserve di caccia autogestite in Sardegna stanno funzionando come delle vere e proprie oasi di ripopolazione faunistica, con grandi vantaggi per la tutela sia delle diverse specie, sia del bosco, perché i cacciatori svolgono anche un'azione di prevenzione degli incendi e di tutela complessiva dell'ambiente.
Credo che la caccia, se praticata in modo serio, così come le norme stabiliscono, sia un fattore di equilibrio e non il contrario. Per questi motivi, dichiaro il mio voto favorevole alla mozione.
PRESIDENTE. Metto in votazione la mozione. Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
PRESIDENTE Avevamo sospeso la votazione della mozione numero 14, in seguito alla proposta dell'onorevole Cogodi di verificare la possibilità di presentare un ordine del giorno unitario. Chiedo all'onorevole Cogodi, o chi per lui, se è stato formulato un ordine del giorno unitario e se possiamo procedere alla conclusione della discussione della mozione numero 14.
Ha domandato di parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.-F.D.). L'ordine del giorno è stato predisposto e ora è in fase di battitura.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti per consentire la battitura del testo.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 22, viene ripresa alle ore 20 e 34.)
PRESIDENTE. E' stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO PUSCEDDU - FLORIS Emilio - USAI - GIAGU - CONTU - DETTORI Bruno - COSSA - COGODI - BALIA - AMADU sui gravi fenomeni di violenza nella società e sulla necessità di qualificare e rafforzare le misure di ordine pubblico in Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione del dibattito sui temi della violenza e dell'ordine pubblico in Sardegna;
PREMESSO che:
1) la condizione sociale appare sempre più gravemente minata da molteplici fattori negativi che in diverso modo concorrono a creare forme crescenti di insicurezza dei cittadini, ma anche di emarginazione, di rifiuto e di illegalità crescenti, tali da mettere a rischio i valori fondamentali della convivenza civile;
2) detti fattori disgreganti debbono essere non solo analizzati ma contrastati e superati attraverso azioni concrete da parte di tutti i poteri pubblici, istituzionali e sociali;
3) principalmente, debbono essere affrontate le cause che determinano l'insorgere delle insicurezze e del disagio sociale: disoccupazione di massa, specie giovanile; insufficienza del sistema scolastico e formativo; carenze di spazi e strutture di carattere sociale, culturale e sportivo che favoriscano la vita di relazione; disfunzioni esasperanti nel sistema della pubblica amministrazione;
4) in ogni caso, deve essere sviluppata ogni utile azione di prevenzione e le stesse misure di pena debbono essere finalizzate a conseguire l'obiettivo di una costruttiva partecipazione sociale dei cittadini;
5) deve essere attuato, senza ulteriori indugi, dallo Stato, in concorso con la Regione e gli enti locali, un programma organico e risolutivo di interventi strutturali nei campi: della dotazione, professionalizzazione e sensibilizzazione degli operatori dell'ordine pubblico (agenti, operatori sociali e culturali); della edilizia carceraria; dell'adeguamento degli organici degli Uffici giudiziari; del sostegno delle attività di recupero e di migliore inserimento sociale ecc.,
impegna la Giunta regionale
a) ad attivare con le competenti autorità statali un serrato confronto finalizzato alla attuazione di un piano organico coerente con i punti di cui in premessa teso a garantire la sicurezza dei cittadini anche attraverso il rafforzamento delle necessarie misure di ordine pubblico;
b) a riferire in Consiglio regionale entro 120 giorni sulle proposte avanzate e sui risultati del confronto.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Il Consiglio è convocato per domani, alle ore 10 e 30, per l'esame della proposta di legge numero 83 che, per decisione unanime della Conferenza dei Capigruppo, verrà discussa nel testo del proponente, ai sensi dell'articolo 102 del Regolamento.
La seduta è tolta alle ore 20 e 35.
Allegati seduta
Testo delle interpellanze e interrogazioni annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA BALLETTO - LOMBARDO sulle presunte irregolarità nella individuazione dei soggetti beneficiari dei contributi per i danni causati dall'alluvione del novembre 1999.
Il sottoscritto, premesso che:
- da notizie apparse sulla stampa locale, il consigliere comunale di Capoterra Attilio Congiu ha evidenziato la possibile esistenza di irregolarità in ordine alla individuazione dei soggetti beneficiari dei contributi regionali relativi all'evento calamitoso del novembre 1999 in relazione al quale il predetto Comune ha subito gravissimi danni da alluvione;
- in dipendenza dei fatti così come segnalati, serpeggia forte malumore tra la popolazione, in relazione all'entità del contributo corrisposto a taluni beneficiari con evidenti ripercussioni a danno dell'amministrazione comunale che ha svolto parte attiva nella individuazione dei beneficiari;
- tale stato di malessere ed indignazione è stato evidenziato con un volantino i cui estensori sono rimasti rigorosamente anonimi,
chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale per conoscere quali iniziative ha assunto o intende assumere per accertare lo stato dei fatti al fine di dissipare ogni e qualunque dubbio che posa in qualche caso ledere l'onorabilità dell'istituzione comunale in generale e i suoi amministratori in particolare, ovvero quali provvedimenti riterrà di dover assumere nella scongiurabile e deprecabile ipotesi in cui siano accertate irregolarità ed abusi, nei confronti degli individuati responsabili. (42)
INTERPELLANZA CUGINI - LAI - SPISSU - MORITTU - GIAGU - DETTORI Bruno - SANNA Giacomo - DEIANA - VASSALLO sul trasferimento da La Maddalena del Comando Marisardegna e degli enti ad esso collegati.
I sottoscritti,
appreso dell'imminente approvazione del decreto legislativo 464/bis che prevede, fra le altre, la ridislocazione dell'Area Tecnico Operativa militare di La Maddalena con il conseguente trasferimento del C.M.M.A. e la soppressione degli enti ad esso collegati;
rilevato che le ulteriori iniziative riformatrici, se assunte, comporterebbero la ricollocazione presso l'Ente Mariscuola di 150 dipendenti ora occupati negli enti operativi di prevista soppressione, con il rischio che una parte di essi risulti in esubero;
sottolineato che:
- la prevista ridislocazione delle infrastrutture ex novo a Cagliari, che comporterebbe l'impegno di notevoli risorse finanziarie difficili da recuperare con la vendita delle strutture militari dimesse, contrasterebbe con l'elementare criterio della economicità e creerebbe un grosso squilibrio fra l'entità dell'apparato logistico già presente nell'Isola e le ridotte esigenze operative;
- le scelte dello Stato Maggiore apparirebbero essere in contrasto con gli impegni assunti nel Protocollo d'intesa sottoscritto dal Sottosegretario di Stato, On.le Fabrizio Abate, e, in ogni caso, di segno completamente opposto a quelle della Marina Militare Americana che, invece, consolida la sua presenza a La Maddalena;
considerato che il territorio maddalenino è stato sempre condizionato nel suo sviluppo dalla presenza militare e che questo condizionamento può essere ulteriormente tollerato solo in presenza di una adeguata prospettiva di sviluppo socioeconomico;
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere quali atti intenda porre in essere nei confronti del Governo nazionale per ottenere che:
1) i provvedimenti riguardanti l'Area Operativa di La Maddalena vengano estrapolati dal decreto legislativo n. 464/bis, in considerazione non solo delle esigenze di carattere militare, ma anche degli effetti che comporterebbero sul piano socioeconomico e occupazionale;
2) le decisioni riguardanti l'intera problematica dell'Area industriale e operativa vengano, così come previsto nel protocollo d'intesa sottoscritto tra il rappresentante del Ministro della Difesa, l'Amministrazione comunale di La Maddalena e le Organizzazioni Sindacali, rimandate al tavolo negoziale di livello superiore. (43)
INTERPELLANZA VASSALLO - ORTU sulla riduzione del personale delle ditte di appalto che operano nelle Ferrovie dello Stato.
Il sottoscritto,
constatato che nonostante i protocolli di intesa siglati fra la Regione sarda, il Governo e le Ferrovie dello Stato, la Sardegna continua ad essere in questo settore il fanalino di coda del sistema ferroviario italiano;
constatato altresì che gli sbandierati progetti di adeguamento delle linee ferroviarie, dei vettori e dei servizi, in particolar modo nel nord Sardegna, rimangono a tutt'oggi solamente buoni propositi;
accertato che l'unica azione posta in essere dalle FF.SS. è il piano di razionalizzazione che sta producendo esclusivamente una drastica riduzione del personale diretto e indiretto operante nel settore;
verificato che:
- di recente è stata annunciata la notizia relativa alla soppressione del servizio di ristorazione nel tratto ferroviario di Olbia;
- a breve seguiranno altri licenziamenti di personale addetto alle pulizie delle stazioni di Sassari, Bonorva, Giave, Oschiri, Berchidda e la soppressione di servizi di guarda sale e accoglienza dell'utenza, è prevista inoltre la riduzione di altri importanti e fondamentali servizi fra i quali la riduzione del 50 per cento del personale ausiliario alle merci nella stazione di Porto Torres;
- tale situazione, oltre a destare legittima preoccupazione sulla sorte di numerosi lavoratori di un comparto peraltro privo di ammortizzatori sociali, ripropone il problema del ruolo della nostra Regione nel confronto con il Governo nazionale e con la stessa FF.SS. che, oltre a non mantenere gli impegni assunti, attraverso l'esclusiva politica dei tagli di personale, vanifica i pochi, ma significativi, passi avanti attuati nella gestione dei servizi;
rilevato che in data 5 aprile 2000, con la presentazione di una interrogazione, il gruppo della Rifondazione Comunista aveva provveduto ad informare l'Assessore regionale dei trasporti e l'Assessore regionale del lavoro sulla possibile estensione del ridimensionamento degli organi del settore servizi a tutti i compartimenti della Sardegna,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale del lavoro e l'Assessore regionale dei trasporti per conoscere quali iniziative intendano porre in essere per far cessare questo stato di cose. (44)
INTERPELLANZA CUGINI - CALLEDDA - FALCONI - ORRU' - SANNA Emanuele sulla revoca degli Amministratori in carica della società IGEA S.p.A..
I sottoscritti,
premesso che il consiglio di amministrazione della società IGEA S.p.A., interamente controllata dall'Ente Minerario Sardo in liquidazione, è stato nominato in data 30 giugno 1999 con mandato di durata triennale come da verbale di assemblea ordinaria in pari data e scadrà quindi il 30 giugno 2002;
ricordato che con l'acquisizione delle concessioni per minerali di bario dai privati a Bariosarda S.p.A., attuata su specifica direttiva della Giunta regionale nel 1989, e quelle minerarie piombo zincifere, acquisite da Miniere Iglesiente S.p.A. tra il 1993 e il 1995 dalla SIM del gruppo ENI, la Regione autonoma della Sardegna è succeduta negli obblighi di messa in sicurezza già in capo ai precedenti concessionari;
rilevato che la Giunta regionale ha dato ampio rilievo sulla stampa al proprio deliberato (v. delibera di G.R. n. 22/30 del 25 giugno 2000), dal quale si evince che sarebbe stato rilevato un presunto "buco" di 37 miliardi nel piano di liquidazione dell'Ente Minerario Sardo, causato da "irregolarità" nei bilanci di IGEA S.p.A., i cui amministratori non avrebbero rilevato nei bilanci della ex controllata Bariosarda S.p.A. la omissione degli accantonamenti di fondi per la messa in sicurezza dei cantieri dismessi pari a circa 40 miliardi, oltre a non aver dato giustificazioni all'impiego per finanziare la gestione, di parte dei fondi per la messa in sicurezza accantonati nel bilancio della Miniere Iglesiente S.p.A.;
appreso che la Giunta regionale, sulla base di tali presunte irregolarità ha deciso di "dare incarico all'Assessore dell'industria di porre in atto tutte le azioni necessarie perché vengano revocati gli amministratori dell'IGEA S.p.A., nonché vengano segnalati all'Autorità giudiziaria quei fatti che potrebbero avere rilevanza penale" pur essendo gli attuali amministratori del tutto estranei ai fatti addebitati, posto che le omissioni e impieghi, ammesso che possano configurare responsabilità, sono ascrivibili esclusivamente agli amministratori delle società poi incorporate, in un periodo durante il quale queste non erano sotto il controllo di IGEA, che, al contrario, era essa stessa controllata da Miniere Iglesiente S.p.A.;
atteso che l'Ente Minerario Sardo era a perfetta conoscenza del diverso impiego di fondi a destinazione specifica da parte di Miniere Iglesiente utilizzati prevalentemente per la protratta gestione dell'impianto di eduzione "-200" di Monteponi;
considerato che il Commissario liquidatore dell'Ente Minerario Sardo era perfettamente edotto fin dal 19 gennaio 2000 dell'esistenza di oneri di messa in sicurezza delle concessioni Bariosarda SPA, per i quali non esisteva copertura finanziaria, conoscenza reiterata con il "promemoria sull'IGEA e sulle sue attività", trasmesso al presidente della VI Commissione Industria il 20 febbraio 2000 e per conoscenza allo stesso Commissario liquidatore, che a pag. 4 riporta testualmente "……quanto alle rimanenti concessioni, per 23 siti sono stati ultimati i lavori, mentre per 28 (esclusivamente concessioni ex Bariosarda) dovrà essere individuata la copertura finanziaria necessaria all'esecuzione dei lavori, il cui ammontare secondo una prima stima di larga massima, è pari a circa 40 miliardi…";
constatato che gli amministratori di IGEA S.p.A. non hanno commesso alcuna omissione in quanto nella relazione sulla gestione allegata al progetto di bilancio al 31 dicembre 1999, presentato per la discussione all'assemblea del 3 maggio si legge testualmente ……"la vostra società intende avviare nell'esercizio 2000 anche i lavori di messa in sicurezza in alcune concessioni ex Bariosarda, per le quali ha già avanzato richiesta di rinuncia al servizio Miniere e Cave dell'Assessorato dell'industria. L'ammontare dei lavori previsti, pari all'accantonamento di cui si è più sopra detto, è stato stimato in lire 2.500.000.000.
Quanto agli oneri che la società dovrà sostenere negli anni successivi per la messa in sicurezza di tali concessioni, questi potranno essere valutati complessivamente una volta definite le prescrizioni da parte del servizio Miniere e Cave dell'Assessorato dell'industria, con tali valutazioni la società potrà quindi provvedere negli esercizi futuri ad operare i necessari adeguamenti del fondo, mentre voi dovrete garantire la copertura finanziaria";
considerato inoltre che la decisione di modificare le risultanze di bilancio, con l'iscrizione dell'intero fondo per la messa in sicurezza nel progetto di bilancio presentato per la discussione all'assemblea del 16 maggio è stata determinata dall'invito del Commissario liquidatore ad accogliere le indicazioni della società di revisione, che la poneva come "conditio sine qua non" per l'approvazione del bilancio stesso, contrariamente a quanto era stato fatto in passato, con bilanci egualmente e regolarmente certificati dalla stessa società di revisione;
evidenziato che la rimozione degli attuali amministratori di IGEA S.p.A. su questi presupposti avverrebbe senza alcuna ragione plausibile e atta a configurare la pretesa giusta causa, ed è in realtà un polverone propagandistico sollevato esclusivamente con intento manifestamente intimidatorio, con lo scopo di indurli alle dimissioni;
preso atto che, dalle notizie di stampa, la Giunta regionale intenderebbe imporre al Commissario liquidatore dell'Ente Minerario Sardo la designazione per il consiglio di amministrazione di personaggi già impegnati nel passato nell'amministrazione della società Miniere Iglesiente, fra il 1994 e il 1996, nel periodo in cui sono state operate le presunte distrazioni di fondi a destinazione specifica per essere impiegati prevalentemente a finanziare la gestione del "-200" di Monteponi, oggi inopinatamente addebitate agli amministratori attuali di IGEA;
tenuto conto che, qualora il commissario liquidatore, accettando le imposizioni e subendo le pressioni della Giunta regionale, procedesse alla revoca degli amministratori senza giusta causa, si troverebbe a rispondere del danno erariale conseguente, così come sarà tenuta la stessa Giunta regionale nel caso in cui, come appare molto probabile, venisse accolto il ricorso del precedente commissario liquidatore ing. Colomo, rimosso dalla carica con un atto di dubbia legittimità da parte della stessa Giunta,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per sapere:
1) sulla base di quali norme si fonda la competenza della Giunta regionale a deliberare in materia di nomine e revoche di amministratori di una società controllata da un ente strumentale della Regione, regolata dal Codice Civile, intervenendo pesantemente e illegittimamente a prevaricare l'autonomia e la competenza del Commissario liquidatore, unico organo legittimato ad operare in questa materia;
2) se non ritenga il Presidente della Giunta regionale di aprire un'indagine tesa ad accertare le responsabilità oggettive nella decisione di procedere all'appostamento in un solo esercizio dell'intero importo degli oneri stimati per la messa in sicurezza, modificando radicalmente le risultanze che hanno generato la necessità dell'intervento straordinario sul bilancio della Regione;
3) se non ritenga l'Assessore di dover impartire apposite direttive al Commissario liquidatore affinché promuova l'azione di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori delle società successivamente incorporate dalla IGEA S.p.A. per il danno causato alla stessa IGEA dall'impiego di fondi a destinazione specifica per la gestione ordinaria e per l'occultamento di perdite costituito dal mancato accantonamento degli oneri di messa in sicurezza previsti dalla legge a carico dei concessionari all'atto della rinuncia delle concessioni stesse;
4) se non ritenga infine di inviare alla Magistratura tutti gli atti relativi alla presunta distrazione di fondi a destinazione specifica ove configurabili fattispecie di reato a carico degli amministratori della società Miniere Iglesiente S.p.A. nel periodo fra il 1994 e il 1996, e alle false comunicazioni in bilancio, ove ipotizzabili, a carico degli amministratori della società Bariosarda S.p.A., per aver omesso la comunicazione dell'esistenza di oneri in capo alla società stessa, dell'importo di circa 40 miliardi, per lavori di messa in sicurezza delle concessioni minerarie. (45)
INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla medicina sportiva.
Il sottoscritto,
premesso che ai sensi dell'articolo 5 del D.M. 18 febbraio 1982 "chiunque pratica l'attività sportiva (agonistica o amatoriale) è tenuto obbligatoriamente al possesso del certificato di idoneità rilasciato dai competenti uffici";
preso atto che in provincia di Sassari l'unica struttura abilitata al rilascio dei relativi certificati è il centro pilota della ASL n. 1 presso il Villaggio San Camillo fin dal 1990 e che le prestazioni offerte da detta struttura sono intorno alle 4.000 all'anno, tra calcio, pallacanestro, pallavolo, ecc.;
ritenuto che presso il Villaggio San Camillo i due medici e i quattro infermieri, nonostante il grande impegno, operano in assenza di strumentazioni tecnologiche adeguate - mancanza addirittura dell'apparecchio Holter per la registrazione dei valori pressori nelle 24 ore agli utenti - e di sufficiente personale;
visto il pericolo derivante dall'impossibilità di soddisfare completamente le richieste, con gravi conseguenze anche per la vita degli stessi atleti praticanti;
ritenuto, altresì, che le società sportive operanti nella provincia di Sassari preferiscono rinunciare, a volte, a sottoporre i propri atleti alle visite a causa dei lunghi tempi di attesa oltre che per l'eccessiva spesa che dovrebbero sostenere,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:
1) se sia a conoscenza di quanto su esposto;
2) se non ritenga opportuno impegnarsi per favorire l'adeguamento delle strumentazioni tecnologiche nonché il potenziamento del personale sanitario addetto da parte della ASL n. 1;
3) se non consideri eccessivo il pagamento a carico delle società sportive di un ticket pari a lire 70.000 ad atleta;
4) in particolare se non ravvisi la necessità, per alleviare le spese delle piccole società sportive, di integrare con un apposito fondo regionale le spese sanitarie, così da stimolare una maggiore e più puntuale attenzione per le condizioni fisiche degli atleti, evitando che possano ripetersi incidenti anche mortali. (175)
INTERROGAZIONE FANTOLA, con richiesta di risposta scritta, sul Centro sclerosi multipla della ASL n. 1 di Sassari.
Il sottoscritto,
premesso che il Centro sclerosi multipla dell'ASL n. 1, il più importante della Sardegna, è stato trasferito nello scorso febbraio in un nuovo padiglione del Centro Respighi a Sassari;
rilevato che sicuramente la nuova struttura è più attrezzata, in quanto è fornita di laboratorio e sala prelievi, e separata da altri reparti, ma può effettuare solo un'assistenza day hospital perché non prevede un reparto e quindi non ha camere per i ricoveri;
sottolineato che i malati provenienti da altre località sottoposti a terapie di alcuni giorni devono affrontare spese di pernottamento in albergo o viaggi giornalieri e che il regime di day hospital comporta la chiusura del Centro sia nei giorni festivi che nelle ore notturne;
considerato che molti pazienti si trovano in sedia a rotelle, o addirittura non hanno capacità di movimento, e che durante le crisi i malati non sono autonomi, ma necessitano di un'assistenza continua;
visto che la proposta del manager dell'ASL di ospitare i malati in due stanze nel piano superiore, al reparto trapianti di midollo, risulta insufficiente e poco opportuna, in quanto le due patologie sono inconciliabili e necessitano di diverse terapie,
tenuto conto che il piano terra del padiglione del Centro Respighi è adibito a magazzino,
chiede di interrogare l'Assessore regionale della sanità per sapere se sia fattibile, semplicemente adibendo diversamente gli spazi esistenti ed aumentando l'organico del personale per la gestione del reparto, trasferire dal primo piano al piano terra alcuni laboratori e la zona di riabilitazione del Centro sclerosi multipla, così da avere la possibilità di creare un reparto con alcune stanze per i ricoveri. (176)
INTERROGAZIONE CALLEDDA - PINNA - SANNA Alberto - MARROCU, con risposta scritta, sulla situazione determinatasi negli stagni di Porto Pino dopo la chiusura delle pompe da parte delle Saline di Stato.
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I sottoscritti,
premesso che gli stagni di Porto Pino rappresentano per la comunità del Sulcis una rilevantissima risorsa ambientale e soprattutto economica;
constatato che i pescatori degli stagni in questi anni sono stati sottoposti, loro malgrado, ad un fortissimo ridimensionamento dell'attività di pesca, con ingenti danni sul profilo economico e soprattutto sul loro reddito;
appreso che negli stagni, dopo la chiusura delle idrovore da parte dell'amministrazione delle Saline di Stato esercenti a Sant'Antioco, si è creato un grave impoverimento di ossigeno e il conseguente rischio di moria del novellame;
tenuto conto che questo problema si ripresenta ogni anno, causando un conflitto permanente tra pescatori e Saline di Stato,
chiedono di interrogare l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere quali atti intenda mettere in atto nei confronti dei responsabili delle Saline di Stato per ripristinare la situazione originale del sistema al fine di salvaguardare una importante risorsa ambientale ed economica del Sulcis. (177)
INTERROGAZIONE IBBA, con richiesta di risposta scritta, sulla legittimità ed opportunità degli atti deliberativi della Direzione generale dell'ASL n. 8 di Cagliari.
Il sottoscritto,
premesso che in data 30 marzo 1998, con atti deliberativi n. 1756, 1757 e 1758, la Direzione generale dell'ASL n. 8 di Cagliari ha disposto l'assegnazione al nucleo di valutazione della medesima Azienda, sotto la direzione di un dirigente amministrativo (del. n. 1755 del 30 marzo 1998), dei dirigenti medici di 2° livello responsabili dei Servizi igiene pubblica, materno infantile e medicina di base, non confermandoli nelle loro funzioni professionali, seppure vincitori di relativi concorsi pubblici nelle discipline di appartenenza;
considerato che nessuna richiesta è stata avanzata da parte dei menzionati dirigenti, per essere assegnati funzioni diverse dalle discipline di loro specifica competenza e che gli stessi non potevano essere rimossi a nessun titolo dal loro incarico se non a seguito di circostanziati e privati addebiti al loro operato (ai sensi dell'articolo 15 della Legge n.502 del 1992, dell'articolo 20, comma 9, del D.L. n. 29 del 1993, degli articoli 10, 11, 12 e 13 dello specifico regolamento dell'ASL n. 8 (del. 8468 dei 161211997));
rilevato che nei Servizi sanitari territoriali in argomento, privati dei loro responsabili dirigenti di 2° livello già giustamente preposti ai sensi dell'articolo 11, comma 8, della legge regionale 51/95, sono stati nominati Capo servizio dirigenti medici di 1° livello;
evidenziato che, assurdamente, le nomine summenzionate vengono giustificate dall'Amministrazione del'ASL n. 8 con la "accertata carenza di dirigenti di 2° livello", stante che la stessa amministrazione ha determinato volutamente e artificiosamente detta carenza con il loro trasferimento ad altro incarico (vedi del. n. 1791, 1792, 1793, 1794 e 1795);
atteso che il direttore generale dell'ASL n. 8 ha inoltre giustificato i suddescritti trasferimenti, sostenendo che, a termini di legge, solamente a dirigenti di 2° livello poteva essere affidato il compito di valutare altri dirigenti dell'Azienda, smentendosi poi con la successiva immissione nel Nucleo di valutazione di dirigenti medici di 1° livello,
chiede di interrogare l'Assessore regionale della sanità sulla legittimità ed opportunità dei succitati atti deliberativi dell'Amministrazione dell'ASL n. 8 di Cagliari e chiede di sapere quali provvedimenti intenda attuare per ovviare alla suesposta situazione. (178)
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