Seduta n.373 del 24/02/1999
SEDUTA CCCLXXIII
(Pomeridiana)
Mercoledì 24 Febbraio 1999
Presidenza del Vicepresidente MILIA
indi
del Presidente SELIS
indi
del Vicepresidente Zucca
La seduta è aperta alle ore 17 e 15.
PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 2 febbraio 1999 (369), che è approvato.
PRESIDENTE. Mi era stata segnalata l'esigenza di una breve Conferenza dei Capigruppo, quindi la convoco immediatamente e sospendiamo la seduta per riprenderla alle ore 17 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 15, viene ripresa alle ore 17 e 51.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SELIS
PRESIDENTE. Comunico l'esito della Conferenza dei Capigruppo. Adesso dovremmo continuare i nostri lavori secondo quanto stabilito dall'ordine del giorno che reca la discussione del Documento 58/A della Giunta per il Regolamento: "Proposta di modifica al Regolamento interno del Consiglio regionale della Sardegna", relatore di maggioranza Sassu, relatore di minoranza Bonesu.
Discussione generale della proposta di modifica al Regolamento interno del Consiglio Regionale della Sardegna (Documento numero 58)
PRESIDENTE. Comunico ai Gruppi qual è la procedura di votazione, vi pregherei di dedicare un momento di attenzione perchè questo è un passaggio delicato, la Giunta per il Regolamento ha approvato all'unanimità gli emendamenti al testo; resta ancora da vedere, devo registrare l'impegno e la buona volontà di tutti i Gruppi, un confronto sul voto segreto, che è uno dei punti naturalmente più delicati. Questo testo vi è stato inviato a domicilio ai sensi dell'articolo 130 del Regolamento, secondo i termini previsti. Sono pervenuti a questo testo tre emendamenti distinti, dico solamente tre perchè il testo era concordato all'unanimità. I tre emendamenti riguardano tutti e tre il voto segreto: un emendamento Sassu, un emendamento Masala, un emendamento Bonesu. E' su questi che si sta sviluppando un confronto per arrivare ad una unificazione. Per ora quindi il testo sul voto segreto non è inserito su questa proposta, vi verrà consegnata appena si arriva ad un punto di sintesi, oggi però votiamo e discutiamo questo Regolamento.
La sottolineatura che vorrei fare, è questo il passaggio procedurale più specifico, è che non essendo un nuovo Regolamento ma norme a se stanti, le norme vengono votate una ad una e hanno, salvo i casi in cui si tratta di norme coordinate, una valenza e un valore ciascuna a se stante, perciò è necessario che le norme vengano approvate a maggioranza assoluta dell'Assemblea ai sensi dell'articolo 130, lo dico anche per sollecitare una maggiore presenza dei colleghi in Aula.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Sassu, relatore di maggioranza.
SASSU (Progr. Fed.), relatore. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, il nuovo testo del Regolamento interno del Consiglio regionale, proposto oggi all'esame e al voto dell'Assemblea, è il frutto di un lungo lavoro della Giunta per il Regolamento, e così come viene proposto è stato approvato all'unanimità dei suoi componenti.
Come lei diceva, signor Presidente, non si è pervenuti invece ad una proposta unitaria sul tema del voto segreto, del voto palese, ed attorno a questo tema si è sviluppata una ricca ed approfondita discussione della Giunta per il Regolamento. Questa discussione non si e conclusa all'interno della Giunta per il Regolamento e non si è pervenuti ad una formulazione di un testo unitario.
Sottolineo il fatto che, pur non essendo conclusa, la ricerca tra le forze politiche non si è interrotta, e questo è giusto perchè siamo tutti consapevoli che sulle questioni regolamentari, come anche penso sulle riforme istituzionali, è sempre opportuno ricercare, quando è possibile, l'unitarietà delle scelte. Sono questi infatti aspetti della vita istituzionale che escono, credo, dagli schemi rigidi della maggioranza e della opposizione. Inoltre l'unanimità su gran parte degli argomenti che sono proposti alla modifica dimostra in ogni caso che è presente in questo Consiglio una esigenza diffusa, che è quella di far adeguare il Regolamento alle modificazioni profonde che si sono determinate in questi anni nella società, ma che si sono determinate anche nella istituzione.
Le norme che regolano la vita del Consiglio regionale non sono norme asettiche e non sono neppure avulse dalle vicende sociali, dalle vicende politiche. Credo, anzi, che le norme regolamentari siano la diretta espressione di quello che avviene nel mondo sociale e nel mondo politico, infatti l'esperienza di questi anni ha dimostrato che il Regolamento è un corpo vivo, che ha bisogno di modificarsi e di crescere contestualmente anche al modificarsi e allo svilupparsi della società e della politica. Dal momento in cui questo Consiglio, l'8 settembre del 1949 ha approvato il suo primo Regolamento, in tutti questi anni della storia e dell'autonomia sarda il Regolamento stesso ha vissuto numerosissime modificazioni, ben undici interventi di modifica che hanno riguardato vari aspetti regolamentari, dall'ufficio di Presidenza, alla composizione dei Gruppi, al lavoro delle commissioni, agli emendamenti, alle modalità di voto. Quindi un corpo vivo che si muove, che si adegua col modificarsi della società, delle istituzioni e della politica.
In questa occasione, con questa proposta la Giunta per il Regolamento intende avanzare al Consiglio una proposta di modifiche che, voglio sottolinearlo, riguardano parti essenziali del Regolamento per adattarle alla nuova realtà proprio alla luce delle esperienze che abbiamo maturato in questi ultimi anni, e quindi anche alla luce delle insufficienze che i lavori della vita istituzionale e parlamentare hanno evidenziato.
Un altro aspetto che voglio sottolineare è il fatto che il Consiglio oggi non è chiamato a cambiare delle regole del gioco quando la macchina è ancora in corsa, in movimento; queste modifiche che si propongono si astraggono in qualche modo dalla situazione politica contingente e quindi evita il rischio di favorire questa o quella alleanza politica o di favorire questa o quella maggioranza.
La Giunta per il Regolamento ha lavorato infatti ad una proposta di modifica che non guarda a questa legislatura ma, messa al riparo proprio dalle esigenze del momento, dagli interessi momentanei, mira ad orientare invece il lavoro di tutte le future legislature.
Si è consapevoli che le modifiche attuali costituiscono anche un momento essenziale della riforma più generale delle istituzioni ed anche questa è una esigenza sentita in modo diffuso tra le forze politiche ma che, probabilmente, le condizioni di oggi non hanno consentito la possibilità di realizzarle in questa legislatura. Però il fatto che sulle norme regolamentari della vita consiliare si siano realizzate importanti convergenze unitarie, direi tra tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, io sottolineo il fatto che questo costituisce un risultato importante e che penso possa anche favorire nel futuro con l'avvio della prossima legislatura, una volontà costituente anche sul piano della più generale riforma dell'istituto autonomistico.
La totalità delle modifiche introdotte, prendendo atto dell'espandersi dei compiti ai quali deve rispondere l'istituto regionale, della necessità di realizzare una maggiore capacità operativa, mirano a introdurre metodi profondamente innovativi ed agili; ne indico alcuni, anche in modo sommario. Un importante aspetto innovativo si riferisce alla nuova disciplina introdotta con l'articolo 23 che è relativo alla programmazione e al calendario dei lavori. Sulla base della esperienza dei lavori del Parlamento nazionale viene introdotto, giustamente, io credo, il principio della programmazione dei lavori consiliari, che è bimestrale per quanto riguarda il programma, trisettimanale per quanto riguarda il calendario, con la riserva, così come è detto nella proposta di Regolamento, di una settimana al mese di sospensione dei lavori del Consiglio e delle commissioni da destinare allo svolgimento delle altre attività inerenti il mandato.
Le assemblee legislative così come anche gli organi di governo sono chiamate inoltre a rispondere ai bisogni che la società pone in modo sempre più pressante, in tempi certi e rapidi. Da qui quindi la previsione normativa nella proposta, che è in sintonia con i ritmi dei lavori parlamentari a livello nazionale e europeo, che disciplina i tempi del lavoro consiliare (sono previste una serie di iniziative come il contingentamento dei tempi, la riduzione dei tempi legislativi per la sessione del Consiglio per il bilancio, la durata degli interventi, la riduzione dei tempi nelle dichiarazioni di voto).
Altro importante aspetto innovativo riguarda l'introduzione di norme che mirano a garantire (anche questo è un aspetto fortemente positivo) le minoranze dei singoli consiglieri che intendono dissociarsi dai propri Gruppi; la garanzia dei tempi per i Gruppi dissenzienti, la garanzia per i singoli consiglieri dissenzienti per quanto riguarda gli interventi.
In caso di disaccordo per quanto riguarda la programmazione è consentito all'opposizione un quarto degli argomenti aventi carattere legislativo e la metà delle norme che riguardano la possibilità di controllo sull'attività della Giunta regionale. Ha rilevanza particolare anche una puntuale funzione ispettiva di controllo del Consiglio nei confronti della Giunta regionale, e io credo che stabilire una più ricca dialettica tra i due organi della Regione (tra Consiglio e Giunta regionale) significa realizzare una condizione di maggiore efficacia dei rispettivi ruoli sia per il Consiglio che per la Giunta; in particolare è prevista la possibilità che le mozioni possano essere trasmesse e istruite in commissione. C'è l'obbligo per la Giunta regionale di svolgere in Consiglio, previo invio di relazione scritta, almeno due volte l'anno un rapporto di verifica sullo stato di attuazione delle mozioni e degli ordini del giorno approvati dal Consiglio regionale, e su questo spesso questo Consiglio ne ha rilevato l'insufficienza. Viene eliminato, anche questo è un elemento importante, il confronto fra i consiglieri e la Giunta regionale, la cosiddetta question time, che per riconoscimento unanime era diventato un atto meramente burocratico, e al posto della question time si propone invece che nella prima ora della seduta iniziale di ciascuna sessione dei lavori del Consiglio si attui un confronto consiglieri-Giunta regionale mediante lo svolgimento di interpellanze che siano state presentate agli uffici almeno 72 ore prima dell'inizio della sessione consiliare.
Altro tema significativo presente nella proposta riguarda l'argomento degli emendamenti; viene previsto il fatto che gli emendamenti proposti debbano riguardare argomenti già considerati nel testo del provvedimento in discussione o negli emendamenti presentati e giudicati ammissibili in Commissione.
C'è una più chiara delimitazione dei tempi e delle possibilità di presentazione degli emendamenti stessi. Un'attenzione particolare va rivolta ad un aspetto della proposta che non credo possa considerarsi conclusa (nella discussione poi vedremo), riguarda l'articolo 17 e la modifica delle competenze della Giunta per le elezioni. Nella proposta viene esclusa la possibilità di riferire sulla regolarità delle operazioni elettorali e sulle proteste elettorali perchè la competenza primaria in Sardegna, a differenza di quella del Parlamento nazionale, è riferita ad altri organi giurisdizionali; infatti la riformulazione prevede che per i consiglieri di cui sia stata contestata l'elezione e in pendenza di giudizio ci sia la sospensione dei termini.
Questa proposta è legata ed è condizionata anche all'approvazione del Consiglio di una proposta di legge che è stata formulata tempo fa dalla Giunta per le elezioni; quella proposta intendeva e intende rivedere una legge regionale, la 7 del '59, nella parte che riguarda i vizi delle operazioni elettorali, che lascia la competenza al giudizio esclusivo degli organi giurisdizionali competenti; come è noto l'articolo 82 di quella legge attribuisce al Consiglio regionale la possibilità di convalida delle elezioni dei propri componenti e stabilisce che il Consiglio stesso si pronunci in modo definitivo sulle contestazioni, sulle proteste e in generale su tutti i reclami presentati. Però questa norma ricalca una norma identica della Camera dei Deputati, presupponendo in qualche modo che il Consiglio regionale e la Camera abbiano le stesse caratteristiche e gli stessi poteri nel dirimere in via definitiva queste controversie. In realtà non è così, la definitività del giudizio spetta solo alle Camere, quindi c'è oggettivamente l'esigenza di modificare l'articolo 17. Questa modifica deriverà in qualche modo dalla possibilità dell'approvazione della modifica della Legge regionale 7 del '59.
Infine c'è l'articolo 20 che introduce una novità rispetto al Gruppo misto, per cui c'è la possibilità che i consiglieri appartenenti al Gruppo misto chiedano al Presidente di formare componenti politiche. Questa possibilità si potrà verificare se, come è detto nella proposta, le componenti politiche rappresentano un partito o movimento politico organizzato nel territorio della Regione sarda, è possibile, se quel partito o movimento politico ha presentato nelle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale liste proprie di candidati e abbia ottenuto perlomeno un quoziente in un collegio, e questo mi pare opportuno perchè in questi ultimi anni, a causa di una frantumazione straordinaria del panorama politico, il Gruppo Misto ha vissuto un incremento patologico del numero dei consiglieri, e alcuni di questi consiglieri, non potendosi costituire in gruppo organizzato perchè il Regolamento attuale non lo consentiva, hanno visto in qualche modo disperdersi, per quanto riguarda le prerogative regolamentari, la propria identità politica. Ebbene, l'emendamento all'articolo 20 consente ai Gruppi e alle componenti politiche di conservare, se sono presenti alcune condizioni, quelle a cui facevo riferimento, la proprietà visibilità politica non solo sul piano dell'affermazione del principio, che è giusto di per sé, ma anche sul piano del riconoscimento nei lavori consiliari.
Signor Presidente, colleghi del Consiglio, mi fermo qui; credo si possa riconoscere complessivamente che la proposta che la Giunta per il Regolamento avanza oggi al Consiglio non sia semplice imbellettamento, una piccola modifica del testo precedente, ma a me sembra di poter dire che intacca profondamente e positivamente le parti essenziali del Regolamento che è ora in vigore, e quindi, per questo motivo, anche a nome della Giunta per il Regolamento, auspico che il Consiglio esprima un voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Consigliere Bonesu, relatore. Ribadisco ancora che, come forse è stato fatto prima, essendo questo un testo approvato all'unanimità, non c'è una relazione di maggioranza e di minoranza, c'è una co-relazione.
BONESU (P.S.d'Az.), relatore. Presidente, credo sia improprio parlare di relazione di maggioranza e minoranza, credo ci siano comunque diverse sensibilità su un testo che è stato concordato, quindi dichiaro di condividere quanto affermato dall'onorevole Sassu.
Credo che la Giunta per il Regolamento abbia fatto un lavoro cercando di migliorare l'efficienza di questo Consiglio, non è però riuscita ad elaborare proposte su un tema molto importante, cioè il funzionamento delle commissioni, in particolare il problema della loro composizione. Cioè non si è trovata nessuna via per trovare una migliore soluzione che consenta ai consiglieri di partecipare alle Commissioni evitando gli accavallamenti di doppia partecipazione, che chiaramente è un elemento dannoso per il funzionamento delle Commissioni, perchè oltre a far mancare spesso e volentieri il numero legale impediscono spesso ai consiglieri di migliore volontà di partecipare continuativamente ai lavori di una Commissione.
Le soluzioni prospettate, o l'introduzione del voto plurimo o la creazione di dipartimenti, alla fine sono state scartate perchè anche esse presentavano inconvenienti. E' comunque un tema che non è esaurito, se vogliamo un buon funzionamento delle Commissioni, che è essenziale per il buon funzionamento del Consiglio nel suo complesso, credo sia un tema su cui occorrerà tornare.
Credo che il lavoro della Giunta del Regolamento sia particolarmente incisivo su alcuni momenti, per esempio il momento della discussione in Aula e della presentazione degli emendamenti; è stato ridotto il tempo per singolo intervento, è stata prevista anche una procedura facilmente attuabile per il contingentamento dei tempi, nel rispetto comunque del diritto di ogni Gruppo e di ogni consigliere di esprimere la propria opinione. E` stata razionalizzata la presentazione degli emendamenti che non appariranno più all'improvviso in Aula ma avranno comunque un momento di meditazione per evitare che si approvino emendamenti che mal si inseriscono nel disegno complessivo. A questo proposito vi è un divieto di presentare emendamenti in Aula qualora il tema non sia già nel testo che perviene all'Aula o comunque non siano stati presentati già in Commissione emendamenti sullo stesso argomento, il che eviterà anche l'introduzione in Aula di argomenti completamente nuovi che come tali creano nell'Assemblea dello sconcerto, magari li si approva perchè il tema si sente che è importante o per decisioni di Gruppo, ma assolutamente non migliorano la qualità legislativa della nostra Assemblea.
E` stato affrontato anche il problema del rapporto fra Giunta e Consiglio dando chiarezza sulla mozione di sfiducia ai singoli componenti della Giunta, che è stata assimilata alla mozione di sfiducia nei confronti dell'intera Giunta, regolando il caso di mancata risposta alle interrogazioni, che purtroppo è diventato un malcostume continuo, cioè quello che è uno strumento del consigliere, l'interrogazione, viene in effetti vanificato dall'atteggiamento della Giunta che non risponde assolutamente.
Ieri abbiamo assistito (incidentalmente affronto il problema) alle lamentele dei colleghi di Alleanza Nazionale perchè è stata data la risposta da un organo improprio, ma io ero meravigliato dal fatto che comunque avessero avuto una risposta, perchè in questo Consiglio avere una risposta ad una interrogazione è un fatto assolutamente strano, per cui chiaramente forse hanno avuto la risposta perchè era un organo improprio di risposta, gli organi propri si guardano bene dal fornirla.
Credo che a questo malcostume abbiamo comunque posto il freno disponendo che la mancata risposta possa essere affrontata in Commissione.
Abbiamo eliminato il question - time, che non funzionava perchè chiaramente i tempi limitatissimi, l'oggetto non precomunicato, la mancanza di una replica lo rendeva uno strumento poco adatto; si è dato invece grande sviluppo al tema delle interpellanze, riducendo i tempi di svolgimento e soprattutto disponendo l'obbligatorietà dell'esame delle interpellanze all'inizio di ogni sessioni di Consiglio.
Quanto alle mozioni e ordini del giorno - e tocco qua un altro tasto doloroso del rapporto fra Consiglio e Giunta - è stato disposto che almeno due volte all'anno, in coincidenza con le sessioni obbligatorie, vi sia un rapporto di verifica sull'attuazione delle mozioni e ordini del giorno, il che consente al Consiglio di valutare la rispondenza dell'azione della Giunta ai propri deliberati.
Abbiamo affrontato tanti altri temi per risolvere problemi particolari che sono emersi nei lavori di questi cinque anni di Assemblea, ma su questi, credo, essendo al di fuori di un disegno complessivo, essendo razionalizzazioni, miglioramenti, integrazioni, credo che sarà da discutere articolo per articolo. Per cui auspico che il Consiglio presti maggiore attenzione di quella che sta prestando in questo momento, anche perché su ogni articolo, con la decisione che è stata presa, occorre realizzare almeno 41 voti; se restiamo quelli che siamo non approveremo un bel niente.
E` stato deciso di far partire la riforma dalla prossima legislatura, almeno i colleghi che stanno dimostrando tanto interesse a rientrare, visto che non partecipano neppure ai lavori del Consiglio, ma battono i collegi, dovrebbero preoccuparsi di quello che stiamo per approvare perché riguarderà soprattutto loro.
PRESIDENTE. Ringrazio i consiglieri Sassu e Bonesu, così come ringrazio ancora una volta tutti i colleghi della Giunta per il Regolamento per il lavoro che hanno compiuto e per lo sforzo che stanno compiendo per trovare un punto di sintesi sul voto segreto.
E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Presidente, preliminarmente intendo dare atto ai colleghi della Giunta per il Regolamento di aver fatto un ottimo lavoro, ottimo soprattutto in relazione alle condizioni date, perché tutti quanti possiamo facilmente comprendere come ulteriori passi in avanti si sarebbero potuti realizzare laddove si fosse manifestata una convergenza politica più ampia. Nonostante questo, davvero, come hanno detto i colleghi Sassu e Bonesu, comunque ci sono significativi passi in avanti che migliorano sensibilmente il Regolamento del Consiglio.
Tuttavia, in sede di discussione generale, proprio perché diventa impossibile presentare emendamenti al testo che oggi abbiamo in Aula, voglio sottolineare alcuni problemi legati in modo particolare ad alcuni articoli che sono stati modificati e che affido semplicemente alla discussione generale.
In particolare voglio sottolineare un punto che discende peraltro da un accordo politico, ma che per quanto mi riguarda ritenevo un accordo legato esclusivamente a questa legislatura per un fatto contingente, quello contenuto nell'articolo 4, che riproduce anche per il prossimo futuro la possibilità di una rappresentanza nell'ufficio di Presidenza anche per appartenenti al gruppo che esprime il Presidente. E' una perplessità che mi rimane, posso anche comprendere le motivazioni che hanno indotto a lasciare, anzi a codificare in via generale questo aspetto, però su questo io esprimo delle perplessità.
L'altro punto, riguarda l'articolo 20, nel comma 6 che è stato modificato e che davvero dovrebbe risolvere problemi anche di organizzazione che abbiamo affrontato spesse volte anche in questa legislatura, la possibilità, cioè, di riconoscere agli appartenenti al Gruppo Misto la facoltà di formare delle componenti politiche.
Capisco di meno la parte rimanente, cioè l'obbligo appunto che questi rappresentanti siano espressione di un partito, di un movimento politico e tutto quello che c'è scritto, nel senso che la mia opinione è che questa facoltà dovrebbe essere riconosciuta indipendentemente dal fatto che questi consiglieri rappresentino partiti o movimenti politici organizzati.
Personalmente avrei visto meglio la possibilità agli appartenenti al Gruppo Misto di formare componenti politiche senza ulteriori prescrizioni, anche se mi rendo conto che questo è finalizzato direi esclusivamente, come viene specificato anche negli articoli successivi, al contingentamento dei tempi. Ma è un punto politicamente rilevante ed io lo avrei accolto senza ulteriori limitazioni. Così come all'articolo 22, proprio nel senso del voler fare dei significativi passi in avanti, non vedo perché la limitazione sia stata esclusivamente attribuita alla discussione generale e non venga estesa anche agli articoli. Se davvero vogliamo in un qualche modo rapportarci a quanto avviene nelle altre assemblee parlamentari, sia nazionali che europee, credo che in questo caso il contingentamento avrebbe dovuto riguardare anche gli articoli e non solo la discussione generale.
Per quanto attiene all'articolo 23, al comma 4, in modo particolare, mi pare - ma è una mia opinione - che porre dei limiti non già alla Giunta, ma anche ai Gruppi politici, di rispettare una scadenza di 24 ore, tassativa, mi sembra di capire, per la presentazione di proposte per i lavori dell'Aula, credo che nella gestione che poi avverrà di fatto materialmente di questo problema probabilmente ci si scontrerà con una difficoltà che obblighi i Gruppi a rispettare tassativamente la scadenza delle 24 ore per fare proposte d'iscrizione di argomenti all'attenzione dell'Aula. Lo capisco per la Giunta, ma lo capisco di meno per i Gruppi politici.
Articolo 44, la riscrittura soprattutto dei commi che vanno dal 2 in poi: per altro questo è un testo formulato nel 1994, agli inizi di questa legislatura dalla prima Commissione, presidente il consigliere Ballero, che mi pare davvero risolva in via definitiva la confusione che oggi si registra quando la Presidenza del Consiglio deve attribuire un provvedimento a una Commissione di merito, essendovi però implicazioni rilevanti anche per Commissioni che hanno competenza su materie che vengono trattate nel provvedimento.
Faccio un esempio, che abbiamo in corso in questi giorni: il disegno di legge della Giunta di riforma dell'Aazienda foreste demaniali che, per quanto attiene al merito, dovrebbe essere trattata dalla quinta Commissione, e che però contiene rilevanti elementi di riforma ed è stata attribuita alla prima.
Con la proposta contenuta e recepita nella modifica al Regolamento (mi pare che questo problema venga debitamente affrontato e risolto, quindi ponendo in capo alla Prima Commissione e alla Seconda per quanto attiene le riforme e le questione comunitarie, l'obbligo dell'acquisizione del parere di queste Commissioni, però, Presidente, voglio sottolineare che assegnare un termine perentorio di 10 giorni a queste due Commissioni è una cosa che secondo me crea problemi e che dovrebbe essere espunto dal testo.
Chiederò che durante la votazione per parti del comma 2 quater venga cassata la dicitura "entro 10 giorni", anche perchè se noi non modifichiamo questo termine, vi sarebbe tra le altre cose una fortissima disparità tra quanto avviene in relazione e quanto previsto per il parere della Commissione bilancio e quanto avviene, o dovrebbe avvenire invece, per il parere della Prima Commissione e della Seconda Commissione. Quindi, la richiesta che faccio è che venga espunto dal testo il termine perentorio di 10 giorni, che naturalmente rimane esattamente uguale a quello previsto per la Commissione finanze e che consentirebbe, per altro, utilizzando anche il vecchio Regolamento, di chiedere l'abbreviazione dei termini, mentre se mettiamo il termine perentorio dei 10 giorni, noi già questa possibilità offerta dal Regolamento non ce l'avremo più.
L'altro punto riguarda l'articolo 77 nella parte finale del comma 2, dove viene data facoltà al Presidente di aumentare il termine di 10 minuti fino al doppio per uno o più articoli se la loro particolare complessità lo richieda.
La mia opinione è che, scrivendo così o lasciando il testo così com'è, noi stiamo creando grosse difficoltà al Presidente perchè gestire la facoltà, questa facoltà, credo che in una situazione di grossa tensione in Aula possa ingenerare problemi in particolare al Presidente. Allora c'è una limitazione che io ritengo doverosa, la mia opinione è che attribuire al Presidente la facoltà di concedere 10 minuti in più, sicuramente comporterà sempre, una volta realizzato il primo caso, l'obbligo per il Presidente di concedere a tutti il raddoppio del tempo perchè non ci sono parametri, non ci sono criteri attenendosi ai quali il Presidente possa dire " A te sì, e a te no". Credo che per fare un significativo passo in avanti, questa facoltà, attribuita con questa modifica al Presidente, dovrebbe venire meno.
Così come pongo l'attenzione relativamente all'articolo 82, perchè laddove si propone la soppressione dell'articolo 83 del vecchio testo, intervento della Giunta, e limitandoci quindi a considerare in vita il comma 1 laddove è approvato dell'articolo 82 nella nuova definizione, quando si dice: "Esauriti gli interventi dei consiglieri iscritti a parlare e della Giunta regionale, il Presidente dichiara chiusa la discussione generare", io credo che possa ingenerarsi un qualche equivoco, perchè durante gli interventi dei consiglieri è probabile che la Giunta ritenga anche di non dover intervenire subito dopo (è successo altre volte) mentre, chiusa la discussione generale, tenuto conto di tutta la discussione generale la Giunta potrebbe o dovrebbe esprimere la propria opinione, e quindi ritengo che forse dovrebbe essere più chiara la dicitura che veniva considerata nel vecchio testo.
Mi fermo qui; ripeto, sollevo questi punti come contributo alla discussione generale. Ho già detto prima che non presento emendamenti (non è possibile neanche presentarli) l'unica questione che però pongo, sulla quale vorrei che davvero l'Aula in un qualche modo si esprimesse, quella relativa come dicevo all'articolo 44, quella di cassare l'obbligo dei dieci giorni attribuiti alla Commissione Prima e Seconda per esprimere obbligatoriamente il loro parere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Concas. Ne ha facoltà.
CONCAS (Gruppo Misto). Molto brevemente, noi non mettiamo in dubbio il lavoro svolto dalla Giunta per il Regolamento. Tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio hanno espresso il desiderio di cambiare il Regolamento vigente.
Condividiamo molte modifiche che sono state apportate, però, vogliamo fare alcune osservazioni: la prima riguarda il sesto comma dell'articolo 20. E` assurdo formare delle componenti politiche all'interno del Gruppo Misto, soprattutto quando hanno determinati requisiti, quelli indicati dallo stesso comma. Io, Presidente, non riesco ad andare avanti, sento mille voci...
PRESIDENTE. Ha ragione l'onorevole Concas, è difficile anche, come vi ho già spiegato la registrazione, non viene completa. Prego.
CONCAS (Gruppo Misto). Abbiamo dimostrato che tutti i Regolamenti delle diverse Regioni d'Italia permettono anche ad un singolo consigliere, appartenente ad un partito politico che ha tutti i requisiti riportati nel sesto comma dell'articolo 20, di formare un Gruppo consiliare; non capisco perchè il nostro Regolamento non lo preveda. Una componente politica non è Gruppo. Appartiene al Gruppo Misto, ed allora mi chiedo che cosa cambia. Noi riteniamo che tutte le forze politiche debbano avere pari dignità.
Altra osservazione riguarda il comma 10 dell'articolo 23: potrei condividere questo comma se si lavorasse dal lunedì al sabato, però, qui si è sempre lavorato dal martedì sera al venerdì mattina, con qualche rara eccezione. Se si segue questo ritmo penso che non ci siano problemi per quanto riguarda lo svolgimento delle altre attività inerenti al mandato.
Altra osservazione riguarda il nono comma dell'articolo 57, non concordiamo con quanto viene espresso. Non è possibile affermare che i consiglieri presenti in Aula siano dichiarati assenti quando non partecipano al voto elettronico. Per me chi non esprime il proprio voto si sta astenendo. E' un'assurdità dichiarare "assente", chi è presente in quest'Aula.
Ultima osservazione riguarda il secondo comma dell'articolo 77, concordo pienamente con quanto ha dichiarato l'onorevole Sanna.
Concludendo, non possiamo in questo momento dire se il nostro voto sarà a favore o no, soltanto dopo aver visto gli emendamenti e l'andamento dei lavori, sarà possibile esprimere il nostro voto. Grazie.
PRESIDENTE. Preciso che l'articolo 130 prevede una certa procedura molto precisa, perchè il Regolamento è qualcosa di più complesso e di più delicato di una qualunque legge, tant'è vero che si modifica molto limitatamente. Questa procedura dell'articolo 130, che vi invito anche a rivedere, l'ho richiamata nella lettera di trasmissione degli emendamenti, l'abbiamo richiamata anche nei mesi scorsi quando più volte ho sollecitato l'inoltro di proposte. Quindi, si può sempre fare, l'Assemblea è sovrana, ma soltanto nel caso di una reale esplicita unanimità, e con molta più attenzione di quanto questa Presidenza esercita nell'autorizzare emendamenti anche orali su altri provvedimenti di legge ordinaria o di atti deliberativi di questa Assemblea.
Io e la Giunta per il Regolamento avevamo sollecitato tutti i colleghi con lettera e con telegramma perchè pervenissero emendamenti, non ne sono pervenuti; mi rendo conto che qualche osservazione fatta anche in quest'Aula già dai primi interventi, ha anche un fondamento. Queste proposte potrebbero essere accolte solamente nel caso che emergesse una grandissima unanimità di Aula e con molta, molta prudenza perchè la procedura dell'articolo 130, è una procedura molto definita, ipergarantista, e deve garantire tutti i soggetti, quindi, su questo bisogna essere molto più prudenti ed accorti di quanto sia normalmente consentito.
Ha domandato di parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.
MACCIOTTA (Gruppo Misto). Signor Presidente anch'io voglio esprimere il mio personale apprezzamento per il lavoro svolto con grande impegno (me ne rendo conto) ed attraverso la difficoltà di raggiungere una accettabile convergenza di opinioni su argomenti talvolta difficili, ripeto, dei lavori che la Giunta per il Regolamento ha svolto in questi ultimi tempi.
Debbo con piacere iniziare il mio intervento in merito, trovandomi d'accordo quasi su tutte le osservazioni fatte dalla collega Concas per quanto riguarda in questa discussione generale, i rilievi più pressanti sulle modifiche che ci vengono proposte. Mi ci fermerò ancora un momento dopo aver detto che condivido nella sostanza le osservazioni mosse dall'onorevole Concas.
Il problema dei presenti e non votanti. Inviterei - senza ripetere quanto giustamente l'onorevole Concas ha sottolineato - che vediamo nella coordinazione con il primo comma dello stesso articolo 57, laddove dice che le deliberazioni del Consiglio non sono valide se non è presente la maggioranza dei suoi componenti.
Allora, ritengo che questo non è certamente confacente al ruolo che il consigliere regionale è tenuto a svolgere per il suo mandato, dove ha la liceità di prendere i piedi e di andarsene fuori dall'Aula se lo ritiene, ma non ha - a mio avviso - la liceità, se questo comma successivo dovesse effettivamente essere approvato, di rimanere tranquillamente in Aula e non partecipare al voto, tenendo conto che la sua votazione la può esprimere in tutte e tre le maniere ovviamente consentite, cioè può votare a favore, contro o astenersi.
Ma la sua presenza in Aula, che quindi forma la maggioranza richiesta dal comma 1 per la validità delle deliberazioni del Consiglio e che viene paragonata all'assenza dall'Aula, questa francamente non la condivido ed invito il Consiglio a tenere ben presente il coordinamento tra questi due commi.
L'altra osservazione su cui volevo trattenermi, preceduto anche in questo dalla collega Concas, è quella relativa ai calendari dei nostri lavori. Vedete, il Regolamento (e mi fermerò un attimo su questo tema) ha un doppio aspetto; l'aspetto di metterci in condizioni di svolgere serenamente, liberamente e proficuamente (per quanto ne siamo capaci) il nostro lavoro e ha anche un altro risvolto (che sottolineerò più tardi) nei confronti della popolazione che ci ha eletti.
Per quanto riguarda i nostri lavori, secondo franchezza, se devo riconoscere dei torti a questo Consiglio è quello di non avere come tempi di lavoro particolarmente brillato, sia per quanto riguarda la Commissione, sia per quanto riguarda il Consiglio. Ed allora l'osservazione pertinente dell'onorevole Concas dice che è comprensibile la necessità di poter usufruire dei periodi in cui si possa tornare al proprio territorio e mantenere quei contatti che attengono anche ad una proficua rappresentanza della popolazione dei vari territori dell'isola nell'esercizio del nostro mandato, per un certo tempo; ma non si può avere l'uovo e la gallina!
Cioè, io approfondisco l'osservazione dell'onorevole Concas, una settimana tolta al lavoro non solo del Consiglio ma anche delle Commissioni ogni mese, aggiunta al calendario che di fatto in questi anni ho visto istituirsi, cioè il lavoro che di norma parte il mercoledì e termina il giovedì notte e talvolta il venerdì mattina, non sono cose conciliabili. Allora mi sentirei di accettare la settimana di sospensione dei lavori del Consiglio e delle Commissioni qualora fosse molto più ampio e molto più rigido il lavoro dedicato alle sedute del Consiglio e alle sedute della Commissione che, tenendo conto anche delle difficoltà dei colleghi, che certamente rispetto a chi sta a Cagliari sono svantaggiati, partisse almeno dal martedì per concludersi effettivamente almeno il venerdì mattina.
Quindi, anche questo mi piacerebbe vederlo precisato in una norma regolamentare, che non si limitasse a dire che si organizzeranno i lavori, ma che stabilisca anche dei paletti fermi che tutti dobbiamo rispettare.
L'altro aspetto di cui il Regolamento ha dei riflessi anche sui nostri amministrati e sui nostri elettori è questo, e vado a riferirmi (non so se il Presidente sia d'accordo che ne possa parlare in questo intervento), sulla questione del voto segreto. Ma qui non entro sull'emendamento che circola informalmente, se non per sottolineare dei concetti di carattere generale; il voto segreto è un qualcosa che è stato giustamente criticato da molti in quest'Aula, attiene anche a dei diritti dei consiglieri, questo è vero, però se facciamo mente locale ci rendiamo conto di quante volte è stato usato nella maniera assolutamente più impropria, perchè è stato usato per poter documentare (lo dico con franchezza) la propria presenza e la propria partecipazione a questa Assemblea, per non incorrere nelle penalità in cui altrimenti giustamente si incorrerebbe per una mancata attività del proprio mandato; è stata usata per una verifica impropria della presenza del numero legale che, invece, mi fa piacere vedere che nel Regolamento deve seguire una procedura precisa che viceversa con la scusa della votazione elettronica, praticamente non viene mai seguita, cioè, la richiesta formale da parte di 5 consiglieri al Presidente che invita, sia pure con la modalità elettronica, una verifica formale del numero legale. Questa è la prassi corretta a cui mi sento di richiamare, nel Regolamento sta già, è un richiamo al Consiglio perchè venga effettivamente applicata.
Ma l'aspetto più importante che volevo sottolineare in questo intervento, era una riflessione sul voto segreto per gli altri aspetti.
Ho letto nell'emendamento che tra i punti in discussione vi è quello dell'utilizzazione del voto segreto - prendo lo spunto - quando si parla di modifiche del Regolamento, quando si parla d'istituzione di Commissioni d'inchiesta o di materia elettorale; colleghi, una riflessione su questo punto. Qualcuno mi vuole spiegare che necessità ci sia di nascondersi dietro il voto segreto quando, come in questo caso, stiamo approvando, stiamo votando su modifiche del Regolamento, che vengono da una Giunta per il Regolamento dove tutti vengono rappresentati, dove si è raggiunto un accordo, ma anche se non fosse stato raggiunto un pieno accordo, non credo che ciascuno di noi abbia il timore di dire: "Questa parte del Regolamento non va bene" oppure di desiderare l'introduzione di nuove norme.
Non capisco ancora meno perchè si possa dare la facoltà di ricorrere al voto segreto quando si tratti di materia elettorale in discussione. Se c'è proprio, io ritengo, da parte dei cittadini un'esigenza di chiarezza e di trasparenza, di sapere che posizione prende legittimamente ogni forza politica qui rappresentata nell'assumere un orientamento in tema di elezione.
Nel dibattito alla moda attualmente, cioè quello tra proporzionalismo e maggioritario, credo che legittimamente ma, anche non solo come Gruppo politico, ma anche se occorre nell'ambito dello stesso Gruppo, possa e debba esprimere le proprie opinioni senza bisogno di mascherarsi con il voto segreto.
Questo ritengo che sia particolarmente richiesto dai cittadini. Un altro punto: perchè dà la facoltà di ricorrere al voto segreto, laddove - come recita questa proposta - la norma in discussione crei vantaggi o svantaggi a particolari soggetti o a particolari territori individuati o individuabili.
Bene: ecco il riflesso che dico sui nostri territori e sulla nostra popolazione. Noi sappiamo i nostri mali, ed anche da questi banchi incitiamo i nostri concittadini in momenti e di fronte a problemi ben più difficili e rischiosi, a battersi contro l'omertà, ad avere il coraggio civile di denunziare certe manifestazioni delinquenziali, la cui denunzia certamente esporrebbe quei cittadini a conseguenze ben più pesanti di quanto possa esporre in quest'Aula la presa di posizione pro o contro un determinato territorio, pro o contro una determinata parte della nostra società.
Credo che l'esempio debba venire da qui dentro, che quello che noi chiediamo ai cittadini che rappresentiamo sia messo in atto per primi da noi, e che anche se si calpestano eventualmente gli interessi di questo o di quel Gruppo, o di questo o di quel territorio, se nella concezione che ci spinge a fare questo, siamo certi di fare una cosa equa e non ingiustamente penalizzante, questo lo dobbiamo e lo possiamo fare alla luce del sole, altrimenti, lo sappiamo quante volte sia successo in quest'Aula che dei provvedimenti su cui formalmente si era raggiunto l'accordo tra parti politiche, e una convergenza soddisfacente tale da poter portare tranquillamente l'approvazione di quel provvedimento, è caduta nel voto segreto per interessi di questo tipo.
Se vogliamo veramente che questa Sardegna cresca e se vogliamo dare l'esempio da quest'anno, l'omertà deve finire qui dentro. E deve finire qui dentro anche quello che è il localismo inteso nel suo senso deteriore, altrimenti è inutile che a parole ci battiamo contro questi problemi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). In questi 5 anni di legislatura, tutti noi abbiamo potuto constatare con quante difficoltà, impedimenti e rallentamenti si siano svolti i lavori in Aula. Ciò in parte - è bene dirlo - è dipeso dal Regolamento che si è rivelato inadeguato e non più adatto ai tempi. Ma è bene pure soggiungere che le difficoltà più concrete, e per ciò difficilmente eliminabili per la speditezza e quindi dell'efficacia dell'attività legislativa, sono in massima parte attribuibili ad altre evenienze. Mi riferisco all'instabilità delle maggioranze e degli Esecutivi che da essa promanano, fenomeno questo per altro diffuso in tutto il Paese, che in assenza di linee politiche unitarie, di programmi e progetti da tutti condivisi e sostenuti, non possono garantire speditezza ed efficacia ai lavori consiliari.
Con ciò si vuole affermare che dove esistono vere maggioranze, sorrette da una politica unitaria, non vi possono essere problemi di voto segreto che la intaccano e che la indeboliscano e che impediscano l'attività legislativa con il quale il programma politico si deve realizzare.
Ma, lasciato da parte questo problema, che è un problema di uomini, di volontà, di serietà, di senso di responsabilità e, in una parola, di moralizzazione della politica, alla soluzione del quale le forze di maggioranza si sono ben guardate di dare il loro contributo, l'unica cosa fattibile era intervenire sul Regolamento consiliare, cosa che per l'appunto è stata fatta.
Sotto questo aspetto - bisogna dirlo - la Giunta ha lavorato sodo, e fa piacere che i colleghi, che prima di me sono intervenuti, abbiano sentito di dover riconoscere tanto alla Giunta; ha lavorato sodo e con impegno, con responsabilità, con la consapevolezza che nel processo di riscrittura delle regole dovevano essere coinvolte, con pari dignità ed identico peso, maggioranza e opposizione. Non sto a dilungarmi qui in discussione generale sulle specifiche modifiche e innovazioni apportate ed unitariamente approvate, poichè in parte hanno riferito i relatori di maggioranza e di minoranza e perchè nella successiva fase dell'esame dell'articolato, avremo modo di dibattere ed approfondire ulteriormente.
Voglio solo soffermarmi sulla sentita esigenza dimostrata da tutti i componenti della Giunta per il Regolamento, di pervenire (anche se su questo punto sussistono ancora divergenze di vedute) ad una nuova regolamentazione e disciplina del voto segreto.
La tendenza che tuttavia è emersa, è quella di limitare fortemente il ricorso al voto segreto, relegandolo ai pochi casi esplicitamente contemplati nell'articolo 96, e cioè: quando riguardino modificazioni allo stesso Regolamento all'istituzione di Commissione d'inchiesta o materia elettorale. - Condivido Professore quanto lei ha appena detto, però questo è un punto nel quale bisogna ancora soffermarsi e approfondire, per arrivare a soluzioni che siano veramente di trasparenza e di responsabilità nei confronti dell'elettorato. Questa è una difficoltà che in Giunta per il Regolamento si è incontrata, tant'è vero che come ha detto lo stesso Presidente della Giunta del Regolamento e del Consiglio, ancora la Giunta stessa non si è potuta pronunciare -.
Quando la norma arrechi vantaggio e svantaggio a soggetti individuati, e in questo caso si voleva e si vuole evitare la presentazione di leggi e di emendamenti che abbiano la cosiddetta "targa" e cioè, che sotto la mentita spoglia di un provvedimento legislativo che dovrebbe essere di carattere generale ed astratto, invece, non si vada a curare interessi particolari, che sono evidentemente retaggio di un vecchio modo di fare politica, che manifestano e che rappresentano le prime più elementari forme di acquisizione di consenso. Ma, l'essere e il dover votare questi provvedimenti, che tuttavia ancora esistono, a voto palese, significa adattarsi alla disciplina di partito, e significa che chi è anche contrario non è in grado in coscienza di poter esprimere il voto. Si tratta di capire se la tutela della dignità del consigliere debba essere ancora rappresentata con forza attraverso il mantenimento, in questo caso del voto segreto, oppure no. - Professore è sempre un problema di coscienza e di responsabilità, che in questo caso, ancora prima che i singoli consiglieri, riveste le forze politiche di appartenenza. Purtroppo non sono problemi di poco conto. - Quando si tratti di norme in materia di personale, e anche qui sempre per le pressioni che purtroppo arrivano. Quando la proposta sia sottoscritta da almeno 1/4 dei consiglieri, quando la norma incide sui principi e sui diritti di libertà, sui diritti di famiglia e sui diritti della persona. Tra queste cinque fattispecie ve ne sono alcune sulle quali può non discutersi e non c'è necessità di grossi approfondimenti; su altre invece sì.
Su questi punti - come dicevo in precedenza - allo stato dei lavori, la Giunta non è pervenuta a un accordo tra le varie forze rappresentate e qualche approfondimento è ancora opportuno in quella sede.
Ciò che invece va accolto con favore è la volontà di liberare le leggi finanziarie e di bilancio dal cappio finora rappresentato dal ricorso al voto segreto.
Anche se va detto, ribadito e confermato che sono sempre i numeri quelli che dovrebbero comandare e dettare le regole del gioco, ovverosia se maggioranza esiste, questa, forte dei numeri, non può preoccuparsi del ricorso al voto segreto. Anche se, bisogna dirlo, in questa legislatura, il ricorso al voto segreto, facendo andare sotto la maggioranza, tante volte ha ricomposto la maggioranza, perché se quei provvedimenti fossero passati, quanti dissidi, quanti dissapori e quante vendette si sarebbero consumate proprio perché il ricorso al voto segreto ha invece eliminato? Perché ha posto le divergenze e i dissidi che esistevano all'interno della maggioranza, perché maggioranza non vi era.
Purtroppo, la mancata riforma della legge elettorale, pur essendo questo il primo argomento che le forze politiche avrebbero dovuto affrontare e risolvere, rischierà ancora una volta di produrre maggioranze composte da forze politiche tanto diverse tra loro per tradizioni (mi pare di capire che in un certo schieramento che si confronterà alle prossime elezioni politiche si contano già tredici raggruppamenti che non sono evidentemente uniti tra loro da cultura, tradizioni e pensiero) e quindi - dicevo- queste maggioranze che verranno fuori, a causa dalla loro debolezza che nasce dalla loro conformazione, saranno incapaci di bene operare. Ecco perché è indispensabile che la legge di bilancio e quelle aventi natura finanziaria, che possono a ragione definirsi le leggi fondamentali di attuazione del programma di governo, siano licenziate nei tempi più brevi possibili.
In conclusione può affermarsi che la proposta contiene modifiche migliorative del Regolamento, sicchè è del tutto prevedibile che i lavori dell'Aula dell'ormai imminente dodicesima legislatura possano condursi con maggiore profitto per i nostri rappresentati.
Le modifiche, infatti, non sono di poco conto ed episodiche. Esse rappresentano una rivisitazione dell'intero impianto del Regolamento, modifiche tra esse organiche e sistematiche. L'aver previsto che le modifiche del Regolamento avranno operatività dalla prossima legislatura, ha sgombrato il campo da possibili tentativi di protezione di interessi di parte che in corso d'opera non possono non essere presenti in tutte le forze politiche presenti in Consiglio.
Ciò sta a base e a garanzia della necessità di avere un Regolamento efficace e rispondente appieno alle esigenze di un proficuo lavoro della più alta istituzione regionale, che mi auguro che il Consiglio, in questa tornata di lavori., voglia approvare con largo e responsabile consenso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sassu. Ne ha facoltà.
SASSU (Progr. Fed.) relatore. La discussione generale che è stata molto ricca sul piano dei contenuti complessivi, ha dato anche - a mio giudizio - delle indicazioni specifiche sulle varie proposte di modifica ai vari articoli del Regolamento, quindi, mi appare necessario, signor Presidente, consentire alla Giunta per il Regolamento di riflettere, di verificare i contenuti alla luce anche dei suggerimenti e delle valutazioni che sono emerse nella discussione generale.
Per cui, penso che sia opportuno non passare immediatamente all'esame degli articoli e delle varie proposte, ma di consentire alla Giunta per il Regolamento, come dicevo prima, di approfondire i suggerimenti e le indicazioni che sono emerse nel corso del dibattito generale.
PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni alla considerazione del relatore, per consentire questa ulteriore pausa di riflessione alla Giunta per il Regolamento vista la delicatezza dell'argomento e anche i suggerimenti emersi dal dibattito, ma ripeto, i suggerimenti emersi dal dibattito sarà difficile trasformarli in emendamenti se non ci fosse una seria, esplicita e ampia unanimità.
Poi, in Aula soprattutto dal punto di vista del voto ognuno assumerà le proprie valutazioni. Viene chiesta la sospensione di questo argomento per consentire un momento di riflessione alla Giunta per il Regolamento, questo argomento lo riprendiamo domani mattina alle ore 10. Però - lo dico con grande schiettezza - ricordo a tutti i colleghi ed a tutti i Gruppi che le norme sul Regolamento devono ottenere per essere approvate almeno 41 voti. Quindi, siccome per quanto su questa materia ci sia una grandissima intesa, qualche collega potrebbe anche dissociarsi, se non c'è un numero adeguato di consiglieri in aula non approviamo il Regolamento. Questo per essere molto espliciti. Quindi, questo appello al senso di responsabilità di tutti noi, naturalmente è strano farlo ai presenti, però l'appello è che i presenti si facciano carico, magari, di sollecitare qualche collega che si è dovuto allontanare, perché altrimenti ci troviamo in una situazione di impasse.
Se siamo d'accordo, chiedo (lo chiedo per evitare di fare una Conferenza dei Capigruppo) se è possibile affrontare il punto successivo dell'ordine del giorno che riguarda i consultori.
Continuazione della discussione ed approvazione del programma: "VI Programma di finanziamento dei consultori familiari della Sardegna per gli anni 1996-1997. Conguaglio riferito all'anno 1995 e anticipazione 1998. Deliberazione della Giunta regionale n. 10/42 del 24 marzo 1998" (44)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del programma numero 44. La volta scorsa ci eravamo fermati su un emendamento, era stata fatta la discussione generale ed era stato approvato il passaggio all'esame degli articoli.
Ricordo ai colleghi che ho proposto, e mi pare che l'Assemblea fosse d'accordo, la ripresa dell'esame, per un fatto anche di economia di tempo, del programma 44/A, VI programma di finanziamento dei consultori familiari della Sardegna per gli anni 1996 e 1997, conguaglio riferito all'agosto 1995, anticipazioni del 1998, deliberazioni della Giunta regionale 10 e 42 del 24 marzo 1998.
Sull'argomento è stata sviluppata la discussione generale, e si è chiusa la discussione generale con l'intervento della Giunta. Stavamo esaminando il testo e abbiamo esaminato, illustrato e discussi gli emendamenti numero 1 e numero 2 che sono stati presentati al riepilogo delle assegnazioni finanziarie esattamente a pagina 9: riepilogo delle assegnazioni finanziarie, Azienda U.S.L. numero 1 di Sassari.
Ricordo anche che gli emendamenti sono stati presentati dai consiglieri Manchinu, Dettori, Cugini, Macciotta, Schirru, Cucca, Usai ed altri; l'Assessore aveva chiesto di poterli recepire a livello di raccomandazione, c'era stato un momento d'interlocuzione e si era deciso di sospendere. Allora, riprendiamo da qui.
Si dia lettura dell'emendamento numero 2.
PIRAS, Segretario:
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
Fadda (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. La Giunta accoglie gli emendamenti numero 1 e numero 2 perchè quanto dichiarato dai colleghi nel dibattito, la settimana scorsa, corrisponde al vero; cioè, non è esiste e non è mai stata deliberata l'istituzione del Consultorio San Camillo. Devo dire comunque, che questo centro, che questa struttura risponde a quelle che sono anche queste finalità di prevenzione, però, non è mai stata deliberata l'istituzione del consultorio. Quindi, quanto previsto da questi emendamenti è da condividere.
E` chiaro che poi in sede di coordinamento (mi rivolgo agli uffici) è indispensabile sistemare un po' tutte le somme, tutte le cifre che io poi darò agli uffici perchè questo venga fatto. Naturalmente si tolgono queste somme dal finanziamento per quanto riguarda l'Azienda numero 1 di Sassari e si riutilizzeranno dopo.
CUGINI (Progr.Fed.) Siamo soddisfatti.
PRESIDENTE. Siete soddisfatti nel senso che gli emendamenti sono ritirati o no? Sono accolti.
Ha domandato di parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.
GIAGU (Popolari). Intervengo brevemente per capire meglio la ratio dell'emendamento e degli emendamenti, non sotto il profilo formale ma sotto il profilo politico, sociale e sostanziale.
So che cosa succede in quello cosiddetto consultorio San Camillo di Sassari, oppure centro di prevenzione e diagnosi, vi sono degli strumenti, delle apparecchiature che sono l'ecografo e il colposcopio. Sono apparecchiature costosissime collocate presso San Camillo, perchè evidentemente il costo delle apparecchiature non consente di collocarle in tutti o diverse apparecchiature in tutti i consultori.
Al centro di San Camillo fanno riferimento diecimila utenze che, nel caso di chiusura del centro di San Camillo, dovrebbero riferirsi a studi privati a pagamento, oppure all'ospedale, causando poi, chiaramente, lunghe liste d'attesa facendo sì che queste visite poi vengano effettuate nell'arco di diversi mesi.
Per cui, se posso capire sotto il profilo formale, sotto il profilo concreto vorrei sapere dove andrebbero per questi mesi, in caso di chiusura del San Camillo, queste diecimila persone che fanno riferimento a San Camillo, se si devono pagare quelle che sono le visite e, secondo, quali sono le soluzioni. Meglio sarebbe non creare questo disagio per l'utenza, se è un problema formale chiedere all'Azienda che istituisca il consultorio a San Camillo per evitare questo vuoto.
Vorrei sapere da parte dei presentatori questo e vorrei anche avere una risposta da parte dell'Assessore, perchè io non voterei a favore di questo emendamento per le ragioni che io ho richiamato.
PRESIDENTE. Hanno domandato di parlare il consigliere Amadu, il consigliere Dettori, se mi è consentita una battuta, onorevole Amadu, lo dico soprattutto per i colleghi della Giunta per il Regolamento ma anche per voi, questo è un dibattito che può essere illuminante sul voto segreto, sul dibattito che stiamo facendo in Giunta per il Regolamento sulla natura del voto segreto.
Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
Amadu (Gruppo Misto). Grazie Presidente, per fare alcune considerazioni in riferimento agli emendamenti numero 1 e numero 2 presentati dai colleghi, chiedendo agli stessi colleghi, e se mi consentite allo stesso Assessore, di fare una leggera riflessione per valutare se, quanto sostenuto, può essere portato fino in fondo, oppure, se sia il caso, invece, che da parte loro ci sia un passo indietro rispetto a quanto propongono.
Non vi è dubbio che fino ad oggi presso il San Camillo di Sassari si è svolta in modo particolare un'attività che attiene alle attività appunto tipiche di un consultorio. Mi fa specie sentire che, in assenza di un fantomatico, di un chissà quale provvedimento formale, siccome non c'è una cornice, un pezzo di carta firmata da Carta (visto che il direttore generale è il dottor Carta), mancherebbe un provvedimento amministrativo che dichiari San Camillo o una parte, un pezzo di questa struttura, consultorio.
Ma allora mi chiedo: fino ad oggi tutto quello che si è fatto in termini di finanziamenti per le attrezzature (come accennava giustamente il collega Giagu), di utilizzazione di personale, se questo si è verificato fino ad oggi - siamo seri - o da domani si smantella questo tipo di attività, oppure occorre consentire che questa attività vada avanti nel rispetto delle regole. Allora, evitiamo interpretazioni che, anche all'esterno, possono apparire quanto meno strane e badiamo al sodo: al San Camillo si svolge un'attività importante, e questa attività deve essere salvaguardata!
Allora credo che si debba essere conseguenti e se qualche formalità deve essere espletata si assuma la decisione di conservare il finanziamento chiedendo - questo sì, Assessore, è anche suo dovere, non solo suo diritto farlo - chiedendo come Assessorato all'Azienda Sanitaria Locale numero 1 di adottare tutti i provvedimenti che facciano sì che quel sito sia classificato a tutti gli effetti e individuato come consultorio, dopo di che potranno essere dati i fondi stanziati.
Se mancano queste formalità, che sono solo formalità, che si adempia senza altri giri o altri sotterfugi o altre azioni. Se, invece, ci sono altre ragioni importanti e serie, lo si dica con chiarezza e allora ne prenderemo atto, ma fin tanto che si parla di formalità e di adempimenti formali, mentre nei fatti, in atto, vi è un'attività di consultorio al San Camillo, credo che altri ragionamenti non reggano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dettori. Ne ha facoltà.
Dettori Bruno (F.D.S.- Progr. Sard.). Sinceramente sono in difficoltà perchè non riesco a capire come i rappresentanti di questa Assemblea possono autorizzare l'illegalità con tanta superficialità.
Il problema non è un problema di fatti formali o fatti di altra natura. Il problema è che in questo programma sono riferite delle cose che non possono essere riferite. Tutto lì.
Una volta che il programma contiene elementi che sono legati a delle approvazioni, chiamiamole di tipo anche burocratico se vogliamo, che burocratico non sono, dopo di che problemi non ce ne sono.
Noi oggi con questo tipo d'iniziativa stiamo cercando di restituire legalità ad un'azione a San Camillo che pure opera bene, ma non è in questo momento legale così come la si stava finanziando.
Non credo che si debbano fare grandi osservazioni di altra natura. Per cui, ritengo che l'Assessore ha colto, ha capito come stanno esattamente i problemi e sono convinto che troverà gli strumenti perchè venga restituita anche dignità a quella che è l'impostazione del piano stesso. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.
MACCIOTTA (Gruppo Misto). Gli interventi dei colleghi Giagu e Amadu, hanno messo in evidenza un aspetto certamente da considerare, cioè quello che è il riflesso sugli utenti di una condizione del genere, però le giustificazioni che sono state addotte per questa attività svolta e per questa concentrazione di attività presso il centro San Camillo, sono giustificazioni che hanno una validità molto scarsa, perchè i casi sono due. Il fatto degli apparecchi citati, ecografo e colposcopio, con tutto il rispetto, non significa che questo basti a battezzare un servizio o un presidio come presidio o servizio di tipo consultoriale, così come la legge prevede, perchè possano essere collocati tranquillissimamente in studi ostetrico - ginecologici che non hanno però nessuna funzione consultoriale.
Allora, non confondiamo quella che è una funzione da poliambulatorio di una U.S.L. con quella che è la funzione dei consultori materno-infantili così come la legge specifica, nazionale e regionale, li ha individuati e configurati.
Mi rendo conto di quello che possa significare l'abolizione del trasferimento a questo presidio delle somme, ma voglio essere altrettanto chiaro, ancora di più di quanto lo è stato il collega Dettori. Qui parliamo e votiamo un programma che comporta un conguaglio di assegnazioni fatte nel 1996 e nel 1997 e un'anticipazione sul 1998, che ormai è trascorso.
Voglio sapere, non è una questione formale di un pezzo di carta, è una questione che i soldi devono finire dove legittimamente devono finire! Perchè quelle sono risorse riservate ai consultori che hanno una loro funzionalità, un loro organico e vengono istituiti secondo dei procedimenti che non sono soltanto procedure burocratiche, rispondono a precise volontà autonome dell'azienda in cui siano inserite, rispondono all'assessorato e quando si risponde oggi per bocca dell'Assessore che questo provvedimento non esiste, vorrei sapere allora a che titolo i quattrini sono stati anticipati nel 1996 e nel 1997, e si richiede di anticiparli nel 1998!
E qui mi fermo perchè le mie notizie non vanno oltre queste che sono delle cose ufficiali.
Ma, per quanto riguarda il problema degli utenti, qualcuno mi dovrebbe spiegare nella ratio della U.S.L. di Sassari perchè concentra, a parte le apparecchiature, in un consultorio che da un punto di vista legale è fantomatico, pur attivo, pur con tutta l'attività e la competenza che ivi risiedono, e mi lascia scoperto per motivi che ignoro, le circoscrizioni numero 6, numero 7, numero 8, numero 9, numero 10, numero 11 più Osilo e Usini dell'azienda di Sassari, e se quei soldi fossero stati utilizzati per consultori che qui risultano debitamente istituiti, certamente non avrebbero creato il disagio che oggi si paventa per queste popolazioni. Compito di questo Consiglio è riportare ordine sia dal punto di vista finanziario, sia dal punto da vista operativo. All'Assessore con la sua potestà il compito di non far perdere a Sassari i quattrini che a Sassari erano destinati, ma di controllare che tutto effettivamente si svolga nell'ambito della legittimità, della non confusione tra tipo di istituzioni assistenziali e tipo di istituzioni assistenziali, e che tutto marci come deve marciare, con tutte le regole.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA
PRESIDENTE. Ha domandato da parlare il consigliere Lorenzoni. Ne ha facoltà.
LORENZONI (Popolari). Credo che non sia in discussione l'aspetto formale degli emendamenti che, evidentemente sotto l'aspetto formale sono certamente corretti. Io non ho un concetto notarile del mandato politico per cui si debba strettamente prendere atto di come sono le cose; credo che il concetto di mandato politico sia leggermente più ampio, che sia anche di interpretazione delle cose e, ove ci sono evidentemente come in questo caso macroscopico, evidenti errori, vi si debba in qualche modo porre rimedio.
Così come non credo che si debbano porre in alternativa al servizio consultoriale svolto presso il San Camillo, i servizi consultoriali da aprire ancora oggi a Osilo, Usini e in altri posti della provincia di Sassari.
Ritengo che debbano sussistere tutti. Così come, faccio una riflessione, se in questi anni c'è stato un preciso riferimento di un'utenza che ci dava sia l'onorevole Giagu che l'onorevole Amadu, e se tutti, anche gli altri consultori, hanno fatto riferimento preciso al servizio consultoriale svolto presso il San Camillo, pur non mettendo in discussione la forma, metto in discussione la sostanza.
Va trovato un riequilibro di questa situazione. Va chiesto all'U.S.L. di Sassari, alla sua direzione generale, di correggere una struttura che evidentemente è determinata. L'errore non sta nel non avere un servizio consultoriale a San Camillo, ma sta nel fatto di non averlo scritto. Allora, se però nei fatti il servizio si svolge (e credo che su questo sia incontestabile e si svolge credo anche in maniera apprezzata e apprezzabile), evidentemente a noi spetta di comprendere questo aspetto e di porvi rimedio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr. Fed.). Ho apprezzato - lo devo dire perchè nella seduta precedente con il collega Fadda c'è stato un momento di divergenza d'opinione - questa sera in apertura di lavori l'intervento che l'Assessore ha fatto. Ha riconosciuto che l'emendamento trattava un argomento vero, quindi ha riconosciuto che da parte dei presentatori c'era una volontà costruttiva nell'indicazione che abbiamo dato, al punto che eravamo disponibili e siamo stati disponibili a ritirarlo se ci fossimo trovati in presenza di un errore.
Ma l'assessore Fadda questa sera ha riconosciuto che trattasi di un emendamento giusto, che non altera la proposta che viene avanzata, che conferma un'impostazione di correttezza degli atti precedenti proposti dall'Assessore stesso, che siamo in presenza di una situazione (mi limito a dirlo per i colleghi che sono intervenuti) di una situazione minimo anomala (per non dire altro). Il collega Fadda propone una soluzione che mi sembra vada nella direzione giusta, si espone ulteriormente, per dire: "Vediamo come correggere questa situazione", io mi fermo a questa considerazione. Sinceramente ho altri elementi da portare in discussione, però, in presenza di una dichiarazione così impegnativa che fa l'Assessore, mi limito a queste considerazioni, perchè sono considerazioni che sostengono un'indicazione di lavoro che ci viene proposta e che è stata ripresa anche dagli altri colleghi.
Non è consultorio, è consultorio, fa o non fa del lavoro, io non voglio entrare nel merito di questi argomenti in quest'occasione. Mi limito solo a prendere atto dell'indicazione che viene data, ed aggiungo ai colleghi che si vogliono differenziare dall'impostazione dell'Assessore, che non mi sembra il caso di insistere, perchè se si insiste su un errore, in presenza di una disponibilità in futuro a correggere l'errore, è chiaro che divarichiamo le posizioni.
Invece, siamo in presenza di una valutazione, portiamola avanti nei termini che è stato detto. Punto e basta.
GIAGU (Popolari). Esponga il suo pensiero, il nostro lo esponiamo noi.
CUGINI (Progr. Fed.). Altrimenti, collega Giagu, è chiaro che dobbiamo entrare nel merito di particolari che non sono presenti nel documento, dobbiamo entrare nel merito di argomenti che non sono presenti nel documento che ci è stato proposto. Rimango - lo ripeto - alle dichiarazioni dell'assessore Fadda.
Altre considerazioni penso che non sia il caso di sottoporle a valutazione, mi attengo a quell'indicazione, approvo il lavoro che l'Assessore ha fatto e metto un punto per chiudere l'argomento. Per me, e penso anche per i colleghi che hanno proposto l'emendamento, la vicenda si conclude positivamente. Valuteremo successivamente il lavoro positivo che l'Assessore svolgerà sull'argomento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
Frau (A.N.).Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, indubbiamente c'è dell'anomalia in tutto questo, perchè è strano che dei consultori costituiti non siano stati attivati, e consultori, che consultori non sono, in pratica funzionano o dovrebbero funzionanare, i consultori hanno i quattrini.
Questo va benissimo per i quattrini, perchè indubbiamente il San Camillo fa un buon servizio, ma è un servizio tutto diverso da quello che dovrebbero fare i consultori - credo che sia questa la questione - a tutto scapito (dico io) degli altri consultori, perchè gli altri consultori non hanno locali, non hanno quattrini, non hanno personale, non hanno nulla. Allora, provocatoriamente dico: chiudiamo tutti gli altri consultori e facciamone solo uno se fosse possibile. Ma questo chiaramente non è possibile.
Allora, ci dispiace veramente che sia successo questo, ci dispiace dover dire questo cose, però è la realtà perchè questo lo chiedono gli altri consultori che hanno un bacino d'utenza enorme; lo leggo brevemente: Sassari 1(chiamiamolo così), 48.371 abitanti ; Sassari 2, 39.800 abitanti; Sassari 3, mai attivato, 39.700 abitanti.
San Camillo, zero, perchè veramente non ha un bacino, cioè non c'è stata la divisione del territorio che fa capo a quel consultorio. Quella struttura è un'ottima struttura, funziona molto bene dal punto di vista dell'ostetricia e della ginecologia, benissimo! Ha tanti mezzi, cosa che non hanno gli altri. Quindi, mettiamo ordine in questo, facciamo sì che i soldi necessari arrivino, ed arrivino anche a questa struttura sanitaria che è San Camillo, però che consultorio non è.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
Fadda Paolo (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Mi auguro di poter essere convincente anche con gli amici che, secondo me, hanno fatto bene i colleghi che hanno difeso l'istituzione, il mantenimento di un servizio importante nel territorio di Sassari.
Vorrei ricordare subito che noi stiamo approvando un programma per i consultori che già sono stati istituiti, e che si riferisce agli anni 1996 - 1997 - 1998. Credo che se da un punto di vista formale, perchè gli atti deliberativi dell'azienda di Sassari parlano di centro di prevenzione e diagnosi di ginecologia e ostetricia, non c'è dubbio che questo centro abbia svolto e svolga, ed io mi auguro ( e qui cambiamo un pochino anche gli impegni che l'Assessore aveva preso dopo il dibattito che si era svolto la volta scorsa) che debba continuare ad esistere.
Non possiamo finanziarlo con i fondi degli consultori, è un centro di prevenzione, noi non andremo a perdere i soldi, perchè vorrei ricordare che questi non sono soldi del bilancio regionale ma provengono dallo Stato, io farò la raccomandazione, se il Consiglio è su questa linea perchè questo centro comunque rimanga in funzione, che il direttore generale presenti un programma di attivazione di nuovi consultori familiari, se questa è la volontà del Consiglio che, vorrei ricordare che è leggermente diversa dagli impegni che io presi la settimana scorsa, credo che riusciamo a fare in modo che un importantissimo servizio continui la propria attività, che non possa essere finanziato comunque con i fondi di consultori, in attesa che l'azienda presenti un programma nuovo di attivazione dei consultori, verrà pagato con i fondi che normalmente vengono dal fondo sanitario, perchè questo è un centro importante di prevenzione e diagnosi che la cittadinanza di Sassari e del territorio desidera. Quindi, diventa difficile oggi, da un punto di vista normativo - qui non stiamo discutendo se è opportuno o non è opportuno - diventa difficile oggi, da un punto di vista normativo, cercare di far sì che questi fondi vadano all'azienda di Sassari per un consultorio che non esiste, perchè questa è la verità.
La volta scorsa avevo preso degli impegni, molto probabilmente anch'io devo dire - e qui devo difendere anche l'azienda per cercare di avere più soldi - aveva presentato (diciamo perchè funge anche da coordinamento) una situazione che poi di fatto non risponde a quelle che sono le norme.
Quindi, l'impegno che l'Assessore prende di fronte al Consiglio è raccomandare al direttore generale dell'azienda che mantenga questo servizio, e credo che sia un fatto importante, e che predisponga nel più breve tempo possibile un programma per l'attivazione anche degli altri consultori che sono già stati previsti in passato.
PRESIDENTE. Mi pare che la discussione si sia esaurita, le delucidazioni sono state date, quindi, passiamo alla fase della votazione perché gli emendamenti sono stati ampiamente discussi e illustrati nella scorsa seduta.
Metto in votazione l'emendamento soppressivo parziale numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione la prima parte del Programma di finanziamento, alla quale prima parte è relativo l'emendamento testè approvato. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione la seconda parte, relativa alla delimitazione territoriale e popolazione. Chi l'approva alzi la mano.
(E` approvata )
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione, con procedimento elettronico, del programma numero 44. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Dettori Ivana. Ne ha facoltà.
Dettori Ivana (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi, io voterò a favore del programma numero 44, e voglio sottolineare un aspetto: concordo con il collega Bonesu quando dice che un programma operativo deve essere un atto esecutivo della Giunta, credo però che questa volta il fatto che questo sia arrivato in Consiglio sia stato importante perché abbiamo avuto modo di discutere nel merito, soprattutto dell'istituzione di alcuni consultori.
In ultimo voglio dire questo: l'inclusione del San Camillo in questo programma era un atto illegittimo per le motivazioni che ha detto l'Assessore, per il fatto che non è un consultorio e non è previsto nella programmazione regionale fino a quest'anno. Invece, bisogna dire che il San Camillo è un ottimo centro di diagnostica strumentale e mi fa molto piacere che l'Assessore intenda suggerire al direttore generale di tenerlo come centro di diagnostica strumentale, sperando e auspicando che per questo centro vengano espletati i concorsi e che i ginecologi consultoriali possano svolgere il loro intervento per tutto l'orario di servizio nei consultori istituiti o in quello che ancora manca per il territorio di Sassari.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare procediamo alla votazione del programma numero 44.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BERRIA - BONESU - BUSONERA - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FERRARI - GIAGU - LADU - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Gianfranco - USAI Pietro - ZUCCA.
Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CARLONI - CASU - FEDERICI - FLORIS - FRAU - GIORDO - LIORI - LIPPI - MARRACINI - MASALA - MILIA - OPPIA - PITTALIS - SANNA NIVOLI - TUNIS Marco - USAI Edoardo.
Risultato della votazione
Presidente. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 54
Votanti 34
Astenuti 20
Maggioranza 18
Favorevoli 34
(Il Consiglio approva).
Discussione generale del testo unificato delle proposte di legge Biggio - Boero - Cadoni Carloni - Frau - Liori - Locci - Masala - Sanna Nivoli - Usai Edoardo - Biancareddu - Nizzi: "Interventi per la promozione di attività socio-culturali in favore dei giovani e istituzione della Commissione regionale per la condizione e i problemi giovanili" (229); Lippi: "Iniziative a favore dei giovani e coordinamento delle attività in materia" (233); Berria - Scano - Ghirra - Cugini - Dettori Ivana - Busonera - Cherchi - Cucca - Diana - Falconi - Fois Paolo - Marrocu - Obino - Sanna Salvatore - Sassu - Usai Pietro - Zucca: "Norme sulla condizione giovanile" (240)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge numero 229, 233 e 240. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Lippi, relatore.
LIPPI (F.I.), relatore. Signor Presidente, cari colleghi, non è la prima volta in questa legislatura, così com'è accaduto in passato, che il Consiglio regionale si trovi di fronte all'esigenza di affrontare un problema che dovrebbe essere di interesse comune, quello sulla condizione giovanile e degli strumenti che possono contribuire direttamente a rendere partecipi e protagonisti i giovani del loro futuro.
Un tema che a tutti, per tante ragioni, ma certamente perché ognuno di noi è cosciente del fatto che il problema delle generazioni future sta alla base di ogni sistema che intenda definirsi democratico e che abbia l'aspirazione di recitare un ruolo da protagonista negli scenari internazionali, nell'economia e nella politica.
Oltre ad essere estensore e presentatore di uno dei tre provvedimenti presentati nel corso di questa legislatura, oggi riassunti nel testo in discussione, in quest'occasione ho anche il piacere di rappresentare i colleghi di Commissione nell'illustrazione di questo provvedimento. E' per questo che voglio innanzitutto ringraziare pubblicamente l'intera Commissione, considerato che anche altri colleghi avrebbero potuto svolgere certamente in maniera egregia il compito di relazionare di fronte all'Assemblea, e sono convinto che grazie a tutti e tre i provvedimenti presentati si è potuto giungere alla delimitazione di una proposta che pensiamo possa rappresentare il primo passo verso il cambiamento di una politica di programmazione e concertazione che fino as oggi ha sempre visto una categoria importante, quale quella dei giovani, costretta a subire in silenzio senza possibilità alcuna d'intervento.
Questa proposta di legge guarda al futuro nella ricerca e nella speranza di valorizzare un rapporto essenziale tra generazioni, quella dei senior che quasi mai pone al centro dei problemi il futuro delle prossime generazioni, e quella dei giovani che attendono risposte concrete da un sistema che spesso e volentieri non ne facilita l'inserimento. D'altronde non è un mistero che tra i giovani, adulti e anziani esista un'oggettiva distanza non solo nelle chances di vita, ma anche negli stili e nelle credenze. Affermare che l'assenza di conflitto intergenerazionale conduce a rapporti sociali virtuali, non significa invocare il ritorno ad un conflitto esplicito, ma impone di trovare una strada lungo la quale sia possibile ridare sostanza e carica progettuale all'intero sistema sociale ed ai giovani che ne rappresentano il futuro.
Sotto questo profilo bisogna interrogarsi su quali siano i fattori che possano costruire altrettanti piani di ricomposizione della separazione fra generazioni trasformando le attuali difficoltà in un nuovo tessuto di relazioni.
Volendo rispondere a questo interrogativo, sembra chiaro che alcuni piani di strategia e d'intervento non siano più sufficienti e che ne vadano esplorati degli altri. Basti pensare che il lavoro sta diventando una realtà troppo differenziata e variabile, tanto da non presentare elementi su cui ricostruire un nuovo patto tra generazioni.
Questo accade non solo per un problema di scarsità oggettiva di lavoro, ma anche per altri elementi che tendono a diventare strutturali. La difficoltà di mettere in comune i linguaggi usati nelle organizzazioni, che in alcuni casi sono incomunicabili, i giovani fondano le loro conoscenze sul piano dello scambio informatico che assume spesso la funzione di socializzazione, mentre i meno giovani continuano a privilegiare altri strumenti di acquisizione del sapere e non riescono a cogliere gli spunti d'innovazione che la cultura telematica induce.
La facilità relativamente più evidente con cui nascono lavori flessibili, rispetto a quelli standard, porta o costringe i giovani a collocarsi nella parte più variabile del mercato del lavoro, e questo a lungo andare potrebbe portare a codificare una relazione stabile tra lavoro a spezzoni, o comunque flessibili a tutta una serie di conseguenze a cascata non sempre congruenti sul piano logico e fattuale.
La capacità di essere mobili nel mercato, la capacità di dare contenuto professionale al proprio percorso, la capacità di sapere competere, requisiti presenti soprattutto tra i giovani; ovvero, d'altra parte tra lavoro standard e sicuro, e un'altra cascata di conseguenze ugualmente problematiche, difficoltà a cogliere le occasioni d'impiego, difficoltà a competere, atteggiamenti questi presenti soprattutto tra le generazioni mature. Le politiche per il lavoro, sono ancora tarate sul sostegno alla flessibilità nonostante questa non crei occupazione e senza risolvere il problema di fondo che consiste nel definire nuove regole con riguardo alle politiche di sostegno all'impresa, sia nuova sia già in attività, e al sistema produttivo nel suo complesso.
Per parte sua la ridefinizione dei rapporti tra generazioni, non può essere garantita neanche sul piano della riforma del welfare previdenziale. Sotto questo aspetto il susseguirsi delle riforme ha prodotto solo alcuni aggiustamenti contabili che non hanno affatto rimosso la logica sottesa al vecchio sistema di calcolo e, per di più, hanno introdotto un'evidente sfasatura di tipo generazionale. I lavoratori di oggi, infatti, pagano molto di più per assicurare pensioni alte a chi ha contribuito meno ma riceveranno trattamenti previdenziali assai inferiori a questi. In questo momento le generazioni più giovani non hanno ancora ben compreso questo loro destino di responsabilizzazione forzosa in funzione dei nuovi equilibri della spesa pubblica, anche perchè la famiglia è fonte di sicurezza costante tanto sul piano affettivo, quanto su quello reddituale.
Oggi la cultura, e la cultura professionale in particolare, non sono più considerate come strumenti fondamentali per lo sviluppo sociale, si assiste ad una sorta di disinvestimento collettivo in educazione e formazione, nonostante che le dinamiche di mercato si basino, e si baseranno sempre di più, sullo scambio di qualità sia dei beni sia dei saperi sottesi alla produzione, quindi, sulla capacità dei produttori di assicurarla in modo crescente. Il sistema formativo funziona ancora in molti casi come un'area di parcheggio nella quale rimane invischiato soprattutto chi non ha altre chances di promozione, come dimostra l'alto numero di donne meridionali con livello di istruzione medio-alta in questa condizione di stasi produttiva.
La domanda di professionalità pregiate da parte del sistema rimane inevasa soprattutto in quelle aree del paese in cui le aziende producono tanto e in fretta e necessitano di competenze chiavi in mano, non avendo la cultura e neanche il tempo necessario per formare le persone on the job ovvero sul posto di lavoro.
L'impegno di tutti, e delle parti sociali in primo luogo, deve essere allora quello di avviare una stagione di riflessione e di proposte sul sistema formativo che affronti i nodi in questo momento più intricati, la cui risoluzione può portare ad un salto di qualità dell'intero sistema, partendo proprio dalla conoscenza delle questioni aperte. Mi riferisco in particolare a cinque punti caldi della formazione su cui di recente la Consulta delle forze sociali giovanili del CNEL ha ritenuto di doversi impegnare e di far impegnare i soggetti che ne sono direttamente responsabili; la definizione di un patto formativo che valorizzi la trasmissione della cultura e dei saperi come motore di cambiamento e di crescita, la costruzione di un sistema educativo in cui ci sia uno spazio specifico per la formazione professionale, lo sviluppo di un modello di orientamento basato su percorsi di autovalutazione e di autopromozione, il sostegno alle imprese di dimensioni piccole e medie per l'acquisizione di maggiori impegni formativi nei confronti di assunti, una sorta di credito formativo d'impresa, e per l'introduzione di facilitazioni per l'accesso ai finanziamenti previsti in merito alla ricerca e allo sviluppo, la definizione ai pacchetti di formazione continuata destinati a tipologie specifiche di competenze maggiormente carenti in certi contesti territoriali e/o settoriali, una sorta di patti di mestiere. La realizzazione di almeno uno di questi passaggi, secondo il CNEL, consentirebbe il progressivo superamento della separatezza fra le generazioni poichè possono realizzare la sintesi dei loro interessi contrapposti e al tempo stesso prefigurare una prospettiva concreta di comune futuro.
Siano i giovani a muoversi per reclamare quel diritto al futuro, lavoro compreso, che è loro precluso dall'egoismo degli anziani, ha dichiarato nell'agosto 1998 il Commissario dell'Unione Europea Mario Monti, sollevando un vespaio di polemiche, limitandosi a gridare autorevolmente una verità che fino a ieri in pochi avevano avuto il coraggio, o peggio, l'interesse di gridare.
Una provocazione generazionale forte che ha come suo unico intento quello di risvegliare le coscienze di una classe politica troppo spesso egoista, richiamando i giovani a prendere coscienza, ad uscire da una condizione di attesa, con un'iniziativa diretta, per quanto imprevedibile negli obiettivi e negli sbocchi, tale in ogni caso da comportare un contatto con la politica, quantomeno in termini educativi.
Il tutto accadeva mentre le grandi corporazioni, datori di lavoro e sindacati, mettevano a punto il nuovo patto sociale voluto da Ciampi, sul quale il commissario Monti interveniva dichiarando: "Queste corporazioni non sono rappresentative dei giovani; come possono, a qualunque patto diano vita, esprimere politiche che riformino rapidamente il sistema pensionistico, i modi di accesso ed uscita dal mercato di lavoro, se rappresentano altri interessi?"
Quindi, il problema del lavoro e dell'accesso ai mercati è al centro del problema dei giovani e dell'eterno conflitto generazionale che di certo non trova grandi risposte in questo provvedimento, ma che tenta di essere affrontato, nell'interesse della società, con la creazione di strumenti che tenderanno a coinvolgere i giovani, avvicinandoli alle istituzioni, rendendoli partecipi ed artefici di alcune decisioni che spesso condizionano negativamente il loro futuro.
Purtroppo ancora oggi in Sardegna, pur nella diffusa consapevolezza anche politica di questo Consiglio, credo che oggi ce ne sia la rappresentazione, Presidente, perché mi dispiace dover constatare il totale disinteresse, nonostante siamo a fine della legislatura; probabilmente tanti colleghi già da oggi vanno alla ricerca dei voti dei diciottenni promettendo magari posti di lavoro o qualche denaro e qualche regalia. Il disinteresse totale che oggi si sta manifestando in quest'aula prelude, purtroppo, al fatto che anche nei prossimi cinque anni il problema sulla condizione giovanile sarà un problema di scarso interesse. Probabilmente a questo Consiglio regionale interesserà di più la suddivisione delle poltrone, degli incarichi, delle prebende e di quant'altro può essere di interesse per i singoli consiglieri.
Purtroppo ancora oggi in Sardegna, pur nella diffusa consapevolezza anche politica di questo Consiglio, dell'esigenza di avviare iniziative di valorizzazione delle risorse umane di modificazione, soprattutto nei giovani, degli atteggiamenti e dei valori culturali negativi rispetto all'innovazione e all'imprenditorialità, risulta assente o inadeguata la risposta dell'Amministrazione regionale, che non appare in grado di porre in essere gli interventi necessari. Altre regioni italiane ed europee hanno da tempo colto la rilevanza delle politiche giovanili e da almeno un decennio la questione dei giovani ha assunto connotati operativi con specifici interventi ai diversi livelli istituzionali.
L'ipotesi di istituzione a livello nazionale di un apposito ministero per le politiche giovanili, l'istituzione di assessorati con delega specifica, la formazione di progetti giovani, la creazione a livello locale di molti centri di informazione per la gioventù, meglio conosciuti come sportelli informa-giovani, lo stanziamento di fondi particolari e di interventi straordinari a favore dei giovani, danno il senso di quanto sia divenuta importante la questione giovanile nel nostro paese.
Non è forse un caso che questa proposta di legge sia la risultante di tre proposte di iniziativa consiliare presentate da tre differenti Gruppi politici, alla quale nessun suggerimento, modifica o altro è stato fatto pervenire dalla Giunta regionale proprio perché non esiste oggi nessun assessorato regionale che realmente abbia una delega specifica ai problemi dei giovani.
Tutte e tre le proposte nascevano essenzialmente da due presupposti; in primo luogo, si presuppone che la condizione giovanile sia espressione di interessi, domande, aspettative e bisogni specifici spesso non riconducibili e talvolta conflittuali rispetto a quelli di altre componenti della società. Decisivi per i giovani non sono soltanto gli interessi per loro più immediati, quanto si spende per l'istruzione (onorevole Balia, siccome ha la voce grossa, la pregherei di abbassare il tono perché non riesco a seguire il filo), quale qualità offre il sistema educativo, come si garantisce il diritto allo studio, quante risorse vengono destinate all'assistenza, allo sviluppo dell'imprenditorialità giovanile, quali misure straordinarie vengono varate per favorire l'occupazione, garantire opportunità culturali, sportive, ricreative ed altro. E` evidente come già questi interessi più immediati basterebbero a definire l'esistenza di uno spazio di conflittualità potenziale fra i giovani e il resto della società.
Tuttavia, la questione è ancora più articolata e complessa di quanto i giovani, per definizione, non possono che ricercare una loro definizione non soltanto nel presentare(?) ma anche e soprattutto nel loro futuro.
E` in questo senso che si ripropone il problema del confronto - scontro che è l'insieme delle politiche di sviluppo di un paese o di una regione. Solo a titolo esemplificativo, mi sia concesso un esempio concreto, considerando il caso forse più emblematico del debito pubblico nazionale che da diversi anni caratterizza la manovra finanziaria. L'indebitamento è un chiaro esempio di come si possa decidere oggi qualcosa che riguarda il futuro di persone che oggi non intervengono nei processi decisionali. In secondo luogo, proprio con riferimento alle politiche di sviluppo, si presuppone che gli interventi indirizzati verso le giovani generazioni in funzione di una crescita armonica della loro personalità e della diffusione tra gli stessi giovani di atteggiamenti positivi e di apertura verso l'innovazione e l'imprenditorialità, costituiscano una delle precondizioni fondamentali per avviare il processo di sviluppo di un'area arretrata.
La mancanza di condizioni favorevoli allo sviluppo si riferisce sia alla carenza di adeguate strutture, destinate all'aggregazione e alla crescita culturale e professionale dei giovani, sia alla carenza di enti ed istituzioni che con operatori qualificati possono realizzare interventi nel mondo giovanile, orientati al superamento delle logiche di tipo assistenzialistico.
Esiste quindi la duplice esigenza, per il legislatore regionale, di intervenire sull'universo giovanile affinchè da un lato possano porsi le basi per realizzare le precondizioni dello sviluppo con la diffusione del contesto socio - economico, di atteggiamenti favorevoli o generalizzati verso l'innovazione e l'imprenditorialità, e dall'altro lato, possano essere individuati gli strumenti per consentire ad una quota rilevante di giovani cittadini che partecipa e soprattutto si prepara a partecipare in modo significativo ai processi socio - economici e politici, di essere coinvolta nei meccanismi della rappresentanza istituzionale.
PRESIDENTE. Con questa relazione concludiamo i lavori aggiornandoli a domani alle 10 e 30, in quanto alle 9 e 30 è convocata la Giunta per il Regolamento.
La seduta è tolta alle ore 20 e 02.
Versione per la stampa