Seduta n.385 del 03/09/2003
CCCLXXXV Seduta
Mercoledì 3 Settembre 2003
(Antimeridiana)
Presidenza del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 10 e 41.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del lunedì 11 Agosto 2003 (379) che è approvato.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 17, 26 e 27 giugno 2003, l'1, 9 e 16 luglio 2003.
Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione
PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca la discussione generale sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente Masala. Il primo iscritto a parlare e il consigliere Locci al quale do la parola ma che non è presente in Aula. E' possibile chiamarlo, per cortesia, un po' di pazienza, è il primo iscritto a parlare e forse non lo sapeva.
E` iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Regione, colleghi, mi dispiace non avere avuto il tempo sufficiente ieri di esaminare con tutta l'attenzione che richiedevano, le dichiarazioni programmatiche del Presidente Masala. Mi limiterò a fare, quindi, delle considerazioni generali.
Io quando ho iniziato la mia modestissima attività politica era cosciente delle difficoltà di questo incarico. Della difficoltà che comporta fare politica e occuparsi di rappresentare gli interessi degli altri, pochi o molti che siano. Sapevo, ero perfettamente cosciente di questo, e oggi me ne accorgo una volta di più, che la politica rappresenta davvero in democrazia la forma massima di sublimazione della mediazione, della ricerca del consenso collettivo, non di alcuni a danno di altri; e soltanto quindi con la profonda convinzione, convinzione collettiva, con un sentire comune sui problemi e sulle soluzioni possibili ai problemi e che la politica diventa, quindi, l'unico strumento in questo modo capace di fare progredire la società.
Quella sarda di società è afflitta da problemi e questioni tutte sue, ed insieme si trova anche costretta ad affrontare questioni che sono anche di altri; questioni che sono di tutto il mondo occidentale e che certamente la mia generazione non riuscirà a risolvere. Questioni, quindi, che saranno di altre generazioni, eredità pesante che noi lasceremo, così come pesante è stata l'eredità che abbiamo ricevuto. Quella di una Sardegna in crash, come direbbero quelli che si intendono di sistemi informatici; di una terra dove è fallito miseramente il sogno malato di una produzione industriale massiccia, di uno stravolgimento folle delle regole economiche, dei costumi e delle tradizioni che con grande fatica i nostri progenitori avevano costruito.
Noi, anzi altri, abbiamo, anzi hanno demolito tutto questo provocando con scelte economiche, con scelte di programmazione economica folle la divisione per aree produttive dentro la nostra regione, dentro la Sardegna.
Io vengo e torno tutti i giorni nella serie B della Sardegna, quella dei piccoli comuni, quella del sottosviluppo, quella di intere famiglie che emigrano per trovare uno sbocco occupativo.
E` per questa Sardegna che avrei voluto impegnarmi dai banchi di Forza Italia, Forza Italia Sardegna come la chiamavamo noi ad Oristano. Avrei voluto ottenere dei risultati; dei risultati concreti, perché questo era il mio desiderio più profondo quando la politica ha cominciato a catturarmi, a solleticare la mia coscienza di cittadino.
Invece ho assistito ad un altro film, ho fatto parte, spesso purtroppo più come comparsa che come attore protagonista, e forse per questo anche per fortuna mia, ho fatto parte di un altro film. Una pellicola brutta con immagini di bassa qualità e scene poco edificanti. Anch'io, come tutti, ho commesso degli errori, forse con altri, ma li ho commessi.
Quando il Presidente Pili, che io chiamo Presidente perché sono i sardi a considerarlo Presidente dall'alto del consenso che ha ricevuto e che riceverà, nonostante le considerazioni ieri del collega Cugini parlando dei suoi voti, quando il Presidente Pili - dicevo - non è stato messo in grado da una legge elettorale cattiva come un fungo allucinogeno, non è stato in grado di governare e cioè di fare quello che la Sardegna gli aveva dato mandare i fare e che i sardi gli chiedevano a gran voce di fare, noi probabilmente avremmo dovuto fare soltanto una cosa: con coraggio saremmo dovuti andare a casa, fare subito nuove elezioni con una legge elettorale che prevedesse perlomeno l'elezione diretta del Presidente della Regione.
Invece no, è prevalso quello spirito di mediazione, di recupero, di attesa, di negoziazione che ci ha portati ad essere quello che noi oggi siamo: una maggioranza che ha bisogno di un fortissimo ricostituente. Una maggioranza che ha perso la spinta della motivazione comune; una coalizione che ha troppe teste ed in ciascuna testa si aggirano pensieri controversi, pensieri contraddittori.
Andare al voto, provare con tizio assessore, non andare al voto, tentare la strada delle alchimie, dei percorsi impossibili o quanto meno pericolosi. Questo non è quello che i sardi ci hanno chiesto, questo non è quello che i sardi ci chiedono. Ancora una volta dobbiamo rimetterci in ascolto e sentire cosa i sardi dicono. E i sardi ci stanno dicendo che una Regione amministrata così, con queste lacerazioni che producono soltanto morti e feriti, così non si può andare avanti. L'egoismo pure legittimo è un conto, il buonsenso però - consentitemi - è ben altro.
A noi piacerebbe moltissimo dare il via a questa Giunta, caro Presidente Masala, ma vorremmo soprattutto essere sicuri che ci siano le condizioni per farlo, per realizzare un autentico, anche se con un tempo limitato, quindi con un limite temporale purtroppo ristretto, per realizzare un autentico progetto di governo.
Lei sa, Presidente Masala, quanto io la stimi personalmente e sa anche che da parte mia lei e il suo partito ha ricevuto soltanto parole e condotte leali a cominciare dalla scorsa finanziaria, quando lei era Assessore della programmazione, quando la giunta Pili ha dovuto piegarsi più e più volte ai voti incoscienti di chi, soltanto per egoismo, ha cercato e ha badato di usare armi pesanti e le armi più scorrette che la politica possa prevedere.
Ma non sempre la stima personale è sufficiente per risolvere i problemi. Ora la situazione è diversa; ora la situazione è delicatissima. Il problema reale del quale noi tutti, componenti della maggioranza di centrodestra dovremmo tenere conto, e farci, quindi, responsabilmente carico, è che questa Giunta ha avuto quarantuno voti ma non ha avuto il tempo di rafforzarsi, perché il tempo oggettivamente non c'è stato.
Per usare una frase che ha usato qualche volta mia moglie: è un buon budino ma ancora non si è raffreddato in frigorifero; e in queste condizioni noi dobbiamo essere sicuri, dobbiamo essere certi che si possa portare in tavola senza fare brutte figure.
Di che è la colpa? Di tanti probabilmente, io non sono quello certamente che lancia le prime pietre, vorrei fare soltanto alcune considerazioni all'onorevole Floris e al partito che rappresenta. Io non sono mai stato d'accordo con la politica dell'appoggio esterno, sarà per una mia congenita diffidenza che mi porto appresso verso chi vuole stare alla finestra senza essere coinvolto direttamente.
Io dico che oggi come oggi servono scelte chiare, scelte che valgano per tutti, e che valgano per oggi e che valgano per domani. Noi non siamo e non siamo mai stati per le soluzioni di mezzo, per il "vai avanti tu che poi dopo io ti seguo". Questo non è accettabile, non si costruiscono oggi alleanze per magari vederle soffocate in culla dopo pochi giorni. E questo potrebbe essere il destino di questa Giunta, onorevole Presidente Masala, con l'appoggio soltanto esterno di qualunque forza politica.
Noi vogliamo ripartire con Alleanza Nazionale, ma non soltanto con Alleanza Nazionale, ma con tutti coloro i quali vorranno sedersi a fianco a noi senza condizionamenti, né divisioni sui banchi del centrodestra. Senza la tentazione di considerarsi un giorno sì e l'altro pure nemici o addirittura avversari quando i voti diventano determinanti.
Questo è il centrodestra che io personalmente voglio e soltanto in questo io voglio stare. Mi piacerebbe, mi piacerebbe tanto, poter sospendere i lavori, sentire una parola, l'ultima parola, parola seria da tutti gli alleati e che si potessero materializzare le condizioni per un progetto serio. Un progetto serio che valga quanto meno come un matrimonio dei giorni nostri, ricordo che la durata statistica è di sette anni ed allora saremmo certamente più soddisfatti e contenti per noi e per tutti coloro che noi rappresentiamo. Se questo purtroppo non dovesse accadere apriamo a malincuore la porta alla femmina accabadora, quella figura che nella tradizione sarda porta e provocava la dolce morte. Sarà lei che ci restituirà una nuova vita politica più libera e meno soffocata dal cancro dei veti e dei veleni continui.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Giovannelli. Ne ha facoltà.
GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna). Rinuncio.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, vuole prendere lei la parola? Io comincio ad essere a corto di iscritti a parlare. E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, giunti a questo punto del processo politico la logica, il buonsenso, la politica, ed io credo anche la stragrande maggioranza dei sardi dicono: elezioni anticipate. So che ci sono colleghi che la pensano legittimamente in modo diverso, però se ci si mette dal punto di vista di chi guarda da fuori questo palazzo, questi avvenimenti, questi processi, io credo che non si farebbe fatica a concludere così.
Il centrodestra è andato in frantumi sino a questa forma, devo dire emblematicamente molto forte, per cui il partito maggiore della coalizione è contro il Presidente che è espressione del suo maggiore alleato. Io credo che cose di questo genere sia molto difficile rintracciarle nella storia della politica regionale.
Quindi, il centrodestra è in frantumi in modo clamoroso. E c'è stato un fallimento eclatante. Ogni tanto qualcuno da quei banchi dice: "No, non è un fallimento". E` cosa è? Mi sembra molto evidente sia sul piano del governo, sia sul piano politico. D'altra parte il centrosinistra, lo schieramento di cui noi facciamo parte, non può andare al governo della Regione senza un passaggio elettorale. In un sistema tendenzialmente bipolare queste sono le regole, che ci piacciano o che non ci piacciano. Così si fa in un sistema tendenzialmente bipolare.
Quindi, non mi pare che ci sia alternativa allo scioglimento del Consiglio e alle elezioni anticipate, pare un passaggio a questo punto necessario, utile anche alla società sarda. Sì, lo so bene che sarebbe necessario rimettere a posto i fondi strutturali, il POR, lo so.
So che si stanno perdendo delle occasioni, del tempo e che questo determinerà dei danni permanenti sulla struttura economica della Sardegna, però è un male che non mi sembra si possa evitare. Io personalmente aggiungo che sono anche convinto - questo è un argomento secondario, naturalmente, rispetto alle cose che ho detto poc'anzi - che le elezioni anticipate siano anche vantaggiose per lo schieramento di cui io faccio parte, e quindi non mi pare che ci sia, appunto, alternativa.
Dicevo, penso che sia anche vantaggioso per lo schieramento di cui io faccio parte che con una grande operazione, unendo partiti, movimenti, società attorno a una forte candidatura, che non è difficile intuire, perché c'è sui giornali ogni giorno, di grande impatto popolare va, io spero, ma anche io credo, verso una forte vittoria democratica. E quindi non sono afflitto per lo scioglimento del Consiglio regionale.
Detto questo con estrema chiarezza, senza ma e senza però, sento l'esigenza di affrontare un punto di riflessione amaro e profondo. Dov'è andata l'autonomia? Cosa è rimasto dell'autonomia? Naturalmente la questione non è di oggi, non voglio affrontarla in termini strumentali o propagandistici. La questione non è di oggi, ha una storia, è da lungo che c'è la prassi di non recepire norme nazionali diciamo avanzate, per cui la specialità, in questo lasso di tempo che abbiamo alle spalle, non sto parlando di tre mesi, sto parlando di anni, di molti anni, è andata progressivamente rovesciandosi nel suo contrario, un freno rispetto alle Regioni ordinarie, rispetto alla legislazione nazionale, invece che uno strumento per essere più avanti, uno strumento per essere più indietro.
Si sta mancando l'appuntamento con la revisione dello Statuto; la nostra cultura autonomistica, la nostra storia avrebbe dovuto consentirci di essere avanti nel processo nazionale, non ci siamo. Non so se siamo a metà, in coda, sicuramente è una sconfitta anche questa per l'autonomia sarda. Siamo assenti, la Sardegna è assente con la sua politica e con la sua cultura, con le sue università, con i suoi intellettuali e con i suoi scrittori, è assente nel dibattito sull'assetto costituzionale della Repubblica italiana e nel dibattito sulla Costituzione dell'Unione Europea.
Cosa c'è all'origine di questi fenomeni, di questi limiti, di questi ritardi, di questi difetti? Io credo che ci sia un degrado delle classi dirigenti, una crisi della classe dirigente, non solo di un pezzo o di uno schieramento. Certo, lì in questo momento si manifesta questa crisi in forme eclatanti, ma la crisi è più vasta. E forse c'è anche un problema che dobbiamo con modestia riconoscere: c'è un problema di qualità degli uomini della politica, non di tutti, senza fare di ogni erba un fascio, ma c'è un problema di qualità degli uomini della politica in Sardegna, evidentemente perché la selezione funziona all'incontrario. C'è il degrado delle classi dirigenti, ma c'è - e questo è il punto di oggi - anche la dipendenza che arriva, io non voglio essere offensivo, però arriva fino alla forma acuta, estrema di un partito che presenta questo difetto nel modo limite di un partito dipendente. Un partito dipendente vuol dire un partito non libero e la vicenda di questa giorni ne costituisce una dimostrazione lampante. Io penso, spero di non essere equivocato, spero di riuscire ad esprimere bene quello che penso, che questo Consiglio lasciato a sé una maggioranza e una Giunta la farebbe. Io sarei contro, sarebbe un governicchio, però la farebbe. E c'è invece un'ingerenza esterna clamorosa, una forza esterna ordina. Io non so, non mi interessa il nome, non mi interessa se si chiami Berlusconi, se si chiami Pisanu, se si chiama Comincioli, se si chiami Pinco Pallino, dico en passant, siccome leggiamo i giornali, parliamo con i colleghi, sappiamo più o meno come vanno le cose, che il Ministro dell'interno per la Sardegna dovrebbe fare altro, dovrebbe occuparsi di un altro genere di problemi. Quando uno ha funzioni istituzionali di quella rilevanza innanzitutto quello ha da fare.
Quindi la mia opinione è che questo Consiglio sbaglierebbe a fare un governicchio, ma se vuole ha il diritto di farlo. Se vuole ha il diritto di farlo, ha anche il diritto di sbagliare. L'autonomia è autodeterminarsi, non è prendere ordini. E quindi senza alcuna offesa, ripeto, senza alcuna arroganza, solo per riflettere, per capire, io voglio dire ai colleghi, in qualche caso anche amici di Forza Italia: sbagliate a piegare il capo e sbagliate a non ribellarvi. Fate o non fate la Giunta, votate o non votate Masala; io vi dico non votatela, ma fatelo o non fatelo perché lo decidete voi, perché ciò vi dice la vostra coscienza, perché questa è la politica, è questa l'autonomia, è questa la democrazia. Non è prendere ordini.
Io considero legittimo che qualcuno pensi: è un progetto politico, ci giochiamo tutto in un colpo con un candidato. Questo è legittimo, è un calcolo che può rivelarsi sbagliato, ma è legittimo. Ma è legittimo se lo decidete voi, altrimenti è un'altra cosa. Io voterò contro il presidente Masala. Anche qui sento il dovere di dire un cosa, parlo di un Presidente, non c'entra la stima per la persona, che politicamente io combatto, espressione di un partito agli antipodi rispetto alla mia cultura e alla mia posizione, a maggior ragione voglio dire che ho apprezzato la scelta di venire in Aula, perché Masala, mi pare, con questo gesto ha detto: "Se volete votatemi contro, ma ve ne assumete la responsabilità". Questo è coraggio, vi ha messo, cari colleghi di Forza Italia, spalle al muro: o disobbedite o sparate contro il vostro alleato più fedele. Questa è la scelta. Ed è evidente che è una scelta che non rimarrà senza conseguenze. Innanzitutto, io ritengo, lo dico perché lo penso sul serio, su Pili, che sarebbe la prima vittima di un voto contro Masala. Anche il fatto - tratto brevissimamente un altro punto - che si vada a votare con la legge elettorale nazionale non è positivo, io lo considero molto negativo. Ci siamo divisi non sul fare o non fare la legge, ma sul tipo di legge, perché non basta che la legge sia scritta dal Consiglio regionale a Cagliari perché sia migliore di quella scritta a Roma, anche perché a Cagliari si può fare una legge - e questo è il testo uscito dalla prima Commissione - che serve a imporre in Sardegna il bipolarismo romano. Su questo, oltre che su alcuni altri punti della legge, io ho dato battaglia e darei battaglia se se ne ripresentasse l'occasione, perché c'era il rischio di fare una legge peggiore. Ciò non muta però la serietà della situazione.
Riassumo: il Consiglio viene sciolto certo per i suoi problemi, per le sue dinamiche, per il fallimento di questa legislatura, perché il centrodestra è saltato, è esploso, è andato in frantumi, ma anche viene sciolto dall'esterno, da un'autorità esterna. Anche se ciò, voglio dire, non dobbiamo ignorarlo, è in sintonia larghissima con l'opinione pubblica sarda. Ed è bene che il Consiglio e la politica sarda questo lo abbiano ben presente. Si andrà a votare con la legge romana e può anche accadere che l'elettore dovrà scegliere tra schieramenti romani; sui leader non so, è prematuro.
Sull'autonomia bisogna, allora, rifare una riflessione di fondo, ma questo ormai riguarda il futuro, a me pare. Il presente vede il centrodestra rotto, diviso, frantumato; il centrosinistra che deve chiedere al corpo elettorale l'investitura per una nuova fase di governo, per una nuova stagione di governo. Il Consiglio regionale parla, parliamo, si muove, ci muoviamo, si agita, litiga, mugugna, propone, immagina, ma in realtà la legislatura è già finita. Comunque, io penso, è già finita, anche se avesse qualche mese davanti. Ora o tra qualche mese la legislatura è finita. La vostra occasione per giungere al nucleo politico e qui concludere, la vostra occasione lo dico a persone verso le quali ho attenzione, rispetto, lo dico a Pili, lo dico a Floris, lo dico a Masala, lo dico a Pittalis e così via, la vostra occasione l'avete avuta e l'avete buttata alle ortiche. Ora la Sardegna ha bisogno d'altro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancareddu. Non c'è. E' iscritto a parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.
PETRINI (F.I.-Sardegna). Presidente, io sono entrato nel periodo della crisi in questa Regione, esattamente da due mesi, dunque ho poco da dire, ma qualcosina posso dire anch'io perché come cittadino esterno posso autocriticarmi.
Lei sa che io sono stato e sono consigliere comunale a Cagliari esattamente otto anni, mi sono battuto sempre per le disabilità, per i disabili e per quello che si può fare. Ero convinto, venendo qui alla Regione Sardegna, dove ci sono grandi possibilità per dare qualcosa in più ai comuni, per dare un'assistenza maggiore a queste persone, di poter fare qualcosa di buono, ma vedo che non si può far niente perché mi sa, a quanto pare, che stiamo andando via e di questo me ne dispiace molto, ma non perché sono entrato oggi e vado via domani, non per questo assolutamente, perché ho visto che il nostro presidente Masala nelle sue dichiarazioni programmatiche ha messo qualcosa per i disabili, e questo mi ha fatto veramente piacere. Mi ha fatto piacere perché almeno pochi si ricordano che anche in Sardegna abbiamo tanti disabili. Vi dico delle cifre così: centomila disabili, solo a Cagliari diecimila. Questo ci deve far riflettere, perché sono sardi anche loro, come tutti noi e come gli altri.
Io ho fatto in tempo a sentire un dibattito molto interessante per le strade, la Carlo Felice, la 554, pericolose, molto pericolose. Si è parlato dei morti, i colleghi hanno parlato dei morti, quelli del centrodestra e quelli del centrosinistra, non si è parlato di chi ha avuto fratture spinali dell'osso midollare, non si è parlato di questo. E questo è male perché i morti sono morti, ma quelli che rimangono vivono veramente male, perché la Regione Sarda non ha legge quadro. E questo è male, è male per tutti, per tutti i nostri ragazzi sardi a cui succedono questi incidenti, ragazzi, giovani e meno giovani. Allora io mi chiedo, mi rivolgo a tutti i consiglieri regionali che senz'altro per la maggior parte rifaranno parte di questa Assemblea, di ricordarsi di queste persone. Voi pensate grazie a questa maggioranza, e questo lo devo ringraziare veramente, se finalmente in Sardegna abbiamo l'unità spinale. L'unità spinale è una cosa molto importante, signori, molto importante per tutti i sardi, perché fino all'anno scorso andavano fuori questi sardi che avevano queste fratture qui dell'osso spinale. E' importante perché questi sardi almeno sanno dove andare. Pensate un po', da Perugia in giù in nessuna parte d'Italia c'è l'unità spinale, qui in Sardegna, grazie anche a voi, è stata fatta l'unità spinale, però ha 15 posti letto.
Allora, signor Presidente, io chiedo a lei, perché mi rivolgo soprattutto a lei, lei pensi che l'unità spinale è stata inaugurata a luglio dell'anno scorso, a luglio di quest'anno 36 casi, grazie alle strade pericolose. Meno male che ci sono i soldi, ora queste strade saranno un po' meno pericolose. Dunque, dieci casi sono andati sempre fuori, conseguenza che la Regione paga circa 1 miliardo per ogni persona che va fuori, buttati via, i familiari disperati, quando rientrano alloggi non servibili per loro e allora la legge quadro bisogna applicarla, la legge 328 bisogna farsela propria, bisogna portarla avanti. Presidente, lei l'ha messa nelle sue linee programmatiche e dunque io ho veramente fiducia in lei, però a quanto sento i miei colleghi la politica va male, va male perché non abbiamo la maggioranza, o perché qualcuno dice che ci dà la maggioranza e poi ce la leva fuori. L'abbiamo e non l'abbiamo? Non abbiamo quei 41 voti che veramente ci servono, apparentemente secondo il mio punto di vista e secondo il mio parere esterno, Presidente, perché dico ci sono due mesi qua, ma da quanto ho appreso dai giornali, da quanto mi sono interessato alla politica, la nostra maggioranza non ha avuto mai una maggioranza, perché c'è sempre stato qualcuno che ce l'ha levata; o per una cosa o per l'altra ce l'ha levata.
E allora è bene, signor Presidente, io penso che veramente forse è meglio così; così torniamo tutti all'elettorato, gli elettori sapranno veramente questa volta chi scegliere e cosa scegliere. E' meglio, così queste persone non ci ricattano più e non ci fanno fare cose che non vorremmo fare. Io non ho fatto niente, perché sono arrivato ieri, ripeto, però a quanto ho capito e a quanto sento è così.
Il presidente Pili ha fatto abbastanza, però anche lui era tirato da una parte e dall'altra della giacca, a destra e a sinistra, e alla fine è finita come lei sa. Siccome, Presidente, io la stimo, e molto, lei lo sa, forse è stato uno dei pochi, e io mi sono rivolto a lei per aiutarmi nella mia battaglia personale dei disabili, e forse è stato uno dei pochi che veramente mi ha aiutato, qua dentro e l'ha fatto. Per quello sono con lei, con il cuore sono con lei, mi creda, però non posso, come Gruppo non posso, perché ci sono queste situazioni.
Politicamente molti della sinistra hanno detto che Forza Italia sta andando male, sta facendo acqua, ha fatto un sacco di cose malfatte, ma forse sì, forse no, però secondo me ha lavorato bene in questi anni, benissimo, almeno per quanto mi riguarda. Ha lavorato bene ed io mi auguro che continui a lavorare così.
La sinistra, la destra, l'importante è che veramente si lavori per i sardi, signor Presidente, per i sardi che aspettano questo, sono stufi di questa Assemblea che va avanti, su, giù. Ma non solo il centrodestra, anche il centrosinistra. Il centrosinistra fa acqua da tutte le parti come il centrodestra, dunque bisogna veramente metterci in testa che noi siamo qui per lavorare per i sardi che aspettano questo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, mi soffermo ogni tanto a pensare con rimpianto ai primi giorni dell'esperienza in Consiglio regionale, giorni che venivano da un'appassionata e combattuta battaglia elettorale che aveva visto, in un'alternativa ai precedenti governi regionali, vincere la compagine del centrodestra per cui la Sardegna giustamente ha sperato in un cambiamento radicale del sistema con il quale la stessa Sardegna avrebbe dovuto essere amministrata e governata. Abbiamo tentato di rispettare questo patto e di rispondere a quanto l'elettorato ci aveva demandato e delegato. Non è stato facile né con la giunta Floris, impossibile con la giunta Pili.
Il bersaglio è diventato immediatamente il Presidente eletto dai sardi, il leader del centrodestra, tanto è stato fatto sinché dopo due anni di governo Pili, il Presidente votato democraticamente dai sardi, si è arreso, si è dimesso.
Veniamo a questa proposta. Per me è un intervento non facile appartenendo alla maggioranza, né tanto meno mi dilungo in un intervento, non me ne voglia il collega Cugini, comiziale così come lui ha fatto, comunque dico che prima di accompagnare il morto è necessario che il morto ci sia, lo si metta nella bara e lo si accompagni al cimitero. Quindi dico al collega Cugini che se si dovesse sciogliere il Consiglio regionale e dovessimo andare subito in campagna elettorale, e quindi alle urne, saranno i sardi a decidere chi dovrà governare la Sardegna. E a quei sardi spiegheremo, illustreremo quali sono state le nostre mancanze, ma sapremo anche spiegare che tipo di opposizione è stata fatta qua dentro, non certamente nell'interesse della Sardegna, ma perseguendo una politica di opposizione distruttiva a tutti i costi, che ha portato, questo sì, il Consiglio regionale al collasso, 6 mesi di finanziaria non sono uno scherzo, che ha portato quindi la Sardegna nei vari settori produttivi se non al collasso ad una seria e concreta difficoltà di sopravvivenza. I sardi hanno sempre dimostrato di essere poco inclini al bastone, ma di saper giudicare, ragionare, questo sì, con caparbietà, ma con molta decisione.
Signor Presidente, lei sa che a lei mi lega una stima incondizionata, l'ho dimostrata in parecchie occasioni a livello personale, ma anche come consigliere regionale di rispetto politico per il suo passato, per quanto nel presente lei sta facendo e tenta di fare. Mi creda, io parlo da uomo libero, a me ancora nessuno ha detto e credo non me lo dicano ciò che debbo fare.
E` chiaro che politicamente, appartengo ad una forza politica, sono stato abituato sin da ragazzo ad una disciplina politica, ho militato, non ho rimpianti, anzi mi onoro di avere militato nelle file della Democrazia Cristiana, provengo dal '68 come sessantottino, ho avuto un'esperienza politica, siccome ho un cervello, il mio cervello ragiona, non l'ho mai mandato al macero, ho avuto una maturazione politica nell'arco di questi quarant'anni che mi hanno portato in questi banchi tra le file di Forza Italia. Nessun rimpianto, nessun rimprovero, anzi mi vanto di avere questo passato; chi mi conosce sa perfettamente che quanto ho e non ho dipende solo ed esclusivamente dalle mie mani e dalla mia testa.
Ecco perché mi ritengo un uomo libero capace di ragionare e di poter dare una giustificazione alle mie azioni politiche che qua dentro faccio e ho fatto. Non c'è ombra di dubbio, mi creda, che la Sardegna abbia necessità di un governo regionale, che abbia necessità della finanziaria, che abbia necessità delle risposte concrete. Ma non c'è ombra, ed è altrettanto fuori dubbio, che la Giunta quando viene condizionata da qualsiasi forza esterna, pesantemente, gravemente, questa sì che non è un'azione politica libera, ma è un'azione governativa che dovrebbe e deve rispondere ad un disegno che verosimilmente non si ferma all'attuale situazione di crisi, ma bensì è proiettato verso un disegno futuro affinché si raggiungano nel breve, dico non nel medio termine, nel breve determinati obiettivi che nulla hanno a che fare con l'interesse di questa maggioranza per poi sfasciare tutto. Io la penso così, perché quando si dà il leale e corretto sostegno tra uomini, tra forze politiche, tra soggetti qualsiasi, questo lo si dà incondizionatamente senza verifica alcuna, senza condizionamento alcuno; ed è vero la parola conta più degli scritti, l'ho sentito dire ieri dal Presidente Floris.
Lo ammetto, io ho potuto verificare che è un uomo di parola. Ma la parola è stata data anche da lui a quegli elettori che nel '99 hanno votato il centrodestra e hanno votato lui e il suo Gruppo con la convinzione che appartenesse ad una politica di centrodestra. Lui è stato eletto dal centrodestra Presidente della Giunta regionale, quel centrodestra a cui dice oggi di non appartenere.
Allora, come io posso credere che una forza politica, non parlo di personalismi perché non è mia abitudine, come si può credere che una forza politica, che il leader di una forza politica che afferma questo possa in coscienza e in buona fede fare tutto il contrario di quello che afferma? Questo ci si chiede. Questo è il dilemma, Presidente, che mi attanaglia e il dubbio che è nato in tutta Forza Italia, ma non solo in Forza Italia, anche in Alleanza Nazionale.
Cioè si va a votare una Giunta, io spero per lei chiaramente che la Giunta passi, che non è libera nelle sue azioni ma è sotto tutela. E` questo che non va. E` questo il grave handicap con cui questa Giunta sta nascendo, ed è questo che il pensiero libero di ognuno di noi, sinceramente, difficilmente accetta.
Se la Giunta deve nascere deve nascere nel rispetto innanzitutto del governo che lei presiede e deve avere l'appoggio incondizionato per tutto il tempo che questa Giunta deve avere per poter governare, per poter dare le immediate risposte a delle problematiche contingenti, e sono tante, che in questo momento riguardano il nostro tessuto sociale ed economico. Non possono essere date nel breve, perché questo è lo scopo del condizionamento, non possono essere date nel breve e non possono essere date sotto condizionamento.
Ecco il disagio interno che ognuno di noi soffre, Presidente. Non si tratta di tradimento verso una forza politica che, lealmente e correttamente, ha sempre sostenuto il centrodestra ed è sempre stata vicina a Forza Italia. Si tratta soltanto di non subire questo condizionamento che avrebbe ripercussioni, questo sì, politiche future nel medio periodo gravissime perché il disegno è diverso, il disegno va al di fuori di questo momento politico contingente, il disegno è proiettato nel breve, alla prossima primavera, alle prossime elezioni, quando tutti vedremo dove si andranno a collocare o dove si andrà a collocare una forza politica che vuole condizionare tutto e tutti. E' questo non va bene.
Se si è in buona fede lo si dica, si accetti giustamente almeno la condizione che impone, come è logico che sia, come è giusto che sia, come nei fatti deve essere, che l'appoggio deve essere incondizionato per tutto il tempo della legislatura. Perché non si vuole fare questo? E` chiaro, è evidente, queste sono le perplessità, signor Presidente, che stanno portando Forza Italia a riflettere, non senza disagio, non senza dolore su quello che deve tra qualche ora qui dentro fare, se votare o no e nel caso come votare.
Io non mi dilungo in argomentazioni di analisi politica dei risultati di questi quattro anni, o fare confronti con i precedenti anni, è stato fatto tante volte in quest'Aula. Il collega Petrini che ha appena discorso, abbastanza semplice ma concreto, in questo contesto ha dato uno spunto sincero, politico, ha parlato di una delle problematiche che riguardano la nostra Sardegna rompendo la tensione, rompendo il ghiaccio e ricordando a noi stessi e a tutti che siamo qui per tentare di risolvere i problemi dei sardi, i nostri annosi problemi.
E` tanta la voglia, Presidente, di dirle: "Vada avanti", "ha il mio sostegno", ma per le motivazioni che le ho appena detto credo che sia difficile che questo avvenga. Resta il rimpianto e l'amarezza di chi qua dentro, i peones, come li ha chiamati il collega La Spisa, coloro che lavorano in silenzio, con umiltà, coloro che hanno poca platea, coloro che i microfoni non cercano, resta questo rimpianto per questi consiglieri regionali che credono in quello che fanno, credono e sanno che sono qui per la gente comune, per i problemi della gente comune e non per fare quadrare equilibri e alchimie politiche che molte volte nulla hanno a che fare con l'interesse generale della Sardegna ma che ben si collocano in equilibri personali e scopi personalistici.
Signor Presidente, io sto per concludere, è stato il mio intervento interlocutorio, mi creda il disagio interno è tanto. Io spero che in queste ore possano maturare le condizioni affinché si possa dare una svolta positiva a questa crisi, ma se questo non fosse è inutile continuare un'agonia, uno stillicidio che è iniziato quattro anni fa e che ha portato il centrodestra, grazie anche all'ambiguità di soggetti facenti parte della stessa coalizione di maggioranza, che ha portato allo sfascio del centrodestra.
Se questo stillicidio lo si vuole continuare, portarci ad una morte ancora più lenta, portarci ad una divisione, a una spaccatura ancora più traumatica affinché non ci si possa presentare uniti e ci si possa presentare all'elettorato invece spaccati, divisi e non più come quattro anni fa.
Se non ci sono i presupposti, Presidente, mi creda, forse è meglio che tutti noi si dia la parola agli elettori. Sapranno giudicarci, lo dico con amarezza, per le motivazioni che ho detto prima, affinché sia l'elettorato sardo a giudicarci, a dire se abbiamo agito in mala fede, a dire se non abbiamo tentato di risolvere i problemi, presenteremo quello che abbiamo fatto.
Ieri ho sentito un collega che parlava di disoccupazione. Bene, o per merito nostro o per demerito nostro in quattro anni abbiamo il 5 per cento in meno in Sardegna di disoccupati. Sono dati ISTAT, possono essere falsi, possono essere artificiosi, possono essere ingiusti, ma questo è un dato matematico. Bene, è un dato matematico, positivo, qualcosa vuole dire che è capitato, per merito o per demerito del centrodestra, per merito o per demerito del centrosinistra. Presenteremo il conto di quello che è stato fatto, certo in quattro anni nel caso, o di quello che non è stato fatto; presenteranno anche gli altri il conto dello sfascio che è stato fatto almeno negli ultimi vent'anni in Sardegna.
Sentivo l'altro ieri il possibile leader del centrosinistra che parlava al televisore, ha parlato di razionalizzazione dell'agricoltura, ha parlato di interventi per le imprese. Ebbene gli chiederemo qual è stata la politica negli ultimi vent'anni di chi ci ha preceduto per l'agricoltura, per il mondo dell'impresa, per il mondo dell'industria e quello che noi abbiamo tentato di fare non riuscendoci. Questo è un conto che presenteremo agli elettori checché ne dicano i colleghi.
Cioè qui dentro chi ha amministrato il potere per decenni è convinto di avere solo ed esclusivamente loro la scienza infusa, non solo politica, che consente loro, e questo non è stato fatto, di poter risolvere i problemi della Sardegna. Non ne hanno risolto uno! E` la verità! E` la verità! E` la verità! Poiché se ciò fosse stato vero i sardi mica avrebbero votato noi o il Presidente Pili, avrebbero votato loro, avrebbero fatto vincere gli altri.
Oggi probabilmente, dice il collega Cugini, noi andremo a perdere. Lo lasci dire agli elettori, gli elettori conoscono Cugini, Rassu, Masala, Scarpa, ci conoscono tutti; conoscono le forze politiche, conoscono quali sono i programmi, purtroppo in Sardegna ci conosciamo gli uni e gli altri, uno per uno, non è l'elettorato di Roma, o di Milano o di Genova. Se andremo a confrontarci nel breve sapremo portare avanti le nostre argomentazioni, presentare e far vedere ai sardi ciò che è stato fatto, ciò che non è stato fatto anche perché il tempo non l'ha consentito , ciò che non si è voluto si facesse.
Ecco, Presidente Masala, io credo di avere finito. Niente in contrario, anzi stima e appoggio per lei e per la formula di governo che lei propone.
I dubbi sono quelli che le ho detto: non si può, mi creda, ancora andare avanti nell'equivoco, con condizionamenti, con ricatti, con verifiche lasciate non so a chi e per chi e con quale diritto, che non portano certamente a governare, ma portano e continuano a portarci a una morte lenta, agonica, non voluta e poco dignitosa. Grazie.
PRESIDENTE. Quello dell'onorevole Rassu, colleghi, era l'ultimo intervento prima degli interventi finali dei Capigruppo, come facciamo solitamente. Mi pare opportuno che ci vediamo con i Capigruppo brevemente e poi torniamo in Aula per continuare. Quindi sospendo i lavori e convoco la Conferenza.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 41, viene ripresa alle ore 11 e 54)
PRESIDENTE. Colleghi, qualche secondo di attenzione per cortesia. Si è deciso che per la mattinata i lavori finiscono qua e riprendono questo pomeriggio alle ore 16 e 30 con gli interventi dei Capigruppo. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Balia. Grazie, la seduta è tolta.
La seduta è tolta alle ore 11 e 55.
Allegati seduta
CCCLXXXV Seduta
Mercoledì 3 Settembre 2003
(Antimeridiana)
Presidenza del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 10 e 41.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del lunedì 11 Agosto 2003 (379) che è approvato.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 17, 26 e 27 giugno 2003, l'1, 9 e 16 luglio 2003.
Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione
PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca la discussione generale sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente Masala. Il primo iscritto a parlare e il consigliere Locci al quale do la parola ma che non è presente in Aula. E' possibile chiamarlo, per cortesia, un po' di pazienza, è il primo iscritto a parlare e forse non lo sapeva.
E` iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Regione, colleghi, mi dispiace non avere avuto il tempo sufficiente ieri di esaminare con tutta l'attenzione che richiedevano, le dichiarazioni programmatiche del Presidente Masala. Mi limiterò a fare, quindi, delle considerazioni generali.
Io quando ho iniziato la mia modestissima attività politica era cosciente delle difficoltà di questo incarico. Della difficoltà che comporta fare politica e occuparsi di rappresentare gli interessi degli altri, pochi o molti che siano. Sapevo, ero perfettamente cosciente di questo, e oggi me ne accorgo una volta di più, che la politica rappresenta davvero in democrazia la forma massima di sublimazione della mediazione, della ricerca del consenso collettivo, non di alcuni a danno di altri; e soltanto quindi con la profonda convinzione, convinzione collettiva, con un sentire comune sui problemi e sulle soluzioni possibili ai problemi e che la politica diventa, quindi, l'unico strumento in questo modo capace di fare progredire la società.
Quella sarda di società è afflitta da problemi e questioni tutte sue, ed insieme si trova anche costretta ad affrontare questioni che sono anche di altri; questioni che sono di tutto il mondo occidentale e che certamente la mia generazione non riuscirà a risolvere. Questioni, quindi, che saranno di altre generazioni, eredità pesante che noi lasceremo, così come pesante è stata l'eredità che abbiamo ricevuto. Quella di una Sardegna in crash, come direbbero quelli che si intendono di sistemi informatici; di una terra dove è fallito miseramente il sogno malato di una produzione industriale massiccia, di uno stravolgimento folle delle regole economiche, dei costumi e delle tradizioni che con grande fatica i nostri progenitori avevano costruito.
Noi, anzi altri, abbiamo, anzi hanno demolito tutto questo provocando con scelte economiche, con scelte di programmazione economica folle la divisione per aree produttive dentro la nostra regione, dentro la Sardegna.
Io vengo e torno tutti i giorni nella serie B della Sardegna, quella dei piccoli comuni, quella del sottosviluppo, quella di intere famiglie che emigrano per trovare uno sbocco occupativo.
E` per questa Sardegna che avrei voluto impegnarmi dai banchi di Forza Italia, Forza Italia Sardegna come la chiamavamo noi ad Oristano. Avrei voluto ottenere dei risultati; dei risultati concreti, perché questo era il mio desiderio più profondo quando la politica ha cominciato a catturarmi, a solleticare la mia coscienza di cittadino.
Invece ho assistito ad un altro film, ho fatto parte, spesso purtroppo più come comparsa che come attore protagonista, e forse per questo anche per fortuna mia, ho fatto parte di un altro film. Una pellicola brutta con immagini di bassa qualità e scene poco edificanti. Anch'io, come tutti, ho commesso degli errori, forse con altri, ma li ho commessi.
Quando il Presidente Pili, che io chiamo Presidente perché sono i sardi a considerarlo Presidente dall'alto del consenso che ha ricevuto e che riceverà, nonostante le considerazioni ieri del collega Cugini parlando dei suoi voti, quando il Presidente Pili - dicevo - non è stato messo in grado da una legge elettorale cattiva come un fungo allucinogeno, non è stato in grado di governare e cioè di fare quello che la Sardegna gli aveva dato mandare i fare e che i sardi gli chiedevano a gran voce di fare, noi probabilmente avremmo dovuto fare soltanto una cosa: con coraggio saremmo dovuti andare a casa, fare subito nuove elezioni con una legge elettorale che prevedesse perlomeno l'elezione diretta del Presidente della Regione.
Invece no, è prevalso quello spirito di mediazione, di recupero, di attesa, di negoziazione che ci ha portati ad essere quello che noi oggi siamo: una maggioranza che ha bisogno di un fortissimo ricostituente. Una maggioranza che ha perso la spinta della motivazione comune; una coalizione che ha troppe teste ed in ciascuna testa si aggirano pensieri controversi, pensieri contraddittori.
Andare al voto, provare con tizio assessore, non andare al voto, tentare la strada delle alchimie, dei percorsi impossibili o quanto meno pericolosi. Questo non è quello che i sardi ci hanno chiesto, questo non è quello che i sardi ci chiedono. Ancora una volta dobbiamo rimetterci in ascolto e sentire cosa i sardi dicono. E i sardi ci stanno dicendo che una Regione amministrata così, con queste lacerazioni che producono soltanto morti e feriti, così non si può andare avanti. L'egoismo pure legittimo è un conto, il buonsenso però - consentitemi - è ben altro.
A noi piacerebbe moltissimo dare il via a questa Giunta, caro Presidente Masala, ma vorremmo soprattutto essere sicuri che ci siano le condizioni per farlo, per realizzare un autentico, anche se con un tempo limitato, quindi con un limite temporale purtroppo ristretto, per realizzare un autentico progetto di governo.
Lei sa, Presidente Masala, quanto io la stimi personalmente e sa anche che da parte mia lei e il suo partito ha ricevuto soltanto parole e condotte leali a cominciare dalla scorsa finanziaria, quando lei era Assessore della programmazione, quando la giunta Pili ha dovuto piegarsi più e più volte ai voti incoscienti di chi, soltanto per egoismo, ha cercato e ha badato di usare armi pesanti e le armi più scorrette che la politica possa prevedere.
Ma non sempre la stima personale è sufficiente per risolvere i problemi. Ora la situazione è diversa; ora la situazione è delicatissima. Il problema reale del quale noi tutti, componenti della maggioranza di centrodestra dovremmo tenere conto, e farci, quindi, responsabilmente carico, è che questa Giunta ha avuto quarantuno voti ma non ha avuto il tempo di rafforzarsi, perché il tempo oggettivamente non c'è stato.
Per usare una frase che ha usato qualche volta mia moglie: è un buon budino ma ancora non si è raffreddato in frigorifero; e in queste condizioni noi dobbiamo essere sicuri, dobbiamo essere certi che si possa portare in tavola senza fare brutte figure.
Di che è la colpa? Di tanti probabilmente, io non sono quello certamente che lancia le prime pietre, vorrei fare soltanto alcune considerazioni all'onorevole Floris e al partito che rappresenta. Io non sono mai stato d'accordo con la politica dell'appoggio esterno, sarà per una mia congenita diffidenza che mi porto appresso verso chi vuole stare alla finestra senza essere coinvolto direttamente.
Io dico che oggi come oggi servono scelte chiare, scelte che valgano per tutti, e che valgano per oggi e che valgano per domani. Noi non siamo e non siamo mai stati per le soluzioni di mezzo, per il "vai avanti tu che poi dopo io ti seguo". Questo non è accettabile, non si costruiscono oggi alleanze per magari vederle soffocate in culla dopo pochi giorni. E questo potrebbe essere il destino di questa Giunta, onorevole Presidente Masala, con l'appoggio soltanto esterno di qualunque forza politica.
Noi vogliamo ripartire con Alleanza Nazionale, ma non soltanto con Alleanza Nazionale, ma con tutti coloro i quali vorranno sedersi a fianco a noi senza condizionamenti, né divisioni sui banchi del centrodestra. Senza la tentazione di considerarsi un giorno sì e l'altro pure nemici o addirittura avversari quando i voti diventano determinanti.
Questo è il centrodestra che io personalmente voglio e soltanto in questo io voglio stare. Mi piacerebbe, mi piacerebbe tanto, poter sospendere i lavori, sentire una parola, l'ultima parola, parola seria da tutti gli alleati e che si potessero materializzare le condizioni per un progetto serio. Un progetto serio che valga quanto meno come un matrimonio dei giorni nostri, ricordo che la durata statistica è di sette anni ed allora saremmo certamente più soddisfatti e contenti per noi e per tutti coloro che noi rappresentiamo. Se questo purtroppo non dovesse accadere apriamo a malincuore la porta alla femmina accabadora, quella figura che nella tradizione sarda porta e provocava la dolce morte. Sarà lei che ci restituirà una nuova vita politica più libera e meno soffocata dal cancro dei veti e dei veleni continui.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Giovannelli. Ne ha facoltà.
GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna). Rinuncio.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, vuole prendere lei la parola? Io comincio ad essere a corto di iscritti a parlare. E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, giunti a questo punto del processo politico la logica, il buonsenso, la politica, ed io credo anche la stragrande maggioranza dei sardi dicono: elezioni anticipate. So che ci sono colleghi che la pensano legittimamente in modo diverso, però se ci si mette dal punto di vista di chi guarda da fuori questo palazzo, questi avvenimenti, questi processi, io credo che non si farebbe fatica a concludere così.
Il centrodestra è andato in frantumi sino a questa forma, devo dire emblematicamente molto forte, per cui il partito maggiore della coalizione è contro il Presidente che è espressione del suo maggiore alleato. Io credo che cose di questo genere sia molto difficile rintracciarle nella storia della politica regionale.
Quindi, il centrodestra è in frantumi in modo clamoroso. E c'è stato un fallimento eclatante. Ogni tanto qualcuno da quei banchi dice: "No, non è un fallimento". E` cosa è? Mi sembra molto evidente sia sul piano del governo, sia sul piano politico. D'altra parte il centrosinistra, lo schieramento di cui noi facciamo parte, non può andare al governo della Regione senza un passaggio elettorale. In un sistema tendenzialmente bipolare queste sono le regole, che ci piacciano o che non ci piacciano. Così si fa in un sistema tendenzialmente bipolare.
Quindi, non mi pare che ci sia alternativa allo scioglimento del Consiglio e alle elezioni anticipate, pare un passaggio a questo punto necessario, utile anche alla società sarda. Sì, lo so bene che sarebbe necessario rimettere a posto i fondi strutturali, il POR, lo so.
So che si stanno perdendo delle occasioni, del tempo e che questo determinerà dei danni permanenti sulla struttura economica della Sardegna, però è un male che non mi sembra si possa evitare. Io personalmente aggiungo che sono anche convinto - questo è un argomento secondario, naturalmente, rispetto alle cose che ho detto poc'anzi - che le elezioni anticipate siano anche vantaggiose per lo schieramento di cui io faccio parte, e quindi non mi pare che ci sia, appunto, alternativa.
Dicevo, penso che sia anche vantaggioso per lo schieramento di cui io faccio parte che con una grande operazione, unendo partiti, movimenti, società attorno a una forte candidatura, che non è difficile intuire, perché c'è sui giornali ogni giorno, di grande impatto popolare va, io spero, ma anche io credo, verso una forte vittoria democratica. E quindi non sono afflitto per lo scioglimento del Consiglio regionale.
Detto questo con estrema chiarezza, senza ma e senza però, sento l'esigenza di affrontare un punto di riflessione amaro e profondo. Dov'è andata l'autonomia? Cosa è rimasto dell'autonomia? Naturalmente la questione non è di oggi, non voglio affrontarla in termini strumentali o propagandistici. La questione non è di oggi, ha una storia, è da lungo che c'è la prassi di non recepire norme nazionali diciamo avanzate, per cui la specialità, in questo lasso di tempo che abbiamo alle spalle, non sto parlando di tre mesi, sto parlando di anni, di molti anni, è andata progressivamente rovesciandosi nel suo contrario, un freno rispetto alle Regioni ordinarie, rispetto alla legislazione nazionale, invece che uno strumento per essere più avanti, uno strumento per essere più indietro.
Si sta mancando l'appuntamento con la revisione dello Statuto; la nostra cultura autonomistica, la nostra storia avrebbe dovuto consentirci di essere avanti nel processo nazionale, non ci siamo. Non so se siamo a metà, in coda, sicuramente è una sconfitta anche questa per l'autonomia sarda. Siamo assenti, la Sardegna è assente con la sua politica e con la sua cultura, con le sue università, con i suoi intellettuali e con i suoi scrittori, è assente nel dibattito sull'assetto costituzionale della Repubblica italiana e nel dibattito sulla Costituzione dell'Unione Europea.
Cosa c'è all'origine di questi fenomeni, di questi limiti, di questi ritardi, di questi difetti? Io credo che ci sia un degrado delle classi dirigenti, una crisi della classe dirigente, non solo di un pezzo o di uno schieramento. Certo, lì in questo momento si manifesta questa crisi in forme eclatanti, ma la crisi è più vasta. E forse c'è anche un problema che dobbiamo con modestia riconoscere: c'è un problema di qualità degli uomini della politica, non di tutti, senza fare di ogni erba un fascio, ma c'è un problema di qualità degli uomini della politica in Sardegna, evidentemente perché la selezione funziona all'incontrario. C'è il degrado delle classi dirigenti, ma c'è - e questo è il punto di oggi - anche la dipendenza che arriva, io non voglio essere offensivo, però arriva fino alla forma acuta, estrema di un partito che presenta questo difetto nel modo limite di un partito dipendente. Un partito dipendente vuol dire un partito non libero e la vicenda di questa giorni ne costituisce una dimostrazione lampante. Io penso, spero di non essere equivocato, spero di riuscire ad esprimere bene quello che penso, che questo Consiglio lasciato a sé una maggioranza e una Giunta la farebbe. Io sarei contro, sarebbe un governicchio, però la farebbe. E c'è invece un'ingerenza esterna clamorosa, una forza esterna ordina. Io non so, non mi interessa il nome, non mi interessa se si chiami Berlusconi, se si chiami Pisanu, se si chiama Comincioli, se si chiami Pinco Pallino, dico en passant, siccome leggiamo i giornali, parliamo con i colleghi, sappiamo più o meno come vanno le cose, che il Ministro dell'interno per la Sardegna dovrebbe fare altro, dovrebbe occuparsi di un altro genere di problemi. Quando uno ha funzioni istituzionali di quella rilevanza innanzitutto quello ha da fare.
Quindi la mia opinione è che questo Consiglio sbaglierebbe a fare un governicchio, ma se vuole ha il diritto di farlo. Se vuole ha il diritto di farlo, ha anche il diritto di sbagliare. L'autonomia è autodeterminarsi, non è prendere ordini. E quindi senza alcuna offesa, ripeto, senza alcuna arroganza, solo per riflettere, per capire, io voglio dire ai colleghi, in qualche caso anche amici di Forza Italia: sbagliate a piegare il capo e sbagliate a non ribellarvi. Fate o non fate la Giunta, votate o non votate Masala; io vi dico non votatela, ma fatelo o non fatelo perché lo decidete voi, perché ciò vi dice la vostra coscienza, perché questa è la politica, è questa l'autonomia, è questa la democrazia. Non è prendere ordini.
Io considero legittimo che qualcuno pensi: è un progetto politico, ci giochiamo tutto in un colpo con un candidato. Questo è legittimo, è un calcolo che può rivelarsi sbagliato, ma è legittimo. Ma è legittimo se lo decidete voi, altrimenti è un'altra cosa. Io voterò contro il presidente Masala. Anche qui sento il dovere di dire un cosa, parlo di un Presidente, non c'entra la stima per la persona, che politicamente io combatto, espressione di un partito agli antipodi rispetto alla mia cultura e alla mia posizione, a maggior ragione voglio dire che ho apprezzato la scelta di venire in Aula, perché Masala, mi pare, con questo gesto ha detto: "Se volete votatemi contro, ma ve ne assumete la responsabilità". Questo è coraggio, vi ha messo, cari colleghi di Forza Italia, spalle al muro: o disobbedite o sparate contro il vostro alleato più fedele. Questa è la scelta. Ed è evidente che è una scelta che non rimarrà senza conseguenze. Innanzitutto, io ritengo, lo dico perché lo penso sul serio, su Pili, che sarebbe la prima vittima di un voto contro Masala. Anche il fatto - tratto brevissimamente un altro punto - che si vada a votare con la legge elettorale nazionale non è positivo, io lo considero molto negativo. Ci siamo divisi non sul fare o non fare la legge, ma sul tipo di legge, perché non basta che la legge sia scritta dal Consiglio regionale a Cagliari perché sia migliore di quella scritta a Roma, anche perché a Cagliari si può fare una legge - e questo è il testo uscito dalla prima Commissione - che serve a imporre in Sardegna il bipolarismo romano. Su questo, oltre che su alcuni altri punti della legge, io ho dato battaglia e darei battaglia se se ne ripresentasse l'occasione, perché c'era il rischio di fare una legge peggiore. Ciò non muta però la serietà della situazione.
Riassumo: il Consiglio viene sciolto certo per i suoi problemi, per le sue dinamiche, per il fallimento di questa legislatura, perché il centrodestra è saltato, è esploso, è andato in frantumi, ma anche viene sciolto dall'esterno, da un'autorità esterna. Anche se ciò, voglio dire, non dobbiamo ignorarlo, è in sintonia larghissima con l'opinione pubblica sarda. Ed è bene che il Consiglio e la politica sarda questo lo abbiano ben presente. Si andrà a votare con la legge romana e può anche accadere che l'elettore dovrà scegliere tra schieramenti romani; sui leader non so, è prematuro.
Sull'autonomia bisogna, allora, rifare una riflessione di fondo, ma questo ormai riguarda il futuro, a me pare. Il presente vede il centrodestra rotto, diviso, frantumato; il centrosinistra che deve chiedere al corpo elettorale l'investitura per una nuova fase di governo, per una nuova stagione di governo. Il Consiglio regionale parla, parliamo, si muove, ci muoviamo, si agita, litiga, mugugna, propone, immagina, ma in realtà la legislatura è già finita. Comunque, io penso, è già finita, anche se avesse qualche mese davanti. Ora o tra qualche mese la legislatura è finita. La vostra occasione per giungere al nucleo politico e qui concludere, la vostra occasione lo dico a persone verso le quali ho attenzione, rispetto, lo dico a Pili, lo dico a Floris, lo dico a Masala, lo dico a Pittalis e così via, la vostra occasione l'avete avuta e l'avete buttata alle ortiche. Ora la Sardegna ha bisogno d'altro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancareddu. Non c'è. E' iscritto a parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.
PETRINI (F.I.-Sardegna). Presidente, io sono entrato nel periodo della crisi in questa Regione, esattamente da due mesi, dunque ho poco da dire, ma qualcosina posso dire anch'io perché come cittadino esterno posso autocriticarmi.
Lei sa che io sono stato e sono consigliere comunale a Cagliari esattamente otto anni, mi sono battuto sempre per le disabilità, per i disabili e per quello che si può fare. Ero convinto, venendo qui alla Regione Sardegna, dove ci sono grandi possibilità per dare qualcosa in più ai comuni, per dare un'assistenza maggiore a queste persone, di poter fare qualcosa di buono, ma vedo che non si può far niente perché mi sa, a quanto pare, che stiamo andando via e di questo me ne dispiace molto, ma non perché sono entrato oggi e vado via domani, non per questo assolutamente, perché ho visto che il nostro presidente Masala nelle sue dichiarazioni programmatiche ha messo qualcosa per i disabili, e questo mi ha fatto veramente piacere. Mi ha fatto piacere perché almeno pochi si ricordano che anche in Sardegna abbiamo tanti disabili. Vi dico delle cifre così: centomila disabili, solo a Cagliari diecimila. Questo ci deve far riflettere, perché sono sardi anche loro, come tutti noi e come gli altri.
Io ho fatto in tempo a sentire un dibattito molto interessante per le strade, la Carlo Felice, la 554, pericolose, molto pericolose. Si è parlato dei morti, i colleghi hanno parlato dei morti, quelli del centrodestra e quelli del centrosinistra, non si è parlato di chi ha avuto fratture spinali dell'osso midollare, non si è parlato di questo. E questo è male perché i morti sono morti, ma quelli che rimangono vivono veramente male, perché la Regione Sarda non ha legge quadro. E questo è male, è male per tutti, per tutti i nostri ragazzi sardi a cui succedono questi incidenti, ragazzi, giovani e meno giovani. Allora io mi chiedo, mi rivolgo a tutti i consiglieri regionali che senz'altro per la maggior parte rifaranno parte di questa Assemblea, di ricordarsi di queste persone. Voi pensate grazie a questa maggioranza, e questo lo devo ringraziare veramente, se finalmente in Sardegna abbiamo l'unità spinale. L'unità spinale è una cosa molto importante, signori, molto importante per tutti i sardi, perché fino all'anno scorso andavano fuori questi sardi che avevano queste fratture qui dell'osso spinale. E' importante perché questi sardi almeno sanno dove andare. Pensate un po', da Perugia in giù in nessuna parte d'Italia c'è l'unità spinale, qui in Sardegna, grazie anche a voi, è stata fatta l'unità spinale, però ha 15 posti letto.
Allora, signor Presidente, io chiedo a lei, perché mi rivolgo soprattutto a lei, lei pensi che l'unità spinale è stata inaugurata a luglio dell'anno scorso, a luglio di quest'anno 36 casi, grazie alle strade pericolose. Meno male che ci sono i soldi, ora queste strade saranno un po' meno pericolose. Dunque, dieci casi sono andati sempre fuori, conseguenza che la Regione paga circa 1 miliardo per ogni persona che va fuori, buttati via, i familiari disperati, quando rientrano alloggi non servibili per loro e allora la legge quadro bisogna applicarla, la legge 328 bisogna farsela propria, bisogna portarla avanti. Presidente, lei l'ha messa nelle sue linee programmatiche e dunque io ho veramente fiducia in lei, però a quanto sento i miei colleghi la politica va male, va male perché non abbiamo la maggioranza, o perché qualcuno dice che ci dà la maggioranza e poi ce la leva fuori. L'abbiamo e non l'abbiamo? Non abbiamo quei 41 voti che veramente ci servono, apparentemente secondo il mio punto di vista e secondo il mio parere esterno, Presidente, perché dico ci sono due mesi qua, ma da quanto ho appreso dai giornali, da quanto mi sono interessato alla politica, la nostra maggioranza non ha avuto mai una maggioranza, perché c'è sempre stato qualcuno che ce l'ha levata; o per una cosa o per l'altra ce l'ha levata.
E allora è bene, signor Presidente, io penso che veramente forse è meglio così; così torniamo tutti all'elettorato, gli elettori sapranno veramente questa volta chi scegliere e cosa scegliere. E' meglio, così queste persone non ci ricattano più e non ci fanno fare cose che non vorremmo fare. Io non ho fatto niente, perché sono arrivato ieri, ripeto, però a quanto ho capito e a quanto sento è così.
Il presidente Pili ha fatto abbastanza, però anche lui era tirato da una parte e dall'altra della giacca, a destra e a sinistra, e alla fine è finita come lei sa. Siccome, Presidente, io la stimo, e molto, lei lo sa, forse è stato uno dei pochi, e io mi sono rivolto a lei per aiutarmi nella mia battaglia personale dei disabili, e forse è stato uno dei pochi che veramente mi ha aiutato, qua dentro e l'ha fatto. Per quello sono con lei, con il cuore sono con lei, mi creda, però non posso, come Gruppo non posso, perché ci sono queste situazioni.
Politicamente molti della sinistra hanno detto che Forza Italia sta andando male, sta facendo acqua, ha fatto un sacco di cose malfatte, ma forse sì, forse no, però secondo me ha lavorato bene in questi anni, benissimo, almeno per quanto mi riguarda. Ha lavorato bene ed io mi auguro che continui a lavorare così.
La sinistra, la destra, l'importante è che veramente si lavori per i sardi, signor Presidente, per i sardi che aspettano questo, sono stufi di questa Assemblea che va avanti, su, giù. Ma non solo il centrodestra, anche il centrosinistra. Il centrosinistra fa acqua da tutte le parti come il centrodestra, dunque bisogna veramente metterci in testa che noi siamo qui per lavorare per i sardi che aspettano questo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, mi soffermo ogni tanto a pensare con rimpianto ai primi giorni dell'esperienza in Consiglio regionale, giorni che venivano da un'appassionata e combattuta battaglia elettorale che aveva visto, in un'alternativa ai precedenti governi regionali, vincere la compagine del centrodestra per cui la Sardegna giustamente ha sperato in un cambiamento radicale del sistema con il quale la stessa Sardegna avrebbe dovuto essere amministrata e governata. Abbiamo tentato di rispettare questo patto e di rispondere a quanto l'elettorato ci aveva demandato e delegato. Non è stato facile né con la giunta Floris, impossibile con la giunta Pili.
Il bersaglio è diventato immediatamente il Presidente eletto dai sardi, il leader del centrodestra, tanto è stato fatto sinché dopo due anni di governo Pili, il Presidente votato democraticamente dai sardi, si è arreso, si è dimesso.
Veniamo a questa proposta. Per me è un intervento non facile appartenendo alla maggioranza, né tanto meno mi dilungo in un intervento, non me ne voglia il collega Cugini, comiziale così come lui ha fatto, comunque dico che prima di accompagnare il morto è necessario che il morto ci sia, lo si metta nella bara e lo si accompagni al cimitero. Quindi dico al collega Cugini che se si dovesse sciogliere il Consiglio regionale e dovessimo andare subito in campagna elettorale, e quindi alle urne, saranno i sardi a decidere chi dovrà governare la Sardegna. E a quei sardi spiegheremo, illustreremo quali sono state le nostre mancanze, ma sapremo anche spiegare che tipo di opposizione è stata fatta qua dentro, non certamente nell'interesse della Sardegna, ma perseguendo una politica di opposizione distruttiva a tutti i costi, che ha portato, questo sì, il Consiglio regionale al collasso, 6 mesi di finanziaria non sono uno scherzo, che ha portato quindi la Sardegna nei vari settori produttivi se non al collasso ad una seria e concreta difficoltà di sopravvivenza. I sardi hanno sempre dimostrato di essere poco inclini al bastone, ma di saper giudicare, ragionare, questo sì, con caparbietà, ma con molta decisione.
Signor Presidente, lei sa che a lei mi lega una stima incondizionata, l'ho dimostrata in parecchie occasioni a livello personale, ma anche come consigliere regionale di rispetto politico per il suo passato, per quanto nel presente lei sta facendo e tenta di fare. Mi creda, io parlo da uomo libero, a me ancora nessuno ha detto e credo non me lo dicano ciò che debbo fare.
E` chiaro che politicamente, appartengo ad una forza politica, sono stato abituato sin da ragazzo ad una disciplina politica, ho militato, non ho rimpianti, anzi mi onoro di avere militato nelle file della Democrazia Cristiana, provengo dal '68 come sessantottino, ho avuto un'esperienza politica, siccome ho un cervello, il mio cervello ragiona, non l'ho mai mandato al macero, ho avuto una maturazione politica nell'arco di questi quarant'anni che mi hanno portato in questi banchi tra le file di Forza Italia. Nessun rimpianto, nessun rimprovero, anzi mi vanto di avere questo passato; chi mi conosce sa perfettamente che quanto ho e non ho dipende solo ed esclusivamente dalle mie mani e dalla mia testa.
Ecco perché mi ritengo un uomo libero capace di ragionare e di poter dare una giustificazione alle mie azioni politiche che qua dentro faccio e ho fatto. Non c'è ombra di dubbio, mi creda, che la Sardegna abbia necessità di un governo regionale, che abbia necessità della finanziaria, che abbia necessità delle risposte concrete. Ma non c'è ombra, ed è altrettanto fuori dubbio, che la Giunta quando viene condizionata da qualsiasi forza esterna, pesantemente, gravemente, questa sì che non è un'azione politica libera, ma è un'azione governativa che dovrebbe e deve rispondere ad un disegno che verosimilmente non si ferma all'attuale situazione di crisi, ma bensì è proiettato verso un disegno futuro affinché si raggiungano nel breve, dico non nel medio termine, nel breve determinati obiettivi che nulla hanno a che fare con l'interesse di questa maggioranza per poi sfasciare tutto. Io la penso così, perché quando si dà il leale e corretto sostegno tra uomini, tra forze politiche, tra soggetti qualsiasi, questo lo si dà incondizionatamente senza verifica alcuna, senza condizionamento alcuno; ed è vero la parola conta più degli scritti, l'ho sentito dire ieri dal Presidente Floris.
Lo ammetto, io ho potuto verificare che è un uomo di parola. Ma la parola è stata data anche da lui a quegli elettori che nel '99 hanno votato il centrodestra e hanno votato lui e il suo Gruppo con la convinzione che appartenesse ad una politica di centrodestra. Lui è stato eletto dal centrodestra Presidente della Giunta regionale, quel centrodestra a cui dice oggi di non appartenere.
Allora, come io posso credere che una forza politica, non parlo di personalismi perché non è mia abitudine, come si può credere che una forza politica, che il leader di una forza politica che afferma questo possa in coscienza e in buona fede fare tutto il contrario di quello che afferma? Questo ci si chiede. Questo è il dilemma, Presidente, che mi attanaglia e il dubbio che è nato in tutta Forza Italia, ma non solo in Forza Italia, anche in Alleanza Nazionale.
Cioè si va a votare una Giunta, io spero per lei chiaramente che la Giunta passi, che non è libera nelle sue azioni ma è sotto tutela. E` questo che non va. E` questo il grave handicap con cui questa Giunta sta nascendo, ed è questo che il pensiero libero di ognuno di noi, sinceramente, difficilmente accetta.
Se la Giunta deve nascere deve nascere nel rispetto innanzitutto del governo che lei presiede e deve avere l'appoggio incondizionato per tutto il tempo che questa Giunta deve avere per poter governare, per poter dare le immediate risposte a delle problematiche contingenti, e sono tante, che in questo momento riguardano il nostro tessuto sociale ed economico. Non possono essere date nel breve, perché questo è lo scopo del condizionamento, non possono essere date nel breve e non possono essere date sotto condizionamento.
Ecco il disagio interno che ognuno di noi soffre, Presidente. Non si tratta di tradimento verso una forza politica che, lealmente e correttamente, ha sempre sostenuto il centrodestra ed è sempre stata vicina a Forza Italia. Si tratta soltanto di non subire questo condizionamento che avrebbe ripercussioni, questo sì, politiche future nel medio periodo gravissime perché il disegno è diverso, il disegno va al di fuori di questo momento politico contingente, il disegno è proiettato nel breve, alla prossima primavera, alle prossime elezioni, quando tutti vedremo dove si andranno a collocare o dove si andrà a collocare una forza politica che vuole condizionare tutto e tutti. E' questo non va bene.
Se si è in buona fede lo si dica, si accetti giustamente almeno la condizione che impone, come è logico che sia, come è giusto che sia, come nei fatti deve essere, che l'appoggio deve essere incondizionato per tutto il tempo della legislatura. Perché non si vuole fare questo? E` chiaro, è evidente, queste sono le perplessità, signor Presidente, che stanno portando Forza Italia a riflettere, non senza disagio, non senza dolore su quello che deve tra qualche ora qui dentro fare, se votare o no e nel caso come votare.
Io non mi dilungo in argomentazioni di analisi politica dei risultati di questi quattro anni, o fare confronti con i precedenti anni, è stato fatto tante volte in quest'Aula. Il collega Petrini che ha appena discorso, abbastanza semplice ma concreto, in questo contesto ha dato uno spunto sincero, politico, ha parlato di una delle problematiche che riguardano la nostra Sardegna rompendo la tensione, rompendo il ghiaccio e ricordando a noi stessi e a tutti che siamo qui per tentare di risolvere i problemi dei sardi, i nostri annosi problemi.
E` tanta la voglia, Presidente, di dirle: "Vada avanti", "ha il mio sostegno", ma per le motivazioni che le ho appena detto credo che sia difficile che questo avvenga. Resta il rimpianto e l'amarezza di chi qua dentro, i peones, come li ha chiamati il collega La Spisa, coloro che lavorano in silenzio, con umiltà, coloro che hanno poca platea, coloro che i microfoni non cercano, resta questo rimpianto per questi consiglieri regionali che credono in quello che fanno, credono e sanno che sono qui per la gente comune, per i problemi della gente comune e non per fare quadrare equilibri e alchimie politiche che molte volte nulla hanno a che fare con l'interesse generale della Sardegna ma che ben si collocano in equilibri personali e scopi personalistici.
Signor Presidente, io sto per concludere, è stato il mio intervento interlocutorio, mi creda il disagio interno è tanto. Io spero che in queste ore possano maturare le condizioni affinché si possa dare una svolta positiva a questa crisi, ma se questo non fosse è inutile continuare un'agonia, uno stillicidio che è iniziato quattro anni fa e che ha portato il centrodestra, grazie anche all'ambiguità di soggetti facenti parte della stessa coalizione di maggioranza, che ha portato allo sfascio del centrodestra.
Se questo stillicidio lo si vuole continuare, portarci ad una morte ancora più lenta, portarci ad una divisione, a una spaccatura ancora più traumatica affinché non ci si possa presentare uniti e ci si possa presentare all'elettorato invece spaccati, divisi e non più come quattro anni fa.
Se non ci sono i presupposti, Presidente, mi creda, forse è meglio che tutti noi si dia la parola agli elettori. Sapranno giudicarci, lo dico con amarezza, per le motivazioni che ho detto prima, affinché sia l'elettorato sardo a giudicarci, a dire se abbiamo agito in mala fede, a dire se non abbiamo tentato di risolvere i problemi, presenteremo quello che abbiamo fatto.
Ieri ho sentito un collega che parlava di disoccupazione. Bene, o per merito nostro o per demerito nostro in quattro anni abbiamo il 5 per cento in meno in Sardegna di disoccupati. Sono dati ISTAT, possono essere falsi, possono essere artificiosi, possono essere ingiusti, ma questo è un dato matematico. Bene, è un dato matematico, positivo, qualcosa vuole dire che è capitato, per merito o per demerito del centrodestra, per merito o per demerito del centrosinistra. Presenteremo il conto di quello che è stato fatto, certo in quattro anni nel caso, o di quello che non è stato fatto; presenteranno anche gli altri il conto dello sfascio che è stato fatto almeno negli ultimi vent'anni in Sardegna.
Sentivo l'altro ieri il possibile leader del centrosinistra che parlava al televisore, ha parlato di razionalizzazione dell'agricoltura, ha parlato di interventi per le imprese. Ebbene gli chiederemo qual è stata la politica negli ultimi vent'anni di chi ci ha preceduto per l'agricoltura, per il mondo dell'impresa, per il mondo dell'industria e quello che noi abbiamo tentato di fare non riuscendoci. Questo è un conto che presenteremo agli elettori checché ne dicano i colleghi.
Cioè qui dentro chi ha amministrato il potere per decenni è convinto di avere solo ed esclusivamente loro la scienza infusa, non solo politica, che consente loro, e questo non è stato fatto, di poter risolvere i problemi della Sardegna. Non ne hanno risolto uno! E` la verità! E` la verità! E` la verità! Poiché se ciò fosse stato vero i sardi mica avrebbero votato noi o il Presidente Pili, avrebbero votato loro, avrebbero fatto vincere gli altri.
Oggi probabilmente, dice il collega Cugini, noi andremo a perdere. Lo lasci dire agli elettori, gli elettori conoscono Cugini, Rassu, Masala, Scarpa, ci conoscono tutti; conoscono le forze politiche, conoscono quali sono i programmi, purtroppo in Sardegna ci conosciamo gli uni e gli altri, uno per uno, non è l'elettorato di Roma, o di Milano o di Genova. Se andremo a confrontarci nel breve sapremo portare avanti le nostre argomentazioni, presentare e far vedere ai sardi ciò che è stato fatto, ciò che non è stato fatto anche perché il tempo non l'ha consentito , ciò che non si è voluto si facesse.
Ecco, Presidente Masala, io credo di avere finito. Niente in contrario, anzi stima e appoggio per lei e per la formula di governo che lei propone.
I dubbi sono quelli che le ho detto: non si può, mi creda, ancora andare avanti nell'equivoco, con condizionamenti, con ricatti, con verifiche lasciate non so a chi e per chi e con quale diritto, che non portano certamente a governare, ma portano e continuano a portarci a una morte lenta, agonica, non voluta e poco dignitosa. Grazie.
PRESIDENTE. Quello dell'onorevole Rassu, colleghi, era l'ultimo intervento prima degli interventi finali dei Capigruppo, come facciamo solitamente. Mi pare opportuno che ci vediamo con i Capigruppo brevemente e poi torniamo in Aula per continuare. Quindi sospendo i lavori e convoco la Conferenza.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 41, viene ripresa alle ore 11 e 54)
PRESIDENTE. Colleghi, qualche secondo di attenzione per cortesia. Si è deciso che per la mattinata i lavori finiscono qua e riprendono questo pomeriggio alle ore 16 e 30 con gli interventi dei Capigruppo. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Balia. Grazie, la seduta è tolta.
La seduta è tolta alle ore 11 e 55.
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