Seduta n.344 del 06/07/2007 

CCCXLIV Seduta

Venerdì 6 luglio 2007

Presidenza del Presidente Spissu

INDICE

La seduta è aperta alle ore 11 e 09.

SANNA MATTEO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di lunedì 21 maggio 2007 (337), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Barracciu, Bruno, Cachia, Contu, Cugini, Gessa, Ibba, Licandro, Maninchedda, Pittalis, Salis, Franco Sanna e Simonetta Sanna hanno chiesto congedo per la seduta di venerdì 6 luglio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

Pileri:

"Modalità di calcolo per l'applicazione dei parametri urbanistico-edilizi ai fini del miglioramento dei livelli di coibentazione termo-acustica e del contenimento dei consumi energetici". (290)

(Pervenuta il 20 giugno 2007 e assegnata alla quarta Commissione.)

Biancu - Cachia - Cocco - Cuccu Giuseppe - Giagu - Manca - Meloni - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci - Uggias:

"Modifiche all'articolo 27, comma 2, lettera h), della legge regionale 29 maggio 2007, n. 2 (Legge finanziaria 2007)". (291)

(Pervenuta il 26 giugno 2007 e assegnata alla terza e all'ottava Commissione.)

Pileri:

"Recupero ai fini abitativi dei sottotetti esistenti". (292)

(Pervenuta il 29 giugno 2007 e assegnata alla quarta Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione Dedoni sull'ampliamento del porto turistico "Sa Mardini" di Torregrande". (231)

(Risposta scritta in data 2 luglio 2007.)

"Interrogazione Sanciu in merito alla chiusura della stazione delle Ferrovie della Sardegna di Tempio Pausania". (342)

(Risposta scritta in data 2 luglio 2007.)

"Interrogazione Floris Vincenzo - Marrocu - Pirisi - Sanna Franco - Sanna Alberto sullo stato di attuazione del processo di trasferimento dallo Stato alla Regione ed alle province del personale già dipendente degli uffici periferici del Ministero del lavoro, a seguito del passaggio delle funzioni e dei compiti in materia di lavoro". (730)

(Risposta scritta in data 2 luglio 2007.)

"Interrogazione Amadu sul malcontento degli operatori della pesca a seguito delle modalità della vigilanza messe in essere nell'Area marina protetta e nel Golfo dell'Asinara nonché sulla necessità di promuovere iniziative per una migliore collaborazione fra le parti interessate". (821)

(Risposta scritta in data 2 luglio 2007.)

"Interrogazione Frau sul pericolo di grave rischio ambientale provocato dai lavori di modifica in corso negli stabilimenti della ex Nuova Scaini di Villacidro". (825)

(Risposta scritta in data 2 luglio 2007.)

"Interrogazione Floris Mario - Cherchi Oscar sui presunti atti preparatori di trasferimento di personale dalla Regione agli enti locali". (850)

(Risposta scritta in data 2 luglio 2007.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:

SANNA MATTEO, Segretario:

"Interrogazione La Spisa, con richiesta di risposta scritta, sulla modifica del sistema di rendicontazione e delle procedure di istruttoria per le liquidazioni delle pratiche POR e della legge regionale n. 18 del 1998". (885)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'inserimento dei Comuni di Genoni e Laconi nell'ambito territoriale dell'Alta Marmilla". (886)

"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima situazione in cui versa il Centro trapianti di fegato dell'ospedale Brotzu e sulle relative responsabilità politiche". (887)

"Interrogazione Murgioni, con richiesta di risposta scritta, sul sito web della Regione". (888)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di attuare la decisione del Consiglio di Stato in favore di n. 72 operatori agricoli e coltivatori diretti della Provincia di Sassari". (889)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di stabilizzare i lavoratori precari del compartimento ANAS della Sardegna, presenti in particolare nella sezione staccata di Sassari". (890)

"Interrogazione Vargiu - Pisano - Dedoni - Cassano, con richiesta di risposta scritta, sull'acquisizione di personale interinale da parte della ASL n. 8 di Cagliari". (891)

"Interrogazione Lai Renato - Marracini - Pittalis, con richiesta di risposta scritta, sui trasferimenti dei passeggeri nella tratta Civitavecchia Porto-Civitavecchia Stazione Ferroviaria". (892)

"Interrogazione Farigu, con richiesta di risposta scritta, sulla strada Pitzumannu - Costa Verde in territorio di Arbus". (893)

"Interrogazione Floris Mario - Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sulla vendita da parte della società tiscali dell'area del consorzio industriale di Cagliari". (894)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'esclusione delle associazioni di categoria dei comparti agricolo e artigianale dall'accordo di programma quadro sull'internazionalizzazione sottoscritto dalla Regione con il Ministero per il Commercio internazionale". (895)

"Interrogazione Cappai - Randazzo Alberto - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio, con richiesta di risposta scritta, sull'istituzione della Consulta regionale della diabetologia". (896)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di predisporre interventi in favore dei pescatori di Golfo Aranci". (897)

"Interrogazione Artizzu, con richiesta di risposta scritta, sulla gestione dell'Ufficio stampa della Giunta regionale". (898)

"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata spendita dei fondi POR previsti per il settore agricolo". (899)

"Interrogazione Cuccu Giuseppe - Cocco - Cucca - Sabatini, con richiesta di risposta scritta, sul grave pregiudizio arrecato ai giovani del territorio dalla politica di selezione del personale avviata dalla Polimeri Europa Spa". (900)

"Interrogazione Lai Bachisio Silvio, con richiesta di risposta scritta, sul malfunzionamento del sistema ferroviario del Nord Sardegna". (901)

"Interrogazione Diana - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Gallus - Biancu - Pisu - Pinna - Licandro - Sanna Alberto - Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sull'imminente riduzione dei servizi dell'Enel nella Provincia di Oristano". (902)

"Interrogazione Sanjust - Lombardo, con richiesta di risposta scritta, sulle presunte mancate autorizzazioni alla Cooperativa Poggio dei Pini per la manutenzione straordinaria nel bacino artificiale posto a sbarramento del Rio San Gerolamo, nel comune di Capoterra". (903)

"Interrogazione Moro, con richiesta di risposta scritta, sul finanziamento delle coltivazioni biologiche". (904)

"Interrogazione Murgioni, con richiesta di risposta scritta, sull'invasione di catrame nelle spiagge sarde". (905)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nei tempi di inizio dei lavori del secondo lotto della strada Sassari-Alghero". (906)

"Interrogazione Moro, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione del personale qualificato che lavora per la RAS, Centro regionale di formazione professionale". (907)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sul Piano di eradicazione delle pesti suine". (908)

"Interrogazione Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sui lavori in corso nella strada provinciale Olbia-Murta Maria". (909)

"Interrogazione Sabatini, con richiesta di risposta scritta, sull'inquinamento da idrocarburi che ha colpito di recente le aree marine prospicienti la costa sud orientale della Sardegna". (910)

"Interrogazione Dedoni - Vargiu - Cassano - Pisano, con richiesta di risposta scritta, sulla pubblicazione "In treno in tutta Italia" di Trenitalia - Gruppo Ferrovie dello Stato". (911)

"Interrogazione Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sull'annata venatoria 2007-2008". (912)

"Interrogazione Scarpa, con richiesta di risposta scritta, sul servizio di assistenza medica sull'Isola dell'Asinara". (913)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sull'affitto temporaneo (sei mesi) del punto ristoro in località Belvedere Nebida - Iglesias". (914)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza:

SANNA MATTEO, Segretario:

"Interpellanza Vargiu - La Spisa - Randazzo Alberto - Artizzu - Ladu - Farigu- Gallus - Pisano - Liori - Randazzo Vittorio - Licandro - Contu - Petrini - Cassano - Cappai - Dedoni sulla grave situazione dell'Azienda ospedaliera Brotzu". (250)

"Interpellanza Masia - Balia sulla grave situazione di diversi dipendenti dell'Enel -Produzione del Sulcis che hanno contratto malattie professionali a causa delle fibre d'amianto". (251/C-7)

"Interpellanza La Spisa su Sardegna IT". (252)

"Interpellanza Sanjust - La Spisa - Lombardo - Contu - Rassu - Petrini - Licandro - Pileri sull'articolo apparso sul sito internet della Regione il giorno 20 giugno 2007 dal titolo "In Consiglio il bando per la promozione"". (253)

"Interpellanza Marracini - Pittalis - Lai Renato - Atzeri sulla situazione scolastica in Sardegna". (254)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

SANNA MATTEO, Segretario:

"Mozione Ladu - La Spisa - Vargiu - Artizzu - Randazzo Alberto - Farigu - Gallus - Murgioni - Dedoni - Pisano - Moro - Sanna Matteo - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Pileri - Cherchi Oscar - Liori sulla delega agli enti locali in materia di Siti di interesse comunitario (SIC)". (125)

"Mozione Contu - Marracini - Licandro - Cappai - Capelli - La Spisa - Rassu - Pileri - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Ladu - Gallus - Murgioni - Diana - Liori - Pisano di censura politica, sulle frasi offensive dell'Assessore della sanità e dell'assistenza sociale nei confronti del popolo sardo pronunciate durante un incontro sindacale ad Oristano". (126)

"Mozione Vargiu - Marracini - La Spisa - Artizzu - Farigu - Randazzo Alberto - Ladu - Gallus - Randazzo Vittorio - Petrini - Licandro - Liori - Pisano - Sanna Matteo - Lombardo - Contu - Dedoni - Cassano - Moro - Diana - Milia - Cuccu Franco Ignazio - Capelli - Amadu - Murgioni - Pileri - Sanjust - Rassu sulla grave situazione dell'Azienda ospedaliera Brotzu, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (127)

"Mozione Sanjust - La Spisa - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Rassu - Ladu - Vargiu - Murgioni - Randazzo Alberto - Diana - Liori - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Cappai - Randazzo Vittorio - Milia - Pisano - Dedoni - Moro - Artizzu - Sanna Matteo - Farigu - Cassano sull'attuazione degli ordini del giorno approvati dal Consiglio regionale sulla relazione finale della Commissione d'inchiesta sull'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento del Consiglio". (128)

"Mozione La Spisa - Vargiu - Randazzo Alberto - Artizzu - Ladu - Farigu - Cappai - Capelli - Diana - Cassano - Dedoni - Pisano - Randazzo Vittorio - Milia - Amadu - Cuccu Franco Ignazio sulla sospensione del giudizio di parificazione del rendiconto 2006 da parte della Corte dei conti". (129)

Commemorazione di ex consiglieri

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e, con lui, l'intera Assemblea ed i membri della Giunta.) Colleghi, dobbiamo commemorare alcuni consiglieri scomparsi. Oggi commemoriamo l'onorevole Nino Manca e l'onorevole Egidia Melis.

Dell'onorevole Nino Manca, scomparso nei mesi scorsi, ricordo soprattutto la voglia di lottare contro le disuguaglianze, la povertà, la disoccupazione, mali che, nel periodo in cui fu consigliere regionale, dal '53 al '69, per quattro legislature, erano particolarmente acuti, non essendosi ancora affermato, trascorso l'immediato dopoguerra, lo Stato sociale. L'onorevole Manca era nato a Sassari, e faceva l'operaio, di quelli che hanno i calli nelle mani. Faceva il muratore e il sindacalista nella camera del lavoro di Sassari, aveva, come molti del resto in quel periodo, i meno fortunati che non avevano avuto la possibilità di studiare, la licenza elementare. Ma aveva un'eloquenza efficace, stringata ma robusta, dalla quale traspariva la dura esperienza di vita e il grande desiderio di migliorarsi. Non molti anni fa aveva pubblicato un suo libro sui moti del pane a Sassari, manifestando non solo un'attenta capacità di ricerca ma anche una qualità narrativa. Nella sua esistenza, è morto avendo superato il traguardo degli 87 anni, non aveva mai cessato di informarsi e di occuparsi di problemi politici e sociali. Ragionava con il sottile filo dell'ironia, quella ironia popolare, mai irriverente, che arricchiva il suo patrimonio.

Eletto nella II legislatura e rimasto in Consiglio sino alla V, comunista militante convinto, si occupò inevitabilmente del mondo del lavoro. Intensa la sua attività ispettiva, numerosissime le interrogazioni. Non ci fu evento che riguardasse l'occupazione e lo sviluppo, nell'intera Sardegna, che non lo impegnasse: dal piano "per la piena occupazione" sul quale tornò più volte con insistenza, ritenendo che fosse lo strumento indispensabile per affrancare l'Isola dall'arretratezza sociale ed economica, agli incentivi per l'industria, alle prospettive del Piano di Rinascita. Già in quegli anni si profilava l'ansia di un nuovo modello di sviluppo marcatamente industriale. Nino Manca era convinto che l'industria potesse contribuire a riequilibrare le sorti di un'economia nella quale agricoltura e pastorizia non avrebbero potuto più reggere il peso preponderante dell'occupazione. Iniziavano in quegli anni i problemi per le miniere: il comparto estrattivo segnava una crisi preoccupante, chiudevano le miniere del Sassarese - Canaglia e l'Argentiera - Monteponi; Pertusola e Carbo Sarda licenziavano; la silicosi si diffondeva.

L'onorevole Manca fu tra i primi presentatori della legge per l'istituzione dell'Ente minerario sardo, ritenendo che la Regione non potesse assistere inerte al processo di impoverimento progressivo della sola organizzazione industriale diffusa nell'Isola. Si occupò a fondo anche della crisi del settore sughericolo, una delle crisi cicliche di questo settore, chiedendo che la Regione, nasceva in quegli anni la Stazione sperimentale di Tempio Pausania, assicurasse alle imprese, soprattutto a quelle artigiane, il sostegno tecnico per migliorare la qualità dei prodotti e sostenere la concorrenza con gli altri paesi del Mediterraneo. Contrario alle "monoculture", riteneva che l'equilibrio tra industria, artigianato, agricoltura e turismo fosse la formula migliore per evitare distorsioni. Lo diceva mentre si sviluppava il comprensorio turistico della Costa Smeralda, favorevole a quel processo, ma dubbioso che potesse, da solo, trasformare l'economia locale. Temeva, soprattutto, la breve stagionalità del fenomeno, limitato ai mesi estivi. Verso l'industria mostrò interesse; nel 1966 chiese l'istituzione del nucleo di industrializzazione di Sassari, Alghero, Porto Torres, convinto che aree attrezzate fossero indispensabili per richiamare gli investimenti industriali contesi ormai dalle regioni periferiche; ma predicò moderazione negli incentivi, "arma a doppio taglio", diceva, anticipando il pericolo di futuri imprenditori più propensi a prendere che a dare. La minuziosa attenzione ai problemi, documentata da un elevato numero di interrogazioni, interpellanze, mozioni e progetti di legge, gli permise di occuparsi di temi allora importanti: dal bracciantato agricolo, alla crisi dell'edilizia; dai problemi dell'approvvigionamento idrico, alla concessione dell'assistenza medico-farmaceutica ai lavoratori agricoli e ai loro familiari, alle "case minime", per affrontare i problemi dei senza tetto e delle fasce sociali più deboli.

Ma in particolare, fu attento sui trasporti via mare, la cui carenza era uno dei fattori di sottosviluppo dell'Isola. Fu sostenitore delle navi traghetto, ed in particolare della linea Porto Torres - Genova.

Si occupò anche del diritto allo studio universitario, ritenendo che la crescita del livello d'istruzione e culturale in generale non potesse che dare benefici. Il suo diploma elementare rappresentava, per lui e per tanti altri, un'occasione inesorabilmente perduta.

Questo è il ricordo più immediato di un protagonista della vita politica regionale, con il quale ho avuto l'onore e il piacere di lavorare, nei primi vent'anni della nostra autonomia. Fu anche amministratore locale, consigliere comunale a Sassari, successivamente all'esperienza regionale. Lavorò fino alla morte con la solita grinta e con la solita passione civile e politica.

Un minuto di silenzio.

(L'Assemblea osserva un minuto di silenzio.)

È scomparsa nei mesi scorsi l'onorevole Egidia Melis, consigliere regionale nella VII legislatura, dal 1974 al 1979. Aveva 78 anni. Nata a Decimomannu, militò fin da giovanissima fra le file del P.C.I. Donna di grande sensibilità umana, dedicò il suo impegno civile e sociale a favore degli strati più deboli della società, entrando a far parte della CGIL, all'interno della quale operò per lunghi anni come funzionaria dell'Inca, il patronato di quella confederazione sindacale.

E proprio nell'azione quotidiana della sua attività professionale, oltre che per la passione civile e politica, poté dispiegare concretamente il suo pragmatismo e la sua grande tenacia nell'affrontare piccoli e grandi drammi, sociali e umani, al servizio dei più deboli.

Il suo impegno nel sindacato non le impedì tuttavia di svolgere anche un'intensa attività politica nel Partito Comunista Italiano; partendo dalle esperienze locali fino a pervenire fra i banchi del Consiglio regionale. Sindaco di Quartucciu, immediatamente dopo il raggiungimento dell'autonomia amministrativa dell'ex frazione di Cagliari, Egidia Melis si dedicò con impegno alla crescita di questo nuovo importante Comune, contribuendo fattivamente a gettare le basi per il suo futuro sviluppo. Nel 1974 fu candidata all'elezione del Consiglio regionale e grazie ad un notevole consenso popolare sedette, fra le prime donne in quella stagione consiliare, nei banchi dell'Assemblea regionale. Fu componente della Commissione finanze e bilancio, della Commissione agricoltura, e della Commissione per il turismo. Intensa la sua attività legislativa: da segnalare in particolare i provvedimenti presentati a favore del settore agricolo e pastorale. Anche per le sue radici nel mondo sindacale, Egidia Melis è sempre stata molto attenta ai problemi occupazionali ed alla tutela dei lavoratori. Tante le proposte di legge dirette a salvaguardare i livelli occupazionali. Sempre impegnata in difesa delle situazioni di disagio o di crisi delle aziende, sia agricole che industriali della provincia di Cagliari, svolse un'intensa attività ispettiva con moltissime interpellanze e interrogazioni. Fra le pochissime donne entrate a far parte in quegli anni dell'Assemblea regionale Egidia Melis, fu promotrice, insieme a Maria Rosa Cardia e a Franca Maria Careddu della proposta di legge per l'erogazione di contributi a favore della Consulta femminile regionale.

Ai familiari dell'onorevole Nino Manca e dell'onorevole Egidia Melis giunga il cordoglio del Consiglio regionale della Sardegna e il mio personale.

Un minuto di silenzio.

(L'Assemblea osserva un minuto di silenzio.)

Comunicazioni della Giunta regionale, ex articolo 121 del Regolamento, sulla situazione industriale

PRESIDENTE. Bene colleghi, affrontiamo il secondo punto all'ordine del giorno. L'ordine del giorno reca le comunicazioni della Giunta regionale, ex articolo 121 del Regolamento, sulla situazione industriale.

Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

RAU, Assessore tecnico dell'industria. Gli occupati nell'industria in Sardegna sono calati nella prima parte del 2006, ma sia nell'ultimo trimestre, sempre del 2006, che nel primo trimestre del 2007 sono di nuovo aumentati, rispettivamente pari a 7 mila unità e 6 mila unità. Lo scarto negativo nel primo semestre del 2007 rispetto al primo semestre dell'anno precedente è, non come è stato riportato in alcuni giornali, di 10 mila unità, ma di 4 mila unità complessivamente, differenza che è stata però più che compensata dall'aumento nel settore del terziario. Tutti gli economisti, gli studi dei più grandi centri che si occupano di economia reale mettono in evidenza che nelle economie moderne lo sviluppo del comparto terziario è molto prevalente rispetto a quello dell'industria in senso stretto e della manifattura, sia perché sono attività che hanno migliori performance, sia perché c'è una nuova organizzazione del lavoro che vede alcune fasi che prima erano internalizzate, all'interno dell'impresa, come per esempio la vigilanza, le pulizie e altre tipologie, anche la gestione dei dati all'interno dell'impresa, fasi che vengono poi invece esternalizzate e quindi creano occupazione nel settore del terziario.

Ovviamente gli occupati non è che sono l'unico indicatore che bisogna guardare. Sono stati messi in evidenza, da recenti rapporti, altri dati che fanno vedere il comparto dell'industria nelle parti congiunturali con un andamento positivo e il recente rapporto della Banca d'Italia mette in evidenza che sia in termini di produzione, che di scorte, che di domanda, il 2006 registra un andamento positivo per il secondo anno di seguito, una congiuntura positiva nel campione delle imprese del rapporto della Banca d'Italia. E inoltre anche il recente rapporto del CRENOS mette in evidenza un aumento di produttività nell'industria in senso stretto, che è aumentata ed è l'anno in cui l'indicatore è più elevato rispetto al 2000 ed è un indicatore che in Sardegna aumenta in controtendenza sia rispetto a quello che succede nella media del Mezzogiorno, sia nella media nazionale, con 5 punti di differenziale positivo per la Sardegna anche rispetto alla media del Centro-nord, così come il tasso di internazionalizzazione sta aumentando, anche se sappiamo che è collegato per lo più ai prodotti chimici legati al petrolio.

È ovvio che non sono solo questi gli indicatori che ci dimostrano o ci indicano che abbiamo un settore competitivo. Il problema del nostro comparto industriale sono le debolezze, gli indicatori strutturali, non tanto di performance o di congiuntura, in cui noi ci portiamo storicamente delle problematiche di politiche pubbliche non sono riuscite ad agire. In particolare, noi abbiamo il più basso tasso di innovazione tecnologica nelle industrie. Non tanto le spese in percentuale del PIL complessivo, ma se si scorpora la parte pubblica e la parte privata si vede che dove noi abbiamo il differenziale più elevato è proprio sulla percentuale delle imprese. Per la spesa in ricerca e sviluppo sul PIL siamo a 0,67 per cento contro la media nazionale dell'1,13 e se consideriamo che l'Italia è un Paese che ha questo problema, è il fanalino di coda tra i Paesi dell'Unione Europea, ovviamente questo diventa un problema molto grave. Così come abbiamo un bassissimo tasso di apertura internazionale. Se guardiamo l'export sul PIL vediamo che la Sardegna è al 9,5 per cento contro il 21 per cento della media nazionale e se, appunto, scorporiamo quei due settori, noi siamo la Regione col più basso tasso di internazionalizzazione.

Abbiamo risorse poco qualificate nelle imprese. Basta vedere i dati che sono stati pubblicati nell'ultimo rapporto dell'Excelsior sull'andamento e vediamo che l'istruzione che anche qua vede il nostro Paese rispetto ai Paesi europei nella situazione peggiore, e questo problema in Sardegna è ancora più evidente, così come la poca presenza di grande impresa, ex partecipazioni statali, ma la forte polarizzazione nelle imprese di micro dimensione è associato al fatto che le nostre imprese culturalmente hanno difficoltà a collaborare, a fare partnership. Ovviamente, l'economia di scala, in questo contesto di forte aggressione internazionale, diventa un problema, oltre al problema finanziario dove non soltanto abbiamo un alto tasso di indebitamento e una sottocapitalizzazione, ma anche uno squilibrio che sta piano piano diminuendo, ma che è ancora presente rispetto all'indebitamento a breve termine, rispetto a quello a medio-lungo termine, che quindi è poco adatto per investimenti in innovazione, in tecnologie e in quello che ci assicura prospettive future.

Quindi, noi abbiamo ben presenti questi che sono fattori storici e i nostri interventi, gli interventi della Giunta, si stanno focalizzando proprio per superare queste criticità, intanto considerando due fattori: uno, che è lo scenario competitivo e, l'altro, che costituisce i fattori di competizione che ci sono oggi. Oggi la globalizzazione è sempre più veloce e sempre più aggressiva e con i Paesi a basso costo di produzione non ci sono speranze per il nostro sistema, non ci può essere nessun intervento pubblico che sia in grado di colmare i differenziali di costo con questi Paesi. Quindi, o noi ci distinguiamo per attività più innovative, oppure non c'è possibilità di stare nel mercato nel medio-lungo termine. E abbiamo anche un altro fattore: oramai la competizione non è solo fra imprese; è sempre più importante, con questi fattori di competizione, avere per le imprese un sistema pubblico e un sistema locale che sia efficiente e quindi consenta alle imprese lo sviluppo proprio di questi fattori di innovazione, qualità, internazionalizzazione, e le politiche della Giunta sono proprio mirate a questo contesto. Intanto che cosa abbiamo fatto? Nel contesto abbiamo lavorato molto affinché ci sia una pubblica amministrazione che sia a sostegno delle imprese. Noi siamo arrivati nel 2004, c'erano pochissimi sportelli unici aperti, tanto che nella verifica di metà POR noi abbiamo perso una parte di premialità delle risorse del POR proprio perché in alcuni indicatori, tra cui la costituzione di sportelli unici, non avevamo avuto delle performance positive. Noi oggi abbiamo 270 Comuni che hanno istituito formalmente e nella maggior parte dei casi in forma associata gli sportelli unici, abbiamo fatto gli accordi con tutti gli enti terzi e fra breve l'imprenditore potrà anche on line fare la domanda per aprire un'attività, per rafforzarla e ampliarla senza dover perdere più tempo nella burocrazia. Stiamo semplificando tutto il sistema procedurale, che è uno dei primi elementi per le imprese per poter dedicare poco tempo alla burocrazia e più tempo a sviluppare le attività di impresa. Abbiamo lavorato molto sulle infrastrutture a supporto delle imprese: abbiamo finanziato quarantacinque interventi infrastrutturali nelle aree per 75 milioni di euro, principalmente attraverso le risorse del FAS, quindi il Fondo delle Aree Sottoutilizzate, abbiamo programmato, attraverso l'APQ, società dell'informazione, gli interventi per tutte le aree industriali e per i servizi di banda larga, per poter trasmettere flussi di informazioni in maniera veloce - ovviamente diventa uno degli elementi di competitività delle imprese - e oggi noi abbiamo ancora aree industriali, nonostante le risorse finanziarie straordinarie anche di due periodi di programmazione dei fondi strutturali, come per esempio quella di Ottana, che ancora non è coperta dalla banda larga e dove sono insediate multinazionali che ovviamente vivono questo con disagio.

Ieri, anche attraverso la firma dell'accordo con l'ENEL, abbiamo programmato il miglioramento della rete della qualità del servizio elettrico. Noi abbiamo cinque volte le interruzioni dell'Emilia-Romagna o della Lombardia e anche per le interruzioni, quando sono senza preavviso, siamo l'ultima Regione, quindi con una qualità pessima del servizio di distribuzione. Ovviamente, per alcune imprese questa è una diseconomia molto elevata, perché ogni volta che si bloccano i processi produttivi sono costi aggiuntivi molto rilevanti. Noi entro due anni… l'accordo con ENEL e l'assunzione di responsabilità da parte loro…

PRESIDENTE. Sì, prego Assessore.

RAU, Assessore tecnico dell'industria. Venti minuti. Mi ha detto venti! Le comunicazioni dicevano tutti che erano venti, quindi io mi sono preparata per venti.

CAPELLI (U.D.C.).Va bene!

PRESIDENTE. Vada avanti, vada avanti.

CAPELLI (U.D.C.). Va bene altri dieci, all'unanimità.

PRESIDENTE. Vada avanti, Assessore, dobbiamo fare una discussione...

RAU, Assessore tecnico dell'industria. Quindi, dicevamo, ci allineiamo alla qualità del servizio elettrico medio nazionale, abbiamo attivato tutto lo sviluppo delle reti del metano con 230 milioni di investimento e con l'ultima delibera - l'integrazione dell'APQ, che faremo entro novembre del 2007 - finanzieremo tutti i bacini che sono risultati idonei.

Abbiamo riformato tutto il sistema di incentivazioni, cioè dobbiamo avere la consapevolezza che le politiche pubbliche di incentivo che sono state messe in campo non hanno certamente funzionato. Ci sono valutazioni che ci dicono questo, sia l'Osservatorio economico, ma anche l'IPI nel 2005 ha fatto una valutazione mettendo la Sardegna all'ultimo posto in termini di strumenti poco finalizzati ai fattori di competitività. È stata la Regione che ha erogato più soldi in termini di conto capitale, che ha avuto un'implicazione nello sviluppo molto limitato. Noi abbiamo riordinato il sistema di incentivi, intanto selezionando i criteri di scelta dei progetti, molto orientati all'innovazione tecnologica e non soltanto al fattore dell'occupazione che ha dato delle problematiche rilevanti, e abbiamo attivato tutti quegli strumenti, che ancora non erano attivi, dei servizi reali, dell'innovazione tecnologica, dell'internazionalizzazione, che rimanevano ancora inattuati dall'inizio della seconda fase di programmazione dei fondi strutturali.

Naturalmente, questo è per tutta la fase di sviluppo e quindi è fondamentale, che le risorse disponibili vadano ai progetti migliori, ma anche il consolidamento dell'impresa esistente per noi è stato un elemento fondamentale, in cui la Giunta si è concentrata molto nella propria attività. Abbiamo lavorato per dare attuazione all'accordo della chimica che era stato siglato a luglio del 2003 e in questi tre anni sono stati approvati 345 milioni di euro di progetti di investimento delle imprese. Oggi non c'è nessun progetto dell'accordo sulla chimica che è stato presentato e che non è stato finanziato, sono stati tutti finanziati. È stato finanziato Ottana Equipolimers, che è importantissimo per il consolidamento della chimica; sono stati finanziati il Consorzio di piccole e medie imprese CREA, con cinque imprese della chimica; è stato finanziato l'investimento nella filiera del cloro e cloroderivati, importantissimo non solo per la chimica regionale, ma inserito in un contesto anche nazionale, dove insieme al positivo accordo che è stato fatto con ENDESA, che si è resa disponibile a fornire le energie a prezzi competitivi europei a questo settore, gli dà le prospettive di medio-lungo termine. Abbiamo finanziato il Consorzio di piccole e medie imprese CREA con imprese della chimica che sono localizzate nel sito di Assemini e di Porto Torres e abbiamo finanziato un importante consorzio di imprese nelle biotecnologie, puntando anche - con l'obiettivo, che era già sancito dentro l'accordo della chimica - a reindustrializzare il sito anche con attività nuove connesse nella filiera.

Oltre a questo, ci sono stati - proprio alla fine del 2006 - importanti progetti che sono stati finanziati sempre con risorse nazionali, penso alla localizzazione di Skylogic Mediterraneo, che è una società fatta da Eutelsat, che con 22 milioni di investimento e 60 nuove unità occupazionali, localizzerà nell'area di Assemini un centro operativo di teleporto per servizi satellitari. Oltre a Telis che ha già localizzato una propria unità operativa con una piattaforma per sviluppare applicazioni wireless in quest'area e altri importanti investimenti che in questo comparto si stanno sviluppando; engineering, IBM rafforzerà le proprie attività, quindi ci sono su questo settore delle localizzazioni che sono importanti.

C'è stato il contratto d'investimento che rafforzerà il porto canale di Cagliari, che è della società CICT, che lo stesso prevede 60 milioni di euro di investimento e che consentirà l'attracco di navi porta container molto più grandi rispetto alle attuali, quindi questo sarà una potenzialità per tutto il sistema industriale sardo, oltre ad alcuni contratti che ancora non avevano trovato finanziamento, come quello di Bridgestone e Euroallumina che ci consentono il consolidamento di imprese che, comunque, operano da ormai tanti anni nella nostra regione e che possono consolidare le loro produzioni.

Naturalmente, abbiamo anche gestito tutta una serie di vertenze che sono nate, che abbiamo trovato, che abbiamo ereditato e che sono frutto molto spesso anche delle politiche di incentivi sbagliate che abbiamo avuto negli anni passati. Ci sono imprese che sono state finanziate pur non avendo progetti imprenditoriali seri, che hanno preso il finanziamento, hanno occupato dipendenti, ma che non hanno mai decollato e che, quindi, la Regione non si è sottratta nel vedere e nel cercare quelle che erano le soluzioni possibili. In questo campo ne abbiamo anche risolte numerose: penso alle parti del Sulcis, l'ILA che ha 200 dipendenti, che aveva per mesi lasciato i suoi dipendenti senza stipendio, è stato trovato un imprenditore che oggi sta operando senza nessuna difficoltà, che ha tenuto tutta l'occupazione; penso a ALI che abbiamo trovato chiuso e che oggi un operatore del settore sta facendo riaprire; penso all'industria tessile, quindi la LEGLER, in cui c'è stato un impegno straordinario da parte della Regione e da parte della SFIRS, per cercare di riorganizzare le produzioni di quel comparto che dovrà abbandonare certamente delle attività a basso valore aggiunto e che era, quindi, difficilmente collocabile anche nel reperimento di un imprenditore che potesse prenderla in quella situazione. Quindi, il sistema regionale si è fatto carico di quella realtà produttiva proprio per riorganizzarla, trovare un imprenditore che crei un progetto industriale serio e con prospettive per tutti i lavoratori. Così come l'Amazzoni nelle telecomunicazioni, abbiamo riaperto la Carbonsulcis e stiamo andando avanti con la concessione integrata, utilizzando forme negoziali e avendo verificato, avendo interloquito con le imprese che, superando alcune difficoltà che c'erano nel bando, sono intenzionate a presentare un progetto che rilanci la miniera e costruisca la centrale.

Stiamo lavorando attivamente su tutta la partita dell'energia, insieme ovviamente nella parte spettante alla Regione, quindi tutta la parte dei contratti bilaterali. Ieri la conclusione dell'importante accordo con l'ENEL, che per una parte, soprattutto per la parte di piombo e zinco, consentirà una prospettiva, quindi avere coperta la situazione transitoria con 550 Gigawatt di energia a prezzi competitivi o comunque che si avvicinano a quelli europei e che, accompagnato al contratto che abbiamo fatto con ENDESA, sicuramente dà possibilità di condurre il negoziato con la Commissione europea senza avere la contingenza dell'emergenza di questi settori. Il Governo su questo si sta impegnando e - come dicevamo prima - oramai questa dell'energia è una vertenza europea, nei confronti della Commissione europea, ma l'ultimo Consiglio europeo dove hanno partecipato tutti i Capi di Governo dei Paesi appartenenti all'Unione Europea hanno proprio, nel rapporto, evidenziato che dovranno trovare delle misure che devono essere efficaci per consolidare e dare prospettiva all'impresa energivora che è localizzata in Europa. Quindi, noi crediamo, auspichiamo che la vertenza con la Commissione si concluda nel più breve tempo possibile, ma nel frattempo abbiamo anche messo in campo le azioni che ci fanno vivere questa vertenza senza essere un'emergenza, ma con le prospettive giuste. Certamente noi l'impegno... e ce ne sono molte altre, c'è Arbatax, dove stiamo reindustrializzando con la cantieristica, che vogliamo reindustrilizzare con la cantieristica, ci sono altre vertenze e tutte sono puntualmente monitorate dalla Regione e su ogni vertenza noi stiamo verificando e ci stiamo impegnando nel trovare la soluzione migliore, vertenze che sono ovviamente diverse l'una dall'altra.

Quindi noi stiamo cercando di avere un impegno su tutto il pregresso, sulle situazioni anche difficili che ci troviamo ad affrontare, ma stiamo anche puntando sul nuovo, stiamo puntando sul nuovo che deve vedere un modello di sviluppo nuovo, fondato su innovazione, qualità, internazionalizzazione, risorse umane. Dobbiamo pensare a un modello che non veda più le nostre produzioni avere difficoltà per la concorrenza con i Paesi a bassi costi di produzione, ma produzioni nuove dove abbiamo investito nella ricerca, nell'innovazione e dove ci sono risorse qualificate che possono portare avanti questa direzione. Certo, dobbiamo tutti insieme trovare anche le riforme...

PRESIDENTE. Concluda Assessore.

RAU, Assessore tecnico dell'industria. Le riforme che aiutino questo e dobbiamo trovare nel nostro sistema industriale, efficienza, dobbiamo quindi cercare di valorizzare tutto quello che di competitivo abbiamo...

PRESIDENTE. Grazie Assessore...

RAU, Assessore tecnico dell'industria. …che è tanto, e dobbiamo cercare velocemente di approvare, per il comparto industriale, le riforme che ad esso sono necessarie per una maggiore efficienza come, per esempio, quella dei consorzi industriali.

PRESIDENTE. L'introduzione più lunga dei tempi previsti dal Regolamento per questa comunicazione era necessaria per fornire al Consiglio tutti gli elementi di valutazione di una discussione sul sistema industriale sardo che il Consiglio regionale ha già affrontato concludendo la discussione con un documento unanime. Penso che sia giusto che torniamo su questa discussione con gli elementi di aggiornamento e di precisazione che ci sono stati forniti dalla Giunta. Abbiamo deciso insieme ai Capigruppo di utilizzare le comunicazioni della Giunta per far venire in Aula questo importante argomento prima che si svolgesse e si svolga il confronto romano che avverrà nella giornata di martedì. Il dibattito adesso si svolge con un intervento per Gruppo. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Giagu.

Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.

GIAGU (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente, signor Presidente, colleghe e colleghi, questa mattina il Consiglio regionale è riunito per discutere un argomento che più volte in questa legislatura è approdato in Aula. Ciò evidenzia, lo sottolineo preliminarmente, la preoccupazione costante in questa legislatura, come nella precedente, di una lenta e inarrestabile agonia del sistema industriale isolano che comporterebbe conseguenze letali per l'intero sistema economico regionale. È oggi necessaria un'analisi delle condizioni di salute dell'industria in Sardegna, una ricognizione accurata che possa evidenziare quello che tutti noi in quest'Aula e non solo, conosciamo, cioè la precarietà dell'esistente e l'incertezza sul futuro e sulle scelte di fondo, di fatto condizionate dalle mutevoli strategie nazionali ed internazionali. È comunque nostro dovere non sprecare questa occasione di dibattito, cercando una condivisione, la più alta possibile. La stessa origine della convocazione straordinaria del Consiglio ci impone un atteggiamento adeguato e responsabile, perlomeno non conflittuale, e che esalti le convergenze. L'esigenza di questo confronto nasce non certo dalla volontà di individuare un responsabile, un capro espiatorio; non lo credo e mi rifiuto di crederlo. Più verosimilmente dalla necessità di smarcarsi da una debolezza che storicamente vanifica buona parte delle nostre rivendicazioni e cioè la frammentazione e le divisioni delle classi dirigenti.

La nostra debolezza sta nel non percepire l'importanza che alcune iniziative rivestono, alimentando spesso distinguo sterili e devastanti. Parlo di tutti indistintamente, classe politica, sindacati e imprenditori; spesso eccediamo in un protagonismo inutile che ci fa perdere di vista l'obiettivo primario. Oggi però rilevo un clima differente, un fatto nuovo che aiuta a superare queste difficoltà e che ci permette di guardare con fiducia le azioni che intraprenderemo. È un bene che il fronte sindacale, dopo alcune incomprensioni, si sia ricompattato e che chieda con vigore alle forze politiche e al Consiglio regionale che si parta con un segnale forte, unitario che consenta di riproporre una vasta convergenza di fronte al governo nazionale, simile a quella raggiunta con la vertenza sulle entrate e possibilmente superiore. Penso che il nostro dovere oggi sia questo, raccogliendo sì le critiche, correggendo dove è possibile gli errori, ma riconoscendo la bontà del lavoro svolto fino ad oggi. Siamo consapevoli della situazione in cui versa l'economia isolana, siamo in presenza di un andamento altalenante, certamente non rassicurante, monitorato puntualmente. Siamo figli di una situazione che non possiamo datare dal 2004 in poi, dobbiamo onestamente ammettere che si protrae da più tempo, che molte vertenze in campo sono le stesse di allora, magari gestite con approccio differente e con alcuni risultati positivi che ci consentono di proseguire nel lavoro con determinazione. Penso anche che oggi possa essere sterile e riduttivo confrontarsi sulle cifre e sui dati dell'occupazione, non credo che se riuscissimo a trovare una cifra condivisa risolveremmo i problemi. Sappiamo che si registra un malessere causato da forti criticità delle imprese sarde, in un contesto internazionale sempre più concorrenziale, nel quale innovazione e organizzazione determinano processi di cambiamento rapidissimi. È su questo terreno che la politica si deve misurare e l'Esecutivo penso lo stia facendo, favorendo un contesto ottimale per il consolidamento dell'esistente e la nascita di nuove imprese. Non esagero, conosco le lacune della nostra azione, ma sono ottimista perché queste si possono colmare, mentre è difficile sconfiggere il pessimismo, il fatalismo che talvolta riemerge, accompagnato da molta ipocrisia. Cari colleghi, martedì 10 riattiveremo il confronto col Governo, ribadendo la volontà degli accordi sottoscritti, la validità degli accordi sottoscritti negli anni passati, promuovendo la verifica, integrando i contenuti. Noi siamo d'accordo e questa discussione serve per raggiungere la massima sintonia prioritariamente dentro il Consiglio, per poi unirci alle forze sindacali e imprenditoriali. C'è un passaggio però non secondario, una verifica preliminare e una valutazione e condivisione del lavoro svolto, una certa attività indubbiamente vi è stata da parte dell'Esecutivo, bisogna evidenziarlo: accordi bilaterali ENDESA-ENEL finanziamento reti gas, GALSI, metanodotto, il piano energetico approvato dalla Commissione già in fase di rivisitazione. Punto critico sono le tariffe speciali per le quali il Governo italiano dovrà chiarire con Bruxelles; questo è un problema che si risolverà unitamente ad altri Paesi europei. È necessario inoltre un chiarimento interno al Governo fra i Ministri dell'ambiente e delle attività produttive, ben conoscendo la nostra posizione. Non è mia intenzione sovrappormi alle dichiarazioni dell'Assessore sia per l'accordo sull'energia che sull'accordo per la chimica, ma è utile sottolineare che la strada è avviata, che i progetti tramite strumenti attuativi sono in via di definizione e quindi di finanziamento. C'è da chiedersi però quanti progetti sono stati presentati, che interesse vi sia da parte dell'imprenditore per questo settore e se risulti ancora strategico. Dobbiamo valutare per il futuro come agire, fermo restando la difesa e il consolidamento dell'esistente. È auspicabile che l'incontro del 10 possa servire non solo per chiudere le partite aperte o almeno ipotizzare una chiusura nel breve, medio periodo, ma anche, e lo si sostiene da più parti, per un approfondimento e un accordo conseguente all'incontro del luglio del 2006. Il richiamo alla localizzazione in Sardegna di industrie innovative non può essere unicamente l'affermazione di un impegno generico, ma la certezza di conoscere nomi e cognomi in un ragionevole periodo di tempo, se effettivamente si vuol dare dignità ad una cosiddetta intesa istituzionale. Penso che la richiesta di accordo per il tessile, la nautica, l'agroalimentare sia utile e condivisibile con una precisazione, che per avanzare richieste e dar loro concretezza, occorrano idee e progetti all'altezza del compito che ci attende.

Non ho dubbi che vi siano le proposte e che emergeranno nell'immediato futuro. Le mie paure prendono corpo pensando alle esperienze più recenti, alla pirateria finanziaria e imprenditoriale che molti nostri territori hanno subìto, argomento da non sottovalutare, che porta ad altre riflessioni concernenti le misure e gli strumenti per lo sviluppo e la crescita economica in generale. È opinione diffusa, soprattutto lo sostengono gli esperti, che la programmazione negoziata nelle sue articolazioni sia stata un grande fallimento, con bassissime percentuali di successo e alto spreco di risorse. La Sardegna non è immune da questo insuccesso, a questo si somma la qualità dell'imprenditore, la sua affidabilità. Abbiamo tutti idea di cosa sia successo in questi anni, tutti conosciamo esempi di fallimenti che hanno gettato nello sconforto intere comunità. Martedì prossimo necessariamente si dovrà discutere anche di nuove forme di intervento, di nuovi strumenti più attuali, più selettivi, più snelli e consapevoli, noi tutti dovremo assumerci più responsabilità, mostrando più severità e garantendo una seria vigilanza. Colleghi, abbiamo il dovere di non sbagliare e possibilmente di non sprecare l'ennesima occasione per presentarci uniti, accantonando per una volta le polemiche e le accuse reciproche. Cercare responsabilità porterebbe lontano, magari a tempi in cui molti di noi, tra maggioranza e opposizione, militavano nello stesso partito e condividevano scelte che oggi forse riteniamo sbagliate alla luce dei fatti. Per questo non penso che chi ci ha preceduto nel governo della Regione abbia necessariamente e continuamente sbagliato. A volte si affrontano, purtroppo, gli stessi problemi che devono essere risolti con il concorso delle idee migliori e, soprattutto, chiamando a raccolta tutti, fino al Sindaco del più piccolo paesino.

Credo che l'Assessore sino ad oggi abbia operato in buona fede, con molto impegno, affrontando in prima persona ogni problema e ogni difficoltà, mettendo in campo sacrificio e competenza. Certo, per fare un deciso passo in avanti occorrerebbe da parte dell'Esecutivo, forse, una capacità di ascolto superiore, una maggiore socializzazione delle responsabilità e delle scelte che si effettuano. Colleghi, spero che, alla conclusione del dibattito, il Consiglio approvi un documento unitario in cui si riconoscano tutte le forze politiche; un documento che rafforzi le ragioni della nostra Isola al tavolo di Palazzo Chigi. Un appuntamento che sicuramente non darà risposte a tutte le nostre richieste, ma che sicuramente avvierà una discussione sulle prospettive dell'Isola.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Grazie Presidente. Onorevole Presidente della Giunta, Assessori, colleghe e colleghi. Sono passati appena nove mesi da quando abbiamo discusso l'ultima volta in quest'Aula il dramma dell'industria in Sardegna. Ebbene, nove mesi sono il tempo giusto per una gestazione, peccato però che non sia stato partorito alcunché. Infatti, a nulla è servito l'ordine del giorno unitario che è stato votato lo scorso 24 ottobre, a conclusione del dibattito sulle mozioni presentate. Un ordine del giorno che potrebbe benissimo essere riproposto quest'oggi, visto che i problemi in campo sono sempre gli stessi, problemi che sono drammaticamente attuali. Per amore della verità, però, una differenza c'è, e purtroppo non in positivo ma in negativo. E mi riferisco alla gara andata deserta per la gestione integrata della miniera di carbone della centrale Sulcis. Oggi, come allora, ci troviamo ad affrontare un dibattito che è stato fortemente voluto e sollecitato dalle parti sociali, che giustamente sono preoccupate per una crisi che sembra sempre più destinata all'irreversibilità e di fronte alla quale assistiamo ad un disarmante immobilismo della Giunta regionale e del Governo nazionale.

Io francamente non riesco a capire di che cosa dovremmo discutere oggi, visto che dalle comunicazioni dell'Assessore sembra che la situazione sia la migliore possibile, non ci siano problemi, per cui sembra un inutile dibattito, quando invece le emergenze, giorno dopo giorno, si moltiplicano: dalla chimica all'energia, dal sughero al tessile. I dati non sono quelli che ha dato lei, Assessore, e lo sa. I numeri dell'industria in Sardegna, quelli reali, equivalgono ad un bollettino di guerra. Sono, infatti, oltre 30 le aziende in sofferenza, 1580 le persone che usufruiscono di ammortizzatori sociali, 12 mila i posti di lavoro persi nell'ultimo anno, 6 mila quelli a rischio. Un settore, quello dell'industria, la cui crisi desta grande attenzione, preoccupazione, addirittura allarme per le ricadute che si avrebbero sul tessuto economico ed occupazionale, non soltanto dei territori direttamente interessati, ma dell'intero sistema isolano. E quello industriale è un tema che da molti, e a ragione, viene definito come una delle grandi emergenze sarde. Ed è con rammarico che devo constatare che, purtroppo, ancora oggi, questa emergenza genera una forte contrapposizione tra industrialisti convinti da una parte, e fautori di uno sviluppo alternativo dall'altra. Devo dire da subito che io appartengo, e con me i rappresentanti del mio Gruppo, a quella categoria di persone che sono fermamente e fortemente convinte che l'industria possa e debba avere, ancora oggi, un ruolo strategico nell'ambito di un nuovo modello di sviluppo per la nostra Isola. E devo dire anche, per sgombrare il campo dalle facili strumentalizzazioni, che la mia provenienza da un territorio quale il Sulcis Iglesiente, che rappresenta il cuore dell'industria in Sardegna, non mi impone di certo una difesa d'ufficio, ma lo sviluppo di un ragionamento serio, approfondito, convinto, finalizzato soprattutto a trovare delle soluzioni che possano dare un futuro a questo settore. Intanto iniziamo col dire che se l'industria dovesse scomparire in Sardegna, per la nostra Isola questo sarebbe un autentico disastro. E per capire la portata di questo disastro basta dire che la sola fine delle produzioni metallurgiche e chimiche significherebbe la perdita di ben 9 mila buste paga, che sono relative a 12 mesi l'anno con tredicesima e quattordicesima al seguito.

Allora, io mi chiedo se davvero la Sardegna voglia rinunciare all'industria, soprattutto in un momento come questo di assenza di una solida e valida alternativa. E badate bene che parlo di solida e valida alternativa, perché la dobbiamo smettere con i luoghi comuni, con le solite frasi fatte, secondo cui in Sardegna si può vivere di turismo per 12 mesi l'anno, perché lo sappiamo tutti che le cose non stanno assolutamente così. Per cui sono convinta che in attesa che si realizzi, e me lo auguro davvero, questo progetto di sviluppo basato anche sul turismo, noi dobbiamo tenerci caro e stretto ciò che abbiamo, e dobbiamo puntare non soltanto a consolidare, ma anche e soprattutto a potenziare l'esistente. E preliminarmente dobbiamo superare tutti i gap infrastrutturali ed energetici che ci contraddistinguono e, in generale, tutto ciò che è riconducibile all'insularità, perché turismo e industria possono e devono convivere, l'uno non può essere alternativo all'altro od esclusivo, anche perché abbiamo la necessità di superare i limiti e scongiurare i pericoli che sono insiti nelle monoculture, che proprio di questi tempi si stanno manifestando in tutta la loro evidenza con conseguenze a dir poco disastrose. Il tempo però sta passando e la nostra Regione non se lo può assolutamente permettere!

Occorre agire, occorre agire subito, occorrono fatti concreti se non si vuole il collasso definitivo dell'industria in Sardegna. E noi, Assessore, e come noi i sindacati, siamo fortemente preoccupati per i ritardi che sinora sono stati accumulati, per responsabilità della Giunta regionale e del Governo nazionale, nell'attuazione dell'accordo di programma sulla chimica del 14 luglio del 2003 e dell'intesa Stato-Regione sull'energia del 19 dicembre 2003; ritardi che davvero rischiano di essere pregiudizievoli per il rilancio dell'intero sistema isolano. Noi siamo disarmati di fronte alla totale assenza di strategia, di fronte al deficit di progettualità della Giunta rispetto alle emergenze industriali ma non solo. Voi non riuscite a mantenere quel ruolo di protagonista che la precedente Giunta di centrodestra ha avuto, grazie anche ad un coinvolgimento e ad una concertazione continua con le parti sociali, che invece voi oggi tenete ai margini ed escludete da ogni processo decisionale. Ecco perché, tra le altre cose, i sit-in della Cisl del 26 giugno, ecco il perché di questo dibattito oggi in Consiglio regionale, perché più che mai è indispensabile un'azione forte di tutto il sistema politico e istituzionale sardo nei confronti del Governo nazionale, per rispetto degli impegni presi, ma soprattutto a difesa di quelle che sono le nostre scelte di politica energetica, che sono indispensabili per la sopravvivenza del nostro sistema industriale. La validità del piano energetico, cari colleghi, è oggi messa in discussione da quelle che sono state le dichiarazioni del vostro Ministro dell'Ambiente alla Camera, Alfonso Pecoraro Scanio, che ha proposto delle riduzioni per le centrali a carbone, ma soprattutto per l'utilizzo del meccanismo del C6 per le centrali in costruzione e per le attività in svolgimento. Sapete che cosa significa, cari colleghi, tutto questo? Decretare il definitivo de profundis sul sistema energetico sardo, che sappiamo tutti si fonda sostanzialmente sull'utilizzo del carbone. Ma significa anche cancellare il progetto integrato miniera-centrale.

Ecco perché sono convinta che nell'incontro del 10 luglio, a Roma, e lo ricordava anche il presidente della Commissione Giagu, sia preliminare chiarire con il Governo le scelte di politica energetica nazionale, scelte che, se dovessero essere confermate, sarebbero davvero letali per il nostro sistema produttivo perché salterebbe l'intero apparato industriale sardo. La dobbiamo smettere con le contraddizioni, con l'inerzia, con l'ambiguità, ci avete tante volte accusato, nella scorsa legislatura, di non aver imboccato le strade giuste, di non aver adottato i giusti provvedimenti, però guarda caso, ancora oggi, continuate a sostenere alcuni di questi, come per esempio la legge "80". Noi siamo preoccupati invece del fatto che la vostra inerzia stia portando a vanificare i risultati ottenuti, e non potete mistificare la realtà dicendo che l'accordo che è stato siglato ieri a Roma con l'ENEL è un grande risultato! Un risultato perché consentirà di fornire alle industrie energia in abbondanza e poi a prezzi competitivi. Non alle industrie, i 550 gigawatt/ora che vengono messi a disposizione non soddisfano neanche l'intero fabbisogno della Portovesme Srl, perché 550 gigawatt/ora, corrispondono a 60 megawatt, il fabbisogno della Portovesme Srl è di 70 megawatt/ora, per cui 10 megawatt dovranno essere reperiti sul mercato a prezzo di mercato, i 40 euro a megawatt/ora non rappresentano il costo effettivamente sostenuto, perché a quei 40 megawatt dobbiamo aggiungere gli oneri accessori, per cui si arriverà ad un costo effettivo per l'azienda di 52 euro a megawatt/ora, il che significa risolvere quasi niente sul piano della competitività perché il costo dell'energia rimarrà notevolmente superiore rispetto alla media europea. Per cui, basta con le parole, occorrono fatti concreti se davvero vogliamo che l'industria sarda sopravviva! È stato già perso troppo tempo. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Lombardo. È iscritto a parlare il consigliere Scarpa, per il Gruppo Misto. Le componenti del Gruppo Misto sono diverse, abbiamo dato 20 minuti al Gruppo Misto, credo che abbiate grosso modo cinque minuti ciascuno.

È iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Impiegherò solo un paio di minuti, proprio per la ragione che diceva lei prima, quindi intervengo a titolo personale per dire che mi dispiace riscontrare ancora una volta che la questione delle politiche energetiche regionali sia vista come uno strumento delle politiche industriali piuttosto che una questione pregiudiziale per le politiche ambientali. Su questo tema non posso che confermare quello che ho detto durante i lavori della legge finanziaria, a cui mi riferisco integralmente, e per quanto riguarda le affermazioni dell'Assessore sull'accordo che la Regione ha stipulato con l'ENDESA, non posso che ribadire, in termini assolutamente generali, delle forti gravissime riserve, che mi riprometto di approfondire in altra sede se ce ne sarà data l'occasione. Ecco, nonostante questo, continuiamo a leggere di un procedere di politiche energetiche da parte della Regione, accordi bilaterali. Il Presidente della Commissione ha affermato che il Piano energetico regionale è stato approvato definitivamente dalla Commissione. Io pongo una seria questione istituzionale, Presidente, non tanto per quanto riguarda il rapporto fra la Giunta e il Governo, per il quale lei naturalmente procederà, ma pongo una questione che riguarda i rapporti fra la Giunta e il Consiglio regionale, cioè le chiedo se e quando la Giunta regionale intenda offrire al Consiglio regionale la bozza di Piano energetico regionale perché questo sia approvato dal Consiglio regionale. Questo desiderio è stato espresso dal Consiglio regionale con un ordine del giorno approvato, è stata formulata una esplicita richiesta in questo senso, è stata motivata anche sulla base dei contenuti dell'ordinamento giuridico regionale. Credo che, prima di chiedere al Governo nazionale che venga chiarito qual è la sua politica energetica, sia nostro dovere, sempre che spetti al Consiglio, e io ritengo di sì, che venga chiarita invece qual è la politica energetica della Regione.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Scarpa.

È iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS VINCENZO (Gruppo Misto). Questa sessione straordinaria avviene dopo otto mesi dall'approvazione dell'ordine del giorno unitario sulla crisi industriale ed energetica della Sardegna. Si tratta di vedere oggi, lo ricordava l'Assessore, anche alla luce dell'incontro che si terrà il 10 con il Governo, che cosa è realmente cambiato e quali sono le priorità da definire a livello regionale e nazionale. I comparti interessati, come sappiamo, sono il cartario, il chimico, il tessile, l'energetico, l'agroalimentare e il nautico. Con il Governo bisognerà valutare il risultato degli accordi sottoscritti, ad iniziare da quello del 14 luglio 2003, a quello sulle infrastrutture e sull'energia, per trovare una sintesi positiva rispetto alle varie politiche che stiamo affrontando da anni, tese, come sappiamo, a mettere in sicurezza e a rilanciare l'apparato industriale sardo. Gli strumenti richiamati in qualche caso hanno dato anche dei risultati positivi, quindi io non dipingerei tutto a tinte fosche.

Oltre alla verifica su queste intese, si proporrà un accordo specifico, a sostegno delle attività produttive, a partire dal comparto tessile. Un momento importante e serio per le sorti dell'industria isolana, perché se non riusciremo ad ottenere alcun impegno, da inserire dentro una cornice internazionale, onde acquisire i necessari livelli di garanzia, correremmo il rischio, così come è avvenuto nel passato, di assistere disarmati alla cancellazione di quote importanti e pregiate del nostro apparato produttivo. Dobbiamo favorire in questa fase anche una più marcata diversificazione delle nostre produzioni. In questo senso colgo positivamente l'acquisizione da parte della SARIND, della cartiera di Arbatax, perché evita la speculazione e mette finalmente un punto fermo su quella travagliata storia industriale per tentare un nuovo bilancio produttivo basato sulla nautica da diporto e sulla metallurgia leggera. Come ritengo importante l'intervento che vi è stato da parte della Regione per la LEGLER, perché ha preservato da sicuro fallimento gli impianti di quel pregiato patrimonio di professionalità che è maturato nella Sardegna centrale. Questo apre uno scenario dove si può determinare, mantenendo l'azienda in produzione, senza avere quindi il morto in casa, l'individuazione di un nuovo soggetto imprenditoriale in grado di garantire il rilancio del gruppo nell'Isola.

Concordo con le organizzazioni sindacali: è necessario definire col Governo uno strumento specifico che affianchi e sostenga lo sforzo messo in campo dalla Regione sarda per la messa in sicurezza ed il rilancio dell'intero comparto tessile della Sardegna. Nell'incontro del 10 vi sarà primariamente la verifica sull'accordo per la chimica che doveva rappresentare una risposta per fronteggiare le varie emergenze, ad iniziare da quella di Montefibre. L'impegno finanziario era di 300 milioni, di cui 200 a carico dello Stato, 100 a carico della Regione sarda, i siti interessati sono quelli di Porto Torres, Ottana, Assemini e Macchiareddu. Quell'accordo puntava strategicamente a verticalizzare e a consolidare gli impianti chimici esistenti con logiche di filiere produttive. Non vi è bisogno, in quest'Aula, di sottolineare l'importanza che riveste questo comparto sull'economia della nostra Isola, perché la chimica ricopre il 61 percento dell'attività industriale in Sardegna. In queste settimane stanno avvenendo, fra l'altro, le più importanti riorganizzazioni nel settore chimico industriale e mondiale, a partire dalla chimica di base. Questi accordi si stanno realizzando fra l'Europa e gli Stati Uniti, ed interessano i maggiori gruppi mondiali del settore, tra i quali la stessa INEOS presente nell'Isola. Le operazioni muovono un volume di risorse pari a 25 miliardi di euro.

In questo scenario io credo che necessariamente bisogna collocare la chimica sarda. Allo stato attuale, lo diceva l'Assessore, partendo da Ottana, sono stati spesi 36 milioni di euro per il progetto di costruzione del nuovo impianto di acido terefetalico di EQUIPOLYMER per un investimento di 89,9 milioni di euro. Questo progetto garantirà la prosecuzione delle produzioni per i prossimi 10/15 anni. Il Consorzio CREA ha avuto un finanziamento per cinque imprese pari a 18 milioni di euro, per un investimento pari a 36 milioni di euro, rimangono da spendere nel sito di Ottana, 46 milioni di euro. Le risorse che il Governo dovrebbe garantire vanno indirizzate nella filiera della chimica fine, nelle produzioni manifatturiere, ed in quelle farmaceutiche. In questo senso, ritengo importante aprire da subito un confronto con EQUIPOLYMER, che fattura ad Ottana 250 milioni in euro, per verificare la possibilità di verticalizzare alcune produzioni, anche con l'ingresso di nuovi soggetti imprenditoriali privati. Per la centrale invece l'accordo firmato con la Regione, a gennaio di quest'anno, prevede l'attuazione graduale in diversi stadi, prima di arrivare all'assetto finale: nel primo anno verrà utilizzato il carbone liquido e olio combustibile; in un secondo momento verrà utilizzato come combustibile l'olio vegetale; fino all'arrivo del metano, dove si effettuerà una riconversione della centrale a ciclo combinato, per una produzione di 200 MW. Altro punto importante è rappresentato dal Contratto di programma con INEOS per 54 milioni di euro, di cui 18 pubblici e per un incremento di 140 occupati. Il contratto punta a consolidare la filiera del cloro e dei cloro-derivati. In questo senso, la vera novità che sposta in avanti l'intera vertenza sulla chimica è rappresentata, secondo me, dall'accordo di valenza nazionale, in fase di perfezionamento che verrà firmato entro il mese, tra SYNDIAL e INEOS, che prevede l'acquisizione degli impianti di cloro, di cloretano e l'inceneritore di acido muriatico di Assemini-Macchiareddu. Un progetto complesso che presume l'avvio di un piano di ricerca applicata per l'implementazione industriale delle celle a combustibile. Con questo accordo si creerà un'interessante filiera produttiva integrata tra saline e PVC, con un collegamento tra gli stabilimenti di Assemini e di Porto Torres. La vertenza è attualmente in una fase delicata, perché se non si riuscirà ad ottenere da parte del Governo un bilanciamento con Marghera, saremmo esposti al rischio di spezzettamento produttivo. Al tavolo del Governo è necessario far emergere l'importanza strategica che ricopre per l'Isola un ciclo integrato autonomo, cloro-PVC, tra Macchiareddu e Porto Torres; per questo sarà necessario garantire una produzione di 170 mila tonnellate di cloro ad Assemini e 250 mila tonnellate di PVC a Porto Torres. Per quanto riguarda Marghera, una volta che trasformerà le attuali celle da mercurio a membrana, potrà avere le stesse quote produttive di cloro e di PVC con un secondo ciclo integrato nazionale. INEOS, con questa intesa, diventa leader mondiale nel settore del PVC. L'investimento che graverà sull'Accordo di programma, esclusi i finanziamenti ai consorzi di Procremia e Crea, sarà di 24 milioni, INEOS metterà di suo risorse proprie pari a 50 milioni di euro.

L'altro tassello importante, che permetterà di mantenere in equilibrio questa operazione, è dato dall'accordo raggiunto dalla Regione con ENDESA e con ENEL. L'accordo di ieri con l'ENEL. ENDESA assicurerà, a partire da quest'anno, una fornitura di energia elettrica a prezzo medio allineato a quelli ponderati europei. Onorevole Lombardo, questo accordo significa un risparmio del 50 per cento sul costo energetico di INEOS. Stesso discorso farà ENEL con le aziende energivore del Sulcis, in particolar modo con Portovesme S.r.l., che come sappiamo, è il più grande produttore di zinco d'Italia. Questa intesa, suggerita dallo stesso ministro Bersani, permette di sbottigliare una situazione produttiva che stava diventando difficoltosa.

L'altra questione aperta riguarda le bonifiche. SINDYAL, dal 1 gennaio 2008, avrà un mandato specifico da parte dell'ENI per occuparsi di bonifiche. Se passerà al Senato il decreto legislativo numero 152, già approvato in Commissione alla Camera, le bonifiche riguardanti le falde acquifere verranno riconosciute come opere infrastrutturali; sarà necessario, su queste partite, attivare un tavolo specifico di confronto tra Governo, ENI, Regione sarda e parti sociali. Al Governo bisognerà chiedere, inoltre, il completamento degli impegni sui contratti di localizzazione e l'esigibilità delle risorse ancora non utilizzate, favorendo, come stavo dicendo prima, le filiere legate alla chimica fine e al manifatturiero.

In questa vertenza, tra le priorità del confronto con il Governo, c'è anche la Carbosulcis. Su questo impianto, ancora in stand by, anche per le incertezze sugli aiuti che hanno caratterizzato il bando di gara, non servono le esternazioni del ministro Pecoraro Scanio, sull'incentivo CIP 6. Al Ministro bisogna ricordare che la legge numero 80 del 2005 individua nella Carbosulcis la soluzione dei problemi energetici e tariffari delle imprese isolane. Su questo sappiamo che la posizione del ministro Bersani è nettamente diversa, da quella del ministro Pecoraro Scanio, per cui sarà importante definire un quadro di certezze su questi aiuti, per poi proseguire nella trattativa per la costruzione della centrale con tutti quei soggetti privati interessati a quest'impianto. Sono sicuro che se riusciremo, a livello regionale e nazionale, a completare tutte queste partite ancora aperte, proietteremo il settore industriale sardo su una dimensione più avanzata e stabile. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi. L'incontro del 10 luglio col Governo nazionale, per quanto riguarda la situazione dell'industria in Sardegna, credo che sia molto importante e bene hanno fatto le organizzazioni sindacali, in modo particolare la Cisl, a promuovere, o meglio a sollecitare quest'incontro in Consiglio regionale, per preparare la piattaforma che dovrà essere discussa il 10 col Governo nazionale. Io mi auguro che questo non sia il solito incontro, che servirà soltanto per fare un po' di fumo e poi per non portare a casa nessun risultato, e che comunque gli impegni una volta che vengono assunti vengano anche mantenuti. Io per dire la verità, sono un po' preoccupato dalle dichiarazioni dell'Assessore, dalle dichiarazioni ottimistiche dell'Assessore, perché sembra che l'Assessore e noi stiamo vivendo due realtà completamente diverse: l'Assessore dice che sta funzionando tutto bene, che sono stati risolti dei problemi che di fatto non sono risolti, e quindi praticamente io non so cosa noi andremo a discutere a Roma.

Io invece, Assessore, so che c'è una realtà completamente diversa, che l'industria in Sardegna è in crisi, che tutti i settori dell'industria sono in crisi e, pertanto, credo che noi dovremmo ripensare a organizzare e a programmare un'industria che sia capace veramente di dare risposte alla Sardegna. Anche perché sappiamo che l'industria oggi costituisce un elemento importante dell'economia e, benché questa sia una Regione che sta puntando soprattutto su settori diversi, quale l'ambiente e il turismo, credo che non possa prescindere dal fatto che per poter crescere abbia bisogno di un'industria che sia veramente organizzata.

Allora, io credo che ci sia una situazione oggi preoccupante per quanto riguarda la perdita dei posti di lavoro, che sono diverse decine di migliaia, in Sardegna. Per quanto riguarda il ricorso all'emigrazione nessuno sta sottolineando il fatto che in Sardegna è ripresa l'emigrazione, è ripresa l'emigrazione dei diplomati, è ripresa l'emigrazione dei laureati, è ripresa l'emigrazione anche degli operai semplici, e questo evidentemente qualcosa significa. Significa che le cose non stanno funzionando, quindi io credo che noi, a questo punto, nell'incontro che dovremo fare il 10, dovremmo soprattutto andare a vedere quali sono i nodi veri che stanno bloccando la crescita dell'industria in Sardegna, così come di tutta l'economia. Pertanto, quando noi parliamo di innovazione, dobbiamo fare anche politiche conseguenti, perché abbiamo bloccato la formazione professionale. Da tre anni c'è una vertenza che non è stata ancora chiusa, come non si chiudono le altre vertenze, però diciamo anche che vogliamo puntare su questo. Mi pare che il Palazzo di viale Trieste sia occupato e mi pare che risposte non ne stiano arrivando. Io credo che su questi temi ci sarebbe dovuta essere una maggiore e una migliore coerenza da parte della Giunta regionale.

Ma credo che oggi dovremmo comunque, tornando al tema odierno, individuare quali sono le priorità e quali sono i nodi che stanno bloccando lo sviluppo. Allora, c'è il discorso della programmazione negoziata. Io non sono d'accordo con quanto diceva il collega Floris che tutto va bene, la programmazione negoziata purtroppo è stata un fallimento. Ma è stata un fallimento soprattutto nella Sardegna centrale, devo dire non soltanto perché c'è stata una cattiva gestione, o perché tutti gli imprenditori sono degli speculatori, o tutti gli imprenditori sono poco seri, evidentemente ci sono anche delle situazioni che rendono difficile oggi la possibilità della crescita ad un certo tipo di industria in Sardegna e se i nodi li individuiamo e sappiamo dare risposte, sono convinto che anche imprenditori più capaci possano avere la possibilità, in Sardegna oggi, di dare risposte in termini occupazionali e di sviluppo.

Allora, i nodi veri, Assessore, Presidente e colleghi, sono quelli soprattutto dell'energia. Oggi la voce energia è quella che incide più pesantemente sul bilancio delle aziende. Bene questo è un nodo, un vero nodo da sciogliere. Ma mi volete spiegare quale è questo piano energetico che voi state approvando e noi non conosciamo come Consiglio regionale? Io sono convinto che ci siano molte manchevolezze per quello che fa fatto fino ad oggi questa Giunta regionale a tre anni dal suo insediamento. Devo dire che è deludente la politica che ha portato avanti la Giunta regionale per quanto riguarda l'energia in Sardegna. Così come gli ultimi provvedimenti che sta portando avanti la Regione sarda per quanto riguarda l'atto di approvazione del bilancio, dove praticamente si è chiuso con l'energia eolica e comunque si è soprattutto limitato l'intervento sull'energia rinnovabile in Sardegna, quando invece credo che questa Regione avrebbe dovuto puntare soprattutto su quel settore, e non si capisce quali sono le preoccupazioni di questa Giunta regionale, che sta bloccando proprio quel tipo di energia che è più pulita e che sicuramente è quella che si può produrre meglio in Sardegna. Si sta decantando tanto quest'accordo con l'Enel, ma io credo che sia un accordo veramente limitato, che non risolva assolutamente i problemi della Sardegna, perché non è pensabile che noi oggi praticamente parliamo di un accordo con l'Enel che risolve i problemi dell'industria. Non risolverà assolutamente nulla, anche perché la quantità di risorse che vengono, o meglio la quantità di energia che viene data in Sardegna alle industrie energivore è veramente minima, e comunque devo ricordare che il problema energetico non riguarda soltanto l'industria energivora, ma riguarda l'industria delle famiglie sarde, perché tutte le famiglie sarde pagano la risorsa molto di più di quanto non paghino le famiglie del resto dell'Italia.

(Interruzione del Presidente della Regione)

Certo, certo, Presidente, perché non è un problema che va limitato soltanto a questa sì, sì, perché probabilmente il problema dell'energia non è un problema che riguarda soltanto le industrie energivore, e comunque non risolve neanche il problema delle industrie energivore. Pertanto anche questo accordo che è stato fatto con l'Enel è un accordo che sicuramente non servirà a risolvere i problemi, così come, per quanto riguarda la chimica, l'Assessore ha detto che sono state impegnate tutte le risorse, sono state date risposte al problema della chimica. Non è vero! Io le posso assicurare, che per quanto riguarda tutta una serie di progetti importanti per quanto riguarda la chimica, soprattutto nel centro Sardegna, non sono stati mandati avanti, non sono decollati, e quindi hanno bisogno di un intervento forte. Credo che questa delegazione che andrà a trattare a Roma, abbia la possibilità e la capacità anche di rivendicare quelle che sono le richieste forti, che servono anche per fare partire la risorsa, perché la chimica sicuramente può dare soprattutto la farmaceutica, può dare delle grandi risposte anche in Sardegna. Così come altri problemi, quello della infrastrutturazione in Sardegna, che è uno dei nodi dei problemi fondamentali che non fa crescere l'industria. Io credo che questa Giunta regionale sia ferma, non stia facendo quanto è nelle sue possibilità per fare in modo che questa Regione sarda, che è agli ultimi posti per quanto riguarda l'infrastrutturazione, sia in grado di portare avanti politiche di rilancio vero che facciano uscire la Sardegna da questa situazione di crisi. Ma io ho sentito anche altre cose che mi preoccupano. L'Assessore ha detto che il problema del tessile sta andando ad una soluzione, che quindi il problema della Legler si sta risolvendo, ma dove si sta risolvendo? Io mi auguro, insomma, che la Giunta regionale, voglio dire, invece di tornare indietro come sta facendo, vada avanti e faccia e dia risposte, sia capace veramente di far decollare la Legler, di fare in modo che veramente il tessile dia prospettive vere di sviluppo e di crescita, soprattutto nel centro Sardegna dove oggi può contare circa 1500 posti di lavoro. Così come sono molto perplesso per quanto è successo giorni fa ad Arbatax, per quanto riguarda l'intervento della SFIRS. Io non lo so, mi auguro che la Giunta regionale sia capace poi di dare risposte, di far decollare settori importanti per la crescita e lo sviluppo di questa Regione. Però fino adesso, non vedo soluzioni in vista, almeno nel breve periodo, e mi auguro che, considerato che la Regione s'è imbarcata in questa situazione, sia davvero capace poi di far uscire dalle secche questa situazione.

Allora, chiudo dicendo che questo incontro, secondo me, è un incontro molto importante, e la Giunta regionale dovrebbe andare con richieste chiare, precise. Deve fare una vera battaglia, perché queste risorse devono arrivare in Sardegna, però non può essere il solito accordo che poi alla fine rimane lettera morta. Credo che dobbiamo individuare subito un percorso, dobbiamo individuare risorse certe e tempi certi. Perché altrimenti, se noi non faremo questo, faremo un altro di quegli accordi che non serviranno assolutamente a nulla, che non verranno rispettati, e soprattutto non daranno risposte. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Renato Lai. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha cinque minuti di tempo.

LAI RENATO (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente, onorevoli colleghi. Basterebbe in fondo solo un minuto per esprimere la posizione dei popolari UDEUR sui temi dell'industria, e più in generale del sistema produttivo della Sardegna. È una posizione che riconosce la validità delle questioni poste dall'organizzazione sindacale che ha promosso questa iniziativa. È una crisi datata, sono lustri che l'industria nel suo complesso vive una condizione di precarietà, di disagio e non desta alcuna meraviglia che si sia arrivati a quella situazione gravissima, veramente insostenibile, che è stata denunciata dai sindacati, e che evidenzia la mancanza, in tutti questi anni, di interventi da parte della Regione adeguati, e se interventi vi sono stati, non sono stati certamente così efficaci a fronteggiare una condizione di emergenza, che è diventata ormai una costante. È un'emergenza che parte dall'area di crisi di Porto Torres, arriva a quella del Sulcis, passando per i drammatici problemi della Sardegna centrale. Non possiamo perciò che condividere i quattro punti, che riflettono la crisi dell'intero settore industriale, che sono state e che sono alla base delle richieste da formulare a Governo e Regione e che noi sosteniamo in pieno. Cito per tutti il caso della Palmera, sicuramente la più importante azienda di trasformazione del comparto alimentare presente in Sardegna con produzioni di alta qualità e un marchio rinomato. La crisi che l'ha investita, per ragioni che non trovano giustificazione nelle strategie adottate dalla proprietà, hanno ridotto il personale da i 480 dipendenti stabili e 80 stagionali alle 80 unità attuali, che peraltro non vedono assicurato il posto di lavoro. È uno dei tanti patrimoni di risorse umane e materiali che si stanno perdendo, manca un'azione strategica di vera efficacia della Regione e un ruolo di pressione sul Governo centrale. Anche il settore sugherifero, e su questo c'è un'importante iniziativa dell'UDEUR con il suo parlamentare onorevole Antonio Satta, una risoluzione approvata in Commissione industria, che analizza, che delinea le linee della crisi e degli interventi da attuare in questo settore; il settore lapideo, chimico, nautico, agroalimentare, tessile, energetico, dei trasporti, per citarne solo alcuni, devono impegnare il Governo nazionale ad adottare le opportune iniziative a sostegno di tali settori in crisi, indirizzando gli interventi sul piano finanziario e strategico, con il coinvolgimento della Regione. E poiché tale ruolo è stato disatteso, occorrerà riproporlo nell'incontro col Governo. Per una visione però più completa del sistema produttivo e per il rilancio dell'attività negli altri settori, penso sia opportuna qualche considerazione su quella che possiamo considerare in Sardegna l'industria dell'industria, e cioè l'industria turistica. È fondamentalmente una crisi di immagine, condividiamo nell'analisi della Cisl il rilievo dato agli effetti delle manovre economiche e finanziarie varate dalla Giunta regionale, sulle quali noi dell'UDEUR abbiamo già avuto modo di esprimere il nostro dissenso, motivato, in fondo, dall'esigenza di una migliore formulazione, per quanto riguarda le imposte sulle seconde case ad uso turistico, sulle plusvalenze, sulle imbarcazioni, sugli aerei, sulla tassa di soggiorno. Questo per sottolineare che, fondamentalmente, come dicevo, è una crisi di immagine: la Sardegna che si colloca nel Mediterraneo come una rarità, ma in negativo. Queste misure, a nostro avviso, si sono trasformate in uno strumento agevole per chi ha interesse ad indirizzare la gente ad andare altrove. Chiunque abbia un ruolo nelle politiche occupazionali, vale per tutti noi, dovrebbe astenersi dai compiacimenti ideologici che, uniti a strategie inadeguate o sbagliate di comunicazione, possono dare un connotato vessatorio inutile e dannoso a queste misure fiscali. Invitiamo ad una riflessione sui risvolti economici, perché l'aspetto economico deve portare ad un'integrazione occupazionale. Questo non vuol dire, a nostro avviso, che devono morire i paesi dell'interno, ma non può significare pure che debbano arrestarsi i processi di crescita che sono stati trainanti per il nostro territorio.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lai.

È iscritto a parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (U.D.C.). Grazie, Presidente. Intervengo a nome del Gruppo U.D.C., ma, dopo questa prima parte del dibattito, vorrei lasciare un po' da parte i numeri che sono stati dati e saranno ancora dati anche dal sottoscritto in abbondanza per fare una riflessione politica. La riflessione politica trova spunto dalla relazione dell'Assessore e dal primo intervento, cioè quello del Presidente della sesta Commissione, l'onorevole Giagu. Beh, allora noi siamo qua, perché, giustamente, si risponde all'appello responsabile del sindacato, in un settore che, in questo momento, ha raggiunto livelli di guardia, ma anche forse il punto di non ritorno. Da una parte, abbiamo una relazione che da sola basterebbe per non andare martedì 10 a Roma a un incontro difficile, perché parrebbe, per l'80 per cento, che tutto vada bene; non solo che tutto vada bene, ma che si è fatto talmente tanto in questi tre anni - siamo a fine legislatura, ormai - di fatto, e non solo di fatto, che questo settore, nonostante le urla di dolore che provengono a 360 gradi da tutta la Sardegna, navigherebbe in acque tranquille. Poi arriva l'intervento del Presidente della Commissione, che loda l'operato del suo Assessore di riferimento ma, con molta prudenza, fa capire che la situazione non è quella che ci ha illustrato l'Assessore, e, cosa ancora più seria e più grave, nel finale dell'intervento, il Presidente del Commissione dice che l'Assessore è bravo, che ha una grande visione, che, però, i suoi progetti non trovano condivisione da parte dell'Esecutivo e manca, a detta del Presidente della sesta Commissione, capacità d'ascolto da parte della Giunta, in quelli che sono i progetti che l'Assessore porta all'attenzione. Allora, signori della maggioranza, martedì 10, qual è la posizione che la Sardegna, non la maggioranza, il Presidente, l'Assessore devono portare sul tavolo del Governo? Perché se voi non riuscite a trovare un punto di incontro fra maggioranza e organo esecutivo, è difficile che questa opposizione, che le parti sociali, che oggi ci hanno chiesto dolorosamente di dibattere su questo argomento, possano trovare un fronte comune per affrontare quei problemi che ormai, ripeto, sono a un punto di non ritorno. E allora, evidentemente, lo scollamento che non solo io, e non solo il Gruppo dell'U.D.C, denuncia ormai fra maggioranza ed Esecutivo, oggi ha trovato, in quest'Aula, la sua certificazione dalle parole che sono state proferite dagli interventi che mi hanno preceduto. Allora, non bisogna dare i numeri, però bisogna anche raccontare che in Sardegna le unità lavorative impegnate nel settore sono il 10 per cento, a fronte di un 23 per cento, dato nazionale. Bisogna dire che il calo degli occupati è ben oltre il censito reale in questi ultimi anni, bisogna dire che il quattordicesimo rapporto del CRENOS, che è l'organo dell'Università di Cagliari e di Sassari, ha certificato un'arretratezza persistente della Regione Sardegna, e ha fatto rilevare il deciso regresso delle esportazioni dei prodotti a elevata crescita di domanda mondiale, cioè i chimici, le fibre sintetiche, le macchine elettriche e ottiche, e tutti i prodotti delle attività informatiche. In un'ipotetica classifica la Sardegna è terzultima, preceduta in negativo solamente dalla Valle d'Aosta e dalla Calabria. Quindi, è chiaro che è difficile attrarre investimenti, anche perché le politiche non solo industriali, perché noi oggi parliamo dell'industria che abbraccia molti settori, ma le politiche di questa Giunta regionale non sono quelle, a giudizio della stampa mondiale, che possano attrarre alcun tipo di investimento. Allora, abbiamo avuto, in quest'ultimo periodo, una sorta di regionalizzazione delle imprese, attraverso la SFIRS. Per fortuna, dico ai colleghi dell'opposizione che il bando di interesse per l'Alitalia è stato chiuso, perché diversamente la SFIRS avrebbe potuto partecipare, secondo questo nuovo corso, anche alla gara per l'acquisizione dell'Alitalia, e questa Sardegna avrebbe avuto l'ennesimo scoop, perché qua si va a spot. Le esternazioni della Giunta, in qualsiasi settore, sono volte a creare degli spot elettorali che, evidentemente, in quest'ultimo periodo, non attraggono più nessuno, ma degli spot per, purtroppo, mascherare la situazione che è una situazione disastrosa. L'esito che ha avuto la gara per la concessione integrata per lo sfruttamento della centrale del Sulcis è la cartina di tornasole di questa politica. Non si è presentato nessuno. Perché? Perché chi è l'imprenditore che, in questa situazione, considera una certezza, o perlomeno, in qualche modo, un ritorno economico quello della partecipazione a una gara che, certamente, può solo portare ulteriori aggravi e debiti a carico di chi si impegna? Quindi, interviene la SFIRS. La SFIRS acquista Arbatax. Si dice, colleghi della maggioranza, ha fatto un'operazione lodevole perché ha bloccato gli speculatori. Ma cosa faremo di Arbatax? Quando ne riparleremo? Perché ormai di Arbatax ne riparliamo ciclicamente ogni due anni, ogni anno e mezzo. Che cosa si deve fare di Arbatax? L'altra grande malata. SFIRS è intervenuta sulla Legler. Noi dobbiamo capire qual è la politica di questa Giunta, e se la politica della Giunta collima con quella della maggioranza, che, in questo momento, evidentemente, non sostiene con molta convinzione questa Giunta. Per il resto, ne hanno già parlato i colleghi che mi hanno preceduto. L'accordo di programma: dove sono finiti quei fondi che non sono stati investiti e ora giacciono in quel fondo indistinto? Chi li utilizzerà? Li utilizzeremo noi? Martedì 10 ci daranno questa garanzia, che questi fondi saranno utilizzati per quello che era la loro destinazione iniziale? Pochi progetti. Se togliamo Ottana, il resto è lettera morta. Resta l'accordo ENI-Syndial, per la cessione di clorosoda, ma il problema, là, si intreccia con quello che già gli amici che mi hanno preceduto hanno evidenziato, e cioè i consumi di energia elettrica, perché queste imprese hanno necessità di un regime tariffario speciale, perché i costi, diversamente, non sarebbero sopportabili. Stesso problema della metallurgia, Assessore Rau: Euroalluminia, Alcoa; sappiamo che sono delle aziende importanti. Abbiamo programmato una seria politica per adeguarci alle disposizioni comunitarie in materia di rifiuti, e quindi spazi idonei per smaltire scarti della produzione, oppure ci vedremo delocalizzare anche queste imprese da altre parti che sono pronte ad accoglierle? Perché questi sono i problemi, sono problemi che, nonostante siano sotto gli occhi di tutti, sembrerebbe non vengano affrontati. Lasciamo da parte forse l'unica nota positiva, che è quella della francese New Millennium che ha acquisito, a seguito della liquidazione, la Nuova Scaini, quindi ha voluto creare una di quelle produzioni che sono, in questo momento, le più appetibili e cioè una serie di impegni industriali concentrati e incentrati su canoni di hi tech. Mentre sul tessile bisogna stendere un velo pietoso; sul tessile, come sull'agroalimentare, che tutti quanti, in tutte le nostre campagne elettorali, abbiamo sbandierato perché avevamo le possibilità e oggi ci ritroviamo con la Palmera… concludo?

PRESIDENTE. Prego onorevole Milia.

MILIA (U.D.C.). …che negli ultimi tre anni ha perso 30 milioni di euro, lo ha ricordato il collega Lai, ma bisognerebbe ricordarlo ancora di più.

Le conclusioni: su cosa, martedì 10, e di che cosa, questo Consiglio regionale andrà, attraverso gli organi della Giunta e attraverso il sindacato, a parlare a Roma?

Noi siamo qui nell'interesse dei sardi che ci hanno votato e nell'interesse di tutti i sardi, non solo di quelli che hanno votato noi. Abbiamo però necessità di una Giunta che abbia idee chiare, e una maggioranza che segua perlomeno le idee chiare, se ci sono, da parte di questa Giunta.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Milia.

È iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (Gruppo Misto). Cercherò di essere il più veloce possibile. D'altronde essere nel Gruppo misto, in cui siamo ancora relegati, questo comporta. Parlare di industria, oggi, credo che sia giusto, anche nella limitatezza del tempo.

Dicevo: c'è crisi occupazionale e io ritengo che questa crisi sia senza precedenti. L'industria era un settore che dava risposte occupazionali importanti, negli ultimi trent'anni almeno così è stato. Se valutiamo poi che l'industrializzazione in Sardegna ha cambiato la cultura dei sardi, ha svuotato le campagne, i paesi dell'interno, ha creato i grandi inurbamenti, oggi noi all'industria dobbiamo pensare come a una realtà con la quale dobbiamo fare i conti e alla quale non possiamo rinunciare. La domanda che ci poniamo, perché di questo credo che bisognerebbe parlare in questo Consiglio, dandogli più tempo è: che cosa deve essere l'industria? Cosa vogliamo fare? Noi abbiamo parlato più volte della povertà, delle nuove povertà che sono presenti nel nostro paese, e naturalmente quando ne parliamo non ci dobbiamo dimenticare che 360 mila persone nella nostra Regione sono al di sotto della soglia della povertà, oltre il 25 per cento di coloro che, naturalmente, avrebbero il diritto di essere ai livelli di dignità. Credo che il 10, quando si andrà a parlare con il Governo, in particolar modo di questo aspetto bisognerà parlare e sottolineare. L'Assessore ha fatto un'analisi davvero negativa della situazione relativa alle imprese industriali in Sardegna, e ha pure, parlando naturalmente poi della prospettiva, annunciato anche, o perlomeno premesso, che non ci sono speranze per l'industria nella nostra Isola, per il nostro settore industriale, se restiamo in questa situazione. I dati, se sono quelli che appunto lei riporta, dove non esiste ricerca; l'export è pari ad un terzo dello standard nazionale, le risorse non sono qualificate, le dimensioni sono quelle delle microimprese che caratterizzano tutto ciò che è il settore industriale in Sardegna e la nuova tecnologia bassa, credo che basti per poter dire qual è la situazione oggi. Perché però noi oggi siamo preoccupati in modo particolare? Noi siamo preoccupati in modo particolare appunto per il fatto occupazionale, ma quando si parla dell'occupazione io credo che emerga un fatto; a chi dobbiamo credere? Alcuni giorni fa noi abbiamo sentito i sindacati e hanno dato un'immagine davvero negativa, con numeri che davvero non si riscontravano da anni; l'Assessore invece dice che è vero che si è perso qualche posto di lavoro nell'industria, ma c'è una compensazione, a parte un piccolo saldo negativo, si può dire che noi, in questo momento, non soffriamo quanto invece qualcuno fa emergere. A me però viene da dire, è stato detto, che sarà pure forse che l'occupazione in qualche modo non è così ridotta, ma sicuramente si è trasformata, e se è vero, e anche l'Assessore lo dice, che si è trasformata a favore del terziario. La domanda che noi ci poniamo è questa: è un'occupazione precaria sicuramente, è un'occupazione colma di incertezze e comunque c'è da dire che quando si fanno quelle indagini di cui tanto noi parliamo per definire quella che è l'occupazione, un giorno di lavoro in sei mesi considera quella persona come occupata e sappiamo invece che in realtà così non è.

La Sardegna non ha capacità attrattive, è stato detto nei confronti delle grandi imprese industriali. È vero, valgono le cinque "v", diceva qualcuno: "vengono, vedono, valutano e vanno via!", lo abbiamo visto anche nei giorni scorsi. Noi non possiamo pensare naturalmente che li possiamo convincere a fare diversamente perché se è vero che non offriamo infrastrutture che sono assenti, non offriamo un costo più basso di energia, sappiamo che i trasporti sono cari, precari e inaffidabili. Con questi standards, molto lontani dai livelli nazionali, credo che il problema non possa essere risolto sicuramente nei termini in cui noi ci stiamo proponendo. Io ho la sensazione, e qui vado a concludere, perché il tempo è davvero limitato, che stiamo convincendo, quelli che sono oltre Tirreno, con il nostro virtuosismo, cioè con la nostra attività virtuosa del grande processo di riforme, che abbiamo avviato in questi tre anni, che i nostri problemi siano risolti davvero. Non è così, noi vediamo e viviamo tutti i santi giorni quelli che sono in Consiglio, quelli che sono nelle istituzioni, all'interno dei consigli comunali, quello che è il grande problema dell'occupazione. L'industria ha dato risposte importanti, dicevo, credo che queste risposte debbano essere nuovamente rinnovate. Da soli non ce la possiamo sicuramente fare. Quando si farà l'incontro con il Governo credo che a questo sia necessario chiedere davvero degli interventi come sono stati fatti in altre realtà del nostro paese, nel sud in particolare, dove le grandi industrie si sono insediate, proprio cercando di risolvere problemi di questo genere. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Masia.

È iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). So che qualche volta ciò che dico non è esattamente quello che vorrebbe essere sentito, per cui mi hanno portato via il microfono. Intanto, molto brevemente; noi facciamo questo dibattito perché è stato sollecitato dalle organizzazioni sindacali, facciamo questo dibattito in previsione dell'incontro della Regione e delle parti sociali sarde con il Governo, lo facciamo per sostenere questa battaglia e quindi Rifondazione Comunista esprime un'adesione totale e convinta alla piattaforma che la Regione, insieme alle parti sociali, presenterà al Governo. Questo è il senso di questo dibattito e quindi in questa direzione va la prima nostra espressione. La seconda, è una considerazione politica che riguarda il rapporto tra le istituzioni, quella regionale, primo fra tutti il Consiglio regionale, la Giunta e il sistema delle parti sociali sarde. Io ritengo che questo rapporto, che in questi anni qualche volta si è anche incrinato, ha risentito in qualche misura di processi di modificazione, anche profonda, del come ci si atteggia oggi nella politica del governo delle istituzioni, debba essere integralmente, non dico recuperato, dico rivisitato e potenziato e quindi debba essere uno dei perni dell'azione politica della Regione e di questo Consiglio. La terza questione: come affrontiamo le vicende che abbiamo di fronte e che mettono in crisi il nostro sistema produttivo e in modo particolare quello industriale e quindi conseguentemente determinano crisi di natura occupazionale. Intanto io mi permetto di dire che non possiamo inseguire percorsi che vengono realizzati in altri sistemi territoriali. Noi non siamo la Lombardia. Avremmo voluto avere le Dolomiti e anche il Mediterraneo, tutte e due le cose; abbiamo il Mediterraneo e non abbiamo le Dolomiti. Non siamo la Lombardia. Non dobbiamo cadere nell'idea di dover perseguire obiettivi di competitività del nostro sistema industriale che non sono possibili, che non sono compatibili! Dobbiamo cioè pensare nell'immediato a come salvare ciò che ha possibilità di produrre migliorandolo e di come vedere in prospettiva, di come configurare una prospettiva diversa di sviluppo, che non sia una scopiazzatura di quella che si realizza da altre parti, perché dalle altre parti ci sono condizioni diverse da quelle che viviamo noi. E quando facciamo la scelta - Rifondazione Comunista ne è convinta - una scelta di profondo, io direi integrale rispetto dell'ambiente, diciamo che il nostro sviluppo economico, e anche quindi quello industriale, deve avere come obiettivo la grande sfida di questo secolo, cioè come salviamo il pianeta e quindi noi, nel nostro piccolo, ma è un piccolo che è anche caratteristico sotto questo profilo anche adatto, in che modo contribuiamo verso questa direzione. E quindi quando anche produciamo industria se dobbiamo pensare a quella del cloro, quindi anche a quella della chimica, oppure se possiamo pensare ad altro; quando ragioniamo sull'energia dobbiamo capire cosa facciamo veramente sul carbone, ma anche e soprattutto che cosa facciamo sulle fonti rinnovabili, cioè bisogna ragionare su una prospettiva che sia originale per questa nostra Regione, per quello che può dare, per quello che può essere. Quindi noi lo facciamo anche nel nostro piccolo con le nostre proposte, con quelle anche di natura legislativa.

Il nostro sistema industriale nasce attraverso Piani di Rinascita, prevalentemente con orientamenti che si sono sviluppati in un rapporto tra Stato e Regione ai sensi dell'articolo 13 dello Statuto. Il risultato di questa vicenda è che purtroppo noi non abbiamo una Regione sviluppata; il ritardo è rimasto ritardo, la differenza di sviluppo tra noi e le Regioni più attrezzate d'Italia e d'Europa esiste ancora, quindi la strada non è quella! E anche le nostre condizioni di vita, anche le nostre disperazioni un po' sono conseguenti a quell'idea e quindi ne proponiamo un'altra. Lo proponiamo perché sia oggetto di un inizio di discussione anche col Governo, anche con le parti sociali, anche con i lavoratori interessati dalle crisi di settore. Noi puntiamo ad una Sardegna che sia ri-naturalizzata, cioè ad un grande progetto che sia di bonifica e di recupero del compromesso, ma anche di costruzione, qui certo innovazione, tecnologia, tutto quello che possiamo, che dia però questo segno, che abbia cioè questo carattere.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Uras.

È iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. La SFIRS ha riaperto una stagione che forse era meglio dimenticare, quella della prodiana memoria dell'IRI, stagione in cui si consumavano i misfatti più grossi, dove con mano dirigista, centralista si decideva e si drogava il mercato; ha annesso al patrimonio regionale la Nuova Silius e la LEGLER, e la domanda è questa: dopo questa trasfusione di danaro pubblico se non si creano le precondizioni per uno sviluppo che crei occupazione, non questa, assistita, drogata, che crea ansia, cosa cambierà per la sorte di queste ditte annesse al patrimonio regionale? Niente! Perché io fino adesso non ho sentito parlare veramente dei drammi che attanagliano e mortificano la nostra economia, perché non si ha un quadro completo! Non possiamo prepararci per il viaggio a Roma se non è chiara l'idea dentro quest'Aula e solo questa può decidere la sorte e il modello del nostro sviluppo. È da sempre che il Partito Sardo in solitudine, ma non rassegnato, avvertiva sul pericolo dei Piani di Rinascita. Un volgare assistenzialismo, deciso dallo Stato per favorire in mille rivoli la dispersione di queste risorse. Oggi c'è il deserto! E quindi cosa proponevamo e proponiamo? La rivisitazione dell'articolo 12 del nostro Statuto che prevede la realizzazione in Sardegna della zona franca integrata, uno strumento che spaventa certi partiti e certi sindacati perché lascia la Sardegna al libero mercato, non al liberismo selvaggio, ma con delle regole e deciderà la sorte del nostro mercato l'imprenditoria sana, non questa che sta depredando risorse da 60 anni a questa parte lasciando inquinamento, macerie e disoccupazione. Ecco perché noi fino adesso non abbiamo sentito parlare di continuità territoriale merci e abbiamo fatto una proposta di legge perché si venga incontro in un modo reale, dalla fiscalità generale soprattutto alla parte che è il volano dell'economia, l'agroalimentare. Noi trasportiamo 45 milioni di tonnellate all'anno per via marittima dalla Sardegna e per la Sardegna e non si è fatto niente. Si parla ancora di interventi che certamente meritano rispetto, ma sono palliativi! Se non rimuoviamo e creiamo il rilancio dell'economia che passa attraverso queste precondizioni, la politica del credito, il costo energetico; chi concorre a far aumentare il costo energetico trasferendolo a livelli altissimi? È lo Stato, con tutti i lacci, i laccioli, le accise. Perché noi con lo Stato non possiamo ingaggiare una battaglia? Perché noi con lo Stato non possiamo riscrivere quello che compete alla Sardegna, vedasi le competenze fiscali, pretendendo maggiori introiti? È questa la visione di uno sviluppo più completo e più realistico, tanto la Sardegna sarà sempre un'isola e i drammi derivanti dall'insularità sono sotto gli occhi di tutti. Qualcuno dovrà farsi carico per la coesione sociale! Non possiamo noi pretendere di attirare capitali, imprese se non ci sono le precondizioni. Ci sono drammi strutturali, drammi di trasporto. Ecco perché questo Consiglio legiferando e rimuovendo ciò che noi diciamo da sessant'anni essere i veri nemici dell'economia che è strangolata, possiamo sperare.

Andremo a fare un viaggio e probabilmente ci daranno più soldi, ma non saranno questi indispensabili per un rilancio. Non potremmo noi attirare capitali che creino uno sviluppo ecocompatibile con le nostre risorse. Nel suo intervento l'onorevole Lai prima parlava del lapideo della sua zona. Anche lì veramente oltre allo scempio ambientale c'è la beffa perché il prodotto finito crea ricchezza in altre parti già più forti economicamente rispetto alla Gallura e rispetto alla Sardegna e invece noi potremmo attirare quella tecnologia, e quindi quelle intelligenze, se qui assicurassimo che c'è una zona franca integrale, e lo dico perché altre Regioni più intelligenti della nostra si sono attrezzate per ottenere nella finanziaria del Governo, l'ultima, queste zone… la ZUF, che non è un litigio accalorato, ma sono zone industriali, zone franche, sempre perché attraverso questo strumento, che allontana l'azione impositiva e invasiva dello Stato, si possono creare condizioni per lo sviluppo, perché si sta tartassando l'impresa e la Sardegna ha tutte le condizioni per pretendere questo riconoscimento.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Atzeri.

È iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente e colleghi del Consiglio. Io credo che sia un dovere quello che noi abbiamo fatto oggi, nel senso che è assolutamente doveroso che ci sia stata da parte del Consiglio regionale la scelta di riunirsi nella data odierna e di affrontare i temi dell'industria che sono all'ordine del giorno e che saranno oggetto dell'incontro che ci sarà a Roma il 10 di luglio. Ecco, cercherò di utilizzare meno dei dieci minuti consentitimi per fare qualche valutazione volutamente sintetica.

La prima. Poniamoci, colleghi del Consiglio, un interrogativo sul significato che queste sedute hanno, perché questa seduta c'è stata chiesta dai sindacati con l'obiettivo di dare, con solidarietà forte e piena del Consiglio regionale, maggiore forza alle rivendicazioni che noi andremo a fare a Roma. Dal modo in cui si è svolto il dibattito, probabilmente, emerge una delle due cose: o che il Consiglio regionale non ha particolare passione da dedicare a questi temi, oppure che l'organizzazione interna dello stesso Consiglio regionale non è più adeguata a quelli che sono gli obiettivi del Consiglio. Abbiamo avuto piacere di vedere che anche i colleghi della Rifondazione Comunista hanno finalmente aderito all'idea che questo Consiglio regionale sia pletorico, una cosa che noi Riformatori andiamo dicendo da anni, che probabilmente 84 consiglieri sono immotivati rispetto agli obiettivi che l'Aula stessa ha e rappresentano essi stessi un problema per il funzionamento dell'Aula e quindi, siamo contenti che una proposta storica dei Riformatori, quella di ridurre a 60, ma forse anche sotto i 60 il numero dei consiglieri regionali venga presa in esame e speriamo che nei prossimi mesi ci sia la possibilità di discuterla e di farla diventare legge prima delle prossime elezioni regionali. È probabile che questo aiuti il Consiglio a funzionare meglio e quindi a svolgere meglio il ruolo che anche in un caso simile, quello del problema dell'industria, dovrebbe avere. Quindi, io non vorrei dare valore rituale alle seduta che stiamo svolgendo oggi, vorrei dargli davvero un significato forte in cui i partiti politici dicono - ciascuno per suo conto - che questa vertenza che viene svolta a Roma è una vertenza dell'intero Consiglio regionale, ed è una vertenza in cui il Consiglio regionale crede e intende, ritiene opportuno spendere qualche goccia del proprio sangue, della propria passione, del sudore dei singoli consiglieri regionali.

Credo che possa avere anche un altro significato questa riunione che stiamo svolgendo oggi, cioè quella di ribadire il fatto che l'intero Consiglio regionale ritiene che non ci possono essere modelli di sviluppo basati su una monocultura. Forse in passato c'è stata la monocultura industriale in Sardegna e gli esiti di una scelta improvvida sono per tanta parte pagati ancora dalle generazioni attuali. Allora, ricordiamoci oggi che il modello di sviluppo è incentrato verso direzioni differenti, abbiamo però in Sardegna un numero elevato di persone che ancora lavorano nel comparto industriale e che una parte di queste persone sono in forte difficoltà economica, per le difficoltà strutturali che riguardano le loro aziende, e non ci può essere da parte del Consiglio regionale una sottovalutazione del problema perché la sottovalutazione del problema rischierebbe di configurare quell'attenzione verso una monocultura di sviluppo, e quindi quell'orientamento della bussola verso una monocultura di sviluppo che noi abbiamo scoperto che non porta niente di buono alla Sardegna e ai sardi.

Terza considerazione. Ognuno fa il gioco delle parti, sembra, nel senso che dopo aver deciso le cose su cui stiamo insieme e la pensiamo uguale, poi ci sono anche le cose su cui ci dividiamo, forse è normale che sia così. Certamente, l'intervento introduttivo svolto dall'Assessore regionale dell'industria è di tono decisamente differente da quello che noi ci sentiamo ripetere quando andiamo in giro per le assemblee nelle industrie sarde o quando sentiamo i rappresentanti dei sindacati, nel senso che le cifre e i numeri che ci vengono rappresentati dagli ambienti sindacali e dagli ambienti del mondo del lavoro sono purtroppo diversi da quelli che ci indica e ci rappresenta l'Assessore dell'industria. Abbiamo notizia di una perdita sostanzialmente del 10 per cento di quello che è il totale della occupazione nel settore dell'industria in Sardegna, la CISL dice 12 mila posti di lavoro persi nell'ultima annualità e segnala 36 aziende in crisi, segnala 875 dipendenti in cassa integrazione guadagni e segnala altri 3 mila e passa dipendenti in mobilità e in sofferenza lavorativa. È un quadro decisamente sconcertante, ma che potrebbe anche trovare una dimensione diversa se ci trovassimo contemporaneamente di fronte a scelte decise e precise da parte della maggioranza che ci tranquillizzino sul fatto che comunque tutti gli strumenti a disposizione sono stati messi in campo e sono messi in campo. Così non sembra, e devo dire che questo è probabilmente l'elemento che crea maggior divisione e maggiore inquietudine nel Consiglio regionale e in quella parte che non è rappresentata dalla maggioranza. Facciamo esempi concreti. La riforma dei consorzi industriali, colleghi, la riforma dei consorzi industriali che rappresenta una riforma strutturale del sistema e quindi una cosa attesa e importante di cui voi vi siete presi carico sin dall'inizio della legislatura, è ferma, ed è ancora più ferma in questo momento in Commissione perché si ha la sensazione che Giunta e maggioranza abbiano modi di vedere diversi su come debba essere realizzata la riforma dei consorzi industriali. Se così è, questo crea preoccupazione in chi, in questo momento, non ha responsabilità di governo come noi, perché ci dà l'idea che nella maggioranza su un tema così importante si arrivi a delle incomprensioni tra Giunta e maggioranza consiliare che non aiutano certo a modificare le condizioni strutturali sulle quali poi si basano i modelli di sviluppo, quindi sulle quali poi si basa la possibilità di dare all'industria sarda delle risposte che consentano di superare il momento attuale di crisi.

Lo stesso problema vale per il ragionamento sul costo dell'energia. Ha ragione il collega Scarpa quando dice che vorremmo avere in Consiglio la possibilità di discutere le politiche energetiche di questa Giunta regionale, di questo Governo regionale, perché sappiamo bene quanto i costi dell'energia oggi incidano in Sardegna e vorremmo avere la garanzia che il modo di affrontare il problema del costo energetico che la Giunta regionale pone in campo sia quello condiviso dal Consiglio regionale e sia quello che va nella direzione della risoluzione dei problemi della industria sarda. Noi apprendiamo, normalmente, dai giornali quali sono i passi avanti che vengono fatti dal punto di vista della soluzione dei problemi energetici dell'industria, abbiamo sempre difficoltà ad avere presente e ben visibile il quadro d'assieme che fa punto di riferimento e di sintesi delle politiche energetiche, che sono volutamente segnalate come politiche, non come politica energetica, perché appaiano separate e spezzettate tra loro.

Ultimo ragionamento sul ruolo della SFIRS. Insomma, noi abbiamo il dovere di esprimere una preoccupazione forte, nel senso che se qualcuno sta pensando alla SFIRS come a una riedizione sarda dell'IRI, e quindi ritiene che la SFIRS si debba occupare di partecipazioni statali, è giunto per noi il momento di dire con chiarezza che non siamo d'accordo su un'interpretazione di questo genere! Abbiamo compreso l'intervento SFIRS in LEGLER, ma intervento SFIRS che non può che essere temporaneo, nel senso che se LEGLER non viene ricollocata in situazioni di mercato che ne consentano la vita in tempi brevi, quello che si sta facendo attraverso SFIRS è un'ulteriore tragedia economica che si aggiunge a quella già esistente nella LEGLER.

Per quanto riguarda la cartiera di Arbatax, vorremmo ugualmente capire quali sono le logiche per le quali la SFIRS o qualcuno che interviene per conto della SFIRS, ritiene che sia un affare per i sardi che venga comperata la cartiera di Arbatax dalla SFIRS, anche perché contemporaneamente si mette in carico alla SFIRS l'ipotesi di diventare il soggetto imprenditoriale di un sistema di trasporti che in parte è incentrata sul trasporto navale, ma addirittura potrebbero esserlo anche su quello aereo, che crea inquietitudine, perché non riteniamo che il ruolo della Regione sia quello dell'imprenditore, non riteniamo che sia in grado di farlo, non riteniamo che sia logico che lo faccia, non riteniamo che sia funzionale alle esigenze dei sardi che questo venga fatto.

Quindi, io credo che queste siano le cose più importanti che noi possiamo chiedere. Oggi, come minoranza e come Riformatori, garantiamo la massima solidarietà alla Sardegna che va ad aprire o a continuare una vertenza sull'industria a Roma, però chiediamo anche alla Giunta di avere chiari, come minimo, quali sono i parametri generali con cui la Giunta regionale e la maggioranza di Governo intendono affrontare complessivamente il problema dell'industria sarda.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Grazie, Presidente. Colleghi, buona parte del dibattito che abbiamo svolto in Aula ha riguardato un po' la discussione - con punti di vista, evidentemente, diversi - se questa Giunta e questa maggioranza abbiano o meno una politica industriale per la regione Sardegna, se abbia o meno una politica energetica, addirittura qualche collega - come il collega Lai si è chiesto - se abbiano una politica per l'industria turistica. Io credo che, al di là dei ruoli che ognuno di noi ha, dove chiaramente possiamo esprimere opinioni diverse, il punto vero della discussione di oggi è capire se, rispetto all'incontro che andremo a fare a Roma, noi come Consiglio regionale, come Consiglio regionale tutto, centrodestra e centrosinistra, riusciamo a dare delle priorità, riusciamo a stabilire degli aspetti importanti che vogliamo sottolineare in quel tavolo e che vogliamo demandare alla Giunta regionale per rappresentarli.

Credo che sia importante da questo punto di vista ritrovare anche quell'unità e quello spirito di comune interesse che ha portato a condividere alcune battaglie, come quella delle entrate, e che ha comunque animato anche lo spirito dell'interlocuzione che c'è stata con le parti sindacali. È vero però che se vogliamo stabilire delle priorità per le iniziative che la Giunta dovrà prendere e che andranno prese in sede di tavolo con il Governo, forse qualche riflessione sulla politica industriale può essere fatta e io credo che da questo punto di vista la relazione dell'Assessore abbia dato molti elementi importanti per dire che anche in un contesto internazionale che si evolve, vi sono iniziative nel campo dell'innovazione, delle infrastrutture, della banda larga, del capitale umano, dell'energia. È di oggi per esempio la sottoscrizione dell'accordo con l'ENEL. Io capisco le difficoltà di qualche collega, tra cui la collega Lombardo, di riconoscere che questo accordo abbia una valenza positiva o addirittura di riconoscere che abbia alcun valore. Ci rendiamo conto che non è un accordo esaustivo, che non risolve complessivamente e totalmente i problemi delle industrie energivore, ma credo che sia giusto sottolineare che questo accordo con ENEL sancisce una netta inversione di tendenza da due punti di vista: primo, cominciamo a risolvere un pezzo di problema, cioè avremo un risparmio per la bolletta dell'industria energivora di quasi 20 milioni di euro all'anno, e credo che sia un risparmio assolutamente importante, e poi anche inneschiamo un'inversione di tendenza su quella che è l'installazione di impianti ad energia rinnovabile, che non vengono più lasciati alla speculazione privata, non vengono più lasciati alla remunerazione per un capitale privato investito, un investimento che ormai non ha più rischio, ma vengono messi in qualche modo a bando affinché i benefici che derivano dai ritorni di questi investimenti ricadano in maniera più ampia sulla nostra comunità. Guardate bene che il problema delle energie rinnovabili oggi, con le tecnologie attuali, col conto energia e con le incentivazioni che esistono nel campo dell'energia rinnovabile, assomiglia assolutamente a quella che è stata la politica dei Paesi produttori del petrolio, che si sono trovati tra gli anni '50 e '60 a decidere se appaltare tout court il loro sistema di trivellazione e il sistema di produzione alle grandi multinazionali o se in qualche modo mantenere il controllo per avere dei benefici più ampi. Perché il sole e il vento sono un bene comune, sono un bene pubblico e con le tecnologie attuali cominciare a ragionare se un bene pubblico il cui sfruttamento è ormai maturo e quindi adopera tecnologie che non presentano rischi, debba portare benefici soltanto alle grandi multinazionali, oppure se è possibile inquadrare la produzione di energia rinnovabile in un accordo che possa portare benefici maggiori per la nostra comunità. Credo che però il tema sia anche un altro, cioè se oggi ha senso insistere nel mantenere in piedi un apparato industriale che ha tutta una serie di spinte competitive, se ha senso mantenere un apparato industriale anche in un contesto in cui i principali Paesi industrializzati del mondo vedano progressivamente salire per esempio, nel tasso di occupazione, quello dei servizi. Oggi vi è un paradosso che vorrei citare: gli Stati Uniti, che sono uno dei Paesi più avanzati del mondo, hanno un tasso di occupati nell'industria che è identico a quello della Regione Sardegna, identico, cioè il 23 per cento. Quindi potremmo dire che da questo punto di vista siamo allineati ai Paesi più industrializzati. Qual è il problema e qual è la differenza? Che quei Paesi sono passati attraverso dei tassi di occupazione dell'industria molto più alti, che sono arrivati al 35 e al 40 per cento, quindi hanno sperimentato in termini di organizzazione manageriale, di cultura industriale, tutta una serie di benefici che poi si sono travasati o nelle industrie innovative, o anche nelle industrie di servizi. Quindi credo che sia assolutamente legittima da questo punto di vista la battaglia e la rivendicazione di voler tenere in piedi il nostro apparato industriale. Quanto più è possibile tenerlo in piedi tanto più dobbiamo riuscire a far crescere, accanto all'apparato industriale tradizionale legato all'industria metallurgica e all'industria chimica, anche l'industria innovativa, legata per esempio all' energia rinnovabile, alla ricerca biomedica e ad altre forme di nuove industrie di carattere innovativo. Quindi credo che da questo punto di vista sia assolutamente importante chiedere alla Giunta di portare, insieme a tutte le forze sociali e insieme alla voce del Consiglio, la rivendicazione sacrosanta che oggi l'industria ha un valore strategico, perché alcune produzioni sono strategiche, ed è stata affidata ad alcuni colleghi per esempio la difesa delle produzioni di zinco del polo metallurgico del Sulcis, che hanno una valenza strategica. Ma mantenere una parte industriale ha una valenza strategica anche in termini di conoscenza, anche in termini di know-how, anche in termini di tecnologia, di capacità organizzativa, che poi può portare, per il travaso che ne deriva, anche benefici ad altri settori e anche ai settori dei servizi o delle industrie innovative. Però, accanto alle richieste sacrosante di procedere con gli accordi di programma per le infrastrutture, di procedere e di ottenere, se possibile, il riconoscimento di tariffe agevolate che possono andare al di là degli accordi che la stessa Regione sta cominciando a fare con ENEL, e che ha fatto con ENEL e ENDESA, credo che sia importante che in Sardegna, proprio per effetto dell'industria che ha avuto un carattere essenzialmente esogeno, industria spesso purtroppo anche inquinante dal punto di vista ambientale, per poi tagliare un costo ambientale e continuare a pagarlo per molti anni, cerchiamo di rendere quest'impatto più basso attraverso le nuove tecnologie, ma è in dubbio che sia un'industria in contrasto in parte con altre politiche che cerchiamo di portare avanti. Allora, credo che sia assolutamente importante che il Governo regionale si faccia anche promotore di iniziative che possano portare a installare in Sardegna delle industrie innovative, che possa diventare per esempio un centro di ricerca e sperimentazione per i semiconduttori, per le industrie rinnovabili. Non solo e non tanto per gli impianti industriali da installare, ma proprio per impianti di produzione di celle, per impianti di produzione che possono aiutare a creare una filiera che dalla ricerca, dalla ricerca delle nuove tecnologie sulle industrie rinnovabili possa portare anche alla produzione e quindi aiutare il nostro sistema industriale ad arricchirsi e a superare anche quelle che sono le industrie che più tradizionalmente hanno caratterizzato lo scenario sardo. Non credo che ci sia deserto oggi, collega Atzeri, io mi sono riguardato i dati. Sostanzialmente assistiamo purtroppo al fatto che gli occupati nel nostro sistema industriale erano circa 140.000 quindici anni fa e sono 140.000 oggi, abbiamo un sistema statico che si è tenuto in qualche modo in piedi con mille agevolazioni forse, ma comunque con una sua valenza. Credo che la nostra sfida oggi sia mantenerlo in piedi nel mentre cerchiamo di sviluppare anche il nostro sistema industriale, per le cose che ho detto prima, per le competenze, le tecnologie e il capitale umano che questo comporta. Possiamo sviluppare anche industrie che si affiancano a queste e ci aiutano ad arrivare pienamente in un sistema post industriale dove i tassi di occupazione e di ricchezza della nostra Regione possono sicuramente crescere. Se ritroveremo questo spirito unitario credo che anche queste istanze e queste vertenze, come altre, possano trovare successo a cominciare dal prossimo incontro di martedì.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Presidente, Alleanza Nazionale plaude a questa decisione di tenere questo dibattito in Consiglio che ha trovato largo consenso anche nel mondo sindacale. È da tempo che la CISL chiedeva, tra l'altro, che si dovesse affrontare questo problema, soprattutto se non si dovesse accontentare della convocazione dei vertici del Governo per il prossimo 10 di luglio, che da più parti, a più riprese, è stato oggi ricordato. E, caro Assessore, è assente l'Assessore, caro Presidente, quindi è lei il responsabile, non c'era e non c'è niente di cui essere soddisfatti e invece, come sosteneva la CISL, cosa di cui le va dato atto, e come sostenevamo noi dell'opposizione, e come sostengono da troppo tempo tutte le forze sociali in campo e tutte le categorie produttive dell'Isola e le amministrazioni locali, perfino quelle governate dal centrosinistra, era necessario un dibattito. E i motivi di tale insoddisfazione sono ormai noti e, visto che abbiamo superato abbondantemente la metà della legislatura, lo possiamo dire chiaramente: "La Regione sarda non ha una politica economica, o meglio ne ha troppe, in contraddizione tra di loro, e la sua debolezza politica si somma, da circa un anno a questa parte, alla debolezza di un Governo centrale dalle mille contraddizioni e con i giorni contati". E basti pensare, anche in questi momenti, ai rischi di crisi sulle pensioni e alla clamorosa decisione dell'ANCI, con presidenza dei D.S., di non sedere più al tavolo della concertazione.

Quindi, il periodo idilliaco fra Regione e Governo penso che sia alla scadenza. D'altronde ha i giorni contati se pensiamo al federalismo fiscale, che è in crisi completa. Ed è il quadro peggiore per potersi aspettare, dal vertice del 10 di luglio, un atto concreto. Questo incontro fra Regione e Governo, mi dà la sensazione che sia piuttosto difficile. Perché sosteniamo che la Regione sia sostanzialmente priva di una politica economica efficace, lo diciamo perché, soprattutto dal 2004 ad oggi, ha oscillato fra una specie di indirizzo autarchico, che secondo una certa visione avrebbe consentito di sviluppare in modo autonomo alcuni settori della cosiddetta economia immateriale. Abbiamo sempre sentito parlare di conoscenza, di tecnologie, di innovazione, caratterizzata da un forte intervento pubblico nell'economia e in modo particolare nell'industria. In mezzo, o meglio, all'interno di queste scelte assolutamente sbagliate c'è tutta la profonda crisi che ci troviamo ad affrontare, che è certamente dell'industria, ma abbraccia purtroppo tutto il sistema produttivo ed economico dell'Isola. La nostra Regione, in particolare, non solo non è riuscita ad agganciare quel trend positivo che aveva lo Stato, che è gia in reflusso, ma sta continuamente arretrando. Il rapporto della Banca d'Italia per il 2006 lo dice chiaramente, anche se il Governo regionale ha cercato, in modo piuttosto scomposto, di correggere numeri e cifre. Apparentemente la crisi investirebbe solo in modo marginale il comparto industriale, ma sappiamo che non è così, perché solo certe industrie, che sono quelle della trasformazione e del settore energetico, della raffinazione del petrolio, hanno fatto degli investimenti e hanno aumentato il volume delle esportazioni del fatturato. Quella, cari colleghi, non è l'industria sarda, quella è un qualche cosa di avulso da quella che può essere l'industria produttrice di economia sarda. Ecco per quale motivo lascia un po' in ombra i gravi problemi del comparto, perché noi siamo coperti da questo grande prodotto che è dato da questo tipo di industria. Problemi di cui però, appena usciti dalla statistica, constatiamo ogni giorno la drammatica evidenza. Così come non dicono tutto le cifre sull'occupazione. Oggi abbiamo sentito anche qualche numero da parte dell'Assessore. In una regione dove diminuiscono del 16,8 percento le persone che stanno cercando lavoro, non si può pensare che la disoccupazione sia in calo. È soprattutto se si tengono presenti altri due fatti dell'economia reale, cioè l'aumento della cassa integrazione, che è a più 4,7%, e delle sofferenze bancarie, due parametri che bisognerebbe prendere in considerazione e che l'Assessore non ha citato. Soprattutto il crollo verticale degli investimenti pubblici, che dal 2005 ad oggi crollano di 2 miliardi, in quell'anno, di 800 milioni. Quindi, questi sono dati pesantissimi, come il crollo nelle costruzioni che è dato dal PPR. E bisogna prendere in seria considerazione anche la vastità della crisi dell'agricoltura che è addirittura a meno 10,5 percento E non è vero, come sostiene il Governo regionale, con un paragone piuttosto ardito, che i problemi dell'industria possono essere contrastati o alleggeriti dalla capacità di assorbimento del settore dei servizi. Guardiamoci intorno: se più di 300 mila sardi stanno combattendo la soglia della povertà, se il livello dei consumi interni è molto basso e le famiglie sono sempre più indebitate, come potranno crescere ancora i servizi se si restringono gli spazi di mercato? Che razza di miracolo effettivamente chiediamo noi a questi benedetti servizi? Prendersi sulle spalle anche, Presidente, oltre 400 lavoratori che riguardano la formazione professionale - Ho sentito che ieri avete dato un palliativo per quanto riguarda la soluzione del problema, che per molti dei quali non c'è futuro! -, e non dimentichiamoci dei 500 addetti alla cartellonistica pubblicistica stradale, che sono stati messi in ginocchio da queste norme così assurde del Piano paesaggistico. Queste sono alcune realtà che bisogna prendere in considerazione. Anche queste persone dovrebbero o potrebbero finire tutte nell'andare a fare le pulizie nei negozi dei grandi magazzini, oppure a rispondere al telefono dei call center. La verità è esattamente opposta. Il nostro sistema economico rischia di implodere perché non ha equilibrio e non ha interlocutori affidabili nel Governo nazionale. Se cade un pezzo di industria non ci sono servizi che tengano, non c'è artigianato e non c'è turismo che possa far assorbire il colpo, anche perché proprio questi due settori, che dovrebbero essere trainanti nell'economia sarda, hanno ricevuto dei contraccolpi che li ha messi alle corde, non possono più neanche reagire. Non va trascurata poi una componente essenziale della nostra economia, che è rappresentata dalla pubblica amministrazione. Vorrei fare un ragionamento, questo non in termini assoluti, anche se in Sardegna ha un peso molto consistente, quanto per la sua capacità di essere interlocutore aperto ed efficiente per il mercato e il mondo delle imprese, regolando ed orientando i processi di sviluppo. Ma in Sardegna la Regione non ha fatto questo lavoro, è partita da una pregiudiziale ambientalista ad oltranza, che è contro le imprese e tiene ancora in piedi questa pregiudiziale assieme al Ministero dell'Ambiente. Da Portovesme a Porto Torres, con l'assurda pretesa di muri antinquinamento del costo di 1 miliardo di euro, che non hanno un riscontro da nessuna parte, che sono stati bocciati anche dal TAR, sia della Sardegna che del Lazio, che non hanno neanche un riscontro, dicevo, né dal punto di vista giuridico né dal punto di vista scientifico. Quindi, come si può impostare una politica di rilancio competitivo del settore industriale con queste basi? E come può essere credibile una Regione, che spostandosi sul fronte opposto, dice di credere nel mercato e poi, attraverso la SFIRS, e l'hanno ricordato più colleghi, si compra una cartiera, compra magari una compagnia di navigazione, una flotta aerea, non lo so! Come pensa, tra l'altro, di superare i rilievi dell'Unione Europea contro le garanzie per la libera concorrenza? Una cosa è predisporre interventi di sostegno alle imprese sotto forma di incentivi, che fra l'altro nel 2006 sono stati tagliati di oltre il 5 percento, altro è mettersi a gestire aziende, occuparsi direttamente di pianificazione industriale e di produzione di gestione. La storia…

PRESIDENTE. Sì, concluda prego!

MORO (A.N.). Sì, concluda! E tutto il ragionamento Presidente? Io non penso… d'altronde abbiamo avuto anche la pazienza di aspettare fino a questo momento e non penso che dieci minuti possano essere sufficienti per poter trattare questi argomenti. Se lei mi dà la possibilità, d'altronde non tutte le forze politiche sono intervenute, quindi potrei avere del tempo…

PRESIDENTE. No, sono intervenute tutte, onorevole Moro. Invece di perdere tempo a chiedermi altro tempo, provi a concludere il ragionamento e poi quello che non riesce a concludere oggi lo farà un'altra volta.

MORO (A.N.). Il ragionamento è un suggerimento a questa Giunta. Che tra l'altro basta che guardino all'azione che ha fatto la FIAT, che fino a 3 o 4 anni fa era in completa crisi e poi, senza un soldo pubblico, è riuscita, e d'altronde noi siamo memori che la Fiat abbia ricevuto fiumi di danaro pubblico, oggi con una ristrutturazione aziendale seria è riuscita a venir fuori e addirittura è riuscita ad occupare spazi di mercato. Quindi sono convinto che con quella politica di acquistare e di mettere sul mercato la Regione stessa, che poi con la ristrutturazione della Regione è il Presidente, si creerebbe un conflitto di interessi, si vuole fare economia in questo modo. Io sono convinto che l'accordo che si dovrà tenere il 10 di luglio con il Governo non possa produrre molto, io mi auguro di sì ma non per il bene di Soru, per il bene della Sardegna. Il problema è che dobbiamo stare attenti e vigilare, però con questo tipo di politica industriale inesistente sarà difficile poter risollevare le sorti di questa economia e di questo comparto. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Moro.

Poiché non vi sono altri iscritti a parlare, ha facoltà di replicare il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie signor Presidente. Il Consiglio regionale discute di un importante tema, quello della politica industriale. Certo il tempo è poco, se ne lamentava anche il consigliere Moro, e diventa ancora di meno se lo utilizziamo per dire… per utilizzare degli slogan, per raccontare delle storie inesistenti, per parlare di acquisti di portaerei, per parlare di acquisti di navi, di aerei, da parte di società regionali, per parlare di politiche industriali inesistenti. La Regione ha una politica industriale, la sta portando avanti con coerenza, da tre anni, e la sta portando avanti con coerenza sulla base del suo programma regionale. Se un merito ha avuto questo dibattito oggi è quello che tutti hanno chiarito che non bisogna ripercorrere gli errori del passato, quelli di seguire una unica "monocultura", un modello di sviluppo legato ad un'unica cultura. Abbiamo avuto quello della grande industria, per un qualche periodo si è pensato che il turismo avrebbe potuto sostituirlo, oggi tutti abbiamo detto che abbiamo bisogno di uno sviluppo articolato che difenda l'industria esistente, che ne promuova della nuova, che promuova i saperi tradizionali della Sardegna, che promuova il turismo.

Difendere l'industria esistente è stata una nostra priorità, è stato un nostro obiettivo determinante fino dalle prime settimane, e piuttosto che parlare con slogan preferirei passare ai fatti. Qualcuno ha detto: "in altri tempi la Regione è stata maggiormente protagonista", protagonista di cosa? Protagonista delle chiusure delle industrie, protagonista dello smantellamento di importanti siti industriali, ancora nei primi anni del 2000, solamente per citare Ottana, e per citare cose di cui questa Regione si è dovuta occupare sin dalle prime settimane. Ad Ottana, credo nel 2003, l'ENI ha di fatto smantellato il sito, vendendo la centrale produttrice di energia elettrica, e delle altre utilities, ad una società che dopo pochi mesi è entrata in crisi e dopo meno di due anni ha rivenduto ad una società debolissima che ha messo in crisi l'intero sito e ha venduto la società di servizi ad una società bolognese, anzi l'ha pagata per prenderla, venduto è una parola grossa, l'ha pagata per prenderla! E il precedente Governo regionale ha semplicemente assistito a questo. Noi in questi anni, ad Ottana, abbiamo gestito la debolezza della centrale e in queste settimane abbiamo finalmente trovato la soluzione definitiva per un rafforzamento degli investimenti in quella centrale. Così come si sta lavorando, si è provveduto a mettere in sicurezza e a gestire con maggiore efficienza i servizi nel sito di Ottana; un'altra cosa importante che è stata fatta in questi anni è che nessuna altra industria ha chiuso ad Ottana. Negli anni precedenti si è stati protagonisti, credo passivi, della chiusura di Montefibre, un altro importante investimento industriale di Ottana. In questi anni si son fatti gli investimenti nei polimeri, si sono rafforzate le imprese esistenti, proprio in attuazione di quel contratto di programma a cui tutti vi siete riferiti, contratto di programma del 2003, che nella precedente legislatura ha visto investimenti zero e che in questa legislatura ha visto investimenti per quasi 345 milioni di euro. "Questa Regione - è stato citato - ha fatto troppe cassa integrazioni", è vero! Ha gestito la cassa integrazione di una società che è stata chiusa nella precedente legislatura, che forse si sarebbe potuta difendere e non si è difesa, appunto la Montefibre, e, con grande sforzo, e credo riconoscimento delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori, si è trovato un percorso che non lasci nessuno fuori dagli ammortizzatori sociali e porti tutte quelle persone almeno alla pensione.

Nel sito di Portovesme abbiamo trovato chiusa la ALI, abbiamo trovato in difficoltà estrema, sino alla liquidazione, la ILA, abbiamo trovato chiusa la Carbosulcis, anzi qualcuno diceva in quella precedente campagna elettorale che era da chiudere definitivamente e che occorreva trasformarla forse in un villaggio turistico o in un parco di divertimenti. Abbiamo trovato in estrema difficoltà la Portovesme S.r.l., perché era da un mese all'altro che rischiava la chiusura fintanto che poi lo Stato si è preso il rischio di prorogare delle tariffe agevolate in difformità dalle normative europee. A Portovesme oggi si estrae carbone, la Carbosulcis ha riniziato ad assumere, c'è un progetto per quella miniera di carbone, c'è un progetto strutturale per il costo dell'energia del Polo di Portovesme. A Portovesme si è salvata la ILA ed è storia recentissima, e a Portovesme si è salvata l'ALI, così come, ripeto, è aperta la cartiera. Capisco che siamo ormai in una campagna elettorale forse aperta con due anni di anticipo ma credo che sia sbagliato sottovalutare la portata degli accordi bilaterali che sono stati firmati grazie all'accordo con la Regione, con Enel e l'accordo della Regione con ENDESA quegli accordi valgono diverse decine di milioni di euro di risparmio all'anno, per il polo della cloro-soda di INEOS e per la Portovesme S.r.l., decine di milioni di euro all'anno che fanno sì che vada avanti l'acquisizione da parte di meno di INEOS della SYNDIAL e gli investimenti previsti, 10 milioni di euro all'anno che fanno sì che Portovesme S.r.l., possa portare avanti il contratto di investimento per quanto riguarda la sostituzione di un altro forno VELTZ e possa soprattutto guardare con maggiore tranquillità la possibilità di risolvere in maniera definitiva, in maniera strutturale il costo dell'energia.

Il progetto integrato "carbone nuova centrale per il Sulcis", grazie proprio alla legge numero 80 del 2005, quindi promossa da questa Giunta regionale e grazie all'impegno di questa Giunta regionale, e alle organizzazioni sindacali, cui venne chiesto di riautorizzare un CIP 6 che era stato abbandonato ormai oltre 10 anni di rifinanziare CIP 6 e poter dare risposta a 400, circa 500, lavoratori della Carbosulcis, e risposta definitiva a quelle migliaia di lavoratori che possono essere messe in pericolo dal costo dell'energia per le industrie di Portovesme.

Ha avuto una battuta d'arresto, legata ai troppi rischi, ai rischi che ancora l'Europa non si è espressa su quel CIP 6, anche se, pur essendo stata notificata da gennaio non si è ancora espressa negativamente, è a rischio. Noi abbiamo cercato di trasferire immediatamente alle imprese partecipanti al bando, i costi della Carbosulcis, fin dal momento dell'aggiudicazione, eliminando una parte di questi rischi grazie ad una procedura negoziata. Il percorso invece siamo convinti che potrà avere esito positivo ed anche le trattative di queste settimane, ultime quelle con l'ENEL, ma anche quelle con altre società, ci permettono di poter dire che quel percorso può avere esito positivo. Il costo dell'energia ha riguardato anche Porto Torres. Oltre a queste due intese, sul costo dell'energia, è stata fatta un'altra intesa con il gruppo ENDESA, che riguarda: il repowering dei gruppi a olio combustibile, il repowering dei gruppi a olio combustibile altamente inquinanti, e la costruzione di un nuovo gruppo che può dare risposta strutturale all'industria della SYNDIAL, INEOS che sta a fianco, e che potrà chiudere, un gruppo di circa 120 MW a olio combustibile altamente inquinante e altamente costoso. Quindi, la risposta strutturale dei costi energetici per tutta l'industria di Porto Torres, sarà all'interno di quella intesa che questa Giunta regionale ha firmato col gruppo ENDESA. Quindi, concordo con tutti quelli che mi hanno preceduto e che hanno detto che occorre difendere l'industria esistente. Questa Regione l'ha difesa tutta e ha trovato una strada e un percorso possibile, temporaneo, per i costi dell'energia, al di là delle autorizzazioni europee, e strutturale, ancora per i costi dell'energia, rispolverando e rimettendo in campo, come doveva essere fatto, il progetto integrato miniera-centrale e il progetto di repowering del gruppo ENDESA.

Vedo che c'è cattiva informazione, e forse questa cattiva informazione è anche figlia della volontà di, qualche volta, creare confusione. Anche oggi ho sentito parlare dei dodici mila lavoratori dell'industria che mancherebbero all'appello. Io i dati che conosco sono i dati dell'Istat, li potete andare e prendere sul sito dell'Istat o sul sito Sardegna statistiche. Leggo i dati del primo trimestre 2004: 140 mila occupati; leggo i dati del primo trimestre 2005: ancora 140 mila; nel primo trimestre del 2006: 141 mila; i dati del primo trimestre 2007: 137 mila. È vero, mancano quattro mila occupati, non dodici mila. Mancano quattro mila occupati rispetto al primo semestre 2006, mancano tre mila occupati rispetto al primo trimestre del 2004, le altre sono chiacchiere. Ma, contemporaneamente, gli stessi dati dell'Istat, che ciascuno di voi può liberamente e gratuitamente prendere e leggere, se avrà pazienza, ci dicono i dati dei servizi rispetto al primo trimestre del 2004, che erano quattrocento mila, sono passati e 443 mila, sono aumentati cioè di 43 mila. Che vuol dire nei servizi sono aumentati di 43 mila e nell'industria sono diminuiti di 3 mila, con un risultato positivo di quaranta mila. Infatti, gli stessi dati dell'Istat, che chiunque può liberamente e gratuitamente leggere, ci dicono che i tassi di disoccupazione in Sardegna, nel periodo considerato, sono passati dal 15 virgola qualcosa al 10,6 per cento, il resto sono storielle. Questi sono i dati sull'occupazione. Per quanto riguarda il fatto che, naturalmente, quell'occupazione non sempre è della migliore qualità, e anzi cresce il numero delle persone che pur avendo un posto di lavoro sempre più è precario e sempre meno è sicuro, come accadeva nel passato, in diversi mercati del lavoro in diversi periodi storici.

Vorrei avere ancora qualche secondo per parlare della SFIRS. La SFIRS non l'abbiamo costituita noi, dal suo nome capisco che è una società finanziaria che dovrebbe occuparsi di sviluppo, l'ultima società finanziaria regionale per lo sviluppo. Quindi, una società che si deve occupare di promuovere lo sviluppo in Sardegna, non di prestare i soldi alle imprese a cui le banche non prestano i soldi. Cioè, non è una società dove bisogna andare a chiedere soldi in prestito dopo che non te li prestano le banche; è una società che serve per promuovere iniziative di sviluppo, per cercare di sostenere nuovi modelli possibili di sviluppo. Allora, noi responsabilmente, credo giustamente, con l'operazione LEGLER abbiamo voluto dire che deve essere fatto anche l'impossibile per salvare il tessile in Sardegna e, a maggior ragione, quando quella società e il sistema regionale era creditore del gruppo LEGLER per 40 milioni di euro. Con l'operazione che abbiamo fatto non stiamo spendendo nuovi soldi, ma stiamo riportando a casa una parte importante di quei 40 milioni di euro, che qualcuno prima di noi aveva dato. Poi stiamo provando anche l'impossibile, magari non ci riusciremo, ma avremo almeno la consapevolezza di aver tentato il tutto e per tutto per mettere in sicurezza la società, almeno temporaneamente, e per trovare degli altri imprenditori possibili, per il gruppo LEGLER.

Per Arbatax è la stessa cosa, nessuno si sogna di gestire fabbriche di tessuti e tanto meno qualcuno si sogna di gestire cantieri navali, ma di non lasciare alla speculazione la gestione di un sito industriale importante, come è stato questo nella storia della Gallura e come potrà essere nel futuro, non lasciarlo alla speculazione delle seconde case, ma mantenere la vocazione industriale di quel sito e fare sì che lì si localizzi industria vera, legata alla nautica. Credo che fosse nostra responsabilità, e questo è quello che stiamo facendo. Nel frattempo, ci sono trattative importanti con i primi gruppi al mondo nel settore dello yachting che sono interessati e hanno già presentato progetti di massima, per localizzarsi ad Arbatax e immaginare 400-500 persone che lavorano in quest'industria là dove oggi c'è solamente, non da pochi mesi ma forse da quindici anni, se non di più, inattività e disperazione vorrei dire.

Allora, responsabilmente abbiamo messo i soldi, la SFIRS ha investito per sottrarre quel sito alla speculazione e quel sito verrà immediatamente rivenduto, ridato in concessione alle società che porteranno industria lì e non speculazioni. Qualcuno ride pensando che la SFIRS voglia comprarsi portaerei. La SFIRS vede, per come la capisco io, magari mi sbaglio, forse ha ragione lei, ma non credo, potrebbe occuparsi di prestare soldi là dove non li prestano le banche. Ma, il problema non è che manchino le banche in Sardegna, il problema è che manca il capitale di rischio, la partecipazione al capitale di rischio, il sostegno con gli aumenti di capitale affinché qualcuno abbia anche maggior volontà e maggior merito creditizio. Cioè la possibilità poi di presentarsi meglio alle banche e avere i finanziamenti necessari. La SFIRS non vuole costituire società di navigazione, né vuole costituire società di trasporto aereo. Ma è sbagliato aiutare con una iniezione di capitale iniziale, in minoranza, l'impresa sarda che voglia trovare anche nuovi sbocchi imprenditoriali, che non siano soltanto quelli di costruire seconde case, ma misurarsi ad esempio, col mercato dei trasporti, col mercato della logistica, e l'integrazione della logistica e dei trasporti non solo nei camion ma anche negli aerei. È sbagliato investire nel capitale delle imprese e poi valorizzarle e poi rivenderle? Io penso che sia giusto e penso che sia quello che deve fare la SFIRS e do atto che lo sta facendo con coraggio, lungimiranza e sapienza.

PRESIDENTE. Grazie, Presidente. Dichiaro chiusa la discussione.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Per esprimere, Presidente, profondo disappunto e rammarico relativamente all'esclusione della proposta di legge sul garante dei diritti dei detenuti…

PRESIDENTE. No, mi scusi onorevole Caligaris, lei non può esprimere… non in Aula.

CALIGARIS (Gruppo Misto). No, mi scusi Presidente.

PRESIDENTE. No, io la scuso, ma non le do la parola perché lei non può parlare sull'ordine dei lavori e introdurre un tema come questo. Quindi, ha un suo Capogruppo, rivolga al suo Capogruppo la sua lamentela e verrà sicuramente ascoltata.

(Interruzioni della consigliera Caligaris)

Sì, ma… ho capito, ma le ripeto non ha la parola in Aula, onorevole Caligaris. Mi dispiace, mi dispiace. Grazie.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Abbiamo sempre comportamenti differenziati a seconda delle persone.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Vorrei chiedere dieci minuti di sospensione, stando in Aula, per definire il documento finale del dibattito.

PRESIDENTE. Va bene, sospendiamo dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 58, viene ripresa alle ore 15 e 03.)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. È stata presentata una mozione. Se ne dia lettura.

SANNA MATTEO, Segretario:

"Mozione Giagu - Marrocu - Biancu - Floris Vincenzo - Uras - Lanzi - Masia - Porcu - Balia - Calledda - Mattana - Cherchi Silvio - Sanna Francesco - Meloni - Pirisi sulla problematica industriale ed energetica e sulle iniziative da adottare". (130)

Continuazione della discussione sulle Comunicazioni della Giunta regionale, ex articolo 121 del Regolamento, sulla situazione industriale

PRESIDENTE. La mozione viene ammessa in Aula, e se non viene richiesto di trasformarla in un ordine del giorno, votiamo la mozione così come è stata presentata. Va bene mettiamo ai voti la mozione, colleghi. Onorevole Diana prego dichiarazione di voto…

Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Sì grazie Presidente, 5 minuti? Sì grazie, Presidente, adesso. C'era stato preannunciato un ordine del giorno adesso ci troviamo davanti ad una mozione…

PRESIDENTE. Onorevole Diana, le spiego. L'ordine del giorno non è presentabile perché la discussione di oggi è avvenuta sulla base di dichiarazione della Giunta, questa è la formula "comunicazione della Giunta", questa è la formula che abbiamo utilizzato. Quindi se si vuole concludere la discussione con un dispositivo del Consiglio regionale, l'unica formula, dato che non si può presentare un ordine del giorno, è la presentazione di una mozione che può, eventualmente, essere votata anche attraverso la trasformazione in ordine del giorno. Quindi questa è la modalità tecnica, diciamo. Prego onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Per cui Presidente?

PRESIDENTE. Per cui c'è una mozione presentata, che è quella che…

DIANA (A.N.). Quindi discutiamo la mozione prima?

PRESIDENTE. Se… certo, tecnicamente si può discutere la mozione.

DIANA (A.N.). Allora! Sull'ordine ai lavori, Presidente.

PRESIDENTE. Sì prego onorevole Diana. Eravamo in fase di votazione perché io ho chiesto…

DIANA (A.N.). Alla luce… eravamo in fase di votazione di un ordine del giorno…

PRESIDENTE. No, ho detto, ho chiesto se veniva richiesta la trasformazione in un ordine del giorno, onorevole Diana.

CAPPAI (U.D.C.). Perché hanno detto di no?

PRESIDENTE. Hanno detto che restava una mozione, nessuno ha chiesto che diventi ordine del giorno, quindi stavamo votando, io le ho dato la parola per dichiarazione di voto.

DIANA (A.N.). No, per la discussione della mozione, Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Diana che cosa intende fare?

Ha domandato di parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.

GIAGU (La Margherita-D.L.). Per trasformare in ordine del giorno la mozione.

PRESIDENTE. Va bene.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno:

Ordine del giorno Giagu - Marrocu - Biancu - Floris Vincenzo - Uras - Lanzi - Masia - Porcu - Balia - Calledda - Mattana - Cherchi Silvio - Sanna Francesco - Meloni - Pirisi sulla problematica industriale ed energetica e sulle iniziative da adottare.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESO ATTO che:

- il settore industriale soffre di una crisi strutturale di lunga durata, con alcune particolari situazioni di pericolo per la produzione e per il lavoro;

- le produzioni dell'industria chimica e metallurgica da tempo sono soggette ad una competizione fortissima, su cui incidono negativamente, per i nostri impianti, alcuni differenziali di costo che rischiano di penalizzare negativamente il nostro apparato produttivo rispetto alle aree più sviluppate del Paese;

- le origini di tale disagio, che si possono attribuire certamente alle modalità di dismissione del sistema delle partecipazioni statali, sono ancora oggi aggravate dalle forti carenze infrastrutturali nell'ambito dei trasporti e dell'energia;

CONSIDERATO che:

- il problema energetico è il punto di snodo centrale per lo sviluppo dell'industria sarda, in considerazione dell'alta incidenza della grande industria energivora sul complesso delle produzioni, soprattutto nella metallurgia e nella chimica, e della assoluta importanza che tali produzioni hanno nell'equilibrio del sistema economico nazionale e della stessa bilancia commerciale;

- l'alto costo dell'energia elettrica rispetto al resto del mondo, abbatte la competitività del sistema industriale italiano; in Sardegna si registra una forte concentrazione di imprese energivore, impegnate nei settori della chimica e della metallurgia non ferrosi; la produzione di piombo e zinco primario, in particolare, assume un valore strategico nazionale, in quanto i processi di concentrazione e privatizzazione voluti dall'Unione europea hanno portato al permanere in Italia di un unico impianto, nella zona industriale di Portovesme; a questa grande infrastruttura industriale va garantita certezza di regole e condizioni allineate a quelle della concorrenza internazionale;

- in assenza di scelte appropriate verranno impediti i progetti finalizzati al mantenimento e rafforzamento delle filiere più competitive come quelle dell'alluminio, del piombo e dello zinco (Portovesme), del cloro (Assemini e Porto Torres), del PET (Ottana);

- il Piano energetico regionale e la sua attuazione costituiscono il banco di prova della validità della politica industriale della Regione e dello Stato; in tale quadro va richiesta al Governo centrale la necessaria coerenza delle scelte in tutti gli ambiti decisionali, ivi compreso quello ambientale, attraverso un tavolo nazionale sull'energia che coordini le politiche settoriali;

- la progettazione e realizzazione del gasdotto GALSI ridurrà oggettivamente il gap energetico e tecnologico della Sardegna e consentirà la localizzazione di produzioni oggi impedite dalla mancanza del metano;

- per il mantenimento delle produzioni strategiche e per il rafforzamento delle filiere che hanno ancora buone prospettive di inserimento nei mercati occorre una strategia indirizzata sia all'adozione di soluzioni transitorie (tariffe speciali per le energivore), sia all'individuazione che all'avvio di concrete scelte finalizzate a soluzioni strutturali (nuova centrale del Sulcis con tecnologie avanzate, alto rendimento e basso costo, da sfruttare a vantaggio finanziario delle industrie locali);

- sono stati fatti alcuni passi importanti in questa direzione:

a) accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici della Sardegna da inserire strategicamente nel quadro del tavolo nazionale del confronto aperto presso il Ministero dello sviluppo in una logica di rilancio della chimica nel Paese;

b) intesa Stato - Regione sull'energia;

c) Piano energetico regionale;

d) iniziative per il rilancio della centrale di Ottana;

e) accordo fra Regione ENEL e ENDESA che facilita una fornitura di energia, a prezzo medio allineato a quelli ponderati europei, alle attività industriali energivore sarde;

RIMARCATO che:

- tali passi costituiscono un presupposto da sviluppare, verificare, finanziare e attuare in una concreta interazione tra scelte dei diversi protagonisti, pubblici e privati, nel sistema;

- è necessario, oggi, trarre alcune conclusioni operative sui problemi esposti, per smuovere una situazione che inevitabilmente è destinata a ristagnare e a morire, in assenza di decisioni puntuali e coraggiose;

- in particolare, occorre incidere su quattro livelli:

1) forte azione di tutto il sistema politico e istituzionale italiano e sardo, nei confronti dell'Unione europea per l'autorizzazione alle tariffe speciali in linea con i valori degli altri Stati membri dell'Unione Europea per le produzioni energivore, al momento sottoposte a procedura di infrazione;

2) conclusione della procedura di affidamento della gestione integrata miniera Carbosulcis - nuova centrale elettrica;

3) sollecitazione - all'esito dell'OPA di ENEL su Endesa - della integrità degli assets di generazione elettrica di Endesa Italia, al fine di garantire al Paese e alla Sardegna una pluralità di grandi operatori che esaltino la concorrenza e la logica di mercato nel settore;

4) verifica e monitoraggio dei contenuti dell'accordo tra Regione ed Enel affinché in Sardegna, accanto agli investimenti per gli impianti di promozione tecnologicamente avanzati e ambientalmente compatibili, sia realizzato un adeguamento della rete elettrica e dei servizi della Sardegna che la rendano disponibile alle imprese sarde, tale da rispondere alle necessità di sviluppo economico e sociale dei suoi territori,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

a rivendicare nei confronti del Governo nazionale una attenta politica industriale al fine di:

1) salvaguardare i livelli di competitività e produzione delle industrie sarde;

2) sostenere e promuovere i settori di ricerca e innovazione tecnologica legati ai processi produttivi in modo da localizzare in Sardegna industrie fortemente innovative;

3) sostenere la localizzazione di industrie legate alla produzione di energia da fonti rinnovabili;

4) salvaguardare, per quanto è possibile, la unitarietà del patrimonio industriale;

5) adeguare e razionalizzare le infrastrutture di sostegno e ausiliarie per facilitare il livello di competitività del settore produttivo. (1).)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Quindi stiamo parlando di un ordine del giorno. Benissimo. Grazie Presidente, questo Consiglio regionale è stato convocato, oserei dire in maniera irrituale, ma comunque certamente rispettoso dei regolamenti, ed è stato convocato su una particolare sollecitazione, che è giunta certamente da alcune forze sindacali. Ora noi ci saremmo aspettati, da quelle forze sindacali, alle quali comunque viene inviato tutto il nostro consenso e tutta la nostra stima per ciò che stanno facendo e per ciò che vorranno fare ancora. Noi ci saremmo aspettati nelle dichiarazioni dell'Assessore una posizione certamente diversa. Assessore, lei mi deve scusare se io credo di essere stato uno dei primi a rilevare il totale dissenso sulle considerazioni che lei ha fatto. Non ho trovato un discorso che meritasse assolutamente neanche la massima attenzione possibile, perché le sue considerazioni tendevano fondamentalmente solo a dire, e a far capire, che tutto andava bene. Allora se per lei tutto va bene, e le forze sindacali si sono spinte talmente forte nella direzione di far convocare il Consiglio regionale, mi chiedo: quale deve essere la nostra attenzione nei confronti delle considerazioni che lei ha fatto e che non condividiamo in toto? Ma fino qui ancora, io mi aspettavo stamattina che le considerazioni le facesse il presidente Soru, abbiamo ascoltato l'assessore Rau, legittimata, certamente, come Assessore dell'industria. Ciò che certamente a me personalmente, ma credo a molti, ha creato sconcerto, è l'intervento del presidente Soru per 20 minuti, ma al di là dei tempi non ha avuto certamente necessità di 20 minuti per raccontarci fandonie di una gravità inaudita, senza possibilità che questo Consiglio regionale aprisse un dibattito sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta. Questo, Presidente, non è la prima volta che succede. Quando il Presidente non apre i lavori io credo che sia buona consuetudine che se il Presidente fa dichiarazione a quest'Aula, in quest'Aula si apra certamente un dibattito. Possiamo forse aprire un dibattito sulle cose che ci ha detto il presidente Soru? Il presidente Soru ha investito, a inveito contro la precedente maggioranza, si è scagliato contro la politica dalla Giunta di centrodestra senza conoscere quanto da questa fatto e quindi veicolando notizie false e tendenziose. Perché vede, la centrale di Ottana non l'ha venduta il centrodestra, non governavamo noi quando la centrale di Ottana ha cambiato proprietà. L'accordo della chimica è 100 milioni di euro, se non ci fosse stata la pressione forte del Governo di centrodestra nei confronti di Montefibre, e quelle manifestazioni che si fecero allora, mai e poi mai si sarebbe chiuso l'accordo per la chimica. E allora, di che cosa parla il presidente Soru? Ma non si è limitato a questo; ecco perché noi non le possiamo affidare, Assessore, né a lei né alla sua Giunta, per manifesta inaffidabilità e incapacità, di gestire questa materia, noi non vi possiamo affidare il nostro consenso, il nostro mandato per rappresentare la Regione Sardegna nel tavolo con il Governo. Il presidente Soru è andato ancora al di là, perché conosce benissimo i meccanismi finanziari con cui si lavora con le banche, lui sì che li conosce bene, e dovrebbe avere esperienze del passato, quando gli istituti di credito negarono fiducia alla nascente società Tiscali e lui l'ha toccato sulle sue mani, sulla sua pelle ha visto queste situazioni, e oggi deve venire a dire in questa Aula che la SFIRS non deve dare i danari a quelli che non possono essere affidati dalle banche, a tutti gli imprenditori sardi, è a questi che si riferiva, o si riferiva a qualche altro interesse nascosto che noi non conosciamo? Ed è meglio che non lo conosciamo ufficialmente, perché io sarò certamente uno di quelli che, stia tranquillo, Assessore, andrò a denunciarli subito appena avrò certezze. Certezze non ne ho ancora, ma questa partecipazione ad un'asta pubblica ad incanto libero, con libere offerte al tribunale di Bologna… sto terminando Presidente…

PRESIDENTE. Onorevole, concluda.

DIANA (A.N.). Grazie… al tribunale di Bologna; con chi ha concordato questa operazione? Quale era il mandato che aveva l'avvocato Cadoni per partecipare a quell'asta? Quali erano i limiti che gli erano stati imposti? E il parere dei revisori dei conti della SFIRS siamo sicuri che fosse d'accordo? Che il Consiglio di amministrazione della SFIRS forse d'accordo? Siamo sicuri di questo? E non era un passaggio politico importante nel momento in cui si va a partecipare ad un'asta pubblica; e parla di speculazioni, il presidente Soru parla di speculazione, e di che cosa ha parlato in conclusione del suo discorso se non di speculazione, quando ha detto che la Regione Sardegna acquisiva quelle proprietà per poi rivenderle; ma per farci che cosa? Deve rivenderle a chi? E come? Possiamo fidarci noi di un Presidente della Regione che viene a veicolarci queste notizie? Di un Presidente della Regione che non è riuscito a chiudere neanche il bando che riguardava gran parte del territorio del Sulcis Iglesiente; per fare che cosa? Per andare poi ad una trattativa privata? Beh, spiegatecelo colleghi della maggioranza, molte delle cose che io ho detto me le avete riferite voi e quindi siete convinti quanto noi di questo, e allora di che cosa stiamo parlando? Perché dovremo affidarvi questo mandato? Noi non parteciperemo al voto di quest'ordine del giorno, ve lo votate voi e andate voi con tutta la vostra sagacia e la vostra intelligenza.

(La quasi totalità dei consiglieri di minoranza abbandona l'aula.)

PRESIDENTE. Grazie onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, colleghi. Il Gruppo del partito della Rifondazione Comunista esprime consenso all'ordine del giorno proposto sul tema dell'industria in Sardegna, che consideriamo tra i temi più importanti della nostra Isola. Condividiamo le linee indicate dalle organizzazioni sindacali; le loro preoccupazioni coincidono con le nostre. Dispiace invece constatare che in quest'Aula, questo spirito unitario non ci sia, che prevalga la strumentalizzazione pre-elettorale: la rozzezza delle affermazioni gratuite dell'onorevole Diana ne sono, purtroppo, una triste conferma. Neanche la necessità di essere uniti e di presentarci uniti al confronto con lo Stato e, cioè, considerando questi interessi generali, ha fatto perdere queste caratteristiche al centrodestra. Noi siamo invece sempre d'accordo ad assumere una posizione unitaria e forte come sardi nelle partite più importanti che trattiamo con i Governi centrali, indipendentemente dal fatto che siano ritenuti amici o meno. Se sono amici li giudicheremo solo sulla base delle risposte che ci daranno, e se esse saranno compatibili con gli interessi del popolo sardo. Per questo, il 10 luglio prossimo la Sardegna deve presentarsi al Governo centrale con proposte chiare e unitarie, possibilmente. Per raggiungere questi livelli di unità in Sardegna ci vuole maggiore cultura del dialogo, lo riaffermiamo sia con il Consiglio regionale che con le parti sociali e istituzionali, un rapporto che dev'essere continuo, non sporadico, non per le grandi occasioni, che sgombri il campo dalle diffidenze e incomprensioni che troppo spesso si registrano. Noi siamo ancora d'accordo con le linee tracciate nell'ordine del giorno sull'industria di 9 mesi fa, e questo ordine del giorno di oggi riteniamo sia in continuità con quello precedente, e riteniamo anche che l'impegno della Giunta su questo settore debba essere più veloce, incisivo, stringente col Governo centrale, facendo comunque sempre il proprio dovere. Ci rendiamo conto delle grandi difficoltà di questo comparto derivate dai processi di globalizzazione e di competitività selvaggia in atto, oltre che dalle scelte in parte sbagliate fatte nel passato. Oggi si sta cercando, come negli anni scorsi, di dare risposte a comparti e settori in crisi qui ampiamente descritti. È un lavoro lodevole che si sta portando avanti. Per questo, forse è necessario definire, e per meglio attualizzare, un'ipotesi di sviluppo della Sardegna che dev'essere, secondo noi…

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisu. Ha domandato di parlare il consigliere Renato Lai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LAI RENATO (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Per annunciare che ci asterremo, ci asterremo ritenendo che non ci siano state date risposte adeguate per riferire nei nostri territori di cui abbiamo rappresentato questioni pressanti. Ma lo abbiamo fatto in termini propositivi, e in questo senso colgo l'occasione per rivolgermi anche all'onorevole Porcu per dire che i rilievi che noi abbiamo fatto li abbiamo fatti comunque in termini propositivi, ponendo questioni che nel nostro territorio hanno avuto anche nella vicenda elettorale grande valenza politica, e quindi chiedevamo semplicemente di ridiscutere e riformulare determinate… questa è un'esigenza molto sentita. Non mettevamo in discussione nessun modello se non in questi termini. Nel nostro intervento non abbiamo assolto nessuno, abbiamo parlato di una crisi datata nel tempo, non ci sono stati elementi in questo senso che ci consentissero di assolvere o di condannare nessuno. Riteniamo quindi che proprio sotto il profilo politico, la nostra posizione debba costringerci ad astenerci. Ho concluso, grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Lai. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Presidente, soltanto per far presente al Consiglio che questa mozione trasformata in ordine del giorno rivela ancora una volta l'incapacità di questo Consiglio regionale ad esprimersi, valutare e a dare mandati che devono essere precisi. Generalmente quando ci sono dichiarazioni della Giunta l'ordine del giorno è un ordine del giorno secco, udite le dichiarazioni della Giunta e del suo Presidente, il Consiglio regionale è la prova. In questo caso si sta trasformando una mozione articolata in un ordine del giorno, che non si capisce bene che cosa voglia dire. Perché il "preso atto", il "considerato", il "rimarcato", vanno tutti bene se vengono poi messi negli "impegna il Presidente" a fare in modo che tutto quello che è descrittivo, rappresenti un impegno e un vincolo per il Governatore per andare a Roma a trattare i problemi energetici. Invece, negli "impegna" ci sono parole al vento, che non dicono nulla, che non ripropongono quanto viene descritto nella parte iniziale della mozione e, quindi, Soru va a Roma a dire quello che gli pare e piace. Noi abbiamo già fatto la discussione, numerose volte, sul problema energetico, abbiamo parlato dell'Intesa Governo-Regione, Stato-Regione, abbiamo parlato dell'Intesa di programma, abbiamo parlato del vincolo che il Governo nazionale ha preso nei confronti della Sardegna per ridurre i costi energetici e per fare in modo che le bollette delle famiglie e delle imprese sarde siano parificate a quelle delle altre regioni italiane, delle altre regioni d'Europa e del mondo. Ma, abbiamo detto ancora di più, che basterebbe che il Governo nazionale desse alla Sardegna l'energia, che viene fornita dai paesi esteri, per ridurre del 40 per cento il costo energetico. Di tutto questo non c'è nulla, quindi è un'altra presa in giro, altre dichiarazioni a vuoto, un problema che il presidente Soru conosce bene, e che viene qui a fare populismo, e a parlare di altro e sempre fuori tema. Qui stavamo parlando di un problema serio e con serietà avremmo dovuto affrontare questo. Se voi mettete nell'impegno che stiamo dando a Soru, nell'andare a contrattare col Governo, quanto è emerso nella fase descrittiva, noi votiamo la mozione o votiamo l'ordine del giorno, ma così non è.

(I restanti consiglieri di minoranza abbandonano l'aula.)

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare su questo ordine del giorno, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato)

La seduta è tolta e il Consiglio è convocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 15 e 21.



Allegati seduta

Risposta scritta a interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione Dedoni sull'ampliamento del porto turistico "Sa Mardini" di Torregrande. (231)

Si conferma integralmente quanto già esposto dall'Assessore dei Lavori Pubblici in risposta all'interrogazione in oggetto.

Con riferimento all'interrogazione in oggetto, si fornisce preliminarmente, una informativa sugli interventi finanziati e realizzati nella struttura portuale in argomento dal 1980 ad oggi:

1. Lavori di costruzione di un approdo per piccole imbarcazioni in località "le Baracche - Sa Mardini" a ridosso della scogliera del Canale dello Stagno di Cabras

Importo finanziamento £ 7.500.000.000= (Bilancio ordinario) - Gestione diretta - Contratto d'appalto n° 408 stipulato in data 24.12.1981 - Lavori consegnati in data 22.02.1982 ed ultimati il 20.02.1984.

2. Lavori di costruzione di un approdo per piccole imbarcazioni in località "le Baracche - Sa Mardini" a ridosso della scogliera del Canale dello Stagno di Cabras - 2° Lotto

Importo finanziamento £ 3.000.000.000= (Bilancio ordinario) - Gestione diretta - Contratto d'appalto n° 776 stipulato in data 12.04.1984 - Lavori consegnati in data 18.04.1984 ed ultimati il 13.09.1985.

Allacci idrici ed elettrici nel porto in località "le Baracche - Sa Mardini"

Importo finanziamento £ 600.000.000= (Bilancio ordinario) - Gestione diretta - Contratto d'appalto

n° 1220 stipulato in data 15.10.1986 - Lavori consegnati in data 01.12.1986 ed ultimati il 28.08.1987.

3. Lavori di realizzazione e completamento di opere strutturali, arredi e servizi funzionali per la nautica da diporto

Importo finanziamento £ 2000.000.000= (Piano di rinascita) - Gestione diretta - Contratto d'appalto n° 1532 stipulato in data 20.10.1987 - Lavori consegnati in data 30.09.1988 ed ultimati il 06.07.1990.

4. Lavori di completamento arredi e servizi

Importo finanziamento £ 1.500.000.000= (Piano di rinascita) - Gestione diretta - Contratto d'appalto n° 1981 stipulato in data 05.12.1990 - Lavori consegnati in data 18.01.1991 ed ultimati il 20.07.1992.

5. Lavori di completamento di arredi e servizi - Fornitura e posa in opera di Fingers

Importo finanziamento £ 83.500.000= (Piano di rinascita) - Gestione diretta - Contratto d'appalto n° 2249 stipulato in data 17.03.1993 - Lavori consegnati in data 16.06.1993 ed ultimati il 26.07.1993.

6. Lavori di completamento funzionale della struttura del porto

Importo finanziamento £ 1.900.000.000= (Bilancio ordinario) - Gestione diretta - Contratto d'appalto n° 2524 stipulato in data 04.03.1996 - Lavori consegnati in data 03.05.1996 ed ultimati l'11.06.1997.

7. Lavori di completamento funzionale della struttura del porto - Adeguamento servizi e ripristino segnalamenti marittimi

Importo finanziamento £ 127.500,000 (Bilancio ordinario) - Gestione diretta - Contratto d'appalto n° 2872 stipulato in data 11.05.1999 - Lavori consegnati in data 11.06.1999 ed ultimati il 10.01.2000.

In merito alle specifiche problematiche poste dall'On. Dedoni si riferisce che il competente Servizio dell'Assessorato è a conoscenza delle necessità della struttura portuale in località "Sa Mardini" a Torregrande.

Le ridotte risorse finanziarie destinate alla portualità non hanno però, in questi ultimi anni, consentito di finanziare gli interventi necessari.

Ciò nonostante, l'attuale Giunta regionale è ulteriormente intervenuta e, con delibera n. 53/13 del 17/11/2005, ha autorizzato la realizzazione degli interventi di completamento del porto con un finanziamento di euro 251.150,00.

Si deve peraltro far osservare che per quanto il ripristino dei fondali, trattasi di una problematica che investe la quasi totalità dei porti e per la quale esistono sensibili difficoltà nell'individuare le discariche per i materiali provenienti dagli scavi.

La risoluzione di questa tematica va, pertanto vista su scala regionale e la risoluzione necessita di un programma pluriennale di finanziamenti che permetta il mantenimento delle strutture portuali già esistenti in perfetta efficienza.

Risposta scritta dell'Assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione Sanciu in merito alla chiusura della stazione delle Ferrovie della Sardegna di Tempio Pausania. (342)

Si conferma integralmente quanto già esposto dall'Assessore dei Trasporti in risposta all'interrogazione in oggetto.

In risposta all'On. Interrogante si ritiene opportuno ricordare, preliminarmente, che la mancata autorizzazione Ministeriale ad operare nuove assunzioni ha creato e sta creando all'azienda dei problemi di carenza nel personale nello svolgimento di servizi di trasporto e nelle manutenzioni di mezzi ed impianti aziendali.

Passando all'argomento specifico, la stazione di Tempio è inserita nell'ambito della tratta Nulvi-Palau del Compartimento di Sassari; tale tratta è classificata come linea turistica e conseguentemente sulla stessa vengono effettuati "treni a calendario", nel periodo estivo (15/06 -15/09) e treni cosiddetti "a noleggio" nel resto dell'anno sulla base delle richieste di operatori turistici, scuole, associazioni e privati.

Si rende noto che nel periodo ottobre 2004 - marzo 2005 sono transitati, nella stazione di Tempio, complessivamente 11 convogli che hanno consentito di soddisfare completamente la domanda di treni turistici.

Nei periodi dell'anno, in cui non si effettuano treni turistici, il personale della stazione di Tempio dovrebbe, pertanto, rimanere inoperoso.

L'azienda ci informa che ciò non è possibile anche in considerazione del fatto che il fabbisogno complessivo di personale della Direzione Esercizio di Sassari (sia per le linee turistiche che per quelle del Trasporto Pubblico Locale) è attestato, nel settore delle stazioni, a n. 56 unità lavorative (27 Dirigenti Movimento + 29 Operatori di Manovra) mentre, la forza effettivamente disponibile è pari a h. 42 unità (22 Dirigenti Movimento + 20 Operatori di Manovra) con un detta negativo complessivo di n. 14 unità, pari al 25%.

Le Ferrovie della Sardegna evidenziano che nella situazione di carenza sopra rappresentata si è resa necessaria l'adozione di provvedimenti diretti ad una razionalizzazione delle risorse umane disponibili con conseguente trasferimento di personale delle linee turistiche, nei periodi in cui le stesse rimangono inutilizzate, verso impianti delle linee del Trasporto Pubblico Locale.

Ciò premesso si ritiene opportuno precisare quanto segue:

a. la nota del 30.09.2005 del Coordinatore ferroviario di Sassari non ha disposto la chiusura della stazione di Tempio ma la disabilitazione temporanea al movimento;

b. i provvedimenti di trasferimento temporaneo del personale di Tempio si sono resi
indispensabili al fine di garantire, nell'ambito delle stazioni di T.P.L., con particolare riferimento a quella di Sassari, la sicurezza e regolarità dell'esercizio ai sensi del D.P.R. 753/1980;

c. non esiste alcun contratto integrativo che preveda il mantenimento, presso la stazione di Tempio, di n. 2 Capistazione e n. 1 Operatore di Manovra;

d. gli impianti di Tempio sono attualmente presenziati per le attività automobilistiche in corso e, in ogni caso, sono pronti per l'immediato utilizzo dei servizi ferroviari in caso di richieste di treni turistici da parte della clientela.

Si comunica, inoltre, che la Regione Sardegna ha predisposto da tempo un progetto di valorizzazione e sviluppo del "Trenino Verde", con azioni che mirano al recupero delle stazioni e loro utilizzo per scopi turistici, al recupero del parco rotabile attuale e all'acquisto di nuovo materiale rotabile per le tutte le tratte turistiche, comprese anche quelle Galluresi. Il progetto di cui sopra, oltre alla forte connotazione turistica, tiene anche conto di un possibile utilizzo di qualche tratta come servizio di mobilità ordinaria.

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione Floris Vincenzo - Marrocu - Pirisi - Sanna Franco - Sanna Alberto, sullo stato di attuazione del processo di trasferimento dallo Stato alla Regione ed alle province del personale già dipendente degli uffici periferici del Ministero del lavoro, a seguito del passaggio delle funzioni e dei compiti in materia di lavoro. (730)

Le funzioni amministrative in materia di lavoro e servizi all'impiego sono state attribuite alla Regione Sardegna con Decreto Legislativo 10 aprile 2001, n. 180, recepito dalla Legge Regionale 14 luglio 2003, n. 9, successivamente abrogata dalla L.R. 5 dicembre 2005, n. 20 "Norme in materia di promozione dell'occupazione, sicurezza e qualità del lavoro Disciplina dei servizi e delle politiche del lavoro".

Con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 luglio 2004 pubblicato nella G.U. n. 233 del 4 ottobre 2004, sono stati individuati i beni e le risorse umane e strumentali da trasferire alla Regione Sardegna, ai sensi dell'art. 7 del D.Lgs 180/2001, con l'indicazione dei termini per il trasferimento di tali risorse da effettuarsi entro sei mesi dalla data di pubblicazione del suddetto DPCM.

Con la pubblicazione dei Decreti ministeriali del 10 giugno 2005 relativi al trasferimento dei beni e delle risorse finanziarie (Gazzetta Ufficiale n. 206 del 5/09/2005) e del personale (Gazzetta Ufficiale n. 207 del 6/09/2005) sono stati individuati in via generale i beni e le risorse da trasferire alla Regione Sardegna per l'esercizio delle funzioni delegate.

In data 29 settembre 2005 è stato sottoscritto un protocollo d'intesa, tra la Regione Autonoma della Sardegna, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Direzione Regionale del Lavoro e le Amministrazioni Provinciali (eccetto la Provincia di Sassari), nel quale si è convenuto, tra l'altro, che:

- Il personale assegnato alla Regione con il D P C M 20/07/2004, appartenente alla Direzione Regionale del Lavoro, alle Direzioni Provinciali e alle SCICA, in attuazione del comma 2 dell'art. 1 della L.R. 9/2003 e dell'art. 17 L.R. 7/2005, è attribuito alle Amministrazioni provinciali a decorrere dal 1 ottobre 2005,

- Le procedure amministrative e contabili di gestione del suddetto personale sono a carico del Ministero del Lavoro fino al 31.12.2005 e che al personale trasferito è stata garantita la prosecuzione delle procedure di riqualificazione, i cui oneri relativi al trattamento economico accessorio incluse le missioni - graveranno sulle risorse assegnate dallo Stato alle Province.

La Regione Sardegna ha trasferito le risorse finanziarie acquisite ai sensi del D.Lgs 180/2001 (spese per il personale comprese quelle accessorie e spese di funzionamento) e ha provveduto ad effettuare la ripartizione annuale alle Amministrazioni provinciali a partire dal 1 gennaio 2006, secondo i criteri definiti dall'apposita Commissione.

Le risorse statali trasferite per l'anno 2006 - periodo 1 ottobre 2005 - 30 settembre 2006 - (1° stanziamento) e per l'annualità 2007 (2° stanziamento) - trimestre 1.10.2006 - 31.12.2006 - periodo 1 gennaio - 30 settembre 2007 - sono state pertanto ripartite alle suddette Province con apposite determinazioni.

Le ulteriori risorse statali da attribuire alla Regione Sardegna per il personale trasferito alle Province nell'ambito dell'esercizio delle funzioni delegate, di cui all'art. 5, comma 2, del DPCM 10 luglio 2004, saranno oggetto di apposite intese.

In merito al trasferimento del personale che ha partecipato ai corsi di riqualificazione professionale mediante corso - concorso si precisa che tali risorse dovranno essere inquadrate nel nuovo ruolo professionale, in conformità a quanto disposto dai Decreti direttoriali del 28.12.2005 e del 9.10.2006, con i quali il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ha approvato le relative graduatone di merito.

L'inquadramento giuridico economico del personale riqualificato comporta quindi una collocazione definitiva nei ruoli del personale delle Province e ciò implica, in primis, il riconoscimento dei diritti acquisiti maturati nei ruoli del Ministero del Lavoro alla data del 1 ottobre 2005 e l'inquadramento a nuovo ruolo nelle Amministrazioni di destinazione con le conseguenze giuridiche economiche che ciò comporta, in particolare ai fini della dichiarazione IRPEF e del calcolo degli oneri previdenziali.

Sarà cura dell'Assessorato del Lavoro verificare la situazione nella quale opera tale personale e soprattutto i criteri che sono stati applicati dalle singole Province nell'effettuare i relativi inquadramenti, in modo che siano assicurati, con l'applicazione di criteri omogenei, uguali trattamenti economici al personale delle diverse Province.

A tal fine i rappresentanti delle Amministrazioni provinciali, facenti parte della Commissione tecnica di cui al protocollo d'intesa del 29.09.2005, potranno rappresentare le diverse esigenze e condividere le problematiche inerenti l'inquadramento del suddetto personale.

Il protocollo d'intesa del 22.02.2005, tra il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, il Ministero dell'Economia e delle Finanze e la Regione Sardegna per la definizione delle modalità di attuazione dell'art. 3, comma 2, del DPCM 20 luglio 2004, ha previsto che "La Regione Sardegna [ ] sostiene i costi necessari per la partecipazione alle procedure di riqualificazione del personale transitato, ivi comprese le spese relative alle missioni, inoltre, in misura proporzionale, gli oneri relativi all'organizzazione delle attività e che sarà altresì cura della Regione procedere al nuovo inquadramento del personale, sulla scorta dell'esito delle procedure di riqualificazione, sostenendone gli oneri.

Si ribadisce altresì che, sulla base del summenzionato protocollo d'intesa del 22.02.2005, l'Amministrazione Regionale della Sardegna si è impegnata a sostenere gli oneri relativi al nuovo inquadramento del personale attraverso l'apposito stanziamento previsto nella Legge Finanziaria 2007.

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Amadu sul malcontento degli operatori della pesca a seguito delle modalità della vigilanza messe in essere nell'Area marina protetta e nel Golfo dell'Asinara nonché sulla necessità di promuovere iniziative per una migliore collaborazione fra le parti interessate. (821)

In riscontro alla richiesta inerente l'oggetto, questo Servizio, dopo accurata verifica dell'attività svolta dalie Stazioni Forestali - Asinara, Base Logistico Operativa Navale di Portotorres e Sassari - nella cui giurisdizione ricade l'area in esame, riferisce quanto segue:

nel periodo dal gennaio 2003 al maggio 2007 sono stati contestati complessivamente dai suddetti comparti n. 13 verbali amministrativi ed inviate all'Autorità Giudiziaria n. 26 comunicazioni di notizia di reato, a fronte di migliaia di controlli effettuati, in tale arco di tempo, nell'area marina protetta e nel Golfo dell'Asinara.

L'attività prevalente svolta dal Corpo Forestale è, dunque, quella di prevenzione e di informazione e solo in forma residuale quella di repressione; a riprova di tale impostazione, si segnala l'iniziativa della B.L.O.N. di Portotorres di predisporre una tabella sulle taglie minime di pesci, molluschi e crostacei distribuita a tutti gli operatori della pesca - pescatori, grossisti e ristoratori -.

Viene inoltre riferito dal personale che opera nell'A.M.P. il prioritario impegno alla sensibilizzazione ed al dialogo, finalizzato alla conoscenza da parte dei pescatori delle norme (regionali, nazionali e comunitarie) che regolano l'attività di pesca. Proprio queste ultime, in particolare il Reg. CE 1967/06 riguardante le modifiche apportate alle taglia minime delle aragoste, sono oggetto di frequenti lamentele da parte dei pescatori che spesso manifestano un conseguente atteggiamento di insofferenza nell'accettare i controlli che, va ricordato, sono finalizzati unicamente alla tutela della fauna marina, che negli ultimi anni ha subito un grave depauperamento, con forti ripercussioni sull'intero settore ittico.

Per quanto riguarda le modalità dei controlli, questi vengono effettuati sia durante l'attività di pesca sia al rientro in banchina dei pescatori e riguardano la verifica della regolarità delle licenze e dei permessi, dell'attrezzatura utilizzata e del pescato. Risulta inoltre allo scrivente che il personale forestale, che da anni svolge servizio nella zona costiera di Portotorres e di Stintino, effettui l'attività di controllo con professionalità e rispetto dell'utenza.

Appare pertanto immotivato il malcontento degli operatori dalla pesca che operano nell'A.M.P. segnalato nell'interrogazione Amadu, tenuto conto che tale lamentela non è condivisa dal Comitato Pescatori Nord Sardegna, come dimostra il documento inviato in data 24 aprile 2007 all'Assessorato Difesa Ambiente di Cagliari.

Si comunica fin d'ora la massima disponibilità a qualunque iniziativa che favorisca una fattiva collaborazione tra le parti interessate, pur rivendicando l'irrinunciabile funzione di vigilanza ambientale in capo al Corpo Forestale regionale, che comporta il dovere di accertare il rispetto delle nonne vigenti da parte di tutti i cittadini.

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Frau sul pericolo di grave rischio ambientale provocato dai lavori di modifica in corso negli stabilimenti della ex Nuova Scaini di Villacidro. (825)

Con riferimento alla richiesta della Direzione Generale, relativa all'interrogazione n. 825/A (Frau) sul pericolo di grave rischio ambientale provocato dai lavori di modifica in corso negli stabilimenti della ex Nuova Scaini di Villacidro - richiesta di notizie, trasmessa dall'Ufficio di Gabinetto della Presidenza della Regione Autonoma Sardegna con nota Prot. 944/GAB del 12 aprile 2007, si forniscono di seguito alcuni elementi di risposta.

In particolare, tenuto conto della presenza presso il sito precedentemente appartenuto all'azienda (posta in liquidazione e acquisita il 7 novembre 2006 dalla società francese New Millennium Italia S.r.l.) di silos contenenti ossido di piombo in polvere e depositi di acido solforico liquido, la richiesta è articolata sui seguenti punti:

…"

1. dove e come sono state smaltite le sostanze contenute nei silos e nei depositi;

2. se esiste un pericolo di inquinamento ambientale, in particolare per le falde acquifere, e conseguentemente per i territori a valle;

3. se sono state predisposte delle procedure di accertamento volte a verificare il livello di inquinamento e le eventuali contromisure da adottare per evitare un grave rischio per la salute dei cittadini e per la qualità dell'ambiente di un territorio così densamente popolato."

RICOSTRUZIONE DELL'ACCADUTO

Dalle informazioni emerse nel corso di due sopralluoghi congiunti del personale ARPAS/PMP, ASL 6 e Assessorato Provinciale Ambiente, effettuati nelle date 12 aprile e 27 aprile 2007, si è risaliti alla seguente ricostruzione sintetica dei fatti che hanno interessato il sito all'oggetto, pertinenti l'interrogazione.

- Nel 1998 la Nuova Scaini cessava la produzione di accumulatori al piombo con la prospettiva di riprenderla dopo la messa a norma degli impianti;

- Dal 1998 al 2001 lo stabilimento era oggetto di interventi di adeguamento e, nel 2002 un contratto di cessione con la C.M.E., inizialmente stipulato, viene poi rescisso;

- La società veniva messa in liquidazione e, dopo il fallimento del salvataggio dell'azienda da parte del primo liquidatore (Dott. Dessalvi), un secondo liquidatore (Dott. Barcherini) concludeva la vendita dei macchinari alla società turca Igit Aku As;

- Lo smantellamento della linea di produzione da parte della Ygit Aku As si protraeva da aprile 2006 al gennaio 2007, durante il quale periodo venivano prodotte due tipologie di rifiuti (rifiuti ferrosi e batterie esauste) conferiti presso la Ecosilam S.r.l. di Sestu e la Invesa di Domusnovas;

- Il 7 novembre 2006 lo stabilimento viene acquistato dalla società francese New Millennium Medical, con sede legale della filiale italiana N.M.M. Italia S.rl. a Villacidro S.P. 61 Km 4,5.

- La N.M.M. Italia si insedia negli uffici della ex Nuova Scaini in data 2 aprile 2007;

- Nel corso dei sopraccitati sopralluoghi effettuati dagli enti di controllo, veniva riscontrata nello stabilimento "..la presenza di diverse tipologie di rifiuti, sia all'interno dei capannoni, sia nelle aree esterne, tra cui carta, cartone, legno, plastica, vetroresina, acido solforico a varie concentrazioni, macerie da demolizione, lastre di cemento amianto, pannelli di materiale isolante e coibente di n.d.d., bombole, materiali ferrosi, refrattari, termoisolanti catramati, ossidi di piombo, 16 contenitori da 1 m3 con etichette riportanti la R il teschio e il codice 602291 che, secondo le dichiarazioni del personale presente conterrebbero calze filtranti contaminate da ossido di piombo."

Con riferimento alla presenza delle sostanze contenute nei silos e nei depositi di cui al punto 1) dell'interrogazione, sulle base di quanto accertato dagli enti di controllo nel corso dei sopralluoghi sopraccitati, si fa presente che:

- alcune tipologie di rifiuti (rifiuti ferrosi e batterie esauste) sono state conferite a norma di legge presso smaltitori autorizzati, relativamente agli altri rifiuti giacenti sul sito, la proprietà del sito è stata invitata con nota Prot. 19516 del 12 giugno 2007 all'immediata rimozione a norma di legge;

- inoltre, con nota Prot. 19516 del 12 giugno 2007 la scrivente amministrazione ha invitato l'ente di controllo competente ad acquisire la documentazione relativa al trasporto transfrontaliere degli impianti dell'ossido di piombo ceduti alla ditta turca della Ygit Aku As;

Con riferimento al punto 2) dell'interrogazione, si fa presente che è stata richiesta, con nota Prot. 19516 del 12 giugno 2007 la redazione, da parte della attuale proprietà del sito (New Millennium Medicai Italia S.r.l.) di un Piano di caratterizzazione del sito ai sensi del D. Lgs. 152/2006 Parte Quarta Titolo V, che dovrà essere trasmesso, oltre che al Ministero dell'Ambiente Direzione Generale Qualità della Vita (competente in quanto il sito ricade all'interno del Sito di Interesse Nazionale Sulcis-Guspinese-lglesiente), anche alla scrivente, al PMP/ARPAS e alla Provincia.

Con riferimento al punto 3) dell'interrogazione, si fa presente che, a seguito dell'accertamento dello stato di qualità ambientale del sito, di cui al Piano di Caratterizzazione che New Millennium Medicai Italia S.r.l. dovrà predisporre, qualora vengano accertate le condizioni di cui all'art. 240 d, lett. t) del D. Lgs. 152/2006, saranno disposte le idonee misure di messa in sicurezza d'emergenza.

Risposta scritta dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della regione all'interrogazione Floris Mario - Cherchi Oscar sui presunti atti preparatori di trasferimento di personale dalla Regione agli enti locali. (850)

Con riferimento all'interrogazione in oggetto si rappresenta quanto segue:

Relativamente al punto 1

La nota n. 6114 del 13.03.2007 della direzione del personale costituisce mera attività istruttoria svolta dalla direzione medesima nell'ambito dei compiti ad essa attribuiti dalla legge, il suo contenuto si sostanzia in una richiesta di acquisizione di dati che, uniti ad altri elementi, consentiranno agli organi competenti di definire le complesse procedure dell'art. 11 della legge regionale n. 9/2006.

Relativamente al punto 2 e 3

Per dare rapida e concreta attuazione alla legge n. 9/2006 è stato costituito un tavolo tecnico interassessoriale che ha proceduto scindendo il conferimento di funzioni agli enti locali in due "filoni" quello delle funzioni statali, ex d. Lgs 112/98, e quello delle funzioni regionali. Anche la ripartizione delle risorse segue, come è ovvio, tale distinzione infatti, per le funzioni ex d.lgs 112/98 sono state già da tempo stanziate le risorse statali con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, distinti per materia.

Prioritariamente il tavolo tecnico ha elaborato una proposta di individuazione dei criteri di ripartizione e di suddivisione tra gli enti locali delle risorse finanziane relative alle funzioni trasferite dallo Stato in materia di ambiente, istruzione scolastica, polizia amministrativa, salute umana e sanità veterinaria e trasporti. Nelle due ultime materie citate non sono stati ipotizzati trasferimenti di risorse agli enti locali in quanto le corrispondenti funzioni conferite restano in capo alla Regione. La proposta è stata portata alla discussione della Conferenza permanente Regione - Enti locali, nella riunione del 13 novembre 2006, al fine di raggiungere l'intesa ai sensi dell'articolo 10 della legge regionale 12 giugno 2006 n. 9. La conferenza ha discusso i criteri e la proposta di riparto ed ha, infine, approvato all'unanimità la proposta elaborata, sottoscrivendo, infine, il protocollo d'intesa.

L'intesa è stata adottata con delibera di Giunta n. 49/29 del 28 novembre 2006, i criteri di riparto e la ripartizione delle risorse in essa contenute sono stati approvati con decreto del Presidente della Regione n. 115 del 13 dicembre 2006. L'intesa è stata trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri al fine di ottenere l'emanazione del d p e m per l'effettivo trasferimento delle risorse. Sulla bozza di d p e m la Regione ha già espresso parere favorevole. Si attende pertanto soltanto l'emanazione del decreto definitivo.

Le risorse finanziarie, trasferite dallo Stato alla Regione e agli enti locali, ammontano a 19.486.136,45 euro, di cui 10.214.623,64 ripartite tra province e comuni. Le risorse umane trasferite sono pari a 13 unita, di cui 12 sono state attribuite agli enti locali.

Le funzioni trasferite agli enti locali relative alle risorse di cui sopra sono analiticamente indicate nella legge n. 9/2006.

Relativamente al punto 4

Con la legge regionale 12 giugno 2006 n. 9 la Regione Sardegna, nel recepire il d.lgs n 112/98, ha provveduto a trasferire agli enti locali numerose funzioni regionali che, per il loro contenuto strettamente gestorio, non avevano ragione di permanere in capo ad un ente che deve essere prevalentemente organo di indirizzo e coordinamento, individuando le somme da ripartire ed i relativi capitoli del bilancio regionale.

La finanziaria 2007 appena emanata, in deroga ai criteri stabiliti dalla legge n. 9, ha istituito un fondo unico di 500 milioni di euro, senza vincolo di destinazione, con il quale verranno finanziate la legge n. 9 ed altre leggi regionali. La stessa legge finanziaria stabilisce i criteri di riparto di tali risorse tra comuni e province.

Le funzioni regionali trasferite agli enti locali sono quelle dettagliatamente previste nella legge n.9/2006.

Testo delle interpellanze, delle interrogazioni e delle mozioni annunziate in apertura di seduta.

Interpellanza Vargiu - La Spisa - Randazzo Alberto - Artizzu - Ladu - Farigu- Gallus - Pisano - Liori - Randazzo Vittorio - Licandro - Contu - Petrini - Cassano - Cappai - Dedoni sulla grave situazione dell'Azienda ospedaliera Brotzu.

I sottoscritti,

considerato che:

- l'Azienda ospedaliera Brotzu rappresenta il fiore all'occhiello della sanità sarda garantendo un'assistenza di elevata qualità non soltanto all'area vasta cagliaritana, ma ai pazienti dell'intera Isola che necessitano di risposte sanitarie raffinate e qualificate nei settori più delicati della medicina e della chirurgia, in particolare offrendo un vitale presidio nell'area dei trapianti d'organo;

- sono sempre più frequenti gli episodi riguardanti disservizi sanitari che hanno come protagonista l'Azienda Brotzu; tali episodi, riportati ampiamente dalla stampa e dalle televisioni, sono indicativi di un'oggettiva situazione di sofferenza e rischiano di incrinare la fiducia dei pazienti sardi nell'intero sistema assistenziale regionale e, in particolare, nelle sue punte di eccellenza;

- anche l'ultimo episodio relativo al trapianto di fegato, saltato nei giorni scorsi per l'assenza di adeguate quantità di sangue per le necessarie trasfusioni, non concorre certo a tranquillizzare sul grado di efficienza della struttura e delle sue procedure di organizzazione interna;

- sono ormai trascorsi nove mesi dalla lettera di protesta sottoscritta da gran parte dei primari dell'ospedale Brotzu, che denunciavano il rischio di scadimento qualitativo dell'assistenza e l'inadeguatezza dei trasferimenti finanziari relativi all'aggiornamento tecnologico;

- la qualificazione delle risorse umane e la disponibilità di risorse economiche per l'aggiornamento tecnologico rappresentano invece l'unica garanzia per il mantenimento del livello di eccellenza delle risposte sanitarie dell'Azienda Brotzu;

- lo stesso intervento del direttore del Dipartimento cuore dell'Azienda, nel corso della visita ufficiale del Ministro Turco, tenutasi lunedì 21 maggio, ha pubblicamente ribadito le criticità e le sofferenze a tutti ben note,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) se risponda al vero che il clima aziendale sta significativamente peggiorando, come dimostrerebbero le numerose proteste dei medici e del restante personale sanitario in ordine ai carichi di lavoro, talora insopportabili, e in ordine alle progressioni stipendiali e di carriera, con particolare riferimento alle revoche per presunte illegittimità di numerosi incarichi che parrebbero invece assolutamente compatibili con la normativa vigente;

2) se risponda al vero che la causa del mancato trapianto di fegato dei giorni scorsi sia attribuibile alla carenza di scorte di sangue per le trasfusioni e, in ogni caso, quanti siano gli organi perduti negli ultimi due anni per carenza di medici, o di infermieri o di sangue o per qualsiasi altra causa e, inoltre, quali siano le motivazioni per cui il Piano sangue non risulta ancora predisposto da parte dell'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, nonostante siano ampiamente trascorsi i sessanta giorni di tempo per la redazione, assegnati dal Piano sanitario regionale, approvato il 19 gennaio scorso;

3) se risponda al vero che anche il settore cardiologico dei trapianti d'organo sconti importanti sofferenze che avrebbero portato negli ultimi due anni ad una significativa crescita percentuale dei rifiuti degli organi proposti al Centro di Cagliari, causata da un organico insufficiente di tecnici perfusionisti, infermieri e medici e dalla mancata concessione della reperibilità ad hoc;

4) se risponda al vero che le liste d'attesa dell'ospedale Brotzu si stanno allungando oltre ogni tollerabilità e in particolare:

a) se risponda al vero che si sono allungate tutte le liste d'attesa della ecografia e della radiologia (risonanza magnetica: circa 4-5 mesi contro 1 mese di due anni fa, TC: circa tre mesi, mentre erano intorno ai 10 giorni due anni fa);

b) se risponda al vero che una parte importante di tale allungamento delle liste d'attesa sia da attribuirsi alla carenza del personale tecnico e medico e che macchine ad alta obsolescenza ed elevato costo tecnologico, come le TC e le RM, proprio a causa della carenza di operatori dedicati non sempre svolgano turni di lavoro completi nelle 12 ore diurne;

c) se risponda al vero che in cardiochirurgia si stia riducendo il numero degli interventi settimanali da 12 a 8-9, con una previsione su base annua di 500 interventi, a fronte dei 700-800 interventi necessari;

d) se risponda al vero che, sempre in cardiochirurgia, la lista d'attesa ordinaria abbia ormai raggiunto i due mesi, con pazienti prenotati per interventi d'elezione che vengono rinviati più volte a causa delle urgenze, con la ovvia conseguenza della ripresa dei cosiddetti "viaggi della speranza", indegni di un'assistenza di qualità e assai più costosi per la sanità isolana;

5) se risponda al vero che nell'Unità operativa di ostetricia e ginecologia si sia ridotto del 20 per cento il numero dei parti dal 2005 al 2006;

6) se risponda al vero che in medicina nucleare sia stato paventato il rischio dell'interruzione dell'attività di routine convenzionale a far data dal 26 di giugno prossimo, a causa della carenza di personale tecnico e ci sia il rischio della riduzione dell'attività dell'unica PET presente in Sardegna, in conseguenza del mancato raggiungimento degli accordi integrativi con l'Azienda di service;

7) se risponda al vero che la struttura di degenza dell'Unità operativa di neuroriabilitazione, inaugurata ufficialmente nell'autunno 2005 alla presenza dell'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, pur adeguatamente dotata di posti letto, pur nell'estrema carenza nel Sistema sanitario regionale di attività specializzata nel settore, operi ancora oggi esclusivamente in regime di Day Hospital, con un numero complessivo di prestazioni nel 2007 davvero irrisorio;

8) se risponda al vero che la struttura di degenza dell'Unità operativa di cardioriabilitazione, anche questa inaugurata ufficialmente dall'Assessore alla Sanità nell'autunno 2005, anche questa dotata di un numero adeguato di posti letto e di strutture ad alto contenuto tecnologico e di altissimo costo (due ecocardiografi, monitoraggio telemetrico centralizzato), per la quale sono stati assunti ulteriori tre medici ed un' intera equipe infermieristica, oltre ai due medici già in servizio, non sia ancora operativa, mentre il servizio opera esclusivamente in regime di Day Hospital, non garantendo la possibilità di una riabilitazione cardiologica in regime di degenza ai pazienti operati o con gravi patologie cardiache;

9) se risponda addirittura al vero che l'ubicazione delle Unità operative di neuro e cardioriabilitazione, nonostante i locali fossero stati inizialmente allestiti in modo completo e definitivo al terzo piano, dove è infatti avvenuta l'inaugurazione alla presenza dell'Assessore, sia stata successivamente trasferita al settimo piano, in locali strutturalmente assai meno idonei;

10) se risponda al vero che, nonostante l'attivazione della seconda sala di neurochirurgia e nonostante gli impegni ufficiali che ponevano l'obiettivo aziendale intorno agli 800-900 interventi/anno, il numero degli interventi neurochirurgici non superi i 600/anno e resti pertanto inferiore alle esigenze e alle attese;

11) se risponda al vero che le liste d'attesa per (endoscopia digestiva si siano notevolmente dilatate (da 6 giorni a circa un mese) e che ci sia persino una carenza di strumentario adeguato, in particolare per quanto attiene alla endoscopia digestiva pediatrica e a quella interventistica;

12) se risponda al vero che per una prestazione di urologia oncologica sia necessaria un'attesa di circa 35 giorni e che per una prestazione di urodinamica si debba attendere sino al prossimo mese di novembre;

13) se risponda al vero che i lavori per il Trauma center procedano a rilento, con un ritardo di quasi un anno rispetto alle aspettative;

14) se risponda al vero che le liste d'attesa per un cateterismo cardiaco nell'Unità operativa di cardiologia pediatrica si siano dilatate da 1-2 mesi (un anno fa), sino agli attuali 5-6 mesi;

15) se risponda al vero che la carenza di personale infermieristico di sala operatoria in chirurgia generale, nelle ultime tre settimane, abbia determinato ripetuti rinvii di interventi chirurgici di oncologia mammaria, con comprensibile sofferenza delle pazienti in attesa;

e ancora chiedono di sapere:

1) se risponda al vero che in data 22 dicembre 2005, l'Assessore Dirindin abbia sostenuto che il numero dei sanitari operante presso l'ospedale Brotzu fosse eccessivo e, in tal caso, quali siano stati gli interventi di riduzione d'organico effettuati e quali eventuali effetti negativi essi abbiano avuto sulla qualità dell'assistenza;

2) se sia diminuito il numero dei medici con contratto atipico operante presso l'Azienda Brotzu oppure se, come risulterebbe, esso sia cresciuto da 31 a 35 dalla fine del 2005 ad oggi;

3) se risponda al vero che in data 22 dicembre 2005, l'Assessore Dirindin in visita al Brotzu abbia segnalato il malcostume legato al personale infermieristico impropriamente attribuito a funzioni di carattere amministrativo e, in tal caso, quante siano le professionalità che sono state riportate all'interno dei turni di servizio nei reparti e quali fossero le motivazioni per cui erano stati assegnati ad altre mansioni;

4) se l'Assessorato, in collaborazione con il management aziendale, abbia predisposto un censimento delle carenze di personale amministrativo e sanitario non medico all'interno dell'Azienda e, nel caso, a quanto ammontino tali carenze e quali siano le azioni poste in essere per porvi urgente rimedio;

5) se esista un censimento dell'Assessorato sull'età media degli operatori medici e sanitari che lavorano presso l'ospedale Brotzu e, di conseguenza, se esista una valutazione della maggior incidenza dell'assenza per malattia (o per i benefici delle leggi di tutela, come la legge n. 104 del 1992, l'allontanamento dalle guardie etc.) legata all'età anagrafica avanzata e se esista un programma per il turn over graduale del personale;

e chiedono inoltre di sapere se risponda al vero che ci sia una grave e progressiva obsolescenza degli strumenti e delle attrezzature tecnologiche dell'Azienda e, in particolare:

1) se risponda al vero che negli ultimi due anni non è stata bandita nessuna gara relativa al rinnovo del parco delle apparecchiature tecnologiche di maggior rilievo dell'Azienda, a fronte di una media annua sopra il milione di euro nel quinquennio precedente;

2) se risponda al vero che negli ultimi due anni non sia stata bandita neppure una nuova gara di adeguamento strutturale e impiantistico, a fronte di una spesa di oltre 31.000.000 di euro nel quinquennio precedente;

3) se risponda al vero che dei cinque ecografi in dotazione all'Unità operativa di cardiologia, due sarebbero definitivamente fuori uso, senza che sia economico prevedere la riparazione, mentre altri due sarebbero decisamente obsoleti rispetto agli standard;

4) se risponda al vero che l'attuale fuori uso dell'ecocardiografo della cardiochirurgia impedisce l'esecuzione autonoma di ecografie transesofagee e costringe alternativamente la cardiologia e la cardiologia pediatrica a prestare un proprio strumento per le esigenze di tale reparto;

5) se risponda al vero che nell'Unità di terapia intensiva coronarica (UTIC) manchi l'impianto di monitoraggio centralizzato;

6) se risponda al vero che all'Unità operativa di cardiochirurgia siano stati destinati negli ultimi due anni soltanto 70.000 euro di investimenti per rinnovamento tecnologico, nonostante la macchina cuore-polmoni sia già vecchia di sette anni e i contropulsatori siano addirittura fuori produzione per cui è sostanzialmente impossibile ripararli in caso di guasto;

e, infine, chiedono di sapere se:

1) non ritengano che, a fronte della previsione discendente dal Piano sanitario regionale, che prevede la chiusura degli ospedali SS. Trinità e Marino e la riconversione del Binaghi e, a fronte delle ripetute dichiarazioni della Giunta regionale sulla obsolescenza ed inadeguatezza del presidio ospedaliero S. Giovanni di Dio, non sia ancora più inquietante la sensazione che va diffondendosi tra gli addetti ai lavori e i pazienti di sostanziale dequalificazione dell'Azienda ospedaliera Brotzu, con le inevitabili ricadute negative per la percezione della qualità dell'assistenza e per la complessiva affidabilità del Sistema sanitario regionale;

2) non ritengano di dover disporre, d'intesa con la direzione generale dell'Azienda Brotzu, un urgente piano di investimenti straordinari per la stessa Azienda Brotzu, che abbia come obiettivo la dotazione di adeguate risorse economiche per (aggiornamento tecnologico, il rinnovamento e l'adeguamento strutturale), nonché un aumento della assegnazione finanziaria annuale che consenta la dotazione di adeguate risorse professionali specialistiche mediche, tecniche, infermieristiche ed amministrative, anche tramite la puntuale pianificazione del turn over del personale, la creazione di adeguate misure d'incentivo che possano far crescere lo spirito di condivisione della mission aziendale, consolidando l'immagine di un'offerta sanitaria di eccellenza che rischia oggi invece di essere irrimediabilmente compromessa. (250)

Interpellanza Masia - Balia sulla grave situazione di diversi dipendenti dell'Enel -Produzione del Sulcis che hanno contratto malattie professionali a causa delle fibre d'amianto.

I sottoscritti,

premesso che una ventina di dipendenti dell'Enel - Produzione, UBE Sulcis, Portoscuso, diversi dei quali sono affetti da "asbestosi", malattia professionale diagnosticata dall'Università di Cagliari "Medicina del Lavoro", denunciano da diversi anni - alcuni atti risalgono almeno al 2003 - di essere stati palesemente discriminati rispetto ai colleghi della stessa azienda ai quali è stato riconosciuto il beneficio previdenziale relativo all'esposizione all'amianto;

rilevato che dal 1974, anno a cui risale la loro assunzione nella suddetta azienda in qualità di operai, hanno lavorato in ambienti saturi di fibre d'amianto;

preso atto che nella regione Lazio gli operai che si sono trovati a svolgere le stesse mansioni hanno ottenuto il riconoscimento dei benefici suddetti sulla base delle valutazioni disposte dal CON.T.A.RP. (Braccio Armato per i controlli rischi e prevenzione dell'INAIL);

considerato che le reiterate richieste inoltrate all'INAlL competente dai suddetti dipendenti sono state finora respinte - l'ultima in ordine temporale non ha avuto ancora alcun riscontro - con la motivazione che gli operai non sarebbero stati soggetti ad alcuna esposizione alle fibre d'amianto;

considerato, altresì, che tale motivazione è stata ribadita dal responsabile territoriale del CON.T.A.RP. dinanzi al Vice Prefetto di Cagliari, aggiungendo che nel Sulcis non esisteva il rischio di esposizione all'amianto;

evidenziato che la "asbestosi", che si manifesta con difficoltà e blocco della respirazione a causa di minuscoli corpuscoli che si depositano nei polmoni, colpisce prevalentemente le persone che lavorano a contatto diretto con l'amianto;

chiedono di interpellare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale e l'Assessore regionale del lavoro per conoscere:

1) se siano a conoscenza della grave situazione di discriminazione per i lavoratori del Sulcis che, diversamente dai colleghi che hanno svolto le stesse mansioni in altre regioni italiane, non riescono a vedersi riconosciuto il diritto ai benefici previdenziali relativi all'esposizione all'amianto;

2) quali iniziative intendano porre in essere per consentire ai dipendenti suddetti di ottenere il dovuto riconoscimento dei diritti che gli competono per i gravi danni derivati alla loro salute a causa di un lavoro altamente pericoloso, svolto per tanti anni con attaccamento e dedizione. (251)

3)

Interpellanza La Spisa su Sardegna IT.

Il sottoscritto,

viste:

- la deliberazione della Giunta regionale n. 50/5 del 5 dicembre 2006 che, su proposta del Presidente, dispone di partecipare alla costituzione, insieme al CRS4, di una società "in house" a responsabilità limitata "Sardegna IT "con capitale sociale di 10.000 euro, di cui 1.000 euro in quota alla Regione stessa e 9.000 euro in quota al CRS4;

- la deliberazione della Giunta regionale n. 4/1 del 30 gennaio 2007 avente ad oggetto l'avvio dell'attività di Sardegna IT;

rilevato che:

- la normativa vigente stabilisce che il Consiglio regionale autorizzi, con provvedimento legislativo, la costituzione, la soppressione o la liquidazione di enti, di agenzie, di altri soggetti giuridici delegati ad esercitare funzioni regionali;

- la disciplina sull'affidamento e la gestione di servizi pubblici locali è in fase di revisione e in particolare, l'eccezionale possibilità di affidamento diretto "in house" è soggetto all'esistenza di particolari situazioni di mercato adeguatamente documentate, al fine di favorire la più ampia diffusione del principio della concorrenza,

chiede di interpellare il Presidente della Regione per sapere se:

1) la scelta dell'Amministrazione di partecipare a Sardegna IT abbia tenuto conto degli obbiettivi che si intendono perseguire e delle modalità realizzative avuto riguardo ai tempi necessari, alle risorse umane e finanziarie da impiegare ed al livello qualitativo delle prestazioni in base ai principi di economicità, efficienza ed efficacia;

2) la costituzione come società "in house" sia legittimata dai requisiti per essere definita tale (il capitale deve essere interamente pubblico; l'amministrazione pubblica titolare del capitale sociale deve esercitare sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e cioè un assoluto potere di direzione, coordinamento e supervisione dell'attività del soggetto partecipato, che non possiede alcuna autonomia decisionale in relazione ai più importanti atti di gestione e che in concreto costituisce parte della stessa amministrazione con la quale viene a trovarsi in una dipendenza finanziaria ed organizzativa; la società deve svolgere esclusivamente la sua attività a favore dell'amministrazione pubblica socia);

3) la partecipazione per una quota pari al solo 10 per cento del capitale sociale permetta all'Amministrazione regionale di esercitare sulla società il dovuto controllo;

4) il CRS4 potesse essere scelto per partecipare alla costituzione di Sardegna IT dal momento che è a sua volta una società controllata dal Consorzio "Sardegna ricerche";

5) il CRS4 avesse dovuto avere prima ancora della costituzione della società, le professionalità richieste per lo sviluppo e la gestione dei progetti e dei servizi di e-goverment;

6) la società Sardegna IT intenda acquisire personale tramite concorsi pubblici e quali modalità siano state adottate per acquisire il personale che sta già lavorando presso i locali di via Posada;

7) l'Amministrazione regionale abbia prima valutato quante professionalità avesse a disposizione e quante fossero necessarie e l'opportunità di bandire concorsi per acquisire tali professionalità, come in parte stava già facendo;

8) l'Amministrazione regionale non avrebbe dovuto potenziare la nuova direzione generale dell'Innovazione tecnologica per lo sviluppo e la gestione degli stessi servizi;

9) sia legittimo che la società Sardegna IT possa "subappaltare" i servizi a terzi come già sembra stia avvenendo;

10) sia opportuno affidare alla società Sardegna IT i locali di via Posada, di proprietà dell'Amministrazione regionale, in comodato gratuito;

12) si sia tenuto conto della volontà del governo nazionale di limitare fortemente la costituzione di società "in house" con un disegno di legge presentato dal Ministro Lanzillotta attualmente in discussione al Senato. (252)

Interpellanza Sanjust - La Spisa - Lombardo - Contu - Rassu - Petrini - Licandro - Pileri sull'articolo apparso sul sito internet della Regione il giorno 20 giugno 2007 dal titolo "In Consiglio il bando per la promozione".

I sottoscritti,

premesso che:

- in data 19 giugno il Consiglio regionale si è riunito per discutere la relazione della Commissione consiliare sulla pubblicità istituzionale;

- dopo ampia e approfondita discussione sono stati presentati due ordini del giorno, uno della maggioranza e uno dell'opposizione;

- entrambi gli ordini del giorno sono stati approvati dal Consiglio regionale;

constatato che:

- in data 19 giugno 2007, al termine della discussione in Aula, l'Ufficio stampa del Consiglio regionale ha diffuso un comunicato stampa dal titolo "Approvata dal Consiglio la relazione della Commissione sulla pubblicità istituzionale", che molto chiaramente narra i fatti accaduti in Aula;

- in data 20 giugno, nel sito internet della Regione sarda, è apparso un articolo dal titolo "In Consiglio il bando per la promozione", con sottotitolo "Il Consiglio regionale approva l'indirizzo politico della Giunta e il bando per la promozione della Sardegna nel mondo. Le risorse (inferiori a quelle di altre regioni) insieme per un progetto e un'immagine unitaria. L'intervento del Presidente Soru: non c'è scandalo, avete creato un caso sul nulla. Continueremo nell'opera di moralizzazione";

letto il contenuto dell'articolo, peraltro recante la data del 19 maggio 2007, si presume per errore, che recita testualmente: «Cagliari 19 maggio 2007 - Il dibattito in Consiglio regionale sulla relazione della Commissione d'inchiesta sulla procedura di affidamento alla Saatchi & Saatchi delle campagne pubblicitarie istituzionali si è concluso con l'approvazione di un ordine del giorno della maggioranza (Ds, Dl, Ps, Prc, Sa, Sdi), votato per parti. Il documento rimette al Presidente della Regione e alla Giunta "la relazione della Commissione d'inchiesta per la opportuna valutazione e gli eventuali atti", rilevando che "nell'esprimere i propri indirizzi politici" l'esecutivo si è attenuto "ai compiti di esclusiva competenza". L'esito dell'indagine riveste "particolare importanza sotto il profilo del giudizio e delle conclusioni di carattere amministrativo nelle procedure svolte"»;

visto che l'articolo omette quanto realmente accaduto durante il dibattito in Aula, e cioè la presentazione e la discussione di due distinti ordini del giorno, entrambi approvati dall'Assemblea;

considerato che:

- il giorno 20 giugno 2007 il quotidiano L'Unione sarda ha pubblicato un articolo dal titolo "Caso Saatchi, la gaffe della Regione - Il sito della Giunta cambia il voto del Consiglio, gara approvata" che riprendeva l'articolo apparso sul sito internet della Regione dal contenuto palesemente omissivo di importanti passaggi della discussione avvenuta il giorno prima in Aula;

- a seguito degli articoli pubblicati dalla stampa, anche nei giorni seguenti alla "gaffe" del sito della Regione sulla cronaca della discussione in Aula, sullo stesso sito è stata apportata una leggera modifica all'articolo aggiungendo il comunicato stampa ufficiale del Consiglio regionale dal titolo "Approvata dal Consiglio la relazione della Commissione sulla pubblicità istituzionale", ma lasciando la data del 20 giugno 2007, cioè antecedente a quanto denunciato da L'Unione sarda in data 21 giugno 2007, travisando quindi anche la cronologia degli avvenimenti;

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere:

1) se non ritenga gravemente lesivo del diritto di informazione dei cittadini travisare la realtà dei fatti realmente accaduti con la cronaca di un avvenimento che omette parti importantissime e fondamentali della discussione svoltasi in Aula;

2) se non ritenga grave l'opera di disinformazione svolta in una pubblicazione multimediale come il sito internet della Regione;

3) se non ritenga opportuno impartire ai responsabili dei contenuti del sito web della Regione, siano essi giornalisti o meno, direttive rivolte al rispetto ed all'osservanza dell'oggettività, dell'imparzialità e dell'integrità;

4) quali misure urgenti intenda adottare nei confronti dell'estensore dell'articolo che si è reso colpevole di non aver narrato con precisione i fatti, così come ci si dovrebbe attendere dal sito ufficiale di un organo della Regione. (253)

Interpellanza Marracini - Pittalis - Lai Renato - Atzeri sulla situazione scolastica in Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che la scorsa settimana è stata fatta un'audizione con il direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale della Sardegna, il quale ha presentato una situazione scolastica che pareva non destare troppe preoccupazioni;

appreso invece che i dati forniti da "I rapporti sulla qualità della scuola", di Tuttoscuola giugno 2007, danno risultati a dir poco allarmanti, situando la Sardegna all'ultimo posto tra le regioni italiane in base ad una elaborazione di ben 152 descrittori/indicatori, così come è successo per i nostri quattro capoluoghi storici di provincia, accomunati in coda alla classifica nazionale, di seguito sintetizzati:

1) strutture e risorse - la Sardegna ultima fra le regioni italiane (punti 335 su una media nazionale di punti 392);

2) livelli di istruzione - la Sardegna ultima fra le regioni italiane (punti 247 su una media nazionale di punti 374);

3) risultati scolastici - la Sardegna ultima fra le regioni italiane (punti 526 su una media nazionale di punti 620), fonti: Ministero della pubblica istruzione e vari.

Rispetto alla graduatoria in merito alla "qualità dell'istruzione" riferita alle "100" province italiane:

95° posto - Cagliari con punti 372;

97° posto - Oristano con punti 370;

99° posto - Sassari con punti 367;

100° posto - Nuoro con punti 361;

rispetto ai 396 punti della media nazionale.

Situazione della Sardegna in relazione a dati settoriali distinti per regione, fonte: MIUR e Ministero degli interni:

a) spese istruzione enti locali - penultima (205 punti contro la media di punti 278);

b) strutture edilizie - ultima (300 punti contro la media di punti 428);

c) certificazione agibilità statica - penultima (443 punti contro la media di punti 615);

d) certificazione agibilità igienico sanitaria - ultima (287 punti contro la media di punti 492);

e) abbattimento barriere servizi igienici - penultima (223 punti contro la media di punti 360);

f) abbattimento barriere scale - ultima (253 punti contro la media di punti 380);

g) abbattimento barriere ascensori - penultima (131 punti contro la media di punti 242).

Riferimento ai livelli di istruzione, fonti MPI e ISTAT:

a) ripetente - ultima (145 punti contro la media di punti 254);

b) dispersione scolastica - terzultima (248 punti contro la media di punti 264);

c) scolarizzazione - ultima (349 punti contro la media di punti 410).

Le province sono così collocate: Sassari 94°, Oristano 97°, Cagliari 98°, Nuoro 99° posto.

Ritardi/ripetente scolastici (punti 145 contro la media di punti 254), fonte MPI 2006:

a) scuole primarie - quartultima (67 punti contro la media di punti 70);

b) scuole secondarie I grado - ultima (53 punti contro la media di punti 114);

c) licei classici - ultima (37 punti contro la media di punti 76);

d) licei scientifici - ultima (160 punti contro la media di punti 335);

e) ex istituti magistrali - ultima (86 punti contro la media di punti 185);

f) istituti professionali - ultima (138 punti contro la media di punti 202);

g) istituti tecnici - ultima (303 punti contro la media di punti 554);

h) 1° anno istituto secondario II grado - ultima (313 punti contro la media di punti 496);

le quattro province occupano i quattro posti in coda (SS, OR, NU, CA - 100°).

Scolarizzazione (punti 349 contro la media di punti 410), fonti ISTAT e Unioncamere:

a) senza licenza scuola media - sestultima (punti 224 contro la media di punti 239);

b) licenza media entro i 45 anni - ultima (punti 318 contro la media di punti 381);

c) diplomati età inferiore a 35 anni - ultima (punti 365 contro la media di punti 416);

d) diplomati età superiore a 34 anni - ultima (punti 299 contro la media di punti 361);

e) laureati età inferiore a 35 anni - ultima (punti 251 contro la media di punti 328).

Risultati scolastici (punti 526 contro la media di punti 581), fonti INVALSI Empi 2006:

graduatoria province: Oristano 95°, Nuoro 97°, Cagliari 99°, Sassari 100°;

a) livelli d'apprendimento 1° ciclo - ultima (punti 292 contro la media di punti 653);

b) livelli d'apprendimento 2° ciclo - ultima (punti 523 contro la media di punti 658);

c) esiti scolastici - ultima (punti 583 contro la media di punti 515);

d) diplomati - ottavultima (punti 405 contro la media di punti 397);

considerato che i dati forniti sono incontestabili, in quanto sono frutto di elaborazioni fornite da ISTAT e da altri istituti accreditati anche a livello internazionale,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere quali iniziative intenda assumere e quali provvedimenti intenda adottare e, soprattutto, se non ritenga urgente investire la Commissione consiliare competente affinché possa farsi carico della reale risoluzione dei problemi che affliggono la scuola in Sardegna. (254)

Interrogazione La Spisa, con richiesta di risposta scritta, sulla modifica del sistema di rendicontazione e delle procedure di istruttoria per le liquidazioni delle pratiche POR e della legge regionale n. 18 del 1998.

Il sottoscritto,

premesso che, relativamente all'istruttoria per la liquidazione delle pratiche POR e della legge regionale n. 18 del 1998 a sostegno delle aziende agricole sarde beneficiarie del provvedimento, veniva utilizzato, fino al mese di gennaio 2007, un sistema di rendicontazione che consisteva nella compilazione della documentazione, con procedura manuale off line, fatta da un tecnico istruttore;

verificato che:

- a partire dal mese di gennaio 2007, dagli uffici competenti veniva segnalata la modifica della stessa procedura basata su un nuovo sistema on line per cui le pratiche dovrebbero essere caricate su un sito, denominato SIAR, messo a disposizione dalla Regione Autonoma della Sardegna;

- tale modifica procedurale starebbe provocando il blocco completo di tutte le liquidazioni;

- i tecnici istruttori si lamenterebbero, non solamente per il mancato funzionamento del sistema, ma anche della mancanza di formazione del personale all'utilizzo del nuovo sterra informatico e del software utilizzato nella procedura,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, per sapere:

1) se siano informati di quanto sta accadendo all'interno degli uffici preposti all'istruttoria delle pratiche di liquidazione delle aziende agricole destinatarie dei proventi POR e della legge regionale n. 18 del 1998, a seguito della modifica del sistema di rendicontazione;

2) se siano stati verificati eventuali inconvenienti al sistema informatico e quali iniziative si stanno adottando per migliorarne la funzionalità;

3) se si stia provvedendo ad istituire un corso di formazione per gli addetti, al fine di rendere pratico e maneggevole il sistema informatico e l'utilizzo del nuovo software;

4) quali altre iniziative intendano adottare al fine di accelerare le procedure di liquidazione delle pratiche in premessa, i cui ritardi continuano a penalizzare le imprese agricole sarde, già fortemente in crisi. (885)

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'inserimento dei Comuni di Genoni e Laconi nell'ambito territoriale dell'Alta Marmilla.

I sottoscritti,

premesso che:

- l'articolo 1, comma 1, della legge regionale 2 agosto 2005, n. 12, in materia di comunità montane e unioni di comuni, prevede che "i comuni individuano autonomamente gli ambiti territoriali e le forme, tra quelle previste dalla legge, per l'esercizio associato delle funzioni e dei servizi";

- l'articolo 2 della medesima legge stabilisce la procedura per l'adozione del Piano per il riordino degli ambiti territoriali ottimali, la cui approvazione definitiva spetta alla Giunta regionale in seguito a una procedura che dà ai comuni l'iniziativa propositiva e che prevede l'espressione di pareri da parte del Consiglio delle autonomie locali e della Commissione consiliare competente;

- l'articolo 2, comma 2, lettera a), della legge specifica che il Piano "individua i caratteri territoriali degli ambiti adeguati per l'esercizio delle funzioni in forma associata, in considerazione della memoria storica e culturale dei territori e della conformazione delle regioni storiche della Sardegna";

considerato che:

- il 28 luglio 2006, l'Assessorato degli enti locali, finanze e urbanistica ha comunicato al Comune di Genoni, in sede di predisposizione del Piano di cui sopra, la sua inclusione nell'ambito territoriale ottimale del Sarcidano, apparentemente accogliendo la richiesta unitaria presentata in tal senso da tutti i sindaci del Sarcidano, nella quale era evidenziato il percorso storico, culturale, sociale ed economico comune dei loro centri e dunque il soddisfacimento dei criteri di cui all'articolo 2, comma 2, lettera a) della legge regionale n. 12 del 2005;

- con delibera n. 42/18 del 4 ottobre 2006, la Giunta regionale ha adottato lo schema di Piano da sottoporre al parere del Consiglio delle autonomie locali e della Commissione consiliare competente, confermando l'inclusione del Comune di Genoni nell'ambito territoriale ottimale del Sarcidano, quest'ultimo identificato anche come in possesso dei requisiti necessari per la costituzione in comunità montana;

- il 20 ottobre 2006 si è tenuta l'assemblea generale dei sindaci e dei presidenti di provincia per l'illustrazione dello schema di Piano, nel corso della quale non è stata mossa alcuna obiezione verso l'inserimento del Comune di Genoni nell'ambito territoriale del Sarcidano;

valutato che:

- con deliberazione n. 52/2 del 15 dicembre 2006, la Giunta regionale ha adottato in via definitiva il Piano per il riordino degli ambiti territoriali ottimali, inserendo il Comune di Genoni nell'ambito dell'Alta Marmilla;

- il 3 gennaio 2007, il sindaco del Comune di Genoni ha inviato una lettera all'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica nella quale si chiedeva di rivedere la decisione della Giunta alla luce dei criteri previsti dalla legge regionale n. 12 del 2005 per gli ambiti territoriali ottimali, nonché del fatto che i comuni del Sarcidano già gestiscono in forma associata numerosi servizi quali la raccolta integrata dei rifiuti, lo sportello unico delle attività produttive, lo sportello unico catastale e il sistema bibliotecario, nell'ambito della disciolta comunità montana del Sarcidano-Barbagia di Seulo;

- l'estromissione del Comune di Genoni dall'ambito territoriale del Sarcidano comporterebbe la sua esclusione dalla gestione associata dei servizi di cui sopra, con conseguenti maggiori spese a carico delle casse comunali e mancato rispetto del dettato e dello spirito della legge regionale n. 12 del 2005;

- con deliberazione n. 2 del 25 gennaio 2007, approvata all'unanimità, il consiglio comunale di Genoni ha richiesto, in deroga alla delibera n. 52/2 di cui sopra, l'inserimento del Comune nell'ambito territoriale ottimale del Sarcidano;

- con deliberazione n. 8 del 7 marzo 2007, approvata all'unanimità, il consiglio comunale di Genoni ha aderito alla ricostituenda comunità montana del Sarcidano-Barbagia di Seulo;

- risulta che il Comune di Laconi si trovi nella medesima situazione di quello di Genoni, in quanto anch'esso in possesso dei requisiti previsti dalla legge regionale n. 12 del 2005 per l'inclusione nell'ambito territoriale ottimale del Sarcidano, facente parte della ricostituenda comunità montana del Sarcidano-Barbagia di Seulo, ma inserito dalla Giunta regionale nell'ambito dell'Alta Marmilla,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica affinché riferisca:

1) per quali ragioni la Giunta regionale ha ritenuto di dover modificare lo schema di Piano per il riordino degli ambiti territoriali ottimali adottato con delibera n. 42/18 del 4 ottobre 2006, escludendo i Comuni di Genoni e Laconi dall'ambito del Sarcidano e includendoli nell'ambito dell'Alta Marmilla;

2) se, alla luce di quanto esposto in premessa, ritiene che tale decisione rispetti il dettato e lo spirito della legge regionale n. 12 del 2005;

3) quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine dì modificare la delibera n. 52/2 del 15 dicembre 2006, escludendo i Comuni di Genoni e Laconi dall'ambito territoriale ottimale dell'Alta Marmilla e includendoli in quello del Sarcidano, in ottemperanza a quanto stabilito dalla legge regionale n. 12 del 2005. (886)

Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima situazione in cui versa il Centro trapianti di fegato dell'ospedale Brotzu e sulle relative responsabilità politiche.

I sottoscritti,

premesso che:

- il 12 giugno 2007, il Centro trapianti dell'Ospedale Brotzu non è stato in grado di eseguire un trapianto di fegato, nonostante la disponibilità dell'organo e del ricevente, a causa della mancanza del quantitativo di sangue trasfusionale necessario a permettere l'esecuzione dell'intervento;

- si tratta del quarto trapianto di fegato rifiutato dal nosocomio cagliaritano negli ultimi nove mesi;

- i precedenti rifiuti sono stati determinati principalmente dall'impossibilità di formare l'equipe specialistica necessaria per eseguire gli interventi, a causa della carente dotazione di personale e della sua cattiva gestione;

considerato che:

- il trapianto è un intervento chirurgico complesso che viene sempre eseguito con procedura d'urgenza e che richiede scelte difficili, perché in lista d'attesa ci sono tanti pazienti che attendono una soluzione per mali irreversibili;

- la posizione di un paziente nella lista d'attesa dipende anche dallo stato di salute del paziente stesso, ma può capitare che un paziente posizionato in cima alla lista, che versa in gravissime condizioni, si trovi a dover attendere più di un paziente meno grave per ragioni di ricevibilità dell'organo disponibile;

- ne consegue che perdere un'occasione di trapianto può avere esiti fatali per il paziente;

- ne consegue, inoltre, che l'accuratezza nell'organizzazione e nella coesione dell'equipe sono di fondamentale importanza per il funzionamento di un Centro trapianti;

verificato che:

- la situazione in cui versa il Centro trapianti di fegato del Brotzu non ricalca minimamente quella testé descritta come ideale per il corretto funzionamento del Centro: l'equipe é sfaldata a causa dei continui contrasti tra il primario, dott. Fausto Zamboni, e il personale medico e paramedico, e sia l'articolazione dei turni di lavoro che i rapporti conflittuali tra il primario e i suoi collaboratori fanno sì che venga sovente a mancare il personale necessario per poter assicurare il regolare svolgimento dell'attività di trapianto;

- a tutt'oggi, non risulta che sia stato assunto alcun provvedimento, né da parte del primario, né da parte dei dirigenti cui dovrebbe spettare il compito di coordinare l'attività dei diversi reparti dell'ospedale, finalizzato al superamento della situazione attuale;

sottolineato che:

- la carenza di personale non è un evento che si verifica all'improvviso e qualunque dirigente dotato di un minimo di buon senso provvede per tempo a operare le necessarie sostituzioni, anche per mezzo dell'acquisto di prestazioni interne o in mobilità;

- per quanto concerne la carenza di sangue trasfusionale verificatasi il 12 giugno 2007, invece, l'ufficio stampa dell'azienda Brotzu ha riferito agli organi di informazione che è stata determinata dall'imprevedibile necessità, occorsa due giorni prima, di una grande quantità di sangue per il soccorso a un paziente in immediato pericolo di vita;

- tale spiegazione non può essere ritenuta soddisfacente, dal momento che la programmazione del fabbisogno di sangue trasfusionale deve necessariamente tenere conto del possibile verificarsi di episodi di emergenza, anche concomitanti;

- a quanto si apprende dalla stampa, dall'ospedale Brotzu non è giunta alcuna richiesta di sangue al centro trasfusionale dell'ospedale Sirai di Carbonia, il quale risulta in possesso di scorte in eccedenza;

- considerata la distanza tra Carbonia e Cagliari, il centro trasfusionale dell'ospedale Sirai sarebbe stato in grado di far arrivare al Brotzu il sangue necessario per l'esecuzione del trapianto in un tempo stimabile in 40 minuti, sufficiente a fare sì che l'intervento non venisse rifiutato;

- i fatti verificatisi il 12 giugno 2007 hanno fatto sì che un potenziale ricevente abbia perso il suo turno per l'intervento di trapianto, il che comporterà un'attesa di durata indefinita, con conseguenti ripercussioni sia sotto il profilo fisico che sotto quello psicologico e un concreto pericolo di morte, data la gravità del male da cui é affetto;

valutato che:

- relativamente alla gravissima situazione in cui versa il centro trapianti di fegato dell'ospedale Brotzu, gli scriventi hanno presentato un'interrogazione il 28 marzo 2007, alla quale l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale ha dato una risposta del tutto insoddisfacente;

- nessuna misura è stata adottata dalla Giunta regionale per ottemperare alle richieste, avanzate dagli scriventi, di rimuovere dall'incarico il dott. Zamboni e di chiudere temporaneamente il Centro trapianti fino al ripristino delle sue condizioni di funzionamento ottimali;

- il direttore generale dell'Azienda sanitaria locale n. 1, dott. Bruno Zanaroli, ha annunciato nei giorni scorsi l'intenzione di rimettere il mandato entro la fine del corrente mese, con sei mesi di anticipo rispetto alla scadenza del contratto, preso atto del fallimento della propria gestione e in seguito all'approvazione unanime, da parte del Consiglio comunale di Sassari, di un ordine del giorno nel quale viene sottolineata la pessima situazione in cui versa l'Azienda;

- le dimissioni del dott. Zanaroli e i frequenti trapianti rifiutati dal reparto diretto dal dott. Zamboni dimostrano il fallimento della politica dell'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, basata sull'affidamento dei posti di maggior potere nella sanità sarda a manager provenienti dal continente, sulla base di presunte e mai dimostrate maggiori competenza e rettitudine,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale affinché riferisca:

1) quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di rimuovere immediatamente il dott. Fausto Zamboni dall'incarico di primario del reparto di chirurgia generale dell'ospedale Brotzu;

2) quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di chiudere temporaneamente il Centro trapianti e affinché i pazienti siano iscritti nelle liste d'attesa di altri centri, fino a quando non saranno poste in essere tutte le condizioni necessarie al suo corretto funzionamento, impegnandosi contestualmente a fare sì che tale chiusura abbia la più breve durata possibile;

3) quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di presentare alla Procura della Repubblica di Cagliari un dettagliato esposto sui fatti accaduti il 12 giugno 2007 presso il Centro trapianti di fegato dell'ospedale Brotzu, in merito alla possibilità che sia stato commesso il reato di interruzione di pubblico servizio;

2) se intende assumersi la responsabilità politica della situazione insostenibile in cui versa la sanità sarda, alla luce dei casi esposti in premessa e di un livello generale dei servizi indegno di un paese civile, e trarne le debite conseguenze anche per quanto concerne la prosecuzione del proprio mandato assessoriale. (887)

Interrogazione Murgioni, con richiesta di risposta scritta, sul sito web della Regione.

Il sottoscritto,

premesso che sul sito web della Regione compare, nei canali tematici dedicati ai luoghi della cultura, il "Campus Tiscali", edificio dove opera l'azienda di proprietà del Presidente della Regione, Renato Soru;

ritenuto che quand'anche, come afferma in una nota dell'ufficio stampa della Regione, tale edificio possa avere valenze "architettoniche importanti", tutte evidentemente da dimostrare, resta la perplessità di fondo su di una scelta che appare assai di dubbio gusto in quanto non sufficientemente supportata dai requisiti richiesti per l'inserimento nel sito predetto;

sottolineato che la coincidenza dell'inserimento nel sito di un edificio nel quale opera un'azienda di proprietà del Presidente della Regione, già soggetta a severe critiche e duri attacchi per essere stata costruita in un sito di grande valenza ambientale e sotto il profilo archeologico, può apparire come una forma inusitata di subliminale pubblicità strisciante per l'attività di impresa che svolge,

chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere:

1) chi abbia autorizzato l'inserimento dell'edificio del "Campus Tiscali" sul sito della Regione fra i luoghi della cultura in Sardegna;

2) quali criteri oggettivi di carattere architettonico, culturale e ambientale siano stati scelti per individuare gli edifici e i luoghi da inserire nel sito;

3) se non ravvisi l'insorgere di un possibile conflitto fra la sua figura di Presidente della Regione e proprietario dell'azienda Tiscali, per l'inserimento della sede dove opera la sua azienda in un sito della Regione che si potrebbe prefigurare come una forma subliminale di pubblicità occulta a favore della stessa azienda, con tutte le conseguenze che ne derivano. (888)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di attuare la decisione del Consiglio di Stato in favore di n. 72 operatori agricoli e coltivatori diretti della Provincia di Sassari.

Il sottoscritto,

premesso che ben 72 operatori agricoli della Provincia di Sassari hanno inoltrato ricorso straordinario al Presidente della Repubblica nel marzo 2002 impugnando i decreti del Coordinatore generale dell'Assessorato dell'agricoltura e riforma agro-pastorale della Regione autonoma della Sardegna, concernenti la revoca di precedenti decreti concedenti somme a titolo di concorso in interessi di mutuo, etc.;

preso atto che relativamente al suddetto ricorso il Presidente della Repubblica ne ha decretato l'accoglimento dichiarandolo fondato con provvedimento in data 24 ottobre 2005;

preso ancora atto che il Consiglio di Stato, nella adunanza del 26 gennaio 2006, ha esaminato il suddetto ricorso straordinario, decidendo di ritenere il ricorso fondato e meritevole di accoglimento;

considerato che, a tutt'oggi, la Giunta regionale non ha adottato alcun provvedimento volto ad accogliere le legittime richieste dei 72 operatori agricoli ricorrenti, ai quali devono essere immediatamente riconosciuti i benefici economici conseguenti, in un momento particolarmente difficile per le imprese agricole e per le loro famiglie, tenuto conto in particolare dello stato attuale del comparto agro-zootecnico della Provincia di Sassari;

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per conoscere i provvedimenti urgenti che la Giunta regionale intende adottare per soddisfare le aspettative degli agricoltori ricorrenti e per risolvere in via definitiva il contenzioso nato con l'applicazione errata della ex legge regionale n. 44 del 1988 sul concorso degli interessi su mutui agrari di ripianamento. (889)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di stabilizzare i lavoratori precari del compartimento ANAS della Sardegna, presenti in particolare nella sezione staccata di Sassari.

Il sottoscritto,

premesso che le politiche governative e regionali in materia di lavoro precario prevedono azioni ed interventi finalizzati alla creazione di occupazione stabile e che, nel settore della pubblica amministrazione e degli enti pubblici, una importante opportunità per il superamento del precariato è rappresentata dalla stabilizzazione dei lavoratori assunti a tempo determinato;

considerato che nel compartimento ANAS della Sardegna, con riferimento al nord-Sardegna ed in particolare a tutto il territorio di competenza della sezione staccata ANAS di Sassari, già da diversi anni permane una elevata carenza di organici (diverse decine di unità), soprattutto nel settore tecnico-operativo della vigilanza e manutenzione delle strade e che tale carenza non consentirebbe all'ente di assicurare la puntuale e regolare vigilanza e manutenzione delle strade;

considerato, altresì, che per far fronte ed assicurare le attività di vigilanza e manutenzione delle strade in termini puntuali e continuativi, l'ANAS ricorre già da qualche anno ad assunzioni temporanee di personale stagionale (tre mesi - sei mesi);

tenuto conto che questi lavoratori precari da più di tre anni operano con sistematicità ed hanno raggiunto una elevata professionalità nei ruoli svolti e nelle competenze affidate,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere se sono a conoscenza del suddetto problema e per conoscere quali iniziative intendano assumere nei confronti dell'ANAS affinché proceda alla stabilizzazione dei lavoratori precari che da diversi anni operano alle sue dipendenze nel settore della vigilanza e della manutenzione stradale. (890)

Interrogazione Vargiu - Pisano - Dedoni - Cassano, con richiesta di risposta scritta, sull'acquisizione di personale interinale da parte della ASL n. 8 di Cagliari.

I sottoscritti,

considerato che:

- la ASL n. 8 di Cagliari, a seguito di regolare gara d'appalto, con atto n. 170 del 14 marzo 2006, aveva affidato per un anno all'Agenzia Interitalia il compito di fornire il personale sanitario infermieristico interinale, cat. D;

- risulta che, prima della scadenza di tale contratto di fornitura, in data 29 dicembre 2006, la ASL n. 8 di Cagliari, invece di predisporre l'autorizzazione del regime di prorogatio sulla gara in essere, abbia adottato con propria deliberazione n. 1018 la scelta di fornirsi di personale interinale da altra agenzia, anche per la qualifica infermieristica, aderendo ad altra gara espletata dalla ASL n. 1 di Sassari,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere se:

1) la ASL n. 8 abbia presentato all'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale un piano dettagliato concernente le proprie carenze di professionalità nelle figure di categoria A, B, BS, C e D, dal quale sia possibile evincere le complessive esigenze per le quali si propone l'utilizzo di sostituzioni temporanee per il tramite di agenzie di lavoro interinale;

2) la ASL n. 8 abbia presentato all'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale un piano dettagliato delle azioni concorsuali e di selezione del personale che intende porre in essere per dotarsi del personale di cui è attualmente carente;

3) nel frattempo, la decisione di aderire alla gara espletata dalla ASL n. 1 per la somministrazione temporanea di lavoro, senza che tale possibilità fosse esplicitamente prevista nel bando di gara della stessa ASL n. 1 e in assenza di precise indicazioni da parte della Regione sulle opportunità e sui motivi che consentono il ricorso a tale possibilità, non configuri una violazione del principio della certezza del diritto, rischiando di introdurre pericolosi margini di aleatorietà nell'obbligo delle aziende di ricorrere a gare d'appalto e nel principio di aggiudicazione delle singole gare;

4) non ritengano che tale sostituzione della azienda fornitrice del personale possa essere causa di difficoltà nel rinnovo del personale interinale che faticosamente viene professionalizzato nei reparti, in delicati e specifici ruoli di equipe, creando situazioni di disagio nell'assistenza che sarebbero assolutamente ingiustificate per un regime temporaneo, come quello che normalmente riguarda le prorogatio;

5) la ASL n. 8 intenda bandire una propria gara d'appalto per la somministrazione delle figure professionali interinali di cui alla delibera 1018 del 29 dicembre 2006 e, eventualmente, quali siano i tempi previsti per l'indizione di tale gara. (891)

Interrogazione Lai Renato - Marracini - Pittalis, con richiesta di risposta scritta, sui trasferimenti dei passeggeri nella tratta Civitavecchia Porto-Civitavecchia Stazione Ferroviaria.

I sottoscritti,

preso atto che:

- i passeggeri in arrivo dalla Sardegna al Porto di Civitavecchia sono costretti a lunghe attese di oltre un'ora per usufruire del servizio di "bus navetta" per il trasferimento verso la stazione ferroviaria con conseguenti disagi per le coincidenze con gli altri mezzi di trasporto;

- tale servizio risulta inadeguato per il numero degli utenti che ne usufruiscono e per la necessità di percorrere celermente e agevolmente la breve tratta di circa 5 chilometri;

- durante il percorso è, inoltre, previsto il trasferimento dei passeggeri in altro identico mezzo di trasporto,

considerato che tale situazione sta creando sfiducia e malcontento negli utenti interessati, soprattutto per i soggetti più deboli come gli anziani e le famiglie con bambini i quali, con i bagagli al seguito, patiscono più degli altri l'inefficienza del servizio con tutte le conseguenze che ne derivano;

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dei trasporti per sapere come intendano intervenire presso l'Autorità Portuale di Civitavecchia, affinché venga garantita l'istituzione di una linea di collegamento diretta Civitavecchia Porto-Civitavecchia Stazione Ferroviaria con mezzi adeguati al numero dei passeggeri, con un servizio di trasporto dignitoso, senza lunghe attese che consenta la pianificazione degli spostamenti per giungere alla stazione in tempi certi al fine di garantire le coincidenze con gli altri mezzi di trasporto. (892)

Interrogazione Farigu, con richiesta di risposta scritta, sulla strada Pitzumannu - Costa Verde in territorio di Arbus.

Il sottoscritto,

PREMESSO CHE:

- con determinazione n. 1601 del 25.11.2004 del Direttore del Servizio del credito alberghiero e delle opere turistiche - settore riqualificazione ricettivo ed infrastrutturale dell'Assessorato del turismo, artigianato e commercio della Regione Autonoma della Sardegna, in data 28 novembre 2004 con atto Prot. 28001, veniva assegnato al Comune di Arbus il finanziamento PIT CAI, Bando 2001, Misura 4.5 linea C per la "Sistemazione viabilità Pitzumannu - Costa Verde", pari ad un importo complessivo di euro 1.549.370, di cui il 10 per cento a carico del Comune come quota di cofinanziamento;

- il Comune di Arbus procedeva all'espletamento delle procedure di appalto dell'opera in questione, previa acquisizione dei nulla osta e autorizzazioni di legge, ancorché senza uno studio di incidenza ambientale in quanto in quel momento non richiesto;

CONSIDERATO CHE:

- tale finanziamento era finalizzato alla sistemazione di una strada bianca già esistente, aperta nei primi anni 80 dal Comune di Arbus con la finalità di avvicinare il mare al centro abitato ottenendo una sensibile riduzione delle distanze di 9 Km. circa;

- l'istruttoria della pratica, di finanziamento da parte del competente assessorato regionale del turismo e commercio da significativamente conto del fatto che trattavasi e trattasi di una strada di preminente interesse turistico e, che per tale ragione, il finanziamento faceva capo ai fondi POR 2001 - 2006, all'interno del PIT CA I, come infrastrutturazione turistica ad interesse territoriale;

EVIDENZIATO CHE:

- detto PIT era stato progettato già nel 2000, quando ancora la Regione Sardegna, pur in costanza della direttiva comunitaria 92/43 "habitat", non aveva attivato nel merito alcune delle azioni di propria competenza né, tanto meno, avviato le misure POR per la redazione dei piani di gestione;

ATTESO CHE:

- pur essendo fatto risaputo che la strada in questione attraversa l'ambito territoriale del SIC Monte Arcuentu e Rio Piscinas, solo ora l'Assessorato regionale competente dell'ambiente sta procedendo ad esaminare la proposta di Piano di gestione;

- in forza del fatto che tutto il territorio di Arbus, con i suoi oltre 27 mila ettari per circa 50 km di coste è ormai, di fatto, areale del cervo, in quanto questo ha avuto in questi ultimi anni una straordinaria diffusione, è stato richiesto dall'Assessorato regionale dell'Ambiente lo studio di incidenza ambientale solo nel gennaio 2007; cioè quando i lavori di realizzazione della strada erano ormai giunti ad uno stadio avanzato;

- tale studio di incidenza ambientale, all'uopo realizzato dal Comune di Arbus in tempi ristrettissimi, ha subito una bocciatura da parte degli uffici regionali competenti per la motivazione che l'infrastruttura gravita all'interno di un SIC ed attraversa l'areale del cervo sardo di cui sopra;

EVIDENZIATO CHE:

- l'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente, in forza di tali argomentazioni, ha richiesto e imposto una modifica al progetto dell'opera in questione, introducendo limiti e condizioni inaccettabili ed incomprensibili quali la riduzione della carreggiata da 6 metri a 3 metri e mezzo e la modifica del fondo invece che in asfalto, attraverso materiale in terra stabilizzata con additivi amalgamanti non meglio definiti;

DENUNCIATO CHE:

- questa inopinata decisione dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente comporta la realizzazione di un'opera di scarsa utilità e di pericolosa fruizione, destinata a rovinarsi precocemente e quindi bisognosa di manutenzione continua, come già accaduto per situazioni analoghe, con conseguente ulteriore sperpero di preziose risorse pubbliche,

-

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente al fine di sapere se, alla luce di quanto esposto nella presente interrogazione, non vogliano procedere a richiedere un'ulteriore verifica da parte degli uffici competenti, al fine di valutare una riconsiderazione dell'intera vicenda volta a consentire che il territorio e la popolazione interessati possono fruire di un importante opera infrastrutturale, utile per lo sviluppo turistico e per il rilancio economico della zona, dotandola di una carreggiata adeguata al doppio senso di marcia e con un fondo bituminoso, così come previsto nel progetto originale. (893)

Interrogazione Floris Mario - Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sulla vendita da parte della società Tiscali dell'area del Consorzio Industriale di Cagliari.

I sottoscritti,

avuta notizia tramite gli organi di informazione che la Società Tiscali S.p.A. ha venduto la propria sede costruita nell'arca di Sa Illetta nel Consorzio Industriale di Cagliari a seguito di un Accordo di Programma sottoscritto nel 2001 con la Regione, il CASIC e il Comune di Cagliari;

preso atto delle polemiche dichiarazioni del CASIC secondo cui le aree cedute a Tiscali S.p.A. per costruire la propria sede non potevano essere cedute senza previa autorizzazione dello stesso CASIC sulla base del predetto Accordo di Programma;

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'industria, per sapere:

1) se corrisponde al vero che l'intera sede della Società Tiscali, comprese le aree su cui sorge l'edificio e quelle pertinenziali (strade di accesso-parcheggi-aree di rispetto- verde etc.) sono state vendute a terzi;

2) se risponde al vero che, sulla base del regolamento consortile e del contratto di vendita CASIC-Tiscali dette aree non potevano essere cedute a terzi, in quanto vincolate anche a seguito di interventi economici pubblici;

3) se prima della vendita a terzi la Società Tiscali aveva adempiuto totalmente agli impegni previsti dall'Accordo di Programma;

4) qualora non fosse stato realizzato l'intero programma di intervento, se nel contratto di vendita di Tiscali a terzi è previsto l'obbligo di realizzare tutte le opere mancanti a destinazione pubblica e in che termini;

5) se l'Assessorato non ritenga di intervenire a tutela degli interessi pubblici onde evitare che l'operazione immobiliare, se realizzata, concretizzi ipotesi di violazioni contrattuali e di una pura e semplice speculazione edilizia. (894)

6)

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'esclusione delle associazioni di categoria dei comparti agricolo e artigianale dall'accordo di programma quadro sull'internazionalizzazione sottoscritto dalla Regione con il Ministero per il Commercio internazionale.

I sottoscritti,

premesso che la Regione ha sottoscritto in data odierna un accordo di programma quadro sull'internazionalizzazione con il Ministero per il Commercio internazionale, finalizzato - si apprende da una nota stampa della Presidenza della Regione - "ad accrescere il grado di internazionalizzazione dell'economia locale" e a favorire la penetrazione dei prodotti sardi nei mercati esteri;

considerato che l'accordo si configura come un'importante occasione di crescita per le imprese sarde, in grado di contribuire in modo determinante allo sviluppo economico dell'intera Isola;

valutato che l'articolo 7 della legge regionale 11 maggio 2006, n. 4, ha istituito l'agenzia governativa regionale di promozione economica Sardegna Promozione, tra le cui finalità figura "il sostegno della capacità di esportazione e penetrazione dei prodotti sardi nei mercati esterni";

preso atto che l'accordo di programma quadro di cui sopra non prevede il coinvolgimento delle associazioni di categoria dell'agricoltura e dell'artigianato, rappresentanti nel complesso il 65% delle imprese di produzione sarde, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni;

sottolineato che, ad esempio, non potranno godere dei benefici dell'accordo le imprese che operano nell'artigianato artistico, nella produzione artigiana di formaggi e quelle vitivinicole, le quali, nel corso degli anni, grazie a immani sforzi e con aiuti minimi da parte dell'amministrazione regionale, si sono andate affermando sui mercati esteri soprattutto per la qualità dei loro prodotti;

rammentato che le associazioni di categoria agricole e artigiane hanno dato vita in tempi recenti a partecipate manifestazioni di protesta contro le politiche della Giunta regionale la quale, fin dall'inizio della legislatura, nonostante le ripetute sollecitazioni, ha tralasciato di affrontare i numerosi e gravi problemi che interessano i due comparti;

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale al turismo, commercio e artigianato affinché riferiscano:

1) quante sono le aziende sarde che potranno godere dei benefici apportati dall'accordo di programma quadro sull'internazionalizzazione sottoscritto dalla Regione con il Ministero per il Commercio estero e a quali comparti esse appartengono;

2) a quanto ammontano gli investimenti di Stato e Regione per la realizzazione di tale accordo;

3) quale ruolo si prevede per l'agenzia Sardegna Promozione;

4) per quali ragioni la Regione ha ritenuto di non inserire nell'accordo le associazioni di categoria agricole e artigianali;

5) se si tratta di una precisa scelta politica determinata dalle manifestazioni di protesta indette contro la Giunta regionale da tali associazioni;

6) quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di modificare l'accordo di cui sopra, consentendo la partecipazione anche alle aziende agricole e artigiane di medie e piccole dimensioni rappresentate dalle associazioni di categoria dei due comparti. (895)

7)

Interrogazione Cappai - Randazzo Alberto - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio, con richiesta di risposta scritta, sull'istituzione della Consulta regionale della diabetologia.

I sottoscritti,

premesso che la Giunta regionale con deliberazione n. 19/2 del 9 maggio 2007 ha istituito la Consulta regionale della diabetologia e malattie metaboliche quale organismo consultivo a supporto tecnico-scientifico per il conseguimento di importanti obiettivi previsti dal Piano dei servizi sanitari 2006/2008;

considerato che si è ritenuto opportuno, come enunciato nella delibera stessa, di coinvolgere nei lavori della Consulta rappresentanti delle associazioni dei pazienti e dei familiari e del volontariato;

preso atto che la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale dell'igiene, sanità e dell'assistenza sociale, nel costituire la Consulta sembrerebbe aver escluso importanti associazioni che costituiscono la maggiore rappresentanza dei diabetici dell'isola, i cui meriti sono stati riconosciuti ai massimi livelli istituzionali nazionali e regionali;

rilevato che non si comprendono le motivazioni per cui 1' Assessore Dirindin abbia preferito dare ampia rappresentanza ad una associazione di rilevanza regionale nominando in seno alla Consulta due rappresentanti di essa a discapito di quelle associazioni che risultano invece essere le più rappresentative sia a livello regionale che nazionale;

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:

1) sulla base di quali criteri è avvenuta la scelta dei componenti la Consulta Regionale della diabetologia e malattie metaboliche;

2) se non ritengano opportuno riconsiderare la composizione della Consulta istituita con deliberazione n. 19/2 del 9 maggio 2007 in modo da comprendere all'interno di tale importante organismo rappresentanti di tutte le associazioni maggiormente rappresentative. (896)

3)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di predisporre interventi in favore dei pescatori di Golfo Aranci.

Il sottoscritto,

premesso che numerosi pescatori e cittadini di Golfo Aranci lamentano ancora una volta la grave situazione discriminatoria dei pescatori di Golfo Aranci che, per effetto della costituzione del Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena e della riserva marina di Tavolara e dei vincoli imposti, vedono inibita la possibilità di effettuare l'attività di pesca professionale, nonostante gli stessi pescatori facciano parte del Compartimento marittimo comprendente pescatori di altre zone ai quali è consentito effettuare l'attività di pesca professionale;

preso atto che tale provvedimento porterebbe inevitabilmente ad una sensibile riduzione di posti di lavoro, con conseguente rischio per l'economia locale, la quale si basa per buona parte sull'attività ittica;

considerato che, per quanto riguarda l'area marina, Golfo Aranci ha raggiunto ogni limite di sostenibilità vincolistica e che l'attuale e grave situazione discriminatoria dei pescatori golfoarancini è ormai diventata un problema di sopravvivenza che non può più essere tollerato e non può attendere ulteriori rinvii;

ritenuto che la Giunta regionale debba farsi carico della problematica,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se sono a conoscenza della precaria situazione in cui versano i pescatori golfoarancini e per conoscere quali provvedimenti urgenti intendano adottare al fine di scongiurare una totale paralisi dell'attività ittica degli operatori di Golfo Aranci, consentendo ai pescatori interessati di riprendere al più presto l'attività di pesca professionale. (897)

Interrogazione Artizzu, con richiesta di risposta scritta, sulla gestione dell'Ufficio stampa della Giunta regionale.

Il sottoscritto,

verificato che sul sito Internet ufficiale della Regione Sardegna è stato pubblicato, il 21 giugno 2007, in grande evidenza un comunicato stampa relativo al dibattito svoltosi in Consiglio Regionale sull'appalto della pubblicità istituzionale della Regione;

verificato che tale comunicato, ben lungi dall'esprimere una versione dei fatti corretta ed equidistante, racconta un inverosimile resoconto di quanto accaduto in Aula, in modo assolutamente fazioso,

interroga il Presidente della Regione per sapere:

- da quali giornalisti professionisti vengono svolte le attività di redazione, impaginazione, titolazione del materiale giornalistico pubblicato sul sito della Regione Sarda;

- se la Giunta abbia affidato incarichi relativi alla redazione del sito internet a professionisti esterni all'Amministrazione;

- quanto denaro è stato speso per tali eventuali contratti di consulenza;

- chi è il giornalista responsabile dell'informazione sul sito internet della Regione. (898)

-

Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata spendita dei fondi POR previsti per il settore agricolo.

Il sottoscritto,

premesso che a causa del disinteresse, dell'incapacità e della latitanza dell'attuale Giunta regionale l'agricoltura sarda attraversa una crisi senza precedenti;

preso atto che, nonostante le assicurazioni formulate alle organizzazioni di categoria qualche mese fa, il governo regionale si è dimostrato incompetente ed inadeguato ad affrontare i problemi del settore agricolo, tanto da perdere i fondi del programma FEOGA destinati dal POR agli investimenti nel comparto per un importo pari a 36 milioni di euro, che con il cofinanziamento statale e regionale sarebbero dovuti arrivare ad oltre 70 milioni di euro;

considerato che il ricorso alla Corte di giustizia, annunciato dall'Assessore Foddis, determinerà una ulteriore perdita di tempo che, probabilmente, non arriverà a produrre i benefici che gli operatori agricoli avrebbero dovuto avere se la Giunta avesse svolto con maggiore rigore ed attenzione quanto di sua competenza,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere se non ritengano di dover prendere atto del fallimento del proprio operato e, di conseguenza, rassegnare le dimissioni evitando ulteriori danni per l'economia dell'intera Sardegna. (899)

Interrogazione Cuccu Giuseppe - Cocco - Cucca - Sabatini, con richiesta di risposta scritta, sul grave pregiudizio arrecato ai giovani del territorio dalla politica di selezione del personale avviata dalla Polimeri Europa Spa.

I sottoscritti,

premesso che la Polimeri Europa Spa è una società petrolchimica con unico socio soggetta all'attività di direzione e coordinamento di Eni Spa, che a sua volta è controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze;

dato che può, di conseguenza, affermarsi che la stessa Polimeri Europa è in concreto una società controllata dallo Stato;

visto che la Polimeri Europa ha una rete di stabilimenti in tutto il Continente europeo e ha una sua sede anche a Sarroch, che proprio in questi giorni sta avviando selezioni di personale a tempo indeterminato per giovani periti chimici e industriali residenti nel territorio;

appreso che, a detta dei vertici di Polimeri Europa, la politica aziendale prevede la selezione di personale di età non superiore ai 29 anni e in possesso del titolo di diploma di perito chimico o perito industriale conseguito con votazione non inferiore ai 70/100;

constatato che nei mesi scorsi alcuni ragazzi di Villa San Pietro hanno presentato domanda di assunzione e solo uno di essi è stato chiamato a sostenere il colloquio in quanto gli altri erano in possesso del titolo, ma non conseguito con votazione superiore ai 70/100;

constatato, altresì, che il Comune di Sarroch, ritenendo che questo criterio fosse troppo svantaggioso per i propri cittadini, ha avanzato alla Polimeri Europa la richiesta di una deroga allo stesso, ottenendo che anche i ragazzi di Sarroch in possesso del titolo, ma con votazione inferiore ai 70/100 che avevano presentato domanda venissero chiamati a sostenere il colloquio (mentre non è stato convocato nessun altro ragazzo residente nel Comune di Villa San Pietro);

appreso che alcuni degli esclusi sono stati, invece, chiamati dalla sede di Mantova della stessa Polimeri Europa per essere avviati a selezione, per cui se tale criterio dovesse essere utilizzato anche nelle prossime selezioni per l'assunzione di altre figure professionali (ragionieri, contabili, ingegneri ecc.) altri giovani diplomati e laureati potrebbero essere costretti a lasciare la Sardegna per svolgere le stesse attività che avrebbero potuto svolgere nell'isola;

considerato che le esternalità negative sull'ambiente e sulla salute dei cittadini non solo di Sarroch, ma anche di Villa San Pietro hanno conseguenze sulla vita degli abitanti dei due Comuni da più di quarant'anni e in qualche modo i cittadini dovrebbero essere "compensati" da tale danno irreversibile, almeno con un posto di lavoro negli stessi impianti,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale e cooperazione e sicurezza sociale per sapere se risponde al vero il fatto che un'azienda controllata dall'ENI e che a sua volta è controllata dallo Stato, quale la Polimeri Europa Spa, pratichi una politica delle assunzioni di questo tipo, discriminatoria, penalizzante e assolutamente irrispettosa dei giovani diplomati della Sardegna sul cui territorio da decenni si ripercuotono effetti negativi sull'ambiente, sul paesaggio e sulla salute dei cittadini. (900)

Interrogazione Lai Bachisio Silvio, con richiesta di risposta scritta, sul malfunzionamento del sistema ferroviario del Nord Sardegna.

Il sottoscritto,

PREMESSO CHE:

- in data 12 dicembre 2005 è stato istituito, previo incontro tra l'Assessore regionale dei trasporti, il Direttore operativo di Trenitalia e i rappresentanti delle aziende del settore, un gruppo di lavoro per definire le strategie di sviluppo del trasporto delle merci sulla rete ferroviaria tra la Sardegna e la penisola, con l'obiettivo di rilanciare, attraverso un business plan, il trasporto delle merci su treno;

- il compito della Commissione era l'analisi della situazione complessiva del settore per stabilire le modalità e quantificare i costi degli interventi;

CONSIDERATO CHE:

- il settore del trasporto merci riveste oggi un interesse particolare, anche alla luce dei sempre accesi dibattiti sulla continuità territoriale e delle mai sopite rivendicazioni per maggiori investimenti infrastrutturali nell'Isola;

- l'invio e l'arrivo delle merci avvengono esclusivamente negli scali abilitati al traffico delle Ferrovie dello Stato fra i quali rientra per la Provincia di Olbia-Tempio la Stazione di Monti Telti;

- lo scalo merci della stazione di Monti Telti è ubicato in modo appropriato rispetto alla viabilità di scorrimento principale;

APPRESO CHE:

- la dirigenza di Trenitalia ha preso la decisione di limitare al traffico merci alcuni scali importanti tra i quali Sassari e Olbia, lasciando aperta la stazione di Monti con il conseguente aumento dei nuovi arrivi dei carri esteri, per i quali Trenitalia paga un nolo giornaliero alle nazioni di origine;

- l'operatività di manovra per carico e scarico delle merci risulta inadeguata per carenza di personale addetto;

- tali disagi comportano un'attesa anche di dieci giorni per la destinazione delle merci, con conseguenti disagi per i destinatari che non possono disporre in tempo utile dei loro materiali, con il rischio che gli utilizzatori dello scalo non soddisfatti rinuncino alle spedizioni nello scalo di Monti;

- l'organizzazione del personale non risulta confacente alle esigenze degli scali e crea una situazione di disagio per gli utenti e per gli operatori stessi,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dei trasporti per conoscere:

1) i risultati dell'analisi del gruppo di lavoro istituito tra Regione, Trenitalia Cargo, RFI e imprenditori, per definire le strategie di sviluppo del trasporto delle merci;

2) come intenda intervenire presso Trenitalia al fine di garantire un adeguato servizio dello scalo merci di Monti Telti che preveda un idoneo servizio di movimentazione e stoccaggio; una riorganizzazione nella distribuzione del personale; la garanzia per i destinatari del servizio di ricevere le merci in tempi ridotti rispetto a quelli attuali. (901)

Interrogazione Diana - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Gallus - Biancu - Pisu - Pinna - Licandro - Sanna Alberto - Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sull'imminente riduzione dei servizi dell'Enel nella Provincia di Oristano.

I sottoscritti,

premesso che, nel corso del confronto tra l'Enel Spa e i sindacati di categoria sulla riorganizzazione della rete elettrica e dei relativi servizi per la Provincia di Oristano, è emersa l'intenzione da parte dell'azienda di operare pesanti riduzioni alla propria presenza sul territorio;

considerato che, nel corso dell'incontro con cui si è concluso il confronto con i sindacati, l'azienda ha annunciato l'imminente soppressione delle unità operative di Ghilarza e Ales e la concentrazione delle proprie attività nella sola città di Oristano;

valutato che la soppressione delle due strutture porterà a una più difficile gestione della qualità dell'erogazione dell'energia elettrica e renderà meno presidiata la rete territoriale, con conseguenti disagi per l'utenza, in particolare in caso di guasti alla rete stessa;

verificato che sussistono i parametri per la conservazione di almeno una delle due unità di cui sopra, ma che l'azienda appare intenzionata a privilegiare strutture operanti in altre Province,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione affinché riferisca quali misure intende adottare al fine di intervenire presso la direzione territoriale della Sardegna e presso la direzione nazionale dell'Enel affinché le unità operative di Ghilarza e Ales, o almeno una delle due, non siano soppresse. (902)

Interrogazione Sanjust - Lombardo, con richiesta di risposta scritta, sulle presunte mancate autorizzazioni alla Cooperativa Poggio dei Pini per la manutenzione straordinaria nel bacino artificiale posto a sbarramento del Rio San Gerolamo, nel comune di Capoterra.

I sottoscritti,

PREMESSO CHE:

- nel mese di ottobre 2006, la Cooperativa Poggio dei Pini ha dato avvio ad un poderoso intervento di manutenzione straordinaria sul bacino artificiale posto a sbarramento del Rio San Gerolamo, in agro di Capoterra;

- tale intervento è consistito nello svuotamento dell'invaso, nella realizzazione di una pista di transito per mezzi meccanici all'interno dello stesso, nonché nella realizzazione di numerosi manufatti sulle sponde del Rio San Gerolamo;

- l'articolo 93 del Regio Decreto n. 523 del 1904 testualmente recita: "Nessuno può fare opere nell'alveo dei fiumi, torrenti, rivi, scolatoi pubblici e canali di proprietà demaniale, cioè nello spazio compreso fra le sponde fisse dei medesimi, senza il permesso dell'autorità amministrativa. Formano parte degli alvei i rami o canali, o diversivi dei fiumi, torrenti, rivi e scolatoi pubblici, ancorché in alcuni tempi dell'anno rimangono asciutti";

- la competenza al rilascio delle autorizzazioni idrauliche è della Regione Autonoma della Sardegna e, più precisamente, del Servizio del Genio Civile e ciò, non per mero capriccio, ma per le conseguenze che eventuali opere malfatte possono determinare: è senz'altro ancora presente la dolorosa e tragica alluvione del 1999, quando a causa dell'imperizia e dell'azione dell'uomo, la natura ha ancora una volta dimostrato di reclamare i propri spazi, abbattendosi rovinosamente sulle opere malfatte;

- i lavori posti in essere dalla società Cooperativa Poggio dei Pini hanno dunque riguardato per intero l'alveo del fiume Rio San Gerolamo, regolarmente censito nel Demanio idrico regionale, interessandolo di modificazioni consistenti del suo corso naturale;

CONSIDERATO CHE:

- il Comune di Capoterra, con nota del 10 aprile 2007, prot. 9252, ha comunicato alla Cooperativa Poggio dei Pini che "l'area dell'invaso artificiale oggetto dell'intervento è classificata dal Piano paesaggistico regionale come categoria di bene paesaggistico ed è sottoposta a tutela dalle disposizioni dell'articolo 143 del decreto legislativo n. 42 del 2004; in tale situazione la società deve inoltrare domanda di accertamento di compatibilità paesaggistica ai sensi dell'articolo 167, commi 4 e 5, all'ufficio tutela del paesaggio della RAS, acquisire il parere dell'Assessorato dei lavori pubblici. Genio Civile della RAS e inoltrare richiesta di autorizzazione ai sensi dell'articolo 14 della legge regionale n. 23 del 1985 e successive modifiche ed integrazioni all'ufficio edilizia del Comune, in quanto i lavori si possono classificare come interventi di manutenzione straordinaria ai sensi dell'articolo 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380";

- a seguito dell'inerzia della società Cooperativa Poggio dei Pini, lo stesso Comune ha comunicato, con nota del 21 maggio 2007, prot. n. 12193, l'avvio del procedimento per opere realizzate in assenza di autorizzazione edilizia ai sensi della legge regionale 11 ottobre 1985, n. 23;

verificato che il Servizio del Genio Civile di Cagliari risulta a conoscenza dei fatti suesposti da vari mesi,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:

1) se corrisponda a verità la notizia pubblicata sulla stampa circa i lavori effettuati dalla Cooperativa Poggio dei Pini sull'alveo del Rio San Gerolamo (corso d'acqua censito nel demanio idrico regionale) e sullo specchio acqueo del piccolo lago di Pauliara, che risulterebbero irregolari e sprovvisti delle dovute autorizzazioni;

2) se corrisponde al vero che tra le autorizzazioni richieste risulta indispensabile - ai sensi degli articoli 93 e seguenti del Regio decreto n. 523 del 1904 - quella del Genio Civile, che deve ovviamente riguardare gli effettivi lavori svolti;

3) quali provvedimenti abbia assunto (o intenda assumere) il Servizio del Genio Civile di Cagliari a fronte delle irregolarità appurate, posto che non sarebbe certamente ammissibile il tentativo di giustificare i lavori svolti con un provvedimento per lavori iniziati (…e conclusi!!!) nel 1999, caso in cui assai singolarmente la bonifica del lago "piccolo" di Poggio dei Pini avrebbe impegnato uomini e mezzi tecnicamente e tecnologicamente ben più avanzati di quelli del secolo scorso in una opera unica e colossale superiore perfino alla celeberrima bonifica dell'agro Pontino. (903)

Interrogazione Moro, con richiesta di risposta scritta, sul finanziamento delle coltivazioni biologiche.

Il sottoscritto,

PREMESSO CHE:

a livello nazionale e comunitario sono in corso importanti programmi di tutela dei prodotti base della dieta mediterranea ottenuti con metodi di coltivazione biologica, per i quali lo stesso Parlamento ha votato l'azzeramento della sperimentazione all'aperto di Ogm (organismi geneticamente modificati);

la Regione Sardegna, con il Piano di sviluppo rurale 2007-2013, che dovrà essere esaminato dalla Commissione Agricoltura e dal Consiglio Regionale per poi essere inviato all'Unione Europea per l'approvazione definitiva, ha predisposto una serie di interventi nel settore;

tuttavia tali risorse, ricomprese nell'Asse II, ammontano a soli 44 milioni, contro i 55 del periodo 2000-2006, e, perciò, assolutamente insufficienti a sostenere le migliaia di aziende sarde che operano in un comparto che assicura competitività, alta qualità ed elevato valore aggiunto al sistema agricolo regionale in uno spazio di mercato con ampie prospettive di crescita;

in particolare, con il ridottissimo stanziamento a disposizione, lo stesso Piano prevede di applicare le misure di sostegno su una superficie complessiva di soli 44.000 ettari, a fronte dei 100.000 riconducibili alle 1376 aziende iscritte all'Albo regionale dei produttori biologici;

inoltre, per ciò che concerne gli interventi di supporto alla commercializzazione, il Piano individua soltanto "i prodotti tipici e tradizionali", tralasciando di menzionare quelli biologici e trascurando fra l'altro l'opportunità di applicare, anche in Sardegna, la legge 488 del 1999 che stabilisce l'obbligo di utilizzare quotidianamente nelle mense scolastiche ed ospedaliere i prodotti biologici;

in buona parte, tali indicazioni sono state già sottoposte all'attenzione dell'Assessorato dell'agricoltura e riforma agro-pastorale in sede di confronto col partenariato, secondo quanto prescrive la normativa comunitaria (Regolamento CE 1698 del 2005) che, appunto, assegna agli operatori organizzati del settore un ruolo preciso "nella preparazione, attuazione, sorveglianza e valutazione nei Programmi di sviluppo rurale",

chiede di interrogare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere quale sia l'orientamento della Giunta regionale in materia di sviluppo dell'agricoltura biologica e come intenda intervenire per sanare l'evidente e grave contraddizione (da un lato si dice di volerla sostenere, dall'altro si tagliano le risorse) contenuta nella bozza di Piano di sviluppo rurale 2007-2013 che per la Sardegna assume una rilevanza strategica. (904)

Interrogazione Murgioni, con richiesta di risposta scritta, sull'invasione di catrame nelle spiagge sarde.

Il sottoscritto,

premesso che:

- le spiagge sarde, soprattutto quelle del sud della Sardegna, puntualmente ogni anno in questo periodo sono interessate da una invasione di grumi di catrame che rendono necessarie straordinarie operazioni di pulizia delle stesse;

- il fenomeno si presenta in maniera vasta e preoccupante, in quanto il catrame spinto sulle spiagge dallo scirocco, oltre a deturparle, provoca serissimi danni di carattere ambientale;

- nonostante le ripetute richieste di specifici interventi sollevate dai diversi sindaci costieri interessati al fenomeno, non si è riusciti ad oggi ad individuare e impedire questa ondata di inquinamento da catrame;

considerato che da anni ormai l'unica possibile spiegazione all'inquinamento da catrame è quella che vede le petroliere sul banco degli imputati, senza che nessuno si preoccupi di monitorare e vigilare le rotte marittime interessate al traffico delle stesse petroliere per colpire i responsabili di questi gravissimi episodi di inquinamento;

sottolineato che i comuni, per effetto di questa ondata di inquinamento, sono costretti a sobbarcarsi oneri pesantissimi per ripulire le spiagge e renderle praticabili ai bagnanti,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere se:

1) allo stato la Regione effettui un servizio di vigilanza costiera, magari appoggiato da elicotteri per controllare il traffico marittimo delle petroliere, individuare e colpire i responsabili di questo reato ambientale;

2) nel futuro, per evitare ulteriori danni ambientali e il ripetersi di questi eventi, la Regione intenda potenziare anche con mezzi e tecnologie specifiche il controllo e la vigilanza sui mari circostanti la Sardegna per prevenire il ripetersi di questi disastri ambientali;

3) la Regione intenda o meno costituirsi parte civile per ottenere dai responsabili dell'inquinamento da catrame, una volta individuati e denunciati alle autorità giudiziarie, un congruo risarcimento dei danni che gli inquinatori provocano ogni anno nella nostra Isola. (905)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nei tempi di inizio dei lavori del secondo lotto della strada Sassari-Alghero.

Il sottoscritto,

premesso che sembrano allungarsi in modo spropositato i ritardi sui tempi previsti per l'inizio dei lavori relativi alla realizzazione del secondo lotto della strada Sassari-Alghero, della circonvallazione di Alghero e del tratto da Alghero all'aeroporto;

tenuto conto delle giustificate attese riposte sull'utilità delle citate arterie, in quanto destinate a risolvere una consistente parte del volume di traffico di un importante territorio del nord Sardegna, per le conseguenti implicazioni sul piano sociale, economico, turistico ecc., nonché sulla sicurezza del traffico stesso;

considerato che, per le succitate considerazioni da diversi anni ormai sono stati destinati quasi cento miliardi di vecchie lire che rischiano di essere insufficienti a realizzare quanto a suo tempo programmato e progettato;

considerato ancora che sembravano già da tempo risolte le problematiche relative alla gestione degli espropri dei terreni interessati dai suddetti lavori,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per conoscere i motivi dei ritardi nell'inizio dei lavori previsti nel progetto complessivo del secondo lotto della strada Sassari-Alghero e per sapere se la Giunta regionale intende intervenire presso gli organismi competenti al fine di accelerare l'iter procedurale e consentire la realizzazione di una importante opera pubblica essenziale per lo sviluppo del nord Sardegna. (906)

Interrogazione Moro, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione del personale qualificato che lavora per la RAS, Centro regionale di formazione professionale.

Il sottoscritto,

premesso che la Regione ha stipulato, nell'ottobre 2006, una convenzione con i docenti del Centro regionale di formazione professionale per assicurare il regolare svolgimento dei corsi;

considerato che tale convenzione é scaduta nel maggio 2007 senza che ai docenti sia stato corrisposto il compenso pattuito al momento della sottoscrizione della stessa;

ritenuto che si tratti di un ritardo inaccettabile e del tutto ingiustificato, anche alla luce delle motivazioni addotte dai funzionari dell'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale secondo i quali il mancato pagamento sarebbe da attribuire a non meglio precisati problemi legati all'entrata in vigore della finanziaria regionale 2007 (insussistenti perché i contratti stipulati nel 2006 dovevano avere copertura finanziaria nell'esercizio di riferimento) e all'adozione del nuovo sistema di contabilità interno (non si capisce, in questo caso, perché la nuova contabilità impedisca "solo" il regolare flusso dei pagamenti destinato ai docenti del Centro),

chiede di interrogare l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere quali provvedimenti urgenti intenda assumere per risolvere la grave situazione di personale professionalmente qualificato che lavora per la Regione, in un settore di importanza strategica come quello dell'incontro fra domanda e offerta di lavoro, più volte oggetto di "annunci" propagandistici e di "impegni" non rispettati dallo stesso Assessorato e dall'Amministrazione regionale. (907)

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sul Piano di eradicazione delle pesti suine.

I sottoscritti,

premesso che:

- con decreto n. 11277/9 del 16 maggio 2007, l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale ha disposto l'attuazione del Piano di eradicazione delle pesti suine nella Regione Sardegna;

- tale Piano contiene norme eccessivamente restrittive e di difficile, se non impossibile, attuazione da parte dei cacciatori;

- il Piano, inoltre, si concentra esclusivamente sugli aspetti di natura repressiva e sanitaria, trascurando la prevenzione e la diffusione tra cacciatori e allevatori delle buone pratiche che, attraverso un atteggiamento più consapevole, possono portare all'eradicazione delle epizoozie con minori disagi per la popolazione;

considerato che:

- l'articolo 32, comma 2, del decreto di cui sopra impone ai cacciatori di prelevare campioni di sangue e milza da tutti i suini selvatici abbattuti durante la stagione venatoria nei microareali soggetti a campionamento e di recapitarli al più presto al Servizio veterinario delle aziende sanitarie locali competenti;

- i cacciatori non sono soggetti autorizzabili al prelievo di campioni sanitari, che deve essere effettuato da personale appositamente istruito e delegato dalla Regione;

valutato che:

- l'articolo 35, comma 2, lettera a), del decreto impone, nelle zone "infette sul selvatico", un generico "divieto di caccia";

- una dizione tanto generica rischia di impedire l'attività venatoria di ogni genere, compresa quella nei confronti di categorie animali, come 1'avifauna, immuni dal contagio delle pesti suine;

verificato che:

- al divieto di cui all'articolo 35, comma 2, lettera a), sono previste deroghe, sulla base di accorgimenti estremamente restrittivi;

- l'articolo 35, comma 2, lettera a), numero 1, consente ai soli cacciatori residenti nei comuni nei quali insiste la zona infetta di svolgere l'attività venatoria in tale zona;

- una simile restrizione non appare utile ai fini della riduzione dei rischi di contagio verso l'esterno e costituisce un'ingiusta e inutile limitazione all'attività venatoria;

- i successivi numeri 3 e 4 impongono che le carni dei suini abbattuti vengano stoccate a cura dei cacciatori in celle frigorifere appositamente dedicate, custodite da responsabili autorizzati in locali chiusi a chiave;

- tale imposizione appare assurdamente costosa e non necessaria per ridurre i rischi di contagio,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale affinché riferisca:

1) se le misure eccessivamente restrittive adottate nei confronti dell'attività venatoria hanno la finalità politica di disincentivare tale tipo di attività, anche alla luce delle numerose altre disposizioni assunte in materia dall'Amministrazione regionale in carica che sembrano rafforzare tale ipotesi;

2) quali misure intende adottare al fine di ritirare il decreto n. 11277/9 del 16 maggio 2007, eventualmente adottando un nuovo Piano per 1'eradicazione delle pesti suine che preveda norme più ragionevoli nei confronti dell'attività venatoria;

3) se risponde a verità che l'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale ha avuto notizia del ritrovamento di suini ferali morti a causa della peste suina e se ha provveduto a darne comunicazione tempestiva ai comuni e alle ASL competenti;

4) quali misure intende adottare al fine di sottoporre all'adozione della Giunta regionale un disegno di legge per il rilancio del comparto suinicolo, dato atto che in questo momento, ancor più che nei periodi precedenti, non si rendono necessarie norme di tipo restrittivo o sanitario, ma disposizioni votate alla prevenzione e all'incentivazione di pratiche virtuose nell'allevamento e nell'attività venatoria. (908)

Interrogazione Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sui lavori in corso nella strada provinciale Olbia-Murta Maria.

Il sottoscritto,

premesso che la strada provinciale Olbia-Murta Maria:

- nei periodi estivi ha un aumento considerevole del passaggio di turisti, che arrivando a Olbia utilizzano regolarmente questo tratto di strada per spostarsi lungo la costa;

- nei giorni scorsi la Provincia della Gallura ha iniziato dei lavori in questa strada nella zona adiacente l'oasi fluviale di Padrongianus;

- l'arteria, di notevole importanza, rappresenta uno snodo cruciale per la viabilità della zona;

- questa strada è notevolmente importante anche perché porta direttamente all'Aeroporto Costa Smeralda;

considerato che:

- la Provincia della Gallura e la Provincia di Sassari avrebbero potuto svolgere gli stessi lavori sulla strada in altro periodo meno frequentato dai turisti;

- non si capiscono le motivazioni che hanno portato al ritardo dell'intervento di manutenzione e sistemazione dell'arteria,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici affinché:

1) si verifichino, insieme alle amministrazioni provinciali della Gallura e di Sassari, gli interventi urgenti sulle arterie di notevole importanza per l'afflusso dei turisti;

2) si intervenga sulle strade in periodi diversi da quello estivo;

3) riferisca su cosa intende fare l'Assessorato dei lavori pubblici per monitorare insieme alla Provincia i tempi dei lavori e il loro svolgimento. (909)

Interrogazione Sabatini, con richiesta di risposta scritta, sull'inquinamento da idrocarburi che ha colpito di recente le aree marine prospicienti la costa sud orientale della Sardegna.

Il sottoscritto,

evidenziato il fatto che, frequentemente, notevoli tratti delle coste sarde vengono invasi da grumi di catrame derivanti sempre dalla pulizia delle cisterne che trasportano gli idrocarburi, azione dissennata e assolutamente vietata da leggi nazionali e internazionali;

considerato che il recente caso di inquinamento si è verificato nelle coste sud orientali dell'Isola in un momento particolare che è l'avvio della stagione turistica in Sardegna;

considerati inoltre i costi di disinquinamento sopportati sia dalla Regione sarda sia dai comuni interessati;

preso atto che lo specchio di mare interessato è purtroppo attraversato da una quantità notevolissima di navi cisterna che riforniscono la raffineria della Saras;

constatato che, ad oggi, i responsabili di tale crimine ecologico non sono stati ancora identificati e si dubita che mai lo saranno;

avuta notizia che la strumentazione di altissima tecnologia di rilevamento localizzata presso le basi di Perdasdefogu e San Lorenzo è in grado di controllare tutto il Mediterraneo,

interroga il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per conoscere se, tra le iniziative che si intendono attivare per scongiurare nuovi casi di inquinamento come quello citato, non ritengano utile che ci sia anche e soprattutto l'eventuale sottoscrizione di un protocollo di intesa con il Ministero della Difesa che consenta di utilizzare le risorse tecnologiche delle due basi per controllare le aree marine sarde e quindi per individuare con certezza i responsabili di tali disastri ecologici. (910)

Interrogazione Dedoni - Vargiu - Cassano - Pisano, con richiesta di risposta scritta, sulla pubblicazione "In treno in tutta Italia" di Trenitalia - Gruppo Ferrovie dello Stato.

I sottoscritti,

premesso che Trenitalia - Gruppo Ferrovie dello Stato, ha inserito sul magazine del Corriere della sera del 28 giugno 2007 il nuovo orario delle tratte ferroviarie valido dal 10 giugno 2007 all'8 dicembre 2007;

constatato che l'orario, presente anche sul sito internet di Trenitalia, non riporta alcuna località della Regione Sardegna, mentre sono incluse quelle di tutte le altre regioni italiane, ivi compresa la Sicilia;

avendo appreso che la Società delle Ferrovie dello Stato giustifica la grave mancanza in quanto la nostra Isola non è servita da treni Eurostar Intercity;

atteso che l'esclusione di una regione italiana, fatto scandaloso e inqualificabile, impedisce agli operatori del settore e agli utenti la prenotazione e l'acquisto dei biglietti per le varie tratte dell'Isola, creando notevoli disagi, in special modo nella stagione turistica;

considerato che questo non è che l'ultimo episodio in termini negativi che viene indirizzato alla Sardegna da parte del Governo nazionale, e ormai anche da parte del Governo regionale, nei confronti dei trasporti ferroviari, fatto che mortifica ulteriormente la mobilità interna e aggrava le condizioni di pesantezza in cui versa la stagione turistica isolana;

accertato che il tema degli orari può essere legittimamente associato alle tratte e alle percorrenze nella rete ferroviaria e pertanto si potrebbe pensare che la mancanza di una vera e propria rete abbia indotto gli estensori dell'orario a tralasciare l'Isola anche nella indicazione geografica dell'opuscolo;

atteso che l'annosa e tormentata condizione delle ferrovie in Sardegna, che anche di recente è stata posta alla ribalta in modo drammatico per gravi fatti di cronaca conseguenti alle condizioni penose in cui vengono tenute, pone il problema di trovare valide soluzioni che rinnovino non solo il parco mezzi ma altresì diano un vero corso nuovo ed una seria modificazione ed adeguamento a tutta la rete ferroviaria, con particolare attenzione alla dorsale sarda e alle relative ramificazioni a scartamento ridotto,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:

1) se siano a conoscenza della situazione su esposta;

2) quali siano gli intendimenti e le iniziative che vogliono porre in essere perché possano essere apportati efficaci rimedi affinché il danneggiamento dell'immagine della Sardegna e l'effettivo disagio operativo siano sanati da parte del Gruppo Ferrovie dello Stato nel più breve tempo possibile. (911)

Interrogazione Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sull'annata venatoria 2007-2008.

Il sottoscritto,

premesso che in tutte le regioni italiane è consentita l'attività venatoria tre giorni alla settimana; in alcune regioni, in deroga, per un periodo di due mesi è addirittura consentita l'attività venatoria per cinque giorni alla settimana (ad esempio in Umbria e nelle Marche);

considerato che in varie regioni è ammessa l'apertura (preapertura) della caccia sin dalla prima domenica di settembre (Sicilia, Calabria, Umbria, Marche, Toscana);

visto che in molte regioni, tra cui la Toscana, viene concessa la deroga alla caccia di selezione per ungulati nei mesi di agosto, febbraio e marzo;

constatato che viene autorizzata in deroga anche la caccia al passero, allo storno e alla tortora dal collare (in Veneto, Marche e Toscana);

rilevato che in tutte le regioni sono consentiti gli appostamenti fissi, l'uso dei richiami vivi e l'uso del furetto; inoltre è permesso svolgere l'attività venatoria per quasi il doppio delle giornate rispetto a quanto consentito dal calendario venatorio sardo e le specie cacciabili sono in gran numero superiori alle nostre;

preso atto che i cacciatori sardi, alla luce dei calendari delle altre regioni, sono fortemente penalizzati rispetto ai colleghi "continentali" sia per il numero delle giornate consentite per l'attività venatoria sia per le specie cacciabili consentite e ancora per il numero dei capi abbattibili;

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente:

1) per sapere come mai la Regione Sardegna non conceda la preapertura alla tortora (anche quella dal collare, in quanto ormai considerata una specie stanziale in soprannumero) nelle prime due giornate del mese di settembre;

2) per valutare se non sia opportuna l'apertura generale, sino alle 14, a partire dalla terza domenica di settembre; ancora procedere (dopo le prime cinque giornate intere) nei giorni di giovedì, domenica e festivi infrasettimanali fino a tutto gennaio laddove è permessa anche la caccia alla pernice e alla lepre;

3) per sapere come mai non si concede in deroga (come previsto dall'articolo 9 della direttiva n.79/409/Cee) la caccia al passero, allo storno e alla tortora dal collare come prevedono i calendari venatori 2006-2007 del Veneto, delle Marche e della Toscana; infine, come mai non si concede in deroga alle direttive Cee l'attività venatoria alla migratoria (turdidi e anatidi) in tutto il mese di febbraio;

4) per sapere se e in che misura si intenda accogliere le richieste dei cacciatori sardi oppure se l'attività venatoria è destinata ad un'ulteriore riduzione e le tasse regionali ad un nuovo aumento, come già accaduto in passato. (912)

Interrogazione Scarpa, con richiesta di risposta scritta, sul servizio di assistenza medica sull'Isola dell'Asinara.

Il sottoscritto,

premesso che:

- si è appreso dalla stampa che per questa stagione estiva il servizio di assistenza medica sull'Isola dell'Asinara verrà fornito da medici impegnati in un master di medicina subacquea ed iperbarica organizzato dall'Università di Pisa;

- sembra che tali attività si fondino su un accordo tra l'Ente Parco e l'Università di Pisa finalizzato allo scambio tra l'ospitalità dei medici impegnati nel master e lo svolgimento di eventuali prestazioni sanitarie gratuite;

- dalle informazioni assunte sembrerebbe che detti medici verranno ospitati gratuitamente sull'Asinara in un immobile di proprietà della Regione e godranno di vitto gratuito a carico dell'Ente Parco;

- sono attualmente presenti sull'Isola dell'Asinara da lunedì 18 giugno alcuni medici; non è dato sapere con quali modalità stiano svolgendo il servizio di assistenza medica nel Parco e quali attività stiano in generale svolgendo a favore della Comunità del Parco;

- pare che alcuni medici sardi abbiano richiesto all'Università di Pisa di potersi iscrivere al master di medicina subacquea, e che la stessa Università abbia risposto che non esiste alcun master di medicina subacquea in corso presso l'Isola dell'Asinara nei mesi da giugno a settembre di quest'anno;

- la stessa locandina che pubblicizza il master di medicina subacquea organizzato dall'Università di Pisa e dal CNR riferisce di attività da svolgersi "a Pisa e dintorni";

- negli scorsi anni il Ministero per l'ambiente ha finanziato l'istituzione di un regolare servizio di assistenza sanitaria sull'Asinara, grazie al quale sono stati impiegati tre medici sardi, e risulta che quest'anno il Ministero non finanzierà il servizio a causa della iniziativa dell'Ente Parco;

- a causa di questo accordo, contrariamente a quanto avvenuto in passato, quest'anno il servizio di assistenza medica nel Parco dell'Asinara non avverrà in base ad un preciso progetto, disciplinato da una apposito contratto e secondo modalità e standard qualitativi precisamente prefissati dagli enti pubblici responsabili;

- la citata decisione dell'Ente Parco, di fatto, impedisce l'instaurarsi sull'Isola dell'Asinara di un regolare servizio sanitario con oneri a carico del soggetto pubblico obbligato, con impiego di personale medico sardo che viene invece sostituito da medici in vacanza, provenienti da altre regioni d'Italia, non legati da un preciso contratto con il soggetto pubblico e, si sostiene, impegnati in attività formative;

- le descritte modalità, con le quali questa estate verrà fornito il necessario ed indispensabile servizio di assistenza sanitaria sull'Isola dell'Asinara appaiono offensive, squalificanti e lesive dell'immagine del Parco e di tutta la nostra comunità;

- è infatti inaccettabile l'idea che a fronte del dovere di fornire un servizio essenziale ed indispensabile quale l'assistenza sanitaria l'Ente Parco ricorra a simili espedienti;

- è inoltre inaccettabile che i servizi a favore del Parco vengano resi da pur validi professionisti ma a titolo gratuito e durante le loro vacanze, con un inevitabile carattere di precarietà e le immaginabili conseguenze sulla qualità del servizio erogato;

- tra l'altro la selezione dei medici da utilizzare in servizio all'Asinara veniva in passato effettuata facendo preciso riferimento alla conoscenza esatta, da parte degli aspiranti, dell'isola e delle sue peculiarità morfologiche, al fine di facilitare eventuali operazioni di soccorso, aspetto certamente sconosciuto ai medici che arriveranno da Pisa e soggiorneranno sull'isola a turno e per brevi periodi;

- la vicenda costituisce un precedente pericoloso perché configura la possibilità per l'Ente Parco di scambiare ambitissime vacanze gratuite con alloggio a Cala d'Oliva con servizi resi dai beneficiari a favore del parco durante le loro vacanze;

- non è dato sapere a quale titolo la Regione abbia concesso all'Ente Parco l'uso gratuito dell'immobile di sua proprietà nel quale soggiornano i medici, anche se sembrerebbe che detto uso, in un primo momento richiesto e negato per il servizio sanitario, sia infine stato concesso per non meglio precisati scopi scientifici;

- la Regione ha un preciso interesse ed è tenuta ad intervenire in questa vicenda sia in quanto proprietaria degli immobili che sono stati messi a disposizione gratuitamente dei medici provenienti dalla Università di Pisa, sia perché il Presidente della Regione è anche Presidente della Comunità del Parco e pertanto riveste una responsabilità diretta nella sua gestione;

- le circostanze esposte sono in forte controtendenza con altre iniziative della Regione, che ha appena annunciato che finalmente verrà istituito un servizio di collegamento navale per garantire la continuità territoriale tra Porto Torres e l'Isola dell'Asinara;

- l'inopportuna e censurabile iniziativa dell'Ente Parco danneggia gravemente gli operatori turistici di Stintino e del Golfo dell'Asinara in quanto lo scorso anno le attività dell'Università di Pisa relative al master furono regolarmente svolte con alloggio a pagamento degli aderenti presso le strutture ricettive di Stintino e con il loro trasporto quotidiano sull'isola;

- non è dato sapere se questa iniziativa dell'Ente Parco sia stata concordata con il Ministero per l'ambiente, con la Regione autonoma della Sardegna e con il Comune di Porto Torres;

- se così non fosse ci troveremmo di fronte ad un Ente Parco sottratto a qualunque controllo e che agisce in un intollerabile regime di extraterritorialità, con inquietanti affinità con quanto accadeva ai tempi del supercarcere e con il potere assoluto che allora veniva esercitato su una parte importante del nostro territorio dallo Stato e dai suoi funzionari;

- se, al contrario, risultasse che il Ministero, la Regione ed il Comune hanno condiviso ed autorizzato l'iniziativa dell'Ente Parco, il sottoscritto suggerisce agli enti responsabili della sua gestione che per coerenza si realizzi un cospicuo risparmio di risorse pubbliche sostituendo il Presidente ed il Direttore dell'Ente Parco con loro colleghi provenienti da tutta Europa, da ospitarsi a rotazione in vacanza sull'Isola dell'Asinara;

- infine, se la Giunta regionale condividesse davvero questo metodo, potrebbe persino valutare la possibilità che anche gli agenti del Corpo forestale in servizio sull'Isola dell'Asinara vengano sostituiti con loro colleghi provenienti da altre regioni d'Italia ospitati in vacanza a Cala d'Oliva,

tutto ciò premesso chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere:

1) a quale titolo sia stato concesso all'Ente Parco dell'Asinara l'uso dell'immobile di proprietà della Regione nel quale sono ospitati gratuitamente i medici provenienti dall'Università di Pisa;

2) se la Giunta regionale sia stata informata ed abbia avallato l'accordo intercorso tra l'Ente Parco dell'Asinara e l'Università di Pisa descritto in premessa;

3) quali iniziative intenda assumere perché venga immediatamente istituito sull'Isola dell'Asinara un regolare servizio di assistenza medica garantito da medici sardi in servizio secondo modalità e standard precisamente determinati dall'ente pubblico competente. (913)

Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sull'affitto temporaneo (sei mesi) del punto ristoro in località Belvedere Nebida - Iglesias.

Il sottoscritto,

preso atto che la società Igea Spa intende affittare temporaneamente al miglior offerente, per un periodo massimo di sei mesi, il punto di ristoro sito in località Belvedere di Nebida (Iglesias) per un importo base di canone mensile di euro 700 più IVA;

visto il bando pubblicato sul sito www.igeaminiere.it, sezione "le attività";

valutato che il bando è, quantomeno, inadeguato;

considerato che, trattandosi di un'attività di ristorazione, dovrà svolgersi all'aperto nei mesi estivi e che pertanto appare evidente il ritardo nella pubblicazione del bando;

rilevata inoltre l'assenza di un ordinato e compiuto progetto complessivo di recupero, valorizzazione e gestione del patrimonio minerario da parte della Regione,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'industria per sapere se sia a conoscenza della pubblicazione del bando e se non ritenga opportuno intervenire per verificare l'adeguatezza dello stesso. (914)

Mozione Ladu - La Spisa - Vargiu - Artizzu - Randazzo Alberto - Farigu - Gallus - Murgioni - Dedoni - Pisano - Moro - Sanna Matteo - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Pileri - Cherchi Oscar - Liori sulla delega agli enti locali in materia di Siti di interesse comunitario (SIC).

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- nell'Isola si è andato sviluppando un intenso dibattito in merito a quali tipi di attività economico-produttive e sociali sia possibile svolgere all'interno dei Siti di interesse comunitario (SIC);

- questa indeterminatezza sta creando notevole preoccupazione, sia per i comuni interessati che per i privati, in quanto potrebbero essere pregiudicate importanti iniziative di carattere economico;

- la Regione non può consentire il perdurare di questa confusione e indeterminatezza, lasciando in capo ai comuni una enorme responsabilità senza nessuna tutela;

ATTESO che:

- con propria deliberazione il soppresso Comitato nazionale per le aree protette nazionali aveva incluso nella classificazione di tali aree anche quelle di interesse comunitario e specificatamente SIC, ZPS, ZSC;

- per effetto di tale decisione veniva estesa a queste aree la tutela prevista dalle norme della legge n. 394 del 1991, compreso il divieto di svolgere attività venatorie e di allevamento e produttive;

RILEVATO che:

- il Governo della Repubblica aveva rimosso tale deliberazione, con una apposito decreto del Ministro dell'ambiente, Matteoli, nel marzo del 2005, che consentiva l'attività della caccia e dell'allevamento;

- contro il decreto del Ministro dell'ambiente è stato presentato un ricorso da parte di una associazione di ambientalisti denominata AVAS (Associazione verdi ambiente e società) al competente TAR del Lazio, il quale nell'accogliere il ricorso sospendeva gli effetti del decreto ministeriale e ripristinava la situazione di divieto per caccia, allevamento e attività produttive;

- tale sentenza del TAR è stata in seguito confermata dal Consiglio di Stato;

CONSIDERATO che:

- in Sardegna la Regione ha delegato ai comuni le funzioni amministrative relative alle aree protette che ricadono negli stessi territori;

- l'Amministrazione regionale, nel conferire tale potere delegato, ha omesso di specificare se in tali aree, denominate SIC, sia possibile o meno svolgere l'esercizio venatorio, attività produttive e di allevamento;

- a causa di questa vacanza legislativa si sta creando nei comuni interessati, che nel proprio territorio hanno le aree di interesse comunitario, una situazione di difficile interpretazione che ha determinato gravi tensioni sociali tuttora in essere,

impegna la Giunta regionale

a colmare le evidenti lacune normative attraverso atti ufficiali e possibilmente mediante la presentazione di un apposito disegno di legge per stabilire che i vincoli relativi allo svolgimento delle attività venatorie, produttive e di allevamento non gravino sui Siti di interesse comunitario (SIC) presenti in Sardegna, eliminando gli equivoci nati sulla applicabilità alle varie attività economiche e sociali dei limiti e dei vincoli previsti dalla normativa nazionale sulle aree protette e in particolare sulla possibilità di valorizzazione economica turistica e sociale nelle aree di interesse comunitario. (125)

Mozione Contu - Marracini - Licandro - Cappai - Capelli - La Spisa - Rassu - Pileri - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Ladu - Gallus - Murgioni - Diana - Liori - Pisano di censura politica, sulle frasi offensive dell'Assessore della sanità e dell'assistenza sociale nei confronti del popolo sardo pronunciate durante un incontro sindacale ad Oristano.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO CHE:

- da troppo tempo i sardi sono costretti a subire la presenza opprimente di soggetti governanti non eletti e non eleggibili dal popolo sardo, con risultati scadenti e che quotidianamente producono danni nella sanità sarda;

- i protagonisti di queste vicende sono due elementi che ricoprono importanti incarichi di governo nella pubblica amministrazione regionale, ovvero l'Assessore della sanità e dell'assistenza sociale, professoressa Nerina Dirindin ed il direttore generale della ASL n. 8 di Cagliari, dottor Gino Gumirato;

- l'Assessore della sanità e dell'assistenza sociale si è resa protagonista, in data 19 giugno 2007, durante una riunione con i sindacati ad Oristano, come riporta la stampa, di gravi offese nei confronti del popolo sardo;

- che il Direttore generale della ASL n. 8 definì un talk show televisivo il Consiglio regionale durante la discussione del Piano sanitario regionale;

- è necessario ristabilire il rispetto nei confronti del popolo sardo gravemente offeso da tali affermazioni;

CONSIDERATO che:

- l'episodio avvenuto ad Oristano nel quale, durante una riunione sindacale, l'Assessore avrebbe detto ai sindacalisti, come riportato dalla stampa, "Siete abituati a trattare con i pastori," non solo è stato offensivo per i sardi, ma ha dimostrato per l'ennesima volta una totale chiusura al dialogo nei confronti di organismi sindacali che chiedevano legittimamente più attenzione per la sanità oristanese;

- di fronte alle statistiche proposte dai sindacati sulla grave situazione della sanità oristanese, l'Assessore ha esplicitamente detto che statistiche e numeri devono saper essere interpretati, tacciando di poca credibilità i sindacalisti oristanesi;

VISTO che questo grave episodio è di fatto l'ennesimo schiaffo al popolo sardo e a chi è legittimamente delegato a rappresentare le sue istanze;

PRESO ATTO che la giustificazione addotta dall'Assessore della sanità e dell'assistenza sociale tramite un'agenzia di stampa, che riporta testualmente che la prof. Dirindin "Ha spiegato di essere stata provocata e di aver semplicemente voluto evidenziare la poca dimestichezza dell'interlocutore - che finora si era prevalentemente occupato di agricoltura - nel trattare di sanità e nel partecipare ad incontri fra un numero ristretto di persone, a differenza di quelli, più affollati, con allevatori e agricoltori in cui può capitare di alzare la voce per la presenza di tanta gente", rappresenta, non solo un'inutile e puerile tentativo di rimediare alla ennesima gaffe, ma un'ulteriore offesa nei confronti dei sardi;

RILEVATO che sono giunte numerose le proteste dei sardi nei confronti dell'Assessore della sanità e dell'assistenza sociale,

censura

il comportamento dell'Assessore della sanità e dell'assistenza sociale. (126)

Mozione Vargiu - Marracini - La Spisa - Artizzu - Farigu - Randazzo Alberto - Ladu - Gallus - Randazzo Vittorio - Petrini - Licandro - Liori - Pisano - Sanna Matteo - Lombardo - Contu - Dedoni - Cassano - Moro - Diana - Milia - Cuccu Franco Ignazio- Capelli - Amadu - Murgioni - Pileri - Sanjust - Rassu sulla grave situazione dell'Azienda ospedaliera Brotzu, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che:

- in data 18 giugno 2007, numerosi consiglieri regionali di minoranza hanno presentato un'interpellanza al Presidente della Regione sulla situazione di grave sofferenza dell'Azienda ospedaliera Brotzu, dettagliando una lunga serie di criticità che interessano molti reparti dell'Azienda, determinando significativi problemi nelle prestazioni rese ai pazienti;

- per una puntuale verifica della situazione, in data 21 giugno 2007, una delegazione di consiglieri regionali, tra cui i componenti di minoranza della Commissione Sanità e diversi capigruppo, si è recata in visita presso l'Azienda ospedaliera Brotzu, per valutare direttamente le numerose segnalazioni ricevute in merito alle difficoltà in cui si trovavano a lavorare medici ed operatori e per recepire le segnalazioni dei pazienti su eventuali inadeguatezze dell'offerta sanitaria;

- nel corso di tale visita, i consiglieri regionali hanno avuto modo di incontrare dirigenti medici di primo e secondo livello, nonché numerosi rappresentanti degli infermieri e dei pazienti i quali hanno, pressoché unanimemente, sottolineato il senso di frustrazione e di mortificazione in cui si trova oggi a lavorare buona parte del personale dipendente dell'Azienda, confermando la sensazione di un progressivo scadimento della qualità dell'assistenza offerta ai pazienti;

- la visita dei consiglieri regionali è stata accompagnata da alcuni giornalisti che hanno avuto modo di ascoltare personalmente le risposte alle domande poste dai consiglieri regionali e hanno, pertanto, avuto modo di farsi direttamente una propria idea della situazione di criticità in cui si trova attualmente l'Azienda ospedaliera Brotzu;

- la stampa quotidiana del 22 giugno ha riportato sinteticamente la situazione riscontrata il giorno precedente nel corso della visita dei consiglieri regionali;

- gli articoli della stampa quotidiana, lungi dal distorcere la percezione del clima effettivamente riscontrato, erano semmai riduttivi rispetto al quadro di grave e diffusa sofferenza riscontrato dai consiglieri regionali;

- risulta agli scriventi che, in data 25 giugno 2007, diversi primari di reparto le cui dichiarazioni rese ai consiglieri regionali sono state riportate sui giornali abbiano ricevuto una lettera del Direttore generale dell'Azienda che chiede loro minuziosa ragione dei dettagli delle dichiarazioni riportate sugli organi di informazione, ventilando la "violazione del contratto di prestazioni" e "minacciando attivazione di conseguenti provvedimenti";

- appare decisamente strabiliante che la direzione generale dell'Azienda non abbia sinora ritenuto di dover ufficialmente ringraziare gli operatori del Brotzu per la disponibilità sinora dimostrata nei confronti dell'ospedale e per la grande abnegazione con cui sono stati garantiti servizi di qualità nonostante le ristrettezze economiche e di bilancio e la carenza di personale, di innovazione tecnologica e di risorse finanziarie;

- ancora più strabiliante appare che - nella situazione di malfunzionamento delle attività dell'Azienda ospedaliera Brotzu - la direzione generale dell'Azienda, lungi dall'interrogarsi sugli interventi immediati da porre in essere per lenire le più clamorose criticità, abbia invece ritenuto prioritario di dover indirizzare una lettera dal franco sapore intimidatorio ad operatori che dedicano quotidianamente ogni propria energia per sopperire alle gravi carenze puntualmente riscontrate dai consiglieri regionali di minoranza;

- l'atteggiamento inquisitorio del direttore generale del Brotzu rischia di introdurre elementi di limitazione del fondamentale diritto di verifica e di ispezione degli stessi consiglieri regionali, rappresentanti delle Istituzioni che, in tale veste, hanno voluto verificare di persona la situazione esistente all'interno dell'azienda,

esprime

la propria più viva preoccupazione per il grave rischio di dequalificazione delle prestazioni sanitarie di base e di eccellenza presso l'Azienda ospedaliera Brotzu,

censura

il comportamento del direttore generale dell'Azienda Brotzu,

impegna la Giunta regionale

- a porre in essere tutti gli atti necessari per l'immediato allontanamento dall'incarico, per palese inadeguatezza, del Direttore generale dell'Azienda Brotzu;

- ad indirizzare ufficialmente una lettera di ringraziamento a tutti gli operatori dell'Azienda per lo spirito di sacrificio e l'abnegazione con cui sono sinora riusciti a garantire accettabili livelli di qualità assistenziali, pur nell'attuale grave carenza di risorse economiche, di innovazione tecnologica e di personale;

- a predisporre immediatamente, dopo averlo concordato con le organizzazioni sindacali degli operatori e gli Organi istituzionali di rappresentanza aziendale, un adeguato Piano di rilancio dell'Azienda ospedaliera Brotzu che consenta di ristabilire, consolidare e rilanciare la qualità dell'assistenza sanitaria offerta. (127)

-

Mozione Sanjust - La Spisa - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Rassu - Ladu - Vargiu - Murgioni - Randazzo Alberto - Diana - Liori - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Cappai - Randazzo Vittorio - Milia - Pisano - Dedoni - Moro - Artizzu - Sanna Matteo - Farigu - Cassano sull'attuazione degli ordini del giorno approvati dal Consiglio regionale sulla relazione finale della Commissione d'inchiesta sull'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento del Consiglio.

IL CONSIGLIO REGIONALE
SENTITO il dibattito in Consiglio regionale del giorno 19 giugno 2007 sulla relazione conclusiva della Commissione d'inchiesta sull'affidamento della campagna pubblicitaria istituzionale della Regione;

VISTI gli ordini del giorno votati dal Consiglio regionale al termine del dibattito;

PREMESSO che si rende necessario che quanto deliberato dal Consiglio regionale venga attuato nella massima trasparenza e attraverso la più completa informazione;

CONSIDERATO CHE:

- l'esito della relazione ha evidenziato la necessità dell'annullamento della gara per palesi ed evidenti anomalie e irregolarità, proponendo una censura nei confronti del Presidente della Commissione d'appalto, nonché direttore generale della Presidenza della Giunta regionale;

- l'intero Consiglio regionale, approvando due ordini del giorno, ha deliberato che dovrà essere il Presidente e la Giunta, dopo un'attenta valutazione degli atti, a verificare le modalità per dar seguito al deliberato del Consiglio regionale,

impegna il Presidente della Regione

ad informare tempestivamente, attraverso una seduta del Consiglio regionale, su quali scelte intenda adottare in conformità a quanto deliberato dall'Assemblea legislativa isolana il giorno 19 giugno 2007. (128)

Mozione La Spisa - Vargiu - Randazzo Alberto - Artizzu - Ladu - Farigu - Cappai - Capelli - Diana - Cassano - Dedoni - Pisano - Randazzo Vittorio - Milia - Amadu - Cuccu Franco Ignazio sulla sospensione del giudizio di parificazione del rendiconto 2006 da parte della Corte dei conti.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESO ATTO che la Corte dei conti ha sospeso il giudizio di parificazione del rendiconto 2006 per la parte relativa all'accertamento in entrata di euro 1.500.000.000 per i quali la Regione ha previsto la copertura con quote di compartecipazioni relative agli anni 2013, 2014 e 2015;

CONSIDERATO che:

- nella relazione del Procuratore generale è stato messo in evidenza che "l'anticipazione al 2006 di risorse finanziarie spettanti alla Regione negli anni 2013/2015 e che attengono alla competenza degli esercizi medesimi, si risolverebbe in una palese elusione del principio dell'annualità del bilancio, sancito dall'articolo 81 della Costituzione";

- nella stessa relazione si sottolinea "la presenza di profili di disallineamento della norma dallo Statuto di autonomia";

RILEVATO che:

- la stessa Corte ha osservato che "l'importo di 1.500 milioni di euro stanziato nello stato di previsione dell'entrata dell'Assessorato alla programmazione, viene portato a residui attivi venendo così a incidere sul relativo carico. Ne deriva che, a causa della sfasatura contabile di queste allocazioni, l'accertamento del credito privo di ragione giuridica si riverbera sia sulle risultanze del conto del bilancio sia, con effetto permanente, sull'ammontare dei residui attivi";

- la Corte ha conseguentemente avviato il ricorso alla Corte costituzionale;

- la sospensione del giudizio di parificazione pone in dubbio la stessa veridicità del bilancio 2006 e proietta implicitamente forti perplessità sul bilancio 2007;

- è stata messa in discussione una scelta ritenuta fondamentale dalla Giunta regionale sia per la politica di risanamento finanziario, sia per il reperimento di nuove risorse già stanziate nella manovra 2007/2009 a favore di importanti interventi di carattere economico e sociale,

impegna la Giunta regionale

1) a valutare le conseguenze sull'esercizio finanziario in corso;

2) a proporre immediatamente al Consiglio regionale le relative misure correttive a valere sul bilancio del 2007. (129)