Seduta n.15 del 04/11/1999
XV SEDUTA
(POMERIDIANA)
Giovedì' 4 novembre 1999
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 17 e 03.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 4 novembre 1999, che è approvato.
Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta.
E` iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, sento il dovere di esprimere un apprezzamento sincero e la mia piena condivisione rispetto al contenuto delle dichiarazioni programmatiche che il Presidente Selis ha presentato in quest'aula, e al modo rispettoso, sobrio e garbato con cui si è rapportato alla massima istituzione regionale.
Voglio anche sottolineare che ho apprezzato molto il capitolo in cui il Presidente parla dei valori dello sviluppo, parla della nostra società sarda, della società positiva. L'ho apprezzato perché ne parla rifuggendo da qualsiasi tentativo trionfalistico; ne parla partendo dalle difficoltà e prospettando, proprio attraverso la esaltazione dei valori propri della nostra società, il superamento di queste difficoltà e la costruzione di una prospettiva di sviluppo e di progresso.
Ho considerato questa parte molto importante, perché vedo in essa un modo di porsi, che Don Ciotti chiamerebbe "pensare positivo" cioè un modo di porsi rispetto ai problemi, assumendosi la quota di responsabilità che a ciascuno di noi compete. Quella quota di responsabilità che è fondamentale anche per fondare una nuova e moderna autonomia della Sardegna; una responsabilità basata sui valori e sul rispetto del lavoro e del percorso compiuto da chi ci ha preceduto in questo difficile compito.
Il mio intervento sarà soprattutto centrato su una questione che ritengo strategica per lo sviluppo e per il futuro della nostra regione: parlerò della questione dei trasporti, in riferimento sia ai problemi di collegamento con il continente, sia ai problemi di collegamento all'interno della nostra regione.
La questione è così rilevante perché noi abbiamo un sistema fortemente carente e arretrato, condizione aggravata dall'insularità che crea difficoltà ulteriori, difficoltà che diventano sempre più rilevanti nel pieno e nel vivo di un processo d'integrazione comunitaria, riguardante non solo il sistema dei trasporti ma anche quelli delle comunicazioni e della cultura, un'integrazione insomma a 360 gradi che è parte fondamentale di un processo più ampio di globalizzazione che riguarda tutto il mondo. Noi dobbiamo essere una regione d'Europa, una regione del mondo.
Questa caratteristica della Sardegna, un'altra caratteristica fondamentale di una nuova e moderna autonomia, presuppone l'esistenza di un sistema dei trasporti moderno e degno di questo nome. Un sistema dei trasporti che ci aiuti a superare gli ostacoli dell'insularità e che faccia dell'insularità, invece, una grande opportunità di sviluppo.
Debbo dire che questa questione, a mio parere, in questi 50 anni di autonomia, non è stata presa nella dovuta considerazione; la politica regionale e statale non ha dato a questo problema la rilevanza che esso ha. Ciò nonostante in questi ultimi anni, soprattutto nell'ultima legislatura, si è riusciti a portare a casa risultati importanti; voglio sottolineare il ruolo che in questo senso ha avuto l'onorevole Giacomo Sanna in qualità di Assessore ai Trasporti, che era riuscito a porre al centro del dibattito politico nazionale il problema della continuità territoriale, che ha seminato bene, facendo uno sforzo notevole e con pochi strumenti, perché sappiamo che l'Assessorato ai trasporti non è concepito, purtroppo ancora oggi, come un assessorato di primaria importanza, cosa a mio parere sbagliata e che va rapidamente superata.
Grazie a questo impegno si è andati avanti, si è riusciti a portare a compimento la legge che dà attuazione alla continuità territoriale tra la Sardegna e il continente e che all'articolo 36 riconosce l'onere del servizio pubblico per quanto riguarda i trasporti relativi alla Sardegna, rivendicazione storica che finalmente trova accoglimento da parte della Repubblica. Questo è un fatto di estrema importanza che va valorizzato pienamente. Lo dobbiamo valorizzare tornando sulla proposta già scaturita dalla Conferenza dei servizi dell'agosto di quest'anno, perché il Governo ha fatto delle osservazioni. Bisogna tornare subito su quella proposta, stringere e definire una proposta realistica e praticabile di nuovo servizio del trasporto aereo, con particolare riferimento alle fasce orarie e alle tariffe; tariffe che siano ragionevoli e rispondenti ad esigenze di equità e di mercato.
Si è conquistato anche, attraverso l'intesa Stato-Regione, l'accordo di programma-quadro sui trasporti esterni e sulla continuità territoriale; va riempito di contenuti, però, è un punto fermo di quell'intesa.
Inoltre le cose non stanno cambiando soltanto nei rapporti tra lo Stato e la Regione e sul piano legislativo, ma si muove qualcosa anche sul piano del mercato con nuove iniziative imprenditoriali: una compagnia, in particolare mi riferisco alla compagnia Volare, da diversi mesi opera nelle rotte dalla Sardegna al Continente, segnando risultati di grande importanza e rompendo di fatto il monopolio o il duopolio delle compagnie Alitalia e Meridiana, che grossi problemi hanno creato alla nostra comunità regionale.
Insomma ci sono segnali forti, sono in atto processi importanti che la nuova Giunta regionale, stringendo i rapporti e attraverso un lavoro di concertazione con il Governo e il ministro Treu debbono riuscire a portare a compimento, dando alla continuità territoriale una compiuta definizione e dando quindi al sistema dei trasporti su questo livello una prima risposta di grande importanza.
Colgo anche questa occasione, visto che sto parlando di trasporto aereo, per ricordare al Presidente incaricato che c'è bisogno di occuparsi rapidamente del problema relativo al trasferimento dei voli da Linate a Malpensa.
E` stato approvato dall'Unione Europea il piano del ministro Treu che prevede, entro il 15 gennaio, il trasferimento di tutti i voli, sia quelli internazionali che quelli nazionali, compresi quelli dagli aeroporti sardi, da Linate a Malpensa.
Purtroppo la lunga crisi regionale non ha consentito alla Giunta di seguire questa vicenda molto delicata, ma io credo che la Sardegna debba intervenire, se è ancora in tempo, e forzando anche la mano debba svolgere un ruolo attivo, perché noi sappiamo bene che il trasferimento dei voli, almeno di tutti i voli che attualmente collegano la Sardegna con Linate, a Malpensa crea grossi problemi soprattutto per quanto riguarda la domanda legata al mondo degli affari.
L'aeroporto di Malpensa risponde come sappiamo a esigenze di traffico internazionale, soprattutto a valenza turistica, quindi i voli che attualmente collegano gli aeroporti sardi con Malpensa è giusto che rimangano, però, è giusto che anche i voli che attualmente collegano alcuni aeroporti sardi con Linate non cambino scalo.
Il fatto che alcune compagnie, tra cui Volare e Meridiana, stiano già operando sull'aeroporto di Bergamo sta a significare che l'ipotesi di trasferimento di questi voli danneggia fortemente l'utenza, soprattutto l'utenza isolana, e quindi noi dobbiamo svolgere un ruolo attivo per tutelare gli interessi dei nostri concittadini e di coloro che utilizzano il mezzo aereo su questa rotta. Credo che questo sia un problema di grande rilevanza e che vada affrontato quanto prima.
Sempre sul trasporto aereo voglio anche sottolineare l'esigenza che in Sardegna oltre agli aeroporti di Cagliari, Olbia e Alghero, ne esistano anche altre due quello di Oristano-Fenosu e quello di Tortolì, che attualmente funzionano solo parzialmente, in funzione del turismo in modo particolare, ma se si fanno investimenti adeguati questi due aeroporti minori possono svolgere un ruolo molto importante per lo sviluppo, non solo del turismo, in vaste aree della Sardegna che altrimenti sarebbero tagliate fuori.
Penso anche che questi due aeroporti svolgerebbero una funzione molto importante di completamento e di integrazione del sistema del trasporto aereo regionale e nazionale, e che non avrebbero una funzione concorrenziale rispetto agli altri aeroporti. Sono anche convinto che attiverebbero una domanda nuova che altrimenti quei territori non avrebbero.
Per quanto riguarda il trasporto marittimo credo che si ponga la necessità di superare l'attuale situazione di sostanziale monopolio della Tirrenia per favorire un processo di liberalizzazione del settore, che unitamente al riconoscimento per legge, anche in quest'ambito, dell'onere di servizio pubblico, migliori sostanzialmente la qualità del servizio e renda più eque e competitive le tariffe del trasporto di passeggeri e merci.
Sul versante dei trasporti interni credo che dobbiamo fare delle scelte di carattere strategico, mi riferisco soprattutto alla necessità di dare alla Sardegna un sistema ferroviario moderno. C'è bisogno di fare una serie d'interventi che portino all'ammodernamento e alla velocizzazione della dorsale sarda, che se lasciata così diventerà un ferrovecchio obsoleto e inutile. Allora si giustificheranno anche le richieste di settori importanti delle ferrovie di dismettere alcune tratte che è invece necessario ammodernare facendo investimenti adeguati. Certo, bisogna anche avere un occhio rivolto al mercato, però in ambito trasportistico la domanda si crea anche elevando la qualità del servizio che si offre, perché, oggi, attraversare la Sardegna con questo sistema ferroviario non è conveniente ed è chiaro che ci si serve dei mezzi gommati.
Se si rendesse conveniente questo tipo di trasporto - non solo per i passeggeri, ma anche per le merci - è chiaro che si creerebbe una situazione di alleggerimento e quindi anche di maggiore sicurezza per il traffico su gomma, in particolare sull'arteria principale della Sardegna, che è la statale 131..
Per quanto riguarda la questione delle ferrovie, sulla stampa della settimana scorsa era rimbalzata la notizia che sarebbe stata trasferita a Palermo la direzione delle F.S. della Sardegna. Su questo punto chiedo al presidente Selis di fare una verifica e di darci una risposta, eventualmente in replica, sulla veridicità di questa notizia Credo, naturalmente, che il nostro impegno a favore del mantenimento in Sardegna del governo delle ferrovie debba essere massimo, perché questo trasferimento potrebbe essere un primo passo verso un disimpegno più generale dello Stato che assolutamente non dobbiamo consentire.
Sempre in quest'ambito, è necessario dare attuazione all'accordo di programma quadro, previsto nell'intesa Stato - Regione dell'aprile del '99, che prevede investimenti per circa 700 miliardi nel sessennio 1999 - 2004 per l'ammodernamento del sistema ferroviario. In particolare, credo che dobbiamo puntare a questi interventi specifici: realizzare le rettifiche di tracciato nelle tratte Oristano - Porto Torres e Chilivani - Olbia; dotare di materiale rotabile moderno il sistema sardo; realizzare interventi finalizzati all'integrazione del trasporto su rotaie con gli altri tipi di trasporto, sia nel settore passeggeri che nel settore merci, sviluppando quindi l'intermodalità nel settore dei trasporti; realizzare il raddoppio della tratta San Gavino - Oristano. Attualmente l'intesa Stato - Regione prevede il raddoppio solo fino a San Gavino, però è conveniente, anche dal punto di vista meramente di mercato, raddoppiare questa tratta perché la domanda dell'utenza è tale da giustificare un intervento di questo genere.
Sullo studio di fattibilità previsto per il trasporto merci nell'ambito dell'accordo di programma quadro dell'intesa che comprende tutti i porti delle principali aree industriali della Sardegna, voglio rilevare che è stata escluso quello dell'area industriale di Oristano; non capisco perché questo sia avvenuto. Lo ritengo un fatto grave e chiedo al Presidente e al futuro Assessore dei trasporti di porre rimedio a questa carenza, a questa dimenticanza grave, perché il porto di Oristano è il porto commerciale e industriale più importante della costa occidentale della Sardegna, i suoi traffici, ormai, hanno superato i 2 milioni di tonnellate di merce all'anno; ha rapporti con i paesi del Nord Africa e di tutto il Mediterraneo occidentale e svolge un ruolo importante di collegamento con la Sardegna centrale. Ci sono tutti gli elementi perché sia inserito in questo studio di fattibilità perché non si capirebbe la sua esclusione.
Credo anche che, rispetto al porto di Oristano, bisogna fare un ragionamento serio per attrezzarlo adeguatamente come scalo per le navi passeggeri e da crociera perché la sua posizione, rispetto alle rotte dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo occidentale, è una posizione invidiabile che va valorizzata pienamente.
Per quanto riguarda la viabilità, scontiamo purtroppo grosse carenze che dobbiamo superare con un piano di medio e di lungo periodo che sia capace di portare avanti l'adeguamento dell'attuale rete stradale fondamentale, ma che miri anche all'adeguamento di quel sistema reticolare di secondo livello regionale che può contribuire, in modo determinante, a togliere dall'isolamento vaste aree della Sardegna e a creare le condizioni per il loro sviluppo.
In questo senso, voglio sottoporre all'attenzione del Presidente la necessità di un intervento complessivo per l'adeguamento dell'Occidentale sarda; voglio ricordare che la Sardegna, nei suoi programmi per la viabilità, in particolare nell'ambito del quadro comunitario di sostegno '94 - '99, ha previsto un grosso intervento di adeguamento della "125", cioè dell'Orientale sarda. Per l'Occidentale sarda, cioè la strada che collega Alghero, Bosa ed Oristano con la Costa Verde e con il guspinese, non è stata prevista una lira. E` un asse viario fondamentale per lo sviluppo turistico e non solo turistico della parte occidentale dalla Sardegna.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna ha esaurito il suo tempo, la prego, arrivi alle conclusioni.
SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Chiedo solo due minuti e mi avvio alle conclusioni. L'altro sistema viario che voglio sottoporre alla sua attenzione è quello del collegamento fra la costa orientale con la costa occidentale, attraverso alcuni interventi di interconnessione dell'attuale rete viaria esistente a sud del Gennargentu. Questo metterebbe in comunicazione le due coste della Sardegna e toglierebbe dall'isolamento la parte Sud del Gennargentu. Ritengo che potrebbe anche contribuire a sviluppare aree che attualmente sono prive delle necessarie infrastrutture.
Sul trasporto pubblico locale, credo che dobbiamo dare rapida attuazione al decreto legislativo numero 422 del 1997 che attribuisce alle Regioni e agli Enti Locali funzioni e compiti in materia di trasporto pubblico locale. L'obiettivo di fondo è quello di mettere ordine nel settore definendo i piani dei bacini e i piani regionali dei trasporti nonché i programmi triennali dei servizi di trasporto pubblico locale con particolare riferimento ai servizi minimi indispensabili. Esistono, a questo proposito due progetti di legge: uno dell'assessore Lorrai ed un altro proposto dalle quattro province sarde. Credo che questi due progetti possano essere esaminati quanto prima e portati in Aula per l'approvazione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, Presidente, ieri l'ho ascoltata attentamente e tra le diverse cose veramente meritevoli di censura o di non approvazione da parte nostra, ha detto anche qualcosa divertente, sicuramente buffa, quando ha sostenuto - all'inizio del suo intervento ed anche nella prima pagina delle dichiarazioni programmatiche - di aver avuto esitazioni ad accettare la nomina, questo per via della risicata maggioranza (cosa evidentemente non nota o risaputa o saputa solamente al momento dell'elezione ma da quel dì, dal 27 giugno) e poi per il rispetto che ha per l'Assemblea che rappresenta tutti i sardi. Mi consenta di negare questo in assoluto perché, se così fosse, l'Assemblea nelle scorse legislature si sarebbe occupata di tutti i sardi e non solamente di quelli che la sinistra, e chi ha governato, ha tenuto soggiogati a sé , sollecitando, fomentando ed incentivando la situazione di bisogno. Voi infatti avete mantenuto il sistema delle partecipazioni regionali; sì, l'Assemblea ha mantenuto il sistema delle partecipazioni regionali, ha foraggiato l'EMSA, la SIPAS e tutti quegli altri enti inutili che non servono appunto a niente, se non ad effettuare assunzioni di comodo indirizzate a soddisfare i bisogni di gente sicuramente modesta, di gente bisognosa, ma che evidentemente è riconducibile solo ed esclusivamente al vostro elettorato.
Quindi, Presidente, se la poteva risparmiare questa affermazione perché, se sotto questa situazione non ci fossero le miserie dei sardi - che sono veramente tante - avremmo anche potuto sorriderci sopra. Presidente, io la conosco per una persona seria, quindi ci poteva risparmiare questa battuta. Come pensa di essere credibile, anche per un momento, proprio lei che è stato il principale rivale ed affossatore del Presidente Palomba nella scorsa legislatura!
Proprio lei, che ha lavorato a lungo per preparare la sua candidatura, nel momento in cui coglie l'agognato successo, ci dice che ha avuto momenti di esitazione! Io proprio non credo che questa possa essere una dichiarazione veramente sentita e che nasca da convinzioni profonde.
Sull'altro fronte, ovverosia quello serio, quello incalzante per i problemi che comporta e per le emergenze che da troppo tempo attendono soluzioni ed interventi, devo, con molto rammarico, constatare che questa Giunta intende nascere intraprendendo un percorso già visto, un ritorno, meglio, un proseguimento sulla strada "de su connottu", per dirla come dicono i nostri concittadini in lingua sarda. Niente di diverso si trova nel suo programma; un programma simile in tutto e per tutto a quelli presentati dal suo predecessore Palomba, svolto e rappresentato per le parti in chiaro, se vogliamo, con maggiore enfasi e con la consueta demagogia; mentre per quelle parti che non sono frutto di un progetto comune di questa coalizione di maggioranza (fra tutte si veda la parte relativa alla riforma elettorale) pare di leggere un programma criptato per cui neanche il più evoluto decodificatore sarebbe in grado di fornirci una visione chiara ed un'interpretazione di quello che si vuole dire e di quello che si vuole fare.
Vedo però - e questo non può costituire sorpresa per gli addetti ai lavori, Presidente, e mi rincresce doverlo dire in quest'Aula - che ella d'incanto ha riacquistato l'aplomb dimenticato durante la campagna elettorale (in un breve incontro io le ho rappresentato questa mia sensazione e questo mio stato d'animo; ne abbiamo parlato brevemente e lei mi disse: "Ritorneremo sull'argomento"; non c'è stata occasione, questo è vero, però mi piacerebbe approfondirlo con lei), dicevo, ha ritrovato lo stile e la flemma dei giorni migliori, quelle che indubbiamente erano le sue migliori qualità di Presidente quando ha rivestito la carica massima in questo Consiglio. Altre, Presidente, purtroppo, non gliene posso riconoscere, così come non posso riconoscerle quella imparzialità alla quale lei, in questo avvio di legislatura, ha fatto riferimento.
E` imparzialità del Presidente diventato consigliere insistere sull'attuale Presidente, abbandonando anche l'Aula, perché non ha preventivamente manifestato la sua intenzione di voto? E` legittima una richiesta di questo genere ad un Presidente che svolge il proprio ruolo? Io penso che, se altrettanto avessero fatto con lei, probabilmente avrebbe sofferto per simili imposizioni e pressioni. Ricordi, Presidente, che in quell'occasione lei abbandonò l'Aula, seguito da tutti i suoi colleghi. E` lei che ha sempre sollecitato ad accelerare i processi per dare una Giunta alla nostra Isola, ha provocato un ritardo, con quell'atto, di dieci giorni ( perché la convocazione, se non ricordo male, per Statuto, è avvenuta dopo dieci giorni) e solamente nei primi di agosto si è potuto procedere in Aula alla prima elezione del Presidente Pili. Quindi i ritardi nascono anche da atteggiamenti voluti da parte della Coalizione autonomista, legittimi, a difesa della sua posizione politica e dell'esigenza di andare a governare, legittimi certamente, ma poi non si possono addebitare ad altri i ritardi della formazione della Giunta.
Lei non è stato al di sopra delle parti, Presidente, lei ha fatto politica anche quando, alla fine della legislatura, le opposizioni le chiesero di dimettersi dalla carica di Presidente del Consiglio, perché lei, in quel momento, era già candidato alla Presidenza della Giunta, e quindi, per dovere istituzionale e per imparzialità, avrebbe dovuto sentire il bisogno di dimettersi un mese prima della scadenza naturale del mandato. Ancorché sollecitato più volte, lei non ha dato risposte.
Sotto questo aspetto, quindi, mi risulta difficile credere alla sua imparzialità, quando poco più di un mese fa, con l'intolleranza che non è tipica della Democrazia Cristiana e del Partito Popolare che ne discende, ma che è tipica ed è espressione della sinistra, come dicevo poc'anzi, pretendeva che il collega Presidente Serrenti anticipasse la sua dichiarazione di voto. L'urgenza tanto inseguita e tanto utilizzata come strumento per demolire o intralciare, o comunque ostacolare il cammino che il Presidente Pili percorreva, secondo l'interpretazione che voi ne date, è un concetto abbastanza elastico, perché non esiste quando si tratta di astenersi dal causare danno agli avversari, esiste quando torna comodo, quindi non esiste di nuovo quando intralcia le proprie posizioni o impedisce l'evolversi delle situazioni secondo i fini desiderati. Se parliamo di ritardi e di urgenze perché non ci ricordiamo dei ritardi provocati nella precedente legislatura dalle sei Giunte Palomba e dei ritardi nel portare avanti i progetti di cui la maggioranza in Aula non è riuscita ad assicurare l'approvazione perché le liti, le lacerazioni, le divisioni all'interno delle Commissioni impedivano anche alle cose più serie di andare avanti? Finanziarie e leggi di bilancio approvate fuori tempo massimo, un anno c'è stato anche il ricorso all'esercizio provvisorio, se non ricordo male per quattro mesi, ma sicuramente per tre mesi, una riforma elettorale non fatta, privatizzazioni e soppressioni di enti inutili e società inefficienti e sprecone, appena accennate, e quelle portate a compimento fatte male (ricordiamoci la riforma dell'EMSA, delle partecipazioni che facevano capo a quell'ente strumentale). Su questa falsariga potrei continuare e dilungarmi notevolmente.
Poi, improvvisamente, Presidente, sono riapparsi gli atteggiamenti bonari, gli inviti alla collaborazione di tutti (questo ce l'ha detto ieri) in nome della governabilità, che evidentemente, secondo le vostre interpretazioni e la vostra cultura, solo voi del centro sinistra siete in grado di assicurare alla Sardegna, perché è patrimonio vostro, nessun'altra formazione o coalizione politica potrebbe fare quello che potete fare voi. E certamente di questo ci vantiamo, perché quello che fate e quello che riuscite a fare voi, noi certamente non sapremmo e non vorremmo farlo.
Il suo programma, Presidente Selis, stando alle dichiarazioni che ieri ha reso all'Assemblea, è anche ambizioso nei contenuti, ma altrettanto irrealizzabile nei fatti. Primo perché non è il frutto di un comune progetto fra le diverse e variegate forze politiche che compongono la sua ridotta maggioranza; secondo perché il collante che sta alla base di questa maggioranza è ancora una volta la spartizione. In questa fase la spartizione degli assessorati, domani assisteremo alla spartizione degli enti.
Ma questa spartizione - è sotto gli occhi di tutti - ha esasperato le lacerazioni esistenti e non le ha minimamente ricomposte. La ripartizione degli incarichi infatti ha accontentato alcuni e scontentato la maggior parte dei consiglieri e le rispettive formazioni partitiche di appartenenza. E` vero infatti che chi e quanti hanno sbraitato o sono o saranno ritenuti determinanti, hanno ottenuto molto, anzi tantissimo, forse troppo; tutto ciò, evidentemente, non può accontentare chi, e sono tanti, all'interno della vostra coalizione, del vostro schieramento, ha saputo assumere atteggiamenti più compassati, più rispettosi della disciplina di partito e, in poche parole, più rispettosi dell'elettorato che li ha sostenuti.
Non voglio soffermarmi a parlare di formazioni partitiche che esprimono due consiglieri che hanno ottenuto due assessorati; né di colleghi che rappresentano solamente sé stessi, che hanno avuto un assessorato. In una maggioranza così risicata, colleghi, non si può pensare e pretendere che un solo componente possa essere determinante, sono determinanti tutti e quaranta, e quindi sono solo gli atteggiamenti di prepotenza, i comportamenti arroganti e prevaricatori che fanno le fortune di taluni e invece lasciano nell'anonimato i più rispettosi del loro ruolo.
Io ho un profondo rispetto e sento anche di essere legato da amicizia con il collega Amadu, però non posso assolutamente condividerne le scelte, perché nel nome della governabilità lui ha deciso di dare l'appoggio al centro sinistra, però non può pensare di essere l'incarnazione della governabilità, perché io penso che anche i suoi colleghi di partito, gli onorevoli Floris e Capelli, abbiano a cuore la governabilità della Sardegna, così come - e credo che nessuno possa negarlo - credo ce l'abbia anche il Polo dei Sardi, i colleghi di Forza Italia, i colleghi di Alleanza Nazionale, i colleghi del C.C.D., i Riformatori. Pensare che soltanto egli possa aver dato risposta a questo fondamentale problema, che si pone in maniera veramente devastante e preoccupante in questo avvio di legislatura, è veramente riduttivo degli altri e forse accentua ed esaspera le tensioni personali.
Avrei apprezzato di più, collega ed amico, mi consenta, se lei avesse fatto questa scelta rinunciando all'assessorato e dando il suo giusto apporto, per quanto lei può fare e potrà fare, e le sue qualità sono notevoli, perché noi siamo stati anche colleghi di Commissione e io ho avuto modo di apprezzarla, lei avrebbe potuto essere altrettanto utile e risolvere il problema della governabilità facendo, a mio modo di vedere, cosa più sensata. Ma non ho la pretesa di essere nel giusto.
Quindi ci ritroviamo di fronte ad una situazione invertita rispetto a quella iniziale. Quando, in occasione della elezione del Presidente Pili, apparvero i franchi tiratori, da quella parte si gridò allo scandalo, al mercato delle vacche; il grande, il grosso "segretario rosso" parlò insultando la coalizione che gli si contrapponeva, con insulti degni di querela; ed anche lei, Presidente, non fu tenero nei nostri confronti; si è parlato di "franchi tiratori", "cani rognosi", "beceri", "traditori". Lo stesso comportamento posto in essere adesso invece è indice di superiore saggezza attribuita a persone illuminate, che hanno avuto e sentito e si sono fatti carico del problema della governabilità, come se gli altri la governabilità l'avessero in nessun cale. Così non è.
Quindi chi ha beneficiato del "ribaltino" è stata proprio la Coalizione autonomista, se riuscirà ad ottenere la fiducia, come parrebbe che si possa verificare. Ma a quale prezzo? A quale prezzo già pagato e a quale prezzo che si dovrà ancora corrispondere? E gli effetti di tutto ciò su chi ricadranno?
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, la informo che il tempo a sua disposizione sta per finire.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Ho concluso. Lei, Presidente, ci ha ancora riferito che la sua Giunta avrà vita breve, che nasce allo scopo di avviare la legislatura, che è indispensabile portare a compimento i primi e più importanti atti di governo e legislativi: approvazione della legge finanziaria, del bilancio e del programma 2000/2006 relativo ai fondi strutturali messi a disposizione dall'Unione europea. Ma ci ha anche assicurato che ha programmi ambiziosi, il che pare una palese contraddizione in termini. Se sarà un Esecutivo a termine come potrà avviare atti di governo significativi? E di fronte a questa impossibilità dichiarata di operatività come può spiegare ai sardi che il suo Governo arriverà con un ritardo di più di un mese rispetto al Governo che avrebbe potuto presiedere l'onorevole Pili? Come potrà far digerire agli elettori che il suo programma, fumoso ed irrealizzabile, certamente non migliore negli enunciati di quello della coalizione del Polo dei Sardi allargata all'U.D.R., potrà, per i limiti da lei stesso annunciati, essere portato a compimento da un candidato non voluto - e il collega Corda ha sottolineato questo aspetto stamattina - non voluto dal popolo sardo e che è stato sovrastato dal consenso elettorale attribuito al suo diretto avversario? Non scordiamo mai che in quell'occasione ella è stata sconfitta con uno scarto di 90.000 voti. Come può giustificare questa paradossale situazione a un'opinione pubblica sempre più attenta e disgustata dai giochi di palazzo? Questi deplorevoli fatti sono la causa del montante disgusto, che allontana in modo sempre più pericoloso ed irrecuperabile la gente dalla politica e che accresce la loro sfiducia verso le istituzioni. Quale giustificazione potete portare in vostra difesa quando da oltre un trentennio, incuranti di tutto, continuate imperterriti a inseguire solo interessi personali, calpestando tutto e tutti, anche il voto dei sardi?
Ancora, vuole forse far credere che lei e i suoi compagni di viaggio, rifondatori comunisti, e i suoi stessi colleghi di partito, potrete imporre ai vostri colleghi di maggioranza, favorevoli al maggioritario, alcuni dei quali anche referendari, D.S. e Democratici, che sarete determinati ed in grado di avviare il processo di riforma elettorale in direzione opposta al sistema proporzionale, causa prima se non unica dello stato attuale di ingovernabilità? E se il prossimo referendum darà esito, come è prevedibile, favorevole al sistema maggioritario, come si comporterà questa maggioranza nel rispetto della volontà popolare? Per tutte queste cose Presidente, e per altre ancora di cui non ho parlato, mi perdoni, ma anche per sola educazione, non posso formularle neanche gli auguri di buon lavoro.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pacifico. Ne ha facoltà.
PACIFICO (D.S.-F.D.). Onorevoli colleghe e colleghi, signor Presidente, onorevole Selis, io ho ascoltato con attenzione le dichiarazioni programmatiche e ho letto con altrettanto interesse l'allegato da lei consegnato. Ebbene, signor Presidente, io posso affermare con certezza che, a distanza di quattro mesi di permanenza in quest'aula, si riparla finalmente di politica e di problemi veri e reali che una regione intera richiama alla nostra attenzione.
Mi pare che poco possano recriminare i colleghi del Polo, se non sugli errori commessi, di cui certamente noi non siamo titolari. Per quattro mesi si è voluta forzatamente rappresentare ai sardi una realtà che non è vera: i centocinquantamila voti del collega Pili non rappresentavano la maggioranza dei sardi, né la maggioranza del Consiglio regionale. Il tentativo di imporre alla Sardegna, senza numeri, un governo basato su slogan, sulla criminalizzazione della politica, sì, è vero è di facile consumo, ma anche di scarsi contenuti programmatici. A me è parsa una vuota elencazione dei problemi, aggravata dalla mancanza di idee reali sugli interventi, di cui è prova la parziale, ma sostanziale copiatura di un programma di governo di una regione così diversa nelle sue problematiche sociali, ambientali ed economiche. Una visione integralmente liberista dell'economia, che mal si coniuga con la nostra storia, con le nostre esigenze, con le esigenze di un'Isola nella quale le problematiche sociali e del lavoro, di reale indigenza di una parte della popolazione, io direi di servitù individuali e collettive, di preoccupanti dinamiche di esclusione, e di nuove povertà richiedono, al contrario, politiche legate ad una logica di sostegno dell'economia, di qualità degli interventi, così come da lei richiamato, e di forte, fortissima solidarietà.
Io credo che se Mauro Pili è caduto sia per tali motivi, ed perché su tali presupposti non abbia saputo creare convergenze nei partiti intermedi, né il consenso che gli consentisse di avere numeri sufficienti. Non altro, non trucchi, non fughe, non è stata la banale uscita dall'aula un giorno per una richiesta di chiarimento al Presidente che ha causato un ritardo - io credo - di dieci giorni. Qui si parla di quattro mesi di attesa rispetto a quelle che erano le promesse e i vani slogan che venivano offerti all'opinione pubblica.
La Coalizione autonomista, a fronte di una rappresentazione di una realtà distorta, che però veniva espressa attraverso i media e la pubblica opinione, ha consentito, con l'astensione, che il leader del Polo si presentasse per ben due volte al Consiglio e mostrasse la reale portata del suo consenso. Consenso che non è stato sufficiente, e non per colpa nostra.
Abbiamo inoltre assistito a un disperato e vano tentativo che ha mostrato i limiti di coerenza della coalizione di centrodestra, che afferma a parole di volere uno schema bipolare di governo, di legittimazione alla guida del governo regionale del leader di una formazione politica non presente nel collegio regionale, e che fino al giorno prima si dichiarava antimaggioritario e antipresidenzialista. Questo non è onesto nei confronti dell'opinione pubblica e dell'elettorato, ma voi l'avete fatto. Quali incongruenze rispetto a tutti i proclami elettorali che fino al giorno prima voi avevate portato!
A distanza di quasi cinque mesi credo che appaia legittimo e lodevole il tentativo che il presidente Selis persegue, e lo persegue con il nostro coerente sostegno, nella speranza di dare un governo alla Sardegna, così come da lei affermato, il governo oggi possibile, che affronti con coerenza, con umiltà e con progettualità i gravi e urgenti problemi che sono sotto i nostri occhi, tutti consci della difficoltà della situazione, e appunto per questo senza alcun trionfalismo, ma con estrema serietà.
La nostra regione vive oggi un momento difficile di frantumazione sociale, di assenza di lavoro, di disparità sociali; ma non vi sono solo macerie, vi è anche una società viva, richiamata negli interventi dei più, anche da parte degli esponenti della coalizione di centro destra. Vi è una società di donne e uomini, di giovani, di imprenditori vivaci e coraggiosi che attendono ancora con fiducia che si ricrei un patto virtuoso fra politica e società, tra partiti e categorie sociali, che restituisca e amplifichi ideali, speranze e progettualità alle nostre comunità. E ritengo che alcuni strumenti siano stati approntati nella seconda fase della scorsa legislatura, ma vi sono anche le risorse, perché il quadro comunitario di sostegno dà risposte certe, e non stiamo parlando di cose vane, non stiamo parlando di slogan, questo è un obiettivo realmente perseguito dal precedente governo regionale, di cui si deve dare atto. Tra le tante cose che potevano non andar bene, io credo che qualche riconoscimento, per onestà politica, si debba anche dare.
Ma sono convinto che l'obiettivo che deve essere di tutti, dell'intero Consiglio, sia quello di assicurare una competitività globale al sistema della nostra regione, a quello che viene chiamato "sistema Sardegna". Noi dobbiamo provare a coniugare l'efficienza e l'efficacia, ma la dobbiamo coniugare a che cosa? Alla solidarietà, quella che è mancata negli interventi dei più, negli interventi che venivano dall'altra parte dei banchi. Dobbiamo recuperare le ragioni di convivenza e di unità dei sardi attraverso un nuovo patto sociale e politico che noi oggi possiamo proporre.
E questo deve avvenire attraverso alcuni passaggi fondamentali: le riforme istituzionali ed elettorali, che garantiscano rappresentatività a questa Assemblea, all'Assemblea legislativa, ma nel contempo diano anche certezze di azioni di governo; la riforma della macchina burocratica regionale e degli enti, che riducano sostanzialmente la distanza tra le comunità e le istituzioni, che rendano partecipi di un progetto condiviso da tutti e intelligibile di rinascita e di sviluppo della nostra Regione e soprattutto della nostra autonomia.. Ma è chiaro, e ne siamo tutti coscienti, il presidente Selis per primo, che non basta solo il governo possibile per un progetto così ambizioso; non sarà possibile alcun cambiamento nè la sottoscrizione di progetti ampiamente condivisi se dovesse continuare la politica degli sbarramenti, dei blocchi contrapposti. In tale maniera nessun governo avrà un lungo respiro, ma questo è nella logica delle cose. E la navigazione non potrà che essere sottocosta, non potrà avvenire in mare aperto.
Le ragioni di una nuova politica, di una lungimirante fase di riforme, che tutti quanti noi auspichiamo, si realizzano rilanciando oltre le difficoltà, ma anche andando oltre gli sterili schematismi, quegli schematismi che oggi producono ciò che voi criticate e che abbiamo criticato anche noi nelle giornate scorse, che producono quell'agire politico fatto di opportunismi, di personalizzazioni, che io credo siano la morte della politica, la morte dell'essenza vera della politica, che è il bene comune della collettività, e che noi tutti quanti, umilmente, dovremmo rappresentare.
E` necessario allora che il patto, che deve essere un patto virtuoso, sia costruito innanzitutto in quest'aula, ricercando i motivi di unione più che di divisione, di condivisione di obiettivi, che tutti riteniamo prioritari, pur nelle differenze delle impostazioni. Questo Consiglio, a mio avviso, ha le potenzialità per fare questo. I temi della centralità delle riforme, della governabilità, del lavoro, della valorizzazione del nostro patrimonio ambientale, della competitività del sistema Sardegna, credo siano tutte istanze che uniscono e non dividono, che non determinino motivi di divisione sostanziale. Ritengo che i problemi dei trasporti, come accennato da altri colleghi, della continuità territoriale, delle infrastrutture, del credito, siano problemi di tutti, non di una sola parte politica. E l'onorevole Selis ha richiamato l'attenzione dell'Aula su questi dati fondamentali, richiamando ad una condivisione di questi problemi il Consiglio nella sua interezza. Non vorrei aggiungere altro, né vorrei fare lunghi discorsi, perché credo che il dibattito si stia sviluppando in una maniera estremamente consapevole, e stia dando un notevole contributo.
Mi preme fare alcune considerazioni sulle politiche sociali e sulla sanità. Come da lei affermato la Regione sarda dispone ad oggi di strumenti legislativi ed amministrativi che reputo estremamente avanzati sul terreno delle politiche sociali, in questo siamo sicuramente superiori alla Lombardia. L'impostazione basata sulla centralità del ruolo della famiglia nella gestione delle situazioni più difficili - così come nelle ultime normative e nelle bozze del piano sanitario, di quelle parti del piano sanitario che sono state già predisposte - mi riferisco alla gestione degli anziani non autosufficienti, dei tossicodipendenti e dei portatori di handicap, credo sia un dato essenziale del nostro programma politico. E questo è un fatto di per sé estremamente rilevante, la centralità e la valorizzazione della famiglia come nucleo costituivo essenziale della nostra società. Io vado orgoglioso del richiamo forte a questo elemento contenuto nel programma, e credo che da questo punto di vista la parte normativa a supporto sia molto ricca. Ritengo essenziale che tale ruolo vada sostenuto in una maniera prioritaria, oltre che diretta, creando quella rete diffusa di servizi sul territorio che ne agevolino l'azione, ma anche favorendo i momenti di aggregazione e gestione comune di servizi da parte di soggetti sociali, quali le associazioni di volontariato, in sinergia con le istituzioni.
Sulle politiche sanitarie, invece, ritengo che vada fatto qualche appunto e qualche correzione di rotta rispetto al passato debba essere fatta. Si può ben dire, io penso, che a fronte di situazioni di grande rilievo, tecnico scientifico, vi sia una diffusa sensazione di malessere, non solo tra gli utenti, ma anche tra gli operatori, per le gestioni a volte personalistiche delle aziende sanitarie locali. La mancanza di uno strumento normativo quale il piano sanitario regionale, esistente solo in bozza, sicuramente le acuisce; le difficoltà di bilancio delle aziende sanitarie locali, il brutale criterio aziendalistico pone a rischio il sistema nella sua interezza; all'onerosità sociale del sistema stesso, e noi sappiamo quanto esso grava sul bilancio regionale, a volte non corrisponde la qualità dei servizi erogati, e ne dobbiamo essere consapevoli. L'improvvisazione di alcuni manager ha causato e causerà nel breve periodo disagi di difficile recupero, determinando il pericolo che settori più importanti, ma anche meno spettacolari, più delicati, più deboli, quali la medicina territoriale, i servizi ambulatoriali, la medicina preventiva, paghino per primi le conseguenze di un sistema che appare ad oggi squilibrato e nel quale gli operatori sanitari hanno minore rilevanza rispetto ad un apparato tecnico burocratico che tende a perpetuare sé stesso e ad essere autoreferenziale.
Onorevole Selis, l'auspicio è che il sistema sanità in Sardegna venga sostenuto, così come da lei dichiarato, ma anche corretto, stabilendo criteri reali di equità nell'erogazione dei servizi nei diversi territori, favorendo la creazione di un corretto sistema concorrenziale, basato sulla qualità, tra pubblico e privato, e che vengano combattuti gli eccessi di potere e le personalizzazioni nei servizi pubblici, che maggiori risorse vengano investite, non sui premi ai manager e ai loro collaboratori, ma sulla ricerca, sulla formazione e qualificazione professionale, per incentivi agli operatori della salute, che venga rivitalizzato il rapporto con l'università e il mondo scientifico isolano, che tanti frutti ha prodotto in un passato recente.
Sono dell'avviso che questi siano gli auspici che vengono dal mondo della sanità nella sua interezza, non voglio farmene portatore unico, ma credo che sia un sentimento vissuto e condiviso anche da coloro che in questo Consiglio regionale vengono dal mondo della sanità.
Per concludere, onorevole Selis, noi saremo con lei in questo difficile avvio, con la stessa coerenza con cui siamo stati vicini a lei nella fase precedente alla presentazione della sua Giunta e del suo programma. Saremo però con lei ancora più convinti se l'azione del governo della Regione e della coalizione che lo sostiene, sarà tesa a perseguire la strada del massimo coinvolgimento del Consiglio regionale, del superamento degli sbarramenti precostituiti. Siamo fiduciosi che ciò sia possibile perché credo che sia largamente diffusa ed accettata l'opinione che l'Europa, io credo in toto, il sistema economico europeo e non solo ma anche una parte di quello italiano, dell'Italia del Nord, non possa aspettarci, non possa aspettare una Sardegna che ha un'economia e delle regole di mercato che viaggiano molto più lentamente, molto più lentamente di quanto non proceda il Nord, di quanto non proceda l'Europa intera, perché noi non abbiamo gli strumenti normativi adeguati per competere in un mercato che viaggia più veloce della nostra politica. E allora sta nella nostra volontà, nella sensibilità, nell'intelligenza di tutti noi capire l'importanza e la necessità di assumere decisioni responsabili in momenti di tale pressante richiesta di un governo reale e serio che ci proviene dalla società intera. Ritengo di aver trovato gran parte di queste indicazioni nelle sue dichiarazioni programmatiche, ed è per questo che io, e non solo io, le sarò vicino in questo momento, nella speranza che questa sia una fase di avvio, che sia proficua per questa Assemblea regionale, ma che ci aspettino momenti non voglio dire di maggiore gloria, ma sicuramente di maggior coinvolgimento di questa Assemblea su obiettivi comuni e sentiti da tutti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Il dibattito su queste dichiarazioni programmatiche dell'onorevole Gian Mario Selis, dibattito che avvia la presentazione di questa Giunta, mi sembra che si sia avvitato sugli stessi motivi su cui in fondo si è basato anche il clima che abbiamo vissuto in Consiglio in questa lunghissima estate. La Regione oggi è evidentemente inchiodata ad un sistema istituzionale che è basato su una forma di governo parlamentare, ed è inchiodata ad una legge elettorale di tipo proporzionale. Tutto questo determina una situazione di evidente instabilità. La ingovernabilità che la Sardegna ha subito in questi mesi, in questo periodo, deriva evidentemente da questa situazione di stallo. Il Presidente Selis ha posto tra i primi obiettivi delle sue dichiarazioni programmatiche, tra le diverse qualità da raggiungere, proprio la qualità del livello istituzionale. E questo è giusto perché è evidente a tutti, è stato evidente a tutti in questi anni, purtroppo, che la Regione, da strumento di sviluppo, è diventata un elemento di freno per lo sviluppo.
Io sono d'accordo con quel che ha detto ieri il Presidente, e cioè che non si riparte da zero. Posso essere anche d'accordo sul fatto che non è proprio vero che ci troviamo di fronte ad un cumulo di macerie. Va bene, accettiamo oggi, cioè in un periodo ormai lontano dalla campagna elettorale, di mettere da parte gli slogan, e vediamo di ragionare, vediamo di dare dei giudizi ponderati sulla situazione.
E` vero, la Sardegna ha risorse, ha realtà sociali ed economiche che non sono pari a zero; però, purtroppo, dobbiamo riconoscere che la Regione sarda non solo non fa eccezione, ma addirittura è un esempio lampante del fatto che, tenendo conto della generale difficoltà in cui si dibattono le istituzioni pubbliche, cioè lo Stato, i comuni e gli enti locali, la Regione oggi si trova in una situazione ancora più critica di essi.
Abbiamo assistito ad un certo dinamismo da parte del Parlamento e del Governo nazionale, abbiamo assistito ad un processo che è stato definito in molti modi, ma pur tra i fallimenti e i tentativi di riforma costituzionale, abbiamo visto muoversi qualcosa sul piano legislativo ed anche di governo, così come abbiamo visto muoversi qualcosa a livello delle autonomie locali, molti comuni hanno infatti assunto in questi anni una capacità progettuale, una capacità di essere protagonisti ed incidere anche sui fattori dello sviluppo locale. Oggi i soggetti che purtroppo frenano di più a questo livello sono le regioni, ma in particolare la Regione sarda. E quando allora si dice che si vuole garantire un livello qualitativo delle nostre istituzioni diverso dal precedente, che cosa vogliamo dire? Quando lei dice che non si riparte da zero, io vorrei sapere da che cosa si riparte; da una Regione che ha avuto dallo Stato le norme di attuazione del proprio Statuto, che ha avuto cioè le norme che permettono i trasferimenti di funzioni e di poteri all'ordinamento regionale e alle autonomie locali, sempre con anni di ritardo rispetto alle regioni ordinarie. Stiamo assistendo ad un rapporto tra le diverse istituzioni, cioè tra le istituzioni locali e lo Stato centrale, che in molte occasioni è di tipo conflittuale, e che vede, però, combattere contro il centralismo dello Stato più le regioni forti che le regioni deboli.
Ci troviamo, per assurdo, a dover difendere la specialità del nostro Statuto, della nostra autonomia, non nei confronti dello Stato, ma magari avendo come interlocutori e spesso come avversari le regioni più forti, le regioni ordinarie. Ci troviamo oggi a dover discutere tra noi se ancora ha senso la specialità della nostra autonomia o se non ci convenga invece agganciarci al treno delle regioni forti, delle regioni ordinarie che hanno un sistema sociale ed economico più stabile del nostro. Ma questo perché è accaduto? Perché è accaduto che il nostro sistema dei trasporti sia il più arretrato nel nostro paese? Perché è accaduto che il livello di spesa delle risorse comunitarie sia così ridotto? Perché è accaduto che il nostro sistema formativo sia così arretrato? E potremo fare un lungo elenco. Perché accade che il nostro sistema creditizio sottoponga le imprese che hanno bisogno di credito ad un vero, autentico strozzinaggio quando le stesse istituzioni bancarie che dalla Regione hanno tantissimo,vengono governate anche da rappresentanti regionali. Perché è accaduto tutto questo in questi anni? E` accaduto perché l'autonomia regionale è stata una autonomia debole. E` accaduto questo perché la classe dirigente regionale ha dimostrato una sostanziale incapacità a reggere il confronto con lo Stato. Ma se questo è vero, ed è vero tanto che i sardi nell'ultima consultazione elettorale hanno fatto una scelta ben precisa, - siamo d'accordo, onorevole Selis, che possiamo discutere all'infinito sul fatto che abbia vinto Pili per il numero di preferenze, ma che in Consiglio regionale la Coalizione autonomista ha portato due consiglieri in più, e su questo possiamo argomentare all'infinito, ma è pur vero, e questo voi stessi lo avete riconosciuto in alcune occasioni, che il significato politico del voto di giugno è stato evidentemente sintetizzabile in un giudizio fortemente negativo nei confronti dell'esperienza di governo di questi ultimi cinque anni - e cioè gli elettori hanno indicato una volontà di cambiamento forse più per demerito del centrosinistra che per i meriti del centro-destra.
Ma allora, se vogliamo uscire da questa situazione di stallo, se è vero che la Regione è inchiodata dall'instabilità che deriva dalla forma di governo parlamentare forse più ancora che dal sistema elettorale proporzionale, io credo che vada fatta chiarezza anche su questo punto, e cioè che veramente dobbiamo fare uno sforzo nel Consiglio regionale per dotarci non solo di una riforma elettorale che dia maggiori certezze, ma anche di una riforma istituzionale che permetta di avere una forma di governo diversa. Smettiamola con i luoghi comuni che indicano nel proporzionale in quanto tale la causa dell'instabilità che oggi viviamo.
Io sono convinto che veramente vada fatta chiarezza su questo punto, e cioè che il vero nodo della questione sia la forma di governo, la forma di governo parlamentare unita ad una legge elettorale, come quella che abbiamo, così spinta verso il sistema proporzionale che certamente contribuisce ad accentuare l'instabilità, ma, questo è il punto, è la forma di governo parlamentare che dobbiamo superare, e la soluzione deve essere, e su questo concordiamo in tanti e lo sappiamo, quella di indicare chiaramente la forma presidenziale come quella più adatta a garantire stabilità al governo, consentendo ai cittadini sardi di indicare chi governerà nei prossimi anni e di vedere nel Consiglio regionale un organismo che lavora immediatamente sulla base dell'indicazione che gli elettori danno.
Ma oggi ci troviamo comunque con questo sistema istituzionale, con questa forma di governo e con questa legge elettorale, con questo Consiglio quindi, con questi equilibri in quest'Aula. Ed allora facciamo molto brevemente un'analisi di quello che è successo in questi mesi. I due Poli, che non hanno raggiunto evidentemente la maggioranza, hanno avuto la necessità, per poter tentare di governare, di compiere un'operazione politica tradizionale, di costituire una coalizione di governo. Il tentativo è stato fatto cercando appunto di aggregare forze politiche. Quello che è accaduto, purtroppo, è che il tentativo è scaduto nell'aggregazione dei singoli. Voi ci avete rimproverato questo. In realtà state arrivando oggi a presentare una maggioranza, se sarà una maggioranza, che si basa sulla Coalizione autonomista e su spezzoni del centro, su piccole parti dei partiti di centro che si sono trovati in questo modo ad essere letteralmente lacerati dal conflitto che si è scatenato in quest'Aula.
Dov'è oggi la capacità aggregativa dei due Poli? E come riuscire a trovare la forza di aggregare veramente? Noi abbiamo assistito in questi giorni alla lacerazione interna di questi Partiti che non possiamo che guardare con grande rispetto e non con ironia, né con sarcasmo e né con disprezzo; però è vero che tutto ciò ha fatto scadere anche il livello dell'azione politica. Purtroppo in questi giorni si sta dimostrando che la lotta politica è su un unico punto, il punto è la costituzione del blocco di potere che governerà la Regione. In questi anni ha governato la Regione, e ha governato il sistema economico sardo, un blocco di potere che ha una sua matrice ben precisa, un blocco di potere che si è sostituito a quello che negli anni scorsi ha governato la Regione. Negli anni scorsi il blocco di potere che dominava possiamo dire che lasciava comunque spazio un po' a tutti; il tanto vituperato consociativismo ha in realtà garantito comunque degli spazi di governabilità. Oggi, in questi ultimi anni, il blocco di potere che ha preso in mano la Sardegna ha governato con un criterio di esclusione di tutto ciò che non fosse omogeneo a se stesso.
Questo determina oggi l'asprezza del dibattito che non solo in quest'Aula, ma anche al di fuori di quest'Aula si è scatenato sulla formazione della Giunta. E noi dobbiamo essere capaci di superare questa situazione perché ormai è chiarissimo che mentre in alcune regioni come l'Emilia Romagna o la Lombardia si può anche dire che la società e l'economia vanno avanti nonostante la Regione, e superando le inefficienze o i contrasti, i vincoli che un'istituzione regionale debole, fragile, burocratizzata, sclerotizzata pongono all'attività sociale ed economica, in Sardegna questo non è possibile perché il sistema sociale, il sistema economico - come è stato detto anche da alcuni miei colleghi - purtroppo dipende in maniera abnorme dal sistema politico, e parallelamente e inversamente il sistema politico dipende in maniera abnorme dal sistema economico. Noi dobbiamo spezzare questo legame che non porta bene a nessuno. Per questo, signor presidente, io non solo devo motivare il fatto che non posso che votare contro il suo programma e la sua Giunta, ma quasi tentare di spiegare il suo coraggio nell'assumere una responsabilità di questo tipo, cioè nell'assumere la guida di una maggioranza e di una Giunta basate su un programma generico purtroppo, e su una coalizione che è basata sugli strappi fatti ad un tessuto, che è quello dei partiti di centro, che oggi si sono trovati di fronte a pressioni spaventose.
Queste pressioni vanno superate, il progetto politico deve essere un progetto politico chiaro. Noi abbiamo fatto il tentativo di rispondere alle indicazioni del nostro elettorato, mostrando quali dovevano essere le soluzioni, e cioè abbiamo fatto uno sforzo reale per affrontare i nodi primari dello sviluppo in Sardegna: trasporti, credito, energia, risorse idriche, ma soprattutto risanamento e riforma del sistema istituzionale. Su questo livello, a prescindere da come andrà a finire questa vicenda, a prescindere anche da quanto potrà durare una maggioranza se nascerà da questa discussione, io credo che nel Consiglio regionale debba avviarsi un dibattito veramente franco. Noi abbiamo avuto , anche nel precedente dibattito, che ha preceduto appunto il voto contrario alla Giunta proposta dal collega Pili, una contrapposizione frontale. Io credo che in ogni caso si debba, da oggi in poi, avviare in Consiglio un metodo di lavoro nuovo, un metodo di lavoro che distingua il livello di governo, che riguarda inevitabilmente l'emergenza, la bruciante emergenza che tutti i sardi vivono, dal livello più impegnativo delle riforme che rendano le istituzioni più snelle, più efficienti. La riforma istituzionale, la riforma dello Statuto sardo, la riforma della amministrazione regionale e degli enti regionali, devono poter avviarsi con un lavoro che deve partire dal Consiglio, che deve vedere tutto il Consiglio coinvolto.
Questa Giunta se nasce, voi dite che nascerà per garantire la governabilità. Noi ci auguriamo che le vostre siano intenzioni serie, e cioè che invece dietro questa esigenza, questo senso di responsabilità che ha come obiettivo quello di garantire la governabilità per la Sardegna, non ci sia il tentativo poco serio di garantire la continuità con il blocco di potere che ha gestito la Regione in questi anni.
Non possiamo tralasciare un ultimo punto: sarebbe interessante che una stampa libera, veramente indipendente, facesse un'indagine sul ruolo avuto in questa crisi ad esempio dalle banche sarde; sui rapporti che ci sono, ci sono stati e ci saranno tra le banche, tra le società finanziarie, tra gli enti regionali e imprenditori, realtà sociali, associazioni, vorrei dire anche singoli consiglieri, che dal sistema creditizio dipendono in maniera veramente spaventosa per un sistema economico che voglia basarsi realmente sulla libertà dell'economia, così come la nostra Costituzione garantisce. Sarebbe veramente interessante capire che ruolo ha avuto e ha oggi il Banco di Sardegna nelle vicende politiche che anche in quest'Aula viviamo. Occorre, da questo punto di vista, uno scatto di orgoglio, uno scatto di dignità da parte nostra, un'assunzione di responsabilità da parte di tutti, da parte dei partiti, da parte dei Gruppi, da parte dei singoli consiglieri; dobbiamo riappropriarci di una funzione che i cittadini, in questi giorni, ci stanno chiedendo di assumere.
Presidenza del Vicepresidente Spissu
(Segue LA SPISA.) E' stato fatto cenno alla genericità del programma su alcuni punti. Cosa vuol dire che vogliamo ripartire, per esempio, dalla tutela della famiglia, che cosa vuol dire che vogliamo veramente centrare tutto sul problema del lavoro? Qual è la politica del lavoro che verrà attuata da questo Governo nel momento in cui partirà? Sarà la politica del lavoro del suo Assessore? Per carità, dal punto di vista personale è molto simpatico, ha portato sempre in quest'Aula, nel grigiore dei dibattiti e dei volti che molto spesso si notano qui, molto colore, ma è una politica del lavoro che oggi si basa, purtroppo, sul lavoro che eufemisticamente viene definito "lavoro sostenuto", ma che in realtà è lavoro assistito, è lavoro che tiene al laccio poveri disoccupati, famiglie intere, che, ha ragione la collega Pilo, si trovano a disagio nel manifestare la propria volontà di voto, la propria volontà di appartenenza politica, perché da questo può dipendere il posto di lavoro per il figlio o per sé stessi.
Che spazio avrà in questa Giunta, in questo programma e nella sua attuazione una politica realmente aperta alla libertà di assistenza? Che spazio avrà il no profit, che spazio avrà il volontariato quando anche questo, anche le associazioni, le cooperative, i gruppi, oggi devono poter essere marcati in un certo modo per poter avere accesso a certi palazzi regionali.
Signor Presidente, io non dubito della sua onestà personale, però oggi non posso non manifestare un allarme, che cioè lei sia disponibile a fare da copertura ad un conflitto che sarà solo indirizzato alla divisione di quella torta che lei conosce bene. Se lei andrà avanti io spero che possa garantire una onestà vera, non di facciata, una onestà che possa veramente valorizzare tutto ciò che di positivo in questo Consiglio e in tutta la Regione possa essere manifestato.
Concludo dicendo che in ogni caso la nostra opposizione a questa maggioranza non sarà pregiudiziale, e non perché vorremmo recuperare vecchie forme che nessuno oggi vuole rivangare, ma perché vogliamo realmente battere colpo su colpo per smascherare tutti i giochi che si fanno sotto i livelli di potere che questa Giunta inevitabilmente gestirà. Noi vorremmo che questo equilibrio venisse garantito nell'interesse di tutti coloro che ci hanno dato fiducia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.-F.D.). Colleghe e colleghi consiglieri, onorevole Presidente della Giunta, ho potuto apprezzare, nell'esame delle dichiarazioni programmatiche, la sobrietà, la limpidezza del linguaggio, la semplicità dei temi e dei contenuti, tutto ciò è corretto e lo apprezzo molto.
Questa legislatura deve cercare, per rispetto al voto e per come si è sviluppata in questi primi mesi, pochi trionfi e percorsi personali e più cessione di sovranità individuale, e la messa in comune di idee, lavoro e obiettivi per dare risposta alle aspettative dei sardi. Non sarebbe stata apprezzata né un'enfasi fuori luogo, né un inopportuno tecnicismo, e di linguaggio e di contenuti.
Le dichiarazioni programmatiche esposte sono coordinate con le potenzialità, il ruolo e il compito della Giunta che è stata proposta alla nostra fiducia. Si devono aprire davvero e finalmente i battenti di questa legislatura, dopo battute a vuoto, alcune volute, altre provocate, tutte legate all'eccesso di autostima. Una Giunta che avvii la legislatura e che consenta al Consiglio di operare.
Le cose più urgenti da fare sono lì, davanti agli occhi di tutti, perfino eccessivamente enfatizzate dalle prime pagine dei giornali, dai diversi attori sociali e qualche volta anche da noi.
La verità è che serve un grande coraggio e la giusta serenità, un coraggio mite, ma fermo, ancorato ai valori forti delle nostre culture politiche, quelle della sinistra democratica, del cattolicesimo sociale, del sardismo, per far avanzare in una condizione così delicata un ambizioso disegno di rinnovamento dell'Isola senza cedere alle tentazioni di accomodarsi al potere senza cambiare nulla, scambiando il mezzo per il fine. Il coraggio c'è, la determinazione e i valori anche.
Le scelte prospettate sono coerenti anche con i valori e le istanze promosse dalle ACLI della Sardegna, l'organizzazione da cui provengo, e dall'associazionismo e dal volontariato più in generale. L'opzione preferenziale per gli ultimi, il primato della persona sul profitto, la centralità dell'uomo nelle scelte politiche per il lavoro, la crescita economica del territorio, appartengono a un centrosinistra moderno a cui si legano le migliori espressioni del sardismo e dei cattolici moderati, per un governo della regione ispirato da scelte di promozione integrale dell'uomo e crescita economica del territorio.
Al centro delle dichiarazioni e degli obiettivi c'è un punto chiarissimo, una bussola, un asse portante, una stella cometa. Una seconda modernizzazione ci propone il presidente Selis, un passaggio essenziale nella conquista di nuove opportunità per i sardi, partendo dai più giovani, un salto indispensabile per non retrocedere di nuovo fuori dall'orizzonte della modernità e del futuro, una nuova possibilità sostenuta da un rapido e concentrato sforzo di modernizzazione, che passa attraverso la qualità e non la quantità, attraverso le eccellenze e le nicchie piuttosto che per i cambiamenti epocali e le grandi dimensioni magari solo dichiarate. Allora sì alla qualità delle istituzioni, dell'ambiente, dell'azione amministrativa, della politica, del sistema produttivo come di quello della formazione. Condivido le priorità, ma sento la necessità di approfondire pochi elementi che mi stanno a cuore, ma soprattutto definire che al centro di tutto c'è la necessità di partire da una nuova qualità delle risorse umane.
Dobbiamo cambiare l'ordine dei fattori. Condivido il sogno, il progetto e le scadenze che ci stiamo dando, ma le chiedo e chiedo a tutti di scegliere questo come punto di partenza, di orientare tutto il nostro lavoro e gli obiettivi di qualità mettendo al centro le risorse umane.
Questo deve significare tenere conto di tre cose: di come sono cambiati la cultura e i comportamenti dei sardi, non sono più quelli di venti anni fa, ma neanche quelli di dieci anni fa; di come è necessario che la Regione, le istituzioni in generale non si sostituiscano all'impegno dei singoli, associati e non, ma lo favoriscano e lo supportino, e di come sia centrale investire nel futuro, nella formazione e istruzione costante, continua e stabile delle risorse umane.
Questa è una terra che è cambiata più di quello che pensiamo e immaginiamo noi stessi. Ha vissuto di uomini e donne liberi, capaci di accettare nei tempi vincoli di partenza e limiti di arrivo; un popolo capace di vivere dentro limiti economici, ambientali, sociali, i limiti propri della realtà che vivevano. E' una terra, però, che ha saputo generare eccellenze nel campo della cultura, dell'arte, della politica, che ha spesso mitizzato con l'orgoglio di cui solo i sardi sono capaci. Influenzati dall'esterno, dalla nuova relazione col mondo che sta fuori dall'Isola, i nostri costumi, le nostre aspettative, soprattutto nei più giovani, anche solo nel lasso di tempo di una generazione, sono già mutati. I limiti prima accettati ora sono enormemente innalzati, le aspettative più elevate, le eccellenze ricercate sono diverse da quelle tradizionali; a noi sembrano estranee, ma costituiscono i nuovi miti, i nuovi modelli, le nuove pretese. I valori che hanno guidato i nostri padri, se non dispersi, sono notevolmente cambiati contribuendo a questi diversi limiti. Di questo mutamento delle aspettative, che ha profonde peculiarità generazionali, dobbiamo già tenere conto senza giudicarle, ma senza neanche darle per scontate, senza assumerci la responsabilità di non considerare le conseguenze di queste mutazioni nei comportamenti quotidiani dei sardi. Dobbiamo evitare di guardare meccanicamente a questo mutamento per non rendere inutile ciò che facciamo. Il pericolo più grande è l'inaridimento della nostra azione, della nostra gente, che è più della rassegnazione, è più dell'accettazione del solco delle differenze economiche e sociali, cosa che né la sinistra, né i cattolici sociali moderati possono permettersi, anche se è già la realtà di oggi, come ha letteralmente tuonato, come ha urlato recentemente Monsignor Alberti.
Non si tratta solo di un richiamo a non sottovalutare la rabbia dei poveri, né a provare a non vivere solo come un gioco di piccole competizioni il compito della politica. Noi prima di tutto non possiamo rifugiarci nel dare risposte particolari e personali a questo solo per i nostri figli o i nostri vicini. Abbiamo l'obbligo di pensare a risposte collettive. Abbiamo il compito di orientare, sia nell'azione amministrativa che soprattutto nell'opera legislativa, l'emergenza degli elementi utili a questo cambiamento e generare la spinta a comportamenti positivi e ad aspettative coerenti con lo sviluppo generale. Il dato positivo del non accontentarsi più, del cercare di avere il massimo, del non accettare i limiti, da negativo per la nostra tradizione può e deve diventare una risorsa orientata verso un sistema che premi le eccellenze e la professionalità e non le furberie, il fidarsi e non il fregarsi, la cultura e la competenza e non la vicinanza al potere o solo alle sue informazioni, l'autonomia e la capacità di critica e non la dipendenza o l'appiattimento. Solo da una diffusione delle eccellenze, curate, sviluppate e cresciute dentro la nostra terra, il percorso di sviluppo dell'Isola può davvero realizzarsi ed essere duraturo senza essere eterocondotto.
Ma ci vuole anche più attenzione al mondo del sociale organizzato. Lei ne ha fatto cenno abbondante e convincente nel programma. Il grido lanciato dal mondo del terzo settore, dal volontariato, dall'associazionismo, dalla cooperazione sociale, dalle mutue, è: "non ci lasciano volare". Non è un problema di avere spazio o di essere riconosciuti, è la battaglia della sussidiarietà, è la convinzione che sia necessario uno spazio, uno Stato e delle istituzioni espressione della società civile, che la seconda parte della Costituzione debba partire dal presupposto che i cittadini si associano per fornire risposte ai bisogni sociali.
Non ricordo, per brevità, la petizione che a livello nazionale e locale anche il forum del terzo settore ha raccolto per introdurre un nuovo modo di considerare la sussidiarietà, non solo a livello verticale, ma anche a livello orizzontale, tra i cittadini e le loro formazioni sociali e lo Stato.
C'è di più, c'è la richiesta del riconoscimento della qualifica di servizio di pubblica utilità ai servizi prodotti dalle formazioni sociali e il loro finanziamento diretto, se gestiti senza scopo di lucro e secondo criteri di imparzialità e trasparenza. In sintesi, una concezione solidale del federalismo per garantire pari opportunità ai cittadini di ogni parte del paese. Ecco, signor Presidente, il federalismo non è solo questione di istituzioni: la qualità della società, della vita, dei nostri paesi, dipende anche dall'impegno quotidiano dei cittadini organizzati per rispondere ai bisogni.
Visto dall'esterno questo palazzo sembra ostile e disinteressato, ma una cosa è certa: o superiamo la convinzione di bastare a noi stessi, o il rapporto con quello che c'è fuori sarà sempre più difficile e lontano.
Dobbiamo superare la convinzione che l'istituzione possa e debba gestire ogni problema; va introdotta una selettività: prima di ogni iniziativa, di ogni legge, di ogni finanziamento, di ogni attività che si promuova, va controllato e valutato ciò che già esiste, ciò che i cittadini spesso associati già fanno nel territorio. Solo questa attenzione può contribuire al recupero di quella partecipazione che manca sempre di più, o si chiude dentro nicchie di partecipazione personale, ma non politica.
Il terzo settore produce inoltre lavoro e occupazione, con in più un impegno civile forte e una forte spinta culturale ed educativa. E lo produce in due modi: contribuendo in maniera determinante alla costruzione di beni relazionali e promuovendo impresa sociale. Oggi anche il sistema delle imprese profit è condizionato dall'ambiente in cui esse si insediano. Non solo: di per sé anche la dimensione diventa elemento di subordine, ed è qui la qualità e non la quantità, alle caratteristiche del contesto sociale in cui l'impresa si trova ad operare. Non è solo da ricercare l'assoluta assenza di criminalità, organizzata o no, ma una vera e propria veste nuova indossata dal territorio, inteso come complesso degli agenti sociali in esso presenti, famiglie, imprese, operatori del privato sociale ed enti pubblici ai vari livelli di responsabilità. Sono proprio queste le caratteristiche tipiche dei territori con il maggiore sviluppo e il più alto reddito pro capite, i soli che in Italia garantiscono anche il mantenimento di tassi di disoccupazione prossimi ai livelli minimi accettabili.
In questi territori il ruolo della società civile, con la diversità di espressioni che la caratterizza, ha una vitalità tanto alta da essere considerata di per sé elemento essenziale al mantenimento dell'humus necessario alla crescita della cultura d'impresa.
Per ciò che riguarda il lavoro, pur avendo caratteristiche complessive differenti, il contesto sociale sardo ha mantenuto una vicinanza di rilievo con il resto d'Italia in riferimento al fenomeno della crescita associativa: il volontariato nella sua forma più pura è cresciuto a tassi tra i più alti in Italia, la cooperazione sociale è un fenomeno in continuo sviluppo e il trend di crescita degli occupati nelle imprese sociali della Sardegna si mantiene ai livelli del resto d'Italia. Insomma, se è vero che la disoccupazione in Sardegna ha caratteristiche strutturali, è anche vero che il permanere di bisogni insoddisfatti dal punto di vista sociale è un paradosso che cerca soluzione.
Mettere in relazione socialità ed alti standard di qualità della vita con lo sviluppo della cultura di impresa non è una sfida incoerente, sta dentro le sue dichiarazioni. La crescita degli organismi del privato sociale è una delle precondizioni per la crescita economica e sociale complessiva, a condizione che li facciamo volare, che il nuovo governo sardo non guardi a questo settore come ad un biberon sociale, ma come a un protagonista dello sviluppo. Al centro la risorsa umana, mi avvio a concludere, come nel personalismo cristiano che ci unisce, l'uomo come motore e come fine, una risorsa umana cui consentire tutte le opportunità di lavoro: crescita, scuola, formazione, conoscenza ed informazione. Un ragazzo di Milano o Varese oggi ha opportunità ed occasioni di formazione che sono molto differenti da quelle di un ragazzo che abita a Sassari, Cagliari o Mamoiada. La formazione è strumento, libertà e autonomia, opportunità di una scelta, ma soprattutto è una possibilità personale e collettiva di poter dire sì o no, di scegliere e determinare il proprio futuro.
Declinare la centralità della risorsa umana è anche questo, garantire opportunità adeguate alle persone di fronte alle necessità di un territorio ma anche alla maggiore complessità del mercato del lavoro, e quello sardo è ben diverso da quello lombardo. Per questo voglio accennare al tema della qualità del sistema formativo, che non è solo scuola, non è solo università, non è solo riforma della formazione professionale. E` invece parte essenziale dello sviluppo del sistema produttivo, delle politiche attive del lavoro, dell'identità di popolo, determinante per il traguardo che vogliamo raggiungere.
E qui voglio dire con estrema chiarezza una cosa: io sulla scuola non la penso come il Presidente D'Alema, non penso che la scuola sia solo statale: la scuola è pubblica, è servizio pubblico, che sia statale o no, la scuola ha bisogno di cambiare ed essere più moderna, ma all'interno di un rispetto profondo e nel quadro di una sussidiarietà orizzontale e verticale.
Caro Presidente, mi aspetto che lei non solo vigili ma governi il rilevantissimo processo di riforma del sistema scolastico che da domani, con la nuova riforma, sarà sempre più nelle mani e in capo alla Regione.
Centralità della risorsa umana significa pensare alla scuola come ad un sistema integrato e plurimo dove possa essere scelto liberamente un percorso tra le più diverse opportunità e tra soggetti erogatori differenti; significa prepararci all'assunzione della responsabilità di garantire il diritto alla formazione previsto dalla Costituzione, da attuarsi come pensato nelle recenti riforme nazionali.
Il diritto alla formazione è un diritto costituzionale, davanti al quale le regioni assumeranno responsabilità dirette. Garantire questo diritto significa avere chiare alcune azioni concrete che stanno in capo a noi, e metterle in opera rapidamente senza perdere per strada altre generazioni. Se non daremo certezza a questo diritto, come anche lei ha detto, a poco servirà l'immissione di fiumi di denaro nella pubblica amministrazione e nel sistema produttivo, a molto poco. Garantirlo significa avere un sistema di formazione alle professioni stabile ed indirizzato agli utenti, perfettamente integrato con l'alternativa del percorso scolastico. Oggi in Sardegna un ragazzo che abbia assolto l'obbligo scolastico ed intenda percorrere una strada formativa professionale non sa se avrà o no il corso che vuole frequentare a Lanusei o a Villacidro, a Sennori o a Carbonia, a Benetutti o a Santa Giusta, se l'avrà quest'anno, fra due anni o fra tre anni, se durerà sette mesi o quattordici mesi. In Sardegna manca un sistema stabile di offerta di formazione alle professioni e questo penalizza enormemente i giovani che in questo modo non sono competitivi, non sono forti nei confronti della domanda che pure esiste, soprattutto in ambito artigianale.
Non solo, serve un sistema-mercato dei servizi formativi, che consenta a soggetti di qualità, accreditati sullo sfondo del pacchetto Treu, della legge numero 196 del 1997, di competere nell'offerta formativa professionalizzante, di crescere come partner e consulenti del sistema delle singole aziende, di essere supporto al sistema produttivo, come avviene in Lombardia e in Friuli, e nello stesso tempo sviluppare il ruolo irrinunciabile di attore delle politiche attive del lavoro, come avviene in tutta Europa.
Ciò significa però avere anche un sistema integrato per l'alta formazione, un sistema basato sul sapere universitario, sulle migliori esperienze di formazione professionale alta, sulle esperienze aziendali più avanzate. In quest'Isola dobbiamo pensare che manca per le imprese un luogo di formazione del proprio sistema nervoso, quello che determina i movimenti e le azioni delle piccole e medie imprese; manca una scuola dei colletti bianchi, non i laureati tout court, ma i professionisti intermedi, quelli che si occupano di controllo di gestione, dell'export, del marketing, della finanza, gli addetti allo sviluppo delle risorse umane, i controller.
Senza queste figure le aziende stesse, la nascita in Sardegna di un sistema connettivo di piccole e medie aziende è destinata ad avere basi povere e non durature, resterà un sistema infantile in termini industriali, proprietario e familiare.
Significa anche avere un sistema di formazione continua che consenta di affrontare il mercato del lavoro non come un nemico, con ostilità, ma come una opportunità, di guardare al lavoro che cambia e che non si può più considerare stabile, con minori paure; un sistema che permetta di alternare l'aggiornamento al lavoro, di pensare con serenità alla propria riqualificazione, di essere più solidi personalmente, più competitivi e più richiesti; un sistema che consenta ai cinquantenni espulsi dal mercato del lavoro di non diventare automaticamente dei dropout se non fanno parte di un insieme collettivo che riesce a condizionare la politica e a garantirsi un'assistenza aspettata e necessaria, ma non equa rispetto ai singoli che restano indifesi perché poco interessanti.
Significa anche un sistema di orientamento, di valutazione delle competenze, di accompagnamento, che sostenga durante le fasi di passaggio dalla scuola al lavoro, da una professione all'altra, le transizioni dei singoli, dai ragazzi ai giovani agli adulti.
Significa un sistema che si faccia carico dell'espulsione scolastica, altissima e tra le più alte del paese, e dell'esclusione che la scuola, nonostante gli sforzi crescenti, genera, in particolare nelle periferie urbane, nei quartieri, nelle aree più povere ed isolate.
Significa infine un sistema che dia opportunità ai disabili, ai dropout, a coloro che non la scuola ma la salute, la vita o la società hanno escluso o non hanno aiutato, accompagnato o sostenuto.
Un'altra opportunità per noi, per non lasciare soli i genitori, per non aumentare il distacco delle famiglie e dei singoli che spesso, in perfetta solitudine o con l'aiuto di istituzioni religiose e del volontariato, si fanno carico di dare un'opportunità ai propri figli.
Se pensiamo di realizzare tutto questo e garantire il diritto alla formazione e all'istruzione con risorse che costituiscono lo 0,6 per cento dell'intero bilancio regionale stiamo sbagliando: tutto il resto del sistema istituzionale, locale e nazionale, produrrà opportunità che i giovani e i disoccupati sardi non potranno mai cogliere e noi saremo sempre più distanti dalla modernizzazione e dallo sviluppo e più vicini al sottosviluppo.
Oggi in Sardegna meno di un giovane su dieci si laurea, solo cinque su dieci si diplomano, e solo uno su cinquanta ha accesso a percorsi professionalizzanti, e di solito è tra quelli che meno hanno bisogno, perché poi si sceglie un tipo di selezione paradossale che comunque privilegia verso l'alto. La debolezza dello sviluppo sta anche e soprattutto nella mancanza di risorse e competenze, non possiamo credere allo sviluppo di quest'Isola, a una nuova modernizzazione con un popolo senza competenze e la metà dei giovani esclusi da questa sfida. Una sfida che corrisponde poi alla centralità della sardità di cui tutti siamo convinti. Abbiamo l'occasione di gestire non solo il presente per la scuola, ma di disegnare il futuro, di costruire il sistema portante del pensiero e della cultura delle prossime generazioni, di modernizzare gli strumenti, il linguaggio e le competenze e di farlo da sardi e in Sardegna senza condizionamenti.
Ecco, come per il lavoro, anche per la formazione, per le risorse umane, declinare la loro qualità passa per un vero e proprio master plan regionale della formazione e dell'istruzione, costruito con l'apporto delle diverse competenze e delle risorse civili e sociali che la Sardegna già esprime, a partire dal bilancio. PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Lai.
LAI (D.S.-F.D.). Sto concludendo. Io credo che dire centralità delle risorse umane e non mentire significhi soprattutto non partire dalle risorse disponibili, ma dalle esigenze irrinunciabili, da ciò che è necessario, e cercare risorse necessarie e indispensabili; significhi cambiare la prospettiva, partire dal diritto da soddisfare e dall'investimento e cercare di concentrare le risorse per garantirlo. Io sono certo, e lo dico anche a nome del Movimento dei Cristiano Sociali, oltre che come componente dei Democratici di Sinistra, che lei sarà in grado di garantire e di tenere attenzione alta a queste necessità, e per questo le daremo la nostra fiducia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.
ONIDA (Popolari). Signor Presidente, onorevoli colleghi, le dichiarazioni politiche del Presidente Selis e le conseguenti dichiarazioni di programma con la proposta della squadra di governo schiodano, io spero, la legislatura, consentendo l'avvio dell'attività legislativa con l'approvazione delle leggi finanziaria e di bilancio, la definizione delle questioni che attengono ai fondi comunitari e ai relativi programmi e la riforma della legge elettorale che, superando l'attuale, renda alla democrazia le sue virtù, al popolo sardo la certezza del valore del proprio voto, alle istituzioni la dignità della propria funzione costituzionale e statutaria.
Tre obiettivi che, per essere raggiunti, necessitano della disponibilità e della collaborazione di tutte le forze politiche presenti in quest'Aula, della consapevolezza che il cammino compiuto della democrazia dell'alternanza, che esalta i ruoli della maggioranza e dell'opposizione, riprenderà a dispiegare a regime le conseguenze forti dell'attribuzione finale delle responsabilità delle azioni di governo da parte dell'elettorato sulla base di programmi presentati da schieramenti alternativi l'un l'altro. Il governo di avviamento, la Giunta a termine o possibile, che pretende una verifica nella primavera del 2000, hanno - ritengo - questa valenza. E va riconosciuto il merito del Presidente Selis che, con umiltà ed onestà intellettuale, colloca dentro questi spazi il suo ruolo e la sua proposta, spuntando un'imprevedibile quanto meritata vittoria.
A questo punto è necessario però accompagnare con la giusta chiarezza il giudizio sulla Giunta di oggi, su quella - eventuale - di domani il giudizio sarà altrettanto severo ed onesto. Ho detto "eventuale", perché ritengo, in armonia con il pensiero degli amici Popolari dissidenti (mantengo l'espressione provocatoria sulla quale tornerò, per dare il richiesto e dovuto contributo alla chiarezza che ho posto a premessa di questo ragionamento) che questo governo possa durare anche oltre i termini prefissati, ma a tre condizioni: la prima, che abbia raggiunto i tre obiettivi per cui è nato (la finanziaria, i fondi europei e la legge elettorale); la seconda che, in ordine al governo complessivo della Regione, dispieghi impegno, energia e determinazione per impedire il tracollo della nostra pur labile economia, mantenendo centralità alle problematiche ambientali, recuperando essenzialità al ruolo dell'agricoltura, sottraendola alla sofferenza grave in cui versa da troppo tempo, puntando all'infrastrutturazione del territorio, all'energia e al credito come alle irrinunciabili precondizioni dello sviluppo, chiudendo il dibattito sulla continuità territoriale, definendone finalmente i contenuti e l'applicazione concreta e riaprendo, sino al riconoscimento della sovranità del popolo sardo e quindi al riconoscimento del proprio diritto all'autogoverno, una sfida alta nei confronti dello Stato italiano su tutte le questioni che riguardano la nostra identità, il nostro essere popolo e nazione e il rispetto dell'anelito diffuso nelle coscienze dei cittadini e dei giovani a una libertà vera, ad uno sviluppo reale, al diritto al lavoro; la terza condizione è il riequilibrio nella gestione del potere, oggi incarnato e detenuto da una organizzazione trasversale che passa per il centro e la sinistra, e con più evidenza si materializza nella gestione della sanità e del credito, occupando pesantemente bilancio ed impresa con ricadute gravi sull'equilibrio del territorio e con riflessi spesso gravi sulla qualità della vita e sull'occupazione. A queste condizioni il governo che il Presidente Selis propone all'Aula potrà durare, avrà consenso, anzi, lo allargherà, riacquistando valore strategico alla legislatura.
Ma come ho premesso, non posso esimermi dall'esprimere brevi valutazioni sulle qualità del governo proposto, del suo programma e sui motivi del nostro assenso. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Presidente Selis, lavorando con certosina pazienza, è riuscito nell'intento di varare un governo mantenendo insieme cinque positività. La prima: ha potenziato il centro del centro sinistra con l'attribuzione all'area moderata di sette su dodici ruoli di governo, mantenendo a sé il ruolo di regia e di indirizzo; la seconda: ha tenuto, dentro il quadro della Coalizione autonomista, il Partito Sardo d'Azione e il fondatore del Nuovo Movimento; la terza: ha impedito che si rompesse definitivamente il legame fra i Popolari; la quarta: ha conquistato la fiducia dolorosa e travagliata dell'U.D.R., che con l'ingresso in maggioranza dell'onorevole Amadu assicura la governabilità, ma apre, io spero ancora, una prospettiva di allargamento della Coalizione; la quinta: ha avviato il processo di riequilibrio di cui ho parlato in precedenza. Noi Popolari dissidenti abbiamo dato al Presidente e alla causa un contributo straordinario, generoso e decisivo per il raggiungimento dell'obiettivo.
Ma veniamo all'esame più puntuale delle cinque positività, che hanno consentito il varo della Giunta, il recupero di un nuovo spazio di credibilità al centro sinistra e che muovono nuove speranze e nuovo ottimismo. La prima: l'esigenza di maggiore visibilità del centro, all'interno dell'alleanza, veniva posta come condizione insuperabile per il prosieguo della stessa dopo l'esperienza travagliata della XI legislatura contrassegnata da estenuanti crisi di governo, ma con debordo a sinistra del peso della coalizione, e quindi delle responsabilità conseguenti. I ragionamenti dell'area moderata portati avanti, anche con grandi tensioni interne, dal Partito Popolare alla fine sono stati compresi ed accettati e il dibattito si è concentrato sull'individuazione del presidente da indicare agli elettori per le incombenti elezioni regionali. E qui, in questo segmento temporale di confronto, tutto interno alla coalizione, si annidano i primi elementi di un equivoco che informerà la prospettiva politica e il resto delle trattative. A questa fase del confronto appartiene il tentativo maldestro di superare la designazione dell'onorevole Selis a coordinatore della Coalizione, designazione assunta per rompere gli indugi e fare chiarezza dal Gruppo consiliare dei Popolari, e spostarla su altro candidato dello stesso Partito, certo con soluzione apparentemente omologa, ma con finalità oggettivamente differenti ed alternative, giocando attraverso una subdola azione di plagio su personalità ambiziosa ed immatura.
E in questo sfondo, cupo e da intrigo, va incanalata - a mio modo di vedere - l'analisi e la ricerca di franchi tiratori, abituati a lavorare nell'ombra, nell'anonimato, nell'intrigo, spesso su mandato, e nell'irresponsabilità più cinica ed immorale in cambio dell'impunità che la segretezza del voto assicura. "Il silenzio ingrossa il sospetto" titolava in un fondo de "Il Corriere della Sera" il giornalista Di Mauro, a proposito del suggeritore nella vicenda Andreotti.
Debbo purtroppo prendere atto che la scena di questo avvio di legislatura, il palcoscenico di questa crisi, sono stati occupati da troppi silenzi eloquenti, da sospetti velenosi, dai suggeritori dentro e fuori dal coro, da giornalisti pennivendoli e dai loro padroni.
Io concordo con il professor Ciarlo, quando sostiene che nei sistemi democratici esiste sempre il rischio che finiscano per il prevalere coloro i quali padroneggiano le tecniche comunicative invece di coloro che dispongono dei migliori argomenti. Credo quindi doveroso ed opportuno, anche per dare le risposte a chi ci ha posto le domande ed anche per conto degli amici Popolari dissidenti, che io vada a precisare e puntualizzare le ragioni autentiche e i valori di fondo che hanno ispirato e motivato la nostra posizione politica rispetto alla crisi.
Innanzitutto noi non siamo mai venuti meno all'impegno assunto prima delle elezioni di sostenere l'amico Selis alla presidenza, sino all'ultimo tentativo. Abbiamo mantenuto fede all'impegno e, questo, nonostante il disagio della convivenza nel Gruppo e nella coalizione, per i motivi che dirò. Mai abbiamo speso una parola diversa nei confronti della coalizione di centro destra, alla quale comunque avremmo dato il consenso in nome della governabilità, nell'interesse dei sardi, nell'ipotesi che il tentativo del Presidente Selis non fosse andato in porto. In mezzo a noi non si annidano franchi tiratori, non ci sono voltagabbana, giuda, prezzolati, ricattatori, comprati o comprabili.
Abbiamo ricevuto ingenerose offese, che hanno ferito gravemente la nostra onorabilità e il sentimento delle nostre famiglie, dei nostri amici e dei nostri elettori. Noi non ci faremo processare da chi non ne ha il diritto! Abbiamo chiesto giustizia e l'otterremo, mai accadrà che ci facciamo intimorire da minacce, da ricatti, condizionamenti, provocazioni, insinuazioni e calunnie, anche quando queste sono messe in essere da chi, attraverso l'informazione, avrebbe il dovere della neutralità, dell'obiettività, della non appartenenza. Non ci faremo processare da questi signori squallidi e goffi, anche se imbellettati dalla cipria di regime, rassicurati dallo spessore del portafoglio.
La nostra riconoscenza va alla stragrande maggioranza dei giornalisti che nei confronti del nostro travaglio hanno mantenuto rispetto ed attenzione.
Per questo noi stimiamo Tore Amadu, per questo combatteremo con tutte le nostre forze per l'abolizione del voto segreto, la vera prima riforma morale che restituirà dignità e trasparenza alla politica e all'azione amministrativa, e toglierà putrescente cibo ai corvi. Non ci sarà mai più motivo, anche quando si tratta di persone, per non dare trasparenza alla propria manifestazione di volontà, trattandosi sempre di decisioni che attengono alla vita pubblica e al pubblico e generale interesse.
Le difficoltà interne al Partito Popolare riguardano il rapporto con la dirigenza locale, regionale e nazionale, frutto di congressi non tematici ed anomali, dove ancora le tessere truffaldine costituiscono la scriminante tra chi vince e chi perde, senza più nessun raccordo con la società civile e i bisogni del territorio. Una oligarchia che perpetua se stessa e il proprio potere, facendo incetta di collegi elettorali e posti di sottogoverno, pietosamente concessi dal partito di maggioranza relativa, nei confronti del quale esiste una inaccettabile subordinazione e sottomissione. Il partito che fu di Sturzo, di De Gasperi e Moro, ed ancor più recentemente rifondato, di Martinazzoli, non può subire simili umiliazioni pena ,- cosa che sta accadendo, purtroppo, - la sua prossima estinzione.
Abbiamo timidamente pensato ad un Partito Popolare sardo, aperto all'Europa, all'Europa delle regioni dove le specificità e le etnie diventano il sale dei nuovi governi e delle nuove impostazioni programmatiche comunitarie, e si è gridato allo scandalo.
Eppure anche di recente il fondatore del Partito Popolare italiano, nel convegno di Roccadella, non ha esitato a dire, senza temere la scomunica, che per non morire è necessaria una scelta radicale. "Noi oggi - continua Martinazzoli - decidiamo di fare un partito "altro" rispetto al Partito Popolare italiano, vogliamo sbaraccare il partito che c'è, dalle nostre parti, dove comandiamo noi. Vogliamo stare dentro ad un partito rinnovato; ne abbiamo diritto e pensiamo che questo diritto ci sia consentito, altrimenti ce lo prenderemo. Non possiamo arrenderci all'idea che il Partito Popolare si sia ridotto a una caricatura della Democrazia Cristiana, che era una cosa seria". Ed ancora: "Noi Popolari, consapevoli dell'eccezionalità del tempo che stiamo vivendo, decidiamo di dare vita a una nuova esperienza della forma partito, che si qualifichi per i contenuti programmatici e l'organizzazione federale; il nemico non è "Roma ladrona", ma il partito padrone".
Lo stesso Segretario regionale del Partito Democratico della Sinistra, l'onorevole Sanna, in un corsivo di qualche giorno fa su "La Nuova Sardegna", si dichiara fortemente determinato a dare vita in Sardegna ad un moderno partito regionale federalista di profilo europeo, e nessuno ha gridato allo scandalo.
Cari colleghi, abbiamo bisogno di Vita Nostra (mutuo un'efficace espressione di Emilio Lussu, raccolta durante il suo intervento accorato in Parlamento nel dibattito sullo Statuto speciale). Abbiamo bisogno di Vita Nostra, noi, i sardi, il popolo sardo, la gente sarda e quindi tutti quelli che per mandato rappresentano nelle istituzioni i cittadini della Sardegna. Noi abbiamo bisogno di Vita Nostra, di conoscenza, di ricerca, di confronto, di dibattito, di lotta, di azione, di unità, di fede comune, di cultura e di patria. Noi abbiamo bisogno di Vita Nostra! questa è la linfa del vero sardismo, questa è la concezione moderna della sardità, che realizza le precognizioni della sovranità del popolo sardo. Questa è l'idea forza che va iniettata, per percorrerla in profondità, nelle vene di ogni formazione politica che in Sardegna si misuri con i problemi della rappresentanza democratica. La storia dei cattolici democratici e dei valori del popolarismo ha contribuito nel passato, prossimo e remoto, alla costruzione teorico politica di questa concezione, di questa teoria alta della rappresentanza dei ruoli istituzionali.
Oggi, signor Presidente, il mio disagio consegue alla certezza che questi valori non sembrano ancora il terreno delle nuove conquiste della coalizione del Polo di centro destra, ma neppure il vessillo della maturità raggiunta dai partiti della Coalizione autonomistica, compreso il mio partito, il Partito Popolare, che anzi in questa concezione alta dell'autonomia e della sardità avrebbe dovuto trovare, ancor oggi, i motivi fondanti del suo ruolo e della sua collocazione politica. Ma il Partito Popolare, al quale è legata la mia seria, coerente ed appassionata appartenenza, va, a causa di una dirigenza miope e caina, verso una deriva di disimpegno e subordinazione priva ormai di orgoglio e di passione civile.
La speranza non è ancora morta, per questo siamo qui. Soprattutto sono attuali i valori del popolarismo e del solidarismo, valori che vanno raccolti e rimessi a vivere nella politica a servizio dell'uomo. Per questo rifugiamo dall'idea di essere omologati all'interno del partito unico e viviamo con trepidazione e con disagio anche l'ipotesi, evocata troppo spesso, di possibile ricollocazione all'interno de "l'Ulivo due", della nostra prossima avventura. Verrebbe sancita, in questo modo, la nostra irreversibile scomparsa; basta sentire gli umori del nostro elettorato. Bisogna riacquistare ruolo e protagonismo nella vita quotidiana, da una posizione di centro e di moderazione, dialoganti con la sinistra, ma senza preconcetti e chiusure nei confronti dell'area moderata dello schieramento politico.
Signor Presidente, è necessario rimettere in campo la vera politica, l'arte nobile che si occupa del bene comune e per raggiungerlo chiede alla classe dirigente generosità, senso di servizio, fatica, intelligenza, studio, e soprattutto amore per il prossimo. Il nostro impegno va rivolto con concretezza all'attuazione dei valori fondamentali, quali la centralità del lavoro, la giustizia sociale, l'attenzione privilegiata alle fasce più deboli della popolazione. Per questo noi oggi vogliamo chiudere la crisi, dare alla Sardegna un governo partendo dalla fiducia al presidente Selis ed alla sua squadra.
E veniamo al disagio nei confronti del Partito Democratico della Sinistra, un partito al quale riconosciamo valore e grande dignità per una storia diversa dalla nostra ed alternativa, ma anche errori e limiti oggi riconosciuti dallo stesso partito. Dopo l'esaurimento della Democrazia Cristiana, la caduta del muro di Berlino e la fine delle ideologie che hanno supportato in Italia la funzione e la vita dei partiti , è apparsa possibile, e anzi utile, una collaborazione moderna tra forze alternative rispetto al passato per guidare un processo di riscatto morale, economico e culturale della nazione. L'idea sperimentata è per alcuni versi positiva.
La frantumazione della Democrazia Cristiana, l'atteggiamento nuovo e neutrale della Chiesa nei confronti dei cattolici impegnati in politica ha determinato un rapporto impari per peso e consenso fra il Partito Democratico della Sinistra e i Popolari. Il Partito Democratico della Sinistra è rimasto monolitico nell'organizzazione e purtroppo anche nella visione della propria funzione strategica. Una costante tentazione all'egemonia, la smania di occupare e gestire il potere del sottogoverno contraddistinguono ancora spesso la verve delle dirigenze pidiessine. La condanna sommaria dei diversi, degli altri, anche se questi si ritrovano alleati nel governo della cosa pubblica è un retaggio del passato, purtroppo ancora vivo nelle esperienze comuni di governo anche locali. L'umanità, il rispetto dell'uomo, della sua dignità e del suo spazio debbono essere, ma ancora non sono, o comunque non sono stati qui in Sardegna, nei rapporti politici dentro la Regione, la sensibilità coagulante che cementa il rapporto fra noi e voi.
Non si possono, per cose sentite e non provate, giustiziare uomini che hanno affetti, dignità personale, consenso politico.
Chi sbaglia deve pagare, ma sia provato l'errore! Si abbia il coraggio della denuncia, e io stesso non esiterò un istante a prendere le distanze da chi utilizza la politica di governo per interessi personali quando questi sconfinano nell'illecito.
PRESIDENTE. Onorevole Onida, la prego di rispettare il tempo.
ONIDA. La terza positività, signor Presidente, il Partito Sardo d'Azione dentro l'alleanza, non è un fatto numerico. La coalizione senza il Partito sardo sarebbe stata diversa, e alla funzione strategica della stessa sarebbe mancato un elemento essenziale.
Al travaglio del Partito Sardo d'Azione noi guardiamo con apprensione ed auspichiamo la sua ritrovata unità, perché la sua storia è anche la nostra storia, il patrimonio della sua cultura è anche patrimonio nostro e del nostro comune sentire.
Ad essi, agli amici sardisti, ricordo un pensiero di Biagio Pascal che mi sovviene dalle letture di questi giorni: "Di solito ci convinciamo più con le ragioni che abbiamo trovato da noi stessi, piuttosto che con quelle venute in mente agli altri", e le ragioni che voi potete mettere in campo sono le ragioni forti dell'autonomia, dell'autonomia mancata, della specialità del nostro essere popolo, delle nostre radici diverse, del federalismo apparente che rischia di cancellare la nostra specialità.
L'onorevole Grauso, collega anomalo alle consuetudini parlamentari di quest'Aula, può e deve prestare il suo talento e la sua intelligenza al processo di modernizzazione di questa Regione. L'Onorevole Selis ha il merito grande di averlo intuito ed egli rimane in questa squadra un elemento prezioso e indispensabile. Mi serve ancora un minuto se mi è consentito.
PRESIDENTE. Onorevole Onida, sono stato tollerante, la prego di concludere.
ONIDA (Popolari). Per questi motivi noi esprimiamo consenso alle proposte del Presidente Selis, al quale diamo l'apporto della collaborazione diretta al governo della Regione.
Le dichiarazioni programmatiche, essenziali ma di qualità, costituiscono un valido strumento di lavoro per questa maggioranza ed aggiungo per l'intero Consiglio; le condividiamo e le approviamo.Il messaggio "investire in qualità", riferito alla pubblica amministrazione, all'impresa, alla formazione, all'economia ed all'ambiente, è la sfida alta che va raccolta da tutte le forze in campo, maggioranza e opposizione, per dare a questa legislatura significato e respiro.
Auguri, Presidente! Dopo la verifica si vedrà, ma oltre la siepe non c'è il buio. Ci sono le attese dei sardi, dei giovani senza lavoro, di chi aspira a una vita migliore, delle madri e delle spose in lutto per i troppi morti ammazzati nel profondo interno della nostra Isola. Tutti, qui dentro, abbiamo il dovere dell'attenzione e la responsabilità del buon governo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Onnis. Ne ha facoltà.
ONNIS (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, starebbe per partire, Consiglio permettendo, una Giunta cosiddetta di avviamento. Una espressione poco aulica, forse poco parlamentare, più automobilistica, ferroviaria, che parlamentare, ma un'espressione che è stata coniata dal Presidente della Giunta, opportunamente coniata dal Presidente della Giunta, il quale sa bene che non può ritenersi Giunta di lunga durata una Giunta provvisoria, ballerina, estemporanea, pasticciata, nata dagli intrighi della politica, dal mercato poco edificante degli assessorati, dalla svendita del mandato elettorale, dalla messa al bando della coscienza e della coerenza politica.
Forse questa Giunta nascitura, se nascesse, e nascerebbe deformata e deforme, meglio sarebbe definibile "giunta di sviamento", non di avviamento, giunta di sviamento del voto dei sardi. E' alle viste un governo appesantito, connotato dal tradimento delle scelte elettorali.
Il discorso, signor Presidente della Giunta, è semplice, è lineare, è poco politico e molto pragmatico, perché è un discorso che si radica, che si fonda su quella che è la previsione della legge elettorale che lei conosce benissimo. Ed è un discorso, io credo, avvertito da tutti i sardi, chiarissimo per tutti i sardi: la fiducia a questa Giunta, se dovesse arrivare, sanzionerebbe la vittoria di chi è stato sconfitto e determinerebbe invece la sconfitta di chi ha vinto questa tornata elettorale.
Noi non dimentichiamo che avete giostrato a lungo con l'ambo 35 - 37, ma la cabala per voi potrà essere vincente soltanto grazie agli intrighi di palazzo, agli intrighi di corridoio.
Lei, presidente Selis, è l'unico componente di questo Consiglio che è stato bocciato come Presidente della Giunta regionale. Qualunque altro consigliere non è stato bocciato, neppure l'onorevole Floris, ma lei si è presentato agli elettori, perché così prevede la legge, per essere indicato e dunque per essere eletto come Presidente della Giunta regionale della Sardegna. Bocciato alla grande in modo clamoroso, lei è risuscitato, buon per lei; è risuscitato in quest'Aula grazie a una sorta di ricatto, e non uso l'espressione in modo casuale. Un ricatto che certamente non ha funzionato, ma che è stato sicuramente attivato. Si è certamente ricorsi a questo ricatto.
Signori consiglieri, il centrodestra con un'iniziativa politica di alto senso di responsabilità ha determinato l'elezione del presidente del Consiglio, e ha determinato, questa elezione che voi non avete voluto, perché voi non avete votato il Presidente del Consiglio, un Presidente del Consiglio che è Presidente di tutti!
Quando nelle more della sua elezione, presidente Selis, il voto dell'onorevole Serrenti pareggiando i conti avrebbe spento ogni sua velleità, i suoi amici della coalizione autonomistica sono intervenuti in modo pesante per tentare di condizionare l'onorevole Serrenti e per ricordargli, secondo la loro valutazione di comodo, che non avrebbe dovuto votare, che il Presidente del Consiglio si sarebbe dovuto astenere.
Quel ricatto non ha certamente funzionato perché conosciamo la personalità, la statura morale dell'onorevole Serrenti, il quale certamente non si è lasciato influenzare da nessun ricatto. Ma il ricatto è stato attivato, il tentativo è stato fatto: si è tentato in tutti i modi di indurre Serrenti, di convincere Serrenti ad astenersi.
Ebbene, voi non avete avuto remore di nessuna natura, non avete avuto difficoltà di natura politica, di natura assembleare, di natura parlamentare, di ordine morale; non avete ritenuto opportuno valutare che in fondo il centrodestra quando ha fatto il sacrificio, quando ha prestato il servizio a questo Consiglio di contribuire in modo determinante all'elezione del suo Presidente , si era in definitiva spogliato di uno dei propri componenti, aveva rinunziato al voto di uno che avrebbe votato per il centrodestra; non vi ha sfiorato l'opportunità di valutare che il voto di Serrenti, espresso o non espresso, o quand'anche fosse stato soltanto un voto virtuale, certamente avrebbe impedito la sua elezione,Presidente Selis, perché saremo stati 40 a 40 ed oggi lei non sarebbe il Presidente di questa Giunta in itinere.
Avete approfittato per forsennato attaccamento al potere, per cupidigia di potere, di una grande scelta del centrodestra, che si è rivelata purtroppo un'autodecapitazione, perché questa è la verità politica del complesso delle operazioni politiche e parlamentari che si sono sviluppate in quest'Aula.
Ma è questa la ragione, è questa la prima delle ragioni per cui questa Giunta se nascesse nascerebbe viziata da una tara gravissima, da una tara gravissima e inquietante, perché si tratterebbe di una Giunta che si collegherebbe all'elezione di un Presidente il quale non sarebbe stato eletto se si fosse tenuto conto del fatto che egli, per dovere istituzionale, anzi, per sensibilità e responsabilità istituzionale, avrebbe ritenuto corretto non votare. Dunque è una Giunta di sviamento, una Giunta di dissolvimento del senso, della portata, della funzione delle istituzioni, di quel po' di fiducia che i sardi possono ancora avere in queste istituzioni.
Certo, forse una spruzzata di avviamento questa Giunta potrebbe pure averla, una spruzzatina di avviamento, ma in senso certamente diverso, di avviamento agli assessorati, perché questa è la caratteristica di questa Giunta; una tendenza davvero folgorante per salvatori della patria sarda come l'onorevole Amadu, non so più se il Fregoli o il Ridolini della scena politica (faccio valutazioni soltanto di natura politica e non di natura personale, Dio me ne guardi!) una tendenza davvero folgorante per i sardisti, campioni della equidistanza fino ad assessorato contrario, marionette della politica comandate dai fili delle poltrone.
Il capitolo Amadu sarebbe quasi esilarante se non fosse tragico più che tragicomico, perché può coinvolgere il futuro dei sardi. Amadu dice di essere stato irretito da un'esigenza, un ideale, un sentimento: la governabilità! E debbo dire che sulle prime questa valutazione di un collega che io so esperto, che so non essere alle prime armi in questo Consiglio, un po' mi ha impressionato, mi ha lasciato perplesso. In fondo, ho pensato, questo tema, questa corda della governabilità può influenzare qualunque consigliere, chi più o meno ha sensibilità per questi argomenti, ma certamente si può avere sensibilità per questi argomenti. Ho pensato: Amadu, avvertita questa esigenza, cambia maglietta, cambia squadra, in fondo lo fa per un fine che magari gli appare nobile, per un ideale che ritiene condivisibile, ritiene di dover attuare, in fondo può trattarsi di una valutazione politica, di una iniziativa politica che può essere condivisa. La Sardegna è senza nocchiero, senza nocchiero in gran tempesta, avrà pensato il collega Amadu, occorre, per questa governabilità, il mio apporto, che può essere decisivo, determinante. Pazienza se si cambia cavallo, se si cambiano cavallo e cavalieri. I superiori interessi della Sardegna esigono questa scelta, esigono questo cambiamento.
Mi ero purtroppo illuso, perché quando abbiamo appreso la lista dei suoi Assessori, Presidente Selis, tra questi Assessori figura il nome dell'onorevole Amadu ed allora dove sta la governabilità, dove sta l'esigenza che avrebbe animato, ispirato e caricato di significati nobili la scelta di questo consigliere? La verità è che l'unica categoria che può avere orientato questa scelta è la "poltronabilità", la "poltronabilità" della presenza in Giunta, la "poltronabilità" dell'appoggio alla Giunta! Questo è stato l'ideale che può avere indotto il collega consigliere a passare da una squadra all'altra, fra l'altro chiedendo ed ottenendo lo stesso Assessorato che aveva avuto nel precedente tentativo della Giunta Floris, perché anche questo occorre dire ed occorre sottolineare. Non c'è dubbio, cari amici della Coalizione autonomista, che nelle aste il centrosinistra è imbattibile e maestro, abbiamo veramente da imparare, se volessimo imparare. Voi battete sempre il prezzo giusto nel momento giusto.
E non dirò di Grauso, che ancora rappresenterebbe il movimento politico che lui avrebbe fondato, patetica questa figura di chi, avendo fondato una presenza politica, si ritrova ormai solo senza nessun gregario, senza nessun alleato, senza nessun amico, senza nessun compagno. Io comprendo, ho anche apprezzato le espressioni dell'onorevole Onida, comprendo che voi dobbiate riconoscenza all'onorevole Grauso. L'onorevole Grauso è la sua levatrice, signor Presidente della Giunta, perché senza Grauso lei oggi non sarebbe Presidente della Giunta, e quindi comprendo che ve lo dobbiate coccolare, ve lo dobbiate accarezzare. Io ho anche apprezzato il suo gesto proprio carezzevole - l'ho visto alla televisione - subito dopo la sua elezione, i buffetti a Grauso che si era avvicinato per farle le congratulazioni. Lei ha avuto certamente una grande fortuna politica, le è toccata in sorte una grande fortuna politica quando Grauso l'ha scelta come Presidente dei sardi e le ha dato il suo voto.
Ma il suo progetto, onorevole Selis, propone un altro dato politico, un dato politico che merita forse qualche riflessione, anche con riferimento - lo dico con bonomia, con amicizia, se lei mi consente questa espressione - alla sua storia personale, ai suoi trascorsi di militante democristiano, alla sua notoria e divulgata formazione cattolica. Mi riferisco alla presenza, nella sua Giunta, di Rifondazione Comunista, il Partito di Bertinotti; non sto neppure parlando del Partito di Cossutta, che qui non esiste, anche se ogni tanto di soppiatto si fa vivo. La sua Giunta si fonda, raccoglie, contiene al suo interno uomini e programmi del Partito di Bertinotti. Certo, io comprendo che ormai non ci si debba stupire più di nulla, la coscienza politica è sempre più elastica, sempre più spregiudicata e l'etica della politica è solo una categoria da tavola rotonda, in fondo.
Rifondazione fu estromessa nel 1994 dal potere, dalla Giunta - io mi sono rivisto gli atti delle prime sedute del Consiglio eletto nel 1994 - fu poi riammessa nel salotto buono della politica sarda quando la sua presenza serviva per ravvivare gli equilibri ormai scassati, sgangherati delle Giunte Palomba, ma oggi Rifondazione ha una sua valenza politica, ha una sua presenza, una sua significatività, una sua peculiarità politica, e credo che sia opportuno che noi segnaliamo a lei, Presidente Selis, l'incongruenza, che non deve passare sotto silenzio, della presenza di questo schieramento politico nella sua Giunta, perché il Partito di Bertinotti oggi è all'opposizione in campo nazionale, ha rotto in modo lacerante, radicale, traumatico con i partiti che sono al Governo nazionale. Rifondazione Comunista oggi è quel partito che è stato "riqualificato" dalle dichiarazioni di Veltroni, ufficiali, condivise da tutti coloro che siedono ai vertici dei D.S., del Partito della sinistra, è quel partito comunista, orgogliosamente comunista, che è incompatibile con la libertà, perché se era incompatibile con la libertà il comunismo di vent'anni fa, quindici anni fa, dieci anni fa, è ugualmente incompatibile con questa libertà Rifondazione Comunista che continua oggi a proclamarsi Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista.
COGODI (R.C.). Incompatibile sei tu!
ONNIS (A.N.). Mi sembrava che non ci fossi.
(Interruzione del consigliere Cogodi)
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego di non interrompere; onorevole Onnis, prosegua il suo intervento.
ONNIS (A.N.). Mi domando allora sommessamente, come cattolico, come cittadino che talvolta si occupa anche di politica: non le crea qualche problema, Presidente Selis, la presenza di uomini di Rifondazione Comunista nella sua Giunta? Il loro centralismo esasperato, il loro dirigismo, il loro classismo, il loro classismo illiberale? Eppure sono stati travolti e sconfitti dalla vita e dalla storia! Ma forse la domanda è oziosa, Presidente, perché io ricordo che in occasione di una convention (mi pare che adesso si dica così) che lei aveva organizzato con coloro che dovevano sostenere la sua candidatura, presenti le sinistre, presente Rifondazione Comunista; ebbene, in quella circostanza lei si rivolse ai compagni di Rifondazione Comunista chiamandoli "cari compagni"! E allora capisco perché molti moderati, molti cattolici, molti convinti avversari del comunismo, perché ce ne sono tanti, non riusciranno a comprendere, ad approvare la sua spregiudicatezza, il suo spregiudicato percorso politico, ingrigito a me pare, mi consenta, da una caduta dell'etica della politica; ma soprattutto mi chiedo quale aiuto lei potrà mai avere da Rifondazione Comunista sul tema delle riforme! Lei ha sbandierato questo argomento, che ormai è patrimonio di tutti, e chi non le vuole queste riforme? Chi non vorrebbe realizzarle domani tutte le riforme? E lei nel suo programma ha ripreso questo tema così importante ed assorbente, ma quale aiuto potrebbe mai venire alla sua Giunta dalla presenza di Rifondazione Comunista, se Rifondazione Comunista ha proclamato di essere per il sistema proporzionale. Io comprendo perché lei nelle sue dichiarazioni programmatiche non abbia voluto prendere posizione a favore del maggioritario, ma quando mai avrebbe potuto farlo se viene tirato per la giacca da Rifondazione Comunista, dai sardisti, da quello che rimane del cosiddetto Nuovo Movimento! E quale contributo dà Rifondazione Comunista all'autonomia della Sardegna, altro snodo così sbandierato e così ribadito, se è un partito così centralista, così romano, così arroccato al suo centro romano che ha avuto la necessità di dotarsi di un vertice che non è sardo, e che arriva da Roma, e se non ha avuto alternativa quando ha dovuto segnalare propri candidati per le nomine negli enti, se non quella di indicare personaggi non certo limpidi catapultati in Sardegna da fuori. Quale contributo potrà mai arrivare a questa Giunta da una componente politica quale Rifondazione Comunista!
Lei, Presidente, ieri, con parole forbite, con formulazione sapiente, ci ha ammannito la programmazione del nulla. Forse sarebbe improprio anche parlare di libro dei sogni, perché anche il suo tono dimesso, disincantato, quasi rassegnato, non lasciava neppure spazio ai sogni ed alla speranza. Io comprendo e condivido questo suo stato d'animo; non ci può essere passione, volontà determinata, entusiasmo di operare quando si è consapevoli della propria debolezza politica e del vuoto di una coalizione raccogliticcia. Cosa potrebbe mai dare alla Sardegna? Un governo sparpagliato, ipotecato dalla miscellanea d'accatto dell'ultima ora, rappresentata dalle presenze tutte determinanti, tutte frenanti, tutte inquinanti, di un portavoce dell'estroso e politicamente schizofrenico Cossiga...
PRESIDENTE. Onorevole, ha esaurito il suo tempo, la prego di concludere.
ONNIS (A.N.). ...di una monade impazzita come Grauso, dei sardisti che hanno tradito l'autonomia. Voi non avete speranza, non avete futuro. Noi vi combatteremo perché abbiamo la certezza che, da una Giunta quale quella che voi avete organizzato, potrà arrivare per la Sardegna soltanto il peggioramento della situazione che voi avete determinato, che questi partiti hanno causato. Abbiamo questa convinzione e ci batteremo perché sulla Sardegna, grazie all'apporto di forze diverse, di forze nuove, di forze pulite, di forze efficienti, possa ardere finalmente quell'aurora della riscossa, quell'aurora del riscatto, della speranza, del lavoro, dell'occupazione; perché siamo per questo avvenire, per questo futuro della Sardegna, perché ci consideriamo e vogliamo essere di questa Sardegna figli fedeli, figli orgogliosi, figli che si preoccupano del futuro dei propri fratelli.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU` (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, il tentativo su cui ci stiamo confrontando, quello di dare un governo possibile alla Sardegna, penso possa e debba costituire, o possiamo fare in modo che lo sia, un fatto politico importante, non solo, o almeno non esclusivamente, per le forze politiche che lo propongonoma credo sia importante, o possa essere importante, per il Consiglio regionale, e più in generale per la politica sarda. Quindi un fatto che va oltre gli schieramenti politici.
Non c'è gruppo politico che non si sia cimentato da giugno ad oggi, in questi quattro mesi ed oltre, in questo tentativo. Lo ha fatto il centro - destra, lo ha fatto persino rinunciando al suo candidato alla presidenza che aveva conseguito una larga indicazione elettorale; lo fa il centro - sinistra con il sostegno di forze politiche che sono partite da posizioni e prospettive politiche diverse, comunque non impegnate con nessuno dei due schieramenti principali, almeno quelli che si sono confrontati nelle elezioni del giugno scorso, cioè il Partito Sardo d'Azione, l'U.D.R. e il Nuovo Movimento; ciascuno lo fa, non a caso, anche al prezzo di un travaglio politico interno a cui si deve guardare con rispetto e che va seguito con attenzione.
Io penso che la sobrietà e la compostezza con cui il Presidente Selis ci ha avanzato la sua proposta politica e programmatica, oltre che rivelare i tratti consueti della sua personalità, del suo modo di essere, in questo momento particolarmente difficile della nostra vita politica possa contribuire, io spero in modo chiaro e, vorrei dire, senza ipocrisie, a fare in modo che questo tentativo costituisca una risposta positiva ad una esigenza politica condivisa, auspicata da larga parte della società sarda, dalle amministrazioni locali, dalle organizzazioni sociali.
Le istituzioni democratiche, la politica sono chiamate dovunque ad assolvere ai loro compiti, in particolare a quello di stabilire un sistema di regole che orienti e favorisca lo sviluppo equilibrato delle forze sociali ed economiche; è un loro dovere nelle realtà regionali più dinamiche, quelle più ricche e sviluppate, che rasentano in certi casi persino l'autosufficienza, fanno persino a meno del sostegno attivo delle istituzioni, figuriamoci in una realtà come la nostra, dove parte considerevole del nostro impegno va dedicato e dovrà essere dedicato a sostenere, rafforzare ed orientare un sistema economico e sociale fragile, in gran parte impreparato alla dura sfida della competizione globale.
Già oggi sono evidenti, verificabili e quantificabili le conseguenze negative in tutti i settori della nostra economia regionale per la mancanza di un riferimento politico - istituzionale certo ed autorevole.
Il Presidente Selis ha sintetizzato la risposta che il centro - sinistra dà o cerca di dare a questa esigenza indicando due obiettivi iniziali del suo Governo che non sono minimali: affrontare le esigenze esistenti, e sono molte, proporre al Consiglio gli atti fondamentali, le leggi finanziaria e di bilancio e quelli relativi al quadro comunitario di sostegno, impegnando contestualmente la Giunta regionale ad operare dentro un disegno di sviluppo innovativo, facendosi quindi parte attiva nell'avvio di un serio e strinngente confronto sulla riforma dell'Istituto autonomistico, inclusa la riforma del sistema elettorale, cosa che tutti quanti riteniamo indispensabile,. Io penso che anche questo punto rappresenti un passo importante in avanti rispetto alla situazione precedente. Non credo che l'assenza di un riferimento politico impegnativo su questo tema, lo dico senza polemiche, nella proposta che l'onorevole Pili presentò al Consiglio un mese e mezzo fa, sia dovuto ad una dimenticanza. C'è probabilmente in quella amnesia una difficoltà politica reale nell'individuare una risposta univoca da parte di uno schieramento politico composito, difficoltà nel delineare cioè una proposta compiuta, dettagliata che si manifesta anche nello schieramento di centro - sinistra, anche nel nostro schieramento. Ma è diversa la risposta che i due schieramenti hanno dato, mi riferisco in modo particolare all'onorevole Fantola ed agli amici riformatori.
Questa coalizione non si nasconde dietro le difficoltà, cancellando il problema, ma lo affronta o cerca di affrontarlo individuando i punti essenziali su cui cercare un'intesa con l'insieme delle forze politiche presenti in questo Consiglio regionale, e a me francamente non sembrano punti generici né poco impegnativi. Non lo è l'elezione diretta del Presidente della Regione, non lo é il premio di maggioranza con la clausola di garanzia per assicurare la governabilità, così come mi sembra importante riaffermare il principio della garanzia di rappresentanza per le forze politiche che raggiungano una soglia minima di consenso elettorale. Si tratta di un tentativo serio di coniugare insieme le due esigenze fondamentali, non garantite, come abbiamo visto in questi mesi, dall'attuale sistema elettorale: certezza del quadro di governo, deciso direttamente dagli elettori, ma insieme al diritto di rappresentanza di istanze politiche e sociali che rappresentano valori, interessi, potenzialità vive della società sarda. Io che sono un convinto sostenitore dei due quesiti referendari, dell'elezione diretta del Presidente e del maggioritario come strumento politico democratico che può rafforzare questi orientamenti e delle decisioni conseguenti che comunque in quest'Aula devono essere assunte, mi ritrovo pienamente in questo quadro di principi ispiratori. Certo, se invece si ricerca la legge elettorale perfetta, quella che va bene solo al mio segmento politico, è un'altra cosa, e secondo me è la negazione di un processo riformatore. A me sembra che questo somigli di più alla ricerca dell'isola che non c'è.
Legge elettorale, ridefinizione dei poteri e del rapporto tra Giunta e Consiglio, sono certamente passaggi fondamentali del più generale processo di modernizzazione ed adeguamento del nostro sistema autonomistico. Ma riguardano il futuro, più o meno lontano poi dipende da noi, da questo Consiglio regionale, ma di fronte alle urgenze non si può rispondere rinviandone la soluzione possibile ad un domani che verrà. Occorre intanto dare attuazione a tutte quelle misure che già sono operative.
Non partiamo da zero, si ricorda giustamente nelle dichiarazioni programmatiche; strumenti quali i PIA, il Piano Straordinario per il lavoro, che non è costituito soltanto da cantieri comunali, le misure a sostegno della piccola e media impresa opportunamente assemblate e integrate con gli strumenti di incentivazione nazionale, cioè i patti territoriali, i contratti d'area, la legge 488, sono in grado di iniziare a dare risposte concrete ad una realtà economica e produttiva che non è immobile se registra tassi di sviluppo superiori non solo rispetto al Mezzogiorno ma alla media nazionale. Questo non lo dico io, lo dicono i dati di Bankitalia. Ciò significa che dopo il superamento del sistema delle partecipazioni statali, dei processi di deindustrializzazione, che hanno interessato non solo l'Isola ma l'insieme del nostro Paese e l'Europa, non sono rimaste soltanto macerie, ma anche realtà vive, realtà produttive in grado di stare sul mercato, di reggere la competizione. Questo a patto che la politica faccia per intero la sua parte, fornendo servizi e infrastrutture efficienti ed una pubblica amministrazione che funzioni.
Io ritengo che a questo proposito sia importante l'attuazione di uno dei punti che lei giustamente sottolinea, cioè la delimitazione delle nuove circoscrizioni provinciali e, più in generale, l'affidare nuove responsabilità al sistema delle autonomie locali, non solo e non tanto come una pure importante articolazione istituzionale più aderente alle specificità territoriali, che sono cresciute* e maturate in questi anni nella coscienza e nelle aspettative dei cittadini, delle forze sociali, degli amministratori di quelle aree. In alcune prima, come lei ricorda, in altre dopo, ma comunque in tutti questi territori, nella Gallura, insieme al Sulcis - Iglesiente, al Campidano, all'Ogliastra e all'area metropolitana di Cagliari.
Il Consiglio regionale, nella precedente legislatura ha avuto il merito di avviare questo processo di riordino istituzionale. Questo Consiglio può completare quel processo accompagnandolo però con il trasferimento al sistema delle autonomie locali non solo delle competenze e delle funzioni, ma anche dei relativi poteri e risorse, finanziarie e non solo. Questo può rappresentare, a mio avviso, un'opportunità per ridisegnare non i confini geografici delle attuali circoscrizioni provinciali, duplicando l'attuale sistema istituzionale, ma l'insieme dell'amministrazione regionale, l'insieme della macchina amministrativa regionale.
Quindi, non la mistica e irraggiungibile grande riforma, ma una riforma che incida in profondità, responsabilizzando quella che lei giustamente ha definito come una parte della nuova classe dirigente su cui si può fare leva per sviluppare e modernizzare la Sardegna.
Ecco, questo non è, a mio avviso, il libro dei sogni, ma è la realtà del lavoro che dobbiamo compiere, come possibile maggioranza di governo, ancorché limitata, ma pur nel rispetto dei diversi ruoli, delle diverse responsabilità politiche, è un lavoro che pesa e peserà anche sulle spalle delle opposizioni. Dopo questo tentativo su cui il centro - sinistra è impegnato per la prima volta, e mi auguro decisiva, c'è una proposta politica di governo, non dico già definita ma che può essere definita nell'arco di pochi giorni o di qualche settimana, perché questo è ciò che chiede la Sardegna. Io non intravedo altra soluzione, o meglio si intravedono due scenari (però entrambi li ritengo modestamente più negativi): un governo pur che sia, cosa già vista per altro in altre regioni a statuto speciale e che non ha prodotto grandi risultati, oppure la paralisi politica o istituzionale, cioè la resa della politica, il ritorno alle urne con lo stesso sistema elettorale e quindi con il rischio evidente di tornare al punto di partenza. Questo sarebbe, credo, un danno enorme per il nostro sistema autonomistico.
Ora le proposte che il Presidente ci ha esposto, pur con i limiti che egli stesso ha riconosciuto, possono rappresentare un mezzo adeguato per superare questo difficile e delicato passaggio politico. Difficile e delicato passaggio politico non tanto per ciascuna forza politica, ma per il sistema istituzionale, per le istituzioni autonomistiche.
Io mi auguro, signor Presidente, che il suo tentativo riesca. La strada è lunga, difficile ed è possibile che coalizioni politiche più ampie raccolgano il testimone lungo il percorso, ma intanto quella strada è necessario iniziare a percorrere.
Presidente. Questo era l'ultimo intervento. Il Consiglio è aggiornato a domani, alle ore 9 e 30. Convoco una brevissima Conferenza dei Capigruppo.
La seduta è tolta alle ore 19 e 51.
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