Seduta n.303 del 01/07/1998 

CCCIII SEDUTA

(Antimeridiana)

Giovedì 28 Maggio 1998

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 10 e 13.

DEMONTIS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 28 maggio 1998 (303), che è approvato.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge:

"Norme varie in materia di personale". (438)

(Pervenuto il 30 giugno 1998 ed assegnato alla prima Commissione.)

Annunzio di rinvio di legge regionale

PRESIDENTE. Comunico che il Governo, in data 27 giugno '98, ha rinviato a nuovo esame di questo Consiglio la legge 27 maggio '98 "Norme per l'esercizio delle competenze in materia di tutela paesistica, trasferiti alla Regione Autonoma della Sardegna con l'articolo 6 del D.P.R. 22 maggio '75 numero 480, delegati con l'articolo 57 del D.P.R. 19 giugno '79 numero 348".

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali, Ignazio Manunza e Sergio Marracini, hanno chiesto due giorni di congedo. Poiché non vi sono opposizioni i congedi sono concessi.

Annunzio di presentazione di petizione popolare

PRESIDENTE. Comunico che in data 10 giugno '98 è pervenuta, a questa Presidenza, una petizione per la valorizzazione del lungomare di Olbia.

Se ne dia lettura.

DEMONTIS, Segretario:



PRESIDENTE. Ricordo che a norma dell'articolo 103 del Regolamento interno, il fascicolo relativo a detta petizione è a disposizione dei consiglieri presso la quarta Commissione.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Ivana Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI IVANA (Progr. Fed.). Voglio intervenire sui fatti che sono accaduti ieri in tutta la Sardegna, sopratutto nella provincia di Nuoro, la zona di Orotelli, del nuorese, Silius, Macomer, Lanusei, Loceri e Tortolì dove sono scoppiati incendi molto preoccupanti, non solo per il patrimonio che è stato distrutto, ma anche molto preoccupanti in quanto hanno seriamente minacciato gli abitati, sopratutto quello di Orotelli. Durante tutto ciò sono intervenuti due Canadair che, subito dopo, hanno dovuto smettere la loro funzione in quanto in avaria.

E` vero che il piano antincendi parte da oggi, ma con il caldo che si è sviluppato in questi giorni probabilmente era necessario avere alcune misure di prevenzione che fossero incisive.

Chiederei alla Giunta, su questi fatti urgenti, di riferire in Aula su cosa è accaduto, su quanto è dato, naturalmente a loro conoscenza, e su come si intende procedere. Credo che rispetto a questo sia assolutamente urgente che la Giunta si pronunci immediatamente.

PRESIDENTE. La proposta è stata fatta, se la Giunta riterrà di intervenire in Conferenza dei Capigruppo, dovremmo valutare le richieste della Giunta o comunque la proposta di iniziative consiliari, in mancanza di queste, io non posso inserire l'argomento all'ordine del giorno.

Ha domandatodi parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Sulla proposta della collega Dettori sono d'accordo, anche perché ritengo che sul fatto successo ieri senz'altro va la nostra convinta solidarietà alle popolazioni che sono state interessate dall'incendio che ha devastato, con gravi pregiudizi per le colture, ma anche con seri pericoli per le abitazioni.

E` un problema che noi abbiamo posto proprio qualche settimana fa, in relazione al disimpegno da parte dello Stato dei cosiddetti Canadair, pare che si chiamino così, e al totale immobilismo da parte della Regione nell'approntare un piano preventivo di antincendi. Siccome questi fatti non possono essere sempre lasciati al caso, alla circostanza del tutto imprevista e imprevedibile, perché in Sardegna queste cose purtroppo sono prevedibilissime e anche con largo anticipo, ebbene, io penso che la Giunta Regionale debba innanzitutto riflettere, prendere atto di questo, censurato gravemente il comportamento, e penso che di fronte a fatti di questo genere la Giunta stessa dovrebbe rassegnare immediatamente le dimissioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (Popolari). Signor Presidente, vorrei condividere la richiesta del collega onorevole Dettori Ivana nella richiesta fatta alla Giunta Regionale, tra l'altro in questo momento è arrivato anche l'Assessore dell'Ambiente, perché riferisca immediatamente in Aula dei fatti gravissimi che sono successi ieri nel centro Sardegna, che hanno coinvolto non solo ettari ed ettari di terreno, ma soprattutto hanno coinvolto comunità che sono terrorizzate di doversi trovare improvvisamente nell'epicentro di un sisma così devastante, con la sensazione di essere in qualche modo lasciate da sole dal sistema istituzionale generale.

In questo momento io non mi sento di dare alcun giudizio, perché ritengo che l'amministrazione regionale abbia fatto tutto quello che è nelle sue competenze, nelle sue possibilità e nei suoi poteri, ovviamente, è una questione anche ovvia debbo dire, perché questa piaga gravissima venga abbattuta. Ma, per le notizie che ho, trattandosi di un fatto gravissimo e delittuoso, orchestrato e organizzato in maniera delittuosa da più punti, se è vero come parrebbe sia vero che l'incendio è partito da ventun punti dislocati in diverse zone della media valle del Tirso, significa che c'è un disegno criminoso per colpire naturalmente non sappiamo che cosa, ma che richiede una fermezza, un'attenzione e una presa di posizione molto forte da parte delle istituzioni e in particolar modo della Regione.

Anch'io quindi chiedo che la Giunta riferisca, poi eventualmente concorderemo le ulteriori iniziative da svolgere, da fare e da promuovere come Consiglio regionale. Grazie.

PRESIDENTE. Il problema è stato posto, quindi la Giunta valuterà se vuole fare delle proposte ora, se no ci farà sapere quali sono le proposte e le iniziative in termine di accoglimento e di dibattito.

Ha domandato di parlare l'Assessore sempre sull'ordine dei lavori, non stiamo aprendo il dibattito sul contenuto, lo dico per chiarire la situazione ai colleghi che sono arrivati in questi minuti, stiamo iniziando la seduta. E` stato posto il problema dalla collega Dettori, condiviso dal collega Pittalis e anche dal collega Marteddu, che su questo problema la Giunta faccia il punto e delle dichiarazioni.

Naturalmente i fatti sono di queste ore, quindi non ci sono mozioni e ordini del giorno da parte dei Gruppi consiliari. I Gruppi si sono espressi in aula, quindi la Giunta può chiedere di fare delle dichiarazioni, però se ce lo propone, lo valuteremo e quindi do la parola all'Assessore per sentire come valuta le proposte che sono state avanzate.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ho la disponibilità anche a rappresentarvi alcune valutazioni già da questa mattina. Evidentemente, avendo da poche ore visto consumata la giornata drammatica di ieri, probabilmente per un'esposizione puntuale e precisa, con dati e con analisi che abbiano anche il sapore del rigore, non soltanto storico-scientifico, ma con la comprensione di tutti i dati che possono servire al Consiglio, può essere opportuno che io riferisca più ampiamente anche domani.

Tra parentesi io per domani, ma questo riguarda indubbiamente un altro aspetto, che giustamente la Giunta deve riferire al Consiglio in via preliminare, però ho anche il dovere di riferire all'opinione pubblica, dicevo che per domani ho già programmato una conferenza stampa su questi argomenti.

Io credo che sia giusto che faccia da subito alcune valutazioni; ho sentito in conclusione l'onorevole Pittalis chiedere le dimissioni della Giunta a causa degli eventi che si sono verificati in questi giorni. Io credo che sia legittimo che l'opposizione possa pensare a responsabilità gravi dell'Esecutivo in ordine alla stagione dell'antincendio e all'organizzazione e a carenze...

PRESIDENTE. Chiedo scusa onorevole Assessore, lei sta già entrando nel merito, sta già facendo dichiarazioni, però prima di entrare nel merito, siccome erano interventi sull'ordine dei lavori, dovremmo cercare di capire... Allora si sta invertendo l'ordine dei lavori.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Io sono disponibile ad esprimere già da questa mattina valutazioni, se il Consiglio intende...

PRESIDENTE. Già da subito?

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Sì.

PRESIDENTE. Io per non interrompere faccio un'ipotesi, se fossimo d'accordo, potremmo fare un passaggio, vista l'urgenza, ai sensi del 119: dichiarazioni della Giunta per non più di dieci minuti e dieci minuti per ogni Gruppo. Assessore va bene questa ipotesi, ai sensi dell'articolo 119? L'articolo recita: "La Giunta può sempre fare al Consiglio comunicazioni che non eccedano i dieci minuti con un preavviso di almeno 24 ore, salvo diversa determinazione del Presidente del Consiglio. Sulle comunicazioni della Giunta Regionale ciascun Gruppo può intervenire per non più di dieci minuti. La discussione si chiude con l'eventuale replica della Giunta per non più di dieci minuti". Mi pare che sia questo il caso, ed io autorizzo, se la Giunta dà la sua disponibilità, anche le dichiarazioni, e in base all'articolo 119 facciamo un dibattito in questo senso.

Dichiarazioni della Giunta ai sensi dell'articolo 119 del Regolamento sui gravi incendi verificatisi nella giornata di ieri, nartedì 30 giugno 1998

PRESIDENTE. Se siamo d'accordo, senza alcuna interruzione, diamo la parola all'Assessore per le dichiarazioni.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Dicevo che ritengo legittime che le opposizioni chiedano anche alla Giunta le dimissioni. Io per la verità debbo valutare che non è il caso che la Giunta si dimetta per quel che è successo ieri, avendo essa nella congiuntura di bilancio regionale, ma anche nella condizione di difficoltà del bilancio del Governo nazionale, adottato tutte quelle decisioni, avendo organizzato il servizio nei migliore dei modi.

Negli ultimi tre anni, noi abbiamo avuto un risultato straordinario per effetto dell'organizzazione che ci siamo dati nella campagna antincendio; la Regione Sardegna è stata additata come la migliore regione per questo tipo di lavoro e di organizzazione in tutta Italia nella Conferenza della Protezione Civile che si è tenuta a Roma alcuni mesi or sono.

Quest'anno noi abbiamo fatto più o meno la stessa cosa con le difficoltà del Bilancio che sapete. Con 38 miliardi abbiamo cercato di realizzare un servizio che in linea di principio abbiamo ritenuto capace di evitare, come l'anno scorso, di intervenire con vivacità, con velocità, con efficacia sugli incendi. Chiaramente tutto il discorso della prevenzione tocca più ampiamente tutta la società civile, certamente la Regione ma tutta la società civile, la scuola, le famiglie, la politica, la cultura, e sulla prevenzione il discorso è di lungo respiro, è di vasto raggio; l'orizzonte è ancora lontano per convincere i cittadini. Non ci dimentichiamo mai che in queste questioni bisogna che noi ricordiamo sempre che la responsabilità fondamentale è di chi minaccia la nostra terra, di chi danneggia la nostra terra, di chi attenta alla salute della nostra terra e ai suoi valori ambientali appiccando fuoco. Noi di questo non ci dobbiamo mai dimenticare; noi abbiamo fatto la nostra parte. Come abbiamo fatto la nostra parte? Ripetendo più o meno lo schema del passato, che ha dato frutti estremamente positivi, cioè con la realizzazione di un piano che ha avuto questi tratti salienti: abbiamo definito quest'anno un contratto triennale per il rinnovo di elicotteri da impiegare nella lotta contro gli incendi, uscendo dalla costante provvisorietà annuale. Fino ad oggi si facevano contratti annuali, questa volta si è fatto un contratto triennale, a partire dall'anno scorso, per cui non abbiamo avuto problemi di difficoltà all'origine, quindi abbiamo 10 elicotteri da spegnimento e 4 elicotteri da avvistamento.

Il sottoscritto da quattro mesi a questa parte ha aperto rapporti col Governo nazionale, esattamente con la Protezione Civile e con la Presidenza del Consiglio in una interlocuzione costante col sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con Arturo Parisi, e con la Protezione Civile col sottosegretario Barberi (?), ponendo da quattro mesi a questa parte, ripetutamente per 4 - 5 volte, all'attenzione del Governo la condizione particolare della Sardegna nell'estate di quest'anno. Ed esattamente l'estate calda, per i motivi che sapete, è stata rappresentata in via anticipata anche al Governo, una campagna ricca di foraggi come quest'anno da noi era da molto che non si vedeva, quindi era prevedibile anche il rischio maggiore; tutta la problematica relativa ai parchi, che in qualche modo può aver anche messo in evidenza disagi e contrapposizioni di tipo anche ideologico, con qualche preoccupazione relativa proprio alla questione degli incendi.

Abbiamo chiesto quindi al Governo che in contempo, in Sardegna, pensasse all'ubicazione di almeno due o tre Canadair, capaci di attivarsi nel momento del bisogno e con la tempestività necessaria. Che cosa è successo? La Protezione Civile ha fatto un appalto e ha acquistato una flotta di 5 Canadair nuovi, 3 dei quali li ha ubicati in Calabria perché servissero le regioni del sud, 2 li mantiene a Ciampino perché servano il nord o la Liguria in particolare, comunque il nord e il centro dell'Italia, disponibili anche nell'emergenza ad essere inviati in Sardegna. Alla Sardegna, dal Ministero delle Politiche Agricole, di concerto con la Protezione Civile, sono stati inviati due Canadair vecchio modello che sono nella disponibilità del Ministero delle Politiche Agricole. Questi Canadair sono arrivati in Sardegna puntuali, non hanno la capacità, lo stiamo sperimentando, purtroppo ieri uno di questi casi, ma già da qualche giorno prima, hanno dimostrato di non essere assolutamente idonei nell'immediato a poter svolgere la propria funzione, per esempio ieri non sono riusciti a sollevarsi e ad esercitarsi, salvo uno che mi pare ha fatto soltanto un'operazione, quindi si sono dichiarati in avaria.

Questo, lo dico con molta chiarezza, è una grave responsabilità del Governo che è stato avvertito dalla Regione con puntualità, preavvisato, lo sottolineo e lo faremo anche in termini formali come Giunta, il Presidente Palomba sarà sollecitato da me ad assumere posizioni molto forti, perché non si può offendere una regione che ha questo dramma da tanto tempo, che è un dramma conosciuto, è un dramma e un disagio che noi avvertiamo, che è costante nel tempo, non si può abbassare la guardia, non abbasseremo noi la guardia ma non la può abbassare neppure il Governo nazionale, non è una fuga, non è un rimpallo di responsabilità, ho la coscienza a posto, ho la corrispondenza e ho la possibilità di dimostrare con le prove queste mie continue interlocuzioni con il Governo nazionale, purtroppo non abbiamo avuto le risposte necessarie.

Abbiamo acquistato, per gli appartenenti al Corpo Forestale, dotazioni personali antinfortunistiche ed antincendio. Abbiamo acquistato i nuovi mezzi di spegnimento, autobotti, sono 13, dopo ben 5 anni di carenza; in questi giorni si sta concludendo la vicenda dell'appalto dopo 5 anni, abbiamo acquistato 46 mezzi fuoristrada, in sostituzione di mezzi obsoleti e non più adeguati alle esigenze. Si sta concludendo la rete radio, attraverso un originale e moderno strumento contrattuale che ha consentito di chiudere una partita iniziata nel 1992; la rete radio che può sembrare una cosa di poca importanza, avrà nel futuro un rilievo straordinario: è l'autostrada dell'etere, la possibilità delle comunicazioni in tempo reale degli operatori delle Stazioni, del Corpo Forestale, del volontariato in un raccordo, in un coordinamento che porterà indubbiamente frutti. Questa iniziativa risale al 1992, l'abbiamo ripresa e la concludiamo entro il 1998.

Alcune altre questioni che riguardano un po' il Corpo Forestale, che in questo periodo ha aperto un contenzioso nei confronti della Giunta Regionale, in particolare dell'Assessore dell'Ambiente, anche se a questo proposito io dico che se devo comprare il latte e vado dal lattaio non vado dal falegname; abbiamo deliberato in Giunta l'effettuazione delle visite mediche al personale del Corpo, presumo che l'Assessore degli affari generali e personale abbia già dato il via a questa iniziativa. Abbiamo presentato ed approvato in Giunta la delibera sul problema del ripianamento dell'organico del Corpo, a seguito di costruttivo confronto con tutte le organizzazioni sindacali sulla riconosciuta carenza di personale, e a questo proposito non è possibile subire l'attacco di chi dice: "Ma il personale al nord dell'isola del Corpo non è sufficiente, c'è troppo personale al sud", però contemporaneamente lo stesso sindacato dice che è fatto divieto al coordinamento generale del Corpo di spostare il personale dal sud verso il nord dell'isola, attraverso un sistema razionale di movimenti.

Noi in Giunta abbiamo deciso di partire con la predisposizione del concorso per coprire i posti vacanti del Corpo, però io a settembre, comincio ad annunciarlo, darò disposizioni perché la razionalizzazione venga assolutamente realizzata nell'immediato. Stiamo chiudendo il gruppo di lavoro, la rivisitazione della legge numero 26 che riguarda appunto il Corpo; in Giunta abbiamo deciso il diritto del Corpo ad avere le indennità per le quali lo sciopero è stato indetto, ma per raggiungere questo risultato va intrapresa la strada del contratto, non la strada della legge, perché contro questa ipotesi abbiamo le altre organizzazioni sindacali, perché questo sembra lo strumento corretto e comunque anche veloce per poter raggiungere questo risultato. Abbiamo approvato la legge sul risarcimento dei danni a persone e cose del personale del Corpo, e abbiamo adeguato gli equipaggiamenti dello stesso; questo per quanto riguarda il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale.

Voglio aggiungere un'altra valutazione: noi abbiamo tentato ancora con la Protezione Civile Nazionale di avere un mezzo di straordinaria rilevanza, un elicottero S4F Elitan che era in questa campagna antincendi, un elicottero che consente di avere il doppio del liquido di spegnimento che contiene un Canadair e che è capace di procedere all'azione di spegnimento attraverso una tecnica che non è soltanto quello del lancio dell'acqua che contiene il ventre dell'elicottero, ma addirittura di programmare il lancio fino a 1200 metri su tutte le posizioni avanti e indietro, sui due lati, attraverso un sistema di cannoncini che sono abilitati a realizzare questo; è un aereo americano, lo Stato italiano, io non conosco quali siano le norme che supportano un po' tutta questa materia, non dà l'autorizzazione all'utilizzo di questo aereo, la spesa per la quale verrebbe oltre la metà sostenuta dal Governo nazionale della Protezione civile, Civilavia, o non so quale sia, non dà l'autorizzazione perché in Italia possa entrare questo aereo.

E' in atto il coordinamento generale del Corpo, sta cercando di aprire una trattativa con il Governo ancora per fare un'eccezione alle regole sul Codice della Navigazione, perché possa arrivare questo aereo in Sardegna, che verrebbe mantenuto solo in Sardegna come sperimentazione per conto della Protezione civile, certo siamo in ritardo su questa questione ma non è un problema che purtroppo possiamo risolvere noi come regione e come autonomia regionale.

Tutto il resto delle cose che potevamo fare, la mobilitazione del sistema del volontariato, per due volte in Sardegna abbiamo convocato il sistema dei barracelli, abbiamo convocato tutto il sistema del volontariato che si sta prodigando e attivando in maniera incredibile. Abbiamo attivato il sistema dei cacciatori, il sistema delle associazioni ambientaliste, tutto quello che poteva essere fatto per una sollecitazione, un input, per caricare e per creare la tensione giusta attorno a questa materia è stato fatto. Il Governo è carente anche per un altro aspetto: i vigili del fuoco quest'anno non sono utilizzabili per le operazioni di spegnimento così come nel passato, noi nei confronti dei vigili del fuoco abbiamo aperto anche una trattativa, ci chiedono 5 miliardi per potersi convenzionare con noi e collegarsi alla nostra azione di spegnimento quando serve, chiedendoci 5 miliardi. Noi dovremmo sostituirci allo Stato per funzioni dello Stato, mettendo risorse che non abbiamo, hanno chiesto 5 miliardi per stipulare con noi una convenzione, e questo noi non lo possiamo fare perché non abbiamo le risorse, poi credo che i vigili del fuoco, come sempre, la responsabilità della propria funzione, il bisogno di aiuto lo sentono perché è un fatto morale, molto spesso stanno intervenendo soprattutto sulle aree urbane e sui Comuni, stanno intervenendo come sono intervenuti fino ad oggi, io mi auguro che questo continui a verificarsi.

Io vi posso dire l'ultima notizia, al 29 giugno la condizione degli incendi in Sardegna rapportata anche all'ultimo anno, al 1997, era nettamente migliore del 1997 che fu un anno di straordinaria positività.

I fuochi di ieri, di cui non conosciamo le dimensioni esatte, oggi c'è il rilevamento in atto, per cui posso ritornare in Consiglio per riferire con maggiore dovizia di particolari e con più organicità su queste questioni, hanno indubbiamente modificato questo rapporto, ma al 29 la condizione degli incendi in Sardegna in ordine anche al '97 era nettamente migliorativa.

Queste cose per il momento vi volevo dire, certamente i morti gridano vendetta, non sono il frutto diretto dell'attività di spegnimento, il frutto indiretto sono altri fattori e altre cose hanno determinato questi lutti, ai quali credo che a nome della Giunta e del Consiglio portiamo la solidarietà ai parenti. Sarà certamente questo uno dei motivi che ci deve invece consentire di stringerci insieme alla gente, al popolo sardo e alle nostre comunità per combattere questa piaga così come intendiamo tutti combattere, per quest'anno ma non soltanto per quest'anno.

PRESIDENTE. Prima ho dato lettura del 119, peraltro perfettamente conosciuto da tutti voi, sentite le dichiarazioni della Giunta, i Gruppi possono, nello spazio di 10 minuti, fare un intervento per Gruppo.

E` previsto un intervento per Gruppo e poi un eventuale replica per non più di 10 minuti da parte della Giunta Regionale. Ha domandato di parlare il consigliere Liori a nome del Gruppo di Alleanza Nazionale. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto vorrei fare un pensiero di cordoglio per l'ultima vittima anche a nome del Gruppo di Alleanza Nazionale, che si associa ai sentimenti di tutto il Consiglio regionale, doverosamente di fronte a questa persona che ha dato alla vita il solito tributo che quasi ogni anno si ripete nella nostra isola, a questo "Moloc" degli incendi che ci perseguita da tempo immemorabile. Intanto vorrei ricordare che esiste senz'altro una responsabilità dei piromani, perché io non sono mai stato tra quelli che hanno creduto che in Sardegna si verifichino fenomeni di autocombustione se non in rarissimi casi come si verificava prima dalle discariche incontrollate, che erano un po' diffuse nel territorio anche per carenze di carattere ambientale e di controllo sempre della Regione, quindi con responsabilità sempre ben definite. Il punto dove non mi trovo assolutamente d'accordo con l'assessore Onida è sul richiamo che lui ha fatto alla recente discussione sui parchi che hanno visto gran parte della Sardegna centrale ribellarsi all'eventualità dell'istituzione di un Parco. Non vorrei che qualcuno pensasse, non lo dubito neanche per l'assessore Onida perché lo conosco, so come la pensa, però vorrei togliere ogni fraintendimento che ci possa essere una volontà criminale di chi si è opposto all'istituzione del Parco del Gennargentu, perché quando anche fosse che ci fosse un idiota in seno al movimento dell'opposizione, di un idiota si tratta, di un isolato, non di una volontà criminale del movimento che si oppone al Parco, in quanto chi si oppone al Parco sa bene che valore ha questo bene ambientale che è di tutti i sardi, anche di chi si oppone "alla Istituzione Parco" e non al benessere ambientale che è rappresentato da quei territori. Ritorniamo poi al fatto che la Regione sarda sia la prima in questo tipo di organizzazione che vede la Sardegna prima rispetto alle altre regioni, ma prima anche per motivi storici, anche contro la nostra volontà. Avremmo perso volentieri anche il primato della regione degli incendiari in Italia, e anche in gran parte del Mediterraneo; purtroppo siamo la regione che ha questa piaga, che soffre questo problema più di tutte le altre regioni d'Italia e quindi per forza noi ci siamo dovuti dotare in questi anni di una organizzazione che senz'altro è superiore a quella di altre regioni che per fortuna loro non hanno questa piaga, o per motivi climatici o per motivi di diversa cultura.

Comunque ciò che è sicuramente disdicevole è il fatto che 2 anni fa avevamo 3 Canadair, l'anno scorso ne avevamo 2, quest'anno ne abbiamo 2, ma sono tutti e due fermi; uno è stato dichiarato in avaria appena arrivato e il secondo si è guastato appena ha provato a lavorare. Questo la dice lunga sul tipo di organizzazione che abbiamo mantenuto, sicuramente abbiamo abbassato la guardia, per volontà non nostra, per volontà del Governo? Sicuramente c'è stato un abbassamento di tensione, di attenzione nei confronti di un problema che è sentito gravemente in Sardegna, che andava ad affrontare quella che i meteorologi preannunciano come la stagione più calda del secolo, quindi a maggiore rischio, basta una scintilla, col caldo, con un po' di vento, ogni minimo incendio, ogni minimo fuocherello scappato anche al controllo di qualunque persona che va a farsi un pic-nic in campagna, può essere drammatico per gli esiti che può causare sia sulle vite umane, sia sui danni che può causare al territorio. Quindi, non era certo il momento di risparmiare, perché i risparmi si fanno in altri settori, non si fanno nella prevenzione. L'abbiamo già detto in campo medico e lo ripetiamo anche in campo dell'antincendio.

Un'altra cosa che bisogna considerare quando si dice che il Governo ha destinato altri Canadair al controllo del nord Italia, è che gli incendi nel nord Italia, per motivi climatici, non si verificano d'estate, ma si verificano d'inverno perché quelli sono dei mesi siccitosi nei quali le pinete delle Alpi prendono fuoco e i fuochi non si fermano, diventano drammatici quando partono, come da noi, nei mesi invernali, d'estate lì piove, c'è umidità, gli incendi non si propagano, purtroppo invece si propagano in Sardegna. Avreste dovuto dire questo al Ministro dell'ambiente e bisogna fare gli ambientalisti non a parole ma nei fatti! Questo siete senz'altro in grado di dirlo quando andate alla conferenze Stato - Regioni, quando prendete contatti con i funzionari del Ministero o con il Ministro in persona. Credo che anche questa sia un carenza da imputare alla Regione sarda che doveva far valere le proprie ragioni nei confronti del Governo che mi sembra che continui a trattarci come una colonia. Ricordo delle partite di camion, delle partite di automezzi obsoleti che gli Stati europei rifilavano a paesi ed a Stati dopo l'abbandono delle colonie, ma che come tali continuavano a essere trattati, mi sembra che alla Sardegna ancora una volta sia riservato un destino di questo tipo. Di fronte a questa situazione io mi chiedo che atteggiamento ha avuto la Giunta perché sì, il problema del rischio di istituto alle Guardie forestali esiste, ma certamente da parte loro non c'è stato un abbandono del posto di lavoro, certamente non c'è stata una diminuzione dell'impegno e questo verrà dimostrato anche in seguito. Credo che senz'altro sia un'ingiustizia che solo loro non abbiano questa indennità di istituto, questa indennità di rischio rispetto agli altri corpi delle altre regioni italiane, però certamente non è questo il motivo che fa scatenare gli incendi e soprattutto non è il motivo che fa sì che non vengano bloccati in tempo prima che facciano danni, i motivi sono altri.

Cioè, se Roma non ci aiuta, la Regione, che potere contrattuale ha? Che atteggiamento ha assunto nei confronti del Governo? Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un atteggiamento prono. Io l'altro giorno sono stato a una manifestazione a Domus de Maria, nella quale si parlava dell'atteggiamento anche della Giunta nei confronti del problema delle servitù militari. Mi sembra che anche in questo caso lasciamo le periferie sole a combattere i loro problemi senza che la Regione intervenga, quasi che sia un problema di questo o quel Comune così come per le servitù militari, anche per gli incendi, chi ce li ha, se li tenga. Non mi sembra un atteggiamento responsabile.

Io credo che se continuavamo a sperare nelle piogge, dato che negli ultimi anni abbiamo avuto una grande piovosità rispetto all'ultimo decennio di siccità che c'è stato in Sardegna, questa avvisaglia credo che sia più di un campanello di allarme per tutti quanti, che ci ha richiamato tutti ai nostri doveri, ad atteggiamenti più consoni, soprattutto a una maggiore dignità. Se il Governo regionale è debole nei confronti di Roma, credo che debba comunque avere un sussulto di orgoglio e trarre le conseguenze, perché se non siamo in grado che di sperare nella pioggia anziché sull'aiuto del Governo per porre rimedio a questa situazione, è inutile che noi chiediamo elicotteri che portano il doppio di quel secchiello da 200 litri che portano questi elicotteri che abbiamo utilizzato fino ad oggi, credo che strumenti più moderni di monitoraggio del territorio, senz'altro siano a conoscenza della Giunta, siamo a conoscenza dell'Assessorato dell'ambiente, se dal Governo non riusciamo ad avere tutto quello che in termini di dotazione economica serve per quanto riguarda la contribuzione che il Governo stesso deve dare in tema di prevenzione delle calamità naturali per la nostra Isola, allora credo che la Giunta debba trarre le sue conseguenze, rassegnare le dimissioni per manifesta incapacità, ancora una volta più di un'altra, in un settore senz'altro anche importante per la vita della nostra Isola.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

Bonesu (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, i fatti di ieri ci hanno risvegliato da un bel sogno, cioè che il problema degli incendi in Sardegna fosse risolto, il che non è, perché i fattori che avevano portato, negli ultimi anni, a una riduzione sia del numero degli incendi ma soprattutto delle superfici percorse da incendio, sono fattori che non si ripetono, alcuni derivano da cause naturali come una piovosità nel periodo iniziale dell'estate, altri da una capacità organizzativa di rapido intervento che probabilmente si è allentata soprattutto in questo inizio di stagione. In questo senso la vicenda dei Canadair è un fatto molto preoccupante, perché numerosi incendi negli anni decorsi sono stati limitati nella loro estensione proprio dal rapido intervento dei mezzi aerei che in questa occasione invece non si è avuto. Tra l'altro, la vicenda dei Canadair è significativa di uno scarso interesse del Governo per una questione come quella degli incendi in Sardegna, che invece ha degli aspetti drammatici. Perché noi effettivamente, per le condizioni meteorologiche normali nel periodo estivo siamo un' isola esposta ad incendi anche di grande estensione, ed è inutile poi cercare l'astrologia, gli oscuri disegni dietro gli incendi; molto spesso per esperienza comune, il fuoco parte dal ciglio delle strade, il ché indica la solita sigaretta buttata dal fumatore che non si preoccupa di spegnerla prima di liberarsene. In questi casi chiaramente è necessaria una vigilanza sul territorio, un rapido intervento di mezzi che può far sì che di fronte a un comportamento così incosciente, i danni non vi siano. Per un paio d'anni la macchina ha funzionato abbastanza bene, non è detto al di là degli episodi di ieri, che tale macchina non possa funzionare bene anche in futuro, probabilmente quest'anno c'è stato un ritardo nell'organizzazione, derivante anche dal fatto che il mese di giugno, negli anni scorsi, era stato un mese molto tranquillo proprio per le condizioni meteorologiche particolari, un fatto positivo che quest'anno non si è verificato. Per cui credo che non si possa fare un processo su un episodio di un giorno, credo che le analisi sulla capacità di funzionamento della macchina organizzativa regionale, vadano fatte su un periodo più ampio, per cui io invito l'assessore a mettere a punto una macchina organizzativa che negli ultimi anni ha funzionato abbastanza bene, ma chiaramente questa macchina organizzativa ha bisogno, proprio per prevenire i grandi incendi, di quei mezzi aerei che invece lo Stato quest'anno praticamente ci ha negato, perché dare dei Canadair che non si sollevano in volo è come non darne. E credo che probabilmente occorrerà valutare sotto questo profilo magari una collaborazione con altre regioni come la Corsica, che di mezzi aerei dispone in abbondanza, credo, e che potrebbe utilizzarli, quando non necessitano in quell'isola, per sopperire alle esigenze della Sardegna. Stiamo andando verso l'unione europea e credo che i soccorsi, più che da Roma, che in questa materia come in altre, chiaramente non ha a cuore la Sardegna, possono venirci da una cooperazione con regioni più vicine a noi e con gli stessi problemi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.

MONTIS (R.C.-Prog. ). Signor Presidente, colleghi, noi abbiamo trattato in altre occasioni il problema dell'incendio. Non è una novità; lo abbiamo trattato anche in modo approfondito, ma credo senza grandi risultati. Chi dice che in questi anni trascorsi, gli ultimissimi, ci sono stati provvedimenti tali da alleviare questa tragedia che investe periodicamente la nostra Isola, sbaglia; noi abbiamo avuto degli anni piovosi, delle primavere piovose, che hanno impedito il dilagare degli incendi. Dobbiamo esaminare con grande senso di responsabilità questa cosa, indipendentemente dal fatto della gestione attuale, dell'attuale assessore, dell'attuale Giunta etc., per trarre delle conclusioni che devono essere portate fino in fondo. Io non credo che basti quest'albero che brucia, in sequenze televisive, questo appello sentimentale a non bruciare i boschi, a non bruciare la Sardegna; credo che ci voglia ben altro, credo che ci vogliano misure serie, valutate in tutte le sue implicanze, un'elevazione culturale dei giovani che parta dalla scuola e che capovolga l'orientamento dei sardi che avevano nei confronti degli incendi, in un passato più o meno recente. E` una responsabilità da addebitare anche alla storia. Io credo di avere detto un'altra volta che presso l'Archivio storico del Senato della Repubblica c'è l'ordinanza dei sabaudi della casa Savoia che ordinava l'incendio a sud di Oristano per combattere il banditismo, all'inizio del secolo scorso. Bruciarono dei boschi magnifici nella zona di Sant'Anna e oltre, fino alle propaggini di Pabillonis, di San Gavino, di Guspini, dove ci sono nomi in quei territori che portano ancora, ad esempio "Tupexedu"(?) dove c'erano i cervi, dove albergavano, vivevano in grande tranquillità questi magnifici animali. Noi dobbiamo superare questa misura; i vecchi sardi che avevano, nella loro azione di contadini e soprattutto di allevatori, il problema degli incendi, ma tuttavia c'era un autocontrollo e quasi sempre non si verificavano autentiche tragedie come avvengono oggi. C'era un autocontrollo, c'era parsimonia nell'attivare gli incendi e nel saperli contenere; invece adesso siamo diventati terreno, non solo dove si verificano ancora queste cose, perché gran parte degli incendi avvengono nelle stesse zone, negli stessi territori, io non voglio citare nomi, però se esaminiamo anche gli ultimi incendi, gli incendi di queste settimane avvengono dove sono avvenuti 5 anni fa, 10 anni fa, 8 anni fa, 15 anni fa etc.. Sono sempre o quasi sempre negli stessi territori. E' vero che adesso il problema dell'incendio è diventato anche uno sport di autentici criminali o per teppisti, però c'è ancora nella risorsa tra virgolette "incendio", quello di misurare le capacità autunnali di produrre pascoli per l'innumerevole colonia di pascolo brado che ancora esiste in Sardegna soprattutto dal punto di vista ovino. C'è una responsabilità primaria dei sardi che devono chiedere allo Stato italiano maggiore intervento, maggiori risorse finanziarie, maggiore solidarietà, maggiore capacità di affrontare anche dal punto di vista organizzativo il problema degli incendi, ma la responsabilità è nostra, non è che possiamo ignorare o capovolgere questo discorso a piacimento, rivendicare in toto l'orgoglio e la capacità di autogoverno e poi rivolgerci ad altri, allo Stato italiano perché aiuti, non solo aiuti, ma addirittura si sostituisca ai sardi. Noi dobbiamo chiedere risorse finanziarie, assistenza tecnica, capacità che hanno manifestato in altre regioni, che vengano trasferite in Sardegna, ma soprattutto la responsabilità è nostra.

Io dirò una cosa che forse non piacerà, ma l'ho già detta e mi ripeto perché credo che l'immagine sia abbastanza credibile: lo fece il regime fascista nel 1928, bloccò i terreni percorsi degli incendi per un ventennio. Fu un'autentica tragedia in alcune zone dell'Isola, ma da allora si risalì per una diminuzione sostanziale. Noi siamo in regime democratico, non è che possiamo mutuare provvedimenti che provengono da regimi autoritari come fu il regime fascista. Tuttavia alcune cose bisogna farle. E' possibile vincolare in toto o in parte i terreni percorsi dagli incendi per i pascoli? Per quanti anni? Io credo che sia possibile. Io conosco, se volete vi ci porto, gli incendi che si attivano in Sardegna in certe zone, soprattutto alla fine di giugno, ai primi di luglio dopo venti, venticinque giorni, ci sono i nuovi germogli che sono un pascolo eccezionale per un certo tipo di allevamento in Sardegna, senza specificare oltre. Allora bisogna prendere un provvedimento in toto o in parte, per vincolare i terreni percorsi dall'incendio, per impedire che vi si pascoli, per impedire che si costruiscano villaggi turistici come è avvenuto in parti della costa occidentale dove sono stati distrutti i boschi di ginepro per far posto a degli obbrobri, come è avvenuto in alcune parti sotto il golfo di Oristano, più a sud del golfo di Oristano, e quindi valutare anche se gli incendi o se le richieste di costruzione di insediamenti turistici avvengono in terreni che sono stati percorsi quest'anno o gli anni precedenti da incendi, o in prossimità dei comuni dove caseggiati o quartieri sono stati costruiti anche qui in terreni percorsi da incendi. Sono misure impopolari, non c'è dubbio, ma a mali estremi, estremi rimedi; noi non possiamo esimerci dall'esaminare una situazione di questo genere da esperti, da politici, da competenti nella campagna. Può darsi che queste proposte siano impraticabili, ma dobbiamo esaminarle, non dobbiamo solo fare il conto degli elicotteri o degli aerei che abbiamo a disposizione per gli incendi. Un'altra cosa, dobbiamo stare attenti nell'eventuale reclutamento, perché in passato il reclutamento delle persone addette all'antincendio è stato anche in questo caso, fenomeno di estensione degli incendi in Sardegna. Credo comunque e tuttavia che la proposta fondamentale risieda in questo: un'indagine rapida, equilibrata, diffusa in tutta l'Isola per esaminare la possibilità in toto o in parte di vincolare i terreni percorsi degli incendi per l'uso di pascolo o per la costruzione di insediamenti turistici o di altri insediamenti di natura e di fabbricati. Se noi lo faremo avremo dato un contributo. Cominciamo dalle scuole, cominciamo dall'elevamento di una cultura che difenda le nostre risorse più belle, le nostre ricchezze migliori in Sardegna e andiamo avanti su questa strada, senza fare sentimentalismi, ma prendendo dei provvedimenti che ci consentano di alleviare questa situazione. Quando noi proponemmo, per esempio, che con quattro soldi, riferito agli investimenti che vengono fatti per le grandi dighe in Sardegna, si potevano fare centinaia di laghetti collinari in terra battuta con i mezzi meccanici che si utilizzano oggi, ripeto, con quattro soldi, con spese modestissime avere a disposizione in tutti i centri strategici della Sardegna acque, umidità del suolo per chilometri e chilometri quadrati che avrebbe, se non impedito, limitato certamente questa tragedia di cui periodicamente la Sardegna è investita, e le sue istituzioni, e questa in particolare, sono costrette a discutere, ed ogni anno in condizioni peggiori, rilevando il dramma e le difficoltà che questa nostra terra continua ad avere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

Marteddu (Popolari). Mi pare di poter dire che dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur, il che significa che siamo qui a discutere, ma almeno una parte del territorio della Sardegna è stato già espugnato dal fuoco. Però mi pare importante che il 1° luglio, giorno in cui inizia l'attività formale dell'operazione antincendio, il Consiglio regionale si svegli da un sogno, come diceva l'onorevole Bonesu, e prenda atto di una situazione che non è come quella che avevamo pensato fino a qualche tempo fa, adagiati forse su una condizione che ci aveva consegnato una Sardegna diversa in questi ultimissimi anni sia dal punto di vista meteorologico sia dal punto di vista delle condizioni generali di organizzazione della Regione per prevenire gli incendi dopo i disastri del 1994, quando eravamo stati costretti a fare una legge regionale per venire incontro alle aziende che erano state distrutte in quasi tutta la Sardegna. Oggi io non posso che prendere atto delle dichiarazioni dell'Assessore, che comunque mi sembrano molto preoccupate e che richiamano un ulteriore approfondimento del problema e un ulteriore passo in avanti nel ricontrattare con lo Stato le condizioni di uno sviluppo civile che ancora su questo versante ci pare sia molto debole, sia molto labile e molto fragile se viene travolto ogni qualvolta si sviluppano drammi di questa natura e di questa entità. Prendo atto della dichiarazione dell'Assessore e ritengo che su questo argomento torneremo presto con atti formali da parte del Consiglio e parrebbe non congruo, o comunque non lineare rispetto alle cose che dobbiamo fare, attardarci in dispute ideologiche e teologiche di natura solo politica nel momento non cui invece dovremmo mettere in piedi un grande sforzo per dare una risposta a questo che è ormai un dramma che ci colloca tra le aree del mondo a più alto tasso di inciviltà che sono sotto l'occhio attento delle società sviluppate. Quando si parla di incendi si fa riferimento, notoriamente in questi periodi, all'Amazzonia, alle zone più povere e più disastrate del Chapas nel Messico e forse alle zone interne della Sardegna. Quindi il filo conduttore è il sottosviluppo, il degrado e l'inciviltà.

Noi dobbiamo dare una risposta seria e forte da parte delle istituzioni e da parte del Consiglio regionale. Non posso non sentirmi solidale in questo momento con la gente che ha subito questi fenomeni di terrore, ieri con i bambini che scappano dalle case, con gli anziani che vengono trasportati da un posto all'altro, con fenomeni che pensavamo fossero scomparsi dai nostri paesi civili, e badate che questi sono segnali che non possono non lasciarci interdetti e fortemente preoccupati; se il nostro impegno di consiglieri regionali e di rappresentanti eletti lì, eletti in quelle aree, dovesse consumarsi senza che abbiamo lasciato un segno di cambiamento delle condizioni civili, il nostro impegno sarebbe assolutamente fasullo e forse anche ridicolo, che si attarda su dispute bizantine ma che non incide per niente nelle condizioni di sviluppo civile delle comunità da cui geneticamente noi stessi proveniamo. La giornata di ieri dimostra alcune cose: la prima è che la data di inizio delle operazioni antincendio non può essere definita in maniera burocratica e legata solo alla disponibilità burocratica degli uffici di essere predisposti a fare queste cose, ma deve essere flessibile, deve essere legata in maniera moderna all'andamento delle stagioni, delle condizioni meteorologiche della Sardegna, che ormai sono rilevate, possono essere rilevate in tutte le forme che oggi la tecnologia moderna consente.

Questo è il primo punto a cui ho pensato ieri sera quando parlavo con alcuni amministratori locali, non è pensabile che le operazioni scattino il 1° luglio comunque, anche quando le condizioni meteorologiche, tutti sappiamo e tutti sanno, è un po' come leggere la Borsa, o su "Il Sole 24 ore", che ormai da alcune settimane le condizioni in Sardegna erano talmente a rischio che probabilmente occorreva essere più flessibili nell'organizzazione delle operazioni antincendio.

La seconda considerazione è che l'incendio non è più uno strumento regolatore dei conflitti economici nelle zone interne tra l'economia pastorale e l'economia contadina. L'incendio è uno strumento delittuoso, è come il sequestro di persona, è uno strumento che incide e che fa emergere le tensioni sociali più profonde, è uno strumento di vendetta personale e collettiva, in sostanza sono cambiate le ragioni antropologiche di un fenomeno tipico della Sardegna e quindi occorre pensare che tutto il sistema istituzionale deve essere coinvolto. Lo Stato, anche nelle sue strutture repressive e preventive attraverso gli organi periferici di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, le Prefetture, non possono essere assenti, oppure burocraticamente presenti su un fenomeno di questo genere.

Quando si parla di incendi non si deve pensare solo al Corpo delle Guardie Forestali, che in qualche modo sono deputate a risolvere questo problema, è tutto il sistema, tutto il Corpo Civile dello Stato che deve reagire, proprio perché è uno strumento delittuoso. Prima dicevo che l'incendio di ieri che ha coinvolto tutta la media valle del Tirso, dalla piana di Ottana, fino a Nule e Benetutti, travolgendo tutto il sistema aziendale delle sugherete ma anche il sistema aziendale delle aziende produttive, creando danni incalcolabili naturalmente, ma creando una situazione di gravissima tensione sociale, di terrore, di abbandono da parte delle popolazioni dalle proprie abitazioni. Tutto questo non può essere delegato solo alle guardie forestali, è il sistema dello Stato nel suo complesso che deve reagire, che deve essere presente. Se abbiamo fatto tutto quello che era possibile come Regione vuol dire che non basta, vuol dire che non è sufficiente, vuol dire che dobbiamo cogliere questa occasione per fare una riflessione più attenta e più a vasto raggio, soprattutto vorrei non sentire che questa materia è delegata alla trattativa sindacale per l'aumento di qualche decina di lire alle Guardie forestali, perché sarebbe una cosa assolutamente indegna e sarebbe anche una cosa schifosa, lo debbo dire con molta chiarezza e con molta severità.

Io credo che sia un problema di una presa di coscienza più forte da parte di tutto il sistema regionale, non vorrei che fra qualche anno, come mi diceva qualcuno, il bilancio alla Regione si dividesse fra gli impegni per la sanità e gli impegni per l'ambiente, devitalizzando tutti gli altri poteri dell'amministrazione regionale; occorre avere la consapevolezza nuova che questo dramma, questa tragedia va prevista, va prevenuta e va combattuta attraverso un impegno diffuso, forte, consolidato e stabilizzato da parte dello Stato.

Ieri ho ascoltato con molta attenzione le dichiarazioni dell'Assessore dell'industria che, con giusto e comunque evidente e palese senso di orgoglio, descriveva le 403 domande che ci sarebbero sulla legge numero 488 per impiantare industrie, la maggior parte di queste nella Sardegna centrale, io non so di che cosa stiamo parlando quando mancano le condizioni per lo sviluppo civile, quando siamo in una situazione di pre-sviluppo se non di sottosviluppo, che andiamo a parlare di aziende e di industrie quando ancora la gente è costretta ad andar via dalle proprie abitazioni perché annualmente si consumano queste tragedie, quindi dobbiamo veramente fare una grande riflessione.

Io credo che noi non possiamo abbandonare questa tornata di Consiglio regionale, cioè questa settimana, senza un qualche atto formale che dia la certezza alle popolazioni, alle comunità, a noi stessi, che il Consiglio regionale assume questo obiettivo, l'obiettivo civile, l'obiettivo di cambiare le condizioni civili come primo obiettivo. Credo che tutti i Gruppi presenteranno una mozione perché queste cose vengano condensate e richiamate, perché sentiamo l'impegno della Giunta Regionale per rimodulare, ripensare le condizioni e le operazioni per prevenire gli incendi in Sardegna attraverso un monitoraggio, come si diceva, più efficace e più diffuso in tutto il territorio, attraverso una ricontrattazione di un patto con lo Stato per creare le condizioni del pre-sviluppo non dello sviluppo ancora, che è condizione preliminare perché la gente continui a restare in quella comunità e non sia costretta ad andarsene, credo che su questo il Consiglio possa trovare una sua linea unitaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Certamente credo che l'intero Consiglio non avrebbe voluto trattare questo argomento all'indomani di fatti così gravi; forse sarebbe stato auspicabile che il Consiglio si soffermasse su questi temi non dopo una tragedia, dopo che siamo stati risvegliati da una situazione che pensavamo ormai superata. Veniamo chiamati ad un esame di coscienza, un esame di coscienza che comunque non può chiudersi senza riconoscere che in qualche misura non si è operato non solo questi anni, ma anche nel passato, con una certa capacità. Oggi siamo di fronte ad una situazione ormai ingovernabile, e siamo di fronte ad una situazione dove il fuoco brucia dove c'è più sofferenza, aggiungendo sofferenza alla sofferenza e questo fatto non può altro che richiamare a tutti noi una consapevolezza amara, non possiamo sognare.

Da poco abbiamo celebrato il cinquantesimo dello Statuto di Autonomia, ma probabilmente la giornata di oggi, all'indomani di questo danno irreparabile per le persone, per le cose e per l'ambiente, io credo che debba richiamare tutti noi ad un maggiore impegno perché se non governiamo bene, se non ci prodighiamo perché la tutela del territorio sia il primo atto d'amore che questa gente di Sardegna debba sentire per la propria terra, anche in termini morali per il futuro, per quelle che saranno le generazioni future, io credo che se non si governa e se non si tutela questo patrimonio noi continueremo a favorire il proliferare di atti criminali, e questo fatto alla fine credo che rappresenti per tutti una sconfitta.

Io credo che si debbano raddoppiare gli sforzi. Ho ascoltato con attenzione ciò che ha riferito l'Assessore e non posso dubitare sull'attenzione sua e dei suoi uomini, ma non basta, dobbiamo raddoppiare gli sforzi, dobbiamo far uscire da questo palazzo, dalle istituzioni, dobbiamo far uscire questa attenzione perché abbiamo il dovere di essere efficienti, abbiamo il dovere di essere efficaci su questa materia, non un palmo di questa terra deve rimanere senza essere presidiata, non ce lo possiamo permettere, perché quando in certi ambiti c'è disperazione, il risultato di questa disperazione può armare la mano in maniera diversa, complessa e credo che ci si deve organizzare per far fronte alla numerosa schiera di imbecilli assassini che non sanno quello che fanno, per cui condannarli così, in termini generici, credo che sia anche da parte nostra neanche una cosa che può gratificare, però è questa la verità. La disperazione arma queste mani e alla fine non è il mozzicone di sigaretta, non è la distrazione del campeggiatore, questi sono atti assassini e noi puntualmente ci troviamo sempre a dovere celebrare, all'indomani di questi atti, una presa di posizione ma che non riusciamo mai a tradurre in atti efficienti ed efficaci.

Io chiudo dicendo che è opportuno per questa nostra terra che si orienti una politica in queste zone fragili, una politica di presidio, di presenza, ci dobbiamo far riconoscere, dobbiamo essere accanto a queste situazioni molto difficili e dobbiamo essere accanto non in termini polizieschi ma nel comprendere i disagi, è questo lo sforzo che dobbiamo fare, tutte le istituzioni, da quella regionale a quella statale, a quella dell'amministrazione locale. Dobbiamo inaugurare una stagione nella quale la politica non venga interpretata come il nemico numero uno delle popolazioni, ma la politica vuole essere a disposizione di tutti i bisogni, della complessità di questi bisogni e in questa maniera, proprio avvicinando, scendendo nelle piazze, facendo un'opera di persuasione che il territorio è un bene troppo alto per poterlo mettere in discussione, perché poi passeranno 50 anni prima di vedere quelle aree proliferare di vegetazione. Questa attenzione, questa giornata contro questo crimine dell'incendio la Sardegna la deve inventare, ma non una giornata di protocollo, una giornata vera, viva, con la gente che capisca questa tensione, perché poi alla fine a rimetterci non sono solo i più deboli ma è l'intero popolo sardo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Intanto non possiamo non ribadire quanto abbiamo già detto in apertura della seduta, portando la nostra solidarietà alle popolazioni colpite da questa ennesima calamità che purtroppo porta con sé anche un evento luttuoso; ed è vero che la responsabilità primaria va ascritta agli incendiari o a quell' incendiario criminale che ha determinato l'incendio di una zona consistente, quella del basso - medio valle del Tirso. Ma è altrettanto vero, come ha riconosciuto l'assessore Onida, nella sua consueta lucidità e chiarezza, che esistono anche altre responsabilità, ed esiste una responsabilità del Governo nazionale, perché se mai ce ne fosse stato bisogno che lo confermasse l'assessore Onida è sotto gli occhi di tutti l'assenza, e non solo per la verità nella lotta agli incendi, ma c'è anche una responsabilità che è propria dell'amministrazione del Governo regionale per i ritardi, perché è vero, Assessore, lei ha fatto un elenco delle cose che la Regione ha sollecitato, ha avviato, degli strumenti che ha cercato di acquisire per predisporre una efficace lotta agli incendi, ma è altrettanto vero che parliamo ancora di fase di elaborazione, di fase di studio, di fase progettuale a otto mesi dalla chiusura di questa legislatura.

Oggi noi avremmo dovuto cogliere gli effetti di un'azione di Governo efficace, reale, concreta e non ancora soffermarci su quello che si sta predisponendo perché intanto in questi quattro anni gran parte del territorio della Sardegna è proprio andato in fumo, proprio per questa assenza, colpevole, non solo del Governo nazionale ma anche di quello regionale. Ed è davvero curioso questo Governo nazionale che con una mano vuole la salvaguardia della natura così radicale, tale da non permettere ai pastori di far pascolare le greggi o tagliare un po' di legna per il camino agli abitanti delle zone interne in particolare, mentre con l'altra incoraggia le polemiche perché la Sardegna si trasformi in un rogo continuo.

Il Governo nazionale dimentica che la Sardegna è la Regione cui in Italia il problema degli incendi boschivi si manifesta con una drammaticità senza pari, invece il Canadair, che è unico strumento in questi anni che ha mostrato una qualche utilità nel combattere gli incendi boschivi, rimangono a Ciampino o sono in avaria nello scalo di Alghero o vengono dirottati presso altre regioni della provincia. Arriveranno, se saranno disponibili, con i nostri incendi in un'oretta, il che vuol dire un paio di centinaia di ettari dopo, maestrale a favore.

Allora non possiamo non censurare la disattenzione con cui il Governo nazionale guarda la Sardegna, e se mi consente, assessore Onida, la critica non è a lei in quanto tale ma alla Giunta nel suo complesso, l'avassallamento della Regione, l'avassallamento della Giunta regionale sarda, che è un dato politico grave, che il Gruppo di Forza Italia censura duramente.

Non riusciremo mai, assessore Onida, a capire come si possano imporre parchi anacronistici e antieconomici, e poi non comprendere che la prossima estate senza Canadair saremmo in grave difficoltà. Forse io penso che il Governo nazionale anch'esso confida nelle virtù taumaturgiche dell'onorevole Presidente della Giunta Regionale, Federico Palomba, che proprio un anno fa, in occasione mi pare di una ricorrenza che riguarda il Corpo Forestale, aveva dichiarato di aver fermato il fuoco e incrementato le piogge. Sicuramente il Ministro sottosegretario per gli Affari per la Protezione Civile, quello dell'Ambiente, lo stesso Presidente Prodi forse si saranno affidati a queste assicuranti parole della nuova vestale sarda.

Ma forse, anche più credibilmente, l'autorevolezza politica della nostra autonomia è tale da non consentire neppure di avere un nostro aereo per spegnere gli incendi; e questo alla faccia del federalismo e della solidarietà nazionale. Qui, in questa regione, probabilmente il problema degli incendi l'avremmo risolto se si fosse creata una struttura, tipo la fondazione del Banco di Sardegna. Allora sicuramente avrebbe creato e catalizzato l'attenzione delle forze politiche sarde su un problema così grave, almeno il problema sarebbe stato posto all'attenzione delle forze politiche sarde e forse anche fra litigi, diaspore e contrasti all'interno della maggioranza, poi alla fine un qualche accomodamento in un ipotetico consiglio di amministrazione per un ipotetico ente antincendio lo si sarebbe anche potuto raggiungere.

Oggi abbiamo appreso dall'assessore che addirittura i vigili del fuoco, un corpo dello Stato, pretende 5 miliardi per poter contribuire, concorrere con la Regione Sardegna a esercitare quella che è una delle funzioni, come giustamente ricordava lo stesso assessore, una funzione istituzionale dello Stato e una funzione irrinunciabile, allora mi chiedo, e qui ritrovo un elemento colpevole, se mi consente l'assessore Onida, della Regione, nel non valorizzare proprio la nostra autonomia e la nostra specialità; di fronte a questo noi dovremmo far chiudere le caserme dei vigili del fuoco. Se questo è vero, se la Sardegna deve pagare un tributo così alto allo Stato, noi ci chiediamo e ci domandiamo che cosa stanno a fare i vigili del fuoco in Sardegna. E vorrei sapere qual è stata la reazione del Presidente Palomba ad una richiesta di questa natura, se il Presidente Palomba ha avuto il coraggio, la forza, l'autorevolezza, la dignità di protestare presso il Ministro degli Interni, dal quale mi pare il corpo dei vigili del fuoco dipenda, e presso il Governo Prodi.

Ma queste evidentemente, per il Presidente Palomba, sono delle quisquilie. Quindi io concludo; in apertura ho chiesto le dimissioni della Giunta, le ho chieste non per voler, su un fatto di questa natura, esercitare azioni di sciacallaggio, la Giunta ha ben più di una ragione per tornarsene a casa, non è solo la questione degli incendi, questa è una delle tante questioni, ma la mia voleva essere sopratutto una provocazione, una provocazione perché riteniamo che la Giunta debba necessariamente uscire dall'alveo in cui su problemi di questa natura si è via via incuneata, in un immobilismo spesso veramente da far terrore.

Allora il Gruppo di Forza Italia, in questa situazione, non propone, non ha una ricetta come quella del collega Montis, al quale voglio dire che ha parlato di vincoli di 20 anni nel periodo del fascismo; ma lo sa perché, onorevole Montis, 20 anni? Perché il fascismo è durato 20 anni (fortuna nostra). Perché se fosse durato 30 o 40 anni avremmo avuto vincoli... Il collega Luigi Biggio, che è un esperto in materia, mi corregge, e mi dice 14 anni. Ed io concludo proponendo all'attenzione dei colleghi e raccogliendo anche il suggerimento del collega Marteddu, di sottoporre all'aula un ipotesi di mozione, una mozione che censuri la disattenzione dimostrata dal Governo nazionale nel non valutare la gravità della situazione degli incendi boschivi in Sardegna, e impegni la Giunta Regionale ad adottare immediate ed urgenti misure con fondi regionali, richiedendone alla Protezione Civile perché si possano immediatamente approntare i necessari strumenti.

E` una mozione che sottopongo alla valutazione di tutti i Gruppi consiliari presenti in aula, e a conclusione di questo dibattito mi pare che la si possa, tenuto conto anche della gravità del fatto e dell'urgenza anche di intervenire presso il Governo nazionale, sottoporre al voto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ivana Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI IVANA (Progr. Fed.). A me pare innanzitutto che sia necessario esprimere la solidarietà con le popolazioni che hanno subito questa catastrofe, però bisogna anche dire, e dire ancora una volta, che da questo Consiglio deve venire forte una condanna per coloro che gli incendi li fanno divampare. Poi arrivo ad alcune questioni che voglio dire, ma io credo che sia necessario, e non è mai troppo, condannare atti di vandalismo di questa portata; se verrà confermato, così come pare, che l'incendio sia di origine dolosa, anche perché sono stati trovati 21 focolai che hanno ripetutamente preso fuoco. Allora bisogna dire che la prevenzione, di cui anche l'assessore Onida parlava, sia ancora un obiettivo lontano da raggiungere.

Ma la questione della prevenzione non attiene solo all'istituzione regionale e a quella statale; attiene a tutti noi, a vario titolo. Mi sarebbe piaciuto che stamane si fossero utilizzate più parole di condanna verso questi atti di vandalismo, perché bisogna anche ricordare che negli anni passati -forse rispetto a questo il suggerimento che potrei dare alla Giunta è che si riprenda in modo più incisivo una campagna di prevenzione e di educazione - vi sono state campagne di prevenzione molto incisive. Certo poi i risultati sono quelli che abbiamo tutti sotto gli occhi, ma tutti noi abbiamo presenti le ingenti risorse che sono state finalizzate a questo.

Io credo che una domanda che noi ci dobbiamo porre, senza giustificare tutto con la disperazione e l'emarginazione, che pure sono variabili che vanno prese in considerazione, bisogna ragionare e lo rifaremo, ci torneremo, sulla inciviltà e sulla involuzione rispetto al senso civico che in alcuni nostri paesi, e si allarga sempre più, è sempre presente.

Questo non riguarda solo, come in questo caso, gli incendi, ma riguarda anche tutta una serie di attentati che vengono compiuti contro la cosiddetta cosa pubblica. Allora bisogna forse ragionare su quali strategie ulteriori noi dobbiamo mettere in campo, affinchè si formi quella coscienza civica ed anche di consapevolezza che la cosa pubblica è cosa di ciascuno di noi. Forse alcuni strumenti legislativi li abbiamo e credo che anche alcune leggi approvate di recente possano essere indirizzate in tal senso, penso ad esempio alla legge sulla lingua e sulla cultura dei sardi.

Credo, comunque, che forse era necessario porre più attenzione alle previsioni meteorologiche che annunciavano già da tempo un'estate fra le più calde degli ultimi 50 anni, con temperature superiori di 5 o 6 gradi rispetto alla media stagionale e un tasso di umidità elevatissimo con venti di brezza, così venivano definiti. Allora probabilmente era necessario non seguire calendari burocratici. Io capisco e so, non solo capisco, ma so che questo non può essere deciso momento per momento, ma forse tra gli atti da prendere bisogna iniziare a dire che la campagna antincendi non può iniziare sempre e comunque il 1° luglio anche quando le condizioni ambientali e climatiche suggerirebbero iniziative preventive anticipate.

Credo che questo possa essere fatto ovviamente per il futuro, perché ormai siamo già dentro una situazione di questo genere e che quindi sia necessario pensare ad un calendario non burocratico, ma legato alle condizioni ambientali che si verificano. Credo che sia anche necessario dire che la Regione Sardegna debba andare verso una professionalizzazione del servizio antincendio, ma su questo credo che sia più opportuno tornare in un'altra sede.

Voglio dire che prendendo atto delle dichiarazioni dell'assessore Onida sia urgente che dal Consiglio venga un forte richiamo affinchè la vertenza Stato-Regione fosse conclusa ieri, come si dice. Allora, la vertenza Stato-Regione deve concludersi al più presto per far sì che la lotta agli incendi abbia le stesse opportunità di incisività che può avere nel resto dell'Italia. Quanto esposto dall'Assessore riguardo alla dotazione dei Canadair e di quelli che sono in dotazione ad Alghero, la dice lunga. E` chiaro che una vertenza di questo tipo va chiusa e va chiusa al più presto facendo sì che le strutture aggiuntive, rispetto a quelle che la Regione Sardegna, così come esposto dall'assessore Onida, avrà, siano efficienti ed efficaci e che siano il nuovo, ma questo lo stiamo ripetendo da troppo tempo. Il Canadair ieri è arrivato sopra la zona colpita dall'incendio, è riuscito a fare un intervento, è ritornato ad Alghero e non si è più rialzato; l'altro non si è alzato per niente. Non è neanche pensabile che possa arrivare un G 222 da Ciampino solo a metà pomeriggio, quando ormai si temeva il peggio, e che solo intorno alle 20.00, dopo che l'incendio era scoppiato intorno alle 13.00, si sia iniziato a poter dire che non vi era più alcun pericolo per gli abitanti dei paesi e soprattutto del paese di Orotelli, colpito prevalentemente in questo caso.

Allora, io credo che vi siano alcune questioni strutturali che vanno aggredite anche perché negli anni cambiano le condizioni della lotta agli incendi. Abbiamo visto che quanto pensato e previsto dieci anni fa non è più adeguato e adatto ai nostri giorni. Quindi, io credo che sia interessante ciò che l'assessore Onida ha detto e che comunque quello va non solo discusso, ma anche aggiornato e amplificato rispetto alla capacità di intervento, tagliando, mi sento di dirlo, tutto ciò che è inutile e inefficace e forse anche dannoso. Vanno tutti richiamati alle responsabilità, a iniziare dal governo nazionale, ma mi pare che la vertenza intrapresa dalla Regione Sardegna vada in questa direzione e quindi ne prendo atto.

Per concludere, credo sia necessario provare a ragionare in tempi veloci, su quali iniziative fare adesso rispetto ai danni che sono già stati causati. I danni ancora non sono stati calcolati, ma sono stati bruciati più di 300 ettari di bosco di pascolo per comunità che non hanno, bisogna dirlo, molte altre possibilità di sviluppo e di reddito in questo momento. Io credo che senza pietire niente sia necessario, rispetto a ciò che la Regione Sardegna in fatto di legislazione ha, capire quali strumenti e quali atti siamo in grado di porre in essere immediatamente.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per la replica l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Sono venuti, signor Presidente, onorevoli colleghi, suggerimenti dai Gruppi presenti in questa aula tutti estremamente meritevoli di attenzione.

Io porterò certamente all'attenzione della Giunta le sollecitazioni che ho ricevuto in quest'aula, tutte meritevoli di approfondimento.

Il problema dei laghetti collinari, una politica che fino a questo momento non abbiamo usato, ma che credo possa essere intrapresa con certezza di esiti positivi; il problema della duttilità del programma dell'antincendio, richiamato dal collega Marteddu, da Dettori e da qualche altro intervento. In ordine a questo argomento voglio dire che non esiste, neanche adesso, un calendario rigido della campagna antincendio, perché la nostra campagna antincendio cammina dal 10 giugno al 30 ottobre; dal 1° luglio è approntato in termini ottimali con l'attivazione a regime di tutti gli strumenti, dal 1° luglio sino al 30 settembre. Ma dal 10 giugno al 30 ottobre la metà delle dotazioni di cui dispone il sistema regionale è già pronto per attivarsi così come si è attivato nei giorni che hanno preceduto la giornata di ieri con tutta una serie di interventi che si sono succeduti in Sardegna, notevoli, soltanto una trentina nell'area della mia provincia per intenderci. Quindi, c'è già un (?). Colgo comunque il senso della sollecitazione, nel senso che probabilmente va ripensato un attimino proprio l'organizzazione nell'arco dell'estate, nell'arco della stagione a rischio.

E` stato anche detto che bisogna intraprendere strade moderne di monitoraggio. Io su questo argomento ho anche una notevole attenzione alla modernità, alla scienza, al sistema della ricerca. Dopodomani a Lanusei verrà approvata la capacità di monitorare gli incendi ad un sistema di informazione, un sistema di telerilevamento che è nato con il maxi appalto di dieci anni fa. Dieci anni fa nacque un sistema di telerilevamento che è nato con il maxi appalto di dieci anni fa, dieci anni ha nacque un sistema di telerilevamento di proporzioni straordinarie, non usato in Sardegna. Io non posso stare nella morsa tra chi sostiene che questa è una cosa perfetta e va usata e chi invece dice che questa non è una cosa di cui noi ci possiamo fidare, preferiamo le vedette così come stiamo facendo oggi. Andiamo a verificarlo a Lanusei, certamente siccome si sono spesi per la realizzazione, per la acquisizione, per l'installazione di questi sistemi su tutto il territorio della Sardegna, decine, decine e decine di miliardi il mio dovere è anche questo, è cosa che viene da dieci anni fa. Voglio dire che tutte le cose che si stanno facendo in questa materia hanno un orizzonte lontano, vengono da una difficoltà remota, ma hanno un orizzonte lontano. E` una pianificazione e un programma che non si esaurisce nell'arco né di un governo di una Giunta né tanto meno di un segmento di un governo regionale.

Quindi, andiamo a verificare anche questo, lo faremo subito, se questa strumentazione che comunque abbiamo è seria ed è valida, va subito messa in essere. I nostri amici che sono delegati, legittimati, che formeremo, alcuni sono già formati perché venga utilizzato questo sistema si dovranno adeguare alla modernità. Può anche essere che, insieme alla modernità e a mezzi sofisticati come questi, sia ancora necessario usare anche le vedette, mantenere ancora un sistema di presenza a terra come quello che stiamo utilizzando in questo momento. Se questo dovesse ravvisarsi non utile, la responsabilità di una scelta fatta in tempi lontani non mi può e non mi dovrà accomunare, così come credo che non potrà e non dovrà accomunare questa Giunta. Mi auguro che si tratti invece di una ulteriore opportunità importante così come la rete radio. Chiunque amministrerà, chiunque governerà la prossima volta si ritroverà con sistemi, con piani, con mezzi, con anche una maturità diversa attorno a questa materia.

Concludo riprendendo soltanto il rapporto tra noi e il Governo. Non è un atteggiamento, non è uno stile liberatorio quello che spesso vede la mia persona contrapporsi ad atteggiamenti negligenti del Governo nazionale. Noi abbiamo chiesto anche, il Ministero dell'Ambiente non ha responsabilità su questa materia, ma ad adiuvandum, perché le responsabilità sono della Protezione Civile e del Ministero delle Politiche Agricole, abbiamo chiesto anche all'Ambiente, ad adiuvandum una sua posizione forte in difesa della Sardegna, perché nel '97 in Sardegna comunque si è avviato un processo di parchi, di aree protette, di tutela del territorio in maniera straordinaria. Abbiamo chiesto anche una sua presenza che determinasse il Governo a darci una mano. Io non abbasserò la guardia, da questo momento anzi la guardia la terrò sollevata e il rapporto con il Governo si deve concludere e si concluderà con rendere giustizia alla nostra regione in ordine all'utilizzo dei mezzi che lo Stato ha e che dà alla Calabria, alla Basilicata, alla Sicilia e alla Liguria con certezza di servizi, cosa che noi non abbiamo avuto fino a questo momento.

Io questo impegno lo assumo non soltanto per conto del governo ma del Consiglio e della gente di Sardegna. Però l'appello che io continuo a fare è che utilizzando anche lo strumento nuovo della legge sulla cultura si possa per esempio inserire nell'insegnamento delle scuole dell'obbligo per il prossimo futuro in qualche modo l'insegnamento che tenda a sensibilizzare il giovane, il bambino nell'età della crescita e della educazione, al rispetto dell'ambiente, al rispetto del territorio, a contrastare chi usa il fuoco come mezzo di distruzione.

Questo è uno strumento. Noi useremo certamente tutta la sensibilità di cui siamo portatori. Non siamo certamente i migliori. Giustamente l'onorevole Bonesu diceva: "Non è oggi il tempo del giudizio", il tempo del giudizio lo vediamo tra qualche mese, un po' più in là. Io mi auguro che a quell'appuntamento tutti quanti insieme possiamo approdare con un voto positivo, che non è il voto sulla Giunta, non è il voto sull'Assessore ma è il voto sulla coscienza civile, sulla ribellione civile della gente, del popolo sardo, della politica alta contro queste manifestazioni, contro questi atteggiamenti deboli, senza cultura, di distruzione che spesso molti dei nostri figli purtroppo usano per ribellarsi all'indigenza, al disagio, alla sofferenza, alla politica quando la politica non è alta. Ma ci sono altri modi per fare questo, non è certamente il fuoco lo strumento che deve essere utilizzato.

In questo modo ci muoveremo e da subito riprendiamo il rapporto con il Governo nazionale per definire almeno gli aspetti fondamentali della vera disponibilità della strumentazione indispensabile per poterci difendere da questa piaga.

PRESIDENTE. Grazie con l'intervento dell'assessore Onida a nome della Giunta si conclude il dibattito sugli incendi, inserito d'intesa con l'Assemblea ai sensi dell'articolo 119. Voi sapete che il dibattito è regolato dall'articolo 119, una procedura di cui ho dato lettura in apertura precisa. E` stata annunciata la presentazione di una mozione, ma quella è una fase successiva che si vedrà nella prossima Conferenza dei Capigruppo, io penso che se c'è intesa si può vedere nel corso della seduta.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, un accordo che si sta raggiungendo con i Capigruppo per predisporre un documento comune, siccome mi sono distratto, se era questa la...

PRESIDENTE. Era questa. Dicevo, il dibattito sul 119 è concluso. E` stata preannunciata una mozione, si deciderà. Mi fate sapere quale è l'intesa, poi possiamo interrompere o non interrompere. Se c'è un'intesa si può inserire e votare sennò si segue la procedura regolamentare. Nel corso della seduta della mattinata, del pomeriggio eccetera, mi fate sapere se c'è un'ampia intesa naturalmente è tutto più semplice, altrimenti dovrò convocare la Conferenza dei capigruppo e decidere.

Però su questo nell'ambito della seduta vedremo come affrontare questo problema della mozione che è una fase diversa rispetto al 119 ma che possiamo collegare se c'è questa intesa complessiva.

Allora, mentre si predispone questo documento che poi verrà presentato al momento opportuno, lo valuteremo anche sentendo la Giunta ai sensi dell'articolo 113.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Oggi riprendiamo con l'ordine del giorno che avevamo stabilito, è in discussione la proposta di legge numero 22, abbinata al disegno di legge 101 "Razionalizzazione del sistema organizzativo e revisione della disciplina in materia del personale, organizzazione dell'Amministrazione Regionale, revisione della disciplina in materia di pubblico impiego"; relatore il consigliere Masala. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Masala, relatore.

Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, chiedo la convocazione di una Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni, convochiamo la Conferenza dei Capigruppo. Sospendo la seduta per 5 minuti.

(La seduta sospesa alle ore 11 e 59, viene ripresa alle ore 12 e 09.)

PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Comunico l'esito della determinazione della Conferenza dei Capigruppo.

Mi pare di avvertire, così mi è stato detto, che sta per essere presentata una mozione unitaria, e quindi se c'è l'accordo complessivo si può votare anche nel corso della mattinata, appena arriverà, sentito il parere della Giunta che è stato però preavvisato favorevole.

Discussione generale del testo unificato della proposta di legge Masala - Locci - Usai Edoardo - Frau: "Organizzazione dell'Amministrazione regionale. Revisione della disciplina in materia di pubblico impiego" (22) e del disegno di legge: "Razionalizzazione del sistema organizzativo e revisione della disciplina in materia di personale regionale" (101)

PRESIDENTE. Ora continueremo i nostri lavori con la relazione dei provvedimenti sul personale, la riforma dell'Amministrazione regionale non li rileggo testualmente perché l'ho già fatto prima. Chiedo a colleghi di prendere posto, sono dei provvedimenti di particolare rilievo.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Masala, relatore.

MASALA (A.N.),relatore. Signor Presidente del Consiglio, signori della Giunta, onorevoli colleghi, durante il dibattito che si è svolto alcuni minuti fa mi veniva alla mente che effettivamente con il disegno di legge che noi andiamo ad esaminare a partire da questo momento indubbiamente rimangono forti dubbi sulla sua attuazione. Il pensiero e questa difficoltà mi è venuta perché anche il problema degli incendi, della salvaguardia dagli incendi rientra tra gli obiettivi e i programmi che poi la Giunta regionale dovrà andare a predisporre e che l'Amministrazione dovrà attuare. Poiché l'Amministrazione nel raggiungimento degli obiettivi dovrà essere dotata di uomini e mezzi, mi è venuto in mente che certamente con riferimento a quell'obiettivo, ma sicuramente ne esistono altri nei quali c'è una sovrapposizione tra funzioni statali e funzioni regionali, indubbiamente ci potranno essere grosse difficoltà.

Io nell'accingermi a fare questa relazione uscirò dagli schemi tradizionali, anche perché se dovessi attenermi agli schemi tradizionali potrei cavarmela dicendo di rinviare alla relazione scritta. In verità non voglio fare questo perché si rende necessario qualche chiarimento sia di ordine politico che di ordine tecnico - giuridico con riferimento alla legge in discussione.

Occorre partire dall'articolo 3 dello Statuto il quale alla lettera a) attribuisce alla Regione sarda potestà esclusiva in materia di ordinamento degli uffici e lo stato giuridico ed economico del personale.

Però lo stesso articolo 3 dello Statuto indica un limite e cioè pone il vincolo dell'applicazione delle norme fondamentali delle riforme economiche e sociali della Repubblica, che il 3° comma dell'articolo 2 della legge numero 421 del 1992 ha indicato a carico delle Regioni a Statuto speciale. Quindi, anche la Regione sarda è tenuta, nel disciplinare il proprio ordinamento e nel determinare lo stato giuridico ed economico del proprio personale, ad attenersi ai principi che sono stati enunciati nella legge nazionale numero 421 del 1992.

Questa legge numero 421 è una legge delega e, come tutte le leggi delega, con riferimento al rango statale divengono attuative soltanto con la emanazione di decreti legislativi, e in attuazione della legge numero 421 il Governo nazionale ha emanato numerosi decreti legislativi che si sono proposti di disciplinare la normativa in argomento, a partire dal decreto legislativo numero 29 e giù giù fino all'ultimo che è stato emanato in materia di riscrittura dello stesso decreto legislativo 29 con il decreto legislativo numero 80.

Questo è l'antefatto giuridico, per cui una nostra proposta di legge, una nostra legge della Regione, si colloca sotto il profilo sostanziale nello stesso livello del decreto legislativo nazionale, nel senso cioè che anche la nostra legge, così come i decreti legislativi nazionali, debbono attuare i principi che sono stati fissati dalla legge numero 421 del 1992.

Ora, naturalmente, qualche digressione di carattere cronachistico, non lo chiamo storico perché forse non è storia ma solo cronaca parlamentare, occorre pure fare.

Eravamo nel settembre del 1994 quando fu insediata la prima Giunta Palomba; il Presidente del Gruppo di Forza Italia dell'epoca, onorevole Emilio Floris, chiese al Presidente della Giunta che indicasse un calendario di tutti gli impegni che mediante la lettura o l'illustrazione del programma di governo la Giunta andava ad assumere. In quell'occasione il presidente Palomba confermò in quest'aula che, entro 6 mesi, a fare data dall'insediamento della sua prima Giunta, si sarebbe attuata la legge di riforma di attuazione della legge 421/92 .

Ora, in verità, per poter approvare una legge entro 6 mesi dalla data in cui egli parlava, cioè settembre 1994, il disegno di legge della Giunta avrebbe dovuto essere presentato ad horas o quanto meno a giorni rispetto a quella data. Invece, fino al dicembre 1994 non se ne fece niente. Per quanto ne sappiamo la Giunta si limitò a insediare commissioni di studio, ad ingaggiare esperti da ogni parte dell'Isola, a studiare attentamente questo problema ma di disegni di legge neppure l'ombra.

Toccò allora al Gruppo di Alleanza Nazionale stimolare, iniziare, dare impulso a questa attività, presentando la proposta di legge che porta infatti il numero 22. La Giunta invece presentò il suo disegno di legge nel maggio del 1995, e infatti porta il numero 101. Ora nell'esame di queste proposte di legge che la Commissione decise immediatamente di unificare, anzi, se voglio essere più preciso, di riscrivere condensando il tutto, estrapolando ciò che c'era da estrapolare dalle due proposte, ma soprattutto riscrivendo un testo che fosse aderente allo spirito e alle prescrizioni della legge 421, ovviamente andando anche a recuperare i suggerimenti che potevano venire dal decreto legislativo numero 29, e cioè avvalendosi di quella che poteva essere l'esperienza pratica che l'ordinamento statale, nel corso dei mesi, andava facendo. Ma si è svolta una istruttoria serrata con i sindacati; c'è stato un rapporto costante con le associazioni di categoria, quelle dei lavoratori, come dicevo prima, e quello che in quell'occasione veniva notato era una situazione di anomalia, per non trovare definizioni diverse.

La Giunta, nel corso dei lavori delle commissioni, continuava imperterrita ad intrattenere rapporti con i sindacati, quasi che la Commissione non fosse stata ancora investita del problema, e ciò evidentemente determinava delle situazioni di incomprensione anche tra commissione e sindacati perché, evidentemente, mentre la commissione voleva mantenersi il più aderente possibile ai principi della 421, altri avevano pensato di utilizzare questa legge, che è una legge quadro. Se noi andiamo ad esaminare il decreto legislativo numero 29 dello Stato, pur con tutte le modifiche, ci accorgiamo che esso contiene dei principi, delle modalità di attuazione, dei criteri di organizzazione, delle modalità di accesso all'impiego, di come viene disciplinato il contratto, chi fa il contratto, chi non lo fa, con quali caratteristiche, ma non ci sono né inquadramento di personale, non ci sono riconoscimenti di situazioni pregresse, non ci sono problemi che attengono in modo specifico a singoli o a categorie di personale. Però, evidentemente, questo non era rispondente alle esigenze di un corretto rapporto tra Giunta e sindacati. Questo però determinava indubbiamente delle situazioni di incongruenza che evidentemente hanno avuto il loro peso.

Presidenza del vice presidente zucca

(Segue MASALA.) Sempre il Presidente Palomba definisce la legge di attuazione della 421 la madre di tutte le riforme. Ora, in verità, questa legge presa da sola non è la madre di niente. Può essere la madre dell'organizzazione degli uffici, può essere la madre della migliore razionalizzazione dei servizi, ma certamente non è la madre di tutte le riforme. Perché giova ricordare che tutte le forze oggi presenti in quest'aula quando si presentarono al Corpo elettorale, tutte indistintamente, sia la coalizione del Polo che la coalizione del centro sinistra, che la coalizione del centro, si presentarono tutti al Corpo elettorale affermando che la Pubblica Amministrazione andava riformata, perché la burocrazia era elefantiaca, non era nelle condizioni di lavorare, che i ritardi che andavano a colpire pesantemente gli interessi dei singoli, degli associati, dei cittadini erano di tale gravità che fosse assolutamente improcrastinabile il problema della riforma della Pubblica Amministrazione.

Evidentemente quando si è affrontato il problema non è sfuggito a nessuno, almeno dei componenti della commissione, che questa proposta non poteva andare da sola ma che dovesse andare di pari passo con la riforma della legge 1, quella cioè che ridetermina uffici, competenze e distribuzione del Governo regionale. Perché quando andiamo nel dettaglio e vediamo che prevediamo i vertici delle direzioni in direzioni generali, evidentemente non è possibile pensare che ci possa essere una sola direzione generale per ciascun assessorato. E poiché queste andranno istituite per legge evidentemente occorrerà avere di fronte il quadro organizzativo del Governo regionale. E quindi doveva andare di pari passo con la riforma della legge 1 e, per la verità, in assenza totale di disegni di legge della Giunta sull'argomento si è andati avanti per qualche mese e forse per più di qualche mese con l'esame congiunto o alternativo di questa proposta con la cosiddetta PL numero 43, di iniziativa di alcuni consiglieri componenti della prima Commissione, che proponeva la riforma della legge 1 perché si considerava assolutamente indispensabile realizzare questa riforma contestualmente a quella di cui stiamo parlando. Ma del pacchetto delle riforme faceva parte anche una serie di problematiche che la confusa legislazione del passato aveva lasciato insolute. Noi abbiamo assistito a innumerevoli leggi, nel passato, riguardanti il personale e l'organizzazione degli uffici, ma per quanto riguarda il personale, e in attuazione di queste leggi abbiamo visto delle situazioni di tali anomalie, tali ingiustizie così manifeste che evidentemente non possono non essere affrontate ed esaminate. Ecco che allora è venuta fuori l'idea del cosiddetto collegato, e cioè, in altri termini, l'accordo iniziale prevedeva che dovessero andare in Aula di pari passo il progetto di riforma di recepimento della legge 421 del '92, la PL 43, cioè quella che doveva provvedere alla modifica della legge 1, ed il cosiddetto collegato che doveva affrontare ed eventualmente risolvere le questioni, le anomalie, le ingiustizie manifeste di fronte alle quali questa amministrazione si trova, se si vuole realmente dare a questa legge, di cui oggi discutiamo, il significato di spartiacque tra il vecchio e il nuovo sistema.

Della proposta di legge 43 si è persa traccia, nel senso che abbiamo abbandonato l'idea nella considerazione che fosse oltremodo difficile poter portare, prima dell'inizio di questa stagione estiva, contemporaneamente questo provvedimento e la proposta di legge numero 43. Quella che invece non è stata abbandonata è l'idea del cosiddetto collegato, e soltanto oggi noi sentiamo in Consiglio l'annuncio ufficiale e formale della presentazione di questo collegato, e quindi dovremo in questi giorni esaminarlo velocemente per poterlo portare in Aula.

Il bisogno di esaminare contemporaneamente queste situazioni di anomalie deriva da situazioni giuridiche che offendono la coscienza di ciascuno di noi. Cioè, cito solo qualche esempio, noi troviamo nel nostro ordinamento regionale, quello in vigore, titoli di studio che vengono riconosciuti come scuola media di primo grado negli enti e vengono riconosciuti invece diplomi di scuola media di secondo grado nell'amministrazione. Ci troviamo di fronte a concorsi realizzati, perfezionati in epoche diverse, con una parte che ha potuto godere della cosiddetta mobilità verticale, altri invece che sono stati assunti, che hanno avuto la sfortuna di vedere il decreto firmato con due giorni di ritardo, esclusi dalla mobilità verticale. Io non sto dicendo che debbano essere affrontati, risolti, eccetera.; io sto dicendo che queste anomalie si era d'accordo che venissero esaminate contestualmente a questa legge. L'ho definita relazione atipica, fuori dagli schemi, proprio perché ho voluto cogliere l'occasione per enunciare quelle che sono tutte le problematiche di fronte alle quali ci troviamo.

Sul punto, quindi, deve essere fatta questa conclusione ed è anche legato all'andamento corretto dello svolgimento di questo dibattito e dell'esame di questa legge, perché evidentemente quegli accordi, che pure erano di natura politico giuridica, politica perché investivano tutti i Gruppi presenti in quest'aula e nelle Commissioni, ma anche giuridica perché effettivamente si vuole partire, come è giusto che si parta, con il piede giusto. Quindi va recuperata questa parte dell'accordo perché diversamente diventa piuttosto difficile andare più avanti.

In verità questo progetto di legge giunge oggi all'Aula, ma era pronto in altre due circostanze per portarlo all'Aula. Ma, ogni volta che si parlava di portare questo progetto in Aula c'era inevitabilmente la crisi di governo, e da una crisi di governo regionale all'altra evidentemente la Commissione ha continuato ad approfondire i temi affidando anche il lavoro a delle sottocommissioni, le quali hanno potuto lavorare grazie anche alla abnegazione dei funzionari, ai quali comunque, indipendentemente da quello che si dice, va dato il merito di aver collaborato, spesso anche di aver rappresentato la coscienza critica della Commissione stessa, nel senso che essa veniva spesso richiamata alla scrupolosa osservanza dei principi indicati nella legge 421, perché questo era il nostro scopo principale. Però non si può nascondere che, anche in relazione a questa legge alcuni hanno cercato di ottenere dei vantaggi strumentali. Io non posso non ricordare, lamentandomene anche personalmente, per essere stato il primo firmatario della proposta di legge numero 22 che, tutto sommato, anche sotto il profilo tecnico ha dato l'avvio a questa cosa, di vedersi esclusi anche nelle citazioni.

Qui si è parlato di 101. Il 101 è il numero del disegno di legge della Giunta, che però è arrivato dopo, e quindi correttamente andavano detti 22 e 101. Ma non era tanto a questo che io mi riferisco, ma alla volontà speculazione che anche organi importanti di governo hanno fatto in questa cosa. Persino nell'ultimo DPEF io leggo che nel quadro di questa azione di riassetto globale le priorità sono: la modifica della legge regionale numero 1 del '97. Ma io dico alla Giunta: "Perché non avete presentato un disegno di legge?" Non basta scrivere ancora, a quattro anni dall'inizio della legislatura, a dieci mesi dalle prossime elezioni, che tra le priorità di questa Giunta c'è la riforma della legge 1, quando in quattro anni questa Giunta Palomba, nelle sue cinque versioni, non ha avuto la capacità di presentare un suo progetto di legge.

Io dico queste cose, e me ne scuso, perché non è facile fare il relatore di una legge nella posizione di chi riveste anche la carica di Presidente di un gruppo consiliare di opposizione, e quindi è logico che questa relazione dovrà essere svolta ed accettata con questa limitazione, e quindi anche con questa motivazione di ordine politico. La riforma dell'apparato amministrativo regionale in attuazione della legge 421 e dei successivi decreti legislativi, cioè a dieci mesi dalla fine della legislatura non si scrivono più queste cose, perché se priorità fossero state sarebbero state realizzate fin dal primo anno di questa legislatura. Evidentemente non erano così prioritarie come oggi si vuole far credere alla gente. Ecco perché ancora in questi documenti si usano questi frasari, queste terminologie che offendono il senso comune, che offendono comunque le persone che hanno disinteressatamente e magari spesso anche in silenzio lavorato a questo progetto. Quindi, si deve dare una lettura corretta della questione senza che la stessa possa essere utilizzata come medaglietta né dell'uno né dell'altro e comunque la maggioranza non può utilizzare questo come una sua medaglietta e soprattutto non la può utilizzare la Giunta, perché non rientra tra i compiti della Giunta questo di doversi appiccicare le medagliette su un argomento di questo genere. Perché il presidente Palomba aveva ragione in una cosa: è vero che questa legge non è la madre di tutte le riforme, soprattutto non lo è se viene disgiunta dalle altre riforme che io ho indicato, ma è comunque una riforma e come tutte le riforme non possono essere appannaggio di uno o dell'altro gruppo, ma si fanno le riforme soltanto con il massimo di consenso da parte dell'Aula e quindi non può essere fatta una riforma contro Alleanza Nazionale, non può essere fatta una riforma contro il Partito Popolare, non può essere fatta una riforma contro Forza Italia, ma deve essere realizzata una riforma con il concorso di tutte le forze politiche, diversamente non è più una riforma, il che significa che non può essere ascritto a merito di chicchessia, ma dell'intero Consiglio se una riforma di questo genere viene realizzata.

L'impianto di questa legge. Occorre fare una premessa: noi per decenni, forse per secoli, abbiamo imparato a conoscere la differenza esistente tra pubblico impiego e impiego privato. Il pubblico impiego era un rapporto di lavoro tutto particolare che legava l'ente pubblico non economico, quindi Stato, comuni, regioni, province, al dipendente, e l'ordinamento di questo pubblico impiego veniva sempre ed è stato sempre disciplinato tenendo conto della particolare posizione del dipendente, ma anche della particolare funzione che il pubblico dipendente andava a svolgere. Il rapporto privato è invece il rapporto di impiego più caratteristico, proprio caratteristico del rapporto privatistico, il che non significa che il datore di lavoro non possa essere un ente pubblico, ma è la natura del tipo di rapporto che andava a modificarsi a seconda che fosse pubblico o privato. La legge numero 421 che cosa ha stabilito? Non ha stabilito che cessi la funzione del pubblico impiego, ma che il rapporto di lavoro che lega il dipendente alla sua amministrazione sia di natura privatistica, quindi ha modificato, cioè ha reso privato, il rapporto di lavoro, ma il funzionario continua ad essere il pubblico ufficiale, continua ad essere portatore di interessi pubblici e generali, deve essere ancora, come in passato, il responsabile, quello che una volta chiamavano il servitore dello Stato, quello che il Presidente della Repubblica giovedì scorso ha chiamato senso dello Stato, senso della Regione e quindi lo strumento dell'ente pubblico per la realizzazione delle finalità pubbliche e generali, proprio istituzionali dell'ente in questione, quindi nel caso di specie della Regione. Questo è fondamentale come passaggio perché evidentemente è una distinzione che nel rapporto che si è instaurato, soprattutto con le rappresentanze dei lavoratori, evidentemente non sempre è stata tenuta presente questa distinzione. Non si diventa impiegati privati a tutti gli effetti, è il rapporto di lavoro che viene demandato alle parti e viene disciplinato attraverso e mediante regole particolari, caratteristiche del rapporto di impiego privato, ma evidentemente quella funzione pubblica permane, tanto è vero e tanto permane che in via derogatoria la legge può anche stabilire che ci possano essere delle modifiche alle regole generali affidate alla trattativa privata per quanto riguarda la contrattazione sul rapporto di impiego quando siano prevalenti interessi generali. E questo non può che essere così perché evidentemente la Regione, come lo Stato e gli altri enti pubblici, sono chiamati a svolgere funzioni di interesse generale e pubblico.

Ed allora che cosa significa trasformare il rapporto...io, Presidente, debbo chiedere una deroga, anche perché diversamente dovrei completare il discorso con un intervento a parte come consigliere, d'altra parte questo che sto dicendo è proprio la parte più specificamente riferita alla questione, quindi chiedo una deroga a questa cosa...

PRESIDENTE. Per la complessità dell'argomento mi pare logico che la deroga sia concessa ed ovviamente non costituirà un precedente perché non avrebbe senso che così fosse.

MASALA (A.N.), relatore. Lo recuperò nel mio intervento come consigliere semplice.

La conseguenza della privatizzazione del rapporto è ovvia perché se il rapporto diventa privato naturalmente si fanno i contratti collettivi, naturalmente si applicano le norme del Codice Civile, naturalmente si applica quello che viene chiamato lo Statuto dei lavoratori e naturalmente si applicano anche i principi in materia giurisdizionale che vigono per il rapporto di lavoro privato. Sono tutte conseguenze logiche della privatizzazione del rapporto di pubblico impiego. Il punto centrale del rapporto, delle fonti relative al rapporto di impiego è ovviamente il contratto collettivo. E' nel contratto collettivo che vengono discusse tra le parti, disciplinate, regolamentate tutte le questioni che attengono al rapporto di impiego, stipendio compreso, quindi non è più la legge che stabilisce quanto deve prendere o quanto non deve prendere un funzionario della Regione, ma sarà il contratto collettivo che stabilisce le mansioni professionali, tutta la disciplina in ordine a questo rapporto di lavoro. Naturalmente esistono delle riserve di legge, cioè esistono dei settori che attengono a questo rapporto tra ente e dipendente, che ovviamente devono essere riservate alla legge. Lo spartiacque, diciamo così è rappresentato proprio dalla natura del rapporto, cioè tutto ciò che attiene al rapporto di lavoro è oggetto contrattuale, ciò che invece attiene alla struttura degli uffici, alle regole per l'accesso, alle regole per il reclutamento, alle regole per l'affidamento della titolarità degli uffici, evidentemente debbono essere stabiliti per legge, perché attengono non al rapporto di lavoro, ma alla organizzazione, che è una prerogativa del datore di lavoro, il quale agisce anche come ente pubblico e come datore di lavoro privato. Quindi non è il dipendente che decide se debba esserci o non esserci una direzione generale, ma sarà l'amministrazione che decide queste cose e queste cose le fa attraverso le fonti legislative o gli atti normativi che ne conseguono.

Uno degli aspetti che più mi interessano di questa cosa è il principio che è stato affermato, secondo il quale la dirigenza, cioè gli organi direttivi, gli incarichi di dirigenza seguono o possono seguire le sorti dei governi regionali, cioè ad ogni cambio di Giunta la Giunta ha il diritto di nominarsi i suoi dirigenti, di nominare i preposti agli uffici di direzione. E` un sistema che mi pare si adatti perfettamente all'auspicato sistema bipolare, perché mi pare che sia anche giusto che, soprattutto quando cambia colore un governo regionale, che questo nuovo colore possa anche avere il diritto di nominarsi i direttori generali. Mi pare che sia una cosa abbastanza elementare, logica e sacrosanta.

L'altro aspetto caratterizzante è la separazione tra potere politico e potere amministrativo e, conseguentemente, anche delle sfere di responsabilità relativa.

Il potere politico non potrà più fare il funzionario. Il funzionario dovrà essere fatto dai funzionari, non dall'Assessore. L'Assessore deve da solo, ed in concorso con i colleghi della Giunta, fissare quelli che sono gli obiettivi da raggiungere, individuare i programmi di attuazione, concorrere alla determinazione delle risorse perché le varie strutture organizzative dell'amministrazione possano raggiungere gli obiettivi che sono stati indicati, ma gli obiettivi vanno raggiunti dall'amministrazione. Evidentemente questo comporta anche un rapporto diretto e diverso di responsabilità perché la prima ha senz'altro la responsabilità politica, la seconda ha senz'altro la responsabilità amministrativa, ma senz'altro l'autorità politica ha anche la responsabilità sulla verifica del conseguimento dei risultati, che può fare direttamente o attraverso appositi organi di controllo della gestione.

In tutta questa vicenda il Consiglio che ruolo ha? Perché anche questo è importante, sapere che ruolo ha questo Consiglio. Viene espropriato totalmente da qualunque possibilità di vigilanza, di interferenza su questa cosa oppure no? Il Consiglio interviene in tre aspetti fondamentali di questa cosa; innanzitutto sulle questioni che attengono alle materie che rimangono riservate alla legge, quindi tutto ciò che è riservato alla legge continua ad essere nella disponibilità del Consiglio regionale, quindi strutture, come vengono organizzati gli uffici, le regole per l'affidamento degli incarichi e tante altre cose.

Secondo passaggio; il bilancio e la legge finanziaria. Perché è il momento in cui il Consiglio dice alla Giunta, che ha presentato un suo programma: "Benissimo, io ti metto a disposizione la somma X che il Consiglio delibera, perché tu possa essere messo nelle condizioni di raggiungere questi obiettivi, però ricordati che annualmente mi devi rendere conto di quello che tu hai fatto e mi devi dimostrare che hai raggiunto questi obiettivi. Diversamente io non ti dò i soldi, non solo, ma ti apro anche la crisi politica". Quindi è il terzo momento importante, è quello della relazione che la Giunta deve fare annualmente al Consiglio sullo stato di attuazione di tutti gli obiettivi che erano stati indicati.

E` chiaro che questo è un progetto ancora aperto, nel senso che è suscettibile di ulteriori miglioramenti, forse anche di modifiche. La stessa Commissione sta in questi giorni, in queste ore continuando a lavorare perché è bene che il Consiglio sappia che nel frattempo, da un rinvio all'altro, da una crisi all'altra, il governo nazionale ha emanato altri decreti legislativi e quindi si sta verificando se non sia opportuno adeguare ancora questa norma a queste nuove soluzioni. Quindi è un lavoro ancora in atto che dovrà essere fatto con serietà, e quindi diciamo che il progetto è ancora aperto per quanto stabilito nelle sue linee essenziali.

In conclusione questo è soltanto un pezzo di riforma che va integrato con il collegato, al quale naturalmente dovremo, nelle prossime ore, lavorare per portarlo in via ordinaria, perché è stato chiesto anche in Conferenza dei Capigruppo che venisse inserito all'ordine del giorno, è inserito all'ordine del giorno, quindi dovrà essere esaminato congiuntamente o parallelamente a questo.

PRESIDENTE. Era previsto che si continuasse con la discussione generale, per procedere alla quale discussione ci vuole qualche oratore che si iscriva a parlare. Io non ho nessun iscritto a parlare né ho pronto l'ordine del giorno che dovrà essere votato, quindi chi si iscrive a parlare? Perché così possiamo concludere la discussione generale o comunque procedere, come era nell'accordo dei Capigruppo, la discussione generale, ma se non ci sono iscritti a parlare non vedo come si possa fare la discussione.

E` iscritto a parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.

MACCIOTTA (Gruppo Misto). Signor Presidente, mi dicono che sarebbe stata chiesta una sospensione in relazione agli emendamenti che devono essere presentati, io non ne sono a conoscenza, quindi mi rimetto al Presidente se si può intervenire in discussione generale o meno.

PRESIDENTE. Il Presidente è stato informato dal Presidente che lo precedeva alla Presidenza del Consiglio, dell'Assemblea, che l'accordo tra i Capigruppo contemplava per stamani la relazione generale sulla legge, la relazione dell'onorevole Masala, e l'apertura della discussione generale. Io, tenendo fede a questo impegno della Conferenza dei capigruppo, ho aperto la discussione generale.

Il fatto che ci siano emendamenti penso che non escluda che si possa continuare sulla discussione generale, non l'ha mai escluso, non vedo perché lo debba escludere in questo momento.

Ha facoltà di parlare l'onorevole Macciotta.

MACCIOTTA (Gruppo Misto). Signor Presidente, non avevo intenzione di essere il primo degli oratori iscritti a questa discussione generale, ma raccolgo l'invito ed anticipo il mio intervento.

Molto di quello che dovrei dire, che avrei voluto dire, è stato ovviamente anticipato dalla puntuale relazione del relatore, onorevole Masala, che ha fatto un efficace inquadramento dei presupposti del disegno di legge e della proposta di legge che oggi confluiscono in quest'Aula e dell'articolazione del disegno stesso sulla base di quei presupposti.

Io vorrei aggiungere alle sue alcune considerazioni. Arriva finalmente in aula il testo relativo alla razionalizzazione del sistema organizzativo dell'amministrazione regionale e alla revisione della disciplina in materia di pubblico impiego. Arriva con indubbio ritardo rispetto alle effettive necessità e alle aspettative; ritardo in gran parte imputabile, è stato detto da Masala, alle ben note vicissitudini politiche di questa legislatura e quindi ad una preminente responsabilità della maggioranza di governo, ma certamente imputabile anche a disfunzioni del funzionamento di questo Consiglio nelle sue articolazioni operative. Disfunzioni in gran parte prevedibili ed anche da me più volte analizzate e denunziate in quest'Aula, rapportabili a diversi fattori tra i quali, non ultimi, permettetemi di sottolinearlo ancora una volta, quelli attinenti alle decisioni di una maggioranza trasversale propensa all'abolizione delle incompatibilità tra status di consigliere regionale e funzioni di assessore, alla vetustà ed inadeguatezza dell'attuale Regolamento consiliare e alla preoccupante carenza quantitativa di funzionari addetti al Consiglio stesso. Fattori questi ultimi a tutt'oggi immodificati per una irresponsabilità che attiene a tutte le forze politiche che siedono in quest'Aula. Fatta questa doverosa autocritica è anche vero che il lungo tempo trascorso deriva anche da altre condizioni obiettive, alcune delle quali sono state pure ricordate, quali il succedersi tumultuoso dei decreti legislativi di riforma delle amministrazioni pubbliche nel corso di questi anni e, a questo proposito, consentitemi un inciso, non sembra irrilevante la considerazione che, come talvolta accade, un ritardo nella elaborazione legislativa, per altri versi giustamente criticabile, può prevenire la necessità di un nuovo intervento legislativo, a breve distanza, per l'aggiornamento o addirittura la rielaborazione di un testo appena licenziato dall'Aula.

Riprendendo il discorso aggiungo, tra le altre condizioni che possono aver condizionato questo prolungato ritardo, l'indubbia complessità della riforma in essere e, soprattutto, del suo adattamento alla nostra realtà regionale nel rispetto, da un lato (come Masala ha ricordato) delle norme di grande riforma economica - sociale della Repubblica, per noi vincolanti, e dall'altro, dei diritti fondamentali attinenti all'autonomia speciale della nostra Regione.

Complessità che ha comportato per i membri della Commissione un'adeguata fase di studio e di approfondimento, sviluppatasi in una vivace dialettica interna, in un reiterato confronto con le organizzazioni sindacali ed in dibattiti pubblici attraverso i mass media e nel corso di diversi convegni.

Ritengo positivo che al termine di questo iter, che comporterà ancora (come avete udito dal relatore) una tappa ulteriore in quest'Aula, la Commissione sia stata in grado di approvare un testo su cui si è verificata la convergenza tra maggioranza ed opposizione; convergenza che, mi auguro, sostanzialmente confermata dai lavori dell'Assemblea nel rispetto di possibili posizioni personali di critica o di dissenso, sia per quanto concerne l'impostazione generale della legge, sia per quanto attiene a singole e particolari problematiche.

Nell'impostazione generale della legge (così come approvata dalla Commissione) è possibile - a mio avviso - identificare un filo conduttore che, partendo dal rispetto dei principi generali cui prima accennavo, ed estrapolati dalla congerie di norme recate dai successivi decreti legislativi delegati o, addirittura, partendo dal rispetto, per alcuni aspetti, di precise norme costituzionali, si dipana attraverso un'attenta analisi delle norme statutarie e della previgente legislazione regionale in materia di pubblico impiego, confermandone, laddove è possibile, la validità nell'ambito della riforma, ovvero abrogando o modificando quelle norme, con essa non compatibili, per mancata aderenza ai principi fondamentali della riforma stessa o per una loro inattualità.

All'altro capo del filo conduttore stanno, ovviamente, gli obiettivi che da questi principi generali derivano, anch'essi riconsiderati dalla Commissione, nel senso di calarli nella realtà locale e ad essa adattarli, sia sotto il profilo di un'opportuna gradualità nel loro pieno conseguimento, sia sotto quello della necessaria contemperazione con il soddisfacimento di altre particolari esigenze legate a disfunzioni dell'apparato amministrativo regionale stratificatesi, per motivi diversi, nei 50 anni della nostra autonomia (Masala li ha efficacemente richiamati nella sua relazione), sia, infine, in relazione alla necessità di assicurare, per quanto possibile in siffatta situazione, un'ordinata transizione dal vecchio al nuovo regime.

Di questo indirizzo sono espressione anche gli emendamenti presentati in Aula per motivi procedurali, conseguenti alla rielaborazione del decreto legislativo 29/93, operata al decreto legislativo 31 marzo 98, numero 80, i cui testi definitivi sono stati solo recentissimamente pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale del 25 maggio 1998.

Senza entrare nel merito delle singole problematiche, su cui la discussione potrà più propriamente spaziare in sede di esame dei singoli articoli della legge e dei relativi emendamenti, mi limiterò nell'ambito della discussione generale, ad accennare ad alcune questioni di ampio respiro (che ritengo di preminente importanza) e dai criteri cui la Commissione si è ispirata nella loro considerazione e definizione.

E` stata avanzata, da diverse parti, una critica serrata all'operato della Commissione per il mancato inserimento del provvedimento legislativo, oggi in discussione, nel contesto di un più ampio disegno organico che contemplasse la preliminare messa a punto dei provvedimenti relativi ed altre fondamentali riforme strutturali, quali quella relativa al decentramento di funzioni della Regione agli enti locali, in attuazione della 142, e quella logicamente ad essa conseguente inerente le competenze funzionali e le modalità operative del Presidente della Giunta Regionale e degli assessori, comportante (Masala lo ha ricordato) una rivisitazione ed una rielaborazione del legge regionale 1 del 1977.

Il professor Lobrano, ex assessore alle riforme ed eminente giurista, cui mi legano sentimenti di sincera stima, ha affermato in un recente convegno come sia mancata, o non sia emersa, la volontà della Commissione, di coordinamento fra queste riforme.

In questo senso andrebbe intesa, infatti, anche la soppressione operata dalla Commissione dell'articolo 1 del testo originario del disegno di legge 101. Vorrei dire subito, a quest'ultimo proposito, come questo articolo rappresentasse sostanzialmente una declaratoria di intenti.

Orbene, al mio esordio in questa mia prima esperienza istituzionale, uno dei primi insegnamenti ricevuti dai docenti del corso di tecnica legislativa - meritoriamente organizzato dall'Ufficio di Presidenza di questo Consiglio all'inizio della legislatura - è stato proprio quello di escludere da un testo legislativo ogni dichiarazione del genere, per la sua ridondanza e per la sostanziale estraneità al precetto normativo a cui il testo stesso dovrebbe correttamente limitarsi.

Detto questo, non posso però obiettivamente disconoscere che la critica mossa alla Commissione possa avere un reale fondamento; è opinabile, in base ad un ragionamento consequenziale, la decisione della Commissione di dare la precedenza alla riforma dell'amministrazione regionale; è suscettibile di disapprovazione, comunque, la mancata attuazione, a tutt'oggi, delle altre due necessarie riforme che ho citato.

Vorrei peraltro proporre all'attenzione dei critici alcune considerazioni al riguardo: mi sono già soffermato in precedenza su alcune delle principali motivazioni del considerevole ritardo con cui la legge di riforma e l'amministrazione regionale giunge in aula, ritardo che non poteva non riflettersi, ovviamente, sull'elaborazione degli altri fondamentali provvedimenti di riforma dianzi ricordati. A queste motivazioni aggiungo ora quella, certamente non ultima, dell'imponente carico legislativo che grava, per Regolamento, sulla prima Commissione consiliare; carico tale da non consentire, nelle sue molteplici articolazioni, una concentrazione esclusiva dell'impegno dei commissari su provvedimenti di indubbia fondamentale importanza, a meno di correre il rischio di determinare una sostanziale paralisi in diversi settori dell'amministrazione regionale e locale e della stessa attività di governo della nostra regione.

Ma sono ben altre, al di là di queste pur fondate giustificazioni, le considerazioni che voglio sottoporre a questo Consiglio. Vorrei premettere l'informazione (ma l'ha già data l'onorevole Masala nella sua relazione) che malgrado le difficoltà a cui accennavo, la Commissione ha da tempo affrontato e portato avanti, almeno fino ad un certo punto, la discussione relativa alla riforma della legge regionale 1 del 1977. Sicché, da un lato, non è irrealistica la previsione di una sua possibile definizione del corso di questa legislatura e, dall'altro, i commissari hanno potuto acquisire dagli orientamenti emersi nel corso della predetta discussione, elementi utili ai fini dell'invocato coordinamento tra tale riforma e il provvedimento legislativo oggi in discussione.

Una pausa di riflessione a tale riguardo si è peraltro imposta, e si impone tutt'ora, a mio avviso, in conseguenza dell'orientamento governativo al decentramento di competenze e di funzioni statali alle Regioni e agli Enti Locali, rendendo prematura, anche sotto questo profilo, per quanto concerne la Regione, la configurazione di un assetto definitivo delle competenze dei singoli Assessorati. E` un ulteriore esempio di come certi ritardi possano evitare, talvolta, la precoce inattualità di provvedimenti legislativi.

Questa stessa iniziativa governativa non può, d'altronde, non riflettersi per quanto riguarda gli Enti Locali anche sulla riforma inerente alla legge 142. A quest'ultimo proposito, la considerazione che mi sovviene è un'altra: il decentramento di funzioni e competenze comporta una preventiva e precisa valutazione delle connesse risorse finanziarie, materiali e umane da parte di chi cede e di chi acquisisce.

Questa valutazione e il trasferimento di tale risorse presuppongono, per quanto concerne la Regione, ciò che a noi ora compete, una amministrazione efficiente. Se questa tale non è, e questa constatazione di inefficienza rappresenta infatti uno dei presupposti della necessità dell'attuale riforma, l'effettiva realizzazione del decentramento verrebbe vanificata e il relativo provvedimento legislativo rischierebbe di rimanere a lungo un monumento cartaceo o, se preferite, un'esercitazione concettuale priva di reale efficacia.

Alla luce di queste considerazioni, anche se in gran parte a posteriori, ritengo che la valutazione critica sulla decisione operata dalla Commissione in merito alla priorità tra le riforme in fieri possa essere più benevolmente rivista.

Separazione di poteri e delle competenze: potere di indirizzo politico - amministrativo da un lato, competenza gestionale esclusiva dall'altro. E` uno dei grandi temi e degli obiettivi sostanziali della riforma la cui effettiva realizzazione comporta necessariamente non solo la messa a punto di un coerente e coordinato quadro normativo, ma anche la disponibilità di una dirigenza motivata, adeguata anche sotto il profilo quantitativo, alle nuove competenze esclusive e preparata all'assunzione delle connesse responsabilità.

Su queste linee, la Commissione si è mossa con coerenza, inquadrando il necessario adeguamento del nostro ordinamento a questo importantissimo principio, in un contesto normativo, a mio avviso, ben bilanciato, tra esplicitazione delle competenze e delle responsabilità e definizione delle garanzie reciproche, allestendo il substrato normativo che consenta di disegnare la futura dirigenza, ma preoccupandosi ad un tempo non solo di definirne teoricamente l'organico provvisorio, ma di assicurarne l'effettiva parziale copertura con l'immediatezza richiesta dall'esigenza di assicurare la transizione dal vecchio al nuovo sistema.

Scendendo nei particolari, le scelte operate della Commissione sono, come tutte le scelte, condivisibili o meno; le specifiche critiche avanzate al riguardo sono pertanto non solo legittime, ma utili. Ma non intendo analizzarle in questa sede, rinviandone l'esame alla discussione sui singoli articoli.

Qui intendo invece limitarmi a qualche riflessione su alcune critiche di carattere generale mosse alla Commissione su questa tematica. Tra queste critiche voglio ricordare quella di non aver proceduto ad una successione (per il critico in questione) più logica, cioè allestimento, riforma dell'amministrazione, con status quo della dirigenza e poi, soltanto successivamente, disegno della nuova dirigenza ed adeguamento. Questa mi pare, sulla base del ragionamento che ho sviluppato e delle esigenze che ho messo in luce, una critica non fondata. Nell'ambito di questa critica è stato posto anche un curioso concetto, quello che la pluralità, l'aumento del numero dei dirigenti ne sminuirebbe lo status giuridico. Mi sembra una interpretazione non soltanto molto discutibile, ma giuridicamente abbastanza curiosa.

Si è parlato di garanzie per i dirigenti. Le critiche, in questo campo, hanno preso, anche in recenti convegni, secondo me, un andamento un po' schizofrenico, perché da un lato, si è accusata la Commissione di privilegiare, di porre una particolare attenzione dovuta - dico io - alla dirigenza, dall'altra, ci si preoccupa contemporaneamente di non aver posto in legge le garanzie che sono necessarie nella valutazione dell'operato del dirigente.

Chi ha esaminato e chi avrà, in quest'aula, maniera di esaminare approfonditamente quest'ultimo aspetto, vedrà che, rispetto, non tanto a quanto ha previsto il Governo in sede legislativa, quanto a quello che attualmente vigerà ancora per un certo tempo, fin quando non saranno emanati i decreti legislativi di attuazione, il sistema che attualmente, anche a livello statale, è posto in capo, come garanzie per il dirigente, ai nuclei di valutazione o agli organismi interni di controllo, era già presente nel nostro testo legislativo, con la ulteriore garanzia della terzietà di quest'organo nei confronti dell'amministrazione e dei dipendenti.

Una garanzia ulteriore quando a questo organo di controllo interno viene attribuito non soltanto il compito del controllo della gestione, ma anche il compito di fornire all'amministrazione tutti gli elementi utili perché l'operato dei dirigenti possa essere visto, anche in chiave critica, con tutta l'esatta valenza di tutti i fattori che possono aver concorso all'uno o all'altro risultato.

Un'altra serie di critiche è venuta nel corso di convegni o interventi sulla stampa o sui mass media all'operato della Commissione. Sono delle critiche che, per questo mi concerne, mi hanno stupito ed anche un po' addolorato: quello di intravedersi (queste sono le parole di Lobrano) nell'ambito del disegno del testo legislativo portato oggi in quest'Aula, un disegno di limitazione degli spazi sindacali, una discriminazione politico-giuridica nei confronti dei sindacati. I sindacati sanno bene che il percorso operativo della Commissione si è sviluppato attraverso una doverosa consultazione reiterata, con ricevimento, da parte dei sindacati stessi, di proposte, di modifiche, di osservazioni e di critiche scritte (alcune portate in epoca più tempestiva, altre in epoca più tardiva) che sono state tutte prese doverosamente in considerazione e discusse dalla Commissione. E` chiaro che (come ha benissimo delineato Masala nella sua relazione) una cosa è la garanzia di tutti quei doverosi strumenti di consultazione, di esame e di partecipazione da parte dei sindacati che sono e dovranno essere previsti dai contratti collettivi; un'altra cosa è la tendenza, mascherata o meno, ad una cogestione della gestione amministrativa che non è assolutamente ammissibile nell'ambito dei principi che impostano e regolano la legge che oggi avete davanti.

Mi limito ancora a due ultime considerazioni fra le tante che potrei fare in questo campo: da parte sindacale c'è stato un richiamo e una lamentela perché nella legge non si parla compiutamente ed approfonditamente dell'importanza della formazione professionale dei dipendenti e perché non si parla compiutamente ed approfonditamente dei nuovi strumenti operativi che vanno dall'informatica, alla statistica, al collegamento alle grandi reti informatiche e statistiche nazionali. L'osservazione può essere giusta ma non tiene conto della considerazione che ho fatto in precedenza a proposito della dichiarazione di intenti del vecchio articolo 1 del disegno di legge numero 101, cioè che in legge bisogna mettere norme, non bisogna mettere in una legge quadro, in una legge di principi, indicazioni operative particolareggiate. Il richiamo all'impiego di questi mezzi, il richiamo all'importanza della professionale sta già in legge, ma quella che sarà la sua articolazione pratica, operativa, non deve essere dettata da questa legge ma deve essere dettata da provvedimenti specifici che vanno affrontati e discussi con tutta la serietà e con tutto il tempo necessario per farne dei buoni provvedimenti.

Ora sono veramente al termine del mio intervento; riferendomi sempre ai dibattiti pubblici e a quanto corre nella pubblica opinione, come sempre, ci sono delle osservazioni che hanno un fondamento e forse ci sono delle osservazioni che ricorrono senza che ci si fermi a considerare particolarmente la loro validità. Una ricorrente è questa: la pubblica amministrazione, con la sua inefficienza, è un fattore determinante del fatto che si creino degli ostacoli gravi alle imprese per la loro attività e quindi, conseguentemente, per l'economia del paese o della regione, nel nostro caso. Certamente sono osservazioni che hanno un loro fondamento ma a questo proposito vorrei, prima di gettare la croce soltanto sull'uno o all'altro, dire che questo conforta la necessità e l'urgenza di una riforma quale quella che, voluta e sentita da tutti, viene portata all'attenzione di quest'Aula e che deve essere approvata, con il dovuto approfondimento, nei termini più rapidi di cui siamo capaci.

Però vorrei chiudere il mio intervento riportando questa considerazione, che non è mia ma è mutuata da un interessantissimo studio, su quelle che sono state le conseguenze, i pregi e i difetti dei tentativi di riforma della pubblica amministrazione in altri paesi, con riferimenti specifico ai Stati Uniti, sotto le Presidenze Repubblicane prima di Reagan e poi di Bush. Non mi interesso di questo campo, non voglio riferirmi specificatamente al contenuto di questo studio; mi interessano le conclusioni che mi sento di condividere, l'autore dello studio, Andrea Viero richiama, a questo proposito, chiudendo il suo studio, ad un altro imponente studio, quello di Elio Borgonovi, sull'amministrazione pubblica. Elio Borgonovi dice: "La scelta non è tra un'amministrazione perfetta e un mercato imperfetto, né tanto meno, tra un settore pubblico imperfetto e un mercato perfettamente funzionante; la scelta reale è purtroppo tra Governi, diciamo meglio amministrazioni, e mercati, entrambi imperfetti". La soluzione va ricercata allora non dimostrando o postulando schematiche separazioni tra una parte efficiente del sistema, l'impresa, nella nostra opinione pubblica, ed una parte inefficiente, l'amministrazione pubblica, sempre nella considerazione della pubblica opinione, ma piuttosto rendendo possibile un'integrazione della cultura di impresa e della cultura della pubblica amministrazione.

Sistemi eccessivamente sbilanciati, verso l'una o verso l'altra hanno finito, constata lo studioso, con il presentare costi insostenibili, o dal punto di vista economico, o dal punto di vista sociale, o da entrambi i punti di vista. La risposta sta nell'avviare un dialogo e un confronto nuovo tra culture che finora si sono guardate con sospetto; per citare Patrizia Inghraam "erigendo ponti fra queste culture, non bruciando questi ponti". Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Macciotta. E` pervenuta una mozione unitaria che, ai sensi dell'articolo 113 del Regolamento, può essere, ove la Giunta Regionale si dichiari favorevole, immediatamente discussa e votata.

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

CONCAS, Segretaria:

"Mozione Pittalis - Cugini - Marteddu - Masala - Balia - Bonesu - Vassallo - Randaccio - Amadu - Dettori Bruno - La Rosa - Fantola sulla gravissima situazione degli incendi in Sardegna". (156)

Discussione della mozione Pittalis - Cugini - Marteddu - Masala - Balia - Bonesu - Vassallo - Randaccio - Amadu - Dettori Bruno - La Rosa - Fantola sulla gravissima situazione degli incendi in Sardegna" (156)

PRESIDENTE. Ci sono ragioni di provata opportunità perché venga votata nella seduta antimeridiana, essendo riuniti nel pomeriggio i Consigli Comunali dei paesi colpiti dall'incendio che è giusto abbiano conoscenza anche dell'atteggiamento e delle determinazioni prese dal Consiglio Regionale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

LODDO (Gruppo Misto), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta è d'accordo.

PRESIDENTE. Si dia lettura della mozione pervenuta alla Presidenza.

CONCAS, Segretaria:

Mozione Pittalis - Cugini - Marteddu - Masala - Balia - Bonesu - Vassallo - Randaccio - Amadu - Dettori Bruno - La Rosa - Fantola sulla gravissima situazione degli incendi in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO CHE:

- la Sardegna è la regione italiana che ha avuto, negli anni, i maggiori danni dagli incendi boschivi estivi;

- la stagione estiva 1998 è iniziata senza che alla Regione Sardegna fosse assicurata dal Governo nazionale la consueta ed adeguata dotazione di mezzi aerei ad ala fissa per la lotta contro gli incendi boschivi;

- si sono già verificati gravissimi episodi di incendi dolosi che hanno determinato inestimabili danni alle persone ed al patrimonio ambientale;

- in tale occasione si è rivelata la mancanza di mezzi aerei si è rivelata determinante e non ha consentito un intervento efficace e tempestivo;

- non si ritiene possibile proseguire in tale situazione di assoluto pericolo per persone e cose;

- urge un immediato intervento della Protezione civile affinché metta a disposizione della Regione autonoma della Sardegna gli aerei Canadair necessari

censura

la disattenzione dimostrata dal Governo Nazionale nel non valutare la gravità della situazione degli incendi boschivi in Sardegna e

impegna

la Giunta regionale ad adottare immediate e urgenti misure, e con fondi regionali e richiedendone alla protezione civile, perché si possano immediatamente approntare i necessari strumenti. (156)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, come mi pare che sia previsto in un accordo tra i Capigruppo, metto in votazione la mozione. Chi la approva alzi la mano.

(E' approvata)

I lavori sono aggiornati alle ore 16.30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 25.



Allegati seduta

Testo della mozione annunziata in seduta

Mozione Pittalis - Cugini - Marteddu - Masala - Balia - Bonesu - Vassallo - Randaccio - Amadu - Dettori Bruno - La Rosa - Fantola sulla gravissima situazione degli incendi in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO CHE:

- la Sardegna è la regione italiana che ha avuto, negli anni, i maggiori danni dagli incendi boschivi estivi;

- la stagione estiva 1998 è iniziata senza che alla Regione Sardegna fosse assicurata dal Governo nazionale la consueta ed adeguata dotazione di mezzi aerei ad ala fissa per la lotta contro gli incendi boschivi;

- si sono già verificati gravissimi episodi di incendi dolosi che hanno determinato inestimabili danni alle persone ed al patrimonio ambientale;

- in tale occasione si è rivelata la mancanza di mezzi aerei si è rivelata determinante e non ha consentito un intervento efficace e tempestivo;

- non si ritiene possibile proseguire in tale situazione di assoluto pericolo per persone e cose;

- urge un immediato intervento della Protezione civile affinché metta a disposizione della Regione autonoma della Sardegna gli aerei Canadair necessari

censura

la disattenzione dimostrata dal Governo Nazionale nel non valutare la gravità della situazione degli incendi boschivi in Sardegna e

impegna

la Giunta regionale ad adottare immediate e urgenti misure, e con fondi regionali e richiedendone alla protezione civile, perché si possano immediatamente approntare i necessari strumenti. (156)