Seduta n.253 del 15/07/1993 

CCLIII SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

GIOVEDI'15 LUGLIO 1993

Presidenza del presidente FLORIS

indi

del vicepresidente SERRENTI

INDICE

Commemorazione dell'ex consigliere regionale Pietro Serafino Monni

Comunicazioni del Presidente

Convalida delle elezioni di consiglieri regionali

Disegni di legge (Annunzio dipresentazione)

Legge regionale (Annunzio di rinvio)

Piano regionale dei trasporti (Doc. n. 43). (Discussione):

CANALIS, Assessore dei trasporti

ORTU ......................................

COGODI ................................

SATTA GABRIELE ..............

SELIS ......................................

FANTOLA...............................

USAI SANDRO .....................

Proposte di legge (Annunzio di presentazione)

Sull'ordine dei lavori:

COGODI ................................

Sull'ordine del giorno:

OPPI .......................................

La seduta è aperta alle ore 10 e 01.

PORCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 29 giugno 1993, che è approvato.

Annunzio di rinvio di legge regionale

PRESIDENTE. Comunico che il Governo ha rinviato, in data 1° luglio 1993, a nuovo esame di questo Consiglio la legge regionale 26 maggio 1993: "Interventi in materia ambientale e modifiche alle leggi regionali 14 settembre 1987, numero 41, 15 maggio 1990, numero 13, 7 giugno 1989, numero 30, 22 luglio 1991, numero 25 e 17 gennaio 1989, numero 3".

La legge rinviata è stata trasmessa alla quinta Commissione.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale il 2, il 6, il 20 e il 27 aprile; il 4, l'11 e il 18 maggio e il l ° e l'8 giugno 1993.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

"Tutela dei funghi e regolamentazione della raccolta". (408)

(Pervenuto il 24 giugno 1993 e assegnato alla quinta Commissione.)

"Adeguamento degli interventi a favore dell'industria e istituzione di un fondo speciale per l'abbattimento dei tassi di interesse e rilascio di garanzie per anticipazioni su commesse a favore delle imprese industriali di produzione della Sardegna". (409)

(Pervenuto il 24 giugno 1993 e assegnato alla sesta Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

dai consiglieri:

Deiana - Tamponi - Manca - Mannoni - Ortu - Pusceddu - Merella - Cogodi - Fantola - Serra Antonio - Cocco - Mulas Maria Giovanna - Salis - Atzeni - Degortes - Casu - Giagu:

"Disciplina della lingua e della cultura della Sardegna". (410)

(Pervenuta il 24 giugno 1993 e assegnata all'ottava Commissione.)

Serra Pintus - Tamponi - Marteddu - Mulas Franco Mariano - Sanna - Carusillo - Corda - Serra Antonio - Tidu - Usai Sandro - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manunza - Onida - Oppi - Piras - Satta Antonio - Sechi - Selis - Soro:

"Sul riordino della legislazione regionale a partire dalle disposizioni relative alla concessione di contributi e finanziamenti ad associazioni ed enti privati per attività socialmente utili". (411)

(Pervenuta il 24 giugno 1993 e assegnata alla prima Commissione.)

Usai Sandro - Corda - Giagu - Atzori:

"Interventi della Regione per lo sviluppo dei sistemi di qualità nell'artigianato e nella piccola e media impresa". (412)

(Pervenuta l'8 luglio 1993 e assegnata alla sesta Commissione.)

Ortu - Serrenti - Demontis - Meloni - Planetta - Puligheddu:

"Riforma degli istituti autonomi per le case popolari della Sardegna". (413)

(Pervenuta l'8 luglio 1993 e assegnata alla quarta Commissione.)

Pili:

"Ristrutturazione degli enti regionali operanti in agricoltura". (414)

(Pervenuta l'8 luglio 1993 e assegnata alla prima Commissione.)

Commemorazione dell'ex consigliere regionale Pietro Serafino Monni

PRESIDENTE. Colleghi del Consiglio, è deceduto nei giorni scorsi a Nuoro, all'età di 86 anni, l'ex Presidente del Consiglio regionale Pietro Serafino Monni, componente di questa Assemblea nella V, VI e VII legislatura.

Nato ad Oliena, ha vissuto a Nuoro coniugando la professione di avvocato e la passione politica. Grande Ufficiale al merito della Repubblica, è stato per lunghissimi anni Presidente della Provincia. Eletto consigliere regionale, nelle liste della Democrazia Cristiana, il 13 giugno 1965, ha portato in quest'Aula il suo impegno politico ed umano fino al 1979, anno di scadenza della VII legislatura.

Uomo attivissimo, acuto e dal carattere gioviale e aperto, ha fatto parte di numerose Commissioni, di alcune delle quali è stato Presidente.

Esperto di problemi agricoli ed ambientali, ha contribuito all'elaborazione di numerosi ed importanti progetti di legge; molti di questi sono stati approvati dall'Aula. Fu uno dei più strenui sostenitori della prima legge di disciplina della caccia in Sardegna. Sincero ambientalista e appassionato cacciatore era infatti tra i più convinti assertori di una giusta salvaguardia del paesaggio e della fauna.

Presidente della Commissione agricoltura nella V e della Commissione finanze nella VI legislatura, grazie alle sue spiccate doti morali ha presieduto la Commissione d'inchiesta istituita con la legge 3 del 1966 "Sull'utilizzazione dei mezzi, dei fondi e del personale a disposizione della Giunta regionale nel corso dell'elezione del quarto Consiglio regionale". Vicepresidente dell'Assemblea nel 1973, dal 3 al 12 luglio dell'anno successivo ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio, prima in veste provvisoria di consigliere anziano, quindi come presidente eletto. Carica quest'ultima che accettò con riserva e da cui poco dopo si dimise.

Per onorare la sua memoria, lasciatemi citare due passi del suo saluto all'Assemblea, quando presiedette la prima seduta della VII legislatura; era il 3 luglio del 1974.

"La legislatura che inauguriamo ufficialmente oggi - disse l'onorevole Monni - si apre in un momento drammatico per il nostro Paese e la nostra Sardegna. Un momento di crisi economica e sociale, di attacchi eversivi contro le istituzioni, d'insicurezza e disorientamento per l'importanza delle scelte che la classe dirigente è chiamata a compiere (…) Una fase di crisi come quella che stiamo vivendo - aggiungeva - costituisce un banco di prova carico di responsabilità (...) Dobbiamo affermare con forza che il nostro sistema è si malato, ma non inguaribile".

E così concludeva: "nella diversità dei ruoli e delle responsabilità che ogni partito dovrà affrontare occorre che gli sforzi di tutti siano concretamente rivolti a ricercare il benessere e il definitivo riscatto della Sardegna. La crisi nella quale ci dibattiamo è una sfida che, umilmente ma senza timori, dobbiamo raccogliere per trasformarla in decisioni ed atti che garantiscano le migliori fortune della nostra terra".

Come si vede è un discorso ancora attuale che delinea anche la personalità dell'uomo che stiamo commemorando e che rimarrà nel ricordo di tutti noi.

Alla famiglia e al Gruppo al quale appartenne giunga il cordoglio del Consiglio regionale e mio personale.

Sospendo la seduta per cinque minuti in segno di lutto.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 09, viene ripresa alle ore 10 e 37.)

Convalida delle elezioni di consiglieri regionali

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta a questa Presidenza la seguente nota da parte del Presidente della Giunta delle elezioni: "Comunico alla S.V. onorevole che, con decisione definitiva del 18 ottobre 1991, il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, ha confermato la sentenza numero 72 del 12.2.1990 del TAR Sardegna nella parte in cui rigettava la richiesta di modifica della graduatoria e di surrogazione avanzata dal primo dei non eletti nella lista D.C. per il collegio di Sassari, Giovanni Paolo Nuvoli, alle elezioni regionali dell' 11 giugno 1989.

Detta decisione ha peraltro corretto la cifra elettorale individuale del Nuvoli portandola da 13.140 a 13148, mentre quella dell'onorevole Serra Antonio, già corretta dal TAR della Sardegna da 13.122 a 13.179, è rimasta invariata su questi ultimi valori.

Per effetto di tale pronuncia, la Giunta delle elezioni, riunitasi in data 15 luglio 1993, ha deliberato all'unanimità di proporre all'Assemblea la convalida dei consiglieri Carusillo Angelo e Serra Antonio a suo tempo sospesa, in attesa che venisse definito il ricorso presentato da Nuvoli".

Se non vi sono osservazioni, il Consiglio ne prende atto.

Discussione del Piano regionale dei trasporti (Doc. n. 43)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Piano regionale dei trasporti. Secondo quanto deciso in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo, si procederà con una comunicazione dell'Assessore dei trasporti, cui seguirà la discussione e la presentazione di eventuali emendamenti. Ci sarà poi una breve sospensione per consentire la valutazione degli emendamenti e quindi si passerà alla votazione del Piano. La Conferenza dei Capigruppo ha stabilito anche di riunirsi domani mattina per programmare i lavori del Consiglio, in relazione anche ad alcuni provvedimenti che sono stati licenziati nel frattempo dalle Commissioni.

Ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.

CANALIS, Assessore dei trasporti. Signor Presidente, in occasione della ripresa del dibattito sul Piano regionale dei trasporti, mi sembra possa essere utilmente fatta qualche breve considerazione. Da parte della Giunta e da parte mia si è preso atto del risultato della votazione a scrutinio segreto sulla legge di accompagnamento. E' stata approvata con tanti voti contrari, non solo dell'opposizione, che anzi, per certi versi responsabilmente, ha deciso di astenersi. Sappiamo che c'è malessere nella maggioranza e nei partiti e che questa questione coinvolge l'attività consiliare nel suo complesso e va ben oltre i contenuti specifici del Piano dei trasporti.

Il dibattito consiliare nel merito delle questioni ha fornito, a mio parere, molti contributi utili di certo per l'elaborazione dell'aggiornamento del Piano, che dovrà essere comunque fatto in tempi brevi; e anche le riflessioni dei consiglieri che parleranno oggi saranno tenute nella massima considerazione da me e dalla Giunta regionale; tenute nella massima considerazione giacché, date le circostanze particolari, io considero questo dibattito parte fondamentale del processo di pianificazione, cioè l'aggiornamento nasce già qui nell'Aula consiliare.

Peraltro devo dire che questo Piano non è dell'assessore Canalis né di questa Giunta, ma è un Piano che proviene da lontano, è un documento di diversi anni fa, che contiene un certo numero di intuizioni giuste e molti limiti che sono stati qui rilevati più volte, ma questo Piano, con l'aggiunta della nota di integrazione della Commissione, ha ricevuto l'approvazione della Commissione consiliare competente, che anzi - lo si legge nella nota - ne ha sollecitato la rapida discussione da parte dell'Aula per l'approvazione, "temendo l'esclusione della Sardegna da possibili finanziamenti" dovuta all'assenza di questo strumento.

Nella Commissione non c'è stato nessun voto contrario e nemmeno gli onorevoli consiglieri, che qui si sono accalorati nel dibattere questi problemi, hanno votato contro, l'astensione dell'opposizione si sa che valore ha. La Commissione poteva certo rigettare questo Piano, ma non lo ha fatto, e personalmente io non amo tenere le cose nel cassetto e non condivido neppure le sospensioni permanenti e gli impliciti ritiri dei documenti. Mi pareva per la Giunta, per quest'Aula, per i sindacati, per l'utenza che fosse un atto di chiarezza e di responsabilità, un atto doveroso da parte mia, direi quasi un atto d'ufficio, proporne la discussione, per chiudere la vicenda e per aprire una nuova fase.

E' negativo sicuramente l'accumularsi di così gravi ritardi - sono passati dieci anni - non tanto da parte mia che sono qui da pochi mesi, ma concretamente negativo per la Sardegna, come più volte mi è stato segnalato con decisione in questi ultimi mesi dai sindacati, che non hanno mancato occasione per sollecitare l'approvazione di questo Piano da parte dell'aula, Piano del quale conoscono le incongruenze, le parti negative. Naturalmente prenderò atto serenamente della volontà del Consiglio e sono tuttavia certo che alla fin fine la ragione prevarrà.

Una delle critiche che sono state rivolte - ne sono state rivolte tante, non entrerò nel merito delle questioni specifiche perché si potrà fare di questo una sintesi anche alla fine di questo dibattito - una delle critiche più volte fatte contro questo Piano riguarda l'inattendibilità dei dati di base che sono stati rilevati molti anni fa e perciò sono superati. Non ve dubbio che è così. La questione non è contestabile e certo la situazione di oggi è diversa da quella di ieri. Non ci sono più quei bivacchi sulle banchine, almeno dal punto di vista quantitativo, si viaggia meglio anche se dal punto di vista della qualità il confort lascia molto a desiderare. Tuttavia le proposte di questo Piano, come di qualunque Piano (molti consiglieri conoscono bene anche professionalmente queste questioni) non discendono mai meccanicamente dai dati di partenza; per esempio, se io pensassi allo scarso traffico sulla dorsale ferroviaria sarda, potrei concludere di cancellarla oppure di migliorarne la qualità per acquisire maggiori quote di traffico. Dallo stesso dato si può giungere a conclusioni del tutto differenti. Le proposte di Piano comportano quindi scelte politiche generali. L'esigenza che taluni hanno di legittimare le scelte con questioni quasi scientifiche, nasconde la voglia di sfuggire alla responsabilità di quelle scelte.

Molti dei contenuti del Piano che si discute, per esempio l'esigenza di ristrutturare la dorsale sarda, sia ferroviaria che stradale, credo che sarebbero riproposti, ne sono sicuro, da un Piano che fosse disegnato oggi, sui dati di base di oggi. Alcune questioni generali non sono cambiate, certo ciò che serve per controllare meglio da questo punto di vista l'attuazione di un Piano e per proporre seriamente delle modifiche è disporre di una struttura di controllo dinamico e continuo dei dati e questo è uno degli obiettivi che probabilmente bisogna perseguire nella nuova stesura.

Durante la replica di qualche giorno fa, signor Presidente, ho sottolineato più volte che questo Piano, per i suoi contenuti, deve essere considerato non tanto punto di arrivo quanto punto di partenza per una nuova riproposizione, punto di partenza per una nuova fase di organizzazione razionale dell'intero comparto, che è fondamentale per lo sviluppo di qualunque regione, figuriamoci per la Sardegna! Una nuova fase che sarà regolata dal documento di revisione dell'attuale Piano dei trasporti, che la Giunta predisporrà nei tempi più brevi - naturalmente se sarà messa nelle condizioni di poterlo fare - e che sta nascendo già, come ho detto dianzi, da questo dibattito consiliare. Tutte le cose dette - critiche, proposte di modifica, proposte di priorità, che sono una delle questioni più delicate, raccomandazioni per la migliore stesura del futuro documento di piano Piano - saranno considerate raccomandazioni per una migliore stesura dei documenti di Piano all'interno di una nuova coerenza del documento stesso che dovrà, tra l'altro, anche tenere conto degli atti già votati da questo Consiglio, del Piano generale di sviluppo e dei programmi triennali nei quali vi sono delle scelte precise che peraltro sono state in parte contestate dall'Aula nei giorni passati.

Ritengo sia molto utile fare così, questa è la mia convinzione, ma poi si vedrà, piuttosto che modificare puntualmente scelte tecniche del presente Piano, col rischio di un certo numero di incongruenze e con il rischio anche di scarse certezze per chi le volesse richiedere. Se per esempio, come certamente si cercherà di fare, si volesse modificare l'attuale sequenza delle priorità, così come sono state scritte, lo si potrà fare, ma garanzie reali, a mio parere, se ne potranno dare ben poche vista l'indeterminatezza del quadro delle risorse finanziarie che dipendono dalla politica del Governo centrale e non dipendono sostanzialmente dalla politica di questa o di qualunque Giunta regionale. Tuttavia io credo che, se non si possono dare delle risposte precise a queste richieste soprattutto di priorità, se ne possono dare di maggiori sulle opzioni generali. Se uno dovesse richiedere, per esempio, di rifare il collegamento Nuoro-Statale 131, e non vi fossero danari disponibili per gli interventi sugli assi viari, ma ve ne fossero per il sistema ferroviario, mi parrebbe che l'intervento sul sistema ferroviario raggiungerebbe lo stesso obiettivo fondamentale proposto da chi aveva prima indicato l'asse stradale come prioritario.

Detto diversamente, signor Presidente, il Piano regionale dei trasporti è, nella forma che leggiamo, quello che è, con delle coerenze tecniche, logiche, che si possono contestare, è un progetto complesso, ha qualità e difetti largamente riconosciuti e dibattuti nell'Aula, così come si farà oggi. L'attuale stesura che proviene da lontano è quella tecnica, ma ha subito una serie di modifiche fino alla nota della Commissione, ha una sua coerenza che non offre molti margini tecnici di modificazione al di là di quelli sperimentati dalla Commissione medesima, che ne ha discusso lungamente. Il giudizio sul Piano - voglio ripetere la questione del punto di partenza e del punto di arrivo - potrà essere positivo maggiormente per coloro che lo vedono come punto di partenza di una più valida programmazione del comparto, dal quale potrà nascere il documento tecnico con le sue coerenze logiche. Per questo fine è possibile, è giusto, è molto utile indicare criteri generali di indirizzo, priorità, dibattere le questioni profondamente.

Il giudizio sul Piano invece sarà più facilmente negativo per coloro che lo vorranno considerare la conclusione definitiva di un processo, ma mi pare che questa non sia la sensazione che ricavo dal dibattito nell'Aula consiliare, ed in questo caso nessuna correzione sarebbe sufficiente, perché sarebbe frettolosa, affrettata.

Con questo spirito ascolterò il dibattito, raccogliendo le indicazioni che i consiglieri vorranno proporre, con l'impegno della Giunta di tenere conto di ognuna delle questioni che venissero proposte -naturalmente ci possono essere grandi opzioni strategiche per le quali si possono prendere anche impegni precisi - con questo spirito sentirò il dibattito e la Giunta si impegnerà nel più breve tempo possibile a proporre una nuova stesura del Piano stesso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi, ancora una volta ci viene proposto un Piano dei trasporti all'insegna della fretta, ci viene proposto un Piano dei trasporti contestato da ogni settore politico, un Piano dei trasporti che non ha padre, se non un padre putativo; un padre putativo che lo riconosce e non lo riconosce, un padre putativo che non crede nelle doti e nella bontà del figliolo, di questo Piano, un Piano radicalmente contestato dall'Aula e dalla Giunta, che addirittura si ripropone una volta approvato di metterlo in binario morto e di procedere nel frattempo, nel giro di 120 giorni, di 90 giorni, all'allestimento di un altro treno che sia funzionale, che risponda alle esigenze del trasporto, un treno che viaggi con una velocità adeguata ai tempi, alle tecniche di oggi. Oggi pertanto, chissà perché, si intende approvare un Piano che non va, e lo affermano tutti, uno strumento distorto, non adeguato al fine che si intende conseguire, e cioè dotare l'isola non solo di trasporti verso l'esterno, moderni, capaci, che rispondano alle esigenze degli utenti, ma di tutta una rete di viabilità e di trasporti interni che consenta la circolazione delle merci e delle persone in tempi compatibili, raggiungendo le più lontane periferie; un Piano e una rete di trasporti, dicevo, e di viabilità che distribuisca in tutto il corpo fisico dell'isola il sangue necessario allo sviluppo.

Questo Piano è contestato, ed è contestato non per gli aspetti marginali, su questi si potrebbe intervenire con qualche correzione di non grande importanza, ma importante per le zone che si intendono servire, ma è contestato soprattutto perché nella sua impostazione non è adeguato a dare alla Sardegna la rete di trasporti e di viabilità necessaria. E' contestato perché si fonda su dati e su elementi che non reggono al confronto con la realtà né di ieri né di oggi, tanto meno con quella di domani, e fondandosi su questi dati noi abbiamo qualcosa che veramente non dà speranza, non dà strumenti allo sviluppo. Io mi chiedo perché allora si intende approvarlo. L'Assessore diceva: si va ad una stesura nuova, adeguata del Piano, e questa stesura nuova rispondente alle esigenze, con dati aggiornati, tenuto conto di quello che è il processo che sta rivoluzionando l'economia, e di ogni aspetto di ordine sociale e demografico, noi potremmo portarla in Aula fra 90 o 120 giorni. Allora io mi chiedo qual è l'esigenza che deve essere tenuta in conto per dirci che, ad agosto e a settembre, se non c'è questo Piano chissà che cosa avviene. Dico agosto e settembre perché i 90 giorni che consentiranno alla Giunta di stendere un nuovo Piano e portarlo nuovamente in Aula, scadranno a ottobre. Dunque, noi oggi stiamo perdendo tempo. Stiamo perdendo tempo perché stiamo qui a discutere e a piangere attorno ad un corpo che è ormai un cadavere. Cosa ce ne facciamo dei cadaveri? Occorrono invece organismi vivi, operanti e questo, a giudizio della Giunta, non lo è. Ci si preoccupa dell'immagine, perché se noi oggi non approviamo il Piano dei trasporti, l'istituzione Regione autonoma della Sardegna, il Consiglio regionale saranno giudicati negativamente dall'opinione pubblica. Ma l'opinione pubblica ci giudicherà molto più severamente per la perdita di tempo e perché andiamo ad approvare qualcosa di vuoto, qualcosa che non risponde alle esigenze dei sardi e pertanto non potrà essere messo in attuazione.

Certo, si approverà il Piano, si inviteranno i sacristi di tutte le parrocchie dell'isola a suonare le campane, squilleranno le trombe e qualcuno griderà dal minareto: habemus un Piano. I parroci convocheranno i fedeli per cantare il Te Deum perché finalmente abbiamo un Piano. Ma è un immagine vuota e deludente, ancora una volta, e ancora una volta il popolo sardo dirà: questo Consiglio regionale solleva fumo e polvere. Quando il fumo e la polvere si diraderanno la dura realtà sarà ancora una volta sotto i nostri occhi, con i treni che camminano così come cento anni fa, con le strade che non sono adeguate al traffico moderno, con molte zone dell'isola sempre più isolate. La realtà sarà questa. Ma, dice l'Assessore, le osservazioni saranno tenute nella massima considerazione. Certo, nell'immediato no, e come si fa? In questo scorcio di luglio ed agosto la gente continuerà ancora a viaggiare per andare al mare o in montagna - chi ci andrà - sulle vecchie strade e sui mezzi che la società ha messo a disposizione. Sarà per il futuro. Le osservazioni serviranno per la stesura del nuovo Piano. Ma allora, perché in modo molto più produttivo, ordinato, coerente, questo Piano non viene aggiornato?

Onorevole Assessore, perché durante le ferie, nella calma, nella serenità di una località balneare o meglio di montagna, non prende il suo Piano, chiama degli esperti, lo aggiorna, ce lo riporta in Commissione e con la dovuta attenzione si correggono tutte le storture di cui questo Piano è ricchissimo, e si riporta in Aula, e non perdiamo tempo oggi qui ancora a discutere di questo? Certo, non c'è più la ressa nelle banchine, ma questo certamente non perché il Piano è valido, perché qualcosa si è fatto in più, anche se non tutto è stato fatto. Lo ricordava lei, onorevole Assessore, la qualità dei trasporti certamente non è granché migliorata, i tempi di percorrenza non sono certamente quelli che dovrebbero essere in una società tanto dinamica che vuole muoversi con sempre maggiore velocità.

Le prenotazioni, ancora una volta, si devono fare mesi e mesi prima, quando per esempio dai Paesi del nord, dalla Germania o dalla Danimarca per andare in Norvegia o in Svezia c'è un continuo traghettamento della gente, senza bisogno di prenotazioni fatte mesi prima.

Per queste ragioni, la nostra proposta è ancora questa: la Giunta oggi ritiri questo Piano, non continui ad insistere per la discussione, perché è una perdita di tempo, aggiorni con un suo documento il Piano, lo si riporti in Commissione, si prenda di nuovo in esame in Commissione e poi in Aula. Questo sarebbe lavoro molto più svelto, e soprattutto molto più responsabile. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Un tempo si riteneva, anche su indicazione del Regolamento, che si dovesse alternare, nel dibattito generale, l'intervento dei consiglieri di maggioranza e dei consiglieri di opposizione, però va bene così, posto che è davvero difficile individuare oggi una compagine di maggioranza; forse è più facile individuare un'opposizione, sicuramente è difficile individuare una maggioranza. Quindi la maggioranza, quella che tale si ritiene, interverrà dopo. Io voglio fare alcune rapidissime osservazioni, partendo dalla situazione che vive il Consiglio regionale. Si apre una tornata, oggi, che tutti ritengono molto impegnativa, con tanti e rilevanti argomenti iscritti o da iscrivere all'ordine del giorno del Consiglio, però non si intravede quale possa essere la strada. Tutti comprendono e tutti sanno che non c'è bussola; infatti, dalle prime battute, si vede. La Giunta regionale propone al Consiglio una relazione integrativa sul Piano regionale dei trasporti e, integrando quello che aveva già detto alcune settimane fa, non dice esattamente niente. Non aggiunge nulla, dice: la proposta è questa, cioè è la vecchia proposta. Se il Consiglio vuole discutere discuta, proponga ordini del giorno ed emendamenti, indichi cose diverse, però sia chiaro che per la Giunta regionale, per il Governo attuale di questa Regione, noi siamo a quel che eravamo, tant'è che non propone nessuna modifica. Ma che ne è del dibattito che c'è stato in Aula alcune settimane fa, delle indicazioni che sono state date? Alcune saranno state indicazioni leggere, altre però sono state indicazioni pesanti, di fondo, di riorganizzazione di questo Piano dei trasporti, indicazioni anche soppesate, tecnicamente motivate, tanto che la Giunta regionale ha chiesto di sospendere allora l'esame del Piano, tanto che la maggioranza allora ha ritenuto che quella proposta - che è esattamente questa - dovesse essere ripensata, riconsiderata, reistruita, completata. Come è che passano alcune settimane e tutto torna esattamente come prima? Ma non è un consesso strano questo, che non si pone questa domanda e non tenta neppure una risposta?

Seconda considerazione: alcune settimane fa, questo Consiglio regionale, non un altro, ha approvato una legge, in data 30 giugno, mi pare, molto semplice, molto snella, di pochi articoli, una legge che contiene delle prescrizioni, degli obiettivi, delle metodologie di carattere fondamentale per redigere il Piano dei trasporti. Principalmente agli articoli 3 e 5 si prevedono le coordinate che debbono reggere un Piano regionale dei trasporti in questa regione, cioè definire il Piano progettuale del corridoio plurimodale sardo-continentale, assicurare un sistema coordinato e integrato di mobilità che realizzi il collegamento ottimale di tutte le parti del territorio regionale, promuovere l'integrazione del trasporto di persone e di merci tra servizi e infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali ed aeroportuali e ancora, all'articolo 5, l'istituzione e la definizione operativa di queste linee di intervento attraverso i bacini di traffico. Il Consiglio regionale, che ha approvato la legge guida, che ha approvato i criteri che devono informare e reggere il Piano, oggi non può non porsi la domanda se questo Piano risponde o no a questi criteri. La gran parte dei consiglieri che sono intervenuti nella scorsa tornata hanno detto e, secondo il mio modesto punto di vista hanno anche dimostrato, che questa proposta non corrisponde a questi criteri, che vi è incoerenza, che vi è squilibrio, che vi è del superato. Poi tutte le ragioni e giustificazioni possono essere valide, non è colpa esclusiva di questa Giunta o di questo Assessore dei trasporti se la proposta è sbilanciata, è superata, è inadeguata. E' perché si basa su uno studio che è partito dieci anni fa, e se si prende un treno oggi e si arriva fra dieci anni, o il treno è scassato, oppure si deve fare il giro del mondo centomila volte. Un treno, partito dieci anni fa, arriva oggi, quindi è chiaro, lo avete detto, che la base informativa è quella di dieci anni fa, l'ipotesi di sviluppo è fondata sui fattori, sulle coordinate, sugli obiettivi, sulle sensibilità di dieci anni fa, il conto delle risorse possibili è ipotizzato su quel che appariva dieci, nove, sette anni fa. Oggi si dice: è tutto cambiato, ma se è tutto cambiato dev'essere adeguato anche lo strumento che, se è un Piano deve regolare, deve regolare le cose di cui davvero si dispone, perché, a dire tutto o quasi tutto, non si sta decidendo nulla, perché si sta dando carta bianca a chi può attingere tre dalle mille cose, per decidere quali tre cose può attingere. Quindi non è una decisione vera che si assume, ma è una delega mascherata, non è una decisione politica, posto che non vi sono priorità, posto che non vi sono coerenze minime che devono essere per forza rispettare. E' chiaro che è una delega mascherata, alla Giunta, a qualunque Giunta, perché sappiamo tutti che non è questa la Giunta che avrà la possibilità di utilizzare poi questo potere. Il ragionamento vale per qualunque Giunta, perché è un Piano così generico, così onnicomprensivo, che non indica priorità, che vuole dire quasi tutto e di fatto non dice niente.

Io pongo qui un problema che è anche, signor Presidente del Consiglio, di natura istituzionale, non necessariamente e solamente procedurale. Può il Consiglio regionale oggi, avendo approvato una legge, cioè uno strumento che vincola tutti, avendo approvato una legge che detta i criteri informatori del Piano alcune settimane fa, può questo stesso Consiglio regionale approvare un Piano che non corrisponda a quei criteri? O non deve il Consiglio regionale invece, se ha una legge perché se l'è data, operare una valutazione di coerenza tra i criteri di legge e lo strumento attuativo, operativo, derivato che la legge prevede? Oppure può, lo stesso Consiglio regionale, con una legge dire una cosa e poi, attraverso gli strumenti operativi che la legge prevede, dire il contrario di quella cosa, o altre cose difformi alle indicazioni che lì sono date? E se il Piano dei trasporti si deve fondare sui bacini di traffico, dove sono i bacini di traffico? E se i bacini di traffico devono essere individuati e deliberati dalla Giunta regionale, la Giunta regionale ha deliberato i bacini di traffico? Quali sono esattamente, oltre all'elencazione, perché questo dice la legge, qual è l'estensione per vedere e valutare poi le coerenze dei sistemi, dei modi, delle strutture e infrastrutture di trasporto in ragione della dotazione del servizio e dell'equilibrio del servizio nei bacini di traffico e tra bacini di traffico? Quindi si approverebbe comunque, se il Consiglio ritenesse di approvarlo, uno strumento che in pratica sarebbe un atto di fede, non in questa Giunta sia chiaro, in una Giunta astratta, in una Giunta qualsiasi, un atto di fede verso chi deve esercitare un potere che potrebbe fare quello che ritiene, perché non sono previste neppure metodologie di confronto, metodologie di verifica. Il Piano prevede di fare tante strade, tante ferrovie, tanti porti, tanti aeroporti, tanti cavalcavia, tante mulattiere, anche quelle ci saranno perché i muli non sono scomparsi del tutto, almeno qualche asino è rimasto in questa regione, la Giunta potrà iniziare affidando tutte le progettazioni che vuole, non le affiderà tutte, perché non ha i danari per pagare tutto e tutti, ma sceglierà dove e chi, perché il Piano autorizza. Il Piano non dà priorità, il Piano non dice che cosa, con le risorse di oggi, intanto si deve fare, quali priorità, quali nodi, quali strozzature si devono intanto aggredire con i danari che si hanno, perché pochi sono, ma danari ce n'è. Quindi si fa un'operazione che sembra un'operazione organica e generale, in realtà è carta bianca per fare quello che la Giunta, non dico questa, qualsiasi Giunta, volesse fare. Perché allora il Consiglio ha approvato una legge, perché ha dato criteri, perché si è sospesa la discussione e si è ritirato il Piano alcune settimane fa, se non per cambiare qualcosa, non dico molto, cambiare qualcosa? Che senso ha portarlo identico, dopo l'approvazione della legge, dopo il dibattito in Aula, dopo che si è detto che si sarebbe approfondito e modificato? Io trovo tutto questo illogico, ma non lo trovo solo illogico, lo trovo incoerente e non riesco a dare una ragione politica a tutto questo. Ma c'è di più, la Giunta regionale non solo non presenta adeguamenti, non presenta modifiche, integrazioni, rispetto alle indicazioni che il Consiglio ha fornito, ma dice oggi: la mia posizione politica rimane quella di prima, perché voi Consiglio regionale potete suggerire, indicare, emendare, però la mia posizione di Giunta regionale è che tutto questo varrà non come decisione… o vorrei che valesse, perché non è nel potere della Giunta di decidere i poteri del Consiglio, è chiaro ed evidente. Nella volontà, nell'idea della Giunta è stato annunciato al Consiglio che la sua disponibilità arriva a prevedere che tutto ciò valga come raccomandazione, cioè come un'indicazione di massima per il prossimo Piano dei trasporti, posto che questo è in discussione e verrebbe approvato ed è proposto dalla Giunta così com'è. Ma che senso ha tutto questo?

Io concludo, potrei dire diverse cose in modo improprio forse, non sono un competente della materia, ma qui quando parliamo di trasporti non è che parliamo di tecniche dei trasporti, quando parliamo di trasporti, innanzitutto parliamo di politica dei trasporti, parliamo dell'organicità di un servizio fondamentale per la produzione e per la vita delle persone. E si potrebbero dire in specie tante cose, e ci sarà la possibilità di dirle eventualmente. Parliamo di politica dei trasporti nel senso che dobbiamo decidere con le risorse - quelle che si hanno o si possono avere - che cosa per intanto fare ex novo, che cosa completare. Un Sottosegretario di Stato, un Viceministro sardo, che conosce le cose sarde perché è stato qui per quasi quindici anni, ha definito pubblicamente nei giorni scorsi l'avventura del porto canale un imbroglio. Io ho appreso dai giornali e dalle televisioni che un esponente del Governo, di questo Governo, io non do giudizi di merito, il Sottosegretario ai trasporti ha definito il porto canale di Cagliari un imbroglio. E se è un imbroglio l'avventura del porto canale di Cagliari - e lo dice un esponente del Governo - il porto canale di Cagliari è costato non all'erario in astratto, ad altri, ma a noi, alla Regione, ai sardi. Sono stati immessi finanziamenti per migliaia di miliardi, per migliorare il sistema dei trasporti, perché il porto canale di Cagliari non è un'infrastruttura qualsiasi; doveva essere il polmone di un sistema, il cuore pulsante di un sistema. Vent'anni di opere, di progettazioni, di realizzazioni, di sconvolgimenti, fisici e non solo fisici, ambientali, per ottenere una utilità di grande rilievo, per sentirsi dire, non da un passante, ma da un rappresentante dell'attuale Governo, che è un imbroglio. Qualcuno deve rendere conto delle cose che dice e che sa. Come si fa a non sottoporre ad un minimo di valutazione critica in quest'Aula una cosa di questo genere, se migliaia di miliardi, in conto dei trasporti, in conto della Regione, rischiano di diventare, se già non sono diventati, un'opera grande sì ma grandemente inutile, non funzionale più, forse superata pur essa, pensata trent'anni fa, iniziata a realizzare venti, non finita e che, qualcuno dice, non finirà. Si può non ragionare attorno a queste cose e dire come eventualmente queste cose vanno meglio utilizzate, se sono da ultimare e come, o da riconvertire e completare, non solo come struttura ma anche come funzionalità, in ragione delle ipotesi sullo sviluppo attuale? E' la grande industria che deve ancora presiedere allo sviluppo? E' la piccola e media industria, come dice il Ministro dell'industria, e come potrebbe essere un'ipotesi, non di modello alternativo, ma di correzione o di integrazione del modello di sviluppo? Come si fa a non ragionare sulla qualità del modello di sviluppo, ragionando delle infrastrutture generali dei trasporti? E viceversa, come si fa a proporre un Piano generale dei trasporti interni ed esterni ad un'isola, senza avere un'idea precisa e precisata per quanto possibile del modello di sviluppo? Questi sono, secondo me, i nodi di fondo politici e non solo politici, anche funzionali, che devono essere affrontati dal Consiglio regionale. Però la Giunta dice: per me questa era e rimane la proposta.

Io penso, che il Consiglio regionale, questo Consiglio regionale, non un altro, fatto da questi consiglieri, cioè da noi, alla fine dirà: insomma, approviamo questo Piano, almeno diciamo di aver fatto qualcosa.

Secondo me, non è un grande affare, per nessuno, si introduce una nuova complicazione nella vita politica vera della Regione, cioè nella sua utilità, nelle sue convenienze. A me non importa granché di questa Giunta. Cerco di dire spesso, e voglio dirlo ancora, che mi importa moltissimo del Governo della Regione, cioè che la Regione abbia un Governo, che avanzi una proposta, che sia comprensibile, potrebbe anche non essere giusta, ma che sia comprensibile, motivata, che indichi una strada da percorrere; tutto l'esatto contrario, cioè, di quello che accade di questi tempi, in cui in questa Regione non c'è Governo, e non perché la maggioranza, o parte della maggioranza, va per un verso e la Giunta va per un altro; non è solo per questo, ma perché la Giunta non ha un'idea, perché la Giunta non esplica una funzione dirigente. Non è che la Giunta faccia solo l'ordinaria amministrazione, e non quella straordinaria; la Giunta fa quelle cose che può fare chiunque, fa riunioni, fa convegni, fa note stampa, fa propaganda, annuncia ricicli di danari che sono sempre gli stessi, senza coerenza, senza progetto, Giunta non ce n'è, al di là delle persone, che io reputo tutte degnissime, ma non è questo il problema. Pare di capire - perché noi le notizie più rilevanti le apprendiamo come cittadini dagli organi di informazione - pare di capire che si sia deciso che in questa Regione fino a settembre tutto va bene e che la coalizione grande - chiamiamola ampia, grande può diventare un termine equivoco di questi tempi - ma molto piccola politicamente, la coalizione ampia ha deciso una separazione, non so se consensuale o rissosa, a settembre, quindi si è già in qualche modo preso atto della morte, ma il certificato si dovrebbe stilare postumo a settembre. Pare di capire che tutto quello che si discuterà in Aula in questa tornata di luglio, di riffa o di raffa, per fede o per quieto vivere, la maggioranza lo approverà. Questo è un guaio, perché è una rinuncia alla funzione che il Consiglio regionale deve svolgere. Io so che il Consiglio regionale è questo, e che tutta quest'Aula, dal centro verso destra, manco ascolta, se ne va. In questo momento, la struttura portante, l'asse di questa maggioranza, la Democrazia Cristiana è rappresentata in aula da un consigliere regionale…

(Interruzioni)

Uno e mezzo, anzi due perché uno vale il doppio. E' come dire che il dibattito, il contributo, gli apporti non servono a nulla. Questa è la coalizione che qui è rappresenta, gente che non si vuole insieme, gente che neppure si rispetta. Immaginate se insieme questi gruppi, questi partiti, questi uomini, possano volere il bene comune di una regione. Questa coalizione ampia è una cosa appiccicata, è divenuta un mera operazione di potere, dove ognuno gestisce un pezzo, ed è appagato di gestire il suo pezzo. Ma questo non è che non è un bene solo per la regione, non è un bene neppure per le forze politiche, per le ispirazioni ideali che reggono l'esistenza delle forze politiche. E' un pasticcio quello che vive oggi in questa regione, e la Giunta regionale è la ciliegia sulla cima di questo pasticcio. Il problema è politico quindi, e io l'ho detto in apertura di questa tornata consiliare, perché nella discussione su diversi provvedimenti, anche rilevanti che si pensa di discutere in questa tornata, tornerà questa questione politica. Se c'è da andare a settembre e si è deciso che una maggioranza così ampia, ancorché politicamente inesistente deve comunque sbarcare questa tornata consiliare, tra galantuomini si potrebbe anche convenire di perdere poco tempo; si fanno delle Commissioni e dei Comitati ristretti, si viene in Aula, chi deve alzare la mano la alza, tanto mi pare che l'interlocuzione, il dibattito, il confronto sono, come dire, anche disattesi, e non se ne ha una grande voglia. Secondo me risparmieremmo tempo, faremmo risparmiare corrente elettrica, la Regione pagherebbe meno all'Enel; insomma ci sarebbero un sacco di utilità, se non c'è proprio la volontà di approfondire le questioni e di affrontare le cose per deciderle in modo convinto.

Per concludere, signor Presidente del Consiglio, colleghi del Consiglio, io ho posto due questioni, una di ordine politico generale, intorno alla quale chi vorrà dirà, e soprattutto chi vorrà fare faccia, e ognuno si assumerà la parte di responsabilità che gli tocca. Ho posto anche una questione di carattere istituzionale, così l'ho chiamata, non solo procedurale, se questo Consiglio regionale, avendo approvato una legge che indica i criteri informativi del Piano dei trasporti alcune settimane fa, e non revocando quella legge, e non mettendola neppure in dubbio, possa approvare uno strumento che è incoerente, che è contraddittorio rispetto a quella legge. Questa è una questione che è politica ma insieme è di ordine procedurale istituzionale su cui non sarebbe male che la stessa Presidenza del Consiglio esprimesse la sua valutazione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gabriele Satta. Ne ha facoltà.

SATTA GABRIELE (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo che la maggior parte delle considerazioni sul Piano regionale dei trasporti sia già stata fatta nel corso della seduta precedente del Consiglio, nella quale ovviamente non si è dibattuto solo della legge che detta criteri e procedure per l'approvazione del piano Piano, ma si è discusso a lungo dei contenuti. Questa ripresa di discussione odierna mi suggerisce una riflessione amara quanto polemica sul come si riesca a parlare a lungo naturalmente - non va intesa in senso generale ma per qualche caso questa considerazione credo che sia tutt'altro che falsa - come si riesca a parlare a lungo di una cosa che non si conosce. Perché il tenore di alcune affermazioni fatte nella seduta precedente, e ripetute in questa, mi convince del fatto che alcuni colleghi non hanno letto approfonditamente il documento, che ancora meno approfonditamente hanno letto la nota integrativa che la Commissione ha elaborato, frutto di un lavoro intenso, nel quale tutte le forze politiche presenti in Commissione hanno dato un loro contributo e che costituisce, di per sé, un aggiornamento e un indirizzo per ulteriori aggiornamenti nella filosofia del piano-processo, che la Giunta regionale per bocca dell'Assessore ha voluto rappresentarci. Credo vada chiarito anche all'Aula, ai verbali, a quello che rimarrà di questa discussione, dato che chi tuona contro gli assenti poi appena parlato se ne va…

COGODI (Rinascita e Sardismo). Io sono qui. Tu mi dai per assente, prendi atto che sono presente.

SATTA GABRIELE (P.D.S.). Prendo atto che è presente. Si distrae con intrattenimenti che non sono d'aula. Se uno se ne va a fumare vuole dire che non è presente.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Non si può fumare in aula.

SATTA GABRIELE (P.D.S.). Non si fuma in aula e siccome io sono un intransigente antifumatore…

(Interruzioni)

Comunque non mi riferivo tanto a lei, collega Cogodi, sulle considerazioni nel merito, quanto ad altri colleghi, alcuni dei quali hanno manifestato la volontà di presentare emendamenti per inserire cose che nella nota integrativa già ci sono. Per essere chiari! E vorrei chiarire all'Aula che non si è ritirato nessun Piano nella scorsa tornata. Quando il sottoscritto, in seguito ad una riunione di maggioranza, è ritornato in aula, dopo l'interruzione che doveva consentire un chiarimento sui contenuti e sulla procedura, ha ritirato l'emendamento che collegava in legge l'approvazione del documento Piano e della legge stessa, perché rassicurato dalla Presidenza sul fatto che si potessero separatamente approvare le due cose. Ha testualmente, credo - comunque valgono i verbali - detto che si poteva interrompere la discussione sui documenti di Piano per procedere immediatamente all'approvazione della legge e riprendere poi la discussione sui documenti di Piano in altra tornata. Purtroppo, questo è stato interpretato dalla stampa come un ritiro del Piano, il che non è vero, e purtroppo oggi viene ripetuto - con l'uso dialettico che riconosco legittimo per l'opposizione - dall'opposizione in quest'aula, ma non è vero. Questi documenti, dunque, sono stati approvati con uno sforzo elaborativo della Commissione che io mi permetto di sottolineare, perché si tratta di uno dei pochi esempi nei quali il lavoro dei commissari ha sostituito in parte il lavoro tecnico di elaborazione. Può essere che questo non sia perfettamente congruo rispetto alla portata del documento, però ritengo che politicamente questo sia rilevante perché la Commissione è stata una sede reale di confronto politico e dunque di elaborazione, come credo dovrebbe essere per tutti i provvedimenti che arrivano in quest'Aula per l'approvazione definitiva. Si sono persi due anni perché l'approvazione è del 3 luglio del 1991, e io mi chiedo allora quali responsabilità andare a cercare in chi, in questi due anni, si è succeduto negli incarichi di Governo, negli incarichi consiliari e così via, complessivamente, per questo Consiglio e per le Giunte regionali; due anni che si potevano benissimo non perdere e che oggi certo appesantiscono il fardello delle manchevolezze del Piano, perché anche la nota integrativa della Commissione, benché tendesse a mirare in avanti e a prospettare nuove direttrici, naturalmente in due anni in qualche parte sarà pure invecchiata. Ma che fare, vogliamo buttar via anche il lavoro politico di elaborazione che la Commissione ha svolto? Vogliamo davvero svilire il ruolo del Consiglio in questo modo e dire che quello che si è fatto ormai, per trascuranza dello stesso organo, non deve essere più approvato, non deve avere più valore? Io credo che questo sarebbe un errore. E credo che vada dato atto invece all'Assessore in carica di essere riuscito, tenacemente, insistendo in ogni occasione, nella Conferenza dei Capigruppo, attraverso naturalmente il rappresentante della Giunta di turno, a portare all'attenzione dell'Aula questo provvedimento che, mi pare ovvio, avrebbe dovuto formare oggetto di ordine del giorno il 10 di luglio del 1991, cioè la settimana canonica di tempo per potere essere iscritto all'ordine del giorno e discusso. Questo Assessore non ha certo responsabilità di un percorso che ha coinvolto ben sei Giunte regionali, delle quali quasi tutti gli oratori che hanno parlato hanno fatto parte, e come tali hanno contribuito all'approvazione in sedi successive di questo documento.

Alcuni che lo hanno votato anche in Commissione oggi si dicono contrari. Il collega Ortu ha votato in Commissione questo Piano e oggi dice che questo Piano non va bene, ha contribuito alla nota integrativa che lo migliorava e lo aggiornava. Allora io comincio veramente a pensare che nel dibattito ci sia, sia pure avendo sottolineato i ritardi e le manchevolezze che ci sono nei documenti di Piano, un eccesso di strumentalizzazione politica, che peraltro può essere anche legittima ma che è altro paio di maniche rispetto al contenuto vero e proprio del Piano stesso. Un Piano che, se andiamo a rileggere attentamente le cose generali, soprattutto della nota integrativa, corrisponde bene ai criteri che sono stati inseriti nella legge approvata qualche giorno fa, quando si parla del rafforzamento delle connessioni fra la Sardegna e il continente attraverso la specializzazione e la complementarietà funzionale dei diversi porti, la realizzazione di infrastrutture intermodali in prossimità dei tre porti principali, il miglioramento dei collegamenti da e per la Sardegna, il completamento e l'adeguamento della rete delle grandi infrastrutture viarie e ferroviarie, quale decisivo elemento di integrazione tra i sistemi urbani, oltre che componente del corridoio plurimodale sardo-continentale, il miglioramento della mobilità all'interno delle grandi aree urbane, come strategie tradotte in obiettivi specifici, che vanno naturalmente ulteriormente specificate, e qui sta il problema del rilancio in avanti del processo di pianificazione, da perseguire per il Piano generale dei trasporti. Questo ragionamento mira a sottolineare, pur con le manchevolezze e i ritardi, la necessità di mettere un punto finale in questa storia, per non rimanere all'interno della nostra fortezza in attesa sempre che arrivino i tartari che non arrivano mai, per far qualcosa di produttivo, sapendo i limiti che questo qualcosa di produttivo ha, finalizzato dunque all'approvazione di questo documento per poter procedere rapidamente a una revisione, a un aggiornamento delle strategie e anche ad una selezione dei temi e delle finanze necessarie per mandare avanti le priorità immediate, in collegamento con la manovra finanziaria programmatica della Regione, che di qui alla fine dell'anno sicuramente si dovrà fare, nell'aggiornamento di Piano di sviluppo, nell'aggiornamento del bilancio e del programma pluriennale.

Questa via la Giunta ha già annunciato di voler perseguire, questa linea la Giunta, richiamata appunto in ciò dal Consiglio, dovrà eseguire con nettezza, anche in tempi più ravvicinati rispetto ai sei mesi che la discussione che abbiamo svolto vorrebbe concedere alla Giunta per questa revisione e questo adeguamento, di modo che il Consiglio sia posto nelle condizioni di compartecipare a un'elaborazione sì, ma anche ad un complesso di scelte e di priorità di progetti di opere, di infrastrutture ma anche di finanza necessaria per la loro realizzazione.

Per questo, il sottoscritto, insieme ad alcuni colleghi della Commissione e anche di consiglieri non facenti parte della Commissione, ha presentato un emendamento soppressivo parziale della parte riguardante le previsioni finanziarie che a questo punto, queste sì, sarebbero incongrue, perché fatte in tempi molto più remoti e comunque per un ammontare di spesa che sarebbe non plausibile rispetto all'ammontare che si può racimolare con finanze nostre, dello Stato e della Comunità europea.

Concludo con un ragionamento su un altro punto, che riguarda gli impegni che la Giunta deve assolvere da qui ai sei mesi per la revisione e l'aggiornamento del Piano, cioè il problema della gestione delle strutture portuali e aeroportuali, soprattutto delle strutture di servizio sul Piano dei trasporti, dei nodi nei quali c'è l'interscambio interno ed esterno delle merci e dei passeggeri della nostra isola, problema che nel Piano, come purtroppo era uso, in un certo tipo di elaborazione squisitamente tecnicistica un po' datata, non mettere, mentre abbiamo la consapevolezza che si tratta di un momento determinante, per riuscire a fare diventare efficiente il sistema e efficace il complesso degli interventi. Dunque, sia pure con le cose sottolineate, ritengo opportuna una rapida approvazione del documento, non solo per dotarci di qualcosa che ci mette alla pari nei confronti dello Stato, ma anche per poter rilanciare in avanti la nostra pianificazione con criteri più aggiornati.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (D.C.). Presidente, voglio fare due brevissime considerazioni, anche perché, in occasione della discussione della legge, si è sviluppato anche un dibattito sul Piano, e io sostenni la necessità del rinvio di questo dibattito ad oggi, affermando che la legge si poteva votare e approvare. Ritengo personalmente, e lo ripeto, che quella legge non aggiunge molto alla "33". Diciamo che è l'applicazione della "33" alla programmazione dei trasporti, ma c'è stata questa scelta e questa scelta è stata votata.

Credo che già la legge "33", che è in qualche modo una legge quadro che organizza e regolamenta l'attività della programmazione, consenta di approvare non solo il Piano dei trasporti ma tutti i documenti di Piano che stiamo approvando, quindi in quella sede sostenevo la non indispensabilità della legge in discussione. Il Piano che stiamo discutendo e sul quale, nella discussione della legge, ci siamo soffermati un po' tutti, sottolineandone limiti e carenze, sottolineando il fatto che è stato superato, come ricordava adesso il collega Satta, perché è figlio di tante Giunte e di tanti padri, e forse nessuno ha ormai una piena paternità di questo documento che però giace ingombrante sui tavoli degli Assessori e delle Giunte di turno, e l'Assessore ci dice che in qualche modo bisogna levarselo dai piedi, approvandolo o bocciandolo definitivamente, in qualche modo bisogna superarlo.

Da questo punto di vista io avevo sollecitato il rinvio di questa discussione, proprio per dar modo alla Giunta, comunque, di non affidarsi solamente a questo appello all'esigenza di liberarsi di un documento ingombrante dal suo tavolo, dando modo a tutti noi di fare un momento di riflessione ed eventualmente di presentare degli emendamenti e una nota. La nota che ci è stata presentata forse è un po' meno di quello che io e altri ci attenevamo. Pensavamo, o forse ci illudevamo, che in queste due settimane si potesse fare qualcosa di più, ma realisticamente prendo atto che questo è quello che è stato proposto e che se non aggiunge, in termini di contenuti, di priorità, di elaborazione, nulla al documento, che forse di per sé, oggi come oggi, non è in questa struttura migliorabile, è però un atto di umiltà che denuncia formalmente i limiti del documento, che denuncia, quindi, le carenze e che in qualche modo, basandosi su questa presa d'atto dei limiti che sono stati espressi anche nel dibattito consiliare, si propone di riattivare un processo di programmazione.

Da questo punto di vista, credo che né la Giunta, né la Commissione, nessuno di noi sia convinto che questo documento, oggi così logorato e in qualche modo obsoleto, sia un monumento alla programmazione. E' forse l'avvio di un processo, e lo si rimette in campo non tanto per farne una pietra miliare della programmazione del territorio e dei trasporti ma dicendo che è un documento carente e che in qualche modo da questo bisogna partire, prendendo atto dei limiti, per riattivare un processo di programmazione, anche perché è difficile pensare di riattivare un processo di programmazione sui trasporti, facendo finta che questo non esista e che quindi in qualche modo non vada riconsiderato. Quindi, se la nota della Giunta non aggiunge nulla in termini di qualità programmatica al documento, nel denunciarne i limiti e le carenze, riapre un discorso e consente al Consiglio, alla Commissione, a tutti noi, di rientrare nel merito dei problemi riaprendo un discorso sulla programmazione dei trasporti.

Per questo motivo, io giudico importante, e io stesso proponevo l'emendamento a cui faceva riferimento poc'anzi il collega Satta, per abrogare in qualche modo tutta la parte finanziaria, perché non ha più alcun significato, prevedendo, se la Giunta è d'accordo - io credo che lo stesso collega Satta poco fa lo accennasse - l'impegno della Giunta a presentare nell'ambito del bilancio triennale, e quindi del programma triennale, un capitolo dedicato alle politiche dei trasporti, nel quale una serie di priorità, una serie di analisi, un serie di opzioni e una serie anche di finanziamenti questa volta concreti, non una finzione come è invece la parte del Piano, venga concretamente inserita. Più in quella sede che in questa, io vedrei anche da parte dei colleghi del Consiglio, ma ognuno poi valuta come vuole, la possibilità di fare delle proposte di emendamento operativo, di priorità, perché in quella sede, con i fondi che ci saranno, gli interventi saranno realizzabili e avrà senso dire: queste risorse vanno finalizzate a queste priorità. Certo, si possono fare anche in questo documento di Piano, ma questo è un documento talmente generale e talmente superato che anche gli emendamenti sulle priorità mi sembra che tendano a svuotarsi.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERRENTI

(Segue SELIS.) Se invece la Giunta accettasse l'invito che io e altri colleghi stiamo proponendo, di predisporre uno stralcio operativo nell'ambito del programma triennale che è allegato al bilancio, facendo il calcolo delle risorse disponibili e delle priorità affrontabili, quella è una sede concreta e operativa.

Ho sostenuto e sostengo l'esigenza invece di eliminare la parte finanziaria, non solo per le cose che già ha sottolineato il collega Satta, perché quell'apparato finanziario è obiettivamente obsoleto, sono stime totalmente superate, ma perché al di là del fatto che le stime finanziere sono superate, noi siamo entrati in un'epoca purtroppo diversa, di grande crisi. Badate, a metà degli anni ottanta, epoca a cui risalgono quei dati e quelle stime, noi avevamo una situazione di crescita economica. Se pensiamo che tra l'83, l'84 e l'89 il bilancio regionale si è triplicato, se pensiamo che in quello stesso periodo è stato attivato il nuovo intervento straordinario per il Mezzogiorno, che trasferiva alla Sardegna alcune centinaia di miliardi all'anno, se pensiamo che a questo si aggiungono i fondi del Piano di rinascita, se pensiamo che lo Stato aveva aperto delle linee di investimento tipo FIO, eccetera, realisticamente in quegli anni era possibile pensare una calendarizzazione pluriennale di risorse fondamentali. Ora, quello che è successo è che non solo quelle stime sono invecchiate, ma è successo che noi non siamo più in una fase di espansione delle entrate regionali ma di regressione: l'intervento straordinario è stato annullato, le linee di intervento negli investimenti tipo FIO sono stati annullati. Siamo in una situazione di crisi, quindi non prendere atto da un lato che quelle stime sono ormai superate, ma soprattutto che siamo in una situazione finanziaria del tutto diversa, e lasciare in campo quelle stime, significa generare delle illusioni in quest'aula e soprattutto fuori di quest'aula, ponendo in campo una serie di programmi e di interventi che realisticamente non sono affrontabili e realizzabili. Dico queste cose perché io credo che, anche se non riusciremo a formalizzare, come mi sembra difficile in quest'aula oggi, un documento di direttive di aggiornamento del Piano, come forse la legge "33" all'articolo 10 ci imporrebbe, credo che la Giunta, tenendo conto del dibattito sviluppato nella precedente seduta e anche oggi, possa utilizzare tutti questi elementi, come elementi di direttive, e in questa prospettiva mi permetto di indicare ancora un altro problema di cui la Giunta vorrà, se ritiene, tener conto. Il Piano che stiamo discutendo, è un Piano essenzialmente infrastrutturale, fa il calcolo dei flussi di traffico, individua una serie di infrastrutture, eccetera. Scarsa attenzione dedica a tutto il problema dei vettori, delle tariffe e soprattutto delle gestioni. Per noi invece il problema delle gestioni - pensiamo a tutta la problematica portuale - sarà uno dei problemi fondamentali che nei prossimi anni dovremo affrontare, non solo perché avremo problemi di costo nel gestire i porti, in genere affidati ai consorzi industriali che con la crisi dell'intervento straordinario avranno necessità di trovare altre forme di sostegno, ma perché la qualità della gestione, la qualificazione del servizio e delle strutture portuali saranno affidate ad organismi, a personale e a soggetti che abbiano capacità, cultura e professionalità tale da consentire di gestire queste strutture e di inserirci in un processo di flussi di traffico di livello nazionale e internazionale.

Non voglio approfondire questo tema, però credo che alla Giunta non sfugga che l'aggiornamento di cui parliamo non è in realtà un vero e proprio aggiornamento, non è neanche una revisione, ma è un ripensamento della stessa filosofia di Piano, un ampliamento delle tematiche in discussione che deve affrontare. Quindi questo appuntamento, a cui invitiamo la Giunta ad essere presente e puntuale fra quattro, sei mesi o quando vogliamo, non mira solamente ad aggiornare i dati del sistema informativo territoriale dei trasporti e ad aggiornare il Piano; si tratta di ripensare la situazione nazionale, finanziaria, politica, istituzionale, di ripensare la stessa filosofia della programmazione, connessa a questi grandi piani, che dieci anni fa avevano ancora un fondamento e oggi forse ne hanno poco o nulla. Si tratta di ripensare la gamma degli interventi, non solo al fine di adeguare le strutture di trasporto - strade e ferrovie e porti - ma affrontando il problema dei vettori, il problema delle tariffe, il problema dei servizi, delle gestioni, con tutto ciò che questo comporta in termini di soggetti, professionalità e qualificazione, eccetera. Se questa è la linea su cui rilanciamo l'elaborazione del Piano dei trasporti, noi vediamo che questo documento è veramente un punto di partenza, una cosa modesta, che oggi siamo chiamati ad approvare, non tanto per erigerlo a monumento nella programmazione dei trasporti, ma facendone un punto iniziale e superandolo rapidamente, aggiornandolo nei tempi che la Giunta riterrà di proporre - io mi auguro rapidi - e chiedendo già alla Giunta di fare delle opzioni nel bilancio pluriennale sulle quali affrontare le priorità, le emergenze che tutti sappiamo esserci. Con questo ridimensionamento del documento, depurato dalla parte finanziaria, con questo atto di umiltà complessiva che la Giunta e il Consiglio fanno, avendo coscienza dei limiti di questo documento, e con questo rilancio di un'attività di programmazione più cosciente, più modesta, più consapevole dei limiti finanziari e istituzionali e della problematica più ampia che siamo chiamati ad affrontare, io credo che noi possiamo esprimerci, ognuno votando come ritiene, ma sperando che questa sia una seduta conclusiva di questa annosa vicenda e che altre più costruttive, più impegnative e più realmente apprezzabili occasioni di parlare di politica dei trasporti ci siamo date.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fantola. Ne ha facoltà.

FANTOLA (Gruppo Misto). Signor Presidente, poche considerazioni su questa approvazione del Piano dei trasporti, per due ordini di motivi: il primo è che già in diverse occasioni, quindici giorni fa, nel corso della discussione sulla legge, abbiamo avuto occasione di parlare del Piano regionale dei trasporti e di esprimere in quella sede tutte le nostre critiche osservazioni sul Piano e nello stesso tempo abbiamo avuto occasione di sottolineare non la necessità, ma l'opportunità di approvare il Piano dei trasporti in tempi rapidissimi. E allora io vorrei semplicemente chiedere ai colleghi, per valutare l'opportunità di approvare il Piano, di voler spendere qualche ora del loro tempo per leggere in maniera sinottica, con continuità, i diversi piani della viabilità approvati dalle quattro province sarde. Basterebbe una lettura anche superficiale sulle conclusioni di questi documenti per verificare come ci siano delle fortissime incongruenze tra i diversi piani, come gli obiettivi di ciascuno strumento pianificatorio siano a volte in contrasto con quelli delle altre province e come, dall'insieme di questi documenti, non si arrivi a una cornice complessiva sul sistema della viabilità. Per questo è opportuno che in tempi brevi si arrivi a una cornice che comprenda i diversi piani settoriali della viabilità.

Vorrei chiedere ancora ai colleghi di osservare i mutamenti che ci sono stati in questi ultimi anni nelle direttive del Piano nazionale dei trasporti, i continui cambiamenti nella politica dei trasporti nazionali, senza che la Sardegna abbia potuto presentare comunque un quadro di riferimento. Questa potrebbe essere una seconda considerazione che ci potrebbe indurre a una approvazione immediata del Piano. Basterebbe pensare ancora alla completa e totale disarticolazione, mancanza di coordinamento, che in materia di trasporti si ha nelle varie aree territoriali di riferimento. Penso per esempio all'area cagliaritana, penso a uno dei problemi principali dei trasporti nell'area cagliaritana, il problema dell'area metropolitana. Penso agli otto progetti che su questo tema sono stati svolti da diverse autorità ed enti, penso alla necessità che su temi di questa grande rilevanza comunque ci siano delle leggi cornice che permettano un loro inserimento.

Abbiamo quindi la necessità che i singoli piani di programmazione settoriale e i singoli piani di programmazione territoriale attinenti ai trasporti, penso per esempio al Piano generale di sviluppo, abbiamo comunque un riferimento per un continuo e reciproco aggiornamento.

Una seconda considerazione brevissima riguarda cosa fare dopo il Piano, uno slogan potrebbe essere: approviamo subito questo Piano per superarlo immediatamente, approviamo questo Piano per mettere cioè in atto un processo di pianificazione di cui questo Piano costituisca la prima fase, ma immediatamente superiamola con un processo di pianificazione che si svolga a diversi livelli e a diversi stadi. Si è parlato, e io concordo - ne hanno parlato il collega Satta e il collega Selis - di uno stralcio operativo all'interno del triennale allegato al bilancio, comunque uno stralcio operativo che sia non un aggiornamento del Piano ma che sia una prima rivisitazione del Piano. E' stato detto già tutto o quasi tutto, quindi io vorrei dire due o tre cose in maniera schematica, uno stralcio operativo che anzitutto aggiorni il sistema informativo, l'archivio dati - questo è stato già detto da tante persone, non è logico né opportuno dire una parola in più - un sistema informativo che non solo sia un aggiornamento ma che metta in essere un sistema di informazioni a ciclo continuo, in modo tale che chiunque abbia l'autorità di pianificare e di progettare un sistema dei trasporti abbia in continuità un sistema di informazioni adeguato. Questo non sarà possibile a breve termine; è inutile che noi sosteniamo che tra qualche mese si debba arrivare a un sistema informativo di questo genere, però le basi devono essere immediatamente messe. E poi uno stralcio operativo che tenga conto delle cose che sono emerse e secondo me, per non ricordarle tutte, una considerazione centrale è emersa dal dibattito e cioè che le strategie della pianificazione in Sardegna non possono essere legate ai soli tre obiettivi che derivano dal Piano nazionale: il corridoio plurimodale, il sistema portuale e l'area cagliaritana. Ma gli altri due obiettivi strategici devono avere pari dignità già nel prossimo stralcio di Piano, ovverosia il problema della accessibilità alle zone interne - con tutto quello che riguarda il problema della rete ferroviaria e soprattutto della rete di viabilità - e il problema del polo urbano del nord, il problema cioè del polo compreso tra Sassari, Alghero e Porto Torres, che rappresentano l'unica possibilità alternativa di sviluppo urbano a quella cagliaritana, per un'area molto più ampia del territorio occupato da queste singole città. Abbiamo necessità inoltre - e questo è il terzo punto - che lo stralcio sia immediatamente confrontato con tutti i piani settoriali della viabilità, con le modifiche del Piano nazionale dei trasporti e con i Piani territoriali in atto, a cominciare dal Piano generale di sviluppo, che questa presa di visione sia immediata. Sono d'accordo - e quindi non mi soffermo - sulla necessità, che è stata rimarcata anche adesso, di un'abrogazione della parte finanziaria, per tanti ordini di motivi, non solo per le considerazioni fatte precedentemente circa una valutazione degli investimenti ormai datata dieci anni fa, non solo perché, come si diceva, siamo in un momento di sviluppo economico di segno opposto rispetto a quello di tanti anni fa, quando è stato fatto il Piano, ma anche perché ormai vi è la necessità di giungere ad analisi di fattibilità e redditività economica non più basate unicamente su conti trasportistici, ma inserendo le infrastrutture in un contesto territoriale e quindi valutando la redditività in termini economici più ampi. Quegli insiemi di costi, che sono riportati anche da un punto di vista quantitativo, devono essere rivisti e rapportati in benefici su aree territoriali nelle quali sono inserite le diverse infrastrutture. Un'ultima osservazione mi sia consentita riguardo al problema degli emendamenti. Con molta chiarezza, senza nessuna presunzione, vorrei dire che ho visto circolare degli emendamenti; io vorrei che i promotori di alcuni di questi emendamenti facessero un attimo di riflessione perché molti obiettivi che si vogliono raggiungere con questi emendamenti sono già contenuti nel Piano e in particolare nella nota integrativa allegata al Piano. Quindi io vorrei un attimo di riflessione sugli emendamenti presentati, perché probabilmente alcuni di questi fanno già parte integrante del Piano dei trasporti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà.

USAI SANDRO (D.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli interventi degli onorevoli Satta, Selis e Fantola, hanno anticipato tante parti del mio intervento, semplificano quello che volevo dire. L'onorevole Satta ha osservato che probabilmente i colleghi consiglieri stanno affrontando il problema dei trasporti non dico con superficialità, ma perlomeno con una scarsa conoscenza e dei problemi e dello stesso Piano. Credo che un'attenta riflessione, un'attenta lettura, un'attenta informazione valgano certamente a dare un contributo diverso e a evitare che si facciano affermazioni in Aula che non hanno riscontro nella realtà. L'Assessore dei trasporti stamattina nel suo intervento ha integrato ulteriormente quella che è la posizione della Giunta, quali sono le sue considerazioni in ordine a questo Piano dei trasporti, ricordando ancora una volta che la Commissione dei trasporti, nella sua nota integrativa allegata al Piano, ha in buona parte recepito alcune osservazioni formulate qui in Aula e ha indicato anche precise priorità.

Io mi rendo conto che, in quest'Aula, c'è da una parte un eccessivo disinteresse, dall'altra parte un certo fermento perché molti consiglieri si attendono di vedere in questo Piano o nella sua programmazione e nelle sue priorità, un toccasana, una soluzione ai problemi, i problemi delle zone interne, i problemi della loro realtà settoriale che essi conoscono senza considerare il tutto in una visione globale, come va fatto. Io credo che questi emendamenti, mi associo alla proposta dell'onorevole Fantola, andrebbero ritirati e si dovrebbe arrivare eventualmente ad accogliere la proposta dell'onorevole Selis di portare uno stralcio operativo nel prossimo Piano triennale, indicando in quella sede, considerate le scarse risorse finanziarie, quelle che sono le priorità assolute che possono essere soddisfatte e quindi trasferire a quella occasione una più definitiva puntualizzazione delle singole particolari esigenze.

Io credo che in questa sede noi possiamo senz'altro approvare questo Piano, stralciando eventualmente tutto il capitolo quinto, dove sono elencate tutte quante le opere con l'annessa tabella finanziaria, forse perché in questo c'è troppo e quindi c'è niente, forse non c'è quello che ognuno si aspetta, forse le cifre indicate sono cifre non realistiche anche se sono state aggiornate per certi importi dalla Commissione competente tempo fa. Io credo che si possa senz'altro approvare questo Piano, eventualmente con un ordine del giorno nel quale si chiarisca qual è la portata di questo Piano, che non è un Piano perfetto ma è chiaramente un punto di partenza della soluzione finale, in cui chiaramente si faccia riferimento alle mutate condizioni finanziarie e quindi alle esigenze di rivedere il tutto in un contesto economico diverso, che chiarisca che, oltre al corridoio Sardegna Continente e all'asse centrale che viene messo in evidenza, esistono anche altre esigenze, l'esigenza quindi della trasversalità, l'esigenza di collegare attraverso un asse centrale le zone più emarginate della Sardegna come l'Ogliastra, assieme all'Oristanese e così via. Sicuramente c'è l'esigenza che vada completato quell'altro grande asse di spostamento che va da Olbia ad Alghero e così via. In particolare, in quest'ordine del giorno, andrebbe ribadita la necessità, ricordata poco fa dall'onorevole Fantola, di coordinare le diverse programmazioni degli enti territoriali, Province, Consorzi, che progettano, realizzano per conto loro, slegati in questo momento, da una visione generale. Credo che nell'ordine del giorno tra l'altro si debba chiarire esattamente il ruolo che ha il sistema ferroviario, l'esigenza che venga completato il raccordo con i porti. Se pensiamo che né il porto di Oristano, né il porto di Cagliari, hanno un raccordo ferroviario collegato con essi, chiaramente si mette in evidenza la difficoltà operativa di queste strutture portuali.

Giustamente l'onorevole Selis ha sottolineato la necessità che si arrivi prima o poi alla definizione di una programmazione portuale in Sardegna. Il Governo nazionale ha licenziato finalmente qualche mese fa, in Senato, la nuova legge sui porti; è stata assegnata in sede legislativa alla Camera, probabilmente entro un mese, se le cose vanno bene, avremo finalmente una legge nazionale che definisce i sistemi portuali, le autorità portuali, definisce chi deve gestire i porti e come vanno gestiti. Io mi auguro che sia approvato un emendamento che deleghi alla Regione sarda le competenze in materia. Ma, se questo non avverrà, comunque ci sarà un momento nel quale noi dovremo necessariamente valutare il sistema portuale sardo, definire i ruoli dei singoli porti, esaminare quali sono le carenze e integrarle, in modo tale che l'isola diventi un unico porto, in senso generico.

Per concludere, credo che potremmo in questa sede approvare il Piano con un ordine del giorno nel quale vengano accolte queste ed altre raccomandazioni e che in definitiva vengano accolte alcune istanze forti che alcuni consiglieri hanno presentato negli interventi della volta scorsa e negli interventi di oggi e che probabilmente sono trascritti in qualche emendamento presentato, in particolare per quanto riguarda il collegamento, attraverso un sistema trasversale, delle aree più emarginate della regione sarda. Credo che in questo modo si possa riuscire in qualche modo a contemperare le varie esigenze, sapendo benissimo che l'appuntamento è rimandato al momento in cui la Giunta ci presenterà, con il Piano triennale, la decisione sulle priorità e sulle disponibilità finanziarie.

PRESIDENTE. Sono stati presentati quattro emendamenti. Per consentire ai colleghi di esaminare gli emendamenti sospendiamo i lavori del Consiglio, per riprenderli questo pomeriggio.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (D.C.). Per chiedere l'iscrizione all'ordine del giorno della mozione numero 121; in assoluta correttezza la Presidenza ha ritenuto di toglierla ritenendo probabilmente che il problema fosse superato. Situazioni contingenti invece rendono necessaria la discussione della mozione stessa entro la fine del mese.

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, la mozione numero 121 è sempre iscritta all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Presidente, non conviene fissare un termine per esempio le 16, entro cui presentare gli emendamenti, e fissare la ripresa dei lavori del Consiglio alle ore 17 e alle 18?

PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere presentati entro le ore 14, non entro le ore 16, in modo che alla ripresa del Consiglio chiunque possa averne copia e valutarli.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Se gli emendamenti possono essere presentati entro un certo termine bisogna avere la possibilità di averli allo scadere di quel termine. Se si possono avere alle 17, tanto vale poterli presentare sino alle 17. Il problema è di averli insieme.

PRESIDENTE. Certamente, ma entro le ore 14 devono essere presentati gli emendamenti ed entro le ore 16 gli emendamenti saranno in aula per chiunque li voglia valutare.

La seduta è tolta alle ore 12 e 23.