Seduta n.110 del 13/12/2000 

CX SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

Mercoledì 13 Dicembre 2000

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente CARLONI

La seduta è aperta alle ore 10 e 36.

CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 5 dicembre 2000, che è approvato.

Presidente. Non essendo ancora pervenuto alla Presidenza l'ordine del giorno unitario sul problema dei trasporti, che è il primo punto in discussione, sospendo la seduta sino alle ore 11.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 38, viene ripresa alle ore 11 e 17)

PRESIDENTE. Colleghi, siamo in ritardo di circa venti minuti rispetto all'ora che avevamo stabilito per la ripresa dei lavori. Purtroppo non è ancora pervenuto alla Presidenza l'ordine del giorno e in attesa che venga presentato sospendo la seduta sino alle ore 11 e 45.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 18, viene ripresa alle ore 12 e 01.)

Congedo

PRESIDENTE. Prima di passare all'esame dell'ordine del giorno, comunico che il consigliere regionale Salvatore Piana ha chiesto, ai sensi dell'articolo 57, comma 5 del Regolamento interno del Consiglio regionale, di poter usufruire di congedo per la seduta antimeridiana del 13 dicembre 2000, per motivi politici. Suppongo che sia impegnato in un incontro con un capogruppo del Senato.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io penso che cose del genere dovrebbero essere risparmiate al Consiglio regionale; naturalmente non dalla Presidenza, che è tenuta a darne comunicazione, ma dai colleghi che si avventurano a chiedere il congedo, cioè l'assenza dal loro primo impegno politico-istituzionale, che è quello di essere presenti nel Consiglio regionale, per motivi politici. E in questo caso i motivi politici non sono incontri di rango istituzionale indifferibili, ma un incontro con un capogruppo, non si comprende dove.

Il Gruppo della Rifondazione Comunista è contrario alla concessione di questo congedo, e sottolinea la ridicolaggine e l'assenza totale di senso della serietà.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la Presidenza prende atto della sua posizione.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Presidente, io intervengo non per prendere le difese del collega Piana, ma semplicemente per dire che queste continue sottolineature da parte del collega Cogodi credo siano esse stesse inopportune.

Probabilmente il consigliere Piana, del quale, ripeto, non intendo prendere le difese, non ha l'esperienza che invece ha il collega Cogodi nel giustificare le sue assenze, o non ha avuto tempo di chiedergli quali motivazioni potevano essere a lui gradite! Per cui ritengo che il congedo debba essere accordato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.

USAI (A.N.). Da qualche settimana a questa parte c'è una novità in questo Consiglio, ed è una novità importante, cioè il collega Cogodi, oltre a tenere noi consiglieri inchiodati ai banchi per sentire la sua oratoria ripetitiva, si è messo in testa che è necessario chiedere il permesso a lui se uno deve andare in congedo.

Io propongo che venga nominata una commissione, presieduta dall'onorevole Cogodi. Il vicepresidente l'ho già individuato, ed è l'onorevole Dore.

DORE (I DEMOCRATICI ). Grazie per il vice.

USAI (A.N.). Vicepresidente perché la proposta era di Cogodi, poi tu sei intervenuto ad adiuvandum, e quindi sei vicepresidente.

Dicevo che propongo una commissione per valutare le ragioni che inducono un consigliere a chiedere congedo e per verificare, se sono ragioni personali, di quali ragioni personali si tratta, se sono ragioni di salute, di quali ragioni di salute si tratta. Soltanto l'onorevole Cogodi potrà valutare se la malattia è grave o se non lo è, se il consigliere deve partecipare ai lavori del Consiglio o può assentarsi.

Io vorrei sapere, Presidente, come ha giustificato le sue assenze l'onorevole Cogodi quando si è recato a Roma per partecipare al processo contro i generali argentini che sono stati condannati all'ergastolo (un ergastolo che non verrà mai scontato, e mi chiedo quanto sia costato questo processo allo Stato italiano). Vorrei sapere se la giustificazione addotta è valida in riferimento ai lavori del Consiglio oppure no. Purtroppo, essendo il presidente della commissione, credo che Cogodi si autoassolverà.

PRESIDENTE. Per sua informazione, onorevole Usai, non ho mai ricevuto una domanda di congedo da parte dell'onorevole Cogodi. Devo dire quello che mi consta.

Su questo argomento non si può aprire un dibattito e lo considero chiuso.

COGODI (R.C.). Chiedo la parola per fatto personale.

PRESIDENTE. Per fatto personale le darò la parola alla fine della seduta. Onorevole Rassu, anche lei chiede di parlare per fatto personale? Il fatto personale dell'onorevole Cogodi lo capisco, in che cosa consiste il suo fatto personale?

RASSU (F.I.). Il mio si riferisce alle assenze e le spiego subito. Io ho appreso dalla stampa che mi sarei assentato...

PRESIDENTE. Lei ha chiesto di parlare per fatto personale, e io le chiedo in che cosa consiste il fatto personale per poterle dare la facoltà di parlare a fine seduta.

RASSU (F.I.). Il fatto personale è questo: io ho appreso dalla stampa, su certificazione del Consiglio regionale, di essermi assentato ingiustificatamente per ben diciassette volte dai lavori delle Commissioni consiliari di cui faccio parte, e questo è falso.

PRESIDENTE. Non è un fatto personale e non posso aprire un dibattito su questo argomento.

CORDA (A.N.). Lei sta facendo delle scelte che non mi sembrano opportune.

PRESIDENTE. Onorevole Corda, non le ho dato la parola, la prego di sedersi.

Continuazione e fine della discussione congiunta delle mozioni Sanna Giacomo - Manca sul ricorso al TAR delle compagnie aeree contro il Decreto del Ministero dei trasporti che istituisce la continuità territoriale fra la Sardegna ed il Continente (29) e Selis - Cugini - Fadda - Dettori Bruno - Balia - Dore - Calledda - Masia - Morittu - Sanna Alberto - Dettori Ivana - Giagu - Lai - Pusceddu - Sanna Gian Valerio sui ritardi nell'applicazione delle disposizioni di legge in materia di continuità territoriale. (33)

PRESIDENTE. Comunico che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta delle mozioni numero 29 e 33.

E' stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.

CAPPAI, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO FLORIS Emilio - SANNA Giacomo - CUGINI - USAI - CONTU - FADDA - COSSA - DETTORI Bruno - BALIA - COGODI - AMADU - CAPELLI - FOIS sulla continuità territoriale della Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione sulle mozioni n. 29 e n. 33 e dell'intervento del Presidente della Giunta;

PRESO ATTO:

- che, al fine di conseguire l'obiettivo della continuità territoriale della Sardegna, in conformità delle disposizioni di cui al regolamento CEE 2408/92 ed in attuazione dell'articolo 36 della Legge 17 maggio 1999, n. 144, il Ministero dei trasporti ha emanato l'apposito decreto per l'imposizione degli oneri di servizio pubblico riguardo ai servizi aerei sulle rotte da e per la Sardegna, secondo le modalità stabilite nella conferenza dei servizi, tenutasi a Cagliari lo scorso 28 febbraio, indetta e presieduta, su delega del Ministro dei trasporti, dal Presidente della Giunta regionale;

- della precisa volontà di perseguire, con ferma determinazione e utilizzando tutti gli strumenti messi a disposizione dalla vigente normativa comunitaria e nazionale, la risoluzione dei problemi di continuità territoriale dell'Isola, entità territoriale periferica, particolarmente svantaggiata sotto il profilo socio-economico, sprovvista di strumenti di collegamento comparabili con quelli a disposizione di altre realtà, pure periferiche, del territorio nazionale;

CONSIDERATO che per continuità territoriale si deve intendere la pari opportunità di mobilità verso e da qualsiasi località del territorio nazionale;

VALUTATO il rango costituzionale del diritto fondamentale dell'individuo alla libertà di movimento e alla libera circolazione, sancito peraltro anche nel Trattato istitutivo dell'Unione Europea;

DETERMINATO che occorre una intesa concertata tra Stato e Regione per tutte le iniziative legislative, regolamentari e amministrative relative ai collegamenti esterni Sardegna/Continente con qualsiasi modalità effettuati,

impegna la Giunta regionale

1) ad approfondire e concludere il confronto serrato col Governo per pervenire a norme di attuazione dell'articolo 53 dello Statuto che conferiscano alla Sardegna potere reale in materia di trasporti;

2) a definire, entro sei mesi, il Piano regionale dei trasporti e riferire in Consiglio regionale sullo stato di elaborazione e di attuazione dello stesso;

3) a porre in essere tutte le azioni anche giudiziarie affinché l'imposizione degli oneri del servizio pubblico avvenga tenuto conto del dispositivo già contenuto nel decreto del Ministro dei trasporti relativamente all'aggiornamento delle tariffe rispetto ad aumenti anomali imprevedibili e indipendenti dalla volontà dei vettori;

4) ad attivarsi perché il principio della continuità territoriale sia esteso, oltre alle rotte da e per Roma e Milano, anche alle altre rotte aeronavali da e per la Sardegna;

5) a farsi parte attiva affinché il servizio aeroportuale diventi coerente e non ostativo con la finalità della continuità territoriale. (3)

PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che per Regolamento non è consentita l'illustrazione dell'ordine del giorno, in quanto è stato presentato dopo la chiusura della discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.

MANUNZA, Assessore tecnico dei trasporti. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, sull'ordine del giorno numero 3 chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. La richiesta deve essere appoggiata da sette consiglieri.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri Bruno DETTORI, Ivana DETTORI, PIRISI, LAI, MANCA, DEIANA, DORE.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 3.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CORDA - CORONA - COSSA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FOIS - FRAU - GIAGU - GRANARA - IBBA - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MURGIA - NUVOLI - ONNIS - ORTU - PACIFICO - PILI - PILO - PIRASTU - PIRISI - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SCANO - SCARPA - SELIS - SPISSU - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 67

Votanti 66

Astenuti 1

Maggioranza 34

Favorevoli 66

Il Consiglio approva.

Ovviamente gli ordini del giorno numero 1 e 2 sono ritirati.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Non esiste, può parlare sull'ordine del giorno.

CORDA (A.N.). Non esiste l'ordine del lavori?

PRESIDENTE. Può chiedere di parlare sull'ordine del giorno.

CORDA (A.N.). Su quello che vuole lei! Io vorrei rispettosamente far notare, signor Presidente, che accade spesso che io e qualche altro collega del centrodestra chiediamo di parlare e lei non ci dà la parola, mentre consente ad altri consiglieri, e in particolare all'onorevole Cogodi, di intervenire decine di volte, contravvenendo al Regolamento, che prevede che non si possa parlare più di una volta sullo stesso argomento. Lei consente a quasi tutti di parlare anche per quaranta minuti, anziché per i venti minuti canonici, dà la parola a chicchessia e poi impedisce a me di parlare.

Io penso che lei sia il Presidente di tutta l'Assembla e come tale deve tutelare tutti i consiglieri indistintamente. Quindi, se lei non dà la facoltà di parlare a un consigliere che, attenendosi al Regolamento, domanda di parlare sull'ordine dei lavori, credo che commetta, non voglio dire un abuso, perché la offenderei, ma un'ingiustizia nei confronti di quel consigliere. Questo si scontra con quanto invece accade quasi normalmente, da un anno a questa parte, cioè si consente ad altre persone, e in particolare, lo ripeto, all'onorevole Cogodi, di parlare decine di volte sullo stesso argomento, e ogni volta per un tempo molto più lungo di quello che il Regolamento consente. E non accade niente, accade solo che lei, Presidente, ogni volta si limita a sgridare l'onorevole Cogodi. Addirittura ieri ha detto: "Non dovrei dargli la parola adesso, perché secondo il Regolamento dovrei alternare gli interventi, però siccome se non lo faccio parlare l'onorevole Cogodi si arrabbia gli do la parola". A me sembra che questo sia un modo di presiedere assolutamente poco rituale e anche poco utile all'Assemblea. C'è un Regolamento, che è stato fatto per il buon funzionamento del Consiglio, le cui regole sono state votate da quarantun consiglieri, credo quindi che abbiano dignità di legge e debbano essere rispettate innanzitutto dal Presidente del Consiglio.

Vorrei fare un'ultima considerazione, anche se con l'ordine del giorno c'entra poco: dalla stampa ho appreso che il Consiglio regionale, in modo ufficiale o ufficioso, ha fornito dati relativi alle presenze e alle assenze dei consiglieri. A me sono state attribuite venti assenze, il che è assolutamente falso, perché io mi sono assentato solo tre volte: una prima volta in quanto ero ricoverato in ospedale, tra l'altro avevo chiesto di poter presentare il certificato medico e non mi è stato concesso, e altre due volte perché ero stato inviato all'estero proprio dal Consiglio regionale. Non si può far scrivere su un giornale, recando così danno alla sua immagine e onorabilità, che un consigliere ha fatto assenze che in realtà non ha fatto.

Pregherei quindi la Presidenza del Consiglio di fare un comunicato stampa dal quale si evinca chi si è assentato ingiustificatamente e chi invece, come il sottoscritto, non si è assentato una sola volta, né dai lavori dell'Aula, né da quelli delle Commissioni. Anzi io ho partecipato anche ai lavori delle Commissioni di cui non faccio parte, per mia scelta. La ringrazio.

PRESIDENTE. Io ringrazio lei, onorevole Corda, voglio però farle osservare che anche adesso ho dovuto fare un'eccezione al Regolamento per consentire a lei di parlare su un argomento che non era in discussione. Non esiste la possibilità di parlare sull'ordine dei lavori; si può invece parlare sull'ordine del giorno. Questa non può essere una strumentalizzazione per parlare di argomenti che non sono in discussione.

(Interruzione del consigliere Corda)

PRESIDENTE. Vuole continuare a parlare lei, onorevole Corda? Abbia almeno la pazienza di stare zitto e di ascoltare. Quando l'onorevole Cogodi si discosta da ciò che il Regolamento prevede, io glielo faccio notare sempre, così come faccio con lei; la differenza probabilmente è che l'onorevole Cogodi comunque si attiene all'argomento in discussione, lei, invece, vuole parlare di cose che non sono in discussione.

L'argomento che lei sta portando, cioè le assenze dei consiglieri, non è in discussione. I dati pubblicati su un quotidiano locale non sono stati forniti dal Consiglio regionale, pertanto la loro attendibilità è discutibile, sono perlomeno da verificare. Io ho invece consegnato personalmente a un giornalista, che me li aveva chiesti, i dati sulle assenze dall'Aula, che ho trasmesso con un documento che è a disposizione dei consiglieri, i quali pertanto possono controllare se i dati in esso contenuti corrispondono al vero. Io posso rispondere di eventuali errori commessi dagli uffici del Consiglio; non posso rispondere degli errori che commette la stampa. Ogni consigliere ha in ogni caso il diritto di difendersi con gli strumenti che la legge gli mette a disposizione. Detto questo, procediamo con la discussione degli argomenti all'ordine del giorno.

Discussione generale del testo unificato della proposta di legge Balletto - Lombardo: "Modifiche all'articolo 28 della legge regionale 20 aprile 2000, n. 4 (Legge finanziaria 2000)" (118) e del disegno di legge: "Interventi a favore del lavoro" (127)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato della proposta di legge numero 118 e del disegno di legge numero 127. Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore. La terza Commissione, nella seduta del 15 novembre 2000, ha ritenuto di dover unificare la proposta di legge numero 118, presentata l'8 ottobre 2000, e il disegno di legge numero 127, presentato dalla Giunta regionale in data 7 novembre 2000, aventi contenuto normativo coincidente. Il testo approvato dalla Commissione si compone di soli due articoli, oltre ad un terzo che contempla e disciplina la copertura finanziaria. Il primo dei tre articoli reca disposizioni per il rifinanziamento dell'articolo 1 della legge 36 del 1998; il secondo articolo interviene per soddisfare le esigenze di formazione professionale che provengono direttamente dalle richieste del mondo del lavoro. Si tratta della cosiddetta "formazione aziendale finalizzata".

Per quanto attiene alla legge regionale numero 36 del 1998, va ricordato che essa, all'articolo 1, prevede incentivi per l'abbattimento del costo del lavoro per tutti i settori produttivi. Nel tempo si è accertato che le somme stanziate si sono rivelate insufficienti, infatti la dotazione iniziale - correva l'anno 1998 - è stata di 17 miliardi e 500 milioni, mentre per l'esercizio finanziario 1999 non era stato previsto alcuno stanziamento, e infine la legge finanziaria del 2000, la legge numero 4, ha previsto per il triennio 2000-2002 gli stanziamenti di seguito indicati: anno 2000, 23 miliardi e 43 milioni; anno 2001, 23 miliardi e 693 milioni, e identica cifra per l'anno 2002. Le somme disponibili al 31 dicembre del corrente anno sono, quindi, quantificabili in lire 40 miliardi e 543 milioni e si sono - come dicevo prima - dimostrate assolutamente insufficienti a coprire le domande di sgravio pervenute alla data del 28 settembre 2000, data, questa, in cui l'amministrazione regionale ha dovuto procedere alla sospensione dei termini di presentazione delle domande perché le richieste avevano addirittura impegnato tutti i fondi disponibili sino al 2002.

Tale situazione si è creata in relazione alla circostanza che in fase di prima attuazione della legge, con questa ridotta dotazione - non si trascuri di considerare che la finanziaria del 1999 per quella annualità non aveva previsto alcuno stanziamento - si è dovuto far fronte a richieste che coprono un arco temporale di un quinquennio. A tal fine è utile ricordare che la normativa in questione prevede sgravi contributivi anche a favore di quelle posizioni di lavoro relative a contratti di formazione trasformatisi in contratti a tempo indeterminato nel corso del triennio 1996-1998 e che in dipendenza dei lunghi tempi occorrenti (circa un anno) per il rilascio dell'autorizzazione da parte della Commissione Europea dalla data di approvazione della legge regionale numero 36 del 1998, essa è divenuta operativa solo in data recente.

La legge regionale numero 36 del 1998, per la favorevole risposta che ad essa ha dato il mondo del lavoro, si è rivelata, in ogni caso, un valido e utilissimo strumento per arginare il preoccupante fenomeno della disoccupazione. Ha agito, infatti, con carattere di immediatezza e generalità, nonché con automatismi legati al rispetto di un iter amministrativo alquanto semplificato e perciò stesso snello, finora quasi del tutto sconosciuti all'amministrazione regionale. Tanto è vero che, al 28 settembre 2000, erano state ammesse a sgravio contributivo e assistenziale 1297 domande per numero 5014 nuovi avviamenti al lavoro.

L'articolo 2 del provvedimento si propone, come detto, di intervenire per dare rapida e concreta risposta alle esigenze di formazione professionale che provengono direttamente dalle richieste delle imprese. E tale intervento, significativo per l'entità della somma stanziata, 63 miliardi di lire, si rende tanto urgente nell'attesa della riforma della "formazione professionale", la quale, sinora, in relazione all'enorme quantità di risorse utilizzate ha dato, senza dubbio, risultati modesti, se non del tutto insoddisfacenti.

In tale contesto si è ritenuto di poter individuare nei corsi di formazione aziendale finalizzati lo strumento più adeguato per dare rapide risposte alla lotta contro la disoccupazione. Vi è il forte convincimento che tale ambizioso obiettivo può essere raggiunto anche attraverso interventi formativi presso le aziende che manifestano interesse ad assumere una parte dei corsisti che si sono qualificati a seguito degli interventi di formazione finanziati con la presente legge. Se poi si considera che i progetti proposti dalle aziende hanno un concreto riscontro con quelle che sono le esigenze del mercato del lavoro e che a fine corso è assicurata, attraverso il rilascio di idonee garanzie a favore dell'amministrazione, l'assunzione di un numero di corsisti non inferiore al 50 per cento dei partecipanti, ci si rende conto della validità e utilità dell'intervento proposto con l'articolo 2 del provvedimento normativo di che trattasi.

In particolare, i risultati futuri conseguenti alla misura che si vuole introdurre, sono stati valutati nelle seguenti cifre: interventi finanziabili, 167; allievi complessivi, 2425; allievi per i quali è prevista l'assunzione, 1594; costo unitario medio d'assunzione, 39 milioni. E questo è il dato saliente che caratterizza la bontà dell'intervento, quando si pensa, solo per un momento, che in altri settori, soprattutto nel settore dell'industria, e un certo tipo di industria, per creare posti di lavoro si arriva a investimenti pro capite di diverse centinaia di milioni e, in taluni casi, anche di 500-600 milioni. Qui, con l'impegno di 39 milioni per ciascuna unità lavorativa, e con un intervento finanziario modesto quanto a impegno pro capite, la Regione assicura l'assunzione di un elevato numero di lavoratori.

In conclusione, al fine di impedire l'interruzione del trend di crescita dell'occupazione, che si registra in questo scorcio di legislatura, dovuta anche e in buona parte, agli effetti della legge regionale 36/98, nonché nell'intento di dare a tale fenomeno ulteriore e concreto slancio, con il finanziamento integrale degli interventi di formazione aziendale riconducibili all'asse III del POR Sardegna 2000-2006, la Commissione ha licenziato il testo unificato numero 118/A-127/A e ne raccomanda all'Aula un pronto esame e integrale accoglimento.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

Ricordo ai colleghi che intendono intervenire nella discussione che si devono iscrivere a parlare entro la fine dell'intervento del consigliere Cogodi.

COGODI (R.C.). Effettivamente, signor Presidente, sono un po' intimorito da tutta questa attenzione che si è manifestata nell'aula stamani attorno, non alla mia persona, modesta, quanto piuttosto al fatto che in quest'aula...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Cogodi, ma io devo presiedere quest'Aula. Lei sta intervenendo nella discussione generale o per fatto personale?

COGODI (R.C.). Presidente, sto intervenendo nella discussione generale del testo di legge in esame.

PRESIDENTE. Volevo solo questo chiarimento. Le chiedo scusa per l'interruzione, svolga pure il suo intervento.

COGODI (R.C.). Lei non deve mettere in dubbio la capacità di comprensione di nessuno dei consiglieri regionali. Ho chiesto di parlare e lei ha voluto sapere su che cosa. E' ovvio, sulla legge che è in discussione! Chiedo di intervenire nella discussione generale, e lei mi interrompe dicendo: "Ha capito bene che deve intervenire sulla legge?". Io non so che cosa devo fare, lasciamo perdere.

Dicevo che per quanto mi senta un po' condizionato dagli attestati di stima e di disistima che ho sentito proferire poc'anzi nei miei confronti, credo che a nessuno mai dovrebbe passare neppure per l'anticamera del cervello l'idea che in questa assemblea parlamentare, dove si discutono le leggi della regione, sia proibito o possa essere impedito o limitato, nel più rigoroso rispetto delle norme regolamentari, l'esercizio dell'attività politico-parlamentare. E ritengo che alcuni colleghi dovrebbero astenersi dal dare giudizi, voti, apprezzamenti che non attengono alla materia in discussione e che invece riguardano la regolare e legittima condotta di altri consiglieri o di gruppi consiliari.

So che la destra non ha mai tenuto in gran conto i parlamenti, e non so se nei parlamenti ci sta perché ci crede o perché ci deve stare, ma una cosa è sicura, cioè che noi nei parlamenti ci siamo, ci stiamo e chiediamo di essere interamente garantiti nell'esercizio delle nostre funzioni. E' chiaro che qualche volta, o perché non si attiva il confronto o perché si vogliono approvare provvedimenti importanti sotto silenzio, alla chetichella, noi, utilizzando legittimamente gli strumenti regolamentari, sottolineiamo, ribadiamo e richiamiamo quello che ci pare giusto richiamare e sostenere. Se qualcuno per tutto ciò prova fastidio, evidentemente ha sbagliato luogo in cui stare, ha sbagliato mestiere e funzione da svolgere.

Noi, per esempio, adesso stiamo discutendo un testo di legge che, come si dice nel gergo parlamentare, parrebbe una leggina da infilare così, in questa mattinata in cui non si è prodotto nulla: ci sono voluti tre minuti esatti per approvare un importante ordine del giorno sui trasporti, il resto è stato tutto tempo d'attesa e tempo inutilizzato. E voi vorreste che adesso, su questo testo di legge, noi accedessimo all'idea vostra perché - dice il relatore - è una legge di soli due articoli. Come se per fare del male le leggi debbano essere per forza di 135 articoli! Una legge se è malfatta fa male anche quando è costituita da un solo articolo, e questa peraltro si compone di due articoli, il che è ancora più grave, perché per fare cose sbagliate bastava uno solo dei due articoli.

L'onorevole Balletto ha detto, altri lo ribadiranno, che questa legge rappresenta una grande risorsa istituzionale, sociale ed economica. Dal nostro punto di vista, invece, questa legge rappresenta un danno, un inganno, una regalia sostanzialmente inutile ai fini per i quali essa si enuncia, cioè promuovere e sostenere l'occupazione aggiuntiva. Noi abbiamo una tesi, interveniamo sui contenuti, abbiamo pure ipotizzato un nostro intervento emendativo, abbiamo lavorato a questa come alle altre leggi (noi, quelli che siamo, pochi, non so se anche buoni), poi presenteremo e illustreremo gli emendamenti. E nessuno si adombri se eserciteremo il diritto di presentare emendamenti, e quindi di concorrere alla formazione delle leggi, e se chiederemo un'interlocuzione affinché su qualche punto si possa migliorare la legge. Siamo qui per questo, tutti, anche quelli che ci stanno di mala voglia. Peraltro, noi abbiamo la coscienza tranquilla, ci guadagniamo onestamente il pane; crediamo di essere utilmente presenti in Aula, in Commissione, in tutte le attività istituzionali, e non chiediamo congedi fasulli. Sono stato nel Consiglio regionale all'incirca per diciassette anni e credo che troverete traccia, per tutto questo tempo, di una sola domanda di congedo, che non fu presentata da me, ma fu presentata d'ufficio. Una sola volta in diciassette anni! Questo in risposta a qualche collega che si è avventurato a dire: "Quelli che se ne intendono, quelli che sono esperti, loro sì che sanno motivare i congedi!" Hai capito, Capelli? Non ne troverai motivazioni fasulle, né in questa né in altre attività svolte da noi. E state attenti quando parlate, per voi stessi, per la vostra dignità e serietà.

Noi interveniamo nel merito delle leggi e per quanto riguarda questa legge diciamo che è una legge sbagliata. Perché? L'articolo 1 prende 50 miliardi della Regione e li attribuisce alle imprese per l'abbattimento dei costi del lavoro (oltre agli abbattimenti previsti da altre leggi), cioè per lo sgravio degli oneri previdenziali e assistenziali. Se un'impresa deve sostenere un onere previdenziale, ben si intende che quell'impresa ha assunto un dipendente, altrimenti non avrebbe oneri. Questa norma deriva dalla legge numero 36 che affiancò, ben vi ricorderete, la legge numero 37 del 1998, concernente interventi finalizzati all'occupazione e allo sviluppo. Noi oggi dovremmo chiedere alla Giunta: "Che ne è della legge 37?", ma lo faremo quando presenterà il bilancio, perché la legge obbliga a presentare anche la relazione sull'attuazione della legge 37, e in specie dell'articolo 19.

Voi siete in ritardo di tre mesi nella presentazione del bilancio, e non pensate neppure di presentare la proposta di bilancio, ma di chiedere l'esercizio provvisorio.

LIORI (A.N.). Voi l'avete presentato a marzo.

COGODI (R.C.). Presidente, mi sconta questo secondo inutile dell'interruzione del collega?

Il ritardo nella presentazione del bilancio trascina con sé il ritardo dell'informazione al Consiglio sullo stato di attuazione della legge per il lavoro, però voi della legge 37 non vi premurate molto. Ci fornirete i dati e ci direte quanti progetti locali per l'occupazione avete approntato, quanti nuclei specializzati, secondo quanto il Consiglio regionale ha deliberato un anno fa, avete istituito e fatto funzionare nel territorio per aiutare i comuni nella progettazione, e come tutto quel sistema di attivazione dal basso, di creazione di nuova impresa per lavoro aggiuntivo vero e produttivo abbia funzionato, o eventualmente quali difficoltà sono intervenute nel farlo funzionare. Di tutto questo niente, silenzio assoluto. L'unica cosa di cui vi occupate non è la legge 37, ma quella che le sta a fianco, la 36 appunto, che prevede sgravi fiscali per le imprese. Per le imprese che assumono, dite voi, quindi questo intervento crea occupazione. No, per le imprese che comunque assumerebbero, per qualsiasi assunzione! Non si dà sostegno a un'impresa che non assume nessuno. Bisognerebbe invece verificare se in mancanza di questo intervento le imprese non procederebbero a nuove assunzioni. In questo caso si può parlare di sostegno all'occupazione, perché si incentiva l'assunzione di un'unità lavorativa in più. Ma non c'è sostegno all'occupazione se il sistema è che voi prendete i miliardi della Regione, molti e non pochi, e li date a tutte le imprese per qualsiasi assunzione, senza rigorosi sistemi di controllo per evitare che ottengano questi danari facilmente e inutilmente. Inutilmente dal punto di vista dei fini pubblici, perché le condizioni date sono che l'impresa, nell'assumere i dipendenti, non vada al di sotto della media dei dipendenti che aveva nei sei mesi precedenti. Non sei anni, sei mesi! Quindi nessuno impedisce a un'impresa di licenziare tutti, aspettare sei mesi e poi chiedere questo contributo.

Quando si discusse questo aspetto, in sede di Commissione, fu avanzata l'idea di fare almeno una selezione nei settori produttivi, incominciando con un esperimento nel settore manifatturiero, cioè nel settore più direttamente produttivo, ma voi, la destra, rispondeste: "No, in tutti i settori", compresi quindi il settore dei servizi e il settore delle libere professioni. Se io fossi un commercialista e avessi bisogno di un aiutante nello studio perché ho un carico di lavoro particolare, prima licenzio due dipendenti, aspetto sei mesi e poi ne assumo uno in base a questa legge. In realtà ho diminuito l'occupazione, però appare che l'abbia aumentata. Voi dite: "Ma per questo occupato aggiuntivo la Regione spende solo 39 milioni", mentre nell'industria elettronica spenderebbe 500 milioni di lire per creare un posto di lavoro. A parte il fatto che sono due cose diverse, l'avvocato, il commercialista o un altro libero professionista deve assumere comunque un assistente se vuole lavorare, oppure deve provvedere personalmente a svolgere quel lavoro. E poi la parcella non la divide col dipendente.

Presidenza del Vicepresidente Carloni

(Segue COGODI.) Bisognerebbe fare un'indagine seria per capire quali sono i settori che stanno usufruendo di questa agevolazione. Voi dite: "Abbiamo soddisfatto tutte le domande presentate entro settembre 2000. Adesso stanziamo altri 50 miliardi per soddisfare quelle presentate da settembre in poi", il che vuol dire che qualsiasi impresa in questa Regione otterrà l'abbattimento degli oneri sociali. E con quale beneficio di reale occupazione aggiuntiva? "Aggiuntiva" non vuol dire che chi era disoccupato diventa occupato. Un lavoratore può essere assunto anche al posto di un altro, o di sé stesso se deve essere assunto comunque.

E sulla durata dei rapporti di lavoro è stata fatta qualche indagine? Né la legge né il bando prevedono, una volta che questi lavoratori sono assunti, per quanto tempo debbano essere tenuti. Non dico che debba essere indicato un periodo massimo, fino alla pensione, ma almeno un periodo minimo di assunzione lo vogliamo stabilire? Per esempio, si può stabilire che questi lavoratori siano tenuti per cinque anni, posto che si agevola l'impresa con danaro pubblico, abbattendo il costo degli oneri sociali. O almeno due anni! Niente, non è detto nulla. Assunzione a tempo determinato: l'impresa paga il suo dipendente con i danari pubblici che ha avuto, e quando li ha terminati può benissimo mandarlo a casa. Questo è il sistema. Per non dire dell'articolo 2, ma poi vedremo quali proposte noi facciamo per migliorare questo sistema. Sono proposte non sconvolgenti, che tendono a porre alcuni argini.

Per le finalità previste dall'articolo 1, quindi, voi prelevate 50 miliardi dai fondi per il lavoro. Questo è l'altro aspetto rilevante: voi fate finta di dare lavoro con il mancato lavoro! La gran parte di questi danari li state distogliendo dai fondi della legge numero 37 o da altri fondi destinati direttamente all'occupazione o ad attività produttive.

L'articolo 2, innocente pur esso, prende 63 miliardi della Regione e li investe in formazione aziendale. Benissimo, immaginate se la formazione, la riqualificazione, il miglioramento della qualità, in generale voglio dire, la cultura e la formazione specifica non siano obiettivi nobili! No, ancora una volta si stanno dando danari alle aziende perché facciano corsi di formazione aziendale finalizzati, il cosiddetto "finalizzato aziendale". In questo modo è chiaro, sappiamo la storia, gli unici lavoratori che le aziende assumeranno saranno i formatori. E per avere un finanziamento di 39 milioni a persona la condizione sarebbe che le aziende assumessero la metà delle persone formate. Intanto bisognerebbe chiedersi: perché la metà? Se tu, azienda, hai bisogno di lavoratori specializzati e ti impegni a formarli per favore forma quelli che ti servono. No, se ne formano il doppio. Ma quale metà! Se si fa un'indagine, a campione, si vede che il finalizzato aziendale, che non si sta inventando oggi, è la più grande bugia che si sia mai raccontata, perché non è prevista nessuna sanzione. L'azienda prende i danari per fare formazione (se la fa, e io ipotizzo che la faccia) e tutt'al più, se ne ha bisogno, per un po' di tempo assume qualcuno. L'azienda dovrebbe assumere la metà dei corsisti, per ciascuno dei quali riceve, ripeto, 39 milioni, ma non si dice per quanto tempo. Non sono date garanzie, non è dato conoscere la durata del contratto di lavoro, né il criterio di selezione di chi deve essere assunto e quant'altro. Tutto è lasciato nel vago, tutto è rimesso fiduciariamente, fideisticamente sarebbe meglio dire, all'azienda, al suo potere di risolvere i problemi dell'economia e dell'occupazione. E' chiaro che la legge 36, essendo un rubinetto sempre aperto, perché a domanda si dà danaro, funziona bene!

Mi fermo qui perché volevo fare un intervento di carattere generale. Avremo modo, i miei colleghi di Gruppo ed io, in forma regolarissima e in forza del Regolamento interno che è di tutto il Consiglio, quindi anche nostro, di illustrare meglio le nostre proposte migliorative di questa legge.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA (Patto Segni-Rif. Sardi). E' quasi pleonastico dire che la posizione mia e dei colleghi di Gruppo è pressoché diametralmente opposta a quella appena espressa dal collega Cogodi, perché riteniamo che su questa legge non si possa che esprimere una valutazione positiva, che non è legata, naturalmente, al provvedimento in sé stesso, che è di carattere eminentemente finanziario, ma piuttosto al tipo di interventi che si intende rifinanziare, che hanno mostrato la loro efficacia, la loro positività.

Sono state due intuizioni felici i contributi finalizzati allo sgravio degli oneri previdenziali e assistenziali, previsti dalla legge 36/98, e i corsi di formazione aziendale finalizzati, in quanto l'abbattimento del costo del lavoro consente alle imprese di creare posti di lavoro proprio con il finalizzato aziendale, cioè con una formazione aziendale rispondente, per una volta, a quelle che sono le esigenze del mercato del lavoro e non, come spesso è accaduto, e temo tenda ancora ad accadere, con una formazione che nasce più dalla fantasia di chi progetta i corsi di formazione che dalle reali esigenze del mercato.

Le osservazioni che faceva il collega Cogodi, probabilmente, in parte rispondono a verità. E' vero, per esempio, che si avverte l'esigenza di procedere con cautela, affinché gli obiettivi della legge possano essere effettivamente conseguiti, però, per quanto riguarda il finalizzato aziendale, l'aver previsto una polizza fideiussoria, che garantisce l'assunzione di almeno il 50 per cento del personale che viene formato, mi sembra che risponda adeguatamente a questa esigenza. Naturalmente, le verifiche si fanno sul campo, però, passare da un regime in cui non c'era nessuna garanzia, ad un regime in cui alle imprese viene imposta addirittura la stipula di una polizza fideiussoria, mi pare che sia un passo avanti notevole.

Quindi quello in esame è un provvedimento che noi valutiamo con molto favore, anche perché consentirà, entro qualche mese, di creare più di 1500 posti di lavoro, tenuto conto che molti imprenditori si sono tenuti prudenzialmente al di sotto dei risultati auspicabili.

Per quanto riguarda gli aspetti finanziari, può essere che mi sbagli, però non mi pare che risponda al vero quanto affermato dal collega Cogodi, perché se leggo bene la norma finanziaria, dai fondi della legge 37 vengono tolti 10 miliardi complessivamente, il che non mi scandalizza minimamente, considerato che stiamo approvando questa legge a metà dicembre e che se questi soldi non sono stati impegnati probabilmente non verranno neppure spesi.

Francamente, l'obiezione di Luigi Cogodi non mi pare fondata se queste risorse, che nell'economia generale della legge incidono in maniera neanche troppo significativa, saranno utilizzate proficuamente anziché restare parcheggiate e figurare tra i residui dell'anno prossimo.

A nome del Gruppo dei Riformatori esprimo pertanto una valutazione decisamente positiva sul testo di legge in esame.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Intervengo brevemente su questa leggina di rifinanziamento dell'articolo 1 della legge 36/98, e voglio preliminarmente ricordare all'Aula, non tutta la storia della legge 36, ma almeno i passaggi salienti del suo iter nella precedente legislatura. Si tratta di una legge che è confluita all'ultimo momento nel piano per il lavoro. La sesta Commissione aveva unificato una proposta di legge presentata dal nostro Gruppo, una proposta di legge presentata dal Gruppo di Alleanza Nazionale e un disegno legge presentato dalla Giunta su proposta dell'allora Assessore del lavoro, Luca Deiana. Ne venne fuori un buon testo di legge, che si poneva un obiettivo fondamentale, che io ritengo ancora oggi valido, quello di rendere competitivo il mercato del lavoro in Sardegna rispetto a tutte le altre regioni meridionali. Noi siamo dell'avviso che questa competizione, che interessa aziende produttive che ormai si spostano da una parte all'altra dell'Italia, debba configurarsi proprio come una competizione di mercato, con diversi parametri di costi: i costi dei terreni, i costi della infrastrutturazione e il costo del lavoro, che è il parametro principale. Oggi, si scelgono questi parametri seduti dietro una scrivania a Milano, e sulla base di questa scelta l'imprenditore decide dove allocare la sua impresa. In questo modo venne approvata dal Governo e registrata dall'Unione Europea una leggina che rendeva particolarmente favorevole indirizzare questi flussi verso la Sicilia. Noi seguendo lo stesso ragionamento abbiamo elaborato un testo leggermente più favorevole rispetto a quella legge.

Queste furono le scelte e le considerazioni fatte allora, collega Cogodi, e condivise da tutti, e io ritengo che siano ancora valide. Abbiamo presumibilmente creato, con questo strumento, una situazione che resiste oggi, che rende in Sardegna il costo del lavoro più basso rispetto a quello di tutte le altre regioni. Aggiungo ancora che sommando i diversi strumenti che agevolano le prime assunzioni otteniamo quasi un castelletto difficile da difendere, che presumibilmente non durerà nel tempo, ma che oggi in Sardegna c'è. Per esempio, si può essere assunti per la durata di un anno attraverso i P.I.P. (Piani per insediamenti produttivi), e per i due anni successivi con i contratti di formazione professionale, tra l'altro questi strumenti sono cumulabili. Si possono poi utilizzare i finanziamenti nazionali della legge 448/98 e le agevolazioni previste dalla finanziaria nazionale, cioè l'abbattimento degli oneri sociali per i primi tre anni di assunzione. Ci sono inoltre le agevolazioni previste dalla legge regionale 36/98, per cui utilizzando tutti questi strumenti si può prolungare il periodo di assunzione fino a dieci o undici anni. Qualcuno obietterà che sono troppi, ciò nonostante non riusciamo ancora oggi a fare un valido scouting d'impresa, cioè questo castelletto di cui sto parlando non riusciamo a venderlo all'esterno. Forse la Giunta regionale deve fare qualcosa di più, proprio per "vendere" alle aziende, oltreché lotti industriali, anche un costo del lavoro particolarmente favorevole.

Detto questo di specifico, vorrei fare qualche brevissima considerazione sulla leggina in esame. Le numerose richieste di finanziamento presentate sulla base della legge numero 36 non si sono potute soddisfare perché la convenzione con l'INPS prevede, appena la domanda viene accolta, non la liquidazione della prima annualità, ma la liquidazione di tutte e cinque le annualità. Per cui è normale che con le risorse disponibili, visto che stanno finendo le agevolazioni previste dalla legge nazionale 448/98 già ricordata, si siano potute soddisfare solo le richieste relative alle prime annualità, sino a settembre 2000, e che quindi ci sia adesso bisogno di un consistente apporto finanziario. Noi abbiamo condiviso allora questa scelta e la condividiamo ancora oggi, così come condividiamo tutti questi strumenti che agevolano le assunzioni per lavori veri nell'apparato produttivo della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, l'onorevole Falconi ha ricordato l'iter che ha portato all'approvazione della legge 36 del 1998. Ricordo che in quella occasione una delle proposte di legge era firmata dai consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, allora all'opposizione.

Noi abbiamo sempre detto di non aver fatto, negli anni, un'opposizione preconcetta, per il gusto di fare opposizione, ma di aver fatto un'opposizione che potesse concretizzarsi in qualche cosa. Sapevamo quanto costasse il lavoro, soprattutto in Sardegna, e quali fossero le resistenze da parte delle aziende a fare nuove assunzioni. Volevamo, quindi, con quella nostra proposta di legge, intervenire proprio sul costo del lavoro, la cui voce principale è quella relativa agli oneri previdenziali e assistenziali. La legge fu approvata, credo, all'unanimità da questo Consiglio regionale proprio per la bontà del testo che era stato esitato, che poteva dare una risposta seria e fattiva ai disoccupati e al mondo delle imprese. Le imprese, i singoli liberi professionisti o chiunque volesse assumere dei dipendenti potevano quindi fare domanda per ottenere, per cinque anni, dei contributi tramite convenzioni stipulate tra l'Assessorato del lavoro e l'INPS. Era una cosa importantissima, tant'è vero che l'allora Presidente del Consiglio, l'onorevole Selis, nel discorso di fine anno, fra gli atti più importanti di quell'anno, cioè del 1998, ricordò proprio l'approvazione della legge 36, che dava una importante risposta al mondo del lavoro.

La legge ha risposto bene, se è vero come è vero, per quel che ne sappiamo, che sono state ammesse a sgravio contributivo e assistenziale ben 1297 domande, per 5014 avviamenti al lavoro. Non sono moltissimi, ma sono sicuramente molti in un regione che ha 300000 disoccupati, e che quindi non può assolutamente permettersi che questo numero già così elevato aumenti. La legge 36 fu accolta favorevolmente dal mondo del lavoro, tant'è che a un certo punto la Regione sarda, trovandosi senza fondi, ha dovuto dire: "Alt, non ci sono più soldi, non possiamo andare avanti", in pratica vanificando la bontà stessa della legge. Ecco quindi che, giustamente, furono presentati due progetti di legge, cioè la proposta di legge dei colleghi Balletto e Lombardo e il disegno di legge su proposta degli assessori Pittalis e Luridiana, da cui è scaturito il testo unificato in esame.

Ben venga, pertanto, questa legge di rifinanziamento della legge 36, perché è veramente attesa dalle imprese, il che dimostra che la strada imboccata dal Consiglio regionale nella passata legislatura era ottima. Questo per quanto riguarda la prima parte di questo testo di legge.

Per quanto riguarda il finalizzato aziendale, noi ne abbiamo sempre sostenuto l'importanza. Io stesso ho detto altre volte in quest'aula quanto sia importante che le imprese abbiano la possibilità di fare in proprio i corsi di formazione aziendale finalizzati all'assunzione di almeno il 50 per cento dei corsisti formati. Non dimentichiamo che annualmente centinaia di corsi professionali, spesso troppo generici, vengono organizzati perché bisogna accontentare gli enti che presentano le domande, o perché il personale di questi enti deve pur lavorare, però, in pratica, spesso questi corsi formano malamente, e di certo non creano occupazione, lo sappiamo tutti. In realtà non è mai stato fatto un monitoraggio, un controllo in merito: visto che i corsi professionali sono in essere da tanti anni, quanti tra i giovani che li hanno frequentati hanno trovato un'occupazione? Sicuramente abbiamo formato centinaia di parrucchiere, centinaia di muratori e di persone che sanno usare il computer, probabilmente però l'occupazione è stata minima.

Il finalizzato aziendale, invece, ha un altro scopo: prima di tutto i corsisti vengono formati dalle aziende in funzione delle necessità del mercato, e in più - ecco la parte più importante - vi è la garanzia che il 50 per cento dei corsisti formati saranno direttamente assunti dalle aziende stesse. Credo che questo sia un modo nuovo e intelligente di non buttare i soldi pubblici perché, come dicevo prima, in una situazione di grave disoccupazione dobbiamo fare in modo, veramente, che le poche risorse finanziarie che abbiamo siano utilizzate proprio per creare occupazione e per dare quelle risposte che i sardi attendono, e che tutti noi, a parole, diciamo di voler dare e però nei fatti non diamo.

Annuncio pertanto che il Gruppo di Alleanza Nazionale voterà a favore del testo di legge in esame.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, intendo fare poche considerazioni che mi paiono necessarie. La prima riguarda l'articolo 1 del progetto di legge che stiamo discutendo: i colleghi Falconi e Frau hanno appena ricordato l'iter della legge 36 del 1998, una legge che è nata alla fine della passata legislatura da un comune impegno e di cui quindi noi riconosciamo l'importanza. Credo però che adesso, in questa fase iniziale della legislatura, senza nulla togliere all'efficacia della legge 36, che va in questa fase mantenuta, dobbiamo tutti entrare nell'ordine di idee che è giunto il momento di fare un riordino della nostra legislazione, perché si stanno affastellando così tante leggi, che probabilmente è necessario coordinarle con la legislazione nazionale e con la disciplina europea.

Allora, nel sostenere, ripeto, la validità della legge 36, perché ora consente di intervenire sul costo del lavoro, vogliamo contemporaneamente fare il punto sulla situazione legislativa in materia. Alcuni colleghi del centrosinistra, come il collega Falconi, in particolare, ed io abbiamo proposto un testo unico, non sarà il migliore, ma stiamo aspettando che la Giunta proponga il proprio per fare il punto, perché altrimenti continuiamo, anche in questa materia, ad approvare leggine frammentarie, il che non serve perché non riusciamo a valutare la funzionalità e l'impatto di ciascuna legge. Abbiamo necessità di fare il punto, di semplificare le procedure, di dare più certezze alle imprese, di rendere gli incentivi più automatici e la procedura più trasparente.

Quindi, mentre sosteniamo, ripeto, la validità della legge numero 36, che è nata da una convergenza di opinioni tra forze politiche diverse, ribadiamo l'urgenza di sistemare tutta questa materia in un'ottica di maggiore organicità, semplicità, trasparenza, efficienza e automatismo. Questa è la prima considerazione, per cui spettiamo di sederci attorno a un tavolo per discutere le proposte e i testi che al riguardo sono già stati presentati.

Più complesso è il discorso sull'articolo 2: noi siamo da sempre favorevoli ai corsi di formazione aziendale finalizzati, però su questa vicenda c'è stato un momento di riflessione che vorrei ricordare. Non c'è il collega La Spisa che presiedeva la terza Commissione in quel momento, ma ci sono Giorgio Balletto e gli altri colleghi che ne fanno parte. Che cosa è successo? Con una legge precedente erano stati stanziati 7 miliardi per finanziare i programmi di interventi formativi aziendali; si è fatto un bando, secondo quanto la procedura prevede, e da parte delle imprese vi è stata una richiesta complessiva di 70 miliardi. I 63 miliardi che stiamo stanziando servono, quindi, per coprire la totalità delle domande presentate. Vorrei ricordare all'assessore Pittalis che noi avevamo chiesto - ma ad oggi non l'abbiamo ancora ricevuto, e ne approfitto per ribadire la richiesta - l'elenco delle imprese che avevano risposto al bando, ma soprattutto avevamo posto un problema di legittimità. Cioè, se si fa un bando per 7 miliardi, e la richiesta da parte delle imprese è di 70 miliardi, è legittimo elevare lo stanziamento da 7 miliardi a 70 miliardi? Non è possibile, per esempio, che l'impresa Luridiana o l'impresa Dore dicano: "Io non ho partecipato perché 7 miliardi erano pochi. Se avessi saputo che lo stanziamento sarebbe stato elevato a 70 miliardi avrei partecipato"? Quindi, da questo punto di vista c'è un dubbio di legittimità.

La seconda considerazione è conseguente: non è che stanziando adesso altri 63 miliardi, in virtù della considerazione che facevo prima si debba riaprire la graduatoria? Probabilmente non è del tutto corretto stanziare ulteriori risorse per soddisfare la totalità delle domande, posto che per il bando iniziale erano stati stanziati 7 miliardi. Non so se sia chiaro il ragionamento, ma nel ribadire che siamo favorevoli ai finalizzati aziendali, sulla procedura che si sta seguendo poniamo formalmente in Aula il problema alla Giunta, così come abbiamo fatto in Commissione, perché verifichi la legittimità del procedimento, e ci chiediamo se, alla luce del nuovo stanziamento, non sia necessario rifare il bando per coprire un maggior numero di domande.

La terza considerazione riguarda la copertura finanziaria, e voglio sottolineare due aspetti: da un lato, durante l'anno spesso ci siamo sentiti dire dalla Giunta che le risorse erano limitate, e dall'altro lato, adesso, si riesce a trovare una quantità ingente di risorse. Noi non vogliamo togliere nulla, però poniamo l'esigenza, questo lo voglio sottolineare, anche come opposizione, di sapere quali sono, nel corso dell'anno, le disponibilità di stanziamento, perché questo consentirebbe a tutti di presentare testi di legge avendo maggiori certezze in merito alla copertura finanziaria.

L'ultima considerazione, ma ci torneremo, riguarda gli emendamenti: mi pare che una riflessione seria vada fatta, e questo credo che sia lo spirito degli emendamenti proposti, per cercare di capire se le politiche del lavoro, che intervengono sia sui costi sia sulla formazione, non debbano essere finalizzate, con più chiara determinazione, a riassorbire i lavoratori socialmente utili o comunque a dare opportunità di inserimento nel mondo del lavoro a quelle fasce sociali che, per ragioni di età o per altri motivi, sono più a rischio.

Ecco, queste sono le considerazioni che volevo fare e credo che sull'articolo 2 sia necessario un chiarimento.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, nel riallacciarmi all'intervento del collega Selis, voglio ampliare il discorso su alcuni dubbi e forse anche su qualche certezza che rimane su questa legge, non per spirito di contrarietà, ma perché nelle certezze ritrovo, ad esempio, una mancanza di programmazione, in quanto se è vero che quest'anno nessun piano formativo è stato predisposto in Sardegna, e ci si è limitati all'obbligo formativo, questo ci dà già la misura della situazione di un settore che quest'Aula, in diverse circostanze, ha ritenuto di vitale importanza, e per il quale era ed è necessario rivedere attentamente sia la parte legislativa, sia quella organizzativa, che negli anni, a parer mio, ha subito cambiamenti ai quali non ci siamo adattati. Il che rende ancora più penalizzante la situazione.

Oltre alla mancanza di programmazione, resta anche a me - l'onorevole Selis l'ha evidenziato in modo preciso - il dubbio sulla legittimità di elevare lo stanziamento per i programmi di interventi formativi aziendali portandolo da 7 miliardi a 70 miliardi , perché si pone un problema fondamentale, e cioè il fatto che la selezione, dato il numero di domande e la ristrettezza di risorse, era d'obbligo e quindi quegli elementi di vantaggio che venivano chiesti alle imprese partecipanti avrebbero certamente migliorato la qualità, mentre oggi con questa legge, si punta sulla quantità, nell'intento di accontentare tutte le imprese che hanno presentato la domanda. Il bando aveva uno spirito diverso, tanto che quei 7 miliardi se non vado errato, sono stati ripartiti solamente fra quattro aziende: 4 miliardi sono stati assegnati a Tiscali "perché ha avuto la capacità di...", e questo va a merito dell'azienda, gli altri 3 miliardi sono andati ad altre tre aziende, a cui ugualmente, in questa selezione, sono stati riconosciuti meriti particolari. Questo era lo spirito del bando e a questo credo che il Consiglio dovrebbe fare riferimento.

Invece oggi si vuole modificare lo scenario, quindi non c'è più un problema di selezione, di validità dei progetti, di capacità delle aziende; oggi si vuole accontentare tutti quelli che hanno presentato domanda, a discapito della qualità, ma penalizzando chi non ha presentato la domanda a suo tempo, in base al bando originale, in quanto riteneva che 7 miliardi fossero insufficienti e che la propria domanda non sarebbe stata accolta. E allora, a parte l'articolo 1 sugli sgravi fiscali, che condivido, quindi ci sono parti della legge che vanno difese e portate avanti, il punto interrogativo che ci dobbiamo porre è sulle osservazioni che ho appena terminato di fare: abbiamo la certezza della legittimità in questa situazione? Abbiamo cambiato strategia, venendo meno a ciò che era nostro intendimento portare avanti e che con il bando avevamo confermato? C'è uno scenario diverso nel quale vogliamo attivarci? Quale risultato rischieremo di trovarci davanti agli occhi?

E' questo il dubbio vero, reale che continuo ad avere sul testo di legge che stiamo esaminando. Allora io ritengo che sia chi ha presentato la proposta di legge, sia la Giunta che ha presentato il disegno di legge, ma anche l'intero Consiglio sulle osservazioni e sui dubbi che sono stati esposti possano e debbano fare chiarezza, perché abbiamo detto una cosa e ne stiamo facendo un'altra. Vorrei capire se il risultato che otterremo sarà in linea con la prospettiva che inizialmente si prefigurava, o se c'è un ribaltamento di situazioni, di obiettivi, di strategie che ritengo inaccettabile in questo momento.

Spesso abbiamo detto che al sistema formativo dovevamo apportare correttivi, certezze, miglioramenti; oggi, invece, stiamo imboccando strade già percorse, che hanno dato risultati non ottimali. Abbiamo anche la capacità di tenere gli enti di formazione nel dolce far niente, con il sistema dell'obbligo formativo, e stiamo per attivare una procedura che, a parer mio, non migliora la situazione degli enti, ma soprattutto non migliora la situazione delle aziende, o per lo meno di buona parte di esse, quelle che dal sistema selettivo sono state già escluse. Stiamo consentendo la riammissione di imprese già escluse perché incapaci di presentare un programma, un progetto degno di attenzione; un requisito, questo, che invece le tre o quattro aziende ammesse ai contributi avevano già visto riconosscersi.

Allora questo cambiamento di orientamento mi lascia perplesso, e ho delle perplessità soprattutto, lo ripeto, circa il risultato finale. Stiamo rischiando di annullare ciò che di positivo avevamo iniziato ad avviare, e non è cosa di poco conto: stiamo parlando di uno stanziamento di ulteriori 63 miliardi rispetto ai 7 iniziali, stiamo parlando di un finanziamento di 39 milioni a persona. E allora credo che quella selezione a cui ho fatto riferimento vada riconfermata e che un nuovo bando vada riproposto, affinché, con 63 miliardi a disposizione, le altre aziende siano invogliate a una massiccia partecipazione, ma soprattutto ritengo che quegli elementi di vantaggio già previsti debbano essere mantenuti, perché la selezione possa portare quel beneficio occupazionale che inizialmente si auspicava.

E' vero che l'assunzione riguarda la metà dei partecipanti ai corsi di formazione aziendale, ma non c'è un limite superiore e diventa elemento di riconoscimento della validità del progetto, e quindi delle capacità dell'impresa, il fatto che si possa assumere il 70 o l'80 per cento dei corsisti, o quanto le stesse aziende ritengono di poter proporre in virtù del progetto che hanno presentato.

I dubbi che ho sollevato quindi rimangono, ma credo che ci sia la possibilità, durante questo dibattito, di chiarirli per facilitare l'iter del testo di legge in esame.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Voglio fare soltanto alcune brevi considerazioni. A me sembra che questa legge sia di tre articoli forse proprio perché bisogna valutare con maggiore attenzione i progetti che si sottopongono all'attenzione del Consiglio. Vedete, questo testo unificato, aveva sollevato già in sede di Commissione una serie di perplessità, per cui era stato chiesto alla Giunta regionale di fornire ai commissari ulteriori elementi di valutazione degli effetti che l'applicazione sia dell'articolo 1 sia dell'articolo 2 avrebbe determinato.

Io ho chiesto al referendario dirigente addetto alla Terza Commissione se la Giunta avesse consegnato qualcosa. E infatti qualcosa aveva consegnato, ma bisogna vedere che cosa: una relazione che riguarda esclusivamente la legge numero 36 e il bando relativo ai finalizzati aziendali! Mancavano le osservazioni in merito alle ricadute sul tessuto sociale ed economico della nostra regione.

Io voglio fare una prima considerazione, ma non intendo entrare nel merito delle motivazioni che hanno portato il Consiglio regionale, nella passata legislatura, ad approvare la legge 36. E' chiaro che quando si spendono dei soldi un effetto benefico per qualcuno ci sarà, su questo mi sembra che nessuno possa obiettare. A mio avviso, invece, è importante analizzare gli effetti che la spendita delle risorse stanziate con la legge 36 ha provocato e chiedersi se non sia opportuno apportare dei correttivi per meglio indirizzare gli stanziamenti con i quali oggi ci accingiamo a rifinanziare questa legge. Mi riferisco allo stanziamento di 50 miliardi previsto dall'articolo 1 e a quello di 63 miliardi previsto dall'articolo 2 del testo di legge in esame; sono cifre considerevoli e, per altro, già oggi si dice che vi sarà la necessità di continuare con questo standard di finanziamenti.

Io condivido l'osservazione fatta dal collega Falconi: essendo in scadenza tutta una serie di agevolazioni alle imprese derivanti da leggi nazionali, gli imprenditori sono evidentemente interessati ad avere un'agevolazione forse superiore a quelle di cui usufruivano prima. A questo proposito devo fare una considerazione su una legge che, per quanto la procedura applicativa fosse sostanzialmente diversa, aveva una finalità si può dire identica, in quanto prevedeva anch'essa incentivi alle imprese per le assunzioni. Mi riferisco alla legge numero 33 del 1988, per l'attuazione della quale la nostra Regione deve ancora agli imprenditori diverse centinaia di miliardi, perché abbiamo provveduto ad attivare le domande, non essendo prevista una precisa scadenza o un qualche vincolo sui fondi a suo tempo destinati. Questa è una storia dimenticata, come se i soggetti che a suo tempo hanno ottemperato ai dettami legislativi non dovessero essere più tutelati da nessuno, nemmeno da chi si dichiara fermo sostenitore di questi interventi di politiche del lavoro, ritenendoli idonei ad affrontare il problema della disoccupazione e comunque a dare una risposta concreta ai disoccupati.

Probabilmente anche il testo di legge in esame prevede è interventi che più che dare risposte ai disoccupati danno risposte alle imprese, alleviando i loro problemi economici, e soltanto parzialmente possono dare una risposta di tipo occupazionale, tanto è vero che dalle rilevazioni ISTAT risulta che anche nelle altre regioni, compresa la Sicilia, che ha iniziato prima di noi, la situazione occupazionale non è assolutamente cambiata, e il costo del lavoro è soltanto una delle tante variabili che determinano l'arretratezza del sistema imprenditoriale, soprattutto nel Mezzogiorno. Per cui il problema è sapere esattamente dove si vogliono indirizzare i finanziamenti e quali attività imprenditoriali si intende sostenere. Occorre inoltre capire quante sono ad oggi le domande, anche perché sappiamo che si decuplicheranno. Questo è infatti l'effetto di una legge "a sportello" come questa, pur essendo previsto un limite di stanziamento. Tra l'altro si fa riferimento solamente alla media dei dipendenti in carico nei sei mesi precedenti l'assunzione, ma questa è un'assurdità se si considera come si svolge l'attività soprattutto in determinati settori industriali, dove vi è una maggiore concentrazione di lavoro in alcuni periodi dell'anno e un calo netto in altri. Per cui ci sono alcuni elementi che vanno di sicuro corretti.

Noi non contestiamo in generale la validità di un intervento anche in questi settori, ma chiediamo, posto che stiamo prevedendo ulteriori stanziamenti piuttosto consistenti, e che stanziamenti altrettanto consistenti saranno previsti anche nel futuro, che vengano introdotti dei correttivi al testo in esame che ci permettano di migliorarne l'azione e di raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti. Oltre a questo, occorre valutare attentamente se sia necessario privilegiare alcuni settori piuttosto che altri, anche perché la dotazione finanziaria, per quanto consistente, non potrà mai soddisfare tutte le richieste, e forse sarebbe opportuno privilegiare un certo segmento anziché un altro.

Nella relazione consegnata dall'Assessorato del lavoro, in cui sono indicate le diverse categorie di lavoratori interessati all'assunzione, leggo che il numero dei soggetti più deboli interessati alla chiamata, quelli verso i quali noi ci siamo impegnati, e a cui la stessa legislazione nazionale ci impone di dare risposte attraverso piani che ne prevedano la stabilizzazione per almeno il 30 per cento, è pari a "zero". Ma allora qualche domanda ce la vogliamo porre? Questi lavoratori non vengono chiamati perché in qualche modo non sono ritenuti idonei o vi è qualche altro motivo? O magari le aziende tendono a favorire l'assunzione di lavoratori, anche con minore specializzazione, ma più giovani, quindi più vicini alla moderna teoria della globalizzazione e anche più flessibili? Però, in questo modo la risposta alla richiesta di stabilizzazione, così come prevista dalla legge vigente, è "zero"! E allora non sarà il caso di introdurre un correttivo affinché questa risposta incominci ad avvicinarsi a "uno"?

Sono domande che noi ci poniamo in considerazione degli stanziamenti che ci accingiamo ad autorizzare a favore delle imprese, affinché si possano raggiungere obiettivi concreti, e non ci si limiti a alla concessione di contributi fini a sé stessi..

Sull'articolo 2 sono intervenuti numerosi colleghi, e mi sembra che le osservazioni che hanno fatto il mio Capogruppo e anche altri colleghi siano tutte pertinenti e anzi alcune le ritengo molto precise. Mi fa piacere che molti dei colleghi intervenuti, nonostante la diversità di posizioni, abbiano riconosciuto che alcune affermazioni fatte dal collega Cogodi rispondono a verità. E sapete perché rispondono a verità? Perché, pur non avendo avuto la documentazione che avevamo richiesto, ci siamo informati su quello che è avvenuto nel passato e anche su quello che si prevede per il presente e per il futuro. Onorevole Frau, riferendosi ai finalizzati aziendali lei ha citato parrucchieri e saldatori. Noi ci siamo documentati, e devo dirle che nella graduatoria delle domande presentate per i corsi di formazione aziendale finalizzati figurano anche i parrucchieri. Il problema non è inerente alla categoria, ma all'effetto che si vuole ottenere. Per altro abbiamo verificato anche quali effetti il finalizzato aziendale abbia prodotto in passato, perché una cosa sono le cose che si dicono, una cosa sono le cose che si possono constatare dalle carte, che in Regione ci sono. Non è che i dati siano nascosti, possiamo dire che non ce li danno, che l'accesso all'informazione non è agevole, che la Giunta si dimentica di consegnare la documentazione richiesta, però, se ben si cerca i dati si trovano. Abbiamo così rilevato che le figure che si vogliono formare sono all'80 per cento corrispondenti alle figure che si sono formate nel passato, ma soprattutto è emerso - mi riferisco al periodo 1992-1998 - che complessivamente gli allievi che hanno partecipato ai corsi di formazione aziendale finanziati da questa Regione sono stati 1949. Vi sono stati 1574 idonei, 561 dei quali sono stati assunti, cioè un terzo. Ma se approfondiamo ancora di più, riscontriamo che circa 100 di essi risultano tuttora occupati, e allora dobbiamo domandarci se questi dati significano qualche cosa e soprattutto se ha un qualche valore introdurre norme di sbarramento per impedire che i contributi vengano utilizzati non per fare corsi di formazione finalizzati all'assunzione, ma per immettere nel processo lavorativo, per tutto il periodo della formazione, personale che dopo breve tempo viene lasciato sulla strada.

Il collega Cossa diceva: "Abbiamo la garanzia fideiussoria che ci assicura che questo non avvenga". Collega Cossa, io la invito a leggersi il bando, che prevede, è vero, la garanzia fideiussoria, ma intanto sarebbe stato meglio precisare che tipo di garanzia, perché ci sono garanzie e garanzie, da enti primari e da enti secondari, garanzie che sono facilmente esigibili e garanzie che sono difficilmente esigibili; in secondo luogo vorrei sapere quante garanzie fideiussorie sono state esatte dalla Regione in caso di mancato rispetto delle norme stabilite anche in precedenza. Non mi risulta che sia stata fatta valere nessuna fideiussione.

Le garanzie, inoltre, decadono nel momento in cui l'azienda procede all'assunzione. Qualcuno forse si mette il cuore in pace pensando che l'azienda, finito il corso di formazione, assume i corsisti e problemi non ce ne sono più. Signori, non basta garantire l'assunzione, perché così come si può assumere, in questa società, oggi molto più facilmente di ieri, si può licenziare.

CUGINI (D.S.). Stringi!

VASSALLO (R.C.). No, io continuo. Ho capito che tu vuoi stringere i tempi, però se dobbiamo stringere per andare a pranzo, visto che sono le 13 e 48, posso anche stringere; se invece dobbiamo stringere per altre esigenze io continuo.

PRESIDENTE. Continui, onorevole Vassallo. Onorevole Cugini, attenda la fine dell'intervento.

VASSALLO (R.C.). Dicevo che queste garanzie, poi potremo entrare nel merito quando discuteremo l'articolato, sono fittizie, nel senso che non garantiscono affatto il raggiungimento dell'obiettivo primario che noi ci poniamo con l'erogazione di questi 63 miliardi. E l'obiettivo primario, così come diceva l'onorevole Frau, non è quello di formare e basta, ma di formare per assumere e garantire l'occupazione ai lavoratori anche domani. Attraverso questi meccanismi invece cosa succede? Un'impresa fa formazione, assume e poi licenzia, riavvia i corsi di formazione e continua ad assumere e licenziare i lavoratori, in questo modo, secondo i settori, il livello del precariato diventa stabile, come per altro sta avvenendo attraverso tutte queste leggi di sostegno all'imprenditoria, che tanti benefici hanno arrecato, tranne quello di consolidare l'occupazione. Hanno solamente abbassato il costo del lavoro attraverso gli incentivi alle imprese.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. E' in corso un intervento, per cortesia.

VASSALLO (R.C.). Io mi fermo qui, signor Presidente, onorevoli colleghi, ma mi riservo di intervenire nell'esame dei singoli articoli, su cui ritengo che ci sia molto da discutere.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio, alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 50.