Seduta n.282 del 08/04/1998 

CCLXXXII SEDUTA

(Antimeridiana)

Mercoledì 8 aprile 1998

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Milia

La seduta è aperta alle ore 10 e 10.

FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 18 marzo 1998 (278), che è approvato.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

dai consiglieri Busonera - Cugini - Berria - Dettori Ivana - Ghirra - Zucca - Cherchi - Schirru - Cucca:

"Disposizioni a tutela della maternità delle donne non occupate". (407)

(Pervenuta il 2 aprile 1998 ed assegnata alla settima Commissione.)

dai consiglieri Cherchi - Sanna Salvatore - Usai Pietro - La Rosa:

"Norme integrative alla legge regionale 23 agosto 1995, n. 22 concernente: 'Abrogazione della legge regionale 10 giugno 1991, n. 17 e attuazione della legge 24 dicembre 1993, n. 560. Disposizioni eccezionali concernenti il programma di cessione del patrimonio ex S.M.C.S. del Comune di Carbonia'". (408)

(Pervenuta il 2 aprile 1998 ed assegnata alla quarta Commissione.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta della mozione numero 37, sulla gravissima situazione dell'informazione in Sardegna, e della mozione numero 141, sullo stato dell'informazione in Sardegna. Il dibattito si è concluso ieri sera, deve prendere ora la parola la Giunta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Montis. Ne ha facoltà.

MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, volevo chiedere quando e come verrà discusso questo documento, che è stato approvato dalla Giunta e predisposto dal Comitato interassessoriale, sulla conferenza per l'occupazione che si terrà il 20 e il 21. Siamo a dir poco, credo io e tanti altri consiglieri sbalorditi un po' da questo modo di procedere. Vengono discusse con le rappresentanze della società civile, delle associazioni, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria, con tutti, eccetto nel Consiglio regionale, nell'istituzione che in ultima analisi deve decidere i provvedimenti, deve decidere come disporre le risorse finanziarie che si dice siano state trovate per incrementare l'occupazione, data la tragicità della situazione.

Vorremmo avere notizie su questo che credo interessi a me e a molti altri consiglieri regionali che si sono occupati dei problemi del lavoro, non da oggi, ma dall'inizio di questa legislatura.

La notizia di stamattina dei giornali sardi è che le organizzazioni sindacali hanno deciso, in mancanza di una modifica di questo documento, che non approveranno il documento stesso nel dibattito della Conferenza del 20 e del 21. Io vorrei sapere se c'è un'inversione di tendenza nelle responsabilità delle istituzioni, se questa rappresenta ancora il Consiglio regionale, se questa è ancora l'istituzione che decide sulle risorse finanziarie e sull'attribuzione delle stesse in ordine a proposte di legge e disegni di legge che verranno proposti dalla Giunta, dal Consiglio, dai singoli Gruppi, e questa mi sembra una cosa abbastanza interessante. Altrimenti possiamo tornare benissimo allo Stato corporativo e risolviamo i problemi in una sola volta, in un solo colpo, in modo abbastanza completo, lasciando libero l'Esecutivo di disporre a piacimento delle risorse finanziarie da investire.

PRESIDENTE. Questo è un problema che era stato posto ieri in Conferenza dei Capigruppo. Comunico che, come i colleghi sanno, la Giunta ha inviato il documento, è stato mandato a tutte le Commissioni, e nel corso della giornata in una delle Conferenze dei Capigruppo che faremo, decideremo, sentendo anche la Giunta, qual è il percorso che si intende seguire per coinvolgere il Consiglio in questa materia così delicata e importante. Quindi quando verrà deciso ne informeremo l'Aula.

Continuazione della discussione congiunta della mozione Amadu sulla gravissima situazione dell'informazione in Sardegna e sull'esigenza di un immediato intervento della Regione (37) e della mozione Cugini - Marteddu - Balia - Randaccio - Vassallo - Dettori Bruno - La Rosa sullo stato dell'informazione in Sardegna (141)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sulle mozioni numero 37 e 141 ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, la ringrazio a nome della Giunta di avermi dato la parola in questo momento, in questa fase assembleare, in cui mi pare che la presenza e l'attenzione del Consiglio intero ad un tema così fondamentale e alle mozioni e agli ordini del giorno e ai documenti che sono stati espressi, tutti di alta valenza, non dia una diretta corrispondenza, è con qualche rammarico dunque che prendo la parola in un'Aula che appare così poco partecipe di fronte a un tema che invece giustamente ha rappresentato un argomento di straordinaria importanza per le istituzioni democratiche. Giustamente è stato deciso da lei, signor Presidente, e dalla Conferenza dei Capigruppo di iscrivere all'ordine del giorno il tema dell'informazione che va al cuore della democrazia, perché la democrazia si basa sul consenso e perché il consenso e la formazione del consenso è mediata dalle comunicazioni che consentono al consenso stesso di formarsi in maniera autonoma, in maniera libera, in maniera responsabile, in maniera cosciente. Non per niente i media, che sono considerati degli strumenti e dei veicoli di comunicazione e di diffusione delle notizie e delle conoscenze, vengono considerati strumenti essenziali nella democrazia. Dunque giustamente si è dedicato, il Consiglio ha voluto dedicare a questo tema una sessione speciale. La Giunta coglie tutte le implicazioni politiche del dibattito che c'è stato, del dibattito che il Consiglio ha voluto dedicare a questo tema e ne coglie anche le profonde preoccupazioni. In questo senso la Giunta ritiene che, aver dedicato a questo tema una sessione specifica, rappresenti anche lo scatto di orgoglio istituzionale che ha animato questa Assemblea, uno scatto di legittimo, giusto, doveroso orgoglio istituzionale che compete ai legittimi rappresentanti del popolo sardo, ad una Assemblea che trae la propria legittimazione dalla sovranità popolare. Crediamo che le preoccupazioni del Consiglio siano connesse con l'esigenza imprescindibile in democrazia di mantenere il potere democratico che trae legittimazione dall'elezione alle istituzioni rappresentative. Quindi di combattere e di sconfiggere ogni rischio che poteri autoreferenziali, senza consenso democratico, che non traggono la loro legittimazione dall'elezione, possano lasciare il consenso democratico senza potere e senza legittimazione. In questo senso la Giunta coglie in profondità la preoccupazione del Consiglio regionale di riaffermare attraverso questo dibattito, insieme alla libertà dei mezzi di informazione, anche l'esigenza che venga riaffermato il primato della politica contro ogni tentativo di portare le decisioni fuori o contro il livello della politica. Perciò questo dibattito appare anche una difesa forte istituzionale delle sedi delle istituzioni autonomistiche, delle istituzioni democratiche. Naturalmente sono stati affrontati nel dibattito alcuni temi specifici che riguardano l'atteggiamento e il comportamento della stampa e dell'informazione in Sardegna che in alcuni casi hanno messo a dura prova anche la legittimazione delle istituzioni democratiche, soprattutto in un certo periodo ci sono stati attacchi violenti, attacchi duri che tendevano a delegittimare proprio le istituzioni democratiche, semmai possiamo pensare, ci dobbiamo chiedere, se la reazione sia stata adeguata in quel momento, sia stata adeguata e tempestiva, ma sta di fatto che il significato più profondo di questo dibattito è questo, riprendere posizione su uno scontro che oggi vi è anche in Sardegna, perché lo scontro non è uno scontro politico, non è uno scontro che riguarda il confronto delle idee, il confronto delle espressioni legittime, doverose, semmai da accentuare, da accentuare nella loro capacità di essere capite dalla gente, di accentuare diciamo le differenze, le differenziazioni che riguardano le diverse forze politiche. Lo scontro riguarda invece il rischio che, al di fuori della politica, si verifichino recuperi di potere che potrebbero lasciare la politica senza il potere legittimo. Dunque, se legittimamente una parte del dibattito ha riguardato ieri comportamenti e atteggiamenti, e se legittimamente da tutti gli interventi è emersa questa volontà di difendere il prestigio e la credibilità delle istituzioni e di riportare dentro la politica e dentro l'Assemblea il legittimo potere di decisione, crediamo che bisogna passare oltre per andare ad esaminare i problemi nella loro dimensione generale, anche se talora verrebbe la tentazione di utilizzare anche questi momenti per effettuare difese, per effettuare denunce, per rintuzzare e per respingere attacchi il più delle volte ingiustificati. Ma sta a noi e alla nostra responsabilità di istituzioni separare esattamente le sedi nelle quali le reazioni, le difese devono avvenire, e le sedi nelle quali invece bisogna parlare di principi, bisogna parlare di quella che effettivamente è la realtà, partendo da quei principi che abbiamo detto e cioè il potere legittimo e democratico è quello che viene dal consenso popolare, espresso liberamente attraverso le elezioni. Verrebbe anche da pensare a come rendere attuale ed effettivo ed efficace quel diritto di rettifica che è previsto e richiamato nell'ordine del giorno di Forza Italia che a me, alla Giunta, appare l'unico punto che possa essere considerato accettabile all'interno di un ordine del giorno che invece la Giunta non ritiene di dover accettare per altre ragioni, perché è riduttivo, perché sostanzialmente evade gran parte dei problemi che sono invece i problemi veri e reali che riguardano l'informazione oggi in Sardegna. Così come verrebbe da esprimere solidarietà nei confronti di giornalisti, di federazioni rappresentative dell'ordine dei giornalisti che protestano contro atteggiamenti prevaricatori, ma crediamo che sia necessario separare rigorosamente i tanti motivi di rammarico, di lamentela e di denuncia nei confronti di atteggiamenti complessi che ha assunto, soprattutto in alcuni organi di informazione, l'informazione stessa. Atteggiamenti di cui io stesso, da tre anni e mezzo, sono diretto oggetto, ma dei quali non mi preoccupo né in questa né in altre sedi precedenti. Credo che noi, tutti noi non dobbiamo lasciarci intimidire da nessuno, dobbiamo continuare la nostra strada per la legittimazione che ci viene dal consenso democratico. Invece è necessario andare al fondo dei problemi nella loro oggettività. E voglio riferirmi dunque alle due mozioni presentate, dicendo che nell'ordine del giorno presentato da Alleanza Nazionale ci sono moltissimi punti condivisibili, esso è animato da una forte tensione democratica e autonomistica, ma io vorrei rimanere in questa fase alla valutazione delle mozioni per dire che la Giunta si riconosce pienamente nella mozione presentata dalla maggioranza. Perché questa mozione va al cuore di un problema essenziale in democrazia, vale a dire che il pluralismo dei mezzi di informazione è uno strumento essenziale per la formazione del consenso democratico. E quindi la concentrazione dei mezzi di informazione è un rischio oggettivamente, indipendentemente da come esso venga gestito, indipendentemente è un rischio per la formazione delle opinioni dei cittadini. Voglio dire, in questa fase, indipendentemente da come viene esercitato. D'altra parte non si riesce a capire per quale ragione in Francia, nella Europa e anche in Italia sono state approvate delle leggi che tendono ad escludere la concentrazione, queste non debbano essere poi approvate ed applicate in sede regionale, in territori più ristretti laddove la possibilità di incidenza dei mezzi di comunicazione locali è ancora maggiore rispetto agli altri. Noi in Sardegna siamo relativamente fortunati, siamo fra le regioni, i sardi sono in Italia una fra le popolazioni che hanno un maggiore indice di rapporto tra cittadini e giornali acquistati e letti. Ma anche all'interno di questo, sebbene ci sia stata una redistribuzione del riparto tra giornali locali e quotidiani a diffusione nazionale in favore di questi ultimi, comunque la incidenza dei mezzi di informazione locali è ancora altissima. Allora bisogna trovare delle regole che valgano per oggi, per ieri, possibilmente almeno come denunce e come analisi e che valgano per domani, qualunque sia il governo, quali che siano le espressioni politiche; perché le regole debbono essere tali da valere sempre. È qui che l'ordine del giorno di Forza Italia non viene dentro il problema e rifiuta di vedere il problema nelle sue connotazioni di carattere generale che non sono contingenti, che devono valere per oggi, ma debbono valere per domani e possibilmente per lungo tempo. In questo senso la questione che viene posta dalla mozione Cugini e più è una questione di regole, non è una questione di partigianeria; è una questione di regole, è una questione di carattere generale che deve servire oggi, che deve servire domani. Vale a dire che laddove vi sono concentrazioni di informazione queste debbono essere scoraggiate e se possibile debbono essere impedite. Naturalmente non spetta alla Giunta regionale decidere questioni di questo genere, perché esse non rientrano nella competenza della Giunta regionale, si tratta di questioni che devono essere decise dal livello nazionale, ma la Giunta viene invitata in questa mozione a manifestare alle sedi istituzionali nazionali il punto di vista del Consiglio regionale e quindi ad esprimere un auspicio, ad esprimere un voto nel senso che il Consiglio regionale, se questa mozione dovesse essere approvata, vedrebbe favorevolmente una regola di carattere generale che si ispiri a questi principi. Su questo la Giunta è impegnata, lo dico da subito, se la mozione dovesse essere approvata, la Giunta immediatamente acconsentirà, farà i passi che sono necessari presso le istituzionali nazionali per rappresentare il voto del Consiglio regionale. E in questo senso intendo dire da parte della Giunta che la Giunta è pienamente solidale e concorde con questa mozione della maggioranza e svolgerà tutte le azioni che vengono in questa mozione o in un successivo ordine del giorno definite nell'ambito di questo impegno che viene richiesto alla Giunta stessa. Vorrei però adesso fare una piccola specificazione all'interno della mozione stessa. E vorrei in particolare soffermarmi sul punto tre, sul paragrafo finale della mozione della maggioranza che "impegna la Giunta ad adottare indirizzi e criteri affinché nelle comunicazioni istituzionali della Regione e degli enti regionali vengano valutate, in coerenza con i principi su richiamati, le questioni relative alle concentrazioni editoriali e ai conflitti di interesse". La Giunta vorrebbe che fosse chiaro un concetto, che con questo invito la Giunta viene impegnata ad adottare un criterio diverso da quello al quale si era ispirata finora, cioè un criterio rigorosamente pluralistico secondo indici obiettivi, anche nella attribuzione della pubblicità istituzionale. Tuttavia, se questo Consiglio ritenesse che laddove ci fosse concentrazione al fine di sfavorire la concentrazione stessa, e al fine invece di favorire il pluralismo delle testate, e anche l'eventuale nascita di ulteriori testate, la pubblicità istituzionale deve essere attribuita in misura inversamente proporzionale alla concentrazione o alla libertà o al pluralismo delle fonti di informazione, la Giunta accoglierebbe questo criterio, questo voto del Consiglio e immediatamente procederebbe alla modifica dei criteri ai quali si è finora ispirata. Sarebbero anche questi criteri naturalmente oggettivi, che deriverebbero da un semplice calcolo delle testate, dei mezzi di informazione e della loro attribuibilità ai diversi soggetti che nel campo della editoria operano. C'è stata una recente risposta del garante per la editoria che ha messo in evidenza quali sono le riferibilità editoriali dei diversi mezzi di informazione. Quello può rappresentare il criterio oggettivo al quale la Giunta si atterrebbe; se questa mozione venisse approvata mi pare di dover leggere l'ultimo paragrafo nel senso che la Giunta è invitata a seguire questo diverso criterio. Questo criterio è un criterio che ci trova pienamente d'accordo, ho letto in un'altra mozione che vorrei un attimo recuperare, dove si invita la Giunta a dire quali sono i criteri, si invita addirittura a partire dal 1988 a rendere pubblici i criteri in base ai quali viene o verrà ripartita la pubblicità istituzionale; ci sta benissimo, è un criterio di trasparenza che trova la Giunta pienamente concorde, che raccoglie pienamente il nostro consenso. Ho tranquillamente finanziato, secondo criteri rigorosi stabiliti dagli uffici, ho attribuito pubblicità istituzionale a tutte quelle testate che avevano manifestato formalmente la loro disponibilità, anche a quelle testate che notoriamente sono antigovernative, ma questo è un principio di pluralismo che noi abbiamo voluto sempre rispettare, anche a costo che questo possa rappresentare uno svantaggio per la Giunta. Ma questo fa parte del costume democratico al quale ci siamo sempre attenuti e al quale vogliamo attenerci. Vogliamo solo capire se eventualmente i criteri ai quali ci siamo finora ispirati, siano criteri che debbano essere modificati. La Giunta è anche d'accordo, anzi la Giunta si chiede questo: se questi nuovi criteri sia sufficienti che vengano posti in un ordine del giorno del Consiglio, ovvero se essi non debbano, per ipotesi, trovare sanzione normativa all'interno della legge sull'editoria, che fra poco il Consiglio comincerà ad esaminare. Non abbiamo problemi, non abbiamo difficoltà ad avere criteri rigorosi e predeterminati, perché questi sono quelli ai quali ci siamo sempre ispirati. Credo che sia giusto che il Consiglio, su questi criteri rigorosi e predeterminati, si esprima con molta chiarezza, che la Giunta ad essi si adeguerà in maniera piena. Ecco, riassumendo e concludendo la posizione della Giunta, la Giunta accoglie la mozione presentata dalla maggioranza, salvo che essa non sia sostituita da un ordine del giorno, che la Giunta esaminerà quando esso fosse presentato. La mozione Amadu è una mozione che contiene molti elementi positivi, ma è datata, e quindi ritengo che, come ha detto lo stesso presentatore, essa debba essere adeguata alle situazioni che successivamente si sono verificate. Quindi mi pare che così come essa è non sia accoglibile, perché non è più attuale. Per quanto riguarda invece i due ordini del giorno, ho già detto che l'ordine del giorno a firma Pittalis e più contiene un elemento a nostro avviso importante, che è quello che riguarda la possibilità e gli strumenti per rendere più efficace e più effettivo il diritto di rettifica, mi domando soltanto, al di là dell'enunciazione di principio, sul quale la Giunta pienamente concorda, quali siano gli strumenti effettivi che la Giunta o il Consiglio avrebbe a disposizione per rendere effettivo questo strumento. C'è una possibilità che la Giunta, interloquendo con il Governo, ponga anche questo problema, all'attenzione. Questo problema è particolarmente sentito perché in una situazione di non corretta informazione capita che la notizia venga data un giorno e che poi, successivamente, le rettifiche non abbiano più spazio. Io voglio fare soltanto un esempio agli amici e colleghi di Forza Italia per dire che cosa si può fare. E' stato pubblicato su un quotidiano un bilancio, uno stato di attuazione del bilancio della Regione al 15 di ottobre di un certo anno. Come è noto i bilanci non si fanno il 15 di ottobre, le somme si tirano al 31 di dicembre, è vero. Allora è chiaro che al 15 di ottobre appariva un livello di spesa basso; mi sembra ovvio. Non solo, ma a quell'epoca non erano, si dava soltanto una situazione contabile, cioè quella con tutti i riscontri della Corte dei Conti e della ragioneria, senza i passaggi, senza dare atto delle cose che erano in itinere. Al 31 dicembre dell'anno scorso la spesa della Regione sarda è stata la più alta fra tutte quelle che si sono mai verificate in precedenza, compreso il 1995, quando c'era stata la contabilizzazione, una cosa più favorevole ma per una cosa soltanto contabile. Quasi 8 mila miliardi sono stati spesi più delle entrate effettive della Regione e più degli anni precedenti dal '90 in poi. Abbiamo provato a mandare due volte i dati effettivi del bilancio, quali emergevano da un semplice attestato della ragioneria generale. Per due volte non è stata accolta questa nostra comunicazione, che non valeva come rettifica, secondo loro, e che oramai era un dato superato. Colleghi, che difesa c'è in questi casi? Che difesa c'è, che possibilità c'è di far emergere la verità? Faremo a pagamento. E infine, voglio dire, sulla mozione a firma Masala e più, ho già detto che questa mozione contiene molteplici e pressoché generali profili di carattere obiettivo e di principio, sui quali la Giunta esprime un giudizio positivo e favorevole.

PRESIDENTE. Abbiamo concluso con l'intervento del Presidente la discussione sulle mozioni, sono stati presentati due ordini del giorno. E' stato presentato anche un ordine del giorno della maggioranza, in fase di riproduzione. Si dia lettura dei primi due ordini del giorno.

CONCAS, Segretaria:

Ordine Del Giorno Pittalis - Lippi - Balletto - Bertolotti - Biancareddu - Casu - Federici - Floris - Giordo - Granara - Lombardo - Marras - Milia - Oppia - Pirastu - Tunis Marco Fabrizio sulla libertà d'informazione in Sardegna e sugli interventi a sostegno dell'emittenza radiofonica locale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione sulle mozioni nn. 37 e 141 sull'informazione in Sardegna,

invita il Governo

I. a prevedere attenti controlli nel rispetto delle norme della Legge 8 febbraio 1948, n. 47 "Disposizioni sulla stampa", in particolare sull'articolo 8 (risposte e rettifiche) troppo spesso omesso dalle direzioni e redazioni giornalistiche;

II. ad assumere le opportune iniziative affinché in sede di Conferenza Stato - Regioni e successivamente nel confronto con l'Autorità nazionale per le comunicazioni vengano attribuite alle Regioni, anche attraverso i costituendi Comitati per le comunicazioni, competenze e deleghe che consentano di regolamentare il sistema radiotelevisivo locale, nel rispetto delle prerogative delle realtà territoriali;

III. a formulare una proposta fondata e verificata rispetto alle esigenze di tutela della salute, dei limiti urbanistici e dei vincoli paesaggistici, in merito al Piano di assegnazione delle frequenze di tele-radiodiffusione e di ubicazione delle postazioni degli impianti emittenti, che deve essere elaborato dall'Autorità entro il 31 gennaio 1999;

IV. a sollecitare per il servizio radiotelevisivo pubblico una riforma di tipo federalistico, per garantire alle Regioni un ruolo propositivo e di partecipazione attiva all'organizzazione della società concessionaria di detto servizio pubblico e in particolare alla rete televisiva senza pubblicità; per attribuire, altresì, alle sedi regionali capacità produttive e per consentire il potenziamento di rilancio della sede RAI della Sardegna, con un'autonomia funzionale che permetta la produzione di programmi e servizi da inserire nei palinsesti nazionali;

V. a considerare e riconoscere a Radio Radicale, e in particolare al servizio "Radio Parlamento" in funzione dal 1976, l'importanza del servizio prestato a garanzia e a tutela di una libera informazione che in questi anni ha garantito all'intera nazione, sostituendosi con pochi uomini e scarsi mezzi al servizio pubblico. (1)

Ordine Del Giorno Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Liori - Locci - Sanna Noemi - Usai Edoardo sulla riforma del settore dell'informazione.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione sulle mozioni nn. 37 e 141 sull'informazione in Sardegna,

PREMESSO CHE:

- il pluralismo dell'informazione deve concretizzarsi nella reale possibilità che soggetti portatori di opinioni diverse possano esprimere liberamente tali opinioni senza il pericolo di essere emarginati a causa dei processi di concentrazione delle risorse tecniche ed economiche nelle mani di uno o di pochi;

- altresì per converso il pluralismo si deve concretizzare nella reale possibilità di scelta per tutti i cittadini tra una molteplicità di fonti informative, scelta che non sarebbe effettiva se il pubblico non fosse in condizione di disporre, tanto nel settore pubblico che in quello privato, di programmi che garantiscano l'espressione di tendenze eterogenee;

- il nostro ordinamento prevede che pluralismo, obiettività, completezza e imparzialità dell'informazione, nell'apertura alle diverse opinioni, tendenze politiche, sociali, culturali e religiose sono principi fondamentali del sistema radiotelevisivo che si realizza con il concorso di soggetti pubblici e privati,

ritiene necessario

- che gli organi direttivi dell'ente gestore (si tratti di ente pubblico o di concessionario privato purché appartenente alla mano pubblica) non siano costituiti in modo da rappresentare direttamente o indirettamente espressione, esclusiva o preponderante, del potere esecutivo e che la loro struttura sia tale da garantirne l'obiettività;

- che vi siano direttive idonee a garantire che i programmi di informazione siano ispirati a criteri di imparzialità e che i programmi culturali, nel rispetto dei valori fondamentali della Costituzione, rispecchino la ricchezza e la molteplicità delle correnti di pensiero;

- che i giornalisti preposti ai servizi di informazione siano tenuti alla maggiore obiettività e posti in grado di adempiere ai loro doveri nel rispetto dei canoni della deontologia professionale;

- che, attraverso un'adeguata regolamentazione della pubblicità, si eviti il pericolo che la radiotelevisione, inaridendo una tradizionale fonte di finanziamento della libera stampa, rechi grave pregiudizio ad una libertà fondamentale;

- che l'accesso alla radiotelevisione sia aperto, nei limiti massimi consentiti, imparzialmente ai gruppi politici, religioni, culturali nei quali si esprimono le varie opinioni nella società,

ritiene altresì opportuno

che venga previsto l'ingresso dei privati nel servizio pubblico con una regolamentazione che vincoli i medesimi alle regole di quest'ultimo. (2)

Ordine Del Giorno Cugini - Marteddu - Balia - Randaccio - Vassallo - Dettori Bruno - La Rosa sullo stato dell'informazione in Sardegna e sul varo del Piano telematico regionale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione sulle mozioni nn. 37 e 141 sull'informazione in Sardegna,

PREMESSO CHE il mondo dell'informazione attraversa in Sardegna una grave crisi e che:

- la sede regionale della RAI è fortemente ridimensionata, non in grado di programmare ed esportare produzioni locali mentre è imminente la decisione sulla rete priva di pubblicità;

- le TV private vivono gravi difficoltà, con chiusure di emittenti e riduzione drastica degli organici anche in quelle più affermate, una delle quali, SARDEGNA 1, attraversa un momento delicatissimo con l'annunciato licenziamento dei giornalisti;

- le oltre ottanta radio locali sono alle prese con seri problemi finanziari ed ora anche tecnici, dopo che il Ministero delle telecomunicazioni ha concesso a TELECOM di occupare frequenze in precedenza a disposizione delle emittenti;

CONSIDERATO CHE nel campo dell'informazione, che ha un ruolo chiave in un sistema democratico, si registrano serie distorsioni, dovute soprattutto alla presenza di posizioni dominanti nel circoscritto bacino regionale, per la coincidenza in capo a un medesimo soggetto del ruolo di proprietario delle quote di maggioranza del quotidiano più diffuso, dell'emittente televisiva di maggiore audience, oltre che di un'altra TV e di un'emittente radiofonica;

RILEVATO CHE anche l'apertura di un nuovo quotidiano a Sassari da parte dello stesso gruppo editoriale rappresenta una ulteriore escalation nel processo di concentrazione poiché appare evidente l'interesse personale e diretto dello stesso soggetto nella fornitura delle attrezzature e nella stampa del giornale;

PRECISATO CHE nel panorama sardo al fenomeno della concentrazione si è ora aggiunta una situazione di ulteriore grave anomalia per la coincidenza in capo allo stesso soggetto del ruolo di editore monopolista e di un diretto ruolo politico;

SOTTOLINEATO CHE la sovrapposizione dei due ruoli chiama in causa questioni fondamentali per la vita democratica, quali la completezza e la correttezza dell'informazione, il pluralismo e il principio della par condicio nella sfera politica;

CONSIDERATO CHE è in atto una rivoluzione nel mondo dell'informazione che sta cambiando il nostro modo di vivere, produrre, lavorare, e i poteri pubblici della Sardegna non hanno sin qui colto le straordinarie potenzialità offerte dall'informatica e dalla telematica, essenziali per garantire trasparenza e servizi efficienti ai cittadini sardi, mettendo in rete l'Amministrazione regionale e i suoi enti, le Province, i Comuni, le Comunità montane, le Aziende e i Servizi sanitari, le Università, il sistema delle biblioteche e dei musei e il sistema delle aziende private e collegando il sistema Sardegna con le reti extraregionali, nazionali ed europee,

impegna la Giunta regionale

a proporre al Governo e al Parlamento della Repubblica:

I. di inserire nel provvedimento di riforma della legge sull'editoria una norma antitrust che vieti la formazione o il mantenimento di posizioni dominanti in ambito regionale, tanto nell'offerta di informazione quanto nella raccolta pubblicitaria e nel settore della distribuzione;

II. di inserire nello stesso provvedimento precise norme sulla trasparenza delle proprietà dei giornali e televisioni e precisi divieti alle concessionarie di pubblicità e ai distributori di possedere azioni delle aziende editoriali;

III. di modificare la Legge 7 agosto 1990, n. 250, che prevede misure di sostegno a favore dell'editoria cooperativa e politica in crisi e delle imprese radiofoniche, garantendo la finalizzazione degli interventi di questo tipo ad obiettivi di tipo sociale e/o comunitario;

IV. di introdurre norme sul conflitto d'interessi tra il ruolo di editore e quello di soggetto politico;

V. di definire lo Statuto dell'impresa giornalistica, che sancisca la distinzione dei ruoli fra editore, direzione e redazione delle aziende editoriali, mettendo fine alle attuali distorsioni, che rappresentano peraltro una violazione della legge istitutiva dell'Ordine dei giornalisti e dei contratti collettivi nazionali di lavoro;

impegna altresì la Giunta regionale

I. ad assumere le opportune iniziative nei confronti del Governo e in ogni altro contesto istituzionale affinché in sede di Conferenza Stato - Regioni e successivamente nei confronti con l'Autorità nazionale per le comunicazioni vengano attribuite alle Regioni, anche attraverso i costituendi nuovi Comitati per le comunicazioni, competenze e deleghe, che consentano di regolamentare il sistema radiotelevisivo locale, nel rispetto delle prerogative della Regione;

II. a formulare una proposta fondata e verificata rispetto alle esigenze di tutela della salute, dei limiti urbanistici e dei vincoli paesaggistici, in merito al Piano di assegnazione delle frequenze di tele- radiodiffusione e di ubicazione delle postazioni degli impianti emittenti, che deve essere elaborato dall'Autorità entro il 31 gennaio 1999;

III. a sollecitare per il servizio radiotelevisivo pubblico una riforma di tipo federalistico, per garantire alle Regioni un ruolo propositivo e di partecipazione attiva all'organizzazione della società concessionaria, e in particolare alla rete televisiva senza pubblicità; per attribuire altresì, alle sedi regionali, capacità produttive e per consentire il potenziamento di rilancio della sede RAI della Sardegna, con un'autonomia funzionale che permetta la produzione di programmi e servizi da inserire nei palinsesti nazionali;

IV. ad adottare indirizzi e criteri, affinché nelle comunicazioni istituzionali della Regione e degli enti regionali vengano valutate, in coerenza con i principi su richiamati, le questioni relative alle concentrazioni editoriali e ai conflitti d'interesse;

impegna inoltre la Giunta regionale

I. a presentare in Consiglio entro il mese di settembre le linee-guida del Piano telematico regionale, definendo i programmi, gli obiettivi e gli strumenti di attuazione;

II. a predisporre, all'interno del Piano telematico:

A. il piano di innovazione della pubblica amministrazione;

B. un progetto di riqualificazione della formazione scolastica e professionale;

C. un piano di innovazione della piccola e media impresa;

III. tutto ciò in un quadro di trasparenza, utilizzando al meglio per la predisposizione del piano il qualificato supporto tecnico e scientifico del CRS4 e delle Università sarde, e ricorrendo a gare pubbliche per l'eventuale affidamento in gestione a privati degli strumenti di attuazione del Piano stesso, fermi restando anche per le aziende telematiche i criteri antitrust. (3)

PRESIDENTE. E' stata data lettura degli ordini del giorno che sono stati presentati. Il numero 1 e il numero 2 possono essere illustrati se, nonostante il dibattito, i presentatori ritengono di doverli illustrare, l'ordine del giorno numero 3 non può essere illustrato perché è pervenuto dopo la conclusione della discussione generale. Si possono fare naturalmente dichiarazioni di voto, permane la mozione Amadu perché l'onorevole Amadu, che non vedo in aula, non ha comunicato se la ritira o la conferma. Quindi in sua assenza va comunque messa in votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Io non so se sia rituale questa procedura, presumo di no. Siccome l'onorevole Amadu mi ha ieri informato della sua impossibilità ad essere presente in quest'aula stamattina per impegni che lo chiamavano a Roma, mi ha pregato di chiedere al Presidente del Consiglio che la mozione venisse ugualmente sottoposta al voto.

PRESIDENTE. Dicevo questo, che in assenza di un esplicito ritiro noi la votiamo comunque. Se non ci sono dichiarazioni di voto, visto che abbiamo svolto un dibattito approfondito, procederemo in questo modo...

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, nel ribadire il voto contrario del Gruppo di Forza Italia sia alla mozione che agli ordini del giorno presentati dai Capigruppo dei partiti della maggioranza di governo, devo anche e non mi addentro nella discussione

perché ciò che avevamo da dire lo abbiamo detto nella giornata di ieri, se non ribadire che non possiamo arrogarci il diritto di privare chicchessia di intraprendere qualunque iniziativa anche nel settore dell'informazione e il problema mi pare che non sia, il problema che sta a cuore ai partiti del centro-sinistra è garantire un pluralismo dell'informazione ma purché sia filogovernativo. Noi abbiamo rifiutato e respingiamo questa idea del pluralismo e ribadiamo che non può quest'Aula diventare Aula di giustizia, Aula di tribunale per processare un chicchessia, e non possono i colleghi del centro-sinistra assumere vesti di pubblici ministeri. Lo ribadiamo con forza perché crediamo nella libertà e nei valori autentici della democrazia. Mi pare molto riduttivo anche l'intervento del Presidente della Giunta, onorevole Palomba, che ha posto l'accento sì sulle regole, quelle che anche noi vogliamo, ma si è però dimenticato che noi l'abbiamo chiesto più volte quali sono le regole che la Giunta Palomba ha applicato nel distribuire una quantità enorme di miliardi proprio a settori dell'informazione, siano esse televisioni, siano essi strumenti della carta stampata. Per la verità non abbiamo avuto mai risposta sul punto, ma vorremmo, proprio perché di informazione spesso si parla, riferita alla carta stampata o alle televisioni, vorremmo anche l'informazione dei fatti, dei comportamenti, degli atti politici della Giunta regionale, del Governo della Regione quella che noi apprendiamo solo grazie all'attività laboriosa dei cronisti che seguono le vicende politiche, le vicende della politica regionale. Allora, presidente Palomba, io approfitto di questa occasione anche per sollecitare un chiarimento, un'informazione, perché ne abbiamo diritto come consiglieri regionali, come Gruppi di quest'Aula. Lei ha avuto ieri un incontro col Ministro dell'ambiente sulla questione del parco. Vorremmo sapere come sono andati i fatti. Presidente, abbia la buona abitudine, di fronte a fatti di una certa rilevanza in apertura anche di seduta di chiedere la parola per riferire al Consiglio regionale. Si tratta di un problema non di secondaria importanza e allora ripristiniamo i canali corretti dell'informazione, non teniamoci le notizie, poi costruite ad arte e a misura della propaganda. Riferisca in Consiglio come sono andati i fatti. Cosa è stato l'oggetto dell'incontro tra il mio anche Presidente, perché lei è anche il mio Presidente, perché rappresenta in questo momento l'istituzione e la Regione Sardegna, vorrei sapere che cosa vi siete detti con il Ministro a proposito del parco quale è stato il risultato, se c'è stata una sua richiesta di sollecitazione per emendare quello che avete chiamato un errore tecnico, e questa è l'informazione che noi vorremmo, Presidente, questo è il dibattito che noi avremmo voluto in quest'Aula, sollecitare innanzitutto un canale chiaro, informativo tra Giunta regionale e istituzione consiliare. I problemi della stampa sono ben altri, li abbiamo detti e ripetuti ieri, vi sono certamente dei problemi, lei oggi richiamava la rettifica, lei pensi, Presidente Palomba, quanto avremmo dovuto chiedere ai giornali e alle televisioni, non la rettifica ma alle televisioni che non pubblicano e non danno notizia dei comunicati dell'opposizione o a quei giornali che spesso danno solo parziali informazioni. Lei parla di rettifica, la rettifica presuppone che sia data la notizia, ieri dai banchi dell'opposizione, qualcuno ricordava invece occasioni in cui è pietoso il silenzio di alcuni mezzi di informazione. Allora, Presidente, qui la parola che si addice è una sola, mesi di informazione devono servire, questo è il concetto che è emerso come mezzo di propaganda del governo di turno. Questa è una idea che noi rifiutiamo e allora, dai comportamenti, dia ella stessa, Presidente, l'esempio riferendo a quest'Aula quello che succede in Giunta, quello che succede nei rapporti con lo Stato in modo che poi qualunque sia il modo anche di dare la notizia all'esterno dei mezzi di informazione, almeno sappiamo che il nostro Presidente assolve a un compito che mi pare finora sia venuto meno.

PRESIDENTE. Chiedo, considererei l'intervento del collega Pittalis come una dichiarazione di voto e illustrazione sul numero 1, quindi chiedo adesso, prima di passare se, ai colleghi dell'ordine del giorno numero 2, l'onorevole Masala, se intende illustrarlo e poi fare una dichiarazione di voto, quindi darei prima la parola all'onorevole Masala per il suo ordine del giorno, e poi ai colleghi che l'hanno chiesto, Bonesu, Balia e Ghirra.

Ha facoltà di parlare il consigliere Masala in quanto presentatore dell'ordine del giorno numero 2.

MASALA (A.N.). Presidente, io più che intervenire per illustrare l'ordine del giorno che mi pare sia stato esaustivamente illustrato sia pure in sede di discussione dal collega onorevole Locci, volevo semplicemente avanzare una questione di ordine tecnico nella parte relativa alla fase di votazione perché, mi riferisco in particolare all'ordine del giorno numero 3, perché si possa quell'ordine del giorno votare per parti separate. Era soltanto una questione di questo genere che volevo sottoporre alla Presidenza, dichiarandomi più che soddisfatto dell'illustrazione che ha fatto, relativamente al nostro ordine del giorno, il collega Locci, come del resto ho già detto e non credo che ci sia da aggiungere una sola parola.

PRESIDENTE. Chiedo, per un fatto rituale e anche di procedura, che il Presidente Palomba si esprima. Lo ha già fatto nell'intervento, ma ora siccome in qualche modo sono stati richiamati il numero 1 e il numero 2 degli ordini del giorno, chiedo che il Presidente si esprima sugli ordini del giorno, lo ha già fatto nell'intervento ma gli chiederei un esplicito e ulteriore pronunciamento per un fatto anche di verbalizzazione. Allora chiedo al Presidente il parere sugli ordini del giorno numero 1, 2 e 3.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Grazie Presidente. Brevissimamente, intendo dire che la Giunta non accoglie l'ordine del giorno numero 1 al di là di una parte che per noi è accoglibile, non lo accoglie per le ragioni che ho già detto e cioè perché sostanzialmente esso è generico ed evade il problema fondamentale delle regole generali sulla concentrazione. Sull'ordine del giorno numero 2, ho detto che ci sono numerosi punti che sono accoglibili, perciò se esso dovesse essere approvato o discusso per parti la Giunta si impegna e ritiene di poter aderire a numerose delle questioni, delle parti che in esso sono previste. Per quanto riguarda l'ordine del giorno numero tre la Giunta lo accoglie integralmente; esso rappresenta una esplicitazione, un arricchimento della mozione, sono condivisibili anche gli ulteriori punti che sono stati espressi, e in modo particolare la Giunta si impegna a presentare il piano telematico regionale, e io stesso mi impegnerò immediatamente dopo la conferenza a convocare immediatamente una riunione di coordinamento degli assessori interessati affinché possiamo procedere con rapidità su questa strada.

PRESIDENTE. Prima di procedere dando la parola ai colleghi che l'hanno chiesta per dichiarazione di voto, chiedo ai presentatori dell'ordine del giorno numero tre, per un fatto di chiarezza, se la mozione numero 141 è ritirata. Quindi confermo che la mozione 141 è ritirata ed è sostituita dall'ordine del giorno.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, voterò a favore dell'ordine del giorno numero 1 e numero 2. Perché, al di là del fatto che non sono documenti esaustivi della problematica della informazione, comunque contengono proposte che mi sembrano accoglibili e che vanno nel senso di favorire il pluralismo. Voterò contro invece, se la votazione riguarderà l'intero documento, l'ordine del giorno numero tre. Perché, al di là di proposte che possono integrarsi benissimo con gli ordini del giorno numero uno e numero due, e che sono finalizzate anche queste al pluralismo della informazione, mi pare che l'ordine del giorno numero tre abbia un grosso difetto e cioè che gran parte della problematica sia centrata sulla figura di un editore che viene definito monopolista, fra l'altro termine comunque improprio perché al limite si tratterebbe di un duopolio e non di un monopolio se prendiamo lo stato della informazione in Sardegna, ma che attacca questo editore proprio per la sua partecipazione alla vita politica, fatto che avviene oggi, mentre nessuno ha criticato, almeno da quella parte, quell'editore quando era editore oltre che de "L'Unione Sarda" del quotidiano "Il Manifesto" che si dice quotidiano comunista o quando appoggiava con L'Unione Sarda una parte politica diversa da quella che oggi si è creata a proprio uso e consumo. Io credo che se i giornali e i giornalisti non debbano essere faziosi lo debbano essere ancora di meno i consiglieri regionali quando parlano di informazione. Perché non si può ritenere che i danni alla informazione in Sardegna derivino dal fatto che esiste un gruppo editoriale che ha una certa consistenza. Anzi l'esperienza dimostra che la possibilità di fare informazione in Sardegna e di fare informazione sarda deriva anche dal fatto di avere strumenti economicamente ed editorialmente di una certa consistenza. Qua abbiamo il pericolo, come è già avvenuto con il quotidiano "La Nuova Sardegna", di una calata in Sardegna delle grosse concentrazioni della informazione. Questo mi sembra un pericolo ben più grave di un qualunque uso fazioso dei propri strumenti di informazione che possa essere fatto da parte di editori sardi. Perché chiaramente a quel punto l'intervento dei grossi gruppi di informazione certamente schierati politicamente come l'editoriale l'Espresso del gruppo Caracciolo-DeBenedetti, che interessi in politica e in affari ne ha molto più grossi di qualunque gruppo editoriale sardo, chiaramente è un impiego in Sardegna di risorse editoriali, di risorse finanziarie, al fine di distorcere l'informazione e al fine di far sì che l'informazione abbia una certa tendenza. Io devo ringraziare, colgo l'occasione per ringraziare i giornalisti di tutte le testate che, al di là delle impostazioni editoriali dei vari giornali, fanno comunque di tutto per rispettare la libertà di informazione e per cercare di dare una informazione obiettiva e per cercare di dare una informazione pluralistica. E questo dimostra comunque che il mantenimento di uno status di professionista, di un albo professionale per i giornalisti, una funzione al fine di assicurare una libertà di informazione la sta assicurando per cui il dibattito che c'è sulla abolizione dell'albo mi sembra che sia un altro dibattito contro la libertà di informazione, contro il pluralismo nella informazione. Mi riservo di votare a favore di parti del documento numero tre nel caso si vada a votazioni separate, chiaramente le parti che non sono viziate da questa impostazione.

PRESIDENTE. Naturalmente specifico che per avere una votazione per parti è necessario che venga richiesta.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (F.D.S.-Progr. Sard.). Signor Presidente, avrei ovviamente preferito intervenire nella giornata di ieri, in maniera più ampia e più compiuta di quanto invece non sia costretto a fare con dichiarazioni di voto. Non l'ho potuto fare solo ed esclusivamente per motivi di salute. L'argomento che si sta dibattendo in Consiglio regionale è un argomento di grande importanza, di grande rilievo perché è relativo alla rete di informazione che c'è in Sardegna nel tentativo di stabilire in maniera precisa, in maniera puntuale un sistema di regole. Un sistema di regole che siano chiare, trasparenti, che consentano equidistanza tra parti, che diano garanzie di correttezza e di equilibrio. Di equilibrio, signor Presidente, e non di equilibrismi come a volte, di tanto in tanto, appare. Non sfugge evidentemente a nessuno l'esigenza di avere in Sardegna e altrove una informazione pluralista, obiettiva, che tenga conto di tutto e di tutti, non di parte, a meno che non vi sia una chiara appartenenza ben specificata, l'appartenenza per esempio ad un partito politico che allora viene riportata all'interno della testata. Il ruolo che i mezzi di informazione svolgono, credo che tutti ne abbiamo consapevolezza, è un ruolo terribilmente importante, perché oltre ad informare, attraverso le informazioni concorre a formare, a fare cultura, a dare indirizzi, a formare coscienze. E alcuni eccessi che nei mass media appaiono, alcune esasperazioni risultano certamente eccessive, talvolta inutili, qualche volta sicuramente nel loro insieme anche dannose,. Può essere, signor Presidente, che anche all'interno di quest'aula ci sia stata una divisione esasperata tra parti nel discutere di questo argomento, e forse anche all'interno di quest'aula serviva un diverso equilibrio. Processi non se ne devono certamente fare, ma si deve perseguire in maniera chiara e certa l'obiettivo della trasparenza e della indipendenza della stampa da tutti. Una stampa non asservita al potere, per cui una stampa che controlli in maniera rigorosa le notizie e la rispondenza delle notizie stesse alla verità dei fatti.

E' anche vero, signor Presidente, che esistono mezzi di informazione che talvolta sono solo apparentemente indipendenti, ma di fatto e spesso sono assolutamente congeniali al potere, qualunque forma di potere si tratti, e questo comportamento è un comportamento esecrabile e dannoso, sia che si tratti del potere economico, sia che si tratti del potere politico. Nel discutere di informazione in Sardegna e nel predisporre gli ordini del giorno, non ci si è, purtroppo, ma ovviamente anche, potuti esimersi dal farlo, fotografando quella che è la situazione sarda. Sarebbe sicuramente stato meglio se il dibattito si fosse sviluppato in maniera aderente sì alla realtà, ma forse un tantino al di sopra delle parti. Per esempio la proposta di legge nazionale, laddove una delle proposte di legge nazionale, laddove si prevede l'incompatibilità a tenere in piedi un giornale e una televisione, fotografa in maniera esasperata la situazione della Regione Sardegna, ma mi chiedo se quella proposta di legge non dovrebbe invece essere meglio corretta e prevedere invece che sia vietata anche la concentrazione nella stessa proprietà dei due giornali. Nello specifico mi chiedo che cosa accadrebbe se, anziché avere lo stesso gruppo editoriale la proprietà di un giornale e di una televisione, lo stesso gruppo editoriale, per esempio, avesse la proprietà in Sardegna degli unici due giornali che hanno una tiratura importante e che coinvolgono, con il loro messaggio, l'intera popolazione sarda. Evidentemente anche lì occorrono correttivi e precisazioni che, allo stato delle cose, mancano. Io mi rendo conto, signor Presidente, che alcuni dei punti che sono contenuti in alcuni degli ordini del giorno presentati dalla minoranza, potrebbero, alcuni di essi, essere condivisi anche dalla maggioranza, ma comprendo che a seconda delle procedure di voto che verranno utilizzate, vi saranno, all'interno di quest'Aula, schieramenti assolutamente definiti. Ovviamente, per quanto riguarda il gruppo di Federazione Democratica, annuncio il voto favorevole per l'ordine del giorno presentato dalla maggioranza stessa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (Popolari). Brevemente, per una brevissima dichiarazione di voto. Per dire che votiamo l'ordine del giorno numero 3 per le ragioni che abbiamo espresso ieri nel dibattito generale, che alcuni punti degli altri due ordini del giorno sono condivisibili. Dell'ordine del giorno numero 1, per esempio, mi pare interessante il punto 5 del dispositivo finale, l'ultimo punto, cioè quello di una, e lo faccio proprio, di una richiesta che possa partire anche dall'intero Consiglio regionale della Sardegna, perché radio Parlamento, insomma, venga ripristinato e perché ci sia questo filo diretto con i cittadini che lo possono richiedere. Quindi un invito a che tutto il Consiglio regionale e lei, si faccia interprete presso gli organi dello Stato, perché questo importante strumento di comunicazione diretta, che funziona, possa essere ripristinato. Condivido anche alcuni punti dell'ordine del giorno numero 2 (io non so adesso se voteremo in parti separate), in particolare i riferimenti al pluralismo, all'obiettività e alla completezza dell'informazione, i riferimenti ai valori fondamentali della nostra Costituzione e l'impegno perché nell'informazione di tutti i tipi, sia della carta stampata, che della radio televisione, sia un'informazione pluralistica che raccolga e interpreti la pluralità e la ricchezza delle espressioni della società sarda nella politica, nella cultura e nell'economia. Quindi se si dovesse votare per parti separate alcuni punti dell'ordine del giorno numero 2, io li voterei volentieri. Intervengo anche per dire che anche oggi naturalmente lo si aspettava ma io lo faccio, si è dispiegato una sorta di terrorismo, forse in salsetta un po' acida, sarda, ma comunque è stato fatto, lo si aspettava, e si prende anche oggi un consigliere regionale a caso, tanto per indicare il simbolo dell'aggressione al Consiglio regionale, con un atteggiamento di uno squallore indicibile. Io mi sento di esprimere la solidarietà mia personale, ma anche del Gruppo dei Popolari, al collega che oggi, tanto domani ce ne sarà un altro viene fatto oggetto di attacchi così sconsiderati e assolutamente inaccettabili, e direi anche che ormai rasentano il ridicolo. Ma ne traggo una considerazione tutta politica nel dire che evidentemente, quando si toccano i temi fondamentali del convivere civile, della democrazia, e quando si mettono in campo e si mettono in trasparenza i comportamenti di ciascuno dei gruppi politici, dei gruppi economici, dei proprietari o dei servitori, dei proprietari della stampa, di quelli che davvero sono poi valvassini e valvassori dei grandi gruppi della grande concentrazione editoriale, e che rispondono anche a bacchetta, come si dice al mio paese, quando si mettono in campo queste cose, queste trasparenze, vuol dire che abbiamo avviato una discussione seria, che abbiamo messo il dito sulla piaga, che stiamo toccando nel vivo quella che ieri abbiamo chiamato l'emergenza democrazia in Sardegna, l'emergenza informazione e quindi, per queste ragioni, anche per queste ragioni, noi votiamo l'ordine del giorno numero 3, ma mi sentirei anche di condividere molte delle parti degli altri due ordini del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ghirra. Ne ha facoltà.

GHIRRA (Progr. Fed.). Mi pare che la mozione presentata dalla maggioranza, ma anche quella presentata dal collega Amadu, hanno consentito al Consiglio di fare un'analisi seria e rigorosa sulla situazione dell'informazione in Sardegna. Mi pare che anche le conclusioni di questa giornata di dibattito siano nel segno della costruzione di un'idea del mondo dell'informazione che ci veda tutti rispettosi delle regole e delle leggi e di una visione moderna di questo settore importante, non solo per la democrazia, ma anche per il lavoro. Perché vorrei far notare a quanti scrivono o pensano che qui si perde del tempo, mentre la Sardegna vive un dramma occupazionale, che dentro l'ordine del giorno della maggioranza, nel quale ampio spazio è dedicato al tema del piano telematico, c'è una grossa risposta al tema del lavoro e dell'occupazione e della modernizzazione di quest'Isola. Quindi mi pare che il Consiglio faccia bene a chiedere al Parlamento, che per altro procede per suo conto, perché il tema dell'informazione è trattato in questi giorni in sede di Governo, e presto andrà nelle sedi del Parlamento, perché la riforma dell'editoria è imminente. Mi pare che il Consiglio abbia fatto bene, dicevo, ad analizzare lo stato dell'informazione sarda; un'informazione che, io ho colto delle preoccupazioni, ad esempio nel collega Bonesu, nessuno vuole asservire, e che anzi spesso avere un'informazione nemica non sempre è uno svantaggio. Io ricordo, soltanto una visione banale che hanno alcuni editori in Italia può far pensare che avere uno strumento di propaganda possa far vincere le elezioni. Io suggerisco a chi è, come dire, un po' miope, il caso di regioni come la Toscana e l'Emilia, dove escono dei giornali da sempre schierati duramente a destra, il che non ha inciso sul voto degli elettori, né io credo che i giornali sardi incidano sul voto degli elettori. Il problema dell'informazione non è così meccanico e immediato; le cose che si scrivono talvolta sui giornali incidono su chi le scrive, non già su chi viene attaccato, aggredito, svilito. Certo, c'è un problema di regole, c'è un problema di dignità delle istituzioni, e io mi sarei augurato che da tutte le parti di questo Consiglio venisse una difesa della dignità delle istituzioni, che noi indegnamente rappresentiamo, ma che rappresentano il popolo sardo. Dunque, certi tipi di aggressioni, certe volgarità, certe intimidazioni il Consiglio e il suo Presidente hanno il dovere di respingerle, ma per un fatto di dignità istituzionale, non per una autotutela corporativa.

Cioè, nell'analizzare queste situazioni non ci si deve preoccupare dei propri vantaggi di oggi o di domani; le Assemblee elettive come questa hanno il compito di tracciare itinerari che valgano per tutti, al di là delle maggioranze di turno. Chi crede che avere oggi uno sgabello su cui salire o un megafono da cui parlare gli dia dei vantaggi ha una visione politica e della vita maturata, sì, nelle stanze della prima Repubblica, nelle segreterie, ma non ha una visione moderna dell'informazione. Ecco perché io trovo molto interessanti alcuni spunti presentati negli ordini del giorno dei colleghi dell'opposizione, ma trovo che manchi il coraggio di un'analisi che non si fermi all'esistente, ma che tracci delle regole, e chiedo invece al Consiglio di approvare l'ordine del giorno numero 3, che a mio parere è assai più ricco nella sua complessità, e che non rappresenta affatto una visione dell'informazione che fiancheggi il potere, perché su alcuni temi, come quello della pubblicità istituzionale siamo tutti impegnati a partire, io penso, dalla stessa Presidenza della Giunta, a trovare regole che garantiscano davvero il pluralismo, evitando per un verso la dispersione a pioggia, ma sicuramente non favorendo i monopoli.

PRESIDENTE. Siamo in sede di votazione. Più volte i colleghi che sono intervenuti hanno espresso l'opportunità, la richiesta di votare per parti, però nessuno ha precisato le parti. Allora faccio io delle proposte, nel senso che voi le confermate oppure no, naturalmente partiamo dalla mozione Amadu. Non so se su questa ci siano richieste di votazioni per parti, se qualcuno richiede la votazione per parti me lo comunica. Non ci sono richieste di votazioni per parti quindi la mozione Amadu viene messa in votazione nella sua interezza. Chi la approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non la approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Ordine del giorno numero 1: se non ci sono richieste particolari di articolazione... Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). L'ordine del giorno è quello del Gruppo di Forza Italia? L'ho preannunzio sin d'ora, sull'ordine del giorno numero 3 chiedo il voto per appello nominale.

PRESIDENTE. Poi vediamo. Adesso siamo all'ordine del giorno numero 1. Io non ho richieste di votazioni per parti, anche se ho sentito dei colleghi, allora farei così: metto in votazione tutta la parte delle premesse (premesso, considerato, considerato, considerato), poi metterò in votazione il secondo punto "impegna la Giunta regionale" e infine metterò in votazione "invita il Governo". Per quanto riguarda quest'ultima parte l'onorevole Marteddu prima ha detto che voterebbe a favore del punto 5), quindi eventualmente, siccome non ho altre richieste su questa parte "invita il Governo" metto in votazione prima i quattro punti e poi il punto 5), perché è l'unica richiesta specifica che è stata fatta.

Metto in votazione sull'ordine del giorno numero 1 la parte delle premesse (premesso, considerato, considerato, considerato, constatata e verificata). Chi la approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non la approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Metto in votazione il punto successivo "impegna la Giunta a rendere pubblico ogni anno a partire dal 1998 la pubblicazione nei maggiori quotidiani sardi...".

Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (Popolari). Io avevo chiesto di votare fino al punto 4), "di inserire nei palinsesti nazionali" e poi il punto 5) "...Radio radicale"(?) votarlo separatamente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Io avevo invece inteso, come mi pare anche la Presidenza del Consiglio, che si votassero per parti separate il primo punto, dopo le parole "impegna la Giunta regionale", anche perché penso che la Giunta non abbia nessun problema a rendere pubblici ogni anno, attraverso la pubblicazione nei maggiori quotidiani sardi, i finanziamenti o i contributi destinati alle emittenti televisive, radiofoniche e alla carta stampata. Penso che non ci sia niente di male che i sardi conoscano quest'aspetto, mi pare che sia informato a quei principi di trasparenza a cui si richiama il Presidente della Giunta, e il punto 5) che è un'iniziativa anche del Consiglio regionale sardo a favore dell'emittente Radio radicale per il prestigioso e utile servizio che ha svolto e svolge in Parlamento e dalla quale in diretta possiamo apprendere le vicende del Parlamento.

PRESIDENTE. Metto in votazione, quindi, il punto 1, "impegna la Giunta", poi metto in votazione i punti 1, 2, 3 e 4 e infine il punto 5; questa è l'articolazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Ghirra. Ne ha facoltà.

GHIRRA (Progr. Fed.). Presidente, se non sbaglio il punto 2 è identico a una parte della mozione numero 3, quindi "ad assumere le opportune iniziative..."

BIGGIO (A.N.). Non solo il punto 2.

PRESIDENTE. Scusate, quale è il punto 2?

GHIRRA (Progr. Fed.). Il punto 2 della mozione numero 1…

PRESIDENTE. Però, chiedo scusa, onorevole Ghirra, noi ora stiamo votando l'ordine del giorno numero 1. Abbiamo votato le premesse, siccome è stato chiesto di votare per parti ma nessuno ha proposto le articolazioni per parti, io voto per parti fondamentali, le parti fondamentali sono: le premesse, "impegna la Giunta", "impegna il Governo", su "impegna il Governo" invece di votare punto per punto, è stata chiesta una specifica votazione per il punto 5, quindi voto il punto quinto. Ora su "impegna la Giunta regionale" è una articolazione fondamentale dell'ordine del giorno, io la metto in votazione per parti, poi se è uguale o non uguale, votatelo, allora, "impegna la Giunta regionale"... Ha domandato di parlare il Presidente Palomba ne ha facoltà.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Grazie Presidente, solo per specificare se non mi fossi espresso in modo diverso e non chiaro. E' chiaro che la Giunta, anche per la risposta alle varie attività di sindacato ispettivo del Consiglio è sempre pronta a manifestare e a rendere manifesto tutto quello che fa, al di fuori di una normale attività di comunicazione al Consiglio. Ma io avevo collegato, in realtà, questo fatto in generale all'esplicitazione dei criteri e avevo detto che era opportuno che venisse specificato il criterio, venisse approvato addirittura il criterio previsto al punto 3 della mozione numero 2 ora incluso nell'ordine del giorno numero 3 e quindi all'esito e all'esplicitazione dei criteri sarebbero venuti, come conseguenza, anche questo dovere di trasparenza, di illustrazione e di pubblicazione. Anzi avevo detto sarebbe opportuno che venisse trasfuso in legge. Quindi la Giunta non accoglie neanche il punto 1 perché estrapolato da una considerazione di carattere generale ed incluso in una…

PITTALIS (F.I.). …i contributi e non lo sa nessuno, lo dica chiaramente.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Lo saprete tutti e lo sapranno tutti.

PRESIDENTE. Vi ricordo, onorevoli colleghi, che ha domandato di parlare l'onorevole Cugini, solamente sul metodo di votazione, siamo in sede di votazione le dichiarazioni di voto non sono disponibili. Io insomma anche per chiarire, ci sono stati vari colleghi che hanno detto io voterei l'ordine del giorno del mio partito, della mia maggioranza, oppure quello della mia opposizione, quello per parti, io ho sollecitato più volte a fare delle proposte di votazione per parti, in assenza di esplicitazione di votazione per parti, io metto in votazione l'ordine del giorno nella sua articolazione fondamentale, nella fattispecie sul numero 1 le articolazioni fondamentali sono, la premessa, "impegna la Giunta" e "invita il Governo". Su "invita il Governo" c'è una specifica richiesta sul punto 5. Se questo è un metodo, in assenza di altre richieste, questo metodo sto seguendo e seguo.

Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (Progr. Fed.). Presidente, volevo proprio richiamare le considerazioni che ha fatto lei adesso, per evitare, siccome ci sono due punti 1 ma in pagine diverse, sul punto 1 della prima pagina, io voterò contro, poi c'è un altro punto 1 che è nella pagina seguente, e invece su quello noi chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. E' chiaro, lo chiarisco, perfetto, la ringrazio, il punto 1 che ora sto mettendo in votazione è il punto 1 che è retto dalla frase "impegna la Giunta regionale a rendere pubblico ogni anno eccetera a partire dal 1998". Su questo, siccome c'è stata anche una dichiarazione ed è stata chiesta la controprova… Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, chiedo che il Segretario legga ogni capoverso in modo che si sappia esattamente cosa si vota. Anche perché tutti quanti possano sentire che cosa si sta approvando o cosa si sta invece bocciando.

PRESIDENTE. Credo che sia chiaro, allora non c'è bisogno che lo legga il Segretario, lo leggo io "impegna la Giunta regionale a rendere pubblico ogni anno, a partire dal 1998, attraverso la pubblicazione sui maggiori quotidiani sardi, i finanziamenti destinati alle emittenti televisive, radiofoniche e alla carta stampata". Metto in votazione questo punto di cui ho dato lettura, che è un'articolazione dell'ordine del giorno non accolta dalla Giunta su cui c'è controprova, le motivazioni della non accoglienza, il presidente Palomba le ha già esplicitate.

Quindi lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto ora in votazione la parte terminale "invita il Governo", i punti di questa parte 1, 2, 3, 4, e non il punto 5 che si vota in maniera stralciata, in maniera autonoma perché questo è stato richiesto. Anche su questo c'è la controprova.

CUGINI (Progr. Fed.). Non è stata chiesta la controprova.

PRESIDENTE. Non è stata chiesta la controprova, allora metto in votazione i punti 1, 2, 3, 4 di "invita il Governo". Chi li approva alzi la mano.

(Sono approvati)

Metto in votazione il punto 5 "a considerare e riconoscere Radio radicale". Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Allora in quest'ordine del giorno non è stata approvata la premessa, l'impegno per la Giunta, ma sono stati approvati tutti i punti 1, 2, 3, 4, 5 con una votazione differenziata come avete visto.

Passiamo all'ordine del giorno numero 2 sulla riforma del settore dell'informazione a firma Masala e più. Anche su questo c'è stata l'aspirazione di vari colleghi di votarne parti. Chiedo all'onorevole Masala di farmi una proposta di votazione e ad altri colleghi.

MASALA (A.N.). Allora io chiederei: la premessa, poi i due considerato, oppure il considerato con l'articolazione successiva e l'altro considerato magari separato, e poi impegna la Giunta.

PRESIDENTE. Allora è stato proposto dai presentatori questo metodo di votazione, la premessa, considerato numero 1, considerato numero 2 e l'impegno. Diciamo così. Quindi se non ci sono osservazioni, su questo vorrei sapere per chiarire, per evitare io ho sentito e io non ho sentito, ci sono controprove su questo? Non ci sono richieste di controprova. Allora metto in votazione le premesse "premesso che il pluralismo che altresì per converso che il nostro ordinamento…". Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione il secondo punto, il primo considerato che è "considerato pertanto necessario che gli organi direttivi che vi siano direttive che i giornalisti preposti che attraverso una adeguata valutazione per l'accesso alla radiotelevisione…", anche su questo non ci sono controprove. Chi lo approva alzi ma mano.

(E' approvato)

Metto in votazione il secondo considerato "considerato altresì che appare opportuno…". Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione la parte finale "impegno…", cioè la parte degli impegni, su questo è stata chiesta la controprova. Ragazzi... sulla parte, credo che non sfugga a nessuno, l'Aula è sovrana, è stato votato in quest'Aula un ordine del giorno dove sono state votate le premesse e le considerazioni, ora è stata chiesta la controprova sugli impegni. Se sugli impegni non cadesse la parte del dispositivo dell'impegno, rimane una volontà politica per quanto riguarda le parti politiche cioè le considerazioni, questo però, l'Aula è sovrana, questo si può votare per parti. Metto in votazione la parte ultima dell'impegno considerando che è stata chiesta la controprova. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Sull'ordine del giorno numero tre chiedo ai proponenti se ci sono...ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, io torno sull'ordine del giorno numero due per capire che cosa abbiamo approvato. Abbiamo approvato aria fritta, lei mi invita alla calma, ma è il mio modo che non posso assolutamente a moderare anche di fronte alla situazione che questa istituzione io ritorno e sottolineo che è una vergogna, un dileggio alle istituzioni, approvare ordini del giorno in questo modo, cioè aria fritta. È un invito che faccio a me stesso, al mio Gruppo, ma lo estendo a tutta l'Assemblea.

PRESIDENTE. L'onorevole Pittalis aveva già ribadito e sottolineato questa sua posizione. Chiedo sull'ordine del giorno numero tre se ci sono richieste di votazioni per parti.

Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, per le considerazioni che facevo, per quanto riguarda noi, può essere separato in due parti. La prima parte che riguarda la pagina uno e metà della pagina due fino alle parole "nazionali di lavoro" e poi da "impegna altresì la Giunta regionale" sino alla fine. Quindi per quanto riguarda noi basta la divisione in due parti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Premesso che abbiamo approvato poc'anzi una parte di una bella sentenza, svolgimento del processo, in fatto e in diritto, ma il giudice si è dimenticato di fare il dispositivo. D'altra parte ricordo a me stesso che il precedente ordine del giorno, il numero uno, ha un dispositivo senza avere una premessa, né in fatto e né in diritto. Quindi si dovrà poi magari fare un lavoro di collage per cui presumo che la volontà del Consiglio, sia pure così articolata e difficile, potrebbe anche venire fuori. Sull'ordine del giorno numero tre la mia richiesta è stata più esplicita, cioè intendendo per parti tutte le varie voci con il grassetto. Quindi il "premesso che" va da solo, il "considerato che" va da solo, e così via. Oppure, se vogliamo agevolare, l'esigenza del mio Gruppo è questa. Allora "premesso che" votazione separata; dal "considerato che" al "sottolineato che" altro gruppo di votazione. Il "considerato che" finale della prima pagina può essere separato, il "impegna la Giunta" il numero uno e il numero due, il numero quattro e il numero cinque unico gruppo di votazione, il numero tre separatamente. Per quanto concerne il "impegna altresì la Giunta regionale" io credo che alcuni di questi punti siano decaduti nel senso che sono stati già votati; e mi pare che il numero uno, il numero due e il numero tre siano stati già votati perché è inutile rivotare "a sollecitare per il servizio radiotelevisivo" eccetera, perché è stato già votato. Il Consiglio si è già espresso e ci sarebbe il rischio di avere un voto contrastante nella stessa seduta, quindi non sono ammissibili al voto. Invece ritengo ammissibile al voto il numero quattro "impegna altresì la Giunta", il secondo impegno. Per il terzo impegno, quello del "inoltre" qui possono andare l'uno e il due insieme e il tre separato.

PRESIDENTE. Naturalmente questo proposta è molto più articolata e quindi supera la proposta del collega Bonesu, il quale con il suo Gruppo voterà secondo questa articolazione. L'unica cosa che chiederei di verificare, lo chiederei agli uffici, lo faccio io stesso, lo chiedo ai presentatori dell'ordine del giorno, se i punti uno, due e tre, non sono ammissibili se sono già votati se c'è una identità pregnante.

MASALA (A.N.). Il numero tre dell'ordine del giorno numero 3 sono le identiche parole del numero quattro dell'ordine del giorno numero 1, per esempio.

PITTALIS (F.I.). Io ribadisco la richiesta di votazione per appello nominale e preannuncio che il mio Gruppo voterà no qualunque sia il sistema, per parti o complessivamente, perché ci rendiamo conto che stiamo solo creando confusione, alimentando pasticci e in ogni caso non ci prestiamo neanche per parti ad appoggiare un ordine del giorno della maggioranza che noi riteniamo riduttivo, strumentale e che muove da premesse assolutamente illiberali.

PRESIDENTE. La posizione del collega Pittalis e del Gruppo di Forza Italia è chiara. È stata chiesta una votazione per appello nominale esplicita. Credo che, se i colleghi prendono posto, possiamo su queste votazioni votare in maniera palese con il sistema elettronico perché questo dà l'esplicitazione della votazione. Prego i colleghi di prendere posto e di fornirsi di scheda perché votiamo con il sistema elettronico.

Ha domandato di parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.

MARRACINI (Gruppo Misto). Sul metodo, signor Presidente, per sapere se sono previste dichiarazioni di voto sulla parte non per appello nominale.

PRESIDENTE. Siccome siamo in sede di votazione le dichiarazioni di voto sono già chiuse.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Procediamo alla votazione per appello nominale con procedimento elettronico della prima parte dell'ordine del giorno numero tre, dalle parole "premesso che" alle parole "a disposizione delle emittenti".

Rispondono sì i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BERRIA - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - LADU - LA ROSA - LIORI - LOCCI - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - CASU - FEDERICI - FLORIS - GIORDO - GRANARA - LIPPI - LOMBARDO - MANUNZA - MARRACINI - MARRAS - MILIA - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - TUNIS Marco.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 75

Votanti 74

Astenuti 1

Maggioranza 38

Favorevoli 56

Contrari 18

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico della seconda parte dell'ordine del giorno numero 3, dalle parole "considerato che", sino alle parole "della par condicio nella sfera politica".

Rispondono sì i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BERRIA - BUSONERA - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Pietro - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - CADONI - CASU - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS - FRAU - GIORDO - GRANARA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LOMBARDO - MANUNZA - MARRACINI - MARRAS - MASALA - MILIA - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Edoardo.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 71

Astenuti 1

Maggioranza 36

Favorevoli 40

Contrari 31

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico sull'ultima parte di questa pagina; dalle parole "considerato che è in atto" alle parole "con le reti extraregionali, nazionali ed europee".

Rispondono sì i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BERRIA - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LIORI - LOCCI - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SECCI - SERRENTI - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - CASU - FEDERICI - FLORIS - GIORDO - GRANARA - LIPPI - LOMBARDO - MANUNZA - MARRACINI - MARRAS - MILIA - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - TUNIS Marco.

Si sono astenuti: il Presidente SELIS - SCHIRRU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 70

Astenuti 2

Maggioranza 36

Favorevoli 52

Contrari 18

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico della quarta parte dell'ordine del giorno numero 3, punti 1, 2, 4 e 5.

Rispondono sì i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BERRIA - BUSONERA - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - CADONI - CASU - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS - FRAU - GIORDO - GRANARA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LOMBARDO - MANUNZA - MARRACINI - MASALA - MILIA - OPPIA - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Edoardo.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 71

Astenuti 1

Maggioranza 36

Favorevoli 42

Contrari 29

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico della quinta parte dell'ordine del giorno numero 3 concernente il punto 3) del dispositivo "impegna la Giunta...".

Rispondono sì i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BERRIA - BIGGIO - BOERO - BUSONERA - CADONI - CONCAS CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LOCCI - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BONESU - CASU - FANTOLA - FEDERICI - GIORDO - GRANARA - LOMBARDO - MANUNZA - MARRACINI - MILIA - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SERRENTI - TUNIS Marco.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 70

Votanti 69

Astenuti 1

Maggioranza 35

Favorevoli 50

Contrari 19

(Il Consiglio approva).

Nell'ordine del giorno precedente sono stati approvati testualmente i punti 1, 2, 3, però sono inviti al Governo. Nella formulazione che si dà quindi sono invece impegni altresì alla Giunta a sollecitare il Governo. Quindi il contenuto è lo stesso, ma la procedura d'impegno nel primo ordine del giorno è direttamente sul Governo. E qua passa attraverso la Giunta, quindi va comunque rimesso in votazione perché sono due strade diverse. Da questo punto di vista io metto in votazione i punti 1, 2 e 3 "impegna altresì la Giunta regionale"

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico della sesta parte dell'ordine del giorno numero 3 sui punti 1, 2, 3 "impegna altresì la Giunta regionale".

Rispondono sì i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BERRIA - BONESU - BUSONERA - CADONI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LIORI - LOCCI - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - CASU - FEDERICI - FLORIS - GIORDO - GRANARA - LIPPI - LOMBARDO - MANUNZA - MARRACINI - MARRAS - MILIA - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - TUNIS Marco.

Si sono astenuti: il Presidente SELIS - BOERO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 70

Astenuti 2

Maggioranza 36

Favorevoli 52

Contrari 18

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico della settima parte dell'ordine del giorno numero 3 concernente il punto 4) del dispositivo che inizia con le parole "Impegna altresì la Giunta regionale".

Rispondono sì i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BERRIA - BUSONERA - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LODDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MARTEDDU - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - SANNA Salvatore - SCHIRRU - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - CADONI - CASU - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS - FRAU - GIORDO - GRANARA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LOMBARDO - MANUNZA - MARRACINI - MARRAS - MASALA - MILIA - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Edoardo.

Si sono astenuti: il Presidente SELIS - MURGIA - SASSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 70

Votanti 67

Astenuti 3

Maggioranza 34

Favorevoli 36

Contrari 31

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico della ottava parte dell'ordine del giorno numero 3 concernente i punti 1) e 2) del dispositivo che inizia "Impegna inoltre la Giunta regionale".

Rispondono sì i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BERRIA - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LIORI - LOCCI - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PIRAS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BOERO - CASU - FEDERICI - FLORIS - GIORDO - GRANARA - LIPPI - LOMBARDO - MANUNZA - MARRACINI - MARRAS - MILIA - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - SANNA NIVOLI - TUNIS Marco.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 71

Astenuti 1

Maggioranza 36

Favorevoli 51

Contrari 20

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico della nona parte dell'ordine del giorno numero 3 concernente il punto 3) della parte finale.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 70

Astenuti 2

Maggioranza 36

Favorevoli 45

Contrari 25

(Il Consiglio approva).

PRESIDENTE. Abbiamo concluso le votazioni, come sapete abbiamo votato per parti, quindi in sede di coordinamento, precisando i soggetti, le diverse votazioni, cercheremo di comporre un testo che abbia una sua organicità, ma che naturalmente non confonda il modo di votare.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Io credo che non sia finita la votazione di questi ordini del giorno, perché esiste comunque un voto contrastante che è stato reso, cioè noi abbiamo votato contemporaneamente "invita il Governo", ed è stato approvato, e contemporaneamente "impegna la Giunta regionale a", 1, 2 e 3 che sono ripetuti nel dispositivo dell'uno e dell'altro ordine del giorno. Allora io mi chiedo: quest'ordine del giorno, relativamente a quella parte, va rivolto al Governo oppure alla Giunta che deve essere impegnata? A me pare che debba essere fatto il ballottaggio, cioè ho bisogno di sapere se mi devo rivolgere domani… cioè se gli onorevoli Pittalis, Lippi, eccetera, domani dovranno chiamare il Governo ad eventuali responsabilità qualora non assumessero le opportune iniziative in sede di Conferenza Stato-Regioni su quello che è stato deliberato e approvato da questo Consiglio, oppure se debbano rivolgersi alla Giunta per conoscere se abbia assunto iniziative volte ad ottenere lo stesso risultato. Cioè a me pare che vi sia una cosa da chiarire, perché sono abbastanza in contrasto le due cose. Qui noi abbiamo deliberato di rivolgerci direttamente al Governo nazionale perché provvedesse a determinate cose, e in tal caso dovrebbe essere forse, a rigore, non so se il Presidente della Giunta si debba limitare a trasmettere copia dell'ordine del giorno chiedendo che il Governo adempia o veda di poter adempiere a quanto deliberato, oppure se debba essere fatto, cioè, comunque sia c'è un voto che quest'Aula ha espresso in modo contrastante l'uno all'altro o, quanto meno, è necessario che la stessa Aula chiarisca che cosa poi di fatto, in concreto debba essere adempiuto, se cioè la parte dell'ordine del giorno numero 1, che invita il Governo, oppure la parte dell'ordine del giorno numero 3 che impegna la Giunta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (Popolari). Presidente, non so come questo dilemma dell'onorevole Masala verrà risolto, ma debbo dire che francamente mi interessa relativamente, mentre chiedo formalmente, Presidente, a lei, poi non so se su questo occorre una deliberazione del Consiglio o basta l'Ufficio di Presidenza, questo è un problema che affido alla Presidenza, ritengo che l'ordine del giorno complessivo che emerge dalle votazioni del Consiglio, almeno di una parte consistente del Consiglio, largamente maggioritaria, meriti una diffusione completa nella pubblica opinione della Sardegna, e forse non solo della Sardegna, perché richiama anche temi di ordine generale, di ordine nazionale, quindi le chiedo formalmente che l'ordine del giorno che verrà steso in sede di coordinamento, ma che rappresenta la volontà della stragrande maggioranza del Consiglio, venga pubblicato integralmente, quindi con gli oneri relativi a spese del Consiglio regionale, nei due quotidiani sardi, se è possibile anche in qualche quotidiano nazionale, ma che sia data la massima diffusione del testo integrale. Quindi le chiedo formalmente che a spese del Consiglio regionale venga diffuso l'ordine del giorno votato con in calce le sigle dei Gruppi politici che hanno votato a favore dell'ordine del giorno complessivo che emerge stamattina dal Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Due brevi osservazioni. Intanto io non vedo questa stragrande maggioranza, perché finora ho visto che le votazioni sono state nell'ordine dei 40 voti, quando la maggioranza ha avuto tutti i suoi voti e quando l'opposizione ha votato compatta. Quindi questo anzi dovrebbe far riflettere il centrosinistra che proporre d'imperio ordini del giorno o mozioni al Consiglio, come se perlomeno i banchi di Forza Italia li possano assumere o digerire, si è sbagliata e si è sbagliata di grosso, e dovrà rivedere le proprie strategie nell'avviare un certo tipo di dibattito su temi delicati come l'informazione in quest'Aula.

La seconda considerazione: ha ragione il collega Marteddu, ma io invito il Presidente del Consiglio regionale a pubblicare a pagamento tutti gli interventi e tutto ciò che i consiglieri, i Gruppi e le parti politiche fanno, dicono, dibattono in ogni sessione di Consiglio, e vorrei che venisse anche pubblicato, a pagamento, che il Consiglio regionale, e cioè i partiti del centrosinistra hanno bocciato, su indicazione dello stesso Presidente della Giunta regionale, il punto dove la mozione di Forza Italia invitava la Giunta regionale a rendere pubblici ogni anno, a partire dal 1998, attraverso la pubblicazione nei maggiori quotidiani sardi, i finanziamenti destinati alle emittenti televisive, radiofoniche e alla carta stampata. Faremo così un servizio in ossequio alla trasparenza e anche alla giusta informazione a tutti i cittadini, soprattutto quelli disoccupati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.

MARRACINI (Gruppo Misto). Siccome esistono anche gli emigrati, se ci sono i soldi per poterlo pubblicare, io proporrei anche la pubblicazione in alcuni quotidiani, il Times, perché ci sono molti sardi in Inghilterra, e anche Internet e giornali francesi. E poi, se si potessero fare molte copie, si può fare anche un volantinaggio, però se è possibile in tutta l'area della regione sarda, se quest'ordine del giorno verrà fatto con carta meno ruvida io propongo anche in territorio nazionale. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). La richiesta dell'onorevole Marteddu mi sembra fuori luogo, a parte la "grande maggioranza" ricordo che qualche parte è passata con 36 voti contro 31, quindi non mi sembra che sia una grande maggioranza, la richiesta di pubblicare esclusivamente l'operato della maggioranza mi sembra violazione del principio della par condicio, per cui nel caso di accoglimento chiedo che vengano pubblicate anche le parti bocciate, in modo da consentire ai cittadini di conoscere anche le parti che la maggioranza non ha condiviso. Credo, però, che sia completamente inutile, perché confidiamo nella solita completezza e imparzialità dell'informazione, e confidiamo che i mezzi di informazione diano delle votazioni e delle discussioni la più ampia illustrazione in modo che tutti i cittadini possano rendersi conto di che cosa è avvenuto.

PRESIDENTE. Nel dare la parola all'onorevole Vassallo però chiederei, è stata fatta una proposta che è di competenza dell'Ufficio di Presidenza, ognuno di noi, ogni Gruppo potrà in quella sede le proprie istanze, l'auspicio è che l'informazione sia completa su questi nostri lavori, chiedo all'onorevole Vassallo appunto se intende intervenire su questo

VASSALLO (R.C.-Progr.). Sì, sull'ordine dei lavori, Presidente, soltanto per rilevare che le proposte che sono state illustrate in Aula mi sembra che non siano pertinenti in questa sede, nel senso che vi sono altre sedi in cui si possono formulare. Peraltro voglio esprimere il mio giudizio rilevando il fatto che forse sarebbe bene invece di andare al rialzo per pubblicare le notizie e gli ordini del giorno, così su tutti i quotidiani italiani e anche quelli esteri, confidare e fare un appello perché l'informazione e la stampa locale, sia quella televisiva che quella stampata, un invito perché riporti i lavori di questo nostro Consiglio in maniera fedele, così come peraltro quest'Assemblea ha richiesto, e confidando nel risparmio che si potrà fare, rispetto alla mancata pubblicazione di quest'ordine del giorno, si possono utilizzare questi fondi per fini produttivi e di sicuro molto più validi e produttivi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (F.I.). Sono totalmente d'accordo con la conclusione dell'onorevole Vassallo. Il senso del mio intervento è quello di pregare l'amico Marteddu, che forse si è lasciato andare con qualche considerazione che io trovo veramente fuori luogo, perché se una richiesta dovessi fare alla Presidenza, è quella di poter annullare tutto ciò che si è detto in quest'Aula, perché qua di informazione non abbiamo parlato, abbiamo parlato esattamente di quelle che sono un sistema di disinformazione, di quello che è stato il voler attaccare una persona da tutti conosciuta, un sistema di informazione di voler attaccare quello che è un sistema di sinergia di impresa. Si parla di concentrazione, io uso il termine sinergia. Se uno ha una televisione e ha anche un giornale, io considero i due strumenti sinergici tra loro, invece qui si parla di concentrazione. Allora su quelle che sono poi le regole del mercato e della pubblicità che sostiene l'informazione, nulla si è detto e nulla si è detto anche a proposito di quelli che dovevano essere gli interventi da parte della pubblicità istituzionale, perché è chiaro che essendo il nostro territorio un territorio molto vasto, poco abitato, poco forse appetibile dalla pubblicità, ha necessità anche questo di essere in un certo senso assistito. E allora, quando abbiamo chiesto le regole su questa assistenza che deve essere fatta alle emittenti e all'informazione editoriale sui giornali, mi pare che da prima c'era l'Assessore, se non ho capito male, l'assessore Ballero, favorevole alla pubblicazione di quelli che sono i contributi...

PRESIDENTE. Onorevole Floris, non riapriamo il dibattito, però. Onorevole Floris, vediamo la proposta.

FLORIS (F.I.). Termino così, favorevole a quello che era la determinazione dei contributi da parte pubblica, non vedo perché non si sia parlato nel contesto generale delle regole a cui questi contributi devono stare, un'equa divisione sulle testate sarebbe stata probabilmente la cosa più giusta, lasciando poi in una seconda parte la qualità dell'informazione che va sicuramente premiata successivamente. Comunque su questi episodi ci torneremo quando parleremo della legge stessa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Lippi. Ne ha facoltà. Non riapriamo il dibattito, però, se no non ne usciamo più.

LIPPI (F.I.). Presidente, era semplicemente per dire che, vista la grande affluenza oggi della stampa qui in Consiglio regionale, credo che sarà compito dei mezzi di informazione, quindi dei giornalisti parlamentari, fare un preciso resoconto proprio nel rispetto di quel pluralismo dell'informazione del quale tanto si è dibattuto da ieri a oggi, che credo che la richiesta del collega Marteddu debba essere quasi presa da questo Consesso come una provocazione e niente di più. Tutti noi abbiamo il pieno rispetto del lavoro che i giornalisti parlamentari svolgono all'interno di questo Consesso e quindi crediamo che ognuno di noi si possa sentire tutelato dall'informazione che ogni giorno viene fatta dalle stanze di questo palazzo.

PRESIDENTE. La ringrazio. Allora, riepilogando: abbiamo votato, il Consiglio ha non approvato le premesse e l'impegno della Giunta dell'ordine del giorno numero 1 e ha approvato "invita il Governo" cioè la parte del dispositivo; ha approvato le premesse e le considerazioni dell'ordine del giorno numero 2 e non ha approvato il dispositivo "impegna il Presidente della Giunta"; ha approvato con maggioranze diverse e con votazioni articolate l'ordine del giorno numero 3. Ora in sede di coordinamento queste parti cercheremo di riportarle ad unità, naturalmente precisando come ogni soggetto ha votato.

Per quanto riguarda il problema posto dall'onorevole Masala è sicuramente un problema ed io do quest'interpretazione: che le due votazioni di un testo identico ma con strade diverse significa questo: che la prima volta si è votato perché il Consiglio impegnasse il Governo, la seconda volta il Consiglio oltre che il Governo ha impegnato anche la Giunta regionale. Quindi si crea in qualche modo un rafforzamento, una sinergia. D'altronde la materia era abbastanza complessa, come il dibattito ha dimostrato e troviamo il modo di riportare ad unità nella stesura del coordinamento e poi nell'azione politica istituzionale questa materia delicata.

Discussione e approvazione del disegno di legge: "Proroga del termine di cui al comma 1 dell'articolo 1 della L.R. 15 febbraio 1996, n. 13 (Fissazione di un termine entro il quale i Comuni devono adeguarsi alle prescrizioni dei Piani territoriali paesistici)" (399)

Presidenza del Vicepresidente Milia

PRESIDENTE. Passiamo all'altro punto all'ordine del giorno, cioè la discussione e la votazione del disegno di legge numero 399; relatore il consigliere Ladu.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Poiché il relatore è assente, ci si rimette alla relazione scritta.

E' iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, onorevoli colleghi, la proposta indubbiamente adempie ad una necessità, considerato che gran parte dei comuni della Sardegna non ha provveduto nei termini ad approvare i PUC anche per problemi interpretativi e problemi di procedura. Mi sembra comunque che il testo della proposta non sia il migliore possibile, il comma 1, praticamente, si risolve in un autoimpegno del Consiglio ad approvare le direttive entro 60 giorni. Se gli ordini del giorno del Consiglio li facciamo per legge, evidentemente a questo punto credo che il Regolamento consiliare possiamo anche cancellarlo. Ma quel che è più grave è il comma 3 che inverte la forza delle norme di diritto stabilendo che le direttive che sono atto approvato dal Consiglio e quindi quanto meno avendo forza di regolamento vengono invece poste nelle fonti di diritto e i piani territoriali paesistici, che sono invece semplici norme amministrative, a singolari. Pertanto in questo comma 3...

PRESIDENTE. Perdoni, onorevole Bonesu, prego i colleghi di prendere posto.

BONESU (P.S.d'Az.). Questo comma 3, che mi sembra sia contrario alle norme costituzionali sulla gerarchia delle fonti del diritto, perché non si può un atto amministrativo farlo prevalere su un regolamento, mi sembra che comunque sia assolutamente inopportuno perché la Giunta e il Consiglio nell'elaborazione delle direttive possono ben tener conto di una tutela dei piani territoriali paesistici, ma come volontà espressa in quella sede e non come una volontà generalizzata che altererebbe l'equilibrio delle fonti.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Bonesu.

Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1

Proroga di termini ed emanazione direttive

1. L'Amministrazione regionale, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, provvede ad emanare le direttive di cui all'articolo 5 della legge regionale 22 dicembre 1989,n. 45, e successive modifiche e integrazioni.

2. Il termine di cui all'articolo 1, comma 1, della legge regionale 15 febbraio 1996, n. 13, viene rideterminato in centottanta giorni, decorrenti dalla data di emanazione delle direttive.

3. Le direttive, ferme restando le previsioni delle vigenti norme dei piani territoriali paesistici, sono finalizzate ad agevolare la conclusione, da parte degli enti locali, dell'attività pianificatoria in corso e devono prevedere, tra l'altro, forme di semplificazione dei previsti procedimenti amministrativi.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 1, 2 e 3. Se dia lettura dell'emendamento numero 1.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. È stato letto solo l'emendamento numero 1 perché gli emendamenti numero 2 e 3 sono in fase di distribuzione. Sospendo quindi la seduta per tre minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 27, viene ripresa alle ore 12 e 34.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Si dia lettura degli emendamenti numero 2 e 3.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu per illustrare l'emendamento numero 1.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in discussione generale, nel disinteresse assoluto dell'aula, ne avevo sostanzialmente già parlato. Mi sembra che il comma tre, a parte le questioni in merito, abbia dei gravi limiti giuridici e ritengo che la norma stessa sia incostituzionale in quanto capovolge l'ordinamento delle fonti del diritto, perché ad un atto amministrativo, come il piano territoriale paesistico, viene data prevalenza rispetto ad un atto che ritengo regolamentare come le direttive. Abbiamo l'assurdo che un atto, approvato dal Consiglio, viene subordinato ad un atto di pura emanazione da parte della Giunta. E questo credo che non sia assolutamente ammissibile per i motivi giuridici che dicevo, ma anche per motivi politici, sarà il Consiglio in sede di approvazione di direttive, salvo l'approvazione di un emendamento numero due che vedo che prevede procedure di tipo diverso, sarà il Consiglio in quella sede a valutare la compatibilità delle direttive con i piani territoriali paesistici ma è ovvio che nell'ordinamento urbanistico che ha la Regione sarda la prevalenza sia delle direttive e non di strumenti particolari, di atti particolari come sono i piani territoriali paesistici.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 1, ha facoltà di parlare il consigliere Ladu.

LADU (Popolari), relatore. La Commissione non lo accoglie.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, in realtà il comma terzo, che è contenuto nel testo che arriva al Consiglio regionale attraverso il lavoro istruttorio della Commissione, è un comma che è necessitato per il fatto che è stato introdotto il comma uno, perché la proposta originaria della Giunta regionale, come ben si vede, era quello di rispondere puramente e semplicemente ad una necessità che non è tanto una necessità politica, quanto una necessità giuridica e istituzionale che trova la gran parte dei comuni della Sardegna, e in specie quei comuni che sono tenuti all'adeguamento del proprio strumento urbanistico alle previsioni del piano territoriale paesistico, nella condizione attuale di dover essere commissariati. E di dover essere commissariati non per un atto di iniziativa o per una responsabilità che sia in capo al governo della Regione e alla Giunta, bensì in base alla previsione della legge regionale che mette in capo, peraltro, al comitato di controllo, quindi anche ad una strumentazione che ha una sua collocazione di terzietà, anche rispetto alla amministrazione attiva nella Regione, di procedere alla nomina dei commissari ad acta per la redazione dei PUC, cioè dei piani urbanistici comunali qualora non abbiano adempiuto entro un certo termine. Il termine, come ben si sa, è decorso; allo stato delle cose in relazione a 179 comuni della Sardegna che sono tenuti all'adeguamento ben 137 versano in questa condizione, per la restante parte si stanno verificando i termini di decadenza della diffida che comunque è stata inoltrata a tutti i 179 comuni, come prevedeva la legge, per cui noi dovremmo essere nella condizione di conoscere che i comitati di controllo avrebbero dovuto già nel mese decorso, o comunque dovrebbero nell'immediato, salva la incongruenza di avere organi di amministrazione che non adempiono ai propri compiti, quindi di conoscere comitati di controllo che versino in omissione di atti di ufficio. Quindi noi siamo in questa condizione. Per cui l'idea di commissariare la gran parte della Sardegna in una materia così delicata è chiaramente una idea che non può appartenere alla corretta conduzione dei rapporti tra la Regione e il sistema delle autonomie. La necessità quindi era ed è quella o di prorogare questo termine, che fa scattare il meccanismo del commissariamento obbligatorio, o di levare il termine, cioè di evitare una cosa che è impossibile peraltro. Che la Regione possa pensare che non singoli atti di amministrazione, ma che l'atto preminente di una autonomia, di un ente locale, che è quello di regolare il suo territorio, di fare il piano territoriale, di prevedere il suo sviluppo, possa essere fatto da un commissario, cioè da un funzionario nominato dalla Regione. Cioè che la pianificazione territoriale paesistica, che è compito primario degli enti locali, possa essere fatta dalla Regione attraverso i suoi funzionari. Perché poi i funzionari e i commissari ad acta, che andranno a tappeto, dovrebbero andare a tappeto nei territori a commissariare i comuni, sarebbero i funzionari della Regione. La qualcosa è inammissibile. La questione a cui rispondere, il problema da risolvere è essenzialmente questo: prorogare questo termine o eliminare la previsione della nomina del commissario. In sede di esami di questa che era l'originaria proposta della Giunta, cioè di togliere gli enti locali da questa condizione, e di evitare anche che gli uffici della Regione siano in un'altra condizione di antigiuridicità, perché devono provvedere e però non stanno provvedendo. Devo dire, per tranquillità di tutti, che allo stato delle cose ritengo che nessuno versi in palese e, come dire, compiuta omissione di atti d'ufficio, perché nel frattempo, tutta una serie di accorgimenti che si sono messi in campo, tipo la verifica puntuale delle condizioni preliminari che dovevano consentire le diffide e poi, come dire, l'atto formale della nomina dei commissari, di fatto in questa fase intermedia, come dire, offre una copertura, sotto il profilo almeno della responsabilità, ai funzionari della Regione o agli uffici, però non può essere questa una condizione permanente e neppure di lunga durata. In sede di Commissione di esame del disegno di legge, così come veniva presentato per rispondere a questa necessità, per rispondere saggiamente e doverosamente a questa necessità, si è ritenuto di introdurre una diversa e aggiuntiva norma: quella che prevede un tempo e un termine entro cui approvare le direttive della legge numero 45. Qui bisogna che la Giunta sia chiara e l'espressione di volontà e degli intendimenti della Giunta siano estremamente chiari di fronte a tutto il Consiglio e di fronte a tutta l'opinione pubblica e al sistema delle autonomie locali. E' ben vero che non c'è bisogno di una norma per prevedere che il Consiglio, che può approvare direttive, richiami di fronte a se stesso, né con un termine né con un impegno, il fatto che ciò può fare quando vuole. Però tuttavia questa norma è stata introdotta. Cioè un richiamo esplicito alle direttive da approvare in Commissione è stato introdotto. E le direttive di cui si parla, non sono solo uno strumento, come dire, che ha valore formale. Perché le direttive di cui si parla avrebbero dovuto essere emanate e avrebbero potuto essere utili se fossero state vere direttive, e le direttive di cui alla legge numero 45 negli otto anni precorsi nel tempo che è decorso da quando esiste la legge numero 45. La difficoltà nasce dal fatto che le direttive che invece sono pervenute al Consiglio, e di cui ben si conosce il contenuto, sono direttive che contengono norme sostanziali che modificano le volumetrie assegnate o assegnabili ai comuni in sede di redazione dei PUC. Per cui richiamo alle direttive significa richiamo alle direttive di cui si parla, alle direttive che si conoscono, a quelle che modificano, non a quelle che dettano norme per agevolare la redazione dei PUC, ma che modificano i criteri e modificando i criteri modificano il risultato e quindi le volumetrie, e intervenendo in una fase nella quale i comuni della Sardegna sono fortemente applicati a completare un lavoro che dura da anni, e rispetto al quale lavoro si tratta di garantire solo normative agili e di semplificazione che aiutino i comuni invece a completare i piani e quindi ad andare alla fase successiva della pianificazione territoriale. Ecco perché il terzo comma è connesso con il primo, perché semplicemente definisce che le direttive di cui si parla, che il Consiglio, come dire, assumerebbe impegno comunque di emanare, ma potrebbe emanare ovviamente e approvarle anche senza assumere l'impegno, perché è un potere che ha, la natura di quelle direttive, si dice col terzo comma...

PRESIDENTE. Assessore, la prego di concludere.

COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. E solo di ordine, così evito di intervenire sul successivo emendamento, intervengo su tutti adesso, il terzo comma in realtà definisce la natura di queste direttive, che devono essere direttive di semplificazione delle procedure e di agevolazione dei comuni, per concludere questo itinerario, e che non devono attenere invece, quelle direttive, alla modifica delle volumetrie. Ciò non significa, e ho concluso, che oggi si voglia dare con legge forza di legge, come qualcuno ha obiettato, a una norma che non ha forza di legge, la norma di attuazione, e che ha prevalente natura amministrativa. Non è così, perché per quanto vale anche una interpretazione che può essere data dal Consiglio nel momento in cui approva una norma, il significato vero è solo ed esclusivamente quello: che le direttive non contengano norme modificative delle volumetrie. Le norme vigenti sono norme, a loro livello, nella gerarchia delle fonti, e se sono norme di prevalente natura amministrativa così rimangono, e con lo stesso strumento con cui sono state adottate possono essere modificate e saranno sempre vigenti, perché anche quella norma di attuazione che venisse modificata con la procedura di norma d'attuazione, sarebbe vigente nel momento nel quale è modificata. Quindi non c'è una ingessatura di una norma amministrativa attraverso norma di legge. L'interpretazione che deve darsi correttamente è che, allo stato delle cose, il Consiglio, ad evitare confusioni e non voler dare messaggi che ostacolerebbero l'attività dei comuni aspettando modifiche volumetriche, dice che le direttive che saranno emanate saranno vere e reali direttive, cioè di agevolazione dell'applicazione della legge, e non invece normative che modifichino le volumetrie. Questo è il senso per cui, il rispetto all'obiezione che è stata data, che avrebbe un fondamento, se non altro sul piano tecnico giuridico, deve essere data l'interpretazione che si intende che in sede di direttive non si modificano le volumetrie. Le norme, con lo strumento proprio, è ovvio che possono essere modificate quando il Consiglio riterrà di modificarle o la Giunta di proporre al Consiglio la loro modificazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'emendamento numero 1 il consigliere Locci ne ha facoltà.

LOCCI (A.N.). Sull'emendamento numero 1 rinuncio a parlare e attendo il numero 2 di cui sono presentatore.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport .

BALLERO (F.D.S.-Progr. Sard.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Io volevo dire che perché non ci siano equivoci nella lettura successiva, perché ovviamente l'interprete potrà tener conto dei lavori preparatori ma compatibilmente con la previsione testuale delle norme, le prime due righe, secondo me, dovrebbero essere leggermente riformulate con le direttive, "senza che con tale atto si modifichino", perché in questo modo non si dà l'ingessatura alle previsioni dei PTP e si rimette netta la distinzione tra i due atti, ognuno dei quali ha un proprio oggetto e un proprio contenuto.

PRESIDENTE. Si spieghi meglio.

BALLERO (F.D.S.-Progr. Sard.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Le direttive "senza che con tale atto si modifichino le previsioni delle vigenti norme eccetera eccetera" . Al comma 3, prima e seconda riga, anziché ferma restando "senza che con tale atto si modifichino" perché ferme restando si dà una sanzione legislativa a un contenuto che può apparire che rimanga ingessato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 2 ha facoltà di illustrarlo.

LOCCI (A.N.). Con la presentazione di questo emendamento ci viene data la possibilità di dare una spiegazione all'Aula del perché arriviamo all'attuale testo dell'articolo 1 in votazione. Bene ha detto l'assessore Cogodi che la Giunta regionale approcciando la materia si era limitata a proporre all'Aula un mero rinvio del termine di scadenza per la redazione dei PUC, senza porsi un problema di fondo, cioè domandarsi quali erano le ragioni per le quali 179 comuni, e su 179, 137 comuni non avevano adempiuto all'obbligo della redazione dei PUC. Ci siamo domandati: è mai possibile che più di un centinaio di comuni siano gestiti da amministratori incapaci o da amministratori capaci che hanno nominato professionisti incapaci? Su questa domanda abbiamo lavorato, ritenendo che alla base di questo ritardo e delle reiterate proroga che già vi erano state vi fossero dei motivi di fondo. Io, Presidente, mi fermo un secondo, poi, appena l'Aula smetterà di chiacchierare continuerò. Ormai è prassi normale.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego.

LOCCI (A.N.). Grazie, Presidente. Nel ragionamento in Commissione è emerso un fatto chiaro, che le amministrazioni locali non erano fatte da amministratori incapaci, ma semplicemente, soprattutto per la questione che riguardava il dimensionamento dei piani, il supporto normativo era carente, cioè la Regione non aveva mai dato seguito al varo delle direttive previste dall'articolo 5 della legge 45, e quindi si è cercato di porre rimedio a questa situazione non soltanto dando un termine di proroga, ma fornendo o cercando di fornire ai comuni lo strumento necessario per poter poi varare i PUC in termini di legittimità. Su questo per la verità per iniziativa dell'onorevole Masala, alla quale ci siamo accodati in qualche maniera, abbiamo ritenuto che anche l'indicazione delle direttive non bastasse e di qui nasce, appunto, l'esigenza dell'emendamento numero 2. Abbiamo detto cioè, badate che non è solo la mancanza delle direttive una delle cause che ha impedito il varo dei PUC, ma è anche l'attuale stesura dei piani territoriali paesistici che in alcune sue parti rimanda e demanda di fatto agli stessi comuni su come delimitare le aree da proteggere, su come delimitare le aree sulle quali l'edificazione deve ricadere, e di fatto mettendo poi i comuni in una sostanziale incapacità di poter operare nella redazione dei PUC.

Quindi, attraverso l'emendamento si cerca sostanzialmente di mettere riparo anche a questa seconda questione. Vi è un altro motivo, Presidente, perché una volta che la Giunta regionale delibera le direttive, io non credo che si possa dire ciò che diceva l'assessore Cogodi, cioè che per direttive debbano intendersi le direttive Manchinu, per semplificazione, io credo che, come l'assessore Cogodi ha più volte detto, vi è una nuova maggioranza e una nuova Giunta, e credo altresì che se in legge oggi, stamattina decidiamo che vi devono essere nuove direttive, sarà l'attuale Giunta che potrà varare, secondo i propri programmi e i propri orientamenti le direttive che siano coerenti con questo quadro di maggioranza. Quindi non vedo un impedimento in questa direzione. Però, perché inserire anche la rivisitazione di piani territoriali paesistici? La questione è semplice: poiché adesso non esistono direttive una volta che la Giunta si doterà di direttive potrebbe accadere che le nuove direttive siano in contrasto con alcune parti o larghe parti dei piani territoriali paesistici, e poiché le direttive pur essendo un atto regolamentare è vero che non ha forza di legge, non è legge, ma ha sicuramente un valore vicino alla legge, in quanto è un regolamento che viene approvato dall'Aula, diventerebbero norma prevalente rispetto ai piani territoriali paesistici. E, dunque, ecco la necessità e l'opportunità di rivisitare in un unico contesto, da un lato le direttive dei piani e i piani stessi, di modo che si possano rendere conformi i piani territoriali paesistici alle direttive che vengono emanate. Diversamente ci troveremmo nella necessità, una volta emanate le direttive, di dover intervenire nuovamente sui piani territoriali paesistici, continuando a generare una situazione di incertezza del diritto, una situazione caotica e già difficile per la complessità della materia, lasciando i comuni nelle difficoltà e lasciando, soprattutto, gli operatori in una sostanziale situazione di incertezza del diritto.

Allora, rispetto a questo noi abbiamo proposto l'emendamento numero 2, ricordando anche che se è vera la situazione che abbiamo oggi, 137 comuni che non hanno ancora adempiuto, diciamo subito che l'attuale atto amministrativo che riguardano i piani territoriali paesistici, per esempio, fa sì che oggi anche quei 40 comuni che hanno già adottato i PUC si trovino in una sostanziale situazione di illegittimità. Perché? Perché gli articoli 9, 10 e 11 dei piani territoriali paesistici impongono ai comuni uno studio di compatibilità paesistico-ambientale e dice la legge che lo studio di compatibilità è strumento per la verifica tecnica e giuridica e che diventano studi di vera e propria legittimità, senza i quali neanche i 40 comuni, cioè coloro che oggi dovrebbero essere adempienti, quei comuni che hanno già adottato il PUC, non hanno rispettato queste norme del piano territoriale paesistico, per cui si trovano con dei piani sostanzialmente illegittimi.

Allora vogliamo affrontare la materia seriamente per una volta e non sempre di corsa o con urgenza o con provvedimenti tampone? Vogliamo su una materia una materia difficile e delicata come quella dei piani territoriali paesistici, fare una riflessione vera, fornire agli enti locali e agli imprenditori una normativa chiara, degna di questo nome? Se lo vogliamo fare io credo che l'emendamento numero 2, che rimane un emendamento aperto, non vogliamo fare giochi di minoranza o di maggioranza su materie così delicate, è uno strumento che forniamo all'Aula, sul quale non chiediamo un voto di prendere o lasciare, ma è uno strumento sul quale chiediamo un minimo di riflessione per verificare se possiamo affrontare la materia in una maniera diversa da come l'abbiamo affrontata in questi anni.

Su questo, Presidente, io chiedo all'Aula un momento di riflessione, un momento di attenzione. Tutti qui rappresentiamo comunità locali, rappresentiamo il mondo dell'impresa, rappresentiamo tutti coloro che vivono e vogliono operare in un territorio che può essere usato in maniera regolamentata e seria e non solamente una norma che non porta alcun vantaggio ai comuni e che lascia, sostanzialmente, una situazione di caos giuridico dal quel sarà difficilissimo venire fuori.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Ladu, relatore.

LADU (Popolari), relatore. Io devo dire che condivido molte delle osservazioni fatte dall'onorevole Locci, anche proponendo l'emendamento numero 2. Però io credo che noi oggi non ci dobbiamo dimenticare che dobbiamo portare a compimento una fase che è quella dell'attuazione della legge 45, che si esaurirà con l'approvazione dei PUC, pertanto io stesso condivido il fatto che questa legge stessa, così come le norme di attuazione, probabilmente hanno bisogno di una rivisitazione, devono essere adeguate, però io credo che noi oggi abbiamo fondamentalmente l'esigenza di chiudere positivamente una fase, che è la fase di approvazione dei PUC considerato che la stessa legge 45 ormai è uno strumento vecchio, perché ci sono norme comunitarie che hanno superato questa legge. La stessa legge Bassanini interviene pesantemente su questa materia, stiamo andando verso altre forme di federalismo, comunque, che implicano una modifica profonda della stessa legge numero 45 e dello spirito e della filosofia di questa legge. Pertanto la preoccupazione che noi oggi abbiamo è che effettivamente quasi tutti i comuni della Sardegna non sono riusciti ad approvare i PUC, per tutta una serie di motivazioni, sicuramente anche per il fatto di non aver avuto le direttive, quindi quello strumento che serve per incanalare, favorire, agevolare l'iter stesso dell'approvazione dei PUC. Però oggi diciamo, ad attivare modifiche profonde che prevedano anche le norme di attuazione dei PTP, pensiamo che possa allungare ulteriormente i tempi di approvazione, considerato che ormai c'è già un lavoro impostato per quanto riguarda i PUC e alcuni, anche se non sono molti, comuni che hanno provveduto all'approvazione(?) l'hanno già fatto, molti sono avviati, ma sono avviati su alcune normative che noi abbiamo individuato a suo tempo, benché, ripeto, continuo a dirlo e a sottolinearlo, oggi possono considerarsi superate. Allora io credo che oggi, voglio dire, dobbiamo chiudere questa parte che è determinata dalla legge regionale numero 45, ma secondo me la dobbiamo chiudere positivamente, cioè approvando tutti i PUC con gli strumenti che noi oggi abbiamo e subito dopo, l'indomani stesso, forse anche qualche giorno prima, noi dobbiamo ripensare le leggi urbanistiche in Sardegna e in modo particolare la legge numero 45 perché, come dicevo prima, ormai riteniamo che sia uno strumento totalmente superato. Quindi per concludere, pur condividendo molte delle giuste osservazioni che ha fatto l'onorevole Locci, ritengo che l'emendamento non possa essere accolto, proprio perché questo emendamento fa parte integrante di un momento successivo di studio e dei piani di integrazione del territorio della Sardegna.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. L'emendamento numero 2 in sé e per sé, se dovessimo prendere in considerazione la lettera, non introduce nessuno sconvolgimento del sistema, si limita a prevedere oltre che l'approvazione delle direttive di cui alla legge numero 45 anche la connessa modificazione, revisione e adeguamento, delle norme di attuazione dei PTP perché, correttamente argomentava l'onorevole Locci, potrebbe accadere che in sede di definizione delle direttive possano trovare connessioni con la normativa dei PTP per cui, contestualmente, per non rinviare di nuovo tutto ad un'altra fase ancora, si possono adeguare e rivedere anche le norme di attuazione dei PTP. Così è posta l'argomentazione e così formulata la norma, dal punto di vista della Giunta, per la coerenza dei comportamenti e degli obiettivi ai quali prima mi sono richiamato, non c'è ragione di pensare ad uno sconvolgimento o a effetti negativi. Rimane invece la perplessità e prego gli stessi presentatori dell'ordine del giorno di prenderla in considerazione che poc'anzi esprimeva il relatore, il Presidente della Commissione, che ipotizzare oggi modificazioni e quindi l'annuncio che si dà al sistema delle autonomie locali, che è impegnato fattivamente in quest'operazione che è molto complessa e difficile, di redigere una strumentazione di assetto del territorio, in base a tutta la nuova normativa regionale, non è un'operazione semplice. L'effetto annuncio di modifiche necessarie, di revisione e adeguamento delle norme dei piani territoriali paesistici, possono indurre a quell'aspettativa non sempre di ordine positivo, per cui si debba sempre e comunque ritenere che le leggi della Regione o le sue normative, i suoi regolamenti, sempre e comunque, debbano essere modificati prima ancora di averne sperimentato l'attuazione. Cioè l'effetto negativo, se mi posso così permettere di dirlo e sottolinearlo anche un pochino, è l'effetto che deriverebbe, come dire, dal dover ancora indugiare. Perché le ragioni per cui, e giustamente l'onorevole Locci si chiedeva, stiamo approfondendo la questione, quali sono le ragioni fondamentali per cui si registra questo ritardo da parte anche degli enti locali, le ragioni sono molteplici. In Commissione se ne è discusso ampiamente e in Aula è giusto che queste cose emergano perché si dia anche forma di conoscenza pubblica, questa è la prima informazione da dare ai cittadini, quella che dà l'istituzione al suo massimo livello di espressione l'Assemblea regionale. Se ne è discusso anche alla conferenza degli enti locali sulla pianificazione urbanistica e paesistica, le ragioni sono molteplici, ma sono fondamentalmente tre. La prima ragione del tempo lungo che è necessario è che l'operazione di redazione dei nuovi strumenti urbanistici, dei PUC, soprattutto quando debbono essere adeguati alle previsioni del Piano territoriale paesistico è un'operazione complessa, non è un'operazione semplice, non è una questione di quantità o di volumetrie, non è di definire il solo perimetro urbano com'era il vecchio piano di fabbricazione, cioè dove si possono costruire le case o l'abitato. Oggi con i PUC i comuni prendono in considerazione tutto il territorio del loro comune, tutte le vocazioni a diversi fini utilizzabili e quindi uno studio complesso, un'analisi attenta che ha richiesto e sta richiedendo quel tempo che serve per fare bene le cose.

La seconda ragione è che davvero sono mancati in favore dei comuni, perché quando diciamo comuni in questa nostra Regione pare che diciamo una categoria omogenea, non è così, dei 379 comuni della Sardegna c'è una grande disomogeneità non solo di consistenza numerica, ma anche di dotazione di mezzi, di strumentazioni operative, abbiamo comuni piccoli, di quantità di abitanti, e che hanno un territorio enorme da regolare e non hanno strumenti e mezzi; abbiamo comuni grandi dotati di mezzi che invece hanno poche cose da regolare, perché il loro territorio è quasi concluso attorno all'abitato. C'è una complessità di situazioni per cui quella previsione saggia, che aveva fatto la legge numero 45, che fosse la Regione a mettere a disposizione dei comuni il sistema informativo permanente, perché i comuni potessero avere tutti, per la complessità di queste operazioni, questa dotazione di strumenti, di conoscenza, di cartografia, di procedure e quant'altro. Non è stato fatto in termini adeguati, in questi anni i comuni non hanno avuto i mezzi, che non erano solo i danari per pagare i progettisti, non hanno avuto il supporto in termini sufficienti che gli avrebbe consentito di essere più celeri.

Da ultimo la terza ragione è l'aspettativa di un'eventuale modificazione. Cioè di fronte a difficoltà che erano oggettive si è rappresentata, ma non da parte di Tizio, di Caio, di questa o di quella forza politica di destra o di sinistra, si è rappresentata ancora una vecchia idea che è anche un vizio della nostra politica regionale, che è quello di pensare che le leggi siano date tanto per darle, perché passa un anno, ne passano tre, ne passano otto, come in questo caso, e che quasi la legge non valga più perché tanto si sta per modificare, per cui tanto vale ancora aspettare. Invece mi pare che correttamente il Consiglio regionale e la Giunta regionale, per quanto è di sua competenza e dovere, abbia chiamato i comuni per dire: facciamo questo censimento delle difficoltà, troviamo i modi per rispondere a queste difficoltà con gli strumenti che la Regione può mettere a disposizione, si concluda questa fase della pianificazione, perché si passi poi, una volta date le regole alla regolazione effettiva del territorio regionale tutto, con i grandi significati, valori e utilità per i cittadini e anche per il sistema delle imprese, anche per l'economia, per lo sviluppo e poi la Regione andrà subito e può già pensarci ad una successiva fase di miglioramento del sistema, perché se anche non volessimo la previsione prossima di una diversa connotazione istituzionale dell'Europa e dell'Italia federata, comunque dislocando diversamente i poteri, certamente obbligherà ad una revisione non solo del nome PTP, ma obbligherà ad una revisione della stessa normativa fondamentale in materia urbanistica e territoriale della nostra Regione. Per cui, in relazione a quest'emendamento io ho detto che non sarebbe di per sé sconvolgente, però mi pare di dover raccogliere la riflessione che ha fatto il presidente della Commissione, e cioè che introdotto adesso potrebbe creare quella aspettativa infondata che tanto, siccome si devono modificare le norme, si può ancora aspettare. Mentre l'interesse di tutti è che si aiutino invece i comuni, con norme di agevolazione e di semplificazione delle procedure, a concludere questa fase nel modo migliore per andare poi a migliorare il sistema in una fase immediatamente successiva.

PRESIDENTE. È aperta la discussione sull'emendamento numero 2. Ha domandato di parlare il consigliere Marras. Ne ha facoltà.

MARRAS (F.I.). Signor Presidente, io avevo deciso di non intervenire, avevo già parlato abbastanza nelle riunioni di Commissione, ma ho sentito qualcosa che mi costringe a fare qualche piccolissima precisazione. Caro assessore Cogodi, lei è venuto in Commissione, insieme con l'Assessore della pubblica istruzione, da me in termini provocatori ma fondati tacciati di incompetenza. Mi spiego subito, non incompetenza quanto al sapere o non sapere, non insipienza, ma incompetenza giuridica perché questa è la strana situazione di questa nostra Regione. Che abbiamo un Assessore della urbanistica che in materia urbanistica non ha competenza, perché non esiste una norma legislativa che gli attribuisca in via generale la competenza nella materia urbanistica. Abbiamo o meglio avevamo norma legislativa che gli attribuiva solo la competenza in materia di piani regolatori comunali, generali e attuativi e basta. Bene, questa competenza, in virtù di norme legislative successive alla legge numero 1 del 1977, ha tolto questa competenza alla Regione e quindi al suo Assessore e le ha attribuite, giustamente, esclusivamente agli enti locali, ai comuni. Ma, a prescindere da questo, assessore Cogodi, la logica deve avere una sua funzione anche in politica. Allora lei dice che i comuni non possono essere assoggettati a commissariamento, sarebbe una cosa gravissima, e poi che tipi di strumenti urbanistici potrebbero confezionare i commissari? Invece lei dice, consentiamo ai comuni attraverso una norma legislativa di ulteriore, ennesima, quarta proroga per fissare loro un termine entro il quale finalmente possano adempiere alla formazione dei piani urbanistici comunali e in particolare modo anche in adeguamento alla normativa dei piani territoriali paesistici. Però, caro Assessore, lei intanto o meglio la Giunta propone una norma legislativa che attribuisce esclusivamente alla Giunta, perlomeno prima dell'emendamento, il potere di emanare le direttive, dimenticandosi completamente quest'aula e questo organo legislativo, sì legislativo. Poi vediamo che natura giuridica possano avere le direttive una volta che devono, come devono, essere approvate dal Consiglio regionale. Allora mi dica, caro Assessore, come è possibile ipotizzare che i comuni possano portare a termine i PUC, quando fino ad oggi non sono state rimosse le obiezioni e le difficoltà fondamentali che i comuni incontrano. Lei è venuto in Commissione quarta, insieme all'assessore Ballero, ma vi siete guardati bene dal prospettare le obiettive difficoltà che, sino ad oggi e anche un domani, incontreranno i comuni nella redazione dei loro strumenti urbanistici. Perché sono difficoltà innanzitutto di ordine normativo, e non soltanto quelle difficoltà derivanti da quella vecchia normativa delle direttive risalenti ormai al dicembre del 1983, ma dipendono soprattutto queste difficoltà dalle storture contenute nelle norme di attuazione dei piani territoriali paesistici. Signori, ma le avete mai lette voi quelle norme, vi siete resi conto che questi strumenti primari, fondamentali, tanto strombazzati in anni e anni in cui la politica regionale non ha parlato d'altro, e poi questi strumenti sono venuti fondamentalmente meno alla loro funzione fondamentale che è quella di dettare essenzialmente una adeguata disciplina per la protezione e per la valorizzazione del nostro patrimonio paesistico e ambientale. Caro Assessore, come può lei proporre che si metta mano soltanto ai PUC , se non vengono rimosse e le difficoltà derivanti dalle direttive e le difficoltà derivanti dalle norme di attuazione dei piani territoriali paesistici. E come fa lei a propugnare che in ogni caso si facciano pure queste direttive, non si sa come, però resti fermo oggi come oggi le norme di attuazione dei piani territoriali paesistici. Ma la logica, caro Assessore, ha o non ha una sua funzione fondamentale anche nella politica. Me lo spieghi lei come sia possibile; questo varare una norma come quella che la Giunta propone significa continuare ancora ad ingannare i 370 comuni della Sardegna. Vuoi i comuni interni che hanno problemi fondamentali per il dimensionamento delle loro zone omogenee, se vuoi i comuni costieri che non riescono a individuare un solo metro cubo realizzabile in zona turistica, considerato che esiste quell'aberrante criterio delle direttive dell'83, richiamate espressamente con rinvio recettivo e non formale da parte delle norme di attuazione dei piani territoriali paesistici. Ci spieghi lei come sia possibile rimuovere queste difficoltà, o ci spieghi lei come sia possibile che i comuni possano redigere i PUC anche in adeguamento alla disciplina dei piani territoriali paesistici quando i piani stessi sono venuti meno come dicevamo alla loro funzione, perché gran parte propria delle funzioni proprie di quegli strumenti sono state demandate ai comuni. Cioè a dire ai comuni è stato affidato il difficilissimo compito di dettare una normativa efficace proprio di natura territoriale e paesistica. Ce lo spieghi lei, caro Assessore.

PRESIDENTE. Poiché l'emendamento numero 3 è ugualmente soppressivo del terzo comma presumo si possa votare insieme all'emendamento numero 1. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Per chiedere il voto segreto sull'emendamento numero 1.

PRESIDENTE. Quindi mettiamo insieme in votazione l'emendamento numero 1 e l'emendamento numero 3. Ha domandato di parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI (A.N.). Per chiedere, a nome del Gruppo di Alleanza Nazionale, il voto segreto sull'emendamento numero 2.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico degli emendamenti numero 1 e numero 3 che sono soppressivi parziali.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 72

Maggioranza 37

Favorevoli 39

Contrari 33

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FEDERICI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LADU - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARRAS - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 2.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 71

Votanti 71

Maggioranza 36

Favorevoli 38

Contrari 33

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FEDERICI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - LADU - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARRAS - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)

Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

CONCAS, Segretaria:

Art. 2

1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi e per gli effetti dell'articolo 33 dello Statuto speciale per la Sardegna ed entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale col sistema elettronico del disegno di legge numero 399.

Rispondono sì i consiglieri BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FEDERICI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GIAGU - GRANARA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARRAS - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Rispondono no i consiglieri: ARESU - DIANA - GHIRRA - LA ROSA - MONTIS.

Si è astenuto il consigliere: GIORDO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 69

Votanti 68

Astenuti 1

Maggioranza 35

Favorevoli 63

Contrari 5

(Il Consiglio approva).

Discussione generale del disegno di legge: "Disposizioni per l'attuazione degli interventi finanziari dell'Unione Europea in materia di pesca e acquacoltura e disposizioni varie" (281)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 281.

Dichiaro aperta la discussione generale. Non essendo presente il relatore, ci si rimette alla relazione scritta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (Progr. Fed.). Questo disegno di legge arriva in aula in ritardo rispetto ai tempi di presentazione della Giunta, e arriva in ritardo anche rispetto ai tempi con cui la Commissione ha esitato il provvedimento. In termini generali il disegno di legge reca norme e, diciamo, il quadro di riferimento per adeguare la normativa regionale agli orientamenti comunitari, e quindi alla normativa comunitaria, e quindi stabilisce le regole di accesso ai finanziamenti comunitari e quindi la possibilità, cioè che si faccia un salto di qualità nella pesca regionale. Quando la Commissione esitò questo progetto di legge della Giunta era in pieno una polemica nel nostro territorio relativa al malessere che si era diffuso in relazione ad un sistema di pesca che aveva creato contrasti sociali nella categoria dei pescatori; mi riferisco alla sciabica. Quindi, ritenendo che i tempi di esame della legge sulla pesca fossero troppo lunghi per poter affrontare nella legge quadro sulla pesca il problema della possibilità di riconversione del sistema di pesca a sciabica o a strascico, la Commissione ha ritenuto opportuno allora…però, aggiorniamoci...

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto, diversamente non si può andare avanti con la seduta. Prego, onorevole Marrocu.

MARROCU (Progr.Fed.). Dicevo, la Commissione, ritenendo che i tempi di esame della legge quadro sulla pesca fossero tempi lunghi per poter affrontare il problema che era emerso alla fine del 1997 in relazione al sistema di pesca della sciabica e al malessere che si era diffuso nel territorio regionale, e anche al contrasto sociale che aveva suscitato tra gli stessi pescatori e tra alcune parti del nostro territorio regionale, ha ritenuto di inserire - ed è il motivo per cui questo progetto di legge suscita interesse nella categoria - in questo disegno di legge anche la possibilità della riconversione o della cessazione dell'attività di alcuni sistemi di pesca, in particolare dello strascico e della sciabica. E lo ha inserito in questo disegno di legge che pure ha come finalità solo quella di presentare un quadro di norme per accesso ai fondi comunitari e quindi al programma operativo di pesca, cioè al quadro comunitario di sostegno. Nel momento in cui arriva il disegno di legge la Commissione ha anche già concluso l'esame della legge quadro sulla pesca; ha concluso l'esame dei vari articoli, ha lasciato soltanto tre o quattro articoli sospesi per consentire un'ulteriore riflessione con le categorie interessate e anche tra i Gruppi politici prima di un voto finale della Commissione che porti il disegno di legge in Aula. E cioè l'auspicio che oggi possiamo fare è che entro la primavera '98 si riesca non solo ad approvare questa legge oggi e quindi a dare soluzione ad un problema che si è posto sia di accesso ai finanziamenti comunitari, è il problema che si è posto per la sciabica e per lo strascico, ma di poter dare alla Sardegna entro questa primavera anche una legge quadro sulla pesca.

Dico questo anche per evitare che qualche collega col quale mi sono fermato a discutere in queste ore possa pensare di utilizzare questo strumento di legge, cioè lo strumento dello SFOP (?), per caricarci norme che invece, secondo me, vanno discusse e approfondite nella Commissione di merito e nella legge quadro sulla pesca. Quindi per evitare di trasferire lì la discussione su alcuni emendamenti che ho visto circolare e votare questo disegno di legge esclusivamente per la parte che riguarda la normativa comunitaria e l'emergenza, l'urgenza che riguarda la sciabica e la pesca a strascico; emergenza e urgenza date dal fatto che questa categoria di pescatori ha già perso il lavoro e quindi siamo in presenza di una soluzione a posteriori rispetto a un elemento di urgenza e di emergenza che si è creato a fine '97 quando si è deciso di sospendere questo sistema di pesca.

Su questo sistema di pesca, tra l'altro, la Commissione, l'Assessorato e la struttura dell'Assessorato hanno già fatto uno studio, quindi siamo già in grado di quantificarne il costo, di determinarne i benefici e quindi di affrontare questo argomento con cognizione di causa, cioè sapendo di che cosa stiamo parlando. Perché abbiamo il quadro delle imbarcazioni sotto le venti tonnellate che possono essere interessate al superamento della pesca a strascico, che sono circa 94, di cui dai 15 ai 20 sono solo 7 imbarcazioni. Abbiamo il quadro delle imbarcazioni da pesca a sciabica o a coppia d'ombra che sono individuate in 27, con 318 unità di equipaggio complessive, tenendo presente anche qui che nell'emendamento che la Commissione ha presentato di modifica della legge prevediamo che si intervenga solo per chi negli ultimi tre anni ha esercitato per almeno due anni, quindi evitare che uno che può avere la licenza possa usufruire dei vantaggi senza avere esercitato.

Il perché di questo provvedimento sta in due elementi: adeguamento alla normativa comunitaria che comunque entro il 2001, quindi nel 2002 scatta il divieto di operare con questo sistema di pesca. Quindi ci stiamo adeguando alla normativa comunitaria in anticipo, per consentire alle categorie di adeguarsi e di riconvertirsi. La seconda questione è che al di là del giudizio scientifico sul danno oppure no, che io voglio trascurare nel mio intervento, perché abbiamo avuto modo di verificare proprio nella discussione sulla sciabica che le analisi scientifiche e le relazioni fatte dai consulenti o di una struttura o di un'altra hanno dato risultati differenti, anzi qualche volta anche in contrasto, quindi al di là del giudizio di merito, fa danno oppure no questo sistema di pesca al patrimonio, quello che noi abbiamo ritenuto opportuno affrontare è che crea comunque, al di là del danno, un contrasto sociale e un contrasto di interessi nella categoria dei pescatori. Per cui, poiché è comunque previsto che tra due o tre anni si cessi, anticipiamo questa cessazione, quindi eliminiamo questo elemento di contrasto sociale e superiamo anche il dilemma fa danno oppure no stabilendo che non si fa più e quindi comunque non se ne potrà che avere dei benefici.

In conclusione la legge è nata esclusivamente per adeguare la normativa alla normativa comunitaria e consentire l'accesso alle risorse europee, ha la finalità di consentire quest'aumento di sforzo(?) di pesca fuori dal raggio della costa, quindi fuori dal mare costiero e quindi consentire che non ci sia un impoverimento delle nostre risorse, e dentro questo provvedimento di legge abbiamo inserito la risposta ad una emergenza e un'urgenza che è la sciabica. Io chiederei che l'Assemblea approvasse il disegno di legge riservandolo esclusivamente a questi elementi, lasciando altri problemi che ci sono, che riguardano la categoria dei pescatori e il problema della pesca, alla legge quadro sulla pesca che la Commissione ha già concluso, e quindi speriamo di poter portare a maggio in Aula e poter dare alla Sardegna una legge quadro sulla pesca. In quell'occasione si potranno affrontare anche altri problemi relativi alla categoria.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, desidero intervenire per dichiarazione di voto dopo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Grazie, signor Presidente, il mio è un breve intervento, intanto per esprimere la soddisfazione che la questione della pesca formi oggetto di un sia pur breve dibattito in aula, tenendo conto delle attese di tante categorie produttive, e del fatto che attraverso questa legge, come abbiamo sentito dal relatore, un altro importante programma comunitario, che è lo SFOP (?), entra nel circuito regionale, dato che la Sardegna può in questo modo usufruire dei finanziamenti comunitari.

Io avrei voluto dare un contributo più concreto e più costruttivo a questa legge se, a suo tempo, fosse stato chiesto il parere della Commissione politico e comunitario giustificato perché si trattava appunto di dare attuazione e di emanare un atto in esecuzione di un programma comunitario. Non è stato fatto, probabilmente per questioni di urgenza e solo per questo motivo mi dichiaro soddisfatto, perché comunque la legge venga all'esame dell'Aula.

Volevo soltanto sottolineare una cosa che probabilmente questa legge nelle sue finalità, articolo 1, è un po' troppo appiattita su quelli che sono gli orientamenti della comunità. Quando si dice nel rispetto della politica comunitaria, senza sottolineare che noi in Sardegna dobbiamo, insieme alle altre regioni mediterranee dell'Unione Europea, cercare di correggere una politica comunitaria che ha tenuto conto delle esigenze dei paesi atlantici, della pesca oceanica e non ha mai considerato con la stessa attenzione i problemi specifici del Mediterraneo. Quindi appunto diamo parere favorevole e votiamo questa legge, ma poiché è appunto imminente l'approvazione da parte della Commissione della legge quadro sull'esercizio dell'attività di pesca, io chiedo formalmente, c'è anche il Presidente della Commissione, che proprio per le implicazioni che ci sono sul piano del rispetto e della determinazione della linea che la comunità deve seguire nei confronti dell'area del Mediterraneo, venga chiesto il parere della seconda Commissione prima che la legge sull'esercizio dell'attività di pesca venga approvata dalla quinta Commissione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Zucca. Ne ha facoltà.

ZUCCA (Progr. Fed.). Con la mia solita brevità. Mi dichiaro molto favorevole a questo provvedimento di legge che, è vero che risponde ad un'emergenza, però ha anche il requisito che una legge deve avere, cioè è una legge erga omnes, nel senso che risponde all'emergenza se la rapportiamo ad una categoria di pescatori, però le conseguenze sul mondo della pesca in generale riguardano tutti i pescatori, e riguarda tutto il mondo della pesca nella sua globalità. Quindi ha questo requisito che me la fa apparire decisamente positiva. Il secondo elemento positivo che io voglio sottolineare è che si prevedano dei tempi per la riconversione che non può essere fatta da un giorno all'altro, ma ha bisogno di tempi, di gradualità e anche di mezzi che la legge prevede sotto il profilo finanziario.

Il terzo elemento che mi rende favorevole alla legge è il fatto che tutto quanto è affermato, pur essendo una legge molto parziale, è in perfetta sintonia con la filosofia della legge quadro, sulla quale abbiamo lavorato già nello scorso Consiglio regionale, cioè spostare lo sforzo della pesca verso l'alto, con beneficio generale della produttività.

Il quarto elemento che mi vede favorevole è il principio, che cito, giuridico, che cito in latino, caro all'onorevole Masala e Marras anche, cioè il principio ne cives ad arma veniant, che relativamente a questo aspetto ci sono stati dei conflitti che davvero portavano il cives a venire ad arma. Ecco, con questa soluzione francamente si ottempera a questo principio sacrosanto della legislazione italiana.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Per confermare le cose che i colleghi hanno sostenuto questa mattina. Si tratta di un provvedimento non organico, indubbiamente, ma di un altro tassello nella direzione di avere a breve, a brevissimo tempo, la legge organica sulla pesca. L'impegno è che prima dell'estate potremo avere questo strumento importante, le emergenze le avete già sottolineate voi, ne cives ad arma veniant, non è soltanto un'espressione metaforica, perché l'estate scorsa, l'anno scorso quasi si è venuti alle armi in ordine al problema dell'utilizzo di questo metodo di pesca. Credo che non sia opportuno che noi assistiamo ancora a spettacoli di questo genere. Io invito anche i colleghi che probabilmente appuntano l'attenzione a questo provvedimento per portare anche qualche disegno e qualche proposta positiva, di mantenerlo nella sua dimensione rigorosa, così come è approdato all'Aula, per portare invece all'interno del testo organico sulla legge della pesca queste proposte innovative che io ritengo debbano essere prese nella dovuta considerazione. Ma questa legge sia finalizzata agli obiettivi che si propone e il rapporto con l'Unione Europea e con le sue direttive e soprattutto la risoluzione del problema della sciabica, con la sua riconversione, credo che siano questi i dati più importanti.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Poiché sono pervenuti 12 emendamenti e si prevede un tempo non brevissimo, sospendiamo la seduta ora che riprenderà questo pomeriggio.

Metto in votazione il passaggio alla discussione degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

La seduta riprenderà alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 48.