Seduta n.35 del 08/11/2004 

XXXV SEDUTA

Lunedì 8 novembre 2004

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente Paolo FADDA

indi

del Presidente SPISSU

indi

della Vicepresidente LOMBARDO

indi

del Presidente SPISSU

indi

della Vicepresidente LOMBARDO

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 06.

CORDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giovedì 4 novembre 2004 (32), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Licandro e Maninchedda hanno chiesto congedo per la seduta dell'8 novembre 2004. Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nella seduta del 28 ottobre 2004.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione AMADU sulla situazione dell'industria Sardinia Cristal (Alghero) e sulla necessità di provvedimenti urgenti". (27)

(Risposta scritta in data 5 novembre 2004.)

"Interrogazione MANCA - BIANCU - ADDIS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - COCCO - FADDA Paolo - GIAGU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI sull'applicazione della legge regionale n. 12 del 13 agosto 2001, riguardante l'apprendistato in artigianato". (31)

(Risposta scritta in data 5 novembre 2004.)

"Interrogazione CHERCHI Oscar sui corsi di qualificazione per operatore socio sanitario a favore di disoccupati". (32)

(Risposta scritta in data 5 novembre 2004.)

"Interrogazione ORRU' - MARROCU - PACIFICO - MATTANA sull'intervento di sistemazione idraulica ed inalveamento del Flumini Mannu nel Comune di Las Plassas". (36)

(Risposta scritta in data 5 novembre 2004.)

"Interrogazione SANJUST sul capitolo di spesa del bilancio regionale relativo alle accise destinate al pagamento del rinnovo del contratto collettivo nazionale autoferrotranvieri". (48)

(Risposta scritta in data 5 novembre 2004.)

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Ricordo che è all'ordine del giorno la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato dei progetti di legge in materia di salvaguardia per la pianificazione paesaggistica. Riprendiamo il nostro lavoro dall'articolo 2 e i relativi emendamenti.

Si dia lettura dell'articolo 2.

CORDA , Segretario:

Art. 2

Piano Paesaggistico Regionale - Procedure

1. Per le procedure di redazione della proposta, adozione e approvazione del PPR si applicano le disposizioni di cui all'articolo 11 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 (Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale), così modificato:

"Art. 11 (Piano Paesaggistico Regionale - Procedure)

1. La proposta di PPR è pubblicata, per un periodo di sessanta giorni, all'albo di tutti i comuni interessati. Al fine di assicurare la concertazione istituzionale e la partecipazione di tutti i soggetti interessati e delle associazioni costituite per la tutela degli interessi diffusi, individuate ai sensi dell'articolo 13 della Legge 8 luglio 1986, n. 349, il Presidente della Regione, entro i sessanta giorni di pubblicazione presso i Comuni svolge l'istruttoria pubblica ai sensi dell'articolo 18 della legge regionale 22 agosto 1990, n. 40, nella quale illustra la proposta di Piano.

2. Entro trenta giorni, decorrenti dall'ultimo di deposito, chiunque può presentare osservazioni indirizzate al Presidente della Regione.

3. Trascorso tale termine la Giunta regionale esamina le osservazioni e, sentito il Comitato tecnico regionale per l'urbanisitca, delibera l'adozione del PPR e lo trasmette al Consiglio regionale nonché ai Comuni interessati ai fini della pubblicazione all'albo pretorio per la durata di quindici giorni.

4. La Commissione consiliare competente in materia di urbanistica esprime, entro due mesi, sul piano stesso il proprio parere che viene trasmesso alla Giunta regionale.

5. Acquisito tale parere, la Giunta regionale approva in via definitiva il PPR entro i successivi trenta giorni."

2. Per la redazione della proposta di Piano possono essere utilizzati anche gli elaborati dei Piani urbanistici provinciali di cui all'articolo 16 della legge regionale n. 45 del 1989, già approvati o in corso di approvazione.

3. Dopo l'approvazione del PPR la Giunta provvede al coordinamento ed alla verifica di coerenza degli atti della programmazione e della pianificazione regionale con il Piano stesso.

4. Al fine di conseguire l'aggiornamento periodico del PPR la Giunta provvede al monitoraggio delle trasformazioni territoriali e della qualità del paesaggio.

5. I Comuni, in adeguamento alle disposizioni e previsioni del PPR, approvano, entro dodici mesi dalla sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione, i propri Piani urbanistici comunali. A tal fine, in sede di specifica norma finanziaria, saranno previste adeguate risorse per il sostegno delle fasi di adeguamento ed approvazione, da parte dei comuni, alla nuova pianificazione paesaggistica regionale.

6. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, il Presidente della Regione espone al Consiglio regionale le linee guida caratterizzanti il lavoro di predisposizione del PPR.

PRESIDENTE. Comunico che all'articolo 2 sono stati presentati venti emendamenti. Inoltre sono decaduti gli emendamenti numero 7, 44, 9, 50, 54, 46 e 38. I motivi della decadenza derivano dal fatto che sono stati bocciati alcuni emendamenti che erano stati previsti per l'articolo 1.

(Interruzione)

Adesso ripetiamo, sono decaduti gli emendamenti sostitutivi parziali 7, 44, 9, 50, 54, 46 e 38. I motivi della decadenza sono questi: il 7, il 46 e anche il 9 decadono perché sono collegati con il 6 dell'articolo 1, non approvato; il 44, il 50 e il 54 decadono perché collegati con il 28, non approvato; il 38, collegato al 30 non approvato. Si dia lettura degli emendamenti:

CORDA, Segretario:

EMENDAMENTO soppressivo parziale PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU

Art. 2

Il comma 4 della novella dell'art. 2 è soppresso. (11)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'art. 2, comma 2 della novella, il termine:

"entro trenta giorni"

è sostituito con:

"quarantacinque giorni". (45)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU

Art. 2

Le parole di cui al comma 3 della novella dell'art. 2:

"delibera l'adozione del PPR e lo trasmette al Consiglio Regionale nonché…"

sono sostituite dalle seguenti:

".., le trasmette al Consiglio Regionale nonché..." (8)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'art. 2, comma 3 della novella, il termine:

"la durata di quindici giorni"

è sostituito dal seguente:

"la durata di trenta giorni". (48)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'Art. 2, al comma 4 della novella, il termine:

"La Commissione consiliare competente in materia urbanistica"

è sostituito dal seguente:

"11 Consiglio Regionale, sentita la Commissione Consiliare competente in materia urbanistica". (47)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'art. 2, comma 2, il termine:

"possono"

è sostituito con il termine:

"devono". (49)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'Art. 2, comma 3, dopo il termine "la Giunta", il termine:

"provvede al"

è sostituito con:

"delega il CTRU". (52)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'Art. 2, comma 4, dopo il termine "la Giunta", il termine:

"provvede"

è sostituito con:

"delega il monitoraggio al CTRU". (53)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'Art. 2, comma 4, dopo le parole "la Giunta", il termine:

"provvede"

è sostituito con:

"affida il monitoraggio al CTRU". (57)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO

Art. 2

II sesto comma dell'articolo 2 è sostituito dal seguente:

"1. La Giunta regionale entro 3 mesi dall'entrata in vigore della presente legge presenta al Consiglio Regionale per l'approvazione un documento contenente gli indirizzi, i criteri e le linee guida da seguire nella elaborazione del Piano paesaggistico regionale". (1)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'Art. 2, comma 6, il termine:

"sei"

va sostituito con:

"tre". (42)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'Art. 2, comma 1 della novella, dopo le parole "Art. 11 (Piano Paesaggistico Regionale - Procedure)" è aggiunto:

"01. Su richiesta del Presidente della Regione i comuni presentano una relazione sullo stato del territorio con particolare riferimento al grado di attuazione degli strumenti urbanistici vigenti, alle prospettive di sviluppo locale, al valore paesaggistico delle aree più pregiate ed alla loro tutela. La relazione, approvata dal Consiglio comunale, è presentata alla Presidenza della Regione entro 60 giorni dalla approvazione della presente legge". (58)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'Art. 2, comma 3 della novella, dopo le parole "le osservazioni e"

viene aggiunto:

"sulla base delle risultanze dell'istruttoria pubblica di cui al precedente comma 1". (37)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'Art 2, comma 5 della novella, dopo le parole "Giunta regionale"

viene aggiunto:

"procede ad operare le eventuali integrazioni al Piano e". (39)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'Art. 2, comma 3, dopo il termine "la Giunta"

è aggiunto:

"su proposta del CTRU". (51)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'Art. 2, dopo il 4° comma, è aggiunto il seguente comma:

"4 bis. Al fine di perseguire gli obiettivi di qualità paesistica nell'esercizio dell'attività di tutela e valorizzazione paesistico ambientale, l'Amministrazione regionale provvede alla costituzione dell'Osservatorio Regionale per la Qualità del Paesaggio in collaborazione con le Università della Sardegna e con i Ministeri per i Beni Culturali. L'Osservatorio è composto da:

- due esperti in materia paesistica ed ambientale, nominati dal Consiglio regionale;

- due esperti in materia paesistica ed ambientale designati dalla Giunta regionale;

- due docenti in rappresentanza delle Università sarde;

- un rappresentante della Sezione sarda dell'Istituto Nazionale di Urbanistica;

- un esperto in materia paesistica ed ambientale designato per ciascuna delle Associazioni degli Enti locali;

- il Direttore regionale BA.AA.S. ed i Soprintendenti provinciali alle BB.AA.S. ". (40)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'Art. 2, dopo il 4° comma, è aggiunto il seguente comma:

"4 bis. Al fine di promuovere una più incisiva adeguatezza ed omogeneità della strumentazione urbanistica a tutti i livelli l'Amministrazione regionale procede ad un sistematico monitoraggio e comparazione dell'attività di pianificazione urbanistica, generale ed attuativa, mediante l'attivazione di un Osservatorio della Pianificazione Urbanistica in collaborazione con le Università e con gli Ordini ed i Collegi professionali interessati.". (41)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'Art. 2, comma 5, dopo il termine "Bollettino Ufficiale della Regione Sarda"

viene aggiunto:

"e comunque a partire dall'effettiva erogazione delle risorse finanziarie". (55)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'Art. 2, comma 6, dopo le parole "il Presidente della Regione" è aggiunto:

"predispone, di concerto con il Ministero per i Beni Culturali, dell'Ambiente e Tutela del territorio e con le Amministrazioni provinciali e comunali, gli indirizzi ed i criteri da porre a base della formazione del Piano Paesaggistico Regionale ed". (56)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU

Art. 2

All'Art. 2, comma 6, dopo la parola " Piano Paesaggistico Regionale"

va aggiunto:

"Le linee guida sono approvate dal Consiglio regionale con apposita direttiva". (43)

Sul Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu sul Regolamento. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Stiamo registrando un andamento dei lavori che determina un procedimento abbastanza lento dovuto, a mio avviso, anche all'eccessivo tempo concesso per l'illustrazione degli emendamenti, peraltro non regolamentata. Ritengo, Presidente e onorevoli colleghi, che il tempo di dieci minuti previsto per l'illustrazione del singolo emendamento sia eccessivamente lungo e non necessario. Peraltro vorrei ricordare che, anche nella passata legislatura, spesso venivano accorpati gli emendamenti presentati dallo stesso proponente in modo da utilizzare più proficuamente il tempo che noi trascorriamo in quest'Aula.

Credo che sia necessario consentire ai proponenti un tempo adeguato per l'illustrazione e, a questo riguardo, pur rimanendo i dieci minuti, ritengo che essi potrebbero essere concessi per l'illustrazione del complesso degli emendamenti all'articolo o, in subordine, per la presentazione degli emendamenti al singolo comma dell'articolo. Anche perché abbiamo avuto modo di registrare in questi giorni che vi sono altri momenti adeguati, sia durante la discussione sull'articolo e sul complesso degli emendamenti, sia nelle dichiarazioni di voto, dove ciascuno di noi può adeguatamente proporre e presentare la propria posizione.

Pertanto, Presidente, in conclusione, ritengo che vada regolamentato il problema relativo all'illustrazione degli emendamenti, così come dicevo prima, concedendo i dieci minuti per presentare il complesso degli emendamenti all'articolo o in subordine ai singoli commi dell'articolo.

PRESIDENTE. Questo è un caso per il quale il Regolamento non contempla una previsione specifica, cioè non prevede, né nella modalità di discussione che definisce la durata degli interventi, né nell'articolo 84 che definisce l'esame degli articoli e degli emendamenti, come debbano essere illustrati gli emendamenti se non che essi possono essere illustrati e che si interviene sull'insieme dell'articolo e degli emendamenti. Questo è stato spesso affidato alla prassi dell'Aula e anche all'intesa fra i Gruppi, strada che percorrerei anche stavolta, nel senso che gli emendamenti potrebbero essere illustrati accorpandoli per argomenti omogenei, il che consentirebbe di non dare dieci minuti per presentazione, seguendo così una prassi peraltro non scritta e comunque non praticata per una quantità così grande di emendamenti.

Voi capite che la presentazione di ciascun emendamento per dieci minuti produce una quantità di tempo utilizzata davvero notevole, cui si aggiunge l'intervento di ogni singolo consigliere sull'insieme degli emendamenti e dell'articolo, cui si aggiunge ancora una dichiarazione di voto su ciascun emendamento e sull'articolo; quindi si impiega una quantità di tempo consistente per emendamenti che magari sopprimono una parola o per emendamenti che differiscono di poco l'uno dall'altro. Per cui io sarei per trovare un'intesa con i Capigruppo sulla modalità di procedere, essendo altrimenti in capo alla Presidenza una decisione di accorpamento e di unificazione di argomenti nella presentazione; io sceglierei la strada consensuale.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Se vogliamo, possiamo anche sicuramente parlarne qui, non ho problemi, oppure il Presidente può valutare se ritiene opportuno convocare una Conferenza dei Capigruppo, non abbiamo opzioni preferenziali.

PRESIDENTE. Forse è più produttivo che convochiamo una riunione dei Capigruppo. Sospendiamo i lavori dell'Aula per dieci minuti e vediamo insieme ai Capigruppo come procedere. Grazie.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 16, viene ripresa alle ore 11 e 53.)

PRESIDENTE. Bene, colleghi, sono quasi le 12; vi comunico le determinazioni della Conferenza dei Capigruppo. La Conferenza dei Capigruppo ha esaminato la possibilità di rendere il nostro lavoro un pochino più spedito, senza privare i Gruppi e i singoli della possibilità di rappresentare fino in fondo la propria opinione sugli articoli, sugli emendamenti e sull'insieme della legge.

Nell'esame di questo secondo articolo perciò adotteremo un sistema di accorpamento degli emendamenti per commi, ai fini dell'illustrazione, per il tempo di dieci minuti per ogni presentatore, così come previsto dalla prassi più che dal Regolamento. All'articolo 2, comma 4, sono stati presentati l'emendamento soppressivo parziale numero 11 e l'emendamento sostitutivo parziale numero 47, stiamo parlando del comma quattro novellato; gli emendamenti numero 11 e 47 possono essere illustrati insieme, quindi sono due emendamenti e un illustratore.

I presentatori sono diversi, quindi io prego di raggiungere un'intesa per una presentazione unitaria tra l'onorevole Pisano e più da una parte e Pili e più dall'altra. L'argomento è il medesimo, il comma è uguale, stiamo parlando del comma 4 novellato e degli emendamenti numero 11 e 47 insieme.

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu per illustrare gli emendamenti numero 11 e 47.

VARGIU (Rif. Sardi). La ringrazio, Presidente. Colleghi del Consiglio, la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di introdurre una nuova possibilità per quanto riguarda l'illustrazione degli emendamenti, è una possibilità che ovviamente non comporta un sostanziale stravolgimento nella tecnica d'Aula che la minoranza usa, ma è senz'altro un elemento di novità nell'andamento dei lavori ed è anche un atto di disponibilità, nel senso che i Capigruppo della minoranza (pur nel sottolineare le ragioni che hanno comportato che sino a questo momento la tecnica d'Aula adottata fosse questa e pur nel sottolineare come sia in qualche misura improprio che ci sia un cambiamento nelle prassi consiliari consolidate che avvenga in corso d'opera) hanno condiviso, ma lo hanno da sempre condiviso, il ragionamento per cui al Consiglio regionale è affidata comunque la prerogativa legislativa, per cui il Consiglio regionale ha un obiettivo fondamentale che è quello di produrre delle leggi.

Si è ribadito che questo compito è fondamentalmente in carico alla maggioranza, non certo alla minoranza, e che la minoranza non può avere per sua propria ragion d'esistenza come obiettivo quello di stravolgere le leggi che la maggioranza presenta; l'obiettivo della minoranza deve essere quello di controllare il merito delle leggi che la maggioranza presenta. Nell'ambito del confronto tra le parti, comunico all'Aula che è stato chiesto esplicitamente di abolire il termine "trattativa tra le parti", perché questo termine non consente di inquadrare bene qual è il merito delle cose, pertanto il termine "trattativa", se qualcuno per vizio politico lo avesse usato, va sostituito dal termine "confronto"; quindi una volta raggiunto l'accordo semantico sul confronto tra le parti è possibile che quest'ultimo possa avere un miglioramento attraverso la scelta fatta nella Conferenza dei Capigruppo e che riguarda l'articolo 2 per l'accorpamento degli emendamenti.

Fatta questa premessa direi che gli emendamenti che andiamo a discutere si riallacciano a quella parte degli emendamenti dell'articolo 1 che noi abbiamo considerato a suo tempo sostanziali; nel senso che voi ricorderete - perché il tempo per fissarlo in testa purtroppo l'abbiamo avuto tutti - che nell'ambito dell'articolo 1 ci sono stati alcuni emendamenti su cui le opposizioni hanno insistito in modo particolare. Questi emendamenti, a corpo e all'ingrosso, riguardavano in larga parte il ruolo del Consiglio, nel senso che, cercando di non abusare del tempo messo a disposizione e volendo essere sintetici, noi si insisteva prima di tutto sulla diversità del momento politico attuale rispetto a tutti i momenti politici precedentemente vissuti da questo Consiglio e poi sulla necessità che ci si ponesse il problema del riequilibrio dei poteri tra l'esecutivo e il legislativo.

Al collega Pirisi, che ieri è stato uno degli ultimi ad intervenire, che ci ha ricordato che questo problema non era presente né nella Milia - Onida né nella Biancareddu, si possono dare due risposte diverse ma sempre di tipo dialogante, visto che l'atteggiamento che stiamo cercando di tenere oggi tende verso il dialogo, quanto meno. La prima risposta è che, qualora noi avessimo fatto un errore, emendando cerchiamo insieme di verificare se esistono delle soluzioni. La seconda risposta, che è anche più di sostanza, è che non bisogna dimenticare (ma l'abbiamo detto tante volte che è difficile dimenticarlo) che viviamo una diversa situazione istituzionale rispetto alla scorsa legislatura; nel senso che nella scorsa legislatura il sistema era un sistema parlamentare, il Presidente della Giunta cioè traeva la sua legittimazione dal voto dell'Aula, per cui, se noi avessimo voluto cambiare il Presidente, lo avremmo potuto sostituire senza che il Consiglio venisse sciolto, per la verità lo abbiamo anche voluto cambiare qualche volta ed è stato possibile.

Oggi noi viviamo una situazione politica diversa in cui la legittimazione del Presidente trae forza dalla stessa identica fonte da cui trae forza la legittimazione consiliare, il Presidente ha la facoltà di scegliere la Giunta e quindi ha ovviamente una autonomia, rispetto ai partiti politici che siedono in Consiglio, superiore a quella che aveva nella passata legislatura; probabilmente se noi studiamo dei meccanismi di compenso adeguati stiamo facendo l'interesse del Presidente, nel senso che il Presidente incarna l'interesse del buon governo in Sardegna, e stiamo facendo l'interesse del Consiglio nel senso che il Consiglio deve lavorare in sinergia col Presidente.

Allora, senza volerla menare eccessivamente, noi vorremmo sapere dal centrosinistra se non ritenga (nell'ottica che il Presidente Soru ci ha confermato anche durante la riunione dei Capigruppo, forse andando al di là di quello che normalmente la riunione dei Capigruppo comporta) che la sede della discussione dovrebbe essere l'Aula consiliare; vorrei sottolineare che per noi il luogo in cui rappresentare le nostre ragioni e sentire se esse in qualche misura sono accolte dai colleghi della maggioranza è la sede consiliare, in questo senso noi la utilizziamo.

Allora chiediamo di sapere, nel corso del dibattito che si svolgerà intorno a questo articolo e agli emendamenti di sostanza e di merito che su di esso sono stati presentati, nella logica rappresentata dal Presidente Soru, se il centrosinistra ritiene che a questa legge e a questo articolo della legge possa o debba essere apportata qualche modifica che dia maggior risalto al ruolo del Consiglio regionale; cioè che il Consiglio regionale, con termini testati, così come il collega Uras ha sottolineato nel suo intervento della giornata di ieri, con rigorosi margini di tempo di espressione della propria voce e del proprio parere, senza che questo comporti ritardi in tutti i passaggi burocratici amministrativi di attuazione successiva, abbia la certezza che la sua espressione venga sostanzialmente recepita e tenuta in conto dalla Giunta e dalla Presidenza nella sua azione programmatoria e propositiva; noi chiediamo se il centrosinistra ritiene che il problema da noi sollevato all'Aula sia un problema reale e, in caso affermativo, se considera che qualche emendamento da noi proposti in materia possa essere accettato, o sostituito con una formulazione diversa avendo però, come obiettivo finale, sempre quello di garantire quanto più possibile il coinvolgimento del Consiglio all'interno del meccanismo e dei passaggi che portano alla definizione del piano paesaggistico regionale.

Noi stiamo sforzando di muoverci all'interno del binario che il Presidente Soru ha prospettato ai Capigruppo (forse non era quella la sede, però non se ne può non tener conto), che è un binario che valorizza il confronto. E' un binario in cui noi ci muoviamo consapevoli che il Presidente della Giunta, nel momento in cui parlava, rappresentava l'intera maggioranza (almeno così noi abbiamo ritenuto); il Presidente Soru ha detto che questa legge, come tutte le leggi che vengono portate all'attenzione del Consiglio non può essere una legge perfetta, ma è una legge perfettibile, per cui c'è una attenzione estrema a quello che dalla minoranza arriva, con l'obiettivo di migliorare questa legge, e quindi di renderla quanto più possibile rispondente alle esigenze reali della Sardegna.

Io credo che, anche apprezzando il non oltranzismo con cui in riunione dei Capigruppo abbiamo accolto la proposta che ora fa sì che io stia presentando contemporaneamente due emendamenti, sarebbe utile sentire sull'argomento la voce dei colleghi del centrosinistra e verificare insieme se esiste qualche margine per l'accoglimento di qualche emendamento di merito sul problema specifico o per la formulazione di un nuovo emendamento che comunque vada nella direzione (che mi sembra condivisa da diversi colleghi del centrosinistra) di dare uno spazio maggiore al Consiglio.

(Interruzione del consigliere Cugini)

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, su che cosa intende parlare?

CUGINI (D.S.). Sull'emendamento.

PRESIDENTE. Lo vuole illustrare?

CUGINI (D.S.). No, sull'emendamento che ha illustrato il collega Vargiu.

PRESIDENTE. Non siamo ancora in fase di discussione, onorevole Cugini, siamo nella fase dell'illustrazione. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 45.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 45 propone di modificare l'articolo 2 nella parte in cui si propone di novellare l'articolo 11 della legge 45, legge urbanistica; in particolare l'emendamento numero 45 tende ad incrementare il periodo di tempo previsto per la presentazione e le osservazioni indirizzate al Presidente della Regione a seguito del deposito degli atti.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA

(Segue LA SPISA.) E' evidente che, in questa novella, l'intento dei proponenti è di accelerare i tempi, perciò vi è nel secondo comma della novella, così come proposta, una riduzione dei termini, che mediamente sono di sessanta giorni per il deposito delle osservazioni da indirizzare a chi propone il testo, su cui poi si deve attuare il confronto da parte di chi è interessato a qualunque aspetto dell'atto.

Noi dobbiamo sottolineare che il termine di trenta giorni è davvero molto contratto rispetto alla prassi normale; l'indicazione che viene data, di modificare da sessanta a trenta giorni, così come normalmente è, ci sembra davvero una scelta che non dà la possibilità ai cittadini di rappresentare adeguatamente le proprie ragioni, per cui la proposta di portare il termine almeno a quarantacinque giorni ci sembra davvero ragionevole, non contraria alla prassi consolidata e neanche all'orientamento che emerge dall'insieme così variegato di norme che trattano la questione.

Quella che si intende apportare è una piccola modifica, ma ha il significato di dare, al procedimento di adozione e poi di approvazione del piano paesaggistico regionale, una metodologia e una procedura che coinvolga il più possibile i soggetti interessati, sia per quanto riguarda, come in questo caso, la platea vastissima di soggetti pubblici e soggetti privati, sia per quanto riguarda, così come vale per altri emendamenti, il coinvolgimento del sistema delle autonomie locali nella predisposizione e successivamente nell'adozione del piano paesaggistico regionale.

Con questa serie di emendamenti abbiamo posto un problema sostanziale, cioè rendere il procedimento di predisposizione, adozione e approvazione del piano paesaggistico regionale aperto a contenuti che possano essere il più possibile condivisi. Altri emendamenti (che abbiamo di fatto legato all'articolo 1 e che sono decaduti a seguito delle votazioni fatte sullo stesso articolo 1) tendevano proprio a migliorare il rapporto e a correggere un'impostazione che individuava la Giunta regionale come il punto di riferimento principale o addirittura l'unico punto di riferimento nel procedimento di adozione del piano paesaggistico regionale. Purtroppo queste proposte non sono state accolte, ma noi non possiamo certamente esimerci dall'insistere sul fatto che vi è su questo tema un problema di fondo.

Il problema di fondo è che uno strumento urbanistico così importante come il piano paesaggistico regionale, pur non essendo considerato di fatto uno strumento generale che disciplina il governo del territorio, così come dice il termine stesso e come è previsto anche dalla normativa nazionale, dal Codice Urbani ultimamente, è reputato uno strumento cardine della politica urbanistica in Sardegna; allora, se non si vuole tornare indietro rispetto a questa strada ormai imboccata, sembra in maniera irreversibile, da parte della maggioranza e della Giunta, noi proponiamo almeno di rendere il procedimento di predisposizione e di confronto, che deve portare all'approvazione del piano paesaggistico regionale, il più possibile aperto ed è evidente che l'apertura a tutti i contributi possibili non può essere garantita con un termine così ridotto.

In questo senso, non abbiamo portato all'attenzione di questo Consiglio una proposta eccessivamente ampia; se si volesse curiosare e approfondire il problema, io inviterei chiunque ad andare a vedere davvero, e a confrontarli, gli altri testi legislativi che sono stati introdotti nell'ordinamento regionale da altre Regioni del nostro Paese, si vedrebbe che l'atteggiamento è stato veramente diverso. Almeno nella media dei testi che abbiamo esaminato si è previsto un termine molto più congruo.

Noi crediamo che questo possa essere un contributo concreto, che evidentemente non ha altro fine se non quello di dare al procedimento una apertura diversa. Si è detto in queste ore, sia in tutta la giornata di ieri sia in quella di oggi, che nel testo di questa legge quantomeno c'è la volontà da parte di alcuni di migliorarlo; noi non poniamo il problema del miglioramento di questo progetto di legge in termini di trattativa politica, crediamo invece di poter esprimere la necessità, riscontrata da parte di tutti, che effettivamente possano almeno essere attenuati alcuni elementi che non danno alle procedure disegnate, in particolare in questo articolo 2, dei contenuti che di fatto espropriano o comunque trasformano situazioni soggettive di interesse legittimo; tutti coloro che possono avere osservazioni da fare su un piano paesaggistico esprimono, rappresentano e hanno il diritto quindi di poter tutelare proprie posizioni soggettive, siano esse al momento interessi legittimi, che di fronte ad una procedura come quella del piano paesaggistico, di uno strumento urbanistico quindi che attua dei vincoli, limita o può limitare fortemente l'attività edificatoria o comunque, in qualche modo, se non la influenza direttamente, sicuramente ha dei riflessi molto concreti nell'attività di predisposizione degli strumenti urbanistici da parte dei Comuni. Si deve dare la possibilità davvero di un procedimento che dia più tempo per elaborare e prendere atto della proposta adottata, per poter manifestare le proprie osservazioni in modo che se ne possa tener conto per eventuali modifiche. Siamo aperti su questo punto.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare gli emendamenti numero 8, 48 e 37.

PILI (F.I.). Io non posso illustrare l'8.

PRESIDENTE. Gli altri si daranno per illustrati in base all'accordo. Faccia come desidera.

PILI (F.I.). Presidente, mi ha detto l'8?

PRESIDENTE. 8, 48 e 37, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Grazie Presidente. Nella disposizione della novella del comma 3 dell'articolo 2 abbiamo introdotto un termine che consente di avere trenta giorni anziché quindici per esaminare tutti gli atti che in qualche modo sono a disposizione anche degli enti locali, in funzione di un successivo emendamento che vedremo cioè per la possibilità di introdurre le risultanze di un coinvolgimento più diretto, maggiormente utilizzabile per le eventuali osservazioni da parte dei Comuni. In questa direzione, così come richiamava poc'anzi il collega La Spisa, credo che sia assolutamente importante fare dello strumento della pianificazione paesaggistica, come strumento integrato all'interno della pianificazione territoriale più generale, uno strumento di partecipazione diretta e attiva di tutti i fruitori del territorio, nella considerazione che noi abbiamo più volte richiamato in quest'Aula e cioè che questo non può essere uno strumento asettico, ma deve essere fortemente indirizzato verso la valorizzazione che ha bisogno di un coinvolgimento e di una partecipazione assolutamente importante.

In questo caso noi, dopo le parole "le osservazioni e", mi riferisco in particolar modo all'emendamento numero 37, abbiamo voluto sottolineare che si aggiungono quelle "sulla base delle risultanze dell'istruttoria pubblica di cui al precedente comma 1", che non è stato ancora esaminato e che riguarda appunto il ruolo dei Comuni, un ruolo che noi riteniamo imprescindibile, fondamentale nella pianificazione non solo paesaggistica, ma anche in quella regionale e territoriale e, come vedremo nel corso dell'esame degli altri emendamenti, proprio in funzione del lavoro che essi hanno già svolto. Io non vorrei che ci dimenticassimo che sostanzialmente i Comuni sono stati obbligati negli anni passati, mi riferisco in particolar modo all'articolo 19 della legge 45, ad ottemperare a tutto il dettaglio del quadro di riferimento della pianificazione paesaggistica già rispetto alla predisposizione dei contenuti del piano urbanistico comunale. In questo caso quindi è evidente che i Comuni hanno già fatto tutta un'analisi territoriale puntuale che è stata elemento cardine, in una scala di riferimento molto più dettagliata rispetto a quello provinciale e comprensibilmente anche rispetto a quello regionale, capaci di dare un maggiore controllo, per un maggiore dettaglio rispetto all'analisi territoriale necessaria per predisporre anche il piano urbanistico comunale.

Quindi noi riteniamo che quei quindici giorni debbano essere portati a trenta, questo deve avvenire nel quadro di una risultanza dell'istruttoria pubblica (che noi prevediamo al precedente comma 1 e vedremo poi in un altro emendamento), collegata appunto ad un coinvolgimento delle autonomie locali in maniera più stringente che consenta di raccogliere tutte quelle indicazioni progettuali e di analisi che sono state già compiute.

E' evidente che, se riusciamo a riordinare anche mentalmente quello che è avvenuto in questi anni, dal 1989 in poi, i Comuni e le Province hanno già adempiuto a tutta una serie di passaggi di analisi che chiaramente non sono modificati, non possono essere modificati perché l'individuazione delle porzioni di territorio comunale da sottoporre a speciali norme di tutela di salvaguardia, è contenuta alla lettera g) del comma 1 dell'articolo 19, il quale già allora, nel 1989, diceva che quelle aree, che oggi stiamo riproponendo sotto esame con il piano territoriale paesaggistico, dovevano essere puntualmente contenute negli strumenti di pianificazione urbanistica comunale.

Quindi vuol dire che i Comuni hanno sicuramente un dettaglio operativo molto rilevante e quindi è più facile riportarlo ad una sintesi provinciale e regionale traendo da quello tutte le indicazioni utili per realizzare quel processo inverso. Prima, nel 1989, noi potevamo pensare di fare una pianificazione regionale; non è stata fatta e oggi abbiamo il compito di partire da una pianificazione dal basso, raccogliendo le istanze già pianificate dei Comuni e delle Province, considerato che gli stessi enti intermedi hanno già di fatto compiuto tutta una serie di passaggi che vanno assemblati e semmai coordinati; coordinamento degli strumenti provinciali che era già d'obbligo nelle leggi regionali vigenti, ma che è d'obbligo per quanto riguarda le Province rispetto ai territori comunali.

Io vorrei che non ci dimenticassimo che, proprio in quella direzione, furono messe al vaglio delle amministrazioni provinciali le aree esterne ai centri abitati come funzione di raccordo e di ricucitura territoriale urbanistica che consentisse appunto di avere un inquadramento provinciale più consono alle esigenze. Vedremo meglio l'argomento nei successivi emendamenti, quando affronteremo la questione del "devono" o del "possono" essere utilizzati i piani provinciali, ma è evidente che noi ci rendiamo conto che già dalla lettera H, non solo dalla lettera G dell'articolo 19, cioè quello riferito ai Comuni, vi è l'individuazione degli ambiti territoriali ove si renda opportuno il recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente, lettera contenuta nel Codice Urbani puntualmente richiamato, nonché dei manufatti e dei complessi di importanza storico-artistica ed ambientale anche non vincolati dalla 1089 e dalla 1497; cioè si era andati nel 1989 con la "45" oltre le stesse disposizioni di legge nazionali per introdurre ulteriori beni e ulteriori categorie che potessero rientrare in quella valorizzazione paesaggistica alla base degli stessi piani urbanistici comunali.

Questo motivo ci ha spinto a proporre un emendamento che tende ad ampliare il tempo di deposito nelle amministrazioni comunali da quindici giorni a trenta giorni. E' un termine ancora molto limitato, il collega La Spisa richiamava una media di sessanta giorni nelle Regioni italiane, perché ci sono Regioni che hanno previsto la pubblicazione per novanta e ce ne sono altre che l'hanno prevista per centoventi. Quindi è evidente che tenere la pubblicazione di uno strumento così importante per quindici giorni è assolutamente irrituale e io credo che sia assolutamente inopportuno rispetto alla valenza del piano stesso, che occorre valutare sia nel dettaglio territoriale che nella considerazione regionale.

A questo, agganciare le parole "sulla base dell'istruttoria pubblica", che ha davvero tanta tradizione nel centrosinistra ma che in questa occasione non solo non si vuole tenere in considerazione, ma si vuole addirittura ridurre ai minimi termini, evidentemente per fare del piano paesaggistico regionale uno strumento per pochi, dove pochi possano esprimere la propria opinione, le proprie osservazioni e i propri ricorsi. E' evidente che questi due termini diventano fondamentali nell'articolazione della procedura di approvazione dei piani territoriali paesaggistici.

PRESIDENTE. Passiamo adesso all'illustrazione dell'emendamento numero 49 riferito al comma 2, a firma Pili e più. Prego, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Ci può dire la pagina, Presidente?

PRESIDENTE. Pagina 26, onorevole Pili.

PILI (F.I.). In questo caso abbiamo voluto riproporre in Aula un emendamento sul quale c'è stata una discussione, diciamo così, semiapprofondita in Commissione sul "possono" o sul "devono". Potrebbe sembrare soltanto un problema di verbi, ma non è così. E' un problema sostanziale, politico,istituzionale, ed è un problema finanziario. Il problema politico, sostanziale e istituzionale è quello che richiamavo poc'anzi. Può l'Amministrazione regionale eludere la pianificazione avvenuta a livello provinciale, considerato che quella provinciale ha tenuto conto dell'istruttoria, delle procedure già avviate degli stessi piani urbanistici comunali per redigere piani provinciali urbanistici tenenti conto anche delle valenze di carattere paesaggistico, come abbiamo visto poc'anzi? E' corretto sul piano politico che la Regione rifugga nell'ordinamento e non nel coordinamento di questi piani? E' tutto qui il concetto. La Regione in questa partita vuole coordinare o vuole ordinare? Vuole schiacciare o vuole rispettare ciò che le amministrazioni provinciali hanno fatto in questi anni?

Noi riteniamo, per una ratio normativa, per una ratio pianificatrice, che debba coordinare quello che le amministrazioni provinciali hanno fatto in questi anni ed hanno fatto sotto dettatura della Regione stessa. Già nel 1989, con l'articolo 16 della legge regionale numero 45, la Regione ha posto in capo alle amministrazioni provinciali un elemento imprescindibile della pianificazione provinciale con indicazioni precise. Vorrei molto succintamente ripercorrerle:alla lettera a) si prevede l'uso del territorio agricolo e costiero, cioè nel 1989 la Regione ha detto alle province che dovevano pianificare l'uso del territorio agricolo e costiero. Come possiamo, oggi, che le province hanno compiuto questa analisi, questi studi, queste valutazioni, riproporre loro una Regione che ordina, rispetto al ruolo che sarebbe più naturale e, consentitemelo, anche sul piano delle risorse finanziarie, assolutamente più conveniente, anche perché al punto b) vi è la salvaguardia attiva dei beni ambientali e culturali, cioè, già nel 1989 si era in qualche modo preventivato il Codice Urbani, prevedendo le norme di tutela già contenute in altre norme di settore e quadro nazionali che davano appunto questo tipo di individuazione.

Quindi, se è vero come è vero che questi piani urbanistici provinciali sono passati, nelle loro fasi, all'esame della qualità progettuale della Regione stessa, perché la Regione ha pagato i piani provinciali a stati di avanzamento e ha verificato, passo dopo passo, se quei piani rispondevano alle analisi tematiche indispensabili per procedere alla erogazione dei fondi, vuol dire che c'è stata una autorizzazione finanziaria della Regione per pagare quei piani. Allora noi perché diciamo "devono"? "Devono" essere utilizzati e non "possono"? "Devono" sul piano istituzionale per la funzione di coordinamento che la Regione deve prendere in capo; se avessimo il tempo, potremmo vedere cosa è successo nelle altre Regioni. La Regione ha svolto funzioni di delega totale. Ha delegato alle province la predisposizione dei piani territoriali paesistici o dei piani paesaggistici regionali. Ha delegato, per ambiti omogenei, i criteri e le funzioni, in questa direzione "devono", perché altrimenti la Regione butterebbe a mare tutte quelle risorse finanziarie che sono state utilizzate e che sono state omogeneizzate sul territorio nell'utilizzo delle stesse.

Se questo emendamento, che cambiando un verbo cambia la sostanza, non dovesse essere accolto, è evidente che tra qualche mese vedremo una delibera della Giunta regionale che, per altrettanti miliardi, quanti sono stati spesi in questi anni per la pianificazione provinciale su tutto il livello regionale, incaricherà tanti altri consulenti, magari gli stessi che hanno già compiuto tutto e che hanno dentro un floppy tutto il materiale, pagando così un'altra volta il lavoro già fatto. E' questa la preoccupazione che noi abbiamo, sul piano sostanziale, di rispetto istituzionale delle amministrazioni provinciali, di destra e di sinistra, che hanno tutte compiuto il lavoro. Mi pare che quel "devono" sia un rispetto istituzionale dettato anche dalle norme costituzionali che hanno messo sullo stesso piano la Regione, le province e i comuni.

Nel tema che stiamo esaminando si sta ribaltando un aspetto assolutamente importante: quello del rispetto istituzionale di chi ha già compiuto una pianificazione di cui la Regione con certezza ha avuto tutti i riscontri graduali lungo l'elaborazione. Se è vero come è vero che quello strumento di pianificazione provinciale corrisponde in tutti i dettagli a quello previsto dal comma 3 dell'articolo 143 del Capo III del Codice Urbani, cioè ai contenuti dell'elaborazione delle seguenti fasi indicate nel Codice Urbani, è evidente che voi state facendo fare alla Regione quello che già le province hanno fatto in piena regola e in pieno rispetto delle norme regionali. Questo si chiama prevaricare sul piano istituzionale un ente importante che ha approvato, per tutte le sue fasi, la pianificazione urbanistica provinciale. Continuate così a sperperare denaro da poter evidentemente essere utilizzato invece per gli stessi enti locali, per i comuni che dovranno adeguare eventualmente il piano urbanistico comunale alle nuove indicazioni che voi avete voluto o che introdurrete nei prossimi giorni con questa norma.

Per questo motivo, noi abbiamo ritenuto di dover sottoporre all'attenzione dell'Aula il cambio del termine "possono" con "devono", perché siamo anche convinti, così come ho detto in Commissione, che è indispensabile tener conto di un aspetto temporale. E' evidente che, se passa il termine "possono", gli elaborati possono essere anche buttati nel cestino, se passa il termine "devono" vuol dire che con la funzione di coordinamento in tre mesi si può completare il lavoro, e allora quelle misure di salvaguardia non sono più di diciotto mesi ma di tre mesi.

E' anche evidente che quelle misure che voi avete previsto di dodici mesi per approvare il piano paesaggistico regionale possono essere radicalmente dimensionate e riportate a termini accettabili per lo sviluppo economico. Quindi tre elementi: rispetto istituzionale per le province; rispetto delle risorse già investite; considerazione di termini temporali congrui per un esame dell'articolo e della stessa procedura, che voi avete indicato inizialmente, che vedremo dopo, per portare questa pianificazione regionale a oltre quattro anni di tempo per rimettere in moto qualsiasi tipo di cantiere. Credo che questo dell'economia del tempo sia un passaggio importante, del quale purtroppo in Commissione non si è voluto tenere conto.

PRESIDENTE. Passiamo adesso all'illustrazione degli emendamenti numero 52 e 51 riferiti al comma 3. I firmatari sono gli stessi: Pili, La Spisa e più. Ha facoltà di illustrarli il consigliere La Spisa.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 52 innanzitutto e l'emendamento numero 51contengono due proposte alternative per affrontare il problema posto all'attenzione dell'Aula. Il comma 3 dell'articolo 2 prevede che, dopo l'approvazione del piano paesaggistico regionale, la Giunta provveda al coordinamento e alla verifica di coerenza degli atti della programmazione e della pianificazione regionale con il piano stesso. Quindi siamo nella fase in cui si deve iniziare un'operazione molto importante e anche molto difficile, finalizzata a un obiettivo decisivo per l'efficacia dell'intervento che si vuole fare attraverso il piano paesistico regionale.

La questione attiene al grande problema da sempre dibattuto, da sempre sottolineato come un problema di fatto sistematicamente disatteso dall'amministrazione regionale, da anni, quindi non un problema di momento particolare o di attribuzioni politiche particolari, ma dalla cui soluzione potrebbe derivare un grande vantaggio per la politica, per l'amministrazione e per il governo del territorio, cioè la programmazione; quest'ultima evidentemente è prevalentemente un'attività di tipo economico-finanziario, che disciplina e detta le linee di sviluppo sia dell'azione pubblica sia di quella privata, proprio quel tipo di strumentazione attraverso cui si deve decidere come ripartire le risorse, come indirizzarne l'utilizzo sia sul livello degli interventi pubblici, che sotto l'aspetto dell'attività e degli investimenti dei privati.

La programmazione, cioè gli atti di indirizzo sull'utilizzo delle risorse, ha una importanza e un'incidenza sul tessuto economico, sullo sviluppo sociale ed economico del territorio quanto lo ha la pianificazione urbanistica. Anzi, per alcuni aspetti noi sappiamo bene, siamo convinti e l'esperienza ce lo ha dimostrato in tutti questi anni, che la pianificazione urbanistica incide in maniera determinante anche sull'utilizzo delle risorse sia pubbliche sia private. Questa stessa legge in alcuni punti è dibattuta, contestata o difesa proprio per l'incidenza evidentissima che ha la pianificazione urbanistica sull'utilizzo delle risorse pubbliche e private. Un certo contenuto di piano urbanistico, una indicazione di sviluppo edificatorio in un modo o nell'altro, compresso o esteso, può incidere in maniera determinante sull'ottenimento di certi risultati che la programmazione economica, la programmazione pubblica ha inserito nei propri atti. Lo scollegamento fra i due momenti può determinare in certi casi addirittura il collasso.

Per essere molto concreti, abbiamo dibattuto molto su quanto incida questa legge, così come ha inciso e incide il provvedimento amministrativo, la delibera della Giunta del 10 agosto, su un atto di programmazione economica come è quello della programmazione negoziata e in particolare, nel caso o nei diversi casi dibattuti, un contratto di programma o un programma integrato d'area, un progetto integrato territoriale, cioè tutti quegli strumenti della programmazione negoziata o di altro tipo anche più tradizionale che possono incidere sull'uso delle risorse. Coordinare questi atti è molto importante, è una finalità decisiva da perseguire.

Ecco, la scelta fatta dal Governo regionale, dalla maggioranza, nel proporre questo testo, è quella di affidare alla Giunta il compito di provvedere al coordinamento, da un lato, e alla verifica di coerenza degli atti della programmazione e della pianificazione regionale dall'altro lato. E' uno di quei punti che noi abbiamo sistematicamente criticato anche nel dibattito dentro e fuori di quest'Aula, perché si affida alla Giunta regionale in maniera, noi crediamo, addirittura impropria, un compito che non è un compito di governo, non è un compito di indirizzo politico. La verifica di coerenza è un tipo di intervento che la legge urbanistica affida al Comitato tecnico regionale, cioè a un organismo di tipo tecnico che deve dare una valutazione soltanto sulla corrispondenza fra l'atto presentato, l'atto proposto e approvato in questa fase, atto di natura urbanistica, e le leggi esistenti, o addirittura, come in questo caso, gli atti di programmazione esistenti.

E' un giudizio che non può entrare quindi sul merito, non può esserci su questo un livello di discrezionalità che, sì, in questo caso potrebbe essere competenza della Giunta. La verifica di coerenza, a seguito anche delle riforme che sono state fatte in questa materia, è un'attività di esame sulla corrispondenza che attiene non al merito, ma alla legittimità. E' un punto discriminante fondamentale; aver attribuito, come voi proponete, alla Giunta regionale il potere di entrare nel merito e quindi di esercitare una discrezionalità che non può che essere ampia su questo tema significa l'attribuzione alla Giunta regionale di un potere che non le è proprio e di cui questo testo di legge è sistematicamente costellato.

Abbiamo detto già nella discussione generale che l'impianto di questa legge tende a esautorare molti dei soggetti a cui le diverse leggi, approvate in questi ultimi anni, distribuivano le competenze distinguendo merito e legittimità, discrezionalità politica e discrezionalità tecnica, tutte questioni sulle quali il diritto amministrativo, per decenni, sia nella dottrina sia nella giurisprudenza, si è dilungato con fiumi di parole, di discorsi, di argomentazioni, di libri di testo e di sentenze e che la legislazione regionale, così come quella nazionale, ha recepito nel senso proprio di attribuire il potere di verificare la legittimità a organismi tecnici e quello di esercitare la discrezionalità ad organismi politici. In questo modo si fa una confusione grandissima, noi proponiamo due strade: una è quella di delegare al Comitato tecnico regionale, oppure, l'altra, come proposto dall'emendamento numero 51, dare alla Giunta la possibilità di pronunciarsi ma su proposta del Comitato tecnico regionale.

Valutate se almeno una di queste possibilità riporti questo testo alla correttezza rispetto all'andamento del sistema legislativo di questi ultimi anni.

PRESIDENTE. Passiamo adesso all'illustrazione degli emendamenti numero 53, 57, 42, 40 e 41, riferiti al comma 4, sempre a firma Pili, La Spisa e più. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare gli emendamenti.

PILI (F.I.). Presidente, mi può riepilogare?

PRESIDENTE. Emendamento numero 53 a pagina 29, 57 a pagina 31, 42 a pagina 33, 40 a pagina 40 e 41 a pagina 41.

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Sì, onorevole Pili, il 42 è escluso, perché è al comma 6. C'è un errore.

PILI (F.I.). Quindi mi può confermare che siamo nell'ordine: 53…

PRESIDENTE. 57, 40 e 41, perché pur essendo aggiuntivi riguardano comunque il comma 4.

PILI (F.I.). No, guardi, il 40 è un comma totalmente aggiuntivo, prevede una cosa totalmente nuova e non contenuta nel dispositivo, infatti recita: "Dopo il comma 4 è aggiunto il seguente comma 4 bis".

PRESIDENTE. E' legato al comma 4 quindi, dopo il comma 4.

PILI (F.I.). Dopo il comma 4 c'è un quinto comma, che è quello che proponiamo. E' stato titolato 4 bis dagli uffici non da noi.

PRESIDENTE. Va bene, procediamo con le illustrazioni degli altri e poi vediamo, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Il "41" lo stiamo ugualmente considerando ma aggiuntivo.

PRESIDENTE. Fanno parte anche quelli aggiuntivi, mi sembra. Non riesco a comprendere perché stiamo discutendo...

PILI (F.I.). Perché sono due commi che meriterebbero un'attenzione particolare essendo rilevanti sul piano della illustrazione in quanto gli emendamenti numero 40 e 41 riguardano elementi assolutamente innovativi rispetto alla norma.

PRESIDENTE. Proceda con quei commi. Secondo me, stiamo commettendo comunque un errore perché l'interpretazione che era stata data era riferita ai commi, poi è chiaro che se c'è un emendamento aggiuntivo, allora potremmo arrivare a cinquecento emendamenti aggiuntivi, come commi aggiuntivi. Prego, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Quindi illustro il "53" e il "57" che hanno pertinenza rispetto al comma 4 della legge per sottolineare, così come ha fatto poc'anzi il collega La Spisa, che noi già nella precedente legislatura avevamo voluto introdurre, con una norma di legge, la separazione netta della verifica di coerenza sui piani urbanistici comunali, cioè avevamo chiesto al Consiglio, pronunciatosi in questa direzione, che la Giunta regionale non fosse titolare del potere di merito rispetto ai piani urbanistici comunali, ma avesse una verifica tecnica di coerenza, di rapportazione tecnica rispetto alla predisposizione dei piani urbanistici comunali.

In questo caso noi vogliamo riproporre due termini: "delega e affida il monitoraggio al C.T.R.U.". Per memoria vorrei ricordare a voi tutti che cosa è il Comitato tecnico regionale dell'urbanistica: è un organo istituito con la legge 45; sostanzialmente si è messo nero su bianco un ruolo di organo consultivo e tecnico da parte dello stesso C.T.R.U. Quest'ultimo è istituito presso l'Assessorato regionale competente in materia urbanistica ed è l'organo tecnico della Giunta in materia di urbanistica e assetto del territorio. E' evidente che il monitoraggio sui piani paesaggistici regionali, o sul piano meglio, ha sicuramente una valenza nell'inquadramento e nel rispetto di tutti gli strumenti che vengono adottati e che sono vigenti nell'ambito regionale; cioè serve una funzione di coordinamento e quindi di riconoscibilità di tutti quegli strumenti di pianificazione che sono presenti sul territorio. E' ipotizzabile che questo lo faccia la Giunta? E' invece più corretto, noi riteniamo, che la Giunta si avvalga del suo organo tecnico, il quale può davvero dare questo tipo di indicazione.

E, se non foss'altro, bisognerebbe comunque leggere la composizione del C.T.R.U. prevista dall'articolo 32 sempre della 45, in cui si legge che la costituzione di questo organismo prevede la partecipazione dell'Assessore regionale in materia di urbanistica, di un funzionario per ogni Assessorato designato dall'Assessore competente, di cinque esperti in materia urbanistica, tutela dell'ambiente e materie giuridiche connesse designati dalla Giunta regionale, dei soprintendenti per i beni architettonici ed artistici o loro delegati, dei soprintendenti per i beni archeologici o loro delegati. E' evidente che vi sarebbe una sovrapposizione di funzioni amministrative se la Giunta regionale dovesse addirittura farsi carico del monitoraggio dei piani paesaggistici e di quello che ne consegue, come è evidente che la richiesta che noi abbiamo proposto di affidare il monitoraggio al C.T.R.U. è per una questione non solo procedurale, ma anche sostanziale.

La Giunta regionale non può essere impegnata nel controllo di quello che succede nel territorio; significherebbe che l'Assessore competente della tutela del paesaggio dovrebbe percorrere da una parte all'altra la regione ed esserne responsabile sul piano civile, ma non solo, anche amministrativo e penale, perché - come sapete - l'omesso controllo contempla delle responsabilità e quindi in questo caso credo che davvero la funzione a cui è richiamato il Comitato tecnico regionale dell'urbanistica sia un compito già normato che evidentemente o si vuole sottrarre a questo organismo, che è espressione della Giunta regionale e quindi della maggioranza di governo, oppure si vuole in qualche modo far assorbire tali funzioni tecniche all'interno della Giunta regionale.

Quindi vuol dire che vedremo Assessori armati di binocoli e cannocchiali per misurare, verificare e monitorare il territorio. E' chiaro che questo non può essere. Il nostro suggerimento è di affidare il monitoraggio ad un organismo tecnico, considerato che sarà vigente anche lo strumento, fortemente voluto, della pianificazione territoriale, del controllo informatizzato, del sistema informativo regionale sui beni e sul territorio nella sua interezza, uno strumento talmente tecnico che deve essere, noi riteniamo, in mano al Comitato tecnico regionale, il quale è strumento consultivo e quindi può sottoporre in qualsiasi momento alla Giunta regionale tutte le riflessioni sul monitoraggio che deve essere fatto.

Ma è evidente che, anche su questo tema, abbiamo trovato all'interno della Commissione quel muro che abbiamo più volte richiamato, ne prendiamo atto, speriamo che ci sia un dibattito compiuto in quest'Aula che ci consenta di riflettere, stiamo tornando indietro rispetto a tutte le leggi che hanno separato il ruolo politico da quello tecnico, che hanno lasciato in capo alla struttura burocratica l'aspetto tecnico di verifica della compatibilità degli strumenti regionali con quelli adottati in ambito locale. Stiamo invertendo il processo, la mano politica mette la mano sulla parte tecnica ed è evidente che non sarà più una valutazione tecnica, ma sarà una valutazione di merito, sostanziale che, lasciatemi pensare male, potrà punire coloro che non avranno un inquadramento politico e che invece andrà a salvaguardare coloro che probabilmente si candideranno a sostenere le linee politiche di questa maggioranza. E' un passo indietro, ieri qualcuno lo chiamava "punto di non ritorno", credo che questo sia, più che un punto di non ritorno, un passo assolutamente indietro rispetto alle logiche che (se prendessimo i verbali di questi ultimi anni in Consiglio regionale, ci renderemmo conto) dalla legge che ha messo mano ial riassetto burocratico della Regione, la 31, hanno sostanzialmente separato le funzioni burocratiche da quelle politiche.

Oggi qui invece vi è il riassorbimento da parte della politica delle funzioni tecniche. E' una scelta che voi state facendo assolutamente innaturale, assolutamente illogica, inopportuna, sul piano istituzionale non ha davvero nessuna spiegazione. Io termino qui, Presidente, la mia illustrazione di questi due emendamenti perché credo che, durante la discussione sugli altri due preannunciati, ci sarà la possibilità di soffermarci ancora su questi elementi, quindi risparmio un po' di tempo.

PRESIDENTE. Passiamo all'illustrazione degli emendamenti aggiuntivi 40 e 41 sempre riferiti al comma 4. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare gli emendamenti.

PILI (F.I.). Abbiamo in questo caso introdotto uno strumento ulteriore per dare corso a quel principio, richiamato dalla riforma costituzionale del 2001, della legislazione concorrente tra lo Stato e la Regione in materia di tutela del paesaggio, sapendo che occorre trovare un punto di equilibrio istituzionale e di valutazioni reciproche che possono essere utili su più versanti. Io vorrei ricordarvi che buona parte delle risorse finanziarie che vengono allocate in materia della tutela del paesaggio e ambientale vengono rese fruibili solo a condizione che vi sia una pariteticità tra gli strumenti e gli organi che concorrono all'ottenimento delle risorse finanziarie.

In questo caso, noi abbiamo introdotto un elemento innovativo e cioè che il Consiglio regionale, nella costituzione dell'Osservatorio regionale per la Qualità del Paesaggio, possa nominare degli esperti in modo che sia anche il Consiglio regionale e non la sola Giunta regionale ad esprimere i nominativi dei componenti, così come abbiamo visto per il C.T.R.U. rispetto alla norma della legge 45. L'abbiamo voluto nella costituzione dell'Osservatorio Regionale per la Qualità del Paesaggio che è elemento aggiuntivo alla tutela, cioè ci siamo posti il problema di non fermare il paesaggio ma di renderlo qualitativamente sempre migliore.

Per questa ragione riteniamo che sia assolutamente necessario in questa direzione creare tutte le condizioni, anche di osservatorio regionale, per la qualità del paesaggio; vogliamo fare questo, vorremmo, ci sarebbe piaciuto, uso questo termine considerate le risposte che ci verranno, ci sarebbe piaciuto fare tutto questo in collaborazione con le Università della Sardegna sapendo che in Sardegna, a differenza di quello che molto spesso si dice, le Università sono riuscite a raggiungere, nell'ambito tecnico, ingegneristico, architettonico, nella sinergia della pianificazione con il paesaggio, livelli davvero elevati anche in virtù di collaborazioni con altre Università nazionali. Non solo quindi elevando il grado di istruzione dei nostri giovani, ma anche creando all'interno delle stesse Università quella azione di ricerca puntuale e continua che certamente ci ha consentito di avere risposte in merito, da farsi con il Ministero dei Beni Culturali; Ministero che, come voi sapete, in considerazione della modifica dell'articolo 117 della Costituzione, del 2001, votata dal centrosinistra, ha il controllo, non solo politico ma anche istituzionale, di buona parte di molti beni che ricadono in Sardegna.

In questo stato di cose, nella battaglia politico istituzionale, aggiungo costituzionale, che deve essere fatta per riappropriarci totalmente delle prerogative di governo assoluto di tutti i beni paesaggistici e ambientali della Sardegna, nessuno escluso, dopo la riforma costituzionale introdotta nel 2001 dal centrosinistra, è evidente che dobbiamo trovare un punto di incontro che consenta, in termini positivi, propositivi, di ampliare il confronto e di metterci nelle condizioni assolutamente puntuali per poter procedere a dare una risposta alla gestione dell'aspetto seguente alla pianificazione che è quello della gestione del bene.

Non serve soltanto pianificare, la fase più delicata è quella di far corrispondere la pianificazione alla gestione dello strumento bene che è stato individuato con la pianificazione. In questa direzione, noi proponiamo la costituzione dell'Osservatorio Regionale per la Qualità del Paesaggio composto da due esperti in materia paesistica ed ambientale nominati dal Consiglio regionale, due esperti in materia paesistica ed ambientale designati dalla Giunta regionale, due docenti in rappresentanza delle Università sarde e un rappresentante della Sezione sarda dell'INU (Istituto Nazionale di Urbanistica), un esperto nominato dalle associazioni degli enti locali e il direttore regionale delle sovrintendenze e degli stessi sovrintendenti provinciali. Uno strumento al quale noi riteniamo che debba essere affiancata anche la funzione di promuovere una più incisiva adeguatezza e omogeneità della strumentazione urbanistica a tutti i livelli e per fare questo l'Amministrazione regionale deve procedere ad un sistematico monitoraggio e ad una comparazione dell'attività di pianificazione urbanistica generale e attuativa mediante l'attivazione di un Osservatorio della Pianificazione Urbanistica in collaborazione con le Università e con i collegi professionali.

Oltre all'Osservatorio per la Qualità deve essere predisposto un modello di Osservatorio della Pianificazione Urbanistica su un livello ancora più rilevante rispetto a quello della pianificazione paesaggistica che abbiamo delegato, nel precedente comma, al C.T.R.U.; uno strumento che consente, nella pianificazione urbanistica, di verificare se, nella evoluzione dei piani attuativi, così come richiamato oltre quelli generali, di ogni singolo comune, vi è la capacità dell'Osservatorio di integrare le evoluzioni pianificatrici dei singoli enti locali e provinciali. In questa direzione, noi riteniamo che la qualità della pianificazione urbanistica coincida molto spesso con la qualità architettonica, con la qualità paesaggistica delle introduzioni dei nuovi livelli edificatori che vengono proposti sia nella ricostituzione di quelle aree urbane che vanno assolutamente ricomprese nel quadro della pianificazione paesaggistica.

Noi ci stiamo soffermando nella pianificazione paesaggistica soltanto sulle aree costiere, mentre il Codice Urbani molto puntualmente richiama tutta una serie di aree interne agli stessi centri abitati che non possono essere lasciate degradate ma che hanno bisogno di piani di dettaglio di riqualificazione del paesaggio delle aree urbane e urbanizzate e antropizzate che certamente possono trovare una giusta spiegazione nell'articolo e nel comma che stiamo proponendo. Cioè, un Osservatorio della Pianificazione Urbanistica che consenta di adeguare lo strumento della pianificazione generale a quella dei territori che vengono sottoposti a pianificazione paesaggistica; un altro strumento che abbiamo voluto introdurre in questa nostra proposta emendativa, presentata anche nell'ambito della Commissione, senza trovare, devo dire, sia per il primo che per il secondo, grande disponibilità.

Però è evidente che, per memoria storica di questo dibattito e per valutare, chissà quando, come e soprattutto chi dovrà verificare gli effetti di una norma che davvero prevarica tutti gli aspetti più importanti che sono quelli della qualità del paesaggio, abbiamo voluto richiamare, nell'emendamento numero 40, l'osservazione della pianificazione urbanistica da parte di un organismo preposto, anche in questo caso in collaborazione con le università, gli ordini e i collegi professionali i quali hanno davvero richiesto a gran voce di essere partecipi di questo passaggio legislativo che il Consiglio regionale sta compiendo; passaggio che, e concludo, è stato fatto con tempi improponibili per qualsiasi tipo di audizione, per esempio il rappresentante dell'ordine degli agronomi è stato convocato alle 14 per le 16, è la dimostrazione di come questa legge nasce chiusa, preclusa e senza nessun tipo di contributo.

PRESIDENTE. Passiamo adesso all'illustrazione degli emendamenti numero 1, 56, 42 e 43 riferiti al comma 6. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare gli emendamenti.

LA SPISA (F.I.). Sono emendamenti tutti che hanno lo stesso significato e la stessa finalità. Partiamo dall'emendamento numero 42 al comma 6, si prevede che il termine "sei" venga sostituito col termine "tre"; il comma 6 riguarda il meccanismo con cui la Giunta regionale, attraverso il Presidente, coinvolge il Consiglio regionale nella predisposizione del piano paesaggistico regionale, cioè è uno dei punti (su cui noi abbiamo fatto diverse proposte di modifica con gli emendamenti presentati all'articolo 1, ampiamente dibattuti nella giornata di ieri), che arrivano ad attribuire invece al Consiglio addirittura la stessa adozione e poi approvazione del piano.

Abbiamo poi proposto un altro tipo di coinvolgimento attraverso la Commissione chiedendo almeno che il parere della stessa fosse esplicitamente da considerarsi come vincolante. Resta il fatto di una posizione invece molto ferma su questo punto, che non vuole evidentemente modificare assolutamente la direzione verso cui ci si è avviati attribuendo totalmente alla Giunta regionale il compito di predisporre, adottare, approvare il piano. Attraverso il comma 6, l'estensore di questo testo ha voluto come minimo dimostrare di non aver totalmente dimenticato il Consiglio regionale e si prevede quindi che entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge il Presidente della Regione esponga al Consiglio regionale le linee guida caratterizzanti il lavoro di predisposizione del piano paesaggistico regionale.

Noi abbiamo fatto diverse proposte, una di queste prevedeva anche una modifica alla proposta di modifica della legge 45, che è stata definita comunque come la novella dell'articolo 11 della "45", noi abbiamo addirittura proposto che il tutti coloro che fossero interessati ad arricchire di contenuti positivi il lavoro di elaborazione e poi di adozione e di approvazione del piano paesaggistico fossero coinvolti in diverse fasi. Così non è stato; proponiamo quindi in estrema sintesi, nell'emendamento numero 42, almeno la riduzione dei termini assegnati al Presidente della Regione per presentarsi in Consiglio regionale per esporre le linee guida caratterizzanti il lavoro di predisposizione del piano paesaggistico regionale.

Noi abbiamo invece proposto un diverso modo per l'azione di indirizzo politico, che è prerogativa del Consiglio regionale, poi vedremo se nel dibattito i consiglieri saranno interessati a modificare questo aspetto che espropria il Consiglio regionale, espropria quindi anche la maggioranza, direi soprattutto la maggioranza, di quel compito fondamentale, non dico neanche potere, ma quel compito di dare le indicazioni fondamentali alla Giunta regionale prima di avviare tutto il percorso di predisposizione del piano e poi di adozione e approvazione.

Questa legge è impostata davvero in una maniera tale che si prevede che la Giunta regionale (evidentemente gli uffici pubblici, cioè interni all'amministrazione, o i consulenti esterni, i progettisti che verranno incaricati di elaborare il piano), proprio in sede di elaborazione del piano paesaggistico regionale, possa addirittura porre ulteriori vincoli o estendere vincoli ad aree che vengano considerate di particolare valore paesaggistico.

Un'attenzione molto particolare che impone, almeno potrebbe imporre, ulteriori divieti, ulteriori vincoli, limiti all'attività imprenditoriale o semplicemente limiti anche soltanto alla fruizione del territorio. Noi abbiamo provato in tutti i modi, l'emendamento numero 1 prevede un'articolazione interessante che potrebbe essere colta, cioè che la Giunta regionale entro tre mesi, quindi anche qui accorciando i tempi, dall'entrata in vigore della presente legge presenti al Consiglio regionale almeno una bozza, un documento contenente gli indirizzi, i criteri, le linee guida da seguire nell'elaborazione del piano paesaggistico regionale. Io credo che le linee guida possano addirittura partire dal Consiglio regionale come un'autonoma volontà da parte del Consiglio, da parte della Commissione competente, collega Pirisi.

Volete almeno elaborare alcuni indirizzi? In Commissione, confrontandosi con tutti i colleghi di maggioranza soprattutto e anche, se volete, con quelli di opposizione, volete dare delle linee di indirizzo alla Giunta regionale? Neanche questo vi interessa? Vi serve. Ma pensate davvero che il vostro ruolo venga esaltato facendo semplicemente da paladini, da esaminatori di un testo che viene partorito, elaborato, con conseguenze anche che possono portare addirittura a nuovi vincoli, per iniziativa esclusiva della Giunta regionale, voi non volete dare neanche alcune linee di indirizzo? Se non le volete elaborare voi, almeno non chiederete alla Giunta, non chiedete, adesso però, in questa legge, che porti all'attenzione, almeno vostra, della Commissione, dove avete la stragrande maggioranza, e poi magari in Consiglio, dove avete comunque la stragrande maggioranza, lo straccio di un documento che vi dica che intenzioni hanno gli elaboratori del piano su come disciplinare l'uso del territorio attraverso il piano paesaggistico? Non vi interessa neanche capire?

No. Vi accontentate di una comunicazione, di una semplice esposizione al Consiglio regionale entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge. Ma scusate, dopo sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, il piano paesaggistico sarà ampiamente scritto, probabilmente, se deve essere poi adottato entro diciotto mesi, sarà magari già in fase avanzatissima di elaborazione. Ma che linee guida date a sei mesi dall'approvazione della legge? Non saranno più linee guida, sarà una presa d'atto di quello che la Giunta da un lato, e i progettisti scelti dalla Giunta dall'altro, avranno deciso nelle loro sedi.

A quel punto, dopo sei mesi dall'elaborazione, dall'approvazione di questa legge, presumibilmente la Giunta e i suoi tecnici, avranno già fatto almeno il 50 per cento del proprio lavoro. Insomma, poniamo un problema astratto? Stiamo facendo ostruzionismo chiedendovi di non consegnare tutta la vostra facoltà intellettiva e di proposta politica alla Giunta regionale? E' possibile che, almeno su questo, voi, di vostra iniziativa, farete un emendamento vostro? Ponete comunque, per la dignità di questo Consiglio, alla Giunta regionale un problema reale, per poter almeno dare un indirizzo politico, non per dire quali zone vincolare o quale bene assoggettare a vincolo, ma almeno un indirizzo politico su quali sono le linee di sviluppo turistico, ambientale, economico che volete proporre? Neanche questo vi interessa? A tal punto avete appaltato la vostra autonomia politica e, se mi permettete, anche la vostra intelligenza?

PRESIDENTE. Procediamo all'illustrazione dell'emendamento numero 58, riferito al comma 1 della novella.

Ha facoltà di parlare il consigliere Diana per illustrare l'emendamento.

DIANA (A.N.). Questo emendamento fondamentalmente tende ad acquisire, da parte del Presidente della Regione, una serie di elementi e di notizie sullo stato del territorio, tende inoltre ad acquisire tutti gli elementi urbanistici che sono vigenti e anche l'interesse che le popolazioni hanno di sviluppo del loro territorio, il valore del paesaggio, che non sempre sono conosciuti, anzi, credo che negli ultimi anni gli enti locali abbiano fatto un'analisi piuttosto approfondita del loro territorio, magari lo hanno fatto in maniera estemporanea, senza veicolare poi le notizie, quindi ne hanno fatto un uso che è rimasto all'interno dell'amministrazione locale. Però io debbo rilevare che, nella stesura del piano territoriale di coordinamento, o di piano urbanistico provinciale, le Province sono andate ad individuare tutta una serie di elementi utili che fanno capo al paesaggio, alla cultura, ai beni culturali, ai beni archeologici; ne è venuta fuori un'analisi piuttosto dettagliata con il contributo indispensabile da parte delle amministrazioni locali, le quali più di altri conoscono il proprio territorio.

Allora quando noi chiediamo che, su richiesta del Presidente della Regione, i Comuni presentino una relazione sullo stato del territorio, eccetera eccetera, e che questa relazione debba essere approvata dal Consiglio comunale perché deve essere investita anche da parte dell'organo consiliare, non stiamo facendo altro che rinnovare l'invito, contenuto anche in altri emendamenti, di cooperazione tra amministrazioni pubbliche: cooperazione che noi non vediamo, non abbiamo visto ma che vogliamo rinnovare.

Quindi riteniamo che un emendamento come questo sia un elemento importante, lo definirei indispensabile, perché si arrivi, già in questa fase, a capire se c'è una certa disponibilità ad affrontare il problema. Il fatto che le amministrazioni pubbliche cooperino per la divisione di indirizzi e criteri riguardanti le attività di tutela, pianificazione, recupero, riqualificazione e valorizzazione del paesaggio e di gestione dei relativi interventi, non è una cosa che dico io perché mi fa piacere allungare il discorso e quindi lo utilizzo come perdita di tempo, no, è un caposaldo del Codice Urbani.

Allora per quale motivo noi non dobbiamo riconoscere alle amministrazioni locali questa capacità e possibilità, oltre che l'utilità che ne deriva, di poter avere un dialogo diretto con il Presidente della Giunta regionale. Non stiamo - credo - chiedendo niente di particolarmente assurdo, non stiamo chiedendo niente che possa stravolgere la legge, anzi, questo è uno di quegli elementi che certamente può contribuire a migliorarla. C'è un coinvolgimento diretto del Presidente della Regione con i sindaci e con le amministrazioni comunali e le loro Giunte, c'è un coinvolgimento con l'ente locale di area vasta che è la Provincia; non abbiamo ancora affrontato questo problema, però ci sono delle Province che hanno già ultimato il loro piano territoriale di coordinamento che immagino debba essere messo a disposizione nella stesura del piano paesaggistico regionale. Non ne abbiamo ancora parlato, ne parleremo probabilmente nelle ore successive, o nei giorni o nelle settimane successive, però tutte le considerazioni che stiamo facendo vengono recepite come un qualcosa che tende a frenare e a bloccare.

Io sfido chiunque dei colleghi e lo stesso Assessore, non essendo presente il Presidente, a dimostrarmi che questo è un emendamento strumentale, che non ha senso, che è riconosciuto già in altri emendamenti, che è già stato presentato un altro emendamento da parte della maggioranza e recepito dalla Giunta. Ci stiamo misurando su un argomento importantissimo: il coinvolgimento degli enti locali nella pianificazione del territorio regionale.

Su questa materia noi vorremmo avere delle risposte. Non ci pare che ci sia la volontà, quindi questo ci fa pensare che probabilmente certi sforzi che stiamo facendo e che, per carità!, forse state anche voi facendo, alla fine non trovino il collante necessario per arrivare ad una soluzione del problema. Avete sentito le lamentele dei sindaci, di quelli che si sono lamentati, ovviamente mi direte che non avete sentito quelli che non si sono lamentati.

Questa materia, per una serie di circostanze, sta arrivando pian piano all'opinione pubblica e alle amministrazioni. Vi comunico un dato di ieri mattina, che non è stato ancora divulgato, verrà divulgato nei prossimi giorni, sull'attenzione che i cittadini sardi mostrano sull'ambiente e sulla pianificazione urbanistica. Questo rilevamento viene fatto ogni sei mesi e quindi ha una storia. L'attenzione dei cittadini sardi nell'ultimo rilevamento sull'ambiente e sulla pianificazione territoriale corrispondeva al dato più basso d'Italia, cioè le problematiche ambientali sembrava non interessassero particolarmente il cittadino sardo, nel senso che non era uno degli argomenti più importanti. L'argomento più importante, quello che interessava di più non solo il cittadino sardo, ma tutti i cittadini italiani, era la viabilità; il dato sull'ambiente e sulla pianificazione territoriale corrispondeva al tre per cento, cioè solo il tre per cento dei cittadini sardi intervistati, che sono qualche migliaio, ritenevano di non avere particolari problemi sulla questione ambientale.

L'ultimo sondaggio che è stato fatto, ed è stato fatto dopo che noi abbiamo mandato in discussione, o meglio da quando il Consiglio regionale sta esaminando questo particolare disegno di legge, ha fatto balzare l'argomento al 20 per cento; dal 3 per cento al 20 per cento! E' un dato straordinariamente alto ed è chiaro che le rilevazioni derivano molto dall'esposizione che i giornali, i mass media e noi tutti quanti portiamo all'attenzione della gente. Se questo dato, come dicono i sondaggisti, è destinato a crescere ulteriormente, quasi a raddoppiare, noi dobbiamo aspettarci da un momento all'altro una presa di coscienza più ampia da parte sia dei cittadini che delle amministrazioni locali che entreranno nel merito di questa legge e cominceranno a capire se esistono e quali sono i veri problemi .

Può darsi anche che i cittadini dicano che questa legge va benissimo. Ma anche se così fosse si può disconoscere agli amministratori locali, ai sindaci, la capacità, la potestà, la volontà, l'interesse per un argomento così importante, fino a non essere considerati? Poi qualcuno mi dirà che invece sono stati considerati, che verranno considerati. Questo argomento non può essere affrontato da un'associazione dei Comuni, non può essere affrontato solo dall'ANCI, perché l'ANCI è rappresentativo di un interesse sindacale di più vasto interesse, ma per quanto riguarda la pianificazione ambientale, il paesaggio, la tutela dei beni culturali, questo argomento diventa il campanile di ogni comune e quindi è facile immaginare che su 380 comuni della Sardegna ci sia un dissenso generalizzato. Vogliamo arrivare a questo dissenso generalizzato, quando è molto più semplice salvaguardare il tutto e ponendo come argomento importante il fatto che il Presidente della Giunta regionale acquisisca una relazione sullo stato del territorio con particolare riferimento al grado di attuazione degli strumenti urbanistici?

PRESIDENTE. Passiamo all'illustrazione dell'emendamento numero 39, collegato al comma 5 della novella. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento.

PILI (F.I.). Anche in questo caso noi riteniamo che alle parole "Giunta regionale" debbano seguire le seguenti "procede ad operare le eventuali integrazioni al Piano e" approvare in via definitiva il piano paesaggistico regionale. Queste poche parole che noi chiediamo di introdurre, nella novella dell'articolo 2 comma 5, prevedono sostanzialmente uno spiraglio di - passatemi il termine - sensibilità istituzionale della Giunta regionale che, nell'arco della predisposizione del piano stesso, non ha nessuno spiraglio normativo per introdurre e accogliere eventuali integrazioni al piano stesso, così nello scacchiere delle proposte avanzate, poc'anzi illustrate dall'onorevole Diana, quelle che vedono le amministrazioni comunali chiamate, in fase propedeutica al piano, alla predisposizione di schede, di sintesi, di indicazioni che rivestono quella funzione di coordinamento a cui la Regione è chiamata e quindi di raccolta e accoglimento delle proposte che arrivano dalle autonomie locali.

Ma è evidente che se non vi è, all'interno della norma, una potenzialità che consente alla Giunta regionale stessa di procedere ad eventuali integrazioni del piano, si sta già dicendo in premessa che niente verrà accolto e che non vi è questa disponibilità. Una evoluzione positiva della norma potrebbe contenere, appunto, questa dicitura che noi stiamo richiamando. Una procedura che, ribadisco, riguarda il rispetto istituzionale di quella norma costituzionale che individua, in una scala gerarchica non più attuabile, non più riscontrabile in nessuna norma costituzionale, la parità di livello istituzionale tra i Comuni, le Province e la Regione. Io inviterei i colleghi, quelli che hanno la pazienza, la voglia, l'impegno politico, di andare a vedere quello che succede in altre Regioni italiane sulla partecipazione alla predisposizione del piano paesaggistico regionale, in particolar modo per quanto riguarda le procedure partecipative. La Regione Sardegna con questa norma sta prevedendo un elenco di adempimenti di carattere burocratico senza che in alcun modo si tenga conto di una partecipazione diretta dei cittadini e, aggiungo, delle autonomie locali e, per ultimo, dello stesso Consiglio regionale.

E' evidente che questo richiamo che noi facciamo "procede ad operare le eventuali integrazioni al Piano e", è funzionale anche a quelle "eventuali", nella peggiore delle ipotesi, ma credo che ormai si sia andati oltre l'ipotesi, essendosi concretamente manifestata, nel voto dell'articolo 1, l'approvazione da parte del Consiglio regionale di un documento non vincolante, assolutamente fine a se stesso; laddove la Giunta regionale volesse tener conto di quelle poche e umili intenzioni del Consiglio regionale in materia di paesaggio, non avrebbe un elemento normativo tale da consentirle, nell'iter procedurale, di acquisire quelle eventuali integrazioni al piano stesso.

Quindi riteniamo che anche questo sia un elemento, diciamo così, di segnale politico che deve essere dato al Consiglio regionale, alle autonomie locali, a tutti quegli organismi nella conferenza della condotta urbanistica che, in qualche modo, avete tracciato in questa nuova norma. E' evidente che, se anche questo non dovesse trovare risposta, sarebbe ancora più acclarata, ancora più confermata, la tesi secondo la quale questo è un piano paesaggistico che sarà fatto dentro quattro mura ristrette, a trattativa, questa sì, privata, per decidere le sorti della pianificazione regionale, per delegare il futuro della Sardegna ad un consiglio di amministrazione - passatemi questo termine - che in maniera chiara esautorerà tutto l'apparato istituzionale sardo, dal Consiglio regionale ai Consigli provinciali a quelli comunali.

In sintesi, questo è quello che state progettando e che noi abbiamo voluto cercare di evitare con i nostri emendamenti, in particolar modo, lasciamo così un ultimo spiraglio aperto che riteniamo possa essere assolutamente utile nel quadro generale della predisposizione di una norma così importante come quella dell'approvazione di un piano paesaggistico regionale. Questa non è una legge soltanto di procedure, ma è una legge di sostanza e quando, nella predisposizione di un piano di questa rilevanza che valorizza i beni culturali, naturali, le aree protette, che ha il compito di integrare la pianificazione territoriale regionale, non si tiene conto della presenza dell'elemento cardine del paesaggio, cioè dell'uomo, è evidente che si sta stravolgendo quella concezione di ambiente che in Sardegna ha consentito la protezione dell'ambiente stesso, la valorizzazione delle bellezze naturali, dei beni culturali e delle stesse aree protette che molto spesso, senza avere vincoli, sono state più protette dagli stessi fruitori, e cioè dai cittadini sardi.

Oggi, senza questo tipo di passaggio che voi avete eluso sistematicamente, deluso anche rispetto alle aspettative che sono state più volte manifestate, state dichiarando apertamente di non voler disturbare il manovratore, volete che il manovratore abbia campo libero, volete che colui che ha la presidenza del consiglio di amministrazione detenga tutte le azioni e nessuno, nemmeno una public company, possa in qualche modo affacciarsi nella gestione del governo regionale.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue PILI.) Sarà un'amministrazione controllata dal proprietario di tutte le azioni e nessuno potrà dire assolutamente niente. Non siamo d'accordo con questa soluzione che voi state adottando per il piano paesaggistico regionale, per questa norma di scelta di un consiglio di amministrazione che decide per tutti e in conto di tutti, magari con l'utilizzo del capitale di tutti ma facendone soltanto un uso privatistico che priva i sardi del governo del territorio; credo che, con questo voto che porterete avanti oggi, domani o nei prossimi giorni, prima o poi approverete sicuramente questa legge, ma è certo che oggi c'è, davanti a noi, un esproprio forzato, non un esproprio proletario, l'esatto contrario, un esproprio privatistico di un consiglio di amministrazione che esproprierà la Sardegna del potere di controllo sulla pianificazione territoriale ed è una funzione che vi siete assunti davvero in dispregio dell'autonomia regionale, in dispregio di questo Consiglio regionale e, perdonatemi, anche in dispregio di voi stessi, perché forse non vi siete ritenuti all'altezza di poter contribuire alla pianificazione territoriale, delegandola a un Presidente, a una Giunta, che opera come un consiglio di amministrazione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Diana per illustrare l'emendamento numero 55.

DIANA (A.N.). Per completare l'intervento che ho fatto nell'illustrare l'emendamento numero 58, ove ho cercato di far capire al Consiglio qual è la nostra posizione su questo particolare argomento, dal quale discende che nel comma 1 dell'articolo 2 si dice che la proposta del piano paesaggistico regionale viene avviata ad una concertazione istituzionale, cioè viene avviata dopo. Ancora una volta ci troviamo di fronte alla concertazione, sì, però, anziché essere fatta in via preventiva, viene fatta in fase successiva, con il rischio che tutti gli elementi che noi diciamo debbano essere prodotti dalle amministrazioni locali prima di stendere il piano, vengano affrontati in fase successiva, con il rischio che questo piano debba essere, o possa essere, quasi completamente stravolto, a meno che - è l'argomento che mi interessa maggiormente - questa non sia la sottile capacità che ha avuto il produttore di questa legge nell'evitare un confronto preventivo con le amministrazioni locali per non dover soggiacere o sottostare a delle richieste pressanti che possono arrivare al territorio e quindi si arriverebbe a questo punto al piano paesaggistico regionale prodotto e mandato in fase concertativa. A quel punto diventerebbe più difficile per le amministrazioni locali, nonostante la tempistica che è stata evidenziata, produrre una serie di atti che in qualche maniera, entro i sessanta giorni, possano poi avere un risultato.

Andiamo avanti fino a quando poi all'articolo 2, comma 5, i Comuni (che ormai sono in adeguamento, la fase concertativa è durata qualche giorno, ce la sbrighiamo in fretta, come se così potesse essere), in adeguamento alle disposizioni e previsioni del piano paesaggistico regionale, approvano (non ci sono vie di fuga) entro dodici mesi (sempre che ne abbiano la capacità, la possibilità e possono averne la capacità se si dotano di una struttura tecnicamente valida) i propri piani urbanistici comunali. Ma, nonostante la volontà di farlo, a quel punto ci devono essere le risorse finanziarie, elemento indispensabile; qui arriviamo all'emendamento in questione che prevede che, dopo il termine "Bollettino Ufficiale della Regione Sarda", siano inserite le parole "e comunque a partire dall'effettiva erogazione delle risorse finanziarie". Io credo che debba essere attentamente valutata la possibilità di prevedere per legge, senza dare nessun'altra indicazione, che entro dodici mesi sic et simpliciter i Comuni debbano approvare il piano, senza che abbiano una preventiva garanzia delle risorse finanziarie necessarie per predisporlo e approvarlo.

Sono tutti argomenti sui quali non c'è un velo di polemica, non si tratta di voler stravolgere le norme, sono tutte indicazioni che noi riteniamo utili, per certi versi indispensabili e per le quali aspettiamo delle risposte. Mi sono ricordato che siamo in fase di illustrazione e quindi, con l'ottimismo che mi contraddistingue sempre, anche quando l'onorevole Cugini sorride sotto i baffi, io sono ottimista anche in questo caso.

CUGINI (D.S.). E anche ingenuo; ottimista e ingenuo.

DIANA (A.N.). Ma lei sa benissimo, onorevole Cugini, quanto io sia ingenuo, lo sa benissimo, lo sanno tutti d'altronde, ormai è una notizia che si è diffusa, nelle ultime ventiquattro ore poi anche di più. Pensi come sono ingenuo io che sono nato "novemino", come lei e come tutti i colleghi...

PRESIDENTE. Non vorrei disturbarvi, onorevole Diana, so che c'è uno scambio interessante, non vorrei interrompere...

DIANA (A.N.). Stavo semplicemente rispondendo che la mia ingenuità è palese, è nota, credo che ci sia modo per divulgarla ulteriormente nei prossimi giorni. Ma le assicuro, onorevole Cugini, che sto cercando di mantenere tutta la calma e tutta la flemma necessaria per contribuire a migliorare questa legge. Le assicuro che sto facendo uno sforzo sovraumano e siccome mi conosco...

CUGINI (D.S.). Quasi bestiale.

DIANA (A.N.). No, bestiale no, bestiale no, le assicuro, proprio questo no. Sto facendo uno sforzo, mi costa fatica e lo faccio volentieri, come credo che facciate volentieri voi il vostro dovere di stare qua ad ascoltare - non tutti, ma buona parte - senza recepire una sola istanza, una che una. Le amministrazioni comunali hanno bisogno di questo sostegno, lo debbono sapere prima, ecco perché noi diciamo che le risorse debbono essere comunque erogate prima e non può essere "dodici mesi" punto e basta. Benissimo dodici mesi, ma garantiamo che comunque, prima dei dodici mesi, metteremo loro a disposizione le risorse necessarie perché possano elaborare i piani. Credo che sia il minimo che si può domandare; non stiamo chiedendo, come dire?, nessun elemento straordinario che possa scardinare i principi fondamentali di questa legge, ammesso che esistano ancora principi fondamentali.

Ci siamo già misurati con il collega Davoli, quel principio non lo tocca nessuno, è il metodo che non condividiamo, oltre che trascurare e tralasciare la capacità che probabilmente non hanno molte amministrazioni per le quali noi dobbiamo intervenire. Le risorse finanziarie debbono essere assolutamente garantite prima dei dodici mesi, cioè prima che parta il termine dei dodici mesi, non all'interno dei dodici mesi, questo credo che sia il riconoscimento minimo che si possa dare alle amministrazioni locali, visto che non si vuole con loro concertare, se non in fase successiva, cioè quando il piano è predisposto ed è adottato dalla Giunta. Questo non può assolutamente esserci, credo che non sia rispettoso, credo che non sia questo che la maggioranza dei consiglieri vuole, ma credo che non lo voglia nessuno, probabilmente è stata una svista, probabilmente è stata una leggerezza, forse ripensandoci tutti quanti potremmo essere d'accordo, come siamo d'accordo noi e anche voi, che sarebbe importante che le amministrazioni locali producessero quella serie di atti antecedentemente alla predisposizione del piano e all'adozione da parte della Giunta.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.

PIRISI (D.S.), relatore. Presidente, io ho necessità di fare una brevissima premessa prima di poter esprimere il parere sugli emendamenti.

PRESIDENTE. Brevissima, presidente Pirisi, perché il parere deve essere sintetico.

PIRISI (D.S.), relatore. Ma infatti sarà sinteticissimo.

PRESIDENTE. Poi potrà intervenire.

PIRISI (D.S.), relatore. Sarò molto sintetico, però occorre perché alcuni colleghi stamattina, Presidente, hanno avanzato, diciamo, delle offerte di collaborazione, di apertura, l'ha fatto (mi dispiace che non ci sia) il collega Vargiu quando ha illustrato gli emendamenti numero 11 e 47, allora io vorrei brevissimamente ricordare che il piano paesistico regionale che stiamo discutendo è uno strumento già previsto nel 1989 con la legge numero 45, per cui, come dire?, stiamo cercando di fare uno sforzo enorme per rispondere ad una carenza di allora. Tante osservazioni avanzate dai colleghi, poi anche inserite negli emendamenti, a me pare che possano essere viste all'interno di un ragionamento che riguarda la riforma complessiva della legge numero 45, una nuova legge organica della Regione.

Allora, mettiamoci d'accordo su questo punto e capiamo che, in questa fase, stiamo andando a circoscrivere un elemento che sarà importante, ma che avrà la funzione di far redigere questa legge, il piano paesistico regionale, poi avremo necessità di confrontarci in tutte le maniere possibili e immaginabili, così come abbiamo detto, con i colleghi, con tutti i sardi, con gli enti locali, con le associazioni degli imprenditori, eccetera eccetera, con gli ordini professionali e quant'altro, però all'interno di una legge organica.

Oggi io credo che sia veramente sbagliato l'approccio che stanno dando i colleghi e non si può dire che c'è voglia anche di apertura e di collaborazione perché, per esempio, probabilmente, di fronte all'emendamento numero 11, per dare un segno di questo tipo, si sarebbe dovuto dire...

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi...

PIRISI (D.S.), relatore. Ho concluso Presidente...

PRESIDENTE. No, lei deve dire "sì" o "no"…

PIRISI (D.S.), relatore. Esatto, sto dicendo "sì" o "no".

PRESIDENTE. Poi delle aperture, delle chiusure, delle disponibilità ne parlerà nel suo intervento.

PIRISI (D.S.), relatore. Se ci fosse stata questa volontà, probabilmente si sarebbe dovuto ritirare l'emendamento numero 11, che chiede la soppressione di commi e quant'altro, . Allora esprimo parere contrario sull'emendamento numero 11.

L'emendamento numero 47 non si accoglie perché, appunto, è inserito all'interno di un contesto non corretto. Per quanto riguarda l'emendamento numero 45 addirittura si dice che si vogliono...

PRESIDENTE. "Sì" o "no", onorevole Pirisi. "Sì" o "no"!

PIRISI (D.S.), relatore. Presidente, credo che il Regolamento mi permetta anche di esprimere un piccolo e sintetico...

PRESIDENTE. No, poi interviene, presidente. Prego.

PIRISI (D.S.), relatore. Scusi, Presidente, poi accetto la sua giusta interpretazione e la sua indicazione, ma io so che deve essere brevemente motivato il parere. Io questo so, Presidente, se lei mi dice che devo dire "sì" o "no", mi attengo, però io so che le prerogative del presidente della Commissione sono quelle di esprimere sinteticamente il parere, in modo tale che questo...

PRESIDENTE. Lei sta liberamente interpretando il ruolo del presidente della Commissione, se fosse così, uno si potrebbe trattenere per tempo a spiegare. Lei dica...

PIRISI (D.S.), relatore. Non mi sto trattenendo.

PRESIDENTE. Ci interessa acquisire il parere, se è favorevole o contrario.

PIRISI (D.S.), relatore. Va bene, Presidente, però io dico che l'emendamento numero 45 non è accettato per il fatto che qualcuno parla di comprimere i tempi, mentre qui invece si propone che il tempo per rispondere sia portato da trenta a quarantacinque giorni.

PRESIDENTE. Quindi è "no"?

PIRISI (D.S.), relatore. E' "no", è "no". Invece...

(Interruzione del consigliere Pili)

(Segue PIRISI) Onorevole Pili, se lei le cose che ha detto le avesse fatte quando era Presidente della Giunta non saremmo qui ad esprimere pareri né positivi né negativi. Per cortesia, abbia la cortesia e la compiacenza di starsene tranquillo e sereno.

Sull'emendamento numero 8 non siamo d'accordo, non accettiamo. Anche l'emendamento numero 48 si respinge,, perché è contraddittorio con tutte le cose che si stanno dicendo, anche qui vengono raddoppiati i tempi.

Per quanto riguarda l'emendamento numero 37, io credo che possa essere anche inviato all'Aula, perché qui si dice... Io dico all'Aula, alla Giunta e all'Aula, emendamento numero 37.

Emendamento numero 49...

(Interruzione)

Non alla Giunta, all'Aula.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, Aula.

PIRISI (D.S.), relatore. Parlerà anche la Giunta, no? Come...

(Interruzione)

Guardi che io non sto chiedendo un'informazione a Berlusconi come fa lei, onorevole Pili, stia calmo, e neanche a Comincioli. Stia calmo, stia calmo.

(Interruzione del consigliere Pili)

PIRISI (D.S.), relatore. Stia calmo, stia calmo, onorevole Pili! Io non chiedo né a Berlusconi e neppure a Comincioli, stia calmo e tranquillo.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, a riportare la calma in Aula ci penso io, se mi consente. Onorevole Pili, la prego di non interrompere continuamente. Prego, onorevole Pirisi.

PILI (F.I.). Deve specificare cosa dice nel parere.

PIRISI (D.S.), relatore. Ho già detto che non si accoglie.

PRESIDENTE. Abbiamo già detto "Aula".

PIRISI (D.S.), relatore. Io ho detto "all'Aula", Presidente.

(Interruzioni)

Va bene, la Giunta si esprimerà, però non deve telefonare ad Arcore.

(Interruzioni)

No, non telefona ad Arcore, poi lei guardi... Onorevole Pili!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, cosa facciamo? Cosa facciamo? Cosa vuol fare? Sta scadendo il suo tempo per esprimere il parere.

PIRISI (D.S.), relatore. Mi fermo, non lo dico più?

PRESIDENTE. No, ha cinque minuti, sta scadendo, io provo a spiegarle che lei deve...

PIRISI (D.S.), relatore. Va bene. Il parere poi lo esprimeremo in altra sede, se io devo stare zitto, mi siedo.

PRESIDENTE. Non è che deve stare zitto, onorevole Pirisi, deve in cinque minuti dire "sì" o "no", non fare un dibattito su Arcore con l'onorevole Pili, questo non è previsto nel compito che le è attribuito, poi quando interviene dirà, se è attinente alla materia del suo intervento. Prego.

PIRISI (D.S.), relatore. Ma se mi disturba, io rispondo.

PRESIDENTE. Sì, lei ha ragione, prosegua.

PIRISI (D.S.), relatore. Emendamento numero 49. Rimando a quello che ha scritto l'onorevole Pili e dico che è assolutamente "no", perché l'ha scritto anche lui, concordo con quello che ha scritto nella proposta di legge.

(Interruzione)

Ma lei non sa proprio! Scrive le cose e poi non sa che cosa scrive! Voi avete scritto che potranno essere utilizzati i pareri delle Province, ha capito?

PRESIDENTE. Ce lo da per iscritto il parere, onorevole Pirisi.

PIRISI (D.S.), relatore. Loro hanno detto che potranno essere utilizzati….

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Possiamo acquisirlo per iscritto il suo parere? Come facciamo, onorevole Pirisi?

PILI (F.I.). La vedo nervoso.

PIRISI (D.S.), relatore. No, no. Sono sereno, onorevole Pili, stia tranquillo. Lei ha vedovanza da sconfitta da potere, io invece sono più ...

PRESIDENTE. Onorevole Pili, fa la cortesia anche lei di darci una mano? Grazie.

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Infatti. Onorevole Pirisi, si rivolga a me.

PIRISI (D.S.). Ho detto che sull'emendamento numero 49...

PRESIDENTE. Si rivolga al Presidente, grazie.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente mi rivolgo a lei dicendo che l'emendamento numero 49 non è accolto. L'emendamento numero 52 (il C.T.R.U., il Comitato Tecnico Regionale Urbanistico, è uno strumento che può essere utilizzato dalla Giunta) respinto; emendamento numero 51, per le stesse motivazioni, respinto. E' la Giunta che poi si avvarrà degli uffici...

PRESIDENTE. Lei non lo respinge, dice "no", poi l'Aula valuterà se respingerlo.

PIRISI (D.S.). Emendamento numero 53, no; "57", non viene accolto. Il "42", guardi, Presidente, io su questo dico "all'Aula", si chiede di ridurre i tempi da sei a tre mesi per l'esposizione da parte del Presidente e dico "all'Aula". L'emendamento numero 40 è un emendamento che è appropriato in una legge organica, non si accoglie; emendamento numero 41, per le stesse motivazioni precedenti, ci avrebbe fatto piacere che gli ordini e i collegi professionali fossero stati coinvolti anche in passato, quando era Pili Presidente, non li ha mai chiamati una volta. Sull'emendamento numero 1, che attiene invece a delle problematiche che mettono in campo il Consiglio regionale, ho detto già da subito che questa è un'emergenza che stiamo affrontando, quindi questo problema lo discuteremo sul comma 6, però ho detto "all'Aula" sull'altro, questo invece, onorevole Capelli e Presidente, non può essere accettato nella formulazione che ci è stata sottoposta, dico che si può discutere della questione, però no, non accolto.

CAPPAI (U.D.C.). E' identico al 42.

PIRISI (D.S.). Ho capito. No, non è la stessa cosa, lo legga, non è la stessa cosa, uno ho detto "all'Aula" l'altro no, ci sono differenze di non poco conto.

Emendamento 56, respinto perché noi siamo sardi autonomisti; emendamento numero 43…

(Interruzione)

Sull'emendamento numero 43 assolutamente "no", perché le linee guida ci dite che sono state addirittura già fatte, quasi fatti i piani dalle province e invece no.

PILI (F.I.). Tanto non sa dire nient'altro!

PIRISI (D.S.). No, no, so dire qualche cosa in più, onorevole Pili, anche che faccia silenzio, per cortesia. Emendamento 58: io condivido che debbano essere coinvolti gli enti locali, però inviterei i colleghi a risentire le cose che hanno detto tra loro, così si renderebbero conto che c'è una contraddizione enorme; quindi è "no" anche sull'emendamento numero 58. Sull'emendamento 39, "no"; invece per l'emendamento numero 55 dico "all'Aula", anche se su questo, che è l'ultimo emendamento illustrato dall'onorevole Diana, io credo che la Commissione potrebbe anche esprimere un parere positivo, però dico più laicamente che ci affidiamo all'Aula. Ho concluso, Presidente. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pirisi, soprattutto per la mano che ci dà nel condurre l'Aula e nel portare a buon fine la discussione. Le ricordo per le prossime volte che lei e la Giunta, lei in quanto Presidente della Commissione, avete a disposizione, a termini di Regolamento, cinque minuti per dire la propria opinione. Quindi non voglio immaginare cosa succederà quando per qualche articolo dovremo esaminare i più di cento emendamenti presentati. Se lei viaggia con questo ritmo… va bene.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie, signor Presidente. Il parere della Giunta è sostanzialmente conforme al parere della Commissione con una precisazione sull'emendamento numero 47. Noi riteniamo che il parere debba essere negativo, perché il parere - per prassi consolidata - è espresso dalle Commissioni consiliari e non già dal Consiglio in quanto si intende parere del Consiglio il parere espresso dalla Commissione competente. Si tratterebbe di vedere se è una prassi che si può modificare, ma allo stato delle cose ci pare non appropriato.

Per quanto riguarda l'emendamento numero 55 è confermato il parere della Commissione. Sull'emendamento numero 42, proprio a significare che il punto non è tanto discutere dei tempi, ma quanto il valore del comma 6 e della comunicazione e del contributo che il dibattito dell'Aula potrà portare a integrare e a formulare criteri e indirizzi direttivi per la predisposizione dei PTP sufficientemente comprensivi anche della pluralità delle opinioni, la Giunta esprime un parere favorevole.

PRESIDENTE. Colleghi, abbiamo esaurito la fase dell'illustrazione degli emendamenti. Sospendiamo a questo punto i lavori dell'Aula che riprenderanno alle ore 15 e 40 con il dibattito sull'insieme degli emendamenti e dell'articolo.

Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Presidente, io le avevo chiesto la parola perché pensavo di poter rispondere al collega Vargiu, però rinuncio a farlo perché è assente tutta la mattina e non si può ragionare con chi non partecipa alla discussione.

PRESIDENTE. Va bene, onorevole Cugini, prendo atto della sua rinuncia. La discussione riprenderà alle ore 15 e 40.

(La seduta, sospesa alle ore 14 e 08, viene ripresa alle ore 15 e 50.)

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

PRESIDENTE. Considerata la scarsa presenza in Aula e anche l'assenza del relatore della Commissione, sospendiamo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa, alle ore 15 e 50, viene ripresa alle ore 16.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta, prego i colleghi di prendere posto. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Vorrei parlare sull'assenza dell'onorevole Pirisi; la presenza del relatore della legge è una conditio sine qua non, chiederei pertanto la sospensione della seduta per un altro quarto d'ora in attesa che possa raggiungerci in aula.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, iniziamo con il primo intervento per dare la possibilità all'onorevole Pirisi di tornare in Aula, poi valuteremo alla fine del primo intervento che cosa fare.

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Penso che mai come in questi giorni ci si sia resi conto di quanto in un sistema di democrazia, qual è il nostro, sia assolutamente necessario, per poter governare, di entrambe le parti, della maggioranza e dell'opposizione. Dico questo perché, pur ammettendo la sconfitta elettorale del centrodestra che poi è assolutamente rimarcata dai numeri qua in aula, nello stesso tempo ci rendiamo conto che, di fronte ad una schiacciante maggioranza, a mio parere, non si riuscirà comunque, se non in termini assolutamente biblici, ad esitare questa legge. Perché ho voluto dire questo? Per invitare nuovamente un po' tutti ad un ennesimo tentativo di riflessione per poter addivenire quanto prima a un lavoro dell'Aula sicuramente più veloce. Ma, nell'annunciare il mio voto favorevole all'emendamento...

SECCI (La Margherita-D.L.). Siamo in fase di discussione generale.

SANJUST (F.I.). Sulla discussione generale, va bene, con queste interruzioni continue, purtroppo è un po' difficile. A maggior ragione, essendo una discussione generale, penso che sia importante fare due riflessioni che partono da quella che è stata la campagna elettorale appena trascorsa e che ha visto da parte di entrambi gli schieramenti, soprattutto quello che rappresenta il centrosinistra, all'interno del suo programma due punti che sicuramente più di altri spiccavano per importanza, anche dovuta alle esigenze della nostra isola, che erano quelli dell'ambiente e della conoscenza. Tutti noi, primi tra tutti gli elettori, abbiamo atteso con ansia, soprattutto con grandissima speranza, che la politica che ci sarebbe stata da parte di chi poi avrebbe vinto le elezioni (quindi in questo caso mi rivolgo soprattutto a quelli che hanno votato centrosinistra) arrivasse alle sue prime fasi di attuazione, perché penso di poter dire, senza paura di essere smentito, che lo sviluppo di questa nostra terra, soprattutto quello economico e turistico, stia nel cuore di tutti noi. Non appena insediata la Giunta, non appena questa maggioranza ha avuto la possibilità di confrontarsi all'interno delle sue stanze, ma soprattutto all'interno delle Commissioni e in questi lavori dell'Aula, devo dire che ha indubbiamente rispettato l'impegno che aveva preso con gli elettori, mettendo mano immediatamente, con una tempistica forse fuori dal comune, almeno ad uno dei punti che ho appena citato, cioè a quello dell'ambiente.

Tutta la Sardegna, perché così è stato ampiamente preannunciato dai mass media, attendeva la mossa del suo Re Mida, di colui che, questo non ho alcuna difficoltà a ammetterlo, avendo dimostrato in altri campi una grandissima capacità relativa soprattutto all'innovazione e allo sviluppo, avrebbe trasformato probabilmente l'ambiente, almeno così era quello che sembrava anche dalle dichiarazioni che qua in Aula sono state rese, nell'oro della Sardegna. Ci chiedevamo un po' tutti, ma penso che se lo siano chiesto coloro i quali stanno attenti alle vicissitudini politiche, leggendo le pagine dei nostri quotidiani giornalmente, quale sarebbe stata questa pietra filosofale e quale alchimia si sarebbe tirata fuori per generare quello che forse tantissimi speravano che fosse il nuovo Eldorado. Ma, con grande stupore, abbiamo appreso che (ho paura che tantissimi lo apprenderanno sulla propria pelle, soprattutto quegli operatori che dall'ambiente - dalla terra, dalle coste, dal mare - vivono) questa alchimia invece si è tramutata e si tramuterà purtroppo, perché comunque i numeri questo nel lungo termine diranno, in un vincolo totale, e che probabilmente invece di oro, di quello che poteva così sembrare, non solo non ne vedremo nel breve termine, ma sicuramente non ne vedremo probabilmente per tantissimi anni.

Ecco, allora, chiuso questo primo punto, o quantomeno quando si riuscirà a chiudere questo primo punto del programma che il centrosinistra ha presentato agli elettori, ripeto quello dell'ambiente, sono sicuro che inizieremo a discutere il secondo tema, quello della conoscenza. Considerata la politica che sino ad ora si è adottata e che si sta adottando per l'ambiente con questo disegno di legge, non sarà un caso se con molta probabilità invece, quando s'inizierà a discutere della conoscenza, si avrà l'intenzione di attuare il programma della conoscenza, chiudendo le scuole, mi auguro però di no. Su questo sono sinceramente molto preoccupato, anche perché con la formazione professionale ci siamo andati molto vicini, quindi non vorrei che venisse trattato il secondo punto per importanza nel programma elettorale del centrosinistra, quello della conoscenza, un po' come si sta trattando quello dell'ambiente.

Però voglio arrivare a dire che penso, riprendendo anche magari qualche intervento dei colleghi che mi hanno preceduto stamattina, è una mia fermissima convinzione, che sia assolutamente giusto che questa legge venga esitata probabilmente così com'è, perché solo ed esclusivamente allora, cioè quando ci si renderà conto dei danni che essa produrrà in tutti i settori, soprattutto nel settore economico, probabilmente qualcuno inizierà a rendersi conto che qualche mese prima sono stati fatti degli errori. D'altronde come democrazia vuole, riprendendo l'inizio del mio discorso, ognuno di noi deve prendersi la sua buona dose di responsabilità. Noi, la nostra, per la decisione adottata di fare una opposizione ferma, puntuale, io dico anche precisa, perché, sì, è vero che alcune volte possa anche capitare che gli interventi si ripetano, ma si ripetono proprio perché ciò che noi ci attendiamo, nel tentativo di migliorare questa legge, sono le cose che poi andiamo a riproporre continuamente.

Non possiamo pensare di inventarci chissà quale alchimia, i punti fermi sono noti, sono noti a voi tutti, si è tentato in diversi modi, a più riprese, anche di metterli su un tavolo per poter addivenire ad una conclusione che deve necessariamente trovare un punto d'incontro, fino ad oggi non trovato. Ecco perché abbiamo il compito, il dovere, che non ci viene solo ed esclusivamente dagli elettori che, ricordiamocelo tutti, ci hanno votato per governare non per fare l'opposizione, ma che ci chiedono a questo punto…..

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanjust, il tempo a sua disposizione è concluso.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, la discussione sull'intero corpo dell'articolo 2 e sugli emendamenti che sono stati presentati questa mattina, e che hanno anche ricevuto il parere da parte del Presidente della Commissione e della Giunta, ci ha consentito di verificare quale sia il ragionamento che comunque in quest'Aula è stato fatto. Nel senso che, sulla base delle aperture che c'erano state da parte del Presidente della Giunta, a più riprese, in varie sedi, era ipotizzabile che, nei confronti degli emendamenti presentati dall'opposizione, ci potesse essere una apertura maggiore, non un'apertura riservata soltanto ad alcuni aspetti di carattere temporale in essi proposti, ma che magari riguardasse maggiormente la loro sostanza.

Anche perché l'articolo 2 è sostanzialmente quello che contiene le procedure di approvazione del piano paesistico regionale; quindi, una volta che con l'articolo 1 viene definito lo strumento, la sua articolazione, la sua validità, la sua competenza specifica e sovraordinata, anche per quanto riguarda gli aspetti di carattere urbanistico, nell'articolo 2 sono contenute le procedure di approvazione.

All'articolo 2, come Gruppo dei Riformatori, avevamo specificamente presentato una serie di emendamenti che erano collegati dal punto di vista logico e dal punto di vista formale con quelli che avevamo presentato all'articolo 1, quindi una serie di emendamenti che ne costituivano il compendio logico. Avendo richiesto all'articolo 1 che l'approvazione del piano paesistico regionale passasse attraverso il Consiglio regionale, noi proponevamo poi nell'articolo 2 tutto un insieme di passaggi che, senza dilatare i tempi dell'approvazione, comportassero però che fossero ben stabiliti i successivi passaggi consiliari e quindi fosse ben stabilito in quale modo il Consiglio regionale dovesse entrare nel merito delle linee guida con cui il piano paesistico era stato redatto.

Questi emendamenti sono in larga parte caduti per effetto della mancata approvazione degli emendamenti all'articolo 1 sui quali reggevano il loro senso logico. Ma ne rimangono ancora diversi all'articolo 2 che, comunque, reintroducono la centralità del Consiglio regionale all'interno delle valutazioni del piano paesistico territoriale; questa centralità è una centralità sulla quale noi chiedevamo, alla Giunta e alla maggioranza, di dare delle aperture e di darle interpretando le logiche secondo cui la stessa maggioranza di centrosinistra riteneva che ci potesse essere comunque un coinvolgimento consiliare.

Ora, il collega Pirisi quando ha annunciato il parere della Commissione sui singoli emendamenti è stato un po' più facondo di quello che il Presidente desiderava e quindi è entrato anche nel merito e nella sostanza; ha detto che noi avremo comunque tempo e modo, nel proseguo dell'attività consiliare, in questi anni di curarci e di occuparci dei meccanismi di riequilibrio. Mentre, per quanto riguarda l'argomento in discussione, esiste comunque un percorso tracciato, che è quello della legge che deve essere rispettato con l'unica possibilità di intervenire su alcuni limiti temporali puntualmente richiamati.

Per noi può andare bene, collega Pirisi, nel senso che se questa è la riflessione che voi ritenete di dover fare sull'argomento specifico, può essere anche esaustiva, può essere anche conclusiva e può essere che niente ci sia da aggiungere, perché se l'atteggiamento è comunque quello di andare ad una approvazione di una legge nella quale non ci sia spazio per alcun contributo da parte di chi propone cose differenziate, la chiudiamo qui, e non c'è altro da aggiungere.

Però ecco, collega Pirisi, colleghi del centrosinistra, se invece ci sono delle possibilità sul ruolo del Consiglio di arrivare a qualcosa di diverso rispetto a quello che voi avete originariamente proposto, dando comunque al Consiglio un ruolo e un significato diverso da quello estremamente limitato da voi assegnato all'interno del provvedimento di legge, io credo che questo sia un importante segnale parlamentare, non un segnale dato soltanto alla minoranza, è un segnale complessivo sul funzionamento dell'Aula, nel senso che comunque esso va nella direzione di indicare una strada per i prossimi anni, e quindi verso la presa di coscienza da parte del Consiglio regionale dei diversi equilibri che si sono creati con un potere esecutivo incarnato alla Presidenza della Giunta e della Giunta, legittimato in modo differente rispetto al passato; il Consiglio regionale coglie queste differenze e nella produzione legislativa, da oggi sino a quando questa legislatura andrà a durare, è comunque attento a questo problema. Senza voler creare nessun atteggiamento vincolistico nei confronti dell'iniziativa politica della Giunta, è comunque disponibile ad introdurre dei meccanismi di correzione che comportino il fatto che, insieme alla centralità - che noi non mettiamo in discussione - della Giunta e del suo Presidente, ci sia anche una centralità consiliare, quella riservata agli atti di programmazione, agli atti di indirizzo, agli atti di controllo, agli atti di grande legislazione.

Mi sembra che, nel caso in specie, ci troviamo sicuramente di fronte ad un atto di grande legislazione, perché nessuno di noi può ignorare evidentemente che, dal piano paesaggistico regionale, soprattutto nell'accezione ampia che voi ne avete dato all'interno di questa legge, cioè di un piano sovraordinato e comprendente l'aspetto urbanistico, la legge che noi andiamo a fare non è una legge qualsiasi, e non per caso è stato il primo atto forte di governo di questa Giunta e del suo Presidente che, il 10 di agosto, quando molti di voi e molti di noi avevano pensato di poter avere una piccola interruzione dell'attività politica da dedicare alle ferie e alla famiglia, hanno voluto dare un segnale forte, che desse ai sardi un'indicazione precisa, al di là della nostra condivisione, di quale doveva e voleva essere la battaglia che questa Giunta e questa maggioranza avrebbero fatto nel settore dello sviluppo, nel settore turistico, nel settore della conservazione ambientale, nel settore della programmazione urbanistica.

Noi non siamo di fronte ad un atto legislativo ordinario, in materia ordinaria, non siamo di fronte ad una legge che sarà inquadrata tra le tante leggi, ci auguriamo tutti, che questa legislatura produrrà e che questa maggioranza utilizzerà per dare spessore e indirizzo alla propria vocazione di governo, siamo di fronte ad una legge di impatto straordinario, credo che su questo ci sia una valutazione condivisa da parte di tutti, cioè è una legge che avrà ricadute enormi su tanti altri settori della vita sociale della Sardegna. Quindi una legge importante dal punto di vista dell'immagine, una legge qualificante dal punto di vista dell'attività della Giunta, una legge fondamentale per tutte le ricadute di vario genere che avrà sullo sviluppo futuro della Sardegna. Una legge così importante, secondo noi, deve essere sicuramente caratterizzata, nell'interesse generale, da una presenza importante del Consiglio regionale nella fase delle scelte.

Su questo argomento io credo che siamo intervenuti a sufficienza mandando un messaggio adeguato, se il messaggio verrà raccolto noi non potremo che essere contenti e soddisfatti, altrimenti significa che non esistono le condizioni…

PRESIDENTE. Onorevole Vargiu, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Io prendo a prestito la frase che in questi momenti stiamo ascoltando nei vari telegiornali attraverso la voce della moglie di Arafat, la quale grida: "Lo vogliono seppellire vivo!". Qui sta accadendo quasi la stessa identica cosa…

(Interruzioni)

Qui in Consiglio vogliono seppellire viva la voce dei sardi.

(Brusio in Aula)

PRESIDENTE. Onorevole Pili, la prego. Onorevole Pirisi. Prego i colleghi di consentire all'onorevole Pisano di proseguire l'intervento altrimenti sospendo la seduta.

(Interruzioni)

Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 24, viene ripresa alle ore 16 e 29.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Prego i colleghi di prendere posto. Onorevole Pisano, prego.

PISANO (Rif. Sardi). Grazie Presidente. La ringrazio anche perché questi cinque minuti davvero sono serviti all'Aula per ritrovare un po' di equilibrio, ne sono certo. Voglio ripetere in maniera più serena quel grido di dolore, appunto, della moglie di Arafat che diceva: "Lo vogliono seppellire vivo!". Davvero qui stiamo rischiando di fare la stessa identica cosa.

Presidente, mi stanno facendo ridere, io davvero…

PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Pisano. Prego i colleghi di consentire all'onorevole Pisano di intervenire, onde evitare ulteriori interruzioni e permettere che i lavori proseguano speditamente, grazie.

PISANO (Rif. Sardi). Perché, vede, soffocare la voce della Sardegna, non accogliendo alcuna delle proposte serie avanzate in quest'Aula dal centrodestra, significa davvero non avviarsi nella maniera giusta verso la strada delle riforme. Le riforme di Sardegna e le grandi riforme soprattutto, questa è una, non possono non essere fatte tutti insieme, questa non può essere una riforma della maggioranza, la maggioranza ha la responsabilità di condurre, di proporre e di porre le proprie linee che dovranno poi modulare questa riforma, ma anche il dovere di ascoltare la voce dell'opposizione in modo che le due cose si integrino e realizzino una grande riforma. Lo diceva anche il mio collega nell'intervento precedente: "Questa è una riforma che ha un impatto con la Sardegna che probabilmente mai altra riforma ha avuto".

Ieri, nel mio intervento, ho arrotondato proprio per difetto quello che era l'impatto della superficie della Sardegna che verrà investita da questo provvedimento. Dicevo esattamente che sono 3600 i chilometri quadri che verranno ad essere vincolati con il vincolo di inedificabilità per effetto dei due chilometri del cosiddetto "miglio verde", lo chiamavamo ieri; 4617 chilometri quadri che sono la superficie relativa ai siti di interesse comunitario; 3100 chilometri quadri che sono costituiti dalla superficie dei 19 comuni ad alto rischio idrogeologico e i 34 a rischio idrogeologico.

Poi abbiamo una superficie non meglio definita, che è quella relativa alle zone che vengono dette nella proposta "sabbiose e dunose". Ma non solo, noi qui in Sardegna abbiamo poi un altro vincolo quasi identico, che si sovrappone a questi di inedificabilità, che è dato dal cosiddetto catasto delle superfici percorse da incendio. Voi sapete che per cinque anni consecutivi in queste aree non può essere ammessa alcuna edificazione. Non solo, abbiamo poi dei limiti edificatori molto rilevanti in tutte le zone dei cosiddetti parchi, ultimo il Parco geominerario che ha introdotto una superficie molto rilevante con sette siti in Sardegna, e quasi tutto il Sulcis Iglesiente, tra l'altro l'area mineraria del Sulcis Iglesiente, individuata come tale, pone pure dei vincoli e dei limiti. Insomma, con questa norma e naturalmente con i vincoli ulteriori che esistono, la Sardegna si ritrova ad essere una zona dove difficilmente si potrà edificare.

Ecco, da qui l'esigenza di andare a costruire tutti insieme una norma che risponda a quella che è la voce della gente, la voce delle amministrazioni locali, la concertazione delle autonomie locali, che non può essere messa alla porta, così come è stata messa alla porta oggi la voce dell'opposizione. Noi avevamo chiesto pochi elementi, era stata dimostrata una grande apertura ma ad essa non ha fatto seguito alcuna concreta possibilità di costruire insieme qualche piccolo tassello di questa norma. Io credo che dobbiamo fare un ragionamento tutti insieme, anche perché poi le responsabilità non debbano ricadere su una sola parte. Io mi chiedo se oggi i ruoli fossero invertiti, che cosa farebbe l'opposizione? Me l'immagino, non avendo altri strumenti, l'opposizione organizzerebbe fuori da quest'Aula delle manifestazioni che visibilmente dimostrassero ai sardi che c'è bisogno di essere ascoltati, probabilmente organizzerebbero un grosso girotondo attorno alla Sardegna; dobbiamo fare questo ragionamento. Sarebbe forse utile pensare, lo dico in maniera molto provocatoria, ad un unico bel grande girotondo che rappresenti 1800 chilometri sardi, che idealmente rappresenterebbe una sorta di filo spinato, individuando questo "miglio verde" bellissimo.

(Interruzione del consigliere Secci)

No, collega Secci, idealmente perché noi ovviamente non andiamo a realizzare in maniera concreta le cose, però facciamo parlare la gente. Vedete, lo dico quasi con rammarico, proprio per il nostro ruolo di opposizione, dando atto che era un grande messaggio mediatico da parte della maggioranza attuale, noi abbiamo assistito ad un'espressione del nostro Presidente Soru, a mio giudizio una delle più felici fatte in questa Aula, quando definì esattamente Sardegna "un giardino di Dio". Io che naturalmente non condivido il programma politico che Soru portava, devo però davvero invidiarlo per questa espressione felice, tanto che ho avuto un problema quasi familiare, mia mamma di 86 anni, pensate, dal giorno porta un manifestino di Soru vicino al suo comodino insieme a Padre Pio e Fra' Nicola. E' stata davvero un'espressione felice, la Sardegna "giardino di Dio".

CUGINI (D.S.). Anche Fantola c'era?

PISANO (Rif. Sardi). Mia mamma, che è una persona che ragiona, sono riandato, come vado spesso, a trovarla e mi ha detto: "Fillu miu, ma it'est suççerendi, ita totu est suççerendi?", e come si fa con le mamme anziane, le ho risposto:"Mamma non c'è niente, sono cose che si accomoderanno, si troverà una soluzione", e mi ha detto: "Fillu miu, cussu pustis chi ari fattu su paradisu terrestri moi est boghendinci is ominis", come dire che…

(Interruzioni)

Chiedo naturalmente rispetto per…, davvero potrebbe essere inteso in maniera errata, nel senso che questo giardino di Dio, questo bellissimo Paradiso terrestre, non si vuol più che venga abitato dall'uomo e che quindi si arrivi in questo modo a limitarne l'utilizzo. Io capisco che si tratta di una indicazione molto banale, mi scuso davvero con i colleghi, ma noi non abbiamo altri strumenti oggi per poter essere propositivi, l'unica possibilità concreta è, ancora una volta, aprire un dialogo, una concertazione, prima che questa norma venga licenziata da quest'Aula, e accettare alcune indicazioni importanti che provengono da questa parte del Consiglio regionale che potrebbero davvero consentirci di costruire insieme una grande riforma, forse la prima grande riforma della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Presidente, la ringrazio. Io mi ero iscritto a parlare questa mattina dopo l'intervento del collega Vargiu, cercando di confermare una attenzione per le considerazioni che ha svolto ieri e anche nei giorni precedenti. Però poi ho potuto verificare che il collega Vargiu, dopo che ha fatto l'intervento proponendo una linea di dialogo, si è assentato dall'Aula, avrà avuto senz'altro cose importanti da fare, però ho considerato la sua assenza, lo dico senza spirito polemico ma con preoccupazione, come un intervento di tipo formale, per confermare magari l'idea nella quale credeva e alla quale poi piano piano ha rinunciato. Avevo chiesto pertanto al Presidente Spissu di cancellarmi dalla lista degli interventi, proprio perché ho valutato l'assenza del collega Vargiu come una rinuncia o una conferma, in qualche caso, che non credeva alle cose che aveva detto. Stasera l'ho sentito, poi ho sentito il collega Pisano, che è un collega vivace, intelligente, ironico, il quale pur di sostenere le sue tesi richiama anche gli affetti più cari che ognuno di noi ha e quindi il rischio è che banalizziamo tutto e che la linea della convergenza venga ricordata come un tentativo strumentale di perdere tempo, impegnando anche cose care per cercare di far credere a chi ascolta che c'è impegno.

Io vorrei richiamare ad una linea di serietà nel confronto, perché stiamo parlando della legge urbanistica. Ho seguito l'esposizione di tutti gli emendamenti di questa mattina, ce ne sono alcuni di sostanza, altri corrispondono ad una logica ostruzionistica, ma capisco anche questo, sta nelle cose. Allora io normalmente, così come dice il collega Diana per sé, sono ottimista, sto entrando in una logica di ragionamento che mi dice che forse non ci sono punti di convergenza riferiti al merito, dico "forse". Ho sentito il collega Pili stamattina che con una sfrontatezza che conferma la poca riflessione sulle questioni di merito, anche questo aspetto mi fa dire che forse, lo dico per il collega Cassano con il quale ci sono molte divergenze sulle questioni politiche, ma molte convergenze sulle questioni della serietà, per dire che dobbiamo entrare come maggioranza in una logica diversa da quella che abbiamo prospettato sino a ieri.

Questa premessa per dire che si vuole impegnare il Consiglio regionale, per quanto riguarda la prospettiva, in una funzione alta e di responsabilità sulle cose che dobbiamo fare relativamente alle questioni urbanistiche della Sardegna. Il collega Pirisi, ieri, con grande precisione, ha richiamato i due provvedimenti che hanno caratterizzato l'esperienza di governo, bocciata dagli elettori sardi, della Giunta Pili per dire che quei concetti non erano presenti nelle proposte che avevano fatto, se non erano presenti o era negligenza o era sottovalutazione o era orientamento, ma comunque non c'erano. Sugli argomenti che non sono stati proposti, allora, all'attenzione della Sardegna, oggi si fa giustamente, dal punto di vista della minoranza, una grande iniziativa ostruzionistica.

Io intendo richiamare solo per qualche secondo un aspetto: c'è stato un momento della brillante e inefficiente esperienza di governo di Pili, nel quale era stata richiamata la funzione strategica di Savona, per quanto riguarda la costruzione del progetto di sviluppo della nostra Regione. Non so se è stato convenzionato, non so se è stato pagato, non m'interessa, ma di quell'impegno, di quell'incarico, che era stato assegnato a Savona, il Consiglio regionale, dopo l'informazione di Pili o di chi per lui, non ha saputo mai niente. Pisano, Cassano, Vargiu, erano esponenti di punta di quella maggioranza, chiedo se loro sono stati informati della conclusione di quell'impostazione, di quello studio, di quelle indicazioni. Se sono stati informati senz'altro apprezzeranno le conclusioni, però noi, oppositori di allora e maggioranza di oggi non siamo stati mai informati, noi non sappiamo quale contributo strategico è stato dato, quali sono le prospettive, che cosa possiamo utilizzare di quello di allora per ora pensando ad interessi della nostra collettività.

Il Consiglio regionale non è stato mai informato, se non nella comunicazione, dell'esito di quella riflessione senz'altro importante che è stata fatta per noi, riferita alla prospettiva. Il collega Diana, che è anche Presidente di Provincia, e che essendo un'espressione dell'ingenuità della politica regionale, senz'altro non mi potrà rispondere, perché allora aveva una funzione marginale nello schieramento di maggioranza, la sua posizione non aveva il consenso sufficiente per diventare opinione di maggioranza in un'alleanza, tant'è che avete perso le elezioni. Io sto ricordando questo per richiamare la vostra attenzione su una linea di serietà. Voi avete dato un incarico a Savona per studiare la prospettiva di sviluppo della Sardegna. Io c'ero, ci sono, molti di voi c'erano e ci sono, non sappiamo niente di quell'importante iniziativa che voi avete assunto. Lo dico per dirvi che noi vogliamo impegnare il Consiglio regionale, nell'ultimo capoverso della pagina 6, punto 6, si dice che il Presidente della Regione informa il Consiglio, concorda con il Consiglio gli indirizzi per quanto riguarda gli impegni dei quali stiamo parlando, il piano paesaggistico regionale. Non è sufficiente, Vargiu, adesso è scritto.

(Interruzione del consigliere Capelli)

CUGINI (D.S.). No, no, entro sei mesi. "Espone", espone a lei, che era aspirante Assessore allora, se non era Assessore, espone a lei.

CAPELLI (U.D.C.). Non c'è scritto "concorda".

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, la prego.

CUGINI (D.S.). A lei espone le linee del progetto, a lei "espone", poi lei che è intelligente, prende la parola, interviene, suggerisce, indica, definisce. No, quello che lei farà, sto dicendo quello che lei farà.

CAPELLI (U.D.C.). Non c'è scritto quello che ha detto lei.

CUGINI (D.S.). Allora, non è sufficiente, Capelli, mi scusi, non è sufficiente questa scrittura? Non risponde alle esigenze che voi, in modo responsabile, state richiamando? Ma che cosa è più corrispondente, che cosa si può correggere di questa parte, per fare in modo che il Consiglio regionale intervenga, non come avete fatto voi con Savona, ma come vogliamo fare noi, ora! Che cosa è che manca e quello che manca è possibile che lo definiamo insieme?

E' una linea di serietà che voi non potete apprezzare, è una linea di serietà che non vi può impegnare, perché la vostra linea è un'altra, si deve discutere tutto dopo il 24. Benissimo! E se per caso si trovano punti di convergenza utili prima del 24? Ma perché Vargiu, adesso lei sta parlando con Fantola per ricevere suggerimenti, guardi che lei ha detto delle cose, stamattina, che è chiamato a confermare, ma se non le dovesse confermare, caro Vargiu e i suoi amici più stretti, tenete presente che state abbassando il livello del confronto mentre noi lo vogliamo tenere alto. Se non è questo, che cosa è che va in questa direzione?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, le parole dell'onorevole Cugini...

CUGINI (D.S.). Non erano rivolte a lei, erano rivolte al collega Vargiu. Lei non ha titolo per rispondere.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego di stare calmo e di non interrompere i colleghi, perché altrimenti si prenderanno provvedimenti d'ora in avanti per controllare l'intolleranza dei colleghi. Grazie.

PILI (F.I.). Le parole dell'onorevole Cugini hanno risuonato in quest'Aula dopo qualche ora dal suo ultimo intervento e hanno avuto la bontà di andare a scovare un episodio che io voglio ricordare con voi, colleghi, anche con quelli che non c'erano, perché ha avuto l'ardire di richiamare il piano di rinascita e quando, dopo pranzo, si pensa di poter sfruttare appieno la propria memoria senza riuscirci, si dimentica quale fu l'excursus.

CUGINI (D.S.). Guardi che io ho una buona memoria!

PILI (F.I.). Però dopo pranzo ha qualche momento di flessione. Credo che la sua memoria...

(Interruzione del consigliere Cugini)

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la invito per l'ultima volta a stare zitto mentre intervengono gli altri colleghi, per cortesia, non è possibile che sistematicamente alcune persone interrompano mentre gli altri stanno intervenendo.

PILI (F.I.). La pretesa è che si possa giocare quando l'onorevole Cugini ha voglia di giocare e quando l'onorevole Cugini non ha più voglia di giocare tutti debbano smettere di fare i ragionamenti. Questo non è possibile, lui è uno che è notoriamente riconosciuto per la sua ilarità, per la sua capacità di scherzare su tutto, evidentemente oggi non ha il buon gusto di ascoltare anche le proposizioni degli altri, richiamando un fatto però sul quale io non voglio assolutamente giocare. La ricostruzione fatta dall'onorevole Cugini sul piano di rinascita è falsa, perché quest'Aula, in base all'articolo 120 del Regolamento, ha visto il Presidente della Regione che è venuto qui, ha chiesto al Consiglio, ancor prima di affidare l'incarico al professor Savona, di tracciare le linee di indirizzo dell'elaborazione del Titolo III, articolo 13, del piano di rinascita. Quindi è falsa quella interpretazione e su quel dato ci sono i verbali che possono essere assolutamente richiamati.

C'è stato un dibattito preventivo e propedeutico all'incarico al professor Savona per il piano di rinascita da parte di quest'Aula. Qualcuno ha partecipato e qualcun altro no, ma nella fase preliminare, tre mesi dopo l'incarico, il professor Savona è stato convocato in Commissione programmazione per esprimere la valutazione e la disponibilità a venire in Aula per presentare il lavoro dei primi tre mesi della linea di indirizzo. Sono atti, onorevole Cugini, che forse, dopo pranzo, alla memoria della "Signoria Vostra" sfuggono, ma certo non possono sfuggire ai verbali di quest'Aula.

CUGINI (D.S.). Se lo dice una terza volta, le rispondo.

PILI (F.I.). Lei può, onorevole Cugini, fare quello che fa solitamente, rispondere e interrompere.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, lei si rivolga alla Presidenza. Onorevole Cugini, la richiamo per l'ultima volta, altrimenti adotterò gli strumenti che il Regolamento mette in mano al Presidente per evitare che queste cose continuino a sussistere in quest'Aula.

PILI (F.I.). L'onorevole Cugini non può perennemente insultare, prendere i colleghi di mira e umiliarli pubblicamente in quest'Aula, deve avere l'abitudine anche di rispettare i colleghi più bravi e quelli meno bravi di lui. Onorevoli colleghi, non è pensabile che un segretario di partito possa qui permettersi di prendersi gioco di uno o dell'altro collega umiliandolo in quest'Aula come meglio egli crede. Quindi molto spesso pan per focaccia perché così ci si può cominciare a regolare su un piano di equilibrio e di rispetto reciproco che forse qualche volta viene a mancare.

La posizione che abbiamo espresso su questo articolo è assolutamente chiara: manca il ruolo del Consiglio regionale. Io vi sfido a guardare la proposta di legge che è stata avanzata in questa legislatura, non voglio tornare su questo punto; nella precedente legislatura c'era (se ne sono viste le conseguenze) una Giunta totalmente dipendente dall'Assemblea parlamentare, dal Consiglio regionale, perché ne era diretta espressione. Oggi sono cambiate le regole, c'è un nuovo sistema parlamentare ed elettorale che ha separato nettamente il potere esecutivo da quello legislativo. Io vi invito a guardare la proposta di legge presentata dal centrodestra in Commissione dove tutti i passaggi sono in capo al Consiglio regionale per quanto riguarda gli indirizzi e la strumentazione di pianificazione di indirizzo che dev'essere competenza esclusiva del Consiglio regionale.

Abbiamo già detto che è un arbitrio, che significa violare in tutti i sensi le norme che danno al Consiglio regionale quella potestà legislativa che è in capo a questa Assemblea, abbiamo detto che la responsabilità di questo è tutta vostra, ma abbiamo anche detto che il danno è ad ogni singolo consigliere di maggioranza, perché se anche fosse avvenuto in Consiglio regionale, così come sta succedendo oggi, non avreste dato all'opposizione nessun margine di discussione. Quindi la sottrazione del potere decisionale legislativo è in capo ai consiglieri regionali della maggioranza che hanno scelto di dare all'ammasso del Presidente della Regione il potere di decidere sui piani paesistici regionali. Piani paesistici regionali che, in tutta Italia, nessuna Regione esclusa, sono in capo ai consiglieri regionali, professor Gessa! Uno come lei che arriva da un mondo assolutamente impegnato nella ricerca e che oggi si trova qui a dover ratificare, a mettere una firma in calce a qualcosa che un consiglio di amministrazione avrà deciso per conto suo e per conto di tutti noi; un consiglio di amministrazione che vuole avere il potere tecnico e il potere politico, che vuole coartare la capacità dei singoli Comuni di esprimere quella che hanno già messo in campo con risorse e fondi propri, Comuni che hanno elaborato piani urbanistici comunali, così come le Province i piani territoriali provinciali, che hanno consentito di utilizzare risorse, finanziamenti, capacità, per progettare nel dettaglio la visione paesaggistica.

Guardate nell'elenco dell'articolo 19 cos'è previsto nella 45, cosa devono fare le Province, è lo stesso che si vuole rifare, e fra qualche giorno vedremo gli incarichi della Giunta regionale per fare i piani territoriali paesistici! Dateli all'Università e sappiamo che potrà essere fatto il piano paesaggistico regionale in tre mesi, perché metteranno insieme quello che è stato già fatto, non ci sarà spartizione di incarichi, non ci sarà capacità - così come è stato più volte - di enucleare gruppi di lavoro su ogni territorio.

E' anche vero che abbiamo proposto di ampliare la fase partecipativa, non può essere ridotta a quindici giorni la pubblicazione nei Comuni della proposta o dell'adozione del piano. Se si pensa soltanto che i piani urbanistici comunali hanno una pubblicazione di sessanta giorni, non è pensabile che il piano paesaggistico regionale abbia un passaggio di quindici giorni nella pubblicazione all'albo pretorio dei Comuni. Non esiste, vuol dire allora che si vuole fare un consiglio di amministrazione che non lascia a nessun sardo e a nessun Comune il potere di disquisire, di poter dire quello che pensa e quello che può in qualche modo suggerire con quell'elemento di collaborazione che noi abbiamo proposto.

Bisogna coinvolgere i Comuni, in questo passaggio invece i Comuni sono totalmente sottomessi e la Regione ha dimenticato - con la parola "possono" o con quella "devono" che abbiamo cercato di introdurre - che "possono" o "devono" essere utilizzati i lavori già fatti. Secondo noi, "devono", per rispetto istituzionale verso le Province che hanno già compiuto quel lavoro, che ha già focalizzato in una scala assolutamente di dettaglio quelli che sono gli interventi paesaggistici in ogni singolo territorio, che ha la capacità di guardare al coordinamento e non all'ordinamento. Si vuole passare da una Regione che doveva coordinare ad una Regione che vuole ordinare, mentre noi rimaniamo nel concetto che (abbiamo cercato di farlo con difficoltà, questo è vero, nella precedente legislatura, forse fallendo la missione politica) si deve arrivare a coordinare piuttosto che ordinare.

Purtroppo oggi ci accorgiamo che c'è un passo indietro notevole, il non aver voluto accogliere, nell'illustrazione della Giunta e dello stesso Presidente della Commissione, nessuno degli emendamenti, se non qualche marginale concessione, non credo possa denotare il senso di responsabilità di questo provvedimento da parte della maggioranza. Non c'è stata una sola modifica sostanziale rispetto alle cose che sono state poste in Commissione e ripetutamente dai colleghi dell'opposizione in questa partita.

Sarà opposizione, colleghi, non sarà minoranza; sarà opposizione, perché qui in gioco non c'è soltanto un provvedimento legislativo, ma il futuro della Sardegna, sono migliaia di miliardi che, comune per comune, territorio per territorio, vi faremo conoscere per i danni che porterà questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). L'articolo 2 del provvedimento è stato confezionato in ordine ad un'esigenza che contempera altre che sono peraltro contenute nello stesso articolo 2, ovvero l'esigenza di percorrere un tragitto il più celermente possibile verso la definizione del piano paesaggistico regionale, perché in tutti noi, in Commissione e in Aula, è stata presente sempre la preoccupazione di lasciare da una parte la Sardegna priva di pianificazione paesistica, dall'altra quella di mantenere in vigore norme transitorie di salvaguardia del territorio regionale che in qualche misura potessero ridurre le capacità di buon utilizzo del territorio anche ai fini economici e dell'occupazione. Quindi l'articolo 2 ha un percorso molto celere verso l'elaborazione e l'approvazione del piano.

Se avessimo percorso strade diverse, anche qualche volta suggerite dall'opposizione, come in questo caso, probabilmente sarebbe venuta la critica più forte di altre, peraltro in qualche misura contenuta anche negli interventi che avete fatto in questi giorni: non sono "dodici mesi", che è il periodo che noi abbiamo insieme previsto per la redazione del piano, ma sono "diciotto", cioè il termine massimo entro il quale il piano deve essere approvato; ma non solo "diciotto" perché poi i comuni devono predisporre gli adeguamenti, fare la pianificazione urbanistica, quindi diventano tre anni, forse quattro o cinque. Il disastro! La catastrofe!

Allora ci siamo concentrati sui tempi per dire che catastrofe non ce n'è. Peraltro, io ho grande rispetto per il nostro sistema delle autonomie, il quale scarsamente è stato aiutato, a incominciare dalla scorsa legislatura, nello svolgimento delle proprie funzioni, anzi qualche volta è stato posto alle strette, umiliato, sì, in quel caso, ridotto nella capacità operativa, qualche volta anche scippato di qualche funzione e di qualche competenza, perché il nostro sistema delle autonomie locali poteva benissimo essere tutto fatto salvo, ai sensi di questo provvedimento; voi sapete benissimo che tutti i piani urbanistici comunali, in presenza o in assenza della pianificazione paesistica preesistente, annullata e illegittima, sono fatti salvi, possono intervenire, possono realizzare, non c'è nessun impedimento. E perché ne abbiamo solo un terzo tra quelli costieri e molto di meno tra tutti i Comuni della Sardegna? Perché non hanno avuto tempo? No, perché potevano farlo dal 1989, ma passiamo oltre, facciamo dal 1993 con la "23": undici anni! Ma non hanno la pianificazione urbanistica! Perché? Perché non abbiamo dato loro gli strumenti. E perché non abbiamo dato gli strumenti? Perché purtroppo gli ultimi cinque anni li avete governati male voi e può darsi anche che i cinque anni precedenti li avessimo governati male noi, ma sta di fatto che i comuni, in undici anni, sennò sarebbero stati fatti salvi tutti, non si sono dotati di pianificazione urbanistica.

Io do anche un'altra lettura molto scarna ma abbastanza esemplificativa: noi abbiamo alcuni comuni che forse per fare il piano aspettavano l'abbattimento dei controlli, l'abolizione dei Comitati regionali di controllo, altri aspettavano la delegittimazione o meglio l'annullamento della illegittima pianificazione paesistica, che non era affatto restrittiva, era un colabrodo e siccome era un colabrodo poco sufficiente per far colare anche i pezzi di carne hanno magari aspettato che cadessero anche quei minimi strumenti di salvaguardia del territorio.

Allora perché noi abbiamo una cultura diffusa, in questa Regione, che vuole consumare, dilapidare, svendere il territorio? A una cultura di questo genere bisogna rispondere con un richiamo, poi vinca il migliore. E' vero che facciamo il nostro interesse, quello dell'impresa, che è sempre messo in primo piano, quello del cittadino che è sempre messo in secondo piano, quando utilizziamo il territorio in questi termini? Facciamo l'interesse di tutti o facciamo l'interesse di qualcuno? E quel qualcuno l'interesse lo divide, lo distribuisce, rende compartecipi gli altri oppure se lo accaparra e magari lo trasferisce in una banca che ha sede o nell'Italia del Nord o all'estero?

Questi sono i temi su cui noi discutiamo. E' vero, onorevole Pili, c'è un conflitto sociale anche in questo, che è un conflitto di idee ed è possibile trovare un punto di mediazione solo ed esclusivamente se si condivide l'obiettivo. Se è un problema di strumenti, le soluzioni si trovano; se è un problema di obiettivi, così contrapposti l'uno all'altro, allora non si troveranno mai né in questo né in altri testi di legge! Noi vogliamo fare gli interessi delle classi popolari, vogliamo fare gli interessi della gente di questa Sardegna che fatica, giorno dopo giorno, con il proprio lavoro. Vogliamo fare gli interessi di quelli che investono onestamente le risorse, che possiedono iniziative imprenditoriali, vogliamo fare gli interessi dei giusti, non dei furbi.

(Interruzione)

Allora se è vero questo, onorevole Pirisi, mi consenta di concludere, anche se uso questo verbo che per noi è un po' particolare, però mi permetta, onorevole Pirisi, di concludere il ragionamento, perché se gli obiettivi sono così distanti, è difficile trovare negli strumenti una sintesi positiva. Si dice: "ruolo del Consiglio", badate, leggendo il Regolamento, anche quello che potremmo scrivere insieme modificandolo, c'è per tutti un'esigenza di lavoro e un'esigenza di difesa di questa istituzione. Io non ho gradito i riferimenti al decreto "salva coste", che poi non è un decreto, è una delibera; si dice di tutto, si fa un'informazione un po' strana anche nella terminologia, si è trasformato sulle pagine dei nostri giornali come il decreto "salva mozzarelle", come se noi passassimo il tempo qua tra un pasto e l'altro a vedere se riusciamo a fare qualche inciucio. Io non ho gradito, perché in questo modo si cancella la grande potenzialità, tra l'altro anche la grande novità, di questo Consiglio regionale, di questo così costituito dopo le elezioni ultime scorse, non ho gradito che si colpisca la rappresentanza generale dei sardi per affermare principi per cui qua c'è solo una discussione perditempo e da altre parti una grande capacità di azione di governo. Non l'ho gradito perché non è vero, perché non è utile, anzi è pericoloso, perché democrazia vuol dire anche poter discutere, confrontarsi a lungo, cercare e trovare soluzioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). La ringrazio, signor Presidente, credo che a proposito dell'articolo 2 del testo unificato che stiamo discutendo sia necessario, anche alla luce di quanto emerso nel dibattito, fare qualche affermazione. La prima è che una delle più grandi differenze che vanno marcate tra la destra e la sinistra sta proprio nel concetto di sviluppo, di tutela del paesaggio e del territorio, nel concetto di difesa di quelli che sono i beni ambientali e territoriali, di quello che è ciò che noi abbiamo avuto - lo ribadiamo - come eredità dai nostri padri e in prestito dai nostri figli; noi siamo tra coloro che vorremmo consegnare ai nostri figli un ambiente intatto, la destra è quella che si vuole mangiare tutto e che non ha una visione e una prospettiva del futuro. Questa è la differenza, una differenza grande che divide il centrodestra dal centrosinistra.

LA SPISA (F.I.). Parole storiche!

PIRISI (D.S.). Questa è una grande differenza, onorevole La Spisa, che ci divide molto; anche se vi dà fastidio e vi rode, questo è. E a chi gli rode, si gratti! Noi crediamo, onorevoli colleghi e colleghe, che sotto questo profilo non possiamo fare inciuci, non possono esserci compromissioni delegate né da Arcore né da Comincioli né da altri e neppure, lo dico ai colleghi di Alleanza Nazionale, dal benemerito Ministro dell'Ambiente, il quale cerca di creare, come diceva un autorevole giornalista che si chiama Giovanni Valentini, una sorta di Minculpop per l'ambiente, Ministero della cultura popolare, un Minculpop per l'ambiente per stravolgere ciò che è scritto nel Codice Urbani e delegare ad un sinedrio di 24 persone tutto quanto riguarda l'ambiente, la cultura, il patrimonio storico e ciò che, possiamo dire anche, rappresenta il 60 per cento di tutto il patrimonio culturale dell'umanità: dare tutto questo in pasto ad un sinedrio di 24 persone che dovranno decidere quanto in Italia dovrà accadere. Questa è una differenza abissale che ci separa, cari signori del centrodestra!

Quindi sotto questo profilo - lo diciamo con estrema chiarezza - non possono esserci inciuci, non possono esserci compromissioni, non possono esserci neanche patti sotterranei, fatti nei tavoli, nelle mense, al di fuori, nei corridoi o in quest'Aula, che possano creare una fase di osmosi tra noi e voi. C'è una differenza grande, onorevole Assessore del Comune di Sassari, che bene farebbe a cercare di dare risposta al proprio territorio, non su una prospettiva storica, ma sulla prospettiva molto contingente.

MORO (A.N.). Questa è la linea di Soru!

PIRISI (D.S.). La linea di Soru è quella che è stata detta nel programma ed è una linea che ha visto voi bocciati nel confronto elettorale e che ha visto noi vincitori e promossi.

SANCIU (F.I.). Hai perso 18 mila voti!

PRESIDENTE. Onorevole Sanciu, per cortesia! Consentite all'onorevole Pirisi di intervenire.

PIRISI (D.S.). Ascolti, onorevole Sanciu, questa è una partita che non è ancora contemplata, la prego di non provocarmi troppo! Non è ancora contemplata negli interventi che le hanno scritto, quindi la prego di astenersi, quando poi glielo scriveranno, replicherà, per ora si astenga.

Allora, noi, onorevoli colleghi, abbiamo necessità di aprire un confronto su un terreno che vada al di là delle cose che ho detto, perché quando l'onorevole La Spisa dice che anche voi volete confrontarvi con noi su questo terreno io dico: "Confrontiamoci", ma non dite assolutamente che abbiamo gli stessi interessi. Vede, noi abbiamo un pezzo di Sardegna che voi, assieme al Governo di centrodestra, avete deciso, assieme alla base americana, che debba essere un terreno al di fuori della potestà della Regione ed è la villa del leader al quale vi ispirate, il leader dal quale voi vi siete fatti fare qualche provino.

LA SPISA (F.I.). Parliamo di ville?

PIRISI (D.S.). Sì, di ville, di ville! Noi parliamo di ville, non abbiamo problemi, onorevole La Spisa! Noi non abbiamo problemi a parlare di ville, di villini e quant'altro!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, onorevole Pili, vi richiamo per l'ultima volta! Onorevole Pirisi prosegua.

PIRISI (D.S.). La ringrazio, Presidente, noi parliamo di ville, di villini e di villoni, parliamo di anfiteatri pseudo romani, parliamo di bunker e quant'altro.

(Interruzioni)

Parliamo di ville per le quali è stata chiesta la extraterritorialità. Ci dispiace, il terreno della Sardegna e il territorio della Sardegna è unico e noi lo difendiamo in toto, compresa la villa nella quale qualcuno, in quest'Aula, va a prendere indicazioni per quello che deve fare poi nell'Assemblea regionale.

(Interruzione)

Noi crediamo però... non si esponga troppo, onorevole Liori, non è il caso. Il minculpop, l'abbiamo già detto, è una prerogativa del Ministro Matteoli il quale giustamente dice che deve provvedere a fare delle cose interessanti e importanti nella nostra Isola. Noi però diciamo che, in virtù di una villa, nessuno può calpestare il diritto di tutti gli italiani ad avere delle leggi che siano di tutela. A voi invece non ho sentito dire mezza parola. Su "La Repubblica" di oggi, non su giornali sotterranei o underground, si parla in maniera molto esplicita di un condono per i ladri d'arte che verrebbe fatto contro il Codice Urbani, che verrebbe fatto in una maniera insopportabile per la coscienza, non dico di persone di centrosinistra, ma nei confronti delle persone oneste.

Ebbene, signor Presidente, io credo che sia importante chiarire alcuni punti, il primo: l'onorevole Mario Floris quando era Presidente della Giunta regionale ha avviato una forte concertazione con il sistema delle autonomie e non solo, lo dico perché forse i colleghi se lo ricorderanno, questa ha creato non pochi imbarazzi nei confronti dello schieramento nel quale milito, tanto che ieri avevamo visto questa cosa qua, diciamo non con un certo allarmismo, ma come un fatto che poteva depotenziare la nostra azione. E' arrivato poi l'onorevole Pili che ha cancellato la concertazione a tutti i livelli! Oggi ho sentito parlare del fatto che le organizzazioni professionali, gli ordini professionali sono stati chiamati con ritardo nell'audizione che c'è stata nella Commissione, domando all'onorevole Pili: quando mai, lui Presidente, c'è stata un'audizione con gli ordini degli architetti, degli ingegneri, degli agronomi, eccetera, eccetera, eccetera? Nessuna. L'hanno riconosciuto loro, hanno detto: "Mai c'è stato un incontro per discutere di alcun problema!"; allora l'onorevole Floris potrebbe rivolgere anche qualche critica sotto questo profilo, ma l'onorevole Pili non ha titolo, gli mancano i fondamentali della democrazia parlamentare e della concertazione, i fondamentali, onorevole Pili! Poi mi risponderà.

(Interruzione del consigliere Pili)

(Segue PIRISI) Mi risponderà. Però c'è un fatto, non può confutare i fatti storici che sono accaduti. Interviene l'onorevole Pili che chiaramente quando gli si parla di cose concrete ha qualche difficoltà, se dobbiamo fare...

PILI (F.I.). Ho bisogno del suo aiuto, il fantasista del nulla!

PIRISI (D.S.). No, assolutamente!

PRESIDENTE. Onorevole Pili, per cortesia! Onorevole Pirisi, prosegua.

PIRISI (D.S.). Se dobbiamo fare degli spot televisivi... Chiedo scusa, Presidente, ma se dobbiamo fare degli spot di tipo propagandistico nessuno lo batte, sui fatti concreti non c'è storia, perché la difficoltà è evidente, onorevole Pili, lei ha scritto...

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Onorevole Pili, la richiamo per l'ultima volta, per cortesia.

PIRISI (D.S.). Lei ha scritto: "Possono...". Chiedo scusa, Presidente, io chiedo anche di recuperare, però voglio dire, Presidente, l'onorevole Pili ci ha fatto un intervento stupendo quando stamattina ha detto: "Io vorrei capire come mai non si indica in maniera chiarissima la parola, anziché "possono" per l'utilizzo dei piani paesistici provinciali, bisogna imporre la parola "devono". La parola "devono"? Ma l'onorevole Pili, il paladino della battaglia che sta conducendo, la battaglia per un solitario... No, un po' di recupero mi spetta. Non me lo dà, Presidente?

L'onorevole Pili ha scritto nella proposta di legge numero...

PILI (F.I.). Io mi sto battendo contro il nulla!

PRESIDENTE. Un minuto per recuperare, prego onorevole Pirisi.

PIRISI (D.S.). Presidente, la ringrazio molto, un minuto soltanto mi è più che sufficiente. Tanto, guardi, contro il nulla sul quale si sta dibattendo l'onorevole Pili basterebbe anche molto meno.

PILI (F.I.). Lei ha ragione!

PIRISI (D.S.). In tutti i casi hanno scritto, nella proposta di legge numero 28, che: "…per la redazione del piano urbanistico territoriale potranno essere utilizzate le risultanze e gli elaborati dei PUP, dei piani urbanistici provinciali, adottati o in corso di adozione alla data di entrata in vigore della presente legge". Ma qualcuno si ricorda le cose che ha detto l'onorevole Pili, di attentato alla democrazia, di attentato all'autonomia, di spendita di danari in maniera irriguardosa per i contribuenti italiani? Ma lei quando ha scritto queste cose stava pensando alla sua logica, alla sua! A quella che ha utilizzato quando ha governato, non a quella del Presidente Soru e di questa maggioranza, onorevole Pili! Non a quello ha pensato lei, allora si documenti non sulle cose che diciamo noi, ma sulle cose che scrive lei, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Anche lei è confuso.

PIRISI (D.S.). Guardi, quel confronto lo dobbiamo fare, noi abbiamo in Aula autorevoli rappresentanti del centrodestra con i quali, l'abbiamo detto, il confronto può avvenire; ma lei, che sta giocando a sfasciare tutto quanto, glielo dico, rimarrà nel suo isolamento e le garantisco che ha dato prova storica del suo fallimento e noi su quel terreno non ci faremo assolutamente trascinare. Mi riservo di intervenire successivamente in seguito alle cose che lei dirà, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Attendiamo con trepidazione.

PRESIDENTE. Invito i colleghi ad una maggiore calma. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Io credo che, grazie all'intervento dell'onorevole Cugini che ha cercato di riavvicinare le parti, un intervento distensivo di apertura al dialogo e al confronto, ne abbia goduto il clima dell'intera Assemblea, visto che in seguito anche l'onorevole Pirisi ha dato il suo contributo per trovare un punto di incontro.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue CAPELLI.) Io ho trovato, nell'intervento dell'onorevole Pirisi, diversi segnali di apertura, ma per non urtare la nota sensibilità di alcuni colleghi non parlerò e non partirò dagli affetti più cari, li lascerò da parte, mi permetterete però di evidenziare le contraddizioni del centrosinistra riportando testualmente le vostre affermazioni e le vostre dichiarazioni.

Nell'articolo 2 e nei commi dell'articolo 2, la sostanza e il merito dell'articolo che noi abbiamo cercato di evidenziare sono il coinvolgimento e le prerogative del Consiglio. Vi riporto indietro nel tempo, cosa che non volevo fare. Perché? Perché mi rendo conto che a volte i colleghi, alcuni di questi, quando non hanno da controbattere o dire qualcosa nel merito, tornano al passato e nel passato chiunque di noi troverà da ridire sull'operato della Democrazia Cristiana, dell'M.S.I., del P.C.I., dei D.S., dei Socialisti, di Craxi, di Andreotti e, scusate il paragone, anche di Palomba, Satta e quanti altri, di tutti quanti; e quando non si ha qualcosa da dire o da proporre si dice: "ma voi eravate" dimenticando che quel voi è riferito anche a se stessi, o meglio alla propria storia politica, di cui bene o male tutti siamo responsabili non foss'altro perché abbiamo fatto delle scelte politiche, anche sulla base di una storia, non da noi direttamente percorsa, ma sicuramente condivisa nelle azioni e negli atti portati avanti.

Perciò, per rispondere con i fatti, direi che sarebbe bello che i colleghi, l'ho già fatto in un precedente intervento, si rivedessero alcuni passaggi della mozione numero 71, per esempio "sottrazione al Consiglio di atti strategici per lo sviluppo della Sardegna". Era una mozione proposta dal centrosinistra e dai Sardisti nella passata legislatura di cui rileggiamo alcuni passaggi: "Censuriamo la politica delle parole, censuriamo il fatto che il Consiglio sia espropriato del suo ruolo, più che una Casa delle Libertà" - dicevate - "questa è una caserma delle libertà". Credo che, se siamo intellettualmente onesti, ci ritroviamo tutti in queste affermazioni.

Dopodiché continuando, il Presidente del Consiglio di oggi, l'onorevole Spissu, nell'anticipare il voto favorevole, affermò che la mozione è uno degli strumenti a disposizione dei Consiglieri per poter esercitare il proprio ruolo, uno strumento democratico. Quando è usata da voi, la mozione (perché c'è anche la lamentela sulle troppe mozioni), allora è uno strumento democratico. Ancora l'onorevole Masia disse che si stava delineando un sistema di portare avanti i lavori del Consiglio del tutto sbagliato, manifestando proprio la presenza dentro il Consiglio di chi non voleva il confronto, allora l'onorevole Masia diceva questo, mi auguro che lo possa dire anche adesso, credo che ci siano le stesse condizioni, mi sembra. Oppure ancora si concludeva: "Noi non accetteremo mai di restare impassibili davanti a chi vuole trasformare quest'Aula nel circolo della rassegnazione". Io credo che possiamo mutuare, vorrei mutuare quelle frasi che faccio mie e ve le ripropongo.

Vorrei concludere questo breve excursus sul passato per dire che qualora si siano fatti anche degli errori, nei decenni, nei quinquenni precedenti, continuo a dire che due errori non fanno una cosa giusta, perciò se qualche errore è stato fatto allora quando si votava liberamente perché era un libero sistema parlamentare, dove anche esponenti della maggioranza si permettevano di votare esprimendo il proprio giudizio liberamente contro la Giunta, in contrasto con la Giunta o con il Presidente, non credo che voi possiate fare o sostenere altrettanto. Anche se ho apprezzato molto i distinguo avvenuti ieri in Aula nell'ennesimo atto portato avanti con confusione dal centrosinistra, con smentite di posizioni di Capogruppo - questo è lecito e normale, ma ci stiamo abituando - e con voti separati all'interno del centrosinistra.

Poi si dice per essere propositivi: "Che cosa proponete?". Giusto, accedo alla sottolineatura dell'onorevole Cugini; bastava prestare attenzione agli emendamenti presentati dal centrodestra e dalla minoranza in tutte queste giornate e sicuramente, fra molti di questi, si poteva intravedere che cosa proponiamo nel merito dell'articolo 2.

Ne sottolineo alcuni rispetto agli altri, abbiamo l'emendamento numero 11, me ne viene in mente un altro, quello che abbiamo presentato noi, il "42" o l'emendamento numero 1, che molto avventatamente stamattina non è stato rimesso al giudizio dell'Aula come il "42", per valutazioni che possono essere discusse, ma è stato negato, è stato detto: "Non si accetta". Quella è una proposta seria di coinvolgimento del Consiglio che non vuol dire ingabbiare il sistema di riforma dell'urbanistica presentato in un sistema incancrenito burocratico amministrativo quale quello regionale, del Consiglio, delle Commissioni e di quant'altro. Essendo stato io Presidente di Commissione nella passata legislatura, in particolare nello specifico della Commissione ottava, sui progetti di ricerca e sulla riforma della ricerca, mi permetto di ricordare all'onorevole Pirisi che sono stati invitati tutti i Consigli degli Ordini compreso quello degli architetti, geometri, ingegneri e quant'altro, con i quali sono state fatte delle audizioni. Allora presiedeva il Presidente Pili.

Voi siete emanazione di una Giunta e di una maggioranza, io ero allora emanazione di una maggioranza e di una Giunta. Perciò sono stati sentiti, perché noi diamo molta rilevanza alla concertazione, grazie anche alle vostre spinte e insegnamenti, avete fatto la bandiera della concertazione, come oggi siete o cercate di passare con la bandiera di chi sostiene i deboli, gli emarginati e quant'altro, i quali non vi credono più e spero che non credano più a nessuno di noi, perché questa è strumentalizzazione e demagogia. Perché io vorrei capire da voi seriamente se vi consentite o permettete di dire che altri invece difendono i diritti dei prevaricatori, i diritti dei forti e degli altri.

No, noi difendiamo i diritti dei cittadini in un sistema democratico che è composto da diverse fasce sociali, tutti hanno dignità e diritti che vanno rispettati, portati avanti nella piena libertà di espressione, libertà di iniziativa, perché gli imprenditori non sono i cattivi e gli operai non sono i buoni, sono cittadini di questo Paese, di questa Regione, di questa città, di questo territorio, che hanno diritto al rispetto, e come tale non deve essere ammesso nessun atto di prevaricazione.

Non penso di avere il tempo per concludere, ma credo che avrò diverse occasioni per portare avanti questo discorso, qualunque sia l'emendamento o la questione in discussione. Per fare queste riforme, che tutti attendiamo e che tutti vogliamo, che qualcuno è riuscito a portare avanti meglio di altri e altri non sono riusciti a concludere, nel mondo si sono sempre attuate diverse forme, esistono diversi modi: esiste la rivoluzione silenziosa, esiste la rivoluzione cruenta e armata, esiste la rivoluzione democratica, la terza di queste rivoluzioni è la più difficile, è quella che richiede più tempo, che richiede più cultura e che vi dico poi in un altro momento come finisce perché ho finito il tempo.

(Interruzione del consigliere Pirisi)

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, anche dai banchi della Giunta adesso interviene?

Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Cercherò ancora per 24 ore di mantenere una certa calma, anche perché è fin troppo evidente che in questa Aula c'è chi in qualche maniera cerca le condizioni per produrre qualcosa di buono e, sistematicamente, c'è qualcuno che invece vuole giocare allo sfascio.

Siccome l'onorevole Pirisi ha deciso di giocare allo sfascio, io non scenderò sul suo terreno, onorevole Pirisi, perché lo ritengo poco produttivo, le dimostrerei immediatamente che lei ha torto marcio su tutto.

PIRISI (D.S.). Di quello ne dubito.

DIANA (A.N.). Quello è un grugnito che in quest'Aula serve poco.

(Interruzione del consigliere Pirisi)

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, si accomodi intanto, lasci che i consiglieri intervengano, prenda nota, poi quando è il suo turno interviene e replicherà puntualmente.

DIANA (A.N.). Io non chiederò un minuto in più per questa interruzione così come il collega ha fatto poc'anzi, dico solo che se è questo l'atteggiamento che in quest'Aula deve regnare, diciamolo una volta per tutte, non abbiamo problemi, io ne ho meno degli altri. Sono circondato da un'armata che aspetta solo un segnale per usare toni molto più forti di quelli che abbiamo usato finora, perché non ne abbiamo usato.

Questa non è una minaccia. Però, che l'onorevole Pirisi, per difendere posizioni indifendibili, pensi di passare all'attacco con il Governo nazionale, con i Ministri di Alleanza Nazionale, credo che sia assolutamente un atteggiamento da non condividere in quest'Aula, perché se ci lasciamo trascinare allora sarebbe fin troppo facile prendere la cartina geografica della Sardegna che ho qua e tirare in ballo quali sono i veri scempi che si sono fatti negli ultimi quindici anni in Sardegna e andare a vedere chi erano gli amministratori, peraltro chi lo sono ancora o lo sono ritornati ad essere.

E allora, non ci potete sfidare perché noi, parlo a nome di Alleanza Nazionale, abbiamo talmente pochi sindaci e pochi amministratori che forse non hanno fatto in tempo a fare guai, ma comunque non ne abbiamo fatto, non abbiamo interessi da difendere e quando ci rendiamo conto che ci sono interessi personali in gioco siamo pronti a prendere anche le distanze. Di fronte a questa considerazione, abbandonare la strada che ci stava portando o che ci poteva portare a ragionamenti più consoni a quello che è il mandato che ci hanno dato gli elettori e sentir tirare in ballo certe considerazioni da parte dell'onorevole Pirisi, fa male a quest'Aula. L'onorevole Pirisi si è dimenticato che ha studiato, essendo ormai qualche ventennio che è laureato, su una normativa che ancora oggi, onorevole Pirisi, è il Codice Bottai del 1939, sono le leggi di riferimento universali per la tutela del paesaggio, dell'ambiente e dei beni culturali, se lo ricordi sempre.

PIRISI (D.S.). Se lo ricordi lei!

DIANA (A.N.). Non l'abbiamo citato neanche noi, guardi, però lei mi porta su questa citazione e lei, comunque sia, con quelle leggi ci deve fare i conti, così come deve fare i conti con il Codice Urbani, così come deve fare i conti con la normativa regionale, così come deve fare i conti, d'ora in avanti, col Regolamento di questo Consiglio regionale, onorevole Pirisi, perché sì, perché glielo dico io che deve fare i conti se lei continua con questo atteggiamento!

Io lo so che il suo atteggiamento non è condiviso dalla stragrande maggioranza dei consiglieri perché lei, da Presidente di Commissione, si doveva astenere dal fare certi commenti in quanto non è assolutamente il suo ruolo. In ogni caso, relativamente a questo articolo, noi abbiamo presentato emendamenti, dei quali non ce n'è uno che possa essere definito affatto strumentale, li abbiamo difesi, li abbiamo discussi, su alcuni lei stesso ha avuto dei dubbi sul parere da dare.

Allora, come si può poi intervenire in dichiarazione di voto o in discussione generale con le accuse che lei vuole formulare, tirando in ballo una serie di questioni che, con i nostri ragionamenti, non hanno niente a che vedere, onorevole Pirisi.

PIRISI (D.S.). Allora era fuori lei!

DIANA (A.N.). No, io non ero fuori e ho ascoltato molto bene, onorevole Pirisi. Lei è andato completamente fuori strada, in altri tempi avrei usato un altro termine in quest'Aula, nella precedente legislatura, oggi lascio perdere perché non è assolutamente il caso. Però, vede, onorevole Pirisi, gli emendamenti, che abbiamo presentato su questo articolo 2, li abbiamo illustrati, siamo disponibili anche a illustrarli nuovamente, ma ne stiamo facendo una discussione complessiva.

Un argomento particolare che ci riguarda è quello del coinvolgimento degli enti locali, non è un emendamento strumentale, è per individuare un percorso che certamente ci avrebbe agevolato tutti, avrebbe dato a noi anche la possibilità di capire questa normativa, che ogni volta che leggo mi rendo conto che è sempre più iniqua, sempre più improponibile per come è stata formulata; ma come posso io affrontare un ragionamento quando c'è chi costruisce e chi distrugge?

Questo è l'elenco, signori consiglieri, di tutti i siti SIC (Siti di interesse comunitario) della Sardegna, è a vostra disposizione. Rendetevi conto di che cosa c'è qua dentro, c'è un quarto del territorio regionale della Sardegna che viene vincolato. Ma stiamo scherzando? Vi vorrò vedere difendendo le vostre posizioni quando arriveranno tutti i vostri comuni, tutti i vostri territori, che vengono sottoposti ad un regime vincolistico per cinque anni che non permette nessun tipo di edificabilità! Ma come è possibile non capire queste cose? Sono quattro pagine fitte di migliaia di ettari vincolati in Sardegna; questi sono i SIC, figuriamoci con i PSIC ( Proposti siti di interesse comunitario) che cosa succede! Ma veramente è una psiche malata che ha messo in piedi questo ragionamento!

Allora hanno voglia i consiglieri della maggioranza - quelli che avevano voglia e che hanno voglia di trovare soluzioni - di trovare convergenze! Ma quali convergenze? State cercando lo scontro frontale, ma se cercate lo scontro frontale, dico se cercate, perché ho ancora qualche dubbio, continuo a mantenere un grammo di ottimismo ancora, onorevole Cugini, se avete questa voglia di cercare lo scontro, beh, noi almeno per qualche mese la voglia ce l'abbiamo ancora, perché certe cose non le abbiamo ancora digerite dalla passata legislatura. Forse ci stavamo arrivando, ma veramente dico che se l'onorevole Pirisi continua con questo atteggiamento, sarà una battaglia che ci vedrà impegnati notte e giorno, con una strenua resistenza, onorevole Cugini, e allora sì che ci facciamo male!

Se è questo l'andamento che volete portare ai lavori di quest'Aula, ditelo chiaramente, sospendiamo qualsiasi tipo di apertura, chiudiamo tutto e vinca il migliore! Certamente avete i numeri per vincere, però quando vincerete, sarà probabilmente una vittoria di Pirro, anzi certamente!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Sarò breve. Il collega Diana adesso diceva che si gioca allo sfascio. Io dico al collega Diana che è giusto però guardare in entrambi gli schieramenti per individuare chi ha questa volontà. E aggiungo: a chi giova tutto questo? Proprio l'esperienza che ha vissuto una parte di noi, dico una parte, nella precedente legislatura, è una delle cause che ha determinato il fatto che io dica adesso "una parte di noi", perché gli illustri colleghi che hanno magari vissuto nella fase precedente una vita parlamentare di un certo tipo magari qui non sono presenti, dovrebbe consigliarci a riflettere a chi giova. Cioè a chi giova trasmettere un'immagine di questo Consiglio regionale che da sei giorni è incartato, ha approvato un solo articolo, è inconcludente, perde tempo, in più i giornali aiutano con notizie per le quali sembra che sia un diritto mangiare un panino nel transatlantico? A chi giova trasmettere questa immagine del parlamento dei sardi con la situazione che stiamo vivendo? Io credo che non serva a nessuno.

Vedete, siccome voglio fare un intervento brevissimo, non mi dilungo neppure ad individuare le responsabilità. Certamente la responsabilità c'è in chi presenta duemila emendamenti - è il record nella storia dell'autonomia - ad una legge di pochi articoli, quindi fa una battaglia ostruzionistica per impedire che si faccia la legge. Certamente, può darsi che ci sia, anzi dico che c'è responsabilità di una maggioranza che non è riuscita ancora oggi ad avanzare una proposta politica che eviti questo. Però non giova a nessuno dei due schieramenti. Si continua ad alimentare così un giudizio, già presente e diffuso nell'opinione pubblica, negativo sui partiti, sulle sue rappresentanze, sul suo parlamento. Quindi qualcuno può darsi che giochi allo sfascio, però va individuato bene chi, ognuno guardi in casa propria chi può averne interesse.

Allora io non posso che ribadire quello che ho detto anche in un altro momento; se l'obiettivo è: "Imponiamo al centrosinistra il rinvio o il ritiro della legge; imponiamo al centrosinistra la sospensione di un provvedimento sul quale sappiamo esserci stata una battaglia politica, in queste settimane e in questi mesi, e una discussione che ha coinvolto i cittadini sardi", la strada è chiusa, noi non possiamo addivenire ad una proposta di questo tipo! Se l'obiettivo invece è una battaglia politica, portata avanti anche con duemila emendamenti, comunque per fare in modo che la minoranza possa, ed io dico che non solo ne ha il diritto ma il dovere, di partecipare a migliorare la legge, allora è chiaro che occorre che, in entrambi gli schieramenti, se ci sono, (io sinceramente dalla vostra parte non vedo se non un escamotage dialettico), siano isolati coloro che giocano allo sfascio e vada riportata la discussione, non più alla precedente legislatura, non più a tutto quello che è successo, non più ad altre questioni, ma sulla legge, nel riconoscere che c'è una maggioranza che si è impegnata con i suoi elettori, che ha avuto il consenso grazie a quella proposta, che ha discusso con la gente, che ha presentato un suo disegno di legge che è stato approvato dalla Commissione, che è in Aula e che ha una sua impalcatura; quindi nel rispetto del reciproco ruolo, ognuno partecipa a costruire una legge migliore.

Se questa è la volontà che - ripeto - non abbiamo ancora visto però, è un qualcosa che può consentirci di fare un passo in avanti nell'interesse della dignità di ognuno di noi che da giorni è qui e che non ha ancora prodotto nulla; se invece l'obiettivo politico da raggiungere è quello di far ritirare, retrocedere, sospendere un provvedimento sul quale c'è stato un dibattito, e quindi sconfiggere dal punto di vista politico il centrosinistra, come non si è riusciti nelle elezioni del giugno, è chiaro che da parte nostra non ci può che essere una risposta negativa, al di là dei toni, al di là della dialettica e delle discussioni che ci sono state in queste ore.

Noi non abbiamo ancora individuato qual è il vostro obiettivo, o meglio, visto che il collega Diana, anzi, Capelli diceva: "Vi siete divisi", io dico che anche in questo ognuno guardi in casa sua, perché anche tra di voi c'è comunque chi ritiene che una via d'uscita deve essere trovata per la dignità di tutti attraverso un accordo politico nel rispetto sempre dei reciproci ruoli e c'è chi invece propone di andare avanti all'infinito, perché comunque in gioco magari non c'è la sorte della legge, ma le proprie sorti individuali di leadership, di ruolo riconosciuto all'interno dell'Aula e all'interno della propria rappresentanza politica; anche qui, quindi, ognuno pensi a trovare le soluzioni al proprio interno.

Penso di poter parlare anche a nome dei colleghi, se da parte vostra c'è realmente l'obiettivo non di farci rinviare, non di farci sospendere il provvedimento, non di portarci e farci dettare i tempi dalla magistratura amministrativa, ma quello di partecipare, perché è anche un vostro dovere, a migliorare la legge, noi siamo disposti alla discussione vera qui e nei luoghi che insieme sceglieremo. Se invece l'obiettivo è solo politico e dunque quel gioco allo sfascio di cui parlava Diana, noi non siamo disponibili ovviamente a perseguirlo: pertanto avverrà che voi determinerete i tempi, ma non il contenuto della legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Sull'articolo e sugli emendamenti ci sono alcune cose sicuramente importanti da dire; stiamo conducendo la partita sulle cose concrete e sulle proposte che abbiamo trovato da parte della maggioranza nel disegno di legge e su quelle per le quali stiamo cercando con enormi difficoltà evidentemente di ottenere almeno un ascolto, un ragionamento sui contenuti proposti attraverso i nostri emendamenti.

La cosa è semplicissima, colleghi, per i piani paesaggistici questo articolo 2 individua una procedura estremamente semplificata anche rispetto al passato. Io non so se qualcuno di voi abbia visto come viene novellato l'articolo 11 della legge 45, viene novellato espungendo, dall'assetto normativo dell'articolo 11 della legge 45, due commi che prevedevano di norma la redazione da parte della Giunta regionale dei piani territoriali paesistici, eccetera e poi, eccezionalmente e su motivata richiesta dell'ente interessato, l'affidamento degli studi e la relazione dei piani, con deliberazione della Giunta regionale, alle province, alle comunità montane, ai comuni singoli o associati. In tale caso la proposta di piani territoriali paesistici, predisposti dai su indicati enti locali, è trasmessa alla Giunta regionale per il successivo iter di approvazione.

Ma perché avete tolti questi due commi? L'unico spazio che potevano avere i comuni di incidere, nella predisposizione, sui contenuti dei piani paesistici, l'avete tolto. Una piccola modifica, passata così, a ferragosto. Vi siete solo ricordati, alla fine di quest'articolo, di inserire che comunque, per carità, il Consiglio regionale esiste: "Entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, il Presidente della Regione espone al Consiglio regionale le linee guida caratterizzanti il lavoro di predisposizione dei piani paesistici regionali". Allora basta con la parola "trattativa", basta con "cerchiamo di capire". Noi stiamo proponendo cose che abbiamo detto e ridetto, scritto e riscritto, sottolineato ed evidenziato in tutti i modi.

Volete dare un segnale davvero alla Regione, nel senso che questa legge sia aperta ad un sistema di confronto democratico con gli enti locali? Abbiate almeno il pudore di non togliere quei due commi che lasciavano un minimo di spiraglio agli enti locali per intervenire, fate qualche cosa, in modo che l'encefalogramma di questa maggioranza dia un segno di vita. Il discorso è semplicissimo: sui contenuti non intervenite, vi limitate soltanto a ricordare gli errori del passato (non mi sto riferendo all'ultimo intervento di Marrocu che era molto equilibrato da questo punto di vista), oppure a lanciare da un lato accuse anche gratuite, non dimostrate assolutamente, e dall'altro lato a condurre questo estenuante gioco di aperture e di chiusure, di segnali, di disponibilità di confronto, di dialogo.

La partita si gioca qua, non si gioca su altri tavoli e soprattutto non si vince o si perde a tavolino, si vince o si perde facendo goal. Fate voi qualche goal o qualche cosa che possa essere considerato un goal soprattutto all'esterno di quest'Aula; fate proposte; approvate una legge che abbia un contenuto davvero capace e che dimostri ai cittadini sardi che non volete vietare soltanto per tanti anni; sappiate dimostrare ai comuni che veramente ritenete preziosa la loro collaborazione, cosa che certamente non state dimostrando togliendo anche quei minimi spazi che c'erano per loro; provate che c'è un'attenzione agli investimenti fatti; dimostrate che c'è un tentativo, uno sguardo al sistema normativo nazionale e internazionale sulla questione dei vincoli e non fate riferimento formale al Codice Urbani soltanto per richiamare gli articoli, ignorando il limite dei vincoli che voi avete messo non in legge, ma in una delibera di Giunta che avete avuto la fretta di dover coprire con questo disegno di legge.

Voi oggi ci avete ricordato, anche in Conferenza dei Capigruppo, per bocca del vostro Presidente, che l'assestamento di bilancio è fermo e che si potrebbero perdere centinaia di milioni di euro. Ma chi è che non vuole portare in discussione l'assestamento? Chi ha deciso che fosse più importante la legge sull'urbanistica piuttosto che l'assestamento? Chi decide oggi che è più importante questa legge piuttosto che completare il percorso normativo di una delibera che ha evidentissimi contenuti di illegittimità, che pone un vincolo con un atto amministrativo e non per legge? Chi è che vuole questo? Chi vuole l'esercizio provvisorio in questa Regione? Noi? Noi che stiamo in quest'Aula a discutere di una legge che avete portato voi nei contenuti, nei tempi e nelle scadenze?

Allora, chiaritevi le idee, chiarite cosa volete fare, che cosa volete decidere, dopodiché prendete atto di che cosa davvero volete fare su questi contenuti, quali miglioramenti si possono apportare e decideteli. Qui in quest'Aula non c'è niente da trattare, sapete già cosa pensiamo su tutti i punti fondamentali di questa legge. L'impianto è quello, avete da migliorarlo, miglioratelo! Avete magari anche la lealtà di accettare e di riconoscere che alcuni eventuali miglioramenti coincidono con alcune nostre proposte? Fatelo! Non volete avere neanche questa lealtà? Non fatelo! I cittadini comunque giudicheranno. Portate in quest'Aula le vostre idee, fate le vostre proposte di miglioramento; è inutile che ci chiediate di trattare queste cose su tavoli che non esistono.

Il confronto è un confronto che deve essere aperto; noi non abbiamo mai negato questa possibilità, però risparmiateci questo gioco, risparmiateci questo avvilente scambio di battute veramente sul nulla, su una posizione che non è accettabile. Voi dite che non volete concedere una vittoria politica all'opposizione? Ma voi credete davvero che, rinunciando a dire quello che pensate su questi temi, a farlo diventare proposte concrete, ad approvare modifiche su questo provvedimento di legge che voi stessi vorreste approvare (per le quali friggete dalla voglia di cambiare ma non potete o non volete farlo) vi fermate dicendo che non volete concedere vittorie politiche all'opposizione? Ma la vittoria politica non si enuncia negli interventi in quest'Aula, la vittoria politica la determina il cittadino che giudica quello che facciamo.

Facciamo una legge, ognuno di noi svolga il suo ruolo, consentite a noi quello dell'opposizione con gli strumenti che questo sistema democratico ci consente e voi, se ci riuscite, fate il lavoro di una maggioranza. Finora, per vostra stessa ammissione, non avete o non siete riusciti a proporre una via d'uscita politica a questa situazione; adesso non potete pretendere che, per evitare questa situazione di difficoltà vostra manifestatasi anche in posizioni di differenziazione al vostro interno, l'opposizione debba prestare il fianco, rinunciando a quello che è stato ed è l'unico obiettivo della nostra posizione in questa legge su questo problema, cioè evidenziare che la proposta non è quella giusta negli interessi dei cittadini, che ci sarebbe un'altra opportunità che noi abbiamo messo in una nostra proposta, che voi vi siete rifiutati di confrontare formalmente anche in Commissione e che noi saremo in qualunque momento pronti a riprendere in mano in un confronto vero e non in un confronto finto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Chiedo scusa, Presidente, credevo che parlasse l'onorevole Sanciu, però non fa niente, non costituisce problema.

PRESIDENTE. Se non è pronto e se non si è preparato, diamo la parola all'onorevole Sanciu, onorevole Cappai.

CAPPAI (U.D.C.). Per questa legge mi dovrò scontrare qualche volta con l'amico e collega Cugini. Riprenderò una parte del suo discorso a metà del mio, inizio però dicendo che anche oggi sarebbe stata necessaria la presenza del Presidente Soru, artefice di questo decreto, in quest'Aula. Lo ripeto, l'unico vero artefice di questo decreto, che vi ha imposto, è il Presidente Soru, mi dispiace che non sia presente, mi pare che sia finita anche la concertazione sul Dpef, mi pare che siano finiti anche gli incontri con le forze sociali per quanto riguarda la manovra finanziaria da proporci.

Sicuramente sarebbe potuto essere qui, invece ancora una volta arriva nel momento propizio, così come ha fatto ieri sera, nel momento in cui ha visto la maggioranza che difende a spada tratta questa legge, è arrivato perché doveva prendere nuovamente lui le redini, cioè richiamare tutto il centrosinistra, o meglio i Capigruppo del centrosinistra e il Presidente della Commissione, l'amico e collega Pirisi, nascondersi dietro le tende e decidere di chiudere con l'apertura che il suo Capogruppo, il Capogruppo del suo partito, o meglio ancora non è partito, del suo Movimento, cioè di Progetto Sardegna, aveva dichiarato.

Io ebbi modo di dire, in discussione generale sulla legge, che questa non è una materia che può essere trattata frettolosamente, semmai va trattata rigidamente e attentamente e quando dico attentamente vuol dire esaminata in tutti i suoi aspetti, quelli positivi e, perché no?, anche quelli negativi insiti nella "45" e che oggi magari vogliamo riproporre, o meglio che noi non vogliamo riproporre ma che voi in qualche modo difendete. Ebbi modo, sempre in quell'occasione, di riprendere una frase che il mio Capogruppo ripetutamente ha pronunciato in quest'Aula: "Questa è una legge che a noi dell'UDC non piace, cercheremo di combatterla e di correggerla, se ci verrà data possibilità". Anche su questo abbiamo dimostrato una certa apertura: partecipare a correggere questo disegno di legge. Come? Intanto presentando degli emendamenti. Però, dopo le dichiarazioni del Presidente della Commissione, manifestate con un certo sarcasmo, alla fine del dibattito generale, l'Assessore dell'urbanistica, facendo proprie le dichiarazioni del Presidente della Commissione, non ha trovato un solo emendamento, uno solo, su tutti quelli proposti all'articolo 2, che è l'articolo di cui parliamo oggi, degno di essere esaminato.

Mi consenta, onorevole Pirisi, lei che appartiene ad un partito che ha sempre sostenuto il maggior dialogo possibile, la maggior apertura possibile alle forze sociali, economiche, agli enti locali, vede, tra questi emendamenti ce n'era uno proprio a tutela e a difesa degli enti locali, probabilmente lei non l'ha né letto e né interpretato, anche perché non l'ha commentato; allora vede, onorevole Pirisi, predicare bene e razzolare male non conviene a nessuno.

In quest'Aula, io non ho mai pronunciato un intervento, seppur limitato, con un fine ostruzionistico. Voi, in tutti gli interventi che avete fatto, avete sostenuto che noi stiamo facendo ostruzionismo; ma se noi stiamo facendo ostruzionismo, che cosa ha fatto l'amico e collega Cugini nel suo intervento? Ha forse esaminato le problematiche di questo disegno di legge? Ha forse esaminato le problematiche che riguardano gli enti locali? Ha forse esaminato le problematiche che riguardano gli imprenditori e i lavoratori? No. E' andato a parlare della vecchia legislatura, di Savona. Io non mi ricordavo neanche più che c'era Savona, ricordo che c'è una città che si chiama Savona, ma non ricordavo nessun altro Savona. Venire qui e fare un intervento senza entrare nel merito dell'articolo 2, mi consenta, onorevole Cugini, non le fa onore. Io capisco la politica, capisco la dialettica politica, qualche volta riesco anche a praticarla, non molto, però quando si parla dei problemi preferisco sempre parlare dei problemi.

Allora rientriamo nel merito dei problemi. Noi vi abbiamo detto anche ieri, lo abbiamo detto al Presidente Soru, che vogliamo la legge, però vogliamo determinati passaggi e che voi non siate convinti di questi passaggi l'abbiamo toccato con mano, perché siete divisi al vostro interno come maggioranza, perché c'è una parte della maggioranza che la vede in un modo e c'è un'altra parte della maggioranza che la vede in altro modo. Allora faccio mia la considerazione che faceva l'amico La Spisa: mettetevi d'accordo, riunitevi, state un giorno, due giorni, tre notti, visto e considerato che siete abituati a lavorare fino alle cinque del mattino per esaminare gli emendamenti su questa legge, quattro notti se non sono sufficienti tre, però quando tornate in Aula diteci su che cosa volete aprire. Perché ripetere, onorevole Pirisi, ripetere, onorevole Marrocu, ripetere, onorevole Cugini, che ancora non vi abbiamo detto quali sono le nostre richieste è pura e semplice falsità, perché a più riprese tutti, dico tutti, i Gruppi dell'opposizione hanno dichiarato quali sono per noi, per qualcuno più che per un altro, i punti e i fattori irrinunciabili. Allora smettetela di dichiarare che non vi abbiamo detto quali sono gli elementi che noi vogliamo difendere.

Volevo invitare ancora una volta quelli più esperti di me in quest'Aula, quelli che sanno fare la politica, quelli che la sanno veramente interpretare, il tempo c'è ancora, vediamoci, qualche tavolo si può sempre attivare. Dei tempi se ne può parlare, però io dico che proseguire in questo modo, muro contro muro, non conviene a nessuno. Mi riservo di intervenire comma per comma, emendamento per emendamento, per ricordare a qualcuno che non è presente in Aula che, pur essendo in questa maggioranza, non condivide qualche articolo di questo disegno di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Nella discussione sull'articolo 2 del presente provvedimento di legge, recante per titolo "Piano Paesaggistico Regionale - Procedure", non posso fare a meno di riallacciarmi a quanto dichiarato ieri notte dal collega Pirisi in merito ai citati compitini pronti. Forse si riferiva al compitino che si è trovato bello e pronto in Commissione quando è stata ritirata la proposta di legge avanzata dai D.S., che lo vedeva, tra l'altro, come primo firmatario, per sposare invece la proposta in linea con il volere del Presidente Soru.

Vede, onorevole Pirisi, io ho sempre fatto l'imprenditore e come la collega Caligaris sono, quindi, un neofita della politica. Prima di intraprendere questa esperienza politica non ero un frequentatore di segreterie di partito, non avevo mai fatto parte né di consigli comunali, né provinciali e quant'altro, ma sono sempre stato impegnato nel sistema economico. Oggi mi trovo in quest'Aula in rappresentanza di un territorio complesso come la Gallura e sento anche la grande responsabilità connessa al mandato attribuitomi dai cittadini. Per questo, onorevole Pirisi, io preferisco scrivere prima le cose da dire e proporre all'Aula, piuttosto che sparare qualche volta stupidaggini e oserei dire anche castronerie, come fa qualcun altro. Comunque mi sono già organizzato per avere copia di tutti gli interventi fatti dai colleghi in questi giorni, non solo dei miei e dei suoi, per ritrovare quel famoso senso di cui lei parla.

Mi dispiace dirlo, ma, sino ad oggi, da alcuni suoi interventi è emersa molta confusione nella gestione della materia. Vorrei dire all'onorevole Pirisi che, invece di agitarsi durante gli interventi dei colleghi della minoranza, dovrebbe abbandonare il ruolo di bella donna o di velina e prendere appunti e soffermarsi a riflettere sulle nostre proposte. Ne è riprova anche l'esuberanza dimostrata stamani in Aula, durante la quale il Presidente Spissu ha trovato non poche difficoltà a limitare il suo intervento e farle esprimere solo il parere della Commissione. Non voglio parlare del vostro atteggiamento pomeridiano, anche perché rammento a tutti i colleghi che siamo qui in quest'Aula a discutere su questo gran numero di emendamenti per rimediare al danno causato dalla stesura frettolosa della norma e dall'assenza, fino ad oggi, di un serio dialogo.

Onorevole Pirisi, ho seguito e ascoltato il suo invito sulla necessità di avviare un confronto che entri nel merito dei singoli articoli della legge. Le ricordo che siamo stati noi, io per primo in Commissione, ad esprimere la volontà e la disponibilità a dialogare attorno ai contenuti; dialogo che, a parte una vostra disponibilità iniziale, è stato bloccato sul nascere. Le ho più volte manifestato pubblicamente la mia stima perché la considero una persona perbene, ma se c'è qualcosa che le risulta un po' ostico e difficile, almeno fino ad oggi, è certamente la capacità di concertazione, elemento di partenza per qualsiasi dibattito basato, come lei ha detto, sull'onestà dei principi e dei contenuti.

Parliamo di contenuti, contenuti presenti nella proposta di legge numero 11 (quella, come sappiamo, presentata e subito ritirata), molti dei quali sono condivisibili come lei ben sa. Nella sua proposta di legge erano illustrati i principi generali della pianificazione, era illustrato lo strumento della concertazione e partecipazione, compaiono i termini "accordi di programma" e sono dichiarati inedificabili i terreni costieri compresi in una fascia della profondità di trecento metri dalla linea di battigia, inoltre ci sono altri punti di convergenza o di eventuale dialogo e confronto; elementi in linea anche con la proposta di legge numero 28, Milia, Onida, Biancareddu, ma ancora più in linea con i contenuti di questi emendamenti, elementi che sono poi scomparsi come se la loro enunciazione non fosse mai avvenuta.

Si sta portando avanti un dibattito unilaterale, dibattito durante il quale io mi documento, ma mi apro anche al dialogo e al confronto, mi sembra impossibile far capire a una persona oggi sorda quello che non può sentire. D'altro canto, bisogna dare atto al segretario regionale del suo partito e ai colleghi Pinna e Maninchedda e non ultimo Marrocu di aver manifestato disponibilità e apertura al dialogo, così come anche ad altri esponenti della maggioranza, almeno di quei pochissimi non colpiti da improvvisa afasia. Apprezzo questi tentativi, anche se l'iniziale disponibilità si è improvvisamente raffreddata al comparire ieri, in Aula, del Presidente Soru.

Entrando nel merito, invece, dell'articolo 2, è evidente che le stesse procedure previste per la predisposizione e adozione del piano paesaggistico regionale demandino alla Giunta regionale compiti che vanno al di là delle funzioni proprie di un Esecutivo. Come ha rilevato stamattina l'onorevole La Spisa, con questa legge vengono attribuite alla Giunta competenze e discrezionalità di natura tecnica, per svolgere le quali esistono appropriati organismi tecnici, l'abbiamo ribadito più volte. L'articolo 2 mostra sostanzialmente che c'è un ampio spazio di discrezionalità e di azione conferite alla Giunta. Ha detto bene questo pomeriggio l'onorevole Vargiu sottolineando che la funzione degli emendamenti presentati è quella di ribadire la centralità del Consiglio regionale, pericolosamente esautorato dal suo ruolo legislativo.

Io mi auguro che le possibilità di aperture non siano state definitivamente chiuse, ma che ci sia una presa d'orgoglio di questo Consiglio. Mi auguro che si ponga fine a questi giochetti, a questa alternanza di aperture e di chiusure al dialogo. Questa farsa da voi allestita sta portando a un rafforzamento della minoranza, del suo ruolo, delle sue strategie politiche e soprattutto sta creando un legame forte tra opposizioni e forze sociali, associazioni di categorie ed enti locali, siano essi rappresentati da uomini di sinistra e di destra. Anche ieri ho ricevuto la telefonata di tre amministratori locali, espressione delle forze di governo dell'attuale maggioranza consiliare, che mi hanno detto: "Resistere, resistere, resistere". A voi dico: riflettete, riflettete, riflettete.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, io ho purtroppo una deficienza, anzi molte, comunque una principale, non riesco mai a preparare un discorso per iscritto, mi piace parlare di getto, molte volte giustamente, altre dicendo anche qualche castroneria, ma quello deve rientrare nelle regole del gioco.

Torniamo a noi. Io credo che l'aspetto principale, in questo momento, del dibattito riguardante la legge per la pianificazione paesaggistica regionale stia pagando lo scotto del peccato originale, inteso non dal punto di vista cristiano, ma dal punto di vista politico, cioè la nuova legge dà il potere al Governatore di agire autonomamente in determinati campi. Io credo che sia ciò che il Governatore ha fatto; se l'ha fatto, ha usato le sue prerogative. Ma, in difesa di un discorso autonomistico, noi consiglieri della Regione Autonoma della Sardegna, ricordiamo che è indispensabile e necessario che il Governatore, pur con le prerogative che la nuova legge gli attribuisce, in Sardegna, in una Regione a Statuto speciale, deve a tutti i costi riconoscere al Consiglio regionale (che è il Consiglio regionale della regione autonoma della Sardegna, quell'autonomia di cui ogni tanto ci riempiamo la bocca) le prerogative per esso previste dalla Costituzione.

Quindi tutto il nostro sforzo in questo senso è volto a dimostrare ciò. Il centrosinistra pare che di questo si sia dimenticato o non abbia il coraggio di ammetterlo. Non si ha il coraggio di ammetterlo. Questa è la partenza. Noi difenderemo l'autonomia del Consiglio regionale non solo ora, in questi giorni, per questo disegno di legge, ma in tutte le altre occasioni in cui ci accorgeremo che è calpestata la sua dignità e, grazie a Dio, non possiamo in questo caso subire condizionamento alcuno.

Ma torniamo un po' indietro. Io ho seguito, durante l'estate, con quanta enfasi il centrosinistra ha presentato alla stampa la proposta di legge numero 11, primo firmatario il collega Pirisi e via via tutto il Gruppo dei D.S. Era una proposta di legge, allora io lessi, in linea con le vere esigenze della pianificazione territoriale sarda, una legge, putacaso, che dava al piano territoriale regionale - così l'articolo 13, collega Pirisi - l'efficacia di atto prevalente su tutti gli atti degli enti locali che invece adesso devono adeguarsi entro i termini prefissati, giustamente.

Piano territoriale regionale. Agli articoli 10, 11 e 12 si elencano le competenze del piano paesaggistico regionale, sottolineando che il piano paesaggistico regionale costituisce una parte tematica del piano territoriale regionale per i territori aventi specifica valenza paesaggistica. Mi fermo sotto quest'aspetto. Se poi vado all'articolo 6, all'articolo 7 e all'articolo 8, vengono messi, al centro della contrattazione, della concertazione, della pianificazione, gli enti locali. Ma queste sono le tesi che noi stiamo portando avanti qui da una settimana, cioè in perfetta linea, ma non perché vogliamo assolutamente copiare le idee, ma perché siamo in una logica precisa.

Allora io mi domando se qualcuno si è bevuto il cervello, oppure se tre mesi fa, quando questa ottima proposta di legge, per me in linea con le altre, è stata presentata alla stampa durante una conferenza stampa, si stava vaneggiando; e mi domando ancora perché questa legge non è stata lasciata in Commissione per essere discussa insieme alle altre proposte? Non esiste se non un'unica spiegazione, c'è stato senz'altro un condizionamento tale da poter far fare alla maggior forza politica del centrosinistra, a un partito storico, autonomistico, espressione più pura della difesa dei diritti dei cittadini e del territorio, non uno, ma dieci passi indietro. Chi non è capace di difendere le proprie idee forse è meglio che in qualche momento sinceramente non abbia a dire cose che non sono giuste né tanto meno cose che è ovvio dire.

Si tenta nella discussione di evadere dalla tematica che stiamo discutendo per andare poi a toccare la precedente legislazione. Nella scorsa legislatura è successo di tutto e per tutto, ma non si venga a dire che la Giunta agiva per conto suo, perché io credo, vuoi perché una legge elettorale non ha consentito di dare alla maggioranza un numero qualificato, vuoi per la situazione interna che si è creata in Aula, la Giunta è sempre stata condizionata in ogni suo passo poiché il Consiglio la aveva completamente sotto controllo. Questa è la verità, sta negli atti del Consiglio regionale. Noi non vogliamo che la Giunta venga condizionata così come lo è stata nella scorsa legislatura, anche perché la legge non lo consente, ma comunque sia, vogliamo solo ed esclusivamente che il Consiglio non venga esautorato della sua prerogativa a legiferare.

Entrando nel merito dell'articolo 2, è evidente come si vogliano accentrare sulla Giunta regionale anche competenze tecniche che da sempre, confermate anche dall'articolo 11 della legge 45, sono date ad organismi tecnici che di fatto sono quelli preposti a esaminare e a preparare determinati strumenti urbanistici, gli stessi organismi richiamati e messi al centro della pianificazione dalla famosa proposta di legge numero 11, di cui era firmatario il collega Pirisi.

Ma allora, scusate, cosa è successo in questi tre mesi? E' necessario dire la verità, perché su questo poi si può chiaramente andare avanti. E' necessario dire che il disegno di legge presentato evade dalla volontà politica complessiva del centrosinistra, se no vuol dire che questa proposta di legge era un'espressione, non so neanche come definirla la proposta di legge numero 11, perché non c'è nulla che riguardi questa proposta di legge, sinceramente, nel disegno di legge presentato dalla Giunta, questa è la verità, si deve avere il coraggio di dire che, giustamente, nel pieno delle prerogative che la legge consente e permette al Governatore o alla Giunta, dico di più, la legge è stata impacchettata, perché non si spiegherebbe come mai ci state facendo questa grande cortesia; le cose andremo a dirle ai sindaci e le stiamo dicendo, anche se la stampa dà poco spazio, si parla solo di ostruzionismo, i sindaci sono attentissimi e non solo i sindaci. Ci state facendo una grande cortesia. Noi continueremo il monologo e anche con competenza su determinate cose, senza paura, credetemi, di andare avanti e di difendere quelle che sono esattamente le prerogative del Consiglio e i veri diritti dei cittadini sardi. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda Giuseppe. Ne ha facoltà.

FADDA GIUSEPPE (R.C.). Signor Presidente, io intervengo perché ritengo che i lavori di quest'Aula in questi ultimi sei giorni non facciano onore a nessuno di noi, maggioranza e minoranza. Io credo che con il nostro comportamento stiamo svilendo quella che è l'autorità stessa dell'istituzione.

Io condivido questa legge, serviva una legge, non è perfetta, ma per migliorarla non servivano duemila emendamenti; questi duemila emendamenti hanno esclusivamente un obiettivo di ostruzionismo. Io riconosco i diritti della minoranza, sono legittimi e sono nel rispetto delle regole e, come l'onorevole Diana, io sono ottimista e auspico che superata questa fase si arrivi ad un accordo di legislatura. Non si può continuare a rinfacciarsi reciprocamente errori del passato o atteggiamenti del passato che sono improduttivi, inefficienti e che non risolvono certo i problemi che ci stanno davanti. Ritengo che serva davvero una stagione di riforme, che non può limitarsi a questo decreto salva coste perché, se non si riesce a trovare un modo di vivere e di confrontarci più democratico, dopo questo decreto, quando ci sarà l'assestamento di bilancio, io prevedo altri due o tremila emendamenti e molti di noi, che sono anche amministratori locali, sanno bene cosa comporta l'esercizio provvisorio, il disastro per i nostri comuni; noi siamo responsabili, saremo responsabili di questo. Quindi io ritengo che dobbiamo smetterla con questi veti incrociati che possono causare solo inefficienza e improduttività. Naturalmente chi paga sono soprattutto i sardi, la Sardegna intera e la stessa economia.

Guardate, io ho un'età e per molti anni sono stato all'opposizione e ho svolto il ruolo della minoranza e oggi, in quest'Aula che mi vede dalla parte della maggioranza, sto vivendo con un certo disagio. Eppure l'argomento è molto importante per il presente e il futuro della Sardegna. La gente fuori ci pensa impegnati a studiare soluzioni per i mille problemi che gravano su ognuno di loro e anche di noi e invece qui una parte si arrampica sugli specchi per riempire il tempo dell'ostruzionismo e l'altra parte a meditare sulla propria impotenza.

Ritengo che dobbiamo prendere atto che queste elezioni hanno cambiato anche i poteri, modificandoli senza i dovuti contrappesi, ma io credo che la ricerca del giusto equilibrio tra Presidente, Giunta e Consiglio regionale non possano essere certo i ricatti di migliaia e migliaia di emendamenti. Io credo che un buon Governo si poggi su tre pilastri, su tre gambe, quindi c'è il Presidente e la Giunta, c'è il Consiglio regionale che deve svolgere un ruolo legislativo, io intendo tutto il Consiglio regionale, maggioranza e minoranza, e poi c'è l'apparato regionale, l'amministrativo, io credo che se uno solo di questi pilastri non funziona salta tutto, quindi siamo coinvolti tutti. Io non faccio differenze, ho un grande rispetto per il ruolo di chi oggi ha perso ed è minoranza e domani sarà maggioranza, magari saremo noi stessi a sedere dall'altra parte; quindi credo che un accordo vada trovato, non possiamo restare prigionieri di un fare politico negativo sotto tutti i punti di vista.

Quindi credo che dovremo superare i veleni, le vecchie ruggini, lo scenario minacciato dalle minoranze, perché quella è l'arma che loro hanno a disposizione, e presentare emendamenti per far ragionare o per far trovare quei compromessi o quelle mediazioni. E' legittimo, ma io ripeto, un ciclo è finito, possiamo riscrivere insieme le riforme, maggioranza e opposizione, che prevedano l'alternanza ma con i dovuti contrappesi. Alla fine sicuramente la governabilità, la funzionalità, l'efficienza premierà tutti noi. Quindi faccio un invito a tutti noi a ricercare e concordare forme, metodi e tempi di lavoro per una proficua e costruttiva collaborazione da subito. E' vero, servono, e noi ci richiamiamo sempre al loro contributo, le minoranze, ma credo che la responsabilità spetti e sia soprattutto di una maggioranza che deve essere capace di coinvolgere i colleghi che oggi sono dall'altra parte. Buon lavoro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, devo dire che purtroppo l'impasse preannunciato va avanti, anzi, devo dire che gli irrigidimenti che si sono avuti nelle ultime ventiquattr'ore molto probabilmente non sono atteggiamenti di aperture, ma sono la conferma che davvero il silenzio può avere, come profondo sistema di estrinsecazione, una violenza privata, una coercizione rispetto al non volere il dialogo. Negli interventi che finora ho pronunciato, ho provato a stimolare quello che secondo me è l'orgoglio personale, dato anche dalla valenza di una legittimazione da parte degli elettori a portare avanti in questo Consiglio la volontà di legiferare e soprattutto di creare strumenti che consentano davvero di amministrare il nostro territorio in piena rispondenza alle aspettative dei nostri concittadini.

Devo dire che ieri mi era sembrato di cogliere qualche apertura dopo le stimolazioni che abbiamo provato a mandare avanti a più voci dai banchi della minoranza, cercando il senso del coinvolgimento, cercando davvero quella voglia di essere protagonisti, di essere davvero responsabili della funzione che i cittadini ci hanno assegnato. Anche il buon collega Fadda che mi ha preceduto dice che non condivide quella che è diventata oggi, secondo lui, soltanto una voglia di ostruzionismo, senza che ci sia un'apertura ai passaggi che devono sbloccare una situazione che davvero si sta facendo sempre più vincolante, a nodo scorsoio per la maggioranza; a nodo scorsoio significa strangolante perché davvero le vie d'uscita, ieri parlavo di un bivio, purtroppo sono solo nelle mani e nel senso di responsabilità del gruppo di maggioranza relativa della maggioranza, ma anche degli altri Gruppi che, al lato pratico, non hanno fatto e non hanno voluto fare dei passi avanti rispetto alla situazione di stallo che ormai si sta vivendo.

Per noi, come ha detto il mio Capogruppo, onorevole La Spisa, non ci sono sconti, per noi non ci sono tavoli che non siano il Consiglio regionale, quest'Aula, dove dal confronto devono scaturire davvero quelle volontà che portino questa norma verso un indirizzo che non può essere di sicuro quello di creare vincoli, ma soprattutto evitare di ignorare le responsabilità che hanno e sono in capo oggi agli amministratori degli enti locali, che al lato pratico governano realmente il territorio, governano il territorio vivendo i problemi del quotidiano, governano il territorio soprattutto vivendo la straordinarietà di un momento in cui si stanno pagando regole non scritte di sicuro non per volontà loro, né per volontà di molti neofiti del Consiglio regionale. Neofiti sì, ma incoscienti no; neofiti sì nella misura in cui davvero per la prima volta questo Consiglio regionale è stato rinnovato per una componente abbastanza importante, ma incoscienti no nella misura in cui non ci tiriamo indietro rispetto a responsabilità anche del passato, responsabilità che da esperienza negativa vogliamo che si trasformi in esperienza positiva per noi a livello personale e soprattutto per quel ruolo che ci compete nei termini soprattutto di un impegno ad affrontare i problemi e a trovare le soluzioni.

Ma soprattutto io continuo a dire che molto probabilmente la coercizione a livello intellettuale c'è tutta e traspare tutta, avrei voluto sentire su un tema così importante tanti colleghi che, come me, provassero a cimentarsi anche su una materia completamente sconosciuta e sulla quale necessariamente bisogna sforzarsi di maturare e far conoscere un proprio pensiero anche se solo su un aspetto.

Osservavo qualche momento fa l'assessore Dadea, traspare, non solo per averlo letto sul giornale, la sofferenza dell'assessore Dadea rispetto ai primi approcci con il ruolo e la delega dell'Assessorato, continua a prendere bastonate senza che davvero abbia la possibilità di decidere in autonomia gli sviluppi rispetto alla contrattazione sindacale, alla gestione dei concorsi interni, alla gestione complessiva del personale; sembra che, forse torno invece sulla violenza privata, l'autonomia intellettuale dell'Assessore sia violentata a più riprese e che oggi, rispetto anche ad un'annunciata decadenza o un annunciato disimpegno dell'assessore Dadea, la crisi non stia investendo solo l'Assessore, ma tutta l'amministrazione.

Allora, anche quest'emergenza ci fa capire che davvero oggi non solo il Consiglio ma anche la Giunta è pervasa da una crisi legata ai rapporti, legata all'impossibilità di poter svolgere il proprio ruolo, ruolo che noi intendiamo svolgere tutto. Noi abbiamo avuto dagli elettori il ruolo di minoranza, il ruolo di opposizione, faremo l'opposizione fino in fondo e, se sulla finanziaria sarà necessario agire con gli stessi strumenti che ci mette a disposizione il Regolamento, noi agiremo allo stesso modo. Onorevole Marrocu, certo non è facile avere tutta la pazienza necessaria in questi momenti, però non bisogna mai lasciarsi andare, mi scusi. Devo dire quindi una crisi dell'amministrazione…

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Contu, ma il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io ringrazio l'onorevole Fadda per il suo intervento; un intervento in cui invita alla moderazione, ad una modifica degli atteggiamenti. Mi dispiace, ma io concluderò invece il mio intervento in modo diverso; ho cercato infatti di capire se c'è un argomento che ci unisce, e purtroppo non ce n'è nessuno.

Il collega ha detto che si è discusso con la gente, ma a me non risulta; emergono dagli interventi molte imprecisioni, vengono rivolte accuse a questa parte politica in modo indiscriminato, facendo di tutta l'erba un fascio, additandoci come cementificatori.

Io mi reputo molto più a sinistra di tanti che essendo nel centro dicono di essere di sinistra, eppure li ho trovati sempre alla mia destra. Le divisioni al nostro interno non m'interessano, anche all'interno della vostra coalizione ci sono, sono evidenti, e da questa parte ci possono essere valutazioni diverse che voi non avete saputo cogliere. Voi siete bravi, volete quella che io chiamerei la "primogenitura" su tutto; la blue tongue è sparita, merito vostro, però eravate contrari al vaccino che io ho avuto il coraggio di imporre. La vostra preoccupazione era che la Regione non perdesse risorse, avete fatto battaglie in tal senso, vi sono state dispute continue sull'adozione del vaccino, attenuato o non attenuato, e via dicendo, eppure avete fatto di tutto perché nel 2001perdessimo le risorse.

Non voglio parlare di precedenti legislature, non m'interessa, non parliamone più, abbiamo fatto una proposta di inversione dell'ordine del giorno, è stata rigettata, ne prendiamo atto, non la formuleremo più, non contribuiremo però, questo lo dico per la mia parte politica, a nessun miglioramento del provvedimento di legge, anche perchè riteniamo che non vi sia una possibilità in tal senso.

Questo è un progetto di legge che, come sapete, non si può fare, quando uno è brutto, più brutto del debito, è inutile cercare di fare la chirurgia plastica, non lo trasformiamo, il brutto è brutto e resta brutto.

Stamattina abbiamo dato, come abbiamo fatto in tutto questo periodo, un contributo per accelerare l'iter della legge in discussione e contribuiremo ancora a farlo nei limiti del possibile; ma ho verificato che mai nessun provvedimento ha avuto un iter più rapido di questo in discussione, abbiamo cercato infatti negli istituti provvisori di mantenere fede agli impegni. Però, vedete, abbiamo presentato un emendamento, il numero 1, all'articolo 2 dove si parla di procedure, un emendamento non difforme da altri che dice semplicemente che la Giunta regionale entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge presenta al Consiglio regionale, per l'approvazione, un documento contenente gli indirizzi, i criteri e le linee guide da seguire nell'elaborazione del piano paesistico.

Potevate dirci che la parte relativa all'approvazione andava cassata, di scrivere semplicemente che il provvedimento doveva essere presentato entro tre mesi; lo avremmo fatto volentieri, avete preferito invece dire no al nostro emendamento nonostante le nostre aperture, queste sì, su un'altra parte del documento.

Noi ne prendiamo atto, non facciamo certamente un dramma, ma condanniamo il metodo; avremmo anche noi voluto andare a sentire De Mita, saremmo forse voluti andare a fare il tour degli ospedali o altro; e, pensate, abbiamo persino consentito ad un Assessore regionale di controllare strutture non di sua competenza. Nella mia vita politica quando sono andato a visitare gli ospedali ho coinvolto tutti i consiglieri della zona, come prassi consolidata. Si tratta di classe, chi la classe non ce l'ha può fare un altro mestiere.

Il coinvolgimento delle diverse rappresentanze per noi è stato sempre un cavallo di battaglia, per noi è prassi. E' chiaro quindi che i margini per una trattativa -e qui si è parlato per esempio di tavolo di trattative, di concertazione - non esistono; il Presidente, stamattina, io credo sia stato particolarmente chiaro quando ha detto che non vi sono trattative in corso, che non esistono tavoli, e che alla luce del sole si può fare tutto.

Io ritengo comunque che occorrerà pensare ad un nuovo Regolamento, cosa che non siamo riusciti a fare nella passata legislatura, allo stato, evidentemente, è inutile continuare a parlare di coinvolgimento, di possibilità di concertazione, eccetera, non esiste, e noi non chiederemo nulla. Io non sono mai andato in un Assessorato a chiedere delle cortesie, né ci andrò nei cinque anni, nei due anni e mezzo, un anno e mezzo, non so, che durerà questa legislatura, perché contribuirò personalmente, come sto facendo, perché cada quanto prima possibile.

Poi abbiamo vinto, abbiamo perso, ci inventiamo le cose a seconda delle circostanze, c'è un 45 per cento che ha preso il centrosinistra e un 45 per cento che ha preso il centrodestra e un 9 per cento che hanno preso quei partiti che rappresentano, di fatto, all'interno l'opposizione. Ci sarebbe potuta essere anche una rappresentanza numericamente inferiore di consiglieri. Quindi non inventiamoci le cose, non giriamo intorno alle cose.

Noi consideriamo questo provvedimento illegittimo, si possono anche accorpare gli emendamenti, ma soltanto per la discussione occorreranno trecento ore ed altrettante per le dichiarazioni di voto. Dopo il 25 procederemo il più rapidamente possibile, . Troveremo anche noi strumenti, se ne trovate voi, per arrivare oltre il 25, diversi dalle trecento ore più trecento di cui ho parlato prima, se no finiremo fra due mesi.

Vogliamo comunque finire nei tempi previsti, visto che comunque non condividiamo questa legge, e non avete fatto nulla perché la si potesse condividere, non avete fatto nulla perché ci potesse essere un minimo di convergenza, nulla, perché ad un nostro atteggiamento corretto avete risposto con un atteggiamento scorretto nonostante abbiate riconosciuto la nostra sensibilità verso una serie di problemi, per esempio le deroghe in Commissione per accelerare l'iter del provvedimento. Però non è servito a niente tutto questo perché poi c'è l'ostracismo di quelli "bravi". Chi sono i bravi? Quelli che dicono che non bisogna utilizzare le auto blu e poi ne circolano trentacinque ogni giorno? Chi ha instaurato un metodo che definirei poliziesco? Chi ha un metodo di lavoro che certamente non è consono alla democrazia e all'istituto autonomistico sardo?

Queste cose le diremo in sedi diverse, le diremo in sede di assestamento di bilancio, che approveremo con la massima rapidità, col nostro voto favorevole, perché si tratta di recuperare risorse; quelle stesse risorse che in passato invece abbiamo perso, , non per responsabilità nostra, ma perché non c'era una forma di collaborazione, c'era un consociativismo un po' strano, per cui "a soggetto" si chiedeva il voto segreto.

Avrete osservato, perlomeno, che noi non abbiamo mai chiesto su nessun emendamento il voto segreto; e abbiamo anche cercato, differenziandoci, di non entrare nel merito dei problemi interni alle coalizioni, sono cose che, personalmente, non mi riguardano; non ci intromettiamo per mestare nei partiti che non siano il nostro anche se, onestamente, di alcuni comportamenti non possiamo non dire che sono scorretti.

Ogni giorno subiamo una serie di scorrettezze che evidenzieremo meglio quanto prima; allora vi dimostreremo per esempio che siete andati contro le categorie più deboli, arriveranno i ricorsi e li perderete, perché sono in itinere, molti già presentati. Noi continueremo la nostra battaglia, però facendo in modo che questa legge vada avanti (ve la voterete voi ovviamente), cercando ogni giorno di accelerarne l'iter per consentirci di discutere gli altri provvedimenti che ci interessano, come l'assestamento, per esempio. Ovviamente, permettetemi di dirlo, ma lo sapete anche voi, non insistete su questa storia del non perdere tempo, perchè l'ulteriore mese di esercizio provvisorio è già in essere. Soltanto nell'ultima fase occorreranno trentasette giorni, ci consentirete di prenderci quello che è un nostro diritto o non volete consentirci neanche questo?

Noi faremo quindi la nostra parte ma la mia parte politica, per la quale io ho titolo per parlare, eviterà di cercare convergenze migliorative che per noi non sono possibili su questo provvedimento di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi. Io ieri per mia scelta, seppure per motivi istituzionali, non ho partecipato ai lavori consiliari ai quali solitamente non manco mai; nella scorsa legislatura mi pare di avere maturato tre o quattro assenze forse per motivi di malattia. Bene, però ieri ho potuto toccare con mano, debbo confessarlo sia alla maggioranza che all'opposizione, che i commenti e le considerazioni nei confronti di questo Consiglio regionale non sono favorevoli.

Voi mi direte che forse la responsabilità di questo giudizio è da addebitare all'opposizione che ha presentato 1.860 emendamenti; forse potrebbe essere addebitabile alla maggioranza, che non accetta il dialogo, sta di fatto che comunque le considerazioni sull'istituzione regionale non sono positive ma sono negative.

Io pensavo che in questa nuova legislatura, con questa nuova maggioranza, il giudizio potesse essere diverso; io, che personalmente non ho alcun interesse, l'ho detto prima e lo ripeto oggi, sono qui per dare una mano, per cercare di risolvere o di contribuire a risolvere almeno in parte i problemi dei cittadini sardi, quindi compresi quelli che mi hanno demandato, ma credo che questo sia l'impegno non solo mio ma di tutti, però il nostro comportamento di questi giorni non ritengo contribuisca a migliorare la considerazione che l'uomo della strada, i cittadini, hanno di noi.

Quindi, quello che ho fatto in occasione della discussione generale sul titolo e sull'articolo 1 cercherò di fare oggi, cioè non mi stancherò di dire e di affermare che, fino a quando non vedrò un accordo all'orizzonte, ripeterò le stesse argomentazioni.

Che cosa dirò? Voglio innanzitutto sottolineare che siamo riuniti da sei giorni, abbiamo iniziato l'esame e la discussione di questo provvedimento mercoledì 3 novembre; mentre gli altri parlavano ho fatto un po' di conti, ebbene, in sei giorni noi abbiamo esitato tredici emendamenti, quattro al titolo e nove, mi pare, all'articolo 1.

Continuando di questo passo, se non vado errato, non è una novità ma la ripeto a me stesso a voce alta, in modo che sentano anche tutti gli altri colleghi, sia dell'opposizione sia soprattutto della maggioranza, non solo noi saremo qui la domenica, ma saremo qui probabilmente a Natale e anche a Pasqua.

Intanto l'assestamento di bilancio continua a rimanere bloccato, il Dpef ancora non intravede la luce, probabilmente non vedremo nei tempi dovuti la stessa finanziaria. Quindi credo che non potremo dare, nonostante le attese della gente, risposte alle associazioni produttive, alla stessa Coldiretti i cui rappresentanti stazionano sotto il palazzo e che giustamente rivendicano risposte sul problema delle quote latte. Non daremo e continueremo a non dare risposte agli artigiani che rivendicano l'applicazione della legge numero 51/93 che è bloccata, questa è la verità.

Probabilmente con la nuova finanziaria, con lo stesso Dpef, , con l'assestamento avremmo potuto anche verificare eventuali possibilità di venire incontro a queste categorie produttive; ebbene, nonostante tutto, si continua a rimanere in alto mare. Ma, per esempio, l'assessore Dadea, che io ringrazio, così come ringrazio l'assessore Sanna e l'assessore Pilia che sono qui presenti, in particolar modo lo è l'assessore Sanna, mattina, sera, giorno e notte( a questo punto secondo me meriterebbe perfino la promozione da Vicepresidente a Presidente per la costanza, per l'assiduità, per l'impegno che sta dimostrando in Aula),

non sarebbe stato più giusto e più produttivo che l'assessore Dadea anziché stare in Consiglio, ad ascoltare, perché non sta lavorando sta solo ascoltando, eventualmente potesse stare invece in viale Trento, o anche nelle sale fuori da questo Consiglio, per dare risposte ai dipendenti della Regione che hanno minacciato di bloccare l'attività degli uffici dal quindici in poi? Queste sono le risposte che dobbiamo dare ai nostri lavoratori, altro che discutere e continuare a discutere per sentire sempre le stesse cose!

Io ho cercato di non ascoltare sia i colleghi dell'opposizione che quelli della maggioranza, però che stia nel mio ufficio, o che rimanga in Aula, in effetti sento sempre le stesse cose. Da una parte prepotentemente si chiede di avere a tutti i costi ragione, dall'altra si chiede di venire incontro eventualmente alle modifiche proposte: nessuno vuole perdere e tutti vogliono vincere!

Di questo passo, come dicevo prima, noi continueremo a rimare qui ma certamente non per produrre leggi, non per dare risposte alle società sportive, assessore Pilia, quelle società a cui avete tagliato i contributi, o addirittura non per dare risposte ai problemi della sanità. Mentre, almeno questo lo possiamo sostenere, l'assessore Dirindin preferisce invece girare; probabilmente "molto intelligentemente", preferisce girare piuttosto che rimanere in Aula perché a lei interessa trovare situazioni diverse e quindi lasciare in un'Isola ancora più isolati i consiglieri regionali del territorio, come faceva notare il collega Oppi.

Perché è prassi consolidata, ma anche corretta sotto il profilo istituzionale, che quando un assessore regionale si sposta nella provincia e nei territori di riferimento dei consiglieri regionali questi dovrebbero essere come minimo coinvolti e, se non altro, invitati a partecipare a quegli incontri.

Questo non è avvenuto, io mi auguro che si possa rimediare; così come mi auguro, e continuerò a farlo non solo per questo articolo ma anche per gli altri, che finalmente la maggioranza e l'opposizione rivedano le loro posizioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Vorrei iniziare l'intervento esternando all'Aula, dopo averlo fatto presente al Presidente del Consiglio, il mio disappunto circa l'ordine dei lavori e il loro procedere, decisi dopo una Conferenza dei Capigruppo piuttosto animata nel corso della quale il collega La Spisa ha perso il controllo. Correttamente bisogna spiegare che il collega La Spisa protestava per il fatto che si è voluto cambiare le regole del gioco a partita iniziata.

Si è deciso di compattare gli emendamenti il cui contenuto fosse omogeneo, così il Presidente ha stabilito;ora, non avendo io mai partecipato ad una riunione dei Capigruppo e non conoscendo l'atteggiamento dell'Aula in merito, ho chiesto chi controllasse questa omogeneità, perché anche in questo caso bisogna giocare applicando le regole democratiche. Poiché le parti in causa sostenevano praticamente argomentazioni opposte , avremmo dovuto raggiungere un accordo su questo accorpamento.

Io sono convinto e rimango ancora dell'idea che non sia stata un'operazione corretta perché la partita è iniziata con alcune regole, volute dallo stesso Presidente, e fino ad oggi per sei giorni abbiamo giocato secondo quelle regole, al sesto giorno poi, il Signore si era riposato il settimo, stabiliamo che bisogna cambiare le regole del gioco perché l'opposizione ha presentato troppi emendamenti, e questo fatto non si era mai verificato nella storia di questa Assemblea.

Ma non si era mai verificato neanche che ci fosse una maggioranza così numerosa e una opposizione così esigua io sono convinto che siamo ricorsi a questo atteggiamento anche per farci sentire.

E non condivido la tesi secondo cui l'opinione pubblica non abbia a cuore questa vicenda e che quindi siamo perdenti agli occhi dei nostri concittadini. Noi stiamo facendo questa battaglia soprattutto per evitare che i nostri concittadini subiscano un danno ulteriore. Se nel corso di questa maratona la maggioranza si ravvedesse, io sono convinto che avremmo fatto un'opera meritoria per la quale ci ringrazierebbero molti territori della Sardegna e molti nostri concittadini. Al momento infatti è probabile che ci sarà un'alzata di scudi da parte di tutti gli amministratori locali, che dovranno far ingoiare e metabolizzare ai loro concittadini il piatto amaro che noi gli stiamo preparando. Questo lo volevo dire perché effettivamente mi dava fastidio il fatto che non si volesse continuare a lavorare secondo le regole stabilite all'inizio.

Io rubo ora un pensiero che è stato espresso dall'assessore Pilia sul tema della solidarietà. Questa mattina, sempre in occasione della Conferenza dei Capigruppo, ho visto un atteggiamento che, secondo me, ha mortificato il Capogruppo dei D.S. Infatti, mentre l'onorevole Marrocu, persona squisita, gentile e pacata, argomentava un concetto, tra l'altro anche abbastanza complesso,al quale noi eravamo interessati, dietro di lui il presidente Soru diceva: "No".

Questo mi ha stupito. Quella non era una riunione di maggioranza o dei Capigruppo della maggioranza, era una riunione alla quale praticamente partecipava tutto il Consiglio; e in quella occasione, pubblica, il Presidente ha mortificato il Consiglio regionale. Effettivamente questo fatto mi è dispiaciuto, molto; da qui la mia solidarietà nei confronti del collega Marrocu.

Mi rivolgo ora all'onorevole Pirisi che, nella sua eterogenea attività e soprattutto con la sua esuberanza giovanile, perché lo reputo un giovane, ha voluto quasi punirci o farci meditare sul fatto che noi siamo lontani mille miglia dal suo pensiero sui problemi dello sviluppo, del paesaggio e dell'ambiente. Come ho detto al collega che mi stava vicino in quel momento, l'onorevole Pirisi mi sembrava il profeta Isaia che profetizzava sul futuro. Noi non vogliamo inciuci; e, se lei ricordasse alcuni passaggi dell'intervento dell'onorevole La Spisa, non vi avrà certo intravisto questo grande desiderio. Noi non abbiamo fatto inciuci, non vogliamo farne, non abbiamo mai chiesto di farne, abbiamo soltanto chiesto di partecipare, ed è un nostro diritto perché noi, che lo vogliate o no, rappresentiamo il 50 per cento dei cittadini sardi. Abbiamo chiesto di partecipare alla stesura della legge, perché la legge non la fa la maggioranza, la legge la fa il Consiglio regionale, la proporrà la Giunta, ma noi la dobbiamo fare.

Questo è un principio di democrazia che va ribadito, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti, delle elezioni, soprattutto perché sono cambiate le regole del gioco, di cui si sono impadroniti i colleghi della sinistra, del centrosinistra. Guardate, non è che siete maggioranza perché avete vinto un concorso, c'è stata una elezione, un appuntamento che tra l'altro è ciclico, e secondo come andranno le cose sarà anche un ciclo un po' più accelerato, per cui oggi siete lì e domani potete essere, pur seduti lì, ma in numero inferiore!

Quindi io vorrei effettivamente che si ravvisasse la necessità di capire le cose.

Per quanto riguarda l'articolo 2 in discussione, relativo alle procedure per la formazione del piano paesaggistico regionale, va sottolineato che questo articolo assume una valenza molto importante anche se si dice che trattandosi di procedure non entriamo nel merito; altroché! E' importantissimo il problema della salvaguardia, il problema della preparazione dei piani paesaggistici che comporterà il blocco di qualsiasi attività in tutta la Sardegna, noi stiamo ibernando la Sardegna, così si potrà conservare esattamente come è oggi.

Però, come ho detto nei miei precedenti interventi, con questo provvedimento non iberniamo tutta la Sardegna, noi iberniamo quelle parti della Sardegna dove, per motivi diversi, non è stato realizzato il piano urbanistico comunale. Qualche collega che non deve aver fatto mai l'amministratore locale, quindi non sa quanto tempo sia necessario per mettere in piedi un piano urbanistico comunale, sostiene che bisogna punire i sindaci e le amministrazioni che non hanno fatto il piano urbanistico comunale.

Voi sapete però che i piani urbanistici comunali non sono i primi atti che vengono compiuti, si fanno in sostituzione di altri che hanno esaurito il loro percorso, quando l'amministratore vede che è necessario apportare un correttivo relativamente alle linee di sviluppo dell'area che lui rappresenta. E' in quel momento che si entra nel merito e l'amministrazione, la Giunta, il Consiglio e la maggioranza pensano e ritengono necessario mettere in piedi un piano urbanistico comunale. Quindi tra il pensare e l'agire intercorre un notevole lasso di tempo, e sappiamo benissimo quanto lunghe siano queste decisioni che si prendono sugli enti locali, e non è semplice per un amministratore decidere di mettere in piedi un piano urbanistico comunale. Chi tra voi dice che "bisogna..." non sa che cosa significa mettere in piedi lo studio di un PUC.

A Sassari credo che le vecchie amministrazioni di sinistra, o di centrosinistra abbiano impiegato dieci anni per cercare di metterlo in piedi. È arrivata un'amministrazione di centrodestra; quattro anni fa abbiamo pensato di fare il piano urbanistico comunale, e chiunque ha esperienze amministrative sa benissimo che cosa capita quando si mette in piedi un piano urbanistico comunale. E poiché, onorevole Pirisi, non ci dobbiamo mettere in tasca niente, nessuno della maggioranza di centrodestra che governa la città di Sassari ha problemi a parlare delle linee guida e del progetto preliminare.,.

Ho detto, nei diversi incontri tenuti nelle commissioni e in altre sedi, che noi vogliamo che il piano urbanistico comunale venga fatto dal Consiglio comunale. Io sono disponibile a valutare tutte le esigenze e a tutte le istanze che mi vengono presentate, e a tenerne conto nella stesura del piano se corrispondono allo spirito che deve informare lo sviluppo della città di Sassari, PRESIDENTE. Onorevole Moro, il tempo a sua disposizione se n'è andato come quello dell'amministrazione sassarese: piano piano. Volevo dirle che lei naturalmente può avere una sua opinione sul modo col quale abbiamo organizzato i lavori, questa organizzazione però non è scaturita da una decisione del Presidente, ma da una richiesta dell'Aula che la Conferenza dei Capigruppo ha ratificato unanimemente. Ho voluto fare questa precisazione perchè sembra quasi che qualcuno abbia la facoltà di modificare le cose.

Abbiamo deciso consensualmente di provare questo sistema.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi dispiace che in quest'Aula si usino termini e toni di guerra (l'onorevole Diana dice che ha le armate pronte, altri sostengono che possono resistere ad oltranza), anziché entrare nel merito della proposta che la maggioranza ha formulato. Vengono formulate minacce e ricatti continui. C'è chi sostiene che il Regolamento sarà brandito come una clava contro la maggioranza, mentre altri sostengono che se mancherà la concertazione tra le parti su questo e altri importanti provvedimenti, verremo inchiodati qui per mesi. Il danno, cari colleghi, non lo state facendo a questa maggioranza, è fin troppo ovvio dirlo, ma ai sardi che anche voi rappresentate, impedendoci di produrre atti e leggi a favore dell'Isola.

Io ho letto l'articolo 2 di cui stiamo dibattendo, e da amministratore regionale locale lo trovo abbastanza equilibrato, saggio e giusto. Mi pare siano previste delle procedure celeri e democratiche. Si parla di concertazione tra Regione e comuni, di coinvolgimento delle associazioni che difendono interessi diffusi. E' stabilito il termine di sessanta giorni dalla data di pubblicazione in tutti gli albi pretori dei comuni dell'Isola, per consentire a ogni cittadino o imprenditore di poter conoscere ed essere edotto sull'argomento. Si concedono ulteriori trenta giorni affinchè chiunque possa presentare osservazioni da inviare al Presidente della Regione..

Anche la Commissione competente del Consiglio regionale può fare le sue ulteriori osservazioni ed inviarle alla Giunta. Solo dopo questi passaggi la Giunta approva in via definitiva il piano paesaggistico regionale. Nei commi 3 e 4 vi sono le garanzie sulla coerenza del piano paesaggistico regionale con gli elaborati provinciali già approvati o in corso di elaborazione si dice, oltre alla verifica degli atti della programmazione e della pianificazione regionale. Vi è la garanzia sull'aggiornamento del piano e il monitoraggio sulla qualità del paesaggio. Vi sembrano, cari colleghi, cose secondarie queste? Qualità di un paesaggio e dell'ambiente che è garanzia di quel tipo di sviluppo sostenibile che la Sardegna deve tutelare se vuole garantirsi una presenza forte nel mercato turistico e culturale di pregio.

Perché, illustri colleghi del centrodestra, la nostra unica preoccupazione, contrariamente a quanto alcuni di voi hanno affermato, è quella di fare gli interessi della Sardegna e con essa dei suoi abitanti ed in particolare dei lavoratori. Spero che nessuno voglia, a noi del Partito della Rifondazione Comunista, insegnare anche come difendere le classi popolari, dopo che con limpidezza abbiamo speso una vita perseguendo questo scopo. Anche qui si è speculato troppo; avete detto in tante interviste che la delibera salva coste danneggiava i lavoratori e le imprese edili, accusando proprio noi del P.R.C. di non difendere queste categorie, anzi, di stare zitti in questi banchi.

È facile rispondere che se fosse vero questo non avremmo dubbi sulle scelte che stiamo perseguendo, perché non si tratta di garantire qualche giornata di lavoro oggi, ma di garantire il lavoro per il futuro, per tanti e per sempre, e questo lo potremo fare solo se tuteliamo l'ambiente, il paesaggio unico che abbiamo.

Ma ancora, nel merito, vorrei sottolineare che si prevede che i comuni approvino i propri piani urbanistici entro dodici mesi dalla pubblicazione del piano paesaggistico e, comunque, a partire dalla effettiva erogazione delle risorse finanziarie previste dalla Regione con una specifica norma finanziaria. Alla fine al comma 6 si dice che il Presidente della Regione, entro sei mesi dall'entrata in vigore di questa legge, deve esporre al Consiglio regionale le linee guida caratterizzanti il lavoro di predisposizione del piano paesistico regionale. In questo vi è, indiscutibilmente, una sollecitazione dei comuni e l'obbligo per la Giunta di rendere conto in tempi brevi al Consiglio regionale.

Si tratta di fatti importanti che non possono e non devono da noi essere sottovalutati. I comuni, ad esempio, hanno tempi giusti per dotarsi dei propri piani. Non succederà come in passato quando, per la mancanza di regole, vi erano amministrazioni sensibili che si dotavano di questa strumentazione urbanistica in tempi rapidi, mentre altre, lente, non se ne curavano danneggiando gli interessi dei propri amministrati.

Al riguardo, badate, potrei citare tanti casi, ma riferisco quanto accaduto nel mio comune, Laconi, dove tutti voi potete verificare. La prima volta che venni eletto sindaco mi trovai di fronte un professionista (che io convocai quando seppi di questa situazione) al quale era stato affidato l'incarico di redigere il P.U.C. da undici anni. Mi disse che nessuno lo aveva sollecitato in questo lasso di tempo. Sono intervenuto assieme alla Giunta, alla maggioranza, al Consiglio, a tutto il Consiglio comunale, dunque maggioranza e opposizione, affinché si operasse subito. Abbiamo anche allargato l'incarico ad un'equipe di sei professionisti che hanno redatto non il solito P.U.C. del centro edificato, ma un P.U.C. del centro edificato e dei 12 mila e 500 ettari di territorio comunale. Poi sono stati redatti ed approvati i piani particolareggiati del centro storico, entrando nell'elenco dei comuni beneficiati dalla legge regionale numero 29/98, che ha creato lavoro ed ha aperto la riqualificazione delle parti più belle e suggestive del paese.

Siamo io, la mia Giunta e la maggioranza, e questo Consiglio comunale particolarmente bravi? No di certo, abbiamo semplicemente svolto il nostro lavoro dando al nostro paese quello che si poteva dare. Oggi ci sono cittadini contenti di ricevere i contributi della legge regionale 29; nella provincia di Oristano il mio comune è anche il primo nell'assegnazione delle risorse e per due anni ha beneficiato di questa legge che prevede procedure trasparenti, chiare. E si sono costituite anche dodici imprese edili, con due, tre, quattro, cinque dipendenti grazie agli aiuti della legge regionale numero 37/98.

Chi ha impedito ad altri comuni di fare altrettanto? Comuni che, essendo più grandi, avevano anche altri mezzi? Nessuno se non sé stessi. Per cui le sceneggiate di questo periodo sul tema da parte di alcuni comuni appaiono solo delle strumentalizzazioni per contrapporsi alla delibera salva coste e, forse, per nascondere interessi particolari. Non a caso in quei comuni le opposizioni, le associazioni, i cittadini chiedono conto a questi amministratori di ciò che non hanno fatto e dei ritardi che hanno accumulato, danneggiando veramente gli interessi di quei cittadini e di quelle comunità.

Per cui, onorevoli colleghi, mi sembrano capziose e sopra le righe certe gravi affermazioni che qui sono state fatte. È veramente pesante e fastidioso sentire in quest'Aula accuse, come quelle che vorremmo bloccare lo sviluppo di una parte della Sardegna, fatte usando parole irrispettose e poco adatte all'istituzione che rappresentiamo. Se vogliamo tenere alto il senso di questa istituzione, e se c'è buona fede da parte del centrodestra, ci si confronti nel merito dei problemi e delle proposte, lasciando da parte minacce e ricatti che vengono ciclicamente formulati da parte di tanti intervenuti dai banchi del centrodestra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Presidente del Consiglio, signori Assessori, colleghi, questo articolo 2 mi riporta alla mente uno degli argomenti importanti che noi abbiamo addotto, io tra gli altri più di una volta, per affermare la nostra contrarietà a questo provvedimento di legge. Uno dei rimproveri fondamentali che noi rivolgiamo è relativo alla durata del blocco delle attività edilizie che finirà per danneggiare gravemente i proprietari dei terreni, gli imprenditori seri, perché di quelli poco seri nessuno si interessa, quindi coloro che perderanno le occasioni di lavoro, o la possibilità di costruirsi la casa perché magari i pochi mezzi a disposizione, sufficienti adesso, saranno inadeguati nel momento in cui potrà riprendere l'attività edilizia.

A supporto di quanto sto affermando ho calcolato tutti i tempi previsti da questa legge per le procedure di adozione dei diversi piani; tempi che, se venissero rispettati, nella migliore delle ipotesi, che è quella che voi ci presentate, comporterebbero un blocco per due anni dell'attività edilizia in tutti questi 1800 chilometri di costa, per una profondità di due chilometri.

Permettetemi, non sulla base di un'esperienza diretta, perché io non sono mai stato un amministratore comunale, ma sulla base di quello che qui più colleghi hanno affermato, di sottolineare che l'esperienza ci dice che per portare a compimento l'iter procedurale di elaborazione e approvazione dei PUC i comuni impiegano anni ed anni; quindi noi ci preoccupiamo dell'imposizione che, a questo punto definirei abusiva, di un vincolo che limita il diritto di proprietà per anni di tutti i cittadini sardi, anche del potere che loro hanno di usufruire di questa proprietà, e questo - permettetemi di dire - mi sembra un tantino esagerato.

Non si possono bloccare così, tout court, le regole con la speranza di portare a compimento un piano paesistico regionale, perché le regole poi alla fine potrebbero anche essere sbagliate; ma se le regole valgono per tutti, veramente per tutti, diciamo che c'è un'eguaglianza davanti alla legge dei cittadini e allora tutti vogliamo le regole.

Tutto si potrà dire della nostra parte politica ma non che sia contraria alle regole e soprattutto al rispetto delle medesime, perché le regole non esistono se nessuno le rispetta, comportamento di cui in Italia siamo maestri. Infatti questo blocco comporterà, come ho già detto, un incremento dell'abusivismo edilizio di necessità, perché ci sarà gente che non rinuncerà a farsi la casa di proprietà su un terreno nel quale ha investito tutti i pochi risparmi di una vita, né attenderà che l'inflazione li intacchi ulteriormente tanto da non essere più sufficienti a costruirsi la casa nella quale andare a vivere.

Di fronte a queste osservazioni, però, nessuno ha risposto; non ha risposto il Gruppo di Rifondazione Comunista, che pure è stato presente; qualcuno ha detto che abbiamo un diverso concetto della proprietà, ma non ha risposto a questa obiezione così come non hanno risposto gli amici del Gruppo dei Democratici di Sinistra. A me sembra piuttosto strano però che in quest'Aula soltanto questi due Gruppi, in effetti, abbiano preso la parola per difendere questo provvedimento.

In quest'Aula è mancata la voce del Gruppo della Margherita. Si è sentita flebilmente la voce del Gruppo di riferimento del Presidente della Giunta per fare una proposta che tendeva un po' la mano all'opposizione, che ha cercato di coglierla e di stringerla, se qualcuno non gliel'avesse impedito.

Io sto vivendo tutto questo dibattito in una posizione di attesa; un dibattito nel quale non pretendo di aver detto niente di fondamentale, anche perché ho confessato dall'inizio la mia totale incompetenza in materia urbanistica. Io non sono laureato in architettura come l'onorevole Pirisi, e un dibattito tecnico mi vedrebbe certamente soccombente. In quest'Aula però si fa politica, si esprimono pareri. Insieme ad altri consiglieri regionali condividiamo l'amicizia con sindaci espressi da tutti i partiti: D.S., Rifondazione Comunista, ma anche la Margherita, ancora forse non ne esprime o ne esprime troppo pochi il Gruppo del Presidente della Giunta, però anche loro prima o poi esprimeranno sindaci che dovranno portare in quest'Aula la voce dei comuni costieri.

Mi sembra strano che partiti così importanti, così radicati nella società, così presenti nella politica non facciano sentire la loro voce. Sono partiti rappresentativi anche di interessi, perché quando si tratta di amministrare abbiamo una delega anche a tutelare interessi, non è per niente illegittimo se la tutela di questi interessi avviene alla luce del sole, non c'è niente di cui vergognarsi, anzi, è il sale della democrazia, secondo me. Una grande riforma della democrazia sarebbe proprio far uscire allo scoperto in Italia queste manovre sotterranee che avvelenano la vita politica, che ci fanno vivere nel sospetto, che ci fanno aver paura anche di muoverci, perché non siamo mai sicuri di difendere interessi legittimi anche quando agiamo in buona fede.

Io sono qui in attesa di queste voci; mi sembra giusto infatti che coloro che hanno da portare avanti degli interessi politici, culturali, e anche delle convinzioni personali , le esprimano in Aula, perché non è giusto che soltanto una parte della maggioranza porti avanti la sua battaglia a difesa di questa legge.

Vogliamo capire fino in fondo se anche gli altri Gruppi condividono questa linea, se il Presidente condivide questa linea, perché anche lui in effetti non ha fatto sentire la sua voce, a parte qualche timido tentativo di parlare di esponenti di Progetto Sardegna, altri hanno alzato la mano e poi l'hanno ritirata, non hanno avuto neanche il coraggio di scagliare la pietra, non hanno detto quello che pensavano. Ho visto perfettamente in quest'Aula qualche collega, peraltro persona stimabile, che a un certo punto deve avere avuto qualche segnale che gli diceva che forse era meglio non parlare. Ma che politica è, che Parlamento è questo se non si parla?

E' possibile che tutto il dibattito debba essere sostenuto da pochi esponenti della opposizione, che fanno il loro dovere anche quando perdono tempo, come sto facendo io, però, tutto sommato, il perder tempo non ci esime dal dire qualche cosa che magari potrebbe avere un fondamento e un'importanza per la politica.

Consiglieri, pensateci! Chiudere le porte a coloro che hanno delle aspettative, secondo me, legittime, può comportare veramente un danno alla Sardegna e una opposizione che fosse quanto meno malevola potrebbe avere interesse a tirare la corda e a dire che va bene una contrapposizione totale, una mancanza di dialogo assoluta, per cui stendiamo una tenda tra noi in modo che venga approvata una legge, la peggiore possibile, che possa consentirci un ritorno elettorale almeno, il cosiddetto voto di protesta.

Io non sono per il voto di protesta; il voto di protesta oltretutto dura il tempo di una tornata elettorale e poi finisce. Partiti che vengono da lontano, che sono radicati nella società mirano ad avere un voto di consenso e non un voto di protesta; anche noi non siamo lontani da questo dibattito, non siamo privi di idee in materia di urbanistica, in materia di paesaggio, in tutto ciò che può riguardare il miglioramento di quella che viene oggi comunque definita "la qualità della vita" per i cittadini, e anche la qualità dell'offerta turistica che daremo e della quale ne usufruiremo anche noi cittadini sardi.

Io provengo da un paese dell'interno e quando vado in qualunque parte della Sardegna vado in albergo, non si usa più, come un tempo, onorevole Pirisi, si faceva nei nostri paesi, andare a s'amigu de passada, andare cioè di casa in casa e soggiornarvi due o tre giorni, ospiti graditi. Quei tempi erano belli ma oggi ormai i costumi sono cambiati, bisogna assolutamente adeguarsi, e io spero di essere all'altezza di questa sfida dei tempi nei limiti del possibile, per quanto me lo possa permettere la mia cultura.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

Milia (F.I.). Presidente, colleghi, intervengo sull'articolo 2 per cercare ancora una volta, se quest'Aula ha la forza di recepire argomentazioni e proposte, di ribadire e di puntualizzare, anche alla luce di come si è svolto oggi, e soprattutto stasera, il dibattito, qualche aspetto che ritengo importante .

Mi riferisco, non lo faccio certamente con polemica, ad alcuni interventi di chi mi ha preceduto. A volte anche noi, in questo dibattito, esageriamo nelle ripetizioni e nei luoghi comuni, però è difficile attribuire manchevolezze e inerzia e soprattutto cose non vere a chi, nella scorsa legislatura, ha svolto il proprio ruolo cercando di realizzare progetti e programmi seri.

Onorevole Uras, lei è stata magna pars insieme al collega Cogodi nell'Assessorato degli enti locali e urbanistica nella legislatura precedente a quella appena conclusa, quindi non può venire in Aula e dire, strumentalmente, che noi non siamo dalla parte delle autonomie locali. Io le ricordo, ma non lo devo ricordare a lei, che lo sa benissimo, perché quando si fa politica si usano gli argomenti a seconda delle proprie linee di condotta, che le Giunte che si sono succedute nella scorsa legislatura hanno attuato una politica di concertazione tale con le autonomie locali da ottenere un riconoscimento unanime da parte di tutti gli amministratori.

Ci sarà qualcuno non troppo contento, ma quando dico queste cose parlo a ragione, perché nella scorsa legislatura - poi arriverò alle mie argomentazioni - sono state implementate le risorse della legge numero 25/95; nella scorsa legislatura si è proseguito l'intervento, concordato con la minoranza, sul piano straordinario per il lavoro con soddisfazione degli ideatori per i miglioramenti che sono stati apportati assieme, in quest'Aula, confrontandosi sull'articolo 19 della legge numero 37/98; nella scorsa legislatura sono state stanziate le risorse previste dalla legge numero 29/98, ma la prima delibera l'ha firmata il sottoscritto, e le prime erogazioni dei fondi della legge sui centri storici sono state fatte dalle Giunte di centrodestra, mettendo in essere un volano che ha creato riscontri positivi anche in termini di benessere.

Nella scorsa legislatura sono state aumentate, concordandole in quest'Aula, insieme ad esponenti dell'attuale maggioranza - non vedo l'onorevole Biancu - le risorse per la costituzione dei consorzi dei comuni, con grande apprezzamento da parte dell'opposizione e della maggioranza; nella scorsa legislatura sono stati presentati, concertandoli, dei disegni di legge sull'urbanistica, radunando provincia per provincia tutti gli amministratori locali del territorio; ma non erano progetti a sé stanti perché veniva esplicitato un disegno che andava ben oltre le zone sensibili delle coste, oggetto di questa discussione, perché era stata presentata anche quella proposta di legge , mai discussa, come tantissime altre, che prevedeva di stanziare gli incentivi a favore della montagna, come previsto dalla legge nazionale mai recepita da questa Regione autonoma della Sardegna, forse perché non si vuole sconciare il sistema delle comunità montane (ma questo è un altro discorso, il collega Biancareddu credo che lo possa affrontare meglio di me).

Era un provvedimento di legge sulla montagna che voleva impedire lo spopolamento dei centri montani concordemente al progetto urbanistico che voleva dare una struttura paesistico-ambientale, oltreché urbanistica, a tutto il territorio della Sardegna. Mi direte che la maggioranza di allora non è riuscita ad approvare questi provvedimenti. Sapete benissimo - è storia di questi giorni - che nonostante non avessimo maggioranza, perché le maggioranze erano risicate per quel sistema elettorale, forse saremmo riusciti ad approvarle se ci fosse stata un'opposizione come quella che oggi stiamo facendo a questo progetto di legge. Questa è la storia patria di questo Consiglio regionale!

Onorevole Pirisi, io la ringrazio per i ripetuti telegrammi che lei mi ha mandato invitandomi a partecipare ai lavori della Commissione urbanistica, di cui io non faccio parte. Non è stata scortesia la mia di non venire in Commissione, ma è stato, credo, un ragionamento abbastanza logico da parte di chi, presentatore di un disegno di legge insieme ai colleghi della ex maggioranza, ha visto che lei stesso aveva già rinunciato a portare avanti la sua proposta presentata con conferenze stampa in TV e nei giornali, evidentemente perché il solco era tracciato.

Quindi, per non perdere ulteriore tempo, dato che il confronto in Aula doveva avvenire, io non sono intervenuto in Commissione quarta, in Commissione urbanistica. A malincuore, ma sapevo che qualsiasi proposta non sarebbe arrivata non dico in cielo, ma neanche al primo piano di questo palazzo. Cosa voglio dire? Voglio dire che da parte nostra le autonomie locali sono il riferimento. Sono il riferimento nella concertazione che, come ho detto nei miei precedenti interventi, è prevista per legge dal decreto Urbani, non è concessione né di maggioranza né di opposizione seguire la legge. La legge deve essere rispettata. Una cosa è la concertazione a termini di legge, una cosa è però la concertazione preventiva, la concertazione che era prevista nelle vostre dichiarazioni programmatiche. Non si può venire in quest'Aula, non da parte di tutti, a raccontare che questo disegno di legge è quello che è stato presentato in campagna elettorale.

Insomma, noi dobbiamo essere seri nei nostri interventi e anche la maggioranza credo che debba ugualmente arrivare a una sintesi sulle proposte dell'opposizione, che non sono proposte devastanti per l'impianto della legge, ma sono proposte serie, tanto più che, io non entro nel merito di chi apre, di chi fa aperture, di chi non le fa, di chi torna indietro, però mi pare che in questa battaglia che si gioca in Aula da una parte c'è qualcuno che vuole andare oltre il risultato cui deve pervenire questa legge, e cioè sta facendo una battaglia esclusivamente politica di mantenimento di posizioni, di egemonia sull'Aula, è quasi una battaglia interna alla maggioranza nella quale io non voglio entrare.

Questa opposizione ha fatto delle proposte serie. Ci sono dei punti sui quali noi vorremmo interloquire ma non vediamo aperture; ci sono infatti, oltre a questo disegno di legge che è il cardine della vita futura della Sardegna, altri provvedimenti che stanno a cuore a molte categorie, come l'assestamento di bilancio, che noi ci siamo detti favorevoli ad esaminare ed esitare nel giro di dieci giorni.

Allora io credo che mai come in questo momento, senza voler certamente sminuire il ruolo di nessuno in quest'Aula, occorre che chi è deputato per legge a rappresentare la Regione autonoma della Sardegna venga in Aula e faccia delle proposte così come è successo nelle precedenti legislature, quando Presidenti con meno poteri, perché la legge, il sistema elettorale non glielo permetteva, dettavano i tempi e dettavano le proposte in momenti di impasse come questi.

Noi siamo qua per ascoltare, siamo qua per proporre, continueremo ad andare in questa direzione; ma, giunti a questo punto, non siamo noi a dover fare ulteriori proposte, perché le nostre proposte sono chiare, sono state presentate dal primo momento, credo che siano intelligibili a chiunque, e quindi sono chiare anche a chi, fuori da quest'Aula, aspetta il prodotto che sia il migliore per tutta la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, che si avesse bisogno di uno strumento per il controllo e il regolamento delle coste oramai era una cosa scontata, palese. Mi dispiace però che alcune posizioni espresse ieri in diversi interventi in quest'Aula, e delle quali personalmente ero entusiasta, questo pomeriggio siano svanite e, francamente, non ne capisco neanche la motivazione. Ne ero entusiasta perchè mi sembravano posizioni più aperte a ragionare su una legge che tendesse a rispondere alle esigenze di pianificazione in Sardegna, chiaramente tenendo conto di un problema reale, che è quello di conciliare la pianificazione con la strategia dello sviluppo turistico.

Sul principio, cioè che c'è bisogno di pianificare, tutti quanti siamo d'accordo, anche perché siamo senza lo strumento di riferimento; ma occorre soprattutto parlare di economia della Sardegna perché, c'è poco da fare, questa è l'esigenza reale.

In Sardegna ci sono dei comparti economici, lo dicevo anche nei giorni scorsi, però francamente alcune cose si devono ripetere, che stanno attraversando una crisi profonda, ci sono delle situazioni veramente critiche. I pastori che sono sotto il palazzo stanno cercando di portare avanti per il loro comparto la battaglia sul prezzo del latte. Mentre tutte le spese a loro carico sono in continuo aumento, il prezzo del bene che loro producono sta diminuendo e si stanno creando scompensi anche a livello familiare. Le persone, le famiglie stanno diventando più povere.

Allora, dato che lo stesso ragionamento si è fatto giorni fa sull'industria, mi dite quali sono gli altri comparti che possono essere presi come punti di riferimento? Non ce ne sono altri se non quello, e lo ribadisco, del turismo, visto non solamente come comparto a sé stante, ma come un sistema nel quale confluiscono altri comparti che interagendo tra di loro danno degli ottimi risultati, o stanno dando dei risultati perlomeno a livello di sopravvivenza.

Allora io ritengo che non sia il caso di intervenire pesantemente sul comparto turistico, al quale si sa che non c'è alternativa al momento, perché se ci fosse, francamente, io sarei del parere di accettare il blocco come lo state proponendo voi. Ma il blocco non è, e lo ribadisco, di dodici mesi; voi lo sapete molto bene, così come non è di diciotto mesi e neanche di venti mesi. Purtroppo le attività si bloccheranno per quattro o cinque anni. Questa è la verità e la si dice, ma non perché si vogliono avere posizioni di contrasto con la maggioranza, assolutamente, almeno la mia posizione non è questa.

Onorevole Pisu, io rappresento un comune sul mare, che ha un piano urbanistico approvato, attuativo, che ha visto la luce, partendo dal momento in cui mi sono impegnato a ragionare sullo sviluppo di quel territorio, dopo sei anni, ma sei anni di lavoro serio!

PISU (R.C.). Io ho impiegato un anno.

MURGIONI (Fortza Paris). Lei è bravissimo!. Io le posso dire che ho impiegato sei anni; sei anni nel corso dei quali chiaramente ho lavorato non da solo ma in continuo contatto con la gente del posto, perché qui veramente manca, secondo me, il ragionamento sullo sviluppo turistico, sulla pianificazione, sui problemi che nascono dalla trasformazione delle aree.

Quando si pianifica infatti si interviene su aree il cui valore può mutare, e non sempre queste cose vengono recepite al meglio. Ed ecco perché, in merito all'articolo 2, mi meraviglia che non si sia data risposta positiva per quanto riguarda il rapporto con i comuni. I comuni non sono come questo palazzo, che è chiuso, dove per entrare bisogna chiedere il permesso alle guardie dando un documento;

nei comuni purtroppo ci sono, quando va bene, due, tre vigili e l'ufficio del sindaco, che generalmente è preso di mira sui problemi quotidiani, si trova al piano terra, dove non c'è possibilità di controllo. Quando la gente ha problemi e arriva lì per avere risposte non si ferma a parlare con la guardia, va dentro, bussa alla tua porta e ti dice che vuole parlare con te, vuole discutere con te e vuole avere, in quel momento, anche delle risposte serie. Non si può non tener conto del rischio che corrono giornalmente i sindaci!

Io ho visto il presidente Spissu intervenire, compiendo anche un'azione nobile, secondo me, a fianco di un sindaco che viveva una situazione spiacevole, cercando di venirgli incontro. Allora, siccome queste situazioni sgradevoli si stanno verificando sempre più spesso e in più comuni, io penso che quest'Aula non ne possa non tener conto e non possa non farsi carico della preoccupazione vera dei sindaci, cioè quella di rischiare anche la loro vita.

Allora, proprio per tenere conto di queste considerazioni, io penso che la maggioranza debba riflettere, in materia di pianificazione, su quale rapporto debba esistere tra il contenuto di questo provvedimento di legge e le esigenze degli enti locali .

I trenta giorni previsti per la presentazione da parte di chiunque di eventuali osservazioni sono veramente pochi. Sono pochi non perché si vogliano allungare i tempi, ma perché non tutti riescono a leggere celermente un piano urbanistico. Infatti il piano deve essere messo a disposizione delle persone che vanno lì a chiedere chiarimenti, cercano di capire sulle carte qual è il loro pezzettino di terreno, e prima di arrivarci passano anche delle settimane, e dopo vogliono capire cosa è stato fatto, e poi se non soddisfatte devono eventualmente presentare delle osservazioni.

Ma questa procedura non si può fare in trenta giorni, cioè andare in comune capire, presentare osservazioni, perché l'osservazione deve essere anche scritta, deve avere una motivazione; poi a queste osservazioni deve essere data una risposta che richiede comunque del tempo, e le osservazioni generalmente ti portano anche a modificare la strategia del piano che tu hai ipotizzato, per cui i trenta giorni onestamente sono limitati.

Se pensiamo che gli uffici regionali per dare risposta su un progetto che ricade all'interno di una zona sensibile, che quindi deve fare diversi passaggi, hanno a disposizione sessanta giorni figuriamoci in che situazione siamo. Per rispondere su un progetto si danno sessanta giorni, mentre per fare osservazioni su un piano urbanistico, dove si parla di pianificazione, dove si parla di sviluppo, si parla di interessi in un territorio si danno trenta giorni.

Io personalmente non sono d'accordo e mi auguro che la maggioranza abbia la sensibilità, almeno su questi punti di apportare quelle modifiche che sono necessarie per venire incontro alle esigenze dei comuni;, e mi appello in particolare alla sensibilità dell'onorevole Pirisi che, almeno in Commissione, a me è sembrata una persona sensibile a questo e ad altri problemi.

Così come ritengo sia sensibile e pronto a ragionare su cose reali lo stesso onorevole Uras, al di là della sua posizione strategica sul bene ambiente e sull'utilizzo che del medesimo si vuole fare . Ecco, io penso che non ascoltare le amministrazioni locali, onorevole Uras, onorevole Pirisi, sia una cosa gravissima. Allora io vi prego veramente, perché tutti e due siete in Commissione, di rivedere questa posizione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, colleghi, quando si parla di urbanistica si intende sempre l'arte del governo del territorio, la pianificazione programmata, tutte grandi frasi che poco si attagliano al contenuto sia della delibera di Giunta del 10 agosto sia del disegno di legge che abbiamo sottomano. Per esempio, perché vi siete dati questo limite dei due chilometri? Da quale testo l'avete preso? Da quale sogno, da quale visione mistica sono nati questi duemila metri, perché non 1500 o 2500 o 10 chilometri o anche tutta la Sardegna?

Perché nella fascia dei due chilometri, che io considero un limite congruo, non in materia urbanistica ma, per esempio, in materia di enti (io peraltro ho già presentato una proposta di legge in merito), non iniziamo ad eliminare le comunità montane visto che si vuole razionalizzare e risparmiare? Vi ricordo che abbiamo venticinque comunità montane, ciascuna con dodici assessori, due vice presidenti, di cui uno di minoranza, quindi sono anche un bel simbolo di consociativismo, e altre dove governano tutti assieme, da Rifondazione Comunista ad Alleanza Nazionale.

E quando ero Assessore mi riferirono che i componenti di una di queste comunità montane, che non menziono per pudore, andarono in gita, all'October fest, in Germania; andarono in undici perché il dodicesimo aveva una colica, altrimenti sarebbero andati tutti assieme proprio come se fossero in gita scolastica.

Poi, però, vennero da me a chiedere fondi perché non avevano neanche i soldi per cambiare il vetro di una finestra, e io venti giorni dopo proposi la legge di soppressione delle comunità montane. Purtroppo, come tutte le leggi che propongo io, non si sa per quale motivo, non venne mai approvata; l'ho riproposta in questa legislatura, però se è vero che bisogna far cassa, se è vero che bisogna sopprimere le cose superflue, se è vero che il Presidente Soru sta attento anche alla benzina delle auto di servizio, cosa nobile in teoria, vediamo po' di eliminare anche qualche ente superfluo.

Avete iniziato con le aziende di soggiorno, e invece di sopprimerle avete cambiato i commissari. Non servono, o servono ancora? Servono quando c'è un commissario amico vostro, non servono quando c'è un commissario amico degli altri. Bene, e riguardo alle comunità montane perché non si ha il coraggio di prendere atto, una volta per tutte, che la legge numero 4 del 1997 ha stabilito che l'unico ente intermedio tra Regione e comune sono le province? E noi , grazie a Dio e grazie a questo Consiglio regionale, di province ne abbiamo otto.

Vi pare che dobbiamo caricarci anche le venticinque comunità montane? Trasferiamo le competenze, trasferiamo il personale, rendiamo le province operative e chiudiamo questi carrozzoni che non sono serviti a niente; erano nati per frenare lo spopolamento delle zone interne e gli hanno dato invece un ultimo colpo di grazia. Ci sono comunità montane come quella di Tempio, che è il mio paese, che gestiscono i porti. Il porto dell'Isola Rossa è gestito dalla Comunità montana di Tempio; vi pare una cosa verosimile?

Tornando alla legge e alla delibera del 10 agosto, che io ho considerato un groviglio di illegittimità, di iniquità, di inopportunità, oggi prendo in esame, è quello che sto facendo in ogni mio intervento, un altro punto particolare: il rapporto tra la delibera di Giunta e i P.T.P. soppressi. Vediamo cioè come si fa a far rivivere uno zombi, ciò che è stato annullato, che è stato dichiarato illegittimo, e che voi con una bacchetta magica o, meglio, con una seduta spiritica fate risuscitare.

Quindi la Giunta regionale ha adottato la delibera del 10 agosto al seguito dell'accertata illegittimità dei P.T.P., su questo siamo tutti d'accordo. Quindi era ragionevole che la Sardegna, o la Regione meglio, si conformasse com'era suo dovere al dettato dei giudici. Il giudice ha dichiarato illegittimi i P.T.P., la Regione senza bisogno di giudizio di ottemperanza, in quanto è un ente pubblico, doveva prendere atto e comportarsi di conseguenza.

La Giunta regionale invece ha disposto testualmente che fossero fatti salvi i P.U.C. in itinere o già approvati purché fossero conformi ai P.T.P. dichiarati illegittimi e annullati. Quindi è arduo seguire la linea logica della delibera. La Giunta regionale quindi è partita dal presupposto che il vuoto creato dall'annullamento dei P.T.P. perché illegittimi costituisce grave pregiudizio per la salvaguardia dei primari valori paesaggistico-ambientali; si propone pertanto di redigerne di nuovi, e questo è un intendimento nobile perché tutti aspettiamo questo nuovo piano urbanistico regionale. Ci vorrà tempo, sicuramente non ci vorranno di certo mesi, però fin qua diciamo che potremmo essere d'accordo. Quindi bisognava eliminare le illegittimità dei vecchi e, conformandosi alla sentenza del giudice, redigerne dei nuovi; e invece no.

La Giunta decide di fare salvi gli strumenti urbanistici comunali solo se conformi ai piani territoriali illegittimi ed annullati, e quindi finisce incredibilmente per salvare tutto il pregresso dichiarato illegittimo dal giudice amministrativo consentendo addirittura ulteriori interventi conformi ai PTP illegittimi. Tale illegittimità è ancora più grave se si considera che, in realtà, le pronunce di annullamento giurisdizionale dei P.T.P. hanno un effetto caducante e non solo viziante sui PUC che a quei P.T.P. si erano adeguati.

In diritto amministrativo, quando un atto è dichiarato nullo, tutti gli atti che prendono vita da quell'atto decadono, salvo magie, ma Silvan evidentemente ha fatto buona scuola anche presso la Giunta Soru. Invero, la sentenza di annullamento del provvedimento amministrativo, creando l'obbligo dell'amministrazione di ripristinare la situazione esistente, prima dell'emanazione dell'atto annullato, ha effetto caducante nei confronti di tutti gli atti che in quello annullato trovano il loro antecedente necessario. E non vi è dubbio che il PUC, che deve obbligatoriamente essere adeguato, ed è stato in realtà adeguato al P.T.P., trovi in quest'ultimo il suo antecedente necessario, con la conseguenza che tale PUC non può sopravvivere al P.T.P., al quale si è adeguato, e che è stato annullato.

In definitiva, l'amministrazione ha voluto tenere in vita degli strumenti urbanistici generali che sono non solo viziati, ma che più correttamente devono ritenersi caducati dalle sentenze che hanno annullato i P.T.P..

Si annuncia pertanto la violazione del principio che impone all'amministrazione di conformarsi alle sentenze amministrative. La deliberazione infatti dispone: "Sono fatti salvi gli atti finalizzati al perfezionamento dell'iter di adozione ed approvazione dei piani urbanistici comunali, secondo le previsioni dei precitati piani territoriali paesistici". La Giunta regionale, come si vede, consente ai Comuni di portare avanti il procedimento di formazione degli strumenti urbanistici in quanto siano conformi alle previsioni degli annullati P.T.P.. Peraltro, così facendo, l'amministrazione regionale non solo ha finito per premiare quei comuni che hanno adottato P.U.C. illegittimi, perché conformi ai P.T.P. dichiarati illegittimi, ma ha altresì introdotto tra i comuni della Sardegna una disparità di trattamento, fondata sull'irragionevole criterio di discriminazione.

E' infatti illogico privilegiare quei Comuni che hanno adottato un P.U.C. illegittimo perché conforme ad un P.T.P. illegittimo, a scapito di quelli che se ne sono astenuti. Inoltre, in conseguenza di tale diverso…

PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, ha terminato il suo tempo. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, la Giunta intende fare un intervento improntato all'ordine del giorno, tentando di rispettare il più possibile le funzioni del Consiglio, vorremmo infatti concorrere ad incrementare la sua dignità, pur sapendo che la dignità di questo Consiglio è in gran parte nelle sue stesse mani.

Noi stiamo all'oggetto del dibattito, l'articolo 2, partendo dalla elementare considerazione preventiva che le nostre parole, quelle che abbiamo sentito in quest'Aula in tutta la giornata e nei giorni scorsi, non potranno cambiare l'incontrovertibilità dei fatti. Le elezioni si sono celebrate, qualcuno ha vinto, altri hanno perso, ciascuno dia le sue spiegazioni. Ma oggi è un altro tempo, diverso, di una nuova missione istituzionale, che dovrà essere giudicata con le sue ragioni e la sua opera e non per le ragioni o i rancori del passato. In fondo, bisogna sempre credere con forza che i migliori giudici della coerenza degli operatori pubblici siano sempre i cittadini elettori.

Noi sapevamo che saremmo stati posti di fronte alla difficoltà nell'agibilità parlamentare, avevamo messo nel conto pure questo e la difficoltà che avremmo incontrato nel processo di riforma, riforme che ci siamo proposti comunque di fare e che faremo, ma che avremmo preferito fare, come è costume di chi ha una profonda cultura democratica, insieme. Però sappiamo anche che non c'è riforma vera che non passi nella cruna difficile della fatica e della complessità della democrazia.

Nel merito noi abbiamo proposto, aderendo alle perplessità evidenziate da più parti sulla questione dei tempi, una revisione dell'articolo 11. L'abbiamo fatto partendo dalla considerazione del rispetto massimo che abbiamo posto in tutto questo provvedimento legislativo, nell'architettura della legge 45/89 e le sue modifiche e integrazioni, perché questa legge 45 è l'esito della memoria di quello che è risultato, rispetto alla precedente pianificazione paesistica, inefficiente ed inutile rispetto alla proposizione di una pianificazione paesistica.

Di fatto non si può avere preoccupazione dei tempi per redigere i piani e, contemporaneamente, sostenere le strade più tortuose e più lunghe che hanno segnato quell'esperienza che è fallita. E dunque ci siamo posti il problema di ottimizzare quella strada, l'abbiamo fatto consapevoli che sulla legge 45 bisognerà tornare per modernizzarla, ma l'abbiamo fatto in un momento nel quale incombeva un obbligo e un tempo che ci ha segnato e che è fissato dai provvedimenti che un Governo nazionale ci ha posto e che noi rispettiamo.

Sono state poste nel corso del dibattito, con riguardo al comma 2 della novella dell'articolo 11, questioni che riguardano i piani urbanistici provinciali; e anche qua noi abbiamo rispettato la legge 45, precisamente la norma contenuta nell'articolo 16, che è la ragione delle motivazioni che voi avete addotto per sostenere nel corso della giornata la validità di questa pianificazione, norma che dice che i piani urbanistici provinciali vanno redatti nel rispetto della pianificazione regionale e che la pianificazione provinciale è subordinata agli atti di pianificazione regionale e non ha corso in assenza di essi.

Vale a dire che non si può sostenere in quest'Aula che legittimare in una certa maniera la pianificazione urbanistica provinciale significa rendere la pianificazione regionale subordinata a quella provinciale, mentre quell'espressione indica esattamente il rispetto normativo di una legge che vige e che noi dobbiamo rispettare.

Avete parlato del ruolo del CTRU. Al di là del fatto che l'esperienza corrente mostrerebbe a tutti l'evidente esigenza di snellire ed adeguare questo organismo, ma vorrei ricordare a tutti che confondere il ruolo della Giunta con il ruolo del CTRU è un esercizio inutile perché la legge definisce il CTRU esso stesso organo tecnico consultivo della Giunta che, come tale, deve fornire alla Giunta un bagaglio di conoscenze che non può cancellare, sostituire o modificare le competenze specifiche e puntuali della Giunta regionale.

Abbiamo poi parlato di adeguamento e finanziamento, anche qui ritorna il discorso dei tempi; è vero, l'esperienza passata insegna che ci volevano anni, anni e anni per mettere in piedi la pianificazione comunale, provinciale, regionale. Ma insomma, qualcosa è cambiato nel tempo! Stavamo parlando di quei tempi con riguardo a modelli improntati al consociativismo politico e non basati sull'elezione diretta, che rappresenta ciò che è mutato in questi anni nella configurazione istituzionale, nata dall'esigenza di cambiare i tempi della politica, di assicurare una maggiore efficienza delle amministrazioni pubbliche. Questo mutamento, naturalmente deve avere una ricaduta anche sui procedimenti pianificatori. Si è parlato di mancato confronto e comunicazione. Noi abbiamo acceduto all'ipotesi di accoglimento dell'emendamento 42, e mi scuso per quello che probabilmente, per mancanza di tempi, mi è sfuggito riguardo alla citazione dell'emendamento numero 1, che considero per la parte dei tempi assolutamente assimilabile al 42, quindi accoglibile ed apprezzabile da questo punto di vista. Al di là della specificazione sulla probabilità l era implicito un parere favorevole della Giunta anche sull'emendamento numero 1, ma abbiamo necessità di guardare al confronto non come un fattore frenante ma come un fattore costruttivo del processo di formazione del piano paesistico.

Noi lo faremo nel corso della sua redazione, lo faremo acquisendo dal dibattito dell'Aula gli indirizzi e le linee guida che si potranno integrare ed aggiungere a quelle che intendiamo portare avanti anche coerentemente al modello organizzativo procedurale, che comunque va fatto, che noi faremo e di cui nessuno parla e che comunque è competenza di qualcuno. , L'apprezzamento che abbiamo ricevuto, al di là delle considerazioni abbastanza chiuse in quest'Aula, dall'opinione pubblica e da chi sa, con competenza professionale e realmente, che cosa significhi fare un piano paesistico in questo tempo e con questa legislazione, è attribuito principalmente al riconoscimento che c'è stato fatto sulla precisione e sul rigore delle condizioni di cornice che vogliamo assegnare al contesto territoriale, nella fase di elaborazione, con questa legge.

È tutto lì, la credibilità di poter realizzare questo obiettivo è affidata alla serietà e al rispetto di quei tempi che noi abbiamo indicato nella legge. Ci si può credere e ci si può non credere. Ma da un'altra corrente di pensiero, legittima e rispettabile quanto si vuole, sentiamo lamentele sui blocchi presunti, su non provate equazioni fra misure cautelari e andamento dell'economia regionale, rivendicazione del coinvolgimento del Consiglio, tutte rivolte verso quelle parti politiche che, ahimè, nella storia hanno sempre pensato, realizzato e difeso il sistema parlamentare nel contesto democratico.

Sapete bene le disponibilità che sono state date in questi giorni, le avete valutate insufficienti. Noi crediamo che se ci sono strade utili, senza stravolgere i principi fondamentali del contesto del provvedimento legislativo, noi non mancheremo di prestarvi attenzione e disponibilità perché intendiamo onorare quest'Aula.

Non credo poi interessi nessuno piegare la dignità della funzione legislativa all'autonoma e rispettabile attività della giustizia amministrativa. Chi lo fa tuttavia è libero di farlo. Da un lato si denuncia una indiscutibile debolezza ulteriore della politica

PRESIDENTE. Concluda Assessore.

SANNA Gian Valerio, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Se da un lato si denuncia così una debolezza ulteriore della politica che non interessa, noi pensiamo che invece l'autonomia debba essere esaltata nella capacità di distinguere e rispettare i distinti poteri della democrazia. Non vale sostenerlo a Roma e confutarlo a Cagliari.

Dieci anni fa, in un Parlamento dilaniato dalla crisi della prima Repubblica alle opposizioni che paralizzavano i lavori del Parlamento, un indimenticabile Capogruppo della maggioranza disse: "Senatori, non c'è bisogno di assediare la Bastiglia, in democrazia se si hanno le chiavi è possibile entrare solo dal portone principale". Era ed è una sintesi efficace del metodo democratico, valido ancora oggi per rafforzare la necessaria serenità di chi governa, ma anche per rafforzare la tolleranza e la comprensione, nonché la responsabilità delle opposizioni.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo e sull'insieme degli emendamenti metto in votazione l'emendamento soppressivo parziale numero 11.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie Presidente. Ovviamente il mio sarà un voto favorevole non nel pieno rispetto della "45" dell'89, ma nel rispetto di questo Consiglio regionale. Mi dispiace che l'Assessore, con garbo, dobbiamo riconoscerglielo, abbia voluto suggerire a noi che quella strada, quella della "45" dell'89, fu una strada tortuosa, poi fallita. Fallita per tutta una serie di azioni che nel cammino hanno fatto diventare i piani territoriali paesistici, così come hanno puntualmente detto non soltanto il Presidente della Repubblica, ma anche il Consiglio di Stato e il Tar nel provvedimento finale, provvedimenti che non tutelavano il paesaggio.

Ed è anche evidente che non è accettabile dire che la pianificazione regionale non può essere subordinata a quella provinciale o comunale, ma non è detto, alla luce della riforma costituzionale, nemmeno l'esatto contrario. È il problema del rapporto paritetico che qui viene a mancare, è la riproposizione di una visione centralista della Regione che non è in grado di assumere quella pariteticità tra gli organi istituzionali, Stato, Regione, Provincia e Comuni, che sono soggetti di pari grado.

Quando l'Assessore chiama in causa il fatto che la Regione non è subordinata vuol dire che ha l'intenzione politica, manifesta, in questo caso, di cancellare tutto quanto in questi anni è stato fatto, e in alcuni casi non è stato portato a compimento. E quando l'Assessore dice che adesso i comuni faranno i piani urbanistici comunali, mi ricorda quel politico che la sera si augurava che, grazie al suo intervento, l'indomani sarebbe sorto il sole; così mi pare che stia facendo l'assessore Sanna, il quale auspica che domani sorgeranno i piani urbanistici comunali, e magari per merito di questa Giunta.

La realtà è un'altra; ciò che ha consentito di arrivare anche ad una definizione nel dettaglio, è stata tutta l'azione propedeutica svolta grazie all'elaborazione delle carte tematiche, alle aerofotogrammetrie fatte in questi anni, unita alla partecipazione dei cittadini, di tutti coloro che sono parte attiva di un piano urbanistico comunale, che sono stati appunto chiamati a dare le proprie indicazioni.

Ecco, io non so quale sia il consenso di cui parla l'assessore Sanna. Io sfido chiunque a trovare una sola dichiarazione, fra quelle pervenute alla Commissione urbanistica, di favore o di sostegno a questa norma, nel concreto; magari qualcuno in termini di principio ha pure detto di condividere un'azione che limitasse quello che è stato fatto negli anni passati in alcune aree, non certamente nell'ultimo quinquennio, perchè dobbiamo andare a ritroso di almeno un decennio per verificare quello che è stato fatto in determinate aree della Sardegna, bene individuate, ad opera di un colore politico ben chiaro a noi tutti.

Ecco, in questa direzione io credo che noi non possiamo confondere il ruolo del CTRU con quello della Giunta. Noi non l'abbiamo confuso; chi l'ha confuso è chi ha proposto che la Giunta regionale fosse soggetto di monitoraggio, confondendo totalmente il ruolo che è affidato ad un organo tecnico e non certamente ad un organo politico.

La porta principale, la Bastiglia, caro Assessore, è quella che state cercando di prendere voi, non utilizzando le chiavi del confronto democratico per dare quella risposta che noi vi abbiamo chiesto di dare qui, in termini concreti e non di fantasia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Avevo interrotto il mio precedente intervento parlando delle riforme e del metodo che si deve usare per arrivare alle riforme in modo celere ed efficace, dicendo che ci sono tre vie: la rivoluzione silenziosa, la rivoluzione armata e quella democratica. La terza via è la più difficile, è quella che costa di più in termini di confronto e in termini di democrazia, appunto.

Abbiamo accolto con favore, anche se è avvenuto con un po' di ritardo e dopo una prolungata riflessione, il recepimento dell'emendamento numero 1, comunque prendiamo atto che si inizia a ragionare. E, di conseguenza, proprio raccogliendo l'invito dell'assessore Sanna, che sicuramente starà ascoltando, diciamo di condividere il fatto che in democrazia si entra dalla porta principale. Ed è per questo che richiamo l'assessore Sanna su quanto ha detto in merito alle strade tortuose e lunghe da correggere della burocrazia regionale, cioè che occorre cambiare i tempi e l'efficienza della politica.

Non era di questo avviso l'assessore Sanna quando, nella passata legislatura, abbiamo proposto nella finanziaria 2000, reiterandola nella finanziaria 2003, l'accelerazione della spesa. Allora il Consiglio era sovrano, sui fondi Por il Consiglio era sovrano, tutto doveva passare in Consiglio; e in quella fase venne respinta la richiesta, espressa dalla maggioranza e dalla Giunta di allora, della concessione di una delega dal Consiglio per poter accelerare la spesa, cambiare i tempi e l'efficienza della politica.

L'attuale maggioranza, che era minoranza allora, non accettò questo principio, non accettò questa proposta che pure lasciava al Consiglio il controllo finale. E così, come per l'articolo 2 di cui chiediamo la soppressione nell'emendamento numero 11, non inventiamo niente. Certo, l'assessore Sanna richiama l'articolo 16 della "45", ma noi richiamiamo quello che richiama lui nella premessa dell'articolo 2, cioè l'articolo 11 della stessa legge, dove voi dite nella premessa al comma 1 che: "Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 11 - eccetera - così modificato".

Bastava dire che l'articolo 11 era "così sostituito", perché è una sostituzione totale dell'articolo 11, ma è una contraddizione totale di quanto la vostra parte nella proposta di legge numero 24, allegata agli atti del disegno di legge numero 20, nel comma 2 dell'articolo 3 dice a proposito delle procedure, perché questa è la proposta di legge, la 24, Masia - Balia, che è contraddittoria, o meglio, non è contraddittoria la proposta di legge, dove c'è il rispetto del Consiglio che non vuole imbalsamare la legge, ma è in contrapposizione con quanto propone la Giunta.

Siamo tutti d'accordo che i tempi della burocrazia, e l'abbiamo dimostrato con le nostre proposte di ieri, vanno modificati. Dobbiamo rendere più celeri, cambiandoli, i tempi e migliorare l'efficienza della politica. Siamo tutti d'accordo, tant'è che nei nostri emendamenti noi stabiliamo dei tempi certi e definiti, e ci richiamiamo al principio, che è il verbo nella legge urbanistica, del silenzio-assenso. La Commissione e il Consiglio vengono coinvolti in tempi celeri, determinati e non prorogabili.

Ma noi dobbiamo salvare la democrazia dalla quale si entra dalla porta principale; è vero, allora imparate ad entrare dalla porta principale, impari il presidente Soru ad entrare dalla porta principale. In democrazia non si usa la querela, in democrazia non si usano i magistrati, né il continuo ricorso alla provocazione e alla prevaricazione dei diritti anche dei dipendenti, funzionari e dirigenti; non si usa l'intimidazione in democrazia, perciò a chi era rivolto, assessore Sanna l'invito? Al suo Presidente che non c'è, come "l'isola che non c'è" di Peter Pan, o è rivolto all'Aula? Alla maggioranza o alla minoranza? Non ho il tempo, ma riprenderò l'argomento nel prossimo mio intervento, per gradi io credo che ci arriveremo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Credo, come bene ha detto l'onorevole Capelli che mi ha preceduto, che il primo comma dell'articolo non modifichi l'articolo 11 della "45", che ho qui sotto gli occhi, ma effettivamente lo sostituisca in toto; e lo sostituisce in maniera tale che la Giunta regionale, di fatto, diventa l'unico soggetto attivo della pianificazione territoriale. In effetti nel comma 4 dell'articolo 2 si dice: "Al fine di conseguire l'aggiornamento periodico del piano paesaggistico regionale, la Giunta provvede al monitoraggio delle trasformazioni territoriali e della qualità del paesaggio", la Giunta!

Poc'anzi l'assessore Sanna, con il suo garbato intervento, ha precisato che la Giunta regionale, di fatto, si serve del Comitato tecnico urbanistico regionale al quale vengono attribuiti compiti consultivi, chiaramente, perché le decisioni sono di esclusiva competenza della Giunta. Quindi, un organo tecnico, composto da vari soggetti, competenti per materia, parrebbe, almeno così qui è scritto, non abbia nessuna facoltà per intervenire.

La facoltà di intervenire per decidere sulla qualità del paesaggio, su dove si può o non si può trasformare, su dove si deve o non si deve intervenire è demandata completamente alla Giunta, organo esecutivo regionale, ma organo politico, che quindi può o meno intervenire, a seconda anche della propria linea politica in uno o nell'altro senso. Ecco dove sta il fatto.

Se poi esaminiamo tutti gli altri commi vediamo perfettamente che la Giunta regionale diventa, sempre ed esclusivamente, il principale e unico soggetto. Ecco quello che non piace, ecco quello che secondo noi non va bene, cioè togliere sempre più poteri e competenze agli organi istituiti da una legge, , rivedibile, migliorabile come la "45", ed addossare e concentrare la maggior parte di tutte le competenze solo ed esclusivamente sull'organo politico.

Non va bene, non va bene; è indispensabile che istituti che sino ad oggi, seppure con ritardi e con tante carenze, , hanno funzionato, continuino ad esistere, magari modificati per meglio operare. Lo si chiami invece di Comitato tecnico urbanistico regionale con un altro nome, ma è indispensabile e necessario che si continui a far riferimento ad un organo tecnico che possa proporre alla Giunta, laddove è necessario le varianti da apportare al piano paesaggistico regionale. Non deve essere solo ed esclusivamente l'organo politico a prendere queste decisioni, perché sappiamo perfettamente che potrebbero essere decisioni politicamente influenzate..

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Noi voteremo a favore dell'emendamento numero 11, per il quale stiamo facendo le dichiarazioni di voto, che abolisce il comma 4 della novella; sostanzialmente non consideriamo buona la novella. Però devo dire che l'intervento aiuta a commentare alcune delle argomentazioni esposte nel corso della serata e che inducono il ragionamento.

Ecco, io credo che i colleghi che hanno utilizzato nei loro interventi dei toni fondamentalisti, e il capo dei fondamentalisti questa sera è stato il presidente della Commissione urbanistica, l'onorevole Pirisi, non capisco onestamente dove tendano, nel senso che se due schieramenti contrapposti in Aula devono sostenere, l'uno nei confronti dell'altro, la bontà delle ragioni ideali per le quali ciascuno dei due schieramenti fa la sua battaglia politica, beh, mi sembra che siano molto lontani dalla discussione sugli emendamenti e sulla legge stessa.

Io non accetto, ovviamente, che il collega Pirisi mi dia lezioni d'idealità, così come non ne voglio dare io a lui. Il collega Pirisi ha le sue idealità, io lo spero per lui e ne sono convinto perché l'ho apprezzato per tanto tempo all'interno di questa Aula, e ritengo che a forza di sentirmi anche il collega Pirisi si sia fatto l'idea che, pur partendo da presupposti diversi e arrivando a conclusioni diverse, anche da questa parte esistano delle idealità; quindi non esiste soltanto bassezza, non esistono soltanto interessi illegittimi, non esiste soltanto difesa di qualcosa che non può essere difesa pubblicamente da quanto è sozza.

Quindi io credo che il rispetto delle reciproche posizioni sia l'elemento fondamentale per cercare di sbloccare la fase di stallo in cui oggi si trova l'Aula, perché al di là degli esercizi meritori di tanti colleghi, che hanno calcolato i tempi di permanenza in quest'Aula se non si sbloccherà l'attuale situazione, penso sia evidente a tutti, e lo spirito dei nostri emendamenti che mirava a ridare centralità al Consiglio era questo, che quello che sta succedendo in quest'Aula alla fine è un danno sostanziale per l'Aula, è un danno sostanziale per la politica, è un regalo a tutti coloro che si ergono a difensori dell'antipolitica e fanno i conti dei costi della politica, quasi a voler dire che se si eliminano ottantacinque consiglieri regionali e se ne sceglie uno solo si risparmia!

Signori, fuori da quest'Aula qualcuno sostiene che la politica ha dei costi che probabilmente non sono giustificati dalla produttività della politica, e quando noi rimaniamo inchiodati in quest'Aula per ore, giorni e settimane, stiamo dando ragione a tutta l'antipolitica da bar, a tutto il qualunquismo da accatto che chiunque fa politica con passione ha combattuto per tutta la sua esistenza.

Quindi se noi ci beiamo, ognuno per la sua parte, 14 ore al giorno di questo dialogo tra sordi che si sta realizzando all'interno di quest'Aula, in realtà ognuno sta calato nella sua giacca, sta calato nella sua maglietta con i colori sociali, fa la sua parte; ma vi devo dire che arrivati a mezzanotte e mezzo, e sapendo che domani mattina dopo poche ore di sonno si inizia da capo, vi è la progressiva perdita di ogni piccolo spazio per la fantasia, che invece è l'elemento fondamentale per riuscire a tirarci fuori da questa situazione.

Colleghi, anche se stiamo ragionando senza l'apparecchietto acustico che consentirebbe ad ognuno di capire le ragioni dell'altro, è inutile che ci accaniamo gli uni contro gli altri! Quel poco di fantasia, quel poco di buona volontà, quel poco di capacità che ancora ci resta dopo questa maratona estenuante, utilizziamolo per cercare di capire se esistono degli spiragli per consentire a quest'Aula di uscire da questa situazione che costituisce un danno per tutti i consiglieri regionali, per l'istituzione, per la democrazia in Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente, siccome ho avuto modo di sentire che per entrare nel Parlamento bisogna avere la chiave, io vorrei capire dove si va a comprare la chiave o dove la si conquista; io credo tra la gente. Ieri notte, nell'intervento che non sono riuscito a completare, volevo leggere un passo tratto da una lezione sul pensiero di Tocqueville, su maggioranza e opposizione "La maggioranza è come una giuria incaricata di rappresentare tutta la società e applicare la giustizia che è la società. È molto significativo il richiamo costante al rapporto tra attività di governo con un principio generale di giustizia. Esiste una legge generale che è stata fatta, o perlomeno adottata, non solo dalla maggioranza di questo o di quel periodo, ma dalla maggioranza di tutti gli uomini. Questa legge è la giustizia. E l'appello a considerare un potere sociale superiore, che è poi il potere sovrano del popolo. Il richiamo a questo principio fondamentale di ogni forma di governo si apre nella forma democratica a qualche ostacolo che possa… dare il tempo per moderare il potere della maggioranza. L'ostacolo od opposizione è quindi strumento di moderazione, ha uno scopo sociale pari a quello della stessa maggioranza, in sintesi deve specchiarsi anch'esso in quello spirito di giustizia che sovrasta e governa tutta la società. L'opposizione è quindi un momento costruttivo della democrazia, perché elimina ogni rischio di tirannide, ma proprio per questa funzione deve affiancare la maggioranza in una forma di garanzia non d'ostilità". Questo è Tocqueville.

Io, come molti colleghi, da tempo dico che bisogna trovare la sensibilità, la disponibilità, l'accordo per servire al meglio la gente di Sardegna attraverso un processo democratico e costruttivo all'interno di questa Istituzione rappresentativa del popolo sardo. Noi stiamo facendo l'esatto contrario di tutto quello che in tutti tempi viene ricordato perché si possa costruire in positivo, anziché fare il muro contro muro all'interno delle istituzioni, e proiettare poi questa positività nella società civile.

Come diceva poco fa Pierpaolo Vargiu, ognuno indossa la propria casacca, cioè ognuno può difendere la propria parte in modo sereno, così come in maniera poco ortodossa, in maniera arrogante e bloccando l'iniziativa e la disponibilità manifestate da qualcuno. Credo che sia importante prendere atto di questo e ricordare che anche lo spirito di questa iniziativa di modifica della legge era funzionale a dare una maggiore democraticità al percorso di approvazione dei piani paesistici.

Io ho la fortuna di avere l'onorevole Uras che mi ricorda quanto sia importante il problema del lavoro e dell'occupazione in Sardegna, e le difficoltà che il popolo sardo attraversa.

Noi, con questo tipo di atteggiamento, non solo con i nostri 2 mila emendamenti circa, ma anche con l'arroganza manifestata dalla maggioranza che non vuole trovare un momento di sintesi e umiltà insieme alla minoranza, creiamo ancora più disfunzioni nella società, non diamo certamente un buon esempio, non contribuiamo a rispondere positivamente alle aspettative della società sarda. E lei, caro onorevole Pirisi, che è il presidente illuminato di quella benedetta Commissione, potrebbe in qualche misura collaborare per cercare di trovare con maggiore disponibilità…

PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni, ha terminato il suo tempo.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). L'espressione di voto sull'emendamento numero 11 è favorevole anche se, essendo l'emendamento numero 11 collegato e subordinato in qualche modo all'emendamento numero 7 che è stato dichiarato decaduto, evidentemente l'espressione di voto favorevole non ha lo stesso significato che avrebbe avuto se fosse rimasto in piedi l'emendamento numero 7 che prevedeva la possibilità di sostituire sostanzialmente l'approvazione o, meglio, l'espressione di un parere da parte della Commissione consiliare competente, con l'approvazione da parte del Consiglio regionale della proposta di piano paesistico regionale, in sede quindi di adozione dello stesso piano.

La soppressione del comma 2 della novella a questo punto acquisisce un altro significato, ma d'altra parte è tutto l'impianto dell'articolo, relativamente al procedimento che è stato individuato, che è oggetto delle nostre valutazioni e anche delle nostre espressioni di voto.

Abbiamo già detto che il fatto che la modifica dell'articolo 11 della legge 45 sia stata prevista cassando i primi i due commi dell'articolo in questione, pone alla nostra attenzione un testo, una disciplina del procedimento di adozione e approvazione del piano paesistico che, evidentemente ed esplicitamente, tende a togliere potere alle amministrazioni locali, tende, come è stato più volte detto, ad accentrare tutti i poteri in capo alla Giunta regionale.

Noi abbiamo già sottolineato il fatto che il ruolo assunto dalla Giunta regionale è eccessivamente preponderante. Non ci convincono francamente le motivazioni addotte dall'Assessore per distinguere la sfera di competenze fra la Giunta e il Comitato tecnico regionale. E' fuori discussione che le competenze del Comitato tecnico regionale siano effettivamente di tipo tecnico, ma in certi casi ha funzioni prevalentemente consultive; è sostanzialmente un organo di controllo sui contenuti della strumentazione urbanistica posta in essere dai livelli subordinati a quello regionale, mentre certamente ha funzioni di consulenza per quanto riguarda il livello regionale.

Ciò che emerge è proprio l'accentuazione del potere della Giunta, che viene sistematicamente sottolineata in questa vostra proposta, avendo eliminato i primi due commi dell'originario articolo 11, mentre vengono respinti tutti i tentativi di dare centralità al Consiglio regionale.

Certamente, nelle dichiarazioni dell'Assessore cogliamo un segnale di disponibilità a recepire il contenuto dell'emendamento numero 42 che, rispetto a quanto previsto nel provvedimento della Giunta regionale, riduce i tempi (da sei a tre mesi) concessi al Presidente della Regione , per presentare al Consiglio regionale le linee guida caratterizzanti il lavoro di predisposizione del piano paesistico regionale. E' certamente un piccolissimo segno di riconoscimento…

PRESIDENTE. Onorevole la Spisa, ha terminato il suo tempo ma vedrà che non mancheranno le occasioni per completare il discorso.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole sull'emendamento numero 11. Debbo comunque fare qualche considerazione relativa all'intervento dell'assessore Sanna, che è certamente più piacevole da ascoltare del Presidente della Commissione, ovviamente.

Lo spessore dell'intervento è rilevante, infatti l'Assessore riesce a far capire quali sono le motivazioni che vengono portate all'attenzione del Consiglio; poi magari tali motivazioni possono non essere condivise, come condivise non sono, però certo è che l'esposizione è talmente chiara che se ne deve prendere atto.

L'Assessore nelle sue considerazioni ha fatto riferimento alla legge numero 45 indicandola come una legge che certamente non ha dato i risultati sperati, e quindi si è dimostrata una legge insufficiente; però vede, Assessore, quando una legge non risponde alle attese non risponde tutta, non può non rispondere in parte e, guarda caso, non rispondere proprio al comma 1 dell'articolo 11, che voi di fatto non avete menzionato ma al quale fate riferimento nei commi successivi.

Anche se eccezionalmente, Assessore, i piani urbanistici provinciali possono, ripeto anche se eccezionalmente, avere un ruolo sovra ordinato. Certo, lo deve sempre stabilire la Giunta, però nella legge numero 45 è previsto che anche in via eccezionale le province o altri enti possono redigere il piano. Quindi c'era già in origine, nella "45", il riferimento a ciò che ha detto l'onorevole Pili in merito alle modifiche costituzionali in base alle quali si può pensare, e secondo me si deve pensare e così si deve intendere, che anche enti che per loro natura sono sottordinati possono elevarsi al rango di enti sovraordinati in materia per esempio di pianificazione urbanistica e quindi di stesura di un piano paesaggistico provinciale. Quindi questo era il punto che intendevo sottolineare.

L'Assessore ha fatto poi anche dei riferimenti al concetto di democrazia. Vedete colleghi, il concetto di democrazia per noi implica che il popolo è comunque sovrano. Oggi c'è una nuova corrente di pensiero che individua la democrazia come governo della maggioranza. Non l'ho inventato io questo principio, però così è, e in molte parti del mondo la democrazia del popolo viene trascurata e viene adottata la democrazia della maggioranza. È legittima, per carità, ci mancherebbe altro!

Questo però è un Consiglio regionale della Sardegna, Regione a Statuto speciale, dove fino a quando non si modificano le norme costituzionali, fino a quando non si modifica il Regolamento consiliare, fino ad allora io dico che la democrazia vigente in questa Regione è ancora la democrazia del popolo e non la democrazia della maggioranza.

Volevo fare questa considerazione perché forse può servire a qualcuno dei colleghi che stanno dalla parte opposta alla nostra; probabilmente su questo concetto qualcosina forse avrebbero dovuto dirla. Sono due concetti di democrazia: noi continuiamo a privilegiare la democrazia del popolo, altri probabilmente in questo momento iniziano a pensare alla democrazia della maggioranza. Questo, se così volete, è un concetto importante, e serve per capire qual è la filosofia che sottende questa nuova forma di governo che vede il Presidente eletto direttamente e che, certamente, presenta uno scenario completamente diverso da quello al quale eravamo abituati.

Forse dovremmo abituarci a questa nuova forma di democrazia. Vedo che l'onorevole Pirisi guarda il "segnalino", ma io termino prima che il tempo scada e il Presidente mi richiami all'ordine..

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, Assessori, colleghi, in merito all'emendamento numero 11, che chiede la soppressione del comma 4 della novella dell'articolo 2, io voglio iniziare da una considerazione non di poco conto, e cioè che l'unico organismo istituzionale che la Giunta prevede di sentire è la Commissione, però si da il caso, per riprendere il discorso della democrazia e del diritto che ognuno di noi ha di poter dire propria opinione sulle decisioni della Giunta , che in Commissione urbanistica, per esempio, il Gruppo di Alleanza Nazionale non è rappresentato; quindi, giustamente dal nostro punto di vista, noi chiediamo che all'Aula sia concessa la possibilità di un ampio confronto.

C'è sempre un passaggio in Commissione e poi c'è sempre un passaggio in Aula. Non si capisce perché questo secondo passaggio in Aula per noi debba essere escluso. Perdonatemi, non voglio offendere nessuno, ma vorrei dire che qualche Gruppo è molto rappresentato dall'altra parte dell'Aula in quanto la nuova legge elettorale prevede un premio di maggioranza; senza questa legge e quindi senza un premio di maggioranza certamente avrebbe avuto una rappresentanza inferiore alla nostra; perché continuo a sottolineare che voi siete in tanti e costituite il 60 per cento dei componenti l'Aula non perché abbiate preso più voti di noi, ma perché il presidente Soru ha preso più voti del candidato a presidente Pili e, in virtù di questo, voi siete di più e rappresentate una maggioranza e noi una opposizione.

Non capisco perché voi possiate dire la vostra in Commissione sulla proposta di piano paesistico e noi no come se fossimo cittadini di serie B, per cui i voti e i consiglieri di Alleanza Nazionale dovrebbero essere meno importanti rispetto a quelli di alcuni Gruppi della maggioranza. Questo è un concetto di democrazia, mi si permetta, alquanto criticabile e alquanto censurabile. Allora, come ho già detto in un altro intervento, anche l'ostruzionismo in certi casi , è giustificabile, soprattutto quando vengono violate le norme di tutela della opposizione si ha diritto di ricorrere a ogni strumento per tutelare diritti importanti, diritti politici importanti, diritti di libertà.

Quindi la discussione in corso non è soltanto nel merito della legge urbanistica, ma è anche una discussione politica.

Come ha detto brillantemente il collega Dedoni in democrazia l'opposizione ha un ruolo di pari dignità rispetto a quello della maggioranza e quindi una maggioranza che si chiama democratica per definizione, che ad ogni occasione sbandiera questo aggettivo, deve sostanziarlo riconoscendo all'opposizione quel diritto, che è anche un dovere per noi, di tutelare gli interessi dei nostri elettori che sono gli interessi del popolo sardo; interessi che noi intendiamo rappresentare al meglio anche con questo emendamento al quale certamente io non farò mancare il mio voto a favore.

Colleghi, vedo qualche sorriso, però io credo che se qualcuno si trovasse dall'altra parte della barricata sorriderebbe di meno, perché l'argomento è molto più serio di quanto si possa pensare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente della Giunta, colleghe, colleghi, io in questi giorni ho pensato al ruolo che questa opposizione, che questa minoranza consiliare stava giocando su questo campo e, per quanto riguarda in particolar modo il mio partito, bene ha fatto il collega Liori a precisare che purtroppo, per una logica di numeri e di scelte, Alleanza Nazionale non ha nessun rappresentante in seno alla Commissione urbanistica.

Quindi, in questi giorni, dopo essere intervenuto in questo dibattito, dopo che altri sono intervenuti in questo dibattito, che pure reputo positivo e produttivo, mi sono sentito come una rete in un campo da tennis che vede passare le palle da una parte all'altra del campo, con accuse reciproche su ciò che non è stato fatto in passato e in anni più recenti.

Sinceramente, a me, e insieme a me altri consiglieri, nuovo a queste esperienze veniva quasi la tentazione di intervenire e dire: "Ma io che cosa c'entro? Ma che responsabilità abbiamo noi che non c'eravamo?"

Allora, seguendo l'intervento dell'assessore Sanna, che ha parlato di democrazia, noi riteniamo che il fondamento morale e logico della democrazia stia nel confronto delle opinioni contrapposte e della possibilità della loro conoscenza da parte sia dei sostenitori che degli oppositori. Noi, in questo dibattito, con i nostri emendamenti, e annuncio il mio voto favorevole all'emendamento in discussione, abbiamo cercato di dare un contributo, un contributo fattivo, un contributo di democrazia, un contributo a una legge che noi riteniamo iniqua, una legge che non tiene conto delle reali esigenze del nostro territorio regionale, una legge che, come da più parti è stato detto, è calata dall'alto.

Spesso chi amministra un ente locale - e la maggior parte dei presenti vengono da un'esperienza in un ente locale, piccolo, medio, lo stesso presidente della Commissione, Pirisi, è stato anche Presidente di una provincia, la provincia di Nuoro - chiede autonomia; chiede autonomia non certamente per la volontà di caricarsi di un peso, di altri pesi, di altre responsabilità, ma perché vuole incidere sulla politica attiva del proprio territorio, non certamente per fregiarsi di una competenza o comunque di un peso che sicuramente l'amministratore di turno farebbe volentieri a meno di avere, ma perché veramente ci tiene, perché veramente attraverso il contatto quotidiano con la gente sente per primo nel territorio le esigenze dei singoli individui, le esigenze delle associazioni, delle categorie produttive.

Allora queste simmetrie cartesiane che avete utilizzato per elaborare questa legge che è in discussione e questa pretesa di credere che una regola vale per tutti, per tutti i luoghi e per tutte le condizioni, credo che si stia rivelando oltre che uno scacco un vero e proprio sacco per la Sardegna. E allora dalla necessità di impedire anche una prevaricazione da parte vostra della volontà consiliare e della volontà, soprattutto, delle amministrazioni locali dei territori interessati nasce quindi questa nostra politica, questa politica degli emendamenti, fatta non solo per, come qualcuno dice, creare ostruzionismo, ma per dare un apporto serio, fattivo e migliorativo ad una legge che riteniamo iniqua.

PRESIDENTE. C'è un'intesa fra i Capigruppo per fare una breve sospensione. I lavori riprenderanno alle ore 21 e 45. L'onorevole Artizzu è il primo iscritto a parlare. (La seduta, sospesa alle ore 21 e 02, viene ripresa alle ore 21 e 51.)

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta, prego i colleghi di prendere posto.

Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, a me piacerebbe chiedere l'apertura della caccia dal mese di febbraio, però memore della scarsa sensibilità con la quale il Presidente della Regione ha affrontato questo tema ho paura che la richiesta rimarrebbe inevasa. Cederei quindi volentieri ai colleghi della maggioranza, che hanno sicuramente un ascendente maggiore del mio sul Presidente, il ruolo di portavoce di una simile richiesta. Come rappresentante di alcune migliaia di cacciatori della provincia di Cagliari, io penso infatti che potrebbero, anzi, che si stiano già configurando le stesse condizioni che hanno indotto la precedente Giunta regionale, nel gennaio dell'anno in corso, a constatare la presenza eccessiva di fauna migratoria...

CUGINI (D.S.). Cosa c'entra questo con la discussione che stiamo facendo?

ARTIZZU (A.N.). Ci arrivo, ci arrivo!

CUGINI (D.S.). Non è che ci arrivi quando vuoi tu, entra nel merito degli argomenti!

ARTIZZU (A.N.). Ci arriviamo. E' una presenza eccessiva che dovrebbe consentire e pienamente giustificherebbe un provvedimento in questo senso, ma temo, ricordando l'affermazione del presidente Soru che vorrebbe abolire la caccia, perché così lei, Presidente, aveva detto in campagna elettorale, temo che questa rimarrà una mia pia illusione.

(Interruzioni)

Io sono pronto a svolgere la mia dichiarazione di voto, che annuncio favorevole nei confronti dell'emendamento in discussione, se i colleghi gentilmente me lo consentono.

Quindi temo che un certo approccio del Presidente e dell'attuale Giunta verso i temi ambientali sia non solo all'origine di un'impostazione, che io non condivido, sul tema che i colleghi stessi mi hanno indotto ad affrontare, ma in particolare adesso, entrando nell'argomento, credo che sia questa l'origine di alcuni aspetti negativi della legge che stiamo discutendo.

Quindi l'emendamento in discussione avrà il mio voto favorevole perché credo che sia un emendamento finalizzato a un tema che è caro a tutti, che è quello della valorizzazione dell'immagine e del ruolo del Consiglio regionale. E in questo senso io credo che larghe parti anche della maggioranza che governa in questo momento la Regione siano in linea di principio d'accordo, e a questo punto bene si concretizzerebbe questa volontà di trovare un punto d'incontro se il primo a fare un passo avanti, non dico un passo indietro, ma in questo caso si tratterebbe di un passo avanti, fosse proprio il Presidente della Giunta regionale.

Per cui, Presidente, valuti - se posso permettermi, non certo di darle un consiglio, ma di rivolgerle un invito - l'eventualità di ritirare questa legge, valuti l'eventualità di riproporla magari dopo l'esame della manovra di bilancio in Aula, ma anche dopo averla concordata maggiormente con il Consiglio stesso, con i rappresentanti delle associazioni di categoria, con i rappresentanti dei cittadini.

A lei, presidente Soru, non sarà sfuggita, non dico l'opposizione, perché sarebbe una valutazione troppo di parte, ma certamente la preoccupazione con la quale la gente sta seguendo l'evolversi di questi lavori parlamentari e anche una certa dose di preoccupazione per la legge in sé. Valuti, signor Presidente, l'eventualità di fare un passo in avanti, non dico un passo indietro, e di rivedere questa legge, che sicuramente, rivista, troverebbe non certo dei sostenitori presso l'opposizione, ma troverebbe una valutazione più serena, perché sulle linee di principio siamo tutti sostanzialmente d'accordo, tutti vogliamo collaborare a difendere l'ambiente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, onorevole Assessore, io non parlo per fare polemica ma per esternare una seria preoccupazione, conseguente anche alla solidarietà che questo Consiglio ha espresso più volte nei confronti degli amministratori locali soggetti ad intimidazioni nei loro territori.

In quest'Aula i toni stanno salendo eccessivamente, si sta diffondendo un tam tam, si sta facendo un po' di demagogia, in quei, diciamo, circa cinquanta comuni che non hanno il PUC, dicendo sia da sinistra che da destra, che si perderanno i posti di lavoro. E l'onorevole Nieddu, che pure fa questi discorsi, non è sicuramente di centrodestra.

Sappiamo tutti che quando si diffonde il malessere, e in Sardegna abbiamo vissuto periodi caldi, perché siamo un po' teste calde, i cittadini si rivolgono direttamente a quegli amministratori che, come diceva il collega Murgioni, hanno l'ufficio al primo piano del comune che amministrano in edifici privi di sistema di sicurezza. I cittadini non hanno bisogno di chiedere permesso a nessuno, perché il sindaco come esce dal comune è a contatto con tutta la popolazione.

Io ammiro il collega Pisu che ha dichiarato di aver approvato il PUC in un anno. Noi abbiamo dei comuni, qua vicino, che da quarant'anni non riescono ad approvare il PUC, ne cito uno: Capoterra.

CUGINI (D.S.). Colpa di Soru!

RANDAZZO (U.D.C.). No, non sto dando la colpa al Presidente, stiamo ragionando. Io faccio parte di quel partito moderato che non accetta provocazioni. Abbiamo avuto dei problemi, ci sono stati attentati, sono state messe delle bombe; queste cose mi preoccupano e parlo come rappresentante delle istituzioni, in quanto il popolo mi ha designato per fare il consigliere regionale, di minoranza, non di maggioranza. Mai negato - mi ricollego a ciò che ha detto prima l'assessore Sanna - che ci siamo presentati alla popolazione e che voi abbiate vinto le elezioni. Siamo all'opposizione per quello. Ma rispetto al programma che è stato presentato, o non l'avete saputo spiegare agli amministratori che fanno parte della vostra coalizione oppure avete fatto due programmi diversi, perché la maggior parte dei sindaci dei comuni costieri sostiene di non aver mai visto questo programma, pur avendo votato il presidente Soru.

Penso che non lo dicano con cattiveria, fanno dichiarazioni virgolettate sulla stampa. Quindi, , io conosco il nostro programma e posso non aver letto il vostro; noi infatti intendevamo ripristinare i P.T.P. e cercare di mettere delle regole salvaguardando l'ambiente. Presidente, almeno parli con i sindaci che fanno parte della coalizione che lei rappresenta per spiegargli le cose, perché quando il sindaco di Capoterra ha detto che parlando con l'Assessore si erano capiti, a me ha fatto piacere, nonostante sia un comune governato dal centrosinistra, perché ci siamo tutti nelle istituzioni, maggioranza e opposizione.

Quando c'è un dialogo e si spiegano le cose, quando il sindaco di Capoterra spiega agli impresari che certe operazioni si possono fare, che rientrano in base ai vecchi P.T.P. in quei programmi di sviluppo, mi va bene, non è fare demagogia. Allora parlate, onorevole Pirisi, prenda lei in carico questa cosa visto che è il tredicesimo Assessore e vada a parlare con quelli che rappresentano veramente i cittadini, perché come siamo noi rappresentanti del popolo lo sono anche i sindaci dei comuni costieri e quelli dei comuni interni; e cito il collega Pisu, sempre lodandolo per ciò che ha fatto.

Non in tutti i comuni è così facile approvare un PUC; lo dicono anche quei sindaci che hanno cercato di adeguarli ai P.T.P.. Ma c'è stato un pronunciamento del TAR, come ha ricordato il collega Biancareddu, che li ha annullati e quindi si spera che nessuno oggi presenti ricorso perchè altrimenti quei piani comunali decadrebbero; lo stesso potrebbe verificarsi per quei sindaci che oggi si stanno apprestando ad adeguare i P.U.C. al decreto, giusto o sbagliato che sia, del Presidente della Giunta, per voi giusto, per noi sbagliato. Se dovessero dire che quei P.U.C. non vanno bene, mi dispiacerebbe per quelle persone, per quei sindaci che hanno dato l'anima e hanno applicato il metodo della concertazione con i cittadini per realizzare il P.U.C. nel miglior modo possibile nell'interesse di tutti. Visto che deve essere affisso in una bacheca, ci sono le interrogazioni, ci sono gli interventi delle associazioni, questa è democrazia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Annuncio il mio voto favorevole all'emendamento in esame, il numero 11. Se non correttamente valutato questo emendamento numero 11, nella visione d'insieme degli altri emendamenti all'articolo 2, sembrerebbe proporre soltanto la soppressione del comma 4 della novella. Questo emendamento invece è rivolto a salvaguardare un elemento gravemente trascurato in questa norma, ma di fondamentale importanza, e cioè il ruolo del Consiglio regionale; si tratta quindi dell'inserimento di meccanismi di compensazione in un progetto di legge che vede la Giunta organo predominante nella gestione del territorio regionale.

L'abbiamo detto e ripetuto più volte, stiamo assistendo allo scippo delle competenze fondamentali del Consiglio regionale. Le procedure per la definizione dei criteri e delle modalità del piano paesaggistico regionale, e lo stesso ruolo attribuito alla Giunta nell'attuazione del piano, trasformano quest'Aula non già in una stanza di compensazione e di confronto tra le diverse istanze delle forze di questa Isola, ma in un'istituzione che vede sminuite le sue prerogative, in una sorta di perdita di tempo, come fosse un residuato inutile della democrazia.

Una maggioranza illuminata sarebbe discesa dall'Olimpo per capire che cosa potesse differenziare e che cosa potesse arricchire questo provvedimento di legge, grazie al confronto delle nostre e anche delle vostre posizioni, di chi oggi governa quindi e di chi oggi sta all'opposizione. Una maggioranza illuminata sarebbe discesa dall'Olimpo e avrebbe smesso le vesti divine per ascoltare con umiltà proposte e opinioni diverse dalle proprie.

La nuova legge elettorale che è stata ripetutamente richiamata in questi giorni conferisce al Presidente della Regione, definito spesso governatore, la possibilità di agire in piena autonomia su determinate competenze e non per questo dobbiamo fargliene una colpa. Pensavo però che la legittimazione del voto del 12 e 13 giugno avesse conferito pari dignità ai colleghi che siedono nei banchi della maggioranza e non avallato una leadership politica che sconfinasse nello strapotere personale.

Tutti i partecipanti a questo tavolo devono poter affrontare con trasparenza e responsabilità l'individuazione e la valutazione della posta in gioco. Non è possibile lasciare in una legge delle zone d'ombra nelle quali possono trovare spazio la discrezionalità della Presidenza della Regione e della Giunta.

Nella stesura dell'articolo 2, importante perché detta modalità e tempi di attuazione della norma, sembra che il legislatore si sia ricordato solo alla fine che esiste questa Assemblea e abbia voluto recuperare in extremis attribuendo al Consiglio un ruolo di pubblico passivo, di uditore degli atti del Presidente. Chiudo annunciando il mio voto favorevole a questo emendamento e ribadisco che il Consiglio regionale deve essere il punto di riferimento, l'unico luogo dove cercare certezze e creare identità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, più andiamo avanti nel dibattito, più ci aggiorniamo su quanto viene chiesto e più mi convinco che questa legge l'abbiano scritta persone che di amministrazione pubblica forse non ne hanno mai fatto, quindi non sono mai andate ad un confronto diretto, perché i tempi che vengono cadenzati non possono essere seguiti.

E mi spiego meglio. Quando uno chiede di fare un piano urbanistico comunale non è che lo possa seguire secondo i dettami che lei prefigge anche per quanto riguarda i piani territoriali paesistici. Vado oltre. Lei, inconsapevolmente penso, in quella famosa seduta dell'INU aveva parlato di 2000 metri, l'ha detto, e io ripeto "inconsapevolmente" sotto un certo aspetto, però poi, siccome lei è una persona avveduta, è una persona esperta, sono convinto che può darsi che dietro lei prefigurasse chissà quale altro percorso; poi, siccome tutti si sono messi a discutere su questo problema dei 2000 metri, così è montata su ed è stata scritta questa norma, questa legge, questa delibera del 10 agosto che, effettivamente, sta mettendo in crisi, o meglio direi in croce, due parti della Sardegna.

In base alle esperienze di tutti gli altri P.T.P. che, se non vado errato, credo siano stati realizzati nell'arco di sei o sette anni, e poiché sia nella delibera che in questo progetto di legge in discussione si dice che i P.U.C. che hanno fatto riferimento a quei P.T.P. che sono stati poi cassati vanno bene, e se dovesse verificarsi lo scenario che il collega Biancareddu ha tracciato nel suo intervento, e il TAR dovesse annullare, quindi rendere nullo quell'atto, io vorrei effettivamente che lei spiegasse come dovranno comportarsi tutti quei comuni, quegli amministratori che, secondo la sua norma, hanno fatto riferimento a quei P.T.P. e hanno già posto in essere atti importanti, hanno investito, realizzato. Effettivamente è uno scenario di cui non riesco a capire quale possa essere la parte finale.

Io, in diverse occasioni, ho cercato di lanciare una lancia di salvataggio, non per la Giunta Soru, ma per i sindaci che si trovano nella condizione di non poter approvare un piano urbanistico comunale perché non hanno rispettato i tempi. Si dice spesso: "Peggio per loro che non l'hanno fatto", ma le motivazioni alla base di queste situazioni possono essere molteplici, indipendentemente dalla volontà di quella amministrazione che si è trovata in carica quando è nata la Giunta Soru.

Quindi io chiedevo se non fosse possibile, almeno in questo periodo, visti i tempi lunghi necessari per approvare un piano territoriale paesistico, salvare quei PUC realizzati facendo riferimento ai P.T.P. cassati. Io non so giuridicamente come si possa fare, ma è una proposta che, però, è passata sotto silenzio. E poi, quelle amministrazioni quando si approverà il nuovo piano territoriale paesistico dovranno predisporre l'adeguamento dei loro piani. Mi sembra che in questo bailamme, perché è un bailamme, seguendo questo mio ragionamento molta gente potrebbe respirare. Gli investimenti infatti sono molti, e sarebbero tutelate non solo le persone che possono, ma anche la povera gente, che ha bisogno di avere certezze nel proprio territorio

E' vero, la responsabilità è dell'amministratore, come diceva il collega Pirisi: "Lei non riesce a farlo il PUC", certo, perché non è una cosa facile da farsi. Se avessi la bacchetta magica o fossi Silvan l'avrei già fatto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Presidente, premetto che voterò a favore dell'emendamento numero 11, lo dico in apertura di dichiarazione di voto in modo che non mi venga rivolta la domanda: "A che emendamento siamo?". Siamo ancora lucidi e con la stessa lucidità di questo pomeriggio cerchiamo di portare avanti la nostra battaglia per migliorare questo provvedimento di legge, un provvedimento che dal primo momento abbiamo sostenuto essere una legge non salva coste, ma guasta coste.

Presidente, io approfitto della sua presenza in Aula perché nel corso del mio intervento in discussione generale del disegno di legge parlando di ambiente - e più precisamente di eolico - lei faceva "no" con la testa -a significare che il suo comune non era fra quelli che avevano sottoscritto atti. A questo punto ringrazio l'onorevole Emanuele Sanna, che per molti anni è stato presente in quest'Aula e che improvvisamente è diventato anche il Presidente del Comitato sardo paesaggio, il quale oggi ci ha inviato una lettera con la quale si rivolge a lei, si rivolge a tutti i consiglieri, preoccupato per la salvaguardia del paesaggio in Sardegna.

Anche lui definisce questo disegno di legge un provvedimento salva coste, io insisto nel dire che è guasta coste; e proprio in questa lettera il presidente Sanna la invita a sospendere alcuni impianti eolici, fra cui anche quello che una società italo francese sta installando a Sanluri.

, Presidente, questa dell'ambiente, dell'urbanistica, è una materia, che va trattata con molta attenzione, ed è per questo che noi cercheremo di intervenire punto per punto per spiegare le nostre posizioni, per spiegare su quali punti possiamo essere favorevoli e su quali contrari. Non si può con un colpo di spugna cancellare tutto.

Io fui additato, nella mia qualità di sindaco del comune di Guamaggiore, collega Pisu, dall'allora Capogruppo Cogodi, nella precedente legislatura, io e il sindaco di Castiadas, due comuni che in tempi reali hanno fatto approvare il loro PUC, come uno di quelli che aveva fatto percorsi strani per farsi approvare il PUC. Guamaggiore non ha interessi costieri, non ha sviluppo turistico e non ha neanche ambiente da difendere perché purtroppo viviamo sui terreni bruciati. L'unica cosa che nel mio paese non è da salvaguardare è l'ambiente, perché quest'anno di quel po' che era rimasto 500 ettari sono stati bruciati in un pomeriggio senza che la struttura regionale arrivasse a spegnere l'incendio.

E allora ecco, Presidente, io la invito ancora una volta a fare un passo indietro si faccia portavoce per ritirare questo provvedimento, lo si riporti in Commissione, lo si riesamini. Noi sappiamo che è un provvedimento suo, Presidente, che è un provvedimento suo lo confermano le voci nei corridoi anche degli amici del centrosinistra, che vorrebbero modificarlo ma non ci riescono, e mi sono accorto di questo anche dall'intervento che ha fatto la Giunta stasera, che ha difeso a spada tratta questo provvedimento, lasciando una sola apertura ad un emendamento .

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Secondo me va davvero accolto l'appello dell'onorevole Cugini, fatto qualche ora fa, ad elevare la soglia di serietà in quest'Aula, ed è un richiamo che sicuramente gli fa onore. La serietà è un valore ovviamente non assoluto, onorevole Cugini, lei lo sa, è un valore relativo che è misurabile solo nel momento in cui la serietà di uno si interseca, si affaccia, si confronta con la serietà degli altri. Quindi stabilire un dialogo tra persone serie significa sicuramente consentire che questo dialogo possa avvenire quando è paritario il livello di serietà.

Secondo me l'occasione fornita da questo emendamento ci deve far fare una riflessione, a tutti. Questo è un emendamento che non si regge più in piedi, che da solo non ha più significato, è un emendamento orfano. Non voglio ripetere me stesso, ma aveva davvero ragione la moglie di Arafat.

È un problema di serietà, perchè è chiaro che anche le poche cose costruite in maniera corretta a questo punto perdono di significato.

Io ho apprezzato molto l'Assessore quando nel suo intervento ha detto che noi non ci dobbiamo far intimidire e né quest'Aula si può far piegare da ipotesi di sentenze future di un giudice; e va apprezzato molto anche il richiamo al valore dell'autonomia, al valore dell'indipendenza di questo Consiglio.

Non possiamo non condividere questo concetto, però incombe anche in noi, che abbiamo la funzione in questo momento di legislatori, di costruire uno strumento che abbia tutta la connotazione di legittimità. Questo, sì, è un obbligo nostro. Quindi, siccome molti dei richiami che sono arrivati da quest'Aula, forse in maniera prevalente, sono pervenuti dai colleghi del centrodestra, credo che una valutazione seria che coinvolga tutto il Consiglio comunque vada fatta.

L'onorevole Biancareddu ha svolto alcune considerazioni, tecniche, che non possiamo non tenere in debito conto. L'onorevole Biancareddu ha detto che i P.U.C. oggi approvati dai comuni costieri sono solo ventuno, questa è la realtà, molti di questi P.U.C., sono stati adeguati ai P.T.P., di conseguenza, in maniera automatica la nullità dei P.T.P. inficia anche la correttezza giuridica di questi P.U.C. che ad oggi sono stati approvati.

Ma al di là del fatto che questi P.U.C. possano essere davvero a rischio di annullamento, io credo che vada fatta una valutazione complessiva. Oggi questa norma ha un impatto sul territorio regionale in misura non inferiore al cinquanta per cento della sua superficie, quindi ragione in più perché alcune riflessioni le si debba fare tutti insieme. Se questa, Presidente, lo dico a lei che è presente, vuole essere la prima grande riforma della Sardegna io non credo che lei voglia che questa riforma nasca come una riforma monca, interessante solo una parte della Sardegna, che potrebbe essere anche un sessanta, un settanta per cento della Sardegna, ma quell'altro trenta per cento, quell'altro quaranta per cento che qui è rappresentato ha davvero bisogno di avere voce.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, intervengo per dichiarare il mio voto a favore dell'emendamento numero 11 in discussione. C'è da dire che resta una discussione condizionata purtroppo da tutta una serie di passaggi che, sinceramente, non trovano la nostra condivisione, e devo dire anche che diventa difficile condividere questo comma quattro perché se i colleghi della maggioranza non si rendono conto dell'importanza che deve assumere nelle verifiche, ma soprattutto nell'attuazione del piano paesistico, il Consiglio, io dico che molto probabilmente i discorsi nascono monchi, perché davvero l'autorità del Consiglio non può essere in questo momento messa in discussione rispetto alla pianificazione paesistica, e a tutto quello che questo comporta nei nostri territori.

Stavo riflettendo sui limiti contenuti nell'articolo 2 nel suo complesso e devo dire che mi preoccupa in modo particolare l'assenza, nella discussione di questo articolo, di tanti colleghi; colleghi che avrebbero dovuto in questo momento percepire problematiche con le quali non si è soliti misurarsi a differenza del Presidente della Commissione che di professione fa l'architetto, come ci ha ripetuto diverse volte.

Ma per noi, che siamo privi di questa cultura, di questa esperienza, di questa professionalità, diventa comunque difficile dire che ci neghiamo la possibilità di entrare nel merito di questa materia, diventa difficile perché comunque sia siamo anche noi responsabili, ognuno per la sua sfera di competenza. La maggioranza ha la responsabilità di portare le proposte, la minoranza ha solo una possibilità di dare suggerimenti, di cercare di migliorare le proposte, di far cogliere soprattutto il senso di quello che può essere migliorato nel contenuto stesso dell'articolato di legge.

Non sembra, signor Presidente, che l'attenzione dei colleghi della maggioranza sia attratta da questi suggerimenti. È poco permeabile ai suggerimenti l'Assessore nel momento in cui spesso e volentieri si esprime come il notaio, un po' con un sì e un po' con un no, anzi, più no che sì, ma questo non è il concetto che noi avevamo dell'assessore Sanna, del quale riconoscevamo capacità e professionalità, eravamo abituati a vederlo battagliero.

Era segretario regionale di un partito, eravamo abituati a vederlo confrontarsi sui grandi temi, eravamo abituati soprattutto a vederlo battersi perché davvero ci fosse il confronto, e soprattutto attraverso il confronto trovare le soluzioni che...

PRESIDENTE. Ha terminato il suo tempo, onorevole Contu. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Avevo promesso a me stesso che non sarei intervenuto, l'avevo anche già comunicato ai miei colleghi, però qualche riflessione intendo farla non per perdere tempo, lo dico chiaramente, ma perché vorrei esprimere il mio reale pensiero su questo comma. Quindi non farò un discorso generale, e aggiungo che non sarei intervenuto, a maggior ragione, se non fosse decaduto l'emendamento numero 7, e spiego il perché.

Nel comma 4 dell'articolo 11 si dice che "La Commissione consiliare competente in materia di urbanistica esprime entro due mesi sul piano stesso il proprio parere che viene trasmesso alla Giunta regionale". Se avessi presentato io l'emendamento, quindi faccio anche un mea culpa per non averlo visto nello specifico prima della presentazione, avrei messo il parere vincolante, nel senso che penso che sia questa, sì, realmente una diminutio dell'attività del Consiglio che viene messa alla stessa stregua, a mio parere, di ciò che viene previsto nel secondo comma, che recita così: "Entro trenta giorni, decorrenti dall'ultimo di deposito, chiunque può presentare osservazioni indirizzate al Presidente della Regione".

Premesso che penso che sicuramente validissimi professionisti che conoscono la materia nel profondo, che io ammetto assolutamente di non conoscere, presenteranno delle validissime osservazioni, io volevo semplicemente sottolineare che non è possibile equiparare la più alta espressione istituzionale, ripeto, nello specifico di questo comma, e tenuto conto del ruolo di legislatori che noi abbiamo, al cittadino qualunque che indirizza la propria osservazione alla Presidenza della Giunta.

Volevo fare una piccolissima riflessione, e chiudo anche se non utilizzerò tutto il mio tempo, relativamente a ciò che invece ha detto il collega Cappai. Io, al contrario del mio collega, sono assolutamente convinto, l'ho già dichiarato, che questa maggioranza debba assolutamente portare avanti questo disegno di legge. Quindi, se posso permettermi di rivolgere un invito al Presidente, non pensi mai e poi mai di ritirare questo provvedimento; in politica ognuno di noi, chi a destra, chi a sinistra, chi al centro deve avere il coraggio delle proprie azioni. Lei ha compiuto, da subito, anche un'operazione molto coraggiosa e sarà giudicato, come lo siamo stati noi, come ognuno di noi lo sarà in futuro, per il suo operato .

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 11.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione elettronica.

PRESIDENTE. Prego un segretario della maggioranza di prendere posto al banco della Presidenza. Altri sette consiglieri che appoggiano la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PILI, LA SPISA, RASSU, CAPELLI, RANDAZZO, MILIA, CONTU.)

Prego i colleghi di prendere posto.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 11.

. Avendo constatato alcune irregolarità annullo la votazione. Chiedo ai colleghi la massima collaborazione per evitare il ripetersi di episodi spiacevoli.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 11 all'articolo 2.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SORU - URAS.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 66

Votanti 63

Astenuti 3

Maggioranza 32

Favorevoli 24

Contrari 39

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 45. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Cercherò in questo intervento di continuare il ragionamento che ho iniziato negli interventi precedenti e che, necessariamente, devo fare a puntate. Riferendomi a quanto detto dall'Assessore nel suo intervento in Aula a proposito di "chiavi della democrazia", ho già spiegato qual è il concetto di democrazia o, meglio, il mio concetto di democrazia al quale noi tutti ci dobbiamo affidare, e scusate se ho usato il termine "spiegato".

E mi rifaccio ancora alla sua affermazione, condivisibile, che sottoscrivo, che è l'Aula che si deve riappropriare della sua dignità; ma è quello che si sta cercando di fare, cioè stiamo cercando, se lei ha avuto la bontà di seguire il ragionamento precedente, di riacquisire e riappropriarci della dignità che compete a quest'Aula.

Vede, noi siamo convinti, benché tutti abbiamo la volontà di cambiare le regole di questo sistema incancrenito, burocratizzato, nemico dello sviluppo, che non ci sia consentito però superare le regole. In altri ambienti, in particolare in ambienti economici essere spregiudicati a volte è un bene per lo sviluppo aziendale, invece in democrazia, quella a cui lei ha fatto riferimento, e nell'esercizio delle funzioni di tutela del bene comune, non si può essere spregiudicati.

Ecco perché noi abbiamo sempre inteso venire incontro sui tempi e quindi cambiare le regole del gioco, partecipare al cambiamento delle regole del gioco, ma non siamo d'accordo sul fatto che le regole si possano superare. Ne sono convinto, ma da un po' di giorni, o meglio, da un po' di ore più che di giorni, e dopo che quanto accaduto nella giornata di ieri si è ripetuto anche nella giornata di oggi, mi viene qualche dubbio.

Io credo che l'operare della opposizione o, meglio, la ricerca di concertazione da parte delle associazioni di categoria, delle associazioni sindacali, delle associazioni di impresa e della stessa opposizione, e una certa opposizione sociale che già si intravede nella società sarda contro alcuni metodi abbiano convinto chi presiede la Giunta regionale e la Regione Sardegna che sia più importante ragionare, ascoltare e forse cambiare l'atteggiamento che all'inizio è stato assunto. Però mi viene un dubbio, e cioè che qualcuno stia utilizzando l'intransigenza, apparente o quantomeno così dimostrata nel primo periodo, del Presidente.

Una intransigenza dovuta, a mio avviso, ad una mancanza, non vuole essere un giudizio offensivo, di cultura politica, di cultura di governo, di cultura del confronto determinata anche da una impostazione culturale, da una impostazione di vita che deriva dalla sua attività imprenditoriale, quindi una impostazione aziendalistica che, ahimè, abbiamo già pagato in altre occasioni.

E mi sembra che lo stesso Presidente stia riflettendo sul fatto che si possa riportare questa impostazione nella gestione della Regione e quindi stia ripensando il modo in cui ci si deve porre nella conduzione dell'amministrazione regionale. Ma il dubbio è che qualcuno stia cavalcando questa situazione e perciò stia utilizzando questa intransigenza per mascherare la propria intransigenza. Allora, se così è, forse è meglio che noi tutti riflettiamo un attimo su questa posizione, così come, lo rilevo, emerge dalla lettura del vostro programma più volte riportato in quest'Aula.

Allora mi chiedo: dove è scritto che questa era la priorità? Dove c'è scritto - purtroppo sta finendo il tempo perciò proseguirò nel prossimo intervento - che bisogna porre il limite dei due chilometri dal mare? Leggo al capitolo 3.3 e non ne trovo traccia, però si parla di concertazione istituzionale pubblico - privata, si parla di un sistema di competenze urbanistiche coerente con gli obiettivi e i valori della pari dignità dei diversi livelli istituzionali e con il principio della sussidiarietà costruito attraverso un percorso di cooperazione istituzionale con i comuni.

Vorrei continuare a leggere alcune parti del vostro programma...

PRESIDENTE. Onorevole Capelli ha terminato il suo tempo

CUGINI (D.S.). Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, abbiamo già detto in precedenza che si può intervenire sull'ordine dei lavori soltanto nel caso in cui si voglia chiedere una Conferenza dei Capigruppo per una sospensione, altrimenti si procede.

CUGINI (D.S.). Non siamo in fase di votazione.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, ci sono anche i precedenti, verifichi pure con gli uffici, onorevole Cugini. Prego onorevole Rassu.

SECCI (La Margherita - D.L.). Faccia parlare sull'oggetto della discussione, non sulla luna!

PRESIDENTE. Nessuno sta facendo intervenire sulla luna. Onorevole Secci, lasci valutare alla Presidenza, non è compito suo valutare. Prego onorevole Rassu.

SECCI (La Margherita - D.L.). E' una vergogna! E' una vergogna!

PRESIDENTE. Onorevole Secci, io mi attengo ai miei compiti e non sta a lei giudicare il comportamento. Sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 22 e 44, viene ripresa alle ore 22 e 54.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi, credo che ancora non ci siano motivi veri per lasciarci prendere dal nervosissimo, specialmente se questi segnali di nervosismo vengono dai più anziani di questo Consiglio. Abbiamo condotto altre battaglie ben più impegnative e quindi lasciamo andare le cose come devono andare, perchè finiranno comunque come devono finire, non è una novità; spero comunque che finiscano prima delle date fatidiche che ho sentito accennare in quest'Aula.

Questa norma senz'altro rappresenta una svolta storica a livello urbanistico regionale e inciderà profondamente anche sul sistema socio - economico della nostra Isola, quindi questa normativa nel futuro verrà senz'altro identificata, così è stato per il famoso decreto Floris, come la legge Soru.

Trattandosi di una norma che cambia radicalmente la pianificazione urbanistica regionale, io credo che sia necessario e indispensabile riflettere e tentare, come stiamo facendo, di migliorarla. L'emendamento 45, sul quale darò un voto favorevole, credo abbia le caratteristiche per essere accolto, in quanto non modifica la sostanza della norma, ma semplicemente concede quindici giorni in più, 45 invece dei 30 previsti, ai cittadini che intendono presentare una qualsiasi osservazione sul piano.

Poc'anzi abbiamo ascoltato qualche collega amministratore locale lamentare le difficoltà che si incontrano sia per predisporre che per variare un P.U.C.; e io, che ho fatto l'amministratore locale per quattro lustri circa conosco benissimo queste difficoltà.. Quali le cause? Specialmente nei piccoli centri gli interessi di una miriade di proprietari si scontrano con l'interesse pubblico, ed è difficile molte volte far capire alla collettività che l'interesse pubblico deve passare sopra l'interesse privato di qualunque cittadino che spesso è legato ai suoi beni più da ragioni affettive che economiche . Credo quindi che trenta giorni siano pochi poiché non si viene a conoscenza di questa possibilità nei primi giorni della pubblicazione di un piano.

Bisogna dire anche che la stragrande maggioranza dei nostri concittadini non ha nessun tipo di approccio con queste norme; ritengo perciò che concedere un termine più congruo significhi venire incontro alle esigenze dei cittadini e contribuire a rendere praticabile e funzionale questa norma di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Devo dire che apprezzo lo sforzo dell'onorevole Rassu di stare perlomeno sul tema dell'emendamento visto che in quest'Aula abbiamo sentito veramente di tutto e il contrario di tutto. Abbiamo sentito dire che i tempi erano lunghi, che andavano in alcuni casi dimezzati, che ci sarebbero voluti quattro anni per approvare il provvedimento e poi vengono presentati emendamenti, come quello su cui preannuncio il voto contrario anche a nome del mio Gruppo, che i tempi li riallungano, in altri si aggiunge il termine "valorizzazione" al termine "paesaggistico" e così via discorrendo. Siamo qui da alcuni giorni che cerchiamo di capire dove vogliamo arrivare.

Io sinceramente trovo imbarazzante discutere nel merito di alcuni di questi emendamenti e forse in alcuni casi dovremo riflettere anche se prenderli in considerazione, accorparli o addirittura stralciarli. Ho provato a darmi una ragione per le tante ore passate in quest'Aula, cercando di capire quale potesse essere la logica e il senso delle tattiche ostruzionistiche portate avanti dai colleghi della minoranza. Ho provato a fare una qualche ricerca storica per trovare analogie che giustificassero il comportamento attuale dei nostri colleghi; devo dire che mai tattiche ostruzionistiche sono state utilizzate in casi come questo, cioè un caso in cui il Consiglio regionale è chiamato ad approvare una norma dovuta, che risponde anche ai dettami di una legge nazionale. Legge che, tra l'altro, prende il nome da un ministro di centrodestra.

Si è assistito negli anni all'utilizzo dell'ostruzionismo su questioni che potevano riguardare i diritti della persona o su temi "alti"; in alcuni casi in questo Consiglio regionale le tattiche ostruzionistiche si manifestavano nella richiesta di voto segreto, non essendoci infatti una maggioranza parlamentare attraverso l'ostruzionismo si creavano delle alleanze trasversali che portavano il Consiglio a produrre qualche norma.

Allo stato attuale viviamo una situazione molto diversa, c'è una maggioranza che è in grado di approvare questa norma e abbiamo una minoranza che presenta emendamenti il cui significato e la cui rilevanza mi sembrano veramente trascurabili. Abbiamo ascoltato colleghi che ci hanno parlato delle bellezze della Sardegna, alcuni ci hanno parlato delle loro vacanze, altri vogliono anche raccontarci del programma di Progetto Sardegna, evidentemente l'hanno letto male, perché non si ricordano che la necessità della programmazione paesaggistica era uno dei primi punti nel capitolo sullo sviluppo sostenibile.

Mi dispiace per il collega Capelli, gli daremo qualche ripetizione sul nostro programma e gli daremo anche qualche ripetizione sul fare un programma, perché un programma del centrodestra ancora non l'abbiamo visto, non l'abbiamo visto in campagna elettorale e non lo vediamo ancora adesso. Allora, se qualcuno dice che il filibustering è una forma di azione politica di antica tradizione posta in essere quando si dibatte di cause nobili, io mi chiedo se in quest'Aula consiliare si stia parlando di cause nobili quando si vuole avvallare una vacatio legis che ha consentito di effettuare interventi speculativi in luoghi come Costa Turchese a società vicine anche al nostro Presidente del Consiglio, che ha consentito di fare piani urbanistici spesso ad personam e che ha concesso una discrezionalità di cui non abbiamo nostalgia e che vorremmo sinceramente interrompere a nome di tutti i sardi.

Mentre siamo qui, mentre i giorni trascorrono, mentre le ore trascorrono a dibattere se aggiungere la parola "valorizzazione" o se al Consiglio vanno trasmesse osservazioni o se invece vanno approvati piani paesaggistici che poi devono essere adottati per poi essere di nuovo approvati, mentre noi discutiamo di queste cose per una norma che è un atto dovuto, un atto dovuto la cui pianificazione parte da vent'anni fa e che ancora la Sardegna non ha compiuto, ritardiamo i tempi e continuiamo a non dare risposte ai sardi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi; capisco che in Aula ci sia un po' di tensione, però nel discutere questo disegno di legge bisognerebbe a volte avere cognizione di causa e conoscere la storia di questo Consiglio regionale per poi proporre qualcosa. Noi stiamo discutendo un disegno di legge che evidentemente non è condiviso da questa minoranza o da questa opposizione. I tempi previsti già da questo disegno di legge e la discussione che si sta dilatando a dismisura (nessuno di noi voleva arrivare a questo) fanno intendere che tanta è la differenza, ed è logico e lecito soprattutto che ci siano differenze, però non è possibile che ci sia una divaricazione così netta su un disegno di legge e su un argomento che interessa tutta la Sardegna.

Che cosa voglio dire? Voglio dire che si rischia di arrivare a fine legislatura, forse, per avere una pianificazione territoriale e magari, voi non ve lo augurate, ce lo auguriamo noi, avere un'altra maggioranza che il giorno dopo essersi insediata in quest'Aula cambia questo disegno di legge e quel tipo di pianificazione. Questo è il primo punto che credo meriti una riflessione in merito a quello che tentiamo di dirci qua dentro.

Secondo punto; onorevole Porcu, sfortunatamente il Ministro è di centrodestra, lei deve sapere che in quest'Aula questa minoranza, allora maggioranza, ha chiesto e proposto all'allora minoranza, che oggi è maggioranza e la sostiene e sostiene il presidente Soru, di applicare le norme di tutela del ministro Melandri. Questo è il punto. Quindi noi non abbiamo preconcetti ideologici…

PIRISI (D.S.). Quando, onorevole Milia?

MILIA (F.I.). Durante la discussione di una delle finanziarie avete rifiutato di applicare quelle misure di salvaguardia.

PIRISI (D.S.). Sta sbagliando!

MILIA (F.I.). Stia tranquillo, onorevole Pirisi, che io ho buona memoria. Detto questo evidentemente, vi è un modo diverso di approcciarsi agli argomenti, anche al vostro interno, per dire le cose fino in fondo. Se non c'è la volontà di approcciarsi agli argomenti con questo tipo di apertura, vuol dire che c'è preconcetto nei programmi e c'è preconcetto strumentale nei confronti di questa minoranza che fa esclusivamente il suo dovere. Poi ognuno ha i suoi punti di vista.

Allora vogliamo chiedere due cose di cui ancora non abbiamo sentito parlare, perché si parla del progetto di legge, si parla degli emendamenti, ma bisogna stare in tema: questa maggioranza cosa ne fa dei piani urbanistici provinciali? Li ha valutati? Sono sufficienti per la futura pianificazione oppure bisogna scartarli come fa capire il testo dove dice "possono essere valutati i piani urbanistici provinciali"? Su queste cose non abbiamo avuto nessun tipo di chiarezza in quest'Aula, e su queste cose vorremmo sentire l'opinione della maggioranza, perché questo poi è l'elemento fondante della pianificazione.

Sono stati spesi miliardi, non voglio dire quanti miliardi sono stati spesi per la vecchia pianificazione, perché parleremmo di mezzo piano di rinascita speso in consulenze, ma questo è un altro discorso di cui discuteremo più avanti. Noi vogliamo capire se ci sono punti di incontro, anche se in una situazione di difficoltà economica, in presenza di una pianificazione buona o cattiva che sia ditecelo voi. Noi diciamo che è buona perché fra l'altro tutte le province, quando hanno installato l'ufficio del piano, erano governate dal centrosinistra e le amministrazioni in continuità amministrativa hanno continuato fino ad esaurimento dei piani urbanistici provinciali a mandare avanti quell'ufficio spendendo altre risorse, inserite nella finanziaria su sollecitazioni anche nobili ed accoglibili da parte dell'allora minoranza.

Se invece punti di incontro non ce ne sono continuiamo a parlare, diremo la nostra, voi farete la vostra parte, però è chiaro che annuncio il voto favorevole all'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Sull'emendamento 45 l'espressione di voto è favorevole. La motivazione è fin troppo semplice, sicuramente contenuta nella stessa illustrazione dell'emendamento che è stata fatta stamattina. Ma non si tratta soltanto di una espressione di voto sul singolo emendamento; la motivazione che ci spinge ad insistere ancora in questa serie di votazioni e quindi di dichiarazioni di voto preventive deriva dal fatto che, per quanto poi si possa qui polemizzare sulla maggiore o minore forza delle argomentazioni portate nelle dichiarazioni di voto o negli interventi in discussione sugli articoli e sugli emendamenti, non si può non notare che le nostre ragioni noi intendiamo ribadirle, ripeterle; il ripeterle fa parte non solo di una prerogativa, noi lo chiamiamo diritto, una prerogativa che comunque finora il Regolamento concede e ha sempre concesso a tutte le opposizioni.

Ma noi insistiamo anche per evidenziare la difficoltà che si incontra a portare avanti un dibattito intenso, ricco di motivazioni espresse, ricco anche dello sforzo, dell'impegno profuso da ciascuno di noi, componente della opposizione, nel motivare adeguatamente le proprie ragioni. La difficoltà nasce anche dal fatto che soltanto in alcuni momenti in quest'Aula c'è un effettivo dibattito, collega Secci, capisco anche la reazione di qualche minuto fa, però voi avete visto bene che quando c'è...

SECCI (La Margherita-D.L.). Il dibattito ci sarebbe stato se gli emendamenti presentati fossero stati 30. Non ci può essere dibattito su 1800 emendamenti.

PILI (F.I.). In Commissione erano 14!

PRESIDENTE. Onorevole Pili e onorevole Secci. Onorevole Secci, potrà rispondere in sede di dichiarazione di voto. Onorevole La Spisa, non si rivolga all'onorevole Secci, prego continui.

LA SPISA (F.I.). Vorrei riprendere con calma, perché non credo sia utile scaldarsi tanto, sinceramente. Io insisto nel dire che non si è ancora capito che il dibattito, il confronto politico su un tema del genere non avviene sulla base dei contenuti e dei tempi scelti dalla maggioranza. Forse non è giusto, direte voi, e non vi si può dare completamente torto, che i contenuti e i tempi siano dettati da un'opposizione che presenta tanti emendamenti. Possiamo essere d'accordo, ma non potete non riconoscere che questa è una reazione, a nostro giudizio, pienamente giustificata.

E noi crediamo che sia giustificabile anche davanti agli elettori, per il fatto che arriviamo a discutere di questa legge, di questa proposta senza aver fatto un vero e serio confronto in Commissione. E' inutile che voi diciate: "Avete abbandonato l'aula della Commissione", non ricordo più chi l'abbia detto. L'opposizione ha lasciato la Commissione perché, vi ricordo ancora, e se non basta lo ricorderemo finché ci sarà data la possibilità di farlo, in Commissione non c'è stato un vero confronto sui contenuti, non si è minimamente tenuto conto di una proposta fatta, non si è neanche tentato di fare un esame congiunto delle diverse proposte.

Voi avete pensato di poter arrivare rapidamente in quest'Aula perché avevate la necessità di approvare rapidamente questo testo. La povertà di alcuni momenti di questo dibattito deriva dalla povertà della impostazione che voi avete dato, non dando la possibilità di conoscere e quindi di confrontarsi realmente su una proposta politica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). E' stupefacente, signor Presidente, che addirittura dalla maggioranza ci debbano indicare anche quanti emendamenti dobbiamo presentare! Basterebbe un passo in più, ce li scrivevate e noi avremmo discusso anche di quegli emendamenti! Vi dico la verità, mi dà forza il parlare, anche a quest'ora tarda, nonostante la mia veneranda età, quella sorta di acredine che intuisco esserci nei confronti di questa piccola opposizione. Io ho sentito telefonicamente il sindaco di Sassari e gli ho chiesto se per caso il presidente Soru l'avesse interpellato su questa delibera del 10 agosto, dato che a Sassari noi abbiamo un piano urbanistico comunale in essere. Mi ha risposto in modo negativo.

Questo sta a significare come, in barba a tutte le esigenze delle varie amministrazioni locali, questa maggioranza, il presidente Soru abbiano fatto questo provvedimento di legge. Un provvedimento legislativo, e prima ancora la delibera, che effettivamente ci hanno portato a non chiedervi quanti emendamenti dovessimo presentare in Aula, né di che natura dovessero essere questi emendamenti. Noi, logicamente, siamo ricorsi a questo stratagemma, ci è consentito dalla legge.

La democrazia non ha diverse facce, la democrazia è il governo del popolo; e ha come effetto collaterale, la democrazia, e forse non ci sono altri sistemi di governo, che si basa solo sui numeri non sulla qualità, perché se si fosse basata anche sulla qualità forse avremmo avuto un altro scenario completamente diverso.

PIRISI (D.S.). Non esagerare!

MORO (A.N.). Questo è il mio pensiero, sempre in democrazia vi pregherei di rispettarlo, senza quegli ammiccamenti e quei sorrisetti perché, credetemi, sempre in funzione dell'età che ho, non mi spaventano i sorrisetti. Quindi vi chiederei di sedervi di ascoltare serenamente quello che noi diciamo; quando diremo di voler discutere nel merito, egregio collega Secci, lo faremo, e io sono convinto che stiamo entrando nei contenuti perché stiamo difendendo una nostra prerogativa, perché qui c'è un errore grossolano, un errore di fondo: si è convinti che questo disegno di legge debba essere scritto solo dalla maggioranza.

Una maggioranza, lo ripeto per farvelo capire, che rappresenta il 50 per cento della cittadinanza, cioè ogni singolo consigliere di maggioranza conta meno di ogni singolo consigliere di opposizione, perché noi siamo 29 e rappresentiamo il 50 per cento dei cittadini della Sardegna; voi siete 55 per rappresentare sempre il 50 per cento dei cittadini della Sardegna. Quindi un po' di rispetto anche per questa parte non farebbe male!

Quindi il discorso che stiamo facendo, e al collega Porcu che, impropriamente, ha richiamato l'opposizione sul fare gli emendamenti più che parlarne e basta rispondo che lui nel suo intervento non ha citato neanche una parola dell'emendamento in questione. Quindi questo sta a significare che quando si vuol parlare a una parte del Consiglio si usano i mezzi e i termini a disposizione. Ecco per quale motivo mi viene data la forza per intervenire anche a quest'ora tarda della sera.

Su questo emendamento chiaramente voterò a favore ribadendo che trenta giorni per presentare osservazioni, e chi fa l'amministratore comunale lo sa, non sono sufficienti; noi abbiamo chiesto di portare il termine a quarantacinque giorni, e se ci fosse una volontà di collaborare con l'opposizione da parte vostra si darebbe un segnale, minimo, accettando questa modifica che non stravolge la legge. Invece si è completamente contro questa opposizione.

Voi non avete orecchie per udire le nostre proposte, e io sono convinto che qui stiamo parlando al vento, l'unica parte di quest'Aula che sta ascoltando le parole degli uni e degli altri sono i banchi. Fra di noi c'è un muro invisibile che impedisce di recepire le istanze che noi vi stiamo presentando. Da questo stato di cose nasce il problema degli emendamenti che, credetemi, sono un escamotage consentitoci dalle norme.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Prima avevo chiesto di poter intervenire sull'ordine dei lavori e non è stato possibile. Intervengo sull'emendamento numero 45 per segnalare, senza spirito polemico, poi per me è difficile polemizzare col collega Milia, che l'articolo 2 si compone di undici capoversi e che per due volte c'è il numero 2, e il collega Milia ha parlato del numero 2 del secondo capoverso, invece l'emendamento 45 è riferito al numero 2 del primo capoverso. Questo per segnalare che la Presidenza deve seguire i lavori e fare intervenire i colleghi sull'argomento in discussione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. L'onorevole Moro diceva che dall'altra parte dell'Aula non sentono; no, onorevole Moro, non ascoltano, purtroppo è così. C'è questa continua tiritera sul fatto che noi abbiamo presentato mille, duemila emendamenti, se qualcuno avesse guardato attentamente probabilmente avrebbe capito anche qualcosa in più, ma così non è. Fino adesso di tutti gli emendamenti che noi abbiamo esaminato mi pare che non ce ne fosse uno che non meritasse un minimo di attenzione. In questo emendamento, in particolare, si chiedono quindici giorni in più, non stiamo stravolgendo niente. Per altro l'Assessore ci ha comunicato che il recepimento della legge numero 45 non è automatico, perché abbiamo capito che tutta una serie di norme di questa legge non ha dato buoni risultati, anzi sembrerebbe quasi che la "45" sia l'artefice della bocciatura dei PTP, e non è così, perché non è così, assessore Sanna. I PTP sono stati bocciati per altri motivi, non perché la "45" fosse sbagliata, forse anche per quello, ma non solo per quello.

Io ho già detto, in un precedente intervento, che non si può considerare la legge numero 45 valida o non valida in base ai nostri interessi.

Noi riteniamo che quarantacinque giorni per presentare le osservazioni siano un tempo congruo, e quindi abbiamo chiesto questa modifica. Ma perché ci si deve arrabattare tanto per un emendamento di questo genere se non è strumentale la vostra posizione? Abbiamo chiesto quindici giorni in più, bastava che avesse dato parere favorevole il Presidente della Commissione, non ci sarebbero stati problemi, non avremmo neanche discusso. PIRISI (D.S.). Ma se ci avete accusato di volere tempi troppo lunghi! Ma che cosa sta dicendo?

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, potrà rispondere in sede di dichiarazione di voto, iscrivendosi anche lei, grazie.

DIANA (A.N.). Onorevole Pirisi, nell'arco del tempo definito di dodici mesi o di diciotto mesi i quarantacinque giorni non allungano i dodici o i diciotto, è un tempo ben delimitato, quindi quindici giorni non modificano assolutamente nulla, però danno più tempo alle amministrazioni locali, e noi conosciamo in quali difficoltà operano certe amministrazioni locali, e la stragrande maggioranza dei piccoli comuni della Sardegna. Non tutti hanno un ufficio tecnico attrezzatissimo, non tutti hanno una struttura tecnica attrezzatissima. Per altro abbiamo chiesto che le risorse venissero date prima della scadenza dei dodici mesi, anzi all'inizio dei dodici mesi, non è passato neanche quello!

PIRISI (D.S.). Ma cosa sta dicendo? Ma allora lei dov'era?

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, potrà rispondere, si è già iscritto a parlare, per cortesia. Lei potrà esporre le sue ragioni nel suo intervento, grazie.

DIANA (A.N.). Presidente, mi scusi, ma questo lo devo dire: sembra fatto apposta, ma quando il presidente Soru non è in Aula difficilmente succedono parapiglia, battibecchi; quando il Presidente è in Aula, a me pare quasi che lo facciate a posta ma invece succedono! State calmi, per favore, non è il caso di assumere questi toni!

SECCI (La Margherita-D.L.). Ma lascia perdere! Ma di cosa stai parlando?

PRESIDENTE. Prego i colleghi di non interrompere altrimenti sarò costretta a dare del tempo per recuperare all'onorevole Diana, grazie. Onorevole Secci, per cortesia!

SECCI (La Margherita-D.L.). Lei costringa gli oratori a parlare sugli argomenti in discussione.

PRESIDENTE. Tutti quanti devono intervenire sugli argomenti in discussione, maggioranza e opposizione. Onorevole Secci, la smetta per cortesia. Prego, onorevole.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Non si permetta di parlare di serietà, onorevole Secci, se non vuole che prenda provvedimenti, deve essere rispettoso nei confronti della Presidenza.

Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Presidente, soltanto due battute. La prima è per dire che l'onorevole Diana, con tutto l'accumulo di incarichi che ha, a volte confonde il ruolo, non si ricorda se è consigliere regionale, presidente della Provincia, vicepresidente dell'Autorità d'ambito...

DIANA (A.N.). Sei geloso!

PIRISI (D.S.). No, io non sono geloso di niente! Il punto è se volete che il confronto avvenga su un terreno serio, perché allora va bene; noi vi abbiamo detto che siamo contrari perché ci avete accusato di voler dilatare i tempi, salvo poi non ricordare quello che avete proposto nel vostro progetto di legge, il numero 28. Quindi, quando proponete emendamenti di questo tipo, io credo che serietà vorrebbe che voi li ritiraste per evitare proprio di stare a parlare di tutto e del contrario di tutto.

Onorevole Diana, lei ha detto che ci siamo opposti anche all'ultimo emendamento, quello che ha illustrato lei. Non è vero, perché dice bugie? O era distratto, o non c'era, oppure sta parlando in mala fede, perché lo fa? Ha confuso il ruolo, stava pensando all'Autorità d'ambito, alla presidenza della Provincia? Ci si chiede poi se noi vogliamo utilizzare oppure no gli studi delle province. Noi vi abbiamo risposto invitandovi a rivedere le vostre proposte, anziché sprecare quel fiume di parole.

Infatti, nel testo della proposta di legge numero 28, articolo 1, comma 2, voi avete scritto esattamente questo: "In sede di prima applicazione, per la redazione del Piano urbanistico di coordinamento territoriale, potranno essere utilizzate le risultanze e gli elaborati dei P.U.P. adottati o in corso d'adozione alla data di entrata in vigore della presente legge". Poi proponete gli emendamenti per correggere!. L'avete scritto voi! Ma dov'è la serietà che state annunciando tutto il giorno? Ma dov'è? Dove sta? Il mio voto è contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Presidente, francamente mi trovo a disagio in questa situazione, chiamiamola, di schermaglia politica, e adesso capisco anche perché molta gente si allontana dalla politica; devo infatti prendere atto, onestamente, che siamo qui da un paio di giorni senza aver conseguito un qualche risultato, e questo mi dispiace. Io il sono un sindaco, ma dico che, vista la differenza sostanziale tra le due funzioni, preferisco restare sindaco che fare il consigliere regionale.

SECCI (La Margherita-D.L.). Conviene dimettersi!

MURGIONI (Fortza Paris). Detto questo, in effetti su questo emendamento intervengo perché mi sembra che sia, l'ho detto anche nel corso della discussione generale veramente un emendamento serio, tra i più seri presentati da questa minoranza. Dico subito perché.

Quando si parla di pianificazione territoriale, e si entra nel merito del diritto di proprietà dei cittadini (magari in alcuni casi si interviene sull'unico bene posseduto), mi sembra sbagliato non dare loro la possibilità di poter verificare e approfondire quali modifiche possa subire il loro bene e presentare successivamente eventuali osservazioni.

Io avrei preferito che si stabilissero per l'approvazione del piano paesistico, sedici mesi invece che diciotto, ma avrei rivisto i termini stabiliti per le osservazioni. Presidente, io mi appello a lei perché rifletta sull'argomento; tutto sommato io ho fiducia in lei, speriamo che non mi deluda. Voi ridete su queste cose, ma al di là dell'apertura iniziale che mi sembrava una cosa seria, poi si è tornati indietro, al di là di qualche posizione sbagliata dobbiamo pensare che qui è in gioco una parte del futuro della Sardegna che non può essere trascurata.

Qui bisogna entrare nel merito della norma e, magari, vederci, discuterne. Io sull'impianto della legge non ho niente da dire, io ho da dire sul contenuto, perché alcune delle cose previste in questo momento mettono in crisi lo sviluppo di una parte del territorio sardo, questo lo dovete ammettere, pur restando l'obiettivo finale della tutela dell'ambiente.

L'ambiente è un patrimonio nostro ed anche dei nostri figli e su questo siamo d'accordo, e va tutelato perché è il bene più importante che abbiamo anche se spesso, ne è un esempio il mare, viene gestito da altri, ed anche su questo dovremmo fare una riflessione. Dall'ambiente, utilizzato e messo a disposizione di noi sardi prima e poi, in modo intelligente, immesso sul mercato in modo che gli altri possano usufruirne con grande attenzione, dobbiamo avere un ritorno economico per poter sopravvivere in questa benedetta Sardegna.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue MURGIONI.) Ecco, su questi argomenti io penso che si debba discutere, non si possono avere posizioni preconcette, mi sembra che questo sia sbagliato. Per cui su questo emendamento io credo che si debba riflettere perchè trenta giorni, effettivamente, presidente Soru, non credo siano sufficienti per dare la possibilità alle persone meno accorte, meno preparate, di vedere come e se si modifica la posizione del loro bene e quindi di presentare eventuali osservazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Anch'io inizio intanto nel dire che esprimo il mio voto favorevole all'emendamento numero 45, e ripeto il numero così qualcuno non chiede a che emendamento siamo. Vede, Presidente, io faccio l'amministratore e le posso dire che questo è un altro di quegli emendamenti seri, che servono a modificare la legge, a migliorarla, perché trenta giorni per definire e presentare le osservazioni sono effettivamente pochi, sono pochi anche i quarantacinque previsti nell'emendamento, però questa è una proposta di mediazione; nella vecchia norma erano previsti sessanta giorni, oggi si dice quarantacinque per praticare quell'arte che è propria dei partiti centristi: la mediazione!

Prima di entrare nel vivo e di fare alcune considerazioni, onorevole Porcu, mi rivolgo a lei; vede lei non è in grado di fare ripetizione all'onorevole Capelli, l'onorevole Capelli sa difendersi da solo e mai nessuno si è permesso in quest'Aula di fare simili affermazioni. Non sapevo che lei, neofita della politica, fosse già diventato maestro, anzi professore in quest'Aula. Probabilmente non ha letto attentamente il disegno di legge e tanto meno ha esaminato gli emendamenti, e tanto meno conosce perché è stato proposto questo emendamento.

Quindi la inviterei a tornare a scuola e fare l'alunno diligente, a meno che anche lei come molti altri non si serva solo delle imposizioni del presidente Soru. Sì, delle imposizioni. Io sono un cattolico praticante, e non vi nascondo che mi è venuta anche in mente l'idea che se fossi stato sacerdote avrei voluto confessare i miei colleghi della maggioranza uno ad uno, per chiedere loro se condividono questo progetto di legge. Sono sicuro che nel segreto del confessionale la maggioranza avrebbe risposto con un no. Sono sicuro che nel segreto del confessionale molti avrebbero detto di no!

Vede, onorevole Cugini, io non sono abituato a fare l'avvocato difensore di nessuno, sono un semplice ragioniere, non conosco le norme, non conosco le leggi, però mi consenta, l'onorevole Milia è entrato nel merito dell'emendamento e lei non può dire che l'onorevole Milia ha parlato sul secondo comma dell'articolo 2, quando ha parlato di cifre, vuol dire che sapeva bene a quale comma si riferiva, è lei che ha voluto fare la solita ironia.

(Interruzioni dei consiglieri Cugini e Pirisi)

Onorevole Pirisi, onorevole Marrocu, lei ha fatto una considerazione, anche l'onorevole Secci mi pare, che purtroppo gli emendamenti presentati dal centrodestra sono troppi; erano pochi in Commissione, diteci se ne avete esaminato uno, se ne avete accettato uno, se vi siete degnati di discutere su uno. Sono stati respinti tutti, ci avete portato voi a presentare questa serie di emendamenti, non l'abbiamo voluto noi.

Noi avevamo presentato emendamenti seri, emendamenti coerenti, emendamenti che servivano per migliorare questo disegno di legge e voi invece non ne avete approvato neanche uno, non ne avete approvato neanche uno, onorevole Pirisi!

Allora come si può dire che gli emendamenti sono troppi, che si debbono ridurre a quindici, quaranta, sessanta, così da poter aprire un dialogo. Noi sapevamo già che le porte sarebbero state chiuse per noi e che questo disegno di legge deve andare avanti in questa formulazione, senza nessuna apertura da parte vostra. Lo ha dimostrato il presidente Soru, lo ripeto per la seconda volta stasera, quando ha mandato l'amico Stefano Pinna ieri sera in avanscoperta per dire che in qualche modo si poteva trattare.

MARROCU (D.S.). Come è successo a voi, e poi Pili vi ha detto che non si poteva fare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento all'articolo 2, comma 2 della novella che prevede la sostituzione del termine "entro trenta giorni" con il termine "quarantacinque giorni". Questo per la precisione visto che il notaio, onorevole Cugini, ogni tanto ha voglia di, come dire, interpretare il pensiero altrui; così gli diamo un ulteriore motivo per intervenire anche se le sue interpretazioni spesso e volentieri non coincidono con quanto gli altri stanno pensando. Mi è parso, per l'esperienza che stiamo vivendo in questo Consiglio, che l'alunno qualche volta diventi più bravo del maestro.

Ormai la tensione è tale da negare all'opposizione, alla minoranza più che all'opposizione, la possibilità di elaborare emendamenti ad una legge; ma questo atteggiamento, presumibilmente, è segno di una cultura che a noi non appartiene di sicuro, ma non ci apparteneva neanche quando erano i componenti dell'attuale maggioranza a presentare emendamenti.

Qualcuno forse ha dimenticato l'ostruzionismo che ha imperversato in quest'Aula, e non solo l'ostruzionismo; tante norme non sono state approvate in questo Consiglio a causa delle richieste di voto segreto, con la tecnica del muretto a secco. Erano piene le pagine dei giornali della cronaca su questi passaggi, sia sulla finanziaria che su altri provvedimenti importantissimi per questa Regione. E' vero, ci siamo sforzati per presentare tanti emendamenti, ma è altrettanto vero che la cocciutaggine o il "Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire" sono una scelta strategica che questa maggioranza sta portando avanti fin dall'inizio della discussione di questo progetto di legge. Molto probabilmente non basterà la giornata odierna, e forse neanche le prossime, perché effettivamente maturi nelle coscienze, nelle vostre coscienze, una via di fuga.

Qualche giorno fa parlavo di un bivio, adesso ritengo necessaria una via di fuga da una posizione che è indifendibile, quella di una maggioranza che al lato pratico non accetta la discussione. Non accetta addirittura la proposizione della discussione perché qui si nega addirittura la possibilità o si vorrebbe negare la possibilità, che è quella che ci viene offerta dal Regolamento, di essere dei protagonisti nel programmare il futuro della nostra Isola.

Diciamo con la voce di colleghi che mi hanno preceduto, sindaci, amministratori locali, delle difficoltà presenti in questa norma, della necessità quindi di migliorarla, ed è appunto questo l'intento dell'emendamento, per venire incontro alle esigenze attuali e future dei nostri concittadini. Neanche su questo riusciamo a farvi riflettere. Sinceramente, se a voi la pazienza non manca, penso che a noi non dovrà mancare di sicuro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, signor Presidente, anch'io annuncio il voto favorevole all'emendamento 45 e anch'io credo che il termine temporale indicato sia congruo e perfino, probabilmente, inadeguato. Mi dispiace che forse il tono della discussione abbia assunto dei caratteri francamente un po' troppo accesi, mi spiace che poi a pagarne le spese sia stata una collega che credo meriti la stima e il rispetto, anche perchè credo che abbia in modo corretto applicato il Regolamento consiliare. Insomma, spiace vedere certe intemperanze nei confronti di chiunque, ma in particolare nei confronti di una signora.

Da parte nostra e da parte dei colleghi della maggioranza ritengo opportuno portare avanti questa snervante, per molti aspetti, maratona, però tenendo sempre presente che il rispetto è una cosa molto importante e poi, alla fine dei conti, credo che tenere i toni un po' più bassi agevoli anche il nostro lavoro. Poichè qui dobbiamo e vogliamo stare, se ci rispettiamo e se non ci "gridiamo addosso" la nostra permanenza all'interno dell'Aula, che qualcuno come noi deliberatamente sta portando avanti e qualcun altro in un certo senso subisce, potrà essere se non più gradevole almeno meno faticosa e meno sgradevole e stressante.

Io credo che non ci sia bisogno del sacramento della confessione, collega Cappai, per cogliere qualcosa di significativo da parte dei colleghi della maggioranza, perché scomodare addirittura il sacramento è un po' troppo, credo che una paraliturgia, che è qualcosa di meno di un sacramento, sia sufficiente per cogliere che molti colleghi della maggioranza non sono affatto convinti e contenti di questa legge, avrebbero preferito che il provvedimento fosse nato sotto diversi auspici e potesse essere stato frutto di quel dialogo con i rappresentanti dei cittadini che in buona parte non c'è stato.

I segnali ci sono e non mi riferisco, perché sarebbe di cattivo gusto, al fatto che qualcuno perda le staffe perché questo è comprensibile, ma mi riferisco comunque a quei rumours che è facile cogliere all'interno dell'Aula e fuori dall'Aula, e che anche gli organi di informazione con puntualità e precisione stanno riportando. Quindi, pur avendo la certezza di non essere ascoltato dal presidente Soru, testardamente mi permetto di sottoporre ancora una volta alla sua attenzione la possibilità di rivedere qualche posizione, di rendere questa legge più gradita, di rendere questa legge anche uno strumento che possa creare unione e che non nasca come un'edificazione di steccati e di muri, che non nasca come un'imposizione ma come il frutto di un dialogo.

Io penso, e dicendo questo certamente non faccio il mio interesse ma lo posso dire tranquillamente tanto penso che lei non lo farà, signor Presidente, io penso che lei ci guadagnerebbe molto politicamente a fare un gesto del genere, perché l'umiltà e anche il saper rivedere certe posizioni non sono un segno di debolezza, sono invece un segno di forza e penso che il popolo sardo, e le assicuro che glielo sto dicendo senza alcuna ironia, apprezzerebbe molto se lei desse uno stop.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, io annuncio il mio voto favorevole all'emendamento numero 45, che ha come obiettivo quello di portare i trenta giorni previsti dal comma 2 della novella dell'articolo 2 a quarantacinque giorni, come tempo ritenuto più congruo per la presentazione delle osservazioni che provengono dai territori al Presidente della Regione.

Questo, a mio giudizio, è un emendamento che dimostra che il dubbio che si poneva poco fa l'onorevole Pirisi, in effetti, è un dubbio molto realistico. Diceva l'onorevole Pirisi che il confronto, se si vuole che avvenga, bisogna che avvenga su un terreno molto serio. Noi questa serietà, in qualunque modo, la stiamo cercando, la cerchiamo da un paio di giorni, e non v'è dubbio che proposte serie, anche per l'alto numero di emendamenti presentati da questa minoranza, non possono non esservi.

Alcuni emendamenti che erano irrilevanti, ininfluenti sull'impianto della legge si sarebbero potuti accogliere, e già questo sarebbe stato, presumo, un primo segnale positivo. L'accoglimento di questi emendamenti, Probabilmente, ci avrebbe aiutato a trovare il campo sul quale confrontarci; se davvero questo non lo è, ci spiegate perché quarantacinque giorni sono ritenuti più congrui?

Lo ha detto bene anche il collega sindaco di Castiadas, quarantacinque giorni, soprattutto per una pubblica amministrazione, sono comunque tempi molto ristretti per far pervenire delle osservazioni. Io ricordo a tutti i colleghi che queste osservazioni, lo dico soprattutto a chi ha esperienza amministrativa nei comuni, non possono essere osservazioni formulate o studiate da un ufficio tecnico, devono essere osservazioni formali e quindi, come tali, approvate da un consesso, questa volta da un consiglio comunale.

Io credo che davvero non possiamo essere così fiscali da non ritenere che sia una richiesta più che legittima quella di portare il termine a quarantacinque giorni, perché altrimenti non si riesce nemmeno ad acquisire gli atti, a studiarli, a portare una proposta in consiglio comunale e rendere esecutiva la delibera che ha bisogno di quindici giorni di tempo per la pubblicazione. Quelle sono le osservazioni.

Io credo che tra l'altro, lo dico anche e soprattutto ai tecnici che possono supportare quest'Aula, nel momento in cui si dice: "Entro i trenta giorni dal deposito ultimo", è già una incongruenza perché il comma precedente non parla di deposito, parla di pubblicazione. Il deposito è altro istituto e quindi deposito ultimo non significa ultimo giorno di pubblicazione, attenzione, tecnicamente, io qualche dubbio ce l'ho. Deposito significa il giorno in cui viene depositato nella segretaria del comune nel quale viene pubblicato. Questo è tecnicamente, perché altrimenti avremmo dovuto richiamare il concetto del giorno ultimo di pubblicazione.

Ma a prescindere da questo voglio fare una considerazione più ampia. Noi stiamo applicando le leggi Bassanini che sono la grande novità nel campo della pubblica amministrazione degli ultimi anni, sono le leggi che hanno stabilito la trasparenza degli atti della pubblica amministrazione. Concetto della trasparenza che si accompagna sia al concetto della partecipazione che a quello dello snellimento delle procedure amministrative.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Il mio è un voto favorevole all'emendamento 45 ed è un voto favorevole che si può spiegare con due ordini di motivi. Il primo è che riteniamo che gli errori del passato, un po' di tutti, abbiano fatto diventare la strumentazione urbanistica e paesaggistica in Sardegna uno strumento per pochi; e basta leggere i ricorsi che sono stati presentati da più parti ai P.T.P. che erano stati approvati, come sapete, con decreto del Presidente della Regione nel 1993.

E nelle argomentazioni che le varie associazioni , ma anche gli stessi privati, hanno presentato, è emerso con vigore che si ha la capacità di incidere soltanto sull'aspetto di dettaglio e chiaramente particolareggiato. Noi crediamo che l'urbanistica, così come la pianificazione in Sardegna, debba invece trovare una stagione di partecipazione, partecipazione forte che caratterizza l'evoluzione in atto, per cui proprio la valutazione che viene data dei piani paesaggistici regionali per la loro capacità di incidere sulla valorizzazione e tutela dei beni di tutti ha bisogno dei suoi tempi.

Quando noi riduciamo il tempo per presentare osservazioni a trenta giorni, stiamo prevedendo lo stesso termine previsto per un piano di lottizzazione. Nei comuni, per approvare un piano di lottizzazione, il tempo di pubblicazione è di sessanta giorni e si ha un tempo di trenta giorni per fornire le proprie osservazioni; queste stesse condizioni, che possono essere valide riferite ad un aspetto di dettaglio, ad una porzione minimale di un piano urbanistico comunale, si stanno applicando al piano paesaggistico regionale.. Stiamo riducendo, e io non mi stancherò di dirlo, la pianificazione paesaggistica regionale al livello di un consiglio di amministrazione che pubblica nel proprio albo, proprio perché nessuno lo veda, nel più breve tempo possibile senza dare la possibilità a nessuno di partecipare.

Alle considerazioni dell'onorevole Porcu credo non si debba dare troppo peso, del resto chi comprende questi argomenti bene le può sfatare. Ha richiamato i termini che si allungano, sì, noi abbiamo allungato quelli della partecipazione e abbiamo voluto restringere quelli della politica. Per presentare le linee di indirizzo non servono sei mesi, nell'arco di un anno previsto, per esaminare e per produrre il piano paesistico regionale, per presentare le linee d'indirizzo forse servono tre mesi, massimo tre mesi, e abbiamo già recuperato tre mesi della politica; e abbiamo anche sottolineato come utilizzando i piani provinciali urbanistici, che contengono tutti gli elementi del piano paesaggistico regionale, intervenendo non come ordinamento ma come coordinamento, si riesce a ridurre di altri sei mesi.

Noi non sottraiamo i tempi alla partecipazione, ma li sottraiamo alla burocrazia che vuole in qualche modo rimettersi a pianificare ciò che è pianificato, che si vuole rimettere a reincaricare quelli che sono stati incaricati nel 1993, che sono stati utilizzati dalle amministrazioni provinciali nelle province della Sardegna, incaricati dal centrosinistra, incarichi che si reiterano con un unico obiettivo che è quello di sperperare denaro pubblico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Faccio il mio dovere nel dichiarare...

(Interruzione del consigliere Porcu)

SANCIU (F.I.). Onorevole Porcu, il problema parte da lontano, lo sa benissimo, l'ho ribadito più volte. La stanza di compensazione doveva essere la Commissione, si è voluto procedere in un certo modo e questo è il tempo necessario.

PORCU (Progetto Sardegna). Finché fai il tuo dovere e non i tuoi interessi va bene.

SANCIU (F.I.). Anche legittimi e trasparenti e poi all'articolo 3 ne parleremo, è frutto del lavoro.

Signor Presidente, annunzio il mio voto favorevole all'emendamento numero 45, poiché introduce una modifica volta a portare da trenta a quarantacinque giorni il periodo di tempo utile per presentare le osservazioni alla proposta di piano paesaggistico regionale.

È una piccola variante rispetto al testo della Giunta, che però senza stravolgere l'impianto originale della legge, senza allungarne eccessivamente i tempi di attuazione, offre a chiunque la possibilità di usufruire di un periodo sufficientemente ragionevole per valutare i contenuti della normativa e avanzare le proprie osservazioni.

C'è da osservare che oggi, anche alla luce dell'assenza di una concertazione preventiva, quarantacinque giorni potrebbero risultare non sufficienti a coinvolgere la maggior parte dei sardi, che col loro contributo diretto e indiretto potrebbero fornire valide indicazioni alla predisposizione del piano paesaggistico regionale.

Dilatare ulteriormente questo intervallo temporale oltre i quarantacinque giorni da noi proposti, allungherebbe eccessivamente le procedure per l'adozione del piano con conseguenti ritardi per l'iter legislativo. Il comma 2 della novella dell'articolo 2, che riprende di pari passo la legge regionale, la numero 45 dell'89, se da un lato, pur non introducendo quindi modifiche di sorta, stabilisce che entro i successivi trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito, chiunque possa presentare le proprie osservazioni; quindi dando la possibilità a tutte le associazioni sindacali, agli enti pubblici, alle istituzioni interessate e anche ai privati cittadini di esprimersi in merito, dall'altra parte però ripropone un termine temporale che si dimostra insufficiente a raccogliere le osservazioni che giungono dal territorio.

A qualcuno queste considerazioni, soprattutto a quest'ora, possono apparire pretestuose, volte unicamente a ritardare i tempi di approvazione della presente legge, insomma l'evidente volontà di fare ostruzionismo.

Senza voler soffermarmi sull'intervento di Chicco Porcu, lo farò in un altro momento, mi amareggia constatare che ancora non si siano comprese, recepite le reali ragioni della nostra azione politica. Il dibattito, il confronto democratico su un tema di fondamentale importanza è necessario e non può essere negato facendo forza sul risultato elettorale, Presidente. Come ci ha definito l'assessore Sanna, siamo un'altra corrente di pensiero, legittima e rispettabile.

Noi vorremmo che queste non fossero solo parole al vento per dare un contentino all'Assemblea, ma parole che trovassero tra questi banchi un'effettiva concretizzazione. L'obiettivo della presente legge deve essere quello di dotare l'Isola di un quadro di certezze legislative, che conducano ad un progetto integrato e condiviso, quindi il termine di quarantacinque giorni per far sì che tutti possano realmente avanzare e depositare le loro proposte al piano, ci sembra un termine più che congruo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Intervenendo, Presidente e colleghi, sull'emendamento numero 45 che della novella modifica, portandolo da trenta a quarantacinque giorni, il termine per presentare le osservazioni, non lo faccio solo con lo spirito di occupare qualche minuto di questo dibattito, ma anche per ricordare che effettivamente ci sono delle motivazioni forti che dovrebbero portare a dare maggiore spazio e tempo ai cittadini che abbiano interesse. Sarebbe opportuno ricordare, inoltre, che un'altra metà di Sardegna sta fuori dal territorio isolano e a questi cittadini sardi che devono poter verificare se i loro interessi e i loro diritti siano stati lesi, mi pare che un lasso di tempo maggiore sia opportuno e necessario darlo.

Vedete, si potrebbe occupare il tempo, come si dice, in molte cose, io per esempio, tra le carte di un amico della maggioranza, ho visto i discorsi tenuti da Emilio Lussu e ho cercato in essi qualcosa di attinente alla nostra discussione. L'unico elemento attinente che ho trovato è quello relativo agli incidenti avvenuti in Parlamento in occasione della discussione sulla vicenda urbanistica di Agrigento; e Lussu si lamentava delle parole dette in quel dibattito nei banchi dell'una e dell'altra parte che, come spesso avviene offendevano o l'uno o l'altro. Ma ad un certo punto dice, giustamente, che non vuole colpire tutti, vuole colpire solo i ladri interessati e nessuno deve fare la difesa dei ladri interessati.

Io vorrei comunque che qualcuno tenesse a mente che quest'Aula ha ancora motivazioni per dibattere; e non per porsi in contrapposizione le parti al suo interno, ma per cercare, e lo ribadisco per l'ennesima volta, di salvaguardare gli interessi più profondi, più forti del popolo sardo, non diatribe quindi, non certamente prese di posizione che non costituiscono una motivazione per il termine dei trenta giorni; un termine che probabilmente, quando è stato deciso, non ha tenuto in considerazione gli eventuali danni che ne sarebbero derivati per un cittadino sardo che lavora all'estero o in continente e non ha diretta contezza di quello che avviene nel proprio comune, nel proprio territorio regionale.

Per cui, quando si propongono in quest'Aula modifiche, soprattutto da parte di amministratori di enti locali, sindaci, che toccano con mano gli interessi, le necessità più significative di un comune, sarebbe opportuno anziché arroccarsi dall'una o dall'altra parte che si incominciasse veramente a trovare momenti di raccordo, occasioni di dibattito serio, momenti di sintesi, sgombrando tutti i ciarpami di una norma che può essere non chiara, mentre c'è bisogno di chiarezza nell'interesse del popolo sardo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA Matteo (A.N.). Io, inizio il mio intervento annunciando, perché non vorrei dimenticarmi, il mio voto favorevole all'emendamento in discussione, il numero 45 e proseguo con alcune precisazioni. Intanto non voglio essere ripetitivo però ci tengo a ribadire che i nostri emendamenti, compreso il numero 45 che ci apprestiamo a votare, non sono emendamenti ostruzionistici, ma sono emendamenti mirati a dare un contributo ad una legge che riteniamo migliorabile, una legge che a noi non piace, che è nata all'interno di un disegno della maggioranza.

Debbo dire di aver in parte apprezzato l'intervento del collega Porcu, con il quale abbiamo in comune, forse, alcune idee in maniera particolare sulla tutela del paesaggio e dell'ambiente. E credo, collega Porcu, che su questi temi in generale abbiamo dimostrato che anche da questi banchi si possono sicuramente fornire degli spunti e delle indicazioni molto importanti per migliorare il provvedimento in discussione.

E vorrei dire che l'ambiente è sicuramente importante, però è anche importante il lavoro, e la nuova classe politica di questo Consiglio regionale non può certamente svendere il territorio; su questo siamo tutti d'accordo, credo, centrodestra e centrosinistra, noi non possiamo permetterci di svendere il nostro territorio. Ma non possiamo pretendere neanche che le centinaia e centinaia di disoccupati, molti dei quali sono arrivati, collega Porcu, all'età di trentacinque anni senza aver mai lavorato, centinaia di disoccupati che come si diceva in un vostro manifesto: "Invece di emigrare esportiamoci", non vogliono emigrare, non vogliono fare quello che molti dei nostri conterranei hanno fatto negli anni sessanta e negli anni settanta, quando certamente non governava il centrodestra.

Una emigrazione che ha portato all'impoverimento culturale e non solo culturale della Sardegna, una emigrazione che con questa legge, se rimane questa formulazione, i sardi saranno costretti a riaffrontare e, purtroppo, molte famiglie saranno costrette a vedere i loro figli partire per un'avventura incerta, alla ricerca di un lavoro, un lavoro che questa legge preclude, un lavoro che questa legge, appunto, non contempla nel nome di un ambientalismo che ho definito "verdolatria", che pensa solo all'ambiente, ma non pensa all'uomo.

Noi pensiamo ad un ambiente che contempli anche la presenza dell'uomo, un uomo che rispetta l'ambiente, un uomo che comunque lavora grazie a quell'ambiente e per il progresso della comunità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Onorevole Liori, lei che è diligente, sta nel tema, vero?

LIORI (A.N.). Lei mi conosce, Presidente, farò di tutto per fare il bravo ragazzo. Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori e colleghi, l'emendamento 45, che chiede il prolungamento da trenta a quarantacinque giorni del tempo concesso per la presentazione di eventuali osservazioni, per forza mi costringe a riallacciarmi al precedente intervento nel quale ho detto che questa legge, fatte tutte le somme dei tempi necessari da voi previsti, e ammesso e non concesso che tutto possa andare bene, si porta via due anni di tempo prima che un cittadino possa avere una risposta alle proprie aspettative. L'aspettativa magari di potere costruire su un terreno di sua proprietà nel quale ha investito somme di denaro che normalmente, almeno per i cittadini normali, per quelli più svantaggiati, sono il frutto della liquidazione o dei risparmi di tanti anni di lavoro.

Come ho avuto modo di dire non è un danno di poco conto rimanere tanto tempo senza una risposta; , e allora qualcuno potrebbe obiettare che anche noi con questa proposta dilatiamo i tempi. Io ritengo che effettivamente trenta giorni non siano sempre sufficienti per la presentazione delle osservazioni indirizzate al Presidente della Regione da parte di chiunque abbia diritto, perché qui si parla di chiunque; ci sono persone che non riescono neanche a scriverla un'osservazione e che hanno bisogno di rivolgersi ad altri.

Non è neanche pensabile che un cittadino normale in trenta giorni vada, si legga gli atti, trovi quello che gli interessa e abbia la capacità, parlo sempre di un cittadino normale, di fare le eventuali osservazioni. Come spesso capita, perché poi io ne capirò poco di urbanistica, ma i cittadini normali ne capiscono quanto me, tutti si rivolgono non tanto agli architetti, non tanto agli ingegneri, spesso si rivolgono a chi più di tutti in questo guazzabuglio di leggi, di decreti, di cavilli e di quant'altro naviga e campa benissimo, e cioè agli avvocati.

Non me ne abbiano i colleghi che in quest'Aula svolgono questa professione, nel mio partito ce ne sono forse più che negli altri; quindi non lo dico per denigrare la professione, però in realtà loro vivono di questo al pari di coloro che dovrebbero vivere soltanto di questo, cioè ingegneri, architetti e così via. Quindi quando un cittadino non lo si mette nelle condizioni di potere esercitare un diritto nei fatti questo diritto glielo si sta negando; ecco che noi abbiamo il dovere di tutelare il diritto del cittadino chiedendo un allungamento del termine da trenta a quarantacinque giorni.

Per tutto il resto non posso che collegarmi a quanto è stato già detto, cioè i tempi non sono certi ed ecco perché io dicevo: "Se tutto va bene", ma non può andare bene, perché lo sappiamo tutti che un sindaco in seguito a una crisi politica può anche cadere , e gli atti allora chi li presenta? Il commissario prefettizio? Il commissario prefettizio è in grado di sostituirsi alla classe politica comunale? Non è neanche pensabile e, se anche ciò si verificasse, è chiaro che il cittadino verrebbe immancabilmente danneggiato, anzi molti, moltissimi cittadini.

Quindi i tempi non possono essere questi; ecco perché io ritengo che il blocco per un tempo così lungo di un diritto di proprietà, immancabilmente, lederà i diritti dei cittadini e questa diventerà una legge dannosissima, più di quanto si possa credere. Il mio voto naturalmente è favorevole all'emendamento. Grazie per aver sopportato il mio intervento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, il mio voto sull'emendamento numero 45 è favorevole e, stante che nel merito dell'emendamento 45 sono intervenuti in maniera puntuale sia il collega Pisano che adesso il collega Liori, forse, sempre stando attenti a non uscire dallo stretto binario che impone la dichiarazione di voto, è possibile aggiungere qualche considerazione che sia più che di merito di sostanza sull'ultimo tratto di questo dibattito svolto in Aula; infatti, anche i colleghi della maggioranza che sono intervenuti hanno senz'altro stimolato ulteriori ragionamenti sui quali è importante una risposta puntuale.

Io vorrei ancora sottolineare, l'abbiamo detto tante volte ma forse non siamo riusciti ad essere sufficientemente chiari su questo punto, che nessuno di noi pensa che il dibattito che si sta svolgendo in queste ore in Aula sia un dibattito elevato nei toni e nei contenuti, nessuno di noi pensa che lo strumento dell'ostruzionismo sia uno strumento nobile, nessuno di noi pensa che la ripetitività degli interventi possa in qualche maniera aggiungere all'Aula o al ragionamento qualche elemento in più, però, tutti noi pensiamo che siano nobili gli obiettivi per i quali siamo costretti ad utilizzare uno strumento che sicuramente non è quello che noi vorremmo per sviluppare il dialogo su questo disegno di legge.

Io vorrei citare, e non si offenda perché lo cito in positivo, l'intervento del collega Murgioni. Il collega Murgioni è intervenuto con sentimento, quindi senza nessuna delle sovrastrutture che ciascuno di noi sta utilizzando, con mestiere, per riempire i cinque minuti che gli spettano in quest'Aula per la dichiarazione di voto; è stato un intervento che, secondo me, era un appello, rivolto all'Aula, da parte di chi, pur militando dalla parte opposta di colui che ha vinto le elezioni, dello schieramento che ha vinto le elezioni, si aspetta da quello schieramento il mantenimento degli impegni e delle promesse fatte durante la campagna elettorale.

Quindi si aspetta una politica di innovazione, una politica di cambiamento, si aspetta dei segnali che dimostrino che l'obiettivo è quello di dare vita davvero ad una rivoluzione in Sardegna, di cambiare tutto ciò che in Sardegna è stagnante da tanti anni, che è anche il motivo per cui la gran parte degli elettori che vi hanno votato ha votato per voi e non per noi, e che è anche il motivo per cui una parte degli elettori che ha votato per noi guarda comunque con attenzione a quello che voi saprete fare, perché ha speranza in quello che voi, durante la campagna elettorale, avete detto di volere incarnare. Insomma, io credo che questo ragionamento e questa riflessione siano importanti.

Quando però quest'Aula s'inchioda nei riti stanchi della politica che voi avete già visto, che noi abbiamo già visto, beh, insomma, mi sembra che stiamo negando questa speranza.

Per cui, colleghi, io credo che sia importante aprire il confronto. Voi avete sostenuto in più di un intervento che a vostro avviso noi non vogliamo il confronto; ebbene, c'è un solo modo per verificare se effettivamente questo confronto lo vogliamo o non lo vogliamo ed è di aprirlo sul serio. Ma è difficile aprirlo dopo quattordici ore di dibattito inchiodati in Aula ed è impensabile, per chiunque abbia fatto politica, che si possa risolvere il nostro problema con stanche e ripetitive dichiarazione di voto, come quella che io ho appena concluso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente e colleghi, speriamo che non diventi una prassi fare, come nel mio caso, un intervento a mezzanotte e venticinque, capita che gli ordini di scuderia mi portino a fare questo. Comunque oggi ho sentito diversi interventi dei colleghi e mi dispiace che molte volte, lo dico sinceramente, siano stati fatti interventi ad personam. Io credo che ci dobbiamo capire reciprocamente, ognuno nel suo ruolo, quindi voi capite noi se dobbiamo svolgere questo ruolo magari forzando un po' la mano e quindi noi capiamo voi se qualche volta perdete la pazienza e fate qualche intervento un po' scomposto.

Ora approfitto della presenza del presidente Soru per ripetere alcuni dei concetti già espressi nei pochi interventi che ho fatto stasera. Quello che, più di altre cose, vorrei sottolineare è che l'adozione di questo limite dei due chilometri porta a sopprimere le comunità montane che ricadono all'interno di questa fascia.

Lei, Presidente, che sicuramente è persona sensibile ed intelligente, ben sa che con la legge numero 4 del '97 questo Consiglio decise che l'unico ente intermedio tra Regione e Comune doveva essere la Provincia; ora ne abbiamo otto di Province, quindi io la invito a riflettere su quale ruolo devono avere le 25 comunità montane, i 250 assessori, i 30 vicepresidenti e i 25 presidenti che abbiamo. Non per aver niente contro questi che amministrano perché non è colpa loro, ma per capire che certi enti hanno fatto la loro storia, hanno dimostrato il proprio fallimento perché per la montagna non hanno fatto proprio nulla.

Quindi sarebbe ora di trasferire le competenze o alle province o ai comuni risparmiando denari, utilizzando le risorse e il personale di questi enti nelle province, che a loro volta hanno bisogno di personale, in una parola razionalizzando il tutto. Glielo dice uno che è residente a Tempio che è sede di comunità montana…

CUGINI (D.S.). L'hai già detto questo; non c'entra niente con l'emendamento.

BIANCAREDDU (UDC). L'ho già detto e lo devo ripetere, se il Presidente ci fosse stato non l'avrei ripetuto.

(Interruzioni)

È tutto collegato. Tu che l'hai già sentito adesso ti può servire di ripasso, perché tu capisci un po' più tardi degli altri e quindi adesso lo capisci meglio. Ti ho chiesto scusa in anticipo quindi puoi avere un po' di pazienza.

Questo, Presidente, riguardava le comunità montane, è una divagazione che però volevo ripetere perché, per esempio, la comunità montana di Tempio gestisce il porto dell'Isola Rossa e quindi lei mi dica che senso ha essere comunità montana se si va a gestire porti per poi inventarsi qualcosa da fare. E le risparmio la barzelletta di quelli dell'Oktober fest che ho già raccontato prima, ed è vera.

Ora, per ritornare nel tema delle mie solite divagazioni avevo promesso di dare ulteriori notizie al collega Pirisi riguardo a quella famosa legge 28 maggio 2004, numero 140, quella cioè che prevede lo scioglimento dei consigli comunali che non adottino strumenti urbanistici entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della legge, quindi partendo dal 28 maggio 2004 i diciotto mesi terminano nel 2006. Essendo questa una materia relativa all'ordinamento degli enti locali su questo la Regione sarda, come sapete, ha competenza primaria, però essendo questa una norma sanzionatoria, cioè che mira a sanzionare l'ente locale che per qualsiasi motivi non ottemperi a questa scadenza, si rientra in quella materia su cui la Corte Costituzionale si è espressa quando noi, ed io sono corresponsabile, cercavamo di far votare tutte le province insieme nel 2003 e quindi volevamo abbreviare e accorciare la durata dei consigli provinciali per una questione di…

PRESIDENTE. Le divagazioni le hanno portato via un po' di tempo, onorevole Biancareddu.

Poiché nessun altro domanda di parlare su questo emendamento, lo metto in votazione. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RANDAZZO, ARTIZZU, MORO, BIANCAREDDU, PILI, LA SPISA, SANJUST.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 45.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO -PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SORU - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione e comunico che i consiglieri Fadda Paolo, Marracini e Davoli, non essendo riusciti a votare dichiarano il proprio voto contrario. Il consigliere Gessa, il cui voto risulta nullo, dichiara di aver inteso votare contro.

Presenti 69

Votanti 65

Astenuti 4

Maggioranza 33

Favorevoli 20

Contrari 45

(Il Consiglio non approva).

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Dopo un'intera giornata dedicata alla discussione abbiamo appena votato il terzo emendamento dell'articolo 2 e ci pare che questa modalità di procedere non sia più in sintonia con quello che è stato deciso nella programmazione dei lavori; pertanto chiedo che si possa proseguire almeno fino alle quatto del mattino sull'articolo 2 e sugli emendamenti, con la speranza di riuscire ad approvare almeno l'articolo 2.

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, c'erra una programmazione, adesso io ho registrato la sua richiesta…

(Interruzioni)

Chiedo scusa. Io penso che dobbiamo fare come si fa nei casi nei quali viene posta in questi termini una pregiudiziale. Do la parola perché un consigliere parli a favore e uno parli contro. Chi chiede di parlare contro?

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Nessuno, ovviamente, può assolutamente evitare che chiunque e qualunque Gruppo possa proporre una diversa programmazione dei lavori, ma secondo una prassi costantemente seguita certe decisioni vengono normalmente concordate ufficialmente, non sottobanco, nella Conferenza dei Capigruppo che fa una programmazione dei lavori. Una programmazione dei lavori di quest'Aula che, per quanto si possa sorridere, scherzare o ironizzare in certi momenti, e può servire anche quello, però è l'organizzazione di un lavoro.

Non è pensabile che ci sia un'Aula che possa avere consiglieri e personale che oltre certi limiti possano seriamente lavorare, perché andare oltre certi limiti significa davvero non voler lavorare seriamente. Siccome almeno qualcuno ha diritto di parlare qui dicendo cose serie o almeno provando a dirle, non è pensabile che questo possa avvenire oltre certi orari, ma in ogni caso si fa una programmazione prima. Ci sono esigenze personali, familiari e di lavoro che non permettono di modificare gli orari con una richiesta fatta alle ore 0 e 32. Se ne parla in una Conferenza dei Capigruppo di mattina e si organizzano i lavori. Non è pensabile che si faccia diversamente.

Quindi io chiedo, Presidente, che non si metta in votazione una proposta del genere, ma che il Presidente valuti questa richiesta, secondo le modalità che lui ritiene più opportune.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu, a favore. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Il collega La Spisa diceva che c'è l'esigenza di lavorare seriamente. Io credo che i lavori che noi stiamo portando avanti, stancamente, con interventi ripetitivi non siano rispettosi neanche di quello che stabilisce il Regolamento; quindi io qui in questa occasione vorrei ribadire ancora una volta quanto è stato detto durante questa serata sugli interventi relativi alle dichiarazioni di voto che non sono rispettosi di quello che prevede l'articolo 95 del Regolamento.

Quindi il nostro appello è di lavorare seriamente, fino a questo momento non abbiamo dimostrato di fare un lavoro serio, di rispondere all'invito che ci viene rivolto fuori da questo palazzo, che è quello di essere produttivi, di approvare provvedimenti. Quindi io ritengo che forse le ore che abbiamo davanti ci potranno aiutare a lavorare più seriamente e a dare risposte ai sardi.

Io ritengo perciò necessario mettere ai voti la proposta del collega Marrocu per lavorare fino alle ore 4, sperando che questo lavoro supplementare…

(Vivaci proteste da parte dell'opposizione)

PRESIDENTE. Facciamo concludere l'intervento? Io non ho fretta, colleghi.

BIANCU (La Margherita-D.L.). I somari siete voi e l'avete anche dimostrato in cinque anni di malgoverno!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Sospendo per cinque minuti la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 0 e 36, viene ripresa alle ore 0 e 43.)

PRESIDENTE. Prego i colleghi di accomodarsi. Riprendiamo dal punto nel quale avevamo interrotto. Onorevole Biancu, prego.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Io sostanzialmente stavo concludendo il mio intervento a favore della proposta Marrocu. Ritengo opportuno ribadire che noi vogliamo lavorare seriamente, che quello che voi state facendo e che avete fatto in questi giorni chiaramente non è un lavoro serio, non è rispettoso nei confronti del popolo sardo che attende che questo Consiglio regionale decida e approvi le leggi in discussione Secondo me, Presidente, va messa ai voti e approvata la proposta del collega Marrocu di lavorare fino alle 4 di questa mattina.

PRESIDENTE. Colleghi, a termini di Regolamento io devo mettere ai voti la richiesta pregiudiziale e la proposta.

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Onorevole Pili, lei sta facendo anche troppo chiasso per quanto mi riguarda, quando ha chiesto la parola le è stata sempre data. Si sbatte fuori da solo se lei continua così, non si preoccupi. Non c'è polemica fra me e lei.

PILI (F.I.). Gli accordi si rispettano. Lei è stato partecipe certamente dell'accordo.

PRESIDENTE. Gli accordi vengono rispettati. Onorevole Pili, la invito formalmente a parlare quando le verrà data la parola.

C'è una richiesta formale che deriva dal fatto che in una giornata di lavoro abbiamo fatto ben tre emendamenti!

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Non abbiamo contingentato proprio niente, il contingentamento è regolato diversamente. Le chiedo ancora una volta di intervenire quando le sarà data la parola.

Prima di mettere ai voti convoco una breve Conferenza dei Capigruppo. Non è in corso nessuna discussione, lo dico per i colleghi che hanno alzato la mano per intervenire. Hanno già parlato un consigliere a favore e uno contro. Non metto ancora in votazione la proposta e convoco una breve Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 0 e 47, viene ripresa alle ore 1 e 29.)

PRESIDENTE. Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo ha convenuto di interrompere i lavori di stasera. L'Aula riprenderà i lavori domani alle ore 9 e 30 e, salvo diversa determinazione della Conferenza stessa, i lavori dureranno l'intera giornata di domani e proseguiranno anche nella nottata, salvo, ripeto, diversa determinazione dei Capigruppo.

La seduta è tolta alle ore 1 e 30 di martedì 9 novembre.



Allegati seduta

Risposta scritta a interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore dell'industria all'interrogazione AMADU sulla situazione dell'industria Sardinia Cristal (Alghero) e sulla necessità di provvedimenti urgenti. (27)

In riferimento alla nota n. 5022/gab del 20 settembre 2004 relativa all'argomento in oggetto, per quanto di competenza dello scrivente Assessorato, si forniscono i seguenti utili elementi di risposta all'interrogazione n. 27/A.

La Sardinia Crystal Srl, con sede in Alghero, già partecipata al 100% da Progemisa SpA, a sua volta già consociata dell'Erosa, è stata ceduta, a seguito di duplice bando pubblico nel settembre 1999 e nel settembre 2000, il 10 settembre 2001 all'imprenditore Sig. Walter Giacomini.

Le condizioni di vendita della Sardinia Crystal, stabilite nel contratto preliminare del 23 luglio 2001, sono così sinteticamente riassumibili:

- Prezzo: 150 milioni di lire sulla base della situazione patrimoniale al 30 giugno 2001;

- Collocamento in mobilità a cura e onere di Progemisa di tutto il personale (21 unità);

- Impegno alla riassunzione delle 21 unità secondo il Piano presentato e obbligo al mantenimento per 3 anni dalla data di assunzione o sostituzione del dipendente dimessosi o licenziato per giustificato motivo, con penale di 50 milioni per addetto;

- Obbligo a non alienare i cespiti aziendali prima di 4 anni e a non cedere la maggioranza delle quote a terzi prima di 3 anni dalla data di acquisto;

- Liberazione della Sardinia Crystal a cura di Progemisa del debiti afferenti il personale, compresi i futuri incrementi salariali pari alla differenza tra la retribuzione in godimento e l'indennità di mobilità da erogare per il periodo di permanenza nelle liste di mobilità, al netto dei crediti;

- Cessione dei crediti da parte di Progemisa in favore del Sig. Giacomini alla scadenza degli obblighi contrattuali e in misura proporzionale all'assolvimento degli stessi (detrazione del valore dei cespiti alienati o delle unità di personale non riassunte/mantenute/sostituite, espresso in ventunesimi del credito totale);

- Obbligo del Sig. Giacomini a utilizzare i crediti acquisiti per operazioni sul capitale della Sardinia Crystal;

- Garanzia della restituzione dei crediti di Progemisa mediante ipoteca sull'immobile aziendale del valore di 2,5 miliardi di lire.

In merito alla tutela del personale l'EMSA aveva raggiunto un accordo sindacale il 25/07/2001, che prevedeva, oltre alla corresponsione dell'integrazione salariale anzidetta per il periodo trascorso in mobilità, l'impegno dello stesso Ente a ricollocare, nell'ambito delle aziende del Gruppo, ì lavoratori non hanno mantenuto il lavoro per il periodo di 3 anni.

Successivamente all'acquisto delle quote della Sardinia Crystal, l'imprenditore costituiva la SARDA CRISTALLI S.r.l., (della quale deteneva il 51%, mentre il 49% è attualmente in possesso della SGP Investments SA, fiduciaria di diritto svizzero), con lo scopo di affidarle la produzione, lasciando in capo alla Sardinia Crystal i cespiti e l'attività commerciale.

Rispettando i tempi previsti, la Sarda Cristalli procedeva all'assunzione di gran parte del personale e riprendeva la produzione, che veniva interamente ritirata dalla Sardinia Crystal (divenuta in seguito una sua controllata), ma che rimaneva in gran parte invenduta per la crisi di mercato, già manifestatasi nei primi mesi del 2001.

A seguito del peggioramento della crisi societaria (perdita del 50% del fatturato), nel corso del 2003, il Sig. Giacomini, non completava il piano dì riassunzione del personale nei tempi previsti e rappresentava alla Progemisa il grave stato di dissesto dell' impresa industriale, ritenendo indispensabile per avviare il processo di risanamento la modifica di alcune clausole del contratto di cessione.

La Progemisa, che nel frattempo aveva messo formalmente in mora per inadempienza contrattuale l'imprenditore Sig. Giacomini, informava gli organi istituzionali che attivavano un tavolo di confronto, che individuava nella L.R. 66/76, lo strumento finanziario per superare una crisi ritenuta contingente, ma per la quale l'imprenditore, che aveva finanziato le società per circa € 780 mila, riteneva di non dover apportare ulteriori significativi mezzi propri.

Nel 2004 la Sarda Cristalli elaborava un Piano di ristrutturazione, presentato alla SFIRS a corredo della domanda di mutuo agevolato ai sensi della L.R. 66/76, il cui ottenimento era posto come condizione per la prosecuzione dell'attività, nonché alla Regione Sardegna/Progemisa, come base per la trattativa volta alla revisione del contratto del 23 luglio 2001 sui seguenti punti:

1. riduzione del vincolo sul mantenimento dei livelli occupativi da 21 a 14;

2. cessione all'imprenditore dei crediti vantati da Progemisa, ancora in essere a titolo di penale, allo stato attuale pari a 1.333.917 euro;

3. cancellazione dell'ipoteca sull'immobile industriale, quale garanzia reale dei suddetti crediti,iscritta per un valore di 1.291.142 euro.

Nel frattempo, la Sardinia Crystal, in seguito alle ingenti perdite registrate negli anni 2002-2003 e non più funzionale al Piano, veniva posta, nel marzo 2004, in liquidazione volontaria.

Allo stato attuale la crisi delle Società ha subito una notevole accelerazione:

- le Società da diversi mesi non corrispondono le retribuzioni ai dipendenti;

- i dipendenti, a seguito di un lungo periodo di sciopero, non hanno consentito la completa evasione degli ordinativi di merce;

- la Sardinia Crystal, nell'ambito della liquidazione, in data 19 luglio 2004, ha licenziato i 7 dipendenti organico;

- l'istruttoria relativa all'istanza di mutuo ex L.R. 66/76, presentata alla SFIRS, è ancora in corso e non si prevedono, al momento, immediati riscontri.

La Sardinia Crystal, pur con un attivo superiore al passivo soprattutto grazie al magazzino, che consentirebbe nel medio periodo una liquidazione positiva, è a forte rischio di fallimento, avendo avuto notizia che l'Assemblea dei soci del 14 settembre u.s. ha deliberato il ricorso alle procedure concorsuali, nelle quali potrebbe essere trascinata anche la controllante Sarda Cristalli, in grave stato di insolvenza.

Quest'ultima attualmente occupa 14 dipendenti, da mesi senza stipendio, e ha cessato la produzione in attesa dell'avvio del piano di ristrutturazione e dei finanziamenti richiesti.

In conclusione la situazione si presenta gravissima e appare difficile evitare il fallimento della Società.

In ogni caso verranno studiate tutte le possibili soluzioni in ordine alle prospettive future, tenendo conto anche degli esiti che potranno emergere dalla eventuale istruttoria positiva dell'istanza di mutuo ex L.R. n. 66/76 presso la SFIRS, nonché tutte le possibili iniziative per la tutela dei lavoratori in organico che hanno perso o perderanno il posto di lavoro.

Risposta scritta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio all'interrogazione MANCA - BIANCU - ADDIS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - COCCO - FADDA Paolo - GIAGU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI sull'applicazione della legge regionale n. 12 del 13 agosto 2001, riguardante l'apprendistato in artigianato. (31)

Riscontrando la vostra del 29 settembre 2004, n. 5315/gab, ed in risposta all'interrogazione di cui all'oggetto, anche a seguito di un'azione di concerto con l'Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio, si comunica quanto segue:

- in merito al punto 1) dell'interrogazione:

la mancata concessione dei contributi alle imprese discende dall'annullamento operato dal TAR Sardegna sull'aggiudicazione della gara relativa alla gestione dei servizi di istruttoria delle pratiche di richiesta del contributo previsto dalla Legge in oggetto. Conseguentemente, ed in sede di autotutela amministrativa, si è provveduto con Decreto n. 76/CRED di questo Assessorato all'annullamento dello stesso Bando di gara.

La mancata individuazione del soggetto gestore dell'istruttoria impedisce quindi, a norma dell'articolo 5 bis della legge regionale 12/2001, la presentazione della stessa domanda di contributo;

- in merito al punto 2) dell'interrogazione:

per le ragioni di cui sopra non sono state stipulate le convenzioni con alcun istituto gestore;

- in merito al punto 3) dell'interrogazione:

dopo una valutazione comune con l'Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio sui possibili tempi di esperimento di un nuovo Bando di gara, e vista l'urgenza di dare risposte certe alle imprese, lo stesso Assessorato del turismo ha assunto l'iniziativa di percorrere la strada della gestione interna delle pratiche.

On.le Presidente,

Si fa riferimento alla Presidenziale N. 5315 del 29 settembre 2004 di pari oggetto.

Com'è noto, la mancata concessione dei contributi in conto occupazione alle imprese artigiane discende dall'annullamento da parte del TAR degli atti di aggiudicazione dell'appalto relativo al servizio di istruttoria riguardante gli interventi di sostegno previsti dalla L.R. in questione.

Considerato che i tempi tecnici per l'espletamento di un nuovo bando determinerebbero ulteriori ritardi e, conseguentemente, maggiori disagi in capo alle imprese artigiane, è necessario ed opportuno poter gestire la partita con intervento diretto dell'Amministrazione.

Sono state avviate le iniziative necessarie per la costituzione di apposito nucleo speciale, in concerto con le associazioni di categoria e verranno stabiliti i procedimenti operativi per rendere più snella possibile la fase di ricezione a istruttoria delle domande.

Ciò comporterà, evidentemente, un notevole risparmio di tempo e una sensibile riduzione di spese a carico dell'Amministrazione.

Con la deliberazione della Giunta Regionale n. 36/15 del 23.10.2001, concernente l'adozione di criteri di attuazione, si è previsto che le domande debbano essere presentate ad un istituto di credito convenzionato: per effetto della citata sentenza del TAR non si è potuto provvedere alla stipula di nessuna convenzione e, pertanto, non si è effettivamente stimata l'entità delle possibili richieste in quanto le imprese non le hanno potute formalmente avanzare.

Gli stanziamenti nel triennio 2001 - 2003 e nel corrente anno 2004 assommano ad € 35.000.000,00.

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione CHERCHI Oscar sui corsi di qualificazione per operatore socio sanitario a favore di disoccupati. (32)

In riferimento alla Sua richiesta Prot. N. 5316/gab del 29 settembre 2004 si trasmette in allegato la relazione contenente gli elementi di risposta all'Interrogazione in oggetto e la relativa documentazione.

Con bando pubblico del 16.05.2004, in attuazione della Deliberazione della Giunta Regionale del 26.02.2004 n° 7/33 e dell'Accordo sancito dalla Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 22 febbraio 2001, sono stati aperti i termini per la presentazione delle proposte formative, da parte di Istituti o Organismi pubblici e privati, per procedere al finanziamento delle azioni formative per la preparazione della nuova figura professionale dell'Operatore Socio Sanitario (OSS), a favore di giovani disoccupati, residenti in Sardegna, di età non inferiore ai 17 anni che abbiano assolto l'obbligo scolastico e, in misura non superiore a 2/10 del totale dei corsisti, a soci disoccupati iscritti alle cooperative che operano nel settore socio-assistenziale e socio-sanitario, purché l'iscrizione alle stesse sia antecedente al 26.02.2003. La scadenza del citato bando era prevista per il 15.06.2004.

Con Determinazione n° 1278/2004 del 03.06.2004 è stato istituito il Nucleo di Valutazione delle singole richieste pervenute. In considerazione della specificità e della competenza per materia, in seno a detto Nucleo sono stati nominati due rappresentanti designati dall'Assessore dell'Igiene e Sanità e dell'Assistenza Sociale e tre rappresentanti dell'Assessorato del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale.

Successivamente all'insediamento della nuova Giunta Regionale, l'Assessore del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale, Maria Maddalena Salerno, ha emanato una Direttiva (n° 30/GAB del 23.07.2004) relativa alla composizione dei Nuclei di Valutazione e/o Commissioni preposti all'esame delle istanze pervenute a seguito di bandi pubblici, nella quale si dispone che, al fine del contenimento della spesa, nella fase di costituzione di organismi con compiti di valutazione, si debba prioritariamente ricorrere al personale assegnato alla Direzione Generale, ovvero al personale in servizio, assegnato ad altre Direzioni Generali dell'Amministrazione regionale, ritenuto idoneo a tale incarico.

Tale direttiva trovava applicazione anche nei confronti di quegli organismi di valutazione già istituiti ed insediati, sempre che non avessero ancora dato inizio all'apertura dei plichi contenenti le proposte.

Per il Bando in argomento tre dei componenti nominati in seno al Nucleo di valutazione, istituito con Determinazione n° 1278/2004 del 03.06.2004, alla data di nomina risultavano equiparati ai dipendenti interni all'Amministrazione regionale giacché chiamati a ricoprire incarichi nelle rispettive segreterie assessoriali, mentre, in conseguenza del nuovo assetto politico ed alla mancata riconferma degli esperti designati nel precedente incarico, gli stessi sono risultati esterni all'Amministrazione e pertanto la loro prestazione presupponeva l'attribuzione di un gettone di presenza e, se del caso, il rimborso delle spese di viaggio.

Ciò premesso, in applicazione di quanto disposto con la citata Direttiva, il Servizio competente ha provveduto a richiedere, al Presidente del Nucleo di Valutazione, lo stato dei lavori del Nucleo stesso in merito all'avvio delle procedure di apertura dei plichi.

Accertato che i lavori della Commissione, dopo un'unica preliminare riunione di verifica delle disposizioni contenute nel bando e di definizione dei criteri di valutazione da adottarsi, sono stati sospesi, e che non si era dato corso all'apertura dei plichi, il Direttore del Servizio Programmazione, Gestione, Monitoraggio e Controllo della Formazione dell'Assessorato del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale ha provveduto, con Determinazione n° 2181/FP del 30.07.2004 alla revoca del Nucleo di Valutazione in ottemperanza a quanto disposto con la Direttiva assessoriale citata.

Contestualmente, con nota n° 26729 del 06.08.2004 si è richiesto all'Assessorato dell'Igiene e Sanità e dell'Assistenza Sociale, la designazione di due funzionari per la costituzione del nuovo Nucleo di Valutazione.

A seguito delle designazioni trasmesse in data 09.09.2004, con Determinazione n° 2508/FP del 21.09.2004 è stato istituito l'attuale Nucleo di Valutazione delle proposte progettuali pervenute a seguito del bando in argomento che sta procedendo all'esame delle istanze pervenute.

Per quanto sopra esposto si conferma che la procedura prevista dal bando pubblico in argomento verrà regolarmente portata a termine fino all'assegnazione della gestione dei corsi per i lotti previsti.

(Gli allegati alla suddetta risposta sono agli atti del Consiglio.)

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente e dell'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport all'interrogazione ORRU' - MARROCU - PACIFICO - MATTANA sull'intervento di sistemazione idraulica ed inalveamento del Flumini Mannu nel Comune di Las Plassas. (36)

In riferimento all'interrogazione in oggetto, si riferiscono le informazioni fornite dai Servizi di questo Assessorato, interpellati in merito:

- il Servizio Tutela del Suolo e Politica forestale ha escluso trattarsi di lavori di propria competenza;

- il Servizio Conservazione della Natura ha escluso che il fiume cui si fa riferimento nell'interrogazione rientri in alcuna area di protezione o salvaguardia;

- il Servizio SIVIA ha riferito che l'intervento fu a suo tempo escluso dalla valutazione di impatto ambientale.

Con riferimento all'interrogazione consiliare in oggetto si forniscono i seguenti elementi:

In data 08.07.2002, prot. n. 7300, il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale ha presentato all'UTP di Cagliari istanza, ai sensi dell'art. 151 del D. Leg. 490/99, per la realizzazione di opere di sistemazione idraulica per la salvaguardia dell'abitato di Las Plassas; le opere prevedono la sistemazione e l'inalveamento del tratto del Flumini Mannu, a monte e a valle del paese, per una lunghezza complessiva di 1800 m.

Le opere, reputate di "somma urgenza", sono articolate in due fasi.

I° fase: interventi che riguardano l'alveo del F. Mannu e prevedono la ricostituzione delle sezioni di deflusso, la risagomatura delle sezioni trasversali, il rivestimento in pietra locale e la costituzione di una protezione con massi da 150 kg nei tratti spondali di maggiore erosione; inoltre è prevista la stabilizzazione delle aree spondali attraverso la messa a dimora di vegetazione riparia (cardi, ginestre).

II° fase: interventi che consentono di ricreare nel Flumini Mannu un ambiente fluviale di qualità mediante messa a dimora nelle aree spondali di un doppio filare di alberi quali salice, tamaricio, oleandro, ontani, pioppi e querce.

Altri interventi previsti in progetto riguardano la sistemazione del rio de su Linnarbu, affluente del Flumini Mannu, ove è prevista una viabilità laterale e la sistemazione della rete fognaria del paese.

In data 07.10.2002, prot. n° 5649, il Servizio Tutela del Paesaggio di Cagliari ha rilasciato, ai sensi dell'art. 151 D.Leg. 490/99, la propria autorizzazione con le seguenti condizioni:

- essere preliminarmente avvisati dell'inizio dei lavori

- rispettare i manufatti in pietra naturale a vista ed una serie di suggerimenti ove applicabili:

a) salvaguardare la vegetazione spondale tipica di alto fusto e arbustiva realizzando allargamenti di sezione in appoggio solo alla riva sinistra oppure solo alla riva destra;

b) salvaguardare gli alberi autoctoni di alto fusto presenti in alveo prevedendo eventuali compensazioni in allargamento della sezione progettata;

c) riutilizzare le essenze tipiche presenti sulle sponde per la successiva rinaturazione spondale;

d) eliminare la forestazione produttiva di essenze alloctone (es. eucalipto) presente in alveo;

e) realizzare le opere di recinzione mediante abbinamento di siepe autoctona e chiudenda metallica.

Come prescritto, in data 04.05.2004, il Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale ha dato comunicazione dell'avvenuta consegna dei lavori all'impresa ATI IMAG-ITALCOS.

L'Ufficio Tutela del Paesaggio di Cagliari, nell'ambito delle attività di verifica programmate rispetto alle autorizzazioni paesistiche rilasciate, sta disponendo un sopralluogo congiunto con il Consorzio di Bonifica. Saranno così verificate le modalità di attuazione dell'intervento e la conformità delle stesse alle indicazioni contenute nell' autorizzazione.

Risposta scritta dell'Assessore dei trasporti all'interrogazione SANJUST sul capitolo di spesa del bilancio regionale relativo alle accise destinate al pagamento del rinnovo del contratto collettivo nazionale autoferrotranvieri. (48)

In riferimento alla nota di codesta Presidenza, Prot. n. 5676/Gab. del 15.10.2004, con la quale si chiedevano gli elementi di risposta in merito all'interrogazione di cui all'oggetto, dopo un approfondito esame presso l'Assessorato regionale alla Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio e dai dati acquisiti presso questo Assessorato, si precisa quanto segue.

La quota di gettito corrispondente ai 9/10 dell'aumento dell'accisa sulla benzina, disposto con Decreto Legge n. 355 del 24 dicembre 2003, convertito con la legge n. 47 del 27 febbraio 2004, spettante alla Regione, sarà interamente acquisita alle casse regionali solo dopo la chiusura dell'Esercizio Finanziario dell'anno 2004.

Al momento l'ammontare di tale gettito non risulta né conosciuto né, tantomeno, disponibile.

Solamente nell'esercizio 2005 sarà possibile, sulla base delle informazioni assunte dall'Agenzia delle Dogane, conoscere il quantitativo della benzina venduta in Sardegna e quindi l'ammontare delle connesse risorse aggiuntive afferenti all'accisa.

Nell'esercizio dell'anno 2005 verranno, pertanto, posti in essere tutti gli adempimenti amministrativo-contabili, necessari al pagamento alle Aziende di trasporto delle provvidenze in argomento.