Seduta n.359 del 02/08/2007 

CCCLIX Seduta

(POMERIDIANA)

Giovedì 2 agosto 2007

Presidenza del Presidente SPISSU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 17 e 09.

DAVOLI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 26 luglio 2007 (352), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Licandro, Rassu e Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana di giovedì 2 agosto 2007.

Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

"Pileri - La Spisa - Petrini - Contu - Rassu - Sanjust - Lombardo - Licandro - Amadu - Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo - Vargiu - Cassano - Pisano - Dedoni - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Cappai - Capelli - Milia - Cuccu Franco Ignazio - Ladu - Gallus - Murgioni - Farigu.: "Abrogazione dell'articolo 2 della legge regionale n. 4 del 2006, così come sostituito dall'articolo 3 della legge regionale n. 2 del 2007". (294)


(Pervenuta il 27 luglio 2007 e assegnata alla terza Commissione.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

DAVOLI, Segretario:

"Interrogazione Marracini - Lai Renato - Pittalis, con richiesta di risposta scritta, sul black out all'Ospedale N.S. di Bonaria di San Gavino". (946)

"Interrogazione Lanzi - Cugini - Fadda - Licheri - Serra, con richiesta di risposta scritta, sulle iniziative da adottare per tutelare i posti di lavoro a rischio e per ridurre i costi dell'energia". (945)

"Interrogazione Sanjust, con richiesta di risposta scritta, sull'ingiunzione, da parte di ANAS e province, per la rimozione dei cartelloni pubblicitari come previsto dall'articolo 110 delle norme tecniche di attuazione del Piano paesaggistico regionale". (944)

"Interrogazione Cucca - Biancu - Sabatini - Cuccu Giuseppe, con richiesta di risposta scritta, sulla possibilità di attivare il servizio di vigilanza a favore delle guardie mediche turistiche". (943)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione della Gestione governativa Ferrovie di Sardegna (FdS) di assumere, con contratto di formazione lavoro, 21 operatori di esercizio". (942)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sui finanziamenti concessi dalla Sfirs Spa alle aziende editoriali sarde e sulla situazione di sofferenza del gruppo editoriale Epolis". (941)

Richiesta di inserimento nella programmazione bimestrale

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Intendo parlare ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento. Signor Presidente, come Gruppo, non solo io, ma insieme agli altri colleghi, abbiamo presentato a suo tempo, il 5 agosto del 2004, una proposta di legge relativa all'organizzazione e al riordino delle funzioni delle compagnie barracellari. Successivamente abbiamo presentato un'altra proposta di legge che riguarda l'adeguamento per gli appartenenti alla polizia di Stato, all'Arma dei carabinieri, eccetera, della legge numero 146. Sono passati non sessanta giorni, come dice il Regolamento, ma sono passati anni. Quindi, io chiedo che nella programmazione bimestrale dei lavori si tenga conto di queste due proposte di legge e vorrei sentire il pronunciamento dell'Aula in favore o contro questa mia richiesta. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie. Onorevole Cassano, se lei è d'accordo, siccome questo è stato un argomento oggetto anche di trattazione nella Conferenza dei Capigruppo, quando discuteremo della legge relativa alla polizia locale, affronteremo quest'argomento, nel senso che credo che proprio il suo Capogruppo ha sollevato la questione e ha avuto rassicurazioni da parte dei Presidenti dei Gruppi di una trattazione delle proposte di legge, di cui lei è firmatario, in un termine breve. Quindi, se lei è d'accordo, quando affronteremo un tema che è più attinente a quello da lei sollevato, potremo anche trovare una modalità per accogliere la sua richiesta.

Discussione e approvazione del testo unificato: "Norme per l'istituzione di centri e case di accoglienza per le donne vittime di violenza" (184-185/A) delle proposte di legge Caligaris - Ibba: "Istituzione di centri antiviolenza e case di accoglienza per donne e minori maltrattati" (184/A) e Barracciu - Corrias - Caligaris - Cerina - Cocco - Lanzi - Lombardo - Sanna Simonetta: "Norme per l'istituzione di centri antiviolenza e case di accoglienza per

le donne vittime di violenza" (185/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato 184-185/A.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatrice.

BARRACCIU (D.S.), relatrice. Grazie, Presidente. Presidente, colleghe e colleghi. La legge all'attenzione del Consiglio è il frutto del lavoro di unificazione di due diverse proposte presentate nel 2005. Il lavoro di unificazione è stato abbastanza agevole, posto che le due diverse proposte presentavano concetti e misure del tutto simili. Ma perché una legge sull'istituzione di centri antiviolenza e delle case di accoglienza...

LADU (Fortza Paris). Presidente!

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Barracciu, c'è un problema che non avevo osservato: manca la Giunta. Vabbè che siamo come negli ultimi giorni di scuola! Quindi, onorevole Barracciu, le chiedo scusa, facciamo una verifica e attendiamo che ci sia un rappresentante della Giunta. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 16, viene ripresa alle ore 17 e 19.)

PRESIDENTE. Bene colleghi, possiamo lavorare. L'onorevole Barracciu adesso può iniziare davvero, prego.

BARRACCIU (D.S.), relatore di maggioranza. Grazie Presidente, Assessore, colleghe e colleghi. La legge all'attenzione del Consiglio è frutto del lavoro di unificazione di due diverse proposte presentate nel 2005, il lavoro di unificazione è stato abbastanza agevole, posto che le due diverse proposte presentavano concetti e misure del tutto simili. Ma perché una legge per l'istituzione dei centri antiviolenza e di case di accoglienza per le donne maltrattate? Perché purtroppo esiste un fenomeno storicamente messo sotto silenzio e che solo da poco tempo comincia ad evidenziarsi in tutta la sua verità e in tutta la sua drammatica gravità. Questo fenomeno è proprio il fenomeno della violenza sulle donne, della violenza contro le donne, fenomeno che non può e non deve essere confuso con qualsiasi altro fenomeno violento. Esso infatti per caratteristiche e dimensioni si configura come un'esplicita negazione, un'esplicita lesione dei diritti umani, il diritto al rispetto, al bene, alla salute psicofisica, la dignità in sintesi ad una vita degna di essere vissuta. La violenza sulle donne è dunque negazione della persona, negazione della sua inviolabilità, inviolabilità sancita con chiarezza nella nostra Carta costituzionale, nella Carta europea e in molteplici documenti dell'ONU. Minacce, strattonamenti, colpi con oggetti, schiaffi, pugni, calci, ustioni, tentativi di strangolamento o di soffocamento, stupri, tentati stupri, costrizione ad avere rapporti sessuali con terzi, molestie. Queste sono le forme di violenza che diversamente affliggono ed hanno afflitto la vita di molte donne. E la cosa drammatica, quella che se ridotta può determinare una sostanziale inversione di tendenza di questo fenomeno, la cosa drammatica dicevo, è che rispetto alla violenza sulle donne, così come ha ben detto la ministra Pollastrini, è stata eretta una sorta di rimozione collettiva, un guardare altrove, un atteggiamento che tende a relegare il problema come un problema d'altri, che non ci riguarda fin che naturalmente lo stesso problema non invade la nostra casa. Un problema per troppo tempo minimizzato e nascosto. Pensate che soltanto dopo che la quarta conferenza mondiale delle donne, tenutasi a Pechino nel 1995, ha dichiarato la violenza contro le donne una problematica prioritaria, solo da allora la comunità internazionale ha riconosciuto l'importanza della questione. A Pechino si è precisato con forza che i processi di democratizzazione e di lotta contro la povertà non sono possibili se non si riduce sistematicamente la violenza nei confronti delle donne. I dati, per altro, quelli disponibili e da poco disponibili, sono allarmanti e mettono in evidenza, consentitemi di dirlo, quella che può essere definita una mattanza quotidiana e diffusa soprattutto all'interno delle rassicuranti pareti domestiche. La subiscono le donne, e stiamo molto attenti perché non la subiscono soltanto le donne, ma ad aggiungere gravità e drammaticità al dramma, è il fatto che insieme alle donne, direttamente o indirettamente, la subiscono i bambini, con le conseguenze distruttive rispetto alla possibilità di uno sviluppo psicofisico equilibrato, sano e sereno. Viene inflitta principalmente dai partner, mariti, fidanzati, parenti, amici, conoscenti. Colleghi, la famiglia è il teatro principale della violenza contro le donne in Italia e anche in Sardegna. I dati, dicevo, sono allarmanti. Il rapporto sulla criminalità in Italia reso noto quest'anno, rapporto e ricerca condotta su un campione di donne di età compresa tra i sedici e i settant'anni, ha mostrato dei dati davvero impressionanti: oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nel corso della vita, di queste circa un milione e cento hanno subito lo stalking, cioè comportamenti persecutori. Nel totale, la maggior parte di queste violenze sono ad opera di partner, come il 69,7 per cento degli stupri e la grandissima maggioranza, oltre il 90 per cento, non è stata denunciata. Negli ultimi 12 mesi, quindi l'anno scorso, il numero delle donne vittime di violenza ammonta ad un milione e 150.000, la violenza domestica ha colpito il 2,4 per cento delle donne, quella fuori le mura il 3,4 per cento, il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96 per cento delle violenze...

PRESIDENTE. Scusate colleghi, chiedo scusa onorevole Barracciu, possiamo fare un po' di silenzio? Chi magari deve parlare, vada fuori e non disturba il relatore.

Grazie.

BARRACCIU (D.S.). Il sommerso, dicevo, elevatissimo raggiunge circa il 96 percento delle violenze da un non partner, e il 93 percento di quelle da partner. Anche gli stupri non sono denunciati: a non essere denunciati sono il 91,6 percento del numero complessivo. Gli aspetti comuni di queste violenze? La trasversalità della classe sociale, il silenzio che le circonda, e il fatto che esse non sono prodotte da patologie di coloro che le infliggono. L'altro elemento che caratterizza questo fenomeno è che esso nasce, tutti nascono fondamentalmente da una cultura tramandata e purtroppo tramandabile di mancanza totale di rispetto nei confronti delle donne e del loro corpo. Questo fatto fa sì che la violenza sulle donne possa e debba essere definita violenza di genere. Essa infatti costituisce l'espressione ancora purtroppo di un rapporto di dominanza di un sesso sull'altro. Le analisi sul fenomeno non possono perciò non essere accompagnate da una riflessione sugli aspetti culturali delle disuguaglianze di genere, che anche nelle società democratiche, come la nostra appunto, tendono a riprodurre modelli di relazione tra donne e uomini e i profili dell'identità femminile e maschile in cui permane la legittimazione della sopraffazione dei più forti nei confronti dei più deboli. Per questo non è un caso e abbiamo scritto in legge che la violenza contro le donne è violenza di genere. Ciò consente finalmente un approccio al problema lontano da ipocrisie e pregiudizi, pone l'accento sull'aspetto culturale e quindi sulla necessità di un'educazione finalmente diversa all'interno della famiglia, nelle scuole e nei luoghi dove crescono i bambini e le bambine. Lontano, dicevo, da ipocrisie e pregiudizi, perfettamente in linea con le più avanzate politiche per le pari opportunità e ponendo in questo senso la Sardegna all'avanguardia. E' una delle poche leggi regionali finora esitate in Italia dove la violenza per le donne è riconosciuta essere una violenza di genere. Le caratteristiche e la portata, le conseguenze fin qui descritte mettono in evidenza come la violenza contro le donne sia un'emergenza sociale, un problema sociale di cui le istituzioni e la politica devono farsi carico. Ecco il perché di questa legge. Una legge pensata dalla politica e portata avanti all'interno delle istituzioni naturalmente, come misura atta a combattere questo preoccupante fenomeno. Perché, nonostante la riprovazione crescente da parte delle istituzioni stesse, dell'opinione pubblica, dei media, siamo di fronte ancora ad un duplice scacco: al crescere della disapprovazione sociale, non diminuiscano le fenomenologie della violenza. Al crescere dell'attenzione istituzionale e della specializzazione delle cure rivolte alle vittime, l'emersione delle fattispecie violente resta tardiva, sia per quanto riguarda il riconoscimento, sia per la presa in carico delle vittime.

Ad oggi, per quanto riguarda la Sardegna, ma non soltanto in Sardegna, è merito delle associazioni femminili, con le quali insieme alle colleghe, abbiamo lavorato in questi mesi per mettere a punto le leggi poi presentate in Commissione, dicevo, è merito delle associazioni femminili aver attirato l'attenzione dell'opinione pubblica sul problema della violenza, in particolare della violenza domestica, ed è loro merito aver suggerito rimedi e dato vita all'esperienza delle Case delle donne maltrattate, o dei Centri antiviolenza, o ancora dei telefoni rosa, tant'è che questa legge non può che fare tesoro di quell'esperienze, recepirne la ratio, e dare fondamento normativo a strumenti che sul campo si sono dimostrati molto efficaci. Questa legge, appunto, vuole incidere proprio sull'assenza ad oggi di servizi sostenuti dal pubblico, servizi pubblici, appunto, strutturati e specializzati su tutto il territorio regionale, rivolti alle vittime di violenza e capaci di affrontare precocemente ed in maniera non frammentaria le esperienze della violenza subita, e che seguono tutto il percorso personale e sociale delle donne vittime, anche accompagnandole attraverso i passaggi e i collegamenti istituzionali necessari, ma spesso difficili e dolorosi; e sostenendo le vittime nella ricostruzione di un progetto di vita, minato e reso vano dalle violenze subite. A questo sono finalizzati i Centri antiviolenza, le Case di accoglienza per le donne ed i loro figli minori che la legge si propone di istituire, gratuiti, equamente diffusi su tutto il territorio regionale, dotati di mezzi e personale esperto, sottoposti a monitoraggio e controllo della Regione e degli enti locali che si fanno promotori della loro costituzione. Servizi che finalmente, proprio perché promossi dalla Regione, sostenuti quindi dal pubblico, possono puntare, potranno puntare nel tempo sulla certezza, la celerità delle risorse necessarie al funzionamento. In chiusura, Presidente, mi consenta di sottolineare che questa legge nasce soprattutto, è vero, dall'impegno delle consigliere regionali di centrodestra e di centrosinistra, che hanno colto in particolare la necessità di questo servizio sul territorio regionale e hanno appunto scritto e messo a punto la legge, e l'hanno voluta anche simbolicamente firmare, oltre al collega Ibba che ha firmato anche la proposta di legge della collega Caligaris, hanno voluto firmare in modo esclusivo le leggi originarie. Quel significato simbolico, vorrei dire, è cessato immediatamente ed è finito, quella esclusività è finita, quando le leggi sono approdate in Commissione e la Commissione nella sua interezza, costituita da uomini da donne, ha lavorato, ha contribuito, ha migliorato la legge, ciascuno con le proprie sensibilità, capacità e professionalità. Ed ancor di più quel significato esclusivo di essere una legge al femminile, che aveva appunto solo un significato simbolico, finisce ancora di più definitivamente, dicevo, in quest'Aula, dove se verrà approvata, come spero e come noi speriamo, grazie al voto di tutto il Consiglio regionale sarà una legge naturalmente di tutto il Consiglio regionale che, come si sa, è costituito per la stragrande maggioranza di uomini. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Grazie Presidente. Assessore, colleghe e colleghi. La violenza nei confronti delle donne è un argomento rimasto a lungo inesplorato, ovvero nascosto o un tabù, ha iniziato a diventare visibile in Europa soltanto a partire dagli anni 70-80, praticamente in coincidenza con il riconoscimento, de iure, del principio di parità tra gli uomini e le donne. Il reato di violenza contro le donne rappresenta una preoccupazione mondiale, lo ricordava anche testé la collega Barracciu. Già dal 1975 l'ONU lo ha dichiarato reato più diffuso nel mondo, legittimandolo come problema politico e sociale che emerge come caratteristica permanente della storia. Negli ultimi dieci anni sono state attivate numerose iniziative internazionali, che sottolineano l'universalità del problema e che hanno contribuito a creare una maggiore consapevolezza dello stesso e della sua entità, sia per le sofferenze personali e sia per i gravi effetti sociali, sanitari ed economici che produce. In Italia un passo significativo è stato fatto con l'approvazione della legge 66 del 1996, che qualifica la violenza contro le donne come delitto contro la libertà personale e non più semplice reato contro la moralità pubblica e il buon costume. Nel 2001 è stata approvata la legge 154, che introduce misure contro la violenza in ambito familiare, prevedendo anche la misura cautelare dell'allontanamento del familiare violento. Nello stesso anno sono state approvate le leggi 60 e 134 sul gratuito patrocinio, che offrono alle donne maltrattate, sprovviste di mezzi economici, uno strumento fondamentale per difendersi e far valere i propri diritti, soprattutto attraverso l'attivazione della collaborazione con i Centri antiviolenza ed i tribunali. La spinta dei Movimenti delle donne e dei Centri antiviolenza aperti in tutt'Europa ha prodotto l'adozione di misure sempre più specifiche, finalizzate a contrastare il fenomeno. Col passare del tempo, infatti, ci si è resi conto che questo delicato argomento, considerato in passato una questione essenzialmente privata, andava affrontato attraverso l'adozione di misure finalizzate alla conoscenza, alla sensibilizzazione, alla formazione, alla prevenzione, alla riduzione del danno subito e alla repressione dei violenti ed alla loro presa in carico. Da uno studio commissionato all'ISTAT, presentato a Montecitorio in occasione della Giornata europea contro la violenza sulle donne, emerge un quadro nazionale drammatico del fenomeno. Sono infatti un esercito le donne abusate, sono un sesto della popolazione italiana, 10 milioni, ma sono un esercito ancora impotente, quasi invisibile e troppo spesso muto di fronte ai delitti che ogni giorno si consumano tra le pareti domestiche o sulle strade e ai ricatti che vengono subiti sui posti di lavoro.

Una situazione di estrema gravità che necessita di un nuovo approccio legislativo, ma sulla quale è anche necessario intervenire fin dalla scuola, nella famiglia, in tutti i luoghi della formazione civile e sociale dei ragazzi per prevenire inciviltà e degrado. Per costruire nei giovani il rispetto e il riconoscimento della diversità, il rifiuto dell'intolleranza e della prevaricazione fisica, ed il controllo dell'emotività. La violenza di genere trova le sue radici in una condizione di minoritari di subalternità imposta alle donne. Dunque occorre agire per sradicare la pervasività di alcune forme patriarcali che ancora sussistono nella sfera pubblica e privata del nostro Paese e che alimentano stereotipi che impediscono la piena realizzazione della parità tra i generi. Le cifre sono inquietanti: 5 mila gli stupri tentati o consumati, 900 mila i ricatti sessuali sul lavoro, 100 mila le donne che nel conto entrano per aver subito entrambe le offese. La crescita delle denunce non è necessariamente indice di crescita di violenze, le denunce possono aumentare perché le donne scelgono di denunciare di più rispetto al passato. Purtroppo il sommerso del fenomeno non è ancora stimabile, un terzo delle donne non parla con nessuno dell'accaduto, una donna su due ha subito nel corso della vita una violenza fisica, una telefonata oscena, o un esibizionismo, tutto questo proprio nel momento in cui cresce la libertà femminile, il livello culturale delle donne, la volontà di mettersi nel mondo del lavoro. Ed è per questo che il contrasto è ancora più stridente, la metà delle donne uccise lo sono per mano del loro marito o partner. Ma questa è ancora violenza rumorosa, eclatante, come quella legata agli stupri etnici, alla prostituzione coatta, moderna forma di tratta delle bianche. E' purtroppo solo una minima parte delle violenze, la gran parte è violenza silenziosa che si consuma dentro le mura domestiche, con conseguenze anche sui minori, anche in termini di apprendimento di modelli culturali e relazionali violenti. I dati sono comunque sempre in difetto rispetto alla realtà, la maggior parte dei maltrattamenti e degli abusi intrafamiliari non viene denunciata. La violenza contro donne e bambini presenta sempre nuove facce ed è necessario prevenirla e curarne i danni. In particolare negli ultimi anni si sono moltiplicate le prese di posizione, le raccomandazioni, le risoluzioni dell'ONU, dell'UNICEF, del Parlamento e del Consiglio Europeo, nonché del Consiglio d'Europa.

La realtà italiana degli ultimi anni, grazie al lavoro dei movimenti delle donne nella società e alle iniziative adottate dalle istituzioni, ha fatto grandi passi avanti rispetto alla soglia di tolleranza della violenza maschile, nonostante molte contraddizioni ed aperte ostilità. La solidarietà attiva delle donne alle donne vittime di violenza si è espressa con l'azione di un centinaio di associazioni di cos'è in tutta Italia che in collaborazione con gli enti locali territoriali hanno dato vita a centri antiviolenza e creato nuovi servizi che comprendono la consulenza giuridica, l'assistenza psicologica ed altre forme di sostegno.

Queste esperienze hanno prodotto una maggiore conoscenza del fenomeno della violenza contro donne e minori. Con la proposta di legge presentata si vogliono sostenere concretamente la libertà di ogni singola donna ed una cultura di non violenza e di rispetto nei rapporti umani, sia tra i sessi, sia tra adulti e bambini. La proposta muove dalla consapevolezza che i processi di cambiamento possono anche essere interrotti. La violenza, oltre che un danno alle singole persone, alle donne e ai bambini, è anche un attacco al cambiamento. Finalmente anche la Regione Sardegna, seppure con notevole ritardo rispetto ad altre Regioni d'Italia, si dota di uno strumento normativo fortemente atteso per contrastare ed affrontare questo drammatico fenomeno sociale che si caratterizza per la sua universalità.

La violenza contro le donne riguarda infatti tutti i Paesi e tutte le classi sociali, può colpire persone di qualsiasi età, etnia, religione, quale che sia la loro situazione professionale o personale. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Lombardo.

E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Assessore Dirindin, colleghe e colleghi. E' incredibile, ma proprio come indicano le statistiche di cui disponiamo, è la violenza la prima causa di morte fra le donne fra i 16 e 44 anni. Da questo punto di vista non c'è differenza né di aree geografiche né di status socio economico. L'Europa e il resto del mondo registrano lo stesso dato, aree ricche o povere, culturalmente progredite o arretrate si ritrovano in un'unica impresentabile fotografia. La violenza sulle donne è quindi un tratto che accomuna realtà umanamente diverse anche se non ha un unico volto. Al contrario, si presenta sotto molteplici aspetti, non sempre, ad esempio, lascia segni evidenti sul corpo, spesso infatti non si manifesta solo fisicamente. Sottrarre alla legge del ricatto affettivo e nella preoccupazione di vedere maltrattati i bambini da parte del marito o del convivente non è facile per una donna e genera disturbi psicosomatici e ripetute crisi di panico. E' vero che le condizioni economiche e culturali della famiglia violenta sono irrilevanti per la pratica dei maltrattamenti e delle botte ma è anche vero che se la donna non ha un reddito proprio incontrerà maggiori difficoltà a rendersi indipendente da un marito violento e ciò ancora di più se è madre di bambini molto piccoli.

Ad esercitare la violenza non sono però solo gli uomini con cui le donne condividono l'esistenza. Intorno a questo fenomeno si attiva un vero e proprio sistema di connivenza di cui si rendono complici in tanti. La violenza sulle donne, le molestie sessuali, riconosciute solo da poco tempo come reati contro la persona sono tollerate se non favorite talvolta dalla famiglia, espressa dalla società intera. Si sorride quando qualcuno accenna a comportamenti discriminatori oppure a stereotipi sessuali diventando indirettamente complici della prima violenza, quella fatta di allusioni, doppi sensi, atteggiamenti volgari.

Come ha brillantemente illustrato la relatrice, questa proposta di legge presenta dei tratti che la rendono particolarmente significativa proprio perché incide in modo diretto su una cultura negativa, purtroppo dominante. Oggi non a caso è stato coniato un neologismo molto forte: si parla di "femminicidio", per raccogliere in una unica cornice di ricatto qualunque pratica metta a rischio l'integrità, la crescita, la salute, la libertà e la vita della donna con lo scopo di annientare la sua identità.

Ecco perché la violenza sulle donne è un fatto sociale e poiché rappresenta l'esercizio di un potere che vuole annientare la donna in quanto tale è violenza di genere. Questo assoggettamento fisico o psicologico si verifica perché la donna non rispetta il modello che si vorrebbe imporle, non accetta di essere seconda a nessuno, né per intelligenza, né per capacità, né per cultura o professionalità. Queste affermazioni che possono apparire eccessive devono far riflettere sul fatto che ancora oggi le donne sono considerate soggetti violabili e dominabili, a cui si impongono limiti di azione e di pensiero. In un generale contesto misogino il fenomeno della violenza è destinato a crescere, come dimostrano, anche se in modo episodico, i giornali e le televisioni.

Questa proposta di legge, istituendo i centri e le case antiviolenza, intende far uscire la nostra società e le istituzioni sarde da retoriche domande sul perché di questi fatti traumatici, per farle entrare nel rifiuto della violenza e nel silenzio che le avvolge. Discutere e approvare questa proposta di legge, che ha una storia lunga tre legislature, ha un significato ancora più ampio, in questa fase della nostra esperienza. Il liberismo, la globalizzazione con la conseguente precarizzazione dei rapporti di lavoro, gli scarsi servizi hanno favorito il diffondersi di nuove disuguaglianze socio-economiche che pesano fortemente sulle donne a cui sono riservati, evidentemente, diversi ruoli quasi tutti precari, senza che però venga messo l'accento sulla duplice responsabilità maschile e femminile del quotidiano lavoro di cura, nei riguardi dei componenti della propria famiglia e nei confronti di quella di origine.

Insomma, questa legge nasce dalla necessità di contribuire ad incidere sulla cultura civile della società. Finora infatti queste problematiche sono state affrontate in modo asistematico e in una chiave volontaristica. L'affermazione più importante insita in questa proposta è che la violenza sulle donne non è un problema delle donne, ma della comunità e che la Sardegna non intende più assecondare comportamenti o azioni che possano in qualche modo agevolare la violenza di genere. Sul fronte del testo, ovviamente, sono possibili modifiche e integrazioni. Alcune sono state suggerite dal sistema delle autonomie locali, altre sono pervenute dagli organismi di parità. Penso ci sia il modo di accoglierle secondo quanto vorrà fare l'Aula. E' un provvedimento plurale, in tutti i sensi, e spero che anche questo tratto lo renda immune da insignificanti polemiche. Ringrazio la Commissione e il Presidente per avermi consentito di partecipare ad ogni seduta della Commissione sanità, la collega Francesca Barracciu per il delicato compito di trovare gli equilibri e la dottoressa Dessanay per la puntuale cura con cui ha seguito l'iter del provvedimento. Voglio infine ringraziare principalmente, ma non solo, tutte le donne che hanno contribuito finora ad arginare il fenomeno, attraverso i centri e le case, esistenti nella nostra Isola, per l'aiuto che hanno dato a chi ha trovato il coraggio di ribellarsi. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris.

E' iscritto a parlare il consigliere Gallus. Ne ha facoltà.

GALLUS (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessore, colleghe e colleghi. Molto brevemente per esprimere la nostra soddisfazione perché finalmente oggi le nostre istituzioni regionali si apprestano ad inserire nel proprio corpo legislativo una legge di importanza straordinaria per chi, come noi, considera la famiglia il primo nucleo attraverso cui si forma la società. Essa è la sede naturale dove si esplicano i bisogni e si formano ed educano le coscienze, sede degli affetti e rifugio naturale nel momento del bisogno. Purtroppo però, soprattutto la famiglia, attraverso un fenomeno che oggi conosce una fase di escalation preoccupante, talvolta diventa sede di una violenza sordida e strisciante, ma non per questo meno cruenta e dolorosa. E sono le donne le prime vittime di questo tipo di violenza, tra le mura domestiche, ma con esse non vanno dimenticati i minori, che spesso sono vittime innocenti di situazioni familiari contrassegnate da un degrado culturale, che deriva anche da un retroterra sociale arretrato e da una perniciosa situazione di sottosviluppo economico. Oggi purtroppo però registriamo una crescente evoluzione del fenomeno, che tende a colpire anche quei ceti sociali più abbienti e culturalmente elevati, che invece dovrebbero rifuggere da simili eventi comportamentali. La nostra Regione purtroppo, sino ad oggi, era latitante su questo drammatico problema che sconvolge la tranquillità familiare e non solo, laddove spessissimo i carnefici sono quei parenti più prossimi dai quali ci si dovrebbe attendere ben altri atteggiamenti e solidarietà; oppure, le persone comunque più vicine anche moralmente. In questo abbiamo marcato un ritardo, rispetto alla legislazione nazionale e ad altre Regioni, che oggi finalmente viene colmato.

Uno dei punti di forza di questa proposta di legge è l'istituzione dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza, primo centro di prossimità nei quali le vittime delle violenze, domestiche e non, possono trovare un primo rifugio, conforto e cure mediche adeguate per superare il dramma fisico e psicologico cui tali vittime spesso sono soggette. Io credo che per un tale provvedimento sia perfino naturale avere la massima solidarietà e la totale convergenza di tutte le forze politiche che rappresentano l'Aula. Per questo, fuori da ogni demagogia, sento l'obbligo di porgere un sentito ringraziamento alle associazioni che hanno sensibilizzato l'opinione pubblica, ponendo in evidenza tutte le problematiche legate alla violenza domestica e infine hanno svolto una funzione di stimolo verso la classe politica, affinché colmasse questo vuoto legislativo. Un particolare ringraziamento alle nostre solerti colleghe che sono state le prime protagoniste di questa proposta di legge. Concludendo, non volendo sottrarre tempo prezioso all'approvazione del testo, oggi in esame, e per non ripetere le condivisibili considerazioni delle colleghe che mi hanno preceduto, a nome del Gruppo di Fortza Paris, esprimo il nostro voto favorevole a questa lodevole iniziativa. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.

SERRA (Sinistra Autonomista). Grazie, signor Presidente. La violenza sulle donne è un fenomeno silenzioso che si consuma soprattutto fra le pareti domestiche. Stimare l'incidenza delle varie forme di abuso psicologico, fisico, sessuale ed economico non è certamente cosa facile. Secondo l'Onu è il reato più diffuso dell'umanità, secondo l'organizzazione mondiale della sanità le conseguenze dei maltrattamenti sono la prima causa di morte delle donne. Esistono vari studi sul fenomeno ma non sempre fra loro confrontabili per l'applicazione di criteri e metodologie diverse. Inoltre accade spesso che gli episodi, particolarmente quelli che si verificano dentro le mura domestiche, non vengono riferiti e restino quindi sconosciuti. Le donne vittime della violenza di genere rappresentano un grave problema per la società nonché una violazione dei diritti umani, un fenomeno universale collegato all'iniqua distribuzione del potere tra i generi che ancora caratterizza la nostra società. Tra gli obiettivi contenuti nella dichiarazione di Pechino viene ribadito il legame tra violenza contro le donne e i diritti umani, affermando che la violenza contro le donne costituisce una violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali delle donne e pregiudica o annulla il loro godimento di tali diritti e libertà. Un concetto poi ripreso anche nel documento finale, rivolto a valutare lo stato di applicazione della piattaforma di Pechino, la quale afferma: è ampiamente accertato che la violenza contro le donne, che si verifichi nella vita pubblica o in quella privata, è una questione che attiene ai diritti umani, la violenza contro le donne, e laddove perpetrata o condonata dallo Stato o dai suoi agenti, costituisce una violazione dei diritti umani. Gli Stati hanno l'obbligo di esercitare la debita diligenza nel fornire protezione alle vittime.

Nell'ultimo decennio la crescente sensibilità nei confronti della violenza sulle donne si è accompagnata ad alcuni strumenti legislativi pertinenti alla prevenzione, contrasto e repressione delle fenomenologie della violenza interpersonale, familiare e nei rapporti affettivi, come pure delle forme pubbliche e private di prevaricazione personale e di discriminazione. I dati parlano chiaro e ci raccontano che la violenza sulle donne non riguarda solo le donne che vivono in determinate situazioni sociali, ma si alimenta nella quotidianità e come tale è difficile da scardinare. Le statistiche comunitarie ci dicono che in Europa la violenza rappresenta la prima causa di morte delle donne nella fascia di età tra i 16 e i 50 anni, e nel nostro Paese si ritiene che ogni tre morti violente una riguarda donne uccise da un marito, da un convivente, da un fidanzato. Così come i dati Istat del 2004, gli ultimi resi noti su molestie e violenze sulle donne, hanno rivelato che il 55 percento delle donne italiane, almeno una volta nella vita sono state molestate. L'autore dei tentativi di violenza è un amico per il 23,5 percento dei casi, un collega o il datore di lavoro rappresentano il 15,3 percento dei casi, il fidanzato o un ex fidanzato il 6,5 percento, il marito o l'ex marito il 5,3 percento, gli estranei il 18,3 percento. Gli stupri sono per il 20,2 percento delle volte sono commessi dal marito o dall'ex, il 23 percento da un amico, da estranei soltanto il 3,5 percento delle volte. Un dato molto preoccupante è che il 90 percento delle vittime non denuncia il fatto; è merito delle associazioni femminili aver posto all'attenzione dell'opinione pubblica il problema e aver suggerito di trovare rimedi adeguati alla sua gravità e aver dato vita alle esperienze delle case delle donne maltrattate o dei centri antiviolenza o ancora dei telefoni Rosa. Tutti strumenti finalizzati a ricostruire elementi di difesa e potenziare gli elementi di autostima delle donne maltrattate o violentate, e oltre a ciò, a fornire solidarietà e aiuto per contrastare la violenza. Anche la Regione Sardegna oggi si appresta a riconoscere che ogni tipo e ogni grado di violenza contro le donne è violenza di genere, e costituisce un attacco all'inviolabilità della persona e alla sua libertà, secondo i princìpi stabiliti dalla Costituzione e dalle leggi vigenti.

In sintesi questa proposta di legge nasce dall'esigenza di promuovere lo sviluppo di centri antiviolenza e case di accoglienza nelle loro diverse denominazioni, come servizi di prima accoglienza, di intervento precoce, e di accompagnamento nel percorso di reintegrazione delle persone che subiscono violenza. La proposta di legge acquisisce le caratteristiche delle migliori pratiche dei centri antiviolenza e anti abuso sperimentate nell'arco del tempo, indicandone i criteri e inserendoli all'interno dell'offerta di livelli essenziali di assistenza a favore delle vittime di violenza diffusi territorialmente.

Lo spirito della legge, soprattutto, promuove le migliori esperienze di esperti che operano nel campo della violenza alle donne e della discriminazione nei confronti delle persone, sviluppando servizi di accoglienza, che affrontino complessivamente le fenomenologie della violenza, considerando le molteplici dimensione delle relazioni interpersonali violente. Deve dare riconoscimento alle migliori pratiche dei centri antiviolenza e anti abuso, nonché alle nuove esperienze, attivare la loro diffusione mediante una procedura di accreditamento regionale nel rispetto dei vincoli posti dal Titolo quinto della parte seconda della Costituzione. Numerosi pertanto sono i problemi da affrontare con la massima urgenza, ma soprattutto, non è importante capire chi fa violenza, ma perché! Per tutte queste ragioni, credo, che la prima risposta ad un problema complesso, consista nel rendere il discorso sulla violenza alle donne appannaggio della sfera pubblica, perché la promozione e la tutela dei diritti delle donne sono requisiti fondamentali per costruire una vera e propria democrazia. La violenza sulle donne non è, e non può essere mai un problema privato, nemmeno quando statistiche impietose ci confermano che la stragrande maggioranza delle violenze è commessa entro le mura domestiche.

Per fare questo è necessario in primo luogo una campagna di informazione e di educazione da parte della Regione sulle tematiche di genere, le istituzioni devono garantire una pronta risposta alle donne, quando queste chiedono aiuto per uscire da situazioni difficili.

Da qui la necessità di potenziare le risorse e le potenzialità al femminile, per un mutamento di prospettiva, per una capacità di osservare il mondo da un altro punto di vista e per segnalare la necessità di promuovere la valorizzazione delle donne con interventi specifici, e attraverso l'inserimento della visione del pensiero femminile in ogni scelta politica. Si tratta di una rivoluzione di mentalità e di cultura a lunga portata e di grande innovazione. E' da pochi mesi in corso la campagna promossa dal UDI per la raccolta di firme a favore della proposta di iniziativa popolare 50 e 50, ovunque si decide, norme di democrazia paritaria per le assemblee elettive. Ovunque si presentino liste, queste saranno composte, pena la loro non ammissibilità, da uomini e donne alternati con uno scarto al massimo di uno se il numero non è pari. La proposta prevede modalità di applicazione del principio paritario, sia per le candidature effettuate sulla base di liste o gruppi, sia per quella all'interno di collegi uninominali. L'elettore sceglierà liberamente chi vuole, uomo o donna che sia. Questo è certamente un nuovo linguaggio che ancora porta l'eco delle controversie e della riluttanza della continuità e della società, che tendono a porre sullo stesso piano tutti gli abusi e discriminazione da chiunque commessi. E' la necessità di un dibattito non solo virtuale, ma che incide sulla possibilità delle donne di avere forza e argomenti in più per cambiare le leggi nazionali, per incidere sugli orientamenti dell'opinione pubblica e sul senso comune. Questa legge rappresenta un significativo passo avanti nella politica della Regione sarda per il superamento delle discriminazioni di genere, ed è un ulteriore tassello per la realizzazione del programma di questa maggioranza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi. Questa proposta di legge, che vuole istituire i centri e le case di accoglienza per le donne vittime della violenza, è atteso da tempo, e se approvata può essere citata a vanto di questa legislatura e di questa Aula parlamentare, anche se auspico che il prossimo Consiglio regionale sia composto da 60 componenti, 30 uomini e 30 donne. Noi del partito della Rifondazione Comunista siamo sensibili a queste tematiche, e credo lo abbiamo dimostrato concretamente, sia nelle istituzioni democratiche, come è capitato anche in quest'Aula recentemente, sia all'interno del nostro partito per i vincoli che abbiamo nello Statuto. Mi compiaccio che nella Commissione di merito si sia trovata un'ampia convergenza, che denota una maturità acquisita su un problema come quello della violenza sulle donne, che è violenza di genere, come recita bene l'articolo 1 di questa legge, che ci umilia tutti. Purtroppo questa violenza è in costante aumento, si verifica prevalentemente all'interno delle mura domestiche, all'interno delle famiglie, perfino nei rapporti di coppia. Si tratta di un fenomeno, ci dicono le statistiche in maniera univoca, molto diffuso, benché ancora sommerso e sottodimensionato. Gli studi fatti indicano che la maggior parte degli episodi di violenza sono commessi dai mariti o conviventi, seguiti dai padri, notate: seguiti dai padri, e in minor misura dai fratelli, e questi non sono necessariamente collegati all'uso di alcol, droghe e neppure da disturbi mentali. Le indagini più recenti dimostrano che tale fenomeno non riguarda soltanto situazioni familiari disgregate o degradate, ma attraversa tutti i ceti e le classi sociali. Spesso la donna che subisce la violenza in famiglia viene sospinta a un progressivo isolamento, che paradossalmente alimenta, chiamiamolo così, il suo senso di colpa. In altri termini, la vittima addirittura si chiede se non sia lei responsabile della violenza che ingiustamente subisce da parte di un partner violento, brutale e vigliacco. Non vi sembri forte questo termine, perché non trovo una parola più adeguata per definire un soggetto che esercita violenza su una persona fisicamente più debole, una donna o peggio un anziano, un bambino, un disabile. La conseguenza di questa violenza sulle donne purtroppo è l'omertà, la vergogna, la paura che queste donne subiscono, e non ci consentono di accertare la quantità e qualità degli abusi per poterli capire e nell'immediato perseguire. Per questo è stato importante che si sia creato un vasto movimento di donne che ha posto con forza il problema, costituendo dei centri antiviolenza, "telefoni rosa", assistenza legale e psicologica, oltre ai luoghi in cui si effettuano le cure mediche per i danni fisici, quando non succedono gli episodi più gravi come omicidi o tentati omicidi. Qualcuno ancora obietta che questi episodi ci sono sempre stati e oggi si conoscono di più. Per fortuna, io credo che oggi dobbiamo registrare un cambiamento positivo del costume sociale, che ha portato e sta portando a tollerare sempre meno questo genere di violenza. E' vero che questo dato stride con quanto affermato prima, e cioè che questo tipo di violenza è in aumento.

Io penso, tuttavia, che siano veri entrambi questi concetti, e che dobbiamo impegnarci nelle risposte politiche che stiamo cercando di dare con questa legge. Non partiamo certo da zero, perché grazie alle associazioni femminili che hanno posto all'attenzione dell'opinione pubblica il problema della violenza sulle donne, anche in Sardegna, oggi sono maturi i tempi per dotarci di questa legge regionale. Del resto, la legislazione nazionale è ricca di riferimenti e spunti che hanno consolidato anni di sperimentazioni e di interessanti evoluzioni. Il nostro obiettivo deve essere quello di dare un supporto reale a queste donne, tutelarle, difenderle, aiutarle nel momento di maggior bisogno, per consentire loro di raggiungere l'obiettivo di ricostruirsi una vita, di ricostruirsi un'esistenza degne di questo nome, a volte assieme ai loro figli minori, vittime anch'essi della violenza di maschi e maschilisti adulti.

Per concludere, io penso, noi pensiamo che nella violenza sulle donne e contro le donne non solo è evidente la violenza di genere, ma si profila, in modo a me chiaro e netto, una palese violazione dei diritti civili ed umani. Per queste ragioni, il Gruppo del partito della Rifondazione Comunista condivide questa legge e ringrazia i proponenti e i componenti la Commissione di merito per il lavoro svolto. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (Progetto Sardegna). Sì, grazie, Presidente. Assessore, colleghe e colleghi. Questa legge che andiamo ad approvare oggi è una legge di civiltà, una legge che riconosce finalmente il diritto di tutti gli esseri umani all'inviolabilità della propria persona e al riconoscimento della loro dignità. I dati sulla violenza alle donne sono stati esposti dalla relatrice, dalla collega Barracciu e dalla collega Lombardo. I dati sulla violenza, dicevo, sono spaventosi e decisamente allarmanti: spaventosa è la dimensione del fenomeno in una società come la nostra che si dice civile, e allarmanti perché questi dati ci indicano che la violenza è soprattutto violenza domestica, e viene dagli uomini nei confronti delle donne. Quando parliamo degli uomini, non parliamo degli stranieri, degli emarginati, delle subculture o dei siciliani del secolo scorso, come diceva Amato dei libanesi, parliamo di uomini che, come noi, fanno parte della nostra società, bianca e cristiana. I dati parlano chiaro, il fenomeno della violenza riguarda tutti i ceti sociali, tutti i livelli culturali, nessuno escluso. E' un fenomeno trasversale.

Oggi, approvando finalmente una legge che prevede dei servizi finanziati pubblicamente, ai quali le donne possono riferirsi per uscire dal circuito della violenza, per riprendersi la propria libertà e dignità di persone, riconosciamo, oggi, che la violenza sulle donne, soprattutto quella domestica, non è un fatto privato, secondo il vecchio adagio per cui i panni sporchi si lavano in famiglia, anche quando quei panni sono sporchi di sangue, ma che la violenza contro le donne è un crimine, e pertanto le istituzioni hanno il dovere di combatterlo e di reprimerlo, così come hanno il dovere di aiutare le vittime concretamente, affinché possano riacquistare la propria libertà e tornare a vivere la propria vita serenamente, reinserendosi nella società insieme ai propri figli.

I figli, appunto, che, quando parliamo di violenza alle donne, non dobbiamo dimenticare che le vittime, oltre alle donne, sono i minori, anch'essi direttamente destinatari della medesima violenza all'interno della famiglia o, nella migliore delle ipotesi, costretti ad assistere alle violenze perpetrate nei confronti della madre, della sorella, eccetera. Si tratta della cosiddetta violenza assistita. Benché gli studi su questo tipo di violenze risalgano agli anni '80, l'esistenza e la gravità di queste situazioni vengono ancora oggi sottovalutate, sia dal punto di vista del riconoscimento sociale del fenomeno, che sotto il profilo della necessità di interventi adeguati di tutela e di cura. La violenza assistita è indicata come fattore di rischio per altri tipi di maltrattamento, come l'abuso fisico, la violenza sessuale e la trascuratezza. Inoltre, i bambini, attraverso l'osservazione della violenza esercitata in famiglia, ne apprendono il significato emotivo, morale, e il senso della sua utilizzazione e giustificazione. Sempre nell'infanzia, e in particolare in situazioni di violenza domestica, vengono acquisite l'immagine di donna vittima e di uomo prevaricatore. Combattendo il fenomeno della violenza sulle donne, si ottengono per le istituzioni anche importanti risparmi sociali, perché ci saranno minori bisognosi di cura e di sostegno sociale, e meno cittadine improduttive e depresse. E' scientificamente provato, infatti, che l'essere sottoposte a violenze ripetute e maltrattamenti produce come conseguenza un abbassamento dell'autostima, che sfocia quasi inevitabilmente in disagio psichico e depressioni gravi.

Questa lotta contro il fenomeno della violenza contro le donne, però, paradossalmente, non decolla. Paradossalmente, infatti, a tutt'oggi, a doversi vergognare e nascondere i lividi sul corpo e sull'anima non è il violento, ma la vittima, e le vittime che cercano di ribellarsi e di allontanarsi dal loro carnefice vengono scoraggiate, colpevolizzate ed invitate ad essere più pazienti e comprensive, a riflettere bene prima di presentare la denuncia contro il loro aggressore, stupratore o maltrattante, anche dalle stesse istituzioni. Avrete forse visto nella trasmissione di Rai Tre, dedicata al tema della violenza contro le donne, che il sindaco di Montalto di Castro ha deliberato un aiuto finanziario per consentire ad un gruppo di ragazzi del paese che hanno violentato una minorenne di pagarsi l'avvocato. Non voglio ovviamente fare il moralista, ma è di ieri la notizia, francamente ridicola, della solitudine dei parlamentari lontani dalla famiglia, che li spingerebbe inevitabilmente verso la prostituzione.

Anche a livello sociale le cose non vanno meglio, anche in Sardegna, e anche a Cagliari in particolare. Avete letto sui giornali locali che tempo fa erano stati organizzati a Cagliari, da parte di numerosi giovani, dei concerti a scopo di solidarietà e di raccolta di fondi per un ragazzo cagliaritano accusato di aver violentato, insieme ad un amico, una ragazza a Bologna. Questi esempi sono emblematici, così come la sterile polemica sulle espressioni adoperate dal ministro Amato di quanto sussista un sistema di valori condivisi, che vede ancora come un fatto naturalmente e squisitamente privato la violenza degli uomini contro le donne, e come i maggiori responsabili di questo fenomeno, cioè gli uomini, siano ben lungi dall'aprire una riflessione sul loro modo di vivere la sessualità, i rapporti con l'altro sesso, l'esercizio del potere. Non è un mistero per nessuno, a proposito dell'esercizio del potere, che le donne in Italia ne sono pressoché escluse. Per quanto concerne la politica nell'Europa siamo al trentaquattresimo posto dopo Malta, e la Sardegna non fa certo eccezione. Idem per i posti di responsabilità nei consigli di amministrazione, nelle banche, nella magistratura, persino nella scuola, dove le donne rappresentano comunque la maggioranza.

Qualcuno l'ha giustamente definito "l'apartheid" o democrazia bloccata. Questa legge, finalmente, che istituisce le case di accoglienza e i centri di ascolto, rappresenta un segnale importante di discontinuità con questo sistema di valori connivente ed incombente. Un primo passo certamente anche per sottrarre la Sardegna ai tristi primati del sud d'Italia, dove esiste una grande penuria di centri antiviolenza che sono localizzati soprattutto al Nord e al centro del Paese. Si tratta anche di un riconoscimento politico, finalmente scevro da ipocrisie rituali dell'importante lavoro di supplenza delle istituzioni svolto dalle associazioni di donne che volontariamente, da anni, si occupano della repressione del fenomeno della violenza di genere e dell'aiuto alle donne vittime di violenze, proprio perché nella legge si stabilisce che questi centri debbano essere gestiti da donne che hanno acquisito competenze, professionalità e specializzazione sul campo, secondo i principi dell'auto-aiuto e della relazione tra donne. Dare voce e potere alle donne che da anni si occupano del problema della violenza sulle donne, significa iniziare quel processo di trasformazione delle istituzioni, della politica, del nostro vivere quotidiano che è ancora lontano da venire.

Abbiamo, soprattutto noi uomini, molta strada da fare e ci sentiamo orgogliosi, grazie alle sollecitazioni delle colleghe, di tutte le donne sarde che hanno raccolto firme, che hanno organizzato incontri, manifestazioni pubbliche per sollecitare la necessità di una legge. Dicevo, ci sentiamo orgogliosi di aver dato il nostro contributo per l'approvazione di questa legge che è un primo passo per ristabilire il principio di pari dignità tra i sessi. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie Onorevole Frau.

E' iscritta a parlare la consigliera Corrias. Ne ha facoltà.

CORRIAS (D.S.). Grazie Presidente. E' difficile parlare in un'Aula, con un clima da ultimo giorno di scuola, di un tema così importante e che purtroppo, come ricordava adesso il collega Frau, si intreccia con la cronaca. Vorrei iniziare con una parola, la parola "indignazione". Mi sento indignata da ciò che leggo, da ciò che sento e da ciò che ho sentito dalle mie colleghe. Colleghi, io ritengo che ci sia una linea tra bene e male, non tutto può essere usato e piegato o addirittura strumentalizzato, esiste una linea tra bene e male, tra cose che si possono fare e cose che non è lecito fare, e che, anzi, bisogna punire e punire severamente. Il tema della violenza sulle donne è uno di questi, cose che non sono né di destra né di sinistra, cose che non si giustificano con l'appartenenza a classi sociali, cose che non si debbono valutare diversamente se si è ricco o povero, se hai studiato oppure no. Quella linea tra bene e male che dovrebbe essere chiara per tutti noi, che non è lecito attraversare per convenienza e per visibilità per alcun motivo. Troppe analisi sociologiche, troppe parole e troppo giustificazionismo che diventa, in molti casi in Italia, lo sport nazionale e di cui ci si dovrebbe vergognare, giustificazionismo che non ha nemmeno paura di coprirsi di ridicolo. Come ricordava il collega Frau, addirittura il campanilismo di un paese che copre un crimine terribile come la violenza del branco, e mi dispiace che il Sindaco di quel paese, Montalto di Castro, sia iscritto al mio partito, o altro giustificazionismo, di quei ragazzi, come ricordava sempre l'onorevole Frau, che alcuni mesi fa hanno organizzato delle feste, figuriamoci, per raccogliere fondi per coprire le spese legali di un branco che aveva stuprato una ragazzina, e la cosa è stata giustamente stigmatizzata dall'associazione "la luna nera" e dalla dottoressa Maruggi. Occorre, colleghi, ridare senso ai valori, alle azioni e alle parole. Occorre darsi delle priorità, innanzitutto in quanto persone, prima che come uomini e come donne. E' palpabile una povertà lessicale, di vocabolario, molto preoccupante, un'incapacità ad usare un diverso registro linguistico davanti a situazioni profondamente diverse. Non vi può essere un livellamento di giudizio dove tutto è pressappoco uguale, dove si rischia di usare l'espressione "ho fatto una cavolata", una stupidaggine, sia che si tratti di aver rubato la marmellata che di aver commesso violenza sessuale, perché di questo si tratta, di questo si legge, in questo modo sentiamo parlare molti giovani. Occorre essere chiari e definitivi. La violenza, tutti i tipi di violenza, in particolare sulle donne non può essere giustificata, punto. Occorre quindi anche riconsiderare profondamente la questione. La violenza non può essere un fatto che riguarda una parte della società, è vergognoso che solo pochi anni fa, come ricordava la collega Barracciu, ci sia stato bisogno di ribadire che i diritti delle donne sono diritti umani; è paradossale ma è successo questo in diverse conferenze. Le cifre le hanno elencate altri colleghi prima di me. La ricerca ISTAT che è stata fatta, la prima in questo senso, che riguarda la violenza sulle donne, ha dei numeri terribili, che però vengono purtroppo digeriti come se si trattasse di cose quasi normali. Sono stimate in 6.743 mila le donne dai 16 ai 70 anni vittime di violenza fisico-sessuale, naturalmente sono questi i dati ufficiali. Nel 2006, 109 donne sono state uccise in famiglia, in Italia, nel nostro civile Paese; allora, solo questo dovrebbe far venire i brividi alla schiena. Sono stati certamente fatti molti passi in avanti dal punto di vista legislativo e culturale, ma i dati sono ancora questi e sono come pietre. Ci sono degli esempi: la legge numero 285, che pur non trattando specificatamente il problema - si tratta di un provvedimento per l'infanzia e l'adolescenza - però ha permesso la nascita in Sardegna del "progetto Aurora", che ha permesso la costruzione e la realizzazione di centri di accoglienza. E' allo studio, proprio in questi giorni, quindi siamo sul testo, come si dice, alla Camera il disegno di legge del Governo, a firma della Pollastrini-Bindi, proprio per modificare anche il Codice penale per punire severamente i reati di violenza alla persona, ma in particolare i reati sulla violenza di genere. Bene, questo provvedimento di legge è un provvedimento sicuramente importante. Ho letto nelle parole dei colleghi che sono intervenuti prima di me, non un puro esercizio retorico, come capita a volte in questa Aula, questo progetto di legge è in linea con leggi in vigore in altre regioni italiane, e come intervento primario prevede la nascita di case-rifugio e di centri antiviolenza; un servizio che viene offerto alle donne maltrattate.

L'obiettivo è quello di far sì che in ogni provincia nascano un centro antiviolenza e case di accoglienza rivolti alle donne che hanno subito violenza e ai minori che eventualmente, come diceva qualcuno prima di me, hanno subìto, se non direttamente, come capita anche questo, o hanno assistito a fatti di violenza. La cosa importante è che finalmente la coordinazione spetta al pubblico e che finalmente il pubblico prende questo problema in carico, se ne fa carico e non lo lascia alla pur generosa, importantissima, fondamentale opera effettuata dalle associazioni di volontariato, cooperative sociali, enti di promozione sociale che finora si sono occupate, con grande sacrificio, per cercare di dare sollievo alle donne che si trovano in questa situazione. La volontà dichiarata - la collega Barracciu ha spiegato, non mi dilungo sul contenuto della legge - è quella che i centri antiviolenza possano entrare finalmente nel sistema locale dei servizi sociali a rete e, per i numeri detti prima, bisognerà fare in modo - e su questo il Consiglio dovrà vigilare una volta approvata la legge - che questi centri vengano fatti subito, sburocratizzando al massimo le procedure. Nella premessa del disegno di legge del Governo, del ministro Pollastrini, c'è scritto che "l'eredità sociale e culturale che affiora dietro le cifre delle statistiche dimostra che esiste un'emergenza sociale". Ecco, questa è un'occasione per dimostrare tutti che la politica può guadagnare fortemente in credibilità, che interviene sui punti sensibili e deboli della nostra società, perché noi donne, questo è il mio auspicio, vorremmo fare notizia non solo in quanto vittime. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie.

E' iscritta a parlare la consigliera Lanzi. Ne ha facoltà.

LANZI (Sinistra Autonomista). Grazie, Presidente. La necessità di avere una legge istitutiva dei centri antiviolenza ma anche riconoscitiva della realtà già esistente è ormai diventata urgente in Sardegna, ed è grazie soprattutto alle associazioni femminili che si è creato un clima di pressione rispetto alle istituzioni che su questo tema sono ovviamente in netto ritardo. Esiste in Sardegna già una realtà importante che è affidata completamente alle mani di chi con la sua volontà, la sua conoscenza e sensibilità, è riuscita a dare una risposta certamente limitata al problema più ampio della violenza di genere. E' certo che la risposta non poteva che essere limitata, perché non si può pensare di scaricare un problema che appartiene a tutta la società civile sulla volontà, seppur importante, di donne che hanno una maggiore sensibilità e intelligenza per affrontare il problema.

Con questa legge finalmente le istituzioni si assumono la responsabilità di affrontare la violenza di genere indicando concretamente gli strumenti attraverso i quali questi obiettivi possono essere raggiunti e fanno inevitabilmente emergere un fenomeno tanto diffuso quanto sommerso e nascosto, ma che comunque lascia segnali che fino ad oggi le istituzioni sono state incapaci di percepire. Il maltrattamento delle donne è un male della nostra società che si ritiene civile e lo è, tanto più perché esiste un'omertà che inevitabilmente ricade sulle stesse donne, che nascondono per paura, per vergogna e molto spesso per proteggere i propri figli. Quindi di questa situazione se ne deve far carico lo Stato attraverso le sue istituzioni.

La legge istituisce i centri antiviolenza e le case di accoglienza che hanno la funzione di individuare anche attraverso un monitoraggio sociale che è molto complesso in situazioni in cui si creano casi di molestia, e allo stesso tempo offrire accoglienza in centri adeguati per le donne e i loro figli, e che siano allo stesso tempo in grado di offrire un percorso di recupero, di reinserimento sociale della persona che ha subito violenza. In questo processo devono partecipare anzitutto le autonomie locali, attraverso apposite convenzioni per lo studio e per la preparazione dei progetti di antiviolenza all'interno del sistema integrato.

La legge prevede inoltre le organizzazioni nei singoli territori dei centri e delle case di accoglienza, che siano diffusi in tutto il territorio regionale. Gli enti locali, assieme alla Regione, partecipano attivamente al sostegno dei centri e delle case.

Restano certo tante le cose da fare, e forse la più importante è quella di cambiare una cultura generale e ancora troppo diffusa della violenza del più forte sul più debole, dove chi è più debole è, spesso e volentieri, la donna o il minore. C'è ancora una cultura limitata anche nel concetto stesso di violenza, dove per violenza si intende quella più fisica che quella, a volte anche più forte, della psiche, della morale, quella che è diffusa non certo soltanto in Sardegna, ma in tutto il mondo e che consuma nel silenzio più totale giorno per giorno, nei luoghi di lavoro, nelle mura domestiche, nella società più complessa. Allora, noi per primi, donne e uomini, possiamo e dobbiamo contribuire ogni giorno e concretamente nel modo in cui ci comportiamo, parliamo, ci esprimiamo, nei fatti che poniamo in essere. Questo credo che sia l'obiettivo più ambizioso, più ampio che questa legge si pone e che dovrà trovare attuazione anche e soprattutto per le generazioni che verranno e che culturalmente possono maggiormente incidere sulla società civile del futuro.

PRESIDENTE. Grazie.

E' iscritto a parlare il consigliere Renato Lai. Ne ha facoltà.

LAI RENATO (Gruppo Misto). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi. I contenuti della legge che è all'esame di quest'Aula sono stati illustrati esaustivamente dall'onorevole Francesca Barracciu; a lei e alle colleghe che hanno firmato questa legge desidero esprimere soddisfazione e apprezzamento, riconoscendo la validità, il significato, le finalità e l'importanza del loro impegno. I dati statistici, pesanti come pietre - così giustamente li ha definiti l'onorevole Corrias - e l'enunciazione assolutamente condivisa del riconoscimento della violenza sulle donne come violenza di genere, rende opportuna qualche riflessione e non a caso io queste riflessioni le ricollego a quelle formulate dal collega Frau, al quale mi accomuna la professione e quindi la sensibilità per vissuti, esperienze nell'approccio a queste donne vittime di un delitto così vile e orrendo. Noi uomini dobbiamo essere cauti però nell'esplorare questo universo femminile offeso, dobbiamo essere rispettosi, non possiamo comprendere appieno quella delicatezza, i sentimenti, non siamo certamente in grado di cogliere compiutamente questo mondo interiore ferito. Noi come maschi, anche in una configurazione familiare, abbiamo un'altra sensibilità, perciò è giusto che questo disegno di legge sia nato dall'esperienza femminile. Tuttavia io credo che una presenza maschile discreta possa essere utile e possa dare un apporto al di là di quelle competenze di cui le donne non sono, non possono esserlo, totalmente depositarie, e questo perché l'uomo possa rendersi conto della gravità del problema della violenza alle donne e metta in dubbio alcune sue convinzioni che non sempre sono delicate e attente, ed ancora perché possa elaborare un'attenzione più ricca, umanamente più ricca, verso il mondo femminile, verso la delicatezza, la dignità e l'autonomia della donna. Con queste sensibilità la nostra azione in Commissione non è stata vista come interferenza, anche grazie a voi, ma come una presenza a servizio ed a favore del mondo femminile. Come dicevo, sono stati accolti i contributi di approfondimento delle audizioni, con l'intensa interlocuzione con i soggetti convocati e nella disamina dei riferimenti normativi legali, nella valutazione di aspetti correlati, come quelli di carattere medico e medico-legale. In questo senso la legge contribuisce a colmare un vuoto di attenzione e di organizzazione assistenziale in momenti come il primo approccio alle strutture sanitarie e agli organi di polizia della donna che ha subito violenza, nella esigenza di un adeguato supporto psicologico e di un intervento di tipo multidisciplinare.

La legge definisce anche i termini di un intervento impegnato a favore di soggetti ancora più deboli per difficoltà comunicative e ambientali, come le donne immigrate. Naturalmente questi aspetti, che ci hanno arricchito nella valutazione in Commissione della legge, non potevano entrare in questa legge, ma il comma 3 dell'articolo 2 lascia intravedere nella differenziazione degli interventi modalità e impegno istituzionale per superare questi problemi. Ancora, sulla definizione delle figure degli operatori delle case di accoglienza, c'è stata serenità e assenza di preclusione nella valutazione - elemento questo che ci siamo permessi di portare alla loro attenzione - dell'opportunità di inserire anche qualche figura maschile per configurare un possibile contributo a recuperare, da parte della donna, una visione positiva dell'uomo, anche se queste osservazioni, fatte non solo da noi, ma anche dalle donne, dalle componenti delle associazioni che sono state convocate nelle audizioni anche, ripeto, se questi elementi non sono stati accolti.

In ogni caso possiamo dire che le valutazioni e le conclusioni, per quanto inserito nella legge, sono state assolutamente condivise. Con realismo e con concretezza ci si è confrontati con gli aspetti di carattere finanziario. Solo questa attenzione ha portato a contenere il numero delle case di accoglienza che, un po' istintivamente, si volevano creare, confidando comunque e dando significato al necessario coordinamento regionale, considerando inopportuno e non giustificato un numero eccessivo di case di accoglienza.

La legge, concludo, è di grande significato e pone la nostra Regione in una condizione di eccellenza, non solo per - aspetto, questo, giustamente sottolineato dall'onorevole Francesca Barracciu - l'enunciazione del riconoscimento della violenza sulle donne come violenza di genere, ma per la concreta attenzione e sostegno alle donne che hanno subito violenza, alle donne vittime di questo vile e odioso crimine. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio, Presidente. Cercherò di essere più contenuto dei dieci minuti che mi sono assegnati dal Regolamento, e magari cercherò - tenterò, anche se mi rendo conto che il tipo di legge facilita questo genere di ragionamento - cercherò di evitare, quanto più possibile, i luoghi comuni per entrare nel merito della legge. Nel senso che mi rendo conto che il ragionamento sui problemi come quelli della violenza di genere e la violenza nei confronti del sesso femminile comporta la necessità di riprendere il ragionamento andando a monte e ricordandosi da dove parte il filone. Però poi alla fine si rischia di dire un po' cose che sono ripetute da tutti e alle quali, invece, con questo tipo di legge, stiamo cercando di dare una risposta che abbia concretezza.

Io vorrei ricordare, a questo proposito, e mi fa piacere, che questa legge nasce da una generale condivisione dell'Aula e se qualcuno avesse voglia - valgono per questo - di andarsi a controllare gli atti parlamentari di quest'Aula, scoprirebbe che la legge è molto simile alla proposta di legge numero 209 che nella scorsa legislatura venne presentata dal Gruppo dei Riformatori, primo firmatario Michele Cossa, con l'adesione anche delle colleghe Lombardo - che è presente in Aula e che è firmataria anche di questa legge - Pilo e Noemi Sanna. Perché lo dico? Non perché voglio mettere il cappello e dire che, in qualche maniera, era stata pensata prima da altri, ma perché voglio dire quello che un po' tutti hanno detto in quest'Aula, cioè che questa legge è il frutto comunque di una sensibilità condivisa, quindi che il percorso in Commissione e, immagino, anche il percorso in Aula è agevole, in quanto il tipo di problema che viene posto all'attenzione dell'Aula da questa proposta di legge è un problema che trova, nella sensibilità generale dei colleghi di questa Aula, un'attenzione che è consolidata, maturata e presente nel tempo. Quindi, questo è il primo ragionamento che mi preme fare.

Il secondo ragionamento, pure di merito, che mi preme fare è quello relativo a un aspetto che già nella proposta di legge numero 209 della passata legislatura, forse non era sottolineato a sufficienza, perché se ne parlasse in maniera forse più esplicita che non nell'attuale testo di Commissione, e cioè quello relativo a un'altra forma di violenza, tutto sommato, che si viene ad esercitare nei confronti del sesso più debole, che è quella legata alla immigrazione extracomunitaria, soprattutto, che viviamo in modo epocale in questi anni, anche in Sardegna. Immigrazione che porta, soprattutto per quanto riguarda il sesso femminile, una quantità di individui che a loro volta sono portatori di problematiche nuove, perché molto spesso questa immigrazione è legata o ad attività lavorative che sfuggono rispetto a quelle normalmente censite, normalmente sostenute da previdenza obbligatoria e, comunque, garantite sotto tutte le forme di legge, o che addirittura riguardano attività di sfruttamento della donna che è difficile intercettare, di cui è difficile avere la connotazione e la classificazione precisa, che è difficile ovviamente ricondurre poi all'interno di un sistema che sia garantista dei diritti individuali e dei diritti fondamentali delle persone fisiche. Per cui, forse - ed è stata una segnalazione che ci ha fatto anche il Consiglio delle autonomie locali - si sarebbe potuto tentare, all'interno della legge o si potrà tentare durante la fase attuativa della legge, di avere un occhio di riguardo speciale per questo problema, cioè per quella fascia di persone che appartengono al sesso femminile che, magari, non sono cittadine italiane e che arrivano in Sardegna con una serie di debolezze della posizione. Intanto della posizione giuridica effettiva, perché magari vi arrivano come clandestine, e secondariamente vi arrivano con una collegata e inevitabile debolezza dell'attività di lavoro, per cui hanno una tutela modesta dei diritti personali e sono esse stesse portate a stare fuori rispetto ai canali istituzionali a cui siamo abituati perché il solo essere rilevate dai canali istituzionali comporterebbe inevitabilmente il rischio di essere espulse dall'Italia e di essere, quindi, mandate via dalla Sardegna. Forse, nei confronti di queste donne noi dovremo avere un atteggiamento più sensibile di tutela, cercando di capire se ci sono dei percorsi che non siano solo quelli garantiti dal volontariato e dall'assistenza, quindi gestiti dai privati, che possono comunque consentire un contatto di queste donne con strutture sanitarie di altro genere che possano tutelarne in modo migliore la posizione, ma soprattutto ne possano tutelare la dignità, in maniera tale da non comportare un'immediata operazione di polizia, che poi è quella che prelude al loro allontanamento dal territorio italiano, che è esattamente l'ultima cosa che loro desiderano e che è esattamente il motivo per cui stanno lontane da qualsiasi iniziativa delle istituzioni, perché sanno che l'avvicinamento a un'iniziativa istituzionale prelude al rischio di essere rispedite laddove non vogliono essere rispedite. Ecco, colleghe donne che in questo Consiglio regionale sicuramente rappresentate una sensibilità su quest'argomento maggiore rispetto a quella che noi, pure i più sensibili, diciamo, tra i colleghi di sesso maschile forse hanno. Colleghe donne, forse sarebbe il caso, nelle fasi attuative di questa legge, di avere un'attenzione particolare nei confronti di questo fenomeno e di avere anche un'attenzione particolare nei confronti di tutti coloro che, a regime di volontariato, in termini di volontariato, già oggi si occupano di questo fenomeno e che, probabilmente, non sono direttamente sostenibili attraverso le provvidenze che sono previste in questa legge e che invece forse più di altri hanno bisogno di quel sostegno da parte della mano pubblica che è indispensabile per poter continuare in un'opera che è comunque meritoria, perché è un'opera che garantisce i diritti fondamentali dell'individuo.

L'ultima cosa che vorrei dire con riferimento agli estensori materiali di questo testo di legge del quale peraltro appunto ribadisco l'apprezzamento nel complesso, mio e dei Riformatori, è che se voi avreste o se avrete la bontà di confrontarlo con quella proposta di legge, la 209 a cui io mi riferisco, in questo testo di legge c'è qualche sfumatura di iper burocrazia, nel senso che a me sembra di rilevare qualche elemento di burocratizzazione, che poi in un sistema che invece si fonda fondamentalmente sul volontariato, tende ad essere un fastidio nel buon funzionamento del sistema che sarebbe stato forse opportuno evitare e che forse sarà utile in seguito, in qualche maniera, limare. A che cosa mi riferisco? Ve ne cito uno a titolo di esempio, ma ce n'è più di uno. Se voi andate a prendere l'articolo 3, dove si parla delle case di accoglienza, viene specificato che sono aperte in centri che hanno popolazione non inferiore ai 30.000 abitanti. In realtà si tratta anche qui di un elemento che avremmo potuto tranquillamente omettere perché una casa di accoglienza può essere aperta anche in territori comunali differenti che siano baricentrici rispetto a realtà più grosse e che magari garantiscono meglio addirittura la riservatezza o la comodità o la presenza di strutture disponibili di proprietà del pubblico che possono essere utilizzate a quel fine. Quindi, alla fine la specificazione di come devono essere i Comuni come quantità di abitanti per poter essere idonei all'apertura dei centri d'accoglienza, può essere per chi dovrà porre in attuazione materialmente la legge, invece che un aiuto ad indicare che i centri devono essere di una certa dimensione, un fastidio perché se si fosse in presenza di una situazione che consente l'apertura di un centro e la consente, di un centro antiviolenza, e la consente in una situazione logistica ottimale che però non ricade all'interno del territorio del Comune che ha almeno 30.000 abitanti, insomma, non si comprende perché in quel caso non possa avvenire l'apertura della casa.

Quindi, se abbiamo avuto la possibilità, nel momento in cui arriviamo alla discussione degli articoli della legge, c'è qualcuna di queste sfumature che è sfuggita al pur attento lavoro della Commissione, e su qualcuna di queste vogliamo fermarci così come voi proponete di portare dal 40 al 25 per cento la quota di contribuzione del Comune rispetto alle iniziative che per il resto verrebbero finanziate dalla Regione, io credo che potremmo dedicare qualche istante d'attenzione al miglioramento ulteriore del testo di legge.

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

Grazie Presidente. Solo due parole, per dire che si tratta di un problema che ovviamente condividiamo, ci fa piacere che ci sia una norma che affronti in modo organico il tema. Per altro mi preme sottolineare, anche perché, per l'urgenza con cui è stato osservato il problema, non abbiamo potuto confrontarci con la Commissione competente. La Giunta, l'anno scorso, in un bando POR, ha inserito i centri antiviolenza tra quelli che potevano essere finanziati. Uno di questi è stato ammesso al finanziamento, si tratta di un centro nel Comune di Desulo. Nel frattempo, nell'opera che stiamo facendo di riorganizzazione dell'attività dei consultori, stiamo lavorando per definire linee guida anche con riguardo a questo problema. Quindi anche la Giunta ha lavorato in parallelo con il legislatore su questi temi e credo che questa norma possa dare sistematicità agli interventi.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Voto elettronico, colleghi.

Ha domandato di parlare il consigliere Farigu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Presidente, io parlo...

PRESIDENTE. Intende intervenire onorevole Farigu?

FARIGU (Gruppo Misto). Sì, avevo chiesto, non ha funzionato...

PRESIDENTE. No, non era...

FARIGU (Gruppo Misto). Io ho premuto il pulsante...

PRESIDENTE. Interviene poi sull'articolo onorevole Farigu, le dispiace?

FARIGU (Gruppo Misto). No, vorrei fare la dichiarazione di voto per il passaggio all'esame degli articoli.

PRESIDENTE. La dichiarazione di voto? Va bene, sì, va bene.

FARIGU (Gruppo Misto). Posso?

PRESIDENTE. Sì, sì certo.

FARIGU (Gruppo Misto). Dicevo, Presidente, io parlo come vittima delle donne, delle donne nostre colleghe, col concorso del Presidente e del Vicepresidente della Commissione e anche col suo concorso. Vittima di volontà di ignari, si intende, che hanno posto me nelle condizioni di non poter esercitare appieno il mio diritto di parlamentare di quest'Aula, in quanto non messo nelle condizioni di avere il testo esitato il 31 di luglio, quindi in tempi brevi, e senza il supporto cartaceo e senza il supporto elettronico che mi consentisse e di farmelo leggere o di trasferirmelo in Braille. Ma non si preoccupi Presidente, intendo perfettamente la perfetta buona fede e voterò sicuramente a favore del passaggio degli articoli, anche perché gli illuminati interventi dalle colleghe hanno abbondantemente rimediato a questa mia lacuna della mancata lettura diretta del testo. E voterò a favore anche perché l'intendimento nobile sul piano politico, sul piano culturale, sul piano sociale di questa proposta di legge, non poteva certo esentarmi, come dire, accogliere e intendere le giuste pressioni che hanno fatto le colleghe donne perché questo importante provvedimento venisse immediatamente esaminato, discusso e quindi certamente approvato da quest'Aula. Io non ho difficoltà ad essere anche in questa occasione accondiscendente alle sensibilità e alle illuminanti pressioni che sempre esercitano le donne su di noi, ed io che ho un animo lungamente educato alla persuasione delle donne, anche questa volta mi sono fatto persuadere e voto a favore del passaggio all'esame degli articoli.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Cerina per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CERINA (Progetto Sardegna). Quindi, il mio intervento per esprimere il voto favorevole del passaggio all'esame degli articoli di questa legge è dettato dall'esigenza di sottolineare il significato di questa norma come atto di grande civiltà, prima ancora di doverosa solidarietà nei confronti delle donne vittime di maltrattamenti, molestie, violenze, fenomeni come sottolineava Francesca Barracciu, alla quale va il mio personale ringraziamento, in crescita in Sardegna e nel mondo, fenomeni trasversali, diffusi dunque nelle varie classi sociali e a tutti i livelli culturali.

C'è uno che è particolarmente sgradevole come tono di voce... se stesse zitto mi farebbe un piacere, per due minuti soltanto, chiedo scusa! Sono fenomeni sommersi e rimossi, pertanto più preoccupanti, perché rimangono spessissimo impuniti, e le vittime umiliate e ferite sono ridotte in condizioni di disagio psicologico, di difficoltà economiche, di emarginazione o autoemarginazione.

La legge tiene conto, ed è importante, delle altre vittime della violenza, vittime ancora più indifese e incolpevoli, i bambini nei confronti dei quali l'attenzione degli adulti è a dir poco distratta. Bisogna adoperarsi però, perché la legge trovi tempestiva ed efficace applicazione, e soprattutto bisogna ricordare sempre, quando si parla o si straparla di famiglia, che in famiglia si nasconde l'orco delle grandi paure infantili sotto la veste falsamente rassicurante e insospettabile di padri, fratelli, parenti e amici. Oddio, che voce sgradevole che ha questo collega, per cortesia un minuto poi tacerò per...

PRESIDENTE. Onorevole Cerina prego, ci penso io a richiamarli all'ordine.

CERINA (Progetto Sardegna). Sì, ma bene lo richiami però! Sto finendo.

Ma il punto che voglio da ultimo sottolineare è il riferimento che la legge fa alla prevenzione, che dovrebbe cominciare con l'educazione al rispetto dell'altro, ad una diversa cultura di relazione, a cominciare da un cambiamento nel linguaggio maschile, talvolta irriguardoso, violento nelle sue allusive volgarità, di fatto, seppure inconsapevolmente, un gesto di violenza. Cambiare il linguaggio, rifuggire da volgarità e doppi sensi quando ci si rivolge o si parla di donne è il primo gesto preventivo per una cultura più attenta e rispettosa della sensibilità e della dignità delle donne, di tutte le donne, quelle che sono in casa e che sono fuori di casa, quelle del vicinato e le ospiti che abbiamo di altri paesi comunitari e non. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Cerina.

Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Per dichiarare il voto favorevole per il passaggio all'esame degli articoli, ringraziare tutti i colleghi e colleghe che hanno lavorato alla predisposizione di questo provvedimento, condividere quanto ha affermato per dichiarazione di voto l'onorevole Cerina, e richiamare l'attenzione dell'Aula su questa riflessione: siamo certi che di questa norma si sarebbe discusso in quest'Aula, in questa legislatura, senza che fossero presenti le colleghe che sono presenti in quest'Aula? Siamo certi che di questo tema si sarebbe trattato in quest'Aula se le nostre colleghe, consigliere regionali, non fossero state, nel numero, quelle che sono, ma fossero state, in ragione dei meccanismi elettorali, una o due, su ottantacinque? Se cioè non ci fosse un'attenzione da parte del legislatore a costruire meccanismi di rappresentanza nelle istituzioni, che garantiscano la presenza di entrambi i generi, noi potremmo discutere di strumenti di contrasto alla violenza nei confronti delle donne? Io penso di no, come non lo abbiamo fatto in altre precedenti legislature. Io penso di no! Questo lo dico per riflettere, anche in ragione delle occasioni perse, una per tutte faccio riferimento alla Statutaria, e alle occasioni che verranno, una per tutte, faccio riferimento alla prossima legge elettorale, che spero che questo Consiglio regionale voglia approvare in tempo per le prossime elezioni.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico sul passaggio all'esame degli articoli.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Manca ha votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Atzeri - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Capelli - Cappai - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Contu - Corda - Corrias - Cuccu Franco Ignazio - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda - Farigu - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Giorico - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Moro - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras - Vargiu.

Si è astenuto: il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 70

votanti 69

astenuti 1

maggioranza 35

favorevoli 69

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'esame del Titolo. Al Titolo è stato presentato un emendamento, l'emendamento aggiuntivo numero 1.

(Si riporta di seguito il testo de titolo e dei relativo emendamento:

"Norme per l'istituzione di centri e case di accoglienza per le donne vittime di violenza"

Emendamento Aggiuntivo Barracciu - Pacifico - Cocco - Lanzi - Petrini - Ibba - Corrias - Lombardo - Gessa - Lai Silvio - Lai Vittorio Renato - Uggias - Caligaris - Sanjust

Titolo

Nel titolo dopo le parole "centri" è aggiunta la seguente: antiviolenza. (1).)

PRESIDENTE. Metto in votazione il Titolo. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo al Titolo. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 1.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 1

Principi

1. La Regione autonoma della Sardegna riconosce che la violenza sulle donne é violenza di genere. Essa costituisce un attacco all'inviolabilità della persona ed alla sua libertà, secondo i principi sanciti dalla Costituzione e dalle vigenti leggi.

2. Alle vittime di violenza e ai loro figli minori è assicurato un sostegno per consentire loro di ripristinare la propria autonoma individualità e di riconquistare la propria libertà, nel pieno rispetto della riservatezza e dell'anonimato.)

PRESIDENTE. Colleghi, sì, si aggiunge "antiviolenza" al titolo, certo, diamo i pareri per acquisiti, nel senso che è il relatore che propone l'emendamento.

Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 2.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 2

Finalità

1. La Regione, ai sensi della legge 4 aprile 2001, n. 154, e della legge 8 novembre 2000, n. 328, promuove e coordina iniziative per contrastare la violenza di genere intervenendo con azioni efficaci contro la violenza sessuale, fisica, psicologica e/o economica, i maltrattamenti, le molestie e i ricatti a sfondo sessuale e non, in tutti gli ambiti sociali, a partire da quello familiare.

2. La Regione riconosce l'importanza dell'attività svolta dai centri antiviolenza e dalle case di accoglienza già operanti nel territorio regionale, valorizza i percorsi di elaborazione culturale e le pratiche di accoglienza autonome ed autogestite dalle donne e garantisce la promozione di nuovi centri e/o case di accoglienza avvalendosi delle esperienze e delle competenze espresse localmente da enti, associazioni di volontariato e organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) che abbiano come scopo primario la lotta e la prevenzione della violenza sulle donne e i minori e la solidarietà alle vittime e che dimostrino di disporre di personale adeguato per i compiti predetti e di avere almeno tre anni di esperienza nello specifico settore.

3. La Regione favorisce e promuove interventi di rete di istituzioni, associazioni, organizzazioni, enti pubblici e privati o di competenze e figure professionali, per offrire alle donne, italiane o straniere, risposte differenziate rispetto al tipo di violenza subita, ai danni da questa causati ed ai conseguenti effetti.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 3.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 3

Costituzione dei centri antiviolenza
e delle case di accoglienza

1. La Regione, al fine di garantire adeguata solidarietà, sostegno e soccorso alle donne vittime di violenza ed ai loro figli minori finanzia centri antiviolenza e case di accoglienza.

2. I centri antiviolenza e le case di accoglienza possono essere promossi:

a) da enti locali singoli o associati;

b) dai soggetti di cui al comma 2 dell'articolo 2 che dimostrino di avere almeno tre anni di esperienza e di disporre di personale adeguato;

c) di concerto, dai soggetti di cui alle lett. a) e b), d'intesa o in forma consorziata.

3. Alle strutture di cui al presente articolo possono ricorrere tutte le donne vittime di violenza, sole o con figli minori, indipendentemente dal loro status giuridico o di cittadinanza.

4. I centri e le case sono dotati di strutture adeguate e di personale specializzato, operano senza fini di lucro e in autonomia nelle metodologie, nella gestione e nelle modalità di rapporto con le istituzioni pubbliche o private; i centri e le case garantiscono l'anonimato della donna, salvo diversa decisione della donna stessa.

5. I centri antiviolenza sono costituiti in numero massimo di 8, dislocati in ambito provinciale.

6. Le case di accoglienza sono aperte in centri che abbiano popolazione non inferiore ai 30.000 abitanti. Nei comuni superiori ai centomila abitanti e nelle aree vaste può essere prevista l'apertura di più centri e case di accoglienza.

7. Il Centro può essere comprensivo o collegato a una Casa che deve presentare caratteri di funzionalità e sicurezza sia per le donne che per i loro figli minori.

8. Le sedi dei centri e delle case possono essere di proprietà pubblica, comunale, provinciale o regionale.

9. Ogni centro antiviolenza e ciascuna casa di accoglienza sono retti da un regolamento autonomo interno che definisce il rapporto con le donne ospiti.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 4.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 4

Centri antiviolenza

1. Il centro antiviolenza svolge le seguenti funzioni e attività:

a) colloqui preliminari per individuare i bisogni e fornire le prime indicazioni utili;

b) percorsi personalizzati di uscita dalla spirale della violenza;

c) colloqui informativi di carattere legale;

d) affiancamento della donna, qualora la stessa lo richieda, nella fruizione dei servizi pubblici o privati, nel rispetto dell'identità culturale e della libera scelta di ognuna.

2. Il centro antiviolenza svolge, inoltre, le seguenti attività:

a) raccolta e analisi dei dati relativi all'accoglienza ed all'ospitalità;

b) diffusione dei dati elaborati e analisi delle risposte dei servizi pubblici e privati contattati e coinvolti;

c) formazione e aggiornamento delle operatrici dei centri e degli operatori sociali istituzionali;

d) iniziative culturali di prevenzione, di pubblicizzazione, di sensibilizzazione e di denuncia in merito al problema della violenza contro le donne, anche in collaborazione con altri enti, istituzioni e associazioni;

e) raccolta di documentazione sul fenomeno della violenza sulle donne da mettere a disposizione di singole persone o di gruppi interessati.

3. I Centri antiviolenza e le case di accoglienza mantengono costanti e funzionali rapporti con le strutture pubbliche cui competono l'assistenza, la prevenzione e la repressione dei reati e sviluppano con protocolli appositi e linee guida le relazioni con i servizi sociali dei Comuni, i servizi sanitari delle ASL e le strutture scolastiche anche al fine di garantire risposte adeguate alle diverse condizioni di provenienza.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 5.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 5

Case di accoglienza

1. Alle case di accoglienza e al personale, dotato di adeguata professionalità e comprovata esperienza nel settore sono garantite la riservatezza e la sicurezza. Le case sono strutture di ospitalità temporanea per le donne ed i loro figli minori che si trovano in situazione di necessità o di emergenza; il personale coordina le ospiti nell'autogestione della casa.

2. Le case hanno la finalità di:

a) accogliere e sostenere donne in condizione di disagio per causa di violenza sessuale o maltrattamenti in famiglia, assieme ai loro figli minori;

b) costruire cultura e spazi di libertà per le donne vittime di gravi maltrattamenti;

c) dare valore alle relazioni tra donne anche in presenza di grave disagio.

4. L'accesso alle case di accoglienza avviene unicamente per il tramite del centro antiviolenza, secondo le valutazioni ed i pareri espressi dall'equipe di accoglienza.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 6. All'articolo 6 è stato presentato un emendamento sostitutivo parziale, il numero 2.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo e del relativo emendamento:

Art. 6

Convenzioni

1. Gli enti locali singoli o associati possono stipulare apposite convenzioni con i soggetti di cui al comma 2 dell'articolo 2, per lo studio, redazione e gestione del progetto antiviolenza, nonché per definire le modalità di erogazione dei servizi e degli interventi e assicurare la continuità del progetto stesso.

2. Gli enti locali devono comunque garantire:

a) strutture adeguate in relazione alla popolazione e al territorio, anche di concerto o in associazione con altri soggetti pubblici o privati;

b) la copertura finanziaria per almeno il 40% delle spese di gestione per la funzionalità operativa delle strutture;

c) adeguate e periodiche campagne informative in merito all'attività e ai servizi offerti dal centro antiviolenza.

Emendamento Sostitutivo Parziale Barracciu - Pacifico - Cocco - Lanzi - Petrini - Ibba - Lombardo - Corrias - Gessa - Lai Silvio - Lai Vittorio Renato - Uggias - Caligaris - Sanjust

Articolo 6

All'articolo 6, comma 2, lettera b la percentuale indicata del 40% è sostituita con 25%. (2).)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatore.

BARRACCIU (D.S.), relatore. Favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore tecnico degli affari generali personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnicodella programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere è conforme a quello dell'onorevole Barracciu.

Metto in votazione l'emendamento sostitutivo parziale numero 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'articolo 6. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 7.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 7

Gratuità

1. I servizi dei Centri e delle case sono gratuiti.

2. Il soggiorno nelle Case di accoglienza per le donne ed i loro figli minori è gratuito fino ad un massimo di centoventi giorni, salvo diverse previsioni e necessità documentate dal personale responsabile. Qualora si trovino in disagiate condizioni economiche vengono affidati ai servizi sociali del territorio di appartenenza.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 8.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 8

Assistenza garantita

1. La Regione emana norme perché i comuni garantiscano adeguata assistenza finanziaria alle donne che vengano a trovarsi nella necessità, adeguatamente documentata dal personale dei centri antiviolenza, di abbandonare il proprio ambiente familiare e abitativo, in quanto vittime di stupri, violenze e abusi sessuali, fisici o psicologici e che si trovino nell'impossibilità di rientrare nell'abitazione originaria.

2. La Giunta regionale ad integrazione di quanto previsto nell'articolo 14 della legge regionale 6 aprile 1989, n. 13, e successive modifiche e integrazioni, può finalizzare la riserva di alloggi per situazioni di emergenza abitativa a casi di donne vittime di violenze in famiglia laddove siano iniziati i relativi procedimenti giudiziari.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 9. All'articolo 9 è stato presentato l'emendamento aggiuntivo numero 3.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo e del relativo emendamento:

Art. 9

Concessione di contributi

1. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, sentita la Commissione consiliare competente, stabilisce i criteri e le priorità per la concessione di contributi diretti a finanziare le attività e le strutture di cui alla presente legge; gli adempimenti connessi all'attuazione degli interventi sono demandati all'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale che vi provvede conformemente a linee guida appositamente emanate, contenenti, tra l'altro, gli standard funzionali ed i protocolli di prima accoglienza riferiti ai centri antiviolenza.

2. I fondi stanziati dalla Regione sono erogati entro i sessanta giorni successivi al ricevimento delle domande di concessione dei contributi.

Emendamento Aggiuntivo Barracciu - Pacifico - Cocco - Lanzi - Petrini - Ibba - Lombardo - Corrias - Gessa - Lai Silvio - Lai Vittorio Renato - Uggias - Caligaris - Sanjust

Articolo 9

All'articolo 9, comma 1 dopo le parole "centri antiviolenza" sono aggiunte le parole "ed alle case di accoglienza". (3).)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatore.

BARRACCIU (D.S.), relatore. Favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore tecnico degli affari generali personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnicodella programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere è conforme a quello dell'onorevole Barracciu.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 10.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 10

Cumulabilità dei finanziamenti

1. I finanziamenti concessi ai sensi della presente legge sono cumulabili con quelli previsti dalle normative comunitarie e statali, sempre che non sia da queste diversamente stabilito, secondo le procedure e le modalità previste dalle norme medesime.

2. La convenzione di cui all'articolo 6, comma 1, prevede le forme da adottare per garantire la regolarità delle erogazioni e la continuità del servizio.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 11.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 11

Procedure di verifica e finanziamenti

1. I soggetti promotori di cui all'articolo 3 presentano ogni anno alla Giunta regionale una relazione sull'andamento e sulla funzionalità dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza.

2. La Giunta regionale, tramite l'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale assicura annualmente la rilevazione sistematica del fenomeno della violenza contro le donne, individua le "buone prassi" e predispone una relazione per definire i criteri di cui all'articolo 8, comma 1, anche in funzione della predisposizione dei documenti di programmazione e bilancio della Regione.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 12. All'articolo 12 è stato presentato l'emendamento sostitutivo totale numero 4.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo e del relativo emendamento:

Art. 12

Norma finanziaria

1. Gli oneri previsti dall'applicazione della presente legge sono valutati a decorrere dall'anno 2008 in euro 1.200.000 per l'anno 2008 e in euro 1.800.000 per gli anni successivi; nel bilancio di previsione della Regione per gli anni 2007-2010 sono apportate le seguenti variazioni:

in aumento

Strategia 05 - Sanità e politiche sociali

Funzione obiettivo 03 - Attività per l'inclusione sociale

UPB S05.03.009

Interventi vari nel settore socio-assistenziale -Parte corrente

2007 euro ----

2008 euro 1.200.000

2009 euro 1.800.000

2010 euro 1.800.000

per incrementare il capitolo di nuova istituzione con la seguente denominazione "Spese per l'istituzione di centri antiviolenza e case di accoglienza per donne maltrattate".

in diminuzione

Strategia 08 - Somme non attribuibili

Funzione obiettivo 01 - Attività generali e di gestione finanziaria

UPB S08.01.002

Fondo per nuovi oneri legislativi di parte corrente

2007 euro ----

2008 euro 1.200.000

2009 euro 1.800.000

2010 euro 1.800.000

mediante riduzione dalla voce 8) della Tabella A allegata alla legge regionale 29 maggio 2007, n. 2 (legge finanziaria 2007).

2. Le spese per l'attuazione della presente legge gravano sulla suddetta UPB del bilancio della Regione per gli anni 2007-2010 e su quelli corrispondenti dei bilanci per gli anni successivi

Emendamento Sostitutivo Totale Barracciu - Pacifico - Cocco - Lanzi - Petrini - Ibba - Lombardo - Corrias - Gessa - Lai Silvio - Lai Vittorio Renato - Uggias - Caligaris - Sanjust

Articolo 12

L'articolo 12 è sostituito dal seguente:

"Art. 12

Norma finanziaria

1. Gli oneri previsti dall'applicazione della presente legge sono valutati a decorrere dall'anno 2008 in euro 1.200.000 per l'anno 2008 e in euro 2.000.000 per gli anni successivi; nel bilancio di previsione della Regione per gli anni 2007-2010 sono apportate le seguenti variazioni:

in aumento

Strategia 05 - Sanità e politiche sociali

Funzione obiettivo 03 - Attività per l'inclusione sociale

UPB S05.03.009

Interventi vari nel settore socio-assistenziale - Parte corrente

2007 euro ----

2008 euro 1.200.000

2009 euro 2.000.000

2010 euro 2.000.000

per incrementare il capitolo di nuova istituzione con la seguente denominazione "Spese per l'istituzione di centri antiviolenza e case di accoglienza per donne maltrattate".

in diminuzione

Strategia 08 - Somme non attribuibili

Funzione obiettivo 01 - Attività generali e di gestione finanziaria

UPB S08.01.002

Fondo per nuovi oneri legislativi di parte corrente

2007 euro ----

2008 euro 1.200.000

2009 euro 2.000.000

2010 euro 2.000.000

mediante riduzione dalla voce 8) della Tabella A allegata alla legge regionale 29 maggio 2007, n. 2 (legge finanziaria 2007).

2. Le spese per l'attuazione della presente legge gravano sulla suddetta UPB del bilancio della Regione per gli anni 2007-2010 e su quelli corrispondenti dei bilanci per gli anni successivi." (4).)

3.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatore.

BARRACCIU (D.S.), relatore. E' ritirato.

PRESIDENTE. Va bene. L'emendamento sostitutivo numero 4 è ritirato. Passiamo all'esame dell'articolo 12, norma finanziaria.

Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 13.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 13

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione finale della legge, col sistema elettronico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Chiedo scusa ai colleghi, ma volevo sottolineare, credo che mai una legge di questa importanza e di questa portata, che ha attraversato ben tre legislature, sia passata come una legge facile e semplice e addirittura insignificante solo perché c'è fretta. Io nell'esprimere il voto favorevole voglio dire, e sottolineo anche il dispiacere che l'assessore Dirindin non sia qui, considerato che le due proposte di legge risalgono al 15 novembre 2005 e per quanto mi faccia piacere che la Giunta stia lavorando con attenzione e cura verso questo problema volevo dire che la protagonista di questa norma è il Consiglio regionale….Ah! Assessore… sono contenta che ci sia…

PRESIDENTE. Scusate colleghi, l'Assessore ci sta ascoltando, è lì.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Benissimo, sono contenta… non l'ho vista in Aula, il fatto che stia ascoltando mi fa piacere, io chiedo ai colleghi se possono evitare di rumoreggiare, perché vede Presidente stiamo…

PRESIDENTE. Ci penso io, onorevole Caligaris…

CALIGARIS (Gruppo Misto). Io sottolineo un aspetto Presidente, che non si può votare una legge per i centri antiviolenza e le case di accoglienza per donne maltrattate e dare una dimostrazione di poco rispetto nei confronti non di una donna, ma di un consigliere regionale. Volevo dire queste cose e dire che questa legge è proprio una legge del Consiglio perché è nata da due proposte di legge, nate all'interno del Consiglio, che hanno potuto usufruire dell'esperienza delle poche e tante donne che hanno fatto la storia di questo Consiglio regionale che meritano di essere ricordate tutte in questo momento e di tutte le donne che hanno lavorato volontariamente nei centri, prestando attenzione a donne maltrattate, e anche di tutti gli uomini che in questo momento ricoprono incarichi di responsabilità e che vogliono dare con il voto a questa legge un contributo alla cultura di questa Regione e al rispetto di tutte le istituzioni. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Caligaris. Io volevo soltanto, se mi consente, sottolineare il fatto che una larghissima condivisione della legge e una discussione unanime non può diventare, nella esternazione del nostro lavoro, un frutto della fretta con la quale la facciamo. La legge si fa in fretta perché è largamente condivisa. Io credo che sia questo il valore che attribuiamo al lavoro del Consiglio regionale. Le chiedo scusa, onorevole Caligaris.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto.

Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Io innanzitutto ringrazio il Presidente per quanto ha appena detto. Ma volevo stigmatizzare il fatto che se si arriva ad una votazione anche abbastanza rapida non penso sminuisca assolutamente l'importanza e il valore di questa legge, l'importante è che la Sardegna, da domani, abbia una legge della quale aveva assolutamente necessità e che tutta l'Aula approva. Volevo utilizzare i 10 secondi proprio per ricordare a tutta l'Aula, ma soprattutto alle colleghe che, da quasi due anni, in Commissione, giace una legge altrettanto importante e che, a mio modesto parere, si interseca benissimo con questa, anzi la renderebbe forse ancora più importante: quella sull'assegno di mantenimento a tutela del minore.

Vorrei che la stessa celerità che è stata data a questa legge venisse data anche all'altra e che ci fosse la consapevolezza, anche per questa legge, della immediata e urgente necessità di votarla. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanjust. Ha domandato di parlare la consigliera Barracciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BARRACCIU (D.S.), relatore di maggioranza. Sì Presidente. Due parole naturalmente per esprimere il parere favorevole ma anche la viva soddisfazione politica per i tempi e i modi con i quali la legge è stata oggi esitata dal Consiglio e anche per ringraziare, sempre velocemente ma non in maniera irritale, le persone che hanno collaborato alla stesura, che hanno dato il contributo fuori e anche dentro le Commissioni, mi riferisco alle Commissioni di pari opportunità, alla consigliera di parità regionale, alle associazioni femminili che fino ad oggi hanno lavorato in maniera volontaristica su questo problema, ai colleghi e alle colleghe, alla dottoressa Dessanay, al Presidente della Commissione e al Presidente del Consiglio un grazie particolare perché ha mantenuto la parola espressa durante un incontro con le consigliere delle associazioni femminili e delle commissioni di pari opportunità circa un anno fa, la parola di agevolare il più possibile l'esito di questa legge della quale il Consiglio regionale non può che andare fiero. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Barracciu. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Sì, io condivido quello che ha detto il Presidente del Consiglio, voterò ovviamente a favore di questa legge. Il fatto che questa legge sia andata veloce è anche dovuto all'attenzione con cui è stata esaminata in Commissione, è dovuto ad un sentimento di totale condivisione di ciò che sono i contenuti di questa legge, ed è anche legato alla speranza che l'attuazione di questa legge sia attenta alla soluzione di eventuali problemi tecnici che ci saranno in itinere. Però devo dire una cosa che non mi unisce alla esultanza dell'Aula, e cioè, mi spiego meglio… non all'esultanza, alla legittima soddisfazione, correggiamo i termini e rendiamoli più adeguati alle circostanze. Mi spiego meglio: abbiamo omesso di votare l'emendamento numero 4 che era quello per la provvista economica della legge, colleghi, anzi dovrei dire colleghe… perché le colleghe sono state più attente, la relatrice è la collega Barracciu. Se noi poniamo in carico alla Regione un 15 percento in più di spesa, come abbiamo fatto con l'emendamento numero 2… era automatico che se avessimo voluto garantire lo stesso impegno economico della Regione, quindi la stessa realizzazione di opere di attività da parte della Regione avremmo dovuto anche adeguare la posta economica. Non aver adeguato la posta economica significa che abbiamo semplicemente ridotto il numero degli interventi. Non vedo che ci sia alcun che di cui aver esultanza. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Vargiu. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

L'onorevole Ladu non c'è, decade la sua iscrizione.

Siamo alla votazione finale della legge.

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del testo unificato 184-185/A.

Votazione nominale

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Ladu ha votato a favore e dichiaro il mio voto favorevole.

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Capelli - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Giorico - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Salis - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Spissu - Uras - Vargiu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 67

votanti 67

maggioranza 34

favorevoli 67

(Il Consiglio approva).

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per due minuti per motivi tecnici.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 14, viene ripresa alle ore 19 e 27.)

Discussione e approvazione del testo unificato: "Norme in materia di polizia locale e politiche regionali per la sicurezza" (132-212/A) della proposta di legge La Spisa - Rassu - Sanjust - Contu - Licandro - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Pili: "Norme in materia di polizia locale della Regione autonoma della Sardegna" (132/A) e del disegno di legge: "Norme in materia di polizia locale e

politiche di sicurezza urbana" (212/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato numero 132-212/A.

Colleghi, se prendiamo posto, onorevole Bruno, sta arrivando l'Assessore agli enti locali, però secondo me possiamo anche iniziare, la Giunta è presente autorevolmente, quindi se i colleghi si rimettono a posto e se ci danno un po' di attenzione possiamo avviare i lavori su questo provvedimento.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il consigliere Bruno, relatore.

BRUNO (Progetto Sardegna), relatore. Sì, grazie se il Presidente…

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Scusi un attimo, onorevole Bruno, c'è una prenotazione dell'onorevole Vargiu. Pensavo fosse una cosa vecchia, onorevole Vargiu.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Io le volevo sottoporre, sull'ordine dei lavori, l'istanza che prima di mme aveva sottoposto il collega Cassano, e cioè questa legge che arriva oggi alla discussione dell'Aula si occupa di una materia che è oggetto anche di una proposta di legge che ha come primo firmatario il collega Cassano e poi ha altri firmatari del nostro Gruppo, che sostanzialmente incide sullo stesso identico argomento, perché incide sulle funzioni di controllo e di sicurezza del territorio attraverso le associazioni di volontariato e attraverso la polizia locale. Per cui, la richiesta che noi vorremmo fare sarebbe quella che questa legge possa ritornare in Commissione in modo da poter effettuare un percorso unificato con la proposta di legge sul riordino delle normative relative alle compagnie barracellari. Se ci fosse da parte dell'Aula la volontà di andare avanti, noi chiederemmo quanto meno l'impegno che la prima Commissione esamini, non appena riprese le attività del Consiglio regionale dopo la sospensione estiva, la proposta di legge sulle compagnie barracellari come primo argomento all'ordine del giorno. Perché non ha davvero un grande significato intervenire con una legge come questa, di riordino dell'attività di polizia sul territorio, dimenticandosi che esiste una componente con sei mila persone, che già operano sul territorio della Sardegna, che sta aspettando da anni le norme di riordino. Quindi, le chiederei di avere dall'Aula, su questo argomento, una risposta. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Vargiu. Grazie per… insomma, avevo detto all'onorevole Cassano che avremmo ripreso il tema sollevato, richiamando l'articolo 100 del Regolamento. Questo è stato oggetto di discussione anche nella Conferenza dei Capigruppo, e abbiamo convenuto che le proposte di legge di cui si parla, quelle sulle compagnie barracellari, siano un argomento complementare a questo e, quindi, c'era un impegno perché arrivasse in discussione nel più breve tempo possibile. Mi pare che questa sia anche la richiesta dell'onorevole Cassano, che invoca l'applicazione dell'articolo 100 del Regolamento. Penso che il Consiglio, se poi il Presidente della Commissione è d'accordo gli do la parola, possa prevedere che nella programmazione bimestrale dei lavori questo argomento sia prima esaminato in Commissione e conclusivamente in Consiglio. Il Presidente della Commissione ha chiesto di parlare, gli do la parola.

Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Sì, per confermare questa volontà, anche da parte della Commissione, e anche per osservare che il testo di cui ci occuperemo fra poco è teso a differenziare le due cose, cioè a non sovrapporre la associazione di volontariato o comunque l'istituto particolare del barracellato, che abbiamo nella nostra Isola, alle funzioni di polizia locale, quindi intendendo le proposte di legge relative come modifiche alla legge numero 25, nel senso che la Regione ha un suo strumento di legge che si occupa, appunto, del barracellato. Questo con l'impegno ovviamente di affrontarlo in quella sede e di portarlo quanto prima all'attenzione dell'Aula. Non c'è la volontà di metterlo da parte, altrimenti l'avremmo considerato nella discussione di questo testo di legge, unificando le diverse proposte. Ma è una cosa che abbiamo condiviso tutti quanti, insomma, quello di trattarlo in maniera separata rispetto alla polizia locale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Io condivido ciò che lei ha detto però, anche se non sono molto d'accordo col Presidente della prima Commissione, nel senso che: quanto prima, cosa vuol dire? Deve dire a settembre, a ottobre ecco…

PRESIDENTE. Quanto prima vuol dire, in base al Regolamento e anche all'articolo 100 da lei richiamato, che rientra nella programmazione bimestrale dei lavori che noi faremo alla ripresa. Questo è l'impegno che stiamo prendendo.

CASSANO (Riformatori Sardi). Io, richiamando l'articolo 100, ebbi modo di richiamare anche un'altra proposta di legge, e questo è sfuggito a tutti ed è bene precisarlo. Io due cose ho chiesto: quella sulle compagnie barracellari, e va bene, e poi ho richiamato la legge numero 146 che riguarda, che porta la data del 8 giugno 2005, che riguarda le polizie di Stato, l'Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza e la Polizia penitenziaria. Quindi, anche questa legge, che è stata sollecitata a più riprese al Presidente della Commissione, è bene che vada nello stesso canale preferenziale, così come va quella delle compagnie barracellari. Su questo vorrei sentire ugualmente il Presidente, che fa di testa, ma che comunque vorrei sentire dalla sua voce se è d'accordo o meno con quanto io ho richiesto. Grazie.

PRESIDENTE. Diciamo che sulle compagnie barracellari c'è un'intesa ampia, su questa magari facciamo un supplemento di discussione con la disponibilità a valutare la sua proposta. Grazie, onorevole Cassano.

Discussione e approvazione del testo unificato: "Norme in materia di polizia locale e politiche regionali per la sicurezza" (132-212/A) della proposta di legge La Spisa - Rassu - Sanjust - Contu - Licandro - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Pili: "Norme in materia di polizia locale della Regione autonoma della Sardegna" (132/A) e del disegno di legge: "Norme in materia di polizia locale e

politiche di sicurezza urbana" (212/A)

Ha facoltà di parlare il consigliere Bruno, relatore.

BRUNO (Progetto Sardegna), relatore. Grazie, signor Presidente. La Commissione autonomia ha approvato all'unanimità, con una sola astensione, nella seduta del 26 luglio 2007, il testo unificato che contiene le "Norme in materia di polizia locale e politiche regionali per la sicurezza". La Sardegna è l'unica Regione a non aver ancora legiferato in materia, nonostante la legge numero 65 del 7 marzo 1986 abbia attribuito proprio alle Regioni la titolarità della potestà legislativa in materia di polizia locale. La legge quadro nazionale ha disciplinato gli ambiti delle due principali fonti che normano la materia: le leggi regionali ed i regolamenti comunali. Alle Regioni sono attribuite le necessarie funzioni di indirizzo e coordinamento, nel rispetto della potestà regolamentare delle autonomie locali. Le Regioni, inoltre, a seguito delle modifiche del Titolo V della Costituzione, hanno competenze esclusive nella legislazione in materia di polizia amministrativa locale. Infatti, il comma 2, lettera H) dell'articolo 117 della Costituzione, indica tra le materie a legislazione esclusiva dello Stato l'ordine pubblico e la sicurezza, escludendo la polizia amministrativa locale.

Attualmente, nell'ordinamento italiano, i corpi di polizia locale non solo svolgono le funzioni cui sono istituzionalmente preposti, ma sono chiamati a svolgere le funzioni di agente di polizia giudiziaria (sulla base del codice di procedura penale), funzioni di polizia di sicurezza, seppur ausiliare (sulla base della legge quadro nazionale), nonché agenti di polizia stradale (ai sensi dell'art. 12 del codice della strada). Nell'ambito delle competenze in materia di sicurezza pubblica, pur rimanendo in capo allo Stato la garanzia unitaria della tutela della sicurezza e della legalità, sempre più in questi anni si è affermato il ruolo degli enti locali, che sicuramente dispongono di una visione delle problematiche fortemente ancorate alle dinamiche del territorio. La funzione della polizia locale diventa quindi centrale nella politica di sicurezza delle amministrazioni locali, per il forte radicamento sul territorio e per la conoscenza effettiva dei problemi. La polizia locale diventa così polizia di prossimità.

Il testo però non si limita a normare la materia relativa alla polizia locale, ma definisce anche le politiche regionali per la sicurezza. Si sta sviluppando in questi anni una visione delle politiche di sicurezza più ampia e comprensiva rispetto non solo al concetto di ordine pubblico, ma anche a quello di prevenzione della criminalità. Le politiche di sicurezza si basano in particolare su interventi che svolgono una funzione di rassicurazione, di rafforzamento dei legami sociali sulla base delle percezioni di insicurezza dei cittadini. Il tema della prossimità rimanda anche alle funzioni proprie che il Comune in questi anni ha assunto anche in materia di sicurezza, con il processo di decentramento iniziato nel '77 con il D.P.R. 616 fino alle modifiche del titolo quinto della Costituzione del 2001. Le funzioni di cui è diventato titolare il Comune e il rilievo assunto dalla figura del Sindaco, hanno di fatto comportato un ampliamento, una estensione dei soggetti responsabili della sicurezza, non solo la Prefettura e gli organi di polizia dello Stato cui comunque competono le funzioni proprie di tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico, ma anche gli enti locali, principalmente i Comuni, e poi le Province, attraverso la polizia locale. Dopo aver udito le organizzazioni sindacali e attentamente esaminato le loro articolate proposto, la Commissione ha proceduto a unificare i testi, in gran parte convergenti, del disegno di legge 212 della Giunta regionale e della proposta di legge 132 La Spisa e più, cercando di armonizzare contenuti e procedure. Sono state introdotte nel testo modifiche tendenti a rendere conforme il progetto di legge, con le previsioni della legislazione regionale vigente, in particolare la legge regionale numero 9 del 2006, in materia di conferimento di funzioni e competenze agli enti locali, la legge regionale numero 12 del 2005 che disciplina le modalità di associazione tra i Comuni, la legge regionale numero 1, che codifica le procedure relative a rapporti con il Consiglio delle autonomie locali e la Conferenza Regione enti locali. In armonia con la legge numero 9 abbiamo affidato la generalità delle competenze e delle funzioni al Comune, salvo quelle che la legge, per ragioni di unitarietà e di adeguatezza, non affidi alle Province. Alla Regione permane l'indirizzo e il controllo delle funzioni, la programmazione degli interventi, la promozione dell'esercizio associato delle funzioni tra i Comuni, specie quelli più piccoli non in grado da soli di istituire un corpo o un servizio di polizia comunale. La funzione di polizia locale rientra, infatti, con l'approvazione della legge, tra i servizi fondamentali per e in forma associata delle funzioni così come previsto dalla legge regionale numero 12 del 2005.

L'obiettivo della legge, come detto, però non è solo quello di normare la materia relativa alla polizia locale, ma anche di disciplinare interventi per favorire la realizzazione di un sistema integrato di sicurezza nel territorio regionale. Con la presente legge viene istituita la conferenza regionale per la sicurezza, che si riunisce almeno una volta all'anno, per discutere le politiche regionali, per la polizia locale e la sicurezza e gli indirizzi per l'esercizio integrato delle funzioni dei diversi enti. L'organismo coincide con la Conferenza permanente Regione enti locali di cui all'articolo 12 della legge numero 9 del 2006, alla conferenza sono poi invitate autorità statali e regionali e le organizzazioni sindacali. Parallelamente viene istituito, con funzioni prettamente consultive e propositive, il comitato tecnico consultivo, di cui fanno parte dirigenti esperti, comandanti di polizia locale e quello del corpo forestale e di vigilanza ambientale. Nell'ambito del sistema integrato di sicurezza la Giunta regionale, sentiti il comitato tecnico consultivo ed acquisita l'intesa Regione enti locali, è tenuta ad approvare ogni due anni un programma di interventi finalizzato alla sicurezza e alla tutela sociale del territorio regionale, un programma di interventi volto a finanziare progetti, presentati da enti locali singoli o associati, a cui è connesso un piano di formazione necessario per la preparazione e l'aggiornamento costante degli addetti alla polizia locale.

Con la legge viene fatta chiarezza anche sui rapporti con le associazioni di volontariato. La Regione riconosce, in armonia con la legislazione vigente, il ruolo svolto dalle compagnie barracellari, dalle associazioni di volontariato per l'educazione alla convivenza e rispetto della legalità, l'integrazione, l'inclusione sociale, valorizza l'attività svolta, in ausilio alla polizia locale specie per il presidio del territorio, interventi di protezione civile e di tutela dell'ambiente. Un tema, come dicevamo, quello delle compagnie barracellari sul quale è opportuno intervenire con modifiche alla legislazione vigente per meglio disciplinare l'attività anche in coerenza con la legge in discussione. Un testo insomma quello che la Commissione presenta oggi in Aula, che nasce dalla consapevolezza di dover intervenire sulle politiche sulla sicurezza attraverso una politica regionale di sostegno e di coordinamento al fine di assicurare che le funzioni di polizia locale siano svolte su tutto il territorio regionale in modo efficace ed omogeneo e nel tempo stesso siano sviluppate politiche integrate per la sicurezza territoriale. Non a caso abbiamo voluto disciplinare i criteri generali dell'organizzazione dello svolgimento delle funzioni di pool di polizia locale da parte dei Comuni e delle Province nel rispetto delle procedure previste dalle leggi regionali vigenti approvate da questo Consiglio regionale e finalizzate a rendere effettiva l'autonomia gestionale ed organizzativa degli enti locali nell'ambito del principio di sussidiarietà. Impostazione evidentemente condivisa dal Consiglio delle autonomie locali che ha espresso il proprio parere positivo in data 25 luglio 2007, trasmettendo alla Commissione anche alcune proposte emendative in gran parte accolte.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Bruno. Non ho iscritti a parlare votiamo il passaggio all'esame degli articoli. Prego

Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 1.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art 1

Oggetto e finalità

1. La presente legge detta norme generali per l'esercizio delle funzioni di polizia locale degli enti locali e disciplina interventiregionali per favorire la realizzazione di un sistema integrato di sicurezza del territorio regionale.

2. La Regione, nel rispetto della competenza statale in materia di ordine pubblico, concorre alla prevenzione delle attività illecite, alla sicurezza del territorio ed all'ordinata convivenza civile. Promuove l'esercizio coordinato delle funzioni di polizia locale, favorisce la cooperazione fra le forze di polizia ad ordinamento statale, regionale e locale, sostiene l'azione degli enti locali e delle associazioni di volontariato.

3. La polizia locale e le associazioni di volontariato partecipano alle attività di protezione civile secondo le competenze stabilite per la Regione e gli enti locali dal capo VII del titolo III della legge regionale 12 giugno 2006, n. 9 (Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali).)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 2.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art 2

Funzioni della Regione

1. La Regione:

a) svolge, ai sensi dell'articolo 3, comma 2, della legge regionale n. 9 del 2006 funzioni di indirizzo generale e coordinamento, per favorire livelli adeguati del servizio sull'intero territorio regionale;

b) promuove l'esercizio associato delle funzioni di polizia locale fra i comuni di minore dimensione ai sensi della legge regionale 2 agosto 2005, n. 12 (Norme per le unioni di comuni e le comunità montane. Ambiti adeguati per l'esercizio associato di funzioni);

c) programma, nel rispetto delle procedure di concertazione con gli enti locali previsti dalla legge regionale 17 gennaio 2005 n. 1 (Istituzione del Consiglio delle autonomi e locali e della Conferenza permanente Regione - enti locali), gli interventi di cui all'articolo 7;

d) promuove, d'intesa con i competenti organi statali, forme di collaborazione a livello regionale e locale tra le forze di polizia locale e le forze delle polizie di Stato;

e) garantisce assistenza tecnica ed eroga finanziamenti agli enti locali e alle organizzazioni operanti nel settore della sicurezza;

f) promuove attività di ricerca e documentazione in tema di sicurezza, prevenzione e repressione delle attività illecite contro l'ambiente e il territorio;

g) promuove accordi tra gli enti locali per il coordinamento dei sistemi informatici, informativi e di comunicazione e a tal fine promuove la costituzione presso il sistema informativo territoriale regionale di apposite banche dati, e ne promuove l'interscambio e la connessione con i sistemi delle forze di polizia dello Stato operanti nel territorio.

2. La Regione garantisce la formazione professionale e il costante aggiornamento degli addetti alla polizia locale, mediante la previsione e il finanziamento di specifici interventi formativi ai sensi dell'articolo 74 comma 1, lettera d), della legge regionale n. 9 del 2006.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 3.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 3

Funzioni del comune

1. I comuni esercitano, in forma singola o associata, tutte le funzioni di polizia locale, salvo quelle che la legge conferisce, per ragioni di adeguatezza ed esigenze di esercizio unitario, alle province.

2. I comuni concorrono alle politiche regionali per la sicurezza con:

a) l'elaborazione e la gestione di progetti per la sicurezza e la tutela sociale delle zone urbane e del territorio comunale, di cui all'articolo 7;

b) l'orientamento delle politiche sociali e urbanistiche a finalità di sicurezza e di recupero del disagio ed inclusione sociale;

c) lo svolgimento di azioni positive di informazione, sensibilizzazione, promozione del senso civico e delle legalità.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 4.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 4

Funzioni della provincia

1. Spettano alle province i compiti di polizia amministrativa nelle materie di competenza provinciale o ad esse conferite.

2. Le province concorrono alle politiche regionali per la sicurezza con:

a) l'elaborazione e la gestione di progetti per la sicurezza e la tutela sociale del territorio della provincia, di cui all'articolo 7;

b) il monitoraggio dei fenomeni sociali e culturali relativi alla illegalità diffusa e l'analisi di tematiche specifiche caratterizzanti il territorio;

c) la promozione di attività di formazione sociale e culturale per la prevenzione ed il contrasto dei fenomeni di illegalità e di devianza.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 5.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 5

Conferenza regionale per la sicurezza

1. Almeno una volta all'anno la Conferenza permanente Regione - enti locali, di cui all'articolo 12 della legge regionale n. 1 del 2005, si riunisce per discutere le politiche regionali per la polizia locale e la sicurezza e gli indirizzi per l'esercizio integrato delle funzioni dei diversi enti.

2. Sono invitati a partecipare a tali sedute autorità statali e regionali competenti in materia di sicurezza e le organizzazioni sindacali di categoria a livello regionale.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 6.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 6

Comitato tecnico consultivo

1. E' istituito il Comitato tecnico regionale per la polizia locale, con funzioni consultive.

2. Del Comitato tecnico fanno parte:

a) il dirigente della struttura regionale competente in materia di polizia locale, che lo presiede;

b) il comandante regionale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale;

c) quattro comandanti di corpi di polizia comunale o provinciale, di cui almeno uno comandante di corpo di una forma associativa fra comuni, e un responsabile di servizio di polizia locale di comune in cui non è istituito il corpo, designati dal Consiglio delle autonomie locali;

d) tre esperti, designati dal Consiglio delle autonomie locali, con qualificata competenza in materie connesse alle attività di polizia locale.

3. Il comitato tecnico esprime alla Giunta regionale parere obbligatorio:

a) sul programma regionale per i progetti per la sicurezza e tutela sociale di cui all'articolo 7;

b) sul decreto del Presidente della Regione per le caratteristiche degli strumenti operativi, dei segni distintivi e delle uniformi di cui all'articolo 16;

c) sul decreto del Presidente della Regione per l'omogeneizzazione della modulistica di cui all'articolo 16;

d) sui criteri per lo svolgimento del servizio di polizia locale, di cui all'articolo 11, comma 2;

e) sui criteri per la costituzione e la gestione delle banche dati di cui all'articolo 2, comma 1, lettera g).

4. I pareri sono resi entro trenta giorni dalla richiesta, decorsi i quali se ne prescinde.

5. Il Comitato tecnico può formulare proposte in tutte le materie inerenti la polizia locale.

6. Il Comitato è nominato con decreto del Presidente della Regione e dura in carica per la legislatura.

7. La perdita dei requisiti per la nomina di cui al comma 2, lettera c), comporta la decadenza di diritto da componente del Comitato. Alla sostituzione dei decaduti si provvede con le modalità previste per la nomina; i nuovi componenti restano in carica per il tempo residuo.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 7.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 7

Sistema integrato di sicurezza. Programma regionale

1. La Giunta regionale, sentito il Comitato tecnico consultivo, acquisita l'intesa ai sensi dell'articolo 13 della legge regionale n. 1 del 2005, approva, ogni due anni, un programma di interventi per la realizzazione di un sistema integrato per la sicurezza e la tutela sociale del territorio regionale.

2. Il programma è volto a finanziare progetti per:

a) la promozione di accordi con il governo nazionale in tema di sicurezza e di tutela ambientale e territoriale;

b) il concorso al finanziamento ed all'attuazione dei progetti per la sicurezza presentati dagli enti locali, singoli o associati ai sensi della legge regionale n. 12 del 2005, volti a rafforzare la sicurezza nel territorio e promuovere azioni positive di carattere sociale e di educazione alla legalità;

c) la realizzazione di sistemi informativi integrati sui comportamenti illeciti, in particolare inerenti l'ambiente e il territorio e fenomeni sociali ad essi collegati.

3. Il programma, determina: i criteri e le priorità, con riguardo particolare ai territori in cui si manifestano accentuati fenomeni di devianza e illegalità diffusa, per il finanziamento dei progetti; i termini e le modalità per la presentazione degli stessi, gli importi massimi e minimi finanziabili.

4. Il programma individua i raccordi e le modalità di integrazione degli interventi in esso previsti con le politiche regionali in materia di interventi socio - assistenziali, tutela dell'ambiente e riqualificazione del territorio, protezione civile.

5. Il programma stabilisce gli interventi formativi necessari per l'attuazione del comma 2 dell'articolo 2, ne individua gli standard formativi, la tipologia e la durata per: la formazione di base; l'aggiornamento e la riqualificazione; l'eventuale formazione integrata con altre forze di polizia. Gli interventi sono inseriti nel programma regionale per la formazione professionale.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 8.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 8

Volontariato

1. La Regione riconosce e promuove, secondo quanto stabilito dalle norme regionali in materia, il ruolo svolto dalle forme di volontariato per l'educazione alla convivenza e il rispetto della legalità, l'integrazione e l'inclusione sociale. Valorizza inoltre il contributo dato dalle associazioni di volontariato, in collaborazione con la polizia locale e le altre autorità preposte, al presidio del territorio regionale, agli interventi di protezione civile e di tutela dell'ambiente.

2. L'utilizzazione delle associazioni di volontariato e dei barracelli da parte della polizia locale nello svolgimento di attività proprieè ammessa in occasione di particolari manifestazioni o altri eventi che possono comportare pericolo per l'incolumità pubblica. I volontari e i barracelli operano alle dirette dipendenze dell'operatore di polizia locale presente più alto in grado.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 9.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art 9

Potestà regolamentare degli enti locali

1. Gli enti locali disciplinano, nell'esercizio della potestà regolamentare ad essi spettante ai sensi dell'articolo 117 comma 6 della Costituzione, l'organizzazione e lo svolgimento delle funzioni di polizia locale. I regolamenti degli enti locali si attengono ai principi dettati dal presente Capo al fine di assicurare livelli adeguati del servizio e parità di trattamento per gli amministrati in tutto il territorio regionale.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 10.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 10

Funzioni di polizia locale

1. I corpi di polizia locale, ove istituiti svolgono, oltre quelle specificamente attribuite dalle norme e disposizioni locali, le seguenti funzioni:

a) vigilanza sull'osservanza delle leggi, dei regolamenti, delle ordinanze e altri provvedimenti amministrativi dello Stato, della Regione e degli enti locali, nell'ambito delle competenze dell'ente di appartenenza;

b) il controllo della mobilità e della sicurezza stradale, nel rispetto della legislazione statale vigente;

c) le funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza demandate dallo Stato;

d) le funzioni di polizia giudiziaria, ai sensi dell'articolo 57, comma 2, lettera b), del Codice di procedura penale;

e) il soccorso in caso di calamità, disastri o altri eventi o casi di privato infortunio e la collaborazione nelle attività di protezione civile di competenza dell'ente di appartenenza;

f) la tutela dei consumatori con particolare riguardo al controllo dei prezzi ed alla repressione delle forme di commercio irregolari;

g) i servizi d'onore e di vigilanza;

h) attività di vigilanza e di tutela urbanistica, ambientale e del demanio, anche in cooperazione con i competenti organi regionali;

i) attività di educazione stradale e promozione dello spirito civico a favore di studenti, sulla base di intese con le autorità scolastiche;

l) ogni altro compito di polizia amministrativa, ivi compreso il controllo sui tributi di competenza;

m) supporto agli organi sanitari nelle attività di controllo igienico sanitarie;

n) controllo e tutela del patrimonio pubblico;

o) supporto agli organi di vigilanza e controllo in ambito di polizia amministrativa sulla base di accordi con le rispettive amministrazioni competenti.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 11.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 11

Criteri per lo svolgimento del servizio di polizia locale

1. I comuni, singoli o associati nelle forme previste dalla legge regionale n. 12 del 2005, e le province garantiscono lo svolgimento del servizio di polizia locale.

2. Al fine di garantire l'efficacia e la continuità operativa del servizio di polizia locale, la Giunta regionale a seguito di ricognizione analitica dell'organizzazione dei servizi di polizia locale in essere, stabilisce il numero minimo di addetti per fasce omogenee di enti locali, tenendo conto della densità demografica, dei flussi stagionali della popolazione, della morfologia del territorio. La delibera è adottata, previa intesa ai sensi dell'articolo 13 della legge regionale n. 1 del 2005, su proposta dell'Assessore competente in materia di polizia locale, sentito il Comitato tecnico di cui all'articolo 6.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 12.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 12

Istituzione del Corpo di polizia comunale

1. I comuni singoli o associati possono istituire il corpo di polizia locale quando il numero di addetti, nel rispetto dei criteri di cui all'articolo 11, non sia inferiore a sette unità.

2. Il corpo è istituito con regolamento del comune o della forma associativa. Il regolamento assicura l'autonomia funzionale del Corpo rispetto ad altre strutture organizzative dell'ente. Il comandante è responsabile della direzione tecnica, operativa e funzionale degli appartenenti al corpo e ne risponde al sindaco o al presidente della forma associativa nell'ambito dei poteri di controllo e di indirizzo politico amministrativo spettanti agli organi politici ai sensi dell'articolo 107 del Testo unico degli enti locali.

3. Gli enti locali, nel disciplinare l'accesso ai ruoli della polizia locale, si uniformano al principio della pari opportunità tra uomini e donne.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 13.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art 13

Gestioni in forma associata

1. La funzione di polizia locale rientra fra i servizi comunali fondamentali per l'esercizio in forma associata di cui all'articolo 2, comma 2, lettera c), della legge regionale n. 12 del 2005.

2. La Regione promuove l'esercizio associato delle funzioni di polizia locale negli ambiti adeguati ai sensi dell'articolo 12 e dell'articolo 14, comma 1, lettera c), della legge regionale n. 12 del 2005.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 14.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 14

Istituzione del Corpo di polizia provinciale

1. Le province possono istituire un corpo di polizia provinciale con un numero di addetti non inferiore a sette e nel rispetto dei criteri fissati dalla Giunta regionale ai sensi della articolo 11, comma 2.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 15.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 15

Tutela della salute degli operatori

1. I comuni, singoli o associati, e le province adottano misure per la tutela della salute e dell'integrità fisica degli addetti ai servizi di polizia locale, anche attraverso adeguate modalità di organizzazione del lavoro, dei servizi e degli orari.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 16.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 16

Strumenti operativi, segni distintivi ed uniformi

1. Con Decreto del Presidente della Regione sono stabilite, nel rispetto del divieto di assimilazione a quelle militari, le caratteristiche delle uniformi e dei relativi simboli distintivi di grado e le caratteristiche dei mezzi e degli strumenti in dotazione alla polizia locale. Sulle divise e i mezzi sono apposti elementi identificativi dell'ente di appartenenza e lo stemma della Regione Sardegna.

2. Il Decreto è emanato su deliberazione della Giunta regionale adottata, previa intesa ai sensi dell'articolo 13 della legge regionale n. 1 del 2005, su proposta dell'Assessore competente in materia di polizia locale, sentito il Comitato tecnico di cui all'articolo 6.

3. Con le stessa procedura sono adottati indirizzi per l'omogeneizzazione dei moduli degli atti di competenza della polizia locale.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 17.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 17

Ambito territoriale dell'attività di polizia locale

1. L'attività di polizia locale è svolta nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza o nell'ambito territoriale degli enti che esercitano la funzione in forma associata, ovvero al di fuori dello stesso in caso di necessità dovuto alla flagranza dell'illecito commesso nel territorio di appartenenza.

2. In relazione a fattori di natura contingente e temporanea, gli addetti alla polizia locale, previa intesa tra gli enti interessati, possono svolgere le proprie funzioni presso altra amministrazione nell'ambito territoriale di questa; in tal caso, essi operano alle dipendenze funzionali dell'autorità locale che ne ha fatto richiesta, mantenendo la dipendenza gerarchica dall'ente di appartenenza. Per gli interventi di protezione civile si applicano le disposizioni vigenti in materia.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo numero 18, chiedo scusa 19, c'è un errore il 19 in realtà è il 18. Quindi l'articolo 19 è il 18.

Passiamo all'esame dell'articolo 18.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 18

Norma finanziaria

1. Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge sono valutati in euro 1.000.000 per l'anno 2007, in euro 4.000.000 per l'anno 2008 ed in euro 10.000.000 per gli anni successivi.

2. Nel bilancio della Regione per gli anni 2007-2010 sono apportate le seguenti modifiche:

in aumento

Strategia 01 - Istituzionale

Funzione Obiettivo 06 - Sistema delle autonomie locali

UPB S01.06.001

Trasferimenti agli enti locali - parte corrente

2007 euro 1 000.000

2008 euro 2 000.000

2009 euro 4 000.000

2010 euro 5 000.000

UPB S01.06.002

Trasferimenti agli enti locali - investimenti

2007 euro ----

2008 euro 2 000.000

2009 euro 6 000.000

2010 euro 5 000.000

in diminuzione

Strategia 08 - Somme non attribuibili

Funzione obiettivo 01 - Attività generali e di gestione finanziaria

UPB S08.01.002 F

ondo per nuovi oneri legislativi di parte corrente.

(capitolo 08.0024)

2007 euro 1 000.000

2008 euro 4 000.000

2009 euro 10 000.000

2010 euro 10 000.000

mediante riduzione delle seguenti riserve della tabella A allegata alla legge regionale29 maggio 2007, n. 2 (legge finanziaria per l'anno 2007):

Voce 6:

2007 euro 1.000.000

2008 euro 1.000.000

2009 euro 1.000.000

2010 euro 1.000.000

Voce 8:

2007 euro ----

2008 euro 3.000.000

2009 euro 9.000.000

2010 euro 9.000.000

3. Le spese per l'attuazione della presente legge gravano sulle suddette UPB del bilancio della Regione per gli anni 2007-2010 e su quelle corrispondenti dei bilanci per gli anni successivi.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 19.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 19

Disposizioni transitorie

1. In sede di prima applicazione:

a) entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge sono nominati i componenti del Comitato tecnico consultivo di cui all'articolo 6;

b) entro sei mesi è convocata la Conferenza regionale per la sicurezza in previsione della predisposizione degli atti regionali per l'attuazione della presente legge.

2. Gli enti locali adeguano le proprie norme e la propria organizzazione a quanto previsto dalla presente legge entro tre anni dalla sua entrata in vigore. Per le attività conseguenti ad atti di competenza della Giunta regionale i tre anni decorrono dall'adozione degli stessi.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico della votazione conclusiva della legge del testo unificato 132-212/A.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Calledda ha votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cassano - Cerina - Cherchi Silvio - Corrias - Diana - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gallus - Giagu - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Liori - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Petrini - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras - Vargiu.

Si è astenuto: il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 48

votanti 47

astenuti 1

maggioranza 24

favorevoli 47

(Il Consiglio approva).

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti di sospensione, colleghi. Dobbiamo approvare rapidamente un altro provvedimento che abbiamo bisogno di mettere a punto.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 45, viene ripresa alle ore 20 e 14.)

PRESIDENTE. Colleghi, abbiamo praticamente esaurito i nostri lavori. Dichiaro chiusa la seduta e auguro a tutti buone ferie. La convocazione del Consiglio avverrà a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 20 e 15.



Allegati seduta

Testo delle interrogazioni annunziate in apertura di seduta.

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sui finanziamenti concessi dalla Sfirs Spa alle aziende editoriali sarde e sulla situazione di sofferenza del gruppo editoriale Epolis.

I sottoscritti,

premesso che la Società finanziaria per l'industria e la rinascita della Sardegna (Sfirs), società per azioni controllata dalla Regione, ha quale scopo sociale la promozione e il sostegno delle iniziative economiche nell'Isola;

considerato che tale scopo viene di norma perseguito selezionando, tra le aziende che presentano domanda di finanziamento, quelle appartenenti ai settori ritenuti strategici per l'economia isolana e in grado di generare un'effettiva e importante ricaduta occupazionale a beneficio dei sardi;

preso atto che, a giudicare dalle ripetute e consistenti riduzioni operate sulla dotazione finanziaria delle leggi regionali a sostegno diretto e indiretto dell'editoria quali la legge regionale 3 luglio 1998, n. 22, e la legge regionale 15 ottobre 1997, n. 26, l'Amministrazione attualmente in carica non ritiene l'editoria un settore strategico per l'economia sarda;

rammentata l'interrogazione presentata dai sottoscritti il 25 gennaio 2007, avente argomentazioni analoghe, cui il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio ritennero di non essere tenuti a dare risposta, trattandosi di materia di competenza dell'Assessore dell'industria;

sottolineato che, dal 17 luglio 2007, i quotidiani del gruppo editoriale Epolis, non meno di 14 testate a tiratura locale, due delle quali interamente realizzate e distribuite in Sardegna, hanno sospeso le pubblicazioni per una non meglio precisata sofferenza aziendale,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'industria affinché riferiscano:

1) a quanto ammontano i finanziamenti concessi dalla Sfirs Spa alle aziende editoriali sarde nel corso della tredicesima legislatura regionale;

2) se risponde a verità che il consiglio di amministrazione della Sfirs Spa ha deliberato, nello scorso mese di dicembre, la concessione di un finanziamento ordinario al gruppo editoriale Epolis, per una somma pari a 3 milioni di euro;

3) se, nel momento in cui il consiglio di amministrazione della Sfirs Spa ha deliberato la concessione del finanziamento, il procedimento istruttorio della relativa pratica era stato portato a termine;

4) se la concessione del finanziamento è subordinata all'assunzione con contratti a tempo indeterminato, da parte dell'azienda editoriale di cui sopra, di cittadini sardi disoccupati e, in caso affermativo, in quale numero;

5) se ritengono che la concessione del finanziamento di cui sopra risponda allo scopo sociale della Sfirs Spa, vale a dire se ritengono che essa abbia innegabili effetti positivi sullo sviluppo economico della Sardegna;

6) se ritengono opportuno che la Sfirs Spa conceda un finanziamento di tale entità a un'azienda operante in un settore che l'Amministrazione regionale in carica non ritiene strategico per l'economia dell'Isola;

7) se il collegio sindacale della Sfirs Spa si è espresso sulla concessione di tale finanziamento e in quali termini;

8) se ritengono che l'azienda editoriale finanziata sia in possesso di tutti i requisiti necessari per accedere al finanziamento concessole dalla Sfirs Spa, sia per quanto riguarda la situazione in cui versa il bilancio sociale che per quanto concerne le garanzie finanziarie fornite all'atto della richiesta del finanziamento;

9) se il consiglio di amministrazione della Sfirs Spa è stato messo nelle condizioni di deliberare in piena autonomia relativamente alla pratica per la concessione del finanziamento di cui sopra;

10) se il finanziamento concesso è stato effettivamente erogato, se la somma è nella piena disponibilità del richiedente e fin da quale data;

11) se ritengono che il finanziamento concesso possa essere sufficiente a consentire all'azienda di superare la situazione di sofferenza in cui versa;

12) se alla Sfirs Spa risultano pervenute ulteriori richieste di finanziamento da parte del gruppo editoriale Epolis;

13) quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di garantire che la Sfirs Spa sia in grado di recuperare il finanziamento concesso al gruppo editoriale Epolis, alle condizioni stabilite all'atto dell'erogazione. (941)

Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione della Gestione governativa Ferrovie di Sardegna (FdS) di assumere, con contratto di formazione lavoro, 21 operatori di esercizio.

La sottoscritta,

appreso che:

- la Direzione generale di Cagliari della Gestione governativa Ferrovie della Sardegna deve procedere all'assunzione di 21 operatori di esercizio (CCNL autoferrotranvieri del 27 novembre 2000 - ex conducenti di linea), in possesso di patente D+CAP e del diploma di scuola media inferiore, con contratto di formazione lavoro per un periodo di 12 mesi eventualmente rinnovabile per altri 12;

- le sedi di lavoro sono tutte ricomprese nell'ambito della Provincia di Cagliari;

- nell'eventualità in cui non fosse possibile ricorrere al contratto di formazione lavoro, o nel caso in cui l'iter burocratico per l'approvazione del progetto di formazione dovesse protrarsi oltre i termini tecnicamente necessari per l'immissione in servizio del personale, la Gestione governativa Ferrovie della Sardegna procederà all'assunzione di n. 21 operatori di esercizio, in possesso di patente D+CAP e del diploma di scuola media inferiore, con contratto a tempo determinato per un periodo di 12 mesi eventualmente rinnovabile per altri 12;

rilevato che per le assunzioni a tempo determinato possono concorrere solo i cittadini disoccupati e inoccupati che risultino iscritti nell'elenco anagrafico del Centro dei servizi per il lavoro competente per territorio;

evidenziato che:

- la Gestione governativa Ferrovie della Sardegna il 7 settembre 2004, dopo una selezione, mediante sorteggio, di tutte le domande pervenute nel periodo 1 gennaio 2002 - 6 settembre 2004, ha stipulato 26 convenzioni di assuntori di passaggio a livello (ex lege n. 14 del 1965) nella tratta ferroviaria Cagliari-Monserrato;

- la retribuzione lorda prevista dalle convenzioni è di circa 715 euro (per 13 mensilità) ed il contratto avrà durata di tre anni, "fatta salva la facoltà di risoluzione anticipata per soppressione del servizio in seguito al completamento dei lavori di costruzione della metropolitana leggera di Cagliari";

sottolineato che:

- le convenzioni-contratto, rinnovate, presentano evidenti aspetti di irregolarità e di illegittimità particolarmente gravi se riferite ad un ente pubblico;

- in previsione dell'entrata in funzione della metropolitana leggera di Cagliari molti dei giovani convenzionati, per migliorare la propria condizione ed acquisire nuove professionalità, hanno acquisito, a proprie spese, le patenti D+CAP;

sottolineato, inoltre, che:

- la metropolitana leggera di Cagliari è pronta ad entrare in esercizio dal prossimo mese di settembre per far fronte anche alle gravi carenze di organico (in particolare autisti) delle Ferrovie di Sardegna;

- la Gestione governativa se vorrà, come previsto, far funzionare la metropolitana leggera Cagliari-Monserrato dovrà assicurare, attraverso imprese di appalto, numerosi servizi tecnici di gestione e di manutenzione, compresi gli impianti semaforici non essendo state formate, in Sardegna, le indispensabili figure professionali;

denunciato che:

- 26 giovani, oltre allo sfruttamento cui sono sottoposti con un contratto atipico inaccettabile a termini di legge, sono ora costretti a subire la beffa di non poter partecipare al bando di gara perché risultano "occupati" non essendo "cittadini disoccupati e inoccupati che risultino iscritti nell'elenco anagrafico del Centro dei servizi per il lavoro";

- la Gestione governativa Ferrovie della Sardegna intende utilizzare fondi per la formazione professionale cui avrebbe dovuto provvedere in passato;

osservato che:

- sono in corso contatti per la definizione del passaggio alla Regione delle Gestioni governative Ferrovie della Sardegna e Ferrovie meridionali sarde;

- la Giunta sta predisponendo in proposito un disegno di legge,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dei trasporti per conoscere se non ritengono opportuno:

1) intervenire nei confronti del Governo per denunciare e stigmatizzare i comportamenti, tenuti negli anni, dalla Gestione governativa Ferrovie di Sardegna in materia di personale senza coprire le carenze di organico, di rinnovo e manutenzione del parco mezzi;

2) chiedere con forza al Commissario governativo Giovanni Caruso di annullare il bando di gara e di procedere a regolarizzare la posizione dei 26 giovani "precari" utilizzando le loro professionalità e predisponendo un programma di assunzioni e formazione professionale per coprire i vuoti di organico prima del passaggio alla Regione. (942)

Interrogazione Cucca - Biancu - Sabatini - Cuccu Giuseppe, con richiesta di risposta scritta, sulla possibilità di attivare il servizio di vigilanza a favore delle guardie mediche turistiche.

I sottoscritti,

premesso che le guardie mediche turistiche, al pari delle guardie mediche, svolgono il servizio di assistenza sanitaria presso le località di mare e di svago presenti nell'Isola;

tenuto conto che è nota la situazione di grave rischio per la sicurezza in cui operano tali operatori sanitari, attesi anche gli episodi, anche recenti, che li hanno visti protagonisti di aggressioni, non solo verbali, con grave rischio per la loro incolumità fisica;

considerato che la presenza di personale ausiliario di vigilanza giurata presso le strutture di guardia medica turistiche, pur non risolvendo i problemi, non solo sarebbe fattore deterrente sui possibili atti di violenza, ma porrebbe gli operatori del servizio nella condizione di svolgere il proprio lavoro con più serenità ed efficienza, evitando il ripetersi di episodi, anche gravissimi, simili a quelli già verificatisi nel passato,

ciò premesso, chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per conoscere se, ed eventualmente in quali tempi, la Giunta ritenga opportuno, al fine di salvaguardare l'incolumità degli operatori del servizio svolto presso le guardie mediche turistiche in Sardegna, attivarsi per adottare e garantire il servizio di vigilanza giurata presso i punti di soccorso delle strutture mediche turistiche. (943)

Interrogazione Sanjust, con richiesta di risposta scritta, sull'ingiunzione, da parte di ANAS e province, per la rimozione dei cartelloni pubblicitari come previsto dall'articolo 110 delle norme tecniche di attuazione del Piano paesaggistico regionale.

Il sottoscritto,

premesso che:

- l'articolo 110 delle norme tecniche di attuazione del Piano paesaggistico regionale (PPR) fa divieto di "collocare cartelli e altri mezzi di pubblicità commerciale", estendendo tale divieto "lungo le viabilità principali della Regione (statali e provinciali) lungo i cigli delle strade e comunque per tutto l'ambito dei coni visivi degli automobilisti";

- al comma 3 del medesimo articolo viene imposto che "Entro dodici mesi dall'entrata in vigore del PPR deve essere rimossa tutta la cartellonistica commerciale dislocata lungo la viabilità principale della Regione";

- recentemente, alle aziende che avevano installato tali cartelloni pubblicitari commerciali sono pervenute le lettere, da parte dell'ANAS e delle amministrazioni provinciali per provvedere, fra il 31 agosto e il 7 settembre dell'anno in corso, alla rimozione di dette strutture a proprie spese;

- è depositato al Tar della Sardegna un ricorso avverso tali richieste;

considerato che:

- intervenire per rimuovere a proprie spese l'intero apparato dei cartelloni pubblicitari lungo le strade della Sardegna, produrrà uno scempio ambientale di proporzioni forse superiori rispetto a ciò che si vuole rimuovere;

- i sostegni di questi cartelloni penetrano nel terreno per oltre un metro e mezzo e sono retti da una colata di cemento oramai consolidatosi col terreno;

- inimmaginabili sono, inoltre, i costi che queste aziende, destinate a chiudere, dovranno sostenere per rimuovere i cartelloni, la cui alternativa è una salatissima sanzione amministrativa;

- infelice appare anche il periodo scelto per poter rimuovere i cartelloni (31 agosto - 7 settembre) che non mancherà di provocare intralci alla circolazione, in particolare nelle strade con massima percorribilità e dove già insistono lavori, quali, ad esempio la statale Sulcitana, dove da tempo vige un codice rosso di pericolosità;

verificato che:

- questa decisione provocherà anche un danno erariale all'ANAS il quale, dalla sistemazione dei cartelloni pubblicitari lungo le strade statali, ha un consistente introito di 14 milioni di euro che d'ora in avanti non ci saranno più e ciò potrebbe provocare una considerevole riduzione della manutenzione stradale;

- le proposte avanzate da queste aziende non sarebbero state nemmeno prese in considerazione dalla Regione per verificare la modifica della cartellonistica pubblicitaria,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica per sapere se:

1) non ritengano necessaria una sospensiva urgente del provvedimento di ingiunzione alla rimozione dei cartelloni pubblicitari, in attesa del pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale, previsto in data susseguente al 7 settembre;

2) non ritengano necessario avviare un tavolo di concertazione con le aziende installatrici della cartellonistica commerciale lungo le strade, allo scopo di cercare di salvaguardare le stesse dalla chiusura e gli oltre 500 dipendenti dalla disoccupazione;

3) corrisponda la vero che l'affidamento della pubblicità istituzionale lungo le strade statali e provinciali che dovrà sostituire quella tradizionale commerciale sarà affidata in gestione ad una società non residente in Sardegna. (944)

Interrogazione Lanzi - Cugini - Fadda - Licheri - Serra, con richiesta di risposta scritta, sulle iniziative da adottare per tutelare i posti di lavoro a rischio e per ridurre i costi dell'energia.

I sottoscritti,

premesso che la Sardegna sta attraversando un momento di profonda crisi economica che in alcuni territori diventa drammatica a causa delle estenuanti vertenze che si protraggono da anni e che vedono come unica risposta l'utilizzo degli ammortizzatori sociali;

tenuto conto che le vertenze in atto sono numerose e attraversano tutti i settori, fra le tante: Ali, Alluminio Italia srl; Cartiera di Arbatax, Girasole Spa; Editar; Covisa; ILA; SADAM Spa; Legler; Macomer, Ottana Siniscola Spa; Palmera Spa; Vitrociset; Unilever Italia Spa; senza dimenticare la questione delle società energivore, quella di Atlantis;

considerato che l'Assessore dell'industria, fra le sue competenze, oltre che governare le emergenze, deve anche programmare un futuro industriale che rilanci l'economia e il lavoro,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'industria per sapere:

1) quali iniziative intende assumere per tutelare i numerosi posti di lavoro a rischio e per evitare l'abbandono della Sardegna da parte delle imprese.

2) come intende affrontare l'annoso problema della riduzione dei costi dell'energia per le imprese al fine di favorire il rilancio del settore. (945)

Interrogazione Marracini - Lai Renato - Pittalis, con richiesta di risposta scritta, sul black out all'Ospedale N.S. di Bonaria di San Gavino.

I sottoscritti,

appreso che nella serata del giorno 24 luglio 2007 nell'Ospedale Nostra Signora di Bonaria di San Gavino è avvenuto un black out che ha messo nel caos più totale l'intero presidio ospedaliero con decine di persone che non hanno potuto trovare assistenza nel reparto di Pronto soccorso oltre che numerose persone dei reparti di terapia intensiva e dialisi costretti ad essere trasportati in altri ospedali;

constatato che tale gravissimo inconveniente ha creato una situazione infernale durata diverse ore e che ha gettato i pazienti in uno stato di disperazione e di panico in una giornata di caldo record;

considerato che in una tale circostanza oltre che preannunciare i black out è d'obbligo che si provveda con azioni correttive, che a quanto pare non sono scattate confermando il sospetto che gli apparecchi alternativi sostitutivi per la erogazione dell'energia elettrica fossero fuori uso da parecchio tempo o addirittura non esistessero per niente,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere quali provvedimenti intende adottare nei confronti dell'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale rispetto al sopra citato clamoroso quanto pericolosissimo episodio da terzo mondo. (946)