Seduta n.253 del 03/03/1998 

CCLIII SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

Martedì 3 marzo 1998

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Milia

indi

del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 9 e 37.

PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 4 febbraio 1998 (249), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che la consigliera regionale Maria Francesca Cherchi ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 3 marzo 1998. Se non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

Annunzio di presentazione di petizione popolare

PRESIDENTE. Comunico che in data 18 febbraio 1998 è pervenuta a questa Presidenza una petizione presentata dal Gruppo di intervento giuridico e associazione per la tutela dei diritti civili e dell'ambiente, Amici della terra, sottoscritta da residenti in prevalenza nei comuni inclusi nell'istituenda area protetta con la quale si sollecita la rapida approvazione della proposta di legge istitutiva del parco naturale dei Sette Fratelli e di Monte Genis(?)'. Se ne dia lettura.

PIRAS, Segretario:



PRESIDENTE. In base all'articolo 103 del regolamento il fascicolo relativo a detta petizione è a disposizione dei consiglieri presso la quinta Commissione. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Sulla petizione, signor Presidente, in base all'articolo 103 la petizione mi sembra inammissibile perché le petizioni devono essere dirette a richiedere provvedimenti legislativi o a esporre comuni necessità. Questa petizione invece sollecita l'approvazione di una proposta di legge che è già pendente presso il Consiglio. Se ammettiamo questa petizione verremmo subissati da tutte le categorie, da tutti i soggetti, da una serie di petizioni che non introducono nuovi problemi perché la finalità della petizione è quella di introdurre in Consiglio un argomento che nessun consigliere o la Giunta ha già portato. Questa invece è una semplice richiesta di accelerazione. Mi sembra che contraddica lo spirito che deve animare la presentazione di petizioni che è quella di manifestare esigenze che non sono emerse. Per cui ritengo che la petizione vada dichiarata inammissibile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Piras. Ne ha facoltà.

PIRAS (Popolari). Onorevole Presidente, anch'io concordo con quanto ha detto l'onorevole Bonesu, perché in realtà non è come la presentano gli Amici della terra. Anche perché poi in questa petizione non mi risulta che tutti i comuni che appartengono al Parco naturale dei Sette Fratelli siano d'accordo, anzi su questo parco ci sono delle grosse perplessità; ci sono dei comuni che sono addirittura contrari. Pertanto ritengo che questa petizione in base a quanto ha detto anche poc'anzi l'amico consigliere Bonesu non debba venire accettata dal Consiglio.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il problema non è quello di far esaminare la petizione dal Consiglio, l'articolo 103 prevede che le petizioni vengano comunicate in sunto all'Assemblea, cosa che è stata fatta; vengono trasmesse alle commissioni. La petizione chiede semplicemente l'approvazione di un provvedimento di legge. L'onorevole Bonesu dice che il provvedimento di legge è già in Commissione, quindi non c'è un nuovo provvedimento di legge. Da questo punto di vista il Regolamento non dice che debbono richiedere nuovi provvedimenti legislativi. La petizione chiede al Consiglio che i provvedimenti di legge in corso di esame e che sono già all'ordine del giorno del Consiglio vengano discussi. Non mi sembra ad un primo esame che ci siano controindicazioni. In ogni caso, siccome non c'è l'urgenza, io ho già comunicato al Consiglio, mi riservo un attimo di esaminare la petizione nella sua interezza e di dare una valutazione nel corso della seduta odierna meditando e valutando i problemi posti dagli onorevoli Piras e Bonesu, l'articolo del Regolamento e il contenuto della petizione stessa.

Continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1998)" (382) e "Bilancio per l'anno finanziario 1998 e bilancio pluriennale per gli anni 1998-2000" (383) e della "Proposta di programma pluriennale per gli anni 1998-2000" (Progr. n. 39)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge numero 382, 383 e della proposta di programma numero 39. Primo iscritto a parlare è il consigliere Berria. Ne ha facoltà

BERRIA (Progr. Fed.). Signor Presidente, la discussione sulla proposta di bilancio arriva alla attenzione dell'Aula dopo tre mesi di esercizio provvisorio; e questo è un elemento su cui riflettere. La crisi politica ha comportato ritardi, ma oggi è compito del Consiglio regionale, di tutto il Consiglio, maggioranza ed opposizione, è quello di superare rapidamente l'attuale fase e approvare celermente la manovra finanziaria nel suo complesso, evitando il ricorso al quarto mese di esercizio provvisorio. La difficile situazione economica e occupazionale dell'Isola impone a tutti un'assunzione di responsabilità che, nel rispetto dei ruoli, porti ad affrontare questo dibattito in modo produttivo. La discussione sul bilancio ha risentito del fatto che abbiamo di fronte un documento presentato tre mesi fa dalla vecchia Giunta regionale. Al nuovo Assessore della programmazione va dato atto di aver presentato una proposta di modifica di tutta la legislazione in materia di formazione del bilancio e di utilizzo degli strumenti di programmazione. E' un aspetto della discussione odierna interessante. Già a partire dalla manovra di assestamento, che in base alla proposta della Giunta dovrebbe essere esaminata in tempi rapidissimi, occorre affrontare il dibattito su come cambiare le politiche di sviluppo e di programmazione della nostra regione. Appare opportuno uno sviluppo di questo confronto, in considerazione che tra poco più di un mese è programmata la Conferenza regionale per il lavoro e lo sviluppo. La riforma degli strumenti, ma anche dei contenuti delle politiche economiche della Regione, rappresentano un tema strettamente interconnesso ai temi del lavoro e della disoccupazione. La questione degli interventi sulla piaga della disoccupazione non può infatti essere confinata nell'ambito delle misure tampone e nella logica degli interventi quali i lavori socialmente utili, ma deve essere affrontata nell'ambito di un progetto di sviluppo che punti a creare nuova occupazione stabile. Ciò significa contemporaneamente creare nuova impresa, potenziando e rafforzando le strutture produttive presenti nella nostra Regione. Nella discussione di oggi siamo di fronte a un altro elemento importante di novità. La Giunta ha avanzato le proposte di correzione e di modifica prima che venisse avviata la discussione generale. Si tratta di un fatto importante e positivo, e va apprezzato perché indica la volontà di rapportarsi correttamente con il Consiglio, consentendo alla discussione di svilupparsi avendo un quadro completo delle proposte. Le proposte avanzate dalla Commissione e dalla Giunta sono, a mio parere, condivisibili. Sulla base delle proposte che la Giunta avanza si può fare una riflessione. Oggi riprendere la discussione su un nuovo piano generale di sviluppo appare una scelta non opportuna. Probabilmente risulta più utile, come la Giunta propone, orientarsi verso strumenti più agili e di taglio fortemente operativo, sulla scorta del documento di programmazione economica e finanziaria del Governo nazionale. Serve uno strumento agile che individui e definisca proposte e strategie per lo sviluppo economico e sociale della nostra Regione. Richiamando la programmata Conferenza regionale sul lavoro e sull'occupazione, aprire questo confronto appare urgente. Si consentirà così al Consiglio regionale di arrivare alla scadenza della Conferenza avendo ben chiari quali sono, oltre alle misure straordinarie, gli interventi di carattere strutturale che si intendono programmare per far crescere l'occupazione e creare sviluppo e lavoro stabile. Vi è in particolare un tema che deve diventare centrale nella discussione, e cioè come si concretizza, nelle politiche di programmazione, il tema del riequilibrio territoriale e del risanamento delle fratture che in questi ultimi anni si sono consolidate tra le diverse aree della nostra Regione. Il dibattito sui temi dello spopolamento e l'approvazione unanime di una mozione, il Consiglio regionale si impegnava e impegnava la Giunta a predisporre un rapporto da presentare entro sei mesi alla nostra Assemblea per il riequilibrio territoriale, spopolamento e congestione urbana. E' trascorso sicuramente un tempo superiore, e su questo tema si marca un ritardo grande che va colmato. In quella mozione vi era l'impegno a individuare i meccanismi dell'allarmante fenomeno dello spopolamento e a proporre i primi interventi di contenimento. Vi era inoltre l'impegno ad aprire un negoziato con il Governo nazionale sulle misure di razionalizzazione e riordino di alcuni settori della pubblica amministrazione. Vi era ancora l'impegno a varare un programma di recupero del patrimonio urbano dei centri in fase di spopolamento. Si doveva avviare una nuova discussione sulla legislazione della montagna, sul riordino degli enti locali e sul nuovo assetto delle aree urbane. Infine, ci si impegnava ad inserire i comuni colpiti dal fenomeno dello spopolamento nei programmi regionali che attengono a materie legate allo sviluppo economico, sociale e civile della nostra Regione. Delle proposte elencate contenute nella mozione ben poco si è fatto. C'è da chiedersi che cosa resti di quell'impegno e di quella discussione. Sicuramente rimane la consapevolezza che se non si pone mano rapidamente ad affrontare quei temi, si fa serio e concreto il rischio che questa classe dirigente venga ricordata come la classe dirigente che ha consentito, senza contrastarla, la desertificazione e la cancellazione dalla carta storica della nostra Isola della metà della Sardegna. Con la perdita di queste comunità, se non si interviene rapidamente, si perde ben più della metà dell'identità storico-culturale della nostra Regione. Non possono per altro sfuggire i segnali di disagi e di malessere che arrivano da tante aree di questa Isola. Sono segnali che portano il segno di una vera e propria emergenza democratica. Siamo di fronte a una recrudescenza di attacchi violenti contro sindaci e amministratori locali, ultimo in ordine di tempo, l'attentato al Sindaco di Villagrande. La violenza contro le istituzioni sta diventando un fatto grave, di emergenza istituzionale; è un tema che viene, anche qua nel Consiglio regionale, spesso sottovalutato, o, al massimo, affrontato con la liturgia delle manifestazioni di solidarietà formale. Gli amministratori di quelle comunità in sofferenza, si ritrovano sempre più soli. Vi è un dato, signor Presidente, che deve far riflettere: negli ultimi anni gli atti intimidatori contro le istituzioni locali e contro gli amministratori sono stati circa 270, e sinora non risulta nessun colpevole. Se non viene rapidamente affrontato il problema della impunità degli esponenti della politica delle bombe, vi è il rischio che l'emergenza democratica si trasformi in rottura insanabile, e che queste nostre comunità finiscano in ostaggio di gruppi di violenti. Pur rifuggendo da tentazioni giustificazioniste è comunque vero che esiste un legame tra malessere economico e il diffondersi di episodi di violenza. In una situazione di malessere acuto non appare poi tanto difficile recuperare manovalanza tra una popolazione che vive un dramma unico per un'intera generazione, in tanta parte dell'Isola, si sta facendo serio il rischio che trascorra la propria vita senza conoscere il lavoro. Non vi è soltanto il dramma economico, si va consolidando la rottura e il rifiuto delle istituzioni, al punto di rendere ingovernabile i gravi episodi che richiamavo. Alla luce di questi fatti davvero preoccupanti, diventa centrale rimettere all'ordine del giorno dei temi dello sviluppo la questione delle aree a rischio di spopolamento, il tema delle aree interne. Esiste, ad esempio, un intreccio oggettivo tra sottosviluppo, spopolamento delle aree interne e degrado delle nostre città. Lo spopolamento delle zone interne ha immediati ed evidenti riflessi sulle realtà urbane. Più le aree interne si spopolano e più aumenta la congestione, il degrado dei centri urbani, con conseguente peggioramento della qualità della vita e del livello dei servizi. Occorre che gli interventi programmatori del Governo della Regione allora si ispirino a una logica di interconnessione tra questi due aspetti, evitando l'errore di considerare le due questioni nettamente separate. La scommessa che abbiamo davanti a noi è dunque quella di disegnare un nuovo progetto di sviluppo, che parta da scelte chiare per conseguire uno sviluppo equilibrato e diffuso sull'intero territorio regionale, recuperando standard qualitativi e quantitativi per le comunità. Ecco due obiettivi immediati e irrinunciabili. Occorrono scelte che puntino sicuramente verso l'ampliamento della base produttiva, che pongano come centrali le questioni della innovazione tecnologica e la valorizzazione del capitale umano; bisogna puntare alla costruzione e al potenziamento delle reti di infrastrutture non solo tradizionali, ma anche avanzate. Telematica e informatica debbono consentire di definire una identità nuova e moderna per la nostra Isola, in modo da promuovere uno sviluppo sostenibile e perciò possibile.

Puntare sulla valorizzazione della risorsa ambiente come motore dello sviluppo del turismo è obiettivo centrale. Sempre nell'ottica della riconversione ambientale emerge la necessità di una maggiore centralità del settore dell'agroalimentare e dell'agroindustria. Negli ultimi anni si è avviato un importante lavoro di reperimento di risorse dall'Unione Europea, che rappresenta un aspetto sicuramente utile per lo sviluppo. Colmare il dislivello esistente in termini di infrastrutturazione fra le aree interne e la restante parte dell'Isola senza l'apporto finanziario delle risorse comunitarie e statali appare impensabile. Desta perciò preoccupazione e allarme la possibilità che la nostra Regione venga a trovarsi collocata fuori dalle aree ricadenti nell'obiettivo 1. Senza le risorse comunitarie è difficile pensare a una infrastrutturazione ampia delle aree interne e senza infrastrutture ogni ipotesi di sviluppo per queste aree risulta debole. Appare utile aprire una riflessione centrata sulla finalizzazione di tali fondi; uno degli obiettivi fondamentali deve essere quello di agire per una modifica dei rapporti con l'Unione Europea e con lo Stato, per rivedere come sia possibile dare su questo terreno una concreta attuazione all'articolo 13 dello Statuto. Credo che sarebbe opportuno impostare questi rapporti finalizzandoli alla soluzione di alcuni grandi nodi che limitano lo sviluppo della nostra Isola.

Un altro dei temi che deve essere oggetto della riflessione nell'ambito della definizione di una nuova politica di sviluppo per la Sardegna e in generale per le aree interne è la questione delle politiche agricole. Negli anni scorsi in questo comparto sono state canalizzate risorse consistenti; purtroppo, ad oggi, non hanno prodotto le profonde trasformazioni strutturali del nostro sistema agricolo che venivano auspicate. Il tratto prevalente resta ancora quello di un sistema strutturato più verso la produzione locale e l'autoconsumo che verso un sistema che abbia come riferimento il mercato nazionale e comunitario. Anche quel settore, che ha rappresentato da sempre il puntello e il rifugio di gran parte della popolazione, appare ora sempre più debole. Senza una politica che punti a rafforzare la dimensione delle aziende, a fornire alle stesse la possibilità di rifornirsi in mercati più lontani, è difficile che il comparto fondamentale dell'Isola riesca a innescare processi di forte trasformazione economica. E' vero che in tutta l'area dell'Unione Europea abbiamo un settore sostenuto e assistito da interventi statali e comunitari, ma in Sardegna paradossalmente arriviamo ad un aiuto pari o superiore al valore della produzione. Ulteriore elemento di debolezza del comparto in oggetto è dovuto al fatto che una delle voci della nostra bilancia commerciale è rappresentata dall'alimentare. Perfino il limitato mercato locale sembra irraggiungibile per le nostre imprese agricole. Costruire le condizioni per lo sviluppo, realizzare un'adeguata rete di infrastrutture, diffondere servizi e funzioni urbane pregiate nel territorio, garantire qualità della vita e vivibilità alle piccole comunità, queste le prime risposte che il governo della Regione deve dare. Senza interventi adeguati, che puntino a conseguire obiettivi certi, tanta parte dei territori e la Sardegna nel suo complesso avranno realtà produttive piccole e destinate a soccombere nel confronto imposto dalla globalizzazione dei mercati. Di conseguenza ci troveremo di fronte a comunità sempre più votate allo spopolamento, al declino economico e civile.

In Sardegna io credo si può e si deve fare politica di sviluppo. E già la discussione che facciamo oggi e quella che affronteremo nei prossimi mesi può essere, può segnare, può rappresentare già i primi segnali di svolta. Se quella che una volta veniva chiamata vertenza Sardegna, che aveva mobilitato il popolo sardo nei decenni scorsi, non può rinascere nelle stesse forme, deve rinascere in altri termini. Va recuperato lo spirito che aveva animato quelle lotte, l'ispirazione a un disegno diverso del territorio, a un assetto positivo moderno delle energie economiche, a una effettiva presenza delle masse che si identificano nella Regione a tutti i livelli. Restano dunque validi quegli obiettivi; lo strumento per realizzarli deve passare per il mestiere di governo. Anche il movimento dei lavoratori, degli imprenditori, degli intellettuali, dei giovani, di tutte le categorie interessate allo sviluppo, vale a dire i soggetti principali di questa Regione, devono imparare a praticare questo terreno. Che cosa è il governo? È la società civile, è lo Stato e quindi la Regione che si amalgamano e si identificano. La democrazia nella Regione come libera determinazione dei fini, in questo modo è davvero con pari dignità nei rispettivi ruoli di maggioranza e di opposizione che tutti i partiti e tutte le componenti politiche possono candidarsi a una più efficace funzione di collegamento tra la società sarda e le istituzioni. La nuova Regione nell'Italia federata rappresenta una grande occasione per le trasformazioni sociali e per combattere la disoccupazione, creare lavoro, dare speranza alle giovani generazioni. Attraverso la nuova Regione si può e si deve dare risposta positiva alle richieste e al bisogno di definire l'identità e la storia di questa terra.

Con questa consapevolezza del nostro ruolo e questa assunzione di responsabilità mentre votiamo la legge finanziaria e soprattutto mentre ci accingiamo solennemente a celebrare il cinquantesimo anniversario dello Statuto della nostra Isola possiamo dare una risposta a questo bisogno di cambiamento.

Questa legge finanziaria invita alla riflessione, all'analisi, all'elaborazione di idee e di proposte, perché la Sardegna abbia un presente e un futuro non dobbiamo mai dimenticare in quest'Aula che il nostro popolo valorizzando e ampliando la sua autonomia deve essere soggetto dirigente del proprio sviluppo nelle nuove forme del federalismo e della democrazia partecipata. Così cooperando a far sorgere una Sardegna più libera nella unità nazionale e un'Europa la più autorevole. E' la società che vogliamo solidaristica e umana soprattutto per le generazioni che crescono e che hanno il diritto a un futuro migliore. Vi ringrazio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, anche quest'anno si arriva con molto ritardo alla discussione del bilancio regionale relativo al 1998 e al triennale 1998-2000. Se l'anno passato la discussione ebbe inizio il 16 gennaio, quest'anno questa data è stata abbondantemente superata e si va pertanto con molta probabilità a un esercizio provvisorio record per questa legislatura. Tutto questo ritardo ormai è endemico, è il risultato della vostra incapacità di governare e delle crisi croniche con cui i sardi si sono ormai abituati a convivere. Tutto questo tempo perso andrà a incidere sulla situazione economica e sociale ormai a livelli di guardia e con una disoccupazione che tende, mese dopo mese, oserei dire giorno dopo giorno ad aumentare. Il lavoro è una chimera per buona parte dei nostri conterranei e questa situazione tende a ripercuotersi gravemente sulla cellula più importante della società che è la famiglia, in cui se manca la certezza del domani tendono a venir meno quei legami che uniscono la famiglia medesima. La famiglia è la vittima principale pertanto di questo malessere di cui voi della maggioranza per la rissosità interna e per le vostre battaglie per il potere siete i primi responsabili. L'onorevole Palomba in un messaggio ai sardi in data 31.12.'97 riconosceva che non può esservi vera autonomia senza lavoro, l'onorevole Palomba diceva testualmente in quel lungo messaggio "il lavoro è affermazione della persona e nella contemporanea partecipazione al destino della propria continuità e alla sua crescita civile" e poi aggiungeva "e ai tanti disoccupati, giovani e donne in cerca di prima occupazione, ai cassa integrati e ai lavoratori occupati in attività terziarie che vivono una situazione di incertezza, a coloro che sentono da vicino il pericolo di perdere il posto di lavoro, sento il dovere di rivolgere un sentimento di solidarietà e un messaggio di speranza". Belle e nobili parole quelle dell'onorevole Presidente, ma le nostre popolazioni non vivono solamente di solidarietà e speranza, seppure atti importanti, ma vogliono certezze sul domani, cosa che la finanziaria e il bilancio proposti, che seguono a mio avviso le filosofie degli anni precedenti, non danno. Tant'è che lo stesso sindacato ha dichiarato in più occasioni guerra agli esecutivi che si sono susseguiti, la paralisi è tale da divenire emergenza istituzionale, hanno detto. Il confronto con la Giunta è stato discontinuo, contraddittorio, sostanzialmente improduttivo. Lo sciopero generale non è servito a cambiare le cose. Continuiamo un gioco al massacro le vittime non sono soltanto il Presidente e gli Assessori, gli stessi partiti, ma soprattutto i sardi, coloro che perdono o cercano il lavoro.

Così Gino Mereu nel dicembre 1997, Gino Mereu segretario regionale della UIL. Per non parlare poi della stessa CGIL che diceva, sempre nello stesso periodo, fine anno, che dava i fatidici otto giorni alla Giunta dell'epoca. E' pur vero che da quei giorni la Giunta e la maggioranza sono cambiate, ma le cose non sono cambiate assolutamente, e la Conferenza sul lavoro, programmata per fine mese, sarà a mio avviso una passerella per buttare polvere sugli occhi della gente. La Sardegna, onorevoli colleghi, è allo sbando, quasi 25 mila famiglie vivono al di sotto della soglia di povertà, dati sempre della UIL sarda. Gli iscritti all'Ufficio di collocamento sono oltre 350 mila e 5,5 giovani su 10 non trovano posto di lavoro. Non solo, ma anche la Confindustria sarda in più occasioni ha ricordato l'urgente bisogno di una reale politica di programmazione industriale che stimoli la creazione di piccole e medie imprese ad alto valore aggiunto. Tutte queste dichiarazioni, che provengono da parti più svariate della società sarda, segnano in modo preciso il fallimento delle varie Giunte Palomba. Ma se la situazione socioeconomica della Sardegna è critica, la situazione del nord dell'Isola è drammatica, ricordai queste cose durante la discussione della finanziaria 1996, impegnando la Giunta a una ripartizione più equa delle risorse, qualcosa del genere è stato detto poco fa dall'onorevole Berria, la mia non voleva essere in quel momento una rivendicazione campanilistica, ma il richiedere un trattamento più equilibrato per un territorio al collasso. E a questo proposito, onorevoli colleghi, faccio mie le proposte che la Consulta dei Presidenti del 2001 ha illustrato ai consiglieri regionali del territorio del Sassarese il 9 febbraio ultimo scorso a Sassari, presso Villa Mimosa. A tale riunione parteciparono molti dei consiglieri regionali della Provincia di Sassari e da parte di tutti ci fu l'impegno di portare in quest'Aula, durante la discussione della finanziaria, alcuni argomenti di carattere assolutamente prioritario, tali da ridare speranza e sviluppo a quel territorio e a quelle popolazioni. Cosa chiedevano in quell'occasione i Presidenti della Consulta? Molto brevemente e schematicamente alcuni punti: primo, PROMIN, società di promozione industriale per il contratto d'area del Sassarese, ancora non è stata approvata l'apposita normativa che dovrebbe consentire alla PROMIN di agire quale intermediario unico per i nuovi soggetti industriali, abbattendo tutta una serie di passaggi burocratici e amministrativi. E' bene ricordare e lo ricordavano a noi che un ordine del giorno firmato da moltissimi consiglieri aveva dato mandato alla Giunta affinché provvedesse entro 60 giorni, è vero c'è qualche cosa che verrà predisposta con un disegno di legge subito dopo, ma non so ancora quanto tempo debba ancora passare.

Secondo punto prioritario: l'emergenza idrica. Ricordavano in quell'occasione che i bacini della Gallura attualmente hanno una disponibilità pari a oltre un terzo del fabbisogno. In queste condizioni sono certe fortissime ripercussioni per la prossima stagione turistica. Inoltre, per restare nel Sassarese, i bacini de La Nurra non superano un quinto un sesto del fabbisogno necessario per gli usi civili ed agricoli. Per non aggravare ulteriormente questa situazione estremamente grave è indispensabile trovare le risorse necessarie a realizzare quanto meno gli interventi straordinari da tempo individuati da parte della stessa Amministrazione regionale e già oggetto di specifici accordi di programma, però per i quali ancora non si fa niente, quale il collegamento del Coghinas con il Liscia ed interventi straordinari per le condotte di adduzione e inoltre il by pass fra il Coghinas, (?) e il Consorzio di bonifica de La Nurra.

Altro punto: consolidamento dei debiti per le piccole imprese. Nonostante le ripetute assicurazioni degli ultimi anni non si è ancora provveduto (hanno detto i Presidenti) a deliberare un testo di legge per consentire il consolidamento a medio e a lungo termine dei debiti delle piccole imprese, di tutti i settori produttivi verso il sistema bancario con contemporanea ricontrattazione delle dotazioni di liquidità minime per il breve periodo. Ancora programmazione negoziata per la Gallura. Il testo dell'accordo di programma basato sulle priorità concordate nel 1996 tra i rappresentanti delle amministrazioni, dei sindacati, delle associazioni imprenditoriali della Gallura è pronto dal luglio 1997, comprende tutta una serie di interventi integrati e urgenti indispensabili per garantire il consolidamento e il rilancio infrastrutturale, economico e sociale del Nord-Ovest della Sardegna.

Ancora, anche se questo è un problema più generale, zone franche, punti franchi, a tutt'oggi nonostante l'ordine del giorno del Consiglio del 16 settembre 1997 che tendeva ad individuare punti franchi doganali in tutte le realtà portuali dell'isola, collegate alle aree industriali, niente è stato fatto e anche in questo, privilegiando però alcune zone della Sardegna a discapito di altre. E' vero però che oggi c'è la notizia che sembrerebbe che sia stato dato l'o.k. dal Governo nazionale. Ma quanto tempo ancora dovrà passare per avere almeno la perimetrazione degli altri punti franchi doganali che non sia solo il punto franco qua a Cagliari.

Ancora, hanno sempre ricordato in quella riunione la legge quadro per i centri storici, credo che questa sia una norma di enorme importanza per il settore edile, per gli interventi di recupero urbano. Queste, onorevoli colleghi, alcune delle priorità espresse in quella riunione, tocca ora, credo, a noi consiglieri di quel territorio dare gambe alle proposte, nessuno di noi - e lo dissi in quell'occasione e lo ripeto in questo momento - deve trincerarsi sull'appartenenza a questo o a quel Gruppo. Dobbiamo avere il coraggio di difendere una delle zone dell'Isola a più alto tasso di disoccupazione anche ad andare, se è necessario, contro i nostri stessi partiti o Gruppi se non fossero disponibili a recepire quanto la consulta dei presidenti del 2001, che - voglio ricordarlo - rappresentano la Confagricoltura, la Confederazione italiana degli agricoltori, i Coltivatori diretti, la Confindustria, l'Api sarda, la Confartigianato, la CNA, la Confcommercio, cioè tutte categorie produttive, ci invita a sostenere. E' necessario pertanto passare dalle parole agli atti concreti e tutti siamo attesi alla prova dei fatti. Troppe volte furono promessi interventi straordinari per quelle zone. Chi di noi per esempio non ricorda le promesse del ministro del lavoro Treu sulla messa a disposizione del Sassarese di ulteriori mai precisate risorse aggiuntive; io vorrei sapere e con me sicuramente i sardi dove siano andati a finire tutti questi quattrini sbandierati ai quattro venti in toni trionfalistici, e purtroppo questi toni trionfalistici avvenivano in periodi vicini a varie elezioni. In questo caso durante alcune elezioni amministrative. Detto questo, onorevole Presidente, per concludere molto brevemente vorrei appuntare la mia e la vostra osservazione su alcuni capitoli dell'Assessorato della pubblica istruzione, per rifarmi poi a ciò che è stato scritto nella relazione di maggioranza. Nel mentre si protesta per il taglio delle risorse, il bilancio è più magro è stato detto, e pertanto sulla impossibilità di dare risposte certe principalmente ai giovani nel campo per esempio sempre per restare nell'ambito dell'Assessorato della pubblica istruzione, sport e così via, in campo scolastico, sportivo e ricreativo, nonostante le giuste e argomentate esigenze, con il taglio anche consistente delle poste in bilancio dei vari capitoli e quando si assiste all'azzeramento finanziario delle risorse destinate ad alcune leggi approvate solo di recente, e che poi la Commissione ha per fortuna salvato, dall'altro lato si osserva che alcuni capitoli particolari, e sottolineo la parola particolari, non dimagriscono ma ingrassano in modo considerevole. Vediamo questa anomalia tutta strana, però poi vediamo del perché della stranezza. E vorrei soffermarmi su due leggi e sui relativi capitoli di spesa. Io torno tante volte su queste leggi, ma lo faccio a ragion veduta, perché veramente c'è a mio avviso della stranezza. La prima legge è la legge 14 settembre 1993, numero 44, spese per la celebrazione della giornata del popolo sardo la cosiddetta "Sa die de sa Sardigna". Nella proposta della Giunta, la proposta iniziale, la consistenza finanziaria di tale capitolo, capitolo 11133, passava dai 500 milioni del 1997 ai due miliardi del 1998, quindi ben un miliardo e 500 milioni in più; bene ha fatto a mio avviso la Commissione finanze a ridimensionare tale consistenza e a portarla a un miliardo e 200 milioni, che non è poco, esattamente 700 milioni in più rispetto all'anno precedente. Allora io mi chiedo che cosa dobbiamo festeggiare e perché dobbiamo spendere tali somme che potrebbero essere utilizzate per altri scopi ben più importanti. Non credete onorevoli colleghi che si potrà parlare della festa del popolo sardo solamente quando in Sardegna non avremo più disoccupati, quando in Sardegna non avremo più sequestri di persona, quando noi sardi avremo la continuità territoriale, quando avremo strade e infrastrutture degne di un popolo civile, quando sparirà tutta la burocrazia che con lacci e laccioli impedisce di fatto lo sviluppo, quando, quando e quando. In questo modo invece, e lo ripeto, si spendono malamente risorse pubbliche e si arricchiscono, lo dico, i soliti noti, perché ad organizzare le cosiddette feste sono sempre gli stessi. Altra legge, legge regionale numero 26 del 1997, promozione e valorizzazione della lingua e della cultura della Sardegna. Chi ha sottomano la legge che noi abbiamo approvato a metà dell'anno scorso, può vedere che la copertura finanziaria relativa al 1998, cioè per quest'anno, doveva essere pari a 6 miliardi 430 milioni nei sette capitoli. Una cifra direi considerevole se si pensa che buona parte di questi soldi saranno poi distribuiti in un certo modo: mass media, consulte, organizzazione di convegni, gente che dovrà fare determinate raccolte e così via. Ma la sorpresa più grossa, e l'ha fatto notare la Commissione ottava nel momento in cui abbiamo dato il parere, fu di vedere che tale copertura, sempre nel 1998, era lievitata a circa 19 miliardi da 6 miliardi e 430 milioni, con un aumento quindi di oltre 12 miliardi. In poche parole, come per incanto, raschiando qua e là, magari portando via pochi spiccioli, per fare un esempio, ancora una volta all'istituto dei ciechi di Sassari, si trovano i soldi per alcuni capitoli, soldi che invece non si riesce a trovare per altri capitoli. E' stato fatto notare per esempio, per quanto riguarda la legge sullo spettacolo, la legge numero 17 del 50, che erano scomparse buona parte delle poste. La Commissione bilancio perché su questo aveva chiesto la Commissione ottava, ha ridimensionato tale cifra portandola a 12 miliardi e mezzo, cifra sempre consistente, il doppio di quello che era stato programmato nel momento in cui avevamo approvato la legge. Io, onorevoli colleghi, non voglio fare ancora una volta polemiche sulla lingua, ne ho parlato molto durante la discussione, su una lingua che non esiste noi abbiamo approvato una legge per una bufala, queste cose non le dice, non continua a dirle solamente Tonino Frau, ma indirettamente lo dicono coloro i quali credono in questa lingua. E mi voglio rifare, tra i tanti interventi di questo periodo, alle dichiarazioni di Monsignore Vescovo dell'Ogliastra Antioco Piseddu che ci faceva notare che era stata tradotta la Bibbia in sardo, e insieme alla Bibbia anche altri testi sacri. Ma leggendo l'intervista, perché si parla di lingua molto generica, Monsignor Piseddu diceva che le traduzioni erano avvenute tanto in Campidanese quanto in Logudorese, perché queste sono le due varianti linguistiche importanti. Allora io continuo a chiedermi sempre, visto che spendiamo tanti e tanti quattrini per questa benedetta lingua, fermandoci solo a queste due varianti, se sono due varianti diversissime, tant'è che poi su un giornale sono stati ripresi alcuni passi di queste traduzioni, io in un passo di una traduzione più o meno mi riconosco ma nell'altro no, se hanno dovuto usare per la traduzione dello stesso testo due varianti, vuol dire che non esiste una lingua,

(interruzione)

Quello sarebbe l'esperanto, ma noi l'esperanto non lo vogliamo, sarebbe l'esperanto sardo che sarebbe un ibrido che andrebbe malissimo. Io sono d'accordo su tutte le varianti. A Sorso si parli la variante di Sorso a Sennori il sennorese, mi va benissimo, però quando a un certo punto si fanno queste traduzioni in varianti diverse, allora io dico che veramente la lingua non esiste, esistono varianti diverse, sottovarianti diverse però andiamo a spendere 12 miliardi e mezzo, si era cercato di portare il tutto a 19 miliardi. Allora, finita questa polemica, perché ho detto questo? Lo dicevo all'inizio, perché, vedete, per alcuni capitoli dove si vuole i soldi si trovano, dove non si vuole non si trovano assolutamente. Pertanto io mi rifaccio proprio alle dichiarazioni dell'onorevole Secci e alla relazione di maggioranza che è allegata alla finanziaria. Nella relazione di maggioranza è scritto testualmente questo: "Il difficile compito della Commissione è stato perciò quello di selezionare tra le moltissime necessità esistenti quelle più pressanti, rispettando il limite delle risorse previste nelle entrate. La Commissione si è quindi proposta di comprimere le spese correnti e orientare le limitate risorse disponibili verso i settori produttivi e in particolare verso interventi capaci di incidere positivamente sulla pesante situazione occupazionale". Benissimo, necessità più pressanti e interventi capaci di incidere. Non credo assolutamente che i due esempi che ho voluto presentare, ma sicuramente ce ne saranno altri, siano così pressanti e capaci di incidere sul problema occupazionale. Io credo che, invece, servirà a coloro i quali - lo diceva qualcuno in Commissione - erano dietro le stanze, dietro le porte del Consiglio regionale che aspettavano allora che noi approvassimo quella legge per cominciare a produrre, per stampare, per avere quattrini. Sono quindi a parer mio, e l'ho detto chiaramente in altre occasioni, due leggi fatte essenzialmente per distribuire quattrini a destra e a manca, in interventi assolutamente non necessari. I sardi, avendo altri problemi impellenti, non hanno bisogno né di feste, né di lingua, che per di più non esiste.

Detto questo concludo dicendo che la valutazione che posso dare sul bilancio è del tutto negativa, perché le risorse finanziarie non sono orientate verso i settori produttivi, gli unici che possono dare una qualche speranza alle nostre genti; è pertanto un bilancio di una Giunta che continua - è stato detto da molti - a non sapere programmare e ancor più a non saper spendere. Infine direi che questo bilancio è quasi virtuale perché, e viene evidenziato nella relazione di maggioranza, entro il prossimo mese di giugno, al termine della Conferenza sul lavoro, verrà presentata una manovra di assestamento del bilancio, per consentire di reperire risorse da destinare al settore occupativo. Cioè noi stiamo approvando qualcosa che verrà variata in seguito, ma è bene ricordare, onorevoli colleghi, che le cose virtuali non sono mai reali.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Busonera. Ne ha facoltà.

BUSONERA (Progr. Fed.). Colleghi del Consiglio, la manovra di bilancio e la legge finanziaria che stiamo esaminando non presenta grossi stravolgimenti rispetto a quella della precedente Giunta. D'altronde mal si prestava, questa manovra, a essere completamente modificata. Merita però di sottolineare come le modifiche apportate siano determinate dalla volontà di questa Giunta di mettere al centro di tutta la manovra il problema dell'occupazione. In quest'ottica sono stati ritoccati e ridotti pressoché tutti gli stanziamenti degli Assessorati, finalizzando il recupero di queste cifre a dare soluzione a progetti, quelli che nasceranno dopo la Conferenza sull'occupazione e lo sviluppo, che siano in grado di cominciare a dare risposte in modo strutturale alla disoccupazione.

In quest'ottica io credo vada vista anche la predisposizione all'articolo 5 della finanziaria della presentazione entro il 15 maggio a questo Consiglio del documento di programmazione economica e finanziaria, che traccerà le linee guida per orientare lo sviluppo economico nell'ambito del triennio, per individuarne gli obiettivi e le azioni di intervento e coordinarne le risorse disponibili. Io voglio sottolineare questo punto perché mi sembra di grande valore: il fatto che esista un documento sulla falsa riga di quello nazionale, che avrà appunto sulla realtà sarda lo stesso impatto, mi pare una ulteriore volontà di voler dare risposta al problema più drammatico della nostra Isola, e cioè quello della disoccupazione e dello sviluppo. Quindi io credo sarà questo il documento anche in grado di prevedere una programmazione della spesa che sia più efficace e vincolante. E' anche giusto sottolineare come da questa scelta emerga la necessità di ripensare radicalmente la politica della programmazione regionale, alla luce delle emergenze della Sardegna e delle contestuali imminenti sfide che questa Regione deve essere in grado di accettare se non vuole essere tagliata fuori non solo dal contesto nazionale, ma anche e soprattutto da quello europeo.

Le riforme che incalzano e che ci stanno imponendo, che ci impongono di ragionare in un'ottica bipolare e federalista, l'Europa che chiede rigore e capacità di partecipare al processo di integrazione economica e politica, sono le sfide, colleghi, che non possiamo permetterci di perdere e che devono vederci presenti con una grande capacità di innovazione e di cambiamento. Abbiamo, proprio l'altro giorno, il 26 febbraio, ricordato solennemente i cinquant'anni dell'autonomia sarda: mai come in questo momento io ho sentito, osservando la realtà che ci circonda un senso di frustrazione. Cinquant'anni di politica assistenzialista che hanno fatto naufragare la velleità di costruire reale sviluppo e di far valere la nostra specialità, chiedono uno scatto di orgoglio e di responsabilità per costruire una nuova fase della nostra storia autonomistica con una diversa capacità di rivendicare un'intesa istituzionale fra Stato e Regione, in cui il valore dell'autonomia e della specialità acquisti una valenza statuale e con una diversa volontà di costruire il nostro sviluppo. Le prospettive di sviluppo della Sardegna dipendono anche, direi sempre di più, dalla capacità di costruire una politica europea della Regione. Il pericolo, che pare per ora scampato, di uscire dall'obiettivo 1 ci porrebbe in una situazione di grave marginalizzazione, conseguente alla riduzione dei trasferimenti dei fondi strutturali. Dobbiamo rivendicare con forza che vengano rispettati quei criteri, come il tasso di disoccupazione e il nostro stato di insularità, per non perdere risorse senza le quali ogni discorso di sviluppo e di lavoro sarebbe fatalmente compromesso. La scelta del rinnovamento diventa quindi indispensabile e improcrastinabile; modernità ed efficienza sono il mezzo senza il quale perderemo la sfida col futuro, senza il quale non ci sarà sviluppo e occupazione. Bisogna cominciare ripensando il bilancio e le politiche di programmazione, la politica delle entrate e le politiche della spesa nel senso oltre che della qualità anche della capacità di spesa. Sappiamo tutti che i trasferimenti dello Stato sono destinati a ridursi sempre di più; l'ingresso in Europa ha un costo, non solo presente ma anche futuro se vogliamo restarci. Già nel 1998 abbiamo avuto 660 miliardi circa in meno, si pone quindi seriamente il problema di potenziare le entrate, e una politica delle entrate non esiste nel nostro bilancio. E' necessario esaminare e utilizzare al meglio tutte le risorse da quelle che derivano dal nostro patrimonio ambientale, naturalistico, edilizio e demaniale a quelle che derivano da una migliore e maggiore mobilitazione delle risorse comunitarie, nazionali e private, soprattutto per quanto riguarda il sostegno degli interventi infrastrutturali e contemporaneamente bisogna riuscire ad accelerare e riqualificare la spesa. Questo non sarà possibile senza una riforma del bilancio. Quello che oggi esaminiamo è infatti un insieme disomogeneo di tredici bilanci settoriali, dove ancora emergono, accanto a interventi a sostegno dello sviluppo, logiche assistenziali e clientelari. Il bilancio deve invece essere ricondotto a un documento strutturato per funzioni-obiettivo secondo le competenze di ogni Assessorato, semplice nella lettura della destinazione e della distinzione territoriale della spesa e aderente ai criteri imposti dalla riorganizzazione burocratica. Perché anche da qui soprattutto, dalla riorganizzazione burocratica, passa la possibilità di rimuovere le cause strutturali che rendono difficile la spesa. E' inutile nasconderci che senza una grande riforma della Regione diventa difficile anche una programmazione operativa. Questo è l'obiettivo che dovremmo porci prima della conclusione di questa legislatura. Intanto già sarebbe lodevole definire e mettere in pratica quelle azioni che con l'attuale ordinamento sono realizzabili in materia di decentramento, delega, e attribuzioni di funzioni e risorse al sistema degli enti locali. Utilizzando la frase di Cassese direi che sarebbe un modo lodevole di pensare a grandi disegni muovendoci dalle piccole cose. In conclusione, il giudizio sulla manovra io ritengo possa dirsi positivo, perché pur mostrando tutti i segni della sua inattualità incomincia a porre elementi di innovazione quale il documento di programmazione economica e finanziaria, l'esigenza del ripiano dei debiti della Regione, il grande problema dell'occupazione da risolvere in termini strutturali, e quindi lascia intravedere la necessità di intraprendere le riforme come vera, unica possibilità di ripensare allo sviluppo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, la manovra finanziaria sulla quale questo Consiglio è chiamato ad esprimersi è costituita dai disegni di legge contraddistinti dal numero 382, riguardante la legge finanziaria e 383, riguardante il bilancio annuale '98 e pluriennale per gli esercizi '98-2000, nonché dal disegno di legge collegato alla finanziaria e dagli altri atti e documenti accompagnatori che ad essi fanno da cornice. Non senza delusione va detto che tanto nella finanziaria quanto nel bilancio non c'è nulla di diverso rispetto a quelli che li hanno preceduti dall'inizio di questa undicesima legislatura. Infatti l'intero impianto della manovra non innova alcunché rispetto al passato, trattandosi di una nuova edizione riveduta e aggiornata (in peggio, ahimé) che riproduce i modesti, quanto inefficaci e improduttivi contenuti delle precedenti edizioni. Non può infatti costituire inversione delle linee di politica economica della maggioranza qualche modifica operata negli stanziamenti, e per un limitato numero di capitoli, così che è di tutta evidenza il perseguimento di una politica di intervento imminentemente rivolta a fronteggiare le emergenze che si rivela il vero e unico elemento dominante e ispiratore dell'intera manovra. Altro che, come sostiene la collega Busonera, che si è intervenuto nella manovra e nel bilancio dando priorità a quegli interventi che favoriscono occupazione! Così, dalla lettura delle singole voci che compongono il bilancio e in ogni stato di previsione della spesa, appare da una parte, in modo netto, una diffusa politica di assistenza nei vari comparti produttivi, unitamente all'attività tesa alla conservazione dell'esistente attraverso un sistema di finanziamenti che privilegiano categorie improduttive, quali le associazioni culturali, tanto diffuse, quanto propaggini di forze politiche al potere, mentre dall'altra parte si accerta la totale mancanza di interventi strutturali capaci di rimuovere le cause e le conseguenti ragioni dell'arretratezza, del mancato sviluppo e del ristagno delle attività produttive. Tutto ciò però non è frutto del caso ma rappresenta l'esito naturale e l'unico risultato possibile al quale si poteva pervenire dall'azione politica di una maggioranza eterogenea per cultura politica, estrazioni, ideali e tradizioni. Più volte si è affermato dai banchi di questa opposizione che il difetto di questa maggioranza dipendeva dalla mancanza di un comune progetto, impossibile da ottenersi per le ragioni poc'anzi riferite. Si era anche affermato che ad aggravare il quadro intervenivano i continui litigi, nonché le violenze ed accese contrapposizioni esistenti all'interno della coalizione di maggioranza, per l' affermazione egemonica della maggiore forza delle sinistre, il PDS, sulle altre componenti dell'Ulivo, non disgiuntamente da guerre interne nei partiti della coalizione. Ben si comprende così quale possa essere l'inconcludenza della Giunta nell'affrontare di cercare di risolvere i problemi che riguardano la nostra economia. Il quarto anno della legislatura ha fatto registrare la quinta e la sesta crisi della maggioranza: una ogni sette mesi, dalle quali è disceso un caos amministrativo ed una paralisi dell'attività di programmazione e di spesa. A comprova di quest'ultima affermazione basti pensare e rivolgere uno sguardo all'ammontare dei residui passivi, sinonimo del rallentamento della spesa, nonché quali e quanti risorse di provenienza comunitaria non si sono potute ottenere per mancanza di progettualità. Lo stesso nuovo accordo dal quale nasce la Giunta Palomba sexies è frutto dell'ennesima menzogna e inganno. La ritrovata armonia all'interno della coalizione poggia un enunciato che è espressione di pura e alta demagogia: il patto straordinario per il lavoro e la destinazione per la sua realizzazione di risorse straordinarie di mille miliardi l'anno per dieci anni. Infatti, dall'esame comparato degli stati di previsione della spesa del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale dell'esercizio finanziario 1997, rispetto all'esercizio '98, si accerta non già un incremento di stanziamento in mille miliardi, ma una riduzione di 114 miliardi. Se poi si dovesse considerare che alle problematiche dell'occupazione concorrono anche gli interventi previsti e programmati negli altri stati di previsione della spesa, potremmo concludere con valutazioni anche questa volta negative, poiché vi sono diffusi tagli in tutti i settori di intervento. Così, per fare qualche esempio, con riferimento agli stati della spesa più significativi, in agricoltura è stato operato un taglio di 52 miliardi, nel settore turismo di 25 miliardi, nei lavori pubblici di 104 miliardi, nell'industria di 123 miliardi e badate che nello stato di previsione della spesa dell'industria è prevista la contrazione di un mutuo di 114 miliardi per la realizzazione del gassificatore. Il che significa che questa è un'entrata fittizia, perché nel corso del 1998 il mutuo non si potrà contrarre, e nel settore dell'industria vi è un taglio di ben 223 miliardi, pari a più del 50 per cento dello stanziamento dell'anno precedente. Vorrei vedere come si fa occupazione in questo modo. Si assiste quindi a una grandissima contraddizione, neanche minimamente rettificata dagli emendamenti che la Giunta ha presentato in Commissione sui disegni di legge 382 e 383. Infatti, se da una parte l'obiettivo dichiarato dall'attuale maggioranza è rappresentato da un forte impulso alle politiche del lavoro, al lato pratico l'analisi della manovra ha messo in evidenza impietosamente la consistente riduzione di tutti gli stanziamenti riservati al settore produttivo che, come ho detto prima, sono l'industria, l'artigianato, il commercio, il turismo, l'agricoltura, i lavori pubblici e il lavoro. Quanto fragile sia il nuovo accordo programmatico è rappresentato dal fatto che una forza politica, facente parte in passato della maggioranza, abbia ritenuto del tutto inaffidabile e menzognero l'accordo medesimo, abbandonando per dignità la coalizione, passando all'opposizione. Il riferimento ai sardisti evidentemente è chiaro. La conclusione non può che essere una e una sola: quella di un uso arrogante della posizione di potere occupato e di strafottenza nei confronti dei destinatari del messaggio, cioè i disoccupati. Alla manovra nel suo complesso si possono muovere due distinti ordini di censura, la prima di tipo contabile, la seconda di tipo politico. Dal punto di vista contabile va detto che vengono occultati debiti reali, si è abbandonata la strada maestra secondo la quale in passato i disavanzi di amministrazione venivano coperti attraverso l'autorizzazione alla contrazione di mutui. Si è proceduto attraverso un processo di ammortamento delle perdite frazionandole per un periodo di dieci anni. Così facendo non si ha traccia nell'esercizio in cui si modifica la procedura contabile dell'entità dei debiti già esistenti e si perde di vista nel suo insieme l'aspetto della gestione trascorsa che ha originato l'indebitamento che si intende coprire. Va anche detto che ove i processi di spesa delle risorse stanziate dovessero subire una accelerazione, verrebbero a mancare le necessarie disponibilità per far fronte agli impegni di spesa già assunti. Le conseguenze sono ben immaginabili, la Regione non sarebbe in grado di far fronte ai propri debiti. Ma vi è di più: con questa procedura deliberatamente la Giunta sottrae alle disponibilità degli esercizi futuri, di per sé già ridotti per i minori trasferimenti statali, una somma pari a 200 miliardi per ciascun anno e per nove anni. Dal punto di vista politico si contesta alla maggioranza di aver prodotto la manovra all'insegna del più totale immobilismo e della più assoluta inconcludenza. Infatti non si affrontano i nodi strutturali della nostra economia, evitando accuratamente in una sorta di accentuato sadomasochismo, di investire in infrastrutture, in servizi reali, utili ed efficienti a favore delle imprese. Come si può infatti pensare di favorire il riavvio di processi di sviluppo e di consolidamento delle imprese e l'impianto di nuove iniziative produttive se, tanto per fare un esempio, non vengono rimossi i deficit atavici infrastrutturali connessi con le note carenze in materia di viabilità interna ed esterna e i problemi ad esso collegati in materia di trasporti, con le tematiche energetiche, non tanto in termini di produzione, ma quanto in termini di costi che penalizzano fortemente rendendo non competitive le nostre imprese, che devono addossarsi oneri superiori al 30 per cento rispetto a quelli delle imprese concorrenti della penisola, con le vaste problematiche collegate alle esigenze idriche per l'agricoltura, per l'industria e per il turismo.

Ciò che si può rimproverare a questo bilancio è la totale mancanza di programmazione, ovverosia la mancata individuazione delle finalità da raggiungere in un certo periodo di tempo negli specifici settori di intervento allo scopo di individuare gli obiettivi e le risorse occorrenti per il loro conseguimento. E' un problema di scelte, di priorità tra gli obiettivi individuati e di metodo. Strade e percorsi da intraprendere per realizzarli, ovviamente nell'ambito di lungimiranza, coraggio e determinazione. Così nel rischio di perdita di consenso si concentrano l'inettitudine, l'inefficienza, l'immobilismo, in una parola tutti i limiti della Giunta Palomba nelle sue diverse edizioni e della maggioranza che la sostiene. Quindi per una volta ancora è spiegata l'assoluta contraddizione tra i contenuti delle dichiarazioni programmatiche e la manovra finanziaria nel suo complesso, in essa, come ho detto poc'anzi, non si riscontra traccia dei tanto auspicati nuovi indirizzi di politica industriale, di intervento nei settori produttivi ritenuti strategici. Al contrario, si rileva la totale assenza di intervento nel settore dell'occupazione, dove manca l'annunciato piano straordinario per il lavoro. In perfetta linea con la manovra dello scorso esercizio finanziario sono invece presenti consistenti tagli agli stanziamenti e non tanto come sarebbe stato logico attendersi, come conseguenza del difficile tentativo di eliminazione degli sprechi, ma come unica conseguenza delle più ridotte e dipendenti risorse dai trasferimenti statali. Ci si sarebbe aspettato che finalmente si fosse dato impulso alla riforma degli enti strumentali, che da soli assorbono centinaia e centinaia di miliardi all'anno, che si fosse dato avvio alla qualificazione della spesa, unico vero modo per ridurre gli effetti dei minori trasferimenti, contrabilanciandola con un incremento della sua produttività.

Ma invece non ci si stancherà mai di affermarlo, l'Esecutivo continua con assoluta pervicacia a spendere e sprecare in questi settori produttivi, sottraendo risorse agli investimenti e quindi privando l'apparato produttivo del qualificato sostegno che la mano pubblica ha il compito di dare al sistema economico. Ciò facendo l'Esecutivo è dovuto intervenire con riduzioni di stanziamenti sulla piccola e media impresa, sulle attività artigianali e commerciali. Distogliere risorse dal turismo e l'agricoltura e rimandare ad altri tempi, ormai verosimilmente alla prossima legislatura, la soluzione dei problemi quali emergenza idrica, energetica, viabilità, e trasporti. Con questa politica scriteriata, senza costrutto perché è priva di qualsiasi scelta di fondo otterremo un solo risultato negativo, l'occupazione soffrirà ancora di più e il triste primato dei 328 mila disoccupati, circa 75 mila in più dall'inizio di questa undicesima legislatura, sarà destinato ahimé ad incrementarsi. Mi sia consentito rivolgermi all'assessore Scano per manifestare tutte le mie perplessità sulla miniriforma che egli intende apportare agendo sul disegno di legge riguardante la finanziaria, sulla legge di contabilità generale, la "11" del 1983 e la legge riguardante la programmazione, la "33" del 1975. I motivi di preoccupazione nascono dall'impossibilità di concedere fiducia a una Giunta che, per cinque volte consecutive, ha fallito tutti i buoni propositi enunciati nelle dichiarazioni programmatiche, non riuscendo a raggiungere alcuno degli obiettivi e per contro contribuendo ad aggravare la situazione di partenza di per sé grave e precaria. Va subito detto, per sgombrare ogni possibilità di equivoco e di utilizzazione strumentale a quanto andrò affermando, che Forza Italia vede con occhio favorevole questa mini riforma, cogliendone gli aspetti positivi che contiene, anche se in forma potenziale. Peraltro va pure soggiunto che un processo di riforma così importante per gli effetti che da essa possono derivare sulla programmazione regionale, sinora certamente carente se non del tutto assente, necessita di approfondimenti e di valutazioni condotte nelle sedi opportune, e cioè presso la Commissione di merito sulla base di apposito disegno di legge o di proposta di legge ad iniziativa dei consiglieri. Ecco come la legge finanziaria diventa un calderone, perché non si fa altro che aspettare il momento della sua presentazione della discussione per intervenire spaziando su tutti i campi dello scibile e per sottrarre alle Commissioni di merito i giusti approfondimenti che solo ad esse spettano e dovrebbero essere condotte. Ma anche quest'anno, nonostante i buoni impegni, con la legge finanziaria si interviene con le leggi di settore e non solo sulle leggi di settore, ma anche sulle leggi di programmazione e di contabilità che sono evidentemente le leggi fondamentali della Regione. La fretta con la quale il neoassessore Scano ha formulato le norme riformatrici è stata forse cattiva consigliera, poiché nell'articolato si riscontra un'indebita interferenza tra due impianti normativi aventi finalità differenti, legge di bilancio e/è(?) legge cardine della programmazione regionale. Voglio in concreto affermare che il maxi emendamento all'articolo 5 denota talvolta confusione di concetti e uno stravolgimento sufficientemente non meditato di norme esistenti aventi caratteristiche, funzioni e scopi distinti. Con l'introduzione del documento di programmazione economica e finanziaria nella legge di contabilità si inserisce una norma che ha finalità programmatoria e che meglio si sarebbe collocata nella legge numero 33 del '75, senza considerare inoltre che con lo stesso emendamento è stata proposta la soppressione di norme sulla programmazione che forse a una più attenta, meditata e approfondita analisi potrebbero rivelarsi utili per gli scopi per le quali erano state previste. Il documento di programmazione economica e finanziaria è atto più che di programmazione di previsione finanziaria indicativo dei fabbisogni occorrenti per gli stati di previsione della spesa e delle fonti di approvvigionamento delle entrate. Va da sé che questo documento non può essere sostitutivo del piano generale di sviluppo, come è nelle intenzioni dell'Assessore Scano, perché questo è espressione della volontà politica di perseguire gli obiettivi che dal processo di pianificazione sono stati individuati, fatte le relative scelte, definite le priorità, i percorsi da seguire e le metodologie per perseguire le finalità programmate. Il piano di sviluppo è molto di più sia in termini di chiara e manifesta volontà politica di intervento nei processi fondamentali della economia, e della crescita sociale e civile della nostra isola rispetto al documento di programmazione economica e finanziaria. E' vero i due strumenti si completano essendo il secondo complementare al primo, specificando anno per anno gli aspetti finanziari dell'intervento pubblico. Non si faccia questo errore di sostituire il piano generale di sviluppo anche se taluno potrebbe chiedersi che cosa ci sia da sostituire visto che il piano generale di sviluppo non è mai stato fatto. E forse è per questo che la programmazione ha fallito, e forse è per questo che i risultati della economia attuale sono certamente inferiori rispetto a quelli che avevamo trovato nel momento in cui ci siamo insediati. Mi sia a questo punto consentita qualche ulteriore considerazione che svolgerò solamente con riferimento alle entrate, sul piano delle uscite mi soffermerò quando si discuteranno gli articoli e gli emendamenti che presenteremo. La Giunta prevede un incremento di 166 miliardi per tributi devoluti dallo Stato e per somme sostitutive di tributi e risulta così ripartito. 30 miliardi di incremento per l'IRPEF, pari all'1,8 per cento; 15 miliardi per IRPEG, pari al 16,7 rispetto all'esercizio precedente; 10 miliardi per IVA, pari al 2,9 per cento; 50 miliardi per imposte di fabbricazione, pari al 4,8 per cento ; 20 miliardi per imposta sui consumi di tabacchi, pari al 6,2 per cento; 15 miliardi per tassa sulle concessioni governative, pari al 17,6 per cento; 5 miliardi per imposta ipotecaria, pari al 18 per cento; 10 miliardi per imposta di registro pari all'11,1 per cento; 1 miliardo per imposta sulle successioni, pari all'11,1 per cento; 10 miliardi per imposta di bollo, pari al 9 per cento. La previsione è estremamente ottimistica, peccato non ho potuto fare la verifica tra il consuntivo del '97 e la previsione del '97 stesso. Ma questa non è colpa mia né del mio Gruppo, la verità è che purtroppo il bilancio consuntivo del '97 non è ancora pronto e quindi questi controlli non si possono fare. Il gettito tributario, ancorché la pressione fiscale voluta dal governo Prodi sia aumentata di circa due punti, ma sto approssimando per difetto, è in chiara flessione. Gli indicatori forniscono un quadro totalmente diverso. Infatti in presenza di stagnazione o meglio di recessione economica i trasferimenti da parte dello Stato saranno verosimilmente inferiori a quelli che si sono registrati negli esercizi finanziari precedenti. Infatti come ormai risulta assodato, la crescita del PIL regionale è stazionaria, talché il gettito per imposte dirette, IRPEF e IRPEG, come conseguenza della inalterata base imponibile è destinato a subire una flessione. Con il calo generalizzato dei consumi connessi con la stagnazione economica, come è ragionevolmente pensabile che possano aumentare le entrate per imposta di fabbricazione sui consumi energetici, sui trasferimenti per imposta di registro e sul consumo dei tabacchi quando, per le mutate condizioni di vita e di abitudini, il vizio del fumo è in continuo calo. Come si vede questa categoria di entrate risulta essere sopra stimata e sorprende la superficialità e la leggerezza dimostrata con l'azzardata previsione, a meno che non si voglia sostenere che la previsione di maggiore entrata dipenderà dall'incremento del gettito che farà seguito alla serrata lotta alla evasione che saprà condurre il duo Visco-Bertinotti. Sulla composizione delle entrate va pure detto che talune poste sono rappresentate da movimenti all'interno di risorse già disponibili e destinate da apposite leggi di settore al soddisfacimento di particolari interessi. Mi riferisco ai fondi di rotazione dai quali sono stati prelevati la bellezza di 344 miliardi; questa operazione che la Giunta pone in essere per il secondo anno consecutivo, nel '97 il prelievo era stato di 524 miliardi, non sarà ripetibile all'infinito a pena di vanificare del tutto la operatività dei fondi che risulta dalle spregiudicate operazioni fortemente compromessa. Altre poste, come hanno ricordato i relatori, presentano carattere di provvisorietà; tra queste riveste particolare rilevanza per la sua entità la quota di IRPEF sulle ritenute di acconto, concordata con lo Stato, a definizione del contenzioso esistente, pari a 353 miliardi e che cesserà con il corrente esercizio. La verità è che il bilancio del 1998 è più povero di quello precedente, e ciò non solo in conseguenza delle riduzioni dei trasferimenti statali, ma anche e soprattutto perché se fosse depurato dalle entrate straordinarie e dagli abbellimenti derivanti dai trucchi contabili (questa tecnica sta facendo capolino anche nel nostro bilancio), il versamento delle entrate dai prelievi dei fondi di rotazione ci accorgeremmo quali sono le prospettive future dell'azienda Sardegna, l'ha già detto il mio maestro Casu: dovremmo dichiarare bancarotta. Così, lungi dall'effettuare economie eliminando sprechi e inefficienze, e contrastare così con l'unica arma a disposizione la penuria di mezzi finanziari con la riqualificazione della spesa, ancora una volta i nostri disinvolti governanti preferiscono perseguire la strada dell'indebitamento. E qui devo citare di nuovo il collega Casu, quattro mila miliardi sono secondo i calcoli che lui ha fatto, e che purtroppo si rivela la più immediata e la più facile da percorrere solo perché non scontenta nessuna delle tante forme di parassitismo presenti nella nostra disastrata amministrazione. L'unico risultato che si conseguirà sarà la vanificazione degli effetti utili della spesa pubblica nominalmente prevista in 8983 miliardi, ma che si riduce a ben poca cosa per dare sostegno ed impulso al sistema produttivo, poiché 3466 miliardi sono destinati a finanziare il servizio sanitario, 1306 miliardi rappresentano entrate di mutui buona parte dei quali saranno destinati a finanziare la spesa sanitaria regionale, che diverse centinaia di miliardi verranno utilizzati per sostenere l'elefantiaco apparato amministrativo e burocratico della Regione e infine che svariate centinaia di miliardi saranno destinate a sostentare il penoso sistema delle partecipazioni regionali le cui più edificanti espressioni, tanto per citarne alcune, sono rappresentate dall'EMSA e dalla Sipas, e si vuole qui, solo per pudore, sottacere l'operazione di indebitamente per il 1998 di 114 miliardi, di cui è prevista l'autorizzazione alla contrazione di un mutuo per la realizzazione del gassificatore del Sulcis che ad oggi rappresenta un assoluto e totale e impenetrabile e quanti altri aggettivi qualificativi si possano utilizzare per rappresentare appunto questo mistero. Di fronte a questo sconcio non a caso, in sede di esame della manovra da parte delle commissioni di merito, si sono registrati dai settori della stessa maggioranza, le prime sonore bocciature a siffatta inconcludente manovra. Infatti le commissioni quarta e sesta hanno espresso pareri negativi e fortemente critici

Presidenza del Vicepresidente Milia

(Segue BALLETTO.) Invito i colleghi, soprattutto quelli della maggioranza, a leggersi e valutare i contenuti dei pareri espressi da queste due commissioni. I mali che ne sono derivati sono sotto gli occhi di tutti noi. La Regione Sardegna, per l'insipienza e l'inconcludenza dei suoi amministratori, si sta incaminando su una cattiva e pericolosa strada; forse senza via d'uscita. Con questo andazzo si rischia che nel volgere di un quinquennio o poco più la stragrande maggioranza delle risorse dovrà essere destinata alla copertura di debiti contratti per capitali ed interessi. Così che resterà preclusa qualsiasi concreta possibilità di recupero e di rinascita. La Sardegna non merita tanto.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi, per una coincidenza non prevista ma opportuna il mio intervento, che era dedicato all'articolo 5 della legge finanziaria, segue immediatamente a quello puntuale e approfondito come sempre del collega Balletto. Il collega Balletto ha commentato la proposta della Giunta, le modifiche apportate al precedente testo della finanziaria da parte della nuova Giunta, ha riconosciuto gli aspetti positivi di questa innovazione ma ha criticato, sotto diversi profili, la proposta stessa. In particolare ha rilevato come sarebbe non del tutto felice una soluzione sul piano legislativo di toccare due leggi distinte: quella del 1975 numero 33, sui compiti della Regione in tema di programmazione e quella dell'83 sulla contabilità, perché si tratta di due leggi distinte che devono essere riviste separatamente. Questa è una osservazione corretta che, sotto un certo profilo, posso anche condividere. Il fatto è che queste due leggi si sono collegate, si sono, usando una espressione un po' colorita, avvinghiate tra loro quando, nel 1983, la legge sulla contabilità ha modificato la legge sui compiti della programmazione. Quindi voler toccare, con la finanziaria, soltanto la legge sui compiti della Regione in materia di programmazione non è possibile perché la legge sulla contabilità nell'83 ha modificato questa legge; quindi è un problema che non tocca, diciamo così, l'attuale Giunta, l'attuale Consiglio, ma riguarda appunto una situazione pregressa con la quale bisogna fare i conti. Detto questo io credo che le osservazioni critiche del collega ed amico Balletto non mi sembra abbiano toccato di per sé il documento di programmazione economica e finanziaria; hanno, come dicevo prima, riguardato l'opportunità o meno di innovare in sede di legge finanziaria, hanno (vorrei che l'Assessore mi ascoltasse perché sono delle osservazioni che riguardano una innovazione introdotta dall'attuale Giunta, appunto l'articolo 5 e quindi sono questioni che volevo sottoporre anche alla sua attenzione). Dicevo che il documento di programmazione economica e finanziaria di per sé non mi sembra, se non ho capito male, abbia sollevato delle valutazioni critiche da parte del collega Balletto, semmai le sue valutazioni riguardano il rapporto tra il documento di programmazione economica e finanziaria e il piano generale di sviluppo. Certo, piano generale di sviluppo previsto dalla legge del 1975 e il documento di programmazione economica e finanziaria, come ha sottolineato, non sono la stessa cosa, e quindi evidentemente si tratterà, in sede di modifica organica della legge del 75, di chiarire quale è il rapporto tra questi due documenti. Ma, una delle due: se noi vogliamo veramente che, con urgenza, la Regione abbia una politica di programmazione che finora in larga misura l'è mancata, noi dovremo appoggiare una proposta che permette di avere uno strumento più agile, come l'ha definito il collega Berria, quale il documento di programmazione economica finanziaria, che possa trovare applicazione da subito, dai prossimi mesi perché appunto è entro maggio o giugno che il documento deve essere discusso. Un documento, d'altra parte, che appunto, non è un mistero, noi abbiamo modellato, o comunque la Giunta ha modellato sulla base delle leggi statali, la legge del 78 e quella dell'88 che prevedono questo documento che ha trovato una applicazione e ha dato risultati sempre più positivi, dal giudizio che si desume anche dagli scritti che sono apparsi in proposito, a livello statale, e varie regioni hanno introdotto questo strumento di programmazione nella loro legislazione. Quindi io penso che il fatto che a distanza di quanto previsto dal legislatore statale e da quanto fatto con maggiore celerità da altre regioni che hanno introdotto, nel loro sistema, il documento di programmazione economica e finanziaria, che anche la Regione Sardegna lo faccia è un dato positivo. Prima di tutto per favorire quel processo di programmazione che sinora è mancato e che una legge che entri in vigore, una norma che entri in vigore con la finanziaria può permettere di attuare da subito, senza aspettare la revisione organica delle due leggi. Secondo, e questo mi sembra il punto più importante, perché attraverso il documento di programmazione economica e finanziaria regionale si può più agevolmente risalire al documento di programmazione economica e finanziaria statale, quello nazionale, e al tempo stesso curare quel momento, quell'atto che mi sembra fondamentale e che forse andrà un po' rivisto in sede di riformulazione della norma, che è l'aspetto del coordinamento, perché la programmazione è anche questo, tra la linea che viene seguita a livello statale e la linea che viene seguita a livello comunitario e internazionale. Sotto questo profilo volevo richiamare l'attenzione dell'assessore Scano sul fatto che la legge del 78, come modificata nell'88, dice che appunto, nel documento di programmazione economica e finanziaria si dovrà valutare l'evoluzione della situazione economica internazionale anche in relazione agli sviluppi dell'azione della comunità europea. Io non ho trovato su questo piano nella proposta di legge della Giunta un aggancio per così dire esplicito con la politica dell'Unione Europea, questione invece che è fondamentale perché evidentemente un documento di programmazione come quello di cui ci stiamo occupando non può nel coordinare gli interventi, come è detto nel secondo comma credo dell'articolo 2, o nella valutazione degli sviluppi prescindere dall'evoluzione della situazione economica internazionale ed europea. Quindi un richiamo a questo concetto andrebbe introdotto nell'articolo 5, anche per sottolineare che questo rapporto, questa attenzione con la politica dell'Unione Europea, non è una questione che tocchi soltanto lo Stato, ma è anche una questione che nello spirito del principio dell'Europa delle regioni deve riguardare direttamente anche la nostra Regione.

Infine, volevo dire che il documento di programmazione economica e finanziaria se da un lato ci impone di coordinare la nostra politica economica con quella che viene definita a livello dell'Unione Europea e a livello dello Stato questo non significa che la nostra politica debba essere inerte, per così dire, o adattarsi a scelte operate da altri soggetti e ad altri livelli. Quindi, e questo però è un problema non da codificare in legge o in questa legge, ma è una questione che riguarda le modalità di predisposizione e di attuazione e definizione del testo del documento che dovrà anche risentire degli apporti positivi del Consiglio regionale, bisogna che il documento di programmazione economica e finanziaria risenta di una linea in cui la Regione si faccia carico di una maggiore presenza nelle sedi competenti, quelle comunitarie e quelle statali, nel momento in cui si definiscono le linee di politica economica, proprio per cercare di incidere su queste scelte evitando che decisioni già prese ad altri livelli possano poi bloccare quella sia pur limitata libertà di programmazione che invece con questo documento, con l'innovazione introdotta dalla legge finanziaria, da questa legge finanziaria che io considero positiva, si vogliono promuovere.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lippi. Ne ha facoltà.

LIPPI (F.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi devo essere sincero, intervengo più per dovere di patria, per dovere di partito che per l'interesse che questa manovra sta suscitando all'interno di questa Assemblea e soprattutto per le poche aspettative che la stessa sta trasferendo all'esterno.

Abbiamo detto più volte, la gente è alla disperazione, probabilmente noi stessi stiamo attraversando un periodo di disperazione e oggi le grandi assenze anche dai banchi della maggioranza e soprattutto dai banchi della maggioranza in questa Assemblea lo dimostrano. Probabilmente l'avvicinarsi di scadenze amministrative, l'avvicinarsi della stessa scadenza naturale di questo Consiglio regionale sta inducendo molti dei colleghi a pensare ad altre cose piuttosto che ad essere presenti qui a sostenere delle azioni politiche che siano in grado di ridare veramente fiducia alla gente e alla Sardegna. E questo di certo non è una negligenza o un'assenza dell'opposizione che anche in questa occasione, attraverso i suoi commissari, ha recitato fino in fondo il proprio ruolo all'interno della Commissione bilancio e intende recitarlo fino in fondo anche durante i lavori di questa manovra di bilancio.

Sembrerebbe che oggi il grande interesse della maggioranza sia quello di scongiurare il quarto mese di esercizio provvisorio, come se i tre precedenti non fossero già di per sé sufficienti a dimostrare l'inefficienza di una politica e soprattutto di un modo di mal gestire la politica regionale a cui da quattro anni ormai l'Ulivo e il governo dell'Ulivo ci ha abituato. E fa sorridere sentire illustri colleghi, dopo quattro anni, sostenere che la crisi e il mancato processo di sviluppo economico della Sardegna è attribuibile solo ed esclusivamente al fatto che occorre che la Regione adotti uno strumento di programmazione più snello, come se evidentemente quello che fino ad oggi si è adottato sia stato talmente rigido da non consentire una programmazione effettiva ed efficace su tutto il territorio regionale. Allora veramente smettiamola di prenderci in giro, smettiamola di denigrare anche, ma questo è un suggerimento che io do ai colleghi della maggioranza, gli assessori che si sono succeduti nelle varie giunte, smettiamola di voler elevare all'eccesso dei meriti chi oggi, pur con tutte le grandi difficoltà, siede in quei banchi della Giunta, perché chi oggi siede in quei banchi della Giunta di sicuro non può sostenere di non avere colpe rispetto a quello che non è stato fatto oggi.

Un bilancio fotocopia, lo si è detto, con una prospettiva, parrebbe, da qui a qualche mese di revisione totale dello strumento di programmazione. Qualche mese fa o qualche anno fa sembrava che attraverso gli inserimenti dei PIA, dei Programmi integrati d'area, si fosse trovata la scienza che poteva rimettere in moto un meccanismo a garanzia di occupazione e di economia per la Sardegna. A un anno e mezzo di distanza stiamo ancora domandandoci che fine abbiano fatto i PIA, in che modo hanno trovato una loro rispondenza in Sardegna, in che modo gli operatori privati hanno sinergicamente trovato soluzioni con gli operatori pubblici. A tutto questo non ci viene data risposta, ma se il tutto fosse limitato solo ed esclusivamente a questo aspetto potrebbe anche andar bene; la grande verità è che questa Giunta oltre ad avere la negligenza di non aver saputo dare in questi quattro anni nessun tipo di risposta ai problemi, ai gravi problemi che attanagliano la nostra economia regionale, non è riuscita neanche a dare un ben che minimo di risposta alle tante domande, ai tanti quesiti che l'opposizione da questi banchi ha mosso alla stessa maggioranza e alla stessa Giunta. Una Giunta e una maggioranza che fino ad oggi hanno perpetuato solo ed esclusivamente il governo dell'emergenza, fin troppo facile anche da gestire, fin troppo facile anche da comprendere, visto e considerato che le grandi masse elettorali si governano con più facilità tenendole sotto scacco dalla necessità e dal bisogno costante, non abbiamo evidenziato nessun carattere innovativo in questa manovra di bilancio. Ce lo raccontavano i nostri colleghi di Commissione, nelle varie sedute che il Gruppo ha tenuto in questi giorni per tentare quanto meno l'elaborazione di qualche emendamento per apportare qualche correttivo nel governo dell'emergenza. Anche perché molte cose sono sfuggite nonostante, tra virgolette, la buona volontà di questa maggioranza di voler preferire alcuni canali di intervento piuttosto che altri. E non dimentichiamoci che questo si può considerare l'ultimo bilancio utile per questa legislatura, sappiamo tutti, siamo tutti coscienti che questo bilancio ci accompagnerà fino alla fine di questa legislatura e quindi mi fa anche meraviglia che la maggioranza non sia riuscita a sfruttare nel migliore dei modi questo strumento. Tutti ci aspettavamo che ci sarebbe stato da parte della maggioranza in maniera anche subdola un certo atteggiamento per favorire iniziative per targare provvedimenti per riconquistare terreno rispetto ad una politica che, come dicevo prima, è stata di sfascio e di totale controproduttività rispetto alle linee programmatiche che per sei volte ci avete presentato all'attenzione, avete presentato all'attenzione dei sardi. Quindi una politica fatta di linee programmatiche l'abbiamo ribattezzata in un primo momento libro dei sogni, poi le avventure di Pinocchio, da una parte. E i provvedimenti finanziari e di bilancio dall'altra, che camminano in maniera completamente distante l'una dall'altra, come se le cose che vengono sostenute durante la presentazione delle linee programmatiche poi non necessariamente debbano trovare un proprio riscontro sull'attuazione pratica di quello che deve essere poi il provvedimento di per sé e quindi una loro collocazione all'interno del documento finanziario e di bilancio. Ma quello che mi domando io, in che maniera vogliamo portare le nostre aziende, la nostra economia in Europa? Io non sono tanto preoccupato ormai per l'esito e la conclusione di questa legislatura, ormai questa legislatura è morta e lo dimostra oggi la rappresentazione che c'è in quest'Assemblea, il totale disinteresse che quest'Assemblea nutre rispetto ad un provvedimento così importante che dovrebbe essere centrale rispetto all'attività politica che noi dovremmo svolgere. La verità è che personalmente io sono preoccupato di quello che sarà la prossima legislatura, io non so che si sia riusciti a creare i presupposti per garantire, per far sì che già dal 1999 la Sardegna lasciatasi alle spalle tutto quello che è stato, possa presentarsi all'attenzione non solo del Continente, ma anche dell'intera Europa in maniera propositiva e propulsiva. E siamo quindi preoccupati per quello che dovrà essere e sarà il destino delle nostre aziende, siamo preoccupati per quello che dovrà essere il destino dei nostri lavoratori, siamo preoccupati per quello che sarà il cammino della nostra economia, siamo fortemente preoccupati, lo voglio sottolineare, perché non è bello essere consapevoli di aver avuto e goduto di una grande possibilità, quella di sedere su questi banchi, aver avuto la possibilità di dimostrare alla Sardegna, ognuno di noi, alla Sardegna quello che è questa nuova classe dirigente, così tanto auspicata poteva rappresentare, e purtroppo qualcheduno fuori da questo palazzo sta cominciando a rimpiangere la vecchia classe dirigente, che probabilmente non aveva numeri maggiori ai nostri, lo ricordavamo ieri all'ora di pranzo col collega Secci, che ha più esperienza di me in materia di politica, e da un confronto che facevamo come spesso accade anche con altri colleghi durante le pause dei nostri lavori, si faceva proprio questa riflessione, che probabilmente qualitativamente questo Consiglio è superiore ad altri Consigli, e quindi è ancora maggiore il rammarico per quello che non è stato e per quello che non si è potuto fare. Non si è potuto fare perché, non lo possiamo nascondere e non lo dobbiamo nascondere, anzi lo dobbiamo gridare, l'instabilità di governo non produce benefici per nessuno. Le Commissioni hanno lavorato a ritmi lentissimi ogni qualvolta che si stava prendendo il ritmo giusto arrivava l'ennesima crisi regionale, a crisi regionale arrivavano i rimpasti, non si dava tempo a chi governava di poter quanto meno produrre una politica propositiva all'attenzione dell'Assemblea. Chiaramente noi dai banchi dell'opposizione avremmo fatto la nostra parte, avremmo portato le nostre controdeduzioni, avremmo sollevato i nostri problemi, avremmo portato avanti la nostra politica, probabilmente avremmo trovato anche dei punti di accordo così come è stato su alcuni grandi temi quando ci si è data la possibilità di poterci confrontare. Tutto questo non è potuto avvenire non certo per una cattiva volontà da parte dell'opposizione, ma per un cattivo funzionamento di quello che era, e lo ricordava prima il collega Balletto, un'aggregazione fin troppo frammentaria, un'aggregazione che - lo voglio ricordare ancora una volta - dopo quattro anni che ha trovato un'intesa elettorale ma non programmatica, nel 1994, un'aggregazione che all'ultimo momento perché forse alla frutta si è trovata costretta a dover caricare al suo interno Rifondazione Comunista, una coalizione che probabilmente proprio in previsione della prossima scadenza elettorale non si è accorta di non poter fare a meno dei voti di Rifondazione Comunista, una coalizione che tende sempre di più ad attuare linee politiche e programmatiche di una sinistra che, probabilmente per quarant'anni, disabituata a governare in qualsiasi livello oggi non era pronta per andare al governo, una sinistra che si è sempre preoccupata di governare enti e sottoenti nei livelli intermedi e che oggi sta facendo e sta riuscendo a fare quel salto di qualità nel gestire direttamente i quadri dirigenziali massimi, senza che nessuno all'interno della coalizione ponga dei veti. Una sinistra che sta continuando a fare il bello e il cattivo tempo, che probabilmente sta spostando il tiro della propria politica, che probabilmente invece di rivolgersi direttamente alle classi di lavoratori preferisce farlo facendosi by-passare da alcuni enti più importanti, strumentali della Regione, vedi e leggasi alcune finanziarie regionali in particolare, e per la quale si stanno continuando a dare poteri in eccesso, forse proprio probabilmente perché anche la sinistra e soprattutto la sinistra non ha più quella capacità di dialogo con le grandi masse critiche di lavoratori, di imprese e quant'altro, per riuscire in maniera efficace a produrre le proprie linee di azione.

Ma io voglio ritornare un attimino al discorso del futuro delle nostre imprese, del futuro della nostra economia, di quello che è rappresentato da tutti noi come il volano, come l'unico soggetto propulsore che può ridare veramente vitalità a questo nostro mondo, a questa nostra Regione. Ebbene, abbiamo visto che si è data ancora una volta dimostrazione che su alcuni capitoli di bilancio, su alcuni articoli della finanziaria non si è voluta dimostrare la sensibilità rispetto ad alcuni gravi problemi che le stesse classi imprenditoriali hanno sollevato durante le audizioni, sempre che le audizioni servano a qualcosa in questo disastrato Consiglio regionale; perché quante volte abbiamo dovuto assistere ad audizioni dove erano più le persone che venivano invitate a parlare in Commissione degli stessi commissari che dovevano rappresentare l'istituzione; quante volte ci siamo trovati in Commissione a dover come opposizione garantire il numero minimo indispensabile

(Interruzione dell'onorevole Ivana Dettori)

Guardi collega Dettori, potrei citarle decine di casi, forse questo non avviene in Commissione sanità, e ne sono felice, ma le posso garantire che in tante altre Commissioni dalla prima alla seconda Commissione, alla ottava Commissione, alla sesta Commissione, alla terza Commissione in tantissime occasioni l'opposizione ha dovuto garantire il numero minimo non solo per effettuare le audizioni, perché tutto sommato quando viene qualcuno nella casa dei sardi per farsi ascoltare, ci sentiamo tutti nell'obbligo di stare lì ad ascoltare, perché non è un problema di maggioranza o di opposizione, però stranamente la maggioranza il più delle volte era assente, ed è stata assente anche nel recepire alcune importanti indicazioni che alcune di queste associazioni di categoria hanno cercato di portare alla vostra attenzione prima di tutto, e poi all'attenzione dell'intera assemblea. Allora, caro assessore Scano, mi rivolgo a lei perché in quanto Assessore Superman dell'Assessorato della programmazione, così la stanno ribattezzando anche negli interventi dei suoi colleghi, le danno questa grande importanza, giusta per il ruolo che lei ricopre, giustissima per il ruolo che ha ricoperto sino alle settimane precedenti, e che noi speriamo si possa veramente tradurre in qualcosa di concreto, di veramente reale e forte. Voglio entrare un attimino, brevissimamente, Assessore, giusto per richiamare alla sua attenzione, all'attenzione della sua maggioranza alcune di queste importanti necessità che vengono richiamate in alcuni documenti presentati dalle associazioni di categoria partendo da quella legge numero 15 del 1994 che è stata così tanto celebrata sulla stampa, dalla stessa Giunta attraverso diverse conferenze stampa, perché purtroppo una cosa che ha caratterizzato la vostra politica in questi quattro anni è stata quella di creare l'illusione nella gente e negli imprenditori di quello che poteva essere un nuovo sistema, di quelli che potevano essere dei nuovi strumenti a garanzia di produttività e di economia che poi però si sono rivelati, stranamente, assolutamente deficitari e inconcludenti. Non perché gli strumenti non valessero, ma perché tutti quei ritardi della burocrazia hanno fatto sì che poi alla fine, forse siamo portati anche a pensare che in alcuni casi sarebbe meglio neanche farle le leggi. Io stamattina sono arrivato in ritardo a questo importante appuntamento perché per l'ennesima volta ho dovuto sollecitare, personalmente, andando all'Assessorato del lavoro per cercare di capire quale fosse la natura dei ritardi sul pagamento delle famose provvidenze della legge numero 33, cioè l'Agenzia del lavoro, i famosi contributi per l'occupazione, per i contratti di formazione professionale. Non ho incrociato l'amico Deiana perché era affaccendato in altre cose più importanti sicuramente di questa, però è incredibile che ancora i nostri imprenditori debbano vedere le provvidenze relative al 1993, è scandaloso! Sono passati cinque anni e noi continuiamo a fare delle leggi per illudere la gente, creiamo delle aspettative inutili, siamo noi colpevoli della disgrazia, della rovina di questa Sardegna. Allora, prima di fare le leggi pensiamo anche a come devono essere attuate, pensiamo anche a rafforzare i nostri uffici, pensiamo anche a creare una classe di funzionari che sia adeguata ai tempi, adeguata alle esigenze dei nostri imprenditori, dei nostri lavoratori, di chiunque si rivolga alla Regione attraverso degli strumenti legislativi. Se non riusciremo a fare questo, allora ha ragione chi scrive sul giornale che siamo qui a rubare i soldi, a riscaldare le sedie, a fare conferenze stampa per grandi enunciazioni e poi non siamo in grado di poter essere un briciolo conseguenti rispetto a questi problemi. Di tutto questo ve ne dovete assumere la piena responsabilità, colleghi della maggioranza, la piena responsabilità; e la gente finalmente, per fortuna, se ne sta accorgendo. Probabilmente poi questa legge elettorale così strana, così diversa rispetto a quelle che con grande furberia è stata anche questa volta modificata, forse non del tutto per il verso giusto, ma probabilmente questa è una mia convinzione che spero sia alimentata solo ed esclusivamente dalla voglia di voler dimostrare, già dal prossimo anno, non certo dai banchi dell'opposizione ma speriamo dai banchi della maggioranza, per chi ci sarà del mio Gruppo, di poter dimostrare ai sardi che esiste una alternativa, che esiste la voglia da parte di una coalizione politica che è quella del Polo di dimostrarsi di fronte alla Sardegna una forza giovane, sì, ma capace di saper governare, capace di saper dare quelle risposte che voi ancora oggi non riuscite a dare. Allora, dicevo, la legge numero 15, caro assessore Scano lei sa perfettamente i ritardi che questa legge ha dovuto subire, la SFIRS e il CIS ma prevalentemente la SFIRS visto che la quasi totalità delle aziende, almeno l'80 per cento ha scelto la finanziaria regionale per la fase istruttoria, è stata bloccata per mesi dal fatto che chi di competenza quindi l'Assessorato dell'industria non provvedeva ad inviare i fascicoli per portare avanti le istruttorie della legge. L'abbiamo denunciato a più riprese sulla stampa, si è dato fortunatamente il via, almeno per quelle 70, 77 (adesso non ricordo precisamente il numero), prime pratiche che potranno godere dei finanziamenti, ancora oggi mi risulta che le pratiche siano ancora bloccate nella istruttoria presso gli uffici della SFIRS sono passati mesi, probabilmente qualcuna di queste imprese ha fatto già anche degli investimenti. Sappiamo perché lo sappiamo tutti che quelle risorse che oggi vengono stanziate in quel capitolo sono insufficienti rispetto alla reale esigenza di dotazione del quale avrebbe bisogno la legge. Quindi un invito noi lo faremo attraverso un emendamento, lo preannunciamo, un invito quindi alla maggioranza a rivedere alcune posizioni o quantomeno a indicarci delle strade attraverso la quale si pensa di poter arrivare nei tempi giusti, senza bloccare il meccanismo, allo stanziamento delle risorse necessarie e indispensabili per il proseguo di questa legge che, non nascondiamo, ha creato veramente tante aspettative nella classe imprenditoriale sarda. C'è poi il problema dei contributi in conto occupazione legati all'esportazione. Quello dell'esportazione è stato un tema che ci ha appassionato nelle settimane scorse. Abbiamo appreso dai giornali che c'è stata una impennata da parte del presidente della Giunta rispetto ad alcune dichiarazioni fatte dai massimi vertici dell'osservatorio industriale, e quindi della SFIRS, abbiamo letto che c'è stato anche un richiamo ufficiale, pare che sia stata chiesta la testa di qualcuno rispetto a queste dichiarazioni che erano totalmente contrastanti, guarda caso, rispetto ai dati che qualche giorno prima, durante la discussione sulle linee programmatiche del Presidente erano stati portati all'attenzione di quest'aula. E questo ci ha preoccupato non poco, perché noi vorremo, e mi dispiace che non ci sia il presidente Palomba e quindi mi rivolgo agli altri componenti della Giunta, ci piacerebbe che alcuni di questi enti, anzi tutti questi enti, e soprattutto l'Osservatorio industriale, restassero svincolati rispetto a quelle che sono le politiche della maggioranza. Non vorremo che strumenti come l'Osservatorio industriale diventassero gli strumenti personali del Presidente della Giunta o della sua Giunta; non vorremmo trovarci a dover leggere dati falsati perché c'è il ricatto della testa che può cadere da un momento all'altro, perché c'è il ricatto del licenziamento, perché ci sono magari in atto altri ricatti ancora più pesanti. E allora, ci ha fatto sorridere la marcia indietro che il presidente della SFIRS è stato costretto a fare il giorno dopo; ci ha fatto veramente sorridere perché mentre in un primo momento si dimostrava con fatti, con dati che quel tipo di lettura che veniva data dalla Giunta e dal suo Presidente era inesatta, il giorno dopo è dovuto scendere in campo direttamente il Presidente della SFIRS per sostenere, su un quotidiano locale, che si cominciano quindi ad avere i primi importanti risultati di una linea politica economica regionale che ha preso correttamente atto che la spinta fondamentale per la crescita del sistema produttivo non può venire principalmente da un mercato interno troppo ristretto ma da un incremento della domanda esterna. Complimenti! certo che ci vuole una grande scienza per dire queste cose, noi, collega Balletto, non saremo in grado di poter sostenere una tesi così elevata e di grande rilievo. E allora, colleghi, queste cose ci preoccupano fortemente; noi non vorremmo che si stesse ricreando in Sardegna quello che per anni hanno dovuto vivere e subire in alcuni paesi dell'Est. Noi non vogliamo essere censurati da alcuno e non vogliamo essere costretti a dover subire notizie e dati fasulli e poco veritieri da strumenti della Regione che hanno l'obbligo di raccontarci la verità, ma non solo e tanto a noi quanto all'intera opinione pubblica. E allora, dicevo, sul problema del finanziamento per la legge sull'esportazione Forza Italia è già da tre anni che si batte puntualmente, in fase di bilancio, perché l'articolo 11 della legge numero 268 del 74 (vecchio piano di rinascita del 1974) venga rifinanziato. Nonostante si sia sollevato il problema sulla stampa, nonostante siano stati presi impegni per ragioni di tempo, ma mi ripropongo di intervenire in merito durante la discussione dell'emendamento che il Gruppo di Forza Italia ha presentato, nonostante gli impegni che l'assessore Sassu aveva preso dentro questa Assemblea, impegni che sono agli atti del Consiglio e che tireremo fuori durante la discussione dell'emendamento, nonostante dicevo questi impegni, questa Giunta e questa maggioranza in Commissione non solo una lira ha destinato a copertura di quel capitolo. E allora che si dica chiaramente che non si vuole più incentivare l'esportazione dei prodotti e delle aziende sarde che producono e esportano verso il continente e verso l'estero, che lo si dica a chiare lettere, che però si paghino, anche in questo caso, le provvidenze che spettano fino al 1997, perché anche in questo caso siamo fermi al 93 nonostante Forza Italia per tre anni di seguito, sia riuscita a mettere ogni anno circa 10 o 12 miliardi su quel capitolo, si dica chiaramente quale è, una volta per tutte, se esiste, la linea politica di questa maggioranza e di questa Giunta, la si smetta con gli inganni, la si smetta di produrre leggi per fare conferenze stampa e convegni e poi però non si riesce a dare attuazione alle provvidenze che vengono destinate da queste leggi stesse, la si smetta di prendere in giro i sardi e soprattutto di prendere in giro questa Assemblea perché veramente mi sembra che lo spettacolo che oggi ci appare sia veramente desolante.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.

BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe, colleghi, affollata presenza di Assessori e certa assenza del Presidente della Giunta regionale. Comunque affollata assemblea dei colleghi tutti nel prendere parola, in questo dibattito che dovrebbe essere un importantissimo dibattito, lo è comunque, a dispetto del clima di disinteresse, di assenza, di disattenzione che aleggia in questa nostra aula; ecco, l'importanza di questo dibattito rimane tale a dispetto di tutto e di tutti. Perché, per quanto andrò a dire e per quanto è stato già espresso, in modo particolare dai colleghi dell'opposizione, si dimostra ancora una volta l'incapacità di questo quadro politico di maggioranza, di produrre uno sforzo innovativo in sintonia con le attese e la drammaticità della situazione economica e occupazionale della Sardegna. Occorre, ahinoi, ripetersi per definire ancora una volta questo bilancio, questa manovra finanziaria come una manovra dei soliti interventi a pioggia, una manovra che non è in sintonia con le stesse critiche pubblicamente porte dal nuovo Assessore della programmazione e del bilancio, l'onorevole Scano, al suo predecessore, ma proprio per quelle pubbliche critiche apparse a chiare lettere nella stampa, all'indomani della assunzione di questa grande responsabilità, c'era da aspettarsi uno sforzo di fantasia, una diversa linea, una capacità di innovazione. Per uno che non certo esperto come tanti altri in materia di bilancio che legge il bilancio, lo scorre, guarda i vari capitoli, le voci, le attribuzioni, le non attribuzioni, l'entità delle voci dei capitoli, non è che ci voglia una grande capacità per capire che si sono ripetuti e si continuano a ripetere i mali del passato, del recente passato e così via dicendo, che portano alla frantumazione delle pur scarse risorse in una miriade di rivoli: un miliardo qui, seicento milioni qua, due miliardi qui, quattrocento milioni là e così via dicendo, che hanno la chiara connotazione del dire: sì ci pensiamo, ma che cosa risolviamo? Se andiamo a controllare il bilancio di un qualsiasi comune di 50 mila abitanti, proporzionalmente alla dimensionalità delle risorse, delle cifre e dei capitoli di spesa di un comune di 50 mila abitanti, si ha difficoltà ad arrivare a leggere la miseria concettuale con la quale viene proposto questo bilancio nella sua frantumazione in mille voci, tutte meritevoli, per carità, ma meritevoli di ben altra attenzione, e poiché le risorse nella loro globalità non sono certo sufficienti a dare soddisfazione dovuta, compiuta, alle mille voci, occorre sempre fare delle scelte strategiche, occorre avere il coraggio di indirizzarsi per settori di intervento prioritari, sceglierli trascurando per un numero di anni avendo l'onestà di dire: è prioritario, secondo le vostre scelte, le scelte di questa maggioranza, spendere le nostre poche risorse in questo e in quel settore in modo tale da risolvere definitivamente, compiutamente e bene le problematiche di quel settore, talché dai bilanci successivi si possano affrontare con un criterio che non è mai stato seguito e non si vuol seguire, quel criterio delle priorità, intervenire nei bilanci successivi con le nostre comunque scarse risorse a risolvere quello che obtorto collo si è dovuto trascurare per quel criterio delle priorità anzidette.

Tutto questo personalmente, il mio Gruppo, i colleghi dell'opposizione tutta abbiamo sempre detto, osservato, dalla prima manovra finanziaria della prima Giunta Palomba e company, perché il suo predecessore Sassu aveva iniziato alla vecchia maniera di un bilancio e di una manovra finanziaria della prima repubblica sarda ad accontentare tutti in via clientelare, perché la dispersione delle nostre risorse per mille capitoli per cercare di accontentare tutti o quasi tutti, ma tutti gli amici degli amici, perché talmente sono frantumate, piccole irrisorie le risorse che non si può che pensare e molte volte l'abbiamo letto, in questi quattro anni l'abbiamo detto e ripetuto che certi finanziamenti hanno indirizzi, nomi, cognomi, amici, clientela, sfacciata, smodata clientela. Ecco dove è mancato il coraggio, la capacità di innovazione, dire: noi abbiamo globalmente queste risorse, facciamo finalmente delle scelte coraggiose, che possono essere secondo le vostre ispirazioni contrarie, per esempio, a quelle che personalmente il nostro Gruppo e il sottoscritto hanno sempre portato avanti e detto, perché è chiaro che al di là della mia collocazione nella Commissione agricoltura e ambiente, non solo io, ma tutti i colleghi che fanno parte del mio Gruppo, hanno sempre detto dentro e fuori di queste aule che la scelta prioritaria, primaria per l'economia della nostra Isola, per l'occupazione della nostra Isola, è il mondo agroallevatoriale, è il nostro ambiente, è l'ambiente. Ma se tutto ciò non fa parte, come ancora da questa manovra finanziaria non fa parte delle vostre scelte, abbiate il coraggio di dimostrare di farne delle altre. Ma non fate neanche le altre, quelle contrapposte al nostro ambiente, alla nostra cultura, alla nostra agricoltura; continuate sempre nella vecchia terribile, incredibile forma mentis che è qui in questi libri, che certo, caro Assessore, le sarà costato un gran lavoro, la fatica non le sarà mancata, ma è la fatica, e non è riferita a livello personale, perché lei comunque fa parte di un contesto politico importantissimo, di un quadro politico, la fatica dei furbastri a livello clientelare, la fatica di dover reggere tutta una serie di equilibri, del dover dare attenzione e retta a un quadro politico così articolato, così composito e così belligerante, per cui lei, più o meno obtorto collo per quello che possono essere anche i suoi intimi processi personali, deve sottostare a questo sistema.

Io personalmente, per carità, è un pensiero, sarei rimasto su quei banchi, avrei lasciato la patata bollente a chi di dovere, perché da quella parte, da Capogruppo, riusciva con la sua nota capacità e abilità a giocare un ruolo meno difficile, adesso qui ci si sono nero su bianco. Qui ci sono atti incontestabili, qui ci sono precise responsabilità.

SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Mi piacciono le cose difficili.

BOERO (A.N.). Precise responsabilità che, al di là delle mie parole, al di là delle mie cattive previsioni, che purtroppo non sono mie, per bilanci prodotti con la stessa filosofia dal suo predecessore, si sono puntualmente verificate. Diversamente la Sardegna non si troverebbe ancora, a un anno dalla fine di questa legislatura, all'attuale disastro che si ritrova, che è comunque peggio, molto peggio del dato di partenza della prima Giunta Palomba per arrivare alla sesta. Questo tipo di bilancio e di manovra finanziaria rafforza il sospetto che il ritardo non solo è dovuto alla linea sempre degradante e che degrada tutto il settore ambientale del mondo agropastorale, è una strategia del tirare a campare, proprio del tirare a campare, perché non riesco a darne altra spiegazione, per quello che osservavo prima manca ogni senso di responsabile novità, ha denunciato la collega Busonera che vi è la totale assenza della politica delle entrate, non esiste - afferma - e nel richiedere una riforma del bilancio, così io ho ascoltato bene l'intervento della collega Busonera, della maggioranza, nel richiedere la riforma del bilancio ammette esplicitamente, con onestà intellettuale che è permeato da logiche clientelari, l'ha detto un'ora e mezza fa, l'abbiamo sentito tutti, quindi non è esercizio dialettico del sottoscritto dai banchi dell'opposizione, è un'onesta ammissione della collega Busonera che l'ha detto un'ora e mezzo fa, quando è intervenuta. Caro Assessore, cari colleghi della maggioranza, coraggiosamente presenti, perché ci vuole un gran coraggio per tanti motivi essere presenti così pochi, coraggiosi presenti. In verità questa manovra non esiste un autentico atto di coraggio, una scelta decisiva atta alla conservazione dell'esistente, si evince chiaramente che non è vero che vi sia mancanza di programmazione, ma manca totalmente di senso di innovazione per creare effettiva occupazione permanente. Viene programmato bene il sistema clientelare. Quella è la programmazione vera che non manca. Veramente è un modo di dire strumentale, ma reale, è vero la programmazione c'è ed è la programmazione degli interessi in atti politici, d'ufficio, di governo regionale. Come dicevo, questo bilancio è un autentico modello di conservazione dell'esistente, e per esistente si intende ad un'attenta lettura della manovra la volontà del non voler smantellare tutto ciò che è strettamente legato all'interesse clientelare.

Presidenza del Vicepresidente Zucca

(Segue BOERO.) La qualità massima dei precedenti bilanci e delle manovre finanziarie hanno incrementato la povertà perché i dati veri, reali, di fatto è che la povertà, la disoccupazione sono figlie dell'incapacità di programmazione e di governo che derivano dall'atto principale, manovra finanziaria e bilancio, delle precedenti Giunte. E se si continua, come si continua, chiaramente su quella stessa riga, con quella stessa ispirazione, con quella mancanza di capacità di scelte decisive, talvolta dolorose ma decisive di priorità di scelta, la povertà e la disoccupazione non può che andare ai livelli di massima drammaticità. Se ne ricava non solo la sensazione, anzi la certezza, che navigare a vista continua ad essere la caratterizzazione specifica di questa Ulivo-maggioranza sarda, pur di arrivare al termine della legislatura coniugando il classico "si salvi chi può", la quasi totale assenza in questi banchi di larghi strati della maggioranza e in particolare del centro, che al posto di occuparsi dei propri doveri legislativi, passa il suo tempo a cercare di ordire manovre per tentare di scardinare l'ottimo stato di salute, vostro malgrado, dell'alleanza del Polo, Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD, splendidamente riaffermata nel nostro recente convegno programmatico di Verona dove lì come programma dello schieramento della destra nazionale europea, i grandi principi ispiratori di governo della cosa pubblica sono stati riaffermati nel sociale, nell'economia di mercato, comunque legata al sociale, e dove una perfetta grande armonia sulla sostanza non sul contingente, tra il nostro presidente Gianfranco Fini, il presidente Berlusconi che ha avuto dall'inizio alla fine del suo intervento, dall'inizio della sua presentazione partecipazione a questo Congresso un'ovazione continua dal popolo dei dirigenti di tutta Italia di Alleanza Nazionale. Così dica al presidente Caddini(?) dimostra che le manovre di questi banchi assenti, di questo centro, quelle che cercano di screditare, di dividere per continuare il vecchio, non hanno prodotto e non produrranno quello che la sinistra si aspetta, perché la sinistra gode delle mosche cocchiere di un certo centro affaristico che non ha la capacità di progettazione, di sofferenza politica per poter creare veramente il nuovo e uscire dalla vecchia Repubblica che è permeata nei loro cromosomi, nel loro DNA, ecco la sinistra attende contenta che un certo tipo di centro, beninteso, non tutto il centro, certamente non il centro del centro destra che ha avuto il coraggio di una scelta, l'intelligenza, la capacità di mantenere fedele e di mantenersi fedele davanti ai propri elettori, davanti alla propria coscienza, ebbene eccolo lì fotografato il centro, il vuoto, non esiste, non c'è, è il centro della massima irresponsabilità di fronte al momento della massima responsabilità richiesta una maggioranza e un'opposizione durante la discussione il lavoro principale di programmazione del bilancio, della manovra finanziaria, sono fuori a ordire ancora manovre per interessi, interessi e interessi, ma mai una sola volta interessi del popolo sardo, del popolo italiano, dei lavoratori, della gente che soffre, dei disoccupati. Non si può tollerare questa colpevole assenza, questi vuoti totali nei banchi, totali! Questa è una denuncia, una denuncia che vorrei fosse ripresa dagli organi di informazione se vogliono fare seria e giusta informazione. Perché questa assenza non può essere perdonata, perché i sardi devono sapere che solo gli elementi, pochi, responsabili della sinistra e del centro destra sono presenti, il centro è assente in questo atto fondamentale della nostra vita legislativa. Non lo so se questa mia richiesta possa trovare attenzione, se dalle sale della stampa c'è qualcuno che ascolta, se dalla sala della stampa c'è qualcuno che sente e che abbia voglia di portare avanti questa denuncia di questo grande atto di irresponsabilità del centro che tutta la mattinata è totalmente assente. Costa fatica stare alla maggioranza e costa fatica stare alla opposizione; però è responsabilità di maggioranza e di opposizione portare avanti il proprio lavoro. Perché bene ha detto il mio collega Balletto, e mi pare che l'abbia ripreso nello stesso senso il mio collega Lippi, allora i sardi, gli elettori, avrebbero ragione a chiederci per che cosa ci stanno pagando: "state rubando lo stipendio, state rubando la nostra speranza". Ebbene io porto con queste mie parole, dalla mia ottica, da questi banchi, quel messaggio che viene da Verona, noi con la nostra presenza, con la nostra partecipazione al dibattito, con le nostre critiche comunque costruttive, perché speriamo che una buona parte delle nostre critiche vengano accolte in sede di emendamenti, in sede di completamento di questo lavoro, di questa manovra, per rimettere in cammino la speranza anche qui in questi banchi per l'Italia, per la Sardegna, per i sardi, per il loro futuro, per il loro lavoro, per il nostro lavoro, per il nostro futuro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Locci, che non vedo.

PITTALIS. (F.I.). Ma della maggioranza non interviene nessuno, per la regola dell'alternanza degli interventi?

PRESIDENTE. Io ho iscritti a parlare il consigliere Locci, che non vedo come ho già detto, e il consigliere Tunis Gianfranco che è della maggioranza fino ad ora. Il criterio di massima cui lei accenna è giustissimo seguirlo finché è materialmente possibile. Io non posso obbligare nessuno a parlare. La sequenza delle iscrizioni è tale per cui c'è una netta prevalenza di iscritti della opposizione, nel senso che per ogni iscritto della maggioranza ce ne sono quattro della opposizione. Dopo il consigliere Tunis Gianfranco che anche lui non è presente in aula, è iscritto a parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, in occasione del dibattito sulla prima manovra finanziaria presentata in questa legislatura, avevo evidenziato come un bilancio rappresenti lo specchio fedele, al di là delle enunciazioni, dei roboanti e demagogici discorsi, della vera e reale attività amministrativa, dei reali intendimenti e della capacità di governo di una maggioranza. Oggi possiamo andare oltre perché quella che discutiamo oggi è forse l'ultima vera manovra finanziaria di questa legislatura, e come tale il riepilogo. E rappresenta anche quindi lo specchio della azione complessiva di governo di tutta la legislatura. Al di là di semplici numeri, di semplici cifre, questo bilancio testimonia in tutta la sua evidenza gli insuccessi del centro sinistra, a incominciare dal rapporto con lo Stato. Mai questa autonomia regionale ha subito più di oggi anziché proporsi in un rapporto paritario con lo Stato. Ha subito riduzioni di entrate, non è stata capace di proporre un confronto che ottenga quei risultati che avrebbero potuto consentire ai sardi di fare un passo in avanti nell'affievolire e ridurre i ritardi storici e strutturali che ci portiamo appresso nella nostra condizione di isolani. Non un intervento risolutivo o comunque capace di aggredire tali ritardi nel campo delle risorse idriche, delle vie di comunicazione, delle infrastrutture per il sostegno ai settori produttivi, per ristrutturare i settori economici più in crisi e preda ormai dei dominatori economici d'oltremare. Non un intervento che faccia intravedere quali politiche intenda porre in essere questa Giunta in materia di turismo, di rilancio della industria e dell'artigianato. Anzi, ben 300 miliardi in meno che, sommati alle maggiori esigenze che il settore partecipazioni regionali richiederà nel corso del '98, sottraggono ulteriori, cospicue risorse ai settori produttivi. Non un intervento che lasci almeno intravedere all'orizzonte le volontà di prevedere una vera e profonda ristrutturazione del comparto agricolo, tale da consentire alle aziende sarde di competere con i nuovi scenari europei conseguenti alla apertura dei mercati dell'est. E' una finanziaria fatta di ulteriori lacrime e sangue per i sardi, lacrime e sangue che state riservando al nostro popolo. Non un posto di lavoro in più, anzi l'impostazione che avete dato a questa manovra lascia chiaramente prevedere la perdita di ulteriori centinaia di posti di lavoro. È una manovra finanziaria che non lascia speranze a quest'isola.

PALOMBA (PROGR. FED.), Presidente della Giunta. Non è vero.

BERTOLOTTI (F.I.). Se è vero, Presidente, lo vedremo dai risultati.

PALOMBA (Progr. Fed), Presidente della Giunta. I posti di lavoro sono quattro mila in più dal '95 al '97.

BERTOLOTTI (F.I.). Presidente, io ho già avuto occasione di affrontare questo tema dei posti di lavoro; io la inviterei serenamente, serenamente però non da Presidente della Giunta regionale, a verificare i motivi che hanno portato alla composizione di queste cifre. Perché quando lei parla di quattro mila posti di lavoro prendendo soltanto i totali dei dati dell'ISTAT, senza andare a verificare come vengono costruite queste cifre, se lei avesse la pazienza di andare a verificare queste norme di compilazione anziché fidarsi di chi le propina questi dati, questa è la terza volta che glielo dico, ma o non ascolta o non dà nessuna rilevanza di fronte a queste considerazioni. Ne prendiamo atto che in quanto consiglieri regionali non ci considera rilevanti nelle nostre osservazioni. Ma io la invito serenamente, non da consigliere dell'opposizione a presidente, ma da Massimo Bertolotti all'onorevole Federico Palomba, di andare a verificare come vengono costruite le statistiche dell'ISTAT; e lei noterà, come ho verificato io, che i dati che le hanno dato sono non dico falsati ma artificiosamente evoluti, determinati dal fatto che c'è stata una normativa che ha costretto le piccole aziende agricole nell'arco di un anno a denunciare la propria esistenza e il numero degli occupati. Questo non è un dato reale, questo è un dato falsato esclusivamente da dati scritti da burocrati. Quello che si deve fare qui è avere la coscienza dell'economia reale, un governo serio ha la coscienza dell'economia reale non di quello che viene enunciato così. Allora se vediamo questi dati nel vero senso della parola ci rendiamo conto che non di quattro mila posti in più si tratta ma di ben otto mila e ottocento posti in meno si tratta nella economia della Sardegna. Dicevo lacrime e sangue che state riservando al nostro popolo. Non un posto di lavoro in più, anzi l'impostazione che avete dato a questa manovra lascia chiaramente prevedere la perdita di ulteriori centinaia di posti di lavoro. Questa è una manovra finanziaria che non lascia speranze a quest'Isola, una manovra finanziaria che vi seppellirà sotto il peso del fallimento. Dove sono gli interventi a sostegno dell'occupazione? Dove sta la bonifica dei conti di bilancio? Dove sono le norme per velocizzare i procedimenti di spesa? Dov'è lo sviluppo economico che avete promesso? Dov'è la pari dignità dei sardi tanto invocata a parole? Dov'è la novità dell'Ulivo? Dov'è il coraggio che deve caratterizzare le decisioni di governi seri e capaci per affrontare i momenti di crisi? Dov'è la volontà riformista? Dove sono le politiche tese all'ottimizzazione delle risorse finanziarie? Dov'è l'importanza storica che tanto avete promesso, l'impronta storica che tanto avete promesso e propagandato, creando illusioni e speranze regolarmente disattese? Nessuna traccia concreta, nessuna indicazione precisa, solo l'amara constatazione di anni persi, di occasioni mancate, di opportunità perdute.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sassu. Ne ha facoltà.

SASSU (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, prima una breve nota su una affermazione che ha fatto il collega Lippi nella conclusione del suo intervento che ho ascoltato con molta attenzione, per dire che con i nostri interventi in aula non mi pare di far parte ad uno spettacolo desolante, mi pare di aver capito. E questo lo dico non per spirito di polemica ma per rivendicare all'Assemblea la serietà di tutte le sue componenti, e quindi di maggioranza e di opposizione, che in modo responsabile io credo discutono un tema importante ed essenziale per la vita economica e sociale della nostra Isola. Lo dico davvero senza spirito di polemica ma per rivendicare questa serietà dell'Assemblea.

Signor Presidente, colleghi del Consiglio, la proposta di legge finanziaria e di bilancio per il 98 è stata giudicata in Commissione, nella fase istruttoria, da alcune forze sociali, ma anche in Aula oggi negli interventi di alcuni colleghi dell'opposizione, un documento tecnico, quasi un bilancio fotocopia. Io non condivido questo giudizio, intanto perché difficilmente le leggi finanziarie e le manovre di bilancio possono limitarsi ad aspetti tecnici, e non lo condivido perché se quel giudizio fosse vero si rimanderebbe a chissà quali nuove e successive proposte il compito di individuare soluzioni miracolistiche. Invece noi tutti, quest'Aula ha il dovere di individuare risposte ai grandi bisogni della Sardegna già da ora, da oggi, in questa manovra. Io invece voglio affermare che già nella proposta che l'Assemblea sta esaminando sono presenti aspetti innovativi rilevanti e positivi. Alcuni erano indicati nella prima proposta avanzata dall'allora assessore Sassu e che poi però sono stati successivamente rafforzati e rilanciati dall'assessore della programmazione Scano nella sua proposta di rimodulazione. Io non ho visto nessuna fretta, così come l'ha definita il collega Balletto, anzi ritengo una tempestività nel rafforzare questi elementi innovativi, perché di aspetti innovativi c'era bisogno in questo tema. La necessità di aggiornare, di correggere, di migliorare questa materia era stata manifestata più volte ampiamente in Consiglio e in Commissione, e ormai era una materia, è una materia abbondantemente matura. Io ricordo, a questo proposito, le proposte di modifica alla legge di contabilità del Gruppo Progressista Federativo, ma ricordo anche la proposta del collega Balletto del Gruppo di Forza Italia e dell'assessore della programmazione di quel periodo, Antonio Sassu, in questa materia. Noi abbiamo conosciuto in questi anni, in questi decenni, dei bilanci che hanno risentito di una impostazione nata cinquant'anni fa, al momento della nascita della nostra autonomia, certamente funzionale alle politiche di sviluppo di quegli anni. Ma quei bilanci allora sono cresciuti via via per stratificazioni successive sommando al vecchio il nuovo, con una frammentazione dei canali di spesa dispersi in migliaia di capitoli; si parla di 1700 capitoli circa. E siamo in presenza di una forma troppo complessa di articolazione di bilancio, sebbene in modo sempre più evidente noi affermiamo in quest'Aula l'esigenza di una esemplificazione delle norme e delle procedure. E noi poi abbiamo conosciuto, inoltre in questi anni, oltre che leggi di bilancio, leggi finanziarie utilizzate più come strumento rapido per intervenire in leggi di settore piuttosto che per le finalità previste dalla legge 11 dell'83. Ecco perché è giusto sottolineare oggi gli aspetti innovativi che sono presenti nel d.l. 382. A me il più importante sembra proprio quello del metodo della programmazione, di cui molti colleghi oggi hanno parlato. In questa legislatura è stata già avviata una forte innovazione nel campo della programmazione, si tratta della legge numero 14 del 96 che riguardava i programmi integrati d'area, una legge oggetto di critiche, secondo me non giustificate, critiche dentro questo Consiglio ma anche fuori. Il collega Lippi si chiedeva che fine hanno fatto i piani integrati d'area. Io non mi nascondo, nessuno si nasconde che ci siano stati limiti, forse anche vistosi, nella fase di avvio. Ma io credo che sia giusto, corretto, anche intellettualmente, riconoscere che comunque si sono già ottenuti importanti risultati. Risultati importanti di carattere politico generale, come il ruolo nuovo degli enti locali, la riscoperta alla progettualità dello sviluppo locale, moltissime amministrazione si sono cimentate in una approfondita riflessione in questi mesi, in questo anno, sulle potenzialità economiche del proprio territorio. Hanno sviluppato una notevole capacità di proposta per lo sviluppo economico del loro territorio. Certo è necessario anche superare alcuni limiti riscontrati, e l'Assessore Scano ha più volte detto che è necessario procedere, ed è giusto che così sia, verso un reale decentramento, però voglio ricordare anche i risultati positivi di carattere politico generale come il ruolo nuovo che ha rivestito e riveste il privato che era orientato nel passato prevalentemente a utilizzare le risorse pubbliche ed era poco propenso invece a scommettere in proprio, nella propria impresa. Ma io dico di più: che sono stati raggiunti risultati concreti, positivi, anche sul piano della realizzazione delle cose. Finora sono stati approvati circa 40 programmi per un importo di 2000 miliardi di investimenti e, a fronte di un impegno finanziario della Regione, che raggiunge il 50 per cento, e una previsione di occupazione che indica valori attorno alle 7000 unità. Tutto questo a me sembra un risultato, anche se parziale, che va rimarcato. Detto questo però va anche detto che su questo tema occorreva e occorre operare una ulteriore correzione, ulteriore correzione che io vedo presente nel disegno di legge numero 382 di legge finanziaria, e si tratta del documento per la programmazione economica e finanziaria inserita nella rimodulazione della finanziaria. L'articolo 5 prevede infatti l'introduzione di questo nuovo strumento programmatorio che ha il compito di tracciare le linee guida per orientare lo sviluppo economico e di delineare gli obiettivi e le azioni di intervento coordinandone i flussi finanziari. Si tratta quindi di una cornice programmatoria essenziale per la programmazione dello sviluppo locale, per i piani integrati d'area di cui è necessario e si sentiva l'assoluta necessità. Abbiamo detto noi, in quest'aula in più occasioni, che in assenza di una idea generale, della possibilità di verificare la compatibilità dei programmi a un disegno più complessivo, la programmazione dello sviluppo locale può risultare la sommatoria di singoli progetti ripetitivi e a volte anche in contrasto tra loro.

Nei lavori della Commissione noi ci siamo chiesti anche se questo strumento di documento per la programmazione economica e finanziaria debba superare la necessità della predisposizione del piano generale di sviluppo o se invece si debba accompagnare a questo piano. Io credo che questa sia materia di ulteriore riflessione, comunque è certo che il piano generale di sviluppo è stato uno strumento di programmazione economica figlio di una stagione politica ormai credo non più riproponibile. Era nata, questa esigenza di piano, con la legge 33 del 1975, legge che noi ormai in molti abbiamo dichiarato di voler seppellire perché la riteniamo superata ampiamente. Quella stagione, a livello nazionale, fu caratterizzata dalla massima espansione delle partecipazioni statali, e la Regione sarda, uniformandosi a quella concezione, si sostituì spesso o si accompagnò all'operatore privato in tantissimi settori produttivi. Nacquero così quelle società partecipate di cui tutti noi dichiariamo i limiti perché determinarono buchi profondi nelle risorse regionali. Oggi la situazione è diversa rispetto a quel periodo: sono venuti meno i grandi trasferimenti di risorse pubbliche che a quegli imprenditori in modo quasi esclusivo guardavano per le loro iniziative imprenditoriali e le condizioni del debito pubblico e l'esiguità delle risorse regionali impongono che l'imprenditore riacquisti il gusto di fare imprese, di rischiare in proprio, e quindi c'è bisogno di un ruolo nuovo dell'imprenditore.

Questa consapevolezza mi è sembrata presente nelle parole che hanno espresso le rappresentanze imprenditoriali nelle audizioni della terza Commissione. Io credo che a questa concezione, che viene definita meno Stato e più mercato, in qualche modo dovrà pure uniformarsi l'intervento regionale e credo che a questa concezione guardi la proposta di legge finanziaria e di bilancio. Una lettura più approfondita dell'articolo 5 mi suggerisce, signor Presidente, una riflessione aggiuntiva ed una proposta da avanzare rispetto all'articolo 5. Il documento di programmazione economica e finanziaria è uno strumento, l'abbiamo detto, importante, essenziale per lo sviluppo. E' previsto che la proposta venga avanzata dall'Assessore, approvata dalla Giunta regionale e trasmessa al Consiglio per l'approvazione, e questo certamente è un itinerario corretto, ma, signor Assessore, come pensare però che si possa definire un progetto così importante e complesso senza associare, nelle fasi preliminari di elaborazione e con le forme che riterremmo pi opportune, le comunità locali e le forze sociali? Io penso, perciò, che vada prevista, senza ricorrere a quelle forme ormai ampiamente superate, previste dalla legge 33, pensare a forme snelle di partecipazione alla elaborazione del documento di programmazione economica e finanziaria regionale. In questo documento io vedo anche una stretta correlazione con l'indicazione del bilancio: alla lettera f) del comma 2,è prevista infatti l'indicazione dei programmi assessoriali comunque articolati per stati di previsione da finanziarsi con il bilancio pluriennale. Si tratta, come è intuibile, della necessità di predisporre i programmi degli assessori prima dell'approvazione della finanziaria e del bilancio. E anche su questo mi pare giusto fare qualche breve considerazione preliminare. La prima è questa: nel passato, signor Presidente, c'è stato uno scarso collegamento tra la grande programmazione operata dal Consiglio e l'articolazione dei programmi assessoriali, al punto che qualche volta è capitato che azioni proposte dalla Giunta hanno stravolto i programmi del Consiglio. La seconda considerazione è che la stessa indicazione delle somme nei vari capitoli di bilancio che noi approviamo risulterebbe una vuota operazione ragionieristica se non si accompagnasse ai programmi predisposti preventivamente dagli assessori. Ecco perché è giusto che ci sia questa lettera f) del comma. 2.

Infine, con la predisposizione preventiva dei programmi assessoriali, io credo che si possa instaurare un raccordo stretto tra i bisogni reali dei nostri territori, le priorità da seguire e il raccordo stretto tra i bisogni e la ripartizione delle risorse. Voglio dire che non sempre nei decenni di governo regionale questo è avvenuto, perché sono prevalse in alcuni casi ragioni di parte, ragioni di territorio. Io in più occasioni in questo Consiglio ho richiamato il tema della ripartizione equilibrata delle risorse. Lo ripropongo ancora una volta questo problema, ma non per una banale questione di campanile, ma perché credo che difendendo il principio di una equilibrata distribuzione delle risorse si difenda l'interesse più generale dell'intera isola. Esiste, signor Presidente, uno studio che dimostra che le risorse manovrabili della Regione o quelle provenienti dallo Stato e dall'unione Europea, e quindi le risorse destinate esclusivamente allo sviluppo, sono distribuite in modo non del tutto equilibrato nei nostri territori, e questo quindi impone per il futuro una decisa versione di tendenza.

Io ho fatto riferimento nelle cose dette sinora a elementi di novità presenti nei disegni di legge finanziaria e di bilancio, ma occorre dire che si tratta anche di una proposta questa di bilancio e di finanziaria che si colloca in una fase di passaggio, direi, anche tra il vecchio e il nuovo. D'altronde non poteva essere diversamente essendo stata avanzata a cavallo tra due maggioranze politiche e a cavallo tra due giunte regionali. L'assessore Scano ha annunciato una manovra di assestamento da presentare entro il 15 di maggio che sarà preceduta da una conferenza regionale per il lavoro e lo sviluppo. Questa conferenza dovrà preparare i temi del DPF, credo, e dovrà preparare anche le indicazioni delle risorse e delle azioni previste dall'assestamento. Io non so, signor Presidente, se il Consiglio vista la ristrettezza dei tempi potrà essere messo in condizioni di fare una preventiva discussione rispetto a quelle scadenze, però sono convinto che già questa discussione per la finanziaria e per il bilancio possa costituire una prima occasione di riflessione, perché in qualche modo è un tema che si riferisce, quello della Conferenza, alle pagine non scritte delle finanziarie e dei bilanci, e anche su questo mi limito a fare alcune brevi osservazioni. La prima: io non credo che riusciremo, come sarebbe auspicabile, a recuperare molte risorse aggiuntive per il lavoro e per lo sviluppo. Più che sulla quantità di risorse, quindi, il cui trend è per la riduzione piuttosto che per il rimpinguamento, noi dovremo lavorare sulla qualità della loro utilizzazione. E per realizzare questo allora occorrerà in primo luogo fare e proporre uno studio serio, finalizzato allo smantellamento - questa è la parola che vorrei sottolineare - di quel sistema di trasferimenti delle risorse che si è determinato nell'arco dei cinquant'anni della nostra autonomia, certo funzionale forse in quegli anni, ma che oggi tende a polverizzare, spesso in modo sbagliato, queste risorse senza alcun rapporto con lo sviluppo e con l'occupazione. E, poi, occorrerà far leva su quella parte di leggi che noi riconosciamo, che l'esperienza riconosce ampiamente positive e che vanno riproposte, ma vanno anche migliorate. Io penso per esempio alla legge numero 15: gli imprenditori che noi abbiamo ascoltato nelle audizioni in Commissione hanno detto del valore positivo di questa legge che però ha risorse insufficienti, è stato detto, ed ha una procedura anacronistica. Ma su questo l'Assessore dell'industria ha dichiarato già di provvedere con un intervento che superi rapidamente questo limite; ma penso anche alla legge regionale numero 28: uno studio recente ne ha dimostrato la grande valenza positiva, in dieci anni oltre 200 imprese finanziate, oltre 1500 occupati, un bassissimo tasso di mortalità d'impresa. Bene, l'attuale proposta di bilancio purtroppo non consente l'immediato finanziamento delle iniziative previste dall'articolo 10 e il finanziamento viene rimandato a un programma della legge 402. Non lo prevede perché evidentemente le risorse non consentono di poter abbracciare tutto, però si impone una rapida approvazione oltre che della finanziaria e del bilancio anche del programma della "402" che può consentire il rapido decollo di quelle iniziative di cooperative e società giovanili che vogliono nascere e vogliono operare. Infine credo che occorra sviluppare una forte capacità progettuale per il futuro, e una forte capacità progettuale mediante l'elaborazione e la proposta di una nuova legislazione. Io credo che oggi sia difficile ipotizzare l'eliminazione dell'occupazione assistita, io penso che sia difficile superare i cantieri di lavoro che offrono ancora una necessaria valvola di sfogo a quell'enorme domanda che viene dall'esercito di disoccupati, ma io credo che l'elemento chiave per la creazione di nuovi posti di lavoro e di sviluppo è rappresentata certamente dalla piccola e media impresa. E l'enfasi allora, signor Presidente, oggi deve essere posta soprattutto nella creazione, anche a livello regionale oltre che nazionale, di un quadro legislativo e anche amministrativo che sia capace di garantire la nascita e lo sviluppo di nuove e piccole medie imprese. Infine, signor Presidente, vi è la necessità di realizzare durante la conferenza ma in relazione a tutti gli atti di programmazione uno stretto raccordo con tutti i vari livelli istituzionale a partire dal primo livello che è quello degli enti locali a cui ormai la Regione ha affidato, con la legge numero 14 e i piani integrati d'area, un ruolo essenziale nella funzione dello sviluppo locale, mi sembra, signor Presidente, che si sia chiusa una fase di violenza polemica tra enti locali e Regione, che era sorta tempo fa proprio quando la Regione correggeva un suo male antico di centralismo andando in direzione del decentramento con la legge numero 14 e con lo sviluppo locale, ricordate le polemiche delle province e dei comuni nei confronti della Regione. Quella fase mi sembra chiusa per fortuna, perché il rapporto tra Regione, province e comuni non può risolversi in un conflitto istituzionale, ma l'individuazione degli obiettivi di sviluppo, l'indicazione delle priorità, l'attuazione dei programmi devono potersi dispiegare in un confronto certo anche dialettico ma sicuramente costruttivo con gli enti locali e quindi a questo raccordo stretto io guardo con molto interesse, come io credo vada rafforzato il rapporto con il governo nazionale. Io mi auguro, signor Presidente, che i rappresentanti del governo ponendo fine al sistema degli impegni non mantenuti, dei protocolli di intesa non realizzati, giungano alla conferenza regionale con parole chiare e definitive su alcuni aspetti cruciali per lo sviluppo della nostra Isola. Penso al metano, alla continuità territoriale, penso alle zone franche, abbiamo letto oggi sugli organi di informazione la notizia positiva che il Ministro alle finanze ha dato al presidente Palomba dando il via libera all'approvazione delle zone franche doganali nei porti della Sardegna, certo non è quello che noi chiedevamo, ma è già un primo passo nell'attuazione del nostro statuto, ma con il governo noi dovremmo riattivare un rapporto io credo anche conflittuale se è necessario sul tema dell'articolo 13 dello Statuto per una piena partecipazione dello Stato ad un piano organico per la rinascita sociale ed economica dell'isola. Io penso anche al raccordo non solo con gli enti locali, non solo con il Governo, ma anche con l'Unione Europea. Noi in questi giorni abbiamo di fronte un grande problema ed è la probabile uscita della Sardegna dalle regioni dell'Obiettivo 1. La mancata possibilità di accesso a questo canale di finanziamento comunitario dell'ordine di alcune migliaia di miliardi, io credo che per noi potrebbe risultare assolutamente drammatica, se questo avvenisse, siamo infatti ben consapevoli che le vere e uniche risorse aggiuntive per la Sardegna, quelle che sono davvero destinate per lo sviluppo provengono esclusivamente in parte dallo Stato ma anche dall'Unione Europea, quindi occorre per questo restare all'interno dell'Obiettivo 1 e non perché le condizioni economiche e sociali della nostra isola debbono permanere negative o perché siamo in ritardo nello sviluppo, noi dobbiamo restare all'interno dell'Obiettivo 1 perché lo consentono e lo possono consentire nuovi parametri quali per esempio il parametro dell'insularità e dell'infrastrutturazione. Il Governo nazionale sulla base di una positiva azione della Giunta regionale, questo va detto, ha già riconosciuto il diritto nostro a permanere nelle Regioni dell'Obiettivo 1, ma ora occorre che questo nostro diritto non venga messo in discussione dalla Commissione europea che credo dovrà definire le proposte entro questo mese di marzo. Io mi fermo qui, signor Presidente, ho cercato di riflettere su questa manovra finanziaria, senza ricorrere all'esame dei numeri perché ho sentito più l'esigenza di individuare nella proposta più un'esigenza di bonifica del bilancio, una volontà precisa di dare segni positivi di innovazione e mi sembra che questa strada sia stata imboccata ed è per questo che dichiaro che voterò a favore dei disegni di legge sulla finanziaria e sul bilancio.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Sassu. Io nell'ordine ho iscritta l'onorevole Sanna Nivoli alla quale darei volentieri la parola, ma non posso farlo perché non è presente. L'onorevole Ladu Silvestro non è presente, l'onorevole Pirastu non è presente, la regola vorrebbe che decadessero, alcuni colleghi hanno chiesto se potevano intervenire nel pomeriggio, io mi trovo senza altri iscritti disponibili ad intervenire in mattinata. Dopo Pirastu c'è l'onorevole Floris che ha chiesto cortesemente di poter intervenire nel pomeriggio, la stessa richiesta è stata avanzata dall'onorevole Serrenti. Ci sono altri, tra gli iscritti, disponibili ad intervenire in mattinata? L'onorevole Dettori Bruno è disponibile ad intervenire in mattinata? A questo punto non mi rimane che interrompere i lavori, fermo restando l'impegno che entro oggi si concluderà la discussione generale. I lavori riprenderanno alle ore 15 e 30, il primo iscritto a parlare è l'onorevole Pirastu.

La seduta è tolta alle ore 12 e 52.