Seduta n.439 del 23/09/2008 

CDXXXIX Seduta

Martedì 23 settembre 2008

Presidenza del Presidente SPISSU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 11 e 22.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 22 luglio 2008 (430), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Mario Bruno, Vincenzo Floris, Giuseppe Giorico e Nicolò Rassu hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 23 settembre 2008.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri facenti parte del Gruppo Misto, eletti nelle liste dello S.D.I. (onorevoli Balia, Caligaris, Masia,) con nota del 31 luglio 2008, comunicano di modificare la denominazione da S.D.I. (Socialisti Democratici Italiani) in P.S. (Partito Socialista).

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:

"Proroga degli organi dell'Autorità d'ambito di cui alla legge regionale 17 ottobre 1997, n. 29 (Istituzione del servizio idrico integrato, individuazione e organizzazione degli ambiti territoriali ottimali in attuazione della Legge 5 gennaio 1994, n. 36), nelle more del recepimento dell'articolo 2, comma 38, della legge 22 dicembre 2007, n. 244" (337).

(Pervenuto il 15 settembre 2008 e assegnato alla quarta Commissione)

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

Liori: "Interventi per il ripristino della parità di diritto di accesso alle facoltà universitarie. Modifiche alla legge regionale 5 marzo 2008, n. 3 (legge finanziaria 2008)." (335)

(Pervenuta il 1° settembre 2008 e assegnata all'ottava Commissione)

Floris Mario: "Norme per la riduzione del costo dei carburanti per autotrazione nel territorio regionale a favore dei cittadini in esso residenti." (336)

(Pervenuta il 4 settembre 2008 e assegnata alla sesta Commissione)

Annunzio di presentazione di proposta di legge nazionale

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge nazionale:

Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu: "Corretta applicazione della compartecipazione riconosciuta alla Regione autonoma della Sardegna sulle accise sui prodotti petroliferi e agevolazioni fiscali a favore dei cittadini sardi per l'abbattimento del costo dei carburanti e dei combustibili." (9/NAZ)

(Pervenuta il 1° agosto 2008 e assegnata alla terza Commissione)

Annunzio di presentazione di proposta di legge statutaria

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge statutaria:

Orru': "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna." (10/STAT)

(Pervenuta il 18 settembre 2008 e assegnata alla prima Commissione)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione LANZI - CUGINI - FADDA - LICHERI - SERRA sui ritardi nell'erogazione delle indennità previste dalla legge 14 dicembre 1970, n.1088, e dall'articolo 5 della legge 4 marzo 1987, n.88". (956)

(Risposta scritta in data 1 luglio 2008.)

"Interrogazione LIORI - DIANA sulla profilassi per la febbre catarrale degli ovini e più in generale sull'attività di prevenzione dell'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale". (1223)

(Risposta scritta in data 1 luglio 2008.)

"Interrogazione Lanzi - Cugini - Fadda - Licheri - Serra sulle assunzioni di lavoratori precari all'Agenzia regionale del lavoro". (1051)

(Risposta scritta in data 18 agosto 2008.)

"Interrogazione Cassano sulla paventata chiusura della tipografia Stampacolor Srl con sede in zona industriale di Muros". (1102)

(Risposta scritta in data 18 agosto 2008.)

"Interrogazione Lanzi sul progetto vetrine della Sardegna e sul ruolo assegnato ai giovani emigrati formati per la loro gestione". (1150)

(Risposta scritta in data 18 agosto 2008.)

"Interrogazione Licheri - Lanzi - Cugini - Fadda - Serra sulla ricollocazione dei lavoratori in esubero delle imprese d'appalto della Regione per i servizi di pulizia e facchinaggio". (1226)

(Risposta scritta in data 18 agosto 2008.)

"Interrogazione Pisu - Uras - Lanzi - Calledda - Salis - Davoli - Fadda - Licheri - Serra - Cugini sul grave rischio di chiusura dello stabilimento dell'ALCOA di Portovesme". (1230)

(Risposta scritta in data 18 agosto 2008.)

"Interrogazione Lombardo sul finanziamento erogato dalla Giunta regionale al Comune di Iglesias sul programma straordinario di edilizia abitativa, di cui all'articolo 5 della legge regionale n.1 del 2006, per la costruzione e il recupero di alloggi da attribuire prioritariamente in locazione a canone moderato". (1156)

(Risposta scritta in data 26 agosto 2008.)

"Interrogazione Moro sulla grave situazione del personale qualificato che lavora per la RAS, Centro regionale di formazione professionale". (907)

(Risposta scritta in data 1° settembre 2008.)

"Interrogazione Cherchi Oscar sui corsi di qualificazione per operatore socio sanitario a favore di disoccupati". (32)

(Risposta scritta in data 4 settembre 2008.)

"Interrogazione Vargiu sulla necessità di inquadramento definitivo del personale statale trasferito alla Regione per l'esercizio delle funzioni in materia di invalidità civile". (407)

(Risposta scritta in data 4 settembre 2008.)

"Interrogazione Liori - Diana sugli incarichi di rappresentanza legale affidati dall'Azienda sanitaria locale n.8". (992)

(Risposta scritta in data 4 settembre 2008.)

"Interrogazione Diana sulle direttive per le procedure liquidatorie dei consorzi industriali soppressi ai sensi dell'articolo , comma 38, della legge regionale 5 marzo 2008, n.3". (1212)

(Risposta scritta in data 4 settembre 2008.)

"Interrogazione Cassano sugli elevati costi del gas in bombola in Sardegna". (1213)

(Risposta scritta in data 4 settembre 2008.)

"Interrogazione Amadu sul mancato inserimento dei lotti di completamento della strada Sassari-Alghero fra i lavori urgenti in vista del G8". (1331)

(Risposta scritta in data 4 settembre 2008.)

"Interrogazione Gallus - Ladu - Murgioni sulle modalità di accesso al progetto regionale denominato Master & back". (723)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Sanjust sulle incompatibilità presunte alla ASL n. 8 di Cagliari". (750)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Sanjust sui presunti rapporti di collaborazione e/o altro, fra il direttore generale della ASL n. 8 e lo Studio Vega Sardegna srl". (808)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione PILERI - LAI Renato sul rischio di chiusura della RSA "Sole di Gallura" di Olbia, dei conseguenti disagi per circa 70 anziani e del rischio di perdita del posto di lavoro per 55 lavoratori". (936)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Sanna Matteo sulla crisi dell'azienda conserviera Palmera e sul mantenimento dei livelli occupazionali, a seguito delle indiscrezioni giornalistiche e delle dichiarazioni dei rappresentanti sindacali". (940)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Murgioni sulle problematiche legate agli sbarchi dei clandestini". (966)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Dedoni sui ritardi nella liquidazione dei pagamenti da parte della Regione Sardegna, ed in particolare di quelli di competenza dell'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale". (969)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Cappai - Capelli sulla ventilata notizia dell'adozione della delibera del direttore generale dell'Azienda Brotzu di Cagliari con la quale viene disposta la progressione ad inquadramento economico superiore della dipendente dott.ssa Argiolas Paola". (975)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Artizzu sugli sbarchi di extracomunitari clandestini in Sardegna". (978)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Cachia sui requisiti meno favorevoli previsti, rispetto ai regionali, per la stabilizzazione dei lavoratori della sanità". (998)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Caligaris sul licenziamento collettivo per cessazione di attività deciso da Unilever Italia Srl". (1027)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Caligaris sulla cessazione dell'attività dell'Unilever Srl e sul licenziamento dei dipendenti riuniti in assemblea permanente". (1095)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Biancu - Cucca - Cuccu Giuseppe - Sabatini sulla modifica al decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 483 (Regolamento recante la disciplina concorsuale per il personale dirigenziale del Servizio sanitario nazionale)". (1131)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Amadu sulla necessità di destinare risorse finanziarie anche ai corsi di specializzazione all'estero in base al bando "Master and back 2008"". (1147)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Contu sulla grave situazione di rischio per medici, infermieri, personale e pazienti dell'Ospedale SS. Trinità di Cagliari e, in particolare, nel reparto di psichiatria". (1166)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Vargiu sulla sospensione dall'incarico del dirigente del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC) del SS. Trinità di Cagliari". (1169)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Cachia sul mancato accordo per il contratto integrativo con i medici di base e sullo stato di agitazione degli stessi". (1182)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Cuccu Giuseppe - Biancu - Cocco - Cucca - Sabatini sulle condizioni dei servizi di salute mentale della ASL n. 8 di Cagliari e sulla sospensione dal servizio del primario di psichiatria del Servizio ospedaliero di diagnosi e cura". (1187)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Diana - Liori sul bando di appalto per lo studio, la progettazione e la realizzazione della XIX Biennale dell'artigianato sardo". (1189)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Caligaris sui ritardi nell'attuazione del bando 2008 del Master and back". (1204)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Contu sull'allestimento, stampa e diffusione della brochure Sardegna sostenibile". (1320)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sul bando per l'affidamento della gestione dei punti vendita ex ISOLA". (1319)

"Interrogazione Contu, con richiesta di risposta scritta, sull'allestimento, stampa e diffusione della brochure Sardegna sostenibile". (1320)

"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di completo abbandono della strada per Muros, svincolo strada statale n. 131". (1321)

"Interrogazione Bruno, con richiesta di risposta scritta, sulla verifica e sul controllo nell'utilizzo dei finanziamenti ex legge regionale n. 37 del 1998 - Comune di Alghero". (1322)

"Interrogazione Tocco - Calledda, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di tutelare i vigneti di Carignano del Sulcis". (1323)

"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla legittimità della deliberazione di adozione del Piano urbanistico comunale di Sassari". (1324)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sul grave ritardo nell'erogazione del contributo previsto nella finanziaria 2007 per la Casa di accoglienza operante nell'area dell'ospedale oncologico Businco di Cagliari". (1325)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dell'Ufficio di controllo di II livello della spesa comunitaria della Regione". (1326)

"Interrogazione Porcu, con richiesta di risposta scritta, sul grave danno ambientale in conseguenza dello svolgimento di manifestazioni sportive e musicali alla sesta fermata della spiaggia del Poetto". (1327)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sul grave stato di disagio creatosi all'interno dell'Ufficio regionale di controllo di II livello della spesa comunitario". (1328)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla adeguatezza del personale infermieristico con cui si intende rafforzare la dotazione organica del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC) dell'Ospedale SS. Trinità di Cagliari". (1329)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulle consulenze della ASL n. 8 di Cagliari". (1330)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sul mancato inserimento dei lotti di completamento della strada Sassari-Alghero fra i lavori urgenti in vista del G8". (1331)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla disastrosa situazione dei servizi di emodinamica della Rete regionale per le emergenze cardiologiche". (1332)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, per la richiesta di revoca delle nomine dei direttori generali delle ASL di Carbonia, Lanusei e Oristano". (1333)

"Interrogazione Lai Vittorio Renato, con richiesta di risposta scritta, sulle conseguenze, per i lavoratori sardi della SAREMAR, della fine della convenzione in regime di monopolio dei collegamenti via mare tra la Sardegna e il continente". (1334)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, in ordine alla situazione degli stagni dell'Isola e della loro diminuita pescosità causata dalla presenza dei cormorani". (1335)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata presentazione dell'elenco delle aree vitivinicole non ammissibili al premio per l'estirpazione ai sensi della nuova Ocm Vino adottata dall'Unione europea". (1336)

"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla nomina del direttore generale dell'Azienda sanitaria locale n. 5 di Oristano". (1337)

"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'appalto per l'affidamento del servizio di pulizia dell'Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari". (1338)

"Interrogazione Ladu, con richiesta di risposta scritta, sul progetto per reintrodurre il gipeto nelle montagne del Gennargentu". (1339)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulle difficoltà dei pescatori del nord Sardegna a causa dei restrittivi criteri di misurazione, adottati dalle autorità di vigilanza, degli esemplari di pesce spada pescati". (1340)

"Interrogazione Marracini - Cappai, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi conseguenze dei tagli attuati nella scuola in Sardegna". (1341)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sul pericoloso stato di abbandono del complesso immobiliare della Bussola del Poetto". (1342)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione delle Ferrovie dello Stato di ridurre ad una sola corsa settimanale il collegamento marittimo Golfo Aranci-Civitavecchia riservando il carico esclusivamente al trasporto di mezzi ferroviari per la società Keller e per l'Esercito italiano". (1343)

"Interrogazione Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Capelli, con richiesta di risposta scritta, sulla demolizione di un molo di attracco per imbarcazioni in località Is Cuccureddus spiaggia in Comune di Villasimius". (1344)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nella spendita dei fondi POR 2000-2006". (1345)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sul bando POR relativo alla misura 4.7, sottomisure B) Acquacoltura, C) Attrezzatura porti di pesca e D) Trasformazione e commercializzazione". (1346)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di abbandono e di degrado del palazzo d'angolo tra il largo Carlo Felice e il corso Vittorio Emanuele a Cagliari".(1347)

"Interrogazione Ladu, con richiesta di risposta scritta, sulla crisi dell'azienda FILMAR di Siniscola". (1348)

"Interrogazione MURGIONI, con richiesta di risposta scritta, sul Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale". (1349)

"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla permuta a Cagliari di un'area di Tuvixeddu (lato Sant'Avendrace) con un palazzo in via Dante e sull'accordo tra la Regione e l'impresa Cocco costruzioni". (1350)

"Interrogazione Agus - Cuccu Giuseppe, con richiesta di risposta scritta, sulla concessione di assegni di merito a favore di studenti universitari iscritti in facoltà scientifiche e non scientifiche". (1351)

"Interrogazione Ladu, con richiesta di risposta scritta, sulla Festa del mare a Siniscola". (1352)

"Interrogazione Lai Vittorio Renato, con richiesta di risposta scritta, riguardo al progetto di arretramento della stazione ferroviaria di Olbia, con dismissione del collegamento ferroviario Olbia-Golfo Aranci, inserito nell'elenco delle opere da realizzarsi con il G8". (1353)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla richiesta di revoca della delibera di nomina del direttore dell'Osservatorio economico". (1354)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sui dannosi effetti per i lavoratori del bando internazionale per i lavori di pulizia della Regione". (1355)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla richiesta di revoca dell'avviso dell'Agenzia regionale per il lavoro per il reclutamento di professionalità da destinare all'informatizzazione dei catasti comunali". (1356)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione della formazione professionale della Provincia di Oristano a seguito della cessione di una parte della struttura all'ARPAS". (1357)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un intervento tempestivo della Giunta regionale per far fronte finanziariamente ai gravissimi danni subiti dagli operatori del territorio algherese a seguito del nubifragio del 12 settembre 2008". (1358)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata riduzione delle tariffe aeree sulle tratte della continuità territoriale, sulla necessità di mantenere il volo delle 10,15 tra l'aeroporto di Alghero e l'aeroporto di Roma e di ripristinare il volo delle 10,40 tra l'aeroporto di Alghero e l'aeroporto di Milano (sospeso da un anno)". (1359)

"Interrogazione Pisu, con richiesta di risposta scritta, sui danni provocati all'agricoltura dalla persistente siccità". (1360)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di una dilazione del termine per la presentazione delle domande di agevolazione relative ai pacchetti integrati di agevolazioni "Turismo e Posadas"". (1361)

"Interrogazione Pittalis - La Spisa - Capelli - Ladu - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Sanjust, con richiesta di risposta scritta, su un caso di incompatibilità ai sensi dell'articolo 63, comma 2, del decreto legislativo n. 267 del 2000". (1362)

"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione interna nella Casa circondariale di Buoncammino a Cagliari con particolare riferimento a: servizio sanitario, carenze negli organici e sovraffollamento di detenuti, nuove carceri di Uta". (1363)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interpellanza Pittalis - Petrini - Contu - Licandro - Lombardo - Pileri - Rassu sulla procedura relativa all'affidamento del servizio di pulizia ed attività ad esso complementari dei presidi ospedalieri e dei presidi territoriali dell'Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari". (332)

"Interpellanza Lai Vittorio Renato sulla situazione dei lavori del G8 a La Maddalena". (333/C)

"Interpellanza Uras - Davoli - Pisu sulla grave situazione di abbandono della Villa Asquer, di proprietà regionale, a seguito di lascito dell'On. Giuseppe Asquer, vicepresidente del Consiglio regionale nella seconda e terza legislatura, socialista". (334)

"Interpellanza La Spisa sui bandi di concorso di AREA, pubblicati sul BURAS dell'11 aprile 2008". (335)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Mozione Caligaris - Balia - Ibba - Masia sul federalismo fiscale". (190)

"Mozione Balia - Biancu - Uras - Lanzi - Corrias - Barracciu - Cerina - Cachia - Bruno - Davoli - Gessa - Sanna Simonetta - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - Ibba - Lai Silvio - Licheri - Manca - Agus - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Tocco - Sanna Franco - Serra sull'allarmante situazione della scuola sarda a seguito dei nuovi tagli agli organici". (191)

Discussione unificata delle mozioni Balia - Biancu - Uras - Lanzi - Corrias - Barracciu - Cerina - Cachia - Bruno - Davoli - Gessa - Sanna Simonetta - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - Ibba - Lai - Licheri - Manca - Agus - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Tocco - Sanna Franco - Serra sull'allarmante situazione della scuola sarda a seguito dei nuovi tagli agli organici (191) e Amadu - La Spisa - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Pittalis - Rassu - Sanjust sui tagli alla scuola sarda a causa della razionalizzazione prevista dal Governo. (179)

PRESIDENTE Colleghi, l'ordine del giorno reca la discussione unificata delle mozioni numero 191, Balia e più, sull'allarmante situazione della scuola sarda a seguito dei nuovi tagli agli organici, e 179, Amadu e più, sui tagli della scuola sarda a causa della razionalizzazione prevista dal Governo.

(Si riporta di seguito il testo delle mozioni:

Mozione Balia - Biancu - Uras - Lanzi - Corrias - Barracciu - Cerina - Cachia - Bruno - Davoli - Gessa - Sanna Simonetta - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - Ibba - Lai - Licheri - Manca - Agus - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Tocco - Sanna Franco - Serra sull'allarmante situazione della scuola sarda a seguito dei nuovi tagli agli organici.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- per l'anno scolastico che sta per cominciare la scuola statale sarda si trova a fare i conti con la perdita di 1.281 docenti, perché ai 941 tagli previsti dalla prima stesura del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, secondo le stime effettuate dai sindacati regionali, si aggiungono altre 340 cattedre in meno nei vari ordini e gradi del sistema scolastico isolano;

- gli effetti di tali gravosi tagli andrebbero ad incidere su un sistema scolastico regionale già fortemente penalizzato rispetto agli standard nazionali con problemi strutturali ed organizzativi che da troppo tempo invano attendono soluzioni;

- la perdita di un così alto numero di docenti porterà inevitabilmente ad aggravare i problemi di dispersione ed abbandono scolastico che in Sardegna ha raggiunto il triste record del 28,3 per cento contro una media nazionale del 20,6 per cento;

VISTA la risoluzione n. 38 dell'Ottava Commissione permanente del Consiglio regionale "sui tagli degli organici della scuola statale" che esprime il proprio dissenso e una forte protesta per la grave e inaccettabile politica nazionale di tagli e di limitazioni che penalizzano l'intero sistema scolastico, diminuendone la credibilità e l'efficacia,

impegna il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e l'intero Governo regionale

1) ad avviare un confronto con il Governo nazionale affinché possa essere sostanzialmente riconsiderato il ridimensionamento delle cattedre previsto dal decreto legge n. 112 del 2008, tenendo nella giusta considerazione la drammatica situazione della scuola sarda ed investendo le necessarie risorse atte a garantire un funzionamento adeguato del sistema scolastico regionale;

2) a sollecitare il Ministero della pubblica istruzione affinché tenga conto delle reali esigenze di organico, con particolare riferimento alle peculiarità socio-territoriali della Sardegna.(191)

Mozione Amadu - La Spisa - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Pittalis - Rassu - Sanjust sui tagli alla scuola sarda a causa della razionalizzazione prevista dal Governo.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- con legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica), articolo 40 (Personale della scuola), il Governo nazionale ha stabilito che, alla fine del 1999, il numero dei dipendenti del comparto scuola deve essere inferiore del 3 per cento rispetto a quello rilevato alla fine del 1997;

- tale numero costituisce il limite massimo del personale in servizio;

- lo stesso, per i fini della programmazione, include i supplenti annuali e i supplenti temporanei ed esclude i soggetti chiamati a svolgere supplenze brevi;

- la stessa normativa "individua i criteri e le modalità per il raggiungimento delle finalità predette mediante disposizioni sugli organici funzionali di istituto, sulla formazione delle cattedre e delle classi, sul contenimento delle supplenze temporanee di breve durata assicurando comunque il perseguimento dell'obiettivo tendenziale della riduzione del numero massimo di alunni per classe con priorità per le zone svantaggiate, per le piccole isole, per le zone di montagna, nonché per le aree metropolitane a forte rischio di devianza minorile e giovanile";

- allo stesso modo, il comma 4 prevede la revisione dei "criteri per la determinazione degli organici del persale amministrativo, tecnico, ausiliario della scuola, ivi compresi gli istituti di educazione ...";

CONSIDERATO che:

- con la legge 4 giugno 2004, n. 143, articolo 1, le graduatorie permanenti sono state trasformate in graduatorie ad esaurimento;

- nella legge finanziaria 2007 al comma 605, punto a), si prevede di operare "nel rispetto della normativa vigente, la revisione, a decorrere dall'anno scolastico 2007-2008, dei criteri e dei parametri per la formazione delle classi al fine di valorizzare la responsabilità dell'amministrazione e delle istituzioni scolastiche ...";

- il punto c) prevede "la definizione di un piano triennale per l'assunzione a tempo indeterminato di personale docente per gli anni 2007-2009, da verificare annualmente, d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze e con la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica, circa la concreta fattibilità dello stesso, per complessive 150.000 unità, al fine di dare adeguata soluzione al fenomeno del precariato storico e di evitarne la ricostituzione, di stabilizzare e rendere più funzionali gli assetti scolastici, di attivare azioni tese ad abbassare l'età media del personale docente";

- inoltre, "analogo piano di assunzioni a tempo indeterminato è predisposto per il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA), per complessive 20.000 unità";

VERIFICATO che:

- la cosiddetta "razionalizzazione della scuola" secondo calcoli fatti dalle organizzazioni di categoria, prevede la perdita di 941 cattedre in Sardegna;

- le scuole coinvolte sarebbero, prevalentemente, la primaria e quella secondaria sia di primo che di secondo grado;

- nella scuola primaria le organizzazioni di categoria rilevano una flessione di 413 docenti che passerebbero dagli attuali 6.406 docenti a 5.993;

- nelle scuole secondarie di primo grado il calo riguarderebbe 178 unità con gli insegnanti che scenderebbero a 5.019 contro gli attuali 5.197;

- negli istituti secondari di secondo grado la riduzione riguarderebbe 350 insegnanti che saranno stabilizzati con un numero di 7.525 contro gli attuali 7.875;

- questi tagli, già previsti per il prossimo anno scolastico, avranno ricadute pesantissime per tutta la Sardegna;

PRESO ATTO che:

- è da circa quattro lustri, quando Ministro della pubblica istruzione era l'attuale sindaco di Napoli, che si sta cercando di smantellare la rete scolastica regionale con la pretesa di accorpare scuole di diversi comuni e costringere, soprattutto i bambini, a estenuanti viaggi da un paese all'altro;

- smantellare la scuola nei piccoli comuni spesso qui in Sardegna significa eliminare l'ultima presenza dello Stato, considerando che in tante piccole realtà sono state chiuse le caserme dei carabinieri, gli uffici postali e la stazione del treno;

- l'istruzione pubblica non può abbandonare i piccoli comuni per un mero conto ragionieristico e crediamo che la Regione, e soprattutto il Consiglio regionale, debbano prendere posizione su questo ennesimo scippo;

- non è possibile applicare alla scuola sarda i parametri di altre regioni senza considerare la peculiarità del territorio sardo e le difficoltà di collegamento soprattutto fra le zone interne così come, invece, impone l'articolo 40, comma 1, della legge 449 del 1997, già citata in premessa,

impegna il Presidente della Regione

ad avviare, con il Governo nazionale, un dialogo tendente a richiedere e ottenere la possibilità di deroga dei parametri nazionali per la formazione degli organici funzionali di istituto, sulla formazione delle cattedre e delle classi in Sardegna, in considerazione delle nostre peculiarità territoriali, delle difficoltà di collegamento in particolare fra le zone interne;

a concordare con la Direzione scolastica regionale della Sardegna un'ipotesi, da presentare al Governo centrale, su nuovi criteri e nuovi parametri per la formazione degli organici funzionali di istituto, delle cattedre e delle classi, che siano di rigore, ma che, nel contempo, soddisfino le esigenze della Sardegna.(179).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 191 ha facoltà di illustrarla. Ricordo ai colleghi che il tempo concesso per l'illustrazione è di 20 minuti.

BALIA (Gruppo Misto). Presidente, colleghi, la Commissione cultura del Consiglio regionale in data 6 agosto 2008, prima ancora della presentazione della mozione, aveva approvato all'unanimità dei componenti della Commissione stessa una risoluzione. Richiamo quella risoluzione perché voglio che venga tenuto nel giusto conto il valore positivo di quel voto unanime su argomenti che, poi, non sono molto dissimili rispetto a quelli che vengono trattati nella mozione stessa; e ringrazio anche in proposito i colleghi dell'opposizione che hanno contribuito positivamente ai lavori della Commissione. La mozione in discussione, infatti, avrebbe potuto contenere a mio avviso la firma non solo dei colleghi del centrosinistra, ma anche dei colleghi dell'opposizione; si è scelto un altro percorso soltanto per questioni di tempo e di organizzazione, visto che è stata presentata a ridosso delle ferie estive. Ho fatto queste considerazioni per sottolineare che il mio auspicio è che, a conclusione del dibattito sulle due mozioni, si arrivi alla presentazione di un ordine del giorno unitario che costituisca la sintesi delle mozioni stesse.

La risoluzione, originariamente, richiamava le preoccupazioni e le proteste provenienti dai sindaci, dal mondo dei sindacati, dagli operatori scolastici, ma anche dagli stessi genitori degli alunni in merito alla soppressione di alcune classi e alle misure di razionalizzazione del personale docente e del personale ATA previste dall'articolo 64 del decreto legge numero 112 del 25 giugno 2008. In quella risoluzione si sottolineava che questi tagli si sommavano a quelli già previsti nella finanziaria nazionale del 2008,per cui si manifestava la preoccupazione che la riorganizzazione del sistema scolastico venisse affrontata in termini eccessivamente burocratici, elemento che avrebbe penalizzato le Regioni più deboli, ivi compresa la Regione sarda dove l'utenza scolastica è estremamente frazionata, bassa, e dove c'è l'aggravante delle difficoltà di collegamento delle zone interne.

A questi problemi si aggiunge il rischio, che la Sardegna sta già vivendo, della sottrazione di una serie di servizi e di presìdi che prima erano presenti sul territorio, sto parlando di servizi pubblici; questi problemi, sommati, non fanno altro che accentuare il fenomeno dello spopolamento. Tra l'altro, la chiusura di alcune scuole nei piccoli centri dovrebbe costringere le amministrazioni locali a dotarsi di servizi di trasporto scolastico i cui costi inciderebbero in maniera pesante sulle risorse dei bilanci comunali. Pertanto, in quella risoluzione si invitava la Giunta regionale ad avviare un dialogo col Governo nazionale per sottoporre all'attenzione del Governo stesso e del Ministro competente la particolare peculiarità della Regione sarda.

Quando alcuni elementi prima temuti, ventilati, ipotizzati, sono poi diventati quasi certezza è stata presentata la mozione. Ci ritroviamo infatti a fare i conti con la perdita di 1281 docenti perché ai 941 tagli previsti nella prima stesura del decreto legge numero 112 si sono aggiunte altre 340 cattedre in meno nei vari ordini e gradi del sistema scolastico isolano. Io non mi premurerò di dare ulteriori dati sulla situazione della scuola in Sardegna, relativamente a questi aspetti, anche perché so (lo ringrazio per questo) che l'Assessore regionale della pubblica istruzione ha predisposto una serie di quadri sinottici che io credo debbano essere presi in visione, per un più puntuale ragionamento, non soltanto dai componenti della Commissione ottava, ma da tutti i consiglieri regionali, sempre nell'ottica di trovare ragioni comuni per la stesura dell'ordine del giorno.

Io non voglio, peraltro, neanche soffermarmi ad esprimere giudizi su alcuni aspetti della riforma Gelmini. Provo, però, a citarne alcuni così come sono stati delineati. Per esempio gli anticipi della materna, è previsto che venga ripristinata la possibilità dell'iscrizione a due anni e mezzo dei bambini della scuola materna; il tempo pieno, con il taglio delle tre maestre su due classi e con l'introduzione del maestro unico è previsto che il tempo pieno aumenti del 50 per cento. Io sto riprendendo dati forniti dal Ministro della pubblica istruzione.

La Gelmini promette, poi, che i tagli del Piano non incideranno negativamente rispetto agli insegnanti di sostegno. Però, tagli per 7 miliardi e 800 milioni sono previsti all'interno del Piano anche se poi si dice che 2 miliardi verranno recuperati e reinvestiti in formazione, tecnologia e premi agli insegnanti. A proposito degli insegnanti, è giusto sottolineare che in Italia è una delle categorie peggio pagate come viene sottolineato negativamente anche dal rapporto dell'OCSE. E'previsto, tra le altre cose, anche il taglio degli orari negli istituti tecnici e nei licei.

Ho già detto che non voglio entrare nel merito di questi aspetti, così come non voglio esprimere valutazioni sul voto di condotta o sul problema del maestro unico rispetto al quale c'è una discussione in atto molto importante. Per esempio, Mario Pirani, che non può essere certamente tacciato di essere schierato dalla parte di questo governo, dice su "la Repubblica" che l'approccio empirico, avviato da Fioroni e perseguito dalla Gelmini, che mira a rimettere al centro lo studente, il suo rapporto con lo studio, con le esigenze di serietà, fatica e disciplina che questo comporta, naturalmente obbliga alla rivalutazione del ruolo e della preparazione degli insegnanti. Così come c'è chi sostiene che l'assioma semplice, che spesso viene proposto, secondo cui il maestro unico abbasserebbe il livello culturale non sarebbe corretto perchè, da ricerche svolte in passato (cito quella del professor Visalberghi, relativa agli anni '67-'72), sarebbe emerso che la scuola elementare italiana fosse una delle scuole più competitive a livello europeo.

Però, al di là delle singole opinioni che si possono avere su questi aspetti, resta il problema che non si conosce ancora il testo integrale e che ci poniamo fondamentalmente una domanda: Gli anticipi delle materne, il tempo pieno, il sostegno, i tagli, la riduzione degli orari e via di seguito, come avvengono? La sensazione è che non ci sia un Piano chiaro, che ci siano dei titoli e ai titoli corrisponda una impostazione politica. Questo approccio, però, mette in una condizione di sofferenza e di disagio. Scompaiono i moduli, si riducono genericamente gli indirizzi, c'è la preoccupazione che i tagli, così come sono stati annunciati, subiscano invece degli ulteriori incrementi.

Noi non vogliamo una scuola più povera e meno qualificata, con minori servizi alle famiglie e con minore istruzione per gli studenti. Noi ci chiediamo,per esempio, quali effetti e quali ricadute produrrà, sulla qualità dell'insegnamento, il passaggio dal costo storico per alunno al costo standard, cioè al costo che serve e che, dice il Ministro, eliminando gli sprechi costituisce un risparmio. Così come non vogliamo perdere il patrimonio di competenze specialistiche. Il taglio dei docenti è contabilizzato come un semplice calcolo matematico, senza però che vengano valutate le conseguenze pedagogiche.

Dicevo all'inizio che la situazione in Sardegna è ancora più drammatica di quanto non sia altrove, col rischio che a pagare le spese dei tagli siano le famiglie più povere, e col rischio che, tutto sommato, l'opera di razionalizzazione del settore possa tradursi, invece, in un piano di dismissioni. Questa sarebbe cosa davvero preoccupante. La Sardegna, nel meridione, è una di quelle regioni che, credo che si possa essere tutti concordi su questo giudizio, ha speso molte energie, e dobbiamo riconoscere che sta anche spendendo un quantitativo consistente di risorse, abbastanza ben indirizzate. Possiamo condividere pienamente, o condividere solo parzialmente alcuni aspetti, però non possiamo negare alcuni dati, che sono dati di fatto, che possiamo ricavare da una semplice lettura della finanziaria, dei piani, e delle voci di spesa, così come sono indirizzate.

La Regione Sardegna fa la sua parte, ma non è certamente sufficiente, e ci muoviamo con una preoccupazione: la scuola è un presidio sociale ed identitario che non solo non vogliamo che venga smantellato, ma non vogliamo che venga messo in discussione, neanche per parti piccolissime che per noi rappresenterebbero, in ogni caso, una grossissima perdita.

E poi, colleghi, mi sia consentito di esprimere una preoccupazione di fondo. Io mi riconosco fra quelli, ma non è un mistero, anche per l'appartenenza politica, che vuole il potenziamento della scuola pubblica. Noi ne abbiamo fatto un cavallo di battaglia in più occasioni, è un fattore per noi assolutamente importante e di grosso rilievo, e la preoccupazione è che al fondo di quel Piano che ancora non si conosce nella sua interezza, quel Piano che oggi è fatto di titoli, di impostazione politica, vi sia (ma senza averne piena contezza) una riserva. Questa la preoccupazione. E la riserva è che vi sia un tentativo di depotenziamento della scuola pubblica a favore della scuola privata. Questo per noi sarebbe un fatto assolutamente inaccettabile, e un fatto rispetto al quale saremmo obbligati, io credo singolarmente, ma anche con azioni collegiali più convinte, a prendere posizione.

Io rimando valutazioni ulteriori ai dati che verranno forniti dalla Giunta regionale, ed esprimo una ulteriore preoccupazione, e cioè che qualcuno, anche fra i responsabili degli uffici scolastici della Sardegna, abbia interpretato in maniera ancora più esasperata concetti che, sì, sono contenuti nelle proposte Gelmini, ma potevano magari essere interpretati, o adattati, o eseguiti, in maniera più soft di quanto, di fatto, non stia avvenendo. Ovviamente, mi auguro che non sia così, e concludo con l'auspicio che dopo l'illustrazione della mozione, primo firmatario Amadu, dal dibattito che si svolgerà nel Consiglio regionale, si arrivi alla formulazione di un ordine del giorno comune, perché ritengo che solo così si avrà la forza necessaria per contrastare questi tentativi che porrebbero la Regione sarda in condizioni di ulteriore precarietà, col rischio di smantellamento, o comunque, di riduzione di un servizio che noi consideriamo essenziale, prioritario ed irrinunciabile.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 179 ha facoltà di illustrarla.

AMADU (F.I.). Io credo che questa problematica che arriva oggi in Consiglio regionale meriti la giusta attenzione sia da parte nostra che da parte della Giunta regionale. Per ragioni di valutazione storica rilevo la data di presentazione della nostra mozione: 14 maggio 2008; presentazione che aveva fatto seguito a mesi di prese di posizione sindacali molto rilevanti sul cosiddetto "processo di razionalizzazione della scuola in Sardegna", con la prospettazione della perdita di numerosi posti di lavoro. Perché richiamo quella data del 14 maggio? Perché tutti sappiamo che attivare oggi, siamo quasi ad ottobre, alcuni processi politici ed istituzionali, è ben diverso che se li avessimo attivati nel mese di maggio o giugno;, l'anno scolastico infatti è iniziato, i programmi sono stati fatti, così come le dotazioni organiche, cioè le previsioni di impegno del personale docente e non docente.

La prima cosa che io debbo rilevare è che, rispetto alla data del 14 maggio e quindi all'impegno che noi abbiamo posto per portare all'attenzione dell'opinione pubblica, e soprattutto della Giunta regionale, questa tematica, non sappiamo ad oggi che cosa la Giunta regionale abbia fatto; sappiamo che alcune iniziative di carattere istituzionale spettano al Presidente della Regione in quanto tale, ma anche l'Assessore della pubblica istruzione ha le sue responsabilità, ha le sue competenze, ma non sappiamo ancora che cosa sia avvenuto in questi mesi. Parlare oggi di questa problematica e promettere chissà che cosa, ad anno scolastico già iniziato, non so quanto possa giovare; comunque, e su questo concordo con il collega Balia, se maturerà la volontà e se il contenuto dell'ordine del giorno che verrà proposto sarà condivisibile da tutti, gioverà sicuramente un'azione unitaria da parte del Consiglio regionale per rimediare ad alcune decisioni che vanno contro gli interessi della nostra Isola e soprattutto del mondo scolastico.

Perché parlo di maggio? Perché già a maggio si sapeva che ben 941 cattedre in Sardegna sarebbero state disperse nella cosiddetta "razionalizzazione della scuola"; stiamo parlando della finanziaria 2007, stiamo parlando di una progressione che il Governo Prodi ha lasciato alla scuola italiana e alla scuola sarda in particolare. A maggio la Giunta regionale avrebbe dovuto attivare il tavolo tecnico non solo con la Direzione scolastica regionale (la Direzione scolastica regionale ha un compito importante, però è un compito esecutivo) ma con il Governo nazionale, con il Governo Prodi prima e con il Governo successivo dopo. Io mi auguro che l'Assessore, nel suo intervento, ci sappia riferire se e quando il tavolo nazionale è stato attivato, quando è stata fatta la richiesta di incontri, ed eventualmente quali risultati da questi incontri siano scaturiti.

La normativa nazionale prevede infatti anche delle deroghe; prevede la possibilità che nei territori come quelli sardi, caratterizzati dalla dispersione, dalla peculiarità della difficoltà dei collegamenti nelle zone interne, si possano applicare delle deroghe; ma le deroghe si applicano attraverso una procedura che non è solo tecnica, occorre la volontà politica. Pertanto la Giunta riferisca in questa sede che cosa ha fatto, perché questa volontà politica, che avrebbe dovuto vedere coinvolto prima il Governo Prodi, soprattutto, e poi il Governo Berlusconi, se c'è stata, vogliamo sapere che risultati ha dato.

Al di là delle preoccupazioni che in qualche caso l'Assessore della pubblica istruzione ha espresso, ma si è trattato di esternazioni prive di qualsiasi efficacia sotto il profilo della soluzione di alcuni problemi, io credo che sia urgente, proprio per la carenza d'iniziativa della Giunta regionale, intraprendere un'azione incisiva e forte. Un'azione incisiva e forte perché, come abbiamo chiesto noi, si avvii con il Governo nazionale un dialogo tendente a richiedere e, direi, a ottenere la possibilità di derogare ai parametri nazionali per la composizione degli organici funzionali d'istituto sulla formazione delle cattedre e delle classi in Sardegna, in considerazione delle nostre peculiarità territoriali, delle difficoltà di collegamento, in particolare fra le zone interne. E, poi, occorre concordare con la Direzione scolastica regionale una ipotesi che in qualche modo vada in questa direzione.

Io credo che la questione istituzionale del rapporto con il Governo sia fondamentale, sia prioritaria, quindi ben venga un'azione unitaria del Consiglio regionale che faccia uscire dal letargo su questa tematica la Giunta regionale e possa far pervenire a dei risultati che, se pure all'inizio di anno scolastico, in qualche modo possano porre rimedio alle conseguenze cui abbiamo accennato. Non mi voglio soffermare su alcune considerazioni del collega Balia sulle innovazioni che l'attuale Ministro della pubblica istruzione sta apportando alla scuola italiana, ma se facciamo riferimento a come queste innovazioni sono state accolte da parte dell'opinione pubblica, io direi che finalmente un po' di luce, non solo in quest'Aula, Presidente e colleghi, una luce nuova sta arrivando!

Penso che anche in merito alla formazione e al comportamento dei nostri giovani qualcosa di buono finalmente arriverà dopo anni di lassismo e di abbandono dell'autorità; autorità intesa come rispetto della scuola in quanto istituzione, rispetto degli insegnanti. Per cui credo che da queste innovazioni, soprattutto se le famiglie verranno maggiormente coinvolte nella responsabilità di formare come persone e come cittadini i ragazzi, anche la società, nel suo complesso, trarrà dei benefici.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.

Ricordo ai colleghi che chi intendesse iscriversi a parlare deve farlo nel corso del primo intervento, e che il tempo a disposizione è di10 minuti.

DAVOLI (R.C.). Credo che l'intervento dell'onorevole Amadu, anziché portare qualche elemento di chiarezza all'interno di quest'Aula abbia accentuato la confusione, così come credo che dalla luce si passi mestamente al buio più totale se gli interventi dell'avvocatessa Gelmini sono visti come delle importanti innovazioni nel nostro sistema scolastico.

Io non intendo semplicemente lamentarmi del fatto che in Sardegna sparirà una caterva di cattedre; non voglio incentrare il mio intervento esclusivamente sul fatto che verranno a mancare 1900 posti di lavoro nell'arco del triennio; credo infatti che si tratti di discutere più seriamente di che cosa sarà la scuola del domani. L'intervento del ministro Gelmini, consigliato e supportato dal Ministro del tesoro, perché di questo si tratta, fatto in piena estate naturalmente (come si usa in genere fare per gli interventi sulla scuola), senza assolutamente nessuna possibilità di discutere e di confrontarsi perchè le scuole sono chiuse, è devastante! Bisogna elencare le innovazioni, perché il ministro Gelmini dice, con assoluta certezza, che ci saranno 140 mila posti in meno nell'arco del triennio (non è l'Alitalia, è vero, ma sono pur sempre 140 mila posti in meno all'interno della scuola) e, contemporaneamente, che il tempo pieno sarà aumentato del 50 per cento; io insegno matematica e mi riesce difficile capire come questo possa avvenire.

Ma ci sono anche altri elementi che caratterizzano questo atteggiamento di restaurazione all'interno del mondo della scuola. Ad esempio, è stato reintrodotto velocemente, e con molta convinzione, l'adempimento dell'obbligo scolastico attraverso la formazione professionale; le ore di lezione hanno subito una diminuzione sostanziale di circa il 20-25 per cento; vengono cancellati il tempo pieno e il tempo prolungato nella scuola di base; in più, dulcis in fundo (ma in questi mesi vedremo altri provvedimenti di questo Governo), la controriforma più spregiativa che si possa immaginare sul maestro unico alle scuole elementari.

In questi giorni importanti editorialisti della grande stampa nazionale, a cominciare da Galli della Loggia, hanno valutato come una grande rivoluzione il ritorno al maestro unico, alla mamma tuttologa, alla maestra-mamma, una figura che, è vero, negli anni cinquanta e sessanta, come diceva l'onorevole Balia, aveva una funzione. Ma quelli erano gli anni del dopoguerra, era necessario mettere in campo cultura e istruzione per la ricostruzione e la rinascita del Paese. Oggi si vorrebbe ritornare alla mamma tuttologa, a quella che sa tutto, presentandola come unico elemento di riferimento del bambino infante. Senza rendersi conto, o perlomeno forse molti non se ne rendono conto, che la società è completamente cambiata, che la società è più specializzata, che ci sono vari settori di intervento all'interno del mondo dell'educazione. E si dimenticano, questi, che la scuola elementare italiana, a seguito della riforma con l'adozione del modulo, cioè dei tre insegnanti su due classi, e soprattutto del tempo pieno e dei nuovi modelli pedagogici, è stata definita da associazioni internazionali, dai esimi pedagogisti di fama internazionale, come una delle scuole, dal punto di vista pedagogico e didattico, migliore del mondo.

L'intervento esperto della Gelmini comincia proprio dalla cancellazione dell'abolizione del maestro unico, perché deve eliminare 87 mila insegnanti dalla scuola elementare, cancella la riforma sul maestro unico richiamandosi ai principi della gerarchia e dell'unitarietà. Di seguito vengono fuori i grembiulini, viene fuori il voto in condotta, viene fuori la disciplina; come se il grembiule oggi, in una società tra l'altro multietnica e pluralista come la nostra, possa rendere uguali tutti i bambini.

Si utilizzano schemi vecchi per nascondere la realtà di questa riforma: l'utilizzo della scuola semplicemente per fare cassa, semplicemente per risparmiare, inoltre si ricorre al periodo estivo per cercare di demolire quel poco che è rimasto della scuola pubblica. Quando si propone un percorso di cinque anni per i licei e di quattro anni per gli altri istituti, si sta ripresentando quello che la Moratti non è riuscita a portare avanti.

Noi dobbiamo discutere anche di questo. Se l'intervento dell'onorevole Amadu rappresenta tutto il centrodestra mi sembra difficile che si possa arrivare ad un ordine del giorno unitario, perché non si può parlare esclusivamente di banalità o di semplici conteggi economici.

Entro ora nel merito delle conseguenze di queste proposte in Sardegna. La Gelmini qualche giorno fa ha detto espressamente, e con chiarezza, che verranno accorpati tutti quegli istituti delle superiori che hanno meno di 500 alunni e che dovranno essere cancellate le scuole dei piccoli comuni. Non è una nostra interpretazione, è stato detto con estrema chiarezza. Allora, che cosa significa questo per la Sardegna? Significa una devastante situazione nei nostri paesi dell'interno che eliminerà quello che l'onorevole Balia ha chiamato "il presidio sociale delle zone interne". Quindi, le scuole di Oniferi, di Bultei, di Bono e di altri paesi, non sto qui ad elencarli tutti, rischiano di essere cancellate per cui questi bambini, dai cinque ai dieci anni, diventeranno dei pendolari, come lo sono diventati i ragazzi che frequentano le scuole superiori e che si spostano, appunto, dai paesi piccoli verso il capoluogo di provincia o verso il centro più grosso.

Questo sarà il risultato di questo intervento e siccome mi pare che questa volta questo Governo sia determinato a perseguire questi obiettivi, cari colleghi, noi dobbiamo pensare davvero che questo possa accadere in Sardegna. Di contro nelle grandi città, e nei ghetti delle grandi città, ci saranno invece classi di trentacinque alunni, che è appunto il limite per costituire le classi nelle scuole superiori. Io credo che neanche la mamma tuttologa possa riuscire a insegnare in una classe di trentacinque alunni. Questa è la realtà.

Allora, questo Consiglio vuole discutere anche di questi aspetti, vuole discutere su un nostro modello pedagogico, vuole discutere seriamente senza fare distinzioni tra le responsabilità? Voi sapete benissimo che la mia parte politica ha criticato duramente l'onorevole Luigi Berlinguer, anzi continuiamo a criticarlo anche in questo momento perché due settimane fa ha rilasciato un'intervista, che mi ha lasciato veramente sorpreso e allibito, nella quale quasi giustificava questo tipo di intervento.

Vogliamo parlare, poi, degli insegnanti di sostegno? Si parla tanto di aiuti agli ultimi, ai deboli, ma nell'insegnamento di sostegno il rapporto uno a uno non esiste più; e verranno licenziate decine, centinaia di insegnanti di sostegno che, all'interno della scuola pubblica, soprattutto la scuola di base, hanno dato un contributo straordinario per mettere in condizione di studiare gli alunni , non voglio chiamarli disabili, portatori di un in disagio. Questi insegnanti verranno licenziati perché nella scuola deve tornare l'ordine, deve tornare il voto di condotta, deve tornare la disciplina, deve tornare il rispetto per gli insegnanti. Insegnanti che da altri vengono definiti fannulloni, incompetenti e in numero eccessivo

Questa è la situazione. Io credo che il Consiglio abbia fatto bene ad iniziare questa discussione; una discussione che ritengo debba proseguire poi in Commissione istruzione, visto che stiamo cercando di approvare un progetto di legge che è difficile, a questo punto, visti gli interventi della Gelmini, capire come potrà evolversi.

Concludo, Presidente, denunciando un fatto riportato anche sulla stampa odierna. Il preside, o i responsabili della facoltà di Scienze politiche di Cagliari, ancora una volta si beffano dei giovani studenti del centro Sardegna, perché nonostante la chiusura delle iscrizioni ai corsi previsti a Nuoro scadano il 26 settembre, il preside, o chi per lui, ha deciso di sospendere le immatricolazioni ai corsi suddetti perché a sarebbero pochi i ragazzi iscritti. E questo nonostante il fatto che i ragazzi abbiano affrontato dei test d'ingresso e abbiano versato le tasse di iscrizione I ragazzi chiaramente sono completamente sbandati, anche per via del cancan che c'è stato nei mesi estivi sulle ipotesi appunto di cancellazione di questi corsi. Insomma lascio immaginare la tensione e la paura…

PRESIDENTE. Onorevole Davoli, la prego di concludere.

DAVOLI (R.C.). Io denuncio questa situazione in Consiglio regionale e credo che l'Assessore possa in qualche modo intervenire per far rispettare quell'accordo politico stilato qualche mese fa anche alla presenza del presidente Soru.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, le considerazioni che propongo all'attenzione delle colleghe, dei colleghi e dei rappresentanti della Giunta partono da un'osservazione: La rivoluzione in atto nella scuola è, a mio avviso, strettamente collegata alla modifica del Titolo V della seconda Parte della Costituzione, che per alcuni è invece soltanto una questione di federalismo fiscale.

La riduzione degli organici dei docenti arriva da lontano, ma è divenuta drastica a partire dal 2007, e si concluderà nel 2011 con una perdita complessiva di 109.000 posti nell'arco di un quinquennio.

Il programma di razionalizzazione, che ancora una volta coincide con un pesante taglio, è stato programmato in due fasi e deciso da due Governi, espressi da due diverse coalizioni. La finanziaria del ministro dell'economia Padoa Schioppa aveva disposto la prima consistente riduzione di 42.000 posti di docenti, articolata in quattro anni; così tra il 2007 e il 2008 sono stati cancellati 22.000 posti di insegnante, nel 2009-2010 per completare il progetto ne saranno tagliati altri 20.000, 10.000 per ciascun anno. Per correttezza, però, occorre anche aggiungere che nel programma di razionalizzazione per il triennio 2007-2009 si dava seguito ai piani regionali che prevedevano, tra l'altro, la nascita degli istituti tecnici superiori, con consistenti investimenti a sostegno dei piani triennali di intervento.

Come è noto, ma sono certa che l'assessora Maria Antonietta Mongiu potrà documentare quanto è stato fatto, si tratta di istituti di raccordo tra la scuola superiore e le lauree triennali, che permettono l'aggiornamento, la professionalizzazione e la riqualificazione dei diplomati e offrono opportunità di reinserimento lavorativo con specifiche competenze; una scommessa che, nel rispetto delle competenze esclusive delle Regioni in materia di programmazione dell'offerta formativa, sicuramente la Giunta ha messo in campo, quindi con una compensazione significativa.

Con la manovra finanziaria estiva il governo Berlusconi, attraverso il ministro dell'economia Tremonti - non parlo della Gelmini perché qui si tratta esclusivamente di questioni di carattere numerico che niente hanno a che fare con una visione pedagogica e veramente interessata all'istruzione - ha disposto una riduzione di altri 67.000 posti di docente, distribuita nell'arco del prossimo triennio. Giusto per un mero calcolo aritmetico, 42.000 e 67.000 fanno complessivamente 109.000 posti di lavoro in meno. Per una Nazione in fase di recessione e per un'Isola che vede crescere in modo esponenziale i nuovi poveri, il provvedimento - un autentico sterminio di intellettuali - non può lasciare indifferenti, ed è per questo che è utile una presa di posizione dell'intero Consiglio regionale.

Come socialista, inoltre, ritengo - non è la prima volta che lo affermo - che le riforme che lasciano cadaveri per strada, e non si preoccupano di procedere in modo graduale affinché la qualità dei servizi venga comunque salvaguardata, non sono riforme condivisibili; ciò non significa che nella scuola vada tutto bene, ma non si possono aggredire i problemi costruendo il deserto e intaccando il ruolo principale della formazione.

In Sardegna, dove peraltro si assiste ad un costante spopolamento dei piccoli centri, la presenza della scuola pubblica statale ha un valore ancora maggiore. L'anno prossimo e quello successivo, insomma, si sovrapporranno i tagli vecchi con quelli nuovi, toccando la punta massima di 42.105 posti in un solo anno; e i posti tagliati riguarderanno tutti i settori scolastici non essendo legati esclusivamente all'introduzione del maestro unico nelle elementari.

Dinanzi ad una situazione come questa occorre riflettere sulla riforma costituzionale, perché studiare a Firenze potrebbe essere diverso che studiare a Cagliari o a Palermo, studiare in Lombardia potrebbe voler dire acquisire contenuti non condivisi dagli alunni della Campania o della Sardegna. La scuola, in virtù di questo disegno, concretizza un'idea fintamente federalista che risponde esclusivamente ad un ricatto politico della Lega di Bossi e a una concezione di un'Italia divisa in uno Stato che non garantisce una scuola uguale per tutti ma con un'impronta diversa per ciascuna regione.

Siamo dentro un cambiamento profondo dell'organizzazione della scuola italiana ma purtroppo in pochi ne conoscono la portata. Dal prossimo anno scolastico il federalismo scolastico, insieme a quello fiscale, potrebbe diventare una realtà, con un radicale trasferimento di competenze e di poteri alle Regioni nel governo del sistema di istruzione e formazione, ma con disponibilità finanziarie ben diverse da Regione a Regione.

Che cosa cambierà nella scuola? Cambierà moltissimo nella nostra realtà, peraltro da sempre sofferente per diverse ragioni e negli ultimi anni entrata in crisi. Il mio non è un semplice timore ma una certezza: al di là dei risparmi per lo Stato, la scuola cambierà in peggio e le realtà territoriali deboli come la nostra, le famiglie meno fortunate economicamente, non avranno neppure "La consolazione della filosofia". La concreta prospettiva è quella di tanti sistemi scolastici differenti e scuole che procederanno a differenti velocità, con capacità di dare risposte ai bisogni solo laddove ci saranno investimenti; quindi bisognerà davvero avere la fortuna di nascere in zone dove la scuola c'è e funziona al meglio.

Per la Sardegna significherà tornare indietro di quarant'anni, perché se non sarà garantita la presenza della scuola e degli insegnanti sarà difficile studiare anche se si adottano i sistemi via Internet; l'apprendimento in rete è molto più costoso (tra l'altro qualcuno prima o poi ci dovrà dire anche che fine ha fatto il "Progetto Marte") ed è difficile, molto più difficile rispetto a quello che una comunità viva e vivace può offrire; inoltre il ruolo dalla classe reale è ben diverso da quello della classe virtuale.

Presidente Spissu, come socialisti abbiamo presentato una mozione perché del federalismo fiscale se ne parli in Consiglio, spero che lei se ne possa fare interprete nei confronti del Presidente della Regione, in modo che la questione sia analizzata da diversi punti di vista, e che il presidente Soru, di sua iniziativa, si renda disponibile ad accogliere le istanze dell'Aula.

Per quanto mi riguarda ho molti dubbi che il federalismo scolastico possa assicurare un sistema formativo in grado di colmare le differenze tra le aree di eccellenza e quelle critiche: le strutture regionali sono pronte a prendere in carico queste responsabilità? Abbiamo le risorse sufficienti a garantire le classi nei piccoli centri?

La scuola è davvero al culmine di un processo degenerativo; ma non è tagliando i posti di lavoro che si innalza la qualità della formazione! Ritengo quindi indispensabile aprire una vertenza con il Governo rispetto a questo tema affinché sia valutato ciascun caso di per sé. I tagli in Sardegna sono stati già fatti, ora occorrono investimenti e progetti.

Un'ultima annotazione. Il Consiglio d'Europa nel 2000 ha conferito all'Unione un ambizioso obiettivo, diventare entro il 2010 l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo. Siamo davvero convinti che per l'Italia la strada intrapresa sia quella giusta? Secondo il mio modesto parere, no.

Quindi, un'azione forte nei confronti del Governo e un rispetto della nostra realtà quotidiana.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi, le due mozioni testé illustrate dai colleghi che mi hanno preceduto, mi offrono la possibilità di intervenire per sottolineare le carenze dell'azione della Giunta regionale e principalmente, non se l'abbia a male, dell'assessore Mongiu. Perché dico questo? Dico questo perché in data 11 aprile 2008, quando ancora non si era creata questa situazione drammatica nel mondo della scuola, presentai una interrogazione nella quale chiedevo al presidente Soru e all'Assessore quali azioni intendessero intraprendere per portare all'attenzione del Governo le ripercussioni negative che potevano avere sulla scuola sarda gli ultimi provvedimenti nazionali in materia. Ebbi modo di richiamare il pericolo (oggi ne ha parlato demagogicamente qualche collega) della soppressione, soprattutto nelle zone interne, delle scuole nei piccoli comuni, cito per esempio i comuni di Bono, di Bultei, di Anela e altri, che pagherebbero drammaticamente la situazione creata da questa errata riforma.

Sempre nell'interrogazione sottolineavo l'assenza completa della Sovraintendenza regionale sulla questione; oggi fa piacere che se ne parli in Consiglio regionale pur a distanza di sei mesi (mi riferisco alla data dell'11 aprile 2008) dalla presentazione dell'interrogazione alla quale non ho mai ricevuto alcuna risposta. Ma mi fa piacere che le stesse organizzazioni sindacali oggi abbiano a cuore questo problema, che fu sollevato dalla Gilda degli insegnanti della Provincia di Sassari con grande clamore in tutta la Sardegna. In quella occasione venne denunciato il pericolo della perdita di mille posti di lavoro, dell'accorpamento di tantissime scuole, dei tantissimi danni che questi provvedimenti avrebbero creato soprattutto alla professionalità degli stessi insegnanti.

Bene, quando ormai i buoi sono scappati, anche questo Consiglio regionale è chiamato a pronunciarsi. Io sarò a favore di un documento unitario che sottolinei, che denunci le responsabilità sia del Governo Prodi che del Governo Berlusconi, perché io non faccio alcuna distinzione quando si tratta di andare in favore dei sardi, soprattutto in favore della povera gente. Io quindi tratto allo stesso modo il Governo Prodi, che ha iniziato a fare del male ai sardi, e il Governo Berlusconi che continua nella stessa direzione,con uguale disinteresse .

Io mi auguro che l'Assessore, in nome e per conto della Giunta regionale, porti in Aula dei dati; io vorrei sapere esattamente se dall'11 aprile ad oggi l'Assessore è intervenuto presso il Governo nazionale, a quale Governo nazionale si è rivolto, perché è importante sapere se l'Assessore ha avviato qualche azione concreta o se, invece, siamo qui solo per discutere e basta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Presidente, intervengo molto brevemente perché è già ampiamente intervenuto nel merito il collega Davoli. Noi pensiamo che questa discussione non possa concludersi con una posizione unitaria perché da una parte abbiamo una iniziativa comprensiva della Regione che mira (è in corso di esame in Commissione il progetto di legge sull'istruzione e sulla formazione) a estendere, come fondamentale, l'iniziativa pubblica a sostegno dell'istruzione e dà a questa attività una priorità altissima; noi pensiamo infatti che lo sviluppo di questa Regione possa fondarsi, anzi si fondi necessariamente, su una migliore qualità della scolarizzazione o, comunque, su una elevazione culturale complessiva del cittadino e del giovane cittadino in particolare. Dall'altra parte, però, abbiamo uno Stato, un Governo che interviene privilegiando il taglio delle risorse e i risparmi, e quindi gli interessi della borsa, rispetto invece alla opportunità della conoscenza, della cultura dei nostri giovani.

La Sardegna viene colpita due volte, cioè viene colpita l'Italia nel suo complesso ma la Sardegna viene colpita due volte perché, come noi sappiamo, è una Regione che subisce ritardi da tempo, perché vive una condizione di maggiore difficoltà, perché ha un territorio vasto e anche molti comuni e molti comuni difficilmente raggiungibili e collegabili tra loro, quindi paga anche le conseguenze di una infrastrutturazione, diciamo, superata.

Non è pensabile pertanto che noi troviamo un punto d'accordo; noi dobbiamo dire che siamo contro, la maggioranza deve esprimersi con un ordine del giorno dicendo che in linea di principio è contro le posizioni espresse con questi provvedimenti dal Governo nazionale; è contro in generale anche prescindendo dalle maggiori difficoltà della Sardegna; è contro perché in Sardegna il prezzo si paga due volte. E bisogna dire anche il perché si è contro; perché questo percorso, il federalismo fiscale, gli standard dell'istruzione, la definizione di standard di servizio, tutto questo è commisurato ai patrimoni, tra l'altro costruiti con il sacrificio di tutti, che i più ricchi hanno. Questo ragionamento lo si fa per le persone, lo si fa anche per le comunità, lo si fa anche per i territori. Vinca il più forte! Il più ricco! E poi anche quello che è in condizione di affermare una volontà sugli altri.

Questa è la cultura che esprime questo Governo in questo ambito. Per cui noi come partito, e anche come Gruppo consiliare, non siamo disponibili ad una convergenza. Noi siamo disponibili ad una differenziazione, che deve essere sufficientemente chiara, e siamo disponibili ad aprire una vertenza nei confronti dello Stato che, così come oggi è governato, è una vertenza antica; abbiamo già vissuto questo tipo di tensione con la Moratti. Noi siamo per difendere i posti di lavoro del personale docente e non docente, siamo soprattutto per difendere il diritto degli studenti e degli scolari anche più bisognosi, quelli che hanno bisogno dei docenti di sostegno; siamo per difendere i diritti di questi, che non possono essere sacrificati in funzione dell'affermazione di un principio che sta facendo arretrare questo Paese come mai è arretrato sotto il profilo culturale e sotto il profilo anche del senso civile.

Noi siamo assolutamente contro il principio fondamentale, che si tenta di affermare, di privilegiare chi ha, e ha come ben sappiamo. La Lombardia e altre regioni sono cresciute grazie alle braccia di meridionali, dei sardi che sono andati lì a lavorare, a costruire, grazie ai finanziamenti esorbitanti che hanno avuto rispetto alle altre Regioni d'Italia a vantaggio del loro sistema economico, grazie ai sostegni finanziari che le loro grandi imprese, che i loro grandi capitali hanno avuto dallo Stato, alle commesse riservate, e noi abbiamo pagato il prezzo per tutto questo. Dopodiché, da lì si parte per dire: anche la scuola, anche la scuola, le Regioni se vogliono integrino anche la scuola, ma prevale il diritto dei cittadini a scegliersi la scuola, per cui chi ha soldi se ne scelga una privata ed attrezzata, chi non ne ha rinunci; e noi abbiamo genitori che si sono legati, incatenati, il primo giorno di scuola, per difendere il diritto dei loro figli ad avere una possibilità di istruzione. Quindi, se l'opposizione a questi provvedimenti è un'opposizione radicale che la Giunta lo manifesti, perché è espressione di una maggioranza, con ogni risolutezza possibile nei confronti del Governo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Intervenire su questo tema oggi è doveroso perché ciò che sta accadendo nel mondo della scuola, parallelamente ad altre vicende, ha interessato e sta continuando a interessare l'opinione pubblica. Un interesse ridestato da alcune decisioni prese coraggiosamente dal Governo nazionale, all'inizio della legislatura, su diverse materie, sulle quali si è aperto un dibattito acceso e importantissimo. Credo che si debba guardare questa questione della politica scolastica, della politica sull'istruzione e la formazione, tenendo d'occhio tutte le grandi questioni che il Paese sta affrontando in questi mesi. Perché è importante questo? E' importante per non ridurre la discussione su ciascun argomento all'angusta prospettiva dei piccoli problemi; piccoli nel senso che riguardano oggetti particolari, importantissimi, ma comunque particolari.

Cerco di essere più preciso. Dico subito che è corretta la questione, posta dai colleghi, sul differente impatto che alcune decisioni assunte a livello centrale hanno rispetto ai territori, soprattutto in regioni come la nostra con scarsa densità demografica, con condizioni particolari di arretratezza che ancora sussistono. Sono diverse pertanto le conseguenze di certe decisioni in Sardegna rispetto alla Lombardia, al Veneto, all'Emilia-Romagna, perfino alla Puglia. E' giusto, quindi, sottolineare il fatto che la presenza della scuola è importante in ogni parte della nostra isola, e che la chiusura di alcune realtà scolastiche può essere devastante per il nostro assetto sociale.

E' giusto sottolineare che è una cosa grave, ed è obiettivamente inaccettabile, il disagio che subiscono i portatori di handicap, le persone svantaggiate, dalla diminuzione del numero degli insegnanti di sostegno. E' giusto cioè volere in Sardegna una scuola che stia al passo con le prospettive di sviluppo, con le prospettive di modernizzazione, ma che contemporaneamente stia anche al passo con chi fa fatica a camminare. Tutto questo è giusto, e su tutto questo bisogna discutere e arrivare anche a delle decisioni, a delle prese di posizione politica coraggiose, che non guardino il colore politico dei governi.

Ma, detto questo, occorre che tutti abbiano di fronte a questa onestà di posizione una altrettanto evidente e disponibile onestà nel giudicare la realtà. La realtà è che noi abbiamo un sistema scolastico, in tutto il nostro Paese, che obiettivamente è stato improntato per tanti anni più alla definizione delle regole, delle procedure degli atti amministrativi finalizzati a regolare l'offerta, che non a prestare attenzione alla domanda. La domanda vera è una domanda di istruzione, di formazione, è una domanda di competenza, è una domanda di educazione; ma questo insieme di domande, che costituisce il cuore della nostra società, non trova una risposta nell'offerta scolastica così come è stata costruita in questi anni.

Un'offerta, dobbiamo dirlo, impregnata di sprechi, impregnata di inefficienze, impregnata di corporativismi che hanno difeso categorie di addetti ai lavoratori piuttosto che il giovane (la categoria più importante) che chiede di essere educato, la famiglia che chiede l'educazione per i propri giovani, un sistema economico che chiede persone capaci di inserirsi nel mondo del lavoro. Tutto questo la scuola di oggi non lo dà.

Perché ignorare che abbiamo una percentuale di spesa destinata all'istruzione altissima rispetto al totale della spesa pubblica, ma chela parte maggiore di questa spesa, forse il 96, 97, 98 per cento, è destinata al personale? Perché ignorare che gli insegnanti sono effettivamente molti e mal pagati? Perché continuare a insistere su una politica scolastica orientata (e potremmo dire anche una politica sanitaria, potremo dire anche una politica della pubblica amministrazione in senso lato)sempre di più a tenere in piedi un sistema pubblico che, prioritariamente, sembra volto a trovare soluzioni occupazionali alla persistente disoccupazione del nostro Paese e anche della nostra Regione? Perché non guardare cioè alle questioni di fondo, alle questioni di sostanza?

Si è detto dell'insegnante unico rispetto al modulo nella scuola primaria. Ma perché non domandarci se sia stato giusto, a suo tempo, fare quella riforma? Perché non valutare fino in fondo quali sono stati gli effetti sul livello educativo? Perché non valutare il fatto che la scelta dell'insegnante unico, che poi in molte realtà non era un insegnante unico ma era l'insegnante prevalente affiancato da altri su materie specifiche, dal punto di vista educativo è migliore per la formazione di un bimbo? Perché essere ciechi di fronte a queste questioni che sono questioni di sostanza?

Io ritenevo importante dire alcune cose, però della demagogia siamo tutti veramente stanchi. Per due anni nella scuola sarda e italiana non è stato fatto uno sciopero. Cambiato il segno politico del Governo le scuole sono di nuovo occupate da manifestazioni spesso disgustose, disgustose! Il lutto al braccio è una cosa disgustosa, se mi permettete, per tutti. Non è questa la scuola che vogliamo.

E' chiaro che molte questioni si giocano a un livello che non è certamente quello del Consiglio regionale o della Regione, si giocano a un alto livello nazionale; ma prima o poi dovremo affrontare anche i livelli che ci interessano, e speriamo che il sistema porti a un coinvolgimento e a una responsabilizzazione maggiore delle Regioni, anche della nostra finalmente, nella gestione del sistema dell'istruzione e della formazione.

Ma, in quel momento, noi che idea avremo da portare se su ogni questione ci si abbandona a una risposta troppo comoda? Una risposta data, non tanto a chi chiede più istruzione e formazione, ma a tanti operatori che vivono una situazione di disagio, che chiedono giustamente che questo disagio venga affrontato; mi riferisco alla questione del precariato, alla questione dei livelli retributivi degli insegnanti, alle condizioni oggettive in cui si svolge il loro lavoro. Queste sono problematiche che richiedono risposte molto più responsabili e che devono lasciare finalmente da parte contrapposizioni ideologiche che non porteranno da nessuna parte.

Io sono stanco, sinceramente, che quando si parla di scuola si continui a parlare solo di scontro tra scuola statale e non statale, pubblica o privata, quando dovremmo abbandonare queste categorie ormai desuete, inutili, inesistenti, perché la scuola è pubblica, è pubblica e soltanto pubblica. Allora, siamo disponibili, saremo disponibili quando si parlerà della legge sull'istruzione ad affrontare il problema in termini veramente laici e non ciascuno chiuso nel proprio clericalismo?

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Lanzi. Ne ha facoltà.

LANZI (Sinistra Autonomista). Io non so se siamo tutti uguali, credo che esistano anche dei colori politici e delle opinioni e delle posizioni politiche diverse, come quelle che oggi governano l'Italia, che sono certamente diverse da quelle che governavano due anni fa. Oggi il Consiglio regionale della Sardegna si trova a discutere di una grave situazione, non della situazione che c'era a maggio, di una grave situazione che si sta determinando oggi nella scuola italiana e che, purtroppo per noi, appartiene e rispecchia una politica di destra; si sta riportando la scuola italiana indietro di cinquant'anni con una politica di tagli indiscriminati in nome di una non riforma.

Si pensa a un modello di scuola-azienda che guarda a modelli educativi preconfezionati che hanno l'obiettivo di formare forza-lavoro da immettere sul mercato, anziché quello (questo dovrebbe fare la scuola) di formare coscienze critiche. Una scuola svuotata di contenuti; una destra che apertamente attacca una scuola egualitaria, inclusiva e con pari opportunità per tutti.

Il Ministro, anziché partire dalla considerazione che l'Italia è, rispetto ai Paesi OCSE, l'ultima per investimenti nell'ambito della scuola pubblica, che ha una formazione superiore e universitaria problematica, parte al contrario dal taglio delle risorse anziché aumentare gli investimenti; ritiene di dover tagliare nella scuola migliaia di posti di lavoro mortificando le stesse istituzioni scolastiche. E ci scandalizziamo se gli insegnanti manifestano!

La scelta, grave, di tagliare il tempo prolungato penalizza il sud, ovviamente penalizza il sud, visto che il 96 per cento del tempo prolungato si concentra al nord dove le donne lavorano, per cui raddoppiano il reddito e possono deviare i figli anche verso le scuole private, mentre al sud le donne hanno meno possibilità di trovare occupazione e, infatti, vi è la percentuale più bassa d'Europa di donne impiegate. La politica scolastica del Governo è chiara: fotografa la volontà di lasciare il meridione sempre più isolato nello status quo. Colleghi del centrodestra, questo significa che oggi, in Italia, le politiche scolastiche non sono l'esito di un'operazione politico-culturale, ma sono dettate dalla necessità di tagliare perché mancano risorse; ma non è politica la selezione delle priorità, la scelta degli investimenti, la costruzione di un bilancio, di una finanziaria?

Se la scuola italiana viene impoverita di risorse e subisce tagli feroci, questo è il frutto di una precisa scelta politica. L'azione della Giunta regionale si deve inserire in questo quadro nonostante, in Sardegna, con grande fatica sia stata sostenuta una politica di investimenti e di risorse nella scuola e nell'università che sta dando, adesso, i suoi frutti. Noi chiediamo alla Giunta regionale di far comprendere a questo Governo nazionale, che ha un colore diverso del nostro, che esistono realtà completamente diverse, che la scuola non può essere vista solo in un'ottica economica, ma che la scuola è una priorità assoluta per la Sardegna, non rinviabile nella prospettiva di un progresso civile e materiale del nostro popolo.

Al Governo nazionale va spiegato che il grado di civiltà di un popolo si misura dalla quantità di investimenti e risorse che vengono messe a disposizione della scuola pubblica, di tutti; scuola che oggi e più di ieri deve tornare ad essere strumento di convivenza civile, di interazione tra culture e religioni diverse. Io non so se noi arriveremo a un ordine del giorno unitario, una cosa, però, la so: noi partiamo da punti di vista completamente diversi, la destra ha un'idea della scuola, la sinistra ne ha un'altra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Presidente, colleghi, Assessori, la mozione che è stata presentata ha il merito di richiamare, con misura e senso di responsabilità, l'attenzione del Consiglio regionale su un problema, quello della scuola, che proprio in questi primi giorni di settembre è stato oggetto, anche in Sardegna, di pesanti strumentalizzazioni di parte che non hanno risparmiato nemmeno i bambini; bambini che sono stati usati, in qualche deprecabile caso, come testimonial della contestazione contro il nuovo progetto di riforma predisposto dal Ministro della pubblica istruzione.

Se tutto si potesse ridurre alla facile scelta di "buttarla in politica", credo che non faremmo un buon servizio alla scuola e in definitiva neanche alla Sardegna. In realtà, come viene ricordato correttamente nel documento, stanno arrivando al pettine grossi nodi strutturali di cui, per lungo tempo, si è rinviata la soluzione. Attorno al sistema scolastico in primo luogo si è creata una vastissima area di precariato che indubbiamente una certa politica ha voluto alimentare con il presupposto che tutto ciò che è provvisorio diventa, in Italia, definitivo; questo in generale, ma non se riguarda, soprattutto, la pubblica amministrazione.

E' stato osservato giustamente, sotto questo profilo, che la scuola ha anche svolto impropriamente la funzione di ammortizzatore sociale, cosa completamente diversa dalla sua missione educativa e formativa. Quali soluzioni trovare? Per quanto riguarda il problema del precariato, esistono già norme che, nel corso di legislature diverse e sotto Governi diversi, si propongono l'obiettivo di trasformare i contratti a termine in contratti a tempo indeterminato sulla base di un programma di assunzioni, stabilito di concerto fra i Ministeri dell'economia e della funzione pubblica e, soprattutto, di evitare che la stessa situazione si produca in futuro.

E' ovvio, d'altra parte, che il sistema scolastico non può reggersi né pensare a migliorarsi se il 97 per cento del suo bilancio se ne va nel pagamento degli stipendi, e ancor meno correggersi se si pensa che questa enorme struttura produce risultati che collocano l'Italia agli ultimi posti in Europa. Rispetto a questo scenario allarmante, la situazione specifica della Sardegna non rappresenta affatto un'eccezione, anzi; in Sardegna, secondo i dati forniti all'inizio dell'anno dalla Direzione scolastica regionale, mancano rispetto al passato ben 4200 alunni, e non è che manchino perché hanno deciso in massa che possono fare a meno della scuola, mancano semplicemente perché non ci sono.

Non è meno problematica la situazione della nostra città. A Sassari, per esempio, sono stati registrati circa un migliaio di alunni in meno sia nella scuola elementare che nella media inferiore, circa 2000 unità in meno, dunque, nella fascia della scuola dell'obbligo.

Nella nostra Regione abbiamo poi il gravissimo problema dei piccoli paesi dell'interno, dove il progressivo processo di spopolamento è rappresentato proprio dalla chiusura delle scuole e le scuole si chiudono perché non c'è il numero minimo di alunni per formare le classi. Purtroppo sono numeri veri, certificati anche dall'ISTAT in un'indagine demografica riguardante gli anni 2006 e 2007, pubblicata ai primi di settembre. La Sardegna è l'ultima Regione d'Italia per numero di nascite, significativamente al di sotto della media nazionale, ed è anche la Regione dove i pochi bambini che nascono hanno mediamente i genitori più vecchi rispetto al resto del Paese.

Sarebbe troppo lungo, e non è questa la sede, per analizzare dati che rappresentano in modo così concreto l'impoverimento della nostra comunità; un impoverimento che non è solo quantitativo, ma investe il senso più profondo di un progetto di vita che sta venendo meno nelle nostre famiglie, causato in parte dalla crisi economica ma anche, a nostro giudizio, da una crisi di valori. Su questi temi, comunque, il Consiglio regionale ha il dovere di riflettere con la massima attenzione.

Tornando alla scuola, e senza perdere di vista il dato demografico, è ovvio che non possiamo immaginare aule dove ci sono gli insegnanti ma mancano gli alunni. Vorrei ricordare che nel mio paese natale, che si sta spegnendo come numero di abitanti, qualche anno fa, vi erano classi formate da cinque insegnanti e tre alunni, tanto che i genitori avevano protestato vivamente e richiesto uno scuolabus per portare i bambini nel paese a cinque chilometri di distanza. Anch'io ho contribuito perché rimanesse aperta la scuola nel mio paese, però credo di non aver reso un buon servizio.

Ma, detto questo, non possiamo non tener conto della nostra specificità regionale, che certamente non può essere automaticamente allineata ai parametri con cui si predispone il fabbisogno di risorse umane nel sistema scolastico, perché se è vero che da un lato la maggioranza degli oltre 8000 comuni italiani possono essere classificati piccoli, è anche vero che i piccoli comuni della Sardegna, e non solo per il fatto di essere un'isola, hanno problematiche assai diverse, che tutti conosciamo a iniziare dall'insufficienza del trasporto pubblico e della rete stradale. Riteniamo perciò che la ricerca di una soluzione al ridimensionamento del numero degli insegnanti nella nostra Regione debba tener conto di questa diversità e che questa diversità possa essere fatta valere nelle sedi istituzionali.

La mozione - è un dato da segnalare positivamente - si conclude con la richiesta, rivolta al Presidente della Regione, di predisporre una nuova ipotesi progettuale di ripartizione delle risorse umane sul territorio, di concerto con la Direzione scolastica regionale. Ci sembra una strada non solo percorribile, ma soprattutto giusta ed equilibrata perché molto diversa dalle rivendicazioni vuote che durano lo spazio di un mattino e non producono effetti pratici. Diciamo questo anche perché proprio il settore dell'istruzione è uno di quelli in cui si prevede l'intervento perequativo dello Stato, nell'ottica della più ampia riforma federalista che si sta cominciando a discutere e che, come si vede, non è soltanto fiscale, come continua a sostenere chi non ha nemmeno letto il testo di base su cui partirà fra breve il confronto politico in Parlamento.

Che cosa significa intervento perequativo dello Stato? Per la destra, per noi della destra in particolare, significa una cosa molto importante, e cioè che la riforma federalista deve avere la sua stella polare nel concetto di interesse nazionale; e un sistema scolastico che garantisca a tutte le Regioni gli stessi standard minimi di qualità certamente persegue l'interesse nazionale. In questo ambito il ruolo dello Stato dovrà consistere proprio nel riequilibrio delle situazioni di svantaggio.

La Sardegna ha quindi l'opportunità di inserirsi in questo nuovo contesto istituzionale anticipando orientamenti peraltro già contenuti nelle linee guida della riforma federalista. La battaglia per la scuola, quindi, non è affatto persa in partenza, ma va combattuta con consapevolezza e senso di responsabilità.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.

SERRA (Sinistra Autonomista). Signor Presidente, chiedo scusa in anticipo se inizio questo mio brevissimo intervento facendo un riferimento a Isili, il mio paese di origine. Nel 1661 a Isili un rappresentante del popolo (il riferimento attuale è al sindaco mentre -su Majore rispondeva al vassallo) un analfabeta di nome José Angel Serra - non so se fosse anche un mio antenato, ma sto facendo delle ricerche in materia -, chiese ai proprietari terrieri e ai proprietari di bestiame di pagare una tassa in beni (grano, olio e quant'altro) da offrire ai rappresentanti degli Scolopi, che allora esistevano già a Cagliari, perché istituissero una scuola in quel piccolo paese dell'interno; questa scuola venne istituita ed era pubblica e gratuita, per tutti! Oggi, secondo me, e non è neanche il caso di fare riferimento alle tesi di Antonio Gramsci, questo Governo e questo Ministro stanno facendo il contrario di quello che si fece nel 1661. Come interpretare altrimenti certe scelte, per cui si dice che si devono trasformare le università in fondazioni, le scuole in fondazioni? Come interpretare altrimenti se non dicendo che bisogna prendere i soldi pubblici, quelli provenienti dalle tasse di tutti i cittadini, per darli a pochi privati che potranno andare a scuola in pochi come si faceva nei secoli scorsi? Io credo che l'interpretazione possa essere solo questa ed è ovvio che questa parte politica, così come è stato già detto da molti, si opporrà con tutte le proprie forze affinchè questo processo non si realizzi.

Ci sono due aspetti nell'azione di questo Governo e di questo Ministro, secondo me, totalmente negativi. Il primo è l'aspetto della razionalizzazione che ha già avuto una spiegazione. A me solo il parlarne in questi termini mi fa venire i brividi perchè quando si razionalizza si taglia, si taglia nei confronti dei deboli, si taglia nei confronti dei poveri, si taglia nei confronti degli insegnanti, che sono i meno pagati d'Europa, e così via; è una scelta totalmente inaccettabile. C'è anche un altro aspetto inaccettabile, e cioè tentare di presentare soluzioni che sembrano semplici, e sono anche appariscenti, ma che soluzioni non sono a problemi che, invece, sono estremamente complessi; e il problema della scuola oggi è un problema estremamente complesso.

Questo Governo non adotta questo tipo di soluzioni solo rispetto alla scuola, lo fa anche rispetto ad altri settori, pensiamo all'utilizzo dell'Esercito per mantenere l'ordine pubblico, una soluzione che non ha senso, ma che colpisce. Se c'è da mantenere l'ordine pubblico non bisogna utilizzare ragazzi, che oggi non sono più di leva ma sono pur sempre ragazzi, bisogna utilizzare i carabinieri o altre forze dell'ordine, che abbiamo, invece si chiama l'Esercito, sembra che si voglia fare chissà che cosa.

Torno al problema della scuola, che è un problema complesso, per sottolineare che non si risolve dicendo che ci vuole il maestro unico (il collega Davoli ha spiegato bene questo punto), o riproponendo il voto in condotta, o addirittura facendo rimettere il grembiule. E questo Governo sta operando così in ogni settore.

Ecco perché noi, come Consiglio regionale, dobbiamo opporci tutti insieme a queste scelte che sono dannose nei confronti dei deboli, nei confronti degli umili, nei confronti delle nostre popolazioni delle zone interne, nei confronti della nostra Sardegna. Quindi dobbiamo fare questa battaglia e nell'ordine del giorno dobbiamo chiedere non solo più strutture, non solo più insegnanti, ma indicare anche questi concetti.

Io sono totalmente d'accordo che si debba aprire la vertenza, così come abbiamo detto, e sono anche totalmente d'accordo e anzi lo auspico nuovamente, l'abbiamo già detto altre volte, che si metta all'ordine del giorno del Consiglio l'approvazione della legge sull'istruzione e la formazione e che, soprattutto, si conduca una battaglia contro quelle scelte che sono deleterie, deleterie per tutti.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Corrias. Ne ha facoltà.

CORRIAS (P.D.). Signor Presidente, colleghi, Assessori, 100 mila insegnanti in meno tra docenti di ruolo e supplenti e riduzione del 17 per cento del personale tecnico e ausiliario: questo è il taglio deciso dal Governo sulla scuola con il decreto del giugno scorso. I dati sono de "Il Sole 24 Ore", non di un foglio dell'opposizione, altro che strumentalizzazioni! Per la Sardegna, anche se i numeri non sono ancora del tutto precisi, i tagli previsti riguardano circa 1280 posti per i docenti, con le conseguenti riduzioni anche qui per il personale amministrativo e ausiliario. Si chiama "razionalizzazione" ma si legge "tagli al personale e alla qualità della scuola di ogni ordine e grado".

Pensando in positivo mi verrebbe da dire che siamo di fronte ad un dilettantismo insopportabile e, invece, mi duole affermare che si tratta di un disegno politico preciso. I dati controversi, ma molto preoccupanti, da qualsiasi parte li si legga, forniti dall'OCSE-Pisa sui livelli di competenza raggiunti nelle abilità di base dai nostri studenti ci dicono che la nostra scuola, in particolare per la fascia dai 15 anni in su, in particolare per il sud e in particolare per la Sardegna, non gode, per usare un eufemismo, di buona salute.

Ciò che ci si aspettava da un Governo serio era l'apertura di un dibattito serio che avrebbe dovuto investire il mondo della scuola e tutta la società nel suo insieme per intervenire finalmente sui mali strutturali che la affliggono. Un dibattito (ho sentito questo stamattina qui, ma sembra una cosa che si dice perché bisogna dirlo) sul ruolo degli insegnanti in Italia, oggi, sullo svuotamento progressivo del loro ruolo e sulla demotivazione conseguente, sul fatto che sono tra i meno pagati in Europa, sulla perdita di importanza del ruolo sociale della scuola, una delle pochissime occasioni di mobilità sociale a disposizione dei cittadini.

Invece ci troviamo di fronte e davanti a decisioni per decreto che si configurano come un attacco mai visto ad uno dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, il diritto all'istruzione per tutti, con una svolta reazionaria per smantellare la scuola pubblica, uno dei cardini della nostra Repubblica e patrimonio conquistato da tutti. La scuola vista in modo quasi sprezzante soltanto come un costo.

In un libro di didattica che ho letto ancora supplente all'inizio della mia carriera - carriera tra virgolette - di maestra c'era una frase illuminante sui diplomati dell'istituto magistrale che si trovano, senza alcuna conoscenza ed esperienza didattica, ad avere a che fare con una classe di bambini veri. In quel testo si diceva che insegnano sull'onda dei ricordi, degli unici ricordi che hanno a disposizione, in quanto scuola, in forma di gesti, di parole, di atteggiamenti, ad insegnare cioè come veniva loro insegnato; ed è l'unica forma che li può proteggere dal panico di trovarsi davanti ad una classe di bambini veri e che una classe di bambini veri può provocare.

Ho ripensato a quella lettura quando quest'estate mi sono ritrovata davanti tutte le proposte di un ritorno al passato, con tanto di grembiule e divisa, di pagelle, maestro unico, voto in condotta, dell'attivissima Ministra della pubblica istruzione. Sa di naftalina, ma è tanto rassicurante! Dimostra che chi ci governa, ma anche tanti intellettuali di tutte e due le parti, mi duole dirlo, non conoscono nulla della scuola vera, di ciò che si è mosso negli anni e che si muove. Rievocano spesso un passato nostalgico, magari il loro passato, solo il loro passato, forse fortunato dal punto di vista scolastico, ma che non può essere utilizzato per generalizzare le considerazioni.

Tra i tanti provvedimenti, di cui hanno parlato molti colleghi prima di me, vorrei soffermarmi sul ritorno al maestro unico, avendo vissuto personalmente il passaggio nella scuola elementare dal maestro unico al modulo: tre insegnanti su due classi e non tre insegnanti per classe; mi sembra corretto dire questo, posso parlare di esperienza vissuta fino ad allora, e stiamo parlando della metà degli anni '80, i maestri tuttologi che volevano aggiornarsi e migliorare le loro capacità professionali potevano farlo sì, ma ovviamente a proprie spese, così dicevano le proposte di corsi di aggiornamento. Quale azienda se vuole migliorare la produttività dei suoi addetti non li obbliga a frequentare corsi di aggiornamento per migliorare la loro produttività? Nella scuola succedeva questo!

Nell'85 c'è stata però la rivoluzione e, forse, una delle poche riforme vere che si è avuta nel mondo della scuola nel dopoguerra con l'introduzione dei nuovi programmi per la scuola elementare varati dal ministro Falcucci, una esponente della Democrazia Cristiana, non una bolscevica o una sessantottina. Alla stesura di questi programmi avevano partecipato le menti italiane migliori, sia nel campo dei contenuti disciplinari che della didattica.

Si parlava del bisogno di un aumento deciso di ore frontali di lezione, di necessità di tempo pieno generalizzato per non comprimere il tempo scuola e per costruire orari a misura di alunni, i cosiddetti tempi distesi. Nel campo disciplinare si approfondivano i contenuti, veniva introdotto l'insegnamento con più figure di docenti, veniva introdotta la lingua straniera, veniva avviata una campagna di corsi di aggiornamento e di autoaggiornamento mai vista nella scuola. Il maestro era visto, finalmente, come un professionista, col compito di offrire un servizio fondamentale ai cittadini e non il trasmettitore del "di tutto un po', piccola enciclopedia popolare". Un maestro che da quel momento può approfondire metodologia e studiare i contenuti delle discipline che gli sono più consone, che acquista più competenza e, quindi, -anche più autorevolezza. Un rinnovamento enorme che avvenne quasi contemporaneamente all'entrata in ruolo - dopo il concorso dell'83 - di tanti giovani maestre.

Ci fu grande discussione, ovviamente, non tutti erano favorevoli sia tra il corpo docente che tra le famiglie, come è giusto e normale che sia quando un settore importante come la scuola primaria viene attraversato da un cambiamento epocale. Grande tensione, grandi momenti, la scuola elementare che diventava davvero scuola di base, guidata finalmente da professionisti consapevoli del ruolo fondamentale affidato loro dalla società. Posso assicurare che la condotta, il grembiule, stavano sullo sfondo. Ben altre e molto più interessanti e pregnanti erano le discussioni nei collegi dei docenti.

Certo, era giusto e doveroso riflettere sugli sprechi, sulle modalità di organizzazione della scuola e decidere di migliorarle, ma ammantare di un presunto ritorno alla serietà e al rigore degli studi un provvedimento che mira esclusivamente a ridurre drasticamente le risorse pubbliche dedicate alla scuola italiana, così come ha fatto il Governo per decreto, è inaccettabile, tra l'altro attaccando prima di tutto la scuola elementare, uno dei segmenti educativi più accreditati (lo diceva qualcuno prima di me anche in base a studi nazionali e internazionali) sui livelli di apprendimento dei nostri ragazzi nella fascia di età fino agli 11 anni. Si tratta di demagogia allo stato puro. I provvedimenti del ministro Gelmini: di nuovo voto in condotta, grembiuli, maestro unico, implicano tutti l'idea di un ritorno ad una condizione nostalgica in cui l'autorità e l'ordine erano sanciti da rapporti sociali e codici culturali apparentemente immutabili.

Non si esce a ritroso dalla modernità, gli anni '50 non sono riproducibili per decreto se non in una realtà artificiale come quella che qualcuno vuole farci credere sia la realtà e noi non ci vogliamo arrendere a quello che dice il ministro Tremonti, e cioè che noi una buona scuola pubblica in Italia non ce la possiamo permettere.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, io ho ascoltato il dibattito derivato dalla lettura e dall'illustrazione di queste due mozioni presentate in Consiglio regionale, e devo dire che condivido alcune delle cose che sono state dette da colleghi di entrambe le parti politiche, mentre non ne condivido altre. La non condivisione delle cose dette non è in questo caso legata esclusivamente alla collocazione politica dell'oratore, ma alla datazione che alcuni dei discorsi fatti in quest'Aula sembra avere. Sembra di assistere infatti ad un dibattito già svolto su altri argomenti, con le parti magari ribaltate rispetto a come si presentano oggi in quest'Aula; un dibattito che sembra non tenere conto di quello che avviene nel mondo, di quello che in Italia comunque avviene, del fatto che le cose comunque cambiano.

Sembra un dibattito cristallizzato nel tempo in cui a ruoli alterni ci si scambia la maglia come se fossimo all'interno di una rappresentazione scenica teatrale dove ciascun attore può cambiare il proprio ruolo a seconda delle esigenze del copione, può interpretare un ruolo nuovo quando riparte la manifestazione.

Perché dico questo? Qualche giorno fa Beppe Severgnini raccontava su "Il Corriere della Sera" una sua esperienza riguardo a una situazione scolastica, simile a quella che forse hanno conosciuto i nostri nonni, in cui lo scolaro per raggiungere la scuola dove riceveva un'istruzione, non si sa bene quale tipo di istruzione, non stiamo certo parlando dell'Italia, faceva diversi chilometri a piedi sia per andare che per tornare da scuola.

Senza voler rievocare ovviamente immagini che appartengono al passato e che non ci interessano più culturalmente, va fatto però un ragionamento sul confronto che si è svolto oggi in quest'Aula, e io vorrei spostare il dibattito sulla scuola, per comodità, su un altro argomento su cui tante volte abbiamo dibattuto: la sanità. Vorrei chiedere a voi che cosa di diverso è stato detto oggi in Aula sui temi della scuola e dell'istruzione rispetto a quello che normalmente sentiamo dire sul tema della sanità.

Nella scorsa legislatura, devo dire in maniera molto blanda, il centrodestra propose una razionalizzazione della spesa pubblica su alcuni comparti della sanità e ottenne, come risultato, che i sindaci e le popolazioni di centrosinistra scesero per strada a manifestare la loro contrarietà rispetto al rischio che la qualità del servizio alla salute dei cittadini sardi stesse drammaticamente cambiando. Non se ne fece niente di nessuna proposta, supposta, di razionalizzazione che il centrodestra proponeva in quella circostanza.

Io devo dire che in questa legislatura il centrosinistra ha fatto cento volte di più non di quello che il centrodestra ha fatto nella scorsa legislatura, ma di quello che il centrodestra aveva detto che avrebbe potuto fare nella scorsa legislatura; e lo ha fatto, devo dire, qualche volta tra proteste anche forti di una parte della società, ma lo ha fatto, lo ha fatto perché sostanzialmente una serie di indicazioni complessive di sistema imponevano di andare in quella direzione, e infatti nessuno da parte nostra ha contestato il fatto che si andasse in quella direzione.

Si è contestato il metodo, si sono contestati i tempi, si sono contestate le singole realizzazioni, si è contestata la filosofia con cui certe azioni venivano portate avanti, ma nessuno ha potuto e può contestare le razionalizzazioni. Perché? Perché le razionalizzazioni non sono contro i deboli, le razionalizzazioni sono a difesa dei deboli perché gli sprechi colpiscono i deboli. Quando le risorse non sono utilizzate in maniera congrua, chi viene colpito sono i deboli, non i forti, perché i forti comunque la sanità, la scuola, i servizi, se li procurano spendendo di tasca loro, coloro ai quali invece i servizi devono essere garantiti da una rete pubblica di sostegno, nel momento in cui ci sono gli sprechi vedono ridotte le risorse disponibili proprio per avere la garanzia della salvaguardia dei loro diritti fondamentali. Di questo dobbiamo renderci conto e ricordarcene sempre.

E' vero , verissimo, che tante volte dietro il termine di razionalizzazione si nasconde esclusivamente il taglio, ma è altrettanto vero che dobbiamo essere consapevoli che ci sono mille settori della pubblica amministrazione che necessitano di razionalizzazione.

Il ragionamento però è ancora incompleto nel senso che ne manca una parte. Non ha senso che il Consiglio regionale, a parti alterne, ogni qual volta esista una prospettiva di cambiamento per qualche situazione presente in Sardegna, dica che il cambiamento non può avvenire perché l'Isola ha delle peculiarità tali per cui questo cambiamento sarebbe pernicioso. E' evidente ed è assolutamente comprensibile che il taglio delle scuole elementari in uno qualunque dei piccoli comuni della Sardegna crea una perdita di tessuto sociale, è evidente. Ma, perché, la chiusura dell'ospedale di Thiesi non comporta anch'esso perdita di tessuto sociale?

La chiusura o il ridimensionamento dell'ospedale di Isili che sta avvenendo, non comporta forse perdita di tessuto sociale, perdita di quella rete di rapporti importantissima perché una comunità possa vivere?

E' tutto vero, però dobbiamo ricordarci e dobbiamo tenere conto, cari colleghi del centrosinistra e del centrodestra, che la Sardegna ha la peculiarità di avere 1.600.000 abitanti dispersi su 24.000 chilometri quadrati di territorio, collegati da strade di montagna per cui per percorrere cinque chilometri si impiegano 20 minuti, e che molte comunità locali distano tra loro 15 - 20 chilometri. Quindi una prima peculiarità è data dall'insularità, cui si aggiunge la peculiarità della scarsa densità di popolazione e della difficoltà nei collegamenti che crea una situazione unica che, probabilmente, costituisce una delle basi più importanti per la richiesta di quella nuova specialità di cui tante volte discutiamo.

Però il ragionamento da fare, colleghi, non attiene al fatto che il centrodestra e il centrosinistra dicano cose diverse alternandosi nel difendere l'esistente, perché questo ragionamento non ha prospettiva, non ha visione complessiva; il ragionamento che noi dovremmo fare, insieme, è di renderci conto che le peculiarità della nostra terra creano una serie di difficoltà oggettive che se vogliamo superare dobbiamo avere bene in mente cosa chiedere perché vengano superate, ma contemporaneamente dobbiamo avere bene in mente che alla nostra terra sono richiesti comunque sacrifici, unità di intenti, consapevolezza comune dei problemi che sono sul tappeto, volontà di individuare una strada di sviluppo che possa ridare speranza a chi vive in Sardegna.

Questi elementi mi sembrano sostanzialmente assenti non dal dibattito di quest'Aula, il che sarebbe forse anche normale visto che stiamo parlando di scuola e a questo argomento potremmo limitarci, ma sono fondamentalmente assenti dal complessivo dibattito politico che si sta svolgendo in questi mesi in Sardegna. Ecco, questa è la cosa forse più importante che emerge anche dal ragionamento che oggi stiamo facendo sulla scuola, che noi abbiamo dei ritardi che rimangono complessivamente nella nostra terra perché sono legati a situazioni oggettive e storiche della nostra terra, ma abbiamo anche delle opportunità, nel senso che avere una densità di popolazione per chilometro quadrato bassa è anche una risorsa, essere un'isola è anche una risorsa, può anche essere una risorsa. Avere delle comunità localizzate in territori interni, che hanno pregi legati a questa loro localizzazione, è anche una risorsa, ma è una risorsa che va sfruttata, che va compresa, che va individuata.

Questa è la questione che si pone all'attenzione di questo Consiglio regionale, dell'intera classe politica sarda che vuole essere classe dirigente di domani. Non ha senso che noi litighiamo tra di noi, o che discutiamo tra di noi, se la razionalizzazione ha toccato gli sprechi, o se la razionalizzazione rischia di fare più danno con i tagli, che non con la limitazione degli sprechi. Ha senso che noi ci interroghiamo su qual è il modello di sviluppo complessivo che vogliamo per una Regione che ha peculiarità storiche e culturali profondamente diverse rispetto al resto dell'Italia.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Espa. Ne ha facoltà.

ESPA (P.D.). Presidente, il mio intervento sarà estremamente breve. Io ho colto negli interventi di molti colleghi un'attenzione non solo alle forme, ma anche ai contenuti del comparto scuola; quindi attenzione alla qualità della scuola, alla qualità dell'insegnamento. Sono convinto, come tanti colleghi del centrosinistra, che il concetto di razionalizzazione contenuto nel provvedimento di riforma della scuola proposto dal Governo, in realtà nasconda l'obiettivo di "assaltare" la scuola pubblica. Ne sono profondamente convinto perché io credo che alla fine si cercherà di creare una scuola di serie A e una scuola di serie B.

Qualcuno, intervenuto prima di me, ha ricordato che adottare il sistema delle fondazioni significa creare, come succede in tanti Stati dove vige questo sistema, scuole per ricchi, o comunque di qualità per chi se le può permettere, e scuole di serie B, invece, per il resto della popolazione. Chiudo rapidamente su questa affermazione. Chi patisce un danno, e lo dico ai colleghi, soprattutto ai colleghi del centrosinistra, da questo tipo di riforma scolastica? Lo subiscono le persone che hanno esigenze speciali, cioè coloro che sono più in difficoltà.

Non potevo non dire questo! Io penso che la chiusura delle scuole, per esempio nei piccoli centri della Sardegna, provocherà che per gli alunni con disabilità non sarà esigibile il diritto costituzionale all'istruzione, perché non potranno assolutamente fare i chilometri necessari per accedere ad una scuola più lontana. Non potranno, non è che non vorranno.

Qualcuno ha parlato di fatto scandaloso riferendosi alla protesta degli insegnanti il primo giorno di scuola, ma io vi leggo la lettera di una studentessa pubblicata sui giornali e vi chiedo una riflessione. La lettera dice: "Ho 17 anni, ho l'atrofia spinale, l'unica funzionalità rimasta è nell'avambraccio destro; vado a scuola, frequento il quarto anno del liceo classico e, come ogni studentessa, sto iniziando un nuovo anno, ma mi viene comunicato improvvisamente che non mi spettano più diciotto ore di sostegno, come ho sempre avuto negli anni precedenti, bensì nove. Praticamente, qualcosa di più di un'ora al giorno. Quest'anno ci sono stati molti tagli, ci dicono. Ma io domando che cosa ci può essere ancora per me da tagliare".

Questa è una domanda che riguarda centinaia di ragazzi che hanno avuto una scuola di qualità, processi d'integrazione di cui tutti siamo nobilmente e positivamente contenti. Ma questo è uno scandalo! Cosa succederà alle famiglie di questi ragazzi? Dovranno intraprendere la strada dei ricorsi. Io ricordo che un paio di anni fa, quando il Ministero effettuò dei tagli all'insegnamento di sostegno, le famiglie fecero ricorso e vinsero tutte le cause promosse contro il Ministero. Gli scandali pertanto non sono le manifestazioni dei docenti, ma il fatto che un Ministero, attraverso l'Avvocatura dello Stato, ricorra contro un bambino disabile.

Un'ultima riflessione su una disposizione contemporanea recentissima, di cui l'assessore Dadea sarà sicuramente a conoscenza, del decreto Brunetta. Il Ministro ha dato una ulteriore mazzata alle famiglie di persone con disabilità, perché nel caso dei dipendenti pubblici che godono dei permessi della "104" ha ridotto i compensi aggiuntivi, con un taglio di 400 euro all'anno. Ma, questo argomento lo lascio per un altro dibattito.

Ecco, io credo che la Regione, oltre a continuare a reagire con forza, come secondo me sta facendo in questo momento, debba valutare in maniera seria se ci sono gli elementi per ricorrere alla Corte costituzionale, prendendo esempio dalla Regione Toscana, al fine di verificare se le modalità dell'attuazione della riforma sul territorio regionale ledano la potestà concorrente della nostra Regione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Presidente, stavo per rinunciare al mio intervento, perché l'andamento del dibattito mi è sembrato calarsi, con questi temi, in una dialettica logora, consunta e, ritengo, anche politicamente e culturalmente superata. Chiedo scusa ai colleghi di questa mia affermazione, sicuramente, formalmente presuntuosa.

Io sono stato avviato, come dire, alla politica nelle file del partito socialista, il P.S.I., e lì mi avevano insegnato che l'istruzione è il punto fondamentale della lotta per l'emancipazione dei singoli e dei popoli. Ho realizzato sulla base della mia esperienza personale che questa affermazione è un vero e proprio assioma politico. Nessuna mia inclusione sociale si sarebbe potuta realizzare se non fossi passato, pur con fatica, attraverso l'istruzione. Questa esperienza personale mi ha rafforzato nella convinzione politica che l'istruzione era il punto fondamentale di tutte le lotte di emancipazione, vero strumento di liberazione, vero strumento di lotta contro l'esclusione sociale, culturale, economica e così via.

Ho ricoperto anche un ruolo nel sindacato, nella U.I.L., e mi occupavo della funzione pubblica, ambito nel quale è compresa anche la scuola. Forte dei principi fondanti della mia formazione politica, mi incontravo con gli insegnanti, e gli insegnanti erano di sinistra, quindi venivano, come dire, da una posizione culturale e politica scontata, dove questo discorso doveva essere un discorso naturale, ovvio. E quando agli insegnanti nelle riunioni sindacali, ricordavo che, nonostante lo stipendio inadeguato, insoddisfacente (questo lo sottoscrivo in pieno), non doveva venir meno il loro impegno sociale, politico, culturale nell'insegnare perché erano lo strumento attraverso il quale si realizzava l'emancipazione, la liberazione, la lotta contro l'esclusione, mi rispondevano spesso che loro non erano missionari!

Analoga esperienza ho fatto da sindaco; contrariamente al solito, io da sindaco non ho aspettato che venissero gli insegnanti e gli operatori della scuola al Comune per rivendicare un qualcosa, chiesi io l'incontro con loro sempre animato da quei principi politici fondanti del mio essere socialista. E dissi loro che l'amministrazione comunale da me guidata aveva posto l'istruzione al primo punto del proprio programma e che venivo da loro per chiedere che cosa volevano perché in quel mio comune, di cui io conoscevo bene tutta la storia, presente e antica (poi ho capito che non era un problema soltanto di Capoterra), i genitori dei loro alunni, parlo di trent'anni fa, non erano nelle condizioni di dare un grande apporto al processo o al progetto educativo e istruttivo.

Di questo dissi che loro dovevano tener conto per cui erano chiamati ad un particolare impegno di contatto con le famiglie e con i ragazzi che solo dagli insegnanti o quasi esclusivamente dagli insegnanti, avrebbero tratto elementi di guida nella propria formazione. Avevano quindi un compito eccezionale. Anche allora, ricordo nomi e cognomi di quegli insegnanti, proprio quelli della sinistra mi dissero che loro non erano missionari, che non potevano assumersi quel compito eccetera, eccetera.

L'organizzazione dei sindacati dei lavoratori è arrivata nella scuola, è arrivata nella pubblica amministrazione, è arrivata nella sanità, ma assai più tardi rispetto alle fabbriche e alle campagne, ed è diventata una componente dominante in questi comparti, ma allora mi chiedo come mai questa grande conquista sociale, sindacale, politica ha prodotto un'amministrazione così disastrata, una scuola così disastrata, una sanità così disastrata.

Ma dove sono le conquiste e la crescita politica, dov'è l'evoluzione della sinistra, ma quella vera, non quella demagogica che vede la scuola di oggi soltanto dalla parte dei lavoratori? C'è una grande confusione. Voglio dire anche al collega Espa, attenzione, quando si parla dell'argomento, chiaramente, la denuncia più forte è: "Si toglie persino il sostegno ai disabili, il massimo di amoralità, il massimo di scempio politico, di insensibilità sociale!". Quando si richiama la questione degli invalidi è per suscitare l'emozione,no?

Ma voi sapete che tipo di sostegno hanno i disabili nella scuola? I disabili nella scuola sono degli esclusi, perché i cosiddetti insegnanti di sostegno, che dovrebbero aiutare l'insegnante titolare a compensare, soprattutto nel momento del tempo libero, gli scompensi legati alla minorazione, hanno svolto ormai una funzione sostitutiva dell'insegnante, quasi a liberare la classe dal fastidio e dal disturbo e dalle incombenze che dà la presenza di un disabile, senza alcuna preparazione!

La disabilità in primo luogo ha bisogno di grande istruzione, perchè la grande istruzione (vi ho parlato di me non certo per autoreferenzialità, ma per esperienza vissuta) è l'elemento attraverso il quale si supera l'handicap. Ma gli insegnanti non sono assolutamente preparati e allora qui c'è una permanente confusione tra fini e mezzi! L'invalido è diventato il mezzo per inventare posti di lavoro nella scuola! Ma sapete quanti fra questi insegnanti di sostegno non sanno assolutamente nulla degli invalidi?

Quindi, l'obiettivo non è l'invalido, l'obiettivo è l'invenzione di un posto di lavoro. Io capisco i problemi dell'occupazione ma non li devo risolvere in quella sede e in quel modo. Io capisco i problemi che possono nascere dalla razionalizzazione, ma allora perché si parla della riforma Gelmini come se fosse un assalto alla scuola straordinaria che ha portato l'Italia agli ultimi posti in Europa mentre, con tutto questo personale, dovrebbe essere ai primi posti! Come mai è agli ultimi posti? Non esiste una scuola di destra e di sinistra secondo concezioni classiche. Una scuola di destra, se per destra intendiamo quella capitalista ed imprenditoriale, ha bisogno di una scuola d'avanguardia se vuole affermare il proprio ruolo nella società…

PRESIDENTE. Onorevole Farigu, concluda, per cortesia.

FARIGU (Gruppo Misto). Allora, per favore, cerchiamo di parlare di una scuola che va riformata per consentire alla Sardegna, all'Italia, di svolgere un ruolo diverso rispetto all'attuale. Abbiamo bisogno di riforme nella scuolaa. Sicuramente la riforma della Gelmini necessiterà di una puntualizzazione su diversi aspetti relativamente alla sua applicazione nella nostra regione. Ma su questo sta a noi essere protagonisti, politicamente e socialmente, del nostro destino, sta alla classe politica sarda cercare di colmare le insufficienze e rimediare a eventuali incomprensioni contenute nel progetto Gelmini. Un progetto che io valuto positivamente, come espressione di una volontà di cambiamento della nostra scuola che è il presupposto per cambiare il nostro Paese.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

MONGIU, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Io ho ascoltato con grande interesse, con un senso di grande arricchimento e adesso, relativamente all'ultimo intervento, anche con qualche emozione ciò che è stato detto stamane. Spesso nel mondo antico quando nel Senato si dava una svolta su un argomento si usava l'espressione demum redit animus, il cui significato (per quei pochi che non hanno fatto latino) è che finalmente torna un po' di coraggio su un argomento che è stato eluso, come ripetutamente è stato ricordato, e che viene eluso.

Io mi rifaccio a ciò che diceva l'onorevole La Spisa che ha, tra le righe, evocato una affermazione fatta l'altro giorno da Bandana Shiva in un'intervista a "La Nuova Sardegna" sul fatto che esistono alcuni beni comuni - bisogna capire di volta in volta quale la società decide sia il suo bene comune - e tra questi poneva l'acqua e l'istruzione.

Ed è vero, peraltro, mi richiamo all'onorevole Vargiu, che sia il centrodestra che il centrosinistra poi hanno finito per dire, con un gioco delle parti, anche cose simili. Ma ciò che unitariamente bisogna dire è se l'istruzione per la Sardegna è un bene comune e merita tutta la nostra attenzione e merita che ce ne prendiamo finalmente cura; perché in verità l'istruzione statale diffusa, uso "statale diffusa" non pubblica, perché pubblica è tutta, in Sardegna è un'acquisizione recentissima, risale a non più di quarant'anni fa.

Credo che chi ha la mia età ricordi di aver visto bambini delle medie di paesi dove non c'era la scuola media, c'era l'avviamento alla scuola media, che venivano deportati in case, in pensione, nei paesi dove la scuola media c'era. Questo noi non vorremmo che accadesse nuovamente, e può accadere. Quarant'anni sono pochissimi, quindi è possibile che una cosa che noi diamo per scontata poi, in realtà, non lo sia.

La Sardegna ha un grado di spopolamento tale che i dati che io vi ho dato, così non perdo neanche tempo ad illustrare alcune cose, evidenziano una perdita costante di quattro mila studenti all'anno. E' un processo iniziato diversi anni fa, ed è vero che, come è stato richiamato in una delle mozioni, ci sarebbero delle deroghe. Rispondo nel merito all'onorevole Amadu, noi abbiamo avuto deroghe in continuazione per quanto riguarda, ad esempio, gli standard e i parametri e per quanto riguarda, soprattutto, il sostegno per i portatori di disabilità. Questo ha fatto il Governo precedente. Allo stato attuale, noi troviamo abbiamo di fronte una deroga delle deroghe al punto che troviamo, e poi lascio i dati, una situazione ben paradossale, ad esempio, nella provincia di Nuoro. Nella scuola d'infanzia della provincia di Nuoro i bambini sono aumentati di 64 unità e, non di meno, le sezioni dell'organico di fatto sono diminuite di undici unità e i docenti sono a meno 63.

Significa che non si può assolutamente, questo è stato detto da tutti, applicare i parametri in termini ragionieristici e numerici, perché si scopre che anche nelle situazioni dove c'è un aumento di popolazione scolastica, poi abbiamo di fatto un taglio delle sezioni del personale. In effetti è stato detto dall'onorevole Davoli, spesso noi assistiamo a comportamenti, da parte delle rappresentanze dello Stato in Sardegna, un po' eccessive e forse talvolta più realiste del re. Noi abbiamo un tavolo aperto con la Direzione regionale, con il Ministero, con i sindacati e con le rappresentanze dei Comuni e delle Province. Dunque, abbiamo da una parte la necessità di procedere unitariamente a una rivendicazione, uso questa parola che potrebbe apparire quasi di parte, ma una rivendicazione non tanto e solo, come diceva Vargiu, perché ci sono condizioni particolari che valgono anche per altri temi, ma perché di fatto noi ci troviamo in una sorta di desertificazione che riguarda anche i contesti urbani.

Nei contesti rurali noi attualmente abbiamo settecento sezioni, settecento classi che hanno un parametro di frequenza inferiore rispetto al parametro minimo che già avevamo e, contemporaneamente, noi abbiamo nei contesti urbani il parametro che agisce su alcune scuole che hanno più di settecento alunni né più né meno come nei contesti rurali. Allora, effettivamente non è vero che venga applicata quella deroga che era prevista nella legge, non viene applicata affatto perché la riforma della Gelmini in realtà non è una riforma, e nella riunione degli Assessori regionali della pubblica istruzione, a qualsiasi parte politica appartenenti, ciò è stato ribadito. Anzi, devo dire che ho visto a quel tavolo molto più compatte le Regioni a maggioranza di centrodestra, perché avevano un mandato dei Consigli regionali, non soltanto un mandato delle loro Giunte. Sono arrivate, come dire, schierate a rivendicare eccezionalità per le loro Regioni, che magari hanno contesti montani.

Quindi, in questo momento io dico che finalmente, dopo dieci anni in cui si sono succeduti diversi Governi, o il tema si incentra sulla necessità che il sistema pubblico dell'istruzione in Sardegna perduri, o dobbiamo decidere che in questa razionalizzazione rimangono soltanto alcuni poli territoriali. Ed è una decisione che spetta a quest'Aula. O decidiamo davvero, con lo Stato, compattamente di rivendicare non solo parametri ma la discussione caso per caso, paese per paese, scuola per scuola, o è un tema che nel giro di tre anni ci vedrà totalmente perdenti, chiunque governi.

A questo si aggiunga che il taglio che ha riguardato quest'anno la Sardegna, e che attiene soprattutto alla scuola dell'infanzia e alla scuola primaria, riguarda una serie di operatori che erano tutti sostegni di tipo psicopedagogico, ad esempio, oppure coordinatori didattici; sono stati tagliati tutti, sono stati assolutamente, onorevole Moro, tagliati tutti. Non è ancora entrato in funzione lo schema del maestro unico che già in Sardegna noi abbiamo avuto tagli sulle figure di sistema e che riguardano, complessivamente, a tutt'ora 93 bambini portatori di disabilità, nell'applicazione di un dettato ministeriale che penalizza la Sardegna dato che noi abbiamo il 2 per cento dei frequentanti le scuole pubbliche che sono portatori di disabilità.

Allora, io credo che questo Consiglio saggiamente possa decidere di intraprendere una battaglia comune e che questa odierna sia soltanto l'inizio di una discussione. Noi, come ben sapete, stiamo intervenendo nella qualificazione della didattica, vi ho portato anche i dati relativi all'attivazione dei laboratori di recupero pomeridiano. La regione Sardegna, come diceva l'onorevole Corrias, è agli ultimi posti sostanzialmente nei dati OCSE-PISA. Cioè, settanta quindicenni sardi su cento, in realtà, non sono in grado di svolgere un ruolo consapevole e attivo nella società per continuare ad apprendere per tutta la vita, perché non hanno la capacità e la competenza, in questo momento, di capire un testo fondamentale. E' vero che a lungo si è negata l'esistenza della bontà dei dati OCSE-PISA, adesso ne abbiamo preso atto. Noi avevamo promosso un intervento sulla qualificazione della didattica, per fare i laboratori di recupero in tutte le nostre scuole, ha aderito sostanzialmente il 97 per cento delle autonomie scolastiche, dovevamo sostanzialmente coprire il 20-25 per cento della popolazione scolastica; come vedete dai dati, nell'87 per cento delle scuole scrinate nei laboratori di recupero pomeridiano si è arrivati a coinvolgere il 50 per cento della popolazione scolastica sarda.

C'è bisogno dunque di un intervento sistemico; quest'anno noi lavoreremo anche sulla qualificazione della didattica per i portatori di disabilità, questo è un tema complessissimo. Io credo sia importante attivare anche un tavolo in Assessorato con tutti i soggetti interessati sulla qualificazione della didattica (non parlare soltanto della questione dell'integrazione), sulla qualità della didattica, come diceva l'onorevole Farigu, per i portatori di disabilità. In Sardegna abbiamo un'alta percentuale di disabilità che incide molto per cui credo che non sia necessario soltanto l'insegnante di sostegno. In Sardegna stiamo vivendo un'emergenza, non da oggi ma da almeno quindici anni. In questi ultimi anni è esplosa perché, in realtà, abbiamo personale in esubero, ma è anche vero che, nei contesti urbani, noi abbiamo classi composte non da dieci o quindici alunni, come qualcuno dice, ma da trenta alunni per aula. E' vero che in Sardegna abbiamo una percentuale di uno a venti che è globalmente soddisfacente, ma in alcune realtà, lo ribadisco, vi sono trenta alunni per aula.

Concludo dicendo che il nostro intervento, in questo momento, è assiduo e continuo tant'è vero che siamo stati citati sia da "Il Sole 24ore" (, un giornale non bolscevico come è stato ricordato) sia da "Il Corriere della Sera" come la Regione che in questo momento sta intervenendo con finanziamenti a sistema, nel bilancio ordinario, certamente tra le più virtuose in Italia. Gli esiti di questa azione noi non li dobbiamo attendere tra un anno, ciò che si investe nella scuola matura nel giro di due, tre, quattro anni.

E' vero comunque, per richiamare l'onorevole Caligaris, che sostanzialmente, anche se come Regione interveniamo con questa generosità e con questa forza, se lo Stato - come dire - disattiva la sua presenza, non possiamo comunque assolutamente surrogare. Di conseguenza io sono convinta che dal ministro Gelmini noi dobbiamo andare compatti, non è pensabile che immaginiamo di andare divisi, saremmo troppo deboli, e in verità (l'onorevole Serra citava un episodio di alcuni secoli fa), uno dei limiti che abbiamo sempre avuto nella interlocuzione con gli Stati centrali che si sono succeduti è stato quello appunto di andare sempre perennemente in pochi, divisi, antagonisti e litigiosi l'uno con l'altro.

Noi, Regione, Comuni e Province abbiamo chiesto - di essere ricevuti urgentemente e di tenere questa discussione perennemente aperta; abbiamo chiesto al direttore regionale della Pubblica istruzione di non essere così affrettato nell'applicare, anche prima del necessario, quanto il Ministro chiede; e ancora, di continuare - e vi prego, da questo punto di vista, di esprimervi anche voi -ad avere deroghe per quanto riguarda i portatori di disabilità, deroghe che all'inizio di quest'anno scolastico non sono state garantite. Vi ringrazio per la vostra attenzione.

PRESIDENTE.

I presentatori delle mozioni hanno facoltà di replicare. Il tempo a disposizione per la replica è dieci minuti.

Ha domandato di replicare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (F.I.). Presidente, nell'illustrazione della mozione, che ritengo sia stata chiara, ho posto una serie di quesiti, soprattutto di natura politica. Ora,, nonostante l'impegno in Aula dell'Assessore che ha fornito una serie di dati e di indicazioni più che altro di carattere burocratico, rimane il vuoto politico in questa vicenda, rimane la totale assenza di iniziative che, evidentemente, al momento debito avrebbero dovuto determinare una situazione più leggera rispetto a ciò che si sta verificando nell'ambito della cosiddetta razionalizzazione della scuola.

Pertanto rimangono ferme le valutazioni che noi abbiamo espresso, ritengo con estrema chiarezza, nella mozione e quindi esprimiamo una chiara insoddisfazione rispetto alle risposte formulate. È chiaro che sarebbe auspicabile una volontà unanime del Consiglio, ma se questo non dovesse verificarsi noi insistiamo perché venga votata la nostra mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Presidente, abbiamo cercato di verificare, personalmente ci ho provato, la possibilità di pervenire ad un ordine del giorno condiviso. Mi sono reso conto, per i contatti avuti, che non sussistono le condizioni, perlomeno le possibilità sono abbastanza labili e difficili da concretizzare.

Io continuo a pensare, visto l'argomento che abbiamo alla nostra attenzione, che ciò costituisca in ogni caso un errore; però, anche alla luce dell'intervento svolto adesso dall'onorevole Amadu, credo che si debba procedere alla votazione delle mozioni. Ribadisco comunque che la problematica relativa alla pubblica istruzione, alla scuola, deve restare all'attenzione del Consiglio regionale anche nel futuro. Nel merito sottolineo che la mozione numero 191, di cui sono primo firmatario, limita i giudizi politici e bada molto alla sostanza dei fatti, mentre la mozione numero 179, sotto questo profilo, ricerca responsabilità in cose del passato ed entra nel merito di alcuni aspetti eccessivamente specifici rispetto ai quali poi magari rischieremmo un dibattito che non sarebbe produttivo e che potrebbe creare una ulteriore spaccatura all'interno del Consiglio.

Presidente, pertanto, credo sia opportuno procedere direttamente alla votazione delle mozioni.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle mozioni numero 191 e 179. Procediamo alla votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa)

PRESIDENTE. E' in votazione la mozione numero 191.

Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Gruppo Misto).Presidente, noi sulle due mozioni ci asterremo per un motivo che ritengo sia facilmente comprensibile da parte dei colleghi.

Se questo Consiglio regionale si fosse dotato della legge sull'ordinamento scolastico avrebbe difeso tutti i posti di lavoro che oggi sono a rischio. Avremmo una possibilità per difenderli ancora, perché in altre circostanze questo Consiglio ha invertito l'ordine del giorno e ha portato provvedimenti urgenti in Aula. Viceversa in questo Consiglio si è ritenuto che fosse più urgente portare la legge urbanistica, come in altre circostanze è stato ritenuto più urgente portare un altro provvedimento.

Se questo Consiglio non vuole andare dalla Gelmini a chiedere, ma vuole aprire con lo Stato, valendosi della sovranità di cui gode, una trattativa seria, deve portare in Aula una norma stralcio sull'ordinamento scolastico. E lo può fare, lo può fare! Il resto ha tutto il sapore di una questione strumentale.

Mi perdoni qualche collega che ho sentito in quest'Aula, ma vorrei ricordare che ci sono stati Ministri iscritti, culturalmente, ad un'area solidarista, che per due anni hanno parlato sulla scuola come potrebbe parlare l'amministratore delegato di Mediobanca, che nel progetto di legge sul federalismo firmato da Padoa-Schioppa per la prima volta è entrata in Italia l'idea che la scuola potesse essere fatta di scuole regionali non riallineate.

Non si può essere subordinati a logiche di duro capitalismo, duro quando si governa e da dimenticare quando non si governa. C'è stato un momento in cui "L'Unità" sembrava l'organo della Confindustria rispetto alla scuola e quando, durante la campagna elettorale, la circolare del 1º febbraio ha tagliato 900 cattedre in Sardegna, nessuno si è alzato a dire che era una clamorosa ingiustizia.

A noi di tutto questo interessa veramente poco; siamo pronti a votare immediatamente (domani portatela in Aula, avete la possibilità di farlo) la leggina sull'ordinamento scolastico: ci difendiamo con le leggi senza chiedere il permesso ad un Ministro della Repubblica.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 191.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AGUS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - ESPA - FADDA - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO - UGGIAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - CHERCHI Oscar - CONTU - FARIGU - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILERI - PITTALIS - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - SANJUST - SANNA Matteo.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CAPELLI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - LAI Renato - LIORI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MILIA - PISANO - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 73

votanti 60

astenuti 13

maggioranza 31

favorevoli 42

contrari 18

(Il Consiglio approva).

E' in votazione la mozione numero 179.

Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (Forza Italia). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 179.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LAI Renato - LICANDRO - LOMBARDO - MARRACINI - MILIA - MORO - PETRINI - PILERI - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: AGUS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALLEDDA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - ESPA - FADDA - FRAU - GESSA - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CALIGARIS - CERINA - MANINCHEDDA - UGGIAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 70

votanti 64

astenuti 6

maggioranza 33

favorevoli 28

contrari 36

(Il Consiglio non approva).

Il Consiglio è riconvocato per domani, mercoledì 24, alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 14 e 03.



Allegati seduta

CDXXXIX Seduta

Martedì 23 settembre 2008

Presidenza del Presidente SPISSU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 11 e 22.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 22 luglio 2008 (430), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Mario Bruno, Vincenzo Floris, Giuseppe Giorico e Nicolò Rassu hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 23 settembre 2008.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri facenti parte del Gruppo Misto, eletti nelle liste dello S.D.I. (onorevoli Balia, Caligaris, Masia,) con nota del 31 luglio 2008, comunicano di modificare la denominazione da S.D.I. (Socialisti Democratici Italiani) in P.S. (Partito Socialista).

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:

"Proroga degli organi dell'Autorità d'ambito di cui alla legge regionale 17 ottobre 1997, n. 29 (Istituzione del servizio idrico integrato, individuazione e organizzazione degli ambiti territoriali ottimali in attuazione della Legge 5 gennaio 1994, n. 36), nelle more del recepimento dell'articolo 2, comma 38, della legge 22 dicembre 2007, n. 244" (337).

(Pervenuto il 15 settembre 2008 e assegnato alla quarta Commissione)

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

Liori: "Interventi per il ripristino della parità di diritto di accesso alle facoltà universitarie. Modifiche alla legge regionale 5 marzo 2008, n. 3 (legge finanziaria 2008)." (335)

(Pervenuta il 1° settembre 2008 e assegnata all'ottava Commissione)

Floris Mario: "Norme per la riduzione del costo dei carburanti per autotrazione nel territorio regionale a favore dei cittadini in esso residenti." (336)

(Pervenuta il 4 settembre 2008 e assegnata alla sesta Commissione)

Annunzio di presentazione di proposta di legge nazionale

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge nazionale:

Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu: "Corretta applicazione della compartecipazione riconosciuta alla Regione autonoma della Sardegna sulle accise sui prodotti petroliferi e agevolazioni fiscali a favore dei cittadini sardi per l'abbattimento del costo dei carburanti e dei combustibili." (9/NAZ)

(Pervenuta il 1° agosto 2008 e assegnata alla terza Commissione)

Annunzio di presentazione di proposta di legge statutaria

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge statutaria:

Orru': "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna." (10/STAT)

(Pervenuta il 18 settembre 2008 e assegnata alla prima Commissione)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione LANZI - CUGINI - FADDA - LICHERI - SERRA sui ritardi nell'erogazione delle indennità previste dalla legge 14 dicembre 1970, n.1088, e dall'articolo 5 della legge 4 marzo 1987, n.88". (956)

(Risposta scritta in data 1 luglio 2008.)

"Interrogazione LIORI - DIANA sulla profilassi per la febbre catarrale degli ovini e più in generale sull'attività di prevenzione dell'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale". (1223)

(Risposta scritta in data 1 luglio 2008.)

"Interrogazione Lanzi - Cugini - Fadda - Licheri - Serra sulle assunzioni di lavoratori precari all'Agenzia regionale del lavoro". (1051)

(Risposta scritta in data 18 agosto 2008.)

"Interrogazione Cassano sulla paventata chiusura della tipografia Stampacolor Srl con sede in zona industriale di Muros". (1102)

(Risposta scritta in data 18 agosto 2008.)

"Interrogazione Lanzi sul progetto vetrine della Sardegna e sul ruolo assegnato ai giovani emigrati formati per la loro gestione". (1150)

(Risposta scritta in data 18 agosto 2008.)

"Interrogazione Licheri - Lanzi - Cugini - Fadda - Serra sulla ricollocazione dei lavoratori in esubero delle imprese d'appalto della Regione per i servizi di pulizia e facchinaggio". (1226)

(Risposta scritta in data 18 agosto 2008.)

"Interrogazione Pisu - Uras - Lanzi - Calledda - Salis - Davoli - Fadda - Licheri - Serra - Cugini sul grave rischio di chiusura dello stabilimento dell'ALCOA di Portovesme". (1230)

(Risposta scritta in data 18 agosto 2008.)

"Interrogazione Lombardo sul finanziamento erogato dalla Giunta regionale al Comune di Iglesias sul programma straordinario di edilizia abitativa, di cui all'articolo 5 della legge regionale n.1 del 2006, per la costruzione e il recupero di alloggi da attribuire prioritariamente in locazione a canone moderato". (1156)

(Risposta scritta in data 26 agosto 2008.)

"Interrogazione Moro sulla grave situazione del personale qualificato che lavora per la RAS, Centro regionale di formazione professionale". (907)

(Risposta scritta in data 1° settembre 2008.)

"Interrogazione Cherchi Oscar sui corsi di qualificazione per operatore socio sanitario a favore di disoccupati". (32)

(Risposta scritta in data 4 settembre 2008.)

"Interrogazione Vargiu sulla necessità di inquadramento definitivo del personale statale trasferito alla Regione per l'esercizio delle funzioni in materia di invalidità civile". (407)

(Risposta scritta in data 4 settembre 2008.)

"Interrogazione Liori - Diana sugli incarichi di rappresentanza legale affidati dall'Azienda sanitaria locale n.8". (992)

(Risposta scritta in data 4 settembre 2008.)

"Interrogazione Diana sulle direttive per le procedure liquidatorie dei consorzi industriali soppressi ai sensi dell'articolo , comma 38, della legge regionale 5 marzo 2008, n.3". (1212)

(Risposta scritta in data 4 settembre 2008.)

"Interrogazione Cassano sugli elevati costi del gas in bombola in Sardegna". (1213)

(Risposta scritta in data 4 settembre 2008.)

"Interrogazione Amadu sul mancato inserimento dei lotti di completamento della strada Sassari-Alghero fra i lavori urgenti in vista del G8". (1331)

(Risposta scritta in data 4 settembre 2008.)

"Interrogazione Gallus - Ladu - Murgioni sulle modalità di accesso al progetto regionale denominato Master & back". (723)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Sanjust sulle incompatibilità presunte alla ASL n. 8 di Cagliari". (750)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Sanjust sui presunti rapporti di collaborazione e/o altro, fra il direttore generale della ASL n. 8 e lo Studio Vega Sardegna srl". (808)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione PILERI - LAI Renato sul rischio di chiusura della RSA "Sole di Gallura" di Olbia, dei conseguenti disagi per circa 70 anziani e del rischio di perdita del posto di lavoro per 55 lavoratori". (936)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Sanna Matteo sulla crisi dell'azienda conserviera Palmera e sul mantenimento dei livelli occupazionali, a seguito delle indiscrezioni giornalistiche e delle dichiarazioni dei rappresentanti sindacali". (940)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Murgioni sulle problematiche legate agli sbarchi dei clandestini". (966)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Dedoni sui ritardi nella liquidazione dei pagamenti da parte della Regione Sardegna, ed in particolare di quelli di competenza dell'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale". (969)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Cappai - Capelli sulla ventilata notizia dell'adozione della delibera del direttore generale dell'Azienda Brotzu di Cagliari con la quale viene disposta la progressione ad inquadramento economico superiore della dipendente dott.ssa Argiolas Paola". (975)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Artizzu sugli sbarchi di extracomunitari clandestini in Sardegna". (978)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Cachia sui requisiti meno favorevoli previsti, rispetto ai regionali, per la stabilizzazione dei lavoratori della sanità". (998)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Caligaris sul licenziamento collettivo per cessazione di attività deciso da Unilever Italia Srl". (1027)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Caligaris sulla cessazione dell'attività dell'Unilever Srl e sul licenziamento dei dipendenti riuniti in assemblea permanente". (1095)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Biancu - Cucca - Cuccu Giuseppe - Sabatini sulla modifica al decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 483 (Regolamento recante la disciplina concorsuale per il personale dirigenziale del Servizio sanitario nazionale)". (1131)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Amadu sulla necessità di destinare risorse finanziarie anche ai corsi di specializzazione all'estero in base al bando "Master and back 2008"". (1147)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Contu sulla grave situazione di rischio per medici, infermieri, personale e pazienti dell'Ospedale SS. Trinità di Cagliari e, in particolare, nel reparto di psichiatria". (1166)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Vargiu sulla sospensione dall'incarico del dirigente del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC) del SS. Trinità di Cagliari". (1169)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Cachia sul mancato accordo per il contratto integrativo con i medici di base e sullo stato di agitazione degli stessi". (1182)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Cuccu Giuseppe - Biancu - Cocco - Cucca - Sabatini sulle condizioni dei servizi di salute mentale della ASL n. 8 di Cagliari e sulla sospensione dal servizio del primario di psichiatria del Servizio ospedaliero di diagnosi e cura". (1187)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Diana - Liori sul bando di appalto per lo studio, la progettazione e la realizzazione della XIX Biennale dell'artigianato sardo". (1189)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Caligaris sui ritardi nell'attuazione del bando 2008 del Master and back". (1204)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

"Interrogazione Contu sull'allestimento, stampa e diffusione della brochure Sardegna sostenibile". (1320)

(Risposta scritta in data 16 settembre 2008.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sul bando per l'affidamento della gestione dei punti vendita ex ISOLA". (1319)

"Interrogazione Contu, con richiesta di risposta scritta, sull'allestimento, stampa e diffusione della brochure Sardegna sostenibile". (1320)

"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di completo abbandono della strada per Muros, svincolo strada statale n. 131". (1321)

"Interrogazione Bruno, con richiesta di risposta scritta, sulla verifica e sul controllo nell'utilizzo dei finanziamenti ex legge regionale n. 37 del 1998 - Comune di Alghero". (1322)

"Interrogazione Tocco - Calledda, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di tutelare i vigneti di Carignano del Sulcis". (1323)

"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla legittimità della deliberazione di adozione del Piano urbanistico comunale di Sassari". (1324)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sul grave ritardo nell'erogazione del contributo previsto nella finanziaria 2007 per la Casa di accoglienza operante nell'area dell'ospedale oncologico Businco di Cagliari". (1325)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dell'Ufficio di controllo di II livello della spesa comunitaria della Regione". (1326)

"Interrogazione Porcu, con richiesta di risposta scritta, sul grave danno ambientale in conseguenza dello svolgimento di manifestazioni sportive e musicali alla sesta fermata della spiaggia del Poetto". (1327)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sul grave stato di disagio creatosi all'interno dell'Ufficio regionale di controllo di II livello della spesa comunitario". (1328)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla adeguatezza del personale infermieristico con cui si intende rafforzare la dotazione organica del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC) dell'Ospedale SS. Trinità di Cagliari". (1329)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulle consulenze della ASL n. 8 di Cagliari". (1330)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sul mancato inserimento dei lotti di completamento della strada Sassari-Alghero fra i lavori urgenti in vista del G8". (1331)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla disastrosa situazione dei servizi di emodinamica della Rete regionale per le emergenze cardiologiche". (1332)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, per la richiesta di revoca delle nomine dei direttori generali delle ASL di Carbonia, Lanusei e Oristano". (1333)

"Interrogazione Lai Vittorio Renato, con richiesta di risposta scritta, sulle conseguenze, per i lavoratori sardi della SAREMAR, della fine della convenzione in regime di monopolio dei collegamenti via mare tra la Sardegna e il continente". (1334)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, in ordine alla situazione degli stagni dell'Isola e della loro diminuita pescosità causata dalla presenza dei cormorani". (1335)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata presentazione dell'elenco delle aree vitivinicole non ammissibili al premio per l'estirpazione ai sensi della nuova Ocm Vino adottata dall'Unione europea". (1336)

"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla nomina del direttore generale dell'Azienda sanitaria locale n. 5 di Oristano". (1337)

"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'appalto per l'affidamento del servizio di pulizia dell'Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari". (1338)

"Interrogazione Ladu, con richiesta di risposta scritta, sul progetto per reintrodurre il gipeto nelle montagne del Gennargentu". (1339)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulle difficoltà dei pescatori del nord Sardegna a causa dei restrittivi criteri di misurazione, adottati dalle autorità di vigilanza, degli esemplari di pesce spada pescati". (1340)

"Interrogazione Marracini - Cappai, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi conseguenze dei tagli attuati nella scuola in Sardegna". (1341)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sul pericoloso stato di abbandono del complesso immobiliare della Bussola del Poetto". (1342)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione delle Ferrovie dello Stato di ridurre ad una sola corsa settimanale il collegamento marittimo Golfo Aranci-Civitavecchia riservando il carico esclusivamente al trasporto di mezzi ferroviari per la società Keller e per l'Esercito italiano". (1343)

"Interrogazione Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Capelli, con richiesta di risposta scritta, sulla demolizione di un molo di attracco per imbarcazioni in località Is Cuccureddus spiaggia in Comune di Villasimius". (1344)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nella spendita dei fondi POR 2000-2006". (1345)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sul bando POR relativo alla misura 4.7, sottomisure B) Acquacoltura, C) Attrezzatura porti di pesca e D) Trasformazione e commercializzazione". (1346)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di abbandono e di degrado del palazzo d'angolo tra il largo Carlo Felice e il corso Vittorio Emanuele a Cagliari".(1347)

"Interrogazione Ladu, con richiesta di risposta scritta, sulla crisi dell'azienda FILMAR di Siniscola". (1348)

"Interrogazione MURGIONI, con richiesta di risposta scritta, sul Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale". (1349)

"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla permuta a Cagliari di un'area di Tuvixeddu (lato Sant'Avendrace) con un palazzo in via Dante e sull'accordo tra la Regione e l'impresa Cocco costruzioni". (1350)

"Interrogazione Agus - Cuccu Giuseppe, con richiesta di risposta scritta, sulla concessione di assegni di merito a favore di studenti universitari iscritti in facoltà scientifiche e non scientifiche". (1351)

"Interrogazione Ladu, con richiesta di risposta scritta, sulla Festa del mare a Siniscola". (1352)

"Interrogazione Lai Vittorio Renato, con richiesta di risposta scritta, riguardo al progetto di arretramento della stazione ferroviaria di Olbia, con dismissione del collegamento ferroviario Olbia-Golfo Aranci, inserito nell'elenco delle opere da realizzarsi con il G8". (1353)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla richiesta di revoca della delibera di nomina del direttore dell'Osservatorio economico". (1354)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sui dannosi effetti per i lavoratori del bando internazionale per i lavori di pulizia della Regione". (1355)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla richiesta di revoca dell'avviso dell'Agenzia regionale per il lavoro per il reclutamento di professionalità da destinare all'informatizzazione dei catasti comunali". (1356)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione della formazione professionale della Provincia di Oristano a seguito della cessione di una parte della struttura all'ARPAS". (1357)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un intervento tempestivo della Giunta regionale per far fronte finanziariamente ai gravissimi danni subiti dagli operatori del territorio algherese a seguito del nubifragio del 12 settembre 2008". (1358)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata riduzione delle tariffe aeree sulle tratte della continuità territoriale, sulla necessità di mantenere il volo delle 10,15 tra l'aeroporto di Alghero e l'aeroporto di Roma e di ripristinare il volo delle 10,40 tra l'aeroporto di Alghero e l'aeroporto di Milano (sospeso da un anno)". (1359)

"Interrogazione Pisu, con richiesta di risposta scritta, sui danni provocati all'agricoltura dalla persistente siccità". (1360)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di una dilazione del termine per la presentazione delle domande di agevolazione relative ai pacchetti integrati di agevolazioni "Turismo e Posadas"". (1361)

"Interrogazione Pittalis - La Spisa - Capelli - Ladu - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Sanjust, con richiesta di risposta scritta, su un caso di incompatibilità ai sensi dell'articolo 63, comma 2, del decreto legislativo n. 267 del 2000". (1362)

"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione interna nella Casa circondariale di Buoncammino a Cagliari con particolare riferimento a: servizio sanitario, carenze negli organici e sovraffollamento di detenuti, nuove carceri di Uta". (1363)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interpellanza Pittalis - Petrini - Contu - Licandro - Lombardo - Pileri - Rassu sulla procedura relativa all'affidamento del servizio di pulizia ed attività ad esso complementari dei presidi ospedalieri e dei presidi territoriali dell'Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari". (332)

"Interpellanza Lai Vittorio Renato sulla situazione dei lavori del G8 a La Maddalena". (333/C)

"Interpellanza Uras - Davoli - Pisu sulla grave situazione di abbandono della Villa Asquer, di proprietà regionale, a seguito di lascito dell'On. Giuseppe Asquer, vicepresidente del Consiglio regionale nella seconda e terza legislatura, socialista". (334)

"Interpellanza La Spisa sui bandi di concorso di AREA, pubblicati sul BURAS dell'11 aprile 2008". (335)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Mozione Caligaris - Balia - Ibba - Masia sul federalismo fiscale". (190)

"Mozione Balia - Biancu - Uras - Lanzi - Corrias - Barracciu - Cerina - Cachia - Bruno - Davoli - Gessa - Sanna Simonetta - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - Ibba - Lai Silvio - Licheri - Manca - Agus - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Tocco - Sanna Franco - Serra sull'allarmante situazione della scuola sarda a seguito dei nuovi tagli agli organici". (191)

Discussione unificata delle mozioni Balia - Biancu - Uras - Lanzi - Corrias - Barracciu - Cerina - Cachia - Bruno - Davoli - Gessa - Sanna Simonetta - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - Ibba - Lai - Licheri - Manca - Agus - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Tocco - Sanna Franco - Serra sull'allarmante situazione della scuola sarda a seguito dei nuovi tagli agli organici (191) e Amadu - La Spisa - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Pittalis - Rassu - Sanjust sui tagli alla scuola sarda a causa della razionalizzazione prevista dal Governo. (179)

PRESIDENTE Colleghi, l'ordine del giorno reca la discussione unificata delle mozioni numero 191, Balia e più, sull'allarmante situazione della scuola sarda a seguito dei nuovi tagli agli organici, e 179, Amadu e più, sui tagli della scuola sarda a causa della razionalizzazione prevista dal Governo.

(Si riporta di seguito il testo delle mozioni:

Mozione Balia - Biancu - Uras - Lanzi - Corrias - Barracciu - Cerina - Cachia - Bruno - Davoli - Gessa - Sanna Simonetta - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - Ibba - Lai - Licheri - Manca - Agus - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Tocco - Sanna Franco - Serra sull'allarmante situazione della scuola sarda a seguito dei nuovi tagli agli organici.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- per l'anno scolastico che sta per cominciare la scuola statale sarda si trova a fare i conti con la perdita di 1.281 docenti, perché ai 941 tagli previsti dalla prima stesura del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, secondo le stime effettuate dai sindacati regionali, si aggiungono altre 340 cattedre in meno nei vari ordini e gradi del sistema scolastico isolano;

- gli effetti di tali gravosi tagli andrebbero ad incidere su un sistema scolastico regionale già fortemente penalizzato rispetto agli standard nazionali con problemi strutturali ed organizzativi che da troppo tempo invano attendono soluzioni;

- la perdita di un così alto numero di docenti porterà inevitabilmente ad aggravare i problemi di dispersione ed abbandono scolastico che in Sardegna ha raggiunto il triste record del 28,3 per cento contro una media nazionale del 20,6 per cento;

VISTA la risoluzione n. 38 dell'Ottava Commissione permanente del Consiglio regionale "sui tagli degli organici della scuola statale" che esprime il proprio dissenso e una forte protesta per la grave e inaccettabile politica nazionale di tagli e di limitazioni che penalizzano l'intero sistema scolastico, diminuendone la credibilità e l'efficacia,

impegna il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e l'intero Governo regionale

1) ad avviare un confronto con il Governo nazionale affinché possa essere sostanzialmente riconsiderato il ridimensionamento delle cattedre previsto dal decreto legge n. 112 del 2008, tenendo nella giusta considerazione la drammatica situazione della scuola sarda ed investendo le necessarie risorse atte a garantire un funzionamento adeguato del sistema scolastico regionale;

2) a sollecitare il Ministero della pubblica istruzione affinché tenga conto delle reali esigenze di organico, con particolare riferimento alle peculiarità socio-territoriali della Sardegna.(191)

Mozione Amadu - La Spisa - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Pittalis - Rassu - Sanjust sui tagli alla scuola sarda a causa della razionalizzazione prevista dal Governo.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- con legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica), articolo 40 (Personale della scuola), il Governo nazionale ha stabilito che, alla fine del 1999, il numero dei dipendenti del comparto scuola deve essere inferiore del 3 per cento rispetto a quello rilevato alla fine del 1997;

- tale numero costituisce il limite massimo del personale in servizio;

- lo stesso, per i fini della programmazione, include i supplenti annuali e i supplenti temporanei ed esclude i soggetti chiamati a svolgere supplenze brevi;

- la stessa normativa "individua i criteri e le modalità per il raggiungimento delle finalità predette mediante disposizioni sugli organici funzionali di istituto, sulla formazione delle cattedre e delle classi, sul contenimento delle supplenze temporanee di breve durata assicurando comunque il perseguimento dell'obiettivo tendenziale della riduzione del numero massimo di alunni per classe con priorità per le zone svantaggiate, per le piccole isole, per le zone di montagna, nonché per le aree metropolitane a forte rischio di devianza minorile e giovanile";

- allo stesso modo, il comma 4 prevede la revisione dei "criteri per la determinazione degli organici del persale amministrativo, tecnico, ausiliario della scuola, ivi compresi gli istituti di educazione ...";

CONSIDERATO che:

- con la legge 4 giugno 2004, n. 143, articolo 1, le graduatorie permanenti sono state trasformate in graduatorie ad esaurimento;

- nella legge finanziaria 2007 al comma 605, punto a), si prevede di operare "nel rispetto della normativa vigente, la revisione, a decorrere dall'anno scolastico 2007-2008, dei criteri e dei parametri per la formazione delle classi al fine di valorizzare la responsabilità dell'amministrazione e delle istituzioni scolastiche ...";

- il punto c) prevede "la definizione di un piano triennale per l'assunzione a tempo indeterminato di personale docente per gli anni 2007-2009, da verificare annualmente, d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze e con la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica, circa la concreta fattibilità dello stesso, per complessive 150.000 unità, al fine di dare adeguata soluzione al fenomeno del precariato storico e di evitarne la ricostituzione, di stabilizzare e rendere più funzionali gli assetti scolastici, di attivare azioni tese ad abbassare l'età media del personale docente";

- inoltre, "analogo piano di assunzioni a tempo indeterminato è predisposto per il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA), per complessive 20.000 unità";

VERIFICATO che:

- la cosiddetta "razionalizzazione della scuola" secondo calcoli fatti dalle organizzazioni di categoria, prevede la perdita di 941 cattedre in Sardegna;

- le scuole coinvolte sarebbero, prevalentemente, la primaria e quella secondaria sia di primo che di secondo grado;

- nella scuola primaria le organizzazioni di categoria rilevano una flessione di 413 docenti che passerebbero dagli attuali 6.406 docenti a 5.993;

- nelle scuole secondarie di primo grado il calo riguarderebbe 178 unità con gli insegnanti che scenderebbero a 5.019 contro gli attuali 5.197;

- negli istituti secondari di secondo grado la riduzione riguarderebbe 350 insegnanti che saranno stabilizzati con un numero di 7.525 contro gli attuali 7.875;

- questi tagli, già previsti per il prossimo anno scolastico, avranno ricadute pesantissime per tutta la Sardegna;

PRESO ATTO che:

- è da circa quattro lustri, quando Ministro della pubblica istruzione era l'attuale sindaco di Napoli, che si sta cercando di smantellare la rete scolastica regionale con la pretesa di accorpare scuole di diversi comuni e costringere, soprattutto i bambini, a estenuanti viaggi da un paese all'altro;

- smantellare la scuola nei piccoli comuni spesso qui in Sardegna significa eliminare l'ultima presenza dello Stato, considerando che in tante piccole realtà sono state chiuse le caserme dei carabinieri, gli uffici postali e la stazione del treno;

- l'istruzione pubblica non può abbandonare i piccoli comuni per un mero conto ragionieristico e crediamo che la Regione, e soprattutto il Consiglio regionale, debbano prendere posizione su questo ennesimo scippo;

- non è possibile applicare alla scuola sarda i parametri di altre regioni senza considerare la peculiarità del territorio sardo e le difficoltà di collegamento soprattutto fra le zone interne così come, invece, impone l'articolo 40, comma 1, della legge 449 del 1997, già citata in premessa,

impegna il Presidente della Regione

ad avviare, con il Governo nazionale, un dialogo tendente a richiedere e ottenere la possibilità di deroga dei parametri nazionali per la formazione degli organici funzionali di istituto, sulla formazione delle cattedre e delle classi in Sardegna, in considerazione delle nostre peculiarità territoriali, delle difficoltà di collegamento in particolare fra le zone interne;

a concordare con la Direzione scolastica regionale della Sardegna un'ipotesi, da presentare al Governo centrale, su nuovi criteri e nuovi parametri per la formazione degli organici funzionali di istituto, delle cattedre e delle classi, che siano di rigore, ma che, nel contempo, soddisfino le esigenze della Sardegna.(179).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 191 ha facoltà di illustrarla. Ricordo ai colleghi che il tempo concesso per l'illustrazione è di 20 minuti.

BALIA (Gruppo Misto). Presidente, colleghi, la Commissione cultura del Consiglio regionale in data 6 agosto 2008, prima ancora della presentazione della mozione, aveva approvato all'unanimità dei componenti della Commissione stessa una risoluzione. Richiamo quella risoluzione perché voglio che venga tenuto nel giusto conto il valore positivo di quel voto unanime su argomenti che, poi, non sono molto dissimili rispetto a quelli che vengono trattati nella mozione stessa; e ringrazio anche in proposito i colleghi dell'opposizione che hanno contribuito positivamente ai lavori della Commissione. La mozione in discussione, infatti, avrebbe potuto contenere a mio avviso la firma non solo dei colleghi del centrosinistra, ma anche dei colleghi dell'opposizione; si è scelto un altro percorso soltanto per questioni di tempo e di organizzazione, visto che è stata presentata a ridosso delle ferie estive. Ho fatto queste considerazioni per sottolineare che il mio auspicio è che, a conclusione del dibattito sulle due mozioni, si arrivi alla presentazione di un ordine del giorno unitario che costituisca la sintesi delle mozioni stesse.

La risoluzione, originariamente, richiamava le preoccupazioni e le proteste provenienti dai sindaci, dal mondo dei sindacati, dagli operatori scolastici, ma anche dagli stessi genitori degli alunni in merito alla soppressione di alcune classi e alle misure di razionalizzazione del personale docente e del personale ATA previste dall'articolo 64 del decreto legge numero 112 del 25 giugno 2008. In quella risoluzione si sottolineava che questi tagli si sommavano a quelli già previsti nella finanziaria nazionale del 2008,per cui si manifestava la preoccupazione che la riorganizzazione del sistema scolastico venisse affrontata in termini eccessivamente burocratici, elemento che avrebbe penalizzato le Regioni più deboli, ivi compresa la Regione sarda dove l'utenza scolastica è estremamente frazionata, bassa, e dove c'è l'aggravante delle difficoltà di collegamento delle zone interne.

A questi problemi si aggiunge il rischio, che la Sardegna sta già vivendo, della sottrazione di una serie di servizi e di presìdi che prima erano presenti sul territorio, sto parlando di servizi pubblici; questi problemi, sommati, non fanno altro che accentuare il fenomeno dello spopolamento. Tra l'altro, la chiusura di alcune scuole nei piccoli centri dovrebbe costringere le amministrazioni locali a dotarsi di servizi di trasporto scolastico i cui costi inciderebbero in maniera pesante sulle risorse dei bilanci comunali. Pertanto, in quella risoluzione si invitava la Giunta regionale ad avviare un dialogo col Governo nazionale per sottoporre all'attenzione del Governo stesso e del Ministro competente la particolare peculiarità della Regione sarda.

Quando alcuni elementi prima temuti, ventilati, ipotizzati, sono poi diventati quasi certezza è stata presentata la mozione. Ci ritroviamo infatti a fare i conti con la perdita di 1281 docenti perché ai 941 tagli previsti nella prima stesura del decreto legge numero 112 si sono aggiunte altre 340 cattedre in meno nei vari ordini e gradi del sistema scolastico isolano. Io non mi premurerò di dare ulteriori dati sulla situazione della scuola in Sardegna, relativamente a questi aspetti, anche perché so (lo ringrazio per questo) che l'Assessore regionale della pubblica istruzione ha predisposto una serie di quadri sinottici che io credo debbano essere presi in visione, per un più puntuale ragionamento, non soltanto dai componenti della Commissione ottava, ma da tutti i consiglieri regionali, sempre nell'ottica di trovare ragioni comuni per la stesura dell'ordine del giorno.

Io non voglio, peraltro, neanche soffermarmi ad esprimere giudizi su alcuni aspetti della riforma Gelmini. Provo, però, a citarne alcuni così come sono stati delineati. Per esempio gli anticipi della materna, è previsto che venga ripristinata la possibilità dell'iscrizione a due anni e mezzo dei bambini della scuola materna; il tempo pieno, con il taglio delle tre maestre su due classi e con l'introduzione del maestro unico è previsto che il tempo pieno aumenti del 50 per cento. Io sto riprendendo dati forniti dal Ministro della pubblica istruzione.

La Gelmini promette, poi, che i tagli del Piano non incideranno negativamente rispetto agli insegnanti di sostegno. Però, tagli per 7 miliardi e 800 milioni sono previsti all'interno del Piano anche se poi si dice che 2 miliardi verranno recuperati e reinvestiti in formazione, tecnologia e premi agli insegnanti. A proposito degli insegnanti, è giusto sottolineare che in Italia è una delle categorie peggio pagate come viene sottolineato negativamente anche dal rapporto dell'OCSE. E'previsto, tra le altre cose, anche il taglio degli orari negli istituti tecnici e nei licei.

Ho già detto che non voglio entrare nel merito di questi aspetti, così come non voglio esprimere valutazioni sul voto di condotta o sul problema del maestro unico rispetto al quale c'è una discussione in atto molto importante. Per esempio, Mario Pirani, che non può essere certamente tacciato di essere schierato dalla parte di questo governo, dice su "la Repubblica" che l'approccio empirico, avviato da Fioroni e perseguito dalla Gelmini, che mira a rimettere al centro lo studente, il suo rapporto con lo studio, con le esigenze di serietà, fatica e disciplina che questo comporta, naturalmente obbliga alla rivalutazione del ruolo e della preparazione degli insegnanti. Così come c'è chi sostiene che l'assioma semplice, che spesso viene proposto, secondo cui il maestro unico abbasserebbe il livello culturale non sarebbe corretto perchè, da ricerche svolte in passato (cito quella del professor Visalberghi, relativa agli anni '67-'72), sarebbe emerso che la scuola elementare italiana fosse una delle scuole più competitive a livello europeo.

Però, al di là delle singole opinioni che si possono avere su questi aspetti, resta il problema che non si conosce ancora il testo integrale e che ci poniamo fondamentalmente una domanda: Gli anticipi delle materne, il tempo pieno, il sostegno, i tagli, la riduzione degli orari e via di seguito, come avvengono? La sensazione è che non ci sia un Piano chiaro, che ci siano dei titoli e ai titoli corrisponda una impostazione politica. Questo approccio, però, mette in una condizione di sofferenza e di disagio. Scompaiono i moduli, si riducono genericamente gli indirizzi, c'è la preoccupazione che i tagli, così come sono stati annunciati, subiscano invece degli ulteriori incrementi.

Noi non vogliamo una scuola più povera e meno qualificata, con minori servizi alle famiglie e con minore istruzione per gli studenti. Noi ci chiediamo,per esempio, quali effetti e quali ricadute produrrà, sulla qualità dell'insegnamento, il passaggio dal costo storico per alunno al costo standard, cioè al costo che serve e che, dice il Ministro, eliminando gli sprechi costituisce un risparmio. Così come non vogliamo perdere il patrimonio di competenze specialistiche. Il taglio dei docenti è contabilizzato come un semplice calcolo matematico, senza però che vengano valutate le conseguenze pedagogiche.

Dicevo all'inizio che la situazione in Sardegna è ancora più drammatica di quanto non sia altrove, col rischio che a pagare le spese dei tagli siano le famiglie più povere, e col rischio che, tutto sommato, l'opera di razionalizzazione del settore possa tradursi, invece, in un piano di dismissioni. Questa sarebbe cosa davvero preoccupante. La Sardegna, nel meridione, è una di quelle regioni che, credo che si possa essere tutti concordi su questo giudizio, ha speso molte energie, e dobbiamo riconoscere che sta anche spendendo un quantitativo consistente di risorse, abbastanza ben indirizzate. Possiamo condividere pienamente, o condividere solo parzialmente alcuni aspetti, però non possiamo negare alcuni dati, che sono dati di fatto, che possiamo ricavare da una semplice lettura della finanziaria, dei piani, e delle voci di spesa, così come sono indirizzate.

La Regione Sardegna fa la sua parte, ma non è certamente sufficiente, e ci muoviamo con una preoccupazione: la scuola è un presidio sociale ed identitario che non solo non vogliamo che venga smantellato, ma non vogliamo che venga messo in discussione, neanche per parti piccolissime che per noi rappresenterebbero, in ogni caso, una grossissima perdita.

E poi, colleghi, mi sia consentito di esprimere una preoccupazione di fondo. Io mi riconosco fra quelli, ma non è un mistero, anche per l'appartenenza politica, che vuole il potenziamento della scuola pubblica. Noi ne abbiamo fatto un cavallo di battaglia in più occasioni, è un fattore per noi assolutamente importante e di grosso rilievo, e la preoccupazione è che al fondo di quel Piano che ancora non si conosce nella sua interezza, quel Piano che oggi è fatto di titoli, di impostazione politica, vi sia (ma senza averne piena contezza) una riserva. Questa la preoccupazione. E la riserva è che vi sia un tentativo di depotenziamento della scuola pubblica a favore della scuola privata. Questo per noi sarebbe un fatto assolutamente inaccettabile, e un fatto rispetto al quale saremmo obbligati, io credo singolarmente, ma anche con azioni collegiali più convinte, a prendere posizione.

Io rimando valutazioni ulteriori ai dati che verranno forniti dalla Giunta regionale, ed esprimo una ulteriore preoccupazione, e cioè che qualcuno, anche fra i responsabili degli uffici scolastici della Sardegna, abbia interpretato in maniera ancora più esasperata concetti che, sì, sono contenuti nelle proposte Gelmini, ma potevano magari essere interpretati, o adattati, o eseguiti, in maniera più soft di quanto, di fatto, non stia avvenendo. Ovviamente, mi auguro che non sia così, e concludo con l'auspicio che dopo l'illustrazione della mozione, primo firmatario Amadu, dal dibattito che si svolgerà nel Consiglio regionale, si arrivi alla formulazione di un ordine del giorno comune, perché ritengo che solo così si avrà la forza necessaria per contrastare questi tentativi che porrebbero la Regione sarda in condizioni di ulteriore precarietà, col rischio di smantellamento, o comunque, di riduzione di un servizio che noi consideriamo essenziale, prioritario ed irrinunciabile.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 179 ha facoltà di illustrarla.

AMADU (F.I.). Io credo che questa problematica che arriva oggi in Consiglio regionale meriti la giusta attenzione sia da parte nostra che da parte della Giunta regionale. Per ragioni di valutazione storica rilevo la data di presentazione della nostra mozione: 14 maggio 2008; presentazione che aveva fatto seguito a mesi di prese di posizione sindacali molto rilevanti sul cosiddetto "processo di razionalizzazione della scuola in Sardegna", con la prospettazione della perdita di numerosi posti di lavoro. Perché richiamo quella data del 14 maggio? Perché tutti sappiamo che attivare oggi, siamo quasi ad ottobre, alcuni processi politici ed istituzionali, è ben diverso che se li avessimo attivati nel mese di maggio o giugno;, l'anno scolastico infatti è iniziato, i programmi sono stati fatti, così come le dotazioni organiche, cioè le previsioni di impegno del personale docente e non docente.

La prima cosa che io debbo rilevare è che, rispetto alla data del 14 maggio e quindi all'impegno che noi abbiamo posto per portare all'attenzione dell'opinione pubblica, e soprattutto della Giunta regionale, questa tematica, non sappiamo ad oggi che cosa la Giunta regionale abbia fatto; sappiamo che alcune iniziative di carattere istituzionale spettano al Presidente della Regione in quanto tale, ma anche l'Assessore della pubblica istruzione ha le sue responsabilità, ha le sue competenze, ma non sappiamo ancora che cosa sia avvenuto in questi mesi. Parlare oggi di questa problematica e promettere chissà che cosa, ad anno scolastico già iniziato, non so quanto possa giovare; comunque, e su questo concordo con il collega Balia, se maturerà la volontà e se il contenuto dell'ordine del giorno che verrà proposto sarà condivisibile da tutti, gioverà sicuramente un'azione unitaria da parte del Consiglio regionale per rimediare ad alcune decisioni che vanno contro gli interessi della nostra Isola e soprattutto del mondo scolastico.

Perché parlo di maggio? Perché già a maggio si sapeva che ben 941 cattedre in Sardegna sarebbero state disperse nella cosiddetta "razionalizzazione della scuola"; stiamo parlando della finanziaria 2007, stiamo parlando di una progressione che il Governo Prodi ha lasciato alla scuola italiana e alla scuola sarda in particolare. A maggio la Giunta regionale avrebbe dovuto attivare il tavolo tecnico non solo con la Direzione scolastica regionale (la Direzione scolastica regionale ha un compito importante, però è un compito esecutivo) ma con il Governo nazionale, con il Governo Prodi prima e con il Governo successivo dopo. Io mi auguro che l'Assessore, nel suo intervento, ci sappia riferire se e quando il tavolo nazionale è stato attivato, quando è stata fatta la richiesta di incontri, ed eventualmente quali risultati da questi incontri siano scaturiti.

La normativa nazionale prevede infatti anche delle deroghe; prevede la possibilità che nei territori come quelli sardi, caratterizzati dalla dispersione, dalla peculiarità della difficoltà dei collegamenti nelle zone interne, si possano applicare delle deroghe; ma le deroghe si applicano attraverso una procedura che non è solo tecnica, occorre la volontà politica. Pertanto la Giunta riferisca in questa sede che cosa ha fatto, perché questa volontà politica, che avrebbe dovuto vedere coinvolto prima il Governo Prodi, soprattutto, e poi il Governo Berlusconi, se c'è stata, vogliamo sapere che risultati ha dato.

Al di là delle preoccupazioni che in qualche caso l'Assessore della pubblica istruzione ha espresso, ma si è trattato di esternazioni prive di qualsiasi efficacia sotto il profilo della soluzione di alcuni problemi, io credo che sia urgente, proprio per la carenza d'iniziativa della Giunta regionale, intraprendere un'azione incisiva e forte. Un'azione incisiva e forte perché, come abbiamo chiesto noi, si avvii con il Governo nazionale un dialogo tendente a richiedere e, direi, a ottenere la possibilità di derogare ai parametri nazionali per la composizione degli organici funzionali d'istituto sulla formazione delle cattedre e delle classi in Sardegna, in considerazione delle nostre peculiarità territoriali, delle difficoltà di collegamento, in particolare fra le zone interne. E, poi, occorre concordare con la Direzione scolastica regionale una ipotesi che in qualche modo vada in questa direzione.

Io credo che la questione istituzionale del rapporto con il Governo sia fondamentale, sia prioritaria, quindi ben venga un'azione unitaria del Consiglio regionale che faccia uscire dal letargo su questa tematica la Giunta regionale e possa far pervenire a dei risultati che, se pure all'inizio di anno scolastico, in qualche modo possano porre rimedio alle conseguenze cui abbiamo accennato. Non mi voglio soffermare su alcune considerazioni del collega Balia sulle innovazioni che l'attuale Ministro della pubblica istruzione sta apportando alla scuola italiana, ma se facciamo riferimento a come queste innovazioni sono state accolte da parte dell'opinione pubblica, io direi che finalmente un po' di luce, non solo in quest'Aula, Presidente e colleghi, una luce nuova sta arrivando!

Penso che anche in merito alla formazione e al comportamento dei nostri giovani qualcosa di buono finalmente arriverà dopo anni di lassismo e di abbandono dell'autorità; autorità intesa come rispetto della scuola in quanto istituzione, rispetto degli insegnanti. Per cui credo che da queste innovazioni, soprattutto se le famiglie verranno maggiormente coinvolte nella responsabilità di formare come persone e come cittadini i ragazzi, anche la società, nel suo complesso, trarrà dei benefici.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.

Ricordo ai colleghi che chi intendesse iscriversi a parlare deve farlo nel corso del primo intervento, e che il tempo a disposizione è di10 minuti.

DAVOLI (R.C.). Credo che l'intervento dell'onorevole Amadu, anziché portare qualche elemento di chiarezza all'interno di quest'Aula abbia accentuato la confusione, così come credo che dalla luce si passi mestamente al buio più totale se gli interventi dell'avvocatessa Gelmini sono visti come delle importanti innovazioni nel nostro sistema scolastico.

Io non intendo semplicemente lamentarmi del fatto che in Sardegna sparirà una caterva di cattedre; non voglio incentrare il mio intervento esclusivamente sul fatto che verranno a mancare 1900 posti di lavoro nell'arco del triennio; credo infatti che si tratti di discutere più seriamente di che cosa sarà la scuola del domani. L'intervento del ministro Gelmini, consigliato e supportato dal Ministro del tesoro, perché di questo si tratta, fatto in piena estate naturalmente (come si usa in genere fare per gli interventi sulla scuola), senza assolutamente nessuna possibilità di discutere e di confrontarsi perchè le scuole sono chiuse, è devastante! Bisogna elencare le innovazioni, perché il ministro Gelmini dice, con assoluta certezza, che ci saranno 140 mila posti in meno nell'arco del triennio (non è l'Alitalia, è vero, ma sono pur sempre 140 mila posti in meno all'interno della scuola) e, contemporaneamente, che il tempo pieno sarà aumentato del 50 per cento; io insegno matematica e mi riesce difficile capire come questo possa avvenire.

Ma ci sono anche altri elementi che caratterizzano questo atteggiamento di restaurazione all'interno del mondo della scuola. Ad esempio, è stato reintrodotto velocemente, e con molta convinzione, l'adempimento dell'obbligo scolastico attraverso la formazione professionale; le ore di lezione hanno subito una diminuzione sostanziale di circa il 20-25 per cento; vengono cancellati il tempo pieno e il tempo prolungato nella scuola di base; in più, dulcis in fundo (ma in questi mesi vedremo altri provvedimenti di questo Governo), la controriforma più spregiativa che si possa immaginare sul maestro unico alle scuole elementari.

In questi giorni importanti editorialisti della grande stampa nazionale, a cominciare da Galli della Loggia, hanno valutato come una grande rivoluzione il ritorno al maestro unico, alla mamma tuttologa, alla maestra-mamma, una figura che, è vero, negli anni cinquanta e sessanta, come diceva l'onorevole Balia, aveva una funzione. Ma quelli erano gli anni del dopoguerra, era necessario mettere in campo cultura e istruzione per la ricostruzione e la rinascita del Paese. Oggi si vorrebbe ritornare alla mamma tuttologa, a quella che sa tutto, presentandola come unico elemento di riferimento del bambino infante. Senza rendersi conto, o perlomeno forse molti non se ne rendono conto, che la società è completamente cambiata, che la società è più specializzata, che ci sono vari settori di intervento all'interno del mondo dell'educazione. E si dimenticano, questi, che la scuola elementare italiana, a seguito della riforma con l'adozione del modulo, cioè dei tre insegnanti su due classi, e soprattutto del tempo pieno e dei nuovi modelli pedagogici, è stata definita da associazioni internazionali, dai esimi pedagogisti di fama internazionale, come una delle scuole, dal punto di vista pedagogico e didattico, migliore del mondo.

L'intervento esperto della Gelmini comincia proprio dalla cancellazione dell'abolizione del maestro unico, perché deve eliminare 87 mila insegnanti dalla scuola elementare, cancella la riforma sul maestro unico richiamandosi ai principi della gerarchia e dell'unitarietà. Di seguito vengono fuori i grembiulini, viene fuori il voto in condotta, viene fuori la disciplina; come se il grembiule oggi, in una società tra l'altro multietnica e pluralista come la nostra, possa rendere uguali tutti i bambini.

Si utilizzano schemi vecchi per nascondere la realtà di questa riforma: l'utilizzo della scuola semplicemente per fare cassa, semplicemente per risparmiare, inoltre si ricorre al periodo estivo per cercare di demolire quel poco che è rimasto della scuola pubblica. Quando si propone un percorso di cinque anni per i licei e di quattro anni per gli altri istituti, si sta ripresentando quello che la Moratti non è riuscita a portare avanti.

Noi dobbiamo discutere anche di questo. Se l'intervento dell'onorevole Amadu rappresenta tutto il centrodestra mi sembra difficile che si possa arrivare ad un ordine del giorno unitario, perché non si può parlare esclusivamente di banalità o di semplici conteggi economici.

Entro ora nel merito delle conseguenze di queste proposte in Sardegna. La Gelmini qualche giorno fa ha detto espressamente, e con chiarezza, che verranno accorpati tutti quegli istituti delle superiori che hanno meno di 500 alunni e che dovranno essere cancellate le scuole dei piccoli comuni. Non è una nostra interpretazione, è stato detto con estrema chiarezza. Allora, che cosa significa questo per la Sardegna? Significa una devastante situazione nei nostri paesi dell'interno che eliminerà quello che l'onorevole Balia ha chiamato "il presidio sociale delle zone interne". Quindi, le scuole di Oniferi, di Bultei, di Bono e di altri paesi, non sto qui ad elencarli tutti, rischiano di essere cancellate per cui questi bambini, dai cinque ai dieci anni, diventeranno dei pendolari, come lo sono diventati i ragazzi che frequentano le scuole superiori e che si spostano, appunto, dai paesi piccoli verso il capoluogo di provincia o verso il centro più grosso.

Questo sarà il risultato di questo intervento e siccome mi pare che questa volta questo Governo sia determinato a perseguire questi obiettivi, cari colleghi, noi dobbiamo pensare davvero che questo possa accadere in Sardegna. Di contro nelle grandi città, e nei ghetti delle grandi città, ci saranno invece classi di trentacinque alunni, che è appunto il limite per costituire le classi nelle scuole superiori. Io credo che neanche la mamma tuttologa possa riuscire a insegnare in una classe di trentacinque alunni. Questa è la realtà.

Allora, questo Consiglio vuole discutere anche di questi aspetti, vuole discutere su un nostro modello pedagogico, vuole discutere seriamente senza fare distinzioni tra le responsabilità? Voi sapete benissimo che la mia parte politica ha criticato duramente l'onorevole Luigi Berlinguer, anzi continuiamo a criticarlo anche in questo momento perché due settimane fa ha rilasciato un'intervista, che mi ha lasciato veramente sorpreso e allibito, nella quale quasi giustificava questo tipo di intervento.

Vogliamo parlare, poi, degli insegnanti di sostegno? Si parla tanto di aiuti agli ultimi, ai deboli, ma nell'insegnamento di sostegno il rapporto uno a uno non esiste più; e verranno licenziate decine, centinaia di insegnanti di sostegno che, all'interno della scuola pubblica, soprattutto la scuola di base, hanno dato un contributo straordinario per mettere in condizione di studiare gli alunni , non voglio chiamarli disabili, portatori di un in disagio. Questi insegnanti verranno licenziati perché nella scuola deve tornare l'ordine, deve tornare il voto di condotta, deve tornare la disciplina, deve tornare il rispetto per gli insegnanti. Insegnanti che da altri vengono definiti fannulloni, incompetenti e in numero eccessivo

Questa è la situazione. Io credo che il Consiglio abbia fatto bene ad iniziare questa discussione; una discussione che ritengo debba proseguire poi in Commissione istruzione, visto che stiamo cercando di approvare un progetto di legge che è difficile, a questo punto, visti gli interventi della Gelmini, capire come potrà evolversi.

Concludo, Presidente, denunciando un fatto riportato anche sulla stampa odierna. Il preside, o i responsabili della facoltà di Scienze politiche di Cagliari, ancora una volta si beffano dei giovani studenti del centro Sardegna, perché nonostante la chiusura delle iscrizioni ai corsi previsti a Nuoro scadano il 26 settembre, il preside, o chi per lui, ha deciso di sospendere le immatricolazioni ai corsi suddetti perché a sarebbero pochi i ragazzi iscritti. E questo nonostante il fatto che i ragazzi abbiano affrontato dei test d'ingresso e abbiano versato le tasse di iscrizione I ragazzi chiaramente sono completamente sbandati, anche per via del cancan che c'è stato nei mesi estivi sulle ipotesi appunto di cancellazione di questi corsi. Insomma lascio immaginare la tensione e la paura…

PRESIDENTE. Onorevole Davoli, la prego di concludere.

DAVOLI (R.C.). Io denuncio questa situazione in Consiglio regionale e credo che l'Assessore possa in qualche modo intervenire per far rispettare quell'accordo politico stilato qualche mese fa anche alla presenza del presidente Soru.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, le considerazioni che propongo all'attenzione delle colleghe, dei colleghi e dei rappresentanti della Giunta partono da un'osservazione: La rivoluzione in atto nella scuola è, a mio avviso, strettamente collegata alla modifica del Titolo V della seconda Parte della Costituzione, che per alcuni è invece soltanto una questione di federalismo fiscale.

La riduzione degli organici dei docenti arriva da lontano, ma è divenuta drastica a partire dal 2007, e si concluderà nel 2011 con una perdita complessiva di 109.000 posti nell'arco di un quinquennio.

Il programma di razionalizzazione, che ancora una volta coincide con un pesante taglio, è stato programmato in due fasi e deciso da due Governi, espressi da due diverse coalizioni. La finanziaria del ministro dell'economia Padoa Schioppa aveva disposto la prima consistente riduzione di 42.000 posti di docenti, articolata in quattro anni; così tra il 2007 e il 2008 sono stati cancellati 22.000 posti di insegnante, nel 2009-2010 per completare il progetto ne saranno tagliati altri 20.000, 10.000 per ciascun anno. Per correttezza, però, occorre anche aggiungere che nel programma di razionalizzazione per il triennio 2007-2009 si dava seguito ai piani regionali che prevedevano, tra l'altro, la nascita degli istituti tecnici superiori, con consistenti investimenti a sostegno dei piani triennali di intervento.

Come è noto, ma sono certa che l'assessora Maria Antonietta Mongiu potrà documentare quanto è stato fatto, si tratta di istituti di raccordo tra la scuola superiore e le lauree triennali, che permettono l'aggiornamento, la professionalizzazione e la riqualificazione dei diplomati e offrono opportunità di reinserimento lavorativo con specifiche competenze; una scommessa che, nel rispetto delle competenze esclusive delle Regioni in materia di programmazione dell'offerta formativa, sicuramente la Giunta ha messo in campo, quindi con una compensazione significativa.

Con la manovra finanziaria estiva il governo Berlusconi, attraverso il ministro dell'economia Tremonti - non parlo della Gelmini perché qui si tratta esclusivamente di questioni di carattere numerico che niente hanno a che fare con una visione pedagogica e veramente interessata all'istruzione - ha disposto una riduzione di altri 67.000 posti di docente, distribuita nell'arco del prossimo triennio. Giusto per un mero calcolo aritmetico, 42.000 e 67.000 fanno complessivamente 109.000 posti di lavoro in meno. Per una Nazione in fase di recessione e per un'Isola che vede crescere in modo esponenziale i nuovi poveri, il provvedimento - un autentico sterminio di intellettuali - non può lasciare indifferenti, ed è per questo che è utile una presa di posizione dell'intero Consiglio regionale.

Come socialista, inoltre, ritengo - non è la prima volta che lo affermo - che le riforme che lasciano cadaveri per strada, e non si preoccupano di procedere in modo graduale affinché la qualità dei servizi venga comunque salvaguardata, non sono riforme condivisibili; ciò non significa che nella scuola vada tutto bene, ma non si possono aggredire i problemi costruendo il deserto e intaccando il ruolo principale della formazione.

In Sardegna, dove peraltro si assiste ad un costante spopolamento dei piccoli centri, la presenza della scuola pubblica statale ha un valore ancora maggiore. L'anno prossimo e quello successivo, insomma, si sovrapporranno i tagli vecchi con quelli nuovi, toccando la punta massima di 42.105 posti in un solo anno; e i posti tagliati riguarderanno tutti i settori scolastici non essendo legati esclusivamente all'introduzione del maestro unico nelle elementari.

Dinanzi ad una situazione come questa occorre riflettere sulla riforma costituzionale, perché studiare a Firenze potrebbe essere diverso che studiare a Cagliari o a Palermo, studiare in Lombardia potrebbe voler dire acquisire contenuti non condivisi dagli alunni della Campania o della Sardegna. La scuola, in virtù di questo disegno, concretizza un'idea fintamente federalista che risponde esclusivamente ad un ricatto politico della Lega di Bossi e a una concezione di un'Italia divisa in uno Stato che non garantisce una scuola uguale per tutti ma con un'impronta diversa per ciascuna regione.

Siamo dentro un cambiamento profondo dell'organizzazione della scuola italiana ma purtroppo in pochi ne conoscono la portata. Dal prossimo anno scolastico il federalismo scolastico, insieme a quello fiscale, potrebbe diventare una realtà, con un radicale trasferimento di competenze e di poteri alle Regioni nel governo del sistema di istruzione e formazione, ma con disponibilità finanziarie ben diverse da Regione a Regione.

Che cosa cambierà nella scuola? Cambierà moltissimo nella nostra realtà, peraltro da sempre sofferente per diverse ragioni e negli ultimi anni entrata in crisi. Il mio non è un semplice timore ma una certezza: al di là dei risparmi per lo Stato, la scuola cambierà in peggio e le realtà territoriali deboli come la nostra, le famiglie meno fortunate economicamente, non avranno neppure "La consolazione della filosofia". La concreta prospettiva è quella di tanti sistemi scolastici differenti e scuole che procederanno a differenti velocità, con capacità di dare risposte ai bisogni solo laddove ci saranno investimenti; quindi bisognerà davvero avere la fortuna di nascere in zone dove la scuola c'è e funziona al meglio.

Per la Sardegna significherà tornare indietro di quarant'anni, perché se non sarà garantita la presenza della scuola e degli insegnanti sarà difficile studiare anche se si adottano i sistemi via Internet; l'apprendimento in rete è molto più costoso (tra l'altro qualcuno prima o poi ci dovrà dire anche che fine ha fatto il "Progetto Marte") ed è difficile, molto più difficile rispetto a quello che una comunità viva e vivace può offrire; inoltre il ruolo dalla classe reale è ben diverso da quello della classe virtuale.

Presidente Spissu, come socialisti abbiamo presentato una mozione perché del federalismo fiscale se ne parli in Consiglio, spero che lei se ne possa fare interprete nei confronti del Presidente della Regione, in modo che la questione sia analizzata da diversi punti di vista, e che il presidente Soru, di sua iniziativa, si renda disponibile ad accogliere le istanze dell'Aula.

Per quanto mi riguarda ho molti dubbi che il federalismo scolastico possa assicurare un sistema formativo in grado di colmare le differenze tra le aree di eccellenza e quelle critiche: le strutture regionali sono pronte a prendere in carico queste responsabilità? Abbiamo le risorse sufficienti a garantire le classi nei piccoli centri?

La scuola è davvero al culmine di un processo degenerativo; ma non è tagliando i posti di lavoro che si innalza la qualità della formazione! Ritengo quindi indispensabile aprire una vertenza con il Governo rispetto a questo tema affinché sia valutato ciascun caso di per sé. I tagli in Sardegna sono stati già fatti, ora occorrono investimenti e progetti.

Un'ultima annotazione. Il Consiglio d'Europa nel 2000 ha conferito all'Unione un ambizioso obiettivo, diventare entro il 2010 l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo. Siamo davvero convinti che per l'Italia la strada intrapresa sia quella giusta? Secondo il mio modesto parere, no.

Quindi, un'azione forte nei confronti del Governo e un rispetto della nostra realtà quotidiana.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi, le due mozioni testé illustrate dai colleghi che mi hanno preceduto, mi offrono la possibilità di intervenire per sottolineare le carenze dell'azione della Giunta regionale e principalmente, non se l'abbia a male, dell'assessore Mongiu. Perché dico questo? Dico questo perché in data 11 aprile 2008, quando ancora non si era creata questa situazione drammatica nel mondo della scuola, presentai una interrogazione nella quale chiedevo al presidente Soru e all'Assessore quali azioni intendessero intraprendere per portare all'attenzione del Governo le ripercussioni negative che potevano avere sulla scuola sarda gli ultimi provvedimenti nazionali in materia. Ebbi modo di richiamare il pericolo (oggi ne ha parlato demagogicamente qualche collega) della soppressione, soprattutto nelle zone interne, delle scuole nei piccoli comuni, cito per esempio i comuni di Bono, di Bultei, di Anela e altri, che pagherebbero drammaticamente la situazione creata da questa errata riforma.

Sempre nell'interrogazione sottolineavo l'assenza completa della Sovraintendenza regionale sulla questione; oggi fa piacere che se ne parli in Consiglio regionale pur a distanza di sei mesi (mi riferisco alla data dell'11 aprile 2008) dalla presentazione dell'interrogazione alla quale non ho mai ricevuto alcuna risposta. Ma mi fa piacere che le stesse organizzazioni sindacali oggi abbiano a cuore questo problema, che fu sollevato dalla Gilda degli insegnanti della Provincia di Sassari con grande clamore in tutta la Sardegna. In quella occasione venne denunciato il pericolo della perdita di mille posti di lavoro, dell'accorpamento di tantissime scuole, dei tantissimi danni che questi provvedimenti avrebbero creato soprattutto alla professionalità degli stessi insegnanti.

Bene, quando ormai i buoi sono scappati, anche questo Consiglio regionale è chiamato a pronunciarsi. Io sarò a favore di un documento unitario che sottolinei, che denunci le responsabilità sia del Governo Prodi che del Governo Berlusconi, perché io non faccio alcuna distinzione quando si tratta di andare in favore dei sardi, soprattutto in favore della povera gente. Io quindi tratto allo stesso modo il Governo Prodi, che ha iniziato a fare del male ai sardi, e il Governo Berlusconi che continua nella stessa direzione,con uguale disinteresse .

Io mi auguro che l'Assessore, in nome e per conto della Giunta regionale, porti in Aula dei dati; io vorrei sapere esattamente se dall'11 aprile ad oggi l'Assessore è intervenuto presso il Governo nazionale, a quale Governo nazionale si è rivolto, perché è importante sapere se l'Assessore ha avviato qualche azione concreta o se, invece, siamo qui solo per discutere e basta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Presidente, intervengo molto brevemente perché è già ampiamente intervenuto nel merito il collega Davoli. Noi pensiamo che questa discussione non possa concludersi con una posizione unitaria perché da una parte abbiamo una iniziativa comprensiva della Regione che mira (è in corso di esame in Commissione il progetto di legge sull'istruzione e sulla formazione) a estendere, come fondamentale, l'iniziativa pubblica a sostegno dell'istruzione e dà a questa attività una priorità altissima; noi pensiamo infatti che lo sviluppo di questa Regione possa fondarsi, anzi si fondi necessariamente, su una migliore qualità della scolarizzazione o, comunque, su una elevazione culturale complessiva del cittadino e del giovane cittadino in particolare. Dall'altra parte, però, abbiamo uno Stato, un Governo che interviene privilegiando il taglio delle risorse e i risparmi, e quindi gli interessi della borsa, rispetto invece alla opportunità della conoscenza, della cultura dei nostri giovani.

La Sardegna viene colpita due volte, cioè viene colpita l'Italia nel suo complesso ma la Sardegna viene colpita due volte perché, come noi sappiamo, è una Regione che subisce ritardi da tempo, perché vive una condizione di maggiore difficoltà, perché ha un territorio vasto e anche molti comuni e molti comuni difficilmente raggiungibili e collegabili tra loro, quindi paga anche le conseguenze di una infrastrutturazione, diciamo, superata.

Non è pensabile pertanto che noi troviamo un punto d'accordo; noi dobbiamo dire che siamo contro, la maggioranza deve esprimersi con un ordine del giorno dicendo che in linea di principio è contro le posizioni espresse con questi provvedimenti dal Governo nazionale; è contro in generale anche prescindendo dalle maggiori difficoltà della Sardegna; è contro perché in Sardegna il prezzo si paga due volte. E bisogna dire anche il perché si è contro; perché questo percorso, il federalismo fiscale, gli standard dell'istruzione, la definizione di standard di servizio, tutto questo è commisurato ai patrimoni, tra l'altro costruiti con il sacrificio di tutti, che i più ricchi hanno. Questo ragionamento lo si fa per le persone, lo si fa anche per le comunità, lo si fa anche per i territori. Vinca il più forte! Il più ricco! E poi anche quello che è in condizione di affermare una volontà sugli altri.

Questa è la cultura che esprime questo Governo in questo ambito. Per cui noi come partito, e anche come Gruppo consiliare, non siamo disponibili ad una convergenza. Noi siamo disponibili ad una differenziazione, che deve essere sufficientemente chiara, e siamo disponibili ad aprire una vertenza nei confronti dello Stato che, così come oggi è governato, è una vertenza antica; abbiamo già vissuto questo tipo di tensione con la Moratti. Noi siamo per difendere i posti di lavoro del personale docente e non docente, siamo soprattutto per difendere il diritto degli studenti e degli scolari anche più bisognosi, quelli che hanno bisogno dei docenti di sostegno; siamo per difendere i diritti di questi, che non possono essere sacrificati in funzione dell'affermazione di un principio che sta facendo arretrare questo Paese come mai è arretrato sotto il profilo culturale e sotto il profilo anche del senso civile.

Noi siamo assolutamente contro il principio fondamentale, che si tenta di affermare, di privilegiare chi ha, e ha come ben sappiamo. La Lombardia e altre regioni sono cresciute grazie alle braccia di meridionali, dei sardi che sono andati lì a lavorare, a costruire, grazie ai finanziamenti esorbitanti che hanno avuto rispetto alle altre Regioni d'Italia a vantaggio del loro sistema economico, grazie ai sostegni finanziari che le loro grandi imprese, che i loro grandi capitali hanno avuto dallo Stato, alle commesse riservate, e noi abbiamo pagato il prezzo per tutto questo. Dopodiché, da lì si parte per dire: anche la scuola, anche la scuola, le Regioni se vogliono integrino anche la scuola, ma prevale il diritto dei cittadini a scegliersi la scuola, per cui chi ha soldi se ne scelga una privata ed attrezzata, chi non ne ha rinunci; e noi abbiamo genitori che si sono legati, incatenati, il primo giorno di scuola, per difendere il diritto dei loro figli ad avere una possibilità di istruzione. Quindi, se l'opposizione a questi provvedimenti è un'opposizione radicale che la Giunta lo manifesti, perché è espressione di una maggioranza, con ogni risolutezza possibile nei confronti del Governo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Intervenire su questo tema oggi è doveroso perché ciò che sta accadendo nel mondo della scuola, parallelamente ad altre vicende, ha interessato e sta continuando a interessare l'opinione pubblica. Un interesse ridestato da alcune decisioni prese coraggiosamente dal Governo nazionale, all'inizio della legislatura, su diverse materie, sulle quali si è aperto un dibattito acceso e importantissimo. Credo che si debba guardare questa questione della politica scolastica, della politica sull'istruzione e la formazione, tenendo d'occhio tutte le grandi questioni che il Paese sta affrontando in questi mesi. Perché è importante questo? E' importante per non ridurre la discussione su ciascun argomento all'angusta prospettiva dei piccoli problemi; piccoli nel senso che riguardano oggetti particolari, importantissimi, ma comunque particolari.

Cerco di essere più preciso. Dico subito che è corretta la questione, posta dai colleghi, sul differente impatto che alcune decisioni assunte a livello centrale hanno rispetto ai territori, soprattutto in regioni come la nostra con scarsa densità demografica, con condizioni particolari di arretratezza che ancora sussistono. Sono diverse pertanto le conseguenze di certe decisioni in Sardegna rispetto alla Lombardia, al Veneto, all'Emilia-Romagna, perfino alla Puglia. E' giusto, quindi, sottolineare il fatto che la presenza della scuola è importante in ogni parte della nostra isola, e che la chiusura di alcune realtà scolastiche può essere devastante per il nostro assetto sociale.

E' giusto sottolineare che è una cosa grave, ed è obiettivamente inaccettabile, il disagio che subiscono i portatori di handicap, le persone svantaggiate, dalla diminuzione del numero degli insegnanti di sostegno. E' giusto cioè volere in Sardegna una scuola che stia al passo con le prospettive di sviluppo, con le prospettive di modernizzazione, ma che contemporaneamente stia anche al passo con chi fa fatica a camminare. Tutto questo è giusto, e su tutto questo bisogna discutere e arrivare anche a delle decisioni, a delle prese di posizione politica coraggiose, che non guardino il colore politico dei governi.

Ma, detto questo, occorre che tutti abbiano di fronte a questa onestà di posizione una altrettanto evidente e disponibile onestà nel giudicare la realtà. La realtà è che noi abbiamo un sistema scolastico, in tutto il nostro Paese, che obiettivamente è stato improntato per tanti anni più alla definizione delle regole, delle procedure degli atti amministrativi finalizzati a regolare l'offerta, che non a prestare attenzione alla domanda. La domanda vera è una domanda di istruzione, di formazione, è una domanda di competenza, è una domanda di educazione; ma questo insieme di domande, che costituisce il cuore della nostra società, non trova una risposta nell'offerta scolastica così come è stata costruita in questi anni.

Un'offerta, dobbiamo dirlo, impregnata di sprechi, impregnata di inefficienze, impregnata di corporativismi che hanno difeso categorie di addetti ai lavoratori piuttosto che il giovane (la categoria più importante) che chiede di essere educato, la famiglia che chiede l'educazione per i propri giovani, un sistema economico che chiede persone capaci di inserirsi nel mondo del lavoro. Tutto questo la scuola di oggi non lo dà.

Perché ignorare che abbiamo una percentuale di spesa destinata all'istruzione altissima rispetto al totale della spesa pubblica, ma chela parte maggiore di questa spesa, forse il 96, 97, 98 per cento, è destinata al personale? Perché ignorare che gli insegnanti sono effettivamente molti e mal pagati? Perché continuare a insistere su una politica scolastica orientata (e potremmo dire anche una politica sanitaria, potremo dire anche una politica della pubblica amministrazione in senso lato)sempre di più a tenere in piedi un sistema pubblico che, prioritariamente, sembra volto a trovare soluzioni occupazionali alla persistente disoccupazione del nostro Paese e anche della nostra Regione? Perché non guardare cioè alle questioni di fondo, alle questioni di sostanza?

Si è detto dell'insegnante unico rispetto al modulo nella scuola primaria. Ma perché non domandarci se sia stato giusto, a suo tempo, fare quella riforma? Perché non valutare fino in fondo quali sono stati gli effetti sul livello educativo? Perché non valutare il fatto che la scelta dell'insegnante unico, che poi in molte realtà non era un insegnante unico ma era l'insegnante prevalente affiancato da altri su materie specifiche, dal punto di vista educativo è migliore per la formazione di un bimbo? Perché essere ciechi di fronte a queste questioni che sono questioni di sostanza?

Io ritenevo importante dire alcune cose, però della demagogia siamo tutti veramente stanchi. Per due anni nella scuola sarda e italiana non è stato fatto uno sciopero. Cambiato il segno politico del Governo le scuole sono di nuovo occupate da manifestazioni spesso disgustose, disgustose! Il lutto al braccio è una cosa disgustosa, se mi permettete, per tutti. Non è questa la scuola che vogliamo.

E' chiaro che molte questioni si giocano a un livello che non è certamente quello del Consiglio regionale o della Regione, si giocano a un alto livello nazionale; ma prima o poi dovremo affrontare anche i livelli che ci interessano, e speriamo che il sistema porti a un coinvolgimento e a una responsabilizzazione maggiore delle Regioni, anche della nostra finalmente, nella gestione del sistema dell'istruzione e della formazione.

Ma, in quel momento, noi che idea avremo da portare se su ogni questione ci si abbandona a una risposta troppo comoda? Una risposta data, non tanto a chi chiede più istruzione e formazione, ma a tanti operatori che vivono una situazione di disagio, che chiedono giustamente che questo disagio venga affrontato; mi riferisco alla questione del precariato, alla questione dei livelli retributivi degli insegnanti, alle condizioni oggettive in cui si svolge il loro lavoro. Queste sono problematiche che richiedono risposte molto più responsabili e che devono lasciare finalmente da parte contrapposizioni ideologiche che non porteranno da nessuna parte.

Io sono stanco, sinceramente, che quando si parla di scuola si continui a parlare solo di scontro tra scuola statale e non statale, pubblica o privata, quando dovremmo abbandonare queste categorie ormai desuete, inutili, inesistenti, perché la scuola è pubblica, è pubblica e soltanto pubblica. Allora, siamo disponibili, saremo disponibili quando si parlerà della legge sull'istruzione ad affrontare il problema in termini veramente laici e non ciascuno chiuso nel proprio clericalismo?

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Lanzi. Ne ha facoltà.

LANZI (Sinistra Autonomista). Io non so se siamo tutti uguali, credo che esistano anche dei colori politici e delle opinioni e delle posizioni politiche diverse, come quelle che oggi governano l'Italia, che sono certamente diverse da quelle che governavano due anni fa. Oggi il Consiglio regionale della Sardegna si trova a discutere di una grave situazione, non della situazione che c'era a maggio, di una grave situazione che si sta determinando oggi nella scuola italiana e che, purtroppo per noi, appartiene e rispecchia una politica di destra; si sta riportando la scuola italiana indietro di cinquant'anni con una politica di tagli indiscriminati in nome di una non riforma.

Si pensa a un modello di scuola-azienda che guarda a modelli educativi preconfezionati che hanno l'obiettivo di formare forza-lavoro da immettere sul mercato, anziché quello (questo dovrebbe fare la scuola) di formare coscienze critiche. Una scuola svuotata di contenuti; una destra che apertamente attacca una scuola egualitaria, inclusiva e con pari opportunità per tutti.

Il Ministro, anziché partire dalla considerazione che l'Italia è, rispetto ai Paesi OCSE, l'ultima per investimenti nell'ambito della scuola pubblica, che ha una formazione superiore e universitaria problematica, parte al contrario dal taglio delle risorse anziché aumentare gli investimenti; ritiene di dover tagliare nella scuola migliaia di posti di lavoro mortificando le stesse istituzioni scolastiche. E ci scandalizziamo se gli insegnanti manifestano!

La scelta, grave, di tagliare il tempo prolungato penalizza il sud, ovviamente penalizza il sud, visto che il 96 per cento del tempo prolungato si concentra al nord dove le donne lavorano, per cui raddoppiano il reddito e possono deviare i figli anche verso le scuole private, mentre al sud le donne hanno meno possibilità di trovare occupazione e, infatti, vi è la percentuale più bassa d'Europa di donne impiegate. La politica scolastica del Governo è chiara: fotografa la volontà di lasciare il meridione sempre più isolato nello status quo. Colleghi del centrodestra, questo significa che oggi, in Italia, le politiche scolastiche non sono l'esito di un'operazione politico-culturale, ma sono dettate dalla necessità di tagliare perché mancano risorse; ma non è politica la selezione delle priorità, la scelta degli investimenti, la costruzione di un bilancio, di una finanziaria?

Se la scuola italiana viene impoverita di risorse e subisce tagli feroci, questo è il frutto di una precisa scelta politica. L'azione della Giunta regionale si deve inserire in questo quadro nonostante, in Sardegna, con grande fatica sia stata sostenuta una politica di investimenti e di risorse nella scuola e nell'università che sta dando, adesso, i suoi frutti. Noi chiediamo alla Giunta regionale di far comprendere a questo Governo nazionale, che ha un colore diverso del nostro, che esistono realtà completamente diverse, che la scuola non può essere vista solo in un'ottica economica, ma che la scuola è una priorità assoluta per la Sardegna, non rinviabile nella prospettiva di un progresso civile e materiale del nostro popolo.

Al Governo nazionale va spiegato che il grado di civiltà di un popolo si misura dalla quantità di investimenti e risorse che vengono messe a disposizione della scuola pubblica, di tutti; scuola che oggi e più di ieri deve tornare ad essere strumento di convivenza civile, di interazione tra culture e religioni diverse. Io non so se noi arriveremo a un ordine del giorno unitario, una cosa, però, la so: noi partiamo da punti di vista completamente diversi, la destra ha un'idea della scuola, la sinistra ne ha un'altra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Presidente, colleghi, Assessori, la mozione che è stata presentata ha il merito di richiamare, con misura e senso di responsabilità, l'attenzione del Consiglio regionale su un problema, quello della scuola, che proprio in questi primi giorni di settembre è stato oggetto, anche in Sardegna, di pesanti strumentalizzazioni di parte che non hanno risparmiato nemmeno i bambini; bambini che sono stati usati, in qualche deprecabile caso, come testimonial della contestazione contro il nuovo progetto di riforma predisposto dal Ministro della pubblica istruzione.

Se tutto si potesse ridurre alla facile scelta di "buttarla in politica", credo che non faremmo un buon servizio alla scuola e in definitiva neanche alla Sardegna. In realtà, come viene ricordato correttamente nel documento, stanno arrivando al pettine grossi nodi strutturali di cui, per lungo tempo, si è rinviata la soluzione. Attorno al sistema scolastico in primo luogo si è creata una vastissima area di precariato che indubbiamente una certa politica ha voluto alimentare con il presupposto che tutto ciò che è provvisorio diventa, in Italia, definitivo; questo in generale, ma non se riguarda, soprattutto, la pubblica amministrazione.

E' stato osservato giustamente, sotto questo profilo, che la scuola ha anche svolto impropriamente la funzione di ammortizzatore sociale, cosa completamente diversa dalla sua missione educativa e formativa. Quali soluzioni trovare? Per quanto riguarda il problema del precariato, esistono già norme che, nel corso di legislature diverse e sotto Governi diversi, si propongono l'obiettivo di trasformare i contratti a termine in contratti a tempo indeterminato sulla base di un programma di assunzioni, stabilito di concerto fra i Ministeri dell'economia e della funzione pubblica e, soprattutto, di evitare che la stessa situazione si produca in futuro.

E' ovvio, d'altra parte, che il sistema scolastico non può reggersi né pensare a migliorarsi se il 97 per cento del suo bilancio se ne va nel pagamento degli stipendi, e ancor meno correggersi se si pensa che questa enorme struttura produce risultati che collocano l'Italia agli ultimi posti in Europa. Rispetto a questo scenario allarmante, la situazione specifica della Sardegna non rappresenta affatto un'eccezione, anzi; in Sardegna, secondo i dati forniti all'inizio dell'anno dalla Direzione scolastica regionale, mancano rispetto al passato ben 4200 alunni, e non è che manchino perché hanno deciso in massa che possono fare a meno della scuola, mancano semplicemente perché non ci sono.

Non è meno problematica la situazione della nostra città. A Sassari, per esempio, sono stati registrati circa un migliaio di alunni in meno sia nella scuola elementare che nella media inferiore, circa 2000 unità in meno, dunque, nella fascia della scuola dell'obbligo.

Nella nostra Regione abbiamo poi il gravissimo problema dei piccoli paesi dell'interno, dove il progressivo processo di spopolamento è rappresentato proprio dalla chiusura delle scuole e le scuole si chiudono perché non c'è il numero minimo di alunni per formare le classi. Purtroppo sono numeri veri, certificati anche dall'ISTAT in un'indagine demografica riguardante gli anni 2006 e 2007, pubblicata ai primi di settembre. La Sardegna è l'ultima Regione d'Italia per numero di nascite, significativamente al di sotto della media nazionale, ed è anche la Regione dove i pochi bambini che nascono hanno mediamente i genitori più vecchi rispetto al resto del Paese.

Sarebbe troppo lungo, e non è questa la sede, per analizzare dati che rappresentano in modo così concreto l'impoverimento della nostra comunità; un impoverimento che non è solo quantitativo, ma investe il senso più profondo di un progetto di vita che sta venendo meno nelle nostre famiglie, causato in parte dalla crisi economica ma anche, a nostro giudizio, da una crisi di valori. Su questi temi, comunque, il Consiglio regionale ha il dovere di riflettere con la massima attenzione.

Tornando alla scuola, e senza perdere di vista il dato demografico, è ovvio che non possiamo immaginare aule dove ci sono gli insegnanti ma mancano gli alunni. Vorrei ricordare che nel mio paese natale, che si sta spegnendo come numero di abitanti, qualche anno fa, vi erano classi formate da cinque insegnanti e tre alunni, tanto che i genitori avevano protestato vivamente e richiesto uno scuolabus per portare i bambini nel paese a cinque chilometri di distanza. Anch'io ho contribuito perché rimanesse aperta la scuola nel mio paese, però credo di non aver reso un buon servizio.

Ma, detto questo, non possiamo non tener conto della nostra specificità regionale, che certamente non può essere automaticamente allineata ai parametri con cui si predispone il fabbisogno di risorse umane nel sistema scolastico, perché se è vero che da un lato la maggioranza degli oltre 8000 comuni italiani possono essere classificati piccoli, è anche vero che i piccoli comuni della Sardegna, e non solo per il fatto di essere un'isola, hanno problematiche assai diverse, che tutti conosciamo a iniziare dall'insufficienza del trasporto pubblico e della rete stradale. Riteniamo perciò che la ricerca di una soluzione al ridimensionamento del numero degli insegnanti nella nostra Regione debba tener conto di questa diversità e che questa diversità possa essere fatta valere nelle sedi istituzionali.

La mozione - è un dato da segnalare positivamente - si conclude con la richiesta, rivolta al Presidente della Regione, di predisporre una nuova ipotesi progettuale di ripartizione delle risorse umane sul territorio, di concerto con la Direzione scolastica regionale. Ci sembra una strada non solo percorribile, ma soprattutto giusta ed equilibrata perché molto diversa dalle rivendicazioni vuote che durano lo spazio di un mattino e non producono effetti pratici. Diciamo questo anche perché proprio il settore dell'istruzione è uno di quelli in cui si prevede l'intervento perequativo dello Stato, nell'ottica della più ampia riforma federalista che si sta cominciando a discutere e che, come si vede, non è soltanto fiscale, come continua a sostenere chi non ha nemmeno letto il testo di base su cui partirà fra breve il confronto politico in Parlamento.

Che cosa significa intervento perequativo dello Stato? Per la destra, per noi della destra in particolare, significa una cosa molto importante, e cioè che la riforma federalista deve avere la sua stella polare nel concetto di interesse nazionale; e un sistema scolastico che garantisca a tutte le Regioni gli stessi standard minimi di qualità certamente persegue l'interesse nazionale. In questo ambito il ruolo dello Stato dovrà consistere proprio nel riequilibrio delle situazioni di svantaggio.

La Sardegna ha quindi l'opportunità di inserirsi in questo nuovo contesto istituzionale anticipando orientamenti peraltro già contenuti nelle linee guida della riforma federalista. La battaglia per la scuola, quindi, non è affatto persa in partenza, ma va combattuta con consapevolezza e senso di responsabilità.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.

SERRA (Sinistra Autonomista). Signor Presidente, chiedo scusa in anticipo se inizio questo mio brevissimo intervento facendo un riferimento a Isili, il mio paese di origine. Nel 1661 a Isili un rappresentante del popolo (il riferimento attuale è al sindaco mentre -su Majore rispondeva al vassallo) un analfabeta di nome José Angel Serra - non so se fosse anche un mio antenato, ma sto facendo delle ricerche in materia -, chiese ai proprietari terrieri e ai proprietari di bestiame di pagare una tassa in beni (grano, olio e quant'altro) da offrire ai rappresentanti degli Scolopi, che allora esistevano già a Cagliari, perché istituissero una scuola in quel piccolo paese dell'interno; questa scuola venne istituita ed era pubblica e gratuita, per tutti! Oggi, secondo me, e non è neanche il caso di fare riferimento alle tesi di Antonio Gramsci, questo Governo e questo Ministro stanno facendo il contrario di quello che si fece nel 1661. Come interpretare altrimenti certe scelte, per cui si dice che si devono trasformare le università in fondazioni, le scuole in fondazioni? Come interpretare altrimenti se non dicendo che bisogna prendere i soldi pubblici, quelli provenienti dalle tasse di tutti i cittadini, per darli a pochi privati che potranno andare a scuola in pochi come si faceva nei secoli scorsi? Io credo che l'interpretazione possa essere solo questa ed è ovvio che questa parte politica, così come è stato già detto da molti, si opporrà con tutte le proprie forze affinchè questo processo non si realizzi.

Ci sono due aspetti nell'azione di questo Governo e di questo Ministro, secondo me, totalmente negativi. Il primo è l'aspetto della razionalizzazione che ha già avuto una spiegazione. A me solo il parlarne in questi termini mi fa venire i brividi perchè quando si razionalizza si taglia, si taglia nei confronti dei deboli, si taglia nei confronti dei poveri, si taglia nei confronti degli insegnanti, che sono i meno pagati d'Europa, e così via; è una scelta totalmente inaccettabile. C'è anche un altro aspetto inaccettabile, e cioè tentare di presentare soluzioni che sembrano semplici, e sono anche appariscenti, ma che soluzioni non sono a problemi che, invece, sono estremamente complessi; e il problema della scuola oggi è un problema estremamente complesso.

Questo Governo non adotta questo tipo di soluzioni solo rispetto alla scuola, lo fa anche rispetto ad altri settori, pensiamo all'utilizzo dell'Esercito per mantenere l'ordine pubblico, una soluzione che non ha senso, ma che colpisce. Se c'è da mantenere l'ordine pubblico non bisogna utilizzare ragazzi, che oggi non sono più di leva ma sono pur sempre ragazzi, bisogna utilizzare i carabinieri o altre forze dell'ordine, che abbiamo, invece si chiama l'Esercito, sembra che si voglia fare chissà che cosa.

Torno al problema della scuola, che è un problema complesso, per sottolineare che non si risolve dicendo che ci vuole il maestro unico (il collega Davoli ha spiegato bene questo punto), o riproponendo il voto in condotta, o addirittura facendo rimettere il grembiule. E questo Governo sta operando così in ogni settore.

Ecco perché noi, come Consiglio regionale, dobbiamo opporci tutti insieme a queste scelte che sono dannose nei confronti dei deboli, nei confronti degli umili, nei confronti delle nostre popolazioni delle zone interne, nei confronti della nostra Sardegna. Quindi dobbiamo fare questa battaglia e nell'ordine del giorno dobbiamo chiedere non solo più strutture, non solo più insegnanti, ma indicare anche questi concetti.

Io sono totalmente d'accordo che si debba aprire la vertenza, così come abbiamo detto, e sono anche totalmente d'accordo e anzi lo auspico nuovamente, l'abbiamo già detto altre volte, che si metta all'ordine del giorno del Consiglio l'approvazione della legge sull'istruzione e la formazione e che, soprattutto, si conduca una battaglia contro quelle scelte che sono deleterie, deleterie per tutti.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Corrias. Ne ha facoltà.

CORRIAS (P.D.). Signor Presidente, colleghi, Assessori, 100 mila insegnanti in meno tra docenti di ruolo e supplenti e riduzione del 17 per cento del personale tecnico e ausiliario: questo è il taglio deciso dal Governo sulla scuola con il decreto del giugno scorso. I dati sono de "Il Sole 24 Ore", non di un foglio dell'opposizione, altro che strumentalizzazioni! Per la Sardegna, anche se i numeri non sono ancora del tutto precisi, i tagli previsti riguardano circa 1280 posti per i docenti, con le conseguenti riduzioni anche qui per il personale amministrativo e ausiliario. Si chiama "razionalizzazione" ma si legge "tagli al personale e alla qualità della scuola di ogni ordine e grado".

Pensando in positivo mi verrebbe da dire che siamo di fronte ad un dilettantismo insopportabile e, invece, mi duole affermare che si tratta di un disegno politico preciso. I dati controversi, ma molto preoccupanti, da qualsiasi parte li si legga, forniti dall'OCSE-Pisa sui livelli di competenza raggiunti nelle abilità di base dai nostri studenti ci dicono che la nostra scuola, in particolare per la fascia dai 15 anni in su, in particolare per il sud e in particolare per la Sardegna, non gode, per usare un eufemismo, di buona salute.

Ciò che ci si aspettava da un Governo serio era l'apertura di un dibattito serio che avrebbe dovuto investire il mondo della scuola e tutta la società nel suo insieme per intervenire finalmente sui mali strutturali che la affliggono. Un dibattito (ho sentito questo stamattina qui, ma sembra una cosa che si dice perché bisogna dirlo) sul ruolo degli insegnanti in Italia, oggi, sullo svuotamento progressivo del loro ruolo e sulla demotivazione conseguente, sul fatto che sono tra i meno pagati in Europa, sulla perdita di importanza del ruolo sociale della scuola, una delle pochissime occasioni di mobilità sociale a disposizione dei cittadini.

Invece ci troviamo di fronte e davanti a decisioni per decreto che si configurano come un attacco mai visto ad uno dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, il diritto all'istruzione per tutti, con una svolta reazionaria per smantellare la scuola pubblica, uno dei cardini della nostra Repubblica e patrimonio conquistato da tutti. La scuola vista in modo quasi sprezzante soltanto come un costo.

In un libro di didattica che ho letto ancora supplente all'inizio della mia carriera - carriera tra virgolette - di maestra c'era una frase illuminante sui diplomati dell'istituto magistrale che si trovano, senza alcuna conoscenza ed esperienza didattica, ad avere a che fare con una classe di bambini veri. In quel testo si diceva che insegnano sull'onda dei ricordi, degli unici ricordi che hanno a disposizione, in quanto scuola, in forma di gesti, di parole, di atteggiamenti, ad insegnare cioè come veniva loro insegnato; ed è l'unica forma che li può proteggere dal panico di trovarsi davanti ad una classe di bambini veri e che una classe di bambini veri può provocare.

Ho ripensato a quella lettura quando quest'estate mi sono ritrovata davanti tutte le proposte di un ritorno al passato, con tanto di grembiule e divisa, di pagelle, maestro unico, voto in condotta, dell'attivissima Ministra della pubblica istruzione. Sa di naftalina, ma è tanto rassicurante! Dimostra che chi ci governa, ma anche tanti intellettuali di tutte e due le parti, mi duole dirlo, non conoscono nulla della scuola vera, di ciò che si è mosso negli anni e che si muove. Rievocano spesso un passato nostalgico, magari il loro passato, solo il loro passato, forse fortunato dal punto di vista scolastico, ma che non può essere utilizzato per generalizzare le considerazioni.

Tra i tanti provvedimenti, di cui hanno parlato molti colleghi prima di me, vorrei soffermarmi sul ritorno al maestro unico, avendo vissuto personalmente il passaggio nella scuola elementare dal maestro unico al modulo: tre insegnanti su due classi e non tre insegnanti per classe; mi sembra corretto dire questo, posso parlare di esperienza vissuta fino ad allora, e stiamo parlando della metà degli anni '80, i maestri tuttologi che volevano aggiornarsi e migliorare le loro capacità professionali potevano farlo sì, ma ovviamente a proprie spese, così dicevano le proposte di corsi di aggiornamento. Quale azienda se vuole migliorare la produttività dei suoi addetti non li obbliga a frequentare corsi di aggiornamento per migliorare la loro produttività? Nella scuola succedeva questo!

Nell'85 c'è stata però la rivoluzione e, forse, una delle poche riforme vere che si è avuta nel mondo della scuola nel dopoguerra con l'introduzione dei nuovi programmi per la scuola elementare varati dal ministro Falcucci, una esponente della Democrazia Cristiana, non una bolscevica o una sessantottina. Alla stesura di questi programmi avevano partecipato le menti italiane migliori, sia nel campo dei contenuti disciplinari che della didattica.

Si parlava del bisogno di un aumento deciso di ore frontali di lezione, di necessità di tempo pieno generalizzato per non comprimere il tempo scuola e per costruire orari a misura di alunni, i cosiddetti tempi distesi. Nel campo disciplinare si approfondivano i contenuti, veniva introdotto l'insegnamento con più figure di docenti, veniva introdotta la lingua straniera, veniva avviata una campagna di corsi di aggiornamento e di autoaggiornamento mai vista nella scuola. Il maestro era visto, finalmente, come un professionista, col compito di offrire un servizio fondamentale ai cittadini e non il trasmettitore del "di tutto un po', piccola enciclopedia popolare". Un maestro che da quel momento può approfondire metodologia e studiare i contenuti delle discipline che gli sono più consone, che acquista più competenza e, quindi, -anche più autorevolezza. Un rinnovamento enorme che avvenne quasi contemporaneamente all'entrata in ruolo - dopo il concorso dell'83 - di tanti giovani maestre.

Ci fu grande discussione, ovviamente, non tutti erano favorevoli sia tra il corpo docente che tra le famiglie, come è giusto e normale che sia quando un settore importante come la scuola primaria viene attraversato da un cambiamento epocale. Grande tensione, grandi momenti, la scuola elementare che diventava davvero scuola di base, guidata finalmente da professionisti consapevoli del ruolo fondamentale affidato loro dalla società. Posso assicurare che la condotta, il grembiule, stavano sullo sfondo. Ben altre e molto più interessanti e pregnanti erano le discussioni nei collegi dei docenti.

Certo, era giusto e doveroso riflettere sugli sprechi, sulle modalità di organizzazione della scuola e decidere di migliorarle, ma ammantare di un presunto ritorno alla serietà e al rigore degli studi un provvedimento che mira esclusivamente a ridurre drasticamente le risorse pubbliche dedicate alla scuola italiana, così come ha fatto il Governo per decreto, è inaccettabile, tra l'altro attaccando prima di tutto la scuola elementare, uno dei segmenti educativi più accreditati (lo diceva qualcuno prima di me anche in base a studi nazionali e internazionali) sui livelli di apprendimento dei nostri ragazzi nella fascia di età fino agli 11 anni. Si tratta di demagogia allo stato puro. I provvedimenti del ministro Gelmini: di nuovo voto in condotta, grembiuli, maestro unico, implicano tutti l'idea di un ritorno ad una condizione nostalgica in cui l'autorità e l'ordine erano sanciti da rapporti sociali e codici culturali apparentemente immutabili.

Non si esce a ritroso dalla modernità, gli anni '50 non sono riproducibili per decreto se non in una realtà artificiale come quella che qualcuno vuole farci credere sia la realtà e noi non ci vogliamo arrendere a quello che dice il ministro Tremonti, e cioè che noi una buona scuola pubblica in Italia non ce la possiamo permettere.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, io ho ascoltato il dibattito derivato dalla lettura e dall'illustrazione di queste due mozioni presentate in Consiglio regionale, e devo dire che condivido alcune delle cose che sono state dette da colleghi di entrambe le parti politiche, mentre non ne condivido altre. La non condivisione delle cose dette non è in questo caso legata esclusivamente alla collocazione politica dell'oratore, ma alla datazione che alcuni dei discorsi fatti in quest'Aula sembra avere. Sembra di assistere infatti ad un dibattito già svolto su altri argomenti, con le parti magari ribaltate rispetto a come si presentano oggi in quest'Aula; un dibattito che sembra non tenere conto di quello che avviene nel mondo, di quello che in Italia comunque avviene, del fatto che le cose comunque cambiano.

Sembra un dibattito cristallizzato nel tempo in cui a ruoli alterni ci si scambia la maglia come se fossimo all'interno di una rappresentazione scenica teatrale dove ciascun attore può cambiare il proprio ruolo a seconda delle esigenze del copione, può interpretare un ruolo nuovo quando riparte la manifestazione.

Perché dico questo? Qualche giorno fa Beppe Severgnini raccontava su "Il Corriere della Sera" una sua esperienza riguardo a una situazione scolastica, simile a quella che forse hanno conosciuto i nostri nonni, in cui lo scolaro per raggiungere la scuola dove riceveva un'istruzione, non si sa bene quale tipo di istruzione, non stiamo certo parlando dell'Italia, faceva diversi chilometri a piedi sia per andare che per tornare da scuola.

Senza voler rievocare ovviamente immagini che appartengono al passato e che non ci interessano più culturalmente, va fatto però un ragionamento sul confronto che si è svolto oggi in quest'Aula, e io vorrei spostare il dibattito sulla scuola, per comodità, su un altro argomento su cui tante volte abbiamo dibattuto: la sanità. Vorrei chiedere a voi che cosa di diverso è stato detto oggi in Aula sui temi della scuola e dell'istruzione rispetto a quello che normalmente sentiamo dire sul tema della sanità.

Nella scorsa legislatura, devo dire in maniera molto blanda, il centrodestra propose una razionalizzazione della spesa pubblica su alcuni comparti della sanità e ottenne, come risultato, che i sindaci e le popolazioni di centrosinistra scesero per strada a manifestare la loro contrarietà rispetto al rischio che la qualità del servizio alla salute dei cittadini sardi stesse drammaticamente cambiando. Non se ne fece niente di nessuna proposta, supposta, di razionalizzazione che il centrodestra proponeva in quella circostanza.

Io devo dire che in questa legislatura il centrosinistra ha fatto cento volte di più non di quello che il centrodestra ha fatto nella scorsa legislatura, ma di quello che il centrodestra aveva detto che avrebbe potuto fare nella scorsa legislatura; e lo ha fatto, devo dire, qualche volta tra proteste anche forti di una parte della società, ma lo ha fatto, lo ha fatto perché sostanzialmente una serie di indicazioni complessive di sistema imponevano di andare in quella direzione, e infatti nessuno da parte nostra ha contestato il fatto che si andasse in quella direzione.

Si è contestato il metodo, si sono contestati i tempi, si sono contestate le singole realizzazioni, si è contestata la filosofia con cui certe azioni venivano portate avanti, ma nessuno ha potuto e può contestare le razionalizzazioni. Perché? Perché le razionalizzazioni non sono contro i deboli, le razionalizzazioni sono a difesa dei deboli perché gli sprechi colpiscono i deboli. Quando le risorse non sono utilizzate in maniera congrua, chi viene colpito sono i deboli, non i forti, perché i forti comunque la sanità, la scuola, i servizi, se li procurano spendendo di tasca loro, coloro ai quali invece i servizi devono essere garantiti da una rete pubblica di sostegno, nel momento in cui ci sono gli sprechi vedono ridotte le risorse disponibili proprio per avere la garanzia della salvaguardia dei loro diritti fondamentali. Di questo dobbiamo renderci conto e ricordarcene sempre.

E' vero , verissimo, che tante volte dietro il termine di razionalizzazione si nasconde esclusivamente il taglio, ma è altrettanto vero che dobbiamo essere consapevoli che ci sono mille settori della pubblica amministrazione che necessitano di razionalizzazione.

Il ragionamento però è ancora incompleto nel senso che ne manca una parte. Non ha senso che il Consiglio regionale, a parti alterne, ogni qual volta esista una prospettiva di cambiamento per qualche situazione presente in Sardegna, dica che il cambiamento non può avvenire perché l'Isola ha delle peculiarità tali per cui questo cambiamento sarebbe pernicioso. E' evidente ed è assolutamente comprensibile che il taglio delle scuole elementari in uno qualunque dei piccoli comuni della Sardegna crea una perdita di tessuto sociale, è evidente. Ma, perché, la chiusura dell'ospedale di Thiesi non comporta anch'esso perdita di tessuto sociale?

La chiusura o il ridimensionamento dell'ospedale di Isili che sta avvenendo, non comporta forse perdita di tessuto sociale, perdita di quella rete di rapporti importantissima perché una comunità possa vivere?

E' tutto vero, però dobbiamo ricordarci e dobbiamo tenere conto, cari colleghi del centrosinistra e del centrodestra, che la Sardegna ha la peculiarità di avere 1.600.000 abitanti dispersi su 24.000 chilometri quadrati di territorio, collegati da strade di montagna per cui per percorrere cinque chilometri si impiegano 20 minuti, e che molte comunità locali distano tra loro 15 - 20 chilometri. Quindi una prima peculiarità è data dall'insularità, cui si aggiunge la peculiarità della scarsa densità di popolazione e della difficoltà nei collegamenti che crea una situazione unica che, probabilmente, costituisce una delle basi più importanti per la richiesta di quella nuova specialità di cui tante volte discutiamo.

Però il ragionamento da fare, colleghi, non attiene al fatto che il centrodestra e il centrosinistra dicano cose diverse alternandosi nel difendere l'esistente, perché questo ragionamento non ha prospettiva, non ha visione complessiva; il ragionamento che noi dovremmo fare, insieme, è di renderci conto che le peculiarità della nostra terra creano una serie di difficoltà oggettive che se vogliamo superare dobbiamo avere bene in mente cosa chiedere perché vengano superate, ma contemporaneamente dobbiamo avere bene in mente che alla nostra terra sono richiesti comunque sacrifici, unità di intenti, consapevolezza comune dei problemi che sono sul tappeto, volontà di individuare una strada di sviluppo che possa ridare speranza a chi vive in Sardegna.

Questi elementi mi sembrano sostanzialmente assenti non dal dibattito di quest'Aula, il che sarebbe forse anche normale visto che stiamo parlando di scuola e a questo argomento potremmo limitarci, ma sono fondamentalmente assenti dal complessivo dibattito politico che si sta svolgendo in questi mesi in Sardegna. Ecco, questa è la cosa forse più importante che emerge anche dal ragionamento che oggi stiamo facendo sulla scuola, che noi abbiamo dei ritardi che rimangono complessivamente nella nostra terra perché sono legati a situazioni oggettive e storiche della nostra terra, ma abbiamo anche delle opportunità, nel senso che avere una densità di popolazione per chilometro quadrato bassa è anche una risorsa, essere un'isola è anche una risorsa, può anche essere una risorsa. Avere delle comunità localizzate in territori interni, che hanno pregi legati a questa loro localizzazione, è anche una risorsa, ma è una risorsa che va sfruttata, che va compresa, che va individuata.

Questa è la questione che si pone all'attenzione di questo Consiglio regionale, dell'intera classe politica sarda che vuole essere classe dirigente di domani. Non ha senso che noi litighiamo tra di noi, o che discutiamo tra di noi, se la razionalizzazione ha toccato gli sprechi, o se la razionalizzazione rischia di fare più danno con i tagli, che non con la limitazione degli sprechi. Ha senso che noi ci interroghiamo su qual è il modello di sviluppo complessivo che vogliamo per una Regione che ha peculiarità storiche e culturali profondamente diverse rispetto al resto dell'Italia.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Espa. Ne ha facoltà.

ESPA (P.D.). Presidente, il mio intervento sarà estremamente breve. Io ho colto negli interventi di molti colleghi un'attenzione non solo alle forme, ma anche ai contenuti del comparto scuola; quindi attenzione alla qualità della scuola, alla qualità dell'insegnamento. Sono convinto, come tanti colleghi del centrosinistra, che il concetto di razionalizzazione contenuto nel provvedimento di riforma della scuola proposto dal Governo, in realtà nasconda l'obiettivo di "assaltare" la scuola pubblica. Ne sono profondamente convinto perché io credo che alla fine si cercherà di creare una scuola di serie A e una scuola di serie B.

Qualcuno, intervenuto prima di me, ha ricordato che adottare il sistema delle fondazioni significa creare, come succede in tanti Stati dove vige questo sistema, scuole per ricchi, o comunque di qualità per chi se le può permettere, e scuole di serie B, invece, per il resto della popolazione. Chiudo rapidamente su questa affermazione. Chi patisce un danno, e lo dico ai colleghi, soprattutto ai colleghi del centrosinistra, da questo tipo di riforma scolastica? Lo subiscono le persone che hanno esigenze speciali, cioè coloro che sono più in difficoltà.

Non potevo non dire questo! Io penso che la chiusura delle scuole, per esempio nei piccoli centri della Sardegna, provocherà che per gli alunni con disabilità non sarà esigibile il diritto costituzionale all'istruzione, perché non potranno assolutamente fare i chilometri necessari per accedere ad una scuola più lontana. Non potranno, non è che non vorranno.

Qualcuno ha parlato di fatto scandaloso riferendosi alla protesta degli insegnanti il primo giorno di scuola, ma io vi leggo la lettera di una studentessa pubblicata sui giornali e vi chiedo una riflessione. La lettera dice: "Ho 17 anni, ho l'atrofia spinale, l'unica funzionalità rimasta è nell'avambraccio destro; vado a scuola, frequento il quarto anno del liceo classico e, come ogni studentessa, sto iniziando un nuovo anno, ma mi viene comunicato improvvisamente che non mi spettano più diciotto ore di sostegno, come ho sempre avuto negli anni precedenti, bensì nove. Praticamente, qualcosa di più di un'ora al giorno. Quest'anno ci sono stati molti tagli, ci dicono. Ma io domando che cosa ci può essere ancora per me da tagliare".

Questa è una domanda che riguarda centinaia di ragazzi che hanno avuto una scuola di qualità, processi d'integrazione di cui tutti siamo nobilmente e positivamente contenti. Ma questo è uno scandalo! Cosa succederà alle famiglie di questi ragazzi? Dovranno intraprendere la strada dei ricorsi. Io ricordo che un paio di anni fa, quando il Ministero effettuò dei tagli all'insegnamento di sostegno, le famiglie fecero ricorso e vinsero tutte le cause promosse contro il Ministero. Gli scandali pertanto non sono le manifestazioni dei docenti, ma il fatto che un Ministero, attraverso l'Avvocatura dello Stato, ricorra contro un bambino disabile.

Un'ultima riflessione su una disposizione contemporanea recentissima, di cui l'assessore Dadea sarà sicuramente a conoscenza, del decreto Brunetta. Il Ministro ha dato una ulteriore mazzata alle famiglie di persone con disabilità, perché nel caso dei dipendenti pubblici che godono dei permessi della "104" ha ridotto i compensi aggiuntivi, con un taglio di 400 euro all'anno. Ma, questo argomento lo lascio per un altro dibattito.

Ecco, io credo che la Regione, oltre a continuare a reagire con forza, come secondo me sta facendo in questo momento, debba valutare in maniera seria se ci sono gli elementi per ricorrere alla Corte costituzionale, prendendo esempio dalla Regione Toscana, al fine di verificare se le modalità dell'attuazione della riforma sul territorio regionale ledano la potestà concorrente della nostra Regione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Presidente, stavo per rinunciare al mio intervento, perché l'andamento del dibattito mi è sembrato calarsi, con questi temi, in una dialettica logora, consunta e, ritengo, anche politicamente e culturalmente superata. Chiedo scusa ai colleghi di questa mia affermazione, sicuramente, formalmente presuntuosa.

Io sono stato avviato, come dire, alla politica nelle file del partito socialista, il P.S.I., e lì mi avevano insegnato che l'istruzione è il punto fondamentale della lotta per l'emancipazione dei singoli e dei popoli. Ho realizzato sulla base della mia esperienza personale che questa affermazione è un vero e proprio assioma politico. Nessuna mia inclusione sociale si sarebbe potuta realizzare se non fossi passato, pur con fatica, attraverso l'istruzione. Questa esperienza personale mi ha rafforzato nella convinzione politica che l'istruzione era il punto fondamentale di tutte le lotte di emancipazione, vero strumento di liberazione, vero strumento di lotta contro l'esclusione sociale, culturale, economica e così via.

Ho ricoperto anche un ruolo nel sindacato, nella U.I.L., e mi occupavo della funzione pubblica, ambito nel quale è compresa anche la scuola. Forte dei principi fondanti della mia formazione politica, mi incontravo con gli insegnanti, e gli insegnanti erano di sinistra, quindi venivano, come dire, da una posizione culturale e politica scontata, dove questo discorso doveva essere un discorso naturale, ovvio. E quando agli insegnanti nelle riunioni sindacali, ricordavo che, nonostante lo stipendio inadeguato, insoddisfacente (questo lo sottoscrivo in pieno), non doveva venir meno il loro impegno sociale, politico, culturale nell'insegnare perché erano lo strumento attraverso il quale si realizzava l'emancipazione, la liberazione, la lotta contro l'esclusione, mi rispondevano spesso che loro non erano missionari!

Analoga esperienza ho fatto da sindaco; contrariamente al solito, io da sindaco non ho aspettato che venissero gli insegnanti e gli operatori della scuola al Comune per rivendicare un qualcosa, chiesi io l'incontro con loro sempre animato da quei principi politici fondanti del mio essere socialista. E dissi loro che l'amministrazione comunale da me guidata aveva posto l'istruzione al primo punto del proprio programma e che venivo da loro per chiedere che cosa volevano perché in quel mio comune, di cui io conoscevo bene tutta la storia, presente e antica (poi ho capito che non era un problema soltanto di Capoterra), i genitori dei loro alunni, parlo di trent'anni fa, non erano nelle condizioni di dare un grande apporto al processo o al progetto educativo e istruttivo.

Di questo dissi che loro dovevano tener conto per cui erano chiamati ad un particolare impegno di contatto con le famiglie e con i ragazzi che solo dagli insegnanti o quasi esclusivamente dagli insegnanti, avrebbero tratto elementi di guida nella propria formazione. Avevano quindi un compito eccezionale. Anche allora, ricordo nomi e cognomi di quegli insegnanti, proprio quelli della sinistra mi dissero che loro non erano missionari, che non potevano assumersi quel compito eccetera, eccetera.

L'organizzazione dei sindacati dei lavoratori è arrivata nella scuola, è arrivata nella pubblica amministrazione, è arrivata nella sanità, ma assai più tardi rispetto alle fabbriche e alle campagne, ed è diventata una componente dominante in questi comparti, ma allora mi chiedo come mai questa grande conquista sociale, sindacale, politica ha prodotto un'amministrazione così disastrata, una scuola così disastrata, una sanità così disastrata.

Ma dove sono le conquiste e la crescita politica, dov'è l'evoluzione della sinistra, ma quella vera, non quella demagogica che vede la scuola di oggi soltanto dalla parte dei lavoratori? C'è una grande confusione. Voglio dire anche al collega Espa, attenzione, quando si parla dell'argomento, chiaramente, la denuncia più forte è: "Si toglie persino il sostegno ai disabili, il massimo di amoralità, il massimo di scempio politico, di insensibilità sociale!". Quando si richiama la questione degli invalidi è per suscitare l'emozione,no?

Ma voi sapete che tipo di sostegno hanno i disabili nella scuola? I disabili nella scuola sono degli esclusi, perché i cosiddetti insegnanti di sostegno, che dovrebbero aiutare l'insegnante titolare a compensare, soprattutto nel momento del tempo libero, gli scompensi legati alla minorazione, hanno svolto ormai una funzione sostitutiva dell'insegnante, quasi a liberare la classe dal fastidio e dal disturbo e dalle incombenze che dà la presenza di un disabile, senza alcuna preparazione!

La disabilità in primo luogo ha bisogno di grande istruzione, perchè la grande istruzione (vi ho parlato di me non certo per autoreferenzialità, ma per esperienza vissuta) è l'elemento attraverso il quale si supera l'handicap. Ma gli insegnanti non sono assolutamente preparati e allora qui c'è una permanente confusione tra fini e mezzi! L'invalido è diventato il mezzo per inventare posti di lavoro nella scuola! Ma sapete quanti fra questi insegnanti di sostegno non sanno assolutamente nulla degli invalidi?

Quindi, l'obiettivo non è l'invalido, l'obiettivo è l'invenzione di un posto di lavoro. Io capisco i problemi dell'occupazione ma non li devo risolvere in quella sede e in quel modo. Io capisco i problemi che possono nascere dalla razionalizzazione, ma allora perché si parla della riforma Gelmini come se fosse un assalto alla scuola straordinaria che ha portato l'Italia agli ultimi posti in Europa mentre, con tutto questo personale, dovrebbe essere ai primi posti! Come mai è agli ultimi posti? Non esiste una scuola di destra e di sinistra secondo concezioni classiche. Una scuola di destra, se per destra intendiamo quella capitalista ed imprenditoriale, ha bisogno di una scuola d'avanguardia se vuole affermare il proprio ruolo nella società…

PRESIDENTE. Onorevole Farigu, concluda, per cortesia.

FARIGU (Gruppo Misto). Allora, per favore, cerchiamo di parlare di una scuola che va riformata per consentire alla Sardegna, all'Italia, di svolgere un ruolo diverso rispetto all'attuale. Abbiamo bisogno di riforme nella scuolaa. Sicuramente la riforma della Gelmini necessiterà di una puntualizzazione su diversi aspetti relativamente alla sua applicazione nella nostra regione. Ma su questo sta a noi essere protagonisti, politicamente e socialmente, del nostro destino, sta alla classe politica sarda cercare di colmare le insufficienze e rimediare a eventuali incomprensioni contenute nel progetto Gelmini. Un progetto che io valuto positivamente, come espressione di una volontà di cambiamento della nostra scuola che è il presupposto per cambiare il nostro Paese.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

MONGIU, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Io ho ascoltato con grande interesse, con un senso di grande arricchimento e adesso, relativamente all'ultimo intervento, anche con qualche emozione ciò che è stato detto stamane. Spesso nel mondo antico quando nel Senato si dava una svolta su un argomento si usava l'espressione demum redit animus, il cui significato (per quei pochi che non hanno fatto latino) è che finalmente torna un po' di coraggio su un argomento che è stato eluso, come ripetutamente è stato ricordato, e che viene eluso.

Io mi rifaccio a ciò che diceva l'onorevole La Spisa che ha, tra le righe, evocato una affermazione fatta l'altro giorno da Bandana Shiva in un'intervista a "La Nuova Sardegna" sul fatto che esistono alcuni beni comuni - bisogna capire di volta in volta quale la società decide sia il suo bene comune - e tra questi poneva l'acqua e l'istruzione.

Ed è vero, peraltro, mi richiamo all'onorevole Vargiu, che sia il centrodestra che il centrosinistra poi hanno finito per dire, con un gioco delle parti, anche cose simili. Ma ciò che unitariamente bisogna dire è se l'istruzione per la Sardegna è un bene comune e merita tutta la nostra attenzione e merita che ce ne prendiamo finalmente cura; perché in verità l'istruzione statale diffusa, uso "statale diffusa" non pubblica, perché pubblica è tutta, in Sardegna è un'acquisizione recentissima, risale a non più di quarant'anni fa.

Credo che chi ha la mia età ricordi di aver visto bambini delle medie di paesi dove non c'era la scuola media, c'era l'avviamento alla scuola media, che venivano deportati in case, in pensione, nei paesi dove la scuola media c'era. Questo noi non vorremmo che accadesse nuovamente, e può accadere. Quarant'anni sono pochissimi, quindi è possibile che una cosa che noi diamo per scontata poi, in realtà, non lo sia.

La Sardegna ha un grado di spopolamento tale che i dati che io vi ho dato, così non perdo neanche tempo ad illustrare alcune cose, evidenziano una perdita costante di quattro mila studenti all'anno. E' un processo iniziato diversi anni fa, ed è vero che, come è stato richiamato in una delle mozioni, ci sarebbero delle deroghe. Rispondo nel merito all'onorevole Amadu, noi abbiamo avuto deroghe in continuazione per quanto riguarda, ad esempio, gli standard e i parametri e per quanto riguarda, soprattutto, il sostegno per i portatori di disabilità. Questo ha fatto il Governo precedente. Allo stato attuale, noi troviamo abbiamo di fronte una deroga delle deroghe al punto che troviamo, e poi lascio i dati, una situazione ben paradossale, ad esempio, nella provincia di Nuoro. Nella scuola d'infanzia della provincia di Nuoro i bambini sono aumentati di 64 unità e, non di meno, le sezioni dell'organico di fatto sono diminuite di undici unità e i docenti sono a meno 63.

Significa che non si può assolutamente, questo è stato detto da tutti, applicare i parametri in termini ragionieristici e numerici, perché si scopre che anche nelle situazioni dove c'è un aumento di popolazione scolastica, poi abbiamo di fatto un taglio delle sezioni del personale. In effetti è stato detto dall'onorevole Davoli, spesso noi assistiamo a comportamenti, da parte delle rappresentanze dello Stato in Sardegna, un po' eccessive e forse talvolta più realiste del re. Noi abbiamo un tavolo aperto con la Direzione regionale, con il Ministero, con i sindacati e con le rappresentanze dei Comuni e delle Province. Dunque, abbiamo da una parte la necessità di procedere unitariamente a una rivendicazione, uso questa parola che potrebbe apparire quasi di parte, ma una rivendicazione non tanto e solo, come diceva Vargiu, perché ci sono condizioni particolari che valgono anche per altri temi, ma perché di fatto noi ci troviamo in una sorta di desertificazione che riguarda anche i contesti urbani.

Nei contesti rurali noi attualmente abbiamo settecento sezioni, settecento classi che hanno un parametro di frequenza inferiore rispetto al parametro minimo che già avevamo e, contemporaneamente, noi abbiamo nei contesti urbani il parametro che agisce su alcune scuole che hanno più di settecento alunni né più né meno come nei contesti rurali. Allora, effettivamente non è vero che venga applicata quella deroga che era prevista nella legge, non viene applicata affatto perché la riforma della Gelmini in realtà non è una riforma, e nella riunione degli Assessori regionali della pubblica istruzione, a qualsiasi parte politica appartenenti, ciò è stato ribadito. Anzi, devo dire che ho visto a quel tavolo molto più compatte le Regioni a maggioranza di centrodestra, perché avevano un mandato dei Consigli regionali, non soltanto un mandato delle loro Giunte. Sono arrivate, come dire, schierate a rivendicare eccezionalità per le loro Regioni, che magari hanno contesti montani.

Quindi, in questo momento io dico che finalmente, dopo dieci anni in cui si sono succeduti diversi Governi, o il tema si incentra sulla necessità che il sistema pubblico dell'istruzione in Sardegna perduri, o dobbiamo decidere che in questa razionalizzazione rimangono soltanto alcuni poli territoriali. Ed è una decisione che spetta a quest'Aula. O decidiamo davvero, con lo Stato, compattamente di rivendicare non solo parametri ma la discussione caso per caso, paese per paese, scuola per scuola, o è un tema che nel giro di tre anni ci vedrà totalmente perdenti, chiunque governi.

A questo si aggiunga che il taglio che ha riguardato quest'anno la Sardegna, e che attiene soprattutto alla scuola dell'infanzia e alla scuola primaria, riguarda una serie di operatori che erano tutti sostegni di tipo psicopedagogico, ad esempio, oppure coordinatori didattici; sono stati tagliati tutti, sono stati assolutamente, onorevole Moro, tagliati tutti. Non è ancora entrato in funzione lo schema del maestro unico che già in Sardegna noi abbiamo avuto tagli sulle figure di sistema e che riguardano, complessivamente, a tutt'ora 93 bambini portatori di disabilità, nell'applicazione di un dettato ministeriale che penalizza la Sardegna dato che noi abbiamo il 2 per cento dei frequentanti le scuole pubbliche che sono portatori di disabilità.

Allora, io credo che questo Consiglio saggiamente possa decidere di intraprendere una battaglia comune e che questa odierna sia soltanto l'inizio di una discussione. Noi, come ben sapete, stiamo intervenendo nella qualificazione della didattica, vi ho portato anche i dati relativi all'attivazione dei laboratori di recupero pomeridiano. La regione Sardegna, come diceva l'onorevole Corrias, è agli ultimi posti sostanzialmente nei dati OCSE-PISA. Cioè, settanta quindicenni sardi su cento, in realtà, non sono in grado di svolgere un ruolo consapevole e attivo nella società per continuare ad apprendere per tutta la vita, perché non hanno la capacità e la competenza, in questo momento, di capire un testo fondamentale. E' vero che a lungo si è negata l'esistenza della bontà dei dati OCSE-PISA, adesso ne abbiamo preso atto. Noi avevamo promosso un intervento sulla qualificazione della didattica, per fare i laboratori di recupero in tutte le nostre scuole, ha aderito sostanzialmente il 97 per cento delle autonomie scolastiche, dovevamo sostanzialmente coprire il 20-25 per cento della popolazione scolastica; come vedete dai dati, nell'87 per cento delle scuole scrinate nei laboratori di recupero pomeridiano si è arrivati a coinvolgere il 50 per cento della popolazione scolastica sarda.

C'è bisogno dunque di un intervento sistemico; quest'anno noi lavoreremo anche sulla qualificazione della didattica per i portatori di disabilità, questo è un tema complessissimo. Io credo sia importante attivare anche un tavolo in Assessorato con tutti i soggetti interessati sulla qualificazione della didattica (non parlare soltanto della questione dell'integrazione), sulla qualità della didattica, come diceva l'onorevole Farigu, per i portatori di disabilità. In Sardegna abbiamo un'alta percentuale di disabilità che incide molto per cui credo che non sia necessario soltanto l'insegnante di sostegno. In Sardegna stiamo vivendo un'emergenza, non da oggi ma da almeno quindici anni. In questi ultimi anni è esplosa perché, in realtà, abbiamo personale in esubero, ma è anche vero che, nei contesti urbani, noi abbiamo classi composte non da dieci o quindici alunni, come qualcuno dice, ma da trenta alunni per aula. E' vero che in Sardegna abbiamo una percentuale di uno a venti che è globalmente soddisfacente, ma in alcune realtà, lo ribadisco, vi sono trenta alunni per aula.

Concludo dicendo che il nostro intervento, in questo momento, è assiduo e continuo tant'è vero che siamo stati citati sia da "Il Sole 24ore" (, un giornale non bolscevico come è stato ricordato) sia da "Il Corriere della Sera" come la Regione che in questo momento sta intervenendo con finanziamenti a sistema, nel bilancio ordinario, certamente tra le più virtuose in Italia. Gli esiti di questa azione noi non li dobbiamo attendere tra un anno, ciò che si investe nella scuola matura nel giro di due, tre, quattro anni.

E' vero comunque, per richiamare l'onorevole Caligaris, che sostanzialmente, anche se come Regione interveniamo con questa generosità e con questa forza, se lo Stato - come dire - disattiva la sua presenza, non possiamo comunque assolutamente surrogare. Di conseguenza io sono convinta che dal ministro Gelmini noi dobbiamo andare compatti, non è pensabile che immaginiamo di andare divisi, saremmo troppo deboli, e in verità (l'onorevole Serra citava un episodio di alcuni secoli fa), uno dei limiti che abbiamo sempre avuto nella interlocuzione con gli Stati centrali che si sono succeduti è stato quello appunto di andare sempre perennemente in pochi, divisi, antagonisti e litigiosi l'uno con l'altro.

Noi, Regione, Comuni e Province abbiamo chiesto - di essere ricevuti urgentemente e di tenere questa discussione perennemente aperta; abbiamo chiesto al direttore regionale della Pubblica istruzione di non essere così affrettato nell'applicare, anche prima del necessario, quanto il Ministro chiede; e ancora, di continuare - e vi prego, da questo punto di vista, di esprimervi anche voi -ad avere deroghe per quanto riguarda i portatori di disabilità, deroghe che all'inizio di quest'anno scolastico non sono state garantite. Vi ringrazio per la vostra attenzione.

PRESIDENTE.

I presentatori delle mozioni hanno facoltà di replicare. Il tempo a disposizione per la replica è dieci minuti.

Ha domandato di replicare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (F.I.). Presidente, nell'illustrazione della mozione, che ritengo sia stata chiara, ho posto una serie di quesiti, soprattutto di natura politica. Ora,, nonostante l'impegno in Aula dell'Assessore che ha fornito una serie di dati e di indicazioni più che altro di carattere burocratico, rimane il vuoto politico in questa vicenda, rimane la totale assenza di iniziative che, evidentemente, al momento debito avrebbero dovuto determinare una situazione più leggera rispetto a ciò che si sta verificando nell'ambito della cosiddetta razionalizzazione della scuola.

Pertanto rimangono ferme le valutazioni che noi abbiamo espresso, ritengo con estrema chiarezza, nella mozione e quindi esprimiamo una chiara insoddisfazione rispetto alle risposte formulate. È chiaro che sarebbe auspicabile una volontà unanime del Consiglio, ma se questo non dovesse verificarsi noi insistiamo perché venga votata la nostra mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Presidente, abbiamo cercato di verificare, personalmente ci ho provato, la possibilità di pervenire ad un ordine del giorno condiviso. Mi sono reso conto, per i contatti avuti, che non sussistono le condizioni, perlomeno le possibilità sono abbastanza labili e difficili da concretizzare.

Io continuo a pensare, visto l'argomento che abbiamo alla nostra attenzione, che ciò costituisca in ogni caso un errore; però, anche alla luce dell'intervento svolto adesso dall'onorevole Amadu, credo che si debba procedere alla votazione delle mozioni. Ribadisco comunque che la problematica relativa alla pubblica istruzione, alla scuola, deve restare all'attenzione del Consiglio regionale anche nel futuro. Nel merito sottolineo che la mozione numero 191, di cui sono primo firmatario, limita i giudizi politici e bada molto alla sostanza dei fatti, mentre la mozione numero 179, sotto questo profilo, ricerca responsabilità in cose del passato ed entra nel merito di alcuni aspetti eccessivamente specifici rispetto ai quali poi magari rischieremmo un dibattito che non sarebbe produttivo e che potrebbe creare una ulteriore spaccatura all'interno del Consiglio.

Presidente, pertanto, credo sia opportuno procedere direttamente alla votazione delle mozioni.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle mozioni numero 191 e 179. Procediamo alla votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa)

PRESIDENTE. E' in votazione la mozione numero 191.

Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Gruppo Misto).Presidente, noi sulle due mozioni ci asterremo per un motivo che ritengo sia facilmente comprensibile da parte dei colleghi.

Se questo Consiglio regionale si fosse dotato della legge sull'ordinamento scolastico avrebbe difeso tutti i posti di lavoro che oggi sono a rischio. Avremmo una possibilità per difenderli ancora, perché in altre circostanze questo Consiglio ha invertito l'ordine del giorno e ha portato provvedimenti urgenti in Aula. Viceversa in questo Consiglio si è ritenuto che fosse più urgente portare la legge urbanistica, come in altre circostanze è stato ritenuto più urgente portare un altro provvedimento.

Se questo Consiglio non vuole andare dalla Gelmini a chiedere, ma vuole aprire con lo Stato, valendosi della sovranità di cui gode, una trattativa seria, deve portare in Aula una norma stralcio sull'ordinamento scolastico. E lo può fare, lo può fare! Il resto ha tutto il sapore di una questione strumentale.

Mi perdoni qualche collega che ho sentito in quest'Aula, ma vorrei ricordare che ci sono stati Ministri iscritti, culturalmente, ad un'area solidarista, che per due anni hanno parlato sulla scuola come potrebbe parlare l'amministratore delegato di Mediobanca, che nel progetto di legge sul federalismo firmato da Padoa-Schioppa per la prima volta è entrata in Italia l'idea che la scuola potesse essere fatta di scuole regionali non riallineate.

Non si può essere subordinati a logiche di duro capitalismo, duro quando si governa e da dimenticare quando non si governa. C'è stato un momento in cui "L'Unità" sembrava l'organo della Confindustria rispetto alla scuola e quando, durante la campagna elettorale, la circolare del 1º febbraio ha tagliato 900 cattedre in Sardegna, nessuno si è alzato a dire che era una clamorosa ingiustizia.

A noi di tutto questo interessa veramente poco; siamo pronti a votare immediatamente (domani portatela in Aula, avete la possibilità di farlo) la leggina sull'ordinamento scolastico: ci difendiamo con le leggi senza chiedere il permesso ad un Ministro della Repubblica.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 191.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AGUS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - ESPA - FADDA - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO - UGGIAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - CHERCHI Oscar - CONTU - FARIGU - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILERI - PITTALIS - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - SANJUST - SANNA Matteo.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CAPELLI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - LAI Renato - LIORI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MILIA - PISANO - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 73

votanti 60

astenuti 13

maggioranza 31

favorevoli 42

contrari 18

(Il Consiglio approva).

E' in votazione la mozione numero 179.

Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (Forza Italia). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 179.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LAI Renato - LICANDRO - LOMBARDO - MARRACINI - MILIA - MORO - PETRINI - PILERI - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: AGUS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALLEDDA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - ESPA - FADDA - FRAU - GESSA - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CALIGARIS - CERINA - MANINCHEDDA - UGGIAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 70

votanti 64

astenuti 6

maggioranza 33

favorevoli 28

contrari 36

(Il Consiglio non approva).

Il Consiglio è riconvocato per domani, mercoledì 24, alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 14 e 03.