Seduta n.372 del 24/02/1999
Seduta CCCLXXII
(Antimeridiana)
Mercoledì 24 Febbraio 1999
Presidenza del Presidente Selis
indi
del Vicepresidente Zucca
La Seduta è aperta alle ore 10 e 46.
PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di lunedì 1 febbraio 1999 (368), che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Franca Cherchi e Paolo Fois e il Presidente Palomba hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 24 febbraio 1999.Poiché non ci sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
Presidente. Comunico che è pervenuta alla Presidenza la seguente proposta di legge:
Dal consigliere DIANA: "Norme per la disciplina dell'attività professionale del turismo ambientale escursionistico". (500)
(Pervenuta il 19 febbraio 1999 ed assegnata alla sesta Commissione.)
Discussione dell'articolo unico della proposta di legge nazionale Marrocu - Diana - Obino: "Modifica alla Legge 11 febbraio 1992, n. 157 'Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio'" (21)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'articolo unico della proposta di legge nazionale numero 21, essendo stata conclusa nella precedente seduta la discussione generale e votato il passaggio all'esame dell'articolo.
Si dia lettura dell'articolo 1.
PIRAS, Segretario:
Art. 1
Modifica dell'articolo 18
della Legge 11 febbraio 1992, n. 157
1. Al comma 2 dell'articolo 18 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157, il periodo "I termini devono essere comunque contenuti tra il 1° settembre e il 31 gennaio dell'anno nel rispetto dell'arco temporale massimo indicato al comma 1" è sostituito dai seguenti: "Le modifiche sono autorizzate a condizione che le specie non siano cacciate durante il periodo della nidificazione, né durante le varie fasi della riproduzione e della dipendenza. Quando si tratta di specie migratorie le modifiche sono autorizzate a condizione che le specie non vengano cacciate durante il periodo della riproduzione e durante il ritorno al luogo di nidificazione.".
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati 3 emendamenti. Se ne dia lettura.
PIRAS, Segretario:
PRESIDENTE. Gli emendamenti sono stati illustrati nella relazione generale. Il relatore è d'accordo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. La Giuntaconcorda
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (Progr. Fed.). Intervengo per dichiarare la mia contrarietà all'emendamento numero 1, in quanto snatura il contenuto della proposta di legge nazionale numero 21 da me sottoscritta e reintroduce un termine fisso, mentre la proposta originaria prevedeva che fosse lasciata la possibilità di individuare i periodi di caccia in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali regionali, sulla base di valutazioni scientifiche. Questo sarebbe dovuto avvenire, in base alla proposta originaria, a seguito di una valutazione scientifica, con un parere dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica e non sulla base di una data fissata sul calendario.
Per cui annuncio il mio voto contrario su questo emendamento e, laddove questo emendamento venisse approvato, io chiedo, per quello che può significare tecnicamente (mi rendo conto nulla, ma sul piano politico ho interesse a farlo), che venga ritirata la mia firma dal progetto originario, laddove venisse approvato l'emendamento numero 1.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.).Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, comprendo e non condivido, ovviamente, i motivi esposti dal collega Diana, ma intervengo per approfittare di questa rapida discussione per ricordare, a chi ieri sera ha parlato dopo di me, in sede di discussione generale, che sia questo emendamento che gli altri emendamenti sono e rimangono l'unica via obbligata, non certo quella desiderata, per riaffermare la nostra potestà primaria di legiferare in materia di ambiente; ma soprattutto per riacquisire, seppur in modo non particolarmente soddisfacente, una parte di quella tanta autonomia costantemente vilipesa, e vilipesa non solo per la legge sulla caccia ma per decine e decine di leggi, forse anche di più, che in questa legislatura il governo nazionale ci ha rinviato senza reali motivi, calpestando sempre la nostra autonomia.
Quindi non è che io voglia portare via di bocca il pane politico a chi ha sempre, per colore politico, battuto su questo tasto, e questo tipo di polemica penso sia meglio che qualche collega se lo risparmi, perché è la pratica dei fatti che ci obbliga a seguire questa via per riacquisire la nostra autonomia fintanto che un nuovo parlamento regionale, con una vera e una capace volontà, riesca ad acquisire quella autonomia di cui in cinquant'anni si è sempre parlato, se ne festeggia il cinquantesimo, ma la pratica dei fatti ha dimostrato che non ne godiamo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Piras. Ne ha facoltà.
PIRAS (Popolari). Brevemente, per dire che sono d'accordo su tutti e tre gli emendamenti, ma soprattutto per invitare non solo gli amici e i colleghi che sono qua dentro, ma me stesso, e tutti i gruppi politici a premere sui nostri parlamentari affinché questa legge venga portata veramente all'attenzione del Governo nazionale. Non vorrei che fosse il solito specchietto per le allodole di campagna elettorale, perché io sono convinto che se la Giunta (?)non porta questo provvedimento subito all'attenzione, non credo che i cacciatori ci caschino un'altra volta. Sappiamo benissimo come la pensa in materia di caccia il Ministro Ronchi, ecco perché invito tutte le forze politiche a sollecitare i parlamentari sardi affinché questa legge venga portata all'attenzione del Governo nazionale.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi lo mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione a scrutinio segreto (?)
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 21.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
balletto (F.I.). Voglio esprimere a nome del Gruppo Forza Italia il voto favorevole per questa legge che, nelle sue finalità, intende intervenire per modificare l'articolo 18 della legge 157 del 1992, la legge nazionale che disciplina l'intervento della caccia sull'intero territorio nazionale. Io penso che con questa proposta di legge di iniziativa regionale si cerca di restituire alla Sardegna un diritto di cui è stata privata e che, ancorché la Regione sarda abbia impugnato nelle sedi competenti il provvedimento governativo con il quale la legge regionale che stabiliva il calendario venatorio era stata bocciata, lo Stato ha manifestato, attraverso la sentenza della Consulta, un occhio particolarmente malevolo nei confronti della nostra regione. Io penso che sia un atto di sottomissione, così come è stato già sottolineato da qualche collega, che la Giunta, il governo regionale, e il Consiglio rendono allo Stato che, evidentemente, ha ritenuto di dover negare quelle prerogative di autonomia e di specialità che invece il nostro Statuto ci riconosce, nel momento in cui ha ritenuto illegittimo il calendario venatorio che disciplinava una durata in difformità rispetto a quella prevista dall'articolo 18 della legge nazionale. Questo lo dico, e me ne rincresce, e con questo voglio anche sottolineare - ancora una volta, se ce ne fosse bisogno - qual è l'ininfluenza e l'incapacità di questo Governo regionale di sottolineare presso il Governo nazionale, che pure ad esso è omologo, le esigenze vere e reali nei nostri cittadini.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
bonesu (P.S. d'Az.). Voterò a favore di questa proposta di legge, ma senza le attese che magari altri hanno. Io ritengo che quelle norme speciali per la Sardegna si giustificassero per una situazione particolare; portate a Roma chiaramente perdono gran parte della loro valenza, per cui difficilmente il Parlamento approverà la proposta di legge. Penso che il Consiglio faccia bene ad approvare la proposta, perché praticamente non ha nessun'altra via, però, credo che sarebbe ingannare i cacciatori dire che con questa approvazione il problema della caccia a febbraio sia risolto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (Progr. Fed.). Ovviamente voterò a favore della proposta di legge, sia perché proponente e relatore e proponente degli emendamenti. Invece io confido e ho un senso positivo nel momento in cui voto a favore. La Sardegna è stata l'ultima Regione, o l'ultimo baluardo, così considera il Movimento venatorio, che è caduta rispetto alla possibilità di andare oltre il 31 gennaio. La Regione ha resistito sino alla Corte costituzionale, io credo che il Consiglio, approvando questa proposta di legge e portandola in Parlamento, abbia molte motivazioni per sostenerla. Ci sono gli studi scientifici che provano che i flussi dei migratori in Sardegna sono differenti rispetto al quadro nazionale; c'è una mozione, in questa direzione, per le deroghe alle Regioni che è stata già approvata a stragrande maggioranza dal Senato dalla Repubblica; c'è una direttiva comunitaria che, solo per un voto a livello comunitario, modificativa della direttiva che veniva citata nella precedente proposta, non è passata; c'è un movimento nazionale ed internazionale di modificazione, e questa proposta di legge si inserisce all'interno di questo movimento. Voglio ricordare all'Aula che in Francia e in Corsica l'attività venatoria alla selvaggina migratoria, a quelle specie che abbiamo indicato, prosegue sino al 10 marzo, e la selvaggina va in Corsica dopo che è passata in Sardegna. Per cui vi è un movimento internazionale, perché in Comunità europea c'è il problema, è stato precedentemente votato e solo per un voto non è passato, perché ci sono Stati come la Francia che spingono in quella direzione, in quanto la Francia sta pagando sanzioni in relazione al fatto che va sino al 10 marzo. Al Senato è passata già una mozione a stragrande maggioranza in quella direzione, io credo che la spinta che può venire da una proposta di legge come quella regionale può essere un fatto significato. E del resto, come ho detto nella premessa, è un atto di coerenza del Consiglio regionale, rispetto ad una legge che il Consiglio Regionale ha approvato a stragrande maggioranza, con un solo astenuto, nel dicembre 1996, che prevedeva il 28 febbraio.
Ci faremo carico, almeno per quanto mi riguarda mi farò carico di coinvolgere i parlamentari sardi, di coinvolgere i partiti a livello nazionale con la speranza che questa proposta di legge possa essere portata a termine. Non è una proposta di legge che tende a illudere il movimento dei cacciatori; i cacciatori sanno che è una battaglia difficile, lo annunciano in tutti i comunicati, ma è una battaglia che noi riteniamo vada combattuta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Boero per dichiarazione di voto.
BOERO (A.N.). Rapidamente, signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, ovviamente anche la mia dichiarazione di voto non può che essere favorevole, ma desidero esprimere una speranza - certezze nella vita non ce ne sono per nessuno - che deriva dal fatto che il Senato, dove il Ministro dell'Ambiente Edo Ronchi dovrebbe contare una maggioranza decisamente più ampia che al Parlamento - questa non è un'opinione ma è un dato di fatto - ha approvato una mozione che vede tra i primi firmatari tra l'altro il senatore Specchia e il senatore Giulio Maceratini, insieme ad altri gruppi politici, proprio perché il Governo approvi una successiva modifica che ridia nuovamente alle Regioni - sottolineo alle Regioni, per chi vuole intendere - quella potestà che la legge numero157 nega. E quando nel Senato si è raggiunta una maggioranza di questo genere c'è una opinione politica globale, e non più a divisione tra poli e via dicendo, che deve dare giustizia in senso federalistico, proprio partendo dalla caccia a quel federalismo che tutti i gruppi politici ormai cercano di portare avanti nel pratico. E` da questa considerazione che nasce la speranza, e non certezze, perché la politica riserva tante sorprese. E comunque il cammino deve essere questo, impegnando semmai la Giunta, il Consiglio, ormai a termine di legislatura, forse questo non è possibile, chi eventualmente siederà su questi banchi nella prossima legislatura, se del caso, a ricorrere fino alla Corte dell'Aia, per veramente e consapevolmente difendere i nostri sacrosanti diritti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto.
PITTALIS (F.I.). Molto brevemente, perché la posizione del Gruppo di Forza Italia l'ha già rappresentata il collega Balletto. Noi sosterremo questa proposta di legge nazionale, ma dobbiamo anche evidenziare la nostra totale insoddisfazione per il modo in cui ancora una volta è stata tradita, direi vilipesa, l'autonomia della nostra Regione. E qui i signori della sinistra non debbono fare certamente lezioni di morale, perché se oggi non è possibile esercitare la caccia nei tempi e nei modi in cui il Consiglio regionale aveva appunto previsto, una responsabilità precisa è del Governo ulivista nazionale. La legge regionale è stata ritrasmessa al Consiglio regionale e poi tutti sappiamo come sono andate le cose. Allora non bisogna prendere certamente in giro i cacciatori e le associazioni dei cacciatori, perché con questa proposta di legge nazionale non si risolve il problema, ma lo si rimanda a Roma, ed è inutile anche dire, onorevole Marrocu, che bisogna sensibilizzare i parlamentari sardi, lei avrebbe dovuto sensibilizzarli prima, perché sono della sua parte politica. Ed allora, onorevole Marrocu, non continuiamo su questi problemi a prendere in giro i cacciatori e le associazioni dei cacciatori, questo è uno sforzo che abbiamo fatto in Consiglio regionale, uno sforzo che però non dà adeguata risposta al problema appunto posto dai cacciatori.
Allora noi lo sosterremo, faremo le nostre battaglie; certo è che il Ministro dell'Ambiente che già ha dato prova di scarsa considerazione dell'autonomia regionale a proposito della questione Parco del Gennargentu, noi certamente vigileremo, perchè anche su questa questione le pretese di un ministro che ha già detto che si sarebbe passati sul suo corpo prima di ritirare l'intesa Stato - Regione sul Parco del Gennargentu, bene noi inviteremo Ronchi in Sardegna, da veri democratici, per fargli capire che nessuno qui in Sardegna ha ancora l'anello nel naso.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto.
AMADU (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, mi fa piacere sentire dai vari settori di questo Consiglio un atteggiamento propositivo e favorevole a che finalmente un problema che non è certamente di vitale importanza per l'economia della Sardegna, ma che indubbiamente incide nella cultura e nel mondo sociale della Sardegna, venga affrontato con la giusta determinazione. Noi sosteniamo i provvedimenti che vengono proposti perché riteniamo che vadano nella direzione giusta, perché vadano nella direzione per altro che già a livello di Unione Europea si segue, perché la visione della caccia non sia condizionata totalmente da un atteggiamento basato più su ambientalismo ideologico, ma che sia basato invece su altri elementi, obiettivi.
Dobbiamo dire che queste decisioni del Consiglio regionale, francamente, arrivano in ritardo. Arrivano quando l'annata venatoria si è conclusa, quando i cacciatori hanno pagato le tasse che avrebbero dovuto pagare prevedendo un periodo più lungo dell'esercizio venatorio, quindi arriva in un periodo fuori tempo massimo rispetto all'attualità. E sentire in quest'Aula le maggiori forze politiche, più numerose, non solo in quest'Aula, ma anche in Parlamento, che assumono impegni nel senso che abbiamo detto, mi pare che sia positivo, però bisogna aspettare e vedere i risultati. Dicevo, ieri, in seno alla delegazione che ha ricevuto le associazioni dei cacciatori e i rappresentanti liberi dei cacciatori, che il problema a questo punto non risiede più in Sardegna, ma risiede in altra sede, risiede nel Parlamento nazionale. Ed è proprio lì che io voglio vedere se i buoni propositi indicati in quest'Aula dalle maggiori forze politiche sapranno farsi valere, sapranno incidere, sapranno dare risposte positive. Io credo che sia ora di smetterla con la demagogia, che sia ora di smetterla di calpestare i diritti di chicchessia.
Dobbiamo assumere decisioni serie, sostenerle seriamente nelle sedi opportune senza diritti di primogenitura; debbo rilevare, colleghi consiglieri, l'atteggiamento estremamente responsabile di tutte le associazioni dei cacciatori che ieri, in un clima di grande unità, invocando la pacatezza del dibattito e soprattutto il senso di responsabilità nell'affrontare questo problema, hanno richiamato all'unità di tutti, alla convergenza di tutti sulla soluzione del problema che è stato dibattuto.
Quindi, prendendo atto della positività che emerge in quest'Aula, noi siamo convinti che si possano raggiungere risultati, e quindi, con convinzione, approviamo queste proposte, e poi impegniamo tutti quelli che possiamo impegnare perché, a livello di Parlamento nazionale, si raggiungano i risultati auspicati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (Gruppo Misto). Presidente, solo per dire che aggiungiamo la nostra voce, come abbiamo fatto del resto in Commissione e con le associazioni dei cacciatori, all'approvazione di questa legge.
Volevo dire solo due parole su questa rincorsa a sollecitare il Parlamento della Repubblica ad approvare le modifiche che noi proponiamo; questo non riguarda la maggioranza, non riguarda un partito, non riguarda una maggioranza, non riguarda un opposizione, riguarda tutti complessivamente, ognuno di voi deve fare l'autocritica in questo campo se non è capace di impegnare i propri Gruppi parlamentari, compreso te Amadu, di impegnare i propri rappresentanti nel Senato e nel Parlamento della Repubblica a sostenere le rivendicazioni dei cacciatori sardi che sono giuste, sacrosante. Se facciamo questo unitariamente credo che lo scetticismo in questa Assemblea può anche diminuire, pur essendo in prossimità del rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna.
L'altra questione è che la Giunta regionale deve riconsiderare la politica venatoria nell'uso del balzello che si paga, perché questo fu stabilito per procedere ad una sorveglianza più intensa contro il bracconaggio e per il ripopolamento, due cose che in Sardegna non si fanno, o si fanno soltanto parzialmente, per cui si continua a depauperare le risorse e il patrimonio della selvaggina nobile stanziale, e non solo, e non si procede ad un ripopolamento; noi abbiamo intere zone dell'isola dove non c'è più selvaggina, queste sono le cose da fare.
Credo che siano giacenti, a meno che non le abbia incamerate per altre questioni, per altri investimenti la Giunta regionale, decine di miliardi, che possono essere utilmente impiegati in questo campo e in questo campo dare anche qualche posto di lavoro a cittadini sardi, a giovani sardi che sono alla ricerca spasmodica di un modo di vivere dignitoso.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione palese, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 21.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BERRIA - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FEDERICI - FERRARI - FLORIS - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LADU - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Pietro - ZUCCA.
Risponde no il consigliere: DIANA.
Si è astenuto: il Presidente SELIS.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 64
Votanti 63
Astenuti 1
Maggioranza 32
Favorevoli 62
Contrari 1
Il Consiglio approva.
Votazione e approvazione della mozione Bonesu - Sanna Giacomo - Serrenti sulla sovranità del popolo sardo (173)
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi lo stato dei lavori; passiamo alla mozione 173: Bonesu, Sanna, Serrenti sulla sovranità del popolo sardo. Ricordo ai colleghi che ieri l'abbiamo esaminata punto per punto, emendata in base agli emendamenti in un dibattito in Aula, siamo in sede di votazione, avevamo sospeso perché alcuni Gruppi avevano chiesto il tempo per riesaminarla. Ricordo ai colleghi che possono essere consentite solo dichiarazioni di voto sulla mozione Bonesu, Sanna, Serrenti, sulla sovranità del popolo sardo, numero 173.
Ha domandato di parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.
MACCIOTTA (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, nell'ambito della discussione generale che si è svolta su questa mozione credo di aver illustrato a sufficienza il mio parere in tema di sovranità intesa in senso stretto, sulla base di quanto è, a stragrande maggioranza, riportato nella dottrina relativa dai giuristi e dai costituzionalisti; non ritorno su quanto detto e motivato in quella sede.
In questo momento, dopo aver considerato attentamente sia il dibattito che si è svolto ieri sugli emendamenti e sia la nuova formulazione della mozione che da questo dibattito è scaturita, non posso che esprimere il mio voto contrario a questa mozione così come è formulata, e ne sottolineo soltanto due motivazioni. La motivazione è che in due passi della mozione il termine di sovranità è usato e attribuito in senso improprio, per quanto prima dicevo, ma è soprattutto non votabile da me il dispositivo finale della mozione quando dà per scontato che nell'ambito di uno stato federale la sovranità appartiene ugualmente allo stato federale centrale e agli stati membri, quando è chiaramente riportato in dottrina che negli stati federali la sovranità in senso stretto attiene soltanto allo stato federale.
L'altra cosa criticabile, anche della formulazione su cui si è trovato l'accordo del dispositivo, è quando si proclama arbitrariamente, a mio avviso, questa sovranità, addolcendo questa dichiarazione col fatto che questa sovranità si eserciterà nell'ambito di uno stato federale, che è futuribile, ancora da compiere e non è possibile che nessuno stato membro, nel futuro stato federale, si arroghi in partenza il diritto di dichiarare comunque la propria sovranità, quasi che condizionasse chi sarà preposto dal punto di vista costituzionale a dibattere e a istituire uno stato federale. Per questi motivi dichiaro il mio voto contrario alla mozione e credo di essere in perfetta coerenza, con quanto anch'io ho contribuito a formulare nel documento finale dei lavori della Commissione speciale per la riforma dello Statuto e delle proposte al Parlamento, votate, se non ricordo male all'unanimità da questo Consiglio, in cui affermazioni di questo tipo non erano assolutamente comprese.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, riconosco che il Gruppo sardista, ma credo in modo particolare l'onorevole Bonesu, è capace di proporre questioni politiche molto interessanti e anche stimolanti per provocare dibattiti nel Consiglio regionale, non sempre felicemente unitarie, ma tuttavia questo ruolo credo che l'abbia assolto, dal suo punto di vista, in modo egregio.
Ci sono, in questa mozione, a cui non ho potuto dare il mio modestissimo contributo in sede di discussione generale, perché ero assente dal Consiglio per ragioni strettamente personali, l'avrei fatto allora, l'avrei fatto in modo anche più ampio di quanto non possa fare in una dichiarazione di voto.
Rilevo solo alcune questioni brevissimamente, con poche parole, per dire che l'impianto probabilmente avrebbe dovuto avere anche degli altri riferimenti, per esempio un'autocritica delle classi dirigenti sarde che non hanno saputo, in questo quadro, elevare il suo popolo e le sue istituzioni in una dignità maggiore di quanto non sia avvenuto nel corso del cinquantennio.
Credo che l'autocritica dovrebbe anche rivolgersi al passato, non solo al periodo prearagonese eccetera, per esempio imputando alle classi dirigenti e alle classi possidenti sarde la responsabilità di avere chiesto la fusione perfetta e di avere trascinato, dietro questa richiesta velleitaria e penalizzante per la Sardegna, anche una parte numerosa di cittadini del Comune di Cagliari e del Comune di Sassari, quando fu chiesta questa fusione perfetta che determinò un aggravio delle imposte per le terre sarde, per la coltivazione, per il possesso delle terre sarde, per il suo allevamento eccetera.
Com'è possibile accettare che il Parlamento della Repubblica, per quanti difetti possa avere, e qui ritorna parafrasando la frase che è stata detta e che ormai è diventato storico, che il regime democratico non è un buon regime e tuttavia non se ne conosce un altro migliore di questo, così potremmo dire per il Parlamento della Repubblica italiana, può darsi che abbia tanti difetti ma non ce n'è uno migliore, ed è il Parlamento della Repubblica, il Parlamento repubblicano che ha concesso alla Sardegna i poteri dello statuto autonomistico. Sono ancora una volta le classi dirigenti sarde, in questo frangente la responsabilità ricade sui governi, sulle maggioranze che hanno diretto la Regione sarda, le sue istituzioni a non aver raggiunto i risultati sperati e auspicati dal popolo sardo.
Ancora, com'è possibile dichiarare la sovranità della Sardegna, delle isole adiacenti e del suo mare, cosa faremo? Una flotta di navi da guerra o chiederemo in prestito ad altri Paesi a vigilare le acque internazionali e le eventuali piattaforme continentali? Credo che la sovranità al popolo sardo, nelle forme che saranno decise dal Parlamento della Repubblica possa essere concessa in modo molto più ampio di quanto non sia oggi, attraverso uno stato federale e tuttavia salvaguardando pienamente l'unità di questo nostro Paese, compresa la Sardegna.
Per questi motivi, molto sommariamente per le cose che ho detto, noi ci asterremo dal votare questa mozione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Volevo dire che il Gruppo popolare vota la mozione 173 e la vota anche perché il dibattito di ieri ha riportato a chiarezza alcuni punti della mozione stessa, e debbo dire anche che è stata in qualche modo "spurgata" di certa terminologia un po' avanzata; il termine genocidio mi pareva un po' fuori luogo in una mozione elevata di questo tenore, però il voto favorevole non mi esime da fare qualche brevissima riflessione. La prima è questa: che c'è in questo momento, nel Paese, un rifiorire di un certo federalismo parlato, un dibattito nazionale che è molto arretrato rispetto addirittura alle ultime determinazioni della Bicamerale, la Bicamerale prima di essere sciolta, di aver terminato in maniera così ingloriosa i suoi lavori aveva comunque individuato, anche col concorso nostro, del Consiglio regionale, dei punti di riferimento per le regioni a Statuto speciale.
Il dibattito che si sta svolgendo in questi giorni e in questi mesi, per una ripresa della grande riforma in senso federale dello Stato, io dico che ci riporta in maniera molto pericolosa ad una sorta di omologazione con tutte le regioni italiane, sta lentamente scomparendo la caratura di Statuti speciali, di regioni a Statuto speciale, per dare a tutte le regioni italiane lo stesso ordinamento, per omologare in uno Stato federale tutte le regioni; le prime avvisaglie di questo sono la dichiarazione che gli Statuti delle regioni devono essere approvati con legge costituzionale, che si interviene nella forma di governo nei sistemi elettorali di tutte le regioni, e mi pare che di fatto, da questo dibattito, noi potremmo essere risucchiati in una sorta di omologazione che ci fa tornare alle stagioni, alla storia della fusione perfetta, alla storia preautonomistica.
Però c'è anche una sorta di federalismo mal praticato, che si sta praticando esattamente in queste settimane e in queste ore, c'è una ripresa e un'aggressione mai vista delle burocrazie ministeriali nei confronti della stessa capacità legislativa della Regione, basta vedere la quantità e anche le motivazioni che stanno alla base delle leggi rinviate, c'è un attacco alla capacità programmatoria della Regione, bene ha fatto la Giunta Regionale a respingere il tentativo, non so se questo sforzo della Giunta poi approderà a buon fine, ma anche questo è uno degli atti più gravi che si siano consumati, che si possano consumare in questi mesi, in questi anni; c'è un attacco alla programmazione regionale quando si decide la programmazione dei fondi comunitari, quelli del primo quadro comunitario di sostegno, e naturalmente predisponendosi anche alla programmazione del prossimo quadro comunitario di sostegno in sede ministeriale, non più in sede regionale, essendo la Regione solo in qualche modo aggregata a decisioni che si portano a Roma.
Le vicende dell'intesa Stato - Regione le stiamo vivendo in queste ore, certo che la Regione firmerà e dovrà firmare, però sappiamo che il percorso è molto difficile, che è irto di ostacoli e comunque che c'è una disponibilità abbastanza esigua da parte dello Stato a riconoscere la specialità della Sardegna in termini non solo di capacità legislativa, ma in termini di adeguamento degli standard infrastrutturali ed economici della Sardegna al resto del Paese. Siamo espulsi dall'Europa e la nefasta legge elettorale che ci aggrega alla Sicilia impedirà ancora una volta, nei prossimi mesi, alla Sardegna di avere rappresentanti in Europa. Insomma siamo di fronte a un declino storico e culturale molto preoccupante, dal quale a mio parere occorre riprenderci. Occorre forse ritrovare un terreno comune.
Presidenza del Vicepresidente Zucca
(segue MARTEDDU) Io so perfettamente che queste riflessioni, anche in conclusione di legislatura manifestano tutta la loro debolezza, so anche che il bipolarismo, quello che noi stiamo cercando di mettere in piedi in Sardegna, in maniera molto imperfetta, è molto simile più agli schemi nazionali della vita politica, dell'agire politico e degli schieramenti politici, che non a radicare in Sardegna una nostra visione peculiare e particolare della politica.
Nonostante questo credo che partendo da questa mozione, che il Gruppo del Partito Sardo d'Azione ha messo in piedi e ci ha richiamato tutti ad una riflessione importante e autentica, credo che forse, al di là dei due schieramenti, al di là del fatto che uno dei due schieramenti sarà vincente e l'altro perdente, occorrerà trovare un terreno comune per la prossima legislatura su questi temi, partendo dal concetto che viene espresso di sovranità e avendo la certezza e la consapevolezza che occorre su questo tema una svolta davvero forte e una svolta davvero storica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, chi si attendeva, con riferimento a questa mozione, un muro contro muro, una contrapposizione frontale tra il Gruppo di Alleanza Nazionale e questa mozione, e quindi il Gruppo Sardista, credo che abbia avuto modo di ricredersi, perché in realtà noi ci siamo adoperati, dopo averne valutato compiutamente il contenuto, per individuare quello che può essere l'obiettivo da raggiungere, perché una dichiarazione, indipendentemente dalla affermazione che si tratti di dichiarazione solenne o non solenne, ha efficacia se tende ad un risultato.
A nostro giudizio una mozione di questo genere avrebbe un significato soltanto se fosse volta a chiarire, una volta per tutte, che non si vogliono fare dichiarazioni di indipendenza della Sardegna, ma che si vuole collocare la Sardegna in un assetto federale dello Stato, cioè in un assetto federale della Repubblica italiana.
Al di là delle espressioni, al di là delle formule usate, al di là della fretta con cui le formule sono state usate e sono state modificate, non v'è dubbio che dalla mozione si trae il convincimento che l'assetto che si vuole per il futuro della Sardegna è quello di uno Stato Federale e quindi dell'inserimento in un assetto di Repubblica federale.
Certo, il problema circa lo sdoppiamento della sovranità esiste, è stato affrontato in dottrina e non solo in dottrina, però noi viviamo in un'epoca in cui quote consistenti di sovranità nazionale dello Stato vengono delegate all'Unione Europea. Ho già detto durante la discussione generale di questa mozione che quando uno Stato rinuncia al diritto di battere moneta ha perso una grande quota di sovranità; viviamo cioè in un momento in cui si deve forse rivedere anche qualche concezione dottrinaria sul concetto della sovranità e considerare anche possibile che forse la sovranità può essere suddivisa tra soggetti che concorrono alla creazione di un medesimo organismo, così come si può concorrere, si può ripartire la sovranità tra Unione Europea e Stati nazionali, non vedo perché non si debba fare un ulteriore sforzo per verificare se non sia possibile anche lo sdoppiamento della sovranità in questo...(?). E' una materia che dovrà essere affrontata nel momento in cui si darà vita alla creazione dello Stato federale.
Però dal dibattito è emersa anche un'altra cosa, che c'è un disinteresse, che c'è stato un disinteresse di gran parte delle altre forze politiche su questo tema e che solo il Gruppo di Alleanza Nazionale ha cercato di dare un contributo per, non dico migliorare, ma per dare un senso compiuto a questa mozione.
Per esempio c'è una specie di richiesta sotterranea da parte della sinistra al Partito Sardo d'Azione di aderire alle loro coalizioni in vista delle elezioni, di elezioni a scatola chiusa. Noi abbiamo dimostrato che sappiamo dire le cose indipendentemente e a prescindere da questo, e soprattutto per quello che dirò fra poco. Evidentemente anche i movimenti che si richiamano in modo forte ai valori del sardismo devono imparare a parlare con tutti, compresa Alleanza Nazionale. Con noi può parlare e si deve parlare e quando si parla si capisce forse che le nostre posizioni sono per una costruzione e non sono mai per partito preso, ma sono sempre volte a creare le condizioni perché ci sia un autentico sviluppo della Sardegna.
Però debbo dire anche un'altra cosa: a noi non è piaciuto e non ci piace neppure oggi il modo e lo scopo con cui questa mozione è stata presentata. E' stato dichiarato da un alto esponente del Partito Sardo d'Azione che questa mozione veniva presentata per verificare dal punto di vista dei sardisti dove stavano i buoni e dove stavano i cattivi. Noi abbiamo dimostrato di non essere né buoni e né cattivi, contribuendo alla creazione di questa cosa, ma il tentativo di strumentalizzare questa mozione in vista delle elezioni regionali e della formazione delle coalizioni del Polo, oltre il Polo oppure del centrosinistra non mi soddisfano, queste cose non mi piacciono.
Pertanto, in conclusione di questo intervento, nonostante gli sforzi che abbiamo fatto, ogni componente del Gruppo è libero di votare questa mozione come meglio crede.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Ghirra. Ne ha facoltà.
GHIRRA (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi, a titolo personale voterò contro il documento frutto della proposta sardista e degli emendamenti di Alleanza Nazionale, proprio perché ritengo che il varo di questo documento sia stato frutto di un tatticismo di carattere tutto politico. Non mi convince che davanti ad un tema così serio, su cui il nostro Gruppo ha tentato, e anch'io personalmente, di dare un contributo fattivo per elaborare una piattaforma del Consiglio regionale di tipo unitario, si riduca la storia e la cultura ad ancelle della politica, perché le incongruenze presenti nel testo che fra poco il Consiglio voterà sono veramente notevoli. C'è una ricostruzione storiografica dubbia sul piano scientifico, ed io invito tutti noi a riflettere su come la riduzione della storia a serva della politica abbia sempre creato dei guasti nella vita dei popoli. La storia ha una dignità, ha una sua scientificità che va sancita.
Tutto il testo soffre di varie aporie, di varie incongruenze, né mi convince la dichiarazione solenne di sovranità unilaterale, né mi convince la sovranità sulle isole e anche su questa piattaforma. Io da questa piattaforma voglio scendere. Noi stiamo elaborando un documento politico sulla sovranità del popolo sardo nel quadro di una riforma federalista della Repubblica Italiana e dell'Unione Europea, non stiamo facendo dichiarazioni di carattere ottocentesco, di sovranità sul nostro mare, siamo in una realtà in movimento, siamo in una realtà in cui si sta costruendo una nuova statualità, perché è vero che c'è già una nuova sovranità diffusa, distinta e divisa, perché la sovranità è distinta e diffusa fra il popolo sardo e la Regione Autonoma della Sardegna, il Parlamento nazionale e l'Unione Europea, riportare schemi ottocenteschi nella discussione politica è ridicolo.
E` ben vero che qui è stato anche detto che questa mozione è stata presentata per costruire le alleanze delle prossime regionali, però non è pensabile questo tatticismo per cui sostanzialmente, questo lo riconosco a Masala, soltanto Alleanza Nazionale poi ha presentato delle modifiche al testo, gli altri Gruppi si sono sostanzialmente accodati; vediamo se votare a favore così ammicchiamo meglio i Sardisti o se votare contro, però attenzione perché così rompiamo.
Secondo me la politica non si fa così, mi sembra che si costruisca in modi più ampi, che si costruisca comunque sulla chiarezza e nettezza delle posizioni.
USAI (A.N.). Ciascuno la fa come può.
GHIRRA (Progr.Fed.). Per quanto riguarda il mio Gruppo, sarà il Capogruppo ad esporre la posizione; per quanto riguarda, me credo che il tema della sovranità del popolo sardo e del suo riconoscimento sia da parte del Parlamento della Repubblica, sia da parte dell'Unione Europea sia un tema serio sul quale occorre lavorare proprio mentre c'è un arretramento su questo piano, ma gli strumenti devono essere adeguati all'obiettivo.
Una mozione di questo genere non sposterà assolutamente la discussione in avanti, ma contribuirà ad abbassare il livello di sovranità del popolo sardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Presidente, colleghi, esprimo il mio pensiero, la mia opinione, il mio voto a titolo personale. Nonostante la modifica, o meglio l'aggiunta, l'integrazione della dichiarazione nella quale si è aggiunta l'espressione "da esercitare nella futura Repubblica Federale Italiana" a me pare ci sia questa duplicazione di sovranità, non può contemporaneamente esistere la sovranità dello Stato Italiano e la sovranità del popolo sardo.
Leggo la mozione "affermato il diritto del popolo sardo di essere artefice del proprio futuro, dichiara solennemente la sovranità del popolo sardo sulla Sardegna, sulle isole adiacenti, sul suo mare territoriale e sulla relativa piattaforma continentale da esercitare nella futura Repubblica Federale Italiana". Questa aggiunta sembrerebbe aver consentito il raggiungimento di un compromesso per dare alla mozione stessa la possibilità di ottenere maggiori consensi. Appare in questa mozione questa sovranità del popolo sardo, ma noi la vogliamo sul serio la sovranità del popolo sardo sul territorio indicato nella mozione? E` questo che mi chiedo. Vogliamo veramente la sovranità del popolo sardo su questo territorio indicato nella mozione? Sovranità ha un significato piuttosto ampio; vogliamo avere la sovranità, ma vogliamo che permanga l'articolo 13 dello Statuto Sardo, il quale obbliga lo Stato Italiano a formulare dei piani di sviluppo economico della Sardegna? Riteniamo che si possa avere la sovranità e nello stesso tempo mantenere il diritto di ottenere i contributi dello Stato Italiano per il pareggio del nostro bilancio? Credo che la sovranità sia un qualcosa che va di pari passo con la capacità di un popolo di reggersi economicamente da solo. Noi abbiamo questa capacità? Dalla situazione economica finanziaria dell'Isola direi di no, e se non l'abbiamo come facciamo a proclamare la nostra sovranità?
Non bisogna dimenticare che se andiamo a tirare le somme, ciò che la Sardegna dà a titolo di tributi allo Stato Italiano è inferiore di gran lunga a quanto la Sardegna riceve. Allora ritengo che la sovranità prima di tutto ce la dobbiamo meritare attraverso un'azione in campo economico, in campo sociale, che ci porti non alla sovranità, perché ritengo che pochi siano i sardi che vogliono l'indipendenza, l'autonomia dallo Stato Italiano, ma ad avere un'autonomia degna di questo nome. Fino a quando perdureranno queste condizioni ritengo che noi assolutamente non siamo in grado di dichiarare solennemente la sovranità del popolo sardo sul territorio indicato nella mozione.
Per queste ragioni mi asterrò dal votare a favore o contro la mozione, perché la ritengo tra l'altro priva di qualunque effetto pratico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Serrenti. Ne ha facoltà.
SERRENTI (P.S. d'Az.). Presidente, colleghi del Consiglio, prendo parola, devo dire, con molto imbarazzo. Imbarazzo perché ho creduto che questa mozione, la mozione che noi abbiamo presentato, servisse a portare elementi di riflessione profonda in questo Consiglio. Riflessione che doveva riguardare tutto il modo di essere di noi rappresentanti del popolo, e quindi di tutto il popolo, di essere cittadini sardi, di essere cittadini italiani e di essere cittadini europei. Dico cittadini italiani, cittadini europei, perché credo che nessuno, a meno che non ci siano limiti di valutazione di tipo lessicale, nessuno quando parla di sovranità intende l'indipendenza, intende che la Sardegna vuole lasciare lo Stato Italiano o vuole lasciare l'Europa. E` un problema che non esiste, evidentemente.
Parlo della sovranità, quella vera, quella profonda, che non è divisione, ma che ha un senso contrario, che invece ha il senso dell'unione. Ho detto in più occasioni in quest'Aula, Presidente, che la sovranità è un modo per diventare adulti, per diventare cittadini italiani adulti; per consentire a noi sardi di rappresentare qui nel nostro territorio, il nostro paese in prima persona, senza bisogno di intermediari, di proconsoli, di uffici romani che vengono, entrano nel merito delle decisioni dei Governi regionali, annullano gli atti dei governi regionali e vanificano ogni aspirazione di autodeterminazione. Questa è la sovranità della quale noi abbiamo parlato.
Sovranità vuol dire, per ricollegarci a ciò che è accaduto stamattina, abbiamo da poco promosso una modifica di una legge nazionale per la caccia, significa poter decidere noi, senza chiedere allo Stato che modifichi una legge che riguarda l'organizzazione di un'attività pure importante e delicata come quella venatoria nel nostro territorio. Significa che sulle scuole, ad esempio, dobbiamo decidere noi, che non è possibile che migliaia di posti di lavoro vengano persi e noi non riusciamo ad esprimere nessuna valutazione, se non le solite e generiche lamentazioni che non portano da nessuna parte. Sovranità significa anche che quando dobbiamo pianificare il nostro territorio, signor Presidente e colleghi, il territorio lo pianifichiamo noi, senza bisogno che un funzionario dello Stato corregga gli atti di programmazione e pianificazione del nostro territorio. Significa che lo Stato qui in Sardegna siamo noi e lo rappresentiamo noi, non un altro Stato, lo Stato italiano. Ma siamo noi, la Regione è un pezzo dello Stato, è articolazione dello Stato. E` all'interno di questo che si esercita la sovranità. Sovranità vuol dire che tutti i poteri devono venire ad un popolo che è maturo per decidere del proprio futuro e del proprio presente.
Altro che preoccuparci dell'articolo 13. L'articolo 13 non è una graziosa concessione da parte dello Stato, ma è un impegno preso in sede costituzionale che lo Stato non ha mai mantenuto. Non è un contributo, lo Stato aveva l'impegno di portare la Sardegna a pari livello delle altre regioni, abolendo gli svantaggi che derivano dall'essere Isola, dall'essere una società arretrata, perché questo Stato ha responsabilità, con la connivenza e la complicità di una classe politica imbelle che non è stata mai capace di imporre con fermezza le sue richieste.
Ed io speravo che fosse arrivato il momento che questa classe politica avesse maturato e fosse stata in grado di fare quello che nel passato non si è fatto, cioè di dire: qui in Sardegna lo Stato siamo noi e vogliamo i poteri per esercitare la nostra sovranità; poteri che non abbiamo. Ma sapete voi, cari colleghi, perché è il vostro lavoro oltre che il mio, quante leggi vengono rinviate dal Governo? Ma sapete quanti atti vengono annullati, atti importanti? Sapete quali decisione noi possiamo prendere? E` arrivata una nave dei veleni a Portotorres, c'è il sindaco che si sta ribellando, quali poteri abbiamo noi per impedire che questo accada? Nessuno. Questa è la sovranità, altro che storie, altro che non volersi sganciare dalla mamma che ci continua a dare una mammella dove non c'è più latte, è finito il latte amici miei!
Credo che la sovranità sia un atto di coraggio, sia un atto di crescita, di emancipazione di un popolo, e quando la sovranità poi viene, come dire, portata a valutazione soggettiva terminologica, ognuno di noi poi dà un senso diverso, chi la vede come separazione, chi la vede come un atto pericoloso, un atto sovversivo. Ma quale sovversione, qui si tratta di diventare cittadini adulti, di diventare uomini capaci di costruire il nostro futuro e quello dei nostri figli. Ed allora su questo terreno non si potevano accettare mediazioni. Io, ricordate nell'ultimo Consiglio regionale, ho detto: sulla mozione di sovranità non si possono accettare mediazioni al ribasso; ed è stato un errore, credo, aver accettato modifiche di questo testo che di fatto lo snaturano, perché una cosa è affermare il principio che noi vogliamo essere autodeterminati, che noi vogliamo essere sovrani in casa nostra, un'altra cosa è dire che saremo sovrani quando lo Stato deciderà che noi saremo sovrani; è affermare la nostra non sovranità, è affermare un processo che non è nelle nostre mani, che è di altri. Il processo di sovranità va affermato da un popolo in modo unilaterale come hanno fatto gli scozzesi ad esempio. Gli scozzesi hanno detto: qui comandiamo noi, e comandano loro; gli inglesi non hanno potuto fare nulla, se non accettare questa grande espressione di volontà di questo popolo.
Questo mi aspettavo da questo Consiglio regionale. Un Consiglio regionale che invece non ha avuto il coraggio, troppo preoccupato da altre cose. Caro Giancarlo Ghirra, a parte il fatto che dal tuo Gruppo non è venuto nessun contributo, tanto per essere chiari, e tu ti preoccupi che questo sia un escamotage per stringere alleanze elettorali? Ma anche questo è un modo per banalizzare una cosa politica importante, e non mi risulta che tu o altri del tuo Gruppo abbiate dato grandi contributi, né in termini di modifiche del testo, né in termini di contributi in Aula.
La verità è questa, c'era molta più gente presente quando abbiamo votato il dispositivo per la legge sulla caccia, per la modifica della legge sulla caccia, preoccupati di raccogliere qualche voto tra i cacciatori, piuttosto che nel dibattito che riguardava questo momento così importante e così solenne per il nostro Consiglio regionale. Questa é la mia grande delusione, Presidente.
Delusione che devo dire con tutta franchezza in Aula, perché è il mio modo di comportarmi da politico onesto quale voglio essere. Sono profondamente deluso.
Tuttavia il voto, e non è un atto di incoerenza, sarà un voto favorevole perché il mio Gruppo ha deciso così, ma ho voluto distinguermi dagli altri, ho voluto far capire che le ragioni che mi portavano anche a lottare e ad affermare le cose che ho affermato in questi mesi erano diverse, anche quando abbiamo detto: noi collaboreremo con quelle forze politiche (non faremo alleanze elettorali) che condividono questo principio. Se non c'è in Sardegna una classe politica che condivide questo principio sono veramente preoccupato per il futuro, il futuro della Sardegna non è nelle mani dei sardi. Sarà nelle mani di quattro funzionari, quattro burocrati dello Stato che prepareranno un altro disegno di legge del Governo per la riforma dello Stato all'interno del quale la Sardegna avrà un posto né più e né meno come le altre regioni. Lo Stato accederà(?); secondo me la riforma federale dello Stato si farà, si farà in negativo perché è assolutamente necessaria, perché lo Stato non ha più i denari per mantenere certi rapporti, quindi farà lo Stato federale e la Sardegna sarà uno Stato federale come tutti gli altri, perdendo anche quel po' che abbiamo, che è la specialità, cioè qualcosa che ci differenzia dal resto dalle altre regioni, perché siamo l'unica Isola distante dalla terraferma. Questo per noi sardi sarà ancora una volta penalizzante e dovremo soffrire. Questo grazie ad una classe politica che non ha la capacità, la voglia, la personalità, non ha la determinazione per vincere una battaglia importante come questa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.
MARRACINI (Gruppo Misto). Signor Presidente, chi vi parla è uno dei promotori della raccolta delle firme per l'Assemblea costituente, per un momento che sarebbe stato a nostro avviso molto importante per una vera riforma dell'attuale Statuto della Sardegna.
Ero stato altresì molto critico nei confronti di coloro che ritenevano che attraverso la Bicamerale avremmo potuto ottenere dei benefici come regione speciale, e su questo mi sono ritrovato a fare delle battaglie assieme a pochi altri miei colleghi consiglieri regionali.
E` vero però che ritengo che questa mozione arrivi in un momento forse troppo particolare della legislatura; noi avremmo sicuramente condiviso con molto più entusiasmo una mozione del genere all'inizio della legislatura, perché avrebbe voluto significare un impegno morale, ma anche un impegno sottoscritto per portare alla Sardegna un contributo serio di proposte per un rilancio economico e sociale. Invece abbiamo fatto una legislatura di disimpegno e alla fine della legislatura affermiamo un qualcosa che sicuramente è in contrasto con la produttività che viene fuori da questa legislatura.
Non per questo ci sentiamo di votare contro, perché abbiamo senz'altro, poi chi più di me, un profondo sentimento sardo e di rivincita del popolo sardo.
Vorrei ricordare che neanche dopo due mesi di questa legislatura, quando ancora militavo in altre file(?), feci un congresso, un convegno che tendeva a portare quel partito verso una forma più federalista anche di gestione, e per questo fui tra l'altro anche severamente redarguito, sia io che i miei amici che allora avevano compiti anche di Governo, con minacce anche di togliere quei posti di Governo se non avessi rivisto le mie posizioni.
Quindi mi fa anche piacere che certi partiti invece oggi, probabilmente, abbiano ritrovato una più forte spinta federalista, una sardità più autentica.
Così come quando il Comune di Cagliari nominò il sovrintendente all'Ente Lirico, voleva sempre il mio partito allora nominare un amico di un avvocato milanese non proprio cristallino e non proprio avvezzo a questioni di libero volontariato, e grazie al mio colpo di mano fu eletto un sardo, il mio amico Mauro Meli, che altrimenti sarebbe ancora nel Continente a fare l'emigrato, a dirigere altri enti lirici, mentre a Cagliari sarebbe venuto un anonimo milanese amico all'avvocato Previti.
Credo che questo sia importante, che noi rivendichiamo una vera capacità decisionale, perché parlare è facile, però alla fine tutti parliamo e succede, come diceva un vecchio detto che mi ripetevano quando ero bambino, ricordo che c'era questo esempio: mamma Ciccio mi bacia, mamma Ciccio mi bacia, Ciccio baciami che mamma non vede.
La finiamo che qui noi non facciamo altro che ripetere delle sentenze, e poi magari nei momenti determinanti ci ritroviamo ad eseguire soltanto ordini romani.
Noi dell'U.D.R. abbiamo detto più volte che siamo un partito autonomista rispetto a Roma; noi abbiamo una nostra capacità decisionale e su questo vorremmo che anche gli altri partiti a noi si avvicinassero. Con questa speranza, che per ora è solo una speranza e non è certamente una convinzione, ed anche con la speranza che la prossima legislatura chi sarà in questi banchi questo tipo di impegno politico lo prenda dall'inizio, dichiariamo il nostro voto a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Alcuni interventi, in particolare quelli dei colleghi Macciotta e Ghirra, mi hanno dolorosamente stupito, perché quando si parla che dichiariamo la sovranità arbitrariamente ed unilateralmente, mi chiedo quale sovranità non sia stata dichiarata unilateralmente ed arbitrariamente.
La sovranità vuol dire non essere dipendenti da un sistema giuridico istituzionale che esiste e che è consolidato, quindi l'essenza stessa della dichiarazione di sovranità è un atto unilaterale. Dirò anzi che questa mozione, anche a seguito della discussione di ieri sera che ha messo in evidenza norme e concetti che comunque vi erano già, semmai è sbilanciata in senso opposto, cioè nel senso che le necessità di collaborazione hanno forse anche una prevalenza sulla dichiarazione stessa della sovranità, che comunque è un valore forte.
Questa mozione arriva oggi, anzi il primo dibattito vero sta avvenendo impropriamente in sede di dichiarazione di voto, e affronta un problema che nel mondo moderno è un problema veramente importante, cioè il problema della divisione della sovranità.
I discorsi nell'onorevole Casu sull'articolo 13 dello Statuto mi sembrano veramente fuori luogo. L'Italia è un paese sovrano, non per questo rinuncia, per esempio, alle provvidenze dell'Unione europea. Quanti paesi del Terzo Mondo ricevono addirittura aiuti alimentari da programmi dell'O.n.u.. Certamente la sovranità non risiede nel fatto di essere assolutamente autonomi dal punto di vista finanziario, credo che nessun paese oggi sia autonomo, nessun paese possa fare a meno della collaborazione di altri paesi. Non esiste più nel mondo moderno. Quote di sovranità sono date ad organizzazioni sovrastatuali, quote di sovranità estremamente permeanti, come per esempio la difesa o la moneta. L'Italia quando aderisce alla n.a.t.o. o all'Unione europea ha rinunciato ad alcuni elementi tra i più fondamentali della sovranità. Per cui chiaramente sovranità, il dibattito forse ha accentuato esageratamente questo aspetto, vuol dire oggi anche capacità di inserirsi in collaborazione con altre sovranità. Un sistema federale in questo senso, e in questo senso è la situazione europea, nello stesso momento in cui discutiamo, anche i vari parlamenti delle nazionalità spagnole stanno facendo dichiarazioni di sovranità, cioè l'attuale assetto istituzionale, che può andare anche bene, sulla distribuzione di poteri, però a parere del Parlamento catalano, basco e gagliego (?), non garantisce all'origine quei poteri.
La nostra dichiarazione di sovranità non è una semplice questioni di poteri per cui noi non abbiamo condiviso l'emendamento proposto da A.N., perché la radice da cui derivano i poteri in discussione, non i poteri che in un sistema collaborativo possono essere determinati secondo le contingenze, secondo le situazioni particolari. Per cui la mozione forse soffre di questo vizio, però è un fatto positivo.
Il Gruppo di A.N., che era lontanissimo dalle nostre posizioni, ha affrontato con noi un dialogo, ed è un evento sicuramente positivo, perché indica che al di là di differenze che erano forti e che tuttora, seppure in minore misura, sussistono, vi è uno spirito di collaborazione. Altri Gruppi invece non hanno affrontato il dialogo, e non vale rifiutare il dialogo dicendo che la mozione è frutto di un tatticismo. La mozione non è frutto di un tatticismo deteriore ed elettoralistico, la mozione voleva cercare la cartina di tornasole sui grandi principi; è chiaro che il nostro partito non può collaborare con partiti che negano il diritto dei sardi alla sovranità. Questo non è un problema di alleanza elettorale, è un problema di comune linguaggio e di un minimo di obiettivi comuni. Non si possono fare coalizioni elettorali se non si è d'accordo sui grandi indirizzi.
Per cui non è che l'approvazione della mozione determina coalizioni, è semmai il contrario, che la mancanza di comuni valori esclude sicuramente la coalizione.
Noi crediamo che questa mozione non possa esaurirsi con l'approvazione; chiederemo a tutti un comportamento coerente, il nostro Gruppo insisterà per dare coerenza a questo deliberato, se verrà approvato dal Consiglio regionale, perché la sovranità si costruisce giorno per giorno, si costruisce nel rapporto con gli altri poteri sovrani, e quindi non è un qualcosa che si esaurisce, una mera dichiarazione verbale, ma su questo occorre un'azione che va al di là delle piccole contingenze, un'azione forte di Governo.
Credo che questo sarà il terreno su cui saremmo costretti a procedere e chiaramente la forte spinta deve avere come obiettivo primario, in questa fase storica, la creazione della Repubblica federale italiana. Credo che dovremmo in questo senso dare altre spinte; non entro nel merito perché so che i pareri in questo Consiglio sono divisi, ma la formulazione di una legge per l'Assemblea Costituente del popolo sardo ritengo che debba essere un passo seguente, cioè la volontà di affermare la sovranità, mediante un testo normativo che chiaramente non avviene in contrapposizione con l'ordinamento italiano ed europeo, ma avviene sicuramente come rivendicazione di uno spazio autonomo di soggettività politica per il popolo sardo, all'interno di quegli ordinamenti; però questa soggettività politica va sostanziata con un ordinamento che deve avere i suoi caratteri di originalità e non di dipendenza dall'ordinamento preesistente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr. Fed.). L'intervento del collega Serrenti ha richiamato le motivazioni vere della mozione, e devo dire che nella seduta in cui abbiamo trattato l'argomento anch'io avevo usato termini simili a quelli del collega Serrenti, a conferma che tra le forze politiche sarde il tema dell'autonomia, dell'autogoverno e della sovranità è presente in tutte le forze autonomistiche, accentuato a seconda della formazione, ma comunque presente. Ed è stato elemento, nel passato recente, di convergenze anche di ordine governativo, di responsabilità primaria nel governo della Regione sarda. Ed è questo il classico argomento che tocca le coscienze, e anche chi si esprime contro questa mozione, come qualche collega ha già fatto nell'intervento, lo fa perché ritiene di proporre i temi dell'autonomia con un'impostazione anche di tipo culturale che è presente nella storia delle organizzazioni democratiche della Sardegna.
Il limite però di questa mozione - e lo devo dire perché ho apprezzato anche qualche considerazione che ha fatto il collega Macciotta - è che non facciamo un minimo di autocritica: scarichiamo tutta la responsabilità, dallo Statuto a questa parte, all'esterno della Sardegna. Noi appariamo, all'interno del Consiglio regionale, privi di atti non conseguenti ai principi che lo Statuto propone. Così non è; ci sono limiti nell'attuazione delle leggi dell'autonomia che vanno messe in capo interamente al Consiglio regionale, anche a questo Consiglio regionale. Forse noi abbiamo attuato ed abbiamo applicato tutti i provvedimenti di Bassanini? Forse siamo un Consiglio regionale che si può dichiarare in regola con i principi elementari di autonomia? Penso di no. Quindi perché scaricare tutto all'esterno? Ci sono responsabilità nostre che vanno certamente superate, ma vanno richiamate, per evitare di apparire quelli che sempre hanno da contrapporsi a qualcosa, e mai da rispondere direttamente di quello che fanno. Nella mozione questo aspetto autocritico non c'è. Perché ci vogliamo lavare la coscienza di una nostra diretta.
Altra questione: il rapporto con lo Stato. C'è una trattativa in corso che determina il rapporto con il Governo nazionale, e la nostra rivendicazione che è partita, lo devo dire, da un momento solenne unitario, il 21 aprile di quest'anno, rischia di non vedere la stessa partecipazione attiva delle forze politiche sarde. Il primo capoverso della seconda pagina sminuisce la nostra funzione, delega, non si propone in un ruolo attivo. Anche quando si fa un rilievo pesante al Parlamento nazionale lo si fa nascondendo le responsabilità che ci sono. Si può dire che nel Parlamento nazionale o nella Bicamerale per quanto riguarda le riforme le forze politiche hanno tutte la stessa responsabilità? Perché qui diciamo questo? Perché lo diciamo in questo modo? Non è vero. La Bicamerale non è andata avanti e le responsabilità politiche sono ben individuate, sono precise; invece qui noi le proponiamo come una responsabilità collettiva, di tutti allo stesso modo, invece non è così!
Penso che un minimo di valutazione autocritica lo dobbiamo fare. Il collega Efisio Serrenti ha richiamato questa esigenza, però sinceramente devo dire che per quella parte che ci accomuna, per quanto riguarda le ragioni dell'autonomia e della sovranità del nostro popolo, noi siamo, come Gruppo, perché la mozione venga approvata, venga votata positivamente perché si tratta di riprendere un argomento, ripeto, è stato ripreso con voci diverse, con sottolineature diverse, con indicazioni anche diverse, però questo tema, che è un tema di carattere nazionale, che assume oggi con l'Unione Europea anche una dimensione sovranazionale, è bene che trovi un consenso in quest'aula, un consenso su una mozione che, a mio giudizio, non è quella che si poteva fare. E non è vero Efisio che noi non abbiamo dato delle indicazioni, noi abbiamo predisposto un ordine del giorno che conteneva un insieme di indicazioni che potevano essere raccolte; l'abbiamo presentato prima che si ragionasse sugli emendamenti perché volevamo dare un segnale di disponibilità nella costruzione di una indicazione.
Questo non è avvenuto, ma non per questo noi ci chiudiamo su una posizione che è presente nella nostra forza politica ed è presente nel popolo sardo. E' per questo che noi pur riconoscendoci appieno nella mozione che è stata presentata, con i rilievi che facevo prima, voteremo favorevolmente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (F.D.). Nell'intervento che ho svolto durante la discussione della mozione avevo fatto rilevare la difficoltà di affrontare questo argomento di così vasta portata, in una situazione in cui l'Aula, probabilmente distratta da altre questioni e dai tempi, non mi sembrava sufficientemente in grado di affrontare col dovuto rispetto e col dovuto impegno questo argomento.
Lo stesso presentatore della mozione, l'onorevole Bonesu, in sede di replica aveva definito la mozione da lui presentata una provocazione all'Assemblea, e mi sembra che il termine fosse quello giusto, solo che questa provocazione non ha ottenuto - lo dico anche autocriticamente per quanto mi riguarda - il risultato di favorire lo sviluppo di una discussione, di un approfondimento del tema tale da consentirci di votare serenamente su questo argomento; non ha prodotto un dispositivo finale che ci consenta di presentarci con questa mozione come una efficace apertura di una pur necessaria battaglia per la riforma in senso federale dello Stato Italiano.
Sono evidenziate delle contraddizioni, che era facile prevedere, tra un'Aula, delle forze politiche che stanno in molte occasioni gestendo i propri livelli di autonomia rispetto allo Stato Italiano a livelli molto bassi. E' stata affacciata, ma non siamo stati in grado di raccogliere l'ipotesi di liste autonome, per esempio, della Sardegna alle prossime elezioni europee, che avrebbero avuto un importante significato autonomistico e che, a quanto pare, è un'occasione anche questa che verrà persa. Vediamo uno spettacolo un po' sconcertante di forze politiche che dichiarano la sovranità della Sardegna solennemente in quest'aula, e poi vanno a Roma, a Milano, altrove, per scegliere chi dovrà essere il candidato alla presidenza della Regione sarda.
Si tratta, a mio avviso, di una serie di contraddizioni che certamente inficiano la validità di questa votazione, e che sarebbe stato consigliabile effettuare e svolgere in una situazione che consentisse non soltanto un più appropriato svolgersi della discussione in quest'aula, ma anche il coinvolgimento all'esterno dell'Aula di forze politiche, culturali e intellettuali in questa direzione.
Per questi motivi, perché non riesco a condividere una solenne dichiarazione di sovranità da esercitare quando lo Stato italiano ce la darà, cioè quando ci sarà la riforma dello stato federale, che io ritengo impossibile, per quanto mi riguarda, votare contro una dichiarazione di sovranità del popolo sardo, alla quale credo profondamente, ma anche di votare a favore di un testo che ritengo in sé, e come espressione del dibattito che non c'è stato su questo argomento, considero anche impossibile votare a favore del documento, per cui dichiaro l'astensione sul documento stesso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Signor Presidente, cari colleghi, probabilmente qualche difetto sull'approfondimento del dibattito in Aula l'ho registrato anch'io, in effetti sarebbe stato necessario, trattando di questo argomento, vuoi una maggiore partecipazione dei colleghi, vuoi una maggiore attenzione delle forze politiche e forse un dibattito anche al di fuori dall'Aula che precedesse la discussione della mozione in Aula stessa.
Vero è che per quanto ci riguarda però noi questo approfondimento abbiamo avuto occasione di farlo allorché si parlava del forum, allorché i temi, quale l'identità, quale la nazione, la nazionalità e la determinazione del popolo sardo sono stati affrontati per diversi giorni e poi hanno portato alla conferenza del forum ad Aritzo.
Per cui sotto questo aspetto sicuramente partiamo agevolati, rispetto a quello che è la mancanza di un dibattito approfondito all'interno dell'Aula. In quell'occasione noi, con assoluta convinzione, abbiamo capito che quelli che sono i livelli di autonomia non è che vengano concessi dallo Stato, nessuno Stato dà autonomia o concede vantaggi alle regioni appartenenti, sono le regioni appartenenti, vale il caso di leggere in questo qualcosa del Movimento di Bossi, sono le regioni appartenenti che devono farsi valere con forza, e mi dispiace che durante questa mia esperienza di legislatura, questa permanenza in Consiglio, non ci sia stata una forte richiesta di autodeterminazione, un forte confronto tra lo Stato e la Regione, perché la questione sarda altro non è che un confronto tra Stato e Regione, confronto tra Regione e resto del mondo, ma in questo caso lo limiterei alla Comunità europea e ai popoli che sono rivieraschi nel Mediterraneo.
Non c'è stato nessun confronto, non c'è stata nessuna forte richiesta da parte della Regione al Governo centrale, il quale Governo centrale è venuto qui o si è manifestato qui attraverso i suoi Ministri e due volte attraverso il suo Presidente della Repubblica, ma che cosa hanno prodotto queste visite? Esattamente niente e questo perché, caro collega Cugini, hai usato dei termini "lavare la coscienza per ciò che non abbiamo fatto". Mi pare che tu sei al Governo, sei tu il responsabile, essendo il Presidente del Gruppo del maggior Partito presente in Consiglio regionale e nella politica regionale, sei tu il responsabile per ciò che non hai fatto, soprattutto sei responsabile perché mentre lamenti, tu e il collega Murgia, qualcosa ai Partiti che hanno dei riferimenti nazionali e che non sono capaci di decidere, come dite voi, quelle che sono le scelte da farsi in Sardegna, mentre lamenti questo nei nostri confronti, non fai una riflessione più profonda, più attenta e più precisa su quelli che sono i tuoi gradi di responsabilità.
Quando voi eravate all'opposizione, la questione sarda era tutti i giorni sui giornali, gli scioperi, le forti proteste nei confronti del Governo nazionale, erano proprio un qualcosa all'ordine del giorno e tutti i giorni, oggi che siete omologhi al Governo nazionale non potete dire niente perché altrimenti correte il rischio che vi taglino la testa. Poi quanto alla dipendenza dai Governi nazionali e dai Partiti politici nazionali, per cortesia, evitate di attribuirci queste responsabilità perché sicuramente le possiamo rimandare al mittente anche amplificate.
Dicevo la questiona sarda: che cosa hanno fatto i Ministri, che cosa ha fatto il Presidente del Governo per risolvere i nostri punti nodali, nonostante le richieste che sono state fatte? Vorrei sapere che cosa hanno fatto per aumentare o risolvere quelli che sono i problemi idrici, che cosa hanno fatto in termini di trasporti e di collegamenti con lo Stato dall'Isola verso lo Stato, verso il resto del continente europeo e all'interno dell'isola, vorrei sapere che cosa hanno fatto concernente l'energia, anzi, sappiamo le cose che sono state fatte per quel che concerne l'energia, sappiamo anche che qualcun altro ha deciso quale tipo di energia dovessimo avere. Questa, secondo voi, è l'autodeterminazione? Cosa hanno fatto, a livello di Governo nazionale, per quel che concerne il piano telematico? Mentre sappiamo che cosa stanno facendo con le privatizzazioni dell'Enel e delle telecomunicazioni, sappiamo che ci stanno togliendo forze di lavoro per concentrarle in altri punti della nazione.
Orbene, mi pare che solo con queste riflessioni ci sia da votare a favore della mozione, anche se poi la sovranità popolare, come giustamente diceva il collega Serrenti, è più un fatto lessicale che non una valenza giuridica, ma neanche questo si è in grado di chiedere con determinazione allo Stato; allora dico che siccome lo Stato non è, così come tutti i soggetti che hanno il predominio, disponibile a concedere, se non si fa una lotta per ottenere, ho paura che noi non avremo niente, ho paura che il gap che esiste tra la situazione economica nazionale, caro Desiderio, e la situazione locale sarà sempre più profondo.
Non è con l'articolo 13; noi dobbiamo con forza richiedere allo Stato, e mi pare che questa forza di richiesta allo Stato non esiste in questo Consiglio, non esiste tra i nostri parlamentari nazionali, parlamentari europei non ne abbiamo e grazie a Dio chi è al Governo e chi avrebbe potuto cambiare le regole le avrebbe potute fare. Allora non lamentiamoci verso i Partiti nazionali, che sono qui rappresentati, ma pensino che hanno veramente le maggioranze nel governo che non cambiano niente perché la situazione qui, in Sardegna non deve cambiare, deve rimanere così com'è adesso perché nella società del malessere qualcuno può guadagnarci abbondantemente, in termini naturalmente di consensi elettorali. Chiedo scusa per il tempo, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Randaccio. Ne ha facoltà.
RANDACCIO (G.D.R.I. e Indip.). Due minuti per chiarire la posizione di Rinnovamento Italiano su questo tema così importante, temi importanti che portano ad evidenziare i concetti estremamente cari a tutti i sardi.
Nella mozione si parla di tradizione di libertà, di pari dignità con altri popoli, si parla di una propria identità sarda che è derivata da fattori storici, geografici, culturali, linguistici, si è ripercorsa la nostra storia fatta di dominazioni e anche di ricerca di libertà. Si è parlato anche delle molte problematiche di carattere economico e sociale che questo rapporto, che noi riteniamo ormai logoro e vetusto con lo Stato madre, evidenzia la indispensabile necessità di modificare i rapporti con lo Stato, rivedendo ma oserei dire riaffermando con forza questa nostra specificità che, prima di essere riconosciuta dagli altri, noi stessi ci riconosciamo.
Quindi questa riteniamo che sia una mozione che si basa su forti contenuti, che noi appieno condividiamo ma che poi, secondo noi, si attarda eccessivamente alla ricerca di altri contenuti che vanno oltre, seppur talvolta in maniera velata, al concetto di organizzazione di stato federale e di una ristrutturazione dei rapporti con lo Stato, per parlare troppo fortemente di sovranità.
Ma in effetti l'intervento dell'onorevole Serrenti, fatto qualche minuto fa, per quanto ci riguarda ha chiarito questo concetto di sovranità, gli ha dato un valore diverso rispetto a quello forse meno esplicito, contenuto nella mozione, e ci ha soddisfatto da questo punto di vista. Riteniamo che questa mozione manchi di contenuti economici, che noi riteniamo fondamentali, quindi, oltre alla riaffermazione della nostra autonomia, la ricontrattazione con lo Stato nazionale di questa nostra autonomia in termini economici, legislativi, quindi di copertura di quel differenziale isolano che noi abbiamo.
Quindi avremmo gradito, all'interno di questa mozione, ma forse non c'era lo spazio, forse non era il caso, ma noi l'avremmo gradito che all'interno di questa mozione, questa mozione portasse i contenuti di carattere economico di forte rivendicazione economica nei confronti dello Stato.
Ritengo che non basta, come diceva l'onorevole Cugini, parlare esclusivamente di cosa lo Stato non ha fatto nei nostri confronti , è importante altresì dire quello che noi non abbiamo fatto in tutti questi anni e quello di cui non ci siamo appropriati, pur avendone la possibilità all'interno della nostra autonomia, quindi fare autocritica perché per nostra colpa da qui a cinquant'anni noi non siamo stati capaci di utilizzare al meglio le potenzialità che pur nel nostro Statuto avevamo. Critiche quindi ma costruttive, che secondo noi non minano assolutamente la colonna portante di questa mozione, la forte rivendicazione e affermazione della nostra specificità che è un diritto-dovere di prendere in pugno il nostro futuro.
Rinnovamento Italiano ha una concezione dello Stato federalista e, all'interno di questo Consiglio, il Gruppo di Rinnovamento Italiano ha dentro di sé un forte senso di appartenenza al popolo sardo, che seppur nella critica ci impedisce, su un tema prevalente e così importante, di sottrarci al compito di votare a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, colleghi, effettivamente, per il nostro Gruppo, mi pare che sia anche superfluo ribadire la posizione che è stata già espressa sia nel corso della discussione generale, sia nel corso delle dichiarazioni di voto odierne. Il Gruppo Forza Italia voterà sì alla mozione, l'avevamo preannunciato con riferimento alla originaria mozione, ed è un sì che ribadiamo convinto e non di opportunità, voterà sì non perché ci sono, come abbiamo già avuto modo di osservare, le elezioni regionali alle porte, noi ci rendiamo conto del grosso imbarazzo del Partito Democratico della Sinistra nell'esprimere una valutazione su questa mozione, assolutamente non chiara, assolutamente lacunosa, e ce ne rendiamo conto perché aggiungere alle dodici o undici o quindici, ormai non si conta più il numero, delle sigle politiche che state cercando di costruire per le prossime elezioni regionali, l'ombrello sardista è il sigillo della vostra sacra e santa alleanza.
Noi lo comprendiamo che per voi è un problema puramente elettoralistico e non un problema di sostanza, l'abbiamo potuto rilevare dalla scarsa partecipazione al dibattito, dall'assoluta mancanza di supporto costruttivo alla mozione, un supporto che invece è venuto proprio dai banchi dell'opposizione, dai banchi di Alleanza Nazionale che ha mostrato sicuramente un grado e un livello di alta sensibilità per i problemi oggetto della mozione oggi in discussione.
Debbo anche riconoscere ai colleghi del Gruppo sardista il merito di presentare una mozione, che esce dagli schemi ordinari della bassa amministrazione, per consentire e dare un'opportunità, proprio a fine legislatura, di dibattere su un tema che noi riteniamo di politica vera e di alta politica, perché su questi temi noi progettiamo anche il futuro della nostra Sardegna.
Anzi, io invito non tanto il Gruppo sardista, che nella recente esperienza del Forum delle opposizioni ha dato un fattivo contributo, ma lancio una sfida, un invito al Partito Sardo d'Azione proprio su questi temi a confrontarsi con i Gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, e mi permetto anche di dire del C.C.D., ancorché non sia oggi qui rappresentato, un confronto con il Polo per le libertà sui temi dell'autonomia, della specialità, della sovranità, perché se il livello del confronto è quello, e le risposte sono quelle che sono venute dall'onorevole Ghirra o dalle lacunose e dai dubbi amletici dell'onorevole Cugini, o dalle osservazioni dell'onorevole Murgia che richiama circostanze che nulla hanno a che vedere con il problema, bene, direi che il Partito Sardo d'Azione, nella prossima legislatura, si avvia ad essere ancora una volta la cenerentola, ad essere ancora risucchiato nelle sacche del Moloc che è rappresentato dal Partito Democratico della Sinistra.
E` un suo problema evidentemente, liberi e legittimi di farlo, ma noi sollecitiamo, come l'abbiamo fatto e come lo vogliamo anche nei confronti del Partito di Sardinia Natzione, perché noi abbiamo la consapevolezza che bisogna fare uno sforzo culturale, io me ne rendo conto che l'indole conservatore, conservatrice dei partiti di sinistra non consente di riconoscere i valori dell'autonomia, il senso di popolo, l'orgoglio di vivere in una comunità più ampia e la consapevolezza della irrinunciabile eccellenza, che sono concetti che meritano una tutela effettiva e un serio corredo di azioni politiche.
Allora, onorevole Cugini, lei mi deve dire cosa ha prodotto il suo sedicente autonomismo, lei che ha governato in questa legislatura; perché, l'ho già detto una volta, non potete permettervi il lusso di chiudere questa legislatura al ritmo della tarantella. E avremmo voluto sapere che cosa questo Consiglio regionale, grazie a questa maggioranza di governo, ha prodotto e cosa si è avviato su temi tanto importanti e tanto rilevanti come quello dell'autonomismo e del sardismo.
E` certo che è un bilancio a dir poco nullo, un bilancio che deve soltanto far arrossire. Lei richiama le intese tra Stato e Regione ma sono la vergogna di questa Giunta regionale, la vergogna di uno Stato lontano dagli interessi della Sardegna e richiamarli in questo dibattito sull'autonomia e sul sardismo le assicuro che è veramente fuori luogo.
Ma non possiamo esimerci dal fare un rapido accenno alle condizioni di terzo mondo che vivono i sardi quando devono spostarsi, al dramma del porto - canale di Cagliari, alla politica dei punti franchi, all'imbroglio che si è consumato, proprio qualche settimana fa, quando il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha riaffermato di voler firmare un'intesa che non doveva essere o non dovrebbe essere firmata, ma che doveva essere attuata, intesa sul metano, la continuità territoriale, la scuola, l'energia, la politica turistica, le competenze autonomistiche; stamattina abbiamo votato una proposta di legge nazionale, perché siamo stati espropriati di competenze che non ci deve né il ministro Ronchi, né alcun altro.
Allora, cari colleghi, concludo confermando il sì convinto a questa mozione, consapevoli che non esiste libertà, che non esiste indipendenza senza sviluppo, senza libertà economica, ma soprattutto confermando che noi vogliamo una nazione libera, una nazione rispettata nello Stato italiano, nell'Unione europea e un popolo orgoglioso nell'Europa dei popoli.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Vorrei ricordare, signor Presidente e colleghi, chiedo scusa di questo inciso, che a tutti sfugge, si è quasi dimenticato il dato e quanto è avvenuto in questo scorcio di legislatura, si è gravemente offesa la sovranità popolare quando questa maggioranza, che tanto parla di autocritica, che parla di aula disattenta, di contraddizioni eccetera, esistono, per carità, ha consumato un atto gravissimo di gravissima irriverenza dei confronti della sovranità popolare, si è consumata una sorta di golpe quando si sono chiamate al governo forze rappresentanti e indicate da gruppi non rappresentati in Consiglio, tesi in una politica ben precisa a sfasciare e a smembrare l'esistente, tesi a smembrare i vostri stessi alleati.
Se questo è il concetto che avete e che avrete ancora sulle rappresentanze popolari, credo che una firma possa essere comunque apposta, anche se il testo non appare steso perfettamente e possa essere emendabile sotto il profilo soprattutto dei dubbi posti dal Professor Macciotta, di cui ho grande stima e rispetto per le osservazioni che ha fatto, però una smossa, però una provocazione, però il punto va fatto, e non può essere fatto esprimendosi in un modo e poi comportandosi in un modo completamente diverso. Pertanto, a titolo personale, annuncio il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Bruno Dettori . Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (F.S.D.- Progr. Sard.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, credo che un effetto questa mozione lo abbia ottenuto, certo quello meno esaltante probabilmente, è triste riconoscerlo, ma questo Consiglio ha spesso abdicato ad esercitare la sua autorevolezza.
Oggi salvare la propria incapacità, i propri ritardi, con una mozione ricca di contenuti, ma lontana dalla prospettiva concreta di poterne esercitare i contenuti, la dice lunga. Non si può giocare sulla emotività delle affermazioni, bisogna essere coscienti su quanto si afferma, e credo che il problema prioritario sia legato non tanto alla proclamazione o all'affermazione di sovranità, quanto alla determinazione di tutte le forze politiche di riuscire ad essere autenticamente autonomistiche.
L'occasione di dibattito, su un tema di questa portata, non la si può banalizzare, è vero, e soprattutto non lo si deve fare alla vigilia delle elezioni, per problemi di alleanze.
Concordo molto sulla delusione dell'onorevole Serrenti, tuttavia non si può confondere l'autodeterminazione con il principio della sovranità.
Noi abbiamo un altro dovere, cioè quello di passare dalla logica del chiedere alla strategia del fare, e del progettare, non lamentando subalternità, ma affermando con orgoglio la nostra capacità.
Mi sento orgogliosamente sardo, ma non voglio lasciarmi trascinare in affermazioni di principio, quando queste sono inquinate. E sono inquinate fortemente, da spinte poco nobili, e ritengo che all'esterno di quest'aula i cittadini, ovvero il popolo sardo, non sia molto preoccupato se il Consiglio oggi finirà per approvare la sovranità a parole. Credo che fuori il popolo sardo si aspetti da questo Consiglio, più che affermazioni di principio, una concreta e reale determinazione nei confronti dei loro bisogni. Per cui il merito certamente di aver sollevato questa problematica, ma credo che questa problematica dovesse avere un percorso molto più forte all'interno delle forze politiche, nell'elaborazione all'interno delle forze politiche per approdare in aula con quel sentimento, con quella forza che da questo Consiglio deve riuscire ad essere portata all'esterno.
Queste sono le ragioni per cui non posso votare a favore di questa mozione, ma non me ne vogliano i sardisti, perché comunque io continuo ad essere orgogliosamente sardo e continuerò sempre a combattere negli interessi di quest'Isola, per fare di quest'Isola una grande isola, ma all'interno di uno stato federale italiano, all'interno di una Europa delle regioni. Siamo solo alla porta di questa Europa annunciata, al cui capezzale tutti si affannano ad andare, ma ancora è tutta da costruire, e non è sufficiente costruirla solo sotto il profilo economico. C'è da dare contenuti a questa Europa annunciata.
Noi siamo per impegnarci per costruire quest'Isola, e costruirla migliore di quella che oggi abbiamo a disposizione. Siamo per partecipare alla costruzione dello Stato Federale e vogliamo essere protagonisti del progetto complessivo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Chiedo la votazione per appello nominale.
PRESIDENTE. A termini di Regolamento deve essere richiesta da otto consiglieri, ma penso che avendo parlato un Capogruppo sia in grado di far alzare la mano ad altri sette consiglieri.
(Otto consiglieri del Gruppo di Forza Italia alzano la mano)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della mozione numero 173.
Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì, coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello.
(E` estratto il numero 47, corrispondente al nome del consigliere Macciotta)
PIRAS, Segretario, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - OPPIA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SCHIRRU - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Pietro - AMADU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CUCCA - CUGINI - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FLORIS - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LADU - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LODDO - LORENZONI.
Rispondono no i consiglieri: MACCIOTTA - GHIRRA.
Si sono astenuti i consiglieri: MANCHINU - MASALA - MONTIS - MURGIA - USAI Edoardo - ZUCCA - CARLONI - CASU - CONCAS - DEGORTES - DETTORI Bruno - FERRARI - FRAU.
Risultato votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione;
Presenti 59
Votanti 46
Astenuti 13
Maggioranza 24
Favorevoli 44
Contrari 2
(Il Consiglio approva)
I lavori sono aggiornati alle ore 17, per dare modo ai Capigruppo di incontrare la delegazione dei pastori che sono in aula.
La seduta è tolta alle ore 13 e 09.
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