Seduta n.99 del 05/07/2005
XCIX Seduta
Martedì 5 luglio 2005
Presidenza del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 17 e 50.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 24 maggio 2005 (94), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Licandro e Rassu hanno chiesto congedo per la seduta del 5 luglio 2005. Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nella seduta del 10 giugno 2005.
Comunico all'Assemblea che, con nota del 28 giugno 2005, gli onorevoli Salis e Serra hanno revocato la loro adesione al Gruppo "Insieme per la Sardegna" e sono confluiti nel Gruppo Misto. Di conseguenza il Gruppo "Insieme per la Sardegna" è da considerarsi sciolto dalla medesima data. Pertanto anche gli onorevoli Cachia, Giorico e Marracini confluiscono nel Gruppo Misto.
Comunico che, in data 28 giugno 2005, è pervenuta nota del Presidente della Regione con la quale comunica di aver nominato il dottor Francesco Foddis Assessore regionale dell'agricoltura e della riforma agro-pastorale in sostituzione della dottoressa Salvatoricca Addis.
PRESIDENTE. Il secondo punto all'ordine del giorno, sulla base dell'esito della Conferenza dei Capigruppo, reca "Comunicazioni del Presidente della Regione", ai sensi dell'articolo 121 del nostro Regolamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Su che cosa intende intervenire, onorevole Floris?
FLORIS MARIO (Gruppo misto). Mi richiamo all'articolo 82 del Regolamento.
PRESIDENTE. Cioè intende porre una questione pregiudiziale?
FLORIS MARIO (Gruppo misto). Esattamente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris sul Regolamento. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Mi voglio collegare a quello che lei ha testè detto, lei si richiama all'articolo 121 e non al "120" del Regolamento del Consiglio. Io sono venuto qua stasera per partecipare ai lavori che prevedono un ordine del giorno che reca tra gli altri punti "Comunicazioni del Presidente della Giunta", quindi ritenevo di dover venire e dare il contributo, mio e del mio Partito, ad una discussione che ritengo assolutamente importante e pregiudiziale rispetto a tutte le altre cose che il Consiglio sta facendo in questo periodo.
Non c'è filibustering, non siamo in sessione di bilancio, l'opposizione avrebbe potuto portare benissimo una mozione da discutere secondo il termine, non capisco perché si voglia strozzare il dibattito e non dare ai Gruppi politici, rappresentati nelle ultime elezioni regionali in tutte le province, la possibilità di intervenire in quest'Aula. Mi si deve spiegare per quale ragione si applica per la prima volta nella storia della Sardegna, o come pochissime altre volte, il contingentamento dei tempi, richiamandosi al comma 5 dell'articolo 22, dove si dice che la Conferenza dei Capigruppo può... eccetera. Io penso che ognuno di noi abbia il diritto di esprimere la propria opinione. Si tratta di un avvenimento politico importantissimo: dopo l'avvento e la rivoluzione dell'elezione diretta del Presidente della Regione siamo ad una riflessione che trascende il fatto, di per sé, del cambio di un Assessore. Credo che il Consiglio regionale bene farebbe a consentire che ognuno di noi possa portare il proprio contributo in previsione delle leggi di riforma che dovremmo affrontare.
Io credo che, in quest'ottica, il Regolamento, che è una coda, debba andare in coda, non è la testa, perché se si pensa che il Regolamento del Consiglio sia la testa, allora stiamo continuando a sbagliare e non vogliamo, nessuno di noi, portare un contributo serio alla causa comune. Questa è una riflessione importante in ordine alle scelte che noi dovremo fare, quindi propongo all'Assemblea che si applichi l'articolo 121 e non l'articolo 120 del Regolamento e comunque, se il Presidente non lo riterrà opportuno, intendo parlare per la parte e per i minuti che mi spettano all'interno del Gruppo Misto.
PRESIDENTE. Onorevole Floris, io la ringrazio, ma non è il Presidente dell'Assemblea che decide l'utilizzo di un articolo del Regolamento piuttosto che un altro, ancorché io possa convenire con lei sulla valenza politica della discussione. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha deciso di utilizzare l'articolo 121, infatti il punto all'ordine del giorno in discussione reca "Comunicazioni del Presidente della Regione" e non "Dichiarazioni della Giunta", come sarebbe stato se avessimo scelto l'articolo 120.
Quindi, in Conferenza dei Capigruppo, abbiamo deciso di utilizzare l'articolo 121, di sviluppare il dibattito, così come prevede l'articolo 121, e di consentire ai Gruppi di intervenire per i minuti che l'articolo 121 prevede. Il problema ulteriore che lei ha posto adesso, in sede di apertura dei lavori del Consiglio, come pregiudiziale, è quello del Gruppo Misto e della possibilità che le sue componenti politiche partecipino al dibattito nei modi e nelle forme necessarie. Di questo magari parleremo fra un minuto perché credo che sia una questione che dovremo affrontare perché, nel Gruppo Misto, ci sono cinque o sei componenti diverse che vorrebbero intervenire; a questo punto la questione si pone in termini diversi. Siamo nell'articolo 121 del Regolamento, onorevole Floris, e così andremo avanti.
(Interruzione)
Non è aperta la discussione. Vogliamo fare la discussione sulla pregiudiziale?
(Interruzione)
Va bene. Prego, onorevole La Spisa, lei parla? A favore?
LA SPISA (F.I.). Sì, in base all'articolo 82. A favore della richiesta fatta dal collega Floris e anche per...
PRESIDENTE. Può ripetere la richiesta, onorevole La Spisa?
LA SPISA (F.I.). Era un richiamo pregiudiziale.
PRESIDENTE. All'utilizzo di che cosa? Per capire poi come dovremo concludere.
LA SPISA (F.I.). La proposta dell'onorevole Floris mi sembra sia stata questa.
PRESIDENTE. Di utilizzo dell'articolo 120; questa?
LA SPISA (F.I.). Tenendo conto del fatto che questo punto all'ordine del giorno sia stato inserito sulla base dell'applicazione dell'articolo 121, anziché dell'articolo 120, chiede che, in questa discussione su questo argomento, si possa applicare la norma procedurale prevista dall'articolo 120 e non dall'articolo 121.
Voglio dire che sono a favore della proposta, oltre che spiegare perché dalla Conferenza dei Capigruppo sia emersa, forse un po' frettolosamente, l'applicazione dell'articolo 121. Credo che si possa anche chiedere e suggerire a tutta l'Aula di assumere una decisione diversa, magari concordandola se non nell'Aula stessa in sede di una Conferenza dei Capigruppo; per questo, preciso il motivo. Certamente c'è una differenza sostanziale fra il "120" e il "121". L'articolo 120 prevede "Dichiarazioni della Giunta", quando cioè la Giunta, allo scopo di promuovere un dibattito, chiede di iscrivere all'ordine del giorno dichiarazioni su un argomento, per partire poi con una discussione più ampia, mentre le comunicazioni della Giunta, previste all'articolo 121, consistono in una discussione un po' incidentale rispetto ai lavori ordinari del Consiglio e in questo caso, dopo l'intervento della Giunta, si prevede l'intervento di un rappresentante per ogni Gruppo.
Credo che si possa ragionevolmente interpretare il Regolamento in maniera diversa, come è stato fatto in altre occasioni. Le ricordo, Presidente, che al momento in cui abbiamo discusso le dichiarazioni programmatiche del Presidente, lei stesso aveva detto, dando la parola per un certo tempo al Presidente, giustamente per un intervento lungo e una replica altrettanto lunga, che questo Regolamento è stato fatto in un sistema elettorale e di governo diverso. Siamo effettivamente in un sistema diverso, nel precedente sistema la sostituzione di un Assessore coincideva anche con una votazione, una espressione di fiducia alla Giunta, il sistema è cambiato, certamente non si deve esprimere la fiducia, ma è evidente che la sostituzione di un Assessore pone dei problemi politici e amministrativi, come dice l'articolo 120, di particolare rilevanza.
D'altra parte, se anche non bastasse una interpretazione della norma in questo senso, ritengo sia sufficiente la cronaca di questi giorni per rendere ragione dell'esigenza, credo sentita da molti consiglieri, di poter intervenire pubblicamente in una discussione su questa questione proprio per la sua particolare rilevanza politico-amministrativa.
Credo quindi che si possa trovare una interpretazione che dia risposta reale, ragionevole e giusta ad una esigenza, che è evidente, di poter discutere, con un tempo adeguato, dando la possibilità di intervenire non soltanto ad un rappresentante per Gruppo, presumibilmente i Capigruppo, potrebbe non essere così, ma comunque un rappresentante per Gruppo, tenendo conto anche del fatto che la composizione del Gruppo Misto è particolarmente numerosa. Ritengo quindi che la questione, prima ancora che in una votazione in Aula pro o contro la proposta dell'onorevole Floris, forse possa essere magari analizzata con una breve Conferenza dei Capigruppo che, facendo ricorso al buon senso e alla ragionevolezza politica, possa trovare una soluzione ad una esigenza giusta sentita da molti consiglieri.
PRESIDENTE. Onorevole Biancu, intende parlare contro la pregiudiziale o accede alla proposta di sospensione dei lavori per una breve Conferenza dei Capigruppo?
BIANCU (La Margherita-D.L.). Alla luce del fatto che l'inserimento di questo punto all'ordine del giorno è stato condiviso nella Conferenza dei Capigruppo come "Comunicazioni del Presidente della Regione", ritengo che la configurazione di quanto previsto dall'articolo 121sia corretta; ciò nonostante ritengo che, poiché ci troviamo in presenza di diverse rappresentanze politiche all'interno del Gruppo Misto, sia opportuno trovare il modo di poter garantire anche le loro espressioni. Giudico pertanto opportuno, dopo le dichiarazioni del Presidente della Regione, convocare una Conferenza dei Capigruppo per risolvere questo problema.
PRESIDENTE. Colleghi, io penso invece che sia opportuno sospendere la seduta adesso, perché mi sembra importante interpretare le varie opinioni in sede di Conferenza dei Capigruppo, relativamente allo sviluppo del dibattito,prima delle dichiarazioni del Presidente, in modo da iniziare poi la discussione come previsto. Quindi sospendo i lavori per dieci minuti e convoco una breve Conferenza dei Capigruppo. Prego i rappresentanti del Gruppo Misto, che parteciperanno alla riunione, onde comunicarlo, di informarsi nelle varie articolazioni circa il numero dei consiglieri che deve intervenire.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 04, viene ripresa alle ore 18 e 51.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori, prego i colleghi di prendere posto. Comunico che la Conferenza dei Capigruppo, appena conclusa, ha confermato l'impostazione del nostro lavoro, soprattutto l'applicazione dell'articolo 121 del Regolamento, quindi "Comunicazioni del Presidente", con la previsione di dieci minuti a disposizione per ciascun Gruppo. Tuttavia, in via del tutto straordinaria, anche in considerazione delle novità intervenute nel Gruppo Misto in questi giorni, si è deciso di consentire a ciascuna componente del Gruppo Misto di intervenire, però per non più di cinque minuti.
Comunicazioni del Presidente della Regione sulla sostituzione di un Assessore
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 121 del Regolamento, ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, signori consiglieri, come già riferito dal Presidente, comunico che, in data 27 giugno, con decreto numero 92, ho nominato il dottor Francesco Foddis Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, in sostituzione della dottoressa Salvatoricca Addis. Il dottor Francesco Foddis ha prestato immediatamente giuramento e da quel momento ha assunto la responsabilità del suo Assessorato. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.
MARRACINI (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, un nuovo spettro si aggira per l'Italia, una strana sindrome che muove da un sistema politico in cui raggiungere una e una sola decisione era, fino a poco tempo fa, un miraggio e che, senza passaggi intermedi, è giunta a contagiarlo, per cui l'unico valore propugnabile pare sia quello della decisione. Poi cosa si decida appare poco importante, il valore determinante è la decisione.
Non sarà il caso di utilizzare ironie facili, né di limitare la questione della quale oggi parliamo a una questione di mera spartizione di potere; non sarà il caso perché la questione che il Consiglio oggi affronta è un passaggio importante di democrazia e di valori che supera la storia personale dell'Assessore dell'agricoltura. Il problema, signor Presidente della Regione, non è che Enrichetta Addis sia o no Assessore, bensì quello ben più delicato del concetto stesso di rappresentanza politica che manterrebbe fede agli impegni presi con gli elettori.
E' una questione, signor Presidente, che esula - non me ne voglia - dalla sua figura e dalla sua del tutto particolare tendenza verso l'autoritarismo, che riguarda tutti i Presidenti delle Regioni d'Italia. Si tratta del fatto che la nuova legge sui poteri del Presidente della Regione consente al capo dell'Esecutivo di non rendere giuramento davanti al Consiglio, di nominare la Giunta a suo piacimento, di assicurargli il diritto di revocare un Assessore, anche senza motivo, e di nominarne un altro; insomma non c'è dubbio alcuno che la nuova legge sia in grado di consentire tutto questo. Tanto è vero che lei, Presidente, l'ha fatto nel pieno rispetto della legge.
Non è ciò che la legge consente di fare, che è una visione legata a una concezione nominalistica del diritto, una visione angusta e provvisoria della politica, ma è ciò che è giusto fare, Presidente, che ci pare le sia sfuggito. Al di là del suo carisma, di cui nessuno dubita, al di là della sua personale simpatia, a mio giudizio, al di là della sua presa sull'elettorato, la domanda alla quale sommessamente le chiedo di rispondere, Presidente, è se le elezioni dello scorso giugno del 2004 le abbia vinte lei o una coalizione di partiti, che vuol dire un'unione di idee, progetti, speranze, persone, uomini e donne.
La stessa domanda va fatta per le Province, le cui amministrazioni abbiamo rinnovato lo scorso mese di maggio, e per i Comuni capoluogo: chi ha vinto le elezioni, i presidenti o le coalizioni? Siccome sarà gioco facile rispondere, come lei risponderà, Presidente, "le coalizioni", allora mi chiedo e chiedo: chi ha vinto le elezioni non ha il diritto-dovere di governare? O deve assistere alla luminosa e perfetta azione di governo del Presidente rinunciando a esprimere opinioni, valori e, perché no?, suggerimenti politici?
Mi rivolgo adesso ai colleghi che formano la maggioranza: quanto è utile alla politica vincere le elezioni senza governare? Se anche fosse che il resto del Paese avesse voluto sposare questa logica, perché anche noi che siamo Regione autonoma dobbiamo sorbirla? Il presidente Soru esercita i poteri che gli sono conferiti dalla legge, lo capisco e lo ringrazio anche per le parole spese per il mio Partito, ma noi - che formiamo l'organo legislativo - che poteri esercitiamo se non lo ius murmurandi?
Su questi temi mi piacerebbe che si facesse una riflessione, perché sapete qual è il rischio? Che questa sindrome, che ha già dato segnali di alta contagiosità, colpisca anche le altre cariche istituzionali, dai presidenti di provincia, ai sindaci, ai presidenti di comunità montane, fino ai presidenti di circoscrizione, i quali in qualche caso pur sillabando "la legge me lo consente" della stessa non ne sanno neppure il rispetto.
A questo punto, noi Popolari-UDEUR, che abbiamo nel nostro DNA la partecipazione della politica in mezzo e con la gente, per evitare un'epidemia ad ampio raggio ci impegniamo a suggerire le terapie migliori che consentano un riavvicinamento a una maggioranza risanata che sia veramente e sempre più coalizione e sempre meno maggioranza. Ho ancora un minuto per la conclusione?
PRESIDENTE. Ne ha usato uno in più di quello concesso, onorevole Marracini. Grazie.
MARRACINI (Gruppo Misto). Mi riserverò di allegare agli atti il resto dell'intervento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, ritorneremo su questi argomenti. Io voglio puntare lo sguardo su due problemi fondamentali: il primo è che agli albori del dibattito sul "Presidente sì" o "Presidente no", io mi schierai per un presidenzialismo temperato, cercai di introdurlo nella legge elettorale, cosa che non è avvenuta perché lo stesso presidente Soru era contro quella legge elettorale. Si diceva: "Prima facciamo le elezioni e poi faremo la legge elettorale". Che lo si voglia o no, siamo in presenza di squilibri: il Presidente ha la facoltà di sciogliere il Consiglio regionale, facoltà che non ha neanche il Presidente del Consiglio dei Ministri; il Presidente esercita un potere assoluto, non solo quando una maggioranza si sfalda, ma può decidere quando e come vuole lo scioglimento del Consiglio regionale attraverso le dimissioni volontarie. Lo stesso può avvenire in caso di rimozione o impedimento personale del Presidente. Paradossalmente un Presidente può formarsi una propria maggioranza, averne una diversa rispetto a quella che lo ha eletto, tanto, signor Presidente, nessun consigliere regionale procederà mai al suo autoscioglimento!
Il Presidente può appoggiare una maggioranza variabile e diventare protagonista, volendolo, di stagioni politiche simili o identiche a quelle dei tanto criticati ribaltoni. Allora, occorre un equilibro vero, reale, fra l'Assemblea elettiva e chi è chiamato a governare nel rispetto della volontà popolare. Io mi preoccupo seriamente, gliel'ho detto un'altra volta, dello schiacciamento dei partiti politici dentro il governo. Non credo giovi; così come non giova, la debolezza o l'assenza dell'azione delle forze politiche che devono obbligatoriamente trovare dignità di proposta e un diverso e nuovo slancio ideale e programmatico per riconfermare il primato della politica, tanto il primato della politica lo approvano anche quelli che la criticano, anche quelli che la rinnegano, sennò non avremmo gli Illy, i Soru e così via! No, criticano la politica, poi gli piace entrare e fare parte della squadra politica!
Esiste quindi una necessità, che non è quella che dice qualche segretario della maggioranza, cioè l'efficienza del sistema e la partecipazione, ma la collegialità e il raccordo tra il Presidente e il Consiglio, tra il Presidente e la sua maggioranza, la cui maggioranza però deve entrare negli indirizzi programmatici e politici e non nel Governo. A me non piace il termine "governatore", ne abbiamo uno, il Governatore della Banca d'Italia, sarebbe un'inflazione, ne abbiamo e ne avanza! Non sto adesso a dare altri giudizi, mi viene da sorridere quando sento qualcuno che dice al presidente Soru che egli fa, comanda, eccetera. Prima delle elezioni, io ricordo che dicevo: "Ma perché andate con il presidente Soru?". Mi si rispondeva: "Andiamo con il presidente Soru perché ci fa vincere. Sappiamo che non governeremo bene, sappiamo che sarà terribile, ma a noi non interessa, a noi interessa vincere, non governare".
Oggi mi sento dire esattamente l'opposto, qui sta il punto fondamentale, cari amici, dei partiti politici: l'onestà intellettuale dei partiti politici, l'identità umana e politica di come scegliere la persona che deve guidare le nostre comunità, un ragionamento meramente matematico, aritmetico, di calcolo, per vincere le elezioni anche sapendo che non si potrà governare, oppure sulla base di criteri che attengono alle sensibilità, al credo politico, alla capacità di sapersi raccordare o meno con le istituzioni o con la società in un modo o nell'altro. Occorrono delle regole precise che lascino il meno possibile al libero arbitrio del singolo, non per cambiare l'assessore, ma per le cose che stavamo dicendo nel suo stesso interesse, la responsabilità di scelte ideologiche e programmatiche di fondo e non di governo.
Quindi occorre, signor Presidente, modificare lo Statuto, lo dicevo prima, dobbiamo dotarci di una legge elettorale. Il Regolamento, come affermavo prima al Presidente di questa Assemblea, è la coda e non la testa. Con una maggioranza che vuol fare queste proposte, questa verifica che stiamo facendo a distanza di un anno può essere utile e credo che la minoranza non si sottrarrà a un confronto serio, che deve essere serio, perché stiamo cercando di valutare quello che è avvenuto in quest'anno, ma soprattutto quello che accadrà in avvenire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.
SERRA (Gruppo Misto). Signor Presidente, i Comunisti Italiani fanno parte di questa maggioranza, la sostengono con lealtà e impegno. Questo abbiamo detto e fatto nelle competizioni elettorali e in questo primo anno di governo della Regione, non è nelle nostre intenzioni un cambio di rotta o di linea politica.
Sì, noi siamo persuasi che alcuni processi avviati da questa Giunta nel primo anno di governo della Regione vadano nella direzione giusta affinché la Sardegna cominci a risalire dal baratro rappresentato dalla disoccupazione e dallo spopolamento delle zone interne, dalla dispersione scolastica e dagli altri mali che da sempre la affliggono. Ma, tra le cose non fatte nelle precedenti legislature e di cui, a mio avviso, c'era bisogno, io inserisco la legge elettorale, avendo peraltro piena coscienza del fatto che, su questo punto, non vi è neppure nell'attuale maggioranza identità di vedute.
Noi siamo del parere che occorre pensare a un riequilibrio dei ruoli e delle competenze istituzionali, non concordiamo con quanti hanno sostenuto e sostengono che un maggiore e più incisivo ruolo delle assemblee possa realizzarsi solo a scapito della efficienza ed efficacia amministrativa. Siamo per una riscrittura dello Statuto e per l'immediata successiva stesura e approvazione di una legge elettorale che, esaltando i valori condivisi dell'autonomia, riequilibri le competenze nel senso di cui ho detto. Ma intanto, ed è qui il senso di questo ragionamento, è indispensabile rispettare le regole, gli impegni presi e soprattutto fare in modo che ciascuno, nel ruolo che attualmente la norma gli attribuisce, si assuma per intero tutte le proprie responsabilità.
Nei governi di coalizione sono presenti posizioni, rappresentanti, partiti e gruppi diversi e spesso sono presenti sensibilità diverse anche all'interno dello stesso Gruppo, talvolta non vi è totale corrispondenza tra i partiti e i loro rappresentanti nelle istituzioni. E' quindi necessario, affinché si evitino delle dannose divisioni, che lo sforzo per arrivare alla sintesi venga effettuato in primo luogo da ogni singolo partito e per quanto ci riguarda continueremo a fare il massimo in questo senso, ma tale sforzo, questo impegno di sintesi, è corretto che venga assunto anche da chi porta, nell'attuale coalizione e con l'odierna normativa, il più gravoso carico di responsabilità.
Noi Comunisti siamo una parte non grande dell'attuale maggioranza di governo e il solo fatto di essere comunisti ci porta a non essere facilmente confondibili tra le tante formazioni politiche presenti nello scenario attuale. Sono molteplici le questioni sulle quali abbiamo divergenze all'interno della stessa coalizione, rivendichiamo con orgoglio la possibilità di sostenere le nostre idee, ma nella coalizione prediligiamo sempre impegnarci a sostegno di quanto ci unisce, perché crediamo che questo sia l'interesse dei sardi, che va sempre anteposto a quello dei partiti. Abbiamo agito con questo spirito in questo primo anno di legislatura fin dai primi giorni, fin da quando abbiamo contribuito a costituire il Gruppo consiliare "Insieme per la Sardegna"; abbiamo ritenuto da subito che fosse più giusto e più utile che, con l'Italia dei Valori e i Popolari UDEUR, sostenessimo la coalizione con un gruppo di maggioranza piuttosto che iscritti come singoli consiglieri al Gruppo Misto. Ritengo tuttora valida questa affermazione e mi pare ovvio confermare che i Popolari UDEUR devono restare parte integrante della maggioranza; anche qui abbiamo anteposto, lo ribadiamo, l'interesse della coalizione a qualunque altra questione. Come ho detto all'inizio, i Comunisti Italiani fanno parte di questa maggioranza e la sostengono con lealtà perché, lo ripeto, quanto è stato fatto in questo primo anno va nella direzione giusta e va sostenuto al di là di ogni formale disquisizione.
L'attuale sistema elettorale ci ha permesso di eleggere solo un consigliere regionale, nonostante i sardi ci abbiano dato oltre 16 mila voti; riteniamo inoltre di essere rappresentanti, in modo prevalente, di fasce sociali tra le più deboli che maggiormente hanno bisogno di risposte concrete ed urgenti; vogliamo contribuire con le nostre idee, con la nostra forza, con le nostre capacità a dare queste risposte.
In conclusione, vorrei fare tre sintetici appelli: il primo all'UDEUR, a tutto il Partito dei Popolari UDEUR, perché tenga conto della manifestata esigenza dell'intera coalizione affinché, superando tutte le comprensibili difficoltà, mantenga il suo contributo a questa maggioranza fino all'indicata soluzione; il secondo ai partiti di centrosinistra perché, tenendo conto anche delle indicazioni dell'ultima tornata elettorale, pur con la consapevolezza della differenza dei ruoli, si adoperino affinché il ruolo della politica torni a essere quello alto di cui oggi c'è bisogno; il terzo alla Giunta e alla Presidenza della Regione affinché ci aiutino, utilizzando al meglio anche le nostre risorse, a mantenere costante il nostro entusiasmo nel sostenere la Giunta stessa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.
CACHIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi ed amici, io avevo preparato un discorso che indubbiamente non riuscirò a leggere. Signor Presidente, io sono un attento lettore di Shakespeare, che è conosciuto di solito come un grande drammaturgo, forse come il più grande drammaturgo che la storia ci ha dato. Ma di Shakespeare io non apprezzo solo "Amleto", "Giulio Cesare", apprezzo anche altre opere che ha scritto come commediografo, tra queste mi ricordo e mi piace molto leggerne una che mi sembra si attenga parecchio a quello che sta succedendo in questo Consiglio regionale.
Signor Presidente, noi stiamo montando una situazione cercando di sviluppare un discorso che dovrebbe essere lineare, cioè, come diceva Shakespeare nella sua commedia, "molto rumore per nulla". Secondo me, noi stiamo facendo tanto rumore quando in realtà bastava semplicemente sussurrare tra di noi alcune cose per poter uscirne in bellezza senza montare tutto questo caso. Perché il centrosinistra è morto, il centrosinistra non vive più, la coalizione non ha più sbocco, perché con i poteri che il Presidente ha, piaccia o non piaccia, e lo ha spiegato anche lui credo in un'intervista giornalistica, è stato tecnicamente cambiato un Assessore; forse il Presidente ha cambiato quella che era la sua linea politica, forse il Presidente ha rinnegato le dichiarazioni programmatiche e chiaramente ha deviato da quello che era il corso naturale da lui stesso tracciato, dagli eventi e dalle sue situazioni, per uscirne fuori e quindi dire che il centrosinistra è morto?
Io credo che tutto debba essere riportato nelle sue linee originali. Certamente, sommessamente, dico anche che il Presidente probabilmente ha difettato nella comunicazione; sarebbe stato, come dire?, più logico, sarebbe stato probabilmente meglio, per tutte le forze politiche, conoscere in anticipo quelle che sono state le mosse del Presidente. Così non è stato, penso anche perché questo veniva considerato un fatto tecnico dato per scontato da tutti. Io so per esempio che ci sono stati degli incontri, precedenti alle dimissioni dell'assessore Addis, in cui si era concertato un certo percorso, questo mi fa ritenere che il centrosinistra è vivo, che il centrosinistra continuerà a governare come sta governando e bene, anche assicurato dalle parole del Presidente quando ha detto che, a tutte le forze che hanno contribuito alla vittoria del centrosinistra, verrà riconosciuta una prospettiva politica, come aveva l'UDEUR fino ad ora, e che nulla a nessuno verrà tolto.
Quindi io mi considero soddisfatto di queste dichiarazioni del Presidente. Siccome credo di conoscere il Presidente, credo che lui, non ho motivo per dubitarne, manterrà le promesse, quindi ritornando a Shakespeare, signor Presidente, "molto rumore per nulla".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori Assessori, il presidente Soru coerentemente con la sua tipologia ed asciuttezza ritiene che l'ex assessore Addis non serve più alla Giunta e la giubila. Non è una sorpresa, perché dal punto di vista politico, come componente della quinta Commissione agricoltura, al di là dei richiami a Shakespeare, vorrei dire che i 14 centesimi per il prezzo del latte, solennemente pattuiti prima della vigilia di Natale, i pastori li stanno ancora aspettando, per quanto riguarda le monarchie e repubbliche che gestiscono l'acqua, , abbiamo annullato la democrazia, i consigli di amministrazioni, perchè sono state commissariate e questi commissari, che dovevano rispondere solo al Governatore, non hanno fatto diminuire il prezzo dell'acqua; anche la crisi del mercato del pecorino non ha visto la tempestività della Giunta e dell'Assessore nel chiedere allo Stato un riconoscimento di questa calamità.
In definitiva, dal punto di vista politico, dopo un anno, diciamolo francamente, c'è un fallimento. I criteri con cui ha rimosso l'assessore Addis chiaramente ci rendono perplessi, perché altri Assessori, sui quali si sposterà la cesoia del "governatore giardiniere" per potare i rami secchi, ci autorizzano a stimolarlo in questa operazione di bonifica, perché non dimentichiamo che l'incapacità tutta nostra nel dotarci di una legge non truffaldina e liberticida, come quella che abbiamo ereditato, ha conferito al presidente Soru pieni poteri e coerentemente lui sta spingendo la squadra verso il raggiungimento di questi obiettivi; allora, non lamentiamoci se esercita questi poteri.
Certo, la ragionevolezza, la bonomia, del Presidente, che gli possono impedire di esercitare fino in fondo questi immensi poteri, rappresentano un vulnus per la democrazia alla quale noi dobbiamo mettere subito rimedio con una cosa importante: la riforma elettorale e il nuovo Statuto. Oggi è poco credibile rendersi conto delle storture che vengono da questa legge, però non dimentichiamo le stagioni improduttive, piene di veleni dove c'era una co-amministrazione tra Giunta e Consiglio regionale, l'inciucio degli inciuci, quella politica che ha allontanato la gente dalle istituzioni e ha fatto venire al mondo politico queste nuove figure. Noi, da sardisti ad intuito etnico, plaudiamo più ad un assessore di Sanluri che ad uno di Chioggia o di altri posti, però non è soddisfacente questa scelta.
Auguriamo al dottor Foddis che lavori, che raccolga i risultati, vigileremo come sempre abbiamo fatto, perché a noi interessa tutelare la professionalità, l'onorabilità dell'ex Assessore, perché anche un certo galateo istituzionale ci deve accompagnare; auguriamo al nuovo Assessore che centri gli obiettivi per i quali il presidente Soru ha dato la sua parola al popolo sardo; non dimentichiamo che ha vinto le elezioni insieme alla coalizione e deve governare bene, quindi è compito del Partito Sardo verificare, supportare, proporre, censurare, come spesso è accaduto, però l'essenzialità con cui ha comunicato, come un cronometrista, il mese il giorno e l'ora in cui ha giubilato un Assessore e ne ha messo un altro, conferma che l'asciuttezza ed essenzialità del presidente Soru lo portano a camminare spedito. Attenzione, perché è chiaro che da questi atteggiamenti può esserci quella deriva presidenzialista pericolosissima di intraprendere scorciatoie che mortificano la democrazia.
Io mi auguro che il presidente Soru, dopo un anno di allattamento forzato, esalti la concertazione e il dialogo perché questo va a beneficio dei punti programmatici di questa coalizione. Il nostro compito non è quello di dare pagelle, ma di verificare l'operatività e qualche volta dei punti programmatici, delle mozioni, delle proposte di legge, che noi abbiamo sostenuto, o per pregiudiziali politiche o perché non c'era la dovuta sensibilità, sono stati mortificati in quest'Aula; mi riferisco anche a questa benedetta continuità territoriale che ha creato un'anarchia spaventosa nei cieli.
Quindi noi, al di là di problemi tutti interni alla maggioranza, auguriamo un buon lavoro, faremo fino in fondo il nostro dovere e ci impegneremo a presentare una legge elettorale che non crei scompensi tra la Giunta e il Consiglio.
PRESIDENTE. Per la componente socialista, ho due iscritti a parlare, dovete ridurre gli interventi ad uno solo; se non riducete, mi mettete in difficoltà. Non so, volete dividervi il tempo, due minuti e mezzo per uno? Colleghi, cosa dobbiamo fare? Intanto che la componente socialista pensa, andiamo avanti,
Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, colleghi e colleghe, il tentativo di mascherare la prima crisi dell'attuale maggioranza è miseramente fallito a causa della cruda verità degli accadimenti politici, infatti l'allontanamento di un Assessore contro la sua volontà pone la coalizione del centrosinistra di fronte a una crisi dai risvolti incerti e a tal proposito il primo interrogativo che noi ci poniamo naturalmente è sapere se l'UDEUR fa parte ancora di questa maggioranza o meno; ma, al di là di questo, si rende necessaria una serena riflessione su quanto accaduto e sulle modalità che hanno reso protagonista involontaria l'ormai ex assessore Addis.
Signor Presidente, noi ci aspettavamo una più approfondita motivazione delle cause che hanno portato a questa situazione, invece lei ha preferito in due righe giustificare quanto è accaduto; questo Consiglio regionale, oggi, non è in condizioni di fare una valutazione seria del licenziamento di questo Assessore, possiamo semplicemente fare delle supposizioni e dei ragionamenti su questa situazione, però, io lo dico sinceramente, avrei voluto che lei riferisse qualcosa in più a questo Consiglio regionale.
Tanto per essere chiari, prima di tutto noi esprimiamo una severa critica per le gravi difficoltà in cui versa tutto il settore della agricoltura sarda, difficoltà che questa Giunta non è riuscita a risolvere, anzi è riuscita ad aggravare, in secondo luogo sostanzialmente il giudizio è fortemente negativo sia per la Giunta regionale che per l'operato dell'Assessore dell'agricoltura, proprio in un momento in cui era necessaria un'azione più incisiva e lungimirante per quanto riguarda questa materia.
Ciò detto, se è vero come è vero che la legge elettorale consente al Presidente di nominare e licenziare gli Assessori, è altrettanto vero che gli stessi Assessori in Giunta operano sotto le strettissime direttive del Presidente, tanto che spesso gli stessi vengono smentiti e corretti, nel loro operato, dal Capo dell'Esecutivo. Come dire che, se l'assessore Addis ha fallito, e ha indubbiamente fallito, la responsabilità è imputabile prima di tutto a chi, attraverso una visione restrittiva, riduttiva ed aziendalistica della politica, impartiva le rigide direttive. Imputare alla sola Addis la situazione in agricoltura, i penalizzanti tagli previsti in bilancio nel settore agricolo e l'infinita polemica sul prezzo del latte, credo che sia riduttivo e non rende giustizia alla realtà dei fatti.
Il Presidente della Giunta regionale non può sottrarsi dall'assumersi tutta la responsabilità politica e morale dell'inoperosità della Giunta in questo delicato settore economico. Una crisi, quella odierna, che non nasce per l'inconcludenza della sola Addis ma, al contrario, dal travaglio dovuto alla totale mancanza di prospettive e progettualità della Giunta in carica. Ci sono anche altri Assessori che non hanno operato bene. E' presente qui l'Assessore dei trasporti, ebbene l'Assessore dei trasporti doveva fare una sola cosa, ma abbiamo visto come sono andate e come stanno andando le cose! Un fallimento quindi quello della Giunta mascherato dall'ingannevole successo delle ultime elezioni provinciali, successo dovuto soprattutto ad un vento che spirava contro il centrodestra da oltre Tirreno e non, come è stato troppo frettolosamente detto, da potersi attribuire ai meriti di questa Giunta regionale.
D'altronde, se così non fosse, non troverebbe spiegazione alcuna il cambio imposto a un Assessore, oltre ovviamente a quei cambi che si prospettavano e si prospettano magari attraverso una comunicazione di licenziamento da parte del Presidente preceduta da una richiesta di dimissioni volontarie. Parcheggiare un partito politico nel sottoscala della politica stessa in attesa che si ridisegni la mappatura degli Assessorati, altro non è che un segnale di mancato rispetto per la dignità e il ruolo che gli stessi partiti rivestono nella società e nella politica. In altre parole, che la si definisca con termini diversi o meno, siamo di fronte ad una verifica politica dell'attuale maggioranza di centrosinistra ad un solo anno dalla sua nascita. In tale contesto, il Consiglio regionale non può fare da semplice spettatore, infatti è per un preciso dovere istituzionale che il Presidente ha dovuto, suo malgrado, accettare di recarsi in Aula per dar conto dell'accaduto e spiegare come intende risolvere la crisi. Per la verità non è che ci siano state grandi spiegazioni, quella di oggi non è e non può essere una concessione del Presidente per dare comunicazioni sull'avvicendamento Addis - Foddis.
E' un atto ben più significativo che fa parte dell'etica e dialettica politica e del confronto tra le parti, laddove l'opposizione è chiamata ad esprimere la propria opinione in merito all'azione di governo della attuale Giunta, se così non fosse, se cioè il Presidente interpretasse quella di oggi come una semplice comunicazione a questo Parlamento sul cambio di un assessore, ci troveremmo di fronte all'ennesimo strappo fra Giunta e Consiglio regionale, il tutto con uno svilimento dei rapporti di correttezza e di rispetto che devono sempre intercorrere tra le due massime istituzioni regionali.
Tali difficoltà le abbiamo abbondantemente denunciate già in passato. Noi, oggi, in quest'Aula rivendichiamo con forza e determinazione il ruolo e la dignità che un preciso mandato popolare ci ha conferito in forza dello Statuto di autonomia il quale, voglio ricordarlo, per quanto inadeguato è tuttora in vigore. La difesa del ruolo insopprimibile del Consiglio regionale è un dovere che ci deve vedere uniti a prescindere dagli opposti schieramenti, perché non possiamo consentire a nessuno di prevaricare una legge costituzionale come lo Statuto della Sardegna.
Io credo che serva un richiamo a una maggiore sensibilità istituzionale, anche perché a volte, dove non arrivano le leggi, arriva il buon senso e la capacità di chi, avendo responsabilità di governo, sente il dovere di coinvolgere gli organismi istituzionali per garantire il massimo di democrazia e di trasparenza degli atti. Lo stesso crescente malessere dei partiti nel centrosinistra, che già a livello nazionale ha evidenziato una encomiabile diversità dei moderati rispetto alla sinistra sfociando nel clamoroso flop dei referendum, qui in Sardegna sta determinando lo scollamento della coalizione di governo, ciò a dimostrazione che le maggioranze non vanno fatte solo per vincere le elezioni, come nel caso specifico, ma per governare.
In sintesi, per tornare a noi, questa legge elettorale ha sottratto qualsiasi legittimità agli Assessori regionali in quanto li ha privati di un mandato che si può ottenere solo attraverso il voto di fiducia di questa Assemblea, non a caso la legislatura fu aperta da una pagina poco esaltante della politica, quando fu impedito agli Assessori di giurare in Aula. Oggi emergono le perplessità e le contrarietà che molti di noi, cari colleghi, avevamo già espresso nella passata legislatura in merito alla legge elettorale; una legge iniqua e lontana mille anni luce dalla nostra cultura, una legge che consegna un immenso potere nelle mani di una sola persona relegando l'attività di questo Consiglio alla sola presa d'atto di quanto già deciso in altre sedi, senza neppure una parvenza di confronto e di dibattito democratico. Siamo all'autocrazia, al governo di uno solo, che è l'esatto contrario della nostra consolidata tradizione parlamentare basata sul confronto dialettico e sul rispetto democratico delle parti.
Cari colleghi, oggi la priorità assoluta del Consiglio regionale è quella di modificare questa legge elettorale e lo Statuto; la legge regionale è inadeguata e poco democratica, se vogliamo cambiare l'attuale sistema dobbiamo adottare una legge che tenga presenti i valori, la cultura e la storia della nostra terra perchè possa restituire dignità ai partiti e all'intero Consiglio regionale, dopodiché ciascuno si assumerà le proprie responsabilità con la consapevolezza che, in caso di scioglimento del Consiglio regionale, affronteremo le elezioni con regole più consone alla nostra lunga tradizione autonomistica, democratica, garantendo il massimo della rappresentanza e il giusto coinvolgimento di tutte le istituzioni regionali.
PRESIDENTE. Io continuo ad avere il dilemma della componente socialista. Posso decidere di non fare intervenire nessuno o concedere due minuti e mezzo per ciascuno.
Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà. Le ricordo che il tempo a sua disposizione è di due minuti e mezzo.
BALIA (Gruppo Misto). Presidente, intanto io credo che sia doveroso formulare gli auguri al nuovo Assessore, che è già nel pieno delle sue funzioni, e ringraziare dall'altro lato l'assessore Addis per il lavoro fino adesso svolto. Nel merito, anche se resta un tempo molto ristretto per parlarne, una prima considerazione e una risposta all'onorevole Floris. Non ci siamo alleati e non abbiamo scelto Soru come governatore perché con Soru vincevamo, abbiamo scelto Soru come governatore perché con Soru abbiamo concordato programmi, idee ed azioni. Onorevole Floris, mi sia consentito dire che, se dovessimo guardare al passato, io credo che - visto l'operato delle Giunte precedenti - avremmo vinto in ogni caso, con Soru e, se mi permette, anche con un altro Presidente della Giunta regionale del centrosinistra.
Nel merito ha ragione Marracini quando divide il problema in due, da un lato quello giuridico rispetto al quale il Presidente ha piena potestà, autorevolezza e legittimità a determinare e a sostituire gli Assessori, dall'altro lato invece quello relativo alla prassi politica laddove vi è una costante (ieri, oggi e presumo ci sarà anche domani),che prevede, quando il Presidente svolge un ruolo di regia, che questo ruolo di regia sia preferibilmente accompagnato da una co-decisione e una co-partecipazione e quindi anche da una condivisione delle scelte. Nel caso specifico, sono sicuramente mancate; infatti stiamo ponendo e abbiamo posto un problema di metodo anche al Presidente, però, onorevole Floris, non è quel problema di sostanza politica che lei invece pone.
In ultimo, non concordo con le considerazioni dell'onorevole Cachia quando dice che tutto poteva risolversi con un sussurro; no, perché non è un problema bilaterale fra il Presidente della Regione e l'UDEUR, è un problema che riguarda in maniera più ampia tutti quanti; certamente, con la nuova legge elettorale, con il nuovo Statuto, con la legge che regolamenterà le forme di governo, troveremo il modo perché le funzioni della Giunta regionale e del Consiglio regionale siano esaltate.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà. Ricordo, anche a lei, che il tempo a sua disposizione è di due minuti e mezzo.
IBBA (Gruppo Misto). Sì, forse utilizzerò anche meno dei due minuti e mezzo concessi. Intervengo per specificare che non esiste un problema di crisi, per quello che ci riguarda, che coinvolge questa maggioranza, che coinvolge il nostro ruolo e il suo sostegno alla Giunta; per quanto possa essere discutibile, il sistema è comunque un sistema legislativamente governato, che lascia spazio a una preferenza di rapidità decisionale, di capacità di movimentazione all'interno della compagine governativa della Giunta e che questo passa eventualmente attraverso una revisione della legge elettorale che noi abbiamo tentato di fare nella precedente legislatura purtroppo non riuscendoci.
La conseguenza logica è che la sostituzione dell'Assessore dell'agricoltura è un fatto tecnico nella scelta della persona e si incastona in una posizione politica del complesso della maggioranza di governo all'interno della quale evidentemente una maggiore coesione, una maggiore coerenza del nuovo Assessore, relativamente alle prospettive future della politica dell'agricoltura, trova disponibilità rispetto a quanto accadeva con l'Assessore precedente.
Questo è un fatto, come dire, in itinere, che viene adeguato a una nuova esigenza delle future necessità della Giunta; non ci pare che possa essere motivo di ricaduta politica o di crisi politica. Quindi sostegno e presenza coerente e forte all'interno della maggioranza e del suo programma non significa adeguata passività a ciò che accade, ma semplicemente presenza vigile con partecipazione altrettanto vigile ed attiva.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, io devo dire che, sino a qualche ora fa, i Riformatori avevano poco da commentare su ciò che era successo per quanto riguarda la revoca dell'assessore Addis e la sua sostituzione da parte dell'assessore Foddis. Nel senso che, sostanzialmente, noi condividiamo alcune osservazioni che sono state fatte in quest'Aula, le voglio ricordare soltanto brevissimamente abbinandole ai nomi dei colleghi che le hanno fatte.
Condividiamo l'osservazione che ha fatto il collega Marracini quando ha detto che il presidente Soru ha agito nel pieno rispetto della legge, anzi ha interpretato la legge nel senso più autentico che la legge gli consente di fare; condividiamo anche l'osservazione del collega Floris, che ha sottolineato la necessità che la politica interpreti la legge, e quindi che ci sia comunque spazio, quando viene data attuazione alla legge, per i ragionamenti della politica, perché siamo in una sede politica in cui valgono i ragionamenti della politica.
Condividiamo ulteriormente l'osservazione del collega Atzeri, il quale ha ricordato dei tempi che forse qualcuno in quest'Aula tende a dimenticare. Il collega Atzeri, che è sempre caustico nei suoi interventi, ha definito con parole proprie ciò che si verificava in quest'Aula; io non voglio usare l'ironia, ma voglio ricordare le sette crisi "Palomba", voglio ricordare soltanto i voti segreti con cui nella scorsa legislatura sono caduti i Presidenti della Giunta con una sicura mutilazione dell'attività di governo che difficilmente può essere dispiegata quando, su ogni emendamento, ci deve essere l'angoscia di sapere se è possibile, a voto segreto, portare a casa il risultato oppure no.
Quindi io credo che la legge elettorale che noi abbiamo, che non è senz'altro la legge migliore (noi ci siamo impegnati nella scorsa legislatura per avere una legge sarda), sia però una legge elettorale preferibile a quella che avevamo in precedenza, una legge elettorale che consente con chiarezza a chi ha vinto di governare e, speriamo, a chi non ha vinto di esercitare l'azione di controllo che è necessaria in un'Aula parlamentare.
Però, ecco, io ho sottolineato un ragionamento, vorrei che se fosse possibile lo seguissero i colleghi consiglieri del centrosinistra, se il ragionamento merita ovviamente il rispetto per essere seguito, cioè ho detto che fino a qualche ora fa non avrei avuto o avrei avuto ben poco da rimarcare negativamente nell'operato del Presidente della Giunta, che trovo assolutamente legittimo e coerente; sino a poche ore fa, cioè fino a quando non ho sentito le dichiarazioni rese al Consiglio dal Presidente della Giunta, le quali mi sono sembrate francamente troppo scarne, nel senso che io mi sarei aspettato che il Presidente della Giunta, anche in maniera essenziale, come talora ci ha abituato, ci spiegasse il motivo per cui l'assessore Addis è ex Assessore e c'è un nuovo Assessore; questo al di là di quanto abbiamo appreso dalla stampa.
Il collega Ibba, il mio amico Mondino, è l'unico che è entrato nel merito, dicendo che c'è una maggior coerenza tra questo Assessore e le politiche agricole della Giunta; io capisco che Mondino, il collega Ibba, abbia la necessità di giustificare, anche a se stesso, in qualche modo ciò che è successo; ma, insomma, valgono, in assenza di interpretazioni date direttamente dal Presidente, le considerazioni fatte dal collega Atzeri, cioè l'assessore Addis era un po' scarsa, era inadeguata a ciò che la politica agricola sarda doveva fare, non è riuscita ad interpretare la rivoluzione di sistema necessaria nell'agricoltura sarda (l'abbiamo letto anche nella prima intervista rilasciata alla stampa - ormai sono quelle che fanno credito e testo - dal nuovo assessore Foddis), pertanto è stata sostituita.
Noi crediamo che sia nell'ambito delle competenze del Presidente, anzi sia nell'ambito dei doveri del Presidente, nel momento in cui la Giunta non è adeguata agli obiettivi che, in campagna elettorale e nei programmi della Giunta, si sono definiti e agli impegni che si sono presi con gli elettori, rimuovere gli Assessori, sostituirli, nominarne degli altri che, come dice il collega Ibba, siano coerenti con la politica della Giunta. Ecco, avremmo desiderato conoscere in questa sede, che è sede di politica, e, se fosse stato possibile, anche comprendere, se il motivo della sostituzione dell'assessore Addis sia stato la sua inadeguatezza rispetto agli obiettivi oppure se altro. Devo dire che questa valutazione resta un po' nell'aria in quest'Aula.
Colleghi, io vi voglio richiamare, anche seguendo il collega Floris, a ragionamenti che si fecero prima delle ultime elezioni regionali, anche agli slogans "Meglio Soru", bene, mi sembra che vi stiate ponendo il problema che forse è "troppo Soru"o "troppo solu"; al Presidente vorrei citare un altro degli slogans utilizzati in campagna elettorale, quello dei taxi, "Sorridi, sei tra amici"; chissà se il Presidente della Regione Sardegna oggi, per quello che avete detto e forse anche per quello che direte, può sorridere. Ma, indipendentemente dal fatto che possa o meno sorridere, io gli auguro di poterlo fare ovviamente, è stato posto, voi avete posto, molti hanno posto, in quest'Aula, un problema che per noi è sostanziale, quello dell'equilibrio dei poteri, è un problema reale; nella distinzione dei poteri, il Presidente della Giunta e la Giunta sono il potere esecutivo, ha perfettamente ragione il collega Atzeri quando lo vuole separato rispetto al legislativo.
Il legislativo siamo noi, voi avete una comodità oggi in quest'Aula che vi deriva dalla stessa legge elettorale che ha legittimato il Presidente, siete cinquanta e noi siamo trenta, nella scorsa legislatura era tutto differente. Ciò significa che il Presidente e la sua Giunta, che sono vostra espressione, possono governare e voi -che siete cinquanta - potete fare le leggi, possiamo insieme fare le leggi, non c'è nessun vulnus, non c'è nessuna lesa maestà della Giunta nei confronti del Consiglio, del Consiglio nei confronti della Giunta. C'è quello che dice il collega Atzeri, cioè il desiderio di voler in qualche misura mantenere commistioni che sono invece retaggio del passato.
Allora, se queste commistioni non vogliamo mantenerle, il Consiglio si attrezzi a fare bene quello che deve, cioè esercitare nel modo migliore possibile il suo ruolo legislativo, che è un ruolo importantissimo, sarà importante quello dell'Esecutivo, ma credetemi, lo sapete meglio di me, il ruolo del potere legislativo non è sicuramente meno importante, non è sicuramente meno valido e voi avete la fortuna di poterlo svolgere con una maggioranza che nessuno, in questa Regione, ha probabilmente mai avuto prima d'ora, con una coesione al vostro interno che vi consentirebbe di fare buone leggi, sulle quali magari anche la minoranza potrebbe intervenire per migliorarle.
E' un'occasione storica, non è un'occasione che va persa; consapevoli delle difficoltà dell'inizio di questa legislatura, forse, se io fossi in voi, starei più attento nel momento in cui porterete in Aula il Regolamento del Consiglio; perché vero è che noi nella scorsa legislatura, e forse in quelle precedenti, abbiamo avuto difficoltà a marciare, ad andare avanti con un Regolamento del Consiglio non adeguato alle esigenze e ai tempi, ma vero è che oggi il Regolamento del Consiglio è lo strumento di garanzia del potere legislativo. Quindi, sul Regolamento del Consiglio, io aspetto i garantisti del centrosinistra, o aspetto che i cinquanta consiglieri facciano veramente quella battaglia di difesa del ruolo del Consiglio, di difesa del ruolo legislativo, ruolo che questo Consiglio ha, può e deve avere, che sia veramente all'altezza dello spirito che anima ciascuno di voi.
Siamo in un'epoca diversa rispetto ad un anno fa, rispetto a cinque anni fa, rispetto a dieci anni fa, conseguentemente in questa epoca dobbiamo muoverci perché ci sono in campo interessi generali che si difendono nel rispetto delle reciproche competenze.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, è senz'altro positivo che il Presidente della Giunta abbia deciso di venire in Aula per comunicare la sostituzione in Giunta dell'Assessore regionale dell'agricoltura, avviando così un processo di discussione tra i Gruppi consiliari. Tuttavia, entrando nel merito della questione, non si può eludere il fatto che una tale sostituzione non ha solo una valenza meramente tecnica ma anche politica. Un intervento di questo tipo sugli assetti di Giunta coinvolge infatti la struttura programmatica di questa coalizione e soprattutto i rapporti tra le sue forze politiche in relazione alla sua attuazione.
Partendo da questa considerazione, non posso che richiamare a una maggiore attenzione verso il metodo di lavoro utilizzato nell'articolazione tra Presidente, Giunta e Consiglio, al fine di ottenere un pieno ed effettivo coinvolgimento delle forze politiche che hanno dato vita alla coalizione guidata dal presidente Soru nell'azione di governo. Nel caso specifico, questa maggiore collegialità ci potrà essere utile a superare le difficoltà attuali comprendendone le ragioni con una spinta in avanti che non lasci sul terreno lacerazioni o incomprensioni reciproche, che sarebbero letali per tutti noi. Più in generale una maggiore collegialità, tanto nella elaborazione quanto nella decisione politica, ci consentirà di realizzare una più decisa valorizzazione del Consiglio attraverso una costante interazione col Presidente e la Giunta.
Per cultura politica, da comunista, non mi sono mai lasciato persuadere da primarie, modelli presidenziali o concezioni leaderistiche che finiscono per concentrare, nelle mani di un solo soggetto, le funzioni spettanti all'insieme delle forze politiche. Ritengo quella parlamentare la migliore forma di governo e, coerentemente con ciò, tengo particolarmente a vedere riconosciuto alle forze politiche il ruolo di rappresentante legittimo degli effettivi interessi del popolo. La democrazia parlamentare si esprime attraverso la più ampia partecipazione popolare alla vita politica per il tramite dei partiti e delle organizzazioni sociali. Compito nostro è garantire che ciò avvenga anzitutto nelle istituzioni regionali; a tutte le forze democratiche, che hanno contribuito alla vittoria del presidente Soru e che - anche nella recente tornata elettorale - hanno messo in campo le loro energie e intelligenze, va riconosciuta una pari dignità politica e un ruolo decisivo nell'azione di Governo; ciò vale anche per l'UDEUR, che resta una forza di governo centrale della nostra coalizione, pur non essendo attualmente presente in Giunta.
Per questa ragione, è importante avviare un processo, che ci veda tutti coinvolti, teso a superare le frizioni e a ricomporre il quadro politico originario della Giunta. Per fare questo però è anzitutto necessario ricollocare tutta la discussione sul terreno delle cose concrete da fare; "ripartire dalla politica", si sarebbe detto in altri tempi. In tal senso, già il documento di programmazione economica e finanziaria può essere lo strumento più qualificato per ottenere questa ricomposizione, ma anche tutta la partita, che va dall'approvazione in tempi brevi del nuovo Regolamento consiliare al varo in autunno della legge regionale numero 1, deve essere un'occasione da sfruttare per ottenere un simile risultato.
Si può anzi dire che proprio nel riordino complessivo della macchina politico-amministrativa, che questa riforma potrà innescare, va ricercata la fase politicamente più propizia per ridiscutere degli assetti di Giunta. Ma i campi sui quali attuare una verifica effettuale di questa maggioranza sono tanti, dall'ambiente alla questione dei rifiuti, dalle servitù militari al rispetto dell'articolo 14 dello Statuto relativo al passaggio alla Regione degli immobili dismessi dallo Stato, la riscrittura dello Statuto come strumento forte dell'autonomia capace di avviare un processo di riscatto sociale su vasta scala. Insomma, il problema non è il semplice avvicendamento nominale in Giunta, ma è l'avvio di quella stagione di rinascita e sviluppo che questa esperienza politica ha suscitato e che il popolo sardo si aspetta da noi. Con il suo spirito critico, ma anche con senso fortemente unitario, il Partito della Rifondazione Comunista si impegna ad operare in tale direzione per ottenere il pieno rispetto dei propositi programmatici con cui ci siamo presentati di fronte agli elettori e per i quali abbiamo ottenuto il mandato a governare.
Nell'azione di governo, questa maggioranza ha saputo fino ad ora evidenziare tutte le sue capacità e il suo coraggio, ma in alcuni casi ha anche mostrato alcuni suoi limiti; su questi dobbiamo lavorare seriamente insieme per rispettare quel mandato. Dobbiamo concentrarci sul programma, perché esso è indispensabile per ciò che rappresenta in sé ma anche perché rappresenta gli interessi popolari. Per questa ragione, penso che sia indispensabile un salto in avanti che consenta a questa maggioranza la definizione di un progetto più avanzato che diverrebbe lo strumento decisivo per la trasformazione di quel sentimento popolare, che già esiste, in una passione popolare per l'alternativa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, mi sento profondamente offeso, e come me lo dovrebbero essere tutti i colleghi presenti nel Parlamento dei sardi, perché credo che il presidente Soru abbia usato l'atteggiamento più irriguardoso che potesse essere concepito in un'Aula parlamentare come questa.
Presidente Soru, lei vuole usare la rivoluzione, la rivoluzione è violenza, quando serve, serve anche quella; ma non è questo il caso! Lei è violento nei comportamenti, è violento negli atteggiamenti, è violento in tutte le manifestazioni anche e finanche quando ha defenestrato l'assessore Addis, del quale Assessore non voglio discutere le qualità, sono tutte qualità che ricadono addosso a lei e alla sua maggioranza, che forse pur essendo la meno colpevole in questo momento però subisce e sta subendo tanto.
Allora, quando si vuole la violenza in questo modo, io credo che i sardi debbano necessariamente prendere atto di questo comportamento, che non trova eguali. Io, che sono stato uno dei massimi sostenitori dell'elezione diretta del Presidente della Regione, mi rendo conto forse solo oggi quale disastro può combinare questa legge e quale disastro può combinare un Presidente sì fatto. Credo che ne dovremo prendere cognizione e conoscenza. Sono un pentito, è vero, non mi capita spesso, in questo caso lo sono! Vede, presidente Soru, le rivoluzioni hanno sempre arrestato le riforme, in questo caso noi avevamo necessità di riforme, non di rivoluzioni! Prima che arrivasse lei, questa Sardegna si era addormentata nazione e oggi si è svegliata provincia, con la "p" minuscola. Questo è successo, perché lei sta mettendo in campo una serie di atteggiamenti che non ha niente di sardo, anzi lei vuole usare in questa Regione, in questo Parlamento (d'ora in avanti così lo definirò, perché il Parlamento per noi è una storia antica), in quest'Aula, un paternalismo savoiardo. Sbaglia di grosso! Sbaglia di grosso! Sono finiti quei tempi, lei si deve adeguare ad un metodo democratico; le comunicazioni che le erano state chieste erano un atto di riguardo per il Consiglio e per i sardi! Non ci si può comportare in questo modo! Lei ha offeso tutti quanti e ha offeso se stesso, probabilmente è venuta a mancare anche quella grande credibilità che, a suo tempo, aveva da parte dei sardi; credo che, se questo dibattito fosse andato sulle televisioni dei sardi, su quella televisione digitale che lei vorrebbe mettere in piedi, essi avrebbero avuto modo di verificare, con quale tracotanza e con quale arroganza, il presidente Soru ha dichiarato il defenestramento dell'assessore Addis. Questo è un fatto veramente irriguardoso, Presidente, non glielo perdoneremo mai! L'atteggiamento nostro, di Alleanza Nazionale, nei suoi confronti sarà sempre critico, fortemente critico.
(Interruzione)
Beh, sì, il presidente Soru, chiedo scusa, onorevole collega Artizzu, il presidente Soru è convinto che l'onorevole Cachia, nelle sue esternazioni, bene avrebbe fatto a citare un'altra commedia anziché quella che ha citato, forse se avesse citato "Il mistero buffo" sarebbe andata meglio, sarebbe andata molto meglio, perché questo sta rischiando di diventare un mistero buffo! Ma come è possibile che ci sia questo assenteismo? Ho sentito i discorsi dei colleghi, certo, onorevole Licheri, pieni di temperamento, pieni di idee, per carità! Ma siamo in un momento drammatico, qui hanno sostituito un assessore e non ci sono motivazioni; e, come è stato sostituito questo assessore, ce ne saranno anche altri, o vogliamo aspettare la modifica della legge numero 1? Aspettiamo la modifica della legge numero 1! Ma perché si dice che aspettiamo la modifica della legge numero 1?
Evidentemente è necessario intervenire. Come è necessario intervenire? Per supplire alle carenze che oggi manifesta una parte dell'UDEUR, Partito definito da voi fondamentale per il centrosinistra. Ma si è fondamentali quando si va alle elezioni e poi ci si può anche dimenticare di essere fondamentali? Questo è successo in quest'Aula! Per quale motivo avete paura di denunciare questi fatti? Ma non per buttare giù il presidente Soru, che è stato liberamente eletto, ci mancherebbe altro! Se lo volesse fare, lo farebbe tranquillamente con le sue forze, lo deciderebbe lui, l'ha detto bene l'onorevole Floris, ci mancherebbe altro! Forse è vero che nessuno qua si auspica lo scioglimento del Consiglio regionale, ma non so se siamo ancora a quel punto, onorevole Floris.
Per quanto mi riguarda, se si arrivasse a questo, credo che sarebbe una liberazione, perché il comportamento è continuo, è pressante, non c'è un'esternazione del presidente Soru che non sia veleno, che non sia tracotanza, che non sia arroganza, che non sia il non rispetto di questo Parlamento! Non può finire così questa storia, ve ne dovete rendere conto tutti! E' possibile che solo una voce si leva qui per dire "basta"? Ma lo dovete dire voi, democraticamente, non perché se ne debba andare, ma le regole vanno rispettate, il riequilibrio tra i poteri, Presidente, deve essere garantito! Non è possibile che andiamo avanti di questo passo! Esiste un potere esecutivo? Benissimo, ma esiste un'Aula, un Parlamento che ha la sua dignità e deve essere rispettato per primo da lei e questo rispetto lei l'ha mancato, l'ha mancato in apertura, l'ha mancato nella Conferenza dei Capigruppo, lo manca quando si presenta nelle Commissioni della Camera e del Senato nelle quali si lamenta perché non può nominare neanche il direttore generale di un parco!
Ma, guarda un po', proprio il direttore generale andava a cercare! Non è che è andato a cercare altre cose! "Ma io non posso nominare neanche un direttore generale!". Presidente Soru, i sardi non hanno bisogno di direttori generali, ne hanno fin sopra i capelli degli amministratori delegati, dei direttori generali! Non è di questo che hanno bisogno i sardi; i sardi forse hanno bisogno dell'assessore Foddis, e sono convinto che avranno bisogno dell'assessore Foddis, ma era una scelta che andava fatta ben prima, perché la Sardegna è in ginocchio ed è in ginocchio per una scelta sua, non per una scelta di questo Consiglio, perché questo Consiglio non ha avuto ancora modo di misurarsi con le vostre idee, perché nulla è partorito che potesse portare i sardi ad una crescita economica, ad una crescita sociale, ad un riequilibrio. Nulla è stato portato!
Allora chi è che dice che ha amministrato bene? Onorevole Cachia, si vergogni di dire queste cose; i sardi sono in ginocchio! Allora, dove vogliamo andare a finire? Alle dimissioni del presidente Soru? Le possiamo chiedere tranquillamente, ma non è questa la soluzione del problema! La soluzione del problema è un'altra! Sì, onorevole Marrocu, è chiaro che viene anche da ridere, è un mistero buffo e quindi viene anche da ridere, al di là dei miei toni però, che non sono usuali, perché difficilmente mi lascio andare, lo faccio quando serve e credo che in questo momento serva. Io la invito, Presidente, a rivedere molto del suo comportamento nei confronti dei sardi, non parlo nei confronti di questo Parlamento, ma nei confronti dei sardi; la invito veramente a meditare molto su quello che dovrà essere il futuro e il percorso che ci deve portare, da qui a quattro anni, a vedere una Sardegna diversa. Ci hanno creduto in tanti, tanti sardi hanno creduto alle sue promesse, oggi però niente si è ancora verificato e se non si è verificato oggi... e lei è venuto in Aula a rendere delle comunicazioni, in maniera così irriguardosa, su una richiesta che proveniva dalla minoranza, che voleva quantomeno capire quali erano le motivazioni, ma non ne abbiamo avuto una! "La immaginiamo", qualcuno ha detto.
Allora, io credo che saremo tutti dei ciechi, dei muti, dei sordi, saremo tutti delle persone che non hanno a cuore le sorti di questa Regione, perché quando andremo nei nostri territori a riferire, in risposta alla gente che ci chiederà che cosa ha detto il presidente Soru diremo che ha letto la prima pagina di uno dei quotidiani sardi, dove vi è scritto che l'assessore Addis non è più assessore, ma assessore è l'assessore Foddis! Punto e basta! Questa è la comunicazione, sic et sempliciter, che ci è stata data in Consiglio regionale. Ma come, senza spiegazioni? Nessuna spiegazione, le spiegazioni forse dovevano essere lasciate alla libera interpretazione dei colleghi della maggioranza, può darsi che lo facciano, fino adesso non ho sentito ragionamenti...
PRESIDENTE. Prego, onorevole Diana, continui.
DIANA (A.N.). Il mio intervento non voleva essere una sfida ai colleghi del Consiglio, spero che non sia colto in questo senso, ma io invito i colleghi della maggioranza a prendere atto della situazione che si è creata per il futuro, più che per la giornata odierna. Certo questa è una pagina triste.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente della Giunta, signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghi, è quasi casuale, ma è passato un anno da che si è insediata la Giunta regionale e poi successivamente il Consiglio e queste brevi comunicazioni del Presidente - in ordine ad un fatto che riteniamo tecnico e che tra l'altro rimanda ad una precisa prerogativa in capo al Presidente della Regione - credo ci offrano la possibilità, prima di tutto e soprattutto, di fare il punto sul lavoro che è stato svolto in questi dodici mesi e soprattutto sulle prospettive che ci aspettano.
In questo senso, consentire che un'ordinaria storia di avvicendamento, che mantiene tutte le caratteristiche di un fatto tecnico e che non attiene minimamente alla sfera politica, se non per implicazioni di altra natura, pur nel rispetto della concitazione dell'onorevole Diana, dia a questo dibattito un significato drammatico, così come è stato svolto nei toni e nelle osservazioni, ci sembra francamente eccessivo, fuorviante e ingiusto.
Noi siamo stati e siamo fino ad oggi una coalizione forte e salda, che si è riconosciuta in un programma di governo condiviso; una coalizione che è stata in grado, fin dal primo momento, di farsi carico dei grossi problemi ereditati dalla precedente legislatura e, contemporaneamente, siamo stati una coalizione in grado di avviare una serie di proposte di riforma riguardante settori delicati e strategici ad un tempo, si pensi al turismo, all'agricoltura, ma anche alla sanità. Insomma una coalizione che non ha dimenticato, sin dall'inizio, l'importanza fondamentale attribuita all'ambiente e al bene paesistico che, da subito, è stato considerato un valore primario di una regione che conosceva e conosce un momento di difficoltà e di preoccupazione; una coalizione, quella di Sardegna Insieme, che in questo primo anno si è misurata su provvedimenti di grande rilevanza, che ha saputo sostenere alcune grandi battaglie che riguardavano il tema dell'autonomia, della dignità e della libertà della Sardegna, all'interno di uno Stato nazionale di cui si sente componente e parte, non certo in un atteggiamento di subordinazione e di prostrazione.
Certo, non è stato facile lavorare con la pressione continua delle varie emergenze in un contesto istituzionale modificato, conseguenza di una nuova legge elettorale che ha ridisegnato il ruolo e la funzione dell'Esecutivo, con una stabilizzazione non solo del Governo regionale, ma anche della maggioranza, che è chiamata a sostenere in sede legislativa e di controllo il programma politico premiato dagli elettori.
Da questo punto di vista, alcune tensioni, troppo spesso amplificate dalla stampa, hanno molto di fisiologico e attengono alla sfera degli strumenti di tipo istituzionale che devono necessariamente essere messi a punto. Non credo che si possa dire, infatti, che, sulle grandi questioni, dal bilancio alla legge sulla tutela delle coste, alle riforme, alle entrate, alle servitù militari, senza dimenticare le emergenze in materia di agricoltura, formazione professionale e calamità naturali, la coalizione di Sardegna Insieme non sia stata né unita né coesa, segno questo che la qualità del confronto e del dibattito è stato comunque di buon livello.
Tutto questo non significa però che non si possano e non si debbano fare passi in avanti, prima di tutto perché la congiuntura isolana e nazionale non ci consente di fermarci neppure di fronte ai positivi risultati di questo primo anno di lavoro, in secondo luogo perché la coalizione non può che crescere per quel che riguarda la sua vita interna, il suo rapporto tra livelli istituzionali e politici.
C'è molta strada da percorrere insieme, ma sono altrettanto forti le ragioni di una collaborazione intensa e convinta. Alcuni strumenti vanno affinati e, per quel che ci riguarda, come Consiglio regionale, è improcrastinabile l'approvazione del nuovo Regolamento il quale, nel rispetto delle prerogative della maggioranza e della minoranza, non potrà che consentire a questa Assemblea di rispondere a un più razionale bisogno di programmazione e di produzione legislativa. Così come non possiamo non mettere mano a leggi importanti come quelle che definiscono le caratteristiche, gli ambiti di competenza e l'organizzazione dell'Esecutivo regionale, la legge numero 1 del 1977, da inserire nel più ampio contesto che attiene alla nuova forma dell'autonomia, con riferimento preciso al nuovo Statuto e alla legge statutaria, per non tacere poi della legge regionale numero 31 del 1998 e della necessità di rivedere la disciplina del personale e della organizzazione degli uffici della Regione.
Questo lavoro, che impegnerà questa maggioranza nei prossimi mesi autunnali, in una logica che tende a rafforzare e ammodernare nel suo complesso il sistema dell'autonomia regionale in tutte le sue espressioni e articolazioni, con il modello di sviluppo economico che il nuovo DPEF consegnerà alla Sardegna, consentirà a questa maggioranza di rafforzarsi ulteriormente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io esordisco dicendo, per la stima che ho del collega Pinna, che è un po' fuori tema; nella sua enfasi di evidenziare le cose e i risultati ottenuti ha persino detto che ci sono stati risultati positivi in agricoltura. Io, che avevo una certa posizione, mi trovo un po' sbalestrato, perché se ci sono stati risultati positivi non si comprendono tutti i fatti che si sono verificati.
Così come fare la politica degli struzzi non serve. Ho voluto la rassegna stampa e verifico, in data 26 giugno: "Il centrosinistra a Soru: 'Stop al rimpasto' "; "UDEUR: 'Conseguenze negli enti locali' "; "Alleati, vertici a tutto campo"; "I partiti infuriati con Soru: 'Ci dovevi coinvolgere'. Dai D.S. a Rifondazione Comunista". Anche tu sei confuso, Licheri, perché hai detto che il dibattito è necessario, così come è necessaria - all'interno dell'Aula - la discussione. Poc'anzi eri nella Conferenza dei Capigruppo e hai preso atto che il Presidente ha fatto le dichiarazioni perché sollecitato da una lettera, quindi evidentemente questo dibattito c'è perché noi l'abbiamo voluto, non per scelta personale.
Potrei continuare con le citazioni: "La Addis: 'Non lascio la Giunta' "; "Decide il leader, ma dopo un confronto"; "L'UDEUR avverte il Governatore: 'Vogliamo la Pubblica istruzione' ". Siccome sono comparsi dei nomi, io comincio a dire che il Presidente ha sempre affermato, e voi avete accettato questo discorso, che bisogna che ci siano i requisiti, bisogna che ci sia la qualità, non basta dire "voglio questo", un partito potrebbe anche non avere un Assessore se non può proporre una persona capace e competente che ha la qualità per ricoprire quel posto.
Poi non è un fatto tecnico. Se proviamo ad invertire i ruoli, se cioè fosse successo a un Presidente di questa parte di intervenire in una simile discussione, chiedendovi di prendere atto di quanto fatto, voi avreste rovesciato i banchi e non so se qualche banco ci sarebbe ancora, non lo potete negare, certamente non sarebbero rimasti integri.
Comunque, come i miei illustri colleghi mi insegnano, esistono, nelle scelte politiche, una forma e una sostanza, è sempre vero, ma è particolarmente vero nel caso della sostituzione dell'Assessore dell'agricoltura, di cui il Presidente della Regione ha oggi riferito all'Aula. In casi come questi sarà necessario, per poter svolgere alcune elementari considerazioni, tenere ben presente questa distinzione tra forma e sostanza, perché sulla forma che ella, signor Presidente, ha adoperato, noi riteniamo di dover svolgere qualche critica. Vede, Presidente, se anche la legge le consente di sostituire un Assessore con il metodo brusco, per usare un eufemismo, che ella ha utilizzato, se anche i suoi fedeli le permettono di farlo, non è un buon viatico per i lavori della Giunta regionale, perché almeno tre Assessori, per quanto è apparso sulla stampa, credo che operativamente siano in una situazione di imbarazzo, perché da un giorno all'altro potrebbero trovarsi anche loro nelle stesse condizioni.
Questo è apparso palesemente sulla stampa e nessuno l'ha smentito. In primo luogo, perché ella ha di fatto esautorato, con un sol colpo, il ruolo di tutti i partiti, dei gruppi politici della sua maggioranza. Sulla stampa ho letto dichiarazioni del tipo: "Il Presidente ha mandato un avviso perentorio a mezzo stampa e ha ordinato e disposto le dimissioni del fu assessore Addis", "I partiti si sono anche duramente opposti a questo sistema: l'UDEUR per interessi diretti, gli altri comprendendo che prima o poi sarebbe toccato anche a loro". Sui giornali hanno chiesto di fare marcia indietro, lei li ha tranquillamente trascurati, ha ritenuto le loro argomentazioni prive di importanza e ha fatto ancora una volta quello che lei e solo lei voleva. Cioè al di là del caso Addis, Presidente, lei ha affermato un principio: "Io sono il Presidente e io decido. Voi, partiti di maggioranza, vi adeguate a questo metodo, oppure è lo stesso, io vado avanti per la mia strada".
Noi dell'U.D.C., che abbiamo una lunga militanza democratica, consideriamo questo metodo certamente non accettabile, anzi pericoloso per la vita stessa di un consesso democratico. Per noi essere democratici significa partecipare quotidianamente e attivamente alla vita pubblica, sia in maggioranza prendendo parte alle scelte di governo, sia all'opposizione verificando la legittimità degli atti e la loro congruità politica. Mai penseremmo giusto autorizzare queste forme di populismo, se mi consente, e quando qualcuno, anche della nostra parte, ha cercato di farlo, ha sempre incontrato un fermo e radicale stop, almeno dalla mia parte politica, quello che i partiti del centrosinistra non sono, ahimè, mi dispiace per i cari amici, in grado di fare con lei.
Noi pensiamo che il metodo collegiale non possa essere sorvolato, le decisioni si prendono insieme e in Consiglio regionale, luogo appunto preposto ai dibattiti e alla decisione delle scelte conseguenti, altrimenti si crea, come già si è creata, una divaricazione tra Giunta e Consiglio regionale che ci porta alle strane votazioni (che forse la stampa non ha pubblicizzato in modo puntuale), come quella dell'altro giorno quando una decisione della Giunta, che ha avuto un risultato 25 a 24, perché i colleghi di A.N. erano impegnati in una riunione fuori dall'Aula, altrimenti la scelta operata dalla Giunta per quanto riguarda la Consulta dell'emigrazione avrebbe avuto una sonora bocciatura, con franchi tiratori all'interno della sua maggioranza.
Questo è un fatto obiettivo che ha il solo effetto di paralizzare il Consiglio, cioè l'organo legislativo, e di creare un danno alla Sardegna. Nella scorsa legislatura non passava neanche un chiodo perché lo scontro tra Giunta e Consiglio era palese, tutto doveva passare attraverso il Consiglio e uno dei protagonisti di quella scelta è chi mi sta di fronte, il collega Gian Valerio Sanna. Oggi non è che ci sia una frattura tra la Giunta e il Consiglio, perché la Giunta è lei!
Io voglio fare un solo esempio: che cosa si è verificato in questi giorni? Già oggi, ho sentito prima, c'è l'uscita dei Comunisti Italiani e di Italia dei Valori dal Gruppo "Insieme per la Sardegna", implicitamente è una solidarietà al Partito dell'UDEUR e contestualmente è una critica sia a lei che ai colleghi che dell'UDEUR erano parte integrante, che hanno assunto l'atteggiamento che poi io dirò che condivido peraltro, tanto più che pare che stia per arrivare, nelle file di quel partito che lei oggi ha certamente svilito pubblicamente, proprio uno dei suoi più feroci oppositori. Forse però, è convinto, questo personaggio, di diventare uno dei suoi più feroci sostenitori. Questo è un miracolo della seconda Repubblica. Chi vuole intendere, intenda, certamente gli interessati hanno capito.
Come avevo detto, oltre alla forma sbagliata, esiste un merito della scelta fatta e in questo non esito a dire, Presidente, che ella ha fatto benissimo, ha solo tardato un po' troppo. In quest'Aula avevamo già espresso il nostro giudizio politico sull'assessore Addis e sulle sue scelte fatte per legami di comparato e non certo per straordinarie capacità politiche né per un curriculum invidiabile in materia di agricoltura. Gliel'ho detto quando c'era e, come avemmo modo ieri di censurare in Aula quella scelta, oggi abbiamo modo, dopo un anno di esperienza, di verificare che avevamo ragione. Sarà bene che il nuovo Assessore ricordi, prima di cominciare l'espletamento del suo mandato, che le istituzioni non si ricoprono per la propria parte politica, ma per tutti e che, dunque, potrà bene evitare di fare quello che fece il suo predecessore, che ritenne l'Assessorato un feudo della sua fazione. Penso, ad esempio, per citare ciò che mi consta personalmente, al Consorzio di bonifica del Cixerri, utilizzato come una propria dépendance, una sezione di partito, rinviando senza giustificazione l'insediamento degli organi regolarmente eletti.
E potrei esprimere altri giudizi. Certo sarà stato dovuto all'inesperienza, alla presenza di cattivi consiglieri, ecco, il nuovo Assessore dovrà comprendere che l'Assessorato non è il vertice di una filiera, ma è un'istituzione che merita altra attenzione. Al nuovo Assessore, secondo il nostro costume, noi facciamo sinceri auguri di buon lavoro, ma sappia l'assessore Foddis che le buone performance che ha ottenuto nella sua professione non serviranno a procacciargli degli sconti. Saremo attentissimi a verificare ogni suo comportamento, ogni suo atto, sperando che, in questa "Giuntina", Foddis sia dalla parte dei buoni, capaci e preparati Assessori, che pure sono presenti, e non faccia parte invece del gruppo degli inadeguati che, implicitamente, saranno coloro i quali avranno vita breve, come la stampa ha riportato recentemente, non lei personalmente, Presidente.
Credo che valga la pena di sottolineare che cosa sta succedendo…
FADDA PAOLO (La Margherita-D.L.). Politicamente!
OPPI (U.D.C.). Sì, va bene, politicamente, ci mancherebbe altro! E' già successo a Follini che, appunto, come ha detto Casini, per stare tranquillo, ha mandato anche la moglie per guardare il suo stato di salute, essendo una donna molto energica!
Dicevo che succederanno delle cose strane, la solidarietà tra i partiti, si formeranno dei nuovi Gruppi, saranno penalizzati coloro i quali hanno di fatto detto al Presidente che la scelta era una scelta oculata e già alcuni partiti, come ho detto prima, i Comunisti Italiani e la stessa Italia dei Valori, hanno fatto scelte di campo, isolando una parte perché sono tenuti dai propri organismi di partito a fare scelte di solidarietà per rimanere all'interno di questa maggioranza.
Presidente, credo che, oggi, dopo che noi abbiamo sollecitato questo incontro, lei avrebbe potuto, in modo più dettagliato sulle qualità, sulla professionalità, eccetera, aprire una discussione più ampia. Non l'ha fatto e, secondo me, è stato un errore, però questa sua libera scelta probabilmente porterà noi a scelte conseguenti che avremmo voluto evitare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signor Presidente della Regione, onorevoli colleghi, voglio iniziare questo mio intervento esprimendo, a nome del Gruppo de La Margherita, un ringraziamento a Salvatoricca Addis per l'impegno profuso in un comparto così difficile come quello dell'agricoltura sarda e, contestualmente, rivolgendo al nuovo assessore, Franco Foddis, auguri autentici e non formali di buon lavoro per lo svolgimento di un compito che tutti sappiamo essere difficile e importante ad un tempo per l'economia della nostra Regione.
Voglio affermare subito, semmai ce ne fosse bisogno, che l'assessore Foddis potrà contare, nello svolgimento della sua azione, sullo stesso sostegno, convinto e leale, che il Gruppo de La Margherita ha messo a disposizione fino a oggi dell'intera Giunta, e che troverà in noi interlocutori attenti e fortemente interessati alla costruzione di un confronto e di una collaborazione sulle modalità di realizzazione del programma della coalizione per il comparto a lei affidato.
Riteniamo, infatti, che, sull'impegno a far decollare le politiche agricole per la Sardegna, non possano esserci dissensi da parte di nessuno nella maggioranza che oggi governa la nostra Regione. Certo, il presidente Soru ha assunto una decisione importante e di forte impatto non solo per la Giunta, ma anche per i Gruppi politici dell'intera coalizione e l'ha assunta scegliendo modalità caratterizzate dal rispetto letterale delle prerogative che la legge gli riconosce. Questo ha innescato un dibattito, peraltro non privo di eccessi e posizioni strumentali, all'interno del quale si possono però riconoscere anche ragioni politiche vere sulle quali può essere utile soffermarsi.
La decisione assunta dal Presidente ha aperto un nuovo capitolo della discussione che, nelle sedi politiche, in quelle istituzionali e sui mezzi di informazione, si rianima ciclicamente attorno alla questione delle modalità con cui l'Esecutivo, e soprattutto il Presidente, esercita i suoi poteri. Chiariamo innanzitutto, ancora una volta, che il punto non è e non può essere la messa in discussione delle facoltà del Presidente. Egli esercita quanto la legge gli attribuisce e gli consente. Per quanto ci riguarda, siamo impegnati nella difesa dell'esercizio autonomo delle funzioni previste per legge da parte di tutti gli organi istituzionali e regionali. Se così non fosse, verrebbe meno la chiarezza delle rispettive responsabilità e dei rispettivi ruoli.
E' tuttavia possibile esercitare il proprio ruolo in modi diversi. Credo di poter dire che, fino a oggi, sia il Presidente con il suo Esecutivo che la maggioranza consiliare hanno esercitato il proprio compito avendo come punto di riferimento il programma di governo sul quale ci siamo impegnati con i sardi. Ciò che talvolta è accaduto è che la coalizione ha agito su due binari distinti: su un binario, il Presidente e il suo Esecutivo, sull'altro binario, la maggioranza consiliare nell'Aula e nelle Commissioni. Però, c'è da dire che, anche quando ci siamo mossi su binari distinti, abbiamo sempre avuto la capacità di incontrarci a un certo punto del percorso, raggiungendo risultati importanti in diversi ambiti: la legge sulle misure di salvaguardia del territorio, l'avvio del risanamento del debito regionale, la revisione degli enti regionali dell'agricoltura, la riforma delle comunità montane, l'impostazione di un processo di riforme che va verso il federalismo interno.
Tutti risultati perfettamente in linea con gli impegni programmatici della coalizione Sardegna Insieme che, dunque, tutti stiamo rispettando, ma spesso non ci è riuscito di partire da subito tutti insieme, sullo stesso unico binario. Penso che proprio la grande positività dei risultati da noi raggiunti ci consenta di riconoscere serenamente questo limite senza drammatizzazioni né eccessi, un limite che peraltro è derivato principalmente da cause oggettive; non è certo facile familiarizzare con un sistema istituzionale completamente nuovo e contemporaneamente governare una regione che presenta le difficoltà e le urgenze attuali della Sardegna. Eppure, dopo un solo anno di lavoro e nonostante le difficoltà, abbiamo saputo realizzare cose davvero importanti. Allora, questa maggioranza ha ancora grandi margini di crescita se saprà incrementare l'unitarietà nello straordinario impegno fino a oggi sviluppato dalle sue diverse componenti istituzionali.
Questo significa, in sintesi, che l'azione di tutti noi deve fondarsi su due pilastri: da una parte, la responsabilità nei confronti dei sardi per realizzare il nostro programma di governo e, dall'altra, la partecipazione di tutte le componenti della maggioranza ai processi decisionali di maggiore rilevanza. Dico partecipazione, e sia chiaro che non intendo cogestione né confusione di ruoli, partecipare per noi significa, a monte, contribuire ad arricchire i contenuti di un processo decisionale e, a valle della decisione assunta, contribuire a comunicarla e a condividerla con tutti i soggetti che, da quella decisione, sono direttamente toccati. Non significa coinvolgimento dei soli attori politico-istituzionali, ma anche e soprattutto di tutti quei soggetti che, fuori dai palazzi delle istituzioni, rappresentano il governo concreto e quotidiano della vita nelle comunità locali e nei diversi territori.
Sappiamo che evocare la partecipazione è semplice, realizzarla è compito complesso, occorrono rigore e metodo perché non si devono mettere in discussione competenze, prerogative e responsabilità degli organi istituzionali, ma possiamo e quindi dobbiamo far crescere la dimensione comunitaria e pubblica della nostra azione politica e amministrativa investendo sui valori della trasparenza e della partecipazione attiva perché le nostre scelte siano sempre di più condivise e quindi pienamente efficaci.
Il presidente Soru ha dichiarato in diverse occasioni di essere sensibile ai temi della partecipazione e della condivisione delle decisioni, noi chiediamo che tali dichiarazioni si traducano sempre di più in atti concreti e che questa sensibilità diventi motivo di impegno intenso e costante. Sappiamo anche che la partecipazione è il frutto dell'impegno di ciascuno di noi e, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, dobbiamo resistere alla tentazione di scegliere strade diverse rispetto a quella della tenace ricerca dell'unità, della partecipazione e della cooperazione. E' una considerazione questa che vogliamo condividere soprattutto con chi, in questi giorni, sta attraversando una fase di disagio. Mi riferisco all'UDEUR, una forza politica che ha contribuito a realizzare la coalizione Sardegna Insieme e a portarla alla vittoria nelle elezioni; una forza politica che rivendica con pieno diritto l'opportunità di contribuire al governo della Regione e che deve ricevere risposte a questa giusta richiesta di coinvolgimento e partecipazione. Dico agli amici dell'UDEUR che siamo impegnati tutti affinché queste risposte giungano in tempi brevi e siano adeguate.
C'è, da parte di tutti noi, l'impegno ad attribuire priorità assoluta all'iter di riforma della legge numero 1 per formalizzare in tempi rapidi un nuovo quadro, tra l'altro, delle competenze e delle funzioni del Governo regionale, una riforma importante alla definizione della quale tutte le forze politiche devono partecipare, una riforma che definirà i nuovi spazi all'interno dei quali tutti i soggetti della maggioranza, compreso l'UDEUR, dovranno concordare le rispettive assunzioni di responsabilità.
Vorrei concludere, Presidente e colleghi, riassumendo in poche parole il senso del ragionamento che ho svolto finora, un ragionamento finalizzato non a esprimere una domanda di partecipazione che qualcun altro dovrebbe o potrebbe concedere, al contrario ho voluto qui oggi esprimere ancora una volta con forza un'offerta di impegno e di disponibilità del Gruppo che rappresento, l'offerta di chi intende collaborare attivamente per far crescere la capacità di azione unitaria di tutti gli attori istituzionali regionali attraverso processi di condivisione e concertazione. E' un'offerta che rivolgiamo a tutti, ai Gruppi consiliari della maggioranza, al Presidente e alla Giunta, nella convinzione che tutti sapranno rispondere adeguatamente nell'interesse della Sardegna e dei sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Spesso in queste occasioni si tende un po' a prescindere dall'argomento e dal fatto utilizzandoli in modo strumentale per parlare di altro, di problemi magari più complessi, l'ho fatto pure io in questi giorni, anche attraverso la stampa. Oggi vorrei innanzitutto esprimere, anche a nome del Gruppo dei D.S., un ringraziamento alla dottoressa Addis per l'impegno che ha profuso. La dottoressa Addis era stata chiamata ad un impegno che io definisco immane, non so quanti altri avrebbero potuto far meglio della dottoressa Addis. So qual è la drammatica situazione del mondo agricolo, qual è il quotidiano che si vive, so quanti autorevoli colleghi, che hanno preceduto in questi anni la dottoressa Addis, sono stati travolti dalla drammaticità dei problemi del mondo agricolo e so che, su questo tema delle politiche agricole, forse c'è bisogno che quest'Aula torni, senza esser coinvolta dal quotidiano, dall'emergenza e dai cittadini che vengono a piangere perché si sono visti espropriare persino la casa costruita in anni di sacrificio, oltre all'azienda, a discutere di quale evoluzione politica ha bisogno.
Forse bisogna ripensare completamente alla politica agricola regionale; una situazione di arretratezza, che poneva l'agricoltura sarda già in difficoltà negli anni precedenti e che man mano che l'economia si globalizza e si apre il mondo a nuove economie si acuisce, è il problema che aumenta sempre di più e sempre di più diventa drammatico. La dottoressa Addis ha profuso tutto il suo impegno in un'operazione che era difficilissima, forse il risultato non è stato sufficiente rispetto agli impegni che tutti noi avevamo assunto.
Mi auguro che, a questo impegno, sappia rispondere un tecnico di valore riconosciuto come il dottor Foddis che è stato chiamato a questo incarico; credo che, però, ci sia bisogno, insieme all'azione della Giunta e dell'Assessore, di una rivoluzione, che forse investirà il Consiglio e la Commissione, di una modifica radicale delle nostre politiche agricole per poter conseguire un risultato migliore di quello che fino ad oggi si è conseguito.
Il Presidente ha esercitato un suo diritto e una sua prerogativa, io aggiungo che il Presidente ha "esercitato" un suo dovere. Se viene avvertito che l'azione di governo in quel settore non risponde alle esigenze drammatiche che quel settore pone, io più che un diritto del Presidente lo vedo come un dovere di rispondere anche attraverso una modifica dell'assetto della Giunta, anche attraverso la sostituzione di un Assessore per cercare di rispondere a quella sfida. Quindi è un diritto, una prerogativa, ma è anche un dovere di chi è stato chiamato alla guida di questa Regione per rispondere alle sue esigenze. Questo fatto ha aperto due problemi politici che non possono essere elusi: uno riguarda i rapporti del Presidente con il Consiglio e con la maggioranza di questo Consiglio, l'altro riguarda il problema politico che si è aperto con una forza politica che fa parte di questa maggioranza e della coalizione, l'UDEUR. Questi due problemi vanno affrontati e discussi serenamente e con grande equilibrio. Io non accetto che la sostituzione di un Assessore sia considerato un fatto tecnico, è un fatto politico, investe la politica di quell'Assessorato, investe la politica della Giunta regionale per quel settore, investe la responsabilità di tutto il Consiglio e della maggioranza.
Siamo ad un anno dall'avvio di questo percorso che ha voluto e vuole essere di risposta alle aspettative poste dal voto, non solo per il governo, ma per un cambiamento radicale della politica regionale. In quest'anno, questa maggioranza ha superato numerosi scogli, ha superato difficoltà nell'approvare la finanziaria, una finanziaria rigorosa di risanamento e quindi difficile da vivere rispetto ad una situazione drammatica dell'economia sarda. Ha superato difficoltà, come con la legge salvacoste, per porre rimedio a una situazione di scempio e di devastazione che stava avvenendo nel nostro territorio dopo la bocciatura dei piani paesistici e ha dimostrato di saper rispondere ad una delle maggiori indicazioni che veniva dal voto, quella di rimanere uniti, quella della coesione.
Vedete, nei dieci anni passati, le Giunte in carica nelle precedenti legislature, hanno fallito e hanno fallito per un motivo principale, cioè la mancanza di coesione, dovuta ad una guerra fratricida, che ha coinvolto i Gruppi politici e spesso anche gli stessi partiti al loro interno, che ha travolto prima la Giunta Palomba e poi le Giunte del centrodestra che si sono susseguite in questi ultimi anni.
Dai sardi proviene la richiesta forte di rimanere uniti perché si sa che solo uniti si possono conseguire risultati. Noi, in questi anni, abbiamo dimostrato questa coesione e questa unità; però nessuno può pensare che questo senso di responsabilità, questo equilibrio - che ha caratterizzato l'azione della maggioranza in questi anni - possa essere considerato, non lo consentiamo alla stampa, non lo consentiamo ai colleghi del centrodestra, io direi che nessuno può interpretarlo, neppure il Presidente, come una subalternità da parte di questa maggioranza nei confronti del suo Presidente. Allora io sono convinto che abbiamo fatto tanto in quest'anno ma che si possa fare di più, abbiamo fatto bene ma si può far meglio e per farlo occorre costruire e rafforzare la squadra che abbiamo, per poter gioire insieme. Spesso c'è chi dà consigli, magari attraverso la stampa, dicendo: "Non ti curar di loro", invitando il Presidente ad andare avanti, a pensare che la politica, i partiti siano solo zeppe che stanno per bloccare il cambiamento di innovazione. Non ti curar di loro, non ti far imbrigliare, vai avanti per la tua strada di cambiamento.
Io credo che il cambiamento e la volontà di cambiare siano in tutta la maggioranza e non c'è alternativa ad un rapporto stretto tra Esecutivo e la sua maggioranza per realizzare quegli obiettivi. Se non si ragiona insieme, se non si ragiona come squadra, se non si ragiona coesi, pensando come ho detto spesso che Soru è anche Siro ma che anche Siro è Soru e che tutti insieme siamo nello stesso identico schieramento per realizzare quegli obiettivi che sappiamo essere difficili da realizzare, i risultati non possono esserci.
Un'ultima considerazione la faccio per gli amici dell'UDEUR. Io credo che sia politicamente negativo il fatto che si sia aperto un fronte di divisione che abbia portato questo partito fuori dalla maggioranza. Mi auguro che invece da oggi, a conclusione di questo dibattito, l'UDEUR ricostruisca, insieme agli amici ed ai compagni Comunisti Italiani e dell'Italia dei valori, il Gruppo e mi auguro ancora che non si proceda nella direzione di uscita dalla maggioranza del centrosinistra. Abbiamo assunto un impegno ma sarebbe sciocco pensare che si parla di riforma della legge numero 1 per consentire all'UDEUR di entrare in maggioranza. Noi pensiamo che la riforma della "1" rappresenti un tassello della riforma di questa Regione e vogliamo attraverso la "1" dire cosa deve essere questa Regione; pertanto pensiamo legata, la riforma della "1", alla legge statutaria, alla legge elettorale e, mi sia consentito, perfino alla riforma della "31", quindi a come viene strutturato ed organizzato l'apparato burocratico di questa Regione, vogliamo dire quale noi vogliamo che sia la forma di governo e rispondere anche alle indicazioni, alle domande che venivano fatte dal collega Floris.
Obiettivi che ci eravamo posti all'inizio della legislatura come prioritari e che vogliamo mantenere; abbiamo detto ai colleghi dell'UDEUR che la loro presenza in Giunta è ritenuta anche da noi doverosa e necessaria perché facenti parte di questa maggioranza e dentro questa riforma troveranno anche soluzioni i problemi dell'UDEUR. Abbiamo chiesto come obiettivo alla Giunta di esitare il disegno di legge sulla "1" prima dell'estate per consentire a quest'Aula di dare priorità assoluta a questo problema in modo da arrivare alla sua risoluzione entro l'autunno.
Concludendo, come ho detto prima, si cerca di permettere a questo Consiglio e a questa maggioranza di fare ancora meglio di quanto di positivo ha già fatto in quest'anno di lavoro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, le comunicazioni o meglio l'sms del Presidente della Regione sulla sostituzione dell'Assessore dell'agricoltura a meno di un anno dall'insediamento di questa Giunta sono un atto dovuto e ineludibile; dichiarazioni che giungono però a giochi fatti e solo dopo numerose richieste da parte della minoranza. La sostituzione di un Assessore di per sé è un fatto rilevante sia sul piano istituzionale che politico, ed è anche la prima volta che il benservito arriva senza un passaggio preventivo in Consiglio regionale, a dimostrare che si intende esercitare uno strapotere personale sui fatti della politica eludendo rapporti istituzionali o, peggio ancora, tra le istituzioni e l'opinione pubblica. Non è nostro compito entrare nel merito dello scontro politico della maggioranza, la rappresentazione esterna è già di per sé grottesca e non merita nessun ulteriore commento.
A noi riguardano invece da vicino le sorti dell'agricoltura sarda. Perché si cambia un Assessore dopo un anno di governo? Ci possono essere due motivi, il primo è quello che il presidente Soru ha cercato di contrabbandare con le motivazioni personali, alle quali ovviamente nessuno avrebbe potuto credere. C'è un secondo motivo, più credibile e maggiormente verificabile: il più totale fallimento politico-programmatico della Giunta Soru sull'agricoltura. A seguire rivolgiamo un'altra domanda: questa Giunta è davvero così priva di collegialità? C'è qualcuno oggi in maggioranza o in questo Consiglio che possa pensare che un Assessore di questa Giunta possa o abbia potuto operare in piena autonomia? Rispondo io dicendo che non vi è nessuno che muove niente senza che Soru voglia e sull'agricoltura in particolar modo valgono i numerosi documenti firmati dal Presidente della Regione. Chi ha firmato gli accordi è il Presidente della Regione non l'Assessore; i tavoli verdi li presiedeva l'assessore Addis o il Presidente Soru? Non dobbiamo fare uno sforzo immane per dimostrare che, in questi mesi, in questo anno, chi ha promesso, contrabbandato accordi, promesse, illusioni, destituiti di ogni rigore amministrativo e finanziario, è proprio il Capo dell'Esecutivo.
Allora, che cosa si fa per nascondere l'evidenza? Soru ha scelto di mettere per strada l'Assessore dell'agricoltura, fargli pagare pubblicamente i danni e i misfatti del malgoverno in questo settore; un lavarsene le mani, uno scaricabarile, segnato da un modo di fare che nemmeno nei peggiori rapporti di lavoro si sarebbe potuto verificare; un licenziamento in tronco per il quale, se potessi suggerirlo agli amici dell'UDEUR, sarebbe stato necessario l'intervento sindacale. Ma, considerata l'attenzione per le donne da parte di Soru, sarebbe auspicabile un filo diretto col telefono rosa anche perché i licenziamenti preannunciati saranno tutti in quella direzione.
"Bisogna salvare l'agricoltura", dice il Presidente della Regione. "Siamo d'accordo", rispondiamo noi, bisogna salvarla dal malgoverno della sua Giunta; non è una questione di Assessori, è un problema di progetto, Presidente, di idee, di concretezza, tutti elementi estranei a questa Giunta. Presidente, l'unica scelta per questa agricoltura è stata quella di destinare 20 milioni di euro per la sistemazione dei muretti a secco e la potatura di qualche siepe, leggasi la ridicola previsione di spesa nella finanziaria regionale. E' questa, presidente Soru, l'agricoltura che vuole per la Sardegna? Forse è anche questa, ma certamente non è l'unica e sola cosa che occorre fare per il rilancio del settore.
La cacciata dell'assessore Addis è l'ennesima conferma del disinteresse che ha caratterizzato da subito questo Governo in merito alle questioni legate al settore agro-pastorale e al mondo rurale nel suo complesso. Le politiche agricole, messe in campo dal presidente Soru per mano della sua Giunta, sono state di fatto una delusione per numerosi sardi; una lunga serie di iniziative ha segnato il totale disinteresse sull'agricoltura sarda, dall'assestamento di bilancio al Dpef, per giungere fino a quest'ultima finanziaria e allo scioglimento di alcuni enti che hanno, di fatto, contribuito a creare ulteriore incertezza in un settore che invece chiedeva interventi urgenti ma soprattutto chiari.
Quando vengono soppressi enti strumentali come il CRAS, come la Stazione Sperimentale del Sughero o l'Istituto di Incremento Ippico, solo per citarne alcuni, quando si tolgono importanti risorse alle associazioni dei produttori e degli allevatori, ma soprattutto quando si tagliano drasticamente le risorse ad un settore primario come quello agricolo, i meriti o le responsabilità non sono unicamente dell'Assessore ma ricadono direttamente sul Presidente.
Noi di Forza Italia siamo convinti che serva un piano di rilancio dell'agricoltura sarda, serva nuova forza per questo importante comparto isolano, ma prima sarebbe bene che si definisse in maniera univoca la destinazione che dovranno avere le proprietà agricole della Regione, da quelle di Alghero a quelle di Abbasanta, passando per le proprietà della SBS, Società Bonifiche Sarde, troppe chiacchiere, troppi interessi sulle proprietà della SBS; noi abbiamo il dovere di vigilare.
E' vero, Presidente, che tutti vogliamo un'agricoltura più forte di quella che è, ma non si possono condividere le sue parole quando parla di ridurre l'offerta dei prodotti; quando afferma che non possiamo produrre di tutto, ma che dobbiamo concentrare i nostri sforzi su dieci o quindici prodotti difendibili sui mercati per la loro alta qualità. Questo, Presidente, è quanto di più devastante ci sia per l'agricoltura sarda; questo significa gettare l'agricoltura sarda nel baratro, in un momento in cui l'agricoltura nazionale si è rilanciata, è cresciuta, ha preso un ritmo e un passo, se vogliamo, cinese, vedendo crescere il suo valore aggiunto di 10,8 punti, trainando anche il PIL nazionale; ma come è stato possibile tutto ciò? Facendo esattamente il contrario di quello che lei afferma, Presidente, cioè in primo luogo lavorando per la rintracciabilità e per la valorizzazione dei prodotti sulla scia dell'iniziativa promossa da alcune organizzazioni di categoria che, con la campagna "questione di etichetta" e 1 milione e 400 mila firme raccolte, ha permesso di presentare una proposta di iniziativa popolare, oggi legge dello Stato, che mira a fornire al consumatore un'etichettatura chiara e trasparente del prodotto acquistato; in secondo luogo, lavorando per valorizzare dei prodotti di nicchia, penso alla grande battaglia fatta da Slow Food, ma soprattutto lavorando per la tutela dei prodotti, legandoli ai luoghi di produzione, raggiungendo così un duplice obiettivo, valorizzazione dei prodotti e valorizzazione del territorio.
Occorre perpetrare quindi una grande politica di valorizzazione, una grande politica di marketing che leghi prodotto e luogo di origine; negli anni, il sistema agricolo sardo ha puntato sulla qualità dei prodotti senza limitarsi alle qualità organolettiche ma alla tutela delle produzioni e al "no" agli OGM. Sono convinto, presidente Soru, che una delle forze del comparto sia la genuinità dell'offerta e la sua varietà, che deve essere orientata alla salvaguardia delle produzioni tipiche e non alla tutela di pochi prodotti. Con la sua indicazione, Presidente, rischiamo di far scomparire molte produzioni sarde dai mercati mondiali e rischiamo un fallimento dopo il primo.
Rivolgo un appello ai colleghi seduti in quest'Aula, non stiamo parlando di scelte che vanno fatte da un uomo solo al comando, bensì scelte vitali prese ascoltando e percependo le voci del mondo agricolo. Scelte che vanno operate solo a seguito di una grande concertazione con il sistema produttivo ed economico in generale, andando a vedere che cosa succede nello scenario del mercato globale dei prodotti agricoli.
A questo punto, chiedo al presidente Soru come si possa operare la scelta per individuare le dieci o quindici produzioni su cui lei dice dovremmo concentrarci in un sistema così complesso come quello isolano. La ricchezza della Sardegna è rappresentata dalla varietà delle colture e degli allevamenti, una varietà che deve essere tutelata e valorizzata in toto, affinché alcuni nostri prodotti, che non sono tra l'altro molti, possano competere veramente nel mercato mentre la nostra produzione di nicchia possa trovare la giusta collocazione nel mercato mondiale. Crediamo in un'agricoltura che operi in un sistema integrato, con i diversi comparti produttivi della nostra Isola, un sistema che sia in grado di dare forza ai nostri prodotti ed ai nostri produttori. Forse è il caso, colleghi, di non aspettare due anni, sei mesi e un giorno per far sentire la propria posizione all'interno di questa Assise invece di esprimersi soltanto tra i corridoi del palazzo.
Come opposizione abbiamo il dovere di mettere in evidenza la superficialità con cui è stato portato avanti il progetto politico del Presidente che non era frutto di un vero obiettivo politico ma soltanto un'occasione per raggiungere il potere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Per chiedere cinque minuti di sospensione in quanto, come Gruppi di minoranza, abbiamo necessità di un breve colloquio tra di noi prima dell'eventuale replica della Giunta.
PRESIDENTE. Non so se ci sono problemi da parte degli altri colleghi. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Prima di iniziare il dibattito c'è stata una Conferenza dei Capigruppo dove sono stati svolti i ragionamenti per condurre al meglio i lavori di questa Assemblea; non mi sembra che siano previsti altri interventi prima della replica del Presidente, per cui mi sembra del tutto fuori luogo la sospensione di cinque minuti richiesta dal collega Capelli.
PRESIDENTE. Io non ho difficoltà ad accedere alla richiesta in presenza del consenso dei colleghi, una sospensione prima della replica è abbastanza irrituale non essendo un dibattito che si conclude con ordini del giorno o con votazioni del Consiglio. Quindi, se non c'è intesa, diamo la parola al Presidente per la replica. Prego Presidente.
(Interruzioni)
Io non ho difficoltà, colleghi, ma non capisco a cosa serva. Va bene, cinque minuti di sospensione, riprendiamo i lavori alle ore 21.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 56, viene ripresa alle ore 21 e 09.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, per annunciare che le minoranze in quest'Aula hanno deciso, anche a seguito dell'andamento dei lavori e delle dichiarazioni di apertura del presidente Soru, di presentare una mozione di sfiducia (secondo la "2" del 2001) che mi accingo a consegnare al Servizio Assemblea.
PRESIDENTE. E' una facoltà presentare mozioni di sfiducia o no, quindi la ringraziamo per l'annuncio.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione per la replica.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Mi ero riservato di fare un intervento al termine di questa discussione; lo faccio in un'Aula visibilmente deserta per una parte.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di accomodarsi.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie signor Presidente. Alcune considerazioni sulla discussione. Innanzitutto ringrazio Salvatoricca Addis per l'impegno che sicuramente ha profuso con passione e con il massimo delle possibilità, con lealtà, con buona volontà, con totale dedizione, per il compito che le era stato assegnato. Mi dispiace, dal punto di vista umano, il modo con cui questa esperienza, che sicuramente è stata importante per lei, si è conclusa e non in maniera del tutto addebitabile a me, anzi direi non addebitabile. Le faccio i miei auguri per il futuro, per il proseguo di compiti diversi, per la sua attività in questa Regione.
Al nuovo assessore Foddis faccio i miei auguri di buon lavoro, per il bene delle campagne sarde, dei nostri agricoltori, dei nostri allevatori, dei nostri trasformatori dell'industria agro-alimentare della Sardegna. Mi dispiace che aver fatto una dichiarazione sms, con molto buonumore è stato ricordato, sia stato visto come un gesto di poco riguardo per il Consiglio. Molto spesso è più facile parlare che ascoltare e tutti noi credo che abbiamo più difficoltà ad ascoltare che a parlare; ho dimostrato pieno rispetto per questo Consiglio nell'ascoltare ogni parola dall'inizio fino alla fine, anche le più irriguardose, anche le meno condivisibili.
Non c'è stato poco rispetto, c'è stata la volontà di rispettare una norma (che dice non che dà un potere al Presidente della Regione) che pone un dovere in capo al Presidente della Regione, come tale l'ho interpretato e nel rispetto di questa norma ho voluto fare quelle dichiarazioni.
Non c'era nessuna violenza in questo, come non c'è mai stata nessuna violenza in alcuna mia parola in quest'Aula. Non c'è stata nessuna violenza in nessun comportamento e non c'è stata nessuna violenza nella mia vita. Ho visto in quest'Aula invece comportamenti violenti, ho sentito parole violente anche inutilmente; devo dire che mi sono preoccupato della veemenza del suo discorso, poi mi sono ricordato che un'altra volta mi ero altrettanto preoccupato quando, durante la discussione della legge finanziaria, aveva accusato questa Giunta di fare un'operazione poco condivisibile con un finanziamento in una certa UPB e, con una violenza uguale a quella di oggi, ci si era scagliato sopra. In realtà, dopo mi è stato spiegato che serviva solamente a far cadere un emendamento presentato dall'onorevole Pisu, forse senza troppa condivisione in quest'Aula.
Ora non so a che cosa servisse questa violenza, sicuramente era poco appropriata e poco utile. Per il rispetto del Consiglio e per il rispetto della norma, ho deciso di rivolgermi all'Aula in questa maniera, ascoltando la vostra discussione e poi naturalmente riservandomi, anzi sentendomi obbligato a rispondere e a chiarire alcune cose.
Qual è stato il motivo della sostituzione? E' stato ampiamente discusso, l'avete discusso anche prima di questa giornata, l'avete discusso in tutte le maniere possibili, l'avete discusso fuori da qui, l'avete discusso - direi - anche immotivatamente. Questo sistema elettorale impone al Presidente della Regione il dovere di fare tutto quanto possibile per dare il maggior slancio possibile, la maggior efficacia possibile, al compimento del progetto di governo che è stato presentato agli elettori; c'era bisogno di dare ancora maggiore efficacia alle scelte importanti e ai lavori importanti che sono stati avviati di riforma in questo settore in quest'anno.
C'era la necessità di essere più tempestivi, più immediati e di dare fiducia e risposte precise al comparto agro-alimentare della nostra Regione; un comparto che non è nato un anno fa, che ha sofferto in maniera importantissima nelle passate legislature; un comparto che soffre, non so a che statistiche si riferisca lei, in Italia e in Europa e sta per affrontare dei cambiamenti importantissimi nella politica agricola comunitaria, che riguardano anche la nostra Regione. Basta citare solamente la decisione degli ultimi giorni che, se sarà approvata così come è stata rilasciata dalla Commissione Europea, prevede di fatto la chiusura di tutti gli zuccherifici non in Sardegna o in Italia ma in tutto il mezzogiorno europeo, dal Portogallo alla Spagna, all'Italia, alla Grecia.
E' la fine di un settore che, con molta determinazione, avevamo difeso appena un anno fa; è il trasferimento, la trasformazione da agricoltura food, che si occupa di cibo, in agricoltura magari vocata alla produzione di energia, come sarà la produzione di barbabietola per l'energia o di grano e di granoturco per la produzione di etanolo, o di colza come si farà in Sardegna con moltissima probabilità per la produzione di biodiesel, lo stesso provvedimento della Commissione europea impone di porre nel gasolio per autotrazione il 6 per cento di prodotto di provenienza agricola.
Ci sono cambiamenti. Per questo occorrerà prendere delle decisioni chiare, inequivocabili, su alcune produzioni di massa che questa Regione si potrà permettere. E' stato più volte ricordato, l'ha ricordato il nuovo Assessore per le opportunità che ha avuto in questi giorni, l'ho ricordato io in precedenza, è scritto nel nostro programma di governo che cosa vogliamo fare; vogliamo fare esattamente molte delle cose che lei ha ricordato, onorevole Sanciu, ed oltre a questo abbiamo la necessità di provvedere a che, anche in altri settori dell'agricoltura, non solo quello del latte vaccino, ma anche del latte ovino, delle produzioni orticole, della ristrutturazione delle grandi colture irrigue, per la produzione di energia venga fatto un lavoro di aggregazione, appunto, capace di mettere insieme quantità importanti di produttori e di accompagnarli nel mercato, difendendone i prezzi e i redditi quindi, come è stato fatto per il settore vaccino in Sardegna. Per questo è stato sostituito l'Assessore dell'agricoltura.
La discussione di oggi mi pare che sia stata del tutto lontana da questi argomenti, se non nell'ultimo intervento; quasi che ci fosse una specie di astinenza da crisi, un'astinenza da altri periodi in cui il Consiglio si poteva esercitare in una crisi piuttosto che in un'altra o in discussioni infinite e sufficientemente lontane dal merito delle cose che sono importanti per la Regione e che i nostri cittadini si aspettano. Non preoccupatevi, non c'è nessuna crisi, la maggioranza è forte, coesa, e lo sarà ancora di più in futuro; non c'è nessuna crisi e questo Consiglio sarà chiamato non ad esercitarsi su come risolvere le crisi ma ad esercitarsi nel come velocizzare il processo legislativo, nel come proporre le leggi di riforma che i sardi si aspettano e nel migliorare le leggi di riforma e i disegni di legge che verranno, così come sono venuti dall'iniziativa della Giunta.
Qualche intervento si è dilungato in un giudizio su questa Giunta. Un anno fa, di questi tempi, iniziava questa esperienza di governo, ed è iniziata la prima mattina andando a sentire il giudizio di parificazione della Corte dei Conti che terminava, non mi ricordo letteralmente, più o meno così: "Se non la competenza, ci saremmo aspettati almeno un po' di moralità"; questo era il giudizio di parificazione dell'anno scorso. Qualche giorno fa ho ascoltato il nuovo giudizio di parificazione che ha parlato di quanto è accaduto in questi mesi al personale della Regione, per quanto riguarda il contratto e la chiusura delle code contrattuali del personale della Regione, l'avvio della riforma dell'organizzazione all'interno della Regione, la chiusura finalmente di una graduatoria per dirigenti che aveva fatto sì che mai un solo dirigente provenisse dall'esterno, la riapertura dei bandi per le categorie più alte dei quadri della Regione, il riordino dei servizi, la cancellazione di mille incarichi inutili.
Si è parlato anche di quello che è stato fatto, dopo decenni in cui se ne discuteva, nell'avvio della semplificazione e della riforma degli enti in agricoltura; da decenni se ne discuteva, ma è stato rilevato dalla Corte dei Contie, nel frattempo, gli enti e le società aumentavano, non tendevano a diminuire; è stato ricordato che cosa è stato fatto, in questo primo anno, in materia di sanità e comunque sarà alla vostra attenzione nei prossimi mesi la discussione sul Piano sanitario e sul Piano delle politiche sociali. E' stato ricordato che cosa è stato fatto nel risanamento del bilancio della Regione e nella piena rispondenza del documento di programmazione economica e finanziaria ai suoi fini istituzionali. E' tutto scritto lì; basta andare a leggere appunto il giudizio di parificazione nelle parole del suo Procuratore generale.
Tante altre cose sono state avviate, per cui mi sento di poter dire che la Sardegna è in moto, che la Sardegna si muove, che la Sardegna va avanti con una speranza che mancava da tempo e con una capacità di reazione che mancava da tempo e la Sardegna sta finalmente affrontando molti di quei cambiamenti strutturali che erano stati auspicati ormai da decenni. Sono frutto certo di questa legge elettorale che non ho voluto io, avete voluto voi stessi. Io sono al servizio della Regione e al servizio di questa Assemblea; quando deciderete di cambiarla, ci saranno altri comportamenti da parte del nuovo Presidente della Regione. Sta a voi, non di meno ci sarà una separazione tra il potere esecutivo e il potere legislativo, non c'è un potere più importante o più prezioso o più nobile di un altro; è stato ricordato molto bene anche oggi, c'è un ruolo nobilissimo nel fare le leggi, nel proporle, nel discuterle, nel migliorarle e il Governo della Regione è un tutt'uno, è fatto dell'esecutivo, del giorno per giorno, dell'applicazione di queste leggi, ma è fatto soprattutto della necessità di migliorare queste leggi.
Io credo che questo sistema elettorale possa essere migliorato, sicuramente, lo ricordava anche lei, presidente Floris, non di meno non sarà migliore un sistema elettorale che porterà la responsabilità di Presidente della Regione non a chi prende più voti ma a chi ne prende di meno. Potrà essere migliorato, questo sì, ad esempio correggendo diverse anomalie, alcune sono state anche rilevate prima della campagna elettorale e su alcune ho fatto anche delle promesse importanti; ho detto che sono stato eletto con questa maggioranza e ho detto che non avrei cambiato la maggioranza in corso, che non sarei stato nemmeno un minuto a farmi sostenere da una maggioranza diversa. Per cui, molte delle anomalie e delle incongruenze di questo siistema elettorale sono comunque solamente teoriche perché questo Presidente della Regione ha già promesso in tal senso.
L'ultima parola per l'UDEUR: gli Assessori che mi onorano della loro collaborazione e dedizione sono, anche nel linguaggio dello Statuto, degli Assessori tecnici, appartengono ad aree politiche sicuramente, ma sono degli Assessori tecnici e cambiare un Assessore è stato un fatto tecnico, non un fatto politico; capisco che essere in una coalizione, essersi presentati con una coalizione, comporti necessariamente il rispetto di tutte le rappresentanze della coalizione. Quindi lavorerò per far sì che l'UDEUR rientri il più presto possibile anche nell'Esecutivo della Regione. Il percorso è quello già indicato da altri colleghi della maggioranza, cioè all'interno del processo della nuova legge di riorganizzazione della Regione e di approvazione della nuova legge della Regione nel prossimo autunno.
PRESIDENTE. Onorevole Diana, per che cosa intende intervenire?
DIANA (AN). Per fatto personale.
PRESIDENTE. Onorevole Diana, lo sa cosa prevede il Regolamento per il fatto personale?
DIANA (A.N.). A fine seduta.
PRESIDENTE. Che lo verifichiamo nella prossima riunione.
DIANA (A.N.). No. Perché, Presidente?
PRESIDENTE. Qual è il fatto personale, onorevole Diana?
DIANA (A.N.). Se mi dà la parola, glielo dico subito, in 20 secondi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per fatto personale. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Ho chiesto di intervenire per fatto personale perché volevo ricordare al presidente Soru (che ha buona memoria, anche se in questo caso credo che abbia avuto necessità di qualche suggerimento e non sono ammessi i suggerimenti in quest'Aula, non è un'Aula scolastica, i suggerimenti vanno male) che quell'emendamento prevedeva un finanziamento per la Tiscali Cup. Volevo dire solo questo.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Le posso dire che non è vero.
Giuramento di Assessore tecnico
PRESIDENTE. L'assessore Foddis è presente pertanto può avvicinarsi al banco della Presidenza e prestare giuramento.
(L'assessore Foddis si avvicina al banco della Presidenza)
Ricordo che gli Assessori nominati dal Presidente della Regione e non consiglieri regionali devono prestare giuramento ai sensi dell'articolo 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949 numero 250. Do lettura della formula del giuramento prevista dall'articolo 3 del citato D.P.R.: "Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione". Invito pertanto l'assessore Foddis a rispondere "Giuro".
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Confermo il giuramento già reso di fronte al Presidente della Regione.
PRESIDENTE. Grazie Assessore. La seduta è tolta, i lavori riprenderanno domani alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 21 e 30.
Versione per la stampa